| Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione
(Versione per stampa)
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|---|---|---|---|
| Autore: | Servizio Studi - Dipartimento affari esteri | ||
| Titolo: | Il secondo turno delle elzioni presidenziali in Perù: 5 giugno 2011 | ||
| Serie: | Note elezioni nel mondo Numero: 104 | ||
| Data: | 21/06/2011 | ||
| Descrittori: |
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| Organi della Camera: | III-Affari esteri e comunitari | ||
n.
104 – 21 giugno
2011
Il
secondo turno delle elezioni presidenziali in Perù: ![]()
5 giugno 2011
Il 5 giugno 2011 si è svolto in Perù il secondo turno delle elezioni presidenziali.
Il primo scrutinio era avvenuto il 10 aprile scorso ed aveva visto come vincitore Ollanta Moises Humala Tasso dell’Alleanza Gana Perù, con il 31,7 per cento dei voti, seguito da Keiko Sofia Fujimori Higuchi (Forza 2011) che aveva invece ottenuto il 23,55 per cento. Si era, infatti, assistito alla sconfitta dei candidati dei partiti tradizionali di centro e di destra (Alejandro Toledo, Pedro Pablo Kuczynski e Luis Castaneda); all’Alleanza per il Gran Cambio di Pedro Pablo Kuczynski, infatti, erano andate il 18,51 per cento delle preferenze, mentre Toledo e la sua Alleanza Perù Possibile si erano assestati al quarto posto col 15,63, seguiti dall’Alleanza di Solidarietà Nazionale di Castaneda (9,83 per cento).
Nessun candidato aveva ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, nel secondo turno si sono confrontati l’ex militare nazionalista di sinistra Humala e la giovane populista di destra Fujimori, figlia dell’ex Presidente Alberto Fujimori che guidò il Perù dal 1990 al 2000, attualmente in carcere per crimini contro l’umanità.
La vittoria finale, ottenuta con un lieve scarto (51,45 per cento dei voti contro il 48,54, dati ONPE), così come da settimane avevano anticipato le principali agenzie di sondaggi, è stata ottenuta da Humala, 48 anni, eletto il 101esimo Capo di Stato peruviano. Tale esito rappresenta per la sinistra peruviana il ritorno al potere dopo 36 anni.
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Candidato |
Voti |
Voti % |
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Humala |
7.937.166 |
51,45 |
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Fujimori |
7.489.266 |
48,54 |
In questa seconda tornata si è assistito ad una forte polarizzazione, definita dal responsabile del centro studi della 'Pontificia Universidad Catolica del Peru', Fernando Tuesta, la prima vera netta spaccatura alle presidenziali nel Paese.
L’ex militare ha ottenuto un ampio scarto nella zona andina e nelle foreste, le aree più svantaggiate dalla crescita economica, e ha guadagnato terreno anche sulle coste. Keiko Fujimori si è invece aggiudicata la maggior parte del consenso a Lima, El Callao e in alcune regioni settentrionali.
I votanti registrati secondo l’IFES sono 19.949.915 (dati aggiornati all’aprile 2010).
Per quanto riguarda la partecipazione elettorale circa 16.466 milioni di cittadini, ovvero l’82,54 per cento, si sono recarti alle urne per esprimere la propria preferenza, mentre il tasso d’astensionismo si è assestato al 17,46 per cento, con circa 3.483 milioni di elettori che non si sono presentati alle urne.
Appreso il risultato, Humala ha dichiarato che formerà "un governo di concertazione nazionale rappresentativo delle forze democratiche e aperto alla società civile". In seguito alle preoccupazioni espresse dal mondo finanziario ed imprenditoriale peruviano, che vedevano nell’ex militare un possibile nuovo Chavez, Humala già aveva annunciato di voler moderare le sue posizioni anti-capitaliste, presentandosi in campagna elettorale con un’immagine di rigore e moderazione. Nonostante ciò, gli investitori non hanno ben reagito all’elezione di Humala; la perplessità che il presidente di sinistra possa frustrare la lusinghiera crescita economica che il Perù ostenta da anni, si è tradotta in un brusco crollo della Borsa di Lima dell’8,71 per cento.
La fase preelettorale per la Fujimori, invece, era stata caratterizzata dal cercare di difendersi dalle pesanti critiche di chi le ricordava i casi di corruzione e violazione dei diritti umani commessi dal padre.
Indicatori internazionali sul paese[1]:
Libertà politiche e civili: Stato “libero” (Freedom House); democrazia imperfetta (Economist)
Indice della libertà di stampa: 109 su 178
Libertà di internet: N/A
Libertà religiosa: assenza di eventi significativi (ACS); situazione di rispetto concreto (USA)
Corruzione percepita: 78 su 178
Libertà economica: Stato moderatamente libero (41 su 178)
Variazione PIL 2009: + 0,9 per cento
Situazione di conflitto armato interno attivo
Fonti: IFES, ONPE, agenzie di stampa
[1] Gli indicatori internazionali sul paese, ripresi da autorevoli centri di ricerca, descrivono in particolare: la condizione delle libertà politiche e civili secondo le classificazioni di Freedom House e dell’Economist Intelligence Unit; la posizione del paese secondo l’indice della corruzione percepita predisposto da Transparency International (la posizione più alta nell’indice rappresenta una situazione di minore corruzione percepita) e secondo l’indice della libertà di stampa predisposto da Reporters sans Frontières (la posizione più alta nell’indice rappresenta una situazione di maggiore libertà di stampa); la condizione della libertà religiosa secondo i due rapporti annuali di “Aiuto alla Chiesa che soffre” (indicato con ACS) e del Dipartimento di Stato USA (indicato con USA); la condizione della libertà di Internet secondo Open Net Iniziative; la condizione della libertà economica secondo l’Heritage Foundation il tasso di crescita del PIL come riportato dal Fondo Monetario internazionale; la presenza di situazioni di conflitto armato secondo l’International Institute for Strategic Studies (IISS). Per ulterioriinformazioni sulle fonti e i criteri adottati si rinvia alla nota esplicativa presente in Le elezioni programmate nel periodo febbraio-aprile 2011 (documentazione e ricerche n. 85, 9 febbraio 2011).
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Servizio Studi – Analisi dei temi di politica estera nell’ambito dell’Osservatorio di Politica internazionale |
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File: es0832ele.doc