XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di giovedì 24 settembre 2009

TESTO AGGIORNATO AL 24 MARZO 2011

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta in Commissione:

MARCO CARRA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il Governo aveva previsto lo stanziamento di 7 milioni di euro da destinare ad interventi di messa in sicurezza e di valorizzazione del tratto mantovano del fiume Po;
nel recente incontro della Conferenza Stato-Regioni il Governo non è stato in grado di confermare tale stanziamento;
se tale notizia trovasse conferma si determinerebbe un grave danno per i cittadini mantovani e per il territorio, in relazione alla mancata riduzione del dissesto idrogeologico del fiume Po e ad una sua valorizzazione che possa migliorare la fruizione turistica;
l'amministrazione provinciale ha già provveduto all'identificazione degli interventi ed alla loro progettazione -:
se il Governo è in grado di garantire lo stanziamento di 7 milioni di euro destinati alla messa in sicurezza e alla valorizzazione del fiume Po.
(5-01830)

Interrogazione a risposta scritta:

SBAI e CARLUCCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'interrogante ha già presentato interrogazione a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno ed al Ministro degli affari esteri n. 4-03241, per sapere dal Governo quali iniziative, nell'ambito della efficace azione intrapresa con diversi interventi messi a segno per la sicurezza pubblica ed in relazione alla recente costruzione moschea in Colle Val d'Elsa, intenda intraprendere per chiarire la provenienza e gli scopi dei finanziamenti utilizzati dall'UCOII per la costruzione delle moschee in Italia, la reale attività dell'Unione, anche in ambito di collegamenti con l'ala integralista, per evitare e sradicare i fenomeni eversivi contro l'ordine pubblico nazionale o di natura terroristica, già perpetrati o potenzialmente perpetrabili (come da operazioni delle Forze dell'ordine a: Milano, Torino, province di Venezia, Padova, Brescia, Firenze, Como, Cuneo e Trento) ed a tutela di questo, con controlli nelle competenti sedi; nel frattempo, si sono susseguiti interventi delle Forze dell'Ordine per sventare attentati a Milano, Bologna, con arresti in varie parti d'Italia (custodia cautelare per sospetta organizzazione di attentati terroristici);
l'interrogante ha presentato altresì interrogazione a risposta in Commissione 5-01638, in relazione alle notizie che riguardano la nuova moschea di Torino ed il presunto finanziamento di due milioni di euro stanziati dalle autorità marocchine, smentito dal quotidiano marocchino Assabah ed in merito al quale l'intelligence ha già avviato un'inchiesta sulla somma di danaro, che sarebbe stata versata sul conto di una certa associazione UMI (Unione Musulmani in Italia), il cui Presidente Khounati ha minacciato azioni legali nei confronti dell'interrogante, chiedendo, quindi, al Governo quali urgenti iniziative intenda intraprendere per chiarire quale sia l'importo effettivo, la provenienza ed il reale utilizzo dei finanziamenti relativi alla costruzione della nuova moschea in Torino e se sia noto il ruolo effettivo dell'UMI e di Abdel Asiz Khounati ciò anche in chiave antiterroristica per la tutela dell'ordine pubblico e della incolumità nazionale;
entrambe le predette interrogazioni sono ancora in corso e nel frattempo, la soglia di allarme terrorismo sta crescendo, anche se per effetto dell'efficace politica

del Governo sono state varate norme a tutela dell'incolumità ed ordine pubblici, di cui l'ultima è legge 15 luglio 2009, n. 94 «Disposizioni in materia di sicurezza pubblica», dopo il percorso non privo di difficoltà, nei due rami del Parlamento;
peraltro, con l'inizio del Ramadan, il mese islamico dedicato al digiuno e alla preghiera, la comunità musulmana di Pordenone ha la sua nuova moschea. Si tratta di un grande capannone messo a posto, a tempo di record, nella zona della Comina, alla periferia della città. La nuova moschea risolverebbe i problemi di mancanza di spazi adeguati che si erano creati a seguito dell'ordinanza del sindaco di Pordenone, il quale aveva firmato un provvedimento di chiusura dello stabile utilizzato precedentemente come centro islamico, in quanto sovraffollato e non dotato dei necessari servizi di supporto e, questo, è ulteriore segno del proliferare sospetto delle moschee con rischio di gravi fenomeni eversivi contro l'ordine pubblico nazionale o di natura terroristica, già perpetrati o potenzialmente perpetrabili (come da operazioni delle forze dell'ordine in svariate città);
infatti, il ministro Maroni ha recentemente espulso e fatto allontanare dall'Italia due operai nordafricani, da tempo insediatisi in Friuli. Il primo è un marocchino di 39 anni si chiama Mohammad Essadek e abitava a Gaiarine, al confine tra le province di Pordenone e Treviso. Il secondo è Miri Sghaier, nato in Tunisia 34 anni fa e a lungo imam di San Giovanni al Natisone (Udine), dove risiedeva. Intercettazioni dei due, hanno evidenziato agli inquirenti il progetto di far saltare in aria la diga di Redona a Tramonti, provocando una catastrofe di proporzioni simili alla tragedia del Vajont;
gli espulsi, che non sono stati arrestati perché non erano stati raccolti gli elementi richiesti dal codice di procedura penale, sono stati intercettati dagli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Trieste, competente per le inchieste sul terrorismo islamico in Friuli Venezia Giulia. Parlavano anche dell'effetto propagandistico che sarebbe seguito all'esplosione e al disastro e sostenevano «che il credente è legittimato a concludere con il martirio il proprio percorso di vita spirituale». Gli inquirenti, uomini dell'antiterrorismo e della Digos di Pordenone, hanno pedinato e monitorato i due nordafricani, ora espulsi nei rispettivi Paesi di origine. Il ministro Maroni aveva firmato il provvedimento di espulsione per i due già lo scorso 20 febbraio, ma le autorità del Marocco e della Tunisia soltanto recentemente hanno emesso i documenti di viaggio: le operazioni investigative volevano capire se i due espulsi fossero andati già oltre le generiche e deliranti dichiarazioni di intenti, lavorando per attentare in concreto alla diga. L'operazione, che ha sventato una tragedia di enormi proporzioni, ha comportato lavoro incessante delle forze dell'ordine, anche la vigilanza attorno all'enorme struttura in cemento armato è stata intensificata a scopo precauzionale, ricognizioni attorno al lago di Redona a Tramonti, studiando i dettagli delle strade di accesso, o cercando informazioni sugli esplosivi e sugli inneschi per abbattere la diga;
le preoccupanti intercettazioni, da cui trapelavano minacce di altri possibili attentati, con contatti con integralisti islamici, perfino con reperimento di materiale che esalta il fondamentalismo islamico ed il martirio contro obiettivi di USA e Israele, con sermoni attribuiti a Omar Abd al Rahman, lo sceicco cieco ispiratore dell'attentato al World Trade Center del 1993, precedente a quello più devastante dell'11 settembre 2001, hanno continuato ad accreditare il progetto di un attentato e, per questo, hanno indotto il ministro Maroni ad agire con decisione, una volta ottenuto il via libera dalla magistratura. Espulsione immediata perché veniva svolta attività di proselitismo all'ombra di Al Qaeda e i due immigrati costituivano una minaccia per lo Stato;
l'Imam, Mohammed Ouatiq che ha negato ogni coinvolgimento, che oggi è impegnato alla guida della preghiera all'interno

della nuova moschea di Pordenone, si dice completamente indipendente, non legato cioè, né all'Unione delle comunità islamiche in Italia (Ucoii), né alla grande moschea di Roma. Eppure ammette di aver pagato 680 mila euro il locale di tremila metri quadri comprato un mese fa per realizzare la grande moschea a Pordenone, ma il decreto di espulsione per i due cittadini africani sospettati di contatti con Al Qaida, dopo l'eccellente lavoro degli uomini della Questura di Pordenone, coordinandosi con i colleghi di Treviso e Udine, è assai significativo per l'allarme alla pubblica incolumità. Il provvedimento è culminato, dopo che in un pacco proveniente dall'Arabia Saudita e indirizzato proprio a Gaiarine residenza di Essadek, intercettato dall'ufficio postale di Pordenone e consegnato alla Digos, è stato trovato materiale propagandistico inequivocabile, in cui si faceva riferimento alla jihad islamica, alla guerra santa, al proselitismo da attuare soprattutto tra i giovani, ovvero tra gli immigrati che arrivano in Italia per cercare un'occupazione e che spesso hanno solo la moschea, quale luogo di socializzazione;
questa ulteriore strage scampata è segno confermato della saldatura tra le organizzazioni islamiche eversive e Al Qaida, avvalora il pericolo costituito da alcune delle moschee, come quella di Pordenone e di queste pericolose cellule eversive integraliste, per la sicurezza pubblica, nazionale ed anche internazionale, alimentata dagli imam fai da te e dai dubbi ed illeciti finanziamenti, sicuro viatico per attentati e stragi potenzialmente prevedibili -:
quali iniziative intenda intraprendere il Governo, nell'ambito dell'efficace azione legislativa per la sicurezza pubblica, per evitare e sradicare i fenomeni contratti all'ordine pubblico Nazionale o di natura terroristica, collegati al proliferare delle moschee in Italia, in realtà in alcuni casi luogo «militare» di attività di pericolose organizzazioni eversive islamiche, come detto nelle premesse e come i fatti di cronaca testimoniano, sempre più attive e consistenti, annidate nel nostro tessuto urbano, che, oltre a minacciare la pubblica incolumità, impediscono l'esercizio di culto propriamente detto, da parte della comunità moderata islamica, contro i principi costituzionali della libera professione di fede religiosa, senza che debba prevalere la legge coranica rispetto alle norme del nostro Paese.
(4-04321)

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AFFARI ESTERI

Interrogazione a risposta in Commissione:

NARDUCCI, MARAN e FEDI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la III Commissione affari esteri e comunitari ha discusso più volte la proposta di riorganizzazione della rete diplomatica e consolare italiana nel mondo, anche congiuntamente con la Commissione affari esteri del Senato, presentata dal Ministero degli affari esteri;
il progetto di riorganizzazione della rete diplomatica e consolare, con le relative decisioni, reso noto il 14 giugno 2009 dal Ministero degli affari esteri, ha suscitato un forte malcontento nelle comunità italiane residenti nelle circoscrizioni consolari colpite dalle decisioni di chiusura degli uffici, nonché numerose manifestazioni pubbliche di protesta, l'ultima delle quali in ordine di tempo si è svolta il 19 settembre 2009 a Norimberga (Germania);
la riorganizzazione della rete consolare ha visto anche uno straordinario interessamento delle autorità istituzionali e politiche, nonché di numerose organizzazioni (associazioni, Caritas e altro) delle nazioni in cui si progetta di chiudere gli uffici consolari e che ospitano popolose comunità di cittadini italiani, che si sono rivolti sia al Presidente del Consiglio dei ministri sia al Ministro degli affari esteri, onorevole Franco Frattini, chiedendo di

mantenere le nostre sedi di rappresentanza e offrendo, in alcuni casi, supporto logistico;
la III Commissione affari esteri e comunitari ha discusso, il 21 luglio 2009, la risoluzione 7-00193 (Narducci e altri) sul processo di razionalizzazione della rete degli uffici all'estero, presentata con spirito bipartisan da numerosi parlamentari della Commissione, al fine di ricercare soluzioni adeguate agli interessi del nostro Paese e delle comunità italiane emigrate confrontate con la soppressione di servizi di primaria importanza (con approvazione della risoluzione conclusiva numero 8-00050);
la risoluzione sopra menzionata impegna il Governo: «riconsiderare le modalità di razionalizzazione degli uffici consolari all'estero» e a presentare il progetto complessivo al Parlamento e al Consiglio generale degli italiani all'estero entro il 2009. Inoltre, la risoluzione impegna il Governo «a verificare le modalità transnazionali di accesso alle strutture consolari da parte dei nostri cittadini per evitare loro di dover percorrere centinaia di chilometri (esempio: Mulhouse/Basilea anziché Metz)», in considerazione del fatto che gli Stati interessati dalle chiusure in Europa appartengono tutti «all'area Schengen» -:
quali atti amministrativi abbia nel frattempo adottato il Governo, o sia in procinto di adottare, sulla ristrutturazione della rete diplomatico-consolare italiana, conformemente alle determinazioni della risoluzione sopra richiamata.
(5-01835)

TESTO AGGIORNATO AL 24 MARZO 2011

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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta in Commissione:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nel verbale della Conferenza dei servizi decisoria del 22 dicembre 2008, tenutasi presso la sede del Ministero dell'ambiente si legge che per il Ministero sarebbe stato attribuito un codice Cer (Codice europeo rifiuti) errato alle acque emunte nell'area Daramic;
inoltre il Ministero afferma che «alla luce della documentazione acquisita, l'impianto trattamento/smaltimento di San Nicola di Melfi non risulta idoneo a ricevere i rifiuti costituiti dalle acque di falda emunte»;
questo significa che solo l'attribuzione di un codice Cer non corrispondente alla natura dei rifiuti ha permesso lo smaltimento presso l'impianto di proprietà del Consorzio Asi;
oggi, dopo l'iniziativa Radicale sulla vicenda del sito di Tito Scalo, è noto a tutti che la presenza di trielina nella falda acquifera di Tito rappresenta solo una piccola percentuale dei veleni presenti nell'area;
il Ministero, però, non si è limitato a sottolineare questo grave fatto, ma ha affermato anche che sulla vicenda «la documentazione inviata non fa riferimento ad un'autorizzazione bensì ad una richiesta di proroga della medesima per un mese, risalente al 2003»;
dunque, quello che emerge è che Consorzio Asi preleva acque emunte dal sito di Tito Scalo (pieno di veleni) e le smaltisce a San Nicola di Melfi in assenza di autorizzazione per quei rifiuti;
inoltre, il Ministero dell'ambiente ha avvertito la necessità di sottolineare che il produttore dei rifiuti non è la Lucana

Spurghi Srl, ma il Consorzio Asi, che nel 2005 è diventato stazione appaltante per ciò che concerne la bonifica del sito di interesse nazionale di Tito;
dalla lettura del verbale si apprende inoltre che non essendo presente «il formulario rifiuti relativo allo smaltimento nel mese di maggio 2008 delle acque contaminate provenienti dal pozzo S13» non è possibile stabilire il destino finale delle medesime; a parere degli interroganti, dalla vicenda emergono due questioni di non poco conto: la compatibilità dell'impianto di smaltimento di San Nicola di Melfi a smaltire le acque alla trielina e l'impossibilità a conoscere il destino finale di veleni estratti nel maggio 2008 -:
quali iniziative i Ministri interrogati abbiano assunto o intendono assumere per verificare la compatibilità dell'impianto di smaltimento di San Nicola di Melfi a smaltire le acque alla trielina e per conoscere il destino finale di veleni estratti nel maggio 2008; quali provvedimenti i Ministri interrogati intendano assumere a tutela dell'ambiente e della salute pubblica nella zona;
se e quali provvedimenti intenda assumere il Ministro dell'ambiente per accertare modalità esecutive di altre opere, come la gestione dei depuratori industriali nella provincia di Potenza, da parte del Consorzio Asi;
se ritenga detto consorzio idoneo a gestire con denaro pubblico la bonifica del sito di Tito Scalo.
(5-01828)

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro del lavoro della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nell'edizione del 21 luglio 2009 de Il Quotidiano della Basilicata appariva un articolo a firma Maurizio Bolognetti, intitolato «Quattro passi nei veleni», nel quale si dava notizia di una video-inchiesta che documenta la presenza di decine di migliaia di tonnellate di fanghi industriali interrati nell'area ex-liquichimica, rientrante nel perimetro del sito di bonifica di interesse nazionale di Tito Scalo, istituito con decreto ministeriale 8 luglio 2002 (Gazzetta Ufficiale n. 231, 2 ottobre 2002);
nell'edizione del 21 agosto 2009 de Il Quotidiano della Basilicata appariva un articolo a firma Maria Teresa Labanca, dal titolo «Il disegno criminoso sui fanghi», che riportava i contenuti della video-inchiesta e informava i lettori del fatto che la stessa costituiva parte di un esposto presentato presso la procura della Repubblica di Potenza;
nell'edizione del 20 agosto 2009 del tgr Basilicata si dava notizia della consegna della video-inchiesta in oggetto alla procura della Repubblica di Potenza, quale parte integrante di un esposto presentato dal segretario dell'associazione Radicali Lucani, e che dal servizio stesso si apprendeva che dall'inchiesta in oggetto emergerebbero «numerose notizie di reato»;
il settimanale Left nel n. 34 del 28 agosto 2009 pubblicava un servizio a firma Simona Nazzaro dal titolo «I veleni di Tito», nel quale si dava conto della sopra citata video-inchiesta che documenta la presenza di oltre 250.000 tonnellate di fanghi industriali nell'area ex-liquichimica di proprietà del Consorzio Asi di Potenza dal 31 marzo 1989; il video della durata di circa 30 minuti rappresenta un durissimo atto d'accusa nei confronti di tutti gli Enti che avrebbero dovuto intervenire nelle operazioni di bonifica del sito di interesse nazionale di Tito -:
se i Ministri interrogati intendono acquisire e visionare questo video per comprendere lo stato ambientale e sanitario della zona in questione e quali conseguenti provvedimenti adottare a tutela dell'ambiente e della salute pubblica.
(5-01833)

Interrogazioni a risposta scritta:

ROMELE, MARINELLO e CARLUCCI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
da circa due mesi il bacino artificiale di Sant'Anna, situato nel Comune calabrese di Isola Capo Rizzuto, si è sostanzialmente disseccato in quanto in poche settimane si sono volatilizzati circa 10 milioni di metri cubi di acqua;
attualmente il suddetto bacino si presenta come una grande pozzanghera e ciò costituisce conseguentemente una situazione assai preoccupante per l'economia locale, la cui vocazione maggiore è di carattere agricolo;
la carenza d'acqua inizia a destare forte inquietudine per gli operatori del settore agricolo, che nel periodo autunnale e invernale si preparano per le colture stagionali -:
quali iniziative, nell'ambito delle proprie competenze, intendano intraprendere al fine di chiarire le cause del fenomeno riportato in premessa e conseguentemente, se non intendano individuare opportune misure per porvi riparo e garantire e sostenere l'intero comparto agricolo della zona interessata, evitando il rischio di evidenti danni economici ed occupazionali per l'intero comune di Isola Capo Rizzuto.
(4-04316)

JANNONE e CARLUCCI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
nella Provincia di Bergamo, l'acqua che viene usata per l'irrigazione agricola risulta essere inquinata da cromo VI (esavalente). Sono questi i risultati delle analisi effettuate dall'Arpa nella falda acquifera che interessa i comuni di Ciserano, Arcene, Treviglio, Verzellino, Lurano, Castel Rozzone, Caravaggio e Pontirolo. A tal proposito, l'amministrazione provinciale ha chiesto delucidazioni alla Regione, soprattutto in merito alle azioni da adottare per l'utilizzo delle acque estratte dai pozzi ad uso agricolo. I risultati delle analisi effettuate, tuttavia, tranquillizzano la popolazione sulla potabilità dell'acqua, che viene depurata e distribuita dagli acquedotti pubblici nelle abitazioni. I dati più alti di concentrazione del cromo nell'acqua sono stati trovati in due pozzi al confine fra Arcene e Ciserano, dai quali, peraltro, viene estratta l'acqua per l'irrigazione delle coltivazioni;
nelle varie riunioni che si sono succedute fino a questo momento, fra amministrazioni comunali, provinciali, Asl ed Arpa non è stato ancora chiarito quale sia la causa dell'inquinamento della falda acquifera, nel territorio fra i comuni di Verzellino e di Treviglio. Sia l'Asl che l'Arpa sono attivamente impegnate nelle indagini. Nelle azioni per la lotta all'inquinamento, i comuni della zona stanno completando un censimento dei pozzi agricoli e industriali sul territorio, effettuando controlli basati sull'elenco ufficiale a disposizione della Provincia, a cui, chi vuole scavare un pozzo, deve dare comunicazione;
da quanto emerso, molti pozzi vengono realizzati «abusivamente». Nel solo territorio di Lurano, il Comune ne ha scoperti trenta, fatto alquanto grave, dato che è proprio all'interno dei pozzi abusivi che si potrebbe nascondere la fonte dell'inquinamento. Difficoltà sono legate anche ad alcune incongruenze riscontrate da Asl e Arpa. La più importante si è verificata proprio al confine fra Arcene e Ciserano. Infatti, nel periodo fra agosto e settembre, in due pozzi agricoli di Ciserano sono tate rilevate concentrazioni di cromo esavalente rispettivamente pari a 348 e 640 microgrammi ogni litro d'acqua; quantità allarmante se si considera che il limite massimo è fissato a 50 mgr/l -:
quali iniziative il Ministro intenda intraprendere al fine di contrastare efficacemente l'inquinamento delle falde acquifere, causato da sostanze altamente tossiche come il cromo esavalente, derivante da scarichi industriali;

quali iniziative il Ministro intenda adottare al fine di effettuare, a livello nazionale, un censimento il più possibile esaustivo dei pozzi agricoli e industriali, per verificare il grado di presenza di elementi inquinanti.
(4-04317)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

FEDRIGA, FOLLEGOT e GOISIS. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Trieste lamenta problemi di governance determinati dalla prolungata precarietà della dirigenza dell'istituto, dall'assenza di risorse e ancora dalla carenza di personale;
l'alternarsi di soprintendenti ad interim e di ben 9 dirigenti in cinque anni avrebbe creato serie difficoltà ed imbarazzi alla citata soprintendenza relativamente agli atti di tutela e amministrazione attiva;
il Soprintendente in pectore, architetto Rinaldi, starebbe valutando la proposta di nomina, condizionata da motivi di ordine economico, derivanti dalla classificazione di seconda fascia della sede di Trieste;
la mancanza di un dirigente rischia di vanificare una serie di interventi quali la messa in sicurezza del Santuario di Monte Grisa, (il cui stanziamento, di 550 mila euro, inizialmente previsti per il rifacimento della copertura del santuario, è stato congelato), la ristrutturazione di Palazzo Economo, attuale sede della Direzione regionale, la trasformazione della centrale idroelettrica in Porto Vecchio, nonché la riqualificazione di Palazzo Carciotti;
l'ufficio della citata soprintendenza registrerebbe il 40 per cento in meno del fabbisogno di risorse umane, che rischia di lievitare in concomitanza con i pensionamenti previsti nei prossimi mesi (a gennaio 2010 il settore archeologico potrebbe essere affidato a un solo archeologo);
la vacatio in parola ostacolerebbe in particolare le procedure soggette a scadenze perentorie (come il silenzio - assenso o l'applicazione di vincoli architettonici);
l'articolo 9 della Costituzione sancisce una visione dinamica della tutela come pubblico intervento sul patrimonio (anche nel senso della fruizione e della valorizzazione), funzioni da esercitarsi prima di tutto dalle Soprintendenze -:
in base a quali parametri la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Trieste sia stata declassata;
quali iniziative intenda intraprendere per risolvere tempestivamente la grave situazione di precarietà in termini di risorse umane ed economiche, in cui da lungo tempo versa la Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici di Trieste;
se, alla luce della vicenda esposta in premessa non ritenga opportuno stabilire nuove criteri di nomina dei dirigenti, in modo tale da vincolare la permanenza nella sede di assegnazione per almeno un quinquennio, anche al fine di attuare il principio della responsabilità, della competenza e del contatto approfondito con la realtà territoriale.
(5-01834)

Interrogazione a risposta scritta:

COMPAGNON. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
l'unicità dell'esperienza storica del Friuli Venezia-Giulia quale «terra di frontiera» offre un esempio particolarmente virtuoso in materia di tutela del patrimonio monumentale e artistico ed esalta la

bellezza ed il pregio di città come Aquileia (che sta per essere riconosciuta «Patrimonio Universale dell'UNESCO»), Cividale del Friuli e della città-fortezza di Palmanova, nonché del Castello di Miramare a Trieste;
ciononostante, il Ministro per i beni e le attività culturali ha recentemente declassato la soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico del Friuli Venezia-Giulia, inserendola in una ristretta cerchia di regioni di serie «B»;
tale declassamento provocherà inevitabilmente tagli ai fondi e agli organici ed il conseguente azzeramento degli interventi già programmati dalla direzione regionale;
da tempo, presso la stessa direzione, è in corso un increscioso susseguirsi di dirigenti di prima nomina o ad interim: solo durante i primi nove mesi del 2009, si sono contati, infatti, quattro diversi soprintendenti architettonici, tre storico-artistici e due archeologici;
risulta all'interrogante che, da agosto a tutt'oggi, presso l'ufficio in parola non sarebbe presente un effettivo responsabile facente funzioni, con delega alla firma per gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione;
nel 2008 una «nuova» soprintendenza storico-artistica veniva aggiunta alle tre esistenti, scompaginando e dividendo il già scarso personale superstite (circa 200 dipendenti per le suddette tre soprintendenze ed una direzione regionale) e nominando per la medesima il soprintendente ad interim di Verona, il quale, peraltro, nella sede di Udine non ha mai operato;
tale nuova soprintendenza, dislocata nelle suddette tre sedi di Trieste, Udine e Miramare, non può contare, fra il proprio organico, nemmeno un'unità amministrativa, non un segretario, non un ragioniere, non un telefonista, ovvero un dattilografo;
risulterebbe, infine, all'interrogante che in passato fosse in itinere un lodevole progetto volto all'apertura di un museo di beni storici e artistici a Palazzo de Nordis a Cividale del Friuli, progetto mai andato in porto e sulla cui realizzazione si nutrono oggi ben poche speranze, date le condizioni in cui versano numerose opere d'arte, come il «Velo» della Beata Boiani le quali, purtroppo, resteranno ancora a lungo, in deposito -:
se non intenda ripristinare la direzione della citata soprintendenza in Friuli Venezia-Giulia;
quali iniziative e provvedimenti urgenti intenda adottare per un tempestivo cambiamento radicale nell'impegno pubblico destinato all'individuazione, alla tutela e alla valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici del Friuli Venezia-Giulia e se intenda, in particolare, ricomporre e adeguare l'organico delle soprintendenze di settore, procedendo alla nomina di dirigenti a tempo pieno.
(4-04310)

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DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

SCHIRRU e CALVISI. - Al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
con l'interrogazione n. 4-03691 presentata mercoledì 22 luglio 2009 nella seduta n. 206, si era già descritta la situazione di molti ragazzi fabici aspiranti alla carriera militare sulla problematica dell'arruolamento nelle Forze armate e di polizia;
si è visto con soddisfazione un primo riconoscimento delle richieste da noi avanzate con l'approvazione alla Camera in testo unificato delle proposte di legge n. 141 e abb. con il titolo «Disposizioni

per l'ammissione dei soggetti fabici nelle Forze armate e di polizia», il 29 luglio 2009;
tuttavia non sembra possibile prescindere, in modo tempestivo, da un riconoscimento effettivo e concreto della situazione di discriminazione nella quale si trovano i soggetti fabici, per via del diverso trattamento a cui sono stati sottoposti negli anni scorsi;
questa discriminazione si ripete, nonostante la citata iniziativa legislativa, nel bando di reclutamento per l'anno 2010 di 12.000 volontari di truppa in ferma prefissata di un anno nell'Esercito italiano (Gazzetta Ufficiale n. 69 dell'8 settembre 2009). Si cita testualmente dal bando: «il decreto dirigenziale 11 gennaio 2008 della Direzione generale della sanità militare con il quale è stata emanata la direttiva applicativa dei decreti dirigenziali 30 agosto e 20 settembre 2007 della medesima Direzione generale per la selezione, l'arruolamento, il reclutamento e l'impiego, tra gli altri, dei volontari di truppa in ferma prefissata nelle Forze armate e dei soggetti affetti da "deficit di G6PD"»;
ad avviso degli interroganti, il perpetuarsi di tale esclusione rappresenta un atto discriminatorio nei confronti dei ragazzi fabici -:
quali iniziative intendano adottare per porre fine a questa discriminazione che dura da ormai troppi decenni.
(4-04314)

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazioni a risposta scritta:

MARINELLO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
in data 16 luglio 2009 Poste italiane ha sottoscritto un accordo con i dipendenti in cui l'azienda si è impegnata a completare entro il 31 maggio 2010, l'inserimento attraverso l'edizione di uno specifico job posting, di 1.000 unità provenienti dal settore del recapito e delle lavorazioni interne di servizi postali;
esistono attualmente degli idonei al progetto di job posting, selezionati in base alla precedente intesa del 13 febbraio 2008, che fanno parte di un elenco da cui attingere per il passaggio da portalettere a sportellista;
ad oggi, molti degli idonei di tale elenco non sono ancora stati promossi, pur avendo i requisiti richiesti e pur essendo iniziate nel mese di agosto 2009 le chiamate per accedere alle postazioni del servizio di sportello -:
quali iniziative il Ministro intenda intraprendere nell'ambito dei propri poteri affinché Poste italiane non deluda le legittime aspettative di chi è già stato ritenuto adeguato al lavoro di sportello da un precedente test e colloquio che ha selezionato le risorse a seguito dell'intesa del 13 febbraio del 2008;
se non si ritenga opportuno favorire il processo di inserimento in tempi brevi di tali dipendenti, tenuto anche conto dello stato di precarietà che sta caratterizzando parte del mondo del lavoro.
(4-04320)

BORGHESI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
numerosi iscritti all'Associazione nazionale azionisti e obbligazionisti di Alitalia Spa Roma, hanno informato che alcune banche e Poste Italiane Spa stanno interpretando, a giudizio dell'interrogante, in modo non corretto, il dettato dell'articolo 7-octies del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalle legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni;

in particolare, viene riferito e documentato che agli azionisti e/o obbligazionisti, proprietari di titoli il cui valore di conversione è inferiore a 1.000 euro, viene richiesto di corrispondere contestualmente, pena la non accettazione della domanda di conversione, la differenza in contanti o l'autorizzazione ad addebitare sul proprio conto corrente;
ad avviso dell'interrogante, la normativa in esame non prevede tale obbligo, peraltro non conforme allo spirito per il quale è stata emanata;
richiedere 800 euro a chi è costretto ad accettarne 200, subendo già una considerevole perdita di valore, sicuramente non va nella direzione della tutela del risparmio pubblico -:
se il Ministro sia a conoscenza dei fatti sopra riportati;
se non intenda, per quanto di competenza, emanare chiare istruzioni sulla corretta e completa applicazione della normativa.
(4-04325)

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GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta scritta:

CORSINI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nel corso di una trasmissione andata in onda nel mese di settembre 2009 del programma «Omnibus» su La7 sono state rivelate alcune importanti notizie fino ad ora mai emerse, riguardanti l'omicidio di Walter Tobagi;
in particolare Renzo Magosso, caporedattore del settimanale Gente, ha rivelato alcuni fatti di cui è a conoscenza che portano ad ipotizzare che i carabinieri fossero al corrente che Tobagi era nel mirino dei terroristi sulla base delle informative dell'infiltrato Andrea Ricciardi;
Magosso ha parlato, inoltre, di oggettivi riscontri al fatto che almeno una sezione dei carabinieri di Milano fosse al corrente dei rischi che correva il giornalista del Corriere della sera, poiché sapevano che Tobagi era nel mirino dei terroristi molto prima di cadere sotto i colpi della «Brigata 28 marzo» guidata da Marco Barbone;
rivelando il contenuto della sua conversazione del giugno del 1980 con l'allora direttore del Corriere della sera, Di Bella, Magosso riferisce di una confidenza che sarebbe stata fatta dal generale Dalla Chiesa allo stesso Di Bella, su Marco Barbone, figlio di Donato Barbone, dirigente editoriale della casa editrice Sansoni (di proprietà del gruppo RCS) nella quale si ipotizzava che l'omicidio fosse maturato nell'ambiente del Corriere della sera;
Magosso dimostra che le notizie riferite dall'informatore Rocco Ricciardi, di Varese, che segnalò ben prima dell'uccisione di Tobagi dei progetti per colpire il giornalista del Corriere della sera e il coinvolgimento del gruppo di Marco Barbone, sono state alla base della fulminea individuazione della pista investigativa che portava alla responsabilità dello stesso Barbone;
infatti, proprio mentre svolgeva ricerche per trovare informazioni e notizie su incarico di Di Bella, Magosso apprese dal capitano Umberto Bonaventura che proprio da Varese erano emerse le informazioni su Barbone, come del resto egli scrisse nel suo articolo del 25 settembre 1980 su L'Occhio;
il 25 settembre 1980, a poche ore dall'arresto di Barbone, Magosso scrisse, infatti, su L'Occhio, il tabloid della Rizzoli diretto da Maurizio Costanzo, dell'arresto di Barbone e che proprio da Varese erano partite le indagini. Solo il 10 ottobre 1980 «in maniera inaspettata e clamorosa» come riferiscono gli atti processuali, Barbone confessò di aver ucciso Tobagi;
nonostante tutto ciò, Renzo Magosso fu querelato dal generale Ruffino e dalla

sorella del generale Bonaventura per diffamazione per aver riferito le rivelazioni del capitano Dario Covolo con un'intervista comparsa nel settimanale Gente del 17 giugno 2004;
nell'articolo citato l'ex sottufficiale dei Carabinieri «dichiarava di aver presentato sei mesi prima del delitto una nota informativa sui terroristi che stavano progettando l'azione criminosa e che i suoi superiori la chiusero in un cassetto»;
Dario Covolo ha confermato le sue affermazioni, ma, nonostante questo, Magosso, che è l'autore insieme a Roberto Arlati, del libro Le Carte di Moro, perché Tobagi, con introduzione di Giorgio Galli, edito da Franco Angeli, libro che, insieme a Piombo Rosso dello stesso Giorgio Galli, ha esposto, approfondito e svelato profondi interrogativi e gravi contraddizioni in ordine all'omicidio del giornalista Walter Tobagi ed alle cause, alle lacune ed alle omissioni che nei mesi precedenti lo hanno reso possibile, nonostante precisi dati informativi in possesso di ufficiali del nucleo antiterrorismo dell'Arma dei carabinieri e, fra questi, in primo luogo una nota redatta da un sottufficiale dei carabinieri, in codice denominato «Ciondolo»; ha subito una condanna che lo vede, paradossalmente, tra i pochi che hanno un qualche debito con la giustizia per l'assassinio di Walter Tobagi -:
se il Governo sia al corrente dell'esistenza di tali nuovi elementi, e, in caso affermativo, quali iniziative intenda eventualmente assumere, nel pieno rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura, e delle vicende processuali richiamate, in riferimento alla tutela della libertà di stampa e della ricerca della verità avverso ogni possibile omissione.
(4-04315)

TESTO AGGIORNATO AL 28 SETTEMBRE 2009

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INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazioni a risposta scritta:

MAZZOCCHI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
dal 1o luglio 2009 è obbligatoria l'applicazione delle nuove norme tecniche per le costruzioni di cui al decreto del Ministro delle infrastrutture 14 gennaio 2008 (Gazzetta Ufficiale 4 febbraio 2008 n. 29, S.O.);
con Circolare del 5 agosto 2009 (Gazzetta Ufficiale 13 agosto 2009 n. 187) il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha precisato che, in taluni casi, anche dopo il termine del 30 giugno 2009, è consentita l'applicazione della normativa tecnica precedentemente in vigore al citato decreto ministeriale 14 gennaio 2008 (Decreto ministeriale del 1996; Decreto ministeriale del 14 settembre 2005);
nello specifico viene operata una differenziazione tra i lavori pubblici e quelli privati;
per quel che riguarda i lavori pubblici, il Ministero ha ribadito la validità dell'articolo 20, comma 3, della legge n. 31 del 2008, il quale consente l'applicazione della normativa tecnica utilizzata per la redazione dei progetti (e fino all'ultimazione dei lavori e all'eventuale collaudo), e quindi anche quella previgente al decreto ministeriale 14 gennaio 2008, per le opere già affidate o iniziate alla data del 30 giugno 2009 e per quelle per le quali siano stati avviati, prima di tale data, i progetti definitivi o esecutivi secondo quanto accertato e dichiarato dal responsabile del procedimento di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, forniture, servizi in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE);
per quel che riguarda le costruzioni di natura privatistica viene chiarito invece l'applicazione obbligatoria della nuova normativa tecnica per tutte le costruzioni,

di cui al decreto ministeriale 14 gennaio 2008, iniziate dopo il 30 giugno 2009 sulla base di una riconosciuta esigenza di rendere immediatamente operative le nuove norme in un ambito, quale quello del compatto costruttivo privatistico, che ha evidenziato maggiori criticità riguardo a controlli e verifiche sia sulla progettazione che in corso di esecuzione;
in merito a quest'ultimo punto, ciò che preme sottolineare all'interrogante, risulta essere il fatto che, nel prevedere per l'ambito privato l'applicazione obbligatoria della nuova normativa tecnica alle costruzioni iniziate dopo il 30 giugno 2009, non si sia tenuto conto né dei casi di progetti, redatti sulla base della precedente normativa, già depositati e autorizzati dal genio civile entro il 30 giugno 2009, ma i cui lavori risultano essere non ancora iniziati perché non è stato possibile comunicare l'inizio dei medesimi per motivi burocratici o logistici né dei casi di progetti presentati entro il 30 giugno 2009 ma che siano stati esaminati e approvati dal genio civile solo nel mese di luglio 2009 -:
qualora i fatti corrispondano al vero se non ritenga opportuno, onde evitare possibili contenziosi con gli uffici del genio civile relativamente alle situazioni testé descritte, apportare delle modifiche alla circolare in modo che per i progetti presentati presso il genio civile entro il 30 giugno 2009 possano essere applicate le vecchie norme tecniche per le costruzioni.
(4-04322)

OCCHIUTO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, in risposta all'interrogazione n. 4-00207 dell'onorevole Angela Napoli, ha garantito che le opere di messa in sicurezza della diga sull'Esaro (Cosenza), appaltate dalla regione Calabria, a Torno Internazionale spa nell'ottobre 2002 erano quasi ultimate: a tutt'oggi, come risulta anche da articoli di stampa (Gazzetta del Sud del 15 settembre 2009) i lavori di messa in sicurezza paiono ben lungi dall'essere conclusi; nella stessa risposta si precisava che Sorical spa, subentrata alla regione dall'ottobre 2004, stava ultimando gli elaborati integrativi del progetto già approvato a livello esecutivo dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, per l'appalto di completamento della diga, finanziato nell'ambito delle modifiche all'accordo di programma quadro per 125 milioni di euro, giusta delibera della Giunta regionale n. 933/05, di cui 75 milioni di euro di provenienza statale e 50 milioni di euro messi a disposizione dalla regione Calabria;
nel giugno 2009 Sorical spa ha presentato agli organi di controllo tecnico amministrativo un progetto in variante delle opere di derivazione, il cui progetto originale era già stato approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nell'ambito del progetto generale di massima dell'utilizzazione intersettoriale delle acque della Calabria settentrionale;
lo Stato ha messo a disposizione della regione Calabria, per il completamento della diga 75 milioni di euro, come risulta dalla menzionata delibera della Giunta regionale 933/05, che sembrerebbe siano stati destinati a più opere regionali dell'idrico sanitario;
risulterebbe che l'ulteriore somma di 50 milioni di euro, sia stata, tra l'altro destinata nel progetto in variante a rilevanti ed onerose «opere provvisorie»;
dette opere di derivazione sono funzionali ad un progetto di diga in materiali sciolti presentato al pubblico nell'ambito di una riunione successiva ad un consiglio di amministrazione di Sorical spa tenutosi due anni or sono nel cantiere della diga: questa soluzione, anch'essa in variante al progetto esecutivo già approvato dal Consiglio superiore dei lavori pubblici, renderebbe inutili tutte le opere realizzate nonché le infrastrutture, le attrezzature e gli impianti esistenti finanziati dallo Stato per centinaia di milioni di euro;
ad avviso dell'interrogante è evidente, considerato quanto appena descritto e visti i maggiori oneri diretti ed indotti dalla gestione dell'ultimo triennio, che il completamento dell'opera non rientra tra gli interessi della società di gestione, Sorical spa, per il rilevante immobilizzo di capitali che le competerebbe rispetto ad un più veloce ritorno degli investimenti, forse vantaggioso per il socio privato ma, secondo l'interrogante, non certamente per la pubblica amministrazione, rinveniente dalle sole opere di derivazione; tutto ciò potrebbe portare ad un rinvio della realizzazione dello sbarramento, a danno della società calabrese che da decenni attende la realizzazione della diga e delle opere annesse per risolvere i gravi problemi di siccità e di sicurezza del territorio -:
quali iniziative urgenti intenda adottare per consentire l'effettivo completamento delle opere di messa in sicurezza della diga, nonché il completamento della diga medesima nel rispetto dei criteri di trasparenza ed economicità. (4-04327)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MARCO CARRA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi, si è tenuto a Mantova un incontro tra il direttore regionale dei Vigili del Fuoco della Lombardia e le organizzazioni sindacali;
dal resoconto giornalistico del detto incontro si è appreso che l'organico nei quattro presidi della provincia di Mantova è sottodimensionato di almeno 35-40 unità (sono 115 i Vigili del Fuoco in servizio e ne occorrerebbero almeno 150);
i Vigili del Fuoco in servizio sono sottoposti a dei turni massacranti di dodici ore;
da tempo, agli stessi Vigili del Fuoco non vengono corrisposti gi straordinari;
tutto ciò rischia di rendere meno efficace e meno efficiente il servizio che i Vigili del Fuoco devono garantire -:
se sia intenzione del Governo assumere iniziative per predisporre i necessari finanziamenti per superare lo stato di grave difficoltà nel quale si trova ad operare il personale dei Vigili del Fuoco della provincia di Mantova, prevedendo le opportune assunzioni e pagando gli straordinari arretrati.
(5-01829)

MARCO CARRA, LAGANÀ FORTUGNO e BRATTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
attraverso le rivelazioni del collaboratore di giustizia Francesco Fonti (ex boss della 'ndrangheta), nei giorni scorsi è stata rinvenuta, al largo delle coste della Calabria, il relitto della nave Cunski carica di rifiuti tossici e scorie radioattive;
in tali rivelazioni vengono, inoltre, segnalati altri due relitti navali (Yvonne e Voyiais Sporadis) inabissati, anch'essi al largo delle coste della Calabria;
la collaborazione del pentito Fonti è risultata decisiva per il ritrovamento del relitto della nave Cunski;
in un'intervista resa, Fonti dice di aver avuto incarico di attivarsi al fine della liberazione di Moro e a tal proposito fa nomi di politici, boss mafiosi e uomini dei servizi incontrati durante la sua missione romana;
ad oggi, Francesco Fonti è privo di qualsiasi programma di protezione da parte dello Stato e, in ragione della sua collaborazione con lo Stato stesso, la sua incolumità è messa pesantemente a rischio -:
se si intenda predisporre, in tempi rapidissimi, un programma di protezione nei confronti di Francesco Fonti, anche per consentire la prosecuzione della sua collaborazione con lo Stato.
(5-01832)

Interrogazione a risposta scritta:

DONADI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
il III corso-concorso per l'accesso all'albo dei segretari comunali e provinciali indetto dall'Agenzia autonoma gestione dell'Albo dei segretari comunali (AGES), con sede in Roma a piazza Cavour, 25) è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 19 del 6 marzo 2007 (390 posti disponibili);
gli orali sono durati dieci mesi (da luglio 2008 a maggio 2009) e hanno interessato 624 candidati;
questi tempi così lunghi hanno consentito ai commissari di avere enormi

rimborsi spese, oltre alle indennità per la partecipazione alle sedute. Il finanziamento delle spese facilmente si può riscontrare consultando i bilanci dell'AGES, senza togliere che questa struttura è finanziata anche dai comuni;
il 23 luglio 2009 è stata approvata dal Consiglio di amministrazione dell'AGES la graduatoria che vede 71 idonei non vincitori che non potranno partecipare al corso formativo, pur essendoci una strutturale carenza di segretari comunali soprattutto nel Nord Italia, denunciata dalle stesse strutture regionali dell'AGES;
all'inizio del 2008 è stato indetto il IV concorso per 260 posti, che potrebbe risultare inopportuno poiché non si è tenuto conto che ci sarebbe stata una graduatoria utile derivante da omologa selezione e senza un'adeguata motivazione in ordine al mancato previo scorrimento della graduatoria stessa;
solo in questo concorso, al contrario di quanto accaduto in precedenza, decine di candidati idonei non potranno prendere servizio -:
per quali ragioni siano stati impegnati altri fondi dopo aver già speso 1 milione di euro per la prima procedura;
per quali motivi non vengano ammessi al corso formativo tutti i 461 idonei al Coa3, considerata la validità pluriennale della graduatoria di cui trattasi o, in alternativa, se si ritenga di ammettere gli idonei non vincitori al corso che verrà organizzato per il Coa4, considerato, altresì, che il corso consente solo l'iscrizione all'albo nazionale e quindi non comporta spesa pubblica;
se non ritengano di assumere iniziative per far cessare quello che, ad avviso dell'interrogante, è un cattivo modo di amministrare la cosa pubblica.
(4-04312)

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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta orale:

NICOLA MOLTENI, RIVOLTA, COMAROLI e TORAZZI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
lo Schema di regolamento recante «Revisione dell'assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei ai sensi dell'articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133», prevede un nuovo sistema dei licei comprendente i licei artistico, classico, linguistico, musicale e coreutico, scientifico e delle scienze umane;
in particolare, il liceo artistico si articolerà negli indirizzi previsti dall'articolo 4, comma 2, del decreto legislativo n. 226 del 2005, concernenti le arti figurative; l'architettura, il design, l'ambiente, l'audiovisivo, i multimedia, la scenografia;
l'istituto d'arte «Fausto Melotti» di Cantù, fondato nel lontano 1882, con decreto del Ministero dell'agricoltura, industria e commercio, dà il suo primo importante apporto a favore della classe operaia e industriale, e negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale, con la piena ripresa economica, la scuola afferma una tendenza artistica prevalente su quella professionale, passando nel 1924 alle dipendenze del Ministero della pubblica istruzione, inquadrata tra le scuole amministrate dalla Direzione generale per le antichità e belle arti. In seguito (con decreto del Presidente della Repubblica del 1o agosto 1959 n. 1469) si trasforma in «Istituto statale d'arte», comprendente le sezioni di Arte del Legno, Merletto e Ricamo, Arredamento e Decorazione pittorica e, nel 1970 nel settore dell'istruzione agricola e industriale;
il predetto istituto d'arte di Cantù ha istituito nel 1970 un corso biennale di sperimentazione al quale sono ammessi i giovani forniti di diploma di maestro

d'Arte, attraverso il quale è possibile accedere a qualsiasi facoltà universitaria, all'Accademia delle belle arti ed agli istituti superiori per le industrie artistiche;
nel 1995 è stato attivato il progetto sperimentale Michelangelo, contenente una serie di corsi di specializzazioni anche nel campo del disegno industriale, della moda e del costume;
l'istituto d'arte in parola partecipa dal 1884 a numerose esposizioni nazionali e internazionali di grande rilievo;
il progetto sperimentale, proprio per la natura sperimentale che lo contraddistingue, è destinato ad essere, prima o poi, superato da un nuovo assetto ordinamentale che tenga conto delle risultanze dalla sperimentazione stessa;
l'attuazione della riforma del secondo ciclo del sistema educativo d'istruzione e formazione, prevista a partire dall'anno scolastico 2010-2011, rischia quindi di ledere le peculiarità di altrettante scuole artistiche del territorio (la Scuola del mobile di Cantù, l'istituto d'arte di ceramica di Faenza, l'istituto orafo di Valenza Po, l'istituto di liutai di Cremona);
in questi ultimi anni i suddetti istituti e gli enti locali hanno investito moltissime risorse per costruire laboratori artistici di alto livello nelle singole realtà scolastiche, realizzando interessanti reti di collaborazione con il mondo del lavoro più avanzato;
in particolare, l'istituto d'arte di Cantù ha realizzato nel corso degli anni un efficace rapporto di sinergia con il territorio canturino e brianzolo, nonché con le realtà imprenditoriali locali, basate sull'attività del legno-arredo, tali da definire Cantù «la città del mobile»;
il comma 3 del sopra citato decreto legislativo n. 226 del 2005 specifica che gli indirizzi artistici sono caratterizzati dalla presenza dei laboratori, nei quali lo studente sviluppa la propria progettualità;
il percorso del liceo artistico, come recita anche il decreto legislativo n. 226 del 2005, approfondisce la cultura liceale attraverso la componente estetica come principio di comprensione del reale, fornendo allo studente le conoscenze, le competenze, le abilità e le capacità necessarie per conoscere il patrimonio artistico e il suo contesto storico e culturale e per esprimere la propria creatività e progettualità. Assicura la conoscenza dei codici della ricerca e della produzione artistica e la padronanza dei linguaggi, delle metodologie e delle tecniche relative;
l'articolo 3, comma 1, dello schema di regolamento in parola, specifica che «...Per i percorsi liceali, la quota oraria riservata alle singole istituzioni scolastiche, determinata nei limiti del contingente di organico ad esse assegnato e tenuto conto delle richieste degli studenti e delle loro famiglie, non può essere superiore al 20 per cento del monte ore complessivo annuale, salvo restando che l'orario previsto dal piano di studio di ciascuna disciplina non può essere ridotto in misura superiore al 30 per cento»;
l'eventuale rigidità delle disposizioni ministeriali rischia di costringere l'istituto d'arte «Fausto Melotti» di Cantù a sopprimere una serie di sperimentazioni, vanificando l'obiettivo di attivare una specializzazione triennale post-diploma nel settore della lavorazione del legno e dell'arredo mobiliero;
il progetto sperimentale Michelangelo consente agli studenti che si rivolgono al mondo del lavoro di trovare lavoro in breve tempo, in ruoli coerenti con il profilo professionale -:
se intenda prevedere un'opportuna salvaguardia anche in deroga rispetto alle prossime disposizioni ministeriali degli istituti d'arte di cui in premessa, con particolare attenzione all'istituto d'arte «Fausto Melotti» di Cantù, visto il loro peculiare legame con il territorio, le tradizioni artigianali e l'economia locale;
se intenda prevedere altresì nell'ipotesi del citato schema di regolamento del Ministero dell'istruzione, università e ri

cerca, una più ampia quota di monte ore rimessa all'autonomia dell'istituto d'arte e delle scuole d'arte del territorio ivi compreso l'istituto «Fausto Melotti» di Cantù, onde consentire che i relativi piani dell'offerta formativa conservino le migliori esperienze realizzate, mirate ad un approfondimento delle discipline artistico-laboratoriali, conseguendo sul territorio un forte radicamento culturale;
se non ritenga interessante per il territorio l'opportunità di istituire presso la scuola d'arte «Fausto Melotti» di Cantù il citato corso triennale di specializzazione post-diploma, nel settore legno arredo mobiliero.
(3-00675)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MARCO CARRA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in relazione ai pesanti tagli finanziari effettuati nei capitoli di spesa di stretta competenza del Ministero in oggetto si registrano, sul territorio nazionale, lunghe liste d'attesa alle scuole d'infanzia di bambine e bambini che non troveranno soddisfatto il loro diritto di poter frequentare le scuole medesime;
tale situazione non avrà solamente ripercussioni negative sul piano educativo e formativo delle bambine e dei bambini, ma anche sul piano sociale, viste le enormi difficoltà nelle quali si troveranno le famiglie che non potranno usufruire di questo servizio;
nella sola provincia di Mantova sono oltre 300 le bambine ed i bambini che, con ogni probabilità, non potranno frequentare le scuole d'infanzia il prossimo anno scolastico;
le organizzazioni sindacali hanno denunciato che, in ragione dei suddetti tagli finanziari, nella provincia di Mantova saranno assunti 56 docenti a fronte dei 331 posti disponibili e 58 dipendenti Ata a fronte dei 486 posti disponibili. Tutto ciò produrrà un innegabile peggioramento della qualità dell'offerta formativa e dei servizi scolastici;
sono numerosi gli insegnanti della provincia di Mantova che denunciano il mancato pagamento dei compensi accessori (Fondo di istituto) per l'anno scolastico 2007 -:
se il Ministro intende ripristinare i fondi necessari per garantire a tutti il diritto alla scuola ed allo studio, eliminando così le liste d'attesa nelle scuole dell'infanzia e garantendo le assunzioni di docenti e personale Ata, indispensabili per soddisfare le esigenze di una miglior qualità dell'offerta formativa e dei servizi scolastici.
(5-01831)

FRASSINETTI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
al liceo classico Manzoni di Milano è stato organizzato un cineforum, la cui rassegna è incentrata sulla maleducazione civica degli italiani, dal titolo «lo non mi sento italiano» tratto da un noto monologo di Giorgio Gaber;
il titolo del cineforum, la cui programmazione comincerà l'8 ottobre 2009, è stato proposto, con l'approvazione del Preside, dal professore che ha organizzato l'evento ed ha suscitato diverse perplessità anche fra numerosi studenti i quali considerano il titolo della rassegna offensivo ed oltraggioso per l'Italia;
la proiezione di importanti opere cinematografiche in un liceo costituisce un'importante occasione di apprendimento e condivisione di sani principi ed è gravissimo organizzare una manifestazione dal titolo così ambiguo ed antipatriottico rivolgendosi ad un pubblico giovane e particolarmente influenzabile come quello degli studenti di un liceo;
dietro un titolo del genere è indubbio, ad avviso dell'interrogante, che si nasconda una ben precisa intenzione di svalutare l'immagine dell'Italia banche se

attraverso una riflessione su alcuni presunti atteggiamenti di malcostume degli italiani;
è insostenibile la motivazione addotta dagli organizzatori dell'evento di voler sostenere e diffondere il senso civico con un titolo così provocatorio e diseducativo, svilente dell'amor patrio ed offensivo per l'Italia e gli italiani -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza della vicenda descritta in premessa e se intenda assumere le più opportune iniziative al riguardo.
(5-01837)

Interrogazione a risposta scritta:

GARAGNANI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
all'Università di Bologna, come risulta da un articolo apparso sul giornale on line «Universitas» si è venuta a creare una situazione grave per quanto concerne la procedura di nomina del nuovo direttore amministrativo, la cui attività è fondamentale per il governo dell'Ateneo;
dopo la decisione assunta dal Consiglio di amministrazione il 24 luglio 2009, su proposta del rettore Calzolari, di sospendere la procedura di nomina del direttore amministrativo (che dovrebbe prendere servizio dal 1o ottobre 2009), ad avviso dell'interrogante, si è configurata una irregolarità dal punto di vista procedurale e un danno dal punto di vista sia organizzativo-gestionale dell'Ateneo che economico. Infatti, il 30 settembre 2008, il Consiglio di amministrazione autorizzò il rettore ad emanare il bando per l'incarico di direttore amministrativo e il 17 marzo 2009, il Consiglio di amministrazione deliberò a maggioranza la composizione della commissione, proposta dal rettore e da lui stesso presieduta, che avrebbe dovuto valutare i candidati;
inoltre, veniva stabilito che al termine dell'iter istruttorio ad opera della commissione, il nominativo da sottoporre all'approvazione del Consiglio di amministrazione sarebbe stato proposto dal rettore in carica dopo aver «consultato» il rettore neo eletto al fine di garantire il necessario rapporto fiduciario tra rettore e direttore amministrativo;
al bando risposero 47 candidati e la commissione concluse i lavori ai primi di luglio 2009 individuando quattro candidati idonei a ricoprire l'incarico di direttore amministrativo. Ciò nonostante il rettore nella seduta del Consiglio di amministrazione del 24 luglio 2009, in cui riferì al Consiglio di amministrazione quanto dichiarato dal rettore neo eletto, professor Ivano Dionigi, (cioè di «non avere elementi sufficienti per discutere della rosa dei quattro candidati selezionati dalla commissione»), comunicò di non essere in grado di proporre un candidato da sottoporre all'approvazione del Consiglio di amministrazione interrompendo così la procedura di nomina iniziata nel 2008 con l'emanazione del bando di selezione;
pertanto, la nomina del nuovo direttore amministrativo è stata rinviata a dopo l'insediamento del nuovo rettore (che avrà luogo il 1o novembre 2009), il quale potrebbe non condividere la procedura messa in atto per la selezione e quindi le conclusioni della commissione;
ad avviso dell'interrogante potrebbe configurarsi un danno erariale poiché la procedura di selezione ha comportato un impegno economico per l'Ateneo;
a tutto ciò si aggiunge un fatto grave, cioè la delegittimazione del Consiglio di amministrazione che in tutta la procedura ha avuto un ruolo marginale, quando invece è il solo organo competente a deliberare l'attribuzione di incarichi dirigenziali;
sostanzialmente, il rettore in carica ha subordinato l'azione del Consiglio di amministrazione alla non decisione del rettore neo eletto (non ancora peraltro subentrato nella carica) bloccando così la procedura di nomina del nuovo direttore amministrativo, carica che dovrà pertanto

essere affidata pro tempore ad un dirigente dell'Ateneo poiché l'attuale direttore cesserà dall'incarico il 30 settembre 2009;
secondo l'interrogante il rettore, sentito quanto dichiarato dal professor Dionigi (come previsto dalla delibera del Consiglio di amministrazione del 30 settembre 2008), avrebbe dovuto proporre lui stesso al Consiglio di amministrazione il nome di un candidato per l'incarico di direttore amministrativo, essendo l'organo deputato a deliberare la nomina;
quindi, non avendolo fatto, ritengo che il rettore sia venuto meno ad un suo dovere;
nella seduta del Consiglio di amministrazione del 15 settembre 2009, su proposta del rettore che ha consultato il neo eletto Rettore, è stato affidato l'incarico di direttore amministrativo per il bimestre ottobre-novembre alla dottoressa Falsetti che già ricopriva il ruolo di vice direttore. Resta inspiegabile perché il nuovo rettore non abbia ritenuto opportuno estendere l'incarico fino al 31 dicembre 2009, cioè a bilancio preventivo approvato -:
se il Ministro abbia acquisito o intenda acquisire elementi informativi sulla vicenda rappresentata in premessa ed, in particolare, se, vista a parere dell'interrogante la natura sostanzialmente regolamentare delle deliberazioni ricordate in premessa, queste ultime siano state trasmesse al Ministro interrogato ai sensi dell'articolo 6, commi 9 e 10, della legge n. 168 del 1989;
di quali ulteriori elementi disponga il Ministro in relazione a quanto rappresentato in premessa e se, per il futuro, non ritenga opportuno avvalersi dei poteri di cui all'articolo 6, commi 9 e 10, della legge n. 168 del 1989, per assicurare che le procedure previste dagli statuti e dai regolamenti dell'Università per la nomina dei direttori amministrativi siano improntate a princìpi di efficienza ed economicità.
(4-04326)

TESTO AGGIORNATO AL 24 MARZO 2011

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LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta in Commissione:

MADIA, CODURELLI, DAMIANO, BELLANOVA, BERRETTA, BOBBA, BOCCUZZI, GATTI, GNECCHI, LETTA, MATTESINI, MIGLIOLI, MOSCA, RAMPI e SANTAGATA. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
i dipendenti della Nortel Italia sono in mobilitazione allo scopo di sensibilizzare le istituzioni e l'opinione pubblica sulla sconcertante vicenda che li vede, purtroppo, protagonisti;
Nortel è una società multinazionale canadese, presente in 150 Paesi con circa 25.000 dipendenti, produttrice di tecnologie e apparati per le reti di comunicazione telefoniche e su internet, fisse e mobili, tra i primi e più avanzati produttori nel mondo nel settore, con più di 10 miliardi di fatturato nel 2008;
con l'acquisizione del gruppo telecomunicazioni Olivetti, nel 1987, la Nortel è approdata in Italia, e oggi, tra Roma e Milano, impiega 81 persone altamente qualificate tra ingegneri, progettisti e tecnici specializzati, che hanno sviluppato e assistono alcune delle reti di comunicazione più tecnologicamente avanzate e critiche del settore pubblico e privato;
in seguito a difficoltà finanziarie legate alla crisi economica mondiale, la Nortel ha iniziato il 14 gennaio 2009 la procedura di protezione dai creditori (credit protection, nota negli Stati Uniti come Chapter 11), in Canada, Stati Uniti e Europa, allo scopo di procedere a una rapida ristrutturazione; l'amministrazione di tale procedura è stata affidata alla Ernst&Young;
in Europa, in base alle norme del trattato COMI, è stata attivata una procedura di administration, presso una corte

inglese, estesa agli altri Paesi comunitari, Italia compresa, che prevede il congelamento dei debiti mentre le attività di business procedono regolarmente producendo fatturato;
il 2 luglio 2009 Ernst&Young, nell'ambito di un programma concernente l'avvio di procedure in tutte le filiali europee della Nortel, ha disposto anche in Italia il medesimo procedimento per 38 lavoratori, su 81 totali, distribuiti tra Roma e Milano; la procedura in oggetto prevede l'utilizzo della mobilità, ma non riconosce il pagamento e del Trattamento di fine rapporto (TFR), trasformando quest'ultimo in credito differito da corrispondersi alla conclusione, indeterminata nel tempo, della vicenda globale del gruppo;
è sconcertante constatare che, in un momento di crescente difficoltà per milioni di lavoratori, la legislazione europea consenta alle multinazionali di agire centralmente sui posti di lavoro senza considerare le specificità e l'operato delle filiali dei singoli Paesi, basti ricordare che il fatturato e i profitti della Nortel Italia sono in costante aumento, come certificato anche dal report di Ernst&Young al comitato dei creditori il 13 luglio 2009, mentre non fornisci adeguati strumenti di tutela dei lavoratori;
sia in Spagna che in Francia, Ernst&Young ha inizialmente sostenuto l'indisponibilità di risorse economiche per evitare o mitigare l'impatto degli annunciati licenziamenti, salvo poi, di fronte all'energica reazione dei lavoratori e all'intervento dei Governi, rivedere le proprie posizioni; a oggi in Italia Ernst&Young ha rifiutato qualsiasi proposta di dialogo con i dipendenti;
a fronte delle procedure di licenziamento che colpiscono migliaia di dipendenti sparsi nel mondo, Ernst&Young dispone il pagamento di bonus milionari per sette top manager e raddoppia lo stipendio a due dei tre membri del board -:
se non ritengano di assumere iniziative volte a convocare con urgenza un tavolo di confronto con l'azienda ed i sindacati allo scopo di tutelare i diritti dei 38 dipendenti della Nortel Italia a rischio di licenziamento.
(5-01836)

Interrogazioni a risposta scritta:

STRIZZOLO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'azienda austriaca Gailtal GmbH, del gruppo Luvata, leader finlandese mondiale nella produzione di scambiatori di calore, sta attraversando una crisi finanziaria, come del resto sta accadendo per un'altra unità del gruppo che opera nel polo industriale di San Vito al Tagliamento (Pordenone), dove sono state poste in mobilità 150 persone;
la sede austriaca con sede a Mauthen occupa una trentina di dipendenti italiani, provenienti per lo più dalla Valle del But e in particolare da Timau, una frazione di Paluzza (Udine), che quotidianamente attraversano il valico di Passo Monte Croce Carnico per andare al lavoro e che ora vedono a rischio il loro posto di lavoro;
per attenuare le difficoltà in cui si sono venuti a trovare a causa della situazione di crisi tutti i dipendenti, l'azienda austriaca ha già provveduto direttamente, con un accordo sindacale, a varare un pacchetto anticrisi che prevede per tutti i lavoratori, sia austriaci che stranieri, un riconoscimento mensile di 300 euro per il periodo di cassa integrazione, nonché, in caso di licenziamento di una maggiorazione del 25 per cento dell'indennità di liquidazione prevista e l'aggiunta di un ammontare pari a una mensilità per ogni anno lavorativo trascorso in azienda;
i lavoratori residenti in Italia, in condizione di «emigranti», che ogni giorno si trovano a dover andare oltre confine per poter lavorare e provvedere alle proprie famiglie che vivono in Italia, se dovessero perdere il posto di lavoro, non potrebbero beneficiare degli ammortizzatori sociali né in Italia perché lavoratori

in Austria, né in Austria perché residenti in Italia e la loro situazione sarebbe aggravata dal fatto che in Montagna non esistono molte alternative occupazionali e sarebbero quindi costretti ad abbandonare la vallata -:
se sia a conoscenza della problematica - esposta in premessa - che riguarda lavoratori transfrontalieri sia del Friuli Venezia Giulia che di altre Regioni di confine;
quali iniziative intenda assumere - con particolare riferimento agli ammortizzatori sociali - per affrontare e risolvere congruamente la condizione dei lavoratori italiani transfrontalieri dipendenti da aziende straniere in crisi.
(4-04311)

LEOLUCA ORLANDO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nel 1998, 40 dipendenti di Telecom Italia di Bari furono trasferiti, in maniera non discrezionale, in quanto dichiarati in esubero ed inseriti in una lista contenente 70 nominativi, dalla divisione rete al customer care dei sistemi informativi della stessa Telecom Italia;
tra i 40 dipendenti c'era prevalentemente personale tecnico proveniente sia dalla SIP sia dalla ASST, cioè dall'Azienda per i servizi telefonici dello Stato, inglobata insieme a Sip in Telecom nel 1994;
nel 2001 il customer care dei sistemi informativi è passato sotto Netsiel, azienda leader del mercato informatico del gruppo Telecom. Nel 2003 Netsiel, insieme ad altre aziende informatiche del gruppo, costituiscono Information tecnology, divisione di Telecom Italia;
l'attività svolta da quei 40 lavoratori, che nel 1998 furono trasferiti, viene esternalizzata e ceduta, nel 2003, insieme ai lavoratori in questione e ai lavoratori di EIS, all'Azienda HP-DCS, consociata HP;
a distanza di 6 anni, proprio alla scadenza del contratto di outsourcing con Telecom Italia, HP-DCS è pronta a licenziare 130 lavoratori a livello nazionale di cui 18 a Bari - di quei 40 lavoratori, che nel 1998 passarono al Customer care ne sono rimasti 31 e di questi 31 HP-DCS ne vuole licenziare 18 -:
in data 8 settembre 2009, all'Unione industriali di Roma, si è svolto un incontro tra l'Azienda HP-DCS e le segreterie nazionali SLC-CGIL, FISTel-CISL UILCOM-UIL, unitamente alla delegazione nazionale delle rappresentanze sindacali unitarie ed alle strutture territoriali;
all'incontro, convocato dall'azienda per fare il punto della situazione, erano presenti anche i rappresentanti di HP Italia e di EDS;
nel corso dell'incontro, HP-DCS ha ribadito il quadro economico generale, caratterizzato da una forte recessione internazionale e da un calo generalizzato del PIL, con una marcata riduzione prevista nel 2009 degli investimenti nel mercato ICT in generale (-5,9 per cento sul 2008) e della spesa relativa ai servizi in particolare (-6,7 per cento sul 2008). In questo contesto, si colloca anche la forte riduzione degli introiti relativi alla commessa Telecom ed a tutte le altre commesse; in particolare, per Telecom Italia HP-DCS ha ricordato anche la perdita delle attività relative al servizio help desk OSS (open-source software). Inoltre, nel 2011 sono in scadenza i contratti Telecom e FIAT, i principali committenti di HP-DCS. Altro elemento sottolineato dall'azienda è stata la chiusura negativa del bilancio negli ultimi anni;
a fronte di tutto ciò sono stati preannunciati da parte aziendale, nell'ambito di una ulteriore riduzione di costi, l'apertura di una procedura di licenziamento collettivo per 130 lavoratori, distribuiti in 13 sedi su tutto il territorio nazionale con punte preoccupanti nelle sedi più piccole, la chiusura di alcune sedi minori e l'accentramento di alcune attività su Roma, la riduzione delle attività on site ed il ridimensionamento delle funzioni di staff;

la delegazione sindacale ha ricordato di aver già espresso nel passato recente forti preoccupazioni per la situazione dell'azienda e di aver manifestato perplessità sull'efficacia di alcuni strumenti unilateralmente utilizzati da HP-DCS (vedi esodi incentivati) e sulle modalità operative di altri strumenti condivisi (quali, la durata eccessivamente limitata dei precedenti periodi per l'accesso alla mobilità volontaria, le insufficienti quantità economiche per l'incentivazione, eccetera) ed ha espresso un giudizio totalmente negativo rispetto alla preannunciata apertura di una procedura di licenziamento che, se attuata nei termini illustrati, avrebbe riflessi drammatici che il sindacato ed i lavoratori ostacolerebbero in tutti i modi possibili;
SLC FISTEL e UILCOM hanno invitato l'azienda ad una seria e responsabile riflessione, auspicando un confronto in fase di procedura che possa portare a soluzioni diverse da quelle ipotizzate;
bisogna rimarcare ancora una volta anche le responsabilità dei maggiori committenti - in particolare Telecom Italia - nel processo di involuzione industriale che si è progressivamente determinato in HP-DCS;
ad avviso dell'interrogante, ciò che sta per accadere è di estrema gravità e una parte di responsabilità deve essere imputata a Telecom Italia stessa -:
quali iniziative il Governo intenda adottare per tutelare i 130 lavoratori che HP-DCS ha annunciato di voler licenziare, considerando che un licenziamento di 130 lavoratori, seppur graduale, comporterebbe un danno reale a tutto il Paese, lavoratori, contribuenti, istituzioni locali e nazionali, e riflessi negativi sulla qualità del servizio.
(4-04313)

VERSACE e CARLUCCI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
«Fertilità» è un programma di sostegno per lo sviluppo di imprese sociali (destinatari), promosse da organizzazioni del terzo settore, quali cooperative sociali, loro consorzi, associazioni, ONG, organizzazioni di volontariato, fondazioni, enti ecclesiastici, e altro (promotori);
realizzato dall'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa Spa, già Sviluppo italia, in collaborazione con il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, «Fertilità» è il più vasto programma di creazione e sviluppo di impresa sociale, l'unico a livello nazionale;
la formula incentivante, che assegna al promotore il ruolo di capofila del progetto, prevede contributi fino a 330.000 euro ad iniziativa;
il bando del programma «Fertilità», pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 143 del 22 giugno 2006, nella sua seconda edizione, è scaduto il 20 ottobre 2006;
sono stati presentati 170 progetti (116 iniziative «singole» e 54 afferenti a 19 «progetti a grappolo») con il coinvolgimento di 400 organizzazioni non profit;
come risulta dalla graduatoria pubblicata sul sito della suddetta Agenzia, nel mese di luglio 2007, sono stati ritenuti ammissibili a finanziamento 73 progetti, il 43 per cento di quelli presentati, per un totale di capitale sociale di euro 4.657.455,73 (il progetto prevede infatti il versamento di un determinato capitale sociale da parte delle imprese sociali per aver diritto a ricevere il relativo finanziamento);
i progetti ritenuti ammissibili sono prevalentemente situati nelle aree geografiche più deboli e povere del paese ed hanno come destinatari principali ben 69 cooperative sociali (molte delle quali di inserimento lavorativo di persone svantaggiate) e 4 associazioni di promozione sociale (senza contare gli altri beneficiari, ogni progetto prevede infatti un largo partenariato). I progetti ritenuti ammissibili sono nei seguenti settori: Turismo, ambiente, sport, cultura

18; Istruzione e ricerca 3; Produzione di beni e servizi, commercio 28; Servizi alla rete 7; Servizi socio-assistenziali 17;
tra questi vi è anche, a titolo esemplificativo, il progetto del Consorzio Sociale Goel (le cooperative sociali della Locride e della Piana di Gioia Tauro nate dall'esperienza di monsignor Bregantini e in prima linea contro la 'ndrangheta) presentato in data 19 dicembre 2006 e protocollato con numero 62 da Sviluppo Italia. Questo progetto risulta, come da graduatoria pubblicata sul sito dell'Agenzia nel mese di luglio 2007, al 3o posto su 171 dei progetti presentati;
come per tutti gli altri progetti ritenuti ammissibili, il progetto del Consorzio Sociale Goel finanzia spese e investimenti da sostenersi nel periodo 2007-2009, quindi tutti gli investimenti e i costi generali rendicontabili devono concludersi entro il 31 dicembre 2009;
la progettazione esecutiva richiesta da Sviluppo Italia per questo progetto è iniziata a dicembre 2007 ed è proseguita a singhiozzo (con varie richieste di aggiunte) fino a luglio 2008. La mail ufficiale con gli importi definitivi ammessi a finanziamento è del 7 novembre 2008. A tutt'oggi nonostante ripetuti solleciti né al Consorzio Sociale Goel né ad alcuno dei 73 progetti approvati è stato concesso di poter firmare il contratto con Sviluppo Italia;
da verifiche preliminari risulta che tutte le procedure del progetto «Fertilità» sono state sospese per oltre otto mesi a causa di una verifica-amministrativo contabile da parte della Direzione generale mercato del lavoro sul programma stesso che ha reso incerta la consistenza della dotazione finanziaria all'Agenzia;
la verifica si è conclusa in data 11 giugno 2009 con un verbale firmato dalle parti che ha sancito la completa regolarità delle attività svolte dall'Agenzia relativamente al programma ed ha escluso dunque problemi di carattere finanziario;
nel frattempo, tuttavia, e precisamente in data 6 aprile 2009, la convenzione è scaduta e pertanto, a verifica terminata, l'Agenzia è stata convocata dalla Direzione generale mercato del lavoro - Direzione IV - per il rinnovo della convenzione, condizione ritenuta dalla stessa imprescindibile per la continuazione delle attività. In data 2 luglio 2009 è pervenuta dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali una prima bozza della nuova Convenzione che è stata restituita, con le osservazioni dell'Agenzia. La tappa successiva, a fronte di un testo condiviso, avrebbe dovuto essere la sottoscrizione della convenzione da parte della Direzione generale del mercato del lavoro e dell'Agenzia;
la convenzione dovrebbe prevedere che la stessa sia vincolante per il citato Ministero, a partire dalla data di registrazione alla Corte dei Conti, ma operativa per l'Agenzia dal momento della firma, in modo tale da firmare i contratti con grande urgenza, data la disponibilità finanziaria che ammonta al 31 dicembre 2008 ad oltre 8 milioni di euro;
tanti progetti, infatti, hanno già concluso la progettazione esecutiva, così come richiesto da Sviluppo Italia ed alcuni hanno ricevuto le mail ufficiali con gli importi definitivi ammessi a finanziamento. Sulla base di ciò, decine di realtà hanno versato il capitale sociale richiesto, hanno avviato investimenti e impegnato spese di gestione trovandosi in una gravissima crisi finanziaria, sia perché rischiano di non aver un rientro a copertura degli esborsi, sia perché i partner finanziari previsti dal progetto (le banche) non hanno concesso i finanziamenti necessari in assenza di contratti siglati;
non solo tutto ciò rischia di mandare a monte ben 73 progetti in tutta Italia che avrebbero garantito occupazione e servizi a giovani e persone svantaggiate (oltre che sviluppo locale), ma addirittura rischia di danneggiare seriamente meritorie cooperative sociali, a causa di impegni finanziari assunti e di investimenti eseguiti sulla base della presumibile firma di un contratto che non è mai arrivata;

solo alcuni mesi ci separano da una catastrofe di ampia portata, dal fallimento totale del progetto «Fertilità», a causa di disguidi organizzativi e contrattuali interni, con tutte le ripercussioni che ciò comporterebbe -:
quali iniziative urgenti intenda porre in essere per una positiva soluzione della vicenda descritta in premessa.
(4-04319)

BORGHESI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
pochi mesi fa con la legge n. 15 del 2009 si era sostituita l'espressione «l'anzianità massima contributiva» (articolo 72 del decreto-legge n. 112 del 2008) con «l'anzianità massima di servizio effettivo di 40 anni» (articolo 6, comma 3), distinguendo giustamente fra chi aveva versato di tasca propria il denaro per riscattare gli anni della laurea e del servizio militare e chi non lo aveva fatto;
in sede di conversione in legge del decreto-legge n. 78 del 2009 è stata reintrodotta questa misura discriminatoria che non fa certo risparmiare l'amministrazione pubblica, dal momento che l'Inpdap lamenterebbe un incremento insostenibile dei pensionamenti, assieme all'onere di tutte le liquidazioni;
ad avviso dell'interrogante, la suddetta disciplina risulta tanto più ingiusta in quanto, pur non applicandosi ai professori universitari, viene a colpire i ricercatori, che per anni hanno ricoperto le stesse mansioni dei professori universitari;
appare una manovra di ragioneria virtuale per portare i bilanci gli Atenei entro i limiti dei parametri previsti per rendere in apparenza «virtuose» le università che nella realtà non lo sono. Fra l'altro, ai sensi del decreto legislativo n. 165 del 2001, articolo 3, comma 2, i ricercatori rientrano fra le categorie che, come i magistrati e i professori universitari, sono destinatarie di una disciplina derogativi in seno alla pubblica amministrazione e come tali non dovrebbero essere soggetti a questo provvedimento;
oltre alle numerose componenti discriminatorie del provvedimento, che non tiene adeguatamente conto del ruolo svolto, obbligare al pensionamento persone che non hanno ancora raggiunto l'età pensionabile - la legge che ha istituito il ruolo dei ricercatori definisce infatti l'età pensionabile a 65 anni (n. 382 del 1980), potrebbe non assicurare il pieno rispetto dei diritti costituzionalmente sanciti;
la misura appare assolutamente contraddittoria rispetto alle continue indicazioni di aumento dell'età pensionabile, atteso che in questo caso i lavoratori di 58 anni verrebbero obbligatoriamente pensionati;
i ricercatori chiedono di poter riprendere a lavorare riversando le loro energie nei rispettivi ambiti di competenza -:
se non intendano adottare iniziative di carattere normativo volte a prevedere anche per la categoria di lavoratori di cui in premessa il pensionamento al 65o anno.
(4-04324)

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:

EVANGELISTI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
su proposta del Ministro dell'interno, il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto da lungo tempo sciogliere per infiltrazioni mafiose il comune di Fondi (Latina);

inspiegabilmente, nel mese di luglio 2009, la decisione di sciogliere il comune di Fondi è stata rinviata e - secondo quanto si desume dalla risposta del ministro Maroni all'interrogazione a risposta immediata n. 3-00668, svolta nella seduta dell'Assemblea della Camera del 23 settembre 2009 - non è ancora certo se a questa decisione si arriverà;
il 15 agosto 2009, il Presidente del Consiglio ha riferito alla stampa che si sarebbero opposti allo scioglimento alcuni Ministri. Secondo la ricostruzione dell'Espresso tali Ministri sarebbero i Ministri Brunetta, Matteoli e Meloni, verosimilmente su pressione di rappresentanti politici della zona, anche di rilievo nazionale. Se fosse vero sarebbe un fatto di assoluta gravità. Tanto che un autorevolissimo esponente del Popolo della Libertà ha sostenuto - sia pure a proposito di fatti in parte diversi - che quel partito non può dare l'impressione di non aver a cuore la legalità e la verità sulle stragi di mafia. Il voto contrario allo scioglimento è grave specialmente per il Ministro Brunetta che perora - ad avviso dell'interrogante, strumentalmente ipocritamente - la causa dell'amministrazione pubblica efficiente e trasparente. Occorrerebbe domandargli se sono peggiori quelli che lui chiama «fannulloni» o i mafiosi;
risulta altresì (Repubblica del 19 settembre 2009) che il Ministro Brunetta abbia augurato alla sinistra italiana di «andare a morire ammazzata»;
in sostanza, il Ministro sembra aver esaurito gli argomenti. Dopo aver ad avviso dell'interrogante manipolato le statistiche sull'assenteismo nei pubblici uffici; dopo aver votato contro lo scioglimento del comune di Fondi; dopo essersi fatto allestire un sontuoso ufficio sul Canal Grande a Venezia a spese del contribuente; dopo aver gratuitamente insultato i lavoratori dello spettacolo, tra cui molti che portano alta la bandiera della cultura italiana nel mondo, ora è passato al greve insulto che prelude a chissà cos'altro;
il Ministro Brunetta - peraltro - con la sua campagna contro i fannulloni non sembra aver raggiunto neanche i cuori dei suoi compagni di partito. Non solo Piero Ichino (ancora Repubblica del 20 settembre 2009) sostiene che sono altri Ministri del governo Berlusconi a ostacolare il disegno di riforma (il Ministro Tremonti in testa) ma anche tra i sindaci del Popolo della libertà vi sia chi non lo prende sul serio;
è stato rivelato da Striscia la notizia (vedere ancora Repubblica, sito web del 22 settembre 2009 nonché altre notizie di stampa) che il sindaco di Palermo Cammarata si avvaleva di un impiegato di una società comunale per tenergli e condurgli la barca. Secondo il quotidiano risulterebbe anche che il figlio dello skipper della barca del sindaco Cammarata sarebbe fra gli assunti senza concorso nelle società comunali e precisamente nella Sispi. Per la campagna di moralizzazione del ministro Brunetta è sicuramente uno smacco;
dal Corriere della sera del 23 settembre 2009 si apprende che, al costo per il contribuente di 40 mila euro annui, il Ministro ha inserito tra i suoi collaboratori Gianni De Michelis, ex Ministro ed ex parlamentare che gode già di un vitalizio di diverse migliaia di euro al mese;
in pratica, se si è qualificati grand commis da strapagare dipende dalle soggettive valutazioni del Ministro. Sembra che se si è parte della sinistra si deve «andare a morire ammazzati», mentre se si è parte degli ambienti malavitosi del basso Lazio, così come pare per l'amministrazione del comune di Fondi, si è degni della Pubblica Amministrazione immaginata dal Ministro Brunetta -:
Gianni De Michelis si può ottenere il doppio stipendio e se si è amici dei sindaci del partito del Ministro Brunetta si ottiene un posto senza concorso -:
per quale motivo abbia votato in Consiglio dei ministri contro lo scioglimento del comune di Fondi;
se abbia notizia di quanto sia costato all'erario il suo lussuoso studio sul Canal Grande a Venezia;

a quali compiti destinerà la costosa collaborazione di Gianni De Michelis;
se abbia mai pensato di dimettersi da un ruolo che, evidentemente, ad avviso dell'interrogante, non gli si confà e che non sembrerebbe apprezzato dai compagni di partito, tra cui i sindaci del Popolo della libertà.
(4-04318)

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SVILUPPO ECONOMICO

Interrogazione a risposta orale:

VOLONTÈ. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il Nerviano Medical Sciences, alle porte di Milano, con i suoi 650 ricercatori è il Centro di ricerca farmaceutica più grande d'Italia e uno dei più grandi in Europa per l'oncologia;
le molteplici attività di ricerca svolte presso il Nerviano Medical Sciences attraverso l'utilizzo di tecnologie d'avanguardia in campo farmacologico, chimico e di sviluppo preclinico, fanno del suddetto centro un polo di eccellenza che per molto tempo ha attratto ricercatori provenienti da diversi Paesi del mondo; in particolare, presso tale Centro è attualmente in corso un'importante ricerca per la creazione di un nuovo farmaco anti-tumorale che parte dall'identificazione dei meccanismi biologici implicati nel tumore fino ad arrivare all'ideazione e allo sviluppo di nuove molecole;
il perdurante stato di crisi nonché i gravi problemi finanziari ed operativi che da tempo attanagliano la suddetta azienda stanno compromettendo irrimediabilmente la sopravvivenza di una delle realtà industriali più preziose ed interessanti del nostro Paese;
la proprietà del centro di ricerca d'avanguardia è della congregazione dei figli dell'immacolata concezione, congregazione religiosa laicale che ha quale fondamento l'assistenza sanitaria e il supporto spirituale ai bisognosi e che purtroppo, ha recentemente dichiarato una grave crisi di liquidità;
dopo la ricapitalizzazione, nella primavera scorsa, di 30 milioni di euro da parte di Unicredit, restano da chiarire alcuni aspetti in merito ai capitali ulteriormente previsti, agli investitori e al programma di riqualificazione e rilancio prospettato -:
quali misure urgenti il Governo intenda adottare, per contrastare il grave stato di crisi finanziaria che ha investito la società Nerviano Medical Sciences s.r.l. al fine di scongiurare la chiusura del più grande centro di ricerca farmacologica presente nel nostro Paese nonché di un polo di eccellenza per la ricerca in campo oncologico di grande fama internazionale;
quali urgenti iniziative intenda adottare per salvaguardare i posti di lavoro dei tanti ricercatori e dipendenti che attualmente prestano la loro attività presso la suddetta azienda, anche in considerazione dell'alta professionalità e qualificazione raggiunta dai ricercatori impiegati presso tale struttura.
(3-00676)

Interrogazione a risposta scritta:

PES. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
in data 16 settembre 2009 ho presentato con l'On. Giulio Calvisi un'interrogazione (4/04170) nella quale ho esposto il contenuto dell'istanza di concessione demaniale marittima sessantennale presentata dalla Ditta «Is Arenas Renewable Enerles srl» in data 19 maggio 2009, e assunta a protocollo il 21 maggio 2009 con

il n. 3685 per la realizzazione di un impianto di generazione eolica off-shore nelle acque territoriali della Sardegna centro occidentale, in località Is Arenas - Su Pallosu;
si apprende che oltre alla Società sopracitata, vi sia coinvolta nel progetto anche la Società Pro.En s.r.l. di cui risulta essere amministratrice unica Isabella Venturini, come lei stessa si è presentata ad alcuni amministratori locali;
in data 23 giugno 2008 il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare ha emesso il decreto (prot. GAB/DEc/194/2008) col quale viene nominata la Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale di cui all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007, n. 90 (Regolamento per il riordino degli organismi operanti presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, a norma dell'articolo 29 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248);
risulta fare parte della Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale l'arch. Giuseppe Venturini;
posto che tale commissione dovrà esaminare il progetto ed esprimere il parere conclusivo in merito alla compatibilità ambientale delle opere;
se tra Giuseppe Venturini (componente della commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale di cui all'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 14 maggio 2007) e Isabella Venturini (amministratrice unica della società Pro.En s.r.l.) intercorrano rapporti di parentela e, in tal caso, se si ritenga opportuno procedere alla sostituzione del suddetto membro della Commissione tecnica citata in premessa.
(4-04323)

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Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore:
interrogazione a risposta immediata in Commissione Narducci n. 5-01809 del 22 settembre 2009.

Trasformazione di documenti del sindacato ispettivo.

I seguenti documenti sono stati così trasformati su richiesta dei presentatori:
interrogazione a risposta scritta Zamparutti e altri n.4-04011 del 14 settembre 2009 in interrogazione a risposta in commissione n.5-01828;
interrogazione a risposta scritta Zamparutti e altri n.4-04061 del 14 settembre 2009 in interrogazione a risposta in commissione n.5-01833.

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ERRATA CORRIGE

Interrogazione a risposta scritta Stucchi e altri n. 4-04302 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 219 del 23 settembre 2009. Alla pagina n. 7987, seconda colonna, dalla riga quarantaquattresima alla riga quarantacinquesima, deve leggersi: «Bergamo, tra cui figurerebbero anche quello di Zogno (Bergamo) e di San pellegrino Terme (Bergamo); «e non Bergamo, tra cui figurerebbe anche quello di Zogno (Bergamo);», come stampato.

Interrogazione a risposta scritta Evangelisti n. 4-04309 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della Seduta n. 219 del 23 settembre 2009. Alla pagina n. 7981, prima colonna, dalla riga ventitreesima alla riga ventiquattresima, le parole da «aver» fino a «quantomeno» si intendono soppresse e sostituite dalle seguenti: «aver ad avviso dell'interrogante».