XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di lunedì 8 febbraio 2010

TESTO AGGIORNATO AL 10 FEBBRAIO 2010

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzione in Commissione:

La VII Commissione,
premesso che:
con la legge 30 marzo 2004 n. 92 stata istituita dal Parlamento italiano la «Giornata del ricordo», al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale;
il 10 febbraio 2010 è ormai prossimo;
tale giornata è dedicata dallo Stato alla celebrazione ed alla memoria del martirio degli italiani infoibati, del loro assassinio di massa organizzato dalle bande comuniste del maresciallo Tito, oggi considerato il primo raccapricciante segno di «pulizia etnica» attuato in quelle terre, che durò fino al 1948 e provocò l'esilio forzato di 350 mila italiani dall'Istria, da Fiume e da tutta la Dalmazia;
il martirio non fu risparmiato né alle donne né ai bambini, né ai vecchi né ai sacerdoti, la cui sola colpa era quella di essere italiani;
all'articolo 1, comma 2, della legge n. 92 del 2004 si fa espresso riferimento al fatto che tali commemorazioni debbano essere realizzate per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado e che istituzioni ed enti debbano favorire la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende;
tali iniziative, inoltre, devono essere volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario ed artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica, ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all'estero;
negli ultimi due anni tale ricorrenza è stata celebrata da parte delle più alte cariche istituzionali;
nonostante tutto, purtroppo, oggi in Italia c'è chi tende a minimizzare la tragedia delle foibe e dell'esodo e, paradossalmente, proprio la scuola è l'istituzione che tende a dimenticare maggiormente questa pagina tragica della storia italiana. Infatti i testi scolastici dovrebbero contemplare questa drammatica vicenda e, invece, in molti casi, la stessa non viene nemmeno menzionata, disattendendo in questo modo una delle principali finalità indicate dalla legge n. 92 del 2004;
da tempo in molte scuole a parlare delle foibe e dell'esodo sono associazioni che il più delle volte tendono a minimizzare l'evento o comunque ad effettuare ricostruzioni che non corrispondono alle oggettività storiche, così offendendo i martiri italiani;
pertanto pare necessario che per scongiurare questo pericolo nelle scuole siano autorizzate a spiegare questi tragici eventi le associazioni di esuli o altre associazioni da loro indicate, che per ovvi motivi conoscono i fatti per averli vissuti direttamente e per avere da sempre approfondito il tema con serenità e rigore;

impegna il Governo:

ad incrementare le iniziative nelle scuole sul tema di cui in premessa, avviando anche dei corsi di formazione per docenti e studenti mediante seminari di studio a loro dedicati, affidati a prestigiosi docenti universitari che ne garantiscano il carattere scientifico;
ad istituire presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca

un Albo Nazionale di associazioni di esuli o altre associazioni indicate da queste ultime, autorizzate a recarsi, su richiesta, negli istituti scolastici per esporre la tragedia dei confini orientali.
(7-00262)
«Frassinetti, Garagnani, Barbieri, Goisis, Granata, Ceccacci Rubino, Mazzuca, Barbaro, Giammanco, Murgia, Centemero, Palmieri, Rivolta, Aprea, Grimoldi».

TESTO AGGIORNATO AL 24 FEBBRAIO 2011

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:

PILI e VIGNALI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
la Commissione Europea in data 19 novembre 2009 ha adottato la decisione relativa agli aiuti di Stato n. C 38/A/2004 (ex NN 58/2004) e n. C 36/B/2006 (ex NN 38/2006) cui l'Italia ha dato esecuzione a favore di Alcoa Trasformazioni;
all'inizio degli anni novanta, nel quadro della liquidazione del conglomerato statale EFIM, il produttore italiano di alluminio Alumix era stato ristrutturato, privatizzato e venduto ad Alcoa. Alumix operava due smelter di alluminio primario, uno a Portovesme (Sardegna) e uno a Fusina (Veneto);
l'acquisizione di Alumix da parte di Alcoa era stata subordinata alla concessione da parte di ENEL, ente statale fornitore dell'energia elettrica, di una tariffa agevolata per le forniture di energia elettrica ai due smelter;
la tariffa agevolata a favore di Alcoa era stata istituita con decreto ministeriale del 19 dicembre 1995 (in prosieguo: «il decreto del 1995»). Tale decreto stabiliva che Alcoa avrebbe beneficiato del trattamento agevolato di cui alla delibera CIP 13/1992 fino alla fine del 2005. Successivamente a tale data, il trattamento applicato ad Alcoa sarebbe stato allineata a quello applicato agli altri utenti di energia elettrica;
la tariffa ridotta era stata valutata in base alle norme sugli aiuti di Stato nel contesto del caso C 38/1992;
nella decisione adottata il 4 dicembre 1996 (in prosieguo: «la decisione Alumix»), la Commissione aveva concluso che non costituiva aiuto di Stato sulla base delle considerazioni riassunte di seguito;
nel quadro del regime in questione lo Stato fissava la tariffa da applicare ad Alcoa, ed ENEL, l'unico fornitore di energia elettrica esistente all'epoca in Italia, forniva ad Alcoa l'energia elettrica alla tariffa stabilita. I prezzi per entrambi gli smelter erano stati fissati per dieci anni. Per la Sardegna, era stata fissata a 36,3 ITL/chilowattora nel 1996 e sarebbe stata gradualmente aumentata fino a raggiungere 39,6 ITL/chilowattora nel 2005. Per il Veneto la tariffa doveva raggiungere 39,90 ITL/chilowattora nel 2005. Convertiti in euro, questi prezzi oscillano tra 18 e 20 euro/megawattora;
all'epoca ENEL era un ente pubblico che erogava energia elettrica in regime di monopolio. Pertanto la Commissione aveva valutato se ENEL agisse come un operatore di mercato razionale nell'applicare ad Alcoa il prezzo stabilito;
la Commissione aveva valutato la situazione dell'offerta di energia elettrica nelle due regioni interessate nell'arco dei dieci anni di applicazione della tariffa agevolata. Aveva osservato che in Sardegna e Veneto il mercato dell'energia elettrica era caratterizzato da una sovraccapacità di produzione di energia che non era verosimile sparisse nei successivi dieci anni. Aveva inoltre osservato che era impossibile per i produttori esportare energia

elettrica da queste regioni, a causa dell'insufficiente interconnessione con l'Italia continentale nel caso della Sardegna e per mancanza di domanda da parte di regioni limitrofe nel caso del Veneto;
in tale situazione, la Commissione aveva ritenuto che un grande cliente industriale come Alcoa avesse un notevole potere di negoziazione rispetto ad ENEL dal momento che la chiusura dei due smelter, che erano tra i migliori clienti di ENEL in Italia, avrebbe comportato una sovraccapacità ancora più elevata ed avrebbe peggiorato la struttura dei costi dell'ENEL;
pertanto, era nell'interesse economico di ENEL fornire energia elettrica ad un prezzo particolarmente contenuto agli smelter di Portovesme e Fusina;
la Commissione aveva ritenuto che un fornitore razionale di energia elettrica sarebbe stato disposto a vendere ad un prezzo che copriva i suoi costi marginali medi di produzione, calcolati sulla base dell'effettivo mix di combustibili utilizzato dalle centrali elettriche nelle regioni interessate, più un modesto contributo verso i costi fissi. Risultava che il prezzo stabilito per Alcoa (18/20 euro megawattora) rispondeva a tali criteri. Per quanto riguarda i modesti incrementi annui del prezzo di Alcoa previsti per i dieci anni successivi, la Commissione li aveva considerati giustificati in base alla previsione che il costo di produzione marginale di ENEL sarebbe diminuito nel corso degli anni grazie a miglioramenti nel mix di combustibili e nelle tecnologie di produzione;
la Commissione aveva pertanto concluso che nel concedere la tariffa (18/20 euro megawattora) ENEL si comportava come un operatore di mercato razionale e aveva quindi dichiarato che la misura non costituiva aiuto di Stato, ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 1, del trattato CE;
nel 1999, quando l'Italia ha recepito la prima direttiva di liberalizzazione dell'Unione europea, l'ENEL ha cessato di essere il fornitore di energia elettrica monopolista in Italia ed è stata divisa in vari soggetti;
nel 2000 l'Italia ha deciso di includere la tariffa Alumix tra gli «oneri generali del sistema elettrico». Questo nuovo status ha portato al primo significativo cambiamento nel meccanismo di finanziamento della tariffa Alumix. Mentre ENEL in precedenza aveva venduto l'energia elettrica direttamente al prezzo agevolato ad Alcoa, in base al nuovo meccanismo, ENEL, riceveva il prezzo pieno ordinario applicato a grandi clienti industriali, e gli altri consumatori di energia elettrica fornivano i fondi necessari a garantire che Alcoa continuasse a pagare il prezzo Alumix (18/20 euro megawattora). In pratica, ad Alcoa veniva nominalmente applicato il prezzo pieno, ma l'impresa fruiva di uno sconto diretto in bolletta. ENEL finanziava tale sconto grazie ai ricavi di un nuovo onere parafiscale prelevato mediante la componente A4 della tariffa elettrica e pagato dalla generalità dell'utenza. Nel 2002 Alcoa ha stipulato un contratto bilaterale con ENEL ad un prezzo nominale corrispondente all'incirca alla tariffa standard applicata da ENEL per le forniture in alta tensione;
per quanto riguarda il caso specifico di Alcoa, la Commissione ha sottolineato che la nuova tariffa sembrava diversa dalla tariffa Alumix in quanto quest'ultima era stata concessa da ENEL, l'operatore italiano di energia elettrica in regime di monopolio, mentre la nuova tariffa comportava l'intervento selettivo dello Stato per compensare la differenza tra il prezzo di mercato concordato con un produttore di elettricità e il prezzo agevolato fissato nel 1996;
i Governi di vari Stati membri incoraggiano la conclusione di contratti di fornitura a lungo termine orientati ai costi tra i consumatori industriali elettro-intensivi e i produttori di energia elettrica, tenuto conto del fatto che i mercati elettrici non funzionano adeguatamente. Tali soluzioni sono considerate necessarie quali

misure provvisorie per garantire prezzi equi e per impedire chiusure di industrie;
in gran parte dei Paesi europei i contratti bilaterali costituiscono la soluzione adottata per affrontare il problema ed in particolare le misure adottate nei vari Paesi sono così sinteticamente individuate: Finlandia (consorzi che investono in un nuovo reattore nucleare, con diritti di prelievo ad un prezzo basato sui costi di produzione), Germania (sconto del 35-50 per cento sui costi di trasmissione, più una riduzione degli oneri connessi alle energie rinnovabili per i grandi utenti industriali), Spagna (tariffe regolamentate), Francia (consorzi di grandi utenti che investono in nuove centrali nucleari, tariffe regolamentate «di ritorno»), Svezia (consorzi per investimenti in nuove centrali), Belgio (consorzio di acquisto);
nel rispondere alle osservazioni della Commissione europea lo Stato italiano ha reiteratamente richiamato «la sovraccapacità di generazione di elettricità prevalente in Sardegna e ha sottolineato che in siffatta situazione Alcoa normalmente avrebbe un notevole potere di negoziazione e otterrebbe un prezzo concorrenziale soltanto leggermente superiore al costo di produzione marginale del produttore. Il fatto che ciò non sia possibile in Sardegna è da imputarsi, - secondo le dichiarazioni riportate dalla Commissione europea - al comportamento dell'operatore dominante, che può fissare il prezzo in Sardegna e non ha alcun interesse commerciale a vendere a un prezzo inferiore, sapendo che Alcoa non può acquistare altrove l'elettricità di cui ha bisogno. Inoltre, in situazione di duopolio (ENEL e ENDESA-oggi E.ON) entrambi gli operatori possono avere interesse ad applicare un prezzo superiore al prezzo economicamente ottimale, onde evitare di creare «un cattivo precedente» nel resto d'Italia. Considerato il notevole potere di mercato conservato dall'ex monopolista ENEL, l'Italia conclude che non vi è alcuna differenza sostanziale fra il prezzo (18/20 euro megawattora) accordato ad Alcoa in una situazione di monopolio (approvato dalla Commissione nella decisione Alumix) e la tariffa applicabile nelle attuali, alquanto imperfette, condizioni di mercato;
la Commissione, nella decisione ultima fa presente che il metodo utilizzato nel caso Alumix riguardava una situazione molto specifica. In Alumix, la tariffa era accordata da ENEL, che all'epoca era l'ente pubblico che erogava elettricità in regime di monopolio, in un mercato dell'elettricità che non era ancora stato liberalizzato. Data la situazione, la Commissione aveva dovuto appurare se ENEL praticasse un prezzo artificiosamente basso, oppure se si comportasse come un operatore di mercato razionale. Considerato il monopolio detenuto da ENEL per la generazione e la distribuzione di elettricità, non vi era alcun prezzo di mercato cui la Commissione potesse fare riferimento per valutare la presenza di un vantaggio. Pertanto, la Commissione aveva messo a punto un metodo per individuare il prezzo di mercato teorico più basso al quale un fornitore razionale sarebbe stato disposto a vendere al suo «miglior cliente» (il maggiore consumatore con un profilo di consumo piatto) nelle circostanze specifiche del mercato sardo e veneto. In effetti, un fornitore razionale avrebbe cercato di coprire quanto meno i suoi costi marginali di produzione, più una frazione dei costi fissi;
un esame dei fatti dimostra che il meccanismo tariffario che la Commissione aveva autorizzato nel caso Alumix ha subito un fondamentale cambiamento, ossia il passaggio da una tariffa praticata da un fornitore di elettricità a condizioni di mercato ad una tariffa che di tale ha solo il nome e che è il risultato di una sovvenzione statale;
nel caso Alumix la valutazione verteva sul comportamento del fornitore di elettricità ENEL. Il prezzo agevolato non recava un vantaggio ad Alcoa in quanto, sulla base del test dell'operatore in economia di mercato la Commissione riteneva che fosse razionale per ENEL vendere l'elettricità al prezzo in questione (18/20

euro megawattora). Tuttavia, il test dell'operatore in economia di mercato perde di significato in una situazione in cui la tariffa non è più offerta volontariamente da ENEL (che percepisce il prezzo ordinario), ma è il risultato di un pagamento compensativo da parte dello Stato. Nel nuovo sistema il comportamento del fornitore di energia elettrica non ha più alcuna rilevanza;
il mercato italiano dell'energia elettrica è generalmente altamente concentrato, anche se meno nella zona nord. L'operatore dominante in tutte le zone è l'ex monopolista ENEL, eccetto in Sardegna dove detiene un duopolio con E.ON. ENEL detiene un notevole potere di mercato di cui l'autorità italiana garante della concorrenza ha constatato che ha abusato nel 2004-2005. I prezzi dell'energia elettrica in Italia sono generalmente elevati, per effetto di un mix produttivo in gran parte basato sui combustibili fossili (essenzialmente gas), dell'assenza di capacità nucleare e della congestione nei collegamenti verso il resto d'Europa;
in Sardegna, che rappresenta il 4,1 per cento della potenza installata in Italia; l'elettricità è prodotta prevalentemente in centrali termoelettriche utilizzando combustibili fossili (carbone, olio combustibile, tar di raffineria). L'isola non ha un'infrastruttura di distribuzione del gas naturale;
la Sardegna risente di una situazione di sovraccapacità di produzione, soprattutto nel segmento ad alto costo (centrali alimentate a olio combustibile) imputabile, ad avviso dell'interrogante, ai piani del Governo, mai realizzatisi, di concentrare nell'isola l'industria pesante italiana. Ciò aveva portato a sovrainvestimenti da parte di ENEL nelle centrali di produzione elettrica. Oltre ad essere strutturalmente più costose, siffatte centrali stanno rapidamente diventando obsolete sotto il profilo tecnico. Le esportazioni di energia elettrica sarda verso la penisola sono anche limitate dalla modesta capacità dell'interconnettore, che è soggetto a congestione;
due società elettriche, ENEL e E.ON, detengono congiuntamente una quota di mercato pari al 95 per cento delle forniture di energia elettrica in Sardegna (circa il 58 per cento per E.ON e il 42 per cento per ENEL). Secondo l'indagine sullo stato di concorrenza nel settore elettrico, in termini concorrenziali la Sardegna può essere classificata come un duopolio a dominanza collettiva;
la concentrazione di mercato è elevata, benché non sia la più elevata in Italia. Dato il loro controllo su praticamente tutti gli impianti mid-merit e di punta, E.ON e ENEL determinano il prezzo praticamente per tutte le ore;
secondo i dati riportati dalla Commissione europea emerge il seguente quadro: «i prezzi all'ingrosso dell'elettricità in Italia sono fra i più elevati in Europa, e i prezzi in Sardegna sono fra i più elevati in Italia. Nel 2007 il prezzo medio nazionale (PUN) è stato di 70,99 euro al MW/h mentre il prezzo zonale sardo medio è stato di 75 euro al MW/h, rispetto agli 80 euro al MW/h del 2006. Nel 2008 e 2009 è continuata la tendenza al rialzo del prezzo medio zonale sardo. Nella prima metà del 2009 la Sardegna si è attestata costantemente al di sopra della media nazionale (con un prezzo medio di 106,60 euro al MW/h rispetto a un PUN di 60,50 al MW/h). Non sono disponibili i prezzi relativi ai contratti bilaterali in Sardegna, in quanto tali dati non sono di pubblico dominio e l'Italia non ha inteso fornirli»;
secondo la Commissione europea «il mercato dell'energia elettrica in Sardegna presenta una serie di problemi (alcuni dei quali, tuttavia, sono comuni al resto d'Italia) che possono essere riassunti come segue: prezzi elevati, forte grado di concentrazione del mercato, potere di mercato degli operatori dominanti, capacità di produzione eccedentaria nel segmento ad alto costo, relativa inefficienza delle centrali di produzione che stanno diventando obsolete, assenza di accesso all'infrastruttura del gas naturale, carenza di interconnessione»;
la Commissione europea per quanto riguarda la natura del problema di con

correnza in Sardegna rileva quanto segue: «I prezzi elevati in Sardegna sono il frutto di una combinazione di fattori: l'insufficiente interconnessione, la struttura dei costi del portafoglio di generazione e il potere dì mercato dei due principali generatori»;
la relazione dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas sullo stato del mercato dell'energia elettrica e del gas naturale e sullo stato di utilizzo ed integrazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili del 29 gennaio 2010 riscontra un livello di competizione piuttosto scarso, dovuto principalmente ad insufficienze di tipo infrastrutturale. Le situazioni più critiche si registrano in Sicilia e Sardegna (isole), e sono dovute principalmente alla inadeguatezza delle interconnessioni tra il sistema elettrico delle Isole e quello dell'Italia peninsulare (continente);
l'andamento dei prezzi zonali di vendita nel mercato del giorno prima (MGP) dal 2005 al 2009 testimonia tali differenze strutturali. Il 2009 registra un brusco calo dei prezzi ma in misura nettamente inferiore in Sardegna rispetto alle altre zone (-11 per cento in Sardegna rispetto ad una diminuzione compresa fra il 26 per cento e il 32 per cento nelle altre zone). L'andamento degli ultimi anni sembra così consolidare il divario fra i prezzi nelle isole e nel continente. Assumendo a riferimento i livelli dei prezzi del 2005, nel 2009 i prezzi nel continente sono aumentati - a seconda della zona - fra lo zero e il 5 per cento, mentre i prezzi in Sardegna sono aumentati del 36 per cento;
le situazioni di Sicilia e Sardegna - secondo l'Autorità - destano particolare preoccupazione in quanto caratterizzate dalla compresenza di due operatori (o raggruppamenti di operatori nel caso della Sicilia) entrambi dotati di un notevole potere di mercato unilaterale. Esso è misurato dalla indispensabilità della capacità produttiva riferibile ad un medesimo operatore (o raggruppamento di operatori) ai fini del soddisfacimento del fabbisogno di energia e di riserva di potenza (necessaria a Terna per garantire la sicurezza del sistema);
le isole, del resto, come già evidenziato, ribadisce la relazione, sono strutturalmente caratterizzate da livelli di prezzo sensibilmente superiori a quelli delle altre aree del Paese. Dette differenze nei livelli dei prezzi - secondo l'Autorità - non sono riconducibili interamente a differenze nella struttura di costo del rispettivo parco produttivo quanto, piuttosto, al potere di mercato unilaterale di cui godono i produttori in Sardegna -:
se non ritenga il Governo di dover assumere con urgenza tutte le iniziative di competenza al fine di verificare l'operato delle società produttrici di energia elettrica in Sardegna;
se il Governo italiano, come si evince dalla decisione della Commissione europea del 19 novembre 2009, abbia affermato che con la sovraccapacità di generazione di elettricità prevalente in Sardegna «Alcoa normalmente avrebbe un notevole potere di negoziazione e otterrebbe un prezzo concorrenziale soltanto leggermente superiore al costo di produzione marginale del produttore. Il fatto che ciò non sia possibile in Sardegna è da imputarsi, al comportamento dell'operatore dominante, che può fissare il prezzo in Sardegna e non ha alcun interesse commerciale a vendere a un prezzo inferiore, sapendo che Alcoa non può acquistare altrove l'elettricità di cui ha bisogno. Inoltre, in situazione di duopolio (ENEL e ENDESA-oggi E.ON) entrambi gli operatori possono avere interesse ad applicare un prezzo superiore al prezzo economicamente ottimale, onde evitare di creare "un cattivo precedente" nel resto d'Italia»;
se non si ritenga, qualora fossero veritiere le affermazioni attribuite allo Stato italiano e riportate nella decisione della Commissione europea di promuovere tutte le necessarie iniziative affinché i competenti organi indipendenti, attraverso apposita indagine, valutino la posizione «dominante» dei produttori elettrici in Sardegna e le eventuali azioni da intraprendere

per eliminare quella che all'interrogante appare un'illegittima posizione «dominante»;
se non si ritenga di dover impugnare la decisione della Commissione europea e quali siano i tempi per poter esercitare l'opportuna opposizione ai preposti organi di giustizia comunitaria.
(5-02455)

Interrogazioni a risposta scritta:

MIGLIORI e CARLUCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
nella serata di ieri, intorno alle ore 22, diverse zone dell'Italia centrale sono state colpite da un fenomeno sismico di riguardevole intensità, superiore al 4o grado della Scala Richter; fra queste, la provincia di Firenze e, in particolare, la zona del Mugello -:
se il Governo intenda comunicare ogni elemento a sua disposizione sulle caratteristiche del terremoto, sull'entità dei danni da esso arrecati e sull'attività e le modalità di intervento messe in atto dalla Protezione Civile.
(4-06048)

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
i discorsi e gli atti di omofobia e transfobia in grave ascesa nel nostro Paese sono certamente prodotti dal clima sociale, culturale, ideologico, intollerante e discriminatorio, che si fonda sui pregiudizi e i luoghi comuni, profittando anche della mancanza di dati e informazioni certe ed attendibili;
secondo quanto illustrato dal dottor Carlo D'Ippoliti, dell'università di Roma La Sapienza, in un intervento pubblicato il 26 gennaio 2010 sul sito www.lavoce.info, in occasione del passato censimento della popolazione, l'ISTAT avrebbe gravemente mancato a tale funzione, modificando le informazioni liberamente fornite dai cittadini e le cittadine e destando quindi molte perplessità riguardo ai modi e alle conseguenze di tale comportamento; difatti in tale occasione molte coppie di persone dello stesso sesso (con o senza figli) compilarono un solo modulo e si dichiararono come persone conviventi non sposate. Poi, però l'ISTAT avrebbe considerato queste osservazioni come «dati incongruenti», ed avrebbe, di suo arbitrio, riattribuito il valore della risposta «convivente dell'intestatario» con un'altra risposta: «altra persona convivente senza legami di parentela»; con questa scelta, l'Istituto ha di fatto reso non riconoscibili le unioni affettive da quelle di altra natura, come ad esempio la convivenza del personale collaboratore domestico, o degli studenti fuori sede;
rispondendo all'interrogazione avanzata da dodici parlamentari, nella XIV legislatura il Sottosegretario per i rapporti con il Parlamento, dell'allora Governo Berlusconi, ha esposto una seconda possibile ragione della decisione di riattribuire le risposte fornite dai cittadini e dalle cittadine, come si legge nel resoconto stenografico della seduta alla Camera: «i dati personali idonei a rilevare la vita sessuale di un individuo sono considerati, ai sensi dell'articolo 4 del decreto legislativo n. 196 del 2003, dati sensibili e pertanto, ai sensi dell'articolo 20 dello stesso decreto legislativo, il trattamento dei dati sensibili da parte dei soggetti pubblici è consentito solo se conformi a disposizioni fissate dal legislatore; occorre cioè l'autorizzazione effettuata da una espressa disposizione di legge»;
se da un lato tale indicazione può fornire indicazioni sulla stesura del regolamento di esecuzione del censimento, in corso di definizione, rimane alquanto controverso il fatto che, di fronte ad un vuoto normativo in materia di protezione dei dati, questi vengano modificati, ad avviso degli interroganti in modo non conforme

alle norme vigenti, dall'ente che li ha raccolti. Inoltre, non è privo di rilevanza che i dati raccolti contenevano informazioni sulle coppie lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) così come loro avevano deciso di presentarsi, avendo sempre la possibilità di compilare due diversi questionari, o di dichiararsi «altri conviventi senza relazioni di parentela»;
l'informazione sulla popolazione delle persone lesbiche e gay nel censimento è raccolta ed utilizzata da numerosi Paesi, senza che questo generi «barriere» sul piano statistico né giuridico;
anche in Italia, l'informazione che si ricaverebbe non è scontata a priori, come ad esempio si può vedere con un semplice esperimento. Considerando solo le coppie di persone adulte dello stesso sesso, non legate da vincoli di parentela né affinità, è possibile ottenere 151 osservazioni nel database dell'indagine dei bilanci delle famiglie Italiane prodotta dalla Banca d'Italia nel 2007. Emerge così che le coppie dello stesso sesso conviventi sarebbero più frequenti nel Nord e nelle Isole, e meno al Sud, e che il loro reddito medio individuale è pari a circa 17.500 euro annui, contro i 18.600 della media della popolazione italiana. Secondo diverse altre misure, il reddito delle coppie conviventi sembrerebbe inferiore alla media, sebbene la distribuzione dei titoli di studio non mostri differenze significative;
queste osservazioni evidentemente non sono rappresentative dell'intera popolazione LGBT, come spiegato sopra, e oltre a includere il caso dei conviventi non legati da relazioni affettive, soffrono della grave limitazione costituita dal numero eccessivamente basso. Ad ogni modo, un loro breve esame mostra come un'analisi più approfondita e meglio documentata potrebbe rivelare una realtà di marginalizzazione e discriminazione di segno opposto agli stereotipi dominanti;
il censimento della popolazione costituisce un'occasione unica nel decennio per lo studio anche della popolazione omosessuale, bisessuale e transessuale, come documentato da autorevoli ricerche nazionali ed internazionali; la missione dell'Istituto nazionale di statistica è quella di servire la collettività attraverso la produzione e la comunicazione di informazioni statistiche e analisi di elevata qualità, realizzate in piena autonomia e sulla base di rigorosi principi etico-professionali e dei più avanzati standard scientifici, allo scopo di sviluppare un'approfondita conoscenza della realtà ambientale, economica e sociale dell'Italia e favorire i processi decisionali di tutti i soggetti della società;
il portale gay italiano più importante, www.gay.it, ha recentemente lanciato un appello già firmato da migliaia di cittadini affinché l'Istat accolga l'invito a modificare i criteri di raccolta ed elaborazione delle informazioni sulla popolazione lgbt;
ad avviso degli interroganti è gravemente discriminatoria la mancata fornitura da parte dell'ISTAT di dati e informazioni disaggregate sul numero, le caratteristiche e le condizioni di vita della popolazione omosessuale, bisessuale e transessuale -:
se, in occasione del prossimo censimento della popolazione, l'ISTAT intenda distinguere ed adeguatamente rappresentare le convivenze affettive da tutte le altre;
se, in occasione del prossimo censimento della popolazione, l'ISTAT intenda raccogliere ed elaborare dati e informazioni sulle coppie, le famiglie, e le singole persone omosessuali, bisessuali e transessuali, e fornire elaborazioni statistiche disaggregate rispetto a questa specifica fascia di popolazione;
se il Governo intenda intervenire per garantire la completezza, veridicità e correttezza delle informazioni raccolte nel contesto del prossimo censimento della popolazione, nel rispetto del diritto alla riservatezza dei dati personali, anche mediante autorizzazioni generali all'ISTAT per la raccolta, l'elaborazione e la fornitura, ad uso di ricerche ed elaborazioni

statistiche, di informazioni riguardanti l'identità di genere e l'orientamento sessuale.
(4-06050)

COLUCCI e CARLUCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
negli ultimi tempi si assiste in moltissimi stadi italiani dove si giocano le partite del campionato di calcio di serie A ad una preoccupante escalation degli atteggiamenti xenofobi sotto forma di cori e di striscioni di natura razzista nei confronti di giocatori;
la stampa reca la notizia del rinvenimento di una scritta razzista e minatoria sul cancello dell'abitazione di Massimo Moratti, presidente dell'Inter. Si tratta evidentemente di un'ennesima vicenda discriminatoria nei confronti del calciatore Mario Balotelli (spesso insultato in molti stadi italiani a motivo del colore della sua pelle) che travalica i confini dello stadio per arrivare a colpire e minacciare la stessa proprietà di una squadra di calcio in cui militano diversi calciatori di colore;
tali deplorevoli episodi sono connotati da una risonanza mediatica e un rilievo sociale tali da danneggiare e minare alle fondamenta il valore educativo e sociale dello sport nonché il percorso di integrazione degli immigrati nel nostro Paese;
occorre, quindi, contrastare con forza il dilagare di tali fenomeni negli stadi di tutte le serie, sia di livello professionistico che dilettantistico;
anche all'estero tale situazione è oggetto di attenzione e di interventi sanzionatori che non si limitano alla giustizia sportiva. In Inghilterra molta attenzione ha destato una recente sentenza con cui un tifoso che ha insultato e minacciato la madre di un calciatore di colore è stato bandito da tutti gli stadi del Regno Unito per i prossimi tre anni nonché condannato al pagamento di una multa e di un indennizzo;
è nota la sensibilità al problema del Ministro dell'interno che ha già prospettato la possibilità di sospendere le partite in caso di insulti razzisti nei confronti dei calciatori -:
quali iniziative intendano adottare gli organismi preposti, in particolare con riferimento alle problematiche di ordine pubblico, per evitare il ripetersi di tali incresciosi avvenimenti.
(4-06054)

...

AFFARI ESTERI

Interrogazioni a risposta scritta:

FEDI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la comunità italo-sudamericana ha manifestato, attraverso i Comitati degli italiani all'estero (Com.It.Es.), i rappresentanti al Consiglio generale degli italiani all'estero (C.G.I.E.), i rappresentanti delle associazioni e tutte le istanze rappresentative della locale comunità, la propria ferma opposizione alla prospettata chiusura del consolato di Durban;
la chiusura del consolato di Durban, una città dove risiedono quattromila cittadini italiani, renderebbe impossibile offrire i servizi consolari agli utenti che chiedono invece rapporti forti con le istituzioni italiane e servizi efficienti dalle pubbliche amministrazioni del nostro Paese;
la eventuale chiusura del consolato di Durban comprometterebbe anche i rapporti economici e commerciali in uno scalo marittimo e in uno snodo commerciale tra i più importanti dell'intero continente africano, dove si registra la massiccia presenza di aziende italiane e dove attraccano 50 navi italiane all'anno, con relativa richiesta di assistenza al consolato per il disbrigo di pratiche di navigazione;
i continui tagli e le riduzioni di bilancio si sommano ai problemi organizzativi

di una rete consolare che necessita invece piena dignità poiché rappresenta oggi un essenziale elemento di collegamento con le comunità italiane nel mondo, oltre ad essere al servizio del sistema economico e commerciale del nostro Paese;
il Governo si era impegnato a comunicare al più presto un nuovo piano di riorganizzazione della rete consolare nel mondo -:
se si intenda mantenere operativa la sede consolare di Durban.
(4-06036)

REALACCI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
a sole due settimane dall'inaugurazione l'impianto della centrale idroelettrica di Gilgel Gibe II in Etiopia è stato bloccato per un crollo di 6 mila metri cubi di terra e ghiaia nella galleria che alimenta la diga;
la notizia, oltre che dalla stampa straniera e dai siti delle Organizzazioni non governative specializzate, è stata riportata anche da un servizio curato da Riccardo Chartroux nell'edizione serale del Tg3 del 3 febbraio 2010;
all'inaugurazione dell'opera, il 13 gennaio 2010, era presente anche il Ministro degli affari esteri della Repubblica italiana, onorevole Franco Frattini, assieme ai rappresentanti del Governo etiopico e della Salini Costruttori spa, azienda realizzatrice dell'invaso;
il progetto per la diga Gilgel Gibe II è stato finanziato con 220 milioni di euro di prestito agevolato dalla Repubblica italiana e risulta essere il più ingente mai accordato nel fondo rotativo della cooperazione. Per dare un parametro di confronto, quasi l'intero stanziamento previsto nella legge finanziaria per il 2010 per tutta la cooperazione italiana è pari a 323 milioni di euro;
la Direzione generale della cooperazione allo sviluppo presso il Ministero degli affari esteri ha approvato il relativo credito di aiuto nonostante il primo parere negativo del nucleo tecnico di valutazione della stessa direzione generale che rilevava l'assenza di uno studio di fattibilità e, tra l'altro, l'affidamento del contratto a trattativa diretta, non conforme alle procedure seguite dalla direzione generale né alla normativa italiana (legge n. 109), né alle procedure applicate in materia dalle organizzazioni internazionali e dall'Unione europea;
in un parere il Ministero dell'economia e delle finanze aveva espresso molta preoccupazione per la fattibilità economica dell'operazione, stante la precaria situazione debitoria dell'Etiopia verso l'Italia;
la Banca mondiale ha negato il sostegno finanziario ai progetti Gibe II e al futuro Gibe III ed anche la SACE, Società assicuratrice commercio estero, nel gennaio 2008, ha rifiutato la garanzia finanziaria richiesta dalla Salini Costruttori spa;
vi è poi l'interesse del Governo etiopico e, conseguentemente del contractor Salini Costruttori spa, di dare seguito ad un ennesimo ingente finanziamento di un altro impianto per la produzione di elettricità denominato Gilgel Gibe III: invaso che metterebbe a rischio la sicurezza e la sopravvivenza dei villaggi della bassa valle dell'Omo, peraltro parco nazionale con altissima diversità biologica, che dipendono da un'agricoltura basata sulle naturali piene del fiume;
nell'estate 2009 l'altopiano etiopico è stato colpito da una duratura siccità, evento che si ripete con cadenze sempre più costanti, e questo cambiamento climatico rende sempre meno efficaci e redditizi impianti di produzione idroelettrica -:
se i Ministri interrogati non intendano, con gli strumenti più adeguati e secondo la loro competenza, verificare il corretto utilizzo delle risorse erogate al

Governo etiopico e alla Salini Costruttori spa per il progetto Gilgel Gibe II, da poco inaugurato;
se non intendano spiegare le ragioni per cui il sopraccitato progetto sia stato finanziato a trattativa diretta senza la gara prevista per legge (legge n. 109 del 1994) in occasione di iniziative di cooperazione allo sviluppo così ingenti;
se non intendano assumere le iniziative di competenza volte a verificare se l'impianto di produzione idroelettrica di Gilgel Gibe II sia stato costruito a regola d'arte.
(4-06038)

TESTO AGGIORNATO AL 24 FEBBRAIO 2011

...

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazione a risposta orale:

LIBÈ. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
si apprendono notizie sempre più preoccupanti riguardanti lo stato in cui versa la discarica comprensoriale dei piani di Tiedoli, ubicata nel comune di Borgataro, in provincia di Parma;
risulterebbe, infatti, che dall'impianto (costruito sopra una frana quiescente e chiuso nel 2007), si susseguono ininterrottamente da tempo perdite di percolato con susseguente sversamento dello stesso nell'ambiente e smottamenti delle pareti che provocano continue emergenze dovute ai movimenti geologici dell'impianto con fessurazione dei terreni e dei muri di contenimento;
la cattiva gestione durante il periodo in cui la discarica è stata operativa, il sovrautilizzo della stessa che progettata per centomila tonnellate ha raccolto il quintuplo arrivando ad allocare cinquecentomila tonnellate e la mancata realizzazione delle opere per la messa in sicurezza dei rifiuti necessarie portano ad oggi una situazione ingestibile che minaccia fortemente la salute e l'incolumità dei cittadini;
sono anni che sulla vicenda del recupero dell'area si continuano a verificare, ad avviso dell'interrogante, continue inadempienze politico-amministrative da parte degli attori interessati per competenza alla gestione dell'impianto, che hanno portato ad una scarsa considerazione della problematica ambientale-sanitaria che è in atto nell'area interessata, alla mancata adozione di misure per il completamento delle opere di messa in sicurezza dell'impianto e, inoltre, allo sperpero di ingenti somme di denaro pubblico destinato agli interventi in questione;
a questo si aggiunga, tra l'altro, l'ipotesi che le risorse richieste per la gestione delle opere successive alla chiusura dell'impianto saranno recuperate attraverso il carico fiscale nei confronti dei cittadini/contribuenti costretti a pagare un incremento delle imposte sui rifiuti a fronte di un servizio mai realizzato -:
quali urgenti iniziative di competenza intendano adottare per la risoluzione della problematica sopra esposta, ed evitare gravi danni all'incolumità e alla salute dei cittadini che continuano a subire una situazione inaccettabile e, in particolare, se non intendano valutare la possibilità di inserire l'area ove è ubicata la discarica di Tiedoli tra i siti da bonificare di interesse nazionale.
(3-00900)

Interrogazioni a risposta scritta:

COSENZA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il problema dell'inquinamento generato dai gas di scarico è presente in tutta Italia, ma assume una particolare dimensione nel Mezzogiorno dove circola un parco vetture più vecchio e quindi inquinante rispetto a quanto avviene nel resto del Paese;

le grandi città meridionali, da Napoli a Palermo, da Bari a Reggio Calabria, sono letteralmente invase da gas di scarico nocivi per la salute e per la qualità della vita degli abitanti e dannosi per lo sviluppo turistico dei luoghi;
l'inquinamento nelle città portuali e nelle isole del Mezzogiorno è inoltre aggravato dalla presenza di navi, traghetti e aliscafi vecchi e inquinanti che, sia in fase di navigazione che durante l'attracco, scaricano enormi nubi velenose;
la gravità della situazione del Mezzogiorno è stata appena confermata dalla decisione, annunciata il 1o febbraio 2010, della Commissione europea di rispondere negativamente a Campania (con la sola eccezione di un'area nel beneventano), Puglia e Sicilia in merito alle ennesime richieste di deroga rispetto alla piena applicazione della direttiva 96/62/CE del Consiglio del 27 settembre 1996 in materia di valutazione e di gestione della qualità dell'aria ambiente -:
quali iniziative sia opportuno assumere per abbattere in maniera definitiva i livelli di inquinamento creati nel Mezzogiorno sia dal parco vetture che da navi, traghetti e aliscafi;
se si intenda finalizzare gli eventuali nuovi incentivi per il rinnovo del parco vetture all'acquisto di mezzi non inquinanti di ultima generazione.
(4-06046)

COSENZA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
gli imballaggi di plastica, materiale che costituisce un pericolo per il suolo, per il mare e per l'aria se incendiato, costituiscono una delle maggiori fonti di inquinamento ambientale;
secondo il CONAI gli imballaggi costituiscono il 35 per cento del peso e il 50 per cento del volume (ovvero, in cifre assolute, quasi 12,5 milioni di tonnellate) rispetto al totale dei rifiuti che finiscono nelle discariche;
il rapporto dell'ex APAT afferma inoltre che i rifiuti da imballaggio di plastica prodotti sono pari a poco più di 2 miliardi di tonnellate, delle quali a malapena il 30 per cento viene riciclata;
un ostacolo al riciclo è costituito dall'utilizzo di imballaggi costituiti non dalla sola plastica, ma da questa combinata ad altre materie, il che crea enormi problemi nelle operazioni di raccolta differenziata -:
quali iniziative intenda assumere in relazione a quanto esposto in premessa.
(4-06047)

ANGELA NAPOLI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) rappresenta la zona più importante dell'olivicoltura calabrese, con ulivi centenari, la cui specie non è rintracciabile in altre zone del mondo;
l'interrogante già nella precedenti legislature, aveva provveduto a segnalare la preoccupante notizia sulla tratta di ulivi secolari calabresi;
nei giorni scorsi alcune notizie riportate su stampa regionale calabrese, hanno riferito della preoccupante compravendita delle secolari piante di ulivi della piana di Gioia Tauro;
ulivi sradicati da quel territorio senza alcuna regola vengono trasferiti in proprietà private di regioni del centro-nord Italia, creando gravi scompensi ambientali nel territorio;
negli ultimi anni, sono notevolmente aumentate le compravendite in questione;
altri ulivi vengono tagliati, ridotti a monconi, per ricavare una media di 2.000 quintali di ettaro di legname e il guadagno di 30.000 euro;

nella piana di Gioia Tauro è, peraltro, imperante la presenza di importanti cosche della 'ndrangheta calabrese, il che potrebbe anche far presupporre che dietro il business degli ulivi secolari possa essere rintracciabile anche la mano della criminalità organizzata;
purtroppo non esiste alcuna legge che possa tutelare e valorizzare il patrimonio di ulivi secolari di questa parte del territorio italiano, tantomeno è registrabile la tutela dell'ambiente e del territorio -:
se e quali urgenti iniziative normative intendano assumere al fine di tutelare il patrimonio degli ulivi secolari della piana di Gioia Tauro;
se risulti avviata un'opportuna attività di indagine per verificare eventuali «anomale» presenze dietro la citata compravendita degli ulivi secolari;
se non ritengano in particolare di adottare idonee iniziative volte ad istituire nella piana di Gioia Tauro il «parco degli ulivi», giacché quelle piante rappresentano una specie unica al mondo e la relativa mancanza di salvaguardia finirebbe col creare gravi danni ambientali nel contesto territoriale.
(4-06051)

BARANI e CARLUCCI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
per il contenimento della spesa pubblica negli ultimi anni sono state emanate disposizioni normative volte a ridurre i contingenti di personale con qualifica dirigenziale presso le amministrazioni dello Stato: una prima volta con il Governo Prodi, per il 20 per cento, successivamente con il Governo Berlusconi per un ulteriore 10 per cento;
inoltre, per effetto dell'articolo 74 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008, le amministrazioni dello Stato hanno dovuto, in particolare, «ridimensionare gli assetti organizzativi esistenti, secondo principi di efficienza, razionalità ed economicità operando la riduzione degli uffici dirigenziali di livello generale e di quelli di livello non generale...» adottando adeguate misure volte «alla concentrazione dell'esercizio delle funzioni istituzionali, attraverso il riordino delle competenze degli uffici»;
in quest'ottica il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha predisposto il regolamento di riorganizzazione del Ministero, decreto del Presidente della Repubblica n. 140 del 3 agosto 2009, concentrando le funzioni istituzionali su cinque direzioni generali, più un segretario generale con funzioni di coordinamento -:
quali siano i motivi, anche alla luce dei principi di efficienza, razionalità ed economicità, che abbiano indotto, a distanza di quattro mesi dal regolamento, a prevedere un aumento di tre dirigenti generali nel contingente del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, mediante l'articolo 17 del decreto-legge n. 195 del 29 dicembre 2009 per i compiti di ispettore, «con incarico conferito, anche in soprannumero rispetto all'attuale dotazione organica»;
quali siano i criteri in base ai quali il ministro interrogato intenda nominare tre nuovi direttori generali: uno dirigente di seconda fascia, uno proveniente dall'ENAC, uno libero professionista esterno ai ruoli dello Stato, per ricoprire i posti di direttore generale di tre delle cinque direzioni attualmente prive del titolare, considerando che verrebbero posti in sovrannumero tre dirigenti generali in servizio e già nel contingente del Ministero.
(4-06057)

...

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

VANNUCCI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la città di Urbino una delle più importanti capitali del Rinascimento italiano,

ha visto il suo centro storico riconosciuto come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO ed è meta internazionale di turismo;
Urbino è una importante sede universitaria attiva da oltre 500 anni con circa 20.000 studenti, centri studi e di ricerca internazionali con strutture ricadenti nel centro storico - una città campus -;
Urbino ospita nel Palazzo ducale (capolavoro del Rinascimento - città ideale) la Galleria nazionale delle Marche e nello stesso palazzo ha sede la Soprintendenza ai beni artistici e museali della regione;
l'opera di recupero in corso di restauro consolidamento più importante degli ultimi anni ad Urbino è senz'altro riferita al complesso architettonico denominato «La Data» (ex orto dell'abbondanza) e già adibito a scuderia del Palazzo ducale medesimo progettato da Francesco Di Giorgio Martini;
un complesso architettonico molto interessante di circa 3.000 metri quadrati per il quale è prevista la connessione espositiva con il Palazzo ducale per attività museale e che potrebbe contenere ulteriori attività culturali ed artistiche, di ricerca, di scambio e di svago;
il Ministero per i beni e le attività culturali con decreto ministeriale 27 gennaio 1998 ha approvato la programmazione 1998-2000 di cui alla legge 23 dicembre 1996, n. 662, articolo 3, comma 83, «Utilizzazione della quota derivante dalle estrazioni del gioco del lotto». Piano di spesa 1998 1o stralcio» che comprende tra l'altro un intervento all'Orto dell'Abbondanza di Urbino per importo di lire 13.005.000.000;
con nota prot. 518 del 19 febbraio 1998 il servizio bilancio e programmazione «Gruppo assistenza tecnica» del predetto Ministero ha comunicato l'avvenuto finanziamento del progetto di cui sopra sul capitolo 8130;
è stato redatto il progetto esecutivo approvato con Delibera del direttore generale del 15 maggio 1998;
è stata redatta la perizia n. 3634/99 del 24 febbraio 1999 del predetto importo di lire 13.005.000.000;
la Soprintendenza con atto rep. 6927 dell'11 novembre 1999 ha affidato al prestigioso studio del professor Giancarlo De Carlo l'incarico per la direzione dei lavori di restauro e recupero funzionale del complesso monumentale denominato Mura Urbiche - Orto dell'Abbondanza di Urbino;
la Soprintendenza, con una convenzione sottoscritta l'8 marzo 2006, ha affidato allo studio Giancarlo De Carlo e associati, nella persona dell'architetto Monica Mazzolani, l'incarico di eseguire affinamenti progettuali architettonici e strutturali per la redazione del nuovo progetto di revisione della copertura, studio illuminotecnico, e altro;
l'ultimo lotto di lavori, iniziato nel febbraio 2009, porterà ad esaurimento il finanziamento già ottenuto e arriverà a completare la chiusura dell'edificio dall'esterno. Resteranno esclusi i lavori di realizzazione di impianti, reti di distribuzione di impianti elettrici e meccanici, realizzazione di bagni e vani accessori, pavimenti controsoffitti e finiture interne. Restano escluse anche le sistemazioni esterne che comprendono la realizzazione di un percorso di accesso al Bastione di Santa Caterina e di cui si farà carico il comune di Urbino;
le perizie per il completamento prevedono necessità finanziarie stimate fra i 3,5 e i 4,5 milioni a seconda delle scelte progettuali -:
se il Ministro intenda confermare la priorità assoluta al finanziamento visto che si tratta di un completamento di un'opera eseguita per gran parte;
quale sia la programmazione prevista dal Ministero per il finanziamento del completamento dell'opera e se il Ministero

intenda intervenire attraverso le quote derivanti dalle estrazioni del gioco del lotto o attraverso altre risorse.
(5-02452)

...

DIFESA

Interrogazione a risposta orale:

ANNA TERESA FORMISANO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
secondo alcune notizie risulterebbe che, nell'ambito del processo di ristrutturazione e snellimento dell'organizzazione militare, ed in particolare del riassetto organizzativo degli enti addestrativi, entro il 2011 chiuderà la caserma 80o RAV «Roma»;
si tratta di una struttura di alte tradizioni militari, efficiente e con personale altamente qualificato soprattutto per la formazione dei sottufficiali;
le ricadute sul territorio cassinate sarebbero, inoltre, drammatiche per la perdita di posti di lavoro tra il personale civile; si determinerebbero altresì disagi per il personale militare soggetto a trasferimento e conseguenze negative dal punto di vista economico -:
se tali notizie corrispondano al vero e se non ritenga, in caso affermativo, di assumere iniziative finalizzate a sospendere tale decisione che sta destando forte preoccupazione tra la popolazione locale per le ricadute occupazionali ed economiche, oltre a determinare la perdita del lustro di cui oggi gode la struttura citata.
(3-00899)

Interrogazione a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
con un proprio atto, il ministro interrogato, in data 7 aprile 2009 ha decretato l'accoglimento dell'istanza di assenso ex articolo 8, comma 3, della legge 11 luglio 1978, n. 382, all'associazione denominata «Podgora» prodotta in data 1o marzo 2007;
alla data di emanazione dell'atto sopra indicato uno dei richiedenti - l'appuntato scelto Giuseppe La Fortuna - si trovava nella condizione di incompatibilità di cui all'articolo 32, comma 2, dello statuto, rivestendo il medesimo la carica di consigliere comunale del comune di Roma;
la presenza all'interno del Consiglio centrale della Rappresentanza militare dell'Arma dei carabinieri dell'appuntato scelto Giuseppe La Fortuna induce a dubitare dell'estraneità della forza armata di appartenenza alle questioni politiche, nonché della correttezza e dell'imparzialità della determinazione ministeriale di assenso adottata;
risulta inoltre agli interroganti che nel mese di ottobre 2008, presso l'aula magna della caserma «Orlando De Tomaso» di Roma, due delegati del Cocer, durante un incontro programmato con i frequentatori del 125o corso allievi carabinieri, avente come argomento di discussione l'istituto della Rappresentanza militare, avrebbero propagandato l'associazione Podgora descrivendone, tra le attività, anche quella di poter intervenire in favore dei propri iscritti già in occasione delle assegnazioni dello destinazioni di sede di servizio, al termine del corso;
almeno un centinaio di allievi del corso, lo stesso giorno della citata riunione, a seguito della propaganda fatta dai delegati CoCeR, avrebbero sottoscritto per quanto risulta agli interroganti l'atto di adesione all'Associazione Carabinieri in servizio Podgora, consegnatogli nel corso della riunione dagli stessi delegati della Rappresentanza militare, al fine di attivare le procedure amministrative per il pagamento delle quote associative tramite addebito sulle competenze mensili;
risulta ancora agli interroganti che gli allievi carabinieri iscrittisi all'associazione

Podgora, ancor prima della comunicazione ufficiale delle sedi di servizio loro assegnate da parte dell'amministrazione di appartenenza, sarebbero stati informati della propria destinazione tramite un SMS con il seguente contenuto: «informazione dell'associazione Carabinieri in servizio Podgora, sei stato destinato in ...»;
a parere degli interroganti, i fatti narrati sembrano ricondurre le attività dell'associazione Podgora proprio nell'ambito di quella «possibile deriva sindacale» che, in data 3 agosto 2007, aveva determinato l'atto di revoca dell'assenso ministeriale nei confronti della preesistente associazione «Pastrengo»;
gli interroganti hanno avuto modo di evidenziare, con precedenti interrogazioni, i gravi comportamenti posti in essere da alcuni membri dei consigli della rappresentanza militare con particolare riguardo ai cosiddetti fogli di viaggio, al differente trattamento di missione riservato ai soli delegati della rappresentanza militare, alla mancata applicazione delle norme riferite alla incompatibilità a prestare servizio nella circoscrizione elettorale/comune dove sono stati candidati taluni delegati del Cocer, alla grave aggressione subita da un delegato del Cobar della Regione Lazio che ha comportato il rinvio a giudizio per il maresciallo Antonio Farina anch'esso delegato nel medesimo Cobar -:
se sussista ancora l'incompatibilità prevista dallo statuto dell'associazione, articolo 32, comma 2, a carico dell'appuntato scelto Giuseppe la Fortuna e quali gli immediati provvedimenti che il Ministro interrogato intenda adottare per ristabilire la corretta osservanza e applicazione dello statuto dell'associazione;
se corrisponda al vero quanto narrato in merito all'incontro avvenuto presso la caserma «Orlando De Tomaso» tra i delegati del Cocer e i frequentatori del 125o corso allievi carabinieri;
se non ritenga di dover intervenire, e in quali modi, nei confronti dei due delegati del Cocer per il comportamento tenuto durante l'incontro con gli allievi del 125o corso di cui in premessa;
quanti siano gli allievi frequentatori del 125o corso allievi carabinieri che essendosi iscritti all'associazione Podgora al termine del periodo di formazione hanno ottenuto la sede di servizio desiderata e se di tali fatti intenda informare la competente autorità giudiziaria;
quali siano le azioni per ricondurre le attività dei delegati del Cocer, Coir e Cobar dell'Arma dei carabinieri ad una più adeguata condotta improntata alla moralità, alla legalità e alla corretta osservanza delle norme e dei regolamenti militari.
(4-06055)

...

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:

TAGLIALATELA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Centro secondario di distribuzione Poste Italiane SpA di Mirabella Eclano (Avellino), fa capo al centro primario di distribuzione, F. De Sanctis, di Avellino, distante soltanto 48 chilometri;
sono 15 i chilometri che separano il Centro secondario di distribuzione di Mirabella Eclano e il Centro primario di distribuzione di Ariano Irpino e il collegamento tra le due località avviene su rete autostradale (casello di Grottaminarda) oltre che su vie provinciali e comunali;
Ariano Irpino è centro ex mandamentale; sul suo territorio hanno sede istituzioni quali: il Ministero della giustizia, il carcere di massima sicurezza, il tribunale; l'ufficio delle entrate; la tenenza della Guardia di finanza; gli enti territoriali Inps e Inpdap; il Ministero dell'interno; il commissariato di P.S., il Ministero

della difesa, il Comando Compagnia dei carabinieri, il presidio ospedaliero; il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, le istituzioni scolastiche regionali;
con la prossima riforma dei nuovi termini di processo penale sarebbe auspicabile che gli atti giudiziari passassero attraverso un unico Centro primario di distribuzione;
il tribunale che ha sede ad Ariano ha competenza anche sul territorio di Mirabella Eclano;
Poste italiane rappresenta per i territori montani risposte e servizi essenziali sia alle necessità di una popolazione che ha maggior difficoltà a spostarsi, sia alle imprese che operano in questi territori, come ad esempio la Fiat di Fumeri, produttrice del pullman Iribus, che insiste sul territorio di Ariano Irpino -:
se non si ritenga opportuno adottare iniziative per garantire l'accorpamento funzionale del Centro secondario di distribuzione di Mirabella Eclano al Centro primario di distribuzione di Ariano Irpino, scelta che comporterebbe collegamenti indubbiamente più celeri tra i due centri viciniori ed un'immediatezza di «problem solving», qualora dovesse verificarsi.
(4-06049)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere premesso che:
il 4 febbraio il direttore del Dipartimento per politiche fiscali del Ministero dell'economia e delle finanze, ha illustrato alla Commissione bicamerale di vigilanza sull'anagrafe tributaria un quadro aggiornato sullo stato di attuazione della «banca integrata della fiscalità immobiliare», dal quale è emerso che il gettito fiscale proveniente dalle imposte sulla casa è di 43,1 miliardi di euro per il 63 per cento costituito da imposte erariali, mentre la parte rimanente risulta di competenza locale e regionale. La banca dati sulla fiscalità immobiliare, a parere del direttore del Dipartimento per le politiche fiscali, verrà utilizzata «per potenziare e integrare l'attività di accertamento fra Amministrazione Finanziaria e uffici tributi degli enti territoriali»;
le riscossioni per il 2007 e 2008 sono pervenute da circa 6.900 mila comuni che rappresentano l'85 per cento del totale;
sugli immobili le maggiori criticità emergono relativamente ai tributi locali sia per quel che riguarda le informazioni sul gettito sia per i dati analitici -:
quali iniziative intenda intraprendere per tendere all'obiettivo della massima completezza;
se e come intenda garantire l'effettivo flusso di informazioni della banca dati sulla fiscalità immobiliare nell'ambito del federalismo fiscale introdotto dalla legge delega del 5 maggio 2009, n. 42, affinché ogni ente territoriale abbia disponibile una specifica banca integrata in funzione anti evasione.
(4-06053)

...

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:

ANGELA NAPOLI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il sostituto procuratore della Repubblica di Crotone, Pierpaolo Bruni, è titolare di importanti inchieste e processi che coinvolgono 'ndrangheta, politica ed imprenditoria ed è anche titolare di analoghe importanti inchieste sulle cosche del crotonese;
per il 4 febbraio 2010 è prevista la sentenza del maxiprocesso Heracles, nel corso del quale il pubblico ministero Pierpaolo Bruni,

ha chiesto ben 91 condanne, per un totale di 928 anni e sei mesi di reclusione;
gli imputati sono presunti affiliati alle cosche del crotonese e colletti bianchi accusati di collusione con i clan di quel territorio;
è ormai noto che la 'ndrangheta è l'organizzazione criminale più potente, pervasiva e pericolosa e che è riuscita, soprattutto in Calabria, a tessere rapporti con i mondi politici, imprenditoriali e massonici della regione;
recentemente sono stati concessi gli arresti domiciliari al presunto magazziniere della cosca di Papanice (Crotone), Rocco Aracri, 26 anni, condannato nel dicembre 2009 a sei anni di reclusione, e sul quale nel processo Heracles, grava una richiesta di condanna a 15 anni per associazione mafiosa, estorsioni e droga;
inoltre, analoga perplessità desta all'interrogante la concessione degli arrestati domiciliari a Guglielmo Bonaventura, organico alla cosca Vrenna, anche lui coinvolto nel processo Heracles;
il magistrato Bruni è stato oggetto di un piano predisposto dalla 'ndrangheta per la sua uccisione, con l'utilizzo di armi in dotazione alle cosche, tra cui lanciarazzi, bazooka ed esplosivo;
nel mese di gennaio 2010 sono trapelate le notizie relative al sabotaggio dell'autovettura del padre del magistrato Bruni, al ritrovamento, in una rimessa per imbarcazioni, di due scatole vuote per pistole sul sellino dell'acquascooter dello stesso magistrato e alla strana presenza una sera, nei pressi della sua abitazione, di due uomini coperti con sciarpe e cappelli;
è recente la notizia di un messaggio, fatto pervenire al sito on line del giornale Il Crotonese, nel quale viene rivolta una minaccia di morte per il sostituto procuratore, Pierpaolo Bruni;
l'interrogante ribadisce che il pubblico ministero Bruni da diversi anni continua ad occuparsi di delicate ed importanti inchieste che vedono il coinvolgimento di uomini della 'ndrangheta crotonese ed anche di colletti bianchi (esponenti politici, imprenditori ed altri);
nel mese di dicembre 2009 il Consiglio superiore della magistratura ha accolto la richiesta di trasferimento del pubblico ministero Bruni alla procura della Repubblica di Catanzaro -:
se i ministri interrogati non ritengano di assumere iniziative di carattere normativo volte ad escludere la concessione degli arresti domiciliari ad imputati per reati di mafia, nelle more dello svolgimento dei relativi processi;
quali urgenti iniziative intendano assumere per incentivare la protezione del sostituto procuratore, Pierpaolo Bruni.
(4-06042)

TESTO AGGIORNATO AL 22 APRILE 2010

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
la dotazione di infrastrutture autostradali e ferroviarie del sud e delle isole è di molto inferiore, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, rispetto a quella delle regioni del centro nord;
questo deficit infrastrutturale, che raggiunge livelli particolarmente acuti in Sicilia, incide pesantemente sia sulle possibilità di sviluppo, sia sulla qualità della vita nel Mezzogiorno e nelle isole;
in particolare, tra le opere strategiche necessarie, si dibatte da tempo, circa il completamento della tratta stradale Gela-Agrigento-Castelvetrano;
il corridoio di progetto in questione attraversa la parte sud-occidentale della Sicilia lungo la fascia costiera meridionale,

la quale, attualmente, ha come asse portante la strada statale 115, del tutto insufficiente e obsoleta;
la realizzazione di tale corridoio autostradale, designato a completare l'anello autostradale che circuita la regione e chiudere alcune connessioni con importanti assi di collegamento Nord-Sud presenti nel quadro programmatico delle infrastrutture in Sicilia, risulta indispensabile allo sviluppo della fascia centro-meridionale dell'isola, da sempre la più marginalizzata e la meno servita;
per realizzare questo intervento infrastrutturale, si è proceduto ad un'attenta analisi delle principali problematiche territoriali, ambientali, insediative e trasportistiche che caratterizzano il collegamento, congiuntamente ai costi di realizzazione e al contributo che tale opera apporterebbe all'economia dell'area, giungendo all'elaborazione di diversi studi di fattibilità, con i relativi costi;
in particolare, possono valutarsi tre tipologie di intervento: la creazione dell'asse autostradale in luogo lontano dalla costa; la messa in sicurezza e l'ammodernamento della strada statale 115, anche con tracciato che eviti attraversamenti urbani; lo sviluppo di una nuova sede lungo la fascia pedecollinare;
data l'urgenza di tale intervento, indispensabile per dare un contributo allo sviluppo economico della Sicilia, ed in particolar modo all'area interessata, anche in considerazione del particolare pregio della zona, sede di siti archeologici di singolare rilevanza come la Valle dei Templi, è necessario valutare quale delle ipotesi sia obiettivamente praticabile in tempi brevi, anche al fine di consentire un maggiore sviluppo turistico delle zone interessate -:
se il Ministro interpellato non ritenga necessario e urgente, sia per la ripresa economica della Sicilia, sia nell'ottica di un più generale potenziamento delle infrastrutture autostradali e ferroviarie, in considerazione della accertata sostenibilità ambientale e paesaggistica dell'intero intervento, individuare l'alternativa più rapidamente realizzabile e più realisticamente attuabile in termini di investimento finanziario, destinando a tale realizzazione i necessari finanziamenti.
(2-00611)«Marinello, Baldelli».

Interrogazione a risposta in Commissione:

BOCCI, SERENI e MARIANI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 6-quinquies del decreto-legge n. 112 del 2008 ha previsto l'istituzione di un Fondo (cosiddetto Fondo infrastrutture) per il finanziamento degli interventi finalizzati al potenziamento della rete infrastrutturale di livello nazionale, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico a decorrere dall'anno 2009;
lo stesso articolo ha demandato ad apposita delibera del Cipe il riparto delle risorse del Fondo;
la delibera Cipe n. 51 del 2009 ha approvato il quadro delle disponibilità del Fondo infrastrutture e il quadro di dettaglio degli interventi da finanziare, per un totale di oltre 7 miliardi di euro;
in tale quadro appare la voce «Nodo di Perugia e Tre Valli II fase» con uno stanziamento genericamente «da programmare» di 400 milioni di euro e una previsione di inoltro al Cipe anch'essa genericamente indicata per l'anno 2010 -:
quali siano i tempi previsti per l'assegnazione effettiva delle risorse e per l'inoltro al Cipe degli atti relativi agli interventi riguardanti le due opere, al fine della loro valutazione e approvazione.
(5-02451)

Interrogazioni a risposta scritta:

COSENZA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nella risposta scritta all'interrogazione n. 4-02812, presentata nell'aprile 2009 e contenente la richiesta di interventi per rimediare all'endemica situazione di sporcizia che colpisce la generalità dei treni circolanti in Italia, compresi quelli sulle linee eurostar, il Ministro interrogato affermava: «Nei mesi scorsi proprio allo scopo di elevare lo standard di pulizia dei rotabili risultato insoddisfacente, Ferrovie dello Stato ha indetto nuove gare d'appalto per l'affidamento del servizio. Tali gare sono basate su capitolati rigorosi che assicurano, tra l'altro, prestazioni e qualità erogata facili da verificare e da sanzionare in caso di risultati inadeguati»;
il Ministro affermava inoltre: «Le operazioni di manutenzione vengono svolte in linea con i Piani di manutenzione predisposti dal progettista e costruttore dei treni ed approvati dall'ANSF, l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, che effettua le verifiche sull'applicazione dei piani stessi»;
nel frattempo la situazione è rimasta del tutto immutata e le condizioni in cui si presentano i treni, perfino nelle prime tratte effettuate di mattino, rimangono del tutto insufficienti sul piano della pulizia e dell'igiene. Inoltre, non vengono effettuate operazioni elementari quali, per esempio, il cambio dei poggiatesta alla fine di ogni tratta effettuata dai treni -:
a che punto sia l'iter delle nuove gare d'appalto per l'affidamento del servizio di pulizia sui treni;
visti i risultati che ad avviso dell'interrogante, sono allo luce dei fatti insoddisfacenti, con quali modalità l'ANSF effettui le verifiche sulle operazioni di pulizia dei treni da parte delle ditte appaltanti e, ove ritenuto necessario, quali iniziative sia possibile assumere per migliorare l'attività dell'Agenzia stessa.
(4-06045)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato sul Corriere della Sera risulta che i treni Frecciarossa ed Eurostar in sosta nel deposito della Martesana per la pulizia e la manutenzione, e in attesa di entrare in centrale per caricare i passeggeri, non vengono mai spenti;
Rfi (Rete ferroviaria italiana) sostiene che è un problema di Trenitalia; Trenitalia dice che trattasi di «esigenza di servizio»;
i limiti consentiti di decibel vengono sempre superati, specie di notte, con il rumore che quasi s'avvicina a quello di un concerto;
la situazione è tale per cui gli abitanti di via Finzi con le sue trenta famiglie e le altre 270 sparse per le vie Breda, Isocrate e Rucellai vivono una situazione di grave disagio poiché i dati, se pur non ufficiali, parlano di decibel che oscillano a ridosso dei 70 nonostante il comune abbia disposto un limite di 65 decibel diurni e 55 notturni -:
se corrisponda al vero quanto sopra riferito e per quali motivi i treni Frecciarossa ed Eurostar non vengano spenti.
(4-06052)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
da un articolo pubblicato su lavoce.info si apprende che nel biennio 2009-2010 si sono registrati aumenti di un certo rilievo dei pedaggi delle autostrade Torino-Milano e Torino-Savona;
l'entità degli incrementi di tariffa ottenuti da due società del gruppo Gavio, sono infatti del 19,5 per cento nel 2009 e

del 12,6 per cento nel 2010 per la Torino-Milano e 12,6 per cento e 9,5 per cento per la Torino-Savona;
le ragioni restano poco chiare perché convenzioni e piani finanziari sarebbero «secretati»;
l'Anas aveva infatti concordato nel 2007 nuove convenzioni con le due società ma le convenzioni non erano state approvate dal Cipe anche a causa di numerosi rilievi mossi dal Nucleo di consulenza per l'attuazione e regolazioni dei servizi di pubblica utilità (NARS);
poi queste ed altre convenzioni furono di fatto approvate con il decreto-legge n. 59 del 2008;
dai bilanci delle due società si può però dedurre che gli aumenti tariffari remunerano investimenti ultimati con enormi ritardi, sulla scorta dei quali erano già state prorogate le concessioni;
dalla relazione presentata al Parlamento a fine 2009 dall'ispettorato dell'Anas sembra di capire che l'incremento concesso con la X (che dovrebbe remunerare investimenti pregressi e assicurare l'equilibrio economico-finanziario) sia dovuto al «riequilibrio» del piano economico richiesto dalla Satap Spa, che gestisce le due autostrade, ma sfugge la logica e la necessità di un tale «riequilibrio» visto che queste due società avevano un Mol elevato, oltre il 60 per cento del fatturato, e consistenti utili in rapporto al capitale;
sorge quindi il dubbio che la «necessità» del «riequilibrio» nasca dalle forti rivalutazioni del ramo d'azienda «autostrada» operate da Satap in base alla legge n. 342 del 2000 (che consentiva di assoggettare la plusvalenza a imposta sostitutiva con aliquota al 19 per cento); rivalutazioni che erano state contestate dal Nars;
quanto agli incrementi tariffari dovuti alla K (che dovrebbe remunerare gli investimenti effettuati nell'anno precedente) nella già citata relazione dell'ispettorato si legge che la Torino-Milano ha ultimato nel 2008 investimenti per 414 milioni, cifra indubbiamente elevata in rapporto anche al fatturato. Si apprende però anche che nei precedenti sette anni gli investimenti ultimati erano stati appena 95 milioni. Se si torna allora alla storia, si deve ricordare che la Torino-Milano aveva ottenuto, nel 1999, una proroga della concessione dal 2014 al 2026 essenzialmente per finanziare un programma di investimenti di 670 miliardi di lire (dal contenuto non chiaramente definito);
la Torino-Piacenza ha ultimato investimenti per 98 milioni nel 2008, ma nei precedenti sette anni ne aveva effettuati solo per 100 milioni. Anche questa società aveva ottenuto una proroga della concessione dal 2005 al 2017 a fronte di un programma di investimenti addirittura di 1.460 miliardi;
gli investimenti delle concessionarie consistono essenzialmente in nuove corsie per adeguare la rete allo sviluppo del traffico, più efficienti sistemi di esazione o interventi per la sicurezza, tutti interventi che vanno a loro vantaggio;
in altri Paesi (Francia, Spagna) non sono previsti incrementi di tariffa per finanziare investimenti in nuove corsie e la scelta di convenienza viene lasciata alla concessionaria;
in Italia invece le concessionarie corrono ben pochi rischi: gli investimenti sono infatti approvati dall'Anas che ne garantisce la redditività con aumenti di tariffa preconcordati; di conseguenza, non solo si elimina qualsiasi rischio per la concessionaria, ma se ne incrementa pure il profitto per la sistematica sottovalutazione dei loro effetti sull'evoluzione del traffico e dei costi operativi, e per il fatto che i piani finanziari sono redatti a prezzi costanti mentre poi le tariffe sono indicizzate ai prezzi -:
se e quali forme di trasparenza si intendano promuovere in merito alle convenzioni e ai piani finanziari;
se le rivalutazioni siano state riconosciute dall'Anas come maggior capitale

investito, da remunerare e poi anche da rimborsare a scadenza della concessione;
se gli investimenti, ultimati con quasi un decennio di ritardo, vengano oggi remunerati una seconda volta con fortissimi incrementi di tariffa, che genereranno ricavi addizionali sino alla scadenza delle concessioni.
(4-06058)

...

INTERNO

Interrogazione a risposta scritta:

BERTOLINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da articoli di stampa del dicembre 2009 si apprende che un marocchino, residente a Prato, si trova sotto processo per maltrattamenti nei confronti della figlia di sedici anni; la ragazza, nata e cresciuta in Italia e oggi maggiorenne, voleva vivere, comportarsi e vestirsi come le sue coetanee, ma il padre, Mohamed, la obbligava ad indossare il velo islamico, le impediva di guardare la televisione e di uscire con le amiche, accusandola di essere una cattiva musulmana; minacciava inoltre di riportarla in Marocco, dove l'avrebbe costretta a sposare un uomo di sessant'anni;
la ragazza, all'inizio del 2008, di fronte all'ennesima sfuriata del padre, che l'aveva picchiata dopo aver visto una sua foto con il viso scoperto e i capelli sciolti, era scappata di casa, rifugiandosi da un'amica; pochi giorni dopo, Mohamed è stato denunciato dal preside del liceo classico frequentato dalla ragazza, Luigi Nespoli;
l'uomo, già nel 2007 aveva presentato un esposto alla magistratura, dopo che la ragazza aveva chiesto di essere temporaneamente esonerata dalle lezioni di educazione fisica per problemi respiratori, dovuti ad un forte colpo al petto infertole dal fratellino; il preside non le aveva creduto e, immaginando che il responsabile della violenza fosse il padre, si era attivato presso la procura, affinché fosse verificata la situazione familiare;
il preside si era infatti reso conto delle violenze, anche psicologiche, a cui la ragazzina era continuamente sottoposta; le era persino stato vietato di partecipare alla gita scolastica;
adesso la ragazza vive in una casa protetta dell'Istituto di Santa Rita, a Prato, può uscire con le amiche, guardare la televisione ed andare, quando lo desidera, a trovare la sua famiglia -:
se il Ministro sia a conoscenza di tale fatto;
se sia in grado di fornire dati relativi a vicende gravi come questa, che vedono molte bambine e ragazze, di diversa cultura e religione, costrette a vivere in condizioni di disagio, private dei loro diritti di libertà e sottoposte a violenze;
se non ritenga necessario avviare, con la collaborazione degli enti locali, una indagine accurata per verificare quante situazioni analoghe, non denunciate, ci siano nel nostro Paese;
quali iniziative intenda intraprendere, sul piano culturale, etico e giuridico, per impedire che si verifichino queste violenze nei confronti di donne e bambine islamiche, frutto di concezioni fondamentaliste del tutto estranee al nostro sistema sociale e normativo.
(4-06043)

...

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

VICO, LULLI, BELLANOVA, FRONER, MURER, GINEFRA, BORDO, GRASSI, SERVODIO e CAPANO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
con la direttiva n. 9537 del 14 dicembre 2009, il Ministero dell'istruzione,

dell'università e della ricerca ha tagliato del 25 per cento i finanziamenti per appalti per le pulizie e per altri servizi nelle scuole, a cominciare dalla sorveglianza e dalla manutenzione ordinaria;
la prima conseguenza di tale scelta è una minore igiene perseguita; richiamandosi a un regio decreto del 1923, i presidi devono comunicare alle ditte appaltatrici che possono spendere solo il 75 per cento di quanto spendevano prima;
in tal modo è assicurato il taglio del personale, delle ore di lavoro, una minore pulizia e inoltre la direttiva vale anche per appalti in essere con il rischio di un contenzioso legale;
con la direttiva in questione sono a rischio 2.500 posti di lavoro che si aggiungono a quelli già tagliati tra docenti e non docenti; secondo i sindacati del settore, il massimo di ore di lavoro giornaliere sono 4-5 e ridurre ulteriormente questo orario significa cancellarlo del tutto;
le probabili procedure di licenziamento avranno inevitabilmente gravi conseguenze sociali, riguardando per lo più personale con rapporti di lavoro part time, prevalentemente donne e con nessuna specializzazione lavorativa, la cui ricollocazione sul mercato nell'attuale fase congiunturale sarà difficile, se non impossibile;
altro aspetto da considerare è il carattere «sociale» di questa attività che impiega molti disabili, molti immigrati, molte figure deboli in un quadro di inserimento lavorativo che sarebbe grave interrompere;
in molti casi la riduzione delle prestazioni avrà forti conseguenze negative sui livelli igienici e quindi sulla tutela della salute degli alunni e degli insegnanti, sulle manutenzioni ordinarie e sulla sicurezza nelle scuole, visto che i tagli dei corrispettivi prescindono da qualsiasi valutazione dei servizi minimi essenziali che devono essere garantiti;
va inoltre ricordato che questo settore è sprovvisto di ammortizzatori sociali, fatte salve le misure eccezionali e provvisorie varate dal Governo - la cosiddetta cassa in deroga - comunque limitate nel tempo e presumibilmente insufficienti a far fronte all'emergenza che si sta determinando;
i sindacati di categoria Cgil, Cisl e Uil, le associazioni delle cooperative e delle imprese associate a Confindustria hanno chiesto unitariamente l'apertura di un tavolo con la Conferenza Stato-regioni, la revoca della direttiva e la sospensione dei suoi effetti -:
se non ritenga opportuno revocare immediatamente la citata direttiva n. 9537 del 14 dicembre 2009 in attesa di una pronta soluzione della vertenza ed al fine di evitare che le ditte siano obbligate a ridurre il personale, innescando un altro fronte di conflitto sociale;
se non ritenga a tal fine utile ed opportuno convocare un tavolo di confronto con la Conferenza Stato-regioni e con le rappresentanze datoriali e sindacali del settore.
(5-02453)

...

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta scritta:

FEDI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la convenzione sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia, firmata a Canberra il 14 dicembre 1982 e ratificata con la legge n. 292 del 27 maggio 1985, entrata in vigore il 5 novembre 1985, regola l'imposizione fiscale sui redditi e sul patrimonio;
l'articolo 18 della convenzione prevede che le pensioni, incluse quelle pubbliche, siano imponibili nel Paese di residenza del titolare la prestazione pensionistica;

in conformità a tali disposizioni, dietro presentazione di richiesta di detassazione, vidimata dalle autorità fiscali del Paese di residenza, l'istituto previdenziale che eroga la pensione non deve più operare alla fonte la ritenuta fiscale IRPEF;
in presenza di una richiesta di detassazione di un residente all'estero, opportunamente vidimata dalle autorità fiscali australiane, la procedura di detassazione si applica anche se la pensione viene pagata in Italia;
numerose segnalazioni indicano che l'INPDAP non applichi correttamente questa procedura -:
quali iniziative si intendano adottare per garantire la corretta applicazione delle convenzioni internazionali ed in modo specifico delle norme della convenzione sulle doppie imposizioni fiscali in vigore tra Italia e Australia che prevede la tassazione nel Paese di residenza anche per le pensioni pubbliche;
quali ulteriori iniziative si intendano adottare per assicurare che le norme in questione siano applicate anche al sistema di pagamento delle pensioni, prevedendo la possibilità di accredito su conto corrente sia in Italia che all'estero;
se si intendano infine diramare precise istruzioni atte a superare l'attuale carenza di informazioni sui singoli pagamenti relativamente ad importi in valuta locale e valori di cambio, oltre a garantire la comunicazione annuale delle singole prestazioni che compongono la pensione in pagamento.
(4-06040)

LO MONTE, COMMERCIO, LOMBARDO e LATTERI. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il porto di Gioia Tauro, specializzato nel cosiddetto transhipment, è il più grande terminal del Mediterraneo, avendo sostituito Malta come nodo di distribuzione dei traffici in partenza dal Nord America e dall'Estremo Oriente. Inoltre, è il porto italiano che movimenta più merci in container, precedendo quelli di Genova e La Spezia, e che occupa il terzo posto in Europa nella classifica dei porti contenitori (dopo Rotterdam ed Amburgo), un primato che lo rende, da solo, in grado di svolgere un ruolo di rilancio dell'economia meridionale;
da numerosi anni i lavoratori addetti al porto di Gioia Tauro sono sottoposti a quello che, ad avviso degli interroganti, è un sostanziale sfruttamento che non trova riscontro in nessun altro porto italiano ed europeo, soprattutto a causa della crisi legata all'esclusività dell'affidamento dell'attività di transhipment a favore della Mct (Medcenter Container Terminal) - Contship, a tutto discapito della polifunzionalità di quel porto che per le sue potenzialità avrebbe potuto e dovuto rappresentare il volano dello sviluppo per l'intera Calabria e per l'intero Mezzogiorno;
il porto di Gioia Tauro rappresenta, per l'economia calabrese, il 50 per cento del prodotto interno lordo privato prodotto nella regione in un momento in cui la stessa non è in grado di sopportare questo ulteriore elemento di destabilizzazione sociale;
oggi l'azienda terminalista del porto, che nel frattempo è diventata concessionaria di buona parte della banchina del porto, e che negli anni passati ha beneficiato di ingenti finanziamenti pubblici, minaccia di mandare in cassa integrazione ben 400 maestranze, tra operai ed impiegati, su 1.300 lavoratori ed addirittura di abbandonare lo stesso porto;
i lavoratori portuali, che per 15 anni grazie alla loro professionalità ed a prezzo di grandi sacrifici hanno posizionato il porto tra i migliori del Mediterraneo, hanno da tempo intrapreso azioni di lotta che, hanno minacciato, sono intenzionati a portare avanti sino a quando non si chiariranno gli aspetti relativi al loro futuro, e non verrà scongiurato il loro definitivo licenziamento. Gli stessi, che respingono

qualsiasi forma di assistenzialismo, si sono riuniti spontaneamente in assemblea permanente, bloccando di fatto l'operatività dello scalo per dare maggiore forza ad una vertenza che potrà far uscire dalla crisi il porto di Gioia Tauro solo attraverso un serio progetto industriale che preveda le azioni e gli investimenti necessari per consolidare e rilanciare lo scalo gioiese;
non vi è dubbio che la crisi economica mondiale, nel frattempo sottovalutata dai Governi nazionale e regionale, abbia influito negativamente sull'attività dell'hub portuale, che ha subito in pochi mesi una riduzione del 20 per cento del traffico di container, con una proiezione di una ulteriore flessione del 20 per cento nei sei mesi prossimi venturi. L'intera portualità mondiale, ed in particolare quella che fa riferimento al traffico di container, sta conoscendo una fase di importante riflusso e soffre di più gli effetti della crisi mondiale, crisi che interessa anche altri grandi porti italiani come quelli di Savona, di Genova e di Taranto;
alle suddette cause di crisi va anche aggiunta la forte competizione che esercitano le infrastrutture portuali degli altri Paesi dove non esistono quei costi di ancoraggio, quegli oneri di concessioni e quei costi di pilotaggio che invece gravano sui clienti del porto di Gioia Tauro;
il management della Mtc-Contship, la società che gestisce il porto di Gioia Tauro, non è riuscito, pur avvalendosi del vantaggio competitivo legato alla corresponsione di salari più bassi rispetto a quelli corrisposti in altri porti italiani, e pur potendo confidare in ottime infrastrutture portuali, a difendere il suo ruolo di principale gestore di transhipment del Mediterraneo -:
se non si ritenga non più procrastinabile l'attivazione di un tavolo di confronto tra le parti, l'azienda, i sindacati ed i lavoratori, per una rapida soluzione della vertenza, anche al fine di salvaguardare i livelli occupazionali in una regione, come la Calabria, in cui si registrano un altissimo tasso di disoccupazione ed una profonda pervasività della criminalità organizzata.
(4-06041)

...

SALUTE

Interrogazioni a risposta scritta:

GIRLANDA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il piano nazionale di contenimento delle liste di attesa 2006-2008, avanzato dal Ministero della salute e sottoscritto nella Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, ha previsto tra i suoi obiettivi primari la realizzazione da parte di tutte le aziende sanitarie locali (ASL) del Servizio sanitario nazionale (SSN) dei centri unici di prenotazione (CUP);
lo stesso piano prevedeva lo stanziamento di 50 milioni di euro per la realizzazione del suddetto obiettivo, come previsto dagli articoli 34 e 34-bis della legge 23 dicembre 1996, n. 662;
le disposizioni contenute nell'articolo 1, comma 279, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, prevedevano il concorso dello Stato anche nel ripiano dei disavanzi del Servizio sanitario nazionale per gli anni 2002, 2003 e 2004 e, a tal fine è stata autorizzata, a titolo di regolazione debitoria, la spesa di 2.000 milioni di euro per l'anno 2006;
l'intesa tra Stato e regioni è stata sancita il 28 marzo 2006, trasmessa con nota del 9 novembre 2006, sbloccando dunque l'accesso per le regioni ai fondi di cui all'articolo 1, comma 280, della legge 23 dicembre 2005, n. 266;
gli investimenti stanziati per la realizzazione dei centri unici di prenotazione hanno portato a risultati disomogenei all'interno degli stessi territori regionali o provinciali, determinando in vari casi una ripresa della mobilità interregionale;

il sistema sanitario è risultato così frazionato sul territorio, a discapito dell'utenza, della chiarezza dell'informazione, dell'ottimizzazione delle prestazioni, della varietà dei soggetti che recepiscono le richieste, arrivando a non favorire il suddetto obiettivo del contenimento delle liste di attesa;
il sistema fiscale federale attualmente in vigore ha ampliato le competenze delle regioni in materia di sanità e la stessa costituisce una delle voci più importanti nel bilancio regionale;
l'utenza sarebbe molto più facilitata con l'istituzione di un centro unico di prenotazione telefonico di carattere regionale, così come tuttora in essere già in diverse regioni, al fine di implementare l'offerta di prestazioni sanitarie allargando la base territoriale e riducendo così l'afflusso in strutture sanitarie o farmaceutiche per le prenotazioni;
un numero telefonico regionale potrebbe ridurre la mole di utenti allo sportello, implementando la fascia oraria in cui è possibile effettuare prenotazioni telefoniche e rendendo possibili eventuali disdette in maniera più efficiente e tempestiva da parte dell'utenza, con un beneficio che si andrebbe a ripercuotere a livello generale;
molti centri di prenotazione sul territorio non sono dotati di mezzi adeguati per recepire il pagamento con carte di credito o bancomat o impediscono all'utente il pagamento della prestazione contestualmente alla richiesta di prenotazione -:
se siano previste iniziative volte a definire con il coinvolgimento delle regioni linee di indirizzo per ottimizzare la gestione dei centri unici di prenotazione e ridurre le disomogeneità territoriali nonché per ricorrere a mezzi di pagamento di natura telefonica o telematica al fine di integrare e snellire l'attività del personale agli sportelli;
se si intendano assumere iniziative finalizzate allo stanziamento di nuove risorse per fornire alle strutture territoriali del Servizio sanitario nazionale le apparecchiature elettroniche o telematiche necessarie per la creazione e la gestione dei centri unici di prenotazione telefonici regionali;
quali altre iniziative si stiano altresì valutando per la risoluzione della problematica in questione.
(4-06039)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
la procura di Napoli ha aperto un'inchiesta su appalti e forniture ospedaliere; sono state eseguite numerose perquisizioni a funzionari di ospedali e di aziende sanitarie e ad esponenti del mondo imprenditoriale;
secondo l'ipotesi investigativa alcune aziende sarebbero state favorite nella gestione di importanti commesse pubbliche, di forniture medicali o apparecchi usati per impianti di anestesia e in sala di rianimazione. Favori in cambio di regali costosi (computer, cellulari, palmari), di viaggi e assunzioni di parenti;
l'inchiesta al momento riguarda gli ospedali Pellegrini, San Giovanni Bosco, Incurabili, Loreto Crispi, e l'ufficio provveditorato della Asl Napoli uno;
si indaga sugli appalti degli ultimi tre anni (2006-2009);
le accuse ipotizzate sono particolarmente pesanti, associazione per delinquere, turbativa d'asta, corruzione, truffa, e coinvolgono primari, medici di unità operative, caposala, dirigenti di asl, imprenditori e agenti -:
di quali informazioni disponga in relazione a questa sconcertante vicenda;
quali iniziative, per quanto di competenza, si intendano assumere, anche in relazione all'attività della gestione commissariale volta ad assicurare il rientro dai disavanzi sanitari regionali, con particolare

riferimento alla verifica degli effetti sul flusso di denaro pubblico destinato alla sanità campana di un fenomeno come quello descritto in premessa diffuso ed esteso nel tempo.
(4-06056)

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta in Commissione:

VICO, LULLI, FADDA, FRONER, SCARPETTI, PIZZETTI, FEDERICO TESTA, CAPODICASA, VELO, MASTROMAURO, VANNUCCI e CALVISI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
l'Unione petrolifera ha dichiarato nei giorni scorsi che, a causa della riduzione dei consumi e del calo della domanda mondiale, ben cinque raffinerie su 16 esistenti in Italia sono a rischio di chiusura, in conseguenza di ciò oltre 7.500 posti di lavoro potrebbero scomparire in pochi mesi, 2.000 direttamente coinvolti nella produzione, gli altri legati al mondo della distribuzione;
ogni raffineria secondo i dati forniti dall'Unione petrolifera ha in media 4-500 dipendenti più l'indotto che conta per tre o quattro volte, circa 1.500 persone a impianto che moltiplicati per 4 o 5 raffinerie fanno la somma di 7.500 lavoratori a rischio;
secondo le stime dell'associazione il settore, che ha una capacità produttiva di 106,5 milioni di tonnellate l'anno, ha chiuso il 2009 con perdite complessive per circa un miliardo di euro;
l'allarme si inserisce in un contesto drammatico per il nostro Paese nel quale ogni giorno emergono sempre nuove Situazioni di crisi nei più svariati settori;
i principali siti in difficoltà sarebbero: Livorno e Pantano in cerca di compratori; Falconara con 92 esuberi; Taranto e Gela dove l'attività subisce fermate provvisorie per smaltire la produzione, ma più in generale l'urto della crisi sembra farsi sentire anche nei siti che ad oggi ne hanno sopportato gli effetti;
gli indicatori economici sono attualmente fortemente negativi e lo perdite complessive del settore downstream superano abbondantemente il miliardo di euro, sofferenze acuite dalla contrazione dei consumi petroliferi che in soli cinque anni (tra il 2004 e il 2009) hanno perso il 16 per cento pari a circa 15 milioni di tonnellate;
anche le esportazioni che in passato hanno trainato le raffinerie italiane tenendole faticosamente a galla sono calate dell'11 per cento;
secondo un recente studio di Wood McKenzie, in Italia i consumi di benzina scenderanno dalle 12,5 milioni di tonnellate del 2008 ai 9 milioni nel 2015; se a questo pesante quadro si somma la concorrenza spietata della raffinazione avviata in Cina e India, dove gli operatori possono contare su un rodato sistema di agevolazioni e sussidi, ci si rende conto della potenziale drammaticità della situazione;
l'Unione petrolifera denuncia la concorrenza dei Paesi mediorientali; in tempi di margini ridotti solo chi beneficia di incentivi riesce a lavorare al massimo, creando un surplus di prodotto che deprime ulteriormente i risultati di chi invece non ne usufruisce, ma l'associazione addebita non solo ai costi più bassi, ma anche alla possibilità dei concorrenti di non rispettare obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, le difficoltà della raffinazione italiana, con probabile riferimento alla Robin Tax;
l'Unione petrolifera non chiede per conseguenza al Governo sovvenzioni economiche, ma sollecita il varo di un quadro normativo meno severo, soprattutto sul fronte ambientale, in controtendenza con lo direttive europee e con gli accordi internazionali in materia di riduzione degli agenti inquinanti;

è peraltro difficile dimenticare l'«ubriacatura» del 2008, quando le grandi compagnie petrolifere hanno conseguito enormi guadagni a scapito dei consumatori; la reazione all'attuale scivolone nei consumi è la minaccia di chiusura delle raffinerie;
le previsioni dell'Unione petrolifera per quest'anno indicano un possibile taglio delle lavorazioni di greggio nell'ordine di 20 milioni di tonnellate, che si rifletterà in una riduzione della produzione di carburanti e combustibili di 12 milioni di tonnellate rispetto agli 80,5 milioni del 2009;
le imprese italiane sono oggi nelle condizioni di dover effettuare ingenti investimenti per mantenersi competitive, impegnando oltre 6 miliardi di euro al 2012, con una rete distributiva ancora molto frammentata;
per la revisione della rete distributiva l'Unione petrolifera ha proposto al Ministero dello sviluppo economico, la riduzione a 5-6 mila dei punti vendita, un maggiore ricorso al self-service, lo sviluppo del non-oil con la possibilità per i gestori di integrare il proprio reddito vendendo anche prodotti di monopolio (sigarette ed altro) e forme contrattuali più flessibili;
secondo la CGIL l'allarme lanciato dell'Unione petrolifera sarebbe finalizzato a chiedere l'eliminazione della Robin Tax che determinerebbe di fatto una riduzione occupazionale, secondo uno schema noto: quando i profitti sono alti si aumentano i dividendi mentre languono gli investimenti, mentre quando si riducono i margini di profitto si tenta di scaricare i costi sul lavoro e sulla collettività anche in termini di via libera ad una maggiore inquinamento;
il sindacato denuncia che dall'Unione petrolifera non è arrivata negli scorsi mesi alcuna comunicazione sulla gravità della crisi denunciata in questi giorni; la condizione attuale delle raffinerie italiane non dipende solo dalla crisi economica, ma anche dai mancati investimenti sugli impianti degli anni scorsi;
sono poche le raffinerie in Italia, in cui sono stati realizzati di recente investimenti consistenti, ne sono esempio la Saras di Cagliari e la raffineria Eni di Sannazzaro, a Pavia, dove sono stati effettuati investimenti importanti, mentre in altri siti sono stati realizzati interventi solo per l'adeguamento alla normativa sull'ambiente e in altri ancora non ne è stato effettuato alcuno come a Livorno e alla Tamoil di Cremona -:
se non ritenga urgente convocare un tavolo con i rappresentanti dell'Unione petrolifera, con i sindacati dei lavoratori e con le associazioni dei gestori degli impianti di distribuzione, per delineare un pacchetto di misure volte ad affrontare la crisi del settore dichiarata dall'Unione petrolifera, ed in particolare scongiurando la chiusura delle raffinerie e la perdita di posti di lavoro, sostenendo l'innovazione del comparto ed evitando un arretramento sul piano della tutela ambientale.
(5-02454)

Interrogazioni a risposta scritta:

CALABRIA. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'interno, al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:
l'industria conciaria in Italia è garanzia di eccellenza qualitativa, impiega circa 20.000 addetti e sviluppa annualmente milioni di euro di fatturato;
tale rinomato settore, oltre a subire gli effetti negativi della generale riduzione della domanda dovuta all'attuale crisi economica, sta attraversando un periodo di profonda difficoltà a causa del fenomeno sempre più esteso dell'invasione di prodotti contraffatti, provenienti soprattutto dai Paesi asiatici, che, connotati da costi di produzione decisamente molto convenienti e realizzati con materiali scadenti o privi dei necessari requisiti di sicurezza, hanno dei prezzi di vendita decisamente più bassi di quelli italiani;

l'attestazione del made in Italy indubbiamente conferisce al bene di consumo un alto valore aggiunto: scarpe, borse, giacche, divani e tutti i prodotti di pelletteria, acquisiscono una superiorità qualitativa se tutti i componenti con cui sono confezionati sono di origine italiana;
tale requisito, unitamente al rispetto sia delle norme di sicurezza per i lavoratori e per i consumatori, sia dell'ambiente nel processo industriale, è sinonimo di garanzia di qualità che deve essere valorizzata anche al fine di garantire alle imprese, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni, il legittimo guadagno e la conseguente continuità lavorativa degli addetti;
purtroppo le frodi in questo settore avvengono non solo nella contraffazione del design, ma anche nella falsa dichiarazione di nazionalità dei manufatti e dei loro stessi componenti, che spesso risultano essere di scarsa qualità e che illecitamente vengono spacciati come prodotti italiani;
l'incidenza di tale inganno nel costo di produzione si configura tra il 25 per cento e il 60 per cento, a danno dell'industria italiana e dei consumatori in primis, oltre che dell'immagine dei prodotti italiani che nel mondo rappresentano da sempre una creatività e una qualità indiscussa e molto ricercata;
si assiste purtroppo, ad un ancora insufficiente e incompleto controllo, se pur notevolmente migliorato rispetto al recente passato, del commercio abusivo di tali prodotti contraffatti;
con l'approvazione della legge 23 luglio 2009, n. 99, il Governo italiano ha introdotto diversificate misure volte a rafforzare la tutela della proprietà industriale, del made in Italy e degli strumenti di lotta alla contraffazione;
disposizioni in materia di tutela del made in Italy sono anche contenute nel decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, in corso di conversione e approvato in prima lettura dal Senato, che introduce una regolamentazione circa l'uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia, quali «100 per cento made in Italy» e simili, prevedendo una sanzione penale per l'uso indebito di tali indicazioni di vendita o di contrassegni o di figure che inducano alla medesima fallace convinzione -:
se i Ministri interpellati, al fine di tutelare e salvaguardare l'attività delle imprese conciarie italiane, dei lavoratori del settore e del relativo indotto, non ritengano opportuno favorire un'intensificazione dei controlli da parte di tutte le forze dell'ordine ed una ancor più incisiva azione sanzionatoria, al fine di indebolire e scoraggiare il fenomeno del commercio illegale di prodotti di pelletteria di scarso pregio e contraffatti, che, comunque, inducono in inganno il consumatore e danneggiano grandemente le imprese del nostro Paese;
se e quali iniziative possano essere assunte affinché l'Ufficio europeo per la lotta antifrode, nell'intento di tutelare gli interessi economici dei Paesi dell'Unione europea, possa contribuire ad intensificare il controllo del commercio illegale.
(4-06037)

COSENZA. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il Governo ha concretamente dimostrato attenzione rispetto alla tutela e alla valorizzazione del «made in Italy» promuovendo importanti norme prima con l'articolo 15 («Tutela penale dei diritti di proprietà intellettuale») della legge n. 99 del 2009 e poi soprattutto, con l'articolo 16 della legge n. 166 del 2009 che definisce il «made in Italy» e mette a punto una legislazione più rigida per prevenire il fenomeno della contraffazione dei prodotti italiani di qualità;
varati tali importanti provvedimenti, pare ora necessario agire anche nel senso

di tutelare il processo produttivo che sta alla base dei prodotti «made in Italy» assicurandone la continuità;
infatti un certo tipo di cultura dominante ha diffuso l'idea che, per la maggior parte dei giovani italiani, sentir parlare di un «mestiere» equivalga all'idea di una professionalità poco allettante e di basso livello: il risultato paradossale è che in Italia, Paese invidiato nel mondo per le sue produzioni artigiane, della moda ed enogastronomiche di qualità, vi sono 30 mila posti di lavoro non coperti nel settore dei «mestieri d'arte»;
oggi vi è quindi, nel nostro Paese, il rischio di vedere disperso uno straordinario patrimonio di conoscenze e tradizioni che i maestri artigiani non riescono più a trasmettere alle giovani generazioni -:
quali iniziative intenda assumere il Governo per sostenere il sistema produttivo alla base del «made in Italy» imprimendo una inversione di tendenza e stimolando i giovani a coprire il fabbisogno di lavoro esistente nei «mestieri d'arte»;
se si ritenga opportuno intervenire anche sul sistema scolastico per far sì che questo sia anche finalizzato ad orientare i giovani verso i «mestieri d'arte».
(4-06044)

...

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

L'interrogazione a risposta scritta Di Pietro ed altri n. 4-06029, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 febbraio 2010, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Vaccaro.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interpellanza Calabria n. 2-00543 del 16 novembre 2009.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
interrogazione a risposta orale Taglialatela n. 3-00635 del 29 luglio 2009 in interrogazione a risposta scritta n. 4-06049;
interrogazione a risposta orale Migliori n. 3-00660 del 16 settembre 2009 in interrogazione a risposta scritta n. 4-06048.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA

ARMOSINO e STRADELLA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
occorre fare chiarezza riguardo la situazione dei rapporti societari tra Wagons Lits e Trenitalia, e precisamente nella gara d'appalto, il nuovo capitolato in fase di valutazione da entrambe le parti interessate prevede:
a) una riduzione oraria di lavoro di circa 40 ore mensili con un conseguente esubero di personale;
b) una effettuazione della vigilanza a bordo treno per prevenire eventuali furti;
c) una coadiuvazione del lavoro del personale di Trenitalia in quanto la società stessa esige che durante la notte anziché riposare, i cuccettisti della Wagons Lits scendano nella stazione dove il treno effettua la fermata, per segnalare al capo treno, in testa al treno, il Via Libera (segnalazione visiva da effettuarsi con pila in dotazione);
d) che un agente scorti n. 2 vetture letto (quando queste siano adiacenti);
in merito alla questione del personale addetto, appare in sintesi, una riduzione dei costi del personale intorno al 30 per cento, riduzione del personale effettivo (contratto a tempo indeterminato). Nel corso di una recente riunione, si è parlato della gara di appalto suddetta, e le organizzazioni sindacali hanno comunicato al personale dipendente presente che, proprio in funzione della firma di tale contratto, è prevista da parte della W.L. tale riduzione del personale. Dal 2006 circa, la mancata assunzione definitiva del personale, assunto «temporaneamente» (stagionale), invece risulta essere in servizio con copertura turni pari a 340 gg/365 gg all'anno. Gli «stagionali», che sono stati chiamati di volta in volta in servizio per maggiore lavoro e/o sostituzione del personale effettivo per sfogo congedi, viene lasciato ora, a casa. Questo è un comportamento secondo gli interroganti discriminante, nonostante vi siano, tra queste, persone monoreddito con mutui per la casa e figli a carico;
in merito alla questione sicurezza dei lavoratori a bordo, si segnala nel nuovo contratto, in nome di una riduzione dei costi del personale, è stato previsto che, un solo agente scorti vetture con 36 persone/clienti a bordo. Anzi, è stato previsto anche che, la composizione delle vetture comfort, sia accanto a quelle vetture letto con un solo agente, quindi, si arriverebbe a «servire» ben 108 persone/clienti, ovviamente lasciamo immaginare il notevole disagio che questo comporterà;
si sottolinea inoltre che l'assunzione di personale di altre regioni d'Italia, crea un esubero nel resto del territorio: ad esempio consta all'interrogante che siano stati assunti con contratto a tempo indeterminato dei lavoratori stagionali residenti in Sicilia, ma alcuni di questi lavoratori sono stati utilizzati al nord anziché

al sud e specificamente in Piemonte. Praticamente, vengono fatti lavorare in Piemonte alcuni stagionali non residenti in questa regione ed assunti con la residenza in Sicilia, lasciando a casa i lavoratori del Piemonte;
in merito alla questione delle vetture letto soppresse da Trenitalia, che stanno creando notevoli disagi per i clienti di tale servizio, da Torino si segnala la soppressione di carrozze comfort, nonostante vi sia richiesta della clientela persino sottobordo alla partenza dei treni (treno 1940 e treno 1941, tratta Torino-Palermo/Siracusa e ritorno; treno 761 e treno 768, tratta Torino-Reggio Calabria e ritorno), si segnala anche la soppressione, in fase di «valutazione» per motivi di riduzione dei costi del treno 906, tratta Torino-Lecce e ritorno e del treno 900 (periodico), tratta Torino/Bari e ritorno -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e quali iniziative intenda assumere il Governo, alla luce anche, di un rimpallo di responsabilità e di una cattiva gestione del servizio «notte», tra le società W.L. e Trenitalia, posto che sarebbe utile chiedere chiarezza d'intenti ad entrambe le società in questione (da parte della società W.L., vengono segnalate a Trenitalia le vetture da «chiudere» proprio per mancanza di personale), tutto questo, prima che avvenga il rinnovo del contratto di appalto (febbraio-marzo 2009).
(4-02134)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, riguardante il servizio ferroviario «Notte», con particolare riferimento all'impiego di personale addetto al servizio di accompagnamento a bordo del treno.
Al riguardo, la società Ferrovie dello Stato spa ha comunicato che le condizioni di impiego del personale della Compagnia internazionale carrozze letto e turismo (Ciclt) sono stabilite dal contratto di categoria, confluito nel contratto collettivo nazionale delle attività ferroviarie, nel cui ambito rientra, peraltro, la disciplina dell'orario di lavoro.
Durante la sosta nelle stazioni, il personale dipendente dalla Ciclt addetto all'accompagnamento delle vetture letto ha il compito di presenziare le porte ai soli fini dell'accoglienza della clientela, mentre ricade nell'ambito delle prerogative e responsabilità del personale ferroviario l'attuazione di tutte le incombenze che attengono alla sicurezza durante la marcia del treno.
Nell'ambito del più ampio progetto di riorganizzazione del servizio «Notte», in occasione della nuova gara per l'affidamento del servizio di accoglienza, accompagnamento ed assistenza a bordo dei treni notturni, sono state introdotte alcune logiche organizzative per adeguare i livelli dei servizi offerti a criteri di maggiore efficienza e competitività, tra cui il concetto di «squadra minima», che consente, in situazioni di scarso afflusso di viaggiatori, all'impresa appaltante di prevedere l'impiego di un solo agente di scorta per due vetture letto adiacenti. Le vetture
comfort, invece, sono state progettate con caratteristiche tali da consentire l'utilizzo di un solo agente di scorta per ciascun modulo (2 carrozze).
Per quanto attiene, infine, all'impiego in composizione delle vetture letto sui treni citati nell'interrogazione, la società Ferrovie dello Stato ha precisato che, con l'orario di dicembre 2008, la tipologia delle vetture letto in composizione alla coppia di treni 1940/1941 e quella dei treni 901/906 è rimasta invariata rispetto all'orario 2007; la composizione delle vetture letto della coppia di treni 761/768 è stata modificata attraverso la sostituzione di una carrozza T2S (scompartimento letto per due persone) con una MU (modulo unico di livello qualitativo più elevato), che indica lo scompartimento a letto singolo.

Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Nicola Cosentino.

BARANI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nel comune di Anzio in provincia di Roma, lungo la linea ferroviaria Nettuno-Roma

nei pressi della stazione di Lido di Lavinio, è situato un passaggio a livello caratterizzato da precarie condizioni di sicurezza che si trova proprio al centro di un quartiere densamente abitato;
il passaggio a livello di Lido di Lavinio, che divide in due il quartiere e dà sulla via Nettunense, è rischioso proprio perché i pedoni, abituati al passaggio frequente dei treni, lo attraversano anche con le sbarre abbassate;
la stazione medesima non è dotata di presidio e capostazione e da anni viene segnalata la pericolosità del passaggio a livello;
è stato segnalato più volte dagli abitanti che il passaggio a livello a raso costituisce un pericolo, e anche in presenza di due sbarre chiuse, la gente del posto attraversa in prossimità dell'arrivo del treno per non attendere molto;
questo comportamento ha purtroppo procurato la morte, lo scorso 21 agosto 2009, di Ylenia Saturno, una giovane ragazza di 17 anni residente ad Anzio, colpita dalla motrice di un treno regionale proveniente da Nettuno e diretto a Roma dopo che già aveva attraversato i binari sostava sul marciapiede nonostante il passaggio a livello fosse chiuso, nei pressi della stazione ferroviaria di Lavinio;
il padre della ragazza rimasta uccisa, Eduardo Saturno, in precedenza aveva «denunciato» tale situazione scrivendo varie missive, già nel maggio 2008, all'amministratore delegato delle Ferrovie e chiedendo interventi alle istituzioni locali, facendo presente quanto avviene sulla tratta ferroviaria Roma/Nettuno, delle pessime condizione del materiale rotabile, l'assenza dei controlli a bordo treno e nelle stazioni dove si riscontrano problematiche anche per ciò che concerne i passaggi a livello pericolosi;
le denuncie effettuate sullo stato di degrado della Linea Ferroviaria Roma-Nettuno non hanno mai ricevuto risposte, su nessuna delle questioni «sollevate», men che meno sulla situazione del passaggio al livello incriminato da parte dei vertici di FS;
Ferrovie dello Stato, solo dopo la tragedia, si è premurata di precisare che il passaggio a livello di Lavinio è inserito nel Piano di razionalizzazione che ne prevede l'eliminazione, con altri 13 nel Lazio, previa costruzione di cavalcavia o sottopassaggi -:
se il Ministro sia al corrente dei fatti sopra esposti e quali misure il Ministro intenda porre in essere per fare in modo che fatti tragici come quello di Lavinio non accadano più, e quali iniziative verranno adottate per mettere in sicurezza il passaggio a livello in oggetto e tutta la linea Roma/Nettuno, impedendo il ripetersi di episodi che creano evidenti situazioni di grave pericolo per i cittadini di Lavinio e per gli utenti del tratto ferroviario citato;
se vi siano stati ritardi od omissioni, da parte di RFI con riferimento alla costruzione del cavalcavia o sottopassaggi, già previsto dal Piano di razionalizzazione regionale, e a cosa siano dovuti.
(4-04348)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Il passaggio a livello oggetto dell'interrogazione in esame, situato al km 49+926 presso la fermata Lido di Lavinio della linea a binario unico Roma-Nettuno, è costituito da n. 4 barriere (n. 2 per ogni lato) manovrate elettricamente ed è comandato dal dirigente movimento della stazione di padiglione situata lato Roma a circa un chilometro dal passaggio a livello.
Rispetto al transito dei treni, il passaggio a livello è protetto nel lato Nettuno dal segnale di avviso della stazione di padiglione, e lato Roma dal segnale di partenza della stessa stazione di padiglione, normalmente disposti al rosso (via impedita).
Per quanto riguarda la regolazione della circolazione ferroviaria, Ferrovie dello Stato fa conoscere che l'arrivo del treno da Nettuno

viene annunciato tramite apposito dispositivo (pedale) situato presso la località di Villa Claudia che trasmette l'informazione al dirigente movimento della stazione di padiglione - rispetto ai treni provenienti da Roma, questi effettuano tutti fermata nella stazione di padiglione - che provvede alla chiusura delle sbarre del passaggio a livello agendo sull'apposito comando da remoto; solo dopo aver accertato attraverso apposito dispositivo, l'avvenuta chiusura del passaggio a livello, il dirigente movimento controlla, tramite dispositivo tv a circuito chiuso, che il passaggio a livello non sia ingombro di veicoli eventualmente rimasti intrappolati alla chiusura delle sbarre. Riscontrata l'assenza di ingombri, provvede, sempre tramite apposito apparato, a disporre i segnali per il transito del treno.
Si precisa inoltre che tutta la linea è attrezzata con il Sistema di controllo marcia treni (Scmt).
Sebbene il passaggio a livello si trovi in una zona significativamente urbanizzata, è protetto lato strada da n. 4 segnali luminosi a matrice di led.
Il controllo del suddetto passaggio a livello viene effettuato mediante visite da parte di personale qualificato secondo frequenze e modalità che consentono di avere costantemente sotto controllo l'efficienza di detto passaggio a livello.
Inoltre, in base all'esito delle suddette visite, vengono regolarmente effettuate tutte le manutenzioni necessarie e l'applicazione ed il rispetto delle suddette procedure consentono di raggiungere gli standard qualitativi e di sicurezza attesi.
Gli interventi per la soppressione del predetto passaggio a livello sono stati inseriti nel recente protocollo di intesa sottoscritto tra regione Lazio, provincia di Roma e Rete ferroviaria italiana (Rfi) al fine di conseguire il miglioramento degli standard qualitativi del servizio di trasporto ferroviario e non, svolto lungo le linee afferenti l'ambito territoriale della provincia di Roma, programmati nel triennio 2009-2011.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 21 del regolamento sull'immigrazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999, al comma 7, autorizza all'ingresso nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) i familiari delle persone detenute, i ministri di culto, gli avvocati e i rappresentanti delle ambasciate;
i giornalisti italiani non rientrano dunque tra i soggetti abilitati ad entrare nei centri di trattenimento degli immigrati clandestini; lo stesso Ministero dell'interno ha sempre vietato l'ingresso nei CIE agli operatori dell'informazione in nome del diritto alla privacy degli immigrati, ciò anche quando il Garante replicava che sulla privacy può decidere solo il diretto interessato (l'immigrato) e nessun altro;
nonostante il citato articolo 21, comma 7, del citato decreto del Presidente della Repubblica n. 394 del 1999, non contempli i parlamentari tra le figure autorizzate ad entrare negli ex CPT, a questi ultimi, in virtù del loro ruolo, è sempre stato consentito ispezionare i centri, seppure previa comunicazione al Prefetto;
a giudizio dell'interrogante la stessa cosa dovrebbe valere per i giornalisti, atteso che le modalità di trattamento degli immigrati rinchiusi nei CIE sono state spesso al centro di dibattiti accesi e di valutazioni contrastanti per cui assume ancora più importanza l'inchiesta o l'indagine eventualmente svolta dagli operatori dell'informazione in questi luoghi;
il fatto che un giornalista debba «travestirsi» da immigrato o da assistente di un parlamentare per poter svolgere quello che dovrebbe essere un suo elementare diritto-dovere di informazione, rappresenta un arbitrio che, ad avviso degli interroganti, viola la libertà di stampa e che finisce per essere umiliante per chi è costretto a mettere in atto simili accorgimenti;

lo stesso segretario dell'Ordine nazionale dei giornalisti, dott. Vittorio Roidi - raccogliendo la sollecitazione dell'appello «Cpt, l'informazione negata» - ha inviato tempo fa una lettera al Ministro dell'interno chiedendo che questo «ingiustificato divieto» venga immediatamente tolto, poiché non può esistere un luogo pubblico sottratto al controllo degli organi di informazione;
ad avviso dell'interrogante questa scelta costituisce un'ingiustificata limitazione della libertà di stampa e di informazione, e dunque di libertà costituzionali, proprio su un tema che ha implicazioni delicatissime in ordine al rispetto dei diritti umani e civili -:
per quale motivo si neghi all'informazione, e di conseguenza all'opinione pubblica, il diritto di conoscere le effettive condizioni in cui versano i migranti trattenuti nei centri di identificazione ed espulsione;
se, infine, data l'importanza dei principi in questione, non ritenga di dover adottare iniziative per rimuovere tale divieto e stabilire regole certe, trasparenti e democratiche di accesso ai CIE, con ciò consentendo anche agli operatori dell'informazione di svolgere indagini ed inchieste senza impedimenti.
(4-03845)

Risposta. - Le direttive vigenti - emanate proprio per la specifica attuazione della normativa citata nell'interrogazione a cui si risponde - già prevedono la possibilità di consentire l'ingresso in tutte le tipologie di centri per immigrati attualmente esistenti, oltre che a specifici soggetti istituzionali o del privato sociale, anche ai giornalisti, che possono essere accompagnati da foto/cineoperatori.
L'accesso può avvenire previa autorizzazione del prefetto ove ha sede il centro, sentito l'ente gestore della struttura interessata.
Nell'ultimo biennio, sono state centinaia le richieste accolte favorevolmente: una pluralità di testate giornalistiche, reti radiotelevisive, canali satellitari nazionali e internazionali hanno reso testimonianza in altrettanto numerosi servizi e
reportage pubblicati su stampa o trasmessi da emittenti radiotelevisive.
La possibilità di effettuare, all'interno dei centri, interviste e riprese fotografiche o televisive è subordinata esclusivamente - sulla base di un parere specificamente reso dall'ufficio del garante per la protezione dei dati personali - ad una serie di specifiche cautele e prescrizioni (in particolare, il rispetto delle norme contenute nel codice di deontologia dei giornalisti e nella cosiddetta carta di Treviso) a cui gli operatori dell'informazione devono attenersi per tutelare la dignità e la
privacy degli ospiti dei centri, soprattutto di quelli che versano in condizioni di vulnerabilità fisica o psicologica.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
mercoledì 19 agosto 2009 presso la spiaggia di Marina di Camerota, in Provincia di Salerno, abitualmente frequentata anche da persone gay, alle ore 12.30 circa si è avvicinata al bagnasciuga un'imbarcazione creando disagio tra i turisti e i bagnanti. Alle lamentele degli stessi la famiglia che stava sull'imbarcazione, si è scagliata con insulti e minacce contro le persone gay;
un giovane componente tale famiglia, armato di un coltello, di quelli usati per la pesca subacquea, si è avvicinato con fare minaccioso, insultando le persone gay che contestavano il comportamento sopra descritto;
presso la spiaggia era anche presente il Presidente di I-Ken Onlus, Associazione Lgbt di Napoli che si batte da sempre in difesa dei diritti delle persone lesbiche, gay e transessuali, che ha immediatamente

chiamato la Guardia Costiera e subito dopo la Capitaneria di Porto della località;
dopo quasi un'ora è arrivato un cabinato della Guardia Costiera in cerca dell'imbarcazione che nel frattempo era andata via senza che riuscire a individuarla -:
se non ritenga il Governo che tale atto di omofobia avvenuto davanti a centinaia di persone dimostri che l'odio e il disprezzo per le persone gay è continuamente alimentato anche dall'indifferenza totale delle istituzioni locali e nazionali;
se non ritenga il Governo che gli atti di omofobia avvenuti recentemente in Campania, necessitino di un vero e proprio piano d'intervento che comprenda aiuto, sostegno, protezione, informazione ed educazione da promuovere a tutti i livelli sociali e istituzionali verso la comunità lgbt;
per quale motivo le autorità pubbliche, in questo caso la Guardia Costiera, sono intervenute così in ritardo riguardo le prime chiamate d'intervento fatte proprio per scongiurare rischi fisici per le persone frequentatrici della spiaggia.
(4-03949)

Risposta. - La prefettura di Salerno ha comunicato che la capitaneria di porto di quella provincia ha fornito giustificazione dell'oggettivo ritardo con il quale un'unità navale della guardia costiera dell'ufficio circondariale marittimo di Palinuro è giunta sul luogo ove, poco prima, era stata denunciata la presenza di un natante in acque riservate alla balneazione.
I tempi dell'intervento, infatti, sono stati condizionati dall'avaria occorsa all'unità in un primo momento inviata, nonché dal concomitante impegno in diverse attività istituzionali delle altre unità in quel momento disponibili.
Allorquando la guardia costiera è giunta sul posto, comunque, ha sanzionato altre barche che sostavano nelle acque riservate ma non ha potuto efficacemente rintracciare quella oggetto della segnalazione in quanto la medesima - per le sue dimensioni ridotte - non riportava il numero di iscrizione al registro navale del quale, pertanto, nessun testimone aveva preso nota.
Le ricerche comunque effettuate ed i riscontri informativi acquisiti hanno costituito oggetto di una notizia di reato alla procura della Repubblica di Vallo della Lucania (Salerno).
In ogni caso, il contrasto e la prevenzione di ogni forma di omofobia ed il superamento di tutte le discriminazioni, nelle loro molteplici manifestazioni, sono tra gli obiettivi prioritari dell'azione del Governo. In particolare, il Ministro per le pari opportunità, in un incontro dell'8 ottobre 2009, ha annunciato direttamente ai rappresentanti delle associazioni Lesbiche, Gay, Bisessuale e Transponder le proprie principali iniziative sul tema: prima fra tutte la campagna di comunicazione nazionale contro le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale, già in fase di realizzazione.
Nella stessa occasione, inoltre, il Ministro ha anticipato la sigla (poi avvenuta il 21 ottobre 2009) di un protocollo d'intesa con il sindaco di Roma per contrastare i fenomeni discriminatori attraverso una serie di iniziative educative e di sensibilizzazione e l'istituzione di uno specifico osservatorio cittadino.
Attraverso l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR) è stato predisposto un bando, di prossima pubblicazione, per l'affidamento di uno studio finalizzato all'identificazione, analisi e trasferimento di buone prassi in materia di non discriminazione per orientamento sessuale e per identità di genere.
Le forze di polizia, per parte loro, continueranno a contrastare con estremo rigore, a norma di legge, tutti i comportamenti improntati all'omofobia, in quanto espressioni di oggettiva discriminazione e metodi violenti che compromettono la convivenza civile.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
la notte tra il 4 e il 5 agosto 2009, a Ospedaletto, zona artigianale di Pisa, davanti alla sede operativa del portale www.gay.it, uno dei più importanti network della comunità gay italiana, con una media di 700.000 contatti/mese, ignoti hanno imbrattato con scritte minacciose sui muri, tra le altre, le seguenti scritte: «gli uffici bruceranno e voi morirete tutti oggi» e «fr... a morte»;
presso la redazione di www.gay.it lavorano circa 15 persone, impegnate in un importante lavoro di diffusione di informazioni e di aggregazione per la comunità lgbt italiana;
tra le scadenze diffuse recentemente dal sito gay.it vi è anche quella dell'annuncio delle iniziative che si svolgeranno in occasione del «Mardi gras» che si è svolto a partire dal 7 agosto a Torre del Lago e ha coinvolto molte migliaia di persone in uno degli eventi più attesi della comunità lgbt italiana -:
quali iniziative abbia il Governo assunto per contrastare i casi di violenza omofobica, in forte aumento in tutta Italia nell'ultimo anno;
in particolare quali interventi siano stati attivati dal Ministro dell'interno per assicurare la massima sicurezza e incolumità operativa alle persone che lavorano presso il portale www.gay.it e in occasione degli eventi promossi per il «Mardi gras» a Torre del Lago a partire dal 7 agosto 2009;
se il Ministro per le pari opportunità alla luce di quanto esposto in premessa non ritenga di intervenire con specifiche campagne di informazione ed educazione volte a contrastare il grave fenomeno dell'omofobia.
(4-04115)

Risposta. - La questura di Pisa è tempestivamente intervenuta sui luoghi ove erano state rinvenute le scritte offensive e minacciose di cui all'interrogazione in oggetto. Dopo aver effettuato tutti i possibili rilievi del caso, è stata trasmessa all'autorità giudiziaria una dettagliata comunicazione di notizia di reato a carico di ignoti.
Le indagini sono ancora in corso ma l'analisi delle scritte e dell'approssimativa modalità con cui sono state tracciate fanno ipotizzare che possa essersi trattato di un gesto deprecabile ma isolato, anche in considerazione del fatto che la comunità gay risulta essere ben inserita nel tessuto sociale della città e nessun atto discriminatorio è avvenuto ad oggi in danno di persone omosessuali.
La prefettura di Pisa, comunque, ha comunicato di aver disposto l'intensificazione delle misure di vigilanza della sede in argomento.
Quanto alla manifestazione del «Gay Pride - Mardi Gras 2009» - a cui pure fa riferimento nell'interrogazione - la prefettura di Lucca ha comunicato che la stessa si è svolta nella località Torre del Lago Puccini dal 7 all'11 agosto scorsi con un notevole afflusso di partecipanti, senza che si siano verificati episodi riconducibili al fenomeno dell'omofobia né alcuna altra turbativa dell'ordine pubblico e della sicurezza.
Per l'occasione, la locale questura aveva assicurato accurati servizi di vigilanza e di prevenzione per tutta la durata della manifestazione, anche in orari serali e notturni.
Sul più generale tema del contrasto ad ogni espressione di omofobia, il Ministero per le pari opportunità ha fatto sapere che il superamento delle diverse forme di discriminazione, nelle loro molteplici manifestazioni, rappresenta uno degli obiettivi prioritari della propria azione.
I principali interventi per contrastare il grave fenomeno dell'omofobia saranno posti in essere innanzitutto sul piano culturale: ed infatti, come annunciato direttamente dal Ministro per le pari opportunità ai rappresentanti delle associazioni Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transponder - in un incontro dell'8 ottobre scorso - è in fase di svolgimento una campagna di comunicazione

nazionale contro le discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale. Nella stessa occasione, inoltre, il Ministro ha anticipato la sigla (poi avvenuta il 21 ottobre 2009) di un protocollo d'intesa con il sindaco di Roma che si propone di contrastare i fenomeni discriminatori attraverso una serie di iniziative educative e di sensibilizzazione e l'istituzione di uno specifico osservatorio cittadino.
La tematica è, altresì, oggetto di diverse altre azioni che saranno poste in essere dal Dipartimento per le pari opportunità attraverso l'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (U.N.A.R.). Tra queste, merita di essere segnalata la predisposizione di un bando, di prossima pubblicazione, per l'affidamento di uno studio finalizzato all'identificazione, analisi e trasferimento di buone prassi in materia di non discriminazione per orientamento sessuale e per identità di genere.
Le forze di polizia, per parte loro, continueranno a contrastare con estremo rigore, a norma di legge, tutti i comportamenti improntati all'omofobia, in quanto espressioni di oggettiva discriminazione e metodi violenti che compromettono la convivenza civile.

Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

BERTOLINI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la Dichiarazione universale dei diritti umani, firmata ed approvata anche dall'Italia, all'articolo 18 afferma che: «ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti»;
nonostante si professi l'inviolabilità e la non negoziabilità dei diritti umani, la libertà di professare liberamente la religione cristiana, purtroppo, viene sempre più spesso minacciata in molti Paesi e i cristiani sono vittime di violenze e persecuzioni;
in un'intervista a Radio Vaticana, Monsignor Hiiboro Kussala, vescovo della diocesi di Tombura Yambio, nel Sud del Sudan, in Vaticano per il Sinodo per l'Africa ha ricostruito l'aggressione subita da una comunità cristiana il 13 agosto 2009, da parte di fondamentalisti islamici: «il 13 agosto scorso, i ribelli sono entrati nella chiesa della mia parrocchia ed hanno preso tante persone in ostaggio. Mentre fuggivano nella foresta, ne hanno uccise sette: li hanno crocifissi agli alberi»;
il vescovo ha sottolineato che questo è solo uno dei tanti episodi che ogni giorno si verificano in Sudan contro i cristiani e ha puntato il dito contro il Governo del Nord del Sudan che, a suo avviso, aiuta i ribelli, molti dei quali addestrati da Al Qaeda, fornendo loro delle armi;
la crocifissione di persone in quanto cristiane è un fatto gravissimo, che deve essere condannato dall'intera comunità internazionale; alle violenze sui cristiani nel mondo è sempre seguito solo il silenzio dell'Occidente, pronto invece a indignarsi ed a mobilitarsi per qualsiasi altro fatto -:
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato in relazione a tali avvenimenti e quali iniziative intenda assumere al fine di farsi portavoce di una protesta per quanto è accaduto e accade ogni giorno in Sudan;
quali iniziative intenda adottare nei confronti del Governo sudanese per indurlo a mettere fine alle violenze ed a garantire a tutti il diritto di vivere e manifestare liberamente il proprio credo;
se non ritenga utile promuovere, sostenere ed agevolare l'approvazione di un documento ufficiale dell'Assemblea generale dell'ONU, nel quale si chieda il rispetto dei diritti individuali e la garanzia

della dignità umana per i fedeli cristiani in tutti i Paesi del mondo;
se non ritenga necessario attivarsi presso l'Unione europea perché non si limiti a condannare il massacro dei cristiani in Sudan, ma ponga in essere azioni adeguate nei confronti dei Paesi nei quali la libertà religiosa non è rispettata.
(4-04999)

Risposta. - La tutela della libertà di religione o di credo delle minoranze religiose rappresenta una delle priorità dell'azione dell'Italia in materia di diritti umani. Come ricordato dall'interrogante, si tratta di un diritto fondamentale che, in diversi parti del mondo, è oggetto di crescenti attacchi, rivolti soprattutto nei confronti di persone di religione cristiana.
Per reagire a tale fenomeno, che si è manifestato ultimamente con un grave episodio di violenza ai danni di alcuni cristiani nel Sudan del Sud, il Ministro Frattini ha deciso di farsi promotore, in ambito Unione Europea, di una espressione di condanna di tali violazioni. Lo scorso 16 novembre infatti i Ministri degli esteri dei Paesi dell'UE hanno adottato una dichiarazione per esprimere, tra l'altro, l'allarme per l'aumento degli atti di estrema violenza commessi contro le persone appartenenti a minoranze religiose. Gli stessi Ministri hanno inoltre ribadito la centralità del tema nella politica estera dell'Unione e l'intenzione di considerare, ove necessario, ulteriori iniziative per promuovere azioni in ambito bilaterale e multilaterale.
L'Unione Europea e l'Italia sono inoltre attualmente impegnate, in seno all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per promuovere il successo di un'importante risoluzione contro l'intolleranza religiosa. L'iniziativa, presentata dall'UE, condanna tra l'altro le violazioni di tale libertà, in particolare gli episodi di intolleranza e di violenza contro gli appartenenti a comunità religiose, incluse quelle cristiane, e richiama altresì gli Stati ad un maggiore impegno per arginare tali fenomeni.
Dopo intensi negoziati, il testo è stato approvato per consenso dalla Terza Commissione dell'Assemblea; esso dovrà essere successivamente ratificato dalla plenaria. Si è trattato di un risultato significativo: non è stato infatti facile coagulare il consenso di tutti gli Stati su un tema, come quello dell'intolleranza religiosa, sul quale esistono sensibilità differenti, specie quando si tocca la questione del rapporto tra la tutela delle religioni ed il diritto alla libertà di espressione.
Per quanto attiene al grave episodio cui l'interrogante fa riferimento, occorso alla comunità cristiana nella diocesi di Tombura Yambio, guidata da Monsignor Hiiboro Kussala nel Sud del Sudan, occorre rilevare che le violenze messe in atto sarebbero imputabili a membri del Lord Resistance Army/LRA. Si tratta di un gruppo di ribelli di origine ugandese guidato da Joseph Kony, che da anni compie attacchi contro le popolazioni civili nella regione, nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica Centrafricana. Le violenze dell'LRA avrebbero provocato nell'ultimo anno più di duemila vittime e causato la fuga di decine di migliaia di persone, costrette ad abbandonare i loro villaggi per sottrarsi alla barbarie dei ribelli. L'impegno del governo semi autonomo del Sud del Sudan per contrastare le violenze perpetrate dall'LRA ha lanciato, tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, un'offensiva militare congiunta con la Repubblica Democratica del Congo e l'Uganda contro il gruppo ribelle, rivelatasi in parte infruttuosa. Lo stesso Governo inoltre appoggia i cosiddetti «
arrows boys», gruppi di giovani armati di frecce in difesa dei propri villaggi dagli attacchi dei ribelli del LRA. Giova ricordare che il Nord ed il Sud Sudan, il primo a maggioranza musulmana, il secondo a maggioranza cristiano-animista, sono impegnati dal gennaio 2005 in un processo di pacificazione nazionale, che l'Italia sostiene e segue da vicino, alla cui base si pone l'attuazione di un accordo di pace che ha posto fine a venti anni di guerra civile nel paese. Dal successo di tale processo dipendono la pace e la stabilità politica del Sudan, elementi essenziali per il suo sviluppo sociale, civile ed economico.


Il Governo italiano continuerà a considerare la libertà di confessione al centro della propria politica estera nel campo dei diritti umani, adoperandosi affinché l'UE si appronti di strumenti idonei a contrastare prontamente le violazioni nei confronti delle minoranze religiose nel mondo.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.

BORGHESI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
la signora Marina Tognetti lamenta che nelle ultime elezioni europee le sia stato negato il diritto di voto di cittadina italiana residente all'estero, e come a lei a tanti altri;
i cittadini olandesi hanno votato per il Parlamento europeo giovedì 4 giugno 2009. I cittadini italiani in Olanda avevano invece due giorni per votare, il venerdì 5 ed il sabato 6;
sabato pomeriggio 6 giugno 2009 la signora si è presentata al consolato italiano ad Amsterdam per votare;
al seggio elettorale l'impiegato dopo aver consultato l'elenco le comunicò che non risultava nella lista. Presentò all'addetto il foglio che aveva ricevuto con l'invito a votare. L'impiegato le comunicò che purtroppo non era l'unica e che altre persone erano state rimandate a casa per lo stesso motivo. Sembra siano 300 gli italiani che al seggio di Amsterdam non hanno potuto votare;
l'impiegato addusse come motivo non ben precisati problemi organizzativi. Alcuni cittadini italiani avevano la possibilità di votare o per l'Olanda o per l'Italia e sarebbero dovuti andare giovedì 4 giugno 2009 al seggio olandese e scegliere, opt in. Altrimenti decadeva la possibilità di votare;
la comunicazione nella lettera inviata agli italiani all'estero, portava invece l'indicazione che la votazione sarebbe avvenuta venerdì o sabato -:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e cosa si intenda fare affinché quanto sopra, per le prossime elezioni, non privi più i cittadini italiani all'estero del legittimo diritto di voto.
(4-04477)

Risposta. - In relazione a quanto rappresentato dall'interrogante nel presente atto parlamentare si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La normativa europea impone a tutti gli Stati membri di adottare misure per consentire ai cittadini europei legalmente e stabilmente residenti nel loro territorio, in occasione delle elezioni del Parlamento Europeo, di scegliere se votare per i candidati del paese che li ospita, restando naturalmente impregiudicata la facoltà degli stessi cittadini di votare per i candidati nazionali al Parlamento Europeo, secondo le norme del paese di appartenenza.
Se il cittadino UE si avvale quindi della possibilità di votare per i candidati al Parlamento Europeo del paese in cui risiede, egli esercita una opzione che lo porta ad essere incluso
de jure nel corpo elettorale di quel paese, e per tenere conto delle implicazioni generali di tale conseguenza, oltre che per impedire il doppio voto, le autorità di ciascun paese membro si scambiano, fino all'imminenza del voto, liste ufficiali di cittadini degli altri paesi UE che risultano aver optato per votare i candidati locali.
A tali cittadini è quindi regolarmente garantito il diritto di voto ed essi possono partecipare alla consultazione elettorale europea secondo le modalità fissate dal paese di residenza.
I casi segnalati in alcuni paesi di connazionali che risultano non aver potuto votare nei seggi allestiti presso le rappresentanze diplomatico-consolari italiane si spiegano con la circostanza che questi elettori hanno in passato chiesto di iscriversi alle liste elettorali locali in occasione di precedenti consultazioni elettorali, e sono rimasti iscritti in tali liste.


Chi abbia espresso tale volontà rimane iscritto nei registri elettorali locali finché non faccia esplicita richiesta di cancellazione. Il nominativo del votante, come avvenuto nei casi segnalati dall'interrogante, viene trasmesso dalle autorità competenti al nostro Ministero dell'interno, che provvede alla cancellazione dall'elenco degli aventi diritto ad esprimere il proprio voto per i candidati italiani.
La questione - verificatasi, seppur sporadicamente, oltre che in Olanda anche in altri paesi Europei - è stata opportunamente portata all'attenzione del servizio elettorale del Ministero dell'interno affinché venga esaminata e risolta nell'ambito dei tavoli tecnici
ad hoc in materia con i partners europei.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Alfredo Mantica.

BORGHESI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
quaranta turisti dell'Est veronese sono stati «sequestrati» per dieci ore dalla polizia francese alla periferia di Parigi, per presunte irregolarità nei documenti di circolazione del pullman (alcune presunte manomissioni al cronotachigrafo) infrazioni peraltro respinte decisamente dall'autista del pullman signor Gasparini;
per tornare in Italia, dopo una giornata di tribolazioni, i turisti hanno dovuto pagare una multa di ben 10.320 euro in contanti, raccolti con una colletta fra i passeggeri;
i turisti si sono lamentati e sono rimasti indignati per le modalità con cui sono stati trattati soprattutto dall'atteggiamento tenuto dal commissario della polizia francese (una giovane donna che parlava un po' l'italiano);
l'autista e titolare del pullman, Oscar Gasparini, è stato interrogato per tre ore. E quando finalmente è risalito sul pullman annunciando che sarebbero ripartiti, il commissario di polizia si è rifiutato, lo ha spintonato, ha fatto entrare nel commissariato l'altro autista e ha urlato «adesso ascoltiamo lui»;
il secondo autista era presente sul pullman proprio per alternare la guida e quindi per evitare problemi nel caso si fossero superate le sei ore di guida;
la poliziotta, secondo la quale gli autisti avevano commesso una serie di infrazioni incredibili, ai turisti continuata a ripetere: «voi non siete incriminati, potete andare dove volete, siete liberi»;
i turisti esasperati dopo lunghe ore di attesa sul marciapiedi, ad un certo punto hanno pensato di telefonare all'ambasciata italiana, la quale non avrebbe però dato alcun segno di vita. Sono riusciti a contattare il Console il quale con un paio di telefonate al capo comitiva ha sbrigativamente detto che dovevano fare ciò che diceva la polizia, per poter definire in fretta la questione e cioè pagare la multa e sottoscrivere una dichiarazione ad avviso dell'interrogante inaccettabile;
solo dopo sette ore, bloccati dalle nove del mattino, con pullman e bagagli a fianco del dipartimento della polizia francese, due poliziotti hanno chiesto ai turisti se avevano bisogno di qualcosa. La comitiva era composta da famiglie con bambini (una di soli tre anni) e qualche anziano. «Se qualcuno sollecitava l'urgenza di tornare in Italia entro la serata, la polizia rispondeva di prendere l'aereo»;
la cosa incredibile per l'interrogante è stata la multa, che hanno dovuto pagare in contanti. «Né assegni, né carta di credito, né semplici anticipi. Solo contanti, altrimenti il pullman non si sarebbe mosso da Parigi. Dunque per arrivare a tale cifra i turisti hanno dovuto fare una colletta e sono ritornati in Italia con la ricevuta. Alle ore 10 del sabato anziché il venerdì sera» -:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti sopra riportati;
se non ritenga che la rappresentanza italiana in loco abbia dimostrato scarsa disponibilità nell'assistere i nostri connazionali;

che cosa intenda fare affinché si stabilisca a livello europeo che in casi simili possa essere trattenuto l'autista ma sia lasciato proseguire il mezzo ed i viaggiatori.
cosa intendano fare affinché siano regolamentate a livello europeo in maniera chiara e trasparente tali disposizioni del codice della strada.
(4-04484)

Risposta. - In relazione a quanto rappresentato dall'interrogante nel presente atto parlamentare si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In mancanza di dati circostanziati sull'episodio oggetto dell'interrogazione, il Consolato generale d'Italia a Parigi ha potuto ricostruire la vicenda sulla base dei contatti intercorsi tra l'autista del pullman e il personale dell'ufficio consolare.
Non sono infrequenti i casi di fermo di pullman italiani portati a conoscenza delle nostre autorità consolari. Il codice della strada francese prevede, infatti, qualora la polizia riscontri irregolarità nelle apparecchiature di pullman di linea o turistici, il sequestro del veicolo salvo il pagamento di una cauzione a garanzia del pagamento della multa, che sarà successivamente stabilita dal tribunale di polizia.
Nel caso di specie, il nostro Consolato generale, sulla base della segnalazione ricevuta dal Signor Gasparini, ha chiesto chiarimenti alla polizia francese, con la quale ha intrattenuto costanti contatti nel corso della giornata.
In particolare, il predetto consolato non ha mancato di sollecitare la polizia a tener conto del fatto che era coinvolta un'intera comitiva di turisti composta da famiglie con bambini. La polizia ha comunque confermato i presunti rilievi a carico del titolare del pullman e conseguentemente - secondo quanto previsto dalla normativa locale - la richiesta di cauzione per poter far ripartire l'automezzo. Ciò ha effettivamente consentito la conclusione della vicenda.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Alfredo Mantica.

CARDINALE e BURTONE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nelle scorse settimane le Ferrovie dello Stato hanno predisposto il taglio di posti passeggeri e vagoni dei treni da e per la Sicilia;
in particolare la riduzione è stata prevista per i treni 1924, 1925, 1938 e 1939 diretti dalla Sicilia a Roma, con il taglio di 64 posti nelle vetture destinate alle cuccette notturne e di 60 posti per i treni 1920 e 1921 diretti a Milano;
queste scelte, oltre a recare disservizi e disagi, con un'allarmante disaffezione dei cittadini nell'utilizzo del treno, stanno determinando ripercussioni di carattere occupazionale per i tagli di posti di lavoro -:
se non ritenga queste scelte in contraddizione con l'accordo di programma, stipulato tra la Regione Siciliana e Trenitalia, che dovrebbe prevedere il potenziamento, delle strutture ferroviarie dell'isola e se intenda acquisire elementi da Trenitalia su questo punto;
quali iniziative intenda adottare per evitare i gravi disagi alla comunità siciliana che utilizza il treno per le lunghe distanze e per frenare le conseguenze di natura occupazionale in un territorio pesantemente colpito dalla piaga della disoccupazione.
(4-05227)

Risposta. - In relazione ai collegamenti ferroviari notturni da e per la Sicilia verso Roma/Milano, Ferrovie dello Stato ha fatto conoscere che nel 2009, per le due coppie di Intercity notte 1924/1925 (Palermo-Roma e viceversa) e 1938/1939 (Siracusa-Roma e viceversa), è stata programmata una chiusura temporanea al servizio viaggiatori di una coppia di carrozze cuccette (T4 modulo confort) su ogni convoglio.
Tale provvedimento, che tiene conto dei bassi indici di frequentazione rilevati, consente il contenimento dei costi per le spese ordinarie (attrezzaggio, pulizia, accompagnamento, eccetera); va evidenziato che poiché

le carrozze in questione non vengono eliminate dalla composizione ma solo inibite al servizio viaggiatori, queste possono essere riaperte dal personale di bordo in presenza di un incremento della richiesta come, ad esempio, durante il periodo estivo.
Per la coppia di EXPN 1920/1921 (Milano-Palermo e viceversa), da giugno scorso la relativa composizione è stata ridotta di una carrozza cuccette (60 posti) al fine di compensare la carenza di materiale conseguente all'invio di carrozze cuccette alle popolazioni terremotate dell'Abruzzo.
Va, comunque, evidenziato che su ciascuno dei treni di cui trattasi (1920/1921) sono attualmente a disposizione della clientela 516 posti letto.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

COMPAGNON. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
con proprio decreto dell'11 settembre 2007, il Ministero dell'interno indiceva, per il personale precario della stessa Amministrazione, una procedura concorsuale per titoli ed esami per l'assunzione di 650 unità con contratto a tempo determinato nel profilo professionale di coadiutore amministrativo contabile, area funzionale B, posizione economica B1, da assegnare agli uffici delle questure e allo sportello unico per l'immigrazione presso le prefetture;
il predetto contratto a tempo determinato della durata complessiva di 36 mesi costituiva requisito necessario per la stabilizzazione delle 650 unità di personale precario;
nei primi giorni del gennaio 2008, venivano stipulati dall'Amministrazione dell'interno i contratti di lavoro individuali a tempo determinato di cui alla predetta procedura concorsuale;
il 31 dicembre 2008 il Ministero dell'interno emanava un messaggio urgentissimo prot. n. M/6161/650 COAD, nel quale precisava che il contratto sottoscritto dal personale specificato: «(...) avrà, al momento, durata di ventiquattro mesi non sussistendo la piena copertura finanziaria, relativamente ai previsti trentasei mesi. Si fa presente, comunque, che una volta acquisiti i necessari finanziamenti si procederà alla proroga dei citati contratti per ulteriori 12 mesi»;
le 650 unità di personale precario che da circa due anni presta la propria attività presso gli uffici delle questure e delle prefetture versa nella totale confusione e preoccupazione dal momento che, essendo allo stato loro impedita la possibilità di espletare gli ulteriori 12 mesi, rischia di vedersi preclusa la conseguente stabilizzazione nell'Amministrazione pubblica;
qualora le 650 unità di personale non fossero riconfermate, gli sportelli unici per l'immigrazione presso le prefetture, nonché gli uffici delle questure si troverebbero improvvisamente ad affrontare con un rilevante sotto-organico una funzione assai delicata come l'immigrazione -:
se intenda tempestivamente reperire i necessari finanziamenti per consentire all'Amministrazione di procedere alla proroga dei citati contratti per gli ulteriori 12 mesi, ciò al duplice fine di consentire alle prefetture e alle questure di garantire con continuità l'organizzazione degli stessi uffici nelle delicate attività attinenti l'immigrazione, nonché di permettere alle 650 unità di personale di poter completare i 36 mesi complessivamente previsti per la loro stabilizzazione.
(4-04884)

Risposta. - In considerazione delle esigenze di potenziamento degli sportelli unici per l'immigrazione delle prefetture, con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 novembre 2009 è stata autorizzata - tra l'altro - la proroga della durata dei contratti del personale citato nell'interrogazione parlamentare fino al 31 dicembre 2010.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

CONTENTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
all'interrogazione a risposta scritta n. 4-02502, presentata dall'odierno interrogante, è stata fornita risposta il 21 luglio 2009;
la predetta nota ministeriale evidenzia una discrasia tra quanto sostenuto da parte dell'amministrazione comunale di Erto e Casso (Pordenone) e quanto riferito dallo stesso dicastero interrogato;
quest'ultimo, infatti, invoca l'articolo 139 della legge n. 388 del 2000 ed elenca una serie di interventi pubblici eseguiti grazie alla citata disposizione;
il documento ispettivo riguardava, però, il mancato saldo degli oneri sostenuti da alcune famiglie della Cal Vajont per la ricostruzione delle case andate distrutte in occasione dell'omonimo disastro;
il Comune di Erto e Casso ha confermato che la vicenda è sottoposta alla normativa di cui alla legge n. 357 del 31 maggio 1964, così come successivamente modificata e integrata, e non già alle disposizioni della legge n.388 del 2000, concernente, invece, le provvidenze pubbliche;
la legge n. 357 del 1964 fa parte del più ampio pacchetto normativo emanato nell'immediatezza dalla tragedia e facente capo alla più nota legge n. 1457 del 4 novembre 1963;
la situazione sopra ricordata appare, infatti, particolarmente grave, se si pensa che gli edifici in parola risultano ultimati alla fine degli anni Ottanta e ribadendo che la questione riguarda le provvidenze destinate ai privati in conseguenza degli interventi edilizi realizzati da questi ultimi-:
quante siano le famiglie della zona del Vajont interessate al mancato riconoscimento dei fondi di cui alla legge n. 351 del 1964 e a quanto ammontino complessivamente le provvidenze ancora da erogare;
se i contributi in questione vadano considerati ormai soggetti a perenzione amministrativa;
quali iniziative intenda assumere il ministro interrogato e secondo quale tempistica per addivenire ad una rapida soluzione del problema.
(4-04567)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Si comunica che presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti nella sede del Magistrato delle acque di Trieste (Provveditore opere pubbliche del Veneto-Trentino Alto Adige-Friuli Venezia Giulia) sono sospese 5 pratiche riguardanti provvidenze destinate ai privati per un importo complessivo di euro 21.562,08. La mancata erogazione dei fondi è dovuta a questioni ereditarie che hanno ritardato l'
iter delle pratiche facendo divenire perenti i fondi ai sensi della legge 407 del 1977, parte dei quali risultano ora prescritti.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si è attivato per la definitiva liquidazione delle suddette pratiche; i fondi perenti pari a euro 7.359,51 sono stati reiscritti in bilancio ed assegnati con decreto ministeriale protocollo 14219 del 13 novembre 2009 al Magistrato delle acque mentre per i restanti fondi caduti in prescrizione si provvederà ad attivare le procedure di legge in materia di contabilità al fine di garantire la copertura finanziaria degli importi ancora da erogare.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

CONTENTO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
da tempo sull'intero territorio nazionale si susseguono segnalazioni circa dei gravi ritardi negli allacciamenti delle nuove utenze alla rete da parte dell'Eni e delle società ad essa collegate che operano nella distribuzione del gas metano;

a Sacile (Pordenone) si è recentemente assistito persino all'occupazione della locale sede della società da parte di alcuni clienti, stanchi di dover attendere delle settimane e (addirittura dei mesi) prima di vedersi erogato questo basilare servizio;
non pare ammissibile che tali situazioni coinvolgano una società partecipata in larga maggioranza da capitale pubblico -:
se siano a conoscenza delle continue segnalazioni di ritardi da parte dell'Eni e delle società ad essa collegate nell'allacciamento delle nuove utenze alla rete centrale del gas metano e a cosa siano dovute simili dilazioni nel tempo;
se intendano intervenire, quanto meno a livello di formale sollecito, con i vertici dell'Eni per evitare il ripetersi di disagi a carico dell'utenza.
(4-05178)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, concernente la connessione delle nuove utenze alla rete del gas metano da parte della società ENI spa.
Al riguardo, la citata società ha comunicato che l'intervento di attivazione della fornitura di gas naturale, riguardante punti di fornitura alimentati in bassa pressione, viene eseguito dalla società di distribuzione e si traduce nell'avvio dell'alimentazione del punto di consegna a seguito o di un nuovo contratto di fornitura o di modifica delle condizioni contrattuali o di subentro ad una fornitura preesistente disattivata, attraverso interventi limitati al gruppo di misura, inclusa l'eventuale installazione del gruppo di misura o la sua sostituzione con gruppo di misura che non comporti modifica dell'impianto di derivazione di utenza.
Il settore è disciplinato dalla delibera ARG/gas n. 120 del 2008 e successive modifiche e integrazioni, che concerne la qualità dei servizi di distribuzione e misura del gas e dalla delibera n. 40 del 2004 e successive modifiche e integrazioni, che disciplina le attività di accertamento della sicurezza degli impianti di utenza a gas per le utenze domestiche.
In particolare, la richiesta di attivazione della fornitura, come ogni altra prestazione di natura commerciale, viene inviata alla società di distribuzione da parte della società di vendita, con la quale il cliente finale stipula il contratto di fornitura di gas. La società di vendita ha 3 giorni lavorativi, a decorrere dalla data di richiesta del cliente, per trasmettere la stessa alla società di distribuzione.
Il tempo massimo (cosiddetto
standard specifico) di attivazione della fornitura per la società di distribuzione è pari a 10 giorni lavorativi, per i clienti finali con gruppo di misura fino alla classe G 25, e 15 giorni lavorativi, dalla classe G 40.
In caso di mancato rispetto dello
standard specifico, il cliente ha diritto ad un indennizzo pari a:
30 euro per i clienti finali con gruppo di misura fino alla classe G 6;
60 euro per i clienti finali con gruppo di misura dal G 10 alla G 25;
120 euro per i clienti finali con gruppo di misura dalla G 40.

La società ENI ha, infine, segnalato che le società di distribuzione sono tenute alla registrazione dei dati inerenti le prestazioni di qualità commerciale. Inoltre, i dati riguardanti la qualità del servizio vengono periodicamente comunicati all'Autorità per l'energia elettrica e il gas, che esegue controlli di conformità su di essi (ad esempio, correttezza degli indennizzi erogati oppure esattezza del tempo di esecuzione delle prestazioni).
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Nicola Cosentino.

COSENZA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
ogni anno l'agricoltura italiana perde 2,8 miliardi di euro a causa del crescente assalto dell'agropirateria sui mercati internazionali, che genera un business di

52,6 miliardi di euro, praticamente poco meno della metà del fatturato agroalimentare italiano;
è quindi forte l'esigenza di una difesa che non significa soltanto la tutela di un intero patrimonio culturale, quindi dell'immagine stessa dell'Italia, e della salute dei consumatori, ma anche la valorizzazione di un settore economico che ha un fatturato al consumo di 8,9 miliardi di euro ed un export di 1,8 miliardi di euro;
l'agropirateria, che fiorisce anche grazie all'assenza di indicazioni chiare sull'origine geografica e sulla reale composizione degli alimenti e delle bevande nelle etichette, costituisce anche un danno per la salute del consumatore e per la consapevolezza di quest'ultimo nella scelta dei prodotti;
nel settore dell'olio extra-vergine d'oliva c'è stata l'importante conquista del Regolamento (CE) n. 82/2009 della Commissione, in vigore dal 1° luglio 2009, ma a livello europeo molti passi devono essere ancora effettuati per quanto riguarda le altre produzioni agroalimentari caratteristiche dell'Italia -:
quali iniziative il Governo intenda assumere, in sede comunitaria, sul tema del contrasto all'agropirateria e sulla creazione di un marchio europeo di garanzia appositamente dedicato per i prodotti agroalimentari che, tramite un sistema basato su forme di etichettatura chiare e pienamente trasparenti sull'intera filiera produttiva, garantisca la salute e la consapevolezza di scelta dei consumatori.
(4-03715)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione indicata in oggetto, si rappresenta quanto segue.
La creazione di un marchio europeo - «Made in EU» - per i prodotti agroalimentari europei è stata bocciata dai Paesi membri nel corso del dibattito per il libro verde sulle politiche di qualità dei prodotti agroalimentari.
Tuttavia, si evidenzia come l'impegno di questo Ministero sia rivolto al riconoscimento del principio dell'etichettatura d'origine anche a livello comunitario; indicazioni in tal senso sono già state inserite nelle conclusioni del dibattito comunitario per il libro verde che saranno la base per le proposte giuridiche da approvare nel corso del 2010.

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Luca Zaia.

DIVELLA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 25, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1996, n. 503, stabilisce che le principali stazioni ferroviarie debbano essere dotate di passerelle, rampe mobili o altri idonei mezzi di elevazione al fine di facilitare l'accesso alle stesse ed ai treni alle persone con difficoltà di deambulazione;
nella città di Bari si segnala la difficoltà, per gli utenti delle Ferrovie dello Stato con ridotte capacità di deambulazione, a raggiungere i piazzali ferroviari poiché i servoscala posti alle rampe di accesso non sono funzionanti;
finora Ferrovie dello Stato, piuttosto che adoperarsi per rendere funzionanti i servoscala sopra menzionati, li ha addirittura rimossi rendendo di fatto non accessibili le pertinenze ferroviarie ai cittadini con ridotte capacità di deambulazione nella stazione di Bari Centrale;
il caso di Bari conferma come il non adeguamento alle normative vigenti in materia di abbattimento delle barriere architettoniche determini insanabili disparità di trattamento a danno dei cittadini con ridotte capacità di deambulazione, nonché grave limitazione della loro libertà personale -:
se ritenga necessario ed urgente sollecitare l'ente Ferrovie dello Stato affinché provveda con sollecitudine e senza indugio a rendere accessibili tutte le sue stazioni e

relative pertinenze anche ai cittadini con ridotte capacità di deambulazione;
se intenda promuovere giuste iniziative tese ad accertare lo stato dei luoghi delle principali stazioni ferroviarie, con riferimento all'osservanza delle prescrizioni da osservarsi in materia di abbattimento delle barriere architettoniche.
(4-02439)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, riguardante l'abbattimento delle barriere architettoniche nelle stazioni ferroviarie, occorre premettere che i diritti delle persone a mobilità ridotta trovano, per il trasporto ferroviario, specifica disciplina normativa nel Regolamento n. 1371 del 2007 del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2007, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.
Si precisa altresì che, per quanto riguarda il numero dei convogli attrezzati utilizzati per il trasporto regionale, tale aspetto ricade nelle competenze delle singole regioni, titolari del contratto di servizio stipulato con le imprese ferroviarie.
In merito alle questioni evidenziate nell'interrogazione in esame, si fa presente che il Gruppo Ferrovie dello Stato risulta impegnato in un programma per favorire la mobilità e la fruizione dei servizi sui treni e nelle stazioni alle persone a mobilità ridotta.
Il servizio di assistenza alla clientela disabile è attualmente fornito in un circuito di 252 stazioni abilitate. Il servizio è coordinato e organizzato da 14 centri di assistenza denominati «sale blu» che costituiscono il punto di riferimento per tutte le esigenze di viaggio della clientela disabile.
Le «sale blu», aperte tutti i giorni dalle 7.00 alle 21.00, assicurano i seguenti servizi:
informazioni;
prenotazioni di posti;
eventuale messa a disposizione di sedie a rotelle;
guida in stazione e accompagnamento al treno;
guida fino all'uscita di stazione o ad altro treno coincidente;
salita e discesa con carrelli elevatori per i clienti su sedia a rotelle;
eventuale servizio, a richiesta e gratuito, di portabagagli a mano.

Attraverso tale servizio viene assicurata, nel pieno rispetto dei requisiti di sicurezza previsti dalla normativa vigente, la mobilità ai viaggiatori disabili sia nelle stazioni di grandi e medie dimensioni della rete ferroviaria (in cui viene effettuato oltre l'80 per cento degli interventi di assistenza richiesti), sia in quelle di dimensioni minori.
Nel corso del 2008, sono stati erogati oltre 154.000 interventi di assistenza su tutta la rete nazionale, con un incremento nell'ultimo quinquennio di circa il 40 per cento e di questo circa il 60 per cento per accedere a treni di media e lunga percorrenza e circa il 40 per cento per l'accesso ai servizi del trasporto regionale.
Inoltre, è in corso un ulteriore investimento per il potenziamento e rinnovamento delle attrezzature (sedie a rotelle e carrelli elevatori).
Per favorire la mobilità e l'uso dei servizi nelle stazioni da parte dei clienti con disabilità, il gruppo Ferrovie dello Stato sta realizzando un programma di interventi di natura strutturale e tecnologica in tutti gli impianti:
nelle 13 grandi stazioni sono in corso alcuni interventi importanti per il superamento delle barriere architettoniche e sensoriali;
nelle 2170 stazioni medio-piccole e piccole, oltre che nelle 103 stazioni medio-grandi, è stato avviato un programma per la realizzazione di marciapiedi e sottopassi privi di barriere architettoniche, compatibilmente con i vincoli presenti (strutturali, architettonici, logistici) insieme ad interventi di riqualificazione e potenziamento.

Tutte le nuove stazioni in fase di progettazione e realizzazione disporranno da subito di strutture per facilitare l'accesso alle persone con disabilità.

Nelle stazioni esistenti per la realizzazione degli interventi di superamento delle barriere architettoniche e sensoriali, è prevista una spesa fino a circa 15 milioni dì euro l'anno.
Gli adeguamenti strutturali in fase di realizzazione o in programma si aggiungono a quelli già realizzati negli ultimi anni, e cioè:
l'adeguamento di sportelli di biglietteria in 269 stazioni su 465 operative e di servizi igienici pubblici in 340 stazioni su 660 aperti al pubblico;
l'installazione di 337 ascensori e 153 rampe fisse nei sottopassaggi e passerelle aeree per consentire l'accessibilità ai binari in 270 stazioni;
la creazione di percorsi tattili per disabili visivi in 150 stazioni;
l'innalzamento di 200 marciapiedi di stazione a 55 centimetri, anziché a 25 centimetri, sul piano del ferro per permettere a tutti i viaggiatori l'accesso a raso a treni specializzati per il trasporto regionale e metropolitano e consentire ai disabili motori su sedia a ruote l'accesso autonomo ai treni ad alta frequentazione, Minuetto e Vivalto.

La quasi totalità delle stazioni classificate come Platinum, Gold e Silver è dotata di posti auto riservati alle persone con disabilità ed è attrezzata per consentire l'accesso ai disabili motori almeno fino al primo marciapiede.
In merito agli
standard ed alle normative da adottare, Rete ferroviaria italiana, con la collaborazione delle principali associazioni che rappresentano la clientela disabile, ha redatto ed emanato specifiche «Linee guida per la progettazione» da utilizzare per la realizzazione degli interventi di superamento delle barriere architettoniche e sensoriali nelle stazioni, ed è inoltre impegnata nel gruppo di lavoro, coordinato dalla capogruppo Ferrovie dello Stato, con le associazioni delle persone con disabilità su tutte le tematiche dell'accessibilità nelle stazioni.
Per quanto riguarda, nello specifico, la stazione di Bari si fa presente che nella stessa l'accesso ai treni per le persone con difficoltà di deambulazione è garantito da numerosi presidi, mentre i nuovi servoscala sono in funzione e vengono utilizzati dall'assistenza clienti di Trenitalia, al fine di agevolare l'accoglienza della clientela disabile con difficoltà di deambulazione.
Il servizio di assistenza viene inoltre assicurato al viaggiatore disabile, che ne abbia fatto richiesta secondo la procedura prevista, anche al fine di consentire allo stesso l'accesso da piazza Moro, ove sono ubicati la biglietteria ed i servizi di stazione.
Pertanto, si comunica che allo stato attuale la stazione di Bari centrale è totalmente accessibile ai viaggiatori con impedita o ridotta capacità motoria.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nel Comune di Secugnago e in quello limitrofo di Brembio, entrambi in provincia di Lodi, sono in corso di realizzazione insediamenti di tipo logistico, oltre che di tipo industriale;
nel Comune di Secugnano la parte dell'intervento logistico a cura di Unionlog Spa interessa attualmente 100.000 dei 255.000 metri quadrati complessivi sui cui si sviluppa l'intero comparto urbanizzato, che potrebbe ulteriormente essere ampliato in ragione dell'utilizzo di un'area limitrofa avente una superficie di circa 146.000 metri quadrati;
nel Comune di Brembio all'area industrializzata urbanizzata che si sviluppa su circa 98.000 metri quadrati, se ne potrebbe aggiungere un'altra circa 170.000 metri quadrati, per effetto dell'imminente inserimento della stessa nel piano regolatore generale;
con nota del 19 maggio 2009 il responsabile della direzione movimento di

Rete ferroviaria italiana comunicava ad Unionlog Spa (con sede in via Di Vittorio 21/B1 a Castel Maggiore, in provincia di Bologna) il proprio diniego alla richiesta di allaccio di un raccordo nella stazione di Secugnago della linea Milano-Bologna a servizio della piattaforma logistica sopra indicata;
appare evidente che senza l'allaccio ai raccordi ferroviari le piattaforme logistiche finiscono per scaricare tutto il traffico movimentato sulle tradizionali e, nella maggior parte dei casi, obsolete reti stradali presenti sul territorio -:
se non ritenga, anche alla luce della possibile evoluzione dell'attività industriale e di logistica rappresentata in premessa di invitare i competenti uffici di Rete ferroviaria italiana ad una nuova valutazione della richiesta che qui interessa.
(4-03517)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, relativa all'allaccio di un raccordo nella stazione ferroviaria di Secugnago a servizio di una piattaforma logistica progettata dalla società Unionlog, sono state chieste notizie alla società Ferrovie dello Stato che ha comunicato quanto segue.
Le motivazioni del rigetto si riferiscono alla incompatibilità dei traffici generati dal raccordo con lo sviluppo di traffico programmato sulla tratta Piacenza-Milano, caratterizzata da crescenti volumi di traffico di connotazione pendolare ed interregionale e da rilevanti incrementi di flussi merci derivanti in particolare dalle realizzazioni infrastrutturali in corso nell'area Piacentina e dalla prossima attivazione dello scalo di Marmaglia.
Parallelamente l'insediamento richiesto è stato valutato con riferimento al piano di evoluzione degli impianti di terminalizzazione merci afferenti alla direttrice Milano-Bologna, con l'obiettivo di razionalizzare ed ottimizzare la distribuzione geografica dei punti di servizio per evitare diseconomie operative e gestionali.
In questo contesto la localizzazione della piattaforma logistica non è stata ritenuta compatibile con le altre situazioni presenti nel territorio di riferimento.
Ferrovie dello Stato, tuttavia, comunica che terrà in evidenza la questione qualora si realizzino situazioni modificative dello scenario al momento previsto.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FUCCI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito con modificazioni dalla legge n. 14 del 2009, ha previsto, all'articolo 5, la proroga al 31 dicembre 2009 del termine di validità delle graduatorie, formate a partire dal 1° gennaio 2000, dei concorsi espletati da parte delle pubbliche amministrazioni;
il successivo decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78, convertito dalla legge n. 102 del 2009, è nuovamente intervenuto in materia stabilendo che l'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per assunzioni a tempo indeterminato, relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni, approvate dopo il 30 settembre 2003, è prorogata fino al 31 dicembre 2010;
in un contesto nel quale, con più provvedimenti, il Governo e il Parlamento hanno riconosciuto la necessità di posticipare la validità delle graduatorie dei concorsi pubblici, con particolare riguardo per quelle pubbliche amministrazioni rese soggette a limitazioni nelle assunzioni a fini di contenimento della spesa, come ad esempio i comuni, rimane tuttavia irrisolto il problema delle migliaia di persone che attendono ancora di essere assunte dai comuni dopo aver vinto concorsi pubblici effettuati ancora prima del 30 settembre 2003 -:
quali eventuali iniziative intenda assumere, per quanto di sua competenza, per sanare la situazione descritta in premessa.
(4-04670)

Risposta. - In riferimento all'atto di sindacato ispettivo in oggetto indicato, con

il quale l'interrogante chiede quali iniziative il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione intenda assumere al fine di posticipare la validità delle graduatorie di concorsi pubblici, si rappresenta quanto segue:
come correttamente rilevato dall'interrogante, la validità delle graduatorie dei concorsi pubblici per le assunzioni a tempo indeterminato presso pubbliche amministrazioni soggette a limitazioni o vincoli assunzionali è stata più volte prorogata nell'ambito di interventi normativi volti alla proroga di termini, quali, da ultimo, il decreto-legge n. 78 del 2009, convertito dalla legge n. 102 del 2009;
si tratta di misure di carattere eccezionale volte ad agevolare le assunzioni presso le pubbliche amministrazioni nonostante le perduranti esigenze di contenimento della spesa pubblica; le suddette norme di proroga intendono quindi consentire alle amministrazioni di poter utilizzare graduatorie altrimenti prive di validità, garantendo, al contempo, ai candidati utilmente collocatisi nelle predette graduatorie, di poter accedere all'impiego pubblico;
ferme restando tali disposizioni di carattere straordinario, occorre rammentare che la disciplina fondamentale in materia di graduatorie di concorsi pubblici è recata all'articolo 35 del decreto legislativo n. 165 del 2001, concernente «Norme generali sull'ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche»;
la norma da ultimo citata dispone che le graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale presso le amministrazioni pubbliche rimangono vigenti per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione;
analoga disposizione è prevista, con riferimento all'ordinamento degli enti locali, dall'articolo 99 del decreto legislativo n. 267 del 2001, ove, dopo aver precisato che gli enti locali adeguano i propri ordinamenti ai princìpi di funzionalità e di ottimizzazione delle risorse per il migliore funzionamento dei servizi compatibilmente con le disponibilità finanziarie e di bilancio, si sancisce che le graduatorie concorsuali rimangono efficaci per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione;
occorre altresì considerare che sulla materia oggetto della presente interrogazione è intervenuta la legge finanziaria per il 2007 (articolo 1, comma 557), stabilendo che, ai fini del concorso delle autonomie regionali e locali al rispetto degli obiettivi di finanza pubblica, gli enti sottoposti al patto di stabilità interno assicurando la riduzione delle spese di personale, garantendo il contenimento della dinamica retributiva e occupazione, anche attraverso la razionalizzazione delle strutture burocratiche-amministrative;
ne consegue che gli enti in questione, non più vincolati da un divieto di assunzioni, risultano invece sottoposti all'onere di assicurare, in generale, la riduzione delle spese di personale; pertanto, in considerazione dell'obiettivo generale di contenimento delle spese di personale, una programmazione delle assunzioni corretta e coerente con le disponibilità finanziarie consente ai comuni di poter assumere i vincitori di concorsi pubblici;
in altri termini, a programmazione in questione, nell'ambito dei limiti posti alle spese di personale, è utile a scongiurare il rischio che i comuni procedano a bandire concorsi pubblici al di fuori delle disponibilità finanziarie, creando in tal modo aspettative di assunzione nei candidati utilmente collocatisi nelle graduatorie.

Da quanto illustrato si evince che le richieste dell'interrogante relative all'adozione di iniziative volte a sanare la condizione dei candidati in attesa di essere assunti dai comuni a seguito dello svolgimento di concorsi pubblici precedenti al 2003, non appaiono attuabili alla luce della normativa vigente in materia di assunzioni e, nello specifico, in tema di validità delle graduatorie dei concorsi pubblici: da un lato, infatti, le graduatorie, peraltro già eccezionalmente prorogate, risultano scadute e, dall'altro, le scelte strategiche in

materia di programmazione del fabbisogno di personale sono rimesse all'autonomia di ciascun comune.
Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

GNECCHI, MATTESINI, CODURELLI, RAMPI e SCHIRRU. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
al decreto-legge n. 78 del 2009 convertito con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009, all'articolo 22-ter è previsto l'innalzamento dell'età per il pensionamento di vecchiaia per le donne che lavorano nel pubblico impiego e già dal 1° gennaio 2010 tale requisito è stato innalzato a 61 anni;
sempre con la medesima disposizione normativa - articolo 17 comma 35-novies (che ha modificato l'articolo 72 del decreto-legge n. 112 del 2008) si prevede il collocamento a riposo coatto per i dipendenti pubblici che hanno raggiunto il compimento dell'anzianità contributiva di 40 anni;
prescindendo anche dalle esigenze operative degli uffici pubblici, sia centrali che periferici, sono arrivate comunicazioni di risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro alle donne che hanno raggiunto l'anzianità contributiva di 40 anni -:
a quante dipendenti donne e con che età anagrafica, suddivise per settore della pubblica amministrazione e qualifica, è stata comunicata la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro e conseguente collocamento a riposo coatto.
(4-04782)

Risposta. - In riferimento all'atto di sindacato ispettivo in esame indicato, si fornisce, in via preliminare, una illustrazione del quadro normativo vigente in materia.
L'articolo 22-
ter, comma 1, del decreto-legge 10 luglio 2009, n. 78, così come inserito in sede di conversione dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, ha disposto un aumento graduale dell'età pensionabile delle donne che lavorano nel pubblico impiego a partire dal 1o gennaio 2010; il limite minimo in esame viene elevato a 61 anni a decorrere dal 2010 ed è successivamente incrementato di un anno ogni biennio fino a prevenire al limite di 65 anni nel 2018.
Tale disposizione, come è noto, è stata introdotta dal Governo per dare esecuzione ad una sentenza della Corte di giustizia europea del novembre del 2008 (resa nella causa C-46/07) che ha ritenuto la differenza di requisiti anagrafici tra dipendenti pubblici di sesso maschile e femminile una violazione del principio di parità di retribuzione, sulla base della considerazione che il trattamento pensionistico costituisce, per i dipendenti pubblici, una forma di retribuzione differita.
Nell'avviare la procedura di infrazione, la commissione europea ha sostenuto che il regime gestito dall'Inpdap è un regime cosiddetto «professionale» al quale si applicano la direttiva 86/378/CE nonché l'articolo 41 del trattato CE che vietano qualsiasi discriminazione in base al sesso. Conseguentemente, il sistema pensionistico vigente in Italia prima della norma introdotta dal citato articolo 22-
ter del decreto-legge n. 78 del 2009, è stato ritenuto un regime discriminatorio in quanto stabilisce l'età pensionabile sia di 65 anni per gli uomini e di 60 per le donne.
Appare opportuno sottolineare, peraltro, che in Europa già tredici paesi è previsto che l'età per il pensionamento sia uguale tra uomini e donne, mentre in sei dei rimanenti undici paesi, pur essendo l'età pensionabile delle donne ancora inferiore, ne è stabilita la graduale equiparazione con quella maschile.
Il nostro Paese, quindi, si inserirebbe nel solco già tracciato dagli altri paesi europei.
In tale contesto, la posizione del Governo è quella, quindi, di prevedere non un innalzamento repentino dell'età di pensionamento delle dipendenti pubbliche ma, piuttosto, un graduale avvicinamento tra le due differenti età anagrafiche fino alla completa parificazione solo nel 2018.


L'innalzamento graduale dell'età pensionabile (allungamento del periodo di servizio e ritardato accesso alla pensione), dall'altra parte, è comunque un fenomeno già di fatto verificabile nel corso degli ultimi anni, che hanno registrato un lento ma continuo aumento dell'età per il conseguimento della pensione, derivante dall'allungamento della speranza di vita e dalle regole pensionistiche introdotte nell'ultimo quindicennio.
Tanto premesso, risulta evidente che la normativa testé riportata, incidendo significativamente sui presupposti di applicabilità del regime pensionistico delle dipendenti pubbliche, è necessariamente da armonizzare con le disposizioni riguardanti la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro per raggiungimento dell'anzianità contributiva.
Al riguardo, si segnala la disposizione di cui all'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, che recita «Nel caso di compimento dell'anzianità massima contributiva di 40 anni del personale dipendente, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono risolvere, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici, il rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi».
L'articolo 6, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15, ha, poi, modificato il citato articolo, subordinando l'esercizio della facoltà di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro al compimento «dell'anzianità massima di servizio effettivo di 40 anni». La legge n. 15 del 2009 ha, pertanto, rettificato il requisito previsto ai fini della risoluzione del contratto richiedendo, in luogo del compimento dell'anzianità massima contributiva, l'effettivo raggiungimento dell'anzianità di quaranta anni di servizio effettivo, con evidente riduzione dell'ambito di applicazione della disposizione.
Infine, il comma 35-
novies dell'articolo 17 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, inserito in sede di conversione dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, ha sostituito l'articolo 72, comma 11, del decreto-legge n. 112 del 2008.
In base al testo ora vigente, la facoltà di risoluzione può essere esercitata dall'amministrazione nei confronti di quei dipendenti che hanno maturato quaranta anni di contributi, a prescindere dal numero di anni di servizio svolto. Viene con ciò reintrodotto il regime precedente alla citata legge n. 15 del 2009, che aveva novellato sul punto l'articolo 72, comma 11, del decreto-legge n. 112 del 2008, sostituendo il requisito dell'anzianità contributiva con quello dell'anzianità effettiva. L'articolo 72, comma 11, come sostituito, stabilisce, infatti, che la facoltà di risoluzione può essere esercitata «a decorrere dal compimento dell'anzianità massima contributiva di quaranta anni del personale dipendente».
In base alla disposizione ora riportata, il verificarsi della condizione del compimento dei quaranta anni di anzianità contributiva, rappresenta il momento iniziale a partire dal quale la risoluzione può intervenire.
Il nuovo testo dell'articolo 72, comma 11, permette, pertanto, all'amministrazione di scegliere il momento in cui far cessare il rapporto, soddisfacendo in tal modo sia l'esigenza di adeguamento al fabbisogno professionale reale sia la necessità di evitare che il dipendente possa trovarsi privo del trattamento retributivo e di quello previdenziale per effetto della scelta datoriale.
Inoltre, l'articolo 17, comma 35-
decies, del decreto-legge n. 78 del 2009, inserito in sede di conversione dalla legge n. 102 del 2009, ha infine introdotto una specifica disciplina transitoria, stabilendo quanto segue: «Restano ferme tutte le cessazioni dal servizio per effetto della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro a causa del compimento dell'anzianità massima contributiva di quaranta anni, decise dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni in applicazione dell'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della legge 4

marzo 2009, n. 15, nonché i preavvisi che le amministrazioni hanno disposto prima della medesima data in ragione del compimento dell'anzianità massima contributiva di quaranta anni e le conseguenti cessazioni dal servizio che ne derivano».
Le modifiche normative apportate dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, riguardano, fondamentalmente, i seguenti aspetti:
l'ambito soggettivo di applicazione, quanto ai dipendenti interessati;
il carattere eccezionale dell'intervento, limitato ad un triennio;
il requisito richiesto per l'esercizio della facoltà;
il momento in cui la facoltà può essere esercitata;
la previsione esplicita secondo cui l'esercizio della facoltà di risoluzione avviene nell'ambito dei poteri datoriali.

È d'uopo specificare che, a differenza del regime precedente, l'attuale disposizione prevede la possibilità di un intervento limitato nel tempo. Infatti, la risoluzione unilaterale può essere operata limitatamente agli anni 2009, 2010 e 2011. La delimitazione dell'applicazione dell'istituto all'ambito temporale del triennio, evidenzia il carattere sperimentale della norma nonché quello strumentale rispetto all'obiettivo della riduzione del personale in servizio e degli interventi di razionalizzazione dell'organizzazione.
Relativamente all'applicazione della normativa ora indicata, il dipartimento della funzione pubblica ha adottato due circolari, la n. 10 del 2008 e la n. 4 del 2009 con le quali si forniscono alle pubbliche amministrazioni puntuali indicazioni finalizzate ad assicurare una corretta ed uniforme applicazione della normativa in questione.
Per quanto riguarda, infine, la richiesta dell'interrogante relativa al numero di dipendenti donne a cui è stata comunicata la risoluzione unilaterale del rapporto ai sensi delle disposizioni sopra richiamate, il dipartimento della funzione pubblica, allo stato, non è in possesso di alcun dato sull'applicazione della disposizione medesima, in quanto l'impianto normativo in questione non prevede una specifica azione di monitoraggio sull'effettiva applicazione della disciplina in esame da parte delle singole amministrazioni.
Tuttavia, in conformità ai princìpi di trasparenza ed accessibilità a cui deve ispirarsi in ogni caso l'attività degli uffici pubblici, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione intende, anche in riscontro all'istanza interrogante, avviare, presso tutte le amministrazioni pubbliche, una ricognizione delle modalità di applicazione delle suddette normative e dei relativi effetti.

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

GNECCHI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
negli uffici periferici della pubblica amministrazione in provincia di Bolzano, di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001 n. 165, è nota la cronica carenza di personale, peraltro più volte denunciata al Ministro interrogato, sia dai sindacati di categoria, che con diverse interrogazioni proposte dalla scrivente;
da segnalazione di fonte sindacale, si rileva che stanno pervenendo a singoli dipendenti, dalle amministrazioni centrali, le lettere di comunicazione di collocamento a riposo coatto per coloro che hanno raggiunto il compimento dell'anzianità contributiva di 40 anni (articolo 72 del decreto-legge n. 112 del 2008, modificato dall'articolo 17 comma 35-novies della legge n. 102 del 2009);
per contro si sta verificando, che dirigenti dei suddetti uffici periferici richiedono, quasi supplicano, i dipendenti destinatari del provvedimento di pensionamento coatto, di accettare delle proroghe per il mantenimento in servizio, al fine di poter garantire una seppur minima

funzionalità degli uffici, oltre alla necessità di istruire il personale che subentrerà, ma che al momento i dirigenti di questi uffici, non hanno in molti casi a disposizione;
suddetto modus operandi è davvero incoerente con gli obiettivi dichiarati da questo Governo ed in molte pubbliche dichiarazioni dal Ministro interrogato di puntare ad una pubblica amministrazione efficiente e vicina ai bisogni del cittadino, mentre in realtà si stanno creando disagi, con pesanti ripercussioni sulla qualità dei servizi, resi ai cittadini e alle imprese -:
quanti siano i dipendenti pubblici in provincia di Bolzano, per settore e qualifica, operanti negli uffici periferici di cui sopra, che hanno ricevuto la risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro e conseguente collocamento a riposo coatto.
(4-04783)

Risposta. - In riferimento all'atto di sindacato ispettivo in oggetto, si fornisce in via preliminare una illustrazione del quadro normativo vigente in materia.
L'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, ha stabilito che «Nel caso di compimento dell'anzianità massima contributiva di 40 anni del personale dipendente, le pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono risolvere, fermo restando quanto previsto dalla disciplina vigente in materia di decorrenze dei trattamenti pensionistici, il rapporto di lavoro con un preavviso di sei mesi».
L'articolo 6, comma 3, della legge 4 marzo 2009, n. 15, ha, poi, modificato il citato articolo, subordinando l'esercizio della facoltà di risoluzione anticipata del rapporto di lavoro al compimento «dell'anzianità massima di servizio effettivo di 40 anni». La legge n. 15 del 2009 ha, pertanto, rettificato il requisito previsto ai fini della risoluzione del contratto richiedendo, in luogo del compimento dell'anzianità massima contributiva, l'effettivo raggiungimento dell'anzianità di quaranta anni di servizio effettivo, con evidente riduzione dell'ambito di applicazione della disposizione.
Infine, il comma 35-
novies dell'articolo 17 del decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, inserito in sede di conversione dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, ha sostituito l'articolo 72, comma il, del decreto-legge n 112 del 2008.
In base al testo ora vigente, la facoltà di risoluzione può essere esercitata dall'amministrazione nei confronti di quei dipendenti che hanno maturato quaranta anni di contributi, a prescindere dal numero di anni di servizio svolto. Viene con ciò reintrodotto il regime precedente alla citata legge n. 15 del 2009, che aveva novellato sul punto l'articolo 72, comma 11, del decreto-legge n. 112 del 2008, sostituendo il requisito dell'anzianità contributiva con quello dell'anzianità effettiva. L'articolo 72, comma 11, come sostituito, stabilisce, infatti, che la facoltà di risoluzione può essere esercitata «a decorrere dal compimento dell'anzianità massima contributiva di quaranta anni del personale dipendente».
In base alla disposizione ora riportata, il verificarsi della condizione del compimento dei quaranta anni di anzianità contributiva, rappresenta il momento iniziale a partire dal quale la risoluzione può intervenire.
Il nuovo testo dell'articolo 72, comma 11, permette, pertanto, all'amministrazione di scegliere il momento in cui far cessare il rapporto, soddisfacendo in tal modo sia l'esigenza di adeguamento al fabbisogno professionale reale sia la necessità di evitare che il dipendente possa trovarsi privo del trattamento retributivo e di quello previdenziale per effetto della scelta datoriale.
Inoltre, l'articolo 17, comma 35-
decies, del decreto-legge n. 78 del 2009, inserito in sede di conversione dalla legge n. 102 del 2009, ha infine introdotto una specifica disciplina transitoria, stabilendo quanto segue: «Restano ferme tutte le cessazioni dal servizio per effetto della risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro a causa del compimento dell'anzianità massima contributiva di quaranta anni, decise dalle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo

2001, n. 165, e successive modificazioni, in applicazione dell'articolo 72, comma 11, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della legge 4 marzo 2009, n. 15, nonché i preavvisi che le amministrazioni hanno disposto prima della medesima data in ragione del compimento dell'anzianità massima contributiva di quaranta anni e le conseguenti cessazioni dal servizio che ne derivano».
Le modifiche normative apportate dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, riguardano, fondamentalmente, i seguenti aspetti:
l'ambito soggettivo di applicazione, quanto ai dipendenti interessati;
il carattere eccezionale dell'intervento, limitato ad un triennio;
il requisito richiesto per l'esercizio della facoltà;
il momento in cui la facoltà può essere esercitata;
la previsione esplicita secondo cui l'esercizio della facoltà di risoluzione avviene nell'ambito dei poteri datoriali.

È d'uopo specificare che, a differenza del regime precedente, l'attuale disposizione prevede la possibilità di un intervento limitato nel tempo. Infatti, la risoluzione unilaterale può essere operata limitatamente agli anni 2009, 2010 e 2011. La delimitazione dell'applicazione dell'istituto all'ambito temporale del triennio, evidenzia il carattere sperimentale della norma nonché quello strumentale rispetto all'obiettivo della riduzione del personale in servizio e degli interventi di razionalizzazione dell'organizzazione.
Relativamente all'applicazione della normativa ora indicata, il dipartimento della funzione pubblica ha adottato due circolari, la n. 10 del 2008 e la n. 4 del 2009 con le quali si forniscono alle pubbliche amministrazioni puntuali indicazioni finalizzate ad assicurare una corretta ed uniforme applicazione della normativa in questione.
Per quanto riguarda, infine, la richiesta dell'interrogante relativa al numero di dipendenti pubblici in provincia di Bolzano il cui rapporto è stato risolto unilateralmente ai sensi delle disposizioni sopra richiamate, il dipartimento della funzione pubblica, allo stato, non è in possesso di alcun dato sull'applicazione della disposizione medesima, in quanto l'impianto normativo sopra richiamato non prevede una specifica azione di monitoraggio sull'effettiva applicazione della disciplina in esame da parte delle singole amministrazioni.
Tuttavia, in conformità ai princìpi di trasparenza ed accessibilità a cui deve ispirarsi in ogni caso l'attività degli uffici pubblici, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione intende, anche in riscontro all'istanza dell'interrogante, avviare, presso tutte le amministrazioni pubbliche, una ricognizione delle modalità di applicazione della suddetta normativa e dei relativi effetti.

Il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione: Renato Brunetta.

GRIMOLDI, SALVINI, VOLPI e PINI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
le risorse del servizio civile nazionale non risultano essere distribuite equamente sul territorio nazionale;
si riscontra, invece, un netto sbilanciamento della presenza di volontari del servizio civile nelle Regioni meridionali del Paese, presumibilmente a causa delle scelte strategiche operate in tale direzione da alcune grandi realtà associative che beneficiano del personale del servizio;
tale circostanza preclude di fatto a parte cospicua dei giovani del Nord la possibilità di usufruire di un'importante opportunità formativa, a dispetto del notevole contributo economico dato dalle Regioni settentrionali al finanziamento del

Servizio civile nazionale, che è pari al 59 per cento del totale -:
quale sia l'opinione del Governo in merito ai fatti generalizzati nella premessa e sulle misure da adottare per correggere questo squilibrio territoriale nella distribuzione dei giovani volontari del servizio civile.
(4-02785)

Risposta. - Gli interroganti, con l'atto di sindacato ispettivo in esame, sostengono che le risorse del servizio civile nazionale non risultano equamente distribuite sul territorio nazionale e rilevano un netto sbilanciamento della presenza dei volontari del servizio civile a favore della regioni meridionali del Paese, determinato dalle scelte strategiche di alcune grandi realtà associative del servizio civile. Inoltre, gli interroganti, ritenendo che tale circostanza impedisca a numerosi giovani del nord di vivere l'esperienza formativa del servizio civile, pur in presenza di un consistente contributo economico fornito dalle regioni settentrionali al finanziamento del servizio civile nazionale (quantificato nella percentuale del 59 per cento sul totale), chiedono di conoscere quali misure il Governo intenda adottare per correggere il tale squilibrio.
In proposito si ritiene opportuno, innanzitutto, riflettere sull'affermazione del notevole contributo economico, pari al 59 per cento del totale, versato a favore del servizio civile nazionale da parte delle regioni settentrionali, che appare non corretta. Infatti le entrate dello Stato vanno a formare una massa indistinta, che successivamente viene allocata sui singoli capitoli del bilancio dello Stato. Poiché nessuna entrata dello Stato ha una destinazione predeterminata, la percentuale del 59 per cento sembra più correttamente doversi ascrivere al contributo delle predette regioni all'intero bilancio dello Stato.
Laddove si volesse dare per fondata tale affermazione circa l'entità del contributo finanziario da parte delle regioni del nord, allora sarebbe necessario per gli interroganti replicare tale prospettiva anche in altro settore, quale la difesa armata.
A tale stregua, il Ministro della difesa dovrebbero schierare le rispettive forze per il 59 per cento nelle regioni settentrionali, poiché il servizio civile nazionale si colloca, anche se su un piano operativo diverso, nell'ambito della difesa della Patria di cui all'articolo 52 della Costituzione come enunciato dal legislatore del 2001 (articolo 1 della legge 6 marzo 2001, n. 64) e dalla Corte Costituzionale, pronunciatasi con numerose sentenze (nn. 164 del 1985, 224 del 2004 e 431 del 2005).
Al riguardo, e per affrontare in termini compiuti il quesito posto dall'interrogante occorre considerare l'evoluzione storica e dottrinale del concetto di difesa della patria, dovuta alle profonde trasformazioni che da oltre un decennio pervadono le società industriali avanzate. Infatti la previsione contenuta nel primo comma dell'articolo 52 della Costituzione, che configura la difesa della patria come sacro dovere del cittadino, ha un'estensione più ampia dell'obbligo di prestare il servizio militare a comprende anche attività di impegno sociale non armato. Invero tale concetto si è trasformato e ha mutato il suo scopo principale, che è attualmente incentrato nella costruzione di una rete di rapporti che non lasci cadere dalle sue maglie le persone e rafforzi le infrastrutture della libertà e della solidarietà.
Parallelamente alla trasformazione del principio costituzionale di difesa della patria, si è assistito all'ampliamento delle strutture che concorrono alla realizzazione di tale principio in quanto, accanto alle istituzioni, operano anche le associazioni senza scopo di lucro. La partecipazione a tali associazioni, invero, rafforza il legame tra le persone e le istituzioni intorno ai valori posti a fondamento della Costituzione, rappresentando un elemento di coesione tra gli stessi in una fase - si ribadisce - di profonda trasformazione.
In tale ottica, ed in considerazione della odierna concezione di difesa civile della patria, è necessario intervenire in modo più efficace nelle aree in cui è maggiormente rilevante il rischio di alterare gli equilibri delicati - in alcuni casi anche inesistenti - nei rapporti di fiducia tra cittadino ed

istituzioni. Da un'osservazione effettuata secondo tale prospettiva, la città di Vicenza non ha le stesse problematiche della città di Palermo, così come Milano non ha le medesime problematiche di Napoli, e così potrebbe continuare confrontando tutte le province del nord e quelle del sud, rilevando significative differenze. È chiaro, dunque, che è necessario destinare le risorse in misura diversa secondo le riscontrate esigenze. Tale circostanza è comprovata da numerosi eventi in cui è stato necessario ricorrere al dispiegamento delle forze dell'ordine in misura diversa nelle due aree geografiche ed intervenire, anche con misure eccezionali, nelle aree del sud per affermare la presenza dello Stato.
Diversamente, l'ipotesi di destinare le risorse con il meccanismo del «finanziamento a pioggia», non appare percorribile anche in considerazione degli esiti negativi registrati negli anni '70 e che rappresentano una delle ragioni del radicale cambiamento del quadro politico italiano negli ultimi 20 anni.
Il contesto sopra descritto fornisce
ex se la risposta ai quesiti degli interroganti in merito all'asserito sbilanciamento della presenza dei volontari del servizio civile a favore delle regioni del sud.
Tuttavia, al fine di chiarire ulteriormente le ragioni di tale sbilanciamento è necessario considerare gli elementi strutturali del servizio civile nazionale nonché i rapporti tra domanda e offerta del sistema medesimo.
Anzitutto è utile evidenziare che nel sistema del servizio civile il numero delle sedi di attuazione dei progetti costituisce un indicatore della capacità organizzativa del singoli enti. Infatti la disponibilità di un maggiore numero di sedi progetto accreditate consente agli enti di presentare più progetti e chiedere un numero maggiore di volontari, con un conseguente aumento delle probabilità di avere un maggior numero di progetti finanziati e, quindi, di volontari da avviare.
Da un'analisi delle sedi di attuazione progetto accreditate, emerge chiaramente che a sud si rileva una percentuale più elevata rispetto al nord.
Prendendo come riferimento i dati dell'anno 2008, si rileva che le sedi di attuazione progetto in Italia sono nel complesso 69.821, dislocate per il 45,40 per cento al sud, isole comprese, per il 32,77 per cento al nord e per il 21,83 per cento al centro. I dati sopra indicati danno contezza dell'asserito sbilanciamento, evidenziando che strutturalmente il sud ha maggiori potenzialità rispetto al nord.
Inoltre, occorre evidenziare che tale sbilanciamento non è riconducibile alle scelte strategiche dei grandi enti, come affermato dagli interroganti, bensì all'attività dei piccoli enti iscritti negli albi delle regioni del sud, che, rispetto a quelli del nord, hanno una maggiore «vivacità» sia nell'attenzione alle esigenze locali che nella presentazione dei progetti.
Infatti, dall'analisi dei dati del 2008 relativi agli enti iscritti all'albo nazionale - composto nella quasi totalità dai grandi enti cui fanno riferimento gli interroganti - si rileva che il peso percentuale delle regioni del nord è pari al 32,65 per cento del totale delle sedi di attuazione, a fronte del 43,22 per cento delle regioni del sud, isole comprese, mentre al centro è assegnato il restante 24,12 per cento delle sedi.
Con riferimento agli enti iscritti agli albi regionali e delle province autonome si registra, nello stesso anno, un 32,90 per cento per le regioni del nord - nei quali sono iscritti la quasi totalità dei piccoli enti - perfettamente in linea con il dato dei grandi enti (32,65 per cento) iscritti all'albo nazionale, un 47,96 per cento per le regioni del sud - dato superiore di 4,5 punti percentuali a quello registrato per l'albo nazionale - ed il restante 19,14 per cento alle regioni del centro.
Peraltro, analizzando i dati relativi alle singole aree geografiche, il peso dei grandi enti iscritti all'albo nazionale corrisponde a circa il 53,82 per cento del totale delle sedi esistenti nell'area del nord, a fronte del 46,18 per cento delle sedi di enti iscritti agli albi regionali e provinciali (esempio a nord su 100 sedi di enti di servizio civile nazionale 54 circa sono ascrivibili ad enti iscritti all'albo nazionale, mentre 46 circa sono ascrivibili agli enti iscritti agli albi regionali

e provinciali). Diversamente, a sud, isole comprese, il peso dei grandi enti è pari al 51,40 per cento mentre il peso delle sedi di enti iscritti agli albi regionali e provinciali è pari a 48,60 per cento.
La lettura di questi dati conferma che lo squilibrio nella distribuzione dei volontari tra sud e nord non deriva dai «grandi enti» - il cui peso in termini di sedi di attuazione di progetto è addirittura superiore nelle regioni del nord, rispetto a quelle del sud - quanto dai piccoli enti iscritti negli albi delle regioni del sud. I grandi enti, all'evidenza, non hanno allocato - come scelta strategica - la maggior parte delle sedi al sud, bensì al nord.
Alla stessa conclusione si perviene se si analizzano i dati relativi ai volontari richiesti nell'anno 2008 nelle regioni del nord e del sud dagli enti iscritti all'albo nazionale e da quelli iscritti agli albi regionali e provinciali.
Infatti, sugli oltre 100.000 volontari richiesti da tutti gli enti iscritti all'albo nazionale e a quelli regionali e provinciali, il 60,46 per cento, è interessato alla realizzazione dei progetti nelle regioni del sud, il 18,64 per cento è interessato ai progetti nelle regioni del nord e il 20,74 per cento a quelli del centro.
Nell'ambito dei dati percentuali relativi al nord e al sud, si rileva che della percentuale (60,46 per cento), corrispondente al numero dei volontari per le aree del sud (60.460 circa), solo il 46 per cento è stato richiesto dagli enti di grandi dimensioni iscritti all'albo nazionale, mentre la percentuale dei volontari richiesti dagli enti iscritti agli albi regionali è pari al 54 per cento.
Con riferimento alle area del nord, invece, la percentuale del 18,64 per cento - corrispondente al numero dei volontari richiesti in tali aree (18.775) - è costituita da un 53,3 per cento di volontari richiesti dagli enti iscritti all'albo nazionale (il dato è perfettamente in linea con quello relativo al peso percentuale degli stessi enti in termini di sedi di attuazione di progetto, 53,82 per cento presenti nelle regioni del nord) e da un 46,7 per cento di volontari richiesti dagli enti iscritti agli albi regionali e provinciali.
Passando ad esaminare esclusivamente i dati relativi agli enti iscritti agli albi regionali e provinciali di tutte le aree geografiche, si rappresenta che i volontari richiesti complessivamente da tali enti sono pari a 51.120. Di tali unità ben il 63,83 per cento (32.632 volontari) si riversa nelle regioni del sud - valore questo superiore a circa 15 punti percentuali rispetto alla capacita strutturale, pari al 47,96 per cento - e il 17,14 per cento (8.763 volontari) si riversa nelle regioni del nord, valore di gran lunga inferiore alla potenzialità del 33 per cento circa in termini di sedi di attuazione.
Dai dati sopra indicati emerge che a nord, dove prevalgono i grandi enti, il numero dei volontari da impiegare nei progetti è proporzionato al peso strutturale degli enti stessi, ossia al numero di sedi di attuazione dei progetti. Quanto agli enti piccoli, presenti sul territorio in misura ridotta, si segnala che il numero dei volontari richiesti non è proporzionato rispetto al loro peso strutturale, bensì inferiore.
Al sud la situazione è invariata con riferimento ai grandi enti, che chiedono un numero di volontari proporzionato alla capacità di impiego, mentre con riferimento agli enti piccoli il numero di volontari è proporzionalmente superiore alla capacità organizzativa, infatti il numero di progetti presentati supera le aspettative in relazione al numero di sedi accreditate.
Pertanto lo sbilanciamento, contrariamente a quanto sostenuto dagli interroganti, è attribuibile principalmente alla vivace attività dei piccoli enti presenti nelle regioni.
Occorre in ultimo prendere in considerazione l'incontro tra la domanda e l'offerta del servizio civile nazionale nelle aree geografiche in esame: la prima è rappresentata dal numero del volontari richiesti con i progetti finanziati e messi a bando; la seconda è rappresentata dal numero dei volontari effettivamente reclutati (lo schema domanda-offerta utilizzato è quello normalmente impiegato per condurre le

analisi sul mercato del lavoro, che è esattamente l'inverso di quello per l'analisi del mercato del beni e servizi), in modo da verificare l'allocazione ottimale delle risorse disponibili nel senso «paretiano» del termine.
Nel 2008 la domanda complessiva di servizio civile nazionale (in questo caso non rileva ha distinzione tra piccoli e grandi enti), espressa in numero di volontari inseriti nei bandi, ammontava a 30.777 unità, di cui il 33,20 per cento circa faceva riferimento a progetti da realizzarsi nelle regioni del nord, il 44,20 per cento a quelli da realizzarsi nel sud, isole comprese, ed il 22,60 per cento a quelli da realizzarsi al centro.
Per quanto riguarda l'offerta, si fa presente che al nord è stato coperto il 74,80 per cento dei posti messi a bando, al sud è stato coperto il 96 per cento dei posti e al centro l'83,95 per cento. In altri termini, nelle regioni del nord non è stato coperto circa il 25 per cento della unità assegnate (ben 2.576 posti su 10.221 disponibili), al contrario nelle regioni del sud non è stato coperto il 3,97 per cento delle unità assegnate (640 posti su 13.609 disponibili).
Inoltre occorre segnalare che nello stesso anno ben 1.707 volontari assegnati nelle regioni del nord hanno abbandonato il servizio, pari al 22 per cento di tutti quelli avviati in tali regioni. Di conseguenza solo 5.938 posizioni su 10.221 rese disponibili (pari al 58 per cento del totale) sono state pienamente sfruttate dai giovani residenti nelle regioni del nord.
La stessa situazione emerge dalla lettura dei dati relativi al 2007 dove ha copertura dei posti al nord si aggira sempre intorno al 75 per cento e gli abbandoni durante il servizio ammontano a 2.109 unità. Infatti nel 2007 su 13.151 posizioni rese disponibili per i giovani delle regioni del nord ben 5.294 non sono state utilizzate o sono state parzialmente ricoperte e solo il 60 per cento dei giovani avviati ha terminato regolarmente il servizio.
Sotto questo profilo la situazione nelle regioni del sud risulta completamente diversa. Infatti la copertura dei posti, per i due anni considerati, corrisponde al 96 per cento nel 2008 e al 97,70 per cento nel 2007. Anche sotto il profilo degli abbandoni il tasso di abbandono nelle regioni del mezzogiorno è per entrambi gli anni la metà di quello registrato dalle regioni del nord.
Dal quadro delineato emerge in moda incontrovertibile che la situazione evidenziata dagli interroganti, relativa allo sbilanciamento della presenza di volontari nelle regioni del sud rispetto a quelle del nord, non è dovuta né alle scelte strategiche operate «da alcune grandi realtà associative» né da una iniqua distribuzione delle risorse finanziarie. Infatti tale situazione è connessa ad altri fattori quale, si ribadisce, la diversa operatività degli enti di piccole dimensioni nelle due aree del Paese, il diverso rapporto sul territorio nazionale tra la domanda e l'offerta di servizio civile e la diversa risposta dei giovani al servizio civile nelle due aree geografiche in esame.
Pertanto una distribuzione delle risorse finanziarie nel senso indicato dagli interroganti che favorisca le regioni del nord sarebbe del tutto inopportuna tenuto conto che l'offerta in tale regione è di gran lunga superiore alla domanda che rimane inevasa per oltre il 40 per cento.
Appare altresì infondata la preoccupazione espressa dall'interrogante in ordine alla circostanza che ai giovani delle regioni del nord sia preclusa un'importante opportunità formativa rispetto ai giovani del sud. I dati fin qui illustrati dimostrano infatti che i giovani residenti nelle regioni del sud hanno espresso un maggior consenso allo svolgimento del servizio civile, mentre i giovani residenti nelle regioni del nord non si sono avvalsi pienamente di tale opportunità.
Per quanto concerne, infine, il quesito posto dagli interroganti in ordine alle iniziative che il Governo intende porre in essere per contenere il lamentato squilibrio territoriale, si fa presente che il Consiglio dei Ministri in data 3 settembre 2009 ha approvato il disegno di legge recante «delega al Governo per la redazione di un testo unico in materia di servizio civile», nel quale sono state introdotte alcune disposizioni volte a prevedere forme di mobilità

interregionali al fine di rendere più omogenea la distribuzione territoriale dei giovani in servizio civile. Inoltre è stato previsto di rendere più agevole il servizio civile a tutti i volontari, offrendo loro una gamma di opzioni in relazione alla durata dei progetti e all'orario di servizio in modo da rendere lo stesso compatibile con eventuali altre attività.
Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Carlo Giovanardi.

JANNONE. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
le «stazioni fantasma» di Arcene, Stezzano e Levate, in provincia di Bergamo, sono al centro di una vicenda che si protrae dal 2001, anno in cui tutti i sindaci interessati alla tratta ferroviaria Bergamo-Treviglio Ovest, Rete Ferroviaria Italiana e la Provincia di Bergamo, hanno sottoscritto l'accordo di programma per la realizzazione del raddoppio ferroviario e delle relative opere utili ai pendolari delle nuove stazioni. Il raddoppio dei binari era stato inaugurato a luglio 2005, ma già ad ottobre di quell'anno la Regione aveva convocato un Collegio di vigilanza per affrontare la delicata situazione delle stazioni interessate. Come denunciano i sindaci, da allora, non c'è stata alcuna comunicazione a riguardo, tanto che nel 2007 le amministrazioni comunali di Levate e Stezzano hanno chiesto a Rete Ferroviaria Italiana le necessarie risorse economiche per procedere autonomamente con le opere, visto che la stessa RFI non si era ancora adoperata per la costruzione di quanto promesso, cioè parcheggi e strade per le nuove stazioni;
ad ottobre 2008 l'allora procuratore generale della Corte dei conti, Domenico Spadaio si era recato, con alcuni agenti della Guardia di finanza, presso le stazioni di Arcene e Stezzano, per verificare le critiche sollevate sulla gestione di questo particolare capitolo del raddoppio della linea Bergamo-Treviglio. Ad Arcene la stazione è isolata dal resto della città, mentre a Stezzano, i lavori non erano ancora iniziati. A seguito di un confronto con i sindaci delle cittadine interessate, fino ad ottobre 2008 si erano spesi oltre 69 milioni di euro per la realizzazione delle infrastrutture. Per portare a compimento le opere, si necessitava, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti di RFI, altri 26 milioni di euro. Questo blocco ha portato ad una situazione di stallo e di diffuso malcontento, perché i fondi sono necessari al nuovo servizio di collegamento Bergamo-Treviglio, necessari al corretto funzionamento delle tre nuove stazioni, utili allo snellimento del flusso di traffico riguardante la linea Bergamo-Milano, che deve essere accelerata, migliorata e condotta a puntualità;
lo scorso anno, anche il sottosegretario di Stato alle infrastrutture, onorevole Roberto Castelli, ha confermato la situazione sopra descritta. Il raddoppio del binario della linea Bergamo-Treviglio Ovest rientrava nel piano, ideato per Malpensa 2009, non ancora portato a compimento. Infatti, non solo non sono state attivate le fermate di Arcene e Levate, ma non sono ancora stati completati i lavori della stazione di Stezzano dove, a causa dell'intersezione tra ferrovia e autostrada, bisognerà realizzare un parcheggio provvisorio in attesa di avere lo spazio per quello definitivo e spostare parte dei binari;
durante l'inaugurazione dell'Anno giudiziario 2009, avvenuta lo scorso marzo, la Corte dei conti, insieme alle altre magistrature, ha svolto un momento di riflessione sull'andamento della giustizia erariale nel 2008 e sulle novità legislative che si proiettano nel nuovo anno giudiziario. Tra i dati statistici del 2008, anche il nuovo Procuratore regionale Eugenio Francesco Schlitzer ha richiamato l'attenzione sul caso emblematico di disutilità, per la collettività intera, delle «stazioni fantasma» di Arcene e Stezzano,

che ora dispongono delle adeguate strutture per il loro corretto utilizzo, mentre non si è ancora predisposta l'attivazione di convogli ferroviari, in favore dei già penalizzati pendolari. Il magistrato Paolo Evangelista, che risiede a Bergamo, ha affermato di voler far chiarezza nel più breve tempo possibile, per questo sono tuttora in corso di accertamento le responsabilità di tutti gli enti coinvolti nella gravosa e penalizzante vicenda;
purtroppo la situazione ha registrato un ennesimo sconcertante stop il 18 aprile, giorno in cui il direttore generale di Trenitalia Lombardia, Fiorenzo Martini, ha confermato su Radio Rai 1 che nessuna delle tre nuove stazioni bergamasche di Arcene, Stezzano e Levate sarà attivata, come promesso, il mese di giugno. Il motivo principale del mancato rispetto di quanto previsto, sta nella mancanza di adeguate risorse finanziarie. Secondo quanto affermato dallo stesso Martini, il piano delle risorse necessarie non sarebbe stato definito in base alle reali esigenze del relativo tratto ferroviario. Per questo si auspica che l'attivazione delle infrastrutture possa avvenire entro il prossimo settembre, dopo un confronto con la Regione Lombardia. Per quanto attiene alle accuse che la stessa RFI rivolge alle amministrazioni degli enti locali coinvolti, i sindaci ribadiscono che ad Arcene il parcheggio è stato volontariamente preso in carico dal Comune e consegnato in anticipo e a Stezzano il ritardo è effettivo, ma è stato prodotto da RFI e non dall'Amministrazione locale che si è sostituita ad essa di recente per recuperare sui ritardi accumulati -:
se il Ministro intenda accertarsi delle effettive responsabilità di RFI per i ritardi nell'esecuzione dei lavori riguardanti le infrastrutture ferroviarie di Arcene, Stezzano e Levate;
quali misure urgenti il Ministro intenda intraprendere per avviare, quanto prima, un'adeguata soluzione fattiva della problematicità sopra descritta.
(4-03169)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Ferrovie dello Stato evidenzia che dal punto di vista ferroviario le nuove stazioni ferroviarie sono completate così come concordato in sede di collegio di vigilanza del 10 ottobre 2008.
Di seguito si riporta lo stato di avanzamento dei lavori, indicando gli interventi di pertinenza degli enti locali e quelli residuali della società Rete ferroviaria italiana che per opportunità saranno realizzati all'avvio del servizio ferroviario.
In riferimento alla fermata di Arcene, si evidenzia che i marciapiedi, le rampe per disabili ed il sottopasso sono stati realizzati da Rfi. Per quanto riguarda il parcheggio di interscambio, circa 300 posti auto, i lavori sono stati compiuti dal Comune di Arcene con il contributo economico di Rfi. Le opere di finitura del sottopasso, tinteggiatura e pulizia, sono state concluse entro il 31 dicembre 2008. I percorsi tattili per ipovedenti sono stati completati sui marciapiedi, mentre nel sottopasso, verranno realizzati non appena stabilita la data di attivazione del servizio.
In merito alla fermata di Levate, si informa che i marciapiedi, il sottopasso e le rampe per disabili sono stati completati. Per quanto riguarda il parcheggio a servizio della fermata da realizzarsi a cura e spese Rfi questo è stato oggetto di recente variante urbanistica in quanto la localizzazione inizialmente prevista è stata modificata. Il Comune ha trasmesso la comunicazione dell'approvazione definitiva della variante al Piano regolatore generale solo il 25 luglio 2008. Il parcheggio è già finanziato e la sua realizzazione compete a Rfi. Attualmente si sta per bandire la gara con la previsione di iniziare i lavori entro il prossimo aprile e concluderli entro luglio 2010. La fermata è comunque già dotata di un parcheggio della capacità di circa 50 posti auto. Per quanto riguarda invece le opere di finitura del sottopasso, tinteggiatura e pulizia, sono state realizzate entro il 31 dicembre 2008. I percorsi tattili per ipovedenti sono stati completati sui marciapiedi mentre nel sottopasso verranno

realizzati non appena si avrà la certezza della data di attivazione del servizio.
Per quanto attiene la fermata di Stezzano si fa presente che una convenzione tra il Comune di Stezzano e Rfi stabilisce l'erogazione di un contributo di 1.500.000 euro da parte di Rfi al Comune per la realizzazione del parcheggio della fermata. Prossimamente ci sarà l'approvazione del progetto esecutivo dell'opera da parte della Giunta comunale ed il Comune potrà, quindi, procedere alla realizzazione del parcheggio che Rfi prevede di ultimare entro l'anno. Per quanto riguarda le opere di finitura del sottopasso sono state eseguite entro il 31 dicembre 2008. I percorsi tattili per ipovedenti sono stati completati sui marciapiedi mentre nel sottopasso verranno realizzati non appena stabilita la data di attivazione del servizio.
Circa l'attivazione delle nuove fermate di Arcene, Levate e Stezzano, sulla linea Bergamo-Treviglio-Milano, si premette che, ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 422 del 1997, i servizi di cui trattasi non rientrano più nelle competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti bensì della regione Lombardia sin dal 1o gennaio 2000. Infatti la programmazione dei servizi regionali è di competenza delle singole Regioni, i cui rapporti con Trenitalia sono disciplinati da specifici contratti di servizio, nell'ambito dei quali vengono definiti, tra l'altro, il volume e le caratteristiche dei servizi da effettuare, sulla base delle risorse disponibili.
Per gli aspetti di competenza di Trenitalia, relativi all'effettuazione del servizio nelle stazioni suddette, Ferrovie dello Stato fa sapere che, nell'ambito dell'attuazione delle recenti intese contrattuali intervenute tra regione Lombardia e Trenitalia, dal 7 settembre 2009 è stata prevista la fermata giornaliera ad Arcene, Levate e Stezzano di 16 treni regionali in servizio tra Bergamo e Treviglio e viceversa.
La nuova offerta prevede 8 coppie di treni, di cui 7 di nuova istituzione, effettuati nei giorni lavorativi ed ha, inizialmente, carattere sperimentale; con l'orario di dicembre 2009, invece, è stata realizzata una serie di modifiche in funzione della realizzazione di un servizio cadenzato e simmetrico, che consentirà di perfezionare le corrispondenze verso Milano, Cremona e Brescia/Venezia.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

JANNONE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
a pochi giorni dal terribile terremoto del 30 settembre 2009, a Sumatra la terra ha ricominciato a tremare. Padang, capoluogo della provincia di Sumatra occidentale è ormai una città fantasma: case, alberghi e uffici distrutti, ponti crollati. Sotto la pioggia incessante si scava a mani nude tra le macerie alla ricerca dei superstiti. In tutta l'isola manca l'energia e le comunicazioni sono interrotte. I feriti vengono curati all'esterno degli ospedali crollati e, in più punti, sono stati attrezzati obitori di fortuna per raccogliere i cadaveri. I morti accertati sono oltre mille e i feriti 2.400, ma le autorità locali temono che il bilancio non sia ancora definitivo. Una tragica conferma è arrivata anche dall'Onu, mentre il capo della cellula di crisi del Ministero della sanità indonesiano aggiunge disperato: «Sotto i detriti ci sono ancora migliaia di persone». L'Unicef sottolinea che un terzo delle persone colpite dal sisma è rappresentata da bambini. Il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora, dichiara: «arrivano notizie drammatiche. (...) Siamo preoccupati per i piccoli sopravvissuti al terremoto che sono a rischio estremo di contrarre malattie, infezioni respiratorie acute ed epidemie. Il rischio di tetano e molto alto a causa di lesioni e ferite aperte»;
nell'arcipelago della Samoa e di Tonga, devastate il 29 settembre 2009 da uno tsunami, il numero dei cadaveri e dei dispersi continua ad aumentare: il bilancio è salito a quasi 150 morti; i corpi sono stati trascinati dalle acque in mare aperto. Nel paradiso tropicale di Toputapu, a

Tonga, il 90 per cento delle abitazioni è stato spazzato via dalle onde alte otto metri;
nell'Asia sudorientale, invece, il tifone Ketsana ha già ucciso 380 persone nelle Filippine e in Vietnam. Oltre tre milioni di abitanti si aggirano tra le strade allagate senza una meta in cerca di un rifugio e, nei prossimi giorni, è previsto l'arrivo di una nuova tempesta tropicale: si chiama «Parma» e avanza verso il Paese asiatico con raffiche di vento oltre i 250 chilometri l'ora;
per fronteggiare l'emergenza la Commissione europea ha destinato tre milioni di euro ma si è dichiarata pronta a fornire ulteriori fondi. La Germania ha già stanziato un milione di euro e la Svizzera invierà a breve beni di prima necessità e personale medico. Nei prossimi giorni volontari della Croce rossa, della Mezzaluna rossa, di Terre des hommes e di Medici senza frontiere si recheranno nei luoghi colpiti dal terremoto -:
quali iniziative il Ministro intenda adottare per l'invio di mezzi umanitari in aiuto alle popolazioni del sud-est asiatico, colpito dallo tsunami del 30 settembre 2009.
(4-04603)

Risposta. - Il Ministero degli affari esteri attraverso l'ufficio emergenze della direzione generale per la cooperazione allo sviluppo, in coordinamento con la protezione civile, la croce rossa italiana e la società civile rappresentata dalle ONG - ha realizzato una serie di interventi sia a carattere bilaterale che multilaterale, volti a fornire soccorso ed assistenza alle popolazioni del Sud-Est asiatico colpite da differenti calamità naturali alla fine dello scorso mese di settembre.
Per le Filippine, a seguito dell'emergenza verificatasi con il passaggio dei tifoni Ondoy/Ketsana e Parma e delle conseguenti inondazioni, la cooperazione italiana si è attivata per fornire i primi soccorsi in coordinamento con i principali donatori internazionali. In particolare il 7 ottobre 2009 è partito dal deposito UNHRD di Brindisi per Manila un volo umanitario d'emergenza per il trasporto di beni umanitari per oltre 37 tonnellate comprendenti gruppi elettrogeni, gommoni, kit da cucina, coperte, taniche per l'acqua, pompe idrovore e vestiario messo a disposizione dalla croce rossa italiana.
Il valore totale dell'operazione è stato pari a 470.000 euro. I beni umanitari sono stati presi in consegna dall'ambasciata d'Italia a Manila, per la successiva distribuzione
in loco, quest'ultima realizzata con il concorso della società di croce rossa filippina.
La cooperazione italiana si è anche attivata sul canale multilaterale erogando un contributo pari a 50.000 euro in favore della Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse (FICROSS) per sostenere un programma di assistenza umanitaria immediata della società di croce rossa filippina a favore di circa 17.500 persone con attività di distribuzione di generi di prima necessità quali articoli per l'igiene, set da cucina, materiale da costruzione e contenitori per l'acqua.
La cooperazione italiana ha inoltre concesso un contributo di 400.000 euro a favore dell'UNICEF per fornire una risposta sanitaria di base alle comunità colpite dalle inondazioni, con particolare riferimento al settore materno infantile. Esso verrà utilizzato per un vasto programma di immunizzazione nei centri di salute materno infantile che prevede specialmente la vaccinazione contro il morbillo e la distribuzione di vitamina A ed altri medicinali. Il programma d'emergenza di UNICEF è rivolto a 747.000 persone per una durata prevista di sei mesi.
In Vietnam in risposta al passaggio del tifone Ketsana che ha provocato ingenti danni e perdite di vite umane nelle province centrali del Paese, è stato autorizzato un contributo di 200.000 euro alla FICROSS per fornire alle popolazioni colpite generi di prima necessità quali alimenti, vestiario, riparo, servizi sanitari, articoli per l'igiene, zanzariere, utensili da cucina, coperte e contenitori per l'acqua, nonché per finanziare attività di carattere formativo

rivolte a migliorare le capacità di risposta e gestione delle emergenze di volontari e beneficiari. Inoltre, nelle aree più colpite, sono previste anche attività di ricostruzione abitativa.
In ultimo, in favore del Laos, colpito anch'esso dal tifone Ketsana, è stato erogato un contributo di 170.000 euro per finanziare un progetto UNICEF volto a realizzare una serie di interventi nutrizionali nel settore materno infantile a favore di 25.500 bambini e 9.000 donne. In particolare le attività prevedono la somministrazione di vitamina A, acido folico e ferro, nonché la fornitura di micro-nutrienti in polvere per contrastare il diffondersi di nuovi casi di malnutrizione acuta, in particolare tra i bambini.
In relazione agli arcipelaghi di Samoa e Tonga colpiti da tsunami lo scorso 29 settembre, la cooperazione italiana si è mobilitata sul canale multilaterale concedendo all'organizzazione mondiale per la sanità (OMS) un contributo complessivo di 276.496 euro volto a finanziare due interventi sanitari d'emergenza.
In dettaglio una quota pari a 127.673 euro è stata destinata ad un progetto sanitario che prevede la collaborazione tra l'OMS ed il Ministero della salute delle isole Tonga in favore di 900 beneficiari distribuiti su 3 villaggi dell'isola di Nuia Tuputapu, maggiormente colpita dallo tsunami. Tale progetto prevede la realizzazione di attività di assistenza sanitaria alle comunità sfollate a seguito dello tsunami, attraverso la fornitura di medicinali essenziali e di cure mediche di base a favore di donne e bambini.
La restante quota di 148.823 euro è stata destinata ad un progetto sanitario che prevede la collaborazione tra l'OMS ed il Ministero della salute delle isole Samoa in favore di 43.000 persone in 13 distretti. Il contributo italiano, in questo caso, verrà utilizzato per fornire supporto al Ministero della salute locale nel coordinamento della risposta sanitaria d'emergenza, prevedendo la fornitura di medicine essenziali per il laboratorio medico ed il reclutamento di personale specializzato a supporto delle attività di monitoraggio delle condizioni di salute della popolazione.
Per quanto riguarda l'Indonesia, a seguito del terremoto che ha colpito l'isola di Sumatra lo scorso 30 settembre, la cooperazione italiana ha allestito di concerto con la croce rossa italiana, la protezione civile e le ONG parte del network AGIRE (Agenzia Italiana Risposta Emergenze), un volo umanitario d'emergenza con partenza dal Deposito UNHRD di Brindisi e diretto a Padang via Kuala Lumpur.
Il volo è partito nel pomeriggio del 16 ottobre trasportando beni umanitari messi a disposizione dalla cooperazione italiana, dalla croce rossa italiana e dall'ONG Intersos, per un totale di oltre 87 tonnellate ed un valore complessivo dell'operazione pari a 975.000 euro. In particolare, i beni inviati consistono in coperte, tende familiari, set da cucina, teli in plastica, contenitori per l'acqua potabile, generatori elettrici, potabilizzatori, materiale igienico e biscotti energetici.
Inoltre sono stati inviati anche container della croce rossa italiana con materiali necessari all'allestimento di un «campo base» a supporto delle attività di assistenza alle vittime e dei volontari della croce rossa indonesiana.
I beni umanitari sono stati presi in consegna dall'ambasciata d'Italia a Jakarta per la successiva distribuzione
in loco ad opera della protezione civile Indonesiana (National Coordination Disaster Management Agency - BNPB). Oltre alla presenza sul terreno di un team di croce rossa italiana, composto da 16 operatori di cui due infermiere volontarie, l'operazione ha visto anche il coinvolgimento attivo nella fase di distribuzione delle ONG italiane presenti in loco.
Pertanto l'impegno totale dell'Italia in favore delle popolazioni colpite dai tifoni, dal maremoto e dal terremoto nel sud-est asiatico è pari a 2.541.496 euro: un impegno di assoluto rilievo rispetto agli interventi degli altri paesi donatori.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Stefania Gabriella Anastasia Craxi.

MANCUSO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il 14 giugno 2009 è stata inaugurata la nuova stazione ferroviaria di Pregnana Milanese, servita dalla linea Suburbana delle FS, S6 Novara-Milano Rogoredo;
con l'entrata in vigore del nuovo orario delle Ferrovie dello Stato i treni regionali non fermano più a Rho città, ma alla nuova fermata Rho-Fiera di Milano causando disagi per centinaia di pendolari che si vedranno costretti a dover effettuare un cambio di treno con evidente disagio e perdita di tempo;
la linea suburbana S6 Novara-Milano Rogoredo è utilizzata quotidianamente da centinaia di pendolari che si recano al lavoro o a scuola e sono costretti a viaggiare da anni in condizioni pessime a causa dei convogli malmessi, caldi in estate e spesso freddi in inverno, vagoni al limite della decenza anche per quanto riguarda l'arredo interno che in alcuni casi si traduce in mancanza dell'imbottitura dei sedili ed evidenti tracce di ruggine all'esterno;
a fronte dell'apertura di nuove stazioni e di conseguenza dell'incremento dell'utenza su questa linea, si registrano disservizi pesanti in termini di materiale rotabile e ritardi cronici -:
se il Governo intenda sollecitare RFI a sostituire i vagoni ormai datati ed in alcuni casi fatiscenti sulla Linea S6 Novara-Milano Rogoredo;
se il Governo intenda assumere un'iniziativa diretta a superare i disagi citati in premessa per i fruitori della linea Novara-Milano Rogoredo, in particolare se intenda assumere elementi da Trenitalia SpA in ordine alle ragioni della soppressione della fermata di Rho.
(4-03415)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In merito ai disservizi conseguenti all'entrata in vigore del nuovo orario ferroviario, si rappresenta che ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 422 del 1997 i servizi di cui trattasi non rientrano più nelle competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti bensì della Regione Lombardia sin dal 1o gennaio 2000.
Infatti, la programmazione dei servizi regionali è di competenza delle singole Regioni, i cui rapporti con Trenitalia sono disciplinati da appositi contratti di servizio, nell'ambito dei quali vengono definiti il volume e le caratteristiche dei servizi da effettuare.
Si evidenzia tuttavia che non appena sarà attivato l'osservatorio sul trasporto pubblico locale, istituito ai sensi dell'articolo 1 comma 300 della legge n. 244 del 2007 (Legge Finanziaria per il 2008), le criticità analoghe a quella rappresentata saranno verificate a livello nazionale e comunicate agli enti territoriali competenti affinché adottino i necessari provvedimenti per ovviarle.
Con l'orario di giugno 2009, la regione Piemonte, nell'ambito delle sue competenze, ha ritenuto di prevedere, in via sperimentale, l'assegnazione della nuova fermata di Rho fiera, in luogo di quella precedentemente programmata di Rho centro, per i treni inseriti nel contratto di servizio del Piemonte.
A seguito di successivi incontri, tra regione Lombardia e regione Piemonte, su sollecitazione dei pendolari lombardi interessati al mantenimento della fermata precedentemente prevista, il 5 agosto 2009, è stato concordato il ripristino, a partire dal 7 settembre 2009, della fermata di Rho centro per 10 treni.
Circa la sostituzione delle carrozze ferroviarie esistenti con rotabili più confortevoli, Ferrovie dello Stato fa sapere che il materiale rotabile per i servizi sulla linea S6 Novara-Milano Rogoredo è costituito da carrozze a doppio piano; nell'ambito dell'attuazione delle recenti intese contrattuali intervenute tra regione Lombardia e Trenitalia saranno prossimamente realizzati

interventi migliorativi anche sul materiale rotabile impiegato sulla linea S6.
Si informa, infine, che con l'articolo 25 comma 1 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni nella legge 28 gennaio 2009 n. 2 è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un fondo per gli investimenti del gruppo delle Ferrovie dello Stato SpA con uno stanziamento per il 2009 di 960 milioni di euro.
Lo stanziamento in argomento, con successivo decreto del Ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero infrastrutture e trasporti, è stato destinato per 500 milioni di euro all'acquisto di materiale rotabile per servizi ferroviari regionali (cui 75 milioni di euro destinati alla copertura dei costi afferenti al materiale rotabile per le esigenze di mobilità legate all'Expo 2015).

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

MARINELLO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 16 luglio 2009 Poste italiane ha sottoscritto un accordo con i dipendenti in cui l'azienda si è impegnata a completare entro il 31 maggio 2010, l'inserimento attraverso l'edizione di uno specifico job posting, di 1.000 unità provenienti dal settore del recapito e delle lavorazioni interne di servizi postali;
esistono attualmente degli idonei al progetto di job posting, selezionati in base alla precedente intesa del 13 febbraio 2008, che fanno parte di un elenco da cui attingere per il passaggio da portalettere a sportellista;
ad oggi, molti degli idonei di tale elenco non sono ancora stati promossi, pur avendo i requisiti richiesti e pur essendo iniziate nel mese di agosto 2009 le chiamate per accedere alle postazioni del servizio di sportello -:
quali iniziative il Ministro intenda intraprendere nell'ambito dei propri poteri affinché Poste italiane non deluda le legittime aspettative di chi è già stato ritenuto adeguato al lavoro di sportello da un precedente test e colloquio che ha selezionato le risorse a seguito dell'intesa del 13 febbraio del 2008;
se non si ritenga opportuno favorire il processo di inserimento in tempi brevi di tali dipendenti, tenuto anche conto dello stato di precarietà che sta caratterizzando parte del mondo del lavoro.
(4-04320)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione indicata in esame, concernente un progetto di job posting realizzato da Poste Italiane.
Al riguardo, la società Poste Italiane SpA ha comunicato che, in data 13 febbraio 2008, ha sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto collettivo nazionale di lavoro, per la realizzazione di un processo di sportellizzazione da attuare attraverso un sistema certificato di selezione interna di candidature volontarie (cosiddetto
job posting), in cui era previsto che le idoneità accertate attraverso il citato processo di selezione interna sarebbero state tenute in considerazione per le mobilità professionali verso il settore della sportelleria per l'anno 2008.
In data 16 luglio 2009, Poste Italiane ha sottoscritto l'accordo di riorganizzazione di Mercato Privati, siglato da tutte le organizzazioni sindacali firmatarie del Contratto collettivo nazionale di lavoro, il quale prevede, tra l'altro, le linee guida di ricollocazione delle risorse interessate dalla riorganizzazione, rinviando, per la completa implementazione dei progetti di riorganizzazione, alla sottoscrizione di accordi territoriali.
Le attività di
front-end della sportelleria verranno potenziate attraverso la ricollocazione delle risorse interessate dalla riorganizzazione di Mercato Privati e l'avvio, a partire dal mese di settembre 2009, di un piano straordinario di mobilità professionale

(job posting) di 1.000 risorse (full time equivalent), provenienti dal settore del recapito e delle lavorazioni interne di servizi postali. Il processo terminerà entro il 31 maggio 2010.
La Società ha precisato che il primo processo di
job posting risale al 2008 e l'accordo del 16 luglio 2009, oltre a prevedere una nuova edizione di job posting, ha stabilito che anche le risorse risultate idonee, nella precedente edizione sarebbero state prese in considerazione senza necessità di effettuare ulteriori prove.
Poste Italiane ha, infine, soggiunto che gli idonei alle procedure di
job posting costituiscono le risorse dalle quali l'azienda può attingere senza necessità di graduatorie e senza alcun vincolo sulla destinazione del personale stesso.
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Nicola Cosentino.

MARSILIO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
si assiste con sempre maggiore frequenza ad un utilizzo degli autovelox da parte degli enti locali secondo criteri che appaiono privi di una logica funzionale, seppure nel rispetto della normativa vigente;
un esempio è rappresentato dalla strada Sublacense e dalla via Tiburtina Valeria, in provincia di Roma, ove risultano essere in funzione cinque postazioni autovelox collocate a distanza ravvicinata;
tale numero di postazioni in poco più di 15 chilometri di strada non contribuiscono ad aumentare la sicurezza stradale, ma colpiscono in maniera indiscriminata soprattutto cittadini e turisti sull'unica via di collegamento della Valle dell'Aniene con l'autostrada A24;
a giudizio dell'interrogante appare immotivata la ripetizione di un numero così elevato di controlli della velocità su un tratto stradale così breve;
la presenza degli autovelox non solo non ha aumentato la sicurezza in quei tratti di strada ma le stesse apparecchiature, in alcuni casi, sembrerebbero non rispettare la normativa vigente -:
se i Ministri non intendano assumere iniziative finalizzate ad assicurare che il numero delle postazioni autovelox sulla strada Sublacense e sulla via Tiburtina Valeria sia proporzionato alle effettive esigenze di sicurezza della circolazione stradale e che le citate apparecchiature siano conformi alla normativa in materia;
se i Ministri, nell'ambito delle proprie competenze, non ritengano di adottare iniziative volte a garantire che i proventi delle contravvenzioni siano utilizzati nel rispetto della legislazione in materia;
se non intendano intervenire presso la prefettura competente affinché vengano effettuati controlli periodici sulla dislocazione, sulla funzionalità e sulla distanza che deve intercorrere tra gli autovelox sulle strade in questione;
quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, ritengano di adottare al fine di evitare un uso indiscriminato degli autovelox, spesso dettato da pure ragioni di bilancio e non dalla reale necessità di garantire la sicurezza stradale.
(4-03660)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'impiego dei dispositivi di misura della velocità, l'organizzazione del servizio e la scelta dei punti da controllare rientrano nelle facoltà dell'organo di polizia stradale procedente.
In ogni caso, qualora emergano comportamenti ritenuti non corretti, questi devono essere segnalati al Ministero dell'interno cui compete, a norma dell'articolo 11, comma 3 del nuovo codice della strada (decreto legislativo n. 285 del 1992), il coordinamento dei servizi di polizia stradale da chiunque espletati.
Per quanto riguarda i criteri di installazione, per i dispositivi di rilevamento a distanza delle violazioni è vigente l'articolo

4 del decreto-legge n. 121 del 2002, convertito con modificazioni dalla legge n. 168 del 2002 e successive modifiche.
Per quanto concerne l'utilizzazione dei proventi delle sanzioni accertate dagli enti locali, l'articolo 208, comma 4, del codice della strada devolve il 50 per cento degli importi alla educazione stradale e al miglioramento della circolazione, al miglioramento e al potenziamento della segnaletica, alla redazione dei piani urbani del traffico di cui all'articolo 36 del codice della strada, alla fornitura di mezzi tecnici per i servizi di polizia stradale, ad interventi per la mobilità ciclistica e per la sicurezza degli utenti deboli della strada.
Le quote da destinare alle suddette finalità sono determinate annualmente con delibera di giunta, e le determinazioni sono comunicate al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, ma solo per i comuni con popolazione superiore a diecimila abitanti; peraltro non sono previste sanzioni in caso di omessa comunicazione.
Al fine di eliminare gli inconvenienti segnalati, sono attualmente allo studio interventi correttivi, il cui iter parlamentare non si è ancora concluso.
Per quanto riguarda, in particolare, la dislocazione delle postazioni autovelox sulle strade regionali Tiburtina-Valeria e Sublacense sono state chieste notizie al Ministero dell'interno che ha riferito quanto segue.
I decreti di autorizzazione all'installazione delle apparecchiature di controllo elettronico della velocità lungo le strade regionali suddette, che attraversano i territori dei Comuni di Agosta, Arsoli, Marano Equo e Roviano, sono stati emanati a conclusione di un procedimento istruttorio condotto sulle istanze presentate dai comandi delle polizie municipali dei suddetti comuni teso a verificare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla legge.
La problematica inerente il numero dei dispositivi e dei mezzi tecnici di controllo della velocità è stata attentamente valutata nel corso della riunione svoltasi presso gli uffici della prefettura di Roma, in data 21 luglio 2009, cui hanno preso parte i sindaci dei comuni della valle dell'Aniene e i rappresentanti delle forze dell'ordine.
A seguito di ampia e articolata discussione si è deciso di indire dei tavoli tecnici di lavoro con gruppi di comuni di aree limitrofe, al fine di rimodulare la presenza dei dispositivi in ragione dell'effettiva pericolosità dei singoli tratti stradali, valutata su dati aggiornati relativi all'effettiva incidentalità.
Soltanto un'esatta e puntuale ricognizione dell'attuale dislocazione dei dispositivi di segnalazione sui territori dei comuni interessati consente, infatti, di avere una visione generale della situazione, necessaria per l'elaborazione di eventuali misure alternative.
Pertanto, è stato chiesto ai comuni e ai rappresentati delle forze dell'ordine intervenuti alla riunione di fornire i dati tecnici e statistici che consentano di verificare l'effettiva influenza della presenza degli autovelox sull'incidentalità e, di conseguenza, sulla sicurezza stradale, al fine di individuare delle soluzioni condivise per aumentare la sicurezza sulle strade interessate e al contempo, garantire e soddisfare l'esigenza di percorribilità del territorio.
A seguito dell'emanazione della citata direttiva del 14 agosto 2009, il Ministero dell'interno ha provveduto, in un'ottica di razionalizzazione degli impianti a procedere ad una ricognizione degli apparecchi di misura utilizzati per contestare l'eccesso di velocità sulle strade, al fine di verificare se i dispositivi presenti in città e in provincia siano ancora utili ovvero se sia opportuno spostarli o sostituirli con altri strumenti, quali ad esempio i dissuasori di velocità, ritenuti più idonei per la prevenzione degli incidenti.
Infine, con nota prefettizia n. 71332/09 del 14 settembre 2009, i sindaci dei comuni della provincia in questione sono stati sensibilizzati a fornire dati statistici aggiornati circa gli incidenti stradali rilevati nei rispettivi territori nonché sull'incidenza dell'utilizzo dei sistemi di controllo remoto della velocità sulla gravità del fenomeno infortunistico.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

MELIS. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nell'Aeroporto di Alghero-Fertilia la Sogeaal s.p.a., in forza di una convenzione stipulata con l'Enac (Ente nazionale per l'aviazione civile) nel 2005, nell'ambito dei finanziamenti APQRAS, ha bandito e realizzato entro il 2006 opere riguardanti la pista di volo, via di rullaggio e piazzale di sosta auto per l'importo di circa 25 milioni di euro;
la convenzione prevedeva che Sogeaal anticipasse l'importo degli stati di avanzamento dei lavori e che Enac reintegrasse le somme anticipate (secondo norma e prassi, entro 60 giorni);
i fondi relativi (circa 43 milioni di euro complessivi per gli aeroporti di Alghero, Olbia e Cagliari) - a seguito di non meglio definite «complicazioni» intervenute tra il Ministero dell'economia, quello dei trasporti, la Regione Sardegna e l'Enac, sono stati trasferiti dalla Regione Sardegna all'Enac con forte ritardo, solo nel dicembre 2008;
visti i ritardi e l'esposizione di Sogeaal, il consiglio di amministrazione di Enac deliberò, sulla base di una nota della Regione Sardegna, di anticipare dai propri fondi gli importi necessari alla copertura dei lavori; il che è in effetti avvenuto, ma solo parzialmente (13 milioni di euro tra il 2007 e il 2008);
nel frattempo la prolungata esposizione di Sogeaal verso le imprese e la mancanza di certezze sui tempi del reintegro delle somme ha compromesso la stabilità finanziaria di questa società, determinandola, su precisa richiesta del collegio sindacale, a chiamare in giudizio Enac;
il 16 febbraio 2009 il Tribunale di Roma, esecuzioni immobiliari, dopo il pignoramento delle somme dell'Enac presso la Banca nazionale del lavoro, ha ordinato la liquidazione di 2.5 milioni di euro a favore di Sogeaal per interessi e quota capitale;
sempre nel 2005 (nel mese di dicembre) sono stati aggiudicati i lavori di ristrutturazione della vecchia aerostazione di Alghero-Fertilia per circa 5 milioni di euro. Ma tali lavori sono stati bloccati (salvo una piccola parte autofinanziata da Sogeaal per 700.000 euro) perché Enac, anche dopo essere venuta nella piena disponibilità dei fondi ad esso trasferiti dalla Regione Sardegna, non ha sottoscritto l'atto aggiuntivo della convenzione sopra citata, adducendo pretestuosamente il mancato perfezionamento del trasferimento allo stesso Enac delle opere di cui al punto precedente, ma in realtà pretendendo in cambio dell'adempimento (un adempimento dovuto) la rinuncia da parte Sogeaal a quanto stabilito in suo favore dal Tribunale di Roma;
tutto ciò ha creato e crea, come è comprensibile, gravissimi problemi a Sogeaal, che, essendo trascorsi quasi 4 anni dalla aggiudicazione dei lavori, deve subire da parte della ditta esecutrice, vincitrice a suo tempo di una regolare gara d'appalto, una concreta minaccia sia di risoluzione del rapporto sia di risarcimento danni. Si aggiunga che il lunghissimo periodo trascorso comporta che nel frattempo siano lievitati considerevolmente i prezzi -:
se il Ministro sia al corrente del comportamento di Enac e se non intenda intervenire perché detto ente firmi senza ulteriori indugi l'atto aggiuntivo alla convenzione, dando luogo al trasferimento delle relative somme a Sogeaal e ponendo così termine a una insostenibile inadempienza che arreca grave danno a Sogeaal, alle imprese vincitrici della gara e allo stesso erario.
(4-03175)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Con la convenzione n. 134 stipulata il 29 novembre 2005, l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac), nella qualità di «soggetto attuatore» degli interventi da realizzarsi nell'ambito dell'accordo di programma quadro (Apq) «Mobilità Sardegna» a valere sui fondi della delibera Cipe n. 17

del 2003, ha affidato interventi infrastrutturali dell'aeroporto di Alghero per il complessivo importo di euro 30.000.000,00 che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti avrebbe dovuto trasferire all'ente. Il programma dei lavori era così articolato:
opere relative all'ampliamento piazzale di sosta aeromobili, riqualifica pista di volo, completamento della via di rullaggio, i cui progetti esecutivi per il complessivo importo di euro 25.000.000,00 erano stati già approvati;
realizzazione di interventi di ristrutturazione della vecchia aerostazione per l'importo di euro 5.000.000,00 la cui copertura veniva rinviata alla stipula di un atto aggiuntivo.

Le problematiche del trasferimento dei fondi sono state risolte alla fine del 2007 con il trasferimento alla Regione Sardegna dell'intero importo previsto dalla delibera citata, relativamente agli interventi dell'Apq mobilità. Successivamente la Regione Sardegna ha provveduto a fine dicembre 2008 ad effettuare il trasferimento dei fondi a favore di Enac.
Si rappresenta, inoltre, che la sopra citata convenzione prevedeva che l'obbligo dell'ente in ordine all'erogazione dei finanziamenti avesse effetto dal momento dell'intervenuto trasferimento nel bilancio dell'ente stesso delle risorse finanziarie in questione e i relativi pagamenti dovessero essere effettuati nell'ambito delle risorse annualmente disponibili al medesimo titolo.
Questa previsione risulta confermata dalla convenzione che riguarda le modalità di erogazione del finanziamento pubblico il quale espressamente recita: «resta inteso che, quale che sia l'avanzamento dei lavori, i pagamenti resteranno contenuti nel limite della somme annualmente disponibili sul competente capitolo di spesa del bilancio dell'ente».
La situazione sopra descritta di impossibilità di assicurare alla società di gestione aeroportuale il normale flusso dei finanziamenti è stata rappresentata al consiglio di amministrazione dell'ente il quale chiese l'assenso del Ministero a procedere al reintegro delle somme corrisposte dai gestori aeroportuali agli appaltatori, nelle more dell'acquisizione dei finanziamenti da parte dello Stato. Per i motivi innanzi accennati il trasferimento di fondi dal Ministero all'Enac non è avvenuto, essendosi ritenuto, da parte del Ministero dell'economia, di trasferire gli importi stessi alla Regione Sardegna. A conclusione di questo complicato
iter, nel gennaio del 2008, sulla base degli intervenuti accordi con la Regione Sardegna, l'ente ha anticipato con proprie risorse il pagamento a favore della Sogeaal per un complessivo importo pari ad euro 111.649.178,33 corrispondente ai lavori al momento eseguiti risultanti dagli stati di avanzamento.
Analoghe anticipazioni sono state erogate per i lavori sugli aeroporti di Olbia e Cagliari, compresi nello stesso Apq e finanziati con le stesse risorse.
Si ribadisce, dunque, che la materiale acquisizione dei trasferimenti da parte della regione Sardegna è avvenuta solo al termine del 2008, con effettiva conoscenza dell'ente in data 22 gennaio 2009.
Nonostante la Sogeaal fosse a conoscenza delle difficoltà rappresentate relative alla messa a disposizione dei fondi ha ugualmente proceduto ad appaltare i lavori delle tre opere, i cui progetti esecutivi erano stati già approvati, e a dare corso ai relativi contratti. Al riguardo, si precisa che dalla documentazione successivamente acquisita risulta che i bandi di gara erano stati pubblicati in data 4 novembre 2005, dunque ben prima della sottoscrizione della stessa convenzione.
Successivamente, la Sogeaal, benché a conoscenza dell'impossibilità dell'Enac per i motivi sopra esposti di procedere al reintegro delle fatture e nonostante fosse a conoscenza della disponibilità dell'Enac ad anticipare il reintegro delle spese sostenute con proprie risorse, ha promosso decreto ingiuntivo presso il Tribunale Civile di Sassari in data 21 settembre 2007 per l'importo complessivo di euro 13.305.846,68, comprensivi dei relativi interessi moratori.
A tale azione l'Enac si è opposto proponendo atto di citazione in opposizione

all'esecuzione ex articolo 615 del codice di procedura civile dinanzi al Tribunale di Roma. Nell'ambito di tale procedimento il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta di sospensione proposta e ha assegnato l'importo di euro 1.673.300,11, oltre interessi e spese, riducendo l'importo originariamente preteso dal creditore, a seguito dell'opposizione dell'Avvocatura dello Stato per conto dell'Ente che ha eccepito il pagamento di euro 1.649.178,33.
Infine, si comunica che in data 4 novembre 2009 è stato siglato l'atto aggiuntivo tra l'Enac e la società Sogeaal. La stipula di tale atto aggiuntivo, di fatto copre la realizzazione di interventi di ristrutturazione della vecchia aerostazione per un importo di euro 5.000.000,00. Tuttavia, si rende noto che con protocollo d'intesa sottoscritto il 7 novembre 2008 tra la struttura di missione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la Regione autonoma della Sardegna e l'Enac, finalizzato all'individuazione di risorse da destinare alle opere aeroportuali connesse con il vertice G8 del luglio 2009, sono state individuate delle economie a carico della delibera Cipe 17 del 2003 che hanno riguardato anche i finanziamenti per gli interventi infrastrutturali sull'aeroporto di Alghero per un importo di euro 616.039,37. Tale impegno riduce, quindi, la somma di euro 5.000.000,00 previsti per i lavori di ristrutturazione dell'aerostazione in questione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

MIGLIORI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi, a L'Avana, l'ormai famosa blogger cubana, Yoani Sanchez, battagliera dissidente del regime castrista, è stata rapita e picchiata da agenti del regime;
trattasi di un evidente tentativo di inammissibile intimidazione, finalizzata a determinare l'espatrio della dissidente cubana;
questa gravissima sopraffazione dimostra le persistenti condizioni di vera e propria dittatura e compressione dei più elementari diritti umani, che si registrano nell'isola caraibica -:
se non si reputi opportuno, in sede UE, alla luce dei nuovi avvenimenti, promuovere la revisione e la sospensione delle misure penalizzanti Cuba, decisa l'anno scorso;
se e quali iniziative di tutela dei diritti della dissidenza cubana siano poste in essere - anche attraverso la nostra ambasciata - dal Governo italiano.
(4-04986)

Risposta. - Appena avuta notizia dell'aggressione subita dalla signora Sanchez, l'ambasciata italiana a L'Avana, che con lei intrattiene rapporti regolari, ha immediatamente preso contatto con la blogger cubana per esprimerle ampia solidarietà.
L'Italia continua a monitorare con la massima attenzione il rispetto delle libertà fondamentali a Cuba. A livello bilaterale l'argomento è stato sollevato anche in occasione dell'ultima visita del vice Ministro degli esteri cubano, Rodriguez, nel nostro paese. Si ritiene opportuno continuare su una linea di dialogo franco e di confronto in tema di diritti umani. Tale politica ha iniziato a dare i suoi frutti considerando che, ad eccezione dello spiacevolissimo episodio della signora Yoani Sanchez, il numero dei detenuti politici è in, seppure lenta, diminuzione. Significativo è stato, proprio di recente, il rilascio di alcuni dissidenti, tra cui Nelson Aguiar Ramirez il primo di una lista di detenuti che versano in cattive condizioni di salute e per la cui liberazione da tempo ha operato anche l'Unione Europea.
Sebbene l'Italia non intenda, per il momento, riproporre particolari misure penalizzanti nei confronti de l'Avana, tuttavia persegue anche attraverso il dialogo instaurato tra UE e Cuba sin dall'anno 2008 la promozione del rispetto dei diritti umani, specifico ed irrinunciabile punto dell'agenda di ogni incontro.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.

MIGLIORI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
da un anno si assiste ad una crescente escalation di violenze nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), in particolare nei distretti di Haut-Uélé e di Bas-Uélé;
il gruppo ribelle ugandese Lord's Resistance Army (LRA) e le Forze Democratiche per la Liberazione del Rwanda (FDLR) hanno scatenato un'offensiva contro le forze armate congolesi e ugandesi, perpetrando violenze di ogni genere e nefandezze contro la popolazione civile;
la popolazione si trova costretta alla fuga, abbandonando le proprie case e i villaggi, e determinando assembramenti alle periferie delle città di Gangala e Banda, ma, anche nell'area di Dungu, Dingila e Niagara, dove migliaia di sfollati si sono accampati privi di ogni assistenza e di generi di prima necessità;
la stessa UNHCR (l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati) ha difficoltà, come pure le organizzazioni non governative, nel portare aiuti alle popolazioni, sia per motivi, geografici, sia per i continui attacchi del LRA e del FDLR che ostacolano le missioni umanitarie e aggrediscono i convogli, distruggendo i carichi e mettendo a rischio anche l'incolumità degli operatori umanitari -:
quali urgenti iniziative umanitarie, politiche e diplomatiche si intendano adottare per la pacificazione dell'area e per fornire adeguati interventi di soccorso alle suddette popolazioni;
quali interventi - autonomi o di concerto con l'Unione europea - si intendano attuare in sede ONU, affinché la presente emergenza umanitaria venga adeguatamente affrontata a livello internazionale.
(4-05033)

Risposta. - Il processo di pacificazione nella regione est della Repubblica Democratica del Congo si poggia primariamente sulla piena attuazione degli accordi raggiunti a Nairobi con il Ruanda e di quelli raggiunti a Goma con i gruppi ribelli, e vede altresì determinante l'appoggio delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea.
La comunità internazionale fornisce un contributo costante all'attuazione di tali intese tramite le iniziative diplomatiche promosse dai cosiddetti facilitatori, ex-Presidenti della Nigeria e della Tanzania, nominati dalle Nazioni Unite e dall'Unione Africana. Essi hanno, tra l'altro, consentito la convocazione a più riprese della Conferenza dei Paesi dei Grandi Laghi e l'avvio di una nuova dinamica sub regionale. Tutto ciò ha indubbiamente favorito il miglioramento dei rapporti tra i Paesi dei Grandi Laghi con il ristabilimento delle relazioni diplomatiche e con un riavvicinamento tra la Repubblica Democratica del Congo ed il Ruanda dopo un decennio di conflitti e di tensioni.
È stato altresì favorito il contenimento militare dei ribelli operanti nella regione est del Congo tramite le azioni congiunte condotte dallo stesso Stato e l'Uganda contro i miliziani ribelli dell'LRA (Lord's Resistance Army), e con il Ruanda, contro i ribelli hutu delle FDLR (Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda), insediati dal 1994 nella regione del Kivu, dopo il genocidio dei Tutsi avvenuto in Ruanda.
Proprio per far fronte alle conseguenze determinate dalla presenza in Congo di tali gruppi armati, nel paese opera la missione MONUC delle Nazioni Unite, che, a fine 2008, contava 18.500 uomini, di cui 16.669 militari, 714 osservatori e 1.063 membri delle forze dell'ordine di 57 Paesi: attualmente è la missione ONU di maggiori proporzioni. La sua
mission consiste nel disarmare i gruppi ribelli e le numerose milizie locali proliferate a causa dell'assenza dell'autorità statale e favorire altresì il rafforzamento delle istituzioni democratiche, facilitando la realizzazione dei processi elettorali, operare per una riforma nel settore della giustizia e nella tutela dei diritti umani, in collaborazione anche con altre iniziative come quelle messe in atto dall'Unione Europea.


Le operazioni militari hanno fatto diminuire la presenza dei miliziani del LRA in Congo, stimata attualmente dalle Nazioni Unite, intorno alle 100 unità, concentrate principalmente nel Bas-Uélé. Nella regione del Kivu, dopo il ritiro nel febbraio scorso dei militari ruandesi, impegnati insieme a quelli congolesi nell'offensiva contro i ribelli delle FDLR, le forze armate della Repubblica Democratica del Congo (FARDC) hanno condotto una nuova offensiva, denominata Kimia II, tuttora in corso, contro i miliziani Hutu. Le FARDC si avvalgono dell'appoggio logistico della missione delle Nazioni Unite (Monuc) che ha dislocato all'est del Paese oltre il 90 per cento della forza militare.
L'operazione Kimia II ha consentito di annientare le principali roccaforti dei ribelli che hanno trovato rifugio nelle foreste ed evitano ormai il confronto con le unità regolari. La loro capacità offensiva è stata ridotta anche grazie al rimpatrio, effettuato dalla stessa Monuc, in Ruanda di circa 1300 miliziani, alla neutralizzazione di altri 700 circa e agli arresti di alcuni dirigenti dell'ala politica.
In tale contesto s'inquadrano le violenze perpetrate, per ritorsione, a danno dei civili nei territori interessati dalle operazioni militari e le misure di protezione adottate dalla missione. Essa ha ultimamente predisposto, d'intesa con l'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati, un meccanismo più efficace per favorire la raccolta e l'analisi dei dati sui civili a rischio, la prevenzione e l'attenuazione dei rischi, l'assistenza alle vittime e il miglior rispetto della legalità e della giustizia.
Le popolazioni dell'est della Repubblica del Congo continuano a ricevere assistenza umanitaria in ambito multilaterale e bilaterale, compresa quella offerta dall'Italia. Nel biennio 2008/2009 la cooperazione italiana ha effettuato i seguenti interventi umanitari nel nord e sud Kivu, coordinati dall'ufficio di emergenza operante a Goma:

a) sostegno urgente alle popolazioni in fuga dai teatri bellici attraverso la fornitura di generi di prima necessità ai campi profughi situati in un raggio di 200 Km da Goma;
b) sostegno urgente ai centri sociali attivi nell'assistenza e recupero sociale di bambini ed adolescenti in estrema difficoltà, compresi i bambini soldato: centro sociale «Don Bosco» a Goma (nord Kivu) e centro sociale «Mater Misericordiae» a Kamituga (sud Kivu);
c) sostegno urgente a strutture sanitarie in vista di un miglioramento dell'accesso delle popolazioni alle cure di qualità: centro sanitario di Mweso (riabilitazione fisica e funzionale), - centro sanitario di Nyamilima (riabilitazione fisica e funzionale) - ospedale generale provinciale di Goma (attivazione del reparto di neonatologia e cure intensive pediatriche/formazione del personale) - ospedale di riferimento della zona sanitaria di Kalisimbi (attivazione blocco operatorio); - ospedale di riferimento della zona sanitaria di Bondo (riabilitazione fisica e funzionale);
d) sostegno urgente per il miglioramento dell'accesso all'acqua potabile (Villaggio di Nyamilima).

Il Presidente congolese Kabila ha chiesto a più riprese la definizione di un piano di ritiro graduale della missione MONUC, auspicandone l'inizio in coincidenza con le celebrazioni del cinquantenario dell'indipendenza previste nella prossima estate.
Lo scorso ottobre, durante il
briefing al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il rappresentante permanente congolese, pur non contestando l'incremento temporaneo delle forze della missione, ha tuttavia ribadito l'auspicio del suo Presidente, sottolineando la necessità di definire subito i parametri per il disimpegno. Tale iter, nella visione di Kinshasa, dovrebbe seguire un preciso calendario, concomitante con la formazione dell'esercito nazionale e dovrebbe mirare altresì ad una transizione, verso un'operazione di peacebuilding con competenze estese al di là dei confini del paese.
Il Rappresentante speciale del Segretario Generale per la Repubblica Democratica del Congo, Alain Doss, aveva ipotizzato altresì una graduale riduzione dei
peacekeepers

di MONUC a partire dal 2010, subordinandola al successo del «surge» attualmente in corso ed alla cessazione delle operazioni militari su larga scala contro i ribelli.
Nella stessa occasione tuttavia il Consiglio di sicurezza ha ritenuto che un disimpegno ed una riconfigurazione della Missione, in un'ottica di
peacebuilding, siano del tutto prematuri. Peraltro la Francia e il Regno Unito hanno convenuto sull'opportunità di una tempestiva riflessione in vista dell'elaborazione di una chiara «exit strategy». A tale proposito si ricorda che l'Italia - in qualità di sesto contributore al bilancio del peacekeeping ONU - contribuisce anche al bilancio di MONUC, il cui contributo per il solo 2009, è stato di 43 milioni di euro.
In ambito europeo, la riflessione sul futuro della missione è stata affrontata altresì durante la riunione dei capi missione, tenutasi a New York lo scorso 17 novembre. In tale occasione è emersa l'importanza di sostenere maggiormente sia i progetti di Security Sector Reform (SSR), già avviati dalle Nazioni Unite con il coinvolgimento delle autorità locali, che intraprendere azioni legali nei confronti dei
leader delle Forze Democratiche per la liberazione del Rwanda (FDLR) presenti in Europa. In linea generale, i paesi europei si sono dichiarati favorevoli, come già espresso da Francia e Regno Unito, a intraprendere una riflessione sulla futura «exit strategy», pur ritenendo prematura una riconfigurazione della missione in un'ottica di peacebuilding.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.

MISIANI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
la credibilità e l'efficacia del Servizio Civile Nazionale trova nella attuazione dei progetti il punto più alto;
è stato emanato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 6 Febbraio 2009 «Prontuario contenente le disposizioni per lo svolgimento delle funzioni di controllo e verifica sulla attuazione dei progetti di servizio civile nazionale. Doveri degli enti di servizio civile e infrazioni punibili con le sanzioni amministrative previste dall'articolo 3-bis della legge 6 marzo 2001, n. 64»;
l'attuale articolazione organizzativa del Servizio Civile Nazionale è regolata dall'Accordo Governo-Regioni e Province Autonome del 26 Gennaio 2006 che ha dato una prima attuazione al Decreto Legislativo 77/2002 nelle parti riguardanti la «leale collaborazione» fra UNSC e Regioni e Province Autonome, che prevede sia in capo all'UNSC per gli enti accreditati all'albo nazionale che per le Regioni e PA per gli enti accreditati ai rispettivi albi regionali e provinciali lo svolgimento di tali funzioni -:
quali siano le dimensioni e i risultati delle funzioni di controllo e verifica sulla attuazione dei progetti di servizio civile nazionale svolta nel periodo 1° gennaio 2008 - 30 maggio 2009 articolata per: albo nazionale (numero ispezioni, regioni interessate, enti interessati per classe di appartenenza, tipologia dei provvedimenti eventualmente presi) ed albi regionali suddivisi per singola Regione (numero ispezioni, regioni interessate, enti interessati per classe di appartenenza, tipologia dei provvedimenti eventualmente presi).
(4-03512)

Risposta. - Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, l'interrogante chiede di conoscere quali siano le dimensioni e i risultati delle verifiche sull'attuazione dei progetti di servizio civile nazionale, svolte nel periodo 1o gennaio 2008-30 maggio 2009, articolate per albo nazionale ed albi regionali.
Al riguardo occorre preliminarmente fare presente che, a seguito dell'entrata in vigore del decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77 (1o gennaio 2006), le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano

hanno acquisito specifiche competenze in materia di servizio civile, tra cui quelle previste agli articoli 5 e 6 del richiamato decreto legislativo, relative all'iscrizione agli albi degli enti di servizio civile e alla valutazione dei progetti. Pertanto le attività di verifica, con riferimento ai periodi di interesse dell'interrogante, sono state effettuate dall'ufficio nazionale per il servizio civile con riferimento ai progetti realizzati dagli enti iscritti all'albo nazionale ovvero dalle regioni e province autonome per i progetti realizzati dagli enti iscritti agli albi regionali e/o provinciali.
Per quanto riguarda l'attività di verifica svolta dal predetto ufficio nel periodo gennaio/dicembre 2008 presso gli enti di servizio civile iscritti all'albo nazionale, si evidenzia che le visite ispettive sono state disposte in base ad una programmazione trimestrale, incentrata sulla necessità di estendere l'attività di verifica in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, tenendo conto del numero dei progetti attivati, del numero dei volontari in servizio per ogni regione e del settore di intervento.
Il numero delle verifiche effettuate dall'Ufficio è stato di 542, di cui 532 programmate e 10 disposte a seguito di segnalazioni di irregolarità nella gestione del servizio civile o nella realizzazione dei progetti. Nell'ambito di tali verifiche, come si evince dalla tabella 1, oltre il 91 per cento ha riguardato gli enti iscritti alla prima classe, circa il 6 per cento quelli iscritti alla seconda classe e circa il 3 per cento gli enti iscritti alla terza e quarta classe.

Tab. 1 - Anno 2008 - Verifiche effettuate dall'Ufficio sugli enti iscritti all'Albo nazionale suddivise sulla base della tipologia di ente, dei progetti e volontari interessati.

Classe Ente Numero verifiche Numero
Progetti
Verificati
Numero Enti
Interessi
Numero
Volontari
Interessati
Valore
assoluto
Valore
percentuale
Classe 1o 494 91,1 373 41 2614
Classe 2o 32 5,9 19 12 216
Classe 3o 11 2,1 8 8 48
Classe 4o 5 0,9 5 5 27
TOTALI 542 100 405 66 2905

L'elevata concentrazione delle ispezioni presso gli enti di prima classe è riconducibile alla struttura dell'albo nazionale; infatti, a seguito della costituzione degli albi regionali e delle province autonome, prevista dal citato decreto legislativo n. 77 del 2002, si è registrata nell'albo nazionale una netta predominanza degli enti di maggiori dimensioni, mentre negli albi regionali e provinciali prevalgono le iscrizioni degli enti di medie e piccole dimensioni.
L'ufficio, come si rileva dalla tabella 2, ha adottato, a seguito dell'attività di verifica, 20 provvedimenti sanzionatori, pari al 3,7 per cento del totale delle ispezioni effettuate. In particolare tre provvedimenti hanno disposto la sanzione più grave, ossia la cancellazione dall'albo degli enti, altri tre hanno irrogato la sanzione dell'interdizione a presentare progetti per un anno, uno ha disposto la sanzione della revoca del progetto e 13 la sanzione più lieve della diffida.

Tab. 2 - Anno 2008 - Sanzioni adottate.

TIPOLOGIA DI PROVVEDIMENTO NUMERO PROVVEDIMENTI
Diffida 13
Interdizione per 1 anno alla presentazione dei progetti 3
Revoca progetto 1
Cancellazione dall'albo nazionale del servizio civile 3
Totale 20

Le verifiche effettuate dall'ufficio hanno riguardato tutte le regioni e sono state calibrate sulla base della classe di appartenenza degli enti. Come si evince dalla tabella 3, i controlli sono stati più frequenti nelle regioni Campania, Lazio, Lombardia, Puglia e Sicilia in considerazione dell'elevato numero di progetti attivi nelle predette regioni.

Tab. 3 - Anno 2008 - Verifiche effettuate dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile suddivise per Regioni e per tipologia di enti.

REGIONE Classe 1 Classe 2 Classe 3 Classe 4 Totale
Abruzzo 20       20
Basilicata 6 1     7
Calabria 16 3     19
Campania 55 1   1 57
Emilia-Romagna 38 2 1   41
Friuli Venezia Giulia 11       11
Lazio 47 8 2   57
Liguria 23   2   25
Lombardia 47   2   49
Marche 12   1   13
Molise 2 1     3
Piemonte 35   2   37
Puglia 47 6 1   54
Sardegna 6       6
Sicilia 51 7   4 62
Toscana 31       31
Trentino Alto Adige 6       6
Umbria 19 1     20
Valle d'Aosta 5       5
Veneto 17 2     19
TOTALI 494 32 11 5 542

In conclusione, l'attività di verifica (542 ispezioni) nell'anno di riferimento (2008) ha riguardato il 23,6 per cento dei progetti finanziati (405 su 1714).
Per quanto concerne l'attività di verifica svolta dalle regioni e province autonome nel periodo gennaio/dicembre 2008 sulla realizzazione dei progetti presentati dagli enti di servizio civile iscritti agli albi regionali e/o provinciali, si evidenzia che le visite ispettive, come risulta dalla tabella 4, hanno riguardato il 15,6 per cento dei progetti attivi di competenza delle regioni e province autonome e hanno comportato l'irrogazione di 3 sanzioni di lieve entità.

Tab. 4 - Anno 2008 - Verifiche effettuate dalle Regioni e province autonome sugli enti iscritti agli Albi regionali o provinciali suddivise per Regioni e per progetti interessati con l'indicazione dei provvedimenti sanzionatori adottati.

REGIONI NUMERO
PROGETTI
NUMERO
VERIFICHE
NUMERO
PROGETTI
VERIFICATI
NUMERO
SANZIONI
Abruzzo 44 Non ha comunicato dati
Basilicata 24 6 8 1
Calabria 50 8 8 -
Campania 118 12 10 1
Emilia Romagna 186 21 21 -
Friuli Venezia Giulia 23 8 5 -
Lazio 85 Non ha comunicato dati
Liguria 25 6 6 -
Lombardia 133 11 11 -
Marche 28 5 5 -
Molise 8 2 2 -
Piemonte 161 29 30 -
Prov. Aut. Bolzano 6 2 2 -
Prov. Aut. Trento 37 60 45 -
Puglia 126 22 22 -
Sardegna 22 Non ha effettuato attività di verifica
Sicilia Progetti approvati e verificati da UNSC
Toscana 85 10 10 -
Umbria 22 Non ha comunicato dati
Valle D'Aosta 2 Non ha effettuato attività di verifica
Veneto 102 17 17 1
TOTALI 1287 219 202 3

Per quanto attiene le attività di verifica svolte dall'ufficio nazionale per il servizio civile nel periodo gennaio/maggio 2009 presso gli enti di servizio civile iscritti all'albo nazionale, si evidenzia che le stesse nell'anno 2009 sono state programmate nell'ambito di un piano impostato nell'ottica della massima trasparenza e della parità di trattamento degli enti attuatori, tenendo conto del numero dei progetti attivi, delle rispettive sedi di attuazione, nonché della loro dislocazione territoriale su base regionale.
La metodologia seguita è riconducibile per molti versi al «campionamento a due stadi» con estrazione casuale. Ciò per consentire di avere una migliore rappresentatività dell'intero sistema anche a fronte di una riduzione del numero delle ispezioni rispetto all'anno 2008.
Le sedi di attuazione da ispezionare e, quindi, i singoli progetti, sono stati estratti con il sistema business/intelligence (BI) su tre sottouniversi omogenei per tipologia di ente, di progetto ed ubicazione geografica.

Tab. 5 - gennaio/maggio 2009 - Verifiche effettuate dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile sugli enti iscritti all'Albo nazionale suddivise sulla base della tipologia di ente, dei progetti e volontari interessati.

Classe Ente Numero verifiche Numero
Progetti
Verificati
Numero Enti
Interessati
Numero
Volontari
Interessati
Valore
assoluto
Valore
percentuale
Classe 1o 176 91,6 154 28 771
Classe 2o 13 6,8 10 9 62
Classe 3o 3 1,6 3 3 11
TOTALI 192 100 167 40 844

Le verifiche effettuate dall'Ufficio nel periodo considerato, come si rileva dalla tabella 6, hanno comportato l'adozione di n. 5 provvedimenti sanzionatori, in particolare

in 2 casi è stata irrogata la sanzione dell'interdizione a presentare progetti per un anno e in 3 casi la sanzione più lieve della diffida.

Tab. 6 - gennaio/maggio 2009 - Sanzioni adottate.

TIPOLOGIA DI PROVVEDIMENTO NUMERO PROVVEDIMENTI
Diffida 3
Interdizione per 1 anno alla presentazione dei progetti 2
Totale 5

Le verifiche hanno riguardato tutte le regioni, ad eccezione della Valle d'Aosta a causa dell'esiguità del numero dei progetti. Come si evince dalla tabella 7, la maggiore concentrazione dei controlli si registra nelle Regioni Emilia-Romagna e Sicilia, tuttavia il completamento dell'attuazione del piano delle verifiche predisposto per l'anno 2009 consentirà di verificare tutti i progetti previsti dal piano.

Tab. 7 - gen./mag, 2009 - Verifiche effettuate dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile suddivise per Regioni e per tipologia di enti.

REGIONE Classe 1 Classe 2 Classe 3 Classe 4 Totale
Abruzzo 1   1   2
Basilicata 2       2
Calabria 11 1     12
Campania 17       17
Emilia Romagna 27 2 1   30
Friuli Venezia Giulia 2       2
Lazio 16 3     19
Liguria 2 2     4
Lombardia 15       15
Marche 5 1     6
Molise 1       1
Piemonte 14       14
Puglia 8       8
Sardegna 3 1     4
Sicilia 24 2 1   27
Toscana 12 1     13
Trentino Alto Adige 1       1
Umbria 6       6
Valle d'Aosta          
Veneto 9       9
TOTALI 176 13 3 0 192

Allo stato attuale nel periodo considerato (gennaio/maggio 2009) le attività di verifica (167 progetti per 192 ispezioni) hanno interessato il 17,1 per cento dei progetti finanziati (978).
Per quanto concerne le attività di verifica effettuate dalle Regioni e province autonome nel periodo gennaio/maggio 2009 presso gli enti di servizio civile iscritti agli albi regionali o provinciali, si rileva che le stesse sono state svolte sul totale dei progetti attivi di competenza delle regioni e province autonome e, come si evince dalla tabella 8, hanno riguardato il 4,41 per cento dei progetti attivi ed ha comportato l'irrogazione di 2 sanzioni di lieve entità.

Tab. 8 - gennaio/maggio 2009 - Verifiche effettuate dalle Regioni e province Autonome sugli enti iscritti agli Albi regionali o provinciali suddivise per Regioni e per progetti interessati con l'indicazione dei provvedimenti sanzionatori adottati.

REGIONI NUMERO
PROGETTI
NUMERO
VERIFICHE
NUMERO
PROGETTI
VERIFICATI
NUMERO
SANZIONI
Abruzzo 56 Non ha effettuato attività di verifica
Basilicata 20 Non ha comunicato dati
Calabria 58 Non ha effettuato attività di verifica
Campania 98 Non ha comunicato dati
Emilia Romagna 176 Non ha comunicato dati
Friuli Venezia Giulia 16 Non ha comunicato dati
Lazio 108 Non ha comunicato dati
Liguria 29 Non ha effettuato attività di verifica
Lombardia 141 14 14 -
Marche 66 2 2 1
Molise 5 Non ha comunicato dati
Piemonte 168 5 7 1
Prov. Aut. Bolzano 8 Non ha effettuato attività di verifica
Prov. Aut. Trento 35 Non ha comunicato dati
Puglia 114 10 10 -
Sardegna 64 Non ha comunicato dati
Sicilia 64 30 22 -
Toscana 74 Non ha effettuato attività di verifica
Umbria 16 11 7 -
Valle D'Aosta 2 Non ha effettuato attività di verifica
Veneto 87 Non ha effettuato attività di verifica
TOTALI 1405 72 62 2

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Carlo Giovanardi.

OCCHIUTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in risposta all'interrogazione n. 4-00207 dell'onorevole Angela Napoli, ha garantito che le opere di messa in sicurezza della diga sull'Esaro (Cosenza), appaltate dalla regione Calabria, a Torno Internazionale spa nell'ottobre 2002 erano quasi ultimate: a tutt'oggi, come risulta anche da articoli di stampa (Gazzetta del Sud del 15 settembre 2009) i lavori di messa in sicurezza paiono ben lungi dall'essere conclusi; nella stessa risposta si precisava che Sorical spa, subentrata alla regione dall'ottobre 2004, stava ultimando gli elaborati integrativi del progetto già approvato a livello esecutivo dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, per l'appalto di completamento della diga, finanziato nell'ambito delle modifiche all'accordo di programma quadro per 125 milioni di euro, giusta delibera della Giunta regionale n. 933/05, di cui 75 milioni di euro di provenienza statale e 50 milioni di euro messi a disposizione dalla regione Calabria;
nel giugno 2009 Sorical spa ha presentato agli organi di controllo tecnico amministrativo un progetto in variante delle opere di derivazione, il cui progetto originale era già stato approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nell'ambito del progetto generale di massima dell'utilizzazione intersettoriale delle acque della Calabria settentrionale;
lo Stato ha messo a disposizione della regione Calabria, per il completamento della diga 75 milioni di euro, come risulta dalla menzionata delibera della Giunta regionale 933/05, che sembrerebbe siano stati destinati a più opere regionali dell'idrico sanitario;
risulterebbe che l'ulteriore somma di 50 milioni di euro, sia stata, tra l'altro destinata nel progetto in variante a rilevanti ed onerose «opere provvisorie»;
dette opere di derivazione sono funzionali ad un progetto di diga in materiali sciolti presentato al pubblico nell'ambito di una riunione successiva ad un consiglio di amministrazione di Sorical spa tenutosi due anni or sono nel cantiere della diga: questa soluzione, anch'essa in variante al progetto esecutivo già approvato dal Consiglio

superiore dei lavori pubblici, renderebbe inutili tutte le opere realizzate nonché le infrastrutture, le attrezzature e gli impianti esistenti finanziati dallo Stato per centinaia di milioni di euro;
ad avviso dell'interrogante è evidente, considerato quanto appena descritto e visti i maggiori oneri diretti ed indotti dalla gestione dell'ultimo triennio, che il completamento dell'opera non rientra tra gli interessi della società di gestione, Sorical spa, per il rilevante immobilizzo di capitali che le competerebbe rispetto ad un più veloce ritorno degli investimenti, forse vantaggioso per il socio privato ma, secondo l'interrogante, non certamente per la pubblica amministrazione, rinveniente dalle sole opere di derivazione; tutto ciò potrebbe portare ad un rinvio della realizzazione dello sbarramento, a danno della società calabrese che da decenni attende la realizzazione della diga e delle opere annesse per risolvere i gravi problemi di siccità e di sicurezza del territorio -:
quali iniziative urgenti intenda adottare per consentire l'effettivo completamento delle opere di messa in sicurezza della diga, nonché il completamento della diga medesima nel rispetto dei criteri di trasparenza ed economicità.
(4-04327)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La legge 21 dicembre 2001 n. 443 (cosiddetta legge obiettivo) all'articolo 1 ha stabilito che le infrastrutture pubbliche e private e gli insediamenti strategici di interesse nazionale sono individuati dal Governo attraverso un programma formulato secondo i criteri e le indicazioni procedurali contenuti nello stesso articolo, demandando al Cipe, in sede di prima applicazione della legge, l'approvazione del suddetto programma entro il 31 dicembre 2001.
Il Cipe con delibera 21 dicembre 2001 n. 121 ha approvato, ai sensi del richiamato articolo 1 della legge n. 443 del 2001, il 1o programma delle opere strategiche, che comprende il sottosistema schemi idrici: interventi per l'emergenza idrica nel mezzogiorno continentale ed insulare e tra questi la «messa in sicurezza dei lavori eseguiti sulla diga dell'Esaro».
Successivamente, ai sensi del richiamato articolo 1 della legge n. 443 del 2001, è stata sottoscritta, in data 16 maggio 2002, l'intesa generale quadro nella quale il Governo e la regione Calabria hanno convenuto che le infrastrutture ed opere interessanti il territorio calabrese comprese nel Programma approvato dal Cipe il 21 dicembre 2001, rivestono il carattere di «preminente interesse nazionale» ed al punto 5 «Reti idriche ed acquedotti» è inserita l'opera in oggetto.
In merito si evidenzia che le procedure di legge obiettivo non si sono mai avviate, in quanto la regione non ha ancora provveduto a trasmettere al Ministero dello infrastrutture e dei trasporti il progetto di tali opere.
Relativamente al progetto presentato da parte del soggetto attuatore dei lavori, SoRiCal, Società mista a partecipazione regionale maggioritaria, riguardante opere provvisorie di derivazione delle acque del fiume Esaro, si premette che non rientrano nelle competenze istituzionali del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti gli aspetti amministrativi della realizzazione in corso, né quelli connessi con il relativo finanziamento. Infatti agli atti di questo Ministero non risulta pervenuto alcun progetto riguardante i lavori di derivazione richiamati nell'interrogazione in esame in quanto inoltrati per competenza agli uffici regionali.
Nel contempo si segnala che risultano in via di definitivo completamento i lavori accessori allo sbarramento, connessi con la costruzione delle opere di dissipazione a valle della futura diga e della relativa strada di accesso.
Per tali lavori accessori, la SoRiCal ha peraltro recentemente trasmesso il progetto «messa in sicurezza dell'opera - perizia di variante tecnica n. 5» pervenuta a questa amministrazione in data 26 ottobre 2009, con il quale rendiconta sulle modifiche apportate al tracciato della predetta strada di accesso per meglio adattarlo alla geomorfologia dell'area, nonché su alcuni ulteriori

interventi di messa in sicurezza della zona di imposta della futura diga, chiesti dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, e che pertanto appaiono in linea con la volontà di dare corso al completamento dell'intera opera di sbarramento.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

PORTA, BUCCHINO, GIANNI FARINA, FEDI, GARAVINI e NARDUCCI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il Console Generale di Buenos Aires Giancarlo Curcio il 22 marzo 2009, secondo quanto riferito da diverse agenzie di stampa (vedi ad esempio l'agenzia AISE del 24 marzo 2009), ha organizzato presso il teatro Coliseo della città una manifestazione di carattere politico, nella quale il Sen. Esteban Caselli ha annunciato la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica Argentina rifiutando esplicitamente di rassegnare le dimissioni da Senatore della Repubblica italiana;
le manifestazioni di parzialità e le continue forzature del Console Generale si sono ripetute in più occasioni, compreso la preparazione della Festa della Repubblica, svoltasi il 31 maggio 2009, al punto che i rappresentanti delle maggiori espressioni del movimento associativo italiano in Argentina, la FEDIBA e la FEDITALIA, si sono pubblicamente dissociati, dichiarando che «tenendo presente quanto avvenuto nelle ultime manifestazioni organizzate dal Consolato Generale d'Italia al Teatro Coliseo, FEDITALIA e FEDIBA non possono dare la propria adesione a eventi che potrebbero trasformarsi in manifestazioni di partito che non sono ammissibili in una celebrazione ufficiale che è festa di tutti, o a eventi che rischiano di danneggiare i tradizionali rapporti di amicizia tra l'Italia e l'Argentina»;
a quel che consta all'interrogante non minore disagio, sotto il profilo dell'immagine e dell'interesse nazionale, aveva destato il divieto del Console Generale alle quattro scuole parificate di Buenos Aires di partecipare alla giornata delle Forze Armate del 4 novembre del 2008;
anche sul piano della deontologia professionale e della correttezza istituzionale il Console Generale Curcio non è stato da meno, affermando in più occasioni pubbliche e in interviste di avere «restituito dignità al Consolato, eliminando i vergognosi contingentamenti dei connazionali agli ingressi e le file all'esterno», trascurando di ricondurre tale esito alle innovazioni tecnologiche disposte prima del suo arrivo in Argentina; citando e riferendosi in maniera dispregiativa ai suoi predecessori -:
a fronte di comportamenti di questa natura che hanno evidenziato un comportamento poco consono alla sua delicata missione istituzionale, diviso profondamente l'importante comunità italiana di Buenos Aires e creato imbarazzo e riserve nei rapporti con le autorità di un Paese amico come l'Argentina, quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato con riguardo all'azione complessiva del Console Generale di Buenos Aires e quali iniziative il Ministro intenda adottare per affrontare e superare al più presto l'incresciosa situazione venutasi a determinare in una delle realtà emigratorie più importanti del mondo e per riportare equilibrio e serenità nella nostra comunità e nei rapporti con le autorità argentine.
(4-03315)

Risposta. - In merito a quanto rappresentato dall'interrogante nell'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La manifestazione organizzata il 22 marzo 2009 dal Consolato generale d'Italia di Buenos Aires presso il teatro demaniale «Coliseo» rivestiva carattere esclusivamente culturale ruotando attorno a un concerto del cantante italoargentino Odino Faccia, nominato «Voce per la pace nel Mondo», dedicato alla collettività italiana.
Allo spettacolo in parola hanno preso parte, oltre alle altre Autorità locali, l'Ambasciatore

d'Italia a Buenos Aires, Stefano Ronca, il Console generale, Giancarlo Curcio, il senatore Esteban Juan Caselli, eletto nella ripartizione dell'America meridionale, gli altri parlamentari residenti in Argentina, e quattro parlamentari di passaggio a Buenos Aires per la presentazione della «Fondazione per gli italiani nel mondo» e la costituzione della «Fondazione Italia-Argentina». Altresì presenti gli organismi di rappresentanza della collettività circoscrizionale, associazioni, mezzi di informazione, scuole paritarie e comunità italo-argentina. Nel corso degli interventi di parlamentari presenti in teatro è stata ricordata la ventilata candidatura del senatore Caselli alla massima carica istituzionale argentina, già pubblicamente annunciata in precedenti occasioni.
Nell'ambito dei festeggiamenti relativi alla Festa della Repubblica, lo spettacolo del 31 maggio 2009, al Teatro «Coliseo» di Buenos Aires è stato organizzato, come negli anni precedenti, dal Consolato generale d'Italia, congiuntamente ai principali organismi della collettività circoscrizionale.
Al riguardo quattro dirigenti di due enti di collettività, rispettivamente Feditalia e Fediba, hanno dapprima aderito all'organizzazione, per poi dissociarsi, firmando un comunicato con la motivazione del rischio che tale cerimonia potesse trasformarsi in un atto politico.
La collettività ha peraltro assistito numerosa (circa 4.000 connazionali) allo spettacolo.
Per quanto riguarda il divieto del Consolato generale di far partecipare le scuole paritarie della circoscrizione di Buenos Aires alla Festa delle Forze armate tenutasi il 4 novembre 2009, tale circostanza è dipesa da un disguido che ha portato al mancato inoltro della prescritta richiesta di autorizzazione al Consolato generale, nelle sue funzioni di Provveditorato agli studi. La direzione didattica del Consolato generale, avendo ricevuto notizia di tale invito all'ultimo momento, non ha concesso il nulla osta alla luce delle rilevate esigenze scolastiche delle classi coinvolte nell'iniziativa, per la prossimità della cerimonia alla data di chiusura del ciclo scolastico australe. Professori, dipendenti e genitori di alunni delle predette scuole erano comunque liberi di partecipare, se interessati, a tale evento.
In merito ad affermazioni pubbliche da parte del Console generale Giancarlo Curcio circa l'attività del Consolato generale, al Ministero degli Esteri risulta che egli si sia riferito all'eliminazione di restrizioni all'ingresso e di code fuori dal Consolato, insistendo sull'ottimizzazione dei servizi consolari, a salvaguardia degli interessi della comunità italiana.
Si sottolinea, infine, che quanto rappresentato dall'interrogante non ha avuto alcuna conseguenza sugli ottimi rapporti bilaterali fra l'Italia e l'Argentina.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Alfredo Mantica.

REALACCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 13 gennaio 2009 è nata la Compagnia Aerea Italiana (CAI), che ha rilevato da Alitalia - Linee Aeree Italiane S.p.A. parte degli assets remunerativi insieme alla titolarità del marchio industriale;
la nuova azienda è partita, nel suo nuovo assetto proprietario, con una notevole riduzione di personale, circa 8.000 persone e con la dismissione, tra le molte, di un'attività strategica per una compagnia aerea: la manutenzione pesante della vecchia compagnia di bandiera in capo alla ex controllata Alitalia Maintenance Systems e partecipata al 40 per cento dalla compagnia tedesca Lufthansa AG;
la flotta Alitalia attualmente è composta da 148 aerei e ha un età media, nonostante i tre nuovi Airbus introdotti sulla tratta Roma-Milano, di 14 anni, che sale a 17 anni se si considerano solo i modelli DC 9 MD 80 impiegati in altre rotte nazionali e sul medio raggio europeo;
nei primi sei mesi di attività della «Nuova Alitalia» numerosi sono stati i guasti che hanno comportato gravi ritardi

e disservizi ai passeggeri. In particolare, si segnalano inconvenienti, definiti gravi dal codice aeronautico, succedutisi con cadenza mensile:
10 febbraio 2009: il volo AZ 630, effettuato col Boeing 777 EI-DBK, partito da Fiumicino e diretto a Miami, rientrava all'aeroporto di Fiumicino a causa dello spegnimento di uno dei due motori. L'aereo è atterrato 75 minuti dopo il decollo nuovamente a Roma;
13 marzo 2009: il volo AZ 629, effettuato coll'Airbus A330 EI-DIR, partito da Chicago e diretto a Fiumicino era costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza presso lo scalo di partenza. Poco dopo il decollo un problema di pressurizzazione ha generato una nuvola di fumo che ha invaso la cabina di pilotaggio e la carlinga;
16 aprile 2009: il volo AZ 7104, effettuato con un MD-80, partito da Reggio Calabria e diretto a Linate, subito dopo il decollo ha avuto un'avaria ad uno dei motori ed è atterrato a Lamezia Terme;
9 maggio 2009: il volo AZ 1263, effettuato con l'MD-80 I-DACY, partito da Roma e diretto a Napoli, durante il decollo ha registrato l'esplosione di un pneumatico del carrello. L'aereo è atterrato nuovamente a Roma. L'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo il 14 maggio 2009 riporta che si è trattato di un «inconveniente grave» ed ha avviato un'inchiesta tecnica;
8 giugno 2009: il volo AZ-7917/XM-5293, effettuato con l'Airbus A321 I-BIXN, partito da Milano Linate e diretto a Catania, è sceso rapidamente di quota per atterrare a Roma Fiumicino a causa di problemi con la pressurizzazione della cabina;
da un articolo del quotidiano il Riformista, peraltro non smentito dalla Compagnia Aerea Italiana, apparso il 5 maggio 2009 dal titolo «Alitalia: l'estate a rischio. Mancano i motori. L'azienda di manutenzione è ferma», si apprende che l'AMS (Alitalia Maintenance Systems), la società controllata da Alitalia Servizi deputata alla manutenzione dei motori degli aerei, è ferma «in attesa di conoscere il nuovo proprietario. Ma prima di vedere chi potrebbe essere il futuro acquirente e capire perché Alitalia rischia un black out nel pieno dell'alta stagione (periodo che va da giugno a settembre), dobbiamo fare un passo indietro (...). Oggi, nei 13.600 metri quadrati di officine Ams ci sono solo 6 motori, quando a regime ne lavorano 24»;
la stampa nazionale ha segnalato numerosi ritardi imputabili a cause tecniche per i voli Alitalia, senza contare quelli causati dallo scarso coordinamento degli equipaggi Alitalia-AirOne, a cui si sono associati i vertici dell'Enac ammettendo per la Nuova Alitalia anche una criticità rappresentata da «problemi nell'avvio del decentramento della manutenzione» -:
quali iniziative il Governo, di concerto con l'Ente nazionale per l'aviazione civile e l'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo, intenda intraprendere per verificare il rispetto delle fondamentali norme nazionali ed internazionali in materia di sicurezza del volo da parte della Compagnia Aerea Italiana;
se i piloti e gli assistenti di volo siano correttamente sottoposti agli obbligatori programmi di esercitazione ed aggiornamento;
se si ponga particolare attenzione alla manutenzione del modello MD 80-82, che costituisce il modello più diffuso e più vetusto della flotta CAI.
(4-03394)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione parlamentare indicata in esame cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei ministri del 3 luglio 2009, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In primo luogo, in merito alla dismissione da parte di Alitalia-Cai dell'attività di manutenzione pesante affidata alla
ex controllata Alitalia Maintenance Systems si fa presente che tale società è certificata per effettuare la revisione dei motori tipo CFM56 (installati sulla flotta Airbus A320) e CF6 80 (installati sui B767 e A330) ma

non è stata mai certificata per la manutenzione pesante degli aeromobili.
Inoltre, con riferimento alla mancanza dei motori all'interno delle sedi di manutenzione dell' Alitalia
Maintenance Systems, si precisa che la società ha ridotto la sua attività in modo consistente perché non sono stati inviati in rilavorazione i motori dell'Alitalia con la stessa frequenza del passato. I motori sono stati inviati presso altre ditte.
Con riferimento alle segnalazioni da parte della stampa nazionale di numerosi ritardi imputabili a cause tecniche per i voli Alitalia, nonché allo scarso coordinamento degli equipaggi Alitalia-
AirOne, si conferma che con l'avvio della nuova Alitalia è stato ridisegnato il network dei collegamenti. Ciò ha fatto emergere problemi iniziali che hanno riguardato sia il supporto logistico, sia la disponibilità in loco di personale tecnico abilitato sui diversi tipi di velivoli presenti nelle flotte di Alitalia e AirOne.
Per quanto attiene alla cancellazione ed ai ritardi di molti voli occorsi nel periodo di avvio delle operazioni, si chiarisce che una delle cause principali è stata l'esiguità del personale di cabina a disposizione dell'
AirOne, criticità successivamente risolta con il richiamo dalla cassa integrazione guadagni straordinaria di circa 100 unità. Attualmente la Dispatch Reliability della flotta identifica un miglioramento dei dati e quindi una diminuzione del numero dei ritardi dovuti a cause tecniche rispetto ai primi mesi di avvio delle operazioni.
In merito alla richiesta da parte dell'interrogante di verificare se i piloti e gli assistenti di volo siano correttamente sottoposti agli obbligatori programmi di esercitazione ed aggiornamento, si fa presente che ad Ente nazionale aviazione civile Enac non risultano problematiche concernenti l'addestramento degli equipaggi di Alitalia ed
AirOne.
In relazione alla richiesta dell'interrogante di verificare se si ponga particolare attenzione alla manutenzione del modello MD 80-82, Ente nazionale aviazione civile Enac precisa che gli aeromobili del tipo citato svolgono i previsti interventi di manutenzione in accordo ai programmi approvati. Inoltre il regolamento di certificazione prescrive l'analisi periodica dell'efficacia del programma di manutenzione anche utilizzando criteri statistici di analisi dell'affidabilità dei componenti installati.
Per quanto riguarda le problematiche generali dei servizi Compagnia Aerea Italiana CAI, si ricorda che dall'inizio di maggio l'Ente nazionale aviazione civile Enac ha instaurato un tavolo tecnico di monitoraggio della puntualità e regolarità dei voli di Alitalia-
AirOne che si riunisce settimanalmente per esaminare i dati su ritardi, cancellazioni, inconvenienti tecnici che procurano disagi ai passeggeri.
Riguardo alle iniziative intraprese per svolgere una più rigorosa ed incisiva azione di sorveglianza nei confronti dei soggetti che influenzano la qualità e la sicurezza del sistema del trasporto aereo nel periodo di maggiore utilizzo dello stesso, si rappresenta che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha predisposto uno schema di direttiva rivolta all'Enac, per la stagione estiva 2009, così come già fatto precedentemente per gli anni 2007 e 2008, sottoscritto in data 23 giugno 2009.
Con la predetta direttiva questa amministrazione ha invitato l'Enac a svolgere una rigorosa e incisiva azione di sorveglianza nei confronti dei soggetti che influenzano la qualità e la sicurezza del sistema del trasporto aereo.
Lo scorso giugno è stato pertanto instaurato un comitato di monitoraggio sui disservizi relativi alla puntualità dei voli, alla loro regolarità e all'attività di assistenza a terra (restituzione bagagli).
A seguito di tali controlli sono state rilevate anomalie per le quali l'Enac ha puntualmente applicato le disposizioni previste dal nuovo codice della navigazione e dal Regolamento CE n. 261/2004, comminando le relative sanzioni a quegli operatori che hanno mostrato carenze ed inefficienze nell'erogazione del servizio.
Si precisa che tali anomalie non hanno compromesso in nessun modo la sicurezza del volo e dei passeggeri.


Seguono, in conclusione, i riscontri relativi ad una serie di disservizi occorsi tra febbraio e giugno:
10 febbraio 2009: il volo AZ 630, effettuato col
Boeing 777 EI-DBK, partito da Fiumicino e diretto a Miami, rientrava all'aeroporto di Fiumicino a causa dello spegnimento di uno dei due motori. Il rientro del volo è stato causato da una perdita olio dal filtro del motore n. 1 a seguito di problemi nella manutenzione di Alitalia (azienda certificata ad eseguire interventi di manutenzione in accordo al Regolamento europeo 2042/2003, Parte 145). In esito all'indagine effettuata dall'Enac con il supporto dell'Alitalia è emerso che le istruzioni di manutenzione fornite dal costruttore non erano a prova di errore. Pertanto Alitalia, previa autorizzazione della General Electric ditta costruttrice del motore, ha modificato le istruzioni di manutenzione rendendole più chiare;
13 marzo 2009: il volo AZ 629, effettuato con l'
Airbus A330 EI-DIR, partito da Chicago e diretto a Fiumicino era costretto ad effettuare un atterraggio di emergenza presso lo scalo di partenza. Poco dopo il decollo un problema di pressurizzazione ha generato una nuvola di fumo che ha invaso la cabina di pilotaggio e la carlinga. L'inconveniente descritto non ha comportato alcun rischio per la sicurezza dei passeggeri e il volo si è concluso regolarmente sull'aeroporto di partenza di Chicago senza ulteriori problemi. L'inconveniente è stato regolarmente comunicato ad Enac, gestito correttamente da ditte di manutenzione certificate per la risoluzione di tali problematiche, SWISS su Chicago e LHT su Fiumicino, dove è stata effettuata la sostituzione dell'Air Cycle Machine oggetto dell'avaria. L'evento rappresenta comunque un caso isolato e l'affidabilità del componente rientra nei limiti previsti;
16 aprile 2009: il volo AZ 7104, effettuato con un MD-80, partito da Reggio Calabria e diretto a Linate, subito dopo il decollo ha avuto un'avaria ad uno dei motori ed è atterrato a Lamezia Terme. In relazione a tale evento si è verificata la rottura di un componente del compressore del motore sinistro. La problematica è stata affrontata da Alitalia che ha coinvolto il costruttore del motore
(Pratt & Whitney): nello specifico, Alitalia ha chiesto ed ottenuto di inviare le parti danneggiate del motore presso il costruttore per una sua indagine più approfondita, al fine di determinare la causa di tale avaria;
9 maggio 2009: il volo AZ 1263, effettuato con l'MD-80 I-DACY, partito da Roma e diretto a Napoli, durante il decollo ha registrato l'esplosione di uno pneumatico del carrello. L'aereo è atterrato nuovamente a Roma. L'Agenzia nazionale per la sicurezza del volo il 14 maggio 2009 riporta che si è trattato di un «inconveniente grave» ed ha avviato un'inchiesta tecnica. Questa avaria è dovuta alla foratura dello pneumatico della ruota esterna del carrello principale sinistro. Dagli accertamenti condotti dall'Enac, immediatamente dopo l'evento, è emerso che la foratura dello pneumatico è stata causata da FOD
(Foreign object Damage) avvenuto presumibilmente su una delle via di rullaggio dell'aeroporto di Fiumicino. Nello stesso giorno e circa alla medesima ora, altri due velivoli tipo Airbus A320 delle compagnie spagnole Iberia e Vuelling rientravano al parcheggio per la foratura dello pneumatico esterno del carrello principale sinistro;
8 giugno 2009: il volo AZ-7917/XM-5293, effettuato con l'
Airbus A321 I-BIXN, partito da Milano Linate e diretto a Catania, è sceso rapidamente di quota per atterrare a Roma Fiumicino a causa di problemi con la pressurizzazione della cabina. Anzitutto, si precisa che l'aeromobile oggetto di disservizio non è quello indicato, ma l'Airbus A320 I-BIXS. Nel volo in questione si è verificata l'avaria di uno dei due sistemi di condizionamento e pressurizzazione per malfunzionamento di una valvola pneumatica (FCV - Flow Control Valve). L'altro sistema non era operativo, in accordo alle MEL - Minimum Equipment List (lista degli equipaggiamenti in assenza

dei quali si può comunque intraprendere un volo in condizioni di sicurezza). La problematica riscontrata è nota ad Alitalia e al costruttore che ha proposto alcune modifiche migliorative la cui introduzione è prossima.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nella giornata del 1° agosto ed in quelle successive sono state segnalate numerose e gravissime mancanze organizzative del vettore CAI;
l'interrogante ha più volte segnalato anomalie ed inadeguatezze di detta compagnia, cui è permesso il mantenimento di una situazione di monopolio sulle più importanti tratte nazionali e di netta prevalenza su molte realtà aeroportuali;
non si ha notizia di alcun provvedimento punitivo, né di revoca di slot e diritti di traffico non utilizzati -:
quale sia il motivo per cui il Ministero dei trasporti ha assunto e mantiene una posizione di sostanziale immobilità, nonostante le allarmanti proporzioni ormai assunte da inefficienze e disagi;
quali iniziative di competenza il Ministro intenda assumere per favorire l'arrivo di compagnie straniere e/o la nascita di vettori nazionali, ai fini di migliorare la concorrenza ed aumentare le alternative per i passeggeri.
(4-04187)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Per quanto riguarda la materia della assegnazione e revoca degli
slot, il regolamento comunitario 793/2004 relativo a norme comuni per l'assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità - che ha modificato il regolamento CEE 95/93 - detta le norme sulla utilizzazione ed il mantenimento delle bande orarie.
Secondo l'articolo 10 del predetto regolamento, un vettore aereo per avere confermate nella omologa stagione di traffico le bande orarie assegnate è tenuto ad utilizzarle conformemente all'assegnazione iniziale del coordinatore per almeno l'80 per cento del tempo nel corso della stagione di traffico.
Inoltre, gli articoli 10 e 14 del regolamento 793/04 dettano le disposizioni sulla base delle quali il coordinatore può revocare ad un vettore aereo una serie di bande orarie e conferirle al
pool.
I disservizi segnalati nel presente atto ispettivo non sono stati tali da richiedere provvedimenti revocatori degli
slot nel corso della stagione di traffico nella quale si sono verificati, in quanto non hanno evidenziato sistematicità e volontarietà del vettore Alitalia.
Riguardo sempre al mantenimento degli
slot assegnati, si segnala che il regolamento CE 545 del 18 giugno 2009 ha previsto il diritto per i vettori aerei di fruire per la stagione di traffico summer 2010 della serie di bande orarie (slot) loro assegnate all'inizio della stagione estiva 2009, indipendentemente dalla valutazione di averle operate per almeno l'80 per cento del tempo nel corso della stagione di traffico omologa precedente.
Alla luce di tale disposizione tutti i vettori hanno potuto cancellare voli senza compromettere l'assegnazione degli
slot per la futura stagione di traffico summer 2010.
Tuttavia, va rilevato che le cancellazioni effettuate nel mese di agosto da parte di Alitalia e di altri vettori e la conseguente disponibilità di bande orarie hanno permesso di soddisfare le richieste di altri operatori di effettuare voli
spot o aggiustamenti di serie limitate.
Riguardo all'argomento inerente i diritti di traffico assegnati, si fa presente che secondo quanto previsto dalla regolamentazione dell'Ente nazionale aviazione civile in materia, è data facoltà ai vettori di richiedere la temporanea sospensione di alcuni collegamenti.
Nel periodo di sospensione l'Enac, al fine di assicurare il perseguimento dell'obiettivo di massima utilizzazione dei diritti

disponibili, può attribuire in via temporanea i diritti sospesi ai vettori che ne facciano richiesta previo esperimento delle procedure di selezione pubblica richieste dal codice della navigazione per l'affidamento dei servizi di linea sulle rotte extracomunitarie.
Infine, per quanto concerne i diritti di traffico aereo, ai sensi dell'articolo 19, comma 5-
bis della legge 28 gennaio 2009, n. 2, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha provveduto ad avviare, di concerto con il Ministero degli affari esteri, procedure di rinegoziazione di accordi bilaterali al fine di ampliare il numero dei vettori ammessi ad operare sulle rotte internazionali e intercontinentali nonché ad ampliare il numero delle frequenze e destinazioni su cui è consentito operare a ciascuna parte.
Ad oggi sono state raggiunte undici nuove e più ampie intese bilaterali con i paesi di seguito elencati: Corea del Sud, Cina, Giappone, Qatar, Taiwan, Emirati Arabi Uniti, Singapore, Sri Lanka, Giordania, Ucraina, Georgia.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
i produttori agricoli della provincia di Varese hanno a suo tempo ottenuto il riconoscimento di tipicità della «Formagella del Luinese»;
vi sono alcuni prodotti varesini che meriterebbero il riconoscimento di tipicità, tra i quali in via esemplificativa: il Violino di Capra, gli asparagi di Cantello, le pesche di Monate, il miele di Varesino, il vino di Angera... -:
quale sia l'iter per il riconoscimento della tipicità dei prodotti della provincia di Varese;
se e quali altre iniziative siano allo studio e/o in fase di realizzazione riguardo le produzioni agricole tipiche del Varesotto.
(4-04192)

Risposta. - In merito all'interrogazione in esame, si comunica quanto segue.
Il riconoscimento delle denominazioni di origine protetta (DOP) o delle indicazioni geografiche protette (IGP) si effettua per le categorie di prodotti agroalimentari indicate nell'allegato I del Trattato che ha istituito l'UE, completato da quanto previsto dal regolamento (CE) 510/2006 relativo alla protezione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni d'origine dei prodotti agricoli e alimentari.
Tale normativa è integrata dal decreto ministeriale 21 maggio 2007, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale del 29 maggio 2007, recante la procedura, a livello nazionale, per la registrazione delle DOP e IGP ai sensi del regolamento (CE) n. 510 del 2006.
Ai sensi della normativa sopracitata, il soggetto legittimato a presentare domanda di riconoscimento per una DOP o IGP ai sensi del regolamento (CE) n. 510/2006, è l'associazione costituita dall'insieme di produttori o trasformatori che effettivamente producono o trasformano il prodotto agricolo o alimentare per il quale si chiede il riconoscimento della DOP o IGP.
Per poter presentare la domanda di riconoscimento, a livello nazionale, di una DOP o di una IGP è necessario inviare una istanza da una associazione di produttori sia a questo Ministero che alla Regione, contenente:
1) Atto costitutivo e statuto dell'associazione che deve essere costituita dall'insieme di produttori o trasformatori che effettivamente producono o trasformano il prodotto agricolo o alimentare per il quale si chiede il riconoscimento della DOP o della IGP.
2) Relazione tecnica dalla quale si evinca in maniera chiara il legame con il territorio, inteso come nesso di causalità tra la zona geografica e la qualità o le caratteristiche del prodotto (nell'ipotesi di DOP) o una qualità specifica, la reputazione o altra caratteristica dei prodotto (nell'ipotesi di IGP). Dalla relazione tecnica deve altresì risultare che il prodotto per il quale si

richiede il riconoscimento presenta almeno una caratteristica qualitativa che lo differenzia dallo standard qualitativo di prodotti della stessa tipologia ottenuti fuori dalla zona di produzione.
3) Relazione storica, corredata di riferimenti bibliografici, atta a comprovare la produzione per almeno venticinque anni anche se non continuativi del prodotto in questione, nonché l'uso consolidato, nel commercio o nel linguaggio comune, della denominazione della quale si richiede la registrazione.
4) Relazione socio-economica contenente le seguenti informazioni:

a) prodotto e struttura produttiva: - quantità prodotta attuale; - potenzialità produttiva del territorio; - numero aziende coinvolte distinte per singolo segmento della filiera (attuali e potenziali); - destinazione geografica e commerciale del prodotto (attuale e potenziale);
b) domanda attuale relativa al prodotto e previsione di medio termine.
5) Cartografia in scala adeguata a consentire l'individuazione precisa della zona di produzione e dei suoi confini.
6) Ricevuta del versamento del contributo destinato a coprire le spese a norma dell'articolo 18 del regolamento (CE) 510/2006. L'importo e le modalità di versamento del predetto contributo sono fissati con decreto di questo Ministero, di concerto con quello dell'economia e delle finanze.
7) Il disciplinare di produzione.
8) Il documento unico.

Qualora lo Stato membro ritenga che i requisiti del presente regolamento siano soddisfatti, adotta una decisione favorevole e trasmette alla Commissione europea tutta la documentazione necessaria per la decisione definitiva. In caso contrario, esso decide di rigettare la domanda.
La stessa Commissione esamina la domanda presentata, per stabilire se sia giustificata e soddisfi le condizioni previste dalla normativa comunitaria.
Nel caso in cui, in base all'esame effettuato, la Commissione europea ritenga soddisfatte le condizioni di cui sopra, pubblica nella
Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea il documento unico della denominazione oggetto della richiesta di riconoscimento.
Nel termine di sei mesi dalla pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea, ogni Stato membro o Paese terzo può opporsi alla registrazione proposta, presentando alla Commissione europea una dichiarazione debitamente motivata.
Qualora le istituzioni comunitarie non ricevano opposizioni, si procede alla registrazione della denominazione mediante Regolamento pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea.
Relativamente alle richieste di informazioni su alcuni prodotti varesini, meritevoli di riconoscimento come indicato dall'interrogante, si precisa quanto segue:
Per le denominazioni Violino di Capra, Asparagi di Cantello e Pesche di Monate non risultano essere state presentate richieste di riconoscimento presso gli l'uffici di questa amministrazione.
Per la denominazione Miele Varesino d'Acacia si fa presente che è in corso la fase di istruttoria per il riconoscimento della DOP ma che questa Amministrazione è in attesa del parere della regione Lombardia, ai sensi del decreto ministeriale 21 maggio 2007, articolo 6.
Per la denominazione Vino di Angera si precisa che la normativa di riferimento è il Regolamento 491/2009 e il decreto ministeriale 6 agosto 2009 «Procedura a livello nazionale per l'esame delle domande di protezione delle DOP e delle IGP dei vini e di modifica dei disciplinari, ai sensi del regolamento (CE) 479/2008», pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale il 22 settembre 2009. Si fa presente, comunque, che non risulta agli atti di questa amministrazione una richiesta di riconoscimento per la denominazione sopra citata.
Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Luca Zaia.

REGUZZONI, DESIDERATI, FEDRIGA, GRIMOLDI e NICOLA MOLTENI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la diffusione dei dati sui ritardi che si verificano negli scali aeroportuali europei ha evidenziato che l'aeroporto di Fiumicino registra i dati peggiori in assoluto;
lo scalo di Fiumicino è utilizzato come aeroporto italiano principale in molti accordi bilaterali inerenti il trasporto aereo -:
se il Ministro abbia intenzione di tener conto delle pessime condizioni di efficienza dello scalo di Fiumicino, sostituendolo - ove, quando e se possibile - con l'aeroporto di Malpensa ovvero affidando ad altri vettori diversi da quelli operanti a Fiumicino il ruolo di vettore aereo nazionale, quando previsto;
se in futuro e nell'elaborazione di accordi bilaterali intenda tener conto di una maggiore distribuzione territoriale dei voli.
(4-04397)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, cui si risponde per delega della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 14 ottobre 2009, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Nel marzo 2008, da parte del gestore aeroportuale milanese era stata rappresentata al Ministero dei trasporti la problematica inerente il vistoso ridimensionamento del traffico sullo scalo di Malpensa, proponendo un documento contenente un elenco dei paesi con i quali si chiedeva al Governo di procedere ad autorizzazioni di nuovi servizi aerei da/per Malpensa a favore dei vettori aerei richiedenti, nell'ambito degli accordi aerei in vigore.
La problematica sopraesposta inerente lo scalo di Milano Malpensa è stata ripresa ed affrontata a seguito dell'emanazione della legge 2 del 2009 cosiddetto «decreto anticrisi» che incorpora al suo interno l'emendamento
ad hoc «salva Malpensa», il quale in materia di accordi aerei bilaterali, ha ulteriormente ampliato il precedente assetto di pura reciprocità aeronautica con una logica di maggiore concorrenza e liberalizzazione, così come richiesto nell'anno 2008.
L'articolo 9 comma 5-
bis, in particolare, stabilisce che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con il Ministero degli affari esteri ed in collaborazione con l'Ente nazionale per l'aviazione civile (Enac) promuova la definizione di nuovi accordi bilaterali nel settore del trasporto aereo nonché la modifica di quelli vigenti.
Le amministrazioni sopra citate hanno indetto una serie di riunioni rappresentanti dell'industria del trasporto aereo e con i rappresentanti degli aeroporti al fine di stabilire obiettivi prioritari da seguire a tutela dell'interesse economico, e non solo, nazionale. A tale scopo, i rappresentanti aeroportuali milanesi hanno inviato un elenco al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in cui erano evidenziate le priorità paese dello scalo milanese, distinte in immediate, priorità 1 e priorità 2.
È stata pertanto stilata una lista prioritaria di 39 paesi con i quali procedere alla stipula di un accordo aereo, alla revisione o ridefinizione di quello vigente.
Di seguito si evidenziano le intese raggiunte a partire dal febbraio 2009 con i seguenti paesi: Corea del sud (priorità immediata su Malpensa); Giappone (priorità 1 su Malpensa); Emirati Arabi Uniti (priorità 1 su Malpensa); Giordania (priorità 1 su Malpensa); Singapore (priorità 1 su Malpensa); Ucraina (priorità 1 su Malpensa); Taiwan (priorità 2 su Malpensa); Cina; Qatar; Sri-Lanka e Georgia.
Alla luce del quadro sopraesposto si sottolinea che in fase di negoziazione si è sempre tenuto conto dell'inserimento dello scalo di Milano Malpensa come ulteriore scalo da inserire nell'accordo, ove non fosse già previsto, nel rispetto dell'attuazione della legge n. 2 del 2009, la quale non prevede la sostituzione dello scalo di Fiumicino, ove, quando e se possibile, con l'aeroporto di Malpensa.
Allo stato attuale, oltre agli accordi aerei conclusi già citati, sono stati avviati negoziati per corrispondenza con i sottoelencati paesi terzi, dai quali si è in attesa di

risposte o controproposte: Kazakhstan; Tunisia (priorità 1 su Malpensa); Hong Kong (priorità 1 su Malpensa); Giamaica; Kuwait; Argentina (priorità 1 su Malpensa); Algeria (priorità 2 su Malpensa); Bangladesh (priorità 2 su Malpensa); Brasile (priorità 2 su Malpensa); Cuba; India; Nigeria (priorità 2 su Malpensa); Pakistan, Siria (priorità 2 su Malpensa); Libia (priorità 1 su Malpensa); Kenya; Panama e Arabia Saudita (priorità 2 su Malpensa).
Si precisa inoltre che per quanto riguarda la Federazione Russa (priorità immediata su Malpensa) il negoziato, tenutosi tramite consultazioni a Roma nel mese di dicembre 2008, è risultato senza esito a causa della non accettazione da parte russa delle clausole comunitarie, della irrisolta problematica del sorvolo delle transiberiane e di altre richieste da parte italiana.
Corre l'obbligo di segnalare che anche con altri Paesi i negoziati sono bloccati a causa della loro dichiarata volontà di non accettazione delle «clausole comunitarie» come stabilito con l'emanazione del Regolamento n. 847 del 2004 da parte della Comunità europea, che prevede l'inserimento delle citate clausole negli accordi aerei bilaterali allo scopo di riportarli in linea con il diritto comunitario.
Per ciò che concerne la distribuzione dei voli, l'Enac, l'ente preposto a seguire anche la parte tecnico-operativa e l'allocazione dei diritti di traffico, si attiene alle priorità evidenziate nelle richieste da parte dei vettori e degli aeroporti nell'ambito delle procedure nazionali e comunitarie.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI, DESIDERATI, GRIMOLDI, NICOLA MOLTENI e FEDRIGA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
spesso lungo le strade a più alta percorrenza compare una selva di cartelloni pubblicitari di svariate forme e dimensioni, quasi mai autorizzati dagli enti proprietari;
la legislazione in materia rende difficoltosa la rimozione - da parte dell'ente proprietario - dei cartelloni posizionati su proprietà di terzi;
alcuni enti locali - tra i quali la provincia di Varese - hanno condotto con successo operazioni di rimozione forzata dei cartelloni pubblicitari abusivi;
a volte può capitare che le agenzie agiscano contra legem a causa della materiale impossibilità di ottenere i previsti permessi dagli enti preposti a causa di procedure non standardizzate o troppo lunghe;
la presenza incontrollata di cartelloni pubblicitari può diventare fonte di distrazione per l'automobilista, e quindi potenziale pericolo per la sicurezza stradale -:
quali siano le intenzioni del Ministro al riguardo delle problematiche citate, ed in particolare se ravvisi la necessità di modificare e/o interventi normativi;
quali siano le procedure corrette per poter ottenere una autorizzazione alla collocazione di un impianto pubblicitario lungo una strada statale e quali siano i tempi medi di risposta da parte di ANAS; ed inoltre, di quali dati si disponga in merito alle altre tipologie di strade;
per quale ragione il fenomeno descritto in premessa paia ridotto in corrispondenza delle autostrade.
(4-04403)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Il tema della pubblicità lungo le strade è molto delicato poiché la disciplina dettata dal legislatore, parametro e vincolo per l'attività amministrativa degli enti chiamati a rilasciare provvedimenti autorizzativi, stante il principio di legalità, deriva da un difficile bilanciamento tra esigenze di sicurezza stradale ed esigenze commerciali di «visibilità» delle imprese.
La materia è regolata dall'articolo 23 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada) e dagli articoli dal 47 al 59 del decreto del Presidente della

Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 (Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada).
Nell'articolo 23 del suddetto codice vengono contemplati i vari tipi di divieti per quanto riguarda la possibilità di effettuare pubblicità con cartelli o altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse e nello stesso articolo viene indicato che, prima di affiggere cartelli o altro bisogna ottenere un'autorizzazione da parte dell'ente proprietario della strada.
Al comma 13 si esplicita che è stretta competenza degli enti proprietari delle strade vigilare e assicurare il rispetto delle disposizioni vigenti. La sanzione prevista in caso di violazione va da un minimo di euro 89 a un massimo di euro 1.559.
Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, espleta altresì funzioni di controllo dell'osservanza delle disposizioni in materia emanando direttive o pronunciandosi su quesiti, relativi a tale problematica, ad esso indirizzati sia da parte di enti proprietari delle strade che da organi di polizia o semplicemente da coloro che evidenziano possibili abusi o discordanze di applicazione della norma in questione.
Per quanto riguarda il fenomeno dell'abusivismo, corrisponde al vero l'osservazione in ordine ad una certa diffusione del fenomeno (cartelli o altri mezzi pubblicitari non autorizzati dall'ente proprietario della strada); a prescindere dalle procedure di rimozione coattive del cartello privo di autorizzazione, appositamente disciplinate da un intervento legislativo
ad hoc che ha profondamente inciso sull'articolo 23 del codice della strada, l'esiguità delle sanzioni, combinata all'oggettiva difficoltà di impostare sistematiche rilevazioni lungo una rete stradale discontinua e frammentata, favorisce detto fenomeno.
In merito alle citate procedure di rimozione (comunque suscettibili di essere attivate solo contestualmente all'accertamento dell'infrazione), è innegabile che esse rappresentino uno strumento di tutela del patrimonio viario più efficace della «ordinaria» sanzione amministrativa accessoria del ripristino dello stato dei luoghi di cui all'articolo 211 codice della strada.
Tuttavia, bisogna segnalare che persistono difficoltà operative di ordine giuridico-pratico allorquando il cartello si trova su fondo privato (necessità degli operatori di scavalcare recinzioni o aprire cancellate; esposizione a responsabilità, anche di tipo penale, in caso di danneggiamenti ai predetti manufatti).
Inoltre, come evidenziato anche nell'interrogazione in esame, alcuni Enti locali attuano con un certo successo vaste campagne di rimozione dei mezzi pubblicitari abusivi lungo le strade. La ragione di ciò risiede in due fattori:
i Comuni possono «aggredire» il fenomeno dell'abusivismo anche su un altro fronte, quello dell'evasione dell'imposta sulla pubblicità; in altre parole, possono avvalersi tanto delle procedure da Codice della strada quanto delle procedure di cui al decreto legislativo n. 507 del 1993;
Comuni e Province sono per legge, a differenza degli enti proprietari delle strade, destinatari diretti dei proventi pecuniari delle sanzioni, riescono quindi, se sensibili al tema, ad attivare un circuito virtuoso (controllo del territorio, accertamento degli illeciti, riscossione, reinvestimento dei proventi contravvenzionali in nuovi uomini e mezzi destinati al controllo).

Nonostante le criticità rappresentate, l'Anas ha comunque dato un impulso, ancorché non risolutivo e con esiti territorialmente non omogenei, all'attività di repressione del fenomeno, mediante progetti a rilevanza nazionale.
Inoltre, in ordine alle procedure da seguire per ottenere dalla Società Anas l'autorizzazione alla collocazione di un impianto pubblicitario sulle strade statali (articolo 51 del Regolamento di esecuzione ed attuazione del codice della strada e dalla relativa procedura interna della Società Anas) si comunica quanto segue.
Il soggetto interessato deve presentare istanza in bollo al compartimento Anas di competenza del tratto di strada lungo il quale dovrà essere installato il mezzo pubblicitario

(territorialmente, il compartimento coincide con la regione):
l'istanza deve essere corredata da una serie di atti e dichiarazioni ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, ivi incluso il bozzetto;
vengono effettuati una istruttoria tecnico/amministrativa ed un sopralluogo per verificare la sussistenza delle caratteristiche del manufatto da installare (colori, dimensioni, struttura) nonché le distanze con altri elementi presenti sul corpo stradale, anch'esse regolamentate dalle citate norme;
il compartimento competente, entro i sessanta giorni successivi, concede o nega l'autorizzazione. In caso di diniego, questo, per le suddette ragioni, deve essere motivato;
prima del ritiro dell'autorizzazione amministrativa, il soggetto interessato deve provvedere a versare il corrispettivo previsto, sulla base del «prezziario» di cui al comma 7 dell'articolo 53 del Regolamento di esecuzione e attuazione del codice della strada;
le autorizzazioni per l'installazione di manufatti pubblicitari hanno durata triennale e possono essere rinnovate; in tal senso, e secondo quanto previsto dal comma 5 dell'articolo 27 del codice della strada, sulle medesime autorizzazioni sono indicate le condizioni e le prescrizioni di carattere tecnico o amministrativo alle quali esse sono assoggettate, la somma dovuta per l'occupazione o per l'uso concesso;
Anas così come previsto dal comma 9 dell'articolo 53 del Regolamento di esecuzione e attuazione del Codice della strada, mantiene un registro delle autorizzazioni, tramite il sistema informativo Gestione impianti pubblicitari (Gip), catasto degli impianti pubblicitari insistenti sulla rete stradale gestita dalla società.

Infine, per quanto riguarda le autostrade si fa presente che il suddetto articolo vieta espressamente qualsiasi forma di pubblicità lungo e in vista delle autostrade. Si tratta di una tipologia viaria lungo la quale l'installazione di pubblicità è rigorosamente vietata e mai autorizzabile. In caso di violazione del precetto è prevista una sanzione amministrativa che va da un minimo di euro 4.351 ad un massimo di euro 17.405.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo) posto al centro di una provincia importantissima per importanza e vitalità economica, rappresenta una infrastruttura importante per il trasporto aereo del Paese;
l'aeroporto di Orio al Serio è cresciuto molto negli ultimi anni grazie alla presenza di numerose ed importanti compagnie low cost, specializzandosi in contemporanea su voli di medio raggio;
la presenza di aree turistiche, del distretto industriale bergamasco e della stessa città di Bergamo rendono importante la presenza di un aeroporto che può essere al contempo fonte di occupazione e volano di sviluppo;
la giusta politica di liberalizzazione del mercato del trasporto aereo introdotta finalmente da questo Governo dovrebbe favorire tutti gli scali che finora non hanno goduto di particolari scelte politiche ed al contrario insistono su un bacino commercialmente appetibile: tra questi scali sicuramente - accanto a Malpensa - vi è quello di Orio al Serio -:
quali siano i dati di traffico attuali e in prospettiva dell'aeroporto di Orio al Serio (Bergamo), ed in particolare se l'attuale trend di crescita potrà continuare, quali siano concretamente gli obiettivi di sviluppo e se si renderà presto necessario attuare investimenti infrastrutturali;
se e come l'ampliamento del traffico sull'aeroporto di Orio al Serio si inserisca nel quadro più ampio del processo di

liberalizzazione del trasporto aereo, e se in tale quadro sia noto se potrà essere confermata la vocazione low cost del citato aeroporto.
(4-04937)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'aeroporto di Orio al Serio ha conosciuto un notevole sviluppo negli ultimi dieci anni, anche grazie al fatto di essere stato classificato aeroporto internazionale.
Nel 2001, inoltre, lo scalo ha ottenuto la certificazione di qualità del settore passeggeri catturando l'attenzione delle compagnie aeree a basso costo, in particolare di Ryanair, che ha scelto lo scalo come punto di partenza di molti voli intra-comunitari.
Dall'anno 2001, quindi, si è assistito ad un sensibile aumento del traffico passeggeri e merci, tale da consentire all'aeroporto orobico di classificarsi nell'anno 2008 al 5o posto fra gli aeroporti italiani per passeggeri trasportati ed ha visto consolidare la propria posizione al 3o posto per volume di merce trasportata nel settore cargo.
In base ai dati di traffico dell'Ente nazionale aviazione civile si registra infatti un incremento di passeggeri sullo scalo che passa da 1.046.454 del 2001 a 6.462.591 del 2008.
In più, si evidenzia che da gennaio a luglio 2009 i passeggeri che hanno utilizzato lo scalo di Orio al Serio hanno fatto registrare un incremento del 6,8 per cento in più rispetto ai primi sette mesi dello scorso anno. Viceversa, per lo stesso periodo nel comparto merci si registra una flessione dovuta, tuttavia, unicamente alla congiuntura economica internazionale.
Appare quindi del tutto verosimile che il costante incremento dell'attività dell'aeroporto bergamasco, grazie ad un'offerta di rotte e alla qualità ed efficienza dei servizi particolarmente apprezzata dall'utenza ed in continuo miglioramento, possa continuare nel futuro a conseguire positivi risultati.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
in risposta a interrogazione dello scrivente (AC 03024) il Governo affermava «La situazione della sicurezza in Guatemala ha raggiunto, ormai da tempo, livelli di criticità allarmanti, come ammettono le stesse Autorità di Governo compreso il Presidente Colom. Allo strapotere del crimine organizzato e alla violenza, che si afferma quotidianamente, lo Stato non riesce a contrapporre un'azione di polizia efficace tanto meno esercitare un'adeguata potestà punitiva (...) L'Italia, attraverso la nostra Ambasciata a Città del Guatemala, segue da vicino e con grande attenzione l'evolversi della situazione interna del Paese. Proprio la consapevolezza della priorità dei temi della sicurezza e dell'affermazione dello stato di diritto ci hanno portato ad essere, sin dalla sua istituzione, dei convinti e fattivi sostenitori della Commissione Internazionale contro l'impunità in Guatemala, la CICIG. Un inedito organismo internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite che opera dal 2007, con il mandato di assistere e di rafforzare le capacità del carente sistema giudiziario del Paese, di investigare sull'esistenza di corpi illegali ed apparati clandestini di sicurezza, sulle loro strutture, sul loro modus operandi e le loro fonti di finanziamento, collaborando con le Autorità statali al fine del loro sradicamento e della punizione penale di delitti da essi commessi». Ed inoltre: «il nostro Paese agisce nell'ambito degli opportuni meccanismi di coordinamento comunitario previsti a livello locale.(...) La forte e chiara presa di posizione dell'unione non ha trascurato i rischi politici che possono derivare dalla gravità della situazione, manifestando appoggio a tutti coloro che si sforzano per conservare e rafforzare le istituzioni democratiche e la costruzione dello stato di diritto». Ed infine: «Il Governo italiano continuerà a monitorare l'evolversi della situazione, rendendosi pronto ad adottare ogni opportuna iniziativa

in stretto coordinamento con i partner europei» -:
se si sia stato effettivamente posto in essere da parte della citata commissione CICIG una qualche azione a supporto della crisi di legalità e di sicurezza che ha investito il Guatemala;
se ed in che misura il costante monitoraggio effettuato dal nostro Paese e dall'Unione Europea registri novità, e se le stesse siano positive o meno.
(4-05066)

Risposta. - Dal settembre del 2007, data di inizio della sua attività, la Commissione internazionale contro l'Impunità in Guatemala (CICIG), ha avuto una vita non facile essendo un organismo internazionale con una mission assolutamente inedita. L'efficacia dello strumento tuttavia è dimostrata, tra l'altro, dalla decisione del governo del Guatemala e dell'Organizzazione delle Nazioni Unite di prorogare di ulteriori due anni il mandato alla commissione previsto inizialmente fino allo scorso settembre. Al riguardo è significativa l'adozione, ad ottobre, da parte dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, di una risoluzione per consenso di forte sostegno alla CICIG, a cui l'Italia ha dato un rilevante impulso.
La Commissione Internazionale è attivamente impegnata nel supportare ed esortare le istituzioni guatemalteche nell'affermazione dello stato di diritto, come emerge anche dai suoi rapporti pubblicati: l'ultimo dello scorso 2 novembre è reperibile anche sul sito: www.cicig.org. Le valutazioni effettuate in ambito di monitoraggio e di coordinamento comunitario concordano sulla necessità di continuare a sostenere, nei fatti e nelle dichiarazioni pubbliche, il delicato lavoro della CICIG, dando atto di alcuni significativi risultati investigativi raggiunti.
L'Italia, che ha già finanziato la commissione nel 2008, attraverso la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli esteri ha recentemente deciso un ulteriore stanziamento di 800.000,00 euro proprio alla luce dell'estensione del mandato della CICIG.
In ambito bilaterale, sono altresì in corso iniziative di collaborazione nella lotta alla criminalità organizzata tra le quali va segnalato un corso di formazione svolto in Guatemala con successo dalla direzione centrale per i Servizi antidroga del Ministero dell'interno lo scorso mese di settembre.
Il fondamentale presupposto per una sicurezza duratura in America centrale è l'esistenza di due «pilastri gemelli»: il miglioramento delle capacità operative delle forze di polizia, per un'efficace lotta alla criminalità; il rafforzamento dello stato di diritto e del rispetto delle libertà fondamentali, per evitare la nascita di ulteriori tensioni e conflitti. A tal riguardo, l'Italia intende organizzare, nel prossimo anno a Roma, una conferenza per Ministri dell'interno e della giustizia, dei Paesi centroamericani e del Messico, che rappresenti un riferimento politico per le iniziative da intraprendere nel settore: dal completamento ed aggiornamento della rete di accordi di cooperazione giudiziaria e di polizia a specifiche attività di cooperazione ed assistenza legislativa, considerando altresì varie offerte nel campo della formazione.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere quale sia lo stato delle trattative tese a rinegoziare gli accordi bilaterali con Hong Kong in tema di trasporto aereo, avviate alla luce delle nuove normative volte a liberalizzare il trasporto aereo.
(4-05294)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In base alla legge n. 2 del 2009 sono state avviate una serie di iniziative bilaterali per la liberalizzazione degli accordi aerei.
In tale contesto, in data 18 giugno 2009, è stata inoltrata una proposta alle autorità

di Hong Kong suggerendo, per quanto riguarda i servizi passeggeri, un incremento di sette servizi settimanali, addizionali rispetto alle dieci frequenze già previste dalle intese in vigore; inoltre, come previsto, dal regolamento CEE 847/2004, è stato doverosamente proposto l'emendamento della parte normativa dell'accordo, prevedendo l'inclusione delle così dette clausole comunitarie.
Le autorità di Hong Kong, dopo un lungo carteggio, hanno infine suggerito una intesa di ampia liberalizzazione che prevedeva in sostanza quattordici servizi passeggeri settimanali, oltre al
plafond già previsto nonché una apertura dei voli tutto merci pressoché integrale ed estesa anche ai territori di paesi terzi, aggiungendo altresì perplessità relativamente alle previsioni comunitarie.
Recentemente la compagnia CATHAY ha chiesto ed ottenuto dall'Ente nazionale aviazione civile un'autorizzazione provvisoria, parimenti prevista dalla richiamata legge n. 2 del 2009, per effettuare quattro voli settimanali da Hong Kong su Milano. Tale modello operativo pare integrare e definire, almeno nel breve-medio periodo, i reali interessi operativi di Hong Kong.
Tanto premesso, sembra confermata l'ipotesi iniziale che fotografa in sette frequenze settimanali addizionali passeggeri le reali esigenze, coprendo anche una ragionevole prospettiva di pianificazione; ciò ovviamente senza alcuna preclusione per ulteriori incrementi dei servizi che nel futuro si rendessero realmente necessari ed opportuni.
In sintesi, una soluzione di sette frequenze addizionali passeggeri, con l'inclusione delle clausole comunitarie, sembra una soluzione adeguata che potrà essere confermata e richiederebbe per la sua finalizzazione soltanto l'adesione della controparte, che è di fatto il soggetto al momento interessato, stante l'assenza di collegamenti da parte italiana nel settore passeggeri.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

RIVOLTA e NICOLA MOLTENI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
con determinazione del 4 aprile 2006, Ufficio Nazionale per il Servizio Civile ha individuato le «linee guida per la formazione generale dei giovani in servizio civile nazionale»;
in tale documento, nella parte denominata «premessa» si afferma che «Le linee guida sulla formazione generale, vincolanti sia per i progetti che impiegano volontari in Italia, sia per quelli con sede di svolgimento all'estero, entreranno in vigore a partire dai progetti che saranno presentati nel 2006 e seguenti, con eccezione del paragrafo relativo al monitoraggio che, nei termini da precisare con successiva apposita circolare, sarà attuativo già per i progetti presentati dal 15 luglio al 15 settembre 2005 e che, quindi, partiranno nel 2006»;
il paragrafo della determinazione relativo al «monitoraggio», dopo aver indicato come lo stesso si articolerà e dopo aver demandato ad apposita circolare la definizione di un'apposita modulistica, termina con il seguente periodo: «L'inosservanza dell'obbligo di assicurare ai volontari la formazione, nel limite minimo previsto dalla normativa vigente e con i contenuti e le modalità indicate dalle presenti linee guida, è sanzionato, come stabilito dalla circolare 8 settembre 2005 in materia di doveri degli enti di servizio civile nazionale, con l'interdizione temporanea della durata di un anno a presentare altri progetti e, in caso di particolare gravità o recidiva, con la cancellazione dall'albo degli enti di servizio civile»;
è quindi evidente che le sanzioni indicate nel precedente paragrafo siano applicabili anche per i progetti presentati tra il 15 luglio ed il 15 settembre 2005, anche perché già segnalati come inadempienze nella circolare 8 settembre 2005 sui «doveri degli enti»;
sempre nella «premessa» alla determinazione del 4 aprile 2006, si afferma

che «L'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile erogherà il rimborso previsto per la formazione generale solo per ogni volontario che avrà partecipato all'intero corso», pari ad euro 80 per ogni volontario formato;
la circolare 31 luglio 2006 (prot. UNSC 34384.1) recante «monitoraggio sulla formazione generale dei volontari in servizio civile nazionale» definisce modalità e tempi per il suddetto monitoraggio. In particolare, ogni ente di servizio civile era tenuto a trasmettere l'elenco dei volontari formati ed impiegati in ogni singolo progetto, indicando le ore di formazione generale previste dal progetto stesso (minimo 30 ore). A fianco di ogni nominativo di volontario dovevano essere indicate le ore di formazione effettivamente usufruite dal volontario, e solo per coloro che avessero svolto un numero di ore di formazione pari a quello previsto dal progetto era possibile chiedere il rimborso di 80 euro;
tali informazioni dovevano essere trasmesse entro il termine perentorio di 150 giorni dall'avvio del progetto di servizio civile;
AMESCI è ente accreditato di servizio civile nazionale di prima classe, e sul sito di tale organizzazione è possibile consultare il rapporto annuale di servizio civile per l'anno 2007, che deve essere pervenuto ad Ufficio Nazionale per il Servizio Civile entro il 31 gennaio 2008;
in tale documento si afferma che nel corso dell'anno 2007 hanno operato in progetti di servizio civile nazionale 3864 volontari ingaggiati sulla base di progetti presentati tra luglio e settembre 2005, e quindi interessati a quanto previsto dal paragrafo «monitoraggio» della determina del 4 aprile 2006;
nel rapporto annuale 2007 di AMESCI, al capitolo «formazione dei volontari» si afferma che «la formazione generale, uguale per tutti i progetti, si articola .... per un totale di 45 ore» e che la stessa è «erogata tramite una piattaforma e-learning attraverso metodologia FAD»;
nel rapporto annuale 2007 di AMESCI, al capitolo «monitoraggio della formazione» si afferma che «le ore effettivamente impiegate nella fruizione dei moduli della formazione generale sono state per il 46,9 per cento massimo dieci. All'aumentare delle ore impiegate nell'apprendimento di tutti i contenuti previsti diminuiscono le percentuali dei volontari, infatti il 25,7 per cento dei volontari ha impiegato dalle 11 alle 20 ore, il 19,4 per cento dalle 20 alle 30 ore e il 7,8 per cento oltre le 30»;
pertanto il 92 per cento dei 3864 volontari ha dedicato senza alcun dubbio meno delle 45 ore di formazione generale previste per tutti i progetti. Si ricorda in proposito che il contributo di 80 euro può essere erogato esclusivamente per il volontario che «avrà partecipato all'intero corso», identificando tale intera partecipazione con un impiego di ore dedicate alla formazione pari a quelle indicate nel progetto;
quanto riportato nella relazione annuale 2007 di AMESCI denota una situazione più che anomala, che desterebbe allarme e preoccupazione in qualsiasi esperto di formazione effettuata con sistemi e-learning. Ciò nonostante nel rapporto annuale citato si può leggere che ciò è un fatto positivo e che «i volontari attraverso l'ausilio delle immagini e la particolare strutturazione dei moduli sono riusciti a leggere ed apprendere i contenuti previsti senza alcuna difficoltà» -:
se i dati sul monitoraggio della formazione contenuti nel rapporto annuale 2007 di AMESCI coincidano con il «modulo F» allegato alla circolare 31 luglio 2006 recante «Monitoraggio sulla formazione dei volontari in servizio civile», ed inviato da AMESCI all'Ufficio nazionale del Servizio Civile entro i 150 giorni dall'avvio dei progetti;
se, in particolare, risulti dal suddetto modulo F che il 92 per cento dei 3864 volontari in servizio presso AMESCI ed interessati al monitoraggio della formazione

abbiano impiegato meno di 45 ore per l'effettuazione della formazione generale;
se, in particolare, per il 92 per cento dei 3864 volontari sopra citati sia stato chiesto o meno da AMESCI il contributo di euro 80 per ogni volontario «che abbia partecipato all'intero corso», per una somma pari a euro 284.320, e se tale contributo sia stato erogato dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, e in tale ultimo caso come l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile intenda procedere per il recupero del contributo erogato;
quali attività di verifica sulla struttura formativa di AMESCI sia stata effettuata dall'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, alla luce dei dati contenuti nel «rapporto annuale 2007» di tale associazione e del ricordato «modulo F»;
se, infine, non si ritenga che quanto descritto in premessa per ciò che riguarda l'associazione AMESCI si configuri come «inosservanza dell'obbligo di assicurare ai volontari la formazione» con le conseguenze previste dal paragrafo «monitoraggio» della determina 4 aprile 2006.
(4-03575)

Risposta. - Con l'atto di sindacato ispettivo in esame, gli interroganti lamentano che l'Associazione mediterranea per la promozione e lo sviluppo del servizio civile (AMESCI) non avrebbe assicurato ai volontari le 45 ore di formazione generale previste nei progetti presentati dalla stessa nell'anno 2005. Chiedono inoltre informazioni relativamente al contributo previsto per ogni partecipante al corso di formazione, nonché alle attività di verifica effettuate dall'Ufficio Nazionale per il sevizio civile UNSC sulla struttura formativa dell'AMESCI.
Al riguardo si rappresenta quanto segue.
Innanzitutto occorre premettere che il decreto legislativo 5 aprile 2002, n. 77 all'articolo 11 prevede che i volontari del servizio civile svolgano un periodo di formazione, di durata complessiva non inferiore a 80 ore, consistente in una fase di formazione generale curata dall'UNSC, dalle regioni e dalle province autonome (minimo 30 ore) ed in una fase di formazione specifica (minimo 50 ore), svolta nel periodo iniziale di prestazione del servizio e commisurata alla durata e alla tipologia di impiego.
Lo stesso articolo, al comma 3, prevede inoltre che l'ufficio nazionale, sentita la conferenza Stato-Regioni e la consulta nazionale di cui all'articolo 5, comma 4, definisce i contenuti base per la formazione ed effettua il monitoraggio dell'andamento generale della stessa. A tal fine sono state dettate, con determinazione del direttore dell'ufficio nazionale per il servizio civile in data 4 aprile 2006, le «Linee guida per la formazione generale dei giovani in servizio civile nazionale», che hanno stabilito i contenuti minimi necessari della formazione generale e previsto l'espletamento da parte dell'ufficio dell'attività di monitoraggio sull'andamento generale della formazione erogata ai volontari. Le disposizioni relative alla formazione generale sono entrate in vigore a partire dai progetti presentati nel 2006, mentre le disposizioni in materia di monitoraggio sono state applicate a partire dai progetti presentati dal 15 luglio al 15 settembre 2005.
Successivamente, con circolare del 31 luglio 2006, n. 34384.1, l'UNSC ha fornito ulteriori indicazioni sulle modalità di attuazione del monitoraggio della formazione ed ha impartito istruzioni agli enti di servizio civile in ordine agli adempimenti loro spettanti, tra i quali la compilazione del modulo F.
Nell'ambito della citata normativa di dettaglio («linee guida» del 4 aprile 2006) è stato previsto che l'UNSC e le Regioni adottino iniziative volte alla formazione di formatori. Tali figure, individuate tra i dipendenti degli enti di servizio civile o tra il personale volontario o a contratto in possesso di specifiche competenze professionali e formative, sono accreditate, presso l'UNSC o le regioni, per l'espletamento della formazione generale. L'UNSC, nel caso in cui sia l'ente ad impartire ai volontari la formazione generale tramite i formatori accreditati (come nel caso di specie), eroga

un contributo finanziario paria 80 euro per ogni volontario che ha partecipato all'intero corso.
Per quanto concerne la vigilanza e il controllo sul corretto svolgimento della formazione generale, l'attività di monitoraggio, relativa alle ore di formazione effettivamente erogate, è svolta dall'ufficio sulla base delle certificazioni sulla formazione generale (modulo F e questionario) cui gli enti di servizio civile sono tenuti ai sensi della circolare 31 luglio 2006. Di contro, il monitoraggio svolto dagli enti riguarda l'attuazione dei progetti ivi comprese le attività formative che sono volte alla verifica delle conoscenze acquisite dai volontari. Inoltre, gli enti di 1a classe sono obbligati a presentare all'Ufficio un rapporto annuale sul servizio civile, secondo quanto previsto dalla circolare 2 febbraio 2006 recante «Norme sull'accreditamento degli enti di servizio civile» nel quale sono prese in considerazione tutte le attività di servizio civile svolte nell'anno precedente, tra le quali anche la formazione erogata ai giovani.
Ne deriva che il monitoraggio della formazione, svolto dall'UNSC e il rapporto annuale, svolto dagli enti di 1a classe, sono strumenti con finalità completamente differenti che implicano l'adozione di procedure, criteri e metodologie diverse mirate a rispondere alle distinte e specifiche finalità alle quali i due strumenti conoscitivi sono funzionali sotto il profilo teleologico.
Infatti, il monitoraggio svolto dall'Ufficio, previsto dalla citata circolare del 31 luglio 2006, si attua sulla base della rendicontazione delle attività formative svolta dagli enti tramite la compilazione
on line del Modulo F (e del questionario) sulla banca dati dell'UNSC ed è volto a verificare mediante controllo informatico - l'adempimento dell'obbligo degli enti di impartire ai volontari le ore di formazione dichiarate nel progetto. Tale adempimento legittima l'ente all'ottenimento del contributo economico previsto.
Per quanto concerne, invece, il «rapporto annuale» si fa presente che le informazioni contenute riguardano, come peraltro già evidenziato, tutte le attività di servizio civile e non solo quelle relative alla formazione erogata dai giovani. Infatti lo scopo di tale «rapporto» è quello di fornire una visione completa delle attività di servizio civile svolte nell'anno solare di riferimento, con particolare riguardo ai dati personali, dei volontari, ai risultati raggiunti con la realizzazione dei progetti, all'efficacia e all'impatto territoriale dei progetti stessi. In questo ambito, la formazione erogata è considerata sotto il profilo delle conoscenze acquisite dai volontari durante lo svolgimento del servizio, del soddisfacimento degli stessi e del gradimento degli strumenti con la quale è stata erogata.
Pertanto i dati dell'attività formativa contenuti nel «rapporto annuale» sono inidonei a fornire un dettagliato resoconto della durata di tale attività e, quindi, non hanno alcun rilievo ai fini dell'erogazione da parte dell'UNSC del contributo pari a 80 euro.
Ciò premesso in linea generale, con riferimento al primo quesito posto dagli interroganti, volto a conoscere se i dati contenuti nel rapporto annuale 2007 corrispondono a quelli riportati nelle «certificazioni della formazione generale erogata» (modulo F inviato dall'AMESCI dopo l'avvio dei progetti 2006), si fa presente che, per quanto sopra argomentato, non può esserci, né c'è nello specifico, corrispondenza tra i dati riportati nelle due diverse fonti, in quanto i risultati delle elaborazioni non possono essere comparati tra loro rispondendo, appunto, a logiche diverse.
La non corrispondenza dei dati è riconducibile inoltre alla particolare metodologia adottata dall'AMESCI per erogare la formazione generale, avendo la stessa utilizzato la formazione a distanza.
In particolare, con riferimento a tale metodologia, si fa presente che la stessa comporta la necessità di ricorrere a particolari parametri per «quantificare» la durata del corso
on line. Infatti per stimare la tempistica necessaria allo svolgimento delle attività formative, occorre procedere ad un'operazione complessa che tenga conto di una serie di fattori quali: il tempo medio di lettura (on line) cui deve aggiungersi il

tempo di fruizione effettiva intesa come studio, ripasso e approfondimento (attività normalmente off line), nonché il tempo d'aula equivalente, ovvero il tempo necessario ad effettuare lo stesso percorso in presenza. Dalla combinazione dei suddetti parametri si può effettuare un calcolo approssimativo che porta ad una quantificazione oraria di un corso on line. Peraltro, occorre tenere presente che le condizioni di fruizione del corso possono mutare in razione alle variabili individuali del discente (grado di conoscenza con lo strumento informatico, livello di scolarità, attitudine allo studio e all'approfondimento, propensione ed interesse alle funzioni interattive).
Al riguardo, si segnala che l'AMESCI ha potuto legittimamente svolgere il percorso formativo interamente
on line in quanto, per i progetti presentati nel 2005, non erano ancora vigenti le disposizioni concernenti la formazione generale di cui alle citate linee guida del 4 aprile 2006 che impongono, tra l'altro, un limite percentuale alla formazione erogabile on line.
Per quanto riguarda i dati relativi alla formazione generale contenuti nel rapporto annuale 2007 dell'AMESCI, concernenti i corsi previsti nei progetti
ex bando 2006, si precisa che tali dati si riferiscono unicamente all'attività on line, ossia alle ore di effettivo collegamento alla piattaforma informatica e non al numero di ore necessario al completamento dell'intero corso di formazione a distanza. In tale ottica, è evidente che i dati riportati nel rapporto annuale non possono coincidere con quelli dichiarati nel «modulo F», né possono smentirli in virtù della particolare metodologia adottata, inoltre non consentono di affermare che le ore di formazione effettivamente erogate siano esclusivamente quelle relative alle attività svolte on line.
Tanto rappresentato, appare evidente che un confronto algebrico tra il numero di ore di formazione, riportato nel «modello F» e quello riportato nel rapporto annuale, è improprio e inidoneo a cogliere la molteplicità delle attività che si effettuano normalmente in un percorso di formazione a distanza.
Con riferimento agli ulteriori quesiti posti dagli interroganti, relativi all'erogazione del contributo di 80 euro ed all'eventuale recupero dello stesso, si fa presente che l'UNSC ha verificato che il modulo di certificazione sull'effettivo adempimento dell'obbligo formativo (modulo F) è stato regolarmente redatto ai sensi della circolare del 31 luglio 2006, nel senso che i volontari hanno svolto i corsi di formazione generale per un monte ore corrispondente a quello dichiarato nei progetti e, pertanto, ha legittimamente provveduto a destinare il contributo spettante all'ente per aver effettuato la formazione.
Infine, per quanto concerne le attività di verifica effettuate dall'UNSC si rappresenta che nel corso del 2007 sono state effettuate tre verifiche nei confronti dell'AMESCI riguardanti, segnatamente, i seguenti progetti inseriti nel bando ordinario 2006: «il sistema locale di protezione civile II», «Health 2006» e «Vita d'Argento». Dalle suddette ispezioni, come risulta dai relativi verbali, non è emersa nessuna irregolarità per quanto concerne gli aspetti formativi dei progetti, in relazione ai quali sono state verificate puntualmente la previsione progettuale, il monte ore e le modalità di effettuazione.
Da quanto sopra esposto, non si ravvisa nessuna condotta illecita da parte dell'AMESCI tale da determinare l'irrogazione di una delle sanzioni previste dalla circolare dell'8 settembre 2005.

Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri: Carlo Giovanardi.

SCARPETTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
Ansaldobreda è una società leader mondiale nel settore della progettazione e costruzione di mezzi di trasporto sia per la mobilità urbana che per quella ferroviaria e che occupa direttamente circa 2500 lavoratori ed è presente con quattro stabilimenti oltre a Pistoia, a Napoli, Reggio Calabria e Palermo;

un recente e poco conosciuto piano industriale definisce le missioni dei singoli stabilimenti affidando a quello di Pistoia la realizzazione dei treni ad alta velocità e che nei mesi scorsi è stato stipulato un accordo con la canadese Bombardier finalizzato alla partecipazione alla gara per la fornitura di nuovi treni che Trenitalia, nonostante impegni temporali precisi assunti dal proprio Amministratore Delegato, continua a rimandare;
sulla base di nuovi assetti derivanti dal nuovo piano industriale, periodicamente, si riaffacciano ipotesi di cessione delle funzioni che fanno riferimento allo stabilimento di Pistoia e ciò crea incertezza e preoccupazione -:
se il Tesoro nella sua qualità di azionista di riferimento di Finmeccanica, che detiene Ansaldobreda, intenda intervenire, in virtù di una politica industriale che valorizza le eccellenze presenti nel panorama dell'industria manifatturiera quale è appunto l'azienda di cui stiamo parlando, ritenendo strategica la presenza dell'Italia in questo settore e se il Governo ritenga opportuno per tutte le considerazioni fin qui svolte, richiedere all'azionista di Ansaldobreda di presentare un piano strategico che chiuda un volta per tutte l'ipotesi di vendite e/o cessioni, magari a società estere concorrenti, di una azienda che rappresenta molto del patrimonio industriale del Paese.
(4-05337)

Risposta. - Si risponde all'interrogazione in esame, concernente la società AnsaldoBreda.
Al riguardo, si fa presente che il Ministero dell'economia e delle finanze detiene una partecipazione del 30,18 per cento in Finmeccanica spa, società quotata in borsa, la quale, a sua volta, detiene la partecipazione di controllo di AnsaldoBreda.
In proposito, occorre premettere che questo Ministero non svolge attività di indirizzo e coordinamento delle proprie partecipate, né interferisce nella gestione operativa della capogruppo, ovvero delle controllate.
Per quanto riguarda la questione sollevata nel documento parlamentare, la società Finmeccanica ha comunicato che AnsaldoBreda, società del settore trasporti di Finmeccanica che realizza i veicoli per il trasporto di massa, nasce dalla fusione del ramo d'azienda di Ansaldo trasporti, attiva nella realizzazione di azionamenti dei veicoli e apparecchiature elettriche di bordo e di Breda costruzioni ferroviarie, che si configura tra i più grandi costruttori meccanici al mondo.
Attualmente, AnsaldoBreda è presente in quattro siti italiani (Pistoia, Napoli, Reggio Calabria e Palermo) e ha divisioni operative in Francia, Danimarca, Norvegia, Spagna e USA con AnsaldoBreda Inc. Essa costruisce veicoli tecnologicamente avanzati per le reti ferroviarie e metropolitane, locomotive potenti e adatte a varie tipologie di trasporto, treni per l'alta velocità, veicoli metropolitani e suburbani, sia nella parte elettrica che in quella meccanica.
All'inizio del 2009, AnsaldoBreda ha avviato una profonda riorganizzazione, con l'obiettivo di recuperare efficienza produttiva e competitività sui mercati. Con tali finalità sono state costituite quattro unità di
business: Alta Velocità e Main Line, Metropolitane, con i moderni sistemi driverless, Tram e Service, ognuna delle quali realizza le commesse acquisite e sviluppa le nuove opportunità commerciali.
La società Finmeccanica ha, infine, soggiunto che nell'ambito del piano industriale di AnsaldoBreda non è contemplata nessuna dismissione o cessione di stabilimento, pur essendo previsti processi di efficientamento, di riduzione dei costi e di incremento della qualità.

Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Nicola Cosentino.

STRIZZOLO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi si è svolto il viaggio inaugurale del nuovo treno «Frecciarossa» sulla tratta Milano Centrale-Roma Termini;

a bordo - con uno stuolo di operatori del sistema mediatico - viaggiava (nell'inedito ruolo di «Capotreno») il Presidente del Consiglio che, con la sua presenza e con la sua ben nota «verve» dava grande enfasi all'avvenimento;
le cronache hanno riportato i dati record del viaggio (punta di velocità a 362 km orari, tre ore esatte la durata della percorrenza, eccetera) e descritto l'avvenimento come una dimostrazione di efficienza e di puntualità del nuovo servizio proposto dalle Ferrovie dello Stato;
l'attivazione effettiva della nuova tratta con le modalità di percorrenza «inaugurate» dal Presidente del Consiglio non avverrà che a dicembre;
da più parti sono giunte lamentele su ritardi e blocchi di treni di pendolari che incrociavano il viaggio inaugurale del «Frecciarossa», determinando un disservizio abbastanza diffuso, con ricadute a catena su molte tratte gestite da Trenitalia che hanno provocato ritardi a lavoratori, studenti e semplici passeggeri in quelle stesse ore impegnati su percorsi diversi;
in questi mesi Trenitalia ha soppresso diverse tratte in numerose zone del Paese;
il livello di efficienza, di puntualità e di qualità - soprattutto delle tratte locali e regionali - di Trenitalia è pesantemente diminuito in questi ultimi tempi -:
se Trenitalia abbia valutato il costo economico della operazione di inaugurazione con il «Frecciarossa»;
se Trenitalia abbia considerato i disagi che andava a provocare su diverse tratte per consentire che il «Frecciarossa», con a bordo il Presidente del Consiglio, potesse fare il percorso - in maniera del tutto artificiale - nel tempo di tre ore;
quanti siano i cittadini che hanno chiesto il risarcimento a Trenitalia per i ritardi provocati dalla cerimonia di inaugurazione e quante siano le ore perse dai lavoratori per i ritardi accumulati;
se ritenga imputabili con l'attuale situazione di crisi economica e sociale esibizioni di questo tipo per presentare un servizio che - forse - potrà essere messo a disposizione dei normali cittadini soltanto fra nove mesi, lasciando nel contempo in una condizione di insufficienza molte tratte di percorrenza regionale e locale, utilizzate prevalentemente da pendolari per motivi di studio e di lavoro subendo sempre più spesso il disagio di crescenti e dannosi ritardi.
(4-02671)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Riguardo il viaggio prova del treno «Frecciarossa» sulla linea alta velocità Milano-Roma, svoltosi il 24 marzo 2009, Ferrovie dello Stato fa presente che il viaggio del treno di cui trattasi, che aveva a bordo il Presidente del Consiglio dei ministri ed altri rappresentanti istituzionali, non ha determinato alcun ritardo o rallentamento di altri treni pendolari programmati nella medesima fascia oraria.
Il «Frecciarossa» del viaggio prova ha percorso la linea ad Alta Velocità che non è utilizzata dai servizi pendolari; inoltre detto treno, nell'ambito dei nodi, è stato instradato su percorsi non interferenti con la ordinaria circolazione. Il tempo di percorrenza di tre ore impiegato tra Roma termini e Milano centrale corrisponde a quello che i treni alta velocità
non stop impiegano sul medesimo tragitto.
Per quanto riguarda gli aspetti riguardanti il servizio offerto sulle tratte di percorrenza regionale e locale gestite da Trenitalia, si evidenzia che, ai sensi dell'articolo 9 del decreto legislativo n. 422 del 1997, il servizio di cui trattasi non rientra più nelle competenze del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti bensì delle regioni sin dal 1o gennaio 2000.
Infatti la programmazione dei servizi regionali è di competenza delle singole Regioni, i cui rapporti con Trenitalia sono disciplinati da specifici contratti di servizio, nell'ambito dei quali vengono definiti, tra

l'altro, il volume e le caratteristiche dei servizi da effettuare, sulla base delle risorse disponibili.
Per gli aspetti di competenza relativi alla qualità del servizio Ferrovie dello Stato fa sapere che il livello di puntualità medio dei servizi ferroviari regionali, utilizzati prevalentemente dai pendolari, sull'intero territorio nazionale nei primi tre mesi del 2009, è sostanzialmente in linea con l'analogo dato del medesimo periodo del 2008 e in sensibile crescita rispetto all'ultimo trimestre dello scorso anno.
Questa amministrazione evidenzia, tuttavia, che non appena sarà attivato l'osservatorio sul trasporto pubblico locale, istituito ai sensi dell'articolo 1, comma 300 della legge n. 244 del 2007 (Legge finanziaria per il 2008), le criticità analoghe a quella rappresentata saranno verificate a livello nazionale e comunicate agli enti territoriali competenti affinché adottino i necessari provvedimenti per ovviarle.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

TIDEI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i treni della linea Civitavecchia-Roma viaggiano con carrozze superaffollate per la presenza dei molti pendolari - lavoratori e studenti (in continuo aumento) - che si recano a Roma;
le vetture a disposizione sono ormai insufficienti a servire le utenze attuali;
le condizioni delle carrozze, anche quelle dei treni di ultima generazione (Taf e Vivalto), sono sempre peggiori e disastrose, specialmente nei periodi estivi quando la mancanza di aerazione e aria condizionata sono all'ordine del giorno (considerando che nel Taf e Vivalto i finestrini sono praticamente sigillati), causando malori ai pendolari in viaggio;
oltre ai problemi di aerazione, le vetture sono sempre sporche, con le toilette puntualmente guaste dalle quali fuoriescono odori nauseabondi e spesso liquami indefiniti;
la presenza di personale a bordo è pressoché inesistente come del resto la manutenzione e la pulizia delle carrozze;
quotidianamente sono puntuali i ritardi e le soppressioni delle corse, spesso annunciate dopo lunghi periodi di attesa nella banchina, evitando così al viaggiatore di organizzare la sua trasferta in altri modi;
la stazione di Civitavecchia e la sua biglietteria sono ogni giorno sempre più affollate e letteralmente «prese d'assalto», dalle migliaia e migliaia di croceristi che quotidianamente sbarcano al Porto e hanno la necessità di recarsi a Roma;
dallo scorso 15 giugno molti treni intercity, sono stati trasformati in Eurostar city e non effettuano più fermata alla stazione Ostiense. In particolare non risulta più utilizzabile l'intercity che partiva alle 17,47 da Termini, con fermata ad Ostiense. Ad oggi giungono notizie che per il mese di giugno è possibile utilizzare gli Eurostar city con l'attuale abbonamento mensile agevolato, ma dal prossimo luglio sembra che sarà necessario pagare un supplemento giornaliero di ben 7 euro;
si sono costituiti ormai da anni comitati appositi per gestire la protesta, portandola nelle aule dei consigli comunali dei paesi interessati, per diffondere tra i viaggiatori e i cittadini la conoscenza di questa insopportabile realtà e la necessità di sviluppare una forte pressione sulla dirigenza della società Trenitalia per indurla ad assumere provvedimenti concreti ed idonei di miglioramento delle condizioni in cui costringe a viaggiare gli utenti del treno;
purtroppo questa situazione si riscontra anche sulla linea Viterbo-Roma, dove, anche in questo caso, a nulla sono valse le denuncie presentate dalle associazioni del settore e dalle istituzioni locali;

per documentare questa cruda realtà, in passato i viaggiatori si sono rivolti alla Rai, la quale ha mandato per più di due volte una troupe televisiva per realizzare un servizio, che però non ha potuto attuare perché Trenitalia ha negato agli operatori l'accesso ai treni, impedendo così l'esercizio del diritto di cronaca -:
se i Ministri interrogati non ritengano di dovere intervenire attivamente su Trenitalia per risolvere i disservizi sinora determinatisi e per ottenere un reale miglioramento delle condizioni in cui sono costretti a viaggiare i pendolari sulla linea Viterbo-Roma e sulla Civitavecchia-Roma, considerando che tali situazioni di grave disagio danno luogo a litigi tra i viaggiatori (guerra tra poveri) e malori degli stessi.
(4-03395)

Risposta. - In merito all'interrogazione in esame, occorre premettere che le problematiche rappresentate riguardano servizi di trasporto d'interesse regionale che ai sensi del decreto legislativo 422/1997 e successive modifiche e integrazioni, non sono più di diretta competenza dello Stato ma sono oggetto di diretta regolazione da parte delle regioni tramite appositi contratti di servizio stipulati direttamente con Trenitalia spa.
Tuttavia, al fine di fornire una risposta ai quesiti posti con l'atto ispettivo in esame è stata interessata la società Ferrovie dello Stato che ha riferito quanto segue.

Direttrice Civitavecchia-Roma:
i collegamenti programmati su questa linea hanno una frequenza di un treno ogni mezz'ora, con alcuni rinforzi nelle fasce di maggior affluenza, con prolungamenti biorari fino a Pisa e «spot» fino a Grosseto, per una media nei giorni feriali, di circa 60.000 posti/giorno offerti. Nella tratta tra Ladispoli e Roma, a maggiore frequentazione, circolano treni ogni 10 minuti circa;
dal 13 settembre sono stati attivati due ulteriori collegamenti nei giorni festivi che fermano in tutte le stazioni tra Roma e Civitavecchia; a partire dalla stessa data, dal lunedì al venerdì, due treni che precedentemente avevano origine/destinazione Civitavecchia sono stati prolungati/attestati a Montalto di Castro, con fermata anche a Tarquinia;
il 92 per cento circa dei collegamenti viene effettuato con i nuovi treni «Vivalto» con un incremento di circa 25.000 posti giornalieri offerti negli ultimi 4 anni;
il materiale rotabile utilizzato viene regolarmente sottoposto agli interventi manutentivi programmati, compreso quello pre-estivo agli impianti di condizionamento; ciò nonostante, possono occasionalmente verificarsi situazioni di avaria e in questo caso, qualora riguardino le apparecchiature di climatizzazione, sono state impartite le opportune disposizioni al personale di bordo perché proceda allo sblocco dei finestrini;
nei mesi scorsi, proprio allo scopo di elevare lo standard di pulizia dei rotabili, essendo risultato insoddisfacente, sono state bandite le nuove gare d'appalto per l'affidamento del servizio basate su capitolati rigorosi che assicurano prestazioni e qualità erogata facili da verificare e sanzionare. Attualmente il primo gruppo di gare che riguarda la pulizia dei rotabili di alcune regioni tra cui il Lazio è già stato aggiudicato ed è in corso il subentro delle nuove ditte;
per quanto riguarda gli indici di regolarità del servizio registrati sulla relazione Civitavecchia-Roma, si rileva che negli ultimi 3 anni si è registrato un
trend di progressivo miglioramento con livelli medi di puntualità superiori al 90 per cento.

Direttrice Viterbo-Roma:
la linea Roma-Cesano-Viterbo, attualmente al massimo della capacità infrastrutturale offerta, assicura nei giorni feriali un servizio di trasporto in cadenzamento orario e rinforzi nelle ore di maggiore affluenza per un totale di circa 115.000 posti/giorno offerti; sulla tratta Cesano-Roma, circola un treno ogni 15 minuti con

una frequenza ogni 7/8 minuti nelle fasce a maggiore valenza pendolare;
sulla relazione vengono utilizzati convogli TAF (Treno Alta Frequentazione) con vetture a doppio piano, compatibili con la lunghezza dei marciapiedi delle stazioni situate lungo la tratta Cesano-Viterbo.

Per quanto riguarda la presenza del personale di bordo sui treni del trasporto regionale, la società Trenitalia comunica che a seguito dell'accordo sindacale recentemente raggiunto sul cosiddetto «agente solo» le attività di assistenza alla clientela e controlleria a bordo da parte del Capo treno stanno gradualmente riprendendo la piena funzionalità. In particolare, ciò è avvenuto dal 5 luglio 2009 sulla Roma-Civitavecchia e dal 13 settembre sulla direttrice Roma-Viterbo.
Circa la qualità del materiale rotabile, si fa presente che nel nuovo contratto di servizio tra la regione Lazio e Trenitalia, attualmente in fase di definizione, sono previsti cospicui investimenti destinati all'acquisizione di nuovo materiale rotabile e alla ristrutturazione di quello già in esercizio, ai fini del miglioramento complessivo dell'offerta.
Infine per l'accesso ai nuovi treni Eurostar City, Trenitalia fa sapere che, nelle more del perfezionamento di un'apposita intesa con la regione Lazio, ai possessori di abbonamento ordinario/regionale e carta di ammissione intercity ridotta Lazio è attualmente consentito l'utilizzo dei treni Eurostar City che dal 14 giugno 2009 hanno sostituito i treni Intercity Plus inseriti nell'accordo precedentemente sottoscritto con la medesima regione Lazio.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.