XVI LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di martedì 10 giugno 2008

TESTO AGGIORNATO ALL'11 GIUGNO 2008

ATTI DI INDIRIZZO

Risoluzioni in Commissione:

La XIII Commissione,
premesso che:
con decreto del ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali del 24 maggio 2006 è stato stabilito che l'attrezzo «ferrettara» (definita quale rete da posta derivante ai sensi dell'articolo 11 del regolamento CE 1239/98) può essere impiegato nei limiti dell'abilitazione all'esercizio dell'attività e comunque non oltre le dieci miglia dalla costa;
nella Gazzetta Ufficiale del 3 giugno 2008 è stato pubblicato il decreto ministeriale 8 maggio 2008 recante «Modalità di impiego dell'attrezzo da pesca denominato "ferrettara", in via sperimentale, per le unità iscritte nei registri dell'Ufficio marittimo di Ponza», in cui si autorizza l'utilizzo di tale attrezzo da pesca entro le 18 miglia dalla costa dell'isola;
la normativa vigente autorizza le imbarcazioni ad esercitare detto tipo di pesca entro scaglioni di distanza molto precisi e rigorosi;
si rende necessario ridiscutere i limiti di queste fasce in funzione della sicurezza e della reale posizione delle attuali aree di pesca;
osservando queste caratteristiche di pesca, con tale attrezzo e le sue relative restrizioni si produrrebbero disagi con altri tipi di categorie di pesca, ma soprattutto si creerebbero gravi problemi alla navigazione commerciale, diportistica e turistica;
solo a titolo di esempio, se tutte le imbarcazioni autorizzate alla pesca con la ferrettara utilizzassero questo attrezzo nella lunghezza massima consentita, solo poche di esse potrebbero uscire in mare, con il rischio di bloccare comunque gli altri tipi di navigazione;
le rappresentanze delle marinerie della Provincia di Catania chiedono di valutare la possibilità di estendere il limite di operatività delle unità da pesca a seconda del tipo di abilitazione;

impegna il Governo

a intraprendere le necessarie iniziative normative al fine di modificare le modalità di impiego della cosidetta ferrettara (piccola rete da posta derivante), nel senso di allargare i limiti operativi delle imbarcazioni a seconda delle abilitazioni delle singole unità di pesca autorizzate anche alle altre marinerie italiane, soprattutto per non creare inutili e dannose disparità di trattamento.
(7-00007) «Catanoso».

La XIII Commissione,
premesso che:
il vertiginoso aumento del costo del gasolio sta provocando serissimi danni al comparto pesca stante che il carburante incide sulle spese di un peschereccio per oltre il 50 per cento;
la situazione è grave in tutta Europa ma assume livelli drammatici in Italia a causa anche della vetustà della flotta peschereccia che non assicura il massimo della sicurezza in mare per i marittimi ed al tempo stesso provoca un più esoso consumo di carburante;
la politica dell'UE rivolta alla salvaguardia del settore appare debole anche in rapporto alle strategie utilizzate dai paesi extracomunitari rivieraschi che indirizzano la loro azione verso la modernizzazione dei sistemi di pesca compatibili con una politica di ripopolamento ittico;
l'elevato costo del carburante sta spingendo gli armatori, per ridurre i costi di gestione, ad avviare per mare i natanti utilizzando il minimo previsto dalle tabelle di imbarco, provocando un forte stress nei

componenti lo stesso equipaggio che sono costretti ad un reale lavoro che potrebbe essere svolto da un maggior numero di persone;
i pescherecci italiani mediamente hanno un'età di 30 anni e a causa della loro vetustà rischiano di perdere quel minimo di competitività che allo stato assicura la sopravvivenza del comparto pesca;
i fondi europei previsti nel FEP (Fondo europeo pesca) per l'Italia sono irrisori in rapporto alle reali necessità della pesca del nostro Paese;
nello stesso regolamento FEP non si prevede alcuna possibilità di demolizione e ricostruzione dei natanti nonostante sia evidente la necessità italiana di rinnovare la flotta peschereccia;
appare necessaria una seria politica di ripopolamento ittico senza l'adozione di atti e sistemi che provochino la chiusura definitiva del comparto pesca. Appare urgente prevedere la possibilità di concedere adeguata agevolazioni finanziarie in favore dei marittimi o degli armatori che devono essere incoraggiati a diminuire lo sforzo di pesca anche attraverso la individuazione di specchi acquei da inibire all'esercizio della pesca e la diminuzione delle giornate lavorative di ogni natante,

impegna il Governo:

ad intervenire in sede comunitaria europea per affrontare i seri problemi derivanti dall'incremento vertiginoso del costo del gasolio utilizzato nella pesca proponendo agevolazioni finanziarie per reggere all'attuale difficile momento di mercato;
ad assicurare una forte azione capace di condurre ad una radicale modernizzazione dei natanti italiani ripristinando la politica della demolizione del vecchio natante e della costruzione di mezzi moderni, sicuri e meno dispersivi in materia di utilizzazione di carburanti;
ad operare in sede nazionale ed a livello comunitario in favore di una politica rivolta al ripopolamento ittico, assumendo iniziative volte a prevedere il fermo dei natanti per 60 giorni l'anno ed a inibire per tre mesi la pesca in precisi specchi acquei individuati su proposta delle Regioni vocate alla pesca, concedendo sostegni finanziari ai marittimi ed agli armatori;
ad avviare con i paesi rivieraschi una politica di collaborazione in materia di ripopolamento ittico anche concordando i medesimi fermi di pesca per la flotta peschereccia e agli stessi specchi acquei da inibire all'esercizio della pesca.
(7-00008)
«Beccalossi, Cristaldi, Dima, Nola, De Camillis, Taddei, Fogliato, Rainieri, Negro, Bellotti, Sardelli, Faenzi, Granata, Lo Presti, Angela Napoli, Patarino, Porcu, Versace, Callegari, Antonino Foti».

La XIII Commissione,
premesso che:
la protesta che i pescatori italiani stanno conducendo dal 30 maggio 2008, richiede alle istituzioni un intervento tempestivo e articolato per affrontare una crisi strutturale che da tempo investe il settore;
il continuo innalzamento del costo del carburante, causa principale dello stato di agitazione in corso, rappresenta il problema prioritario da affrontare con urgenza in quanto sta mettendo in ginocchio le imprese di pesca, considerando che il gasolio incide per il 60 per cento sui costi di gestione;
le soluzioni finora attuate in sede europea non si sono dimostrate sufficienti ad arginare il fenomeno del caro-gasolio, in quanto, della piattaforma di interventi, proposta nel 2005, dal Commissario europeo Borg, è stato attuato solamente il provvedimento che prevede l'innalzamento del de minimis per le imprese di pesca da 3.000,00 a 30.000,00 euro-anno;

a sostegno della pesca, la «piattaforma Borg», prevede, tra l'altro, interventi a breve termine relativi all'attuazione di una misura che consenta di accordare ai pescatori un indennizzo a fronte di una cessazione temporanea dell'attività e all'autorizzazione affinché gli Stati membri finanzino modifiche delle tecniche e degli attrezzi di pesca che possano contribuire a ridurre i consumi;
dette misure possono trovare adeguata collocazione nel Fondo europeo per la pesca, che finanzia interventi strutturali nel periodo di programmazione 2007-2013;
sempre in ambito FEP, possono essere:
a) predisposti piani di gestione che prevedano la concessione di indennizzi agli armatori ed agli equipaggi in applicazione della misura relativa all'arresto temporaneo;
b) redatti piani di disarmo finalizzati alla riduzione dello sforzo di pesca;
c) attuate le misure per l'ammodernamento della flotta attraverso le quali consentire la sostituzione dei motori e la sostituzione degli attrezzi in modo tale da favorire il loro adeguamento alle norme tecniche stabilite dal recente Piano d'azione per il Mediterraneo;
inoltre, le associazioni di categoria, oltre a sollecitare la rimodulazione e l'avvio del FEP, anche in virtù dell'equiparazione dell'imprenditore agricolo all'imprenditore ittico (decreto legislativo 154 del 2004 e n. 100 del 2005), tra l'altro, chiedono:
a) l'estensione alla pesca della cassa integrazione prevista per il settore agricolo, individuando, nello stesso tempo, ammortizzatori sociali per il sistema della piccola pesca dove, in molti casi, l'armatore corrisponde al pescatore;
b) l'attuazione dell'Iva agricola;
c) un recupero significativo sul differenziale tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo per il quale attualmente si registra un ampio divario. A tal fine le associazioni auspicano l'apertura di un confronto, moderato dal Governo, con le rappresentanze del commercio e della (Grande distribuzione organizzata) in modo tale da consentire alle imprese di pesca di recuperare almeno il maggior costo derivante dal caro gasolio senza che ciò comporti un aggravio dei costi per il consumatore;
d) arresto temporaneo previsto dal FEP da fare in tutti i periodi dell'anno con compensazioni economiche consistenti (magari un giorno alla settimana per ridurre lo sforzo di pesca);
e) concentrare nella prima fase di attuazione del FEP tutte le risorse per gli arresti definitivi previste dal 2007 al 2013 in maniera da diminuire in maniera consistente le imbarcazioni da pesca;
f) rivedere il regolamento comunitario in materia di aiuti di Stato diretti all'impresa, per la salvezza e la ristrutturazione delle aziende in difficoltà, date le caratteristiche peculiari del settore;
si ritiene che le misure proposte siano condivisibili;
si esprime vicinanza ai pescatori italiani rispetto alle difficoltà che investono le loro imprese,

impegna il Governo:

ad individuare e attuare, in sede nazionale e comunitaria, misure urgenti tese alla riduzione e al contenimento dei costi del carburante per le imbarcazioni per la pesca, anche a fronte della preoccupante previsione sul continuo innalzamento del prezzo del petrolio;
a sostenere, in sede nazionale e comunitaria, le proposte sopra citate al fine di favorire il rilancio di un settore fondamentale per l'economia del Paese;
a promuovere un confronto con le regioni al fine di individuare, nel rispetto

delle reciproche competenze, iniziative e misure a sostegno del sistema pesca.
(7-00009)
«Sani, Agostini, Oliverio, Vico, Zunino, Zucchi, Brandolini, Marco Carra, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Lusetti, Marrocu, Mario Pepe (PD), Servodio, Trappolino, Di Giuseppe, Favia, Rota».

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ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazioni a risposta scritta:

CONTENTO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
la zona di Claut (Pordenone) è spesso interessata da fenomeni tellurici, a volte anche di forte intensità, che risvegliano sistematicamente antichi timori nella popolazione locale;
in particolare, la fascia compresa tra la Valcellina (Pordenone) e l'Alpago (Belluno) è caratterizzata da vivace attività sismica, che si manifesta con varie scosse ogni anno;
dal comune di Claut sono partiti appelli alla regione Friuli-Venezia Giulia e al Governo per un impegno, anche di natura preventiva, atto ad affrontare per tempo eventuali situazioni di emergenza;
in particolare, viene chiesto l'inserimento del comune nell'elenco delle realtà italiane a maggior rischio sismico -:
se sia a conoscenza del quadro di intensa attività sismica che da anni si constata tra la Valcellina (Pordenone) e l'Alpago (Belluno); e quali interventi, anche di natura preventiva, intenda porre in essere in un prossimo futuro per affrontare eventuali emergenze o, comunque, per monitorare l'evolversi della situazione;
quali risposte possa concretamente offrire alla piccola comunità di Claut (Pordenone) che, per voce del comune, chiede maggiore attenzione sull'argomento anche da parte di questo Governo.
(4-00299)

EVANGELISTI, ORLANDO LEOLUCA e MURA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il Governo attualmente in carica ha fatto del tema della «sicurezza» un punto cruciale della sua campagna elettorale. In tal chiave ha tentato di dipingere le politiche del Governo cessato come insufficienti a garantire l'ordine pubblico e il senso di tranquillità collettiva cui i cittadini hanno diritto;
per la verità, questa campagna è stata più una battaglia propagandistica sui mass-media rivolta nei confronti degli stranieri non comunitari e romeni che non la manifestazione di un concreto intento di contenimento degli illeciti penali;
ciò nonostante infatti la criminalità, organizzata e comune, ha continuato indisturbata a colpire. Da ultimo è stato ucciso Michele Orsi, imprenditore che aveva deciso di deporre in un processo a carico del clan dei cosiddetti Casalesi;
né si può affermare che l'impermeabilità degli accadimenti concreti agli annunci del Governo siano propri solo delle critiche dell'opposizione: l'ultimo grido di allarme è venuto proprio dal capo della Polizia, Antonio Manganelli, in un'audizione resa al Senato il 29 maggio 2008;
secondo il dottor Manganelli «tutti parlano ma nessuno fa» (cfr. Repubblica, 30 maggio 2008, pagina 6); senza fondi adeguati - ha continuato il dottor Manganelli - le espulsioni di cui tanto si parla non possono essere eseguite;
lo stesso dottor Manganelli ha anche espresso un nemmeno troppo velato dissenso sull'eventuale introduzione del reato

di clandestinità, chiarendo che il vero rimedio alla presenza è alla delinquenza degli immigrati irregolari e il rimpatrio tempestivo in accordo con i Paesi di provenienza. Affollare le carceri con persone arrestate per il solo fatto di essere clandestine non gioverebbe ad alcuno;
quanto poi alla lotta alla criminalità organizzata, è di questi giorni la notizia che gli Stati Uniti d'America hanno inserito la 'ndrangheta tra le organizzazioni mondiali che operano con metodi assimilabili al terrorismo e per questo assoggettate a un particolare regime giuridico. Tale regime comporta ampliate possibilità d'indagine e di prevenzione patrimoniale. In particolare, sarà da oggi molto più difficile per le società collegate alla criminalità calabrese investire, riciclare e camuffare i loro proventi illeciti;
anziché seguire questa direttrice, più volte il vertice del Governo italiano sembra aver espresso l'intenzione di restringere l'uso delle intercettazioni telefoniche, unico vero strumento di indagine nei confronti del crimine che ormai opera su scala internazionale -:
se intendano chiarire quale sia la politica del Governo in materia di ordine e sicurezza pubblica;
quali dati e programmi concreti intendano proporre a fronte dei rilievi del Capo della Polizia e della denunciata scarsezza di risorse destinata alla lotta al crimine;
quali mezzi investigativi intendano potenziare e se intendano privare le forze dell'ordine di uno strumento efficace e prezioso come le intercettazioni di conversazioni.
(4-00309)

CAMBURSANO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano La Repubblica del 31 maggio 2008 pubblica la notizia che il ministro Scajola intende attivare n. 6 centrali nucleari da 1.500 MW cadauna nei prossimi 5 anni di cui 3 al nord, 2 al centro ed una al sud;
Radio popolare, riprendendo «voci ben informate già citate da Jacopo Giliberto su Il Sole 24 Ore» citava n. 5 centrali da riconvertire al nucleare, tutte situate al nord del Paese, e più precisamente:
Centrale Edipower di Chivasso, provincia di Torino;
Centrale Edipower di Sermide, provincia di Mantova;
Centrale Endesa di Ostiglia;
Centrale Endesa di Tavazzano, provincia di Lodi;
Centrale Sogim e poi A2A di Caorso, provincia di Piacenza;
la individuazione di tali centrali esistenti sarebbe dettata dall'urgenza di dotare il Paese in un arco temporale di cinque anni, di impianti in grado di produrre energia non più dipendenti dal gasolio e/o dal gas metano;
altri Paesi europei, come per esempio l'Inghilterra, da anni non investono più in impianti di produzione di energia con propellente nucleare, ma investono sul vento, cioè in centrali eoliche;
ad oggi non esistono centrali nucleari sicure, in quanto a tecnologie obsolete e pericolose e l'esempio di quanto avvenuto il 4 giugno 2008 in Slovenia e più precisamente nell'Impianto Nucleare di Krsko, confermerebbe quanto affermato;
non esistono ancora impianti cosiddetti di Quarta Generazione -:
se quanto detto in premessa corrisponda a verità;
se sia a conoscenza dello stato dei luoghi ove si trovano le 5 centrali esistenti;
se conosca il pesante impatto ambientale di cui già soffre il Chivassese ed il Vercellese Occidentale;

se non ritenga più opportuno investire in energie alternative.
(4-00310)

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BENI E ATTIVITÀ CULTURALI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
la Torre Campanaria dei Duomo di Modena detta Ghirlandina è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO;
il comune di Modena ha deliberato lavori di straordinaria manutenzione dei monumento e la copertura dei ponteggi che ne ricoprono l'intera superficie con un telo decorato per il quale sono stati stanziati dalla giunta comunale euro 200.000;
tale telo, montato nel mese di gennaio 2008rimarrà a coprire l'intera Ghirlandina fino alla fine dei lavori che dureranno non meno di due anni;
tale telo, senza che il Consiglio Comunale di Modena abbia mai assunto nessuna decisione in merito, è stato decorato dall'artista Mimmo Paladino, su designazione della direttrice della galleria Civica di Modena, Angela Vettese e dall'assessore alla cultura Lugli;
tale scelta ha suscitato vivacissime polemiche a Modena in quanto la Ghirlandina è stata unta come un attaccapanni;
a cura della Galleria Civica di Modena, con fondi pubblici sono state effettuate riprese dall'elicottero del telo di Paladino per propagandare ed esaltare tale opera;
la sovrintendenza ai Beni Culturali non ha rilasciato nessuna autorizzazione per il montaggio dei telo decorato richiamandosi quanto stabilito dall'atto di indirizzo del Gabinetto del ministro per i Beni le Attività culturalidel 13 luglio 2007 prot. N. 15550;
in realtà tale otto di indirizzo stabilisce nell'ultimo capoverso che «sarebbe auspicabile che i teli protettivi dei ponteggi necessari per la conduzione di interventi su edifici vincolati fossero realizzati in modo da raffigurare sempre la facciata dell'edificio coperto dal ponteggio, in modo da non alterare i rapporti prospettici e le visuali delle quinte architettonichecosì come consolidatasi nel tempo» e in questo caso sarebbe sufficiente l'autorizzazione dell'ente locale;
nel caso concreto è per l'interpellante evidente da un lato che l'intervento di Paladino ha un evidente, carattere pubblicitario per l'opera dell'artista stesso e dall'altro a Modena sono stati totalmente sconvolti i rapporti prospettici e le visuali delle quinte architettoniche così come consolidatesi nel tempo;
non appare ammissibile che interventi così invasivi possano essere effettuati sulla base di opinioni di due semplici cittadini modenesi, anche se direttore della Galleria comunale e assessore alla cultura, senza un intervento della soprintendenza -:
se non intenda verificare in quali termini e per quali ragioni nell'ambito della tutela dei beni culturali, la sovrintendenza si sia completamente disinteressata del caso Ghirlandina;
se non ritenga che il precedente di cui in premessa apra la strada all'utilizzo di restauri di beni vincolati per estemporanee disposizioni di opere di artisti scelti con i più svariati metodi, in totale contrasto di quanto previsto dalla direttiva ministeriale;
quali iniziative intenda assumere perché la direttiva ministeriale del 13 luglio 2007 prot. n. 15550 sia rispettata anche nella città di Modena.
(2-00045)«Barbieri».

Interrogazioni a risposta scritta:

GRIMOLDI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
sette luoghi della penisola riuniti in un itinerario storico/turistico denominato «Italia Longobardorum, centri di potere e di culto» sono stati proposti all'Unesco per il loro inserimento nella lista dei Patrimoni mondiali dell'umanità;
tra i predetti «sette comuni» non sono stati inseriti il comune di Pavia che fu capitale del regno longobardo per più di 200 anni dal 572 al 774, e quello di Monza dove la regina Teodolinda fondò il duomo e diede origine al suo famoso Tesoro, con preziose donazioni, tra cui la Corona Ferrea;
la candidatura della «pattuglia longobarda» da cui Pavia e Monza sono state escluse, nasce dal lungo e sistematico lavoro svolto dal Comitato istituzionale «Cividale per l'Unesco» che ha presentato, nella primavera del 2006, un progetto ad hoc anche alla Borsa italiana del turismo di Milano. Oltre ai due capofila, il progetto pare prevedesse la presenza di località venete, friulane e lombarde tra cui Monza e Pavia;
nel 2004 la giunta comunale avrebbe avanzato la candidatura della città di Pavia, come sito simbolo della presenza longobarda in Lombardia, ma l'Unesco avrebbe preferito prediligere la monumentalità piuttosto che l'importanza storica;
nella città di Pavia rimangono soprattutto cripte risalenti all'epoca longobarda, poco vistose ed eclatanti ma sicuramente molto importanti;
i Longobardi hanno fatto della lombardia, che non a caso deve proprio a loro in suo nome, il cuore del regno, fissandone la capitale a Pavia e lasciando significative testimonianze artistiche nella stessa Pavia (cripta di Sant'Eusebio) e a Monza (dove si conservano la corona ferrea e altri capolavori di oreficeria longobarda);
Monza ha radici molto antiche: il territorio fu abitato da popolazioni celtiche, ma divenne un vero nucleo con i romani e prese il nome di Modicia. Con i Longobardi acquistò importanza e potere, tanto che venne scelta dalla regina Teodolinda come sua residenza e vi fece costruire un palatium e la Basilica di San Giovanni Battista. Riuscì a mantenere la sua importanza anche sotto i Franchi e nel periodo di Berengario. Poi passò sotto il controllo di Milano seguendone tutte le vicissitudini. Nel 1324 venne assorbita dai Visconti che l'anno seguente tengono un castello. Nel 1499 è concessa in feudo ai Belgioioso, cui seguiranno i De Leyva e i Durini fino al 1797. La basilica di San Giovanni Battista (Duomo), è sicuramente il monumento più importante della città, voluta dalla regina Teodolinda nel VII sec. La basilica si presenta con una imponente facciata in marmo a fasce orizzontali bianche e verdi ed un grande rosone centrale, progettata da Matteo da Campione nel 1396, il quale apportò altre modifiche alla struttura. Il campanile alto 80 metri venne costruito nel 1606 da Ercole Turati. L'interno, a croce latina e tre navate, è ricco di affreschi e tele che documentano le stagioni della pittura lombarda fra gotico e rococò. Numerose sono le testimonianze a sua storia, come il prezioso paliotto d'altare, sbalzato su una lastra d'argento dorato, la cantoria in marmo nella navata centrale, attribuita a Matteo da Campione, la Cappella detta della Regina Teodelinda, ornata da pregevoli affreschi degli Zavattari (1444), dove è conservata la leggendaria Corona Ferrea;
dal Duomo si accede anche al Museo dove è custodito il famoso tesoro, la raccolta più ricca di cimeli d'arte barbarica tra il IV e IX secolo, tra cui il Dittico di Stilicone, 16 ampolline di stagno provenienti dalla Terra Santa, la Croce di Adaloaldo, l'Evangelario di Teodelinda, la Chioccia con i pulcini, il Reliquario del dente di San Giovanni, oltre ad altri preziosi oggetti di epoche successive, come il Calice di Gian Galeazzo Visconti, gli arazzi Millefleures e l'antica collezione di argenterie lombarde dei secoli XVI-XIX;

su sette luoghi inseriti nell'itinerario longobardo, ben quattro appartengono alla «Langobardia minor», costituita da ducati centro meridionali di Spoleto e Benevento -:
in base a quali criteri le città di Monza e Pavia sono state escluse dal progetto promosso dal Comitato istituzionale «Cividale per l'Unesco»;
se, al di là delle possibili incomprensioni verificatesi tra la macchina burocratica locale e i tecnici del ministero che hanno seguito l'iter introdotto dal predetto Comitato, non ritenga doveroso adoperarsi affinché la città di Pavia, capitale per oltre due secoli del regno longobardo, e la città di Monza, scelta dalla regina Teodolinda come sua residenza, vengano introdotte nell'elenco dei luoghi significativi della civiltà longobarda che il ministero per i beni culturali ha presentato all'Unesco.
(4-00303)

MUSSOLINI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
a Predappio (Forlì) lo stato di degrado in cui versano la «Casa ex Fascio», la Caserma dei Carabinieri, le Ex Officine Caproni, e l'Oratorio della Scuola Materna Santa Rosa, i cui mosaici necessitano da tempo di un restauro, è ormai giunto a livelli insostenibili;
sull'argomento è stata stilata una relazione documentata e redatta con esperti del settore dei beni culturali;
non sussistono allo stato attuale, da parte dell'amministrazione di Predappio, progetti seri e concreti sulla destinazione d'uso dei beni, è necessaria una importante opera di sensibilizzazione verso tutte le autorità politiche e amministrative, utile ad aprire per il patrimonio architettonico di Predappio nuovi scenari -:
quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per accelerare la soluzione del problema, liberando questo patrimonio storico e culturale dalle pastoie, sia burocratiche, che della piccola politica locale, in modo da garantire il recupero delle strutture e la loro destinazione d'uso, nell'interesse primario dei cittadini di Predappio e delle loro necessità di servizi utili.
(4-00306)

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DIFESA

Interrogazione a risposta scritta:

ZAZZERA. - Al Ministro della difesa, al Ministro della giustizia, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
in data 13 dicembre 2001 l'Onorevole Elettra Deiana, prima firmataria di un'interrogazione parlamentare (4-01673) indirizzata al Ministro della difesa, segnalava alcune gravi ingiustizie accadute al Maresciallo capo dei Carabinieri, Gaetano Campisi, dallo stato di servizio eccellente;
il 1o febbraio 2006 ed il 13 giugno 2006 il Sen. Malabarba presentava altri due atti di sindacato ispettivo (4-10111 e 4-00080) diretti agli Onorevoli Ministri della difesa e della salute, aventi lo stesso oggetto dell'interrogazione parlamentare dell'onorevole Deiana;
a nessuno di questi atti è stata data risposta dai Ministri interessati, nonostante da oltre dieci anni il Maresciallo Campisi chieda chiarimenti e soprattutto giustizia;
il Maresciallo Gaetano Campisi è un uomo di oltre cinquanta anni, che ha speso trenta anni della sua vita nell'Arma dei Carabinieri partecipando con passione e coraggio anche ad importanti e pericolose indagini al servizio della Patria;
risulta che quest'uomo sia stato vittima di continue e gravi vessazioni compiute dal personale dei Reparti di Direzione sanitaria dell'Arma dei Carabinieri, che lo ha costretto a subire visite mediche coattive che appaiono contro ogni norma di legge;

nonostante il Maresciallo si sia rivolto a numerosi medici esterni, ottenendo diagnosi chiaramente e costantemente difformi da quelle espresse dai dottori dei Reparti dell'Arma, non è riuscito a conservare il suo posto di lavoro;
in particolare, la «rigidità caratteriale» rilevata dagli organi sanitari mentali dell'Arma, causa dell'allontanamento del Maresciallo, non risulta essere una patologia mentale, ad avviso di diversi medici esterni consultati dal signor Campisi, bensì un semplice tratto della personalità, assolutamente non patologico;
a fronte di una sospetta incompetenza professionale dei suddetti organi sanitari militari, nonché, ad avviso dell'interrogante, di perpetrate violazioni di legge (legge 13 maggio 1978, n. 180) l'interroggante ritiene che al Maresciallo Campisi debbano essere urgentemente restituite dignità e credibilità, e che sul caso debba essere fatta immediatamente giustizia -:
se i Ministri interrogati non ritengano di dover provvedere con la massima urgenza a far luce - per quanto di competenza - sui gravi fatti descritti dalla presente interrogazione e dalle precedenti citate in premessa cui non è stata data risposta, ed in particolare, se non intendano chiarire se la «rigidità caratteriale» diagnosticata dai sanitari militari sia o meno una patologia, ed in caso positivo, se rientri tra le cause di allontanamento dall'Arma;
se non ritengano che i trattamenti sanitari cui il signor Campisi è stato sottoposto non siano stati eseguiti in conformità alle disposizioni della legge ed in particolare della legge 13 maggio 1978, n. 180, meglio conosciuta come legge Basaglia;
se non ritengano, di dover verificare se nei confronti del Maresciallo Campisi siano state compiute vere e proprie azioni di mobbing, considerato che lo stesso ha dovuto far ricorso al tribunale amministrativo, ottenendo in tutti i casi completa soddisfazione, per fare valere i propri diritti;
qualora le diagnosi compiute dai sanitari militari dovessero risultare erronee e qualora dovessero essere confermate eventuali violazioni di legge, se i Ministri interrogati non ritengano opportuno individuare i responsabili onde applicare con la massima urgenza le relative sanzioni previste dalla legge, anche al fine di evitare che nell'ambito miliare si verifichino altri gravissimi casi come quello descritto nella presente interrogazione.
(4-00313)

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ECONOMIA E FINANZE

Interrogazione a risposta immediata:

SIRAGUSA, D'ANTONI, ANTONINO RUSSO, SERENI, BRESSA, GIACHETTI, QUARTIANI, CAPODICASA, CARDINALE, ENZO CARRA, PIERDOMENICO MARTINO, BERRETTA, BERNARDINI, BURTONE, CAUSI, GENOVESE, LEVI, SAMPERI e DAMIANO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il comune di Palermo ha in carico circa 3000 lavoratori socialmente utili, per i quali è stata prevista la stabilizzazione attraverso l'assorbimento nella pianta organica del comune di Palermo, ai sensi dei commi 550 e 551 dell'articolo 2 della legge n. 244 del 2007;
la stabilizzazione non solo deve garantire finalmente lo status di dipendente comunale con contratto a tempo pieno e indeterminato, ma rendere più efficiente l'intera macchina comunale attraverso il potenziamento qualitativo e quantitativo dei servizi comunali offerti alla collettività;
il ministero del lavoro e della previdenza sociale, la Regione siciliana e il comune di Palermo avevano stipulato, in data 11 marzo 2008, la convenzione con la quale si destinavano le somme previste dai commi 550 e 551 dell'articolo 2 della legge n. 244 del 2007 alla stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili «sulla base di

programmi da realizzarsi nel corso dell'anno 2008 e che potranno concludersi negli anni successivi»;
sulla base delle predetta convenzione il comune avrebbe dovuto trasmettere entro tre mesi un piano di stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili;
per la stabilizzazione full time sarebbero in realtà necessari 90 milioni di euro;
con il decreto-legge recante disposizioni urgenti per salvaguardare il potere di acquisto delle famiglie, il Governo ha stornato i finanziamenti previsti dai commi 550 e 551 dell'articolo 2 della legge n. 244 del 2007, destinandoli alla copertura dell'abolizione dell'ici -:
quali iniziative intenda adottare il Governo per evitare che la città di Palermo venga ulteriormente penalizzata e per restituire le somme stornate, aggiungendo quelle necessarie alla stabilizzazione full time, rendendo possibile finalmente la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili.
(3-00033)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

GHIZZONI, MIGLIOLI e FLUVI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
come noto, il contribuente ha facoltà di destinare una quota pari al cinque per mille della propria imposta sul reddito al sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e alle associazioni di promozione sociale, alle fondazioni nazionali di carattere culturale, al finanziamento dell'università, degli enti della ricerca scientifica e della ricerca sanitaria, al finanziamento delle associazioni sportive dilettantistiche;
l'istituto del 5 per mille, introdotto, in via sperimentale, dall'articolo 1, comma 337, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, rappresenta per il vasto mondo delle associazioni non lucrative una potenziale fonte di finanziamento e un importante strumento di coinvolgimento del cittadino contribuente. Infatti, secondo i dati riportati dall'Agenzia delle entrate nel comunicato stampa del 12 ottobre 2007, i contribuenti hanno destinato con le loro scelte la somma complessiva di 345,2 milioni, di cui 328,9 milioni sono stati ripartiti tra gli aventi diritto, mentre i restanti 16,3 milioni non sono stati ripartiti in quanto relativi a scelte in favore di soggetti esclusi dal beneficio;
tuttavia non sono rari i casi in cui l'esclusione dalla ripartizione del beneficio sia stata prodotta esclusivamente da meri vizi di forma. Come si apprende da organi di stampa, nella provincia di Modena ad esempio, le seguenti associazioni sono state escluse: Comitato per il progetto cernobyl (Carpi), ORMA - associazione per la tutela ed il recupero di animali domestici (Carpi), A.V.S.A. Associazione volontaria servizio ambulanza (Riolunato), Associazione pandacarpi (Carpi), A.V.A.P. (Palagano), Soccorso cinofilo (Carpi), Associazione Volontari (Alta Val Dolo), Raggruppamento guardie ecologiche volontarie legambiente (Modena), Avpa croce blu (Modena), Associazione Angela Serra per la ricerca sul cancro (Modena), Amici per la vita (Formigine), Insieme in quartiere per la città (Modena), Nonsoloscuola (Modena), Centro di aiuto alla vita Matilde Ronchetti (Formigine), Per non sentirsi soli (Vignola), Sos mama (Formigine), Vip viviamo in positivo (Modena), Prometeo (Modena), Coord. per le assoc. Di vol. per la coop internazionale (Modena);
caso emblematico è quello riguardante l'associazione onlus impegnata nella ricerca sul cancro «Angela Serra», che si è vista negare, a causa della mancata produzione della fotocopia del documento di identità del presidente dell'associazione medesima, un contributo pari a 273.000 euro relativo alle 12.000 espressioni di volontà dei contribuenti per l'anno 2006, risultando l'associazione con il maggior numero di segnalazioni nella provincia di Modena;
è di tutta evidenza come la farraginosità e la rigidità della burocrazia non

possano rappresentare causa ostativa per l'accesso al beneficio -:
quali iniziative intenda assumere al fine di non frustrare le intenzioni e le attese dei contribuenti che avevano espresso la volontà di destinare il proprio 5 per mille in favore delle suddette associazioni e altresì per escludere il ripetersi di casi analoghi che possono compromettere l'operato delle organizzazioni meritorie, anche in considerazione del fatto che molte informazioni richieste all'atto della domanda sono già in possesso dell'amministrazione richiedente.
(5-00095)

MANCUSO, FRASSINETTI, GIRLANDA, MARIAROSARIA ROSSI e GAROFALO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
molti contribuenti segnalano problemi tecnici del sito della Agenzia delle Entrate;
il riferimento è alla possibilità di scaricare dal sito dell'Agenzia delle Entrate il programma «jre_1_5_0_14-windows-i586-p.exe», indispensabile per eseguire Unico 2008;
il programma «Pecunia Personal Software Inspector (V. 0.9.0.3)» segnala la insicurezza dell'aggiornamento (update) 14 jre 1.5 e classifica la vulnerabìlità ad alto rischio, già dal 13 marzo 2008 -:
se il Governo ritenga di adottare provvedimenti per rendere più sicuro l'applicativo (software) in oggetto con un'adeguata versione.
(5-00101)

Interrogazioni a risposta scritta:

ZACCHERA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 1, comma 384 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (Legge finanziaria 2007) prevede agevolazioni in campo di applicazione dell'IVA per le «prestazioni di servizi e forniture di apparecchiature e materiali relativi alla fornitura della energia termica per uso domestico attraverso reti pubbliche di teleriscaldamento o» (e si sottolinea espressamente questa seconda possibilità estrinsecata dalla congiunzione grammatica «o») «nell'ambito del contratto di servizio energia come definito nel decreto interministeriale di cui all'articolo 11, comma 1 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412 e successive modificazioni; sono incluse» (si sottolinea «incluse», non «solo se ...») «forniture di energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento...»;
l'Agenzie delle entrate con propria risoluzione del 10 maggio 2007, n. 94 interpreta invece la norma con una esclusiva possibilità - per poter fruire dell'IVA agevolata - alla fornitura di energia prodotta con fonti energetiche rinnovabili;
tale interpretazione appare all'interrogante una forzatura della norma votata dal Parlamento -:
quale sia l'interpretazione corretta della norma stessa;
perché e se il Ministro voglia in qualche modo escludere dal beneficio IVA la formula di fornitura «contratto per il servizio di energia» che produce indubbi vantaggi dal punto di vista della razionalizzazione degli impianti e per il contenimento dei consumi energetici e contro l'inquinamento da combustione;
se il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare non ritenga di dover intervenire al fine di sciogliere questo dubbio nel senso di privilegiare - come era la ratio della normativa - anche e soprattutto il contratto di «fornitura di servizio energia» che si è dimostrato efficace contro gli sprechi energetici, in quanto esso presuppone la conversione degli impianti e la loro modernizzazione, e dunque venendo meno l'agevolazione IVA resteranno in funzione più impianti obsoleti, inquinanti ed anche potenzialmente pericolosi».
(4-00289)

ANGELI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
gli Italiani sono nella grande maggioranza poco propensi all'acquisto di Alitalia da parte di un'azienda straniera, indipendentemente dal fatto che sia Air France, Klm, o altro vettore;
in campagna elettorale gli Italiani hanno accolto positivamente l'idea del Presidente Berlusconi della creazione di una cordata costituita da imprenditori italiani interessati all'acquisto della nostra compagnia di bandiera e di mantenerla tale;
la possibilità di porre in essere un prestito nazionale cui possano aderire le famiglie italiane è realistica;
il prestito obbligazionario dovrebbe garantire un reddito dello 0,5 per cento in più del reddito BOT statale, e da studi commissionati risulta che una famiglia italiana su quattro dichiara di voler aderire a questa sottoscrizione, coinvolgendo così di conseguenza un nucleo familiare su venti, cioè circa un milione di famiglie, raggiungendo quindi alcuni miliardi di euro, che sarebbero sufficienti non solo all'acquisizione di Alitalia, ma anche alla sua gestione in vista di una seria ricollocazione sul mercato aereo;
in alternativa si potrebbe attuare questo prestito anche prelevando dalle buste paga una cifra da stabilire in sede ministeriale e di concertazione, che verrà poi resa nuovamente alle famiglie attraverso quelli che comunemente vengono definiti «ticket pranzo» o «buoni pasto» (che come è noto in Italia sono spendibili anche nei supermercati, ipermercati e diversi negozi), nella busta paga del mese successivo, così che si possa ottenere liquidità monetaria e non privare di alcunché le famiglie -:
se il Ministro interrogato intenda dare delucidazioni in merito alta questione sopra esposta, che l'interrogante reputa un progetto, valido e di possibile attuazione dal punto di vista economico-monetario.
(4-00292)

...

GIUSTIZIA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
il Governo ha preannunciato, per il prossimo Consiglio dei ministri, l'adozione di un provvedimento che prevederà un «divieto assoluto» di ordinare, eseguire e diffondere intercettazioni telefoniche, salvo che nelle inchieste per camorra, mafia, 'ndrangheta e terrorismo;
a quanto si apprende si proporrà per i trasgressori una pena di cinque anni di carcere, inoltre penalizzazioni finanziarie importanti saranno previste per gli editori che dovessero pubblicare le intercettazioni;
resta principio condiviso che il fondamento di un sistema giudiziario in ogni Stato liberale, così come la base di una consapevole e matura cultura garantista sia la certezza della pena, la garanzia cioè per la collettività che i reati vengano, se non tutti puniti, tutti comunque sempre perseguiti;
uno degli aspetti che caratterizza e rende effettivo il senso di appartenenza ad una collettività, che fa di un insieme di uomini qualcosa di più che una semplice somma di esseri viventi, è la necessità che esistano regole condivise, avvertite come patrimonio fondante di una morale collettiva, come limiti invalicabili a difesa di tutti e di ognuno;
perché questa consapevolezza, questo senso di sicurezza collettivo esista e resista sono necessari strumenti adeguati a far

rispettare le regole comuni, strumenti adeguati ad impedire che queste vengano disattese;
tali strumenti vanno rafforzati continuamente, si dovrebbe mettere in campo uno sforzo costante affinché la collettività percepisca la volontà reale, concreta e quotidiana di perseguire il crimine;
anche su questo labile confine si gioca la partita della credibilità delle istituzioni liberali, se vogliamo davvero intenderle come rappresentanti reali della nostra comunità, del nostro senso di appartenenza, anche su questo labile confine si dipana l'equilibrio tra poteri dello Stato;
le intercettazioni rappresentano uno strumento indispensabile di indagine, non sono un capriccio, soprattutto quando mancano altre misure idonee, limitarle significherà perdere un mezzo importante per contrastare e ridurre il crimine;
limitare le intercettazioni, così come sembra essere stato proposto, alle sole inchieste su criminalità organizzata e terrorismo, di fatto vuol dire rinunciare a perseguirle, per scoprire che un gruppo di persone delinque in modo organizzato e che una serie di reati specifici fanno parte di un disegno criminoso, occorrono prima indagini, quindi intercettazioni, nel momento in cui se ne impedisce l'uso si esclude a priori la possibilità di risalire all'organizzazione;
rispetto anche a fenomeni di criminalità diffusa la limitazione delle intercettazioni potrebbe portare a rendere più difficoltoso il contrasto e la prevenzione di crimini inaccettabili come quelli di violenza sessuale, reati contro la persona e quelli più in generale legati alla corruzione;
prevedere poi il carcere per i giornalisti e pesanti multe per gli editori penalizza l'informazione e di fatto impedisce all'opinione pubblica di conoscere, di sapere, di formarsi una propria opinione;
non è corretto quando si parla di intercettazioni riferirsi esclusivamente ai fenomeni di distorsione che sono, a volte, a queste collegati: è innegabile che le intercettazioni possano diventare uno strumento di violazione della privacy se usate incautamente, quindi si deve necessariamente operare una distinzione tra intercettazioni lecite e quelle illegalmente acquisite;
quelle illecite non vanno pubblicate, ma per quelle lecite va solo evitato che la pubblicazione avvenga prima del deposito degli atti e che quindi l'imputato ne sia a conoscenza. Il resto deve essere necessariamente rimesso alla deontologia professionale del giornalista;
non vanno dimenticati tutti i risultati conseguiti negli ultimi anni dalla magistratura anche grazie alle intercettazioni e tutti i crimini (omicidi, sequestri di persona, riciclaggio, corruzione, criminalità economica, usura, estorsione, pedofilia, ed altri) che senza le intercettazioni non avrebbero trovato mai un colpevole;
la lotta agli sprechi resta una priorità fondamentale dell'azione di qualsiasi Governo, ma certo le intercettazioni, quelle lecite, non possono essere inserite in questa lista, basta un confronto tra il loro costo e quanto hanno prodotto anche da un semplice punto di vista puramente economico; negli ultimi dieci anni, proprio grazie alle intercettazioni, sono stati confiscati ai criminali e depositati presso gli uffici postali 1 miliardo 560 milioni di euro, quanto una «minimanovra» -:
quali siano le reali intenzioni del Governo, se non ritenga necessario intervenire per rafforzare gli strumenti a disposizione del potere giudiziario per fronteggiare l'emergenza sicurezza di cui lo stesso Governo sembra essere consapevole, se risponda al vero l'intenzione di limitare l'utilizzo di uno strumento fondamentale come le intercettazioni telefoniche e se alla luce di quanto esposto non ritenga invece opportuno assumere iniziative normative volte a rafforzare l'utilizzo delle intercettazioni telefoniche.
(2-00040) «Di Pietro, Donadi».
(Presentata il 9 giugno 2008)

Interrogazione a risposta orale:

VIETTI. - Al Ministro della giustizia, al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 2, comma 603, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), al fine del contenimento della spesa e della razionalizzazione dell'ordinamento giudiziario militare, prevede la soppressione, a decorrere dal 1o luglio 2008, dei tribunali militari e delle procure militari della Repubblica di Torino, La Spezia, Padova, Cagliari, Bari e Palermo, riducendo contestualmente a cinquantotto unità l'organico della magistratura militare;
il medesimo comma stabilisce che i magistrati militari fuori ruolo alla data del 28 settembre 2007 (3 unità) sono considerati in soprannumero riassorbibile nel ruolo della magistratura ordinaria, mentre il successivo comma 606 prevede che i magistrati militari in esubero (42 unità) rispetto alla nuova dotazione organica transitano nel ruolo della magistratura ordinaria;
nel Consiglio dei Ministri del 30 maggio 2008 il Governo con decreto-legge ha prorogato al 1o gennaio 2009 la soppressione dei due terzi dei tribunali militari prevista dalla finanziaria, che avrebbe consentito di risparmiare già nel 2008 circa 848 milioni di euro e nel 2009 un miliardo e 340 milioni;
la notizia dello slittamento di sei mesi della chiusura degli uffici giudiziari militari ha suscitato le critiche di una parte degli stessi magistrati militari che considerano ingiustificata tale decisione, dal momento che questi uffici hanno in carico ormai pochissimi processi a seguito dell'abolizione del servizio di leva;
con questa proroga, infatti, non si otterrebbe il previsto risparmio e la razionalizzazione delle risorse;
in questi giorni il Ministro della difesa, a seguito delle critiche dei giudici militari e delle reazioni dell'opinione pubblica, ha ipotizzato la possibilità di ridurre o eliminare completamente la proroga decisa nell'ultimo Consiglio dei ministri e quindi di confermare la chiusura degli otto uffici giudiziari militari già al 1o luglio 2008, con il conseguente trasferimento dei magistrati militari nella giustizia ordinaria -:
quali siano i motivi che hanno indotto il Governo a prorogare l'entrata in vigore della riforma dell'ordinamento giudiziario militare, che avrebbe consentito rilevanti risparmi sia per il 2008 che per il 2009;
quali siano le ragioni per le quali il Governo si sarebbe successivamente orientato a confermare al 1o luglio prossimo la soppressione dei tribunali delle procure militari disposta con l'ultima legge finanziaria.
(3-00031)

Interrogazione a risposta scritta:

BITONCI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che -:
il 23 aprile 2008 tredici rumeni, in carcere presso il «Due Palazzi di Padova» dal 24 ottobre 2007, vengono scarcerati dal Tribunale di Padova per raggiunta decorrenza dei termini di carcerazione preventiva. Tali Rumeni facevano parte della cosiddetta «banda del tombino» che aveva messo a segno una serie di furti in negozi e abitazioni in tutto il Nordest: una banda sgominata dalla squadra mobile di Padova comandata dal vicequestore aggiunto Marco Calì;
solo il 4 aprile il pubblico ministero Roberto Lombardi chiede il rinvio a giudizio al Gup competente, Nicoletta De Nardus, che non riesce a mandare a processo gli imputati entro il 23 aprile: ci sono 42 faldoni dell'inchiesta da studiare e il giudice avrebbe dovuto svolgere l'udienza tra il 18 e il 22 (tra venerdì e martedì) aprile 2008 rinviando tutti a giudizio per evitare la scarcerazione;

è opinione diffusa che un pubblico ministero, dopo circa tre mesi dall'arresto, può essere già pronto a chiedere il rinvio a giudizio, proprio perchè sin dall'inizio ha acquisito sufficienti elementi contro gli indagati da poterne chiedere addirittura l'arresto;
il 1o maggio 2008 Samid Abdelghani residente a Lendinara (Rovigo), ventiseienne marocchino clandestino indagato per concorso in violenza sessuale di gruppo (con una persona rimasta ignota) nei confronti di una quattordicenne della Bassa Padovana, è stato scarcerato il 10 aprile per decorrenza dei termini di custodia cautelare in carcere;
il 17 marzo si era svolta l'udienza preliminare, davanti al Gup Paola Cameran al Tribunale di Padova, chiamata a decidere se mandare o meno a processo l'imputato;
ma c'era un'irregolarità nella notifica dell'udienza mai comunicata al secondo difensore dell'indagato (l'avvocato Cristina Vicentini di Treviso che si era presentata al Riesame, mentre il primo difensore è l'avvocato Gianluca Pertoldi di Rovigo). Notifica dell'udienza che è a carico della procura, in questo caso il pubblico ministero di Padova Roberto Lombardi (lo stesso magistrato del precedente caso). Da qui la necessità per il Gup Cameran di rinviare l'udienza ad una data successiva al termine di scadenza della detenzione preventiva (il Gup, infatti, deve rispettare dei termini tra la notifica dell'udienza e la fissazione). Così il marocchino è stato scarcerato: l'udienza preliminare è stata fissata per il 5 giugno;
il 23 febbraio 2007 si era verificata l'aggressione della minorenne italiana. Un mese più tardi la ragazzina, in compagnia del padre, aveva ritenuto di riconoscere uno degli aggressori in uno straniero incrociato nel centro commerciale di Lendinara. Così il marocchino era finito in carcere;
se fosse colpevole, è preoccupante che Samid Abdelghani sia stato rimesso in libertà;
se fosse innocente (non sembra sia stato fatto alcun incidente probatorio in fase d'indagine a cura del pubblico ministero) è altrettanto preoccupante che un uomo sia stato tenuto in galera per dodici mesi;
un articolo pubblicato l'8 maggio 2008 sul Mattino di Padova dà conto del rimpallo di responsabilità in merito all'accaduto. In particolare il Tribunale del Riesame scarica ogni addebito sulla procura;
a giudizio dello scrivente, basterebbe che quando vi è un riesame, la segreteria del pubblico ministero si facesse inviare anche i verbali oltre che l'ordinanza, oppure che il Tribunale del Riesame per prassi inviasse tali atti o comunicasse al pubblico ministero le variazioni;
il Ministro lunedì 12 e martedì 13 maggio ha inviato al Palazzo di giustizia di Padova due ispettori del ministero -:
se siano disponibili le risultanze della citata ispezione e quali iniziative e determinazioni il Ministro della giustizia intenda assumere anche in merito alla promozione di un'eventuale azione disciplinare.
(4-00301)

...

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
nel 1983 il Consiglio superiore dei lavori pubblici approvò il progetto per la costruzione della diga del Melito, posizionata a cavallo dei comuni catanzaresi di Fossato Serralta, Gimigliano e Sorbo San Basile e di numerosi altri comuni della Sila catanzarese;
nel 1990 l'Italstrade si aggiudicò l'appalto ma già nel 1993 ci fu la prima sospensione dei lavori disposta dal Ministro

dell'ambiente per la mancanza del procedimento di valutazione di impatto ambientale;
l'interruzione dei lavori ed il suo prolungarsi indusse Italstrade a recedere dal contratto cui subentrò la ditta Astaldi che nel 2003 riprese i lavori con un atto transattivo con il consorzio Alli-Punta Copanello;
nell'aprile 2005 si registrò un'altra interruzione dei lavori in quanto la Astaldi riteneva la «spalla» destra dell'area interessata «troppo instabile»;
il fermo unilaterale della ditta Astaldi interessò anche lavori indispensabili per la sicurezza di quei siti per i quali la stessa ditta aveva preso precisi impegni;
tale decisione portò ad un'aspra controversia tra aggiudicataria e committente che sfociò in un arbitrato instauratosi nel 2006;
l'8 febbraio 2007 in una risposta ad un atto di sindacato ispettivo vertente sulla medesima questione (3-00154), l'allora sottosegretario ha preventivato la conclusione dei lavori della diga per il 2010;
a giugno 2007 il Ministro designò il commissario del Registro italiano dighe, Claudio Rinaldi, ad occuparsi della vicenda e di cercare una mediazione tra il consorzio di bonifica Alli-Punta Copanello e la Astaldi e per evitare le lungaggini dell'arbitrato;
in data 22 maggio 2008, il Consorzio di bonifica Alli-Punta Copanello ha deciso di rescindere il contratto per inadempimento dell'impresa Astaldi decidendo di procedere rapidamente al riappalto dell'opera che dovrebbe fornire l'approvvigionamento idrico di un territorio comprendente una cinquantina di comuni -:
quali siano stati e se ci siano stati risultati susseguenti a tale mediazione;
per quali ragioni il Ministro delle infrastrutture, tenuto alla vigilanza sulla realizzazione della diga del Melito, sia stato lacunoso o del tutto assente per quasi 17 anni di vicende che hanno interessato l'opera;
se non ritenga di attivarsi in tempi brevi al fine di evitare ulteriori rinvii del completamento di un invaso di importanza fondamentale per l'approvvigionamento idrico dei comuni interessati, e per l'indotto agricolo nonché turistico di tutta la regione Calabria e non solo della provincia di Catanzaro.
(2-00041)«Tassone, Volontè, Cesa».

Interrogazione a risposta orale:

BARBARESCHI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
dal 1o giugno la società Ustica Lines ha soppresso la maggior parte dei collegamenti marittimi con le isole Eolie;
tale decisione, che, a quanto risulta, conseguirebbe alla riduzione dei finanziamenti concessi per tali servizi dalla regione Sicilia, determina una grave limitazione alle possibilità dei cittadini di raggiungere le isole stesse;
la situazione appare particolarmente preoccupante, con l'approssimarsi della stagione estiva, per le ricadute negative che può provocare sul turismo, che costituisce una delle principali risorse di tali località;
la soppressione dei collegamenti prefigura inoltre pesanti conseguenze occupazionali, considerato che la società Ustica Lines ha già preannunciato il probabile licenziamento di 87 lavoratori -:
quali urgenti iniziative intenda assumere, nell'ambito delle sue competenze, d'intesa con la regione Sicilia, al fine di garantire il ripristino dei collegamenti della Ustica Lines con le isole Eolie.
(3-00032)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

SPOSETTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la Commissione ministeriale istituita presso il Ministero dei trasporti nel mese di novembre 2007, dopo aver condotto una attenta analisi comparata dei siti aeroportuali proposti, con una propria relazione intitolata «Ampliamento del Sistema aeroportuale laziale» ha individuato nella città di Viterbo la sede per il terzo scalo aeroportuale laziale;
il 31 gennaio 2008 veniva firmato presso la sede del Ministero dei trasporti, l'atto di intesa programmatica tra il Ministro dei trasporti e il Presidente della Regione Lazio il quale individuava Viterbo quale sede aeroportuale aperta al traffico civile commerciale;
le parti firmatarie si impegnavano, nell'ambito delle rispettive competenze a promuovere le attività necessarie alla delocalizzazione del traffico aereo attualmente gravitante sull'aeroporto di Ciampino promuovendo procedure e attività idonee per realizzare nuove infrastrutture, nonché per il reperimento degli strumenti finanziari;
nella stessa occasione il Ministro dichiarava l'impegno ad avviare entro tempi certi la fase attuativa attraverso la convocazione, unitamente al presidente della regione Lazio, della conferenza dei servizi;
l'articolo 18 della legge n. 31 del 2008 ha formalizzato la possibilità di concedere direttamente ad Aeroporti di Roma la gestione del nuovo scalo -:
quali iniziative il Ministro, d'intesa con la Regione Lazio e con gli enti locali interessati, intenda assumere al fine di garantire entro tempi certi, in attuazione delle disposizioni adottate nei mesi scorsi, la realizzazione dello scalo aeroportuale nella città di Viterbo in modo da garantire un idoneo sviluppo della crescente domanda di traffico aereo regionale.
(5-00094)

BOCCI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
lo Stato garantisce nella Regione Umbria il funzionamento di sole cinque biglietterie ferroviarie su trenta (Perugia-Fontivegge, Assisi, Foligno, Spoleto e Terni);
le biglietterie di Fossato di Vico, Perugia-San Giovanni, Attigliano e Orvieto sono aperte solo grazie ai fondi stanziati dalla Regione;
in tutte le altre stazioni le biglietterie sono chiuse o, nel migliore dei casi, ci sono macchine automatiche per il rilascio dei ticket;
l'annunciata chiusura delle biglietterie delle stazioni di Assisi e Spoleto penalizzerà non solo le due città ma l'intera Regione e determinerà un notevole disservizio in aree, come quella di Assisi, che hanno grande valenza turistica;
vi è una palese contraddizione tra la posizione del Governo, pronto a smantellare i servizi presenti sul territorio per tener fede alle promesse elettorali, e quella della Regione Umbria che è invece impegnata a mantenere e potenziare i servizi, anche investendo proprie risorse -:
se il Ministro sia a conoscenza di tale paradossale situazione e quali iniziative intenda adottare per porvi rimedio e per concordare con la Regione Umbria una soluzione condivisa che ponga fine ai disagi per cittadini e turisti.
(5-00096)

GRIMOLDI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 188, del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, recante il «Nuovo codice della strada» e l'articolo 381 del relativo regolamento di attuazione disciplinano la circolazione e la sosta dei veicoli al servizio di persone invalide;
la vigente normativa prevede che i soggetti legittimati ad usufruire del contrassegno invalidi siano autorizzati dal

sindaco del comune di residenza in conformità alle norme contenute nel regolamento, con particolare riferimento agli allegati corrispondenti al titolo V, figura v. 4;
in materia è poi intervenuto il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il «Codice in materia di protezione dei dati personali» che, all'articolo 74, prevede per i contrassegni invalidi il ricorso alla sola indicazione dei dati idonei ad identificare l'autorizzazione rilasciata senza l'apposizione di simboli o diciture che facciano riferimento alla condizione del disabile;
alcuni Comuni hanno interpretato la normativa di cui al decreto legislativo n. 196 del 2003 sostituendo il simbolo convenzionale della sedia a rotelle con il simbolo del comune stesso; ciò ha creato non poche incertezze sulla corretta applicazione della norma anche da parte degli organi di polizia locale;
l'incertezza normativa si ripercuote molto spesso a svantaggio degli stessi soggetti disabili che, rimanendo vittime di sanzioni pecuniarie da parte di agenti accertatori di comuni diversi da quello di residenza, di fatto si vedono limitati della libertà di circolazione nel territorio nazionale;
la figura di cui agli allegati del regolamento rappresenta un simbolo convenzionale dal quale non emerge alcuna indicazione della patologia, essendo utilizzata anche a livello internazionale per qualunque disabilità che comporti difficoltà a deambulare e assicuri il diritto ad utilizzare i posti riservati;
la sostituzione del simbolo non permette poi il riconoscimento di validità del contrassegno negli altri Stati esteri. In tal senso, la Raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea n. 98/376/CE invita gli Stati membri ad elaborare il contrassegno di parcheggio per disabili secondo un modello comunitario uniforme, di cui agli allegati del documento, che può essere utilizzato in parallelo con i contrassegni rilasciati negli altri stati membri;
l'Italia, anche se non esiste un preciso obbligo di recepimento, non ha ancora adeguato la normativa nazionale sul contrassegno di parcheggio per disabili ai criteri di cui alla raccomandazione 98/376/CE -:
se il Ministro interrogato non ritenga opportuno adottare una circolare esplicativa riguardante l'attuazione della normativa sul contrassegno invalidi, finalizzata a legittimare l'impiego del simbolo di cui agli allegati del regolamento di attuazione del codice della strada sui contrassegni rilasciati su tutto il territorio nazionale, garantendo da un lato il diritto alla libertà di circolazione per i soggetti disabili e dall'altro il rispetto della normativa sulla privacy;
se non ritenga opportuno uniformare la normativa nazionale in materia di contrassegni per i parcheggi riservati agli invalidi ai criteri contenuti nella raccomandazione 98/376/CE al fine di garantire ai soggetti disabili il diritto di circolare liberamente nel territorio dei Paesi dell'Unione europea.
(5-00097)

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
rispondendo all'interrogazione 5-01497 presentata dallo scrivente nella passata legislatura, afferente il completamento dei lavori su un tratto della strada statale n. 45 di Val Trebbia (in provincia di Piacenza) l'allora viceministro Angelo Capodicasa affermava «fatto salvo l'intervento di eventuali ricorsi o di ulteriori condizioni ostative non derivanti dal procedimento di affidamento dei lavori, si può prevedere che la conclusione dello stesso, con relativa aggiudicazione dell'opera, possa avvenire entro gennaio 2008. L'avvio dei lavori può invece essere stimato entro due mesi successivi all'aggiudicazione» (Bollettino delle Commissioni del 25 settembre 2007) -:
se vi sia stata la presentazione di ricorsi o l'intervento di ulteriori condizioni ostative (all'interrogante ignote e di cui si

chiede pertanto l'indicazione) atteso che a tutt'oggi i lavori che qui interessano non risultano essere stati avviati, così come previsto dall'interrogante in sede di replica alla risposta resa dall'ex viceministro Capodicasa all'interrogazione parlamentare sopra indicata.
(5-00098)

DI CAGNO ABBRESCIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 15 febbraio 2002 l'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, evidenziò l'importanza strategica delle «autostrade del mare», nonché dei porti italiani, quale strumento di crescita e di sviluppo per il nostro Paese;
anche in sede comunitaria il rapporto Van Miert relativo alle reti transeuropee di trasporto, ha evidenziato la valenza e l'affermazione del ruolo strategico che il sistema nazionale dei porti rappresenta in Europa e in modo particolare in Italia e che unitamente alle autostrade del mare, dovrebbe svolgere con maggiore efficacia un servizio all'economia nazionale di enorme interesse;
recentemente il Ministro interrogato ha indicato le prossime linee programmatiche che il Governo Berlusconi intende avviare, al fine di rilanciare l'intero sistema della portualità nazionale, in considerazione della carenza di risorse finanziare, della persistenza dei ritardi infrastrutturali e della perdita globale di competitività;
l'integrazione intermodale e la collaborazione tra il sistema degli aeroporti e quello dei porti regionali, nonostante alcuni gap legati al sistema di collegamento dei trasporti inoltre, rappresenta un elemento essenziale per una valida politica di sviluppo economico per il sistema-Paese;
in particolare il porto di Bari, negli ultimi anni ha perseguito appropriate strategie e politiche di sviluppo che hanno trainato la crescita del traffico, nonostante risenta tuttora di alcune carenze infrastrutturali alla stregua della maggior parte degli scali italiani;
la strategia che ha proiettato in breve tempo il porto di Barie tra i maggiori scali nazionali è basata sulla scelta della polifunzionalità, ovvero del rafforzamento delle attività commerciali e del movimento dei passeggeri, ma anche in modo particolare di quello crocieristico;
tuttavia è in atto una situazione conflittuale tra l'autorità portuale di Bari e la Bari Porto Mediterraneo (società partecipata per il 30 per cento dalla stessa autorità e che gestisce il terminal crociere e dei passeggeri ed i relativi servizi ausiliari), che rischia di penalizzare in maniera grave e allarmante lo sviluppo dello scalo marittimo del capoluogo pugliese;
attualmente infatti una serie di rivendicazioni contrattuali inerenti a competenze gestionali, legate alla legittimità del contratto di concessione demaniale nonché a regolamenti amministrativi, stanno creando notevoli difficoltà, fra l'ente di diritto pubblico rappresentato dall'autorità portuale e la suddetta società, che rischiano di paralizzare l'intera attività del Porto di Bari;
inoltre il protrarsi di tale situazione di incertezza e di aperto conflitto ha già determinato dei contenziosi legali che hanno comportato degli oneri finanziari probabilmente evitabili per i rispettivi soggetti, con evidenti ripercussioni negative sull'intera attività economica e commerciale del porto di Bari, in considerazione, tra l'altro, dell'imminente avvio della stagione estiva;
quanto esposto rischia di aggravare ulteriormente il futuro dello scalo marittimo barese, in quanto dal punto di vista infrastrutturale, alcune importanti opere che attendono di essere cantierizzate, nonostante la disponibilità dei finanziamenti, rischiano di rimanere al margine;
risultano infatti attualmente disponibili circa 120 milioni di euro di fondi pubblici inseriti nel Piano operativo triennale

(Pot) per la realizzazione di numerosi interventi infrastrutturali all'interno del Porto interessato e allo stato ancora inutilizzati e che rischiano di essere persi in assenza dell'avvio delle procedure di appalto, nonché di ipotizzate strategie di intesa con l'amministrazione comunale della città di Bari;
anche la sezione di controllo della Corte dei conti, nel giugno del 2007 è intervenuta, manifestando evidenti preoccupazioni per il mancato impegno dei finanziamenti disponibili, ed a ciò si aggiungono le recenti dichiarazioni rese alla stampa dal Procuratore Regionale presso la Corte dei conti, il quale non ha escluso l'avvio di un'indagine dell'organo inquirente sulla base della manifesta conflittualità all'interno del Porto di Bari;
appare evidente, in considerazione di quanto esposto, che lo scenario che attualmente configura la situazione amministrativa e gestionale del Porto di Bari segua una direzione in controtendenza rispetto alle linee programmatiche che il Ministro interrogato ha descritto recentemente, affermando come: «il recupero della competitività dei porti italiani siano una scommessa per l'azione del Governo e che occorre conseguentemente accelerare la realizzazione delle necessarie infrastrutture a sostegno degli scali marittimi»;
lo scalo marittimo di Bari infatti nonostante i risultati positivi conseguiti nell'arco di alcuni anni, recentemente non ha evidenziato segnali di grande vitalità, in quanto sebbene ci sia stata una modesta crescita di traffico passeggeri, sul fronte delle merci il volume è aumentato ma non nelle previsioni che ci si attendeva;
tali modesti risultati sono stati ottenuti sia a causa di discutibili scelte politiche a livello locale, che di proteste ambientaliste che hanno frenato l'inizio o il completamento di alcune opere infrastrutturali quali ad esempio: Marisabella e il terminale viabile Asse Nord Sud, per il quale il contratto con l'impresa aggiudicataria risulta tuttora sospeso, con conseguenti rischi di inevitabili considerevoli risarcimenti dei danni -:
quali iniziative urgenti intenda intraprendere affinché la situazione di evidente conflitto tra l'autorità portuale e la Bari Porto Mediterraneo, possa trovare adeguate soluzioni, al fine di rilanciare l'attività e lo sviluppo dell'intera area del Porto marittimo del capoluogo pugliese;
quali iniziative intenda altresì adottare, nell'ambito dei propri poteri, nei confronti dell'autorità portuale di Bari, al fine di sbloccare l'attuale situazione di stallo e di incertezza, ed accelerare conseguentemente le procedure volte agli investimenti infrastrutturali necessari ed urgenti, per lo scalo marittimo del capoluogo pugliese, il cui ritardo comporterà un mancato sviluppo del Porto di Bari che rappresenta notoriamente il collegamento più ravvicinato con i Balcani e con l'est europeo e asiatico ed è strategicamente importante per il futuro Corridoio 8.
(5-00104)

TOMMASO FOTI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997 detta disposizioni in materia di determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici;
a differenza di altre disposizioni di legge che hanno apportato sostanziali modifiche alla normativa tecnica per l'edilizia (contenimento del consumo di energia, sicurezza degli impianti, eccetera) e che contengono al loro interno tutti i riferimenti relativi all'ambito di applicazione, competenze, obblighi e sanzioni, nel decreto che qui interessa non si forniscono indicazioni necessarie ai Comuni per il recepimento e l'applicazione dello stesso;
in particolare si segnala l'omessa emanazione del decreto di attuazione della legge quadro 447/95 che avrebbe dovuto

fornire i criteri generali per la progettazione, l'esecuzione e la ristrutturazione delle costruzioni edilizie;
in buona sostanza, il rapporto fra le competenze delle Pubbliche Amministrazioni per l'attuazione della legge quadro nell'ambito dell'attività edilizia, le prescrizioni prestazionali per i componenti e gli elementi edilizi e le metodologie di conseguimento di tali prestazioni da parte del progettista, del produttore di componenti e dell'esecutore dell'opera, non hanno attualmente una concreta definizione;
ne segue che si continua ad operare nel settore in assenza di metodologie certe e specificazioni di responsabilità che attualmente, in sede di contenzioso, ricadono sul costruttore, chiamato a risarcire il danno ex articolo 1494 Codice Civile o a ridurre il prezzo di vendita -:
se e quali iniziative intenda assumere al riguardo;
se intenda assumere iniziative volte a chiarire, anche attraverso una modifica del citato decreto, agli enti locali competenti che i contenuti delle norme regolamentari dagli stessi emanate con particolare riferimento ai livelli prestazionali previsti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 1997 in premessa evocato, debbano confermarsi e quelle stabilite dal citato decreto.
(5-00105)

GRIMOLDI, NICOLA MOLTENI e SALVINI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la strada statale 340 - Regina collega Como a Menaggio, noto centro costiero, costeggiando con un percorso stretto e tortuoso la riva occidentale del lago di Como e attraversando note località rivierasche, tra cui Cernobbio, Moltrasio, Laglio, Brienno, Argegno, Colonno eccetera;
da Menaggio fino al confine di Stato, sempre sulla sponda occidentale del lago, prosegue la diramazione della Regina, la strada statale 340 dir, con un tracciato anch'esso tortuoso in quanto segue l'andamento geografico del lago;
al di fuori di alcune limitate varianti realizzate in passato per evitare alcuni incroci a raso, il percorso della strada statale 340 e strada statale 340 dir presenta una limitata scorrevolezza a causa dei numerosi attraversamenti di centri costieri;
le maggiori difficoltà di percorrenza sono dovute alla grande mole di mezzi in transito e pullman turistici, specialmente nei periodi di affluenza turistica, nonché al traffico pesante verso le industrie dell'alto lago, in quanto la strada rappresenta l'unica arteria della sponda occidentale del lago di Como;
si tratta di un percorso noto per le sue caratteristiche alquanto suggestive e pittoresche che purtroppo la gestione attuale dell'Anas non ha valorizzato con gli opportuni interventi di manutenzione e riqualificazione. Le difficoltà di percorrenza sono maggiormente evidenti in confronto con la strada provinciale Lariana sulla sponda orientale del lago, l'ex strada statale 583, la cui gestione è passata alla provincia di Como, a seguito del trasferimento alle regioni della rete stradale nazionale;
infatti, l'attuale gestione della provincia di Como ha ultimamente elevato in modo sostanziale la qualità della ex strada statale 583, attraverso opportuni interventi di riqualificazione;
le comunità locali, deluse dalle lunghe attese per gli interventi di riqualificazione dell'Anas, chiedono il passaggio alla Regione, e successivamente alla provincia di Como ai sensi della legge regionale n. 1 del 2001, anche della strada statale 340 e strada statale 340 dir, Lungolago per Argegno, ritenendo che l'amministrazione provinciale, quale migliore conoscitore delle esigenze territoriali, possa meglio corrispondere alla gestione del tratto stradale e agli improcrastinabili interventi di manutenzione e riqualificazione del percorso;

in tal senso, le comunità locali chiedono alla regione Lombardia di avviare le procedure per il trasferimento della strada statale alla regione, ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 15 marzo 1997, n. 59 -:
quali siano gli interventi urgenti che l'ANAS intende realizzare sulla strada statale 340 e strada statale 340 dir, Lungolago per Argegno, al fine di migliorare la percorrenza della strada;
se il Ministro sia favorevole ad un eventuale trasferimento del tratto stradale strada statale 340 e strada statale 340 dir, Lungolago per Argegno alla Regione Lombardia e conseguentemente alla provincia di Como, superando presumibili vincoli dovuti alla congiunzione della rete stradale nazionale con il confine di Stato, allo scopo di assicurare alle comunità locali e a una serie delle più eccellenti località turistiche nazionali una migliore qualità di gestione e manutenzione, nonché di riqualificazione, dell'unico tratto viario di percorrenza.
(5-00106)

Interrogazioni a risposta scritta:

VANNUCCI, DE TORRE, AGOSTINI, CAVALLARO, GIOVANELLI, PISTELLI e MERLONI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
i servizi ferroviari rappresentano per professionisti, lavoratori e studenti l'unica possibilità di raggiungere il posto di lavoro e di studio;
la qualità dei servizi ferroviari d'interesse regionale è carente;
in particolare la puntualità spesso disattesa determina grave malcontento da parte dell'utenza;
i pendolari rappresentano quotidianamente sulla stampa il mancato rispetto dei tempi di arrivo e partenza dei treni, con conseguenti gravi disagi sul lavoro;
l'affidabilità dei servizi ferroviari non è garantita, in quanto accade che senza alcuna preventiva informazione i treni vengano soppressi, anche con i viaggiatori già a bordo treno;
il livello di pulizia dei treni risulta carente e le toilette sono sovente inagibili perché chiuse;
onde evitare la contrazione dei servizi la regione Marche dal 2001 finanzia con proprie risorse servizi aggiuntivi, per circa 1,2 milioni di euro;
anche la sicurezza, che rappresenta la principale aspettativa degli utenti, risulta in alcuni casi disattesa;
il verificarsi di incidenti, come ad esempio il giorno 3 giugno 2001 alla stazione di Ancona, mette in discussione la suddetta sicurezza del servizio, nonostante RFI e Trenitalia abbiano investito nella sicurezza nuove tecnologie e molteplici risorse;
i collegamenti con la capitale e Ancona sono stati ridotti considerevolmente e dal 2002 ad oggi sono state tagliate due coppie di treni eurostar da Ancona a Roma e viceversa;
negli ultimi anni il collegamento Roma-Ancona si è trasformato in collegamento Roma-Ancona-Rimini;
a dicembre 2007 Trenitalia ha soppresso gli eurostar 9327 e 9332 ad Ancona, di fatto trasformando i collegamenti Roma-Ancona in collegamenti Roma-Rimini, senza alcuna possibilità di revisione nonostante le obiezione sollevate da parte delle istituzioni marchigiane;
si è verificata la soppressione della fermata di Senigallia, città turistica di primo piano nella regione Marche, importante punto di scalo dei passeggeri sia nell'affollatissimo periodo estivo che nel periodo invernale;
la soppressione della fermata di Ancona arreca gravi disagi per tutti gli utenti

marchigiani del centro sud in quanto tale servizio rappresenta il più frequentato collegamento da e per Roma che permette a molti marchigiani di svolgere attività lavorative nella capitale e di rientrare direttamente nel capoluogo senza disagi;
il raddoppio della tratta Orte-Falconara rappresenta l'infrastruttura indispensabile per avvicinare le Marche al Lazio e a Roma in particolare;
la suddetta opera, finalizzata a rendere maggiormente rapidi i collegamenti tra Lazio, Umbria e Marche in modo da ridurre la congestione del traffico privato in sintonia con le politiche nazionali sulla mobilità, è stata finanziata ma i lavori, già in corso di realizzazione, sono molto in ritardo;
Trenitalia ha presentato il catalogo per la stesura dei contratti di servizio per l'anno 2008;
il suddetto catalogo prevede un considerevole aumento dei costi per le Regioni e per le Marche di circa 10 milioni di euro;
la regione Marche sta predisponendo gli atti necessari per la redazione del piano FAS (fondo aree sottoutilizzate) regionale, in attuazione al quadro strategico nazionale 2007-2013, nel quale sono previsti considerevoli investimenti per l'acquisto di materiale rotabile e per l'elettrificazione della tratta Ascoli Piceno-Porto d'Ascoli;
la Regione Marche, oltre la suddetta misura, partecipa al progetto interregionale per il rinnovo del materiale rotabile: progetti cardine, FAS nazionale -:
quali iniziative il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti intenda intraprendere nei confronti di Trenitalia ed RFI per migliorare l'infrastruttura e lo standard dei servizi ferroviari offerti alla clientela e per favorire nelle Marche l'uso del treno che rappresenta il sistema di trasporto a minor impatto ambientale.
(4-00288)

CATANOSO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il 10 giugno 2008 i piloti di Meridiana aderenti all'Associazione nazionale piloti aviazione commerciale sciopereranno a causa del gravissimo stato di incertezza che caratterizza la gestione delle società Meridiana ed Eurofly;
la dirigenza della compagnia aerea italiana, pur ripetutamente sollecitata in questi ultimi mesi dalle rappresentanze sindacali e dalle istituzioni locali, ha continuato a condurre il gruppo senza alcuna strategia utile a garantire un futuro durevole alle due aziende, lasciando nella più completa incertezza i dipendenti e tutti i lavoratori dell'indotto;
per lunghi mesi l'amministratore delegato non ha preso alcuna decisione sostanziale in attesa del posizionamento strategico di Alitalia ed oggi, dopo la nomina di un advisor, annuncia un nuovo piano industriale destinato a scaricare sui lavoratori del gruppo tutte le inefficienze della compagnia;
il personale navigante ha intenzione di contrastare questo tentativo della dirigenza del gruppo Meridiana di sottrarsi alle proprie responsabilità e non accetterà passivamente il progressivo disfacimento di Meridiana e di Eurofly;
approssimandosi la stagione estiva con il relativo aumento dei livelli di attività si sta anche assistendo, per la prima volta nella decennale storia di Meridiana, ad un allarmante stato di generalizzata inefficienza operativa con gravissime ripercussioni sulla gestione delle attività di volo e sullo stato di salute della flotta;
gli interventi della direzione operativa, nel vano tentativo di ricomporre le diverse inefficienze ed irregolarità, risultano spesso caotici e scomposti;
a giudizio dell'Anpac e dell'interrogante e nell'interesse stesso dell'azienda ed a tutela dei passeggeri, è auspicabile un deciso intervento dell'Enac, l'Ente nazionale

per l'aviazione civile al fine di garantire in Meridiana idonee condizioni operative e al fine di far cessare le abnormi pressioni che sempre più spesso vengono esercitate sugli equipaggi di volo -:
se il ministro interrogato non intenda attivare i propri uffici per sollecitare l'Enac ad una ispezione straordinaria presso la direzione tecnica ed operativa di Meridiana ed Eurofly.
(4-00294)

STRIZZOLO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la società Trenitalia, secondo notizie diffuse su organi di stampa, si appresterebbe a tagliare, a partire dal prossimo 15 giugno 2008, importanti tratte di collegamento ferroviario tra la regione Friuli Venezia Giulia e il resto del Paese;
secondo le notizie raccolte, i tagli riguarderebbero 6 intercity da e verso la città di Udine e con passaggio a Pordenone, ed in particolare: l'intercity 700 da Roma a Udine; l'intercity 709 da Udine a Roma; 2 intercity da Milano ad Udine (604, 641) e 2 intercity da Udine a Milano (619 e 631);
la regione Friuli-Venezia Giulia è già interessata da difficoltà nei collegamenti ferroviari con il resto del Paese, con riferimento alle coincidenze con gli Eurostar da e verso Roma, che interessano in particolare il tratto ferroviario tra Udine e Venezia;
inoltre in questo ultimo periodo si registrano, in assenza della terza corsia, pesanti ingorghi sul tratto autostradale Palmanova-Udine-Tarvisio e sul tratto autostradale Trieste-Palmanova-Venezia con una ricaduta di ulteriore domanda di servizio di trasporto per persone e merci sulle tratte ferroviarie sopra richiamate;
la decisione di Trenitalia di effettuare tagli riguarderebbe anche altri importanti collegamenti ferroviari nel nord-est, determinando serie ripercussioni negative su tutta una vasta area altamente strategica e vitale nei collegamenti con il resto dell'Europa -:
se le notizie richiamate in premessa abbiano fondamento;
quali iniziative intenda assumere, in considerazione del fatto che il Friuli Venezia Giulia rappresenta un importante snodo di collegamento con i Paesi dell'Europa centrale e dell'est, per garantire ai cittadini e alle imprese della regione i necessari collegamenti con il resto del Paese.
(4-00295)

MISITI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che -:
dagli incontenibili disagi che trovano derivazione dalla inasprita contrazione dei servizi destinati ai pendolari nei collegamenti tra le due sponde dell'aerea dello stretto, si evidenzia, insidiosamente per la tenuta dell'ordine pubblico, la inavvertita e progressiva elisione degli interventi da parte delle istituzioni territoriali di pertinenza;
si accentuano quindi le emergenze territoriali in tema di mobilità a causa delle complesse disfunzioni dei servizi di traghettamento Villa San Giovanni - Messina - e Reggio Calabria dove, di fatto, si registra per le comunità delle due sponde, una radicalizzata mutilazione del diritto alla mobilità, sociale e sociale ed anche a causa della sovrapposta indisponibilità parziale, collegata alla consistenza temporale dei programmati lavori di ammodernamento, delle corsie autostradali Bagnara-Villa - San Giovanni - Reggio Calabria;
i rappresentanti del Comitato dei pendolari dello stretto e dimensione trasporti hanno, con incalzanti sollecitazioni, denunciato a tutti i livelli istituzionali la mole devastante dei disservizi ai quali, quotidianamente e particolarmente, incappano i bisogni imprescindibili dei lavoratori,

degli studenti universitari e delle fasce più deboli delle comunità interessate, con gravissimi danni sociali;
dall'articolo 8 del collegato alla finanziaria 2008, il Governo ha predisposto specifiche risorse da destinare ai palesi bisogni dell'Area dello Stretto;
gli interventi previsti mirano ad un efficiente riordino, in materia di sicurezza e di funzionalità della gestione dei servizi, nei collegamenti tra le due sponde -:
se tenendo conto delle legittime e forti proteste delle popolazioni locali e delle complicazioni di ordine pubblico, documentate da fonti di informazione nazionali e locali, il Ministro non ritenga opportuno considerare l'urgenza e la necessaria priorità di adottare provvedimenti per dirimere i disagi della numerosa utenza locale dell'Area dello Stretto.
(4-00297)

NASTRI e MANCUSO. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
è grave la situazione del trasporto ferroviario nella provincia di Novara, infatti la società Trenitalia ha deciso di ridurre i servizi sia viaggianti che a terra provocando forti disagi soprattutto tra coloro che si recano ogni mattina al lavoro e che, per la riduzione dei treni, sono costretti ad utilizzare mezzi privati;
è necessario, anche, un intervento per scongiurare la chiusura della biglietteria di Arona, il ridimensionamento della stazione di Borgomanero, con conseguente perdita di posti di lavoro, e «il taglio» ai treni Intercity che Trenitalia ha già annunciato;
è opportuno, altresì, che il piano sul ridimensionamento ferroviario di Trenitalia sia effettuato con il confronto con le amministrazioni locali del territorio per meglio valutare la possibilità di proposte alternative che non danneggino eccessivamente i cittadini -:
se il Governo ritenga necessario rivedere le decisioni in merito al ridimensionamento dei servizi del trasporto ferroviario nella provincia di Novara per non penalizzare eccessivamente i cittadini;
quali siano allo stato le decisioni circa la chiusura della biglietteria di Arona ed il ridimensionamento della stazione di Borgomanero e se non sia necessario, qualora le decisioni siano quelle suddette, rivedere questa politica di tagli al servizio pubblico che si ripercuote negativamente sul servizio reso all'utenza e penalizza fortemente la zona della provincia di Novara.
(4-00298)

TESTO AGGIORNATO AL 16 NOVEMBRE 2010

...

INTERNO

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
il giornale Il Quotidiano della Calabria del 3 giugno 2008, nella cronaca di Reggio Calabria, a pagina 15, con un articolo a firma del giornalista Giovanni Verduci, dal titolo «ASP, commissione in stallo», passava in rassegna le cause della paralisi completa dell'azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria dal giorno dell'insediamento della commissione prefettizia, veicolando così un'immagine negativa del territorio e, soprattutto, la previsione di un probabile esborso finanziario di notevoli dimensioni per una pletora di consulenti;
nell'articolo si afferma quanto segue: «Cosa succede a palazzo Tibi? La commissione sembra paralizzata e, intanto, negli uffici sembrano essere già arrivati nuovi consulenti. Dal 21 marzo dell'anno in corso, dal giorno in cui la commissione prefettizia si è insediata presso gli uffici dell'azienda sanitaria provinciale di Reggio

Calabria, la macchina sembra essersi imballata. Uno dei tre commissari (Claudio Ranucci) non si è mai insediato, Salvatore Carli (il commissario nominato dal ministero dell'interno) sembra essere in attesa di sostituzione. La commissione, nei fatti, è monca e ruota attorno alla figura del prefetto Massimo Cetola e ad una serie di persone che il generale dell'Arma dei carabinieri ha deciso di invitare alla collaborazione per rilanciare l'azienda sanitaria provinciale reggina. Una serie di consulenti, ancora senza contratto, che stanno già lavorando a palazzo Tibi da alcune settimane, qualcuno giunto a Reggio Calabria sin dal primo giorno. Fra questi ci sarebbe anche Vincenzo Rufini, commercialista romano chiamato a Reggio Calabria dal commissario straordinario Renato Caruso. Un consulente quest'ultimo costato assai caro all'ex azienda sanitaria locale 11: per quattro mesi di permanenza aveva ricevuto un compenso di circa 120 mila euro»;
l'articolo in questione prosegue così: «A palazzo Tibi, poi, sarebbe entrato anche Maurizio Condipodero, avvocato reggino e capo di gabinetto del presidente della provincia Giuseppe Morabito. A lavoro sulle carte dell'ente, ma ancora senza contratto, come del resto anche il generale dell'Arma dei carabinieri Armando Merenda, il tenente colonnello medico Strati, la dirigente della provincia Giuseppina Attanasio e una funzionaria della prefettura, la dottoressa Tortorella. La sanità reggina versa in pessime condizioni e il prefetto Cetola pare aver scelto la soluzione più adatta, ma forse la più dispendiosa, anche alla luce del fatto che per tutte queste persone potrebbero scattare retribuzioni assai alte» -:
se i Ministri interpellati non ritengano opportuno intervenire, qualora rispondesse a verità che la commissione prefettizia stia utilizzando personale esterno all'azienda sanitaria provinciale, che gestisce e intrattiene contatti con i fornitori senza che esistano atti ufficiali di nomina;
se risponda a verità che negli uffici di palazzo Tibi vi sia la presenza stabile di 10 consulenti o collaboratori, ivi compresi i componenti dell'Arma dei carabinieri;
se sia il caso di accertare se trattasi di personale con competenze specifiche nella gestione di strutture sanitarie e se non esistano, invece, all'interno dell'azienda professionalità capaci di poter determinare una gestione oculata ed il rilancio della stessa azienda sanitaria provinciale;
se sia vero che la suddetta presenza di consulenti o collaboratori provocherà, inevitabilmente, un notevole esborso di risorse finanziarie, nonostante la grave crisi in cui versa la sanità calabrese e l'azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria in particolar modo;
se il commissario abbia posto in essere tutte le iniziative conferite dalla legge al direttore generale in ordine alle indicazioni della relazione Riccioli-Serra, al fine di garantire la buona attività amministrativa, la corretta gestione contabile e finanziaria e al fine di non creare alcun nocumento alla collettività in termini di erogazione dei servizi sanitari.
(2-00042)
«Antonino Foti, Pittelli, Moffa, Versace, Nizzi, Iannaccone, Commercio, Lorenzin, Milo, Landolfi, Di Biagio, Orsini, Pelino, Cristaldi, Sammarco, Scandroglio, Mottola, Santelli, Giammanco, Belcastro, Garofalo, Sardelli, Dell'Elce, Formichella, Fucci, De Camillis, Divella, Traversa, Vignali, Cazzola, Raisi, Granata, Germanà».

(Presentata il 9 giugno 2008)

Interrogazioni a risposta in Commissione:

MANCUSO, DE CORATO, FRASSINETTI, GIRLANDA, MARIAROSARIA ROSSI e GAROFALO. - Al Ministro dell'interno,

al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la pubblicità della catena di negozi «Alkemico» recita: «per lo sballo breve, ma pesante»;
questi veri e propri market dello sballo hanno già aperto i battenti a Milano, Bologna, Urbino, Trieste e Riccione e stanno per aprire a Rimini, Roma e Forte dei Marmi;
vengono venduti tranquillamente erbe eccitanti, allucinogeni, smacchiatori da inalare, gadgets per sniffare, corredati da kits da sniffo, bilancine da dito, dosatori, pippotti di ogni genere;
si tratta di sostanze contenenti principi attivi pericolosi e che inducono alla dipendenza -:
quali misure il Governo intenda adottare per impedire la vendita di questi prodotti che hanno le caratteristiche di droghe, anche considerando la possibilità di modificare - nel senso dell'ampliamento - le tabelle allegate alla legge n. 49 del 2006.
(5-00100)

MANCUSO, FRASSINETTI, GIRLANDA, MARIAROSARIA ROSSI e GAROFALO. - Al Ministro dell'interno, al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
nel foyer del Teatro comunale di Firenze è ospitata una mostra d'arte, proposta da Marco Bazzini e Paola Bortolotti, connessa alla 71a edizione del Maggio Musicale Fiorentino;
la mostra propone video, foto ed installazioni firmati da artiste italiane e straniere;
colpiscono per la forza e la crudezza del soggetto proposto - un coniglio bianco seviziato a morte - le tre grandi opere d'arte dell'italiana Isabella Gherardi;
non può bastare la spiegazione dell'artista di essersi ispirata ad un sopravvissuto di Varsavia a spiegare la brutalità di quelle immagini;
si ricorda la performance dell'artista (?) Habacuc, tristemente noto per avere ucciso un cane, lasciandolo morire di fame mentre stava legato con una corda che gli impediva di raggiungere il cibo, spacciando ciò per arte;
chi si occupa di arte dovrebbe trasmettere messaggi positivi per avvicinare le persone -:
se il Governo intenda adottare iniziative anche di carattere normativo miranti ad impedire che si compiano e pubblicizzino sevizie gratuite su esseri viventi senzienti, che secondo l'interrogante con l'arte non hanno nulla in comune.
(5-00103)

Interrogazioni a risposta scritta:

CATANOSO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
i Vigili del fuoco italiani sono stati i primi civili dopo l'Aeronautica militare a portare soccorso con l'ausilio degli elicotteri. Si pensi che dal 1954 fino agli anni 70 la Polizia di Stato volava con i loro osservatori a bordo degli elicotteri dei Vigili del fuoco;
a fronte della richiesta paventata negli anni dagli operatori vigili del fuoco in servizio presso i nuclei elicotteri, presso i nuclei navali e sommozzatori di avere riconosciuta l'erogazione della medesima indennità corrisposta al resto dei Corpi dello Stato dotati di aeromobili, natanti ed attrezzature per tutela, ricerca e soccorso in ambienti acquatici, in particolare della Polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato ad oggi nulla è cambiato;
nonostante le attività prestate dai vigili del fuoco presentino un'identità funzionale per quanto riguarda le finalità di pubblica sicurezza, difesa e conservazione del patrimonio boschivo dagli incendi, vi è

una palese ed ingiustificabile disparità di trattamento retributivo a fronte di mansioni e responsabilità equivalenti tanto che gli aeronaviganti, i nautici ed i sommozzatori VV.F. si trovano ultimi in fatto di riconoscimenti giuridici ed economici: le indennità di volo, navigazione e di immersione della componente del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sono determinate in maniera completamente diversa (natura provvisoria, non pensionabile e per la sola indennità di volo senza la legge cosiddetta di trascinamento) rispetto agli altri Corpi dello Stato;
esse vengono considerate come indennità accessorie rispetto alla normale retribuzione (viene pagata come indennità accessoria al di fuori dello stipendio e sempre con mesi di ritardo);
l'indennità di volo per i vigili del fuoco prevista dal decreto del Presidente della Repubblica n. 269 del 18 maggio 1987 che contempla una copertura equiparata a quella prevista per il personale della Polizia di Stato e del Corpo forestale dello Stato non è stata riconosciuta;
l'indennità di navigazione e d'immersione previste da analoghi decreti del Presidente della Repubblica non è riconosciuta per gli operatori vigili del fuoco;
il decreto del Presidente della Repubblica n. 314 del 23 dicembre 2002 relativo al nuovo inquadramento economico, posizioni economiche e profili professionali del personale aeronavigante dei vigili del fuoco è attuato parzialmente;
gli Elicotteristi dei vigili del fuoco ancora oggi sono l'unico Corpo dello Stato ai quali non viene pagata l'indennità di allievo pilota ed allievo specialista durante il corso basico di un anno di durata, che si tengono rispettivamente a Frosinone presso l'Aeronautica militare e presso l'Agusta;
a differenza degli altri Corpi dello Stato che volano come ad esempio Polizia di Stato, Corpo forestale dello Stato, Carabinieri, Aeronautica, Esercito, Marina, ecc. ai soli vigili del fuoco non viene erogata l'indennità di «pronto impiego aereo operativo»;
a differenza degli altri Corpi dello Stato non viene corrisposta l'indennità di generi di conforto mensili previste: euro 90 circa per tutti i Corpi dello Stato, euro 15 per i vigili del fuoco;
tutti i Corpi dello Stato con una specifica legge adeguano la loro indennità di volo agli aumenti che l'Aeronautica applica al proprio personale per arginare l'esodo verso ditte private, ma i vigili del fuoco anche qui si distinguono negativamente per le occasioni mancate;
il personale elicotterista che spesso viene inviato in missione per corsi, per copertura del servizio presso altre sedi o per visite mediche, non solo non gode dell'istituto della trasferta (unico Corpo a non godere del summenzionato trattamento), ma deve molto spesso anticipare le spese vive (vitto e alloggio) mentre i rimborsi delle spese già anticipate dal personale dipendente avvengono con svariati mesi di ritardo;
tutte queste discriminazioni portano l'operatore aeronautico in servizio presso i nuclei elicotteri dei vigili del fuoco a percepire nella sua globalità circa 500/600 euro in meno rispetto agli appartenenti alla Polizia di Stato che fra l'altro fanno parte del medesimo ministero dell'interno e degli altri Corpi dello Stato, sempre a parità di anzianità di servizio e di brevetto;
attualmente lo stipendio medio mensile di un pilota dei vigili del fuoco con anzianità di servizio di circa 22 anni, che pilota aeromobili del valore pari o superiori a 8 milioni di euro, che rischia la vita in operazioni di soccorso in condizioni estreme è di poco superiore ai 1.900 euro (al netto delle RPA e compresa l'indennità di volo), mentre un pilota elicotterista dei vigili del fuoco di Trento guadagna oltre 3.000 euro al mese;
il mancato riconoscimento di adeguate retribuzioni sta provocando un inarrestabile

esodo di professionisti e specialisti formati dallo Stato; tale situazione, oltre che generare amarezza, rappresenta anche un importante sperpero di denaro pubblico investito per le professionalità dei tecnici al servizio dello Stato -:
se il Ministro interrogato non intenda adottare tutte le opportune ed idonee iniziative per ovviare a questa lampante situazione di disparità di trattamento economico fra Corpi dello Stato;
quali iniziative legislative, così come richiesto dalla Confsal vigili del fuoco, sindacato maggiormente rappresentativo della categoria in ambito nazionale, intenda adottare al fine di attuare le previsioni del decreto del Presidente della repubblica n. 314 del 23 dicembre 2002 relativo al nuovo inquadramento economico, posizioni economiche e profili professionali del personale aeronavigante dei vigili del fuoco.
(4-00290)

EVANGELISTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
risulta (Repubblica on line, 5 giugno 2008) che una adolescente marocchina sia stata violentata a Milano da un uomo di cittadinanza italiana di 30 anni, tale Gaetano Calicchio, dedito anche alla cessione di stupefacenti;
si tratta di una notizia che dovrebbe suscitare grave scandalo;
tuttavia, essendo la vittima straniera e il reo italiano nessuno si lagna;
è diffusa infatti la convinzione in ambienti dell'attuale maggioranza parlamentare che gli stranieri valgano - come persone - meno degli italiani;
è altrettanto diffusa la convinzione nei medesimi ambienti che il diritto alla sicurezza e la legalità siano problemi che riguardino solo la presenza degli stranieri e non possano essere riferiti agli italiani, specie se «potenti»;
appare evidente all'interrogante il contrasto con il principio di pari trattamento delle persone di fronte alla legge-:
quali notizie possegga in proposito;
se, nelle intenzioni del suo dicastero, vi sia ancora sia quella di sostenere in Consiglio dei ministri e nelle varie sedi parlamentari l'ipotesi di clandestinità come reato a sé stante o se invece la clandestinità debba essere solo una circostanza aggravante;
quale sia il numero di reati commessi da stranieri e quanti da italiani in Italia in base alle ultime statistiche.
(4-00291)

ALESSANDRI e STUCCHI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in data 3 ottobre 2007, il ministero dell'interno ha reso noto gli ultimi dati ufficiali sullo stato dell'immigrazione in Italia;
dai numeri si registra una crescita fuori controllo dell'immigrazione nel nostro Paese;
al gennaio 2007, gli stranieri regolarmente registrati erano quasi 3 milioni, il 5 per cento della popolazione complessiva, il 10,1 per cento in più rispetto all'anno precedente;
a questi numeri vanno aggiunti, secondo stime prudenziali, oltre 2,5 milioni di clandestini, parte dei quali sarebbe cospicuamente presente anche nella provincia di Modena;
la condizione di clandestinità è spesso correlata ad una situazione di disordine, illegalità e criminalità dovuta allo status tipico di clandestino;
la condizione di clandestinità incide spesso sia nella sicurezza del Paese che in innumerevoli aspetti economici e sociali della collettività che hanno risvolti negativi;
lo strumento dell'espulsione amministrativa e dell'espulsione a titolo di sanzione sostitutiva o misura alternativa alla detenzione sono da considerarsi fondamentali nella lotta al crimine e nel ripristino della legalità;

secondo indiscrezioni giornalistiche il numero delle espulsioni di clandestini nella provincia di Modena nell'arco dell'anno 2007 è tanto drasticamente quanto inspiegabilmente calato;
sempre secondo indiscrezioni giornalistiche anche il numero di trattenuti presso il CPTA fermati in provincia di Modena nell'arco dell'anno 2007 è calato sensibilmente -:
se risponda al vero che il numero delle espulsioni di clandestini in provincia di Modena nell'anno 2007 sia drasticamente calato rispetto all'anno 2006; in caso positivo, quali siano i motivi che avrebbero determinato tale calo;
se risponda al vero che anche il numero di trattenuti presso il CPTA fermati in provincia di Modena nell'arco dell'anno 2007 sia calato sensibilmente;
se reputi che esista una correlazione tra la condizione di clandestinità e i fenomeni di disordine, illegalità e criminalità registrati in provincia di Modena;
quale sia la percentuale di atti criminosi commessi da stranieri nella provincia di Modena.
(4-00293)

ZAZZERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il comune di Valenzano, in provincia di Bari, non può essere considerato un comune «virtuoso» e non sembra che le ultime amministrazioni comunali abbiano lavorato a vantaggio della comunità valenzanese;
in occasione dell'ultima consultazione elettorale amministrativa del 28 e 29 maggio 2006 nel comune di Valenzano sembra che si siano verificate rilevanti irregolarità nella conduzione della campagna elettorale;
tra i cittadini si è radicata l'opinione che già qualche mese prima della competizione elettorale, in alcuni uffici del comune di Valenzano, siano state fatte assunzioni non propriamente regolari e siano stati elargiti oltre un centinaio di contributi straordinari a favore di bisognosi senza i dovuti accertamenti da parte degli organi competenti sul reale stato di indigenza dei beneficiari;
è stato segnalato, inoltre, un notevole aumento del flusso migratorio in alcune sezioni elettorali;
nello stesso periodo sembra che si siano verificate delle «stranezze» nella questione dell'appalto per la riqualificazione di una piazza all'interno del paese, mettendo a repentaglio un paesaggio che merita di essere tutelato;
diversi articoli di stampa hanno denunciato che detto appalto è costato diverse migliaia di euro in più del previsto e le somme per coprire la spesa sarebbero state attinte dal capitolo delle spese in conto terzi, violando il testo unico -:
se il Ministro sia a conoscenza della situazione sopra esposta e come intenda procedere affinché gli organi competenti intervengano per ridare ai cittadini valenzanesi fiducia nelle istituzioni.
(4-00302)

GRIMOLDI. - Al Ministro dell'interno, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
la legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) e, segnatamente, l'articolo 1, commi 1267 e 1268, ha istituito il «Fondo per l'inclusione sociale degli immigrati»;
la direttiva del 3 agosto 2007, emanata dal Ministro della solidarietà sociale di concerto con il Ministro per i diritti e le pari opportunità, ha individuato gli obbiettivi generali, le priorità finanziabili e le linee guida generali in ordine alle modalità di utilizzo del fondo sopra menzionato, demandando al Direttore generale dell'immigrazione l'attivazione delle procedure finalizzate all'individuazione dei soggetti attuatori degli interventi finanziabili;
con il D.D. 17 dicembre 2007, registrato dalla Corte dei conti in data 8

febbraio 2008, è stata approvata la graduatoria finale dei progetti relativi all'area di intervento COD. 01R - Accesso all'alloggio delle comunità Rom, Sinti e Camminanti, di cui all'avviso n. 1/2007, adottato con D.D. 12 settembre 2007, per il finanziamento dei progetti finalizzati a favorire l'inclusione sociale dei migranti e dei loro familiari, per un finanziamento complessivo di euro 2.636.892,50;
il fondo sopra menzionato finanzierà anche interventi quali quello del comune di Trezzo sull'Adda - alla proposta progettuale «Trezzo: un'idea altra di città - progetto di inclusione sociale» è stato concesso un finanziamento pari a 386.892,80 euro - con il risultato di determinare un allargamento del fronte delle realtà locali su cui graveranno i costi sociali di simili interventi ed iniziative -:
come possa conciliarsi il mantenimento del fondo sopra menzionato, con le dinamiche sociali e di ordine pubblico, prefigurate dal Ministro dell'interno e dal Governo;
come non possa auspicarsi, nel quadro di una complessiva razionalizzazione della spesa pubblica, una diversa e più opportuna allocazione delle risorse destinate al fondo per l'inclusione sociale degli immigrati;
se tali risorse non possano, ben più opportunamente, mediante apposite iniziative, contribuire a una attenuazione del crescente disagio dei nostri concittadini, evidente dal punto di vista sociale ed economico lavorativo.
(4-00304)

NACCARATO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nella città di Padova sono già presenti da tempo due sale di preghiera per i fedeli di religione musulmana situate in via Pontevigodarzere e in via Anelli;
la zona della città di Padova nella quale è ricompresa la citata via Anelli è stata interessata, negli ultimi anni, da gravi fenomeni di degrado, dovuti in particolare alla presenza di un consistente numero di immigrati clandestini dediti ad attività criminali quali lo spaccio di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione;
il degrado è stato causato soprattutto dall'alta concentrazione di cittadini stranieri, molti dei quali immigrati regolari con permesso di soggiorno, che hanno vissuto in condizioni di sovraffollamento all'interno di miniappartamenti in un complesso di sei palazzine, denominato «Serenissima», situato in via Anelli;
la situazione sopra descritta, nel corso degli anni, ha creato una situazione generale di preoccupazione e insicurezza sia per i cittadini italiani sia per i cittadini immigrati regolari residenti;
tra il 2005 ed il 2007, l'attuale Amministrazione comunale di Padova ha intrapreso e completato l'azione di sgombero e svuotamento delle sei palazzine del complesso «Serenissima», impegnandosi in un progetto di radicale risanamento della zona;
al termine dell'azione dell'Amministrazione comunale di Padova, nell'area di via Anelli è rimasta esclusivamente la presenza di una sala di preghiera per i fedeli di religione islamica, ricavata all'interno di un ex supermercato e concessa a titolo gratuito all'associazione musulmana Rahma dal proprietario privato;
dovendo procedere allo sgombero anche di tale spazio privato per iniziare la ristrutturazione del complesso, l'Amministrazione comunale di Padova ha individuato, in collaborazione con l'associazione Rahma, un'area di proprietà comunale attualmente dismessa, nella quale è presente un edificio pericolante, per realizzare una sala di preghiera che sostituisca quella attualmente in uso in via Anelli;
il progetto allo studio dell'Amministrazione di Padova prevede che le spese per ristrutturare l'immobile pericolante presente nell'area comunale saranno sostenute dall'associazione Rahma che pagherà al Comune un adeguato affitto;

tale decisione non comporta alcun impegno di spesa da parte dell'Amministrazione ma si pone il solo obiettivo di ottenere il risanamento di un'area comunale garantendo, allo stesso tempo, un adeguato luogo di culto per i cittadini regolari di fede islamica in ottemperanza a quanto sancito dalla nostra Costituzione repubblicana, in particolare agli articoli 3, 8 e 19;
la decisione relativa alla concessione dell'area all'associazione Rahma alle condizioni sopradescritte è stata preceduta e seguita da un ampio e positivo dibattito tra le Istituzioni locali e religiose, la società civile, i cittadini padovani;
in particolare, il Consiglio Comunale di Padova, in data 26 maggio 2008, ha approvato un ordine del giorno per precisare le motivazioni e le condizioni dell'affitto all'associazione musulmana e per raccogliere il parere consultivo del Consiglio di Quartiere interessato;
alcuni esponenti di primo piano della Lega Nord di Padova si sono tuttavia resi protagonisti di palesi atti di provocazione e sfregio nei confronti degli immigrati regolari di religione islamica, portando un maiale, animale notoriamente ritenuto impuro da quella fede, a pascolare dove dovrebbe essere costruita la nuova sala di preghiera islamica;
tale gesto chiaramente offensivo nei confronti della religione musulmana è stato immediatamente ed in modo unanime condannato dalle Istituzioni locali, dalla Diocesi padovana, dalle altre principali Comunità religiose della città;
gli atteggiamenti di quella che appare all'interrogante una palese provocazione e un insulto nei confronti della religione islamica messi in atto dagli esponenti della Lega Nord di Padova potrebbero suscitare comportamenti di pericolosa intolleranza da parte di gruppi organizzati di persone e non diffondano un ingiustificato senso di paura in ampie parti dell'opinione pubblica;
occorre invece garantire una reale applicazione dei citati articoli della Costituzione italiana che tenga insieme le indiscutibili esigenze di sicurezza e legalità di tutti i cittadini con la necessità di salvaguardare i loro diritti fondamentali, in particolare per quanto riguarda la libertà di culto -:
se il ministro sia al corrente dei fatti esposti in premessa e se, anche al fine di evitare che possano verificarsi atti simili a quelli ricordati in premessa, non intenda rafforzare la sorveglianza sulle zone nelle quali dovrebbe sorgere la nuova sala di preghiera.
(4-00307)

BARBARO e FRASSINETTI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
in seguito alla morte di Gabriele Sandri, tifoso laziale deceduto per un colpo d'arma da fuoco l'11 novembre 2007 presso l'area di servizio di Badia al Pino (Arezzo), le indagini condotte dagli organi inquirenti, hanno accertato che il proiettile mortale è stato sparato dalla pistola d'ordinanza dall'agente di Polizia stradale Luigi Spaccarotella;
al termine delle indagini preliminari l'agente Spaccarotelta è stato indagato con l'accusa di omicidio volontario;
in seguito a tale provvedimento emesso dalla Procura di competenza, non risulta essere stata adottata alcuna azione disciplinare nei confronti dell'agente Spaccarotella, che risulta essere invece in servizio presso la Polfer di Firenze con mansioni amministrative -:
quali siano le ragioni che hanno indotto il Dipartimento di pubblica sicurezza a non assumere alcuna iniziativa disciplinare nei confronti dell'agente Spaccarotella e se tutti gli aspetti di tale decisione, compresi quelli di tipo psicologico, siano stati considerati accuratamente.
(4-00312)

ISTRUZIONE, UNIVERSITÀ E RICERCA

Interpellanze:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
la situazione della Calabria presenta sempre più vistosi sintomi di travaglio sul piano sociale ed economico e si riscontra sempre più una criminalità organizzata pervasiva che corrode il tessuto sociale ed economico della Regione;
la grande sfida a cui è chiamata questa Regione, come altre regioni d'Italia, si gioca sul terreno della formazione e dell'educazione alla legalità, nel rispetto dei grandi princìpi su cui si fonda la grande storia della Calabria e di molte regioni meridionali;
se la famiglia e la scuola sono chiamate a svolgere, in questa direzione, un ruolo decisivo, si deve operare una seria rivisitazione informata della stessa scuola, attraverso provvedimenti che diano sempre più, a dirigenti scolastici ed insegnanti, i dovuti riconoscimenti morali ed economici. Con queste valutazioni appare assurdo ed in contrasto con ogni considerazione ed affermazione di principio, fatte nel tempo, dai responsabili del Governo, la situazione dell'Ufficio Regionale Scolastico calabrese;
da oltre due anni, infatti, l'Ufficio Scolastico Regionale per la Calabria, centro propulsore della politica scolastica in tutta la regione, è privo del Direttore Generale. La circostanza è l'ultimo atto di una serie vorticosa di avvicendamenti, ben sei, verificatesi alla direzione dell'Ufficio in 7 anni;
dal 1o marzo 2001, data di istituzione dell'U.S.R., si sono nell'ordine avvicendati Franco Inglese (19 mesi), Ugo Panetta (2 anni), Francesco Mercurio (2 anni) e poi, in maniera sempre più frenetica, Lucrezia Stellacci, reggente per sei mesi, e Carlo Petracca, titolare per 6 mesi e poi reggente per 4 mesi fino al 31 marzo 2008;
questo carosello di direttori generali, ancora non concluso, ha danneggiato, nonostante l'abnegazione dei dirigenti e del personale, la scuola calabrese impedendo di impostare una azione di politica scolastica regionale di ampio respiro e soprattutto foriera di ricadute e risultati concreti e positivi;
l'attuale sistema scolastico, imperniato sull'autonomia delle istituzioni scolastiche e sull'attivo coinvolgimento di attori istituzionali e non - Stato, Regioni, Province, Comuni, Università, mondo del lavoro, ecc. -, richiede nella Regione la continua ed attiva presenza del Direttore generale che sia allo stesso tempo sicuro punto di riferimento del mondo della scuola e suo autorevole raccordo con gli altri enti ed istituzioni;
è di tutta evidenza, quindi, il danno che si sta consumando nei confronti della scuola Calabrese, che per questo stato di incertezza, che si protrae da più anni, non e in grado di beneficiare di una politica scolastica efficiente e ad ampio respiro, impedendole, di fatto, di usufruire delle molteplici opportunità, di carattere educativo ed economico, che le si prospettano;
dal punto di vista strettamente amministrativo, inoltre, la già critica situazione dell'Ufficio Scolastico, è destinata a deteriorarsi ancor più per la progressiva carenza di dirigenti amministrativi in servizio;
a fronte di 11 posti dirigenziali previsti in organico, infatti, solo 3 sono coperti: due da dirigenti a tempo determinato, nominati ex articolo 19 comma 6 del decreto legislativo n. 165 del 2001 ed uno da un dirigente di ruolo (peraltro in pensione dal prossimo 1o agosto per limiti di età). Completano il quadro negativo le recenti dimissioni dal servizio del Vice Direttore Generale, che nel corso degli anni, con abnegazione e spirito di servizio, nel tourbillon di sostituzioni, ha garantito

la continuità dell'azione amministrativa ed è stato l'elemento di congiunzione tra i vari Direttori succedutisi;
ad oggi, trascorsi più di due mesi dalla cessazione dell'incarico del dott. Petracca, nessun nuovo Direttore si è insediato, anche se voci di corridoio - nessuno ufficialmente ha ritenuto doveroso comunicarlo - affermano che la nomina sarebbe stata effettuata, ma il nominato non intenderebbe assumere servizio;
è certamente una situazione insostenibile che offende e penalizza la scuola calabrese impedendole, in un momento cruciale per le scadenze imminenti del corrente anno scolastico (movimenti Dirigenti Scolastici, Esami di Stato, nomine in ruolo personale docente ed Ata, ecc.) e per la programmazione del prossimo anno, tra cui quella dei Fondi Strutturali, di poter avere punti di riferimento istituzionali certi che abbiano piena conoscenza delle sue problematiche ed aspirazioni) -:
se non ritenga necessario attivarsi, nell'immediato, per recuperare i tempi di vuoto degli ultimi due anni, con provvedimenti assunti ad horas per rimuovere una situazione che ha, come si diceva, dell'incredibile e che rasenta, secondo l'interpellante, un vergognoso atteggiamento di miopia, di disattenzione e, quindi, sottovalutazione, della gravità della circostanza.
(2-00039) «Tassone».

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
si fa riferimento all'esposto presentato alla Procura della Repubblica di Bologna in merito alle dimissioni dei quattro componenti della Commissione personale tecnico amministrativo dell'università di Bologna reiterate in questi giorni, nonostante l'invito del Rettore e degli organi accademici a ritirarle;
i quattro membri dimissionari - spiegano loro stessi - hanno ribadito che a loro parere non esistono le condizioni perché la Commissione personale possa adempiere a quei compiti attribuiti dallo statuto, dal regolamento e dal piano strategico 2007-2009;
risultano all'interpellante anche gravi affermazioni dei sindacati di base che accusano l'ateneo di scarsa trasparenza: «quasi tutte le delibere - è la critica - sul personale dirigente, l'organizzazione dell'apparato amministrativo e tutto ciò che riguarda il direttore amministrativo vengono proposte direttamente al Consiglio di amministrazione, senza il parere di alcuna Commissione». Dubbi dei sindacati di base anche sul risultato (e sui costi) della fondazione Alma Mater, configurerebbero un quadro estremamente preoccupante dell'ateneo bolognese, sul quale, da tempo ed invano, l'interpellante ha chiesto un'ispezione ministeriale, basandosi anche sulle dichiarazioni del rappresentante degli studenti del Senato accademico che, nel corso dell'inaugurazione dell'anno accademico, per quanto consta all'interpellante ha avuto parole critiche verso la gestione amministrativa e concorsuale dell'ateneo senza peraltro venire smentito da alcuna autorità accademica;
in tale contesto, ulteriori ragioni di preoccupazione derivano dal fatto che risulterebbero all'interpellante elementi di contrasto con la disciplina relativa sia alla composizione della Giunta di Ateneo, sia all'attribuzione dei gettoni di presenza a quattro prorettori, in particolare in considerazione dell'articolo 35 dello Statuto, secondo il quale la Giunta è composta dal Rettore, dal Prorettore vicario, dal Prorettore incaricato per le sedi decentrate, dal Direttore amministrativo e da un numero di membri tra 6 e 8 designati dal Senato accademico e dal Consiglio di amministrazione; con un provvedimento assunto dal Consiglio di amministrazione nel mese di marzo sarebbe stato poi concesso ai suddetti Prorettori un gettone di presenza per la partecipazione alle riunioni di Giunta, mentre io Statuto prevede come membri di diritto due soli Prorettori;
nel corso della XV legislatura, l'interpellante ha sollevato - con appositi atti

di sindacato ispettivo e di indirizzo - diverse gravi questioni afferenti l'ateneo felsineo, relative a concorsi e nomine, alla necessità di avviare inchieste amministrative interne o procedimenti disciplinari, alla situazione finanziaria e a varie questioni gestionali-amministrative. Solo alcuni di questi atti hanno ricevuto risposta, peraltro senza che si sia giunti alla risoluzione concreta dei problemi di volta in volta evidenziati;
peraltro va ricordato che l'allora Ministro dell'università e della ricerca aveva rilasciato diverse dichiarazioni concernenti la necessità di una razionalizzazione del personale della università e di una complessiva revisione del sistema dei concorsi in tale ambito;
la risposta del Governo all'interpellanza 2-00011, fornita in data 3 giugno 2008, appare all'interpellante basata solamente sull'acquisizione di elementi richiesti al Rettore, direttamente interessato a presentare in una luce particolare quanto accaduto, mentre non sono state consultate altre persone interessate, peraltro citate nella medesima interpellanza, cosa che sembra aver impedito al Governo di cogliere la situazione nella sua effettiva gravità, inducendolo a rispondere in maniera a parere dell'interpellante assai superficiale, anche con riguardo all'effettiva configurazione dei poteri del Ministero in materia -:
se, proprio in considerazione dei gravi problemi che da tempo investono l'ateneo bolognese, non intenda chiarire esattamente di quali poteri disponga il Ministero e se non intenda esercitarli in maniera quanto più efficace, anche alla luce degli elementi segnalati in premessa;
quali siano gli orientamenti del Governo in merito all'esigenza - ormai emersa a più riprese e in diverse sedi - di una revisione complessiva del sistema dei concorsi universitari.
(2-00043)«Garagnani».

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
l'applicazione delle leggi concernenti il diritto allo studio nelle varie Regioni pur nella consapevolezza dell'autonomia delle medesime nel settore summenzionato, pone il problema del dovere dello Stato di garantire ai cittadini la fruizione di diritti essenziali quali vitto, alloggio, trasporti e libertà di scelta del percorso educativo non dal punto di vista quantitativo ma in particolare nell'ottica di poter usufruire di un diritto essenziale che non può essere appannaggio degli abitanti di alcune regioni e non di altre;
esistono infatti Regioni come la Lombardia e il Veneto che hanno stanziato per l'anno scolastico 2007-2008 cifre significative a favore delle famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie, 46 e 20 milioni di euro rispettivamente, a fronte di altre, quali l'Emilia Romagna, poco più del 2 per cento su una cifra di 19 milioni di euro e altre ancora in cui non esiste alcun intervento in questa essenziale materia;
i cittadini e le famiglie che intendano ricorrere a strutture scolastiche ed educative non statali e non comunali devono sostenere in proprio i relativi costi, dopo avere peraltro contribuito a pagare, a beneficio altrui, i costi della scuola statale e comunale;
le leggi regionali approvate da alcune regioni, come sopra riportato, costituiscono finalmente un passo in avanti nel riconoscimento del ruolo oggettivo di servizio pubblico svolto da strutture educative private mentre la normativa adottata recentemente in altre Regioni rimane ancorata ad una concezione pubblicistica e totalizzante della scuola muovendosi nel solco di una logica ormai superata che non si può e non si vuole abbandonare;
pur nel riconoscimento della piena autonomia delle regioni di regolamentare questo importante settore, occorre, a parere dell'interpellante, riconoscere che l'attuale situazione vede la convivenza di sistemi scolastici aperti al privato sociale o

caratterizzati da un arroccamento sul ruolo del pubblico, determinando così situazioni di notevole disparità fra i cittadini di uno stesso Stato;
un sistema educativo così concepito non costituisce sicuramente una risposta alle legittime aspettative degli studenti e delle loro famiglie di poter contare su di un quadro normativo omogeneo con standard minimi uguali per tutti e quindi di potere scegliere in assoluta libertà;
l'interpellante rileva altresì che, se è vero comunque che un sistema come quello italiano imperniato sul primato del pubblico statale non può essere cambiato dall'oggi al domani, è altrettanto vero che possono essere intrapresi alcuni passi, aumentando con iniziative urgenti e tempestive i fondi per le scuole paritarie che, partendo dallo spirito della legge n. 62 del 2000 favoriscano il sorgere di una autentica parità scolastica basata sulla competizione di modelli formativi diversi, nell'ambito ovviamente dei principi stabiliti dall'ordinamento scolastico italiano e scelti dalle famiglie sulla base della qualità dell'insegnamento e dei valori trasmessi;
infine, a parere dell'interpellante, occorre che il Governo ripensi la sua politica scolastica favorendo un maggior pluralismo educativo nel sistema scolastico italiano finora ingessato in un ottuso statalismo burocratizzato e spesso incapace, in mancanza di alternative, di dare serie prospettive di crescita culturale alle giovani generazioni;
il 3 giugno 2008 il Governo ha risposto all'interpellanza n. 2-00020, del sottoscritto interpellante, concernente sempre il diritto allo studio. In fase di replica, l'interpellante si è dichiarato «totalmente insoddisfatto» perché: «nella risposta all'interpellanza è stata fatta una confusione notevole fra parità scolastica e diritto allo studio; si tratta di due concetti completamente diversi! Fra l'altro, non è vero che lo Stato non possa intervenire perché si tratta di materia di competenza esclusiva delle regioni: nella quattordicesima legislatura, infatti, fu predisposta una proposta di legge per la fissazione dei limiti essenziali che fu discussa da tutte le Commissioni competenti - ovviamente sulla base di un presupposto di legittimità della medesima - e non giunse all'esame dell'Aula in quanto la legislatura era in scadenza. Il provvedimento, però, fu discusso dalla Commissione cultura, dalla Commissione bilancio e dalla Commissione affari costituzionali». Si tratta, in particolare dell'A.C. 2113, dalla cui lettura si evincono i presupposti in base ai quali un intervento dello Stato, oltre che auspicabile, appare anche pienamente legittimo -:
se, anche alla luce degli elementi segnalati in premessa, non ritenga necessario, pur nel rispetto dell'autonomia regionale, promuovere una qualche forma di intervento che definisca i livelli minimi essenziali del diritto allo studio - costituzionalmente garantito validi su tutto il territorio nazionale, considerato che in alcune Regioni, come l'Emilia Romagna, a parere dell'interpellante i cittadini sono privi di ogni garanzia nel fruire di questo diritto;
quale sia l'orientamento del Governo con specifico riferimento a possibili misure di sostegno alle famiglie che intendono avvalersi delle scuole paritarie.
(2-00044)«Garagnani».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

GRIMOLDI e GOISIS. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
nella Regione Lombardia il numero di alunni iscritti alla scuola primaria supererebbe il numero degli organici di fatto;
l'accentuata diversificazione tra organico previsionale e dotazioni attribuite in fatto, produce conseguenze assolutamente negative per le istituzioni scolastiche lombarde in termini di certezza di risorse professionali, di stabilità e di continuità

didattica, condizioni assolutamente necessarie per le esigenze di progettazione e programmazione proprie della scuola dell'autonomia, nonché per le garanzie che si intendono dare alle famiglie in termini di offerta formativa;
sul piano nazionale, le Direzioni scolastiche regionali, vincolate da rigidi indirizzi di spesa, non avrebbero ancora fornito dati certi sugli organici disponibili per l'anno 2007/2008, tanto da costringere la maggior parte degli istituti scolastici ad attingere dalle graduatorie provinciali dell'anno scolastico 2006/2007;
un esempio eclatante è dato dalla scuola primaria di Via Pareto a Milano, dove si sarebbe determinata una situazione paradossale, quale l'assunzione di tre insegnanti (di cui due residenti in Sicilia, e il terzo iscritto nella graduatoria provinciale di Roma) che dopo aver accettato la relativa nomina, avrebbero immediatamente richiesto il congedo per malattia;
la «scuola» in parola avrebbe quindi applicato il regolamento sulla sostituzione dei docenti assenti, ricorrendo alla task force di pronto intervento, costituita da insegnanti che possono essere assunti per supplenze brevi, con precedenza assoluta rispetto agli altri iscritti nella graduatoria (articolo 7, settimo comma, del decreto ministeriale 13 giugno 2007);
il ricorso alle «supplenze», provoca «discontinuità educativa»;
il processo educativo, come affermano noti pedagogisti e sociologi, si inserisce nella continuità del processo di apprendimento, il quale trova nelle strutture concettuali degli ambiti disciplinari il fine-mezzo per la sua realizzazione;
nonostante queste chiare determinazioni dell'analisi psicopedagogica, il processo educativo nella società e nella scuola è caratterizzato da fratture sempre più evidenti;
una di queste «fratture» gravissime è rappresentata dalla decisione del precedente Ministero della pubblica istruzione di ridurre il solo organico di diritto di circa 14.000 unità, per contenere la levitazione delle spese a favore del comparto scuola, i cui costi avrebbero superato il budget massimo di 626 milioni di euro;
tale riduzione corrisponde all'adozione delle misure di razionalizzazione, previste nel comma 605 dell'articolo 1 della legge finanziaria 2007, e inerenti la revisione, dall'anno scolastico 2007/2008, dei parametri per la formazione delle classi e l'innalzamento del valore medio del rapporto alunni/classe dello 0,4 (dall'attuale valore di 20,6 al valore di 21, in misura differenziata per i vari ordini di scuola);
ad avviso degli interroganti il tipo di razionalizzazione che il precedente Ministro della pubblica istruzione intendeva applicare è caratterizzato da un economicismo di fondo, secondo cui la scuola è la ruota meno importante del meccanismo sociale;
per la scuola dell'infanzia l'organico sarebbe di 80.486 unità (80.410 lo scorso anno); invariato il numero dei posti assegnati per gli anticipi nella materna, 610; nella primaria 226.614 posti (229.136 nell'anno scolastico 2006-2007); invariato anche il numero dei posti per gli anticipi nella primaria, 2.550; nella secondaria di primo grado 150.827 posti a fronte dei 152.614 dell'anno scolastico 2006-2007; 222.333 nella secondaria di secondo grado a fronte dei 225.077 registrati nell'anno scolastico 2006-2007;
come mai non si sia proceduto in tempo alla quantificazione e alla ripartizione a livello regionale delle dotazioni organiche dei docenti;
se, alla luce della variegata realtà del territorio nazionale, e delle diverse condizioni economiche, sociali, culturali e geomorfologiche non ritenga opportuno adottare criteri e parametri volti a contemperare sia il dato numerico degli alunni sia le diverse complessità territoriali, applicando per l'anno scolastico 2008/2009 indicatori

e correttivi che consentano deroghe al criterio rigido indicato nella legge 296/2006, onde evitare che si determinino alterazioni dei relativi modelli didattici e organizzativi che si intendono consolidare, come il tempo pieno e prolungato, con gravi lesioni dei diritti degli alunni;
se in relazione a quanto sopra evidenziato, potrà essere un'interlocuzione e un proficuo raccordo con tutti i soggetti, territorialmente competenti, anche al fine di attuare la riconduzione in organico di diritto di tutti i posti che sono necessari per garantire l'effettivo funzionamento del sistema scolastico;
se non ritenga opportuno disporre le visite fiscali per malattia fin dal primo giorno di assenza dei docenti dal servizio;
se, alla luce di quanto si sarebbe verificato nella scuola primaria di Via Pareto a Milano, anche al fine di garantire la continuità didattica, non ritenga che sarebbe opportuno assumere iniziative volte a modificare la normativa che consente al personale docente già assunto in ruolo, in possesso dell'abilitazione tramite concorso per soli titoli, iscritto nella prima fascia delle graduatorie permanenti di preservare l'iscrizione nelle graduatorie permanenti di due differenti province.
(5-00102)

GRIMOLDI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
in data 16-17 maggio 2007 si sono svolte presso l'Università degli studi di Bergamo le elezioni dei rappresentanti degli studenti negli organi accademici;
in data 3 maggio 2007 l'Ufficio elettorale dell'Ateneo aveva respinto la candidatura di cinque studenti extracomunitari appartenenti alla lista «Unione Universitaria - Officina 33 - Collettivo Sconsiderati» per violazione delle disposizioni di cui all'articolo 2, comma 8, del vigente regolamento degli studenti, approvato all'unanimità con deliberazione del Senato accademico datata 26 marzo 2007;
l'articolo suddetto subordina infatti la candidabilità degli studenti al requisito del godimento dei diritti politici;
il Rettore dell'Ateneo, interpellato dagli studenti della suindicata lista in merito all'interpretazione della norma, ribadiva quanto sostenuto dall'Ufficio elettorale e dal Direttore amministrativo dell'Università, affermando che non poteva esservi altro spazio di lettura della disposizione regolamentare se non quello dettato dalla mera formulazione letterale, secondo la quale è esclusa espressamente la candidabilità di studenti stranieri che non siano in possesso dei diritti politici;
la lista «Unione Universitaria - Officina 33 - Collettivo Sconsiderati» si rivolgeva al Ministro allora in carica per un intervento chiarificatore, denunciando l'asserita discriminazione operata ai danni degli studenti stranieri esclusi;
l'allora Ministro interveniva sulla questione dando una personale interpretazione estensiva della norma regolamentare e sostenendo l'ammissibilità alla candidatura di studenti regolarmente iscritti che godano dei diritti civili nei Paesi di provenienza (e non, come da interpretazione letterale della norma, nel Paese sede dell'Università di appartenenza), spingendo l'ufficio elettorale dell'Ateneo ad adeguarsi alle sue determinazioni e a riammettere gli esclusi alla competizione elettorale;
a seguito della riammissione dei cinque nominativi prima esclusi, la lista «Unione Universitaria - Officina 33 - Collettivo Sconsiderati» è stata resa pubblica nella sua interezza a soli due giorni dalle elezioni studentesche, in contrasto con le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 3, del regolamento degli studenti, il quale richiede il rispetto del preciso limite temporale di almeno sette giorni prima delle consultazioni per la presentazione delle liste;
la competizione elettorale si è pertanto svolta in difformità dalle previsioni normative con grave pregiudizio per le

altre formazioni partecipanti, le quali, nel corso della campagna elettorale, non hanno potuto tener conto della nuova composizione delle liste -:
quale sia l'interpretazione del Ministro interrogato - anche alla luce delle linee politico-programmatiche della nuova maggioranza di Governo - circa la questione esposta in premessa.
(5-00107)

Interrogazioni a risposta scritta:

BERTOLINI. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il collegio dei docenti dell'Istituto tecnico per geometri «Guarini» di Modena avrebbe deciso, nella riunione del 22 maggio 2008, di non applicare l'ordinanza ministeriale che riconosce all'insegnamento della religione cattolica un peso nell'attribuzione dei crediti alla fine dell'anno scolastico;
tale decisione sarebbe motivata dal fatto che l'ordinanza risulterebbe discriminatoria per gli alunni che non frequentano né i corsi di religione cattolica, né le attività alternative;
tale obiezione sarebbe in realtà ridimensionata dal testo dell'ordinanza stessa che riconosce un peso, ai fini dell'attribuzione dei crediti, anche alle attività alternative;
la decisione dal collegio dei docenti, in aperto contrasto con gli indirizzi ministeriali, risulta di fatto, secondo l'interrogante, illegittima;
la medesima decisione appare frutto per l'interrogante di un sentimento e di un pregiudizio anticattolico, che contrasta apertamente con il principio di laicità che deve essere rappresentato, garantito e tutelato dalle istituzioni scolastiche;
l'insegnamento della religione cattolica deve continuare ad essere considerato, anche in termini di importanza ai fini del riconoscimento dei crediti formativi, alla stregua delle altre materie insegnate;
appare necessario applicare, interamente e in tutte le scuole, la direttiva ministeriale che riconosce alla religione cattolica un peso ai fini dell'attribuzione dei crediti formativi, anche per evitare discriminazioni tra gli studenti che frequentano un istituto rispetto ad un altro -:
se sia a conoscenza della decisione assunta dal Consiglio dei docenti dell'Istituto tecnico «Guarini» di Modena di non applicare l'ordinanza ministeriale che riconosce all'insegnamento della religione cattolica un peso nell'attribuzione dei crediti alla fine dell'anno scolastico e, in caso affermativo, quale giudizio ne dia;
se sia a conoscenza delle ragioni alla base della decisione assunta dal collegio dei docenti;
se reputi tale decisione illegittima e quindi da revocare;
se sia a conoscenza di decisioni simili assunte all'interno di altri Istituti scolastici della regione Emilia-Romagna o di altre regioni italiane;
se concordi nel ritenere necessaria ed opportuna l'applicazione della suddetta ordinanza ministeriale, in tutte le scuole della regione e del Paese;
se e quali azioni intenda porre in essere al fine di ristabilire una uniformità di trattamento e di opportunità per gli studenti che frequentano l'Istituto «Guarini» di Modena, rispetto agli studenti frequentanti altri istituti scolastici nei quali tale normativa è applicata.
(4-00308)

GRIMOLDI e GOISIS. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
il decreto legislativo 14 gennaio 2008, n. 21, dà attuazione alla delega conferita al Governo a realizzare, a beneficio degli studenti, percorsi di orientamento ai corsi

di laurea universitari e all'alta formazione artistica, musicale e coreutica, a quella tecnica superiore, nonché al mondo del lavoro;
in base a tale normativa i risultati ottenuti nella scuola secondaria avranno valore come punteggio per accedere ai corsi di laurea che prevedono un test di ingresso. D'ora in poi, infatti, i voti presi nell'ultimo triennio delle superiori e il giudizio conseguito alla maturità faranno punteggio per entrare nei corsi a numero chiuso dell'università;
queste misure entreranno in vigore a partire dall'anno accademico 2008-2009 e i percorsi di orientamento si inseriranno strutturalmente nell'ultimo anno di corso della scuola secondaria di secondo grado;
in particolare, per l'accesso ai corsi universitari a numero programmato, nel punteggio massimo di 105 punti, 80 saranno assegnati sulla base del risultato del test d'ingresso e 25 saranno dati agli studenti che avranno conseguito ottimi risultati a scuola: la media complessiva non dovrà essere inferiore a 7/10 dei voti ottenuti negli scrutini finali di ciascuno degli ultimi tre anni di frequenza della scuola secondaria superiore (con particolare riguardo ai risultati ottenuti in discipline, predefinite nel bando di accesso a corsi universitari, che abbiano diretta attinenza o siano comunque significative per il corso di laurea prescelto), e la valutazione finale conseguita nell'esame di Stato dal 20 per cento degli studenti con la votazione più alta attribuita dalle singole commissioni, che comunque non deve essere inferiore a 80/100. Anche la lode ottenuta nella valutazione finale dell'esame di Stato, contribuirà a facilitare il predetto accesso;
il decreto legislativo in parola prevede anche la realizzazione di percorsi di orientamento in modo che gli studenti arrivino preparati ai corsi di laurea scelti, consolidando le proprie conoscenze in relazione alla preparazione richiesta per i diversi corsi di studio. I docenti della scuola secondaria superiore possono essere coinvolti nella predisposizione dei test di accesso all'università, mentre nelle scuole possono essere organizzati percorsi di orientamento con la partecipazione di professori universitari;
il monitoraggio delle attività svolte in attuazione del decreto in parola e dei risultati ottenuti sarà attuato da una Commissione nazionale ad hoc - con rappresentanza paritetica del Ministero della pubblica istruzione e del Ministero dell'università e della ricerca con una rappresentanza territoriale dei Comuni, delle Province e delle Regioni - che opera in raccordo con l'istituto nazionale di valutazione del sistema dell'istruzione (Invalsi) e con l'agenzia nazionale per la valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur);
il provvedimento, accrescendo il valore legale del titolo di studio, da un lato privilegia gli studenti del sud Italia, dove la scuola, secondo gli interroganti, è meno seria, meno attenta nei giudizi, e dall'altro lato penalizza gli studenti del nord, i quali, paradossalmente, pur riportando nelle materie letterarie e scientifiche un punteggio superiore di almeno dieci punti, ed ottenendo una percentuale di diplomati con il massimo dei voti leggermente inferiore a quella dei loro colleghi delle regioni del sud, sono valutati in maniera omogenea e uniforme nell'accesso all'università (rapporto Invalsi a.s. 2004-2005 e notiziario statistico 2006 del Ministero della pubblica istruzione) -:
se, alla luce dell'indagine, condotta dall'Invalsi, nonché dei dati statistici pubblicati dal Ministero della pubblica istruzione, non ritengano opportuno assumere iniziative normative volte a rivedere il provvedimento in parola, per evitare qualunque forma di iniquità nei confronti degli studenti del nord Italia;
se il Ministro interrogato non ritenga che sarebbe più opportuno prescindere dal valore legale del titolo, prevedendo, in alternativa, una sorta di ingresso-tirocinio, un anno di orientamento per gli studenti che accedono ai corsi di laurea a numero chiuso, allo scopo di individuare le sue

qualità, rispetto al sapere, saper fare, saper essere, anche al fine di favorire l'approccio alle materie di studio, i colloqui tra discenti e docenti, una didattica d'approccio, organizzata con piccoli gruppi e specifiche prove d'esame, nonché una prova finale che testi l'attitudine agli studi scelti.
(4-00311)

TESTO AGGIORNATO AL 16 SETTEMBRE 2008

...

LAVORO, SALUTE E POLITICHE SOCIALI

Interpellanza:

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il Ministero per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, ha pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n. 299 del 27 dicembre 2007, il decreto interministeriale con il quale si stabiliscono le nuove modalità per le comunicazioni obbligatorie on-line (assunzioni, trasformazioni, proroghe e cessazioni dei rapporti di lavoro) da parte dei datori di lavoro, pubblici e privati;
il citato decreto, entrato in vigore dall'11 gennaio 2008, è pienamente operativo dal 1o marzo 2008;
a completare l'operazione di riforma, finalizzata alla digitalizzazione del collocamento, sono stati inoltre pubblicati i decreti interministeriali in materia di flussi informativi della Borsa continua nazionale del lavoro (BCNL) ed il nuovo sistema di classificazione dei lavoratori che modifica la scheda anagrafico-professionale, sostituisce il libretto di lavoro e costituisce la base dei dati per il Sistema informativo lavoro (SIL);
tra le novità più rilevanti, che segnano un miglioramento sostanziale dell'assolvimento degli obblighi di comunicazione, riducendo i tempi di trasmissione e semplificando le procedure burocratiche, si segnalano:
la predisposizione di un'unica comunicazione, da inoltrare per via telematica ai servizi competenti, secondo le modalità stabilite da ciascuna Regione e Provincia Autonoma;
l'estensione dell'obbligo di comunicazione a tutti i datori di lavoro (comprese le pubbliche amministrazioni) per tutte le tipologie di rapporto di lavoro subordinato, nonché per alcune categorie di lavoro autonomo, per il lavoro associato e per le altre esperienze lavorative;
l'anticipazione del termine di comunicazione di instaurazione del rapporto di lavoro (che diventa antecedente) attraverso l'estensione a tutti i settori dell'obbligo già in vigore per l'edilizia;
l'ampliamento dell'obbligo di comunicazione a tutte le circostanze che possono modificare il rapporto di lavoro in corso di svolgimento, anche per eventi modificativi degli assetti societari dell'azienda;
l'aumento dell'efficacia della comunicazione ai centri per l'impiego per quanto riguarda gli obblighi complessivi del datore di lavoro, sia nei confronti delle altre pubbliche amministrazioni sia degli enti previdenziali;
la circolare del Ministero del lavoro e previdenza sociale del 16 gennaio 2008, avente come oggetto «Comunicazioni obbligatorie ex decreto interministeriale del 30 ottobre 2007», fornisce ulteriori precisazioni concernenti il rapporto di lavoro agricolo per il periodo transitorio 11 gennaio 2008-29 febbraio 2008;
al 1o marzo 2008 le aziende agricole che assumono manodopera devono inviare obbligatoriamente, per il tramite delle Associazioni Agricole o direttamente, il modello UNILAV per via telematica;
con messaggio n. 5221 del 3 marzo 2008, l'Istituto nazionale della previdenza sociale ha precisato che le aziende agricole

devono vidimare presso le sedi competenti per territorio i registri d'impresa, causando molti disguidi sia alle sedi INPS che alle aziende agricole -:
quali provvedimenti intenda adottare per consentire alle aziende agricole un vero miglioramento sostanziale dell'assolvimento degli obblighi di comunicazione, riducendo i tempi di trasmissione e semplificando le procedure burocratiche;
se ritenga opportuno intervenire per evitare che le aziende agricole siano ancora gravate di obblighi burocratici quali appunto la vidimazione dei registri d'impresa.
(2-00038) «Cera, Occhiuto».

Interrogazioni a risposta scritta:

GRIMOLDI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il consulente del lavoro è un libero professionista che si occupa, appunto, di consulenza con competenze specifiche nella gestione del personale per conto di piccole, medie e/o grandi imprese: elabora cedolini, si occupa di consulenza fiscale nonché consulenza in materia di diritto del lavoro; può seguire i rapporti tra azienda, sindacati e lavoratori e tra aziende ed enti previdenziali e fiscali;
la professione di consulente del lavoro è regolamentata dalla legge n. 12 del 1979 e rientra tra le cosiddette «professioni protette», vale a dire che per esercitarla occorre essere iscritti all'albo professionale, previo svolgimento di un praticantato biennale obbligatorio e di un esame di Stato nella regione in cui si ha la propria residenza;
proprio l'esito degli esami di Stato nelle varie regioni d'Italia fa emergere forti dubbi circa l'andamento regolare della correzione dei compiti e la correttezza delle procedure di espletamento;
in Lombardia, ad esempio, soltanto negli ultimi esami la percentuale dei promossi è ritornata a livelli accettabili, essendo stata superiore al 25 per cento, ma nei recenti anni era intorno al 12-13 per cento dei promossi e, addirittura, nell'anno 2004 la percentuale è stata del 5 per cento, contro una percentuale nella regione Campania pari all'80 per cento;
altro dato sul quale riflettere è il numero di iscritti all'albo dei consulenti del lavoro di Milano, che sono un terzo rispetto a quelli dell'albo di Roma;
tale confronto ci riporta alla mente lo scandalo degli esami truccati di Catanzaro per l'abilitazione alla professione di avvocato: all'esame del dicembre 1997 su 2.301 partecipanti, ben 2.295 - tutti tranne 6 - avevano redatto il medesimo compito (leggasi copiato!) e agli scritti del dicembre 2003 su 3.261 candidati furono ammessi alla prova orale ben 2.768, quanti Veneto, Piemonte, Val d'Aosta, Umbria, Liguria, Toscana e Marche, messi insieme -:
se non ritenga opportuno prevedere, anche per l'esame di Stato dei consulenti del lavoro, la correzione dei compiti in Regioni diverse da quelle ove si sono svolte le prove d'esami come all'indomani dello scandalo e della relativa inchiesta fu deciso dall'ex Guardasigilli, Roberto Castelli per gli esami di avvocato, al fine di garantire la validità del principio meritocratico e non già quello della raccomandazione.
(4-00296)

GRIMOLDI. - Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
l'articolo 6 del decreto legislativo 16 luglio 1947 n. 708, così come modificato dall'articolo 3, comma 99, legge 24 dicembre 2003, n. 350, dispone che le imprese dell'esercizio teatrale, cinematografico e circense, i teatri tenda, gli enti, le associazioni, le imprese del pubblico esercizio, gli alberghi, le emittenti radiotelevisive e gli impianti sportivi non possono far agire, nei locali di proprietà o di cui abbiano un

diritto personale di godimento, i lavoratori dello spettacolo che non siano in possesso del certificato di agibilità Enpals;
nella seduta parlamentare del 27 marzo 2003, l'allora Sottosegretario Viespoli si fece portavoce dell'Enpals, specificando che tale Istituto, dopo aver analizzato la complessa problematica inerente il dilettantismo, ha emesso la circolare n. 21 del 4 giugno 2002, per chiarire l'ambito applicativo della legislazione in vigore e per fornire una specifica regolamentazione delle prestazioni artistiche rese in forma dilettantistica, specificando che gli obblighi di cui al punto precedente vincolano i lavoratori dello spettacolo, ma non gli artisti dilettanti che si esibiscono in pubblico senza alcuna forma di retribuzione, i quali sono esonerati dall'obbligo contributivo e dal possesso del certificato di agibilità;
con la suddetta circolare l'Enpals riconosce di fatto di non avere competenza giuridica sugli artisti dilettanti, anche perché tale istituto è stato autorizzato per legge a disciplinare i lavoratori dello spettacolo, ma non coloro che svolgono, nel loro tempo libero, un'attività artistica amatoriale, ai sensi degli articoli 21 e 33 della Costituzione che tutelano la libertà di espressione e la libera attività artistica;
nella stessa circolare del 4 giugno 2002 si legge, però, che nel caso in cui la prestazione artistica dilettantistica si ponga in termini funzionali e complementari alla normale attività commerciale propria delle imprese che ospitano l'esibizione, così da configurarsi come servizio offerto alla clientela (il caso, per esempio, di intrattenimenti musicali o recitativi realizzati in locali commerciali non immediatamente destinati alla realizzazione di spettacoli o concerti) è da considerarsi come prestazione d'opera connotata dal carattere di onerosità;
la Corte di cassazione, con la sentenza del 6 aprile 1999, n. 3304, ha riconosciuto che «Ogni attività oggettivamente configurabile come prestazione di lavoro subordinato si presume effettuata a titolo oneroso, ma può essere ricondotta ad un rapporto diverso istituito affectionis vel benevolentiae causa, caratterizzato dalla gratuità della prestazione e dalla sussistenza di una finalità ideale alternativa rispetto a quella lucrativa, che deve essere rigorosamente provata da chi afferma la gratuità»;
dimostrare la gratuità della propria prestazione è piuttosto complicato, quando non è impossibile, se non si fa parte di una cooperativa che opera nel settore, la quale, a fronte di una richiesta di rimborso spese, fornisce il nulla osta ministeriale e un contratto scritto di prestazione d'opera gratuita che costituiscono la prova di gratuità richiesta dalla Cassazione;
il comma 188 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 interviene in questo ambito disponendo che alcune categorie di soggetti siano esenti dagli obblighi informativi e contributivi previsti dalla normativa previdenziale del settore dello spettacolo se si esibiscono «in spettacoli musicali, di divertimento o di celebrazione di tradizioni popolari e folcloristiche» e purché non percepiscano un compenso superiore ai 5.000 euro annui per tali esibizioni;
il suddetto comma dispone le esenzioni di cui sopra per i giovani fino ai diciotto anni, gli studenti di scuola media superiore e dell'università, per i pensionati e per coloro che svolgono un'attività lavorativa per la quale sono già tenuti al versamento dei contributi ai fini della previdenza obbligatoria;
la circolare Enpals n. 6 del 20 aprile 2007 interpreta la norma della legge finanziaria per il 2007 in senso restrittivo, includendo fra gli spettacoli musicali solo quelli di celebrazioni di tradizioni popolari e folcloristiche;
di fatto, ad oggi, i giovani musicisti (esclusi quelli che suonano musica folcloristica) che abbiano il desiderio e la possibilità di esibirsi in un locale a titolo gratuito, si trovano a dover scegliere fra

due possibilità: richiedere il certificato di agibilità e versare i contributi all'Enpals pur non essendo lavoratori dello spettacolo, o pagare una quota per associarsi ad una cooperativa dello spettacolo che tuteli il loro diritto di suonare da dilettanti;
la musica, soprattutto per i giovani, diventa spesso un vero e proprio stile di vita, un modo per ritrovarsi e farsi riconoscere attraverso scelte che definiscono, sottolineano e amplificano differenze nel rapportarsi, negli stili di vita e di comportamento, nella definizione dell'universo valoriale, rappresentate dalle scelte degli stili musicali che spaziano dal metal al commerciale, dal rap al pop, dal rock al blues, dal jazz alla musica popolare -:
quali politiche il Ministro intenda mettere in atto per agevolare i giovani che si avvicinano alla musica, per tutelare le loro espressioni artistiche, per favorire la promozione e lo sviluppo della cultura musicale e per agevolare l'esibizione di giovani musicisti dilettanti, in accordo con quanto espresso dagli articoli 4 e 9 della costituzione, rispettivamente a tutela del diritto del lavoro e della promozione dello sviluppo della cultura;
se non ritenga opportuno chiarire che l'ambito di applicazione delle disposizioni espresse all'articolo 1, comma 188, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, interessa tutte le espressioni artistiche e i generi musicali.
(4-00305)

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POLITICHE AGRICOLE, ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazioni a risposta immediata:

MANNINO, ROMANO, NARO, RUVOLO, DRAGO, POLI, TASSONE e VIETTI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
la corsa inarrestabile del prezzo del gasolio, cresciuto tra il 2004 e il 2008 del 240 per cento, sta causando una vera e propria emergenza economica e sociale nel settore della pesca italiana;
sono, infatti, numerosissime le imprese, specie quelle più piccole, che rischiano di chiudere, mentre gli armatori, per contenere gli alti costi di gestione, cresciuti dal 30 per cento ad oltre il 60 per cento a causa del carburante, saranno probabilmente costretti a licenziare migliaia di addetti del settore;
lo stato di sofferenza delle marinerie dovuto al caro gasolio ha dato luogo a forme di protesta in tutti i porti nazionali ed europei;
poiché le imbarcazioni non escono ormai da venerdì 30 maggio 2008, il pesce italiano è praticamente introvabile, con gravissime conseguenze per l'intera filiera successiva, legata alla vendita e alla ristorazione;
il «tavolo pesca» fissato per l'11 giugno 2008, dopo l'incontro avuto dal Ministro interrogato con le associazioni di categoria per definire il pacchetto di proposte contro l'emergenza gasolio, è slittato al prossimo lunedì 16 giugno 2008;
il Ministro interrogato si è anche impegnato ad organizzare un summit in Italia con Francia, Spagna, Portogallo e Grecia per chiedere all'Unione europea di intervenire urgentemente;
la Commissione europea sembrerebbe aperta e disponibile per cercare di superare una crisi ormai strutturale del settore nei limiti consentiti dalle norme comunitarie;
le associazioni di categoria hanno avanzato un ventaglio di proposte, che prevedono: l'innalzamento degli aiuti alle imprese nell'ambito del de minimis; l'immediato utilizzo del fondo europeo per la pesca e, in particolare, il fermo pesca indennizzato per armatori ed equipaggi attraverso i piani di gestione e i piani di disarmo; l'estensione della cassa integrazione,

che equipari imprenditore della pesca e agricolo; l'iva agevolata come in agricoltura ed altro -:
se non ritenga, nelle more delle misure economiche e fiscali che l'Unione europea consentirà per il settore, promuovere urgenti provvedimenti, anche in modo transitorio, a sostegno della pesca, intervenendo in primis sul costo del carburante e poi sulla defiscalizzazione dello stesso, al fine di scongiurare il rischio di dolorosi licenziamenti o di drammatiche cessazioni delle attività di numerosissime imprese di pesca, soprattutto quelle più piccole.
(3-00034)

ZAZZERA e DONADI. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
in questi ultimi giorni il caro gasolio ha creato forti agitazioni in tutta l'Europa;
il costo del carburante dal 2004 è aumentato del 240 per cento ed il settore della pesca è ormai in ginocchio;
la suddetta situazione ha ripercussioni anche sul costo commerciale del pesce, su cui inevitabilmente si riversano le alte spese sostenute per l'ottenimento della materia prima;
la Uil pesca ha dichiarato in un articolo pubblicato su Carta del 30 maggio 2008 che «La situazione dei pescatori italiani è, se possibile, ancora più complessa rispetto a quella registrata negli altri Paesi mediterranei» e che «gli aumenti sono diventati di fatto un ostacolo alla stessa sopravvivenza del settore»;
su un articolo de Il Corriere della Sera del 16 maggio 2008 il Ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, sull'argomento ha dichiarato che «lo stacco del prezzo industriale» dei carburanti «tra l'Italia e la media dei 15 Paesi dell'area euro, al netto della componente fiscale, ha ormai raggiunto un limite insostenibile che penalizza l'intero Paese, cittadini e imprese»;
la Federcopesca fa sapere che dal 30 maggio 2008 circa 13 mila pescatori non usciranno in mare in segno di protesta contro il caro gasolio e, quindi, si può dire che la pesca italiana si è bloccata;
considerata la situazione emergenziale nelle marinerie, quasi tutti si rifiutano di svolgere l'attività fino a che non si individui una soluzione soddisfacente per la categoria;
ormai per gli operatori del settore è diventato antieconomico lavorare in mare, considerato che la spesa mensile per il gasolio, che varia a seconda delle dimensioni delle barche, può ammontare anche a 12-13 mila euro, mentre i prezzi del pescato sono rimasti invariati dal 2000;
inoltre, i pescatori lamentano la totale assenza di ricambio, visto che i giovani, a queste condizioni, comprensibilmente non hanno nessun incentivo ad intraprendere la preziosa attività -:
se il Ministro interrogato non intenda intervenire con urgenza per promuovere ogni possibile provvedimento atto a scongiurare l'aumento incontrollato del prezzo del carburante ed a riportare il costo del gasolio entro termini ragionevoli per salvaguardare il settore della pesca, che rappresenta una parte importante del nostro sistema economico.
(3-00035)

COTA, ALESSANDRI, ALLASIA, BITONCI, BONINO, BRAGANTINI, BRIGANDÌ, BUONANNO, CALLEGARI, CAPARINI, CHIAPPORI, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, D'AMICO, DAL LAGO, DOZZO, GUIDO DUSSIN, LUCIANO DUSSIN, FAVA, FEDRIGA, FOGLIATO, FOLLEGOT, FORCOLIN, FUGATTI, GIDONI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, GOISIS, GRIMOLDI, LANZARIN, LUSSANA, MACCANTI, LAURA MOLTENI, NICOLA MOLTENI, MONTAGNOLI, MUNERATO, NEGRO, PAOLINI, PASTORE, PINI, PIROVANO, POLLEDRI, RAINIERI, REGUZZONI, RIVOLTA, RONDINI, SALVINI, SIMONETTI, STEFANI, STUCCHI, TOGNI, TORAZZI, VANALLI e VOLPI. - Al Ministro

delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
nei mesi scorsi, attraverso i principali mezzi di informazione nazionali, sono state diffuse notizie riguardo a presunti fatti fraudolenti inerenti il mancato rispetto dei requisiti di qualità previsti dai disciplinari di produzione di vini italiani di particolare pregio, noti ed apprezzati in tutto il mondo;
dette notizie hanno avuto un'inevitabile vasta eco a livello internazionale, generando diffusi allarmismi e, più in genere, recando disorientamento ai consumatori e, quindi, danno non solo alla nostra produzione vitivinicola, ma anche all'intero agroalimentare italiano, del quale, proprio i vini di qualità, sono principale vessillo e traino;
riguardo ai fatti di cui sopra, ferma restando la necessità di attendere gli esiti delle indagini e dei controlli ancora eventualmente in corso, si può, tuttavia, affermare che, alla luce delle evidenze comunque già emerse sulla questione di cui trattasi, non sono risultati estranei fenomeni di speculazione e di disinformazione, il cui unico effetto certo è stato, appunto, quello di recare danno alla produzione ed esportazione di vini di qualità -:
se e quali iniziative siano state adottate o si intendano adottare per assicurare sia lo svolgimento di controlli finalizzati a garantire la tutela della qualità dei nostri vini, sia per la corretta informazione ai consumatori e la difesa dell'immagine dei nostri prodotti agroalimentari sul mercato interno ed estero, anche attraverso corrette campagne di informazione.
(3-00036)

Interrogazioni a risposta scritta:

MANCUSO e GHIGLIA. - Al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che:
l'allevamento cunicolo sconta aumenti delle materie prime di oltre il 35 per cento e contestualmente i prezzi alla produzione sono fermi da circa due anni;
in particolare nella regione piemontese vengono macellati ogni anno circa 5 milioni di capi per un valore di circa 40 milioni di euro;
la realtà piemontese è costituita da 350 allevamenti, spesso a conduzione familiare che realizza modesti profitti infatti mediamente un coniglio alla produzione viene pagato 1,20 euro a capo, mentre viene venduto al consumatore a prezzi che raggiungono anche 7 euro a capo;
si tratta di un settore di piccole dimensioni che non possiede le adeguate risorse per pubblicizzare le notevoli qualità della carne di coniglio (per esempio: assenza di colesterolo e ricchezza di acidi grassi omega 3);
si richiama la necessità di una normativa analoga a quella che regola la tracciabilità della carne bovina, al fine di garantire il consumatore dall'acquisto di conigli cinesi che non danno le stesse garanzie di qualità gastronomiche, né tantomeno sanitarie -:
quali provvedimenti urgenti in campo economico e sul versante della pubblicizzazione della qualità di un prodotto garantito intenda adottare il Governo per sostenere la cunicoltura piemontese che versa in un grave stato di crisi.
(4-00287)

STRIZZOLO. - Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. - Per sapere - premesso che:
è in corso lo stato di agitazione delle principali Associazioni di Pescatori in Italia e anche in alcuni altri Paesi dell'Ue per protestare contro il caro-gasolio che sta incidendo pesantemente sulle attività di pesca sia in alto mare che lungo le coste;
questa situazione grava - in termini ancora più pesanti - sulle attività di pesca medio-piccole che, soprattutto in alcune realtà locali, rappresentano una fonte di reddito primario per le famiglie e un decisivo sostegno all'intera economia di

zona, si richiamano a titolo di esempio le realtà di Marano Lagunare e di Grado, conosciute direttamente dall'interrogante;
l'aggravio dei costi per le attività di pesca ricade poi inevitabilmente sul potere d'acquisto dei cittadini costretti a privarsi o a ridurre drasticamente il consumo dei prodotti ittici per la conseguente forte crescita dei prezzi;
l'attività di pesca rappresenta ancora una risorsa fondamentale per le ricadute economiche ed occupazionali di centinaia di migliaia di famiglie del nostro Paese, oltreché un prezioso patrimonio di tradizioni e di culture da tutelare, sia sotto il profilo della complessiva qualità della vita che per una primaria esigenza alimentare delle persone -:
quali siano le iniziative che il Ministro intenda assumere e le proposte che intenda formulare per venire incontro ai problemi rappresentati nelle diverse sedi istituzionali dai rappresentanti dei pescatori e quali siano i tempi di intervento per un concreto sostegno alla attività di pesca.
(4-00300)

...

SEMPLIFICAZIONE NORMATIVA

Interrogazione a risposta immediata:

CICCHITTO, BOCCHINO e BERNINI BOVICELLI. - Al Ministro per la semplificazione normativa. - Per sapere - premesso che:
cittadini e imprese sono spesso oppressi da normative complesse e farraginose, di difficile interpretazione e tali da costituire una complicazione grave ed onerosa;
molte di queste norme hanno la caratteristica di lasciare un eccessivo margine di discrezionalità alla pubblica amministrazione, costituendo, a volte, un terreno facile per comportamenti distorti;
già il precedente Governo Berlusconi lavorò nella direzione della redazione di testi unici e della semplificazione -:
quali iniziative si intendano adottare per continuare e rafforzare la semplificazione della normativa vigente e per ridurre al massimo quegli adempimenti burocratici che non sono assolutamente indispensabili per il perseguimento di interessi e finalità pubbliche.
(3-00037)

TESTO AGGIORNATO AL 18 GIUGNO 2008

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SVILUPPO ECONOMICO

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
la multinazionale Nestlè, proprietaria dello stabilimento Buitoni di Sansepolcro, in cui si producono pasta secca e prodotti da forno, ha deciso di vendere tale azienda cedendo in licenza il marchio per dieci anni;
lo stabilimento in questione ha una capacità produttiva di 90 mila tonnellate l'anno - oggi ne vengono utilizzate solo la metà, circa 55 mila - ed occupa 470 lavoratori, con età media di 35 anni, coinvolgendo, con l'indotto, un numero complessivo di circa 800 addetti, che provengono dalla regione Toscana e dalla limitrofa regione Umbria;
la fabbrica si trova nel territorio aretino, ma è a meno di cinque chilometri dal territorio umbro e rappresenta per la Valtiberina toscana ed umbra uno dei principali sbocchi occupazionali, costituendo elemento di promozione più generale per lo sviluppo economico della comunità locale;
la Nestlè tramite l'advisor Mediobanca ha selezionato le manifestazioni di interesse da parte di intenzionati a rilevare l'azienda. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le notizie, spesso infondate, e nessuna chiara rassicurazione sul futuro dell'azienda è stata comunicata ai lavoratori;


le Regioni Toscana e Umbria, d'intesa con le amministrazioni locali interessate, hanno manifestato concreta disponibilità a lavorare per uno sbocco positivo della vertenza ed hanno ribadito che le proposte di acquisto devono essere valutate non solo per il valore finanziario, ma anche per la prospettiva industriale, occupazionale e delle relative implicazioni sociali;
il consiglio provinciale di Arezzo ha recentemente approvato all'unanimità un documento sulla vicenda della cessione dello stabilimento ed in difesa dell'occupazione dei lavoratori impiegati;
anche le diocesi locali rappresentate dal vescovo di Arezzo-Cortona Sansepolcro e dal vescovo di Città di Castello, in una nota congiunta hanno manifestato preoccupazione per il futuro dei lavoratori dell'azienda in questione;
nella giornata di martedì 17 giugno 2008, presso la sede della giunta regionale Toscana, in accordo con la società Nestlè, alla presenza della giunta della regione Umbria e delle amministrazioni locali, è stato convocato un incontro con i massimi rappresentanti della Nestlè Italia e della Colussi, nel tentativo di riaprire la trattativa per la cessione del ramo d'azienda, il cui inizio di procedura era stato annunciato da Nestlè in favore della Tmt di Mastroia, senza tuttavia che fossero forniti i dovuti chiarimenti riguardo agli impegni sottoscritti dalla società cedente con le forze sindacali;
al termine di detto incontro, nonostante la disponibilità della Colussi a sottoscrivere gli impegni richiesti dalla società Nestlè, la trattativa si è bruscamente interrotta a fronte di posizioni preclusive già assunte dalla società medesima, senza tener conto degli impegni e delle motivazioni espresse in diverse occasioni dalle regioni e dagli enti locali interessati. Atteggiamento preclusivo che si è poi manifestato nell'avvio della procedura di cessione ai sensi dell'articolo 47 della legge 29 dicembre 1990, n. 428 -:
se non ritengano di dover acquisire informazioni precise sul'andamento delle trattative con l'acquirente individuato volte a dare trasparenza ad un processo sin qui fortemente lacunoso anche attraverso la richiesta di presentazione di un puntuale piano industriale al fine di comprendere il futuro occupazionale dei lavoratori impiegati;
se il Governo non intenda predisporre urgentemente un tavolo presso il Ministero del lavoro, salute e politiche sociali, che preveda la partecipazione delle regioni Toscana ed Umbria, per affrontare il problema occupazionale, data l'importanza che lo stabilimento rappresenta a livello occupazionale;
quali strategie il Governo intenda adottare al fine di attivarsi per la difesa del settore agro-alimentare del nostro Paese alla luce della crisi dei mercati internazionali e delle pratiche commerciali messe in atto da Paesi ed aziende direttamente competitrici del sistema italiano, date le possibili pesanti ricadute che tale situazione sta generando sia in termini occupazionali sia di fatturato.
(2-00046)
(Nuova formulazione) «Verini, Mattesini, Ceccuzzi, Sani, Cenni, Boccuzzi, Bellanova, Benamati, Bobba, Murer, Rampi, Sereni, Bressa, Bossa, Cuomo, Sbrollini, Zucchi, Margiotta, Mariani, Braga, Gatti, Codurelli, Velo, Nannicini, Miglioli, Miotto, Mario Pepe (PD), D'Antoni, Boffa, Gaglione, Mastromauro, Santagata, Brandolini, Luongo, Bratti, Nicolais, Mogherini Rebesani, Bocci, Causi, Trappolino».

Interrogazioni a risposta in Commissione:

CAPARINI, SALVINI, ALLASIA e VOLPI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
il 6 luglio 2007 nell'abitato di Zazza, piccola frazione del Comune dell'Alta Valle Camonica, uno scarico di energia a terra dai tralicci dell'alta tensione dell'elettrodotto realizzato nel 1983 ha generato alcuni principi di incendio. Nel frattempo in alcune abitazioni di Malonno sono scattati i salvavita a causa dello sbalzo provocato dallo scarico a terra. Ciò non ha impedito che molti elettrodomestici venissero danneggiati;
il Governo in risposta all'interrogazione 5-01266 Caparini e 5-01555 Fava ha segnalato che «la società Terna S.p.A., in qualità di gestore della rete elettrica nazionale, ha precisato che tale evento è stato originato dalla prossimità di un ramo di una pianta ai conduttori in tensione dell'elettrodotto. Sulla dinamica degli eventi, il gestore ha, infatti, specificato che: appena rilevata l'anomalia, le protezioni automatiche di linea agivano regolarmente, mettendo fuori tensione l'elettrodotto;
alle ore 12.45 circa, il Centro di telecontrollo della zona comunicava all'Area operativa di Milano di Terna S.p.A. un fuori servizio dell'elettrodotto. La

stessa Area operativa attivava, poi, una squadra operativa di pronto intervento, già presente nella Val Camonica; alle 13.30 circa, i Vigili del fuoco segnalavano un principio di incendio in località Zazza di Malonno (Brescia), in prossimità dell'elettrodotto; alle 13.50 circa, il personale tecnico della società Terna S.p.A. arrivava sul posto e rilevava visibili tracce di un incendio di piccole dimensioni, nel frattempo già estinto, che aveva interessato arbusti e vegetazione. La squadra operativa riscontrava, inoltre, l'assenza di danni visibili all'esterno delle abitazioni situate nei dintorni. I danni segnalati riguardavano gli impianti ed elettrodomestici presenti nelle predette abitazioni; alle 16.00, concluse le azioni per il ripristino del servizio, la linea tornava in esercizio»;
Terna S.p.A. in riferimento all'incidente ha precisato che, al fine di evitare altri incidenti di tal genere, l'attività di presidio in Val Camonica è e sarà regolarmente assicurata dalla presenza di squadre operative disposte sul territorio;
il grave incidente segue agli analoghi casi avvenuti il 20 giugno ad Astrio di Breno - uno scoppio lungo le linee dell'alta tensione aveva causato un incendio - e la settimana successiva a Novelle di Sellero la situazione si era ripetuta;
il responsabile del gruppo operativo della linea di Brescia, Giuseppe Samuelli, in rappresentanza dei vertici Terna, ha affermato che l'incidente è «dovuto a un errore dl valutazione. Le piante erano state segnalate ma si pensava che la distanza fra queste e le condutture fosse sufficiente a permetterci di tagliarle solo il prossimo inverno. Per quanto riguarda il caso di Astrio, invece, si tratta di un episodio transitorio che non siamo ancora riusciti a capire. Ogni giorno siamo presenti in Valle: infatti venerdì è bastata mezz'ora per consentirci di arrivare sul posto. Comunque sia - ha concluso - siamo disponibili a fornire tutte le informazioni e la mappatura degli impianti» (Giornale di Brescia 7 luglio 2007 e 8 luglio 2007);
riguardo a tali eventi la società Terna S.p.A. ha chiarito che i fatti verificatisi a Astrio di Breno e a Novelle di Sellero non possono in alcun modo considerarsi analoghi a quello avvenuto lo scorso 6 luglio 2007 a Malonno. In particolare, per quanto riguarda l'incidente avvenuto in località Astrio di Breno, lo scorso 20 giugno 2007, è stato accertato che i fatti segnalati dalla protezione civile (segnatamente bruciature sul terreno) «non appaiono riconducibili all'elettrodotto, non avendo rilevato alcuna disconnessione di elettrodotti, né automatica né manuale. Ciò risulta confermato dalle ispezioni effettuate sul posto che non hanno rivelato alcuna traccia di scarica elettrica né segni di bruciature di piante o di vegetazione riconducibili a fenomeni di scarica. Sulle cause che hanno determinato le bruciature sul terreno sono tuttora in corso accertamenti a fronte delle discordanti testimonianze su un presunto incidente»;
anche nel caso dell'incidente a Novelle di Sellero, Terna Spa ha asserito che l'assenza di aperture automatiche di linee costituisce sufficiente evidenza tecnica che il lamentato malfunzionamento di apparecchiature elettroniche, quali telecomandi, non è imputabile alla presenza di elettrodotti ma, probabilmente, a scariche atmosferiche. Per quanto riguarda la gestione delle risorse idriche, si segnala che il Ministero dello sviluppo economico, dallo scorso mese di aprile, si è reso promotore, attraverso l'istituzione di una apposita task force, del monitoraggio dello stato delle risorse idriche nazionali al fine di limitare gli effetti negativi che la prevista scarsa piovosità può procurare al mercato elettrico;
«è stato peggio di un fulmine. È ancora sotto shock Giampietro Pedrotti, l'allevatore di Cortenedolo (Brescia) che sabato ha trovato cinque delle sue dieci mucche stecchite da una scarica elettrica piovuta dentro la stalla. A generarla, con ogni probabilità, un elettrodotto della media tensione, a 15mila volt» (Libero del 4 giugno 2008);

il referente della Coldiretti camuna Renzo Rodella ha denunciato che «oltre alla morte degli animali l'allevatore è finito al pronto soccorso due volte: la prima perché quando è atterrata la scarica Pedrotti era in cucina, proprio sopra la stalla. Ha avvertito un botto, ed è stato investito di striscio alle gambe. La seconda per lo spavento» (Libero del 4 giugno 2008);
«si tratta dell'ennesimo episodio improvviso - i carabinieri della compagnia di Breno confermano numerose segnalazioni in tal senso - che ha di nuovo seminato apprensione tra chi vive da queste parti» (Libero del 4 giugno 2008);
gli amministratori locali e le organizzazioni sindacali chiedono di «dare una comunicazione urgente in ordine a quanto accaduto e alle azioni promosse per evitare il ripetersi di simili episodi, ma soprattutto deve attivare immediatamente, insieme al Gruppo Enel, un presidio permanente di monitoraggio e manutenzione lungo le linee e gli impianti della Valle. Il tutto perché, attraverso una corretta gestione e una costante manutenzione delle linee, e in seguito a una puntuale mappatura e classificazione degli impianti, venga garantita l'assoluta sicurezza e incolumità di tutti»;
in merito all'incidente più recente il sindaco di Sonico Angelo Fanetti ha scritto una lettera all'Enel che gestisce la linea aerea che scorre sopra quella porzione di territorio, chiedendo spiegazioni: «qualcuno ci deve dire che cosa è successo. Io non accuso nessuno, né so con certezza quale sia stata la causa della scarica - spiega il primo cittadino -. Ma la sicurezza dei cittadini non può essere in discussione, il gestore deve garantire con una certificazione che non sussistono pericoli» (Libero del 4 giugno 2008);
«è un episodio gravissimo - spiegano in una nota congiunta il Bacino Imbrifero Montano e la Comunità Montana di Vallecamonica - che ha messo in pericolo i residenti. Enel e Terna Spa ci devono spiegazioni. Eventi simili mettono a grave rischio la sicurezza degli abitanti delle valli che ospitano impianti di conduzione elettrica ad alta tensione» -:
se il Ministro intenda chiarire la dinamica degli incidenti;
quali iniziative al fine di evitare il ripetersi di tali incidenti;
se il Ministro intenda farsi promotore di un tavolo di concertazione con i soggetti gestori degli impianti idroelettrici e della rete di distribuzione dell'energia allo scopo di concertare le modalità di utilizzo e gestione delle risorse idriche.
(5-00093)

MARIO PEPE (PD). - Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione. - Per sapere - premesso che:
nell'audizione recente presso la Commissione Affari Costituzionali, il Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta ha delineato due linee direttrici imminenti del Governo: da una parte, una manovra finanziaria correttiva di circa 12 miliardi di euro l'anno per il triennio 2009-2011 pari complessivamente a circa 36 miliardi di euro e dall'altra una ristrutturazione della Pubblica Amministrazione che prevede tagli ma soprattutto liberalizzazioni e privatizzazioni nel settore delle public utilities ovvero i servizi pubblici locali ed un turn over creativo per i dipendenti pubblici oltre alla possibilità dell'introduzione di una «class action» nei confronti del settore pubblico per dare voce concreta ai cittadini;
il Ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, attraverso i media, ha dichiarato che gli interventi per stimolare la crescita devono puntare a vere liberalizzazioni come nei servizi pubblici locali e liberalizzare significa migliorare i servizi e diminuire i prezzi per gli utenti superando pregiudizi ideologici e protezionismi localistici ormai insostenibili -:
se, con quali correttivi (soprattutto in riferimento alla gestione del ciclo idrico integrato) e con quale priorità intendano

riprendere il decreto Lanzillotta in materia di servizi pubblici locali;
quali azioni concrete i Ministri intendano porre in atto per dare efficacia alle linee guida annunciate in materia di servizi pubblici locali con riferimento all'introduzione di una maggiore concorrenza tra le public utilities, conseguente a politiche di liberalizzazioni e privatizzazioni, e ad una ormai improcrastinabile riduzione dei costi tariffari, soprattutto per tutelare il potere di acquisto dei cittadini vessati ormai da continui ed insostenibili incrementi delle bollette energetiche e per rilanciare la competitività delle imprese in campo europeo ed internazionale;
se intendano, per il fine di cui sopra, varare provvedimenti legislativi volti ad una modifica dell'organizzazione e del ruolo delle Autorità indipendenti (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) e Autorità per l'Energia elettrica ed il Gas (AEEG) volti ad un rafforzamento dei poteri di controllo in materia di concorrenza e di tutela dei cittadini utenti-consumatori.
(5-00099)

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Apposizione di una firma ad una interpellanza.

L'interpellanza urgente Frassinetti e altri n. 2-00030, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 29 maggio 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Polledri.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

L'interrogazione a risposta in Commissione Tommaso Foti n. 5-00009, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 maggio 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Polledri.

L'interrogazione a risposta scritta Tommaso Foti n. 4-00101, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 maggio 2008, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Polledri.