| Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione
(Versione per stampa)
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|---|---|
| Autore: | Servizio Rapporti Internazionali |
| Titolo: | Turchia |
| Serie: | Schede Paese Numero: 6 |
| Data: | 01/12/2006 |
T U R C H I A
(in collaborazione con il ministero degli affari esteri)

dicembre 2006
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DATI GENERALI (2005) |
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Superficie |
780.580 kmq |
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Capitale |
ANKARA (1.900.000 abitanti) |
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Abitanti |
70.413.000 |
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Tasso di crescita della popolazione |
1,06%[1] |
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Aspettativa di vita |
72 anni |
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Lingue |
Turco (ufficiale) curdo, arabo, armeno, greco |
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Composizione etnica |
Turchi (80%),Curdi (20%) |
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Religioni praticate |
Musulmana (99,8%)
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PRINCIPALI INDICATORI ECONOMICI 2005
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PIL (a parità di potere d’acquisto) |
572 miliardi dollari USA |
Composizione per settore |
agricoltura 11,7%; industria 29.8%; servizi 58,5% (2003) |
Crescita PIL |
5,6% |
PIL pro capite (a parità di potere d’acquisto) |
8.200 dollari USA (Italia: 29.200) |
Inflazione |
8,2% |
Popolazione al di sotto della soglia di povertà |
20% (2002) |
Tasso di disoccupazione |
10,2% (a questa percentuale va aggiunta quella dei sottoccupati, pari al 4,0%) |
Quote esportazioni turche |
Germania13%; Regno Unito 8,2%; Italia 7%; USA 6,9% Francia 5,1%; Spagna 4,2% |
Quote importazioni turche |
Germania 13,9%; Russia 10,5%, Italia 7%; Francia 5,6%; Cina 4,4%, USA 4,1% |
Rapporto debito pubblico/PIL |
68% (2004) |
Debito estero |
170 miliardi di dollari |
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Fonti: The Cia Worldfactbook, edizione 2006 |
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CARICHE DELLO STATO
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Presidente della Repubblica |
Ahmet Necdet SEZER (dal 16 marzo 2000) |
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Presidente della Grande Assemblea Nazionale (Parlamento) |
Bulent ARINC (dal 18 novembre 2002, AKP) |
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Primo Ministro |
Recep Tayyp ERDOGAN (dal 15 marzo 2003, AKP) |
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Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri |
abdullah GUL (dal 15 marzo 2003, AKP) |
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Giustizia |
Cemil CICEK |
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Interni |
Abdulkadir AKSU |
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Finanze |
Kemal UNAKITAN |
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Ministro di Stato per l’Economia e Capo negoziatore con l’Unione europea |
aLI BABAKAN |
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SCADENZE ELETTORALI
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Presidenziali |
Maggio 2007 |
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Politiche |
Novembre 2007 |
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CENNI STORICI
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La Turchia moderna è nata con la dissoluzione dell’Impero Ottomano, alla fine della Prima Guerra mondiale. Il Trattato di Sevres (1920) prevedeva l’attribuzione alla Grecia di una vasta regione attorno a Smirne, la nascita di un’Armenia indipendente e di una regione curda con ampia autonomia. La rivolta nazionalista di Mustafa Kemal Ataturk, un accordo di pace separato con l’URSS e le vittorie militari contro i greci costrinsero gli Alleati a rinegoziare gli accordi di pace: il Trattato di Losanna (1923) riconobbe il Paese nelle sue attuali frontiere, ed un accordo separato con la Grecia dispose il trasferimento incrociato delle rispettive popolazioni installate come minoranze (eccetto i Greci di Istanbul ed i Turchi della Tracia, per cui si previdero statuti specifici). Nell’ottobre del 1923 fu proclamata la nuova Repubblica di Turchia con Ataturk come Presidente. Oltre ad abolire il Califfato, egli avviò un’energica opera di modernizzazione all’insegna di secolarismo, nazionalismo e riferimento all’Europa (da cui trasse i codici di legge e i caratteri dell’alfabeto).
Morto Ataturk nel 1938, la Turchia si mantenne neutrale nel secondo conflitto mondiale salvo intervenire negli ultimi mesi a fianco degli Alleati; nel 1952 aderì alla NATO, divenendone il principale bastione sul fronte Sud.
Le prime elezioni aperte ad altri partiti ebbero luogo nel 1950 e furono vinte dal Partito Democratico. Gli anni della Guerra Fredda furono caratterizzati da instabilità interna e da ripetuti interventi dei militari nella vita politica del Paese.
Nel luglio 1974 un putsch a Nicosia pilotato da Atene provocò un intervento militare turco a Cipro, che in due fasi occupò un terzo dell’isola.
Estremismi politici e tensioni con i curdi furono causa di forte instabilità interna, finché nel 1982 un nuovo colpo di Stato militare portò al potere il Generale Evren, che impose la legge marziale e mise al bando il partito di ispirazione islamica.
Il potere tornò ai civili nel 1987. Il Governo di Turgut Ozal promosse un forte sviluppo economico, ma permasero fattori destabilizzanti, fra cui soprattutto la guerriglia degli indipendentisti curdi.
La Turchia partecipò alla I Guerra del Golfo (1990-1991), subendone pesanti conseguenze economiche per l’interruzione dei traffici con l’Iraq e l’afflusso di rifugiati dal Paese vicino. Nel 1995 iniziarono vaste azioni militari contro la guerriglia curda del PKK di Ocalan.
Nel 1996, dopo la caduta del Governo di Tansu Ciller – la prima donna alla guida del Paese - il partito filo-islamico del Benessere di Erbakan riuscì a formare un Governo di coalizione, fortemente osteggiato dalle gerarchie militari – garanti dei principi dello Stato kemalista – cui mise fine una decisione della Corte Costituzionale che dichiarò il partito illegale per contrarietà ai principi dell’ordinamento turco.
A partire dal 1999 il Governo di Bulent Ecevit – figura storica, nel 1974 promotore dell’intervento militare a Cipro - avviò una politica di riforme ma crescenti divisioni in seno alla sua coalizione, la gravissima crisi finanziaria del 2001 ed una generale volontà di rinnovamento ne determinarono la sconfitta alle elezioni anticipate del novembre 2002.
Alle elezioni politiche del 3 novembre 2002 il Partito “neo-islamico” della Giustizia e dello Sviluppo di Tayyip Erdogan conseguiva infatti il 34,40% dei suffragi e 363 seggi. L’unica altra formazione ad aver ampiamente superato l’elevata soglia di sbarramento del 10% è il Partito Repubblicano/CHP (erede della tradizione kemalista – 178 seggi), guidato da Baykal. Il meccanismo elettorale aveva reso possibile l’attribuzione al partito di Erdogan dei due terzi dei seggi parlamentari (368 su 550), successivamente calati al di sotto di tale quota per alcune defezioni.
Già interdetto da cariche pubbliche per cinque anni, a seguito di una condanna nel 1998 per “istigazione all’odio religioso” (in un discorso pubblico aveva citato una poesia che si prestava a dubbie interpretazioni), solo a seguito della revoca del provvedimento Erdogan ha potuto essere eletto deputato nel marzo 2003, condizione necessaria per poter ricevere l’incarico di formare il nuovo Governo, sostituendo il compagno di partito Gul (divenuto Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri).
Costituisce obiettivo prioritario della decisa politica riformatrice perseguita dalle Autorità turche la prospettiva di adesione all’Unione Europea, a seguito della candidatura presentata sin dal 1987 edaccolta nel 1999. Il Governo ha peraltro sempre sottolineato di ritenere le riforme comunque necessarie allo sviluppo del Paese, a prescindere quindi dalle richieste europee.
La politica di Erdogan ha ricevuto un forte segnale di sostegno nelle elezioni amministrative del 28 marzo 2004, nelle quali l’AKP ha conseguito un nuovo successo con il 42% dei suffragi, conquistando 59 Province su 82.
QUADRO POLITICO
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Governo in carica
Recep Erdogan, leader del Partito AKP, che è uscito nettamente vincitore dalle elezioni politiche tenutesi nel novembre 2002, dopo essere stato eletto deputato nelle elezioni suppletive tenutesi il 9 marzo 2003[2], ha formato un nuovo governo il 15 marzo 2003. Il precedente Primo Ministro, Abdullah Gul, detiene ora la carica di Vice Premier e Ministro degli Esteri.
Composizione della Grande Assemblea Nazionale[3] |
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PARTITO |
% |
SEGGI |
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Giustizia e Sviluppo (AKP) |
34.28% |
357 |
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Partito repubblicano del popolo (CHP) (laico, socialdemocratico) |
19.39% |
154 |
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Madrepatria (ANAP) |
5.12% |
22 |
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Partito Socialdemocratico popolare (SHP) |
- |
4 |
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Partito della Vera Via (DYP) |
9.55% |
4 |
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Partito di Azione nazionalista (MHP) |
8.34% |
-- |
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Partito dei giovani (GP) |
7.24% |
-- |
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Partito Democratico Popolare (DEHAP) curdo |
6.21% |
-- |
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Partito democratico di sinistra (DSP) |
1.23% |
-- |
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Partito dell’Ascesa del popolo (HYP) |
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1 |
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Indipendenti |
8.63% |
4 |
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Vacanti |
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4 |
Totale |
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550 |
QUADRO ISTITUZIONALE
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Sistema politico
La Turchia è una repubblica parlamentare. L’attuale Costituzione è entrata in vigore nel 1982. La Turchia è il solo stato del mondo islamico a dichiararsi laico nella propria Costituzione. E’ uno Stato fortemente centralizzato.
La Costituzione del 1982 può essere revisionata con due distinte procedure: maggioranza dei due terzi dei parlamentari e successivo referendum se il Presidente della Repubblica lo richiede, oppure maggioranza dei tre quinti e referendum obbligatorio. Le riforme al sistema elettorale non richiedono emendamenti alla Costituzione e possono essere approvate dal Parlamento con maggioranza semplice.
Presidente della Repubblica
Il Presidente della Repubblica è eletto dal Parlamento[4]. Dura in carica sette anni e non è rieleggibile. Non può esercitare il diritto di veto sulla legislazione, ma può ritardarne l’entrata in vigore. La sua figura è considerata al di sopra delle parti, pertanto, prima di assumere la carica, il candidato neo eletto, se iscritto ad un partito, deve dare le dimissioni.
Parlamento
La Grande Assemblea Nazionale di Turchia (Turkiye Buruk Millet Meclisi) è composta da 550 membri che durano in carica 5 anni. Il sistema elettorale favorisce il partito di maggioranza relativa a danno degli altri, ma tale sistema è entrato in crisi dopo il succedersi di diversi governi deboli.
Si vota con sistema proporzionale con voto di lista. E’ previsto uno sbarramento al 10%, che non si applica tuttavia per i candidati indipendenti[5].
Governo
Il Primo Ministro viene di norma nominato dal Presidente della Repubblica nelle fila del partito di maggioranza relativa. Deve fare parte della Grande Assemblea Nazionale.
Il Governo deve godere della fiducia della Grande Assemblea Nazionale. Su proposta del Primo Ministro, il Presidente della Repubblica può revocare un Ministro.
Magistratura
Il sistema giudiziario è indipendente. Le leggi sono sottoposte al controllo della Corte Costituzionale, eccetto quelle relative all’ultimo periodo di dittatura militare (1980-1983). La Corte Costituzionale ha inoltre il potere di giudicare sulle accuse mosse contro il Presidente della Repubblica, il Governo ed i massimi vertici dello Stato, e di pronunciarsi sulla richiesta di scioglimento di un partito politico, avanzata dalla magistratura. Può inoltre effettuare controlli sulla gestione finanziaria dei partiti politici ed annullare le decisione prese dalla Grande Assemblea Nazionale in materia di immunità parlamentare.
Nel giugno 1999, a seguito di richieste da parte della Corte Europea per i Diritti Umani, sono state riformate le Corti di Sicurezza in cui sono processati i dissidenti kurdi ed islamici, ponendo limitazioni alla presenza dei militari. In Turchia è stata inoltre abolita la pena di morte nel 1999.
Forze Armate
Nella vita politica turca sono tuttora influenti le Forze Armate, tradizionali custodi del carattere laico della Repubblica. Esse esercitano la loro influenza soprattutto attraverso il Consiglio Nazionale di Sicurezza[6], organo consultivo del Governo che ha tuttavia recentemente visto accrescere, sull’onda delle riforme necessarie per avvicinare il Paese ai criteri politici di Copenhagen, la sua componente civile. Nel 1997 le Forze Armate hanno svolto un ruolo cruciale nella caduta di un Governo guidato dall’islamista conservatore Erbakan, leader del Partito del Benessere. Nell’ambito della NATO, quello turco è il secondo esercito per grandezza, dopo quello degli Stati Uniti. La carica di Capo delle Forze Armate è considerata la quarta in ordine di importanza
ATTUALITÀ POLITICA
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Il viaggio del Papa in Turchia (28 novembre – 1° dicembre 2006)
E’in corso la visita in Turchia di Papa Benedetto XIV che ha lo scopo – secondo quanto affermato dal Pontefice – di approfondire l’amicizia tra la Turchia e la Santa Sede. Nella prima giornata, il Papa è stato accolto all’aeroporto dal Primo Ministro turco, Tayyip Erdogan, il quale, al termine dell’incontro, ha dichiarato che il Papa ha auspicato un eventuale ingresso della Turchia nell’Ue, anche se la materia non è ovviamente di competenza della Santa Sede. Dopo aver reso omaggio al fondatore della Turchia moderna, Mustafà Kemal “Atatürk” cui ad Ankara è dedicato un mausoleo, Benedetto XIV ha incontrato il Direttore degli affari religiosi della Turchia, Ali Bardakoglu. Nel corso della visita, il Papa ha sottolineato il comune impegno delle religioni in favore della pace e le comuni radici abramitiche della religione cristiana e islamica, che rappresentano un impegno per la “fratellanza dell’umanità”.
Le riforme più recenti
L’ampio programma di riforme, avviato timidamente nel 1999 da Ecevit e rilanciato con forza da Erdogan, si e’ sviluppato sinora attraverso un pacchetto di emendamenti di dieci articoli della Costituzione e 8 pacchetti di riforme legislative. Tra le misure piu’ significative si segnalano:
- introduzione del principio di supremazia delle Convenzioni internazionali sul diritto interno (ciò che ha consentito di risolvere il decennale contenzioso con la Corte Europea dei Diritti Umani su ricorsi individuali);
- abolizione totale della pena di morte;
- introduzione del principio di parità uomo-donna;
- politica di “tolleranza zero” nei confronti della tortura;
- abolizione della giurisdizione straordinaria delle Corti di Sicurezza Nazionale;
- riforma dei codici penale (specie a tutela della donna, con l’abolizione dell’omicidio “d’onore”, e dei minori) e di procedura penale (tra l’altro, riduzione della detenzione preventiva a 24 ore);
- rafforzamento del controllo civile sui militari, anche in materia di finanziamenti;
- misure per la repressione della corruzione;
- riforma della legislazione penitenziaria;
- misure per il riconoscimento delle specificità culturali della minoranza curda (insegnamento della lingua, trasmissioni televisive, autorizzazione alla celebrazione del Capodanno curdo).
L’ampiezza e profondità di tali riforme hanno avviato un forte cambiamento del Paese, come riconosciuto dalla Commissione Europea; si tratta ora di verificarne il completamento e l’effettiva applicazione, considerate le inevitabili resistenze all’interno della burocrazia turca e di un’amministrazione della giustizia fortemente influenzata dai conservatori. In particolare, e’ stato da ultimo presentato in Parlamento un nono pacchetto legislativo con ulteriori misure di riforma: tra queste, la legge sulle Fondazioni religiose, che dovrà disciplinare – anche sotto il profilo patrimoniale ed immobiliare – il trattamento delle minoranze religiose, inclusa quella cattolica. Il progetto governativo e’ stato tuttavia fortemente criticato dalla Commissione UE che ha indicato di ritenere preferibile il suo ritiro in mancanza di sostanziali modifiche.
Tra i vari dossiers aperti, la questione curda e’ sicuramente una delle piu’ complesse ed affrontata con maggiore cautela (vedi oltre); alcuni positivi movimenti si registrano nell’annosa questione armena (la Turchia ufficialmente ha sempre negato che i tragici eventi del 1915 potessero essere considerati quali un “genocidio”, riconosciuto viceversa da vari Parlamenti nazionali sotto la pressione della diaspora armena): dopo un primo rinvio, si e’ tenuto ad Istanbul il 24 settembre 2005 il primo seminario mai organizzato nel Paese sulla questione, un evento minore sul piano scientifico ma di forte valenza simbolica. Emblematica e’ stata lo scorso autunno la vicenda del rinvio a giudizio del noto scrittore Orhan Pamuk con l’accusa di “attentato alla turchicità” (art.301 del nuovo codice penale) per dichiarazioni sulle questioni curda e armena, che aveva sollevato forti reazioni internazionali e messo in imbarazzo le Autorità. Dapprima rinviato, il processo contro Pamuk e’ stato infine archiviato; rimangono tuttavia vari intellettuali sotto processo con le stesse accuse, ad esempio il giornalista di origine armena Hrant Dink.
Le scadenze europee pongono il Governo turco di fronte a scelte difficili, a partire dalla questione dell’apertura di porti ed aeroporti a navi ed aerei ciprioti in ottemperanza al Protocollo che ha esteso anche a Cipro l’Unione Doganale UE-Turchia, ma al contempo Erdogan si trova a fronteggiare all’interno una crescente opposizione. Il Primo Ministro deve da un lato tenere conto della componente più radicale del proprio partito (che ad esempio ha organizzato lo scorso febbraio la visita di una delegazione di Hamas); dall’altro, delle forze secolariste, del quale e’ autorevole esponente il Presidente della Repubblica, Sezer, che è ripetutamente intervenuto ponendo il veto su iniziative legislative del Governo considerate in conflitto con il secolarismo, specie in materia di educazione e riforma della pubblica amministrazione, oltre che per alcune nomine (un braccio di ferro ha opposto in aprile il Presidente ed il Governo sulla nomina del nuovo Governatore della Banca Centrale).
Analogamente, la leadership militare ha talora espresso la propria inquietudine per misure percepite come contrarie ai fondamenti del laicismo, pur avendo accettato un certo ridimensionamento della propria influenza sulla vita politica (che la Commissione Europea giudica peraltro ancora eccessiva). Alcuni settori “kemalisti” leggono del resto nel percorso europeo una nuova strategia del partito filo-islamico per lo smantellamento dello Stato secolare. Nel contesto va segnalato che e’ stato da ultimo designato quale nuovo Capo di Stato Maggiore (la quarta carica dello Stato) il Gen.Yasar Buyukanit, già noto per il suo rigido kemalismo, in sostituzione del piu’ moderato Gen.Ozkok.
Nell’ultimo periodo si sono registrati del resto diversi casi di confronto tra maggioranza ed opposizione in Parlamento nonché tra forze islamiste e settori kemalisti, anche nella prospettiva della doppia scadenza elettorale del 2007. Per il primo aspetto, l’opposizione chiede elezioni politiche anticipate rispetto alla scadenza di novembre, ritenendo che il Presidente della Repubblica vada eletto – in maggio - da un nuovo Parlamento. Del resto, i due potenziali candidati della maggioranza – lo stesso Erdogan ed il Presidente del Parlamento Arinc - non sono graditi ai kemalisti.
Sul piano generale, il confronto tra islamismi e kemalisti si era riacceso con virulenza dopo l’episodio che aveva visto il 17 maggio un avvocato di orientamento fondamentalista fare irruzione in una seduta del Consiglio di Stato (organismo rigidamente contrario alle istanze dell’Islam militante), ferendo 5 giudici, uno dei quali poi deceduto. Alle manifestazioni di condanna organizzate delle forze laiche era stata in sostanza impedita la partecipazione di esponenti del Governo.
In definitiva, la leadership di Erdogan resta ancora solida, grazie anche alla debolezza dell’opposizione del CHP e gli osservatori prevedono una vittoria dell’AKP anche in caso di elezioni anticipate. Ormai avviata in sostanza la fase pre-elettorale, vanno tuttavia aumentando le tensioni sul piano politico interno, in un contesto da un lato di crescenti difficoltà anche del negoziato con l’Unione Europea, specie per il dossier cipriota, dall’altro di difficoltà economiche (ripresa dell’inflazione, forte svalutazione) legate al clima di incertezza politico.
Questione curda
Sin dalla sua nascita nel 1923, la Repubblica turca si e’ dovuta confrontare con la questione curda, di forte impatto sul piano interno – data la consistenza numerica della minoranza – ed anche sul piano delle relazioni internazionali – considerata la presenza di curdi anche nei Paesi vicini (Iran, Iraq e Siria). La politica ufficiale e’ stata per decenni quella di negare il problema, arrivando a qualificare i curdi come “turchi di montagna”, o leggendolo solo in chiave repressiva quale contrasto delle attività terroristiche intraprese da alcuni gruppi, in particolare il PKK.
La risonanza internazionale del caso Ocalan nel 1998/99, da un lato, e le aspirazioni turche di integrazione all’Europa, dall’altro, hanno innestato negli ultimi anni una dinamica che ha portato lo Stato turco a rivedere in parte le proprie posizioni: abolito nel 2002 lo stato di emergenza del Sud-Est, e’ stata autorizzata la celebrazione del Newroz (il “Capodanno” curdo in precedenza occasione di scontri e repressioni), avviati programmi in curdo sulle emittenti pubbliche ed alcune private, autorizzati corsi privati di curdo. Certo persistono resistenze e difficoltà: ad esempio la legge sugli indennizzi stenta a funzionare cosi’ come resta carente quella sul rientro nei villaggi abbandonati.
Grandi aspettative aveva suscitato la visita di Erdogan il 15.8.05 a Dyarbakir, città simbolo della regione curda, visita apprezzata dai leaders curdi e di forte impatto data anche la forza con cui Erdogan – in occasione di un incontro con intellettuali curdi qualche giorno prima - aveva sottolineato la scelta strategica per le riforme, e non la repressione, quale soluzione per i problemi dell’area. Da allora, tuttavia, non si sono registrati sviluppi, ne’ vi sono indicazioni su tempi e contenuti dell’Action Plan per lo sviluppo socio-economico già annunciato, in sostituzione del precedente risalente al 1996.
Il Primo Ministro non ha peraltro davanti a sé un interlocutore unico, mancando una leadership curda unitaria e rappresentativa: anche la nuova formazione moderata - Movimento per la Società Democratica (DTP) – sembra essere caduta vittima delle tradizionali rivalità interne, mentre sul principale partito di riferimento, DEHAP, continua a pendere una procedura di scioglimento davanti alla Corte Costituzionale. I politici curdi mancano inoltre della necessaria energia o convinzione nel prendere le distanze dal terrorismo.
I 14 guerriglieri kurdi uccisi in aprile hanno riacceso un fuoco mai completamente sopito. La protesta popolare così massiccia tenutasi il 28 marzo scorso è stata, nelle intenzioni degli organizzatori, la risposta non solo alle violenze perpetrate dal governo turco in occasione dei funerali dei guerriglieri, ma anche una protesta contro il massiccio dispiegamento di forze militari che si sta attuando nella regione curda ormai da mesi. Appartenenti allo storico Pkk, i guerriglieri uccisi dalle forze militari turche hanno dato luogo a quella che in molti non tardano a definire come una vera e propria rivolta popolare. Diyarbakir è stata la regione maggiormente interessata dalle proteste a cui Ankara intende dare un segnale forte che va nella direzione della repressione. Una politica, quella dei governi succedutesi nella storia recente della Turchia, che ha sempre tenuto a ribadire senza tanti complimenti, l’indiscutibilità dell’autorità centrale. E questo nonostante il cessate il fuoco unilaterale del Pkk. Di fronte a tale condotta, vari esponenti de Pkk hanno affermato come l’unica arma in loro possesso per scampare al massacro fosse l’autodifesa.
Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan in visita proprio nella città devastata dagli ultimi eventi, aveva fatto trapelare delle apertura, impegnandosi in prima persona sulla rapida soluzione della questione curda, ma i militari hanno ben presto seppellito ogni sua parola. Del resto il clima ha subito un repentino peggioramento nella regione curda per due motivi essenzialmente: a novembre un attentato contro la libreria di Semdinli il cui titolare è un ex militante del Pkk ha scatenato le proteste della popolazione che il governo ha cercato di placare con un’annacquata inchiesta da parte di una commissione costituita ad hoc. L’indagato principale è stato il numero due dell’esercito (sembra infatti che l’attentato sia stato compiuto ad opera di reparti speciali e illegali della gendarmeria) e questo non poteva essere accettato supinamente dai militari che in Turchia rappresentano una forza non solo poliziesca. Il secondo motivo che ha deteriorato il clima è stato il conflitto in Iraq che ha finito con lo sfumare ulteriormente la situazione del sud-est della Turchia dal momento che ha distolto l’attenzione dell’opinione pubblica più preoccupata del Kurdistan iracheno piuttosto che dei turcomanni di Kirkuk. Le sommosse popolari si sono ovviamente alimentate anche di un contesto assai difficile che ha mantenuto sempre troppo alte le tensioni sociali in questa parte della Turchia. Povertà e disoccupazione infatti sono condizioni predominanti un po’ in tutta la regione. La polizia stima in 28 mila i bambini che non frequentano la scuola e che vengono assoldati dalle locali bande criminali; mentre sono 16 mila le donne costrette a prostituirsi per sfamarsi.
Alcuni osservatori hanno constatato, criticandola, la flebile voce proveniente dall’UE sulla questione delle violenze in Turchia. Perfino gli Stati Uniti hanno manifestato la loro preoccupazione al premier turco chiedendogli spiegazioni su quanto stava accadendo, ma da parte dell’Europa è giunto solo un blando monito al rispetto della cultura curda. Ci si aspettava un intervento diplomatico più netto in vista dell’adesione della Turchia all’UE. Il militarismo turco, non consono agli standard europei, avrebbe dovuto subire una presa di posizione forte da parte dell’Unione Europea rinfrancando le aspettative del popolo curdo e dei loro diritti. Di fatto così non è stato e il processo di ingresso nell’Europa continua a rappresentare una seria minaccia per la potenza militare turca, che sarebbe costretta a cedere pezzi del proprio potere secolare.
Nel suo primo congresso a fine giugno, il Partito DTP ha puntato a promuovere un dialogo politico con il Governo turco: e’ stato reso pubblico un appello in tale senso, indicandosi peraltro la forte contrarietà al progetto di legge anti-terrorismo e richiedendo l’abolizione della soglia di sbarramento elettorale del 10%. Il DTP sembra quindi candidarsi al ruolo di interlocutore del Governo, ma e’ improbabile che riuscirà ad avere una rappresentanza parlamentare e permane l’ombra dei legami con il PKK.
La ripresa delle attività terroristiche ha dato del resto vigore al dibattito sull’opportunità di rafforzare la legislazione anti-terrorismo: la forte pressione degli apparati di sicurezza ha indotto il Governo a presentare una legge anti-terrorismo, approvata dal Parlamento il 29 giugno e che, nonostante alcuni emendamenti, suscita alcune perplessità: estensione della definizione di terrorismo, vaghezza de reato di “propaganda”, l’inasprimento delle pene e – a certe condizioni- la restrizione del diritto alla difesa per le persone implicate in attivita’ terroristiche.
Occorre del resto precisare come la questione curda non vada letta solo in chiave di discriminazione su base etnica, considerato che l’etnia curda e’ fortemente presente nelle istituzioni turche: si calcola che circa 100 parlamentari del partito di governo (AK) siano di origine curda, così come diversi Ministri, tra cui quello dell’Interno. Parte della galassia curda si rende conto di poter ottenere molto di più sostenendo le riforme portate avanti dal Primo Ministro Erdogan, senza contare una maggiore affinità ideologica, soprattutto nelle arretrate campagne del Sud Est, nei confronti dell’AKP (partito di centro destra), piuttosto che verso il Dehap, tradizionalmente attestato su posizioni di sinistra radicale.
Riflessi internazionali della questione curda. I rapporti con l’Iraq
Il timore di un effetto “contagio” dell’autonomia progressivamente sviluppatasi nel Nord Iraq ha da tempo indotto Ankara a chiedere rassicurazioni a Washington, promotrice sin dal 1991 di detta autonomia, all’epoca in chiave anti-Saddam Hussein.
Ancora oggi la principale causa di frizione nelle relazioni tra Turchia e Stati Uniti nel dossier iracheno è data dalla presenza di elementi del PKK nel nord-est dell’Iraq. Gli Stati Uniti considerano il PKK un’organizzazione terroristica e vogliono quindi che essa sia combattuta. Tuttavia, non possono porre in essere azioni decise contro i santuari del PKK nel nord dell’Iraq per timore di creare un nuovo fronte di instabilita’. La recente nomina da parte di Washington di un coordinatore per la lotta al PKK, il Gen. Ralston, e’ uno sviluppo considerato positivo da Ankara.
La Turchia ha colloqui regolari anche con il Governo iracheno, il quale ha ribadito la sua opposizione al PKK, ma ha anche affermato di non essere abbastanza forte per agire direttamente contro l’organizzazione. Ankara ha offerto pieno sostegno al Governo di transizione in Iraq, finendo per accettare la prospettiva della creazione di una Repubblica federale, nel rispetto tuttavia del principio di unitarietà dello Stato iracheno. Proprio il timore di una frantumazione dell’Iraq e la conseguente creazione di un “Kurdistan” indipendente così come il processo di “curdizzazione” nel Nord Iraq ai danni dell’etnia turkmena costituiscono altri irritanti nei confronti di Washington. Al centro del dissenso vi e’, in questo caso, la citta’ di Mossul, il cui status dovrebbe essere definito con un referendum nel 2007. La Turchia ne chiede la sospensione perche’ convinta che il Governo regionale curdo stia attuando politiche di alterazione della composizione etnica della citta’, a danno dei turkmeni.
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SITUAZIONE ECONOMICA
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Il Governo turco ha attuato con determinazione il programma di risanamento economico concordato con il FMI a partire dal 1999, conseguendo importanti risultati che rendono oggi l’economia turca piu’ robusta ed in grado di resistere a possibili nuove crisi, dopo quella gravissima del 2001 (calo del 10% nel PIL, inflazione al 79, debito pubblico pari al 90% del PNL).
Il PNL é cresciuto del 5,9% nel 2003, del 9,9 nel 2004 e del 7,7% nel 2005 ed infine del 6,3% nel I quadrimestre di quest’anno. Tale fase di espansione è stata accompagnata da una costante riduzione dell’inflazione, con un indice dei prezzi al consumo che a fine 2004 superava di poco il 9%, mentre nel 2005 e’ stato pari a 7,7%, un record negli ultimi 30 anni (tanto che i tassi di interesse a maggio erano scesi fino al 13,5%).
La crescita e’ stata stimolata dalla domanda interna, da ottime prestazioni delle esportazioni (+33% nel 2004 e +24,9 nel 2005), nonché da un forte impulso del turismo (record di oltre 21 milioni nel 2005, peraltro in calo secondo i dati dell’estate 2006). Un settore privato dinamico, quindi, che controbilancia le limitazioni alla spesa pubblica derivanti dall’applicazione di una rigida disciplina di bilancio, dettata dal Fondo Monetario Internazionale.
In questi anni sono state approvate importanti riforme strutturali, quali la legge quadro sugli investimenti esteri, la normativa sulla creazione di imprese, la riforma del mercato del lavoro, la legge sul controllo della finanza pubblica, la riforma sulla sicurezza sociale, oltre a misure di liberalizzazione dei mercati elettrico, del gas, degli alcolici e della telefonia fissa. Da ultimo e’ stata completata la riforma della sicurezza sociale, con l’unificazione in unico istituto di previdenza, l’introduzione di un’assicurazione sanitaria.
Nel 2005 si è inoltre registrata un’accelerazione nel processo di privatizzazioni, con un introito di oltre 8 miliardi di dollari: nel luglio la gara per la privatizzazione della quota di maggioranza (55%) della “Turk Telekom”, con aggiudicazione per 6.55 miliardi di dollari al consorzio facente capo a Oger Telecom, joint venture controllata dal gruppo saudita-libanese Saudi Oger Limited, e in cui partecipa anche Telecom Italia.
Obiettivo entro il 2014 e’ quello di un introito pari a 20 miliardi di dollari; i settori coinvolti saranno energia, autostrade, petrolchimico e bancario.
Secondo il programma economico triennale 2005-2007, che costituisce una sorta di “road map” di pre-adesione all’Unione Europea e che è servito anche come documento base del nuovo accordo con il FMI, si prevede di registrare una crescita annuale minima del 5%, con un tasso di inflazione al 4% entro il 2007; il debito pubblico nell’arco di tre anni fino al 68,3% del PIL, mentre le entrate derivanti dal turismo raggiungeranno i 21 miliardi di dollari a fine 2007 contro i 13,2 miliardi del 2003. Tutto questo avrà ovvie ripercussioni sul mercato del lavoro, dove il Governo spera di ridurre al 9,3% la disoccupazione entro il 2007.
A fronte dei notevoli progressi sin qui compiuti, sul sistema economico turco gravano ancora alcuni fattori di disequilibrio.
Il debito pubblico e’ ancora molto alto (235.7 mld di dollari a fine 2004, +16% rispetto al 2003, mentre nel 2005 ha raggiunto 246,9 mld), costituito per il 70% da debito interno, con una composizione tale da esporre il Paese in caso di indebolimento del cambio e rialzo dei tassi di interesse.
Inoltre, la bilancia dei pagamenti riporta livelli sempre maggiori di deficit nelle partite correnti: a fine 2005 il disavanzo aveva raggiunto i 22,9 mld, con un incremento del 47,7% sul 2004. Nel primo semestre del 2006, infine, il deficit commerciale ha gia’ raggiunto US$ 19,9 miliardi, con un aumento del 35% rispetto allo stesso periodo del 2005.
Preoccupa infine la persistenza di un alto tasso di disoccupazione, che nel 2005 e’ stato pari a 10,1%, ed a marzo risultava del 10,9 su base annua.
Negli ultimi quattro mesi si sono inoltre registrati segnali di nuova instabilità economica, legata anche al clima di incertezza della situazione politica: in particolare un forte e rapido deprezzamento della lira turca (13% contro il dollaro, 20 contro l’Euro); un costante aumento dell’inflazione (11,7 a luglio contro il 5 previsto per il 2006), l’ulteriore aggravarsi del deficit commerciale (per i primi 7 mesi dell’anno aumentato del 29%), la diminuzione degli ingressi turistici dovuta alle tensioni internazionali (dopo il record di 21 milioni di ingressi nel 2005, nei primi 7 mesi di quest’anno si e’ registrato infatti un calo di oltre il 6%).
Peraltro il FMI, nel procedere il 28.7 u.s. alla periodica revisione dell’Accordo di Stand By del maggio 2005, ha indicato che l’andamento dell’economia resta in linea con quanto concordato, pur rilevando come la crisi finanziaria dimostri il persistere di debolezze strutturali, e osservando come la Banca Centrale si fosse mossa in ritardo. Quest’ultima ha alzato i tassi riferimento (dal 13 al 18%)
In definitiva, si prevede che dopo la crescita eccezionale registrata nel 2004 e molto elevata nel 2005, nell’anno in corso essa rallenti al 5%. La Finanziaria per il 2006 prevede infatti una crescita del 5,8%, surplus primario del 5, inflazione al 5,2 (ma sarà probabilmente il doppio), un deficit di bilancio del 2,4%.
Nonostante la gravità dei segnali negli ultimi mesi, si ritiene tuttavia che non si possa parlare ancora di crisi, quanto di fluttuazioni inevitabili in un regime di cambio flessibile ed economia aperta.
Nel complesso, comunque, un quadro positivo, seppur caratterizzato da alcune incertezze, soprattutto in merito all’indebitamento pubblico, al fenomeno dell’inflazione, al deficit nelle partite correnti. L’economia turca ha senza dubbio compiuto progressi notevoli, dimostrandosi tra le più dinamiche economie emergenti a livello mondiale. A dispetto delle recenti fluttuazioni della valuta nazionale e di inevitabili ricadute su alcuni fondamentali economici, il risultato degli sforzi di Ankara per riformare la propria struttura economica e’ sempre più apprezzato dai mercati finanziari.
Imperativo quindi per il Governo e la Banca Centrale continuare a condurre, in uno spirito di armonia istituzionale, politiche quali quelle del mantenimento di una rigida disciplina di bilancio e di controllo della massa monetaria. Nei prossimi mesi Ankara dovrà rivelarsi pertanto all’altezza delle aspettative della comunità internazionale e proseguire con determinazione sulla strada della stabilizzazione macroeconomica, consolidando i virtuosi risultati raggiunti nel corso dell’ultimo anno sul piano fiscale e monetario, impegnandosi altresì a risolvere i problemi che ancora minano la sostenibilità della crescita attraverso opportuni interventi, soprattutto nel senso di una riduzione del deficit commerciale e del debito pubblico. Altrettanta attenzione desta poi l’effettiva volontà del Governo di completare le riforme strutturali.
Relazioni economiche e commerciali con i principali Paesi partner
Il grado di apertura della Turchia al commercio internazionale e’ elevato. Il Paese ha un sistema produttivo trainato dalle esportazioni che, a sua volta, si alimenta grazie alle forniture di beni intermedi e di investimento. Ne deriva peraltro una situazione di crescente deficit della bilancia commerciale, che nel primo semestre del 2006 e’ ancora aumentato del 35% rispetto allo stesso periodo del 2005.
La classifica dei principali Paesi fornitori nel 2005 aveva visto sempre saldamente in testa la Germania, con 13,6 miliardi di dollari, quindi la Russia con 12,8 grazie alle crescenti forniture di gas naturale, l’Italia con 7,5 miliardi di dollari (+9,6%) e la Cina (basti citare come nel settore calzaturiero le importazioni dalla Cina siano cresciute del 120% arrivando al 50% dell’import totale dall’estero, con un dimezzamento della produzione locale), quindi la Francia, con 5,8 miliardi di dollari , Regno Unito, Svizzera e Spagna. La Russia era divenuta quindi di fatto il primo Paese fornitore (essenzialmente di gas naturale), mentre l’Italia aveva ceduto la terza posizione alla Cina il cui export è aumentato del 60% rispetto al 2005.
Nei primi sei mesi del 2006 le esportazioni sono cresciute dell’ 11,52% (39,5 miliardi di dollari) e le importazioni del 18,34% (65,2 miliardi di dollari) rispetto allo stesso periodo del 2005. Quanto alla struttura degli scambi commerciali, le esportazioni turche sono principalmente composte da beni di consumo e da beni intermedi, mentre un ruolo minore, seppure in forte crescita, e’ occupato dai beni di investimento; le importazioni sono costituite essenzialmente da beni capitali, seguiti dai beni intermedi e, a lunga distanza, dai beni di consumo. L’Unione Europea figura saldamente al primo posto quale area di destinazione (53%) e di origine (40,3%) dei flussi commerciali.
Relativamente ai partner europei, si registra un incremento delle importazioni turche dalla Germania (+10,32%), Regno Unito (+10,37%), Francia (+20,02%) e Spagna (+17,73%). Da evidenziare anche l’aumento che riguarda Grecia (+63,66%) e Russia (+36,74). Una nota a parte meritano Cina (+50,50%) e Iran (+108,74%). La Cina e’ stato nel 2005 il quarto migliore fornitore della Turchia con un valore dell’export pari a 6,8 miliardi di dollari .
Deve essere peraltro evidenziato che l’aumento delle importazioni dalla Russia sono dovute principalmente all’incremento delle forniture di gas naturale (oltre 18 miliardi di m3), che giungono in Turchia, a partire dal 2002, grazie al gasdotto “Blue Stream” costruito dalle societa’ del “Gruppo ENI”.
Per quanto riguarda la Cina, praticamente tutti i settori merceologici, e in particolare quelli caratterizzanti l’industria turca (abbigliamento, prodotti per la casa, pellame e macchinari), hanno visto un notevole incremento di importazioni da quel Paese verso il quale le autorita’ locali stanno intensificando il monitoraggio alle dogane.
La Germania resta di gran lunga il principale destinatario delle esportazioni turche seguito da Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Francia. Le esportazioni verso l’Italia hanno mostrato un aumento del 28,61%, raggiungendo un valore pari a 3,38 miliardi di dollari.
L’INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA
(valori in migliaia di dollari e variazioni sul periodo corrispondente)
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genn. – giugno 2005 |
genn. - giugno 2006 |
var %
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IMPORTAZIONI |
55,094,389 |
65,195,962 |
18.34% |
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ESPORTAZIONI |
35,384,773 |
39,460,866 |
11.52% |
di cui :
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PAESE |
IMPORT (genn. – giugno) |
Var %
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EXPORT (genn. – giugno) |
Var %
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RUSSIA
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7,981,947 |
36.74% |
1,323,129 |
26.97% |
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GERMANIA
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7,107,478 |
10.32% |
4,606,880 |
0.96% |
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CINA
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4,463,987 |
50.50% |
305,937 |
15.03% |
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ITALIA
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4,064,155 |
13.78% |
3,386,745 |
28.61% |
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FRANCIA
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3,389,587 |
20.02% |
2,324,095 |
20.98% |
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STATI UNITI
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2,708,661 |
-1.42% |
2,561,600 |
8.27% |
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IRAN
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2,684,748 |
108.74% |
445,616 |
-1.46% |
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INGHILTERRA
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2,514,087 |
10.37% |
3,142,501 |
12.45% |
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SVIZZERA
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2,089,717 |
-7.34% |
465,743 |
92.32% |
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SPAGNA
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1,919,865 |
17.73% |
1,756,041 |
21.88% |
FONTE: ELABORAZIONI ICE ISTANBUL SU DATI TURKIYE ISTATISTIK KURUMU - TUIK ( ISTITUTO TURCO DI STATISTICA)
Il saldo negativo della bilancia commerciale si e' ulteriormente appesantito rispetto allo stesso periodo del 2005 passando da 19,7 miliardi di dollari a 25,7 miliardi di dollari (+30,5%). I principali partners commerciali del Paese permangono: Germania, Russia, Italia e Francia, ma con qualche sensibile mutazione rispetto al passato, in considerazione del fatto che la Russia e' divenuto il primo paese fornitore (essenzialmente di gas naturale) soppiantando dopo molti anni la Germania e la Cina ha fatto registrare elevati tassi di crescita delle sue esportazioni in Turchia, con variazioni incrementali del 50,5% nei primi sei mesi di quest’anno se paragonati allo stesso periodo del 2005.
Il flusso di investimenti diretti esteri può beneficiare delle novità introdotte dalla riforma in materia. Nonostante tali facilitazioni ed i miglioramenti introdotti nel sistema dalla disciplina imposta dal FMI nonché dall’esigenza di adeguamento agli standards europei, il livello di investimenti diretti esteri era rimasto piuttosto basso fino al 2004. Un notevole incremento si era registrato solo nel 2005, con un dato record di oltre 9 miliardi di dollari, gran parte dei quali destinati al settore dei servizi ed ai numerosi progetti di privatizzazione, un trend positivo confermato nei primi 5 mesi dell’anno (8 miliardi).
Le imprese investitrici estere in Turchia sono oltre 12.400 per uno stock pari a circa 40 miliardi di dollari). Per il periodo gennaio-maggio 2006 gli investimenti esteri in Turchia sono stati pari a circa 8 miliardi di dollari e in questo stesso lasso di tempo si sono insediate 1349 aziende straniere.
Secondo gli ultimi dati del Ministero del Tesoro, l’Italia risulta essere il quinto paese investitore dopo Paesi Bassi, Germania, USA e Regno Unito, con uno stock pari al 9.1% del totale, e più di 400 imprese sul territorio.
Rapporti con le Istituzioni Finanziarie Internazionali
Come già indicato, il Consiglio Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, nella riunione dell’11 maggio 2005 ha approvato un Accordo triennale di Stand-By a sostegno del programma economico e finanziario del Governo turco per il periodo 2005-2008, per un ammontare complessivo di circa 10 miliardi di USD, di cui 837,5 milioni immediatamente disponibili ed il resto in 11 rate.
Il nuovo programma triennale è stato elaborato per prolungare i benefici effetti economici ottenuti con l’attuazione del programma appena terminato e ridurre le residue vulnerabilità dell’economia. IN particolare, l’impegno del Governo turco a mantenere il surplus primario al 6,5% del PIL ridurrà in maniera sostanziosa il debito pubblico e contribuirà a contenere il deficit corrente.
L’attuazione delle riforme fiscali e’ la chiave di volta del nuovo programma, concentrandosi sull’aumento degli introiti attraverso al semplificazione e la riduzione delle esenzioni, mentre la riforma della spesa dovrebbe ridurre il deficit della sicurezza sociale e la riforma dell’amministrazione fiscale dovrebbe a sua volta ridurre l’ampiezza dell’economia sommersa.
Il programma prevede il raggiungimento di un obiettivo di crescita del 5% annuo, un deficit corrente del 4,4% del PIL che dovrebbe gradualmente ridurre il rapporto debito/PIL di un ulteriore 10%.
Anche la Banca Mondiale sostiene il programma di riforme economiche della Turchia; a tale fine sono stati deliberati finanziamenti per 4,5 miliardi di $ nel triennio 2004-06, facendo seguito allo stanziamento di 5 miliardi per il 2001/2003. Sempre la Banca Mondiale ha approvato – nel giugno 2005 - la concessione di un credito di 465.5 milioni di $ a favore del programma di privatizzazioni in Turchia. In considerazione dei buoni risultati macroeconomici raggiunti dal Paese, poi, l’istituzione di Washington ha previsto un’estensione di un anno – fino al 2007 - della Country Assistance Strategy ed un aumento dello stanziamento a 6.6 miliardi di dollari. . Recente è poil’annuncio di un credito di 325 milioni di dollari per la costruzione di depositi sotterranei per gas naturale e stazioni di compressione del gas. Tali strutture permetteranno la fornitura ininterrotta di gas naturale al Paese senza dover ricorrere a tagli nella distribuzione in caso di mancanza di rifornimenti e contribuiranno a rafforzare il ruolo di snodo energetico della Turchia tra i bacini di produzione e quelli di utenza.
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POLITICA ESTERA
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L’Esecutivo Erdogan, nonostante sia sostenuto da un partito di ispirazione religiosa, ha nella sostanza aderito alle posizioni tradizionali di Ankara sui grandi temi di politica estera (adesione all’Unione Europea, appartenenza alla NATO e solido legame transatlantico, funzione di stabilità nelle crisi regionali), perseguendo inoltre il costruttivo dialogo con Atene avviato sin dal 1999 dal precedente Esecutivo, ed in particolare dall’allora Ministro degli Esteri, Ismail Cem, dopo decenni di duro confronto legato ai numerosi motivi di contenzioso bilaterale (delimitazione della piattaforma continentale e dei confini aerei e marittimi sull’Egeo) ed alla questione cipriota. In tale contesto, la visita ad Ankara dell’allora Ministro degli Esteri Molyviatis a metà aprile 2005 aveva portato anche all’adozione di nuove “confidence-building measures” che prevengano l’insorgere di ricorrenti attriti nell’Egeo. Peraltro sono ricorrenti le accuse greche di violazioni della propria sovranità da parte di aerei turchi: Atene rivendica infatti nell’Egeo 6 miglia di acque territoriali ma 10 di spazio aereo. In particolare un grave incidente e’ accaduto lo scorso maggio, con una collisione in volo che ha causato la morte di un pilota greco.
In generale, nonostante gli ottimo rapporti anche personali tra i due Primi Ministri, nell’ultimo anno si e’ registrato un progressivo raffredamento nei rapporti, data anche l’irritazione greca per le posizioni turche nei confronti di Cipro (dichiarazione sul non riconoscimento la scorsa estate; rifiuto di aprire porti ed aeroporti ai mezzi ciprioti). Prova ne e’ il continuo rinvio della visita ad Ankara del primo Ministro Karamanlis, inizialmente prevista per il luglio 2005 (i due Capi di Governo si sono peraltro incontrati a Salonicco il 3.5 u.s. a margine del vertice del processo di cooperazione del sud-est europeo).
La Germania rappresenta tradizionalmente un partner di riferimento, data anche la consistenza della comunità turca emigrata; dopo gli stretti rapporti intrattenuti con il Governo Schroeder, si guardava con forte apprensione all’ipotesi di vittoria di Angela Merkel, nota sostenitrice di una “partnership privilegiata” UE/Turchia come alternativa all’adesione; peraltro il nuovo Governo di coalizione guidato dalla Merkel ha finora adottato una linea di sostanziale continuità.
In occasione dell’incontro a Berlino il 26 maggio scorso con il Primo Ministro Erdogan, il Cancelliere Merkel non si è spinta oltre la rassicurazione che la Germania si muoverà sulla linea di continuità rispetto agli impegni presi e che sosterrà il processo di adesione della Turchia, ma non ha mancato di sottolineare come Ankara debba adempiere pienamente agli obblighi assunti nel quadro negoziale con l’UE, con chiaro riferimento all’applicazione del Protocollo addizionale.
La questione cipriota, una volta tramontate le aspettative favorevoli suscitate all’inizio del 2004, sta divenendo sempre piu’ un dossier di particolare complessità, ed ha finito con l’intrecciarsi con le aspirazioni europee di Ankara.
Di fronte ai rischi che l’impasse negoziale pone al suo percorso europeo, il Governo turco auspica la ripresa del negoziato sotto egida ONU, ed a tal fine ha presentato a fine gennaio un “Action Plan” – respinto senza mezzi termini da Nicosia - che prevedeva la rimozione di tutti gli ostacoli al commercio esterno per entrambe le Comunità, senza pregiudizio per la soluzione politica.
La posizione di fondo di Ankara rileva come l’aver ammesso Cipro quale membro dell’Unione Europea nonostante il perdurare della divisione dell’Isola abbia ulteriormente aggravato i termini della questione. Da parte sua Ankara non puo’ accettare alcuna forma di “riconoscimento” di Nicosia se non vengano prima adottate le misure già decise dall’Unione Europea in favore dei turco-ciprioti – in particolare il commercio diretto – e considera comunque il riconoscimento quale tema da affrontare a lungo termine nel contesto dei negoziati sotto egida ONU.
Nel contesto mediorientale la politica estera turca nell’era bipolare è stata inizialmente dettata da condizioni di sicurezza – il deterioramento delle relazioni con la Siria per questioni territoriali e per il sostegno al Pkk; il vuoto di potere nelle regioni curde irachene dopo la guerra del 1991 e l’istituzione della no fly zone che hanno di fatto creato un’autonomia curda nel nord dell’Iraq - che l’hanno portata all’alleanza con Israele, il solo Paese dell’area in grado di garantirle assistenza economica e militare: dal 1996 i due Paesi sono legati da un accordo di cooperazione militare che prevede addestramento, trasferimento di tecnologia, condivisione di intelligence e operazioni navali congiunte, oltre che da un accordo di libero scambio. Da quando l’Akp è al governo la Turchia ha cercato di giocare, finora con limitati risultati, un ruolo di “mediatore” nel conflitto israelo-palestinese.
La relazione privilegiata con Israele aveva peraltro ultimamente sofferto del deterioramento del quadro regionale: oltre a lamentare un presunto sostegno di Tel Aviv al separatismo curdo in Iraq il governo di Erdogan ha criticato la pratica israeliana degli omicidi mirati e la decisione di sospendere i fondi all’Autorità palestinese dopo la vittoria di Hamas alle elezioni del gennaio 2006.
Anche in occasione del recente conflitto israeliano-libanese il Governo turco non ha mancato di esprimere posizioni critiche nei confronti di Tel Aviv, per la “sproporzione” della reazione all’attacco di Hezbollah
Dal canto suo Israele non ha certo gradito la visita ad Ankara di una delegazione di Hamas in febbraio, seppur non ricevuta dal Primo Ministro Erdogan. La visita in Turchia del Ministro degli Esteri israeliano Livni lo scorso maggio ha conseguito l’obiettivo di inviare un messaggio pubblico sulla ritrovata solidità delle relazioni bilaterali, al di là di occasionali disaccordi.
Va peraltro sottolineato che il Parlamento turco agli inizi di settembre ha approvato la decisione del Governo Erdogan di partecipare alla forza UNIFIL in Libano con un contingente di circa 800 soldati; una decisione sofferta, considerate le perplessità espresse dai militari e dallo stesso Presidente Sezer e d’altro lato la contrarietà dei settori islamici.
Positiva è l’evoluzione dei rapporti tra Turchia e Siria – con la quale si era quasi giunti nell’ottobre 1998 allo scontro armato per il sostegno offerto da Damasco al PKK - e lo stesso può dirsi di quelli con il mondo arabo nel suo complesso. Nel 2004 si sono svolte la visite in Turchia del Presidente Assad e quella a Damasco di Erdogan. Infine, nonostante i forti malumori espressi da Washington, il Presidente Sezer ha compiuto una visita ufficiale a Damasco il 14 aprile 2005.
Sottoposta a forte pressioni della comunità internazionali, Ankara sta valutando se in quali termini partecipare alla missione UNIFIL rafforzata in Libano: e’ emersa al riguardo una forte cautela degli ambienti militari e del Presidente della Repubblica, ma si ritiene che infine dovrebbe partecipare un contingente di circa 800 uomini.
Le relazioni con l’Iran – già molto difficili – hanno conosciuto nell’ultimo triennio un certo miglioramento, in un quadro più strutturato di consultazioni bilaterali. In particolare, il Premier Erdogan si è recato in visita ufficiale in Iran nel luglio 2004. Da ultimo, pur esprimendo preoccupazione per la questione nucleare, Ankara continua a sostenere la necessità di proseguire con la strada politica.
Quanto alla crisi irachena, vanno tenuti presenti sia la sensibilità di Ankara per la salvaguardia della minoranza turcomanna installata nel Paese vicino, sia i tradizionali timori di una divisione interna all’Iraq che consenta la nascita di uno Stato a base curda ai confini sud-orientali. Tali posizioni hanno causato ricorrenti incomprensioni con gli Stati Uniti.
Oltre a seguire con particolare attenzione la situazione nell’area balcanica -con riferimento al Kossovo, Albania e Macedonia – la politica estera turca si concentra anche sul Caucaso.
In particolare quanto all’Armenia, la questione del riconoscimento del “genocidio” ha continuato a bloccare possibili avanzamenti, tanto che le frontiere terrestri continuano a rimanere chiuse. Ankara vede con forte preoccupazione il tentativo armeno di sfruttare a proprio vantaggio il negoziato di adesione della Turchia all’Unione Europea, e le sensibilità di alcuni Paesi, in primis la Francia, sul tema. Per cercare di disinnescare detto pericolo, lo scorso anno si era registrata una certa evoluzione rispetto alla tradizionale posizione turca di puro e semplice diniego delle vicende armene: alla vigilia della scadenza del 24 aprile 2005 (anniversario del genocidio), il Parlamento aveva per la prima volta discusso la questione armena approvando all’unanimità una dichiarazione di sostegno alla proposta (contenuta in una lettera di Erdogan al Presidente armeno) di istituire una commissione mista di storici per esaminare nel dettaglio la questione, per rimuoverla dalla scena politica. Da parte di Yerevan si sostiene viceversa che la questione vada esaminata sul piano politico generale.
A riprova della perdurante delicatezza del tema si segnala che lo scorso aprile l’Ambasciatore turco ad Ottawa era stato richiamato per consultazioni a seguito di alcune dichiarazioni del Primo Ministro canadese che aveva commemorato il “triste anniversario” del genocidio degli armeni del 1915. Analogamente, era stato richiamato per qualche giorno l’Ambasciatore a Parigi, a fronte della presentazione di un disegno di legge sulla penalizzazione del diniego del genocidio armeno (poi ritirato, ma probabilmente riconsiderato alla ripresa autunnale).
Richiamandosi a legami di carattere culturale e linguistico, Ankara si era impegnata nella ricerca di un ruolo di riferimento nei confronti delle Repubbliche turcofone dell’Asia centrale, dopo la loro indipendenza dall’URSS, impegno rivelatosi peraltro troppo ambizioso rispetto alle possibilità politiche ed economiche del Paese.
Come indicato, la crisi irachena ha comportato momenti di difficoltà nei rapporti con gli Stati Uniti - tradizionale partner strategico - specie allorché nel marzo 2003 il Parlamento di Ankara negò l’autorizzazione al transito delle truppe americane impegnate contro l’Iraq di Saddam Hussein. I successivi incontri ad alto livello hanno avviato un certo rasserenamento, pur permanendo le diffidenze legate alla crisi irachena. A fine aprile scorso il Segretario di Stato USA Condoleeza Rice e’ tornata ad Ankara; per l’Iraq, Turchia e Stati Uniti hanno concordato sull’opportunità di pervenire quanto prima alla stabilizzazione istituzionale del Paese. Sulla questione del programma nucleare iraniano da parte turca non sarebbe venuta più che l’assicurazione ad agire sulla base delle decisioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
D’altro lato, si segnala il costante sostegno degli USA al processo di adesione all’Unione Europea; Washington appare inoltre particolarmente sensibile alle istanze dei turco-ciprioti a costo di frequenti attriti con il Governo di Nicosia.
Il 4 e 5 luglio u.s. il Ministro degli Esteri Gul si è recato in visita a Washington, dove è stato sottoscritto un documento congiunto il cui significato politico è quello di fornire un ancoraggio alle relazioni turco-americane in relazione a tutte le questioni di interesse comune. Nel documento viene affermato “l’impegno a lavorare insieme” per promuovere la pace e la stabilità del Medio Oriente allargato, mediante l’estensione della democrazia, con particolare riferimento all’Iraq “unito” e si esprime il sostegno al raggiungimento di una soluzione equa, duratura, globale e “accettata da tutti” della questione di Cipro, nel quadro delle Nazioni Unite e, “in questo contesto” alla fine dell’isolamento dei turco-ciprioti.
Costante cura continua ad essere posta nelle relazioni con la Russia, partner importante sotto il profilo economico e con cui si constata anche una convergenza crescente anche sul piano politico, specie in riferimento allo scenario mediorientale e allo scacchiere strategico del Mar Nero. Lo scorso dicembre e’ stato inaugurato il gasdotto “Blue Stream”, e si sono svolti con frequenza incontri ai massimi livelli. La visita del Ministro degli Esteri russo Lavrov in Turchia, nel maggio 2006, ha confermato il livello eccellente delle relazioni. Un altro settore in cui le relazioni turco-russe sono particolarmente intense è quello della cooperazione energetica ed i due paesi hanno deciso di puntare soprattutto sulla complementarietà data dal fatto che l’uno è paese produttore, l’altro consumatore e Paese di transito. Favorevoli le prospettive connesse all’ideale “prolungamento” sul territorio turco del gasdotto Blue Stream.
Relazioni con le principali Organizzazioni Internazionali
Sulla riforma del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la Turchia ha lungo condiviso ed appoggiato le posizioni italiane e, dopo qualche perplessità nel 2004, ha pienamente aderito al movimento “Uniting for Consensus”. Tale sviluppo e’ particolarmente significativo, considerata l’influenza della Turchia su vari Paesi ed il suo crescente ruolo sul piano internazionale.
La Turchia ha presentato la propria candidatura ad un seggio non permanente per il biennio 2009/10, e chiede anche il nostro sostegno (siamo peraltro vincolati all’impegno assunto in precedenza con Austria e Islanda).
Forte è l’impegno di Ankara nei fori regionali cui essa partecipa: “Cooperazione Economica del Mar Nero”, “Iniziativa di Difesa del Sud-Est Europeo”, SECI, “Processo di cooperazione per l’Europa del sud-est”.
Ankara punta inoltre a porsi quale protagonista nell’ambito delle iniziative tese a promuovere il dialogo di culture, facendo valere la propria vocazione multiforme di paese islamico laico e orientato verso l’Europa: la Turchia ha ospitato, nel febbraio 2002, una conferenza congiunta dei Ministri degli Esteri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica e dei Paesi membri dell’Unione Europea, la cui seconda edizione era prevista nell’ottobre 2004 (poi annullata a causa del problema della denominazione con la quale avrebbe dovuto partecipare Cipro Nord).
Inoltre, va sottolineato che Ankara ha deciso di co-sponsorizzare l’iniziativa spagnola di “Alleanza di Civiltà” proposta da Zapatero nel suo intervento all’ONU nel settembre 2004. Obiettivo prioritario e’ quello di individuare - e combattere - pregiudizi e percezioni ostili, valorizzando d’altro lato gli elementi di interdipendenza, dall’ambiente all’economia, dalla sanità alla finanza.
Infine, la Turchia partecipa con Italia e Yemen al meccanismo del “Democracy Assistance Dialogue” varato in occasione del Vertice G8 di Sea Island nel giugno 2004, la cui prima riunione ministeriale si e’ svolta a Roma nel novembre 2004.
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RAPPORTI BILATERALI
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Rappresentanze diplomatiche
disegni di legge di ratifica
Non vi sono in questo momento all’esame del Parlamento, disegni di ratifica di trattati internazionali riguardanti la Turchia.
Nel quadro delle ottime relazioni bilaterali, vi è il forte interesse dell’Italia ad incoraggiare la dirigenza di Ankara a proseguire con determinazione nel suo ambizioso processo di riforma e modernizzazione, esortandola nel contempo a mantenere un atteggiamento coerente e positivo sulle questioni internazionali ed in particolare sulla questione cipriota e la crisi irachena.
Oltre a favorire l’emergere di un quadro di stabilità in un’area di particolare importanza per noi, la modernizzazione della Turchia assume particolare rilevanza anche per le prospettive che essa fornisce alle nostre imprese, molte delle quali hanno già saputo costituirsi posizioni di rilievo sul mercato turco.
Proprio il rilievo delle relazioni bilaterali con Ankara, dinamiche ed articolate in vari settori, ha indotto il MAE a varare un “Tavolo Permanente sulla Turchia”, inaugurato dal Ministro Fini il 9.5.2005, cui partecipano Ministeri tecnici, enti economici e culturali, Regioni ed Università; ad oggi si sono svolte varie sessioni tematiche del Tavolo (trasporti, agricoltura, cultura, Enti locali), mentre una seconda sessione plenaria e’ fissata per il prossimo 10 ottobre.
Le relazioni politiche sono particolarmente intense, dopo l’ormai lontana crisi legata alla vicenda Ocalan (fine del 1998), e si presentano oggi in costante crescita ed articolazione nei vari settori.
L’ottimo rapporto politico ha propiziato una maggiore collaborazione anche in materia di immigrazione clandestina, che ha portato a partire dal 2003 ad una forte diminuzione dei flussi in partenza dalle coste turche e diretti in Italia (un solo arrivo di imbarcazioni rispetto ai 19 registrati nel 2002).
L’eccellenza delle relazioni bilaterali e’ stata confermata nel novembre 2005 in occasione della visita di Stato del Presidente Ciampi, accompagnato da una delegazione imprenditoriale di 500 persone, visita preceduta di una settimana dalla partecipazione del Presidente Berlusconi all’inaugurazione del gasdotto “Blue Stream” a Samsun, dall’incontro a Roma tra i due Capi di Governo il 2 settembre 2005, e dalla visita del Ministro Fini ad Ankara ed Istanbul nel luglio 2005.
Sin dall’insediamento del Governo Prodi si sono già avute frequenti occasioni di incontri ministeriali: la visita ad Ankara ed Istanbul del Ministro Bonino, quella del Ministro Bersani il 12.7 per l’inaugurazione del gasdotto Baku-Ceyhan, un incontro tra l’On.Ministro ed il Ministro Gul presente a Roma alla conferenza sul Libano il 26.7 u.s. (un nuovo incontro e’ previsto a New York a margine dell’UNGA)..
Proprio l’intensità dei rapporti bilaterali ha indotto a promuovere il varo di un meccanismo di dialogo delle società civili, con l’obiettivo di una migliore conoscenza reciproca ed articolazione di rapporti: nel novembre 2004 – alla presenza dei due Ministri degli Esteri – si e’ tenuta a Roma la prima sessione del “Forum di dialogo italo-turco“ organizzato dalla rivista “Limes” con il sostegno di Unicredit; la seconda edizione ha avuto luogo ad Istanbul il 23-24 novembre 2005, contestualmente alla visita di Stato, e vi hanno preso parte il Ministro Scajola ed il Sottosegretario Antonione.
La terza edizione e’ fissata per il 7-8 novembre a Roma, con l’intervento dei Ministri D’Alema e Gul.
Relazioni economiche, finanziarie e commerciali
A partire dall’anno 2000 si e’ registrato un costante, consistente incremento nel volume globale degli scambi tra Italia e Turchia che nel 2005 hanno raggiunto la cifra record di 13,1 miliardi di dollari, con un incremento sul 2004 del 13%.L’Italia e’ stato quindi il terzo partner commerciale della Turchia, con un avanzo commerciale di circa 2 miliardi di dollari, esportazioni in crescita del 9,5% rispetto al 2004 ed un aumento delle importazioni del 20,49%. Nel 2005 siamo stati il terzo fornitore ed anche il terzo cliente della Turchia; tuttavia già nel I bimestre 2006 la Cina ha superato l’Italia tra i fornitori.
Tra i partners commerciali l’Italia segue la Germania, che nel 2005 si e’ confermata al primo posto con 23 miliardi di dollari di interscambio, e la Federazione Russa, che ha registrato un interscambio di 15,2 miliardi di dollari, di cui 12,8 miliardi di dollari di esportazioni (in gran parte forniture energetiche).
Nel I semestre dell’anno l’ICE segnala un interscambio complessivo di 7.3 miliardi di dollari.
L’INTERSCAMBIO COMMERCIALE DELLA TURCHIA CON L’ITALIA
(valori in milioni di dollari)
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2000 |
2001 |
2002 |
2003
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2004
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2005 |
2006 (primo semestre) |
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IMPORTAZIONI |
4.333 |
3.484 |
4.102 |
5.472 |
6.857 |
7.523 |
4.064 |
|
ESPORTAZIONI
|
1.789 |
2.342 |
2.237 |
3.193 |
4.602 |
5.601 |
3.386 |
|
SALDO |
-2.544 |
-1.142 |
-1.865 |
-2.279 |
-2.255 |
-1.922 |
-678 |
Quanto alle esportazioni turche, si e’ registrato un incremento del 20,49%, raggiungendo un valore pari a 5,6 miliardi di dollari. In particolare, sono aumentate le voci relative all’abbigliamento, ai tessuti, ai prodotti petroliferi raffinati, ai prodotti siderurgici, agli apparecchi per uso domestico, agli autoveicoli (che restano di gran lunga la voce più importante delle esportazioni turche verso l’Italia).
In base all’analisi settoriale, l’aumento delle esportazioni italiane, pari al 13,7%, è stato particolarmente significativo nei seguenti settori: macchine utensili (+69%), altre macchine (+16%) autoveicoli (+20%), parti di ricambio per autoveicoli (+31%), prodotti chimici (+22%) ed apparecchi per uso domestico (+ 21%). Oltre il 70% delle forniture italiane e’ legato ai beni strumentali ed ai beni intermedi, confermando la stretta complementarietà fra i due sistemi produttivi.
Si puo’ in definitiva notare che è costantemente aumentato l’import dalla Turchia, anche se il saldo commerciale e’ ancora ampiamente a favore dell’Italia (678 milioni di dollari) per i primi sei mesi del 2006 (nel 2005 ammontava a 1,9 miliardi di dollari). A tal proposito è utile sottolineare che parte delle esportazioni turche verso l’Italia vengono effettuate da filiali di imprese nazionali o da imprese locali di proprieta’ italiana presenti in questo Paese.
Va inoltre rilevato che, pr nel dinamismo delle relazioni economiche bilaterali, in termini comparativi si registri un’erosione della nostra quota di mercato sul totale delle importazioni della Turchia: dal 7,1% del 2004 essa e’ scesa nel 2005 al 6,5 e nel I bimestre 2006 risulta del 6,1. Cio’ induce a mantenere ed incrementare una politica di attiva promozione commerciale, ed il favorevole andamento dell’export italiano deve essere sempre piu’ rafforzato da un’ulteriore corrente di investimenti diretti che possa consolidare nel tempo il flusso commerciale bilaterale. In caso contrario si ritiene che, nel medio periodo soprattutto le fasce di prodotto medie e medio-basse italiane potrebbero risentire sempre piu’ non solo della concorrenza dei Paesi dell’Estremo Oriente, ma anche di quella di alcuni tra i partners europei piu’ competitivi.
Per quanto riguarda gli investimenti bilaterali il 2005 ha fatto registrare una crescita sostanziale.
Le aziende italiane che operano in Turchia sono oggi circa 460 (nei soli primi 5 mesi dell’anno bel 51 per un totale di 16 milioni dollari) e lo stock degli investimenti diretti italiani nel Paese e’ pari a 3,5 miliardi di dollari (9,1% del totale degli investimenti esteri ın Turchia).
Sul piano dei meccanismi a carattere istituzionale si segnala che in occasione della visita del Vice Ministro Urso nel dicembre 2004 si convenne sull’istituzione di un “Monitoring Committee” bilaterale per la promozione dell’interscambio: inaugurato a Roma dal Ministro Coskun nel marzo 2005, esso e’ tornato a a riunirsi a Roma l’8-9 marzo u.s.. Lo scorso 18 giugno si e’ inoltre recata in visita in Turchia il nuovo Ministro per il Commercio Internazionale, Emma Bonino, che ha avuto incontri con i principali Ministri economici e lo stesso Erdogan.
L’Italia rappresenta un “partner” fondamentale in settori di importanza strategica quali energia e difesa, grazie a ENI e Finmeccanica.
E’ diminuito invece il ruolo nelle telecomunicazioni. Di particolare rilievo la presenza italiana nel settore bancario, con la partecipazione al 50% di Unicredit nella Koc Financial Services, compartecipata dal Gruppo Koc (primario conglomerato industriale turco che controlla la Kocbank, la Koc Yatirim Brokerage, la Kocbank Netherland e la Kocbank Azerbaijan) e la rilevazione (maggio 2005) da parte della stessa Koc Financial Services del 57.4% del capitale di Yapi Kredi, la quarta banca turca per importanza. La Banca San Paolo IMI ha concluso nel giugno 2005 un accordo per l’acquisizione del 20% della Global Menkul Degerler, società turca leader nella trattazione di titoli. Sono altresi’ presenti una filiale di Capitalia ed Uffıci di rappresentanza del Monte dei Paschi di Siena e Gruppo Intesa.
Tra i grandi gruppi, la Pirelli (settore pneumatici e cavi) dispone di uno stabilimento ad Izmit, la INDESIT Company continua ad incrementare le proprie quote di mercato nel settore degli elettrodomestici, mentre FIAT, in “joint-venture” con il Gruppo Koc, ha mantenuto sempre una posizione di “leadership” nel Paese (di particolare rilievo la produzione del veicolo “Doblo’”, principalmente destinato all’esportazione).
La Menarini ha acquisito la più antica azienda locale nel settore farmaceutico (IE Ulagay) e la Cementir (Gruppo Caltagirone) ha rilevato un’importante azienda turca produttrice di cemento, la Cimentas e tramite questa, nell’ottobre 2005, il Cementificio Lalapasa, con un’offerta di 166 milioni di dollari.
E’ inoltre presente la Beretta, che controlla una ditta turca basata ad Istanbul (la Stoeger) ed ha deciso di trasferire in Turchia alcune linee di produzione.
All’inizio del 2005 e’ stata inoltre annunciata una nuova joint venture al 50% tra la Bialetti e la società turca Cem nel settore degli accessori da cucina; il Gruppo Benetton ha acquisito il 50% del capitale azionario detenuto dal gruppo Boyner in Benetton Turchia, dando vita ad una joint venture, la “Benetton Giyim Sanayi”.
Nostre aziende sono anche presenti nei settori infrastrutturale (Italcementi, Trevi, Astaldi), metallurgico, elettronico (ELDOR, OMRON), chimico, tessile e dell’abbigliamento (Benetton, Chicco, Zegna), alimentare (Barilla, Perfetti), turistico.
Astaldi è impegnata dalla fine degli anni ’80 nella realizzazione dell’autostrada che collega Istanbul ad Ankara (termine lavori previsto per il 2006). L’azienda italiana in questione non e’ stata di recente selezionata per le attivita’ riguardanti il lotto CR1 del progetto Marmaray finanziato dalla BEI. Tuttavia, la gara potrebbe essere annullata e di nuovo lanciata nel corso del 2006. Astaldi e’ poi interessata ad un progetto che dovrebbe essere lanciato dal Comune di Istanbul per la riabilitazione della metropolitana locale secondo il modello BOT, nonche’ ad alcuni progetti nel settore idroelettrico: in particolare, la costruzione di una diga nella zona di Konya per un valore di 200 milioni di dollari e di una centrale a Samsun. Ansaldo Breda si e’ aggiudicata – in consorzio con la Yapi Merkezi– la fornitura di tram per il nuovo sistema tranviario metropolitano della citta’ di Kayseri, i cui lavori sono stati inaugurati a fine luglio, ed e’ interessata a progetti analoghi in altre citta’ del Paese (Antalya, Samsun).
I piu’ recenti investimenti di rilievo sono quello del Gruppo Ferroli, che ha acquisito uno stabilimento nella zona di Duzce (Nord Est) per la produzione di condizionatori. e quello del Gruppo Imer, che ha installato uno stabilimento per la produzione di betoniere nella provincia di Aksaray.
Relazioni culturali, scientifiche e tecnologiche
Il settore culturale ricopre un’importanza primaria nelle relazioni bilaterali, anche alla luce della vivissima attrazione in Turchia per tutto ciò che viene dall’Italia, della comune appartenenza alla matrice mediterranea europea e dell’interesse per settori nei quali ci viene riconosciuto un indiscusso primato (moda, design, architettura, conservazione del patrimonio artistico ed archeologico).
L’intesa di riferimento e’ l’Accordo di Cooperazione Culturale, Scientifica e Tecnica firmato nel 1954, il cui nuovo Protocollo esecutivo e’ ormai finalizzato e dovrebbe essere sottoscritto il prossimo ottobre.
Considerato il tempo intercorso e le novità emerse, e’ stato peraltro da ultimo avviato il negoziato per un nuovo Accordo Culturale. Un testo e’ stato sottoposto alla controparte, ed un primo esame ha avuto luogo nella sessione negoziale svoltasi il 26.6 u.s..
Dato il rilievo acquisito dal settore, si e’ inoltre predisposto un Accordo specifico per la collaborazione scientifica e tecnologica, firmato nel 2001 ed entrato da ultimo in vigore. Il 26 giugno scorso e’ stato sottoscritto a Roma il Primo Protocollo Esecutivo.
Cooperazione interuniversitaria Italia – Turchia
Occorre in primo luogo ricordare che il Ministro turco dell’Educazione nazionale, Çelik, ha partecipato a fine gennaio scorso alla Terza Conferenza di Catania, organizzata sotto l’egida del Ministro Moratti, ed in tale occasione ha firmato, con altri 11 Ministri dell’Istruzione, una dichiarazione congiunta per dare vita ad uno spazio comune dell’Istruzione superiore nel Mediterraneo.
A latere della Conferenza di Catania, è stata anche firmata un’intesa tra le Università di Roma “La Sapienza”, Ankara ed Istanbul per la creazione in quest’ultima città di un Centro di alta formazione e ricerca nel settore giuridico.
Nel corso della visita del Presidente della Repubblica a novembre scorso, la CRUI (Conferenza dei Rettori Italiani), ha inoltre finalizzato con l’omologo ente turco YÖK (Consiglio per l’istruzione superiore) una significativa intesa di principio per aprire la strada ad una serie di collaborazioni tra Università italiane e turche nel settore dello scambio di studenti, di docenti, e didattica. Tale accordo dovrebbe essere firmato nel corso di una prossima missione in Italia da parte del Presidente dello YÖK.
Accordi di collaborazione interuniversitaria sono in atto tra il Politecnico di Milano e cinque Università turche, tra l’Università di Pavia (Dipartimento di ingegneria) e l’Università “METU” di Ankara, tra il Politecnico di Bari e l’Università Egea di Smirne, tra l’Università Bocconi di Milano e l’Università di Istanbul, tra l’Università di Palermo e l’Università Egea di Smirne, tra l’Università di Pisa e l’Hacettepe University di Ankara, tra l’Università di Torino e Ankara.
In relazione ad un progetto multilaterale per l’area del Mediterraneo, finanziato dal MIUR, il Politecnico di Torino e l'Università Egea di Smirne stanno avviando un corso di Laurea Specialistica congiunto in Cultura Politecnica Italia-Paesi del Mediterraneo.
Su impulso dell’Ambasciata d’Italia ad Ankara, è stato firmato nel dicembre 2004 un accordo tra l’Università di Verona e quella di Izmir, finalizzato allo scambio di studenti ed allo svolgimento di stages presso aziende che intrattengono rapporti commerciali bilaterali.
Nell’ambito di una collaborazione recentemente instaurata tra le Province di Ancona e di Izmir, sono state avviate intese tra l’Università di Ancona e la Izmir Economi Universitesi,nel settore agrario, e tra l’Università di Macerata e la Ege Universitesi,nel settore delle Scienze Politiche.
Il numero degli studenti turchi nelle Università italiane è molto limitato, superando di poco le 100 unità.
Il numero delle mensilità per borse di studio offerte dall’Italia nell’ultimo anno accademico e’ stato di 150, con un notevole incremento.
Riconoscimento dei titoli di studio
Il vigente Programma Esecutivo Culturale prevede lo scambio di informazioni sui rispettivi sistemi d’istruzione per concordare, attraverso i lavori di un gruppo tecnico misto, criteri di corretta valutazione comparativa dei rispettivi titoli, da raccomandare alle autorità competenti nei due Paesi per le decisioni di riconoscimento degli stessi. Allo stato attuale, i titoli finali della scuola secondaria turca si conseguono dopo 11 anni di scolarità e consentono l’immatricolazione universitaria in Italia solo se integrati dal superamento degli esami del 1° anno universitario in Turchia.
Diffusione della lingua italiana
L’interesse verso la cultura italiana si riflette nel successo crescente delle attività di promozione culturale e linguistica condotte dagli Istituti Italiani di Cultura di Istanbul ed Ankara, nonché dal nostro Centro Culturale di Smirne, con un numero complessivo di oltre 9700 studenti nel 2005 (+10% rispetto al 2004) e una tendenza in ulteriore sviluppo. Ad essi si aggiungono gli studenti delle cattedre di italiano attivate nelle Università di Istanbul e di Ankara grazie ai contributi ministeriali e gli studenti del Liceo Italiano di Istanbul, che svolge un ruolo significativo nella formazione della classe dirigente turca.
Ad Ankara e ad Istanbul sono attivi da molti anni due Dipartimenti universitari di Filologia italiana di alto livello scientifico. Presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Smirne è attivo un corso d’italiano giuridico biennale. Tre lettori d’italiano operano rispettivamente preso l’Università di Istanbul, presso l’Università di Ankara e presso l’Università Egea di Smirne.
Nel 2005 sono stati concessi nuovi contributi alla Facoltà di Arte e Scienza dell’Università del Bosforo, all’Università Tecnica del Medio Oriente e alla Yedipete Universitesi di Instabul per l’assunzione di lettori locali. Sono stati altresì rinnovati i contributi per la Facoltà di Educazione dell’Università del Bosforo, all’Università di Economia di Smirne e alla Yildiz Teknik Universitesi di Istanbul.
Corsi di lingua italiana si tengono inoltre presso l’Università Bilkent e presso la Facoltà di Architettura dell’Istituto Superiore di Tecnologia.
A Istanbul sono presenti due complessi scolastici italiani: l’istituto scolastico statale "Istituti Medi Italiani", che ospita un Liceo Scientifico, aperto anche a studenti turchi, e una scuola media, aperta solo a studenti italiani ed il Complesso scolastico gestito dalle "Suore d'Ivrea", presso il quale funzionano una scuola materna ed una elementare riconosciute dallo Stato Italiano e frequentate da alunni italiani. Nell’anno scolastico 2001/2002 è stato istituito presso lo stesso istituto un liceo scientifico riconosciuto dalle Autorità turche e che nel dicembre 2004 ha ottenuto il riconoscimento italiano paritario.
A Smirne è attiva la "Scuola Italiana" a livello materno ed elementare con presa d'atto.
Il numero complessivo degli alunni delle nostre scuole è di 659 unità. Il MAE invia 31 unità di personale di ruolo. Nell’e.f. 2005 sono stati erogati 75.000 per il funzionamento delle scuole italiane, 32.000 per cattedre d'italiano presso scuole turche e 5.216 euro per corsi d’italiano a docenti locali.
Il quadro delle scuole italiane si completa con l'altro istituto privato "Evoluzione e Crescita" parimenti funzionante per la scuola elementare e media con riconoscimento legale (gestita dai Padri Salesiani) e la scuola materna ed elementare gestita dalle Suore di Ivrea a Smirne (presa d’atto).
La legge turca dell'agosto 1997,che ha previsto l’innalzamento dell’obbligo scolastico fino alla terza media, ha reso necessari incontri ed intese bilaterali (Agreed minutes marzo 1998) al fine di evitare una drastica riduzione della nostra presenza scolastica in Turchia (per legge i cittadini turchi non possono infatti iscriversi a scuole straniere durante il periodo dell’obbligo).
Tali intese prevedono, tra l’altro, l’inserimento dell’italiano fra le lingue straniere previste dai programmi scolastici locali, e l’autorizzazione al funzionamento di scuole turco-italiane, al posto delle precedenti scuole medie italiane, con l’inserimento nei programmi turchi di un adeguato numero di ore d’insegnamento in lingua italiana.
Più recentemente, la legge turca del 2003 relativa ai permessi di lavoro ha reso più complessa e lunga (6 mesi) la procedura per la concessione dei permessi di lavoro e dei visti d'ingresso ai docenti italiani assegnati a istituzioni scolastiche o Università in Turchia, il che rende difficile la presenza dei docenti italiani fin dall'inizio dell'anno scolastico o accademico.
La problematica resta aperta; una delle istanze delle Scuole italiane riguarda la possibilità di iscrivere bambini in possesso di doppia nazionalità turca ed italiana .
[1] Il 26% della popolazione ha meno di 14 anni, il 67,3% ha un’età compresa tra 14 e 65 anni e il restante 6,7% ha più di 64 anni.
[2] Erdogan non era riuscito a candidarsi alle elezioni politiche del novembre 2002 a causa di una condanna per incitamento all’odio religioso. I deputati dell’AKP hanno emendato la Costituzione per permettere al loro leader di candidarsi a Siirt (dove le elezioni di novembre erano state annullate per irregolarità). Erdogan ha ottenuto un consenso plebiscitario (84,7% dei consensi). Siirt è una città situata a sud-est della Turchia, abitata prevalentemente da Curdi. Proprio in questa città, Erdogan aveva letto in pubblico un poema ed era stato accusato di incitare all’odio religioso.
[3] Nel corso del 2005 il quadro politico interno ha subito alcuni cambiamenti sia nella maggioranza che nell’opposizione: con una scissione dallìAKP si e’ ricostituita una rappresentanza parlamentare per il Partito della Madrepatria/ANAP (centro-destra) che, travolto dagli scandali del suo leader Yilmaz, non aveva superato la soglia minima alle elezioni del 2002. Essendo riuscito a raggiungere e superare la quota di deputati, l’ANAP ha potuto costituirsi in gruppo parlamentare. Di conseguenza, il partito di Erdogan ha visto ridursi a 357 i propri parlamentari, che rappresentano ancora la maggioranza assoluta ma non più i 2/3 richiesti per le modifiche costituzionali.
Una scissione si e’ verificata anche nella maggiore forza di opposizione, l partito repubblicano del popolo CHP, che ha visto ridotti i propri seggi da 178 a 155 in seguito alla fuoriuscita di alcuni suoi parlamentari che hanno ricostituito il Partito Social Democratico Popolare (SHP).
[4] Per essere eletto, un candidato deve ottenere la maggioranza dei due terzi nelle prime due elezioni e la maggioranza semplice a partire dal terzo scrutinio. L’attuale Presidente, Sezer, ha riportato il 60% dei voti al terzo scrutinio.
[5] Secondo la Costituzione, i partiti non possono impiegare la religione per fini politici, ma questa disposizione è spesso largamente disattesa. Nel febbraio 1998, ad ogni modo, la Corte costituzionale ha disposto lo scioglimento del Partito del Benessere (RP) per aver violato questa norma. La Turchia ha accettato la Convenzione Europea sui Diritti Umani e gli altri accordi internazionali in questa materia, ma nella pratica il diritto alla libera espressione può essere severamente limitato, soprattutto per quanto riguarda i temi dell’Islam e della questione kurda.
[6] E’ presieduto dal Presidente della Repubblica e ne fanno parte il Primo Ministro, il Capo di Stato Maggiore, i Ministri della Difesa, degli Interni e degli Esteri, ed i comandanti delle forze aeree, navali e terrestri.