XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di lunedì 12 ottobre 2009

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:

La Camera,
premesso che:
dalle analisi condotte sul patrimonio edilizio emerge un quadro di preoccupante gravità circa lo stato di salute di molti edifici, che, se pure usciti indenni o poco danneggiati dal sisma (categorie A o B), non danno alcuna garanzia di sicurezza e resistenza a futuri eventi tellurici;
gli interventi del piano «c.a.s.e.» hanno prodotto un impatto violento sul delicatissimo rapporto tra i nuclei urbani storici e il loro territorio, rapporto già seriamente compromesso dall'edificazione degli ultimi decenni e al quale occorre restituire la necessaria centralità;
lo studio di siti alternativi, destinati alla delocalizzazione delle volumetrie non riedificabili sul sito originario, a causa degli eccessivi rischi sismici cui sarebbero esposti, pone un grave problema di ulteriore consumo di territorio, per la cui soluzione sono necessarie tutte le risorse umane e culturali di cui si dispone;
esiste un patrimonio notevole di studi, esperienze e proposte, condotti in anni di confronto e di dibattito tra i soggetti pubblici e privati che sul tema dell'urbanistica e della pianificazione di questo territorio si sono impegnati, soggetti che a tutt'oggi sono stati scarsamente considerati o del tutto ignorati ed esclusi dal tavolo di discussione sulla ricostruzione;
le vicende legate al terremoto in Abruzzo e alla riparazione dei danni da esso prodotti stanno costituendo, e costituiranno ancor di più nel corso degli anni a venire, un ulteriore patrimonio (che va ad aggiungersi a quello già maturato da anni di interventi della protezione civile e dei vigili del fuoco sul tema della sicurezza) di esperienze di grande utilità per fronteggiare future calamità, come lo furono in passato gli eventi del Friuli, dell'Irpinia, dell'Umbria e delle Marche;
senza un linguaggio comune e un approccio metodico, non può nascere un'autentica governance della ricostruzione e le esperienze di questi mesi rischiano di vanificarsi; per ridurre questo rischio occorre coinvolgere tutte le forze disposte a spendersi sui tanti problemi connessi alla ricostruzione: dalle università agli istituti di ricerca, dagli ordini professionali alle associazioni - in particolare quelle che hanno competenze specifiche utili -, delle cui conoscenze e della cui opera ci si è pure avvalsi in passato;
riconoscendo la correttezza e l'attualità del motto «conoscere per deliberare», risulta di tutta evidenza la necessità di dotarsi degli strumenti più attuali, potenti ed efficaci disponibili: un Governo che voglia aver contezza e render conto dell'esito della propria azione sul territorio deve dotarsi di un sistema informativo territoriale unificato e disponibile su internet, visto sia come ausilio alle decisioni, sia come strumento di conoscenza democratica delle scelte operate e dei processi di trasformazione in atto, da realizzarsi attraverso la condivisione delle basi dati e dei sistemi informativi territoriali della protezione civile, degli enti locali e di diritto pubblico, per la costituzione di un unico osservatorio della ricostruzione, intesa sia come ricostruzione fisica, sia come ricostituzione del tessuto socio-economico;
durante e dopo la transizione dalla fase di government dell'emergenza a quella di governance della ricostruzione, per gli impegni finanziari e operativi presi in forza del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, il Governo sarà parte in causa nel futuro della regione colpita dal sisma,

impegna il Governo:

a procedere ad un'analisi che verifichi l'adeguatezza dell'intero patrimonio

edilizio, danneggiato e non, a futuri sismi e che, quindi, indichi anche la priorità della sostituzione degli edifici più a rischio, in base alle loro caratteristiche statiche e ai dati emergenti dalla microzonazione;
ad adottare criteri omogenei e trasparenti per la valutazione dei danni causati al patrimonio edilizio dal terremoto, in modo tale da includere il patrimonio architettonico e storico nella sua interezza e unità, modificando il proprio impegno nel suo recupero, promuovendo il superamento delle distinzioni attualmente poste in essere tra abitazione principale e non;
a coinvolgere ufficialmente, pienamente e da subito i soggetti più qualificati in materia di urbanistica e pianificazione territoriale, sia proseguendo gli incontri come quelli già posti in essere ultimamente, sia attraverso un forum pubblico;
a partecipare attivamente, in collaborazione con gli enti locali e di diritto pubblico che dispongono dei dati e delle conoscenze specifiche sul territorio, alla costituzione di una struttura di controllo e monitoraggio dei processi legati alla ricostruzione, ovvero di un osservatorio della ricostruzione, sia disponendo uno specifico stanziamento, sia rendendo disponibile, come già in parte sta avvenendo, il prezioso patrimonio di dati e di conoscenze della protezione civile e del suo sistema informativo territoriale.
(1-00251)
«Zamparutti, Beltrandi, Bernardini, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco, Calvisi, Duilio, Baretta, Colombo».

...

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta orale:

LIBÈ e VOLONTÈ. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 1, comma 1284, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, (finanziaria 2007) ha istituito un fondo di solidarietà destinato ad agevolare il maggiore accesso alle risorse idriche attraverso progetti ed interventi in ambito nazionale ed internazionale;
il finanziamento del fondo sarebbe stato garantito dal versamento di un contributo pari a 0,1 centesimi di euro per ogni bottiglia di acqua minerale o da tavola in materiale plastico venduta al pubblico;
le modalità di funzionamento e di erogazione delle risorse del fondo sarebbero state indicate con successivo decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro degli affari esteri;
nella norma non era stato indicato alcun termine entro cui emanare il citato decreto ministeriale e la chiusura anticipata della XV legislatura non ha certamente agevolato tale emanazione -:
se e quando i Ministri interrogati intendano procedere all'attuazione dell'articolo 1, comma 1284, della legge finanziaria 2007 che intende dar seguito al principio della garanzia dell'accesso all'acqua a livello universale, acquisendo l'intesa della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 e inviando in tempi rapidi lo schema di decreto ministeriale alle Commissioni parlamentari competenti per i prescritti pareri;

se, nelle more dell'emanazione del decreto ministeriale, siano già affluiti al fondo i versamenti dei contributi e a quanto ammontino.
(3-00705)

Interrogazione a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
sul sito internet della Protezione civile si legge che «alla luce del comportamento passato si prevede che, qualora l'attività (del Vesuvio) dovesse riprendere (...), la prossima eruzione sarebbe di tipo subpliniano, simile a quella del 1631 o del 472. Lo scenario dei fenomeni attesi prevede in tal caso la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri, la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza, nonché la formazione di flussi piroclastici lungo le pendici del vulcano per chilometri»;
a rischio sarebbe una popolazione di 600 mila abitanti sparsi nei 18 comuni intorno alla zona rossa, che risulta essere una delle aree più urbanizzate al mondo, con oltre 50 mila case abusive alle pendici del vulcano e con più di 100 mila domande di condono ancora da esaminare;
si tratta di un'urbanizzazione che ha interessato le strade, che sono tutte potenziali vie di fuga in caso di eruzione, con il piano di evacuazione previsto dalla Protezione civile, aggiornato pochi mesi fa, che prevede l'allontanamento dei cittadini da un massimo di sette giorni a un minimo di 72 ore con l'utilizzo del solo trasporto su gomma, privato e pubblico;
di fronte a questa situazione, in un'intervista all'agenzia Il Velino, Ugo Ricciardi, sostituto procuratore generale a Napoli e coordinatore del settore anti abusivismo per conto del procuratore generale Vincenzo Galgano, ha detto che nella vasta area intorno al vulcano «numerose famiglie vivono in abitazioni abusive che non possono essere sanate perché site nella cosiddetta zona rossa. Quelle case andrebbero abbattute subito, proprio per evitare nuove tragedie». Per quanto riguarda gli amministratori locali ha detto: «Purtroppo, tuttavia, molto spesso non conoscono neanche il loro territorio. Molti non sanno neanche quante e quali case abusive esistono sul loro territorio. E questo, di fatto, rallenta se non blocca l'iter. Credo che sia necessario avere un maggiore coordinamento tra le realtà locali, la Regione e la stessa magistratura, affinché non si perpetrino scempi e tragedie»;
sul Sole 24 ore del 6 ottobre 2009 è stata pubblicata una dichiarazione di Varner Mazzocchi, ricercatore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, per il quale «Il Vesuvio è attivo (...). Altrettanto dicasi dei Campi Flegrei, è un vulcano anche quello, nel bel mezzo di un'area densamente abitata (...). Non c'è alcun dubbio che, a voler essere saggi, occorrerebbe istituire un piano per rendere pressoché disabitato quel territorio, magari nell'arco di 20-30 anni»;
nell'articolo di Marco Magrini si riporta di come anche il Presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Enzo Boschi sia «favorevole a trasformare il Vesuvio in un parco»;
da ormai un paio di decenni Marco Pannella, Aldo Loris Rossi e il Partito radicale hanno cercato in ogni modo di imporre all'agenda politica nazionale ed europea l'enorme rischio alla quale la malapolitica della corruzione camorristica continua impunemente, e senza adeguato contrasto, ad esporre ormai quasi un milione di abitanti, proponendo il grande progetto internazionale di Aldo Loris Rossi che potrebbe consentire di trasformare il rischio oggi non governato in grande opportunità di investimento per la creazione

di una ecocittà ad esempio sull'asse Roma-Napoli -:
dopo la tragedia di Messina, che è solo l'ultima di una lunga serie di tragedie che hanno colpito il nostro Paese conseguenze del dissesto idrogeologico, quali iniziative si intendano assumere per far fronte a quella che è una tragedia annunciata nell'area vesuviana;
se a tal fine siano al corrente e conoscano le proposte dei radicali e se intendano avvalersene.
(4-04519)

...

AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

GASBARRA. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il taglio radicale di risorse economiche in dotazione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare per il 2009 e la totale incertezza di bilancio per il 2010 rappresentano l'evidente disinteresse di questo Governo nei confronti della tutela ambientale, all'interno del quale vi è l'abbandono dei parchi nazionali: parchi che spesso sono costretti a far ricorso all'autofinanziamento, con diverse iniziative, ma che non trovano sostegno dal Ministero;
in particolare il Parco nazionale del Circeo, istituito con decreto ministeriale, del 2 luglio 1975 rappresenta una straordinaria risorsa ambientale sia per estensione (9.000 ettari) che per le ricchezze naturalistiche;
in questo periodo dell'anno, nella stragrande maggioranza dei Parchi nazionali italiani ed in particolare in quello del Circeo si apre la stagione micologica che, oltre a rappresentare una voce in attivo nei bilanci dei parchi, è anche un'opportunità unica per riavvicinare tanti cittadini (con le idoneità previste dalla legge) agli ambienti naturali custoditi nelle nostre riserve naturali;
dal 30 settembre 2009 il Consiglio direttivo del Parco nazionale del Circeo ha aperto - in deroga - la raccolta dei funghi all'interno dell'area protetta, introducendo delle limitazioni a dir poco incredibili che impediscono a tanti cittadini, tra cui quelli della città di Ardea (Roma), di potervi accedere per la tradizionale raccolta: una limitazione senza precedenti che discrimina e che causa al Parco una perdita di risorse economiche -:
quali siano i motivi che hanno condotto a questa scelta e i criteri alla base della discriminazione territoriale e quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato in relazione alla determinazione del Consiglio direttivo che non salvaguarda il Parco nazionale del Circeo.
(4-04516)

PIFFARI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
a seguito dell'indagine «Tridentum», condotta dal Corpo forestale dello Stato sull'ex cava di Monte Zaccon nel Comune di Roncegno (Trento), nel dicembre 2008 fu posta sotto sequestro la discarica di Marter e vennero arrestate otto persone con l'accusa di «traffico e gestione illecita di rifiuti»;
dal quotidiano indipendente del Trentino Alto Adige l'Adige di venerdì 11 settembre 2009, si apprende che, a seguito dei risultati della perizia ordinata dalla Procura sul materiale conferito nella discarica, «il 98 per cento dei campioni prelevati (...) hanno restituito valori analitici di inammissibilità in recuperi ambientali»;
dalla stessa fonte si evince altresì che «stando al consulente della Procura» nel «discaricone» è stato conferito di tutto, da

fanghi contenenti stirene a terreni con idrocarburi, dalle scorie di acciaierie ai fanghi organici delle cartiere;
nell'analisi della documentazione sui conferimenti nella discarica di Monte Zaccon per gli anni 2007 e 2008 risulta che su un totale di 108 mila tonnellate conferite nel 2007, l'83 per cento (pari a 90 mila tonnellate) fossero rifiuti non idonei. Nel 2008, invece, su 311 mila tonnellate, 249 mila di queste (ossia l'80 per cento) sono risultate non idonee. Tra le sostanze inquinanti rinvenute, quindi, sono state trovate tracce di alluminio, antimonio, arsenico, ferro, manganese, nichel e piombo;
la consulenza della procura ha evidenziato non solo il rischio di inquinamento delle falde acquifere, sia a causa della particolare capacità dei rifiuti scaricati di cedere sostanze inquinanti quando sottoposti all'azione lisciante dell'acqua piovana, sia in quanto le pareti del «catino» di roccia risultano «fessurate», ovvero presentano dei fori risalenti al periodo in cui la cava era in funzione per l'estrazione del minerale, ma anche quello di esplosione dovuta alla fermentazione dei fanghi che producono gas;
sullo stesso quotidiano locale, l'Adige del 12 settembre 2009, il presidente della Provincia di Trento, a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal Procuratore Dragone circa la necessità di «interventi urgenti per la messa in sicurezza dell'area», ha dichiarato che «la salute pubblica non è a rischio» e di aver incaricato l'APPA (Agenzia provinciale per l'ambiente) di «approfondire con il perito della procura l'interpretazione dei dati raccolti e il loro profilo di pericolosità per la salute pubblica»;
in un articolo del quotidiano locale l'Adige, del 6 ottobre 2009, viene riportata la notizia secondo cui già nell'autunno 2008, prima che il Comune richiedesse la valutazione di impatto ambientale (VIA) sull'ampliamento della discarica e prima ancora dell'intervento della Procura, una consulenza geologica avesse espresso forti perplessità non solo circa il conferimento di 3 milioni di metri cubi aggiuntivi di rifiuti, ma anche riguardo alla impermeabilità della ex cava che, tra l'altro, evidenziava già la necessità di interventi di messa in sicurezza, quali la raccolta del percolato, delle acque piovane, delle polveri e dei gas -:
se il Ministro non ritenga opportuno intervenire, in virtù di quanto apparso sulla stampa, per fare piena luce sulle reali condizioni in cui versa l'area della ex cava di Monte Zaccon, dando una risposta certa sui concreti rischi che conseguentemente minacciano la salute pubblica e quali iniziative intenda intraprendere in merito;
se non sia opportuno inserire la suddetta area tra i siti di bonifica di interesse nazionale.
(4-04522)

...

BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta scritta:

DE BIASI e GHIZZONI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
La Fondazione Giuseppe Di Vittorio, costituita da circa dieci anni, rappresenta la principale sede per tutti i fruitori che intendono conoscere ed approfondire la storia del movimento Operaio in Italia e nel mondo, studiare l'evoluzione e la ricerca sulle tematiche economiche e istituzionali, l'analisi delle articolazioni delle forme espressive della cultura, le problematiche della ricerca scientifica e della sostenibilità, il confronto tra i modelli di integrazione economica e sociale europea e approfondire i temi relativi all'informazione e alla comunicazione;
le attività di ricerca e di studio della fondazione sono condotte dagli «amici della Fondazione», organismo che raccoglie studiosi ed esperti delle varie aree tematiche a cui da tempo fanno riferimento le Sezioni e i Gruppi di lavoro;

la Fondazione Di Vittorio svolge attività di grande rilievo quali (Convegni, seminari, dibattiti, pubblica libri, materiale audiovisivo e informatico e possiede al suo interno una serie di importanti raccolte di volumi inerenti la storia del movimento sindacale, la rappresentanza degli interessi economici, il movimento operaio e contadino italiano ed europeo che si segnalano per estensione e per il corpus omogeneo dedicato agli stessi argomenti;
al momento della sua costituzione la biblioteca della Fondazione raggiungeva le 2.000 unità bibliografiche, oltre al patrimonio di riviste, opuscoli e letteratura storiografica «minore», ovvero pubblicazioni interne delle strutture di rappresentanza sindacale territoriale e categoriale delle diverse organizzazioni confederali;
nel corso di questi anni la stessa biblioteca si è arricchita di ulteriori fondi bibliografici di assoluto rilievo;
un primo fondo definito «Carlo Costamagna» dal nome dell'esponente teorico del regime fascista, che si compone di circa 300 volumi ed opuscoli inerenti la dottrina, la politica e l'impostazione corporativa dello stato italiano negli anni del regime;
un secondo acquisito nel 2003, dall'avvocato Sante Assennato,e si compone di circa 1.000 volumi compresa una lunga serie di raccolte pressoché complete di riviste e periodici relativi, tutti, agli anni dell'immediato dopoguerra e fino al decennio del boom economico e delle lotte sindacali (1960);
a questi si sono aggiunti i volumi acquisiti per via diretta nel corso della normale ed istituzionale attività della Fondazione, oltre quelli acquisiti per scambio con altre Fondazioni ed istituti di ricerca sull'Italia contemporanea e con istituzioni nazionali;
tale patrimonio bibliografico è stato oggetto di una prima catalogazione informatica attraverso il programma di catalogazione CDS/ISIS (idoneo ad essere interconnesso con altri sistemi), distribuito dalla DBA per conto dell'UNESCO. Le potenzialità del programma prevedono l'utilizzo di un database già strutturato per la descrizione del materiale documentario secondo le regole dell'ISBD (International Standard Bibliographic Description) e le RICA (Regole Italiane di Catalogazione per Autore);
questa fase di catalogazione ad oggi ha riguardato un totale di circa 2000 volumi. Rimangono da catalogare - ad oggi - completamente gli altri fondi acquisiti, i volumi che giungono seguendo i normali canali di scambio e le monografie di cui via via viene deciso l'acquisto;
è ipotizzabile che tale flusso di nuovi materiali possa proseguire ed aumentare nel corso degli anni, a seguito di donazioni o acquisizioni dirette da parte del comitato scientifico della Fondazione stessa;
nel periodo di attività si è sviluppata, e si ha intenzione di continuare in queste nuove accessioni, l'acquisizione di materiale audiovisivo su supporto magnetico e in Cd/Rom;
la biblioteca della Fondazione è attualmente in convenzione con la biblioteca /archivio storico «Luciano Lama» ed è in stabile contatto con l'Archivio audiovisivo del movimento operaio italiano di Roma e dunque il numero di volumi è decisamente più alto;
la biblioteca è frequentata da ricercatori e studiosi italiani e stranieri, appartenenti alle strutture universitarie ed ai dottorati di ricerca in storia contemporanea attualmente attivi presso i diversi atenei italiani;
dall'elenco delle istituzioni culturali ammesse al contributo ordinario dello Stato per il triennio 2009-2011 la Fondazione Giuseppe di Vittorio è stata esclusa;
tale scelta è stata motivata da una presunta esiguità del patrimonio biobibliografico;
tale motivazione appare inesatta alla luce di quanto sopra esposto;

sono stati concessi finanziamenti ad istituzioni con minori corrispondenze ai requisiti richiesti -:
quali siano state, considerata l'importanza e l'attività ormai decennale svolta dalla Fondazione Giuseppe Di Vittorio, le motivazioni che hanno indotto il Ministro interrogato ad escludere suddetta Fondazione dai finanziamenti statali, unica fonte che negli anni ha sostenuto la ricerca e l'approfondimento di tematiche fondamentali per il nostro Paese;
se il Ministro non ritenga di erogare i finanziamenti alla Fondazione Di Vittorio, come atto di equità e di congruenza ai requisiti richiesti, di riconoscimento della reale portata culturale della Fondazione.
(4-04507)

TESTO AGGIORNATO ALL'8 GIUGNO 2010

...

ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:

PINI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 24 luglio 2009 ha stabilito che le caratteristiche strutturali e funzionali della tassa di igiene ambientale configurano un tributo e quindi non passibile di Iva. Questo vorrebbe dire che Hera non doveva riscuotere il 10 per cento di Iva che ha poi rimesso allo Stato;
nelle ultime bollette di Hera Spa emesse il 12 agosto e in fase di distribuzione non si tiene conto della sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 2009 e che la Tia («variante della Tarsu: tassa rifiuti solidi urbani») viene fatturata con l'aggravio del 10 per cento di Iva;
le società di gestione del tributo dovrebbero immediatamente adeguare le bollette a tale sentenza (Tia e Tarsu, sono estranei all'ambito di applicazione dell'Iva) e informare in maniera adeguata gli utenti che il tributo non è assoggettato all'Iva;
i cittadini non sono stati correttamente informati sia sulle modalità dei rimborsi che sulla suddivisione delle tariffe corrette -:
se il Ministro, essendo a conoscenza della situazione, non intenda in tempi brevi assumere iniziative normative volte a disciplinare il rimborso dell'Iva indebitamente riscossa da Hera spa, obbligando le società del settore a rideterminare le tariffe in bolletta alla luce della sentenza citata.
(4-04509)

PINI e STUCCHI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
come noto le zone montane e svantaggiate godono di una riduzione contributiva pari al 75 per cento dei contributi a carico dei datori di lavoro agricolo e di una riduzione contributiva del 68 per cento sui contributi diretti Inps ex gestione Scau;
ove non fosse prorogata la scadenza del 31 dicembre 2009, ci sarà un aumento medio contributivo di circa 500 euro per ogni iscritto alle liste Inps;
tali riduzioni operano sui contributi previdenziali e assistenziali (Inps/Inail) dovuti per i lavoratori dipendenti (impiegati e operai) assunti a tempo indeterminato e determinato;
pertanto la decadenza di tale norma comporta un aumento dei costi della manodopera nelle suddette zone agricole svantaggiate stimabile per il 2009 e per gli anni successivi intorno all'8,5 per cento, che si aggiunge agli altri aumenti di natura contrattuale e sindacale già oltremodo onerosi;
i datori di lavoro, poi, si vedrebbero triplicare in una sola soluzione i contributi previdenziali da versare per i dipendenti assunti;

sono enormi le difficoltà che le aziende del settore devono affrontare ogni giorno e pagando pesantemente il prezzo basso che la filiera riconosce loro a fronte di costi elevati che, al momento dell'acquisto, devono sostenere anche i consumatori;
in caso di mancata proroga della suddetta norma, il settore agricolo dovrà sopportare ulteriori costi legati alla manodopera, in un momento già di per sé difficile economicamente;
oltre alle imprese anche gli addetti del settore sono in difficoltà, a tal fine sarebbe importante incentivare le assunzioni a tempo indeterminato -:
se il Ministro interrogato non intenda provvedere prorogando tale meccanismo, facendo sì che queste agevolazioni si trasformino in un piano organico, un sostegno strutturale alle zone montane differenziando, ove ritenuto opportuno, le riduzioni tra contratti a tempo determinato e indeterminato.
(4-04510)

...

GIUSTIZIA

Interrogazioni a risposta scritta:

VACCARO. - Al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nel 2003 è stato indetto dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (DAP) un concorso per l'assunzione di 39 psicologi, regolarmente espletato tra il 2004 e il 2006 al quale hanno partecipato 2500 candidati;
a causa del blocco delle assunzioni, né nel 2006, né nel 2007 l'amministrazione ha provveduto ad ingaggiare i 39 vincitori di tale concorso, nonostante il DAP abbia continuato a stipulare onerose consulenze ad oltre 400 psicologi esterni;
negli stessi anni il DAP ha utilizzato fondi pubblici, in deroga al blocco finanziario, al fine di garantire i passaggi di carriera (54 per il 2006 e 273 per il 2007);
nel 2008 il DAP ha continuato a non assumere i 39 psicologi vincitori per due motivi: in primo luogo, carenza di personale nel ruolo contabile; in secondo luogo, la necessità di attendere gli sviluppi del passaggio delle competenze sanitarie del DAP dal Ministero della giustizia al Servizio sanitario nazionale, passaggio previsto dal 1999 decreto legislativo n. 230 del 1999;
come noto, il 1o aprile 2008 viene adottato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo al trasferimento delle funzioni sanitarie, che prevede, per i vincitori di concorso, che le aziende sanitarie possano attingere alle graduatorie dei concorsi (articolo 3, comma 10);
da questa data in poi non è stata fornita alcuna indicazione, né a livello nazionale, né a livello locale, sulle modalità di utilizzo della graduatoria (le aziende sanitarie locali bandiscono finanche nuovi concorsi per psicologi duplicando così le spese) -:
per quale motivo non abbia fatto seguito al concorso indetto dal DAP l'assunzione dei 39 psicologi risultati vincitori;
per quale motivo sia stato sostenuto dallo Stato un aggiuntivo aggravio di spesa derivante dalla stipula di contratti di consulenza esterna per il DAP, pur in presenza di 39 psicologi vincitori del suddetto concorso;
quale soggetto pubblico debba farsi carico di attuare e promuovere, in concreto, i risultati di un concorso pubblico regolarmente bandito ed espletato;
quali iniziative utili il Ministro intenda, assumere ed attivare per risolvere tale questione nel minor tempo possibile e con il miglior risultato perseguibile.
(4-04505)

RAISI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
le signore Randi Elisa e Randi Lidia sono state oggetto di un procedimento processuale protrattosi per diciotto anni e nove mesi, come attestato dal fatto che la notifica dell'atto di citazione è avvenuta nel marzo 1988 e la sentenza definitiva è stata pubblicata nel dicembre 2006;
proprio a seguito dell'irragionevole durata del procedimento le signore Randi hanno intentato causa al Ministero della giustizia sulla base della legge 24 marzo 2001 n. 89 che individua i parametri a cui rapportare il processo per verificare la violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali;
le signore Randi hanno vinto la causa e la Corte di appello di Ancona in data 31 luglio 2008 ha condannato il Ministero della giustizia al pagamento di 14.000 euro per ciascuna più il risarcimento delle spese di lite -:
per quali ragioni a tutt'oggi tali somme non siano ancora state pagate alle aventi diritto, nonostante sia passato più di un anno dalla sentenza, visto che su tali somme dovranno essere inoltre pagati gli interessi dalla pronuncia della sentenza al saldo.
(4-04508)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

SCHIRRU. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
si apprende dalla stampa locale dell'increscioso episodio verificatosi nella notte tra domenica 4 e lunedì 5 ottobre, all'aerostazione di Elmas, secondo cui si è rimasti otto ore senza controlli, dalle 22 alle 6, senza nessun vigilante della Sogaer Security nella sala monitoraggio;
risulta che le telecamere a circuito chiuso abbiano ripreso ciò che accadeva all'interno e all'esterno dello scalo, ma nella sala monitor non ci fosse neanche un dipendente della Sogaer Security a guardare le immagini. Ci sarebbero dovuti essere due vigilantes. In caso di pericolo, nessuno avrebbe potuto dare l'allarme;
gli agenti della Polizia aerea, che sovrintende al lavoro della Sogaer Security, hanno tempestivamente avviato un'indagine. I poliziotti stanno controllando la posizione dei lavoratori che sarebbero dovuti essere in turno (sembra che entrambi siano in possesso di regolare certificato medico) e verificando le eventuali contromisure che i capiturno e i responsabili della società avrebbero dovuto attivare e che, visto quanto accaduto, non sono state messe in atto;
per capire l'importanza delle telecamere si ricordi l'episodio del 12 ottobre del 2003, quando qualcuno, approfittando di un sistema di sorveglianza che all'epoca era ancora inefficiente, si avvicinò alla recinzione e, dopo averla manomessa, installò una bomba rudimentale. Una pericolosa azione dimostrativa che fece scattare l'immediato allarme sicurezza nell'aeroporto. A distanza di anni la situazione è enormemente migliorata. Sempre che quanto accaduto nei giorni scorsi sia stato soltanto uno spiacevole incidente di percorso -:
quali siano i primi elementi a disposizione del ministero circa la reale dinamica di quest'ultimo incidente all'aeroporto di Elmas;
quale sia lo stato della sicurezza dello scalo sardo e quali misure intenda adottare al fine di garantire maggiore sicurezza nello scalo di Elmas.
(5-01910)

PIFFARI e FAVIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
con la Finanziaria 2008 è stato introdotto il divieto per le stazioni appaltanti di inserire clausole compromissorie in tutti i loro contratti di lavori, forniture e servizi, e di sottoscrivere compromessi relativi agli stessi contratti. L'abolizione degli arbitrati è stata fortemente voluta dall'ex Ministro per le infrastrutture, Antonio Di Pietro, per mettere un freno alle ingenti spese sostenute dallo Stato per questo tipo di contenziosi, la cui entrata in vigore è stata successivamente sospesa;
secondo elementi raccolti dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture risulta che il costo del giudizio arbitrale è significativamente più elevato del giudizio ordinario. Ove non sia intervenuta una transazione, le pubbliche amministrazioni sono risultate soccombenti nella grande maggioranza di giudizi arbitrali, secondo una percentuale che si aggira intorno ai due terzi del totale e che, solo nel 2006 ha comportato oneri pari a 320.943.611 euro senza contare le spese per lo svolgimento del giudizio;
i lodi arbitrali sono stati, nella gran parte dei casi, dichiarati nulli da parte della Corte d'appello. Solo una minoranza degli arbitrati azionati si conclude entro il termine ordinario previsto per la pronuncia del lodo ed in taluni casi si sono conclusi con un accordo transattivo;
gli arbitrati nelle pubbliche amministrazioni sono talora fonti di pregiudizio all'erario e la loro conduzione ed i relativi esiti destano grave preoccupazione per gli effetti che essi possono produrre non solo sul bilancio dello Stato ma anche su quelli degli enti locali;
da notizie di stampa si apprende ad esempio che secondo una consulenza tecnica resa nell'ambito di una procedura arbitrale tra l'impresa Salini Locatelli s.r.l. ed il comune di Ancona, il comune stesso sarebbe tenuto a corrispondere alla citata impresa tre milioni di euro;
il Comune di Ancona aveva però risolto il contratto sottoscritto con la citata società (concernente la realizzazione del progetto esecutivo dei lavori di costruzione del centro intermodale di scambio per il trasporto pubblico e stabilizzazione del versante a monte dell'area ex Fornace Verrocchio Ancona) per grave inadempimento in quanto l'impresa affidataria ha realizzato parti della struttura in calcestruzzo armato in modo difforme dal progetto approvato;
nella relazione del consulente tecnico si affermerebbe, secondo gli interroganti apoditticamente, la preferibilità della soluzione adottata dall'impresa -:
quali iniziative di carattere normativo si intendano assumere al fine di abrogare le norme che consentano alle stazioni appaltanti di inserire clausole compromissorie nei contratti di lavori, forniture e servizi, e di sottoscrivere compromessi relativi agli stessi contratti, visti gli ingenti costi sostenuti dallo Stato e dagli enti locali per questo tipo di contenziosi.
(5-01914)

Interrogazioni a risposta scritta:

CARDINALE, BURTONE e SAMPERI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
a seguito del cedimento, lo scorso 21 maggio 2009, del giunto del viadotto «Geremia 2» della statale 626 Caltanissetta-Gela, completata e inaugurata nel febbraio del 2006, si sono verificati incidenti nei quali due persone sono rimaste ferite;
le cause del cedimento della strada statale 626 sarebbero ancora da individuare e, pertanto, la Procura di Caltanissetta e di Gela hanno aperto un fascicolo e l'Anas ha nominato una commissione di indagine;
da notizie di stampa sembra che le cause siano riconducibili all'utilizzo in

alcune opere di calcestruzzo depotenziato, caratterizzato da un'alta percentuale di sabbia rispetto al cemento;
il tratto Butera-Gela della strada statale 626 è stato chiuso dai vigili del fuoco di Mazzarino e di Caltanissetta in quanto il viadotto costituisce grave pericolo per l'incolumità pubblica ed è stato inoltre bloccato dalla Procura di Caltanissetta il traforo Cozzo Minneria sulla A20 fra Messina e Palermo, per potere effettuare nuove verifiche sulla qualità del cemento utilizzato nella costruzione;
questi recenti fatti collegati allo scandalo sul cemento impoverito che ha coinvolto la Calcestruzzi spa per la realizzazione del palazzo di giustizia di Gela e della diga foranea e di un tratto di strada della Gela-Licata stanno allarmando ampie fasce di cittadini -:
quali iniziative intenda adottare per monitorare urgentemente le opere realizzate in provincia di Caltanissetta da alcune imprese sottoposte recentemente ad indagini per avere utilizzato cemento impoverito;
quali provvedimenti intenda assumere per esercitare controlli sistematici e puntuali nell'esecuzione dei futuri lavori.
(4-04514)

PES, SORO, CALVISI, FADDA, MARROCU, MELIS, ARTURO MARIO LUIGI PARISI e SCHIRRU. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da diverse settimane il territorio della Sardegna risulta essere oggetto d'interesse di diverse società che si occupano di impianti eolici off-shore;
il progetto per la realizzazione di un impianto off-shore nella costa centro occidentale della Sardegna, in località Is Arenas, è già noto al Ministro interrogato, in quanto oggetto di precedenti interrogazioni (4/04170 e 4/04323) della prima firmataria del presente atto, rimaste ad oggi ancora prive di risposta;
il sindaco di Santa Giusta (Oristano) ha ricevuto la comunicazione per un altro impianto eolico sempre in provincia di Oristano;
si apprende dalle pagine odierne dell'Unione Sarda che quattro società hanno presentato al Ministro interrogato alcuni progetti per la realizzazione di parchi eolici marini sulle coste del Golfo degli Angeli (tra Cagliari e Sarroch) e di Palmas (Sant'Antioco) -:
quali progetti per la realizzazione dei parchi eolici risultino ad oggi al vaglio del Ministro e quale sia la loro localizzazione;
quali siano i costi di tali progetti;
come si ritenga di procedere, nel rispetto del piano paesaggistico regionale, di cui la Regione Sardegna si è dotata, in via definitiva, nel settembre del 2006 e nel pieno rispetto dell'articolo 9 della Costituzione e di quanto disposto dal cosiddetto codice Urbani (decreto legislativo 42 del 2004 e successive modificazioni).
(4-04518)

RAZZI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nel trasporto ferroviario si verificano decine di incidenti ogni anno;
anche ultimamente si sono verificati un alto numero di incidenti ferroviari di cui uno molto grave: il disastro ferroviario a Viareggio in data 29 giugno 2009 -:
quali accertamenti siano stati fatti sulla rete ferroviaria, con particolare riferimento alla rete RFI Spa delle Ferrovie dello Stato, al fine di verificarne la criticità;
quali interventi siano stati programmati per eliminare tali criticità e potenziali cause di danni;

quali siano gli interventi riferibili al materiale circolante nell'intera rete ferroviaria;
quali siano i premi e i relativi massimali assicurativi a carico delle Ferrovie dello Stato con riguardo alla responsabilità per incidenti;
se risponda al vero che in caso di difesa per incidenti delle Ferrovie dello Stato siano gli avvocati delle assicurazioni ad assumere la difesa delle Ferrovie dello Stato e che tali avvocati verrebbero pagati dalle compagnie di assicurazione;
in conseguenza del disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009, quali siano state le opere e i lavori sostenuti da parte di tutti i soggetti pubblici interessati;
quali spese siano per il futuro preventivate a carico dello Stato sempre in relazione a quanto verificatosi a Viareggio come, per esempio, quanto contenuto nel piano del commissario governativo Martini, Presidente della Regione posto che al momento il commissario starebbe per proporre al Governo lo stanziamento di circa 20/25 milioni di euro per far fronte ad alcuni danni causati agli immobili;
come si sia fatto o si farà fronte ai danni subiti dalle famiglie delle 31 vittime e dai feriti nell'incidente;
se e a quali oneri facciano fronte le assicurazioni e se e quali restino a carico delle varie amministrazioni pubbliche;
se e quale danno per l'erario possa configurarsi di fronte ad una spesa sostenuta dal gruppo Ferrovie dello Stato.
(4-04521)

TESTO AGGIORNATO AL 23 MARZO 2011

...

INTERNO

Interrogazioni a risposta scritta:

FALLICA e CARLUCCI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
il 30 settembre 2009 si è conclusa la procedura per l'emersione del lavoro irregolare di colf e badanti per la quale sono state presentate circa 300.000 nuove domande, meno rispetto alle iniziali previsioni. Probabilmente, molti extracomunitari presenti in Italia che non possiedono i requisiti previsti dalla più recente normativa continueranno a rimanere nel nostro Paese illegalmente, almeno e fino ad un eventuale loro individuazione nel corso dei controlli costantemente effettuati dalle forze di Polizia;
i controlli, sono notevolmente migliorati grazie alle previsioni della legge n. 189 del 30 luglio 2002 (la cosiddetta Bossi-Fini). In particolare l'obbligatorietà dell'assunzione delle impronte digitali e la realizzazione del nuovo permesso di soggiorno elettronico hanno consentito un attento monitoraggio del fenomeno immigrazione con il conseguente miglioramento nelle attività di contrasto ai fenomeni illegali;
in particolare l'adozione del permesso di soggiorno elettronico ha consentito di azzerare i tentativi di falsificazione e contraffazione che, a livello residuale, sono rimasti solo per quegli esemplari che, ancor oggi rilasciati nella versione cartacea, non dispongono di adeguati elementi di sicurezza verificabili anche con metodiche tradizionali - senza apparati elettronici di supporto;
con regolamento 380/2008 la Commissione europea ha aggiornato i requisiti del documento per renderli omogenei con il passaporto elettronico. Le stesse specifiche di sicurezza sono state aggiornate aggiungendo nuovi elementi di sicurezza di tipo ottico, impossibili da falsificare, ed eliminando il microprocessore a contatto, non più compatibile con il nuovo formato di dati;
l'adeguamento al nuovo regolamento, pertanto, dovrebbe suggerire una revisione

progettuale che tenga conto della nuova struttura dei dati ed avviare l'introduzione degli elementi biometrici, nel formato interoperabile, fino ad oggi non ammessi;
ad una contestazione della Commissione europea, che proprio sul posizionamento del microprocessore attualmente utilizzato e sui dati in esso contenuti minaccia di avviare procedura d'infrazione, è stato elaborato - da parte di codesto Ministero - un nuovo decreto che modifica la posizione del microprocessore, ma contestualmente elimina la banda ottica prevista dal regolamento UE del 2008, unico reale elemento di sicurezza visiva a garanzia di autenticità del documento;
i molti mesi di preparazione necessari per la predisposizione del nuovo documento, peraltro non compatibile con quanto richiesto nella procedura di infrazione e neppure con quanto indicato nel regolamento del 2008, rischierebbero di ritardare notevolmente le procedure per l'emersione del lavoro irregolare e non consentirebbero di realizzare i migliori e necessari controlli di contrasto alla immigrazione irregolare -:
quale sia lo stato di avanzamento del nuovo progetto e delle nuove specifiche in linea con il nuovo regolamento europeo;
se corrisponda al vero che la procedura di infrazione da parte della Commissione europea, riferita al regolamento 1030/2002, non preveda l'eliminazione degli elementi di sicurezza, ma si limiti alla richiesta di modifica della posizione del microprocessore a contatto, peraltro opzionale;
se corrisponda al vero che in Italia non sia pervenuto il documento che contiene i requisiti di sicurezza, tra i quali la banda ottica, mentre in altri Paesi dell'U.E. lo stesso risulta già disponibile;
se corrisponda al vero, sulla base del regolamento attualmente in vigore, che nel microprocessore non possano essere memorizzate informazioni non previste graficamente e, pertanto le impronte digitali non sarebbero ammesse;
se non si ritenga più adeguato modificare la sola posizione del microprocessore ed eliminare dallo stesso le impronte digitali, visto che tale approccio consentirebbe di non interrompere l'attuale processo di emissione e garantirebbe tempi brevi anche per i nuovi 300.000 permessi di soggiorno;
se non si ritenga opportuno mantenere la banda ottica, unico elemento di sicurezza visibile, univoco e non falsificabile, come peraltro ampiamente accettato anche dalla Commissione europea e come largamente utilizzato da oltre un decennio dagli stessi Stati Uniti per le famose green card.
(4-04502)

PINI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa apprendiamo come una situazione di grave disagio sia esplosa nella questura di Forlì-Cesena;
nei giorni scorsi il sindacato di polizia Siulp ha depositato un esposto nelle mani del procuratore della Repubblica riguardante le attività gestionali del Questore;
il contenuto dell'esposto rivela accuse molto gravi che riguardano la gestione degli affari interni della questura, del commissariato di Cesena e del posto estivo di Cesenatico;
si apprende sempre dagli organi di stampa che lo stesso sindacato presenterà un analogo esposto alla Procura della Corte dei conti per l'accertamento di eventuali responsabilità amministrative;
le accuse mosse riguardano il ricorso sistematico ed irregolare allo straordinario, il ricorso anomalo a cambi turni e reperibilità, la gestione dell'alloggio di servizio a Cesenatico e la mancata programmazione di turni di servizio straordinari per fronteggiare la carenza di personale in relazione alle necessità dei servizi da svolgere e delle attività di servizio;

tale situazione ambientale rischia di minare il lavoro delicato che questa parte degli organi di polizia devono svolgere;
a controprova di un'ambiente di lavoro inadeguato alla richiesta di sicurezza che proviene dai cittadini si possano analizzare i risultati relativi alla lotta alla microcriminalità nella provincia, nettamente inferiori alla media nazionale;
a tale situazione si è giunti anche per la lunghissima ed inusuale permanenza dello stesso questore in una sede -:
se il Ministro interrogato sia al corrente della situazione ed, in caso affermativo, se intenda assumere celermente iniziative finalizzate ad un provvedimento di turnazione nei confronti del questore, visto il clima di scontro con gli agenti evitando altresì che la nuova sede possa essere vicina a quella attuale.
(4-04517)

...

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta in Commissione:

COSCIA e GHIZZONI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in un comunicato ministeriale del 10 settembre 2009 si sostiene che per l'anno 2009-2010 le classi di tempo pieno nella scuola primaria sarebbero aumentate dell'8 per cento, passando dalle 34.317 del 2008-2009 alle 36.508 di quest'anno;
nell'anno scolastico 2006-2007, stando agli ultimi dati ufficiali resi noti dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a livello nazionale il 25,6 per cento degli studenti seguiva corsi di 40 ore a tempo pieno, il 70,3 per cento corsi a 28-39 ore e il 4,1 per cento corsi di 27 ore;
negli anni 2007-2008 e 2008-2009 i moduli di rilevazione statistica ministeriale, reperibili nel Sito del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, si riferivano (sezione D1) alle seguenti tipologie orarie: a 27 ore; da 28 a 30 ore; da 31 a 39 con mensa; da 31 a 39 senza mensa; a 40 ore;
siffatte rilevazioni, già raccolte dagli uffici, non sono state ancora rese note;
le comunicazioni relative al tempo pieno presenti nel citato comunicato ministeriale non riportano la destinazione dei circa 500.000 studenti che, secondo le rilevazioni finora conosciute, avrebbero dovuto frequentare negli anni 2007-2008 e 2008-2009 corsi caratterizzati dal modulo orario di 31-39 ore -:
quali siano con puntuale precisione i dati nazionali e regionali riguardanti la sezione D1 della suddetta rilevazione statistica ministeriale con riferimento agli anni scolastici 2007-08, 2008-09;
quale sia il numero rilevato degli studenti che nell'anno in corso, in conseguenza dei provvedimenti governativi, non frequentano più moduli con orari da 31 a 39 ore con mensa o senza mensa;
in considerazione dei dati riportati in premessa, se il Ministro interrogato non ritenga l'aumento del tempo pieno dichiarato dell'8 per cento un erronea percentuale e se non convenga che, stando ai dati comunicati, l'aumento reale è, invece, del 6,38 per cento.
(5-01913)

Interrogazione a risposta scritta:

VACCARO. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il piano programmatico di attuazione dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, prevede, nella scuola, tagli di organico per oltre 130.000 posti. Solo nel corrente anno scolastico 2009-2010 i tagli sono stati di oltre 67.000 posti (tra docenti e ATA) in ogni ordine di scuola e i tagli indiscriminati non hanno risparmiato nessuna provincia e nessun profilo professionale;

i tagli, oltre a investire il personale precario - solo nel 2009, 27.000 docenti e 9.000 ATA - hanno colpito anche il personale di ruolo: quasi 10.000 soprannumerari che saranno costretti ad essere utilizzati per le supplenze. In questo quadro desolante, a seguito di numerose segnalazioni, emerge in tutte la sua drammaticità la situazione scolastica presente nella Provincia di Avellino;
i tagli apportati dal suddetto piano programmatico hanno infatti censurato il diritto di avere, da parte di numerosi alunni disabili, gli spettanti e legittimi insegnanti di sostegno. Il rischio di andare a minare, con tale azione, il diritto dei bambini all'educazione ed all'integrazione è più che mai concreto. La debolezza di una condizione di svantaggio di un fanciullo dovrebbe infatti essere accompagnata da un percorso educativo che protegga e soccorra proprio le fasce più deboli. «Fare cassa» evitando di tagliare gli sprechi, ma, al contrario, cancellando il diritto all'integrazione e allo studio degli studenti disabili, oltre che inopportuno, sembra essere quanto meno contrario ad elementari principi costituzionali;
tale situazione è stata peraltro più volte denunciata dalle associazioni di cittadini avellinesi, famiglie che si rapportano alla quotidianità ed alle difficoltà scolastiche vissute dai propri figli -:
quali iniziative il Governo intenda adottare per risolvere tale drammatica vicenda;
se il Governo abbia intenzione di rivedere il piano programmatico di attuazione dell'articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008, al fine di garantire agli alunni disabili il diritto ad avere un insegnamento mirato grazie alla costante presenza di insegnanti di sostegno;
se il Governo intenda ristabilire all'interno della provincia di Avellino un numero congruo di insegnanti di sostegno per numero di alunni disabili.
(4-04506)

TESTO AGGIORNATO AL 9 NOVEMBRE 2009

...

LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta in Commissione:

BOBBA. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
gli assegni familiari italiani sono tra i più bassi d'Europa;
nella maggior parte dei Paesi dell'Unione europea l'erogazione degli assegni familiari è indipendente dal reddito, mentre in Italia sussistono vincoli ben precisi di reddito;
l'assegno è corrisposto solo se almeno il 70 per cento del reddito familiare è prodotto da lavoro dipendente o pensione, impedendo di fatto ai lavoratori autonomi di percepire gli assegni familiari, con una evidente discriminazione;
gli assegni familiari pur essendo stati oggetto di diverse revisioni, risultano ancora molto inferiori all'inflazione reale accertata dall'ISTAT, che nel giugno 2008 ha certificato un'inflazione annua del 3,8 per cento che sale al 4,7 se si considera che gli importi degli assegni familiari erano fermi dal gennaio 2007;
l'aggiornamento degli assegni al reale costo di cura e crescita di un figlio o di altra persona a carico non appaiono rimodulati rispetto non solo al costo della vita, ma anche alle esigenze della famiglia;
il sistema attuale di aggiornamento degli assegni familiari avviene alla fine di luglio di ogni anno, in quanto si attendono i dati finali delle dichiarazioni dei redditi dell'anno precedente, necessari a definire l'importo da erogare ad ogni famiglia;
la crisi economico-industriale che ha travolto anche il nostro Paese rende il meccanismo di definizione degli assegni inadatto alle reali esigenze della famiglia, soprattutto se il genitore perde il lavoro all'inizio dell'anno, in quanto egli percepirà l'adeguamento degli assegni in base

alle differenze reddituali dell'anno precedente, mentre per avere invece la somma adeguata e corrispondente al nuovo status della famiglia dovrà attendere l'anno successivo -:
quali iniziative si intendano assumere per garantire alle famiglie un tenore e una dignità di vita e se non si ritenga necessario modificare i parametri e i meccanismi di accesso agli assegni familiari.
(5-01911)

RIGONI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il settore delle installazioni telefoniche, da diversi anni, versa in una situazione di crisi con pesanti conseguenze sugli assetti occupazionali delle aziende;
sono state poste in essere iniziative volte a superare l'attuale fase ed a sostenere il reddito dei lavoratori attraverso strumenti in deroga alla legge n. 223 del 1991 e norme collegate;
tali iniziative hanno interessato anche CIET Impianti S.p.A. per sedi in cui poi, dal 1o gennaio 2009, è stata cessata l'attività;
a tale contesto di difficoltà è venuta a sovrapporsi tanto l'imprevista ed improvvisa crisi economica generale a livello mondiale che sta interessando anche l'Italia con pesanti riflessi quali la significativa contrazione degli investimenti dei consueti clienti di CIET Impianti S.p.A., quanto l'altrettanto improvvisa ed imprevista contrazione delle commesse da parte di Telecom Italia S.p.A., venutasi a concretizzare con evidenza e strutturalità nel corso dei primi mesi del 2009;
la crisi ha interessato tutta l'azienda nel suo complesso, comportando una significativa riduzione dei volumi di lavoro a partire dalla seconda metà del 2007, e determinando, dall'altro lato, anche una significativa erosione del portafoglio ordini proprio delle attività cosiddette diversificate, erosione che, unita alla diminuzione degli investimenti ed alla rarefazione delle gare, sta avendo come conseguenza una progressiva diminuzione dei volumi produttivi;
CIET Impianti S.p.A., con lettera del 16 marzo 2009 ha attivato una procedura di mobilità, ai sensi della legge n. 223 del 1991 per complessive 180 unità di cui 39 impiegati e quadri, 141 intermedi ed operai;
lo scenario di crisi dell'economia mondiale, europea ed italiana continuerà ad influenzare per tutto l'anno 2009 e, presumibilmente almeno per buona parte dell'anno 2010 non solo le scelte di Telecom Italia spa e dei suoi «concorrenti», ma anche quelle di altri committenti della Società, quali Enel-Terna, RFI, e altri, con riduzione degli investimenti e ricadute occupazionali negative per le imprese operanti nei relativi settori;
il giorno 27 maggio 2009 la CIET Impianti S.p.A, sigla con le Organizzazioni sindacali Fim-Cisl, Fiom-Cgil ed Ulim-Uil un accordo chiedendo l'intervento della cassa integrazione guadagni straordinari (CIGS) per crisi aziendale ai sensi dell'articolo 1 comma 5, della legge n. 223 del 1991 e dell'articolo 1 del decreto ministeriale 31826 del 2002;
dal 1o giugno 2009 i lavoratori sono in cassa integrazione. La CIGS avrà durata di 12 mesi e riguarderà un massimo di 180 unità in varie sedi d'Italia e nella sede della Direzione generale;
dai primi giorni di maggio 2009, i lavoratori CIET Impianti S.p.A., hanno attivato varie forme di protesta per denunciare episodi di pressione riportati in un loro comunicato secondo cui l'azienda ha messo in atto «mancate rotazioni, ritardi nei pagamenti degli stipendi uso discriminatorio e improprio della cassa, estensione dell'uso del subappalto, violazioni di norme contrattuali e delle leggi». A tutto questo si deve aggiungere «un'interpretazione unica a livello nazionale nel calcolare il dovuto della cassa integrazione, che prevede una tassazione esagerata

dell'assegno di Cassa. Il fine è ridurre oltre il dovuto le spettanze del lavoratore: mentre di norma il netto dell'assegno di cassa è di 720-740 euro netti al mese, CIET Impianti S.p.A ha comunicato con lettera ai lavoratori un valore netto di 620 euro, raggiunto attraverso alchimie contabili sull'Irpef, che forse saranno conguagliate a fine anno»; inoltre risulterebbe che, alla scadenza dei primi 3 mesi, i lavoratori in cassa non siano stati reinseriti nel percorso lavorativo e che ci siano dei ritardi nei versamenti previdenziali relativi al fondo Cometa;
i lavoratori sostengono il mancato rispetto dei suddetti accordi presi dall'azienda il 27 maggio 2009 siglato presso il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali -:
quali iniziative intenda assumere il Ministro interrogato per la difesa e la conservazione dei posti di lavoro dei 180 cassaintegrati CIET Impianti S.p.A, al fine di mantenere la completa retribuzione e la sicurezza del posto di lavoro anche richiamando l'azienda al rispetto integrale degli accordi sindacali e degli obblighi contrattuali nei confronti dei propri dipendenti.
(5-01912)

Interrogazioni a risposta scritta:

GNECCHI e CODURELLI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
nel 2007 è stato bandito un concorso nazionale per 293 posti nel profilo di ispettore di vigilanza, area funzionale C, posizione economica C1 presso l'istituto nazionale per la previdenza sociale;
il decreto «anticrisi» - decreto-legge n. 78 del 2009 - all'articolo 17 comma 7, ha stabilito il non luogo a procedere di nuove assunzioni di personale nella pubblica amministrazione;
il concorso ha visto la partecipazione di circa 15.000 candidati, laureati in materie giuridiche ed economiche e dopo le tre prove previste dal concorso (due prove scritte e una prova orale) sono risultate idonee circa 800 persone;
il concorso fu bandito per l'evidente necessità di colmare una grave ed oggettiva mancanza di ispettori nell'organico dell'INPS, la quale limitava fortemente la lotta all'evasione e all'elusione contributiva;
in molte pubbliche dichiarazioni i Ministri interrogati hanno chiaramente espresso la volontà e l'impegno di questo Governo a perseguire l'evasione fiscale e contributiva e pertanto, per coerenza, alle parole devono seguire fatti concreti che consentano di perseguire l'obiettivo dichiarato -:
se i Ministri interrogati non ritengano, al fine di dare seguito agli stessi obiettivi dichiarati dal Governo, di intervenire per promuovere una deroga, che consenta di poter procedere all'assunzione degli ispettori, necessari per consentire l'attività di vigilanza dell'INPS.
(4-04513)

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il Corriere della Sera nella sua edizione del 6 ottobre 2009 pagina tre della cronaca romana, pubblica un «dossier Sanità» («Ecografie, tac e risonanze, prenotazione impossibile»);
nel citato dossier, tra l'altro si riferisce che «per una ecografia bisogna aspettare un anno nel Policlinico di Tor Vergata. Per un ecocolordoppler addirittura un anno e 4 mesi nel San Filippo Neri. Ma molti ospedali fanno anche peggio. Quando i tempi superano la decenza, scatta una formula infallibile (si fa per dire): le liste infinite si prevengono bloccando le prenotazioni. «Mi dispiace, ma

non abbiamo disponibilità di appuntamenti. Provi a ritornare il mese prossimo...», è la risposta imbarazzata che molti cittadini si sono sentiti dare negli ultimi mesi, sia andando direttamente in ospedale oppure telefonando al Centro unico di prenotazione della Regione (Recup);
l'associazione Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti dei malato (Tdm) ha effettuato una indagine tra il 15 e il 25 settembre per monitorare il fenomeno, esaminando i dati del Centro unico di prenotazione regionale (Recup), dopo avere ricevuto lamentele e segnalazioni. «Le liste bloccate sono vergognose - denuncia Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale dell'associazione di cittadini - anche perché Asl e ospedali che sospendono l'attività di prenotazione violano te norme». Il riferimento è alla legge nazionale 266 del 2005 che all'articolo 1 indica proprio il divieto di bloccare le prenotazioni. «II Centro unico di prenotazione regionale si può paragonare ad una Ferrari alla quale si è deciso di non mettere benzina - spiega Scaramuzza -. Il Recup in questi anni ha dimostrato tante potenzialità, ha funzionato bene e andrebbe valorizzato, ma ormai sono molte le aziende sanitarie che non mettono a disposizione le proprie agende per consentire ai cittadini di prenotare una qualsiasi prestazione diagnostica o specialistica»;
sempre la citata associazione Cittadinanzattiva ricorda che il presidente della regione Lazio Piero Marrazzo da due anni annuncia l'introduzione nel Recup degli ospedali accreditati e classificati (soprattutto Policlinico Gemelli e Fatebenefratelli), «ma ad oggi non è dato sapere quando questo passaggio avverrà»;
dai dati a dir poco sconcertanti che emergono nel report sono ecografie, risonanze magnetiche e tac, le prestazioni più richieste. Per sottoporvisi serve molta, molta pazienza: in testa a questa poco invidiabile classifica, secondo l'associazione, c'è il San Filippo Neri con 558 giorni, pari a un anno e 4 mesi, per un ecocolordoppler ai vasi sovraortici. Non va molto meglio al Pertini nel quale per lo stesso esame bisogna aspettare 327 giorni, nel Grassi 231, San Camillo 215, nel Policlinico Casilino 192 e nel San Giovanni 154;
nessuna disponibilità di date per prenotare l'appuntamento nel Cto e nel Sant'Andrea. Molto pesante la situazione anche per fare una risonanza magnetica alla colonna vertebrale. L'attesa è variabile: 300 giorni nel Policlinico Tor Vergata, 283 nel Sant'Eugenio, 235 nel Policlinico Casilino e 234 nel Pertini. Nessuna data disponibile nel Sant'Andrea per la risonanza. Stesso discorso nel Policlinico, Umberto I: niente date utili sia per l'ecografia dell'addome che per un ecocardiogramma. Tra i picchi negativi 278 giorni nel Policlinico Casilino per una ecografia dell'addome, 287 nel Cto per una tac del cranio e 254 per un ecocardiogramma nel San Camillo. E i malati come reagiscono? «Vanno in clinica, se possono pagarsi gli accertamenti...» -:
se quanto riportato in premessa corrisponda a verità e quali urgenti iniziative si intendano, promuovere, adottare e sollecitare a fronte della gravissima situazione ricordata in premessa.
(4-04515)

...

POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta scritta:

BOFFA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
nell'ultimo periodo la stampa locale ha più volte riportato l'allarme lanciato dal mondo scientifico e accademico sannita circa l'ipotesi di spostamento del National Focal Point italiano (NFP.I,) FAO dal ConSDABI - il Consorzio per la sperimentazione, divulgazione e applicazione

di biotecniche innovative, con sede operativa a Benevento, per localizzarlo in un'area della regione Veneto, poi individuata nella città di Padova;
al momento, sembra che il Ministero per le politiche agricole abbia deciso di aprire un nuovo NFP Fao a Padova senza chiudere quello di Benevento;
il NFP.I., accreditato presso la FAO nel 1994 dal Governo italiano, ha sede da allora presso il ConSDABI di Benevento;
da allora il ConSDABI ha svolto la propria missione in materia di tutela del germoplasma animale di interesse zootecnico, in generale, e di quello in via di estinzione, in particolare, ai fini della ricostruzione di un bioecosistema «uomo-animale-territorio» in grado di realizzare uno sviluppo integrale e integrato del bioterritorio rurale quindi di uno sviluppo altamente sostenibile ed ecocompatibile;
nello specifico l'istituto esplica da allora numerose funzioni scientifiche e divulgative annoverando ben 362 contributi scientifici, 289 contributi tecnico-divulgativi, nonché 840 partecipazioni a congressi e tavole rotonde e centinaia di visite ricevute da parte di studiosi e studenti;
il ConSDABI, quale National Focal Point italiano esplica, tra le tante, le funzioni di:
a) inventario, monitoraggio e redazione di linee guida per la conservazione delle risorse genetiche animali nazionali a rischio di estinzione e/o di abbandono;
b) valutazione degli effetti delle pratiche agricole, degli agroecosistemi e delle attività sociali sulla biodiversità animale;
c) sostenibilità delle risorse genetiche animali, attuale e potenziale anche per l'ambiente, suggerendo peculiari modelli di valorizzazione di micro-agro-ecosistemi (micro-bioterritorio) altrimenti destinati all'abbandono;
d) stesura periodica di un rapporto sullo stato delle risorse genetiche animali a livello del paese, in collaborazione con il Ministero dell'agricoltura;
e) utilizzazione della risorsa genetica animale autoctona, quale fonte insostituibile, per l'ottenimento di un «prodotto locale tipizzato etichettato»;
f) redazione annuale di un rapporto da presentare al Ministero dell'agricoltura sullo stato delle risorse genetiche animali italiane o in via di estinzione o di abbandono;

il NFP.I.-FAO/ConSDABI ha ormai acquisito una esperienza ventennale con notevole apprezzamento internazionale e nazionale e in particolar modo dai NFP.I.-FAO degli altri paesi;
poco meno del 50 per cento della biodiversità animale italiana di interesse zootecnico (registri anagrafici, specie: asinina, bovina, equina, ovina e suina) è concentrato nell'Italia meridionale e insulare;
gli enti istituzionali locali: Regioni meridionali (Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia), Provincia di Benevento, Comunità montana Alto Tammaro e Fortore, Comune di Circello, Associazione regionale allevatori della Campania, Camera di commercio industria, artigianato e agricoltura di Benevento, Gruppo di azione locale Gal Fortore Tammaro, hanno investito in un ventennio, tra spese di funzionamento e investimento, poco meno del 60 per cento dell'importo totale -:
quali iniziative intenda assumere il Ministro per evitare il declassamento del NFP.I. di Benevento ed, al contempo, quali altre iniziative intenda assumere il Ministro per consolidare ulteriormente l'attività del polo sannita, una delle punte d'eccellenza nel campo della ricerca nel Mezzogiorno d'Italia.
(4-04503)

IANNACCONE. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
nei comuni della provincia di Avellino, Tufo, Altavilla Irpina, Chianche,

Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni si produce l'uva denominata Greco di Tufo d'origine controllata e garantita (DOCG);
si tratta del vitigno più antico dell'Avellinese;
i produttori di Greco di Tufo da alcuni mesi sono in uno stato di agitazione per via dell'ulteriore calo del prezzo dell'uva che da un euro e venti è precipitato a settanta centesimi di euro che servirebbero solo a coprire le spese di produzione;
molti produttori presenti sul territorio sono intenzionati a trattare un quantitativo minore di uva con il rischio di lasciarne una grossa partita sui vitigni;
a pochi giorni dall'inizio della vendemmia la maggior parte delle uve prodotte risulta ancora invenduta;
le cantine tutt'ora non sono intenzionate a procedere all'acquisto delle uve e solo pochi produttori sono stati in grado di vendere il prodotto recuperando i costi di produzione;
si rende necessaria una maggiore tutela delle produzioni locali impedendo che si immettano sul mercato prodotti che si fregiano della denominazione Greco di Tufo;
sui produttori di Greco di Tufo si ripercuotono anche gli effetti negativi della crisi che ha colpito l'economia del nostro Paese;
la crisi che colpisce i coltivatori del Greco di Tufo rischia di provocare la crisi dell'intero comparto agricolo che costituisce uno dei pilastri dell'economia irpina, già abbondantemente provata dalla crisi del settore industriale che ha determinato l'aumento del ricorso alla cassa integrazione guadagni e l'incremento della disoccupazione -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per tutelare i produttori di Greco di Tufo e i lavoratori impiegati nel settore;
se sia nelle intenzioni del Ministro interrogato promuovere la dichiarazione dello stato di crisi del comparto e i conseguenti provvedimenti a sostegno dei produttori;
quali iniziative il Ministro interrogato intenda promuovere per tutelare il marchio «Greco di Tufo» DOCG.
(4-04504)

LAURA MOLTENI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
nel periodo compreso tra il 9 febbraio ed il 29 maggio del 2009 UNIRELAB, il laboratorio antidoping dell'Unire, ha effettuato almeno 8.000 test su cavalli da corsa di cui 44 positivi a varie sostanze;
nel suddetto periodo a seguito della soppressione della figura professionale del direttore sanitario responsabile (figura professionale obbligatoria per legge) avvenuta tramite risoluzione del contratto lavorativo stipulato tra UNIRELAB ed il medesimo direttore sanitario (risoluzione occorsa il 9 febbraio 2009), ed il mancato tempestivo insediamento di un nuovo direttore (avvenuto in data 29 maggio 2009), i test di cui al punto precedente non sarebbero validi, in quanto eseguiti in assenza di un direttore sanitario responsabile;
in data 18 maggio 2009 la ASL della provincia di Milano, nel corso di un'ispezione effettuata presso UNIRELAB, ha accertato l'assenza della figura del direttore sanitario responsabile che, infatti, come riferito in precedenza si è regolarmente insediato solo il 29 maggio 2009;
risulta che nel suddetto periodo UNIRELAB, abbia introdotto, senza alcun titolo (ovvero senza autorizzazione del Ministero), una soglia (20 nanogrammi per millilitro) sotto la quale i cavalli sono considerati negativi al test della cocaina e che, a seguito di ciò, si è drasticamente ridotto il numero dei cavalli positivi;
risulta che sia stato inoltrato un ricorso ad UNIRE ed al Ministero delle

politiche agricole alimentari e forestali per richiedere l'annullamento dei test eseguiti da UNIRELAB nel periodo compreso tra il 9 febbraio ed il 29 maggio 2009;
su questa vicenda appare necessario accertare le responsabilità, anche individuali -:
se corrisponda a verità che tra il 9 febbraio ed il 29 maggio 2009 UNIRELAB ha effettuato test sui cavalli da corsa in assenza di un direttore sanitario responsabile e, in caso affermativo, se e quali iniziative e provvedimenti si intendano adottare, al fine di sanare le irregolarità pregresse e di assicurare l'assoluto rispetto della legalità per le attività di controllo presenti e future;
se corrisponda a verità che nel suddetto periodo di vacanza della figura del direttore sanitario responsabile di UNIRELAB, tale situazione non solo abbia reso non utilizzabili i risultati dei controlli antidoping, ma abbia per questo motivo anche creato un vulnus nel controllo della regolarità delle corse e del benessere animale oltre che un dispendio di ingenti risorse economiche impiegate e, in caso affermativo se e quali iniziative si intendano intraprendere per fare piena luce sulla vicenda e, in ogni caso, se e quali provvedimenti si intendano adottare nei confronti dei vertici di UNIRELAB e UNIRE.
(4-04520)

...

POLITICHE EUROPEE

Interrogazione a risposta scritta:

MAURIZIO TURCO, FARINA COSCIONI, BELTRANDI, BERNARDINI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro per le politiche europee. - Per sapere - premesso che:
la direttiva 2002/58/CE, sul trattamento dei dati personali e sulla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche, prevede che gli Stati membri debbano assicurare che «gli abbonati abbiano la possibilità di decidere se i loro dati personali - e, nell'affermativa, quali - debbano essere riportati in un elenco pubblico» (articolo 12) nonché adottare «le misure appropriate per garantire che, gratuitamente, le comunicazioni indesiderate a scopo di commercializzazione diretta [...] non siano permesse se manca il consenso degli abbonati interessati oppure se gli abbonati esprimono il desiderio di non ricevere questo tipo di chiamate» (articolo 13);
il Parlamento italiano, con la legge 27 febbraio 2009 n. 14 (Gazzetta Ufficiale 28 febbraio 2009 n. 49 S.O. n. 14) ha convertito il cosiddetto decreto-legge, «Milleproroghe» (decreto-legge n. 207 del 2008);
l'articolo 44 del decreto-legge n. 207 del 2008, al comma 1-bis, prevede che - in deroga alla disciplina prevista dal Codice in materia di protezione dei dati personali, decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ed in particolare alla disciplina prevista dagli articoli 13 e 23, che ha recepito ed attuato la direttiva 2002/58/CE - «i dati personali presenti nelle banche dati costituite sulla base di elenchi telefonici pubblici formati prima del 1o agosto 2005 sono lecitamente utilizzabili per fini promozionali sino al 31 dicembre 2009»;
nel 2007-2008 il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato diverse decisioni che impedivano a taluni prestatori di servizi di vendere banche dati specifiche, nella misura in cui tali banche dati erano state create utilizzando elenchi telefonici pubblicati prima del 1o agosto del 2005 e per i quali non v'era alcuna prova che gli utenti avessero ricevuto l'informativa di cui all'articolo 13 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 o vi era la prova che l'informativa fornita fosse del tutto insufficiente, inadeguata o inidonea;
il medesimo Garante, peraltro, aveva chiarito che, indipendentemente dal consenso degli interessati, residuava la possibilità per il titolare della banca dati creata utilizzando elenchi telefonici pubblicati

prima del 1o agosto del 2005, di utilizzarla direttamente, anche per attività promozionali per conto di terzi, purché fosse stata fornita agli utenti un'idonea ed adeguata informativa, con ciò consentendo, data l'esistenza di banche dati siffatte, la prosecuzione dell'attività di telemarketing senza alcun rischio, paventato a giustificazione della deroga, per i posti di lavoro del settore;
con l'articolo 44, comma 1-bis, del decreto-legge n. 207 del 2008 si è consentito, dunque, sino al 31 dicembre 2009 di utilizzare banche dati caratterizzate non solo dall'assenza del consenso dell'utente per l'utilizzo dei propri dati personali, ma anche caratterizzate dalla totale assenza di un'informativa all'utente o dalla presenza di un'informativa insufficiente, inadeguata o inidonea, ciò in deroga al Codice di protezione dei dati personali ed in contrasto sia con la direttiva europea 2002/58/CE sia con la giurisprudenza del Garante per la protezione dei dati personali;
la Commissione europea, con risposta scritta del 7 aprile 2009 all'interrogazione P-1463/2009, sul punto svolta dall'onorevole Marco Cappato, ha concluso come segue: «La Commissione ha rilevato le divergenze tra la recente legge (articolo 44, comma 1-bis, del decreto-legge n. 207 del 2008) e le decisioni del Garante e solleverà con le autorità italiane la questione della compatibilità di tale legge con la direttiva relativa alla vita privata e alle comunicazioni elettroniche. Se necessario adotterà misure appropriate per garantire il rispetto della legislazione comunitaria sulla protezione dei dati, in particolare della direttiva 2002/58/CE» -:
se il Ministro interrogato, in ragione della risposta della Commissione europea, intenda assumere iniziative, anche di carattere normativo, al fine di conformare l'ordinamento nazionale agli indirizzi espressi dalla Commissione europea.
(4-04523)

TESTO AGGIORNATO AL 23 NOVEMBRE 2010

...

SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazioni a risposta scritta:

FUGATTI, REGUZZONI e STUCCHI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Governo Berlusconi ha agito efficacemente e tempestivamente per arginare la più grave crisi economico-finanziaria degli ultimi anni in Italia; in particolare con il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, ha abolito l'Ici sulla prima casa, ha permesso la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile e la detassazione degli straordinari; con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, ha istituito il fondo per i cittadini meno abbienti, con il decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, ha dato sostegno alle banche e agli istituti finanziari; con il decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, ha introdotto il bonus famiglia, il tetto al 4 per cento sulle rate dei mutui a tasso variabile, il principio dell'iva per cassa, la deduzione dall'ires della quota irap, la revisione degli studi di settore, la sottoscrizione pubblica delle obbligazioni bancarie speciali; con il decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, ha introdotto gli incentivi a sostegno del settore delle auto, dei mobili e degli elettrodomestici. Da ultimo, con il decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, ha consentito la detassazione degli investimenti in macchinari;
il comma 3-bis dell'articolo 3 del citato decreto legge n. 5 del 2009 stabilisce che gli incentivi per il rinnovo del parco circolante, gli incentivi all'acquisto di veicoli ecologici e la detrazione fiscale per l'acquisto di mobili ed elettrodomestici si applicano ai prodotti di aziende che si impegnano a non delocalizzare al di fuori dei Paesi dello Spazio economico europeo la produzione dei prodotti stessi -:
in che modo e con quale esito il Governo abbia, ad oggi, verificato se le imprese produttrici dei beni oggetto degli incentivi e delle detrazioni fiscali di cui

agli articoli 1 e 2 del decreto-legge n. 5 del 2009 si siano impegnate a non delocalizzare i propri impianti al di fuori dei Paesi dello Spazio economico europeo.
(4-04511)

FUGATTI e REGUZZONI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il Governo Berlusconi ha agito efficacemente e tempestivamente per arginare la più grave crisi economico-finanziaria degli ultimi anni in Italia; in particolare con il decreto-legge 27 maggio 2008, n. 93, ha abolito l'Ici sulla prima casa, ha permesso la rinegoziazione dei mutui a tasso variabile e la detassazione degli straordinari; con il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, ha istituito il fondo per i cittadini meno abbienti, con il decreto-legge 9 ottobre 2008, n. 155, ha dato sostegno alle banche e agli istituti finanziari; con il decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, ha introdotto il bonus famiglia, il tetto al 4 per cento sulle rate dei mutui a tasso variabile, il principio dell'iva per cassa, la deduzione dall'ires della quota irap, la revisione degli studi di settore, la sottoscrizione pubblica delle obbligazioni bancarie speciali; con il decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, ha introdotto gli incentivi a sostegno del settore delle auto, dei mobili e degli elettrodomestici. Da ultimo, con il decreto-legge 1o luglio 2009, n. 78, ha consentito la detassazione degli investimenti in macchinari;
il comma 3 dell'articolo 2 del citato decreto-legge n. 5 del 2009 ha previsto che il ministero dello sviluppo economico promuovesse la stipula di un apposito protocollo di intenti con i soggetti delle filiere produttive e distributive dei beni per i quali sono stati previsti gli incentivi (auto, mobili, elettrodomestici) per il mantenimento dei livelli occupazionali, il rispetto dei termini di pagamento previsti nei rapporti interni alle filiere medesime, il monitoraggio delle iniziative promozionali già assunte per stimolare la domanda e migliorare l'offerta dei servizi di assistenza e manutenzione; il medesimo comma 3 prevedeva anche l'emanazione di un decreto da parte dello stesso ministro dello sviluppo economico entro 60 giorni dalla data di conversione del decreto-legge 5 del 2009, per stabilire le modalità di monitoraggio dell'attuazione del protocollo -:
se sia stato emanato il decreto di cui all'ultimo periodo del comma 3 dell'articolo 2 del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5 e se, ad oggi, si sia già arrivati alla stipula del protocollo di intenti previsto del medesimo comma 3.
(4-04512)

...

Apposizione di firme ad una interrogazione.

L'interrogazione a risposta in Commissione Guido Dussin e altri n. 5-01898, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 7 ottobre 2009, deve intendersi sottoscritta anche dai deputati: Bitonci, Forcolin, Gidoni, Callegari, Montagnoli, Negro, Bragantini, Dal Lago, Dozzo, Goisis, Munerato, Stefani.

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:
interrogazione a risposta scritta Cimadoro n. 4-04470 del 7 ottobre 2009.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore:
interrogazione a risposta orale Cardinale e altri n. 3-00548 del 27 maggio 2009 in interrogazione a risposta scritta n. 4-04514.

INTERROGAZIONI PER LE QUALI È PERVENUTA RISPOSTA SCRITTA ALLA PRESIDENZA

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 17 gennaio 2003, con nota prot. 3285/2002, Divisione1/cittadinanza, la Prefettura di Bologna comunicava al signor Hassan Akrane, domiciliato a Bologna, via della Cooperazione n. 2, l'avvio del procedimento amministrativo ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241, in relazione alla istanza per la concessione della cittadinanza italiana avanzata dallo stesso signor Akrane ai sensi dell'articolo 9 della legge n. 91 del 5 febbraio 1992, (all'Ufficio Cittadinanza del Ministero dell'interno la pratica è rubricata al n. K/10/61095);
il signor Hassan Akrane si trova nel nostro Paese da ben ventidue anni, periodo durante il quale si è perfettamente integrato nella nostra società, studiando, lavorando regolarmente e versando i relativi contributi all'INPS;
sussistono pertanto tutti i presupposti affinché il signor Akrane acquisti lo status civitatis avendo il medesimo, così come richiesto dalla legge, sia una residenza stabile e continuativa nel nostro Paese sia un reddito adeguato e sufficiente al proprio sostentamento;
la richiesta di concessione della cittadinanza per residenza risale a quasi sette anni fa, ma in tutti questi anni il signor Akrane non è più stato informato in ordine allo stato del procedimento, il quale sembra sia ancora fermo alla «fase istruttoria»;
ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 91 del 1992 e dell'articolo 3 del regolamento di attuazione, le istanze per la concessione della cittadinanza dovrebbero essere evase dall'amministrazione competente entro 730 giorni, però questo arco temporale viene regolarmente doppiato per quello che riguarda le concessioni di cittadinanza per matrimonio e addirittura triplicato per quanto concerne le concessioni di cittadinanza per residenza;
appare francamente difficile, secondo l'interrogante, comprendere la mancanza di risposta ad una istanza formulata e presentata da ben sette anni -:
quali sia lo stato della predetta pratica, che cosa osti al suo favorevole accoglimento e cosa ne abbia impedito l'evasione senza dover attendere la scadenza dei termini (730 giorni) previsti dalla legge;
quali provvedimenti intenda adottare per abbreviare il lunghissimo iter di concessione della cittadinanza italiana, la cui

durata oggi è di fatto triplicata rispetto a quanto indicato dalla legge.
(4-02868)

Risposta. - Il signor Akrane ha presentato il 25 novembre 2002 istanza di concessione della cittadinanza ai sensi dell'articolo 9 lettera f) della legge 5 febbraio 1992, n. 91 che prevede la concessione della cittadinanza allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.
La mancata favorevole conclusione del procedimento di concessione della cittadinanza italiana è dovuta innanzitutto alla pendenza, presso il Tribunale di Bologna, di un procedimento penale a carico dell'interessato già al momento della presentazione dell'istanza, definito in data 13 febbraio 2007 con sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione del reato commesso.
Successivamente, presso il medesimo Tribunale sono risultati pendenti altri due procedimenti penali, uno dei quali definito il 18 giugno scorso con sentenza di condanna per il reato di minaccia. Per tale condanna, il 2 luglio è stata inviata al signor Akrane la comunicazione di preavviso di rigetto della cittadinanza italiana ai sensi dell'articolo 10-
bis, legge n. 241 del 1990, specificando i motivi pregiudizievoli alla concessione della cittadinanza.
Per quanto riguarda i tempi di definizione delle istanze di concessione di cittadinanza italiana, si fa presente che effettivamente, ai sensi dell'articolo 8 della legge n. 91 del 1992, non è ammesso il rigetto dell'istanza quando sia decorso il termine di due anni dalla data di presentazione dell'istanza stessa. L'articolo 6 della medesima legge, tuttavia, prevede la sospensione
«ope legis» di detto termine proprio in caso di pendenza di procedimento penale in cui il richiedente è imputato e fino alla conclusione del procedimento stesso.
Presso i competenti uffici del ministero dell'interno, nell'ultimo biennio è stato dato particolare impulso alle istanze di concessione della cittadinanza per matrimonio, tenuto conto che, per consolidata e costante giurisprudenza il predetto termine è considerato perentorio e, pertanto, una volta superato, non è possibile adottare un provvedimento di rigetto dell'istanza.
La migliore organizzazione del lavoro degli uffici preposti a svolgere tali istruttorie ha consentito di concludere i suddetti procedimenti nei due anni previsti dalla legge.
Anche per la conclusione del procedimento di concessione della cittadinanza allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica, il termine fissato (dall'articolo 3 del regolamento adottato con decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 362 «Regolamento recante disciplina dei procedimenti di acquisto della cittadinanza italiana») è di due anni ma, per consolidato orientamento della giurisprudenza, tale termine non riveste carattere di perentorietà.
Il procedimento amministrativo seguito per questa fattispecie è più complesso, in quanto l'istruttoria è finalizzata a verificare - sulla base di vari indici (reddito, stabilità dell'attività lavorativa, raggiungimento di un sufficiente grado di integrazione, assenza di motivi ostativi attinenti alla sicurezza, mancanza di precedenti penali) - la coincidenza tra interesse del richiedente all'ottenimento della cittadinanza e interesse pubblico.
I tempi medi di conclusione del procedimento sono di circa tre anni, considerata anche la sospensione dei termini derivante dall'eventuale invio di comunicazioni all'interessato, ai sensi dell'articolo 10
-bis della legge 7 agosto 1990, n. 241, di motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

BERTOLINI e RUBEN. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
in data 19 agosto 2008, sul sito web di Telecom Italia Mobile (www.tim.it), nella pagina dedicata alla nuova offerta denominata «NUOVA WELCOME HOME», nell'elenco delle tariffe per le

chiamate all'estero, si nota come nella lista dei Paesi manchi lo Stato di Israele e appaia invece lo Stato palestinese;
chiamando il numero 187 della Telecom veniva cortesemente spiegato che per parlare con Tel Aviv bisognava chiamare in Palestina;
il fondamentalismo islamico ha da sempre negato il diritto di Israele ad esistere e le azioni terroristiche, gli attentati kamikaze, gli attacchi militari, hanno spesso trovato giustificazioni in questa criminale e antidemocratica premessa;
nel giugno scorso il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, alla vigilia della sua partenza per Roma per partecipare al vertice Fao, dichiarò: «Israele è alla fine e presto verrà eliminato dalle carte geografiche»;
la mancanza, nella lista dei Paesi fruitori del suindicato servizio di telefonia mobile, di uno Stato riconosciuto dalla Comunità Internazionale, come Israele, è di una gravità inaudita e costituisce una decisione assolutamente censurabile, peraltro peggiorata dalla contemporanea presenza nella lista di un'entità statale inesistente a livello internazionale, cioè la Palestina;
la vicenda richiama alla mente la bufera sollevata qualche mese fa, quando il Ministero dell'interno del Governo Prodi aveva cancellato lo Stato di Israele dalle mappe dei palmari forniti alla Polizia di Stato;
la vicenda non pare inoltre agli interroganti rispettosa dell'intero popolo israeliano a cui deve essere riconosciuto il diritto inviolabile ad esistere -:
se i ministri siano a conoscenza di questa iniziativa, che per gli interroganti assume un grave significato politico, e quali elementi intenda fornire al riguardo;
se intendano richiedere maggiori informazioni e spiegazioni ai vertici di Telecom Italia spa;
se, anche alla luce dei riflessi che una scelta aziendale può comunque comportare sull'immagine dell'Italia e della sua politica estera, non intendano adottare eventuali iniziative di competenza.
(4-01483)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, sulla base di informazioni acquisite presso la società Telecom Italia, si rappresenta quanto segue.
L'offerta «Nuova Welcome Home», indicata sotto la voce «Offerte-Tariffe per risparmiare» nella
homepage del sito di Telecom Italia, è un'offerta a tariffa agevolata per il traffico in partenza dalla propria utenza fissa e diretto ai Paesi di uno specifico segmento di clientela, definito «etnico», individuato dalla predetta società e costituito da comunità di immigrati che, da tempo, hanno raggiunto una significativa presenza in Italia e che mantengono forti legami con i loro Paesi d'origine.
Per tale motivo, secondo quanto precisato da Telecom Italia, l'offerta include, come possibili destinazioni delle chiamate, anche un ristretto numero di Paesi non rientranti tra quelli ad economia avanzata, tra cui la Palestina.
La società evidenzia, inoltre, che l'offerta in questione esclude non solo lo Stato di Israele, ma anche altri Paesi come il Canada, gli Stati Uniti ed i Paesi dell'Europa occidentale, proprio per l'assenza da tali Stati di un elevato flusso migratorio verso l'Italia che non ha dato luogo a significative comunità di immigrati.
Si segnala, tuttavia, che le altre offerte previste da Telecom, non rivolte al mercato «etnico» comprendono la possibilità di effettuare chiamate verso tutti gli Stati del mondo, compreso la Stato di Israele.
Si aggiunge, infine, che la scelta dei Paesi da includere in un piano tariffario di telefonia non costituisce, in alcun modo, espressione di una valutazione politica che possa ricondursi al Governo Italiano ma dipende, esclusivamente, dalle scelte economiche del singolo operatore

telefonico fondate su accordi specifici che esso conclude con i suoi partners commerciali.
Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

BOBBA, SERENI, SORO e MOSELLA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la sussidiarietà, detta orizzontale, è un principio cardine della democrazia sia rappresentativa sia partecipativa, che attua un'equilibrata distribuzione di funzioni tra i soggetti istituzionali, i soggetti sociali e i soggetti economici di mercato e che legittima non solo l'esistenza e il ruolo dei soggetti sociali, dalle fondazioni, alle associazioni, alle Onlus di varia natura;
il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali Maurizio Sacconi nel «Libro bianco sul futuro del modello sociale. La vita buona nella società attiva», approvato dal Consiglio dei ministri nel maggio scorso, afferma che «il primo valore che ci deve guidare in questa sfida è la centralità della persona... Da questo valore discende la tesi di un welfare delle opportunità e delle responsabilità... Un modello sociale così definito si realizza non solo attraverso le funzioni pubbliche, ma anche riconoscendo, in sussidiarietà, il valore della famiglia, della impresa profittevole e non, come di tutti i corpi intermedi che concorrono a fare la comunità» (http://www.ilsussidiario.net/articolo.aspx?articolo=36366);
l'articolo 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, recante misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2 del 2009, inverte la disciplina fiscale finora vigente in Italia sulle quote associative introducendo la regola generale della loro imponibilità;
la disposizione introdotta nel nostro sistema tributario dispone l'invio telematico del modello all'Agenzia delle entrate, quale condizione per l'applicazione delle comuni regole e principi fiscali già presenti nel nostro ordinamento, come nel caso di specie articoli 143 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986 n. 917 e successive modificazioni ed integrazioni;
in data 2 settembre 2009 è stato approvato il modello con le relative istruzioni per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi, che dovrà essere presentato sia dagli enti già costituiti al 29 novembre 2008, data di entrata in vigore del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, sia da quelli costituitisi successivamente a tale data;
in detto modello l'Agenzia delle entrate prevede che il mancato invio di un modello costituisce, sic et simpliciter, presupposto di imponibilità fiscale delle entrate, quali esse siano, di un ente non commerciale/associativo, anche alla luce del disposto dell'articolo 53 della Costituzione ed al cosiddetto principio di capacità contributiva;
nell'attuale sistema previsto dal Testo unico delle imposte sui redditi e dall'imposta sul valore aggiunto in caso di omesso invio del modello di dichiarazione annuale, l'amministrazione finanziaria per poter individuare l'area di evasione e la conseguente esistenza di eventuali redditi imponibili, è comunque tenuta all'osservanza di una procedura, seppur semplificata, di accertamento e delle relative regole poste anche a garanzia del contribuente per evitare abusi, disposta dal decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973 e dalle corrispondenti norme IVA, volte peraltro a consentire il fondamentale diritto alla difesa garantito costituzionalmente dall'articolo 24 della Costituzione (articolo 30, comma 1);
l'obbligo dell'invio del modello grava indistintamente sulle associazioni senza distinzione di ragione e scopo sociale,

comprendendo anche partiti e sindacati, accomunando grossolanamente tipologie di associazioni molto diverse tra loro anche per struttura e disciplina, gran parte delle quali regolamentate da specifiche leggi settoriali;
dalla circolare dell'Agenzia delle entrate è quindi evidente che non si tiene conto delle numerose, articolate e sostanziali differenze esistenti nel terzo settore;
nel modello viene altresì richiesto che il rappresentante legale dell'ente associativo sia tenuto a dichiarare se «uno o più amministratori svolgono la medesima funzione anche in altre associazioni non lucrative», pertanto, il rappresentante legale dell'associazione, pur non avendo poteri di indagine, deve assumersi la responsabilità di quanto gli viene riferito;
alcuni enti associativi, come quelli di promozione sportiva registrati presso il CONI, non sono tenuti a fornire i dati di cui all'articolo 30, decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, da ciò deriva che tale esonero dovrebbe interessare anche le associazioni di promozione sociale, che non svolgono attività commerciale, infatti per esse esiste un Registro a livello nazionale che già raccoglie i dati richiesti dal modello, nonché esistono anche Registri a livello regionale;
la trasmissione del modello ha come finalità esplicitamente dichiarata dall'articolo 30, comma 1, della citata legge, quella di «consentire gli opportuni controlli», di conseguenza, saranno oggetto di verifica le associazioni grandi o piccole che sono dotate di un codice fiscale identificativo e che effettueranno l'invio telematico, mentre, quelle che non hanno un codice fiscale e che non faranno l'invio del modello rimarranno sommerse ed eviteranno il controllo diretto dell'Agenzia delle entrate;
il modello, al punto 29, richiede la comunicazione di informazioni, che vanno ben oltre i «dati e notizie rilevanti ai fini fiscali», facendo sorgere il dubbio di legittimità, in quanto sconfinano i limiti stabiliti dalla legge n. 2 del 2009, articolo 30;
il modello così formulato non ottempera nemmeno ai principi di eguaglianza formale e sostanziale, di cui all'articolo 3 della Costituzione, così come si evince dai commi 2, 3 e 3-bis dell'articolo 30 della legge in oggetto;
l'Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, istituita con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 settembre 2000 con cui si è dato seguito alla delega prevista dall'articolo 3 della legge n. 662 del 23 dicembre 1996, che opera sotto la vigilanza della Presidenza del Consiglio dei ministri, a cui è tenuta ad inviare annualmente una relazione sull'attività svolta, non ha poteri effettivi, nonostante sia l'organo più adatto a gestire il complesso mondo del terzo settore, anche sul piano della fiscalità;
appare infine quanto meno anomalo che alcune tipologie di associazioni siano state sollevate dall'obbligo della trasmissione del modello, mentre su altre di natura e finalità del tutto analoghe si dispone un meccanismo di controllo eccessivo e vessatorio -:
se i ministri non ritengano di assumere iniziative normative volte a modificare l'articolo 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185;
come si spieghi la differenza di trattamento giuridico tra associazioni con natura e finalità del tutto analoghe;
se gli stessi ministri intendano assumere le necessarie iniziative affinché il modello dell'Agenzia delle entrate, emanato con provvedimento del 2 settembre 2009, sia riformulato dato che appare agli interpellanti altamente lesivo della dignità e della ratio ispiratrice delle associazioni non lucrative del terzo settore.
(4-04285)

Risposta. - Con il documento in esame gli interroganti, nel rilevare che l'articolo 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2) ha modificato la disciplina fiscale finora vigente sulle quote associative, prevedendo, tra l'altro, l'invio telematico

del modello contenente i dati rilevanti ai fini fiscali da parte degli enti associativi quale «condizione per l'applicazione delle comuni regole e principi fiscali già presenti nel nostro ordinamento» chiedono:
se non si ritiene di assumere iniziative normative volte a modificare l'articolo 30 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185;
ed, inoltre, se si intendano assumere le necessarie iniziative affinché il modello dell'agenzia delle entrate, emanato con provvedimento del 2 settembre 2009, sia riformulato dato che appare agli interpellanti altamente lesivo della dignità e della
ratio ispiratrice delle associazioni non lucrative del terzo settore.

Al riguardo, l'agenzia delle entrate ritiene opportuno evidenziare che l'articolo 30 del decreto-legge n. 185 del 2008 non introduce, come rilevato nell'interrogazione, la regola generale dell'imponibilità delle quote associative, ma subordina la fruibilità del beneficio della non imponibilità ai fini Ires di dette quote e degli altri benefici previsti dall'articolo 148 del testo unico delle imposte sui redditi (approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917), e dall'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, all'invio, tramite apposito modello, di dati e notizie rilevati a fini fiscali.
La trasmissione del modello costituisce, pertanto, per l'ente associativo, un onere ai fini di avvalersi delle disposizioni di favore previste dall'articolo 148 del Tuir e dall'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, fermo restando, come chiarito con circolare n. 12/E del 9 aprile 2009, il possesso dei requisiti qualificanti richiesti dalle norme fiscali per avvalersi delle predette disposizioni di favore.
Per quanto concerne la presunta disparità di trattamento giuridico segnalata dagli interroganti, riguardo agli enti associativi esclusi dall'onere di comunicazione dei dati e delle notizie rilevanti ai fini fiscali, il dipartimento delle finanze ha precisato che le associazioni sportive dilettantistiche iscritte nel registro del CONI e che non svolgono attività commerciale sono esonerate dall'obbligo di trasmissione in quanto l'iscrizione nel predetto registro comporta già la conoscenza delle informazioni fiscalmente rilevanti da parte di un organismo pubblico quale è il CONI.
L'agenzia delle entrate, con la citata circolare n. 12/E del 2009, ha fornito chiarimenti in merito alle specifiche previsioni di esonero normativamente previste; ulteriori categorie di organismi associativi esonerati dall'onere di comunicazione di cui trattasi non possono essere individuati in via amministrativa.
Per quanto riguarda i dati e le notizie richieste con il modello di comunicazione, l'agenzia delle entrate ha osservato di aver semplificato il più possibile l'adempimento al quale sono tenuti gli enti associativi (ai sensi del richiamato articolo 30 del decreto-legge n. 185 del 2008). Il modello si caratterizza, infatti, per la presenza largamente prevalente di domande con risposta del tipo «sì o no», mentre i dati, ad esempio, contabili richiesti appaiono del tutto marginali.
Con particolare riferimento al punto 29, nei quale si chiede se «uno o più amministratori svolgono la medesima funzione anche in altre associazioni non lucrative» (va barrata, alternativamente, la casella «si» o «no»), si ritiene che l'agenzia non abbia «sconfinato i limiti stabiliti» dal menzionato articolo 30, poiché, pur non trattandosi di un dato fiscale in senso stretto, rientra tra «i dati e le notizie rilevanti ai fini fiscali» previsti dalla norma. In altri termini, l'agenzia delle entrate è interessata a conoscere se gli stessi soggetti rivestono il ruolo di amministratore in più enti associativi.
Si osserva, infine, con riferimento alla criticità sollevata nell'interrogazione in materia di controllo, che l'invio del modello in argomento non presuppone un automatico controllo di tutti coloro che adempieranno a tale onere, in quanto le informazioni acquisite costituiranno uno strumento rilevante, ma non esclusivo, ai fini dell'analisi del rischio volta a garantire che i regimi

tributari diretti ad incentivare il fenomeno del libero associazionismo non costituiscano di fatto uno strumento per eludere il pagamento delle imposte dovute.
Come precisato con la circolare n. 12 del 2009, obiettivo primario della misura in argomento è quello «di tutelare le vere forme associazionistiche incentivate dal legislatore fiscale e, conseguentemente, di isolare e contrastare l'uso distorto dello strumento associazionistico suscettibile di intralciare - tra l'altro - la libertà di concorrenza tra gli operatori commerciali».
Quindi il mancato invio del modello da parte di soggetti che esercitano attività «sommerse» non esclude l'azione dell'agenzia, che, in proposito, ha già adottato strategie mirate in particolari settori economici ed in territori dove sono individuati maggiori rischi di irregolarità ed anomalie, al fine di individuare i soggetti che apparentemente si presentano come
non profit ma in realtà svolgono abusivamente attività commerciali.
Si fa, comunque, presente che, alla luce dei possibili problemi segnalati in merito agli adempimenti connessi alla presentazione del modello per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini fiscali (di cui all'articolo 30 del decreto-legge n. 185 del 2008), l'agenzia delle entrate ha ritenuto di incontrare i rappresentanti delle organizzazioni interessate. L'incontro si è tenuto presso la sede dell'agenzia il 23 settembre 2009.
Il ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha riferito che le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale sono sottoposte a controlli e verifiche - per il mantenimento dei requisiti indicati nelle norme di settore - le prime, da parte delle regioni e/o province, mentre le seconde sia da parte delle regioni che dal ministero stesso. Per quanto riguarda, invece, gli enti del terzo settore il controllo avviene attraverso altri soggetti della pubblica amministrazione, individuati nelle rispettive norme di riferimento.
Il ruolo di controllo (di cui alla legge 23 dicembre 1996, n. 662) dell'agenzia delle onlus dovrebbe, a parere del predetto dicastero, rendersi più effettivo e concreto anche attraverso protocolli d'intesa con i diversi soggetti interessati anche in attuazione di quanto con il «Regolamento recante norme per l'agenzia delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale» (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2001, n. 329).
Sulla base di quanto esposto e nell'ottica di quanto sostenuto nel «Libro Bianco sul futuro del modello sociale» del Ministro Sacconi, il Ministro del lavoro avverte la necessità di addivenire a politiche attive del
welfare valorizzando la responsabilità sociale operata ed esercitata da parte dei vari attori del terzo settore anche attraverso la semplificazione e lo snellimento delle procedure burocratiche afferenti a tali organismi; riprendendo, quindi, anche quanto espresso nel parere del 2006 da parte del comitato economico e sociale europeo (CESE) sul tema «Le attività di volontariato, il loro ruolo nella società europea e il loro impatto» e nelle successive comunicazioni della stessa Commissione Europea anche in vista del 2011 «Anno Europeo del volontariato».
Il Sottosegretario di Stato per l'economia e per le finanze: Daniele Molgora.

CALVISI, FADDA, MARROCU, MELIS, ARTURO MARIO LUIGI PARISI, PES e SCHIRRU. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
secondo notizie apparse sul quotidiano La Repubblica, il Governo intenderebbe collocare una centrale nucleare in Sardegna e sarebbero già state individuate a tal fine tre diverse opzioni: 5. Margherita di Pula a sud, la costa orientale fra S. Lucia e Capo Comino o la foce del Rio Mannu davanti a Lanusei;
per la localizzazione delle centrali sarebbe stata utilizzata la mappa dei possibili siti che il Cnen - divenuto successivamente Enea - disegnò negli anni '70, senza considerare che nel frattempo molte cose sono cambiate e che il riscaldamento globale rende ancora più problematico

reperire in un Paese geologicamente complesso e ad alta densità abitativa com'è l'Italia, siti in grado di fornire con certezza, anche in futuro, molta acqua per raffreddare i reattori;
il Ministro ha sempre precisato, dopo la scelta del Governo e della maggioranza di percorrere la strada della costruzione di nuove centrali nucleari in Italia, che non risultavano ancora individuati i siti nucleari e che, in ogni caso, le decisioni sarebbero state assunte anche attraverso il coinvolgimento e il necessario consenso delle parti interessate a livello locale, senza perdere di vista la necessità di garantire la tutela della salute, delle popolazioni ed il rispetto dell'ambiente e del territorio;
la Sardegna sopporta già una presenza eccezionale di basi militari sul proprio territorio, circa l'ottanta per cento del totale, una situazione che allarma le popolazioni a causa di malattie collegabili alla presenza di siti contenenti uranio impoverito;
l'eventuale scelta di localizzare in Sardegna una centrale nucleare sarebbe percepita dalla comunità sarda come una grave ed inaccettabile imposizione, a causa del mancato coinvolgimento ed assenso delle popolazioni e delle istituzioni;
il territorio della Sardegna è assolutamente inadatto all'installazione di centrali nucleari e all'eventuale stoccaggio di residui radioattivi, ipotesi già respinta nel 2003 grazie alla forte mobilitazione della comunità sarda;
il Presidente della Regione Sardegna ha assunto in campagna elettorale precisi impegni riguardo al fatto che il territorio sardo, non sarebbe stato in alcun caso individuato tra i siti di produzione dell'energia nucleare;
dopo il cambiamento di collocazione del G8, il taglio delle risorse per la Olbia-Sassari, i mancati finanziamenti per le bonifiche del Sulcis, l'assoluta assenza di interventi per arginare la crisi industriale, non sarebbe in alcun modo accettabile che il Governo «regalasse» alla Sardegna una centrale nucleare -:
se il Ministro sia in grado di smentire le notizie di stampa secondo le quali sarebbe intenzione del Governo installare centrali nucleari in Sardegna e se una tale ipotesi sia comunque allo studio.
(4-02989)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si smentisce, in via preliminare, l'asserzione, secondo la quale il Governo stia utilizzando una mappa Enea, risalente agli anni '70, per l'insediamento delle nuove centrali nucleari.
Con riguardo alla collocazione sul territorio nazionale di nuove centrali elettronucleari, occorre, infatti, precisare quanto segue.
La legge del 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia» - pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009, Supplemento ordinario n. 136 - all'articolo 25 conferisce delega al Governo per la definizione, con uno o più decreti legislativi, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, della disciplina di localizzazione nel territorio italiano degli impianti di produzione di energia nucleare, degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e dei rifiuti radioattivi e delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e, successivamente, delle Commissioni parlamentari competenti per materia.
Il predetto articolo prevede, altresì, che con i medesimi decreti siano stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione di tali impianti.
La legge in argomento, inoltre, all'articolo 26, stabilisce che, con delibera del Cipe, da adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, previo parere

della Conferenza unificata, su proposta del ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e sentite le competenti Commissioni parlamentari, siano definite le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale.
La stessa legge, al comma 2 del citato articolo 25, detta i principi e i criteri direttivi nel rispetto dei quali il Governo esercita la delega conferita dallo stesso articolo, al comma 1. Tra questi:

a) la definizione di elevati livelli di sicurezza dei siti per la tutela della salute della popolazione e dell'ambiente;
b) la previsione che la costruzione e l'esercizio degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare, degli impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse siano considerati attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizzazione unica;
c) la previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate;
d) la previsione che l'autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento comunque denominato, ad eccezione delle procedure di valutazione impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica, cui si deve obbligatoriamente ottemperare.

Ciò precisato, si fa presente che la collocazione delle centrali nucleari sarà oggetto di specifiche attività, di tipo anche autorizzativo, che avranno inizio in una fase successiva, in base alle risultanze della suddetta definizione dei criteri di localizzazione.
Il ministero dello sviluppo economico ritiene, quindi, di poter assicurare che le decisioni per il collocamento delle centrali nucleari, in specifici siti nel territorio nazionale, saranno assunte con il coinvolgimento e il necessario consenso da parte delle autorità locali interessate.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

CALVISI e MELIS. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
dalle notizia di stampa si apprende che turisti e residenti di San Teodoro e Budoni, sulla costa nordoccidentale della Sardegna, verso le ore 9 del 15 giugno, temendo di aver avvertito scosse di terremoto, si sono rivolti ai Vigili del fuoco e alla Protezione civile;
l'allarme è stato, in realtà, causato dagli effetti di un'esercitazione militare aeronavale tenutasi in quelle stesse ore nell'ambito della operazione militare «Mare aperto 2009» in corso dal 3 al 22 giugno nel Tirreno centrale -:
per quale ragione la popolazione non sia stata informata con sufficiente anticipo del programma dell'esercitazione;
quali misure il Ministro interrogato intenda adottare per evitare in futuro che si ripetano episodi simili al fine di evitare alle popolazioni preoccupazioni e allarmi ingiustificati.
(4-03280)

Risposta. - In primo luogo, vorrei osservare che - limitatamente ad eventuali esercitazioni aeree - l'evento richiamato dagli interroganti non è correlabile ad alcuna attività di volo programmata e condotta nell'area interessata, in località San Teodoro e Budoni, nella costa nord-orientale della Sardegna.
Più precisamente, nell'ambito dell'esercitazione aeronavale denominata «Mare Aperto 09», è stata pianificata e si è regolarmente svolta, in un arco temporale compatibile con la data del 15 giugno scorso, una sola missione aerea e, peraltro, in uno spazio ricompreso nella parte sud-est della Sardegna.
Per quanto riguarda, invece, le operazioni navali effettuate nel corso dell'esercitazione

«Mare aperto 09» - svoltasi nel periodo compreso dal 12 al 19 giugno 2009 in un'area di mare ben circoscritta - le stesse hanno interessato aree addestrative/spazi aerei meridionali dell'isola, incluso il poligono di Capo Teulada e, tra l'altro, la zona maggiormente vicina alle località di interesse è distante, in linea d'aria, oltre 150 km da San Teodoro.
Tali attività sono state condotte secondo precise modalità ed indicazioni regolarmente segnalate dall'Ente nazionale per l'esistenza al volo (Enav) con apposito documento informativo facente parte dell'
Aeronautical Information Publication (AIP), emesso in data 30 aprile 2009.
In funzione della contemporanea disponibilità di aree addestrative, la squadra navale ha eseguito, altresì, dal 15 al 19 giugno 2009, dei lanci missilistici presso il poligono di Salto di Quirra, sia da una unità navale che dai velivoli AV-8B.
In particolare, per quanto riguarda il 15 giugno, sono stati effettuati 2 lanci da velivolo in modalità aria-aria, a partire dalle ore 10,30 locali, a quote superiori ai 10.000
feet (3 km) e ad una distanza, in linea d'aria, non inferiore a 130 km da San Teodoro.
Da ultimo, vorrei fare un'ulteriore considerazione: qualora si volesse ricondurre l'origine delle «scosse» avvertite da «turisti e residenti di San Teodoro e Budoni» all'eccessiva velocità dei velivoli in manovra, tale ipotesi risulterebbe inverosimile ed infondata, in ragione della natura subsonica che caratterizza il tipo di aeromobile in dotazione alla nostra Marina Militare.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

CICCANTI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da informazioni ufficiose l'interrogante è venuto a conoscenza che codesto Ministero, tra le aree compatibili all'insediamento di centrali nucleari, ha individuato anche la «zona Sentina» di San Benedetto del Tronto;
rispetto ai 12 siti individuati per le centrali maggiori, quello della «Sentina» rientrerebbe tra i 15 siti per le centrali minori;
la compatibilità di tale sito sembra sia stata definita in rapporto al rischio sismico, alluvionale e franoso, che hanno dato esito positivo;
anche la compatibilità con la densità di popolazione sembra sia risultata positiva -:
se risulti fondata una tale evenienza e se gli studi di compatibilità in atto abbiano riscontrato esito positivo per l'eventuale insediamento di una centrale nucleare nella «zona Sentina» di Porto d'Ascoli nel Comune di San Benedetto del Tronto;
quale procedura eventualmente si preveda di mettere in atto riguardo al coinvolgimento nella decisione degli enti locali interessati e della Regione Marche.
(4-01019)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si precisa quanto segue.
La legge del 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia» - pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009, Supplemento ordinario n. 136 - all'articolo 25 conferisce delega al Governo per la definizione, con uno o più decreti legislativi, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, della disciplina di localizzazione nel territorio italiano degli impianti di produzione di energia nucleare, degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e dei rifiuti radioattivi e delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e, successivamente, delle Commissioni parlamentari competenti per materia.

Il predetto articolo prevede, altresì, che con i medesimi decreti siano stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione di tali impianti.
La legge in argomento, inoltre, all'articolo 26, stabilisce che, con delibera del Cipe, da adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, previo parere della Conferenza unificata, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e sentite le competenti Commissioni parlamentari, siano definite le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale.
La stessa legge, al comma 2 del citato articolo 25, detta i principi e i criteri direttivi nel rispetto dei quali il Governo esercita la delega conferita dallo stesso articolo, al comma 1. Tra questi:

a) la definizione di elevati livelli di sicurezza dei siti per la tutela della salute della popolazione e dell'ambiente;
b) la previsione che la costruzione e l'esercizio degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare, degli impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse siano considerati attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizzazione unica;
c) la previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate;
d) la previsione che l'autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento comunque denominato, ad eccezione delle procedure di VIA e di VAS, cui si deve obbligatoriamente ottemperare.

Ciò precisato, si fa presente che la collocazione delle centrali nucleari sarà oggetto di specifiche attività, di tipo anche autorizzativo, che avranno inizio in una fase successiva, in base alle risultanze della suddetta definizione dei criteri di localizzazione.
Il ministero dello sviluppo economico ritiene, quindi, di poter assicurare che le decisioni per il collocamento delle centrali nucleari, in specifici siti nel territorio nazionale, saranno assunte con il coinvolgimento e il necessario consenso da parte delle autorità locali interessate.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

CIRIELLI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da quanto si evince da una lettera redatta a cura del «Comitato Pro-ripetitore» del comune di Sassano, in provincia di Salerno, pare che nel predetto comune non sia mai giunto il segnale RAI;
da quanto si evince dalla predetta lettera, pare che la sezione RAI di Napoli abbia inviato all'Amministrazione comunale di Sassano una relazione dettagliata
riconoscendo che in alcune zone del Paese vi è la completa assenza del segnale radio televisivo RAI;
i cittadini del comune di Sassano pagano annualmente il canone ma non hanno mai usufruito del servizio radio-televisivo della RAI -:
se sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, se gli stessi corrispondono al vero, quali iniziative di propria competenza intenda adottare con particolare riferimento alla possibilità di installare un ripetitore RAI che possa servire il comune di Sassano.
(4-00684)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, sulla base delle informazioni fornite dalla Rai, si rappresenta quanto segue.
In merito alle problematiche di ricezione del segnale radiotelevisivo nel comune di Sassano, la Rai, ha precisato che in tale

località il servizio televisivo è fruibile con buona qualità attraverso due impianti ubicati in località Padula e Teggiano.
Al riguardo la Rai ha, inoltre, evidenziato che l'installazione di ulteriori impianti non rientra tra gli obblighi del contratto di servizio, in considerazione del grado di copertura della popolazione raggiunto dalla reti Rai nel territorio della Campania.
Il medesimo contratto di servizio, all'articolo 16, comma 2, prevede, peraltro, l'estensione della rete analogica terrestre solo in particolari casi e, comunque a seguito di convenzioni o contratti stipulati con gli enti locali, secondo criteri di economicità degli investimenti.
A tal riguardo, si evidenzia che l'amministrazione comunale di Sassano si è resa disponibile e avrebbe già contattato la società Rai Way Spa che, per conto della Rai, provvede all'installazione ed alla gestione degli impianti di trasmissione e diffusione.
Si aggiunge, infine, che l'imminente passaggio alla tecnologia digitale della regione Campania consentirà di addivenire, quanto prima, ad una risoluzione delle problematiche presenti nel comune di Sassano.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

CONCIA. - Al Ministro per le pari opportunità, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
apprendiamo che, nei giorni scorsi, moltissime sono state le segnalazioni giunte al numero verde Gay Help Line 800-713713, riguardanti le dichiarazioni di un'insegnante di un istituto tecnico di Roma, l'Itis Armellini, nei pressi del quartiere San Paolo - Ostiense di Roma, che, durante una lezione, avrebbe detto «gli omosessuali sono persone che non condivido, e se mi capitasse di incontrarne ne starei bene alla larga, certe persone devono essere evitate meno male che qui in classe non ci sono...» e avrebbe, in seguito, consigliato ai suoi studenti «di stare alla larga dai gay»;
le persone che hanno effettuato le segnalazioni, hanno espresso la loro indignazione e la loro difficoltà di continuare ad andare a scuola;
Fabrizio Marrazzo, presidente di Arcigay Roma e responsabile del numero verde, si è immediatamente messo in contatto con la scuola in cui sarebbe avvenuto il fatto suesposto, per mettere al corrente il preside dei fatti denunciati, per segnalare l'insegnante e richiedere provvedimenti nei suoi confronti, nonché per chiedere che vengano attuate immediate azioni di formazione verso gli insegnati e gli studenti al fine di evitare il ripetersi di simili gravi episodi di discriminazione;
dichiarazioni di questo tenore, infatti, ad alto tasso di discriminazione verso lesbiche, gay e trans, hanno provocato negli studenti un duplice effetto, da un lato l'indignazione da parte degli studenti lesbiche e gay, e dall'altro un rafforzamento della condizione dei «bulli» della scuola che ora si sentono maggiormente liberi di bersagliare le lesbiche ed i gay e tutti coloro che ritengono «diversi»;
inoltre, in base ai dati rilevati dal numero verde Gay Help Line, risulta che i casi di discriminazioni a sfondo omofobico nelle scuole sono in crescita -:
se i Ministri competenti non ritengano di dover intervenire al fine di fare al più presto luce sulla vicenda;
quali iniziative intendano adottare affinché altri episodi del genere non si verifichino, e se non ritengano necessario prevedere nelle scuole iniziative formative dirette a studenti ed insegnanti volte ad affermare e promuovere la cultura della convivenza e a combattere ogni forma di discriminazione.
(4-02597)

Risposta. - Si fa riferimento all'interrogazione in esame concernente le presunte dichiarazioni omofobiche rese da un insegnante dell'Istituto tecnico Itis Armellini di Roma. Secondo quanto segnalato dall'Ufficio Scolastico regionale per il Lazio, il dirigente scolastico dell'Itis Armellini, professor Paolo M. Reale, informato dell'episodio dalle agenzie di stampa, ha ritenuto

opportuno contattare il dottor Fabrizio Marrazzo, presidente dell'Arcigay di Roma e responsabile del numero verde Gay Help Line cui erano giunte le segnalazioni relative alle suddette dichiarazioni.
A seguito di approfondite indagini, il professor Reale ha individuato la docente che si presume abbia reso le dichiarazioni di cui trattasi, dichiarazioni peraltro smentite dall'interessata. Secondo l'ufficio scolastico regionale per il Lazio, né gli alunni, né i docenti della classe interessata hanno riportato alcunché su quanto segnalato dall'Arcigay. Tuttavia, considerata la delicatezza della questione e la potenziale discriminazione cui possono andare incontro gli studenti più sensibili, il Dirigente scolastico dell'Itis Armepini si è impegnato ad inserire nel Piano per l'offerta formativa (P.O.F.) dell'anno scolastico 2009/2010 un progetto dedicato al tema della discriminazione con il contributo dello stesso Arcigay di Roma.
Per quanto concerne, invece, le iniziative che il ministero per le pari opportunità sta ponendo in essere al fine di promuovere una cultura della convivenza e della non discriminazione, così come richiesto dall'interrogante, partendo dalla considerazione che la scuola è il luogo ideale per diffondere i valori del rispetto, della diversità e della legalità e contrastare violenza e le discriminazioni, il 3 luglio 2009 è stato siglato, d'intesa con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, un Protocollo d'intesa con il quale è stata istituita, nelle scuole di ogni ordine e grado, la «Settimana contro la violenza», che si terrà dal 12 al 18 ottobre.
L'obiettivo è quello di creare un momento di riflessione sui temi del rispetto, della diversità e della legalità, che coinvolga studenti, genitori e docenti e che metta a sistema le buone pratiche che molte scuole già offrono.
Tale iniziativa si pone, peraltro, in linea con quanto previsto nel Protocollo di intesa siglato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca con le associazioni nazionali dei genitori, tra le quali l'Agedo (Associazione genitori di omosessuali) e Angsa (Associazione nazionale genitori soggetti autistici), che prevede la progettazione e la sperimentazione di iniziative volte a prevenire e contrastare ogni fenomeno di violenza, di intolleranza tra i giovani all'interno dell'istituzione scolastica e di percorsi pilota per la valorizzazione delle diversità nell'ottica di una considerazione della specifica identità unica e irripetibile di ogni studente, nonché di promuovere e sostenere progetti culturali e formativi che contribuiscano alla prevenzione e comprensione del fenomeno del bullismo, compresi gli atti di intolleranza razziale o religiosa, di violenza omofobica e di violenza giovanile in ogni sua forma fisica e psicologica.

Il Ministro per le pari opportunità: Maria Rosaria Carfagna.

CONTENTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
da vario tempo in Val Tramontina (Pordenone) si registra un eccessivo accumulo di inerti lungo l'asta del torrente Meduna, il corso d'acqua che attraversa la zona in parola;
il fenomeno, che assume contorni preoccupanti soprattutto in determinati alvei congestionati di materiale ghiaioso, non trova un'adeguata soluzione a causa di una viabilità eccessivamente compromessa in direzione del fondovalle;
infatti, l'ex strada statale n. 552 «del passo del Monte Rest», dal 1° gennaio scorso Strada Regionale, risulta troppo stretta e datata per consentire un transito massiccio di tir;
alcuni limitati interventi di sghiaiamento sono falliti proprio a causa delle dimensioni della carreggiata, soprattutto all'altezza dell'abitato di Meduno (Pordenone);
ciò che preoccupa di più è che il torrente Meduna attraversa anche siti antropizzati e, quindi, soggetti a eventuali ondate di piena;

la situazione è stata più volte al centro di polemiche e di interventi da parte delle amministrazioni comunali di Tramonti di Sopra e di Sotto, preoccupate per lo stallo che, nel tempo, ha subito l'intero piano di sghiaiamento dell'asta del Meduna;
in passato era stata ipotizzata la costruzione di una strada esterna all'abitato di Meduno per consentire proprio il passaggio del traffico pesante, nonché la realizzazione di una teleferica che dalla Val Tramontina superasse l'ostacolo della diga di Redona e scendesse sino alla pianura di Cavasso Nuovo (Pordenone);
di tali progetti, però, nulla di concreto risulta, allo stato, esser stato compiuto;
una simile problematica presenta implicazioni economiche, infrastrutturali e ambientali tali da non poter non richiedere un intervento, quanto meno programmatico, di codesti Ministeri -:
se siano a conoscenza del grave problema che si registra in Val Tramontina (Pordenone) a causa del prolungato accumulo di materiale inerte lungo l'asta del torrente Meduna e dei suoi affluenti;
se la situazione di stallo che si constata sul tema a causa del nodo viario locale sia in qualche modo risolvibile e, se sì, quali giudizi diano dei progetti di realizzare una strada di by pass del centro urbano di Meduno piuttosto che di costruire una teleferica;
se e quali interventi intendano concordare con le autonomie locali interessate al fenomeno in premessa indicato per trovare un'adeguata soluzione, alla luce delle pressanti richieste rivolte in tal senso dalle amministrazioni comunali di Tramonti di Sopra e di Sotto.
(4-00182)

Risposta. - Per quanto indicato nell'interrogazione in esame, relativa al deposito di detriti nell'alveo del torrente Meduna, in corrispondenza dei comuni di Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto, in provincia di Pordenone, è utile premettere che tale problematica non trova riscontro nella cartografia del rischio idraulico del progetto di piano stralcio per l'assetto idrogeologico del bacino idrografico del fiume Livenza, adottato il 25 febbraio 2003 dall'autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave, Brenta Bacchiglione, né è segnalata nella carta della criticità idraulica del piano stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza - sottobacino del Cellina-Meduna, redatta dalla medesima Autorità di bacino e approvato con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 aprile 2006.
Anche agli atti della direzione generale per la difesa del suolo del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non risulta essere pervenuta alcuna istanza da parte dei suddetti comuni per il finanziamento di progetti di manutenzione straordinaria o di sistemazione idraulica del Meduna.
Ciò premesso, sulla scorta degli elementi forniti dagli enti locali, si fa presente che il greto del torrente Meduna è soggetto ad accumuli di ghiaia che hanno favorito in passato limitate esondazioni in località Tramonti di Sotto che, però, non hanno costituito pericolo reale per persone o cose in quanto gli abitati presenti nella valle sono distribuiti a quote sensibilmente più alte rispetto ai corsi d'acqua. Questo specifico assetto geomorfologico, ai fini della sicurezza degli abitati stessi, rende meno grave il pericolo di esondazione nei centri abitati conseguente a sovralluvionamenti.
La regione autonoma Friuli-Venezia Giulia più volte sollecitata per la risoluzione dei numerosi problemi di dissesto idraulico, prevalentemente diversi dal sovralluvionamento e da dissesti di versante ha finanziato l'esecuzione di diversi interventi di sistemazione e manutenzione di corsi d'acqua della vallata, mediante affidamento in delegazione amministrativa intersoggettiva ad enti locali, consorzi e comunità montana. Ulteriori interventi sono stati effettuati in tempi recenti nei comuni interessati da parte della protezione civile

regionale, che hanno riguardato sia i corsi d'acqua, sia i dissesti franosi, sia la viabilità.
L'attivazione delle operazioni di asporto dei sedimenti accumulati nell'alveo del Meduna risulta particolarmente difficoltosa a causa dell'insufficienza della rete viaria esistente. L'appesantimento del traffico veicolare conseguente all'eventuale intervento di sghiaiamento, che nell'attuale configurazione stradale interesserebbe l'abitato di Meduno con il transito giornaliero di circa 200 mezzi pesanti nell'arco di circa un anno, richiederebbe l'individuazione di percorsi alternativi da realizzare attraverso una pista sterrata che aggiri l'abitato di Meduno o una teleferica, ipotesi in merito alle quali non risulta essere stato ancora avviato alcun progetto.

Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare: Roberto Menia.

CONTENTO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi la stampa locale si è occupata del caso di Campone, borgata del Comune di Tramonti di Sotto (Pordenone), che da tempo è priva del servizio televisivo pubblico e anche di quello erogato da reti private commerciali;
il disservizio dipenderebbe dalla mancanza in loco di idonei impianti di ricezione del segnale;
la situazione è aggravata dalla particolare morfologia della frazione, situata in una vallata montana;
ne deriva un prolungato black out comunicativo ai danni dei residenti di Campone, i quali si sono visti costretti a sopperire all'accaduto acquistando in massa e a proprie spese delle antenne paraboliche;
non pare accettabile che lo stesso servizio pubblico della Rai non risulti usufruibile per lunghi periodi all'anno, magari a causa di un banale temporale, e che, comunque, la qualità delle immagini sia talmente carente da imporre, per l'appunto, l'utilizzo di sistemi alternativi di captazione del segnale -:
se sia a conoscenza della situazione di disagio vissuta dagli abitanti di Campone, in Comune di Tramonti di Sotto (Pordenone), i quali da tempo non possono godere di un adeguato servizio televisivo pubblico, né di duello fornito dalle compagnie private;
a quale causa tecnica sia ascrivibile tale disservizio;
se intenda attivarsi affinché venga al più presto risolta la situazione di cui in narrativa.
(4-02298)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue, sulla base delle informazioni acquisite presso la Rai.
I servizi Rai sono assicurati, in gran parte del territorio del comune di Tramonti di Sotto (l'intero comune conta circa 440 abitanti), dagli impianti di Mezzo e Faidona, operanti sulle frequenze di seguito indicate:
RAIUNO: Tramonti di Mezzo: G orizz.; Faidona: E vert.
RAIDUE: Tramonti di Mezzo: 26 orizz.; Faidona: 28 orizz.
RAITRE: Tramonti di Mezzo: 42 orizz.; Faidona: 50 orizz.

La Rai è ben consapevole che l'orografia del territorio determina delle zone d'ombra con conseguenti criticità nella ricezione dei segnali. In particolare, la Borgata di Campone che, secondo i dati Istat, conta circa 16 abitanti, risulta schermata a causa della presenza dei predetti impianti.
Al riguardo, l'azienda ha precisato che nella zona esistono alcuni micro ripetitori privati e che probabilmente un cattivo funzionamento degli stessi abbia determinato la protesta dei cittadini ad essi collegati.
Una prima soluzione a tale problematica, prospettata dalla Rai, potrebbe essere quella di ripristinare il funzionamento dei

predetti ripetitori, previo rilascio delle necessarie autorizzazioni amministrative.
Una seconda soluzione, invece, potrebbe essere data dalla
ricezione satellitare free, effettuata utilizzando la piattaforma gratuita TivùSat che consentirà, attraverso il satellite, la copertura totale del territorio nazionale.
Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

CONTENTO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nel 2010 ricorrerà il centesimo anniversario di fondazione della prima scuola italiana di aviazione civile la cui sede fu allestita in località «La Comina» sita in provincia di Pordenone;
una delle iniziative più auspicabili potrebbe consistere nell'emissione di un francobollo celebrativo che ricordi degnamente l'avvenimento -:
se risulti già avanzata richiesta formale per l'emissione di un francobollo celebrativo del centesimo anniversario di fondazione della prima scuola italiana di aviazione civile e, comunque, se ritenga di adoperarsi per favorire tale emissione.
(4-02761)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue.
In data 20 novembre 2008, grazie all'interessamento del presidente onorario dell'Aeroclub locale, signor Fausto Gubian, è stata presentata la proposta del Presidente vicario della provincia di Pordenone, per l'emissione di un francobollo celebrativo del 100o anniversario della prima scuola di aviazione civile italiana (7 agosto 1910 - 7 agosto 2010), sorta nella località «la Comina», situata a 3 chilometri dalla città di Pordenone.
Tale proposta, ritenuta meritevole di attenzione, è stata, pertanto, inserita nell'elenco delle proposte che verranno esaminate dalla Consulta per l'emissione di carte valori postali e la filatelia, ai fini dell'elaborazione del programma filatelico relativo all'anno 2010.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

COSENZA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la realizzazione di un sistema nazionale di banda larga rappresenta l'occasione per sviluppare un importante strumento necessario per il superamento del divario tecnologico tra il nord e il sud del territorio nazionale, divario che contribuisce anche a determinare il diverso grado di sviluppo economico attualmente esistente;
in quest'ottica, con il Programma per lo sviluppo della banda larga, approvato dal CIPE con delibera del 13 novembre 2003, n. 83, era intenzione del governo di intervenire in quelle regioni del Mezzogiorno per colmare il divario esistente nella dotazione di infrastrutture quali quelle della lunga distanza e delle reti di accesso metropolitane il cui mancato sviluppo provoca un impedimento strutturale per lo sviluppo delle innovazioni nel settore delle comunicazioni;
dall'ultima Relazione, interventi per infrastrutture a «banda larga» nelle aree depresse, della Corte dei Conti del novembre 2007 e riferita alla situazione al 31 dicembre 2006, emergono dati sconcertanti sullo stato di avanzamento del Programma banda larga;
l'indice di copertura della banda larga nelle aree comunali ma soprattutto in Irpinia, è risultato pari al 23 per cento mentre la copertura in fibra ottica delle centrali telefoniche non ha superato il 20 per cento;
alla data del 31 dicembre 2006 erano stati portati a compimento soltanto il 26,56 per cento delle opere programmate e erano state utilizzate risorse pari al 32,04 per cento di quelle preventivate;

nel periodo 2004/2007 le dotazioni economico finanziarie di bilancio per lo sviluppo del Programma hanno subito diverse riduzioni che hanno determinato uno stanziamento complessivo di 62.329 milioni di euro ben al di sotto dei 325 milioni stanziati dalla citata delibera CIPE;
dai dati elaborati dalla Corte dei Conti nel 2007, emerge chiaramente come il Programma per la realizzazione delle infrastrutture necessarie per la realizzazione della banda larga nelle Regioni del Mezzogiorno è, in generale, ben lontano dall'essere completato ma, in Irpinia specialmente, la limitata diffusione delle infrastrutture e delle reti di comunicazione non consente alle imprese di accedere alle tecnologie necessarie per garantire sviluppo e innovazione al sistema imprenditoriale e, alle amministrazioni, la possibilità di fornire alla cittadinanza servizi qualificati e innovativi che solo l'acceso alla banda larga consente;
il Governo con l'articolo 2 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito con modificazioni dalla legge 133 del 2008, riconoscendo importanza fondamentale alla realizzazione delle infrastrutture per l'accesso alla banda larga nei territori non ancora raggiunti, ha inteso semplificare le procedure necessarie per la realizzazione di reti e impianti in fibra ottica;
nel Programma nazionale di riforma 2008-2010 predisposto dal Governo nell'ambito della Strategia di Lisbona per la crescita e l'occupazione, ha inserito la realizzazione delle infrastrutture di rete di banda larga di nuova generazione entro il 2013, tra gli strumenti fondamentali e decisivi per lo sviluppo economico, tecnologico e infrastrutturale dell'Italia che prevede un investimento economico in termini di PIL annuo tra 1,5 e 2 punti percentuali -:
quali siano gli interventi che il Governo intende adottare per recuperare il tempo perduto nella realizzazione delle opere già programmate con la delibera CIPE del 2003 che ha portato all'attuale divario tecnologico esistente tra il Nord e il Sud del Paese e soprattutto dell'Irpinia nell'accesso alla banda larga;
quali siano le modalità per l'individuazione delle risorse finanziarie necessarie per giungere entro il 2013 alla realizzazione della rete di banda larga di nuova generazione sul territorio nazionale prevista dal Programma nazionale di riforma;
se non ritenga opportuno destinare le risorse economico finanziarie necessarie, prioritariamente all'eliminazione del gap tecnologico esistente nel Mezzogiorno e soprattutto ai territori dei Comuni dell'Irpinia per giungere in breve tempo alla realizzazione delle infrastrutture fondamentali per garantire l'accesso alla banda larga a tutte le imprese e ai cittadini di questi territori dove il digital divided risulta ancora più accentuato, impedendo alle imprese di accedere ad un fondamentale strumento di sviluppo e competitività e alla cittadinanza di poter usufruire di servizi più efficienti e innovativi.
(4-01660)

COSENZA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
l'impegno dello Stato sul tema strategico della banda larga è essenziale per colmare quel pesante gap tecnologico tra Centro-nord e Sud che tuttora pesa come una zavorra sulle possibilità di sviluppo del Mezzogiorno;
in contemporanea con l'emergere dei programmi pubblici per lo sviluppo della banda larga varati dall'articolo 1 della legge n. 69 del 2009, resta in parte ancora senza soluzione l'annoso problema del mancato allacciamento alle linee ADSL di molte aree del Mezzogiorno da parte delle compagnie private telefoniche;
è il caso in particolare dell'Irpinia che vede tuttora numerosi e importanti comuni della provincia di Avellino ancora privi, nonostante le incessanti istanze rivolte alle compagnie telefoniche da parte delle locali amministrazioni e nonostante

gli impegni formalmente assunti dalle prime, di quelle elementari forme di telecomunicazioni che ormai sono la norma nella stragrande maggioranza del resto del Paese e in pressoché tutti gli altri maggiori Stati membri della Ue -:
per quanto di sua competenza e pur nell'evidente rispetto della libertà d'iniziativa e di scelta in termini di strategie commerciali dei soggetti privati operanti sul mercato italiano, quali iniziative sia possibile assumere da parte del Governo per far sì che le compagnie telefoniche, soprattutto quando esse abbiano assunto formali impegni in tal senso, portino a compimento la copertura ADSL nell'Irpinia.
(4-03745)

Risposta. - In riferimento alle interrogazioni in esame si rappresenta quanto segue.
La disponibilità di un collegamento a banda larga sta diventando sempre più un elemento determinante per la qualità della vita dei cittadini e per la competitività delle imprese, che attraverso tale collegamento possono usufruire di servizi qualificati ed innovativi.
L'accesso alle infrastrutture di telecomunicazione a larga banda e alle tecnologie informatiche evolute è riconosciuto, ormai, come uno dei bisogni primari per lo sviluppo sostenibile di un territorio.
Ancora oggi il 13 per cento della popolazione non ha la possibilità di connettersi a internet a una velocità sufficiente per fruire dei servizi elettronici di base.
Per superare il
digital divide, presente nel nostro Paese, è stato definito un piano di intervento per la costruzione di una nuova rete a banda larga che non solo abbatta completamente il divario tecnologico ma che sia anche in grado di supportare i nuovi servizi della società dell'informazione.
La copertura sarà realizzata, prevalentemente, in fibra ottica, offrendo così una connettività sino a 20 Mb/s al 95,6 per cento della popolazione mentre nelle aree scarsamente abitate, laddove non risultasse strategicamente conveniente intervenire con investimenti in infrastrutture fisse, tale copertura sarà realizzata attraverso l'accesso a tecnologie radio.
Con l'articolo 1 della legge n. 69 del 2009 è stato disposto uno stanziamento fino ad un massimo di 800 milioni di euro a favore del progetto Banda-larga a valere sulle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate (FAS). Si evidenzia, inoltre, che lo stesso articolo 1 fa salva, in ogni caso, la ripartizione dell'85 per cento delle risorse alle regioni del Mezzogiorno.
L'inizio dei lavori di ottimizzazione delle reti è previsto per l'ultimo trimestre del 2009 e l'obiettivo è quello di portare il collegamento in banda larga ad ogni cittadino italiano entro il 2012, ciò consentirà di eliminare il
gap tecnologico attualmente esistente nel nostro Paese ed in particolare nelle regioni del Mezzogiorno.
Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

COSENZA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
mentre si registrano ingenti investimenti nelle nuove tecnologie e nello sviluppo della rete dell'Alta velocità, i treni italiani continuano a registrare una situazione di forte sporcizia e cattiva manutenzione;
non solo i treni operanti sulle tratte locali, ma anche molte vetture Eurostar, perfino sulla tratta tra Milano, Roma e Napoli, sono in condizioni di estrema sporcizia già nella stazione di partenza;
la sporcizia dei treni italiani non è solo un danno d'immagine per l'Italia agli occhi delle migliaia di turisti che li utilizzano e un segno di mancanza di decoro, ma anche e soprattutto un grave rischio per la salute dei passeggeri che possono trovarsi a passare anche molte ore a contatto con sedili e ambienti sporchi fino all'indecenza e malsani dal punto di vista dell'igiene -:
quali iniziative, per quanto di sua competenza, intenda assumere per risolvere

l'ormai pluridecennale problema della sporcizia sui treni italiani;
più nello specifico, se ritenga opportuno richiamare Trenitalia ad assicurare condizioni di decoro e igiene minime sulle linee Eurostar.
(4-02812)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La flotta Eurostar/Alta velocità, analogamente a tutto il materiale rotabile di Trenitalia, viene sottoposta ad operazioni di manutenzione programmata secondo piani manutentivi che ciclicamente si ripetono in base alla percorrenza chilometrica e/o alla scadenza temporale prevista per i vari tipi di rotabili.
Il processo di manutenzione programmata è organizzato secondo un Piano di manutenzione con varie fasi di controlli, verifiche ed interventi effettuati a livelli differenti che determinano il ciclo di impiego del materiale rotabile.
Tale trama manutentiva programmata viene integrata da interventi di manutenzione correttiva finalizzati a risolvere eventuali guasti insorti durante i singoli viaggi.
Le operazioni di manutenzione vengono svolte in linea con i Piani di manutenzione predisposti dal progettista e costruttore dei treni ed approvati dall'ANSF, l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria, che effettua le verifiche sull'applicazione dei piani stessi.
Un sistema informatizzato gestisce l'inoltro dei treni in officina per le scadenze di manutenzione, un analogo sistema verifica la regolare e corretta effettuazione delle operazioni previste e rilascia la certificazione per il rientro in servizio dei rotabili.
Relativamente alla qualità della pulizia a bordo treno, si fa presente che nei mesi scorsi, proprio allo scopo di elevare lo standard di pulizia dei rotabili risultato insoddisfacente, Ferrovie dello Stato ha indetto nuove gare d'appalto per l'affidamento del servizio. Tali gare sono basate su capitolati rigorosi che assicurano, tra l'altro, prestazioni e qualità erogata facili da verificare e da sanzionare in caso di risultati inadeguati.
Il primo gruppo di gare, relativo alla pulizia dei treni dipendenti dagli impianti ferroviari di Lombardia, Liguria, Lazio, Campania, Puglia, Molise e Basilicata, è già stato aggiudicato ed è in corso il subentro delle nuove ditte.
Per il secondo gruppo di gare comprendente i restanti impianti, Ferrovie dello Stato sta completando le procedure di aggiudicazione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

EVANGELISTI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il 30 aprile 2009, il Presidente della Colombia Alvaro Uribe Velez è stato ricevuto in visita ufficiale dal Presidente del Consiglio; nell'occasione si è incontrato anche con Papa Benedetto XVI;
l'incontro con il premier italiano è stato incentrato sui temi della sicurezza, della pace e della lotta al terrorismo; Uribe Velez è stato poi formalmente invitato a partecipare al prossimo G8 in Italia come uno degli ospiti dell'America Latina;
importanti accordi economici e commerciali sono in via di definizione tra i due Paesi, come testimoniato anche dal recente viaggio a Medellin del Sindaco di Milano Letizia Moratti e di altri imprenditori italiani, in occasione dei vertice della Banca Interamericana dello Sviluppo;
alcune associazioni onlus denunciano quanto segue:
che in Colombia continua a esserci un conflitto armato interno complesso e dalle molteplici sfaccettature, con evidenti ricadute sul rispetto dei diritti umani della popolazione civile e per la garanzia di una vita dignitosa;
che in Colombia risultano esserci stati circa 300.000 morti negli ultimi 10 anni, metà dei quali avvenuti per mano dei paramilitari, circa 4000 i sindacalisti uccisi negli ultimi 20 anni, migliaia gli indigeni e i contadini sterminati e si contano circa 4 milioni di sfollati;

che dal 2005 al 2007 sono stati denunciati 11.292 casi di uccisioni e sparizioni forzate e che, nello stesso periodo, si è registrata la cifra più alta di investimenti stranieri nella storia della Colombia (si è passati dai 3.786 milioni di dollari del 2005 a 10.085 milioni del 2007);
sembra evidenziarsi un persistente legame tra piani di sviluppo, militarizzazione e violenza;
in questi anni si è registrato il fenomeno dei «Falsos positivos», ovvero civili innocenti uccisi dall'Esercito regolare e presentati come guerriglieri morti in combattimento, secondo quanto riportato diverse associazioni del Paese e non, allo scopo di vedere aumentati i benefici concessi ai soldati (mostrine, permessi, licenze, ricompense in denaro) e per dimostrare i successi del Governo nella lotta contro la guerriglia;
nel paese diverse strutture paramilitari continuano a sopravvive tra cui quella delle AUC (Autodefensas Unidas de Colombia), e l'estradizione di 13 dei più importanti capi paramilitari smobilitati ha messo a serio rischio la possibilità di ricostruire integralmente i fatti in cui questi erano coinvolti e di riconoscere alle vittime il diritto alla verità -:
se non ritenga di voler:
valutare l'opportunità di sospendere la vendita di armi e l'aiuto militare alla Colombia;
monitorare ed eventualmente sospendere la vendita da parte dei Paesi della UE di agenti chimici necessari alla trasformazione della coca in cocaina, nessuno dei quali viene prodotto in Colombia;
attivare una efficace vigilanza sulle risorse destinate alla cooperazione con la Colombia, per garantire che non siano utilizzate per rafforzare la militarizzazione del Paese per lo sfruttamento illegale e illegittimo delle risorse naturali;
condizionare la cooperazione e gli accordi commerciali con la Colombia al rispetto dei diritti umani, soprattutto in occasione del prossimo G8 che si terrà a L'Aquila;
attivare meccanismi che combattano efficacemente la relazione tra le organizzazioni criminali della 'Ndrangheta italiana e paramilitari colombiani particolarmente attive nel traffico di droga e armi tra i due Paesi.
(4-03137)

Risposta. - Il Governo colombiano ha adottato in tempi recenti numerose misure che tendono ad un maggior controllo ed alla tutela dei diritti umani, seppur in un contesto ancora condizionato da forti elementi di criticità, ponendo particolare attenzione al funzionamento del sistema giudiziario ed alle regole di condotta delle Forze armate. Lo scandalo dei falsos posi tivos, pur restando una delle pagine più oscure della storia recente del Paese, ha visto finalmente le prime severe condanne di alcuni ufficiali e soldati, dimostrando l'impegno delle Istituzioni per ristabilire la legalità, soprattutto in risposta alle azioni compiute dai membri dell'Esercito.
La vendita degli armamenti italiani ai Paesi stranieri è disciplinata da un rigido sistema di controllo coordinato congiuntamente dal ministero degli esteri e dal ministero della difesa ed in particolare nell'esportazione verso la Colombia sono state adottate delle linee ancora più restrittive, proprio in considerazione della particolare situazione del Paese.
Riguardo alla lotta al traffico di droga ed alla criminalità organizzata, il nostro Paese si avvale attivamente di un'ampia dotazione di strumenti normativi pattizi multilaterali e bilaterali, che spaziano dalla Convenzione delle NU sul Crimine Organizzato Transnazionale (UNTOC), firmata a Palermo nel 2000, agli accordi di collaborazione di polizia. Dal 1991 è in servizio presso la nostra Ambasciata a Bogotà un esperto antidroga, distaccato dalla Direzione centrale Servizi Antidroga del ministero dell'interno, selezionato a rotazione tra le tre forze di polizia, con incarichi investigativi e di collaborazione con le competenti autorità locali, sia di polizia che giudiziarie. Esiste, inoltre, un efficace livello di cooperazione giudiziaria fra i due Paesi, con frequenti reciproche missioni di funzionari, magistrati ed esperti del settore ed

attualmente è in corso di negoziazione uno specifico Accordo di cooperazione giudiziaria.
Pur essendo lecito il commercio dei cosiddetti precursori chimici, i quali non hanno esclusiva applicazione nel settore della produzione della droga, tuttavia l'Italia, ai sensi della normativa comunitaria in materia (CE 273/2004, 111/2005 e 1277/2005), sottopone ad un attento controllo l'esportazione di tali sostanze in base alla legislazione in materia: il decreto del Presidente della Repubblica n. 309/90 e successivo decreto ministeriale del 23 settembre 2004. Al momento, tuttavia, non risultano flussi diretti di esportazione di precursori chimici dal nostro Paese verso la Colombia.
Per quanto riguarda la Cooperazione italiana allo sviluppo, è importante ricordare che essa è fortemente indirizzata alla difesa dei diritti umani e dei diritti fondamentali di libertà e di uguaglianza, con particolare protezione delle categorie più deboli: quali donne, minori, comunità indigene, sfollati interni, nonché alla sostituzione delle coltivazioni illecite, come la coca, allo sviluppo socio-economico ed allo sminamento umanitario. La legge n. 49 del 1987, che disciplina la Cooperazione italiana allo sviluppo, impone che i fondi a disposizione non debbano essere utilizzati, né direttamente né indirettamente, per il finanziamento delle attività militari.
Le linee guida e gli indirizzi di programmazione di cooperazione allo sviluppo, per il triennio 2009-2011, approvate dal Comitato direzionale lo scorso dicembre, evidenziano che la Colombia non rientra tra i Paesi beneficiari di interventi prioritari. I progetti in corso, in collaborazione con le locali ONG, si rivolgono essenzialmente ai settori della formazione, della protezione e del recupero ambientale, dell'assistenza alle fasce maggiormente vulnerabili della società e della promozione di attività micro-imprenditoriali.
L'Unione europea ha in corso con tale Paese un dialogo sui diritti umani che tocca tutti i settori su cui si concentrano le denunce. Essa ha inoltre in corso il negoziato per l'Accordo commerciale multipartito che contiene una clausola sul rispetto dei diritti umani e che fa riferimento all'Accordo di dialogo politico e di cooperazione firmato nel 2003. In tale negoziato, in cui si prevede anche il miglioramento delle condizioni del Sistema di preferenze generalizzate plus, è stato chiesto alla Colombia di ratificare i 27 Accordi conclusi con diverse Organizzazioni internazionali, di cui 16 con l'Organizzazione internazionale del lavoro, relativi ai diritti umani ed alla protezione dei lavoratori.
In ambito multilaterale vanno segnalate, inoltre, le attività di Cooperazione allo sviluppo delle Agenzie delle Nazioni Unite a cui l'Italia nel 2008 ha contribuito finanziariamente: l'Ufficio nazioni unite per il controllo della deroga e il crimine, l'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura, l'Alto commissariato delle N.U. per i rifugiati e il Programma nazioni unite per lo sviluppo, nonché l'organizzazione internazionale per le infrazioni, la Croce Rossa e l'OSA per la realizzazione di progetti finalizzati alla sostituzione delle coltivazioni illegali, all'assistenza dei rifugiati interni e alla lotta alle mine antiuomo.
Si segnala, infine, che, nello scorso dicembre, la Colombia è stata sottoposta, per l'adempimento delle obbligazioni in materia di diritti umani, alla revisione periodica universale del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni unite. Questo è un meccanismo in base al quale tutti gli Stati membri delle nazioni unite vengono ciclicamente esaminati sotto il profilo del rispetto dei diritti umani dal Consiglio dei diritti umani. L'esame dello Stato avviene generalmente sulla base di 3 documenti, predisposti rispettivamente dallo Stato in considerazione, dall'ONU e dalle organizzazioni non governative, e si svolge in un dibattito interattivo nel quale sia le delegazioni governative che le Ong possono porre domande e fare raccomandazioni. Numerose sono state le domande e le raccomandazioni rivolte a Bogotà, che hanno riguardato in particolare la lotta contro le bande criminali, la tutela dei difensori dei diritti umani, la gestione dei
falsos positivos e le ratifiche della Convenzione internazionale contro le sparizioni forzate e del Protocollo opzionale

alla Convenzione contro la tortura. Quest'ultimo prevede l'istituzione di un meccanismo di visite periodiche da parte di organi indipendenti nei luoghi dove gli individui sono privati della loro libertà, al fine di prevenire forme di tortura o di trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Enzo Scotti.

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, ZAMPARUTTI e MECACCI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Il Corriere di Siena, nella sua edizione del 14 giugno 2009 ha pubblicato la denuncia-sfogo del signor Gianni Grilli, intitolata «Disabile? La pedana del bus non funziona»;
nell'intervento si può leggere: «Sono un disabile, affetto da una grave patologia invalidante che mi costringe su sedia a rotelle, vi porto a conoscenza di un cronico disservizio che ormai va avanti da anni ma che ancora non ha trovato una giusta sistemazione. Lunedì 8 giugno mi reco alla fermata dell'autobus di via Dante per andare in centro a sbrigare delle commissioni, attendo l'autobus n. 9 delle 10,30, esso arriva ed è predisposto con la pedana per disabili, ma l'autista non sa come si usa e nemmeno ci si prova, preferiva prendermi su di peso prima di fare un tentativo, ma io l'ho ringraziato della sua gentilezza e non ho accettato. Allora attendo il n. 5 delle 10,45: questo purtroppo non ha la pedana per disabili e intanto 20 minuti persi di tempo utile, dopo di che sono andato alla fermata di via Colombini per attendere il n. 10 delle 10.55 ma anche con questo bus niente da fare, è senza pedana, attendo nuovamente altri 15 minuti e arriva il n. 5 delle 11,10 con la pedana, ma al solito l'autista non la sa usare e mi aiuta a mano a salire sull'autobus per poi aiutarmi nuovamente alla discesa di piazza del Sale, sono le ore 11.30. Un'ora esatta da via Dante a piazza del Sale, nemmeno in un mercoledì super congestionato del mercato ci vuole tanto tempo. Riesco a svolgere una sola commissione per mancanza di tempo. Mi reco alla fermata di via Tozzi per prendere il n. 9 delle ore 11.50 per tornare a casa. Fortunatamente ha la pedana. Cortesemente chiedo all'autista di tirarla fuori: ha tentato ben 10 volte ma non è riuscito, causa il malfunzionamento del meccanismo che si bloccava e non usciva nella seconda parte dell'operazione, ed allora come al solito sono stato preso di peso, salito a mano e risceso a destinazione. Altra avventura, la posso solo chiamare così, è nuovamente capitata giovedì, quando mi reco alla fermata di via Dante e arriva l'autobus n. 9 delle ore 16.30. Ha la pedana ma come al solito l'autista non la sa usare e mi dice che è guasta, e come al solito sono salito a mano e sceso a mano a via Tozzi. Alle 18.15 mi reco alla fermata di piazza Gramsci per prendere l'autobus n. 10 delle 18.25, ma non arriva e sono già le 18.45; dopo qualche istante chiedo all'autista del n. 9 di tirare fuori la pedana. Lui mi risponde che quel bus non dispone dell'elevatore. E io: guardi la pedana c'è perché esiste il posto riservato ed attrezzato all'interno. A questo punto l'autista mi dice che «sta per arrivare il n. 10, prendi quello!!!, perché io ora non posso fare marcia indietro per accostarmi al marciapiede con tutta questa gente nel mezzo della strada». Arrabbiato e frustrato per il trattamento subito attendo il n. 10 delle 18.55. Sono le 19.10 e non arriva. Alle 19.15 arriva il n. 9 e accosta al marciapiede, come al solito chiedo all'autista di tirare giù la pedana e puntualmente dice: questo autobus non ha la pedana, allora mi arrabbio, e replica: «Non la so manovrare!!!». Si sale a mano, dopo di che, l'autista non convinto chiama un collega per vedere di azionare la pedana, alla fine la pedana esce solo di qualche centimetro e si blocca e di conseguenza l'autobus per sicurezze varie si blocca, il tutto per una decina di minuti prima che si riesca a far rientrare dentro l'alloggiamento la pedana. Finalmente si parte e si riscende a mano con le scuse per tutto quello che è capitato, con il risultato

che sono arrivato a casa alle 19,45: totale: un'ora e 45 minuti, situazione non tollerabile. Per tutto ciò che ho scritto mi sembra grave che in una città come Siena che si sente «grande» e svetta nei primi posti delle classifiche sulla vivibilità e qualità dei servizi, pecchi su un servizio utile ed essenziale per la mobilità delle persone disabili e non solo. Basti pensare a una mamma con un passeggino per bambino, ad una persona anziana che ha difficoltà a salire, ad una persona con le stampelle. Oltretutto faccio notare l'umiliazione di sentirsi dire davanti a tutti: «io non ti posso far salire perché non sono capace di manovrare la pedana» che poi è un accessorio di quell'autobus come può essere qualsiasi altro comando, e rimanere lì, o sotto un sole infuocato, o sotto la pioggia, o peggio ancora, sotto la tramontana, e perdere tempo prezioso. Questa secondo me è veramente una barriera mentale, peggiore di quelle architettoniche, e tutto ciò per la mancanza di rispetto, per la totale indifferenza verso una svantaggiata categoria di utenza»;
a quanto sopra descritto e denunciato, appare agli interroganti inqualificabile, avvilente;
occorre evitare che episodi di tal genere possano continuare a ripetersi;
con la legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007) è stato istituito, presso il Ministero dei trasporti, il Fondo per la promozione e il sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale, con una dotazione di 113 milioni di euro per l'anno 2008, di 130 milioni di euro per l'anno 2009 e di 110 milioni di euro per l'anno 2010;
le risorse del Fondo sono destinate alle finalità di cui all'articolo 1, comma 1031, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 che prevede, tra l'altro, che i fondi in questione possano essere destinati «per l'acquisto di autobus a minor impatto ambientale o ad alimentazione non convenzionale»;
le risorse vengono distribuite sulla base di criteri definiti con un decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;
nel decreto ministeriale 16 febbraio 2009, avente ad oggetto «Criteri per la presentazione e selezione dei progetti per interventi nel settore dei sistemi di trasporto rapido di massa finalizzati alla promozione e al sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale» in premessa si dà conto del fatto che il Ministro ha «valutato altresì opportuno creare una graduatoria di interventi da ammettere a contributo che sia valida anche per eventuali successivi rifinanziamenti al fine di semplificare le procedure istruttorie per l'utilizzo immediato delle risorse disponibili» -:
se, posta l'esistenza di una graduatoria, non ritenga opportuno il Ministro considerare a titolo preferenziale quei progetti che assicurino che i mezzi utilizzati siano accessibili ai diversamente abili e prevedano altresì un'adeguata formazione degli operatori al fine di assicurare la piena fruibilità dei mezzi di trasporto pubblico e porre fine a situazioni incresciose come quella ricordata in premessa.
(4-03450)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
L'articolo 1, comma 1031, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), modificato dall'articolo 1, comma 306, della Legge 24 dicembre 2007 (legge finanziaria per il 2008), ha istituito nello stato di previsione del ministero dei trasporti, un fondo destinato alla concessione di contributi per:

a) l'acquisto di veicoli ferroviari da utilizzare per i servizi di competenza regionale di cui all'articolo 8 e 9 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422;
b) l'acquisto di veicoli destinati a servizi su linee metropolitane, tranviarie e filoviarie;
c) l'acquisto di autobus a minor impatto ambientale;
d) l'acquisto di elicotteri e di idrovolanti destinati ad un servizio minimo di trasporto pubblico locale per garantire i

collegamenti con le isole minori con le quali esiste un fenomeno di pendolarismo.

Le risorse disponibili su detto fondo sono state assegnate alle regioni ed alle Province autonome, come disposto dal successivo comma 1032, secondo un piano di riparto approvato con decreto del ministro dei trasporti n. 4223 del 3 dicembre 2007, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
La ripartizione delle risorse è stata adottata, a seguito di istruttoria effettuata dal ministero dei trasporti sui dati trasportistici richiesti e trasmessi da regioni e province, in conformità ad una serie di criteri fissati dallo stesso comma 1032 di seguito elencati:

a) priorità al completamento dei programmi finanziati con la legge 18 giugno 1998, n. 194, e successive modificazioni, e con la legge 26 febbraio 1992, n. 211, e successive modificazioni;
b) condizioni di vetustà degli attuali parchi veicolari;
c) congruenza con le effettive esigenze di domanda di trasporto;
d) priorità alle regioni ed alle province autonome le cui imprese si siano attenute alle disposizioni di cui ai commi da 3-ter a 3-septies dell'articolo 18 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422.

Inoltre, ferme restando le categorie generali di veicoli ammesse ai benefici di legge espressamente individuate dal comma 1031 ed elencate in premessa, l'articolo 2 del summenzionato decreto ministeriale di riparto delle risorse ha ulteriormente specificato i criteri di identificazione dei veicoli da ammettere a contributo appartenenti alla categoria relativa all'acquisto di veicoli a minor impatto ambientale, facendovi quindi rientrare:
autobus con emissioni conformi alle direttive comunitarie Euro 4 dotati di filtri antiparticolato FAP (filtro attivo antiparticolato) e sistemi DOBDC (
diagnostic on board);
autobus alimentati a biocarburanti;
autobus alimentati a metano o GPL;
autobus ad alimentazione elettrica;
autobus ad alimentazione ibrida;
autobus omologati EEV (
enhanced environmentally friendly vehicle).

In seguito alla approvazione del piano di riparto e sulla base dei programmi delle forniture che sono stati presentati da regioni e province autonome allo scopo di accedere al finanziamento statale sono state siglate dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con i singoli enti le convenzioni volte a disciplinare le modalità di erogazione del contributo.
Con la legge finanziaria per il 2008 n. 244 del 2007, che istituisce all'articolo 1 comma 304 il Fondo per la promozione ed il sostegno dello sviluppo del trasporto pubblico locale (dotazione 113 milioni di euro per il 2008, 130 milioni di euro per il 2009, 110 milioni di euro per il 2010), ulteriori risorse sono state destinate alle finalità di cui all'articolo 1, comma 1031 in argomento, oltreché alle finalità di cui alla legge n. 211 del 1992 di finanziamento per il trasporto rapido di massa.
Per quanto attiene l'assegnazione delle risorse disponibili su detto fondo destinate all'acquisto di veicoli il nuovo piano di riparto approvato con decreto ministeriale n. 82 T del 19 marzo 2008, poi rimodulato con decreto ministeriale n. 132 T del 6 maggio 2008, è stato da ultimo abrogato e sostituito con decreto ministeriale n. 413 del 18 maggio 2009, in corso di registrazione da parte dei competenti organi di controllo.
Ciò premesso, in merito alla presunta esistenza di una graduatoria di interventi da ammettere a contributo all'interno della quale gli interroganti auspicano che l'esigenza di assicurare piena fruibilità dei mezzi di trasporto da parte dei soggetti disabili sia considerata in via preferenziale dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti nell'ambito delle procedure di approvazione dei programmi di forniture; viene indicato a tal fine il decreto ministeriale

16 febbraio 2009 che ne farebbe esplicito richiamo.
In primo luogo, l'attività istruttoria svolta dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti, finalizzata alla stipula delle convenzioni con le singole regioni e province autonome per l'erogazione dei finanziamenti ex articolo 1, comma 1031, è basata sulla verifica della compatibilità dei programmi di investimenti pervenuti alle finalità della legge in argomento ed ai criteri fissati dal decreto di riparto, come sopra elencati.
Nel rispetto dei criteri di utilizzo, indirizzi e vincoli fissati dalla legge, gli Enti in parola esprimono pertanto piena autonomia di scelta della destinazione da dare alle risorse a ciascuno assegnate, ivi compresa quella relativa all'acquisto di autobus a minor impatto ambientale che interessa la presente discussione.
Non è prevista infatti dalla normativa di riferimento alcuna graduatoria di interventi di cui questa Amministrazione debba tenere conto all'atto della approvazione dei programmi di investimenti presentati dalle regioni e province autonome.
Detti programmi vengono elaborati dagli enti ripartendo le risorse assegnate tra le varie categorie di veicoli in base alle peculiari esigenze trasportistiche del territorio di ognuno.
Infatti, si evidenzia che è compito degli stessi enti applicare, nella predisposizione dei programmi di cui trattasi, la normativa vigente in materia di «mobilità per i diversamente abili».

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

FARINONE. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da oltre un mese il servizio di recapito della corrispondenza nel comune di Lesmo (provincia di Monza e Brianza) presenta gravi e ripetute discontinuità che recano evidenti disagi ai residenti;
vi sono zone del territorio comunale nelle quali è dal mese di marzo che non viene recapitato più nulla: né lettere, né pacchi, né bollette;
nelle ultime settimane si è oltrepassato il limite del ridicolo: in due giorni è stata consegnata ai lesmesi una quantità impressionante di corrispondenza non urgente (riviste, volantini, opuscoli, giornali, eccetera) rimasta inevasa negli ultimi sedici mesi (sono persino arrivate riviste degli ultimi mesi del 2007!) intasando le cassette postali e destando più d'una perplessità presso i cittadini, ovviamente, circa l'efficienza del servizio di Poste Italiane;
la scorsa settimana, per completare l'opera, sono stati recapitati a molte famiglie estratti conto bancari ormai datati nonché bollette energetiche e dell'acqua scadute da tempo: e qui la cosa si fa seria perché i residenti rischiano di vedersi distaccare i contatori, con conseguenti successive spese di riallaccio ovvero addebiti in bolletta delle spese di mora;
la gravità di questi disguidi è clamorosa. Ma ormai un po' tutta la Brianza patisce gravi carenze nel funzionamento del servizio postale -:
quali urgenti iniziative intenda intraprendere il Governo per porre fine a tale penosa situazione di disservizio reso da Poste Italiane SpA.
(4-02855)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta, anche sulla base di informazioni acquisite presso la società Poste Italiane.
In merito alle criticità emerse dallo svolgimento del servizio di recapito nel comune di Lesmo, Poste Italiane nel puntualizzare che lo stesso, insieme ai comuni di Albiate, Biassono, Camparada, Correzzana, Macherio, Sovico e Triuggio è servito dal Centro di distribuzione di Lissone, ha precisato di aver disposto una completa revisione dell'organizzazione del servizio di recapito ed un incremento delle unità applicate.

In particolare, è stata stabilita una mappatura dei Centri esistenti che ha consentito di concentrare la presenza dei portalettere su tre uffici:
1) Lissone, che attualmente ospita i portalettere che servono lo stesso comune di Lissone;
2) Sovico, che accoglie i portalettere che servono i comuni di Sovico, Albiate, Macherio e Triuggio;
3) Biassono dove sono allocati i portalettere che servono i comuni di Biassono, Camparada, Correzzana e Lesmo.

La società ha evidenziato, inoltre, che a causa del disarmonico sviluppo toponomastico e demografico di alcune località nel presidio di Biassono, sono stati ridisegnati nuovi itinerari di lavoro dei portalettere e sono state aggiunte due zone di recapito, una delle quali quasi interamente a disposizione del comune di Lesmo.
Al fine di dare efficace attuazione alla riorganizzazione del servizio, Poste Italiane ha istituito una
task force per coordinare le fasi di avvio della nuova organizzazione ed accelerare lo smaltimento delle giacenze, mediante il coinvolgimento nelle attività di ripartizione e di distribuzione di tutte le strutture presenti nell'area. La predetta società ha precisato, infine, che, attualmente, non si registrano zone scoperte e le giacenze di corrispondenza sono state tutte smaltite.
Il Ministero dello sviluppo economico, attraverso gli uffici competenti, non mancherà di vigilare affinché siano, in ogni caso, rispettati gli obblighi connessi allo svolgimento del servizio universale.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

FARINONE. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da mesi il servizio di recapito postale in diversi comuni della nuova provincia di Monza e Brianza è fonte di notevoli problemi per gli utenti e ciò accade nonostante da tempo ormai la società Poste Italiane SpA assicuri, a parole, il proprio impegno per garantire l'efficiente recapito di pacchi, lettere e soprattutto bollette di pagamento;
in alcuni comuni la situazione è di assoluta gravità e numerose sono già state le interrogazioni parlamentari sull'argomento, fatto questo che ha reso ben noto agli interpellati il problema qui evidenziato;
tra i numerosi disagi patiti dai cittadini meritano di essere sottolineati quelli derivanti dalla ritardata o mancata consegna di bollettini e fatture, che produce inevitabili messe in mora e multe conseguenti;
sabato 16 maggio 2009 in un campo nei pressi del cimitero di Lentate sul Seveso alcuni cittadini hanno scoperto la presenza di cataste di corrispondenza abbandonata: centinaia di bollette Enel e Telecom, avvisi bancari, lettere, pacchi postali;
pare che la posta non recapitata avrebbe dovuto essere consegnata dalla società Tnt poste, nell'ambito di un piano di «esternalizzazione» del servizio deciso da Poste Italiane SpA -:
se i Ministri interrogati non intendano verificare in profondità cosa non funziona nella gestione del servizio postale in Brianza;
quali azioni i Ministri interrogati intendano adottare, e in quali tempi, nei confronti di Poste Italiane SpA per rimediare a questa incresciosa situazione che sta realmente ingenerando un forte e motivato senso di sfiducia e rabbia presso i residenti nella nuova provincia.
(4-03044)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, e sulla base degli elementi forniti dalla Direzione generale competente, dal ministero dell'interno si comunica quanto segue.
Le informazioni pervenute sul recapito postale in diversi comuni del territorio

provinciale di Monza e Brianza segnalano che, in passato, in detto territorio, si sono effettivamente verificate alcune criticità per le quali sono state necessarie, nel corso dell'anno 2008, analisi e monitoraggi mirati, al fine di individuarne le cause.
A seguito di tali verifiche, si è resa necessaria una completa revisione dell'organizzazione del servizio, con un incremento delle unità applicate.
In particolare è stata disposta una mappatura dei Centri PT esistenti, che ha consentito di concentrare la presenza dei portalettere su tre uffici: Lissone, Sovico e Biassone. I predetti uffici servono anche i Comuni di Albiate, Macherio, Triuggio, Camparada, Correzzana e Lesmo.
Per risolvere la disomogeneità esistente fra le prestazioni degli addetti al recapito, a causa del disarmonico sviluppo toponomastico e demografico di alcune località, nel presidio di Biassono sono stati ridisegnati logisticamente e quantitativamente i nuovi itinerari dei portalettere e sono state aggiunte due zone di recapito, una delle quali quasi interamente a disposizione del comune di Lesmo.
È stata inoltre costituita una
task force per coordinare le fasi di avvio della nuova organizzazione ed accelerare lo smaltimento delle giacenze, mediante il coinvolgimento nelle attività di ripartizione e di distribuzione di tutte le strutture presenti nell'area.
Dallo scorso mese di marzo, il completamento delle modifiche ha permesso lo svolgimento di un servizio più puntuale e maggiormente rispondente alle effettive esigenze della clientela.
Per quanto riguarda l'episodio del ritrovamento di oggetti postali nei pressi del cimitero di Lentate sul Seveso, Poste italiane precisa che il servizio di recapito della corrispondenza in parola non è stato curato dalla stessa società, bensì dalla società TNT, che, nell'ambito territoriale in esame, svolge la propria attività in posizione concorrenziale rispetto a Poste italiane.
I responsabili territoriali, avvertiti del ritrovamento in parola, hanno immediatamente preso visione della corrispondenza abbandonata e, avendo rinvenuto sulla stessa il logo «TNT», hanno provveduto, in data 15 maggio 2009, a sporgere una denuncia cautelativa presso la sede del Compartimento della Polizia postale di Milano, precisando la totale estraneità di Poste italiane a tale vicenda, e riconsegnando contestualmente il materiale visionato al suddetto organo di Polizia, per gli adempimenti del caso.
Da indagini condotte dalle autorità di polizia, come precisato anche dal Ministero dell'interno, si è potuto appurare che il servizio concesso in appalto alla TNT, era stato a sua volta subappaltato al Consorzio Italian Service il quale, dopo aver accertato i fatti sopra descritti, ha provveduto a licenziare i due dipendenti responsabili di tale increscioso episodio, avvisandone l'autorità giudiziaria di Milano.
Il Dipartimento delle comunicazioni ha disposto verifiche e specifiche ispezioni per verificare le responsabilità in altri episodi simili, nei comuni limitrofi.
Da quanto sopra esposto si può evidenziare la totale estraneità per i fatti accaduti di Poste italiane, che ha rescisso immediatamente il contratto di appalto con la società TNT anche nelle province di Torino, Bologna, Modena e Perugia, proprio in relazione alle violazioni delle norme stabilite dal codice civile, in materia di subappalti e sui tempi e i modi di consegna della corrispondenza.
Sarà, comunque, cura del Ministero dello sviluppo economico vigilare, anche attraverso la concessionaria Poste italiane, affinché non si verifichino ulteriori gravi episodi, come quelli riportati, che hanno ingenerato un motivato senso di sfiducia e rabbia fra i residenti della nuova provincia.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

FAVA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel comune di Suzzara in provincia di Mantova, è stato ritrovato affisso nei locali commerciali frequentati da cittadini stranieri (phone center, macellerie islamiche

eccetera) un volantino scritto in lingua araba siglato «Gruppo islamico Europa»;
il volantino in esame fissava per il giorno 26 ottobre 2008 una adunata generale presso la «moschea di Suzzara» di tutti i fedeli musulmani presenti nel territorio allo scopo di reclutare nuovi membri per l'organizzazione «Gruppo islamico Europa»;
la moschea di Suzzara sorge in un edificio comunale (ex sede dell'ufficio tecnico del comune) sito in via Gina Bianchi ristrutturato recentemente dalla amministrazione e assegnato ad alcune associazioni islamiche presenti nel territorio;
il centro islamico opera in forma abusiva in quanto nelle convenzioni stipulate tra il comune e le associazioni assegnatarie non si fa alcun riferimento all'utilizzo del locale quale luogo di culto (Moschea). All'interno dell'edificio vi sono, inoltre, dei locali destinati all'insegnamento del corano ai minori (scuola coranica-madrasa);
il volantino in oggetto firmato Islamic Forum Europe recita testualmente: «solo l'Islam è la salvezza dell'umanità. Dobbiamo salvare la nostra comunità e dobbiamo salvare la società nella quale viviamo. Noi viviamo in un Paese, ambiente e società che non è favorevole all'Islam. Dobbiamo cercare la strada della soluzione in modo organizzato. C'è bisogno che costruiamo il vero musulmano. Il principale obiettivo dell'uomo è che deve sottostare e consegnare la vita soltanto a quello che Dio dice. Dio ha dato a noi la responsabilità della religione, in modo che possiamo osservarla nel modo giusto e, dopo la morte, ottenere il paradiso. Voi potete diventare membri dell'Islamic Forum Europe. Per questo vi invitiamo il 26 ottobre, dopo la preghiera del Magreb, alla moschea di Suzzara»;
il «Gruppo islamico europa» è un'organizzazione internazionale di matrice fondamentalista islamica con sede a Londra e legata alla Jamaat di Pakistan e Bangladesh;
la Jamaat di Pakistan e Bangladesh è stata al centro dell'attenzione mediatica negli ultimi tempi in quanto, si è resa responsabile: tre anni fa, dell'attentato all'ex premier Sheik Hasina Wajed e nello scorso aprile delle manifestazioni violente (con lancio di sassi e pietre contro la polizia) davanti al Parlamento del Bangladesh, poiché il Parlamento aveva approvato la norma che equiparava agli uomini i diritti all'eredità per le donne;
in Italia il fenomeno sociale della diffusione di centri islamici e moschee, in molti casi abusivi, sta subendo negli ultimi anni un allarmante crescita esponenziale. Nel giro di poco tempo sono sorte in tutta Italia: moschee di dimensioni enormi, centri culturali e religiosi, scuole coraniche e attività commerciali gestite direttamente dalle comunità musulmane (macellerie, phone center eccetera);
sempre più spesso, stando alle notizie pubblicate dagli organi d'informazione, ci troviamo dinnanzi a casi emblematici dove è facilmente riscontrabile da un lato il manifesto rifiuto da parte delle comunità musulmane presenti in Italia di rispettare le normative vigenti e di adeguarsi alla regole comportamentali e culturali del nostro Paese e dall'altro lato l'atteggiamento superficiale delle istituzioni che non comprendendone i rischi adottano semplicistiche soluzioni, mettendo conseguentemente in pericolo la sicurezza dei cittadini;
il mantenimento di questa costosissima rete di associazioni islamiche in italia è impensabile senza il sostegno e la solidarietà di moschee, centri universitari, donazioni, finanziamenti di Stati e banche che hanno come obiettivo la «diffusione della fede» (da'wa). È ipotizzabile, inoltre, che i finanziamenti di queste attività avvengano anche attraverso strutture parallele formate da commerci illeciti, riciclaggio di denaro, sfruttamento dell'immigrazione;
si stima che oggi l'ammontare di denaro utilizzabile dalle organizzazioni legate

al fondamentalismo islamico ammonterebbe ad almeno 150 miliardi di euro;
è noto che questi centri culturali, oltre ad essere sede di attività religiosa, diventano anche centri della vita sociale e politica della comunità musulmana;
l'Islam si presenta fin dalle origini come un progetto globale che include tutti gli aspetti della vita. Include un modo di vivere, di comportarsi, di concepire il matrimonio, la famiglia, l'educazione dei figli, perfino l'alimentazione. In questo sistema di vita è compreso anche l'aspetto politico: come organizzare lo Stato, come agire con gli altri popoli, come rapportarsi in questioni di guerra e di pace, come relazionarsi agli stranieri, eccetera. Tutti questi aspetti sono stati codificati a partire dal Corano e dalla sunna e sono rimasti «congelati» nei secoli. La legge religiosa determina la legge civile e gestisce la vita privata e sociale di chiunque vive in un contesto musulmano, e se questa prospettiva è destinata a rimanere immutata come è accaduto finora, la convivenza con chi non appartiene alla comunità islamica non può che risultare difficile;
la legge islamica, rivolgendosi l'Islam a tutta l'umanità, è una legge personale e non dipende in nessun modo dall'elemento territoriale. La stessa nazionalità non è collegata, come avviene nella tradizione occidentale, allo jus sanguinis e allo jus loci, ma allo jus religionis, cioè, alla appartenenza ad una comunità di credenti che non è legata all'esistenza di un entità statuale;
più volte l'interrogante ha denunciato le connivenze tra alcune associazioni islamiche presenti nel nostro Paese e le strutture internazionali legate alla rete del fondamentalismo islamico e di conseguenza i collegamenti tra le organizzazioni terroristiche e le attività che si svolgono all'interno delle moschee;
nel nostro Paese, le indagini sul terrorismo internazionale, hanno portato a numerosi arresti e hanno dimostrato, senza ombra di dubbio, la presenza in Italia di cellule eversive del terrorismo islamico legate al movimento di Al Qaeda;
è palese ad avviso degli interroganti che anche in Italia all'interno delle comunità islamiche si annidi la presenza di gruppi eversivi (basti pensare, tornando indietro nel tempo, alle vicende giudiziarie che hanno investito il centro islamico di viale Jenner a Milano, la moschea di Cremona, le moschee di Torino di via Saluzzo e via Cottolengo, la moschea di Perugia);
non è dato dimenticare che, dopo gli attentati dell'11 settembre, l'italia è impegnata, come del resto tutto il mondo occidentale, in una lunga guerra al terrorismo internazionale di matrice islamica fondamentalista;
il terrorismo internazionale «Jihadista» ha messo sotto scacco l'Europa con gli attentati terroristici di Madrid dell'11 marzo 2004 e di Londra del 7 luglio 2005;
è necessario ricordare che nella rivendicazione degli attentati di Londra si faceva esplicito richiamo proprio all'Italia indicando il nostro Paese come prossimo obiettivo per una operazione di terrore se possibile ancora più eclatante di quelle di Madrid e Londra;
la sfida lanciata dal fondamentalismo islamico è particolarmente seria in quanto affonda il colpo in un Europa che rifiuta di riconoscere le proprie radici;
una politica buonista, superficiale e poco attenta alle vicende internazionali ha permesso il radicamento del fondamentalismo islamico anche nel nostro Paese -:
se il Ministro non ritenga opportuno predisporre controlli in tutti i centri islamici presenti sul territorio italiano, provvedendo alla chiusura di quelli che perseguono obiettivi volti al radicamento del fondamentalismo di matrice islamica nel nostro Paese.
(4-01461)

Risposta. - In via generale, la piena tutela dell'esercizio della libertà religiosa comporta che sia assicurata a tutti la

possibilità di esercitare liberamente il proprio culto, anche disponendo di un edificio per la celebrazione delle funzioni religiose.
Infatti il diritto di professare la propria religione in tutte le sue manifestazioni, individuali e collettive, è contenuto nella Costituzione: l'articolo 3 sul principio di eguaglianza e di pari dignità sociale, senza distinzioni di sesso, razza, lingua e religioni; l'articolo 8, in tema di eguale libertà di tutte le confessioni religiose; l'articolo 19, relativo alla libertà di esercizio del culto nelle forme individuali o associate, anche come diritto di propaganda della fede religiosa e l'articolo 20 che prescrive che il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto di una associazione o istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative.
Il riconoscimento dei diritti costituzionali descritti impongono di approfondire però anche altri aspetti altrettanto rilevanti alla luce dei principi costituzionali.
In tale ambito una posizione sicuramente preminente riveste l'esigenza della tutela della sicurezza nazionale e dei cittadini, a volte insidiata da attività che, dietro il paravento di centri culturali ed aggregazioni di altro genere, di ispirazione religiosa, in realtà mirano ad obiettivi di matrice eversiva e terroristica, come la realtà dei fatti ha più volte dimostrato.
Compito del ministero dell'interno, quale amministrazione di garanzia dei diritti dei cittadini e della loro sicurezza, è quello di individuare in ogni occasione il giusto punto di equilibrio tra l'esercizio della libertà religiosa e la tutela della civile convivenza.
Il ministero dell'interno dedica particolare attenzione alle realtà dei luoghi di aggregazione ove, pur con la variabile definizione di centri culturali islamici o moschee, in effetti si fa di tutto: si prega, si fa scuola, si somministra cibo e, come dimostrano alcune recenti indagini della Magistratura, anche proselitismo, reclutamento e finanziamento per attività terroristiche.
Questo ministero svolge, attraverso il dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione, un costante monitoraggio di tutte le realtà religiose - comprese quelle islamiche - finalizzato a rilevare l'intendimento delle varie comunità di integrarsi e svilupparsi, nel tessuto sociale, secondo principi democratici e di civile convivenza.
Occorre precisare, per quanto concerne la realtà islamica, che le moschee esistenti sul territorio nazionale - si qualificano come tali solo quelle dotate di minareto,
mihrab (nicchia inserita nel muro orientata in direzione della Mecca) e cupola - sono soltanto due: quelle di Roma e di Segrate. Gli altri luoghi destinati al culto islamico sono sale di preghiera aperte in genere su iniziativa di comunità, associazioni islamiche e centri culturali che si propongono prioritariamente la diffusione della propria cultura e, nell'ambito di tale attività, anche finalità di culto.
Le sale di preghiera sono quasi sempre collocate nella sede del centro culturale o dell'associazione di cui è responsabile, a tutti gli effetti, il rappresentante del centro o dell'associazione e sono in prevalenza costituite da appartamenti, garage e capannoni, anche all'interno di semplici abitazioni private.
Il proliferare di tali luoghi di culto e degli altri luoghi di aggregazione culturale è un tema molto sentito, soprattutto nelle realtà locali e, proprio a questo riguardo, intendo assicurare che il Governo non trascura qualsiasi segnale, anche minimo, di rischio od allarme.
Ne sono tangibile prova una serie di operazioni di polizia e magistratura, a seguito delle quali si è potuto appurare che all'interno di alcuni luoghi di culto si annidavano attività di propaganda, proselitismo in chiave salafita/jihadista, di raccolta fondi e di reclutamento ed addestramento di militanti jihadisti, come nel caso delle operazioni condotte a Bologna, Milano, Perugia e da ultimo a Bari.
Quest'ultima operazione dimostra ancora una volta quanto sia giusta l'azione che il Governo sta perseguendo per combattere alla radice il fenomeno terroristico, anche attraverso il contrasto all'immigrazione clandestina.
Una attenzione particolare è rivolta alle modalità di finanziamento dei sodalizi che traggono la loro sussistenza dalla raccolta

di fondi tra i fedeli - la cosiddetta zaqat (che consiste nella contribuzione individuale prevista dal Corano e dalla Shari'a) risulta essere la principale fonte attraverso la quale sono generalmente sostenute le attività del centri islamici presenti in Italia, nonché gli eventuali acquisti, o locazioni di immobili da destinare a luoghi di culto o a sedi di associazioni.
Attraverso le attività ispettive della Guardia di finanza, una particolare attenzione viene dedicata alle agenzie finanziarie, per verificare l'eventuale utilizzazione dei circuiti di
money transfer per finalità di riciclaggio di capitali illeciti e di finanziamento del terrorismo internazionale.
Il rischio di possibili infiltrazioni eversive all'interno delle comunità islamiche presenti nel nostro Paese è, comunque, già da tempo all'attenzione di questo ministero che in questi anni, ove ne ricorrevano i presupposti, non ha mancato di adottare i necessari provvedimenti di espulsione, per motivi di sicurezza dello Stato.
Massima attenzione, inoltre, viene dedicata ai rapporti tra il radicalismo di matrice islamica ed il terrorismo internazionale, anche attraverso una consolidata cooperazione internazionale di polizia con tutti i Paesi direttamente e indirettamente interessati, nella considerazione della natura transnazionale del fenomeno.
Lo straordinario impegno del Governo per rafforzare il livello di sicurezza dei cittadini trova conferma anche nelle misure legislative, recentemente diventate legge, in materia di sicurezza pubblica e che tra l'altro non trascurano i rischi di matrice terroristica.
Si ricorda, in particolare, la disposizione in base alla quale il giudice competente, qualora emergano finalità di terrorismo, può disporre cautelarmente la sospensione delle attività di organizzazioni, di associazioni, di movimenti o gruppi che svolgano o favoriscano attività finalizzate al terrorismo e il Ministro dell'interno - in presenza di sentenza irrevocabile - ordina lo scioglimento dell'organizzazione e dispone la confisca dei beni.
Ciò premesso, nel comune di Suzzara, in provincia di Mantova, è presente una Comunità islamica nel cui ambito opera anche l'associazione denominata
Forum Islamico Europeo in Italia, istituito in data 6 marzo 2006, a sua volta emanazione dell'Islamic Forum Europe con sede a Londra.
L'associazione - che opera con il contributo volontario dei suoi associati - ha finalità di carattere culturale, è priva di accenti politici ed è diretta a perseguire il miglioramento dei rapporti tra i suoi membri, mantenere la stabilità, nonché la coesione della comunità islamica, incentivare lo sviluppo economico, conservare le tradizioni e la cultura del paese d'origine.
Anche nei confronti di tale associazione - come del resto nei confronti di tutte le realtà religiose - il ministero dell'interno opera una costante attività di monitoraggio al fine di rilevare la volontà della stessa di svilupparsi secondo principi democratici e di integrarsi nel tessuto sociale, pur mantenendo la propria identità religiosa.
Nell'ambito delle attività portate avanti dai soci della comunità rientra la distribuzione di materiale divulgativo con il testo in versione doppia - sia bendasi che inglese - il cui contenuto appare prevalentemente orientato al sostegno dei comportamenti raccomandati al fedele.
Inoltre, presso la sede dell'associazione, a cura del centro socio interculturale islamico, nei fine settimana, opera una struttura educativa gestita da giovani volontari - i cui nominativi vengono, di volta in volta, indicati al comune di Suzzara - che si dedicano all'insegnamento della lingua araba e della religione islamica ad una trentina di bambini di età compresa tra i 6 e i 13 anni.
Il referente locale dell'associazione riscuote buona considerazione in seno alla comunità islamica del comune di residenza e, in passato, ha ricoperto la carica di Presidente del centro islamico suzzarese mentre attualmente non riveste ruoli di responsabilità nell'ambito del cennato sodalizio religioso.
I locali utilizzati dal centro socio interculturale islamico risultano concessi in comodato gratuito dal comune di Suzzara, che svolge una costante azione di vigilanza nei confronti della predetta associazione

alla quale richiede annualmente il deposito del programma delle attività sociali, corredato dal rendiconto economico dell'associazione medesima.
Il Sottosegretario di Stato per l'interno: Nitto Francesco Palma.

FOGLIATO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il temporale che si è abbattuto il giorno 2 novembre 2008 sulla provincia di Asti ha causato l'interruzione della linea telefonica nel Comune di Vigliano d'Asti e nella frazione di Sabbionera di Vigliano;
i servizi telefonici del Comune di Vigliano d'Asti sono stati riattivati in tempi brevi, ma gli abitanti della frazione di Sabbionera di Vigliano (Asti) sono tuttora impossibilitati ad utilizzare le linee telefoniche e i servizi internet;
una ventina di famiglie, vittime di questo grave disservizio che si perpetra ormai da troppi giorni, si sono rivolte agli sportelli telefonici della compagnia telefonica Telecom Italia per chiedere spiegazioni sulle cause del guasto e sui tempi di riparazione, ma non hanno ricevuto risposte chiare e certe;
la previsione del solo sportello telefonico 187 per la denuncia di guasti e disservizi imputabili a Telecom, rende assolutamente impersonale il rapporto fra il gestore telefonico e l'utente in difficoltà, che si trova a parlare con operatori ignari dei problemi del territorio;
l'isolamento telefonico e telematico nella frazione di Sabbionera di Vigliano sta creando senza dubbio disagi alle persone che lavorano e studiano utilizzando questi strumenti, ma è particolarmente grave per le persone anziane che vivono sole;
il Sindaco Emma Adorno, in attesa della soluzione definitiva, ha richiesto alla compagnia telefonica un intervento temporaneo che metta almeno i cittadini nelle condizioni di utilizzare i servizi telefonici, ma la sua richiesta ha ricevuto risposta negativa;
a fronte del cospicuo canone corrisposto all'azienda telefonica da parte dei cittadini, gli abitanti di Sabbionera di Vigliano esigono la tempestiva riparazione del danno e comunque la tutela dei loro diritti -:
se il Ministro sia a conoscenza di quanto sta accadendo nella frazione di Sabbionera di Vigliano e con quali misure, per quanto di sua competenza, intenda intervenire per tutelare i diritti degli abitanti della frazione che hanno subito e continuano a subire disagi nella propria vita personale e professionale imputabili a disservizi da parte della compagnia telefonica Telecom Italia.
(4-01795)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue, sulla base di informazioni fornite dalla società Telecom Italia.
L'interruzione della linea telefonica, verificatasi nella zona Vigliano d'Asti è stata determinata da eventi atmosferici di particolare intensità che hanno provocato, a causa dei fulmini, un corto circuito elettrico in più punti di un'intera area di armadio. Ciò ha comportato interventi molto complessi, effettuati anche nei giorni festivi, nonché in condizioni meteorologiche assolutamente avverse.
La società Telecom Italia, al riguardo, evidenzia che la riparazione del guasto ha richiesto un impegno costante dal 4 novembre 2008 al 27 novembre 2008, e che, comunque, attualmente risulta risolto.
La società ha precisato, inoltre, che la tipologia dell'intervento ha comportato anche la necessità di richiedere al Sindaco un'ordinanza per chiudere via Alfieri al traffico e poter procedere con lo scavo necessario alla sostituzione di determinate tratte di cavo.
In particolare sono state svolte le seguenti attività:
localizzazioni progressive e ripetute dei guasti;

sopralluoghi;
scavi;
sostituzione tratte di cavo;
sostituzione testine in armadio.

A tal riguardo, Telecom Italia ha evidenziato che è stata necessaria una successione temporale di interventi in quanto, per la tipologia di guasto, non è stato possibile procedere con una localizzazione unica poiché si è reso necessario, al termine di ogni intervento di bonifica, eseguire nuovamente le misure per verificare la presenza di eventuali ulteriori tratte guaste.
In altre parole, il fatto che i guasti subiti dagli utenti della frazione Sabbionera siano stati riparati per ultimi è assolutamente casuale e, comunque, non vi è stato un distacco temporale tra le operazioni svolte in località Vigliano e quelle svolte nella frazione.
La tipologia di guasto (fulminazione), ha costretto la società ad eseguire una serie di interventi che non potevano essere in simultanea bensì in cascata, allungando in tal modo i tempi di ripristino.
Per ciò che attiene al mancato accoglimento della richiesta di una soluzione provvisoria del guasto, a cui si fa riferimento nel testo dell'interrogazione in esame, Telecom Italia ha precisato che tale diniego è dipeso proprio dalla complessità del guasto e dalla sua presenza in più punti della rete.
Il ministero dello sviluppo economico, comunque, nell'ambito delle proprie competenze, si adopererà affinché venga sempre garantito il corretto espletamento del servizio universale nel rispetto della normativa vigente.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

TOMMASO FOTI. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
sul Passo del Tonale venne realizzato il «Sacrario del Tonale - Caduti Grande Guerra»; all'ingresso dello stesso due lapidi lo segnalano come luogo sacro, un'altra lapide cita: «Il Ministero della Difesa lo assegna alla custodia del Comune di Ponte di Legno per l'eternità»;
la manutenzione ordinaria e straordinaria del sacrario in questione lascia del tutto a desiderare e non vi è dubbio che l'incuria regna sovrana -:
se e quali iniziative intenda assumere, anche sollecitando l'intervento del Comune di Ponte di Legno (BS), per riportare a dignità il «Sacrario del Tonale».
(4-00838)

Risposta. - Il Commissariato generale per le onoranze ai caduti in guerra ha sempre posto notevole e costante attenzione sia ai sacrari ed al loro decoro che all'attuazione delle opportune forme di commemorazione di tutti i caduti.
Tra i vari e molteplici servizi affidati al Commissariato dalle vigenti norme (legge n. 204 del 1951 e successive modificazioni) rientrano, in particolare, tutte le attività di manutenzione ordinaria, straordinaria e la gestione dei sacrari, cimiteri e sepolcreti di guerra - in Italia ed all'estero - degli immobili di cui è competente, utilizzando i fondi assegnati sullo specifico capitolo di bilancio (1147).
Per quanto riguarda il sacrario del Tonale - realizzato a cura della Difesa per custodire le spoglie di 847 caduti della 1a guerra mondiale, a testimonianza dei cruenti combattimenti, di cui il Passo del Tonale è stato teatro - in ottemperanza all'articolo 7, comma 1 della legge n. 204 del 1951, è stato dato in consegna nel 1983 al comune di Ponte di Legno, con l'obbligo di custodirlo in perpetuo e di assumersi l'onere di provvedere alla custodia ed alla manutenzione dell'immobile e delle sue pertinenze.
Il Commissariato, a seguito di alcune segnalazioni pervenute circa lo stato di scarsa manutenzione e di pulizia del richiamato sacrario, in aderenza ai compiti devoluti all'ente dalla citata legge n. 204 del 1951, già nel marzo 2008 aveva provveduto a sensibilizzare il sindaco di Ponte di Legno, auspicando l'adozione di ogni iniziativa utile ad assicurare il decoro ed

il rispetto, di certo doverosi per una struttura di così alto valore etico e morale.
Successivamente, non avendo ricevuto alcun riscontro, è stato inoltrato un sollecito, affinché il sindaco rendesse note le iniziative che l'amministrazione comunale avrebbe posto in essere per assolvere agli obblighi assunti con la presa in consegna dell'immobile.
In proposito, segnalo che il comune di Ponte di Legno ha inviato, lo scorso mese di giugno, un progetto preliminare dei lavori da eseguire per la manutenzione e per la sistemazione dell'area esterna al sacrario militare del Tonale.
La documentazione progettuale è, allo stato, in fase di valutazione da parte dei competenti organi tecnici del Commissariato per il parere di merito, a premessa dell'autorizzazione preventiva che l'ente dovrà rilasciare per procedere all'esecuzione degli interventi previsti.
Concludendo, mi preme sottolineare che la Difesa continuerà a conferire ogni possibile attenzione alla valenza etica ed alla conservazione dei sacrari, al fine di continuare ad onorare - nel tempo, nei modi e nelle forme più adeguate - la memoria di quanti hanno sacrificato la vita per la patria.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

FUGATTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della difesa, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
negli impianti dell'Iveco situati a Bolzano si producono mezzi militari di vario tipo, utilizzati anche dalle Forze Armate italiane sui teatri di crisi;
il 60 per cento della manodopera della fabbrica in questione risulta composto da stranieri, tra i quali figurano anche cittadini extracomunitari assunti attraverso agenzie interinali private, che non sono assolutamente in grado di fornire alcuna garanzia sull'affidabilità dei singoli lavoratori, in particolare sotto il profilo della loro eventuale affiliazione ad organizzazioni di matrice jihadista;
i lavoratori assunti in questo modo potrebbero essere nelle condizioni di carpire importanti segreti industriali e soprattutto acquisire informazioni sulle carenze e le caratteristiche dei mezzi prodotti all'Iveco, con possibili ripercussioni negative sulla sicurezza dei militari italiani che tali mezzi impiegano in teatri operativi ad alto rischio -:
quali siano gli intendimenti del Governo e le valutazioni dei servizi informativi e di sicurezza circa i rischi connessi all'adibire stranieri extracomunitari a linee di montaggio che producono o assemblano mezzi destinati alle Forze Armate italiane.
(4-02846)

Risposta. - La società Iveco S.p.A., per quanto attiene alle installazioni e agli impianti adibiti allo studio, sperimentazione, produzione e collaudo dei materiali ed equipaggiamenti classificati, è in possesso di abilitazione preventiva in corso di validità fino a livello segreto e con qualifica NATO, concessa dall'Autorità nazionale per la sicurezza.
Essa, ai fini della tutela delle informazioni classificate nonché della protezione da atti di sabotaggio, è soggetta all'adozione ed osservanza delle «Disposizioni in materia di sicurezza e tutela della informazioni classificate nel settore industriale» (Capo VI del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 3 febbraio 2006 e discendente Direttiva PCM-ANS 3/2006) che si concretizzano:
nella costituzione, nell'ambito dell'impresa, di una organizzazione di sicurezza e nell'impiego in attività classificate di solo personale adeguatamente abilitato sotto il profilo della sicurezza;
nell'assoggettamento a controlli tesi a verificare, nell'ambito dell'impresa, l'applicazione, l'efficienza, l'efficacia e la rispondenza delle misure di sicurezza richieste dalla normativa vigente per la protezione e tutela delle informazioni classificate.

Tali controlli, per la società Iveco, vengono esercitati dallo stato maggiore dell'Esercito attraverso un apposito nucleo di sicurezza industriale formato da personale dell'Arma dei Carabinieri.
Ciò premesso, dalle indicazioni fatte pervenire dalla competente questura di Bolzano, risulta che lo stabilimento Iveco di Bolzano occupa attualmente 496 lavoratori di cui 19 cittadini di Stati appartenenti all'Unione europea e 96 cittadini extracomunitari.
Questi ultimi, quasi tutti assunti attraverso il filtro di agenzie di lavoro interinale, che verificano la regolarità del soggiorno sul territorio nazionale, lavorano con contratti a tempo determinato o indeterminato.
Per quanto concerne le mansioni svolte, gli operai stranieri, generici, vengono impiegati nei settori che non richiedono alcun livello di specializzazione, quali il reparto verniciatura e la catena di montaggio.
Tali lavoratori, inoltre, non possono liberamente circolare all'interno dello stabilimento o avere accesso alle aree ove avviene la progettazione o l'assemblaggio di pezzi particolari, consentito solo agli operai specializzati, attraverso l'utilizzo di un
badge personale.
Dalle verifiche aggiuntive effettuate dalla predetta questura è emerso che tutti i 96 operai extracomunitari soggiornano regolarmente in Italia e sono privi di precedenti di polizia significativi, con particolare riguardo ai delitti contro la personalità internazionale dello Stato.
Non si hanno, inoltre, elementi informativi riguardo alla possibile acquisizione di importanti segreti industriali e/o informazioni sulle carenze e le caratteristiche dei mezzi prodotti dalla Iveco nei propri stabilimenti di Bolzano.

Il Ministro della difesa: Ignazio La Russa.

NICOLA MOLTENI. - Al Ministro per lo sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il servizio di recapito di raccomandate e assicurate di Poste Italiane sino ad oggi è stato svolto da società ex concessionarie di Poste Italiane, sulla base di contratti di appalto in regime di proroga, prescelti dall'intero ordinamento come strumento adatto a consentire una graduale transizione dal sistema delle concessioni alla integrale liberalizzazione del mercato postale, salvaguardando l'integrità delle aziende esistenti;
nella città di Como, che conta circa 83.000 abitanti, il servizio di recapito di cui sopra è stato svolto per più di trent'anni dalla società Recapito Espressi n.1 s.r.l., che conta 20 dipendenti ed è iscritta nel registro delle imprese artigiane ed associata al Cna, con consegne giornaliere di circa 2.500 per un totale di circa 5 milioni di raccomandate e assicurate dall'inizio del secolo;
il presidente e amministratore della società Recapito Espressi n.1 è Renè Godio, presente da molti anni sulla scena imprenditoriale in questa area territoriale e detentore della concessione ministeriale dei recapiti di corrispondenza speciale nella città di Como ancora prima della privatizzazione delle Poste Italiane;
in data 6 marzo 2008, preferendo non prorogare gli accordi in essere con operatori privati già titolari di concessioni, così come previsto dall'articolo 2, comma 303, della legge n. 244 del 2007, al fine di migliorare il servizio postale, Poste Italiane ha indetto procedura con chiamata da Albo, di cui all'articolo 232 del decreto legislativo n. 163 del 2006 per l'aggiudicazione di accordi quadro ai sensi dell'articolo 222 del decreto legislativo n. 163 del 2006 aventi ad oggetto il servizio di distribuzione e raccolta di corrispondenza e posta non indirizzata ed espletamento di servizi ausiliari, suddivisa in lotti, estendendo la chiamata anche a soggetti ulteriori e diversi rispetto agli operatori già concessionari;
la lettera d'invito relativa alla procedura di cui sopra, è stata ritenuta illegittima da parte delle società ex concessionarie a causa dell'indeterminatezza dell'oggetto contrattuale, dell'inidonea remuneratività

dei costi di servizio, del contrasto con la normativa comunitaria e per questo il provvedimento di indizione della procedura è stato impugnato davanti al T.A.R. per il Lazio;
la procedura indetta da Poste Italiane, che sembra reiterare un comportamento già assunto nel 2007 e debitamente censurato dall'Autorità garante per la concorrenza, si orienta verso la liberalizzazione del mercato postale anziché verso la proroga dei contratti in essere, così come invece era stato indicato dal Parlamento con la risoluzione n. 7-00062 del 28 novembre 2006 in attesa di un tavolo di concertazione fra le parti interessate e l'indicazione di un percorso esplicito di definizione della strategia industriale di Poste Italiane, definita allora carente sia nei rapporti con le aziende sia in rapporto alla liberalizzazione;
per la città di Como la gara è stata vinta dalla cooperativa Act di contrada Colle delle Api di Campobasso, costituita il 30 ottobre 2006 nell'ambito delle attività svolte dall'imprenditore Carlo D'Angelo;
il titolare della cooperativa di cui sopra è il Signor Carlo D'Angelo, che dal 1990 svolge attività imprenditoriali relative alle pulizie, all'autotrasporto merci per conto terzi, alla disinfezione e derattizzazione, alla raccolta e smaltimento rifiuti, contando 125 dipendenti e una lunga serie di esperienze e competenze, alle quali si è aggiunta, a partire dal 30 ottobre 2006, quella di distribuzione, raccolta e recapito di corrispondenza e posta non indirizzata;
questa attività relativa al servizio postale da parte della cooperativa di Carlo D'Angelo è un'attività libera non assoggettata a licenza, a differenza di quanto avviene per la posta registrata e non è menzionata nell'oggetto sociale della ditta aggiudicataria del lotto relativo all'area di Como;
la società Recapito Espressi n. 1 lamenta i criteri di aggiudicazione della gara d'appalto, che sono stati orientati verso le offerte ad elevato ribasso più che alla professionalità e all'esperienza nel settore, prediligendo di fatto le aziende di maggiori dimensioni ed estromettendo le piccole ex concessionarie e denuncia l'abuso di posizione dominante da parte di Poste Italiane attraverso un ricorso straordinario al Capo dello Stato;
nello stesso ricorso, la società Recapito Espressi n.1 chiede la sospensione dei provvedimenti conseguenti alla gara d'appalto indetta da Poste Italiane spiegando l'importanza della formazione offerta ai propri dipendenti e il know how dell'azienda;
la Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa ha inviato, in data 22 luglio 2008, una lettera al Sottosegretario Paolo Romani esprimendo preoccupazione per il settore del recapito postale e sollecitando la riapertura di un tavolo di concertazione già iniziato nella scorsa legislatura ed interrotto a causa dell'evoluzione politica -:
se i Ministri siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non ritengano opportuno indire un tavolo di concertazione fra le parti interessate al fine di trovare un accordo e migliorare i servizi resi alla cittadinanza, nell'ottica di una progressiva liberalizzazione del mercato postale;
se i Ministri siano a conoscenza di accertamenti in atto sui requisiti, anche professionali, delle società vincitrici della procedura con chiamata da Albo indetta dalla società Poste Italiane nei diversi comuni italiani e in particolare nella provincia di Como;
se non ritengano doveroso effettuare delle verifiche, per constatare la regolarità della gara.
(4-01589)

Risposta. - In via preliminare, si fa presente che Poste Italiane provvede all'affidamento dei servizi di recapito a terzi, attraverso una procedura ad evidenza pubblica con chiamata da albo fornitori, ai sensi del decreto legislativo n. 163 del 2006.


L'Albo dei fornitori è un elenco di imprese qualificate, selezionate in base alle loro capacità potenziali di soddisfare i requisiti di qualità, di solidità economico finanziaria e di competitività, richiesti dall'Azienda per elevare gli
standard qualitativi dei fornitori garantendo, altresì, trasparenza verso il mercato.
Nel mese di marzo 2008, Poste Italiane, in considerazione degli impegni di
policy sottoscritti con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e l'ex ministero delle comunicazioni, volti a migliorare il livello di concorrenzialità dei mercati postali e ad incrementare l'efficienza e migliorare la qualità dei servizi postali, ha aperto una procedura di gara, ai sensi del citato decreto legislativo n. 163 del 2006, per l'aggiudicazione di accordi quadro, aventi ad oggetto il servizio di distribuzione e raccolta di corrispondenza e posta non indirizzata, nonché l'espletamento di servizi ausiliari in ambito urbano.
Tali attività sono state suddivise in circa 71 lotti, con aggiudicazione al prezzo più basso.
Per quanto riguarda, in particolare, la procedura di gara indetta nel territorio di Milano, la concessionaria ha fatto presente che è risultata vincente la ditta individuale Carlo D'Angelo. In data 1o agosto 2008, detta società ha ceduto l'azienda alla società ACT cooperativa, il cui amministratore unico è lo stesso Carlo D'Angelo.
Per quanto riguarda i disservizi, gravi e reiterati, causati dal comportamento della società ACT, Poste Italiane ha precisato che, in più occasioni, ha provveduto a sospendere l'affidamento del recapito della posta registrata, provvedendo con mezzi propri a recapitare oltre 40.000 pregressi non recapitati.
La società aggiudicataria, infatti, aveva manifestato, fin dall'inizio, difficoltà operative nello svolgimento del servizio affidato e, data l'incapacità della stessa di far fronte agli impegni sottoscritti, Poste Italiane ha provveduto alla risoluzione del contratto di affidamento stipulato, con effetto dal 4 dicembre 2008, al fine di evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.
Poste Italiane ha, inoltre, comunicato che a far data dal 24 aprile 2009 è stato risolto anche il contratto stipulato con la società TNT, anch'essa operante sul territorio di Milano, per violazione del divieto di subappalto.
Ciò ha comportato l'internalizzazione da parte della concessionaria dell'attività di recapito nella città di Milano.
Relativamente alle città di Como, Busto Arsizio e Gallarate, Poste Italiane ha precisato che i contratti stipulati con la società ACT, aggiudicataria della gara, sono stati risolti con effetto dal 15 giugno 2009.
I competenti uffici del ministero dello sviluppo economico continueranno, comunque, a vigilare affinché Poste Italiane effettui i necessari controlli sulle Agenzie di recapito, al fine di garantire il rispetto degli impegni contrattuali relativi alla qualità del servizio, nonché il rispetto della normativa vigente in materia di tutela dei lavoratori per lo sviluppo di una occupazione stabile e di qualità.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

PALOMBA e CIMADORO. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in occasione del dibattito alla Camera sul collegato n. 1441-ter, e più precisamente in merito all'emendamento del Governo n. 16-quater 503 riguardante la situazione energetica nel territorio della Sardegna, l'interrogante, nell'esprimere voto favorevole ed apprezzamento per l'intervento del Governo, soggiunse che comunque la situazione, per un verso migliorata dall'approvazione del suddetto emendamento, vedeva comunque l'ALCOA in grave difficoltà per la riduzione della vendita mondiale di alluminio e del suo prezzo, chiedendo al Governo un forte impegno per il sostegno al settore;
si tratta di settore strategico non solo per l'Italia, ma per l'intera Europa;
la situazione di grave difficoltà del settore è dimostrata dai seguenti dati:
1) il prezzo del metallo che risente della pessima congiuntura internazionale,

dai 3.000 dollari a tonnellata di febbraio si attesta con modestissime oscillazioni intorno a meno di 1.900 dollari per tonnellata, prezzo al quale oltre il 50 per cento dei produttori mondiali produce in perdita;
2) i magazzini mondiali si stanno riempiendo di metallo non venduto, cosa che contribuisce ad abbassare ulteriormente il prezzo. Ed i magazzini di metallo dell'LME oramai non hanno più capacità di stoccaggio, talmente grande è la quantità oggi immobilizzata (1.550.000 tonnellata);
3) il mercato dell'auto, dell'edilizia e degli estrusi, che determinano la domanda di primario, stanno crollando;
4) l'azione Alcoa vale ora intorno ai 09,00 dollari, mentre ad agosto ne valeva circa 40,00;
5) lo stabilimento di Fusina, pure di ALCOA, è in condizioni di allarme rosso avendo il laminatoio che si fornisce del metallo primario prodotto a Portovesme ha ridotto del 40 per cento la produzione con la previsione di 35 esuberi, tanto che Alcoa Portovesme come prime mosse ha già dichiarato che rivedrà immediatamente gli investimenti già programmati per il 2008/2009. In pratica; Alcoa ridurrà tutti i costi operativi dello stabilimento;
6) gli appalti pagheranno un costo altissimo per questa crisi;
7) la SAPA, che raccoglie gli stabilimenti ex Alcoa di estrusi (Feltre, Bolzano e Fossanova) ha già chiesto la Cassa Integrazione;
8) a livello mondiale Alcoa ha già intrapreso alcune azioni quali: la chiusura di uno Stabilimento di Primario in Texas; la riduzione di produzione di una Raffineria di Allumina. Il 10 novembre 2008 ALCOA ha annunciato che, oltre le 300.000 tonnellate già ridotte, ridurrà ancora la propria produzione globale di altre 350.000 tonnellate, cioè il 15 per cento della produzione mondiale, con una riduzione di personale che, solo in Spagna, prevederà circa 180 esuberi;
la produzione di alluminio ha un valore strategico per l'Europa, come pure l'occupazione, ed il crollo della presenza di ALCOA sarebbe micidiale soprattutto per quei territori, come il Sulcis Iglesiente, che sono in grave crisi economica e dove l'intervento di ALCOA rappresenta il 13 per cento dell'economia complessiva;
il sostegno all'economia nazionale non si può fermare a settori quali l'automobile o il sistema finanziario ma si deve estendere anche a chi opera in settori di fondamentale importanza per l'economia europea, italiana e sarda, quale quello per la produzione dell'alluminio;
la misura del virutal power plan, decisa con l'emendamento sopra richiamato, non può essere ridotta nel tempo, come forse il gestore dell'energia vorrebbe, ma deve essere mantenuta per tutto il tempo necessario fino a quando non sarà operativa la soluzione strutturale cosa che richiede una forte capacità del Governo di operare efficacemente presso l'ENEL affinché la misura sia accolta e diventi operativa;
il Governo non si dovrà limitare ad emettere un decreto, ma dovrà essere il garante nella trattativa tra Azienda ed Enel per i contratti bilaterali che seguiranno, perché se la tariffa che verrà decisa non sarà superiore ai 35 centesimi per KW/h. si decreterà comunque l'estinzione dell'impresa indipendentemente dalla crisi mondiale -:
quali urgenti ulteriori misure il Governo intenda porre in essere per sostenere la produzione dello stabilimento ALCOA di Portovesme nel quadro di una più generale attenzione ai settori strategici quale quello della produzione dell'alluminio.
(4-01631)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si rappresenta quanto segue.
L'attività delle imprese energivore è attivamente sostenuta dal Governo soprattutto in territori, come quello della Sardegna,

caratterizzati da una limitata capacità di interconnessione elettrica e dall'assenza di gasdotti.
In attesa del completamento delle infrastrutture, necessarie per consentire alle imprese operanti in tale Regione di usufruire a pieno delle possibilità offerte dalla liberalizzazione dei mercati dell'energia, è stata prevista l'applicazione del regime tariffario speciale, disposto in via temporanea dalla legge n. 80 del 2005, per le produzioni di alluminio primario di cui usufruisce la società Alcoa.
Come noto, su tali regimi tariffari speciali la Commissione europea ha aperto una procedura d'infrazione, per verificare la compatibilità della misura con la disciplina in materia di aiuti di Stato.
Al fine di concludere favorevolmente tale procedura, il Governo ha adottato specifiche misure, approvate con la recente legge n. 99 del 23 luglio 2009 recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia». In particolare l'articolo 30, comma 9, prevede che l'Autorità per l'energia elettrica e il gas adotti, sulla base degli indirizzi emanati dal Ministro dello sviluppo economico, misure temporanee volte ad ampliare l'offerta di energia in Sardegna, mediante l'individuazione di un meccanismo di mercato che consenta l'acquisizione e la cessione di capacità produttiva virtuale (nota come
Virtual Power Plants - VPP), sino alla completa realizzazione delle infrastrutture energetiche di integrazione con la rete nazionale.
Si evidenzia che l'attuazione concreta di tale previsione normativa è già iniziata con la recente emanazione dei primi atti di indirizzo da parte del Ministro dello sviluppo economico per la realizzazione del sistema di
Virtual Power Plants in Sardegna.
Da tali atti emerge che: l'offerta della capacità produttiva virtuale deve aver luogo tramite procedure concorsuali non discriminatorie, cui possono partecipare tutti i soggetti industriali energivori operanti nella Regione; la capacità produttiva virtuale, oggetto dell'offerta, deve essere in grado di soddisfare, su base annuale, il 25 per cento della domanda di energia elettrica in Sardegna e la sua durata non dovrà essere inferiore a cinque anni.
Si segnala, inoltre, che la citata legge n. 99 del 2009, al fine di ridurre il differenziale di costo dell'energia che esiste tra l'Italia e gli altri Paesi, prevede lo sviluppo di
interconnector con il coinvolgimento dei clienti finali energivori, proprio per consentire ai grandi consumatori, anche in forma di consorzi, di adeguare il costo di approvvigionamento dell'energia elettrica a quello dei competitors stranieri.
La piena attuazione delle citate disposizioni normative, unitamente ad adeguati investimenti strutturali da parte della società Alcoa, potrà, quindi, scongiurare il rischio di delocalizzazione delle attività industriali, comportando una riduzione dei costi per l'approvvigionamento energetico.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

PALOMBA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
con interrogazione a risposta scritta 4-00468 in data 25 giugno 2008 l'interrogante, premesso che era vivissimo l'allarme delle popolazioni sarde per la notizia che il Governo aveva intenzione di installare in Italia centrali per la produzione di energia nucleare e che la Sardegna sarebbe stata luogo di realizzazione di una o più di tali centrali, poneva in evidenza le ragioni per le quali l'Isola non avrebbe dovuto essere assolutamente destinataria di simili installazioni, compresi il costo per il trasporto, la grande necessità di acqua e l'enorme sovraccarico di servitù militari;
l'interrogante, quindi, chiedeva se fosse vero che il Governo intendesse installare centrali nucleari in Sardegna, se una tale ipotesi fosse comunque allo studio e se intendesse comunque escludere che potesse verificarsi una tale eventualità, che sarebbe stata percepita dalla comunità

sarda come una grave ed inaccettabile imposizione senza previo coinvolgimento ed assenso delle popolazioni e delle istituzioni sarde;
in data 26 febbraio 2009 il Ministro interrogato ha risposto quanto segue «Lo studio dei siti ove collocare le centrali nucleari sarà, comunque, oggetto di una specifica attività che avrà inizio in una fase successiva, in base alle risultanze della suddetta definizione dei criteri di localizzazione. Si precisa, infine, che ad oggi non risultano ancora individuati i siti nucleari e che, in ogni caso, le decisioni per l'installazione delle centrali saranno assunte anche attraverso il coinvolgimento e il necessario consenso delle parti interessate a livello locale, senza perdere di vista la necessità di garantire la tutela della salute, delle popolazioni ed il rispetto dell'ambiente e del territorio.»;
nel frattempo anche il Senato ha appena approvato la disposizione che consente l'installazione di quattro centrali nucleari in Italia delegando il Governo per la definizione dei criteri di localizzazione dei siti nucleari, nonché dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare del territorio nazionale e per la definizione delle misure compensative da riconoscere alle popolazioni interessate;
l'allarme in Sardegna, oltre che in altre parti d'Italia, è diventato enorme per le notizie, mai smentite ed anzi rilanciate anche in questi giorni, di studi tenuti costantemente aggiornati secondo i quali l'Isola si presterebbe all'installazione delle predette centrali, che alimentano più che legittimi sospetti che si voglia imporre una tale eventualità ad una Terra già gravata dell'80 per cento delle servitù militari, spesso in crisi da siccità, autosufficiente nella produzione energetica e lontana dal continente, ove l'energia dovrebbe essere trasportata con costi e rischi enormi, e nell'interesse del quale esclusivamente la Sardegna dovrebbe sopportare la presenza di siti per l'installazione di centrali nucleari o di stoccaggio di scorie radioattive;
la Sardegna non accetterà che sul suo territorio vengano individuati simili siti, decisioni che sarebbero vissute come il segno di un'ulteriore imposizione verso una terra tributaria di doveri e molto meno destinataria di interventi di riequilibrio economico. La Sardegna sta dicendo, attraverso le sue espressioni territoriali ed i cittadini, che non vuole diventare la discarica radioattiva dell'Italia;
l'allarme è alimentato anche dalla notizia che il Ministro interrogato ha dichiarato pubblicamente che la scelta dei siti per le centrali e per lo stoccaggio sarebbe di pertinenza esclusiva dello Stato mentre che alle comunità locali resterebbe solo da concordare con l'Ente gestore modalità e contropartite, e che gli Enti locali potrebbero essere commissariati «ad acta» qualora non addivenissero alle intese: fatto che smentirebbe la risposta fornita all'interrogazione secondo la quale «le decisioni per l'installazione delle centrali saranno assunte anche attraverso il coinvolgimento e il necessario consenso delle parti interessate a livello locale»;
il Governo non va certo a tentoni e sa già benissimo dove intende collocare i siti per l'una e per l'altra cosa, considerato anche che nei sei mesi previsti non è certo possibile fare approfonditi studi «ex novo»;
il Governo ha il dovere di dare immediatamente comunicazione alla comunità italiana di quali siano i luoghi in cui intende attuare la sua politica energetica nucleare, assumendosene la responsabilità prima delle prossime elezioni europee, affinché i cittadini siano messi in condizione di esprimere il loro voto più consapevolmente anche sotto tale profilo. A maggior ragione tutto questo vale per la Sardegna;
vi sono regioni politicamente vicine al Governo e situate nel nord Italia che hanno dato disponibilità all'installazione di centrali nucleari, cosicché è logico pensare che quelli debbano essere i siti scelti dal Governo -:
quale sia la risposta chiara e netta del Governo in merito all'installazione di

una o più centrali nucleari o di siti di stoccaggio delle scorie radioattive in Sardegna.
(4-03059)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si precisa quanto segue.
La legge del 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia» - pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009, Supplemento Ordinario n. 136 - all'articolo 25 conferisce delega al Governo per la definizione, con uno o più decreti legislativi, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, della disciplina di localizzazione nel territorio italiano degli impianti di produzione di energia nucleare, degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e dei rifiuti radioattivi e delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate, previa acquisizione dei parere della Conferenza unificata e, successivamente, delle Commissioni parlamentari competenti per materia.
Il predetto articolo prevede, altresì, che con i medesimi decreti siano stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione di tali impianti.
La legge in argomento, inoltre, all'articolo 26, stabilisce che, con delibera del CIPE, da adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, previo parere della Conferenza unificata, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e sentite le competenti Commissioni parlamentari, siano definite le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale.
La stessa legge, al comma 2 del citato articolo 25, detta i principi e i criteri direttivi nel rispetto dei quali il Governo esercita la delega conferita dallo stesso articolo, al comma 1. Tra questi:

a) la definizione di elevati livelli di sicurezza dei siti per la tutela della salute della popolazione e dell'ambiente;
b) la previsione che la costruzione e l'esercizio degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare, degli impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse siano considerati attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizzazione unica;
c) la previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate;
d) la previsione che l'autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento comunque denominato, ad eccezione delle procedure di VIA e di VAS, cui si deve obbligatoriamente ottemperare.

Ciò precisato, si fa presente che la collocazione delle centrali nucleari sarà oggetto di specifiche attività, di tipo anche autorizzativo, che avranno inizio in una fase successiva, in base alle risultanze della suddetta definizione dei criteri di localizzazione.
Il Ministero dello sviluppo economico ritiene, quindi, di poter assicurare che le decisioni per il collocamento delle centrali nucleari, in specifici siti nel territorio nazionale, saranno assunte con il coinvolgimento e il necessario consenso da parte delle autorità locali interessate.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.

QUARTIANI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
da diversi mesi, precisamente dal giugno 2008, il sindaco di Solaro in provincia di Milano ha più volte denunciato

pubblicamente disservizi postali che i cittadini di quel comune hanno indicato tramite 250 segnalazioni scritte, le principali delle quali riguardano:
a) la consegna della posta con notevole ritardo (fino a tre mesi, persino per la posta Solaro-Solaro);
b) il ritardo della consegna delle bollette energetiche e dell'acqua, con ventidue casi di conseguente distacco contatori del gas e spese relative al riallaccio, ovvero conseguenti addebiti agli utenti delle spese di mora in bolletta;
c) avvisi di corrispondenza da ospedali e da medici specialistici, inviati ai pazienti, consegnati con notevole ritardo;
d) fatture di pagamento consegnate oltre i termini di scadenza delle stesse, con relative conseguenze negative per i cittadini e le aziende interessate;
e) consegne in ritardo di autocertificazioni ICI per detrazioni, nonché di comunicazioni dei rimborsi ICI;
f) estratti conto bancari recapitati con oltre 4 mesi di ritardo;
altri disguidi ormai diventati norma per i cittadini di Solaro, i quali spesso sono stati indirizzati a recuperare corrispondenza loro riguardante presso il centro di smistamento di Senago, distante cinque chilometri, con conseguente ulteriore disagio e dispendio di risorse economiche, in particolare da parte di popolazione anziana, lavoratori dipendenti e imprese oggetto di tali disservizi;
reclami ufficiali sono stati inviati alle Poste da parte dell'amministrazione comunale, senza esiti apprezzabili -:
quali iniziative intenda intraprendere il Governo per porre fine a tale vergognosa situazione di disservizio dovuto al cattivo funzionamento delle Poste Spa nel Comune di Solaro.
(4-02409)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, e sulla base degli elementi forniti dalla Direzione generale competente, si comunica quanto segue.
Su richiesta dell'Ufficio competente del ministero dello sviluppo economico la società Poste italiane spa ha rappresentato che, nel territorio del Comune di Solaro (MI), sono state effettivamente verificate alcune criticità nel servizio di recapito. Al fine di migliorare il livello di qualità del servizio offerto, è stato disposto l'affidamento del servizio di recapito dei Comune in questione presso il presidio decentrato di Senago.
L'azienda Poste italiane ha, inoltre, precisato che sono stati ridisegnati logisticamente e quantitativamente i nuovi itinerari di lavoro dei portalettere, con l'inserimento di due ulteriori zone, nell'ambito del citato presidio.
La funzionalità del Centro è ora assicurata da un
team, composto da un responsabile, coadiuvato sia da una unità, addetta alla verifica della qualità ed ai miglioramenti dei processi, sia da due capisquadra, che presidiano e organizzano le attività interne propedeutiche al servizio di recapito ed al lavoro degli addetti alla consegna, rilevando eventuali criticità esterne.
Nei prossimi mesi, oltre agli interventi di monitoraggio e presidio, saranno studiate soluzioni condivise con le istituzioni locali, che si sono rese già da ora disponibili ad affrontare le problematiche urbanistiche-residenziali e toponomastiche, presenti sul territorio.
Secondo Poste italiane, le criticità più rilevanti in detto territorio, riguardano i complessi residenziali, costituiti da molte palazzine, aventi come riferimento un unico numero civico e la comunicazione alla clientela delle variazioni di toponomastica di alcune vie che, anche se avvenute ormai da tempo, non sono state ancora recepite dalla popolazione. Conseguentemente, spesso si verifica che gli invii di corrispondenza riportino ancora indirizzi incompleti od inesatti.
Al riguardo, Poste italiane ha evidenziato che, nel periodo ottobre/novembre 2008, a seguito di notizie di stampa che denunciavano il mancato recapito di bollette, sono

stati disposti accertamenti mirati, dai quali è emerso che la causa di tali disguidi era da attribuirsi proprio all'apposizione di indirizzi sbagliati o insufficienti.
Per quanto riguarda, inoltre, alcuni episodi relativi a fatture di pagamento, consegnate oltre i termini di scadenza, sono in massima parte riconducibili ad inadempienze delle società di recapito
partner, che sono state immediatamente richiamate al rispetto degli accordi contrattuali firmati.
Poste italiane ha, infine, assicurato che, al momento, non vengono segnalate zone scoperte e che le eventuali giacenze, che sono comunque di portata molto contenuta, verranno rapidamente smaltite.
Il ministero dello sviluppo economico non mancherà di sollecitare, nell'ambito delle proprie competenze, la concessionaria universale delle poste, affinché la qualità del servizio offerto possa migliorare, fino ad arrivare alla completa funzionalità negli uffici postali nei comuni in argomento.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

RAZZI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il Ministero degli esteri, come confermato da dichiarazioni rese dal sottosegretario Mantica, si appresterebbe a sopprimere alcune sedi consolari italiane all'estero: il tutto nell'ottica delle esigenze di razionalizzazione dei servizi e di risparmio di risorse finanziarie;
ad avviso dell'interrogante tuttavia alla riduzione delle sedi consolari dovrebbe corrispondere la istituzione, la creazione di nuove sedi consolari a titolo onorario ciò allo scopo di adeguare le esigenze di risparmio con il diritto, comunque da salvaguardare, dei connazionali italiani residenti all'estero, fruitori di servizi e funzioni resi dai consolati;
ciò vale in particolare con riguardo a quella fascia di connazionali deboli (purtroppo sempre più numerosa!) che, per età o per condizioni economiche sarebbero penalizzati dalla programmata soppressione di posti consolari;
la figura e le funzioni delle strutture consolari onorarie sono regolamentate dagli articoli 45-47 e 50 del decreto del Presidente della Repubblica n. 18 del 1967 (ordinamento del Ministero degli esteri), dalla convenzione di Vienna sulle convenzioni consolari del 24 aprile 1963 (artt. 5 e 58); oltre che dal decreto del Presidente della Repubblica n. 200 del 5 gennaio 1967 (disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari);
pur nella consapevolezza dei limiti normativi che incontra la figura del console onorario (in termini di funzioni) rispetto alla figura classica, tradizionale, del console di carriera la presenza territoriale di una tale struttura andrebbe sicuramente a vantaggio dei locali connazionali, che potrebbero risparmiarsi il dispendio di energie e di tempo che deriverebbe dal fatto di doversi invece recare esclusivamente presso la sede del Consolato di carriera di prima o di seconda categoria;
un Consolato onorario assolverebbe quindi a questo compito di raccordo, per quanto attiene i servizi consolari, tra le legittime esigenze della collettività italiana in loco e l'erogazione di servizi consolari con il vantaggio, per lo Stato italiano, di non doversi accollare alcun onere finanziario per il funzionamento della struttura onoraria, esclusivamente a carico della persona cui sarebbe conferito l'incarico (sia esso agente consolare; o viceconsole; o console o console generale onorario);
nel caso della Svizzera in specie va segnalata la situazione particolare riguardante la città ed il Cantone di Lucerna, luogo di residenza dell'interrogante e nella cui circoscrizione risiedono circa 20.000 italiani;
Lucerna, geograficamente, dista quasi 70 chilometri da Zurigo ed il collegamento con quest'ultima città, sede del Consolato generale d'Italia che ha giurisdizione sul Cantone di Lucerna, non è dei più agevoli costringendo molti connazionali a spostamenti

a Zurigo dispendiosi in termini di tempo ed anche di costi;
a Lucerna esiste una «sede distaccata» del Consolato generale di prima categoria di Zurigo operativa soltanto mezza giornata di ogni settimana; un funzionario consolare qui si reca per espletare le sue funzioni e ricevere i connazionali;
sulla sede distaccata del Consolato di Lucerna gravitano anche i connazionali italiani residenti in Cantoni limitrofi, quali quello di Uri, Niedwald ed Oberwald: la popolazione italiana di questi Cantoni si riversa su Lucerna (per ragioni di praticità ed anche di distanze) e, solo se necessario, si recano a Zurigo;
il limitato tempo che oggi viene dedicato al funzionamento della sede distaccata di Lucerna del Consolato non è in alcuna relazione con le continue, giornaliere esigenze della popolazione italiana residente nel Cantone che, legittimamente, vorrebbero servizi consolari più frequenti e, quindi, più efficienti;
non va inoltre sottovalutato il fatto che il funzionamento, anche oggi, della sede consolare distaccata di Lucerna non provoca allo Stato italiano alcun onere a titolo di locazione degli immobili: la sede distaccata consolare infatti è ubicata all'interno della Casa d'Italia, palazzo importante di proprietà pubblica;
con l'istituzione pertanto di una sede consolare onoraria a Lucerna, operativa tutti i giorni della settimana, il connazionale avrebbe a disposizione una struttura istituzionale al proprio servizio senza costi ed oneri per la Repubblica italiana -:
se, nell'ambito della programmata razionalizzazione e riduzione delle sedi consolari italiane all'estero, per il Cantone di Lucerna e per quella moltitudine di italiani ivi residenti, si intenda procedere all'istituzione di una sede consolare onoraria che renderebbe sicuramente meno difficili i contatti tra struttura consolare e comunità italiana su quel territorio.
(4-03599)

Risposta. - Con riferimento alla città di Lucerna, viene richiesta l'istituzione di un Ufficio consolare onorario in quella città, non ritenendo sufficiente il mantenimento del solo servizio di «antenna consolare», consistente nella presenza in loco, un pomeriggio a settimana, di un funzionario del Consolato generale d'Italia a Zurigo, città distante una sessantina di chilometri circa.
Si ritiene che la richiesta dell'interrogante, già peraltro a suo tempo avanzata anche dal Consolato generale d'Italia a Zurigo, possa essere utilmente esaminata, nell'ambito del più ampio processo di razionalizzazione della rete di prima categoria allo studio, anche alla luce delle risorse disponibili sul pertinente capitolo di bilancio ed in un'ottica comparativa rispetto alle complessive esigenze della rete onoraria in Europa e, più specificamente, in Svizzera.
In quest'ottica, è intenzione del ministero degli affari esteri utilizzare al meglio il contributo che può essere fornito dai funzionari consolari onorari nell'assistenza consolare, valutando la possibilità di istituire nuovi posti consolari onorari laddove se ne riscontri la necessità, sempre che si possano individuare personalità in grado di garantire la necessaria efficienza nell'erogazione dei relativi servizi.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Alfredo Mantica.

REGUZZONI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
le società ex concessionarie di Poste Italiane hanno svolto con professionalità per anni il servizio di recapito di raccomandate ed assicurate sulla base di contratti di appalto in regime di proroga;
tali contratti hanno costituito uno strumento adatto a consentire una graduale transizione dal sistema delle concessioni alla integrale liberalizzazione del mercato postale, salvaguardando l'integrità delle aziende esistenti;

Poste Italiane, in data 6 marzo 2008, ha preferito non prorogare gli accordi in essere con operatori privati già titolari di concessioni, così come previsto dall'articolo 2 comma 303 della legge n. 244 del 2007 al fine di migliorare il servizio postale, ed ha indetto procedura con chiamata da Albo, di cui all'articolo 232 del decreto legislativo n. 163 del 2006 per l'aggiudicazione di accordi quadro ai sensi dell'articolo 222 del decreto legislativo n. 163 del 2006 aventi ad oggetto il servizio di distribuzione e raccolta di corrispondenza e posta non indirizzata ed espletamento di servizi ausiliari, estendendo la chiamata anche a soggetti ulteriori e diversi rispetto agli operatori già concessionari;
la cooperativa Act di contrada Colle delle Api di Campobasso, costituitasi il 30 ottobre 2006 nell'ambito delle attività svolte dall'imprenditore Carlo D'Angelo si è aggiudicata la gara per i comuni di Busto Arsizio e Gallarate, oltre alla città di Como e ad alcuni quartieri di Milano;
l'attività di distribuzione, raccolta e recapito di corrispondenza e posta non indirizzata sembrerebbe non essere menzionata nell'oggetto sociale della cooperativa di Carlo D'Angelo;
il titolare della cooperativa di cui sopra svolge dal 1990 attività imprenditoriali relative alle pulizie, all'autotrasporto merci per conto terzi, alla disinfezione e derattizzazione, alla raccolta e smaltimento rifiuti, alla distribuzione di bevande per le mense scolastiche, contando 125 dipendenti e una lunga serie di esperienze e competenze;
le società ex concessionarie hanno ritenuto illegittima la lettera d'invito di Poste Italiane relativa alla procedura indetta da Poste Italiane, a causa dell'indeterminatezza dell'oggetto contrattuale, dell'inidonea remuneratività dei costi di servizio, del contrasto con la normativa comunitaria e per questo hanno ritenuto di impugnare il provvedimento di indizione della procedura davanti al T.A.R. per il Lazio;
la risoluzione del Parlamento n. 7-00062 del 28 novembre 2006, definendo la strategia industriale di Poste Italiane carente sia nei rapporti con le aziende sia in rapporto alla liberalizzazione, ha suggerito la proroga dei contratti in essere in attesa di un tavolo di concertazione fra le parti interessate;
la procedura indetta da Poste Italiane si è orientata verso la liberalizzazione del mercato postale anziché verso la proroga dei contratti in essere e sembra reiterare un comportamento già assunto dalla medesima società nel 2007 e debitamente censurato dall'Autorità garante per la concorrenza;
alcune società ex concessionarie, considerando i criteri di aggiudicazione della gara d'appalto orientati più verso le offerte ad elevato ribasso che alla professionalità e all'esperienza nel settore, hanno inoltrato un ricorso straordinario al Capo dello Stato denunciando l'abuso di posizione dominante da parte di Poste Italiane che ha di fatto privilegiato le aziende di maggiori dimensioni ed estromesso le piccole ex concessionarie;
in data 22 luglio 2008, la Confederazione nazionale dell'artigianato e delle piccola e media impresa ha inviato una lettera al Sottosegretario Paolo Romani nella quale esprimeva l'auspicio di una prossima riapertura di un tavolo di concertazione in merito alla situazione del settore postale, già iniziato nella scorsa legislatura ed interrotto a causa dell'evoluzione politica, per predisporre interventi risolutivi nel settore postale -:
se il Ministro sia a conoscenza dei requisiti, anche professionali, in possesso delle società vincitrici della procedura con chiamata da Albo indetta dalla società Poste Italiane nei diversi comuni italiani e se valuti tali requisiti idonei allo svolgimento di un compito così importante come quello relativo ai servizi postali;
se non ritenga opportuno procedere a delle verifiche relativamente alla regolarità

della chiamata da Albo indetta dalla società Poste Italiane;
nell'ottica di una progressiva liberalizzazione del mercato postale, se il Ministro non ritenga opportuno attivarsi con le parti interessate al fine di trovare un accordo e migliorare i servizi postali resi alla cittadinanza.
(4-01602)

Risposta. - In via preliminare, si fa presente che Poste Italiane provvede all'affidamento dei servizi di recapito a terzi, attraverso una procedura ad evidenza pubblica con chiamata da albo fornitori, ai sensi del decreto legislativo n. 163 del 2006.
L'albo dei fornitori è un elenco di imprese qualificate, selezionate in base alle loro capacità potenziali di soddisfare i requisiti di qualità, di solidità economico finanziaria e di competitività, richiesti dall'azienda per elevare gli
standard qualitativi dei fornitori garantendo, altresì, trasparenza verso il mercato.
Nel mese di marzo 2008, Poste italiane, in considerazione degli impegni di
policy sottoscritti con l'Autorità garante della concorrenza e del mercato e l'ex ministero delle comunicazioni, volti a migliorare il livello di concorrenzialità dei mercati postali e ad incrementare l'efficienza e migliorare la qualità dei servizi postali, ha aperto una procedura di gara, ai sensi del citato decreto legislativo n. 163 del 2006, per l'aggiudicazione di accordi quadro, aventi ad oggetto il servizio di distribuzione e raccolta di corrispondenza e posta non indirizzata, nonché l'espletamento di servizi ausiliari in ambito urbano».
Tali attività sono state suddivise in circa 71 lotti, con aggiudicazione al prezzo più basso.
Per quanta riguarda, in particolare, la procedura di gara indetta nel territorio di Milano, la concessionaria ha fatto presente che è risultata vincente la ditta individuale Carlo D'Angelo. In data 1° agosto 2008, detta società ha ceduto l'azienda alla società ACT cooperativa, il cui amministratore unico è lo stesso Carlo D'Angelo.
Per quanto riguarda i disservizi, gravi e reiterati, causati dal comportamento della società ACT, Poste Italiane ha precisato che, in più occasioni, ha provveduto a sospendere l'affidamento del recapito della posta registrata, provvedendo con mezzi propri a recapitare oltre 40.000 pregressi non recapitati.
La società aggiudicataria, infatti, aveva manifestato fin dall'inizio, difficoltà operative nello svolgimento del servizio affidato e, data l'incapacità della stessa di far fronte agli impegni sottoscritti, Poste italiane ha provveduto alla risoluzione del contratto di affidamento stipulato, con effetto dal 4 dicembre 2008, al fine di evitare che la situazione degenerasse ulteriormente.
Poste italiane ha, inoltre comunicato che a far data dal 24 aprile 2009 è stato risolto anche il contratto stipulato con la società TNT, anch'essa operante sul territorio di Milano, per violazione del divieto di subappalto.
Ciò ha comportato l'internalizzazione da parte della concessionaria dell'attività di recapito nella città di Milano.
Relativamente alle città di Corno, Busto Arsizio e Gallarate, Poste italiane ha precisato che i contratti stipulati con la società ACT, aggiudicataria della gara, sono stati risolti con effetto dal 15 giugno 2009.
I competenti uffici del ministero dello sviluppo economico continueranno, comunque, a vigilare affinché Poste italiane effettui i necessari controlli sulle agenzie di recapito, al fine di garantire il rispetto degli impegni contrattuali relativi alla qualitá del servizio, nonché il rispetto della normativa vigente in materia di tutela dei lavoratori per lo sviluppo di una occupazione stabile e di qualità.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la regione Lombardia - principale locomotiva economica del Paese - soffre da anni di una situazione difficile dal punto di vista delle infrastrutture stradali;

dopo decenni di stallo occorre proseguire con determinazione l'opera di potenziamento delle infrastrutture lombarde, costruendo nuove strade e migliorando quelle esistenti;
la Fiera di Milano si è dotata di un nuovo quartiere fieristico a Rho tra i più grandi e moderni del mondo-motore esso stesso della macchina produttiva lombarda;
il sistema di collegamento del quartiere fieristico alle principali arterie stradali ha visto numerosi sforzi e significative realizzazioni ma, nonostante i precisi impegni di Governo, Enti locali, Società Autostrade per l'Italia e Anas assunti più volte in tal senso, non è tuttora completato;
la realizzazione completa di detti collegamenti risulta ormai non più posticipabile;
dette infrastrutture rientrano tra le opere prioritarie per la realizzazione dell'Expo 2015 a Milano -:
se condivida le valutazioni di cui alle premesse riguardo la realizzazione del sistema di connessione del nuovo polo fieristico di Rho alla rete stradale e autostradale;
quali siano i motivi dei ritardi accumulati;
quale sia lo stato delle varie opere in termini di progetto, appalto e finanziamento;
se le opere risultino completamente finanziate ovvero sia necessario un ulteriore finanziamento a carico del bilancio pubblico, e se sì di che importo e a quale bilancio dovrà essere posto in carico (dello Stato, della Regione Lombardia, dell'Anas o di altri soggetti pubblici).
(4-03310)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, relativa alla viabilità di accesso del nuovo polo fieristico di Milano Rho-Pero si forniscono i seguenti elementi di risposta. Premesso che lo stato attuativo dei lavori autostradali risulta completato, il nuovo collegamento si configura come un complesso nodo di interscambio tra la viabilità a servizio del nuovo polo fieristico ed il complesso sistema autostradale e stradale nell'area.
Si rappresenta, inoltre, che ANAS ha approvato il progetto preliminare inerente la viabilità di adduzione al sistema autostradale esistente A/8-A/52 e che tale progetto, suddiviso in tre tratte, è condiviso dalla Società Milano Serravalle per 2 tratte, mentre la restante è a carico della società concessionaria Autostrade per l'Italia nell'ambito degli interventi già previsti dai rispettivi piani finanziari allegati alle convenzioni uniche vigenti.
Per la realizzazione delle opere connesse all'evento «Expo 2015», sono presenti nelle risorse della regione Lombardia i relativi finanziamenti mentre la conclusione dei lavori è prevista entro settembre 2014.
Allo stato, la copertura finanziaria è di poco superiore al 9 per cento ed il
gap esistente sarà colmato entro il 2015.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere:
quale sia, in virtù delle autorizzazioni e concessioni emesse, il pedaggio autostradale riscosso da un veicolo alla barriera di Lainate (Milano) della autostrada Milano-Laghi nel 1997;
quale sia tale pedaggio oggi;
se gli aumenti risultino in linea con le concessioni e le autorizzazioni del Ministero e dell'Anas.
(4-03342)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
In merito alla conformità degli aumenti tariffari del pedaggio lungo l'autostrada Milano-Laghi, indicando come riferimento temporale l'anno 1997, si precisa anzitutto che l'autostrada A/8A/9 Milano-Laghi è gestita

con il sistema di esazione «in aperto»; il pagamento del pedaggio avviene quindi al momento del transito ad una delle barriere o stazioni controllate, sulla base della tariffa chilometrica valida per tutta la rete autostrade per l'Italia e di una percorrenza chilometrica «convenzionale». L'importo finale include i sovrapprezzi di legge e l'IVA, aumentati per effetto della legge n. 206 del 2006.
Nell'anno 1997, la lunghezza di riferimento per il calcolo del pedaggio era pari a chilometri 21,460, per un importo corrispondente lire 1.700 pari a euro 0,9. Nei periodi successivi, la lunghezza di riferimento ha subito degli aumenti, cosicché ad oggi è individuata in un'estensione pari a chilometri 24,094 per un importo di euro 1,3.
Si rappresenta, infine, che gli aggiornamenti tariffari appaiono in linea con quanto previsto dalle norme vigenti.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri, al Ministro del turismo, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
è previsto in Shanghai il prossimo Expo nel 2010;
si tratterà di una manifestazione importante e - si prevede - ricca di partecipazione;
è l'ultima esposizione universale prima dell'Expo 2015 a Milano -:
quali iniziative il Governo abbia assunto o intenda assumere per la presenza del nostro Paese all'Expo Shanghai 2010.
(4-03345)

Risposta. - Le attività del Commissariato sono iniziate nel settembre del 2007 dopo la nomina a commissario generale del professor Beniamino Quintieri e si svolgono attraverso una struttura molto snella composta da 13 persone, che si avvale di consulenze su materie specialistiche e che opera sia presso gli uffici di Roma, sia a Shanghai a seconda delle necessità.
A seguito delle decisioni confermate nel tempo dai governi italiani che si sono succeduti, di partecipare alla manifestazione al massimo livello occupando uno degli spazi destinati ai grandi padiglioni nazionali costruiti dal Paese partecipante, l'Italia ha chiesto ed ottenuto l'assegnazione di uno dei lotti di terreno da 6.000 metri quadrati.
A fronte di tale decisione, il 30 aprile 2008 è stato sottoscritto un contratto ufficiale di partecipazione all'Expo che fissa gli impegni reciproci, identifica lo spazio attribuito all'Italia e definisce il tema ispiratore della partecipazione italiana. In tale occasione è stato approvato e pubblicato il disegno del padiglione italiano selezionato attraverso un concorso di idee a livello europeo bandito dal Commissariato nel mese di gennaio.
Il progetto vincitore è stato elaborato dall'architetto Gianpaolo Imbrighi, docente della facoltà di architettura dell'Università di Roma «La Sapienza» che assicura anche con i suoi collaboratori la supervisione della realizzazione. Al vincitore del concorso, che ha fatto registrare 65 candidature, è stato assegnato un premio di euro 50.000, mentre al secondo e terzo classificato sono stati attribuiti dei rimborsi spese dell'ammontare rispettivo di euro 10.000 e di euro 5.000.
Il bando prospettava l'ipotesi che i padiglioni giudicati migliori non siano demoliti al termine dell'esposizione come previsto dalle regole del BIE, ma che vengano smontati e ricostruiti in altra zona (verosimilmente in scala ridotta). Una decisione al riguardo, che potrà essere condizionata dal costo dell'operazione e dalla destinazione d'uso dell'edificio, oltre che dalla titolarità che sarà riconosciuta alla proprietà, potrà essere adottata verso la fine del periodo espositivo.
Nella progettazione degli interni del padiglione italiano si è tenuto conto dell'esigenza di ospitare, oltre all'esposizione permanente, anche piccole mostre tematiche,

incontri d'affari, attività promozionali, forum, proiezioni, conferenze. Per questo si sono realizzati:
un auditorium attrezzato che può ospitare circa 130 persone e che può essere utilizzato per cinema e rappresentazioni varie, oltre che per conferenze e
forum;
alcune sale di dimensioni variabili per esposizioni temporanee (anche a disposizione di
sponsor, istituzioni partner, regioni, ecc);
una sala multimediale e modulare per eventi di più piccola dimensione (seminari, convegni, conferenze ed eventuali riunioni conviviali);
una libreria letteraria che esporrà testi da consultare e sarà un luogo per incontri d'alta cultura;
un'area destinata alla ristorazione la cui gestione verrà attribuita attraverso una gara d'appalto europea in fase di pubblicazione;
uno spazio per l'organizzazione dell'expo di Milano che sarà ospitata nel padiglione per promuovere l'edizione del 2015.
In esito ad un'apposita gara europea, all'inizio del 2009 è stato assegnato l'appalto per la costruzione del padiglione che sarà consegnato al commissariato entro il 31 dicembre 2009. La ditta esecutrice è la Greenland di Shanghai, una delle maggiori sul mercato cinese con una forte presenza in tutto il Paese.
Il costo stimato per la realizzazione del padiglione è stato sensibilmente abbattuto grazie ad un progetto di partenariato con il settore privato che ha portato molte aziende italiane a sponsorizzare l'iniziativa offrendo beni e servizi di primaria importanza con l'obiettivo di promuovere la loro presenza in Cina ed approfittare della vetrina sul mondo offerta dall'Expo. La direzione lavori del cantiere, in assenza di soggetti italiani muniti delle necessarie abilitazioni, è stata affidata alla società Bureau Veritas, grosso gruppo multinazionale di origine francese
leader mondiale nella valutazione di conformità e nella certificazione di qualità, ambiente, sicurezza e responsabilità sociale che sta svolgendo analoghe funzioni per altri Paesi europei a Shanghai.
Alla società Colin Buchanan, che sta già operando per gli organizzatori cinesi nonché per altri padiglioni stranieri, è stato invece affidato il delicato incarico di elaborazione di un modello di previsione e gestione del flussi dei visitatori che consenta di evitare eventuali rischi di sovraffollamento del padiglione.
La realizzazione del
concept e della progettazione della mostra permanente da installare nel padiglione italiano, che costituirà il contributo italiano allo sviluppo del tema dell'Expo, è stata affidata alla triennale di Milano. Il comitato di indirizzo che ha definito la filosofia della mostra era composto da numerosi esperti in discipline scientifiche, tecnologiche, industriali, artistiche, umanistiche e sociali.
Per incoraggiare una articolata declinazione della realtà italiana alla manifestazione di Shanghai è stato inoltre finalizzato un accordo con le regioni affinché esse assicurino una presenza nel quadro del programma per l'expo che documenti il concetto della «diversità nell'unità» illustrando la ricchezza dei territori regionali e delle proprie eccellenze nei settori coerenti con il tema dell'expo. Le regioni che hanno aderito finora sono 12.
In tale ottica, potranno avere un'occasione per mettersi in vetrina anche alcune città quali sinora Roma, Napoli e, soprattutto Milano. Quest'ultima, rinunciando all'idea di costruire un proprio padiglione originariamente nell'ambito dell'area destinata alle
«Best Urban Practice», in cui sono presenti per i sei mesi dell'expo Bologna e Venezia, si sarebbe trovata senza una propria vetrina a Shanghai.
Per il coordinamento sul piano tecnico della presenza delle Regioni italiane, che dovranno rispettare i
format proposti, il tema della manifestazione e le caratteristiche impiantistiche ed architettoniche della sede, il commissariato si avvale dell'assistenza offerta da Fiera Milano a titolo gratuito.


Nell'ottica dello sforzo collettivo che si rende necessario per rappresentare al meglio l'Italia e le sue eccellenze, sono stati conclusi o sono in via di finalizzazione accordi di collaborazione con enti pubblici e con soggetti privati potenzialmente interessati a partecipare all'expo o a sponsorizzare eventi quali ad esempio i ministeri dei beni culturali, delle attività produttive, del turismo, delle politiche agricole, del
welfare o dell'ambiente, l'ICE, ecc. Di particolare interesse in tale contesto il progetto dedicato all'Italia degli innovatori, lanciato in collaborazione con il ministero della pubblica amministrazione e dell'innovazione che consentirà di selezionare attraverso un concorso pubblico le più suggestive innovazioni tecnologiche italiane da esporre a Shanghai in una delle mostre tematiche previste presso il padiglione italiano.
In collaborazione con Confindustria, con varie associazioni di categoria, con la Camera di commercio italiana in Cina e le strutture diplomatico-consolari italiane competenti, è stato inoltre avviato un dialogo con gli imprenditori italiani particolarmente interessati al mercato cinese che potrebbero trovare una vetrina all'interno del padiglione italiano, eventualmente attraverso eventi
ad hoc.
Il commissariato sta finalizzando un'agenda degli eventi promozionali (di natura economico-commerciale, scientifico-tecnologica e culturale) che si realizzeranno, a seconda della dimensione, sia all'interno che all'esterno del padiglione, ma comunque nel parco dell'expo, con finanziamenti in parte pubblici ed in parte privati.
Alla società AREA è stato affidato il compito di sviluppare una
«corporate identity» della partecipazione italiana a Shanghai rappresentata in sintesi dal logo del padiglione, mentre la società Business Press di Milano assicura il coordinamento della strategia di comunicazione del commissariato.
Da un punto di vista dei contenuti, orami quasi integralmente definiti, la partecipazione italiana all'esposizione universale di Shanghai del 2010, ha tre obbiettivi fondamentali:
sfruttare l'eccezionale vetrina della manifestazione per dare visibilità alle nuove tecnologie, ai processi produttivi innovativi, ai
know-how italiani d'avanguardia;
promuovere un'idea dello sviluppo urbano coerente con la tradizione culturale italiana;
contribuire a migliorare l'immagine complessiva del paese ed a favorire le opportunità d'affari con la Cina e con il mondo.

Il padiglione italiano offrirà l'occasione di attrarre sia la massa del pubblico generico che i visitatori più avvertiti tra gli amministratori, gli operatori economici, i tecnici, gli accademici e i ricercatori, gli intellettuali e i media con lo scopo:
di presentare lo stato dell'arte e della ricerca in Italia sui temi relativi alla costruzione, alla gestione ed alla organizzazione delle aree urbane;
di illustrare la dimensione culturale della città che costituisce il collante della cittadinanza e definisce l'ambiente urbano garantendo la qualità della vita;
di offrire uno spaccato dello stile di vita italiano nell'ottica del consumatore, del turista, dello studente.

L'expo è infatti un'occasione di comunicazione e di competizione con i maggiori partner mondiali per mostrare la capacità dell'Italia di sostenere la competizione in un mondo globalizzato. Per l'Italia essa sarà anche l'occasione di promuovere l'Esposizione Universale di Milano con i cui organizzatori il commissariato sta definendo uno specifico programma di collaborazione.
La realizzazione di tali obbiettivi sarà possibile grazie alle risorse già stanziate dal Parlamento, ma anche grazie alle integrazioni già ottenute e prospettate dal settore privato soprattutto sotto forma di finanziamenti mirati.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Stefania Gabriella Anastasia Craxi.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il nostro Paese non ha più una compagnia di bandiera in quanto Alitalia spa, non fornisce più alcun servizio di trasporto pubblico;
con ordine del giorno n. 9/01094-A-R/2 a firma «Cota, Reguzzoni e Dal Lago e altri» il Parlamento ha evidenziato al Governo la necessità di attivare con decisione, fermezza e rapidità ogni atto volto a consentire una completa liberalizzazione del mercato -:
quali atti il Governo abbia attivato ai fini di dare esecuzione alla volontà politica espressa dal Parlamento e quali atti siano ad oggi in fase di adozione.
(4-03346)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Come noto il Parlamento italiano, nel corso della precedente legislatura, ha adottato alcune norme finalizzate alla liberalizzazione del settore del trasporto aereo, nell'ambito del progressivo adeguamento del diritto nazionale alla normativa comunitaria.
Nel quadro di una più ampia politica di liberalizzazione del settore elettrico, servizi pubblici locali, commerciali e terziario sono state infatti introdotte alcune disposizioni in materia di tariffe aeree.
Si ricordano in proposito le disposizioni in materia di liberalizzazione tariffaria contenute nel secondo pacchetto Bersani, decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7 convertito dalla legge n. 40 del 2 aprile 2007 e nel terzo pacchetto Bersani, disegno di legge atto Senato n. 1644 della XV legislatura ed infine un disegno di legge, atto Senato n. 1366 sempre della XV legislatura, che prevedeva tra l'altro l'istituzione di un'Autorità indipendente dei trasporti e le procedure per la privatizzazione di Alitalia.
Il decreto-legge n. 7 del 2007, intervenendo a tutela del cittadino, ha vietato e sanzionato, quali forme di pubblicità ingannevole, offerte e messaggi pubblicitari recanti l'indicazione del prezzo del volo al netto di spese, tasse ed altri oneri aggiuntivi ovvero riferiti a singole tratte di andata o ritorno.
Le condizioni tariffarie devono quindi essere chiaramente ed immediatamente leggibili e deve esserci pari evidenza grafica di tutte le componenti del prezzo finale, mediante l'inclusione nella tariffa di ogni onere economico, determinabile
ex ante.
Il decreto sopra citato si è inserito nel quadro normativo concernente le modalità di definizione delle tariffe aeree tracciato dal Regolamento comunitario n. 2409 del 1992, e si è mosso nella direzione indicata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. In particolare, nell'ambito di un'indagine conoscitiva conclusa nell'aprile 2005, l'Autorità ha evidenziato come il processo di scomposizione del prezzo ha compromesso la trasparenza tariffaria, ostacolando la precisa ed immediata percezione del prezzo finale e fuorviando il consumatore, nel momento in cui molte compagnie aeree hanno iniziato a sottrarre dalla tariffa netta, quali «tasse aeroportuali», alcune voci (il sovrapprezzo carburante introdotto nel giugno 2000, oppure i supplementi connessi alle misure adottate in seguito agli attentati dell'11 settembre 2001) malgrado si trattasse di importi autonomamente determinati e percepiti dai vettori.
Le disposizioni sulla trasparenza tariffaria hanno incontrato il favore del Parlamento europeo, il quale, già nel corso dell'esame della proposta di quello che sarebbe diventato il Regolamento n. 1008 del 2008, aveva presentato numerosi emendamenti finalizzati a rendere più espliciti i doveri di informazione degli utenti in materia di tariffe aeree. Difatti il Regolamento n. 1008 del 2008, nel Capo IV dedicato alle «Disposizioni in materia di tariffe», ha previsto non solo come debba essere offerta l'informazione all'utenza ma ha anche prescritto l'istituzione, da parte degli Stati membri, di sanzioni in caso di violazione delle norme fissate nel Capo stesso.
Inoltre sempre in tema di liberalizzazione del trasporto aereo appare fondamen

tale evidenziare la problematica della materia delle bande orarie.
Al fine di limitare la situazione critica in tale materia, il 7 maggio 2008, il Parlamento europeo ha approvato un'importante proposta della Commissione europea.
Tale nuova normativa di fatto va a modificare la legislazione vigente in materia di assegnazione di bande orarie, prevedendo il «congelamento» degli
slot non utilizzati nella corrente stagione di traffico, fino alla stagione summer 2010.
Prima di questo intervento la regola comunitaria, regolamento n. 793 del 2004, del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 che modifica il regolamento n. 95 del 1993 del Consiglio, era basata sui cosiddetti
«grandfather's rights» e permetteva alle compagnie tradizionali di mantenere gli slot da una stagione all'altra omologa, negli aeroporti coordinati, solo se utilizzati per almeno l'80 per cento.
La nuova norma relativa al «congelamento» di
slot, se da un lato nel momento di crisi del sistema del trasporto aereo costituisce certamente una garanzia per i vettori che pur avendo visto una diminuzione della domanda di traffico possono conservare le bande orarie non utilizzate, dall'altro può limitare la concorrenza mantenendo inalterata la assegnazione delle bande orarie sugli aeroporti coordinati, non favorendo lo sviluppo della concorrenza e, come ultima conseguenza, la liberalizzazione.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la regione Lombardia - principale locomotiva economica del paese - soffre da anni di una situazione difficile dal punto di vista delle infrastrutture stradali;
dopo decenni di stallo occorre proseguire con determinazione l'opera di potenziamento delle infrastrutture lombarde, costruendo nuove strade e migliorando quelle esistenti;
i collegamenti da sud lungo la sponda lombarda del lago Maggiore sono molto carenti ed hanno compromesso per anni lo sviluppo turistico - e spesso economico - del territorio lacuale varesino;
il collegamento Vergiate (Varese) - Luino (Varese) - Zenna (Svizzera) è assicurato da tre tratti: la strada statale 396 Vergiate-Besozzo; il tratto Besozzo-Cittiglio della strada provinciale 1 e la strada statale 394 Cittiglio-confine svizzero;
l'eliminazione dei semafori a tre tempi sulla strada statale 396 Vergiate-Besozzo rappresenta un'opera importante per il sistema viabilistico varesino e lombardo in generale, e come tale è stata prevista e programmata dalla provincia di Varese e dall'Anas e assentita da tutti gli enti coinvolti già da molti anni;
la provincia di Varese ha realizzato un importante intervento che ha visto l'eliminazione di incroci semaforici, la realizzazione di un cavalcavia e di altre infrastrutture che hanno reso agevole e sicura la strada provinciale 1 nel tratto Cittiglio-Gemonio-Besozzo;
l'eliminazione degli incroci a raso attraverso la realizzazione di tratti parziali di bypass di alcuni piccoli centri cittadini sulla strada statale 394 Cittiglio-Luino rappresenta un'opera importante per il sistema viabilistico varesino e lombardo in generale, e come tale è stata prevista e programmata dalla Provincia di Varese e dall'Anas e assentita da tutti gli enti coinvolti già da molti anni;
nonostante i precisi impegni di Governo, enti locali e Anas assunti più volte in tal senso, non tutti gli interventi di competenza dell'Anas sono in fase di realizzazione;
la realizzazione completa delle opere suddette rappresenta un importante passo verso un rilancio turistico ed economico della provincia di Varese -:
quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato in relazione a quanto

esposto in premessa, con particolare riguardo alla eliminazione dei semafori a tre tempi sulla strada statale 396 Vergiate-Besozzo e all'eliminazione degli incroci a raso attraverso la realizzazione di tratti parziali di bypass di alcuni piccoli centri cittadini, sulla strada statale 394 Cittiglio-Luino;
quali siano i tempi di realizzazione;
quale sia lo stato dell'opera in termini di progetto, appalto e finanziamento;
se l'opera risulti completamente finanziata ovvero sia necessario un ulteriore finanziamento a carico del bilancio pubblico, e se sì di che importo.
(4-03379)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Va anzitutto precisato che le statali che assicurano la viabilità nella zona della sponda lombarda del Lago Maggiore, in provincia di Varese suddetta sono la strada statale n. 394 «del Verbano orientale», che da Vergiate arriva al confine di Stato con la Svizzera e la strada statale n. 629 «del Lago di Monate» (e non la strada statale n. 396 «di Norcia» erroneamente citata dall'interrogante) che va da Sesto Calende a Laveno Mombello.
Di seguito si illustra la situazione della programmazione e della progettazione riferita alle anzidette statali.
Strada statale n. 94 «del Verbano Orientale» ammodernamento pianimetrico dal chilometro 38+170 al chilometro 41+650 1°e 2° lotto.
L'intervento, ubicato in prossimità di Maccagno, è inserito nel piano degli investimenti ANAS 2007-2011 - fondi ordinari.
ANAS ha completato il progetto definitivo che è stato approvato da tutti gli enti competenti. Il costo complessivo è di 6,5 milioni ed è in corso la progettazione esecutiva, al cui completamento ANAS bandirà la gara per l'appalto dei lavori.
Strada statale n. 629 «del Lago di Monate» - ammodernamento e messa in sicurezza.
Nel protocollo d'intesa del 26 marzo 2007 sottoscritto da ANAS, ministero delle infrastrutture, regione Lombardia, provincia di Varese e Rete ferroviaria italiana sono previsti lavori di ammodernamento e messa in sicurezza relativi ai tratti della strada statale n. 629 di seguito elencati, classificati some interventi di medio-lungo periodo, al momento non finanziati.
Strada statale n. 629 riqualifica del tratto Vergiate-Besozzo - 1° stralcio.
L'intervento è inserito nel piano degli investimenti ANAS 2007-2011 - fondi ordinari. Il costo complessivo aggiornato è di circa 48 milioni di euro.
Strada statale n. 629 riqualifica Vergiate-Besozzo - 21 stralcio.
L'intervento è inserito nel piano di investimenti ANAS 2007-2011 - Area d'inseribilità. Il costo complessivo aggiornato è di 16 milioni di euro.
Nuovo collegamento, tra strada statale n. 629 a Besozzo e la strada statale n. 394 a Gavirate - (Variante di Besozzo-Gavirate).
L'intervento è inserito nei seguenti documenti di programmazione:
protocollo d'intesa del 26 marzo 2007 sottoscritto da ANAS, ministero delle infrastrutture, regione Lombardia, provincia di Varese e Rete ferroviaria italiana;
piano degli investimenti ANAS 2007-2011 - area d'inseribilità, con un costo di 36 milioni di euro.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la regione Lombardia - principale locomotiva economica del Paese - soffre da anni di una situazione difficile dal punto di vista delle infrastrutture stradali;
dopo decenni di stallo occorre proseguire con determinazione l'opera di potenziamento delle infrastrutture lombarde, costruendo nuove strade e migliorando quelle esistenti;

la realizzazione del collegamento Malpensa-Boffalora ha costituito una importante passo in avanti per il collegamento viabilistico dell'aerostazione al sistema autostradale lombardo e milanese;
il collegamento della Malpensa-Boffalora alla Tangenziale Ovest rappresenta un'opera importante per il sistema viario milanese e lombardo in generale, e come tale è stata prevista e programmata dalla Regione Lombardia e da tutti gli enti coinvolti;
detta opera, nonostante i precisi impegni di Governo, enti locali e Anas assunti più volte in tal senso, non è tutt'ora in fase di realizzazione;
la realizzazione completa della «prosecuzione della Malpensa-Boffalora alla Tangenziale Ovest» rientra tra le opere prioritarie per la realizzazione dell'Expo 2015 a Milano;
il completamento di tale infrastruttura era inizialmente previsto per il 2014 -:
quali siano gli intendimenti del Governo in merito alla realizzazione del collegamento della Malpensa-Boffalora alla Tangenziale Ovest attraverso il prolungamento della prima;
se esistono ritardi nel crono-programma originale ed i motivi dei ritardi accumulati;
quale sia lo stato dell'opera in termini di progetto, appalto e finanziamento;
se l'opera risulta completamente finanziata ovvero sia necessario un ulteriore finanziamento a carico del bilancio pubblico, e se sì di che importo e a quale bilancio dovrà essere posta in carico (bilancio dello Stato, della Regione Lombardia, dell'Anas o di altri soggetti pubblici).
(4-03475)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Il tratto del nuovo collegamento Malpensa-Milano da Malpensa fino all'autostrada A4, in prossimità di Boffalora, è già aperto al traffico.
Il progetto di completamento dell'autostrada da Boffalora a Milano, previsto in legge obiettivo, è allo stadio di progetto definitivo ed all'esame della Conferenza dei servizi, aperta il 26 maggio 2009.
È stato così avviato l'
iter approvativo previsto dalla legge obiettivo che prevede la successiva sottoposizione al CIPE che dovrà approvare il progetto e stabilire le modalità di copertura del fabbisogno finanziario pari a euro 138.010.765,98, a fronte di un costo complessivo stimato in circa 419 milioni di euro.
Allo stato, i finanziamenti disponibili sono i seguenti:
1) legge 345 del 1997 - accessibilità Malpensa: euro 212.806.000,00;
2) legge regione Lombardia n. 41 del 4 ottobre 2004: euro 3.000.000,00;
3) legge 244 del 2007 articolo 2, comma 257: euro 65.290.330,00 (questo finanziamento è stato assegnato in via programmatica e lo stanziamento finale deve essere ratificato con la delibera CIPE di approvazione del progetto definitivo).

Dopo l'approvazione del CIPE e lo stanziamento di tutti i finanziamenti necessari, ANAS bandirà la gara per l'affidamento congiunto della progettazione esecutiva e dei lavori.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la regione Lombardia - principale locomotiva economica del Paese - soffre da anni di una situazione difficile dal punto di vista delle infrastrutture stradali;
dopo decenni di stallo occorre proseguire con determinazione l'opera di potenziamento delle infrastrutture lombarde, costruendo nuove strade e migliorando quelle esistenti;

il nuovo svincolo della A4 in Milano - zona Cascina Merlata - rappresenta un'opera importante per il sistema viabilistico milanese e lombardo in generale;
detta opera, nonostante i precisi impegni di Governo, enti locali, società Autostrade per l'Italia e Anas assunti più volte in tal senso, non è tuttora completata;
la realizzazione completa del «nuovo svincolo della A4 in zona Cascina Merlata» rientra tra le opere prioritarie per la realizzazione dell'Expo 2015 a Milano;
il completamento di tale infrastruttura era inizialmente previsto per il 2010 -:
quali siano gli intendimenti del Governo riguardo la realizzazione del nuovo svincolo della autostrada A4 in Milano - zona Cascina Merlata;
quali siano i motivi dei ritardi accumulati;
quale sia lo stato dell'opera in termini di progetto, appalto e finanziamento;
se l'opera risulti completamente finanziata ovvero sia necessario un ulteriore finanziamento a carico del bilancio pubblico, e se sì di che importo e a quale bilancio dovrà essere posta in carico (bilancio dello Stato, della Regione Lombardia, dell'Anas o di altri soggetti pubblici).
(4-03485)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La realizzazione del nuovo svincolo dell'autostrada A4 in zona Cascina Merlata è ricompresa nella «Convenzione per la progettazione, il finanziamento e la realizzazione del raccordo tra il nuovo tracciato del Sempione e la viabilità di Cascina Merlata, funzionale al collegamento di Milano con il polo fieristico di Rho-Pero, stralcio funzionale Gamma», sottoscritta in data 19 dicembre 2007 tra ANAS, regione Lombardia, comune di Milano e comune di Pero.
In forza di tale Convenzione, la provincia di Milano progetta e realizza l'infrastruttura, assumendo il ruolo di soggetto aggiudicatore.
La provincia di Milano ha completato e poi approvato con delibera 841 del 10 novembre 2008 il progetto definitivo per appalto integrato, esaminato da ANAS, che il 23 dicembre 2008 ha comunicato il nulla osta al proseguimento del procedimento.
A lavori completati, la gestione dell'infrastruttura passerà o ad ANAS o ad una sua concessionaria.
Il costo complessivo dell'infrastruttura ammonta a 27,904 milioni di euro ed è interamente finanziato con fondi ANAS, Regione Lombardia, provincia di Milano e CIPE.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la realizzazione delle tangenziali di Como e Varese, prevista nell'ambito del progetto «pedemontana lombarda», rappresenta da anni una necessità improcrastinabile per i territori interessati;
sono più volte apparse sulla stampa notizia circa il fatto che dette tangenziali saranno tratti autostradali a pagamento;
la notizia ha generato allarme presso enti locali, operatori economici e singoli professionisti -:
se la notizia riportata nelle premesse sia vera oppure falsa;
quali siano i reali termini della questione.
(4-03527)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, si forniscono i seguenti elementi di risposta.
La convenzione unica sottoscritta dalla Società concessioni autostradali lombarde

p.a. e dalla Società Pedemontana lombarda p.a., avente ad oggetto la progettazione, la costruzione e la gestione dell'autostrada Pedemontana lombarda prevede che le modalità di esazione del pedaggio saranno specificate nell'ambito del progetto definitivo.
In merito alle tangenziali di Como e di Varese, il piano economico finanziario che costituisce parte integrante della predetta convenzione unica, stabilisce che è stata ipotizzata l'applicazione di maggiorazioni tariffarie forfetarie alle barriere di Como Grandate e di Gallarate nord posti sui tratti della A8 e della A9 afferenti sistema viabilistico pedemontano in prossimità degli innesti alle stesse tangenziali di Como e Varese.
La regione Lombardia, nel parere espresso in sede di conferenza dei servizi istruttoria per la valutazione del progetto definitivo, ha affermato che i primi lotti delle tangenziali di Varese e Como non dovranno essere poste a pedaggiamento imponendo così al concessionario di verificare nella stesura del Piano economico finanziario l'impatto sull'equilibrio economico-finanziario della mancata applicazione alle due tangenziali delle maggiorazioni tariffarie attualmente previste.
Le diverse posizioni espresse in ordine alla possibilità di pedaggiare le tangenziali di Como e di Varese non sono ancora quindi giunte ad una soluzione definitiva.
Il pedaggiamento di tali tratte potrà eventualmente essere introdotto solo se il piano economico finanziario presentato dal concessionario e allegato al progetto definitivo, contenga tale previsione e venga approvato dal CIPE con tale
assumption.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la situazione dei pendolari che affrontano quotidianamente il tragitto Varese-Milano appare grave sotto ogni aspetto;
i responsabili di Trenitalia, ogni volta che in passato sono stati interpellati, hanno ribadito l'intenzione di procedere ad una decisa revisione delle carrozze, con introduzione di carrozze più moderne e confortevoli;
i risultati di dette promesse sono a dir poco insoddisfacenti -:
se il Ministro non ritenga di adottare iniziative finalizzate, tra le altre cose, ad un miglioramento del comfort delle carrozze in esercizio quotidiano lungo le varie tratte provincia di Varese-Milano;
quali siano gli atti e gli investimenti effettivamente realizzati e quali quelli in fase di realizzazione riguardo a detto argomento.
(4-03529)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, relativa alla richiesta di provvedere ad una revisione e/o ad una sostituzione delle carrozze ferroviarie per garantire viaggi più confortevoli nella tratta Varese Milano si forniscono i seguenti elementi di risposta.
Con l'articolo 25, comma 1, del decreto-legge del 29 novembre 2008, n. 185, convertito con modificazioni dalla legge 28 gennaio 2009, è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze un fondo per gli investimenti del gruppo delle Ferrovie dello Stato Spa con uno stanziamento per il 2009 di 960 milioni di euro.
Lo stanziamento in argomento, con successivo decreto del ministero dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, è stato destinato per 500 milioni di euro all'acquisto di materiale rotabile per servizi ferroviari regionali (cui 75 milioni di euro sono stati destinati alla copertura dei costi afferenti al materiale rotabile per le esigenze di mobilità legate all'Expo 2015) per cui la problematica in esame risulta essere in via di definizione.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
lo Xinjiang, 20 milioni di abitanti e una superficie pari a cinque volte l'Italia, è una regione autonoma situata nel nord ovest della Repubblica popolare cinese. È ricca di petrolio e gas naturale e già nel XIX secolo è stata al centro del «Great Game», la lotta fra la Russia, la Gran Bretagna e il moribondo Impero cinese per il controllo dell'Asia centrale. L'instabilità odierna deriva dai contrasti fra gli uiguri, nativi della regione, che vorrebbero l'indipendenza, e il governo di Pechino, interessato a mantenerne il controllo in chiave strategico-militare e come riserva di materie prime. Lo stesso nome Xinjiang, che in mandarino significa «Nuova frontiera», è ritenuto offensivo dagli uiguri che preferiscono chiamare il loro territorio Turkestan orientale;
gli uiguri sono una minoranza di religione musulmana e turcofona che da secoli abita nello Xinjiang vivendo di pastorizia e di commercio lungo l'antica Via della Seta. Oggi rappresentano la maggioranza relativa della popolazione, il 46 per cento, mentre il resto degli abitanti della regione sono cinesi di etnia Han (39 per cento) e kazaki;
il governo di Pechino ha agito e agisce con durezza e repressione nei confronti degli indipendentisti arrestando o costringendo all'esilio i loro leader. Molte Organizzazioni non governative accusano Pechino di violare i diritti umani e di reprimere le tradizioni degli uiguri per minare le basi della loro identità. L'ultimo episodio denunciato risale al marzo scorso quando il governo cinese ha annunciato di voler radere al suolo il bazar di Kashgar, luogo simbolo della cultura uigura, e di voler trasferire le 100 mila famiglie che vi abitano nei nuovi palazzi costruiti nella periferia della città. Rispetto alla religione musulmana, Pechino ha sperimentato due strategie: di apertura negli anni Ottanta, di maggiore controllo negli anni più recenti;
le notizie che ci giungono dai media parlano di decine di morti proprio in questi giorni;
tale atteggiamento antidemocratico e statalista dimostra un volto del Governo cinese non conciliabile con i proclami filo-occidentali e liberisti sbandierati nelle sedi economiche internazionali -:
quali siano gli intendimenti del Ministro in relazione a quanto esposto in premessa;
quali azioni intenda intraprendere per protestare con il Governo cinese.
(4-03536)

Risposta. - La questione della condizione dell'etnia uigura nella regione dello Xinjiang è da tempo all'attenzione dell'Unione Europea. In particolare, essa è stata evocata nelle sessioni del dialogo sui diritti umani tra Unione europea e Cina, esercizio che dal 1997 ha consentito di coinvolgere la Cina in una discussione aperta, e a cadenza regolare, su molti aspetti dei diritti umani, con esiti ambivalenti, legati essenzialmente alla maggiore o minore disponibilità cinese a cooperare sui singoli temi in agenda, alcuni dei quali notoriamente spinosi per Pechino. Tra questi ultimi rientra la condizione delle minoranze etniche nel Paese, in particolare di quella tibetana e di quella uigura. Infatti, nel corso dell'ultima tornata del dialogo (maggio 2009), alle preoccupazioni espresse dai rappresentanti europei per la situazione degli uiguri, la controparte cinese ha risposto limitandosi a ribadire l'impegno del Governo a migliorare la condizione socio-economica delle minoranze etniche nello Xinjiang.
Rispetto a crisi analoghe quali quella in Tibet nel marzo 2008, lo sforzo di maggiore trasparenza da parte delle autorità cinesi - le quali già da domenica 5 luglio hanno garantito pieno accesso ai giornalisti anche stranieri ad Urumqi - ha permesso alla comunità internazionale di avere un flusso di informazioni continuo e parzialmente completo sui drammatici eventi del 5 e del 6 luglio. La decisione di «lasciar lavorare» i

media internazionali ha, alla fine, in parte giovato a Pechino, in quanto gli stessi giornalisti stranieri hanno ridimensionato le accuse inizialmente rivolte alla Cina di aver condotto una violenta e sproporzionata repressione contro i manifestanti uiguri.
Permangono, tuttavia, le problematiche di fondo, in merito all'efficacia della politica delle nazionalità messa in atto da Pechino. I fatti dello Xinjiang, dopo quelli del Tibet, sono sintomatici della difficoltà cinese nel portare avanti una politica di assimilazione basata sull'economia, senza tenere nel dovuto conto le diversità culturali.
A seguito degli scontri avvenuti nello Xinjiang, l'Unione Europea ha reagito prontamente, il 9 luglio 2009, con una dichiarazione, con la quale si esprime forte preoccupazione per la situazione nella regione, si invitano tutte le parti a porre fine alle violenze e si richiama il rispetto dei diritti delle persone detenute e più in generale dei diritti umani, con un particolare accento sulla libertà di espressione e di assemblea. Il testo, inoltre, non manca di sottolineare la volontà dell'Unione europea di continuare a monitorare la situazione nella regione.
Il Governo italiano, sia sul Tibet che in ambito più generale, non manca di rinnovare, in ogni occasione di incontro con interlocutori cinesi, i propri auspici che l'impressionante crescita economica ed il ruolo ormai determinante della Cina sul versante della politica globale siano accompagnati da maggiori aperture a tutela dei diritti umani, tra cui quelli di espressione, religiosi e culturali.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri: Stefania Gabriella Anastasia Craxi.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
da articoli apparsi su mass media locali ed a seguito di informazioni assunte ed accertate personalmente, si apprende che nella giornata di martedì 7 luglio 2009 Trenitalia ha dapprima cancellato il treno in partenza da Busto Arsizio delle 7.45 per Milano Pioltello Limito motivando la decisione con la comunicazione «a causa delle avverse condizioni metereologiche»;
dal 15 giugno 2009 gli altoparlanti delle stazioni tra Varese e Milano Pioltello Limito informano che «a causa della mancanza di materiale rotabile, i treni suburbani potranno subire ritardi o cancellazioni»;
i fatti di cui sopra rappresentano situazioni emblematiche di una situazione che si ripete purtroppo quotidianamente e che tocca la qualità della vita di lavoratori e studenti in una regione che costituisce il motore economico e culturale dell'intera Europa;
non è accettabile per un Paese civile e progredito il livello di servizio erogato da Trenitalia, soprattutto sulle linee utilizzate dai pendolari tra le province di Varese, Como e Milano -:
se la modesta entità della pioggia caduta nella mattinata di martedì 7 luglio possa giustificare la cancellazione del treno segnalata in premessa;
quali siano le iniziative che si intendono assumere per migliorare la qualità del servizio, soprattutto sulle linee utilizzate da pendolari nelle tratte richiamate in premessa.
(4-03567)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, nella quale si evidenziano i ritardi e alcune cancellazioni di servizi ferroviari effettuati da Trenitalia Spa nel territorio della regione Lombardia, si rappresenta che i servizi in argomento, in applicazione dell'articolo 9 del decreto legislativo 422 del 1997, rientrano nella competenza primaria della regione Lombardia sin dal 1o gennaio 2000.
Si evidenzia, in ogni caso, che l'imminente attivazione dell'Osservatorio sul trasporto pubblico locale, istituito ai sensi dell'articolo 1, comma 300, della legge 244/07 (Legge Finanziaria per il 2008), consentirà di valutare a livello nazionale criticità analoghe a quelle rappresentate

dall'interrogante affinché gli enti territoriali competenti possano adottare i necessari e conseguenti provvedimenti.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
sulla linea treno FS LUINO-MILANO, a seguito dei continui ritardi che negli ultimi due mesi creano e continuano a creare una situazione di forte disagio tra i passeggeri non giustificato né ammissibile;
il treno che parte alle 8.30 da Milano Garibaldi e che un tempo raggiungeva Luino alle ore 10 era considerato molto comodo dagli utenti;
ora a Gallarate la coincidenza non è più un treno bensì un pullman che oltre a non assicurare la puntualità del timetable alle 11 (dipende dal traffico), ritarda di un'ora il tempo di arrivo rispetto a qualche anno fa;
il treno suddetto rappresenta l'unica possibilità per i viaggiatori di raggiungere la città lacustre durante la mattinata, poiché l'orario Trenitalia prevede che dopo le ore 8.30 il treno successivo utile risulti essere alle 12.30 -:
se il Ministro interrogato non intenda intervenire in tempi rapidi, e comunque prima della fine della pausa estiva, al fine di porre fine ad un disagio che colpisce pendolari e studenti della zona.
(4-03611)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, nella quale si evidenziano i continui ritardi dei servizi ferroviari effettuati da Trenitalia Spa sulla linea Luino-Milano, si rappresenta che i servizi in argomento, in applicazione dell'articolo 9 del decreto legislativo 422 del 1997, non rientrano più nelle competenze di questo dicastero bensì della regione Lombardia sin dal 1o gennaio 2000.
Si evidenzia tuttavia che non appena sarà attivato l'Osservatorio sul trasporto pubblico locale, istituito ai sensi dell'articolo 1 comma 300 della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008), criticità analoghe a quella rappresentata saranno verificate a livello nazionale e comunicate agli enti territoriali competenti affinché adottino i necessari provvedimenti per ovviarle.

Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

REGUZZONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la regione Lombardia - principale locomotiva economica del paese - soffre da anni di una situazione difficile dal punto di vista delle infrastrutture stradali;
dopo decenni di stallo occorre proseguire con determinazione l'opera di potenziamento delle infrastrutture lombarde, costruendo nuove strade e migliorando quelle esistenti;
la realizzazione della variante alla Strada Statale 341 rappresenta un'opera importante per il sistema viabilistico milanese e lombardo in generale, e come tale è stata prevista e programmata dalla Regione Lombardia e da tutti gli enti coinvolti anche in sede di deposito di candidatura per l'Expo 2015;
detta opera, nonostante i precisi impegni di Governo, Enti locali e Anas assunti più volte in tal senso, non è tuttora in fase di realizzazione;
la realizzazione completa della «variante alla Strada Statale 341» rientra tra le opere prioritarie per la realizzazione dell'Expo 2015 a Milano, ed il completamento di tale infrastruttura era inizialmente previsto per il 2013 -:
quali siano gli intendimenti del Governo su quanto riportato in premessa e in particolare riguardo la realizzazione della variante alla Strada Statale 341 attraverso il prolungamento della prima;

se esistano ritardi nel crono-programma originale e in tal caso quali siano i motivi dei ritardi accumulati;
quale sia lo stato dell'opera in termini di progetto, appalto e finanziamento;
se l'opera risulti completamente finanziata ovvero sia necessario un ulteriore finanziamento a carico del bilancio pubblico, e se sì di che importo e a quale bilancio dovrà essere posta in carico (bilancio dello Stato, della Regione Lombardia, dell'Anas o di altri soggetti pubblici).
(4-03673)

Risposta. - In riferimento all'interrogazione in esame, relativa alla realizzazione della variante alla statale 341 «Gallaratese», si riferisce che tale asse viario costituisce il collegamento tra Samarate ed il confine della provincia di Novara - tra l'autostrada A8 e la strada statale 527 in comune di Vanzaghello - lungo la statale 341, previsto nel primo programma di legge obiettivo.
Il progetto preliminare è stato approvato nell'agosto 2008 dal CIPE con un costo complessivo di circa 133 milioni di euro e, attualmente, è in corso la gara per l'affidamento della progettazione definitiva.
I finanziamenti assegnati per la realizzazione dell'intervento in questione ammontano a 133 milioni di euro, così suddivisi:

a) comune di Milano, provincia di Milano e regione Lombardia: 40 milioni di euro (fondi della legge 31 del 2008);
b) legge 345 del 1997 (Malpensa 2000): 93 milioni di euro.
Il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Altero Matteoli.

SCILIPOTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
via Lauregno è una strada del comune di Roma ubicata in località Infernetto;
in via Lauregno è stato installato un traliccio di trenta metri adibito ad antenna per la trasmissione del segnale di telefonia mobile;
il fenomeno dell'elettrosmog ha rappresentato in questi ultimi anni, uno dei problemi più sentiti dalla popolazione e per il territorio italiano, nel caso specifico dei residenti di via Lauregno e di tutta la località Infernetto;
l'area in cui ricade l'antenna è prossima al Parco di Plinio riserva verde ed acquedotto, zona sottoposta a vincolo, e che quindi fa parte di un comparto nel quale non era consentito la collocazione di nessun manufatto;
l'antenna si erge tra ville ed appartamenti, a pochi metri dai giardini e parchi giochi frequentati da anziani, donne in stato interessante e bambini;
l'angolo di emissione con cui irradiano le antenne e l'altezza dei tralicci su cui sono montate, sono parametri fondamentali per la localizzazione degli impianti stessi;
gli effetti dannosi dell'inquinamento elettromagnetico sulla salute delle persone sono ormai scientificamente dimostrati;
nella risposta all'atto di sindacato ispettivo n. 4-01294, concernente l'installazione di un ripetitore di telefonia mobile nel comune di Napoli, il ministro dello sviluppo economico affermava che avrebbe indirizzato raccomandazioni «agli enti locali affinché, attraverso le proprie agenzie regionali e le aziende sanitarie locali, provvedano a verificare che i vari impianti rispettino sempre le norme vigenti» -:
se non si ritenga opportuno promuovere un tavolo di lavoro con le amministrazioni locali affinché non siano aumentati i livelli di esposizione elettromagnetica e se il governo intenda dar seguito all'impegno riportato nella risposta all'atto di sindacato ispettivo n. 4-01294 ricordato in premessa.
(4-02941)

Risposta. - Con riferimento all'interrogazione in esame, e sulla base degli elementi forniti dalla direzione generale competente e dal ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare, si comunica quanto segue.
Con la «legge-quadro sulla protezione dalle esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici», emanata nel febbraio 2001, si è introdotto, nel nostro Paese, il concetto, per l'intera gamma di frequenze 100 kHz-300 GHz, di rischio connesso con le esposizioni prolungate nel tempo di livelli bassi di campi elettromagnetici; anche in assenza di una accertata connessione di causa-effetto tra l'esposizione a questi ultimi e le possibili conseguenze di natura sanitaria.
È stato così adottato, per la prima volta, in un testo legislativo nazionale, il principio comunitario di precauzione (articolo 174, trattato UE), quale criterio ispiratore delle scelte normative. Infatti, l'attuale scenario della normativa italiana ha come riferimento il concetto di «
prudent avoidance», ossia evitare con prudenza, che esprime l'importanza di evitare o ridurre, per quanto possibile, una esposizione ad un agente esterno, nel caso sorgano dubbi sulla sua potenziale pericolosità per la salute umana.
A tale proposito è importante sottolineare che, attualmente, non esiste una accertata connessione di causa-effetto tra esposizione prolungata ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici di bassa intensità e le possibili conseguenze di natura sanitaria. Comunque, a livello nazionale, si tende a tenere in debita considerazione il rischio connesso con esposizioni prolungate nel tempo a livelli bassi di campo elettromagnetico; per questo motivo, sono stati introdotti, nella legislazione nazionale, i concetti di valori di attenzione e obiettivi di qualità.
Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 luglio 2003 (Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300GHz), applicativo della legge quadro n. 36 del 2001, già citata, stabilisce i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità da rispettare in determinate condizioni. All'interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere e loro pertinenze esterne, quali balconi, terrazze e cortili, con esclusione dei lastrici solari, si assumono valori di attenzione pari a 6 V/m per ogni frequenza compresa tra 100 kHz e 300 GHz.
Sulla base delle attuali conoscenze, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), ritiene che, nel campo della telefonia mobile, i livelli di immissione in ambiente sono abbastanza contenuti e l'introduzione della tecnologia UMTS per le comunicazioni ha ulteriormente abbassato tali livelli, i cui valori risultano ben al di sotto dei limiti imposti dalla normativa.
L'Osservatorio CEM fornisce al pubblico, tramite il proprio sito Internet (www.agentifisici.apat.it/campielettromagnetici/public/index.asp), informazioni riguardanti il numero di impianti presenti sul territorio (impianti radiotelevisivi RTV), stazioni radiobase per telefonia cellulare (SRB) ed elettrodotti (ELF), nonché lo stato dei controlli, con eventuali azioni di risanamento, finalizzate al rispetto della normativa vigente sui campi elettromagnetici. Risulta, comunque, che dal 1999 ad oggi, nel Lazio vi siano stati solo tre sforamenti di tali indici, attribuibili alle stazioni radio base.
Nel 2008, è stata effettuata, inoltre, una indagine ambientale del livello di inquinamento elettromagnetico su tutto il territorio di Roma, compiuta congiuntamente da ISPRA, Arpalazio e comune di Roma, con la installazione di circa 20 centraline di monitoraggio continuo dei campi elettromagnetici, che hanno evidenziato risultati altamente confortanti, per i valori misurati.
Sullo stesso sito sopra menzionato (monitoraggio roma.asp) si potrà constatare che il valore massimo raggiunto in tutto il periodo di monitoraggio è di appena 2,02 V/m; valore raggiunto solo nel III municipio. Nel XIII municipio, invece, il valore raggiunto è stato di 0,24 V/m, registrato dalla centralina posta nella scuola di via Elia Facchin, che dista soltanto 3,7 chilometri

dalla via Lauregno, citata nella interrogazione in esame.
Occorre, inoltre, precisare che la tutela della popolazione viene assicurata anche attraverso la verifica del rispetto delle prescrizioni normative, in sede di
iter autorizzativo. Infatti, prima di qualunque attività inerente alla installazione di un nuovo impianto, la normativa vigente prevede, nell'ambito dell'iter autorizzativo di competenza dell'amministrazione comunale, l'emissione di un apposito parere tecnico da parte di Arpalazio. Parere tecnico che, oltre a verifiche di tipo modellistico, generalmente cautelative a favore della popolazione, può essere supportato anche da misure in campo per la verifica preventiva del campo elettromagnetico presente nell'area interessata dalla nuova installazione.
Il ministero dello sviluppo economico sta valutando la costituzione di uno specifico tavolo di lavoro, che coinvolga sia le amministrazioni locali che le istituzioni scientifiche, con l'obiettivo di studiare una possibile normativa tecnico-scientifica, finalizzata al contenimento dei livelli di esposizione elettromagnetica.

Il Viceministro dello sviluppo economico: Paolo Romani.

ZAMPARUTTI e BERNARDINI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
a oggi in Europa, secondo solo alla produzione di energia elettrica da fonti fossili, il trasporto su strada è responsabile dell'emissione di CO2 nell'atmosfera per il 20 per cento del totale, di cui circa il 70 per cento imputabile al trasporto privato su auto;
le case automobilistiche operanti sul territorio dell'Unione (ACEA, JAMA e CAMA) non hanno rispettato gli impegni presi nel 1998 su base volontaria con la Commissione europea per il raggiungimento entro il 2008 del limite di 140 gr-CO2/km come media di emissioni dei nuovi modelli auto immessi sul mercato per giungere, entro il 2012, al limite obiettivo di 120 gr-CO2/km;
il Parlamento europeo, su proposta della Commissione, è prossimo al voto di una direttiva che impone, anche attraverso severe sanzioni economiche, alle case automobilistiche il raggiungimento di nuovi obiettivi su consumi ed emissioni delle auto prodotte e commercializzate nei paesi dell'Unione;
la direttiva 1999/94/CE, recepita in Italia con il decreto del Presidente della Repubblica 17 febbraio 2003, n. 84, riconosce di fatto al consumatore il diritto a un immediato riconoscimento delle diseconomie d'uso e ambientali associate ai modelli auto oggetto di pubblicità attraverso una comunicazione dei consumi e delle emissioni di CO2 che siano di facile lettura e con la stessa evidenza rispetto alle informazioni principali riportate nel materiale promozionale;
l'associazione Amici della Terra Italia, ha realizzato un'indagine sul ruolo del marketing pubblicitario delle auto nel raggiungimento degli obiettivi comunitari di riduzione delle emissioni di CO2 evidenziando come:
a) oltre il 90 per cento delle inserzioni pubblicitarie non rispettano la direttiva 1999/94/CE e il relativo decreto del Presidente della Repubblica 17 febbraio 2003, n. 84, in termini di comunicazione al consumatore dei livelli di consumo ed emissioni di CO2 dei modelli;
b) non vi sia nessuna coerenza tra il marketing operato dalle case automobilistiche e finalizzato alla promozione e vendita di nuove auto con il raggiungimento degli obiettivi di riduzione proposti dalla Commissione europea (la media delle emissioni per i modelli oggetto di inserzione pubblicitaria risulta di 160 gr-CO2/km contro la media del venduto di 149 gr-CO2/km);
c) nonostante un'ampia disponibilità di modelli a bassi consumi ed emissioni, meno dell'8 per cento delle inserzioni pubblicitarie fanno riferimento ad autovetture con prestazioni in linea con gli obiettivi comunitari;

l'Italia, insieme ad altre sei nazioni europee, è oggetto di verifica da parte della Commissione europea per inadempienza al controllo sulla corretta applicazione della direttiva 1999/94/CE relativa all'obbligo di informazione ai consumatori su consumi di carburante ed emissioni di CO2 nella pubblicità delle auto -:
quali misure intenda prendere il Ministro per assicurare il rispetto della direttiva 1999/94/CE sulla corretta comunicazione al consumatore dell'efficienza energetica dei modelli auto oggetto di inserzione pubblicitaria;
se il Ministro non ritenga necessario adottare misure volte a favorire in maniera prevalente la pubblicizzazione di quei modelli che, già oggi disponibili presso i concessionari, consentirebbero il rispetto degli obiettivi comunitari;
se il Ministro non ritenga di fare in modo che il settore dei trasporti contribuisca in modo più incisivo alla riduzione dell'emissione di CO2 per stare al passo con gli obiettivi internazionali.
(4-00996)

Risposta. - Per quanto indicato nell'interrogazione di cui all'oggetto, dove si lamenta, nelle inserzioni pubblicitarie, la mancata informazione ai cittadini sui consumi e sulle emissioni di CO2 dei modelli di autovetture poste in vendita, si rappresenta quanto segue.
Va chiarito, preliminarmente, che la direttiva 1999/94/CE, recepita con decreto del Presidente della Repubblica 17 febbraio 2003, n. 84, prevede, nell'ambito di una strategia tesa a coinvolgere l'industria automobilistica nell'obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica, legato al protocollo di Kyoto sul cambiamento climatico, dei particolari obblighi di informazione da rendere al consumatore, di cui le inserzioni pubblicitarie sono solo una componente.
L'obbligo principale per gli Stati membri, dettato dalla predetta direttiva, è quello di pubblicare annualmente una guida al risparmio ed alle emissioni di CO2 delle autovetture nuove, che deve essere posta dai rivenditori di automobili a disposizione dei consumatori che lo richiedono, nonché l'apposizione su tutti i modelli in vendita di apposite etichette con l'indicazione delle emissioni stesse. Analogamente, il dato deve essere presente su tutto il materiale promozionale distribuito al pubblico.
A tal proposito, ai sensi dell'articolo 10 del predetto decreto del Presidente della Repubblica, sono previsti obblighi di vigilanza gravanti sulle Camere di commercio. Il ministero dello sviluppo economico, ai sensi dell'articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica in sede di prima applicazione, ha svolto un monitoraggio dell'attività delle Camere di commercio al fine di relazionare alla Commissione Europea, come puntualmente avvenuto negli anni 2004-2005, nonché è tenuto ad occuparsi della pubblicazione della guida, in collaborazione con i ministeri dell'ambiente e dei trasporti.
Dal 2008 la guida viene regolarmente pubblicata e, con decreto interministeriale 1o luglio 2009, è stata approvata quella aggiornata al 30 aprile 2009, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 181 del 6 agosto 2009, supplemento ordinario n. 143.
Rispetto alla questione delle inserzioni pubblicitarie, stante quanto precede, è chiaro che il ministero dell'ambiente, come quello dello sviluppo economico, non hanno poteri, ne obblighi, di vigilanza diretta ed emanazione di sanzioni.
L'attività di monitoraggio ha riguardato, in passato, soprattutto l'osservanza degli obblighi da parte dei rivenditori di autovetture e nel periodo considerato molti di essi sono stati effettivamente sanzionati per la loro violazione.
Per evidenti motivi, non è possibile monitorare tutte le inserzioni pubblicitarie di automobili presenti nei quotidiani e nei periodici, sia a livello nazionale che locale, anche se viene sempre mantenuta una forte attenzione alla materia della pubblicità e alle eventuali violazioni dei relativi obblighi.
A titolo esemplificativo si segnala che nel novembre 2008 è pervenuto alla Camera di commercio di Roma un esposto da parte di una associazione ambientalista, trasmesso

per conoscenza anche agli uffici del ministero dello sviluppo economico, circa presunte violazioni da parte di aziende, sia produttrici che venditrici di autovetture, per omissione o scarsa leggibilità dei dati su consumi ed emissioni negli annunci pubblicitari pubblicati. La Camera di commercio, dopo l'istruttoria di competenza, ha sanzionato quattro aziende. Va peraltro segnalato che, a quanto accertato dal ministero dello sviluppo economico, nessuna Camera di commercio ha ricevuto segnalazioni in materia di pubblicità delle automobili fino al 2008.
Mentre vengono sanzionati senza indugio i casi di omissione dei dati negli annunci pubblicati, qualche criticità è stata segnalata dagli uffici competenti per i casi di presunta scarsa leggibilità, per la mancanza di parametri precisi, che favorisce contestazioni da parte delle aziende. Tale problema è noto alla Commissione europea, perché proprio su questo punto sono pervenute critiche e richieste degli ambientalisti, anche durante una consultazione pubblica per la revisione della direttiva attuata nel 2008 tramite internet. Non a caso il Parlamento europeo, in una sua risoluzione, aveva proposto di fissare una percentuale minima degli spazi pubblicitari per i dati su consumi ed emissioni. In effetti in una altra proposta della commissione, relativa ad un regolamento sulla etichettatura degli alimenti, è stato fissato un carattere minimo di stampa per alcune informazioni al consumatore, ritenute obbligatorie (esempio data limite di consumo).
È auspicabile che nella nuova proposta di direttiva, magari sulla scorta delle esperienze maturate nel campo dell'etichettatura, la Commissione europea usi definizioni più precise o quanto meno chiarisca il concetto di «informazioni principali», onde evitare incertezze interpretative, penalizzanti per le aziende, nonché fonte di problemi per gli addetti ai controlli.
Proprio per chiarire questo punto si è cercato un confronto con le case automobilistiche, anche per ridurre le possibilità di contenzioso e il conseguente lavoro amministrativo. Del resto, la stessa Commissione, in una recente lettera inviata alla rappresentanza italiana a Bruxelles, ha ammesso che «l'autodisciplina può essere utile in complemento alla direttiva, chiarendo aspetti che non sono specificati nella norma».
Anche l'Unione europea in passato, come fa presente lo stesso interrogante, aveva privilegiato l'accordo volontario con l'industria ad un approccio amministrativo e sanzionatorio. Peraltro è vero che, di fronte al mancato rispetto dell'accordo, la Commissione ha presentato, in data 17 dicembre 2007, una proposta di regolamento sulle emissioni di anidride carbonica delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri, che ha portato al regolamento (CE) 443/2009 del 23 aprile 2009, che impone stringenti obblighi alle aziende del settore, ed ha inoltre condotto nel 2008 attività di consultazione pubblica per la revisione della direttiva 1999/94. Tra l'altro, essa prende in considerazione solo la pubblicità stampata, mentre non ci sono regole per i mezzi di comunicazione elettronica (TV, Internet) che stanno ormai soppiantando la stampa negli investimenti pubblicitari e nell'efficacia del messaggio.
Nel 2008 il ministero dello sviluppo economico ha, quindi, iniziato un confronto con le principali associazioni del settore (ANFIA per l'industria nazionale. UNRAE per quella estera e FEDERAICPA per i concessionari) e gli uffici ministeriali hanno sempre rappresentato, durante i lavori del tavolo di confronto, la necessità di assicurare comunque il rispetto della normativa vigente, ed infatti l'associazione dei concessionari di automobili (FEDERATCPA), accogliendo tale invito, ha diffuso alle proprie associate un invito a rispettare in modo adeguato le disposizioni in materia.
I gravissimi problemi del settore, fra la fine del 2008 e l'inizio del corrente anno, hanno spinto il Governo a concentrare gli sforzi sul rilancio industriale, affrontando in tale ambito la questione della riduzione delle emissioni delle autovetture, di cui la pubblicità è solo un aspetto. Va infatti segnalato come il Governo abbia condizionato gli incentivi al settore ad obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, con

visibili effetti sul mercato dell'auto: i dati UNRAE degli ultimi mesi mostrano una consistente riduzione delle emissioni delle auto vendute in Italia rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Il 29 aprile 2009, anche sulla base dei risultati del tavolo di confronto con le associazioni, il ministero dello sviluppo economico ha emanato una circolare rivolta alle Camere di commercio, inviata alle stesse associazioni per conoscenza, che chiarisce le modalità dell'inserimento di tali dati nei messaggi pubblicitari, richiedendo, nel contempo, alle Camere di commercio di svolgere, nell'ambito di loro competenza, una azione di monitoraggio periodico e di controllo sulla stampa, onde sanzionare eventuali violazioni accertate. Le associazioni hanno poi provveduto a diffondere la circolare fra le aziende associate.
Numerose Camere di commercio hanno già iniziato a monitorare gli annunci, elevando talvolta contestazioni e svolgendo parallelamente un'opera di sensibilizzazione degli operatori sul territorio. Gli effetti sono già visibili nell'operato di molte aziende, che hanno cominciato a dare maggiore spazio ai dati su consumi ed emissioni nelle loro campagne pubblicitarie, anche su mezzi attualmente non coinvolti dalla normativa, come la televisione. Anche su questo argomento gli incentivi statali alla rottamazione e all'acquisto, collegati ai bassi livelli di anidride carbonica delle auto da acquistare, hanno avuto effetti positivi.

Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare: Roberto Menia.

ZAMPARUTTI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
dal 28 giugno 2006 la Repubblica italiana si trova sotto la procedura di infrazione 2006/2131 ex articolo 226 del Trattato CE per «non conformità alla direttiva 79/409 relativa alla conservazione degli uccelli selvatici»;
la direttiva 79/409 detta «uccelli» è recepita soprattutto con la legge quadro nazionale 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica e la disciplina dell'attività venatoria;
la procedura di infrazione 2006/2131 è stata accompagnata da un parere motivato, ex articolo 226 del Trattato CE, composto da oltre 60 punti;
in tale parere motivato si esplicita dettagliatamente come la Repubblica italiana sia carente sotto vari profili in tema di recepimento corretto e corretta applicazione della direttiva «uccelli», alcuni dei quali particolarmente gravi;
tra i profili di infrazione segnalati dall'Unione europea molti riguardano l'attività venatoria italiana, come ad esempio l'abuso o il cattivo uso delle deroghe a cacciare specie protette; la mancata previsione esplicita, nella legislazione italiana, di tutela dei periodi più delicati per la biologia degli uccelli, quali la nidificazione, la riproduzione, la dipendenza dei piccoli e la migrazione; o ancora la mancata previsione esplicita, nella legislazione italiana, dell'impegno da parte dello Stato di attivare tutte le misure necessarie per il mantenimento o il ripristino, per le specie di uccelli, di uno stato di conservazione favorevole;
a due anni e mezzo di distanza dalla sua attivazione, la procedura di infrazione risulta ancora aperta ed anzi prossima ad avviarsi verso l'esito della Corte di giustizia;
ad oggi risultano soddisfatti solo alcuni dei punti di tale procedura, come ad esempio la previsione di tutela, con adeguati criteri, delle zone di protezione speciale per gli uccelli;
appare alto, e persino prossimo nel tempo, il rischio di condanna della Repubblica

italiana da parte degli organi di giustizia comunitaria -:
quali atti il Ministero dell'ambiente e il Ministero delle politiche agricole stiano ponendo in essere per soddisfare le richieste della Commissione europea e far sì che la procedura sia positivamente risolta;
in particolare, come si intenda attivare un'adeguata tutela dei periodi di nidificazione, riproduzione, dipendenza e migrazione degli uccelli, sia sotto il profilo formale della previsione legislativa che sotto quello materiale della tutela concreta, effettiva ed efficace;
come inoltre si intendano attivare tutte le misure necessarie per garantire agli uccelli protetti uno stato di conservazione favorevole, sia sotto il profilo formale della previsione legislativa che sotto quello materiale delle misure concrete.
(4-01243)

Risposta. - Per quanto indicato nell'interrogazione di cui all'oggetto, dove si chiede di conoscere quali atti il ministero dell'ambiente stia ponendo in essere per superare la procedura d'infrazione 2006/2131, che, nel frattempo, ha dato origine ad un ricorso ancora pendente innanzi alla Corte di Giustizia delle Comunità europee (Causa C-573/08), si rappresenta quanto segue.
Per attivare un'adeguata tutela dei periodi di nidificazione, riproduzione, dipendenza e migrazione degli uccelli, sia sul piano normativo, sia sul piano effettivo, ritenendo fondate le censure di mancato recepimento formale degli articoli 2, 5, 6, 7, 10, 11 e 13 della direttiva 79/409/CEE formulate dalla Commissione europea nel ricorso presentato presso la Corte di Giustizia, questo ministero si è attivato per promuovere l'inserimento nel disegno di legge «Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle comunità europee-legge comunitaria 2008» (A.S. 1078), oggi legge 7 luglio 2009, n. 88, di uno specifico articolo (articolo 12) volto ad integrare la legge 11 febbraio 1992, n. 157, che della direttiva 79/409/CEE, come è noto, costituisce integrale trasposizione.
La norma si proponeva, appunto, di superare le lacune normative censurate dalla commissione introducendo disposizioni puntuali volte a trasporre nell'ordinamento interno gli obblighi di tutela dell'avifauna nei periodi di nidificazione, di riproduzione, di dipendenza e di migrazione previsti dalla direttiva comunitaria.
Nel corso dell'esame parlamentare del provvedimento, l'articolo 12 è stato stralciato in quanto lo stesso Parlamento ha ritenuto che la proposta normativa dovesse essere valutata nel contesto di uno specifico disegno di legge pendente alla Camera, che prevede una riforma complessiva della legge n. 157 del 1992.
Il citato articolo 12 conteneva, al comma 1, anche il formale impegno dello Stato e delle regioni a mantenere od adeguare le popolazioni delle specie di avifauna protette dalla direttiva 79/409/CE ad un livello corrispondente alle esigenze ecologiche scientifiche e culturali, così come richiesto dalla stessa direttiva, pertanto il suo stralcio dal disegno di legge in questione ha comportato il perdurare della carenza di tutela alle specie protette.
Premesso che la proposta di inserire il richiamato articolo 12 nella legge comunitaria 2008 ha costituito l'ultimo di diversi tentativi avviati dai governi succedutisi negli ultimi anni per superare le censure comunitarie, si sottolinea che, essendo i rilievi della Commissione richiamati dall'interrogante di natura meramente formale, in quanto attengono al mancato recepimento nell'ordinamento interno di alcune disposizioni della direttiva 79/409/CEE, ad essi si può dare soluzione solamente con iniziative normative che, però, non possono prescindere dal consenso parlamentare.
Quanto, infine, alle misure che il Governo intende adottare per garantire il rispetto sostanziale degli stessi obblighi di tutela dell'avifauna di cui la Commissione europea, si ribadisce, contesta solo il formale inadempimento, si ricorda che specifiche misure di tutela dell'avifauna sono individuate per le zone di protezione speciale (ZPS) e per le zone speciali di

conservazione (ZSC) nel decreto ministero dell'ambiente 17 ottobre 2007, recante: «criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a zone speciali di conservazione (ZSC) e a zone di protezione speciale (ZPS)», mentre nelle restanti aree protette istituite sul territorio nazionale valgono le misure poste in essere in attuazione della legge quadro 6 dicembre 1991, n. 397, che, all'articolo 1, prevede che i territori sui quali insistono dette aree «sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela e di gestione, allo scopo di perseguire, in particolare, la conservazione di specie animali o vegetali, ...».
Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare: Roberto Menia.

ZAZZERA. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
con l'accordo di cooperazione tra Italia e Francia in materia di nucleare e l'approvazione del Disegno di Legge recante disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia, il Governo ha avviato una nuova strategia energetica del Paese;
ai fini dell'attivazione della filiera di produzione di energia atomica, risulta che il Governo stia valutando una mappa ENEA disegnata negli anni 70, che prevede l'installazione di alcune centrali nucleari in Italia; tra queste una nella zona di Ostuni, in Puglia;
ciò desta grande preoccupazione perché, come dichiarato dall'Assessore regionale all'Ecologia Michele Losappio in un articolo del 13 maggio 2009 apparso su La Repubblica di Bari, la Puglia «verrà penalizzata finendo per far pagare di più a famiglie ed imprese l'energia che produce a causa delle carenze della rete di distribuzione del Mezzogiorno», soprattutto considerata l'abolizione della tariffa unica;
la Regione Puglia produrrebbe circa 8.000 Mw di energia, metà della quale da destinare al Paese;
con l'installazione di una centrale nucleare ad Ostuni la salute dei cittadini pugliesi verrebbe fortemente messa a repentaglio a causa del rischio radioattivo, inoltre la stessa si verrebbe a trovare in una delle zone più belle della Puglia per la presenza della città di Ostuni e della valle d'Itria che verrebbero gravemente compromesse, insieme all'indotto economico -:
se corrisponda al vero che il Governo stia valutando l'ipotesi di installare una centrale nucleare ad Ostuni (BR).
(4-03043)

Risposta. - In relazione all'interrogazione in esame, si smentisce, in via preliminare, l'asserzione, secondo la quale il Governo stia utilizzando, o possa utilizzare in futuro, una mappa ENEA, risalente agli anni '70, per l'insediamento delle nuove centrali nucleari.
Con riguardo alla collocazione sul territorio nazionale di nuove centrali elettronucleari, occorre, infatti, precisare quanto segue.
La legge del 23 luglio 2009, n. 99, recante «Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese nonché in materia di energia» - pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009, Supplemento ordinario n. 136 - all'articolo 25 conferisce delega al Governo per la definizione, con uno o più decreti legislativi, entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, della disciplina di localizzazione nel territorio italiano degli impianti di produzione di energia nucleare, degli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e dei rifiuti radioattivi e delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata e, successivamente, delle Commissioni parlamentari competenti per materia.


Il predetto articolo prevede, altresì, che con i medesimi decreti siano stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione di tali impianti.
La legge in argomento, inoltre, all'articolo 26, stabilisce che, con delibera del CIPE, da adottare entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge, previo parere della Conferenza unificata, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del Mare e sentite le competenti Commissioni parlamentari, siano definite le tipologie degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare che possono essere realizzati nel territorio nazionale.
La stessa legge, al comma 2 del citato articolo 25, detta i principi e i criteri direttivi nel rispetto dei quali il Governo esercita la delega conferita dallo stesso articolo, al comma 1. Tra questi:

a) la definizione di elevati livelli di sicurezza dei siti per la tutela della salute della popolazione e dell'ambiente;
b) la previsione che la costruzione e l'esercizio degli impianti per la produzione di energia elettrica nucleare, degli impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse siano considerati attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizzazione unica;
c) la previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate;
d) la previsione che l'autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento comunque denominato, ad eccezione delle procedure di valutazione impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica, cui si deve obbligatoriamente ottemperare.

Ciò precisato, si fa presente che la collocazione delle centrali nucleari sarà oggetto di specifiche attività, di tipo anche autorizzativo, che avranno inizio in una fase successiva, in base alle risultanze della suddetta definizione dei criteri di localizzazione.
Il ministero dello sviluppo economico ritiene, quindi, di poter assicurare che le decisioni per il collocamento delle centrali nucleari, in specifici siti nel territorio nazionale, saranno assunte con il coinvolgimento e il necessario consenso da parte delle autorità locali interessate.

Il Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico: Stefano Saglia.