XVI LEGISLATURA
TESTO AGGIORNATO AL 26 GENNAIO 2009
ATTI DI INDIRIZZO
Mozione:
La Camera,
premesso che:
si esprime vicinanza e solidarietà allo Stato e al popolo di Israele rinnovando gli antichi e incrollabili sentimenti di amicizia e di sostegno;
va considerata la reiterata e vile aggressione subìta dalla popolazione civile israeliana, sottoposta da alcuni mesi al lancio di razzi ad opera del movimento terroristico denominato Hamas;
è peraltro incredibile la sofferenza patita dalla popolazione civile di Gaza, ridotta dai terroristi al ruolo di «scudo umano» per arginare l'opera di polizia dell'esercito israeliano entrato nella Striscia;
appare grave la latitanza, politica e diplomatica, degli organismi dell'Unione europea e il colpevole ritardo con cui l'Europa si è mossa sulla grave vicenda,
impegna il Governo:
a promuovere in tutte le sedi internazionali la condanna ferma del movimento terroristico denominato Hamas, la cui ideologia lo accomuna ai movimenti terroristici che hanno inneggiato alle stragi dell'11 settembre, e a ribadire l'assoluta inconciliabilità dei suoi membri con le regole del vivere civile e pacifico;
a lavorare in tutte le sedi internazionali affinché possano essere garantiti gli aiuti umanitari necessari ai civili residenti nella Striscia di Gaza senza con ciò voler interferire nella durata e nell'intensità dell'opera di polizia avviata dal governo di Israele;
a promuovere, d'intesa con il governo di Israele, con il governo dell'Anp e con il nuovo presidente degli Stati Uniti, una forza multinazionale di pace con l'obiettivo di ripristinare la sicurezza della popolazione civile israeliana e di prevenire nuove azioni terroristiche dal territorio di Gaza.
(1-00090)
«Osvaldo Napoli, Cazzola, Gibiino, Cristaldi, Bernardo, Speciale, Catone, Colucci, Mazzocchi, Fallica, Nucara, Garofalo, De Corato, Pagano».
Risoluzione in Commissione:
La VII Commissione,
premesso che:
la legge n. 143 del 2004 ha istituito il doppio punteggio per l'insegnamento prestato nelle scuole di ogni ordine e grado situate nei comuni di montagna, disposizione già prevista dalla legge n. 90 del 1957 per le scuole elementari di montagna pluriclasse; la legge n. 186 del 2004 ha specificato che il punteggio doppio veniva attribuito esclusivamente al servizio prestato nelle sedi situate al di sopra dei 600 metri sul livello del mare;
l'applicazione di questa normativa ha creato numerosi problemi ed un nutrito contenzioso tale da indurne l'abrogazione in sede di legge finanziaria 2007 con effetto dal 1o settembre 2007;
con la sentenza n. 11, del 26 gennaio 2007 la Corte costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della legge n. 143 del 2004 limitando il beneficio del doppio punteggio ai soli servizi prestati nelle scuole primarie pluriclasse di montagna come previsto originariamente dalla legge n. 90 del 1957;
ai fini dell'applicazione della sentenza della Corte costituzionale il Ministero dell'istruzione ha consultato l'Avvocatura generale dello Stato ed ha proceduto ai conseguenti adempimenti amministrativi, tra cui l'adozione del decreto direttoriale del 16 marzo 2007;
in particolare, sono stati decurtati i punteggi derivanti dal servizio prestato in scuole di montagna, dando, tuttavia, la possibilità a coloro che avessero prestato
tale servizio in pluriclassi di scuole primarie di montagna nel quadriennio 2003-2007, secondo quanto previsto dalla sentenza della Corte costituzionale, di ottenere il ripristino del punteggio raddoppiato e sono stati fatti salvi i diritti acquisiti da coloro che nei pregressi anni scolastici, anche in virtù del punteggio conseguito in misura doppia, avevano ottenuto la nomina in ruolo;
il Ministero della pubblica istruzione, in esecuzione dei citati decreti, ha proceduto all'applicazione degli effetti retroattivi senza tenere conto del dettato normativo in base al quale la «decurtazione dei punteggi già assegnati, a decorrere dall'anno scolastico 2003-2004 e relativi a servizi già espletati dai docenti in parola» violano la clausola prevista ai commi 605, lettera c), e 607, dell'articolo 1 della legge n. 296 del 2006 che fanno «salvi rispettivamente la valutazione in misura doppia dei servizi prestati anteriormente alla data del 1o settembre 2007, nonché le valutazioni dei titoli conseguiti anteriormente e già riconosciuti nelle graduatorie permanenti, relative al biennio 2005-2006 e 2006-2007»;
il decreto direttoriale ha stabilito che «a decorrere dall'anno scolastico 2003-2004, in esecuzione della sentenza della Corte costituzionale n. 11 del 2007 è annullata la doppia valutazione dei servizi prestati nelle scuole situate nei comuni di montagna. La riduzione del 50 per cento del punteggio viene fatta d'ufficio dal Sistema informativo»;
i decreti in parola, impugnati dai docenti interessati, e con essi gli atti prodromici e consequenziali, hanno determinato un rimescolamento delle graduatorie permanenti e uno stravolgimento dei diritti acquisiti a causa della cancellazione, a decorrere dagli anni scolastici 2003-2004, dei doppi punteggi già attribuiti e consolidati con le attuali graduatorie. Inoltre, ai docenti che stanno insegnando nel corrente anno scolastico nelle scuole di montagna, con l'applicazione del decreto ministeriale n. 27 del 15 marzo 2007 e del decreto direttoriale 16 marzo 2007, non saranno attribuiti i punti previsti per legge;
l'amministrazione scolastica non può esercitare un controllo «diffuso» sulla legittimità delle leggi, e quindi essa deve limitarsi ad applicarle ed eseguirle, fino a che siano ritenute, presuntivamente, costituzionalmente legittime;
la certezza del diritto e il rispetto della legalità impongono di tutelare i diritti dagli insegnanti che hanno fatto la scelta di insegnare, con enormi sacrifici, in comuni di montagna, in base ad una legge vigente al momento della scelta stessa;
l'articolo 136 della Costituzione recita che «quando la Corte dichiara l'illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione. La decisione della Corte è pubblicata e comunicata alle Camere ed ai Consigli regionali interessati, affinché, ove lo ritengano necessario, provvedano nelle forme costituzionali»,
impegna il Governo
a valutare l'opportunità di intraprendere iniziative a tutela dei diritti degli insegnanti che prestano servizio in classi di montagna dando una interpretazione univoca della norma affinché non si creino disparità di trattamento.
(7-00106)«Goisis, Caparini, Di Centa».
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ATTI DI CONTROLLO
PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Interrogazione a risposta orale:
STRIZZOLO, MARAN e ROSATO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 65 dello Statuto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia pre
vede la costituzione di una Commissione Paritetica, composta da tre membri eletti dal Consiglio Regionale e da tre membri nominati dal Governo, con il compito di approfondire le tematiche oggetto di decreti legislativi emanati in attuazione dello Statuto Speciale della Regione;
tale Commissione Paritetica, che negli anni ha sempre svolto un prezioso lavoro di approfondimento e di raccordo tra la Regione Friuli Venezia Giulia e lo Stato nella definizione di problematiche attinenti il trasferimento di funzioni e di risorse, in attuazione dei dispositivi di legge di volta in volta emanati e riguardanti i complessi rapporti tra la Regione e lo Stato, contribuendo a creare i prodromi di un positivo percorso di decentramento di funzioni e di competenze dallo Stato alle autonomie regionali, è in fase di rinnovo nella sua composizione a seguito delle elezioni regionali e politiche nazionali;
il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia ha già provveduto, con deliberazione del 29 ottobre 2008, a designare i tre componenti di propria competenza;
il percorso avviato, con un ampio dibattito politico-istituzionale, per una riforma in senso federalista dello Stato, comporta anche un sempre più necessario lavoro di coordinamento tra Stato e Regione, con l'obiettivo della completa attuazione dello Statuto di Autonomia del Friuli Venezia Giulia, tenendo conto dei complessi e specifici rapporti di natura finanziaria, legislativa ed amministrativa esistenti tra lo Stato e le Regioni a Statuto Speciale -:
perchè il Governo stia ritardando la nomina dei tre membri della Commissione Paritetica di sua spettanza;
quando intenda adottare attuazione a questo importante adempimento per consentire - senza ulteriori dannosi ritardi - l'inizio della attività della Commissione stessa nella sua nuova composizione in una fase di così grande importanza per le prospettive di riforma dell'impianto politico-istituzionale del Paese.
(3-00302)
Interrogazione a risposta in Commissione:
REALACCI, MARIANI, MINNITI, GENOVESE, MARTELLA e VILLECCO CALIPARI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 28 dicembre del 2008 si è avuto il centenario del terribile terremoto che colpì le coste calabro-sicule nel 1908;
alle 5:21 del mattino di quel giorno, una scossa della durata di 30-32 secondi, colpì le coste calabro-sicule e diede origine ad un terremoto che raggiunse una magnitudo tra i 6,9 e i 7,5 gradi della scala Richter (11o-12o grado nella scala Mercalli). La città di Messina fu quasi rasa al suolo, con il crollo del 90 per cento degli edifici e la città di Reggio Calabria e i suoi dintorni subirono danni gravissimi;
alle devastazioni compiute dal terremoto si aggiunse il maremoto che colpì le zone costiere di tutto lo stretto di Messina con onde dai 6 ai 12 metri mietendo moltissime vittime, 1.500 secondo alcune stime, tra gli abitanti che si erano affollati sulle spiagge in cerca di rifugio;
numerosissime scosse di assestamento si ripeterono nelle giornate successive e fin quasi alla fine del mese di marzo 1909;
il bilancio delle vittime assunse proporzioni enormi: a quel tempo la città di Messina contava 140.000 abitanti, ne perse 80.000 e la città di Reggio Calabria 45.000 e ne perse 15.000. Stime a cui vanno aggiunti l'elevatissimo numero di feriti e di danni materiali;
in seguito al terremoto quasi tutto il patrimonio edilizio della città fu distrutto o seriamente danneggiato, compresi edifici pubblici fondamentali come l'ospedale e la stazione ferroviaria;
le due città persero gran parte degli edifici monumentali che ne raccontavano
la storia. Alcuni edifici furono letteralmente sgretolati e le persone che vi abitavano, colte nel sonno, non ebbero l'opportunità di mettersi in salvo;
giunsero molte risorse per finanziare la ricostruzione. La proposta di demolire completamente Messina e trasferirla in un'altra zona fu rifiutata con veemenza dagli abitanti. Molte delle costruzioni che erano sopravvissute al cataclisma vennero in ogni caso abbattute per dare applicazione ai piani regolatori redatti da Borzì e da De Nava che previdero la realizzazione di città nuove, con palazzi di modesta altezza (non più di due o tre piani) e strade larghe e dritte per migliorare le vie di fuga;
nel corso dei secoli l'area calabro-sicula è stata più volte colpita da eventi sismici importanti, l'ultimo prima della devastazione del 1908 era avvenuto nel 1783, causando anche in quel caso enormi devastazioni e almeno 3.000 vittime;
la prima classificazione antisismica nel nostro paese fu fatta nel 1909, proprio in seguito al terremoto di Messina, poi aggiornata fino al 1980;
le prime norme sismiche furono calate nel piano di ricostruzione dell'ing. Borzì, basato su studi eseguiti tra il 1909 e il 1911. Fu approvato con regio decreto del 31 dicembre 1911. Fin dal 18 aprile 1909 la ricostruzione a Messina partì, sperimentando per la prima volta in Italia il cemento armato, con l'obbligo del distacco dei fabbricati, densità non superiori al 40 per cento, altezza max 10,00 metri o due piani, strade larghe almeno 13,50 metri;
nel 1937 erano stati costruiti 480 dei 517 isolati previsti dal piano Borzì;
ai fini di un'eventuale mappa del rischio sismico si dovrà tenere conto dell'evoluzione del patrimonio edilizio. In particolare, poiché con la seconda guerra mondiale la città subì ripetutamente bombardamenti a tappeto, tutti gli edifici del centro rimasero fortemente danneggiati, obbligando a una seconda ricostruzione; quindi, a partire dagli anni '50 si cominciarono ad eseguire edifici in cemento armato fino a cinque piani fuori terra di altezza;
oggi la città di Messina conta una popolazione di circa 253.134 abitanti e, in base al censimento ISTAT della popolazione e degli edifici del 2001, si stima che abitino in circa 33.000 edifici. Di questi almeno 3.100 sono da considerarsi fatiscenti o baraccati;
l'area interessata dal terremoto del 1908 è una tra quelle a più alto rischio sismico in Italia;
nel caso in cui si verificasse un nuovo evento sismico della magnitudo di quello del 1908 si stima che gran parte del patrimonio edilizio esistente nelle città di Messina e Reggio Calabria, in gran parte di qualità scadente e non rispondente ai necessari requisiti antisismici, risulterebbe gravemente danneggiato. A tal proposito, in un'intervista rilasciata al quotidiano La Stampa il 21 dicembre 2008, il Prof. Enzo Boschi, Presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia afferma che nell'eventualità di un nuovo terremoto, anche di minore magnitudo, i cittadini devono temere per la tenuta delle proprie case che sono costruite male e sono di pessima qualità. Le conseguenze sarebbero perciò drammatiche sia per il presumibile alto numero di vittime, sia per le moltissime persone che rimarrebbero senza casa, senza contare i danni economici alla popolazione, al territorio e allo Stato;
a rendere ancora più attuale il problema va ricordato che il 18 dicembre 2008, alle 22:57, è stata registrata ancora una forte scossa di terremoto del 5o grado della scala Richter tra la Sicilia e la Calabria. L'epicentro è stato localizzato in mare a 40 Km dalle coste al largo della Calabria - tra Paola ed Amantea - a 217,8 Km di profondità ed è stato avvertito nelle provincie di Cosenza, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Messina;
inoltre, nella puntata del 20 dicembre 2008, nel corso della trasmissione «Ambiente
Italia» si è evidenziato come la questione della qualità edilizia in Sicilia sia assolutamente urgente, in particolare nei casi, attualmente oggetto di indagine da parte delle Procure di Catania e Messina, di utilizzo di cemento armato di pessima qualità, detto «depotenziato», per la costruzione di infrastrutture viarie ed edifici pubblici -:
se non si intenda avviare immediatamente un piano straordinario di consolidamento e miglioramento sismico degli edifici pubblici e privati combinando questi interventi con misure volte a ridurre i consumi energetici e aumentare l'efficienza dei fabbricati; in particolare, per quanto riguarda gli edifici privati uno strumento che si è già rivelato molto utile in tal senso è il credito d'imposta del 55 per cento per interventi volti a migliorare l'efficienza energetica degli appartamenti, un provvedimento che potrebbe essere ampliato, prevedendo questo sgravio anche per il consolidamento antisismico, rilanciando così il sistema delle piccole e medie imprese e un'economia legata all'edilizia di qualità, in grado di produrre anche un rilevante effetto sul terreno occupazionale.
(5-00832)
Interrogazione a risposta scritta:
MAURIZIO TURCO, BERNARDINI, ZAMPARUTTI, FARINA COSCIONI, BELTRANDI e MECACCI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nei giorni scorsi le condizioni climatiche in tutto il paese hanno aggravato, al limite della sopravvivenza, la vita di migliaia di clochard che trovano solitamente riparo nelle stazioni ferroviarie delle principali città italiane;
in diverse città italiane alcuni clochard sono morti a causa del freddo, tra gli altri, nella sola città di Roma ne sono morti due la notte del 1o gennaio 2008;
su questo argomento vi sono alcuni episodi che vengono riportati dal quotidiano Corriere della Sera il 9 gennaio 2009, in un articolo a firma Gian Antonio Stella:
a) alla Stazione di Mestre sono stati allontanati dalla Polizia alcuni volontari che portavano ai senzatetto bevande calde;
b) la vigilia di natale, nella stazione ferroviaria di Genova, gli addetti alla pulizia buttarono via le coperte che i volontari avevano predisposto per i clochard, poco dopo uno di essi morì per il freddo;
c) a fine dicembre, alla Stazione di Firenze, alcuni senzatetto sono stati multati perché, a detta delle forze dell'ordine, «dormivano in modo palesemente indecente»;
d) alla stazione di Vicenza, dopo il decesso di un clochard, il Prefetto è riuscito ad ottenere che la Società Grandi Stazioni aprisse le porte negli orari notturni per dare riparo ai senzatetto bisognosi;
alcune Regioni e Comuni del nord Italia hanno promosso politiche volte ad aggravare le condizioni di vita dei senzatetto, lo stesso articolo del Corriere della Sera riporta l'esempio della Regione Veneto che ha drasticamente tagliato gli aiuti (ai quali destina un quarto della somma stanziata per le feste della Repubblica del Leon) -:
quali iniziative abbia assunto il Governo per garantire sostegno, protezione, aiuto e riparo alle persone senzatetto, in particolare in questi giorni di freddo e gelo nelle città italiane del nord;
se corrispondano al vero le notizie riportate in premessa sull'operato delle forze dell'ordine e degli addetti alle pulizie nelle Stazioni ferroviarie;
se in particolari condizioni climatiche la Società Grandi Stazioni, in accordo con le Prefetture, abbia l'obbligo o meno di garantire riparo ai senzatetto;
se non ritenga il Governo necessario in casi così eccezionali, attivare la Protezione
civile per garantire una maggiore tutela delle persone clochard e «compensare» così le politiche locali di contrasto e riduzione degli aiuti.
(4-01994)
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AFFARI ESTERI
Interrogazione a risposta in Commissione:
MECACCI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI e BELTRANDI. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riportato da un articolo pubblicato il 9 gennaio 2009, a pagina 20, del Corriere della Sera, a firma Massimo A. Alberizzi, in Senegal sono stati condannati a otto anni di carcere nove omosessuali per «atti contro natura»;
il Senegal è tra i 38 paesi del continente africano che puniscono i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti; la norma, che prevede una multa da 150 a 250 euro e la prigione da uno a cinque anni, non era stata mai severamente applicata;
lo scorso febbraio 2008 una donna e 10 uomini sono stati arrestati a Dakar, dopo la pubblicazione su una rivista di fotografia di foto di un matrimonio gay;
più di recente, il 19 dicembre scorso, nove persone omosessuali, tra questi il leader del movimento Lgbt senegalese, Diadji Diouf, impegnati anche in un'organizzazione che si batte contro l'Aids, sono state arrestate;
tali arresti sono avvenuti all'interno di un clima mediatico omofobo;
il Senegal ha mantenuto a lungo, sotto la Presidenza Wade una tradizione di rispetto dei princìpi democratici e di difesa dei diritti umani;
l'Italia, di concerto con l'Unione Europea ha promosso la presentazione di una dichiarazione in sede ONU per la depenalizzazione dell'Omofobia lo scorso dicembre, quale iniziativa centrale per il rispetto dei diritti umani delle persone omosessuali -:
quali urgenti iniziative intenda promuovere il nostro Governo a tutti i livelli, incluso quello europeo, affinché vengano scongiurate iniziative ed azioni omofobe in Senegal;
se non ritenga il Ministro di dover assumere iniziative diplomatiche per esprimere la preoccupazione del nostro Governo per i fatti succitati e, tra le azioni più concrete, se non intenda convocare con la massima urgenza l'Ambasciatore del Senegal, anche per chiedere l'adeguamento della legislazione del paese agli standard internazionali in materia di diritti umani fondamentali.
(5-00830)
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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI
Interrogazione a risposta scritta:
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, ZAMPARUTTI, BERNARDINI e MECACCI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
come riferito dal quotidiano Il Tempo nella sua edizione del 3 gennaio 2009 è stato scoperto a Vetralla, in provincia di Viterbo, un campo di concentramento operativo già nel 1942 che ha ospitato oltre tremila militari catturati dai nazifascisti;
si tratta di una scoperta che si deve a due ricercatori, Roberta De Vito, presidente della cooperativa culturale vetrallese «Il Ventilabro», e a Daniele Camilli, pubblicista, esponente del Codici, relativa a un «campo» che sorgeva su una superficie di 4-5 ettari. Attualmente sono rimasti in piedi, alcuni in buone condizioni, altri diroccati, 13 edifici. Il «campo» poteva ospitare 4.000 prigionieri, militari e sottufficiali catturati dai nazifascisti. I lavori, eseguiti dal Genio Militare, iniziarono nell'aprile 1942.
Il 1o luglio il campo spalancò le sue porte ai primi 250 prigionieri inglesi. Nel novembre successivo se ne aggiunsero altri 1.656 ma il lager arrivò a contenere circa 3.300 detenuti, probabilmente tutti britannici. In quel momento risultava essere il terzo in Italia e il primo nel Lazio per numero di prigionieri. La struttura, soppressa il 22 dicembre 1942, fu chiusa il 3 gennaio 1943, di fronte alla temuta invasione nemica. Da un documento del 1° febbraio 1943 emerge che erano in corso i lavori per un nuovo campo ad Acquapendente;
come racconta il dottor Camilli «ormai a Vetralla solo gli ultrasettantenni ricordano il campo. Io mi sono imbattuto per caso nella sua esistenza, incuriosito, nell'ambito di altre ricerche, da quegli edifici di cui pochissimi conoscevano la destinazione. Dopo le prime informazioni orali, ho seguito una flebile traccia su internet e sono entrato in contatto con una studiosa slovena che si occupava di campi per deportati slavi in Italia, la quale mi ha confermato l'esistenza del campo di prigionia di Vetralla. A quel punto insieme a Roberta De Vito abbiamo iniziato a scavare nell'Archivio di Stato di Viterbo e soprattutto di Roma, dove abbiamo ritrovato il faldone con i documenti più interessanti.» -:
se non ritenga che il campo di Vetralla possa diventare un nuovo luogo della memoria, dal momento che, come racconta il dottor Camilli «molti edifici sono distrutti ma tre sono integri e a quattro manca il tetto. Sarebbe un'operazione storica preziosa», e se non ritenga opportuno di doversi attivare in tal senso.
(4-01992)
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ECONOMIA E FINANZE
Interrogazione a risposta scritta:
PAGANO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
nell'anno 2007 una sentenza del Tribunale del lavoro dichiarò nullo il contratto concluso da Adecco spa e alcuni lavoratori interinali i quali svolgevano le loro prestazioni presso Poste italiane spa;
in particolare il giudice reputava che il rapporto di lavoro effettivo non intercorresse tra i citati lavoratori ed Adecco spa ma tra i medesimi lavoratori e Poste italiane spa;
la sentenza del 2007 veniva appellata da Poste italiane spa;
il 10 luglio 2007 è stato siglato un accordo tra Poste italiane spa e organizzazioni sindacali, nel quale, a fronte della restituzione degli indennizzi percepiti dai lavoratori e della cessazione di tutte le controversie pendenti con la medesima società, Poste italiane spa si impegnava all'assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori assunti con contratti atipici;
dal citato accordo venivano però esclusi i lavoratori ex Adecco (40 unità nel solo sito di Caltanissetta), in quanto titolari di un contratto di lavoro con Adecco spa e non con Poste italiane spa. Ciò in evidente contrasto con la pronuncia del giudice del lavoro del 2007 -:
se non reputi necessario intervenire affinché la società Poste italiane spa rinunci all'appello nei confronti della sentenza del 2007 e assicuri la definitiva stabilizzazione dei lavoratori ex Adecco.
(4-01989)
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GIUSTIZIA
Interrogazioni a risposta scritta:
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, BERNARDINI, BELTRANDI e MECACCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere:
quanti detenuti si siano tolti la vita nel mese di novembre 2008;
per quali reati si trovassero in carcere;
in quali carceri fossero detenuti;
se fossero stati condannati in via definitiva, o al contrario se fossero in attesa di giudizio;
quanti anni avessero, al momento del loro suicidio.
(4-01987)
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, ZAMPARUTTI, MECACCI e BERNARDINI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere:
se corrisponda al vero quanto pubblicato dal quotidiano L'Unità nella sua edizione del 22 dicembre 2008: «A Milano nel carcere di San Vittore manca di tutto, a cominciare dalla carta igienica. Così sarà allestito davanti al carcere un albero di natale di carta igienica: l'iniziativa è promossa dal Garante dei Detenuti della provincia di Milano Giorgio Bertazzini, per denunciare le gravi carenze delle strutture carcerarie, che aumenteranno dopo il taglio di 133 milioni per il DAP nella finanziaria 2009»;
quali urgenti provvedimenti si intendano adottare in relazione a quanto sopra denunciato.
(4-01988)
FARINA COSCIONI, ZAMPARUTTI, MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, MECACCI e BERNARDINI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 1o gennaio 2009 l'agenzia «ANSA» da Reggio Calabria metteva in rete la seguente notizia: «Negato il diritto agli accertamenti clinici ad un detenuto ROM gravemente malato della casa circondariale di Reggio Calabria. È quanto si afferma in una nota dell'Opera Nomadi. Circa un anno fa, il signor A.B., avvertendo un dolore costante alla gola e non ottenendo alcun miglioramento dalla terapia prescritta dai sanitari del carcere, ha chiesto di essere sottoposto ad una visita specialistica. La sua richiesta non è stata accolta dai sanitari del carcere i quali hanno continuato a prescrivere una terapia a base di antibiotici del tutto inefficace. Successivamente, afferma l'Opera Nomadi, le condizioni di A.B. sono peggiorate e lo scorso dicembre, sottoposto ad una laringoscopia con fibroscopio, uno specialista ha individuato una neoformazione che interessa la laringe. Nonostante il referto medico, i molteplici solleciti del difensore e degli stessi familiari, la casa circondariale solo il 29 dicembre 2008 provvede a portare a visita A.B. nel reparto di otorinolaringoiatria degli ospedali riuniti di Reggio. Chiediamo, afferma il presidente dell'Opera Nomadi di Reggio Giacomo Marino, che la casa circondariale accolga la proposta di ricovero e che il tribunale di sorveglianza una volta avuto il referto disponga in tempi celeri il provvedimento di differimento della pena, in modo che A.B. possa finalmente curarsi in una struttura ospedaliera all'altezza della situazione» -:
se quanto riferito dall'agenzia «ANSA» e dall'Opera Nomadi di Reggio Calabria corrisponda al vero;
in particolare, se corrisponda al vero che per circa un anno il signor A.B. è stato sottoposto a trattamenti sanitari che non hanno portato ad alcun beneficio, che gli è stata negata la possibilità di una visita specialistica e per quale ragione si sia opposto questo rifiuto;
in caso affermativo, se non ritenga di doversi attivare perché al signor A.B. sia garantito, come dovrebbe essere riconosciuto ad ogni cittadino, detenuto o no, il diritto alla salute e ad avere cure adeguate in strutture idonee;
se ritenga «fisiologico» che un cittadino, a cui è stata - non importa per quale ragione - tolta la libertà, e dunque lo Stato si fa ancor più garante della sua incolumità e integrità fisica, debba vedersi negato il diritto alla cura per almeno un anno;
se non ritenga di dover promuovere un'inchiesta amministrativa per accertare responsabilità ed eventuali comportamenti omissivi.
(4-01991)
FARINA COSCIONI, ZAMPARUTTI, BELTRANDI, MAURIZIO TURCO, MECACCI e BERNARDINI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il giornale Il Riformista, nell'edizione del 4 gennaio 2009, riferisce del caso di un'imprenditrice la cui attività economica, nel 1987 è stata dichiarata chiusa dal tribunale di Caltanissetta;
da allora si sarebbero accumulati ritardi su ritardi, che hanno portato alla conseguenza di lasciare ancora aperta la procedura, al punto che il 20 dicembre scorso la Corte di Appello di Caltanissetta a cui l'imprenditrice si è rivolta, ha deciso di liquidarle un risarcimento di 13.200 euro per l'irragionevole durata del procedimento. Un indennizzo che avrebbe calcolato in undici anni il tempo eccedente il periodo per così dire «fisiologico» perché tutto l'iter si concludesse -:
se sia a conoscenza, e se corrisponda al vero, che sono stati impiegati ben ventun anni per non chiudere un procedimento per fallimento;
se non intenda adottare iniziative ispettive ai fini dell'esercizio dei poteri di sua competenza;
se ritenga accettabile che sia considerato «fisiologico» un periodo di circa dieci anni, prima che un iter di fallimento si concluda;
se sia in grado di fornire un quadro circa la quantità di altri casi «fisiologici» di questo tipo negli ultimi tre anni e quali distretti giudiziari siano interessati;
se sia in grado di quantificare in termini economici il danno che deriva da una tale situazione.
(4-01996)
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, BELTRANDI, MECACCI e BERNARDINI. - Al ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
secondo quanto riferito dalla giornalista Milena Gabanelli nella sua rubrica «Punto critico» pubblicata dal settimanale Io Donna del 22 novembre 2008, nel novembre 2003 l'amministrazione penitenziaria ha pubblicato un bando di concorso per 397 educatori penitenziari; al bando si sarebbero presentati circa 60.000 candidati; di questi, dopo le prime selezioni, 2.500 sostengono le prove scritte; e infine, 1.200 le prove orali;
dopo oltre quattro anni, nel luglio 2008, vengono resi noti i nomi dei 397 vincitori e dei 500 idonei. «L'assunzione», osserva Gabanelli, «dovrebbe essere vicina, ma l'amministrazione penitenziaria utilizza i fondi del 2008 per assumere una parte dei vincitori del concorso per contabili. Non solo: nel 2009 intende prima completare l'assunzione dei contabili poi sarà la volta degli educatori penitenziari, ma solo un centinaio, cioè un quarto del previsto»;
l'articolo 27 della Costituzione sancisce: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato»; e in questo spirito è nata ed è stata istituita la figura dell'educatore penitenziario, che istituzionalmente ha il compito e la funzione di svolgere un ruolo essenziale nel processo di sostegno umano, culturale e professionale del detenuto per recuperarli, ove sia possibile, alla legalità;
esiste l'istituto della Cassa delle ammende (che raccoglie i proventi derivanti dalle multe amministrative e dalla vendita di manifatture carcerarie e di corpi del reato), denaro «prodotto» in qualche modo dai detenuti e che proprio per i detenuti potrebbe e dovrebbe essere utilizzato, per il loro reinserimento sociale o assistere economicamente le loro famiglie; in realtà la Cassa rigurgiterebbe di denaro non speso: la Corte dei conti ha reso noto
che, su un saldo contabile di quasi 140 milioni di euro, lo scorso maggio, circa 87 milioni sono stati reinvestiti in Bot semestrali;
sempre secondo la Gabanelli: «Il dato è sorprendente, in netta controtendenza rispetto alla misera situazione finanziaria del comparto giustizia in Italia. Situazione davvero vergognosa: a centinaia di persone viene negato un posto di lavoro cui hanno pieno diritto e si tiene in sospeso un investimento necessario, per mancanza di fondi, quando i fondi ci sono -:
se sia vero quanto scritto dalla giornalista Milena Gabanelli;
in caso affermativo, quale sia la ragione per cui si è deciso di privilegiare l'assunzione di contabili a quella di educatori penitenziari;
se sia vero che il rapporto detenuti-educatori penitenziari sia di 207 a 1; e, in caso affermativo, se non si condivida l'opinione che sia estremamente improbabile la realizzazione di un qualunque progetto di reinserimento e recupero proprio a causa delle esigue risorse investite;
che cosa si intenda fare perché questa situazione sia sanata, anche utilizzando la cassa delle ammende;
quali iniziative urgenti si intendano adottare a fronte di quanto sopra esposto e denunciato.
(4-02001)
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, BELTRANDI, MECACCI e BERNARDINI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 10 febbraio 2005 Ezzedine Sebai, un giovane originario della Tunisia, ha confessato al Pubblico Ministero milanese Alberto Nobili di essere responsabile di almeno quattordici delitti «seriali», cioè con caratteristiche identiche avvenuti tra la Puglia e la Basilicata: vittime anziane che vivevano sole, alle quali rapinava i pochi spiccioli. Accollandosi la responsabilità dei quattordici delitti, secondo quanto riferito dal giornalista Massimo Martinelli su Il Messaggero (articolo del 23 dicembre 2008, pag. 10, «Liberate quegli innocenti, un vero colpevole c'è già»), Sebai avrebbe tra l'altro detto: «...Ho avuto un'infanzia difficile in Tunisia, mio padre mi picchiava spesso e fin da piccolo ho cominciato a bere alcolici, dormivo fuori di casa, e da quando avevo circa 12 anni ho cominciato a fare rapine sia in danno di familiari (compresa mia madre e mia nonna) che di altre donne. Ho sempre agito in stato di ubriachezza contro donne anziane». E ancora: «...sono venuto in Italia quando avevo circa 24 anni e pur avendo sempre lavorato come bracciante non ho mai perso il vizio del bere... in occasione del mio primo omicidio, avvenuto a Foggia nel gennaio del 1994 all'interno di un bar in via della Repubblica nei confronti di una donna anziana, titolare del bar e da sola al momento del fatto; ho avuto la sensazione, da ubriaco di trovarmi al mio paese e di fare una delle "solite" rapine...»;
per i delitti di cui si è confessato colpevole Ezzedine Sebai otto persone sono state condannate; e tra loro uno, Vincenzo Donvito, nel 2005 si è ucciso impiccandosi in cella; un altro, Giuseppe Tinelli, condannato e recluso a undici anni, ha tentato due volte il suicidio;
per Tinelli la corte d'appello di Potenza ha negato la revisione del processo. In sostanza i magistrati hanno stabilito che occorre attendere che Sebai sia dichiarato colpevole, e non sarebbe neppure sufficiente che Sebai sia ritenuto attendibile dagli inquirenti;
si legge nella cronaca del Messaggero «...il primo paradosso che ha prodotto la giustizia dei nostri tribunali è stato quello di mantenere in carcere i ragazzi arrestati per quei quindici delitti in attesa che Sebai venisse condannato lui, anche in via definitiva. Come a dire: se non ci date un colpevole vero, noi non restituiamo i colpevoli finti. Il secondo paradosso, quello
che davvero rischia di demolire il senso di orientamento della gente comune, è che nonostante la confessione i pm che lo stanno processando ne hanno chiesto l'assoluzione. Non lo ritengono credibile pure se ha indicato persino dove ha nascosto coltellacci e gioielli rubati. Dicono che è un mitomane. Che ha inventato tutto. È accaduto pochi giorni fa per i delitti di Pasqua Rosa Ludovico e di Grazia Montemurro, per i quali tre ragazzi (quasi certamente innocenti) hanno già scontato complessivamente quasi mezzo secolo di prigione: il pm Pina Montanaro ha chiesto l'assoluzione di Sebai. La stessa cosa potrebbe accadere tra pochi giorni, quando i pm Maurizio Carbone e Vincenzo Petrocelli concluderanno la requisitoria iniziata dalla collega e tratteranno i delitti di Celestina Comessatti e Rosa Lucia Lapiscopia. I legali sono pronti a dare battaglia e, per una volta, sono uniti: da Luciano Faraon, che rappresenta Sebai, a Claudio Defilippi e Alberto Padovani che difendono il giovane Tinelli e la memoria del povero Donvito. Tutti sospettano la stessa cosa: chiedere la condanna di Sebai, per quei pm, equivale a riconoscere di aver sbagliato clamorosamente. Perché furono proprio loro a mandare in carcere quelli che ancora aspettano giustizia»;
secondo quanto si legge nell'articolo «Il serial killer che odiava le vecchiette», del giornalista Antonio Massari, pubblicato su La Stampa del 20 settembre 2008, l'avvocato Luciano Faraon, che tutela gli interessi di Sebai, ha affermato «...Non vogliamo la sua scarcerazione, chiediamo una cura adeguata alla sua situazione. In carcere Ezzedine ha già subito parecchie violenze: teme per la sua vita, e non possiamo escludere che faccia sciocchezze irreparabili, che tenti il suicidio, oppure che rinunci, dato il suo stato psichico, a proseguire la sua collaborazione con gli inquirenti»;
in particolare, bisognerebbe fugare il sospetto avanzato nell'ultima parte del citato articolo, secondo cui: «Tutti sospettano la stessa cosa: chiedere la condanna di Sebai, per quei pm, equivale a riconoscere di aver sbagliato clamorosamente. Perché furono proprio loro a mandare in carcere quelli che ancora aspettano giustizia» -:
se sia vero che gli avvocati Luciano Faraon, Luigi Defilippi e Alberto Padovani hanno già chiesto l'intervento del Guardasigilli perché attivi i suoi ispettori, quale sia l'orientamento del Ministro in proposito e, in particolare, se non intenda assumere notizie circa il fatto che le prime dichiarazioni con le quali Sebai si attribuiva la responsabilità dei delitti risalgono al febbraio del 2005;
se sia vero che Ezzedine Sebai ha subito violenze in carcere, e che tipo di violenze abbia subito;
se non ritenga di doversi attivare, nell'ambito delle proprie competenze, per accogliere la richiesta avanzata dal legale di Sebai;
quali siano tutte le informazioni disponibili in relazione al suicidio del signor Vincenzo Donvito;
quali siano tutte le informazioni disponibili in relazione al due volte tentato suicidio del signor Giuseppe Tinelli.
(4-02002)
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
sul quotidiano La Repubblica del 7 gennaio è apparso un articolo a firma Attilio Bolzoni dal titolo «Riina su Facebook, indaga il pm» in cui è tra l'altro scritto: «(...) Dopo i proclami - famoso quello di Leoluca Bagarella il 12 luglio del 2002 davanti alla Corte di Assise di Trapani - e dopo le pubbliche manifestazioni per un carcere meno duro - famoso lo striscione esibito il 22 dicembre 2002 dagli ultras alla curva sud dello stadio della Favorita - potrebbe diventare il web la nuova frontiera mafiosa. (...)»; «(...) Già qualche tempo fa qualche uomo d'onore
era particolarmente interessato alle potenzialità della Rete. E c'era già chi la stava "studiando". Erano stati i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, quelli di Brancaccio coinvolti nelle bombe di Firenze e Roma e Milano del '93, a dare incarico alla sorella Nunzia (intercettata a colloquio con i fratelli mentre parlava proprio di esplorare il mondo on line per loro conto) per intervenire sulle cose di famiglia. (...)» -:
se il proclama del 12 luglio 2002 davanti alla Corte di assise di Trapani sia stato oggetto di indagine giudiziaria, nel qual caso se risulti quali ne siano stati gli esiti;
se l'esibizione il 22 dicembre 2002 alla curva sud dello stadio della Favorita da parte degli ultras dello striscione per un carcere meno duro sia stato oggetto di indagine giudiziaria, nel qual caso se risulti quali ne siano stati gli esiti;
quando Nunzia Graviano è stata intercettata a colloquio con i fratelli mentre parlava proprio di esplorare il mondo on line per loro conto, se detto fatto sia stato oggetto di indagine giudiziaria, nel qual caso se risulti quali ne siano stati gli esiti.
(4-02003)
...
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Interrogazione a risposta in Commissione:
LIBÈ. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'eccezionale ondata di maltempo che ha colpito tutto il territorio del crinale dell'Appennino Reggiano ha fatto emergere tutte le sofferenze infrastrutturali e le criticità del territorio locale;
in particolare sono riscontrabili danni sia sull'ambiente, che sulla viabilità principale della Strada Statale 63 che collega la provincia di Reggio Emilia alla Toscana e alla Liguria;
risulterebbe, infatti, che il maggior punto di criticità si sia manifestato (causa la mancata manutenzione della viabilità e del territorio) al Km 43,70 in località Piagneto di Collagna, dove si è sviluppato un movimento franoso che impedisce per almeno 200 metri il transito su due corsie degli autoveicoli verso il passo del Cerreto. Di conseguenza, risultano isolate le frazioni di Cerreto Alpi e la stazione turistica di Cerreto laghi;
si è a conoscenza di un intervento parziale sul luogo che dovrebbe riattivare il vecchio tracciato a tornanti della strada statale 63, ma tale intervento risulta di difficile esecuzione e non garantirà in regime di sicurezza il traffico esistente;
inoltre, risulterebbe anche che i tecnici della Regione Emilia-Romagna abbiano, a seguito dei rilievi sul luogo, stabilito che la viabilità danneggiata dal movimento franoso non potrà essere ripristinata prima di dodici mesi;
questi elementi denotano un evidente stato di emergenza ambientale che investe l'intero territorio appenninico del Crinale -:
se il Ministro interrogato intenda intervenire con urgenza nei confronti dell'ANAS per definire accanto alle modalità di quantificazione degli interventi immediati le forme di finanziamento necessarie a risolvere la grave situazione di dissesto ambientale, motivo e causa del peggioramento delle condizioni di mobilità oltre che di vita di un intero territorio montano collocato all'interno del parco nazionale tosco-emiliano.
(5-00828)
Interrogazione a risposta scritta:
STAGNO D'ALCONTRES. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
con interrogazione n. 4/00832 del 30 luglio 2008 a firma dell'onorevole Giuseppe
Fallica è stato sollevato il problema della particolare pericolosità del fenomeno meteorologico denominato windshear per il traffico aereo facente capo all'aeroporto di Palermo Punta Raisi ed è stato sottolineato il ritardo dell'installazione degli strumenti tecnici indispensabili per fronteggiare tali pericoli e cioè il radar meteorologico TDWR unitamente ad altri due sistemi di rilevazione: LLWS e SODAR;
l'ampia ed articolata risposta fornita dal Ministro interrogato tratta l'intricata istruttoria tecnico-amministrativa fino ad ora espletata ai fini dell'installazione nell'aeroporto di Punta Raisi delle predette installazioni tecniche, ma non ha indicato i tempi previsti per l'entrata in funzione di tali indispensabili strumenti di sicurezza -:
in quali tempi, auspicabilmente molto brevi, saranno operativi all'aeroporto di Palermo Punta Raisi le nuove dotazioni strumentali necessarie per limitare i pericoli per la navigazione aerea derivanti dal windshear.
(4-01990)
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INTERNO
Interrogazione a risposta scritta:
RUBEN e BERTOLINI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per le pari opportunità, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
da notizie di stampa risulta che un sindacato autonomo del settore commercio e precisamente la Flaica-Uniti-Cub, su iniziativa del proprio segretario provinciale romano, Giancarlo Desiderati, abbia proposto il boicottaggio dei negozi di proprietà o gestiti da ebrei, come risposta a quanto sta avvenendo nella striscia di Gaza;
si tratta con ogni evidenza di un'iniziativa di estrema gravità che richiama alla memoria le terribili persecuzioni di cui furono vittime, nel secolo scorso, cittadini di religione ebraica e che prefigura inaccettabili liste di proscrizione nei confronti di alcuni esercizi commerciali;
oltre ad essere illegale è moralmente inaccettabile che si ripropongano comportamenti come quelli derivanti dalle leggi razziali di triste memoria quando si vedeva esposto da molti esercizi commerciali questo incivile avviso: «questo è un negozio ariano» -:
se i Ministri interrogati siano a conoscenza di questa aberrante iniziativa e quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano assumere per stroncare sul nascere questa iniziativa e per garantire il rispetto della legalità e la sicurezza per tutti i cittadini senza nessuna distinzione o discriminazione.
(4-02000)
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ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA
Interrogazione a risposta scritta:
RAMPELLI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il dirigente delle istituzioni scolastiche, secondo quanto stabilito dall'articolo 25-bis, comma 5, del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, può, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative ed amministrative «avvalersi di docenti da lui individuati, ai quali possono essere delegati specifici compiti»;
detta previsione è stata interamente recepita dall'articolo 25, comma 5, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, recante norme generali sull'ordinamento del lavoro a e dipendenze delle amministrazioni pubbliche;
l'articolo 7 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 al comma 2, lettera h),
ha introdotto la figura dei «docenti incaricati di collaborare col direttore didattico o col preside» e stabilisce che questi ultimi vengano eletti dal collegio dei docenti in numero di uno per le scuole fino a 200 alunni, di due nelle scuole fino a 500, di tre nelle scuole fino a 900 alunni e di quattro nelle scuole con più di 900 alunni; soltanto nel caso in cui si verifichi l'assenza o l'impedimento del direttore didattico o preside, uno degli eletti lo sostituisce;
con l'entrata in vigore ed in applicazione dell'articolo 32 (introduzione dirigenza scolastica) del Contratto collettivo nazionale del comparto scuola 1995-1997, dirigenti scolastici hanno potuto individuare a collaborare con loro, e, conseguentemente, i docenti individuati per specifiche qualsivoglia funzioni anche per quelle attività decise dal Collegio dei Docenti, hanno potuto svolgere la loro funzione di collaboratore del preside o dirigente scolastico al pari di quelli eletti dal collegio dei docenti;
successivamente, in applicazione dell'articolo 19, comma 4, del CCNL-scuola 1998-2001, il capo d'istituto acquisisce ulteriormente la capacità di «avvalersi, nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative e gestionali, della collaborazione di docenti da lui individuati sulla base della normativa vigente; la scelta è effettuata, ferma restando la natura fiduciaria dell'incarico correlata alla responsabilità sugli esiti dell'incarico stesso, secondo criteri di efficienza ed efficacia nel servizio scolastico»;
da quanto sopra esposto, si evince che coesistevano, fino all'introduzione dell'autonomia scolastica, ad opera dell'articolo 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59, due figure distinte ma complementari di collaboratore del Preside o dirigente scolastico: l'una eletta direttamente dal collegio dei docenti (decreto legislativo n. 297/94, articolo 7, comma 2, lettera h), l'altra, invece, individuata direttamente dal preside o dirigente scolastico, il quale, anche ai sensi del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, articolo 25-bis, comma 5, interamente recepito da decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, all'articolo 25, comma 5, può delegare al collaboratore «specifici compiti» (qualsivoglia specifiche attività), anche quelle attività decise dal collegio dei docenti (decreto legislativo n. 297 del 1994, articolo 7, comma 2, lettera b) ed in funzione della specifica introduzione dell'area della dirigenza scolastica nell'ambito del comparto scuola (CCNL-scuola 1995-1997, articolo 32);
alcuni docenti individuati direttamente dal preside o dirigente scolastico a collaborare con lo stesso per specifiche funzioni, anche per quelle attività decise dal collegio dei docenti, non avrebbero avuto riconosciuto il sopra richiamato servizio nei concorsi a titoli nei quali veniva richiesta l'esperienza di collaborazione con il preside o dirigente scolastico, senza alcuna ulteriore specifica, poiché non sarebbero stati ritenuti in possesso dei necessari requisiti da parte di alcuni uffici scolastici periferici del competente ministero della pubblica istruzione, mentre lo stesso servizio, nei concorsi di pre-selezione a titoli per dirigenti scolastici, alla voce «Per ogni anno di collaboratore del dirigente scolastico», senza alcuna ulteriore specifica, sarebbe stato valutato positivamente da altri uffici scolastici periferici sempre dello stesso MIUR;
il Tar Lazio ha ritenuto legittima (anche in assenza di una specifica disposizione legislativa) l'introduzione attraverso Decreto Ministeriale di norme transitorie dirette a disciplinare il passaggio dalla vecchia alla nuova normativa contenuta in regolamento ministeriale emanato su espressa previsione legislativa con la sentenza 24 settembre 1991, n. 1169;
il Consiglio di Stato con il parere del 26 luglio 2000, n. 1021, delle due figure
sopra menzionate di collaboratore del preside o dirigente scolastico ha dichiarato preminente, sul piano logico e sistematico, quella del collaboratore individuato dal preside o dirigente scolastico, in quanto di natura fiduciaria -:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di tutto quanto sopra esposto e se, eventualmente, ritenga opportuno intraprendere iniziative volte a definire il ruolo e la natura della figura professionale del collaboratore del preside o dirigente scolastico, anche attraverso l'emanazione di una apposita circolare ministeriale, al fine di uniformare, nei concorsi a titoli per il personale docente, a corretta valutazione, da parte degli uffici scolastici periferici del MIUR, relativamente alla figura del collaboratore del preside o dirigente scolastico individuato dallo stesso per specifiche qualsivoglia funzioni, anche per quelle attività decise dal collegio dei docenti, al pari di quella del collaboratore del preside o dirigente scolastico eletto dal collegio dei docenti, già a partire dall'entrata in vigore del CCNL-SCUOLA 1995-1997 e successivi, nonché del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, articolo 25-bis, comma 5 e successivi.
(4-01993)
TESTO AGGIORNATO AL 15 GENNAIO 2009
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LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
LIVIA TURCO, MIOTTO e LENZI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la legge 25 febbraio 1992, n. 210, e successive modificazioni ed integrazioni, prevede un riconoscimento economico a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, che ne facciano richiesta;
il decreto-legge n. 159 del 1o ottobre 2007, recante interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l'equità sociale, convertito dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, all'articolo 33 prevede, per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o affetti da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, che hanno instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, uno stanziamento di 150 milioni di euro per l'anno 2007;
la legge finanziaria 2008, all'articolo 2, comma 361, autorizza «per le transazioni da stipulare con soggetti talassemici, affetti da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazione di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie che abbiano instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti, una spesa di 180 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2008»;
la legge finanziaria 2008, all'articolo 2, comma 362, prevede l'adozione di un decreto da parte del Ministro della salute di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze per la definizione dei criteri in base ai quali i soggetti titolati possano accedere ai risarcimenti previsti, nonché al comma 363 l'estensione dell'indennizzo di cui all'articolo 1 della legge 29 ottobre 2005, n. 229, ai soggetti effetti da sindrome da talidomide, determinata dalla somministrazione dell'omonimo farmaco, nelle forme dell'amelia, dell'emimelia, della focomelia e della macromelia -:
quale sia lo stato dell'iter del decreto attuativo di cui al comma 362 della legge n. 244 del 2007 per la definizione dei criteri in base ai quali stipulare le transazioni con i soggetti talassemici, affetti
da altre emoglobinopatie o da anemie ereditarie, emofilici ed emotrasfusi occasionali danneggiati da trasfusione con sangue infetto o da somministrazioni di emoderivati infetti e con soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie che abbiano instaurato azioni di risarcimento danni tuttora pendenti di cui al comma 361 della legge, nonché nei confronti dei soggetti affetti da sindrome talidomide di cui al comma 363 della medesima legge e quanti siano in totale i soggetti titolari del risarcimento di cui ai commi 361, 362 e 363 dell'articolo 2 della legge n. 244 del 2007 e per quali patologie e quali tempi materiali si prevedono affinché l'iter di tali risarcimenti sia istruito e definito.
(5-00829)
Interrogazioni a risposta scritta:
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI e MECACCI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Liberazione nella sua edizione del 2 gennaio 2009 ha pubblicato un lungo articolo della giornalista Angela Mauro, intitolato: «Diossina, abbattuti un migliaio di capi. Allo stremo gli allevatori del Tarantino. Mattanza per l'inquinamento dell'Ilva, viaggio nella masseria della famiglia Fornaro: 504 tra pecore e capre finite al mattatoio»;
nel lungo articolo si riferisce che «i camini del gigante siderurgico dei Riva di Taranto diffondono da anni emissioni nocive "a ombrello": cioè su tutto il territorio circostante. Non solo morti sul lavoro, positivo ai controlli dell'Arpa il bestiame dell'area»;
oltre al bestiame della famiglia Fornaro, «sono stati abbattuti altri 700 capi circa, individuati dalla procura di Taranto sulla base dei test dell'ARPA sul latte e il grasso degli animali. È la prima volta che accade. E adesso i Fornaro e le altre due aziende più colpite (quelle dei Quaranta, 330 capi abbattuti, e quella degli Sperti, 130 capi) non sanno più che pesci prendere;
la famiglia Fornaro ha indirizzato al Ministro Fitto una lettera aperta nella quale si sostiene: «Vediamo un governo che prima contesta la realtà del problema relativizzando i dati raccolti dall'ARPA, poi si eclissa completamente, e oggi, usando il pretesto della crisi economica permette di porre in secondo piano la vita, la salute, il futuro e paradossalmente il lavoro, proprio quel lavoro che ci si vanta di preservare» -:
se quanto riferito nell'articolo corrisponda al vero;
in caso affermativo quali urgenti provvedimenti si intendano adottare;
che risposta intendano dare le istituzioni alla lettera aperta scritta dalla famiglia Fornaro qualche giorno prima di Natale.
(4-01995)
FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, BERNARDINI, BELTRANDI, ZAMPARUTTI e MECACCI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro per le pari opportunità. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano La Repubblica nella sua edizione dei 3 gennaio 2009 ha pubblicato un articolo del giornalista Giuseppe Caporale nel quale si racconta la penosa vicenda di Angela S., 58 anni, pensionata, di Castel di Sangro in provincia dell'Aquila, indigente, malata di cancro, che chiede l'eutanasia;
le condizioni della signora Angela S. sono così precarie che il giorno di Natale,
per poter mangiare qualcosa ha dovuto chiedere aiuto ai vicini; come riferisce La Repubblica, «la sua vita, già piena di difficoltà, da quando ha scoperto di essere gravemente malata è scivolata in un baratro. Ma il tumore ai polmoni e l'indigenza non sono i suoi unici nemici: c'è anche la burocrazia che acuisce il dolore»;
risulta infatti che la signora Angela S. vive con 250 euro al mese di pensione (ottenute per una invalidità). Appena scoperta la malattia, ha chiesto alla Asl una semplice indennità di accompagnamento, un modo per ottenere un aiuto nei lunghi viaggi (250 chilometri circa tra andata e ritorno) per sottoporsi alla chemioterapia che deve necessariamente svolgere a Pescara;
risulta anche che la richiesta sia stata ritenuta irremovibile: la signora Angela S. non può avere l'indennità, al massimo può percepire un rimborso spese per i viaggi dovuti alle cure; il «no» opposto dall'Asl ha spinto la signora Angela S., a chiedere pubblicamente una «morte dignitosa piuttosto che una vita di stenti, dolore e umiliazione», perché «non sa come mantenersi, figurarsi come potersi curare...»;
la signora Angela S. racconta di non voler «essere di peso a nessuno, chiedo solo aiuto allo Stato. Me la sono sempre cavata da sola, con poco. Adesso però il male mi ha attaccato i polmoni e non mi consente di procacciarmi il necessario per vivere. Purtroppo non rientro in nessuna forma di ammortizzatore sociale»;
risulta inoltre che la signora Angela S. abbia ricevuto l'unico apporto concreto dal Comune e dalla Comunità montana, che le hanno messo a disposizione una vettura per consentirle di recarsi a Pescara e sottoporsi alle cure. Tutto per un importo massimo di 1800 euro frutto di un contratto di solidarietà, ormai esaurito;
secondo quanto dichiara l'assessore comunale Andrea Liberatore, tra i primi ad occuparsi della vicenda, la decisione della Asl è «iniqua verso una persona che non riesce a sopravvivere. È il risultato di una sanità poco accorta. In passato sono stati concessi benefici a tutti, ora invece si negano quelli essenziali a chi ne ha bisogno» -:
se non ritenga di dover intervenire urgentemente per quanto è in suo potere, in favore della signora Angela S.;
se non ritenga di dover accertare - nell'ambito del monitoraggio sull'effettiva erogazione dei livelli essenziali di assistenza - se effettivamente la signora Angela S. non presenta i requisiti di legge per ottenere l'assistenza di cui indiscutibilmente comunque ha diritto, come sostiene la Asl o se invece si tratti di una decisione «iniqua» come sostiene l'assessore comunale Andrea Liberatore, «risultato di una sanità poco accorta. In passato sono stati concessi benefici a tutti; ora invece si negano quelli essenziali a chi ne ha bisogno»;
se, nel caso in cui effettivamente la signora Angela S. non presenti i requisiti previsti dalla legge, non ritenga di doversi attivare perché questa situazione sia sanata e simili, penosi casi non abbiano più a ripetersi.
(4-01997)
...
POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI
Interrogazione a risposta in Commissione:
ZAZZERA, ROTA e DI GIUSEPPE. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
secondo un'analisi svolta dal Chicago Board of Trade il prezzo del grano è crollato sul mercato internazionale;
la Coldiretti ha reso noto che anche in Italia la situazione del mercato dei prodotti agroalimentari è drammatica;
il prezzo del grano tenero (per il pane) è sceso sotto i 16 euro per quintale e quello duro (per la pasta) sotto i 22 euro per quintale, pertanto non è possibile coprire i costi di produzione in forte crescita (+56 per cento in un anno per i concimi);
a rischio sembra essere anche la fornitura per la pasta Made in Italy, uno dei nostri più importanti strumenti di divulgazione delle tradizioni alimentari italiane;
dei prezzi bassi all'origine non ne beneficiano né i consumatori né le imprese, che non riuscendo a coprire i costi di produzione nel lungo periodo sono destinate a chiudere;
a risentire fortemente di questa crisi è la Puglia, regione cerealicola leader in Italia, che vanta una produzione lorda vendibile di 230 milioni di euro;
in Puglia la filiera cerealicola è in forte stato di agitazione a causa del basso prezzo del grano, sceso dai 50 euro dell'anno scorso ai 28 dell'anno 2008;
la Coldiretti ultimamente ha precisato che «In questo momento tutta la filiera si deve impegnare affinché il mercato del grano duro in Puglia riparta. Resta imprescindibile la necessità di dare corso ai Decreti che prevedono l'indicazione obbligatoria in etichetta dell'origine dei prodotti agricoli, in particolare per il grano duro con cui viene confezionata la pasta ad uso alimentare, ma anche per le altre produzioni agroalimentari»;
l'indicazione obbligatoria in etichetta, come previsto dalla legge 3 agosto 2004, n. 204, non soltanto per il grano duro con cui viene confezionata la pasta ad uso alimentare ma che per le altre produzioni agroalimentari, eviterebbe l'aggravarsi del contorto meccanismo di mercato che porta alla massiccia importazione di grano estero in Italia, spesso a discapito dell'origine territoriale ma soprattutto dell'alta qualità -:
se il Ministro interrogato non ritenga necessario adottare le opportune iniziative, anche normative, al fine di dare effettivo seguito a quanto previsto dalla legge 3 agosto 2004, n. 204, rendendo obbligatoria l'indicazione in etichetta dell'origine dei prodotti alimentari ed in particolare, adottando provvedimenti relativi all'indicazione dell'origine nella filiera del grano duro, con specifico riferimento alla pasta ad uso alimentare;
quali provvedimenti urgenti il Ministro intenda assumere onde preservare l'attività degli agricoltori pugliesi, che a causa della crisi del comparto cerealicolo, settore economico fondamentale per l'economia della Regione Puglia, non sono in grado di far fronte ai costi di coltivazione, neppure mediante il rimborso del contributo di integrazione.
(5-00831)
...
SVILUPPO ECONOMICO
Interrogazioni a risposta scritta:
MIGLIORI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
nel comune di Giuncugnano, sito in provincia di Lucca, i disservizi per gli utenti delle telecomunicazioni a rete fissa sono divenuti molto frequenti;
la rete sul territorio del comune (sito in aree montane nella zona del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano e distante 45 minuti da Castelnuovo Garfagnana e 2 ore e 30 minuti da Lucca) risulta fatiscente e non adeguatamente mantenuta;
in molti casi, per la riparazione di guasti risultano passare addirittura dei mesi;
ancor peggio, in questi ultimi giorni la quasi totalità della rete risulterebbe fuori uso -:
quali iniziative urgenti si intendano prendere per garantire il corretto funzionamento della rete fissa, affinché la cittadinanza possa usufruire, in una zona disagiata, di un mezzo che è indispensabile - oltre che per l'economia locale - per la sicurezza, la salute e l'incolumità della popolazione, che in molti casi, come in questi periodi invernali, può trovarsi isolata per motivi atmosferici.
(4-01998)
COMPAGNON. - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
i noti fatti attinenti il trasporto aereo nel nostro Paese stanno delineando una serie di aspetti in senso peggiorativo per i consumatori, per i contribuenti ed in generate per la mobilità dei cittadini, dal momento che appare ormai evidente che la fusione della compagnia Alitalia con il suo principale concorrente, ovvero AirOne, sta determinando - al di là del merito dell'intera operazione - una situazione di monopolio sostanziale e di incrementi tariffari del tutto incompatibili con i principi fondamentali detta disciplina antitrust;
i reiterati scioperi ed i disservizi del personale Alitalia, nonché le continue cancellazioni ed i sistematici ritardi dei voli della ex compagnia di bandiera stanno imprimendo alla predetta situazione di monopolio una inaccettabile accelerazione;
per i creditori e gli oltre quarantamila piccoli azionisti e obbligazionisti Alitalia risultano essere esiziali le conseguenze prima del crollo di oltre il 12 per cento del titolo Alitalia (aprile 2008), poi della sua sospensione dalle contrattazioni (giugno 2008) ed infine della richiesta da parte del Consiglio di amministrazione Alitalia della dichiarazione di insolvenza della medesima compagnia al Tribunale di Roma (agosto 2008) con la pedissequa ammissione della compagnia stessa alla procedura straordinaria (settembre 2008);
da una decina d'anni non pochi dipendenti Alitalia percepivano le proprie retribuzioni sotto forma di quote in azioni, divenendo quindi azionisti, obbligazionisti o warrantisti non per libera scelta ma per una sostanziale imposizione del management societario;
nel corso di un'intervista rilasciata alla trasmissione Report del 12 ottobre 2008, il Commissario Fantozzi quantificava in 714 milioni di euro il monte obbligazioni Alitalia (più della metà in capo al Tesoro), avanzando forti perplessità circa la loro possibilità di riammissione, dato il numero altissimo di creditori insinuati al passivo della ex compagnia di bandiera;
su questo specifico aspetto si registra - ad opinione dell'interrogante - un'insufficiente attenzione da parte del Governo, il quale sta colpevolmente sottodimensionando tale fenomeno che, al contrario, presenta una notevole estensione e complessità che espone a gravissime ricadute quei risparmiatori che riposero a suo tempo fiducia nelle dichiarazioni rassicuranti del Governo, decidendo di non disinvestire i propri risparmi e che, successivamente alla sospensione del titolo Alitalia, si sono trovati nella più totale incertezza, peraltro aggravata dall'attuale crisi economico-finanziaria;
il passivo di Alitalia è stimato in circa 3,2 miliardi di euro alla data del commissariamento e al netto di incassi e storno debiti si valuta che al Commissario Fantozzi mancherà circa un miliardo e mezzo ai fini del rimborso totale dei creditori (grandi fornitori di carburante, aeroporti nazionali, vari consorzi, personale Alitalia in termini di Tfr, ferie, permessi eccetera) -:
se e con quali strumenti si intenda tutelare le decine di migliaia di incolpevoli cittadini che nel passato hanno acquistato le azioni Alitalia, investendo i propri risparmi di una vita e che hanno diritto di
sapere perché questi titoli sono divenuti carta straccia.
(4-01999)
...
Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.
I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:
interpellanza Libè n. 2-00262 dell'8 gennaio 2009;
interrogazione a risposta scritta Rampelli n. 4-01975 dell'8 gennaio 2009;
interrogazione a risposta immediata in Commissione Livia Turco n. 5-00756 del 10 dicembre 2008.
Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.
Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta scritta Realacci e altri n. 4-01984 dell'8 gennaio 2009 in interrogazione a risposta in Commissione n. 5-00832.