Camera dei deputati - XVI Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Altri Autori: Servizio Bilancio dello Stato , Servizio Commissioni , Ufficio Rapporti con l'Unione Europea
Titolo: Proroga di termini previsti da disposizioni legislative - D.L. 194/2009 - A.C. 3210 - Schede di lettura
Riferimenti:
AC N. 3210/XVI   DL N. 194 DEL 30-DIC-09
Serie: Progetti di legge    Numero: 295
Data: 17/02/2010
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
V-Bilancio, Tesoro e programmazione
Altri riferimenti:
AS N. 1955/XVI     

 

Camera dei deputati

XVI LEGISLATURA

 

 

 

Documentazione per l’esame di
Progetti di legge

Proroga di termini previsti da disposizioni legislative

D.L. 194/2009 – A.C. 3210

Schede di lettura

 

 

 

 

 

 

n. 295

Seconda edizione

 

 

17 febbraio 2010

 


Servizio responsabile:

Servizio Studi – Area Istituzionale e Area Finanza pubblica

( 066760-9475 / 066760-2233– * st_istituzioni@camera.it

Hanno partecipato alla redazione del dossier i seguenti Servizi e Uffici:

Servizio Bilancio dello Stato

Nota di verifica - dossier n. 161

( 066760-2174 / 066760-9455 – * bs_segreteria@camera.it

Servizio Commissioni – Segreteria V Commissione

( 066760-3545 / 066760-3685 – * com_bilancio@camera.it

Segreteria Generale – Ufficio Rapporti con l’Unione europea

( 066760-2145 – * cdrue@camera.it

§         La nota di sintesi e le schede di lettura sono state redatte dal Servizio Studi.

§         Le parti relative ai documenti all’esame delle istituzioni dell’Unione europea e alle procedure di contenzioso sono state curate dall'Ufficio rapporti con l'Unione europea.

§         Le parti relative ai profili di carattere finanziario sono state curate dal Servizio Bilancio dello Stato, nonché dalla Segreteria della V Commissione per quanto concerne le coperture.

L’analisi dei profili finanziari è basata, oltre che sul testo delle disposizioni prese in esame, anche sulla documentazione tecnica appositamente predisposta dal Governo.  Si tratta, in particolare:

§       della relazione  tecnica allegata al testo originario del disegno di legge di conversione (S. 1955);

§       delle note integrative, riferite al testo originario, successivamente trasmesse al Senato nel corso dell’esame in prima lettura;

§       della relazione tecnica presentata al Senato con riferimento all’emendamento 1.950 (testo 2) del Governo, interamente sostitutivo dell'articolo 1 del disegno di legge di conversione, approvato con voto di fiducia (c.d. maxiemendamento)

Ai fini dell’analisi dei profili finanziari si dispone, inoltre, del prospetto riepilogativo degli effetti finanziari riferito al medesimo emendamento 1.950 (testo 2).

 

 

 

 

I dossier dei servizi e degli uffici della Camera sono destinati alle esigenze di documentazione interna per l'attività degli organi parlamentari e dei parlamentari. La Camera dei deputati declina ogni responsabilità per la loro eventuale utilizzazione o riproduzione per fini non consentiti dalla legge.

File: D09194.doc

 


INDICE

Schede di lettura

§      Articolo 1, commi da 1 a 2-bis (Prosecuzione disposizioni concernenti il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori dal territorio dello Stato)3

§      Articolo 1, comma 3 (Contrasto all’evasione fiscale)9

§      Articolo 1, comma 4 (Studi di settore)13

§      Articolo 1, comma 4-bis (Qualifiche di restauratore e di collaboratore restauratore di beni culturali)16

§      Articolo 1, comma 5 (Proroga per l'accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni)20

§      Articolo 1, comma 5-bis (Ammortizzatori sociali)22

§      Articolo 1, commi 5-ter e 5-quater (Sospensione di termini di pagamento)24

§      Articolo 1, comma 6 (Trasmissioni telematiche dei sostituti d'imposta)30

§      Articolo 1, comma 7 (Proroga termini per il ravvedimento operoso per la presentazione del modulo RW – lavoratori transfrontalieri)32

§      Articolo 1, commi 7-bis e 7-ter (Lavoratori transfrontalieri)35

§      Articolo 1, comma 8 (Proroga della deduzione forfetaria dal reddito di impresa per gli esercenti impianti di distribuzione carburanti)38

§      Articolo 1, comma 9 (Commissioni censuarie)40

§      Articolo 1, commi 10 e 11 (Sospensione tributi e contributi aree colpite dal sisma dell’Aquila)42

§      Articolo 1, commi 12 e 13 (Discarichi per inesigibilità)49

§      Articolo 1, comma 14 (Albo dei consulenti finanziari)52

§      Articolo 1, commi 14-bis e 14-ter (Dipendenti CONSOB)54

§      Articolo 1, comma 15 (Conservazione delle somme iscritte in bilancio per l'anno 2009 relative al 5 per mille)56

§      Articolo 1, comma 15-bis (Fondo tutela sicurezza pubblica)60

§      Articolo 1, comma 16 (Certificazione dei crediti)63

§      Articolo 1, comma 17 (Società di investimento immobiliare quotate)66

§      Articolo 1, comma 17-bis (Partecipazioni in banche popolari)68

§      Articolo 1, comma 18 (Concessioni demaniali marittime con finalità turistico-creative)70

§      Articolo 1, comma 19 (Inquadramento del personale in comando delle Poste italiane S.p.a. e dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato S.p.a.)75

§      Articolo 1, comma 20 (Proroga per il mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo per il TFR)77

§      Articolo 1, commi 20-bis e 20-ter (Rappresentatività sindacale)80

§      Articolo 1, comma 21 (Ordinamento transitorio di Roma capitale)82

§      Articolo 1, commi 22 e 23 (Mantenimento in bilancio di risorse del fondo per le piccole opere)84

§      Articolo 1, comma 23-bis(Fabbisogno degli spazi allocativi della Pubblica Amministrazione)90

§      Articolo1, comma 23-ter (Interventi del Fondo per le esigenze urgenti e indifferibili)96

§      Articolo 1, comma 23-quater (Versamenti all’INPDAP)100

§      Articolo 1, commi 23-quinquies – 23-decies (Accise e agenzie fiscali)102

§      Articolo 1, comma 23-undecies (Regime generale delle accise)111

§      Articolo 1, commi 23-duodecies e 23-terdecies (Durata in carica dei membri della Commissione di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali)115

§      Articolo 1, comma 23-quaterdecies (Ulteriori norme relative al 5 per mille dell’IRE)118

§      Articolo 1, comma 23-quinquiesdecies (Contributo unificato per controversie di lavoro)122

§      Articolo 1, comma 23-sexiesdecies (Scuola Superiore dell’economia e delle finanze)125

§      Articolo 1, comma 23-septiesdecies (Piani di rientro dai disavanzi sanitari)127

§      Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. a) (Fondo Protezione civile)129

§      Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. b) (Partecipazione del CONI e del Comitato italiano paraolimpico ad eventi)132

§      Articolo 1, comma 23-octiesdecies, lett. c) (Risorse per il FORMEZ)134

§      Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. d) (Indennità di trasferimento)135

§      Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. e) (Revisori dei conti dell’ENEA)137

§      Articolo 1, comma 23-octiesdecies, lett. f) (Finanziamento delle Agenzie fiscali)140

§      Articolo 1, comma 23-noviesdecies (Copertura degli oneri relativi alle proroghe di finanziamenti del comma 23-octiesdecies)142

§      Articolo 1, comma 23-vicies (Azioni esecutive riguardanti le Regioni con piani di rientro)144

§      Articolo 2, comma 1 (Azioni di comunicazione nell’ambito delle NATO’S Strategic Communications in Afghanistan)145

§      Articolo 2, comma 2 (Proroga dell’accordo di collaborazione radiotelevisivo con la Repubblica di San Marino)147

§      Articolo 2, comma 3 (Proroga della convenzione con Radio Radicale)149

§      Articolo 2, comma 4 (Ente irriguo umbro-toscano)151

§      Articolo 2, comma 4-bis (Agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina)154

§      Articolo 2, comma 5 (Pubblicità legale)161

§      Articolo 2, commi 6 e 7 (Proroga termine riordino all’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e della trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI)163

§      Articolo 2, commi 7-bis e 7-ter (Riduzione assetto organizzativo della Presidenza del Consiglio dei Ministri)166

§      Articolo 2, comma 8 (Validità delle graduatorie delle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni)170

§      Articolo 2, commi 8-bis – 8-septies (Riduzione assetti organizzativi delle Pubbliche amministrazioni)172

§      Articolo 2, commi 8-octies e 8-novies (Disposizioni per la definizione di violazioni in materia di affissioni e pubblicità)182

§      Articolo 2, comma 8-decies (Personale della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sul diritto di sciopero)186

§      Articolo 3, comma 1 (Obbligo di licenza per gli internet point)188

§      Articolo 3, comma 1-bis (Attività di infrastrutturazione informatica degli uffici giudiziari di Milano per lo svolgimento dell’Expo 2015)190

§      Articolo 3, comma 2 (Commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali)193

§      Articolo 3, comma 3 (Carta d’identità)196

§      Articolo 3, comma 4 (Accesso ai servizi erogati in rete dalle Pubbliche Amministrazioni) (soppresso)198

§      Articolo 3, comma 5 (Contabilità speciale relativa all’istituzione degli uffici periferici dello Stato nelle province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani)199

§      Articolo 3, comma 6 (Proroga validità graduatoria concorso pubblico per esami a posti di Direttore antincendi del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco)202

§      Articolo 3, comma 7 (Proroga del termine di applicazione della disciplina relativa alla promozione a Dirigente superiore della Polizia di Stato)203

§      Articolo 3, comma 8 (Rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali)205

§      Articolo 3, comma 8-bis (Consenso o diniego per la donazione degli organi)209

§      Articolo 4, comma 1 (Proroga termini in materia di personale  delle Forze armate e di polizia)212

§      Articolo 4, comma 1-bis (Reclutamento sergenti delle Forze armate)214

§      Articolo 4, comma 2 (Valutazione ai fini dell’ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato)215

§      Articolo 4, commi 3-7 (Proroga termini in materia di personale  delle Forze armate e di polizia )219

§      Articolo 5, comma 1 (Concessioni aeroportuali)227

§      Articolo 5, comma 2 (Limitazioni alla guida)229

§      Articolo 5, comma 3 (Trasporto persone mediante autoservizi non di linea)230

§      Articolo 5, comma 4 (Disposizioni in materia di arbitrati sui contratti pubblici)233

§      Articolo 5, comma 5 (Riordino del Corpo delle Capitanerie di Porto)236

§      Articolo 5, comma 6 (Diritti aeroportuali)238

§      Articolo 5, comma 7 (Proroga blocco tariffe)242

§      Articolo 5, comma 7-bis (Proroga sfratti)245

§      Articolo 5, comma 7-ter (Proroga del regime transitorio dei servizi automobilistici interregionali)248

§      Articolo 5, comma 7-quater (Proroga della durata in carica del Commissario delegato  per il Porto di Gioia Tauro)250

§      Articolo 5, comma 7-quinquies (Accesso alla professione di autotrasportatore)252

§      Articolo 5, comma 7-sexies (Personale marittimo)254

§      Articolo 5, comma 7-septies (Versamento premi assicurativi da parte delle imprese di autotrasporto)255

§      Articolo 5, comma 7-octies (Trasporto combinato)257

§      Articolo 5, commi 7-novies e 7-decies (Sicurezza impianti ENAV)261

§      Articolo 5, commi 7-undecies-7-terdecies (Adeguamento delle tasse e dei diritti marittimi)264

§      Articolo 6, comma 1 (Attività professionale intramuraria)267

§      Articolo 6, comma 2 (Proroga termine assunzioni autorizzate)269

§      Articolo 6, comma 3 (Commercializzazione di medicinali veterinari omeopatici)271

§      Articolo 6, comma 4 (Proroga dei termini in materia di sostanze attive utilizzate come materia prima per la produzione di medicinali)273

§      Articolo 6, commi 5 e 6 (Proroga di termini in materia di commercio di prodotti medicinali)275

§      Articolo 6, commi 7-9 (Istituto Superiore di Sanità)278

§      Articolo 6, comma 9-bis (Benefici previdenziali lavoratori dell’amianto)280

§      Articolo 6, comma 9-ter (Sicurezza sul lavoro)283

§      Articolo 6, comma 9-quater (Esercizio della professione di odontoiatra)285

§      Articolo 6, comma 9-quinquies (Permessi retribuiti dei donatori del rene)287

§      Articolo 7, comma 1 (Proroga del CNVSU)290

§      Articolo 7, comma 2 (Proroga di disposizioni in materia di reclutamento dei ricercatori universitari)292

§      Articolo 7, comma 3 (Proroga convenzioni in materia di ricerca industriale e sviluppo sperimentale)294

§      Articolo 7, comma 4 (Proroga del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale)296

§      Articolo 7, comma 4-bis (Istituti universitari ad ordinamento speciale)298

§      Articolo 7, comma 4-ter (Personale precario della scuola)302

§      Articolo 7, comma 4-quater (Consiglio nazionale della Pubblica istruzione)306

§      Articolo 7, comma 5 (Servizi aggiuntivi presso gli istituti e i luoghi della cultura)308

§      Articolo 7, comma 5-bis (Interventi in favore del Comune di Pietrelcina)310

§      Articolo 7, comma 5-ter (Messa in sicurezza delle scuole)312

§      Articolo 7, comma 5-quater (Istituti tecnici superiori)314

§      Articolo 8, comma 1 (Proroga dei termini di cui al decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, in materia di adozione dei piani di gestione di cui all’articolo 13 della direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000)318

§      Articolo 8, comma 2 (Proroga di termini per la funzionalità dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale)320

§      Articolo 8, comma 3 (Proroga di termini del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 in materia di tariffa per lo smaltimento dei rifiuti)323

§      Articolo 8, comma 3-bis (Inquinamento impianti industriali)326

§      Articolo 8, comma 4 (Prodotti organici destinati all’esportazione verso Paesi extra UE)328

§      Articolo 8, comma 4-bis (Installazione impianti fotovoltaici)329

§      Articolo 8, comma 4-ter (Raccolta differenziata rifiuti)331

§      Articolo 9, comma 1 (Proroga della convenzione relativa al fondo di garanzia per le piccole e medie imprese)332

§      Articolo 9, comma 2 (Proroga in materia di apparecchiature elettriche ed elettroniche)334

§      Articolo 9, comma 3 (Proroga della normativa transitoria del codice delle assicurazioni private)338

§      Articolo 9, comma 4 (Zone franche urbane)340

§      Articolo 9, comma 4-bis (Mercato dei fiori di Sanremo)345

§      Articolo 9, comma 4-ter (Società Expo Milano 2010)347

§      Articolo 10 (Proroga dei direttori di istituti di cultura all’estero)349

§      Articolo 10-bis (Termini in materia di “taglia enti” e di “taglia leggi”)351

§      Articolo 10-ter (Modifiche all’articolo 3, comma 4, testo unico di cui al decreto legislativo n. 286 del 1998)354

§      Articolo 10-quater (Gestione dei libri genealogici)357

§      Articolo 10-quinques (Proroga al finanziamento delle attività di formazione professionale dell’ISFOL)359

§      Articolo 11 (Entrata in vigore)362

 

 


Schede di lettura

 


 

Articolo 1, commi da 1 a 2-bis
(Prosecuzione disposizioni concernenti il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori dal territorio dello Stato)

1. Le attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero a partire da una data non successiva al 31 dicembre 2008 possono essere rimpatriate o regolarizzate, ai sensi dell’articolo 13-bis del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, fino al 30 aprile 2010.

2. Per le operazioni di rimpatrio ovvero di regolarizzazione perfezionate successivamente al 15 dicembre 2009 l’imposta di cui all’articolo 13-bis del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, si applica, secondo quanto stabilito dal comma 2 del medesimo articolo 13-bis:

a) con un’aliquota sintetica del 60 per cento per le operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione perfezionate entro il 28 febbraio 2010;

b) con un’aliquota sintetica del 70 per cento per le operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione perfezionate dal 1º marzo 2010 al 30 aprile 2010.

2-bis. Entro il 15 giugno 2010, il Ministro dell'economia e delle finanze comunica al Parlamento, con apposito documento, dati statistici relativi al numero delle operazioni di rimpatrio ovvero di regolarizzazione perfezionate alla data del 15 dicembre 2009, del 28 febbraio 2010 e del 30 aprile 2010, suddivise per volumi d'importo, al numero dei soggetti coinvolti, con indicazione dei Paesi di provenienza delle richieste di rimpatrio e regolarizzazione, e l'ammontare complessivo delle attività finanziarie e patrimoniali rimpatriate, distinte per rimpatrio o regolarizzazione.

 

 

I commi da 1 a 2-bis intervengono sulla disciplina dello “scudo fiscale” introdotta dall’articolo 13-bis del decreto legge n. 78/2009[1] e modificata dal decreto legge n. 103/2009[2] disponendo:

- la riapertura dei termini fino al 30 aprile 2010 (comma 1);

- la fissazione di maggiori aliquote di imposta straordinaria per le nuove operazioni di emersione (comma 2);

- la presentazione di un documento contenente i dati sullo scudo fiscale che il Ministro dell’economia e delle finanze dovrà presentare al Parlamento entro il 15 giugno 2010 (comma 2-bis).

 

L’articolo 13-bis del decreto legge n. 78 del 2009 ha consentito, nel periodo compreso tra il 15 settembre 2009 e il 15 dicembre 2009, la regolarizzazione o il rimpatrio delle attività detenute all’estero fino al 2008, in violazione degli obblighi di dichiarazione dei redditi imponibili di fonte estera sanciti dal D.L. n. 167/90[3] (scudo fiscale-ter).

Si riporta, di seguito, una sintesi della disciplina in esame rinviando, per un’analisi più dettagliata, alle disposizioni contenute nelle norme richiamate nonché alle circolari dell’Agenzia delle entrate che hanno fornito importanti chiarimenti e interpretazioni.

Le operazioni di emersione possono essere effettuate dai seguenti soggetti residenti nel territorio dello Stato: persone fisiche (anche titolari di reddito d’impresa o di lavoro autonomo), enti non commerciali, società semplici e associazioni equiparate ai sensi dell’articolo 5 del D.P.R. n. 917/1986 (TUIR). Sono, inoltre, incluse nel campo di applicazione le imprese situate nei paesi a fiscalità vantaggiata (c.d. paradisi fiscali) le cui partecipazioni di controllo o di collegamento sono detenute da soggetti residenti in Italia ai quali, ai sensi degli articoli 167 e 168 del TUIR, viene imputato per trasparenza il reddito della partecipata in proporzione alla quota detenuta.

La disciplina prevede due modalità: il rimpatrio e la regolarizzazione; quest’ultima è ammessa limitatamente ad alcuni Paesi espressamente individuati.

In ogni caso, i soggetti interessati devono presentare una dichiarazione riservata ad un intermediario abilitato, che garantisce l’anonimato nei confronti dell’amministrazione finanziaria. Gli intermediari, inoltre, non sono tenuti a verificare la congruità delle informazioni contenute nelle dichiarazioni riservate e sono esonerati dagli obblighi di segnalazione di operazioni sospette in materia di antiriciclaggio disciplinate dall’articolo 41 del decreto legislativo n. 23/2007; tuttavia hanno il compito di verificare la documentazione allegata alla dichiarazione in caso di regolarizzazione delle attività.

I termini ordinari, stabiliti dal vigente articolo 13-bis del DL n. 78//09, per la presentazione della dichiarazione riservata e per effettuare il pagamento dell’imposta straordinaria, che determina la decorrenza degli effetti dell’emersione, sono compresi tra il 15 settembre 2009 e il 15 dicembre 2009.

Rientrano nell’ambito oggettivo del rimpatrio le somme di denaro e le altre attività finanziarie tra le quali le azioni e gli strumenti finanziari assimilati, titoli obbligazionari, certificati di massa, quote di partecipazione ad organismi di investimento collettivo del risparmio, polizze assicurative produttive di redditi di natura finanziaria. Le operazioni di regolarizzazione interessano, oltre alle attività che possono essere rimpatriate, anche agli investimenti esteri di natura non finanziaria quali, ad esempio, gli immobili, gli oggetti preziosi, le opere d’arte e gli yacht.

L’operazione di emersione comporta effetti estintivi relativamente agli importi dichiarati e relative sanzioni, con riferimento ai periodi d’imposta per i quali non sono ancora scaduti i termini per l’accertamento. E’ pertanto preclusa l’attività di accertamento tributario e contributivo limitatamente ai periodi d’imposta e agli imponibili che sono stati oggetto di rimpatrio o regolarizzazione.

Inoltre, virtù dei rinvii contenuti nel comma 4 dell’articolo 13-bis agli articoli 14, 15 e 17 del D.L. 350/2001 nonché all’articolo 8, comma 6, lettera c) della legge n. 289/2002 (finanziaria 2003) l’emersione comporta effetti estintivi di diversi reati, quali quelli relativi alla omessa o infedele dichiarazione.

I dati e le notizie comunicati dal contribuente agli intermediari per l’operazione di rimpatrio o di regolarizzazione non possono costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in via autonoma o addizionale, in ogni sede amministrativa o giudiziaria. La norma ha precisato inoltre che la sede giudiziaria nella quale tali dati non possono essere utilizzati a sfavore del contribuente è quella civile, amministrativa e tributaria.

In materia di sanzioni, è stata raddoppiata la misura minima e massima applicabile. In particolare, in caso di omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi delle attività detenute all’estero nonché dei trasferimenti di valore da e per l’estero la sanzione è stata elevata ad un ammontare compreso tra il 10% e il 50% dell’importo non dichiarato (comma 7 dell'articolo 13-bis).

 

Il comma 1 nel disporre la possibilità di effettuare le operazioni di emersione fino al 31 aprile 2010 non introduce una proroga della disciplina, ma una riapertura dei termini.

Infatti, lo scudo fiscale applicabile ai sensi del D.L. n. 78/2009 è scaduto il 15 dicembre 2009, ossia prima della data di entrata in vigore del decreto legge in esame (30 dicembre 2009). Pertanto, come confermato anche dall’Agenzia delle entrate, non sono ammissibili le operazioni di emersione effettuate nel periodo compreso tra il 16 dicembre 2009 e il 29 dicembre 2009.

 

Il comma 2 stabilisce una maggiore aliquota di imposta straordinaria da versare nell'ipotesi di operazioni di rimpatrio o regolarizzazione delle attività detenute all'estero successive al 15 dicembre 2009.

Ai sensi del comma 2 dell'articolo 13-bis del decreto legge n. 78 del 2009, la base imponibile dell'imposta è rappresentata dal rendimento presunto dell'attività rimpatriata determinato in ragione del 2 per cento annuo per un periodo di cinque anni. In altri termini, l’imposta è stata applicata ad un imponibile corrispondente al 10 per cento del valore delle attività che si intendeva regolarizzare.

Per l'applicazione dell'imposta è stata quindi fissata un’aliquota sintetica del 50 per cento, comprensiva di sanzioni ed interessi, da applicare al rendimento presunto delle attività detenute all’estero (con esclusione della possibilità di scomputare dal pagamento dell’imposta dovuta eventuali ritenute o crediti vantati dal contribuente).

In sostanza, tenuto conto che l’imponibile è stato determinato sulla base di un rendimento presunto annuo del 2 per cento e di un periodo oggetto di emersione fissato in cinque anni e che l’aliquota d’imposta è stata fissata al 50 per cento, il carico tributario si è sostanziato in un importo corrispondente al 5 per cento delle attività finanziarie regolarizzate o rimpatriate.

 

In particolare, l'aliquota sintetica dell'imposta straordinaria per le operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione perfezionate successivamente al 15 dicembre 2009 viene fissata:

-            al 60 per cento, se il pagamento è effettuato tra il 30 dicembre 2009 (data di entrata in vigore del decreto legge in esame) e il 28 febbraio 2010; in sostanza, quindi, il carico tributario corrisponde al 6% del valore dichiarato delle attività emerse;

-            al 70 per cento per quelle perfezionate dal 1° marzo 2010 fino al 30 aprile 2010; in sostanza, quindi, il carico tributario corrisponde al 7% del valore dichiarato delle attività emerse.

 

Per quanto concerne la decorrenza iniziale della disciplina in esame, potrebbe essere opportuno modificare il riferimento alle operazioni “perfezionate successivamente al 15 dicembre 2009”; ciò al fine di evitare dubbi interpretativi relativamente ai quali, peraltro, la circolare 29 gennaio 2010 n. 3 dell’Agenzia delle entrate chiarisce che “i soggetti interessati possono, infatti, porre in essere nuove operazioni a partire dal 30 dicembre 2009 (giorno dell’entrata in vigore del decreto) sino al 30 aprile 2010”.

 

Il comma 2-bis, introdotto nel corso dell’iter al Senato, stabilisce che entro il 15 giugno 2010, il Ministro dell’economia e delle finanze dovrà comunicare al Parlamento i risultati e i dati relativi allo scudo fiscale.

In particolare, il documento dovrà indicare - distinguendo le operazioni perfezionate entro ciascuna delle tre scadenze previste (15 dicembre 2009, 28 febbraio 2010 e 30 aprile 2010) - il numero delle operazioni di rimpatrio ovvero di regolarizzazione suddivise per classi d’importo emersi, il numero dei soggetti coinvolti con indicazione dei Paesi di provenienza dei capitali e delle attività emerse, gli intermediari coinvolti e l’ammontare delle operazioni gestite da ciascuno di essi nonché l’ammontare complessivo delle attività finanziarie e patrimoniali regolarizzate e rimpatriate distinguendo il rimpatrio fisico da quello giuridico.

Profili finanziari

La relazione tecnica , dopo aver sinteticamente riassunto il contenuto delle disposizioni, ricorda che la relazione tecnica allegata al disegno di legge di conversione del decreto legge n. 168 del 2009[4] ha ipotizzato un ammontare di attività finanziarie regolarizzate o rimpatriate, ai sensi dell’articolo 13-bis del decreto legge n. 78 del 2009, pari ad 80 miliardi di euro.

 

Si ricorda, in proposito, che l’effetto di maggior gettito a titolo di imposta sostitutiva era quantificato in complessivi 4 miliardi di euro. In termini di cassa, si ipotizzava l’incasso di 3,8 miliardi di euro nel 2009 e di 200 milioni di euro nel 2010, in considerazione delle modalità di versamento all’erario dell’imposta sostitutiva da parte dei sostituti d’imposta. Delle somme affluite nel 2009, 3,716 miliardi erano destinati, ai sensi dell’articolo 1, comma 5, del medesimo decreto-legge n. 168 del 2009, a copertura delle minori entrate derivanti dal differimento del versamento del secondo o unico acconto IRPEF dovuto per il periodo d’imposta 2009.

La relazione tecnica al provvedimento in esame afferma che le prime indicazioni emerse dai principali operatori bancari rilevano un consistente numero di adesioni registrato fino al 15 dicembre 2009, con un corrispondente ammontare di attività finanziarie rimpatriate o regolarizzate stimabile in una cifra che potrebbe rilevarsi superiore a quella indicata nella citata relazione tecnica al decreto legge n. 168 del 2009.

In termini di cassa è previsto che l’intero gettito sia riscosso entro il 2009, in considerazione delle modalità e delle scadenze del versamento dell’imposta sostitutiva previste dall’articolo 13-bis del decreto legge n. 78 del 2009  e dai successivi provvedimenti emanati dal Direttore dell’Agenzia delle entrate. La relazione cita, in particolare, il provvedimento del 30 novembre 2009, che ha imposto agli intermediari di versare l’imposta sostitutiva afferente alle operazioni di rimpatrio o regolarizzazione perfezionate dal 1° al 15 dicembre 2009 entro e non oltre il 18 dicembre 2009.

Pertanto, la relazione stima che l’ammontare dell’imposta straordinaria incassata nel 2009 sia tale da assicurare un ulteriore gettito sufficiente a garantire la copertura degli oneri, previsti per il medesimo anno, dall’articolo 1, comma 11, del provvedimento in esame, recante proroga della sospensione dei versamenti di tributi e contributi nelle zone colpite dal sisma verificatosi in Abruzzo (cfr. relativa scheda),

Si segnala, in proposito, che un comunicato stampa del MEF del 29 dicembre 2009 afferma che il volume delle operazioni effettuate risulta pari a circa 95 miliardi di euro, di cui il 98 per cento costituito da rimpatri effettivi di capitali in Italia. Il successivo comunicato n. 1 del 4 gennaio 2010, relativo all’ammontare del fabbisogno del settore statale del mese di dicembre 2009 afferma che l’introito derivante dall’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero è risultato pari nel mese di dicembre a circa 4.700 milioni di euro ed ha più che compensato il minore gettito tributario collegato alla riduzione della percentuale del secondo acconto IRPEF.

Nella Nota di risposta[5] alle osservazioni formulate nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, il Dipartimento delle Finanze precisa che il gettito effettivo connesso allo scudo fiscale è risultato per il 2009 pari a complessivi 4.951 milioni di euro (cfr. la scheda riferita all’articolo 1, commi 10 ed 11 del provvedimento in esame).

 

In merito alla riapertura dei termini recata dalle norme in esame, la relazione tecnica afferma che tale misura si ritiene possa generare nel 2010 un ulteriore ammontare di attività rimpatriate o regolarizzate, con conseguenti eventuali maggiori introiti prudenzialmente non quantificati. Tali maggiori entrate affluiranno alla contabilità speciale istituita ai sensi del comma 8 dell’articolo 13-bis del decreto-legge n. 78 del 2009 e saranno riversate all’entrata del bilancio dello Stato per la successiva riassegnazione, con le modalità previste dalla legge finanziaria 2010.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si ritiene di formulare osservazioni in quanto il maggior gettito che si realizzerà nel 2010 a seguito della riapertura dei termini per la regolarizzazione o il rimpatrio delle attività finanziarie detenute all’estero non risulta quantificato e scontato ai fini dei saldi di finanza pubblica.

Andrebbero, tuttavia, forniti chiarimenti volti a confermare, in assenza di una esplicita previsione normativa ed in considerazione del fatto che le disposizioni in esame non integrano direttamente il testo dell’articolo 13-bis del decreto-legge n. 78 del 2009,  la destinazione di tale maggiore gettito all’apposita contabilità speciale istituita ai sensi di tale  articolo ed il relativo riversamento all’entrata del bilancio dello Stato, ai sensi dell’articolo 2, comma 250, della legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria 2010), come indicato dalla relazione tecnica.

In proposito, si ricorda che il comma 250 dell’articolo 2 della legge finanziaria per il 2010 prevede la riassegnazione delle risorse, affluite nell’apposita contabilità speciale e riversate all’entrata del bilancio dello Stato, al fondo di cui all’articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge n. 5 del 2009.

Il medesimo comma destina, mediante l’adozione di DPCM, le disponibilità del suddetto fondo alle finalità di cui all’Elenco 1 allegato alla medesima legge finanziaria, nella misura massima ivi prevista per ciascuno degli anni dal 2010 al 2012. E’ previsto che i relativi schemi di DPCM siano corredati di relazione tecnica ed assoggettati alla procedura di acquisizione del parere da parte delle competenti commissioni parlamentari.

 

In tale contesto normativo, appare pertanto opportuno chiarire se anche le eventuali maggiori entrate derivanti dalla riapertura dei termini per il rimpatrio o la regolarizzazione delle attività finanziarie affluiscano al suddetto fondo e, in caso affermativo, se i provvedimenti di utilizzo di tali maggiori risorse per nuove e diverse finalizzazioni di spesa seguano o meno la procedura di esame e verifica parlamentare dei provvedimenti di spesa prevista dal citato comma 250 dell’articolo 2 della legge n. 191 del 2009.

Con riguardo, inoltre, all’utilizzo delle maggiori entrate derivanti dalla regolarizzazione delle attività finanziarie nel 2009 a copertura delle minori entrate recate dal comma 11 dell’articolo 1 del provvedimento in esame, si rinvia alla scheda relativa a tale disposizione.

Nulla da osservare, infine, in merito agli obblighi di comunicazione al Parlamento introdotti dal Senato.

  

 

 


Articolo 1, comma 3
(Contrasto all’evasione fiscale)

3. All’articolo 12 del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni, dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:

«2-bis. Per l’accertamento basato sulla presunzione di cui al comma 2, i termini di cui all’articolo 43, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e successive modificazioni, e all’articolo 57, primo e secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e successive modificazioni, sono raddoppiati.

 

 

Il comma 3, attraverso una novella all'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2009, reca disposizioni dirette a rafforzare il potere di accertamento e di contrasto all’evasione fiscale nei c.d. paradisi fiscali.

In particolare, viene disposto il raddoppio sia dei termini per gli accertamenti basati sulla presunzione di cui al comma 2 del richiamato articolo 12, sia dei termini previsti per l'irrogazione delle sanzioni relative alle violazioni di norme tributarie.

Più in dettaglio, il comma in esame introduce all'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2009 i commi 2-bis e 2-ter.

Il richiamato articolo 12, al fine di dare attuazione a convenzioni internazionali tra i paesi dell’OCSE, reca norme in materia di redditi detenuti entro i cosiddetti “paradisi fiscali”.

Ai sensi del comma 2 di detto articolo, in particolare, in deroga a ogni vigente disposizione di legge, ai soli fini fiscali si presume che gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenute in Stati o territori a regime fiscale privilegiato e non regolarmente dichiarati, siano stati costituiti mediante redditi sottratti a tassazione (e cioè in evasione fiscale). Si tratta di una presunzione iuris tantum, confutabile dalla prova contraria offerta dal contribuente.

In questa ipotesi sono raddoppiate le sanzioni tributarie non penali previste dalla legge per le violazioni degli obblighi di dichiarazione relative alla dichiarazione delle imposte dirette (ossia quelle previste all’articolo 1 del decreto legislativo n. 471/1997).

Gli Stati o territori considerati a regime fiscale privilegiato ai fini dell’operatività della presunzione sono quelli individuati dal decreto del Ministro delle Finanze 4 maggio 1999 e dal decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 21 novembre 2001, senza tener conto delle limitazioni ivi previste.

 

Con il comma 2-bis si dispone il raddoppio dei termini di cui all'articolo 43, primo e secondo comma del D.P.R. n. 600/73 e all'articolo 57, primo e secondo comma del D.P.R. n. 633/72 relativamente all'accertamento basato sulla presunzione di cui al comma 2 dello stesso articolo 12.

 

I termini in materia di imposte sui redditi di cui all'articolo 43, primo e secondo comma, del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, che vengono raddoppiati dalla norma in esame concernono:

-        gli avvisi di accertamento che devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell'ottavo anno (anziché del quarto anno) successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione;

-        nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla, gli avvisi di accertamento che possono essere notificato fino al 31 dicembre del decimo anno (anziché del quinto anno) successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

 

I termini in materia di IVA di cui all'articolo 57, primo e secondo comma, del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che vengono raddoppiati dalla norma in esame concernono:

-        gli avvisi relativi alle rettifiche e agli accertamenti previsti nell'art. 54 e nel secondo comma dell'art. 55 dello stesso D.P.R., che devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell'ottavo anno (anziché del quarto anno) successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione;

-        in caso di omessa presentazione della dichiarazione, l'avviso di accertamento dell'imposta a norma del primo comma dell'art. 55, che può essere notificato fino al 31 dicembre del decimo anno (anziché del quinto anno) successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

 

Con il comma 2-ter introdotto all'articolo 12 del decreto-legge n. 78 del 2009 si dispone invece il raddoppio dei termini di cui all'articolo 20 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472[6].

 

Per effetto di tale raddoppio l'atto di contestazione ovvero l'atto di irrogazione delle sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del decimo anno (anziché del quinto anno) successivo a quello in cui è avvenuta la violazione o nel diverso termine previsto per l'accertamento dei singoli tributi. Entro gli stessi termini devono essere resi esecutivi i ruoli nei quali sono iscritte le sanzioni.

Se la notificazione è stata eseguita nei suddetti termini ad almeno uno degli autori dell'infrazione o dei soggetti obbligati in solido, il termine è prorogato di due anni (anziché di un anno).

Il diritto alla riscossione della sanzione irrogata si prescrive nel termine di dieci (anziché di cinque) anni. L'impugnazione del provvedimento di irrogazione interrompe la prescrizione, che non corre fino alla definizione del procedimento.

 

Il raddoppio opera relativamente alle violazioni di cui ai primi tre commi dell'articolo 4 del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, riferite agli investimenti e alle attività di natura finanziaria di cui al comma 2 dello stesso articolo 12 (ossia gli investimenti e le attività di natura finanziaria detenuti in Stati o territori a regime fiscale privilegiato e non regolarmente dichiarati, su cui vedi supra).

 

Ai sensi dell'articolo 4 del decreto legge n. 167/1990 (in materia di dichiarazione annuale per gli investimenti e le attività), le persone fisiche, gli enti non commerciali, e le società semplici ed equiparate ai sensi dell'articolo 5 del TUIR residenti in Italia che al termine del periodo d'imposta detengono investimenti all'estero ovvero attività estere di natura finanziaria, attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia, devono indicarli nella dichiarazione dei redditi (comma 1).

Ai sensi del comma 2, nella dichiarazione dei redditi va indicato l'ammontare dei trasferimenti da, verso e sull'estero che nel corso dell'anno hanno interessato gli investimenti all'estero e le attività estere di natura finanziaria (obbligo che sussiste anche nel caso in cui al termine del periodo di imposta i soggetti non detengano investimenti e attività finanziarie della specie).

Infine, in caso di esonero dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, i dati devono essere indicati su apposito modulo, conforme a modello approvato con decreto del Ministro delle finanze, da presentare entro gli stessi termini previsti per la presentazione della dichiarazione dei redditi (comma 3).

 

In relazione al raddoppio dei termini di accertamento, si segnala che lo "Statuto dei diritti del contribuente" (legge 27 luglio 2000, n. 212) all'articolo 3, comma 3, stabilisce che i termini di prescrizione e di decadenza per gli accertamenti di imposta non possano essere prorogati[7].

Profili finanziari

La relazione tecnica precisa che la disposizione in esame, che introduce il comma 2-bis all’articolo 12 (Contrasto ai paradisi fiscali) del decreto-legge n. 78 del 2009, dispone il raddoppio dei termini di accertamento di cui all’articolo 43, commi 1 e 2, del DPR n. 600 del 1973 e di cui all’articolo 57, commi 1 e 2, del DPR n. 633 del 1972, ai fini dell’accertamento basato sulla presunzione di cui al comma 2 del medesimo articolo 12 citato. La disposizione prevede, altresì, il raddoppio dei termini di decadenza e prescrizione degli atti di notifica riguardanti l’irrogazione  di sanzioni relative alle violazioni in materia di monitoraggio fiscale ed il relativo diritto di riscossione.

La relazione afferma che la disposizione genera effetti positivi in termini di accertamento che, prudenzialmente, non vengono stimati.

 

Nella Nota di risposta[8] alle osservazioni formulate nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, l’Agenzia delle entrate, in merito all’impegno dell’Amministrazione finanziaria ed agli eventuali oneri amministrativi connessi al recupero dei patrimoni detenuti all’estero, rileva che, in attuazione dell’articolo 12, comma 3, del decreto-legge n. 78 del 2009, sono state intraprese modifiche organizzative. Ciò al fine di perseguire più efficacemente l’obiettivo di individuazione dei fenomeni di illecito trasferimento di attività all’estero e di trasferimento all’estero della residenza a scopi evasivi, anche mediante la cooperazione con la Guardia di finanza, per l’attività di acquisizione di informazioni.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare..

 

 


Articolo 1, comma 4
(Studi di settore)

4. Al fine di tener conto degli effetti della crisi economica e dei mercati, in deroga all’articolo 1, comma 1, secondo periodo, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1999, n. 195, per gli anni 2009 e 2010 il termine entro il quale gli studi di settore devono essere pubblicati nella Gazzetta Ufficiale è fissato rispettivamente al 31 marzo 2010 ed al 31 marzo 2011.

 

 

Il comma 4 dell’articolo 1 - modificato nel corso dell’esame del provvedimento al Senato - per gli anni 2009 e 2010 posticipa di 6 mesi il termine di pubblicazione degli studi di settore in Gazzetta Ufficiale, fissandolo rispettivamente al 31 marzo 2010 e al 31 marzo 2011, con lo scopo di tenere conto degli effetti della crisi economica e dei mercati.

La disposizione in commento deroga espressamente alle disposizioni generali del D.P.R. 31 maggio 1999 n. 195[9].

 

L’articolo 1, comma 1, secondo periodo del citato D.P.R. 195/1999 prevede che, a partire dall'anno 2009, gli studi di settore siano pubblicati nella Gazzetta Ufficiale entro il 30 settembre del periodo d'imposta nel quale entrano in vigore.

La citata disposizione è stata oggetto nel tempo di numerose modifiche e deroghe: si ricorda da ultimo l’articolo 8 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185[10] il quale, con finalità anticrisi, ha previsto la possibilità di integrare gli studi di settore in un momento successivo al termine previsto dalla legge (ovvero quello previsto dall'articolo 1, comma 1, del D.P.R. 195/1999), previo parere favorevole della Commissione degli esperti per gli studi di settore. Per l’annualità 2008, a tale disposizione è stata data attuazione con il DM 19 maggio 2009.

 

La Relazione illustrativa al riguardo precisa che “il termine del 30 settembre 2009 e quello del 30 settembre 2010 di approvazione degli studi di settore relativi, rispettivamente, ai periodi d’imposta 2009 e 2010, non possono ritenersi idonei a garantire all’amministrazione finanziaria tempi congrui ai fini dell’acquisizione e della valutazione di tutte le informazioni necessarie allo scopo di assicurare la massima rappresentatività degli studi di settore rispetto alla realtà economica cui si riferiscono. A tale riguardo, la Commissione degli esperti per gli studi di settore, nella seduta del 16 settembre 2009, ha auspicato lo spostamento al 31 marzo 2010 del termine entro il quale esprimere il proprio motivato parere in relazione agli studi relativi al periodo di imposta 2009”.

 

Profili finanziari

 

 

La relazione tecnica afferma che la disposizione in esame non comporta effetti in termini di gettito erariale, avendo carattere sostanzialmente procedurale.

Nella Nota di risposta alle osservazioni formulate nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, in merito al fatto che l’ulteriore revisione degli studi di settore che sarà effettuata mediante lo slittamento dei termini in esame produrrà una contrazione degli accertamenti dovuta essenzialmente alla variazione verso il basso delle variabili e dei parametri posti alla base degli studi stessi con possibili effetti in termini di gettito,  l’Agenzia delle entrate ha affermato che alla norma non sono attribuibili gli effetti ipotizzati.

L’Agenzia precisa che la modifica della tempistica prevista dalla norma non modifica il periodo d’imposta di prima applicazione degli studi di settore evoluti. La variazione dei termini di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale garantisce, invece, in una fase di particolare congiuntura economica, l’effettuazione dei necessari approfondimenti, analisi ed elaborazioni.

L’Agenzia ha, inoltre, evidenziato che la modifica della tempistica di pubblicazione in Gazzetta degli studi al 30 settembre di ogni anno era stata approvata in vigenza di termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi al 31 luglio. Tali termini sono stati successivamente variati al 30 settembre restando, al tempo stesso, confermata al 30 settembre la pubblicazione degli studi in Gazzetta Ufficiale, con una contrazione di fatto dei tempi di elaborazione delle informazioni fiscali e strutturali contenute nella modulistica fiscale. Secondo l’Agenzia delle entrate, pertanto, la disposizione in esame consentirà per gli studi di settore relativi agli anni 2009 e 2010, come accaduto per quelli applicabili all’anno 2008, di verificare la necessità di operare modifiche degli stessi finalizzate a tenere conto degli effetti della particolare congiuntura economica.

In merito a tale ultimo profilo l’Agenzia afferma che maggiore è la capacità degli studi di settore di stimare i ricavi e i compensi conseguiti dai contribuenti, maggiori sono le possibilità che i contribuenti si adeguino alle risultanze degli stessi.

Con riferimento, inoltre, alla osservazione del Servizio bilancio del Senato che ritiene che se non fosse intervenuta la disposizione in esame gli studi di settore utilizzabili per il periodo d’imposta 2009 sarebbero stati quelli vigenti e pubblicati entro il 30 settembre 2009, approvati con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 19 maggio 2009, così come si evince dalla premessa alla circolare n. 29/E del 18 giugno 2009 dell’Agenzia delle entrate, la stessa Agenzia rileva che, come chiarito dalla citata circolare n. 29/E, paragrafo 6, le risultanze degli studi che tengono conto dei correttivi di cui al decreto 19 maggio 2009 trovano applicazione, ai fini dell’accertamento, per il solo periodo d’imposta 2008.

In merito, infine, alle attese di maggior gettito l’Istituto rileva che gli studi di settore, essendo uno strumento di accertamento finalizzato a stimare i ricavi ed i compensi attribuibili alle diverse attività economiche, non possono prescindere dall’andamento della congiuntura economica relativa alle diverse annualità di applicazione. Pertanto, l’evoluzione degli stessi, pur tendendo a migliorare la capacità dello strumento di individuare correttamente i ricavi e i compensi conseguibili e quindi indurre i contribuenti ad adeguarsi e ad aderire alle risultante dell’attività di controllo dell’Agenzia, deve necessariamente tenere conto degli effetti della crisi economica sulla capacità degli operatori economici di produrre detti ricavi e compensi.

 

In merito ai profili di quantificazione, alla luce di quanto precisato dall’Agenzia delle entrate in sede di risposta alle osservazioni formulate in prima lettura al Senato, appare opportuno un chiarimento del Governo in merito all’iscrizione in bilancio della stima di maggior gettito atteso dalla revisione degli studi di settore.

In particolare andrebbe chiarito se, alla luce, da un lato, degli andamenti economici congiunturali, dall’altro dei vari provvedimenti di proroga che hanno di fatto rimandato la revisione degli studi di settore, risultino effettivamente iscritte in bilancio le stime di gettito effettuate in sede di legge finanziaria per il 2007.

 


 

Articolo 1, comma 4-bis
(Qualifiche di restauratore e di collaboratore restauratore
di beni culturali)

4-bis. All’articolo 182 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1-bis, lettera a), le parole: “di entrata in vigore del decreto del Ministro 24 ottobre 2001, n. 420“ sono sostituite dalle seguenti: “del 31 luglio 2009“;

b) al comma 1-quinquies, lettera c), le parole: “1º maggio 2004“ sono sostituite dalle seguenti: “31 luglio 2009“;

 

 

Il comma 4-bis, inserito nel corso dell’esame al Senato, posticipa alcune date previste dall’art. 182 del Codice dei beni culturali e del paesaggio[11] per il possesso dell’esperienza professionale richiesta per l’acquisizione delle qualifiche di restauratore e di collaboratore restauratore di beni culturali.

 

Si ricorda preliminarmente che l’art. 29 del D.Lgs. n. 42 del 2004 dispone che gli interventi di manutenzione e restauro su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici sono affidati in via esclusiva a soggetti qualificati restauratori di beni culturali (comma 6). Esso demanda a decreti ministeriali la definizione della disciplina in materia di formazione professionale dei restauratori (commi da 7 a 9)[12] e stabilisce (comma 9-bis) che dalla data di entrata in vigore dei medesimi decreti le qualifiche di restauratore e di collaboratore di restauratore di beni culturali sono acquisite esclusivamente in applicazione delle predette disposizioni.

 

Ai sensi della lett. a)del comma in esame – che interviene sull’art. 182, comma 1-bis, lett. a), del Codice dei beni culturali e del paesaggio –, il periodo di pratica professionale di almeno quattro anni[13] necessario per acquisire la qualifica di restauratore di beni culturali, previo superamento di una prova di idoneità, deve essere maturato alla data del 31 luglio 2009 (invece che alla data di entrata in vigore del D.M. 24 ottobre 2001, n. 420[14]).

 

I commi da 1 a 1-quater dell’articolo 182 del Codice recano la disciplina transitoria relativa all’acquisizione della qualifica di restauratore di beni culturali[15].

In particolare, ai sensi del comma 1, la qualifica si acquisisce direttamente con il possesso dei requisiti ivi indicati (c.d. “conseguimento ope legis)[16].

Il comma 1-bis individua, invece, le ipotesi in cui il possesso dei requisiti indicati consente la partecipazione ad una prova di idoneità, al cui superamento è legato il conseguimento della qualifica[17]. Esso si riferisce – oltre che ai soggetti che hanno maturato l’esperienza professionale sopra indicata – ai seguenti altri:

§     i diplomati in restauro presso le accademie di belle arti con insegnamento almeno triennale, purché iscritti ai corsi prima del 31 gennaio 2006;

§     i diplomati presso scuole di restauro statali o regionali di durata non inferiore a due anni, purché iscritti ai corsi prima del 31 gennaio 2006;

§     coloro che hanno conseguito un diploma di laurea specialistica in conservazione e restauro del patrimonio storico-artistico, purché iscritti ai corsi prima del 31 gennaio 2006;

§     coloro che hanno acquisito la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali ai sensi del comma 1-quinquies, lettere a), b) e c), purché abbiano svolto, alla data del 30 giugno 2007, un periodo di pratica professionale pari almeno a tre anni, con le caratteristiche già prima indicate.

 

Parimenti, la lett. b) del comma in esame – che interviene sull’art. 182, comma 1-quinquies, lett. c), del Codice dei beni culturali e del paesaggio – stabilisce che il periodo di pratica professionale[18] pari ad almeno quattro anni necessario per acquisire la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali deve essere maturato alla data del 31 luglio 2009 (invece che alla data del 1° maggio 2004).

 

Ai sensi del comma 1-quinquiesdell’art. 182 del Codice dei beni culturali e del paesaggio,la qualifica può essere conseguita, oltre che dai soggetti in possesso dell’esperienza professionale sopra indicata, anche da coloro che abbiano conseguito:

§     un diploma di laurea universitaria triennale in tecnologie per la conservazione e il restauro dei beni culturali, ovvero un diploma in restauro presso le accademie di belle arti con insegnamento almeno triennale;

§     un diploma presso scuole di restauro statali o regionali di durata non inferiore a tre anni.

Possono, inoltre, conseguire la stessa qualifica i candidati che, non risultati idonei alla prova di idoneità alla qualifica di restauratore di beni culturali, nella stessa sede vengono giudicati idonei ad acquisire la qualifica di collaboratore restauratore di beni culturali.

 

Si evidenzia che poiché l’art. 1 riguarda proroga di termini tributari, nonché in materia economico finanziaria, mentre una disposizione concernenti i beni culturali è presente nell’art. 7- la cui rubrica dovrebbe essere opportunamente integrata – sembrerebbe opportuno riferire il comma in questione al medesimo art. 7.

Ai fini della formulazione del testo, inoltre, si evidenzia la necessità, dopo le parole: “articolo 182 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, di introdurre le parole “e successive modificazioni”, poiché l’articolo citato è stato modificato, da ultimo, dal decreto legislativo n. 62 del 2008.

 

 

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica di corredo alla disposizione, introdotta nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, afferma che la norma non comporta effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare.

 

 

 


 

Articolo 1, comma 5
(
Proroga per l'accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni)

5. Il termine in materia di accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni, con strumenti diversi dalla carta d'identità elettronica e dalla carta nazionale dei servizi, di cui all'articolo 64, comma 3, del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, è prorogato al 31 dicembre 2010.

 

 

Il comma 5 dell’articolo 1, modificato in corso di esame in Commissione presso il Senato (em. 1.209), proroga dal 31 dicembre 2009 al 31 dicembre 2010 il termine in materia di accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni, con strumenti diversi dalla carta d’identità elettronica e dalla carta nazionale dei servizi, di modo che, oltre tale scadenza, il suddetto accesso dovrà avvenire obbligatoriamente con la carta d’identità elettronica o con la carta nazionale dei servizi.

La suddetta modifica era originariamente contenuta nel comma 4 dell’art.3 del testo in esame che è stato soppresso nel corso dell’esame presso il Senato.

 

Si ricorda, in breve, che la carta d’identità elettronica (CIE) costituisce uno dei principali progetti del disegno di informatizzazione della pubblica amministrazione. Essa, oltre a mantenere la funzione del documento cartaceo attestante l’identità della persona, ha la funzione di strumento di accesso ai servizi innovativi che le pubbliche amministrazioni locali e nazionali metteranno a disposizione per via telematica. La carta dovrà poter essere utilizzata e dovrà funzionare nello stesso modo in qualsiasi punto del territorio nazionale.

Affine alla carta d’identità elettronica, la carta nazionale dei servizi (CNS) è un documento su supporto informatico che consente ai cittadini l’accesso per via telematica ai servizi erogati dalla pubblica amministrazione e da altri enti, senza peraltro svolgere la funzione di documento di identità. Tutte le pubbliche amministrazioni possono emettere la carta nazionale dei servizi, attenendosi alle regole di produzione e sicurezza indicate dal Decreto interministeriale del 9 dicembre 2004.

Ai sensi del Codice dell’amministrazione digitale (art. 63), i servizi in rete forniti dalle pubbliche amministrazioni sono realizzati in base a criteri di valutazione di efficacia, economicità ed utilità, e “mirando alla migliore soddisfazione delle esigenze degli utenti”.

Ai servizi in rete per i quali è necessaria l’autenticazione informatica si accede, di norma, attraverso la carta d’identità elettronica (CIE) e la carta nazionale dei servizi (CNS) (art. 64, co. 1), ma per la presentazione di istanze e dichiarazioni è sufficiente la firma digitale (art. 65). In via transitoria, è consentito l’accesso ai servizi in rete, oltre che con la CIE e la CNS, anche con strumenti diversi, a condizione che essi siano in condizione di accertare l’identità del soggetto che richiede il servizio (art. 64. co. 2). Il Codice peraltro demanda a un decreto del Presidente del Consiglio (o del Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione), d’intesa con la Conferenza unificata, la fissazione della data di conclusione della fase transitoria, oltre la quale non sarà più consentito l’accesso ai servizi in rete con strumenti diversi da CIE e CNS. In ogni caso, la fase transitoria non avrebbe dovuto superare il 31 dicembre 2007, termine prorogato di un anno dal D.L. 248/2007, fino al 31 dicembre 2009 dal D.L. 207/2008 e di un ulteriore anno dal decreto in esame.

L’art. 64, primo periodo del co. 3, del suddetto Codice, sottrae ai termini sopra elencati la disciplina relativa alle trasmissioni telematiche gestite dal Ministero dell’economia e delle finanze e dalle agenzie fiscali; tali amministrazioni e enti centrali (Agenzia delle Entrate, INPS, ecc.) distribuiscono fra l’altro da tempo credenziali di tipo convenzionale (basate su UserID, Password e/o PIN) ai cittadini che si registrano nei loro siti per ottenere l’abilitazione all’accesso telematico ai servizi. Malgrado ciò, l’art. 42, co. 1, del D.L. 207/2008 ha prorogato al 31 dicembre 2009 anche il termine a decorrere dal quale, ai fini delle trasmissioni telematiche gestite dal Ministero dell’economia e delle finanze e dalle agenzie fiscali, è consentito l’accesso ai servizi in rete unicamente tramite la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi. Precedentemente l’art. 1, co. 120, della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007) aveva disposto un’analoga proroga al 31 dicembre 2008.

 

Si segnala, infine, che l’art. 66, comma 8-bis del Codice dell’amministrazione digitale, introdotto dall’articolo 37 della legge 69/2009[19], dispone che sino al 31 dicembre 2010, la carta nazionale dei servizi e le altre carte elettroniche ad essa conformi possono essere rilasciate anche ai titolari di carta di identità elettronica. Tale termine è stato prorogato al 31 dicembre 2011 dall’articolo 2, comma 101 della L. n.191/2009 (legge finanziaria 2010).

Profili finanziari

 

La relazione tecnica al testo iniziale affermava che la disposizione in esame non comporta effetti in termini di gettito erariale, avendo carattere sostanzialmente procedurale.

 

La relazione tecnica di corredo alla norma che ha integralmente sostituito il comma in esame, nel corso dell’iter il prima lettura al Senato, ribadisce l’assenza di effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare.

 

 


 

Articolo 1, comma 5-bis
(Ammortizzatori sociali)

5-bis. Al comma 7 dell'articolo 41 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, le parole: "Per gli anni 2004-2009" sono sostituite dalle seguenti: "Per gli anni 2004-2010".

 

 

Il comma 5-bis, introdotto nel corso dell’esame al Senato, modifica l’articolo 41, comma 7, della L. 289/2002 (Finanziaria 2003), prorogando al 2010 l’estensione delle misure di sostegno al reddito per i lavoratori licenziati da determinati enti.

L’articolo 41, comma 7 citato, infatti, ha previsto, per il periodo 2004-2009, l’estensione dell'applicazione delle misure di sostegno al reddito di cui all'articolo 1, commi 5-8, del D.L. 108/2002[20], in favore dei lavoratori licenziati da enti non commerciali con un organico superiore alle 2.000 unità lavorative, operanti - nelle aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento (CE) n. 1260/99 del Consiglio, del 21 giugno 1999[21] - nel settore della sanità privata ed in situazione di crisi aziendale in seguito a processi di riconversione e ristrutturazione. Si è prevista una disciplina speciale, rispetto a quella del comma 5 dell’articolo 1 del D.L. 108/2002, per quanto riguarda il trattamento economico erogato ai lavoratori in questione. In particolare, tale trattamento economico, comprensivo della contribuzione figurativa e, se spettanti, degli assegni per il nucleo familiare, è corrisposto in una misura pari al massimo dell’indennità di mobilità prevista dalla normativa vigente e per una durata massima di 66 mesi dalla data del licenziamento.

 

Si ricorda altresì che i commi 5-8 dell’articolo 1 del D.L. 108/2002 concedono un trattamento economico al personale (per il quale sia scaduto il trattamento di CIGS) licenziato da aziende operanti nel settore della sanità privata, con un organico superiore a millecinquecento unità lavorative, assoggettate alla procedura di amministrazione straordinaria con cessazione dell’esercizio di impresa ed operanti nelle aree individuate dai suddetti obiettivi 1 e 2.

In particolare, ai sensi del comma 5, viene concesso, ad un numero massimo di 1.800 lavoratori e per un periodo non superiore a 24 mesi, un trattamento economico corrispondente all’80% dell’importo massimo dell’indennità di mobilità (comprensivo della contribuzione figurativa e degli assegni per il nucleo familiare, ove spettanti). I lavoratori interessati sono quelli il cui trattamento straordinario di integrazione salariale, disposto ai sensi del D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270[22], sia scaduto entro il 14 maggio 2002.

Il comma 6 obbliga i lavoratori che fruiscono del trattamento concesso ai sensi del precedente comma 5 a frequentare, durante il periodo coperto dal trattamento medesimo, corsi di formazione professionale, a pena di decadenza dal suddetto trattamento. I corsi professionali saranno indetti dalla regione o dai competenti enti locali e dovranno essere finalizzati da una parte all’aggiornamento e alla riqualificazione professionale dei lavoratori, dall’altra a percorsi di ricollocazione degli stessi. Sono esentati dalla partecipazione ai corsi i lavoratori che matureranno il diritto alla pensione durante il periodo di godimento del trattamento.

Inoltre, il comma 7 dispone che le amministrazioni pubbliche devono promuovere, per la ricollocazione dei lavoratori in questione, procedure per l'affidamento all'esterno di attività, attraverso la stipulazione di convenzioni con società di capitale, cooperative di produzione e lavoro, consorzi di artigiani a condizione che la forza lavoro occupata sia costituita, nella misura minima del 40 per cento, dai lavoratori indicati al comma 5.

Infine, il comma 8 riconosce la possibilità, per i lavoratori che fruiscono del trattamento di cui al comma 5 e che intendono intraprendere un’attività autonoma (in forma singola o associata), di ottenere, secondo i criteri indicati dal regolamento contenuto nel D.M. 17 febbraio 1993, n. 142, la corresponsione anticipata della parte del trattamento stesso non ancora percepita al momento di presentazione della relativa richiesta.[23] Le somme corrisposte ai sensi del comma 8 sono cumulabili con eventuali altri benefici previsti in materia di lavoro autonomo.

 

In merito ai profili finanziari si rinvia alla successiva scheda relativa all’articolo 1 commi 5-ter e 5-quater.

 


 

Articolo 1, commi 5-ter e 5-quater
(
Sospensione di termini di pagamento)

5-ter. È ulteriormente prorogato al 31 ottobre 2010 il termine di cui al primo periodo del comma 8-quinquies dell'articolo 6 del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, come da ultimo prorogato al 31 dicembre 2009 dall'articolo 47-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31.

5-quater. Al fine di attuare le disposizioni di cui ai commi 5-bis e 5-ter è autorizzata la spesa di 3.500.000 euro per l'anno 2010. Al relativo onere, pari a 3.500.000 euro per l'anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

I commi 5-ter e 5-quater, introdotti nel corso dell’iter al Senato, dispongono la proroga, dal 31 dicembre 2009 al 31 ottobre 2010, della sospensione dei termini tributari e contributivi per gli enti non commerciali operanti nel settore della sanità privata con oltre 2.000 dipendenti, in situazione di crisi per riconversione o ristrutturazione ed aventi almeno una sede operativa nei territori dei Comuni delle Province di Campobasso, Foggia e Catania, colpiti dagli eventi sismici del 2002.

 

La legge finanziaria 2005, all’articolo 1, comma 255, stabilisce che agli enti non commerciali di cui all’articolo 1, comma 47 della legge finanziaria 2003, cioè gli enti operanti nelle aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento (CE) n. 1260/1999 del Consiglio, del 21 giugno 1999 [24], con un organico superiore alle 2.000 unità lavorative, nel settore della sanità privata e in situazione di crisi aziendale in seguito a processi di riconversione e ristrutturazione aziendale, i quali abbiano almeno una sede operativa nelle province di Catania, Campobasso e Foggia si applicano fino al 31 dicembre 2005 la sospensione dei termini di cui all'articolo 4 del decreto-legge n. 245 del 2002, nonché, per i versamenti non eseguiti alla data del 31 dicembre 2005, si applicano i differimenti di termini relativi a compensi per prestazioni di lavoro straordinario, agli adempimenti per gli obblighi tributari e relativi ai versamenti dei contributi di previdenza e di assistenza sociale, indicati, rispettivamente, nell'articolo 3, comma 2, e nell'articolo 4, comma 3, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri 7 maggio 2004 n. 3354, recante disposizioni urgenti in materia di protezione civile.

 

Il decreto-legge 4 novembre 2002, n. 245, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2002, n. 286, all'articolo 1, comma 1, fa riferimento alle situazioni d’emergenza di cui al D.P.C.M. 29 ottobre 2002 (dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio della provincia di Catania, in conseguenza dei gravi fenomeni eruttivi connessi all'attività vulcanica dell'Etna e degli eventi sismici concernenti la medesima area) e al D.P.C.M. 31 ottobre 2002 (dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio della provincia di Campobasso, in conseguenza dei gravi eventi sismici verificatisi il 31 ottobre 2002), pubblicati nella Gazzetta ufficiale n. 258 del 4 novembre 2002, nonché al D.P.C.M. 8 novembre 2002 (dichiarazione dello stato di emergenza anche nel territorio della provincia di Foggia, in conseguenza dei gravi eventi sismici verificatisi il 31 ottobre 2002), pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 267 del 14 novembre 2002.

L'articolo 4 del medesimo decreto-legge ha previsto per i soggetti che alle date del 29 e 31 ottobre 2002 nonché dell’8 novembre 2002 erano residenti, avevano sede operativa o esercitavano la propria attività lavorativa, produttiva o di funzione nei comuni e nei territori individuati nei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri in pari data, la sospensione fino al 31 marzo 2003 (termine poi prorogato al 30 giugno 2003) dei termini di prescrizione, di decadenza e di quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, anche previdenziali, comportanti prescrizioni e decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, in scadenza nel periodo di vigenza delle dichiarazioni di emergenza. Lo stesso articolo 4 ha altresì previsto la sospensione, con provvedimento adottato ai sensi dell'articolo 9, comma 2, della legge 27 luglio 2000, n. 212, fino al 31 marzo 2003 (termine poi prorogato al 30 giugno 2003) dei termini per l'adempimento di obblighi di natura tributaria. Ha sospeso altresì per lo stesso periodo tutti i termini relativi ai processi esecutivi, mobiliari e immobiliari, nonché ad ogni altro titolo di credito avente forza esecutiva di data anteriore ai decreti sopra citati e alle rate dei mutui di qualsiasi genere in scadenza nel medesimo periodo; ha sospeso per il predetto periodo i termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali.

Il decreto legge n. 300/2006, richiamato dalla norma in esame, ha disposto la proroga al 31 dicembre 2008 del termine di sospensione in oggetto. Tale scadenza, tuttavia, è stato ulteriormente prorogato al 31 dicembre 2009 dall’articolo 47-bis del decreto-legge n. 248 del 2007.

 

Sul piano della formulazione della norma, si valuti l’opportunità di introdurre una novella modificando la norma originaria.

 

Il comma 5-quater reca la norma di copertura finanziaria degli oneri determinati dalla proroga disposta dai commia 5-bis e 5-ter, che quantifica in3,5 milioni di euro per il 2010, disponendo che ad essa si provveda mediante corrispondente riduzione del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del D.L. n. 282/2004.

 

Il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (ISPE) è stato istituito dal comma 5 dell’articolo 10 del D.L. n. 282 del 2004 (legge n. 307/2004), nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (missione “Politiche economico finanziarie e di bilancio”, cap. 3075) al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari.

Dalla sua istituzione, le risorse del Fondo ISPE, oltre a venire utilizzate a copertura di provvedimenti legislativi, sono state rifinanziate da varie disposizioni. Le dotazioni del fondo iscritte nel bilancio triennale 2010 (legge n. 192/2009) sono pari a circa 24,8 milioni di euro per il 2010, a 30,4 milioni per il 2011 e 23,4 per il 2012.

La dotazione esposta in bilancio non sconta, tuttavia, gli effetti derivanti da una serie di provvedimenti legislativi, intervenuti successivamente alla presentazione del disegno di legge di bilancio, che pure hanno inciso sulle disponibilità del Fondo stesso. Si tratta, in particolare:

-      della legge 15 ottobre 2009, n. 155, art. 2, co. 1, che ha ridotto le dotazioni del Fondo di 0,3 milioni a decorrere dal 2009, a copertura della concessione di un contributo in favore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea;

-      del D.L. 25 settembre 2009, n. 135[25], art. 19-ter, co. 23, che ha ridotto le dotazioni del Fondo di 22.022 euro per il 2010 e 2011 e di 3,572 milioni a partire dal 2012, a copertura dell’onere derivante nuove convenzioni e contratti di servizio con Tirrenia;

-      del D.L. 29 dicembre 2009, n. 193[26], articolo 2, comma 2, lett. a), il quale ha ridotto il Fondo di 2,9 milioni di euro per il 2010, a parziale copertura dell’onere relativo all’incremento del personale di magistratura da destinarsi a sedi disagiate;

-      della legge n. 196/2009 di riforma della contabilità nazionale, entrata in vigore contestualmente alla legge di bilancio per il 2010, la quale, all’articolo 13, comma 4, ha ridotto il Fondo di 10 milioni per il 2010, 11 milioni per il 2011 e 5 milioni dal 2012, a copertura dell’onere derivante dall’istituzione della Banca dati delle amministrazioni pubbliche e, all’articolo 43, comma 1, ne ha disposto un’ulteriore riduzione di 3 milioni per il 2012, a copertura dell’onere per l'adeguamento dei sistemi informativi necessitato dal graduale passaggio alla redazione dei documenti contabili dello Stato in termini di sola cassa, previsto, tramite apposita delega al Governo, dall’articolo 42 della legge;

-      del D.L. 1 gennaio 2010, n. 1[27] che nel disporre, all’articolo 10, un taglio lineare delle dotazioni delle missioni di spesa a legislazione vigente per l’anno 2010, ha determinato una ulteriore riduzione delle risorse del Fondo in questione pari a 241,9 migliaia di euro per il 2010[28].

Peraltro, il decreto legge in esame dispone ulteriori riduzioni del Fondo in commento, ed in particolare:

-      l’articolo 1, comma 23-decies riduce il Fondo di 1 milione per il 2012 a parziale copertura degli oneri derivanti dalle misure di incremento dei Fondi destinati al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici impiegati dalle Forze armate, Guardia di finanza e Capitanerie di porto, e di incremento del finanziamento delle Agenzie fiscali, previste dall’articolo 1, commi 23-sexies-23-novies;

-      l’articolo 1, comma 23-noviesdecies riduce il Fondo di 70 mila euro per il 2010 e per il 2011 a parziale copertura dell’onere derivante dal comma 23-octiesdecies recante una serie di proroghe di finanziamenti per l’anno 2010 e 2011;

-      l’articolo 5, comma 7-bis riduce il Fondo di 5,78 milioni per il 2011 a copertura dell’onere derivante dalle minori entrate determinate dalla proroga al 31 dicembre 2010 delle procedure esecutive di sfratto previste dall’art. 1 del D.L. 158/2008.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica, con riferimento al comma 5-bis, afferma che la disposizione determina oneri aggiuntivi anche per gli anni successivi al 2011, ulteriori rispetto a quelli già previsti (per 8 milioni di euro) nel bilancio dello Stato fino a tale anno (cfr. Tab. F della legge finanziaria 2010). Con riferimento al comma 5-ter, precisa che le minori entrate per gli Istituti previdenziali sono stimabili in circa 0,4 milioni di euro e il minor gettito tributario in 0,3 milioni di euro, nel presupposto che il recupero di tutto il sospeso (che riguarda sia il 2010 sia quanto sospeso per il triennio 2007-2009) avvenga entro il 2010[29].

 

Il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari ascrive alle norme in esame un effetto di maggiore spesa corrente pari a 8 milioni di euro nel 2012 su tutti e tre i saldi di finanza pubblica. La norma, invece, quantifica un onere pari a 3,5 milioni di euro nel 2010 (comma 5-quater).

 

In merito ai profili di quantificazione appare necessario acquisire un chiarimento dal Governo, alla luce della discrasia che si registra tra le norme medesime e il prospetto riepilogativo degli effetti finanziari, sia con riferimento all’ammontare sia con riferimento all’esercizio di imputazione.

In particolare, con riferimento al comma 5-bis, che proroga al 2010 l’applicazione degli ammortizzatori sociali, delle misure di reinserimento lavorativo nonché dei prepensionamenti previsti per i lavoratori licenziati da enti operanti nel settore della sanità privata nelle aree di cui agli obiettivi 1 e 2 dell’Unione europea dalla normativa vigente[30], si rileva quanto segue:

- gli oneri per la precedente proroga per il biennio 2008-2009 delle disposizioni in esame, disposta dal DL n. 248/2007, comprensivi anche di un aumento della platea dei beneficiari rispetto alla normativa originaria, erano stati quantificati in 8 milioni di euro annui, non comprensivi della maggiore spesa pensionistica recata dalla deroga alla normativa vigente in materia di età pensionabile[31]. Tale ammontare appare significativamente superiore a quanto quantificato dalle disposizioni in esame (pari a 2,6 milioni di euro) considerando che al comma 5-ter corrisponde un onere quantificabile in  0,7 milioni di euro;

-la copertura della precedente proroga era stata prevista a decorrere dal 2008 (comma 3 dell’articolo 6-bis del DL n. 248/2008[32]) ed era stata ritenuta idonea a fare fronte agli oneri relativi alla mobilità, che, pur non essendo stati quantificati, avrebbero interessato gli esercizi successivi dal 2009 al 2015[33]. Andrebbero pertanto chiariti sia l’ammontare sia le modalità di copertura dell’onere che, verosimilmente, si produrrà oltre il 2015 per effetto delle disposizioni in esame.

Con riferimento al comma 5-ter, che dispone la proroga dal 31 dicembre 2009 al 31 ottobre 2010 della sospensione dei termini di pagamento di contributi, tributi e imposte per gli enti non commerciali operanti nel settore sanitario con almeno una sede operativa in Sicilia, Puglia o Molise, si segnala che l’onere per la proroga di un anno (dal 2008 al 2009), disposta dall’articolo 47-bis del DL n. 248/2007, era stato quantificato in 1,2 milioni di euro ed era qualificato come tetto di spesa. Se, pertanto, l’onere mensile ammonta a 100.000 euro (1.200.000 euro/12), l’onere recato dalla disposizione in esame, rapportato a 10 mesi, è quantificabile in 1 milione di euro. Appare opportuno, alla luce del fatto che si tratta di una norma che ha già avuto modo di dispiegare i suoi effetti, acquisire dal Governo informazioni sugli effetti finanziari già prodotti al fine di verificare la congruità della quantificazione e della relativa copertura. Ciò appare tanto più significativo se si considera che l’autorizzazione di spesa si configura come tetto di spesa pur a fronte di un onere connesso ad un diritto soggettivo[34].

 

In merito ai profili di copertura finanziaria con riferimento alla riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, appare opportuno acquisire dal Governo chiarimenti in ordine alle residue disponibilità del suddetto Fondo.

Si ricorda che vi sono diverse disposizioni all’esame del Parlamento che prevedono l’utilizzo del Fondo per interventi strutturali di politica economica. Si tratta, in particolare, dell’articolo 1, comma 1, terzo periodo, dell’Atto Camera n. 3196, dell’articolo 40 dell’Atto Senato n. 1720, e dell’articolo 2 dell’Atto Senato n. 1999, dell’articolo 17 dell’Atto Senato n. 1167-B.

 


 

Articolo 1, comma 6
(
Trasmissioni telematiche dei sostituti d'imposta)

6. All’articolo 42, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole: «gennaio 2010» sono sostituite dalle seguenti: «gennaio 2011 previa sperimentazione, a partire dall’anno 2010, con modalità stabilite di concerto tra l’Agenzia delle entrate e l’Istituto nazionale della previdenza sociale.

 

 

Il comma 6 dell’articolo 1 posticipa dal gennaio 2010 al gennaio 2011 il termine per la piena operatività del sistema telematico di trasmissione delle comunicazioni dei sostituti d'imposta a fini fiscali e contributivi, previa sperimentazione - a partire dall’anno 2010 – da effettuarsi con modalità stabilite di concerto tra l’Agenzia delle entrate e l’Istituto nazionale della previdenza sociale – INPS.

Si tratta, nel dettaglio, della trasmissione telematica dei dati retributivi e delle informazioni necessarie per il calcolo delle ritenute fiscali e dei relativi conguagli, per il calcolo dei contributi, per l’implementazione delle posizioni assicurative individuali e per l’erogazione delle prestazioni.

 

La disposizione in esame interviene sull’articolo 42, comma 2, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207[35] che a sua volta aveva disposto la proroga del termine di cui all’articolo 44-bis del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269[36], norma introdotta dall'articolo 1, comma 121, della legge finanziaria per il 2008 (legge 24 dicembre 2007. n. 244).

Il citato articolo 44-bis reca disposizioni di semplificazione delle dichiarazioni annuali presentate dai sostituti d’imposta tenuti al rilascio delle certificazioni fiscali e di quelle previdenziali concernenti i contributi dovuti all'INPS. A tale scopo, esso prevede che i sostituti d’imposta tenuti al rilascio della certificazione unica attestante l’ammontare dei contributi previdenziali versati comunichino mensilmente, per via telematica, direttamente o tramite intermediari abilitati, i dati retributivi e le informazioni necessarie per il calcolo delle ritenute fiscali e dei relativi conguagli, per le seguenti finalità:

-          calcolo dei contributi;

-          rilevazione della misura della retribuzione e dei versamenti eseguiti;

-          implementazione delle posizioni assicurative individuali;

-          erogazione delle prestazioni.

La trasmissione avviene mediante una dichiarazione mensile da presentare entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di riferimento.

Nella sua originale formulazione, la norma prevedeva che il sistema delle comunicazioni telematiche fosse operativo a partire dalle retribuzioni corrisposte con riferimento al mese di gennaio 2009. Il comma 6 in esame differisce dunque tale termine - già prorogato al gennaio 2010 dal citato articolo 42 del D.L. n. 207 del 2008 - al gennaio 2011, prevedendo altresì un periodo di sperimentazione a partire dal 2010, con modalità stabilite di concerto tra l’Agenzia delle entrate e l’Istituto nazionale della previdenza sociale – INPS.

 

La Relazione illustrativa motiva il rinvio osservando che, “essendo ultimate le attività preparatorie per l’avvio delle nuove modalità di adempimento dei sostituti d’imposta, si rende necessaria un’ulteriore proroga, per consentire un’adeguata fase di sperimentazione, indispensabile in considerazione del significativo impatto delle novità previste”.

Profili finanziari

La relazione tecnica afferma che la disposizione in esame non comporta effetti in termini di gettito erariale, avendo carattere sostanzialmente procedurale.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare.

 

 


 

Articolo 1, comma 7
(
Proroga termini per il ravvedimento operoso per la presentazione del modulo RW – lavoratori transfrontalieri)

7. Il termine di novanta giorni previsto nei casi di omessa presentazione della dichiarazione dei redditi e nei casi di dichiarazione integrativa relative all’anno 2008 è prorogato al 30 aprile 2010 per i lavoratori dipendenti ed equiparati che intendono sanare l’omessa o incompleta presentazione del modulo RW, relativamente alle disponibilità finanziarie derivanti da lavoro prestato all’estero ivi detenute al 31 dicembre 2008, ferme restando le misure ridotte delle sanzioni previste per gli adempimenti effettuati entro novanta giorni.

 

 

L'articolo 1, comma 7 proroga al 30 aprile 2010 i termini per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativi all’anno 2008 in favore dei lavoratori dipendenti ed equiparati che intendono sanare l'omessa o incompleta presentazione del modulo RW nella medesima dichiarazione.

 

La dichiarazione dei redditi relativa all’anno 2008 doveva essere presentata, in via telematica, entro il 30 settembre 2009.

Si segnala, tuttavia, che l’articolo 2, comma 7, del D.P.R. n. 322/1998 stabilisce che sono considerate valide le dichiarazioni presentate entro novanta giorni dalla scadenza del termine, salva restando l'applicazione delle sanzioni amministrative per il ritardo.

Inoltre, ai sensi dell'articolo 13, comma 1, la sanzione è ridotta ad un decimo del minimo se la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avviene entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all'anno nel corso del quale è stata commessa la violazione (lettera b)) mentre, in caso di omessa dichiarazione, la sanzione è ridotta ad un dodicesimo se viene presentata entro novanta giorni dal termine fissato (lettera c)).

Nell’ambito della dichiarazione dei redditi, il modulo RW (investimenti all'estero e/o trasferimenti da, per e sull'estero) deve essere compilato dalle persone fisiche residenti in Italia le quali, in conformità a quanto previsto nel D.L. 28 giugno 1990, n. 167, devono indicare:

-        i trasferimenti da e verso l'estero di denaro, certificati in serie o di massa o titoli effettuati attraverso soggetti non residenti, senza il tramite di intermediari residenti, se l'ammontare complessivo di tali trasferimenti nel corso del periodo di imposta sia stato superiore a euro 12.500;

-        gli investimenti all'estero e le attività estere di natura finanziaria attraverso cui possono essere conseguiti redditi di fonte estera imponibili in Italia, detenuti al termine del periodo di imposta se l'ammontare complessivo di tali investimenti ed attività, al termine del periodo di imposta, risulta superiore a euro 12.500;

-        i trasferimenti da, verso e sull'estero che nel corso dell'anno hanno interessato i suddetti investimenti e le attività, se l'ammontare complessivo dei movimenti effettuati nel corso dell'anno, computato tenendo conto anche dei disinvestimenti, sia stato superiore a euro 12.500.

 

Sul piano normativo, la norma proroga al 30 aprile 2010 il termine di novanta giorni indicato nel richiamato articolo 2, comma 7 del D.P.R. n. 322/1998.

La disposizione in esame è da ricondurre, come evidenziato nella relazione illustrativa allegata al provvedimento, a quanto indicato nella circolare dell’Agenzia delle entrate n. 48/E del 17 novembre 2009 con la quale sono stati forniti chiarimenti in merito alla disciplina del cosiddetto “scudo fiscale”.

La circolare n. 48/E del 2009 dell'Agenzia delle entrate è intervenuta sull’ambito soggettivo della normativa introdotta dall’articolo 13-bis del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78 (c.d. “scudo fiscale”), con particolare riferimento ai lavoratori dipendenti di ruolo pubblici in servizio all’estero, ai lavoratori transfrontalieri e ai dipendenti di imprese multinazionali, che detengono all’estero depositi e/o conti correnti ai fini dell’accredito dello stipendio o degli altri emolumenti derivanti dalla propria attività lavorativa ivi svolta. In base a quanto indicato nella circolare, “qualora la dichiarazione integrativa venga presentata nei termini di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 – e non siano ancora iniziati accessi, ispezioni, verifiche, o non sia ancora stato notificato il questionario relativo alle disponibilità costituite all’estero – il contribuente può avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso, pagando la predetta sanzione ridotta ad un decimo”. Inoltre, continua la circolare, “qualora non sia possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso – per effetto dell’intervenuto avvio di accessi, ispezioni o verifiche ovvero della notifica di apposito questionario – la sanzione potrà comunque essere definita in forma agevolata dal contribuente, usufruendo delle riduzioni previste in relazione alle modalità di contestazione della violazione”.

In sostanza, trattandosi di disponibilità all'estero derivanti da redditi assoggettati a tassazione alla fonte, la circolare ha permesso a questi lavoratori di regolarizzare la propria posizione fino al 2008 presentando una dichiarazione dei redditi completa del modulo RW e pagando una sanzione ridotta di un decimo (avvalendosi dell’istituto del ravvedimento operoso) qualora la dichiarazione integrativa venga presentata nei termini di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), del decreto legislativo n. 472/1997 e non siano ancora iniziati accessi, ispezioni, verifiche, o non sia ancora stato notificato il questionario relativo alle disponibilità costituite.

 

I soggetti beneficiari sono i lavoratori dipendenti che detengono investimenti all’estero (ad esempio i conti correnti bancari) ovvero che hanno effettuato trasferimenti da o per l’estero e che, pertanto, sono tenuti all’indicazione dei relativi dati nel quadro RW del modello UNICO.

La relazione illustrativa allegata al provvedimento afferma che la disciplina è applicabile anche dai soggetti che hanno omesso “legittimamente di presentare la predetta dichiarazione”.

Il periodo d’imposta interessato dalla norma è l’anno 2008. Tuttavia, si segnala che la relazione illustrativa allegata al provvedimento afferma che con la proroga in commento i soggetti beneficiari “possono regolarizzare l’intera posizione fiscale anche con riferimento agli anni pregressi”.

 

Il comma in esame, infine, stabilisce che restano comunque ferme le misure delle sanzioni previste in forma ridotta per gli adempimenti effettuati entro novanta giorni.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica afferma che la disposizione in esame non comporta effetti in termini di gettito erariale, avendo carattere sostanzialmente procedurale.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare, tenuto conto che la proroga del termine in esame consentirà all’erario di riscuotere somme che altrimenti avrebbe dovuto recuperare tramite l’attività di accertamento.

 

 


 

Articolo 1, commi 7-bis e 7-ter
(
Lavoratori transfrontalieri)

7-bis. All'articolo 1, comma 204, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, le parole "e 2010" sono sostituite con le seguenti: ", 2010 e 2011".

7-ter. Alla copertura degli oneri derivanti dal comma 7-bis, pari a 48 milioni di euro per il 2012, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell'ambito del programma "Fondi di riserva e speciali" della missione "fondi da ripartire" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero dell'economia e delle finanze. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

Il comma 7-bis, introdotto nel corso dell’iter presso il Senato, proroga all’anno 2011 le agevolazioni IRPEF in favore dei lavoratori dipendenti che operano all’estero in zone di frontiera (c.d. frontalieri).

Sul piano normativo, si interviene sull’articolo 1, comma 204, della legge n. 244/2007 (finanziaria 2008) che prevede una franchigia di esenzione dall’imponibile IRPEF di 8.000 euro per i periodi d’imposta 2008, 2009 e 2010. In sostanza, i richiamati redditi di lavoro dipendente concorrono alla formazione della base imponibile IRPEF limitatamente all’importo eccedente il valore di 8.000 euro.

La fruizione del beneficio da parte dei contribuenti è consentita in presenza delle seguenti condizioni:

§      essere persone fisiche residenti in Italia;

§      prestare lavoro dipendente in via continuativa, quindi non occasionalmente, e come oggetto esclusivo del rapporto;

§      prestare tale lavoro in zone di frontiera o in paesi limitrofi (per la nozione di paesi limitrofi v. sub).

Si ricorda che la legge finanziaria 2007 (legge n. 296 del 2006) al comma 398 dell’articolo 1 aveva riconfermato l’applicazione di un analogo beneficio che prorogava al 2007 i benefìci fiscali relativi ai redditi di lavoro dipendente conseguiti dai lavoratori frontalieri, già previsti in passato dal comma 11 dell’articolo 2 della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria per il 2003). Tale ultima norma infatti aveva disposto l'esenzione dall’IRPEF, per una quota fino a 8.000 euro, dei redditi derivanti da lavoro dipendente prestato all’estero in zone di frontiera.

Il predetto beneficio spettava per i redditi di lavoro dipendente prestati, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, all’estero in zone di frontiera e in altri Paesi limitrofi da soggetti residenti nel territorio dello Stato[37].

La franchigia, prevista dalla legge n. 289 del 2002 limitatamente al 2003, è stata poi prorogata per il 2004 dall’articolo 2, comma 12, lettera a), della legge n. 350 del 2003 (legge finanziaria per il 2004), per il 2005 dall’articolo 1, comma 504, della legge n. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005) e per il 2006 dall’articolo 1, comma 122, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria per il 2006).

Per quanto riguarda l’ambito di applicazione della norma si ricorda che la circolare dell’Agenzia delle entrate 15 gennaio 2003, n. 2, ribadendo, tra l’altro, quanto già contenuto nella circolare della medesima Agenzia 3 gennaio 2001, n. 1, esplicativa della legge n. 388 del 2000 (legge finanziaria 2001), ha precisato che la disposizione in questione si riferisce ai soli redditi percepiti dai lavoratori dipendenti che sono residenti in Italia e quotidianamente si recano all’estero in zone di frontiera (quali ad esempio, Francia, Austria, Repubblica di San Marino, Stato della Città del Vaticano) o in paesi limitrofi (quali ad esempio il Principato di Monaco) per svolgere la prestazione di lavoro.

Non rientrano, invece, nell’ambito dei beneficiari, i lavoratori dipendenti, anch’essi residenti in Italia, che, in forza di uno specifico contratto che preveda l’esecuzione della prestazione all’estero in via esclusiva e continuativa, soggiornano all’estero per un periodo superiore a 183 giorni nell’arco di dodici mesi. A tali lavoratori si applica, invece, il regime di tassazione speciale previsto dal comma 8-bis dell'articolo 51 del testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, introdotto dall’articolo 36 della legge 21 novembre 2000, n. 342.

L’articolo 51, comma 8-bis del TUIR prevede che il reddito di lavoro dipendente, prestato all'estero in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto da dipendenti che nell'arco di dodici mesi soggiornano nello Stato estero per un periodo superiore a 183 giorni, sia determinato sulla base delle retribuzioni convenzionali definite annualmente con il decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 31 luglio 1987, n. 317, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 1987, n. 398.

 

Il comma 7-ter reca la norma di copertura finanziaria degli oneri determinati dalla proroga disposta dal comma 7-bis, pari a 48 milioni di euro nel 2012. In particolare, si dispone una riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010.

 

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativodegli effetti finanziari ascrive alle norme in esame un effetto di maggiore spesa di conto capitale pari a 48 milioni di euro nel 2012 sui tre saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica quantifica gli effetti in termini di cassa pari a 48 milioni di euro di perdita di gettito nel 2012 e a 20 milioni di euro di ripresa del gettito nel 2013.

In particolare, la quantificazione degli effetti della proroga al 2011 dell’esclusione dalla base imponibile dei redditi fino a 8.000 euro derivanti da lavoro dipendente prestato, in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto, all’estero in zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi da soggetti residenti nel territorio dello Stato[38], si basa su un numero di potenziali interessati pari a 11.000 soggetti[39] (escludendo i lavoratori frontalieri con la Svizzera e con lo Stato della Città del Vaticano, già esenti da imposizione in Italia) a cui corrisponde un reddito medio pro capite pari a 29.000 euro. Di conseguenza, la quota di reddito esente da imposizione ammonta a complessivamente a 28 milioni di euro (2.250 euro *11.000), in termini di competenza annua.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno rilievi da formulare. Appare tuttavia opportuno che il Governo fornisca i dati relativi all’applicazione della disposizione negli anni 2008 e 2009, al fine di verificare la congruità della copertura.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria si osserva che l’accantonamento del Fondo speciale di parte corrente relativo allo stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze del quale è previsto l’utilizzo, seppure privo di una specifica voce programmatica,  reca le necessarie disponibilità.

Sotto il profilo formale, si rileva che la disposizione, pur prevedendo l’utilizzo del Fondo speciale solo nell’anno 2012, non fa esplicito riferimento alle proiezioni, come previsto dalla vigente prassi contabile nel caso in cui l’utilizzo del suddetto Fondo non avvenga già dal primo anno del triennio di riferimento.

Con riferimento alla formulazione dell’autorizzazione di spesa, in termini di limite massimo, appare opportuno che il Governo chiarisca se data la natura degli oneri, relativi alla proroga della franchigia IRPEF per i lavoratori transfrontalieri, la spessa possa, effettivamente, essere contenuta in un tetto di spesa.

 


 

Articolo 1, comma 8
(
Proroga della deduzione forfetaria dal reddito di impresa per gli esercenti impianti di distribuzione carburanti)

8. Le disposizioni del comma 1 dell’articolo 21 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, in materia di deduzione forfetaria in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburanti, sono prorogate anche per i periodi di imposta 2009 e 2010.

 

 

Il comma 8 dell’articolo 1 estende l’applicazione dell’agevolazione fiscale concessa agli esercenti di impianti di distribuzione di carburante -  consistente nella riduzione del reddito di impresa a titolo di deduzione forfetaria di alcuni ricavi - ai i periodi d’imposta 2009 e 2010.

Tale agevolazione è stata istituita dall’articolo 21 della legge n. 448 del 1998[40] per gli anni dal 1998 al 2000, e successivamente prorogata nel tempo (da ultimo, per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2008, dall’articolo 1, comma 168, della legge finanziaria 2008[41]).

 

Come sinteticamente illustrato supra, l’agevolazione consiste nella concessione, in favore degli esercenti impianti di distribuzione di carburante, di una deduzione forfetaria dei ricavi indicati all'articolo 85, comma 1, lettera a), del Testo unico delle imposte sui redditi  TUIR (D.P.R. n. 917 del 1986) , ovvero dei corrispettivi delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi alla cui produzione o al cui scambio è diretta l'attività dell'impresa.

Tale agevolazione è concessa per la ristrutturazione delle reti distributive.

 

La riduzione forfetaria del reddito di impresa è pari alle seguenti percentuali dell'ammontare lordo dei ricavi:

a)    1,1 per cento dei ricavi fino a 1.032.913,80 euro;

b)    0,6 per cento dei ricavi oltre 1.032.913,80 euro e fino a 2.065.827,60 euro;

c)    0,4 per cento dei ricavi oltre 2.065.827,60 euro.

 

Secondo quanto riportato nella Relazione, la disposizione non comporterebbe maggiori oneri in quanto “in occasione della sua ultima proroga […] fu prevista la copertura anche per gli anni 2009 e 2010”.

Profili finanziari

La relazione tecnica sottolinea che, nella legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008) per il combinato disposto dell’articolo 1, comma 168, e dell’articolo 2, comma 554, lettera f), è già prevista la proroga dell’agevolazione in esame per il triennio 2008- 2010, con i seguenti effetti di minore entrata in termini di cassa:

 

(milioni di euro)

2008

2009

2010

2011

0

91,3

53,6

54,6

 

La relazione afferma che tali effetti sono stati recepiti nel bilancio dello Stato e che, pertanto, l’agevolazione in esame non necessita di copertura, non comportando ulteriori effetti rispetto a quanto già attualmente scontato nei tendenziali.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che, in base al combinato disposto di norme contenute nella legge n. 244 del 2007, la proroga della deduzione forfetaria dal reddito d’impresa per gli esercenti impianti di distribuzione carburante per il triennio 2008-2010 trova copertura, insieme ad altre finalizzazioni di spesa recate dall’articolo 2, comma 554, della legge finanziaria citata, nel limite dell’85 per cento delle economie derivanti dai provvedimenti di revoca totale o parziale delle agevolazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legge n. 415 del 1992. Tali economie sono accertate annualmente con decreto del Ministro dello sviluppo economico da adottarsi entro il 30 ottobre ed iscritte in apposito fondo dello stato di previsione del medesimo Ministero dello sviluppo economico.

Si segnala, inoltre, che con DM del 13 marzo 2009 le economie derivanti da rinunce e revoche di iniziative imprenditoriali agevolate dal decreto legge n. 415 del 1992 sono state accertate nella misura complessiva di 375 milioni di euro.

Al riguardo, poiché la norma in esame formalizza l’estensione della deduzione forfetaria anche per gli anni 2009 e 2010, con effetti di minore entrata per cassa negli esercizi 2010 e 2011, appare opportuno che il Governo confermi che anche per tali esercizi resti stabile il prevedibile livello delle risorse utilizzabili.

 

 


 

Articolo 1, comma 9
(Commissioni censuarie)

9. La durata dell’incarico prevista dall’articolo 27 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 650, per i componenti delle commissioni censuarie già nominati alla data di entrata in vigore del presente decreto, è prorogata di ulteriori due anni, decorrenti dalla data di scadenza dell’incarico.

 

 

Il comma 9 dell’articolo 1 proroga di ulteriori due anni la durata dell'incarico dei componenti delle commissioni censuarie già nominati alla data del 30 dicembre 2009 (data di entrata in vigore del provvedimento in esame). I due anni di proroga decorrono dalla data di scadenza dell’incarico.

 

Ai sensi dell’articolo 16 del DPR 26 ottobre 1972, n. 650[42] le commissioni censuarie – distrettuali (soppresse), provinciali e la commissione censuaria centrale – hanno la funzione di coadiuvare l'Amministrazione del catasto e dei servizi tecnici erariali per i lavori di formazione, di revisione e di conservazione del catasto terreni e del catasto edilizio urbano. Le commissioni censuarie provinciali hanno sede nel capoluogo di ciascuna provincia, mentre la commissione censuaria centrale ha sede in Roma.

L'articolo 27 del DPR n. 650/72 dispone che i componenti delle commissioni censuarie restano in carica sei anni e possono essere confermati seguendo apposito procedimento, che si osserva anche per la sostituzione di membri deceduti o comunque cessati dall'ufficio. I soggetti che surrogano i componenti che hanno cessato dall'ufficio prima della ordinaria scadenza rimangono in carica fino al termine stabilito per la rinnovazione della commissione.

 

Secondo quanto riportato nella Relazione, con la norma si intendono “superare taluni profili di incertezza circa l’operatività delle commissioni censuarie […] In particolare, la disposizione proroga la durata della permanenza in carica dei componenti le commissioni censuarie stesse, per un periodo equivalente a quello in cui, a causa delle accennate incertezze interpretative, detti organi collegiali non sono stati, di fatto, operativi”.

 

Profili finanziari)

La relazione tecnica afferma che la disposizione in esame non comporta effetti in termini di gettito erariale, avendo carattere sostanzialmente procedurale.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare.

 

 


 

Articolo 1, commi 10 e 11
(Sospensione tributi e contributi aree colpite dal sisma dell’Aquila)

10. Con provvedimenti da adottare ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009, n. 77, è disposta, nei confronti dei soggetti comunque residenti o aventi sede nei comuni individuati ai sensi del comma 2 del citato articolo 1 del decreto-legge n. 39 del 2009, la proroga della sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari, nonché dei contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali.

11. Agli oneri derivanti dal comma 10, per l’anno 2009, pari a 100 milioni di euro, si provvede, per lo stesso anno, con quota parte delle entrate derivanti dall’articolo 13-bis del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e successive modificazioni. A tale fine, dalla contabilità speciale prevista dal comma 8 del citato articolo 13-bis, il predetto importo è versato, entro il 31 dicembre 2009, ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato.

 

 

Il comma 10 dell’articolo 1 dispone un’ulteriore proroga dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari e contributivi, ivi compresi i premi INAIL, sospesi a seguito degli eventi sismici del 6 aprile 2009 nella regione Abruzzo.

La norma non stabilisce i nuovi termini di scadenza, che dovranno essere fissati con provvedimento da adottare ai sensi dell’articolo 1, commi 1 e 2, del D.L. n. 39/2009. In attesa dell’emanazione del provvedimento che stabilirà le nuove scadenze, ai sensi della normativa vigente, i versamenti non effettuati a seguito della sospensione dovranno essere restituiti in 60 rate a decorrere da giugno 2010 e gli adempimenti dovranno essere effettuati entro il 31 marzo 2010.

Si riporta, di seguito, una breve ricostruzione delle principali norme che hanno interessato la sospensione dei termini dei versamenti e degli adempimenti tributari e contributivi per le popolazioni colpite dal sisma in Abruzzo.

Il decreto-legge n. 39/2009 (c.d. decreto Abruzzo) stabilisce che gli interventi di carattere fiscale e finanziario di attuazione del medesimo decreto di urgenza sono effettuati con Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze (articolo 1, comma 1). I destinatari dei predetti interventi sono i soggetti (persone fisiche o imprese) danneggiati dal sisma residenti o operanti nei comuni identificati da appositi decreti emanati dal Commissario delegato sulla base di rilevazioni tecniche (articolo 1, comma 2). Inoltre, l'articolo 6, comma 1, lettera g), del medesimo decreto-legge n. 39 dispone la rideterminazione della sospensione del versamento - con conseguente ripresa della riscossione - di tributi, contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria, nonché di ogni altro termine sospeso, anche in forma rateale.

In attuazione del D.L. n. 39/2009,  sono stati emanati, il 9 aprile 2009, i seguenti provvedimenti che hanno disposto, per il periodo 6 aprile-30 novembre 2009:

1)    con riferimento ai comuni danneggiati individuati con apposito decreto[43], la sospensione dei versamenti di contributi previdenziali ed assistenziali e dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni e malattie, compresa la quota a carico dei lavoratori e di quelli con contratto di collaborazione coordinata e continuativa (articolo 2, comma 1, O.P.C.M. n. 3754 del 9 aprile 2009);

2)    con riferimento ai territori della provincia di L’Aquila, la sospensione dei versamenti di tributi, ivi compresi quelli relativi ai sostituti d’imposta, dovuti dalle persone fisiche residenti ovvero dagli altri soggetti aventi sede legale o sede operativa nei predetti territori nonché la sospensione dei versamenti dovuti da tutti i sostituti d’imposta, indipendentemente dal luogo del domicilio fiscale, che avrebbero dovuto operare ritenute nei confronti di lavoratori dipendenti o lavoratori autonomi residenti nei territori della provincia aquilana; a tal fine è necessario che il lavoratore presenti un’apposita richiesta finalizzata alla disapplicazione della ritenuta medesima (D.M. 9 aprile 2009).

Successivamente, l’articolo 1 dell’ordinanza n. 3780 del 6 giugno 2009 ha esteso la sospensione dei versamenti tributari prevista dal DM 9 aprile 2009 a tutti i comuni individuati con il decreto emanato ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del D.L. n. 39/2009[44] ossia anche ad alcuni comuni appartenenti alle province di Teramo e Pescara.

Il decreto-legge n. 78/2009 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga termini) ha prorogato a gennaio 2010 la sospensione dei versamenti tributari e contributivi e al 31 marzo 2010 il termine di sospensione dei relativi adempimenti. Inoltre, ha previsto la facoltà di rateizzare, fino a 24 mesi, le somme complessivamente dovute a seguito della sospensione.

Da ultimo, l’articolo 2, comma 198, della legge n. 191/2009 (legge finanziaria 2010) ha fissato al mese di giugno 2010 la scadenza della prima delle 60 rate dovute per il versamento dei pagamenti sospesi.

 

Pur considerando che la norma non individua i nuovi termini per il pagamento dei tributi e contributi oggetto di sospensione, appare opportuno segnalare che, secondo quanto indicato nella relazione tecnica allegata al provvedimento, la scadenza dovrebbe essere fissata entro il 2010. Infatti, gli effetti finanziari indicati recano un minor gettito nel 2009 pari a 100 milioni di euro cui corrisponde un recupero di gettito nel 2010 di pari importo.

 

Il comma 11 dispone in merito alla copertura degli oneri recati dal precedente comma 10, stimati in 100 milioni di euro per l'anno 2009.

Viene pertanto utilizzata a copertura finanziaria delle minori entrate per l’anno 2009, quota parte delle entrate derivanti dalle operazioni di rimpatrio e regolarizzazione dei capitali connesse allo “scudo fiscale”  di cui all'articolo 13-bis del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78. Detto importo viene iscritto nella contabilità speciale di cui al comma 8 dello stesso articolo 13-bis, in cui sono state accantonate le entrate derivanti dallo scudo fiscale ai fini del loro successivo utilizzo nell'ambito della manovra di finanza pubblica per gli anni 2010 e seguenti.

 

Profili finanziari

 

La relazione tecnica al testo iniziale ricorda che la disposizione in esame prevede che con ordinanze del presidente del Consiglio dei Ministri sia disposta, nei confronti di soggetti comunque residenti o aventi sede nei comuni colpiti dal sisma, la proroga della sospensione degli adempimenti e dei versamenti tributari e contributivi.

Si ricorda, in proposito, che, con O.P.C.M. del 6 giugno 2009 n. 3780, nei confronti dei medesimi soggetti, era stata disposta la sospensione di tali adempimenti dal 6 aprile al 30 novembre 2009. L’articolo 2, comma 198, della legge n. 191 del 2009 ha, da ultimo, previsto che i versamenti delle somme non corrisposte a seguito di tale sospensione siano effettuati a decorrere dal mese di giugno 2010 in 60 rate mensili di pari importo.

Si segnala, inoltre, che l’O.P.C.M.  30 dicembre 2009, emanata in attuazione delle norme in esame, ha fissato il termine di scadenza della ulteriore proroga della sospensione degli adempimenti tributari e contributivi al 30 giugno 2010, rinviando ad un successivo provvedimento la definizione delle modalità di effettuazione degli adempimenti e dei versamenti sospesi, anche mediante rateizzazione.

La relazione tecnica, per le entrate tributarie, stima un effetto di minore entrata per i mancati versamenti relativi al mese di dicembre 2009 pari a 40 milioni di euro.

Con riguardo ai contributi previdenziali, assistenziali ed ai premi per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, gli effetti di riduzione del gettito contributivo sono stimati, con riguardo ai versamenti dovuti nel mese di dicembre 2009, in circa 60 milioni di euro. Complessivamente l’effetto di perdita di gettito conseguente alla proroga della sospensione è pertanto stimato per il 2009 in 100 milioni di euro che saranno recuperati nel 2010, come previsto nella seguente tabella contenuta nella stessa relazione tecnica.

 

 

2009

2010

Entrate tributarie

-40

40    

Entrate contributive

-60

60

Totale

-100

100

 

In merito alla copertura delle minori entrate realizzate nel 2009, prevista dal comma 11 in esame a valere su quota parte delle entrate a titolo di imposta sostitutiva derivanti dall’articolo 13-bis del decreto legge n. 78 del 2009 (scudo fiscale), si ricorda quanto precisato dalla stessa relazione tecnica al provvedimento in esame in riferimento all’articolo 1, commi 1 e 2 (cfr. la scheda riguardante tali commi).

In tale sede, infatti, la relazione tecnica afferma che le prime indicazioni emerse dai principali operatori bancari rilevano un consistente numero di adesioni registrato fino al 15 dicembre 2009, con un corrispondente ammontare di attività finanziarie rimpatriate o regolarizzate stimabile in una cifra che potrebbe rilevarsi superiore a quella indicata nella quantificazione iniziale contenuta nella relazione tecnica al decreto legge n. 168 del 2009, pari a complessivi 4 miliardi di euro. Tali somme sarebbero state incassate integralmente nel 2009, a seguito dei provvedimenti adottati dall’amministrazione finanziaria che ne hanno prevista l’acquisizione all’erario entro e non oltre il 18 dicembre 2009.

Pertanto, la relazione stima che l’ammontare dell’imposta straordinaria incassata nel 2009 sia tale da assicurare un ulteriore gettito sufficiente a garantire la copertura degli oneri, previsti per il medesimo anno, dall’articolo 1, comma 11 in esame.

Si ricorda, altresì, che un comunicato stampa del MEF del 29 dicembre 2009 afferma che il volume delle operazioni effettuate risulta pari a circa 95 miliardi di euro, di cui il 98 per cento costituito da rimpatri effettivi di capitali in Italia. Il successivo comunicato n. 1 del 4 gennaio 2010, relativo all’ammontare del fabbisogno del settore statale del mese di dicembre 2009 afferma che l’introito derivante dall’imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero è risultato pari nel mese di dicembre a circa 4.700 milioni di euro ed ha più che compensato il minore gettito tributario collegato alla riduzione della percentuale del secondo acconto IRPEF.

Nella Nota di risposta[45] alle osservazioni formulate nel corso dell’esame in prima lettura presso il Senato, l’Amministrazione finanziaria ha chiarito quanto segue:

- le risorse utilizzate a copertura, per un ammontare di 100 milioni di euro nel 2009, derivano dagli incassi dell’originario scudo fiscale, realizzatisi in eccedenza rispetto alla originaria previsione ed afferiscono alle operazioni di rimpatrio e regolarizzazione effettuate dai contribuenti a tutto il 15 dicembre 2009;

- il gettito effettivo derivante da tali operazioni si è cifrato in 4.951 milioni di euro, affluiti alla contabilità speciale istituita ai sensi dell’articolo 13-bis, comma 8, del decreto legge n. 78 del 2009.  Una quota di tali entrate, pari a 3.716 milioni di euro, è stata versata da tale contabilità al bilancio dello Stato ai sensi del decreto legge n. 168 del 2009 a copertura della riduzione degli acconti IRPEF per il medesimo anno;

- le suddette risorse utilizzate a copertura dell’onere di cui al comma 10 in esame sono state prelevate dalla contabilità speciale e versate al bilancio dello Stato, secondo quanto espressamente previsto dal successivo comma 11. Tali risorse, pertanto, non sono affluite al Fondo di cui all’articolo 7-quinquies del decreto legge n. 5 del 2009 in quanto, ai sensi dell’articolo 2, comma 250 della legge n. 191 del 2009 la successiva assegnazione a tale fondo è disposta esclusivamente con appositi decreti del MEF;

- in sede di valutazione degli effetti di minore entrata derivanti dalla sospensione dei versamenti tributari e contributivi per i soggetti colpiti dal sisma, la relazione tecnica ha adottato l’ipotesi di recupero nel 2010 dei versamenti sospesi in quanto la norma del decreto legge non contiene alcuna specifica previsione normativa al riguardo. Nel caso in cui, con successivi interventi, siano stabilite diverse modalità relativamente alla ripresa dei versamenti sospesi, saranno effettuate le relative valutazioni degli eventuali oneri finanziari e sarà garantita, ove necessaria, idonea copertura.

Una Nota della Ragioneria generale dello Stato[46], in seguito alla ulteriore richiesta di chiarimenti formulata dalla Commissione Bilancio del Senato, ha, successivamente, fornito indicazioni in merito agli utilizzi ed alle giacenze della contabilità speciale istituita ai sensi dell’articolo 13-bis del decreto-legge n. 78 del 2009. In particolare:

·         delle somme affluite a tale contabilità è stato versato all’entrata del bilancio dello Stato a fine 2009 il complessivo importo di 3.816 milioni di euro, di cui 3.716 milioni  a copertura del minore acconto IRPEF per il 2009 e 100 milioni a copertura degli oneri recati dal comma 11 in esame. Sulla predetta contabilità è rimasta pertanto in giacenza la somma corrispondente alla differenza tra quanto incassato a titolo di imposta sostitutiva sulle attività detenute all’estero (4.951 milioni di euro) e quanto versato al bilancio dello Stato (3.816 milioni di euro). Tale giacenza è integralmente imputabile all’anno 2009;

·         nella medesima contabilità affluiranno nel 2010 le entrate derivanti dal recupero degli aiuti di Stato alle imprese di servizi pubblici a prevalente capitale pubblico, ai sensi dell’articolo 19 del decreto-legge n. 135 del 2009;

·         le risorse destinate alla manovra 2010, ai sensi dell’articolo 2, comma 250 della legge n. 191 del 2009 (finanziaria 2010) non sono ancora affluite alla suddetta contabilità speciale e, pertanto, non sono state rassegnate al Fondo di cui all’articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge n. 5 del 2009;

·         la dotazione di tale fondo è stata incrementata per il 2010 di 3.716 milioni di euro, ai sensi dell’articolo 2, comma 251 della legge n. 191 del 2009, a valere sulle maggiori entrate IRPEF previste per il 2010 a titolo di versamento a saldo.   

 

Infine, in una successiva Nota del 10 febbraio 2010 il Dipartimento delle finanze, in risposta ad ulteriori osservazioni della Commissione bilancio del Senato, ha ribadito che la norma di cui al comma 10 introduce una “nuova” sospensione dei versamenti relativamente ai tributi ed ai contributi dovuti dalle popolazioni del cratere a decorrere dal 30 novembre 2009, data di scadenza della precedente sospensione. Poiché tale norma non prevede nulla in merito alle modalità di restituzione dei nuovi importi sospesi, i medesimi dovranno essere restituiti allo scadere del termine della sospensione, fissato successivamente all’adozione del decreto in esame, al 30 giugno 2010, dall’OPCM n 3837, e, quindi, entro il 2010. In coerenza con tale assunto, è stato quantificato il solo onere afferente la sospensione dei versamenti del mese di dicembre 2009. La Nota ribadisce, altresì, che ove si prevedano ulteriori sospensioni, ovvero rateizzazioni dei versamenti dovuti e non ancora riscossi si provvederà a reperire preventivamente la necessaria copertura.

 

Si segnala, in proposito, che nel corso dell’iter al Senato, la Commissione Bilancio aveva sospeso il parere sul testo del decreto legge con riguardo ai due commi dell’articolo 1 in esame, per mancanza di chiarimenti da parte del Governo.

Nel corso della seduta dell’Assemblea dell’11 febbraio 2010, il Presidente della Commissione Bilancio ha ribadito la necessità che, ove il Governo intenda rateizzare il rimborso dei versamenti sospesi per effetto del comma 10 agendo con norma legislativa deve prevedere in tale norma la relativa copertura; ove intenda intervenire, come concesso dalla vigente normativa, con provvedimento amministrativo, tale provvedimento deve disporre preventivamente di una copertura.

Il rappresentante del Governo ha, in tale sede, ribadito l’impegno del Governo ad intervenire, nel caso di ulteriori rinvii o rateizzazioni dei versamenti, con una disposizione di legge, debitamente coperta.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la previsione di un integrale recupero nel 2010 dei versamenti sospesi, adottata dalla relazione tecnica in assenza di una specifica indicazione normativa circa i termini di scadenza della sospensione e del relativo recupero dei versamenti non effettuati, non sembra, come segnalato nel corso dell’iter al Senato, apparire del tutto in linea con il successivo disposto dell’O.P.C.M. del 30 dicembre 2009 n. 3837.

Tale ordinanza, infatti, che fissa al 30 giugno 2010 il termine della sospensione, rinvia le modalità di recupero dei tributi e dei contributi non versati ad un successivo provvedimento, di cui non è specificata la natura, prevedendo la possibile rateizzazione delle somme dovute.

La previsione, inoltre, di un integrale recupero nel 2010, pur se corretta per il profilo della normativa vigente al momento della sua adozione, potrebbe non apparire realistica, tenuto conto delle modalità di recupero delle somme non versate per effetto della precedente sospensione, per le quali, da ultimo, la legge n. 191 del 2009 (legge finanziaria 2010) ha previsto la ripresa dei versamenti a decorrere dal giugno 2010, in 60 rate mensili di pari importo.

In tale contesto, appare, pertanto, opportuno ribadire che, ove si intenda adottare una modulazione temporale degli incassi in recupero dei versamenti sospesi che si discosti da quella prefigurata dalla relazione tecnica in esame, occorrerà quantificarne l’effetto in termini di gettito ed individuare idonea copertura per l’esercizio 2010.

In merito alla copertura delle minori entrate recate dalla proroga della sospensione, si rileva che i dati diffusi dal MEF in merito alle effettive entrate realizzate nel 2009, rispetto alle previsioni iniziali, a seguito del rimpatrio o della regolarizzazione delle attività detenute all’estero, appaiono garantire le risorse necessarie a livello dei saldi di finanza pubblica.

Con particolare riguardo all’indebitamento netto, il loro utilizzo a copertura di oneri relativi all’esercizio 2009 appare coerente con il criterio di competenza economica adottato dalla contabilità europea, che ne impone la contabilizzazione e l’eventuale utilizzo esclusivamente nell’esercizio in cui si è determinato il diritto alla riscossione delle somme, indipendentemente dall’effettivo incasso.

 

 

 


 

Articolo 1, commi 12 e 13
(Discarichi per inesigibilità)

12. All’articolo 3, comma 12, del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, le parole: «30 settembre 2007» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2008» e le parole: «30 settembre 2010» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2011».

13. All’articolo 36, commi 4-quinquies e 4-sexies, del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, le parole: «30 settembre 2010», ovunque ricorrano, sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2011», le parole: «30 settembre 2007» sono sostituite dalle seguenti: «30 settembre 2008» e le parole: «1º ottobre 2010», sono sostituite dalle seguenti: «1º ottobre 2011».

 

 

L'articolo 1, comma 12, proroga di un anno i termini di presentazione delle comunicazioni di inesigibilità per gli agenti della riscossione rimodulando, per un analogo periodo di tempo, anche i termini per l’esame delle comunicazioni da parte degli uffici competenti.

A tal fine, è modificato il comma 12 dell’articolo 3 del D.L. n. 203 del 2005[47], rinviandosi dal 30 settembre 2010 al 30 settembre 2011 il termine di presentazione delle comunicazioni di inesigibilità per i ruoli[48] consegnati fino al 30 settembre 2008 (e non più al 30 settembre 2007).

 

La disposizione modificata prevedeva originariamente che le comunicazioni di inesigibilità relative ai ruoli consegnati fino al 31 agosto 2005, da parte degli agenti della riscossione, dovessero essere presentate alle società partecipate da Equitalia Spa entro il 31 ottobre 2008. I due termini sono stati poi prorogati dall'articolo 39, comma 6, del D.L. 1° ottobre 2007, n.159[49], rispettivamente al 30 settembre 2007 e al 30 settembre 2010 e, da ultimo, con la disposizione in esame.

 

La Relazione illustrativa sottolinea che l’allungamento dei termini previsti (si veda in proposito anche il successivo comma 13) è correlato “all’esigenza di portare a termine il complesso processo di integrazione e di unificazione dei sistemi informativi e gestionali dei singoli agenti della riscossione, avviato dalla società pubblica di riscossione Equitalia S.p.A”.

 

Il successivo comma 13, di conseguenza, proroga i termini della sanatoria degli illeciti amministrativi in favore concessionari della riscossione, ai sensi dell'articolo 36, commi 4-quinquies e 4-sexies del decreto legge n. 248 del 2007[50].

 

Il citato comma 4-quinquies ha recato l’interpretazione autentica sia dell’articolo 1, commi 426 e 426-bis, della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005), i quali hanno previsto una sanatoria degli illeciti amministrativi posti in essere da società concessionarie del servizio di riscossione dei tributi, sia del già esaminato articolo 3, comma 12, del D.L. n. 203 del 2005.

Per effetto di tale interpretazione autentica, le società  aderenti alla sanatoria e la cui maggioranza del capitale sociale fosse stata successivamente acquistata da Equitalia Spa, potevano presentare entro il 30 settembre 2010, anche ai fini della stessa sanatoria, le comunicazioni di inesigibilità relative a tutti i ruoli consegnati fino al 30 settembre 2007; entro tale termine, potevano altresì integrare le comunicazioni già presentate con riferimento agli stessi ruoli, fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

Il comma 4-sexies è intervenuto in tema di decorrenza del termine per il discarico del concessionario per l’inesigibilità delle somme iscritte a ruolo: tale comma ha disposto che - per tutte le comunicazioni di inesigibilità, anche integrative, il cui termine di presentazione fosse fissato al 30 settembre 2010 - il termine di tre anni dalla comunicazione di inesigibilità, trascorsi i quali il concessionario è automaticamente discaricato (previsto dall'articolo 19, comma 3, del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112), decorresse dal 1° ottobre 2010.

 

Nel dettaglio, con la proroga prevista dalle disposizioni in commento, si dispone che:

§      le società che hanno aderito alla sanatoria degli illeciti amministrativi possono presentare, anche ai fini della stessa sanatoria, entro il 30 settembre 2011 (anziché entro il 30 settembre 2010), le comunicazioni di inesigibilità relative a tutti i ruoli consegnati fino al 30 settembre 2008 (anziché al 30 settembre 2007) (articolo 36, comma 4-quinquies);

§      per tutte le comunicazioni di inesigibilità delle somme iscritte a ruolo, anche integrative, il cui termine di presentazione è fissato al 30 settembre 2011 (anziché al 30 settembre 2010) - il termine previsto per il discarico del concessionario decorre dal 1° ottobre 2011 (anziché dal 1° ottobre 2010) (articolo 36, comma 4-sexies).

 

Profili finanziari

 

La relazione tecnica precisa che le norme operano il rinvio di un anno del termine per l’acquisizione, da parte dell’ente impositore, dell’informazione relativa all’asseverazione della non riscuotibilità  di posizioni per le quali l’attività di esazione si è ormai conclusa con esito negativo.

Pertanto, le disposizioni non hanno effetti sul bilancio dello Stato o degli altri enti creditori.

 

Nella relazione illustrativa si precisa che la proroga è connessa all’esigenza di ultimare il processo di integrazione e di unificazione dei sistemi informativi e gestionali dei singoli agenti della riscossione, avviato dalla società pubblica di riscossione Equitalia S.p.A.

 

Nella Nota[51] di risposta alle osservazioni formulate nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, l’Agenzia delle entrate ha precisato che lo slittamento del termine per la presentazione della comunicazione di inesigibilità garantisce una maggiore tutela del credito erariale in quanto amplia il periodo di tempo per l’esperimento di eventuali azioni esecutive da parte dell’agente della riscossione, con eventuale possibile incremento delle entrate recuperate coattivamente.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare.

 

 

 

 


 

Articolo 1, comma 14
(Albo dei consulenti finanziari)

14. Al comma 14 dell’articolo 19 del decreto legislativo 17 settembre 2007, n. 164, le parole: «Fino alla data di entrata in vigore dei provvedimenti di cui all’articolo 18-bis del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del medesimo decreto» sono sostituite dalle seguenti: «Fino al 31 dicembre 2010, la riserva di attività di cui all’articolo 18 del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58,».

 

 

Il comma 14 dell’articolo 1, modificato durante l’esame del provvedimento al Senato, proroga di un anno - dal 31 dicembre 2009 al 31 dicembre 2010 - il termine entro il quale è consentito, ai soggetti che al 31 ottobre 2007 prestavano l’attività di consulenza in materia di investimenti, di continuare a svolgere tale tipo di servizio come indicato dalla lettera f) dell’articolo 1, comma 5, del testo unico della finanza (TUF) di cui al D.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

 

La norma in esame modifica all’uopo il comma 14 dell'articolo 19 del D.Lgs. 17 settembre 2007, n. 164.

Nella sua formulazione precedente tale disposizione - oggetto di diversi rinvii nel corso del tempo - stabiliva che, fino alla data di entrata in vigore dei provvedimenti di cui all'articolo 18-bis del TUF, e comunque non oltre il 31 dicembre 2009 (termine da ultimo prorogato ai sensi dell’articolo 23, comma 7 del decreto-legge n. 78 del 2009[52]), la riserva di attività di cui all'articolo 18 del medesimo TUF non pregiudicasse la possibilità per i soggetti che alla data del 31 ottobre 2007 prestavano la consulenza in materia di investimenti, di continuare a svolgere tale servizio, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti.

 

Il richiamato articolo 18-bis del TUF ha previsto, al comma 1, che la riserva di attività di cui all'articolo 18 del TUF - a mente del quale l'esercizio professionale nei confronti del pubblico dei servizi e delle attività di investimento è riservato alle imprese di investimento e alle banche - non pregiudica la possibilità per le persone fisiche, in possesso dei requisiti di professionalità, onorabilità, indipendenza e patrimoniali stabiliti con regolamento adottato dal Ministro dell'economia e delle finanze, sentite la Banca d'Italia e la Consob, di prestare la consulenza in materia di investimenti, senza detenere somme di denaro o strumenti finanziari di pertinenza dei clienti. Al comma 2 si è prevista l’istituzione dell'albo delle persone fisiche consulenti finanziari, alla cui tenuta provvede un organismo i cui rappresentanti sono nominati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze sentite la Banca d'Italia e la Consob. L'organismo vigila sul rispetto delle disposizioni rilevanti e, per i casi di violazione delle regole di condotta, delibera, in relazione alla gravità dell'infrazione, la sospensione dall'albo da uno a quattro mesi, ovvero la radiazione dal medesimo.

La Consob determina, con regolamento, i principi e i criteri relativi, fra l’altro, alla formazione dell'albo previsto dal comma 2 e alle relative forme di pubblicità, all'iscrizione all'albo e alle cause di sospensione, di radiazione e di riammissione, alle cause di incompatibilità, alle regole di condotta che i consulenti devono rispettare nel rapporto con il cliente, avuto riguardo alla disciplina cui sono sottoposti i soggetti abilitati, alle modalità di tenuta della documentazione concernente l'attività svolta dai consulenti finanziari, all'attività dell'organismo, alle modalità di aggiornamento professionale dei consulenti finanziari[53].

Con delibera CONSOB del 12 gennaio 2010, n. 17130 è stato adottato il regolamento di attuazione degli articoli 18-bis e 18-ter del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, in materia di consulenti finanziari persone fisiche e società di consulenza finanziaria.

 

La norma in commento ha dunque eliminato il riferimento all’emanazione dei provvedimenti relativi all'istituzione dell’albo delle persone fisiche consulenti finanziari (in quanto emanato con la citata delibera CONSOB n. 17130) e ha consentito fino al 31 dicembre 2010 l’esercizio dell’attività di consulenza in materia di investimenti ai soggetti che già prestavano tale attività alla data del 31 ottobre 2007.

La Relazione illustrativa che accompagna il disegno di legge di conversione precisa come tale proroga sia disposta “fino al momento in cui l’Albo dei consulenti finanziari, gestito dalla Commissione nazionale per le società e la borsa (CONSOB), non diventi operativo

Profili finanziari

 

La relazione tecnica afferma che la disposizione in esame non comporta effetti in termini di gettito erariale, avendo carattere sostanzialmente procedurale.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare.

 


 

Articolo 1, commi 14-bis e 14-ter
(Dipendenti CONSOB)

14-bis. Per assicurare un efficace e stabile assetto funzionale ed organizzativo della CONSOB, i contratti a tempo determinato dei dipendenti in servizio alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto sono prorogati al 31 gennaio 2012.

14-ter. Alla copertura degli oneri derivanti dal comma 14-bis si provvede secondo i criteri, le procedure e con le risorse previsti dall’articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724, e successive modificazioni, senza alcun onere a carico del bilancio dello Stato;

 

I commi 14-bis e 14-ter, inseriti durante l’esame del provvedimento al Senato, recano disposizioni di proroga dei contratti di lavoro a tempo determinato presso la Commissione nazionale per la società e la borsa – CONSOB.

Nel dettaglio, il comma 14-bis proroga al 31 gennaio 2012 i contratti di lavoro a tempo determinato dei dipendenti CONSOB in servizioalla data di entrata in vigore del disegno di legge di conversione in esame.

La norma inserita ha la finalità di assicurare un efficace e stabile assetto funzionale ed organizzativo della CONSOB medesima.

Il successivo comma 14-ter reca la copertura finanziaria della suddetta proroga, disponendo che vi si provveda utilizzando le contribuzioni dovute dai soggetti sottoposti alla sua vigilanza, come determinate annualmente ai sensi dell’articolo 40, comma 3, della legge 23 dicembre 1994, n. 724[54], e dunque senza oneri a carico del bilancio dello Stato.

 

Si ricorda che, ai sensi del citato comma 3 dell’articolo 40, entro il limite del fabbisogno finanziario (comunicato al Ministro del tesoro – ora dell’Economia e delle finanze - entro il 31 luglio di ciascun anno, per quello successivo) la CONSOB determina in ciascun anno l'ammontare delle contribuzioni dovute dai soggetti sottoposti alla sua vigilanza. Essa deve adottare criteri di parametrazione che tengono conto dei costi derivanti dal complesso delle attività svolte relativamente a ciascuna categoria di soggetti.

Da ultimo, per l'anno 2010, i soggetti tenuti alla contribuzione sono stati determinati con Del. CONSOB del 30 dicembre 2009, n. 17120, mentre la misura delle contribuzioni dovute è stata determinata con Del. 30 dicembre 2009, n. 17121. Infine, le modalità e i termini di versamento della contribuzione sono stati determinati con Del. 30 dicembre 2009, n. 17122, pubblicati sulla G.U. (Serie generale) n. 33 del 10 febbraio 2010.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica precisa che la disposizione non reca effetti finanziari a carico del bilancio dello Stato.

In particolare, la relazione tecnica precisa che la CONSOB, il cui finanziamento è in parte a carico del bilancio dello Stato, potrà provvedere alla copertura dei costi derivanti dalla proroga al 31 gennaio 2012 dei contratti a tempo determinato in essere mediante il meccanismo di autofinanziamento previsto dall’articolo 40, comma 3, della legge n. 724/1994 e basato sulla determinazione dei contributi dovuti dai soggetti sottoposti alla vigilanza della Commissione stessa.

 

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno rilievi da formulare, nel presupposto – sul quale appare necessaria una conferma – che non si determinano incrementi delle quote di finanziamento a carico del bilancio dello Stato.

Per quanto attiene alle maggiori spese a carico della CONSOB, si rileva che la stessa non rientra nell’aggregato delle amministrazioni pubbliche ai fini del conto economico consolidato.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, la norma utilizza a copertura le risorse proprie della CONSOB derivanti dalle contribuzioni dovute dai soggetti sottoposti alla sua vigilanza. Tale tipo di copertura è stato già utilizzato in occasione di analoghe disposizioni, quali l’articolo 9 del decreto-legge n. 35 del 2005 e l’articolo , comma 8, della legge n. 62 del 2005, l’articolo 28 della legge n. 262 del 2005, nelle quali, tuttavia, non era esplicitamente prevista una clausola di invarianza come nel caso in esame. A tale proposito, si segnala, che qualora si ritenga opportuno mantenere, nella formulazione della disposizione, la suddetta clausola, la stessa andrebbe riformulata in maniera più conforme alla prassi vigente e riferita all’aggregato più ampio della finanza pubblica.

 

 

 


 

Articolo 1, comma 15
(Conservazione delle somme iscritte in bilancio per l'anno 2009
relative al 5 per mille)

15. Le somme iscritte in bilancio in conto competenza e nel conto dei residui nell’ambito della missione «Fondi da ripartire» e del programma «Fondi da assegnare», unità previsionale di base 25.1.3. «Oneri comuni di parte corrente», capitolo n. 3094, dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, per l’anno finanziario 2009, non impegnate al termine dell’esercizio stesso, sono conservate in bilancio per essere utilizzate nell’esercizio successivo. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato a ripartire per l’anno 2010, tra le pertinenti unità previsionali di base delle amministrazioni interessate, le somme conservate nel conto dei residui del predetto Fondo.

 

 

Il comma 15 dispone la conservazione in bilancio delle somme relative agli stanziamenti del 5 per mille del gettito IRE (ex IRPEF) iscritti in bilancio in conto competenza e in conto residui per l’anno finanziario 2009 non utilizzate nel corso dell’esercizio 2009, al fine del loro utilizzo nell’esercizio successivo.

 

Detti stanziamenti sono iscritti al capitolo 3094, relativo al Fondo corrispondente a quota parte del gettito IRE del 5 per mille, riportato nell’ambito della missione «Fondi da ripartire», programma «Fondi da assegnare», unità previsionale di base 25.1.3 «Oneri comuni di parte corrente» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

 

La relazione tecnica al provvedimento sottolinea che la necessità della conservazione delle risorse del 5 per mille iscritte in bilancio per l’anno finanziario 2009 consegue alla “complessità delle procedure, da definirsi sulla base di specifica segnalazione da parte dell’Agenzia delle entrate (al momento non ancora pervenuta) che individui le rispettive quote del fondo da ripartire con apposito decreto di variazioni di bilancio in favore dei Ministeri interessati, per la successiva erogazione diretta ai soggetti beneficiari”.

Secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, in particolare, la norma è volta a garantire, sulla base delle stime disponibili, l’integrale copertura della misura del 5 per mille IRE relativa all’anno finanziario 2008. Nel disegno di legge di bilancio 2009, non risultano iscritte somme in conto residui relative all’anno 2009. Tuttavia, come deriva dai dati di consuntivo 2009 non ancora pubblicati, elaborati dalla RGS e ottenuti per vie informali, i residui relativi al 2008 ammontano a 31 milioni di euro e confluiscono nell’ammontare complessivo dei residui relativi al capitolo 3094 per essere spesi successivamente.

 

La norma autorizza inoltre il Ministero dell’economia e delle finanze alla ripartizione per l’anno 2010, tra le pertinenti unità previsionali di base delle amministrazioni interessate, delle somme conservate nel conto dei residui del predetto Fondo delle risorse derivanti dal 5 per mille IRE.

 

Si ricorda che il contributo del 5 per mille è stato introdotto in via sperimentale, per l'anno finanziario 2006 (anno d’imposta 2005), dall’articolo 1, commi 337-340, della legge n. 266/2005, con la finalità di sostegno, in base alle scelte dei contribuenti, del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), delle associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri nazionale, regionale e provinciale, delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano in determinati settori; per il finanziamento della ricerca scientifica e dell'università, della ricerca sanitaria; di attività sociali svolte dal comune di residenza del contribuente e, infine, per il sostegno delle associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI a norma di legge. Questi ultimi beneficiari sono stati ammessi al beneficio per l’anno finanziario 2006 e 2007 ai sensi dell’articolo 20, comma 2, del D.L. 159 del 2007[55].

Lo stanziamento relativo alla spesa per l’anno finanziario 2006 è stato appostato nel bilancio 2007 (cap. 3094/Economia, UPB 25.1.3), inizialmente per un ammontare pari a 270 milioni. Nel corso del 2007, con la legge di assestamento del 2007 (legge n. 211/2007) è stata effettuata un’integrazione di 47 milioni di euro. Lo stanziamento è stato ulteriormente integrato di 150 milioni dall’articolo 20, comma 1, del citato D.L. 159/2007. Lo stanziamento definitivo nel 2007 ammonta a 467 milioni di euro.

Con riferimento all’anno finanziario 2006, l’Agenzia delle entrate, in data 12 ottobre 2007, ha pubblicato cinque distinti elenchi[56] di ripartizione delle risorse contenenti il numero delle scelte e la quota spettante a ciascun beneficiario. In particolare, rispetto ad un totale di risorse da ripartire pari a 345,2 milioni di euro, è stato ripartito un importo di 328,9 milioni tra gli aventi diritto. I restanti 16,3 milioni non sono stati ripartiti in quanto corrispondenti a scelte in favore di soggetti esclusi dal beneficio. Rispetto allo stanziamento definitivo di 467 milioni per il 2007, pertanto, 121,8 milioni figurano come economie di bilancio.

 

Per l’anno finanziario 2007, i commi 1234-1237, articolo 1, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006), hanno riproposto la misura del 5 per mille IRE per gli stessi beneficiari dell’anno precedente, ad esclusione dei comuni a sostegno di attività sociali[57]. Successivamente, il “milleproroghe” del 2007 (DL. n. 248/2007[58]) ha esteso per tale anno le misure del 5 per mille alle fondazioni di carattere culturale.

Lo stanziamento relativo alla spesa del 5 per mille IRE per l’anno finanziario 2007 (sulla base di una stima delle scelte effettuate nell’ambito delle dichiarazioni dei redditi 2006) è stato appostato nel bilancio 2008 per un ammontare di 400 milioni, innalzati di 5 milioni dal citato D.L. n. 248 del 2007, in relazione all’inserimento tra i soggetti beneficiari delle fondazioni nazionali di carattere culturale. Lo stanziamento definitivo ammonta, dunque, a 405 milioni di euro. Anche con riferimento all’anno finanziario 2007, l’Agenzia dell’entrata ha pubblicato, lo scorso 30 ottobre 2009, gli elenchi contenenti il numero delle scelte e le quote spettanti a ciascun beneficiario. Per tale anno finanziario, i contribuenti hanno destinato con le loro scelte la somma complessiva di 371,7 milioni, di cui 355,2 milioni sono stati ripartiti tra gli aventi diritto. I restanti 16,5 milioni non sono stati ripartiti in quanto relativi a scelte in favore di soggetti esclusi dal beneficio.

 

Con riferimento all’anno finanziario 2008 è intervenuta la legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008) che, all’articolo 3, commi 4-11, ha confermato gli stessi beneficiari inseriti nella disciplina dell’anno precedente, estesi poi dal citato “milleproroghe” del 2007 (DL. 248/2007) alle fondazioni di carattere culturale e alle associazioni sportive dilettantistiche. Rimangono esclusi i comuni di residenza del contribuente per lo svolgimento di attività sociali. Il corrispondente stanziamento di spesa appostato nel bilancio 2009 è pari a 385 milioni di euro, poi innalzato di 5 milioni dal predetto D.L. 248 del 2007 (articolo 45, comma 1-ter) per tenere conto dei nuovi beneficiari anche per l’anno finanziario 2008.

Tali importi tuttavia non risultano ancora ripartiti tra i beneficiari. Secondo quanto pubblicato nel sito dell’Agenzia delle entrate, sono stati elaborati i soli elenchi provvisori dei nominativi. Con riferimento agli enti del volontariato, un elenco aggiornato è stato pubblicato in data 18 aprile 2008, mentre per le altre categorie di beneficiari, quali gli enti della ricerca scientifica e dell'università, gli enti della ricerca sanitaria e le associazioni sportive dilettantistiche, gli elenchi devono essere predisposti, rispettivamente, a cura del Ministero dell'università e della ricerca, del Ministero della salute, e del CONI.

 

Per l’anno finanziario 2009, infine, l’articolo 63-bis del D.L. 112 del 2008[59] ha riproposto l’intera disciplina del 5 per mille IRE a favore degli stessi beneficiari individuati per l’anno finanziario 2006, confermando inoltre il sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI e prevedendo un’integrazione dell’autorizzazione di spesa di 20 milioni di euro per l’anno 2010[60].

Profili finanziari

 

La relazione tecnica ricorda che la disposizione intende conservare all’esercizio successivo le risorse destinate per l’anno 2009 al pagamento ai beneficiari del fondo relativo al 5 per mille dell’IRPEF, nelle more dell’espletamento delle relative procedure di riparto e di erogazione.

La norma non comporta effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica, poiché tali risorse non utilizzate sono già considerate nei tendenziali di spesa a legislazione vigente del 2010. 

 

In merito ai profili di quantificazione, si rinvia alle considerazioni svolte con riferimento al successivo comma 15bis.

 

 


 

Articolo 1, comma 15-bis
(Fondo tutela sicurezza pubblica)

15-bis. Le somme iscritte in bilancio nell’ambito della missione “Fondi da ripartire“ e del programma “Fondi da assegnare“, unità previsionale di base 25.1.3, “Oneri comuni di parte corrente“, capitolo 3077, dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno finanziario 2009, non impegnate al termine dell’esercizio stesso, sono conservate in bilancio per essere utilizzate nell’esercizio successivo. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato a ripartire per l’anno 2010, tra le pertinenti unità previsionali di base delle amministrazioni interessate, le somme conservate nel conto dei residui del Fondo di cui al predetto capitolo 3077.

 

 

Il comma 15-bis, introdotto durante l’esame al Senato, dispone la conservazione in bilancio dello stanziamento delle risorse iscritte, per l’anno finanziario 2009, al fondo da destinare alla tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, nonché all’assunzione in deroga alla legislazione vigente ed al finanziamento della contrattazione integrativa, che non risultino impegnate nel medesimo esercizio, al fine del loro utilizzo nell’esercizio successivo.

 

Lo stanziamento per la tutela della sicurezza pubblica è iscritto al capitolo 3077, nell’ambito della missione «Fondi da ripartire», programma «Fondi da assegnare», unità previsionale di base 25.1.3 «Oneri comuni di parte corrente» dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

 

La norma dispone, inoltre, che il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato a ripartire per il 2010, tra le pertinenti unità previsionali di base delle amministrazioni interessate, le somme conservate nel conto residui del Fondo iscritto al predetto capitolo 3077.

 

La relazione tecnica, presentata a corredo dell’emendamento del Governo su cui è stata posta la questione di fiducia al Senato, sottolinea che la norma è finalizzata a evitare che le risorse del predetto Fondo che residuano per il 2009, pari a 172.119.675 euro, siano considerate tra le economie di bilancio in chiusura di esercizio.

Si ricorda che il fondo è stato istituito con l’articolo 61, comma 17, del D.L. n. 112 del 2008, che inizialmente gli attribuiva una dotazione finanziaria di 200 milioni di euro a decorrere dall’anno 2009. Nella legge di bilancio per il 2009 (legge n. 204 del 2008) risulta iscritto uno stanziamento pari a 160 milioni di euro, considerato che il successivo comma 22 del predetto articolo 61 aveva già utilizzato 40 milioni del 2009, per l’assunzione in deroga alla normativa vigente di personale della la Polizia di Stato, del Corpo dei Vigili del Fuoco, dell’Arma dei carabinieri, del Corpo della Guardia di finanza, del Corpo di polizia penitenziaria ed del Corpo forestale dello Stato per esigenze connesse alla tutela dell’ordine pubblico, alla prevenzione ed al contrasto del crimine, alla repressione delle frodi e delle violazioni degli obblighi fiscali ed alla tutela del patrimonio agroforestale.

Nel disegno di legge di bilancio per il 2010, lo stanziamento iniziale di 160 milioni, ridotto di 60 milioni dalle variazioni proposte, risulta pari a 100 milioni. L’articolo 2, comma 48, della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 203 del 2009) ha successivamente “svuotato” l’autorizzazione di spesa, riducendola di 100 milioni a decorrere dal 2010. Pertanto, nella legge di bilancio 2010 (legge n. 192 del 2009) il Fondo non risulta più iscritto.

L’importo dei residui relativo all’anno 2009 è dato dalla somma di 160 milioni di euro e da 12.119.675 di cui il decreto n. 127536 del MEF – Dipartimento RGS, che ha disposto il riversamento dall’entrata al predetto Fondo, secondo quanto previsto dall’articolo 61, comma 17, del D.L. 112/2008.

Il citato articolo 61, comma 17, ha disposto, in particolare, che il fondo venga alimentato mediante riassegnazione delle somme provenienti dalle riduzioni di spesa e dalle maggiori entrate derivante dall’intero articolo, recante misure di riduzione della spesa delle pubbliche amministrazioni, ad esclusione dei commi 14[61] e 16[62], e che le stesse siano versate annualmente, ad apposito capitolo dell’entrata del bilancio dello Stato, dagli enti e dalle amministrazioni interessate. La norma dispone esplicitamente l’esclusione degli enti territoriali e degli enti, di competenza regionale e delle province autonome, del Servizio sanitario nazionale.

La citata relazione motiva la necessità di conservare le somme del predetto Fondo in quanto non è stato possibile adottare nei termini prescritti, ai fini del riparto delle corrispondenti risorse, il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, di concerto con il Ministro dell’interno e con il Ministro dell’economia e delle finanze, propedeutico alla successiva variazione di bilancio.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica di cui è corredata la disposizione, introdotta nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, precisa che la norma intende conservare in bilancio risorse, per complessivi 172.119.675 euro, iscritte su un fondo dello stato di previsione del MEF per l’anno 2009 in applicazione dell’articolo 61, comma 17, del decreto legge n. 112 del 2008. Tali somme sono destinate alla tutela della sicurezza pubblica e del soccorso pubblico, nonché ad assunzioni in deroga alla normativa vigente ed al finanziamento della contrattazione integrativa. La ripartizione delle risorse tra le diverse finalità di spesa è demandata ad un apposito decreto, propedeutico alle relative variazioni di bilancio. Poiché non è stato possibile adottare tale provvedimento nei termini dovuti, si rende necessaria la conservazione in bilancio nell’esercizio 2010, al fine di evitare che tali risorse siano considerate tra le economie di bilancio allo scadere dell’esercizio 2009[63].

Tuttavia, la norma di conservazione in esame non comporta effetti peggiorativi sui saldi di finanza pubblica per l’esercizio in corso in quanto tali risorse, non utilizzate nel 2009, sono già considerate nei tendenziali di spesa a legislazione vigente.

      

In merito ai profili di quantificazione, non si ha nulla da osservare, in considerazione delle precisazioni fornite dalla relazione tecnica.

Si rileva, tuttavia, che, atteso il cospicuo importo delle risorse oggetto della disposizione in esame, nonché di quelle di cui al precedente comma 15 dell’articolo 1 del provvedimento in esame, è opportuno che il Governo fornisca chiarimenti in merito ai criteri e alle ipotesi adottate - in sede di redazione dei documenti programmatici di finanza pubblica – ai fini della determinazione delle previsioni tendenziali di spesa a legislazione vigente. In tali previsioni, secondo quanto affermato dalla RT, risultano infatti incluse spese che, in base alla legislazione vigente, avrebbero dovuto essere effettuate nell’esercizio 2009, ormai concluso.

 

Si ricorda che, nell’anno 2009, sul capitolo 3077 sono state iscritte, in conto competenza, risorse pari a 160 milioni di euro. Le stesse sono state, successivamente, integrate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze nella misura di 12.119.675 euro. L’intero stanziamento non è, quindi, dato impegnato.

 

 


 

Articolo 1, comma 16
(Certificazione dei crediti)

16. Al comma 3-bis dell’articolo 9 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, le parole: «Per l’anno 2009» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli anni 2009 e 2010» e dopo le parole: «liquido ed esigibile,» è inserita la seguente: «anche».

 

 

L'articolo 1, comma 16, estende all’anno 2010 la procedura - introdotta in via sperimentale per l’anno 2009 dall'articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (legge 28 gennaio 2009, n. 2) – per la certificazione di crediti relativi a somme dovute dagli enti locali e dalle regioni nei casi di somministrazione, forniture e appalti compiuti dai creditori a favore dei suddetti enti.

 

Il citato comma 3-bis dell'articolo 9 del D.L. n. 185/2008 ha previsto la possibilità, da parte di regioni ed enti locali, nel rispetto delle norme del Patto di stabilità, di certificare, ai creditori che ne facciano istanza, l’esigibilità di crediti relativi a somme dovute per somministrazioni, forniture ed appalti.

Tale certificazione, che deve essere emanata entro il termine di 20 giorni dalla data di ricevimento dell’istanza del creditore, è finalizzata a consentire che il credito dichiarato certo, liquido ed esigibile.

 

Il comma in esame modifica il citato comma 3-bis dell’articolo 9, specificando inoltre che la certificazione del credito è finalizzata anche - e non più solo - a consentire al creditore la cessione pro soluto dello stesso credito a favore di banche o intermediari finanziari riconosciuti dalla legislazione vigente.

 

Rimane la previsione che gli effetti nei confronti del debitore ceduto decorrono a far data dalla predetta certificazione, che può essere rilasciata anche nel caso in cui il contratto di fornitura o di servizio in essere alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L. n. 185/2008 escluda la possibilità di cedere il credito medesimo.

 

Secondo quanto indicato nella relazione illustrativa, l'utilizzo della suddetta procedura di certificazione del credito ha avuto nel 2009 un riscontro positivo, tanto da giustificarne la proroga anche per l'anno 2010, al fine di favorire lo smobilizzo dei crediti presso il sistema degli intermediari finanziari.

 

Le modalità di attuazione della disciplina della certificazione dei crediti per il 2009 sono state dettate dal D.M. 19 maggio 2009[64].

 

Tale decreto disciplina la possibilità per i titolari di crediti non prescritti maturati nei confronti delle regioni e degli enti locali di presentare istanza di certificazione del credito all'amministrazione debitrice entro il 31 dicembre 2009, utilizzando l’apposito modello.

Il decreto prevede che la richiesta sia finalizzata alla cessione del medesimo credito pro soluto a banche o intermediari finanziari (su tale punto, si ricorda, interviene la norma in esame che prevede che la certificazione del credito possa essere rilasciata non soltanto per questa finalità).

Il responsabile dell'Ufficio di Ragioneria dell'amministrazione debitrice, entro 20 giorni dalla ricezione dell'istanza, riscontrati gli atti d'ufficio, può certificare che il credito è certo, liquido ed esigibile, ovvero può rilevare l'insussistenza o l'inesigibilità dei crediti, dandone tempestiva comunicazione all'interessato. Le regioni e gli enti locali assoggettati al patto di stabilità interno devono indicare nella certificazione il periodo entro cui procederanno al pagamento in favore delle banche e degli intermediari finanziari dell'importo certificato e le relative modalità, nel rispetto dei limiti consentiti dal patto.

 

Come evidenziato nella relazione tecnica al decreto legge in esame, l’istituto della certificazione dei crediti vantati nei confronti delle regioni e degli locali persegue la finalità di agevolare i creditori degli enti suddetti nella riscossione del credito.

Tale misura si inserisce nel contesto di un complesso di interventi legislativi finalizzati a dare concreta attuazione alla problematica dei ritardi dei pagamenti nelle transazioni commerciali, affrontata a livello comunitario con l’adozione della direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio 2000/35/CE, del 29 giugno 2000, recepita nell’ordinamento nazionale con il D.Lgs. 9 ottobre 2002, n. 231[65].

In esplicita attuazione della direttiva è l’intervento contenuto nell’articolo 9 del D.L. 1 luglio 2009, n. 78 (legge n. 102/2009), volto, da un lato, a prevenire la formazione di nuove situazioni debitorie della pubblica amministrazione - attraverso l’adozione, entro il 31 dicembre 2009, di misure organizzative atte a garantire il tempestivo pagamento da parte delle P.A. delle somme dovute e prevedendo responsabilità di carattere disciplinare e amministrativa dei funzionari pubblici chiamati ad adottare provvedimenti che comportano impegni di spesa - dall’altro, a procedere alla liquidazione dei crediti esigibili nei confronti dei Ministeri alla data del 31 dicembre 2008 per somministrazioni, forniture e appalti.

Con riferimento alla liquidazione dei debiti già in essere, con la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 luglio 2009 le amministrazioni statali sono state autorizzate ad emettere, entro il 1° agosto 2009, titoli di pagamento per i suddetti crediti esigibili vantati dalle imprese private riferibili a somme dovute per somministrazioni, forniture ed appalti, per un ammontare pari a 7 miliardi di euro.

 

Per quanto concerne, in generale, la problematica relativa allo smaltimento dei debiti pregressi delle Amministrazioni pubbliche, ulteriori misure erano già contenute nel D.L. n. 185/2008 (legge n. 2/2009), il quale all’articolo 9, comma 3(come successivamente modificato dall’articolo 6 del D.L. n. 5/2009) prevede l'intervento delle imprese di assicurazione e della SACE s.p.a. nella prestazione di garanzie finalizzate ad agevolare la riscossione dei crediti vantati dai fornitori di beni e servizi nei confronti delle amministrazioni pubbliche con priorità per le ipotesi nelle quali sia contestualmente offerta una riduzione dell'ammontare del credito originario.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica afferma che dalla disposizione, che ha lo scopo di agevolare i creditori degli enti locali nella riscossione del credito o nella cessione dello stesso a banche o intermediari finanziari, non discendono nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in quanto con la certificazione l’ente non sostiene alcun onere, non riceve alcun finanziamento diretto o indiretto ed effettua i pagamenti secondo le scadenze programmate in coerenza con il patto di stabilità interno.

 

In merito ai profili di quantificazione, appare opportuno acquisire un chiarimento con riferimento agli effetti della norma sullo stock di debito della PA. Infatti, mentre il debito di fornitura delle pubbliche amministrazioni non è incluso in tale aggregato, il debito nei confronti del sistema bancario vi è ricompreso. Pertanto, la proroga della procedura in esame, finalizzata ad agevolare le cessioni alle banche dei crediti vantati nei confronti della PA dalle imprese fornitrici, potrebbe incidere sull’entità dello stock di debito.

Un ulteriore chiarimento appare inoltre opportuno, al fine di assicurare che la norma non presenti effetti sui saldi di finanza pubblica. A tal fine andrebbe assicurato che la norma non inibisca di fatto la possibilità di effettuare compensazioni, qualora le stesse risultino possibili sulla base della legislazione vigente, tra posizioni debitorie e creditorie eventualmente vantate dalle amministrazioni locali nei confronti dei medesimi soggetti. Infatti, le singole posizioni debitorie delle pubbliche amministrazioni, riferite a specifiche operazioni (acquisti, contratti di somministrazione o appalto), potrebbero trovare parziale o totale compensazione in posizioni creditorie nei confronti dei medesimi soggetti, in relazione, ad esempio, ai tributi locali.

 


 

Articolo 1, comma 17
(Società di investimento immobiliare quotate)

17. Il secondo periodo del comma 120 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è sostituito dal seguente: «Per il periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2009 l’opzione per il regime speciale è esercitata entro il 30 aprile 2010 e ha effetto dall’inizio del medesimo periodo d’imposta, anche nel caso in cui i requisiti di cui al comma 119 siano posseduti nel predetto termine.

 

 

Il comma 17 dell’articolo 1 posticipa al 30 aprile 2010 il termine concesso per l'esercizio dell'opzione per il regime speciale delle società di investimento immobiliare quotate (SIIQ).

A tal fine, è novellato il secondo periodo dell'articolo 1, comma 120, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007).

 

Si ricorda che la legge finanziaria per il 2007 (articolo 1, commi da 119 a 141, come successivamente modificati, nonché le norme di attuazione recate con il D.M. 7 settembre 2007, n. 174) ha istituito e disciplinato le società di investimento immobiliare quotate (SIIQ), riconoscendo ad esse un regime speciale civile e fiscale.

In particolare, i commi da 119 a 125 recano la definizione delle società di investimento immobiliare quotate: si tratta di società per azioni residenti, ai fini fiscali, nel territorio dello Stato e svolgenti in via prevalente l'attività di locazione immobiliare, i cui titoli di partecipazione siano negoziati in mercati regolamentati degli Stati membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo inclusi nella cd. “white list” (di cui al comma 1 dell’articolo 168-bis del testo unico delle imposte sui redditi – TUIR) e in possesso di specifici requisiti previsti dalle norme medesime. I commi da 134 a 136 disciplinano il regime fiscale dei partecipanti alle SIIQ (che concerne, tra l’altro, la tassazione delle plusvalenze ed esenta dall'imposta sul reddito delle società (IRES) il reddito d'impresa derivante dall'attività di locazione immobiliare). I commi da 137 a 140 dispongono in materia di conferimenti. Le norme di attuazione della disciplina delle SIIQ sono contenute nel D.M. 7 settembre 2007, n. 174.

Il comma 120 dell’articolo 1 della legge n. 296/1996, oggetto di novella con la norma in commento, disciplina l'esercizio del diritto di opzione prevedendo, in particolare, che il termine entro il quale tale diritto deve essere esercitato coincida con il termine del periodo d'imposta anteriore a quello a partire dal quale il contribuente intende avvalersi del regime speciale.

 

Per effetto delle modifiche apportate dall’articolo 1, comma 374, lett. b) della legge finanziaria 2008[66]) l’articolo 120 stabiliva inoltre che, in fase di prima applicazione, per il periodo d'imposta successivo a quello in corso alla data del 30 giugno 2007, l'opzione per il regime speciale potesse esercitarsi entro il 30 aprile 2008, con effetto dall'inizio del medesimo periodo d'imposta, anche nel caso in cui i requisiti per l’ingresso nel regime speciale fossero posseduti nel predetto termine.

 

La disposizione in commento prescrive, novellando all’uopo il citato articolo 1, comma 120 della legge finanziaria 2007, che per il periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2009 l’esercizio dell’opzione per ilregime speciale possa venire effettuata entro il 30 aprile 2010, con effetto dall’inizio del medesimo periodo d’imposta, anche nel caso in cui i requisiti per l’ingresso nel regime fiscale speciale siano posseduti nel predetto termine.

 

Secondo la Relazione illustrativa che accompagna il disegno di legge di conversione, la decisione di "prorogare" il termine per l'esercizio dell'opzione per il regime speciale sarebbe dipesa anche dal "trend negativo" dei mercati regolamentati a livello europeo e mondiale, che hanno fatto sì che una sola impresa quotata abbia esercitato detta opzione nel 2008 e nel 2009.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

La relazione illustrativa precisa che si rende necessario provvedere ad una proroga del termine di esercizio dell’opzione per il regime speciale fino al 30 aprile 2010 in quanto, per i periodi d’imposta  2008 e 2009, di vigenza di tale regime, solo una società quotata ha esercitato l’opzione, a causa dell’andamento negativo dei mercati regolamentati europeo e mondiale.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare.

 

 

 

 


 

Articolo 1, comma 17-bis
(Partecipazioni in banche popolari)

17-bis. Il termine di un anno per l’adempimento del dovere di alienazione di cui all’articolo 30, comma 2, terzo periodo, del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1º settembre 1993, n. 385, già prorogato dall’articolo 28-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 febbraio 2008, n. 31, e dall’articolo 41 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, è differito al 31 dicembre 2011 per i soggetti che alla data del 31 dicembre 2008 detenevano una partecipazione al capitale sociale superiore ai limiti fissati dal primo periodo del citato comma 2, qualora il superamento del limite derivi da operazioni di concentrazione tra banche oppure tra investitori, fermo restando che tale partecipazione non potrà essere incrementata;

 

 

Il nuovo comma 17-bis, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, differisce al 31 dicembre 2010 il termine entro il quale devono essere alienate le azioni del capitale sociale delle banche popolari detenute in eccesso rispetto al limite di possesso azionario fissato dalla legge, in favore dei soggetti che, alla data del 31 dicembre 2008, detenevano una partecipazione al capitale sociale superiore allo 0,50 per cento del capitale sociale, se tale superamento deriva da operazioni di concentrazione tra banche oppure tra investitori, fermo restando che tale partecipazione non potrà essere incrementata.

 

Si ricorda che, in base all’art. 30, comma 1, del TUB - Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) ogni socio di banche popolari ha diritto ad un voto, a prescindere dal numero delle azioni possedute (c.d. principio del voto capitario). Il comma 2 dell’articolo 30 stabilisce che nessun socio possa detenere azioni in misura eccedente lo 0,50 per cento del capitale sociale. La banca, appena rileva il superamento di tale limite, contesta al detentore la violazione del divieto. Le azioni eccedenti devono essere alienate entro un anno dalla contestazione; trascorso tale termine, i relativi diritti patrimoniali maturati fino all’alienazione delle azioni eccedenti vengono acquisiti dalla banca.

L’articolo 28-bis del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248[67] ha previsto il differimento di un anno del termine per l’obbligo di alienazione in favore dei soli soggetti i quali detenessero una partecipazione al capitale sociale di banche popolari superiore allo 0,50 per cento alla data del 31 dicembre 2007.

Un analogo differimento di un anno è stato introdotto (ai sensi dell’articolo 41, comma 14 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207[68]) per i casi in cui il superamento del limite previsto dalla predetta disposizione derivi da operazioni di concentrazione tra banche oppure fra investitori.

 

La disposizione in commento differisce al 31 dicembre 2010 il termine di alienazione, come già prorogato dal D.L. n. 207 del 2007 e D.L. n. 248 del 2008, in favore dei soli soggetti che, come già detto, alla data del 31 dicembre 2008 detenevano una partecipazione al capitale sociale superiore allo 0,50 per cento, ove il superamento del limite derivi da operazioni di concentrazione tra banche oppure tra investitori, fermo restando che tale partecipazione non potrà essere incrementata.

 

Sembrerebbe opportuno chiarire se con la norma in commento si intende disciplinare un nuovo e specifico regime di proroga del termine di alienazione della partecipazione eccedente i limiti di legge – che opera in presenza di entrambi i requisiti, sia la detenzione di partecipazioni sopra lo 0,5 per cento al 31 dicembre 2008, sia il superamento del limite per effetto di operazioni di concentrazione -, ferma restando l’efficacia delle già commentate norme di cui ai D.L. n. 207 del 2007 e D.L. n. 248 del 2008, ovvero se l’intento del legislatore sia quello di disciplinare ex novo la materia, sostituendo le proroghe già disposte con i citati decreti-legge con un’unica, nuova disposizione.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica di cui è corredata la disposizione, introdotta nel corso dell’esame al Senato, afferma che la norma non comporta effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione, non si ha nulla da osservare.

 

 

 


 

Articolo 1, comma 18
(Concessioni demaniali marittime con finalità turistico-creative)

18. Ferma restando la disciplina relativa all’attribuzione di beni a regioni ed enti locali in base alla legge 5 maggio 2009, n. 42, nonché alle rispettive norme di attuazione, nelle more del procedimento di revisione del quadro normativo in materia di rilascio delle concessioni di beni demaniali marittimi con finalità turistico-ricreative, da realizzarsi, quanto ai criteri e alle modalità di affidamento di tali concessioni, sulla base di intesa in sede di Conferenza Stato-regioni ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, che è conclusa nel rispetto dei princìpi di concorrenza, di libertà di stabilimento, di garanzia dell’esercizio, dello sviluppo, della valorizzazione delle attività imprenditoriali e di tutela degli investimenti, nonché in funzione del superamento del diritto di insistenza di cui all’articolo 37, secondo comma, secondo periodo, del codice della navigazione, il termine di durata delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore del presente decreto e in scadenza entro il 31 dicembre 2015 è prorogato fino a tale data, fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 03, comma 4-bis, del decreto legge 5 ottobre 1993, n. 400, convertito con modificazioni dalla legge 4 dicembre 1993, n. 494. All’articolo 37, secondo comma, secondo periodo, del codice della navigazione è soppresso.

 

 

Il comma 18 dell’articolo 1, modificato nel corso dell’esame presso il Senato, in attesa della revisione della legislazione nazionale in materia, proroga sino al 31 dicembre 2015[69] le concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative che erano in essere al 30 dicembre 2009 (data di entrata in vigore del presente decreto-legge) e la cui scadenza era fissata entro la suddetta data del 31 dicembre 2015.

Nel testo modificato dal Senato, mediante un richiamo all’articolo 03, comma 4-bis, del D.L. n. 400/1993,[70] vengono espressamente confermate le scadenze delle concessioni fissate in una data successiva al 31 dicembre 2015.

Il citato comma 4-bis dell’articolo 03, prevede che le concessioni in oggetto possono avere durata superiore a sei anni e comunque non superiore a venti, in ragione dell'entità e della rilevanza economica delle opere da realizzare e sulla base dei piani di utilizzazione delle aree del demanio marittimo predisposti dalle regioni.

 

La necessità di procedere alla revisione della normativa in materia di concessioni demaniali marittime (che riguarda una quota importante del settore turistico nel nostro paese, con circa 28.000 stabilimenti balneari e un'occupazione che nella stagione estiva raggiunge i 300.000 addetti), è stata sollevata dall'apertura di una procedura di infrazione comunitaria nei confronti dell'Italia circa la vigente disciplina che prevede il rinnovo automatico delle concessioni e la preferenza accordata al concessionario uscente (articolo 37 del codice della navigazione, di cui al regio decreto 30 marzo 1942, n. 327 e successive modificazioni e integrazioni).

Per far fronte alle esigenze di continuità operativa dell’attività di gestione di uno stabilimento balneare, l’articolo 37 del codice della navigazione stabilisce che nell’assegnazione della concessione e nella fase di rinnovo della medesima è preferito il richiedente che offra maggiori garanzie di proficua utilizzazione della concessione e si proponga di avvalersi di questa per un uso che risponda ad un più rilevante interesse pubblico; con riguardo alla durata delle concessioni, l’articolo 01, comma 2, del citato D.L. n. 400/1993, ha previsto un meccanismo di rinnovo automatico delle medesime con cadenza sessennale.

Riguardo alla normativa descritta, l’Unione europea ha aperto nei confronti dell’Italia la procedura d’infrazione n. 2008/4908 per il mancato adeguamento della normativa nazionale in materia di concessioni demaniali marittime ai contenuti previsti dalla "direttiva servizi", meglio conosciuta come direttiva Bolkenstein (direttiva 123/2006/CE). La direzione generale del mercato interno e dei servizi della Commissione europea, in una nota del 4 agosto 2009 inviata dalla Rappresentanza permanente presso la CE al Dipartimento delle politiche comunitarie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ha evidenziato che la preferenza accordata dall’articolo 37 del codice della navigazione al concessionario uscente, oltre ad essere contraria all’articolo 43 del trattato che istituisce la Comunità europea, è in contrasto con l’articolo 12 della “direttiva servizi” ed ha invitato le autorità italiane ad adottare tutte le misure necessarie al fine di rendere l’ordinamento italiano pienamente conforme a quello comunitario entro il termine ultimo del 31 dicembre 2009.

 

La disposizione del decreto legge in esame intende perciò avviare il processo di revisione del quadro normativo vigente in materia di rilascio delle concessioni in modo da renderlo conforme al diritto comunitario e coerente con il federalismo fiscale e le sue norme di attuazione. Infatti prevede l'abrogazione del secondo comma dell'articolo 37 del Codice della navigazione, oggetto dell'intervento comunitario. Nelle more dell'adozione di una nuova normativa in materia, la proroga al 31 dicembre 2015 delle concessioni in atto viene incontro agli operatori del settore al fine consentire loro di proseguire l'attività in un quadro di maggiore certezza fino alla definizione formale da parte delle regioni delle rispettive discipline di questo tipo di concessioni e all'espletamento delle procedure per l'affidamento delle stesse sulla base di nuove regole.

La norma fa salvo il processo di attuazione del federalismo fiscale e di attribuzione alle regioni e agli enti locali dei beni demaniali e, attraverso un'apposita intesa Stato-regioni, consente la definizione di principi uniformi per la disciplina regionale che dovrà regolare lo svolgimento delle procedure ad evidenza pubblica per l'assegnazione delle concessioni.

Questi criteri dovranno consentire di contemperare le ragioni della concorrenza con quelle del riconoscimento del diritto a vedere valorizzati le attività e gli investimenti già realizzati.

 

In ordine all'intervento proposto è stato espresso il parere favorevole da parte delle regioni, nel corso della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 18 novembre 2009, e gli elementi essenziali dello stesso (data di proroga delle concessioni in essere, originariamente fissata al 31 dicembre 2012, e abrogazione del «diritto di insistenza») sono stati illustrati, con esiti positivi, in sede comunitaria ai fini della soluzione della predetta procedura d'infrazione. L'accordo raggiunto consentirà di adeguare la disciplina nazionale ai principi comunitari in tema di concorrenza e, allo stesso tempo, stabilisce una congrua fase di transizione al nuovo regime.

Procedure di contenzioso

Il 29 gennaio 2009 la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora (procedura di infrazione n. 2008/4908) con riferimento ad alcune norme nazionali e regionali che sollevano questioni di compatibilità con il diritto comunitario e, in particolare, con l’art. 43 del Trattato CE, relativo alla libertà di stabilimento.

Tali norme, che secondo la Commissione prevedono una preferenza per il concessionario uscente nell’ambito della procedura di attribuzione delle concessioni del demanio pubblico marittimo, sono:

·       il codice della navigazione che, all’art. 37, comma 2, stabilisce che per il rilascio di nuove concessioni demaniali marittime per attività turistico-ricreative, sia data preferenza alle richieste che comportano attrezzature non fisse, amovibili, nonché, in caso di rinnovo, sia data preferenza, rispetto alle nuove, alle concessioni già rilasciate precedentemente;

·       la legge regionale Friuli 13 novembre 2006, n. 22, che all’art. 9, comma 4, stabilisce che:

“Per la determinazione della più proficua utilizzazione della concessione, si provvede alla comparazione delle istanze concorrenti mediante il criterio dell'offerta più vantaggiosa, sulla base di almeno sei dei seguenti criteri, scelti preventivamente e resi noti contestualmente alla pubblicazione dell'avviso di selezione:

a) valutazione degli standard qualitativi dei servizi;

b) piano degli investimenti del concessionario;

c) capacità di interazione con il sistema turistico-ricettivo;

d) durata della concessione;

e) qualità di impianti e manufatti da valutarsi anche con riferimento al pregio architettonico;

f) fruibilità e accessibilità per i soggetti diversamente abili;

g) trovarsi nella situazione di priorità indicata all'articolo 37, comma secondo, secondo periodo, del codice della navigazione;

h) altri eventuali da indicarsi in sede di selezione del concessionario”.

Il Piano di utilizzazione (Decreto Presidente Regione n. 320 del 9 ottobre 2007) in relazione al concorso di domande e alla procedura di comparazione, stabilisce che i criteri di cui all’art. 9 della L.reg. 22 del 2006 devono essere posseduti almeno nel numero di sei; che per le concessioni destinate a enti o associazioni senza finalità di lucro il criterio di cui alla lettera g) è obbligatorio ed è considerato in misura non inferiore al 30%; che per le concessioni con finalità turistico-ricreative già oggetto di concessione, il criterio è obbligatorio ed è considerato in misura non inferiore al 10%.

La Commissione ritiene che tali norme costituiscano una discriminazione sia per le imprese che hanno scopo di lucro sia per gli enti che non operano a scopo di lucro, provenienti da altri Stati membri, che si trovano nella condizione di essere ostacolati dall’associazione concessionaria uscente cui viene accordata la preferenza.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica allegata al testo originario del provvedimento non considera la norma.

 

La relazione tecnica allegata all’emendamento governativo n. 1.950 (testo 2), afferma che la norma in esame non produce effetti finanziari.

 

Nulla da osservare in merito ai profili di quantificazione, preso atto dei chiarimenti forniti dal Governo al Senato.

Nel corso della trattazione[71] del provvedimento al Senato è stato richiesto al Governo di chiarire se nel bilancio per l'anno 2010 non siano stati scontati incrementi per concessioni in scadenza che per effetto della disposizione in esame non avranno più luogo. Sul punto, il Governo - con una nota del Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato del Ministero dell’Economia e delle finanze depositata agli atti della 5ª Commissione[72] - ha confermato quanto affermato nella relazione tecnica del provvedimento, circa l’assenza di oneri derivanti dalla disposizione in esame. Nella medesima nota è stato, in particolare, evidenziato che la proroga non esplica riflessi significativi per la finanza pubblica, atteso che la misura dei canoni è predeterminata in via normativa (art. 3 del DL n. 400/1993), per cui, almeno sotto tale profilo, il soggetto concessionario è, di fatto ininfluente.

 

 


 

Articolo 1, comma 19
(Inquadramento del personale in comando delle Poste italiane S.p.a. e dell'Istituto poligrafico e Zecca dello Stato S.p.a.)

All’articolo 3, comma 112, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, le parole: «Per l’anno 2008» sono sostituite dalle seguenti: «Per l’anno 2010» e le parole: «31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2010».

 

 

Il comma 19, attraverso una novella all'articolo 3, comma 112, della legge finanziaria per il 2008 (L. 244/2007), proroga al 31 dicembre 2010 la possibilità per il personale di Poste Italiane S.p.a. e dell’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato S.p.a. in posizione di comando presso amministrazioni o enti pubblici, di essere inquadrato nei ruoli delle amministrazioni pubbliche. A tal fine, vengono altresì prorogati i relativi provvedimenti di comando fino alla conclusione delle procedure di inquadramento e comunque non oltre il 31 dicembre 2010.

Il suddetto comma 112 dell’articolo 3 della legge finanziaria 2008 disponeva originariamente che, per l’anno 2008, il personale appartenente a Poste italiane S.p.a., già dipendente dall’Amministrazione autonoma delle poste e delle telecomunicazioni, ed il personale dell’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato S.p.a., già dipendente dall’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, il cui comando presso pubbliche amministrazioni era stato già prorogato per l’anno 2007, potesse essere inquadrato nei ruoli delle amministrazioni presso cui prestava servizio in posizione di comando o presso altre amministrazioni pubbliche, sulla base delle procedure di mobilità di cui agli articoli 30, 33 e 34-bis del D.lgs. 165/2001[73], nei limiti dei posti disponibili in organico.

La disposizione stabiliva inoltre che i relativi provvedimenti di comando venissero prorogati fino al perfezionamento delle procedure di inquadramento nei ruoli e comunque non oltre il 31 dicembre 2008.

Tale termine è stato prorogato al 31 dicembre 2009 dall'art. 41, comma 9, del D.L. 207/2008[74] e viene ora prorogato al 31 dicembre 2010 dal provvedimento in esame.

Si ricorda che la proroga dei comandi in atto del personale di Poste Italiane S.p.A. è stata prevista con apposite previsioni normative inserite nell'ambito delle leggi finanziarie successive alla trasformazione dell'ente Poste in Società per Azioni[75].

Secondo la relazione illustrativa, in ragione dell'esiguo numero delle risorse interessate (21 unità), della professionalità che le stesse hanno acquisito presso le pubbliche amministrazioni di destinazione e del notevole periodo di tempo intercorso (comandi precedenti al 1998), sarebbe auspicabile procedere ad un'ulteriore proroga di un anno in modo da consentire il definitivo inserimento nei ruoli organici delle amministrazioni di destinazione.

 

Profili finanziari

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare considerato che in sede di approvazione della precedente proroga dei comandi[76] si era disposta la copertura dell’onere permanente relativo all’inquadramento presso le amministrazioni pubbliche del personale in questione. Pertanto le somme disponibili per le assunzioni, pari a 10 milioni per il 2010, vengono parimenti utilizzate per la proroga dei comandi.

 

 

 


 

Articolo 1, comma 20
(Proroga per il mantenimento in bilancio delle risorse del Fondo
per il TFR)

20. Le quote che risultano accantonate al 31 dicembre 2009 ai sensi dell’articolo 1, comma 758, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, sono mantenute in bilancio nel conto dei residui per essere utilizzate nell’esercizio successivo.

 

 

L'articolo 1, comma 20, dispone il mantenimento in bilancio per l’esercizio finanziario 2010, nel conto dei residui, delle quote delle risorse del “Fondo TFR”, che risultano accantonate al 31 dicembre 2009 ai sensi dell’articolo 1, comma 758, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296/2006), in quanto destinate al finanziamento di interventi per lo sviluppo, come indicati nell’elenco 1 della legge finanziaria 2007 medesima, ai fini del loro utilizzo nell’esercizio finanziario 2010.

Si ricorda che le risorse che affluiscono al predetto Fondo sono quelle che derivano dal versamento, da parte dei datori di lavoro con un numero di addetti pari o superiore a 50, della quota di TFR maturata e non destinata alle forme pensionistiche complementari.

 

Nella relazione tecnica al disegno di legge (A.S. 1955) si osserva che si tratta di una proroga necessaria nelle more dell’espletamento delle procedure, che necessariamente vengono concluse nell’anno successivo a quello di riferimento.

Con la norma in esame viene, infatti, riproposta – per l’anno 2010 – la deroga alla disciplina sulla contabilità di Stato già operata anche per gli anni precedenti[77].

 

Si ricorda che i commi 755-759 della legge finanziaria 2007 recano l’istituzione, dal 1° gennaio 2007, del “Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto di cui all’articolo 2120 del codice civile”, gestito dall’INPS su un apposito conto corrente aperto presso la tesoreria dello Stato. Il Fondo garantisce ai lavoratori interessati l’erogazione del TFR, secondo quanto previsto dal codice civile, per la quota corrispondente ai contributi versati dal datore di lavoro.

Si ricorda altresì che la normativa introdotta dai commi 758-762 della legge finanziaria 2007reca una apposita disciplina per la destinazione delle risorse del Fondo TFR al finanziamento di interventi per lo sviluppo per il triennio 2007-2009. In particolare, si prevede che le risorse del Fondo, al netto delle prestazioni erogate e di determinati oneri, siano destinate al finanziamento di specifici interventi indicati nell’elenco 1 allegato alla legge finanziaria medesima, nei limiti degli importi stabiliti dal medesimo elenco (comma 758).

Gli interventi indicati nel citato elenco 1, in larga parte ascrivibili a spese d’investimento, concernono: il Fondo promozione nuova edilizia alta efficienza energetica, il Fondo insediamento infrastrutture strategiche energetiche, il Fondo competitività, il Fondo finanza di impresa, il Fondo di cui all’art. 16 Legge 266/1997 (Interventi per il settore del commercio e del turismo), il Fondo salvataggio e ristrutturazione imprese in difficoltà, il FIRST (Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica), nonché le imprese pubbliche, l’Autotrasporto, Alta velocità/Alta capacità, il Contratto di servizio Ferrovie S.p.A., il rifinanziamento rete tradizionale F.S., nuovi investimenti ANAS, il Fondo per le spese di funzionamento della Difesa e il rifinanziamenti di altre spese di investimento.

L’elenco 1 ha indicato le quote da accantonare per gli interventi in esso indicati in 7.041 milioni di euro nel 2007, 6.659 milioni nel 2008 e 10.548 milioni nel 2009 in termini di saldo netto da finanziare, e per 5 miliardi di euro nel 2008, 4.550 milioni nel 2009 e 4 miliardi nel 2010 in termini di indebitamento netto.

La norma originaria prevede che lo schema di ripartizione delle risorse del Fondo per l’erogazione del TFR gestito dall’INPS, con l’assegnazione ai singoli interventi previsti nell’elenco n. 1, deve essere trasmesso alle Camere per l’espressione dei pareri da parte delle Commissioni competenti per materia e per le conseguenze sul piano finanziario, che devono essere resi entro trenta giorni (comma 761). L’utilizzo degli stanziamenti relativi agli interventi di cui in elenco 1 era peraltro subordinato all’adozione di appositi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, da adottarsi su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, subordinatamente alla decisione delle autorità statistiche comunitarie in merito al trattamento contabile del Fondo TFR e alla compatibilità comunitaria dell’utilizzo dello stesso. Tale procedura non sembra avere avuto attuazione.

 

Successivamente, l’articolo 13 del D.L. n. 81/2007 ha previsto - in attesa della decisione delle autorità statistiche comunitarie sulla compatibilità del trattamento contabile del Fondo TFR e sul suo utilizzo – che le amministrazioni potessero ottenere anticipazioni di tesoreria del 30 per cento delle somme di cui all’elenco 1.

L’articolo 3, comma 1, del D.L. n. 159/2007 è poi nuovamente intervenuto sulla disciplina, al fine di snellire la procedura relativa all’utilizzo delle relative risorse provenienti dal Fondo TFR. E’ stato così autorizzato l’utilizzo di una parte delle quote accantonate per ciascun intervento, nel limite di importi corrispondenti a effetti in termini di indebitamento netto pari all’80 per cento di quelli indicati nell’elenco 1 per il 2007, e al 70 per cento per gli anni 2008 e 2009.

Infine, l’articolo 51 del D.L. n. 248/2007 ha stabilito che le risorse del Fondo TFR destinate al finanziamento degli interventi di cui all'elenco 1 della legge finanziaria 2007 siano versate da parte dell'I.N.P.S. all'entrata del bilancio dello Stato sul capitolo 3331[78].

 

Va inoltre ricordato che l’articolo 2, comma 105, della legge n. 191/2009 (legge finanziaria per il 2010) prevede lacontinuità, a decorrere dal 2010, del versamento, da parte dell'INPS, nell'apposito capitolo n. 3331 dell'entrata del bilancio dello Stato, delle risorse accertate del Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei TFR, ai sensi dell’articolo 51, del D.L. n. 248/2007.

In base alla relazione tecnica all’emendamento che ha introdotto il citato comma 105, dalla disposizione derivano effetti positivi in termini di saldo netto da finanziare, stimabili in 3.100 milioni di euro nel 2010, 2.600 milioni di euro nel 2011 e 2.000 milioni di euro nel 2012.

Tali risorse, per effetto del successivo comma 126 dell’articolo 2 della legge finanziaria 2010, sono affluite al Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili previsto dall’articolo 7-quinquies, comma 1, del D.L. n. 5/2009, iscritto presso il Ministero dell’economia e delle finanze (cap. 3071), il cui utilizzo è disciplinato ai sensi dell’articolo 2, comma 250, della legge finanziaria 2010 medesima.

Per quanto concerne la dotazione finanziaria del Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili, va ricordato che numerose disposizioni della legge finanziaria per il 2010 prevedono il trasferimento di risorse al Fondo in questione (tra cui quelle provenienti dal versamento del TFR) e il contestuale utilizzo delle medesime a copertura finanziaria di specifici interventi attuati dalla legge stessa. Le disponibilità residue del Fondo – indicate negli importi di 2.214 milioni nel 2010, 213 milioni nel 2011 e 160 milioni nel 2012 – sono destinate, ai sensi del citato comma 250, al finanziamento delle finalità indicate nell'elenco 1 allegato alla legge finanziaria per il 2010, con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

 

Profili finanziari

 

La relazione tecnica precisa che la norma che dispone il mantenimento in bilancio nel conto dei residui delle somme accantonate al 31 dicembre 2009 nel Fondo TFR ai fini della loro utilizzazione nell’esercizio 2010 non comporta effetti finanziari in quanto l’utilizzo nel 2010 delle somme accantonate al 31 dicembre 2009 è già stato considerato nei tendenziali di spesa. Ciò in quanto le procedure per l’utilizzo di tali somme sono, a norma di legge, concluse nell’esercizio successivo a quello dell’avvenuto accantonamento.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare. Risulterebbe peraltro utile verificare se l’utilizzo in questione debba comunque avvenire nel rispetto delle procedure previste dalla legge 286/2006 (art. 1, comma 758) e per le finalità ivi indicate. In considerazione del rispetto di procedure e finalità, infatti, la RT annessa alle predette norme aveva valutato l’assenza di impatto finanziario dell’utilizzo delle somme accantonate.

 

 


 

Articolo 1, commi 20-bis e 20-ter
(Rappresentatività sindacale)

20-bis. Ai fini della partecipazione alle trattative per i rinnovi dei contratti collettivi di lavoro relativi agli anni 2010-2012, si fa riferimento alla rappresentatività delle confederazioni e delle organizzazioni sindacali accertata in base ai dati certificati per il biennio contrattuale 2008-2009. Conseguentemente, ai soli fini della verifica della sussistenza delle condizioni previste dall'articolo 43, comma 3, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per la sottoscrizione dei contratti, la media tra dato associativo e dato elettorale è rideterminata nei nuovi comparti ed aree di contrattazione sulla base dei dati certificati per il biennio contrattuale 2008-2009.

20-ter. All’articolo 65, comma 3, del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo, le parole da: “, ai sensi dell’articolo 43“ fino alla fine del periodo sono soppresse;

b) al secondo periodo, la parola: “Conseguentemente,“ è soppressa»;

 

 

I commi 20-bis e 20-ter, introdotti nel corso dell’esame al Senato,novellano l’articolo 43, comma 3, del D.Lgs. 165/2001 e l’articolo 65 del D.Lgs. 150/2009, al fine di stabilire che per la partecipazione alle trattative per i rinnovi dei contratti collettivi di lavoro del pubblico impiego relativi agli anni 2010-2012 si fa riferimento alla rappresentatività delle confederazioni e delle organizzazioni sindacali accertata in base ai dati certificati per il biennio contrattuale 2008-2009.

 

L’articolo 43 del D.Lgs. 165/2001 detta norme sulla rappresentatività sindacale ai fini della contrattazione collettiva. Il comma 1 stabilisce che l'ARAN ammette alla contrattazione collettiva nazionale le organizzazioni sindacali che abbiano nel comparto o nell'area una rappresentatività non inferiore al 5 per cento, considerando a tal fine la media tra il dato associativo e il dato elettorale. Il dato associativo è espresso dalla percentuale delle deleghe per il versamento dei contributi sindacali rispetto al totale delle deleghe rilasciate nell'àmbito considerato. Il dato elettorale è espresso dalla percentuale dei voti ottenuti nelle elezioni delle rappresentanze unitarie del personale, rispetto al totale dei voti espressi nell'àmbito considerato. Il comma 2 prevede che alla contrattazione collettiva nazionale per il relativo comparto o area partecipano altresì le confederazioni alle quali le organizzazioni sindacali ammesse alla contrattazione collettiva ai sensi del comma 1 siano affiliate. In particolare, il comma 3 prevede che l'ARAN sottoscrive i contratti collettivi verificando previamente, sulla base della rappresentatività accertata per l'ammissione alle trattative ai sensi del comma 1, che le organizzazioni sindacali che aderiscono all'ipotesi di accordo rappresentino nel loro complesso almeno il 51% come media tra dato associativo e dato elettorale nel comparto o nell'area contrattuale, o almeno il 60 per cento del dato elettorale nel medesimo ambito.

 

Il D.Lgs. 150/2009 ha ridefinito la disciplina della contrattazione collettiva nazionale e integrativa nel pubblico impiego (articoli 53-66). Per quanto concerne l’adeguamento e l’efficacia dei contratti collettivi vigenti, l’articolo 65 ha stabilito che entro il 31 dicembre 2010 le parti adeguano i contratti collettivi integrativi vigenti alle disposizioni riguardanti la definizione degli ambiti riservati, rispettivamente, alla contrattazione collettiva e alla legge (comma 1). In caso di mancato adeguamento, i contratti collettivi integrativi vigenti cessano la loro efficacia dal 1° gennaio 2011 e non sono ulteriormente applicabili (comma 2). In particolare, il comma 3 prevede che in via transitoria, con riferimento al periodo contrattuale immediatamente successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo, definiti i comparti e le aree di contrattazione, l'ARAN avvia le trattative contrattuali con le organizzazioni sindacali e le confederazioni rappresentative, ai sensi dell'articolo 43, commi 1 e 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001, nei nuovi comparti ed aree di contrattazione collettiva, sulla base dei dati associativi ed elettorali rilevati per il biennio contrattuale 2008-2009. Conseguentemente, in deroga all'articolo 42, comma 4, del predetto decreto legislativo n. 165 del 2001, sono prorogati gli organismi di rappresentanza del personale anche se le relative elezioni siano state già indette. Le elezioni relative al rinnovo dei predetti organismi di rappresentanza si svolgeranno, con riferimento ai nuovi comparti di contrattazione, entro il 30 novembre 2010.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferita al testo del maxiemendamento afferma che la disposizione non reca effetti.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare considerato che la norma si limita a stabilire i criteri per determinare la rappresentatività dei sindacati ammessi alla contrattazione collettiva nazionale relativa ai comparti del pubblico impiego per il triennio 2010-2012. 

 

 

 


 

Articolo 1, comma 21
(Ordinamento transitorio di Roma capitale)

21. Al comma 5 dell’articolo 24 della legge 5 maggio 2009, n. 42, le parole: «Con specifico decreto legislativo, adottato», sono sostituite dalle seguenti: «Con uno o più decreti legislativi, adottati».

 

 

L'articolo 1, comma 21, modifica l’articolo 24, comma 5, della legge 42/2009 (legge sul federalismo fiscale)[79], laddove viene prevista l'emanazione di norme transitorie sull’ordinamento, anche finanziario, di Roma capitale.

Più specificamente, la disposizione in esame prevede la possibilità che, ai fini della definizione della suddetta disciplina transitoria, possono essere adottati anche più decreti legislativi (in luogo di uno specifico decreto legislativo).

 

Al riguardo, si ricorda che l’art. 24 citato disciplina, come precisa il comma 1, l’ordinamento transitorio, anche relativo ai profili finanziari, della capitale della Repubblica, in attuazione dell’art. 114, terzo comma, Cost., in vista della sua costituzione in città metropolitana e in attesa dell’adozione ed attuazione di una disciplina ordinaria sulle città metropolitane.

Il comma 5 dell'articolo 24, in particolare, rimetteva ad uno “specifico decreto legislativo” la disciplina dell’ordinamento transitorio, anche relativo ai profili finanziari, di Roma capitale. L’esercizio della delega deve comunque conformarsi ai seguenti princìpi e criteri direttivi:

§         specificazione delle nuove funzioni amministrative attribuite a Roma capitale in base al comma 3 (che dispone l’attribuzione a Roma capitale, oltre che delle funzioni attualmente spettanti al comune di Roma, di una serie dettagliata di ulteriori funzioni amministrative) e definizione delle modalità per il trasferimento all’ente delle risorse umane e dei mezzi necessari;

§         ferme restando le norme di legge sul finanziamento dei comuni, assegnazione a Roma capitale di ulteriori risorse finanziarie, parametrate sulle nuove funzioni amministrative attribuite, nonché sulle specifiche esigenze di finanziamento derivanti dal ruolo di capitale della Repubblica.

 

La norma in esame incide così sulle modalità di esercizio di una delega.

Si ricorda al riguardo che: l’art. 15, co. 1, lettera a) della legge 23 agosto 1988, n. 400, individuando i limiti di contenuto del decreto-legge, stabilisce che con tale strumento il Governo non può “conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione”; l’art. 15, co. 2, lett. a), della citata L. 400/1988[80] esclude che, mediante decreto-legge, possano conferirsi deleghe legislative; l’art. 72, quarto comma, della Costituzione riserva i disegni di legge di delegazione legislativa alla “procedura normale di esame e di approvazione” da parte delle Camere.

In tema di esercizio di delega, si segnala che i limiti di contenuto stabiliti dal citato art. 15, co. 1, lett. a) della L. 400/88 sono stati interpretati, per quanto riguarda la Camera,  in maniera estensiva dal Comitato per la legislazione. In base al costante orientamento del Comitato, sia i provvedimenti d’urgenza, sia le leggi di conversione sono inidonei ad intervenire anche su disposizioni di delega già approvate ed in corso di attuazione.

 

 


 

Articolo 1, commi 22 e 23
(Mantenimento in bilancio di risorse del fondo per le piccole opere)

22. Le somme ancora disponibili al 31 dicembre 2009 sul Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, di cui all’articolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, sono conservate in bilancio per essere utilizzate nell’anno 2010.

23. Alla compensazione dei conseguenti effetti finanziari sui saldi di finanza pubblica recati dal comma 22, si provvede mediante corrispondente utilizzo, valutato in 29 milioni di euro per l’anno 2010 e 14 milioni di euro per l’anno 2011, del fondo di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189.

 

 

L'articolo 1, comma 22, prevede, per l’anno 2010, il mantenimento in bilancio delle somme ancora disponibili al 31 dicembre 2009 relative al Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio di cui all’articolo 13, comma 3-quater, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112.

 

La relazione tecnica afferma che si tratta di disponibilità relative ai residui di stanziamento iscritti, per complessivi 43 milioni di euro, sul cd. Fondo per le piccole opere di cui al cap. 7536 dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

 

Dall’interrogazione effettuata presso la banca dati della Ragioneria generale, al 31 dicembre 2009 sul capitolo 7536/Economia risultano iscritti residui accertati di lettera F pari a 13,92 milioni di euro, nonché una disponibilità di competenza 2009 pari a 25,050 milioni di euro.

 

Si osserva che, secondo la disciplina generale contabile, le somme di conto capitale iscritte in conto competenza nell’anno 2009 e non impegnate nel medesimo esercizio finanziario ricevono già automatica iscrizione nel 2010 quali residui di stanziamento. Non è pertanto per esse necessaria un’apposita norma che ne disponga il mantenimento in bilancio. Sarebbe pertanto opportuno un chiarimento circa l’esercizio finanziario di provenienza delle somme cui la norma in commento fa riferimento (vedi successiva ricostruzione normativa sul Fondo in questione, nonché la nota 1).

 

L’articolo 13, comma 3-quater ha istituito, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, il Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, dotandolo di 60 milioni di euro per il 2009, 30 milioni di euro per ciascun anno del biennio 2010-2011 (cap. 7536/u.p.b.14.1.6/Economia).

La norma istitutiva del Fondo destina le relative risorse alla concessione di contributi statali per interventi realizzati dagli enti destinatari nei rispettivi territori finalizzati al risanamento ed al recupero dell’ambiente e allo sviluppo economico dei territori stessi.

Alla ripartizione delle risorse e all’individuazione degli enti beneficiari è previsto si provveda con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, emanato in coerenza con un apposito atto di indirizzo delle Commissioni parlamentari competenti per i profili finanziari.

Si osserva che l’articolo 13, comma 3-quater riproduce, nella sostanza, le disposizioni recate dagli abrogati commi 28 e 29 dell’art. 1 della legge n. 311/2004 (legge finanziaria per il 2005), le quali prevedevano contributi statali per il finanziamento di interventi diretti a tutelare l'ambiente e i beni culturali, da destinare ad enti da individuarsi con decreto ministeriale in coerenza con apposito atto di indirizzo parlamentare. Gli stanziamenti previsti dalla citata legge finanziaria 2005 sono stati successivamente integrati da vari interventi legislativi, i quali complessivamente hanno determinato stanziamenti di risorse per gli anni dal 2004 al 2008 [81].

Tali somme hanno ricevuto iscrizione nello stesso capitolo 7536/Economia, parimenti rubricato Fondo per la concessione di contributi relativi agli interventi da realizzare dagli enti locali per il risanamento ed il recupero dell'ambiente e per la tutela dei beni culturali.

 

Per ciò che attiene alla dotazione per il 2009 del Fondo per la tutela dell’ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio, le iniziali dotazioni sono state incrementate attraverso due interventi legislativi:

-         l'articolo 7 del decreto-legge n. 5 del 2009  il quale, al comma 1-ter, ha disposto la riassegnazione al Fondo di quota parte delle somme provenienti dalle misure di lotta l’evasione fiscale - di cui all’articolo 1, comma 14, del decreto legge n. 262/2006 - pari a 25.050.000 euro, e contestualmente al comma 1-sexies, ha ridotto il suddetto incremento di 10 milioni ;

-         l’articolo 3, comma 6, della legge 23 luglio 2009, n. 99 , che ha stanziato ulteriori 30 milioni per il 2009.

A seguito di tali interventi normativi, il Fondo è stato dunque complessivamente dotato di 105.050.000 euro per il 2009, 30 milioni di euro per il 2010 e 30 milioni di euro per il 2011.

Con risoluzione parlamentare approvata in data 22 dicembre 2009 dalla V Commissione Bilancio della Camera dei deputati (Risoluzione n. 8-00059 Gioacchino Alfano ed altri) il Governo è stato impegnato a destinare quota parte del Fondo - pari a circa 66,2 milioni di euro per il 2009, 18,9 milioni per il 2010 e 18,9 milioni per il 2011- agli  enti indicati in allegato alla risoluzione.

Per quanto poi attiene alle risorse del Fondo per il 2010, si ricorda che l’articolo 2, comma 48 della legge n. 191/2009 (legge finanziaria per il 2010) gli riserva una quota pari a 100 milioni di euro del Fondo per esigenze urgenti ed indifferibili del Ministero dell’economia, di cui all’articolo 2, comma 250 della legge medesima.

Pertanto, allo stato attuale, residuano da assegnare relativamente all’esercizio finanziario 2009 circa 38,9 milioni, all’esercizio 2010 circa 111,1 milioni e nel 2011 circa 11,1 milioni per il 2011.

 

Il comma 23 provvede alla compensazione degli effetti finanziari recati dal comma 22 - valutati in 29 milioni di euro per l’anno 2010 e di 14 milioni di euro per l’anno 2011 – disponendo che ad essi si faccia fronte mediante corrispondente utilizzo della dotazione del Fondo per la compensazione degli effetti conseguenti all’attualizzazione dei contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154 (capitolo 7593/Economia).

 

Il Fondo per la compensazione degli effetti conseguenti all’attualizzazione dei contributi pluriennali è stato istituito dall’art. 6, comma 2, del decreto-legge 154/2008 nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze (cap. 7593/u.p.b.1.2.8). Il Fondo è finalizzato a compensare gli effetti negativi scaturenti in termini di cassa da specifici contributi di importo fisso costante con onere a carico dello Stato, concessi in virtù di autorizzazioni legislative.

Il Fondo, inizialmente dotato di 435 milioni di euro per l'anno 2010 e di 175 milioni di euro per l'anno 2011, è stato successivamente rifinanziato da una serie di disposizioni legislative[82]. Nel bilancio triennale per il 2010, le disponibilità del suddetto Fondo risultano pari a 547 milioni di euro per l'anno 2010, a 131,5 milioni di euro per il 2011 e a 54 di euro milioni per il 2012.

Va poi segnalato che, a fine anno, il decreto legge n. 195/2009[83], attualmente all’esame della Camera (A.C. 3196)[84], dispone, all’art. 18, comma 1, lett. a) una ulteriore riduzione del Fondo di 14,9 milioni per il 2010, ed un incremento di 5,3 milioni per il 2011 e di 35,3 per il 2012.

Scontando anche gli effetti di questo decreto, le disponibilità residue del Fondo ammontano a complessivi 532,1 milioni per il 2010, a 136,8 milioni per il 2011 e a 89,3 milioni per il 2012.

Si segnala infine che due schemi di decreto ministeriale - schema di decreto n. 178[85] e 179[86] - già oggetto di parere favorevole parlamentare - dispongono ulteriori utilizzi del Fondo per complessivi 502,8 milioni per il 2010 e 40,2 per il 2011.

Profili finanziari

La relazione tecnica riferisce che il fondo per le piccole opere di cui al comma 22 risulta iscritto nel capitolo 7536 dello stato di previsione del MEF e le disponibilità finanziarie relative ai residui di stanziamento, di cui si dispone il mantenimento in bilancio, ammontano a circa 43 milioni di euro.

Si afferma che, tenuto conto che tali importi non sono stati valutati nelle stime dei tendenziali di spesa, la norma determina effetti negativi in termini di indebitamento e di fabbisogno.

Viene, inoltre, riferito che alla compensazione degli effetti finanziari, valutabili nell’ordine di 29 milioni per l’anno 2010 e 14 milioni per l’anno 2011, si provvede a carico del fondo per la compensazione degli effetti derivanti dall’attualizzazione dei contributi pluriennali, iscritto nel capitoli 7593 dello stato di previsione del MEF, che presenta sufficienti disponibilità.

Nel corso dell’esame al Senato[87], nell’osservare che la valutazione della scansione temporale dell’onere sui due anni 2010 e 2011 non risulta supportata da elementi di riscontro sui criteri utilizzati, sono stati chiesti chiarimenti anche sulla disponibilità di risorse sul fondo utilizzato a copertura anche di un eventuale utilizzo integrale dei 43 milioni nel corso del 2010, tenuto conto degli altri interventi eventualmente già finanziati a valere su tale stanziamento.

Con nota integrativa trasmessa al Senato[88] si fa presente che non vengono forniti i criteri utilizzati per la quantificazione degli oneri, in violazione del comma 3, dell’articolo 17 della legge n. 196/2009 (legge di contabilità e finanza pubblica), e che per quanto concerne i profili di copertura non appaiono risorse disponibili sul fondo citato.

Con un’ulteriore nota integrativa trasmessa al Senato[89] è stato affermato che la ripartizione su due anni degli utilizzi delle risorse, ai fini degli effetti sui saldi, risulta necessaria -  in assenza di ulteriori informazioni sulla spendibilità, in relazione alle complesse procedure ed alla imputazione degli interventi ad una massa notevole di enti beneficiari - per mantenere un profilo di cassa omogeneo con le valutazioni assunte in analoghi casi di conservazione.

Inoltre è stato precisato che, trattandosi di fondi di conto capitale, occorre tener conto che una parte delle procedure di spesa può essere ultimata, rispetto all’esercizio di mantenimento dei fondi in bilancio, anche a distanza superiore ad un anno con necessità di slittamenti all’esercizio successivo dell’effettivo pagamento delle risorse ai beneficiari.

Viene, infine, assicurato che l’utilizzazione del fondo per la compensazione degli effetti derivanti dall’attualizzazione dei contributi pluriennali appare compatibile con le disponibilità del fondo.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che non sono  stati forniti dati ed elementi quantitativi volti a suffragare la scansione temporale dell’onere indicata dalla RT. Andrebbe altresì chiarito se l’effettiva disponibilità di risorse sul Fondo per la compensazione degli effetti derivanti dall’attualizzazione dei contributi pluriennali, tenuto conto degli altri interventi già finanziati a valere su tale stanziamento, possa garantire la compensazione degli effetti finanziari derivanti dalla norma, anche in caso di una diversa ripartizione degli effetti di cassa derivanti dalla norma in esame.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, appare opportuno che il Governo fornisca chiarimenti circa l’entità delle somme ancora disponibili al 31 dicembre 2009 sul Fondo per l’attualizzazione dei contributi pluriennali.

 

 

 


 

Articolo 1, comma 23-bis
(Fabbisogno degli spazi allocativi della Pubblica Amministrazione)

23-bis. All’articolo 2, comma 222, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al secondo periodo, la parola: “gennaio“ è sostituita dalla seguente: “marzo“;

b) al quarto periodo sono premesse le seguenti parole: “A decorrere dal 1º gennaio 2011,“;

c) al decimo periodo sono premesse le seguenti parole: “A decorrere dal 1º gennaio 2010,“ e le parole: “entro il 31 dicembre di ciascun anno“ sono sostituite dalla seguente: “semestralmente“;

d) dopo il decimo periodo è inserito il seguente: “Gli stanziamenti alle singole amministrazioni per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, a decorrere dall’esercizio finanziario 2011, non potranno eccedere gli importi spesi e comunicati all’Agenzia del demanio, fermi restando i limiti stabiliti dall’articolo 2, comma 618, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”.

 

 

Il comma 23-bis, introdotto durante l’esame al Senato, novella il comma 222, articolo 2, della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191 del 2009) in materia di immobili utilizzati dalle amministrazioni pubbliche[90] ed obblighi di comunicazione da parte delle stesse all’Agenzia del demanio.Le modifiche riguardano esclusivamente i nuovi procedimenti previsti per le amministrazioni dello Stato.

Le modifiche al citato comma 222 sono previste nei seguenti termini:

a)      è posticipato da gennaio a marzo del 2011 il termine entro il quale le amministrazioni dello Stato sono tenute a comunicare all’Agenzia del demanio le istruttorie in corso per reperire immobili in locazione;

b)      viene fissato il termine del 1° gennaio 2011 a decorrere dal quale è prevista la nullità di ogni contratto di locazione di immobili che non sia stipulato dalla Agenzia del demanio per conto dell’Amministrazione dello Stato interessata;

c)      viene fissato il termine del 1° gennaio 2010 a decorrere dal quale è previsto - fermo il disposto dell'articolo 2, commi 618 e 619, della legge finanziaria per il 2008 (L. n. 244/2007) -, che le amministrazioni interessate comunichino all'Agenzia del demanio gli interventi manutentivi effettuati sia sugli immobili di proprietà dello Stato, concessi alle medesime in uso governativo, sia su quelli di proprietà di terzi utilizzati a qualsiasi titolo, nonché l'ammontare dei relativi oneri. Viene inoltre modificato il termine per la comunicazione dei predetti interventi, originariamente fissato dalla norma entro il 31 dicembre di ciascun anno, ridefinendolo su base semestrale;

Si ricorda che i commi da 618 a 622 della citata legge finanziaria per il 2008 recano limitazioni alle spese annue di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili utilizzati dalle Amministrazioni centrali e periferiche dello Stato.

In particolare, ai sensi del comma 618, tali spese non possono superare la misura dell'1% del valore dell'immobile utilizzato, nel caso di esecuzione di interventi di sola manutenzione ordinaria; dell'1,5% del valore dell’immobile utilizzato, nel caso in cui vi siano anche interventi di manutenzione straordinaria per l'anno 2008. A decorrere dal 2009, il limite è del 3%. Per gli immobili in locazione passiva, è inoltre ammessa la sola manutenzione ordinaria nella misura massima dell’1% del valore dell’immobile utilizzato. Il citato comma 618 prevede, inoltre, che dai limiti posti alle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni immobili, le amministrazioni conseguano un certo ammontare di economie di spesa. Il comma 619 prevede infine lo stanziamento, in due appositi capitoli di bilancio di parte corrente uno di parte capitale, iscritti nello stato di previsione dell’Amministrazione interessata, delle somme relative a dette spese di manutenzione.

 

d)      infine, dopo il decimo periodo, viene aggiunta un’ulteriore disposizione con la quale si prevede un limite agli stanziamenti a favore delle singole amministrazioni per gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria: a decorrere dall’esercizio finanziario 2011, tali stanziamenti non potranno andare oltre gli importi spesi e comunicati all’Agenzia del demanio, fermi restando i limiti stabiliti dall’articolo 2, comma 618, della legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007).

Come sopra accennato, il predetto comma 618 prevede il conseguimento di economie di spesa derivanti dai limiti alle spese annue di manutenzione degli immobili che, a decorrere dal 2010, sono pari, in termini di indebitamento netto, a 475 milioni di euro.

 

La relazione tecnica alla norma, presentata a corredo dell’emendamento del Governo su cui è stata posta la questione di fiducia al Senato, riepilogando le novità introdotte dal citato comma 222, articolo 2, della legge finanziaria per il 2010, e principalmente quella per cui l’Agenzia del demanio assumerà il ruolo di conduttore unico per gli immobili locati dalle amministrazioni dello Stato, afferma che la tempistica stringente prevista dalle richiamate norme, soprattutto in relazione alle locazioni passive, nonché la connessa sanzione di nullità degli atti, ha ingenerato incertezza nelle amministrazioni, in relazione alle difficoltà di adempiere agli obblighi di comunicazione entro il 31 gennaio e di conoscere la procedura la procedura da seguire per la definizione dei contratti di locazione la cui istruttoria si è completata in base alla previgente normativa.

La norma pertanto è finalizzata a rimodulare i tempi originariamente previsti, concedendo in sostanza un periodo transitorio fino al gennaio 2011, in cui sia alle amministrazioni dello Stato, sia all’Agenzia del demanio, possano organizzarsi e strutturarsi conformemente ai nuovi procedimenti relativi alle locazioni passive. Le rimodulazioni dei tempi non hanno alcun impatto sulle previste riduzioni di spesa, in quanto gli effetti finanziari originariamente erano previsti a decorrere dai nuovi termini (2011) e in ogni caso rimangono vigenti le misure di contenimento della spesa e di razionalizzazione degli spazi previsti in attuazione delle disposizioni vigenti, ed in particolare dall’articolo 74 del D.L. 112/2008 (legge n.133/2008).

Con particolare riferimento alla lettera d) del comma in esame, la relazione tecnica sottolinea che le disposizioni in essa contenute costituiscono un rafforzamento dei limiti previsti a decorrere dal 2011 in materia di spesa per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili di proprietà delle Stato e concessi alle amministrazioni dello Stato in uso governativo ovvero di proprietà di terzi ed utilizzati dalle medesime amministrazioni a qualunque titolo.

 

Si osserva che sembrerebbe opportuno, in base alla relazione tecnica che motiva la rimodulazione dei termini a causa delle difficoltà, da parte delle amministrazioni dello Stato, di adempiere all’obbligo di comunicazione dei fabbisogni allocativi, nonchè in base alle informazioni ottenute per le vie brevi dall’Agenzia del demanio secondo cui tali comunicazioni sono pervenute entro la scadenza del 31 gennaio soltanto da parte di alcune amministrazioni, che la posticipazione prevista da gennaio a marzo del termine riferito al secondo periodo (comunicazione delle istruttorie in corso) del comma 222, articolo 2, della legge finanziaria per il 2010 sia formulata anche con riferimento al primo periodo del predetto comma (comunicazione della previsione triennale dei fabbisogni allocativi).

 

Si ricorda che il comma 222, articolo 2, della citata legge finanziaria per il 2010, allo scopo di riunificare in capo all’Agenzia del demanio le procedureriguardanti le locazioni passive edi razionalizzare gli spazi in base ai fabbisogni allocativi, prevede i seguenti obblighi di comunicazione da parte delle amministrazioni dello Stato:

entro il 31 gennaio, di ogni anno, la previsione triennale (primo periodo del comma):

a)         del loro fabbisogno di spazio allocativo;

b)         delle superfici da esse occupate che non risultano più necessarie.

§       entro il 31 gennaio 2011, le istruttorie in corso per reperire immobili in locazione (secondo periodo del comma).

 

L'Agenzia del demanio, ferme restando le norme riguardanti gli obiettivi di contenimento della spesa pubblica in materia di spazi allocativi della PA previsti all’articolo 1, comma 204 e seguenti, della legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006)[91] e all’articolo 74 del D.L. n. 112/2008[92], svolge nuovi compiti relativi all’accertamento degli immobili da assegnare in uso fra quelli di proprietà dello Stato ovvero trasferiti ai fondi immobiliari, alla verifica della congruità del canone degli immobili di proprietà di terzi, alla stipula e adempimento dei contratti di locazione o al rinnovo, nel caso sia necessario, di quelli in scadenza sottoscritti dalle amministrazioni dello Stato, nonché consegna degli immobili locati alle amministrazioni interessate che, per il loro uso e custodia, ne assumono ogni responsabilità ed onere.

Il citato comma 222 prevede inoltre l’istituzione di un Fondo unico destinato alle spese per canoni di locazione di immobili assegnati alle predette amministrazioni dello Stato. Per la quantificazione delle risorse finanziarie da assegnare a tale Fondo, le amministrazioni dello Stato sono tenute a comunicare annualmente al Ministero dell'economia e delle finanze l'importo dei canoni locativi.

Entro il 30 giugno 2010, le richiamate amministrazioni sono tenute a comunicare l'elenco dei beni immobili di proprietà di terzi utilizzati a qualsiasi titolo, in base al quale l'Agenzia del demanio elabora un piano di razionalizzazione degli spazi allocativi. Entro il 31 dicembre di ciascun anno, inoltre, le amministrazioni interessate comunicano all'Agenzia del demanio gli interventi manutentivi effettuati sia sugli immobili di proprietà dello Stato, concessi alle medesime in uso governativo, sia su quelli di proprietà di terzi utilizzati a qualsiasi titolo, nonché l'ammontare dei relativi oneri.

Si prevede altresì, in capo a tutte le amministrazioni pubbliche che utilizzino o detengano, a qualunque titolo, immobili di proprietà dello Stato o di proprietà delle stesse amministrazioni, l’obbligo di trasmissione al MEF dell'elenco contenente l’identificazione di tali beni, allo scopo di redigere il conto patrimoniale dello Stato a prezzi di mercato[93] e del conto generale del patrimonio dello Stato[94]. Entro il 31 gennaio di ciascun anno successivo a quello di trasmissione del primo elenco,tutte le amministrazioni pubbliche comunicano le eventuali variazioni intervenute rispetto a tale elenco e, qualora emerga l'esistenza di immobili di proprietà dello Stato non in gestione dell'Agenzia del demanio, tali immobili vengono fatti rientrare nella gestione dell'Agenzia.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica, allegata all’emendamento introduttivo della norma in esame, afferma che questa non produce effetti finanziari.

In particolare, la relazione tecnica evidenzia preliminarmente che il comma 222 della legge finanziaria 2010 ha previsto la riunificazione in capo all’Agenzia del Demanio, tra l’altro, del coordinamento e delle procedure di locazione passiva, che produce un effetto positivo in termini di generale contenimento della spesa pubblica a decorrere dal 2011. La modifica introdotta alla disciplina in questione, nello specifico, prevede una rimodulazione dei termini relativi all’entrata in vigore della nuova procedura delle localizzazioni passive e alla trasmissione dei relativi documenti da parte delle amministrazioni pubbliche interessate. Tali rimodulazioni, prosegue la RT, non generano alcun impatto sulle previste riduzioni di spesa. Ciò, in quanto, per quel che riguarda le locazioni passive, in ordine al punto b), la norma sposta la decorrenza delle procedure che comportano la nullità di ogni contratto di locazione di immobili pubblici non stipulato dall’Agenzia del Demanio al 1° gennaio 2011, laddove gli effetti finanziari legati alla stessa decorrono proprio dal 2011. Per quanto attiene alle misure di contenimento della spesa e di razionalizzazione degli spazi, la RT precisa che la norma non innova la relativa vigente disciplina, in quanto continuano ad operare le misure di contenimento della spesa pubblica, connesse all’attuazione di disposizioni vigenti (art. 74 del DL n. 112/2008). La RT precisa, inoltre, che continuano ad operare, per quanto concerne il contenimento della spesa connessa agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria degli immobili, le misure previste dall’art. 2, commi 618, 619 della legge finanziaria 2008. A tale riguardo la RT evidenzia, in particolare, che la norma in esame al punto d), contiene misure di ulteriore limitazione della spesa, a decorrere dal 2011, prevedendo che gli stanziamenti a favore delle singole Amministrazioni non potranno eccedere per ciascuna Amministrazione stessa gli importi già comunicati all’Agenzia del Demanio ai sensi del comma 222. Per quanto concerne, specificamente, le ulteriori modifiche disposte ai punti a) e c), la RT precisa che queste attengono ad aggiustamenti connessi ad adempimenti di comunicazione a carico delle Amministrazioni che non hanno alcun impatto finanziario e rispondono all’esigenza di poter disporre di tempi congrui per poter dare attuazione alla nuova disciplina delle locazioni di immobili pubblici.

 

Nulla da osservare in merito ai profili di quantificazione, considerato che la norma di proroga incide su una disciplina cui non risultano ascritti effetti finanziari per l’esercizio 2010.

 

 

 

 


 

Articolo1, comma 23-ter
(Interventi del Fondo per le esigenze urgenti e indifferibili)

23-ter. Per consentire la prosecuzione dei relativi interventi nell'Elenco 1 allegato alla legge 23 dicembre 2009, n. 191, nella colonna "Intervento", dopo la voce: "legge 31 gennaio 1994, n. 93" sono inserite le seguenti:

"legge 21 marzo 2001, n. 73;

decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242;

articolo 1, comma 963, della legge 27 dicembre 2006, n. 296;

legge 15 luglio 2003, n. 189, e relativo decreto del presidente del Consiglio dei Ministri dell'8 aprile 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 103 del 4 maggio 2004".

 

 

L'articolo 1, comma 23-ter, integra l’Elenco 1 allegato alla legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009), recante le autorizzazioni legislativedi spesa che vengono rifinanziate con le disponibilità del Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili del Ministero dell’economia, quantificate dall’articolo 2, comma 250, della legge finanziaria nell’importo complessivo di 2.214 milioni per il 2010, 213 milioni per il 2011 e 160 milioni per il 2012.

 

Il Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili è stato istituito nello stato di previsione del Ministero dell'economia e finanze dall’articolo 7-quinquies, comma 1, del D.L. n. 5/2009, con una dotazione di 400 milioni per il 2009, da utilizzare per il finanziamento di interventi urgenti, con particolare riguardo ai settori dell'istruzione e agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi (cap. 3071/Economia).

Per quanto concerne la dotazione finanziaria del Fondo per gli anni 2010 e successivi, va ricordato che numerose disposizioni della legge finanziaria per il 2010 prevedono il trasferimento di ingenti risorse al Fondo in questione e il contestuale utilizzo delle medesime a copertura finanziaria di specifici interventi[95].

Nel complesso, in base al prospetto riepilogativo degli effetti finanziari della legge finanziaria 2010, al Fondo residuano disponibilità pari a 2.214 milioni nel 2010, 213 milioni nel 2011 e 160 milioni nel 2012, che, ai sensi dell’articolo 2, comma 250, della legge finanziaria sono ripartite tra specifiche finalità, indicate nell’Elenco 1, secondo gli importi ivi previsti per gli anni 2010-2012, con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.

L’Elenco 1 prevede le seguenti finalità:

1)    130 milioni nel 2010, per il rifinanziamento di norme volte all’adempimento degli impegni dello Stato derivanti dalla partecipazione a banche e fondi internazionali;

2)    400 milioni, per il rifinanziamento nel 2010 di alcune autorizzazioni di spesa riferite alla devoluzione della quota del 5 per mille IRPEF.

3)    103 milioni nel 2010 per la gratuità parziale dei libri di testo scolastici;

4)    100 milioni per ciascuno degli anni 2010, 2011 e 2012, per interventi in agricoltura finalizzati al rifinanziamento del Fondo di solidarietà;

5)    400 milioni, per l’incremento nel 2010 della dotazione finanziaria del fondo per il finanziamento delle università;

6)    130 milioni nel 2010 per il sostegno alle scuole non statali;

7)    400 milioni nel 2010 per il sostegno del settore dell’autotrasporto;

8)    370 milioni per il finanziamento della stipula di convenzioni con i comuni per la stabilizzazione occupazionale dei lavoratori ASU;

9)   181 milioni nel 2010, 113 milioni nel 2011 e 60 milioni nel 2012, per interventi finalizzati a misure di particolare valenza sociale e di riequilibrio socio-economico, di garanzia dell’equilibrio finanziario degli enti locali danneggiati dal sisma dell’Abruzzo, adempimenti comunitari enti locali, funzionalità sistema giustizia.

 

La norma in esame modifica l’Elenco 1, aggiungendo le seguenti autorizzazioni di spesa tra quelle destinatarie di 181 milioni nel 2010, 113 milioni nel 2011 e 60 milioni nel 2012, di cui all’ultima voce dell’elenco relativa alle misure di particolare valenza sociale e di riequilibrio socio-economico:

-         legge 21 marzo 2001, n. 73, recante interventi a favore della minoranza italiana in Slovenia e in Croazia;

-         decreto legislativo 23 luglio 1999, n. 242, recante il riordino del Comitato olimpico nazionale italiano (CONI);

-         articolo 1, comma 963, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, relativa all’incremento dei trasferimenti erariali a favore del Comune di Roma;

-         legge 15 luglio 2003, n. 189, relativa alla promozione della pratica dello sport da parte delle persone disabili.

 

La norma della legge finanziaria per il 2010 prevede che la ripartizione dell’importo complessivo di 181 milioni nel 2010, 113 milioni nel 2011 e 60 milioni nel 2012 tra le relative autorizzazioni di spesa previste nell’Elenco 1, viene operata con un unico decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, previo conforme parere delle Commissioni parlamentari delle due Camere competenti per i profili finanziari[96].

 

Va peraltro segnalato che l’articolo 1, comma 23-quinquiesdecies, prevede la riduzione delle risorse di cui all'ultima voce dell'Elenco 1 di 800.000 euro per il 2010, con riferimento specifico alla quota da destinare a favore del Ministero della giustizia, a copertura degli oneri derivanti dalla proroga dell’obbligo di pagamento del contributo unificato per le controversie di lavoro davanti alla Corte di cassazione.

 

Si riporta, di seguito, l’elenco delle ulteriori autorizzazioni di spesa cui sono destinate le risorse di cui all’ultimo punto dell’Elenco 1:

-        articolo 1, L. n. 379/1993; articolo 3, L. n. 24/1996; articolo 1, L. n. 284/1997: articolo 1, L. n. 282/1998. si tratta di una serie di norme relative alla concessione di contributi a favore dell'Unione italiana ciechi, per la prevenzione della cecità e la gestione di centri per l'educazione e la riabilitazione visiva, alcuni con vincolo di destinazione in favore dell'Istituto per la ricerca, la formazione e la riabilitazione (I.RI.FO.R.), dell'Istituto europeo ricerca, formazione orientamento professionale (I.E.R.F.O.P.), nonché del Centro nazionale del libro parlato;

-        articolo 2, L. n. 407/1998, che istituisce un assegno vitalizio a favore di coloro i quali abbiano subito una invalidità permanente per effetto di ferite o lesioni riportate in conseguenza degli eventi terroristici, nonché ai superstiti delle vittime di azioni terroristiche e della criminalità organizzata;

-        articolo 3, L. n. 452/1999, che prevede l’istituzione e il funzionamento del Museo Omero presso il Comune di Ancona;

-        articolo 1, L. n. 72/2001, relativo al finanziamento per il potenziamento di centri di documentazione sulle terre di origine e sulle vicende dell'esodo e dell'inserimento dei profughi giuliano-dalmati nella vita nazionale o nei Paesi di emigrazione;

-        articolo 1, L. n. 260/2002, istitutiva del contributo annuale dello Stato a decorrere dal 2003 a favore della Biblioteca italiana per ciechi «Regina Margherita» di Monza;

-        L. n. 93/1994, recante concessione di contributi alle associazioni combattentistiche;

-        articolo 2, L. n. 92/2006, che dispone un sostegno delle attività di promozione sociale e di tutela degli associati svolte dalle Associazioni combattentistiche;

-        articolo 1, comma 40, L. n. 549/1995, relativa a contributi dello Stato in favore di enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi, indicati nella Tabella A allegata al provvedimento citato;

-        articolo 10, D.L. 248/2007, che reca, per il triennio 2008-2010, stanziamenti per la prosecuzione delle attività di cura, formazione e ricerca sulle malattie ematiche svolte dalla Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia (IME);

-        articolo 94, comma 10, L. n. 289/2002, il quale reca un’autorizzazione di spesa a favore del Policlinico «S. Matteo» di Pavia per la realizzazione del Dipartimento di emergenza e accettazione (DEA);

-        articolo 1, comma 1010, L. n. 296/2006, relativa alla concessione di contributi edilizia privata nel Belice per gli anni 2007, 2008 e 2009;

-        D.L. n. 39/2009 articolo 1, comma 2, relativo alle Ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri adottate per far fronte allo stato di emergenza determinatosi nelle zone dell’Abruzzo colpite dal terremoto del 6 aprile;

-        R.D. n. 787/1931, recante il regolamento per gli istituti di prevenzione e di pena;

-        D.P.R. n. 115/2002, recante il Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia;

-        articolo 1, comma 1304, L. n. 296/2006, recante l’istituzione del Fondo per le spese di funzionamento della giustizia, per far fronte alle esigenze correnti connesse all'acquisizione di beni e servizi dell'amministrazione;

-        articolo 2 del D.L. n. 143/2008, che disciplina il Fondo unico giustizia;

-        articolo 1, L. n. 124/1985, che reca disposizioni per l’assunzione di manodopera al fine della la gestione conservativa del patrimonio della ex Azienda di Stato per le foreste demaniali del Ministero delle politiche agricole, per fronteggiare le esigenze relative all'esecuzione dei lavori sui beni patrimoniali.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

La relazione tecnica di cui è corredata la disposizione, introdotta nel corso dell’esame al Senato, afferma che la medesima non determina effetti finanziari.

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, dal momento che la norma integra le finalizzazioni di spesa di cui all’ultima voce dell’Elenco 1, alla cui realizzazione sono destinate, ai sensi dell’articolo 2, comma 250 della medesima legge finanziaria 2010, risorse finanziarie  di ammontare complessivo predefinito, da ripartirsi con apposito DPCM.

In merito ai profili di copertura finanziaria, si ricorda che le risorse di cui all’Elenco 1 allegato alla legge 23 dicembre 2009, n. 191, pari, nell’anno 2010, a 2.214 milioni di euro, sono iscritte nel capitolo 3071 del Ministero dell’economia e delle finanze, relativo al Fondo da ripartire per il finanziamento di interventi urgenti e indifferibili. Ai sensi legge di bilancio per il 2010, sul suddetto capitolo risultano stanziate risorse pari a 2.044 milioni di euro; il suddetto stanziamento dovrà, inoltre, essere integrato con la  riassegnazione di entrate ai sensi dell’articolo 19, del decreto-legge n. 135 del 2009.


 

Articolo 1, comma 23-quater
(Versamenti all’INPDAP)

23-quater. Il termine per il versamento all'INPDAP delle differenze contributive a qualunque titolo dovute dalle amministrazioni di cui alle leggi 10 ottobre 1990, n. 287, 14 novembre 1995, n. 481, e 31 luglio 1997, n. 249, rispetto a quanto precedentemente versato all'INPS, è prorogato al 1° luglio 2010, senza applicazione di interessi o sanzioni per il periodo pregresso. Ciascuna amministrazione provvede al predetto pagamento senza oneri a carico della finanza pubblica e del personale dipendente.

 

 

Il comma 23-quater, introdotto nel corso dell’esame al Senato, proroga al 1° luglio 2010, senza applicazione di interessi o sanzioni, il termine per il versamento all’INPDAP delle differenze contributive a qualunque titolo dovute dalle Autorità amministrative indipendenti (Autorità garante della concorrenza e del mercato, Autorità per l’energia elettrica e il gas e Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), senza oneri a carico della finanza pubblica e del personale dipendente.

 

Si ricorda che con sentenza n. 211 del 25 gennaio 2008 del Consiglio di Stato, in linea con un precedente parere dello stesso Consiglio di Stato e con l'orientamento espresso dai due enti previdenziali interessati (circolare INPDAP n. 46 del 27 luglio 2004 e comunicazione INPS del 10 settembre 2003), si è imposto il passaggio, con effetto retroattivo, ai fini della disciplina del rapporto previdenziale, dall'INPS all'INPDAP, per il personale dipendente delle autorità amministrative indipendenti. In precedenza le autorità amministrative indipendenti, ai sensi delle leggi n. 481 del 1995 e n. 249 del 1997, avevano applicato la speciale disciplina del trattamento giuridico ed economico del personale dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato che, a sua volta, ha applicato, ai sensi della legge n. 287 del 1990, lo specifico trattamento previdenziale (INPS) previsto per i dipendenti della Banca d'Italia.

In materia è stato accolto dal Governo (nella seduta del 16 dicembre 2009 dell’Assemblea della Camera) un ordine del giorno (9/2936-A/71 Antonino Foti, Di Biagio, Vincenzo Antonio Fontana) volto ad impegnare il Governo ad introdurre nel disegno di legge atto Camera 1441-quater-B recante «Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro», all'esame della Camera dei Deputati in terza lettura, o, in un eventuale prossimo provvedimento recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative, apposite misure atte a consentire al personale delle autorità amministrative indipendenti di cui alle leggi 10 ottobre 1990, n. 287, 14 novembre 1995, n. 481, e 31 luglio 1997, n. 249, l'esercizio del diritto di opzione per il mantenimento della propria iscrizione presso l'INPS.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che la disposizione non reca effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione si rileva che la norma dispone che il pagamento all’INPDAP da parte delle Autorità indipendenti delle differenze contributive a qualunque titolo dovute rispetto a quanto in precedenza versato all’INPS avviene senza oneri a carico della finanza pubblica[97] e del personale dipendente. Andrebbero tuttavia chiarite le modalità attraverso le quali si intende garantire l’effettività di tali condizioni.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, sotto il profilo formale, si segnala che la clausola di invarianza non è formulata in maniera conforme alla prassi vigente.

 

 


 

Articolo 1, commi 23-quinquies – 23-decies
(Accise e agenzie fiscali)

23-quinquies. Al fine di assicurare l’adeguamento alle corrispondenti norme comunitarie nei termini da queste stabiliti, a decorrere dal 1º marzo 2010, nel testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504, alla Tabella A, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al punto 12, alla voce: “gasolio“, le parole: “euro 302,00“ sono sostituite dalle seguenti: “euro 330,00“;

b) al punto 13, alla voce: “gasolio“, le parole: “euro 302,00“ sono sostituite dalle seguenti: “euro 330,00“;

c) al punto 16-bis, alla voce: “Carburanti per motori“, le parole: “Gasolio euro 302,00 per 1.000 litri“ sono sostituite dalle seguenti: “Gasolio euro 330,00 per 1.000 litri“.

23-sexies. Lo stanziamento di cui all’articolo 1, comma 181, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è incrementato di 4.100.000 euro per l’anno 2010 e di 5.000.000 di euro a decorrere dall’anno 2011.

23-septies. Lo stanziamento di cui all’articolo 1, comma 182, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è incrementato di 340.000 euro per l’anno 2010 e di 400.000 euro a decorrere dall’anno 2011.

23-octies. Lo stanziamento di cui all’articolo 1, comma 183, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è incrementato di 160.000 euro per l’anno 2010 e di 200.000 euro a decorrere dall’anno 2011.

23-novies. L’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 70, comma 2, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, come rideterminata dalla Tabella C della legge 23 dicembre 2009, n. 191, è incrementata di 2.000.000 di euro per l’anno 2010 e di 3.400.000 di euro a decorrere dall’anno 2011.

23-decies. All’onere derivante dai commi 23-sexies, 23-septies, 23-octies e 23-novies, pari a euro 6.600.000 per l’anno 2010 e a euro 9.000.000 a decorrere dall’anno 2011, si provvede, quanto a euro 4.600.000 per l’anno 2010 e a euro 5.600.000 a decorrere dall’anno 2011, mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall’applicazione della disposizione di cui al comma 23-quinquies, lettera c); quanto a euro 2.000.000 per l’anno 2010 e a euro 2.400.000 a decorrere dall’anno 2011, mediante utilizzo dei risparmi di spesa derivanti dall’applicazione delle disposizioni di cui al comma 23-quinquies, lettere a) e b). A tal fine le dotazioni di bilancio relative al programma di spesa 1.5 “Regolazioni contabili, restituzioni e rimborsi d’imposte“ dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010 sono ridotte dei corrispondenti importi. All’onere residuo, pari a 1.000.000 di euro annui, si provvede per l’anno 2011 e a decorrere dall’anno 2013 mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1º ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, e per l’anno 2012 mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica.

 

 

Il comma 23-quinquies dispone, a decorrere dal 1° marzo 2010, l’aggiornamento delle aliquota dell’accisa per il gasolio utilizzato dalle autovetture da noleggio da piazza, dalle autoambulanze e per quello utilizzato dalle Forze armate nazionali.

A tal fine la norma interviene con una novella alla tabella A del Testo unico delle disposizioni legislative concernenti le imposte sulla produzione e sui consumi e relative sanzioni penali e amministrative, di cui al decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 (Testo unico sulle accise), disponendo l’innalzamento da euro 302,00 a euro 330,00 per mille litri per il gasolio utilizzato:

·         per l’azionamento delle autovetture da noleggio da piazza, compresi i motoscafi che in talune località sostituiscono le vetture da piazza e quelli lacuali, adibiti al servizio pubblico da banchina per il trasporto di persone (punto 12 TAB. A):

·         per l’azionamento delle autoambulanze, destinate al trasporto degli ammalati e dei feriti di pertinenza dei vari enti di assistenza e di pronto soccorso da determinare con provvedimento dell'amministrazione finanziaria (punto 13 TAB A);

·         dalle Forze armate nazionali per gli usi consentiti (punto 16 bis TAB A):

 

Tali modifiche di aliquote di accisa sono disposte al fine di uniformarsi al dettato della Direttiva 2003/96/CE del 27 ottobre 2003 del Consiglio europeo che ha ristrutturato il quadro comunitario di tassazione dei prodotti energetici e dell’elettricità e che ha imposto, a partire dal 1° gennaio 2010, un aumento del livello minimo di imposizione da applicare al gasolio da autotrazioni.

 

La direttiva 2003/96/CE (c.d. “direttiva DTE”) ha sostituito, abrogandole, le precedenti direttive 92/81/CEE, relativa all'armonizzazione delle strutture delle accise sugli olî minerali, e 92/82/CE, relativa al ravvicinamento delle aliquote d’accisa sugli olî minerali, e modifica la direttiva 92/12/CEE, che disciplina il regime generale, la detenzione, la circolazione e i controlli dei prodotti soggetti ad accisa.

La principale novità della direttiva 2003/96/CE è costituita dal fatto che essa ha ampliato l’insieme dei prodotti energetici che rientrano nel regime comunitario di accisa e che pertanto gli Stati membri devono obbligatoriamente sottoporre ad accisa, insieme in precedenza formato dai soli “olî minerali”.

Con la direttiva 2003/96/CE il regime di accisa viene pertanto applicato ad un insieme più esteso di prodotti, costituito dai cosiddetti prodotti energetici in senso ampio, cui si aggiunge l’elettricità. Per i carburanti per motore sono fissati livelli minimi di tassazione, applicabili rispettivamente dal 1° gennaio 2004 e dal 1° gennaio 2010. Tuttavia, l’articolo 8 della direttiva autorizza l’applicazione di livelli minimi diversi e più favorevoli per i carburanti utilizzati in determinati settori (agricoltura, edilizia) nonché per motori fissi e veicoli destinati all’utilizzazione fuori della sede stradale pubblica.

Si ricorda che per "livello di tassazione" s’intende l'onere fiscale complessivo derivante dal cumulo di tutte le imposte indirette (eccettuata l'IVA), calcolate direttamente o indirettamente sulla quantità di prodotti energetici e di elettricità, all'atto dell'immissione in consumo.

In talune circostanze o in determinate condizioni di natura strutturale è consentita l'applicazione di aliquote differenziate nazionali di tassazione per uno stesso prodotto, purché siano rispettati i livelli minimi comunitari di tassazione e le norme in materia di mercato interno e di concorrenza (articolo 5).

La direttiva consente altresì agli Stati membri di concedere esenzioni o riduzioni di tassazione, rispettando comunque i livelli minimi prescritti.

La direttiva DTE è stata recepita nell’ordinamento con il decreto legislativo D.Lgs. 2 febbraio 2007, n. 26.

Si ricorda altresì, in materia di accise, la direttiva 16 dicembre 2008, n. 2008/118/CE che stabilisce il regime generale relativo alle accise gravanti sul consumo dei seguenti prodotti:

·         prodotti energetici ed elettricità di cui alla direttiva 2003/96/CE;

·         alcole e bevande alcoliche di cui alle direttive 92/83/CEE e 92/84/CEE;

·         tabacchi lavorati di cui alle direttive 95/59/CE, 92/79/CE e 92/80/CE.

Questi prodotti sottoposti ad accisa sono soggetti a tale imposta all’atto:

-         della loro fabbricazione, compresa, se applicabile, l’estrazione, nel territorio della Comunità;

-         della loro importazione nel territorio della Comunità.

 

Conseguentemente, i commi da 23-sexies a 23-octiesrecano, rispettivamente, aumenti agli stanziamenti di spesa di seguito elencati:

-             un incremento pari a 4,1 milioni di euro a decorrere dal 2010 e a 5 milioni a decorrere dal 2011 del Fondo destinato al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici impiegati dalle Forze armate nazionali diverse dal Corpo della Guardia di finanza e dal Corpo delle capitanerie di porto (articolo 1, c. 181 della legge  24 dicembre 2007, n. 244 – legge finanziaria 2008)

-             un incremento pari a 340.000 euro a decorrere dal 2010 e a 400.000 euro a decorrere dal 2011 del Fondo destinato al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici impiegati dal Corpo della Guardia di finanza (articolo 1, c. 182 della legge  24 dicembre 2007, n. 244 – legge finanziaria 2008)

-             un incremento pari a 160.000 euro a decorrere dal 2010 e a 200.000 euro a decorrere dal 2011 del Fondo destinato al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici impiegati dal Corpo delle capitanerie di porto - Guardia costiera (articolo 1, c. 183 della legge  24 dicembre 2007, n. 244 – legge finanziaria 2008)

 

Il comma 23-noviesincrementa di 2 milioni di euro per il 2010 e di 3,4 milioni per il 2011 il finanziamento in favore delle agenzie fiscali (in particolare, dell’Agenzia del demanio, di cui all’articolo 70, comma 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300), rispetto a quanto rideterminato dalla Tabella C della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009).

Lo stanziamento previsto attualmente in Tabella C ammonta a 92,6 milioni per il 2010 e a 78,4 milioni sia per il 2011 che per il 2012.

 

Si ricorda, al riguardo, che l’articolo 1, comma 23-octiesdecies, lett. f) del presente decreto proroga al 31 marzo 2010 il termine per l'adozione di una serie di disposizioni finalizzate a consentire, tra l’altro, anche l'incremento di 7,2 milioni di euro per l'anno 2010 del finanziamento destinato all’Agenzia del demanio.

Conseguentemente, per effetto delle citate disposizioni, lo stanziamento previsto in Tabella C risulterebbe, dunque, aumentato a 101,8 milioni di euro per il 2010, a 81,8 milioni per il 2011 e si manterrebbe a 78,4 milioni per il 2012.

 

Il comma 23-decies reca la norma di copertura finanziaria degli oneri derivanti dallemisure previste dai precedenti commi da 23-sexies a 23-novies, quantificati in 6,6 milioni di euro per il 2010 e 9 milioni dal 2011.

 

Alla copertura degli oneri suddetti, pari complessivamente a 6,6 milioni di euro per il 2010 e in 9 milioni dal 2011, si provvede:

-      quanto a 4,6 milioni di euro per il 2010 e a 5,6 milioni dal 2011 mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall’aggiornamento dell’aliquota dell’accisa per il gasolio utilizzato dalle autovetture da noleggio da piazza, dalle autoambulanze e quello utilizzato dalle Forze armate, di cui al comma 23-quinquies;

-      quanto a 2 milioni di euro per il 2010 e 2,4 milioni dal 2011 con i risparmi di spesa derivanti dalle misure introdotte dal citato comma 23-quinquies, lett. a) e b). A tal fine, sono conseguentemente ridotte le previsioni di spesa destinate a tali finalità, contenute nel Programma 1.5 dello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze per l’anno 2010;

Il Programma 1.5 “Regolazioni contabili, restituzioni e rimborsi d’imposte” iscritto nella Missioni Politiche economico finanziarie e di bilancio, reca uno stanziamento di competenza per il 2010 di 53.792,6 milioni di euro (legge n. 192/2009).

-      quanto a 1 milione di euro per il 2011 e 1 milione a decorrere dal 2013, mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa recante incentivi a favore degli allevatori agricoli, di cui all’articolo 5, comma 3-ter del D.L. n. 202/2005.

L’articolo 5, comma 3-ter del D.L. n. 202/2005 ha autorizzato la spesa di 2 milioni per l'anno 2006 e di 8 milioni annui a decorrere dall'anno 2007 finalizzata all’attuazione delle misure di sgravio fiscale a favore degli allevatori avicoli. Tale autorizzazione è stata oggetto di riduzione da parte di una serie di interventi legislativi[98];

-      quanto a 1 milione di euro per il 2012 mediante riduzione delle disponibilità del Fondo interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, D.L. n. 282/2004[99].

Il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (ISPE) è stato istituito dal comma 5 dell’articolo 10 del D.L. n. 282 del 2004 (legge n. 307/2004), nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (missione “Politiche economico finanziarie e di bilancio”, cap. 3075) al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari.

Dalla sua istituzione, le risorse del Fondo ISPE, oltre a venire utilizzate a copertura di provvedimenti legislativi, sono state rifinanziate da varie disposizioni. Le dotazioni del fondo iscritte nel bilancio triennale 2010 (legge n. 192/2009) sono pari a circa 24,8 milioni di euro per il 2010, a 30,4 milioni per il 2011 e 23,4 per il 2012.

La dotazione esposta in bilancio non sconta, tuttavia, gli effetti derivanti da una serie di provvedimenti legislativi, intervenuti successivamente alla presentazione del disegno di legge di bilancio, che pure hanno inciso sulle disponibilità del Fondo stesso.

Per una ricostruzione di tali misure si veda la scheda di lettura relativa all’articolo 1, comma 5-quater.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrivealle norme i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

ART. 1

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

Maggiori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comma

23-sexies

 

4,1

5

5

 

4,1

5

5

 

4,1

5

5

comma

23-septies

 

0,3

0,4

0,4

 

0,3

0,4

0,4

 

0,3

0,4

0,4

comma

23-octies

 

0,2

0,2

0,2

 

0,2

0,2

0,2

 

0,2

0,2

0,2

comma

23-novies

 

2

3,4

3,4

 

2

3,4

3,4

 

2

3,4

3,4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maggiori entrate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comma 23.quinquies

 

4,6

5,6

5,6

 

4,6

5,6

5,6

 

4,6

5,6

5,6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Minori spese correnti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

comma 23.quinquies

 

2,0

2,4

2,4

 

2,0

2,4

2,4

 

2,0

2,4

2,4

comma

23-decies Aviaria

 

 

1

 

 

 

1

 

 

 

1

 

comma

23-decies Fondo ISPE

 

 

 

1

 

 

 

1

 

 

 

1

 

L’effetto complessivo che si ricava dalle indicazioni contenute nel prospetto riepilogativo è quindi il seguente:

 

(milioni di euro)

 

 

ART. 1

commi da 23-quinquies23-decies

 

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

Maggiori spese correnti

 

6,6

9,0

9,0

 

6,6

9,0

9,0

 

6,6

9,0

9,0

Maggiori  entrate

 

4,6

5,6

5,6

 

4,6

5,6

5,6

 

4,6

5,6

5,6

Minori spese correnti

 

2,0

3,4

3,4

 

2,0

3,4

3,4

 

2,0

3,4

3,4

 

TOTALE

 

0,0

0,0

0,0

 

0,0

0,0

0,0

 

0,0

0,0

0,0

 

 

La relazione tecnica fornisce gli elementi posti alla base della quantificazione degli effetti finanziari derivanti dal comma 23-quinquies (incremento dell’aliquota minima di accisa sul gasolio per autotrazione da 302 a 330 euro per mille litri).

Premesso che l’incremento delle accise sul gasolio si traduce in maggiori entrate allorché ad utilizzare il carburante siano le Forze armate[100] ed in minori spese allorché ad utilizzarlo siano le autovetture da noleggio o le autoambulanze (in quanto a tali ultimi soggetti la differenza di prezzo[101] viene rimborsata attraverso compensazioni tributarie o tramite crediti d’imposta), gli effetti derivanti dal comma 23-quinquies risultano i seguenti:

 

 

 

FORZE ARMATE

(Maggiori entrate)

 

Consumo annuale

gasolio

(litri)

Aliquota vigente (minima CE)

Gettito (mln. euro)

Nuova aliquota

Nuovo gettito (mln. euro)

Incremento

gettito accisa

(mln. euro)

Incremento gettito IVA

(mln. euro)

Maggior gettito annuale

(mln. euro)

Maggior gettito 2010

(mln. euro)

 

166.325.000

 

302 euro

per

mille litri

 

50,2

330  euro

per

mille litri

 

54,9

 

4,7

 

0,9

 

5,6

 

4,6

 

 

 

AUTOVETTURE da NOLEGGIO

(Minori spese)

 

 

Aliquota vigente (minima CE)

 

Rimborso (mln. euro)

 

Nuova aliquota

 

Nuovo rimborso

 (mln. euro)

 

Riduzione spesa annuale

per rimborsi

(mln. euro)

 

Riduzione spesa

2010

per rimborsi

(mln. euro)

302 euro

per

mille litri

 

9,1

330 euro

per

mille litri

 

7

 

2,1

 

1,75

 

 

 

AUTOAMBULANZE

(Minori spese)

 

 

Aliquota vigente (minima CE)

 

Rimborso (mln. euro)

 

Nuova aliquota

 

Nuovo rimborso

 (mln. euro)

 

Riduzione spesa annuale

per rimborsi

(mln. euro)

 

Riduzione spesa

2010

per rimborsi

(mln. euro)

302 euro

per

mille litri

 

1,5

330 euro

per

mille litri

 

1,2

 

0,3

 

0,25

 

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che per le autovetture da noleggio e per le autoambulanze la relazione tecnica non fornisce i dati di consumo posti alla base delle stime di minore spesa (ossia dei minori rimborsi a carico dell’erario).

In ordine alle autoambulanze, inoltre, non è chiaro se nella valutazione degli effetti finanziari ai fini del fabbisogno e dell’indebitamento netto sia stato considerato che i risparmi di spesa possono rappresentare un effetto netto (ed essere quindi scontati nei saldi per un pari importo) soltanto nel caso degli operatori sanitari esterni alla pubblica amministrazione, mentre per gli operatori della sanità pubblica l’effetto di risparmio è subordinato all’operare dei vincoli del patto di stabilità interno.

Infatti al minore esborso per l’erario potrebbero corrispondere maggiori pagamenti per la PA, al fine di sostenere l’acquisto dei carburanti. In base alle regole del patto di stabilità, tuttavia, tali maggiori pagamenti dovrebbero essere compensati da minori spese in altri settori o per altre finalità.

Sugli aspetti richiamati andrebbe acquisito un chiarimento da parte del Governo.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento alla riduzione del programma “Regolazioni contabili, restituzioni e rimborsi di imposte”, si ricorda che tale riduzione è già stata prevista in altri provvedimenti di analogo tenore, quali l’articolo 27 del decreto-legge n. 185 del 2008 e articolo 7, comma 3, del decreto-legge n. 5 del 2009. Tali disposizioni, tuttavia, facevano riferimento alla riduzione della missione “Politiche economico-finanziarie e di bilancio”, anziché allo specifico programma.

Con riferimento alla riduzione all’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge n. 202 del 2005, si ricorda che le relative risorse sono iscritte nel capitolo 2275 del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali. Il suddetto capitolo, che negli anni 2011 e a decorrere dal 2013, come si evince dall’allegato 2 al disegno di legge di bilancio per il 2010, reca uno stanziamento pari a 2,9 milioni di euro. Tale stanziamento, che è stato ridotto, nella misura  di 0,9 milioni di euro a decorrere dall’anno 2011, dall’articolo 2, comma 58, della legge finanziaria per il 2010, e di 1 milione di euro per gli anni 2011 e a decorrere dall’anno 2013, e dall’articolo 1, comma 1 terzo periodo del decreto-legge n. 195 del 2009, approvato in prima lettura dal Senato,  reca, per i medesimi esercizi finanziari, le necessarie disponibilità.

Il capitolo in esame non reca, invece, per l’anno 2012, alcuno stanziamento in seguito alle riduzioni previste dal citato articolo 2, comma 58 della legge finanziaria per il 2010.

Al riguardo, appare opportuna una conferma da parte del Governo.

Con riferimento alla riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004, si rinvia alle osservazioni formulate con riferimento all’articolo 1, comma 5-quater.

 


 

Articolo 1, comma 23-undecies
(Regime generale delle accise)

23-undecies. L'articolo 1, comma 1, della legge 7 luglio 2009, n. 88, relativamente alla direttiva 2008/118/CE, relativa al regime generale delle accise, di cui all'allegato B della legge medesima, si interpreta nel senso che il termine di scadenza della delega è quello di cui all'articolo 47 della direttiva stessa.

 

 

Il comma 23–undeciesdell’articolo 1 – mediante l’interpretazione autentica dell’articolo 1, comma 1, della legge 7 luglio 2009, n. 88 (legge comunitaria 2008) – proroga al 1° aprile 2010 (dall’originario 1° gennaio 2010)la scadenza del termine per l’esercizio della delega, da parte del Governo, al recepimento della direttiva 2008/118/CE sul regime generale delle accise.

La norma in commento richiama, per la proroga del termine, l’articolo 47 della direttiva 2008/118/CE:quest’ultima disposizione indica il 1° aprile 2010 come il momento dal quale decorre l’abrogazione della direttiva 92/12/CEE (relativa al regime generale, alla detenzione, alla circolazione ed ai controlli dei prodotti soggetti ad accisa[102]).

 

Si ricorda che l’articolo 1, comma 1 della L. n. 88 del 2009 ha delegato il Governo ad adottare i decreti legislativi recanti le norme occorrenti per dare attuazione alle direttive comprese negli allegati A e B – in quest’ultimo elenco è inserita la direttiva 2008/118/CE - entro la scadenza del termine di recepimento fissato dalle singole direttive[103].

Il termine di recepimento della direttiva 2008/118/CE è contenuto all’articolo 48, che ha imposto Stati membri di adottare e pubblicare, entro il 1° gennaio 2010, le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva a decorrere dal 1° aprile 2010 (data di operatività effettiva del nuovo regime generale).

 

La norma in esame, mediante la prescritta interpretazione autentica, con il riferimento al termine stabilito all’articolo 47 proroga al 1° aprile 2010 (dall’originario 1° gennaio 2010) la scadenza del termine per l’esercizio della delega.

 

Disponendo una proroga del termine di cui all’art. 1, co. 1, della L. 88/2009, il provvedimento in esame interviene su una delega legislativa.

Si ricorda al riguardo che: l’art. 15, co. 1, lettera a) della legge 23 agosto 1988, n. 400, individuando i limiti di contenuto del decreto-legge, stabilisce che con tale strumento il Governo non può “conferire deleghe legislative ai sensi dell'articolo 76 della Costituzione”; l’art. 15, co. 2, lett. a), della citata L. 400/1988[104] esclude che, mediante decreto-legge, possano conferirsi deleghe legislative; l’art. 72, quarto comma, della Costituzione riserva i disegni di legge di delegazione legislativa alla “procedura normale di esame e di approvazione” da parte delle Camere.

In tema di esercizio di delega, si segnala che i limiti di contenuto stabiliti dal citato art. 15, co. 1, lett. a) della L. 400/88 sono stati interpretati, per quanto riguarda la Camera,  in maniera estensiva dal Comitato per la legislazione. In base al costante orientamento del Comitato, sia i provvedimenti d’urgenza, sia le leggi di conversione sono inidonei ad intervenire anche su disposizioni di delega già approvate ed in corso di attuazione.

 

La direttiva 16 dicembre 2008, n. 2008/118/CE, composta da 50 articoli, stabilisce il regime generale relativo alle accise gravanti sul consumo dei seguenti prodotti:

·         prodotti energetici ed elettricità di cui alla direttiva 2003/96/CE;

·         alcole e bevande alcoliche di cui alle direttive 92/83/CEE e 92/84/CEE;

·         tabacchi lavorati di cui alle direttive 95/59/CE, 92/79/CE e 92/80/CE.

Questi prodotti sottoposti ad accisa sono soggetti a tale imposta all’atto:

-         della loro fabbricazione, compresa, se applicabile, l’estrazione, nel territorio della Comunità;

-         della loro importazione nel territorio della Comunità.

Le accise divengono esigibili al momento e nello Stato membro dell’immissione in consumo. Il debitore dell’accisa è generalmente il depositario autorizzato o il destinatario registrato. I prodotti sottoposti ad accisa che sono stati immessi in consumo possono essere oggetto di rimborso o sgravio alle condizioni stabilite dagli Stati membri. I prodotti sottoposti ad accisa sono esentati dal pagamento dell’accisa quando sono destinati a essere utilizzati nel quadro di relazioni diplomatiche o consolari; da organizzazioni internazionali; dalle forze armate di qualsiasi Stato; nel quadro di un accordo concluso con paesi terzi o organizzazioni internazionali. 

Gli Stati membri possono anche esentare dal pagamento dell’accisa i prodotti sottoposti ad accisa venduti nei punti di vendita in esenzione da imposte (qualsiasi esercizio situato in un aeroporto o in un porto, autorizzato a effettuare vendite esenti da imposta ai viaggiatori che lasciano il territorio della Comunità) e trasportati nei bagagli personali dei viaggiatori che si recano in un territorio terzo o in un paese terzo per via aerea o via mare.

Le accise sono esigibili unicamente nello Stato membro in cui i prodotti sono acquistati da un privato. Per determinare se i prodotti sottoposti ad accisa siano destinati all’uso personale di un privato, gli Stati membri tengono segnatamente conto dei seguenti elementi:

·         lo status commerciale del detentore dei prodotti;

·         il luogo in cui si trovano i prodotti;

·         qualsiasi documento relativo ai prodotti;

·         la natura dei prodotti;

·         la quantità dei prodotti.

Se i prodotti sottoposti ad accisa destinati al consumo in uno Stato membro sono detenuti per scopi commerciali in un altro Stato membro, essi sono sottoposti ad accisa e l’accisa diventa esigibile in quest’ultimo Stato membro. Le accise pagate nel primo Stato membro possono essere rimborsate.

In caso di vendita a distanza da uno Stato membro verso un altro Stato membro, il venditore deve pagare l’accisa nello Stato membro di destinazione.

Gli Stati membri possono inoltre prescrivere che i prodotti sottoposti ad accisa siano muniti di contrassegni fiscali o di contrassegni nazionali di riconoscimento.

Al riguardo si segnala che la Direttiva 92/12/CEE stabilisce che i prodotti soggetti ad accisa che circolano in regime sospensivo fra i territori dei vari Stati membri, devono essere scortati da un documento di accompagnamento emesso dallo speditore.

L’articolo 21 della Direttiva 2008/118/CE, recependo quanto già disposto dalla Decisione n. 1152/2003/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 giugno 2003, specifica che la circolazione in regime sospensivo deve aver luogo sotto la scorta di un documento amministrativo elettronico, conformemente ad una procedura la quale viene di seguito descritta e che prevede la presentazione, da parte dello speditore alle autorità competenti dello Stato membro di spedizione, di una bozza del suddetto documento elettronico, per il tramite del sistema di informatizzazione dei movimenti e dei controlli intracomunitari dei prodotti soggetti ad accisa EMCS, di cui all'articolo 1 della Decisione 1152/2003/CE. Le autorità competenti dello Stato membro di spedizione devono, successivamente, effettuare una verifica elettronica dei dati figuranti nella bozza di documento amministrativo elettronico, informando immediatamente lo speditore se questi non sono validi.

Il suddetto sistema informatizzato deve inoltre permettere alle autorità competenti di seguire i movimenti dei prodotti sottoposti ad accisa e di monitorare la circolazione di questi ultimi quando circolino in sospensione dall'accisa. Infine esso va utilizzato anche al fine di garantire la riscossione dell'imposta secondo le aliquote fissate dagli Stati membri.

Al fine di permettere il graduale adeguamento al sistema di controllo elettronico per la circolazione dei prodotti in sospensione dall'accisa, gli Stati membri beneficeranno tuttavia di un periodo transitorio durante il quale tale circolazione continuerà ad avvenire secondo le formalità previste dalla Direttiva 92/12/CEE.

 

Si ricorda che la direttiva 2008/118/CE è inserita nell’allegato B del disegno di legge Comunitaria 2009 (A. C. 2449-B), attualmente all’esame della Camera dei deputati. L’articolo 1 del disegno di legge  modificato dal Senato al fine di eliminare imprecisioni nella formulazione del testo - conferisce una delega al Governo per l’attuazione delle direttive comunitarie riportate in allegato al provvedimento in esame e stabilisce i termini e le modalità di emanazione dei decreti legislativi attuativi. In particolare, il comma 1, nel richiamare i due elenchi di direttive comprese negli allegati A e B, pone i relativi termini di attuazione mediante decreto legislativo con modalità analoghe a quelle introdotte dalla legge comunitaria 2007 (legge 25 febbraio 2008, n. 34) e riprodotte nella legge comunitaria 2008 (legge 7 luglio 2009, n. 88). Il termine generale per l’esercizio della delega, infatti, non è determinato mediante indicazione di una data fissa o di un periodo uniforme per tutte le direttive, ma viene fatto coincidere con il termine di recepimento di ciascuna delle direttive medesime, elencate negli allegati A e B (mentre la legge comunitaria per il 2006, in linea con le precedenti leggi comunitarie, fissava un termine generale pari a dodici mesi dall’entrata in vigore della legge: cfr. art. 1, comma 1, della legge 6 febbraio 2007, n. 13).

 

Alla luce della proroga disposta della norma in esame, sembrerebbe dunque opportuno recare apposite disposizioni di coordinamento con il d.d.l. Comunitaria 2009.

 

 


 

Articolo 1, commi 23-duodecies e 23-terdecies
(Durata in carica dei membri della Commissione di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali
)

23-duodecies. All'articolo 12, comma 3, della legge 12 giugno 1990, n. 146, le parole: "per un triennio" sono sostituite dalle seguenti: "per sei anni".

23-terdecies. Ai membri della Commissione sul diritto di sciopero di cui all'articolo 12 della legge 12 giugno 1990, n. 146, in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si applica il termine di durata in carica disposto ai sensi del comma 23-duodecies del presente articolo con decorrenza dalla stessa data.

 

 

Il comma 23-duodecies, introdotto durante l’esame al Senato, eleva da tre a sei anni la durata in carica dei membri della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali

Il successivo comma 23-terdecies applica il termine di durata in carica disposto ai sensi del precedente comma ai membri della Commissione in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

 

La Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, istituita dall'art. 12 della Legge 12 giugno 1990 n. 146 (come modificata dalla legge n. 83/2000) è una Amministrazione indipendente composta da nove membri designati dai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica tra esperti in materia di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali e nominati con decreto del Presidente della Repubblica.

In particolare, il comma 3 dispone che la Commissione elegge nel suo seno il Presidente, è nominata per un triennio e i suoi membri possono essere confermati una sola volta.

Essa si avvale della consulenza di esperti di organizzazione dei servizi pubblici essenziali interessati dal conflitto nonché di esperti che si siano particolarmente distinti nella tutela degli utenti e di personale delle amministrazioni pubbliche in posizione di comando o fuori ruolo. Non possono far parte della Commissione i parlamentari e le persone che rivestono altre cariche pubbliche elettive ovvero cariche in partiti politici, in organizzazioni sindacali o in associazioni di datori di lavoro, nonché coloro che abbiano comunque con i suddetti organismi ovvero con amministrazioni od imprese di erogazione di servizi pubblici rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza.

La Commissione ha il compito di

a) valutare l'idoneità delle prestazioni indispensabili, individuate negli accordi tra le parti sociali e nei codici di autoregolamentazione, a garantire il contemperamento dell'esercizio del diritto di sciopero con il godimento dei diritti della persona costituzionalmente tutelati. Qualora non le giudichi idonee, sulla base di specifica motivazione, sottopone alle parti una proposta sull'insieme delle prestazioni da considerare indispensabili;

b) esprimere il proprio giudizio sulle questioni interpretative o applicative dei contenuti degli accordi o codici di autoregolamentazione su richiesta congiunta delle parti o di propria iniziativa. Su richiesta congiunta delle parti interessate, la Commissione può emanare un lodo sul merito della controversia;

c) invitare i soggetti che hanno proclamato lo sciopero a differire la data dell'astensione dal lavoro qualora ritenga necessario consentire l'esperimento di un tentativo di composizione della controversia;

d) indicare immediatamente ai soggetti interessati eventuali violazioni delle disposizioni relative al preavviso, alla durata massima, all'esperimento delle procedure preventive di raffreddamento e di conciliazione, ai periodi di franchigia, agli intervalli minimi tra successive proclamazioni, e ad ogni altra prescrizione riguardante la fase precedente all'astensione collettiva;

e) invitare i soggetti interessati al differimento dell'astensione qualora la medesima violi gli obblighi legali e/o contrattuali previsti per l'esercizio di sciopero nei servizi pubblici essenziali;

f) rilevare l'eventuale concomitanza tra interruzioni o riduzioni di servizi pubblici alternativi, che interessano il medesimo bacino di utenza, per effetto di astensioni collettive proclamate dai soggetti sindacali diversi e invitare i soggetti la cui proclamazione sia stata comunicata successivamente in ordine di tempo a differire l'astensione collettiva ad altra data;

g) segnalare all'autorità competente per la precettazione le situazioni nelle quali dallo sciopero o astensione collettiva può derivare un imminente e fondato pericolo di pregiudizio ai diritti della persona costituzionalmente tutelati;

h) assumere informazioni dalle amministrazioni e dalle imprese erogatrici di servizi pubblici essenziali circa l'applicazione delle delibere sulle sanzioni dalla stessa irrogate, gli scioperi proclamati ed effettuati, le revoche, le sospensioni e i rinvii di scioperi proclamati; nei casi di conflitto di particolare rilievo nazionale, può acquisire dalle medesime amministrazioni ed imprese, e dalle altre parti interessate, i termini economici e normativi della controversia e sentire le parti interessate, per accertare le cause di insorgenza dei conflitti e degli aspetti che riguardano l'interesse degli utenti;

i) rilevare i comportamenti delle amministrazioni o imprese che erogano i servizi pubblici essenziali in evidente violazione della presente legge o delle procedure previste da accordi o contratti collettivi o comportamenti illegittimi che comunque possano determinare l'insorgenza o l'aggravamento di conflitti;

l) valutare il comportamento delle parti e se rileva eventuali inadempienze o violazioni degli obblighi legali o contrattuali sulle prestazioni indispensabili deliberare le sanzioni previste dall'articolo 4 della legge 146/90 come modificato dall'art. 3 l.n.83/2000 prescrivendo al datore di lavoro di applicare le sanzioni disciplinari;

m) assicurare forme adeguate e tempestive di pubblicità delle proprie delibere, e richiedere la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di comunicati contenenti gli accordi o i codici di autoregolamentazione di ambito nazionale valutati idonei o le eventuali provvisorie regolamentazioni da essa deliberate in mancanza di accordi o codici idonei;

n) riferire ai Presidenti delle Camere, su richiesta dei medesimi o di propria iniziativa, sugli aspetti di propria competenza dei conflitti nazionali e locali relativi ai servizi pubblici essenziali, valutando la conformità della condotta tenuta dai soggetti collettivi ed individuali, dalle amministrazioni e dalle imprese, alle norme di autoregolamentazione o alle clausole sulle prestazioni indispensabili;

o) trasmettere gli atti e le pronunce di propria competenza ai Presidenti delle Camere e al Governo, che ne assicura la divulgazione tramite i mezzi di informazione.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferita al testo del maxiemendamento afferma che la  disposizione in esame non reca effetti.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare considerato che la norma si limita a prolungare la durata in carica degli attuali membri della Commissione sul diritto di sciopero.

 


 

Articolo 1, comma 23-quaterdecies
(Ulteriori norme relative al 5 per mille dell’IRE)

 

23-quaterdecies. Al fine di assicurare la pronta definizione delle procedure di riparto delle somme relative al 5 per mille inerenti agli anni finanziari 2006, 2007 e 2008, sono prorogati al 30 aprile 2010:

a) il termine per l'integrazione documentale delle domande regolarmente presentate dai soggetti interessati ai sensi dell'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 gennaio 2006, dell'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 marzo 2007 e dell'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 19 marzo 2008, pubblicati, rispettivamente, nella Gazzetta Ufficiale n. 22 del 27 gennaio 2006, n. 127 del 4 giugno 2007 e n. 128 del 3 giugno 2008;

b) il termine per la presentazione delle dichiarazioni sostitutive, ai sensi dell'articolo 5, commi 1, 2 e 3, del decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze del 2 aprile 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 16 aprile 2009, per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI, individuate dal medesimo decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze 2 aprile 2009, come modificato dal decreto del Ministro dell'Economia e delle finanze 16 aprile 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 100 del 2 maggio 2009.

 

 

Il comma 23-quaterdecies, introdotto durante l’esame al Senato, dispone una proroga al 30 aprile 2010 di alcuni termini previsti per il completamento delle procedure di riparto delle somme relative al 5 per mille inerenti gli anni finanziari 2006, 2007 e 2008.

Per una più approfondita analisi normativa della disciplina relativa al 5 per mille IRE si rinvia alla scheda di lettura del comma 15, articolo 1.

 

La proroga è prevista per i termini relativi:

a) all’integrazione documentale delle domande regolarmente presentate dai beneficiari interessati secondo quanto disposto dal DPCM 20 gennaio 2006 (articolo 1), dal DPCM del 16 marzo 2007 (articolo 1) e dal DPCM 19 marzo 2008 (articolo 1), pubblicati, rispettivamente, nelle Gazzette Ufficiali n. 22 del 27 gennaio 2006, n. 71 del 26 marzo 2007 e n. 128 del 3 giugno 2008;

Si tratta dei soggetti beneficiari individuati dalla legge finanziaria per il 2006 (legge n. 266/2005) articolo 1, comma 337, lett. a)[105], dalla legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006), articolo 1, comma 1234, lettere b) e c)[106]e dalla legge finanziaria per il 2008 (legge n. 244 del 2007), articolo 3, comma 5, lett. a)[107], e successive modificazioni e integrazioni, nonché dall’articolo 63-bis del D.L. 112/2008[108].

b) alla presentazione delle dichiarazioni sostitutive, secondo quanto disposto dal decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze del 2 aprile 2009 (articolo 5, commi 1, 2 e 3), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 8 del 16 aprile 2009, per le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI, individuate dal predetto decreto, come modificato dal decreto del Ministro dell’Economia e delle finanze del 16 aprile 2009, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 100 del 2 maggio 2009.

Si ricorda, con riferimento alla lettera a) del comma in esame, che l’articolo 42 del “milleproroghe” dello scorso anno (D.L. n. 207[109]) aveva già prorogato al nuovo termine del 2 febbraio 2009 la scadenza relativa all’integrazione documentale delle domande regolarmente presentate dai soggetti interessati all’accesso della ripartizione al 5 per mille[110]. Tale proroga, ai sensi del DPCM del 24 aprile 2008, non ha comunque riguardato le posizioni amministrative definite, per gli esercizi finanziari 2006 e 2007, relative alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal CONI e, per il solo 2007, alle fondazioni nazionali di carattere culturale.

 

Con riferimento alla lettera b), relativa alle sole associazioni sportive dilettantistiche, il termine di cui si stabilisce la proroga era stato fissato, ai sensi dell’articolo 5 del DM del MEF del 2 aprile 2009, entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto medesimo[111] (vale a dire entro il 16 maggio 2009), indifferentemente per le associazioni che hanno fatto domanda telematica per l’accesso ai benefici per gli anni finanziari 2006, 2007 ovvero 2008. La proroga si riferisce in particolare alla presentazione delle dichiarazioni sostitutive (mediante raccomandata a.r.) di atto di notorietà attestante il possesso dei requisiti per beneficiare della ripartizione del 5 per mille IRE, da parte dei legali rappresentanti delle predette associazioni.

 

Al riguardo si osserva che, come riferito dalla RGS per le vie brevi, gli elenchi dei beneficiari del 5 per mille e le corrispondenti quote spettanti per gli anni finanziari 2006 e 2007 sono definitivi e, in particolare per il 2006, sono state completate le procedure di controllo amministrativo per la ripartizione delle somme. La proroga dei termini al 30 aprile 2010 dovrebbe pertanto servire per consentire l’utilizzo delle somme trasferite ai capitoli di spesa delle amministrazioni interessate per sbloccare il pagamento a favore dei beneficiari la cui domanda è carente della necessaria documentazione.

 

Si segnala che la norma andrebbe più opportunamente collocata nell’ambito del comma 15 dell’articolo 1 che contiene ulteriori disposizioni riferite alla disciplina del 5 per mille dell’IRE.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che la proroga disposta dal testo  non determina effetti finanziari. Infatti le disposizioni legislative che autorizzano annualmente la destinazione del 5 per mille delle imposte sui redditi alle finalità previste dalla legge rinviano a successivi DPCM l’individuazione delle procedure di ammissione e dei criteri di riparto.

I decreti attuativi che si sono susseguiti hanno fissato, fin dall’esercizio finanziario 2006, procedure di ammissione al beneficio (iscrizione telematica, trasmissione di dichiarazioni sostitutive, firma del legale rappresentante) che in molti casi - specie nell’ambito del volontariato - hanno determinato problemi di accesso per i soggetti non adeguatamente attrezzati dal punto di vista organizzativo: di conseguenza nel corso degli anni 2006, 2007 e 2008 molti di essi sono risultati esclusi dal beneficio.

La RT ricorda che già il DL 207/2008 (Proroga di termini e disposizioni finanziarie urgenti) ha disposto un’analoga proroga[112] per l’anno finanziario 2006 a favore degli enti del volontariato e delle Onlus. Inoltre l’articolo 20 del DL 159/2007 (Interventi urgenti in materia economico-finanziaria), ammettendo al riparto delle somme del 5 per mille anche le associazioni sportive dilettantistiche, ha di fatto prorogato il termine per la presentazione delle dichiarazioni sostitutive[113].

La RT afferma, infine, che – per dare seguito alle segnalazioni pervenute sia dagli enti del volontariato sia dal CONI circa le difficoltà di trasmissione della documentazione da parte dei soggetti interessati  - l’Agenzia delle entrate ha richiesto che fossero appositamente accantonati gli importi afferenti ai soggetti esclusi per gli anni finanziari 2006 e 2007; per l’anno 2008, invece, le operazioni di riparto non sono state ancora avviate.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che la proroga in esame concerne termini di trasmissione della documentazione per il riparto delle somme del 5 per mille, le cui autorizzazioni legislative operano – per ciascun esercizio finanziario – nel limite degli importi erogabili, che vengono determinati di anno in anno sulla base delle percentuali di contribuenti che esprimono l’opzione.

Gli stanziamenti annuali per l’utilizzo del 5 per mille corrispondono infatti alla quota dell’imposta Irpef netta desumibile a consuntivo con riferimento al periodo d’imposta  rispetto al quale sono state espresse le opzioni.

Pertanto, come affermato dalla relazione tecnica, la norma non dovrebbe determinare effetti finanziari imprevisti rispetto agli stanziamenti di bilancio.

Tali stanziamenti possono variare annualmente sulla base della percentuale dei contribuenti che esprimono l’opzione, ma non sulla base della maggiore o minore estensione della platea dei soggetti ammessi al riparto. A seguito della proroga in esame, quindi, le somme potranno essere destinate ad un numero maggiore di beneficiari, ma ciò non dovrebbe modificare il limite degli stanziamenti a suo tempo autorizzati.

Ciò premesso, si osserva tuttavia che non è chiaro - in termini generali - se le proroghe relative al completamento degli adempimenti necessari al riparto possano incidere sui tempi di erogazione delle somme. Infatti, tenuto conto che, in caso di disallineamento temporale fra le previsioni di spesa incorporate nei conti tendenziali e il profilo delle erogazioni, potrebbero determinarsi effetti negativi per i saldi di fabbisogno e di indebitamento, andrebbe acquisito un chiarimento circa la coerenza di tali previsioni rispetto ai relativi flussi di cassa.

 


 

Articolo 1, comma 23-quinquiesdecies
(Contributo unificato per controversie di lavoro)

23-quinquiesdecies. Fino al 31 dicembre 2010 si applica la disciplina previgente all'articolo 2, comma 212, lettera b), numero 2 della legge 23 dicembre 2009, n. 191, per la parte relativa alle controversie in materia di lavoro dinanzi alla Corte di cassazione. Agli oneri derivanti dall'attuazione della presente disposizione, valutati in euro 800.000 per l'anno 2010, si provvede mediante riduzione delle risorse di cui all'ultima voce dell'Elenco 1 di cui all'articolo 2, comma 250, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, intendendosi corrispondentemente ridotto lo stanziamento da destinare a favore del Ministero della giustizia.

 

 

Il comma 23-quinquiesdecies, in relazione ai giudizi di lavoro davanti alla Corte di cassazione, prevede l’applicazione, fino al 31 dicembre 2010, della disciplina previgente rispetto a quella contenuta nell’art. 2, comma 212, lett. b), n. 2, della legge finanziaria 2010.

 

L’art. 2, comma 212, lett. b), n. 2, della legge finanziaria 2010 (L. 191/2009) ha aggiunto all’articolo 10 del TU spese di giustizia (DPR 115/2002) un nuovo comma 6-bisin forza del quale è previsto il pagamento del contributo unificato (nonché delle spese forfettizzate di cui all’articolo 30 dello stesso TU)[114] oltre che nei giudizi di opposizione ad ordinanze-ingiunzione di pagamento di sanzioni amministrativedi cui alla legge 689/1981 (art. 23) anche nei giudizi di lavoro davanti alla Corte di Cassazione (entrambi precedentemente esonerati da ogni imposta o tassa)[115]. Rispetto a tali giudizi, per i processi in cassazione - attraverso la modifica inserita nel comma 2-bis dell’art. 13 del T.U. spese di giustizia (v. art. 2, comma 212, lett, c), n. 2, legge finanziaria 2010) si esclude però il pagamento dell’imposta fissa di registrazione dei provvedimenti giudiziari. La nuova disciplina, ai sensi del successivo comma 253, sarebbe dovuta entrare in vigore il 1° gennaio 2010.

 

Ne deriva che l’obbligo di pagamento del contributo unificato per dette controversie, troverà applicazione a partire dal 1° gennaio 2011.

 

Posto che l’articolo 2, comma 212, lettera c), ha, attraverso il richiamo al nuovo comma 6-bis – introdotto dalla precedente lettera b) – escluso per tale tipo di controversie il pagamento dell’imposta fissa di registrazione dei provvedimenti giudiziari occorre comprendere se anche tale agevolazione troverà applicazione soltanto dal 1° gennaio 2011.

 

In forza del comma 23-quinquiesdecies in esame, nei giudizi di lavoro in cassazione permarrà, fino al termine del 2010, il solo obbligo di pagamento dell’imposta fissa di registrazione.

 

La norma quantifica in 800.000 euro, per l’anno in corso, i mancati introiti derivanti dalla vigenza dell’indicata esenzione fino al termine del 2010; la relativa copertura finanziaria è assicurata mediante la riduzione delle risorse indicate nell’ultima voce dell’Elenco 1 di cui all’art. 2, comma 250, della finanziaria 2010 (Altri interventi finalizzati a misure di particolare valenza sociale e di riequilibrio socio-economico, nonché di garanzia della stabilità dell'equilibrio finanziario degli enti locali danneggiati dagli eventi del 6 aprile 2009, adempimenti comunitari per enti locali, funzionalità del sistema giustizia) cui corrisponde analoga riduzione dello stanziamento destinato al Ministero della giustizia.

 

Si ricorda che l’Elenco 1 allegato alla legge finanziaria per il 2010 prevede il riparto tra specifiche finalità delle risorse del Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili, pari a complessivi 2.214 milioni nel 2010, 213 milioni nel 2011 e 160 milioni nel 2012, che, ai sensi dell’articolo 2, comma 250, della legge finanziaria 2010 sono ripartite, secondo gli importi ivi previsti per gli anni 2010, 2011 e 2012, con decreti del Presidente del Consiglio dei ministri.

All’ultima voce dell’Elenco, interessata dalla norma in esame, relativa, come già detto, a interventi finalizzati a misure di particolare valenza sociale e di riequilibrio socio-economico, di garanzia dell’equilibrio finanziario degli enti locali dell’Abruzzo danneggiati dal sisma, adempimenti comunitari per gli enti locali, funzionalità del sistema giustizia, risultano assegnati complessivi 181 milioni nel 2010, 113 milioni nel 2011 e 60 milioni nel 2012.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2010

2011

2012

2010

2011

2012

Minori entrate extratributarie

0,8

 

 

0,8

 

 

0,8

 

 

Minori spese correnti

0,8

 

 

0,8

 

 

0,8

 

 

 

La relazione tecnica riferita al testo del maxiemendamento ribadisce, il contenuto delle norme, affermando che le stesse stabiliscono che fino al 31 dicembre 2010 non è dovuto il contributo unificato per le controversie in materia di lavoro dinnanzi alla Corte di Cassazione. L’onere è stimato considerando che nell’arco del 2010 saranno avviati circa 7000 ricorsi della tipologia in esame assoggettati, in applicazione dell’articolo 2, comma 212, lettera b) della legge n. 191/2009, ad un contributo fisso di 103,30 euro. La spesa risulterebbe pari a 723.100 euro[116]  arrotondati prudenzialmente a 800.000 euro. A tale spesa si provvede mediante la riduzione delle risorse di cui all’ultima voce dell’elenco di cui all’articolo 2, comma 250, della citata legge n. 191/2009, intendendosi corrispondentemente ridotto lo stanziamento da destinare a favore del Ministero della giustizia.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare considerato che l’onere quantificato corrisponde alla misura delle maggiori entrati contabilizzate dalla relazione tecnica allegata al disegno di legge finanziaria e riferite alle norme che hanno introdotto il contributo di cui si sospende l’applicazione per il 2010.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria,  con riferimento alla formulazione dell’autorizzazione di spesa, si segnala che la stessa, pur se formulata in termini di previsione, non è corredata dalla relativa clausola di salvaguardia prevista dall’articolo 17 della nuova legge di contabilità e finanza pubblica. Appare, quindi, opportuno un chiarimento da parte del Governo, in merito alla formulazione della norma e in ordine all’opportunità di modificarla nei termini di un limite massimo di spesa.

Con riferimento all’utilizzo delle risorse di cui all’elenco 1 allegato alla legge finanziaria per il 2010, appare opportuno che il Governo confermi che non essendo stato ancora predisposto il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di riparto delle suddette risorse, le stesse risultino ancora disponibili.

Dal punto di vista formale, occorre acquisire l’avviso del Governo in ordine all’opportunità di riformulare la copertura in termini di novella alla legge finanziaria per il 2010, anche al fine di modificare gli importi previsti dallo stesso Elenco 1.

 

 


 

Articolo 1, comma 23-sexiesdecies
(Scuola Superiore dell’economia e delle finanze)

23-sexiesdecies. All'articolo 1, comma 17, del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "e, fino al 31 dicembre 2011, per le esigenze di documentazione, di studio e di ricerca connesse al completo svolgimento delle attività indicate nella legge 5 maggio 2009, n. 42, e nella legge 31 dicembre 2009, n. 196".

 

 

Il comma 23-sexiesdecies dell’articolo 1, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, consente che metà delle risorse previste in favore della Scuola superiore del Ministero dell’economia e finanze per il potenziamento delle attività di supporto formativo e scientifico rivolte alla diffusione del made in Italy siano utilizzate, fino al 31 dicembre 2011, anche per le esigenzedi documentazione, di studio e di ricerca connesse al completo svolgimento delle attività indicate dalla legge sull’attuazione del federalismo fiscale (legge 5 maggio 2009, n. 42) e dalla legge di riforma della contabilità pubblica (legge 31 dicembre 2009, n. 196).

 

Si ricorda infatti che l’articolo 1, comma 17 del decreto-legge 30 ottobre 2006, n. 262[117], ultimo periodo, ha ridotto a 4 milioni di euro la dotazione di spesa prevista per l'attività della Scuola superiore del Ministero dell’economia e finanze per il potenziamento delle attività di supporto formativo e scientifico rivolte alla diffusione del made in Italy. Contestualmente, la norma ha autorizzato l’utilizzo di metà delle predette risorse da parte del Ministero dell'economia e delle finanze per l'affidamento, anche a società specializzate, di consulenze, studi e ricerche aventi ad oggetto il riordino dell'amministrazione economico-finanziaria.

 

Complessivamente, lo stanziamento di bilancio per il 2010 per i suddetti interventi in favore del made in Italy è recato dal capitolo 7394 dello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze ed ammonta a 3.029.024 euro.  

 

Come si apprende per le vie brevi da parte del MEF, l’originario stanziamento autorizzato dal citato D.L. n. 262 del 2006 ha subito riduzioni dovute, principalmente, all’applicazione della manovra  recata dal D.L. 112/2008[118] convertito, con modificazioni dalla legge n.133 del 2008, oltre a quelle recate da successivi provvedimenti normativi comportanti tagli lineari alle Missioni/Programmi del bilancio dello Stato.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che dalla disposizione non derivano effetti finanziari.

 

Nulla da osservare in merito ai profili di quantificazione, tenuto conto che la norma destina ad ulteriori finalità una parte di risorse finanziarie già stanziate a legislazione vigente.

 

 


 

Articolo 1, comma 23-septiesdecies
(Piani di rientro dai disavanzi sanitari)

23-septiesdecies. All'articolo 2, comma 98, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo le parole: "fino al 31 dicembre 2005" sono inserite le seguenti: "anche a seguito di accertamenti in sede contenziosa, con contestuale estinzione entro il 31 maggio 2010 dei relativi procedimenti pendenti.

 

 

Il comma 23-septiesdecies, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, modifica l’articolo 2, comma 98 della legge finanziaria 2010[119] relativo alle anticipazioni di liquidità alle regioni con piani di rientro dai disavanzi sanitari. La disposizione prevede un’anticipazione di liquidità - pari a 1.000 milioni di euro – da parte dello Stato alle regioni con Piani di rientro per l’estinzione dei debiti pregressi fino al 2005[120], permettendo altresì l’accesso a tale anticipazione anche ad altre regioni eventualmente interessate dai piani, in particolare, la Regione Calabria[121].

 

Il rimborso dell’anticipazione comprensiva degli interessi deve avvenire in un periodo non superiore a trenta anni. Le modalità di erogazione e restituzione delle somme sono definite con apposito contratto tra la regione interessata e il Ministero dell’economia e delle finanze, nel quale sono anche previste, nell’ipotesi in cui la regione non adempia agli obblighi di restituzione, sia le modalità di recupero delle somme da parte del Ministero sia l’applicazione di interessi moratori.

 

Il comma in esame novella l’articolo 2, comma 98, della finanziaria 2010 disponendo che l’anticipazione di liquidità per l’estensione dei debiti pregressi fino al 2005 avvenga anche a seguito di accertamenti in sede contenziosa, con contestuale estinzione entro il 31 maggio 2010 dei relativi procedimenti pendenti.

 

Profili finanziari

 

La norma non è corredata di relazione tecnica.

 

In merito ai profili di quantificazione non si hanno osservazioni da formulare in quanto rimane invariato l’ammontare dell’anticipazione concessa dallo Stato alle regioni interessate dai piani di rientro dai disavanzi sanitari per squilibrio economico, previsto dall’articolo 2, comma 98, della legge n. 191/2009.

 

 


 

Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. a)
(Fondo Protezione civile)

23-octiesdecies. Fino al 31 marzo 2010 è prorogato il termine per l'adozione delle occorrenti disposizioni al fine di consentire:

a)  l'integrazione di 8.000.000 di euro a favore del fondo della protezione civile, di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito, con modificazioni dalla legge 3 luglio 1991, n. 195, per la tempestiva adozione delle misure occorrenti a fronteggiare gli stati emergenziali dell'ultimo anno;

 

 

Alla lettera a) si dispone l'integrazione di 8 milioni di euro a favore del Fondo della protezione civile, di cui all'art. 6, comma 1, del decreto legge 14271991 al fine di adottare misure idonee a fronteggiare gli stati di emergenza verificatesi nell’ultimo anno.

 

Si ricorda che al verificarsi delle calamità naturali, si fa fronte alla prima emergenza con ordinanze di urgenza con le quali vengono anche mobilitate le prime risorse finanziarie a valere su un apposito Fondo, il Fondo per la protezione civile, alimentato annualmente con la legge finanziaria (in Tabella C).

Con il citato art. 6, comma 1, del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142è stato infatti previsto che, a decorrere dall'anno 1994, alla determinazione delle somme da destinare all'integrazione del Fondo si provveda annualmente con la legge finanziaria (Tabella C).

Pertanto nella Tabella C dell’ultima legge finanziaria per il 2010 (legge 191/2009) insistono sul citato Fondo della protezione civile - di cui all’art. 6, comma 1, del decreto-legge 142/1991 - finanziamenti pari a 168,756 milioni di euro per il 2010 e129,132 milioni di euro per ciascuno degli anni 2011 e 2012.

Si ricorda, da ultimo che, a seguito della riforma della Presidenza del Consiglio operata dal decreto legislativo 303/1999, il Fondo è stato trasferito nello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

Maggiori spese correnti

 

 CONI

0

11,0

 

0

0

11,0

 

0

0

11,0

 

0

CIO

 

3,2

 

 

 

3,2

 

 

 

3,2

 

 

Formez

 

1,2

 

 

 

1,2

 

 

 

1,2

 

 

Indennità missione MEF[122]

 

0,1

0,1

 

 

0,1

0,1

 

 

0,1

0,1

 

Agenzia del Demanio

 

7,2

 

 

 

7,2

 

 

 

7,2

 

 

Maggiori spese in conto capitale

 

Protezione civile

 

8,0

 

 

 

8,0

 

 

 

8,0

 

 

 

 

La relazione tecnica allegata al maxiemendamento ricorda che le proroghe riguardanti le lettere a), b) e c) (inerenti rispettivamente il fondo per la protezione civile, il CONI, il Comitato italiano paraolimpico e il Formez) riguardano il prosieguo di attività con relativi trasferimenti ai soggetti interessati per complessivi 234 milioni di euro per l’anno 2010.

Per quanto riguarda la lettera d), relativa alle spese per la prosecuzione delle attività dei servizi ispettivi RGS, è autorizzato un onere aggiuntivo per gli anni 2010 e 2011, quantificabile in 70 mila euro annui.

Per quanto riguarda la lettera e) (ENEA), in relazione all’impatto finanziario, la RT evidenzia che la norma - così come sancito dall’articolo 37, comma 6 della L. 99/2009 istitutiva dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile - non comporta alcuna nuova o maggiore spesa in quanto gli oneri per l’organo di controllo in questione rientrano nei normali oneri di funzionamento.

Per quanto riguarda la lettera f), la RT ribadisce la previsione di un incremento della dotazione dell’autorizzazione di spesa del D. Lgs. 300/1999 (Riforma dell'organizzazione del Governo), riguardante la prosecuzione del contratto di servizio dell’Agenzia del demanio di 7,2 milioni di euro per l’anno 2010.

 

In merito ai profili di quantificazione, con riferimento alla prosecuzione delle attività dei servizi ispettivi RGS, di cui alla lettera d), pur rilevato che l’onere è di entità limitata, si osserva che la RT non fornisce gli elementi sottostanti alla quantificazione dell’onere – pur limitato -  corrispondente a 70 mila euro per gli anni 2010 e 2011.

Con riferimento alla prosecuzione delle funzioni del collegio dei revisori dei conti nulla da osservare nel presupposto che essa avvenga nell’ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, come sancito dalla clausola di invarianza di cui all’articolo 37, comma 6 della L. 99/2009.

Nulla da osservare infine con riferimento agli stanziamenti relativi al fondo per la protezione civile, al CONI, al Comitato italiano paraolimpico, al Formez e all’Agenzia del demanio atteso che gli stessi si configurano come limiti di spesa.

 

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento alla riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004, si rinvia alle osservazioni formulate con riferimento all’articolo 1, comma 23-decies.

Con riferimento, alla riduzione del Fondo di riserva delle autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente, appare opportuno che il Governo chiarisca le effettive disponibilità, anche in considerazione delle numerose riduzioni del suddetto Fondo previste dal provvedimento. Dal punto di vistaformale, si segnale che la disposizione non specifica che il Fondo è stato rideterminato dalla tabella C allegata alla legge n. 191 del 2009.

 


 

Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. b)
(Partecipazione del CONI e del Comitato italiano paraolimpico
ad eventi
)

23-octiesdecies. Fino al 31 marzo 2010 è prorogato il termine per l'adozione delle occorrenti disposizioni al fine di consentire:

(…)

b)  la prosecuzione della partecipazione del CONI nonché del Comitato italiano paraolimpico agli eventi previsti dall'articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto legge 10 febbraio 2009 n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, autorizzando conseguentemente la spesa per l'anno 2010 rispettivamente di 11.000.000 di euro e di 3.200.000 euro.

 

 

La lettera b) prevede la proroga fino al 31 marzo 2010 del termine per l’adozione delle disposizioni occorrenti per consentire la prosecuzione della partecipazione del CONI (Comitato olimpico nazionale italiano[123]) e del Comitato Italiano Paraolimpico[124]agli interventi organizzativi connessi ad eventi celebrativi  finanziati ai sensi dell’articolo 7-quinquies, comma 1, del decreto-legge n. 5 del 2009[125]. A tal fine, autorizza per l’anno 2010 la spesa, rispettivamente, di 11 milioni di euro e di 3,2 milioni di euro.

Si fa riferimento, presumibilmente, alle manifestazioni sportive di rilevanza internazionale.

 

L’articolo 7-quinquies, comma 1, del D.L. 5/2009 ha istituito, nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, un Fondo, con una dotazione di 400 milioni di euro per il 2009, da utilizzare per il finanziamento di interventi urgenti ed indifferibili, con particolare riguardo ai settori dell'istruzione e ad eventi celebrativi. Per quanto concerne la dotazione finanziaria del Fondo per gli anni 2010 e successivi, va ricordato che numerose disposizioni della legge finanziaria 2010 (L. 191/2009) hanno previsto il trasferimento al Fondo di ingenti risorse, ivi comprese quelle derivanti dal rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali (c.d. scudo fiscale). Molte delle risorse sono state peraltro contestualmente utilizzate a copertura finanziaria di alcune misure introdotte dalla medesima legge finanziaria; a valere sulle risorse residuali del Fondo, pari a 2.214 milioni per il 2010, 213 milioni per il 2011 e 160 milioni per il 2012, è stato predisposto un elenco di interventi da finanziare (art. 1, comma 250, ed Elenco 1 allegato alla medesima legge) ed individuata apposita procedura per la ripartizione degli importi in favore delle autorizzazioni di spesa indicate nell’Elenco (per la ricapitolazione delle disponibilità e dell’utilizzo del Fondo, si rinvia alla scheda di lettura relativa all’art. 1, comma 23-ter ).

 

Si segnala che, ai sensi dell’art. 1, comma 23-ter, del disegno di legge in esame, il CONI e il Comitato Italiano Paraolimpico sono inclusi nell’elenco dei  destinatari delle risorse del Fondo per le esigenze urgenti ed indifferibili (Elenco 1, di cui all’art. 2, comma 250, della legge finanziaria 2010).

Il finanziamento assegnato dalla disposizione in commento sembrerebbe, comunque, aggiuntivo rispetto a quello derivante dall’applicazione dell’art. 1, comma 23-ter.

 

Per quanto attiene ai profili finanziari delle disposizioni in esame si veda il prospetto riepilogativo  in calce al commento dell’articolo 1, comma 23-octiesdecies, lettera a).


 

Articolo 1, comma 23-octiesdecies, lett. c)
(Risorse per il FORMEZ)

23-octiesdecies. Fino al 31 marzo 2010 è prorogato il termine per l'adozione delle occorrenti disposizioni al fine di consentire:

(…)

c) il trasferimento al Centro di Formazione e studi (Formez) di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 285, delle occorrenti risorse, pari a 1.200.000 euro per l'anno 2010, per la prosecuzione delle relative attività di formazione.

 

 

Alla lettera c) del comma 23-octiesdecies, introdotta nel corso dell’esame al Senato, si rinvia al 31 marzo 2010 il termine per procedere al trasferimento al Centro di Formazione e studi (Formez), di cui al D.lgs. 285/1999[126], delle occorrenti risorse, pari a 1,2 milioni di euro per l'anno 2010, per la prosecuzione delle relative attività di formazione.

Il Centro di formazione studi (FORMEZ) è un'associazione con personalità giuridica partecipata dallo Stato attraverso la Funzione Pubblica. Nato nel 1965 con lo scopo di affiancare alle opere pubbliche e alla creazione della grande impresa un intervento basato sulla formazione ornamento dei quadri direttivi delle imprese e delle amministrazioni pubbliche, il FORMEZ nel corso degli anni è passato attraverso vari mutamenti di competenze e funzioni.

Attualmente, nell'ambito delle competenze già stabilite dal D.Lgs. 285/99, l'Assemblea dei Soci dell'11 aprile 2007 ha individuato una nuova missione specifica per il FORMEZ, consistente, principalmente, nell’accompagnare le amministrazioni pubbliche, in particolare quelle regionali e locali, nello sviluppo di progetti di innovazione organizzativa e amministrativa e nel monitoraggio delle politiche e dei processi di innovazione, nonché fornire alle amministrazioni pubbliche assistenza tecnica e tecnico-formativa per migliorare la qualità dei servizi e l'efficacia delle politiche, la comunicazione delle stesse tra di loro, e di sviluppare, anche d'intesa con altre amministrazioni e/o organizzazioni italiane e di altri paesi, progetti di cooperazione internazionale.

 

Per quanto attiene ai profili finanziari delle disposizioni in esame si veda il prospetto riepilogativo  in calce al commento dell’articolo 1, comma 23-octiesdecies, lettera a).

 


 

Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. d)
(Indennità di trasferimento)

23-octiesdecies. Fino al 31 marzo 2010 è prorogato il termine per l'adozione delle occorrenti disposizioni al fine di consentire:

(…)

d) fino al 31 dicembre 2011 l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 1, comma 213-bis, secondo periodo, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 anche ai dirigenti dei Servizi ispettivi del Ministero dell'economia e delle finanze, autorizzando conseguentemente la spesa di 70.000 euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011.

 

 

Alla lettera d) del comma 23-octiesdecies, introdotta durante l’esame al Senato, viene rinviato al 31 marzo 2010 il termine per consentire l’adozione delle disposizioni ai fini dell’applicazione, fino al 31 dicembre 2011, della indennità di trasferta e quella supplementare connessa alle spese di viaggio, di cui all'articolo 1, comma 213-bis, secondo periodo, della legge 266/2005[127] (Finanziaria 2006), per i dirigenti dei Servizi ispettivi del Ministero dell'economia e delle finanze.

A tal fine viene autorizzata la spesa di 70.000 euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011.

L'articolo 1, comma 213-bis, della legge finanziaria 2006, consente di applicare i trattamenti indicati al precedente comma 213, al personale delle Forze armate di polizia, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché al personale ispettivo del lavoro del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), dell'Ente nazionale di previdenza e assistenza per i lavoratori dello spettacolo (ENPALS), dell'Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA) e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), al personale delle agenzie fiscali e al personale ispettivo dell'Ente nazionale dell'aviazione civile.

I trattamenti indicati al comma 213 sono quelli relativi all'indennità di trasferta, all'indennità supplementare connessa alle spese di viaggio o comunque alle modalità di viaggio (prevista dal primo e secondo comma dell'articolo 14 della legge 836/1973[128]), nonché all'indennità (alternativa al trattamento di missione) prevista per il personale dei ruoli centrali delle Amministrazioni dello Stato, destinato a prestare servizio presso uffici dello Stato aventi sede fuori della Capitale, di cui all'articolo 8 del Decreto legislativo luogotenenziale 320/1945[129].

 

Per quanto attiene ai profili finanziari delle disposizioni in esame si veda il prospetto riepilogativo  in calce al commento dell’articolo 1, comma 23-octiesdecies, lettera a).

 


 

Articolo1, comma 23-octiesdecies, lett. e)
(Revisori dei conti dell’ENEA)

23-octiesdecies. Fino al 31 marzo 2010 è prorogato il termine per l'adozione delle occorrenti disposizioni al fine di consentire:

(…)

e)  che fino all'avvio del funzionamento dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), istituita ai sensi dell'articolo 37 della legge 23 luglio 2009, n. 99, e comunque fino al 31 dicembre 2010, al fine di garantire il controllo sulla ordinaria amministrazione e sullo svolgimento delle attività istituzionali, il collegio dei revisori dei conti già operante in seno all'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente - ENEA, soppresso ai sensi del medesimo articolo 37, continui a esercitare le sue funzioni fino alla nomina del nuovo organo di controllo dell'Agenzia.

 

 

La lettera e) prevede la proroga fino al 31 marzo 2010 del termine per l’adozione delle disposizioni occorrenti per consentire che, fino all'avvio del funzionamento dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) istituita ai sensi dell'articolo 37 della legge 99/2009, “e comunque fino al 31 dicembre 2010”, il collegio dei revisori dei conti già operante presso l'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) soppresso ai sensi dello stesso articolo 37, prosegua il suo incarico e l’esercizio delle sue funzioni fino alla nomina del nuovo organo di controllo dell'Agenzia.

L’espressa finalità della norma è di garantire il controllo sull’ordinaria amministrazione e sullo svolgimento delle attività istituzionali (affidati a un commissario e due subcommissari fino all’avvio del funzionamento dell’Agenzia: cfr. infra).

 

L'articolo 37 della legge 99/2009istituisce, sotto la vigilanza del Ministro dello sviluppo economico, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), ente di diritto pubblico finalizzato alla ricerca ed alla innovazione tecnologica nonché alla prestazione di servizi avanzati nei settori dell'energia, con particolare riguardo al settore nucleare, e dello sviluppo economico sostenibile.

L'Agenzia, che opera in piena autonomia per lo svolgimento delle funzioni istituzionali ad essa assegnate, secondo le disposizioni previste dallo stesso articolo 37 e sulla base degli indirizzi definiti dal Ministro dello sviluppo economico, d'intesa con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nonché con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, svolge le rispettive funzioni con le risorse finanziarie strumentali e di personale dell'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (ENEA) di cui al decreto legislativo 3 settembre 2003, n. 257[130], che è soppresso a decorrere dalla data di insediamento dei commissari a cui è affidata l'ordinaria amministrazione e lo svolgimento delle attività istituzionali fino all'effettivo avvio del funzionamento dell'Agenzia (cfr. infra).

Le specifiche funzioni, gli organi di amministrazione e controllo, la sede, le modalità di costituzione e di funzionamento, le procedure per la definizione e l'attuazione dei programmi per l'assunzione e l'utilizzo del personale, nel rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto degli enti di ricerca e della normativa vigente, nonché per l'erogazione delle risorse dell'Agenzia, sono determinate con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da adottare di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, con il Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione, con il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare sentite le Commissioni parlamentari competenti, che si esprimono entro venti giorni dalla data di trasmissione[131]. In sede di adozione del decreto si tiene conto dei risparmi conseguenti alla razionalizzazione delle funzioni amministrative, anche attraverso l'eliminazione delle duplicazioni organizzative e funzionali, e al minor fabbisogno di risorse strumentali e logistiche.

Come accennato, è prevista la nomina di un commissario e due subcommissari, con decreto del Ministro dello sviluppo economico da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge 99/2009, al fine di garantire l'ordinaria amministrazione e lo svolgimento delle attività istituzionali fino all'avvio del funzionamento dell'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA)[132].

 

In sostanza, in deroga a quanto previsto dall’articolo 37 della legge 99/2009, che prevede la soppressione dell’Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente (ENEA), e quindi la decadenza dei suoi organi amministrativi e di controllo, a decorrere dalla data di insediamento dei citati commissari, la disposizione in esame è volta a prevedere l’ultrattività del collegio dei revisori dei conti, al fine di garantire il controllo sull’ordinaria amministrazione e sullo svolgimento delle attività istituzionali affidati agli stessi commissari fino all’avvio del funzionamento dell’Agenzia.

 

Si osserva, tuttavia, che la disposizione andrebbe formulata più chiaramente, poiché se l’intenzione è quella di prevedere una proroga dell’esercizio delle funzioni da parte del collegio dei revisori dei conti durante la fase transitoria precedente alla costituzione degli organi dell’Agenzia e all’effettivo avvio del funzionamento della medesima, per cui il loro incarico dovrebbe cessare al verificarsi di tale avvio (con la nomina del nuovo organo di controllo) e comunque entro il 31 dicembre 2010, allora la proroga del collegio dovrebbe terminare anche prima del 31 dicembre 2010 se appunto prima di tale data si verifica l’effettivo avvio del funzionamento dell’Agenzia. Pertanto le parole “e comunque fino al 31 dicembre 2010” andrebbero sostituite con le seguenti: “e comunque non oltre il 31 dicembre 2010”.

 

Per quanto attiene ai profili finanziari delle disposizioni in esame si veda il prospetto riepilogativo  in calce al commento dell’articolo 1, comma 23-octiesdecies, lettera a).

 


 

Articolo 1, comma 23-octiesdecies, lett. f)
(Finanziamento delle Agenzie fiscali)

23-octiesdecies. Fino al 31 marzo 2010 è prorogato il termine per l'adozione delle occorrenti disposizioni al fine di consentire:

(…)

f) l'incremento di 7,2 milioni di euro per l'anno 2010, dell'autorizzazione di spesa di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, articolo 70, comma 2, come determinata dalla Tabella C allegata alla legge 23 dicembre 2009, n. 191.

 

 

La lettera f) del comma 23-octiesdecies, inserita durante l’esame del provvedimento al Senato, proroga al 31 marzo 2010 il termine per l'adozione delle occorrenti disposizioni finalizzate a consentire, tra gli altri, anche l'incremento di 7,2 milioni di euro per l'anno 2010, del finanziamento destinato alle Agenzie fiscali, in particolare, dell’Agenzia del demanio, di cui all’articolo 70, comma 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300[133].

Nel dettaglio, la norma dispone l’integrazione dell'autorizzazione di spesa in favore delle suddette Agenzie ai sensi dell’articolo 70, comma 2 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300[134], come determinata dalla Tabella C allegata alla legge finanziaria 2010 (legge 23 dicembre 2009, n. 191).

 

Il comma 2 del citato articolo 70 prevede che i finanziamenti per le Agenzie fiscali posti a carico del bilancio dello Stato siano determinati in modo da tenere conto dell'incremento dei livelli di adempimento fiscale e del recupero di gettito nella lotta all'evasione; essi vengono accreditati a ciascuna Agenzia su apposita contabilità speciale soggetta ai vincoli del sistema di tesoreria unica.

 

Lo stanziamento previsto attualmente in Tabella C ammonta a 92,6 milioni per il 2010 e a 78,4 milioni sia per il 2011 che per il 2012.

 

Si ricorda, al riguardo, che l’articolo 1, comma 23-novies del presente decreto reca un incremento di 2 milioni di euro per il 2010 e di 3,4 milioni per il 2011 del finanziamento in favore delle agenzie fiscali (Agenzia del demanio),rispetto a quanto rideterminato dalla Tabella C della legge finanziaria per il 2010 (legge n. 191/2009).

Conseguentemente, per effetto delle citate disposizioni, lo stanziamento previsto in Tabella C risulterebbe, dunque, aumentato a 101,8 milioni di euro per il 2010, a 81,8 milioni per il 2011 e si manterrebbe a 78,4 milioni per il 2012.

 

Per quanto attiene ai profili finanziari delle disposizioni in esame si veda il prospetto riepilogativo  in calce al commento dell’articolo 1, comma 23-octiesdecies, lettera a).

 


 

Articolo 1, comma 23-noviesdecies
(Copertura degli oneri relativi alle proroghe di finanziamenti del comma 23-octiesdecies)

23-noviesdecies. All'onere derivante dal comma 23-octiesdecies, pari a 30.670.000 euro per l'anno 2010 e a 70.000 euro per l'anno 2011 si provvede, quanto a 30.600.000 euro per l’anno 2010, mediante riduzione del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente e, quanto a 70.000 euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011, mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

 

 

Il comma 23-noviesdecies reca la norma di copertura finanziaria degli oneri derivanti dal comma 23-octiesdecies, recante una serie di proroghe di finanziamenti per l’anno 2010 e 2011, quantificati in complessivi 30,670 milioni di euro per l'anno 2010 e in 70 mila euro per l'anno 2011.

Alla copertura dei suddetti oneri si provvede:

§         quanto a 30,600 milioni di euro per l'anno 2010, mediante riduzione del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente.

La Tabella C della legge finanziaria 2010 (legge n. 191/2009) quantifica le risorse del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente, previsto dall’articolo 9-ter della legge n. 468/78, in 156,261 milioni per il 2010 e in 12,958 milioni per il 2011 e non prevede alcuno stanziamento per il 2012[135].

Con riferimento al Fondo di riserva in oggetto, si segnala che il 1° gennaio 2010, contemporaneamente alla legge finanziaria, è entrata in vigore la legge n. 196/2009, recante una nuova disciplina quadro di contabilità nazionale, la quale ha disposto – all’articolo 51, comma 1, lettera c) - l’abrogazione della legge n. 468/1978, sostituendola con una nuova disciplina che solo in parte, per taluni istituti, ricalca quella preesistente. Per ciò che specificamente attiene alla disciplina dei Fondi di riserva, la legge n. 196/2009 non prevede più all’interno del nuovo assetto contabile il “Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente”. L’autorizzazione legislativa di spesa relativa al Fondo di riserva, le cui risorse sono quantificate dalla legge finanziaria per il 2010, risulta pertanto abrogata.

Le risorse del Fondo di riserva, come quantificate nella Tabella C della legge finanziaria per il 2010 risultano comunque iscritte nel bilancio di previsione 2010 (cfr. legge 192/2009 e relativo D.M. di riparto in capitoli), nello stato di previsione del Ministero dell’economia, capitolo 3003. Secondo informazioni ricevute per le vie brevi dalla Ragioneria generale dello Stato, esso continua ad essere utilizzato in via gestionale per il 2010 per le finalità e secondo la procedura prevista dalla abrogata disciplina contenuta nell’articolo 9-ter della legge n. 468/78, cioè per incrementare le dotazioni delle voci di Tabella C.

Si ricorda, infine, che il decreto-legge in esame dispone ulteriori riduzioni del Fondo di riserva, in particolare:

-      l’articolo 3, comma 1-bis dispone una riduzione di 3,5 milioni di euro per il 2010 a copertura dell’onere relativo al corrispondente finanziamento per il 2010 finalizzato alle opere di infrastrutturazione dell'EXPO Milano 2015;

-      l’articolo 6, comma 9 dispone una riduzione di 8 milioni per il 2010 a copertura del finanziamento finalizzato a consentire nel 2010 lo svolgimento da parte dell’istituto superiore di sanità dei compiti relativi alla tutela della salute pubblica;

-      l’articolo 6, comma 9-quinquies riduce il Fondo di 10 milioni per il 2010 a copertura degli oneri derivanti dall’estensione al 31 dicembre 2010 della disciplina dei permessi retribuiti nei confronti del ricevente e del donatore di trapianto di rene;

-      l’articolo 7, comma 5-bis dispone una riduzione del Fondo di 0,5 milioni per il 2010 e per il 2011, a copertura dell’onere derivante dalla prosecuzione degli interventi a favore del Comune di Pietrelcina;

-      l’articolo 7, comma 5-quater riduce il Fondo di 10 milioni per il 2010 a copertura dell’onere relativo alla proroga al 31 dicembre 2010 del finanziamento per l’istituzione degli istituti tecnici superiori.

§         quanto a 70 mila euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011 mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282 (legge n. 307/2004).

Il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica (ISPE) è stato istituito dal comma 5 dell’articolo 10 del D.L. n. 282 del 2004 (legge n. 307/2004), nello stato di previsione del Ministero dell’economia e finanze (missione “Politiche economico finanziarie e di bilancio”, cap. 3075) al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Il Fondo viene utilizzato in modo flessibile ai fini del reperimento delle risorse occorrenti a copertura di interventi legislativi recanti oneri finanziari.

Dalla sua istituzione, le risorse del Fondo ISPE, oltre a venire utilizzate a copertura di provvedimenti legislativi, sono state rifinanziate da varie disposizioni. Le dotazioni del fondo iscritte nel bilancio triennale 2010 (legge n. 192/2009) sono pari a circa 24,8 milioni di euro per il 2010, a 30,4 milioni per il 2011 e 23,4 per il 2012.

La dotazione esposta in bilancio non sconta, tuttavia, gli effetti derivanti da una serie di provvedimenti legislativi, intervenuti successivamente alla presentazione del disegno di legge di bilancio, che pure hanno inciso sulle disponibilità del Fondo stesso. Per una ricostruzione di tali misure si veda la scheda di lettura relativa all’articolo 1, comma 5-quater.


 

Articolo 1, comma 23-vicies
(Azioni esecutive riguardanti le Regioni con piani di rientro)

23-vicies. Alla legge 23 dicembre 2009, n. 191 all'articolo 2, comma 89, la parola: "dodici", ovunque ricorre, è sostituita dalla seguente: "due".

 

 

Il comma 23-vicies, introdotto al Senato, modifica, da dodici mesi a due mesi, il termine previsto dalla legge 23 dicembre 2009, n. 191[136] all'articolo 2, comma 89, sulla durata della sospensione delle azioni esecutive, intraprese nei confronti delle aziende sanitarie locali,nelle regioni con i piani di rientro.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione si rileva che la norma in esame modifica l’articolo 2, comma 89, della legge finanziaria 2010[137], che prevede la sospensione delle azioni esecutive per l’anno 2010 nei confronti delle ASL e delle aziende ospedaliere delle regioni che hanno sottoscritto i piani di rientro dai disavanzi sanitari, al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi previsti dai piani stessi. Pertanto, la norma in esame, riducendo ai soli primi due mesi del 2010 tale divieto, prevede che, a decorrere dal 1 marzo 2010, possano essere intraprese o proseguite le azioni esecutive nei confronti dei medesimi enti, facendo venir meno la norma posta a tutela delle regioni in disavanzo sanitario, alla quale peraltro  non sono stati ascritti effetti finanziari.

 


 

Articolo 2, comma 1
(Azioni di comunicazione nell’ambito delle NATO’S Strategic Communications in Afghanistan)

1. Al fine di contribuire alle iniziative volte al mantenimento della pace ed alla realizzazione di azioni di comunicazione nell’ambito delle NATO’S Strategic Communications in Afghanistan, è autorizzata fino al 31 dicembre 2010 la proroga della convenzione fra la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per l’informazione e l’editoria, la RAI-Radiotelevisione italiana S.p.A. e la NewCo Rai International, a valere sulle risorse finanziarie del bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri entro il limite massimo di euro 660.000.

 

 

Il comma 1 prevede la proroga fino al 31 dicembre 2010 della convenzione stipulata tra la Presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento per l'informazione e l'editoria, la RAI e la NewCo Rai International al fine di continuare a diffondere le comunicazioni sulle azioni di peacekeeping svolte dal contingente NATO in Afghanistan. La proroga è finanziata con le risorse del bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri, entro il limite massimo di euro 660.000[138].

La relazione illustrativa evidenzia che, in tal modo, si consente il mantenimento di un impegno preso dall’Italia in sede Nato al vertice di Varsavia.

 

Il riferimento è alla convenzione stipulata il 28 dicembre 2009 - che fa seguito ad altra stipulata il 27 maggio 2009 – e approvata con decreto ministeriale 30 dicembre 2009, sulla base dell’autorizzazione recata dal comma 2 in esame. La stessa convenzione è stata stipulata, appunto, per la realizzazione di un progetto di collaborazione con le strutture Nato per rappresentare e sostenere le azioni di peacekeeping in Afghanistan[139].

 

Si ricorda la società NewCo Rai International è stata costituita sulla base dell’art. 45 del Testo unico della radiotelevisione[140] che ha previsto, nell'ambito di definizione della missione di servizio pubblico radiotelevisivo, «la costituzione di una società per la produzione, la distribuzione e la trasmissione di programmi radiotelevisivi all'estero, finalizzati alla conoscenza e alla valorizzazione della lingua, della cultura e dell'impresa italiane attraverso l'utilizzazione dei programmi e la diffusione delle più significative produzioni del panorama audiovisivo nazionale». Essa è operativa dall'aprile del 2008 e si occupa principalmente della diffusione del canale TV Raitalia[141].

Profili finanziari

 

La relazione tecnica, riferita al testo originario delle disposizioni, afferma che le stesse non comportano effetti, tenuto conto che le relative risorse da destinare alla copertura dell'onere contrattuale, entro il limite massimo di 3 milioni di euro, sono iscritte nell'ambito dello stanziamento del capitolo 2115/MEF, come determinato dalla tabella C della legge finanziaria, destinato al finanziamento del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che, anche se la modifica apportata dal Senato al comma 2 implica quale limite massimo di spesa quello già previsto per la convenzione a legislazione vigente[142], la relazione tecnica fa riferimento ad un limite massimo di 3 milioni di euro, senza specificare se detto limite includa le autorizzazioni di spesa riferite alle disposizioni contenute in entrambi i commi, 1 e 2.

In proposito, si ricorda che la spesa relativa, per la proroga disposta nel dicembre 2007, è stata quantificata in 3.099.000 euro all’anno, da garantire nell’ambito delle disponibilità sussistenti nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l’informazione e l’editoria.

Si ritiene pertanto necessario che il Governo chiarisca quali oneri risultino inclusi nell’ammontare di 3.000.000 euro indicato dalla RT, suffragando con idonei elementi valutativi, la congruità di tale importo.

 


 

Articolo 2, comma 2
(Proroga dell’accordo di collaborazione radiotelevisivo
con la Repubblica di San Marino
)

2. Fino alla ratifica del nuovo accordo di collaborazione in campo radiotelevisivo tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino, firmato in data 5 marzo 2008, e comunque non oltre il 31 dicembre 2010, il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri è autorizzato ad assicurare, nell’ambito delle risorse finanziarie del bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la prosecuzione della fornitura dei servizi previsti dalla apposita convenzione con la RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A., nel limite massimo di spesa già previsto per la convenzione a legislazione vigente.

 

 

L'articolo 2, comma 2, proroga la fornitura dei servizi radiotelevisivi da parte della RAI alla Repubblica di San Marino, nei limiti delle risorse finanziarie disponibili, fino alla ratifica del nuovo accordo di collaborazione in campo radiotelevisivo fra la Repubblica italiana e la stessa Repubblica di San Marino, firmato il 5 marzo 2008, e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2010.

 

Si ricorda che l’erogazione dei servizi in oggetto è disciplinata da una Convenzione sottoscritta dalla RAI e dal Dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, discendente – a sua volta – dall’Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra Repubblica italiana e Repubblica di San Marino, firmato il 23 ottobre 1987 e ratificato con la legge 9 aprile 1990, n. 99.

L’accordo ratificato nel 1990 prevedeva una durata quindicennale, mentre la Convenzione – stipulata il 30 dicembre 1991 – è scaduta il 31 dicembre 2006. I Ministeri degli affari esteri dei due Paesi hanno peraltro ritenuto entrambi gli atti in vigore fino all’11 giugno 2007. In attesa della stipula del nuovo accordo, l'articolo 39 del decreto-legge n. 248 del 2007 ha prorogato l'operatività della convenzione fino al 31 dicembre 2008, allo scopo di assicurare la continuità del servizio. Un’ulteriore proroga fino al 31 dicembre 2009 della fornitura dei servizi è poi stata disposta dall’articolo 1 del decreto legge n. 207/2008, convertito con legge n. 14/2009. Il nuovo accordo internazionale intervenuto, come si è detto, il 5 marzo 2008, ha durata quinquennale. Allo stato, non è ancora stato presentato al Parlamento il disegno di legge di autorizzazione alla ratifica.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica, riferita al testo originario delle disposizioni, afferma che le stesse non comportano effetti, tenuto conto che le relative risorse da destinare alla copertura dell'onere contrattuale, entro il limite massimo di 3 milioni di euro, sono iscritte nell'ambito dello stanziamento del capitolo 2115/MEF, come determinato dalla tabella C della legge finanziaria, destinato al finanziamento del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che, anche se la modifica apportata dal Senato al comma 2 implica quale limite massimo di spesa quello già previsto per la convenzione a legislazione vigente[143], la relazione tecnica fa riferimento ad un limite massimo di 3 milioni di euro, senza specificare se detto limite includa le autorizzazioni di spesa riferite alle disposizioni contenute in entrambi i commi, 1 e 2.

In proposito, si ricorda che la spesa relativa, per la proroga disposta nel dicembre 2007, è stata quantificata in 3.099.000 euro all’anno, da garantire nell’ambito delle disponibilità sussistenti nel bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l’informazione e l’editoria.

Si ritiene pertanto necessario che il Governo chiarisca quali oneri risultino inclusi nell’ammontare di 3.000.000 euro indicato dalla RT, suffragando con idonei elementi valutativi, la congruità di tale importo.

 


 

Articolo 2, comma 3
(Proroga della convenzione con Radio Radicale)

3. È autorizzata la spesa di 9,9 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011 per la proroga della convenzione tra il Ministero dello sviluppo economico e il Centro di produzione S.p.a., ai sensi dell’articolo 1, comma 1, della legge 11 luglio 1998, n. 224. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2010-2012, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da ripartire» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2010, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dello sviluppo economico. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

 

Il comma 3 autorizza la spesa di 9,9 milioni di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2010 e 2011 ai fini della proroga fino al 31 dicembre 2011 della convenzione stipulata ai sensi dell’art. 1, comma 1, della legge n. 224 del 1998 tra il Ministero dello sviluppo economico e il Centro di produzione S.p.a, titolare dell’emittente Radio radicale, per la trasmissione radiofonica delle sedute parlamentari.

All’onere per la proroga della convenzione si provvede ricorrendo al fondo speciale di parte corrente allocato nella tabella A della legge finanziaria per il 2010 (L. 191/2009), allo scopo utilizzando parzialmente l’accantonamento relativo al Ministero dello sviluppo economico[144], pari a 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2010 e 2011[145].

 

La legge n. 224 del 1998[146], confermando lo strumento della convenzione da stipulare a seguito di gara pubblica, i cui criteri dovevano essere definiti nel quadro dell’approvazione della riforma generale del sistema delle comunicazioni[147], ha disposto, in via transitoria, il rinnovo per un triennio della convenzione a suo tempo stipulata[148] tra il Ministero delle comunicazioni eil Centro servizi Spa,per la trasmissione radiofonica dei lavori parlamentari. L’onere fu quantificato in 11,5 mld. annui.

Le successive proroghe triennali sono state autorizzate e finanziate con leggi finanziarie[149]; da ultimo, l’art. 1, comma 1242, della legge finanziaria 2007 (L. 296/2006) ha autorizzato la spesa di 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica nulla aggiunge al contenuto della disposizione. 

 

 

Nulla da osservare in merito ai profili di quantificazione, essendo l’onere configurato come limite massimo di spesa.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria  si osserva che l’accantonamento del Fondo speciale di parte corrente relativo allo stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico del quale è previsto l’utilizzo  reca le necessarie disponibilità ed una specifica voce programmatica.

 


 

Articolo 2, comma 4
(Ente irriguo umbro-toscano)

4. La gestione liquidatoria dell’Ente irriguo Umbro-toscano cessa entro 24 mesi dalla scadenza del termine di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 dicembre 2001, n. 441, e successive modificazioni, al fine di consentire al commissario ad acta, nominato con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali in data 20 novembre 2009, di garantire la continuità amministrativa del servizio pubblico, nonché la gestione e la definizione dei rapporti giuridici pendenti sino all’effettivo trasferimento delle competenze al soggetto costituito o individuato con provvedimento delle regioni interessate, assicurando adeguata rappresentanza delle competenti amministrazioni dello Stato. Al termine della procedura liquidatoria, il Commissario è tenuto a presentare il rendiconto della gestione accompagnato dalla relazione sull’attività svolta. Dal differimento del termine ultimo di durata della gestione liquidatoria di cui al periodo precedente, non dovranno derivare oneri aggiuntivi per la finanza pubblica;

 

 

Il comma 4 stabilisce che la gestione liquidatoria dell'Ente irriguo Umbro-Toscano debba cessare entro 24 mesi dalla scadenza del termine di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 22 ottobre 2001, n. 381, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 dicembre 2001, n. 441.  Tale termine è stato oggetto di numerosi interventi di proroga, l’ultimo dei quali – disposto dal decreto legge 3 novembre 2008 n. 171 –ne ha fissato la scadenza al 7 novembre 2009.

In base a quanto previsto nella disposizione in commento la gestione liquidatoria dell’Ente potrà protrarsi non oltre il 6 novembre 2011.

La proroga di tale gestione è disposta allo scopo di consentire al Commissario ad acta, nominato con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali in data 20 novembre 2009, di garantire la continuità amministrativa del servizio pubblico, nonché la gestione e la definizione dei rapporti giuridici pendenti, sino all'effettivo trasferimento delle competenze al soggetto che sarà costituito o individuato dalle regioni interessate.

Con l’aggiunta dell’ultimo periodo mediante un emendamento approvato nel corso dell’esame del Senato è stata introdotta una clausola d’invarianza della finanza pubblica a carico della quale non dovranno derivare oneri aggiuntivi.

 

L’Ente irriguo Umbro-Toscano, istituito con legge 18 ottobre 1961, n. 1048 come “Ente per l’irrigazione della Valdichiana, delle valli contermini aretine, del bacino idrografico del Trasimeno e dell’alta Valle del Tevere umbro-toscana” con sede in Arezzo e per la durata di trenta anni, ha avuto vicende istituzionali complesse che hanno comportato nel tempo il cambio della denominazione, la proroga e la ridefinizione delle funzioni istituzionali.

E’ un ente di diritto pubblico sottoposto alla vigilanza del dicastero agricolo originariamente istituito per la durata di trenta anni che, successivamente alla scadenza di tale termine (7 novembre 1991), ha potuto continuare ad operare in virtù di una serie di proroghe, l’ultima delle quali ha posto il nuovo termine del 7 novembre 2009[150].

A seguito del trasferimento (con DPR 18 aprile 1979) alle regioni Toscana e Umbria delle funzioni in materia di bonifica idraulica e di miglioramento fondiario, deve la sua attuale denominazione al D.L. n. 352/91 (conv. legge 411/91) che lo ha definito “persona giuridica di diritto pubblico” conservandolo sotto la vigilanza del Ministero delle politiche agricole e forestali, e ne ha anche prorogato l’operatività (fino al 30 dicembre 2001) oltre a rideterminarne le competenze istituzionali.

Le materie di intervento dell’Ente, che si occupa fondamentalmente della gestione e manutenzione delle dighe e adduzioni primarie nel territorio di Arezzo,Terni, Siena e Perugia, riguardano pertanto attualmente:

a) la progettazione e realizzazione di opere di accumulo, adduzione e distribuzione di acque, a scopo prevalentemente irriguo su concessione dello Stato;

b) la gestione e manutenzione di tali opere;

c) lo svolgimento di studi e ricerche, anche sperimentali, connessi con la realizzazione delle opere sopra indicate;

d) la realizzazione, manutenzione ed esercizio di opere pubbliche irrigue, di bonifica, idraulica ed infrastrutturale, su incarico o concessione delle regioni Umbria e Toscana e di altri enti locali.

Venute meno, dunque, le competenze in materia di bonifica, l’Ente ha finito per concentrare la sua attività nella progettazione ed esecuzione delle opere di completamento del piano generale irriguo, elaborato nel corso del primo decennio di vita dell’Ente, affidate in concessione dal Ministero vigilante, nella gestione delle infrastrutture realizzate e nella conseguente erogazione di acqua per scopi prevalentemente irrigui, cui si è aggiunta di recente l’erogazione di acqua per scopi potabili.

Si ricorda che l’Ente era stato incluso, ai sensi dell’art. 2, comma 636, della L. 244/2007 (finanziaria 2008) nell’elenco degli enti da riordinare o sopprimere per finalità di riduzione delle spese di funzionamento delle amministrazioni pubbliche. L’art. 26 (cd. “taglia enti”) del D.L. 25 giugno 2008, n. 112 ha disposto peraltro l’abrogazione del citato comma 636 dell’art. 2, prevedendo una diversa procedura per il riordino o la soppressione degli enti pubblici non economici.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica aggiunge che le attività cui è chiamato a svolgere il Commissario ad acta saranno svolte nell'ambito delle risorse disponibili.

In risposta ai chiarimenti richiesti durante l’iter al Senato il Governo:

- ha confermato che gli oneri della gestione commissariale graveranno sulle risorse ordinarie dell’Ente, come previsto dal decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali 20 novembre 2009, di nomina del Commissario ad acta;

- ha convenuto sull’opportunità di inserire nel testo della disposizione apposita clausola di invarianza finanziaria.

Si ricorda altresì che è stato segnalato come, in occasione delle precedenti proroghe dell'attività dell'ente, fosse stato previsto un finanziamento delle stesse, sia pure di importo modesto[151].

 

In merito ai profili di quantificazione, pur prendendo atto delle dichiarazioni rese durante l’esame presso il Senato, al fine di verificare l’effettività della clausola di neutralità finanziaria andrebbero esplicitate le ragioni per cui, a differenza di quanto disposto in occasione delle precedenti proroghe, la prosecuzione della gestione liquidatoria fino al 2011 non determini oneri aggiuntivi.

 

 


 

Articolo 2, comma 4-bis
(Agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina)

4-bis. Al fine di assicurare le agevolazioni per la piccola proprietà contadina, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2010, gli atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni e relative pertinenze, qualificati agricoli in base a strumenti urbanistici vigenti, posti in essere a favore di coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale, nonché le operazioni fondiarie operate attraverso l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), sono soggetti alle imposte di registro ed ipotecaria nella misura fissa ed all’imposta catastale nella misura dell’1 per cento. Gli onorari dei notai per gli atti suindicati sono ridotti alla metà. I predetti soggetti decadono dalle agevolazioni se, prima che siano trascorsi cinque anni dalla stipula degli atti, alienano volontariamente i terreni ovvero cessano di coltivarli o di condurli direttamente. Sono fatte salve le disposizioni di cui all’articolo 11, commi 2 e 3, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, nonché all’articolo 2 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99, e successive modificazioni. All’onere derivante dall’attuazione del presente comma, pari a 40 milioni di euro per l’anno 2010, si provvede mediante utilizzo delle residue disponibilità del fondo per lo sviluppo della meccanizzazione in agricoltura, di cui all’articolo 12 della legge 27 ottobre 1966, n. 910, che a tale fine sono versate all’entrata del bilancio dello Stato;

 

 

Il nuovo comma 4-bis, inserito durante l’esame del provvedimento al Senato, stabilisce per l’anno 2010 talune agevolazioni da applicare agli atti di ricomposizione fondiaria della piccola proprietà contadina, in particolare relativamente all’imposta di registro, ipotecaria e catastale ed alla determinazione degli oneri notarili.

 

Nel dettaglio, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame e fino al 31 dicembre 2010, la disposizione in esame anzitutto prevede agevolazioni in favore delle seguenti operazioni:

§         atti di trasferimento a titolo oneroso di terreni agricoli e delle relative pertinenze qualificati come “agricoli” in base a strumenti urbanistici vigenti, ove siano posti in essere a favore di coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali, iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale;

§         operazioni fondiarie operate attraverso l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare – ISMEA.

Le agevolazioni concesse consistono nei seguenti benefici:

§         applicazione delle imposte di registro ed ipotecaria nella misura fissa,

§         applicazione dell’imposta catastale nella misura  dell'1 per cento;

§         riduzione del 50% degli onorari notarili dovuti per le operazioni suindicate.

In materia di piccola proprietà contadina, si ricorda che l’art. 1, comma 1, della L. 6 agosto 1954, n. 604, come successivamente modificata, prevede l’applicazione di un regime fiscale agevolato per l’acquisto di terreni, finalizzato alla formazione e all’arrotondamento della piccola proprietà contadina.

Tali agevolazioni consistono nell’esenzione dall’imposta di bollo e nella riduzione delle imposte ipotecarie e di registro applicabili a una serie di atti (indicati all’articolo 1 della legge n. 604/1954, tra cui compravendita, permuta, affitto, concessione in enfiteusi, etc.) posti in essere per la formazione e l’arrotondamento della proprietà contadina.

Le suddette agevolazioni sono applicabili quando:

§         l'acquirente, il permutante o l'enfiteuta sia persona che dedica abitualmente la propria attività manuale alla lavorazione della terra;

§         il fondo oggetto dell’atto sia idoneo alla formazione o all'arrotondamento della piccola proprietà contadina e, in ogni caso, in aggiunta a eventuali altri fondi posseduti a titolo di proprietà o enfiteusi dall'acquirente o comunque dagli appartenenti al suo nucleo familiare, non ecceda di oltre un decimo la superficie corrispondente alla capacità lavorativa dei membri contadini del nucleo familiare stesso;

§         l'acquirente, il permutante o l'enfiteuta, nel biennio precedente all'atto di acquisto o della concessione in enfiteusi, non abbia venduto altri fondi rustici oppure abbia venduto appezzamenti di terreno la cui superficie complessiva non sia superiore ad un ettaro.

Il trattamento tributario agevolato, tenendo anche conto delle modifiche introdotte dall’articolo 7 del D.L. 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, si può così riassumere:

§         l'imposta di registro è dovuta nella misura fissa di 168 euro (mentre l'aliquota ordinaria è pari al 15 per cento del valore dichiarato nell'atto, oppure è ridotta all'8 per cento in caso di acquisto da parte di un imprenditore agricolo a titolo principale);

§         l'imposta catastale è dovuta nella misura ordinaria dell'1 per cento del prezzo dichiarato nell’atto;

§         l'imposta ipotecaria è dovuta nella misura fissa di 168 euro (l'aliquota ordinaria è pari al 2 per cento del valore);

§         il contratto è esente da imposta di bollo.

Le menzionate agevolazioni sono state prorogate una prima volta con la legge n. 590/1965 recante disposizioni per lo sviluppo della proprietà coltivatrice, che le ha procrastinate sino al 30 giugno 1983; a questa sono seguite numerose ulteriori norme di proroga annuale[152], da ultimo approvate con il comma 8 dell’articolo 2 della legge finanziaria 2009 (legge 22 dicembre 2008) che ha stabilito al 31 dicembre 2009 il termine per la concessione delle agevolazioni tributarie per la formazione e l'arrotondamento della proprietà contadina.

In merito alle figure soggettive che hanno titolo per usufruire dei benefici va richiamato l’articolo 1 del D.Lgs. n. 99/2004[153], successivamente modificato dal decreto legislativo n. 101/05[154], che ha introdotto in via generale nell’ordinamento nazionale, in luogo di quella di imprenditore agricolo a titolo principale (IATP), la nuova figura dell’imprenditore agricolo professionale (IAP), adeguandola alle nuove norme approvate con il regolamento CE n.1257/1999. La norma prevede che la qualifica di IAP venga riconosciuta a chi, in possesso di specifiche conoscenze e competenze professionali, dedichi alle attività agricole almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi da tali attività almeno il 50% del proprio reddito globale. Per i soggetti che operino nelle zone svantaggiate i requisiti suddetti sono ridotti al 25%[155]. La qualifica di IAP può essere riconosciuta, a determinate condizioni, differenziate a seconda delle forme societarie, anche alle società che abbiano come unico oggetto sociale l’esercizio di attività agricole.

Per la definizione di coltivatore diretto va invece richiamata la legge n.203 del 1982 che prevede che siano coltivatori diretti coloro che coltivano il fondo con il lavoro proprio e della propria famiglia, sempreché tale forza lavorativa costituisca almeno un terzo di quella occorrente per le normali necessità di coltivazione del fondo, tenuto conto, agli effetti del computo delle giornate necessarie per la coltivazione del fondo stesso, anche dell'impiego delle macchine agricole.

 

La norma in commento prevede la decadenza dalle predette agevolazioni per l’ipotesi in cui, prima che siano trascorsi cinque anni dalla stipula degli atti citati, i terreni siano volontariamente alienati, ovvero si cessi di coltivarli o di condurli direttamente.

Sono fatte salve le disposizioni di cui all'articolo 11, commi 2 e 3, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228[156], nonché all'articolo 2 del decreto legislativo 29 marzo 2004, n. 99[157], e successive modificazioni.

Il richiamato articolo 11 del D.lgs. 228, cosiddetta legge di orientamento agricolo, ha modificato i vincoli precedentemente disposti in materia di formazione e di arrotondamento di proprietà coltivatrice sostituendo il precedente periodo di dieci anni con quello più ridotto di cinque anni.

Anche l’estinzione anticipata del mutuo o la vendita del fondo acquistato con i suddetti benefici (comma 2) non possono aver luogo prima che siano decorsi cinque anni dall'acquisto, mentre è escluso dalla decadenza (comma 3) l'acquirente che, durante il periodo vincolativo, ferma restando la destinazione agricola, alieni il fondo o conceda il godimento dello stesso a favore del coniuge, di parenti entro il terzo grado o di affini entro il secondo grado, che esercitano l'attività di imprenditore agricolo (come definito all'articolo 2135 del codice civile). Tale esclusione si applica anche in tutti i casi di alienazione conseguente all'attuazione di politiche comunitarie, nazionali e regionali volte a favorire l'insediamento di giovani in agricoltura o tendenti a promuovere il prepensionamento nel settore.

L’articolo 2 del D.lgs. n. 99/2004 reca, tra l’altro (commi 4 e 4-bis) le agevolazioni in favore delle società agricole, prevedendo che ad esse – se qualificate come imprenditori agricoli professionali - sono riconosciute le agevolazioni tributarie in materia di imposizione indiretta e creditizie stabilite dalla normativa vigente a favore delle persone fisiche in possesso della qualifica di coltivatore diretto. La perdita da parte delle società dei requisiti necessari al riconoscimento della qualifica di IAP (requisiti enunciati all’articolo 1, comma 3 del medesimo D.Lgs.) nei cinque anni dall’applicazione delle agevolazioni determina la decadenza dalle agevolazioni stesse.

Inoltre, le stesse agevolazioni sono riconosciute anche alle società agricole di persone con almeno un socio coltivatore diretto, alle società agricole di capitali con almeno un amministratore coltivatore diretto, nonché alle società cooperative con almeno un amministratore socio coltivatore diretto, iscritti nella relativa gestione previdenziale e assistenziale. Anche per tali forme societarie la perdita di tali requisiti nei termini suddetti determina la decadenza dalle agevolazioni.

 

L’ultimo periodo del comma in esame prevede che all'onere derivante dall'attuazione del presente comma, quantificato in 40 milioni di euro per l'anno 2010, si provvede mediante utilizzo delle residue disponibilità del fondo per lo sviluppo della meccanizzazione in agricoltura, di cui all'articolo 12 della legge 27 ottobre 1966, n. 910, che a tale fine sono versate all'entrata del bilancio dello Stato.

Il Fondo, la cui istituzione è stata fin dall’inizio sottoposta a termine, è stato oggetto di una numerosa serie di interventi che ne hanno procrastinato la operatività. La originaria scadenza del 30/6/1964 è stata pertanto portata al 30/6/69 dall’art. 12 della legge n. 454/61; al 31/12/80 dall’art. 1 della legge n. 910/66; al 31/12//95 dall’art. 2 del D.L. n. 377/75 (con. mod. legge n. 493/75; al 31/12/2002 dall’art 1 del D.L. n. 552/96, convertito con modificazioni dalla legge n. 642/96, che ne ha nel contempo assegnata la gestione alle regioni. Interventi di proroga del Fondo hanno tuttavia continuato ad essere approvati, ultimi l’art. 1, co. 1 del decreto legge n. 236/2002 (conv. mod. L.. 284/2002), che ha prorogato il termine al 31 dicembre 2005, ed il successivo art. 26 del D.L. 273/2005 che lo ha protratto di dodici mesi e fino al 31 dicembre 2007. Infine l’art. 26, co. 2 del D.L. n. 248/07 ha stabilito il termine del 31/12/2008.

Il Fondo per la meccanizzazione in agricoltura è stato istituito presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, che ne aveva la gestione al di fuori della amministrazione statale, dall’articolo 5 ss. della legge n. 949/1952 che gli aveva attribuito le caratteristiche del fondo di rotazione[158].

L'articolo 12 della legge n. 910/1966 ha completamente rivisto le modalità operative del Fondo, che è stato destinato a concedere prestiti per l'acquisto di macchine agricole e di attrezzature connesse, nonché per l'acquisto di attrezzature mobili per la copertura di colture di pregio, ivi compresa la floricoltura. Tali benefici potevano essere concessi anche per l'acquisto di mezzi agricoli per trasporto di persone, animali e cose, a favore delle aziende silvo-pastorali che operano strettamente in zone carenti di rete viaria.

Per gli acquisti effettuati da coltivatori diretti, singoli o associati, il prestito poteva essere concesso nella misura del 90 per cento della spesa ammissibile, con particolare considerazione per le domande presentate da cooperative di coltivatori diretti. Agli stessi, per l'acquisto di macchine operatrici e attrezzature meccaniche, per una spesa non superiore ad un milione delle vecchie lire, potevano essere concessi, in alternativa ai prestiti, contributi in conto capitale nella misura massima del 25 per cento.

L’articolo 7 del decreto-legge n. 377/75 (conv.mod. L. 493/1975) aveva esteso le finalità operative del Fondo che poteva provvedere alla erogazione di mutui di durata decennale destinati a: l'acquisto di attrezzature mobili e semimobili destinate alla realizzazione di reti di distribuzione dell'acqua a fini irrigui, anche nel caso in cui dette attrezzature venissero a costituire parte integrante di impianti fissi di irrigazione; l'installazione di macchine ed attrezzature di distribuzione di gas per l'alimentazione di caldaie e condizionatori d'aria per serre destinate alla coltivazione di prodotti ortofrutticoli e floricoli, ivi comprese le cabine di decompressione e misurazione del gas e le condotte mobili o fisse nonché altre attrezzature occorrenti alla rete di distribuzione. Per gli acquisti effettuati da coltivatori diretti, proprietari o affittuari singoli o associati, da mezzadri e coloni e da cooperative agricole, l'importo del mutuo arrivava al 100 per cento della spesa riconosciuta ammissibile; per gli altri operatori, il mutuo era concesso nella misura del 75% della spesa. Era accordata preferenza alle domande di mutuo presentate da coltivatori diretti e dalle cooperative agricole.

 

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo delle modifiche apportate nel corso dell’esame al Senato ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

 (milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

2009

2010

2011

2012

Minori entrate

 

40,0

 

 

 

40,0

 

 

 

40,0

 

 

 

 

La relazione tecnica di corredo alla disposizione, introdotta nel corso dell’esame in prima lettura al Senato, ricorda che la norma dispone l’applicazione, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame e fino al 31 dicembre 2010, delle agevolazioni fiscali per l’accorpamento della proprietà contadina, limitatamente ai coltivatori diretti ed imprenditori agricoli professionali iscritti nella relativa gestione previdenziale ed assistenziale.

Le agevolazioni comportano l’applicazione delle imposte di registro ed ipotecaria in misura fissa, pari a 168 euro per ciascuna imposta, e dell’imposta catastale nella misura dell’1 per cento.

In assenza di tale agevolazione ai trasferimenti di terreni agricoli in questione si applicherebbe un prelievo complessivo dell’11 per cento, di cui l’8 per cento a titolo di imposta di registro, il 2 per cento a titolo di imposta ipotecaria e l’1 per cento a titolo di imposta catastale.

La relazione tecnica quantifica, per competenza e cassa, una perdita di gettito di 40 milioni di euro nel 2010. 

      

La quantificazione utilizza i dati delle registrazioni di trasferimenti a titolo oneroso di terreni agricoli effettuate nel 2008. In base a tali dati, risultano registrati 18.800 trasferimenti di terreni agricoli agevolati  per l’arrotondamento della proprietà contadina, con un valore dichiarato pari a 1.900 milioni di euro.

In assenza dell’agevolazione tali trasferimenti avrebbero scontato imposte per un ammontare di 209 milioni di euro (1.900*11%).

La previsione dell’agevolazione produce, invece, un gettito di circa 25 milioni di euro [(168*18.800)*2+(1.900*1%)].

Pertanto, ipotizzando costante il numero dei trasferimenti, si produrrebbe nel 2010 una perdita di gettito potenziale di circa 184 milioni di euro.

Tuttavia la perdita di gettito si riduce a 46 milioni di euro in ragione d’anno, considerando che l’agevolazione è indirizzata ai soli coltivatori diretti iscritti alle relative gestioni previdenziali ed assistenziali e che questi, in base a dati del Ministero delle politiche agricole e forestali, rappresentano circa un quarto dei coltivatori diretti.

La perdita di gettito effettiva si riduce a 40 milioni di euro nel 2010, tenendo conto del fatto che l’agevolazione si applica a decorrere dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la quantificazione appare corretta in base ai dati ed alle ipotesi utilizzati dalla relazione tecnica.

 

 In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento all’utilizzo delle residue disponibilità del fondo per lo sviluppo della meccanizzazione agricola, appare opportuno, trattandosi di un fondo fuori bilancio, che il Governo chiarisca se lo stesso rechi le necessarie disponibilità e l’ammontare delle risorse residue.

 

 

 


 

Articolo 2, comma 5
(Pubblicità legale)

5. All’articolo 32, comma 5, della legge 18 giugno 2009, n. 69, le parole: «1º gennaio 2010» sono sostituite dalle seguenti: «1º gennaio 2011».

 

 

Il comma 5, modificato in corso di esame presso il Senato, interviene sull’art. 32 della legge n. 69 del 2009[159], recante disposizioni finalizzate all’“eliminazione degli sprechi” collegati al mantenimento delle pubblicazioni legali in forma cartacea.

In particolare, la disposizione in esame prevede lo slittamento dal 1° gennaio 2010 al 1° gennaio 2011 del termine fissato dal comma 5 del citato art. 32, già modificato dal D.L. n. 194/2009[160]. Alla scadenza di tale termine le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non produrranno più effetto di pubblicità legale. Infatti, questo effetto, scaduto il predetto termine, viene ricondotto esclusivamente ad atti e provvedimenti amministrativi pubblicati da pubbliche amministrazioni ed enti pubblici sui propri siti informatici.

Resta, ad ogni modo, ferma la possibilità per le amministrazioni e gli enti pubblici, in via integrativa, di effettuare la pubblicità sui quotidiani a scopo di maggiore diffusione, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio.

Pertanto, in base alla novella in esame, a partire dal 1° gennaio 2011, l'unica forma di pubblicità legale sarà quella assolta in modo virtuale.

 

La disposizione in commento non interviene sugli altri commi dell’art. 32. In particolare restano fermi i commi 1 e 2 nei quali si fa riferimento al termine del 1° gennaio 2010. Il comma 1 prevede che  “a far data dal 1° gennaio 2010, gli obblighi di pubblicazione di atti e provvedimenti amministrativi aventi effetto di pubblicità legale si intendono assolti con la pubblicazione nei propri siti informatici da parte delle amministrazioni e degli enti pubblici obbligati”. Il comma 2 stabilisce che “dalla stessa data del 1° gennaio 2010, al fine di promuovere il progressivo superamento della pubblicazione in forma cartacea, le amministrazioni e gli enti pubblici tenuti a pubblicare sulla stampa quotidiana atti e provvedimenti concernenti procedure ad evidenza pubblica o i propri bilanci, oltre all’adempimento di tale obbligo con le stesse modalità previste dalla legislazione vigente alla data di entrata in vigore della presente legge, ivi compreso il richiamo all’indirizzo elettronico, provvedono altresì alla pubblicazione nei siti informatici, secondo modalità stabilite con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti per le materie di propria competenza”.

 

 


 

Articolo 2, commi 6 e 7
(Proroga termine riordino all’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e della trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI)

6. Il termine del 31 marzo 2010 di cui all’articolo 3, comma 3-bis, del decreto-legge 3 novembre 2008, n. 171, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 dicembre 2008, n. 205, è prorogato al 31 dicembre 2010.

7. All’onere derivante dalla disposizione di cui al comma 6, pari a 204.000 euro per l’anno 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1º ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, e successive modificazioni.

 

 

Il comma 6 interviene sulla vita dell'Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e della trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI) disponendo che il termine previsto dall'articolo 3, comma 3-bis, del D.L. n. 171/08 per l'adozione del regolamento di riordino del suddetto ente sia prorogato dal 31 marzo al 31 dicembre 2010.

Tale regolamento dovrà essere adottato ai sensi dell'articolo 2, comma 634, della legge n. 244 del 2007 Finanziaria 2008 che ha attribuito una delega al Ministro per la semplificazione normativa, al Ministro per l'attuazione del programma di Governo e al Ministro dell'economia e delle finanze, per la emanazione di uno o più regolamenti volti al riordino, trasformazione o soppressione con conseguente messa in liquidazione, di enti ed organismi pubblici statali, nonché di strutture pubbliche statali o partecipate dallo Stato, anche in forma associativa.

La delega, accompagnata dalla enunciazione di principi e criteri direttivi, è stata a suo tempo conferita allo scopo di ridurre le spese di funzionamento delle amministrazioni pubbliche ed è accompagnata da un elenco degli enti da riordinare o sopprimere, nel quale è stato appunto inserito l’EIPLI.

Il comma 3-bis dell'art 3 del decreto-legge n. 171/2008, introdotto dalla legge di conversione n. 205/08, prorogava - per quel che riguarda l'EIPLI - al 31 marzo 2010 il termine del 31 marzo 2009 stabilito dal primo comma dell'articolo 26 del D.L. n. 112/08[161], norma c.d. "taglia enti". Tale ultima norma disponeva che gli enti pubblici non economici con una dotazione organica inferiore alle 50 unità, con esclusione degli ordini professionali e le loro federazioni, delle federazioni sportive e di altri enti espressamente elencati, fossero soppressi al novantesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto, ad eccezione di quelli confermati con decreto dei Ministri per la pubblica amministrazione e l'innovazione e per la semplificazione normativa, da emanarsi entro il predetto termine. Disponeva inoltre la soppressione di tutti gli enti pubblici non economici per i quali, alla scadenza del 31 marzo 2009, non fossero stati emanati i regolamenti di riordino ai sensi del comma 634 dell'articolo 2 della n. 244/07.

In merito al riordino dell’EIPLI si ricorda che il comma 1055, art. 1 della legge n. 296/06 (legge finanziaria per il 2007) ha stabilito che entro il 30 novembre 2007 - termine differito in seguito al 30 aprile 2008[162] - il commissario straordinario dell'Ente doveva effettuare una puntuale ricognizione della situazione debitoria dell'EIPLI e definire, con i creditori, un piano di rientro da trasmettere al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con il quale stabilire le procedure amministrative e finanziarie per il risanamento dell'EIPLI. La stessa disposizione prevede che, dopo aver proceduto al risanamento finanziario dell'Ente, il Ministro delle politiche agricole emana, d'intesa con le regioni Puglia, Basilicata e Campania, un decreto per la trasformazione dell'EIPLI in società per azioni, compartecipata dallo Stato e dalle regioni interessate. Al fine di concorrere alle esigenze più immediate dell'EIPLI lo stesso comma 1055 gli ha assegnato un contributo straordinario di 5 milioni di euro per l'anno 2007.

La relazione al disegno di legge rileva che il piano di rientro, ufficialmente trasmesso nel novembre scorso, è allo studio del Ministero che sta valutando le varie voci che lo compongono, soprattutto per quanto riguarda il recupero delle somme iscritte come crediti nelle poste attive.  Trattandosi di una valutazione complessa, richiede tempi più ampi di quelli consentiti dall'attuale formulazione del comma 3-bis dell'articolo 3 citato, anche perché coinvolge diverse istituzioni, tra le quali, in primo luogo, le regioni Basilicata e Puglia.

 

Il comma 7 dispone la copertura finanziaria dell'onere derivante dalla disposizione di cui al comma precedente, pari a 204.000 euro per l'anno 2010, per la quale si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1° ottobre 2005, n. 202.

Il D.L. 1° ottobre 2005, n. 202 (conv. mod. L. 244/05) reca "Misure urgenti per la prevenzione dell'influenza aviaria", e autorizza, nel richiamato art. 5 (riguardante il settore avicolo), comma 3-ter,  la spesa di 2 milioni di euro per l'anno 2006 e di 8 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2007 a favore degli allevatori avicoli, delle imprese di macellazione e trasformazione di carne avicola nonché mangimistiche operanti nella filiera e degli esercenti attività di commercio all'ingrosso di carni avicole per i quali il precedente comma 3-bis ha previsto la sospensione dei termini relativi agli adempimenti e ai versamenti tributari, nonché del pagamento di ogni contributo o premio di previdenza e assistenza sociale.


Profili finanziari

 

La relazione tecnica conferma l’onere indicato dal testo (204.000 euro per il 2010) e fa presente che la proroga si rende necessaria per consentire il completamento dell'azione di risanamento dell'EIPLI attualmente in corso.

La relazione precisa che il piano di rientro predisposto dal commissario straordinario è allo studio del MIPAF e coinvolge altre istituzioni, fra cui le regioni Basilicata e Puglia.

La RT conferma, inoltre, che il capitolo 2275 del MIPAF, utilizzato per la copertura finanziaria dell’onere, presenta le necessarie disponibilità.

In risposta ai rilievi formulati nel corso del dibattito presso il Senato, il Governo ha precisato[163] che l’onere è stato quantificato tenendo conto che, per l’anno 2010, la proroga opera per 9 mesi (aprile-dicembre).

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che l’onere indicato dal testo e dalla relazione tecnica risulta in linea con le stime utilizzate per i precedenti provvedimenti di proroga: si fa riferimento, in particolare, all’articolo 3, comma 3-bis, del DL 171/2008[[164]], che per un analogo rinvio del termine di adozione del regolamento di riordino dell’ente (aprile-dicembre 2009) aveva previsto un onere pari a 200.000 euro.

Ciò premesso, si osserva che il Governo non ha fornito (né per il DL 171/2008 né per le norme in esame) i dati e gli elementi posti alla base della quantificazione. Appare pertanto necessario acquisire tali elementi al fine di consentire una verifica della quantificazione indicata.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento alla riduzione all’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge n. 202 del 2005, si ricorda che le relative risorse sono iscritte nel capitolo 2275 del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, che da una interrogazione effettuata alla banca dati della Ragioneria generale dello Stato reca le necessarie disponibilità.

 

 


 

Articolo 2, commi 7-bis e 7-ter
(Riduzione assetto organizzativo della Presidenza del Consiglio
dei Ministri)

7-bis. All'articolo 74 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al comma 1, alinea, sono soppresse le seguenti parole: «ivi inclusa la Presidenza del Consiglio dei ministri,»;

b)  al comma 4, il terzo periodo è sostituito dal seguente: «In considerazione delle esigenze generali di compatibilità nonché degli assetti istituzionali, la Presidenza del Consiglio dei ministri assicura il conseguimento delle economie, corrispondenti a una riduzione degli organici dirigenziali pari al 7 per cento della dotazione di livello dirigenziale generale e al 15 per cento di quella di livello non generale, con l'adozione di provvedimenti specifici del Presidente del Consiglio dei ministri ai sensi del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, che tengono comunque conto dei criteri e dei princìpi di cui al presente articolo.».

7-ter. All'onere conseguente al minor risparmio derivante dalle disposizioni di cui al comma 7-bis, quantificate in 2 milioni di euro, si provvede mediante soppressione dell'autorizzazione di spesa, di pari importo, di cui all'articolo 1, comma 724, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e all'articolo 26, comma 6, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.

 

 

L’articolo 2, comma 7-bis, introdotto nel corso dell’esame del provvedimento in Senato, modifica la normativa relativa alla riduzione degli assetti organizzativi, prevista dall’art. 74, D.L. 112/2008[165], in relazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

L’articolo 74 dispone che tutte le amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ivi inclusa la Presidenza del Consiglio, e varie categorie di enti pubblici nazionali ridimensionino gli assetti organizzativi esistenti secondo principi di efficienza, razionalità ed economicità, riducendo in corrispondenza le dotazioni organiche. L’articolo dispone altresì la riorganizzazione delle strutture periferiche delle amministrazioni statali. Alle amministrazioni inadempienti è fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto.

Per un’esposizione più dettagliata si rinvia al commento dell’art. 2, co. 8-bis-8-septies del presente provvedimento.

 

In base al testo vigente, la Presidenza è tenuta, al pari delle altre amministrazioni soggette alle misure di razionalizzazione, a:

a)      ridurre il numero degli uffici dirigenziali generali in misura non inferiore al 20% e quelli di livello dirigenziale non generale in misura non inferiore al 15%;

b)      ridurre corrispondentemente la dotazione del personale con qualifica dirigenziale;

c)      rideterminare la dotazione organica del personale non dirigenziale, apportando una riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti di organico di tale personale.

Con due novelle al comma 1 e al comma 4, terzo periodo, dell’art. 74, le disposizioni in commento attenuano gli obblighi di riduzione dell’assetto organizzativo della Presidenza del Consiglio, che sarà tenuta esclusivamente a ridurre del 7% la dotazione di livello dirigenziale generale e del 15% della dotazione di livello dirigenziale non generale.

 

Il comma 7-ter dispone la copertura del minor risparmio derivante dal comma 7-bis, quantificato dalla norma in 2 milioni di euro, mediante la soppressione dell’autorizzazione di spesa, di pari importo, per il funzionamento dell'Unità per il monitoraggio della qualità dell'azione di governo degli enti locali, istituita dall’articolo 1, comma 724, della legge finanziaria 2007[166]. La predetta Unità è stata però successivamente soppressa dall’articolo 26, comma 6, del citato D.L. 112/2008.

 

Si ricorda che l’Unità di monitoraggio della qualità dell'azione di governo degli enti locali è stata costituita quale struttura amministrativa presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e più precisamente presso il Dipartimento per gli affari regionali, con il compito di accertamento dei presupposti per il riconoscimento delle “misure premiali previste dalla normativa vigente” destinati agli enti locali che conseguano determinati obiettivi di contenimento e di efficienza della spesa, nonché verifica delle dimensioni organizzative ottimali degli enti locali medesimi. Per tale Unità è stata prevista la vigilanza del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali ed uno stanziamento per il suo funzionamento, costituito nell’ambito del bilancio della Presidenza del Consiglio, pari a 2 milioni di euro annui a decorrere dal 2007. Si segnala che i compiti attribuiti all’Unità si affiancano, ma non sostituiscono le funzioni di verifica e controllo contabile e di gestione propri della RGS e della Corte dei conti.

Successivamente, l’articolo 26 (che riporta in epigrafe la denominazione di “taglia-enti”) del D.L 112/2008, al comma 6, ha disposto la soppressione, a decorrere dall’entrata in vigore della legge di conversione del predetto D.L. 112[167], della predetta Unità di monitoraggio, prevedendo che la relativa dotazione finanziaria, pari a 2 milioni di euro, confluisse in un apposito fondo da istituire nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri.

 

Al riguardo, rispetto alla formulazione del testo, si segnala che la disposizione relativa alla soppressione dell’autorizzazione di spesa andrebbe circoscritta con riferimento al solo articolo 26, comma 6, del D.L. 112/2008, istitutivo del fondo iscritto nel bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri nel quale sono confluite le risorse per il funzionamento dell’Unità di monitoraggio della qualità dell'azione di governo degli enti locali, considerato che tale Unità risulta già soppressa dal medesimo articolo 26, comma 6.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2010

2011

2012

2010

2011

2012

Maggiori spese correnti

2,0

2,0

2,0

2,0

2,0

2,0

2,0

2,0

2,0

Minori spese correnti

-2,0

-2,0

-2,0

-2,0

-2,0

-2,0

-2,0

-2,0

-2,0

 

La relazione tecnica si limita ad affermare che la disposizione comporta effetti finanziari quantificati in 2 milioni di euro senza fornire informazioni aggiuntive.

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che non è stato possibile riscontrare la congruità della quantificazione proposta in quanto non sono state fornite le informazioni circa gli elementi posti alla base della stima della spesa.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, si ricorda che le risorse delle quali è previsto l’utilizzo, pari a 2 milioni, derivano dalla soppressione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 724, della legge n. 296 del 2006, e sono iscritte nel capitolo 452 del bilancio autonomo della Presidenza del Consiglio. Si segnala, tuttavia, che, nonostante la suddetta disposizione autorizzi la spesa di 2 milioni di euro, nel relativo capitolo del bilancio di previsione della Presidenza del Consiglio per l’anno 2010, sono stanziate risorse pari a 1,8 milioni di euro. La differenza tra l’autorizzazione di spesa sostanziale e le relative risorse iscritte in bilancio potrebbe essere dovuta ai tagli lineari, che hanno riguardato anche il capitolo del bilancio con il quale si provvede al trasferimento delle risorse  alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Al riguardo, anche al fine di valutare la congruità della copertura, appare, pertanto, opportuno un chiarimento da parte del Governo.

 Dal punto di vista formale, si segnala, inoltre, che la norma non specifica la decorrenza temporale dell’onere, che può desumersi solo dal prospetto riepilogativo degli effetti finanziari del provvedimento.


 

Articolo 2, comma 8
(Validità delle graduatorie delle amministrazioni pubbliche soggette
a limitazioni delle assunzioni)

8. All’articolo 5, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole: «31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2010».

 

 

L’articolo 2, comma 8, proroga al 31 dicembre 2010 il termine di validità delle graduatorie concorsuali, indicato all’articolo 1, comma 100, della L. 311/2004[168] (legge finanziaria per il 2005), per le assunzioni di personale presso le amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni delle assunzioni.

Tale termine era stato precedentemente prorogato al 31 dicembre 2009 dall’articolo 5 del D.L. 207/2008[169] il quale aveva disposto altresì l’applicazione di tale proroga alle graduatorie per le assunzioni a tempo indeterminato approvate successivamente al 1° gennaio 2001. Nel sopra richiamato comma 100 dell’articolo 1 si è prevista la proroga di un triennio (cioè fino al 31 dicembre 2007) del termine relativo alla validità delle graduatorie concorsuali per le pubbliche amministrazioni soggette alle disposizioni limitative delle assunzioni di personale per gli anni 2005, 2006 e 2007.

 

In precedenza analoghe disposizioni di proroga (annuali) erano state previste dall’articolo 34, comma 12, primo periodo della L. 289/2002 (legge finanziaria per il 2003) e dall’articolo 3, comma 61 della L. 350/2003 (legge finanziaria per il 2004). Da ultimo, il termine in questione è stato prorogato al 31 dicembre 2008 dall’articolo 1, comma 536, della L. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007).

In materia di graduatorie dei concorsi pubblici, si ricorda che il comma 5-ter dell’articolo 35 del D.Lgs. 165/2001[170], prevede che tali graduatorie, per tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001[171], rimangano valide per un termine di 3 anni dalla data di pubblicazione, fermi restando i periodi di vigenza inferiori previsti da leggi regionali. Con il recente D.lgs. 150/2009[172] si è stabilito altresì che il principio della parità di condizioni per l'accesso ai pubblici uffici è garantito, mediante specifiche disposizioni del bando, con riferimento al luogo di residenza dei concorrenti, quando tale requisito sia strumentale all'assolvimento di servizi altrimenti non attuabili o almeno non attuabili con identico risultato.

Merita ricordare, infine, che una specifica deroga al richiamato comma 5-ter è contenuta nell’articolo 24-quater del D.L. 248/2007[173], riferita al solo Ministero del lavoro, il quale dispone che, per fronteggiare le esigenze relative alla prevenzione degli infortuni e delle morti sui luoghi di lavoro, lo stesso Ministro del lavoro possa utilizzare la graduatoria formata all’esito dei concorsi pubblici per esami a complessivi 795 posti di ispettore del lavoro fino al 10 dicembre 2010.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare al riguardo considerato che la disposizione si limita a prorogare il termine di validità delle graduatorie dei concorsi delle amministrazioni soggette al blocco delle assunzioni.


Articolo 2, commi 8-bis – 8-septies
(Riduzione assetti organizzativi delle Pubbliche amministrazioni)

8-bis. In considerazione di quanto previsto al comma 8, le amministrazioni indicate nell’articolo 74, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, all’esito della riduzione degli assetti organizzativi prevista dal predetto articolo 74, provvedono, anche con le modalità indicate nell’articolo 41, comma 10, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14:

a) ad apportare, entro il 30 giugno 2010, un’ulteriore riduzione degli uffici dirigenziali di livello non generale, e delle relative dotazioni organiche, in misura non inferiore al 10 per cento di quelli risultanti a seguito dell’applicazione del predetto articolo 74;

b) alla rideterminazione delle dotazioni organiche del personale non dirigenziale, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca, apportando una ulteriore riduzione non inferiore al 10 per cento della spesa complessiva relativa al numero dei posti di organico di tale personale risultante a seguito dell’applicazione del predetto articolo 74.

8-ter. Per la Presidenza del Consiglio dei Ministri si provvede con le modalità indicate al citato articolo 74, comma 4, terzo periodo, del decreto-legge n. 112 del 2008.

8-quater. Alle amministrazioni che non abbiano adempiuto a quanto previsto dal comma 8-bis entro il 30 giugno 2010 è fatto comunque divieto, a decorrere dalla predetta data, di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto; continuano ad essere esclusi dal predetto divieto gli incarichi conferiti ai sensi dell’articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni. Fino all’emanazione dei provvedimenti di cui al comma 8-bis le dotazioni organiche sono provvisoriamente individuate in misura pari ai posti coperti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto; sono fatte salve le procedure concorsuali e di mobilità nonché di conferimento di incarichi ai sensi dell’articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001 avviate alla predetta data.

8-quinquies. Restano esclusi dall’applicazione dei commi da 8-bis a 8-quater le amministrazioni che abbiano subito una riduzione delle risorse ai sensi dell’articolo 17, comma 4, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, e del comma 6 del medesimo articolo 17, il personale amministrativo operante presso gli Uffici giudiziari, il Dipartimento della protezione civile, le Autorità di bacino di rilievo nazionale, il Corpo della polizia penitenziaria, i magistrati, l’Agenzia italiana del farmaco, nei limiti consentiti dalla normativa vigente, nonché le strutture del comparto sicurezza, delle Forze armate, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, e quelle del personale indicato nell’articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n. 165 del 2001. Restano altresì escluse dal divieto di cui al comma 8-quater e di cui all’articolo 17, comma 7, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, le assunzioni del personale dirigenziale reclutato attraverso il corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, con decreto direttoriale del 12 dicembre 2005, n. 269, ai sensi del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, da effettuare in via prioritaria nell’ambito delle ordinarie procedure assunzionali. Le disposizioni di cui ai commi 8-bis e 8-quater si applicano, comunque, anche ai Ministeri.

8-sexies. Restano ferme le vigenti disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni.

8-septies. Sono abrogati i commi 3, 5, 7, 8, primo e terzo periodo, e 9 dell’articolo 17 del decreto-legge n. 78 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 2009. A decorrere dal 1º gennaio 2010 le dotazioni di bilancio rese indisponibili ai sensi del citato articolo 17, comma 4, del decreto-legge n. 78 del 2009, sono ridotte definitivamente.

 

 

Con le disposizioni in esame, introdotte al Senato, si prevede, all’esito del processo di riorganizzazione di cui all’art. 74, D.L. 112/2008[174], un’ulteriore riduzione degli assetti organizzativi delle amministrazioni pubbliche con obiettivi di contenimento della spesa. Tale ulteriore riduzione non è prevista dalla disposizione del comma 8-ter per la Presidenza del Consiglio.

 

Si ricorda che negli ultimi anni, sono state adottate più volte misure strutturali finalizzate all'effettivo contenimento dei costi e alla razionalizzazione della spesa degli apparati pubblici centrali e periferici, da attuare mediante un processo di riorganizzazione e di accorpamento delle amministrazioni centrali.

Da ultimo, l’articolo 74 del D.L. 112/2008 ha stabilito che tutte le amministrazioni statali e varie categorie di enti pubblici nazionali dovessero:

§         ridimensionare gli assetti organizzativi esistenti secondo principi di efficienza, razionalità ed economicità, riducendo il numero degli uffici dirigenziali (del 20% per quelli di livello generale e del 15% per quelli di livello non dirigenziale);

§         ridurre il contingente di personale adibito allo svolgimento di compiti logistico-strumentali e di supporto in misura non inferiore al 10% con contestuale riallocazione delle risorse umane eccedenti tale limite negli uffici che svolgono funzioni istituzionali;

§         rideterminare le dotazioni organiche del personale non dirigenziale, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca, apportando una riduzione non inferiore al 10% della spesa complessiva relativa al numero dei posti di organico di tale personale;

§         rideterminare la rete periferica su base regionale o interregionale, o, in alternativa, riorganizzare le strutture periferiche nell’ambito delle prefetture-uffici periferici del Governo (UTG).

Per le amministrazioni inadempienti è comminata la sanzione del divieto di procedere ad assunzioni di personale, a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto.

Il termine previsto per la riorganizzazione era il 30 novembre 2008 ed è stato successivamente differito al 31 maggio 2009 per i soli ministeri in virtù dell’art. 41, co. 10, D.L. 207/2008.

 

Le disposizioni in esame hanno, quali destinatari, le amministrazioni indicate nell’articolo 74, co. 1, D.L. 112/2008, ossia, le amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo (ivi comprese – precisa la disposizione – le agenzie, incluse le agenzie fiscali), gli enti pubblici non economici, gli enti di ricerca e gli enti pubblici di cui all'art. 70, co. 4, del D.Lgs. 165/2001[175].

 

Il comma 4 dell’art. 70 citato fa riferimento ai seguenti enti e organismi:

§         Ente autonomo esposizione universale di Roma (trasformato in società per azioni con D.Lgs. 304/1999);

§         enti autonomi lirici ed istituzioni concertistiche assimilate (trasformati in fondazioni lirico-sinfoniche con D.Lgs. 367/1996);

§         Agenzia spaziale italiana (ASI);

§         Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato;

§         Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura;

§         Comitato nazionale per la ricerca e lo sviluppo dell'energia nucleare e delle energie alternative (ENEA);

§         Azienda autonoma di assistenza al volo per il traffico aereo generale;

§         Registro aeronautico italiano (RAI);

§         Comitato olimpico nazionale italiano (CONI);

§         Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro;

§         Ente nazionale per l'aviazione civile (E.N.A.C.);

§         Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (CNIPA);

§         Cassa depositi e prestiti.

 

Come sopra accennato, il comma 8 ter non contiene disposizioni di riduzione di assetti organizzativi. Esso, infatti, effettua un rinvio all’art. 74, co. 1, D.L. 112/2008 nel quale, in base alla modifica introdotta dall’art. 2, co. 7-bis, del decreto in esame (v., supra), vengono attenuati gli obblighi di riduzione dell’assetto organizzativo della Presidenza del Consiglio (obbligo di riduzione del 7% della dotazione di livello dirigenziale generale e del 15% della dotazione di livello dirigenziale non generale).

 

Il ridimensionamento degli assetti organizzativi dovrà comportare una ulteriore riduzione degli uffici dirigenziali di livello non generale e delle relative dotazioni organiche entro il 30 giugno 2010, in misura non inferiore, al 10 per cento di quelli risultanti dalla riduzione operata ai sensi dell’art. 74, D.L. n. 112/2008.

Anche le dotazioni organiche del personale non dirigenziale dovranno essere corrispondentemente rideterminate, ad esclusione di quelle degli enti di ricerca. In tale ottica, si prevede una riduzione non inferiore al 10 per cento della spesa complessiva relativa al numero dei posti di organico di tale personale, quale risultante dall’applicazione dell’art. 74, D.L. n. 112/2008.

 

Il termine del 30 giugno 2010 è stabilito per la riduzione sia degli uffici dirigenziali generali, sia delle piante organiche del personale non dirigenziale ai sensi del comma 8-quater, che prevede la sanzione a carico delle amministrazioni inadempienti.

 

Il comma 8-bis specifica che il ridimensionamento degli assetti organizzativi dovrà essere attuato anche “con le modalità indicate dall’articolo 41, comma 10 del decreto legge 30 dicembre 2008, n. 207”, che prevede per i Ministeri sia la possibilità di provvedere alla riduzione delle dotazioni organiche mediante D.P.C.M., sia la possibilità di utilizzare i decreti ministeriali non regolamentari per riorganizzare gli uffici dirigenziali non generali, anche in deroga alla distribuzione di tali uffici operata dal regolamento di organizzazione.

 

Si ricorda che l’articolo 41, al comma 10, oltre a differire al 31 maggio 2009 il termine per l’attuazione della riorganizzazione da parte dei ministeri prefigurata dall’articolo 74 del D.L. 112/2008, ha previsto per i ministeri, la facoltà di provvedere alla riduzione delle dotazioni organiche con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Inoltre, con una modifica all’art. 4 del D.Lgs. 300/1999[176], ha stabilito che i decreti ministeriali con i quali si procede alla individuazione degli uffici di livello dirigenziale non generale di ciascun ministero e alla definizione dei relativi compiti, possono provvedere altresì alla distribuzione degli uffici di livello dirigenziale non generale tra le strutture di livello dirigenziale generale, anche in deroga all’eventuale distribuzione degli uffici di livello dirigenziale non generale stabilita nel regolamento di organizzazione del singolo ministero.

 

Per l’attuazione delle disposizioni di contenimento nella Presidenza del Consiglio dei Ministri occorre, invece, fare riferimento alle modalità indicate all’art. 74, co. 4, D.L. 112/2008, in base alle quali la Presidenza è chiamata ad assicurare il conseguimento dei risultati di contenimento previsti dalla norma attraverso specifici provvedimenti del Presidente del Consiglio (comma 8-ter).

 

In relazione all’operatività delle norme di razionalizzazione organizzativa nei confronti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, si consideri l’opportunità di coordinare le disposizioni in esame con le modifiche introdotte dal precedente comma 7-bis.

Per quanto concerne le modalità di attuazione delle misure di contenimento, va evidenziato che la norma in esame comprende nella sua sfera applicativa una pluralità di amministrazioni pubbliche, mentre le modalità richiamate riguardano solo i Ministeri e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Come già previsto per la riorganizzazione stabilita dal D.L. 112/2008, alle amministrazioni inadempienti al 30 giugno 2010 è fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto (comma 8-quater), fatta eccezione per il conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni all’amministrazione di riferimento, di cui all’art. 19, co. 5-bis e 6, d.lgs. n. 165/2001.

 

L’art. 19, co. 6, del D.Lgs. 165 prevede la possibilità, a certe condizioni, di conferire incarichi di funzione dirigenziale a soggetti esterni alla pubblica amministrazione, ovvero a personale pubblico non dirigente (anche appartenente all’amministrazione conferente), con contratto a tempo determinato. Il numero di incarichi non può comunque eccedere una certa soglia, per ciascuna amministrazione, pari al 10% della dotazione organica dei dirigenti di prima fascia e l’8% di quella di seconda fascia. Inoltre, tali incarichi devono essere conferiti a personale di particolare e comprovata esperienza professionale.

Tra le caratteristiche indicate si ricordano:

§         lo svolgimento di funzioni dirigenziali in organismi pubblici o privati per almeno cinque anni;

§         il conseguimento di una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile da una formazione universitaria oppure da concrete esperienze di lavoro anche presso amministrazioni statali, comprese le stesse che conferiscono gli incarichi, in posizioni funzionali previste per l'accesso alla dirigenza;

§         la provenienza da settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato.

Entro certi limiti (10% della dotazione organica della prima fascia e 5% della seconda fascia) gli incarichi dirigenziali possono essere conferiti a dirigenti pubblici non appartenenti ai ruoli di cui all’articolo 23 del D.Lgs. 165, purché dipendenti da altre amministrazioni pubbliche o da organi costituzionali (art. 19, co. 5-bis).

 

Sino all'emanazione dei provvedimenti di riorganizzazione di cui sopra le dotazioni organiche sono provvisoriamente individuate in misura pari ai posti coperti alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, salve le procedure concorsuali e di mobilità in corso, nonché quelle relative al conferimento di incarichi dirigenziali a soggetti esterni.

 

Il comma 8-quinquies individua le amministrazioni che non sono interessate dalle riduzioni descritte.

In particolare, sono escluse dall’applicazione dell’articolo:

§      le amministrazioni che hanno subito una riduzione di risorse in applicazione dei commi 4 e 6 dell’articolo 17, D.L. 78/2009[177];

 

L’articolo 17, comma 4, D.L. 78/2009, relativo al processo di riordino degli enti pubblici non economici, ha autorizzato il Ministro dell’economia e finanze, nelle more dell’adozione del decreto recante gli obiettivi di risparmio da assegnare a ciascuna amministrazione vigilante, ad accantonare e rendere indisponibile in maniera lineare, una quota delle risorse disponibili delle unità previsionali di base del bilancio dello Stato, da individuare ai sensi dell’articolo 60, comma 3, del decreto-legge n. 112 del 2008[178].

L’articolo 17, comma 6, del medesimo decreto ha integrato i principi e criteri direttivi cui devono attenersi i regolamenti di riordino degli enti pubblici economici (ai sensi dell’art. 2, comma 634, della legge n. 244 del 2007 – Legge finanziaria per il 2008), introducendo ulteriori previsioni finalizzate al raggiungimento degli obiettivi di risparmio.

 

§      il personale amministrativo operante negli Uffici giudiziari;

§      il Dipartimento della protezione civile, le Autorità di bacino di rilievo nazionale, il Corpo della Polizia penitenziaria, i magistrati, l’Agenzia italiana del farmaco, nei limiti consentiti dalla normativa vigente;

§      le strutture del comparto sicurezza, delle Forze Armate e del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco;

§      le strutture del personale ancora in regime di diritto pubblico di cui all’art. 3, co. 1, D.Lgs. n. 165/2001.

 

Si ricorda che, ai sensi dell’articolo 3 del D.Lgs. 165/2001, sono tuttora in regime di diritto pubblico e rimangono quindi disciplinati dai rispettivi ordinamenti in deroga alle norme generali sulla “privatizzazione” e “contrattualizzazione” dei rapporti di lavoro dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (di cui all’articolo 2, commi 2 e 3 del medesimo decreto):

a)            i magistrati ordinari, amministrativi e contabili; gli avvocati e procuratori dello Stato; il personale militare e le Forze di polizia di Stato; il personale della carriera diplomatica e della carriera prefettizia; i dipendenti degli enti che svolgono la loro attività nelle materie contemplate dall'articolo 1 del D.Lgs. Capo provv. dello Stato 691/1947, dalla L. 281/1985 e dalla L. 287/1990, cioè sostanzialmente nelle materie della vigilanza sul mercato dei valori mobiliari, della tutela del risparmio e della tutela della concorrenza e del mercato (quali Banca d’Italia, Consob, Autorità garante della concorrenza e del mercato) (art. 3, co. 1);

b)            il personale, anche di livello dirigenziale, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, esclusi il personale volontario (art. 3, co. 1-bis);

c)            il personale della carriera dirigenziale penitenziaria (art. 3, co. 1-ter);

d)            i professori e i ricercatori universitari (art. 3, co. 2).

Da ultimo, la disposizione esclude che il divieto di assunzione previsto dal precedente comma 8-quater e quello stabilito dal comma 7 dell’art. 17, D.L. 78/2009 (si v., infra), si applichi al personale dirigenziale reclutato attraverso il corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione con decreto direttoriale del 12 dicembre 2005, n. 269.

Con il decreto direttoriale 12 dicembre 2005, n. 269/2005[179] la SSPA ha bandito un concorso pubblico, per esami, per l’ammissione di centocinquantacinque allievi al corso-concorso selettivo di formazione dirigenziale per il reclutamento di centoventi dirigenti nelle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, ed enti pubblici non economici.

 

In relazione a tale ultima disposizione, occorre tenere presente che il comma 7 dell’art. 17, D.L. 78/2009, a cui la norma fa riferimento, è abrogato dal successivo comma 8-septies.

Il comma 8-sexies specifica che continuano ad applicarsi le vigenti disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni.

 

In proposito, si ricorda, che l’articolo 66, D.L. 112/2008, come successivamente modificato, reca disposizioni inerenti alle assunzioni di personale e alla stabilizzazione del personale precario di pubbliche amministrazioni, volte a contenere il turn over presso le pubbliche amministrazioni.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrive alla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica, che ribadisce il contenuto della norma in esame, non ascrive effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare al riguardo, considerato che alle disposizioni, dirette a contenere la spesa per il personale, non sono ascritti finanziari.

 

 

Il comma 8-septies dispone l’abrogazione dei commi 3, 5, 7, 8, primo e terzo periodo, e 9 dell'art. 17 del D.L. 78/2009 (c.d. decreto anticrisi), concernenti il processo di razionalizzazione e riordino degli enti pubblici non economici.

Le disposizioni abrogate prevedono, rispettivamente: l'assegnazione di obiettivi di risparmio di spesa da parte del Ministero dell'economia alle amministrazioni vigilanti sugli enti pubblici economici; l'adozione, da parte delle amministrazioni vigilanti, di interventi di contenimento strutturale della spesa degli enti vigilati; il divieto di nuove assunzioni sino al conseguimento degli obiettivi di contenimento dei suddetti obiettivi di contenimento della spesa.

 

Si ricorda che l’articolo 17, commi 1-9, del D.L. 78/2009 ha modificato la disciplina sul riordino, trasformazione o soppressione e messa in liquidazione degli enti pubblici non economici, di cui all’articolo 2, comma 634 e seguenti della legge finanziaria per il 2008 e all’articolo 26 del decreto legge n. 112 del 2008.

Ai fini del conseguimento degli obiettivi di risparmio complessivamente ascritti al processo di riordino degli enti pubblici, pari a 415 milioni di euro a decorrere dal 2009, il comma 3 prevede che entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto, vengano assegnati a ciascuna amministrazione vigilante gli obiettivi di risparmio di spesa da conseguire a decorrere dall’anno 2009.

Il comma 5 prevede l’adozione da parte delle amministrazioni vigilanti di ulteriori interventi di contenimento strutturale della spesa, idonei a garantire il conseguimento integrale dell’obiettivo di risparmio di cui al comma 3.

Il comma 7 dispone che le amministrazioni e gli enti interessati dai piani di razionalizzazione e riordino non possono procedere a nuove assunzioni di personale a tempo determinato e indeterminato fino al conseguimento degli obiettivi di contenimento della spesa assegnati a ciascuna amministrazione, fatte salve alcune assunzioni.

Il comma 8, primo periodo, prevede che entro il 30 novembre 2009 le Amministrazioni vigilanti comunichino alla Ragioneria Generale e al Dipartimento della Funzione Pubblica le economie conseguite in via strutturale[180]. Il terzo periodo mantiene inoltre ferma, nell’ipotesi in cui gli obiettivi di contenimento della spesa assegnati ai sensi del comma 3 non risultino conseguiti o siano stati conseguiti in modo parziale, l’applicazione di una clausola di salvaguardia finanziariain base alla quale si deve operare una riduzione lineare delle dotazioni di bilancio relative ai trasferimenti agli enti pubblici.

Il comma 9 prevede infine che con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, sia determinata la quota di risorse da portare in riduzione degli stati di previsione della spesa, in relazione ai minori risparmi conseguiti in termini di indebitamento netto rispetto agli obiettivi assegnati ai sensi del comma 3.

 

L’abrogazione è da ricollegare alle nuove riduzioni previste dalle norme in esame, che andranno a sostituire il programma di contenimento per gli enti pubblici stabilito ai sensi dell’articolo 17 del decreto anticrisi.

In tale direzione, si prevede ulteriormente che a decorrere dal 1º gennaio 2010 le dotazioni di bilancio rese indisponibili ai sensi del già citato art. 17, comma 4, del decreto-legge 78/2009, nelle more della definizione degli obiettivi di risparmio di cui sopra, sono ridotte definitivamente.

Profili finanziari (articolo 2, comma 8-septies)

 

Il prospetto riepilogativo non ascrive alle norme in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica precisa che la riduzione delle dotazioni di bilancio è stata disposta al fine di conseguire in via immediata e definitiva i risparmi di spesa previsti dalle norme di cui all’articolo 17 del decreto legge n. 78/2009 in relazione al riordino, alla trasformazione o alla soppressione e messa in liquidazione degli enti ed organismi pubblici, nonché di strutture amministrative pubbliche. 

Si ricorda che l’articolo 17, comma 4, del DL 78/2009 ha autorizzato il Ministro dell’economia ad accantonare e rendere indisponibile, in maniera lineare, una quota delle risorse iscritte nel bilancio dello Stato per garantire, con effetti sull'indebitamento netto della PA, il conseguimento degli obiettivi di risparmio indicati dalla precedente 296/2006 (415 milioni di euro a decorrere dal 2009). A tale articolo 17 non sono stati ascritti autonomi effetti di risparmio, in quanto la norma è stata considerata strumentale al conseguimento delle predette economie di spesa, già incorporate nei conti tendenziali ai sensi della precedente legge 296/2006. Peraltro tali economie, derivanti dalle procedure di riordino previste dalla legge 296/2006, erano stati contabilizzate soltanto ai fini del fabbisogno e dell’indebitamento netto, presumibilmente in quanto le relative somme – pur essendo state rese indisponibili - restavano tuttavia iscritte in bilancio[181].

La relazione tecnica precisa che l’intervento è stato disposto in quanto non era stata ancora definita la procedura volta a fissare gli obiettivi dei risparmi di spesa assegnati a ciascuna amministrazione vigilante e da conseguire a decorrere dall'anno 2009[182].

 

In merito ai profili di quantificazione, si osserva che dalla norma in esame dovrebbero derivare effetti di minore spesa con riferimento al saldo netto da finanziare. Si ricorda che le previsioni di risparmio a suo tempo ascritte alle misure di razionalizzazione degli enti pubblici (previsioni contenute nella legge 296/2006 e poi confermate dall’articolo 17 del DL 78/2009) erano state contabilizzate soltanto ai fini dei saldi di fabbisogno e di indebitamento netto.

Si tratta – come detto – dei risparmi previsti ai sensi della legge 296/2006, contabilizzati soltanto ai fini del fabbisogno e dell’indebitamento netto presumibilmente in quanto le relative dotazioni finanziarie – pur essendo state rese indisponibili - restavano tuttavia iscritte in bilancio

La misura di riduzione definitiva delle dotazioni finanziarie – disposta dalla norma in esame - dovrebbe pertanto comportare, presumibilmente, un analogo effetto di  riduzione della spesa (pari a 415 milioni di euro a decorrere dal 2010) ai fini del solo saldo netto da finanziare.

Sul punto andrebbe acquisito un chiarimento da parte del Governo.

 


 

Articolo 2, commi 8-octies e 8-novies
(Disposizioni per la definizione di violazioni in materia di affissioni
e pubblicità)

8-octies. All'articolo 42-bis, comma 2, penultimo periodo, del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole: "31 marzo 2009" sono sostituite dalle seguenti: "31 maggio 2010".

8-novies. Per le sole violazioni commesse dal 10 marzo 2009 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto continuano ad applicarsi le norme di cui all'articolo 42-bis del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14; per tali violazioni le scadenze fissate dal comma 2 del citato articolo 42-bis al 30 settembre e al 31 marzo 2009 sono prorogate rispettivamente al 30 settembre e al 10 marzo 2010.

 

 

Il comma 8-octies, inserito nel corso dell’esame al Senato, differisce al 31 maggio 2010 il termine (scaduto il 31 marzo 2009) entro il quale è possibile di definire con un versamento le violazioni delle norme in materia di affissioni e pubblicità effettuate con affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e altri mezzi simili. Le violazioni sanabili sono quelle commesse nel periodo compreso dal 1° gennaio 2005 al 1° marzo 2009, ossia alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 207/2008[183] che ha introdotto nel 2008 tale possibilità (art. 42-bis).

Il comma 8-novies si riferisce alle violazioni commesse successivamente, e segnatamente dal 10 marzo 2009 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, i cui termini per la conversione scadono il 28 febbraio prossimo.

Per la definizione delle violazioni si stabilisce l’applicazione delle modalità previste dal citato articolo 42-bis del decreto-legge 207/2008 e quindi anche del termine differito dal comma precedente al 31 maggio 2010, entro il quale provvedere a sanare le violazioni.

 

Si segnala, in proposito, che dal momento che la normativa vigente ha sanato le violazioni fino al 1° marzo 2009, e la disposizione di cui a comma 8-novies sana le violazioni compiute a partire dal 10 marzo 2009, le infrazioni compiute in alcuni giorni (quelli dal 2 al 9 marzo 2009) verrebbero escluse dall’ambito di applicazione della norma.

 

L’articolo 42-bis del D.L. 207/2008, oggetto della novella recata dal comma 8-octies in esame dispone (comma 1) la sanatoria delle violazioni delle norme in materia d’affissioni e pubblicità commesse dal 1° gennaio 2005 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione, relativamente alle violazioni commesse mediante affissioni di manifesti politici ovvero di striscioni e mezzi similari.

Tali violazioni possono essere definite in qualunque ordine e grado di giudizio nonché in sede di riscossione delle somme eventualmente iscritte a titolo sanzionatorio, mediante il versamento, a carico del committente responsabile, di una imposta pari, per il complesso delle violazioni commesse e ripetute a 1.000 euro per anno e per provincia.

 

La norma costituisce di fatto una proroga della sanatoria disposta nella stessa materia dalla L. 311/2004 (legge finanziaria 2005), art. 1, co. 480, lett. c), di cui viene sostanzialmente riprodotto il testo. Nell’ambito di una revisione della disciplina delle affissioni dei manifesti politici, tale disposizione introduceva un comma 20-bis al D.Lgs. 507/1993[184] che, tra l’altro, sanava le violazione delle norme in materia di affissioni dei manifesti politici, fino al 1° gennaio 2005, dietro versamento di una imposta di 100 euro per anno e per provincia. Il comma 20-bis è stato poi abrogato, una volta esauriti i suoi effetti, dal comma 176 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296. Il comma 177 dell’art. 1 della citata L. 296/2006, ne ha fatti comunque salvi gli effetti prodotti. Tuttavia, il termine per effettuare il versamento della somma di 100 euro, già fissato dall’articolo 20-bis al 31 maggio 2005, comma 2, è stato prorogato al 30 settembre 2008, dal comma 7 dell’art. 2, della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

 

Ai sensi del comma 2 dell’articolo 42-bis il versamento è effettuato (come si è detto) entro il 31 marzo 2009 (termine differito al 31 maggio 2010 dalla norma in esame), a pena di decadenza dal beneficio, a favore della tesoreria del comune competente o della provincia qualora le violazioni sono compiute in più di un comune della stessa provincia; in tal caso la provincia provvede al ristoro, proporzionato al valore delle violazioni accertate, ai comuni interessati, ai quali competeva l’obbligo di inoltrare alla provincia la relativa richiesta entro il 30 settembre 2009. Quest’ultimo termine è differito dal comma 8-novies in esame al 30 settembre 2010, per rendere possibile la definizione delle nuove violazioni.

Come previsto in origine dall’art. 42-bis,in caso di mancata richiesta da parte dei comuni, la provincia destinerà le entrate al settore ecologia.

La definizione delle pendenze in oggetto non dà luogo ad alcun diritto al rimborso di somme eventualmente già riscosse a titolo di sanzioni per le predette violazioni.

Il versamento dell’imposta sostituisce le sanzioni attualmente previste: l’art. 42-bis stabilisce, infatti, che non siano applicabili le disposizioni dell’art. 15, co. 2 e 3, della L. 515/1993[185].

 

Il co. 2 dell’art. 15 della L. 515/1993 prevede l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1 milione di lire a 50 milioni di lire in caso di inosservanza delle norme di cui all’articolo 3 della medesima legge 515 (si tratta, tra l’altro, dell’affissione di manifesti di propaganda elettorale effettuata al di fuori degli appositi spazi a ciò destinati in ogni Comune), mentre il comma 3 pone a carico, in solido, dell’esecutore materiale e del committente responsabile le spese sostenute dal comune per la rimozione della propaganda abusiva nelle forme di scritte o affissioni murali e di volantinaggio.

 

Relativamente alle affissioni dei manifesti politici rilevano sia le norme in materia di affissioni in generale, sia quelle specifiche riguardanti la propaganda elettorale.

Le pubbliche affissioni sono soggette, in base all’articolo 1 del decreto legislativo n. 507 del 1993, al pagamento di un diritto a favore del comune nel cui territorio sono effettuate.

Il servizio delle pubbliche affissioni (art. 18) è inteso a garantire specificatamente l’affissione, a cura del comune, in appositi impianti a ciò destinati, di manifesti di qualunque materiale costituiti, contenenti comunicazioni aventi finalità istituzionali, sociali o comunque prive di rilevanza economica, ovvero, ove previsto, e nella misura stabilita nelle disposizioni regolamentari di cui all’art. 3, di messaggi diffusi nell’esercizio di attività economiche.

Il servizio deve essere obbligatoriamente istituito nei comuni che abbiano una popolazione residente superiore a tremila abitanti; negli altri comuni il servizio è facoltativo.

Il diritto è dovuto in solido da chi richiede il servizio e da colui nell’interesse del quale il servizio stesso è richiesto, a favore del comune che provvede alla loro esecuzione. Il diritto è comprensivo dell’imposta sulla pubblicità (art. 19).

Fruiscono di un’agevolazione nella misura del 50% della tariffa sulle pubbliche affissioni una serie di tipologie di manifesti, elencati all’articolo 20, tra cui i manifesti di comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro e i manifesti relativi ad attività politiche, sindacali e di categoria, culturali, sportive, filantropiche e religiose, da chiunque realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali.

I comuni possono riservare il 10 per cento degli spazi totali per l’affissione di manifesti ai soggetti di cui all’articolo 20 (art. 20.2)

Per quanto riguarda le affissioni durante la campagna elettorale rileva innanzitutto la legge 4 aprile 1956, n. 212 (Norme per la disciplina della propaganda elettorale) che prevede che ogni comune metta a disposizione appositi spazi nei quali è consentita l’affissione di stampati, giornali murali e manifesti di propaganda, da parte di partiti, gruppi politici o candidati che partecipano alle competizioni elettorali (art. 1).

Altre disposizioni in materia si rinvengono nella legge 10 dicembre 1993, n. 515 (Disciplina delle campagne elettorali per l’elezione alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica) che prevede quanto segue (art. 3):

§         nei 30 giorni che precedono le elezioni i manifesti di propaganda possono essere affissi solamente negli spazi consentiti;

§         tutte le pubblicazioni di propaganda elettorale devono riportare il nome del committente responsabile;

§         tutti i soggetti che producono materiale elettorale, compresi i tipografi, devono accertarsi che gli ordini provengano dalle autorità responsabili del partito, dai singoli candidati o dai loro mandatari elettorali.

L’articolo 18 dispone in ordine alle sanzioni delle violazioni delle disposizioni di cui all’articolo 3 disponendo (come si accennato sopra) l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 1 milione a 50 milioni di lire (da 516,46 a 25.822,84 euro) e pone a carico, in solido, dell’esecutore materiale e del committente responsabile le spese sostenute dal comune per la rimozione della propaganda abusiva nelle forme di scritte o affissioni murali e di volantinaggio.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferita alle disposizioni afferma che dalle medesime non derivano effetti finanziari.

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la norma potrebbe determinare effetti finanziari peggiorativi per i bilanci degli enti locali. Per questi ultimi, infatti, per effetto della norma in esame, a fronte di un gettito certo per l’adesione alla sanatoria, si verificherebbe una diminuzione di gettito, presumibilmente maggiore, per il venir meno di entrate da sanzioni. Essendo gli enti locali tenuti al rispetto degli obiettivi di saldo previsti dal patto di stabilità interno, l’esigenza di compensare all’interno dei propri bilanci le variazioni finanziarie derivanti dalla norma in esame potrebbe rendere più difficoltoso il rispetto dei vincoli del patto.

Inoltre, resterebbero in ogni caso a carico degli enti locali gli oneri relativi alla rimozione dei manifesti pubblicitari affissi.

In ordine ai predetti profili, appare necessario acquisire l’avviso del Governo.


 

Articolo 2, comma 8-decies
(Personale della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sul diritto di sciopero)

8-decies. All’articolo 12, comma 2, della legge 12 giugno 1990, n. 146, dopo le parole: “delle amministrazioni pubbliche“ sono aggiunte le seguenti: “o di altri organismi di diritto pubblico“.

 

 

Il comma 8-decies, introdotto nel corso dell’esame presso il Senato, integra la disciplina relativa al personale della Commissione di garanzia dell'attuazione della legge sul diritto di sciopero prevedendo che essa si avvalga, oltre che di dipendenti delle amministrazioni pubbliche come previsto dalla disciplina vigente, anche di dipendenti di altri organismi di diritto pubblico.

 

Le amministrazioni pubbliche sono individuate dal D.Lgs. 165/2001[186] in tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi:

§      gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,

§      le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo,

§      le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni,

§      le istituzioni universitarie,

§      gli Istituti autonomi case popolari,

§      le Camere di commercio, a loro associazioni,

§      gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali,

§      le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN)

§      le Agenzie di cui al decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300.

 

La definizione di organismo di diritto pubblico è di matrice comunitaria e si rinviene nel Codice degli appalti[187] secondo il quale è «organismo di diritto pubblico» qualsiasi organismo, anche in forma societaria che rispetta tre parametri fondamentali:

§      il fine, costituito dal soddisfacimento di esigenze di interesse generale, aventi carattere non industriale o commerciale;

§      il possesso della personalità giuridica;

§      il finanziamento in modo maggioritario o il controllo da parte dello Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico oppure il controllo di questi ultimi.

 

La legge 146/1990[188] ha regolato il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali ed a istituito la Commissione di garanzia dell'attuazione della legge.

La Commissione in quanto organismo indipendente e di garanzia è annoverato tra le autorità amministrative indipendenti.

La Commissione si compone di 9 membri designati dai Presidenti della Camera e del Senato e scelti tra esperti in materia di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali. I membri sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica.

La dotazione organica è fissata dalla Commissione entro il limite massimo, stabilito dalla legge, di 30 unità ed è costituito da personale, anche con qualifica dirigenziale, delle amministrazioni pubbliche in posizione di comando o fuori ruolo.

Il personale in servizio presso la Commissione conserva lo stato giuridico e il trattamento economico fondamentale delle amministrazioni di provenienza, che rimane a carico di queste ultime. In aggiunta al trattamento economico fondamentale, al personale spetta un'indennità nella misura prevista per il personale dei ruoli della Presidenza del Consiglio, nonché gli altri trattamenti economici accessori previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro.

Profili finanziari

 

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica riferita al maxiemendamento afferma che dalla disposizione non derivano effetti finanziari.

 

 

Nulla da osservare in merito ai profili di quantificazione.

 


 

Articolo 3, comma 1
(Obbligo di licenza per gli internet point)

1. Al comma 1 dell’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, le parole: «fino al 31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «fino al 31 dicembre 2010».

 

 

Il comma 1 dell'articolo 3 proroga per tutto il 2010 l'obbligo di richiedere la licenza al questore per chi intenda aprire un pubblico esercizio o un circolo privato di qualsiasi specie, nel quale sono posti a disposizione del pubblico, dei clienti o dei soci apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni anche telematiche (ad esempio, i c.d. "internet point").

 

L'obbligo in questione, previsto dall'art. 7, comma 1, del D.L. n. 144/2005, recante Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale[189] (c.d. decreto Pisanu), doveva originariamente restare in vigore fino al 31 dicembre 2007.

La relazione illustrativa al disegno di legge di conversione del suddetto decreto-legge 144/2005 sottolineava che la necessità di una specifica autorizzazione di polizia e l’adozione di specifiche misure di identificazione degli utenti non contrastano con il principio della libera fornitura di reti e servizi di comunicazione elettronica sancito dal Codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, in quanto il Codice stesso fa salve le limitazioni derivanti da esigenze della difesa e sicurezza dello Stato. Secondo la relazione tale circostanza sembra consentire un regime autorizzatorio quale quello in esame, atteso che lo stesso è destinato ad incidere non sulle attività inerenti alla fornitura delle reti o dei servizi di comunicazione elettronica, ma sull’offerta all’utente occasionale di specifici servizi in locali pubblici o aperti al pubblico.

La vigenza dell'obbligo in questione è stata poi prorogata fino al 31 dicembre 2008 dall'art. 34 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria[190].

Un'ulteriore proroga al 31 dicembre 2009 è stata effettuata dall'art. 11 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, recante "Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni finanziarie urgenti"[191].

La nuova proroga al 31 dicembre 2010 è giustificata, secondo la relazione illustrativa al disegno di legge di conversione del decreto-legge in esame presentato al Senato, sulla base dell'attualità del rischio terrorismo.


 

Profili finanziari

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

Nulla da osservareal riguardo In merito ai profili di quantificazione.

 

 

 


 

Articolo 3, comma 1-bis
(Attività di infrastrutturazione informatica degli uffici giudiziari
di Milano per lo svolgimento dell’Expo 2015)

1-bis. Fino al 30 aprile 2010 è autorizzato, ai sensi della legge 24 aprile 1941, n. 392, il trasferimento di euro 3.500.000 al fine di consentire, nel contesto di cui all’articolo 14 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, la prosecuzione delle attività di infrastrutturazione informatica occorrenti per le connesse attività degli uffici giudiziari e della sicurezza. Al relativo onere, pari a 3.500.000 euro per l’anno 2010, si provvede mediante riduzione del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente;

 

 

Il comma 1-bis dell’art. 3, introdotto dal Senato, autorizza fino al 30 aprile 2010, ai sensi della legge 392/1941 (Trasferimento ai Comuni del servizio dei locali e dei mobili degli Uffici giudiziari), il trasferimento di 3,5 milioni di euro per consentire, nell'ambito della realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento dell'EXPO Milano 2015 previste dall’art. 14 del DL 112 del 2008 (L: 133 del 2009), la prosecuzione delle attività di infrastrutturazione informatica occorrenti per le connesse attività degli uffici giudiziari e della sicurezza.

 

L’art. 14 del decreto legge 112/2008 (L. 133/2008), manovra di finanza pubblica per il 2009, ha previsto, per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento EXPO Milano 2015, un’autorizzazione di spesa di 30 milioni di euro per l'anno 2009, 45 milioni di euro per l'anno 2010, 59 milioni di euro per l'anno 2011, 223 milioni di euro per l'anno 2012, 564 milioni di euro per l'anno 2013, 445 milioni di euro per l'anno 2014 e 120 milioni di euro per l'anno 2015.

Ai fini indicati, il Sindaco di Milano pro tempore, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, è nominato Commissario straordinario del Governo (COSDE) per l'attività preparatoria urgente.

Il DPCM. 22-ottobre 2008 (Interventi necessari per la realizzazione dell'EXPO Milano 2015), poi modificato dal DPCM 4 aprile 2009, ha istituito gli organismi per la gestione delle attività, compresa la previsione di un tavolo istituzionale per il governo complessivo degli interventi regionali e sovra regionali presieduto dal presidente della regione Lombardia pro tempore, confermando il sindaco di Milano Commissario straordinario del Governo fino al 31 dicembre 2016. In relazione ai criteri di ripartizione e le modalità di erogazione dei finanziamenti, l’art. 6 del DPCM prevede che i finanziamenti pubblici statali previsti dall'art. 14, comma 1, del decreto-legge n. 112/2008 (L. n. 133/2008) possono essere assegnati ed utilizzati, oltre che per il funzionamento del Commissario Straordinario del Governo, per fronteggiare esigenze non altrimenti risolvibili e sempre che non sussistano altre dotazioni e risorse finanziarie, sia di tipo straordinario sia di origine territoriale e locale. Salvo questa limitata quota, i finanziamenti in oggetto sono erogati direttamente in favore della EXPO 2015 o dei soggetti attuatori degli interventi che la EXPO 2015 o il Tavolo Lombardia individuano in accordo con il COSDE, in conformità a quanto è stato previsto nel dossier di candidatura presentato al BIE (Bureau International des Expositions) e secondo il piano finanziario di cui al DPCM..

La legge 392/1941 prevede l’obbligatorietà, a carico esclusivo dei Comuni (senza alcun concorso da parte degli altri Comuni componenti la circoscrizione giudiziaria), di una serie di spese necessarie per i locali ad uso degli uffici giudiziari siti nel territorio comunale (riparazioni, manutenzione, illuminazione, riscaldamento e custodia dei locali medesimi; per le provviste di acqua, il servizio telefonico, ecc.). Ai detti Comuni sedi di Uffici giudiziari viene corrisposto dallo Stato, un contributo annuo alle spese medesime nella misura stabilita nella tabella allegata alla stessa legge 392. I contributi potranno essere riveduti ed eventualmente modificati annualmente, e comunque in ogni momento, quando ricorrono particolari esigenze.

I contributi potranno essere aumentati con legge nel caso di costruzione, ricostruzioni, sopraelevazioni, ampliamenti o restauri generali di palazzi di giustizia e relativo nuovo arredamento, ove tali opere siano fatte dallo Stato o da questo autorizzati con legge su proposta del Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri dell’economia e dell'interno. Ogni tre anni, sarà possibile rivedere ed eventualmente modificare i contributi stessi con DM Giustizia, di concerto con i Ministri dell’economia e dell'interno

 

Il comma quantifica l’onere in esso recato in 3,5 milioni di euro per il 2010 disponendoche ad esso si provveda mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui al Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente del Ministero dell’economia.

 

La Tabella C della legge finanziaria 2010 (legge n. 191/2009) quantifica le risorse del Fondo di riserva per le autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente, previsto, dall’articolo 9-ter della legge n. 468/78, in 156,261 milioni per il 2010 e in 12,958 milioni per il 2011 e non prevede alcuno stanziamento per il 2012.

Per quanto concerne l’analisi delle disponibilità del Fondo in questione, si rinvia alla scheda di lettura relativa all’articolo 1, comma 23-noviesdecies.

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo ascrivealla norma i seguenti effetti sui saldi di finanza pubblica.

(milioni di euro)

 

Saldo netto da finanziare

Fabbisogno

Indebitamento netto

 

2010

2011

2012

2010

2011

2012

2010

2011

2012

Maggiori spese in conto capitale

3,5

 

 

3,5

 

 

3,5

 

 

 

La relazione tecnica si limita a ribadire che la disposizione comporta effetti finanziari quantificati in 3,5 milioni di euro. 

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare tenuto conto che l’onere è limitato all’importo del trasferimento autorizzato dalla norma.

 

In merito ai profili di copertura finanziaria, con riferimento alla riduzione del Fondo di riserva delle autorizzazioni di spesa delle leggi permanenti di natura corrente, si rinvia alle considerazioni svolte con riferimento all’articolo 1, comma 23-noviesdecies.

 

 


 

Articolo 3, comma 2
(Commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali)

2. All’articolo 4, comma 1, primo periodo, del decreto-legge 27 gennaio 2009, n. 3, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 marzo 2009, n. 26, dopo le parole: «nell’anno 2009» sono inserite le seguenti: «e 2010».

 

 

Il comma 2, al fine di garantire la regolarità delle consultazioni elettorali del 2010, proroga a tutto il 2010 le disposizioni volte ad assicurare la funzionalità delle commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali di cui all'articolo 4 del decreto-legge 3/2009[192].

L’articolo estende anche al 2010 quanto previsto, per il solo 2009, dall’articolo 4 del decreto legge 3/2009 assicurando che il prefetto designi i funzionari statali (in numero non precisato), da nominare da parte del presidente della Corte d'appello, quali componenti aggiunti delle Commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali[193].

La misura è finalizzata a garantire comunque il funzionamento di tali organi, assicurandone il quorum funzionale, nei casi in cui non siano presenti i componenti titolari o supplenti e nell’attesa del rinnovo della Commissione o del reintegro dei suoi componenti qualora si verifichino le ipotesi di decadenza indicate dall’art. 23 del testo unico sull’elettorato attivo (D.P.R. 223/1967[194]).

Come evidenziato dalla relazione illustrativa del disegno di legge di conversione (A.S. 1955), la proroga per l'anno 2010 della disciplina recata dall’art. 4 appare indispensabile allo scopo di assicurare la regolarità delle prossime consultazioni elettorali, in quanto le commissioni elettorali circondariali sono chiamate ex lege ad un rilevante ruolo di amministrazione attiva in occasione della revisione straordinaria delle liste degli elettori in prossimità di ogni consultazione, ad una funzione di controllo e garanzia del sistema di godimento dell’elettorato attivo, nonché al compito di esame e di ammissione, entro termini ristretti, delle liste di candidati.

 

Il D.P.R. 223/1967 prevede, all’art. 21, la costituzione in ogni comune capoluogo di circondario giudiziario, con decreto del presidente della corte di appello, di una Commissione elettorale circondariale.

La Commissione elettorale circondariale svolge importanti funzioni nel procedimento elettorale preparatorio, tra le quali rilevano in particolare:

§       l’esame e la decisione dei ricorsi contro le deliberazioni adottate dalla Commissione elettorale comunale[195] in materia di aggiornamento delle liste elettorali[196];

§       l’esame e la decisione sull’ammissione delle liste dei candidati alle elezioni comunali (quest’ultima funzione è prevista dal D.P.R. 570/1960[197], art. 30).

La Commissione viene costituita dopo l’insediamento del consiglio provinciale con decreto del presidente della corte di appello; essa è presieduta dal prefetto o da un suo delegato ed è composta da quattro componenti effettivi e da quattro componenti supplenti, di cui uno effettivo ed uno supplente designati dal prefetto (scelti tra i dipendenti dello Stato), e tre effettivi e tre supplenti designati, mediante votazione, dal consiglio provinciale (tra gli elettori dei comuni del mandamento estranei all’Amministrazione dei Comuni medesimi). Nei circondari con popolazione superiore a 50.000 abitanti può essere costituita, su proposta del presidente della Commissione circondariale, una sottocommissione elettorale circondariale.

Per la nomina a componente della Commissione sono previsti specifici requisiti e incompatibilità. I membri supplenti prendono parte alle operazioni della Commissione elettorale soltanto in mancanza dei componenti effettivi e, per quelli designati dal Consiglio provinciale, in corrispondenza delle votazioni con le quali gli uni e gli altri sono risultati eletti (art. 22).

La Commissione elettorale circondariale e le sue sottocommissioni compiono le proprie operazioni con l’intervento del presidente e di due commissari (quorum strutturale); per la validità delle deliberazioni è necessaria la maggioranza dei voti (quorum funzionale).

Il citato testo unico sull’elettorato attivo (art. 23) prevede la decadenza dei membri della Commissione elettorale circondariale che senza giustificato motivo non prendono parte a tre sedute consecutive.

Nel caso in cui, per qualsiasi causa, i membri effettivi e supplenti della Commissione si riducano in numero inferiore a quello richiesto per la validità delle riunioni, l’intera Commissione decade e gli organi competenti devono procedere alla rinnovazione delle designazioni entro un mese dall’ultima vacanza. In attesa della costituzione della nuova Commissione, le relative funzioni sono esercitate, con l’assistenza del segretario, dal magistrato presidente.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare, tenuto conto che gli oneri relativi all’impiego dei funzionari statali come componenti aggiunti alle commissioni e sottocommissioni elettorali circondariali saranno sostenuti nell'ambito delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

 

 


 

Articolo 3, comma 3
(Carta d’identità)

3. All’articolo 3, secondo comma, del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, le parole: «a partire dal 1º gennaio 2010» sono sostituite dalle seguenti: «a partire dal 1º gennaio 2011».

 

 

Il comma 3 proroga dal 1° gennaio 2010 al 1° gennaio 2011, il termine a partire dal quale le carte d’identità dovranno obbligatoriamente essere munite, oltre che della fotografia, anche delle impronte digitali della persona a cui si riferiscono.

La norma modifica a tal fine l’art. 3 del R.D. 773/1931[198], che reca disposizioni in materia di carta d’identità, costituendo ancora oggi la base normativa della materia.

 

La carta d’identità, rilasciata dal Sindaco alle persone di età superiore ai quindici anni residenti nel Comune di riferimento, ha validità decennale e deve essere munita della fotografia della persona a cui si riferisce. Il documento è titolo valido per l'espatrio, anche per motivi di lavoro, negli Stati membri dell'Unione europea e in quelli con i quali vigono particolari accordi internazionali.

In ordine alle modifiche recentemente intervenute in materia, si ricorda che l’articolo 31, comma 1, del D.L 112/2008[199] ha modificato l’art. 3 del TULPS, prevedendo che la carta d’identità, cartacea ed elettronica, benefici di una validità temporale corrispondente a dieci anni, a fronte della previgente disposizione, che stabiliva, invece, una validità quinquennale. Contestualmente, a partire dal 1° gennaio 2010, è stata prevista come obbligatoria la presenza sul documento delle impronte digitalidel soggetto.

 

Come posto in evidenza dalla relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto-legge (A.S. 1955), la proroga si rende indispensabile al fine di individuare misure, allo stato non ancora definite, atte a garantire i requisiti minimi di sicurezza dei dati biometrici personali da inserire nel documento in formato cartaceo.


 

Profili finanziari (articolo 3, comma 3)

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare al riguardo.

 

 


 

Articolo 3, comma 4
(Accesso ai servizi erogati in rete dalle Pubbliche Amministrazioni)
(soppresso)

4. All’articolo 3, comma 1 del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n. 14, le parole: «31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2010».

 

 

Il comma 4 dell’art. 3, che recava la proroga al 31 dicembre 2010 del termine a decorrere dal quale sarà consentito l’accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni unicamente tramite la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi, è stato soppresso in corso di esame presso il Senato ed il suo contenuto è confluito nell’art. 1, comma 5, del testo in esame, cui si rinvia.

 

 


 

Articolo 3, comma 5
(Contabilità speciale relativa all’istituzione degli uffici periferici dello Stato nelle province di Monza e della Brianza, di Fermo
e di Barletta-Andria-Trani)

5. È prorogato sino al completamento degli interventi e comunque sino al 31 dicembre 2011 il termine, fissato al 31 dicembre 2009 dall’articolo 6-bis del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, per il mantenimento delle risorse finanziarie rese disponibili dalle leggi 11 giugno 2004, nn. 146, 147 e 148, per l’istituzione degli uffici periferici dello Stato ed assegnate alle contabilità speciali, intestate ai commissari delle province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani e trasferite ai prefetti incaricati di completare gli interventi relativi all’istituzione degli uffici periferici dello Stato nelle stesse province.

 

 

Il comma 5, interviene sulle risorse finanziarie recate dalle leggi che istituiscono le nuove province di Monza e della Brianza, di Fermo e di Barletta-Andria-Trani (leggi nn. 146, 147 e 148 del 2004[200]), destinate alla costituzione degli uffici periferici dell’amministrazione dello Stato ed assegnate alle contabilità speciali istituite presso il commissario di ciascuna provincia e poi trasferite ai prefetti incaricati di completare gli interventi, provvedendo a mantenerle sulle contabilità medesime fino al completamento degli interventi e comunque non oltre il 31 dicembre 2011.

La norma è volta a impedire che dette disponibilità vadano “in economia”, così da consentire la loro utilizzazione per l'istituzione degli uffici periferici dello Stato nelle nuove province.

 

Con le leggi nn. 146, 147 e 148 del 2004 sono state istituite tre nuove province: Monza e Brianza, Fermo e Barletta-Andria-Trani.

Nelle tre leggi istitutive, con formulazione identica (art. 4, co. 1 e 2, L. 146/2004; art. 5, co. 1 e 2, L. 147/2004; art. 4, co. 1 e 2, L. 148/2004), si dispone in ordine all’adozione (con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il Ministro dell'interno) dei provvedimenti necessari per l'istituzione nelle nuove province degli uffici periferici dello Stato, incluse le occorrenti variazioni dei ruoli del personale dello Stato, entro i limiti delle risorse rese disponibili dalle medesime leggi istitutive e tenendo conto, nella loro dislocazione, delle vocazioni territoriali.

Le citate leggi istitutive hanno fissato un termine minimo ed uno massimo entro i quali devono essere emanati i provvedimenti di costituzione degli uffici periferici dello Stato: questi devono intervenire non prima di trentaquattro mesi (30 aprile 2007[201]) e non oltre quattro anni (30 giugno 2008) dalla data di entrata in vigore delle leggi; quest’ultimo termine è stato successivamente differito al 30 giugno 2009 dall’art. 4-bis, co. 4, D.L. 97/2008[202]. In applicazione di tale disposizione di proroga, l’art. 12, co. 1, D.L. 207/2008[203] dispone la conservazione nel conto dei residui del bilancio 2009 delle disponibilità finanziarie recate dalle leggi istitutive delle nuove province ed esistenti alla chiusura dell’esercizio finanziario 2008.

Inoltre, per la realizzazione di tutti gli adempimenti connessi all’istituzione delle nuove province, e quindi anche a quelli relativi alla costituzione degli uffici periferici, è stato nominato un commissario per ciascuna provincia[204]. Le leggi istitutive delle nuove province prevedono altresì l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui sono individuate le procedure per la gestione da parte del commissario delle risorse rese disponibili ai fini dell'istituzione degli uffici periferici delle amministrazioni statali. I richiamati DPCM sono stati emanati in data 23 gennaio 2006 e con essi sono state costituite le contabilità speciali presso le tesorerie provinciali[205].

Successivamente l’art. 6-bis, comma 4, primo periodo, del D.L. 300/2006[206] è intervenuto sulle risorse finanziarie sopra citate, assegnate alle contabilità speciali istituite presso il commissario di ciascuna provincia, provvedendo a mantenerle fino al 31 dicembre 2009 sulle contabilità medesime.

Quanto disposto dal comma 4 costituisce attuazione della risoluzione n. 112 approvata dalle Commissioni I e V della Camera dei deputati il 31 gennaio 2007[207], che impegnava il Governo ad adottare le iniziative necessarie per consentire la conservazione a bilancio delle risorse stanziate dalle leggi istitutive delle nuove province per garantire la costituzione delle province medesime.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica afferma che il capitolo 3003, relativo alle risorse finalizzate per le nuove province, iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'interno, reca disponibilità complessive contenute, la cui conservazione, a parità di spesa annuale, non comporta effetti significativi ai fini delle stime sui tendenziali di spesa.

La relazione illustrativa riferisce che la norma non comporta oneri aggiuntivi in quanto determina unicamente un prolungamento del periodo di intestazione delle contabilità speciali in favore dei tre prefetti. 

 

In merito ai profili di quantificazione, si rileva che la conservazione delle risorse finanziarie in questione nelle contabilità speciali  appare suscettibili di determinare un effetto peggiorativo sui saldi di fabbisogno ed indebitamento. Tale affermazione sembra asseverata dalla relazione tecnica la quale si limita ad escludere “effetti significativi” sui tendenziali. Appare, pertanto, che il Governo fornisca indicazioni circa gli attesi effetti al fine di consentire una piena valutazione delle conseguenze finanziarie recate dalle disposizioni in esame.

In relazione ad una richiesta di chiarimenti analoga avanzata nel corso del dibattito al Senato, il Governo ha chiarito[208] che le disponibilità complessive per l’anno 2009 ammontavano a 1.548.197 euro. Secondo la nota si deve, altresì, considerare che il completamento delle procedure di spesa delle somme affluite sulle contabilità speciali può differire rispetto ai versamenti dal bilancio statale alle contabilità medesime. 

 


 

Articolo 3, comma 6
(Proroga validità graduatoria concorso pubblico per esami a posti di Direttore antincendi del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco)

6. All’articolo 23, comma 4, secondo periodo, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, le parole: «31 dicembre 2009» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2010».

 

 

Il comma 6 proroga al 31 dicembre 2010 il concorso pubblico del 2004 per esami a 28 posti di direttore antincendi, posizione C2, in precedenza prorogato al 31 dicembre 2009 dal D.L. 78/2009.

 

Nello stesso decreto sopra richiamato venivano prorogate (articolo 23, comma 4) al 31 dicembre 2009 le graduatorie (in pratica una riapertura delle stesse) dei concorsi riservati ai vigili del fuoco volontari ausiliari collocati in congedo negli anni 2004 e 2005, dalle quali si attinge in parti uguali.

 

Nella relazione illustrativa si sottolinea come tale proroga si renda necessaria in quanto, ad oggi, non è stato ancora emanato il relativo provvedimento di autorizzazione all’assunzione.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica, dopo aver ribadito il contenuto della norma, afferma che la stessa non comporta oneri.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare al riguardo.

 


 

Articolo 3, comma 7
(Proroga del termine di applicazione della disciplina relativa
alla promozione a Dirigente superiore della Polizia di Stato)

7. Al comma 4-bis dell’articolo 1 del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, le parole: «si applicano alle promozioni da conferire con decorrenza successiva al 31 dicembre 2010» sono sostituite dalle seguenti: «si applicano alle promozioni da conferire con decorrenza successiva al 31 dicembre 2012».

 

 

Il comma 7, proroga al 31 dicembre 2012 il termine a partire dal quale la promozione a dirigente superiore della Polizia di Stato verrà subordinata alla frequenza con profitto di un corso di aggiornamento di cui all’art. 57, co. 3 del D.Lgs. 334/2000[209], concernente l’aggiornamento professionale del personale direttivo e dirigenziale della Polizia di Stato. Tale norma, disposta in deroga a quella già prevista dall’art. 1, co. 4-bis, del D.L. 300/2006[210], è efficace limitatamente agli scrutini per la promozione a dirigente superiore.

 

In attuazione della delega legislativa di cui all’art. 5, co. 1, della L. 78/2000[211], finalizzata alla revisione dell'ordinamento del personale della Polizia di Stato, il Governo ha adottato il D.Lgs. 334/2000[212], sul riordino del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato. Il decreto legislativo è suddiviso in sei titoli, riguardanti rispettivamente:

§         il riordino dei ruoli del personale direttivo e dirigente della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia;

§         il riordino dei ruoli dei direttori e dei dirigenti del personale della Polizia di Stato che espleta attività tecnico-scientifica o tecnica;

§         il riordino dei ruoli dei direttivi e dei dirigenti medici della Polizia di Stato;

§         le disposizioni comuni a tutto il personale direttivo e dirigente;

§         il capo della polizia;

§         una serie di disposizioni finali.

Tra le disposizioni comuni riferite a tutto il personale direttivo e dirigente, vi sono quelle relative alla formazione e aggiornamento professionale (art. 57).

L’art. 57, co. 1, del D.Lgs 334/2000, stabilisce che il dipartimento della pubblica sicurezza, oltre ai corsi per la formazione iniziale, per quella specialistica e di aggiornamento professionale, organizzi dei corsi collegati alla progressione in carriera per gli appartenenti ai ruoli direttivi e per i primi dirigenti.Come indicato dal co. 3, la frequenza del corso di aggiornamento per gli appartenenti ai ruoli direttivi costituisce un requisito necessario per poter accedere agli scrutini per la promozione alla qualifica di vice questore aggiunto del ruolo direttivo speciale, mentre il corso di aggiornamento per i primi dirigenti è requisito necessario per l’ammissione al corso di formazione per l’accesso alla qualifica di primo dirigente e alla promozione a dirigente superiore.

Secondo quanto disposto dal co. 5 dell’art. 57 tali disposizioni si intendono da applicare alle promozioni da conferire con decorrenza successiva al 31 dicembre 2005.

Il termine indicato è stato oggetto di successive proroghe. Dapprima, l’articolo 3-quinquies del D.L. 220/2004[213] ha disposto che il termine di cui all'art. 57, comma 5, del D.Lgs. 334/2000, fosse prorogato al 31 dicembre 2007. Successivamente, l’art. 1, co. 4-bis, del D.L. 300/2006, ha disposto che limitatamente agli scrutini per la promozione a dirigente superiore, le disposizioni in materia di corsi di aggiornamento collegati alla progressione in carriera, si applichino alle promozioni da conferire con decorrenza successiva al 31 dicembre 2010.

Il comma in esame interviene con una novella alla disposizione da ultimo citata e sposta la decorrenza della disciplina alle promozioni da conferire successivamente al 31 dicembre 2012.

 

Secondo quanto riportato nella relazione illustrativa del disegno di legge di conversione del decreto-legge (A.S. 1955), l’intervento appare necessario a fronte del persistere di difficoltà di tipo organizzativo e logistico per la frequenza del corso di aggiornamento da parte di tutti i dirigenti scrutinabili ai fini della promozione a dirigente superiore con decorrenza 2010.

Profili finanziari (articolo 3, comma 7)

 

La relazione tecnica, dopo aver ribadito il contenuto della norma, afferma che la stessa non comporta oneri.

 

In merito ai profili di quantificazione, nulla da osservare al riguardo.

 

 


 

Articolo 3, comma 8
(Rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali)

8. Il termine di cui all’articolo 1, comma 2, terzo periodo, della legge 3 giugno 1999, n. 157, per la presentazione della richiesta dei rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali svoltesi nell’anno 2008 è differito al trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto; conseguentemente le quote di rimborso relative all’anno 2008 maturate a seguito della richiesta presentata in applicazione del presente comma sono corrisposte in un’unica soluzione entro quarantacinque giorni dalla data di scadenza del predetto termine e l’erogazione delle successive quote ha luogo alle scadenze previste dall’articolo 1, comma 6, della legge 3 giugno 1999, n. 157, e successive modificazioni.

 

 

Il comma 8 dispone un differimento al trentesimo giorno successivo all’entrata in vigore del decreto in esame, del termine previsto dalla normativa vigente per la presentazione della richiesta di rimborsi delle spese elettorali, a favore dei movimenti o partiti politici che abbiano preso parte alle consultazioni elettorali svoltesi nel 2008.

 

Si ricorda che la disciplina ordinaria, contenuta nell’ art. 1, co. 2, terzo periodo, della L. n. 157/1999[214], richiamato dal comma in esame, prescrive che i partiti o movimenti politici che intendano usufruire dei rimborsi siano tenuti a farne richiesta, a pena di decadenza, al Presidente della Camera dei deputati o al Presidente del Senato, secondo le rispettive competenze, entro dieci giorni dalla data di scadenza del termine per la presentazione delle liste elettorali.

L’articolo in esame, inoltre, disciplina le modalità per l’erogazione dei rimborsi corrisposti a seguito delle richieste.

 

La disposizione, in particolare, stabilisce che le quote di rimborso, già maturate relativamente all’anno 2008 e non erogate in conseguenza della decadenza dal diritto al rimborso stesso, siano corrisposte in un’unica soluzione entro i 45 giorni successivi alla scadenza del termine differito; per l’erogazione delle quote successive si procederà entro il 31 luglio di ciascun anno, vale a dire secondo le scadenze previste dalla vigente normativa art. 1, co. 6, della già citata L. 157/1999.

 

Disposizioni analoghe a quelle recate dal testo in esame sono state introdotte in tre occasioni, nel corso degli ultimi anni:

§         l’art. 1 della L. 156/2002[215] ha differito al trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della legge medesima il termine per la presentazione della richiesta dei rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali svoltesi nell’anno 2001 per il rinnovo della Camera dei deputati e dell’Assemblea regionale siciliana;

§         l’art. 14-undecies del D.L. 115/2005[216] ha differito al 30 settembre 2005 il termine per la presentazione della richiesta dei rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali regionali svoltesi il 3-4 e il 17-18 aprile 2005;

§       l’art. 51-bis del D.L. 248/2007[217].ha differito al trentesimo giorno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione il termine per la presentazione della richiesta dei rimborsi delle spese per le consultazioni elettorali politiche svoltesi nel 2006.

 

La disciplina del contributo pubblico per le spese elettorali è recata principalmente dalla citata L. 157/1999, anche attraverso rinvii, per quanto attiene ai criteri per il riparto delle somme da assegnare, alla L. 515/1993[218] ed alla L. 43/1995[219] (v. infra). Le campagne elettorali per le quali è previsto il rimborso delle spese si riferiscono al rinnovo dei seguenti organi: Camera dei deputati; Senato; Parlamento europeo e Consigli regionali.

I rimborsi sono corrisposti ripartendo, tra i movimenti o partiti politici aventi diritto, quattro fondi, corrispondenti ai sopra detti organi (L. 157/1999, art. 1, co. 1 e 3).

L’ammontare di ciascuno dei quattro fondi è pari, per ciascun anno di legislatura degli organi stessi, alla somma risultante dalla moltiplicazione dell’importo di 1 euro per il numero dei cittadini della Repubblica iscritti nelle liste elettorali per le elezioni della Camera dei deputati (L. 157/1999, art. 1, commi 1, 3 e 5).

Per il rimborso a partiti o movimenti politici delle spese sostenute in campagna elettorale nella circoscrizione Estero, successivamente alle elezioni per il rinnovo del Parlamento svoltesi nel 2006 sono state introdotte specifiche disposizioni[220]. Esse prevedono l’incremento dell’ammontare dei due fondi relativi alle spese elettorali per il rinnovo del Senato e della Camera nella misura dell’1,5 per cento, destinando tali somme integrative alle formazioni politiche concorrenti nelle consultazioni elettorali della circoscrizione Estero (L. 157/1999, art. 1, co. 1-bis e 5-bis).

Si ricorda, inoltre, che l’art. 6-bis, comma 2, della L. 157/1999, prevede che per il soddisfacimento dei debiti dei partiti e movimenti politici maturati in epoca anteriore all’entrata in vigore della L. 157/1999, è istituito un fondo di garanzia alimentato dall’1 per cento delle risorse stanziate per l’erogazione dei rimborsi elettorali[221]. Al riguardo, si segnala altresì che il comma 1 dell’art. 67 del testo originario del disegno di legge finanziaria, successivamente stralciato ai sensi dell’art. 126, comma 3, del Regolamento del Senato e confluito nel disegno di legge A.S. 1817-terdecies, aveva previsto la soppressione di tale Fondo.

Sono escluse dal rimborso le campagne per le elezioni comunali e provinciali (ad eccezione delle consultazioni per il rinnovo dei consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano, i quali formano insieme il Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige)[222].

La legge prevede infine una forma di rimborso per le campagne relative ai referendum abrogativi di cui all’art. 75 ed ai referendum costituzionali ex art. 138 della Costituzione (L. 157/1999, art. 1, co. 4). Viene attribuito ai comitati promotori un rimborso, da erogarsi in unica soluzione, pari alla somma risultante dalla moltiplicazione dell’importo di 1 euro per il numero delle firme valide raccolte fino alla concorrenza della cifra minima necessaria per la validità della richiesta (pari quindi a 500.000 euro) e, comunque, entro un limite massimo pari complessivamente a 2.582.285 euro annui.

Con riferimento all’ammontare delle risorse destinate ai rimborsi elettorali e referendari, si ricorda peraltro che di recente l’art. 2, co. 275, della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007[223]) ha disposto la riduzione di 20 milioni di euro a decorrere dal 2008 l’autorizzazione di spesa di cui alla L. 157/1999[224] destinata all’erogazione dei rimborsi ai partiti e movimenti politici delle spese elettorali e referendarie.

Per quanto attiene, invece, all’individuazione dei soggetti titolari del diritto al rimborso, la L. 157/1999 rinvia, per la determinazione degli aventi diritto alla ripartizione dei fondi e per il calcolo di tale ripartizione, ad eccezione degli importi per i rimborsi relativi alla circoscrizione Estero, alle leggi vigenti in materia (in particolare, con riferimento ai rimborsi elettorali per le elezioni politiche, all’art. 9 della L. 515/1993).

Il fondo relativo alla Camera dei deputati è ripartito in proporzione ai voti di lista conseguiti tra i partiti e movimenti che abbiano superato la soglia dell’1 per cento dei voti validamente espressi. Per il calcolo del rimborso spettante ai partiti o movimenti che abbiano presentato proprie liste o candidature esclusivamente in circoscrizioni comprese in regioni il cui statuto speciale prevede una particolare tutela delle minoranze linguistiche, l’art. 9, co. 3, della L. 515/1993 prevede specifici criteri.

Il fondo per il rimborso delle spese elettorali per il rinnovo del Senato della Repubblica è invece ripartito su base regionale. A tal fine il fondo è in primo luogo suddiviso tra le regioni in proporzione alla rispettiva popolazione. La quota spettante a ciascuna regione è ripartita tra le liste di candidati presentatisi nella regione con il medesimo contrassegno, in proporzione ai voti conseguiti in ambito regionale. Partecipano alla ripartizione del fondo le liste di candidati che abbiano ottenuto almeno un candidato eletto nella regione o che abbiano conseguito almeno il 5 per cento dei voti validamente espressi in ambito regionale e i candidati non collegati ad alcun gruppo che risultino eletti o che conseguano nel rispettivo collegio almeno il 15 per cento dei voti validamente espressi[225] (L. 515/1993, art. 9, co. 2).

Per quanto riguarda i rimborsi per le campagne elettorali nella circoscrizione Estero, gli importi aggiuntivi derivanti dall’incremento dell’1,5 per cento dei due fondi relativi al rimborso delle spese elettorali per il rinnovo del Senato e della Camera (vedi supra) sono ripartiti, in primo luogo, tra le quattro ripartizioni in cui si suddivide la circoscrizione Estero (rispettivamente comprendenti gli Stati e i territori afferenti all’Europa, all’America meridionale, all’America settentrionale e centrale ed all’Africa, Asia, Oceania e Antartide), in proporzione alla popolazione[226].

In ogni ripartizione, la relativa quota è quindi proporzionalmente suddivisa tra le sole liste di candidati che abbiano ottenuto almeno un eletto o almeno il 4 per cento dei voti validi nella ripartizione (L. 157/1999, art. 1, co. 5-bis).

Quanto alle modalità di corresponsione dei rimborsi delle spese elettorali, il contributo è versato sulla base di quote annuali entro il 31 luglio di ogni anno. A seguito delle modifiche apportate dal D.L. 273/2005[227], in caso di scioglimento anticipato del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è comunque effettuato. L'erogazione dei rimborsi è disposta con decreti del Presidente della Camera dei deputati per quanto riguarda il rinnovo della Camera dei deputati, del Parlamento europeo e dei consigli regionali, nonché per i comitati promotori dei referendum, e con decreto del Presidente del Senato della Repubblica, per il rinnovo del Senato della Repubblica.

Con riferimento alle ultime elezioni politiche, i piani di ripartizione dei rimborsi delle spese elettorali sono stati approvati con decreti dei Presidenti della Camera e del Senato, rispettivamente in data 29 luglio 2008[228] e 28 luglio 2008[229].

Profili finanziari

 

La relazione tecnica non considera la norma.

 

In merito ai profili di quantificazione, appare opportuno un chiarimento in merito agli effetti finanziari della norma a carico dei bilanci dei due rami del Parlamento, atteso che l’intervento della disposizione risulta successivo alla scadenza di un termine fissato a pena di decadenza dal diritto di presentare istanza di rimborso.


 

Articolo 3, comma 8-bis
(Consenso o diniego per la donazione degli organi)

8-bis. All’articolo 3 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, dopo il secondo comma è inserito il seguente:

“La carta d’identità può altresì contenere l’indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte“.

 

 

Il comma 8-bis, introdottonel corso dell’esame alSenato, permettedi indicare sulla carta di identità il consenso o il diniego del titolare del documento alla donazione dei propri organi e tessuti in caso di morte.

 

L’Italia è fra i Paesi europei virtuosi per numero di donazioni da donatore deceduto (19,2 donazioni per milione di abitanti); seconda alla Spagna, e molto vicina ai valori ottenuti dalla Francia. Nel 2009, i pazienti trapiantati sono stati 3.164, contro i 2.932 del 2008, per un aumento percentuale tra organi solidi, tessuti e cellule pari al 10,5 per cento. I donatori utilizzati sono stati 1.167 (contro i 1.094 del 2008) con un aumento percentuale assoluto del 6,7 per cento. Nonostante l’incremento del numero di trapianti eseguiti, le liste di attesa non tendono a ridursi, a causa del progressivo allargamento delle indicazioni al trapianto, con tempi di attesa variabili: 3,14 anni per il rene, 2,07 per il fegato, 2,22 per il cuore, 3,69 per il pancreas e 2,09 per il polmone. La migrazione di pazienti dalle regioni meridionali verso quelle settentrionali costituisce tuttora un fenomeno rilevante[230].

La disciplina in materia di trapianti è regolata dalla legge 1 aprile 1999, n. 91, Disposizioni in materia di prelievi e di trapianti di organi e di tessuti.

In particolare, il principio fondamentale recato dalla L. 91/1999 in materia di manifestazione della volontà, è fissato dall’articolo 4, comma 1, ove stabilisce che la mancata dichiarazione di volontà in ordine alla donazione di organi e di tessuti dopo la morte è considerata quale assenso alla donazione. Il principio così enunciato del silenzio assenso non è stato applicato per la mancata costituzione di un’anagrafe informatizzata dei cittadini assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale, necessaria per l’espletamento, da parte delle aziende unità sanitarie locali, della procedura di notifica, alla generalità dei cittadini, della richiesta di dichiarazione di volontà. Pertanto, il sistema attuale è transitorio, e regolato dall’articolo 23 della legge 91/1999 che prevede il consenso o dissenso esplicito; in caso di assenza di entrambi è consentito procedere al prelievo di organi e di tessuti da soggetto di cui sia stata accertata la morte, solamente nei casi in cui i familiari (coniuge, convivente more-uxorio, figli, genitori) non si oppongano al prelievo (cd. non opposizione). Qualunque nota scritta che riporti: cognome e nome, data di nascita, codice fiscale, dichiarazione di volontà, data e firma, è considerata valida ai fini della manifestazione di volontà[231]. Ogni cittadino può registrare la propria volontà anche alla ASL di appartenenza: in questo caso i suoi dati vengono inseriti in un archivio informatico situato presso il Centro Nazionale per i Trapianti e collegato con i Centri regionali e interregionali. Si ricorda altresì che nel maggio del 2000 il Ministero della Sanità ha inviato a tutti gli assistiti un tesserino blu, che, se compilato, vale come dichiarazione di volontà alla donazione. Valgono nella stessa misura l'atto olografo o la tessera dell'AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi) o di una delle altre associazioni di volontariato attive nel settore.

 

A tal fine il comma in esame novella l’articolo 3 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza[232] .

 

L’articolo 3 del R. D. 773/1931 reca disposizioni in materia di carta d’identità. Si ricorda che il documento ha durata di dieci anni e deve essere munito della fotografia della persona a cui si riferisce. Le carte di identità rilasciate a partire dal 1° gennaio 2011 devono inoltre essere munite delle impronte digitali della persona a cui si riferiscono.

 

Va rilevato che, fermo restando la necessità che il modello della carta di identità contenga uno spazio riservato alla manifestazione di volontà sulla donazione degli organi, la norma in esame introduce in capo al titolare della carta la facoltà di esprimere o meno tale volontà. La formulazione letterale della disposizione andrebbe quindi modificata in modo da evidenziare la distinzione tra questi due aspetti.

Documenti all’esame delle istituzioni dell’UE

L’8 dicembre 2008 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva relativa alle norme di qualità e sicurezza degli organi umani destinati ai trapianti (COM(2008) 818), accompagnata da un piano d’azione in 10 punti per rafforzare il coordinamento e la cooperazione tra gli Stati membri in materia di donazione e trapianto. La direttiva e il piano d’azione si prefiggono tre obiettivi prioritari: migliorare la qualità e la sicurezza degli organi umani in Europa, incrementarne la disponibilità e rendere i sistemi di trapianto più efficaci ed accessibili.

Si segnala che l’articolo 13 della proposta fissa i principi che devono disciplinare la donazione di organi, stabilendo in particolare che gli Stati membri:

·       provvedano affinché le donazioni di organi umani di donatori deceduti e viventi siano volontarie e non remunerate.

·       vietino la pubblicità riguardante la necessità o la disponibilità di organi umani nei casi in cui essa abbia come fine l'offerta o la ricerca di un profitto finanziario o di un vantaggio analogo.

·       provvedano affinché il reperimento degli organi sia effettuato senza fini di lucro.

L’articolo 14 della proposta prevede inoltre che il reperimento di organi avvenga solo previo adempimento di tutti gli obblighi relativi al consenso o all'autorizzazione in vigore nello Stato membro in questione.

Ulteriori disposizioni della proposta sono volte a tutelare i donatori viventi, attraverso: la corretta valutazione del loro stato di salute, la fornitura di informazioni complete sui rischi connessi alla donazione, l’introduzione di registri per seguire l’evoluzione della loro salute, la protezione dei dati personali, la garanzia dell’anonimato.

Il 16 dicembre 2009 la Commissione Ambiente e sanità pubblica del Parlamento europeo ha approvato una proposta di risoluzione legislativa. Per quanto riguarda il citato articolo 13, la proposta di risoluzione integra il testo della Commissione europea prevedendo, tra l’altro, che:

·       la Commissione, in stretta cooperazione con gli Stati membri, il Parlamento europeo e i soggetti interessati, esamini la possibilità di sviluppare un sistema grazie al quale si tenga conto, nel maggior numero possibile di Stati membri, delle volontà espresse dai cittadini che acconsentono alla donazione dei propri organi dopo il decesso;

·       gli Stati membri provvedano affinché siano posti in essere sistemi e registri facilmente accessibili ai fini della registrazione delle volontà dei futuri donatori e affinché le autorità competenti diano la priorità alle volontà espresse dal donatore rispetto ad eventuali volontà opposte espresse dal coniuge, da parenti di primo grado o da altre persone.

La proposta di risoluzione legislativa costituirà la base per l’esame della proposta di direttiva da parte del Parlamento europeo in seduta plenaria, previsto per il 20 aprile 2010.

 

 


Articolo 4, comma 1
(Proroga termini in materia di personale
delle Forze armate e di polizia)

1. All’articolo 35, comma 1, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, la parola: “quindici“ è sostituita dalla seguente: “venti“»;

 

 

L'articolo 4, comma 1, proroga di cinque anni (dal 2010 al 2015) la disciplina transitoria dettata dall'articolo 35, comma 1, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196[233], in materia di reclutamento dei sergenti.

 

L'articolo 10 del citato decreto legislativo prevede che il personale del ruolo dei sergenti sia tratto nella misura del 70 per cento dei posti disponibili dai volontari di truppa in servizio permanente rivestenti il grado apicale (caporal maggiore capo scelto e gradi corrispondenti) e per il restante 30 per cento dai volontari di truppa in servizio permanente rivestenti i gradi inferiori. La disciplina dettata dall'articolo 35, comma 1, deroga, per un periodo transitorio di quindici anni a decorrere dall'entrata in vigore del d.lgs., quindi fino all'anno 2010, a quanto previsto dall’articolo 10, stabilendo che il reclutamento nel ruolo dei sergenti avvenga, mediante concorso interno per titoli ed esami e successivo corso di aggiornamento e formazione professionale della durata non inferiore a mesi tre, dai volontari di truppa in servizio permanente.

E’ inoltre previsto che il Ministero della difesa definisca, fermi restando i concorsi già banditi alla data del 1° marzo 2001, con decreto ministeriale, i requisiti per la partecipazione al concorso, le modalità di svolgimento dello stesso, l'individuazione e la valutazione degli eventuali titoli, i criteri per la formazione della graduatoria.

La novella ora prolunga da quindici a venti anni il periodo transitorio, la cui conclusione, come sopra rilevato, verrà spostato al 2015.

 

La relazione al disegno di legge riferisce che la proroga è ritenuta necessaria e urgente in quanto per il prossimo concorso interno per il passaggio al grado di sergente, da bandire nell'anno 2010, le sopra illustrate percentuali di riserva previste dalla normativa a regime non sono ancora applicabili in quanto i caporal maggiori capi scelti e gradi corrispondenti sono ancora in corso di nomina e manca un adeguato bacino di alimentazione nell'ambito del grado apicale dei volontari in servizio permanente.

Profili finanziari

 

La relazione tecnica afferma che la norma non comporta maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato

 

In merito ai profili di quantificazione, non si hanno osservazioni da formulare, considerato che in materia di reclutamento dei sergenti delle Forze armate, sia la disciplina transitoria di cui all’art. 35, comma 1 del D.Lgs. n. 196/1995, sia quella prevista, a regime, dall’art. 10 del medesimo decreto, prevedono il ricorso allo strumento del concorso interno per titoli ed esami, riservato ai volontari di truppa in servizio permanente, e al successivo corso di aggiornamento e formazione professionale di durata non inferiore a tre mesi.

Nel corso della trattazione del provvedimento in esame al Senato, in merito ai profili di copertura, pur considerando l’asserita neutralità del dispositivo, è stato osservato che all'estensione del periodo provvisorio in cui operano l'efficacia delle procedure in esame di inquadramento nel ruolo sergenti delle FF. AA., è chiaramente associato anche il differimento della validità dell'obbligo di seguire anche un corso di aggiornamento professionale di durata espressamente non inferiore a tre mesi. In proposito, è stato rilevato che a rigore, la costruzione degli stanziamenti iscritti nel bilancio annuale di previsione, come confermato anche dalla nuova legge di contabilità, deve infatti avvenire secondo il criterio della legislazione vigente, per cui è stato evidenziato che ai relativi fabbisogni aggiuntivi di spesa, che deriveranno dal 2010 al 2014 per effetto del dispositivo in esame, in termini sia di oneri organizzativi che di funzionamento dei suddetti corsi, non si potrà far fronte avvalendosi degli stanziamenti già previsti nel bilancio 2010.

 

 


 

Articolo 4, comma 1-bis
(Reclutamento sergenti delle Forze armate)

1-bis. All’articolo 10, comma 1, del decreto legislativo 12 maggio 1995, n. 196, e successive modificazioni, le parole: “Fermi restando i concorsi già banditi alla data del 1º marzo 2001,“ sono sostituite dalle seguenti: “Al termine del regime transitorio di cui all’articolo 35, comma 1,“;

 

 

Il comma 1-bis, introdotto durante l’esame del Senato, modifica il comma 1 dell’articolo 10 del sopracitato D.Lgs. n. 196 del 1995 rinviando al termine del regime transitorio di cui all'articolo 35, comma 1, del medesimo D.Lgs., l’adozione del decreto ministeriale che definisce i requisiti per la partecipazione al concorso per sergenti, nonché le modalità di svolgimento dello stesso, l'individuazione e la valutazione degli eventuali titoli, i criteri per la formazione della graduatoria. (vedi scheda relativa al comma 1 dell’articolo 4)

 

 


 

Articolo 4, comma 2
(Valutazione ai fini dell’ammissione ai corsi di laurea
ad accesso programmato)

2. All’articolo 4, comma 9, del decreto-legge 3 giugno 2008, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2008, n. 129, le parole: «2010-2011» sono sostituite dalle seguenti: «2011-2012».

 

 

Il comma 2 è volto a differire dall’anno accademico 2010-2011 all'anno accademico 2011-2012 l'applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 4 e 5 del decreto legislativo n. 21 del 2008[234], che prevedono l'attribuzione di un punteggio per l'ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato, sulla base dei risultati conseguiti nel test di ingresso e nel pregresso iter scolastico.

 

Si ricorda che il primo differimento dell’applicazione delle disposizioni in questione (dall’a.a. 2008-2009 all’a.a. 2009-2010) è stato disposto dall’art. 4, comma 9, del decreto-legge n. 97 del 2008[235], in ragione della mancata definizione di procedure uniformi per la certificazione dei percorsi scolastici e delle difficoltà in cui sarebbero potuti incorrere gli studenti stranieri ai quali non vengono rilasciate attestazioni relative al percorso scolastico. Il successivo differimento (all’a.a. 2010-2011) è stato disposto con l’art. 37, comma 2-bis, del decreto-legge n. 207 del 2008[236], inserito durante l’esame parlamentare e formulato come novella dell’art. 4, comma 9, del decreto-legge n. 97 del 2008.

 

Secondo la relazione introduttiva, questa ulteriore proroga è necessaria in relazione a esigenze del Ministero della difesa poiché, nel caso in cui si applicassero gli articoli 4 e 5 del d.lgs. n. 21 del 2008 per l’a.a. 2010-2011, si determinerebbero effetti negativi sulle procedure di arruolamento degli ufficiali medici nelle Accademia militari dell’Esercito, della Marina militare e dell’Aeronautica, i cui bandi devono essere pubblicati entro il mese di marzo 2010. La relazione spiega, infatti, che per gli allievi ufficiali medici, una volta vinto il concorso per l'ingresso nelle citate Accademie, ai fini dell'accesso ai corsi di laurea specialistica in medicina e chirurgia nelle università non sarebbe più sufficiente aver superato i test selettivi, rilevando a tal fine, in base alla nuova disciplina, anche il pregresso iter scolastico. Pertanto, si potrebbe verificare che un allievo ufficiale medico, dopo aver vinto un concorso selettivo e aver iniziato a frequentare l'Accademia, non sia poi ammesso al corso di laurea in medicina e chirurgia previsto dal bando di concorso.

In tale situazione, quindi, la relazione sottolinea che la disposizione in esame  risulta indispensabile per consentire la conclusione dello studio avviato dal Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca e dal Ministero della difesa per individuare una soluzione, anche in via legislativa, alla problematica, attraverso la previsione di una specifica regolamentazione per l'accesso ai corsi di laurea degli allievi ufficiali medici delle Accademie.

 

Poiché la proroga in esame è disposta in termini generali – sia pur motivata, nella relazione introduttiva, con riferimento a esigenze relative ad alcuni bandi di concorso del Ministero della difesa – la collocazione più adeguata è rappresentata, per omogeneità di materia, dall’art. 7 e non dall’art. 4.

 

Gli artt. 4 e 5 del D.Lgs. 21/2008 hanno introdotto la valutazione della qualità dei risultati scolastici ai fini dell’accesso ai corsi di laurea universitari a numero programmato[237]. In particolare, sulla base della delega recata dall’art. 2 della legge n. 1 del 2007[238], l’art. 4, commi 1-3, del d.lgs. n. 21/2008 aveva fissato in 105 punti il punteggio complessivo degli esami di ammissione ai citati corsi di laurea e aveva disposto che, nell’ambito di tale punteggio, 80 punti fossero assegnati in relazione all’esito del test di ingresso, mentre i rimanenti 25 fossero attribuiti sulla base di risultati scolastici di particolare valore conseguiti nell’ultimo triennio di scuola secondaria superiore e nell’esame di Stato[239].

L’art. 5 del d.lgs. n. 21/2008 ha, poi, affidato ai dirigenti scolastici il rilascio della certificazione relativa alle valutazioni di qualità ottenute in sede di scrutinio finale dell’ultimo triennio e in sede di esame di Stato.

In seguito, l’art. 37, c. 2-ter,del decreto-legge n. 207 del 2008 (introdotto durante l’esame parlamentare), modificandol’art. 4, c. 1, 2 e 3 del d.lgs. n. 21 del 2008,haridotto da 105 a 100 il punteggio massimo degli esami di ammissione, aumentato da 80 a 90 i punti da assegnare sulla base del risultato del test di ingresso e ridotto da 25 a 10 i punti da assegnare ai risultati conseguiti nell’ultimo triennio e nell’esame di Stato. Ai fini dell’assegnazione di questi ultimi, è stata eliminata la lode ottenuta nella valutazione finale dell’esame di Stato dal panel di elementi da considerare (si veda, però, oltre).

E’ stata, inoltre, apportata una modifica anche al c. 4 dell’art. citato che per i corsi di laurea disciplinati da norme comunitarie e per i corsi di laurea in scienze della formazione primaria demanda ad un decreto del Ministro dell’università e della ricerca (ora, Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca) la definizione dei punteggi da attribuire sulla base degli elementi di valutazione del percorso scolastico indicati in nota, mentre per i corsi di laurea di nuova istituzione per i quali gli atenei ritengono di prevedere un accesso programmato affida questo compito agli atenei stessi nei relativi bandi.

Con la modifica, si è previsto, anzitutto, che con lo stesso decreto possono essere stabilite anche ulteriori modalità per l’attribuzione dei punteggi relativi al percorso scolastico nei casi in cui gli elementi previsti al comma 3 non possono essere utilizzati in tutto o in parte[240]. Si è previsto, infine, che il Ministro e i singoli atenei, per quanto di competenza, provvedono alla adeguata valorizzazione della lode ottenuta nell’esame di Stato[241].

Profili finanziari

Il prospetto riepilogativo non ascrivealla norma in esame effetti sui saldi di finanza pubblica.

 

La relazione tecnica afferma che la norma non comporta maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato.

 

Nulla da osservare in merito ai profili di quantificazione.

 

 


 

Articolo 4, commi 3-7
(Proroga termini in materia di personale
delle Forze armate e di polizia )

3. Al decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 19, comma 1, le parole: «dal 2010» sono sostituite dalle seguenti: «dal 2012»;

b) all’articolo 35, comma 2, le parole: «fino all’anno 2009» e «dal 2010» sono sostituite, rispettivamente, dalle seguenti: «fino all’anno 2011» e «dal 2012»;

c) all’articolo 26, comma 1, le parole: «al 2009» sono sostituite dalle seguenti: «al 2011».

4. Il termine del 31 dicembre 2009, di cui all’articolo 6-bis del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2009, n. 38, è prorogato al 31 gennaio 2010. Le immissioni in servizio permanente ivi previste sono effettuate, nell’anno 2010, nel limite del contingente di personale di cui all’articolo 3, comma 102, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e successive modificazioni, ferma restando l’applicazione dell’articolo 3, comma 93, della stessa legge n. 244 del 2007, con progressivo riassorbimento delle posizioni soprannumerarie.

5. L’applicazione degli articoli 16, comma 2, e 18, comma 2, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298, è differita al 31 dicembre 2012 a partire dalle aliquote di valutazione formate al 31 ottobre 2009. Conseguentemente, nel citato periodo i tenenti colonnelli del ruolo normale dell’Arma dei carabinieri da valutare per l’avanzamento al grado superiore sono inclusi in un’unica aliquota di valutazione. Fermi restando i volumi organici previsti per il grado di colonnello del ruolo normale e il numero massimo di promozioni annuali, la determinazione dell’aliquota, il numero delle promozioni e la previsione relativa agli obblighi di comando sono annualmente determinati con il decreto di cui all’articolo 31, comma 14, del decreto legislativo n. 298 del 2000, prevedendo comunque un numero di promozioni non superiore a cinque per gli ufficiali aventi almeno tredici anni di anzianità nel grado, nonché, per gli anni 2010 e 2011, un numero di promozioni pari a dodici per gli ufficiali già valutati due e tre volte l’anno precedente e giudicati idonei e non iscritti in quadro.

6. Dall’applicazione dei commi 3 e 5 non devono derivare maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. A tal fine le immissioni di cui al comma 3, lettera b), devono avvenire nell’ambito dei posti in organico per i quali l’Amministrazione competente è già stata autorizzata a effettuare le promozioni.

7. Il termine per procedere alle assunzioni di personale a tempo indeterminato di cui all’articolo 61, comma 22, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è prorogato al 31 maggio 2010.