XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di mercoledì 24 febbraio 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:

La VIII Commissione,
premesso che:
la gestione del territorio sta assumendo connotazioni di elevata complessità legate alla verifica di avvenimenti estremamente dinamici, alla previsione dei risultati ed alla pianificazione di tecniche e strategie, rendendo necessari una conoscenza approfondita di un'elevata quantità di dati, l'applicazione di metodologie scientifiche e tecnico-organizzative adeguate e un continuo aggiornamento, realizzabili soltanto attraverso un approccio multidisciplinare, adeguati sistemi informativi e la formazione continua del personale;
tale sinergia può derivare dalla collaborazione efficace tra la pubblica amministrazione, gli ordini professionali e l'università ed, in maniera specifica, tra gli ordini professionali ed i dipartimenti universitari presenti sul territorio provinciale, onde giungere alla costituzione di una vera e propria struttura a rete, in grado di monitorare lo sviluppo del territorio e fornire la risoluzione alle problematiche che possono emergere;
questa forma di stretta collaborazione risulta essere indispensabile soprattutto nelle situazioni di emergenza come possono essere quelle derivanti, ad esempio, dal dissesto idrogeologico;
gli ordini professionali di Messina si sono immediatamente attivati sin dal 3 ottobre 2009 sul territorio colpito dall'alluvione del 1o ottobre e sono stati da subito impegnati in una propedeutica rilevazione delle zone più danneggiate, effettuando una prima indagine per l'individuazione dei danni,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di attuare le più opportune politiche volte alla costituzione, sulla base di un protocollo di intesa tra il Governo, le regioni, gli enti locali interessati e gli ordini professionali, che coinvolga il Ministero competente, la Regione, gli enti locali, gli Ordini professionali, in una attività di monitoraggio e studio del territorio che risulta essere di estrema importanza soprattutto in situazioni di emergenza, come in quelle legate al dissesto idrogeologico che ha colpito la città di Messina ed i comuni di Scaletta, di Itala, di San Fratello e del comprensorio dei Monti Nebrodi.
(7-00271)
«Germanà, Garofalo, Giammanco».

La X Commissione,
premesso che:
l'attuale crisi economica, che sta avendo ripercussioni drammatiche sul tessuto economico nazionale, ha avuto origine da due cause principali: la crisi finanziaria, derivata fondamentalmente dallo scoppio di una «bolla» speculativa sviluppatasi da una crescita anomala del debito, e la crescente espansione della concorrenza cinese, resa irresistibile dalla sistematica violazione delle regole sulla tutela dell'ambiente, la sicurezza dei lavoratori, la sicurezza dei consumatori, i diritti dei lavoratori, imposte invece al mercato in occidente ed in Europa in particolare;
in Parlamento nel 2009, in sede di ratifica del trattato di Lisbona, la Lega Nord Padania ha evidenziato la necessità di adottare, in ambito comunitario, più stringenti disposizioni per la tutela dei prodotti nazionali ed europei dalla concorrenza sleale, attraverso azioni europee

antidumping e la protezione della denominazione e dei marchi di origine, al fine di restituire maggiore impulso e competitività al sistema produttivo del Paese;
l'agguerrita e sleale politica di dumping cinese, che pone l'Italia in una oggettiva impossibilità a competere, trova le sue fondamenta in una moneta sottovalutata, lo yuan, ed ancorata ad un cambio fisso col dollaro, ma soprattutto in una totale assenza di norme a tutela dell'ambiente, della sicurezza e della salute dei lavoratori che consente alle imprese cinesi di avvalersi di ritmi di lavoro impressionanti con un costo di manodopera in media pari ad un decimo rispetto a quello italiano, nonché ad enormi vantaggi derivanti dal mancato rispetto delle norme ambientali che si riflette in bassissimi costi di produzione;
contraffazioni ed importazioni parallele clandestine dalla Cina hanno messo in crisi il tessuto produttivo del Paese, minacciando l'esistenza stessa di molte piccole e medie imprese locali che sono prive di strumenti per arginare questi fenomeni;
l'industria della contraffazione in Cina ha un giro d'affari di oltre 16 miliardi di dollari l'anno, che costa alle aziende occidentali decine e decine di miliardi di dollari di mancate vendite. Fonti confermano che si tratta di un fenomeno in espansione ed incentrato prevalentemente sulla realizzazione e la vendita di beni di largo consumo, con rischi spaventosi per la salute dei consumatori;
i danni prodotti dalla contraffazione sono molteplici, i nocumenti all'erario e alle aziende sono enormi: ogni anno 12 mila posti di lavoro scompaiono solo in Italia e alle imprese manifatturiere sono sottratti 6 miliardi di euro in evasione Iva. Sono stimati in 260 mila i posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, a causa della contraffazione, di cui 120 mila circa nella sola Unione europea;
è necessario, dunque, che il Governo adotti un'organica azione di difesa della libera e corretta concorrenza rimuovendo le distorsioni del mercato sopra evidenziate al fine di garantire ai produttori italiani ed europei in generale, condizioni eque sul basare la ripresa economica che ancora stenta a manifestarsi. In particolare, occorre garantire la giusta tutela dei diritti delle piccole imprese nazionali e dei distretti del made in Italy. Questi ultimi specialmente, rappresentano, per molte imprese la via di uscita dalla crisi contribuendo al rilancio competitivo del Paese;
in tale prospettiva dazi doganali «etici» potrebbero essere uno strumento utile, da un lato, per tutelare le imprese ed i lavoratori e, dall'altro, per evitare che vengano immessi nel mercato prodotti contraffatti, frutto di forme di lavoro illegale, nocivi per l'ambiente e la salute dei consumatori,

impegna il Governo:

ad assumere ogni utile iniziativa, in seno all'Unione europea, ai fini dell'adozione di più stringenti disposizioni per la tutela dei prodotti nazionali europei, attraverso azioni antidumping, volte a limitare l'ingresso nell'Unione europea di prodotti provenienti dalla Cina che siano il frutto di forme di lavoro illegale e che siano nocivi per l'ambiente e la salute dei consumatori;
ad adoperarsi, nelle opportune sedi, affinché vengano adottate politiche comunitarie compatibili con l'introduzione di sistemi di certificazione obbligatoria per le imprese che importano nell'Unione europea dalla Cina, con l'adozione di criteri selettivi sulla qualità dei prodotti e dei processi produttivi impiegati, permettendo anche l'identificazione dei luoghi di produzione dei prodotti stessi.
(7-00272)
«Torazzi, Fava, Reguzzoni, Allasia».

TESTO AGGIORNATO AL 30 MARZO 2010

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell'interno, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, per sapere - premesso che:
storicamente, la prescrizione normativa che impone il sostegno di firme per la valida presentazione di una lista alla competizione elettorale è prevista per le forze politiche che non abbiano di già alcun comprovato radicamento istituzionale una rappresentanza parlamentare. Tale principio era fondato sull'idea che quelle di già storicamente rappresentate nell'istituzione avessero, per ciò solo, dimostrato il proprio radicamento e la presenza nella comunità e nel sistema politico. Le forze non rappresentate avevano, invece, la necessità di comprovare una sia pur minima forma di rappresentanza e radicamento nella società, ottenuta con il meccanismo della sottoscrizione delle liste con il deterrente di forti cauzioni da incamerare nel caso di non raggiungimento di risultati elettorali apprezzabili. I nuovi partiti dovevano raccogliere le firme per dimostrare una capacità di presenza non occasionale nella vita politico-istituzionale, per dimostrare di non voler costituire un mero elemento di disturbo della competizione elettorale, In un sistema elettorale stabile la ratio era infatti ben definita. Attualmente, invece, la situazione politica e sociale è modificata sino al punto che, ad avviso degli interpellanti, è possibile definirla destabilizzata e destabilizzante a causa dei numerosi, imprevedibili e ripetuti cambiamenti avvenuti nel regime partitocratico, che ne trasformano continuamente la propria forma ed identità;
in base a quanto detto, è incontestabile che la proposizione di una raccolta delle firme sia divenuta oggi uno strumento nelle mani dei partiti dominanti ai danni di quelli più piccoli al fine di impedire qualsiasi evoluzione del sistema. Prescrivere la presentazione di liste sottoscritte anche per forze politiche rappresentate in Parlamento, ancorché assenti nelle istituzioni amministrative - i cui componenti hanno la facoltà, ma non l'obbligo, di autenticare le firme -, equivale alla richiesta di una «prova diabolica» che coincide, di fatto, con una artificiosa presunzione di non esistenza. Ciò comporta, automaticamente, l'impossibilità di partecipare alla competizione elettorale e, in ultima analisi, l'impedimento dell'evoluzione del sistema;
il meccanismo descritto non è più in grado di funzionare, anche perché utilizzato per fini diversi da quelli originari. Il procedimento della sottoscrizione delle liste, nato per il soddisfacimento di logiche diverse da quelle che animano attualmente il sistema politico, viene manifestamente utilizzato per fini estranei e opposti a quelli storicamente, anche in dottrina, riconosciuti legittimi;
la legge 2 luglio 2004, n. 165, contenente «Disposizioni di attuazione dell'articolo 122, primo comma, della Costituzione», all'articolo 4 stabilisce i princìpi in materia di elezione che devono essere necessariamente contenuti in ogni legge elettorale regionale, tra i quali, al primo comma, il seguente: « 1. Le regioni disciplinano con legge il sistema di elezione del Presidente della Giunta regionale e dei consiglieri regionali nei limiti dei seguenti princìpi fondamentali: a) individuazione di un sistema elettorale che agevoli la formazione di stabili maggioranze nel Consiglio regionale e assicuri la rappresentanza delle minoranze;», con ciò lasciando chiaramente presupporre come le minoranze debbano avere una effettiva possibilità di rappresentanza solo se le norme procedurali necessarie alla presentazione delle liste, che temporalmente e logicamente precedono la partecipazione al procedimento elettorale delle liste presentate da partiti rappresentanti minoranze elettorali,

consentono a queste forze politiche la concreta e materiale possibilità di presentarsi come soggetto attivo alla competizione elettorale, garantendo l'effettivo rispetto della legge e rimuovendo gli ostacoli che lo impediscono, per consentire ai soggetti politici competitori la possibilità concreta di ricevere l'eventuale consenso popolare e trovare, nell'Assemblea elettiva, la effettiva realizzazione del principio normativo;
attualmente, la legge 21 marzo 1990, n. 53 contenente «Misure urgenti atte a garantire maggiore efficienza al procedimento elettorale», all'articolo 14 prevede che, sin dal 180o giorno precedente la data di svolgimento delle elezioni, sia possibile iniziare la raccolta delle firme sulle liste di candidati, su moduli conformi alle indicazioni del Ministero dell'interno o su quelli predisposti dalle regioni che hanno adottato delle proprie leggi elettorali;
l'articolo 4 della legge n. 43 del 1995 dispone che:
in ogni regione ove si svolgono elezioni regionali, nei venti giorni precedenti il termine di presentazione delle liste, tutti i comuni devono assicurare agli elettori di qualunque comune la possibilità di sottoscrivere celermente le liste dei candidati, per non meno di dieci ore al giorno dal lunedì al venerdì, otto ore il sabato e la domenica;
tale funzione è svolta anche in proprietà comunali diverse dalla residenza municipale;
le ore di apertura sono ridotte della metà nei comuni con meno di tremila abitanti;
gli orari sono resi noti al pubblico mediante loro esposizione chiaramente visibile anche nelle ore di chiusura degli uffici;
gli organi di informazione di proprietà pubblica sono tenuti ad informare i cittadini della possibilità di cui sopra;
a differenza di quanto previsto dalla legge, le indicazioni sopra riportate non sono state diffuse tra i cittadini italiani, i quali non sono stati in nessun modo informati delle modalità del procedimento elettorale né del loro diritto di sottoscrivere le liste di candidati;
i casi di mancata attuazione delle norme previste per la valida presentazione alla competizione elettorale che hanno come effetto l'impedimento, per alcune liste, alla partecipazione nella competizione elettorale stessa, è configurabile, secondo gli interpellanti, come concorso in omissione di atti d'ufficio poiché con tale comportamento omissivo si impedisce la realizzazione del presupposto logico-procedurale necessario per la partecipazione alla competizione elettorale di tutte le forze politiche interessate, impedendo il compiersi di un compiuto, libero e democratico svolgimento della competizione elettorale;
i titolari delle funzioni amministrative connesse alla presentazione delle liste, 200 mila persone cui la legge affida la funzione di autenticare le firme, non hanno ricevuto alcuna indicazione per la preparazione, nelle regioni, nelle province, nei comuni, per attivare e facilitare il servizio di autenticazione delle firme poste in calce alle liste elettorali al fine di consentire il rispetto delle leggi del nostro ordinamento;
a fronte delle 160 mila sottoscrizioni, autenticate e certificate, complessivamente necessarie per presentare le liste di candidati alle elezioni regionali, è praticamente impossibile raccogliere legalmente le firme per una forza politica priva di consiglieri comunali e provinciali, specie se la generalità dei cittadini elettori non siano stati informati del loro diritto di promuovere e sostenere la presentazione di liste e candidature;
comuni, province, tribunali e procure non hanno predisposto ed organizzato alcun servizio pubblico di autenticazione, così come astrattamente previsto dalla legge, perché tale servizio possa svolgersi anche al di fuori degli uffici comunali;

il 75 per cento dei comuni non si è dotato della PEC (posta elettronica certificata), obbligatoria sin dal 30 giugno 2009, con ciò impedendo a qualsiasi lista e non solo lista Bonino-Pannella di inviare, a costi ridotti e tempestivamente, le liste provinciali da far sottoscrivere ai cittadini (in questo caso inviate tramite corriere, a costi elevati, ad oltre 3.400 comuni);
ancora oggi, in gran parte dei comuni, secondo quanto risulta agli interpellanti, non vengono rispettati gli obblighi di legge relativamente agli orari di apertura degli uffici, all'obbligo di facilitare i cittadini nella sottoscrizione, alla presenza di avvisi pubblici visibili anche ad uffici chiusi;
la Rai, ad avviso degli interpellanti, in violazione oltre che delle norme di legge sopra citate, non ottempera neppure agli obblighi previsti nel Regolamento recentemente approvato dalla Commissione parlamentare di vigilanza, il 9 febbraio 2010, non trasmettendo le necessarie informazioni relative alle procedure elettorali né le modalità per la sottoscrizione delle liste di candidati;
innanzi ad una tale entità di casi di mancata attuazione delle norme, o di violazione tout court, la Lista Bonino-Pannella ha tentato invano di interessare le istituzioni competenti con le seguenti comunicazioni:
il 26 gennaio 2010 ha inviato una lettera al Ministro Maroni ed al Ministro Alfano con cui si chiedeva un intervento per garantire la regolarità della fase di raccolta firme, informando tramite la RAI i cittadini ed assicurando il servizio pubblico di autenticazione di cui si denunciava l'assenza;
il 26 gennaio ha inviato una lettera ai Presidenti dell'ANCI e dell'UPI per chiedere di provvedere affinché i comuni mettessero a disposizione degli autenticatori;
il 7 febbraio ha inviato diffida alla società RAI, al Consiglio d'amministrazione, al direttore generale ed ai direttori dei telegiornali nazionali e regionali, chiedendo che i cittadini fossero informati della procedura elettorale e del loro diritto a sottoscrivere le liste, con l'indicazione degli orari di apertura delle segreterie comunali;
come gia accaduto alle elezioni politiche del 2006 (legge n. 270 del 21 dicembre 2005, voto il 9 e 10 aprile 2006) ed alle europee del 2009 (legge 20 febbraio 2009, n. 10, voto il 6 e 7 giugno 2009), anche questa tornata elettorale è caratterizzata dal cambiamento delle leggi elettorali a campagna praticamente già conclusa e comunque a meno di un anno dal voto, termine minimo indicato dal Consiglio d'Europa il quale, con una dichiarazione approvata nella sessione del 13 maggio 2004 dal Comitato dei Ministri degli esteri - con la presenza del rappresentante del Governo italiano - ha ritenuto essenziale, per considerare le elezioni corrette e democratiche, il rispetto della seguente regola: «gli elementi fondamentali del diritto elettorale non devono poter essere modificate nell'anno che precede le elezioni»;
in prossimità delle elezioni regionali per il 2010, e ben dopo l'anno che precede le elezioni, in sei regioni le leggi elettorali sono state novellate a meno di un anno dal voto, nello specifico le seguenti: Calabria, legge regionale n. 4 del 6 febbraio 2010; Basilicata, legge regionale n. 3 del 19 gennaio 2010, modificata il 4 febbraio; Umbria, legge regionale n. 2 del 4 gennaio 2010; Toscana, legge regionale n. 50 del 5 agosto 2009; Piemonte, legge regionale n. 21 del 29 luglio 2009; Campania, legge regionale n. 4 del 27 marzo 2009;
in molte regioni, sino a meno di un mese dal termine per il deposito delle liste per le prossime elezioni regionali, è stato impossibile raccogliere le firme per la presentazione delle liste di candidati a causa di una gravissima incertezza sulle regole e sugli adempimenti necessari;

ciò è accaduto nelle seguenti regioni:
Calabria, la legge elettorale del 6 febbraio 2010 ha modificato il numero minimo e massimo dei candidati da inserire nelle liste provinciali, rendendo inutilizzabili le firme sin qui raccolte;
Campania: solo a partire dal 1o febbraio è stato possibile avere i modelli ufficiali per l'accettazione di candidatura e la presentazione delle liste;
Umbria: a causa della legge elettorale approvata il 4 gennaio 2010, sino alla fine del mese non è stato possibile raccogliere le firme per la mancanza di qualsiasi indicazione specifica relative alla procedura per la raccolta delle firme;
Basilicata: a causa della legge elettorale approvata il 14 gennaio 2010 e poi di nuovo modificata per evidente incostituzionalità, sino ai primi di febbraio non è stato possibile raccogliere le firme per la mancanza di indicazioni relative al numero minimo e massimo dei candidati da inserire nelle liste provinciali nonché alla procedura per la raccolta delle firme;
Marche: la legge elettorale regionale vieta la raccolta firme sino a quando non vengono convocati i comizi elettorali, ovvero solo 30 giorni prima della scadenza del termine per la presentazione delle candidature;
Puglia: sino alla fine di gennaio non c'era certezza sulla modulistica per la raccolta firme -:
se siano a conoscenza dei fatti e, nell'eventualità positiva, quali provvedimenti più specificamente, per garantire il corretto, imparziale e democratico svolgimento della competizione elettorale regionale prevista nei giorni 28 e 29 marzo 2010.
(2-00629)
«Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Zamparutti».

Interrogazione a risposta in Commissione:

VIGNALI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'Ente Morale «G. Redaelli» di Cesana in Brianza (Lecco) è stato fondato nel 1878 e da allora gestisce l'unica scuola dell'infanzia sul territorio dello stesso Comune;
a partire dai primi anni '80, su proposta del sindaco dell'epoca, l'ente ha lasciato i locali parrocchiali nei quali aveva svolto fino ad allora l'attività per trasferirsi in locali messi a disposizione dal Comune stesso;
alla fine di aprile del 2009, il Sindaco di Cesana, ragioniere Pier Giuseppe Castelnuovo, ha inviato ai cittadini una lettera nella quale si affermava di aver inoltrato all'Ente una «precisa richiesta»:
«1. la convenzione in essere è scaduta il 30 giugno 2008 e va pertanto rivista: in occasione di ciò chiediamo che si possa rivedere anche lo statuto, ormai datato della scuola. La nostra richiesta è di prevedere, all'interno del consiglio dell'Ente, due posti per due figure legate all'Amministrazione Comunale (il Presidente e un Consigliere). Tutto questo affinché il principale Ente finanziatore della scuola possa avere voce in capitolo all'interno dell'organo decisionale dell'asilo e non soltanto un rappresentante senza diritto di voto come è stato finora;
2. dopo la modifica dello statuto e il rinnovo della convenzione scaduta, il Comune si impegna a erogare ancora tutto il contributo necessario fino all'anno scolastico 2009/2010 (...);
3. nel frattempo, entro il termine ultimo del 31 luglio 2009 (termine ultimo) il nuovo Consiglio dell'Ente proporrà al Dirigente scolastico dell'Istituto comprensivo di Pusiano di intraprendere il cammino per la richiesta di statalizzazione (...).»;

l'Ente morale è una realtà vitale e sentita come propria dalla comunità civile di Cesana Brianza, tanto che conta oggi circa 200 soci, in grande parte costituiti da genitori che hanno avuto o hanno i figli frequentanti la scuola dell'infanzia e, non avendo nessuna intenzione di ricorrere alla statalizzazione, non ha accolto la richiesta del Sindaco;
in assenza della volontà dell'Ente morale stesso, il Comune ha inoltrato, senza averne alcun titolo, la richiesta di statalizzazione all'Ufficio scolastico provinciale di Como, in data 14 novembre 2008, l'amministrazione ha inviato una lettera all'Ente nella quale si comunica l'obbligo da parte dell'Ente stesso di lasciare i locali alla data del 30 giugno 2010;
le famiglie hanno raccolto circa 1200 firme (il comune conta 2200 abitanti) perché venga assicurata la continuità del servizio con lo stesso ente morale;
nelle ultime 4 settimane sono intercorse trattative tra il Presidente della Provincia di Lecco, il Sindaco di Cesana e il presidente della FISM, al fine di trovare una mediazione, individuata nella prosecuzione dell'affidamento dei locali all'Ente morale a fronte dell'ingresso nel consiglio di un secondo membro di nomina del Comune, in base alla normativa vigente, nonché di revisione degli aspetti economici per i costi sostenuti dal Comune stesso; raggiunto informalmente l'accordo, il Sindaco e l'Amministrazione comunale hanno unilateralmente deciso di non accedere alla proposta di mediazione;
in data 8 febbraio 2010, il Dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Como ha scritto al presidente della FISM e per conoscenza al Sindaco stesso una lettera nella quel si afferma: «In questa fase non risulta possibile, da parte di questo Ufficio, alcuna garanzia di statalizzazione della scuola di cui trattasi; infatti le determinazioni relative saranno prese in considerazione, secondo le vigenti disposizioni, nella fase di adeguamento finale degli organici di tale grado di scuola (luglio-agosto 2010) ... Fermo restando quanto sopra, ad avviso dello scrivente la definizione di natura giuridica e condizioni logistico organizzative della scuola (che si sarebbero dovute per tempo determinare unitariamente) vanno necessariamente e corresponsabilmente almeno concordate tra l'amministrazione comunale (proprietaria dell'edificio scolastico che ritira la disponibilità del medesimo) e l'ente gestore (che non intende rinunciare alla prosecuzione della scuola paritaria), entro la prossima scadenza delle iscrizioni (26 febbraio) in quanto i genitori ad oggi ricevono indicazioni contraddittorie, rischiando sia formalmente sia sostanzialmente l'incertezza del servizio dal 2010/2011.»;
sempre in data 8 febbraio 2010, l'Amministrazione comunale ha respinto una mozione nella quale si chiedeva che l'amministrazione rivedesse le sue posizioni;
in data odierna, l'Assessore all'istruzione del Comune ha inviato una lettera alle famiglie, nella quale si convocano le famiglie stesse a recarsi presso gli Uffici comunali per procedere all'iscrizione dei bambini alla scuola dell'infanzia statale il giorno 3 marzo prossimo;
l'ente morale «G. Redaelli» intende comunque proseguire le attività didattiche -:
qualora l'iniziativa del Comune non sia conforme alle norme vigenti, quali iniziative abbia intenzione di assumere;
se il Comune abbia titolo di raccogliere le iscrizioni non essendo una scuola;
se, in ogni caso, possa raccogliere iscrizioni oltre il termine di legge fissato per 26 febbraio prossimo.
(5-02553)

Interrogazioni a risposta scritta:

BRIGUGLIO. - Al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il consiglio comunale di Ucria (Messina) ha inviato alle autorità competenti un documento con cui si segnala il grave dissesto idrogeologico in cui versa il territorio comunale;
in particolare si evidenzia che in località Annunziata-Praculla si è potuto constatare che lungo la strada provinciale Ucria-Raccuia in prossimità del torrente Callina 2o, la sede stradale si è abbassata di oltre cm 30-40;
l'abbassamento di che trattasi ha provocato delle macroscopiche lesioni sia del manto stradale sia dei muri in pietra a monte della stessa strada, evidenziando uno scivolamento a sinistra dell'intera area. Le stesse lesioni possono essere osservate su quasi tutti i muri e attorno al fabbricato esistenti a monte;
da una prima valutazione è possibile notare un'evidente movimento dell'intero pendio. Detta situazione, sommata a quella già evidenziata lo scorso anno, deve far capire la gravità del fenomeno manifestatosi e la possibilità che lo stesso possa essere l'inizio di un vero e proprio dissesto che coinvolgerebbe l'intera comunità Ucriese;
nel documento si evidenzia inoltre che nel territorio dei comune di Ucria si continuano a registrare, ormai quasi ininterrottamente da novembre 2009, precipitazioni intense e persistenti che hanno causato grave dissesto idrogeologico in tutto il territorio;
tutto ciò penalizza sia l'agricoltura che tutte le altre attività umane viste le precarie condizioni della viabilità e dei trasporti;
ad aggravare la situazione già compromessa nel 2009 sono intervenute le piogge torrenziali del 20 e 21 gennaio di quest'anno che hanno causato frane, smottamenti e cedimenti lungo le principali arterie viarie sia provinciali che statali di collegamento del paese, nonché su quasi tutte le innumerevoli strade rurali e di pertinenza agricola;
non è superfluo ricordare - continua ancora l'atto deliberativo - che all'interno del centro abitato, e precisamente le vie Vittorio Emanuele e San Michele già dall'anno scorso erano state interessate da fenomeni di dissesto che avevano portato alla emissione di ordinanza di sgombero di un fabbricato, tutt'oggi l'area è oggetto di monitoraggio continuo;
va inoltre considerato che il perdurare di avverse condizioni atmosferiche legate anche alla stagione invernale non possono che provocare ansia e preoccupazione nella popolazione Ucriese nonché gravi disagi a chi quotidianamente è costretto a spostarsi per motivi di lavoro, studio e quanto altro -:
se intendano assumere con urgenza tutti i provvedimenti necessari anche mediante la Protezione civile, e valutando la possibilità della dichiarazione dello stato di calamità naturale, alla quale dando esecuzione agli interventi immediati per il ripristino della viabilità e della messa in sicurezza delle aree interessate, al fine di scongiurare l'isolamento della comunità Ucriese, di agevolare i cittadini danneggiati dagli eventi, nonché di provvedere ai finanziamenti necessari per la realizzazione delle opere necessarie al consolidamento del centro abitato.
(4-06258)

LATTERI, LO MONTE, COMMERCIO e LOMBARDO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
le comunicazioni in caso di emergenze sono di estrema importanza; la celerità, la certezza e la continuità di queste nei casi di emergenze sono fondamentali per la buona riuscita delle operazioni di soccorso e di informazione;

nei giorni scorsi, nella zona dei Nebrodi nella provincia di Messina, le piogge torrenziali hanno devastato il territorio ed importanti arterie stradali e autostradali sono state chiuse a causa di frane e numerosi centri abitati sono in evidente stato di rischio;
nel comprensorio dei Nebrodi, in particolare nelle zone interne, è frequente l'assenza totale ovvero la scarsa presenza di copertura delle reti di telefonia mobile;
tale stato di cose crea evidenti disagi soprattutto nei casi di emergenze quando l'uso dei telefoni cellulari può diventare fondamentale;
potenziare le linee di comunicazione, anche in chiave di sicurezza e di soccorso, è di fondamentale importanza e gli interroganti ritengono che vadano ricercate tutte le soluzioni per far giungere in tutta la zona il segnale della telefonia mobile;
la rete cellulare risulta particolarmente importante nel caso di calamità naturale quali frane, inondazioni, e nei casi di comunicazioni riguardanti la sfera pubblica, quali incendi, allagamenti e notizie di interesse generale;
la copertura e l'esistenza di un servizio oggi indispensabile quale l'accesso alla telefonia mobile non può essere legato alle sole leggi di mercato, perché in questo modo le sole zone più ricche saranno le più sicure e potranno godere di servizi e vantaggi preclusi alle zone svantaggiate;
la copertura delle reti di telefonia mobile è molto più diffusa nelle regioni del nord del nostro Paese rispetto a quelle meridionali ed, in particolare, alla Sicilia -:
se il Governo non ritenga necessario e urgente assumere iniziative, per quanto di competenza, volte a consentire che nel territorio dei Nebrodi in provincia di Messina ed in generale nell'intero territorio siciliano si determini una copertura adeguata, continuativa e efficace del segnale di telefonia mobile, anche con riferimento ai numeri di emergenza a garanzia della sicurezza dei cittadini.
(4-06264)

LARATTA, OCCHIUTO, FARINONE, BORDO, BERRETTA, NUCARA e MATTESINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto formalmente denunciato dal signor Antonino De Masi, imprenditore calabrese di Rizziconi (Reggio Calabria), lunedì 8 febbraio 2010 in un'aula della corte d'appello di Reggio Calabria, un magistrato ha affermato di aver subito tentativi di condizionamento per impedirgli di esercitare la propria attività di procuratore;
lo stesso ha chiesto di potersi astenere dallo svolgere le sue funzioni nel corso del processo che si sta trattando in corte di appello a Reggio Calabria e che vede imputati, per usura, i presidenti di alcune delle maggiori banche italiane: Geronzi per Capitalia, Abete per BNL, Marchiorello per Antonveneta;
l'imprenditore Antonino De Masi, prima dell'avvio del procedimento, ha scritto una lettera indirizzata alle istituzioni competenti, con la quale evidenziava forti preoccupazioni in merito al regolare svolgimento del processo di appello contro gli istituti di credito che stava per avere inizio presso la corte di appello di Reggio Calabria, invocando per lo stesso la massima attenzione delle istituzioni;
il signor De Masi che si è costituito parte civile nel suddetto processo, ha fatto tutto quanto era nelle sue possibilità per arrivare ad una sentenza che potesse confermare le sue clamorose denunce. A costo di enormi sacrifici, e combattendo in solitudine, ha visto riconosciuta, nella sentenza di primo grado emessa dal tribunale penale di Palmi, la conferma del reato di usura, senza però giungere alla determinazione dei colpevoli. L'individuazione dei quali è oggetto del procedimento di appello che si sta attualmente celebrando a Reggio Calabria;

per arrivare a questo risultato, il signor De Masi, ha sacrificato il suo lavoro di imprenditore per fare l'avvocato, il tecnico, il perito e l'analista; ed a causa della sua battaglia contro il sistema bancario, che gli aveva chiuso tutte le porte di accesso al credito, sta concretamente rischiando di veder morire le sue aziende calabresi, che occupano circa 250 dipendenti;
quanto avvenuto presso la corte d'appello di Reggio Calabria nei giorni scorsi finisce per negare i princìpi fondamentali della nostra Costituzione, e rappresenta una vera e propria minaccia alla magistratura che già da tempo a Reggio Calabria è fatta oggetto di attentati e minacce clamorosi;
il signor De Masi, nella sua coraggiosa denuncia, non difende solo se stesso e le sue aziende, quanto l'intero apparato economico e produttivo di una terra difficile come la Calabria, che per anni ha dovuto subire un atteggiamento sfrontato e minaccioso del sistema creditizio nazionale. Cosa che ha provocato in molte imprese una condizione di estrema difficoltà, perfino il fallimento e la chiusura di decine di aziende -:
se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa;
se siano state avviate iniziative di carattere ispettivo e se sia noto quali esiti abbiano avuto.
(4-06272)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta orale:

CICCIOLI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'11 dicembre 2008 si è svolta a Tirana la gara promossa dal Governo della Repubblica di Albania, con fondi messi a disposizione dal Governo italiano ed avente ad oggetto il «miglioramento dell'acquedotto di Tirana» (Improvement of Tirana water supply. Procurement tender No: Comp III-Sub2-/02/08);
a detta gara hanno partecipato otto società italiane fra cui la Tecnital Spa e la Iride Acqua Gas Spa;
in base alle risultanze della gara di evidenza pubblica, l'apposita Commissione del Ministero dei lavori pubblici, trasporti e telecomunicazioni albanese, riunitasi l'11 dicembre 2008, ha dichiarato aggiudicataria provvisoria la Tecnital Spa secondo il criterio dell'offerta più bassa;
la Iride Acqua Gas Spa è stata esclusa per carenza dei documenti prescritti dal bando;
la documentazione relativa alla gara è Stata trasmessa, tramite l'Utl (unità tecnica locale) alla Direzione generale cooperazione italiana allo sviluppo (DCGS) per le verifiche di sua competenza, essendo la stazione appaltante tenuta a richiedere al Ministero degli affari esteri italiano, quale ente finanziatore, il parere in ordine all' adeguatezza della procedura di gara;
secondo quanto risulta all'interrogante il 21 aprile 2009 la Tecnital Spa ha richiesto al capo dell'ufficio III della direzione generale - Dgcs informazioni sui tempi previsti per il completamento delle verifiche. Questi, durante un incontro tenutosi presso il suo ufficio il 25 maggio 2009, ha dichiarato di aver richiesto all'Autorità albanese, tramite la Utl di Tirana, documentazione integrativa per il controllo della procedura di gara;
il 14 maggio 2009 la Tecnital ha modificato la propria ragione sociale in «Angelo Russello Spa»;
il 4 giugno 2009 l'Angelo Russello Spa ha richiesto al Capo dell'Ufficio III della Dgcs senza ottenere alcun riscontro, di conoscere quale ulteriore documentazione fosse stata richiesta a Tirana per verificare la regolarità formale della procedura di gara, atteso che l'ente appaltante, interpellato

al riguardo, ha riferito di non aver ricevuto alcuna richiesta di documentazione integrativa dall'Italia;
il 15 giugno 2009 il Direttore Generale - Ministro plenipotenziario, alla presenza del Capo dell'Ufficio giuridico, ha ricevuto nel suo ufficio illegale della Angelo Russello Spa. In quell'occasione il capo dell'ufficio giuridico ha comunicato che il 28 maggio era stato emesso un parere negativo. Ha pertanto suggerito di richiedere ulteriori informazioni all'ente appaltante per consentire al Ministero un più approfondito esame della questione;
il 16 dicembre 2009 la Angelo Russello Spa ha notificato alla Dgcs una richiesta di accesso agli atti per verificare l'attività successiva alla gara e, per estrarre copia dei documenti. A detta richiesta non è seguito alcun riscontro;
dal verbale di gara risulta espressamente che la Iride Acqua Gas Spa è stata esclusa non avendo presentato le garanzie ed i bilanci degli ultimi tre anni come richiesti dal bando di gara (lack of credit facilities and financial statements) avendo invece presentato garanzie e bilanci della propria controllante la Iride Spa;
la giurisprudenza ha più volte statuito che il principio della sanabilità delle irregolarità formali di derivazione comunitaria e rilevante anche nel nostro ordinamento interno, consente di attenuare il rilievo di prescrizioni formali che non incidono sull'assetto sostanziale degli interessi coinvolti nella procedura di gara e non può riguardare elementi essenziali della domanda rispetto ai quali deve essere rispettata la par condicio tra i concorrenti e la osservanza dei tempi procedurali (Consiglio di Stato, Sezione V, n. 364/2004; TAR Lazio Roma, Sezione III, 9 giugno 2009, n. 5481);
occorre pertanto rilevare: l'esclusione della Iride Acqua Gas Spa per documentazione erronea; il ritardo con cui la Dgcs ha emesso il proprio parere negativo, in quanto la gara si è svolta l'11 dicembre 2008 ma il parere è stato emesso il 28 maggio 2009 ossia a pochi giorni dal termine di sei mesi (16 giugno 2009) entro cui il parere doveva essere reso; l'apparente scarsa collaborazione dei dirigenti e funzionari interpellati presso la Direzione Generale - Dgcs; del parere negativo espresso dalla Direzione Generale - Dgcs che appare all'interrogante ingiustificato; dell'intenzione dell'aggiudicatario provvisorio di chiedere il risarcimento dell'ingente danno subito a causa dell'annullamento della predetta gara -:
quali iniziative intenda adottare per verificare la fondatezza delle contestazioni mosse dalla società Angelo Russello Spa in merito all'operato della Direzione Generale Dgcs e per accertare se sussistano responsabilità per colpa grave dei dirigenti e funzionari della Dgcs coinvolti nell'annullamento della gara e come si intenda procedere perché si possa assicurare al più presto la realizzazione di un'opera pubblica essenziale cosi corrispondendo all'aspettativa del governo albanese e ripristinando l'immagine del nostro Paese e della sua pubblica amministrazione.
(3-00936)

Interrogazioni a risposta scritta:

TORAZZI, BONINO, FUGATTI, DESIDERATI e REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
dalle notizie rese note dall'Agenzia Ucanews, dal giorno 10 gennaio 2010 un gruppo di 48 cristiani della provincia di Salavan, nel sud del Laos, è in stato di detenzione con l'accusa di professare una fede pericolosa per la politica governativa. Sempre stando alle informazioni riportate dagli organi di stampa il rilascio dei prigionieri sarebbe condizionato ad una pubblica abiura del proprio credo;
il leader del Governo del distretto di Ta-Oyl ha ordinato l'arresto dopo un incidente avvenuto il mese scorso, quando cento ufficiali del distretto hanno fatto

irruzione durante una celebrazione religiosa domenicale nella località di Katin;
nella retata del 10 gennaio, gli ufficiali del distretto hanno puntato le pistole alla testa dei cristiani e li hanno coattivamente portati agli arresti;
i loro beni personali sono stati confiscati e sei case sono state distrutte;
in Laos, il 65 per cento della popolazione è buddista, l'1,5 per cento cristiano con circa 40.000 cattolici. Le autorità comuniste accusano i cristiani di aderire ad un credo che rappresenta una minaccia per il sistema politico;
gli articoli 6 e 30 della Costituzione del Laos garantiscono il diritto dei cristiani e di altre minoranze religiose di praticare la religione che scelgono senza discriminazioni o penalizzazioni;
la retata del 10 gennaio rappresenta un ritorno al passato, alla persecuzione anticristiana degli anni Novanta, rientrata per la pressione internazionale e il rischio di perdere aiuti finanziari. Ora che il Governo ha stabilito stretti rapporti con Stati totalitari vicini come la Cina, le autorità tornano a perseguitare i cristiani;
dal 1975 in Laos il potere è in mano al Pathet Lao, il partito comunista laotiano, che ha espulso tutti i missionari stranieri e ha perseguitato le religioni. Dal '91 è in atto una «democrazia centralizzata», guidata dal Partito rivoluzionario del popolo laotiano. Sebbene negli ultimi anni vi sia stata un'apertura economica, vi è un grande controllo della Società e delle religioni. Verso i cristiani vi è una vera e propria campagna per sradicarli dal paese come «seguaci di una religione straniera». Per questo si vieta ogni diffusione della fede e ogni proselitismo, anche se si accettano alcune forme controllate di culto;
la Chiesa italiana è la prima a sostenere i cristiani nel mondo, e paga con i suoi missionari, suore, preti e laici un prezzo di persecuzione sempre più pesante soprattutto in quei Paesi dove sono presenti regimi totalitari;
l'atrocità di questi crimini spesso non è più neppure oggetto di notizia da parte dei media, pronti, al contrario, a mettere in risalto tristi episodi come questi quando sono perpetrati nei confronti di uomini, donne o bambini di altre confessioni religiose;
più volte la Chiesa cattolica e la conferenza episcopale hanno chiesto ufficialmente che l'Europa e tutta la comunità internazionale guardi con più attenzione al problema intervenendo per porre fine a una situazione di massacri quotidiani nei confronti dei cristiani nel mondo;
questi ultimi episodi gravissimi di persecuzioni contro i cristiani vanno ad aggiungersi ai noti fatti dell'Africa e dell'India, dove dalla fine di agosto 2008 più di 60 cristiani sono stati uccisi, alle persecuzioni in America Latina, soprattutto in Messico e in Iraq, specialmente nella città di Mosul, da dove circa 2.400 famiglie cristiane sono state costrette a fuggire. Nel corso degli ultimi quattro anni, tra il 2004 e il 2008 le famiglie cristiane sfollate sono state 50.000;
secondo il rapporto 2008 sulla libertà religiosa nel mondo, dell'associazione «Aiuto alla Chiesa che soffre», risulta che sono più di 60 le nazioni nel mondo dove si verificano gravi violazioni del diritto alla libertà religiosa dei cittadini;
comunità cristiane vengono perseguitate anche in alcune regioni della Nigeria, dell'Etiopia, delle Filippine e di altri Paesi, soprattutto islamici;
il diritto alla libertà religiosa è un elemento che bisogna garantire ad ogni persona, così come la libertà di parola e di espressione;
la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, sancisce all'articolo 18, fra l'altro, che «ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia

in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti» -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare al fine di contrastare la persecuzione delle comunità cristiane nel Laos così come in altri Paesi, facendosi promotore presso la comunità internazionale di iniziative concrete finalizzate a contrastare con efficacia i soprusi perpetrati, in ogni angolo del mondo, a danno della comunità cristiana.
(4-06259)

BUCCHINO. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il 22 maggio 1995, quasi quindici anni fa, fu firmato a Roma il nuovo accordo italo-canadese di sicurezza sociale che avrebbe dovuto sostituire l'accordo vigente entrato in vigore nel 1979;
anche il nuovo accordo con il Canada contro le doppie imposizioni fiscali fu firmato a Ottawa nel lontano 2002 ed avrebbe dovuto sostituire l'accordo in vigore dal 1980;
il Parlamento canadese ha già approvato sia l'accordo di sicurezza sociale che quello contro le doppie imposizioni fiscali stipulati con l'Italia mentre il Parlamento italiano non ha ancora approvato sia l'uno che l'altro;
il nuovo accordo di sicurezza sociale era nato dall'esigenza di considerare l'evoluzione normativa intervenuta nelle legislazioni dei due Paesi dall'entrata in vigore del precedente Accordo (1979), di migliorare la qualità di uno strumento di tutela sociale dei lavoratori e dei pensionati migranti e di garantire una più rapida erogazione delle prestazioni previdenziali rispetto a quanto assicurato dall'Accordo attualmente in vigore; il nuovo Accordo non solo conferma e consolida i benefici già previsti dal 1979 ma prevede dei miglioramenti della normativa relativi alle prestazioni pensionistiche, ai distacchi dei lavoratori e ai collegamenti tra gli enti previdenziali dei due Paesi, che rendono più ampia, equa ed aggiornata la tutela sociale;
la nuova convenzione con il Canada contro le doppie imposizioni fiscali, secondo le autorità competenti, porterebbe positivi benefici ai cittadini, alle imprese e agli Stati italiani e canadesi e anch'essa rappresenterebbe un importante stimolo per lo sviluppo di scambi commerciali e di investimenti tra i due Paesi;
le collettività di pensionati, lavoratori ed imprenditori - italiani residenti in Canada e canadesi residenti in Italia - potrebbero beneficiare delle positive innovazioni legislative previste dalla ratifica due nuovi accordi di sicurezza sociale e contro le doppie imposizioni fiscali;
il Governo canadese ha ripetutamente sollecitato le Autorità italiane a rispettare gli impegni assunti e ratificare quindi i due accordi, ma presunte difficoltà di bilancio riscontrate negli ultimi anni e la conseguente limitatezza dei fondi disponibili per il Ministero degli affari esteri non avrebbero consentito di perfezionare l'iter di ratifica;
nonostante le presunte ragioni di copertura finanziaria, l'Italia ha continuato a stipulare accordi previdenziali e fiscali con altri Paesi dove tra l'altro non esistono folte comunità di italiani emigrati e con cui i rapporti e gli scambi economici e commerciali non sono così importanti, sviluppati e strategici come quelli con il Canada -:
quali misure dovute e urgenti si intendono adottare affinché siano presentati al più presto in Parlamento, considerati gli ingiustificabili ritardi, i disegni di legge di ratifica degli accordi di sicurezza sociale e contro le doppie imposizioni fiscali tra l'Italia ed il Canada per onorare così gli impegni presi con lo Stato canadese e con le collettività dei cittadini italiani residenti in Canada e dei cittadini canadesi residenti in Italia.
(4-06269)

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta in Commissione:

PELUFFO, MARIANI, REALACCI e BRAGA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
la zona della ex cava Ronchi, sita nel comune di Baranzate, rappresenta un'area fortemente inquinata;
dalla metà degli anni '50 al 1964 i proprietari della cava furono autorizzati all'estrazione di ghiaia e sabbia, l'attività estrattiva continuò fino al 1969, anno in cui fu raggiunta la prima falda freatica a ventitre metri di profondità;
dal 1970 al 1984 risulta che nell'area furono conferiti rifiuti inquinanti da industrie confinanti nonché del comune di Bollate (sul cui territorio l'area insisteva prima dell'istituzione del comune di Baranzate, istituito nel 2004) e dal comune di Milano (chimica di base e di trasformazione, chimica organica e solventi, metalli, plastica, farmaceutica);
già dal 1985 la regione Lombardia inserì la ex cava Ronchi nel piano regionale di bonifica delle aree contaminate e la individuò quale sito di intervento prioritario;
nel 1991 il comune di Bollate protocollò l'indagine di ENI-AMBIENTE SPA che indicava in 40/45.000 metri cubi di rifiuti altamente pericolosi, con rischio di contaminazione della falda, con rischi di scoppi, incendi o esalazioni, contenuti in 440.000 m3 di terreno. Dichiarò la situazione a rischio per la salute pubblica e per l'ambiente;
il 10 dicembre 1992 Lombardia Risorse SPA presentò il piano regionale di bonifica che comprendeva 2120 aree contaminate: l'area dell'ex cava Ronchi rientrava nei primi dieci siti contaminati ed il 31 maggio del 1994 la regione Lombardia prese atto del Piano regionale di bonifica in cui si evidenziava che la cava Ronchi era fra i dieci siti a più alta priorità;
nel 1996 venne stipulata una convenzione tra regione Lombardia ed ENEA per l'elaborazione di uno studio per l'individuazione di tecnologie di bonifica;
il 31 luglio del 1999 venne emesso il rapporto da parte dell'ENEA che rivelava che, rispetto al 1990, i prodotti gassosi e volatili si erano trasmessi nell'atmosfera e le sostanze inquinanti nel terreno erano diminuite per dilavamento; risultavano invece immodificate le sostanze in fusti e taniche in superficie e in profondità;
il 20 gennaio del 2000 la regione Lombardia comunicò che gli uffici della direzione generale tutela ambientale avevano ritenuto opportuno chiedere al competente servizio del Ministero dell'ambiente un parere in merito agli interventi di bonifica previsti sul sito soprattutto sulla base della spesa prevista variabile tra i 22,2 miliardi di lire (messa in sicurezza del sito) e 302,4 miliardi di euro (asportazione dei rifiuti tal quali presso poli esterni di smaltimento);
la regione Lombardia, nell'ultimo piano regionale di bonifica delle aree contaminate, approvato il 30 dicembre del 2002, poneva la ex cava Ronchi in quarta posizione nell'ordine di priorità tra i siti ricadenti nel primo ambito d'intervento ma, anche in considerazione di una complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto gli eredi dei titolari del sito, la regione Lombardia e il comune di Baranzate, nonostante sia stata riconosciuta la gravità dell'inquinamento dell'area, la bonifica del sito non ha avuto alcun sostanziale impulso;
a distanza di 40 anni dall'inizio del conferimento dei rifiuti tossico-nocivi la questione non è stata ancora risolta e gli effetti sugli effetti degli inquinanti sull'aria e sull'acqua e quindi sulla salute dei cittadini sono assai rilevanti -:
se, in considerazione di quanto riportato in premessa, dei costi della bonifica e della necessità di intervenire con urgenza a

tutela della pubblica incolumità e della salubrità dell'area, che risulta prossima anche a strutture sanitarie di rilevanza nazionale, non sia opportuno valutare se il sito dell'ex cava Ronchi possa essere inserito tra i siti da bonificare di interesse nazionale.
(5-02549)

Interrogazioni a risposta scritta:

SCILIPOTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il sito Strillaie è stato qualificato «sito di bonifica di interesse nazionale» (SIN) direttamente dal decreto legislativo n. 152 del 2006;
il decreto del ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 agosto 2006, avente ad oggetto la perimetrazione provvisoria del SIN di bonifica delle Strillaie, all'articolo 1, comma 3, dispone testualmente: «L'attuale perimetrazione non esclude l'obbligo di bonifica rispetto a quelle porzioni di territorio che dovessero risultare inquinate e che attualmente, sulla base delle indicazioni degli enti locali, non sono state ricomprese nel perimetro allegato al presente decreto»; il successivo comma 4 prevede che «Il perimetro potrà essere modificato con decreto del Ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio nel caso in cui dovessero emergere altre aree con una possibile situazione di inquinamento, tale da rendere necessari ulteriori accertamenti analitici e/o interventi di messa in sicurezza e bonifica»;
l'estensione del SIN poggia pertanto non già sull'acclarato stato di inquinamento di aree ad esso esterne (inquinamento che pur è stato accertato nella fattispecie, come ora si vedrà) ma, in un'ottica di tutela anticipata, addirittura sulla mera possibilità che esista una situazione di inquinamento;
il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare convocava per il 26 giugno 2007 la prima conferenza dei servizi istruttoria avente ad oggetto, fra l'altro, la verifica dello stato di inquinamento del SIN, gli interventi anche urgenti da porre in essere e la perimetrazione definitiva del sito;
alla conferenza partecipava anche l'associazione delle Strillaie, la quale con propria nota del giorno 8 maggio 2007 informava il Ministero che anche l'area CDR - immediatamente adiacente all'area SIN - presentava una situazione di pericolo ambientale con particolare riguardo alla sottostante falda acquifera;
la denuncia si fondava non già su supposizioni dell'associazione ma su dati ARPAT 2002-2006 perfettamente noti a tutte le amministrazioni locali, e a quel che pare ignorati sia in sede di proposta di perimetrazione del SIN, sia nei contestuali procedimenti amministrativi prodromici al rilascio dell'AIA per la realizzazione dell'impianto di ambito;
all'esito della Conferenza SIN del 26 giugno 2007 il Ministero riconosceva la fondatezza della denuncia dell'associazione;
dalla lettura del verbale della Conferenza medesima, emerge infatti quanto segue:
si dà atto che l'attuale perimetrazione del SIN è solo provvisoria e che il Decreto di perimetrazione - decreto ministeriale 11 agosto 2006 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 novembre 2006 - all'articolo 1 espressamente prevede che «l'attuale perimetrazione non esclude l'obbligo di bonifica rispetto a quelle porzioni di territorio che dovessero risultare inquinate e che attualmente, sulla base delle indicazioni degli enti locali, non sono state ricomprese nel perimetro allegato al presente verbale»;
con il consenso unanime, visto l'inquinamento della falda attestato dalle stesse analisi ARPAT dal 2002 al 2006, viene deliberato di effettuare una caratterizzazione completa dei suoli e delle acque

dell'area CDR all'esito, la Conferenza valuterà l'eventuale inserimento dell'area nel perimetro del SIN;
alla seconda conferenza istruttoria SIN del 10 aprile 2008 il Comune di Grosseto depositava i risultati della caratterizzazione dell'area CDR, con particolare riguardo allo stato di inquinamento della falda acquifera sotterranea; trattasi delle indagini di parte commissionate dallo stesso comune di Grosseto a TEA Sistemi di Pisa;
detti risultati rivelavano lo stato di grave inquinamento della falda acquifera sottostante l'area CDR ed il superamento della CSC (dati confermati anche da ARPAT e dal dottor D'Oriano, tecnico che ha partecipato con la sua équipe alla caratterizzazione in parola per conto dell'Associazione);
il grado d'inquinamento della falda sottostante l'area CDR risultava analogo a quello accertato in corrispondenza dell'area SIN, rispetto al quale il Ministero aveva ordinato l'intervento di messa in sicurezza di emergenza della falda acquifera;
in occasione degli interventi di caratterizzazione dell'area CDR testè menzionati, ai quali come accennato partecipava anche l'associazione delle Strillaie con il proprio tecnico veniva rinvenuto nell'area CDR un ingente cumulo di materiali di almeno 10.000 metri cubi, composto da sabbie miste a inerti di vario tipo;
il tecnico dell'associazione riscontrava in particolare, la presenza nel cumulo di sabbie di materiali inerti quali asfalto, cemento, ferro e altro, e documentava il tutto sia nella propria relazione peritale del 10 marzo 2008 che in quella del maggio 2008 (relazioni già inviate al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare);
lo stesso comune di Grosseto e ARPAT con rispettive note del 15 febbraio 2008, protocollo 21411, e del 19 febbraio 2008, protocollo 14945 affermavano trattarsi di materiali provenienti da lavori di urbanizzazione primaria in Marina di Grosseto aventi ad oggetto la realizzazione di una «passeggiata a mare» sulle strade urbane via Diaz e via Elba, con ciò confermando - in sostanza - la natura di inerti edili (id est, rifiuti speciali) dei materiali in parola;
in prossimità della seconda conferenza SIN del 10 aprile 2008 l'Associazione informava ufficialmente il Ministero, il comune di Grosseto e ARPAT del rinvenimento del cumulo di materiali;
pur essendo il cumulo esterno all'area SIN, esso risultava potenzialmente rilevante ai fini della verifica dello stato di inquinamento dell'area e della perimetrazione definitiva del SIN; pertanto il Ministero riteneva necessario procedere alla caratterizzazione dei materiali di cui trattasi e dei suoli sottostanti (ciò che veniva ordinato al comune di Grosseto con nota del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare del 26 febbraio 2008);
all'esito della caratterizzazione del cumulo di sabbie, le stesse sono risultate non contenere sostanze inquinanti in misura superiore alle CSC; oltre ed indipendentemente da ciò, la semplice presenza di materiali litoidi, calcestruzzo, asfalto, ferro e inerti edili vari provenienti dalle opere di urbanizzazione (documentata fotograficamente nella perizia già inviata al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) rende il cumulo in parola «rifiuto speciale», e non già - come vorrebbe il comune di Grosseto - «terra e roccia da scavo»: «il materiale da demolizione e scavo di strade non è assimilabile alle terre e rocce da scavo in quanto non contiene esclusivamente terre da scavo, ma anche pezzi di asfalto, ferro calcestruzzo, ed altri. La distinzione tra materiale da demolizione e terre e rocce da scavo elaborata dalla giurisprudenza è stata ribadita con il decreto legislativo n. 152 del 2006, il quale include tra i rifiuti speciali anche quelli derivanti da attività di demolizione e costruzione e quelli pericolosi derivanti da scavi (articolo 185 comma terzo lettera b) e li contrappone alle terre e rocce da scavo

che sono escluse dalla disciplina del decreto sui rifiuti alle condizioni di cui all'articolo 186», (così Cassazione penale, Sez. III del 9 marzo 2007 n. 10262. In termini Cassazione penale n. 12851 del 2003);
si aggiunga infine che lo stesso laboratorio che ha svolto le analisi su incarico di TEA, per conto del comune di Grosseto, ha espressamente qualificato tali materiali come «rifiuti speciali non pericolosi»;
l'oggettiva natura di «rifiuti» dei cumuli in parola comporta un parimenti oggettivo stato di inquinamento dei terreni dell'area CDR; detto stato di inquinamento è ancora oggi perdurante atteso che - almeno in parte - detti cumuli sono ancora ivi stoccati, ciò nonostante, nel frattempo sono stati avviati i lavori di costruzione dell'impianto CDR;
a mezzo di processo verbale del 30 marzo 2009 sono infatti stati consegnati i lavori a Futura spa, concessionario incaricato della realizzazione dell'impianto CDR;
con detto processo verbale si prevedeva, fra l'altro, che il cumulo di sabbie di circa 14.000 metri cubi sarebbe dapprima stato dislocato temporaneamente in altra porzione dell'area CDR per il periodo massimo di 6 mesi dall'avvio dei lavori, e successivamente rimosso dal cantiere;
nello stesso verbale si stabiliva, possibilità per il concessionario di utilizzare dette sabbie «per esigenze di cantiere (fase di precarico)»;
il tutto con la conseguenza che rifiuti speciali vengono oggi liberamente utilizzati dal concessionario come se fossero semplici sabbie, in difformità della normativa di settore;
è stato consentito l'avvio di un'opera (particolarmente invasiva, quale è l'impianto di ambito) su un'area inquinata, mentre l'esigenza primaria era ed è quella di bonificare detta area;
in sede di Conferenza decisoria SIN tenutasi presso il Ministero ell'ambiente e della tutela del territorio e del mare il 25 giugno 2008 veniva stabilito l'obbligo della caratterizzazione anche dei suoli sottostanti al cumulo di sabbie;
nel verbale della Conferenza è infatti dato leggere che il Ministero recepisce e fa proprio il parere APAT avente ad oggetto - appunto - la «Caratterizzazione ambientale del cumulo di sabbie stoccato nell'area CDR e dei terreni sottostanti»;
sul punto specifico, è doverosa la citazione testuale del verbale della Conferenza dei servizi: «Relativamente alla contaminazione delle acque di falda riscontrata l'APAT concorda con la proposta della TEA di effettuare un monitoraggio con traccianti. Con la medesima nota l'APAT ha inoltre trasmesso il parere relativo alla caratterizzazione del cumulo di sabbie nell'area CDR;
il predetto parere APAT, recepito, fatto proprio e reso dunque cogente dalla Conferenza decisoria SIN testè menzionata, recita in modo inequivocabile quanto segue: «Si evidenzia che il cumulo di sabbie dovrà essere rimosso in modo da procedere alla caratterizzazione dei terreni sottostanti; a tal proposito deve essere definita ed adeguatamente attrezzata un'area per il deposito delle sabbie, preliminarmente all'eventuale riutilizzo - recupero o smaltimento - trattamento, in funzione delle concentrazioni rilevate;
addirittura l'APAT, avuto riguardo al terreno sottostante le sabbie, avverte il bisogno di precisare ulteriormente che: «Relativamente ai terreni sottostanti le sabbie, in seguito allo spostamento di queste ultime, si procederà alla caratterizzazione tramite scavi localizzati fino a profondità dal p.c.;
a tal proposito si rileva che a parere dello scrivente per ogni scavo dovranno essere prelevati:
un campione di top soil nell'intervallo 0-10 cm;
un campione rappresentativo di fondo scavo;
un campione rappresentativo delle pareti;

si ritiene che per ogni scavo, debbano essere sottoposti ad analisi sia il campione di fondo scavo sia il campione di parete, mentre per il top soil è sufficiente, in prima analisi, la determinazione di un solo campione su 4;
la caratterizzazione dei terreni sottostanti al cumulo era peraltro stata prevista dalla stessa TEA sistemi nel progetto di caratterizzazione delle sabbie da ARPAT nella nota acquisita al protocollo informatico del comune di Grosseto con il n. 40363 del 1o aprile 2008 e dal comune di Grosseto con determina dirigenziale n. 820 del 2 maggio 2008;
la Conferenza dei servizi prescriveva quindi di effettuare:
la caratterizzazione dei terreni sottostanti il cumulo di sabbie collocato nell'area CDR;
un monitoraggio con traccianti della falda inquinata dell'area CDR;
in risposta ad una diffida dell'Associazione delle Strillaie all'immediata sospensione dei lavori in attesa della caratterizzazione dei suoli sottostanti le sabbie, l'amministrazione comunale replicava infatti che «il verbale della Conferenza decisoria dal 26 giugno 2008 non ha affermato che si debba procedere alla verifica del suolo sottostante il cumulo ...»;
la caratterizzazione del suolo sottostante il cumulo è divenuta oggi quasi impossibile per effetto dell'intervenuta realizzazione delle fondazioni dell'impianto;
una parte delle sabbie sembra essere ancora presente nell'area CDR: al fine di ottemperare (almeno in parte) alla prescrizione del Ministero è pertanto necessaria l'immediata interruzione dei lavori di costruzione dell'impianto e la caratterizzazione dei suoli sottostanti le sabbie;
non essendo le amministrazioni locali ed il soggetto concessionario dell'area intenzionati ad effettuare detto intervento ordinato dal Ministero, trattandosi di operazione prodromica all'eventuale estensione del perimetro del SIN (come affermato nel verbale della stessa conferenza dei servizi decisoria del 25 giugno 2008 ove è precisato che all'esito di dette analisi sui cumuli veniva subordinata la decisione «sull'opportunità di promuovere l'estensione del perimetro del sito di interesse nazionale») è necessario che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nell'esercizio delle proprie competenze. Assuma le necessarie iniziative - laddove sia ancora possibile - per assicurare la caratterizzazione dei suoli sottostanti il cumulo di sabbie e, in caso contrario, avvii immediatamente la procedura di sostituzione in danno prevista dalla legge;
l'Associazione ambientale delle Strillaie ha dato incarico al dottor Andrea Borgia - geologo della European Development and Research Agency - di realizzare un modello idrogeologico della discarica delle Strillaie;
i risultati dello studio sono stati raccolti in una dettagliata relazione (già agli atti), datata 1o maggio 2009, i cui contenuti e conclusioni appaiono di assoluto rilievo, sotto un duplice profilo;
è autorevolmente smentito l'assunto del comune e della provincia di Grosseto secondo cui la bonifica della falda sottostante l'area «CDR» sarebbe garantita dall'intervento di messa in sicurezza di emergenza (MISE) prescritta dal Ministero;
la relazione del professor Borgia smentisce infatti l'idoneità del MISE alla bonifica della falda dell'area SIN, ciò che vale a maggior ragione per la falda «CDR», esterna all'area SIN;
vi è il rischio concreto che il pozzo di emungimento per il realizzando impianto CDR possa comportare la vanificazione degli effetti del già carente sistema di messa in sicurezza di emergenza. E infatti, secondo le previsioni del professor Borgia, la presenza del pozzo «vanifica quasi completamente l'intervento MISE consentendo ai pecolati di discarica di interferire con gli strati profondi della falda»;

i lavori sull'area CDR sono iniziati per la parte relativa alla realizzazione delle fondazioni proprio in corrispondenza dei terreni su cui si trovava il cumulo di sabbie, e tale circostanza è idonea ad impedire qualsiasi verifica dello stato di inquinamento dei predetti terreni, e soprattutto il loro recupero sotto il profilo ambientale;
si è ancora in tempo ad evitare le estreme conseguenze ora descritte qualora il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare intervenga a porre rimedio alle scelte delle amministrazioni locali estendendo il perimetro del SIN all'area CDR e avocando quindi a sé ogni competenza in merito alla bonifica dell'area medesima;
l'ATO e il comune sostengono che il Ministero ha ormai deciso di non estendere il SIN, per cui tutte le argomentazioni svolte da questa difesa risulterebbero ormai superate dagli eventi;
il Ministero non consta che abbia espressamente escluso l'estensione del SIN, né a tale conclusione si può pervenire sulla base della nota ministeriale del 16 maggio 2008, nota che peraltro oltre a non avere alcuna portata decisoria, è stata essa sì «superata» da altri e successivi accadimenti;
in secondo luogo, la modifica del perimetro del SIN non può essere esclusa dalla semplice circostanza che il comune di Grosseto ha già approvato gli interventi di messa in sicurezza di emergenza (MISE) della falda sottostante l'area SIN ordinati dal Ministero, giacché:
a) tali interventi, la cui efficacia e utilità è seriamente messa in dubbio dal dottor Borgia, riguardano solo una porzione della discarica storica e non anche l'area CDR;
b) non è mai stata nemmeno valutata la possibilità che detti interventi possano risultare utili e dimensionati anche per la porzione di falda esterna all'area SIN, ed anzi il professor Borgia esclude tale possibilità;
c) la Conferenza dei Servizi SIN ha ordinato l'intervento MISE con esclusivo riferimento alla falda sottostante l'area SIN (come è ovvio);
d) la medesima Conferenza, ordinando la caratterizzazione anche della falda sottostante l'area CDR, si è espressamente riservata di estendere il SIN a detta area all'esito del suo eventuale inquinamento, in tutta evidenza ritenendo necessario il proprio diretto intervento al verificarsi della suddetta ipotesi;
e) la conseguenza delle descritte scelte della Conferenza, e la stessa logica procedimentale, impongono oggi alla Conferenza ministeriale medesima di prendere atto dell'inquinamento della falda «CDR» e di estendere il SIN anche a detta area CDR, attraendo così a sé (come la legge impone) ogni decisione in merito alle misure di bonifica del sito CDR, senza delegare gli interventi a terzi;
vi è l'evidente necessità in capo al Mattm di coordinare i due interventi di messa in sicurezza di emergenza: quello della falda all'interno dell'attuale SIN (intervento già disposto, coordinato e controllato dal Mattm) e quello - futuro, nuovo e distinto - della falda sottostante l'area CDR, e ciò solo rende probabile l'estensione del SIN anche all'area CDR;
è vero che il Mattm - DG Qualità della vita con Nota 17 giugno 2009 (protocollo 12634) a firma del Direttore Generale ha stabilito che la gestione dell'area inquinata denominata «CDR», adiacente al SIN Strillaie, «rimane nella competenza della regione Toscana»;
con ciò, il Ministero ha fornito una prima risposta all'atto di sindacato ispettivo/risoluzione n. 7-00160 a firma degli Onorevoli Tortoli e Alessandri (rispettivamente membro e Presidente della VIII Commissione ambiente della Camera dei Deputati), con il quale peraltro si impegnava il Governo a procedere nel più breve tempo possibile alla riapertura della Conferenza dei servizi relativa al sito di interesse nazionale della ex discarica delle Strillaie promuovendo le opportune procedure di carattere amministrativo per

inserire nella perimetrazione del SIN l'area cosiddetta «CDR», attigua alla discarica;
tuttavia successivamente a tale nota ministeriale, comunque rilevante l'Associazione ambientale delle Strillaie con nota del 25 giugno 2009 ha inviato al Mattm la relazione contenente i risultati dello studio del professor Borgia, dalla quale emerge l'assoluta inadeguatezza dell'intervento di messa in sicurezza di emergenza a contenere la totalità del flusso degli inquinanti della discarica verso l'acquifero, ed il rischio che il pozzo di emungimento per il realizzando impianto CDR possa comportare la vanificazione degli effetti del già carente sistema di messa in sicurezza di emergenza. Con tale nota l'Associazione chiedeva espressamente al Ministero l'estensione del SIN anche all'area CDR, come previsto dal decreto ministeriale 11 agosto 2006. Il Ministero ad oggi non ha fornito ancora alcuna risposta: va da sé che se fosse vero (come afferma controparte) che la perimetrazione del SIN è ormai definitiva, il Ministero avrebbe immediatamente fornito riscontro in tal senso;
ciò non è mai avvenuto, e questo basti a dimostrare che la perimetrazione del SIN è, ad oggi, ancora provvisoria e suscettibile di estensione anche all'area CDR;
e invero, a quanto consta, alla conferenza dei servizi del 25 febbraio 2010 il Ministero valuterà le risultanze dello Studio del professor Borgia;
in data 17 novembre 2009 l'VIII Commissione ambiente della Camera dei deputati ha approvato una risoluzione avente ad oggetto «Estensione del Sito di bonifica nazionale delle Strillaie»;
con la risoluzione in questione, preso atto che:
«dalle analisi effettuate, sia da ARPAT, sia dal Comune di Grosseto (condotte da TEA Ambiente s.p.a.), sia dalle Associazioni ambientali (condotte dal dottor D'Oriano - Presidente dell'Ordine dei Geologi di Firenze, Docente al centro di Geotecnologie all'Università di Siena) è emerso uno stato di inquinamento della falda acquifera sottostante all'area CDR, inquinamento non riconducibile al cosiddetto «fondo naturale» e analogo a quello già accertato in corrispondenza dell'area SIN;
da studi disponibili - eseguiti da TEA Ambiente s.p.a. (per il Comune di Grosseto nell'ambito del progetto di messa in sicurezza di emergenza), dal dottor D'Oriano e da EDRA (per le Associazioni Ambientali) - si evincerebbe che tale inquinamento proviene dall'area SIN;
«la possibilità di modificare il perimetro del SIN non può essere condizionata dal fatto che il Comune di Grosseto ha già approvato gli interventi di messa in sicurezza di emergenza (MISE) della falda sottostante l'area SIN ordinati dal Ministero, giacché tali interventi secondo gli studi del dottor D'Oriano (...) parrebbero non essere adeguati a impedire che gli inquinanti continuino a percolare nelle falde acquifere;
la logica procedimentale, delineata dalla Conferenza dei Servizi, impone alla Conferenza medesima di prendere atto dello stato di inquinamento dell'area CDR, valutando la possibilità di estendere il SIN anche a detta area CDR e avocando così a sé (come la legge impone) ogni decisione in merito alle misure di bonifica del sito CDR, senza delegare gli interventi a terzi»;
esisterebbero pertanto «le condizioni in base alle quali il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio potrebbe anche modificare il perimetro del SIN, con le modalità di cui all'articolo 252 del decreto legislativo n. 152 del 2006» e che «vi è l'evidente necessità che il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sovrintenda con la dovuta assiduità agli interventi di messa in sicurezza di emergenza: della intera falda», la Commissione ambiente della Camera dei deputati ha quindi impegnato il Governo «a promuovere le opportune iniziative di carattere amministrativo dirette alla convocazione nel più breve tempo possibile della

Conferenza di Servizi presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare relativamente alle determinazioni concernenti il SIN Le Strillaie» -:
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga necessario assumere le necessarie iniziative volte ad estendere il perimetro del sito da bonificare d'interesse nazionale delle Strillaie in modo di comprendervi anche l'area del sito CDR e quali eventuali ulteriori intenda, di competenza, comunque assumere in relazione a quanto riportato in premessa.
(4-06265)

D'IPPOLITO VITALE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la piana di Rosarno-Gioia Tauro ospita ulivi secolari vere e proprie «sculture viventi» statue naturali, artistici monumenti «vivi»;
sono state raccolte 5.000 firme per convincere l'Unesco a dichiarare quelle vetuste piante patrimonio dell'umanità;
è diventato urgente salvaguardare questo tesoro naturalistico per il diffondersi del fenomeno della cosiddetta «tratta degli ulivi»: una pratica selvaggia di espianto degli ulivi che vengono poi trasferiti in proprietà private a regioni del centro-nord Italia;
risultano evidenti i gravi danni e gli scompensi ambientali provocati nelle zone d'origine e l'impoverimento del patrimonio paesaggistico calabrese a vantaggio di pochi e spregiudicati speculatori;
gli ulivi di cui in premessa costituiscono specie unica al mondo, «memoria storica di una civiltà che va scomparendo, insieme ad una classe sociale i contadini» -:
quali iniziative possano essere adottate per evitare i gravi danni economici, ambientali e culturali di cui in premessa;
se non ritengano necessario assumere iniziative normative per proteggere, quale biodiversità di pregio, l'ulivo piantato dai greci e salvaguardare l'identità naturale della Calabria e della sua gente da questa pericolosa ed esuberante logica di mercificazione di tutto, quale nuova e prevalente cultura.
(4-06267)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

JANNONE. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
ad oggi quello che ci resta del Caravaggio sono le opere e alcuni documenti. Le tele parlano dell'incommensurabilità dell'artista che le realizzò, i documenti ci restituiscono la testimonianza vivace dell'uomo Caravaggio, calato nel tormento del suo tempo. I dipinti del Maestro si trovano al sommo della considerazione pubblica. L'alta reputazione delle sue opere può essere misurata anche dai numerosi e accurati restauri cui sono amorevolmente sottoposte: due anni fa, ad esempio, venne splendidamente restaurata la «Caduta di San Paolo Odescalchi», in questi giorni è in via di conclusione il recupero dell'«Adorazione dei Pastori» del Museo regionale di Messina;
ciò che è sorprendente, al contrario, è che i documenti relativi alla Vita dell'artista siano subendo un incessante degrado. Il nucleo più consistente si trova conservato all'Archivio di Stato di Roma, nel palazzo borrominiano della Sapienza, di fianco al Senato della Repubblica. Questi documenti offrono uno spaccato emozionante di chi fu veramente l'artista, perché raccontano, ad esempio, le circostanze in cui nacquero i suoi capolavori romani. La maggior parte delle carte, però, ha un carattere prevalentemente giudiziario: denunce contro il pittore, interrogatori di magistrati, ordini di cattura con destinazione il carcere di Ponte Nona;

le carte d'archivio raccontano nei dettagli il «romanzo nero» della vita dell'irruente Caravaggio che, alle domande del magistrato, ovviamente rispondeva in prima persona. Molta di questa fondamentale documentazione sta rischiando di essere perduta per sempre. A lanciare l'allarme è il direttore dell'Archivio di Stato Eugenio Lo Sardo che, coadiuvato dai colleghi Orietta Verdi e Michele Di Sivio, controlla i suddetti documenti. «Il problema, spiega il direttore, è questo: i documenti sono scritti con inchiostri fortemente acidi che, con il tempo, corrodono e bucano la carta, È possibile fermare questo degrado prima con un processo di deacidificazione della carta, poi colmando le lacune con inserti di pasta di cellulosa infine ridonando forza alla superficie attraverso velature di sottilissimi fogli di carta giapponese (...) fino ad oggi siamo riusciti a mettere in sicurezza una parte delle carte di Caravaggio»;
purtroppo, a causa dell'esaurimento dei fondi pubblici, i lavori non possono continuare, mentre si assiste impotenti al degrado dell'intera documentazione. In uno dei volumi si leggono i beni posseduti dal Caravaggio: uno specchio grande, due spade, alcune tele vergini, una chitarra, un violino e persino un paio di orecchini. Purtroppo, però il documento è pieno di buchi, e la riduzione dei fondi al settore dei beni culturali non aiuta a migliorare la situazione. Tuttavia il restauro del suddetto materiale non necessita di costi eccessivi. Come afferma il direttore Lo Sardo «i documenti che riguardano Caravaggio si trovano rilegati in grandi libri che contengono dai 600 ai mille fogli ciascuno. Ovviamente, dobbiamo restaurare non il singolo documento, ma l'intero libro. Dobbiamo slegarlo, sottoporre tutti i fogli ai processi di deacidificazione, di integrazione e di protezione, e infine rilegarlo. Ebbene, per fare tutto ciò basterebbero 2.500 euro a libro: sono una decina i volumi che hanno bisogno urgente di intervento»;
tale cifra potrebbe essere reperita da sponsor pubblici e privati. A questo punto, dice il direttore, è quello che ci auguriamo, anche perché alla fine dell'anno, nella Biblioteca Alessandrina della Sapienza, organizzeremo una mostra dal titolo «Lo scrigno di Caravaggio» che, attraverso documenti, dipinti e oggetti, aspira a restituire non tanto l'artista quanto l'uomo calato nella sua città» -:
quali iniziative il Ministro intenda intraprendere per promuovere la partecipazione di enti pubblici e privati ai restauri che interessano il patrimonio artistico italiano, sia visuale che documentario, come nel caso specifico sopraccitato di Caravaggio.
(4-06271)

TESTO AGGIORNATO AL 22 FEBBRAIO 2011

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta in Commissione:

FRANCESCHINI, BRATTI, ALBONETTI, MARCHIGNOLI, LENZI, VASSALLO, ZAMPA e BENAMATI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il gruppo Delta di proprietà della Cassa di risparmio di San Marino è una banca che si occupa essenzialmente di prestiti e che si trova agli onori della cronaca dal maggio 2009;
era già stata aperta un'indagine per riciclaggio della procura della Repubblica di Forlì che ha comportato l'intervento della Banca d'Italia che ha avuto come conseguenza la gestione provvisoria e poi l'amministrazione controllata della società stessa;
il gruppo Delta è un arcipelago di circa 20 società, molte delle quali, costituite e operanti nei limiti dei permessi di legge;
nel gruppo Delta sono occupati direttamente 900 lavoratori a cui si aggiungono circa 1.500 lavoratori dell'indotto;

dei 900 dipendenti oltre 500 sono dislocati in Emilia Romagna (Bologna, Faenza, Ravenna, Ostellato (Ferrara));
negli oltre 9 mesi di commissariamento le interminabili trattative per la cessione del gruppo Delta al gruppo Intesa San Paolo non hanno ancora prodotto notizie ufficiali e si paventa la liquidazione dell'intero gruppo con conseguente perdita di posti di lavoro -:
se si intenda promuovere un intervento presso le istituzioni interessate al fine di salvaguardare l'occupazione del personale del gruppo Delta all'interno di un percorso che ne valorizzi la professionalità;
se si intenda promuovere la costituzione, così come richiesto dalle organizzazioni sindacali, di un tavolo di confronto fra tutti i soggetti interessati.
(5-02544)

CONTENTO e CARLUCCI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
di recente sono state introdotte nell'ordinamento tributario specifiche disposizioni rivolte a disciplinare il rilascio, da parte degli appartenenti ad alcune categorie professionali, del cosiddetto «visto pesante» -:
se le nuove norme si estendano a ricomprendere gli iscritti all'albo degli avvocati abilitati alla tenuta delle scritture contabili nonché coloro che, unitamente a tale ultima condizione o indipendentemente da essa, risultino essere stati nominati «revisori ufficiali dei conti fin dagli anni '80 e iscritti nel relativo albo».
(5-02545)

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GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta immediata in Commissione:

II Commissione:

SAMPERI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il Ministero della giustizia ha bloccato per oltre un anno l'esecuzione delle procedure di mobilità interna del personale giudiziario relativamente all'esecuzione dei trasferimenti degli aventi diritto che, hanno concorso agli interpelli pubblicati nei mesi di maggio-giugno 2007 dall'Amministrazione giudiziaria, dandone esecuzione solo il 15 settembre 2009;
il direttore generale del personale dell'organizzazione giudiziaria respinge numerose richieste di mobilità interna del personale giudiziario avanzate ai sensi della legge n. 104 del 1992 e del decreto legislativo n. 151 del 2001, articolo 42-bis, introdotto dalla legge n. 350 del 2003, adottando, per taluni lavoratori dipendenti dall'Amministrazione giudiziaria, criteri estremamente rigidi per il riconoscimento di tali diritti;
a seguito del blocco delle procedure di mobilità interna del personale giudiziario, i lavoratori hanno avviato numerosi ricorsi alle autorità giudiziarie competenti ed i giudici hanno reiteratamente dichiarato soccombente il Ministero della giustizia, con condanna anche alle spese e, ciò con grave aggravio per l'erario;
il direttore generale del personale dell'organizzazione giudiziaria ha persino respinto procedure di mobilità del personale per scambio di sede;
le organizzazioni sindacali rappresentative hanno più volte segnalato, anche al Ministro interrogato, il comportamento inadempiente dell'Amministrazione giudiziaria sollecitando il rispetto della vigente normativa e degli accordi contrattuali sottoscritti;

l'organizzazione sindacale UIL PA, con nota del 22 aprile 2009, inviata anche al direttore generale del personale dell'organizzazione giudiziaria, chiedeva di conoscere i criteri adottati per i provvedimenti di distacco e/o le applicazioni operati dall'Amministrazione giudiziaria e, ai sensi della legge n. 241, del 1990, chiedeva l'accesso ai dati di tali procedure di mobilità del personale giudiziario;
l'Amministrazione giudiziaria non ha mai fornito alcuna risposta a tale richiesta dell'organizzazione sindacale UIL PA-:
quali siano i criteri uniformemente adottati dall'Amministrazione giudiziaria per le procedure di distacco e/o applicazione del personale giudiziario e se il direttore generale del personale dell'organizzazione giudiziaria, nell'emissione dei provvedimenti di mobilità del personale giudiziario abbia adottato criteri che garantiscano i principi di trasparenza e di omogeneità tra gli aventi diritto.
(5-02548)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MOSCA e FARINONE. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nel carcere di Monza i detenuti sono arrivati a quota 830 a fronte di una capienza massima tollerabile di 700 detenuti;
a causa del sovraffollamento carcerario le condizioni dei detenuti sono umanamente precarie e di conseguenza la funzionalità rieducativa dei soggetti risulta ampiamente pregiudicata;
al momento, l'unica risposta al sovraffollamento carcerario è stata l'installazione di brandine pieghevoli nelle celle, in spazi che consentirebbero solo una situazione accettabile per due posti letto;
la situazione degli agenti di polizia penitenziaria è altrettanto allarmante; nel carcere di Monza infatti gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto organico da anni - sono scesi infatti al numero di 350, a fronte di un numero stimato come necessario di 450 guardie - e quelli in servizio vengono chiamati a turni massacranti, con straordinari che spesso non vengono pagati;
i conti del bilancio del carcere di Monza risultano essere sempre più miseri, con pochi fondi a disposizione, finanche per gli accompagnamenti dei detenuti ai processi in tutta Italia -:
se il Governo abbia in programma, e in quali tempi, la realizzazione di interventi attuabili per migliorare e mitigare la situazione di sovraffollamento carcerario attualmente presente nel carcere di Monza;
se non ritenga di assumere iniziative, per quanto di competenza, al fine di garantire lo stanziamento di adeguate risorse per garantire l'assolvimento dei compiti istituzionali nel rispetto dei diritti umani e della dignità individuale, superando le attuali carenze di organico, riattivando i laboratori per la riabilitazione attraverso il lavoro, provvedendo agli approvvigionamenti igienico-sanitari ed al sostegno assistenziale minimo oggi non assicurati, superando la situazione di sovraffollamento, e assicurando gli interventi di manutenzione degli immobili necessari a garantire condizioni di abitabilità.
(5-02546)

FERRANTI, MELIS, TIDEI e SAMPERI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 17 febbraio 2010 il Sottosegretario per la giustizia Caliendo è intervenuto in Senato sul tema dell'assunzione degli educatori penitenziari reclutati tramite il concorso pubblico per esami a 397 posti nel profilo professionale di educatore, area C, posizione economica C1, indetto con PDG 21 novembre 2003;
nel corso della succitata seduta, il Sottosegretario Caliendo ha affermato che entro aprile 2010 saranno assunti in via definitiva tutti gli educatori che hanno

superato i precedenti concorsi, oltre ai 170 già assunti (anche se agli interroganti risulta che siano stati assunti 97 educatori);
in realtà, l'assunzione dei vincitori del suddetto concorso era già programmata con l'indizione dello stesso nel 2003, per il quale il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria già disponeva dei fondi necessari;
lo stesso Ministro interrogato, onorevole Alfano, aveva riconosciuto l'improcrastinabilità e l'urgenza di assumere più unità di educatori quando, il 12 gennaio 2010, furono approvate alla Camera le mozioni sui problemi del carcere presentate da vari gruppi parlamentari;
a fronte di una popolazione carceraria di 67.000 unità, il rapporto educatore/detenuto è di circa 1 a 1.000, cosa che rende in pratica impossibile lo svolgimento di qualsivoglia progetto rieducativo impedendo il corretto reinserimento del detenuto nel tessuto sociale, così come previsto nel dettato costituzionale;
non avendo il Ministro interrogato ancora proceduto all'assunzione di ulteriori unità degli educatori, limitandosi a rimandare la questione ad un futuro confronto in merito con i Ministri Tremonti e Brunetta, sarebbe auspicabile ed urgente un rapido avvio della procedura di assunzione di educatori, almeno per completare la già esigua pianta organica, ulteriormente ridotta di circa 400 unità dal decreto legislativo n. 150 del 2009 -:
se non ritenga opportuno procedere celermente all'assunzione di educatori attingendo dalla vigente graduatoria degli idonei risultante dal concorso pubblico a 397 posti di cui in premessa, al contempo prorogando la validità della stessa per almeno un quinquennio, al fine di permetterne lo scorrimento graduale per compensare il turn-over pensionistico, evitando l'indizione di nuovi concorsi che comporterebbe ulteriori oneri finanziari.
(5-02550)

MARCO CARRA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 13 febbraio 2010 si è appreso dalla Gazzetta di Mantova che l'ingegnere Fabio De Santis, al quale è stata applicata una misura di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'inchiesta che sta coinvolgendo la protezione civile, è stato nominato dal Consiglio di Stato quale «perito terzo» in una controversia che ha visto coinvolti l'amministrazione comunale di Mantova e l'immobiliare Lagocastello Srl;
la richiesta di applicazione della misura di custodia cautelare in carcere è stata avanzata il 21 dicembre 2009 da parte del giudice per le indagini preliminari del Tribunale Ordinario di Firenze, dottor Rosario Lupo;
il 26 gennaio 2010 l'ingegnere De Santis ha firmato la perizia chiesta dal Consiglio di Stato relativamente alla valutazione d'impatto ambientale chiesta dalla regione Lombardia;
tale perizia ha dato ragione al soggetto privato, il quale si era precedentemente opposto al Tar (che aveva respinto il primo ricorso);
i fatti fin qui accaduti indeboliscono la credibilità del perito ingegner Fabio De Santis quale soggetto terzo nominato dal Consiglio di Stato;
appare particolarmente anomalo che un perito, abbia condotto a termine l'incarico che gli era stato assegnato pur in presenza di una misura di custodia cautelare in carcere che pendeva a suo carico nel momento in cui ha firmato la perizia -:
se non si intendano assumere iniziative di carattere normativo per evitare che periti sottoposti ad indagine o a misure cautelari, in particolare per delitti contro la Pubblica Amministrazione, possano, nelle more continuare a svolgere l'ufficio di perito.
(5-02551)

RAO e RIA. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato da un articolo de Il Sole-24 Ore del 14 febbraio 2010, il bilancio di otto anni di applicazione della cosiddetta legge Pinto (che ha introdotto nel nostro ordinamento il risarcimento ai cittadini per l'eccessiva durata dei processi) risulta, a dir poco, inquietante: aumento incontrollabile dei ricorsi, debito in crescita, tribunali ingolfati, riforme stagnanti;
nello specifico, i ricorsi presentati dalle vittime di giustizia hanno raggiunto il numero di 37.393 procedimenti arretrati, con riferimento ai primi sei mesi del 2009 e con un aumento del 43,1 per cento rispetto al medesimo periodo del 2008 (quando ne risultavano giacenti 26.132), e di 18.033 per quanto riguarda i procedimenti sopravvenuti;
ciò ha prodotto l'effetto di «mettere alle corde» le Corti di appello, presso le quali va presentata la domanda di risarcimento, e di far crescere il debito progresso che ormai è arrivato a quota 267 milioni, a fronte di quasi 150 milioni pagati dal 2002 al 2009;
sempre sul piano dei costi, a conferma del loro aumento esponenziale, il fabbisogno delle Corti di appello delegato al pagamento era a gennaio 2009 di 56.777.439 euro, mentre nel gennaio 2010 è già arrivato a 89.195.741;
sempre le Corti di appello, crocevia obbligato sulla base della disciplina, hanno definito 11.343 procedimenti ai sensi della legge Pinto, solo nel primo semestre;
per la prima volta sono stati presentati ricorsi per ritardi accumulati dalle cause davanti ai giudici di pace (115 nel corso del 2009);
in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, lo stesso presidente della Corte di Cassazione ha giudicato «improcrastinabile» una revisione dello norme operative dal 2002 -:
quali urgenti ed incisive iniziative di competenza intenda adottare, finalizzate ad un drastico abbassamento del numero dei ricorsi e dei conseguenti indennizzi, evitando quindi di continuare ad investire, per risarcire i danni dell'arretrato, una elevata quantità di risorse che dovrebbero essere destinate a smaltirlo.
(5-02554)

Interrogazioni a risposta scritta:

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il giorno 22 febbraio 2010, secondo quanto dichiarato dal segretario nazionale della Uil-Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, un detenuto ventisettenne di origine tunisina ristretto nel carcere di Canton Mombello (Brescia) si è ucciso impiccandosi con le lenzuola;
il giovane, pregiudicato, si è suicidato intorno alle 15,30 dopo essere rientrato dall'ora d'aria nella propria cella. L'agente di sorveglianza è subito intervenuto allertando i soccorsi, ma il detenuto è morto sull'ambulanza durante il trasporto in ospedale;
sulla vicenda l'esponente radicale ed ex consigliere regionale della Lombardia, Alessandro Litta Modignani, ha dichiarato quanto segue: «Conosco bene il carcere di Canton Mombello a Brescia: è forse il peggiore della Lombardia. Trattasi di una struttura impossibile, obsoleta, cadente e soffocante. Un carcere a porta girevole, dove gli arrestati entrano ed escono a getto continuo, e vengono ammassati uno sull'altro fino a una dozzina nella stessa cella, senza lo spazio neppure per stare in piedi, senza l'assistenza di psicologi ed educatori prevista dalla legge»;
si tratta dell'ottavo suicidio avvenuto nelle carceri italiane dall'inizio del 2010, l'ultimo si era verificato il 29 gennaio 2010 a Spoleto;

la gravissima, allarmante, incivile emergenza dei suicidi in carcere impone di trovare quelle soluzioni che ancora non si intravedono; il fenomeno è stato denunciato a più riprese anche dal dossier «Morire di carcere», realizzato dai detenuti e dai volontari della redazione della rivista «Ristretti Orizzonti»;
è emerso dal citato documento che i detenuti si tolgono la vita con una frequenza diciannove volte superiore rispetto alle persone libere; tale dato, di per sé agghiacciante, si carica di implicazioni che sgomentano e avviliscono;
la mancanza di adeguata assistenza psicologica si va diffondendo in modo preoccupante in tutti gli istituti di pena sparsi sul territorio nazionale, ciò accade nonostante il recente decreto di riordino della sanità penitenziaria sottolinei l'obbligatorietà di garantire pari opportunità di cura ai soggetti reclusi rispetto a quelli liberi;
i tagli all'assistenza psicologica carceraria si verificano mentre cresce inesorabilmente il sovraffollamento negli istituti di pena, con impennata dei detenuti stranieri soprattutto al nord e dei consumatori di sostanze psicotrope e con conseguente aggravamento della condizione di vita in carcere; tutto ciò comporta un aumento esponenziale del rischio di condotte dimostrative e autolesioniste da parte dei detenuti, per non parlare poi del numero dei suicidi, in continua ascesa;
è stato calcolato: a) che il tempo medio che ogni psicologo può dedicare ad ogni detenuto oscilla tra i 7 (sette) e i 15 (quindici) minuti al mese, tempo medio che include non solo il contatto diretto, ma anche la consultazione della documentazione, le riunioni di équipe, le relazioni e tutto ciò che ne consegue; peraltro negli ultimi anni il predetto monte ore, già insufficiente, è gradualmente diminuito fino a non rendere più possibile un serio intervento psicologico; b) che l'impegno economico per questa delicatissima attività è ormai la metà della metà di quello utilizzato non più di quattro anni fa;
la circostanza che l'assistenza psicologica nelle carceri italiane, a cominciare da quella legata alle attività di osservazione e trattamento dei detenuti, risulti essere assolutamente carente e deficitaria, comporta, come naturale conseguenza, che gli istituti di pena siano diventati una istituzione a carattere prevalentemente, se non esclusivamente, afflittivo, ciò in palese violazione del dettato costituzionale che affida alla pena finalità rieducative e di risocializzazione -:
di quali informazioni il Ministro interrogato disponga circa i fatti riferiti in premessa;
quali iniziative intenda intraprendere affinché siano accertate le eventuali responsabilità della direzione del carcere Canton Mombello di Brescia in ordine alla mancanza degli opportuni controlli che avrebbero potuto impedire il tragico suicidio;
più in generale, quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare, con riferimento alla triste piaga dei suicidi in carcere, al fine di garantire ai detenuti una non effimera attività di valutazione e trattamento, nonché i livelli essenziali di assistenza sanitario-psicologica previsti dalla legge;
quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di ricondurre le condizioni di detenzione vigenti all'interno dell'istituto penitenziario bresciano alla piena conformità al dettato costituzionale e normativo.
(4-06263)

TOTO. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
l'ordinamento del nostro Paese prevede regole e termini che disciplinano il funzionamento e l'amministrazione della giustizia civile, fondamentale ambito di regolamentazione giuridica di rapporti tra soggetti, per la tutela di diritti;
presso il tribunale civile di Chieti si appalesano notevoli e gravi ritardi nell'emanazione

di provvedimenti essenziali nell'alveo dell'attività civilistica, esemplificando: i decreti monitori;
procuratori officiati della trattazione di controversie possono incontrare, inoltre, presso il predetto Tribunale, e specificatamente presso la relativa Cancelleria, non lievi difficoltà per esempio nell'assumere informazioni circa il nominativo del Giudice assegnatario di un ricorso;
le disfunzioni di cui si tratta, in specie in quelle causate da ritardi nell'assunzione di atti nell'ambito di procedimenti monitori, secondo l'interrogante sono un gravissimo «vulnus» alla giustizia sostanziale per effetto dello «snaturamento» dei procedimenti stessi, la ratio dei quali consiste nel corrispondere a esigenze di interventi tempestivi e solleciti a fronte di situazioni giuridicamente rilevanti e di diritti meritevoli di tutela -:
se il Governo sia a conoscenza della situazione sopra rappresentata e, in particolare, se sia al corrente delle gravi disfunzioni che riguarderebbero il citato tribunale civile di Chieti;
se il Ministro interrogato intenda promuovere un'ispezione per accertare non solo le riferite notizie ma anche i profili connotativi delle disfunzioni de quibus, rilevando le specifiche del fenomeno e le sue effettive dimensioni, agli eventuali fini di ogni ulteriore iniziativa utile a ristabilire la correttezza e la regolarità di funzionamento nel tribunale civile di Chieti, in relazione alle attività oggetto dell'interrogazione.
(4-06270)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato dall'agenzia ANSA del 10 febbraio 2010, mentre il collegio giudicante della prima sezione della corte d'appello di Milano era riunito in camera di consiglio per alcuni processi già discussi, l'avvocato Paolo Cerruti (difensore in un procedimento ancora da trattare), sfogliando alcuni fascicoletti posti sul tavolo del presidente Giovanni Scaglioni, ha scoperto che per il suo assistito, signor Francesco Basile, la sentenza, prima ancora di essere trattata, era già stata scritta con la conferma del giudizio di primo grado;
al rientro della corte in aula l'avvocato Cerruti ha fatto verbalizzare l'episodio, al che il sostituto procuratore generale, dottoressa Isabella Pugliese, ha chiesto una integrazione del collegio giudicante;
il presidente del collegio giudicante, pur ravvisando l'anormalità della consultazione dei suoi documenti da parte dell'avvocato, ha deciso di astenersi;
quattro componenti dell'Ordine degli avvocati di Milano, ai quali l'episodio è stato segnalato, hanno chiesto l'acquisizione del documento;
sulla vicenda il giudice Scaglioni ha dichiarato quanto segue: «Ho solo preparato una bozza di decisione, per quello che poteva essere il giudizio del collegio, che poi poteva esser completato diversamente. Ma un avvocato ha messo abusivamente le mani nelle mie carte e non lo poteva fare. Era solo un appunto e non la preparazione di un atto già assunto. Quello che conta è la decisione finale, non quello che ha in mente prima un giudice» -:
se, con riferimento ai fatti esposti in premessa, il Ministro interrogato intenda attivare i propri poteri ispettivi e, nel caso ne sussistano i presupposti, promuovere le iniziative di competenza.
(4-06275)

TESTO AGGIORNATO AL 22 FEBBRAIO 2011

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:

DE ANGELIS e CARLUCCI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
lo scorso 28 gennaio 2010 il Consiglio dei Ministri, riunitosi a Reggio Calabria, ha varato il piano straordinario contro le mafie;
tra le diverse ed importanti misure adottate vi sono anche quelle inerenti il contrasto all'ecomafia con la costituzione di un desk interforze;
il Corpo forestale dello Stato, quale forza di polizia, svolge da sempre un ruolo fondamentale nella lotta ai crimini ambientali e ad oggi è anche presente nel gruppo operativo di cui al protocollo d'intesa, datato 7 ottobre 2009, tra il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e la direzione nazionale antimafia -:
se nel nuovo progetto approntato dal Governo sia previsto un coinvolgimento diretto e stabile del Corpo forestale dello Stato.
(4-06255)

LARATTA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il sindaco di Sant'Agata d'Esaro (Cosenza), Antonio Bisignani, è stato oggetto di un nuovo attentato. Nel corso della notte del 21 febbraio 2010, ignoti hanno incendiato l'automobile del sindaco. Si tratta soltanto dell'ultimo attentato, in ordine di tempo, ai danni del primo cittadino di Sant'Agata d'Esaro;
allo stesso dottor Bisignani, prima, durante e dopo la campagna elettorale che lo ha eletto sindaco, è stata bruciata la propria abitazione, distrutta una sua auto e quella del fratello, danneggiata l'abitazione degli anziani genitori, rovinata la propria abitazione in un successivo atto vandalico, presi di mira a più riprese i suoi beni, indirizzate a lui e agli amministratori comunali, numerose lettere contenenti minacce di morte, imbrattate le mura della sala consiliare del comune con scritte minacciose;
si tratta di una catena di attentati e minacce che non trova mai fine e che ormai è divenuta davvero insopportabile per un Paese civile e democratico che non può in alcun modo tollerare gesti così gravi e devastanti;
il comune di Sant'Agata d'Esaro è ormai sotto choc; i cittadini di quel paese e i calabresi tutti sono sconcertati davanti a tale inusitata e inspiegabile campagna di odio, di minacce e di violenza;
a questo punto sono necessari interventi e misure urgenti a tutela dell'incolumità del sindaco Bisignani e a difesa delle istituzioni democratiche di quel comune;
necessita inoltre rafforzare i controlli delle forze di polizia e favorire indagini ancora più accurate e decisive;
SantAgata d'Esaro ha bisogno di sentire la forza e la determinazione dello Stato -:
se il Ministro sia a conoscenza di quanto accade da circa due anni a Sant'Agata d'Esaro e degli attentati di cui viene sistematicamente fatto oggetto il sindaco di quel comune;
quali iniziative si intendano adottare per affrontare questa delicata situazione, per garantire l'incolumità del sindaco che rischia la propria vita, per fermare la spirale di attentanti e avvertimenti mafiosi ai danni dei pubblici amministratori di Sant'Agata d'Esaro (Cosenza).
(4-06260)

JANNONE e CARLUCCI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
secondo i dati forniti dall'Associazione italiana persone down, in Italia un bambino su 1.200 nasce con la sindrome di down. Si stima che nel nostro Paese vivano oggi circa 38.000 persone affette da

tale sindrome, di cui il 61 per cento ha più di 25 anni. Grazie infatti allo sviluppo della medicina ed alle maggiori cure dedicate, l'aspettativa di vita per le persone down si è molto allungata, giungendo sino a 62 anni di età, ed è destinata a crescere ulteriormente in futuro. Analogamente è aumentato il loro inserimento, attraverso molteplici forme di inclusione nella vita quotidiana, dalla scuola al tempo libero, fino alla presenza oggi anche nel mondo del lavoro;
recentemente è sorto su Facebook un gruppo denominato «Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down», che si è beffardamente collocato nella categoria «Salute e benessere». In dispregio delle regole del social network, i nomi ed i dati dei fondatori e degli amministratori del gruppo sono fasulli;
in pagine scioccanti, il gruppo incita alla violenza contro i bambini down: fotografie di bambini portatori di tale disabilità si accompagnano a frasi raccapriccianti e stupidamente crudeli. I piccoli vengono definiti come «ignobili creature», «stupidi esseri buoni a nulla», che costituiscono «solo un peso per la nostra società», un problema da risolvere attraverso l'utilizzo di «questi esseri come bersagli nei poligoni di tiro»;
ai denigratori proclami del gruppo hanno aderito in molti, arrivando a contare 1.700 iscrizioni (tra cui moltissimi adulti ed anche donne), corredate da nomi e fotografie, evidentemente frutto della presunzione dell'impunità;
immediata è stata la reazione ed innumerevoli le prese di posizione contro le deliranti dichiarazioni apparse su Facebook. Il leader del Coordinamento nazionale associazioni delle persone con sindrome di down, Sergio Silvestre, afferma: «È aberrante che un gruppo, culturalmente molto limitato, si diverta a scherzare su cose molto gravi. Fatti come questo vanno stroncati sul nascere e bisogna informare i ragazzi che giocano con le situazioni di difficoltà in cui vivono alcune persone». Dello stesso parere Letizia Pini, presidente dell'Associazione genitori e persone con sindrome di down onlus, mentre l'Associazione «Capirsi Down», attraverso le parole del presidente Manuela Colombo, denuncia una pervasiva mancanza di rispetto nei confronti di tale disabilità, veicolata anche da diseducativi messaggi che passano attraverso la televisione rimanendo perlopiù ignorati e sottaciuti. Ma la reazione si è fatta sentire anche sul web: una vera e propria rivolta attraverso manifestazioni di dissenso e la creazione di gruppi che hanno già raccolto migliaia di iscrizioni per chiedere la chiusura delle pagine che istigano alla violenza;
intanto la polizia postale ha già attivato la procedura di segnalazione per la chiusura del gruppo, benché, come avverte la stessa polizia, i tempi non saranno brevi. Per l'oscuramento infatti occorre un provvedimento del magistrato, ma poiché il server attraverso cui opera Facebook si trova in California, l'Italia non può intervenire direttamente; si rende pertanto necessaria una rogatoria internazionale, ovvero l'intervento dello stesso network che decida l'oscuramento del gruppo -:
quali iniziative intendano intraprendere al fine di agevolare l'attività della polizia postale, ovvero sollecitare la società di gestione del network affinché si pronunci per l'oscuramento delle pagine web del gruppo;
quali iniziative intendano adottare per promuovere nell'opinione pubblica, e nei giovani in particolare, la cultura del rispetto e dell'integrazione nei confronti di persone portatrici di disabilità.
(4-06266)

ZUCCHI, BRANDOLINI, AGOSTINI, MARCO CARRA, NACCARATO e FEDERICO TESTA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in questi giorni sta arrivando nella cassetta delle poste dei veneti un opuscolo pubblicato in edizione straordinaria da federsanità e da Buonitalia S.p.A, quest'ultima una società pubblica che fa riferimento

al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e ne rappresenta il braccio operativo e funzionale per valorizzare e promuovere le produzioni di qualità del settore agroalimentare italiano all'estero;
le quote di partecipazione di detta società sono, infatti, per il 70 per cento del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, che ne rappresenta la direzione e la finanzia interamente, per il 10 per cento dell'ISMEA (Istituto servizi mercato agricolo alimentare ed è un ente pubblico), per il 10 per cento dell'ICE (Istituto commerciale estero, altro ente pubblico) e per il restante 10 per cento dell'Unioncamere, che è un ente privato a partecipazione pubblica;
la mission della società Buonitalia è quindi quella di promuovere il made in Italy nel mondo e per tale scopo utilizza risorse pubbliche;
appare, pertanto, alquanto singolare la scelta di inviare l'edizione straordinaria dell'opuscolo solo nei territori della regione Veneto e, allo stesso modo, appare non pienamente conforme alla mission della società la scelta di utilizzare tale opuscolo essenzialmente come veicolo pubblicitario per il titolare del dicastero agricolo;
sfogliando l'opuscolo, infatti, più che i prodotti agroalimentari è il Ministro ad essere reclamizzato in varie e numerose pose: in mezzo al grano, con i formaggi, con i tartufi, addirittura con il camice da salumiere;
tale evento presenta degli aspetti critici in quanto la distribuzione dell'opuscolo sta avvenendo nel corso della campagna elettorale per l'elezione del presidente della regione Veneto in cui il Ministro Zaia è candidato;
per tali motivi è forte il sospetto che una società pubblica, con i relativi fondi pubblici, sia stata utilizzata non per finalità collettive e proprie della mission della società ma per pubblicizzare a scopi elettorali il Ministro Zaia -:
se le risorse pubbliche di Buonitalia SPA, destinate da statuto a promuovere il made in Italy all'estero, siano state utilizzate correttamente per l'edizione straordinaria dell'opuscolo, alla luce del fatto che esso non risulta finalizzato alla penetrazione dei mercati esteri, poiché è distribuito certamente in Veneto, e soprattutto alla luce del fatto che la pubblicità di prodotti agroalimentari appare meramente strumentale a fornire l'occasione di inserire immagini del Ministro Zaia, concorrente diretto alle prossime elezioni regionali in Veneto.
(4-06273)

...

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

ZAMPA, LENZI e GHIZZONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
ad avviso degli interroganti è da stigmatizzare quanto è accaduto in occasione delle recenti manifestazioni di democratica protesta delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria di secondo grado di Bologna a seguito dell'approvazione degli indirizzi per il riordino degli istituti superiori nel rispetto del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, articolo 74 comma 3;
ad avviso dell'interrogante, dalla nota stampa del 9 febbraio 2010, emessa dall'ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna, sembrano trasparire elementi di forte compressione del diritto all'organizzazione studentesca di forme di contestazione autogestite, segno della volontà di partecipazione e di maturazione rispetto ai temi della scuola da parte delle giovani generazioni che non andrebbe mai sottovalutato; i toni scelti per la nota stampa sono stati avvertiti dai giovani come una

provocazione che potrebbe essere causa di nuove contestazioni con il rischio che gli studenti possano essere tentati di non prestare sufficiente attenzione al decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297, articolo 74, comma 3; auspicabile e più prudente adottare la via del dialogo; l'ufficio scolastico regionale dell'Emilia Romagna avrebbe potuto, anziché chiedere forme di repressione delle contestazioni autogestite, come avvenuto in alcune scuole di Bologna, da parte dei dirigenti scolastici affidare loro il compito di utilizzare ogni mezzo offerto dal confronto democratico per indicare forme di contestazione alternative e non eventualmente lesive del decreto legislativo del 16 aprile 1994, n. 297; il ritardo nell'invio di indicazioni ufficiali ed esecutive inerenti ai regolamenti approvati contribuisce ad alimentare il disagio delle amministrazioni locali e le preoccupazioni a carico delle famiglie e degli studenti stessi -:
di quali informazioni disponga in ordine a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo.
(5-02552)

TESTO AGGIORNATO AL 22 FEBBRAIO 2011

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SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
da notizie stampa risulta che nelle prime ore di martedì 23 febbraio, verso le 4 di mattina, ignoti inquinatori hanno aperto i collettori di collegamento di tre cisterne del deposito della ex raffineria Lombarda Petroli di via Raffaello Sanzio a Villasanta (Monza), causando la fuoriuscita di almeno 600 mila litri di gasolio per autotrazione e riscaldamento, e olio combustibile, che in parte sono finiti nel vicino fiume Lambro;
gli idrocarburi si sono riversati prima in un vascone, e poi nel condotto fognario, causando il blocco del depuratore dell'alto Lambro di Monza e quindi lo sversamento nel fiume. La fuoriuscita di petrolio e gasolio dai serbatoi della raffineria è stata fermata a fine mattinata;
il deposito si trova a fianco di un'area sottoposta a un'operazione di recupero e edificazione, che in seguito dovrebbe interessare anche l'area dell'ex raffineria;
i tecnici del depuratore di Monza sono riusciti a fine mattinata a contenere la marea nera all'interno dell'impianto che si trova ai confini tra Monza e San Maurizio al Lambro e la Protezione civile sta lavorando per impedire che il petrolio fuoriuscito nel fiume Lambro (e arrivato all'altezza di Peschiera Borromeo) arrivi al Po -:
se e quali misure di competenza si intendano adottare a tutela della salute e dell'ambiente e per accertare le origini dell'accaduto.
(4-06256)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i beni e le attività culturali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il parco degli Iblei venne istituito con la finanziaria 2008, che ha stanziato 250 mila euro per le procedure di avvio del parco;
la regione, ha fatto ricorso al Tar, che, nel febbraio scorso, è stato rigettato, dopo aver acquisito il parere della Corte costituzionale, che, nel mese di gennaio, aveva sostenuto che lo Stato può intervenire anche in regioni a statuto speciale, istituendo anche dei parchi;

l'istituzione del parco, sospesa per lo stato delle cose fino a qualche mese fa, corona un obiettivo sostenuto da decine di associazioni ambientaliste e naturaliste a difesa di un territorio soggetto alla speculazione, al degrado, con la lenta morte delle sue caratteristiche storiche, enoantropologiche e della sua straordinaria biodiversità. Sono 200.000 ettari di territorio ricadenti nelle province di Siracusa (60 per cento) e Ragusa (con una piccola appendice in territorio catanese), con siti di interesse comunitario e archeologici, riserve naturali, boschi, una flora e una fauna significative;
istituire un parco significa pianificare e programmare uno sviluppo sostenibile del territorio, ponendo dei vincoli che eviterebbero una selvaggia speculazione edilizia: una vasta area verrebbe salvaguardata bloccando le costruzioni in aree agricole, mantenendo le attività economiche tradizionali (agricole e zootecniche) che rispettano l'ambiente e in cui il turismo diventa l'opportunità di penetrare in un ecosistema rimasto unico nei secoli;
il naturalista e rappresentante del comitato promotore del parco, Paolo Uccello, ha sottolineato che negli Iblei si annoverano migliaia di specie vegetali ed animali, al contrario del resto dell'Europa dove sono solo centinaia. Inoltre, l'istituzione del parco andrebbe a favore della zootecnia e dell'agricoltura creando un marchio che potrebbe garantire la qualità del territorio ibleo;
secondo quanto riporta il settimanale Left del 18 febbraio 2010, il sindaco di Ragusa, capofila del movimento antiparco, si sarebbe distinto per alcuni provvedimenti tra cui il varo delle aree di edilizia economica e popolare, il parcheggio nel quartiere Putie, con annesso centro commerciale, ma anche la demolizione della vecchia Camperia di Marina, la costruzione di un grande impianto fotovoltaico da parte della Aton Sun Power (su un'area di 4 ettari) che ha provocato secondo gli interroganti lo scempio del paesaggio (il consiglio comunale ha autorizzato l'impianto il 25 settembre 2008 ma la Regione il 27 gennaio 2010 ha revocato le autorizzazioni) -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra esposti e se questi corrispondano al vero;
quali iniziative i Ministri interrogati intendano adottare a sostegno della realizzazione del varco e di uno sviluppo sostenibile della zona che non sia dannoso per l'ambiente.
(4-06257)

JANNONE e CARLUCCI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
i bilanci delle aziende ospedaliere italiane contano duecentoquaranta milioni di pasti all'anno, di cui viene il 45 per cento viene gettato. Tali scarti sono costosi sia per i bilanci della sanità, che per i pazienti. Infatti la malnutrizione è uno dei problemi che si dovrebbero risolvere attraverso interventi suggeriti da un gruppo di esperti nominati dal Ministero della salute stesso. Ne soffrono dal 20 al 60 per cento dei ricoverati, percentuale stabile dagli anni '70. Sono pronte e andranno presto in Conferenza Stato-regioni delle linee guida per far mangiare degnamente i clienti degli ospedali, da Trapani ad Aosta. Il cibo è terapia ed è ormai accertato che i tempi di guarigione sono strettamente legati all'alimentazione, che deve risultare gradevole al palato oltre che adatta dal punto di vista nutrizionale e dietetico;
il servizio di ristorazione, come confermano anche le ultime rivelazioni di «Cittadinanzattiva», è uno dei punti deboli dell'assistenza sanitaria se bene negli ultimi anni siano stati compiuti progressi in sicurezza e qualità. L'associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica, l'Adi, ha svolto un'indagine per misurare il malcontento degli avventori in reparto. Su un campione di oltre 760 vassoi esaminati a pranzo e oltre 460 a cena per cinque giorni consecutivi l'8 per cento vengono rifiutati integralmente. Avanzi che a un nosocomio di circa 600 posti letto pesano

mediamente 136 mila euro all'anno. Il 50 per cento vengono consumati in parte, il resto per intero;
non sempre però i rifiuti sono determinati dal mancato gradimento. Il 40,4 per cento dei malati riferisce di aver digiunato per problemi di salute. Tra quelli che invece mangiano, per intero o parzialmente, il 41,3 per cento lamentano pietanze insipide, il 7,4 per cento crude, l'8,3 per cento scotte, il 2,6 per cento adducono altri motivi. «Chiariamo. Spesso non possiamo usare il sale perché la dieta deve essere iposodica», precisa Francesco Leonardi, segretario nazionale Adi, direttore dell'unità operativa di dietologia al Cannizzaro di Catania, dove le ordinazioni del menù preferito vengono digitate su palmari on-line e il pasto servito su vassoi termici personalizzati. Diversi fattori influiscono sul successo del menù. Il tempo che trascorre dal momento in cui il vassoio esce dal punto di cucina e arriva al cliente. La qualità delle materie prime, definite sul capitolato d'appalto. La varietà di scelta. L'alternanza e la stagionalità dei menù. Il rispetto della gastronomia locale. Per finire con l'accuratezza della presentazione;
se al Cannizzaro si può optare tra 5 primi e 3 secondi, altrove il menù è fisso e ripetitivo. «Molto dipende dall'attenzione dell'economato, l'ufficio che organizza il servizio ristorazione, dice Gianfranco Tarsitani, responsabile dell'igiene dell'ospedale universitario Sant'Andrea di Roma. Oggi però disponiamo di soluzioni tecniche vantaggiose». Un esempio è il sistema di trasporto refrigerato. Cibo preconfezionato dunque precotto, trasportato in reparto in un «ambiente modificato» cioè con azoto liquido e anidride carbonica. Sapore e temperatura non vengono alterate. «il risultato è gradevole, molte aziende del nord si regolano così». La maggior parte dei nosocomi italiani (6 su 10 secondo una ricerca della regione Piemonte) hanno appaltato il servizio a ditte che provvedono con vassoi confezionati nei loro impianti o nelle cucine interne dell'ospedale da cuochi privati. Così al Sant'Andrea, dove il cibo impiega al massimo 20 minuti per raggiungere il letto;
sul piano della prevenzione delle tossinfenzioni, terrore degli igienisti, è fondamentale che gli alimenti non vengano mantenuti troppo a lungo a tiepide temperature, alleate dei batteri. Il Careggi di Firenze è uno dei pochi nosocomi dove hanno preferito gestire direttamente la mensa in locali e con personale dipendente (ai fornelli si alternano 32 cuochi). «Per ogni ricoverato spendiamo 11 euro al giorno, tra colazione, pranzo e cena. I catering esterni a volte ne richiedono 15. Usiamo carrelli multiporzione, il paziente può scegliere al momento tra 3 primi, 3 secondi e altrettanti contorni», dice Tommaso di Massa, responsabile dell'area vitto di quella che è considerata una delle più grandi aziende ospedaliere italiane;
in generale la selezione dei fornitori viene orientata al 70 per cento dal prezzo. Secondo Di Massa la qualità viene comunque preservata: «Da noi non entrano le marche del discount. I nostri formaggi, senza polifosfati, provengono dal miglior produttore italiano. Il latte è lo stesso degli alberghi a 5 stelle». II capitolato, ricorda Leonardi, rappresenta l'unico strumento in grado di eliminare la discrezionalità e offrire il meglio agli utenti specie quando viene rispettata la normativa europea che stabilisce come si dovrebbe procedere per l'aggiudicazione dell'appalto. Sessanta punti per la qualità, 40 per il prezzo. Spesso purtroppo la regola salta e prevalgono valutazioni di ordine economico -:
quali iniziative di competenza il Ministro intenda adottare al fine di agevolare il miglioramento della qualità nutrizionale all'interno delle strutture ospedaliere italiane.
(4-06261)

JANNONE e CARLUCCI. - Al Ministro della salute, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
i casi di mesotelioma e di morti per malattie asbesto-correlate, provocate da

esposizione ad amianto, si calcolano all'incirca in 3.000 unità all'anno in Italia. Il rapporto biennale del «registro nazionale dei mesoteliomi» (Renam), presto in pubblicazione, va oltre. Infatti, nell'assemblare le informazioni provenienti dai Renam regionali viene anche disegnata una mappa per il futuro, la cui lettura è dolorosa ma necessaria. Si stima che il picco di vittime causate dall'amianto, cioè di morti per mesotelioma, si registrerà nel periodo 2010-2015, senza alcuna possibilità di intervento a causa della patologia stessa della malattia;
il rapporto del Renam, al contrario, afferma che è possibile studiare e catalogare il male. E nel farlo, trovare accorgimenti per arginarlo. Uno dei principali ambiti di intervento è quello delle bonifiche. Lo studio dei casi rivela che il 69,8 per cento delle persone colpite da malattia amianto-correlata presenta una esposizione professionale, il 4,5 per cento familiare, il 4,7 per cento ambientale, l'1,4 per cento è dovuto ad una attività extralavorativa. Per il 19,5 per cento dei casi, uno su cinque quindi, l'esposizione è da definirsi ignota. Una casella in crescita esponenziale: le persone che non sanno dire perché si sono ammalate ignorano quale sia il motivo del loro stato di salute. Non hanno mai lavorato l'amianto, non hanno mai avuto parenti stretti che l'hanno fatto, respiravano però aria inquinata dall'industria del cemento amianto. Le storie di Casale Monferrato, Broni e Bari hanno quasi tutte questa casistica, più del 75 per cento delle malattie ambientali al momento della diagnosi era residente in Piemonte, Lombardia o Puglia. Anche l'esposizione attribuita ad attività di svago o hobby ha una natura subdola, viene attribuito all'uso inconsapevole di attrezzi domestici o manufatti contenenti amianto nella propria abitazione;
«c'è da preoccuparsi per il futuro, dice Alessandro Marinaccio, responsabile del Renam. Il numero di casi provenienti dai settori tradizionali tende a ridursi sempre più. Le malattie dell'amianto si sono frammentate in settori meno noti. Anche i tumori contratti da chi lavora nel campo dell'edilizia devono farci pensare. L'amianto è stato messo al bando nel 1992, eppure ci sono muratori e operai che muoiono di malattie asbesto-correlate. Davvero». Per questo le bonifiche si rendono urgenti e strettamente necessarie. Non è un caso che le piccole aziende specializzate nella rimozione dell'amianto siano in crescita, un piccolo business forse cresciuto all'ombra dell'assenza di un piano di bonifica ambientale condiviso su scala nazionale;
la classifica generale dei casi di malattie asbesto-correlate segnalati al Renam vede la Lombardia al terzo posto (1.025) dopo Piemonte (1.963) e Liguria (1.246). Ma l'esame disaggregato dei dati proietta la Lombardia in cima alla graduatoria delle morti da esposizione indiretta. I sospetti puntano all'edilizia (esposizione pari al 22 per cento, sette punti percentuali in più della media nazionale), alla metalmeccanica (11 per cento più 6), al tessile (8 per cento più 2). Un numero molto rilevante di «esposizioni inconsapevoli» riguarda il settore della produzione, riparazione e manutenzione di autoveicoli, dovuti soprattutto alla presenza di amianto nei freni delle macchine fabbricate prima del bando. Il rapporto giudica di «particolare interesse» i casi di persone che si sono ammalate in luoghi di lavoro spesso aperti al pubblico, quali pubblica amministrazione (1 per cento), sanità (1,4 per cento), banche, poste e assicurazioni (0,4 per cento), scuole (0,4 per cento), alberghi, bar e ristoranti (0,3 per cento). Il rapporto continua, affermando che «desta grande preoccupazione l'aumento e la parcellizzazione dei settori per i quali non esistono evidenze di attività svolte "a rischio"». Spesso, il confine tra l'esposizione inconsapevole e quella poi catalogata come ambientale va ascritto alla consapevolezza della persona intervistata. Molti non hanno idea di come si siano ammalati;
Alessandro Marinaccio, coordinatore del Renam, non può fare a meno di notare come il decreto-legge che ne sanciva la nascita risalga al 1991, ma abbia avuto

attuazione solo nel 2002. I dati raccolti dal Renam hanno dettagli raggelanti. Nonostante tutte le ricerche sul mesotelioma, la sopravvivenza continua ad essere breve, 9-12 mesi dalla diagnosi. Ma la latenza della malattia è molto lunga (circa 40 anni) e sono assai rari i casi per i quali risulta più breve di 10 anni. Come egli stesso afferma «la diagnosi precoce serve a poco. Non ci sono cure, questa è la verità. Ma pensiamo ai risarcimenti per queste morti ingiuste: in Italia c'è uno scarto netto tra quello che sostiene l'epidemiologia e quelli che vengono riconosciuti come casi indennizzati. Questo semplicemente perché molte persone non denunciano»;
anche per questo, sostiene Marinaccio, è utile censire i casi. «Aiuta a capire quali sono le aree dove c'è ancora bisogno di intervenire. Professionali, primo tra tutti il settore dell'edilizia, che rivela come molti manufatti in amianto non siano ancora stati eliminati dagli edifici costruiti prima della messa al bando di questo materiale. E geografiche, come ad esempio la Lombardia, che peraltro risulta essere in buona compagnia, purtroppo» -:
quali iniziative di competenza il Ministro intenda intraprendere al fine di realizzare il «piano bonifiche» così come suggerito dal rapporto Renam, e di intervenire a favore del riconoscimento del carattere invalidante delle malattie asbesto-correlate.
(4-06262)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:

MOSCA e FARINONE. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
Numonyx è una multinazionale che produce quasi esclusivamente memorie flash, ovvero dispositivi alla base del funzionamento di «chiavette» USB, delle memory card per macchine fotografiche digitali, degli hard disk «a stato solido»;
molte delle principali attività Numonyx hanno il loro centro nevralgico in Italia, dove sono impiegati più di 1800 dipendenti (distribuiti fra Agrate Brianza, Napoli e Catania);
la sede di Agrate Brianza, con circa 1200 dipendenti, è il più importante sito italiano e ospita l'unico centro di ricerca e sviluppo tecnologico della Numonyx nel mondo, l'«R2 technology center»;
tale centro «R2» con una popolazione di circa 800 ricercatori altamente specializzati, è uno dei centri di ricerca più avanzati in Italia e nel mondo; tali ricercatori di questo centro hanno recentemente presentato il prototipo di memoria a cambiamento di fase più evoluto al mondo;
Numonyx è attualmente posseduta al 49 per cento da ST Microelectronics, al 45 per cento da Intel e al 6 per cento da Francisco partners;
recentemente ST Microelectronics ha venduto a Micron il 49 per cento delle quote azionarie di Numonyx e le attività di ricerca tecnologica del sito di Agrate Brianza;
in occasione dello scorporo delle memorie nel 2007 negli accordi sottoscritti, si prevedeva il mantenimento del ruolo unico di Agrate Brianza come centro di ricerca e sviluppo tecnologico della Numonyx;
attraverso questa operazione meramente finanziaria di ST Microelectronics vengono ceduti anche i 1100 lavoratori di Numonyx del sito di Agrate Brianza, legando il loro futuro alla sole scelte di una multinazionale statunitense privandoli della tutela dell'azionista pubblico;
il Governo italiano, azionista di maggioranza che controlla ST Microelectronics, ha avallato questa operazione decidendo di dismettere un progetto industriale di tecnologia avanzata, indebolendo

la parte italiana rispetto a quella francese sia per gli investimenti in ricerca e sviluppo che per i livelli occupazionali -:
se il Governo intenda promuovere, e in quali tempi, interventi concreti ed effettivi che consentano, in primo luogo, ai lavoratori e ai ricercatori di non perdere il proprio posto di lavoro e, in secondo luogo, alla stessa società e al centro «R2» di restare competitiva sul mercato;
se il Governo intenda assumere ogni iniziativa di competenza per salvaguardare il sito di Agrate Brianza, anche mediante il rafforzamento dei plant di produzione nonché del progetto industriale di tecnologia avanzata.
(5-02547)

Interrogazioni a risposta scritta:

REALACCI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
già dal 2001 è previsto il potenziamento della rete elettrica dell'isola d'Elba per fronteggiare la sua crescente richiesta di energia;
l'attuale progetto, nonostante il forte ridimensionamento, rispetto al tracciato originale previsto da Terna S.p.A., avutosi grazie alle osservazioni dell'ente Parco nazionale dell'arcipelago toscano, Comune di Portoferraio, Associazioni ambientaliste e comitati di cittadini, prevede la realizzazione di una nuova linea di 15,3 chilometri da San Giuseppe a Portoferraio, maggiore centro dell'isola, il cui tratto intermedio di 6,9 chilometri è su linea aerea, sostenuta da 20 tralicci, ed i due tratti iniziale e finale interrati;
il 53 per cento del territorio dell'isola d'Elba è tutelato dal Parco dell'arcipelago toscano e l'intero arcipelago toscano costituisce per l'unicità della sua fauna e della sua flora un unicum paesaggistico in tutto il bacino del Mediterraneo;
i tralicci previsti dall'attuale progetto avrebbero un notevole impatto anche sul paesaggio, con possibili ricadute negative anche dal punto di vista del turismo, considerando che l'isola d'Elba è fra le mete più ambite dal turismo nazionale e straniero;
la linea aerea prevista per il nuovo elettrodotto insiste inoltre all'interno di un importante corridoio faunistico tra due zone di protezione speciale (Zps Monte Capanne-Promontorio dell'Enfola ed Elba Orientale) e rappresenta il collegamento tra le ultime due zone umide dell'isola: sito di importanza regionale Schiopparello-Prade-San Giovanni e SIR-SIC-ZPS Mola;
l'intero arcipelago toscano costituisce, proprio per l'importanza dell'avifauna migratoria, stanziale e nidificante, una Important Bird Area europea (Iba), compresa in Rete Natura 2000;
all'Isola d'Elba è in corso una civile protesta per chiedere l'interramento anche dell'ultimo tratto aereo che coinvolge tutte le categorie economiche, tutte le forze politiche e sociali, le amministrazioni comunali e le associazioni ambientaliste e il comitato per l'interramento di tutto l'elettrodotto -:
quali iniziative intendano assumere, i Ministri interrogati, per promuovere un progetto di totale interramento dell'elettrodotto nel tratto elbano al fine di preservare le bellezze naturalistiche e paesaggistiche del territorio dell'isola d'Elba e per scongiurare il deturpamento di una delle isole più belle d'Italia.
(4-06268)

FUGATTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
a distanza di tre mesi dal passaggio dalla televisione di tipo analogico al metodo digitale terrestre, molti cittadini della provincia di Trento, in particolare nei territori di Rovereto e dintorni, lamentano

numerosi problemi riferiti alla ricezione del segnale Rai;
il problema sembra essere imputabile ad un livello troppo basso del segnale Rai;
alcuni cittadini si sono rivolti, a proprie spese, all'ausilio di tecnici antennisti per potenziare l'impianto di ricezione;
le associazioni dei consumatori hanno convocato un'assemblea presso il comune di Rovereto (Trento), alla quale hanno partecipato un centinaio di persone con lo scopo di raccogliere le firme dei cittadini danneggiati e chiedere un risarcimento danni;
il piano di transizione alla televisione digitale terrestre, promosso dal Ministero dello sviluppo economico e dalla provincia autonoma di Trento porta avanti i obiettivo dell'abbattimento del cosiddetto «divario digitale» e per farlo deve garantire il segnale anche alle zone con basso numero di utenti, a prescindere dalle valutazioni economiche degli operatori;
nei fatti, sono i comuni come Rovereto, Mori e Isera a vivere questi disagi e il perdurare dei disservizi sembra ricadere proprio sulle fasce deboli dell'utenza;
la popolazione di questi comuni della provincia di Trento ritiene che non siano state attivate azioni mirate al fine di garantire una reale situazione di accesso al nuovo sistema che doveva offrire, nelle dichiarazioni iniziali, maggiori servizi, portando ad un miglioramento della situazione preesistente;
non appare giusto all'interrogante che queste famiglie non percepiscano il segnale Rai, pur continuando ugualmente a pagare il canone;
la condotta della Rai, ad avviso dell'interrogante, si configura di fatto come una pratica commerciale scorretta, evidenziando la violazione di obblighi previsti dagli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del codice del consumo, obbligando i propri utenti che non riescono a captare il segnale digitale a cambiare antenna per poter visionare i programmi in digitale -:
se il Ministro non ritenga di assumere iniziative, anche di carattere normativo, volte ad assicurare un indennizzo per i danni subiti da quegli utenti del servizio pubblico radiotelevisivo che, oltre al pagamento del canone, si trovino costretti ad affrontare le spese necessarie a dotarsi di nuove antenne per poter ricevere il segnale RAI.
(4-06274)

...

Apposizione di una firma ad una interpellanza.

L'interpellanza urgente Garavini e altri n. 2-00628, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Amici.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta in Commissione Bocci n. 5-02407, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 28 gennaio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Corsini.

L'interrogazione a risposta immediata in assemblea Borghesi e altri n. 3-00932, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Di Stanislao.

L'interrogazione a risposta in Commissione Montagnoli n. 5-02536, pubblicata

nell'allegato B ai resoconti della seduta del 23 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Carlucci.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interrogazione a risposta in Commissione Samperi n. 5-01866 del 1o ottobre 2009.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore:
interrogazione a risposta scritta Peluffo e altri n. 4-06178 del 17 febbraio 2010 in interrogazione a risposta in commissione n. 5-02549.