XVI LEGISLATURA
TESTO AGGIORNATO AL 15 LUGLIO 2009
ATTI DI INDIRIZZO
Risoluzioni in Commissione:
La III Commissione,
premesso che:
il 12 giugno 2009 si è votato per eleggere il decimo Presidente della Repubblica islamica dell'Iran e che l'affluenza alle urne è stata, da quanto riportato, all'incirca dell'85 per cento, a testimonianza di una voglia di partecipazione della popolazione alle scelte per il futuro del Paese in un momento cruciale per il ruolo dell'Iran nello scenario internazionale e i risvolti che ne seguono nella prospettiva di un futuro di pace e prosperità;
il Presidente uscente, Mahmoud Ahmadinejad aveva come maggiore competitor Mir Hossein Mousavi, candidato riformista sostenuto anche dall'ex Presidente Mohammad Khatami e dall'ex Presidente Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, attuale consigliere della Guida Suprema in materia di politica nazionale;
la presenza della moglie di Mousavi al suo fianco, con prese di posizione pubbliche sui diritti delle donne, ha gettato un barlume di speranza in tanti giovani e tante donne che sognano un Paese dove siano rispettati i diritti fondamentali di ciascuno e si arrivi ad una effettiva parità tra uomo e donna;
il fermento politico culturale iniziato negli ambienti universitari e tra gli iraniani all'estero ha acceso la voglia di partecipazione in tutto il Paese tanto che molti si sono ritrovati nelle piazze di tutte le città iraniane anelando ad un cambiamento che metta al centro la libertà di espressione e la giustizia sociale, il progresso economico ed l'avvio di una nuova gestione della politica estera invertendo la rotta tracciata dal governo uscente;
i risultati ufficiali comunicati dal Ministero dell'interno iraniano hanno assegnato la vittoria al Presidente uscente Ahmadinejad con una percentuale del 62 per cento dei votanti mentre lo sfidante principale Mousavi si è attestato al 34 per cento circa;
l'ufficializzazione di tale risultato ha portato ad una forte reazione di protesta da parte di tutta la popolazione iraniana che ha sostenuto i due candidati riformisti, Mousavi e Karoubi;
le proteste si sono estese da Teheran, a tante altre città iraniane e si assiste a manifestazioni davanti alle ambasciate iraniane all'estero, tra cui quella presso l'Italia;
lo stesso Mousavi non ha accettato il risultato elettorale comunicato dal Ministero dell'interno e ha chiesto ai suoi sostenitori di opporsi ai brogli;
vi è stata subito una reazione violenta delle forze dell'ordine verso la popolazione con l'arresto di centinaia di persone causando feriti e anche tre morti;
sono stati perlustrati gli ospedali alla ricerca di manifestanti feriti da sottoporre ad arresto immediato negando ogni cura;
i principali capi dell'opposizione, tra cui Khatami e Mousavi, sabato scorso sono stati confinati agli arresti domiciliari;
vi è stato un immediato blocco dell'informazione e persino gli operatori Rai presenti a Teheran sono stati aggrediti e privati del materiale informativo;
le comunicazioni tra i cittadini via sms e telefoni cellulari sono bloccate e la maggior parte dei siti web a carattere informativo sono inaccessibili, così come facebook;
la BBC denuncia interruzioni del proprio servizio di informazione, sia in Iran che in altre parti del Medio oriente e in Europa, dovute ad interferenze ai satelliti causate da fonti localizzabili nell'Iran stesso;
secondo fonti informali, attribuibili a iraniani residenti all'estero ma non confermate dalle fonti ufficiali, la città di
Shiraz il 14 giugno è passata sotto il controllo della popolazione del luogo in rivolta e si prevedono duri scontri con le forze dell'ordine di rinforzo in arrivo;
Mousavi ha chiesto l'autorizzazione per una manifestazione pacifica di piazza con i suoi sostenitori da tenersi, a Teheran il 15 giugno, che non è stata accordata ma che si è svolta ugualmente con un bilancio di sette civili uccisi;
Mousavi ha invitato i cittadini a recarsi sui terrazzi delle abitazioni, ogni sera tra le 21 e le 21,30, per gridare Allah Akbar (Dio è grande), come già fece l'Ayatollah Khomeini all'inizio della rivoluzione iraniana nel 1978-1979;
la Camera dei deputati da anni intrattiene regolari rapporti con il Parlamento iraniano;
impegna il Governo
a far sì che attraverso una vigile azione diplomatica e politica nelle sedi internazionali e direttamente presso il Governo iraniano, le autorità iraniane usino moderazione nella gestione dell'ordine pubblico conseguente alla tensione venutasi a creare nel Paese, assicurando in particolare il rispetto dei diritti umani e la libertà di espressione e di opinione manifestate attraverso pubbliche riunioni;
a rendersi disponibile a fornire ogni supporto, tecnico, finanziario o di personale, perché venga apprestata una missione di monitoraggio imparziale da parte di osservatori internazionali, nel quadro di un'azione condotta dalle Nazioni Unite, che, con il consenso del Governo iraniano, affianchi le autorità preposte nel caso di un eventuale riconteggio dei voti, aumentando le garanzie di trasparenza e correttezza delle operazioni elettorali e così contribuendo a ridurre le pericolose tensioni politiche nel Paese.
(7-00182)
«Narducci, Maran, Barbi, Corsini, Fedi, Porta, Tempestini».
La III Commissione,
premesso che:
il Premio Nobel per la pace Daw Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione alla giunta militare birmana, ha passato 13 degli ultimi 19 anni agli arresti domiciliari e a poche settimane dalla scadenza di tale misura coercitiva è stata ricondotta in prigione, nonostante la necessità di sottoporsi a cure mediche, e sottoposta ad un processo nel quale non vengono rispettate le più elementari garanzie per la difesa;
le autorità birmane hanno permesso l'accesso al processo a giornalisti e diplomatici stranieri per un solo giorno;
vi sono nel Paese ancora più di duemila detenuti politici, sottoposti a maltrattamenti e condizioni carcerarie molto dure;
non si registrano progressi in nessuna delle questioni che caratterizzano come particolarmente brutale e repressivo il regime militare birmano, quali la pratica del lavoro forzato, il reclutamento di bambini soldato, la negazione dei fondamentali diritti umani e delle libertà sindacali mentre proseguono le deportazioni forzate e la violenza contro le minoranza etniche, che hanno recentemente portato ad un nuovo afflusso massiccio di profughi nel territorio tailandese;
numerose iniziative sono state assunte in tutto il mondo per il sostegno al popolo birmano e a Daw Aung San Suu Kyi e lei stessa ha recentemente auspicato l'avvio di un processo di riconciliazione nazionale;
undici Premi Nobel per la pace, in un appello al Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban KiMoon hanno definito una farsa il processo a Daw Aung San Suu Kyi e richiesto che della questione sia investito al più presto il Consiglio di Sicurezza dell'ONU;
durante l'incontro dei Ministri degli esteri dell'Asia-Europe Meeting (ASEM) del 25-26 maggio 2009 è stata espressa preoccupazione
per la situazione birmana e richiesta la liberazione di tutti i prigionieri politici;
nella sessione annuale della Conferenza annuale dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro, in corso a Ginevra, è stato approvato un documento che chiede alla giunta militare birmana la revisione della Costituzione appena approvata per allinearla alla Convenzione sul lavoro forzato e la liberazione di Daw Aung San Suu Kyi e di tutti i detenuti politici, degli attivisti sindacali e delle persone incarcerate per avere segnalato abusi;
proseguono le violenze contro le minoranze etniche che hanno recentemente portato ad un nuovo afflusso massiccio di profughi nel territorio tailandese;
numerose imprese italiane continuano ad avere rapporti commerciali con la Birmania, contribuendo così allo sfruttamento di una manodopera priva di qualsiasi protezione giuridica e al saccheggio delle risorse naturali del Paese;
impegna il Governo:
a chiedere con forza e in tutte le sedi opportune l'immediato rilascio del Premio Nobel Daw Aung San Suu Kyi e di tutti i detenuti politici;
ad agire, di concerto con i partner dell'Unione europea, al fine di adottare misure adeguate verso la Birmania, ivi compreso un possibile rafforzamento dell'attuale regime sanzionatorio da estendersi ai settori energetico, assicurativo e finanziario, prevedendo anche il divieto alle imprese europee di fornire polizze assicurative e il divieto di utilizzo dell'euro, come già avviene per il dollaro, come valuta per le transazioni commerciali per persone fisiche o imprese birmane;
ad effettuare una efficace vigilanza in sede di applicazione delle attuali sanzioni, emanando precise direttive alle amministrazioni interessate, in particolare alla Agenzia delle dogane, per contrastare comportamenti elusivi;
a prendere iniziative nelle sedi internazionali, in particolare alle Nazioni Unite e attraverso contatti con i Paesi del Sud Est asiatico, per sostenere la liberazione di Daw Aung San Suu Kyi e di tutti i detenuti politici nonché l'avvio del dialogo tra le parti interessate ad una rapida transizione verso la democrazia attraverso un processo costituzionale concordato con l'opposizione che superi l'inaccettabile situazione presente e fornisca adeguate garanzie affinché le elezioni previste per il 2010 si realizzino sulla base di standard democratici internazionalmente riconosciuti.
(7-00183) «Boniver».
La VIII Commissione,
premesso che:
il sistema di gestione dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, può essere affidato ai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche od ai terzi che agiscono in loro nome i quali possono organizzare e gestire, su base individuale o collettiva, sistemi di raccolta di RAEE provenienti dai nuclei domestici;
tale sistema di gestione, facente capo ai produttori di apparecchi elettronici o elettrici è operativo in Italia dal 1o gennaio 2008: si tratta di un sistema multi-consortile, che prevede la libera aggregazione dei Produttori in Sistemi Collettivi al fine di perseguire una continua ricerca dell'efficienza;
ad oggi sono nati 15 Sistemi Collettivi, a cui aderiscono circa 5.000 Produttori (che si stima rappresentino oltre il 95 per cento del mercato totale italiano). La maggior parte dei Sistemi Collettivi ha una forma consortile senza scopo di lucro. Alcuni invece hanno forme giuridiche che non escludono la possibilità di conseguire utili dall'attività di trattamento dei RAEE;
in questi mesi, il nuovo sistema RAEE ha già ritirato e avviato a trattamento oltre 80.000 tonnellate di rifiuti, provenienti dai circa 3.000 centri di raccolta attualmente esistenti. È un risultato positivo, ma purtroppo ancora molto lontano non solo dalla media europea (oltre 7 kg per abitante all'anno), ma anche dall'obiettivo attualmente fissato dalla nostra legislazione, pari a 4 kg per abitante all'anno;
alla luce dell'esperienza di oltre un anno di operatività, il sistema definito dal decreto legislativo n. 151 del 2005 merita alcuni approfondimenti e alcune verifiche, pur nel rispetto della direttiva 2002/95/CE, nonché della direttiva 2002/96/CE e della direttiva 2003/108/CE, relative alla riduzione dell'uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti, delle quali costituisce il recepimento nell'ordinamento interno;
è auspicabile infatti un aumento della raccolta dei RAEE da parte dei soggetti cui compete tale attività (enti locali e distributori), oltre una più estesa, puntuale e univoca applicazione della norma su tutto il territorio nazionale;
il sistema necessita di essere rafforzato in termini di controlli e garanzie sul rispetto delle norme applicabili in materia e sulla qualità del trattamento: il Comitato di Vigilanza e controllo previsto dall'articolo 15 del predetto decreto legislativo n. 151 del 2005 non dispone ad oggi di risorse economiche e di strumenti operativi per avviare le necessarie azioni di miglioramento del sistema, emettere linee guida, ordinare controlli ed ispezioni efficaci;
è necessario dare esecuzione all'articolo 6, comma 1-bis del decreto legislativo n. 151 del 2005, il quale prevede che «con decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con i Ministri dello sviluppo economico e della salute, da adottarsi entro il 28 febbraio 2008, sentita la Conferenza unificata, siano individuate, nel rispetto delle disposizioni comunitarie e anche in deroga alle disposizioni di cui alla parte quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, specifiche modalità semplificate per la raccolta e il trasporto presso i centri di cui al comma 1, lettere a) e c), dei RAEE domestici, nonché per la realizzazione e la gestione dei centri medesimi»;
risulta che da parte del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare siano stati predisposti specifici schemi di decreti ministeriali volti a dare compiuta attuazione al decreto legislativo n. 151/2005, ma il loro iter di approvazione starebbe incontrando notevoli difficoltà e rallentamenti a causa dei profili problematici che in essi, in sede di concertazione, sarebbero stati rilevati dagli altri ministeri competenti, in particolare dal Ministero dell'economia e delle finanze;
i decreti in questione, se prontamente approvati, risolverebbero gran parte delle criticità che al momento ostacolano il raggiungimento degli obiettivi di raccolta e recupero dei RAEE previsti dal decreto legislativo n. 151 del 2005. I principali provvedimenti sono:
a) uno schema di decreto ministeriale concernente le tariffe per la copertura degli oneri derivanti dal sistema di gestione dei RAEE, bloccato perché sembra che manchi l'analisi dei costi per le ispezioni da parte dell'autorità di controllo, in particolare della Guardia di finanza;
b) lo schema di decreto sulle modalità semplificate di gestione dei RAEE e necessario per dare finalmente attuazione all'obbligo di ritiro «1 contro 1» da parte dei distributori, definito compiutamente in merito al contenuto, ma ancora fermo presso il Consiglio di Stato;
c) uno schema di decreto per l'approvazione dello statuto del centro di coordinamento RAEE, su cui mancherebbe
il solo nulla osta del Ministero dell'economia e delle finanze,
impegna il Governo:
ad intraprendere con sollecitudine tutte le più opportune iniziative che siano in grado di sbloccare l'iter di approvazione dei decreti ministeriali già adottati dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare necessari a dare piena attuazione al decreto legislativo n. 151 del 2005, ed in tal senso ad attivarsi affinché siano approvati i tre schemi di decreti ministeriali indicati in premessa;
a far sì che il Comitato di Vigilanza e Controllo assuma piena funzionalità, mettendo a sua disposizione strumenti e risorse efficaci per approvare le linee guida, rispondere ai chiarimenti richiesti dal centro di coordinamento RAEE e avviare le azioni di miglioramento necessarie e far eseguire i controlli e le ispezioni;
ad intraprendere specifiche iniziative, anche di natura normativa, volte ad apportare adeguamenti alla legislazione di riferimento affinché siano escluse forme di speculazione nella gestione dei RAEE, siano favorite le realtà virtuose e siano rigorosi e puntuali i controlli sul sistema, anche attraverso la previsione delle seguenti indicazioni:
a) la definizione di «sistema collettivo» per la gestione dei RAEE, come soggetto esclusivamente composto o dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE), o dalle loro associazioni o da entrambe le categorie di soggetti, e costituito in forma giuridica che non abbia scopi di lucro;
b) la definizione di un efficace sistema sanzionatorio per i sistemi collettivi che non aderiscono al centro di coordinamento RAEE, come stabilito dal decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151 e dal decreto ministeriale 25 settembre 2007, n. 185, o che non ne rispettano le regole;
c) l'attribuzione esclusiva della gestione dei RAEE ai sistemi collettivi dei produttori di AEE identificati dal registro di cui al predetto decreto ministeriale n. 185 del 2007.
(7-00181) «Alessandri, Fava, Mariani, Margiotta, Libè, Cera, Ghiglia, Tortoli, Scalera, Bonciani, Gibiino, Pili, Lisi, Vella, Mondello, Lanzarin, Aracri, Vessa, Germanà, Tommaso Foti, Pizzolante, Braga, Viola, Motta, Mastromauro, Bocci, Bratti, Cosenza, Di Cagno Abbrescia, Dionisi, Esposito, Ginoble, Iannarilli, Iannuzzi, Lupi, Marantelli, Martella, Morassut, Realacci, Scalia, Stradella, Zamparutti».
La X Commissione,
premesso che:
nonostante le recenti rassicurazioni rese dal Governo in merito alla vigilanza sull'operato dell'ENEA affinché, nelle more dell'approvazione del disegno di legge C. 1441-ter-B, che tra l'altro tende a ridefinire la missione operativa dell'Ente, i vertici dello stesso non svolgano attività che esulano dall'ordinaria amministrazione e che vadano a modificare la sua struttura organizzativa, risulta, al contrario, che in seno al medesimo Ente si stiano svolgendo attività organizzative assai profonde e tali da non corrispondere alle future e più strategiche competenze del nuovo ENEA;
in effetti, proprio per segnalare al Governo che nella fase attuale l'ENEA avesse in corso processi di gestione palesemente conflittuali e contrari al buon funzionamento dell'Ente, sono state presentate, e da ultimo discusse, specifiche interrogazioni in Commissione X, attività produttive, della Camera dei deputati, vertenti, segnatamente, sulle iniziative relative al Consiglio di amministrazione dell'ENE e sui sistemi di valutazione del personale ENEA;
purtuttavia, risulterebbe che gli organi di vertice dell'ENEA starebbero decidendo assegnazioni di incarichi, nomine dirigenziali, posizioni apicali dell'Ente e misure di pre-pensionamento del personale che travalicano le funzioni di ordinaria amministrazione che allo scopo il Governo aveva garantito di seguire affinché l'attuale presidenza dell'ENEA si attenesse agli indirizzi di responsabilità e di cautela che i predetti atti di sindacato ispettivo tendevano a suggerire;
si fa presente che anche i sindacati dei lavoratori della pubblica amministrazione
presenti nell'ENEA hanno più volte denunciato le modalità di gestione degli attuali organi di vertice dell'Ente;
in data 14 aprile i citati sindacati hanno evidenziato al Ministro dello sviluppo economico che il decreto ministeriale 31 marzo 2006, n. 165, attuativo del decreto legislativo n. 257 del 2003 sul riordino della disciplina dell'ENEA, prevedeva una struttura organizzativa di primo e di secondo livello che avrebbe dovuto consentire una maggiore efficienza ed una maggiore capacità di sviluppo, propedeutico anche al rilancio dell'ENEA dal punto di vista programmatico, gestionale ed amministrativo, nonché garantire una presenza più attiva ed autonoma dei Centri di ricerca dell'ENEA con riferimento alle problematiche del territorio in tema di energia, ambiente ed innovazione tecnologica;
detta struttura, a tutt'oggi, non è ancora stata resa operativa ed il funzionamento complessivo dell'Ente è garantito da una struttura costituita a dicembre 2001. Si tratta della quarta proroga e la prossima scadenza è fissata al 30 giugno 2009;
questa circostanza pone il sistema gestionale in un contesto di inconciliabilità tra le norme del regolamento e il vecchio sistema di deleghe ed è motivo di una evidente dissonanza tra le diverse cariche istituzionali dell'ENEA che rischia di provocare quantomeno confusione nella gestione e nella politica del personale dell'Ente;
in questo contesto la dirigenza dell'ENEA ha avviato le procedure per la contestazione formale dell'incarico attribuito al direttore generale facente funzioni che risulterebbe, tra l'altro, privo di esperienza gestionale di alto livello e mancante dei requisiti che la legge di riordino dell'ENEA prevede per il ruolo di direttore generale;
la pesante situazione si è da ultimo ulteriormente aggravata in seguito alle decisioni assunte dal Consiglio di amministrazione nella seduta del 18 maggio 2009 con cui è stato deliberato di «avviare il necessario ricambio della dirigenza dando mandato al direttore generale di applicare l'articolo 72 della legge n. 133 del 2008 e l'articolo 6 della legge n. 15 del 2009, assumendo come criterio in tutti i casi in cui vi sia una discrezionalità dell'Amministrazione di procedere al collocamento a riposo al compimento di quaranta anni di effettivo servizio». Tutto in mancanza di qualsiasi forma organizzativa che assicuri il proseguimento delle attività dell'Ente;
tale delibera è stata resa esecutiva con grande sollecitudine, ponendo in ferie d'ufficio i dirigenti «in uscita dall'Ente» sulla base dell'anzianità contributiva quarantennale; in particolare sono stati «allontanati» il capo dipartimento «fisica e nuovi materiali» ed il direttore della Funzione centrale che si occupa di «pianificazione attività e bilancio»;
l'immediata conseguenza di questa azione è la sostanziale assunzione in capo al direttore generale di cinque centri di responsabilità (Direzione generale, Direzione risorse umane, Funzione centrale pianificazione bilancio, Dipartimento biotecnologie, Dipartimento fisica e nuovi materiali) a fronte dei nove previsti dalla legge di riordino n. 257 del 2003;
nonostante il regime di «ordinaria amministrazione» intimato all'Ente, inoltre, sarebbero in preparazione documenti per il Consiglio di amministrazione, relativi a modifiche organizzative e nuove nomine, in particolare per l'agenzia per l'efficienza energetica, con il malcelato intento di creare posizioni di vantaggio nel «futuro ENEA» che sarà definito in seguito all'approvazione del disegno di legge n. 1441-ter-B;
l'attuale contesto gestionale dell'Ente non appare all'altezza di consolidare ed elevare la buona reputazione dell'ENEA nell'ambito del mondo scientifico e della ricerca in cui esso è rappresentato dai suoi tremila ricercatori, tecnici e personale amministrativo, che vedono aumentare
il contenzioso tra il management ed il vertice, anche in vista della prossima scadenza degli incarichi, nonché il contenzioso tra lo stesso ENEA e dipendenti, causato dalla difforme applicazione del Contratto collettivo nazionale integrativo 2002-2005;
è indispensabile porre fine al disordine in essere presso l'Enea e ristabilire nel suo interno un clima di serenità e di corretto funzionamento, soprattutto con la prospettiva di anticipare il regime organizzativo e la missione operativa che il Parlamento auspica per l'Ente, così come nel merito prevede il predetto disegno di legge n. 1441-ter-B,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di procedere al commissariamento immediato dell'ENEA.
(7-00184) «Fava».
...
ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta scritta:
MURGIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nel corrente anno 2009 l'Italia ha assunto la Presidenza del G8 e la prassi prevede che ogni Ministero organizzi una specifica riunione con i rappresentanti degli altri Paesi membri o invitati;
il G8 della scienza, tra tutti i Ministri della ricerca interessati, dovrebbe svolgersi a Monza nei giorni 23 e 24 giugno 2009, a seguito della revisione della precedente scelta della città di Lucca per la quale erano stati già previsti specifici finanziamenti -:
se corrisponda al vero che i lavori preparatori della manifestazione siano stati condotti, per quanto consta l'interrogante, con tale imperizia ed approssimazione da produrre un serio ritardo e da rischiare addirittura un annullamento dell'evento, previsto con uno svolgimento in parallelo al G8 de L'Aquila;
se sia vero che il consigliere diplomatico del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca abbia informalmente scritto, in una comunicazione precedente di pochi giorni la riunione preparatoria con suoi omologhi di ben 16 Paesi invitati, tenutasi il 31 marzo, di non essere stato in grado di fornire - a quanto sembrerebbe - la traduzione dei documenti che indicavano le proposte italiane, provocando profonde perplessità a livello internazionale e detrimento all'immagine del Ministro;
se, stante la situazione e considerati i ritardi accumulati, si sia reso necessario integrare il gruppo che avrebbe dovuto occuparsi della preparazione della documentazione e dell'incontro con personale esterno al Ministero proveniente, tra l'altro, anche dall'Agenzia spaziale italiana (ASI), dall'Agenzia spaziale europea (ESA) e dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al fine di tamponare le carenze evidenti di chi aveva la responsabilità dell'iniziativa;
quali provvedimenti concreti siano stati adottati per superare tale situazione, nota a tutti e divenuta imbarazzante sul piano internazionale, e quali iniziative concrete siano state assunte per cercare di portare al successo il G8 della scienza, ad avviso dell'interrogante così male avviato nella sua preparazione e nella gestione corrente;
se non sia il caso di valutare la necessità di attuare un avvicendamento del richiamato consigliere diplomatico del Ministero al fine di evitare ulteriori cattive figure a livello internazionale, non consone al ruolo che l'Italia dovrebbe ricoprire
nella comunità scientifica, ciò soprattutto se l'evento dovesse essere rimandato rispetto alla data prevista e notificata agli altri Paesi del G8.
(4-03306)
...
ECONOMIA E FINANZE
Interpellanza:
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per i rapporti con le regioni, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
tra l'aprile 2007 ed il febbraio 2008 è stata disposta, da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, una verifica amministrativo-contabile presso l'Azienda ospedaliera Niguarda Cà Granda, effettuata dal dirigente, ispettore dottor Giuseppe Lombardo, appartenente al servizio ispettivo dello stesso Ministero;
la verifica ha avuto ad oggetto, fra l'altro, le attività legate all'affidamento in concessione di costruzione e gestione delle opere di riqualificazione dell'ospedale stesso;
all'interno dell'Azienda ospedaliera Niguarda opera un collegio sindacale che ha già verificato le procedure complessive per la realizzazione del nuovo Ospedale, concludendo l'iter con l'approvazione di tutti gli atti proposti dall'Azienda; a presiedere questo organismo era il dott. Mario Basile, designato dal Ministero dell'economia e delle finanze;
la procedura per la realizzazione del «nuovo Niguarda» si è svolta nel pieno rispetto delle norme europee, ha visto la partecipazione di imprese anche straniere, si è svolta all'insegna della piena trasparenza e della par condicio per tutti i concorrenti ed è stata immune da ricorsi;
la relazione redatta dall'ispettore ministeriale, pur essendo datata 19 novembre 2008, è stata notificata all'Azienda ospedaliera ed agli organi regionali a metà del mese di maggio 2009;
il dossier risulta essere stato inviato, a ridosso delle consultazioni elettorali amministrative e per il rinnovo del Parlamento europeo, anche ad alcuni organi di stampa che vi hanno dato ampio risalto;
già in precedenti occasioni la Regione Lombardia ha dovuto contestare l'operato dell'ispettore Lombardo nella sua qualità di Presidente del collegio dei revisori dei conti dell'Azienda ospedaliera di Garbagnate;
l'ispettore Lombardo, prendendo a pretesto l'attività di verifica del bilancio aziendale, ha formulato specifiche censure in ordine a scelte regionali attinenti alla sfera organizzativa ed ordinamentale della Regione Lombardia;
numerosi passaggi della relazione ispettiva lasciano intravedere considerazioni caratterizzate da una vis polemica e da una lettura «a tesi» degli atti esaminati, nonché considerazioni e conclusioni, peraltro indimostrate, proprie di altre funzioni;
secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale la sanità è ripartita fra la materia di competenza concorrente della tutela della salute e quella dell'organizzazione sanitaria in cui le regioni possono adottare «una propria disciplina legislativa anche sostitutiva di quella statale» (in tal senso, Corte Costituzionale, sent. nn. 105/2007, 181/2006, 328/2006, 270/2005, 510/2002);
la Corte costituzionale ha altresì riconosciuto la natura delle aziende sanitarie quali enti strumentali della Regione (sent. n. 220/2003): le aziende sanitarie ed ospedaliere non sono «altro» rispetto alle Regioni, costituendo esse lo strumento attraverso il quale le regioni attuano le proprie politiche sul territorio in una materia di propria competenza;
le aziende ospedaliere rientrano, inoltre, tra gli enti del sistema regionale
configurato dalla legge regionale 30 del 2006 e dal nuovo Statuto d'Autonomia della Lombardia e su di essi si esercita il controllo e la vigilanza della Regione;
non spetta dunque allo Stato, e per esso al Ministero dell'economia e delle finanze, disporre ispezioni presso aziende ospedaliere il cui controllo è da ricondurre all'ambito dell'organizzazione sanitaria di competenza regionale alla luce del nuovo Titolo V della Parte II della Costituzione;
l'attività di controllo risulta conseguentemente svolta in violazione delle attribuzioni costituzionali della Regione Lombardia;
la Regione Lombardia, peraltro, dall'entrata in vigore del nuovo titolo V della Costituzione è stata oggetto di ben 49 ispezioni ministeriali in ambito sanitario, volumi di attività che risultano ampiamente superiori a quelle svolte dagli stessi uffici ministeriali presso qualsivoglia altra regione;
tale divario di «attenzione» appare ancor più vistoso considerando che la Regione Lombardia risulta, per stessa certificazione degli uffici centrali, tra le Regioni che da anni garantiscono una gestione finanziaria in pareggio e, quindi, in linea con le indicazioni nazionali. Ciò a differenza, purtroppo, di tante altre regioni oggetto di molte meno attenzioni e verifiche -:
quale fonte abbia legittimato il potere ministeriale di disporre una verifica sulle attività dell'Azienda ospedaliera Niguarda, considerate le competenze della Regione Lombardia in materia;
se comunque l'attività dell'ispettore ministeriale si sia svolta secondo le procedure e le indicazioni definite dall'apposito codice deontologico;
in caso contrario, se non si ritenga conseguentemente censurabile dal punto di vista disciplinare l'operato dell'ispettore Lombardo;
come si intenda ricondurre l'esercizio dei poteri ispettivi entro i limiti delle attribuzioni statali;
quale sia il numero delle ispezioni condotte negli ultimi 6 anni nelle singole Regioni in ambito sanitario;
quali siano i criteri che orientano la programmazione complessiva dell'attività ispettiva del Ministero dell'economia e delle finanze.
(2-00403)
«Corsaro, Lupi, Beccalossi, Abelli, Bernardo, Nola, Paroli, Moroni, Vignali, Renato Farina, Frassinetti, Palmieri, Marinello, Di Centa, Toccafondi, Centemero».
...
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazioni a risposta in Commissione:
MARCO CARRA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il 16 giugno 2009 si è verificato l'ennesimo pesante ritardo sulla linea ferroviaria Mantova-Modena;
tale pesante ritardo è stato attribuito ad un guasto al locomotore;
si sono creati gravi disagi per i numerosi pendolari che utilizzano questa linea ferroviaria per motivi di lavoro e di studio -:
quali iniziative si intendono assumere per far fronte alle esigenze di ammodernamento della linea ferroviaria in oggetto, con particolare riferimento ai convogli ferroviari.
(5-01531)
GINEFRA, META, BONAVITACOLA, VICO, BOCCIA, CAPANO, BORDO, GRASSI, BELLANOVA, LOSACCO, SERVODIO, MASTROMAURO e TULLO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
sulla base di quanto riportato da alcune agenzie di stampa il Ministro dei Trasporti avrebbe deciso di commissariare l'Autorità portuale di Bari, con decisione assunta «in via d'urgenza» dopo la conclusione del lavoro di una commissione esterna all'uopo nominata, sostituendo il Presidente in carica Franco Mariani con il contrammiraglio Felicio Angrisano, in veste di commissario straordinario;
a sostegno di tale abnorme ed inedita decisione verrebbe invocata la relazione che la suddetta commissione, nominata il 19 dicembre del 2008, ha depositato il 4 giugno 2009 secondo cui «vi è ragione di ritenere che la situazione del porto di Bari, già molto grave, sia destinata a peggiorare ulteriormente, proprio per le improvvide iniziative dell'attuale Autorità portuale destinate a compromettere irreversibilmente lo sviluppo futuro dello scalo barese»;
in questi anni si è sviluppato un contrasto tra l'Autorità portuale e la Bari Porto Mediterraneo, la società che gestisce i principali servizi dello scalo pugliese e costituita quando a guidare l'ente era il dott. Tommaso Affinita;
l'atto di sospensione, in via d'autotutela, della concessione demaniale rilasciata alla Bari Porto Mediterraneo disposto dall'Autorità portuale con Presidente Franco Mariani è successivamente impugnato dalla Bari Porto Mediterraneo, è stato confermato dal Tar e dal Consiglio di Stato;
con tali pronunce i massimi consessi della giustizia amministrativa hanno confermato la piena legittimità e correttezza dell'operato dell'Autorità portuale di Bari, ben diversamente da quanto relazionato dall'estemporanea commissione esterna incaricata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
ad analoghe conclusioni, accertando e riconoscendo la piena legittimità degli atti adottati dall'Autorità portuale presieduta da Franco Mariani, era pervenuta una commissione d'inchiesta interna al Ministero vigilante;
il disposto commissariamento non trova alcuna giustificazione fattuale, né rientra in alcuna previsione normativa all'uopo applicabile, considerato che la legge fondamentale di settore (legge n. 84 del 1994) non prevede alcun procedimento di commissariamento sanzionatorio nei confronti del Presidente legittimamente in carica;
l'articolo 8 della legge n. 84 del 1994 prevede un sistema di nomina fondato sul concerto preventivo fra Ministero e regione competente, con la conseguenza che alla luce dei principi generali in tema di contrarius actus, il Ministro ex se non dispone di alcun potere unilaterale di revoca del Presidente già nominato nel rispetto della procedura «concertata» ex articolo 8 citato -:
se risponda al vero la notizia diffusa da alcune agenzie di stampa del commissariamento dell'Autorità portuale di Bari, di cui in premessa, ad avviso degli interroganti abnorme e illegittimo;
in caso affermativo, quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda assumere per il ripristino di quella che gli interroganti ritengono la legalità violata, revocando l'abnorme commissariamento, così garantendo il prosieguo dell'esercizio delle funzioni spettanti al legittimo presidente Franco Mariani.
(5-01533)
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LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI
Interrogazioni a risposta scritta:
STUCCHI e PIROVANO. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
nello stabilimento di Sovere (BG) dell'azienda Elti, che fabbrica forni industriali,
un operaio di 53 anni dipendente della Icem di Piancamuno (BS) è rimasto schiacciato il 17 giugno 2009 da due pesanti blocchi di acciaio e cemento armato;
sembra che l'operaio stesse movimentando il materiale quando è rimasto travolto e ucciso, per sfondamento della cassa toracica;
carabinieri e ispettori dell'Asl sono al lavoro per ricostruire l'esatta dinamica della tragedia;
il 15 giugno 2009 un cinquantaduenne era morto a Costa Volpino (BG), travolto dai tubi di ferro che stava scaricando da un camion;
tra il 15 e il 17 giugno 2009 la Lombardia ha registrato ben 4 infortuni mortali sul lavoro;
tali incidenti sono spesso legati al mancato rispetto delle norme minime di prevenzione e di sicurezza sul lavoro;
la tutela della sicurezza sul lavoro deve essere ritenuta prioritaria in tutti i Paesi che si vogliono definire civili e moderni;
se non ritenga opportuno intervenire, alla luce della drammaticità degli incidenti che si stanno susseguendo in questi giorni, al fine di rafforzare ulteriormente tutti i controlli legati alla tutela della sicurezza dei lavoratori e predisporre innovative ed urgenti forme di controllo del rispetto delle normative sulla sicurezza del lavoro ricorrendo, ove se ne ravvisi la necessità, al potenziamento dei nuclei ispettivi.
(4-03302)
DE LUCA. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo 30 giugno 1993 n. 270 ha provveduto al riordino degli istituti zooprofilattici sperimentali, stabilendo, all'articolo 1, che i predetti istituti sono enti «dotati di autonomia amministrativa gestionale e tecnica ed operano come strumenti tecnico-scientifici dello Stato, delle regioni e province autonome, per le materie di rispettiva competenza» che svolgono, nell'ambito di tali materie, attività di ricerca scientifica sperimentale veterinaria e di accertamento dello stato sanitario degli animali e della salubrità dei prodotti di origine animale;
il predetto decreto legislativo ha delineato in modo chiaro il riparto di competenze tra lo Stato e le regioni stabilendo, all'articolo 2, comma 2, che spetta allo Stato, tra l'altro, il coordinamento tecnico-funzionale degli istituti e l'attribuzione ai medesimi di compiti e funzioni di interesse nazionale e internazionale; alle regioni spetta, invece, disciplinare le modalità gestionali operative e di funzionamento degli istituti, nonché l'esercizio di funzioni di vigilanza amministrativa, di indirizzo e di verifica;
il predetto decreto legislativo all'articolo 2, comma 3, elenca, inoltre, fra le competenze del Ministro della salute quella di «promuovere le attività di ricerca sperimentale» (cfr. lettera a), quella di «affidare l'esecuzione di studi e ricerche sperimentali» (cfr. lettera e), quella di «affidare l'attuazione di iniziative nazionali di formazione e aggiornamento di veterinarie altri operatori addetti alla sanità pubblica» (cfr. lettera g), quella di «affidare compiti nell'ambito dei rapporti internazionali e della collaborazione tecnico-scientifica con istituti italiani e stranieri» (cfr. lettera h), nonché quella di «istituire presso gli istituti zooprofilattici centri specialistici di referenza nazionale, comunitaria e internazionale, nonché attribuire agli stessi compiti di funzioni di interesse nazionale, comunitario e internazionale» (cfr. lettera 1); l'articolo 6 prevede, altresì, che il finanziamento degli istituti sia assicurato, tra altro, «dallo Stato, a carico del Fondo sanitario nazionale» e «a carico del Ministero della salute» nell'ambito dei fondi al medesimo attribuiti allo scopo;
nel marzo del 1993, decaduto il consiglio di amministrazione, le regioni
Abruzzo e Molise nominarono per sei mesi un commissario straordinario, prorogato di sei mesi in sei mesi, sino ad oggi per ben 32 volte, con evidente, grave pregiudizio dell'interesse pubblico; tale commissario straordinario è tutt'ora in carica in contrasto con i principi generali in materia di gestione commissariale degli enti pubblici e in difformità da quanto previsto dalla regionale Abruzzo, 28 dicembre 1978, n. 84 la quale prevede che la gestione commissariale non possa protrarsi oltre i sei mesi dallo scioglimento del consiglio di amministrazione;
non si comprendono i motivi che hanno determinato la scelta del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali di continuare a svolgere in questi anni i compiti sopra descritti, avendo quale interlocutore, un organo straordinario, sulla cui legittimità esistono fondati dubbi, in difformità dalla citata legge regionale e dai principi generali in materia di gestione commissariale degli enti pubblici -:
quali siano i risultati della collaborazione istituzionale tra il ministro interrogato ed il citato istituto, che risulta commissariato dal 1993, secondo l'interrogante sostanzialmente in contrasto sia con la normativa regionale sia con i principi stessi della gestione commissariale, se, anche sulla base degli atti depositati presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, tali risultati possano essere giudicati soddisfacenti e quali iniziative di competenza intenda promuovere in materia.
(4-03305)
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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
MARCO CARRA. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi si è interrotta la trattativa sul prezzo del latte tra le organizzazioni di categoria (Coldiretti, Confagricoltura e Cia) e Assolate;
si è registrata la rigidità, durante la trattativa, di Assolatte a fronte della disponibilità delle associazioni di categoria a trovare un'intesa;
le organizzazioni di categoria hanno responsabilmente cercato di contenere la spirale inflattiva, mantenendo inalterato l'obiettivo di valorizzare il lavoro dei produttori;
non possono essere trascurati gli elevati costi che affliggono, da troppo tempo, i produttori medesimi e le aspettative dei consumatori -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere per favorire la ricerca di un accordo tra le parti tale da non mortificare gli interessi dei produttori e dei consumatori.
(5-01530)
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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E INNOVAZIONE
Interrogazione a risposta in Commissione:
CAPARINI, CROSIO e FUGATTI. - Al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il programma del Governo per mettere tutta la pubblica amministrazione in rete entro l'anno rischia di penalizzare ulteriormente i cittadini e le imprese delle aree marginali del Paese che si troverebbero così a dover colmare un ulteriore digital divide, oltre a quello già esistente rispetto agli altri Paesi europei;
la possibilità di accedere ai servizi online più evoluti (dai certificati della pubblica amministrazione, alla semplice ricerca di informazioni, ai servizi di web tv on-demand) dipende, infatti, dalla reale
possibilità, per gli utenti, di usufruire dei servizi per i quali è necessario il collegamento in banda larga;
la situazione è ulteriormente aggravata dalla mancanza d'obbligo di fornitura del servizio universale da parte delle compagnie di telecomunicazione che crea un ulteriore discrimine tra i cittadini che hanno accesso alla banda larga di prima generazione e coloro che sono esclusi dai collegamenti broadband, penalizzando ulteriormente le imprese in rete, e aumentando ancora di più il divario con l'Europa, dove sono già disponibili reti a 50 megabit, e i governi hanno stanziato ingenti somme per la costruzione di reti di nuova generazione fino a 100 megabit al secondo;
una soluzione tecnologicamente già disponibile per portare immediatamente l'accesso in banda larga (fino a 4 megabit di trasmissioni dati) a tutti, è possibile attraverso la presa elettrica domestica, grazie alla tecnologia Powerline Communication (PLC), che utilizza le normali linee elettriche per trasmettere dati, sfruttando le prese preesistenti, senza la necessità di interventi o modifiche;
il servizio è possibile a partire dalle cabine di trasformazione: si tratta di impianti che convertono la tensione elettrica da media (16.000 Volt circa) a bassa (220/380 volt) per essere poi distribuita agli utenti finali: è sufficiente quindi collegare il modem a qualunque presa elettrica domestica per poter navigare immediatamente in Internet alla velocità di scaricamento di 4 megabit, e di 512 Kb in caricamento. Oltre allo scambio di dati, questa tecnologia consente anche di poter utilizzare normali servizi di telefonia voce e di videoconferenza;
negli Usa Ibm sta lavorando ad un progetto per collegare ad internet, attraverso la rete elettrica, intere aree rurali. È lecito domandarsi come mai in Italia questa tecnologia, immediatamente disponibile per chiunque, senza bisogno di alcun intervento e senza costi aggiuntivi, non viene pubblicizzata né offerta dalle compagnie elettriche;
per ridurre il digital divide, favorire l'accesso dei cittadini alla pubblica amministrazione, e assicurare alle imprese le condizioni minime per poter operare, sia su scala nazionale, sia globalmente, occorre che le public utilities offrano il servizio basato sulla tecnologia Powerline Communication (PLC), anche attraverso un sistema di incentivi a carico degli enti locali, che potrebbero sostenere i costi per l'acquisto del modem e/o di parte dell'abbonamento a quelle famiglie e/o imprese ubicate in aree rurali attualmente non raggiunte dal servizio a banda larga di prima generazione (Adsl) -:
quali iniziative intendano intraprendere i Ministri interrogati al fine chi diminuire il digital divide anche ricorrendo alla tecnologia Powerline Communication.
(5-01532)
TESTO AGGIORNATO AL 3 GIUGNO 2010
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SVILUPPO ECONOMICO
Interrogazioni a risposta scritta:
REALACCI e CENNI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
l'Accordo al quale l'Italia ha aderito con la legge 6 febbraio 2006, n. 66, «Adesione della Repubblica Italiana all'Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell'Africa - EURASIA, con Allegati e Tabelle, fatto a L'Aja il 15 agosto 1996», ha stabilito il divieto di utilizzare l'uso dei «pallini» di piombo nelle «zone umide» da parte dei titolari di concessione per l'attività venatoria;
recentemente sono entrati in produzione surrogati del piombo e dell'acciaio nell'ambito della fabbricazione di cartucce ad uso venatorio e sportivo, con caratteristiche non inquinanti ma ad alto costo e a limitatissima diffusione;
da più parti è auspicata la prevenzione dell'inquinamento da piombo anche al di fuori delle cosiddette «zone umide»;
la nostra industria è considerata all'avanguardia, per innovazione tecnologica e tradizione, nella fabbricazione di prodotti e strumenti ad uso venatorio, ma occorre sostenere adeguatamente la conversione ecologica anche in tale campo -:
se i Ministri interrogati intendano assumere iniziative volte ad incentivare la ricerca applicata a livello industriale, che ha già prodotto significativi esiti negli Stati Uniti, al fine di agevolare la produzione e quindi la diffusione dell'uso di munizioni da caccia ecocompatibili.
(4-03303)
CAPARINI e STUCCHI. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
le pompe di calore ad assorbimento alimentate a gas (GAHP, Gas Absorption Heat Pump) sono ecologiche perché usano metano ed energie rinnovabili;
riscaldando con una GAHP si riduce l'emissione di 4,2 tonnellate di CO2 equivalenti a quelle assorbite da 560 alberi o a quelle emesse da 2 automobili ecologiche;
riscaldando con le GAHP ogni anno si risparmiano 1,6 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio); ne consegue che se il Paese sostituisse il 4,3 per cento del parco caldaie esistente raggiungerebbe l'obiettivo di riduzione dei consumi energetici definito dal decreto ministeriale del 21 dicembre 2007 per il 2009 (in conformità al Protocollo di Kyoto);
dal punto di vista dell'economia domestica è stimato un risparmio sulle spese di riscaldamento per gli utenti che va dal 30 al 50 per cento e, in funzione del costo dell'energia, il pay back dell'impianto varia tra i 2 e i 4 anni;
ogni GAHP installata genera 0,675 nuovi posti di lavoro altamente specializzati: a puro titolo esemplificativo 10.000 GAHP installate generano circa 6750 posti di lavoro altamente specializzati, 1.200 posti di lavoro diretti per la produzione, 3.600 posti di lavoro per l'indotto industriale, 1.700 posti di lavoro per l'indotto tecnico e commerciale, 250 professionisti della formazione nelle tecnologie che utilizzano energie rinnovabili. Inoltre, all'installazione di una GAHP sono generalmente abbinati altri lavori di riqualificazione e ristrutturazione degli immobili, alimentando così una spirale virtuosa;
riscaldando con le GAHP con pochi euro al metro quadrato, si incrementa di una classe energetica l'intero immobile; le GAHP sono l'ideale integrazione degli impianti esistenti, siano essi a energia solare, con pompe di calore elettriche, o caldaie a condensazione;
ad oggi, più di 3000 pompe di calore ad assorbimento a gas stanno facendo risparmiare 4800 TEP ogni anno, nonostante non abbiano ancora un nome «commerciale» e siano quindi «trasparenti» alla maggior parte di coloro che potrebbero trarne vantaggi -:
se nel quadro del nuovo piano energetico, il Ministro intenda con misure agevolative ed incentivanti dare impulso alla tecnologia a pompa di calore ad assorbimento alimentate a gas.
(4-03304)
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ERRATA CORRIGE
Interrogazione a risposta in Commissione Contento e altri n. 5-01529 pubblicata nell'Allegato B ai resoconti della seduta n. 189 del 17 giugno 2009. Alla pagina 6419, prima colonna, dalla riga ventottesima alla riga trentesima deve leggersi: «Contento, Raisi, Versace e Landolfi. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:» e non «Contento. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:», come stampato.