Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento affari esteri
Titolo: V Riunione della COSAP (Belgrado, 23-24 novembre 2009)
Serie: Documentazione e ricerche    Numero: 103
Data: 20/11/2009
Descrittori:
DIFESA E SICUREZZA INTERNAZIONALE   EUROPA ORIENTALE
INTEGRAZIONE ECONOMICA EUROPEA   PENISOLA BALCANICA
Organi della Camera: III-Affari esteri e comunitari
Nota: Questo dossier contiene materiale protetto dalla legge sul diritto d'autore, pertanto la versione html è parziale. La versione integrale in formato pdf può essere consultata solo dalle postazioni della rete Intranet della Camera dei deputati (ad es. presso la Biblioteca)

 

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione e ricerche

V Riunione della COSAP

 

(Belgrado, 23-24 novembre 2009)

 

 

 

 

 

 

n. 103

 

 

 

20 novembre 2009

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Dipartimento Affari esteri

( 066760-4939 / 066760-4172 – * st_affari_esteri@camera.it

 

 

 

 

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: es0331.doc

 


INDICE

Programma dell’iniziativa

§      Agenda dei lavori (in inglese)3

Schede di lettura

§      La  Conferenza delle Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione - COSAP   9

§      I più recenti sviluppi del processo d’integrazione comunitaria dell’europa sud-orientale  15

§      Rapporti tra l’Unione europea e i Balcani occidentali (a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea)21

Documentazione sui Paesi partecipanti all’iniziativa

Serbia (a cura del Servizio Rapporti internazionali)

§      Scheda-politico istituzionale  41

§      Relazioni parlamentari con la Serbia  49

Albania (a cura del Servizio Rapporti internazionali)

§      Scheda politico-istituzionale  61

§      Rapporti parlamentari69

Bosnia-Erzegovina (a cura del Servizio Rapporti internazionali)

§      Scheda politico-istituzionale  81

§      Rapporti parlamentari91

Croazia (a cura del Servizio Rapporti internazionali)

§      Scheda politico istituzionale  101

§      Rapporti parlamentari107

Montenegro (a cura del Servizio Rapporti internazionali)

§      Scheda politico-istituzionale  115

Profili biografici

§      Slavica Djukic Dejanovic, Predidente dell’Assemblea nazionale serba  123

§      Bozidar Djelic, Vice Primo ministro serbo per l’integrazione europea  125

§      Laszlo Varga, Presidente della Commissione per l’integrazione europea dell’Assemblea nazionale serba  127

§      Miograd Vukovic, Presidente della Commissione Esteri e Integrazione Europea del Parlamento del Montenegro  129

§      Aldo Bumçi, Presidente del Partito democratico albanese  131

Altra documentazione

§      I Balcani tra rischi di nuove crisi e prospettive europee, di Riccardo Alcaro e Giordano Merlicco, Istituto Affari Internazionali, Roma, ottobre 2009  135

§      Rassegna stampa sul processo d’integrazione comunitaria dei Paesi dell’Europa sud-orientale  135

 

 


Programma dell’iniziativa

 


Agenda dei lavori
(in inglese)

 

 

 

5th COSAP CONFERENCE

CONFERENCE OF THE EUROPEAN INTEGRATION/AFFAIRS COMMITTEES OF STATES PARTICIPATING IN THE STABILISATION AND ASSOCIATION PROCESS OF THE SOUTH EASTERN EUROPE

 

Draft Programme

 

Belgrade, November 23-24, 2009

 

 

 

Sunday, November 22

 

Arrival - Welcome of the delegations at the Nikola Tesla airport

-          Transfer to the hotel

-          Accommodation of the delegations in the Balkan Hotel

-          Delivery of the working papers

 

 

 

Monday, November 23

 

 

09.15                   Departure from the hotel

 

09.30-10.00       Registration of the participants

                         Small Plenary Room, National Assembly of Serbia, Nikola Pasic Square No 13

 

10.00                 Opening of the 5th COSAP Conference

 

          Mrs. Slavica Djukic Dejanovic, Speaker of the NARS (TBC)

          Mr. Jelko Kacin, Vice-Chairman of the Delegation of the EP for Relations

          with SEE,  Rapporteur of the European Parliament for Serbia

          Mr. Laszlo Varga Chairperson of the European Integration Committee

          Mr. Michael Ehrke, Director, Friedrich Ebert Stiftung Office Belgrade

10.30           Stabilization and association process, lessons learnt and future challenges

                      

           Mr. Pierre Mirel, Director of the Directorate for Western Balkans countries, DG 

           Enlargement-European Commission

           Mr,  Bozidar Djelic, Deputy Prime Minister for EU Integration of the Government of the Republic of Serbia

                     

11.30-11.45    Coffee break

                      

11.45-12.45     Presentations by the Chairpersons/Members of the Delegations of COSAP 

                       member states

13.00-14.30     Working lunch, Restaurant NARS, Kralja Milana No 14

 

Draft Joint Statement (including all amendments) will be provided to the COSAP member states

 

 

15.00-17.0                  Role of the EU Integration Committees in the SAP

 

    Chairpersons of the EU Affairs Committees of the Member States of the EU

   Mr. Bogdan Barovič - Vice-Chairman of the Committee on EU Affairs, Republic of Slovenia

   Mr. Lars Eric Forsberg, Deputy Head for Serbia, Directorate for Western Balkans   countries, DG Enlargement-European Commission (TBC)

 

 

     Presentations by the Chairpersons/Members of the Delegations of COSAP member states

 

 

19.45      Departure from the hotel

20.00      Dinner hosted by Mrs. Slavica Djukic Dejanovic, Speaker of the National Assembly  of the Republic of Serbia, Deputies Club, Tolstojeva 2

 

 

 

Tuesday, November 24

 

 

09.45                       Departure from the hotel

                

10.00- 12.45.        Regional cooperation: Priorities and challenges

                            

         Mr. Hido Biscevic, Secretary General of the Regional Cooperation Council (TBC)

 

         Presentations by the Chairpersons/Members of the Delegations of COSAP member

         States

 

         Discussion on Draft Joint Statement of the 5th COSAP Conference

 

         Adoption of the Joint Statement

         Concluding remarks: Mr. Miodrag Vukovic, Mr. Laszlo Varga, Mr. Aldo Bumçi

 

13.00                      Lunch

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Organised  by NARS                                                                            Supported by

                                                                             


Schede di lettura

 


La  Conferenza delle Commissioni parlamentari per l’integrazione
europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione - COSAP

 

 

Le Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione (PSA)[1] con l’Unione europea (Croazia, Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia e Montenegro) si sono riunite a Sarajevo il 16-18 giugno 2005 ed hanno convenuto di riunirsi periodicamente, dando vita ad una Conferenza (la COSAP appunto), organizzata su modello della COSAC (Conferenza degli Organismi Specializzati per gli Affari Comunitari), con lo scopo di promuovere le riforme interne necessarie per favorire l’adesione all’Unione europea.

In quell’occasione è stato adottato un regolamento procedurale, in base al quale la Conferenza ha una Presidenza a rotazione, secondo un criterio alfabetico, mentre una troika – composta dai Presidenti delle Commissioni parlamentari per l’integrazione europea precedente, attuale e futuro – assicura il coordinamento delle attività. Il regolamento stabilisce, altresì, che la Conferenza svolga almeno due riunioni annuali su temi relativi all’allargamento dell’UE e allo sviluppo del processo di stabilizzazione ed associazione. Le riunioni sono programmate tenendo anche presente l’agenda della COSAC. Inoltre, le Commissioni parlamentari per l’integrazione europea dovranno informare i rispettivi Parlamenti delle iniziative assunte in ambito COSAP.

Si ricorda che la Conferenza degli organismi specializzati negli affari comunitari ed europei dei Parlamenti dell'Unione europea (COSAC) è stata istituita dalla Conferenza dei Presidenti delle Assemblee parlamentari dei Paesi membri della Comunità europea, che si è svolta a Madrid nel maggio 1989, al fine di rafforzare il ruolo dei Parlamenti nazionali nel processo comunitario mediante riunioni periodiche degli organismi specializzati negli affari europei e comunitari. La COSAC è composta da sei membri degli organismi specializzati negli affari comunitari ed europei di ogni Parlamento dell’UE e da sei membri in rappresentanza del Parlamento europeo. Essa si riunisce ordinariamente ogni sei mesi nello Stato membro che detiene la Presidenza del Consiglio dell'Unione europea; è fatta salva la possibilità di procedere a riunioni straordinarie in caso di necessità. Le riunioni plenarie sono precedute da una riunione preparatoria della troika, che comprende i rappresentanti del Parlamento dello Stato membro che esercita il turno di Presidenza dell’UE, di quello che lo ha esercitato nel semestre precedente, di quello che lo eserciterà nel semestre successivo e del rappresentante del Parlamento europeo[2].

La V riunione della COSAP avrà luogo a Belgrado il 23 e 24 novembre 2009. La Camera è stata invitata a partecipare e sarà rappresentata dall’on. Alessandro Maran.

 

Precedenti riunioni

Sinora si sono svolte quattro riunioni COSAP: la prima a Sarajevo (16-18 giugno 2005); la seconda a Zagabria (5-6 Marzo 2006), la terza a Skopje (13-14 Dicembre 2006) e la quarta a Cetinje (27 marzo 2009).

Durante la prima riunione – nel corso della quale è stata appunto istituita la Conferenza – i paesi partecipanti hanno auspicato il proseguimento dell’impegno da parte dell’Unione europea nel processo di allargamento.

Il secondo incontro si è incentrato sul ruolo ed il funzionamento della Conferenza e sulla cooperazione tra i Parlamenti dei Paesi componenti, attraverso le riunioni congiunte in esame. Inoltre, i partecipanti hanno individuato nella stretta cooperazione tra COSAP e COSAC la chiave per rafforzare in via generale il ruolo dei Parlamenti nazionali nel quadro  delle attività finalizzate all’integrazione dei Paesi dei Balcani nell’UE. A tal fine la COSAP ha auspicato l’istituzionalizzazione di forme di dialogo e riunioni periodiche con la COSAC.

La terza riunione ha avuto ad oggetto i temi del processo di allargamento e della capacità di integrazione dell’Unione europea. Futuri allargamenti dovranno realizzarsi attraverso criteri prestabiliti, incentivando il proseguimento del processo di riforme ed il rafforzamento della capacità istituzionale e democratica dei Paesi aderenti al PSA. Dovranno, inoltre, essere incoraggiati il dialogo e la mutua cooperazione tra questi ultimi e i membri del Parlamento europeo, per promuovere l’individuazione di un sistema di giuridico per combattere la corruzione e altre forme di crimine organizzato. Infine, i partecipanti hanno accolto con favore il processo avviato dal Patto di Stabilità per l’Europa Sud Orientale verso la creazione di un Consiglio di cooperazione regionale, sostenendo altresì le iniziative assunte per l’istituzione di un Segretariato regionale, quale strumento per assicurare ulteriori sviluppi nel processo di cooperazione parlamentare nella regione.

Si segnala che la Camera non era stata invitata a tali riunioni COSAP.

Infine, la IV Conferenza, svoltasi congiuntamente all’8° Riunione del Forum parlamentare di Cetinje[3], è stata dedicata al ruolo delle Commissioni per l’integrazione europea dei Parlamenti degli Stati candidati e potenziali candidati e all’impatto della crisi globale nella regione balcanica. A quest’ultima riunione, è stata per la prima volta invitata a partecipare anche la Camera, che è stata rappresentata dall’on. Alessandro Maran.

 

Dichiarazione congiunta

Al termine della IV Conferenza è stata approvata una dichiarazione congiunta, nella quale:

-                si esprime pieno consenso e sostegno alle valutazioni espresse dalla Commissione europea nel documento sull’allargamento, nella convinzione che l’UE proseguirà lungo tale strada, tenendo presente l’importanza del processo per la sicurezza e la stabilità della regione e dell’intera Europa, sebbene si frappongano alcune barriere dovute alla crisi economica mondiale e ai cambiamenti istituzionali dell’UE;

-                si invitano gli Stati membri dell’UE a continuare a tenere il processo di allargamento ai primi punti della propria agenda;

-                si esprime il convincimento che i futuri allargamenti dovranno basarsi sui criteri stabiliti e che ogni paese debba essere valutato individualmente sulla base dei propri meriti, evidenziando in particolare l’importanza della liberalizzazione dei visti, l’accesso ai fondi strutturali e il soddisfacimento dei parametri stabiliti;

-                si evidenzia che negli ultimi due anni i progressi compiuti da ciascuno Stato dell’area sulla via dell’integrazione europea sono incontestabili e sono una priorità negli obiettivi della COSAP;

-                si incoraggiano i partecipanti al processo di stabilizzazione e associazione a proseguire nei progressi;

-                si ritiene che i parlamentari degli Stati membri dell’UE e del Parlamento europeo debbano continuare a sviluppare il dialogo e la cooperazione con i parlamentari dei Paesi della regione balcanica;

-                si conferma che questi ultimi sono pronti ad aumentare il coinvolgimento nel processo di cooperazione regionale, attraverso il Consiglio di cooperazione regionale (su cui si veda infra) nonché attraverso un’area di libero commercio, espandendo l’Accordo di libero scambio dell’Europa centrale (CEFTA)[4]ed altre iniziative regionali;

-                si conferma il ruolo dei Parlamenti nel rafforzare la cooperazione parlamentare regionale, sostenendo il Segretariato per la cooperazione parlamentare (su cui si veda infra), attraverso la sua istituzionalizzazione e coinvolgimento permanente nei suoi lavori dei parlamentari.

 

Altri organismi di cooperazione regionale

Per intensificare la collaborazione tra i Paesi della regione balcanica sono stati istituiti diversi organismi, che hanno come obiettivo la promozione dei rapporti bi e multi-laterali tra tali Stati, nell’ottica della futura integrazione europea. Tra questi, si ricordano, in particolare, il Consiglio di cooperazione regionale (RCC), il Processo di cooperazione dell’Europa Sudorientale (SEECP) ed il relativo Segretariato per la cooperazione parlamentare.

Il Consiglio di cooperazione regionale è la struttura che ha sostituito il Patto di stabilità per l’Europa sud-orientale (PS-ESE)[5], assumendone i compiti prioritari, quali la promozione della cooperazione regionale e il sostegno dell’integrazione europea ed euro-atlantica della regione.

Lanciato il 27 febbraio 2008, concentra il suo lavoro su 6 aree prioritarie: sviluppo economico e sociale, energia e infrastrutture, giustizia e affari interni, sicurezza, costruzione di capitale umano e cooperazione parlamentare. L’organizzazione mantiene relazioni strette con tutti gli attori di rilievo in tali aree, come governi, organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie internazionali, organizzazioni regionali, società civile e il settore privato.

È sostenuto da un Segretariato Generale, con sede a Sarajevo e funzioanri di collegamento a Bruxelles. Il finanziamento annuale del Segretariato ammonta a 3 milioni di euro, 1/3 derivanti dal contributo della regione, 1/3 dalla Commissione europea e 1/3 da altri membri del Consiglio e partners internazionali. Il primo Segretario Generale del Consiglio è Hido Biscevic.

Il Consiglio è composto dagli Stati che partecipano al Processo di cooperazione dell’Europa Sudorientale (su cui si veda infra), l’UNMIK in rappresentanza del Kosovo, secondo la risoluzione del Consiglio di sicurezza ONU 1244, l’UE, reppresentata dalla Troika (Presidenza UE, Commissione europea e Consiglio), gli Stati donatori, le organizzazioni internazionali, istituzioni finanziarie internazionali. Richieste di adesione al Consiglio devono ottenere il consenso dei membri attuali.

Il Processo di cooperazione dell’Europa Sudorientale(SEECP)è stato avviato, a livello governativo, nel 1996 su iniziativa della Bulgaria. Tra gli obiettivi principali: il rafforzamento della sicurezza e la stabilità politica, lo sviluppo economico, giustizia e contrasto alle attività illecite, lotta al terrorismo. Scopo ultimo dell’iniziativa è l’integrazione dei paesi membri nelle strutture euro-atlantiche.

Gli Stati membri sono: Albania, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Grecia, Macedonia, Moldova, Romania, Serbia, Turchia, Croazia, Montenegro. La presidenza dal giugno 2009 al giugno 2010 è esercitata dalla Turchia.

La dimensione parlamentare dell’iniziativa ha preso avvio nel 1997 con la I Conferenza dei Presidenti dei parlamenti dei paesi membri, svoltasi ad Atene.

Il Segretariato di tale cooperazione parlamentare nell’Europa Sudorientale è stato, invece, istituito a seguito della VI Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti SEECP (15-17 aprile 2007) con lo scopo di aiutare ad intensificare la cooperazione parlamentare regionale a tutti i livelli, assicurando il coordinamento ed il supporto politico per la formulazione ed attuazione delle attività regionali.

Il Segretariato, ospitato presso l’Assemblea Nazionale bulgara (con sede, quindi, a Sofia), agisce anche come rete di informazione tra i Parlamenti della regione, mirando a rafforzarne l’efficienza democratica e la cooperazione bi e multi-laterale. Agisce in stretto raccordo con il SEECP, con l’RCC, nonchè con i coordinatori nazionali, designati dai Parlamenti degli Stati dell’Europa Sudorientale.

Redige il progetto di Programma annuale di cooperazione parlamentare per l’Europa Sudorientale, che viene poi presentato dalla Presidenza SEECP e adottato dalla Conferenza annuale dei Presidenti dei Parlamenti SEECP.


I più recenti sviluppi del processo d’integrazione comunitaria
dell’europa sud-orientale

 

 

L'11 settembre 2009 un incontro a Lubiana del premier sloveno Pahor e della signora Kosor, Primo Ministro della Croazia, ha sbloccato la difficile situazione della disputa di confine tra i due paesi, che aveva in precedenza concorso alle dimissioni del premier croato Sanader, dichiaratosi incapace di superare il difficile scoglio. La controversia sulla zona di frontiera adriatica del Golfo di Pirano è stata risolta con l'impegno croato a ritirare tutti i documenti e dichiarazioni suscettibili di ipotecare la soluzione del problema, accettando altresì la possibilità di risolverlo con una commissione arbitrale. Gli osservatori internazionali hanno evidenziato il probabile ruolo decisivo che hanno avuto le pressioni statunitensi su Lubiana, concretizzatesi durante la visita di fine luglio a Washington del Ministro degli esteri sloveno. Il 4 novembre Slovenia e Croazia hanno firmato a Stoccolma l'accordo per l'arbitrato definitivo sulle questioni controverse di confine, che dovrà poi essere ratificato dai rispettivi Parlamenti. L'accordo prevede che la commissione di arbitrato inizi ad operare dal momento della firma dell'accordo di adesione della Croazia all'Unione europea, e la decisione arbitrale sarà inappellabile.

Il superamento della controversia con la Slovenia, se apre indubbiamente la fase finale delle negoziazioni croate per l'adesione all'Unione Europea - che dovrebbe realizzarsi attorno al 2012 - non significa tuttavia che il cammino dei prossimi mesi sia necessariamente agevole: infatti, analogamente a quanto sinora accaduto nei confronti della Serbia da parte dei Paesi Bassi, questi ultimi, unitamente a Regno Unito, Finlandia e Belgio imputano a Zagabria una non sufficiente collaborazione con il Tribunale dell'ONU sui crimini nell'ex Jugoslavia, in particolare negando l'accesso a importanti documenti nell'ambito dei processi ad alcuni generali croati.

Il rapporto annuale della Commissione europea sullo stato dell'allargamento, presentato il 14 ottobre 2009, delinea il quadro variegato del processo di integrazione europea della regione balcanica. Per quanto riguarda la Croazia si prevede la possibilità di concludere entro il 2010 i negoziati per l'adesione, ma Zagabria viene esortata a proseguire e approfondire gli sforzi nel campo della giustizia e dei diritti fondamentali, con particolare riguardo all'imparzialità e all'efficienza della magistratura, alla lotta contro la criminalità organizzata e la corruzione, al rispetto dei diritti delle minoranze - che nei Balcani includono la problematica del ritorno dei profughi provocati dalla crisi degli Anni Novanta -, a una maggiore collaborazione nei processi per i crimini di guerra. Nei confronti della Serbia il rapporto della Commissione sconta il riconoscimento degli sforzi europeisti del governo di Belgrado, con l'affermazione che secondo la Commissione dovrebbe iniziare l'applicazione dell'accordo interinale connesso all'Accordo di stabilizzazione e associazione (senza peraltro dimenticare che una decisione in merito può essere adottata solo in seno al Consiglio UE, superando la persistente opposizione olandese). In ogni modo anche la Serbia viene invitata ad accelerare gli sforzi nel campo dello stato di diritto e delle riforme economiche, e a dimostrare un atteggiamento più costruttivo nei confronti del Kosovo, aumentando la cooperazione con la missione giudiziaria e di polizia dell'Unione europea a Pristina (EULEX). La Repubblica macedone ha ottenuto dal rapporto un indubbio successo, nel momento in cui la Commissione raccomanda l'inizio dei negoziati di adesione utilizzando il nome provvisorio che designa il paese a livello internazionale dal 1993 - esortando però nel contempo Skopje a trovare una soluzione definitiva sul contenzioso per la denominazione ufficiale del paese con la Grecia, nel seno dei colloqui sotto l'egida dell'ONU. Per quanto riguarda il Montenegro e l'Albania il rapporto della Commissione è del pari sostanzialmente positivo, riconoscendo il carattere fondamentalmente corretto delle elezioni politiche tenutesi nei due paesi rispettivamente in marzo e in giugno; peraltro sia Podgorica che Tirana vengono esortate ad approfondire gli sforzi nella lotta alla corruzione e per il miglioramento delle capacità operative dell'apparato amministrativo.

Con riferimento all'Albania, la Commissione si dichiara pronta a esaminare la richiesta di adesione alla UE presentata in aprile, non appena le verrà inoltrata dal Consiglio UE (per un'accelerazione di tale procedura la diplomazia italiana si è spesa in modo notevole nei mesi passati). Considerazioni meno ottimistiche riguardano nel rapporto della Commissione il Kosovo, giudicato uno Stato tuttora assai fragile e di fronte a gravi problemi come la garanzia dello stato di diritto, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, il potenziamento delle capacità amministrative, la protezione delle minoranze - in primis quella serba. Va inoltre ricordato che nei confronti del Kosovo sarà determinante l'atteggiamento dei cinque Stati membri dell'Unione europea che non ne riconoscono l'indipendenza (Spagna, Cipro, Grecia, Repubblica slovacca, Romania).

Infine, le considerazioni più critiche riguardano la Bosnia-Erzegovina, della quale si constata il grave ritardo nei processi di riforma, dovuto alle persistenti e profonde divisioni tra i leader delle tre comunità di riferimento (serba, musulmana e croata). Proprio per il superamento del problematico assetto uscito nel 1995 dagli accordi di Dayton, la Commissione ha ribadito la necessità assoluta di riforme costituzionali per la Bosnia, se questa intende perseguire con serietà la strada dell'integrazione in Europa, che rimane aperta solo per Stati dotati a tutti gli effetti di propria sovranità.

 

 

 

L’impegno dell’Italia a favore dell’integrazione europea dei Balcani

 

I vertici diplomatici italiani, soprattutto nella persona dello stesso Ministro On. Frattini, si sono espressi più volte nettamente a favore di un'accelerazione dell'integrazione europea dell'area balcanica, considerata vero e proprio banco di prova per sperimentare le future capacità di inclusione e di stabilizzazione dell'Unione europea. Non a caso il 5 aprile 2009, nel corso del vertice UE-USA di Praga, veniva presentato dal Ministro Frattini un piano in otto punti, con precise tappe volte sbloccare e accelerare le procedure di integrazione della regione balcanica. Le questioni principali raccolte negli otto punti riguardavano la liberalizzazione del regime dei visti, con priorità iniziale per la Serbia e la Macedonia, l'accelerazione delle procedure per la messa a punto dei piani di adesione del Montenegro, della Serbia e dell'Albania, lo sblocco dell'entrata in vigore del trattato di stabilizzazione e associazione tra UE e Serbia, nonché del contenzioso greco-macedone sul nome ufficiale della giovane Repubblica balcanica. Infine il piano italiano conteneva la richiesta di un vertice Unione europea-Balcani con la partecipazione degli Stati Uniti, da svolgere non oltre il mese di giugno del 2010.

Ribadito nei mesi successivi più volte, l'impegno italiano per dare una concreta prospettiva europea alla regione balcanica è stato riconfermato nel vertice italo- serbo concluso a Roma il 13 novembre 2009, con la firma tra l'altro di un accordo strategico di partenariato. L'Italia ha espresso con forza il rinnovato appoggio alle aspirazioni europeistiche di Belgrado, soprattutto esortando la Serbia a presentare nei tempi più brevi la propria candidatura ad aderire all'Unione europea - un modo indiretto per superare, non tenendone apparentemente conto, l'opposizione olandese alla Serbia, motivata da una asserita insufficiente collaborazione con il tribunale ONU sui crimini nell'ex Jugoslavia.

 

L’attività parlamentare

 

Il tema dell’integrazione europea dei Balcani ha ricevuto nell’ anno in corso notevole attenzione nel Parlamento italiano, sia alla Camera che al Senato.

In particolare, nella seduta del 22 gennaio 2009 la Commissione Affari esteri della Camera ha discusso e approvato, nel testo iniziale e all’unanimità, la risoluzione n. 7-00107 del Presidente Stefani sul cammino di integrazione europea della Serbia.

Considerato che nell’aprile del 2008 è stato firmato l’Accordo di stabilizzazione e associazione (ASA) della Serbia all’Unione europea, ratificato nel settembre 2008 dall’Assemblea nazionale serba, la risoluzione constata altresì il giudizio positivo della Commissione europea sul rafforzamento delle strutture dedicate in Serbia all'integrazione europea. A fronte di ciò, tuttavia, il Consiglio dei ministri dell'Unione europea l'8 dicembre 2008 non ha raggiunto la richiesta unanimità sull'applicazione provvisoria dell'ASA. Dall'inizio del 2009, tuttavia, la Serbia ha iniziato ad applicare unilateralmente l’ASA, il che comporta tra l'altro la rinuncia di Belgrado ai proventi doganali, senza analoga concessione da parte europea. Considerato inoltre l'impegno preso sin dal Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del giugno 2000 a integrare i Balcani occidentali nell'Unione europea, anche per garantirne la stabilizzazione; e considerata altresì la scelta democratica emersa dalle consultazioni elettorali serbe nel corso del 2008, come anche la collaborazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia e il carattere meramente diplomatico della reazione della Serbia all'indipendenza del Kosovo - che ha reso anche possibile l'accettazione di Belgrado del dispiegamento della missione EULEX nei termini stabiliti dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU nel novembre 2008 -, la risoluzione impegna il Governo a fornire alla Serbia un sostegno per consolidarne il processo democratico e lo sviluppo socioeconomico. Inoltre, al Governo è indicato di adoperarsi per rendere possibile l’applicazione provvisoria dell’ASA, e operare un’accelerazione del dialogo con Belgrado sulla liberalizzazione dei visti, consentendo ai cittadini serbi un accesso privilegiato nell’area Schengen. Inoltre, si dovrà agire all’interno del Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea per raggiungere l’unanimità dei consensi sull’entrata in vigore dell’ASA, aprendo anche alla Serbia prospettive di candidatura all’adesione all’Unione europea. Nei confronti del Parlamento, il Governo è impegnato a presentare sollecitamente il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica dell’ASA. Infine, il Governo viene impegnato a contribuire al successo della missione EULEX nel Kosovo, al fine di affermare pienamente nel nuovo Stato le regole del diritto, la tutela delle minoranze etniche e religiose, l’applicazione non discriminatoria della giustizia, un’amministrazione e apparati di sicurezza imparziali e credibili.

In una nota trasmessa successivamente alla Camera, il Governo ha dato conto dei seguiti dati agli impegni assunti con la risoluzione sull'integrazione europea della Serbia. In particolare, il Governo ha segnalato di aver ulteriormente rafforzato la propria azione diplomatica nei confronti di Bruxelles per uno sbocco dell'Accordo interinale tra Unione europea e Serbia, ponendo le condizioni per un superamento dell'opposizione nei Paesi Bassi, mediante un chiarimento sui margini tuttora sussistenti per un maggior impegno della Serbia nella collaborazione con il Tribunale ONU sulla ex Jugoslavia. Nella lettera inviata il 3 febbraio 2009 alla Presidenza ceca di turno dell'Unione e alla Commissione europea il Ministro degli Affari Esteri, On. Frattini, ha inoltre evidenziato il rischio che lo stallo europeo nei confronti di Belgrado possa pregiudicare il processo di stabilizzazione e di integrazione europea dell'intera area dei Balcani occidentali.

 

La Commissione Affari esteri della Camera, nella seduta del 21 luglio 2009, ha discusso una risoluzione del presidente Stefani (7-00194) sull'integrazione europea dei Balcani occidentali, approvando al termine della discussione la risoluzione conclusiva 8-00049, che costituisce una nuova formulazione della risoluzione originaria.

Il testo approvato muove dalla constatazione della necessità di mantenere la prospettiva dell'integrazione europea dei Balcani occidentali, al fine di preservare la sicurezza la stabilità nel cuore dell'Europa, esprimendo piena condivisione per il piano in otto punti elaborato dal Governo italiano al fine di comunicare ai paesi interessati la persistente convinzione dell'Unione europea a muovere nella direzione dell'integrazione di essi. In tale ottica, prosegue la premessa della risoluzione approvata, sarà necessario progredire sul tema della liberalizzazione  dei visti, nonché su una più rapida presa in considerazione delle richieste di adesione presentate dal Montenegro e dall'Albania. Per quanto invece riguarda la Croazia e la Serbia, pur considerando lo stadio più avanzato del processo di adesione di Zagabria, si dovrà comunque operare parimenti per favorire l'adesione dei due paesi all'Unione Europea, come anche - previo superamento delle controversie con la Grecia in merito alla denominazione - per la Macedonia.

Tutto ciò premesso, la risoluzione conclusiva approvata impegna il Governo ad operare in tutte le sedi internazionali per il mantenimento degli impegni dell'Unione Europea in materia di integrazione dei paesi dei Balcani occidentali, a cominciare da quelli già candidati all'adesione. Inoltre, sulla base proprio del piano in otto punti il Governo dovrà sollecitare i partner europei a un'azione che prevenga nei paesi balcanici sentimenti di scetticismo e di disillusione verso le istituzioni europee. Al proposito si cita esplicitamente la necessità di un rapido compimento della liberalizzazione dei visti per i cittadini macedoni, serbi e montenegrini. La Bosnia e l'Albania dovranno inoltre essere incoraggiate nella prosecuzione dell'attuazione delle misure richieste dai rispettivi percorsi di avvicinamento all'Europa. Il governo dovrà inoltre operare convintamente per la rimozione dei veti imposti all'entrata in vigore dell'accordo interinale UE-Serbia, come anche per l'avvio dei procedimenti di ratifica degli Accordi di stabilizzazione e associazione UE-Serbia, UE-Montenegro e UE-Bosnia da parte degli Stati membri dell'Unione europea. Infine, i partner europei dovranno essere sollecitati a una più celere presa d’atto delle domande di adesione dell'Albania del Montenegro.

Anche per quanto concerne la risoluzione sull'integrazione europea dei Balcani occidentali il Governo ha inviato alla Camera una nota sull'attuazione dei relativi impegni, ribadendo il forte appoggio della Farnesina alla prospettiva di integrazione europea della regione quale elemento cruciale per una definitiva stabilizzazione e democratizzazione. In questo contesto va letta la proposta italiana di un vertice tra l'Unione europea e i Balcani occidentali, cui si auspica possano partecipare anche gli Stati Uniti, da tenere nella prima metà del 2010, nel decennale del vertice di Zagabria in cui fu lanciato il processo di stabilizzazione e associazione dell'area balcanica. Il vertice dovrebbe contribuire ad accelerare i diversi profili di integrazione dei paesi della regione in Europa, dai progressi nei negoziati per l'adesione della Croazia, alla liberalizzazione del regime dei visti, alla concessione di nuovi status di candidati ai paesi più meritevoli. La presenza degli Stati Uniti dovrebbe confermare l'impegno di Washington nell'area, soprattutto rilevante per la stabilizzazione definitiva della Bosnia e del Kosovo.

 

Si segnala infine che la Commissione Politiche dell’Unione europea di Palazzo Madama, nella seduta del 12 novembre 2009, ha ascoltato comunicazioni della Presidente sulla missione svolta in Croazia da una delegazione del medesimo Organo parlamentare il 29-30 ottobre 2009.

 

Sul piano legislativo, va ricordato che con legge 13 ottobre 2009, n. 156 il Parlamento ha autorizzato la ratifica dell'Accordo di stabilizzazione e associazione tra l'Unione europea e il Montenegro.

 


Rapporti tra l’Unione europea e i Balcani occidentali
(a cura dell’Ufficio Rapporti con l’Unione europea)

Come ribadito in più occasioni dalle istituzioni europee, la prossima fase del processo di allargamento dovrebbe riguardare i paesi dei Balcani occidentali che, già in occasione del Consiglio europeo tenutosi a Feira il 19 e 20 giugno 2000, sono stati definiti “candidati potenziali all’adesione all’Unione europea”.

L’impegno in favore di una concretizzazione della prospettiva europea dei paesi dei Balcani occidentali è per altro confermato nel programma legislativo e di lavoro della Commissione per il 2009. L’importanza che la prospettiva europea riveste per la stabilità, la riconciliazione e il futuro della regione è stata ribadita anche nel corso della riunione informale dei ministri degli affari esteri tenutasi il 28 marzo scorso nella Repubblica ceca, cui hanno partecipato anche i rappresentanti dei paesi candidati e potenziali candidati.

L’Unione europea ha inoltre manifestato il proprio sostegno ai paesi della regione anche in occasione della recente crisi finanziaria, inserendoli nel Piano europeo di ripresa economica presentato dalla Commissione il 26 novembre 2008[6] e approvato dal Consiglio europeo di dicembre 2008. A tal fine, nell’ambito dello strumento finanziario di preadesione (IPA), la Commissione ha creato uno specifico “pacchetto di risposta alla crisi”, con uno stanziamento di 120 milioni di euro (che dovrebbero raggiungere i 500 milioni di euro in forma di prestiti da parte delle istituzioni finanziarie internazionali). Si ricorda che i paesi dei Balcani occidentali beneficiano a partire dal 27 febbraio dell’iniziativa avviata da BERS, BEI e Banca mondiale che hanno deciso di mettere a disposizione della regione 24,5 miliardi di euro con l’obiettivo di sostenere il settore bancario e imprenditoriale – con particolare riguardo alle piccole e medie imprese - colpito dalla crisi finanziaria globale.

Il Processo di stabilizzazione ed associazione

Attualmente le relazioni tra l’Unione europea e i paesi dei Balcani occidentali (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia, Montenegro, Serbia e Kosovo; il Montenegro e l’Albania hanno presentato domanda di adesione all’UE rispettivamente il 15 dicembre 2008 e il 28 aprile 2009; la Croazia e l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia sono già paesi candidati) si svolgono prevalentemente nel quadro del Processo di stabilizzazione ed associazione (PSA), istituito nel 1999. Il processo è la cornice entro cui diversi strumenti sostengono gli sforzi compiuti da questi paesi nella fase di transizione verso democrazie ed economie di mercato stabili; come già anticipato, nel lungo periodo la prospettiva è quella della piena integrazione nell’Unione europea, sulla base delle previsioni del Trattato sull’Unione europea e dei criteri di Copenaghen.

Lo stato di avanzamento del processo viene costantemente seguito dalla Commissione che, attraverso la pubblicazione di una relazione annuale, fornisce indicazioni sui progressi realizzati dai paesi dei Balcani occidentali rispetto alla situazione dell’anno precedente. Tale relazione rappresenta l’indicatore principale per valutare se ciascun paese sia pronto per una relazione più stretta con l’UE.

a) Accordi di stabilizzazione ed associazione

Lo strumento operativo del PSA è costituito dalla stipula, con ciascun paese della regione, di un accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA), basato sul rispetto dei principi democratici e degli elementi fondanti del mercato unico europeo.

Per ciascun paese, la Commissione è chiamata a valutare l’opportunità di avviare i negoziati per un accordo di stabilizzazione ed associazione sulla base di diversi criteri: il grado di compatibilità con le condizioni poste dal PSA; il funzionamento generale del paese; l’esistenza di una politica commerciale unitaria; i progressi nelle riforme settoriali.

A tale proposito si segnala che accordi di stabilizzazione ed associazione sono già in vigore con la Croazia[7], con la ex Repubblica iugoslava di Macedonia[8] e – dal 1° aprile 2009 - con l’Albania[9] e sono stati firmati con il Montenegro (15 ottobre 2007)[10] e la Bosnia Erzegovina (16 giugno 2008)[11]. Il 29 aprile 2008 – a margine della riunione del Consiglio affari generali e relazioni esterne - UE e Serbia hanno firmato l’accordo di stabilizzazione ed associazione che, come deciso dal Consiglio, verrà sottoposto ai parlamenti di tutti gli Stati membri per la ratifica. Inoltre, il Consiglio ha ribadito che la piena cooperazione con il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia "é un elemento essenziale" dell'ASA. Contestualmente è stato firmato un accordo provvisorio, che di norma consente l’applicazione immediata di alcune disposizioni prima dell’entrata in vigore dell’accordo vero e proprio e che, tuttavia - come si legge nelle conclusioni del Consiglio -, verrà attuato soltanto quando il Consiglio avrà deciso che la Serbia coopera pienamente con il tribunale dell’Aja.

La situazione del Kosovo non consente al momento di negoziare alcun accordo.

b) Assistenza finanziaria.

Per il periodo 2000-2006 l’UE ha stanziato in favore dei Balcani occidentali circa cinque miliardi di euro[12]. L’assistenza comunitaria, originariamente destinata agli interventi relativi alle infrastrutture ed alle misure di stabilizzazione democratica (ivi compresi gli aiuti ai profughi), ha gradualmente spostato l’accento sul potenziamento istituzionale e sulle iniziative in materia di giustizia e affari interni.

A partire dal 1° gennaio 2007 l’assistenza finanziaria ai paesi dei Balcani occidentali viene fornita attraverso il nuovo strumento di preadesione, denominato IPA, che sostituisce  i precedenti programmi.

Come risulta dal quadro finanziario multiannuale predisposto dalla Commissione per il periodo dal 2007 al 2012, i paesi dei Balcani occidentali beneficeranno di assistenza per un totale di circa 5,17 miliardi di euro, di cui: 1.183,6 milioni di euro alla Serbia; 167 al Montenegro; 465,1 al Kosovo; 550,3 alla Bosnia Erzegovina e 498 all’Albania[13]. Saranno considerati particolarmente prioritari la costruzione dello Stato, lo Stato di diritto, la riconciliazione, la riforma amministrativa e giudiziaria, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata e le riforme economiche.

c) Misure commerciali.

Nel marzo 2000, il Consiglio europeo ha dichiarato che la conclusione di accordi di stabilizzazione e di associazione con i paesi dei Balcani occidentali doveva essere preceduta da una liberalizzazione asimmetrica degli scambi. Conformemente a questa dichiarazione, il regolamento del Consiglio n. 2007/2000 del 18 settembre 2000 prevede misure commerciali eccezionali, stabilendo che i prodotti originari dei paesi della regione possono essere importati nella Comunità senza restrizioni quantitative e in esenzione dai dazi doganali o da altre imposte di effetto equivalente. Il regime preferenziale rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2010.

d) Dimensione regionale.

Il PSA non è semplicemente un processo bilaterale tra l’UE e ciascun paese della regione. Già in occasione del Vertice UE-Balcani di Zagabria del 2000, le Parti hanno posto una grande enfasi sulla centralità della cooperazione regionale nell’ambito del processo.

Il pacchetto allargamento e le relazioni periodiche

Il 14 ottobre 2009 la Commissione ha presentato l’annuale pacchetto allargamento, composto dalla comunicazione Strategia dell’allargamento 2009-2010 (COM (2009) 533), e dalle relazioni sui progressi compiuti dai singoli paesi, candidati e potenziali candidati nel periodo di riferimento (1° ottobre 2008-30 settembre 2009).

Nella comunicazione la Commissione ricorda che il processo di allargamento prosegue sulla base della strategia fissata nel 2006, con il cosiddetto consenso rinnovato approvato dal Consiglio europeo di dicembre. Tale politica è fondata sui principi del consolidamento degli impegni, rispetto delle condizioni e migliore comunicazione con il pubblico, combinata con la capacità dell'UE di integrare nuovi membri.

Tra le maggiori sfide tuttora da affrontare nell’ambito del processo di avvicinamento dei diversi paesi all’UE, la Commissione segnala il rispetto dello stato di diritto, la lotta alla corruzione e al crimine organizzato nonchè il miglioramento delle capacità amministrative. La Commissione rileva anche che, a suo parere, i temi bilaterali non dovrebbero condizionare l’andamento del processo di allargamento, ma dovrebbero essere risolti dalle parti coinvolte a livello bilaterale. Per quanto riguarda gli strumenti a disposizione per aiutare i paesi a superare le sfide ancora da affrontare, la Commissione segnala in particolare:

·       il regime di esenzione dei visti, che dovrebbe essere introdotto nel 2010. Secondo la Commissione ciò rappresenterà un importante contributo ai contatti tra i popoli e dimostrerà ai cittadini dei paesi interessati che le riforme ispirate dalla prospettiva europea producono vantaggi tangibili;

·       il miglioramento della qualità del processo di preadesione, attraverso l’imposizione di rigorosi parametri per l’apertura e la chiusura dei capitoli negoziali;

·       la partecipazione più intensa delle organizzazioni della società civile, che rafforza la qualità della democrazia e contribuisce alla riconciliazione. Il coinvolgimento di tali organizzazioni nelle riforme intraprese dai paesi interessati dall'allargamento contribuisce alla qualità del processo di adesione e aumenta il sostegno pubblico all'adesione;

·       una migliore comunicazione con il pubblico, che – come anticipato - è uno dei principi chiave del consenso rinnovato sull'allargamento. Per il buon esito del processo di allargamento secondo la Commissione è essenziale ascoltare i cittadini dei paesi membri e rispondere alle loro preoccupazioni e alle loro domande.

Albania

La Commissione definisce incoraggiante il quadro complessivo delle relazioni tra Albania e Unione europea, che – come anticipato - ha chiesto di aderire all'UE nell’aprile 2009. A tale proposito, la Commissione si dichiara pronta ad elaborare il suo parere non appena il Consiglio glielo chiederà[14].

In merito ai profili politici, la Commissione rileva che l’Albania ha registrato ulteriori progressi verso la democrazia e lo stato di diritto. In particolare, le elezioni parlamentari di giugno scorso hanno rispettato la maggior parte degli standard internazionali. Il paese continua inoltre a giocare un ruolo costruttivo nel mantenimento della stabilità regionale e nella promozione di buone relazioni con gli altri paesi dei Balcani occidentali e con gli Stati dell’UE confinanti. La relazione segnala tuttavia che restano ancora da migliorare: il rispetto dello stato diritto; l’indipendenza delle istituzioni, con particolare riguardo al sistema giudiziario; il rafforzamento della capacità amministrativa. Sebbene inoltre si sia registrato qualche progresso, la lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata rimane una delle problematiche principali.

Secondo la relazione, l’Albania ha fatto progressi nell’allineamento delle sue politiche e della sua legislazione agli standard europei, in particolare nei settori della libera circolazione dei beni, dell’energia e delle politiche in favore delle piccole e medie imprese. Limitati sarebbero invece i progressi in altre aree, quali tutela dei diritti di proprietà intellettuale, agricoltura, controlli veterinari e fitosanitari. Secondo la Commissione risultati tangibili sono inoltre necessari in particolare per quanto riguarda crimine organizzato, traffico di droga e riciclaggio di denaro.

Bosnia-Erzegovina

Secondo la Commissione, la Bosnia-Erzegovina ha compiuto progressi molto limitati per quanto riguarda la conformità con i criteri politici: il clima politico interno si è deteriorato ed è tuttora caratterizzato da una retorica incendiaria e da minacce al buon funzionamento delle istituzioni; l'attuazione delle riforme è stata rallentata dalla mancanza di consenso e di volontà politica e dalla complessità del quadro istituzionale. Secondo la Commissione, perché la Bosnia-Erzegovina progredisca ulteriormente verso l'Unione europea, occorre che i dirigenti politici raggiungano un'intesa in merito alla direzione del paese. In particolare, il paese deve assolutamente raggiungere gli obiettivi e soddisfare le condizioni fissati per la chiusura dell'ufficio dell'Alto rappresentante (OHR): la relazione segnala che l'Unione europea potrà prendere in considerazione un'eventuale domanda di adesione all'UE soltanto quando l'OHR sarà stato chiuso; per parte sua, prima che la Commissione possa raccomandare di concederle lo status di paese candidato, la Bosnia-Erzegovina deve riformare il suo quadro istituzionale per consentire il buon funzionamento delle istituzioni.

In particolare in materia di democrazia e Stato di dirittosi registrano pochi progressi per quanto riguarda la creazione di strutture statali più funzionali ed efficienti e la riforma costituzionale; il parlamentodella Bosnia-Erzegovina risente tuttora della mancanza di risorse tecniche e umane adeguate, a cui si aggiunge una cooperazione insufficiente con il Consiglio dei ministri e con i parlamenti delle entità. Il funzionamento delle istituzioni governative, a tutti i livelli, ha continuato a essere ostacolato dalle tensioni politiche interne nonché dalla frammentazione e dal mancato coordinamento nella definizione delle politiche. La Commissione segnala che è stato realizzato qualche progresso nel settore della pubblica amministrazione e nel potenziamento del sistema giudiziario, di cui tuttavia occorre rafforzare ulteriormente indipendenza, responsabilità ed efficienza. Modesti anche i progressi nella lotta alla corruzione, che regna tuttora in molti settori e costituisce un problema serio.

Secondo la Commissione, la Bosnia-Erzegovina ha registrato progressi limitati anche per quanto riguarda l'allineamento della sua legislazione e delle sue politiche agli standard europei: si osserva qualche progresso in settori come i trasporti, le dogane, la fiscalità, l'istruzione e la cultura nonché per diverse questioni inerenti alla giustizia, alla libertà e alla sicurezza. Il paese dovrà impegnarsi in modo particolare per quanto riguarda la circolazione delle merci, delle persone e dei servizi, le politiche sociali e occupazionali, gli aiuti di Stato, l'energia e l'ambiente.

Croazia

Per quanto riguarda la Croazia – che ha avviato i negoziati di adesione all’UE nel 2005 – la relazione segnala che il paese ha proseguito nelle principali riforme politiche e ha compiuto progressi nella maggior parte dei settori, ivi inclusi sforzi intensificati nello stato di diritto. Secondo la Commissione è tuttavia necessario che la Croazia si impegni nel proseguimento dei processi di riforma, in particolare per quanto riguarda il sistema giudiziario e la pubblica amministrazione; nella lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata; nella promozione dei diritti delle minoranze, compreso il rientro dei profughi; nel proseguimento dei processi per crimini di guerra e nel miglioramento dell'accesso ai documenti per il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia.

La Commissione rileva che la Croazia ha migliorato la propria capacità di assumere gli obblighi che comporta l’adesione. Il paese ha continuato a compiere passi avanti per conformarsi ai criteri dell’UE eha conseguito un buon livello di allineamento con le norme europee in gran parte dei settori.Nella maggior parte dei settori si sono registrati buoni progressi, prevalentemente in terminidi allineamento legislativo, ma anche per quanto riguarda lo sviluppo della capacitàamministrativa. Resta però ancora molto da fare, soprattutto per quanto concerne l’ulterioreconsolidamento delle strutture e delle capacità amministrative indispensabili per applicarecorrettamente l’acquis. Occorrerà altresì vigilare per garantire che i tagli di bilancio necessarinell’ambito della recessione economica non incidano sproporzionatamente sui preparativi perl’adesione all’UE.

La Commissione è del parere che, se la Croazia soddisferà in tempo tutti i parametri restanti, i negoziati di adesione potrebbero concludersi l'anno prossimo.

Ex Repubblica iugoslava di Macedonia

La relazione rileva che le elezioni presidenziali e locali del 2009 sono risultate conformi alla maggior parte degli standard internazionali ed è stata attuata la maggior parte delle raccomandazioni formulate dall’OSCE in occasione di precedenti elezioni. È migliorato il dialogo politico: la coalizione di governo è stabile, il clima politico è maggiormente improntato alla cooperazione e il parlamento è più efficiente. Le priorità fondamentali per quanto riguarda la riforma della polizia, il sistema giudiziario, la pubblica amministrazione e la corruzione sono state ampiamente conseguite. Su queste basi, e in considerazione dei progressi generali in materia di riforme, la Commissione ritiene che il paese soddisfi in misura sufficiente i criteri politici e ha pertanto deciso di raccomandare l'apertura di negoziati di adesione.

Per quanto riguarda la capacità di assumere gli obblighi che comporta l’adesione, secondo la Commissione l’ex Repubblica iugoslava di Macedonia ha compiuto buoni progressi, specialmente in materia di trasporti, dogane e fiscalità, nonché di giustizia, libertà e sicurezza; minori progressi si registrano in alcuni altri settori quali energia, ambiente e occupazione e politica sociale. Occorre tuttavia un impegno costante per consolidare la capacità amministrativa ai fini dell’attuazione e dell’applicazione della normativa.

Kosovo

Secondo la Commissione il Kosovo ha compiuto qualche progresso in materia di criteri politici e, nel secondo anno dopo la dichiarazione di indipendenza, si è dotato di istituzioni che svolgono il loro compito in collaborazione con le pertinenti organizzazioni internazionali. Tuttavia, vi è un'effettiva necessità di rafforzare la capacità della pubblica amministrazione e dell'assemblea; occorrono inoltre consistenti sforzi per attuare la riforma del settore giudiziario e per incrementare la lotta alla corruzione, alla criminalità organizzata e al riciclaggio di denaro. Su un piano pratico, la collaborazione con la missione dell'UE per lo Stato di diritto (EULEX) non è ai livelli degli impegni politici assunti e deve essere migliorata in molti settori che rientrano nel suo mandato.

Nella relazione si rileva che la situazione della sicurezza in Kosovo è stabile, ma fragile: nonostante numerosi episodi di violenza, l'ordine pubblico è stato mantenuto. Le autorità del Kosovo non esercitano tuttavia un controllo totale sull'intero territorio del paese, in particolare nella parte settentrionale; continuano infatti ad operare strutture parallele e recentemente si sono anche tenute elezioni suppletive comunali parallele. Secondo la Commissione è necessario che il governo del Kosovo integri meglio tutte le comunità, in particolare i serbi kosovari, e consolidi lo stato di diritto giovandosi del sostegno di EULEX; d’altro canto, occorre che la comunità serba del Kosovo stabilisca un rapporto più costruttivo con le istituzioni kosovare, così da ottimizzare i vantaggi derivanti dal sostegno dell'UE e dalla prospettiva europea.

Montenegro

Il quadro generale delle relazioni tra UE e Montenegro è positivo. La Commissione ricorda in particolare che, come richiesto dal Consiglio, sta preparando il parere sulla richiesta di adesione presentata dal paese nel dicembre 2008.

Secondo la relazione, il Montenegro ha registrato ulteriori progressi verso la conformità con i criteri politici e ha portato avanti il completamento del suo quadro giuridico rafforzando nel contempo la propria capacità amministrativa e istituzionale. Nel complesso la costituzione è stata applicata correttamente. La riforma giudiziaria è proseguita, iniziando a dare risultati. Il sistema giudiziario e la procura, tuttavia, subiscono ancora pressioni politiche. Occorre portare avanti con determinazione la lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata, che restano problemi seri. Il rafforzamento della capacità amministrativa rimane un obiettivo fondamentale. Il consenso politico sulle questioni connesse all'UE è ancora forte. Occorre migliorare la capacità del parlamento di esaminare la legislazione e di sorvegliare l'attuazione delle riforme.

Il Montenegro ha proseguito l'allineamento con gli standard europei. Si osservano buoni progressi per quanto riguarda la tutela dei consumatori, la ricerca, alcuni settori del mercato interno e determinati aspetti del settore giustizia, libertà e sicurezza. È stato compiuto qualche progresso in materia di libera circolazione dei capitali, dogane e fiscalità, occupazione, agricoltura e sviluppo rurale, energia e statistiche così come per gli altri aspetti del settore giustizia, libertà e sicurezza. Occorre però mantenere un impegno costante in questi ambiti. Si sono registrati progressi disomogenei per quanto riguarda l'ambiente, i trasporti, la società dell’informazione e i media. I progressi sono limitati in materia di accreditamento e valutazione della conformità, metrologia, vigilanza del mercato e politica industriale.

Serbia

Per quanto riguarda la Serbia, la relazione rileva che il paese ha compiuto buoni progressi a livello complessivo e ha dimostrato il suo impegno ad avvicinarsi all'UE, predisponendo una tabella di marcia per l'applicazione unilaterale delle disposizioni dell'accordo interinale con l'UE e intraprendendo riforme politiche cruciali in linea con gli standard europei. A parere della Commissione, la Serbia si è inoltre sforzata di attuare un programma ambizioso per l'integrazione con l'Europa. La relazione segnala che il paese ha la capacità amministrativa per compiere progressi notevoli in direzione dell'UE e deve avvalersi di questa capacità per portare avanti il programma di riforme, conseguendo risultati tangibili in settori prioritari come il potenziamento dello stato di diritto. La Commissione rileva inoltre che è ulteriormente migliorata la cooperazione del paese con l’ex Tribunale penale per la ex Iugoslavia (ICTY), benché Ratko Mladić e Goran Hadzić siano ancora latitanti. In ogni caso, data la costante cooperazione con l'ICTY e il rinnovato impegno della Serbia nel processo di integrazione con l'Europa, la Commissione ritiene che l'accordo interinale debba ora essere applicato dall'UE.

Per quanto riguarda i criteri politici, la relazione segnala che il Governo serbo si è dimostrato relativamente stabile e attivo nel predisporre la legislazione in un’ampia gamma di aree e nell’attuare un programma nazionale per l’integrazione europea. Il lavoro del Parlamento serbo è inoltre migliorato grazie alla revisione del regolamento e all’adozione di una nuova legge sui partiti politici, mentre non è stata ancora aggiornata la legislazione in materia di elezioni. Come anticipato, la Commissione rileva che la Serbia ha buone capacità amministrative nella pubblica amministrazione e in particolare l’ufficio serbo per l’integrazione europea funziona bene. Secondo la Commissione il paese ha fatto progressi nella lotta contro la corruzione, arrivando anche all’arresto di molti sospetti, mentre sforzi sostenuti sono necessari nella lotta al crimine organizzato e nell’assicurare un sistema giudiziario indipendente, affidabile ed efficiente. Vi sono stati inoltre miglioramenti nel quadro legale ed istituzionale per la tutela dei diritti umani e la protezione delle minoranze e i diritti civili e politici sono generalmente protetti. La relazione rileva che nonostante ciò vi sono stati alcuni incidenti, con attacchi fisici e minacce a giornalisti, difensori dei diritti umani e popolazione omosessuale, bisessuale e transgender, i cui responsabili non sono stati assicurati alla giustizia.

Come segnalato dalla Commissione, la Serbia continua a non riconoscere l’indipendenza del Kosovo: il governo ha mantenuto strutture parallele in Kosovo e organizzato elezioni suppletive locali, nello stesso tempo scoraggiando i serbi kosovari dal partecipare alle elezioni municipali organizzate dalle autorità kosovare. D’altra parte, il governo serbo ha avviato la cooperazione con la missione EULEX in Kosovo, benché tali sforzi necessitino di essere rafforzati specialmente per quanto riguarda l'intervento di EULEX nella zona settentrionale del Kosovo.

La comunicazione del 5 marzo 2008

Facendo seguito all’invito del Consiglio, il 5 marzo 2008 la Commissione ha presentato la comunicazione “Balcani occidentali: rafforzare la prospettiva europea[15], con cui ha proposto nuove iniziative e ha potenziato quelle esistenti per sostenere lo sviluppo politico ed economico dei paesi della regione. Tra le iniziative proposte si segnalano:

·       maggiore sostegno allo sviluppo della società civile e al dialogo. La Commissione ha deciso di istituire un nuovo fondo nell’ambito dello strumento finanziario IPA che abbraccerà i seguenti settori: diritti umani, uguaglianza di genere, inclusione sociale, salute, ambiente, cultura e protezione dei consumatori. Il fondo finanzierà tre tipi di attività: sostegno alle iniziative locali di capacity building; promozione dei contatti fra gruppi di giornalisti, giovani politici, leader dei sindacati, insegnanti e le istituzioni dell’UE; sostegno ai partenariati e alle reti fra organizzazioni della società civile, sindacati, partner sociali e organizzazioni professionali nei paesi beneficiari e loro controparti nell’UE. Una conferenza della società civile di inaugurazione del nuovo fondo si è tenuta a Bruxelles il 17 e 18 aprile 2008;

·       rafforzamento della cooperazione regionale. La Commissione continuerà a sostenere i diversi quadri di cooperazione, tra i quali l’Accordo di libero scambio dell’Europa centrale (CEFTA)[16]; il Trattato sull’energia[17], lo spazio aereo comune[18]. Sulla base della proposta della Commissione e dopo l’approvazione da parte del Consiglio del mandato negoziale, sono stati avviati nel giugno 2008 i negoziati per un trattato sulla comunità dei trasporti, che dovrebbero essere conclusi entro la fine del 2009. Obiettivo del trattato è quello di istituire un mercato delle infrastrutture e dei trasporti terrestri e marittimi e di allineare la legislazione dei paesi della regione all’acquis comunitario in materia;

·       azioni transfrontaliere coordinate per fronteggiare eventuali disastri nella regione, come evidenziato dai vasti incendi verificatisi nell’estate del 2007;

·       ulteriore apertura di programmi e agenzie europei alla partecipazione dei paesi dei Balcani occidentali, per favorire contatti e cooperazione tra istituzioni scientifiche ed educative, in materia di scienza e ricerca, istruzione, cultura, giovani, occupazione e temi sociali, protezione dell’ambiente, giustizia;

·       l’incremento del numero delle borse di studio per gli studenti dei Balcani occidentali che vengono a studiare in Europa;

·       l’eliminazione dei visti per i cittadini dei Balcani occidentali che viaggiano in Europa. Come primo passo verso la liberalizzazione dei visti, la Commissione ha negoziato con i paesi dei Balcani occidentali degli accordi di facilitazione del visto e di riammissione firmati a settembre 2007 ed entrati in vigore il 1° gennaio 2008 (l’accordo di riammissione con l’Albania è già in vigore dal 1° maggio 2006). La Commissione ha successivamente inaugurato con tutti i paesi della regione dialoghi in materia di liberalizzazione dei visti, arrivando alla definizione di tabelle di marcia che fissano le condizioni per l’abolizione delle richieste di visto. Quattro i temi chiave presi in considerazione nelle tabelle di marcia: certezza dei documenti, immigrazione illegale, ordine pubblico e sicurezza. La velocità del processo verso la liberalizzazione dei visti dipende da ciascun paese. Sulla base dei progressi realizzati da ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Serbia e Montenegro e su invito del Consiglio, il 15 luglio 2009 la Commissione ha presentato una proposta di modifica del regolamento 539/2001[19] volta ad eliminare il regime dei visti nei confronti dei cittadini provenienti dai tre paesi. La proposta è stata esaminata il 12 novembre 2009 dal Parlamento europeo, che l’ha approvata con alcuni emendamenti. Per quanto riguarda Albania e Bosnia Erzegovina, secondo la Commissione i due paesi accusano ancora lacune nella lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, nelle procedure di rilascio dei passaporti e nella gestione dell'immigrazione e delle frontiere. Se il ritmo delle riforme resterà invariato e saranno rispettate tutte le condizioni, la Commissione potrà considerare di presentare una nuova proposta, entro la metà del 2010, che comprenda anche questi paesi.

Aspetti relativo allo sviluppo economico dei paesi della regione

Nella citata comunicazione di marzo 2008, la Commissione segnala le diverse iniziative messe in campo per contribuire al potenziamento dello sviluppo economico in corso, che si aggiungono alla consistente assistenza finanziaria fornita dall’UE nonché alla politica commerciale adottata nei confronti dei paesi dei Balcani occidentali.

A tale proposito si ricordano oltre alle misure commerciali eccezionali concesse (vedi paragrafo Il Processo di stabilizzazione ed associazione) anche le previsioni contenute negli accordi di stabilizzazione ed associazione in materia di liberalizzazione del commercio di beni (con l’obiettivo finale di arrivare progressivamente ad un’area di libero scambio su base di reciprocità ma in maniera asimmetrica) nonché il sostegno fornito dall’UE ai paesi dei Balcani occidentali anche in ambito multilaterale, promuovendo l’estensione del citato CEFTA e la partecipazione all’Organizzazione mondiale del commercio[20].

Tra le iniziative avviate dalla Commissione si segnalano:

·       il sostegno alla stabilizzazione e alle riforme economiche nella regione. A tale proposito la Commissione segnala in particolare che i paesi candidati hanno elaborato programmi economici di preadesione che contengono le loro proposte di riforma; da dicembre 2006, inoltre, i paesi candidati potenziali preparano programmi economici e finanziari annuali che vengono valutati dalla Commissione; la Commissione intrattiene un dialogo economico bilaterale regolare con i paesi in questione;

·       la cooperazione con le istituzioni finanziarie internazionali. La Commissione si è impegnata a migliorare il coordinamento con la Banca europea per gli investimenti (BEI), la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) e le altre istituzioni finanziarie internazionali (IFI) che sostengono la modernizzazione e lo sviluppo nei Balcani occidentali. A novembre 2007, la Commissione ha inoltre deciso, di concerto con la BEI, la BERS e la Banca per lo sviluppo del Consiglio d'Europa, di creare una linea di credito per i progetti infrastrutturali nei Balcani occidentali. La linea di credito partirà con una dotazione di 16 milioni di euro e contribuirà alla preparazione di progetti d'investimento per i trasporti, l'energia, l'ambiente e le infrastrutture sociali, da finanziare mediante sovvenzioni e prestiti. Prossimamente, la linea di credito sarà estesa ad altri donatori interessati e ad altre forme di cooperazione. Il 21 ottobre 2009, la Commissione, la BEI, la BERS e la Banca per lo sviluppo del Consiglio d'Europa, insieme alle altre IFI e agli altri donatori, hanno raggiunto un accordo sull’istituzione di un quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali, onde rafforzare l'armonizzazione e la cooperazione per gli investimenti a favore dello sviluppo socioeconomico della regione[21];

·       il sostegno alle piccole e medie imprese. Dal 2006 la Commissione partecipa al Fondo europeo per l’Europa sudorientale (EFSE)[22]che fornisce strumenti di credito alle banche commerciali e alle istituzioni finanziarie non bancarie per sostenere lo sviluppo delle microimprese e venire in aiuto alle famiglie[23]. Sono state inoltre organizzate diverse attività, tra cui valutazioni strategiche e riunioni regionali, nell'ambito della Carta europea delle piccole imprese[24], che è stata prorogata fino al 2009 per i Balcani occidentali. Si stanno integrando i paesi della regione nella Enterprise Europe Network, la nuova rete dell'UE che fornisce servizi di supporto alle PMI. La Commissione sta infine valutando la fattibilità di iniziative future a sostegno delle piccole imprese nella regione;

·       il sostegno alla politica dell'occupazione e alle questioni sociali. Negli ultimi due anni sono state attuate, con l'aiuto della Commissione, diverse iniziative regionali in materia di politica dell'occupazione, questioni sociali e dialogo sociale.In primo luogo, nell'ambito del "processo di Bucarest"[25] sono proseguiti i riesami delle politiche occupazionali di ciascun paese e si è iniziato a occuparsi della salute e della sicurezza sul lavoro nonché della creazione di reti fra i servizi di collocamento pubblici. Sono state inoltre organizzate diverse riunioni e conferenze regionali in materia di occupazione, dialogo sociale e protezione sociale: ad ottobre 2007, i ministri dei Balcani occidentali competenti in materia di occupazione, lavoro e affari sociali hanno concordato priorità strategiche comuni ("conclusioni di Budva"). I ministri degli affari sociali hanno inoltre firmato una dichiarazione sul coordinamento dei regimi previdenziali ("dichiarazione di Tirana");

·       energia.La Commissione rileva come l'approvvigionamento energetico sia di fondamentale importanza per lo sviluppo economico dell'Europa sudorientale. A tal fine ricorda la rilevanza del citato trattato sulla Comunità dell’energia, entrato in vigore a luglio 2006, con l’obiettivo di creare un quadro normativo e di mercato stabile, in grado di attrarre gli investimenti destinati alla generazione di elettricità e alle reti di trasmissione e di distribuzione. Nel 2007 è stata istituita, in collaborazione con le IFI e nel quadro dello strumento IPA, una nuova linea di credito per l'efficienza energetica, che la Commissione intende potenziare.

Al tema delle relazioni economiche e commerciali con i Balcani occidentali è dedicata la risoluzione che il Parlamento europeo ha approvato il 13 gennaio 2009 in cui, nel ribadire la prospettiva europea della regione e nel constatare i progressi compiuti nell’ambito del processo di stabilizzazione e associazione:

-   chiede alla Commissione e agli Stati membri di dotare l'IPA di risorse finanziarie aggiuntive;

-   invita il Consiglio e la Commissione a fornire agli Stati della regione l'assistenza tecnica economica ed amministrativa mediante personale qualificato, in collaborazione con le organizzazioni internazionali e regionali impegnate nelle questioni economiche concernenti i Balcani occidentali, al fine di rafforzare le strutture pubbliche locali, creare una base economica più efficiente e diversificata e migliorare la penetrazione di prodotti locali nei mercati esteri, e nell'Unione europea in particolare;

-   sottolinea la necessità di garantire un maggiore sostegno allo sviluppo delle infrastrutture;

-   sottolinea l'importanza di perseguire lo sviluppo della cooperazione energetica nella regione, mediante il potenziamento delle capacità di interconnessione tra gli Stati membri confinanti e i paesi partner dell'Unione europea; accoglie con favore l'avvio di grandi progetti di trasporto sub-regionali come "l'asse sud-orientale", che faciliterà l'inserimento in termini reali dei paesi dei Balcani occidentali nella più ampia rete di trasporto dell'energia che collega l'Unione europea con la Turchia e i paesi del Caucaso; invita la Commissione e i paesi dei Balcani occidentali a rendere disponibili risorse finanziarie sufficienti per la modernizzazione delle infrastrutture, con particolare riferimento al settore logistico, e ad attuare le riforme necessarie per accrescere la dinamicità e competitività del settore;

-   sottolinea la necessità di fornire un maggior sostegno allo sviluppo delle piccole e medie imprese (PMI) sulla base della Carta europea per le piccole imprese, sottoscritta da tutti i paesi dei Balcani occidentali;

-   ritiene indispensabili, ai fini dello sviluppo economico dei paesi della regione, una riforma sostanziale dei loro sistemi bancari e assicurativi, l'istituzione di un efficiente sistema di microcredito e il miglioramento della regolamentazione e della supervisione delle attività bancarie, in modo da costituire la base per una graduale apertura dei loro mercati finanziari;

-   sottolinea la necessità di aumentare e inasprire i controlli doganali, allo scopo di combattere le attività di contrabbando, contraffazione e pirateria di beni, dal momento che tali prassi, oltre alle mancate entrate che ne derivano, comportano considerevoli rischi per la salute degli abitanti sia dell'Unione europea che dei paesi dei Balcani occidentali.

Il 24 aprile 2009 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul consolidamento della stabilità e della prosperità nei Balcani occidentali.

In particolare il Parlamento europeo:

-   invita i parlamenti degli Stati membri ad approvare rapidamente gli accordi di stabilizzazione e di associazione che sono attualmente in fase di ratifica;

-   esprime la sua solidarietà con i paesi dei Balcani occidentali nel contesto della crisi economica globale e ribadisce il suo sostegno al consolidamento economico e sociale della regione; accoglie pertanto con favore la recente proposta della Commissione di estendere il piano europeo di ripresa economica ai Balcani occidentali e la esorta a rimanere vigile e, se necessario, ad adottare misure adeguate per garantire un proseguimento regolare del processo di stabilizzazione e associazione;

-    sottolinea l’importanza di lavorare ad una riduzione di tutti gli ostacoli tariffari e non tariffari agli scambi all’interno della regione e tra i Balcani e l’UE, quale priorità fondamentale per promuovere lo sviluppo economico e l’integrazione regionale;

-   appoggia pienamente gli sforzi volti a istituire, entro il 2010, un quadro globale per gli investimenti nei Balcani occidentali destinato a coordinare le sovvenzioni e i prestiti offerti dalla Commissione, dalle istituzioni finanziarie internazionali e da singoli paesi donatori e accoglie con favore lo strumento per i progetti infrastrutturali (IPF);

-   in considerazione delle gravi interruzioni dell'approvvigionamento energetico dei paesi dei Balcani occidentali in seguito alla recente  controversia tra Russia e Ucraina, chiede che vengano diversificate le rotte di transito e che venga migliorata l'interconnessione delle reti energetiche nella regione con l'aiuto di finanziamenti dell'Unione europea,

-   esorta la Commissione a sostenere la realizzazione di un adeguato sistema intermodale per i trasporti fra l'Unione europea e i paesi dell'area dei Balcani occidentali, in particolare attraverso la realizzazione del corridoio paneuropeo di trasporto VII;

Per quanto riguarda gli aspetti relativi alla giustizia e affari interni il Parlamento europeo:

-   invita gli Stati della regione ad attribuire una priorità elevata alla lotta contro la corruzione, la criminalità organizzata e il traffico di esseri umani e di droga;

-   chiede che l'Unione europea continui ad appoggiare le iniziative di cooperazione regionale nel settore della giustizia e degli affari interni (GAI) e gli sforzi volti all'armonizzazione giuridica e giudiziaria, tra cui la Convenzione sulla cooperazione di polizia per l'Europa sudorientale, il Centro per l'applicazione della legge nell'Europa sudorientale (SELEC) e il Gruppo consultivo dei procuratori nell'Europa sudorientale (SEEPAG);

-   critica le disposizioni costituzionali e/o di legge vigenti in tutti i paesi dell'ex Jugoslavia che vietano l'estradizione dei propri cittadini sotto imputazione in altri Stati della regione, nonché gli ostacoli giuridici che impediscono il trasferimento di processi per crimini gravi fra tribunali di paesi diversi della regione; invita il Consiglio e la Commissione ad esortare i paesi della regione ad adottare provvedimenti in vista di un'abolizione coordinata di tutti i divieti e ostacoli giuridici di questo tipo e sottolinea la necessità di una piena collaborazione con il Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia (ICTY).

 

 

 

 


Documentazione sui Paesi partecipanti all’iniziativa


Serbia
(a cura del Servizio Rapporti internazionali)

 


REPUBBLICA DI SERBIA[26]

 

 

 

 

 

DATI GENERALI 2009

Superficie

88.361 KM

Capitale

BELGRADO

Abitanti

7.379.339

Gruppi etnici

Serbi 82,9%, ungheresi 3,9%, Rom 1,4%, jugoslavi 1,1%, bosniacchi 1,8%, montenegrini 0,9%, altri 8%

Religioni

Serba Ortodossa 85%, Cattolica 5,5%, Protestante 1,1%, musulmana 3,2%, altre, 2,6%

Lingua

Serbo 88.3% (ufficiale), ungherese 3.8%, bosniaco 1.8%, rom 1.1%, altro 4.1%

Tasso di alfabetizzazione

96,4%

 

PRINCIPALI CARICHE DELLO STATO

 

Presidente della Repubblica

Boris TADIC (rieletto alle elezioni del febbraio 2008) (Partito Democratico DS)

Presidente dell’Assemblea Nazionale

Sig.ra Slavica DJUKIC – DEJANOVIC (Partito socialista serbo Sps) dal 25 giugno 2008

Primo Ministro

Mirko Cvetkovic (Partito Democratico DS)

Primo Vice Primo Ministro e Ministro dell’Interno

Ivica DACIC (Partito socialista serbo Sps)

Vice Primo Ministro e Ministro per le Scienze e lo Sviluppo

Bozidar DJELIC (Partito democratico DS)

Vice Primo Ministro e Ministro dell’Economia

Mladjan DINKIC (G 17 Plus)

Vice Primo Ministro

Jovan KRKOBABIC (Partito dei pensionati uniti Pups)

Ministro degli Affari Esteri

Vuk JEREMIC (Partito Democratico DS)

Ministro della Giustizia

Snezana MALOVIC (Partito Democratico DS)

Ministro della Difesa

Dragan SUTANOVAC (Partito Democratico DS)

SCADENZE ELETTORALI

Politiche

2012 (le ultime sono state elezioni anticipate: 11 maggio2008)

Presidenziali

2013 (le ultime si sono svolte nel febbraio del 2008)

 

QUADRO POLITICO

Il Governo in carica

Il 7 luglio 2008, dopo i lunghi negoziati seguiti alle elezioni legislative dell'11 maggio 2008, il nuovo governo filoeuropeo serbo ha ricevuto la fiducia del Parlamento con 127 voti favorevoli su 250.

Le dimissioni anticipate del governo precedente (ancora un governo di coalizione guidato da Kostunica e formato da Partito democratico DS del filoeuropeo Tadic, dai DSS di Kostunica, dal Partito Nuova Serbia e dal G17) sono state causate da una divergenza netta rispetto alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo del 17 febbraio 2008. L’allora Premier Kostunica aveva affermato che il riconoscimento del Kosovo da parte di qualsiasi Stato dell’UE sarebbe stato illegale e chiedeva l’immediata rottura dei rapporti con l’UE. Il PresidenteTadic sosteneva invece che l’indipendenza del Kosovo non doveva essere collegata con l’adesione della Serbia all’UE. Il 4 marzo Kostunica e il leader nella Nuova Serbia hanno annunciato l’intenzione di presentare una risoluzione in Parlamento che condizionava ogni prosieguo dei negoziati con l’UE con il riconoscimento da parte di quest’ultima della piena integrità territoriale serba. Il Presidente del Parlamento ha tuttavia rinviato la discussione della risoluzione chiedendo di ricevere l’opinione del governo sulla proposta. L’8 marzo Kostunica ha rassegnato le dimissioni dichiarando di non potersi fidare più dei suoi partners di governo.

L'esecutivo guidato da Mirko Cvetkovic e' una coalizione formata dalla “Lista per la Serbia europea” da una parte composta da partiti filoeuropei - quali il Partito Democratico (Ds) del Presidente Tadic, il movimento tecnocratico-liberista G17 Plus, la Lega socialdemocratica di Vojvodina (Lsv), il Partito Democratico di Sangiaccato-Sandzak (Sdp)[27] e il Movimento per il Rinnovamento serbo (Spo) - e dall'altra dal Partito Socialista serbo (Sps), del defunto presidente jugoslavo Milosevic, dal Partito dei pensionati uniti della Serbia (Pups) e dal Partito Serbia unita (Js). Per raggiungere la maggioranza in Parlamento contribuiscono anche i deputati delle minoranze etniche ad eccezione della Coalizione albanese della Valle di Presevo. La maggioranza può contare, quindi,  su 127 voti contro i 123 dell’opposizione.

Mirko Cvetkovic ha dichiarato nel suo discorso al Parlamento che: "l'appartenenza all'Ue rappresenta l'interesse prioritario della Serbia e dei suoi cittadini", e che "l'obiettivo del governo è che la Serbia ottenga lo status di candidato all'adesione all'Ue[28]". Il nuovo esecutivo serbo nasce, infatti, con l’obiettivo prioritario dell’avvicinamento all’Europa[29]. A tale scopo il Governo serbo ha fatto rientrare gli Ambasciatori nelle capitali UE che hanno riconosciuto il Kosovo con l’esigenza di dare un forte impulso alle proprie aspirazioni di avvicinamento a Bruxelles. Belgrado applica unilateralmente l’Accordo di Stabilizzazione ed Associazione (ASA) dal gennaio 2009. L’irreversibilità dell’orientamento europeista della Serbia è stata confermata anche con atti di completa rottura con il passato, tra cui spicca il trasferimento di Radovan Karadzic al Tribunale Penale Internazionale all’Aja, nel luglio 2008. La piena collaborazione tra la Serbia ed il Tribunale costituisce la condizione essenziale per lo sblocco da parte di Bruxelles del percorso europeo della Serbia (sulla questione pesa la rigida posizione olandese che ha bloccato l’Interim Agreement - vedi infra). Pur continuando ad essere delicato, l’equilibrio trovato dall’attuale maggioranza, che governa grazie a quattro voti in più in Parlamento, sembra tenere anche a causa delle divisioni dell’opposizione a seguito della scissione interna al Partito Radicale con l’uscita del Vice Presidente Nikolic.

Cinque i pilastri operativi del nuovo esecutivo, composto di 25 ministeri: un futuro europeo alla Serbia, il rifiuto dell'indipendenza del Kosovo (sempre indicato a Belgrado come provincia  autonoma del Kosovo e Metohija), rafforzamento dell'economia, aumento della responsabilità sociale dell'esecutivo e lotta al crimine e alla corruzione.

La mozione di sfiducia del 18 dicembre 2008

E’ mancato il numero legale ed è quindi caduta nel nulla la mozione di sfiducia presentata al Parlamento contro il governo di Cvetkovic dalle opposizioni nazionaliste. L'iniziativa era stata avanzata congiuntamente dal Partito radicale serbo (Srs), dal Partito democratico serbo (Dss) dell'ex premier Vojislav Kostunica e dal partito Nuova Serbia (Ns), in polemica contro la linea dell'esecutivo sul Kosovo, ritenuta troppo dialogante, e in contestazione del via libera dato alla missione Ue in Kosovo, Eulex, che ne riconoscerebbe, a loro avviso,  implicitamente l'indipendenza. L'iniziativa non è andata a buon fine a conclusione di un lungo dibattito iniziato il 18 dicembre 2008 e conclusosi nel cuore della notte. A far mancare il numero legale sono state le stesse opposizioni, consapevoli di non avere i numeri e soddisfatte per aver potuto sfruttare per alcune ore la  tribuna della diretta tv. La maggioranza è rimasta compatta, nonostante i dissidi innescati nelle ultime settimane da uno dei partner minori della coalizione, il G17 del Ministro dell'Economia, Mladjan Dinkic, rispetto a un accordo energetico con la Russia fondato sulla cessione della compagnia petrolifera pubblica serba Nis a Gazprom. Accordo contestato nei termini attuali da Dinkic, e difeso invece a spada tratta dal resto degli alleati, quale elemento complementare alla strategia di avvicinamento all'UE.

 

Elezioni presidenziali del febbraio 2008

Il 3 febbraio 2008 si è svolto il secondo turno delle elezioni Presidenziali. Il Presidente in carica Boris Tadic, leader del Partito Democratico DS, è stato riconfermato con il 50,6% dei voti, riportando una significativa affermazione sul candidato radicale Nikolic (47,7%), leader del Partito Radicale Serbo SRS. La netta affermazione di Tadic, cui è mancato al ballottaggio l’appoggio del Primo Ministro Kostunica, ha mutato gli equilibri della coalizione governativa (DS, DSS, G17+) e ha spianato la strada ad elezioni politiche anticipate per una resa dei conti tra il DS di Tadic e i DSS.

 

Composizione del Parlamento (monocamerale)

L’11 maggio 2008 si sono svolte le elezioni politiche anticipate, dovute alle dimissioni dell’ex Premier Kostunica a marzo. I risultati hanno visto la vittoria del blocco europeista del Presidente Boris Tadic, che ha avuto il 38,4% dei voti (102 seggi sui 250 del Parlamento). Confermati anche i 78 seggi del Partito radicale di Tomislav Nikolic (Srs, ultranazionalista), con il 29,45% dei voti, e i 30 seggi del Partito democratico di Serbia dell’ex Premier Vojislav Kostunica (Dss, nazional-conservatore), con l'11,61% dei voti. Il Partito socialista di Ivica Dacic ha avuto il 7,58% dei voti e 20 seggi e il Partito liberal-democratico di Cedomir Jovanovic il 5,24% dei voti e 13 seggi. L'affluenza alle urne è stata del 61,35%. La composizione del Parlamento all’indomani delle elezioni era la seguente:


 

PARTITO

SEGGI

Lista Per una Serbia europea-Boris Tadic (Partito Democratico DS, liberali del G17, Rinnovamento Serbo, più due partiti regionali: il Partito democratico del Sangiaccato-Sandzak e la Lega social-democratica di  Vojvodina)

102

Partito Socialista serbo – Partito pensionati uniti - Serbia Unita (SPS-PUPS-JS)

20

Partito radicale serbo (SRS)

78

Partito democratico di Serbia (DSS) e New Serbia (NS)

30

Partito liberal-democratico (Ldp)

13

Coalizione ungherese

4

Lista bosniaca per Sandzak-Sangiaccato europea

2

Coalizione albanese della Valle di Presevo

1

TOTALE

250

Nel settembre 2008 il Vice Presidente del Partito Radicale Serbo (SRS) nonché due volte candidato presidenziale Tomislav Nikolic è uscito dal partito ed ha formato il Partito Progressista Serbo (SNS) nell’ottobre 2008. Al giugno 2009 il Partito Progressista Serbo (SNS) conta 21 seggi mentre il SRS ha mantenuto  57 seggi.

 

QUADRO ISTITUZIONALE

 

Sistema politico

La Serbia è una Repubblica Parlamentare. Il 5 giugno 2006 è stata proclamata la nascita della Repubblica di Serbia, Stato successore dell’Unione di Serbia e Montenegro. L’8 novembre 2006 è stata promulgata la nuova Costituzione della Repubblica di Serbia, dopo l’esito positivo referendum popolare del 28-29 ottobre. L’Unione, disciolta a seguito della dichiarazione d’indipendenza del Montenegro del 3 giugno 2006, era nata il 4 febbraio 2003, sulle ceneri della Repubblica Federale di Jugoslavia (RFJ), fondata da Slobodan Milosevic nel 1992, dopo il crollo della vecchia federazione di Josip Broz Tito e la secessione di Slovenia, Croazia, Bosnia e Macedonia.

La Serbia ha una provincia autonoma: la Vojvodina: Anche il Kosovo, fino all’indipendenza da Belgrado, aveva lo status di provincia autonoma.

 

Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale per 5 anni. Rappresenta l’unità della Nazione. I suoi poteri formali sono limitati. Promulga le leggi; propone al Parlamento il candidato Premier dopo aver consultato i principali partiti. E’ comandante in capo delle Forze Armate. Ha un potere di veto nei confronti delle leggi del Parlamento che può essere superato con il voto della maggioranza dei componenti.

 

Parlamento

L'Assemblea Nazionale della Repubblica di Serbia (Narodna skupština) è composta da 250 membri, che vengono eletti per un mandato di 4 anni con sistema proporzionale e soglia di sbarramento del 5% (non è previsto sbarramento per i partiti politici rappresentativi delle minoranze etniche). L’elettorato attivo e passivo è di 18 anni. Il Parlamento svolge le consuete funzioni legislative, di indirizzo e controllo sul governo. Spetta al Parlamento inoltre eleggere, tra gli altri, i giudici della Corte Costituzionale, il Presidente della Corte Suprema di Cassazione, il Governatore della Banca centrale.

Il Presidente della Repubblica può sciogliere il Parlamento su proposta del Governo; inoltre essa viene sciolta se non riesce a varare un governo entro 90 giorni dalla sua costituzione. 

Il Parlamento può sfiduciare l’intero governo o singoli ministri su presentazione di una mozione sottoscritta da almeno 60 deputati e votata dalla maggioranza dei componenti.

 

 

 

Governo

Il Governo, guidato da un Primo Ministro, deve ottenere la fiducia del Parlamento all’atto della sua costituzione. Il candidato Premier presenta infatti al Parlamento il suo programma di governo e la squadra dei ministri; il Parlamento vota simultaneamente sul programma, sul Primo Ministro e sui Ministri: la fiducia è concessa se si ottiene la maggioranza dei voti dei componenti.

Si segnala che il sito ufficiale del Governo serbo ha un link per la lingua italiana.

 

 

 

 


Relazioni parlamentari con la Serbia

 

Rappresentanze diplomatiche

Ambasciatore d’Italia in Serbia

Armando Varricchio (nominato Ambasciatore d’Italia a Belgrado con delibera del Consiglio dei Ministri il 27 marzo 2009 in sostituzione di Alessandro Merola).

Ambasciatore di Serbia in Italia

Sig.ra Sanda Raskovic Ivic (dal dicembre 2007)

Il 28 luglio 2008 sono state ripristinate le piene relazioni diplomatiche tra Italia e Serbia, con il rientro a Roma dell'Ambasciatore Raskovic-Ivic. Il 22 febbraio 2008, infatti, a seguito del riconoscimento del Kosovo da parte dell’Italia, Belgrado aveva ritirato l’Ambasciatore a Roma.

 

XVI LEGISLATURA

Con lettera del 5 novembre 2009 il Presidente Fini ha comunicato alla Presidente dell’Assemblea Nazionale serba, Slavica Djukic Dejanovic, di accettare l’invito da Ella precedentemente formulato di effettuare una visita in Serbia (indicando come periodo probabile la prossima primavera).

Si segnala, inoltre, che la Presidente dell’Assemblea nazionale serba, Slavica Djukic Dejanovic è intervenuta, il 25 luglio 2008, ad una Tavola rotonda, coordinata dal Presidente della Camera Fini,su “I Parlamenti nei processi di stabilizzazione ed integrazione europea e mediterranea”, alla quale hanno altresì partecipato la Presidente del Parlamento albanese, Jozefina Topalli, il Presidente del Parlamento montenegrino, Ranko Krivokapic, due rappresentanti dell’Assemblea macedone e l’on. Velimir Jukic, in rappresentanza della Camera dei rappresentanti bosniaca.

La tavola rotonda ha rappresentato la conclusione in sede politica dell’ampio progetto “Azione Balcani occidentali”, promosso nel corso del 2008 dall’IPALMO e finanziato dal Ministero degli Affari esteri, cui l’Amministrazione della Camera ha aderito (v. più avanti).

Nel Parlamento serbo è stato costituito nel giugno 2009 il gruppo di amicizia serbo-italiano composto da 24 deputati appartenenti alle varie forze politiche.

 

Incontri bilaterali

Il 12 novembre 2009 il Presidente Fini ha incontrato il Presidente della Repubblica serba, Boris Tadic[30].

La collaborazione con il Tribunale penale internazionale dell’Aja[31], il processo di adeguamento normativo serbo (approvazione di oltre 200 leggi) ai fini dell’adesione all’UE, la lotta al crimine organizzato, la crisi economica e la liberalizzazione dei visti sono stati i temi al centro del colloquio. I due interlocutori si sono soffermati anche sulla questione dell’indipendenza del Kosovo, sui rapporti Croazia-Serbia[32] e sul ruolo della Serbia nella stabilizzazione dei Balcani. Il Presidente Tadic ha sottolineato l’importanza che la Serbia annette al supporto italiano per il processo di adesione UE per il forte legame tra i due paesi e ha chiesto di considerare la Serbia il proprio partner strategico nei Balcani. Il Presidenti Fini, ha tra l’altro, richiamato la proposta del Premier greco Papandreou di completare l’adesione all'UE dei Balcani Occidentali entro la fine del 2014 (anniversario dell’attentato di Sarajevo, che ha dato origine alla I guerra mondiale) proponendo di lanciare la proposta assieme agli altri colleghi dei Parlamenti dell’UE.  

Il 23 gennaio 2009 il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha incontrato il Ministro degli Affari Esteri serbo, Vuk Jeremic. Nel corso dell’incontro sono stati affrontati i temi dell’integrazione della Serbia nell’UE e della ratifica dell’accordo ASA.

 

Incontri delle Commissioni

Il  28 aprile 2009 il Presidente della Commissione Esteri, On. Stefano Stefani, ha incontrato l’Ambasciatore d’Italia a Belgrado, S.E. Armando Varricchio. Temi del colloquio i rapporti bilaterali Serbia-Italia e la prospettiva di adesione della Serbia all’UE.

Il 10 e 11 dicembre 2008 ha avuto luogo la missione in Serbia[33] della Commissione affari esteri della Camera, guidata dal Presidente Stefano Stefani e composta dai deputati Alessandro Maran (PD) e Enrico Pianetta (Pdl). La delegazione ha incontrato la Presidente del Parlamento Slavica Djukic-Dejanovic, il Ministro degli esteri, Vuk Jeremic, il Ministro per il Kosovo, Goran Bogdanovic, il Primo Ministro, Mirko Cvetkovic, il Presidente della Commissione Esteri, Dragoljub Micunovic, il Presidente della Commissione Integrazione Europea, Lazlo Varga, il Vice Primo Ministro con delega all'integrazione UE, Bozidar Djelic, e il Consigliere diplomatico del Presidente della Repubblica, Jovan Ratkovic (vedi allegato  Comunicazioni del Presidente sulla missione).

In particolare, il Ministro degli esteri Jeremic ha ribadito che la Serbia è pronta ad entrare nell'UE ma che è delusa da alcune posizioni intransigenti all'apertura come quella assunta dall'Olanda. Quest’ultima, infatti, sostenuta dal Belgio, si oppone allo “scongelamento” dell’accordo di pre-adesione all'UE, ovvero dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione (ASA) - quantomeno nella sua parte commerciale (Accordo interinale) - siglato nell’aprile 2008 tra Belgrado e Bruxelles, chiedendo la “piena collaborazione” di Belgrado con il Tribunale Penale Internazionale dell'Aia (Tpi) e la consegna degli ultimi due super ricercati per crimini di guerra, Goran Hadzic e Ratko Mladic. A conclusione dell’incontro il Presidente Stefani si è impegnato a sostenere l’ingresso della Serbia nell’UE, anche attraverso la presentazione in Commissione Affari esteri di un’apposita risoluzione, poi effettivamente presentata e approvata il 22 gennaio 2009 (cfr. infra).

Il 16 settembre 2008 il Presidente della Commissione Difesa, Edmondo Cirielli, ha ricevuto il Segretario di Stato alla Difesa serbo, Dusan Spasojevic. Il colloquio, svoltosi alla presenza dell'Ambasciatore serbo a Roma, Sanda Raskovic-Ivic, si è incentrato in particolare sulle prospettive di rafforzamento delle relazioni italo-serbe nel settore della difesa[34].

Il 10 giugno 2008 il Presidente della Commissione Affari esteri, Stefano Stefani, ha ricevuto l’allora Ambasciatore d’Italia a Belgrado, Alessandro Merola. All’incontro era presente anche il Presidente della Commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti.

Nel corso dell’incontro (svoltosi mentre la Serbia viveva una fase particolarmente delicata della sua politica interna, all’indomani delle elezioni politiche del maggio 2008 e nell’incapacità di formare un governo), l’Ambasciatore Merola ha sottolineato la difficoltà della situazione politica interna serba; ha quindi ricordato la validità della politica del precedente governo Prodi nella regione che mirava a non avere guerre di confine e a superare le esclusioni entrando nel Comitato ristretto. Merola ha poi fatto cenno al problema di uno sbocco al mare della Serbia e ha successivamente ricordato il ruolo della Chiesa ortodossa che ha una grande influenza nel Paese. Si è inoltre fatto riferimento alla situazione economica del Paese, dove, ha sottolineato l’Ambasciatore, vi è un grosso investimento della FIAT pari a 700 milioni di euro, che si inserisce nel processo di privatizzazione in atto nel Paese e che vede coinvolte anche le Assicurazioni Generali e la Telecom. Nel comparto petrolifero vi è invece un accordo con la Russia così come per le linee aeree. A conclusione dell’incontro, l’Ambasciatore ha invitato il Presidente Stefani ad effettuare una missione in Serbia che dovrebbe prevedere, secondo l’Ambasciatore, anche un incontro con i rappresentanti del Partito radicale (che alle ultime elezioni hanno ottenuto  il 30% dei voti) ed ha altresì esortato a creare il gruppo di amicizia italo-serbo. Ha infine ricordato che l’Ambasciata a Belgrado, fino alla fine dell’anno, è punto di contatto NATO.

Si segnala che il 4 giugno 2008 presso la Commissione esteri sono stati resi noti i risultati della missione a Bruxelles (26-27 maggio 2008) in occasione della Riunione interparlamentare sui Balcani occidentali a cui hanno partecipato l’on. Fiamma Nirenstein (PdL) e l’on. Mario Barbi (PD); al centro dei lavori della Riunione si è collocato il nodo kosovaro.

 

Cooperazione multilaterale

La Serbia invia delegazioni alle Assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa, dell'OSCE e dell'InCE. Partecipa inoltre all’Iniziativa Adriatico-Ionica. Gode inoltre dello status di invitato speciale presso l’Assemblea parlamentare della UEO.

Si segnala che il 28 aprile 2009 il Presidente della Delegazione italiana, presso l’Assemblea parlamentare dell’OSCE, Riccardo Migliori, ha incontrato l'Ambasciatore della Repubblica di Serbia, S.E. Sanda Raskovic-Ivic.

Si ricorda che, a latere della riunione dell’Assemblea Parlamentare dell’INCE, che si è svolta a Chisinau dal 17 al 18 novembre 2008 sotto la presidenza moldova, la delegazione italiana, guidata dalla Presidente, Laura Ravetto, ha incontrato la delegazione serba composta dal Presidente della delegazione Mr. Ivan Jovanovic (Partito Democratico del Presidente Tadic) e da Paja Momcilovic (Partito Radicale serbo).

Nel corso dell’incontro, è stato sottolineato da entrambe le parti l’interesse a rafforzare la cooperazione bilaterale; Jovanovic, dopo aver sottolineato l’importanza che essi annettono all’INCE, ha evidenziato le aspirazioni europeiste del Paese e gli sforzi fatti per adeguarsi agli standards UE; Jovanovic ha quindi sollevato la questione dell’Accordo transitorio sul commercio con la Serbia (intese commerciali che fanno parte dell'Accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA) tra i Ventisette e Belgrado) la cui attuazione è stata bloccata dall’Olanda in nome della non piena collaborazione della Serbia con il TPI. La Presidente Ravetto ha, in merito, fatto presente l’impegno dell'Italia a favore dell'attuazione immediata degli accordi con la Serbia (soprattutto quello interinale di libero scambio) e a promuovere un’azione di opportuno sostegno.

Per quanto concerne i rapporti con la NATO, si segnala che la Serbia è membro associato dell’Assemblea parlamentare della NATO e dal 14 dicembre 2006 partecipa al Partenariato per la pace dell’Alleanza atlantica.

La Serbia partecipa alla COSAP, la Conferenza delle Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione. 

Si ricorda che le Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione (Croatia, Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia e Montenegro) riunitesi a Sarajevo il 16-18 giugno 2005 hanno deciso di riunirsi periodicamente, dando vita ad una Conferenza (la COSAP appunto), con lo scopo di promuovere le riforme interne necessarie per favorire l’adesione all’Unione europea.

Sinora si sono svolte quattro riunioni COSAP: la prima a Sarajevo (16-18 giugno 2005); la seconda a Zagabria (5-6 Marzo 2006),  la terza a Skopje (13-14 Dicembre 2006) e la quarta a a Cetinje (27 marzo 2009). A quest’ultima riunione, svoltasi congiuntamente all’8° Riunione del Forum parlamentare di Cetinje, è stata per la prima volta invitata a partecipare anche la Camera, che è stata rappresentata dall’on. Alessandro Maran. Al termine della riunione è stata adottata una dichiarazione congiunta (su cui si veda apposita scheda).

La V riunione della COSAP avrà luogo a Belgrado il 23 e 24 novembre 2009. La Camera è stata invitata a partecipare e sarà rappresentata dall’on. Alessandro Maran.

 

 

Attività parlamentare

Disegni di legge di ratifica

Non vi sono allo stato attuale disegni di legge di ratifica relativi alla Serbia. In particolare, non è ancora stato presentato alle Camere il ddl relativo alla ratifica dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA) tra l’Unione europea e la Serbia, firmato nell’aprile 2008.

 

Atti di indirizzo

Il 21 luglio 2009 la Commissione Affari Esteri ha approvato all’unanimità la risoluzione Stefani e altri 7-00194, riformulata con il numero 8-00049, sull'integrazione europea dei Balcani occidentali. nella quale si impegna il Governo, tra l’altro, a:

-    promuovere il celere completamento del processo di liberalizzazione dei visti per i cittadini dell'Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Serbia e Montenegro, e ad incoraggiare Albania e Bosnia a proseguire nell'attuazione delle misure richieste nelle rispettive Road Map;

-    a condurre con convinzione un'azione di tipo politico-diplomatico volta a rimuovere i veti posti all'entrata in vigore dell'Accordo interinale tra l'Unione europea e la Serbia.

In precedenza, il 22 gennaio 2009 la Commissione Affari Esteri ha approvato all’unanimità la risoluzione Stefani e altri 7-00107, sull’integrazione della Serbia nell’UE. In particolare la risoluzione impegna il Governo a:

-    sostenere sul piano bilaterale il consolidamento della democrazia serba e lo sviluppo sociale ed economico del paese;

-    promuovere l'integrazione europea della Serbia, rendendo possibile l'applicazione in via provvisoria dell'ASA e consentendo il riconoscimento ai cittadini serbi di un accesso facilitato all'area Schengen;

-    continuare l'azione in corso in seno al CAGRE per il conseguimento dell'unanimità ai fini dell'entrata in vigore dell'ASA, accelerando l'occasione in cui la Serbia possa acquisire lo status di paese candidato;

-    presentare il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica dell'ASA;

-    contribuire al buon esito della missione EULEX.

Il Sottosegretario Scotti, presente alla discussione in Commissione, ha espresso, a nome del Governo, parere favorevole sulla risoluzione, evidenziando come la Serbia sia centrale ai fini della stabilizzazione democratica dell’intera regione balcanica. Ha altresì segnalato l’importante ruolo che l’Italia deve svolgere ai fini di una piena integrazione del Paese nell’UE, sottolineando che a questo punto spetta all’Europa dare un segnale positivo alla Serbia, che negli ultimi mesi in particolare ha dimostrato di voler perseguire l’obiettivo europeo in via prioritaria.

 

Cooperazione amministrativa

La Camera è impegnata in alcune iniziative di assistenza tecnica, avviate già nel corso della XIV legislatura, rivolte, tra gli altri, ai Parlamenti di alcuni Paesi di “giovane democrazia” dell’Europa sud-orientale, accomunate dall’esigenza di dare vita a strutture tecnico-amministrative a supporto delle funzioni parlamentari.

Con il Parlamento della Repubblica serba si è instaurata una cooperazione a livello amministrativo che si è concretizzata in una missione di studio presso la Camera, dal 19 al 21 luglio 2004, del Capo di Gabinetto del Presidente di quella Assemblea e di un funzionario del medesimo ufficio: la missione è stata incentrata sul tema del “Ruolo del Presidente della Camera ed autonomia dell’Istituzione parlamentare”. Tale cooperazione è proseguita, dal 12 al 16 dicembre 2005, con una ulteriore missione di studio rivolto ad un gruppo di funzionari parlamentari serbi, guidati dal Segretario generale dell’Assemblea nazionale.

 

Il Progetto "Azione Balcani occidentali"

Un recente e significativo programma multilaterale di cooperazione è stato avviato nel gennaio 2008 con il Progetto “Azione Balcani occidentali”, promosso dall’IPALMO, in collaborazione con il Master in Istituzioni parlamentari e storia costituzionale della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, finalizzato alla formazione della rappresentanza parlamentare e della dirigenza amministrativa delle Assemblee di Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Montenegro e Serbia.

L’Amministrazione della Camera, che ha aderito a tale progetto, ha quindi inviato alcuni funzionari, avvalendosi di propri contatti diretti con le Amministrazioni parlamentari dei Paesi balcanici, in missione in tali paesi; vi sono stati infatti incontri seminariali in Albania (31 marzo - 4 aprile), Bosnia-Erzegovina (5 - 9 maggio; 12- 16 maggio), Macedonia (19-23 maggio), Montenegro (31 marzo-4 aprile) e Serbia (9-14 giugno).

I seminari di formazione si sono incentrati sull’analisi – sviluppata da docenti universitari e da funzionari della Camera – delle funzioni principali e dei processi decisionali dei Parlamenti, con particolare riferimento all’esperienza italiana.

Il progetto si è concluso nella settimana dal 21 al 25 luglio 2008, con un seminario di formazione riservato ad un gruppo selezionato di deputati e di funzionari parlamentari coinvolti nei singoli seminari e si è articolata in un modulo che si è tenuto presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma ed in un modulo ospitato dalla Camera. Gli incontri alla Camera sono stati focalizzati sul ruolo del Presidente e funzione degli organi di vertice amministrativo a tutela dell’autonomia organizzativa del Parlamento e sul rapporto tra Assemblee parlamentari e potere esecutivo nel processo d’integrazione comunitaria.

A questi incontri hanno partecipato le cinque delegazioni delle Assemblee impegnate nel progetto, composte da deputati e funzionari dei rispettivi Parlamenti, i docenti universitari coinvolti nell’iniziativa, funzionari della Camera e numerosi deputati italiani: l’on. Stefani, Presidente della Commissione Affari esteri, l’on. Pescante, Presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea, l’on. Riccardo Migliori, Presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea dell’OSCE, l’on. Laura Ravetto, Presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea dell’INCE, l’on. Sandro Gozi, l’on. Paolo Guzzanti, l’on. Enrico La Loggia, l’on. Gianluca Pini, l’on. Lapo Pistelli e l’on. Roberto Zaccaria.

      

UIP

La Sezione di amiciziaItalia-Europa Sud Orientale (Albania, Bosnia-Erzegovina, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Serbia e Montenegro, Croazia e Slovenia, Bielorussia e Cipro) presieduta dall’on. Claudio D’Amico (LnP), è in via di ricostituzione.

Nella XV legislatura ne facevano parte gli on.li D’Ippolito Ida (FI), Presidente, Osvaldo Napoli (FI), Elettra Deiana (Rif. Com.Sin.Europea), Antonio Razzi (Italia dei Valori) ed Emerenzio Barbieri (UDC).

 

Missioni di monitoraggio elettorale

L’on. Andrea Rigoni (PD-U)ha partecipato al monitoraggio elettorale delle elezionipolitiche anticipate dell’11 maggio 2008 in rappresentanza dell’Assemblea parlamentare del CdE.

Nella XV legislatura una delegazione parlamentare italiana, composta dagli onn. Teresio Delfino (UDC), Gianni Farina (Ulivo) e Riccardo Migliori (AN), aveva partecipato, il 21 gennaio 2007, al monitoraggio delle elezioni legislative in Serbia.


Albania
(a cura del Servizio Rapporti internazionali)

 


Repubblica di Albania[35]

Il 1° aprile 2009 l’Albania è entrata nella NATO e il 28 aprile 2009 ha presentato richiesta formale di adesione all’UE

 

DATI GENERALI

Superficie

28.748 Kmq

Capitale

TIRANA

Abitanti (stime 2009)

3.639.453 (il 67,1% della popolazione è compresa tra i 15 e i 64 anni)

Tasso crescita pop.

0,54%

Aspettative di vita

77,96 anni

Confessioni religiose

70% musulmani; 20%albanesi ortodossi; 10%cattolici.

Gruppi etnici

95% albanesi; 3% greci; altro (Macedoni, Rom, Serbi, Bulgari) 2%

Tasso alfabetizzazione

98,7% della popolazione

 

 

 

 

CARICHE DELLO STATO

 

Presidente della Repubblica

Bamir TOPI (Partito Democratico) eletto il 20 luglio 2007

Presidente del Consiglio dei Ministri

Sali BERISHA (Partito Democratico) in carica dal settembre 2005, riconfermato nel settembre 2009

Presidente del Parlamento

Jozefina TOPALLI (Partito Democratico) dal settembre 2005 riconfermata nel settembre 2009

Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari esteri

Ilir META (Movimento Socialista per l'Integrazione) dal settembre 2009

 

 

SCADENZE ELETTORALI

 

Presidenziali

2012 (le ultime si sono tenute nel 2007)

Politiche

2013 (le ultime si sono tenute il 28 giugno 2009)

 

QUADRO POLITICO

 

Governo in carica

Il nuovo governo albanese di Sali Berisha, formatosi a seguito delle elezioni del giugno 2009, ha ottenuto il 16 settembre 2009 la fiducia del Parlamento albanese. Il governo ha ottenuto 74 voti, ovvero i 70 voti del Partito Democratico (e dei suoi due alleati elettorali ovvero, Repubblicani 1 seggio e Partito del Diritto e della Integrazione 1 seggio) e i 4 del Movimento Socialista per l'Integrazione. Unico voto contrario, quello del rappresentante del Partito della minoranza greca all’opposizione, Partito dell’unità per i diritti umani – PBDNJ, Vanjel Dule, che si e' però dissociato dalla scelta del Partito Socialista di boicottare i lavori del Parlamento. Il Partito Socialista, infatti, contesta la correttezza del processo elettorale e la legittimità del governo.

Sali Berisha, all’indomani del risultato elettorale, aveva proposto infatti al Movimento Socialista per l’Integrazione di Ilir Meta di entrare a far parte della nuova squadra di governo. Meta, nonostante voci di dissenso all’interno del suo partito (in particolare Pellumb Xhufi, Vice presidente del Partito e ex Ambasciatore a Roma, aveva cercato di convincere Meta a bloccare immediatamente la trattativa con Berisha; Pellumb è poi uscito dal Partito accusando Ilir Meta di avere tradito i principi per cui era nato il movimento aderendo alla coalizione di governo) ha accettato sottolineando che la decisione di allearsi con la destra è stata dettata dalla necessità “di garantire la stabilità al paese”.

Nel discorso di insediamento Berisha ha ribadito la sua intenzione di garantire al paese l'ingresso nell'Unione Europea, da lui definito come la "piu' importante fra le priorita'".

 

Composizione del Parlamento (monocamerale):

 

Le elezioni politiche del 28 giugno 2009 hanno registrato la quasi parità tra il Partito Democratico di Sali Berisha ed il Partito Socialista di Edi Rama. Infatti, né la coalizione guidata dal PD, l’”Alleanza per il cambiamento”, che comprendeva anche il Partito Repubblicano (PR) e il Partito per la giustizia e l'integrazione (PDI), né quella guidata dal Partito Socialista, l'“Unione per il cambiamento”, della quale facevano parte anche il Partito dell’unità per i diritti umani (PBDNJ), sono riuscite a raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Vero ago della bilancia sono stati dunque i quattro deputati socialisti “dissidenti” del Movimento socialista per l’integrazione (LSI) dell’ex-premier Meta.


 

GRUPPI PARLAMENTARI

SEGGI

Partito Democratico,centrodestra, del Primo Ministro uscente Sali Berisha

68

Partito Socialistadel Sindaco di Tirana Edi Rama

65

Movimento Socialista per l’integrazione dell’ex primo ministro Ilir Meta

4

Partito Repubblicano (conservatore)

1

Partito dell’unità per i diritti umani – PBDNJ,formazione centrista rappresentante della minoranza greca,

1

PDI, (Partito per la giustizia e l'integrazione) che rappresenta la minoranza degli albanesi çam (popolazione albanofona espulsa dalla Grecia settentrionale durante la Seconda guerra mondiale),

1

TOTALE

140

In neretto i partiti della maggioranza di governo.

Le donne elette sono 23 (16,43%)

La missione di osservazione internazionale delle elezioni guidata dall’OSCE ha valutato un miglioramento nel processo elettorale ma la persistenza di alcune violazioni: sono stati, infatti, registrati concreti passi in avanti grazie all’introduzione di una nuova normativa, con più corrette procedure di registrazione e di identificazione; tuttavia, è stato anche evidenziato come la politicizzazione di alcune procedure tecniche ed alcune violazioni osservate durante la campagna elettorale abbiano minato la fiducia pubblica nel processo elettorale. In particolare, è stato notato la tuttora diffusa tendenza al cosiddetto family voting, che rappresenta una grave violazione dei principi di votopersonale, libero e segreto.

La competizione del 28 giugno si è svolta con la nuova legge elettorale (vedi infra). La partecipazione al voto è stata pari a 46% (in quelle precedenti è stata del 49,2%).

 

 

 

L’elezione del Presidente della Repubblica nel luglio 2007

Dopo un lungo e travagliato percorso, il 20 luglio 2007, il Parlamento albanese ha eletto Presidente della Repubblica Bamir Topi, candidato della maggioranza. L’elezione è avvenuta con il concorso di una parte dei deputati socialisti, facenti capo a Fatos Nano, ed ha avuto come primo effetto l’espulsione di quest’ultimo dal Partito Socialista.

 

QUADRO ISTITUZIONALE

 

Le riforme istituzionali dell’aprile 2008

Nell’aprile 2008 il Parlamento albanese ha adottato a maggioranza una serie di riforme costituzionali, riguardanti il sistema elettorale, il meccanismo di elezione del Presidente della Repubblica, la mozione di sfiducia e la durata del mandato del Procuratore della Repubblica.

La riforma è nata da un accordo tra il Partito democratico (PD) del Premier Berisha, ed il Partito socialista (PS) di Edi Rama. Il cambiamento si è reso evidente sin dai giorni del Vertice NATO di Bucarest, durante il quale i due leaders hanno promesso di superare i loro storici attriti e scendere a compromessi sulle dovute riforme necessarie a raggiungere i traguardi euro-atlantici.

Per quanto attiene al sistema elettorale,si passa da un sistema misto (maggioritario + proporzionale) ad un sistema proporzionale su base regionale con liste chiuse e con una soglia di sbarramento “qualitativa”, che da accesso al Parlamento ai soli partiti che avranno ottenuto almeno il 3% dei voti se candidati con una propria lista, oppure il 5% se inseriti all’interno di una coalizione. La modifica è stata recepita dal Parlamento che, grazie all’accordo dei due maggiori partiti, il Partito Democratico di Berisha e il Partito Socialista,  ha approvato la nuova legge elettorale il 29 dicembre 2008 con 120 voti a favore su 140.

Il sì del Parlamento è avvenuto dopo un’intensa battaglia portata avanti a colpi di scioperi della fame da parte del  Movimento Socialista per l’Integrazione (LSI) di Ilir Meta, del Partito Socialista ’91 e del Partito Democristiano (PDK), che si sono opposti fermamente alla riforma.

Secondo diversi analisti e politici, questo sistema proporzionale discriminerà i piccoli partiti. Infatti, non è prevista una soglia di sbarramento a livello nazionale ma si è preferito optare per il proporzionale regionale che determina una soglia di sbarramento in base all'elettorato di ogni unità amministrativo-territoriale, decisione criticata dai partiti minori che l’hanno trovata ancora più svantaggiosa della legge in vigore. Si sono trovati invece in piena sintonia i leader del PD e del PS.

A parere di molti analisti il nuovo sistema non cambierà di molto il panorama politico albanese che, dall'avvento del pluralismo, è sempre caratterizzato da un bipolarismo marcato tra il PD di Berisha e il PS di Edi Rama, che dopo la sconfitta elettorale del 2005 ha sostituito Fatos Nano alla guida del partito.

Il nuovo articolo 87 della Costituzione ha abbassato il quorum per l’elezione del Capo dello Stato, a partire dal quarto scrutinio (si richiedono ora 71 voti, pari alla maggioranza assoluta dei componenti dell’Assemblea). Da molti commentatori tale mossa è stata considerata come un rafforzamento del potere del premier che potrà far prevalere la propria volontà senza grandi difficoltà.

Non è stata invece introdotta l’elezione diretta, un’opzione da tempo sostenuta da una parte della società albanese, che, infastidita dalla cronica paralisi del sistema e dalle tendenze autoritarie del premier, avrebbe preferito eleggere direttamente il Presidente della Repubblica. Si è discusso a lungo sulla possibilità di fare eleggere il Presidente col voto diretto, e per un momento sembrava che tutta la classe politica si fosse trovata in sintonia su tale opzione. E’ prevalsa poi la posizione secondo cui l'introduzione di un'altra tornata elettorale avrebbe costituito per l'Albania una spesa inutile ed anche un impegno altrettanto superfluo della Commissione centrale elettorale.

Un’altra riforma altrettanto discussa è stata la nuova formulazione dell’istituto della fiducia. Il nuovo art. 104 prevede che nel caso in cui il Primo Ministro presenti al Parlamento una mozione di fiducia nei confronti del governo e non ottenga il quorum previsto, il Premier chiede al Presidente della Repubblica lo scioglimento del Parlamento. Inoltre in base al nuovo art. 105, il  Parlamento può sfiduciare il Premier in carica solo proponendo un nuovo Premier.

Infine, tra le ulteriori innovazioni costituzionali introdotte vi è l’adozione di un mandato limitato per la carica del Procuratore generale, che si prevede della durata di cinque anni. Una riforma cui si mirava sin dal tempo dei conflitti tra l'ex procuratore Theodhori Sollaku e il premier Sali Berisha. Si tratta di una misura intesa a contribuire, almeno in principio, a salvaguardare l'indipendenza e l'imparzialità politica del procuratore generale.

 

Forma di governo

 

L’Albania è una Repubblica parlamentare. La Costituzione in vigore è stata approvata con referendum popolare nel novembre 1998.

Come evidenziato sopra, importanti innovazioni costituzionali sono state adottate nell’aprile 2008 dal Parlamento albanese.

 

Parlamento

Il potere legislativo spetta al Parlamento unicamerale (Kuvendi), composto di 140 deputati eletti per quattro anni. Dopo la recente riforma costituzionale la legge elettorale prevede un sistema proporzionale su base regionale con soglia di sbarramento, a liste bloccate.

Le deliberazioni del Parlamento sono adottate a maggioranza dei voti, alla presenza della maggioranza dei suoi componenti. Le modifiche alla Costituzione devono essere approvate dai due terzi dei componenti dell’Assemblea.

L’iniziativa legislativa spetta a ciascun deputato, al Consiglio dei Ministri e al Corpo elettorale (in misura di almeno 20.000 elettori). Un particolare comparto della legislazione (ordinamento e attività degli organi costituzionali, diritto di cittadinanza, codici, leggi elettorali, amnistia, stato di emergenza) deve essere approvata a maggioranza qualificata, corrispondente ai tre quinti dei membri dell’Assemblea.

I referendum devono essere richiesti da almeno 50.000 elettori.

 

Presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblicaè eletto dal Parlamento a scrutinio segreto (84 voti su 140 nei primi tre scrutini, 71 a partire dal quarto, in base alle modifiche istituzionali del maggio 2008, sopra ricordate) e resta in carica cinque anni; può essere rieletto una sola volta. Il Presidente garantisce il rispetto della Costituzione ed è a capo delle Forze armate. Può inviare messaggi alle Camere; indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione; promulga le leggi ed emana decreti; può concedere la grazia; su proposta del Primo Ministro nomina i rappresentanti diplomatici; accredita e riceve i rappresentanti diplomatici dei Paesi esteri; firma, nei casi indicati dalla legge, i trattati internazionali; su proposta del Primo Ministro, nomina il direttore dell’Agenzia di intelligence.

Il Presidente può rinviare una legge all’Assemblea, prima della sua promulgazione. Tale potere può essere esercitato una sola volta.

Nel caso di gravi violazioni alla Costituzione o di gravi reati, il Presidente della Repubblica può essere posto in stato d’accusa dal Parlamento, a maggioranza dei due terzi. Competente a giudicare di questi reati è la Corte Costituzionale.

Le ultime elezioni presidenziali hanno avuto luogo il 20 luglio 2007.

 

 

Governo

Il Consiglio dei Ministri è composto dal Primo Ministro, dal Vice Primo Ministro e dai Ministri. Il Consiglio dei Ministri, all’atto dell’insediamento, riceve il voto di fiducia dell’Assemblea sulla sua composizione e sul suo programma.

Il Presidente della Repubblica nomina il Primo Ministro su proposta del Partito che ha la maggioranza dei seggi in Parlamento, nomina e revoca i Ministri su proposta del Premier. La nomina del Primo Ministro deve essere approvata dall’Assemblea: in caso contrario è possibile che il Presidente nomini un altro Premier. Se anche la seconda nomina non dovesse essere approvata dal Parlamento, la Costituzione affida il potere di elezione del Premier all’Assemblea stessa, con successiva nomina da parte del Presidente.

A seguito della recente riforma della Costituzione albanese l'approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del Premier comporta la contestuale elezione di un altro Premier.

 

Potere giudiziario

Il sistema giudiziario si compone della Corte Suprema, delle Corti di appello e di Corti distrettuali.

Alla Corte Costituzionale spetta la competenza a decidere in merito alla costituzionalità delle leggi e verifica inoltre la regolarità delle elezioni legislative e presidenziali.

 

Amministrazione locale

L’Amministrazione locale si articola in comuni, municipalità e regioni. Gli organi rappresentativi degli enti locali sono i Consigli che sono eletti direttamente ogni tre anni. Il potere esecutivo del comune e della municipalità è esercitato da un Presidente direttamente eletto.

 


 

RELAZIONI PARLAMENTARI CON L’ALBANIA

 

 

Ambasciatore d’Italia in Albania

 

Ambasciatore d’Albania in Italia

Saba D’ELIA

 

Llesh Zef KOLA[36]

 

XVI Legislatura

 

Incontri bilaterali

Il 14 ottobre 2008 il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha ricevuto ilPresidente della Repubblica di Albania, Bamir Topi.Nel corso dell’incontro dopo aver rinnovato i reciproci sentimenti di amicizia che legano i due Paesi, il Presidente Topi ha richiamato alcuni importanti eventi relativi al suo Paese, quali la riforma elettorale e della giustizia, nonché gli ultimi avvenimenti che hanno riguardato il Kosovo (in particolare il riconoscimento dell’indipendenza da parte della Macedonia e del Montenegro). Si sono quindi soffermati sulla ratifica dell’Accordo di Stabilizzazione e di Associazione (ASA) e del Protocollo di adesione alla NATO. In merito particolare, il Presidente Fini ha espresso la convinzione che l’Albania sia a pieno titolo un componente della famiglia euro-atlantica. Il Presidente Topi ha infine auspicato la definizione in futuro di un Accordo sulla libera circolazione delle persone.

Il 15 settembre 2008 il Presidente della Camera Fini si è recato in visita ufficiale in Albania. A Tirana il Presidente Fini ha avuto colloqui con il Presidente della Repubblica, Bamir Topi, la Presidente dell’Assemblea del Popolo, Jozefina Topalli, e il Primo Ministro, Sali Berisha. Il Presidente Fini ha incontrato inoltre una delegazione dell’Università “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana e una rappresentanza della collettività italiana. A conclusione della visita, il Presidente Fini ha svolto un intervento nell’Aula del Parlamento sul tema: “I rapporti italo-albanesi nella prospettiva europea dei Paesi dei Balcani occidentali”.  

Al suo arrivo all’aeroporto di Tirana il Presidente Fini è stato ricevuto dall’on. Bufi, Vicepresidente del Parlamento, accompagnato da una delegazione di deputati. Con essi il Presidente ha avuto un breve colloquio da cui è emerso il forte legame che l’Albania ha con l’Italia (in Italia vi sono 20.000 imprese edili albanesi, una consistente comunità di immigrati e 15.000 studenti albanesi iscritti alle facoltà di medicina e ingegneria) e la volontà del paese ad entrare nell’Unione europea. Nel corso dell’incontro con la Presidente del Parlamento, Topalli, è stato auspicato da entrambe le parti il rafforzamento della collaborazione parlamentare; in particolare da parte albanese  sono stati sollecitati la ricostituzione del gruppo di amicizia e scambi tra Commissioni (ci si è quindi impegnati a riunire a breve le reciproche Commissioni attività produttive sul tema dell’approvvigionamento energetico). Il Presidente Fini ha quindi fatto cenno all’approvazione da parte del MAE di un progetto IPALMO pari a 10.000 euro con moduli formativi rivolti alle Commissioni permanenti.  La Topalli, dopo aver ricordato il successo dell’incontro dei Presidenti dei Parlamenti dei Balcani occidentali ospitato a Roma dalla Camera dei deputati, ha ringraziato il nostro paese per aver ratificato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione tra UE e Albania e per il riconoscimento del Kosovo; la Presidente albanese ha quindi ricordato le aspirazioni euroatlantiche dell’Albania e sottolineato i passi avanti fatti in materia normativa ed economica in vista di tali obiettivi. Il Presidente Fini non ha mancato di esprimere apprezzamento per l’equilibrio manifestato dalla classe dirigente albanese sulla questione del Kosovo; in proposito la Topalli ha chiesto un intervento  per ottenere il riconoscimento del Kosovo da parte dei Paesi dell’America latina rispetto al quale il Presidente Fini si è impegnato ad incontrare i deputati italiani eletti nella circoscrizione Sud America.

Nella stessa giornata, il Presidente Fini ha avuto un colloquio con il Primo Ministro Sali Berisha. I due interlocutori, dopo aver rinnovato i sentimenti di amicizia che legano i due paesi (e concretizzatisi nel sostegno italiano all’adesione NATO e nella ratifica dell’ASA, nel settore della legalità e sicurezza), hanno messo a fuoco le principali questioni di interesse. Tra queste: l’approvvigionamento energetico e il ruolo di ENEL nella costruzione di una centrale termoelettrica, lotta alla criminalità organizzata e contrasto ai traffici illeciti, investimenti italiani in Albania (rispetto ai quali assicura massimo tutela), rimborsi IVA (vi è un contenzioso aperto). E’ stata quindi affrontata la prospettiva di una collaborazione sul nucleare e di una ripresa dei progetti relativi al Corridoio paneuropeo n. 8 che registrano un a fase di stallo.

Il Presidente della Camera ha quindi incontrato il Presidente della Repubblica Bamir Topi. Quest’ultimo ha sottolineato il costante sostegno dell’Italia all’Albania, dalle prime missioni di pace  alle recenti fasi di integrazione europea e atlantica (il 95% degli albanesi sostiene l’integrazione nella UE e nella NATO), ed ha poi ribadito l’importanza del ruolo svolto dall’Italia per la modernizzazione e la crescita del suo paese. Il Presidente Fini ha sottolineato, tra l’altro, la qualità della presenza albanese in Italia (una comunità integrata e operosa) e riconosciuto i progressi fatti dall’Albania anche nel settore della legalità; il Presidente della Camera ha infine sottolineato il ruolo dell’Albania e dei Balcani quale canale di collegamento tra Mediterraneo e Europa dell’est e l’importanza a tal proposito di infrastrutture di collegamento come il Corridoio VIII.   

La visita è proseguita con l’incontro presso la Fondazione Nostra Signora del Buon Consiglio con il Presidente della Fondazione stessa, Valentini. Quest’ultimo ha in particolare segnalato al Presidente Fini la struttura e i progetti della Fondazione, che gestisce un complesso ospedaliero che è sede dell’Università omonima nella quale sono stati avviati 7 corsi di laurea frequentati attualmente da 600 studenti. Il personale docente, oltre 254 professori, proviene dall’Università di Bari, Bologna, Roma e Milano. Valentini ha quindi ricordato che il MAE e sollecitato l’interessamento del Presidente Fini per ottenere il via libera per l’utilizzo di 10 milioni di euro già decretati.  Nel corso dell’incontro con la collettività italiana è stato espresso apprezzamento per il ruolo della collaborazione italiana per lo sviluppo locale e per l’attivismo della comunità italiana nel paese. Vi è stato poi un incontro tra il Vicepresidente Bufi, e alcuni componenti del gruppo di amicizia Albania-Italia, con l’on. Bocchino che faceva parte della delegazione che accompagnava il Presidente Fini. E’ stato caldeggiato da entrambe le parti l’intensificazione dei rapporti bilaterali anche attraverso uno scambio di visite tra Commissioni permanenti per sviluppare un dialogo su temi di comune interesse (approvvigionamento energetico e libera circolazione dei cittadini, per la parte albanese) e l’organizzazione di seminari formativi per i funzionari del Parlamento albanese. E’ stata inoltre considerata la possibilità da parte dell’on. Bocchino di costituire un gruppo di amicizia bilaterale Italia – Albania in  ambito UIP.

Nel corso della Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dei Paesi aderenti al Consiglio d’Europa, svoltasi a Strasburgo il 22 e 23 maggio 2008, il Presidente della Camera Fini ha avuto un colloquio, il 23 maggio, con la Presidente del Parlamento albanese, Jozefina Topalli, che lo ha invitato a recarsi in visita ufficiale a Tirana.

 

Incontri delle Commissioni

Il 21 ottobre 2009 il Presidente della Commissione Affari Esteri, On. Stefano Stefani ha incontrato il Vice Premier e Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Albania Ilir Meta. Il Ministro Meta ha quindi incontrato l’on. Margherita Boniver Presidente del Comitato Schengen – Europol – Immigrazione. Al centro dei colloqui i temi dell’immigrazione clandestina nel Mediterraneo e della futura adesione dell’Albania all’Unione Europea.

Il 5 marzo 2009 la Presidente della Commissione Giustizia, on. Giulia Bongiorno, ha incontrato il Ministro della Giustizia della Repubblica di Albania, Enkeled Alibeaj in visita ufficiale in Italia. I due interlocutori hanno svolto un’approfondita riflessione sui problemi della giustizia nei rispettivi Paesi soffermandosi in particolare su: durata dei processi, separazione delle carriere, indipendenza della magistratura, meccanismi di selezione dei magistrati e controllo della produttività, gradi di giudizio.  

Il 4 e il 5 febbraio 2009il Parlamento albanese ha ospitato l’incontro tra le Commissioni trasporti dei Parlamenti di Albania, Bulgaria, Macedonia ed Italia sul progetto del Corridoio VIII. Per l’Italia era presente una delegazione della IX Commissione della Camera dei deputati, costituita dai deputati Costantino Boffa e Luigi Lazzari. Nel corso della riunione sono intervenuti, tra gli altri, il Presidente del Parlamento di Albania, Jozefina Topalli, e il Ministro dei Lavori Pubblici, Trasporti e Telecomunicazioni, albanese, Sokol Olldashi. Al termine dell’incontro interparlamentare è stata approvata una Dichiarazione Congiunta, volta a sollecitare l’avvio delle procedure per la realizzazione del corridoio.

Il 24 giugno 2008 il Presidente della III Commissione (Affari esteri), on. Stefano Stefani, ha incontrato l’allora Ministro degli Esteri dell’Albania, Lulzim Basha. Dopo aver ribadito l’amicizia ed il legame tra i due Paesi, sono stati affrontati temi di politica estera, tra cui il recente ingresso dell’Albania nella NATO, il futuro ingresso nell’Unione europea, la questione del Kosovo e della minoranza serba.

L’ 11 giugno 2008 il Presidente della III Commissione (Affari esteri), on. Stefano Stefani, ha incontrato l’Ambasciatore albanese in Italia, Llesh Kola. Nel corso dell’incontro è stata proposta l’istituzione di un gruppo parlamentare di amicizia tra i due paesi. L’Ambasciatore Kola ha inoltre invitato il Presidente Stefani ad effettuare una visita in Albania.

Si segnala che il 4 giugno 2008 presso la Commissione esteri sono stati resi noti i risultati della missione a Bruxelles (26-27 maggio 2008) in occasione della Riunione interparlamentare sui Balcani occidentali a cui hanno partecipato l’on. Fiamma Nirenstein (PdL) e l’on. Mario Barbi (PD); al centro dei lavori della Riunione si è collocato il nodo kosovaro.

 

Incontri multilaterali

La Presidente del Parlamento albanese, Jozefina Topalli, è intervenuta alla Tavola rotonda, coordinata dal Presidente della Camera, sul ruolo dei Parlamenti nei processi di stabilizzazione ed integrazione europea e mediterranea, svoltasi a Palazzo Montecitorio il 25 luglio 2008, a conclusione del progetto "Azione Balcani occidentali", promosso dall'IPALMO unitamente alla Camera dei deputati (su cui si veda anche infra).

 

Sedi multilaterali

Il Parlamento albanese invia proprie delegazioni alle Assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa, dell'OSCE, dell'INCE, della NATO (il 9 luglio scorso il Governo albanese ha firmato il Protocollo di adesione all'Alleanza atlantica) e della UEO (con lo status di invitato speciale). L’Albania partecipa anche alla dimensione parlamentare dell’Iniziativa Adriatico-Ionica (Italia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro, Slovenia, Serbia).

L’Albania partecipa alla COSAP, la Conferenza delle Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione. 

Si ricorda che le Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione (Croatia, Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia e Montenegro) riunitesi a Sarajevo il 16-18 giugno 2005 hanno deciso di riunirsi periodicamente, dando vita ad una Conferenza (la COSAP appunto), con lo scopo di promuovere le riforme interne necessarie per favorire l’adesione all’Unione europea.

Sinora si sono svolte quattro riunioni COSAP: la prima a Sarajevo (16-18 giugno 2005); la seconda a Zagabria (5-6 Marzo 2006), la terza a Skopje (13-14 Dicembre 2006) e la quarta a Cetinje (27 marzo 2009). A quest’ultima riunione, svoltasi congiuntamente all’8° Riunione del Forum parlamentare di Cetinje, è stata per la prima volta invitata a partecipare anche la Camera, che è stata rappresentata dall’on. Alessandro Maran. Al termine della riunione è stata adottata una dichiarazione congiunta (sulla quale si veda l’apposita scheda).

La V riunione della COSAP avrà luogo a Belgrado il 23 e 24 novembre 2009. La Camera è stata invitata a partecipare e sarà rappresentata dall’on. Alessandro Maran.

L’Albania partecipa all’Unione per il Mediterraneo e dovrebbe entrare a far  parte della dimensione parlamentare del processo di Barcellona (APEM).

L'Ambasciatore della Repubblica di Albania, S.E. Llesh Zef Kola, ha incontrato la delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'OSCE il 19 maggio 2009. Al centro dell'incontro le future elezioni politiche in Albania del 28 giugno 2009 e la prevista missione di osservazione internazionale da parte dell'ODIHR/OSCE.

Si segnala che il Parlamento albanese dal 7 all’8 dicembre 2009 ha organizzato una conferenza sul tema “Rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza per un piu’ rapido ingresso in Unione Europea dell’Europa Sud Orientale”.

Alla Conferenza sono stati invitati parlamentari di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Romania e Serbia, nonché rappresentanti di Austria, Grecia, Italia, Turchia, Unione Europea e Stati Uniti. L’evento intende creare l’occasione per promuovere programmi regionali comuni, studiare ulteriori misure legislative ed incentivare i Governi ad intensificare la collaborazione in materia di sicurezza dei confini, lotta al crimine organizzato, terrorismo, traffico internazionale ed altre forme di criminalità transnazionale.

Osservazione delle elezioni

Le elezioni parlamentari si sono svolte il 28 giugno 2009. Alla missione internazionale di osservazione delle elezioni hanno partecipato per la delegazione OSCE gli on. Riccardo Migliori (PdL), on. Emerenzio Barbieri (PdL), on. Claudio D'Amico (LNP),  on. Pierluigi Mantini (PD) e il sen. Nino Randazzo (PD); per la delegazione del Consiglio d'Europa l'on. Renato Farina (PdL) e per la delegazione NATO il sen. Giovanni Torri (LNP).

 

Cooperazione amministrativa

Il 19 maggio 2008, il Direttore del Progetto parlamentare dell’OSCE in Albania, Johan Hommes, accompagnato dal Segretario generale del Parlamento albanese, Albert Kushti, e dal Direttore del Servizio legislativo della stessa Assemblea, Lulzim Lelçaj, ha svolto una missione presso la Camera dei deputati per approfondire alcune ipotesi di collaborazione tra l’Assemblea albanese e la Camera dei deputati, che potrebbero essere sostenute e finanziate nel quadro del progetto parlamentare dell’OSCE in Albania.

L'Amministrazione della Camera ha strutturato un partenariato con l'Amministrazione parlamentare albanese svolgendo attività di formazione nell'ambito del "Progetto Azione Balcani Occidentali", promosso dall'IPALMO (Istituto per le relazioni tra l’Italia e l’Africa, l’America latina, il Medio e l’Estremo Oriente), finanziato dal Ministero degli Affari esteri. In tale ambito, dal 1° al 4 aprile 2008, due funzionari della Camera hanno partecipato come docenti ad un seminario di formazione, presso il Parlamento albanese, cui hanno aderito numerosi parlamentari e funzionari parlamentari albanesi. Al seminario ha  preso parte, il 3 aprile, l’on. Riccardo Migliori, che è intervenuto in una tavola rotonda sul processo d’integrazione dell’Albania nell’Unione europea.

Una delegazione albanese, formata da parlamentari, dirigenti dell'Amministrazione parlamentare e docenti universitari, ha partecipato ai lavori del seminario conclusivo del Progetto svoltisi dal 21 al 25 luglio 2008 presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma e la Camera dei deputati.

 

Si ricorda altresì, che nella XV legislatura, il nel maggio 2007 si è svolto il primo corso di formazione destinato a parlamentari e funzionari del Parlamento albanese promosso dal Centro per la formazione dei parlamentari dell’Europa Sud-Est. Il Centro, che ha sede presso l’Università “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana, è stato istituito sulla base degli impegni assunti dall’allora Presidente della Camera, on. Pier Ferdinando Casini con la Convenzione del 29 novembre 2005, stipulata tra la Camera, l’Assemblea albanese e l’Università “Nostra Signora del Buon Consiglio” di Tirana. Il primo corso – della durata di una settimana – che si è svolto presso la sede del Parlamento, ha visto la partecipazione di parlamentari albanesi di tutti i gruppi parlamentari e funzionari dell’Assemblea.

 

UIP

L’Albania fa capo alla sezione di amicizia Italia-Europa sud-orientale (di cui fanno parte anche la Bosnia-Erzegovina, l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia, Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia, Bielorussia e Cipro) presieduta dall’on. Claudio D’Amico. La sezione è in via di ricostituzione.

 

Attività legislativa

AS 1850 “Conversione in legge del decreto-legge 4 novembre 2009, n. 152, recante disposizioni urgenti per la proroga degli interventi di cooperazione allo sviluppo e a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione, nonchè delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia”. Assegnato alle commissioni riunite 3ª (Affari esteri, emigrazione) e 4ª (Difesa) in sede referente il 4 novembre 2009; in corso di esame. All’art. 2 comma 16, si autorizza a decorrere dal 1 novembre 2009 e fino al 31 dicembre 2009, la spesa di 1.250.963 per la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Balcani.

Legge 3 agosto 2009, n. 108 "Proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali". Nel testo all’art. 2, comma 16, si autorizza, a decorrere dal 1º luglio 2009 e fino al 31 ottobre 2009, la spesa di euro 2.098.229 per la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell'area balcanica.

Legge n. 12/09 del 24 febbraio 2009, GU n. 47 del 26 febbraio 2009. Testo coordinato G.U. n. 47 del 26 febbraio 2009. Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali. Al comma 3 dell’art. 3 relativo alle “Missioni internazionali delle Forze armate e di polizia”, si autorizza, a decorrere dal 1º gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa di euro 97.540.539 per la proroga della partecipazione di personale militare nei Balcani tra cui Albania 2 (in Albania); al comma 20 autorizza, a decorrere dal 1º gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa di euro 3.445.285 per la prosecuzione dei programmi di cooperazione delle Forze di polizia italiane in Albania e nei Paesi dell’area balcanica.

Legge 27 febbraio 2009, n. 13 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, recante misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell'ambiente". Nel testo all’art. 8 Disposizioni in materia di protezione civile, comma 5-quinquies si prevede che le risorse finanziarie disponibili nella contabilità speciale intestata al commissario delegato di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3294 del 19 giugno 2003 sono trasferite al Dipartimento della protezione civile per la realizzazione di attività di cooperazione con la Repubblica di Albania in ambito di protezione civile, con particolare riferimento alle iniziative previste dalla Piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri.

Legge n. 220/08 del 30 dicembre 2008,GU n. 22 del 28 gennaio 2009.Ratifica ed esecuzione del Protocollo di adesione al Trattato del Nord Atlantico della Repubblica di Croazia, e del Protocollo di adesione al Trattato del Nord Atlantico della Repubblica di Albania, firmati a Bruxelles il 9 luglio 2008[37].

Si ricorda altresì che nella XV legislatura è stata approvata la legge 7 gennaio 2008, n. 10 di ratifica dell’Accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) dell’Albania con l’Unione europea.

ATTI DI SINDACATO ISPETTIVO

Il 21 luglio 2009 la Commissione Affari Esteri ha approvato all’unanimità la risoluzione Stefani e altri 7-00194 riformulata con il numero 8-00049 sull'integrazione europea dei Balcani occidentali. nella quale si impegna il Governo, tra l’altro, a:

-                 promuovere il celere completamento del processo di liberalizzazione dei visti per i cittadini dell'Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Serbia e Montenegro, e ad incoraggiare Albania e Bosnia a proseguire nell'attuazione delle misure richieste nelle rispettive Road Map;

-                 a far sì che sia tempestivamente data risposta alle domande di adesione di Albania e Montenegro, conferendo loro al più presto lo status di Paesi candidati.

 

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00732 presentata dall’on. Roberto Cota il 27 ottobre 2009, sulla concreta applicazione delle varie convenzioni stipulate dall'Italia con i Paesi esteri da cui provengono i detenuti stranieri presenti nelle carceri - a partire da Romania, Tunisia, Marocco, Algeria, Albania, Nigeria - affinché scontino integralmente la pena nei Paesi d'origine.

Ad essa ha risposto il governo il 28 ottobre 2009 sottolineando, tra l’altro, che la questione è stata sollevata a livello europeo rilevando che in Italia esistono 24.084 detenuti stranieri e che 4.362 di questi sono cittadini comunitari. All'Europa sono state chieste tre cose: che si faccia garante dell'ottemperanza dei Trattati già esistenti tra gli Stati europei; la seconda che stipuli i Trattati con i Paesi del nord dell'Africa e con i Paesi extracomunitari; la terza dia i soldi per costruire le nuove carceri nel nostro Paese. In particolare per quanto concerne l’Albania (così come è stato fatto per la Romania) è stato sottoscritto un accordo bilaterale aggiuntivo sul trasferimento delle persone condannate, alle quali sia stata inflitta la misura dell'espulsione o quella dell'accompagnamento al confine.

 

Il 28 ottobre 2009 la Commissione Trasporti e la Commissione attività produttive hanno approvato all’unanimità la risoluzione Boffa  n. 7-00139 riformulata con il numero 8-00052 sullo sviluppo del Corridoio VIII (Bari-Varna) (Italia, Albania, Repubblica di Macedonia e Bulgaria).

La risoluzione sottolinea, tra l’altro, la rilevanza politica del Corridoio VIII quale strumento per favorire l'ulteriore sviluppo dell'integrazione europea dei Paesi  balcanici; evidenziando altresì l'interesse del nostro Paese a sostenerne la realizzazione per incrementare i volumi di scambio con i paesi  dell'Europa sud-orientale; impegna il Governo, tra l’altro, a:

o        assicurare il pieno coinvolgimento dell'Italia nelle fasi di progettazione e realizzazione delle opere infrastrutturali lungo il Corridoio VIII;

o        a garantire il collegamento tra il Corridoio VIII e il Corridoio I delle Reti transeuropee di trasporto Berlino-Palermo;

o        a promuovere tutte le iniziative utili ad adottare un contesto giuridico che permetta nei confronti degli Stati del Corridoio VIII la riduzione o l'eliminazione delle barriere non materiali e la semplificazione delle procedure della documentazione, per quanto concerne in particolare l'attraversamento delle frontiere;

o        a reperire le risorse finanziarie necessarie per assicurare la prosecuzione dell'attività del Segretariato del Corridoio VIII.

 

Si menziona altresì l’interrogazione a risposta scritta 4-00935 presentata da Riccardo MIGLIORI il 5 agosto 2008, nella quale si chiede al governo quali iniziative intenda assumere per accogliere le richieste del Governo albanese, avanzate dal Ministro della Difesa albanese Oketa, nel corso di un incontro con gli Ambasciatori dei paesi della Nato e dell'Unione europea a Tirana lo scorso 18 luglio, che ha chiesto supporto internazionale finalizzato allo smantellamento del pericoloso arsenale bellico del suo Paese  (più di 25 depositi di munizioni per un totale di almeno 98.000 tonnellate di materiale bellico) che dovrà essere completamente disattivato entro il 2015. L’iter è ancora in corso.

*************

Si segnala che nel Parlamento albanese era stato costituito nella precedente legislatura, che si è conclusa nel giugno 2009, il Gruppo di amicizia Albania - Italia (SHQIPËRI – ITALI[38]) che era composto dall’on. Ylli Bufi (Presidente) e dagli onn.  Blerim Çela, Gëzim Karapici, Rexhep Uka, Eris Hoxha, Sami Gjergji, Engjëll Cara, Aurel Bylykbashi, Galip Ramadhi, Nard Ndoka, Diana Çuli, Albert Divjaka, Leonard Solis, Pashk Ujka, Petrit Gjoni, Alfred Dalipi, Erion Braçe, Fatmir Xhafa, Besnik Dervisci.

 

 

 


Bosnia-Erzegovina
(a cura del Servizio Rapporti internazionali)

 


 

BOSNIA ERZEGOVINA[39]

Bosna i Hercegovina (BiH)

 

 

 

 

 

CENNI STORICI

Parte della Repubblica Federativa Socialista Jugoslava (1945 – 1991), ex Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (1919), la Bosnia – Erzegovina ha dichiarato la propria indipendenza nel 1992,  a seguito dei risultati del referendum del mese di  marzo. Il 6 aprile, l’allora CEE e gli USA riconobbero la Bosnia, mentre il 22 maggio questa divenne membro delle Nazioni Unite. Il conflitto (1992-1995) scoppiato tra le diverse etnie (croata, bosniacco[40] - musulmana, serba) con stragi, stupri e deportazioni, in uno scenario di pulizia etnica culminato nel luglio del 1995 nel massacro di Srebrenica, costato la vita a circa 8.000 civili bosniaci, è terminato in seguito all’intervento dell’ONU e delle forze della NATO. Gli Accordi di Dayton del 21 novembre 1995 hanno sancito l’integrità e la sovranità della Bosnia, dividendola in due “Entità”, la Federazione di Bosnia - Erzegovina, croato – musulmana (51% del territorio), e la RepubliKa Srpska (49% del territorio).

La Bosnia - Erzegovina, in base a quanto sancito dalla Costituzione, che forma parte integrante degli Accordi di Dayton (Annesso IV), è dotata anche di istituzioni “statali” centrali (appartenenti alla Bosna i Hercegovina – BiH): una Presidenza tripartita; un Parlamento composto da una Camera dei Rappresentanti e da una Camera dei Popoli; un Consiglio dei Ministri; una Corte Costituzionale ed una Banca Centrale. La Presidenza tripartita è composta da tre membri, esponenti dei tre gruppi etnici maggioritari, che ricoprono la carica di Presidente a rotazione ogni 8 mesi.

L’assetto istituzionale delle due singole Entità è stabilito dalle rispettive Costituzioni, che prevedono per entrambe un Presidente e due Vice Presidenti, un Parlamento (bicamerale per la Federazione e monocamerale per la Republika Sprska) ed un Governo.

Gli Accordi di Dayton hanno anche previsto l’invio di una iniziale forza multilaterale di 60.000 uomini, l’IFOR (Implementation Force), nel 1996 divenuta SFOR (Stabilization Force), guidate dalla NATO, cui è subentrata il 2 dicembre 2004 la missione europea EUFOR (oggi 2.200 uomini) impegnata nell’operazione ALTHEA. Sempre in base agli Accordi è stata istituita la figura dell’Alto Rappresentante per la Bosnia - Erzegovina al quale sono attribuiti compiti di monitoraggio e supervisione dell’applicazione dell’Annesso 10 degli Accordi di Dayton (Aspetti civili), poteri di imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolino l’attuazione del processo di pace. La nomina dell’Alto Rappresentante è effettuata dallo “Steering Board” del “Peace Implementation Council - PIC”, un organo composto da 55 Stati ed organizzazioni internazionali  (di cui l’Italia è membro permanente) ed approvata ufficialmente dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Alto Rappresentante è al contempo Rappresentante Speciale dell’Unione Europea per la Bosnia – Erzegovina, e lavora con la popolazione, le istituzioni statali e la comunità internazionale per assicurare il pacifico processo di democratizzazione del Paese e la futura integrazione nelle strutture euroatlantiche. L’attuale Alto Rappresentante è l’austriaco Valentin Inzko che ha assunto la carica dall’aprile 2009.

Infine, per quanto riguarda il Distretto di Brcko, situato nel Nord del Paese al confine con la Croazia, questo beneficia, ai sensi dell’Arbitrato interno del 1999, di un elevato grado di autonomia rispetto al resto del Paese, anche sotto il profilo economico e fiscale. Il Distretto è stato ufficialmente stabilito l’8 marzo 2000.

DATI GENERALI 2009

Superficie

51.129 kmq (un sesto del territorio italiano)

Capitale

SARAJEVO (800.000 abitanti)

Abitanti

4.613.310

Composizione etnica

bosniaci* (48%), serbi (37,1%), croati (14,3%) altri (0,6%)

Religioni praticate

musulmani (40%), ortodossi (31%), cattolici (15%), altri (14%)

Lingua

bosniaco, serbo, croato

Tasso di crescita della popolazione

0,33%

Aspettativa di vita

78,5 anni

* I  bosniacchi sono per lo più di fede mussulmana.

 

 

CARICHE DELLO STATO

 

 

In Bosnia-Erzegovina vi sono due livelli di amministrazione: una superiore (che riguarda lo Stato centrale ovvero, la Bosnia-Erzegovina - BiH) e una locale (che riguarda le cosiddette Entità che sono: la Federazione di Bosnia Erzegovina e la Repubblica Sprska).

 

Bosnia-Erzegovina (BiH)

Presidenza tripartita a turno (a rotazione ogni otto mesi)

eletti alle presidenziali 2006

Željko Komšić, dal 6 luglio 2009, attualmente in carica (croato, SDP, Partito Social Democratico);

 

Nebojša Radmanović (serbo, SNSD Alleanza dei Social Democratici Indipendenti);

 

Haris Silajdžić(bosniacco, Partito per la Bosnia Erzegovina SBIH)

Presidente della Camera dei Rappresentanti

(2006-2010)

Milorad Zivkovic (da settembre 2009 a maggio 2010)

La presidenza ruota ogni 8 mesi nel corso della legislatura; Milorad Zivkovic (serbo) è stato preceduto da Beriz Belkic (bosniacco) e da Niko Lozancic (croato)

Presidente della Camera dei Popoli

(2006-2010)

Ilija Filipovic (croato)

La presidenza ruota ogni 8 mesi nel corso della legislatura; oltre a Ilija Filipovic (croato), della Presidenza fanno parte Sulejman Tihic (bosniacco, SDA) e Dušanka Majkić (serba, eletta nel febbraio 2009 in sostituzione di Mladen Ivanic).

Presidente del Consiglio

NIKOLA SPIRIC dal 2006 (serbo, Alleanza dei Social Democratici Indipendenti SNSD)

Ministro degli Esteri

 

Sven Alkalaj (bosniacco) dal febbraio 2007 (SBIH)

 

 

Alto Rappresentante

e Rappresentante Speciale dell’UE in Bosnia-Erzegovina

 

Si tratta di un’istituzione internazionale ad hoc cui spetta il compito di verificare l’attuazione degli aspetti civili dell’Accordo che ha messo fine alla guerra nel paese.

 

 

Valentin INZKO (austriaco) (dall’aprile 2009 fino al 28 febbraio 2010)

 

 

 

SCADENZE ELETTORALI

 

Presidenziali

2010

Politiche

ottobre 2010

 

 

Federazione di Bosnia-Erzegovina (FBiH)

(Entità croata e bosniacco-musulmana)

Presidente

Borjana KrišTo(croata HDZ)

Primo Ministro

MUSTAFA MUJEZINOVIC (bosniacco SDA) da giugno 2009

Camera dei Rappresentanti (140 membri)

Camera dei Popoli (80 membri)

 

SAFET SOFTIĆ (bosniacco)

 

 

STJEPAN KREŠIĆ (croato)

 

 

Repubblica Srpska (RS)

(Entità serba)

Presidente

RAJKO KUZMANOVIC (SNSD) dal dicembre 2007

 

Primo Ministro

 

MILORAD DODIK (SNSD)

Presidente

Assemblea nazionale

(monocamerale, 83 membri)

iGOR RADOJICIC (SNSD)

 

 

 

 

QUADRO POLITICO

 

Governo in carica

Nel dicembre 2007 è stato di nuovo affidato a Nikola Spiric (serbo, del Partito nazionalista moderato serbo SNSD) l’incarico di guidare il governo centrale del paese. Si tratta di un governo di coalizione tra due partiti bosniacchi SDA e SBiH, due serbi SNSD e SDP, due croati HDZ-HNZ e HZ1990 e il partito multietnico People’s Party. Spiric si era dimesso nel novembre 2007 in seguito ad una profonda crisi politico-istituzionale, scatenata dalle riforme dell'allora Alto Rappresentante della comunità internazionale a Sarajevo, Miroslav Lajcak. Le  misure, che puntavano a snellire i processi decisionali, sono state percepite dalla leadership serbo-bosniaca come una minaccia per l'esistenza dell'entità serba[41]. La crisi istituzionale bosniaca, che si preannunciava grave, è rientrata, grazie all'intervento dell'UE e al raggiungimento dell'intesa tra Lajcak e il serbo-bosniaco Dodik, Capo del Governo della Repubblica Srpska. Le riforme sono state quindi accettate con qualche modifica minore.

Il nuovo esecutivo, che vede riconfermati i ministri del precedente, ha ottenuto la fiducia del Parlamento il 20 febbraio 2008.

Nella fattispecie con Decisione del 19 ottobre 2007 l’Alto Rappresentante, in virtù dei poteri a lui conferiti (al riguardo si veda il successivo capitolo “Quadro istituzionale”), ha avanzato proposte di modifica dei meccanismi decisionali del Governo bosniaco. Esse prevedono, tra le altre, che, al fine di garantire la tenuta delle riunioni del Consiglio dei Ministri, in caso di assenza temporanea del Presidente spetti ad un Vice Presidente la facoltà di convocare tale organo; inoltre stabiliscono che la riunione abbia comunque luogo qualora sia presente la maggioranza dei componenti (per evitare che il lavoro del CdM sia bloccato a causa dell’assenteismo dei componenti di un popolo costituente). In merito al processo decisionale, si distinguono le questioni rispetto alle quali la decisione finale spetta al Parlamento: in questo caso la decisione deve essere presa in seno al CdM dalla maggioranza dei presenti e non più dalla maggioranza dei componenti; e quelle rispetto alle quali il CdM decide in ultima istanza: in questo caso, le decisioni sono assunte all’unanimità dei membri presenti e votanti (e non, quindi, dei componenti).

La riforma di Lajcak era vista – come già evidenziato – dai serbi come un tentativo di ridurre l’influenza e i diritti della Repubblica Srpska; essi temevano che la riforma avrebbe rotto il delicato equilibrio fra le rappresentanze dei tre popoli costituenti, permettendo a rappresentanti di due popoli di mettere sistematicamente in minoranza i rappresentanti del terzo. L’Alto Rappresentante il 3 dicembre 2007 ha ufficialmente presentato una interpretazione autentica della precedente decisione, dove si chiarisce che le modifiche non incidono sulla composizione del CdM e sulla equa rappresentanza dei popoli costituenti di Bosnia Erzegovina, ma che mirano ad assicurarsi che nessuno dei membri del CdM possa bloccare il lavoro dell’organo per assenze non giustificate, garantendo la capacità decisionale.

 

 

Composizione della Camera dei Rappresentanti (Predstavnicki Dom)

Elezioni ottobre 2006

 

Political Group

Total of seats

Federation B. & H.

Republika Srpska

Party of Democratic Action (SDA)

9

8

1

Party for Bosnia-Herzegovina (SBiH)

8

7

1

Party of Independent Social Democrats (SNSD)

7

0

7

Social Democratic Party of Bosnia and Herzegovina (SDP)

5

5

0

Serb Democratic Party (SDS)

3

0

3

Croatian Democratic Union-Croatian National Union (HDZ-HNZ)

3

3

0

Croatians Together (HDZ 1990)

2

2

0

Party of Democratic Progress (PDP)

1

0

1

Patriotic Party (BPS Sefer Halilovic)

1

1

0

People's Party Working for Prosperity (NS)

1

1

0

Democratic People's Community

1

1

0

Democratic People's Alliance (DNS)

 

1

0

1

TOTALE

 

42

 

 

 

Composizione della Camera dei Popoli (Dom Naroda)

Rinnovo 2007

 

Repubblica Sprska

5 in rappresentanza dei serbo-bosniaci

designati dall’Assemblea Nazionale

Federazione di Bosnia-Erzegovina

5 in rappresentanza dei croato-bosniacidesignati dalla Camera dei Popoli

Federazione di Bosnia-Erzegovina

5 in rappresentanza dei musulmano-bosniaci

designati dalla Camera dei Popoli

TOTALE

15

 

 

 

QUADRO ISTITUZIONALE

 

Sistema politico

La Bosnia-Erzegovina ha dichiarato la propria indipendenza nel 1992. Il conflitto (1992-1995) scoppiato tra le diverse etnie che compongono la Bosnia (croata, bosniaco-musulmana, serba) è terminato in seguito all’intervento dell’ONU e delle forze della NATO. Gli Accori di Dayton del 21 novembre 1995 hanno sancito l’integrità e la sovranità della Bosnia-Erzegovina creando “artificiosamente” uno Stato centrale Bosnia-Erzegovina, che rappresenta il momento di sintesi delle due Entità in cui è diviso il territorio: la Federazione di Bosnia-Erzegovina, croato–bosniacco/musulmana (51% del territorio), e la Repubblica Srpska, serba (49% del territorio).

Con gli stessi Accordi è entrata in vigore la Costituzione della Bosnia Erzegovina (Annesso 4 degli Accordi di Dayton). Nata per mettere fine alla guerra, la Costituzione di Dayton risponde all’esigenza di garantire la sicurezza delle tre parti o etnie (definite dalla Costituzione “popoli costituenti”). L’assetto istituzionale è caratterizzato da una elevata decentralizzazione e da una divisione su base etnica di pressoché tutte le istituzioni dello Stato centrale. Sulla base del testo rientrano nella competenza delle istituzioni centrali della Bosnia-Erzegovina la politica estera, doganale e monetaria, la politica migratoria (ivi compresi rifugiati e asilo politico), la realizzazione e gestione di strutture di comunicazione comuni e internazionali e il controllo del traffico aereo. Nel settore della difesa è prevista invece una competenza propria delle due Entità, che dovranno tuttavia essere dotate di forze militari bilanciate.

Di fatto, le debolissime istituzioni centrali non riescono a trasmettere un senso di unità al Paese e a portare al superamento delle due entità così come dimostrato anche dalla mancata approvazione della riforme costituzionali nel 2006.

Le istituzioni “statali” della Bosnia-Erzegovina sono: una Presidenza tripartita; un Parlamento composto da una Camera dei Rappresentanti e da una Camera dei Popoli; un Consiglio dei Ministri; una Corte Costituzionale ed una Banca Centrale. La Presidenza tripartita è composta da tre membri, esponenti dei tre gruppi etnici maggioritari bosniacco-musulmano, serbo, croato.

L’assetto istituzionale delle due singole Entità è stabilito dalle rispettive Costituzioni, che prevedono per entrambe un Presidente e due Vice Presidenti, un Parlamento (bicamerale per la Federazione e monocamerale per la Repubblica Sprska) ed un Governo.

Per quanto riguarda il Distretto di Brcko, situato nel Nord del Paese al confine con la Croazia, questo beneficia, ai sensi dell’Arbitrato interno del 1999, di un elevato grado di autonomia rispetto al resto del Paese anche sotto il profilo economico e fiscale. Il Distretto è stato ufficialmente stabilito l’8 marzo 2000.

Presidenza della Repubblica

La Presidenza della Repubblica è esercitata a rotazione con turni di otto mesi dai tre Presidenti, uno per ogni etnia, eletti direttamente dal corpo elettorale ogni quattro anni. Qualora venga meno uno dei membri della Presidenza, la Camera dei Rappresentanti provvede ad eleggere il sostituto. Alla Presidenza fa capo la politica estera; essa nomina inoltre gli Ambasciatori e il Presidente del Consiglio dei Ministri centrale.

Parlamento

La Bosnia-Erzegovina ha un parlamento bicamerale: la Camera dei Rappresentanti (Predstavnicki Dom), composta da 42 seggi, e la Camera dei Popoli (Dom Naroda), composta da 15 seggi.

I deputati della Camera dei Rappresentanti provengono in misura di due terzi (28 membri) dalla Federazione croato-bosniaca, mentre i restanti 14 dalla Repubblica Sprska, e sono eletti a suffragio diretto ogni quattro anni con sistema proporzionale.

I 15 membri della Camera dei Popoli sono indirettamente eletti ogni quattro anni. L'Assemblea Nazionale della Repubblica Sprska elegge i 5 membri in rappresentanza della comunità serba, mentre l'Assemblea dei Popoli della Federazione croato-bosniaca ne designa 5 per ciascuna delle due etnìe (croata e bosniaca).

I disegni di legge devono essere approvati da entrambi i rami del Parlamento.

 

La Federazione di Bosnia-Erzegovina ha un Parlamento bicamerale, composto da una Camera dei Rappresentanti di 140 membri e da una Camera dei Popoli di 80 componenti - eletti dai consiglieri dei dieci cantoni che compongono il suo territorio -, paritetica tra rappresentanti bosniacco-musulmani e croati.

La Republika Srpska ha invece un'Assemblea nazionale monocamerale di 83 membri: in seno ad essa, a seguito di una riforma costituzionale del 2002, è stato insediato un Consiglio dei popoli di 28 membri.

Governo

La guida del Governo centrale è affidata al Presidente del Consiglio dei Ministri, la cui nomina spetta alla Presidenza e deve essere approvata dalla Camera dei Rappresentanti. Il Governo centrale deve avere lo stesso numero di ministri croati, serbi e bosniacchi.

L’Alto Rappresentante

Come accennato in precedenza, in base agli Accordi di Dayton è stata istituita la figura dell’Alto Rappresentante per la Bosnia-Erzegovina al quale sono attribuiti compiti di monitoraggio e supervisione dell’applicazione dell’Annesso X degli Accordi di Dayton (Aspetti civili), nonché poteri di imposizione di provvedimenti legislativi e di rimozione di pubblici funzionari che ostacolino l’attuazione del processo di pace.

La nomina dell’Alto Rappresentante è effettuata dallo Steering Board del Peace Implementation Council (PIC), un organo composto da 55 Stati ed organizzazioni internazionali (di cui l’Italia è membro permanente) ed approvata ufficialmente dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. L’Alto Rappresentante svolge anche la funzione di Rappresentante Speciale dell’Unione Europea in Bosnia.

 


RELAZIONI PARLAMENTARI CON LA
BOSNIA-ERZEGOVINA

 

 

Rappresentanze diplomatiche

 

Ambasciatore italiano a Sarajevo

RAIMONDO DE CARDONA (da giugno 2009)

 

Ambasciatore della Bosnia Erzegovina in Italia

BRANKO KESIC (da gennaio 2009)

 

 

Si segnala che con lettera del 29 ottobre 2008, l’allora Speaker della Camera dei Rappresentanti Niko Lozancic, nel ringraziare il supporto italiano alla Bosnia Erzegovina ai fini dell’integrazione euro-atlantica del Paese, chiedeva la pronta ratifica da parte del Parlamento italiano dell’Accordo di Stabilizzazione e Associazione tra la Bosnia Erzegovina e l’Unione Europea.

Al riguardo, si fa notare che il relativo disegno di legge di ratifica non è stato ancora presentato al Parlamento, ma – sulla base di informazioni provenienti dal Ministero degli Affari Esteri – tale disegno di legge dovrebbe essere iscritto all’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri della prossima settimana (8-12 novembre).

 

Incontri delle Commissioni

 

Il 4 novembre 2009 una delegazione della Commissione bicamerale per la difesa e la sicurezza del Parlamento della Bosnia-Erzegovina ha avuto un incontro con la Commissione Difesa nell’ambito di una missione in Italia che prevedeva incontri anche con la Commissione Difesa del Senato e con il Dipartimento della Protezione civile. L’obiettivo della visita è stato quello di approfondire l’approccio italiano nei settori della sicurezza, difesa e della protezione civile alla luce dei processi di riforma in corso in Bosnia–Erzegovina. La delegazione era guidata dal Vicepresidente della Commissione, Slobodan Saraba (SDS, serbo) e composta dall’on. Hazim Rancic (SDA, bosniacco) e Vinko Zoric (HDZ, croato).

Il 17 giugno 2009 il Presidente della Commissione Affari Esteri, onorevole Stefani, ha incontrato il Vice Ministro degli Affari Esteri di Bosnia ed Erzegovina Ana Trisic-Babic.

Nel corso dell’incontro sono state in generale richiamate le difficoltà connesse all’ingresso dei Balcani, e nella fattispecie della Bosnia Erzegovina, nell’UE (in Bosnia l'83 % della popolazione è favorevole all'ingresso nell'Unione Europea); da parte del Vice Ministro è stata inoltre richiamata la  questione dei visti e quella relativa al ruolo dell’Alto Rappresentante Internazionale, che a suo avviso costituisce un ostacolo e sul cui futuro auspica una riflessione con le autorità europee.

Il 18 marzo 2009 il Presidente della Commissione Affari esteri, on. Stefano Stefani, ha ricevuto l'Ambasciatore di Bosnia-Erzegovina, Branko Kesic. I due interlocutori si sono soffermati sulla articolata organizzazione istituzionale del paese e sull’attualità politica con le connesse problematiche etniche. Hanno inoltre affrontato le prospettive di integrazione europea del paese ed i rapporti bilaterali.

Il 5 febbraio 2009 una delegazione della Commissione difesa della Camera si è recata in missione a Sarajevo per una visita al contingente italiano impegnato nell’operazione “ALTHEA”.

Si segnala che il 4 giugno 2008 presso la Commissione esteri sono stati resi noti i risultati della missione a Bruxelles (26-27 maggio 2008) in occasione della Riunione interparlamentare sui Balcani occidentali a cui hanno partecipato l’on. Fiamma Nirenstein (PdL) e l’on. Mario Barbi (PD); al centro dei lavori della Riunione si è collocato il nodo kosovaro.

 

Cooperazione multilaterale

La Bosnia-Erzegovina invia delegazioni alle Assemblee parlamentari del Consiglio d’Europa (di cui è diventata membro effettivo il 24 aprile 2002), dell’OSCE, dell’INCE. E’ inoltre membro associato dell’Assemblea Parlamentare della NATO.

Il 24 settembre 2009 il Presidente della Delegazione italiana presso l’OSCE, on. Riccardo Migliori, ha incontrato l'Ambasciatore della Bosnia-Erzegovina in Italia, S.E. Branko Kesic.

Si segnala che dal 19 al 21 ottobre 2008 si è svolta una visita alla Missione OSCE in Bosnia-Erzegovina. Vi hanno partecipato gli onn. Riccardo Migliori (PDL) e la sen. Laura Allegrini (PDL).

Il Parlamento bosniaco partecipa inoltre all’Iniziativa Adriatico-Ionica - IAI (Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Italia, Montenegro, Serbia e Slovenia), di cui l’Italia ha assunto la presidenza dal giugno 2009.

Il 4 maggio 2009 ha avuto luogo ad Atene, presso il Parlamento greco, la VII riunione dei Presidenti dei Parlamenti che partecipano all’Iniziativa Adriatico-Ionica. Alla riunione - aperta da Dimitrios Sioufas, allora Presidente del Parlamento Greco, che ha esercitato la Presidenza di turno della IAI - ha partecipato il Vice Presidente della Camera dei Deputati, Antonio Leone. La Bosnia è stata rappresentata da Milorad Zivcovic, Primo Vice Presidente della Camera dei Rappresentanti.

La riunione è stata dedicata a: sfide ambientali e energia, sviluppo regionale, sviluppo del turismo nella regione.

La Bosnia partecipa alla COSAP, la Conferenza delle Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione. 

Si ricorda che le Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione (Croatia, Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia e Montenegro) riunitesi a Sarajevo il 16-18 giugno 2005 hanno deciso di riunirsi periodicamente, dando vita ad una Conferenza (la COSAP appunto), con lo scopo di promuovere le riforme interne necessarie per favorire l’adesione all’Unione europea.

Sinora si sono svolte quattro riunioni COSAP: la prima a Sarajevo (16-18 giugno 2005); la seconda a Zagabria (5-6 Marzo 2006), la terza a Skopje (13-14 Dicembre 2006) e la quarta a Cetinje (27 marzo 2009). A quest’ultima riunione, svoltasi congiuntamente all’8° Riunione del Forum parlamentare di Cetinje, è stata per la prima volta invitata a partecipare anche la Camera, che è stata rappresentata dall’on. Alessandro Maran. Al termine della riunione è stata adottata una dichiarazione congiunta (sulla quale si veda l’apposita scheda).

La V riunione della COSAP avrà luogo a Belgrado il 23 e 24 novembre 2009. La Camera è stata invitata a partecipare e sarà rappresentata dall’on. Alessandro Maran.

 

Attività legislativa

 

Legge 3 agosto 2009, n. 108

"Proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali", pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 181 del 6 agosto 2009.

Al comma 5 dell’art. 2 si autorizza, a decorrere dal 1º luglio 2009 e fino al 31 ottobre 2009, la spesa di euro 11.030.043 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina, denominata ALTHEA. La missione ha l’obiettivo di contribuire al mantenimento delle condizioni di sicurezza per l’attuazione dell’accordo di pace di Dayton, aprendo la strada all’integrazione nell’Unione europea. Nel suo ambito opera la missione Integrated Police Unit (IPU), con il compito di sviluppare capacità nei settori dell’ordine e della sicurezza pubblica, nonché di supportare i compiti civili connessi con gli accordi di pace.

Al comma 20 dello stesso articolo si autorizza, a decorrere dal 1º luglio 2009 e fino al 31 ottobre 2009, la spesa di euro 492.409 per la proroga della partecipazione di personale dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM).

Decreto-legge 29 settembre 2008, n. 150, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali per l'anno 2008. Tale decreto è successivamente decaduto. I contenuti di tale provvedimento sono confluiti nel Decreto Legge n. 147 del 22 Settembre 2008, convertito dalla Legge 20 novembre 2008 n. 183. In questi testi veniva autorizzata, fino al 31 dicembre 2008, la spesa di euro 9.668.523 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell’Unione europea in Bosnia-Erzegovina denominata ALTHEA.

 

Decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 209, recante proroga della partecipazione italiana a missioni internazionali, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 2009, n. 12.

L’art. 1 del predetto provvedimento dispone che, al fine di sopperire a esigenze di prima necessità della popolazione locale, compreso il ripristino dei servizi essenziali, è autorizzata, a decorrere dal 1° gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa complessiva di euro 10.273.400 per interventi urgenti o acquisti e lavori da eseguire in economia, anche in deroga alle disposizioni di contabilità generale dello Stato, disposti nei casi di necessità e urgenza dai comandanti dei contingenti militari che partecipano alle missioni internazionali per la pace di cui al presente decreto, entro il limite di euro 1.770.000 in Libano, euro 7.103.400 in Afghanistan, euro 1.400.000 nei Balcani.

Il comma 1 dell’articolo 2 autorizza, a decorrere dal 1° gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa di euro 2.500.000 per la partecipazione italiana ai Fondi fiduciari della NATO destinati all'assistenza alle autorità locali per la riforma del settore sicurezza in Kosovo e al reinserimento nella vita civile dei militari in esubero in Bosnia-Erzegovina.

Il comma 5 dell’articolo 3 autorizza, a decorrere dal 1° gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa di euro 17.918.470 per la proroga della partecipazione di personale militare alla missione dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina, denominata ALTHEA, nel cui ambito opera la missione denominata Integrated Police Unit (IPU), di cui all'articolo 3, comma 5, del decreto-legge n. 8 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 45 del 2008 e all'articolo 2-bis, comma 2, del decreto-legge n. 147 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 183 del 2008.

Il comma 24 del medesimo articolo 3 autorizza, a decorrere dal 1° gennaio 2009 e fino al 30 giugno 2009, la spesa di euro 703.856 per la proroga della partecipazione di personale dell'Arma dei carabinieri e della Polizia di Stato alla missione in Bosnia-Erzegovina, denominata European Union Police Mission (EUPM), di cui all'articolo 3, comma 19, del decreto-legge n. 8 del 2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 45 del 2008.

 

Si segnala la Legge n. 98/09 del 10 luglio 2009, Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla Forza multinazionale di pace per l'Europa Sud-orientale, con cinque annessi, firmato a Skopje il 26 settembre 1998, del Protocollo aggiuntivo firmato ad Atene il 12 gennaio 1999, del secondo Protocollo aggiuntivo, con annessi, firmato a Bucarest il 30 novembre 1999, del terzo Protocollo aggiuntivo firmato ad Atene il 21 giugno 2000, del quarto Protocollo aggiuntivo, con allegati, firmato a Roma l'11 dicembre 2002.

 

ATTI DI INDIRIZZO E CONTROLLO

Il 21 luglio 2009 la Commissione Affari Esteri ha approvato all’unanimità la risoluzione Stefani e altri 7-00194 riformulata con il numero 8-00049 sull'integrazione europea dei Balcani occidentali, nella quale si impegna il Governo, tra l’altro, a:

-           promuovere il completamento del processo di liberalizzazione dei visti per i cittadini dell'Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Serbia e Montenegro, e ad incoraggiare Albania e Bosnia a proseguire nell'attuazione delle misure richieste nelle rispettive Road Map;

-           a proseguire celermente il percorso di ratifica degli Accordi di Stabilizzazione ed Associazione con il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina.

 

 

 

Cooperazione amministrativa

Il Progetto "Azione Balcani occidentali"

Il Parlamento della Bosnia–Erzegovina ha fatto parte del gruppo di Parlamenti di alcuni paesi balcanici, che sono stati oggetto del progetto formativo Azione Balcani occidentali”. Si è trattato di un programma multilaterale di cooperazione avviato nel gennaio 2008 e promosso dall’IPALMO, in collaborazione con la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Roma “La Sapienza”, finalizzato alla formazione della rappresentanza parlamentare e della dirigenza amministrativa delle Assemblee di Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Montenegro e Serbia. L’Amministrazione della Camera ha aderito a tale progetto sviluppando propri moduli formativi.

Da marzo a giugno 2008 si è svolta la fase didattica del progetto, articolata in cinque seminari tenutisi presso i cinque Parlamenti, che ha coinvolto funzionari della Camera, nonché giuristi e politologi italiani e dei Paesi partecipanti. In particolare, i funzionari dell’Amministrazione della Camera, avvalendosi di propri contatti diretti con le Amministrazioni parlamentari dei Paesi balcanici, hanno svolto seminari in Albania (31 marzo - 4 aprile), Bosnia-Erzegovina (5 - 9 maggio; 12- 16 maggio), Macedonia (19-23 maggio), Montenegro (31 marzo-4 aprile) e Serbia (9-14 giugno). I seminari di formazione si sono incentrati sull’analisi – sviluppata da docenti universitari e da funzionari della Camera – delle funzioni principali e dei processi decisionali dei Parlamenti, con particolare riferimento all’esperienza italiana.

Il progetto si è concluso nella settimana dal 21 al 25 luglio 2008, con un seminario di formazione che ha coinvolto le cinque delegazioni delle Assemblee impegnate nel progetto, composte da deputati e funzionari dei rispettivi Parlamenti, i docenti universitari coinvolti nell’iniziativa, funzionari della Camera e numerosi deputati italiani.

Si segnala che l’on. Velimir Jukic, è intervenuto, in rappresentanza della Camera dei rappresentanti bosniaca, il 25 luglio 2008 alla Tavola rotonda che ha concluso il progetto.

La tavola rotonda, coordinata dal Presidente della Camera, Fini, ha avuto come titolo: “I Parlamenti nei processi di stabilizzazione ed integrazione europea e mediterranea”, ed ha visto la presenza  del Presidente del Parlamento albanese, Jozefina Topalli, del Presidente del Parlamento montenegrino, Ranko Krivokapic, del Presidente dell’Assemblea nazionale serba, Slavica Djukic Dejanovic e dell’on. Liljana Popovska, in rappresentanza dell’Assemblea macedone.

Si ricorda infine che nella XIV legislatura ha avuto luogo uno stage di formazione effettuato, dal 20 al 25 giugno 2005, da una delegazione di funzionari della Camera dei Rappresentanti bosniaca incentrato sul sistema delle Commissioni parlamentari ed il ruolo dei Gruppi parlamentari.

 

UIP

La Sezione di amiciziaItalia-Europa Sud Orientale (Albania, Bosnia-Erzegovina, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Serbia e Montenegro, Croazia e Slovenia, Bielorussia e Cipro) presieduta dall’on. Claudio D’Amico, è in via di ricostituzione.

Nella precedente legislatura, la sezione è stata presieduta dall’on. D’Ippolito Ida (FI). Ne hanno fatto parte gli onn. Osvaldo NAPOLI (FI), Elettra D’EIANA (Rif. Com. Sin.Europea), Antonio RAZZI (Italia dei Valori) ed Emerenzio BARBIERI (UDC).

 

 

 

 

 


Croazia
(a cura del Servizio Rapporti internazionali)

 


 

CROAZIA[42]

 

 

Map of Croatia

 

 

DATI GENERALI

Superficie

56.594 kmq 

Capitale

Zagabria

Abitanti

4.489.409

Tasso crescita popolazione

0,052%

Aspettativa di vita

75, 35 anni

Composizione etnica

Croati 89.6%, Serbi 4.5%, altri 5.9% (inclusi Bosniaci, Ungheresi, Sloveni, Cechi, e Rom) (censimento del  2001)

Religioni praticate

Cattolica 87,8%, Ortodossa 4,4%, Mussulmana 1,3% (censimento del  2001)

Lingue

Croato

 

 

 

 

 

 

 

CARICHE DELLO STATO

Presidente della Repubblica

STJEPAN MESIĆ (HNS Partito Popolare Croato)in carica dal febbraio 2000 e rieletto il 16 gennaio 2005

Presidente del Parlamento

LUKA BEBIĆ (HDZ Unione Democratica Croata) dall’11 gennaio 2008

Primo Ministro

JADRANKA KOSOR (HDZ Unione Democratica Croata) dal luglio 2009

Ministro degli Affari esteri

GORDAN JANDROKOVIĆ (HDZ Unione Democratica Croata) in carica dal 12 gennaio 2008;  riconfermato nel luglio 2009

 

 

Scadenze elettorali

 

Parlamento: 2011

 

Presidente della Repubblica: febbraio 2010(il Presidente in carica Mesic non potrà ricandidarsi avendo già ricoperto due mandati consecutivi). 

 

 

QUADRO POLITICO

 

La Croazia presenta dal 2003 una sostanziale stabilità politica. Alle elezioni politiche del novembre 2007 è stata confermata, seppur in modo ridotto, la maggioranza al Partito HDZ (Unione Democratica Croata) (33 % dei voti  e 66 seggi), il cui leader carismatico Ivo Sanader – Primo Ministro fino alle improvvise dimissioni il 1 luglio 2009 – è stato il protagonista della riforma interna del partito, che lo ha portato da una impostazione ultra-nazionalista (dell’era di Tudjman) ad una più moderna, europeista e moderata. Tale linea è stata confermata dal nuovo Primo Ministro, Jadranka Kosor - già Vice di Sanader nelle precedente compagine governativa (e sua “fedelissima” tanto da subentrargli anche nella carica di Presidente del Partito) - in occasione del voto di fiducia in Parlamento (6 luglio 2009).

La maggioranza comprende, oltre all'Unione Democratica Croata (HDZ), il Partito dei Contadini (HSS) e i Social-Liberali (HSLS), il Partito dei Pensionati (HSU) e i rappresentanti delle minoranze, fra cui il deputato della minoranza italiana, On. Furio Radin. Il Governo può contare su 83 voti favorevoli, a fronte dei 77 necessari per avere la maggioranza.

Il programma governativo punta all’ammodernamento del Paese sul piano economico e sociale, con una particolare attenzione alla riforma del sistema giudiziario in linea con l’obiettivo prioritario costituito dall’ingresso nell’Unione Europea.

Nell’ottobre 2008 l’attenzione pubblica si è focalizzata sulla lotta alla criminalità organizzata, tornata alla ribalta a seguito di eclatanti episodi criminali tra cui l’assassinio di Ivo Pukanic, direttore del settimanale nazionale “Nacional”. Al fine di lanciare un messaggio forte, il Governo aveva rimosso i Ministri dell’Interno e della Giustizia e del Capo della Polizia. L’azione del Governo si focalizza sull’approvazione di un pacchetto di misure anti-mafia tra cui spiccano la riforma della legge della polizia e del sistema giudiziario, obiettivo prioritario anche per l’accelerazione dei negoziati di adesione UE.

Le elezioni amministrative del maggio 2009 hanno confermato il quadro di sostanziale equilibrio tra HDZ e Partito socialdemocratico con la conferma del primo alla guida delle Regioni (14 regioni su 21) e del secondo nelle principali città (Zagabria, Fiume). Al ballottaggio alle elezioni amministrative, grazie al sostegno delle Comunità degli italiani, il Presidente uscente dell’Istria Ivan Jakovcic, ha ottenuto il suo quarto mandato.

 

Composizione del Parlamento (Sabor) elezioni del 25 novembre 2007

 

PARTITI

 

SEGGI

Unione Democratica Croata (HDZ)

66

Partito Social Democratico (SDP)

56

Partito dei Contadini (HSS) – Partito Social Liberale (HSLS)

8

Partito Popolare Croato (HNS)

7

Alleanza Democratico Cristiana di Slavonia e Baranja (HDSSB)

3

Assemblea Democratica Istriana (IDS)

3

Partito Croato della Destra (HSP)      

1

Partito Croato dei Pensionati (HSU) 

1

Rappresentanti minoranze etniche

8

TOTALE

153

Gli 8 membri eletti in rappresentanza delle minoranze etniche sono: Minoranza ceca e slovacca: Sig.ra  Zdenka Cuhnil (independente); Minoranza serba (3 seggi): (1) Ratko Gajica (Independent Democratic Serbian Party, SDSS), (2) Milorad Pupovac (SDSS), (3) Vojislav Stanimirovic (SDSS). Minoranza austriaca, bulgara, tedesca, polacca, rom, rumena, ruteniana, russa, turca, ucraina, valacca, ebrea: Nazif Memedi (independente). Minoranza italiana: Furio Radin (independente). Minoranza ungherese: Denes Soja (independente). Minoranza Albanese, bosniaca, montenegrina, macedone, slovena: Semso Tankovic (Party of Democratic Action of Croatia, SDAH).

 

 

QUADRO ISTITUZIONALE

 

Forma di governo

Repubblica parlamentare. La Costituzione croata è entrata in vigore nel dicembre del 1990 ed è stata profondamente modificata il 10 novembre 2000.

La revisione della Costituzione ha inteso trasformare il sistema croato da semipresidenziale a tendenzialmente parlamentare, operando una cesura con il precedente assetto giudicato troppo sbilanciato soprattutto in merito ai poteri del Presidente della Repubblica. Le principali modifiche apportate sono le seguenti:

·         il Presidente della Repubblica può sciogliere la Camera dei Rappresentanti con decreto controfirmato dal Primo Ministro, su proposta del governo e sentiti i rappresentanti dei gruppi politici,  a seguito di voto di sfiducia o alla mancata approvazione della legge di bilancio;

·         per alcuni atti di particolare rilevanza, come la nomina degli Ambasciatori e dei vertici dei servizi segreti, il decreto presidenziale deve essere preventivamente concordato con il Primo Ministro e da lui controfirmato;

·         è stato introdotto lo strumento del referendum popolare, proposto su iniziativa di almeno un decimo dell’elettorato attivo;

 

Presidente della Repubblica

Il Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica. È eletto a suffragio universale, con un mandato della durata di cinque anni, rinnovabile una sola volta. Nomina e revoca il Primo Ministro e, su proposta di quest'ultimo, i vicepremier e i ministri; concede la grazia; è comandante delle forze armate; può convocare le sedute del Governo e mettere all'ordine del giorno le questioni che egli ritiene debbano essere deliberate. È responsabile per la violazione della Costituzione, commessa nell'esercizio delle sue funzioni; per tale reato è messo in stato di accusa dal Sabor ed è giudicato dalla Corte costituzionale.

 

Parlamento

Il Parlamento (Sabor) è a struttura monocamerale.

Con legge costituzionale del marzo 2001 è stata abolita la Camera delle Regioni (la Camera alta) 103 voti favorevoli e 35 contrari. Il quorum previsto dal dettato costituzionale era di 101 voti. La modifica costituzionale era stata promossa dal Governo ed è stata appoggiata sia dalla maggioranza sia da diversi esponenti dell'opposizione moderata, mentre i rappresentanti dell'HDZ hanno fortemente avversato l'abolizione della Camera alta. Tra i motivi che hanno indotto l'Esecutivo a procedere alla revisione della struttura parlamentare vi è stata la considerazione che un Parlamento bicamerale, per un paese che conta poco più di 4 milioni di abitanti, era eccessivamente oneroso.

Il Sabor è composto da un minimo di 100 a un massimo di 160 membri, eletti a suffragio universale diretto, con sistema proporzionale e soglia di sbarramento del 5%, per un periodo di quattro anni. Attualmente i membri del Sabor sono 153: 140 eletti in 10 circoscrizioni nazionali, 8 eletti in rappresenta delle minoranze etniche in un unico collegio nazionale, gli altri sono eletti dai croati residenti all’estero. Le donne elette al Sabor  sono 32 ovvero il 20,92%.

L'iniziativa legislativa spetta ad ogni membro dal Sabor e al Governo. I disegni di legge vengono esaminati e approvati a maggioranza dei voti dal Parlamento.

 

Governo

Il Governo è formato dal Primo Ministro e dai Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Primo Ministro e, su sua proposta, i Ministri. Il Governo si presenta davanti al Sabor per ottenere il voto di fiducia, a maggioranza dei membri. Il governo può essere sfiduciato con mozione votata dalla maggioranza dei componenti del Parlamento.

 


RAPPORTI PARLAMENTARI CON LA CROAZIA

 

 

Ambasciatore d’Italia in Croazia:S.E Alessandro PIGNATTI MORANO DI CUSTOZA

Ambasciatore di Croazia in Italia: S.E. Tomislav VIDOŜEVIC

 

 

XVI LEGISLATURA

 

DEPUTATI ELETTI ALL’ESTERO

Nella XVI legislatura, il deputato Aldo Di Biagio (PdL), residente a Zagabria, è stato eletto per la Circoscrizione Estero-Europa.

Nel febbraio 2009 l’on. Aldo Di Biagio (Pdl) ha scritto al Presidente Fini per informarlo della costituzione dell’Associazione di amicizia parlamentare Italia-Croazia, la cui riunione costitutiva si è tenuta il 12 febbraio 2009. Si tratta di un’associazione spontanea ed informale che conta deputati e senatori appartenenti alle varie forze politiche.

 

INCONTRI BILATERALI

Il 19 ottobre 2009 il Presidente della Camera Fini ha incontrato il Presidente del Parlamento croato, Luka Bébic. Della delegazione facevano parte anche l’on. Željka Antunović, Vice Presidente del Parlamento croato, l’on. Furio Radin, deputato al Parlamento Croato per la minoranza italiana e l’on. Vesna Buterin, Deputato al Parlamento Croatob (HDZ Unione Democratica Croata).

Nel corso del colloquio il Presidente Bébic ha sottolineato l’appoggio italiano per l’adesione della Croazia alla NATO e il supporto continuo per l’adesione all’UE. Ha quindi evidenziato l’impegno del Parlamento croato in vista del futuro ingresso nella UE che ha approvato negli ultimi mesi, ai fini dell’adeguamento normativo, 180 leggi; ha altresì osservato come la Croazia sostenga parimenti l’ingresso nella UE di tutti i paesi dei Balcani. Ha quindi fatto riferimento al ruolo delle minoranze nel paese. L’on. Radin da parte sua ha richiamato la necessità di attribuire risorse aggiuntive per le minoranze italiane all’estero. Il Presidente Fini ha fatto quindi riferimento alla questione della restituzione dei beni agli esuli e degli indennizzi in merito alla quale il Presidente Bebic ha annunciato la presentazione di una legge in conformità alla normativa europea per equiparare i diritti dei cittadini i cui beni sono stati espropriati. Anche il ruolo del mar Adriatico e la comunità croata in Molise sono stati trattati nel colloquio.

COOPERAZIONE MULTILATERALE

La Croazia invia delegazioni alle Assemblee parlamentari del Consiglio d'Europa, della NATO (il 1° aprile 2009 la Croazia è entrata ufficialmente a far parte dell'Alleanza atlantica), della UEO (in qualità di membro associato), dell'OSCE e dell'INCE.

Si segnala che dal  20 al 22 settembre 2009 si è riunita a Zagabria presso il Parlamento croato la Commissione Generale Affari economici dell’INCE a cui ha partecipato l’on. Maurizio Fugatti (LNP) componente della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea Parlamentare dell’INCE.

Il 14 ottobre 2008 e il 28 aprile 2009 il Presidente della Delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare dell’OSCE, on. Riccardo Migliori, ha incontrato l'Ambasciatore della Repubblica di Croazia, S.E. Tomislav Vidosevic.

Il Parlamento croato aderisce inoltre alla dimensione parlamentare dell’Iniziativa Adriatico-Ionica (Italia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro, Serbia, Slovenia), la cui presidenza dal 1° giugno 2009 fino al maggio 2010 è esercitata dall’Italia.

All’ultima riunione dei Presidenti dei Parlamenti che fanno parte dell’iniziativa, svoltasi ad Atene nel maggio 2009, per la Croazia ha partecipato il Presidente Bebic, mentre la Camera dei deputati è stata rappresentata dal Vice Presidente Antonio Leone.

La Croazia partecipa alla COSAP, la Conferenza delle Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione. 

Si ricorda che le Commissioni parlamentari per l’integrazione europea degli Stati che partecipano al Processo di Stabilizzazione e Associazione (Croatia, Bosnia Erzegovina, Albania, Serbia e Montenegro) riunitesi a Sarajevo il 16-18 giugno 2005 hanno deciso di riunirsi periodicamente, dando vita ad una Conferenza (la COSAP appunto), con lo scopo di promuovere le riforme interne necessarie per favorire l’adesione all’Unione europea.

Sinora si sono svolte quattro riunioni COSAP: la prima a Sarajevo (16-18 giugno 2005); la seconda a Zagabria (5-6 Marzo 2006), la terza a Skopje (13-14 Dicembre 2006) e la quarta a Cetinje (27 marzo 2009). A quest’ultima riunione, svoltasi congiuntamente all’8° Riunione del Forum parlamentare di Cetinje, è stata per la prima volta invitata a partecipare anche la Camera, che è stata rappresentata dall’on. Alessandro Maran. Al termine della riunione è stata adottata una dichiarazione congiunta (sulla quale si veda l’apposita scheda).

La V riunione della COSAP avrà luogo a Belgrado il 23 e 24 novembre 2009. La Camera è stata invitata a partecipare e sarà rappresentata dall’on. Alessandro Maran.

Il Governo croato ha altresì aderito al progetto dell'Unione per il Mediterraneo e pertanto è prevista la futura adesione del Parlamento croato all’Assemblea Parlamentare Euromediterranea (APEM).

Il Parlamento croato invia invece una propria delegazione alla PAM Parliamentary Assembly of the Mediterranean costituita in ambito UIP. La Presidente della delegazione è l’on. Šuica, Dubravka

 

UIP

La Sezione di amicizia Italia-Europa Sud Orientale (Albania, Bosnia-Erzegovina, Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia, Serbia e Montenegro, Croazia e Slovenia, Bielorussia e Cipro) presieduta dall’on. Claudio D’Amico (LNP), è in via di ricostituzione.

 

ATTIVITÀ LEGISLATIVA

Legge 29 maggio 2009, n. 75, "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di Croazia per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le evasioni fiscali, con Protocollo aggiuntivo, fatto a Roma il 29 ottobre 1999 e Scambio di Note correttivo effettuato a Zagabria il 28 febbraio 2003, il 7 marzo 2003 ed il 10 marzo 2003".

 

Legge 30 dicembre 2008, n. 220, "Ratifica ed esecuzione del Protocollo di adesione al Trattato del Nord Atlantico della Repubblica di Croazia, e del Protocollo di adesione al Trattato del Nord Atlantico della Repubblica di Albania, firmati a Bruxelles il 9 luglio 2008".

Atti di sindacato ispettivo

 

L’8 luglio 2009 è stata presentata al Senato la mozione 1-00151, primo firmatario il sen. Maurizio Gasparri (Pdl), nella quale si impegna il governo, tra l’altro, a salvaguardare i diritti degli italiani che hanno abbandonato i territori assegnati alla ex Jugoslavia, a tutelare la comunità nazionale italiana residente nella Repubblica di Croazia, a verificare tutte le possibilità di restituzione dei beni espropriati agli esuli italiani dai territori della Croazia; la mozione è stata discussa e approvata dal Senato il 14 luglio 2009.

Nel suo intervento il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Carlo Giovanardi ha ricordato che nell’ambito del negoziato di adesione della Croazia all’UE, l'Italia sostiene pienamente i diritti delle minoranze (fra i quali quelli della comunità nazionale italiana), contemplati al capitolo 23 (Diritti fondamentali e giuridici). Ribadendo il sostegno dell'Italia al cammino d'integrazione europea di Zagabria ha osservato che il governo italiano segue con attenzione le problematiche e le attese sia della minoranza italiana in Croazia e Slovenia, sia degli esuli della ex Jugoslavia ricordando che si è riunito nuovamente il tavolo Governo-esuli (con due sedute, una il 5 febbraio e una l'11 giugno 2009 sotto la presidenza del sottosegretario Letta), che sta affrontando tutte le questioni di rilievo riguardanti gli esuli. Ha ricordato quindi che si sono tenute nel 2009 due riunioni del tavolo tecnico sulle tematiche di competenza del Ministero degli affari esteri, inclusa quella, ancora aperta, della restituzione dei beni appartenenti a cittadini italiani a suo tempo nazionalizzati dalla ex Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia. Ha tra l’altro segnalato che è stato avviato l'iter procedurale per l'ulteriore proroga e rifinanziamento - per il triennio 2010-2012 - della legge n. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007) a favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia e degli esuli dalla ex Jugoslavia, che scade il 31 dicembre.

Inoltre, ha ricordato che, in occasione della prima riunione del Comitato di coordinamento dei ministri Italia-Croazia del 1° luglio 2009, il ministro degli esteri Frattini ha sottolineato il ruolo della minoranza italiana autoctona in Croazia, come quella speculare croata in Molise. In tale contesto, egli ha manifestato l'attesa che la piena tutela della nostra minoranza sia sempre garantita, in coerenza con l'accordo italo-croato del 1996 sulla protezione delle minoranze, e che, in particolare, l'attuazione del bilinguismo, prevista dagli accordi bilaterali, sia progressivamente estesa. Il Ministro degli esteri ha, fra le altre cose, richiamato al collega croato la questione dei beni degli esuli, evidenziando l'opportunità, prima dell'entrata della Croazia in Europa, di trovare soluzioni che vadano incontro alle attese degli esuli in un genuino spirito europeo e nel contesto delle eccellenti relazioni tra i due Paesi. In questo quadro rimangono aperte questioni particolarmente impegnative, come il cosiddetto doppio voto per la minoranza italiana, l'estensione nei comuni bilingue dell'uso dell'italiano anche nei tribunali e nelle altre istituzioni pubbliche, l'aumento dei finanziamenti alle istituzioni della minoranza italiana (con particolare riferimento all'EDIT), la piena applicazione della legge sull'istruzione nella lingua delle minoranze, la continuazione dell'esenzione doganale e dell'IVA.

Sul medesimo tema l’interrogazione a risposta scritta 4-02020 presentata dall’on. Ettore Rosato il 15 gennaio 2009, nella quale si propone tra l’altro di promuovere l'istituzione di una commissione di studio sulla  restituzione dei beni agli esuli, cui il governo ha risposto il 21 luglio  2009.

Nel testo della risposta il sottosegretario Mantica evidenzia che nell’ambito del Tavolo Governo-esuli sono stati esaminati tutti gli aspetti di rilievo: indennizzi, anagrafe e cittadinanza, case popolari, previdenza sociale, tutela del patrimonio culturale, nonché restituzione degli immobili e preservazione delle sepolture italiane al fine di individuare soluzioni che possano tener conto delle richieste degli esuli.

Il 2 luglio 2008 è stata presentata alla Camera un’interrogazione a risposta scritta (4-00526), a firma degli On.li Rosato (PD), Maran (PD), relativa al progetto di asilo italiano a Zara e agli ostacoli posti in essere dal Governo croato. Il Sottosegretario per gli Affari esteri Alfredo Mantica ha fornito la risposta del Governo nella seduta n. 81 del 7 novembre 2008, secondo la quale nonostante i ripetuti interventi istituzionali e informali da parte della nostra Ambasciata e l'interessamento assiduo del deputato della minoranza on. Fulvio Radin presso le Autorità croate, la questione rimane irrisolta.

L’8 luglio 2008 è stata presentata dal sen. Filippo Berselli l’interrogazione a risposta orale 3-00122 nella quale si evidenzia che la Croazia è tornata a rivendicare, al di fuori del diritto internazionale, la pretesa di avere una vasta area marina sotto la propria sovranità nello specchio di mare (internazionale) antistante le sue coste, imponendo un’area protetta; nel testo si chiede se non si ritenga necessario ed urgente giungere ad una intesa col Governo croato affinché venga ripristinato lo stato di diritto internazionale ed i pescatori italiani possano svolgere senza timore il loro lavoro in acque internazionali.

A tale atto ha risposto il Sottosegretario Craxi il 24 luglio 2008 che ha fatto  presente come, anche a seguito delle citate sollecitazioni, il Parlamento croato abbia deciso nel marzo 2008 di sospendere l’applicazione ai pescherecci comunitari della zona ecologica. Tale determinazione è frutto di un accordo con la Commissione europea da inquadrare nell’ambito del processo di adesione all’Unione europea della Croazia.

Si segnala infine l’interrogazione a risposta scritta 4-02438 presentata dall’on. Carlo Monai il 9 marzo 2009, sul futuro del Segretariato permanente del Corridoio V, la cui attività fa capo al Segretariato dell'InCE di Trieste, alla luce del mancato rifinanziamento. Ad esso il governo  ha risposto l’11 giugno 2009 attestando la mancanza di fondi. 

COOPERAZIONE AMMINISTRATIVA

Il 7-8 maggio 2001 cinque funzionari del Sabor hanno preso parte ad uno stage presso la Camera dei deputati con l’obiettivo di approfondire temi connessi al settore dell’istruttoria legislativa, della documentazione parlamentare e dell’informatizzazione.


Montenegro
(a cura del Servizio Rapporti internazionali)

 


MONTENEGRO[43]

Map of Montenegro

 

 


Dati generali 2009 [44]

Superficie

14.026 kmq

Capitale

Podgorica

Abitanti

672.180

Tasso di crescita popolazione

-0,8 %

Composizione etnica (2003)

Montenegrini 43%, Serbi 32%, Bosniaci 8%, Albanesi 5%, altri (Musulmani, Croati, Rom) 12%

Religioni praticate

ortodossa (74,2%), musulmana (17,7%), cattolica (3,5%)

Lingue

Montenegrino (ufficiale), serbo, bosniaco, albanese, croato

 

 

PRINCIPALI CARICHE DELLO STATO

Presidente della Repubblica

Filip VUJANOVIC
(dall’11 maggio 2003 e riconfermato il 6 aprile 2008)

Primo Ministro

Milo DJUKANOVIC
(dal 29 febbraio 2008 e nuovamente incaricato il 7 maggio 2009, Partito Democratico dei Socialisti)

Presidente del Parlamento

Ranko KRIVOKAPIC (Partito Socialdemocratico, SPD, eletto per la terza volta alla Presidenza del Parlamento)

Vice Primo Ministro per l’integrazione europea

Gordana DJUROVIC

Ministro degli Affari esteri

Milan ROCEN

 

 

SCADENZE ELETTORALI

Elezioni politiche

29 marzo 2009

(elezioni politiche anticipate)

Elezioni presidenziali

2013

 

QUADRO POLITICO

 

 

Governo

A seguito del risultato elettorale il 7 maggio 2009, il Presidente del Montenegro, Filip Vujanovic, ha conferito il mandato per la formazione del nuovo Governo a Milo Djukanovic, Premier uscente.

Nell’ambito del nuovo governo è stato istituito il Ministero per l’Integrazione europea guidato da Gordana Djurović ad ulteriore conferma della volontà di Podgorica a proseguire senza indugi sul percorso d’adesione all’UE. Sul fronte interno, l’attenzione del Governo si concentra sulla difficile congiuntura economica che Djukanovic conta di affrontare con un energico programma di promozione degli investimenti esteri e la diversificazione dell’economia, puntando sui settori dove il Paese dispone di notevoli potenzialità quali il turismo, la produzione idroelettrica e l’agricoltura.

 

Composizione del Parlamento

Le elezioni politiche anticipate del 29 marzo 2009 hanno rafforzato la posizione maggioritaria del Primo Ministro Djukanovic. La coalizione “Montenegro europeo” (formata dal Partito Democratico dei Socialisti di Djukanovic e dal Partito Socialdemocratico) ha infatti ottenuto 48 seggi (7 seggi in più rispetto alla precedente legislatura) su un totale di 81.

Il voto ha confermato altresì la frammentazione che caratterizza l’opposizione in Montenegro, con il solo il partito SNP, filo-serbo moderato ed europeista, che ha visto crescere i propri consensi ed attestarsi come primo partito di opposizione con 16 seggi (5 seggi in più).

La partecipazione al voto è stata del 66% circa[45].

 

Partito

seggi

Coalizione per un Montenegro europeo (Partito Social Democratico, SPD e Partito Democratico dei Socialisti, DPS)

48

Partito socialista del popolo (SNP)

16

Nuova democrazia serba (NOVA)

8

Movimento per il cambiamento

5

Unione democratica albanese

1

Coalizione della lega democratica degli albanesi e alternativa albanese

1

Coalizione albanese - Prospettiva

1

Nuova Forza democratica (FORCA)

1

Totale

81

 

Donne 6,7%

 

 

QUADRO ISTITUZIONALE

 

Sistema politico

 

Il Montenegro è una Repubblica parlamentare. La Costituzione in vigore è stata adottata nell’ottobre 2007. Il Parlamento Costituzionale, nella sessione del 19 ottobre 2007, ha adottato la nuova Costituzione, che recepisce molti dei suggerimenti forniti dalla Commissione di Venezia (organo del Consiglio d’Europa), per allinearla agli standard europei ed internazionali.

 

Si ricorda che fino al 2 giugno2006 la Repubblica del Montenegro è stata unita alla Repubblica di Serbia con il nome di Unione di Serbia e Montenegro.  Dal 3 giugno2006 il Montenegro è uno Stato indipendente, proclamato a seguito del referendum sull'indipendenza del 21 maggio2006.

 

Parlamento

Il potere legislativo è esercitato da un Parlamento monocamerale (Skupstina), che si compone di 81 membri che durano in carica 4 anni, eletti con sistema proporzionale in due diverse circoscrizioni: una elegge 76 seggi, mentre l’altra ne elegge cinque, che sono riservati alla minoranza albanese. I partiti presentano un’unica lista di candidati, che è valida in entrambe le circoscrizioni. È previsto uno sbarramento del 3% in ogni singola circoscrizione per ottenere un seggio, ma se una lista non lo supera in una circoscrizione i voti riportati sono aggiunti a quelli ottenuti nell’altra.

Il voto non è obbligatorio.

Spetta al Parlamento eleggere e sfiduciare  il Primo Ministro e i membri del governo. E’ previsto lo scioglimento del Parlamento se non riesce ad eleggere un governo entro 90 giorni dalla proposta di nomina del Primo Ministro da parte del Presidente della Repubblica.

 

 

 

Presidente della Repubblica

Il Capo dello Stato è il Presidente della Repubblica, eletto per 5 anni a suffragio universale diretto. Può essere rieletto una seconda volta. Propone la nomina del Primo Ministro che deve essere accettata dal Parlamento.

Nomina inoltre i Ministri che fanno parte del Governo, su indicazione del Primo Ministro.

Il 6 aprile 2008 Filip Vujanovic è stato rieletto per un secondo mandato quinquennale alla presidenza della Repubblica. Tale vittoria è stata interpretata come un segnale di continuità in chiave europeista.

 

 

Governo

E’ formato dal Primo Ministro e dai ministri le cui candidature sono avanzate dal Presidente della Repubblica e sottoposte al voto del Parlamento a cui il Premier in pectore presenta il programma.

Il governo cessa dal mandato in caso di nuove elezioni politiche, di dimissioni, a seguito di un voto di sfiducia del Parlamento e in caso di mancata presentazione della legge di bilancio entro i termini previsti.

 

 

 

 

 


Profili biografici

 


Prof. Slavica Djukic Dejanovic[46]

Presidente del Parlamento della Repubblica di Serbia

 

 

 

 

 

 

Djukic Dejanovic è membro del Partito Socialista di Serbia.

E’ dal 25 giugno 2008 Presidente del Parlamento serbo.

Nata il 4 luglio 1951 a Raca (Kragujevac).

Si è laureata nel 1976 alla Facoltà di Medicina di Belgrado.

Ha conseguito la specializzazione in Neuropsichiatria nel 1982, cominciando a lavorare come assistente in Neuropsichiatria alla Facoltà di Medicina di Belgrado, sezione distaccata di Kragujevac. Il titolo di magister lo ha conseguito nel 1983, il PhD nello stesso settore è del 1986. Lavora presso la Facoltà di medicina di Kragujevac prima come assistente-tirocinante (1982), quindi come assistente (1987) ed infine come docente (1992). E’ Direttrice della Clinica per la psichiatria di Kragujevac, Prodecano della Facoltà di medicina di Kragujevac, Vicepresidente dell’Associazione psichiatri serba, membro della Presidenza dell’Associazione per la psichiatria giudiziaria serba.

Ha collaborato con molte associazioni scientifiche. E’ stata Presidente della Commissione Nazionale per gli stupefacenti e membro del Consiglio di Amministrazione per le ricerche in medicina del Dipartimento per le scienze e la tecnologia. Collabora a numerosi progetti tecnici e clinici.

E’ stata Direttrice del Centro per la neuropsichiatria e Direttrice del Centro clinico universitario di Kragujevac dal 1995 al 2001, e Pro-Rettore dell’Università di Kragujevac.

E’ stata Ministro per la Famiglia nel “Governo transitorio”, dall’ottobre 2000 al gennaio 2001. E’ Presidente del Consiglio distrettuale del Partito Socialista (SPS) per il distretto della Sumadija, membro del Consiglio esecutivo del Partito, Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione dell’SPS.

E’ stata eletta deputato dell’Assemblea Nazionale (Parlamento) della Repubblica di Serbia e due volte deputato federale.

E’ autrice di saggi e articoli scientifici.

 


Bozidar Djelic[47]

 

Vice Presidente del Consiglio e Ministro per le Scienze e lo Sviluppo tecnologico Serbo

 

 

 

 

Djelic è membro del Partito Democratico.

Nato nel 1965 a Belgrado.

Parla correntemente il francese, l’inglese, il russo, il polacco e il tedesco. Ha due figlie.

Laureato all’Istituto parigino degli Hautes Etudes Commerciales e all’Istituto di Studi Politici di Parigi nel 1987.

Master in economia e gestione d’affari nel 1991 presso la Harvard Business School di Boston, Massachusetts, Stati Uniti.

Dal 1991 al 1992 lavora come consigliere per i governi di Russia, Romania e Polonia nel campo della privatizzazione e riforma del settore bancario.

Partner della società di consulenza McKinsey&Company, dal 1993 al 2000 lavora a Parigi e nella Silicon Valley, in qualità di consigliere nel settore del management strategico.

Dal 2001 al 2004 è Ministro delle Finanze e dell’Economia; in tale veste attua un’importante riforma finanziaria (riduzione del debito, riordino della finanza pubblica, del settore bancario, stabilizzazione della valuta). Nello stesso periodo è Governatore della Serbia presso la BERS e Vice Governatore presso la Banca Mondiale. Nel 2004 fonda la società di consulenza “Altis Consulting”

Dal 2005 al 2007 è Direttore per l’Europa centrale per il gruppo Crédit Agricole S.A.

Nel 2007 è eletto al Parlamento per il Partito Democratico del Presidente Tadic, di cui è un fedele amico.

Dal maggio 2007 al luglio 2008 è Vicepresidente del Consiglio della Repubblica di Serbia e Ministro per le Scienze e lo Sviluppo tecnologico con delega per l’Integrazione europea, sviluppo sostenibile, riduzione della povertà e cooperazione con le istituzioni finanziarie internazionali. Djelic ha firmato per la Serbia, l’Accordo di stabilizzazione e associazione a Lussemburgo il 29 aprile del 2008. Nel nuovo governo di Mirko Cvetkovic, formato il 7 luglio 2008, è riconfermato nell’incarico.  

Sulla base dei risultati raggiunti in business e in politica, il Forum Economico Mondiale (Davos) lo ha incluso tra i 100 giovani leaders mondiali per il periodo 2005-2010.

E’ membro del Comitato Politico del Partito Democratico e coordinatore per l’economia e le finanze.


Laszlo Varga[48]

Presidente della Commissione parlamentare per l’Integrazione Europea del Parlamento Serbo

 

 

 

 

 

 

 

Nato il 19.07.1976.

Laureato in giurisprudenza.

Esponente della minoranza ungherese in Vojvodina (circa 290.000) è membro del Partito “Alleanza degli Ungheresi di Vojvodina”, principale partito della minoranza ungherese (4 seggi in Parlamento).

Dal 25 giugno 2008 e’ Presidente della Commissione per l’Integrazione Europea e Membro della Commissione per la Giustizia e l’Amministrazione

 

 

.


Miodrag Vukovic

Presidente della Commissione Esteri e Integrazione Europea del Parlamento del Montenegro

 

misko-vukovic

 

 

 

 

 

Esponente del Partito Democratico dei Socialisti (DPS) del Primo Ministro Djukanovic, fa anche parte della Commissione Affari Costituzionali e Legislativi del Parlamento montenegrino.

Miodrag Vukovic è nato nel 1955 a Kotor (Cattaro). Si è laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Podgorica nel 1977 con specializzazione in diritto costituzionale. Ha inoltre conseguito un master presso la Facoltà di Giurisprudenza di Podgorica sul tema "Il diritto di associazione politica post-comunista in Montenegro”, e un dottorato di ricerca presso la stessa università sul tema "La natura giuridica della Carta costituzionale della Unione statale di Serbia e Montenegro".

Già Vice Primo Ministro della Repubblica del Montenegro dal 1996 al 1998 nell’ambito della Repubblica Federale di Jugoslavia. Dal 1998 al 2002 è stato Consigliere dell’allora Presidente del Montenegro per le questioni costituzionali.

Autore di articoli e saggi politici in materia di diritto costituzionale, ha preso parte a numerose conferenze anche all'estero inerenti il diritto costituzionale. Vukovic ha fatto parte del gruppo di studio serbo-montenegrino sulla Costituzione della Repubblica federale di Jugoslavia del 1992; è stato altresì membro del gruppo di lavoro del Parlamento del Montenegro incaricato di presentare una piattaforma per la ridefinizione dei rapporti con la Serbia alla fine degli anni novanta, e successivamente membro della delegazione del Parlamento montenegrino in seno alla Commissione per la stesura della Carta Costituzionale della Unione statale di Serbia e Montenegro.

Ha fatto quindi parte della Commissione costituzionale del Parlamento del Montenegro, incaricata di redigere la nuova Costituzione del Montenegro indipendente.

Si segnala che Vukovic ha guidato la delegazione montenegrina presso l’Assemblea parlamentare dell’INCE che ha avuto luogo a Bucarest il 27 e 28 ottobre 2009.

E’ inoltre componente della delegazione montenegrina presso l’Assemblea Parlamentare del Mediteranno (PAM).

 


On. Aldo Bumçi

(Partito Democratico – PD – albanese)

 

 

 

 

 

Nato a Tirana l’11 giugno 1974

 

 

Istruzione:

 

Università di Bilkent, Ankara, Turchia.

1997-1999:          Studi post-universitari per le relazioni internazionali

1993-1997:          Eastern Mediterranean University, Famagusta, Cipro del nord.

 

 

Esperienze professionali:

 

2001-2004:                      Professore esterno presso la Facoltà di Scienze Sociali,

Università di Tirana

 

Carriera politica :

 

Membro del Consiglio Nazionale del PD.

Membro del Comitato per l’Orientamento delle Politiche del PD.

Dal 2005 ad oggi è deputato del Partito Democratico.

Dal 2005 al 2007 è stato Ministro della giustizia.

Nel maggio 2009 è stato eletto presidente del PD per Tirana.

 

 

 

 




[1] Per quanto riguarda il Processo di stabilizzazione e associazione, si veda la scheda “Rapporti tra l’Unione europea e i Balcani occidentali”.

 

[2] In base al Protocollo sul ruolo dei Parlamenti nazionali, allegato al Trattato di Amsterdam, la COSAC:

- può esaminare proposte o iniziative di atti legislativi concernenti la realizzazione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia che possa incidere direttamente sui diritti e le libertà dei singoli;

- può sottoporre all'attenzione delle istituzioni dell'Unione i contributi che ritenga opportuni sulle attività legislative dell'Unione e in particolare per quanto riguarda l'applicazione del principio di sussidiarietà, lo spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia e le questioni inerenti ai diritti fondamentali.

Il Protocollo precisa che i contributi trasmessi dalla COSAC non vincolano i Parlamenti nazionali e non pregiudicano la loro posizione. Il nuovo protocollo sul ruolo dei Parlamenti nazionali, allegato al Trattato di Lisbona, riprende l’impianto delle disposizioni attuali, ampliando le funzioni della COSAC.

[3] Si ricorda che durante la presidenza di turno della dimensione parlamentare della Iniziativa Adriatico-Ionica, il Parlamento serbo-montenegrino (2004) ha promosso, unitamente all’Assemblea della Repubblica del Montenegro, il Forum Parlamentare di Cetinje (capitale storica del Montenegro), un’istanza di cooperazione a livello di Presidenti e di componenti delle Commissioni dei Parlamenti dei Paesi aderenti all’Iniziativa adriatico-ionica. Ad oggi, si sono svolte 8 riunioni.

[4] Il CEFTA, creato nel 1992 da Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria, è stato successivamente esteso a Slovenia, Romania, Bulgaria, Croazia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Dopo l’adesione all’Unione europea della maggior parte dei suoi membri, il 19 dicembre 2006 il CEFTA è stato esteso a Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania e Moldavia.

[5] La dimensione parlamentare del Patto di Stabilità ha preso avvio con il Vertice dei Presidenti dei Parlamenti degli Stati e delle Assemblee di Organizzazioni internazionali partecipanti al Patto (Zagabria, 11-13 settembre 2000). Come risulta dalla Dichiarazione finale, i Presidenti si sono impegnati a sostenere le iniziative dei Patto, rafforzando la cooperazione tra i Parlamenti e prevedendo delle riunioni periodiche. Si sono svolte 5 riunioni. Nel febbraio del 2008 il Patto di stabilità si è sciolto.

[6] COM (2008) 800

[7] Il 29 ottobre 2001 la Croazia e l’UE hanno concluso l’Accordo di stabilizzazione ed associazione, che è entrato in vigore il 1° febbraio 2005.

[8] Il 23 febbraio 2004, UE ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia hanno firmato l’Accordo di stabilizzazione ed associazione, che è entrato in vigore il 1° aprile 2004.

[9] L’ASA tra UE e Albania è stato firmato il 19 novembre 2008.

[10] L’accordo deve essere ancora ratificato da: Belgio, Germania, Grecia, Regno Unito. Per quanto riguarda l’Italia, la legge di ratifica, promulgata il 13 ottobre 2009, è in attesa di pubblicazione.

[11] L’accordo è stato ratificato, oltre che dalla Bosnia Erzegovina (26 febbraio 2009), da: Estonia (11 settembre 2008), Ungheria (22 ottobre 2008), Slovenia (10 marzo 2009), Bulgaria (13 marzo 2009), Slovacchia (17 marzo 2009), Finlandia (7 aprile 2009), Lituania (4 maggio 2009), Danimarca (26 maggio 2009), Irlanda (4 giugno 2009), Portogallo (29 giugno 2009), Cipro (2 luglio 2009), Repubblica ceca (23 luglio 2009), Germania (14 agosto 2009), Austria (4 settembre 2009), Svezia (14 settembre 2009), Paesi Bassi (30 settembre 2009) e Lettonia (12 novembre 2009).

[12] La cifra indica l’ammontare complessivo dell’assistenza finanziaria fornita dall’UE sia ai singoli paesi sia a livello regionale.

[13] I restanti 2,3 miliardi di euro sono distribuiti tra la Croazia, la ex Repubblica iugoslava di Macedonia e i programmi regionali multi beneficiari.

[14] Il Consiglio del 16 novembre 2009 ha deciso di applicare la procedura prevista dall’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea e ha invitato la Commissione a predisporre il parere sulla richiesta di adesione dell’Albania.

[15] COM (2008) 127.

[16] Il CEFTA, creato nel 1992 da Polonia, Cecoslovacchia e Ungheria, è stato successivamente esteso a Slovenia, Romania, Bulgaria, Croazia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia. Dopo l’adesione all’Unione europea della maggior parte dei suoi membri,  il 19 dicembre 2006 il CEFTA è stato esteso a Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania e Moldavia.

[17] Il Trattato sull’energia, firmato nell’ottobre 2005, istituisce una comunità energetica tra l’UE e i paesi dell’Europa sud-orientale. Modulato sulla base della Comunità del carbone e dell’acciaio, il trattato è inteso a creare un mercato integrato dell’elettricità e del gas in una serie di paesi dell’Europa sud-orientale che non fanno parte dell’Unione europea attraverso un assetto normativo e commerciale stabile.

[18] Nel dicembre 2005 la Commissione Europea e i paesi dell’Europa sud orientale hanno raggiunto un accordo relativo a regole e standard comuni sulla sicurezza e sulla completa liberalizzazione del traffico aereo.

[19] Regolamento 539/2001 che adotta l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo.

[20] L’UE ha sostenuto in passato le candidature di Albania, Croazia ed ex Repubblica iugoslava di Macedonia che sono attualmente membri dell’OMC. Bosnia Erzegovina, Montenegro e Serbia hanno avviato il processo di adesione.

[21] Sull’argomento specifico del quadro per gli investimenti nei Balcani occidentali sono state adottate conclusioni dal Consiglio Ecofin del 14 maggio 2008, in cui vengono segnalate le misure considerate prioritarie.

[22] Si tratta di un fondo internazionale, istituito nel 2005 da un gruppo di donatori bilaterali e multilaterali.

[23] Negli ultimi due anni, l'EFSE ha erogato microcrediti a più di 65 000 piccole imprese della regione.

[24] La Carta europea per le piccole imprese è stata adottata dal Consiglio europeo di Santa Maria da Feira del 19 e 20 giugno 2000.  La Carta raccomanda che i governi indirizzino i rispettivi sforzi strategici su dieci linee di azione che rivestono un'importanza fondamentale per l'ambiente nel quale operano le piccole imprese.

[25] Nell’ottobre 2003 si è tenuta a Bucarest la Conferenza Ministeriale sull’Occupazione dell’Europa Sud-orientale. A conclusione della conferenza i Ministri del Lavoro dei paesi del Patto di stabilità hanno adottato una dichiarazione in cui si impegnano a collaborare a livello regionale per affrontare le sfide dell’occupazione.

 

[26] Fonti: Ministero degli Affari esteri, The CIA Wolrd Factbook 2009, Unione Interparlamentare, fonti di stampa.

[27] Il Partito democratico del Sandzak-Sangiaccato e la Lista bosniaca per Sandzak-Sangiaccato europea sono partiti rappresentativi della minoranza bosniacca-mussulmana concentrata nella regione di Sandzak (Sangiaccato).

[28] Come target temporale si indicava la fine del 2008 o l’inizio del 2009. 

[29] La firma dell’Accordo di stabilizzazione ed associazione (ASA) il 29 aprile 2008 – sia pure con i condizionamenti sui seguiti della ratifica sollecitati dall’Olanda per via della collaborazione con il Tribunale dell’Aja – e la successiva presentazione della Road Map sui visti a Belgrado hanno sostanziato le tesi europeiste sostenute da Tadic in campagna elettorale, contribuendo alla sua netta vittoria. Il Parlamento serbo ha votato la ratifica dell’ASA il 9 settembre 2008.

[30] La missione in Europa di Tadic ha coinvolto prima l’Ungheria e la Grecia e quindi l’Italia e la Germania.

[31] Il Presidente Tadic ha informato che si era detto disponibile ad andare in Olanda per incontrare i rappresentanti del Parlamento olandese che tale proposta non è stata accettata.

[32] Il Presidente Tadic ha ricordato come il confine con la Croazia non sia stato definito; ha quindi evidenziato che prima della guerra vivevano in Croazia circa 700.000 serbi oggi, dopo la pulizia etnica, ridotti a 200.000. Tadic ha comunque osservato che la Serbia sostiene il processo di adesione alla UE  della Croazia.

[33] Nella XV legislatura sono state effettuate 2 missioni della Commissione affari esteri in Serbia, rispettivamente nel novembre 2007 e nell’ottobre 2006.

[34] Si segnala che la visita in Italia del Segretario di Stato Spasojevic è stato il primo impegno internazionale del Ministero della Difesa dopo la crisi kosovara. Questo, anche perché Belgrado guarda all’Italia come ad un alleato strategico e conta molto sulla nostra assistenza nella delicata fase di ripresa della collaborazione con la NATO.

[35] Fonti: Ministero degli affari esteri, CIA The World Factbook, fonti di stampa.

[36] Dal 28 settembre 2006.

[37] L’Albania è divenuta ufficialmente membro della NATO il 1 aprile 2009. L’adesione è pienamente operativa dopo che ciascuno dei 26 Paesi membri della NATO ratifica il Protocollo di adesione e lo stesso deve fare l’Albania.

[38] Fonte: sito Internet Parlamento albanese.

[39] Fonti: Ministero degli affari esteri, CIA The World Factbook, fonti di stampa.

[40] Il termine bosniacco è stato recentemente introdotto per riferirsi ai mussulmani-bosniaci in quanto l’uso della qualifica religiosa di “musulmano” è considerata impropria per indicare una etnia.

[41] I timori della leadership serbo-bosniaca erano condivisi anche da Serbia e Russia.

[42] Fonti: Ministero degli affari esteri, CIA The World Factbook, fonti di stampa.

[43] Fonti: Ministero degli affari esteri, CIA The World Factbook, fonti di stampa.

[44] Fonte: CIA The World factbook 2009.

[45] Il giudizio dell’OSCE sulle elezioni è stato positivo, ritenendole “largamente in linea con gli standard internazionali”, con alcune note riguardo alla necessità di rafforzare la democrazia, in particolare rispetto alla mancanza di fiducia della popolazione.

[46] A cura del MAE.

[47] In collaborazione con il MAE.

[48] A cura del MAE.