Camera dei deputati - XV Legislatura - Dossier di documentazione (Versione per stampa)
Autore: Servizio Studi - Dipartimento istituzioni
Titolo: Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria D.L. 248/2007 - A.C. 3324-A - Documentazione per l'Assemblea
Riferimenti:
AC n. 3324/XV     
Serie: Progetti di legge    Numero: 300    Progressivo: 2
Data: 21/01/2008
Organi della Camera: I-Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e interni
V-Bilancio, Tesoro e programmazione


Camera dei deputati

XV LEGISLATURA

 

SERVIZIO STUDI

 

Progetti di legge

Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti
in materia finanziaria

D.L. 248/2007 - A.C. 3324-A

Documentazione per l’Assemblea

 

 

 

 

n. 300/2

 

 

21 gennaio 2008

 


 

La documentazione predisposta in occasione dell’esame del disegno di legge di conversione del D.L. 248/2007 (A.C. 3324) si articola nei seguenti volumi:

§         dossier n. 300, contenente la scheda di sintesi per l’istruttoria legislativa, le schede di lettura e il testo del decreto-legge e del disegno di legge di conversione;

§         dossier n. 300/1 (diviso in due parti), contenente la normativa di riferimento;

§         dossier n. 300/2, recante la documentazione per l’esame da parte dell’Assemblea del testo licenziato dalle Commissioni riunite I e V in sede referente (sintesi del contenuto, schede di lettura, testo del d.d.l. A.C. 3324-A).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SIWEB

Coordinamento: Dipartimento Istituzioni

 

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File: D07248B.doc

 

 


INDICE

Sintesi del contenuto

§      Premessa  3

§      Capo I – Proroghe di termini3

§      Capo II – Disposizioni finanziarie urgenti17

§      Capo III – Disposizioni varie  20

Schede di lettura

§      Articolo 1 (Proroga di autorizzazioni di spesa per le missioni internazionali)27

§      Articolo 2 (Proroga di termini in materia di difesa)32

§      Articolo 3 (Proroga dei termini in materia di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere)37

§      Articolo 4 (Contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche nei locali aperti al pubblico)40

§      Articolo 5 (Proroga termini in materia di beni e attività culturali)42

§      Articolo 6 (Proroghe in materia previdenziale)50

§      Articolo 6-bis (Proroghe in materia di ammortizzatori sociali)54

§      Articolo 6-ter (Regolarizzazione e versamenti per i territori colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002)58

§      Articolo 7 (Disposizioni in materia di lavoro non regolare e di società cooperative)62

§      Articolo 7-bis (Reversibilità degli assegni vitalizi in favore dei familiari degli ex deportati)71

§      Articolo 8 (Piani di rientro, tariffe di prestazioni sanitarie e percorsi diagnostico terapeutici)74

§      Articolo 8-bis (Disposizioni inerenti alla conservazione di cellule staminali del cordone ombelicale)82

§      Articolo 9 (Proroghe e disposizioni in materia di farmaci)85

§      Articolo 10 (Prosecuzione dell’attività della Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia)92

§      Articolo 11 (Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare)94

§      Articolo 11-bis (Finanziamento di iniziative volte alla tutela dei minori)99

§      Articolo 12 (Disposizioni in materia di università ed enti di ricerca)100

§      Articolo 13 (Termini per la conferma di ricercatori)105

§      Articolo 14 (Proroga nelle funzioni dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari)108

§      Articolo 15 (Disposizioni in materia di arbitrati)111

§      Articolo 16 (Attività di liquidazione della Fondazione Ordine Mauriziano)114

§      Articolo 17 (Utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria nazionale e trasporto ferroviario)117

§      Articolo 18 (Modifiche all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96)120

§      Articolo 19 (Contratti pubblici)122

§      Articolo 20 (Regime transitorio per l’operatività della revisione delle norme tecniche per le costruzioni)124

§      Articolo 21 (Proroga utilizzo disponibilità Enac per interventi aeroportuali)128

§      Articolo 22 (Disposizioni in materia di limitazioni alla guida)131

§      Articolo 22-bis (Disposizione transitoria concernente la certificazione dei requisiti per la guida dei ciclomotori)133

§      Articolo 23 (Programmi integrati per la riduzione del disagio abitativo)135

§      Articolo 24 (Proroga contratti a tempo determinato del Ministero del commercio internazionale e del Ministero della salute)138

§      Articolo 24-bis (Proroga dell’efficacia della graduatoria di un concorso pubblico per vigile del fuoco)144

§      Articolo 24-ter (Disposizioni concernenti il riposo giornaliero del personale sanitario)146

§      Articolo 24-quater (Proroga dell’efficacia della graduatoria di concorsi pubblici per ispettore del lavoro)147

§      Articolo 25 (Divieto di estensione del giudicato)150

§      Articolo 25-bis (Proroga dei termini per l’adozione della disciplina dei requisiti per la stabilizzazione di alcune tipologie di lavoro flessibile)152

§      Articolo 26 (Disposizioni urgenti in materia di agricoltura)155

§      Articolo 27 (Disposizioni in materia di riordino di consorzi di bonifica)170

§      Articolo 28 (Proroga dei termini per il riordino ed il riassetto delle partecipazioni societarie dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A.)174

§      Articolo 28-bis (Differimento del termine per l'alienazione delle partecipazioni eccedenti detenute in banche popolari)184

§      Articolo 29 (Incentivi per l’acquisto di veicoli a ridotta emissione con contestuale rottamazione di veicoli usati)185

§      Articolo 29-bis (Proroga dei termine in materia di installazione degli impianti all'interno degli edifici)196

§      Articolo 30 (Proroga dei termini di cui al decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, in materia di rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche)199

§      Articolo 31 (Proroga della Commissione di studio sulla subsidenza)204

§      Articolo 32 (Proroga per emissioni da impianti)207

§      Articolo 32-bis (Modifiche all'articolo 2 del decreto legge 30 ottobre 2007, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 dicembre 2007, n. 243)209

§      Articolo 33 (Disposizione in materia di rifiuti)214

§      Articolo 34 (Proroghe in materia di contrasto al terrorismo internazionale)216

§      Articolo 35 (Proroghe in materia di carta d’identità elettronica e carta nazionale dei servizi)220

§      Articolo 35-bis (Modifica all'articolo 2, comma 28, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)226

§      Articolo 36, commi da 1 a 4-ter (Disposizioni in materia di riscossione)228

§      Articolo 36, co. 4-quater (Differimento termine per la definizione automatica debiti tributari e previdenziali degli enti operanti nel settore sanitario e aventi sede in Molise, Sicilia e Puglia)234

§      Articolo 37 (Abolizione tassa sui contratti di borsa)238

§      Articolo 37-bis (Modifiche all’art. 1, comma 217, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)248

§      Articolo 38 (Proroga della riduzione dell’accisa sul gas per uso industriale)250

§      Art. 38-bis. (Notifica di sanzioni relative a tasse automobilistiche e sulle concessioni governative e modifiche all'articolo 1, comma 37, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)253

§      Articolo 39 (Proroghe in materia radiotelevisiva)256

§      Articolo 40 (Proroga di disposizioni in materia di dissesto finanziario degli enti locali)262

§      Soppressione dell’articolo 41 (Modifica all’articolo 35 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223)268

§      Articolo 41-bis (Efficacia del comma 263 dell'articolo 1 della legge 24 dicembre 2007, n. 244)271

§      Articolo 42 (Modalità di applicazione dell’articolo 2, comma 39, e dell’articolo 3, comma 45, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)272

§      Articolo 42-bis (Applicazione dell'articolo 2, comma 29, della legge 24 dicembre 2007, n. 244).277

§      Articolo 43 (Accantonamenti)280

§      Articolo 44 (Obbligo di fornire dati per le rilevazioni statistiche)282

§      Articolo 45 (Cinque per mille in favore di associazioni sportive dilettantistiche)286

§      Articolo 46 (Disposizioni in favore di inabili e proroga dei termini per tariffe sociali)289

§      Articolo 47 (Modifiche all’art. 3, comma 24, della legge 24 dicembre 2007, n. 244)295

§      Articolo 47-bis (Sospensione di termini per l'adempimento di obblighi contributivi e fiscali da parte di enti non commerciali)299

§      Articolo 47-ter (Modifica all'articolo 2, comma 5, della legge 27 dicembre 2007, n. 244)302

§      Articolo 48 (Riassegnazione di risorse)304

§      Articolo 49 (Partecipazione italiana alla ricostituzione delle risorse di Fondi e Banche internazionali)309

§      Articolo 50 (Interventi a favore dei perseguitati politici e razziali)311

§      Articolo 51 (Trattamento di fine rapporto)318

§      Articolo 51-bis (Rimborsi di spese elettorali)320

§      Art. 51-ter (Proroga delle agevolazioni fiscali per gli atti relativi al riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza)326

§      Articolo 52 (Entrata in vigore)328

Disegno di legge

§      A.C. 3324-A, (Governo), Conversione in legge del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria  331

 

 


 

Sintesi del contenuto

 


Premessa

Il decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, recante Proroga di termini previsti da disposizioni legislative e disposizioni urgenti in materia finanziaria, consta, nel testo originario, di 52 articoli.

Nel corso dell’esame in sede referente del disegno di legge di conversione (A.C. 3324), svoltosi presso le Commissioni riunite I e V, il decreto-legge è stato emendato in numerose parti e integrato con nuove disposizioni.

Il testo licenziato per l’Assemblea nella seduta del 17 gennaio 2007 consta complessivamente di 74 articoli, raccolti in tre capi:

§         il Capo I (artt. da 1 a 35-bis, articolati secondo la materia in 12 Sezioni) contiene principalmente proroghe e differimenti di termini previsti da disposizioni legislative;

§         il Capo II (artt. da 36 a 44) è dedicato disposizioni finanziarie urgenti;

§         il Capo III (artt. da 45 a 52) reca disposizioni di vario oggetto.

Capo I – Proroghe di termini

Sezione I – Difesa

L’articolo 1 dispone, al comma 1, la proroga al 31 gennaio 2008 dell’autorizzazione di spesa per la prosecuzione delle missioni internazionali di cui al D.L. 4/2007, convertito, con modificazioni, dalla L. 38/2007, nonché al D.L. 81/2007, convertito, con modificazioni, dalla L. 127/2007. Le amministrazioni competenti sono autorizzate a sostenere una spesa mensile nel limite di un dodicesimo dello stanziamento operato nel 2007, e comunque entro un limite complessivo di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace istituito dal co. 1240 dell’art. 1 della legge finanziaria 2007 (L. 296/2006).

Il comma 2, per consentire la necessaria flessibilità nell’utilizzo delle risorse previste dal citato art. 1, co. 1240, istituisce nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa il programma “Missioni militari di pace”, sul quale confluiscono le autorizzazioni di spesa correlate alla prosecuzione delle missioni internazionali di pace.

 

L’articolo 2 proroga i termini relativi all'applicazione di talune disposizioni transitorie in materia di personale militare.

Il comma 1 è volto a consentire il completamento delle procedure per il transito nel ruolo tecnico-logistico dell'Arma dei carabinieri di ufficiali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica, prorogando di un anno, fino al 2008, l'autorizzazione al citato transito, che avrebbe dovuto concludersi entro il 2007.

Il comma 2 differisce all'anno 2016 le disposizioni transitorie previste, fino all'anno 2007, dall'art. 31, co. 14, del D.Lgs. 298/2000, ai sensi delle quali è consentito modificare, con decreto del Ministro della difesa, il numero delle promozioni al grado superiore ed altri parametri, al fine di garantire l'armonico sviluppo dei ruoli degli ufficiali dell'Arma dei carabinieri.

Il comma 3 proroga fino all'anno 2015 l'applicazione delle disposizioni transitorie previste dall'art. 60-bis, co. 1, del D.Lgs. 490/1997, concernenti l'avanzamento degli ufficiali dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica.

Il comma 3-bis proroga l’efficacia di una norma relativa al regime transitorio connesso all’entrata in vigore della disciplina in materia di armonizzazione al regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego.

Il comma 3-ter dispone che dall'attuazione del precedente comma 3-bis non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Il comma 4 proroga al 31 dicembre 2009 il termine entro cui le unità produttive e industriali della difesa, gestite unitariamente dall'Agenzia industrie difesa, devono raggiungere gli obiettivi di economica gestione propri dell'Agenzia stessa.

Il comma 4-bis proroga l’efficacia di alcune norme relative al regime transitorio del sistema di avanzamento degli ufficiali della Guardia di finanza, di cui al D.Lgs. 19 marzo 2001, n. 69.

Sezione II – Beni culturali e turismo

L’articolo 3 dispone la proroga al 30 giugno 2008 del termine fissato dal D.L. 300/2006 per il completamento degli adempimenti riguardanti la messa a norma delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto, applicandola alle sole imprese che abbiano presentato al Comando provinciale dei Vigili del fuoco il progetto di adeguamento entro il  30 giugno 2005. Il termine è rinviato di un ulteriore anno per le strutture destinatarie, al rinnovo del certificato di prevenzione incendi, di indicazioni per l’adeguamento alla normativa antincendio richiedenti una spesa superiore a 100.000 euro.

 

L’articolo 4 proroga al 31 dicembre 2008 il termine entro il quale i gestori di attività commerciali devono provvedere all’eliminazione delle barriere architettoniche al fine di beneficiare dei contributi previsti dalla legge finanziaria per il 2007.

 

L’articolo 5, comma 1, dispone la proroga al 31 dicembre 2008 della durata degli organi di gestione delle Fondazioni vigilate dal Ministero per i beni e le attività culturali, in scadenza nel corso dell’anno.

Il comma 1-bis prevede possano essere riconfermati, al termine del loro mandato, per una sola volta e senza soluzione di continuità, i consiglieri di amministrazione delle fondazioni di diritto privato che siano in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame.

Il comma 2 novella l’art. 14, comma 3, del D.L. 159/2007 fissando al 30 aprile 2008 il termine per l’emanazione dei bandi di gara per l’affidamento in concessione dei servizi aggiuntivi presso i musei e gli istituti di cultura, secondo il nuovo metodo introdotto dal medesimo articolo.

Il comma 2-bis dispone, limitatamente ad uno degli enti pubblici interessati dalla procedura di razionalizzazione prevista dalla legge finanziaria 2008 (art. 2 co. 634-636), e cioè l’Unione Accademica Nazionale, la proroga del termine fissato per l’eventuale trasformazione in soggetto di diritto privato.

Sezione III – Lavoro e previdenza

Il comma 1 dell’articolo 6 proroga il termine di scadenza dei Presidenti e dei Consigli di indirizzo e vigilanza dell'I.N.P.S., dell'I.N.A.I.L., dell'I.N.P.D.A.P. e dell'I.P.S.E.M.A. fino alla scadenza dei Consigli di amministrazione dei rispettivi Istituti, ferma restando la possibilità di procedere al loro rinnovo in base alle norme vigenti.

Il comma 2 fissa al 31 dicembre 2008 il termine per l'adozione dei progetti di unificazione tra la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti e la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali.

 

L’articolo 6-bis provvede a modificare rispettivamente i commi 7 e 8 dell’articolo 41 della L. 289/2002 (legge finanziaria 2003), recanti un trattamento di sostegno al reddito in favore dei lavoratori licenziati da enti non commerciali, con un organico superiore alle 2.000 unità lavorative, operanti nel settore della sanità privata ed in situazione di crisi aziendale in seguito a processi di riconversione e ristrutturazione. Le modifiche riguardano sostanzialmente il periodo temporale di applicazione del medesimo trattamento e il limite massimo di unità lavorative che ne possono fruire.

 

L’articolo 6-ter, al comma 1, differisce al 20 dicembre 2008 i termini previsti da una serie di ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri a favore dei soggetti residenti o aventi domicilio nei territori maggiormente colpiti dal sisma del 2002 verificatosi nelle province di Campobasso e di Foggia.

Il comma 2 dispone in ordine alla quantificazione e alla copertura dei conseguenti oneri.

 

Il comma 1 dell’articolo 7 dispone la proroga al 30 giugno 2008 del termine per la notifica, da parte dell’Agenzia delle entrate, dei provvedimenti sanzionatori amministrativi (adottati nel caso di impiego di personale non risultante dalle scritture o dai documenti obbligatori) di cui all'art. 3 del D.L. 12/2002, relativi alle violazioni constatate fino al 31 dicembre 2002.

Il comma 2 proroga al 30 settembre 2008 il termine per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro irregolari in base alla specifica disciplina di cui all’art. 1, co. da 1192 a 1201, della L. 296/2006 (legge finanziaria per il 2007), previsto originariamente per il 30 settembre 2007 dalla medesima legge finanziaria.

Il comma 2-bis proroga al 30 settembre 2008 il termine per la stipula degli accordi prodromici alla trasformazione di rapporti di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co), anche a progetto, in rapporti di lavoro subordinato, in base alla specifica disciplina di cui alla legge finanziaria per il 2007, previsto originariamente per il 30 aprile 2007 dalla medesima legge finanziaria.

Il comma 3 dispone il trasferimento, a decorrere dal 1° febbraio 2008, delle funzioni del Comitato per l'emersione del lavoro non regolare di cui all'art. 78 della L. 448/1998, con le relative risorse finanziarie, alla Cabina di regia nazionale di coordinamento di cui all'art. 1, co. 1156, lett. a), della legge finanziaria 2007.

Infine, il comma 4 prevede, fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative di cui alla L. 142/2001, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, l’obbligo, per le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell'ambito di applicazione degli stessi contratti di categoria, di applicare ai propri soci lavoratori trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.

 

L’articolo 7-bis interviene sulla disciplina di cui all’articolo 1 della L. 94 del 1994, concernente la reversibilità ai familiari superstiti dell’assegno vitalizio erogato agli ex deportati nei campi di sterminio nazista K.Z., ampliando la platea dei potenziali beneficiari dell’assegno di reversibilità per la fattispecie in cui i deportati in questione, al momento del loro decesso, non fruivano del medesimo assegno. Difatti, per tale fattispecie, si prevede il diritto alla fruizione dell’assegno di reversibilità a favore dei familiari superstiti dei deportati in tutti i casi in cui i medesimi deportati non usufruivano del beneficio in quanto non avevano prodotto domanda per ottenere l’assegno vitalizio.

Sezione IV – Salute

L’articolo 8 reca disposizioni finalizzate all’integrazione della normativa vigente in materia di piani di rientro dai disavanzi sanitari nonché di tariffe delle prestazioni sanitarie, con particolare riferimento ai limiti di remunerazione che devono essere individuati dagli accordi con le strutture erogatrici di prestazioni sanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale e alle modalità di aggiornamento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni di assistenza sanitaria e delle prestazioni di assistenza termale.

 

L’articolo 8-bis proroga al 30 giugno 2008 il termine (scaduto l’11 agosto 2006), previsto dall’articolo 10, comma 3, della legge 21 ottobre 2005, n. 219, per l’emanazione del decreto ministeriale finalizzato alla predisposizione di una rete nazionale di banche per la conservazione di cordoni ombelicali.

 

L’articolo 9 proroga gli effetti di alcune disposizioni previste dalla legge finanziaria per il 2007 in materia di sospensione della riduzione del prezzo dei farmaci (pay-back) dispensati o impiegati dal Servizio sanitario nazionale e introduce una specifica disciplina per assicurare un’adeguata conoscenza delle dinamiche del mercato farmaceutico da parte delle competenti autorità amministrative.

 

L’articolo 10 è diretto a consentire la prosecuzione delle attività di cura, formazione e ricerca sulle malattie ematiche svolte dalla Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia (IME), mediante una nuova autorizzazione di spesa di sei milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 della quale viene contestualmente disposta la copertura finanziaria.

 

L’articolo 11, mediante una novella all’art. 2, comma 356, della legge finanziaria 2008 (L. 244/2007), trasforma, con decorrenza 15 gennaio 2008, l”Autorità nazionale per la sicurezza alimentare” di cui tratta l’art. 2, co. 356, della citata L. 244/2007, in “Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare”, con sede in Foggia.

 

L’articolo 11-bis stabilisce che la spesa di 1,5 milioni di euro già autorizzata dalla legge finanziaria 2008 per le attività svolte dall’ente morale “SOS – il Telefono azzurro ONLUS” sia destinata alle iniziative finanziate dal Ministero della solidarietà sociale in materia di tutela dei minori, anche disabili, in situazioni di disagio, abuso o maltrattamento, ivi incluso il sostegno agli interventi promossi dalla citata ONLUS.

Sezione V – Università

L’articolo 12, comma 1, proroga fino al 31 dicembre 2008 la norma in base alla quale nel calcolo del limite del 90 per cento quale livello massimo di spesa delle università per il personale sul totale dei trasferimenti statali disposti annualmente attraverso il Fondo di finanziamento ordinario (FFO) non si computano gli incrementi stipendiali annuali e un terzo della spesa per il personale convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

Il comma 2 dispone che in attesa della definizione e attuazione della disciplina delle procedure di reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia, continua ad applicarsi fino al 31 dicembre 2008 la normativa previgente in materia e le università possono bandire i relativi concorsi entro il 30 giugno 2008.

Il comma 3 stabilisce che: nelle facoltà di agraria e veterinaria e negli orti botanici è consentita per l’anno 2008 l'assunzione di personale operaio secondo le norme previste dal contratto nazionale agricolo e dai contratti integrativi provinciali; a decorrere dal 2008 gli enti pubblici di ricerca soggiacciono alla disciplina secondo la quale l’assunzione di personale a tempo indeterminato deve essere previamente autorizzata, con decreto del Presidente del Consiglio, all’uopo emanato.

 

L’articolo 13 stabilisce che ai ricercatori incaricati presso la Scuola superiore dell’economia e delle finanze, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, si applica il termine dei tre anni per il giudizio di conferma a cui sono soggetti i ricercatori universitari, con la facoltà per gli stessi di partecipare alle ordinarie procedure di trasferimento bandite dalle università per la relativa qualifica.

Sezione VI – Giustizia

L’articolo 14 proroga nelle funzioni, fino alla riforma organica della magistratura onoraria e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, i giudici onorari di tribunale e i viceprocuratori onorari il cui mandato sarebbe dovuto scadere il 31 dicembre 2007.

 

L'articolo 15, al fine di consentire la devoluzione delle competenze alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale, differisce al 1° luglio 2008 l’applicabilità delle disposizioni recanti il divieto di arbitrato per i contratti pubblici, contenute nell’art. 3, commi da 19 a 22, della legge finanziaria 2008; essa inoltre interviene sulla disposizione transitoria relativa ai contratti già sottoscritti, differendo al 30 giugno 2008 il termine per la costituzione dei collegi arbitrali, successivamente al quale i medesimi collegi arbitrali decadono automaticamente.

 

L’articolo 16 apporta alcune limitate modifiche all’art. 30 del D.L. 159/2007, che ha previsto il commissariamento e la liquidazione della Fondazione Ordine Mauriziano, stabilendo un termine certo di centottanta giorni per la predisposizione del piano di liquidazione dei beni, nonché le modalità per la determinazione dei compensi da attribuire al commissario liquidatore, ai componenti del comitato di vigilanza e ai rappresentanti dei creditori.

Sezione VII – Infrastrutture e trasporti

L’articolo 17, comma 1, proroga al 31 dicembre 2008 il termine finale – in precedenza fissato al 30 giugno 2006 – per l'emanazione del decreto del Ministro dei trasporti che stabilisce il canone dovuto per l'accesso all'infrastruttura ferroviaria nazionale.

Il comma 2 proroga al 15 dicembre 2008 il termine – inizialmente fissato al 1° febbraio 2008 – per la conclusione dell’indagine conoscitiva del Ministero dei trasporti sul trasporto ferroviario di viaggiatori e merci sulla media e lunga percorrenza, prevista dall’art. 2, co. 253, della L. 244/2007 (legge finanziaria per il 2008).

 

L’articolo 18 modifica l'art. 3, co. 2, del D.Lgs. 96/2005:

§         estendendo alle ipotesi di delocalizzazione funzionale la deroga ivi contemplata alla disciplina delle concessioni aeroportuali, di cui all’art. 704 del codice della navigazione, deroga limitata alle concessioni già rilasciate e a quelle in itinere da rilasciare entro il 23 giugno 2006;

§         prorogando al 31 dicembre 2008 il suddetto termine del 23 giugno 2006, relativo ai procedimenti già avviati alla data del23 giugno 2005.

 

L’articolo 19, attraverso il differimento al 1° luglio 2008 – termine per l’emanazione dei decreti correttivi del codice dei contratti pubblici – dell’applicazione dell'art. 256, co. 4, del medesimo codice, nella parte riferita agli artt. da 351 a 355 della legge n. 2248 del 1865, allegato F, è volta a garantire l’applicabilità sino a tale data di tali ultime disposizioni (relative in particolare ai limiti alla possibilità di sequestro a favore dei creditori dell’esecutore di opere pubbliche delle somme dovute dalla stazione appaltante).

 

L’articolo 20 estende l’applicazione della disciplina transitoria prevista per l’applicazione delle norme tecniche in materia di costruzioni dall'art. 5, co. 2-bis, del D.L. 136/2004 alle revisioni generali delle medesime norme tecniche, con esclusione delle verifiche tecniche e degli interventi relativi agli edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali, la cui funzionalità durante gli eventi sismici assuma rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile e di quelli relativi agli edifici ed alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso, di cui al decreto del Capo del Dipartimento della protezione civile 21 ottobre 2003.

 

L’articolo 21 autorizza l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) ad utilizzare le risorse di parte corrente derivanti da trasferimenti statali relativi all'anno 2007, disponibili in bilancio, allo scopo di finanziare spese di investimento per la sicurezza delle infrastrutture aeroportuali; entro il 30 aprile 2008 l'ENAC è tenuto a comunicare l'ammontare di tali risorse al Ministro dei trasporti, che individua, con proprio decreto, gli investimenti da finanziare.

 

L’articolo 22 proroga al 1° luglio 2008 il termine previsto dall’art. 2, co. 2, del D.L. 117/2007, convertito dalla L. 160/2007, il quale sancisce che le limitazioni alla guida previste per i neopatentati dal co. 2-bis dell'art. 117 del Codice della strada, introdotto dal medesimo art. 2 del D.L. 117/2007, si applicano ai titolari di patente di guida di categoria B rilasciata a far data dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del medesimo decreto-legge e, pertanto, a decorrere dal 30 gennaio 2008.

 

L’articolo 22-bis proroga fino alla data di applicazione delle norme recate dalla direttiva 2006/126 in materia di patente di guida, il termine, previsto dall’articolo 116, comma 1-quater, del codice della strada, concernente il periodo transitorio per l’accertamento dell’idoneità alla guida dei ciclomotori, termine attualmente stabilito al 1° gennaio 2008.

 

L’articolo 23, al comma 1, differisce al 1° gennaio 2009 l’applicabilità delle modificazioni all'art. 21-bis del D.L. 159/2007, successive al 1° dicembre 2007 (data di entrata in vigore della relativa legge di conversione), relative all’individuazione delle risorse originariamente attribuite ai programmi costruttivi a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, da destinare al rifinanziamento del programma “Contratti di quartiere II”.

Il comma 1-bis mantiene tuttavia, alle condizioni indicate, la destinazione originaria per una quota di tali risorse, prevedendo inoltre la possibilità di realizzazione degli alloggi eventualmente eccedenti i finanziamenti disponibili con fondi privati e disciplinando la destinazione di questi ultimi.

Sezione VIII – Personale delle pubbliche amministrazioni

L’articolo 24, commi 1 e 2, dispone la proroga fino al 31 dicembre 2010 dei contratti di assunzione di personale a tempo determinato da parte del Ministero del commercio internazionale, utilizzando per la copertura dell’onere che ne deriva l’autorizzazione di spesa per il Fondo per interventi strutturali di politica economica e il contributo annuale destinato al funzionamento dell’ICE.

Il comma 3 proroga, fino al 31 dicembre 2009, il rapporto di lavoro del personale medico assunto a tempo determinato ai sensi dell’art. 12, co. 2, della L. 494/1999 (Disposizioni temporanee per agevolare gli interventi ed i servizi di accoglienza del Grande Giubileo dell’anno 2000), già oggetto di successive proroghe ad opera di diversi interventi normativi. Alla copertura dei relativi maggiori oneri è destinata (comma 4) la riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa all’attività ed al funzionamento del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie con analisi e gestione dei rischi, previamente quelli legati alle malattie infettive e diffusive ed al bioterrorismo (co. 1, lett. a) del D.L. 81/2004).

Il comma 4-bis interviene sulla disciplina recata dall’art. 3, co. 44, della legge finanziaria 2008, che impone un tetto massimo agli emolumenti corrisposti da parte di pubbliche amministrazioni; in virtù della norma, l’esclusione dal tetto dei contratti d’opera aventi ad oggetto una prestazione artistica o professionale avrà effetto solo quando (entro il 1° luglio 2008) saranno definite con D.P.C.M. le tipologie dei contratti d’opera oggetto dell’esclusione.

 

L’articolo 24-bis proroga al 31 dicembre 2008 la validità della graduatoria del concorso pubblico, per centottantaquattro posti di vigile del fuoco, indetto il 6 marzo 1998 e in scadenza al 31 dicembre 2007.

 

L’articolo 24-ter rinvia al 1° gennaio 2009 l’applicazione della disciplina in materia di orario di lavoro del personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale, di cui al comma 6-bis dell’articolo 17 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, che non prevede il diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore.

 

L’articolo 24-quater dispone che, in deroga alla disciplina vigente, per fronteggiare le esigenze relative alla prevenzione degli infortuni e delle morti sui luoghi di lavoro, il Ministro del lavoro può utilizzare la graduatoria formata all’esito dei concorsi pubblici per esami a complessivi 795 posti di ispettore del lavoro fino al termine del 10 dicembre 2010.

 

L’articolo 25 proroga al 31 dicembre 2008 l’applicazione del co. 132 della L. 311/2004 (legge finanziaria 2005), il quale vieta, salvo diversa determinazione del Dipartimento della funzione pubblica, per il triennio 2005-2007, a tutte le pubbliche amministrazioni di adottare provvedimenti di estensione di decisioni giurisdizionali in materia di personale con forza di giudicato o comunque divenute esecutive.

 

L’articolo 25-bis proroga al 30 giugno 2008 il termine di cui all’articolo 3, comma 96, della L. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008), relativo all’emanazione dell’apposito D.P.C.M. previsto per la disciplina di alcuni profili relativi alle procedure di stabilizzazione dei lavoratori precari delle pubbliche amministrazioni.

Sezione IX – Agricoltura

Il comma 1 dell’articolo 26:

§         proroga dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2008 il termine per la chiusura delle liquidazioni coatte amministrative dei consorzi agrari,  anche allo scopo di consentire la presentazione di una proposta di concordato sulla base dell’art. 124 del R.D. 267/1942;

§         stabilisce che, in mancanza della presentazione e approvazione della proposta di concordato, l’autorizzazione all’esercizio provvisorio venga revocata dall’autorità amministrativa preposta alla vigilanza, ovvero dal Ministro dello sviluppo economico di concerto con quello delle politiche agricole;

§         proroga dal 30 aprile 2008 al 31 dicembre 2008 il termine per l’adeguamento degli Statuti dei consorzi agrari alle norme che il codice civile detta per le società cooperative.

Il comma 2 proroga dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2008 il termine per la conservazione del Fondo per lo sviluppo della meccanizzazione in agricoltura.

Il comma 3 proroga dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2008 il termine per l’esercizio delle funzioni attribuite al Commissario straordinario per le emergenze zootecniche e provvede alla copertura dei relativi oneri.

Il comma 4 riapre il termine entro il quale, ai sensi del D.L. n. 149/1993,  i soci di cooperative agricole in accertato stato di insolvenza potevano presentare domanda per l’accollo da parte dello Stato delle garanzie da loro rilasciate in favore delle cooperative stesse. Il nuovo termine, che scade perentoriamente il 30 marzo 2008 (novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame), decorre esclusivamente per i soci di cooperative che hanno presentato a suo tempo domanda per i benefici di cui al D.L. n. 149, venendone esclusi con il codice D4 per mancato rispetto dei termini.

Il comma 5 riapre, con effetto retroattivo e sino alla data di entrata in vigore del D.L. in esame (31 dicembre 2007) il termine, scaduto il 29 settembre 2006,  entro il quale, ai sensi dell’art. 1 co. 559 della legge finanziaria 2007, il personale dei Consorzi agrari avrebbe dovuto essere posto in mobilità collettiva per potere essere inquadrato presso le regioni e gli enti locali.

Il comma 6 differisce dal 30 novembre 2007 al 30 aprile 2008 il termine per la definizione del piano di rientro finanziario previsto nell’ambito delle procedure amministrative finalizzate al risanamento dell’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI) ; prevede inoltre una procedura volta al recupero di risorse finanziarie da destinare alla erogazione di un contributo straordinario al medesimo Ente.

Il comma 7 autorizza il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ad utilizzare, nel limite di 2 milioni di euro per il 2008, le disponibilità del Fondo per le crisi di mercato per la prosecuzione del servizio di somministrazione di lavoro presso l’amministrazione centrale del Ministero, al fine di assicurare la continuità di funzionamento dell’amministrazione stessa.

Il comma 7-bis proroga dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2009 il termine per l’installazione a bordo delle navi da pesca degli apparati radio previsti dall’articolo 28 del D.M. 218/2002.

 

L’articolo 27, come modificato dalle Commissioni riunite I e V, interviene sulle disposizioni relative al riordino o alla soppressione dei Consorzi di bonifica e miglioramento fondiario, introdotte dall’art. 2, commi 35-37, della legge n. 244/2007 (finanziaria 2008), in particolare anticipando il termine indicato per l’adozione dei provvedimenti di riordino e soppressione e precisando le modalità di definizione dell’intesa tra Stato e regioni.

Sezione X – Sviluppo economico

Il comma 1 dell’articolo 28 differisce al 30 giugno 2008 il termine previsto dal secondo periodo dell'articolo 1, comma 461, della legge finanziaria per il 2007 (legge n. 296 del 2006) per l'attuazione del piano di riordino e di dismissione relativo alle società regionali dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A. (ex Sviluppo Italia S.p.A), al fine di consentire il completamento delle attività connesse alla loro cessione alle regioni.

Il comma 1-bis prevede che il trasferimento di risorse già disposto da parte di Sviluppo Italia (ora Agenzia nazionale per l’attuazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa) a beneficio dell'istituto per lo sviluppo agroalimentare  (ISA) S.p.A., si completi con il trasferimento aggiuntivo, entro il termine del 31 marzo 2008, di 150 milioni di euro, per lo svolgimento dei compiti istituzionali della società in favore della filiera agroalimentare.

Il comma 1-ter prevede una proroga dell’attività della società RAM (Rete Autostrade Mediterranee), ai fini dell’attuazione del Programma delle Autostrade del Mare. Il comma precisa che tale attività deve svolgersi sotto la vigilanza del Ministero dei trasporti e nell’ambito di direttive da questo emanate. Stabilisce inoltre che le azioni della società RAM vengano cedute a titolo gratuito – entro il 1° marzo 2008 – dall’Agenzia  nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa s.p.a. (nuova denominazione assunta da Sviluppo Italia s.p.a., ai sensi dell’articolo 1, comma 460, della legge n. 296/2006), al Ministero dell’economia, che dovrà esercitare i relativi diritti d’intesa con il Ministero dei trasporti.

 

L’articolo 28-bis differisce di un anno, per i soggetti che alla data del 31 dicembre 2007 detenevano una partecipazione al capitale sociale delle banche popolari eccedente la misura dello 0,5 per cento, il termine di un anno previsto attualmente dalla legge per l’alienazione della partecipazione eccedente.

 

Il comma 1 dell’articolo 29 proroga al 31 dicembre 2008 le agevolazioni previste dalla legge finanziaria 2007 per la rottamazione senza sostituzione di autovetture e autoveicoli per il trasporto promiscuo, introducendo, come agevolazione alternativa, la concessione di un contributo di 800 euro finalizzato alla partecipazione ai servizi di condivisione di autoveicoli (car sharing). Amplia inoltre la portata delle agevolazioni già previste dalla citata legge finanziaria estendendole alle autovetture e agli autoveicoli per il trasporto promiscuo di categoria “euro 2” immatricolati prima del 1° gennaio 1999, aumentando da uno a tre anni il rimborso dell’abbonamento al trasporto pubblico locale ed elevando da 80 a 150 euro il limite massimo del contributo concesso per le spese di rottamazione.

Il comma 2 proroga al 31 dicembre 2008 i contributi previsti dalla legge finanziaria 2007 per la sostituzione di motocicli di categoria “euro 0” con motocicli di categoria “euro 3”.

Il comma 3 concede un contributo di 700 euro e l’esenzione delle tasse automobilistiche per un anno per la sostituzione, mediante rottamazione, di autovetture e autoveicoli per uso promiscuo di categoria “euro 0”, “euro 1” e “euro 2”, immatricolati prima del 1° gennaio 1997, con autovetture di categoria “euro 4” o “euro 5” con emissioni di anidride carbonica non superiori a 140 grammi per chilometro o a 130 grammi per chilometro per i motori diesel. Sono previste maggiori agevolazioni per la sostituzione di veicoli “euro 0”, per l’acquisto di autovetture con emissioni non superiori a 120 grammi per chilometro e per la demolizione di due autoveicoli da parte di uno stesso nucleo familiare.

Il comma 4 concede un contributo di importo compreso tra 1.500 e 2.500 euro per la sostituzione, mediante rottamazione, di autoveicoli a trasporto promiscuo, autocarri, autoveicoli per trasporti specifici e autocaravan, di peso non superiore a 3.500 chilogrammi, di categoria “euro 0” o “euro 1”, immatricolati prima del 1° gennaio 1999, con veicoli di categoria “euro 4” della medesima tipologia e limite di massa.

Il comma 5 dispone che i co. da 2 a 4 si applicano per i contratti di acquisto stipulati dal 1° gennaio 2008 al 31 dicembre 2008 e per veicoli immatricolati entro il 31 marzo 2009.

Il comma 6 rinvia ad alcune disposizioni della legge finanziaria 2007 per l’applicazione dei precedenti commi dell’articolo in esame.

Il comma 7 stabilisce che ai contributi di cui all’articolo in esame non si applica il limite di 250.000 euro annui, fissato, per l’utilizzazione dei crediti di imposta, dall’art. 1, co. 53 della L. 244/2007 (legge finanziaria 2008).

Il comma 8 incrementa di 50 milioni di euro per il 2009 le risorse destinate a incentivare l’installazione di impianti a GPL o a metano per autotrazione, su autoveicoli immatricolati come “euro 0” o “euro 1”.

Il comma 9 fissa in 350 euro la misura del contributo per l’installazione di impianti a GPL e in 500 euro la misura del contributo per l’installazione di impianti a metano.

Il comma 10, modificando l’attuale normativa (D.L. 324/1997) prevede l’applicazione a regime delle agevolazioni per l'installazione sugli autoveicoli di impianti di alimentazione a metano o a GPL, concesse indipendentemente dalla data di immatricolazione degli autoveicoli e di installazione degli impianti ecologici.

Il comma 11 riduce di 90,5 milioni di euro per il 2008 la dotazione del Fondo per la competitività e lo sviluppo, istituito dalla legge finanziaria 2007, incrementandola contestualmente della stessa cifra per il 2009.

 

L’articolo 29-bis dispone l’ulteriore proroga dal 31 dicembre 2007 al 31 marzo 2008 del termine ultimo per l’entrata in vigore della disciplina sulla sicurezza degli impianti recata dal Capo V della Parte seconda del testo unico in materia edilizia di cui al D.P.R. 380/2001.

Sezione XI – Ambiente

Il comma 1 dell’articolo 30, attraverso l’introduzione di un comma 1-bis all'art. 6 del D.Lgs. 151/2005, demanda ad un decreto interministeriale, da adottare entro il 28 febbraio 2008, l’individuazione di specifiche modalità semplificate per la raccolta e il trasporto dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche ritirati da parte dei distributori, nonché per la realizzazione e la gestione dei centri di raccolta, e fissa la decorrenza dell'obbligo di ritiro da parte dei distributori nel trentesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore di tale decreto ministeriale.

Il comma 2 proroga al 31 dicembre 2008 l’entrata in vigore delle disposizioni disciplinanti le modalità di finanziamento della gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse sul mercato dopo il 13 agosto 2005, sia con riferimento ai rifiuti domestici sia a quelli professionali.

 

L’articolo 31 proroga fino al 30 settembre 2008 l'attività della Commissione di esperti sulla subsidenza, istituita in relazione ai progetti e alle attività di coltivazione di giacimenti di idrocarburi liquidi o gassosi nel sottosuolo del Golfo di Venezia, precisando che i divieti di prospezione, ricerca e coltivazione in essere restano fermi, sempre che la prevista valutazione di compatibilità ambientale non escluda fenomeni di subsidenza.

 

L’articolo 32 proroga di due anni (al 29 aprile 2011) il termine previsto dall'art. 281, co. 2, del codice ambientale (D.Lgs. 152/2006), relativo all’adeguamento alle norme della Parte quinta del medesimo codice delle emissioni degli impianti e delle attività in esercizio al 29 aprile 2006 (data di entrata in vigore della medesima Parte quinta) ricadenti nel campo di applicazione del titolo I della Parte quinta e che non ricadevano nel campo di applicazione dell’abrogato D.P.R. 203/1988 (attuativo di direttive comunitarie in materia di qualità dell'aria).

 

L’articolo 32-bis novella l’articolo 2 del DL n. 180/2007, al fine di disciplinare la gestione e il funzionamento degli impianti, sia nuovi che esistenti, in mancanza del rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale (AIA) entro il termine, fissato dall’art. 1 dello stesso decreto n. 180/2007, del 31 marzo 2008.

 

L’articolo 33 differisce al 31 dicembre 2008 il termine previsto dall’art. 7 del D.L. 61/2007 a decorrere dal quale i comuni della regione Campania devono assicurare che, ai fini della determinazione della tassa di smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU) e della tariffa igiene ambientale (TIA), siano applicate misure tariffarie per garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti indicati in appositi piani economico-finanziari.

Sezione XII – Interno

L’articolo 34 reca la proroga di due termini previsti dal c.d. “decreto Pisanu” (D.L. 144/2005) in materia di contrasto al terrorismo internazionale.

§         La lettera a) del comma 1 proroga di un anno (dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2008) – a meno che non intervenga prima l’attuazione della direttiva 2006/24/CE – la sospensione dell’applicazione di tutte le disposizioni, di carattere primario, secondario o amministrativo, che prescrivono o consentono la cancellazione dei dati di traffico telefonico o telematico.

§         La successiva lettera b) proroga dal 31 dicembre 2007 al 31 dicembre 2008 l’efficacia delle disposizioni in base alle quali l’apertura di pubblici esercizi o circoli privati che mettano a disposizione apparecchi terminali utilizzabili per le comunicazioni, anche telematiche sia subordinata ad una licenza rilasciata dal questore.

 

L’articolo 35 proroga al 31 dicembre 2008 il termine, fissato dal Codice dell’amministrazione digitale (D.Lgs. 82/2005) al 31 dicembre 2007, a decorrere dal quale è consentito l’accesso ai servizi in rete delle pubbliche amministrazioni unicamente tramite la carta d’identità elettronica e la carta nazionale dei servizi, restando precluso l’accesso a detti servizi attraverso modalità diverse. Alla medesima data è prorogato anche il termine relativo alla procedura di accertamento preventivo del possesso della Carta di identità elettronica ai fini del rilascio della Carta nazionale dei servizi.

 

L’articolo 35-bis rinvia al 30 settembre 2008 l’applicazione della norma, contenuta nell’articolo 2, comma 28, della legge finanziaria per il 2008, che sanziona la permanenza dell’adesione da parte dei comuni a più di una forma associativa tra quelle previste dal Testo unico sugli enti locali.

Capo II – Disposizioni finanziarie urgenti

L’articolo 36 apporta modifiche alla vigente disciplina in materia di attività di riscossione dei tributi.

In particolare, i commi 1 e 1-bis dispongono, a decorrere dal 2007, la soppressione dell’obbligo di versamento dell’acconto da parte dei concessionari.

Il comma 2 individua la procedura di riscossione coattiva dei tributi e delle altre entrate degli enti locali.

I commi 3 e 4, che intervenivano sulle modalità di rateazione dei debiti dovuti ad accertamenti o controlli tributari, sono stati soppressi nel corso dell’esame in sede referente.

Il comma 4-bis proroga dal 1° aprile 2008 al 31 ottobre 2009 il termine oltre il quale i ruoli consegnati al concessionario della riscossione devono essere notificati entro il quinto mese per non perdere il diritto al discarico per inesigibilità.

Il comma 4-ter introduce l’obbligo di indicare nella cartella di pagamento, a pena di nullità, il soggetto responsabile dell’iscrizione a ruolo e quello responsabile della emissione e notificazione della cartella medesima.

Il comma 4-quater differisce al 30 novembre 2008 il termine per effettuare il versamento della somma che consente la definizione automatica dei debiti tributari e previdenziali per gli enti operanti nel settore sanitario e aventi sede in Molise, Sicilia e Puglia e destinatari dei provvedimenti agevolativi in materia di versamento delle somme dovute a titolo di tributi fiscali e contributi previdenziali, relativamente agli anni dal 2002 al 2006. La norma prevede anche il versamento in un’unica soluzione dell’importo dovuto, anziché in due rate.

 

Il comma 1 dell’articolo 36-bis proroga al 31 marzo 2008 il termine per definire in maniera agevolata la posizione fiscale dei soggetti danneggiati dal sisma del 1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa, nonché riduce ulteriormente al 10% del dovuto l’ammontare da versare per ottenere la definizione automatica.

Il comma 2 proroga (lettera a)) dal 30 giugno 2007 al 30 giugno 2008 il termine per la definizione della posizione tributaria e contributiva per i soggetti colpiti dai gravi fenomeni eruttivi dell'Etna e dagli eventi sismici nel territorio della provincia di Catania, verificatisi nel mese di ottobre 2002 e destinatari dell’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 giugno 2005, n. 3442. La norma inoltre (lettera b)), prevede per tali contribuenti la facoltà di definire la propria posizione attraverso un unico versamento, attualizzando il debito alla data del versamento medesimo.

 

L’articolo 37 sopprime la tassa sui contratti di borsa, istituita dal R.D. 3278/1923.

 

L’articolo 37-bis proroga, per il solo anno 2008, dal 31 marzo al 31 luglio 2008, il termine di trasmissione in via telematica da parte dei sostituti d’imposta all’Agenzia delle Entrate dei dati fiscali e contributivi relativi alle certificazioni rilasciate per l’anno 2007.

 

L’articolo 38, comma 1, proroga per l’anno 2008 le agevolazioni fiscali, consistenti nella riduzione del 40%, in materia di accisa sul gas metano per gli utilizzatori industriali, termoelettrici esclusi, con consumi superiori a 1.200.000 metri cubi annui.

Il comma 1-bis dispone l’applicazione fino al 31 dicembre 2008 delle disposizioni in materia di accisa concernenti le agevolazioni sul gasolio e sul GPL impiegati nelle frazioni parzialmente non-metanizzate di comuni ricadenti nella zona climatica E, di cui all'articolo 13, comma 2, della legge 28 dicembre 2001, n. 448.

 

Il comma 1 dell’articolo 38-bis aggiunge in fine al comma 5 dell’articolo 3 del decreto-legge 15 settembre 1990, n. 261, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 novembre 1990, n. 331, un periodo a mente del quale possono essere notificati dall'ufficio delle imposte mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento anche gli atti di accertamento ed irrogazione di sanzioni in materia di tasse automobilistiche e sulle concessioni governative. In tal caso, la notifica si dà per avvenuta alla data indicata nell'avviso di ricevimento sottoscritto dal destinatario ovvero da persona di famiglia o addetto alla casa.

Il comma 2 modifica il comma 37, primo periodo, dell'articolo 1 della legge finanziaria per il 2008.

 

Il comma 1 dell’articolo 39 proroga la fornitura dei servizi radiotelevisivi da parte della RAI alla Repubblica di San Marino fino alla stipula di un nuovo accordo fra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino in materia di collaborazione in campo radiotelevisivo e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2008.

Il comma 2 proroga per l’anno 2008 la concessione dei contributi previsti dall’art. 1, co. 1247, secondo periodo, della L. 296/2006, spettanti ai canali tematici satellitari, ai sensi dell’art. 7, co. 13, della L. 112/2004.

I commi da 2-bis a 2-quinquies modificano alcune disposizioni del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177 (Testo unico della radiotelevisione), in materia di promozione e produzione delle opere europee.

Il comma 2-bis proroga di sei mesi, per l’anno 2008,  il termine annuale per la verifica del rispetto dei vincoli di programmazione di opere europee ed italiane, posti a carico delle emittenti televisive dall’articolo 44 del d.lgs. n. 177/2007, come modificato dall’articolo 2, comma 301, della legge finanziaria 2008.

Il comma 2-ter dispone che i criteri per la concessione di deroghe ai predetti vincoli di programmazione vengano stabiliti con apposito regolamento all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

Il comma 2-quater prevede che il regolamento di cui al comma 4 debba essere emanato entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge.

Il comma 2-quinquies modifica il citato articolo 44, comma 3. In particolare, con riferimento al vincolo per le emittenti televisive di destinare una percentuale dei ricavi al finanziamento ed acquisto di opere europee prodotte negli ultimi cinque anni, il comma in esame sopprime quest’ultima delimitazione temporale.

 

Il comma 1 dell’articolo 40 dispone un rinvio al 31 dicembre 2008 del termine per l’effettuazione dei pagamenti di debiti da parte dei comuni che abbiano deliberato lo stato di dissesto successivamente al 31 dicembre 2002, a favore dei quali l’art. 24 del D.L. 159/2007 ha previsto il trasferimento di una somma di 150 milioni di euro.

Il comma 2 dispone il rinvio al 31 dicembre 2008 del termine, previsto dal co. 3 dell’art. 24 del citato D.L. 159/2007, entro il quale devono essere liquidate le risorse finanziarie messe a disposizione dal comune che si avvale del sostegno straordinario, nel caso di adozione della procedura semplificata per l’accertamento e liquidazione dei debiti, ai sensi dell’art. 258 del Testo unico degli enti locali (D.Lgs. 267/2000).

Il comma 3 fa salvo il termine del 31 dicembre 2007 stabilito dall’art. 24 del citato D.L. 159/2007 per i pagamenti da parte dei suddetti comuni in relazione a transazioni effettuate entro il 31 dicembre 2007.

Il comma 4 dispone l’erogazione di 10 milioni di euro, a valere sulle risorse previste per il sostegno straordinario, per consentire il definitivo risanamento degli enti che si avvalgono della procedura straordinaria per la chiusura anticipata e semplificata della procedura di dissesto, prevista all’art. 268-bis del Testo unico degli enti locali.

Il comma 4-bis estende agli enti locali delle regioni a statuto speciale l’efficacia delle disposizioni relative al contenimento dei costi della politica prescritte per gli enti locali delle regioni a statuto ordinario dai commi 23–29 dell’articolo 2 della legge finanziaria 2008.

 

Nel corso dell’esame in sede referente presso le Commissioni riunite I e V, è stato soppresso l’articolo 41, il quale ampliava l’ambito di applicazione della definizione agevolata degli inadempimenti dei concessionari della riscossione, introdotta dai co. 426 e 426-bis della L. 311/2004 (legge finanziaria per il 2005), includendo tra le irregolarità oggetto di sanatoria, gli atti redatti dai dipendenti già soggetti alla specifica sorveglianza di cui all’articolo 100, comma 1, del D.P.R. 43/1988.

 

L’articolo 41-bis prevede che fino al 1o gennaio 2009, non si applichi il comma 263 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2008, cosicché fino a tale data si continuerà ad applicare l’aliquota Iva agevolata del 10% ai premi delle corse ippiche, anziché quella ordinaria del 20% come previsto dalla legge finanziaria 2008.

 

Il comma 1 dell’articolo 42 prevede che le disposizioni di cui all’art. 2, co. 39, della legge finanziaria per il 2008, concernenti il Conto disponibilità del Tesoro per il servizio di tesoreria presso la Banca d’Italia, trovino applicazione solo successivamente all’espressione del parere da parte della Banca centrale europea.

Il comma 2 impone, nelle future leggi di riforma della Banca d’Italia e delle autorità indipendenti, l’obbligo del rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa comunitaria relativamente ai controlli sulla spesa.

 

L’articolo 42-bis rinvia alle elezioni successive all'entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame l’applicazione della norma, contenuta nell’articolo 2, comma 29, della legge finanziaria per il 2008, che riduce il numero delle circoscrizioni di decentramento comunale attraverso la modifica dei parametri demografici per la loro istituzione.

 

L’articolo 43 dispone, in deroga alla normativa sulla contabilità generale dello Stato, che le quote che risultano accantonate al 31 dicembre 2007 ai sensi dell'art. 1, co. 758, della legge finanziaria per il 2007 (Fondo TFR), sono mantenute in bilancio nel conto dei residui per essere utilizzate nell'esercizio successivo.

 

L’articolo 44 interviene sulle violazioni dell’obbligo di fornire i dati richiesti per lo svolgimento delle rilevazioni statistiche ufficiali, disponendo la sanzionabilità, sino a tutto il 2008 ed anche per le violazioni accertate anteriormente all’entrata in vigore del decreto-legge, esclusivamente del formale rifiuto di fornire i dati richiesti.

Capo III – Disposizioni varie

L’articolo 45, comma 1, dispone, anche per l’anno finanziario 2008, l’ammissione al riparto del 5 per mille dell’imposta sul reddito per le associazioni sportive dilettantistiche in possesso del riconoscimento ai fini sportivi rilasciato dal CONI a norma di legge, così come previsto, per gli anni 2006 e 2007, dall'art. 20 del D.L. 159/2007.

Il comma 1-bis, novellando l’articolo 1, comma 1234, lettera a) della legge finanziaria 2007, include le fondazioni nazionali di carattere culturale tra i soggetti ammessi, per l’anno finanziario 2007, al riparto della quota del cinque per mille dell’imposta sul reddito, mentre il successivo comma 1-ter pone il relativo onere, pari a 5 milioni di euro, a carico del fondo speciale di parte corrente del Ministero dell’economia.

 

Il comma 1 dell’articolo 46 reca misure in favore dei soggetti inabili, prevedendo che non preclude il conseguimento dei trattamenti pensionistici ai superstiti l'attività svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili, con orario non superiore alle 25 ore settimanali, presso le cooperative sociali o presso datori di lavoro che assumono i predetti soggetti con convenzioni di integrazione lavorativa, con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato, nonché con le agevolazioni previste per le assunzioni dei disoccupati di lunga durata. Si prevede inoltre che l'importo del trattamento economico corrisposto dai datori di lavoro ai soggetti in questione non possa essere inferiore al trattamento minimo delle pensioni incrementato del 30%.

Il comma 1-bis proroga al 30 giugno 2008 il termine per l’adozione del decreto interministeriale, previsto dalla legge finanziaria per il 2006 (articolo 1, comma 375), per definire i criteri di applicazione di tariffe elettriche agevolate a favore di soggetti disagiati, prevedendo al contempo l’adozione, entro il medesimo termine, di un decreto interministeriale che estenda le disposizioni del comma 375 anche al settore del gas naturale.

 

Il comma 1 dell’articolo 47 novella il comma 24 dell’articolo 3 della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008) prevedendo il differimento dal 1°gennaio al 1° maggio 2008 del termine di abrogazione della disciplina recata dalla legge finanziaria per il 2005 concernente la concessione di contributi statali per il finanziamento di interventi per la tutela dell'ambiente e per i beni culturali e la conseguente corresponsione dei soli contributi per i quali, entro il 30 aprile 2008, siano stati assunti i relativi impegni di spesa.

Il comma 2 sopprime il secondo periodo del citato art. 3, co. 24, che prevedeva il riversamento all’entrata del bilancio dello Stato delle somme non impegnate, relative ai suddetti contributi statali.

Il comma 3 reca la clausola di copertura finanziaria degli oneri recati dall’articolo, pari a 10 milioni di euro per il 2008 e a 7 milioni per il 2009.

 

L’articolo 47-bis dispone la proroga al 31 dicembre 2009 del termine di sospensione dei pagamenti dei tributi e contributi in favore degli enti non commerciali operanti nel settore della sanità privata con oltre 2000 dipendenti, in situazione di crisi per riconversione o ristrutturazione ed aventi almeno una sede operativa nei territori dei Comuni delle Province di Campobasso, Foggia e Catania, colpiti dagli eventi sismici del 2002. A tal fine il corrispondente limite di spesa è incrementato di 700.000 euro per il 2008. Inoltre, per l’anno 2009, è autorizzata la spesa di 1,2 milioni di euro.

 

L’articolo 47-ter estende al 2010 il regime transitorio dettato dalla legge finanziaria per il 2008  che fissa un limite ai maggiori introiti a favore del bilancio della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia derivanti dall’applicazione della norma di attuazione dello Statuto speciale che include nelle entrate della regione le ritenute sui redditi da pensione. Contestualmente abroga il riferimento agli ulteriori introiti – oltre il tetto limite – da riconoscere alla regione solo con contestuale attribuzione di ulteriori funzioni.

 

L’articolo 48, al comma 1 prevede che le somme derivanti da sanzioni amministrative irrogate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato e assegnate ad un apposito Fondo per iniziative a vantaggio dei consumatori, possano essere riassegnate al medesimo anche nell’esercizio successivo a quello del versamento.

Il comma 1-bis precisa che le entrate riassegnate e non utilizzate nel 2007 sono mantenute nelle disponibilità del suddetto Fondo.

 Il comma 1-ter dispone l’utilizzazione per il funzionamento delle istituzioni scolastiche di somme, attualmente giacenti presso contabilità speciali aperte ai sensi dell’art. 5-ter del DL 452/1001.

 

L’articolo 49 anticipa l’entrata in vigore delle disposizioni contenute nella L. 246/2007, recante Partecipazione italiana alla ricostituzione delle risorse di  Fondi e Banche internazionali, al momento della pubblicazione in Gazzetta ufficiale della legge stessa (28 dicembre 2007), consentendo in tal modo di utilizzare (ai sensi dell’art. 11-bis della L. 468/1978) gli accantonamenti relativi all’anno 2006 e slittati all’anno 2007.

 

L’articolo 50, ai commi 1 e 2 autorizza la spesa di 2 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009 a favore di interventi per la salvaguardia del patrimonio culturale ebraico in Italia, e prevede la relativa copertura finanziaria.

I commi da 3 a 7 dispongono che, a decorrere dal 15 settembre 2007, ai fini del riconoscimento dell’assegno sociale e della pensione sociale, non rilevino, per la determinazione dei relativi limiti di reddito, gli assegni vitalizi previsti per i perseguitati politici e razziali dall’art. 1 della L: 791/1980 e dall’art. 1 della L. 96/1955.

Il comma 7-bis affida alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il restauro del Blocco 11 del campo di concentramento di Auschwitz e dispone a tal fine un’autorizzazione di spesa di 900.00,00 euro

 

L’articolo 51 prevede che le risorse di cui all’art. 1, co. 758, della legge finanziaria 2007, relative al Fondo per l’erogazione ai lavoratori dipendenti del settore privato dei trattamenti di fine rapporto, destinate al finanziamento degli interventi previsti all’elenco 1 della medesima legge, siano versate dall’INPS all’apposito capitolo n. 3331 dell’entrata del bilancio dello Stato.

 

L’articolo 51-bis dispone un differimento del termine previsto dalla normativa vigente per la presentazione della richiesta di rimborsi delle spese elettorali, a favore dei movimenti o partiti politici che abbiano preso parte alle elezioni politiche svoltesi il 9 e 10 aprile 2006.

 

L’articolo 51-ter proroga al 31 dicembre 2008 il regime di esenzione fiscale sugli atti di riordino delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza.

 

L’articolo 52 dispone in ordine all’immediata entrata in vigore del decreto-legge.

 

 

 

 


 

Schede di lettura

 


Articolo 1
(Proroga di autorizzazioni di spesa per le missioni internazionali)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 1

Art. 1

CAPO I

PROROGHE DI TERMINI

CAPO I

PROROGHE DI TERMINI

Sezione I

Difesa

Sezione I

Difesa

Proroga di autorizzazioni di spesa per le missioni internazionali

Proroga di autorizzazioni di spesa per le missioni internazionali

1. È prorogato al 31 gennaio 2008 il termine per le autorizzazioni di spesa di cui al decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 marzo 2007, n. 38, e al decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127, in scadenza al 31 dicembre 2007. A tale scopo le Amministrazioni competenti sono autorizzate a sostenere una spesa mensile nel limite di un dodicesimo degli stanziamenti iscritti in bilancio nell'esercizio 2007 e comunque entro il limite complessivo di 100 milioni di euro, a valere sull'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296. A questi fini, su richiesta delle citate amministrazioni, il Ministro dell'economia e delle finanze dispone il necessario finanziamento, nell'ambito del programma «Missioni militari di pace». Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le relative variazioni di bilancio. Alle missioni di cui al presente comma si applica l'articolo 5 del decreto-legge 28 agosto 2006, n. 253, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 ottobre 2006, n. 270.

1. Identico

2. Allo scopo di consentire la necessaria flessibilità nell'utilizzo delle risorse di cui all'articolo 1, comma 1240, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è istituito nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa il programma «Missioni militari di pace», sul quale Fondo confluiscono le autorizzazioni di spesa correlate alla prosecuzione delle missioni internazionali di pace. In relazione alle specifiche esigenze da finanziare, il Ministro della difesa, con propri decreti da comunicare anche con evidenze informatiche al Ministero dell'economia e delle finanze, è autorizzato a disporre le necessarie variazioni di bilancio sui pertinenti capitoli di spesa, a valere sulle autorizzazioni confluite sulla predetta missione.

2. Identico

 

 

 

 

L’articolo 1 del decreto-legge in esame, non modificato nel corso dell’esame in sede referente, dispone al comma 1 la proroga al 31 gennaio 2008 dell’autorizzazione di spesa per la prosecuzione delle missioni internazionali di cui al D.L. n. 4/2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 38/2007, nonché al D.L. 81/2007, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 127/2007: le autorizzazioni previste in tali provvedimenti erano infatti limitate al 31 dicembre 2007. Le amministrazioni competenti sono così autorizzate a sostenere una spesa mensile nel limite di un dodicesimo dello stanziamento operato nel 2007, e comunque entro un limite complessivo di 100 milioni di euro, a valere sul Fondo per partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace istituito dal comma 1240 dell’articolo 1 della legge n. 296/2006 (legge finanziaria 2007).

 

Nella Relazione illustrativa e nella Relazione tecnica che accompagnano il provvedimento, si spiega che la proroga di un mese è finalizzata a consentire al Ministero della difesa e agli altri Dicasteri interessati (affari esteri, interno, giustizia ed economia e finanze) di disporre tempestivamente dei fondi necessari per affrontare le spese indilazionabili per la prosecuzione delle missioni internazionali in atto, nelle more dell'emanazione del provvedimento di proroga annuale delle autorizzazioni di spesa per le missioni stesse. Tali spese riguardano, in particolare, quelle per l'assicurazione del personale e i trasporti strategici, necessariamente correlate a contratti di durata annuale.

 

Il comma 1240 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), ha autorizzato, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, la spesa di un miliardo di euro per il finanziamento della partecipazione italiana alle missioni internazionali di pace ed ha istituito, a tale scopo, un apposito fondo nell'ambito dello stato di previsione della spesa del Ministero dell'economia e delle finanze.

Di seguito sono indicate le missioni di pace autorizzate o prorogate dal decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 marzo 2007, n. 38, recante proroga la partecipazione italiana a missioni umanitarie e internazionali, e dall’articolo 9 del decreto-legge 2 luglio 2007, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2007, n. 127, recante disposizioni urgenti in materia finanziaria.

 

D.L. n. 4/2007

 

 

Denominazione

Finalità

 

Active Endeavour

Rischieramento della flotta NATO nel Mediterraneo orientale nell’ambito dell’operazione Enduring Freedom

 

Albania 2

Sorveglianza nelle acque territoriali ed interne albanesi per prevenire l’immigrazione illegale

 

Althea (fino al 30 giugno 2007)

Missione di pace dell'UE per il rispetto degli Accordi di Dayton e per il consolidamento della pace in Bosnia

 

Bilaterale interni

Missione finalizzata all'opera di addestramento delle Forze di polizia albanesi

 

DIE

Delegazione italiana di esperti che collaborano con i militari albanesi per la riorganizzazione delle loro Forze armate

 

EU BAM Rafah

Missione dell'Unione europea presso il valico di Rafah, al confine fra la striscia di Gaza e l'Egitto

 

EUPM

Missione dell'Unione europea di assistenza e riorganizzazione delle Forze di Polizia della Bosnia-Erzegovina operante a Brcko

 

EUPOL COPPS

Missione di Polizia dell'Unione europea nei Territori Palestinesi

 

EUPOL Kinshasa

Missione dell’Unione europea di assistenza alla Repubblica Democratica del Congo nel rafforzamento dell'apparato di sicurezza interna

 

EUPT Kosovo

Missione dell'Unione europea per la pianificazione di una possibile operazione UE di gestione delle crisi in Kosovo

 

ISAF

Missione multinazionale di assistenza all’Autorità afgana

 

KFOR

Missione NATO per il rispetto degli accordi di cessate il fuoco tra Macedonia, Serbia e Albania

 

Missione europea di sostegno ad AMIS II

Missione dell'Unione europea di sostegno alla missione AMIS II dell'Unione Africana in Sudan

 

MSU

Missione militare di mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblica a supporto delle operazioni di pace nei Balcani

 

NATO HQ Sarajevo

Missione NATO per l'assistenza alla Bosnia per conseguire i requisiti per la PfP, per la lotta al terrorismo e per il supporto al Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia

 

NATO HQ Skopje

Missione NATO per il coordinamento delle attività in Macedonia

 

NATO HQ Tirana

Missione NATO per il coordinamento tra Autorità albanesi, NATO e Organizzazioni Internazionali ed il supporto di KFOR e delle missioni in Fyrom

 

NTM-I

Missione NATO di assistenza e addestramento delle Forze di sicurezza irachene

 

TIPH II

Missione di monitoraggio svolta in base all’Accordo israelo-palestinese del 15 gennaio 1997 (Hebron)

 

UNFICYP

Missione ONU per il mantenimento della pace e per il controllo del cessate il fuoco a Cipro

 

UNIFIL

Forza Temporanea delle Nazioni Unite in Libano

 

UNMIK

Forza di polizia civile internazionale dell’Onu delegata all’amministrazione civile del Kosovo

 

Articolo 9 del D.L. n. 81/2007

 

Denominazione

Finalità

 

Missione europea di sostegno ad AMISOM

Missione dell’Unione europea alla missione AMISOM dell'Unione Africana in Somalia per sostenere il dialogo ed il processo di riconciliazione

 

Althea (fino al 31 dicembre 2007)

Missione di pace dell'UE per il rispetto degli Accordi di Dayton e per il consolidamento della pace in Bosnia

 

EU BAM Rafah (ulteriore personale)

Missione dell'Unione europea presso il valico di Rafah, al confine fra la striscia di Gaza e l'Egitto

 

EUSEC Congo

Missione dell’Unione europea per l’assistenza nel campo delle riforme nel settore della sicurezza

 

EUPT Kosovo (ulteriore personale)

Missione dell'Unione europea per la pianificazione di una possibile operazione UE di gestione delle crisi in Kosovo

 

EUPOL Afghanistan

Missione dell'Unione europea per contribuire alla messa in opera di accordi di polizia civile da parte e sotto il controllo degli afghani

 

ISAF (ulteriore personale)

Missione multinazionale di assistenza all’Autorità afgana

 

UNMIK (ulteriore personale)

Forza di polizia civile internazionale dell’Onu delegata all’amministrazione civile del Kosovo

 

Secondo quanto previsto all’ultimo periodo del comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge in esame, alle sopraelencate missioni si applica l'articolo 5 del D.L. n. 253/2006, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 270/2006.

 

Il D.L. 28 agosto 2006, n. 253 convertito, con modificazioni, dalla legge 20 ottobre 2006, n. 270, reca disposizioni concernenti l'intervento di cooperazione allo sviluppo in Libano e il rafforzamento del contingente militare italiano nella missione UNIFIL, ridefinita dalla citata risoluzione 1701 (2006) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Il comma 1 dell’articolo 5 prevede l’applicazione, al personale militare partecipante al rafforzamento della missione UNIFIL, del codice penale militare di pace, nonché dei commi 3, 4 [limitatamente alle lettere a), b), c) e d)], 5 e 6 dell’articolo 9 del decreto-legge 1° dicembre 2001, n. 421 (“disposizioni urgenti per la partecipazione di personale militare all'operazione multinazionale denominata Enduring Freedom. Modifiche al codice penale militare di guerra, approvato con regio decreto 20 febbraio 1941, n. 303”), convertito, con modificazioni, dalla legge 31 gennaio 2002, n. 6.

Il comma 2 dell’articolo 5 del decreto-legge n. 253/06 stabilisce che i reati commessi da stranieri a danno dello Stato o di cittadini italiani partecipanti agli interventi e alle missioni, e nel territorio in cui detti interventi e missioni hanno luogo “sono puniti sempre a richiesta del Ministro della giustizia e sentito il Ministro della difesa per i reati commessi a danno di appartenenti alle Forze armate”.

Per tale categoria di reati, nonché per quelli commessi dal cittadino italiano che partecipa agli  interventi o alle missioni, nel periodo e nel territorio di svolgimento degli stessi, e che siano attribuiti alla giurisdizione della magistratura ordinaria, il comma 3 dell’articolo 5 individua nel Tribunale di Roma quello territorialmente competente.

 

Il comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge in esame, per consentire la necessaria flessibilità nell’utilizzo delle risorse previste dall'articolo 1, comma 1240, della legge n. 296/2006, istituisce nello stato di previsione della spesa del Ministero della difesa, il programma “Missioni militari di pace”, sul quale confluiscono, in apposito Fondo, le autorizzazioni di spesa correlate alla prosecuzione delle missioni internazionali di pace. In relazione alle specifiche esigenze da finanziare, il Ministro della difesa, con propri decreti da comunicare anche con evidenze informatiche al Ministero dell'economia e delle finanze, e' autorizzato ad apportare le necessarie variazioni di bilancio sui pertinenti capitoli di spesa, a valere sulle autorizzazioni confluite sul predetto Fondo.

 

Nel parere espresso in sede consultiva dalla IV Commissione Difesa nella seduta del 16 gennaio 2007, è stato evidenziato, nelle premesse, che  le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto-legge appaiono non correttamente formulate. In particolare, al primo periodo, le parole: «sul quale Fondo confluiscono», devono essere probabilmente intese nei seguenti termini: «sul quale confluiscono, in apposito Fondo,»; conseguentemente, al secondo periodo del medesimo comma, le parole: «sulla predetta missione» devono intendersi «sul predetto Fondo», in quanto quest’ultimo rappresenta l’idoneo aggregato finanziario di riferimento. Tali rilievi hanno pertanto formato oggetto di una specifica condizione, con la quale la Commissione ha infine espresso parere favorevole.

 

 


Articolo 2
(Proroga di termini in materia di difesa)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 2

Art. 2

Proroga di termini in materia di difesa

Proroga di termini in materia di difesa

1. All'articolo 26, comma 1, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298, le parole: «al 2007» sono sostituite dalle seguenti: «al 2008».

1. Identico

2. All'articolo 31, comma 14, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298, le parole: «Sino all'anno 2007» sono sostituite dalle seguenti: «Sino all'anno 2012».

2. All'articolo 31, comma 14, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298, le parole: «Sino all'anno 2007» sono sostituite dalle seguenti: «Sino all'anno 2016».

3. All'articolo 60-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, le parole: «fino all'anno 2009» sono sostituite dalle seguenti: «fino all'anno 2012».

3. All'articolo 60-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, le parole: «fino all'anno 2009» sono sostituite dalle seguenti: «fino all'anno 2015».

 

3-bis. All'articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, le parole: «10 anni» sono sostituite dalle seguenti: «11 anni».

 

3-ter. Dall'attuazione del comma 3-bis non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

4. Il termine di cui al comma 2 dell'articolo 14 del decreto del Presidente della Repubblica 15 novembre 2000, n. 424, è prorogato fino al 31 dicembre 2009 e per lo stesso periodo continuano ad applicarsi le disposizioni di cui al comma 8 dell'articolo 13 dello stesso decreto

4. Le unità produttive e industriali di cui all'articolo 22, comma 1, del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, gestite unitariamente dall'Agenzia Industrie Difesa anche mediante la costituzione di società di servizi nell'ambito delle disponibilità esistenti, sono soggette a chiusura qualora, entro il 31 dicembre 2009, non abbiano raggiunto la capacità di operare secondo criteri di economica gestione.

 

4-bis. Al decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 69, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni

 

a) all'articolo 51, comma 2, lettera a), la parola: «2010» è sostituita dalla seguente: «2015»;

 

b) all'articolo 52, comma 5, lettera a), la parola: «2010» è sostituita dalla seguente: «2015»;

 

c) all'articolo 53, comma 2, la parola: «2008» è sostituita dalla seguente: «2012»;

 

d) alla nota [5] dell'allegata Tabella 1, la parola: «2011» è sostituita dalla seguente: «2015».

 

 

 

 

Il comma 1 dell’articolo 2 modifica l’articolo 26, comma 1, del decreto legislativo 5 ottobre 2000, n. 298, recante il riordino del reclutamento, dello stato giuridico e dell’avanzamento degli ufficiali dell’Arma dei carabinieri. Tale norma, come modificata dal D.L. n. 273/2005, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 51/2006, ha autorizzato, dal 2001 al 2007, il transito di un numero complessivo di 149 unità di ufficiali dell’Esercito, della Marina e dell’Aeronautica, nel ruolo tecnico-logistico dell’Arma dei carabinieri, per la sua costituzione iniziale.

Il comma in esame proroga tale autorizzazione al 2008.

 

L’articolo 21 del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, recante “definizione e proroga di termini, nonché conseguenti disposizioni urgenti - proroga di termini relativi all'esercizio di deleghe legislative", aveva già modificato l’articolo 26, comma 1, del D.Lgs. n. 298/2000, prorogando il termine dell’autorizzazione originaria, previsto per il 2005, fino al 2007.

 

La relazione illustrativa spiega che, nonostante la proroga di due anni, non è risultato ancora possibile ultimare il transito di 22 ufficiali (dei complessivi 149 previsti dalla disposizione), a causa della necessità di raccordare tale transito con il progetto di ulteriore riduzione delle Forze armate in fase avanzata di definizione. La medesima relazione, facendo riferimento ad una situazione deficitaria che presenta il ruolo tecnico-logistico dell'Arma dei Carabinieri, evidenzia la necessità di una permanenza della disposizione per un ulteriore anno.

Si segnala che la relazione illustrativa al D.L. 273/2005, che ha operato la prima proroga, spiegava invece che questa si era resa necessaria in ragione  della complessità delle procedure concorsuali, che aveva causato il mancato transito delle rimanenti 22 unità, che rimaneva subordinato all’emanazione di un nuovo bando di concorso ed alla disponibilità di risorse presso le Forze armate interessate, adempimento, questo, che non poteva essere realizzato entro il termine precedentemente previsto dalla legge.

 

Il comma 2 del medesimo articolo del decreto-legge in esame proroga fino all’anno 2016 il termine previsto dall'articolo 31, comma 14, del sopracitato D.Lgs. n. 298/2000, originariamente indicato nel 2007. La proroga, inizialmente prevista al 2012 nel testo del decreto-legge, è stata portata al 2016 per effetto di un emendamento approvato nel corso dell’esame presso le Commissioni I e V.

 

L’articolo 31 del D.Lgs. 298/2000 disciplina il regime transitorio dell'avanzamento. La disposizione specificamente richiamata autorizza il Ministro della difesa, sino all’anno 2007 compreso, a modificare annualmente, con apposito decreto, il numero complessivo di promozioni a scelta al grado superiore, nonché la previsione relativa agli obblighi di comando, la determinazione delle relative aliquote di valutazione e le permanenze minime nei gradi in cui l'avanzamento avviene ad anzianità. Tale modifica, fermi restando i volumi organici complessivi, risponde all’esigenza di mantenimento di adeguati e paritari tassi di avanzamento e di elevazione del livello ordinativo dei comandi.

 

Il successivo comma 3 modifica l’articolo 60-bis del decreto legislativo 30 dicembre 1997, n. 490, in materia di riordino del reclutamento, dello stato giuridico e dell'avanzamento degli ufficiali, prorogando al 2015 il termine previsto per il 2009. Anche in questo caso la proroga, inizialmente fissata al 2012, è stata estesa fino al 2015 durante l’esame del decreto-legge presso le competenti Commissioni.

 

L’articolo 60-bis, introdotto dall’articolo 7 della legge n. 299/2004, recante modifica della normativa in materia di stato giuridico e avanzamento degli ufficiali, dispone talune deroghe alle disposizioni relative al regime transitorio in materia di avanzamento, stabilendo che, fermo restando quanto previsto dall'articolo 60, comma 3, siano comunque prorogate fino al 2009 le disposizioni di cui agli articoli 60, commi 2, lettere c), d) ed e), e 2-bis, 62, comma 5, e 63, commi 1 e 3, dello stesso D.Lgs. n. 490.

L’articolo 60 del D.Lgs. n. 490/1997, che reca norme sulla disciplina degli organici nel regime transitorio, prevede che, al fine di realizzare con gradualità la riduzione degli organici, le dotazioni complessive di ciascun grado di ogni Forza Armata siano definite annualmente con decreto ministeriale. Il comma 3 dispone che, alla data del 1° gennaio 2006, le dotazioni organiche dei gradi di colonnello e di generale, nonché il numero di promozioni annuali nei vari gradi di ciascun ruolo di ogni Forza Armata, siano contenute entro i limiti stabiliti dal medesimo D.Lgs.490.

Le lettere c) e d) del comma 2 dettano taluni criteri per la determinazione delle dotazioni organiche, del numero complessivo di promozioni a scelta al grado superiore per ogni grado dei ruoli del servizio permanente, nonché per la determinazione delle relative aliquote di valutazione qualora l'avanzamento avvenga per anzianità.

Il comma 2-bis reca limiti alle promozioni a scelta che non si effettuano annualmente.

Il comma 5 dell’articolo 62 dispone specifiche norme transitorie riguardanti l’avanzamento nel ruolo normale del Corpo sanitario.

I commi 1 e 3 del successivo articolo 63 disciplinano il regime transitorio dell’avanzamento nel ruolo speciale delle armi dell'Arma aeronautica e nel ruolo normale del Corpo del genio aeronautico.

 

Il comma 3-bis, introdotto durante l’esame presso le Commissioni I e V, modifica l’articolo 7, comma 6, del decreto legislativo 30 aprile 1997, n. 165, in materia di armonizzazione al regime previdenziale generale dei trattamenti pensionistici del personale militare, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, nonché del personale non contrattualizzato del pubblico impiego.

 

L’articolo 7, che contiene le norme transitorie, reca, al comma 6, la previsione che, per un periodo di 10 anni dall'entrata in vigore del decreto, il collocamento in ausiliaria possa avvenire, altresì, a domanda dell'interessato che abbia prestato non meno di 40 anni di servizio effettivo. Il periodo di permanenza in tale posizione è pari a 5 anni.

 

L’articolo 8 del D.Lgs. 165/1997 aveva stabilito che le sue disposizioni entrassero in vigore il 1° gennaio 1998, pertanto gli effetti del comma precedente si producevano fino al 1° gennaio 2008. Con la modifica introdotta durante l’esame delle Commissioni riunite la disposizione transitoria viene sostanzialmente prorogata al 1° gennaio 2009.

 

Il successivo comma 3-ter, anch’esso introdotto durante l’esame delle Commissioni riunite, dispone che dall'attuazione del precedente comma 3-bis non derivino nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

 

Il comma 4, come sostituito con un emendamento approvato durante l’esame delle Commissioni I e V, proroga al 31 dicembre 2009 il termine entro il quale le unità produttive e industriali di cui all'articolo 22, comma 1, del D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 300, gestite unitariamente dall'Agenzia Industrie Difesa anche mediante la costituzione di società di servizi nell'ambito delle disponibilità esistenti, devono raggiungere la capacità di operare secondo criteri di economica gestione. Il mancato conseguimento di detto risultato comporta la possibilità di chiusura delle unità stesse.

 

L’articolo 22, comma 1, del D.Lgs. n. 300/1999, istituisce l’Agenzia Industrie Difesa assegnandogli la gestione unitaria delle attività delle unità produttive ed industriali della difesa specificamente individuate.

Con il D.P.R. n. 424/2000 è stato approvato, come previsto dallo stesso articolo 22 del D.Lgs., il regolamento che contiene le norme concernenti l'organizzazione ed il funzionamento dell'Agenzia. Il comma 2 dell’articolo 14 del D.P.R. n. 424/2000 prevede che le singole unità produttive e industriali della difesa siano soggette a chiusura qualora, entro il secondo esercizio successivo a quello di avvio dell'operatività dell'Agenzia industrie difesa, non abbiano raggiunto la capacità di operare secondo criteri di economica gestione.

 

Il comma 4-bis, introdotto durante l’esame presso le Commissioni I e V, proroga l’efficacia di alcune norme relative al regime transitorio del sistema di avanzamento degli ufficiali della Guardia di finanza, di cui al Decreto legislativo 19 marzo 2001, n. 69.

 

Il D.Lgs. n. 69/2001 disciplina i ruoli e le relative dotazioni organiche degli ufficiali in servizio permanente, nonché il reclutamento, lo stato giuridico e l’avanzamento, introduce una serie di innovazioni nella disciplina vigente, tra le quali si segnalano: una tendenziale armonizzazione della disciplina relativa agli ufficiali della Guardia di finanza alla normativa vigente per le Forze Armate, alla stregua di quanto già operato per l’Arma dei carabinieri, con il D.Lgs. n. 298/2000; il riassetto ordinativo dei ruoli, con l’istituzione di nuovi ruoli; un incremento ponderato degli organici per adeguarne la consistenza alle esigenze operative del Corpo e alle sue specifiche funzioni di polizia economica e tributaria; un aumento del rapporto percentuale tra ufficiali e forza organica complessiva; infine, la revisione delle dotazioni dirigenziali.

 

Alla lettera a) si differisce al 2015 il regime transitorio proprio della determinazione delle aliquote per l’avanzamento al grado di colonnello del ruolo speciale, che l’articolo 51, comma 2, lettera a) del citato decreto legislativo n. 69 del 2001 definiva fino al 2010.

Alla lettera b) viene prorogato dal 2010 al 2015 il regime transitorio applicato alla determinazione delle promozioni al medesimo grado di colonnello del ruolo speciale, previsto dall’articolo 52, comma 5, lettera a) del medesimo decreto legislativo.

Alla lettera c) si proroga dal 2008 al 2012 l’applicazione della disciplina transitoria di cui all’articolo 53, comma 2, del D. Lgs. n. 69 del 2001, la quale consente al Comandante Generale della Guardia di finanza di modificare annualmente per i vari gradi, fino a quello di tenente colonnello, dei ruoli del servizio permanente, il numero di promozioni ai gradi superiori, nonché le aliquote di valutazione e le permanenze minime nei gradi in cui l'avanzamento avviene ad anzianità, fermi restando gli organici complessivi. Tale facoltà è prevista in relazione a variazioni superiori al 10% rispetto alla consistenza organica dei ruoli, nonché all'esigenza di mantenimento di adeguati e paritari tassi di avanzamento e di elevazione del livello ordinativo dei comandi.

Alla lettera d), si differisce dal 2011 al 2015 il termine previsto dalla Tabella 1 allegata al Decreto legislativo n. 69 del 2001 (riepilogativa del ruolo normale della Guardia di finanza), a decorrere dal quale sarà necessario essere in possesso dei requisiti di comando per l’inserimento in aliquota di valutazione al grado di maggiore.

 

 


Articolo 3
(Proroga dei termini in materia di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione II

Beni culturali e turismo

Sezione II

Beni culturali e turismo

Art. 3

Art. 3

Proroga dei termini in materia di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere

Proroga dei termini in materia di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere

1. Il termine stabilito dall'articolo 3, comma 4, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, per completare l'adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi delle strutture ricettive turistico-alberghiere con oltre 25 posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del decreto del Ministro dell'interno in data 9 aprile 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 1994, è prorogato al 30 giugno 2008.

1. Identico

2. La proroga del termine di cui al comma 1 si applica alle strutture ricettive per le quali sia stato presentato, entro il 30 giugno 2005, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio, il progetto di adeguamento per l'acquisizione del parere di conformità previsto dall'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 12 gennaio 1998, n. 37.

2. Identico

 

2-bis. Per le strutture che in occasione di rinnovo del certificato di prevenzione incendi abbiano avuto ulteriori prescrizioni che comportano per la loro realizzazione una spesa superiore a 100.000 euro, il termine per effettuare l'adeguamento è fissato al 30 giugno 2009.

 

 

 

 

L’articolo 3, al comma 1, proroga al 30 giugno 2008 il termine fissato dall’art. 3, comma 4, del D.L. 300/2006 per completare gli adempimenti relativi alla messa a norma delle strutture ricettive con oltre 25 posti letto, esistenti alla data di entrata in vigore del D.M. 9 aprile 1994 (Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la costruzione e l’esercizio delle attività ricettive turistico-alberghiere).

La proroga, che secondo la relazione governativa consente agli imprenditori il completamento dei lavori già avviati e la predisposizione della documentazione tecnica che accompagna le domande di rilascio del certificato di prevenzione incendi, riguarda – come si precisa nel comma 2 – le sole imprese che abbiano presentato al Comando provinciale dei Vigili del fuoco competente per territorio, entro la data del 30 giugno 2005, il progetto di adeguamento, ai fini dell’espressione del parere di conformità previsto dal D.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37 (vedi infra).

Con emendamento approvato dalle Commissioni riunite I e V, è stato aggiunto, infine, all’articolo in esame un ulteriore comma, con cui si stabilisce che le strutture ricettive, che al rinnovo del certificato di prevenzione incendi abbiano ricevuto dal Comando provinciale dei vigili del fuoco ulteriori indicazioni per l’adeguamento alla normativa antincendio per la cui realizzazione sia necessaria una spesa superiore a 100.000 euro, dispongano di un termine più ampio (fissato al 30 giugno 2009) per completare i lavori richiesti.

 

Il comma 4 dell’art. 3 del D.L. 28 dicembre 2006, n. 300[1] ha prorogato al 30 aprile 2007 il termine per il completamento degli adempimenti relativi alla messa a norma delle strutture ricettive. Lo stesso comma precisa che tale proroga vale per le sole imprese che hanno presentato la richiesta di nulla osta ai vigili del fuoco entro il 30 giugno 2005.

Si ricorda che il termine di cui al D.L. 300/2006 è stato più volte oggetto di proroga, l’ultima delle quali disposta dall’art. 5 del D.L. 273/2005[2], che ha ulteriormente differito al 31 dicembre 2006 il termine previsto dall'articolo 3-bis, comma 1, del D.L. 411/2001[3] e già prorogato dall’art. 14 del D.L. 266/2004[4].

Il citato art. 3-bis del D.L. 411/2001 ha stabilito che “le attività ricettive esistenti con oltre venticinque posti letto completano l'adeguamento alle disposizioni di prevenzione incendi di cui alle lettere b) e c) del punto 21.2 della regola tecnica di prevenzione incendi per le attività ricettive turistico-alberghiere, approvata con D.M. 9 aprile 1994, del Ministro dell'interno pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 116 del 20 maggio 1994, entro il termine del 31 dicembre 2004. Entro il 30 giugno 2003, il Ministro dell'interno provvede, ai sensi del penultimo comma dell'articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 29 luglio 1982, n. 577, ad aggiornare le disposizioni di cui al citato decreto ministeriale 9 aprile 1994 relative alle attività ricettive esistenti, avendo particolare riguardo alle esigenze di quelle ubicate nei centri storici”.

Il citato punto 21.2 prevede che “le attività ricettive esistenti devono adeguarsi alle disposizioni del presente decreto, a decorrere dall'entrata in vigore dello stesso, entro i seguenti termini:

a) due anni per quanto riguarda le disposizioni gestionali di cui ai punti 14 (gestione della sicurezza), 15 (addestramento del personale) e 16 (registro dei controlli periodici);

b) 31 dicembre 1999 per quanto riguarda l'adeguamento alle restanti prescrizioni, con esclusione di quanto previsto alla successiva lettera c);

c) otto anni per l'adeguamento, all'interno delle camere per ospiti, dei materiali di rivestimento, dei tendaggi e dei materassi a quanto previsto dal punto 19.2 (reazione al fuoco dei materiali)”.

 

Quanto al citato D.P.R. 12 gennaio 1998, n. 37 (Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell'articolo 20, comma 8, della L. 15 marzo 1997, n. 59), si ricorda che l’art. 2 del provvedimento stabilisce che gli enti e i privati responsabili delle attività soggette alle visite ed ai controlli di prevenzione incendi, di cui al decreto 16 febbraio 1982 del Ministro dell'interno e successive modifiche ed integrazioni, sono tenuti a richiedere al Comando provinciale dei Vigili del fuoco l'esame dei progetti di nuovi impianti o costruzioni o di modifiche di quelli esistenti. Il Comando si pronuncia sulla conformità dei progetti alla normativa antincendio entro il termine di 45 giorni dalla data di presentazione, che può, tuttavia, essere differito al 90° giorno in caso di complessità del progetto e può anche essere interrotto, per una sola volta, in caso di documentazione incompleta od irregolare ovvero nel caso in cui il Comando ritenga indispensabile richiedere una documentazione integrativa. Qualora il Comando non si esprima nei termini prescritti, il progetto si intende respinto.

 

 


Articolo 4
(Contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche nei locali aperti al pubblico)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 4

Art. 4

Contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche nei locali aperti al pubblico

Contributi per l’eliminazione delle barriere architettoniche nei locali aperti al pubblico

1. All'articolo 1, comma 389, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: «entro il 31 dicembre 2007» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 31 dicembre 2008».

1. Identico

 

 

 

 

L’articolo 4, non modificato nel corso dell’esame in sede referente, modifica il comma 389 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2007, prorogando di un anno (vale a dire al 31 dicembre 2008) il termine (già fissato al 31 dicembre 2007) entro il quale devono essere sostenute le spese per l’abbattimento delle barriere architettoniche da parte dei gestori di esercizio commerciali, ai fini della fruizione dei contributi previsti dal citato comma.

 

Il comma 389 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007) ha istituito presso il Ministero dello sviluppo economico un Fondo finalizzato ad incentivare l’abbattimento delle barriere architettoniche nei locali aperti al pubblico degli esercizi commerciali[5], con una dotazione di 5 milioni di euro, destinati all’erogazione di contributi ai gestori di esercizio commerciali per spese sostenute entro il 31 dicembre 2007 per tali finalità. L’individuazione delle modalità per l’attribuzione di tali contributi viene demandata ad un successivo decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, d’intesa con il Ministro dello sviluppo economico e della solidarietà sociale, da emanarsi entro settanta giorni dall’entrata in vigore della legge, vale a dire entro l’11 marzo 2007.

Si segnala che il suddetto decreto attuativo non è stato fin qui adottato.

Per quanto concerne la normativa nazionale in materia di superamento delle barriere architettoniche, costituita dalla legge n. 13 del 1989 e dal DM n. 236 del 1989, si ricorda che essa riguarda esclusivamente l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati. In particolare, ai fini della realizzazione degli interventi, l’articolo 10 della legge n. 13/1989 ha istituito, presso il Ministero dei lavori pubblici, un apposito Fondo speciale, annualmente ripartito tra le regioni richiedenti con decreto del Ministro dei lavori pubblici di concerto con i Ministri per gli affari sociali, per i problemi delle aree urbane e del tesoro, in proporzione del fabbisogno indicato dalle regioni stesse che, a loro volta, provvedono a ripartire le somme assegnate tra i comuni richiedenti.

Merita segnalare, infine, che allo scopo di promuovere l’abbattimento delle barriere architettoniche, la maggior parte delle regioni hanno stanziato risorse nel quadro di specifiche leggi regionali, nel cui campo di applicazione rientrano - oltre agli edifici di uso residenziale abitativo realizzati da soggetti pubblici e privati, agli spazi urbani ed alle infrastrutture di trasporto pubblico - anche gli edifici e locali destinati ad attività produttive e commerciali di qualunque tipo (industriale, agricolo, artigianale, nonché ad attività commerciali e del settore terziario).

 

 


Articolo 5
(Proroga termini in materia di beni e attività culturali)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 5

Art. 5

Proroga termini in materia di beni e attività culturali

Proroga termini in materia di beni e attività culturali

1. I termini di durata degli organi di cui agli articoli 12, comma 5, e 21, comma 2, del decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, e di cui all'articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 20 luglio 1999, n. 273, sono prorogati fino al 31 dicembre 2008.

1. Identico

 

1-bis. I consiglieri di amministrazione delle fondazioni di diritto privato disciplinate dal decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, e successive modificazioni, in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, possono essere riconfermati, al termine del loro mandato, per una sola volta e senza soluzione di continuità.

2. Il termine di cui al comma 3 dell'articolo 14 del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è prorogato al 30 aprile 2008.

2. All'articolo 14, comma 3, del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, le parole: «entro il 28 febbraio 2008» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 aprile 2008».

 

2-bis. Il termine per l'eventuale trasformazione in soggetto di diritto privato dell'Unione accademica nazionale, di cui al numero 5) dell'allegato A annesso alla legge 24 dicembre 2007, n. 244, è prorogato al 31 dicembre 2008.

 

 

 

 

Il comma 1 dell’articolo 5 dispone la proroga al 31 dicembre 2008 della durata degli organi di gestione di alcune Fondazioni vigilate dal Ministero per i beni e le attività culturali in scadenza nel corso dell’anno; si tratta in particolare delle fondazioni lirico sinfoniche e della Fondazione “La Triennale di Milano”.

 

La relazione illustrativa specifica che tale proroga si rende necessaria per assicurare continuità di gestione in un delicato momento in cui le fondazioni sono chiamate ad adeguarsi alle nuove norme introdotte nella finanziaria 2008.

 

La disposizione in esame fa riferimento agli organi di cui all’articolo 12, comma 5, e 21, comma 2, del decreto legislativo 29 giugno 1996, n.367[6](recante trasformazione degli enti operanti nel settore musicale in fondazioni di diritto privato), nonché all’articolo 4, comma 3, del decreto legislativo 20 luglio 1999, n.273[7] (che disciplina la trasformazione in fondazione dell'ente autonomo «La Triennale di Milano).

Si tratta, in particolare dei:

§         componenti del consiglio di amministrazione (art.12, co.5, d.l.gs n.367/1996) delle fondazioni lirico sinfoniche ;

§         commissari straordinari nominati in caso di scioglimento del consiglio di amministrazione (art. 21, co.2, del d.lgs n.367/1996) delle fondazioni citate sopra;

§         il presidente, il consiglio di amministrazione, il comitato scientifico, il collegio dei revisori della fondazione “La Triennale di Milano”.

Si ricorda, in proposito, che l’articolo 2, comma 389, della legge n. 244/2007, legge finanziaria per il 2008, ha novellato, in più parti, il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367 [8]. La lettera a) ha, infatti, inserito una specifica, al comma 5 dell’articolo 12, secondo la quale i componenti del consiglio di amministrazione, ad eccezione del presidente, possono essere riconfermati una sola volta. La lettera c) ha modificato il comma 2 dell’articolo 21, prevedendo che la durata dell’incarico dei commissari straordinari sia rinnovabile una sola volta (nel testo previgente si disponeva solo che essi durassero in carica sei mesi). Il comma 390 dell’articolo 2 della legge finanziaria 2008 ha stabilito, infine, che quanto previsto dalle lettere a) e c) si applichi a decorrere dal 1° gennaio 2008 ed ha disposto la decadenza - dopo l’approvazione del bilancio 2007-di commissari ed i consiglieri il cui mandato sia già scaduto.

 

Durante l’esame in sede referente, è stato inserito il comma 1-bis, secondo il quale i consiglieri di amministrazione delle fondazioni di diritto privato, di cui al D.Lgs. 367/1996, in carica al momento della data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in esame, possono essere confermati al termine del loro mandato, per una sola volta e senza soluzioni di continuità.

 

Si ricorda, più in generale, che nel corso della XIII legislatura, gli enti operanti nel settore musicale sono stati trasformati (D.lgs. 29 giugno 1996, n. 367[9]) in fondazioni di diritto privato, al fine di eliminare rigidità organizzative connesse alla natura pubblica dei soggetti e di rendere disponibili risorse private in aggiunta al finanziamento statale, costituito principalmente dal Fondo unico per lo spettacolo di cui alla legge 163/1985[10].

Attualmente le fondazioni lirico-sinfoniche sono 14[11].

Il D.Lgs. 367/1996 (novellato più volte nel corso degli anni) oltre a prescrivere (artt. 1 e 2) la citata trasformazione degli enti lirici in fondazioni di diritto privato ed a disciplinarne il procedimento(artt. 5-9):

§       individua le finalità (art. 3) di tali fondazioni nel perseguimento, senza scopo di lucro, della diffusione dell'arte musicale, della formazione professionale dei quadri artistici e dell'educazione musicale della collettività;

§       stabilisce (nel medesimo art. 3) che esse provvedano direttamente alla gestione dei teatri loro affidati, realizzino anche in sedi diverse (in Italia o all’estero) spettacoli lirici, di balletto e concerti, svolgendo eventualmente attività commerciali ed accessorie; ed operino secondo criteri di imprenditorialità ed efficienza nel rispetto del vincolo di bilancio;

§       detta (art. 10) norme generali sul contenuto indispensabile degli statuti (scopo dell’ente, composizione, competenze, poteri degli organi[12]) definendo tra l’altro il ruolo dei soggetti privati; in proposito stabilisce che l’apporto economico complessivo di questi ultimi al patrimonio dell’ente non possa superare il quaranta per cento del patrimonio stesso, che la possibilità di nominare un rappresentante nel consiglio di amministrazione sia riservata ai soli fondatori privati i quali assicurino, anche in consorzio tra loro, un apporto annuo non inferiore all’otto per cento del totale dei finanziamenti pubblici e che la permanenza dei rappresentanti nel c.d.a. sia subordinata alla continuità dell’apporto;

§       indica (artt. 11-14) gli organi di gestione della fondazione e le loro funzioni; in particolare gli organi sono: il presidente (il sindaco del comune che ospita la fondazione stessa[13]); il consiglio di amministrazione (composto da un numero di membri variabile -da sette a nove-, tra i quali rappresentanti del Governo[14] e della regione); il sovrintendente e il collegio dei revisori (costituito da tre membri e un supplente)[15]; con riguardo alla durata dell’incarico si prevede (con modifica introdotta dalla legge finanziaria 2008[16]) che i componenti del c.d.a., ad eccezione del presidente, siano in carica per quattro anni e possano essere riconfermati una sola volta;

§       reca norme generali sul personale artistico e tecnico  la cui retribuzione è regolata dal contratto collettivo nazionale (art. 22 e 23);

§       dispone in materia di erogazioni liberali, patrimonio e gestione; scritture contabili e bilancio, adempimenti tributari (artt. 15-18, 25), nonché in materia di contributi statali, prescrivendo in proposito (art. 24) da ultimo[17] che i criteri di riparto del F.U.S. siano determinati con decreto ministeriale in relazione alla quantità e qualità della produzione ed agli interventi posti in essere per la riduzione della spesa;

§       assoggetta le fondazioni alla vigilanza (art. 19) dell’autorità di Governo (oggi ministero per i beni e le attività culturali) e conferma il controllo della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria (art. 15);

§       disciplina l’amministrazione straordinaria (art. 21, novellato dalla legge finanziaria 2008[18]) prescrivendo lo scioglimento facoltativo del c.d.a. in caso di irregolarità amministrative o violazioni di norme, lo scioglimento obbligatorio qualora il conto economico registri per due esercizi consecutivi una perdita superiore al 30 per cento del patrimonio o qualora quest’ultimo subisca perdite di analoga gravità[19]; si prevede infine (novella introdotta dalla citata legge finanziaria 2008) che sia rinnovabile una sola volta l’incarico di commissario straordinario (della durata di sei mesi).

 

Il comma 2, modificato nella formulazione testuale in sede referente[20], novella l’art. 14, comma 3, del D.L. 159/2007[21] fissando al 30 aprile 2008 (anziché al 28 febbraio) il termine per l’emanazione dei bandi di gara per l’affidamento in concessione dei servizi aggiuntivi presso i musei e gli istituti di cultura secondo il metodo integrato su scala regionale introdotto dal medesimo articolo.

 

Si ricorda che l’articolo 14 del D.L. n.159/2007[22], convertito, con modificazioni, dalla legge 222/2007, ha previsto una razionalizzazione delle modalità di affidamento dei cosiddetti “servizi aggiuntivi”, introdotti dalla “legge Ronchey” e attualmente elencati dall’articolo 117 del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42) [23].

E’ stato, a tal fine, stabilito che l’affidamento dei servizi in questione, da parte delle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici[24] e degli Istituti dotati di autonomia speciale[25], sia effettuato in forma integrata sia in relazione alle varie tipologie di servizi sia in relazione ai diversi istituti e luoghi della cultura. Un decreto, di natura non regolamentare, del Ministro per i beni e le attività culturali, è chiamato a disciplinare l’organizzazione dei servizi aggiuntivi; il provvedimento deve tener conto delle norme comunitarie, della specificità delle prestazioni richieste nonché dell’esperienze e dei titoli professionali occorrenti[26]. Si consente inoltre (all’art. 14, comma 3, modificato dalla disposizione in commento), in sede di prima applicazione, l’affidamento integrato dei servizi in questione con termini iniziali differenziati in maniera da garantire la scadenza naturale dei rapporti concessori in corso; si dispone infine, nelle more dell’entrata in vigore della nuova disciplina, che i rapporti in atto restino efficaci fino alla loro scadenza o, se scaduti, fino all’aggiudicazione delle gare da bandirsi entro il 28 febbraio 2008.

 

Il comma 2-bis, introdotto in sede referente, dispone, limitatamente ad uno degli enti pubblici interessati dalla procedura di razionalizzazione prevista dalla legge finanziaria 2008 (art. 2, commi 634-636[27]), e cioè l’Unione Accademica Nazionale, la proroga al 31 dicembre 2008 del termine fissato per l’eventuale trasformazione in soggetto di diritto privato.

 

Si ricorda in proposito che l’art. 2, commi 634-636, della legge finanziaria 2008 ha delineato una nuova procedura per la soppressione o razionalizzazione degli enti pubblici statali volta, come i precedenti interventi legislativi in materia, a ridurre la spesa di funzionamento delle amministrazioni pubbliche ed incrementare l’efficienza dei servizi.

In particolare, il comma 634 ha autorizzato l’emanazione di uno o più regolamenti di delegificazione[28] ai quali è direttamente affidato il compito di procedere al riordino, alla trasformazione o alla soppressione e messa in liquidazione degli enti ed organismi pubblici statali, nonché di strutture amministrative pubbliche statali indicati elencati nella Tabella A allegata alle legge finanziaria.

Per l’adozione dei regolamenti, è previsto il termine di 180 giorni dall’entrata in vigore della legge (cioè dal 1° gennaio 2008); vengono, inoltre, determinati i “principi e criteri direttivi” nonché la procedura di adozione (art. 2, commi 634-635).

Il comma 636 pone una norma “di chiusura”, prevedendo che una serie di enti e organismi, elencati nell’allegato A, siano soppressi ex lege ove, alla scadenza del termine per l’adozione dei regolamenti, non risultino oggetto di alcun intervento di razionalizzazione. Le funzioni degli enti soppressi saranno attribuite – con regolamenti di delegificazione adottati con le procedure sopra descritte – all’amministrazione con competenza “primaria” nella materia.

 

Con riguardo all’'Unione Accademica Nazionale (U.A.N.) si ricorda che essa fu istituita come ente morale dal R.D. 18 novembre1923 n. 2895 allo scopo di offrire la collaborazione italiana – attraverso un coordinamento di varie attività accademiche - alle ricerche e pubblicazioni promosse dall'Union Académique Internationale (U.A.I.[29]), nel settore delle scienze umanistiche.

L'attuale Statuto è stato approvato con D.P.R. 4 febbraio 1955, n. 1262. L’Unione ha personalità giuridica di diritto pubblico ed è sottoposta alla vigilanza del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

A partire dal triennio 2000-2002 l’Unione Accademica rientra tra le istituzioni ammesse al contributo ordinario dello Stato ai sensi dell'articolo 1 della L. 17 ottobre 1996, n. 534[30].

 

 


Articolo 6
(Proroghe in materia previdenziale)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione III

Lavoro e previdenza

Sezione III

Lavoro e previdenza

Art. 6

Art. 6

Proroghe in materia previdenziale

Proroghe in materia previdenziale

1. In attesa dell'intervento di razionalizzazione del sistema degli enti pubblici previdenziali e assicurativi previsto dal Protocollo su «Previdenza, lavoro e competitività per l'equità e la crescita sostenibili» del 23 luglio 2007 e dai relativi provvedimenti attuativi e della presentazione, a tale fine, da parte del Governo, di un Piano industriale, il termine di scadenza dei Presidenti e dei Consigli di indirizzo e vigilanza dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS), dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (INPDAP) e dell'Istituto di previdenza per il settore marittimo (IPSEMA) è prorogato fino alla scadenza dei Consigli di amministrazione dei rispettivi Istituti, fermo restando la possibilità di procedere al loro rinnovo in base alle disposizioni vigenti, ovvero di adottare provvedimenti funzionali alla celere definizione del processo di riordino.

1. Identico

2. Il termine per l'adozione dei progetti di unificazione, di cui all'articolo 4, comma 1, lettera a), della legge 24 febbraio 2005, n. 34, tra la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti e la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali, è fissato al 31 dicembre 2008.

2. Il termine per l'adozione dei progetti di unificazione tra la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti e la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali, è fissato al 31 dicembre 2008.

 

 

Il comma 1 dell’articolo 6, in attesa dell'intervento di razionalizzazione del sistema degli enti pubblici previdenziali e assicurativi previsto dal "Protocollo su previdenza, lavoro e competitività per l'equità e la crescita sostenibili", concordato tra il Governo e le parti sociali, del 23 luglio 2007 e dai relativi provvedimenti attuativi (al Protocollo è stata data attuazione con la L. 24 dicembre 2007, n. 247[31]), e “dalla presentazione” (rectius: “della presentazione”), a tal fine, da parte del Governo, di un Piano industriale, proroga il termine di scadenza dei Presidenti e dei Consigli di indirizzo e vigilanza dell'I.N.P.S., dell'I.N.A.I.L., dell'I.N.P.D.A.P. e dell'I.P.S.E.M.A. fino alla scadenza dei Consigli di amministrazione dei rispettivi Istituti, fermo restando la possibilità di procedere al loro rinnovo in base alle norme vigenti, ovvero di adottare provvedimenti funzionali alla rapida definizione del processo di riordino.

 

Si segnala, in proposito, che le date di scadenza dei Consigli di amministrazione dei richiamati enti previdenziali sono, rispettivamente, il 3 giugno 2008 (I.N.A.I.L.), il 4 giugno 2008 (I.N.P.D.A.P. e I.P.S.E.M.A.) e il 5 giugno 2008 (I.N.P.S.).

 

Si ricorda che la richiamata L. 247 del 2007 interviene in materia di razionalizzazione del sistema degli enti previdenziali all’articolo 1, commi da 7 a 11.

Più specificamente, il comma 7 dispone l’integrazione dei criteri previsti dalla normativa vigente per il riordino e la riorganizzazione, in via regolamentare, degli enti pubblici, limitatamente agli enti previdenziali pubblici, con la possibilità di prevedere, a tal fine, modelli organizzativi volti a realizzare sinergie e conseguire risparmi di spesa anche attraverso gestioni unitarie, uniche o in comune di attività strumentali.

Il successivo comma 8 attribuisce al Governo il compito di presentare, entro un mese dalla data di entrata in vigore della citata L. 247 del 2007, e cioè entro il 1° febbraio 2008[32] un piano finanziario volto alla razionalizzazione il sistema degli enti previdenziali e assicurativi in modo da conseguire risparmi di spesa per un importo di 3,5 miliardi di euro nell’arco del decennio.

Il comma 9 ha inoltre disposto che, nelle more dell’emanazione dei regolamenti di indicati al precedente comma 7, i provvedimenti di carattere organizzatorio e di preposizione ad uffici di livello dirigenziale degli enti previdenziali pubblici resisi vacanti sono condizionati al parere positivo (che assume quindi natura vincolante) delle amministrazioni vigilanti e della Presidenza del Consiglio (Dipartimento per le riforme e innovazione nella pubblica amministrazione), finalizzato alla verifica della coerenza del provvedimento agli obiettivi di razionalizzazione, riordino, trasformazione o fusione degli enti medesimi.

Il comma 10 (fatta salva la previsione di cui al successivo comma 11) prevede, a decorrere dal 1° gennaio 2011, un innalzamento nella misura di 0,09 punti percentuali, delle aliquote contributive di finanziamento relative:

all'assicurazione generale obbligatoria (AGO) ed alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, per la quota a carico del lavoratore;

alle gestioni pensionistiche degli artigiani, degli esercenti attività commerciali e dei coltivatori diretti, mezzadri e coloni iscritti alle rispettive gestioni speciali dell’INPS;

alla gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 335/1995[33], con riferimento agli iscritti che non risultino assicurati presso altre forme pensionistiche obbligatorie.

Inoltre, si prevede che, sempre a decorrere dal 1° gennaio 2011, le aliquote contributive per il computo delle prestazioni pensionistiche siano incrementate in misura corrispondente alle aliquote di finanziamento[34].

Infine, il comma 11 dispone che, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro del lavoro e della previdenza sociale, siano individuate le modalità per l’accertamento delle economie conseguite a seguito dell’attuazione delle misure di razionalizzazione degli enti previdenziali pubblici di cui ai precedenti commi 7 e 8, rispetto alle previsioni della spesa a normativa vigente degli enti previdenziali pubblici considerate nell'ambito degli andamenti programmati di finanza pubblica.

Si dispone quindi che, tenendo conto delle economie di spesa così accertate, sono corrispondentemente rideterminati gli incrementi delle aliquote contributive di cui al comma 10, previsti a decorrere dall'anno 2011.

 

Il successivo comma 2 fissa al 31 dicembre 2008 il termine per l'adozione dei progetti di unificazione tra la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei dottori commercialisti e la Cassa nazionale di previdenza ed assistenza a favore dei ragionieri e periti commerciali.

Si evidenzia che, nel corso dell’esame presso le Commissioni riunite I e V, è stato soppresso il riferimento testuale all’art. 4, co. 1, lett. a), della L. 24 febbraio 2005, n. 34[35], che è stato ritenuto incongruo.

 

Si ricorda che il menzionato articolo 4 della L. 34 del 2005 ha previsto una delega per l'emanazione, entro due anni dalla data di entrata in vigore della medesima L. 34/2005 (cioè entro il 30 marzo 2007), di uno o più decreti legislativi recanti disposizioni volte a sostenere l’iniziativa di unificazione delle su menzionate Casse di previdenza e assistenza, nel rispetto di determinati principi e criteri direttivi.

In particolare, il principio e criterio direttivo di cui alla lettera a) del citato articolo 4 disponeva che si provvedesse alla definizione delle regole da seguire nel processo di unificazione, sulla base delle norme civilistiche (artt. 2498 e ss.) in materia di trasformazione e fusione delle società, in quanto applicabili, nonché dei principi del D.Lgs. 509/1994 (in materia di trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza), previa adozione di progetti di unificazione da parte dei competenti organi delle medesime Casse.

Peraltro, la delega in questione non è stata esercitata entro il termine previsto.

 


 

Articolo 6-bis
(Proroghe in materia di ammortizzatori sociali)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 6-bis

 

Proroghe in materia di ammortizzatori sociali

 

1. Al comma 7 dell'articolo 41 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a) al primo periodo, le parole: «Per gli anni 2004-2007» sono sostituite dalle seguenti: «Per gli anni 2004-2009» e le parole: «, nel limite massimo di 350 unità» sono soppresse;

 

b) al secondo periodo, le parole: «per la durata di 48 mesi» sono sostituite dalle seguenti: «per la durata di 66 mesi dalla data di decorrenza del licenziamento e nel limite di 400 unità, calcolato come media del periodo».

 

2. Al comma 8 dell'articolo 41 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 

a) dopo le parole: «e 2007,» sono inserite le seguenti: «nonché di 8.000.000 di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009,»;

 

b) sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, la cui dotazione per ciascuno degli anni 2008 e 2009 è incrementata di pari importo».

 

3. Agli oneri derivanti dal presente articolo, pari a 8.000.000 di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

 

 

 

L’articolo 6-bis, aggiunto nel corso dell’esame presso le Commissioni riunite I e V, è volto a novellare i commi 7 ed 8 dell’articolo 41 della legge 289/2002 (legge finanziaria 2003), recanti norme in materia di ammortizzatori sociali per particolari categorie di lavoratori.

 

Si ricorda che il comma 7 dell’articolo 41 della L. 289/2002, nel testo vigente, per il periodo 2004-2007, estende l'applicazione delle misure di sostegno al reddito di cui all'articolo 1, commi 5-8, del D.L. 108/2002[36] (cfr. infra), in favore dei lavoratori licenziati da enti non commerciali con un organico superiore alle 2.000 unità lavorative, operanti - nelle aree individuate ai sensi degli obiettivi 1 e 2 del regolamento (CE) n. 1260/99 del Consiglio, del 21 giugno 1999[37] - nel settore della sanità privata ed in situazione di crisi aziendale in seguito a processi di riconversione e ristrutturazione. Tale estensione opera nel limite massimo di 350 unità lavorative. Si prevede una disciplina speciale, rispetto a quella del comma 5 dell’articolo 1 del D.L. 108/2002, per quanto riguarda il trattamento economico erogato ai lavoratori in questione; in particolare si dispone che tale trattamento economico, comprensivo della contribuzione figurativa e, se spettanti, degli assegni per il nucleo familiare, è corrisposto in una misura pari al massimo dell’indennità di mobilità prevista dalla normativa vigente e per una durata massima di 48 mesi.

Si evidenzia che il regolamento n. 1260/99 del Consiglio sopra richiamato è stato recentemente abrogato dall’articolo 107 del reg. (CE) n. 1083/2006 del Consiglio dell’11 luglio 2006[38] a decorrere dal 1° gennaio 2007. Nel regolamento n. 1083/2006 si precisa che i riferimenti al regolamento abrogato si intendono fatti al nuovo regolamento.

 

Si ricorda altresì che i commi 5-8 dell’art. 1 del D.L. n. 108 del 2002 concedono un trattamento economico al personale (per il quale sia scaduto il trattamento di CIGS) licenziato da aziende operanti nel settore della sanità privata, con un organico superiore a millecinquecento unità lavorative, assoggettate alla procedura di amministrazione straordinaria con cessazione dell’esercizio di impresa ed operanti nelle aree individuate dai suddetti obiettivi 1 e 2.

In particolare, ai sensi del comma 5, viene concesso, ad un numero massimo di 1.800 lavoratori e per un periodo non superiore a 24 mesi, un trattamento economico corrispondente all’80% dell’importo massimo dell’indennità di mobilità (comprensivo della contribuzione figurativa e degli assegni per il nucleo familiare, ove spettanti). I lavoratori interessati sono quelli il cui trattamento straordinario di integrazione salariale, disposto ai sensi del D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270[39], sia scaduto entro il 14 maggio 2002.

Il comma 6 obbliga i lavoratori che fruiscono del trattamento concesso ai sensi del precedente comma 5 a frequentare, durante il periodo coperto dal trattamento medesimo, corsi di formazione professionale, a pena di decadenza dal suddetto trattamento. I corsi professionali saranno indetti dalla regione o dai competenti enti locali e dovranno essere finalizzati da una parte all’aggiornamento e alla riqualificazione professionale dei lavoratori, dall’altra a percorsi di ricollocazione degli stessi. Sono esentati dalla partecipazione ai corsi i lavoratori che matureranno il diritto alla pensione durante il periodo di godimento del trattamento.

Inoltre, il comma 7 dispone che le amministrazioni pubbliche devono promuovere, per la ricollocazione dei lavoratori in questione, procedure per l'affidamento all'esterno di attività, attraverso la stipulazione di convenzioni con società di capitale, cooperative di produzione e lavoro, consorzi di artigiani a condizione che la forza lavoro occupata sia costituita, nella misura minima del 40 per cento, dai lavoratori indicati al comma 5.

Infine, il comma 8 riconosce la possibilità, per i lavoratori che fruiscono del trattamento di cui al comma 5 e che intendono intraprendere un’attività autonoma (in forma singola o associata), di ottenere, secondo i criteri indicati dal regolamento contenuto nel D.M. 17 febbraio 1993, n. 142, la corresponsione anticipata della parte del trattamento stesso non ancora percepita al momento di presentazione della relativa richiesta.[40] Le somme corrisposte ai sensi del comma 8 sono cumulabili con eventuali altri benefici previsti in materia di lavoro autonomo.

 

Con il comma 1 vengono introdotte le seguenti modifiche al comma 7 dell’articolo 41 della L. 289/2002:

§         al primo periodo, si dispone (lettera a)) che le misure in oggetto si applicano per gli anni 2004-2009 (mentre il testo vigente ne dispone l’applicazione per gli anni 2004-2007) e viene soppresso testualmente il limite massimo di 350 unità lavorative relativamente all’applicazione delle misure in oggetto; si consideri, tuttavia, che un limite in termini di unità all’applicazione di tali misure sembra “reintrodotto” dalla successiva lettera b) (cfr. infra);

§         al secondo periodo, in primo luogo, si provvede (lettera b)) ad ampliare la durata delle misure in oggetto, disponendosi che il trattamento economico (comprensivo della contribuzione figurativa e, se spettanti, degli assegni per il nucleo familiare) è corrisposto in una misura pari al massimo dell’indennità di mobilità prevista dalla normativa vigente e per una durata massima di 66 mesi dalla data del licenziamento (rispetto ai 48 mesi previsti dal testo vigente); inoltre, come sopra detto, sembra disporsi che il trattamento economico è corrisposto ad un massimo di 400 unità di lavoratori (calcolato come media del periodo);

Si osserva sul piano formale che, ai fini di una maggiore chiarezza della norma, sarebbe opportuno porre il limite delle 400 unità novellando direttamente il primo periodo del comma 7 dell’articolo 41 della L. 289/2002, quindi sostituendo in tale periodo le parole “350 unità” con le seguenti “400 unità”.

In conseguenza della riformulazione operata dal comma 1 dell’articolo in esame al comma 7 dell’articolo 41 della L. 289/2002 e, in particolare, tenendo conto dell’estensione del periodo di applicazione delle misure in questione, il successivo comma 2 provvede a modificare anche il comma 8 dell’articolo 41 della L. 289/2002 - che reca la misura massima degli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 7 e la relativa copertura finanziaria, posta a carico delle risorse del Fondo per l’occupazione - al fine di provvedere alla determinazione della misura massima della spesa e alla individuazione delle relative risorse anche per gli anni 2008 e 2009.

Pertanto al comma 8 dell’articolo 41 della L. 289/2002 si provvede a determinare gli oneri finanziari nella misura massima di 8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, sempre a valere sul Fondo per l’occupazione (la cui dotazione viene corrispondentemente aumentata per i medesimi anni).

Infine il comma 3 – conseguentemente all’incremento della dotazione del Fondo per l’occupazione disposta dal comma precedente - dispone la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’articolo in esame.

In particolare si prevede che a tali oneri, pari a 8 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, si provvede tramite una corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente, a tal fine utilizzando l’accantonamento del Ministero dell’economia.

 

 


Articolo 6-ter
(Regolarizzazione e versamenti per i territori colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 6-ter

 

Regolarizzazione e versamenti per i territori colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002

 

1. I termini previsti dalle ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3344 del 19 marzo 2004, n. 3354 del 7 maggio 2004, n. 3496 del 17 febbraio 2006, n. 3507 del 5 aprile 2006 e n. 3559 del 27 dicembre 2006 sono differiti al 20 dicembre 2008 per tutti i soggetti residenti o aventi domicilio nei territori maggiormente colpiti dagli eventi sismici del 31 ottobre 2002 e individuati con i decreti del Ministro dell'economia e delle finanze del 14 e 15 novembre 2002 e del 9 gennaio 2003.

 

2. All'onere derivante dal presente articolo, valutato in 48,8 milioni di euro per l'anno 2008, si provvede a valere sull'autorizzazione di spesa di cui al decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 1991, n. 195, come determinata dalla tabella C allegata alla legge 24 dicembre 2007, n. 244.

 

 

 

 

L’articolo 6-ter, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, al comma 1, differisce al 20 dicembre 2008 i termini previsti da una serie di ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri - n. 3344 del 19 marzo 2004, n. 3354 del 7 maggio 2004, n. 3496 del 17 febbraio 2006, n. 3507 del 5 aprile 2006 e n. 3559 del 27 dicembre 2006 – a favore dei soggetti residenti o aventi domicilio nei territori maggiormente colpiti dal sisma del 2002 verificatosi nelle province di Campobasso e di Foggia.

Le ordinanze richiamate fanno riferimento ad una pluralità di termini, relativi in particolare ad adempimenti di obblighi tributari, alla corresponsione di compensi per prestazioni di lavoro straordinario al personale degli enti territoriali coinvolti direttamente impegnato in attività connesse con l'emergenza, ai versamenti di contributi di previdenza e di assistenza sociale e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, nonché alle assunzioni che, in deroga alla normativa vigente, possono essere disposte dal Commissario delegato.

La disposizione precisa, inoltre, che i soggetti destinatari del differimento sono quelli residenti o aventi domicilio nei territori individuati dai decreti del Ministro dell’economia e delle finanze del 14 e 15 novembre 2002 e del 9 gennaio 2003.

 

Si rammenta che con il DM 14 novembre 2002 (G. U. n. 270 del 18 novembre 2002) sono stati individuati i seguenti territori: comuni di Castellino del Biferno, Colletorto, Larino, San Giuliano di Puglia e Santa Croce di Magliano.

Nel DM 15 novembre 2002 (G. U. n. 272 del 20 novembre 2002) sono stati individuati i territori dei comuni di Bonefro, Ripabottoni, Montelongo, Casacalenda, Montorio nei Frentani, Morrone del Sannio, Rotello, Ururi e Castelnuovo Monterotaro.

Il DM 9 gennaio 2003 (G.U. n. 16 del 21 gennaio 2003) ha, infine, sospeso i termini relativi agli adempimenti degli obblighi tributari per i soggetti residenti nei territori dei comuni di Provvidenti e Pietra Montecorvino.

Si ricordano brevemente le disposizioni recate dalle ordinanze richiamate dal comma 1.

L’art. 5 dell’ordinanza n. 3344 del 19 marzo 2004 (G.U. n. 74 del 29 marzo 2004) ha prorogato al 31 dicembre 2005 i termini previsti rispettivamente da precedenti ordinanze:

§         per la corresponsione di compensi per prestazioni di lavoro straordinario al personale dei comuni, delle amministrazioni provinciali di Campobasso e Foggia e delle regioni Molise e Puglia, direttamente impegnato in attività connesse con l'emergenza;

§         per i versamenti dei contributi di previdenza e di assistenza sociale e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali;

§         per l’assunzione, da parte del Commissario delegato, in deroga alla normativa vigente, di personale con contratto a tempo determinato, nel limite di trenta unità anche attingendo, ove possibile, alle liste dei lavoratori socialmente utili, ed assegnando priorità al personale munito di laurea tecnico scientifica.

Nell’ordinanza n. 3354 del 7 maggio 2004 (G.U. n. 112 del 14 maggio 2004):

§         l’art. 3, comma 2, ha previsto la proroga dei termini per la corresponsione di compensi per prestazioni di lavoro straordinario al personale dei comuni, delle amministrazioni provinciali di Campobasso e Foggia e delle regioni Molise e Puglia, direttamente impegnato in attività connesse con l'emergenza, nonché per i versamenti dei contributi di previdenza e di assistenza sociale e dei premi per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali;

§         l’art. 4, comma 1, ha previsto il differimento al 31 dicembre 2005 dei termini relativi ad adempimenti di obblighi tributari a favore dei soggetti residenti in taluni comuni delle province di Campobasso e di Foggia, interessati dagli eventi sismici verificatisi il 31 ottobre 2002 sospesi fino al 31 marzo 2003, ai sensi dell'art. 9, comma 2, della legge 27 luglio 2002, n. 212, con i decreti del Ministro dell'economia e delle finanze del 14e 15 novembre  2002 e  9 gennaio 2003.

L’art. 1 dell’ordinanza n. 3496 del 17 febbraio 2006 (GU n. 50 del 1 marzo 2006), recante specifiche misure urgenti dirette a fronteggiare i danni conseguenti al sima di Campobasso e Foggia, ha disposto che il termine di scadenza della sospensione dei termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti tributari a favore dei soggetti indicati nei decreti del Ministro dell'economia e delle finanze del 14 e 15 novembre 2002 e 9 gennaio 2003 stabilito al 31 dicembre 2005 fosse differito al 31 dicembre 2006.

L’art. 1 dell’ordinanza n. 3507 del 5 aprile 2006 (GU n. 87 del 13 aprile 2006), recante ulteriori misure urgenti per il territorio della provincia di Campobasso, ha disposto, relativamente alla regione Molise che i versamenti non eseguiti per effetto di precedenti sospensioni, potessero essere effettuati senza aggravio di sanzioni ed interessi, a decorrere dal 1° gennaio 2007, mediante rateizzazione mensile pari, al massimo, ad otto volte il periodo di sospensione, oppure entro il 31 gennaio 2007 in un'unica soluzione.

Infine, l’art. 21 dell’ordinanza n. 3559 del 27 dicembre 2006 (GU n. 1 del 2 gennaio 2007) ha prorogato al 31 dicembre 2007:

§         i termini previsti per la corresponsione di compensi per prestazioni di lavoro straordinario al personale dei comuni delle amministrazioni provinciali di Campobasso e Foggia e delle regioni Molise e Puglia;

§         i termini relativi agli adempimenti ed ai versamenti tributari a favore dei soggetti indicati nei decreti del Ministro dell'economia e delle finanze del 14 e 15 novembre 2002 e 9 gennaio 2003;

§         il termine entro il quale il Commissario delegato è autorizzato ad assumere, in deroga alla normativa vigente, personale con contratto a tempo determinato nel limite di trenta unità anche attingendo, ove possibile, alle liste dei lavoratori socialmente utili, ed assegnando priorità al personale munito di laurea tecnico scientifica.

 

Posto che le ordinanze richiamate dal comma 1 dell’articolo 6-ter fanno riferimento ad una pluralità di termini, sarebbe opportuno modificare la disposizione al fine di chiarire in modo più esplicito rispetto a quali termini viene disposto il differimento al 20 dicembre 2008.

 

Il comma 2 quantifica gli oneri derivanti dall’attuazione della disposizione recata dal comma precedente in 48,8 milioni di euro per l’anno 2008, prevedendo che alla loro copertura si provveda a valere sull’autorizzazione di spesa di cui al decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142[41], come rideterminata nella tabella C della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008).

Al riguardo l’autorizzazione di spesa recata dalla citata tabella C è la seguente:

 

(migliaia di euro)

Protezione civile

2008

2009

2010

Decreto legge n. 142/1991:

 

 

 

§         art. 6, co. 1, Reintegro Fondo della protezione civile (6.2.8 – Oneri comuni di conto capitale cap. 7446/P)

218.761

222.852

222.852

§         art. 6, co. 1, Provvedimenti in favore di Siracusa, Catania e Ragusa colpite dal sisma 2002 (6.2.8. - – Oneri comuni di conto capitale cap. 7446/P)

78.726

80.346

80.346

 

 


Articolo 7
(Disposizioni in materia di lavoro non regolare e di società cooperative)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 7

Art. 7

Disposizioni in materia di lavoro non regolare e di società cooperative

Disposizioni in materia di lavoro non regolare e di società cooperative

1. Il termine per la notifica dei provvedimenti sanzionatori amministrativi di cui all'articolo 3 del decreto-legge 22 febbraio 2002, n. 12, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 aprile 2002, n. 73, relativi alle violazioni constatate fino al 31 dicembre 2002, è prorogato al 30 giugno 2008.

1. Identico

2. All'articolo 1, comma 1192, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: «entro il 30 settembre 2007» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 30 settembre 2008».

2. Identico

 

2-bis. All'articolo 1, comma 1202, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, le parole: «entro e non oltre il 30 aprile 2007» sono sostituite dalle seguenti: «entro e non oltre il 30 settembre 2008».

3. Il Comitato per l'emersione del lavoro non regolare, di cui all'articolo 78 della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni, svolge la sua attività fino al 31 gennaio 2008. Dopo tale termine le funzioni e le attività del medesimo Comitato, con le relative risorse finanziarie, sono trasferite alla Cabina di regia nazionale di coordinamento di cui all'articolo 1, comma 1156, lettera a), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e al decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale in data 11 ottobre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 286 del 10 dicembre 2007.

3. Identico

4. Fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell'ambito di applicazione di quei contratti di categoria applicano ai propri soci lavoratori, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della legge 3 aprile 2001, n. 142, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.

4. Identico

 

 

 

 

L’articolo 7 reca disposizioni in materia di lavoro non regolare nonché di società cooperative.

In particolare, il comma 1 dispone la proroga al 30 giugno 2008 del termine per la notifica dei provvedimenti sanzionatori amministrativi di cui all'articolo 3 del D.L. 22 febbraio 2002, n. 12, convertito dalla L. 23 aprile 2002, n. 73[42], relativi alle violazioni constatate fino al 31 dicembre 2002.

 

L’articolo 3 del D.L. 12/2002, ai commi da 3 a 5, reca la disciplina delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per il caso di impiego di personale non risultante dalle scritture o dai documenti obbligatori.

Si consideri peraltro che i commi 3 e 5 del citato articolo 3 sono stati sostituiti (a decorrere dal 12 agosto 2006) dall’articolo 36-bis, comma 7, del D.L. 223/2006[43].

In primo luogo la lettera a) del comma 7 da ultimo menzionato ha provveduto a riformulare il comma 3 del citato articolo 3, relativo all’entità delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per il caso di impiego di personale non risultante dalle scritture o dai documenti obbligatori.

Al fine di rendere più efficace, in termini di deterrenza, la previsione sanzionatoria relativa all’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture o da altra documentazione obbligatoria, il comma 3, così come riformulato, prevede la sanzione amministrativa da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore, maggiorata di 150 euro per ciascuna giornata di lavoro effettivo.

Inoltre, con la stessa finalità di rendere più rigorosa la disciplina sanzionatoria nel caso di utilizzazione di “lavoro nero”, si prevede che l’importo delle sanzioni civili connesse all’omesso versamento dei contributi e premi riferiti a ciascun lavoratore impiegato irregolarmente non può essere inferiore a 3.000 euro, a prescindere dalla durata della prestazione lavorativa accertata.

La lettera b) del medesimo comma 7, novellando il comma 5 dell’articolo 3 del decreto legge n. 12/2002, provvede ad attribuire la competenza all’irrogazione della sanzione amministrativa per l’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture obbligatorie alla Direzione provinciale del lavoro competente per territorio. Si consideri che invece la previgente formulazione del comma 5 attribuiva al competenza in questione all’Agenzia delle entrate. Si specifica che non è applicabile la procedura di diffida di cui all’art. 13 del D.Lgs. 124/2004.

 

Si consideri peraltro che successivamente l’articolo 1, comma 54, della L. 24 dicembre 2007, n. 247[44], introducendo il comma 7-bis all’articolo 36-bis del D.L. 223/2006, ha disposto che l'adozione dei provvedimenti sanzionatori amministrativi di cui all'articolo 3 del D.L. 22 febbraio 2002 n. 12[45], convertito dalla L. 23 aprile 2002 n. 73, relative alle violazioni constatate prima della entrata in vigore del D.Lgs. 223 del 2006[46], rimane di competenza dell'Agenzia delle entrate, in luogo della Direzione provinciale del lavoro.

In sostanza, la disposizione ha inteso distinguere la competenza sulla irrogazione delle sanzioni amministrative relative all’impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture obbligatorie a seconda del momento della constatazione delle medesime violazioni. Per le violazioni constatate prima dell’entrata in vigore del D.L. 223/2206 la competenza è stata attribuita all’Agenzia delle entrate, mentre per le violazioni constatate successivamente all’entrata in vigore del D.L. 223/2206 la competenza spetta alla Direzione provinciale del lavoro.

Il citato comma 7-bis, inoltre, dispone che l’adozione delle sanzioni in questione, qualora effettuata dall’Agenzia delle entrate, sia soggetta alle disposizioni del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472[47], relativo alle sanzioni amministrative comminate per violazioni tributarie, ad eccezione del comma 2 dell'articolo 16 dello stesso D.Lgs. 472/1997[48].

 

Il comma in esame è motivato quindi dalla necessità di attribuire un congruo lasso di tempo all’Agenzia delle entrate per irrogare le sanzioni amministrative pecuniarie previste per il caso di impiego di personale non risultante dalle scritture o dai documenti obbligatori, con riguardo alle violazioni constatate nell’anno 2002.

Difatti, ai sensi del combinato disposto dei commi 54 e 94 della L. 247/2007, a decorrere dal 1° gennaio 2008, gli uffici dell’Agenzia delle entrate devono procedere all’irrogazione delle sanzioni in questione, anche con riferimento alle violazioni constatate nell’anno 2002, sulla base della disciplina del citato D.Lgs. 472/1997, relativo alle sanzioni amministrative comminate per violazioni tributarie. Sennonché l’articolo 20 del medesimo decreto legislativo prevede che l’atto di irrogazione di sanzioni debba essere notificato entro il termine (previsto a pena di decadenza) del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è avvenuta la violazione.

Pertanto, poiché, in base a tale disciplina, per le violazioni constatate nell’anno 2002, i relativi provvedimenti sanzionatori devono essere notificati entro il termine del 31 dicembre 2007, il comma 1 in esame, prorogando tale termine al 30 giugno 2008, è volto a garantire all’Agenzia delle entrate la possibilità di perfezionare il procedimento di irrogazione delle sanzioni relative alle violazioni constatate entro il 31 dicembre 2002, procedimento che altrimenti rischia in alcuni casi di non poter essere concluso per il maturare della decadenza.

 

Il successivo comma 2 proroga al 30 settembre 2008 il termine per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro irregolari in base alla specifica disciplina di cui alla L. 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), previsto originariamente per il 30 settembre 2007 dall’articolo 1, comma 1192, della medesima legge finanziaria.

 

Si ricorda che l’articolo 1, commi da 1192 a 1201, della L. 296 del 2006 ha dettato misure volte a favorire l’emersione del lavoro irregolare, sulla base di accordi aziendali o territoriali, concedendo al datore di lavoro che procede alla regolarizzazione agevolazioni relative al versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi pregressi.

Più in dettaglio si è disposto:

§         che i datori di lavoro, al fine di procedere alla regolarizzazione di rapporti di lavoro irregolari, possano presentare apposita istanza all’INPS entro il 30 settembre 2007 (comma 1192);

§         che le istanze sopra richiamate possano essere presentate dai datori di lavoro esclusivamente dopo la stipula di un apposito accordo aziendale o territoriale, se nelle aziende non siano presenti le rappresentanze sindacali o unitari, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative. I periodi oggetto di regolarizzazione devono comunque essere non anteriori ai cinque anni rispetto alla data di presentazione della richiesta (comma 1193);

§         che il richiamato accordo sindacale disciplini la regolarizzazione tramite la stipula di contratti di lavoro subordinato e promuova la sottoscrizione di atti di conciliazione individuale ai sensi degli articoli 410 e 411 c.c (comma 1194);

§         che si applica il termine di prescrizione quinquennale per i periodi di mancata contribuzione precedenti al periodo oggetto di regolarizzazione. Inoltre, possono avvalersi della regolarizzazione anche i datori di lavoro che non siano stati destinatari di provvedimenti amministrativi e giurisdizionali definitivi concernenti il pagamento dell’onere contributivo e assicurativo evaso o le connesse sanzioni amministrative Gli effetti di tali provvedimenti sono comunque sospesi, dopo la presentazione dell’istanza, fino al completo assolvimento degli obblighi contributivi e assicurativi connessi alla regolarizzazione. Comunque per accedere alla procedura di regolarizzazione il datore di lavoro deve regolarizzare tutti i lavoratori per i quali sussistono le stesse condizioni dei lavoratori cui si riferiscono gli accertamenti ispettivi (comma 1195);

§         per quanto riguarda le modalità di regolarizzazione ai fini contributivi e assicurativi, che il datore di lavoro è tenuto a versare i due terzi di quanto dovuto per il periodo di regolarizzazione alle diverse gestioni assicurative per i lavoratori regolarizzati, versando il 20% della somma totale dovuta all’atto dell’istanza e effettuando un pagamento in 60 rate mensili di pari importo e senza interessi per la parte restante. Inoltre, si prevede che i lavoratori siano esclusi dal pagamento dei contributi a loro carico e che la misura del trattamento pensionistico per il periodo regolarizzato sia calcolata in proporzione alla percentuale di contribuzione effettivamente versata (comma 1196);

§         al fine di incentivare l’adesione dei datori di lavoro alla regolarizzazione, che il versamento della somma complessivamente dovuta determini l’estinzione dei reati previsti dalle leggi speciali in materia di versamenti di contributi e premi, nonché di obbligazioni per sanzioni amministrative e per ogni altro onere accessorio connesso alla denuncia e il versamento di contributi e premi (comma 1197);

§         che nei confronti dei datori di lavoro che presentino l’istanza di regolarizzazione siano sospese, per un anno a decorrere dall’istanza, le ispezioni o verifiche nelle materie oggetto della regolarizzazione, ad esclusione delle ispezioni e verifiche concernenti la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro; rimane ferma la facoltà dell’organo accertatore di verificare la fondatezza di eventuali elementi nuovi emersi nell’ambito delle materie oggetto di regolarizzazione al fine di consentire al datore di lavoro la possibilità di integrare la stessa. Inoltre si dispone che l’efficacia estintiva delle sanzioni di cui al comma 1197 al completo adeguamento alla disciplina in materia di sicurezza e salute dei lavoratori (comma 1198, così come modificato dall'articolo 11 della L. 3 agosto 2007, n. 123);

§         a proposito della riduzione a due terzi dei contributi da versare, che le agevolazioni contributive siano temporaneamente concesse solo al 50% e definitivamente concesse per l’importo totale solamente allo scadere di ogni anno di lavoro prestato dal lavoratore regolarizzato (comma 1199);

§         che la concessione delle agevolazioni contributive resta condizionata al mantenimento in servizio del lavoratore per almeno 24 mesi dalla regolarizzazione del rapporto di lavoro salve le ipotesi di dimissioni volontarie o licenziamento per giusta causa (comma 1200);

§         che spetta al direttore della direzione provinciale del lavoro, congiuntamente con i direttori provinciali dell’INPS, dell’INAIL e degli altri enti previdenziali, nell’ambito del coordinamento dell’attività di vigilanza di cui all’articolo 5 del D.Lgs. 124 del 2004, adottare i provvedimenti di accoglimento delle istanze di regolarizzazione dei rapporti di lavoro (comma 1201).

 

Il comma 2-bis, aggiunto nel corso dell’esame presso le Commissioni riunite I e V, proroga al 30 settembre 2008 il termine per la stipula degli accordi prodromici alla trasformazione di rapporti di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co), anche a progetto, in rapporti di lavoro subordinato, in base alla specifica disciplina di cui alla L. 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), previsto originariamente per il 30 aprile 2007 dall’articolo 1, comma 1192, della medesima legge finanziaria.

 

Si ricorda che l’articolo 1, commi da 1202 a 1210, della L. 296 del 2006, in attesa di una modifica della disciplina in materia di totalizzazione e ricongiunzione dei periodi assicurativi, è volto a promuovere la trasformazione di rapporti di lavoro di collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co), anche a progetto, in rapporti di lavoro subordinato.

Più in dettaglio si dispone:

§         che i datori di lavoro che intendono procedere alla suddetta trasformazione dei rapporti di lavoro sono tenuti – anche per garantire un utilizzo corretto dei rapporti di co.co.co – a stipulare entro il 30 aprile 2007 appositi accordi aziendali o territoriali, se nelle aziende non siano presenti le rappresentanze sindacali unitarie o aziendali, con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative (comma 1202);

§         che gli accordi sottoscritti promuovono la trasformazione dei rapporti di co.co.co. in rapporti di lavoro subordinato. Al riguardo si prevede che i lavoratori, a seguito dell’accordo, sottoscrivono appositi atti di conciliazione individuale ai sensi degli articoli 410 e 411 c.c. e che i contratti di lavoro subordinato stipulati a tempo indeterminato godono dei benefici previsti dalla legislazione vigente (comma 1203);

§         che le parti possono stabilire, anche mediante accordi interconfederali, misure volte a prevedere condizioni più favorevoli per i lavoratori che continuano ad essere utilizzati con rapporti di co.co.co. (comma 1204);

§         che la validità degli atti di conciliazione è subordinata all’adempimento dell’obbligo da parte del datore di lavoro del versamento alla gestione separata INPS di cui all’articolo 2, comma 26, della L. 335 del 1995, a titolo di contributo straordinario finalizzato al miglioramento del trattamento previdenziale, di una somma pari alla metà della quota di contribuzione a carico dei committenti per i periodi pregressi di svolgimento del rapporto di co.co.co., per ciascun lavoratore interessato alla trasformazione del medesimo rapporto (comma 1205);

§         che i datori di lavoro sono tenuti a depositare presso l’INPS gli atti di conciliazione insieme ai contratti stipulati con i lavoratori e all’attestazione del versamento di un terzo di quanto complessivamente dovuto a titolo di contributo straordinario integrativo alla gestione separata INPS. La parte rimanente del contributo deve essere versata in trentasei rate mensili. Il Ministero del lavoro, di concerto con il Ministero dell’economia, approva gli accordi stipulati con riferimento alla possibilità di integrare la posizione contributiva del lavoratore interessato presso la gestione separata INPS nella misura massima occorrente per il raggiungimento del livello contributivo previsto nel FPLD (comma 1206);

§         che gli atti di conciliazione producono gli effetti degli artt. 410 e 411 c.c. con riferimento ai diritti di natura retributiva, contributiva e risarcitoria relativi al periodo pregresso e che il regolare versamento del contributo straordinario integrativo determina l’estinzione dei reati previsti dalle leggi speciali in materia di versamenti di contributi o premi e di imposte sui redditi, nonché di obbligazioni per sanzioni amministrative e per ogni altro onere accessorio connesso alla denuncia e il versamento di contributi e premi. Per effetto degli atti di conciliazione è precluso ogni accertamento di natura fiscale e contributiva per i pregressi periodi di lavoro prestato come co.co.co. dai lavoratori interessati dalla trasformazione del rapporto (comma 1207);

§         che possono avvalersi della procedura di trasformazione dei rapporti di lavoro anche i datori di lavoro che siano stati destinatari di provvedimenti amministrativi o giurisdizionali non definitivi concernenti la qualificazione del rapporto di lavoro. Comunque per accedere alla procedura di trasformazione dei rapporti di lavoro il datore di lavoro deve stabilizzare tutti i lavoratori per i quali sussistono le stesse condizioni dei lavoratori oggetto di accertamenti ispettivi. Gli effetti di tali provvedimenti sono comunque sospesi, dopo la presentazione dell’istanza, fino al completo assolvimento degli obblighi contributivi e procedurali di cui ai commi 1205 e 1206 (comma 1208);

§         che è autorizzata la spesa di 300 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 ai fini dell’attuazione delle disposizioni in esame (comma 1209)[49];

§         che i rapporti di lavoro subordinato instaurati a seguito della trasformazione del rapporto di lavoro dei co.co.co. debbano avere una durata non inferiore a 24 mesi (comma 1210).

 

Il comma 3 dispone il trasferimento delle funzioni del Comitato per l'emersione del lavoro non regolare, di cui all'articolo 78 della L. 23 dicembre 1998, n. 448 (provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 1999), con le relative risorse finanziarie, alla Cabina di regia nazionale di coordinamento di cui all'articolo 1, comma 1156, lettera a), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007). Più specificamente, si prevede che il citato Comitato continuerà a svolgere la sua attività fino al 31 gennaio 2008; dopo tale termine le funzioni e le attività del medesimo Comitato saranno appunto trasferite alla richiamata Cabina di regia.

 

L’articolo 78, commi 1-3, della richiamata L. 448 del 1998 ha istituito, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, un Comitato per l'emersione del lavoro non regolare con funzioni di analisi e di coordinamento delle iniziative.

Inoltre, si prevede che le amministrazioni pubbliche appartenenti al Sistema statistico nazionale (SISTAN), ivi comprese le CCIAA, sono tenute a fornire al Comitato, nel rispetto degli obblighi di riservatezza, le informazioni statistiche richieste in loro possesso.

Il Comitato è composto da 10 membri nominati con D.P.C.M., designati, rispettivamente, dal Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica(attualmente Ministro dell’economia e delle finanze), due dal Ministro del lavoro e della previdenza sociale, dal Ministro delle finanze (attualmente Ministro dell’economia e delle finanze), dal Ministro per le politiche agricole (attualmente Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali), dal presidente dell'INPS, dal presidente dell’INAIL, dal presidente dell'Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura (Unioncamere) e dalla Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del D.Lgs. 28 agosto 1997, n. 281. Il componente designato dal Presidente del Consiglio dei ministri svolge le funzioni di presidente. Per assicurarne il funzionamento, presso il Comitato può essere comandato o distaccato, nel numero massimo di 20 unità, personale tecnico ed amministrativo della pubblica amministrazione e degli enti pubblici economici. Il personale di cui al presente comma mantiene il trattamento economico fondamentale e accessorio delle amministrazioni ed enti di appartenenza.

 

I commi 1156 e 1159 della richiamata L. 296 del 2006 prevedono, a carico del Fondo per l’occupazione di cui al D.L. 23 maggio 1993, n. 148, convertito dalla L. 19 luglio 1993, n. 236, una serie di interventi a tutela dell’occupazione nei limiti degli importi rispettivamente indicati (comma 1156), che tuttavia verranno stabiliti in via definitiva con decreto del Ministro del lavoro di concerto con il Ministro dell’economia che provvederà anche all’assegnazione delle risorse finanziarie ai medesimi interventi (comma 1159). In particolare, la lettera a) del richiamato comma 1156 ha disposto, a carico del Fondo per l’occupazione, nei limiti di 10 milioni di euro annui per ciascuno degli anni 2007 e 2008, l’adozione – entro 3 mesi dall’entrata in vigore della legge finanziaria per il 2007 - di un programma speciale di interventi in materia di occupazione, la costituzione di una cabina nazionale di regia al fine di concorrere allo sviluppo dei piani territoriali di emersione e alla valorizzazione dei CLES, nonché l’istituzione – entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge finanziaria per il 2007- di un apposito Fondo per l’emersione del lavoro irregolare destinato al finanziamento (d’intesa con le regioni e gli enti locali) di servizi di supporto allo sviluppo delle imprese che attivano i processi di emersione di cui ai commi 1192-1201.

Con il D.M. 11 ottobre 2007, infine, è stata appunto istituita la Cabina di regia nazionale di coordinamento, con il compito di concorrere allo sviluppo, alla promozione, implementazione e monitoraggio delle politiche di contrasto al lavoro sommerso ed irregolare. La Cabina di regia ha sede presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale e svolge, ai sensi del richiamato articolo 1, comma 1156, lettera a) della legge finanziaria per il 2007, funzioni volte allo sviluppo dei piani territoriali di emersione e di promozione di occupazione regolare, alla valorizzazione dei comitati per il lavoro e l'emersione del sommerso (CLES), all'individuazione delle azioni e degli interventi da finanziare attraverso il Fondo per l'emersione del lavoro irregolare ed alla realizzazione di campagne nazionali di informazione per la prevenzione del lavoro sommerso ed irregolare.

 

Infine, il comma 4 prevede, fino alla completa attuazione della normativa in materia di socio lavoratore di società cooperative, di cui alla L. 3 aprile 2001, n. 142, in presenza di una pluralità di contratti collettivi della medesima categoria, l’obbligo, per le società cooperative che svolgono attività ricomprese nell'ambito di applicazione degli stessi contratti di categoria, di applicare ai propri soci lavoratori, ai sensi dell'articolo 3, comma 1, della richiamata L. 142 del 2001, i trattamenti economici complessivi non inferiori a quelli dettati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale nella categoria.

 

Si ricorda che la citata L. 142/2001 reca la disciplina della posizione del socio lavoratore di cooperativa, precisando che tale disciplina si applica alle cooperative nelle quali il rapporto mutualistico abbia ad oggetto la prestazione di attività lavorative da parte del socio, sulla base di previsioni di regolamento che definiscono l'organizzazione del lavoro dei soci.

Il richiamato articolo 3, comma 1, della medesima legge dispone che, fermo restando quanto previsto dall'articolo 36 della L. 20 maggio 1970, n. 300 (cd. Statuto dei lavoratori), concernente gli obblighi dei titolari di benefici accordati dallo Stato e degli appaltatori di opere pubbliche, le società cooperative sono tenute a corrispondere al socio lavoratore un trattamento economico complessivo proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato e comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine, ovvero, per i rapporti di lavoro diversi da quello subordinato, in assenza di contratti o accordi collettivi specifici, ai compensi medi in uso per prestazioni analoghe rese in forma di lavoro autonomo[50].

 

 


Articolo 7-bis
(Reversibilità degli assegni vitalizi in favore dei familiari degli ex deportati)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 7-bis

 

Reversibilità degli assegni vitalizi in favore dei familiari degli ex deportati

 

1. L'articolo 1 della legge 29 gennaio 1994, n. 94, è sostituito dal seguente:

 

«Art. 1. - 1. L'assegno vitalizio di cui all'articolo 1 della legge 18 novembre 1980, n. 791, è reversibile ai familiari superstiti, ai sensi delle disposizioni vigenti in materia, nel caso in cui abbiano raggiunto il limite d'età pensionabile o siano stati riconosciuti invalidi a proficuo lavoro. L'assegno di reversibilità compete anche ai familiari di quanti sono stati deportati nelle circostanze di cui all'articolo 1 della legge 18 novembre 1980, n. 791, e non fruivano del beneficio in quanto non avevano prodotto domanda per ottenere il previsto assegno vitalizio».

 

2. All'onere derivante dal comma 1, pari a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.

 

 

 

 

L’articolo 7-bis, aggiunto nel corso dell’esame del provvedimento presso le Commissioni riunite I e V, interviene sulla disciplina a tutela degli ex deportati nei campi di sterminio nazista K.Z., di cui alla L. 29 gennaio 1994, n. 94[51].

 

In particolare, il comma 1 dell’articolo in esame provvede a sostituire l’articolo 1 della richiamata L. 94 del 1994, concernente la reversibilità ai familiari superstiti dell’assegno vitalizio erogato ai suddetti ex deportati ai sensi dell’articolo 1 della L. 18 novembre 1980, n. 791[52].

 

L’articolo 1 della L. 94 del 1994 ha disposto la reversibilità del richiamato assegno vitalizio ai familiari superstiti, ai sensi delle disposizioni vigenti in materia, nel caso in cui abbiano raggiunto il limite di età pensionabile o siano stati riconosciuti invalidi a proficuo lavoro.

L'assegno di reversibilità compete anche ai familiari di quanti sono stati deportati nelle circostanze di cui all'articolo 1 della L. 791 del 1980 e non abbiano potuto fruire del beneficio perché deceduti in deportazione o successivamente, anche dopo il rientro in patria e prima della data di entrata in vigore della stessa L. 791/1980.

 

Il richiamato articolo 1 della L. 791/1980 ha stabilito che hanno diritto a tale assegno quei cittadini italiani che, per le ragioni di cui all’articolo 1 del D.P.R. 2043 del 1963 (ragioni di razza, fede o ideologia), siano stati deportati nei campi di sterminio nazisti K.Z. (Konzentrazion-Zone), ed abbiano compiuto gli anni 50, se donne, o gli anni 55, se uomini: tale assegno vitalizio è pari al minimo della pensione contributiva della previdenza sociale. La concessione di tale vitalizio è stata estesa anche ai cittadini italiani ristretti, per le medesime ragioni di cui al primo comma, nella Risiera di S. Sabba di Trieste.

 

Rispetto al testo vigente, novellando il secondo periodo dell’articolo 1 della L. 94 del 1994, la disposizione in esame sembrerebbe ampliare la platea dei potenziali beneficiari dell’assegno di reversibilità per la fattispecie in cui i deportati in questione, al momento del loro decesso, non fruivano del medesimo assegno. Difatti, per tale fattispecie, si prevede il diritto alla fruizione dell’assegno di reversibilità a favore dei familiari superstiti dei deportati in tutti i casi in cui i medesimi deportati non usufruivano del beneficio in quanto non avevano prodotto domanda per ottenere l’assegno vitalizio.

 

Il successivo comma 2 prevede che all’onere derivante dalla disposizione in esame, pari a 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, si provveda mediante una corrispondente riduzione del fondo speciale di parte corrente, a tal fine utilizzando l’accantonamento del Ministero dell’economia.

 

Si ricorda che disposizioni concernenti l’assegno vitalizio agli ex deportati nei campi KZ sono contenute anche nel successivo articolo 50, commi 3 e 4, alla cui scheda si rimanda.

 

 


Articolo 8
(Piani di rientro, tariffe di prestazioni sanitarie e percorsi diagnostico terapeutici)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione IV

Salute

Sezione IV

Salute

Art. 8

Art. 8

Tariffe di prestazioni sanitarie e percorsi diagnostico terapeutici

Piani di rientro, tariffe di prestazioni sanitarie e percorsi diagnostico-terapeutici

1. Ai fini del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica e di programmazione sanitaria connessi alla stipula degli accordi con le strutture erogatrici di prestazioni sanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale, all'art. 8-quinquies, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:

1. Ai fini del rispetto degli obiettivi di finanza pubblica e di programmazione sanitaria connessi anche all'attuazione dei piani di rientro dei disavanzi sanitari e alla stipula degli accordi con le strutture erogatrici di prestazioni sanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale sono disposti i seguenti interventi:

 

a) con riferimento all'anno 2007, nelle regioni per le quali si è verificato il mancato raggiungimento degli obiettivi programmati di risanamento e riequilibrio economico-finanziario contenuti nello specifico piano di rientro dai disavanzi sanitari, di cui all'Accordo sottoscritto, ai sensi dell'articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, e successive modificazioni, non si applicano gli effetti previsti dall'articolo 1, comma 796, lettera b), sesto periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, limitatamente all'importo corrispondente a quello per il quale la regione ha adottato, entro il 31 dicembre 2007, misure di copertura idonee e congrue a conseguire l'equilibrio economico nel settore sanitario per il medesimo anno, fermo restando quanto previsto dall'articolo 4 del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222;

 

b) all'articolo 8-quinquies, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502, e successive modificazioni, dopo la lettera e) è aggiunta la seguente:

«e-bis) la modalità con cui viene comunque garantito il rispetto del limite di remunerazione delle strutture, correlato ai volumi di prestazioni, concordato ai sensi della lettera d), prevedendo che in caso di incremento a seguito di modificazioni, comunque intervenute nel corso dell'anno, dei valori unitari dei tariffari regionali per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera, delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, nonché delle altre prestazioni comunque remunerate a tariffa, il volume massimo di prestazioni remunerate, di cui alla lettera b), si intende rideterminato nella misura necessaria al mantenimento dei limiti indicati alla lettera d), fatta salva la possibile stipula di accordi integrativi, nel rispetto dell'equilibrio economico finanziario programmato».

«e-bis) la modalità con cui viene comunque garantito il rispetto del limite di remunerazione delle strutture, correlato ai volumi di prestazioni, concordato ai sensi della lettera d), prevedendo che in caso di incremento a seguito di modificazioni, comunque intervenute nel corso dell'anno, dei valori unitari dei tariffari regionali per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera, delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, nonché delle altre prestazioni comunque remunerate a tariffa, il volume massimo di prestazioni remunerate, di cui alla lettera b), si intende rideterminato nella misura necessaria al mantenimento dei limiti indicati alla lettera d), fatta salva la possibile stipula di accordi integrativi, nel rispetto dell'equilibrio economico-finanziario programmato».

2. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, gli accordi con le strutture erogatrici di prestazioni sanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale, eventualmente già sottoscritti per l'anno 2008, e seguenti, sono adeguati alla previsione normativa di cui al comma 1.

2. Identico

3. All'articolo 1, comma 170, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, l'ultimo periodo è sostituito dal seguente: «Con cadenza triennale a far data dall'emanazione del decreto di ricognizione ed eventuale aggiornamento delle tariffe massime di cui al precedente periodo, e comunque, in sede di prima applicazione, non oltre il 31 dicembre 2008, si procede all'aggiornamento delle tariffe massime, anche attraverso la valutazione comparativa dei tariffari regionali, sentite le società scientifiche e le associazioni di categoria interessate».

3. All'articolo 1, comma 170, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, l'ultimo periodo è sostituito dai seguenti: «Con cadenza triennale a far data dall'emanazione del decreto di ricognizione ed eventuale aggiornamento delle tariffe massime di cui al precedente periodo, e comunque, in sede di prima applicazione, non oltre il 31 dicembre 2008, si procede all'aggiornamento delle tariffe massime, anche attraverso la valutazione comparativa dei tariffari regionali, sentite le società scientifiche e le associazioni di categoria interessate. Con la medesima cadenza di cui al quarto periodo, le tariffe massime per le prestazioni di assistenza termale sono definite dall'accordo di cui all'articolo 4, comma 4, della legge 24 ottobre 2000, n. 323. Per la revisione delle tariffe massime per le predette prestazioni di assistenza termale è autorizzata la spesa di 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. Al relativo onere, pari a 3 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell'ambito del fondo speciale di parte corrente dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al Ministero della salute».

 

 

 

 

L’articolo 8, modificato durante l’esame in sede referente, reca disposizioni finalizzate all’integrazione della normativa vigente in materia di piani di rientro, di tariffe delle prestazioni sanitarie e percorsi diagnostico terapeutici.

In particolare, il comma 1 reca disposizioni finalizzate ad assicurare il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica e di programmazione sanitaria, connessi all’attuazione dei piani di rientro dai disavanzi sanitari (lettera a)) e alla stipula degli accordi con le strutture che erogano prestazioni sanitarie per conto del serio sanitario nazionale (lettera b)).

Per quanto concerne le disposizione relative ai disavanzi sanitari (non contemplate nel testo originario del decreto-legge), si stabilisce, con riferimento all’anno 2007, che le regioni, per le quali non sono stati raggiunti gli obiettivi di risanamento e riequilibrio economico finanziario individuati dai Piani di rientro, adottati in base all’Accordo sottoscritto ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311[53], non sono tenute ad incrementare, oltre i livelli massimi previsti dalla legislazione vigente, l'addizionale all'imposta sul reddito delle persone fisiche e l'aliquota dell'imposta regionale sulle attività produttive[54], limitatamente all’importo per il quale le regioni interessate hanno adottato, entro il 31 dicembre 2007, misure di copertura idonee a realizzare l’equilibrio nel settore sanitario per il medesimo anno.

Resta ferma comunque l’applicazione dell’articolo 4 del decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159[55] (lettera a)).

 

L’articolo 4 del decreto-legge n. 159 del 2007 prevede la nomina di commissari ad acta per le regioni che non rispettano gli adempimenti previsti dai Piani di rientro dai deficit sanitari, al fine di assicurare il risanamento, il riequilibrio economico-finanziario e la riorganizzazione del sistema sanitario regionale, anche sotto il profilo amministrativo e contabile.

In particolare, il comma 1 attribuisce al Presidente del Consiglio dei ministri il potere di diffidare la regione ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti normativi, amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano di rientro dai deficit sanitari.

 Il comma 2 prevede la nomina di un commissario ad acta, per l’intero periodo di vigenza del singolo Piano di rientro, da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, nell’ipotesi che la regione non adempia alla diffida di cui al comma 1, ovvero nel caso in cui gli atti e le azioni posti in essere, valutati dal Tavolo di verifica degli adempimenti e dal Comitato permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza, risultino inidonei o insufficienti al raggiungimento degli obiettivi programmati. Gli eventuali oneri derivanti dalla nomina del commissario ad acta sono a carico della regione interessata.

La norma introduce, altresì, la facoltà del commissario ad acta di proporre la sostituzione dei direttori generali delle ASL ovvero delle aziende ospedaliere.

È stata sancita, altresì, l’incompatibilità tra l’incarico di commissario ad acta e l’affidamento o la prosecuzione di qualsiasi altro incarico istituzionale presso la regione commissariata.

Da ultimo, il comma 2-bis prevede che i crediti interessati dalle procedure di accertamento e riconciliazione del debito pregresso al 31 dicembre 2005, attivate dalle regioni nell'ambito dei piani di rientro dai deficit sanitari, per i quali sia stata inoltrata ai creditori richiesta di informazioni da rendere entro un termine definito, si prescrivono in cinque anni dalla data in cui sono maturati e comunque non prima di 180 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge in questione, qualora, alla scadenza del termine fissato, non sia pervenuta la comunicazione richiesta.

A decorrere dal termine per la predetta comunicazione, i crediti in questione non producono interessi.

 

Per quanto concerne gli accordi con le strutture erogatrici di prestazioni sanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale, è aggiunta la lettera e-bis) al comma 2 dell’articolo 8-quinquies del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria, a norma dell'articolo 1 della legge 23 ottobre 1992, n. 421).

 

Il citato articolo 8-quinquies del decreto legislativo n. 502 del 1992 demanda alle regioni la definizione dell'ambito di applicazione degli accordi contrattuali[56] finalizzati all'esercizio di attività sanitarie a carico del Servizio sanitario nazionale nonché l’individuazione dei soggetti interessati, con particolare riguardo:

§         all’individuazione delle responsabilità riservate alla regione e di quelle attribuite alle ASL nella definizione degli accordi e nella verifica del loro rispetto;

§         agli indirizzi per la formulazione dei programmi di attività delle strutture interessate, secondo le linee della programmazione regionale e le priorità indicate dal Piano sanitario nazionale;

§         alla determinazione del piano delle attività relative alle alte specialità e alla rete dei servizi di emergenza;

§         ai criteri per la remunerazione delle strutture ove queste abbiano erogato volumi di prestazioni eccedenti il programma preventivo concordato (comma 1).

A tal fine, il comma 2 prescrive che la regione e le ASL, anche attraverso valutazioni comparative della qualità e dei costi, definiscono accordi con le strutture pubbliche ed equiparate, e stipulano contratti con quelle private e con i professionisti accreditati, anche mediante intese con le loro organizzazioni rappresentative a livello regionale. Tali accordi e contratti indicano:

§         gli obiettivi di salute e i programmi di integrazione dei servizi (lettera a);

§         il volume massimo di prestazioni che le strutture presenti nell'ambito territoriale della medesima unità sanitaria locale, si impegnano ad assicurare, distinto per tipologia e per modalità di assistenza (lettera b);

§         i requisiti dei servizi, con particolare riferimento ad accessibilità, appropriatezza clinica e organizzativa, tempi di attesa e continuità assistenziale (lettera c);

§         il corrispettivo preventivato, globalmente risultante dalla applicazione dei valori tariffari e della remunerazione extra-tariffaria delle funzioni incluse nell'accordo, da verificare a consuntivo sulla base dei risultati raggiunti e delle attività effettivamente svolte (lettera d);

§         il debito informativo delle strutture erogatrici per il monitoraggio degli accordi pattuiti e le procedure per il controllo esterno della appropriatezza e della qualità della assistenza e delle prestazioni rese (lettera e).

 

La norma introdotta dal decreto-legge in esame prevede che gli accordi contrattuali con le strutture erogatrici di prestazioni sanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale indichino, oltre a quanto già previsto dalla legislazione vigente, anche la modalità con cui viene comunque garantito il rispetto del limite di remunerazione delle strutture, correlato ai volumi di prestazioni concordato ai sensi della lettera d) del medesimo comma 2.

In particolare, i contratti devono prevedere che in caso di incremento a seguito di modificazioni, intervenute nel corso dell'anno, dei valori unitari dei tariffari regionali per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospedaliera, delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale, nonché delle altre prestazioni remunerate a tariffa, il volume massimo di prestazioni remunerate[57], si intende rideterminato nella misura necessaria al mantenimento dei citati limiti di remunerazione.

In altri termini, come sottolineato nella relazione illustrativa, in caso di modificazioni in corso d’anno degli importi tariffari, se non intervengono accordi integrativi, il limite di remunerazione massimo nei confronti delle strutture accreditate rimane invariato con corrispondente variazione dei volumi delle prestazioni.

Si fa in ogni caso salva la possibile stipula di accordi integrativi, nel rispetto dell'equilibrio economico finanziario programmato (lettera b)).

 

Il comma 2 reca una norma di coordinamento, statuendo che, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge in esame, gli accordi con le strutture erogatrici di prestazioni sanitarie per conto del Servizio sanitario nazionale, eventualmente già sottoscritti per l'anno 2008 e per le annualità successive, sono adeguati alla previsione normativa di cui al comma 1.

 

Secondo la relazione illustrativa le disposizioni contenute nei commi 1 e 2 non comportano oneri a carico del bilancio dello Stato, ma anzi producono economie, in quanto riducono la possibilità di contenzioso legata a modificazioni tariffarie non previste.

 

Il comma 3 sostituisce l’ultimo periodo del comma 170 dell’articolo 1 della legge 30 dicembre 2004, n. 311 (legge finanziaria per il 2005).

 

Il citato comma 170 reca disposizioni in materia di determinazione delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni assistenza sanitaria.

La norma prevede che la determinazione delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni e delle funzioni assistenziali, assunte come riferimento per la valutazione della congruità delle risorse a disposizione del Servizio sanitario nazionale, è effettuata con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-regioni (primo periodo).

Gli importi tariffari, fissati dalle singole regioni, superiori alle tariffe massime restano a carico dei bilanci regionali (secondo periodo).

La disposizione rimette inoltre ad un decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita la Conferenza Stato-regioni, la ricognizione e l'aggiornamento delle tariffe massime, coerentemente con le risorse programmate per il Servizio sanitario nazionale (terzo periodo).

Il testo previgente del quarto periodo del comma 170, già modificato dalla lettera o) del comma 796 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria per il 2007)[58], prevedeva che, con la stesse modalità e i medesimi criteri si procedesse all'aggiornamento biennale delle tariffe massime entro il 31 dicembre di ogni secondo anno, sentite le società scientifiche e le associazioni di categoria interessate.

In attuazione di tali previsioni, è stato adottato il D.M. 12 settembre 2006, recante Ricognizione e primo aggiornamento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni sanitarie (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 13 dicembre 2006, n. 289, S.O).

 

A seguito della riformulazione operata dal comma 3 dell’articolo in commento, si prevede che l'aggiornamento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni assistenziali è effettuato con cadenza triennale (anziché biennale) a far data dall'emanazione del decreto del Ministro della salute di ricognizione ed aggiornamento delle tariffe massime, e comunque, in sede di prima applicazione, non oltre il 31 dicembre 2008 , anche attraverso la valutazione comparativa dei tariffari regionali. Resta ferma l’acquisizione del parere delle società scientifiche e delle associazioni di categoria interessate, già prevista nella previgente formulazione.

Nel corso dell’esame in sede referente sono state aggiunte alcune ulteriori disposizioni al comma in esame, con riferimento alle modalità per la determinazione delle tariffe massime per le prestazioni di assistenza termale.

La definizione delle tariffe massime per le prestazioni di assistenza termale deve essere effettuata, con cadenza triennale, dall’accordo previsto dall’articolo 4, comma 4, della legge 24 ottobre 2000, n. 323.

 

L’articolo 4, comma 4, della legge n. 323 del 2000 (Riordino del settore termale) stabilisce che l'unitarietà del sistema termale nazionale, necessaria in rapporto alla specificità e alla particolarità del settore e delle relative prestazioni, è assicurata da appositi accordi stipulati, con la partecipazione del Ministero della salute, tra le regioni e le province autonome e le organizzazioni nazionali maggiormente rappresentative delle aziende termali; tali accordi divengono efficaci con il recepimento da parte della Conferenza Stato - Regioni.

Si ricorda che, da ultimo, l’intesa del 31 ottobre 2006, n. 2663 ha reso efficace l'accordo tra le regioni, le province autonome e la Federterme per l'erogazione delle prestazioni termali per l'anno 2005.

 

Al fine di rivedere le tariffe massime per le predette prestazioni di assistenza termale, è autorizzata, una spesa di tre milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2008-2010. Al relativo onere, si provvede con una riduzione dello stanziamento del Fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell’ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da ripartire”, nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero della salute.

 

 


Articolo 8-bis
(Disposizioni inerenti alla conservazione di cellule staminali
del cordone ombelicale)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 8-bis

 

Disposizioni inerenti alla conservazione di cellule staminali del cordone ombelicale

 

1. È prorogato al 30 giugno 2008 il termine di cui all'articolo 10, comma 3, della legge 21 ottobre 2005, n. 219, per la predisposizione, con decreto del Ministro della salute, di una rete nazionale di banche per la conservazione di cordoni ombelicali. A tal fine, e per incrementare la disponibilità di cellule staminali del cordone ombelicale ai fini di trapianto, sono autorizzati la raccolta autologa, la conservazione e lo stoccaggio del cordone ombelicale da parte di strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano, sentiti il Centro nazionale trapianti e il Centro nazionale sangue. La raccolta avviene senza oneri per il Servizio sanitario nazionale e previo consenso alla donazione per uso allogenico in caso di necessità per paziente compatibile. In relazione alle attività di cui al presente articolo, il Ministro della salute, con il decreto di cui al primo periodo, regolamenta le funzioni di coordinamento e controllo svolte dal Centro nazionale trapianti e dal Centro nazionale sangue per le rispettive competenze.

 

 

 

 

L’articolo 8-bis, introdotto durante l’esame in sede referente, proroga le disposizioni inerenti alla conservazione di cellule staminali del cordone ombelicale previste dall’articolo 10, comma 3, della legge 21 ottobre 2005, n. 219 (Nuova disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati).

In particolare, viene prorogato al 30 giugno 2008 il termine, scaduto l’11 agosto 2006, per l’emanazione del decreto ministeriale finalizzato alla predisposizione di una rete nazionale di banche per la conservazione di cordoni ombelicali.

 

L’articolo 10, comma 3, della legge n. 219 del 2005 prevede che, entro nove mesi dalla data di entrata in vigore della legge (ossia entro l’11 agosto 2006), il Ministro della salute, con proprio decreto, predispone un progetto per l'istituzione di una rete nazionale di banche per la conservazione di cordoni ombelicali ai fini di trapianto nonché programmi annuali di sviluppo delle relative attività, individuando le strutture trasfusionali pubbliche e private idonee sulla base di specifici accreditamenti.

 

Al fine di predisporre una rete nazionale di banche per la conservazione di cordoni ombelicali e di incrementare la disponibilità di cellule staminali del cordone ombelicale per trapianto, si consente, altresì, la raccolta autologa, la conservazione e lo stoccaggio di cordone ombelicale da parte di strutture pubbliche e private autorizzate dalle regioni o dalle province autonome, sentiti il Centro nazionale trapianti[59] e il Centro nazionale sangue[60].

La suddetta raccolta deve svolgersi senza oneri per il Servizio sanitario nazionale e previo consenso alla donazione per uso allogenico[61], in caso di necessità, per paziente compatibile.

Da ultimo, la norma stabilisce che con il medesimo decreto ministeriale, di cui all’articolo 10, comma 3, della citata legge n. 219 del 2005, il Ministro della salute regolamenti le funzioni di coordinamento e controllo svolte dai citati Centro nazionali trapianti e Centro nazionale sangue, per le rispettive competenze.

 

L’articolo 10 della citata legge n. 219 del 2005 definisce, tra l’altro, le competenze del Ministero della salute in materia di attività trasfusionali, attribuendo, in particolare, al medesimo Ministero le funzioni di indirizzo e programmazione. Per le funzioni di coordinamento e controllo il Ministero della salute si avvale del Centro nazionale sangue (comma 1).

Il Ministero della salute svolge le seguenti funzioni:

§         programmazione delle attività trasfusionali a livello nazionale;

§         attività normativa, anche in adeguamento agli indirizzi ed alle direttive comunitarie;

§         controllo della produzione nazionale di emoderivati, avvalendosi anche del Centro nazionale sangue;

§         controllo sul commercio e sull'informazione riguardanti gli emoderivati;

§         autorizzazione all'import-export del sangue e dei suoi prodotti;

§         registrazione di farmaci emoderivati e prodotti diagnostici;

§         promozione della ricerca e sperimentazione in campo trasfusionale, con riferimento in particolare alla riduzione del volume ematico da trasfondere, anche avvalendosi del Centro nazionale sangue;

§         definizione dei livelli essenziali di assistenza sanitaria uniformi e dei relativi criteri di finanziamento per le attività del servizio trasfusionale nazionale;

§         individuazione, in accordo con le associazioni di volontariato del sangue, di un programma nazionale di iniziative per la razionalizzazione ed il rafforzamento delle attività trasfusionali (comma 2).

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge n. 219 del 2005 e successivamente ogni tre anni, il Ministro della salute, sentiti il Centro nazionale sangue e la Consulta tecnica permanente per il sistema trasfusionale[62], emana, nell'ambito del Piano sanitario nazionale, un atto di programmazione specifico per il settore trasfusionale denominato «Piano sangue e plasma nazionale» (comma 4).

 

 


Articolo 9
(Proroghe e disposizioni in materia di farmaci)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 9

Art. 9

Proroghe e disposizioni in materia di farmaci

Proroghe e disposizioni in materia di farmaci

1. Gli effetti della facoltà esercitata dalle aziende farmaceutiche in ordine alla sospensione della riduzione del 5 per cento dei prezzi, ai sensi dell'articolo 1, comma 796, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono prorogati fino al 31 dicembre 2008, fermo restando il rispetto dei risparmi programmati e, conseguentemente, dei budget assegnati alle predette aziende, in coerenza con i vincoli discendenti dai tetti di spesa stabiliti dalla vigente normativa in materia farmaceutica. Relativamente al periodo marzo-dicembre 2008, le date di scadenza delle rate per i versamenti finanziari da parte delle singole aziende alle regioni, secondo la procedura prevista dalla predetta lettera g), sono fissate al 20 marzo 2008, 20 giugno 2008 e 20 settembre 2008; le date di scadenza per l'invio degli atti che attestano il versamento alle singole regioni sono fissate al 22 marzo 2008, 22 giugno 2008 e 22 settembre 2008.

1. Identico

2. Al fine di consentire alle competenti autorità dell'Amministrazione centrale di continuare a disporre di necessari elementi di conoscenza sulle dinamiche del mercato farmaceutico, le aziende farmaceutiche titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio di medicinali non soggetti a prescrizione medica, disciplinati dall'articolo 96 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, sono tenute a comunicare al Ministero della salute e all'Agenzia italiana del farmaco il prezzo massimo ex factory con il quale ciascun medicinale è offerto in vendita. La comunicazione deve essere rinnovata ad ogni variazione del prezzo massimo ex factory. In caso di inadempimento o di comunicazione non veritiera si applica la sanzione amministrativa da euro 1000 a euro 6000 per ciascun medicinale di cui sono stati omessi o alterati i dati.

1. Identico

 

 

 

 

L’articolo 9, non modificato nel corso dell’esame in sede referente, proroga gli effetti di alcune disposizioni previste dalla legge finanziaria per il 2007 in materia di riduzione del prezzo dei farmaci e introduce una specifica disciplina per assicurare un’adeguata conoscenza delle dinamiche del mercato farmaceutico da parte delle competenti autorità amministrative.

Il comma 1 proroga al 31 dicembre 2008 il meccanismo del pay-back di cui all’articolo 1, comma 796, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007), che attribuisce alle aziende farmaceutiche la facoltà di chiedere la sospensione della riduzione del 5 per cento dei prezzi al pubblico dei medicinali comunque dispensati o impiegati dal Servizio sanitario nazionale.

Tale intervento, come chiarito dalla relazione illustrativa, si rende necessario in relazione alle disposizioni dettate dall’articolo 5 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, che ha confermato per tutto il 2008 i prezzi risultanti dalle misure di contenimento della spesa farmaceutica adottate dall’AIFA nel 2006 e confermate dalla stessa legge finanziaria per il 2007.

 

La citata lettera g) del comma 796 della legge n. 296 del 2006 prevede che, per il periodo 1º marzo 2007-29 febbraio 2008, le aziende farmaceutiche, entro il termine del 30 gennaio 2007, possono chiedere all’AIFA la sospensione, nei confronti di tutti i propri farmaci, dell’ulteriore riduzione del 5 per cento dei prezzi[63] stabilita dalla deliberazione del consiglio di amministrazione dell’AIFA n. 26 del 27 settembre 2006, limitatamente ad un importo di manovra pari a 807 milioni di euro (ripartito nel seguente modo: 583,7 milioni a carico delle aziende farmaceutiche, 178,7 a carico dei farmacisti e 44,6 milioni a carico dei grossisti).

La richiesta dell’azienda deve essere corredata dalla dichiarazione di impegno al versamento, a favore delle regioni interessate, degli importi indicati nelle tabelle di equivalenza degli effetti economico-finanziari per il Servizio sanitario nazionale elaborate dall’AIFA, per un importo complessivo pari all’ammontare, a livello nazionale, della riduzione del 5 cento dei prezzi dei propri farmaci.

L’AIFA approva, entro il 10 febbraio 2007, la richiesta delle aziende farmaceutiche e dispone, con decorrenza 1º marzo 2007, il ripristino dei prezzi dei relativi farmaci in vigore al 30 settembre 2006. Tale ripristino è subordinato al versamento, da parte dell’azienda farmaceutica, degli importi dovuti alle singole regioni, in tre rate di pari importo con le seguenti scadenze:

§         20 febbraio 2007;

§         20 giugno 2007;

§         20 settembre 2007.

Gli atti che comprovano il versamento devono essere trasmessi dalle aziende interessate all’AIFA, al Ministero dell’economia e delle finanze e al Ministero della salute rispettivamente entro il 22 febbraio 2007, 22 giugno 2007 e 22 settembre 2007.

La mancata o tardiva corresponsione di una rata comporta, per l’azienda inadempiente, l’automatico ripristino, dal primo giorno del mese successivo, del prezzo dei farmaci in vigore al 1° ottobre 2006 (data di entrata in vigore della determinazione dell’AIFA del 27 ottobre 2006 che stabilisce la riduzione dei prezzi al pubblico dei medicinali impiegati o dispensati dal SSN).

Con provvedimento dell’AIFA del 29 gennaio 2007 (pubblicato, per comunicato, nella Gazzetta Ufficiale 10 febbraio 2007, n. 34) sono state approvate le tabelle di equivalenza degli effetti economico-finanziari di cui alle predette disposizioni (definite, rispettivamente, per le regioni e per le aziende farmaceutiche).

In attuazione della disciplina di cui al citato comma 796, lettera g), sono state adottate le determinazioni dell’AIFA del 28 febbraio e del 28 settembre 2007, che individuano i medicinali classificati nella fascia A) di cui all'articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (farmaci essenziali e farmaci per malattie croniche, a carico del Servizio sanitario nazionale), oggetto della manovra di pay-back, per i quali sono ripristinati prezzi in vigore il 30 settembre 2006.

 

L’articolo 5, comma 2, del citato decreto-legge n. 159 del 2007 ha previsto, a decorrere dal 2008, un nuovo sistema di regolazione della spesa dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale.

In base alla nuova disciplina, l'AIFA attribuisce, entro il 15 gennaio di ciascun anno, ad ogni azienda titolare di autorizzazioni all'immissione in commercio di farmaci un budget annuale, calcolato sulla base dei volumi e dei prezzi relativi agli ultimi dodici mesi per i quali siano disponibili i dati, distintamente per i medicinali equivalenti e per quelli ancora coperti da brevetto.

Dall'importo in questione sono detratti:

§         le somme restituite al Servizio sanitario nazionale (per il superamento dei limiti di spesa farmaceutica) ai sensi dell'articolo 1, comma 796, lettera g), della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007), nonché del successivo comma 3 del presente articolo che fissa le regole per il ripiano dello sforamento;

§         il valore della minore spesa prevedibilmente registrabile nel nuovo anno a séguito dell'eventuale decadenza di brevetti dell'azienda[64] (lettera a)).

La somma dei budget di ciascuna azienda, incrementata dal Fondo relativo alla spesa per i farmaci innovativi e dal Fondo di garanzia per esigenze allocative in corso d’anno, deve corrispondere all'onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l'assistenza farmaceutica territoriale (lettera b)).

In via di prima applicazione della nuova disciplina e nelle more della completa attivazione dei flussi informativi (relativi alla distribuzione diretta dei medicinali da parte delle farmacie ospedaliere oppure da parte delle farmacie convenzionate per conto delle aziende sanitarie locali), l'AIFA attribuisce, entro il 31 gennaio 2008, un budget provvisorio, sulla base dei criteri di cui alla precedente lettera a) e dei prezzi in vigore al 1° gennaio 2007 (come risultanti dall'applicazione delle misure di contenimento della spesa farmaceutica di cui all'articolo 1, comma 796, lettera f), della legge n. 296 del 2006). Il budget definitivo viene stabilito entro il 30 settembre 2008, in base ai dati derivanti dai suddetti flussi informativi; in mancanza degli stessi, ad ogni azienda è attribuito un valore di spesa per la distribuzione diretta proporzionale all'incidenza dei farmaci di PHT (prontuario della distribuzione diretta), di cui alla determinazione dell'AIFA del 29 ottobre 2004[65] .

 

La norma in esame lascia comunque invariata l’osservanza dei risparmi programmati e, conseguentemente, dei budget assegnati alle predette aziende farmaceutiche, in linea con i vincoli derivanti dai tetti di spesa vigenti in materia farmaceutica.

 

Con riferimento ai tetti di spesa in materia farmaceutica, il citato articolo 5 del decreto-legge n. 159 del 2007 prevede che, a decorrere dal 2008, l'onere a carico del Servizio sanitario nazionale per l'assistenza farmaceutica territoriale non può superare il 14 per cento del finanziamento complessivo ordinario del medesimo SSN. La spesa farmaceutica in oggetto comprende la distribuzione dei farmaci in via convenzionata, al lordo delle quote di partecipazione a carico degli assistiti (ticket regionali), nonché la distribuzione diretta dei medicinali collocati in classe “A” ai fini della rimborsabilità, inclusa la distribuzione “per conto” e la distribuzione in dimissione ospedaliera (comma 1).

Per quanto concerne la spesa farmaceutica ospedaliera, come rilevata dai modelli CE (Conto Economico) ed al netto della distribuzione diretta (che, come detto, rientra nei limiti della spesa farmaceutica territoriale), essa non deve superare il limite del 2,4 per cento del finanziamento complessivo ordinario del Servizio sanitario nazionale (comma 5).

 

Relativamente al periodo marzo-dicembre 2008, lo stesso comma 1 in esame stabilisce che le date di scadenza delle rate per i versamenti da parte delle singole aziende farmaceutiche alle regioni (secondo la procedura previste dalla citata lettera g)) sono fissate al 20 marzo 2008, 20 giugno 2008 e 20 settembre 2008. Le date di scadenza per l'invio degli atti che attestano il versamento alle singole regioni sono fissate altresì al 22 marzo 2008, 22 giugno 2008 e 22 settembre 2008.

 

Il comma 2 reca norme volte a consentire alle competenti autorità dell'Amministrazione centrale di continuare a disporre di adeguati elementi di conoscenza sulle dinamiche dei prezzi dei medicinali vendibili senza prescrizione medica.

La relazione illustrativa precisa che la disciplina transitoria (in vigore fino al 31 dicembre scorso) definita dalla legge finanziaria per il 2007 (articolo 1, comma 802), in materia di prezzi di vendita al pubblico di medicinali che non necessitano di prescrizione medica, ha consentito alle autorità amministrative competenti di conoscere sufficientemente, per l’anno 2007, le dinamiche del mercato dei predetti farmaci. Le disposizioni introdotte dal decreto-legge in esame sono quindi finalizzate a definire, per il futuro, un meccanismo, che pur garantendo la liberalizzazione dei prezzi prevista dalla legge finanziaria per il 2007 per questa tipologia di medicinali, permetta comunque al Ministero della salute e all’AIFA di conoscere l’andamento dei prezzi.

A tal fine, le aziende farmaceutiche titolari dell'autorizzazione all'immissione in commercio di medicinali non soggetti a prescrizione medica, disciplinati dall'articolo 96 del decreto legislativo 24 aprile 2006, n. 219, sono tenute a comunicare al Ministero della salute e all'AIFA il prezzo massimo ex factory con il quale ciascun medicinale è messo in vendita.

 

Ai sensi dell’articolo 96 del decreto legislativo n. 219 del 2006 (Attuazione della direttiva 2001/83/CE (e successive direttive di modifica) relativa ad un codice comunitario concernente i medicinali per uso umano, nonché della direttiva 2003/94/CE) i medicinali non soggetti a prescrizione sono quelli che non rispondono ai criteri di cui agli articoli da 88 a 94 del medesimo decreto legislativo, ossia, in sintesi, quelli che non rientrano nelle seguenti categorie: medicinali soggetti a prescrizione medica; medicinali soggetti a prescrizione medica da rinnovare volta per volta; medicinali soggetti a prescrizione medica speciale; medicinali soggetti a prescrizione medica limitativa (comma 1).

Tali medicinali, per la loro composizione e il loro obiettivo terapeutico, possono essere utilizzati senza l’intervento di un medico per la diagnosi, prescrizione e sorveglianza nel trattamento.

Il comma 2 del medesimo articolo stabilisce che, in relazione a tali medicinali, il farmacista può dare consigli al cliente, in farmacia. Gli stessi medicinali possono essere oggetto di pubblicità presso il pubblico se hanno i requisiti stabiliti dalle norme vigenti in materia, nel rispetto di determinati limiti e condizioni.

Se il medicinale è classificato nella classe c-bis di cui all'articolo 8, comma 10, della legge 24 dicembre 1993, n. 537 (farmaci non soggetti a ricetta medica con accesso alla pubblicità al pubblico (OTC)), in etichetta va riportata la dicitura «medicinale di automedicazione». Nei rimanenti casi (cosiddetti SOP) deve essere riportata la dicitura «medicinale non soggetto a prescrizione medica» (comma 3).

Infine, l'imballaggio esterno dei medicinali non soggetti a prescrizione medica, deve recare un bollino di riconoscimento che ne permette la chiara individuazione da parte del consumatore, secondo i criteri definiti con decreto del Ministro della salute 1° febbraio 2002 (comma 4).

Il decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni, dalla legge. 4 agosto 2006, n. 248, estende la possibilità di vendita dei medicinali non soggetti a prescrizione medica ad esercizi commerciali diversi dalle farmacie e consente a ciascun distributore al dettaglio di determinare liberamente lo sconto sul prezzo indicato sulla confezione dei medicinali non soggetti a prescrizione medica, purché lo sconto sia esposto in modo leggibile e chiaro al consumatore e sia praticato a tutti gli acquirenti.

 

Il comma 801 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per il 2007) dispone - fatta salva la norma transitoria di cui al comma 802 - che il prezzo al pubblico dei medicinali non soggetti a prescrizione medica sia stabilito da ciascuna farmacia o da altra struttura commerciale legittimata alla vendita. Il prezzo deve essere chiaramente reso noto al pubblico nel punto di vendita, mediante listini o altre equivalenti modalità. Conseguentemente, lo stesso comma 801 sopprime, per i suddetti medicinali, il principio di determinazione di un prezzo massimo di vendita al pubblico da parte dei titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio ed esclude, altresì, con riferimento ai medesimi medicinali, l'applicazione delle ulteriori seguenti disposizioni:

§         l'obbligo di indicazione, sull'imballaggio esterno o (in mancanza del medesimo) sul confezionamento primario del farmaco, del prezzo massimo di vendita al pubblico ;

§         l'obbligo di comunicare al Ministero della salute, al CIPE e alla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani le variazioni dei prezzi massimi summenzionati (comunicazione che deve essere effettuata almeno 15 giorni prima della decorrenza delle medesime variazioni) ;

§         la limitazione in base alla quale il prezzo massimo può essere modificato - se in aumento - soltanto nel mese di gennaio di ogni anno dispari .

Il comma 802 prevede che, fino al 31 dicembre 2007, le farmacie e gli altri esercizi commerciali legittimati vendono i medicinali non soggetti a prescrizione medica ad un prezzo non superiore a quello massimo di vendita al pubblico in vigore al 31 dicembre 2006, pubblicato sul sito INTERNET dell'AIFA[66].

Il comma 803 specifica infine che, fino al 31 dicembre 2007, lo sconto minimo, cui hanno diritto, in base alla normativa vigente, gli ospedali e le altre strutture del Servizio sanitario nazionale che acquistano i farmaci non soggetti a prescrizione medica dai produttori e dai titolari dell’autorizzazione all’immissione in commercio, è calcolato sul prezzo massimo di vendita al pubblico, come determinato, per l'anno 2007, ai sensi della norma transitoria di cui al comma 802.

 

La suddetta comunicazione del prezzo massimo ex factory deve essere rinnovata ad ogni variazione.

In caso di inadempimento o di comunicazione non veritiera, è prevista la sanzione amministrativa da 1000 a 6000 euro per ciascun medicinale di cui sono stati omessi o alterati i dati.

 

 


Articolo 10
(Prosecuzione dell’attività della Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 10

Art. 10

Prosecuzione dell’attività della Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia

Prosecuzione dell’attività della Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia

1. Al fine di assicurare la prosecuzione delle attività di cura, formazione e ricerca sulle malattie ematiche svolte, sia a livello nazionale che internazionale, dalla Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia (IME), di cui all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge 23 aprile 2003, n. 89, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 giugno 2003, n. 141, è autorizzata la spesa di sei milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010.

1. Identico

2. All'onere derivante dall'attuazione del disposto del comma 1, si provvede mediante corrispondente riduzione, per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, dell'autorizzazione di spesa recata dall'articolo 1, comma 5, del decreto-legge 21 febbraio 2005, n. 16, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 aprile 2005, n. 58.

2. Identico

 

 

 

 

L’articolo 10, non modificato nel corso dell’esame in sede referente, è diretto a consentire la prosecuzione delle attività di cura, formazione e ricerca sulle malattie ematiche svolte dalla Fondazione Istituto mediterraneo di ematologia (IME), mediante una nuova autorizzazione di spesa di sei milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 (comma 1).

Va ricordato, infatti, che l’articolo 2, comma 2 del decreto legge 23 aprile 2003, n. 89 (Proroga dei termini relativi all’attività professionale dei medici e finanziamento di particolari terapie oncologiche ed ematiche. nonché delle transazioni con soggetti danneggiati da emoderivati infetti), convertito dalla legge 20 giugno 2003, n. 141, autorizzava, per le spese di funzionamento e di ricerca della Fondazione citata, la spesa di quindici milioni di euro per l’anno 2003 e di dieci milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005. Pertanto, il finanziamento in origine autorizzato a tale Fondazione è già scaduto non consentendo alla stessa, ove non sia rinnovato, di condurre a termine il progetto di ricerca che ha giustificato la sua istituzione.

 

Come ricordato nella relazione illustrativa al disegno di legge, la “Fondazione Istituto Mediterraneo di Ematologia (I.M.E.) è una Fondazione nazionale, nata su iniziativa del Ministero della salute, del Ministero degli affari esteri, del Ministero dell’economia e delle finanze e della regione Lazio. Essa ha, tra i propri obbiettivi, quello di realizzare un progetto internazionale concernente la cura, la ricerca, la formazione e la condivisione del patrimonio di conoscenza nel campo delle malattie ematologiche e della talassemia, patologie diffuse principalmente nell’area mediterranea.

Ai sensi del richiamato articolo 2, comma 2 del decreto legge 89/2003, la Fondazione IME presenta una relazione annuale sull’attività svolta al Ministro della salute, che la trasmette al Parlamento, nonché, con le stesse modalità, una relazione, alla fine del triennio 2003-2005, sui risultati conseguiti, l’uso delle risorse stanziate nel triennio e la trasferibilità sul territorio e verso le strutture del Servizio sanitario nazionale dei risultati conseguiti: quest’ultima è stata presentata alla fine del 2006.

 

Il comma 2 dispone in merito alla copertura finanziaria degli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, prevedendo la corrispondente riduzione, per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010, dell’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 1, comma 5, del decreto legge 21 febbraio 2005, n. 16 (Interventi urgenti per la tutela dell'ambiente e per la viabilità e per la sicurezza pubblica), convertito dalla legge 22 aprile 2005, n. 58, destinata, come evidenziato dalla relazione illustrativa, sia al consolidamento della stessa struttura della Fondazione e sia per l’espletamento di tutte le attività necessarie per consentire alla stessa di ottenere prossimamente il riconoscimento di Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico.

 

L’articolo 1, comma 5, del citato D.L. 16/2005 dispone che per assicurare il rispetto degli obblighi finanziari connessi alla gestione di altri servizi pubblici gestiti in regime convenzionale, a decorrere dal 2005 è autorizzata la spesa di 20 milioni di euro.

 

 

 


Articolo 11
(Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 11

Art. 11

Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare

Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare

1. A decorrere dal 15 gennaio 2008 l'Autorità nazionale per la sicurezza alimentare assume la denominazione di «Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare», ha sede in Foggia ed è posta sotto la vigilanza del Ministero della salute. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sono stabilite le norme per l'organizzazione, il funzionamento e l'amministrazione dell'Agenzia.

1. L'articolo 2, comma 356, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è sostituito dal seguente:

«356. Il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare, di cui al decreto interministeriale 26 luglio 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 231 del 4 ottobre 2007, assume la denominazione di «Autorità nazionale per la sicurezza alimentare» e, a decorrere dal 15 gennaio 2008, si trasforma in «Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare», con sede in Foggia, che è posta sotto la vigilanza del Ministero della salute. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sono stabilite le norme per l'organizzazione, il funzionamento e l'amministrazione dell'Agenzia. Per lo svolgimento delle attività e il funzionamento dell'Agenzia è autorizzato un contributo di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009 e di 1,5 milioni di euro per l'anno 2010».

 

 

 

 

L’articolo 11 trasforma, con decorrenza 15 gennaio 2008, l”Autorità nazionale per la sicurezza alimentare”, di cui tratta l’art. 2, comma 356, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), in “Agenzia nazionale per la sicurezza alimentare”, con sede in Foggia.

Ciò, come afferma la relazione illustrativa, in ottemperanza all’Ordine del giorno 9//3256/260, presentato presso l’Assemblea della Camera in sede d’esame della legge finanziaria per il 2008, ed accolto il 15 dicembre 2007. Con tale atto si invitava il Governo a valutare la opportunità di una ulteriore trasformazione dell’Autorità, originariamente Comitato, in Agenzia allo scopo di rafforzarne le funzioni, ritenendo inadeguato l’assetto organizzativo previsto per l’Autorità  rispetto alle funzioni di consulenza scientifica ad essa attribuite.

L’articolo precisa altresì (come richiesto dal citato ordine del giorno) che l’Agenzia ha sede in Foggia (l’art. 2, comma 356 della legge n. 244/2007 dispone al riguardo che L’Autorità “si avvale di una sede referente operante nella città di Foggia”), e che essa “è posta sotto la vigilanza del Ministero della salute” (il citato comma 356 dispone al riguardo che “restano ferme la collocazione dell’Autorità predetta presso il Ministero della salute …”); le norme sull’organizzazione, funzionamento e amministrazione dell’Agenzia saranno adottate con un D.P.C.M. su proposta del ministro della salute con il concerto di quello delle politiche agricole.

 

Con un emendamento approvato dalle Commissioni riunite I e V l’articolo è stato riformulato, in conformità alle indicazioni del Comitato per la legislazione, come novella all’art. 2, comma 356, della L. 244/2007.

 

Il Comitato nazionale per la sicurezza alimentare è stato istituito presso il Ministero della salute con l’Intesa Stato – Regioni del 17 giugno 2004[67] e disciplinato dal Decreto in data 26 luglio 2007 del Ministro della salute, di concerto con il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali[68]. Dal comunicato del Consiglio dei ministri del 27 luglio 2007 risulta che il Consiglio, prendendo atto del predetto decreto interministeriale, ha stabilito che il Comitato[69] abbia come sede referente la città di Foggia.

Il Comitato per la sicurezza alimentare è attualmente l’interfaccia dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), di cui al Regolamento (CE) del Consiglio n. 178 del 28 gennaio 2002. il Comitato svolge, in particolare, funzioni di consulenza tecnico- scientifica alle amministrazioni che si occupano di gestione del rischio in materia di sicurezza alimentare.

Il Comitato (art. 2 del D.M. 26 luglio 2007) è composto di 18 membri, individuati tra esperti di comprovata esperienza scientifica ed elevata professionalità nelle materie attinenti la valutazione del rischi alimentare, ed in particolare nei seguenti settori:

§         additivi alimentari, gli aromatizzanti, i coadiuvanti tecnologici e i materiali a contatto con gli alimenti;

§         additivi e i prodotti o le sostanze usate nei mangimi;

§         salute dei vegetali, i prodotti fitosanitari e i loro residui;

§         organismi geneticamente modificati;

§         prodotti dietetici, l’alimentazione e le allergie;

§         pericoli biologici;

§         contaminanti nella catena alimentare;

§         salute e benessere degli animali.

I membri del Comitato e gli esperti di cui il Comitato stesso intenda avvalersi devono impegnarsi ad agire in modo indipendente da qualsiasi influenza esterna, rendendo apposita dichiarazione in merito all’assenza di ogni conflitto di interessi.

Il predetto Comitato è stato ridenominato “Autorità nazionale per la sicurezza alimentare” dall’art. 2, comma 356 della legge 34 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), che nel contempo ha attribuito al Ministero della salute un contributo di 2,5 milioni di euro per gli anni 2008 e 2009 e 1,5 milioni di euro per il 2010 per lo svolgimento delle attività dell’Autorità ed il funzionamento della sede di Foggia.

 

Per quanto riguarda più in generale le Agenzie amministrative, si ricorda che il titolo II del D.Lgs. n. 300 del 1999 (artt. 8-10) detta le norme generali per l’istituzione delle agenzie. Queste svolgono attività a carattere tecnico-operativo di interesse nazionale, attività altrimenti esercitate da amministrazioni ed enti pubblici.

Il ricorso all'agenzia si rende opportuno in presenza di funzioni che richiedano particolari professionalità, conoscenze specialistiche e specifiche modalità di organizzazione del lavoro, difficilmente realizzabili all'interno delle strutture ministeriali.

Le agenzie operano in condizioni di autonomia, nei limiti stabiliti dalla legge: dispongono di un proprio statuto; sono sottoposte al controllo della Corte dei conti ed al potere di vigilanza di un ministro; hanno autonomia di bilancio ed agiscono sulla base di convenzioni stipulate con le amministrazioni.

Le agenzie previste dal D.Lgs. 300/1999 sono attualmente otto:

§         Agenzia Industrie Difesa (art. 22);

§         Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici (artt. 38 e 39);

§         Agenzia dei trasporti terrestri e delle infrastrutture (art. 44);

§         Agenzia per la formazione e l’istruzione professionale (art. 88);

§         Agenzie fiscali:

§         Agenzia delle entrate;

§         Agenzia delle dogane;

§         Agenzia del territorio;

§         Agenzia del demanio[70].

Accanto a quelle citate, l’ordinamento prevede una serie di organismi, denominati “agenzie”, istituiti con distinti provvedimenti, prima del D.Lgs. 300/1999; si tratta dei seguenti:

§         Agenzia spaziale italiana (ASI);

§         Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN);

§         Agenzia per i servizi sanitari regionali;

§         Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali;

§         Agenzia nazionale per la sicurezza del volo;

§         Agenzia per le erogazioni in agricoltura (AGEA);

§         Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS).

Per quanto riguarda le vicende successive all’adozione del D.Lgs. n. 300/1999, si ricorda che il decreto-legge 343/2001[71] ha soppresso l’Agenzia di protezione civile, istituita e disciplinata dagli artt. 79-87 del D.Lgs. 300, e ha nuovamente affidato al Dipartimento della protezione civile, presso la Presidenza del Consiglio, le competenze precedentemente assegnate all’Agenzia.

L’art. 3 della L. 3/2003 (collegato pubblica amministrazione) ha disposto la soppressione dell'Agenzia per il servizio civile, inizialmente prevista dall’art. 10, co. 7-9 del D.Lgs 303/1999 (riforma della Presidenza del Consiglio), e l’istituzione, in suo luogo, della Consulta nazionale per il servizio civile.

L’art. 4 del D.Lgs. 34/2004[72] ha abrogato gli artt. 31 e 32 del D.Lgs. 300/1999, con cui erano state istituite, presso il Ministero delle attività produttive, l’Agenzia per le normative ed i controlli tecnici e l’Agenzia per la proprietà industriale.

L’art. 48 del D.L. 269/2003 (convertito con modificazioni dalla L. 326/2003) ha inoltre istituito l’Agenzia italiana del farmaco, sottoponendola alle funzioni di indirizzo del Ministero della salute e alla vigilanza del Ministero della salute e del Ministero dell’economia.

L’art. 1, co. 368, lettera d), della legge finanziaria per il 2006 ha previsto, al numero 1), l'istituzione dell'Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione, con lo scopo di concorrere all'accrescimento della competitività delle piccole e medie imprese e dei distretti industriali attraverso la diffusione delle nuove tecnologie e delle relative applicazioni industriali.

L’art. 12 del D.L. 35/2005[73], trasformando l’Ente nazionale del turismo (ENIT), ha istituito l’Agenzia nazionale del turismo, con il compito di promuovere l'immagine unitaria dell'offerta turistica nazionale e di favorirne la commercializzazione.

L’art. 2, co. 138, del decreto-legge 262/2006[74] ha istituito l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR), con cui si intende razionalizzare il sistema di valutazione della qualità delle università e degli enti di ricerca pubblici e privati destinatari di finanziamenti pubblici.

Il comma 160 dell’art. 2 dello stesso decreto-legge ha esteso il principio dello spoils system, previsto per gli incarichi di funzioni dirigenziali presso le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, agli incarichi conferiti ai direttori delle Agenzie, incluse le Agenzie fiscali, stabilendo che essi cessano automaticamente decorsi 90 giorni dal voto di fiducia al nuovo Governo.

L’art. 5 del decreto-legge 297/2006[75] in attuazione della decisione n. 1719/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 novembre 2006, ha istituito, ai sensi dell'articolo 8 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, l'Agenzia nazionale per i giovani e ha trasferito all'Agenzia nazionale per i giovani le dotazioni finanziarie, strumentali e di personale dell'Agenzia nazionale italiana gioventu', costituita presso il Ministero della solidarieta' sociale, che è stata conseguentemente soppressa.

I commi 580-586 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) istituiscono e disciplinano l’Agenzia per la formazione dei dirigenti e dipendenti delle amministrazioni pubbliche – Scuola nazionale della pubblica amministrazione, destinata a sostituire l’esistente Scuola superiore della pubblica amministrazione, della quale si dispone la soppressione a decorrere dal 31 marzo 2007

I commi 610 e 611 dell’art. 1 della legge finanziaria per il 2007 (L. 296/2006) istituiscono e disciplinano l’Agenzia nazionale per lo sviluppo della autonomia scolastica, con sede a Firenze e articolazioni periferiche presso gli uffici scolastici regionali. L’agenzia assume i compiti svolti dagli istituti regionali di ricerca educativa (IRRE) e dall’Istituto nazionale di documentazione e ricerca educativa (INDIRE), che vengono contestualmente soppressi.

Per la gestione delle funzioni esercitate dall'Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, l’art. 40, comma 8, del decreto-legge 159/2007[76] ha istituito, a decorrere dal 1° marzo 2008, una Agenzia fiscale, alla quale sono trasferiti i relativi rapporti giuridici, poteri e competenze, che vengono esercitati secondo la disciplina dell'organizzazione interna dell'Agenzia stessa.

L’articolo 4 del D.Lgs. 162/2007[77] ha istituito l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. I successivi articoli 5-7 dettano i principi che ne regolano l’attività e ne definiscono le competenze[78].

 

 


Articolo 11-bis
(Finanziamento di iniziative volte alla tutela dei minori)

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 11-bis

 

Finanziamento di iniziative volte alla tutela dei minori

 

1. Il comma 464 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è sostituito dal seguente:

«464. Per l'anno 2008 è autorizzata la spesa di 1,5 milioni di euro per il finanziamento, da parte del Ministero della solidarietà sociale, di iniziative volte alla tutela dei minori, anche disabili, in situazioni di disagio, abuso o maltrattamento, ivi compreso il sostegno all'attività dell'ente morale "SOS" - Il Telefono Azzurro ONLUS».

 

 

 

La norma in esame, introdotta nel corso dell’esame in sede referente, statuisce che il finanziamento di 1,5 milioni di euro, già previsto dalla legge finanziaria per il 2008 (articolo 2, comma 464, della legge 24 dicembre 2007, n. 244) per le attività di ascolto, consulenza e assistenza promosse dall’Ente morale “S.O.S. - Il Telefono Azzurro Onlus” sia destinato, più in generale, alle iniziative finanziate dal Ministero della solidarietà sociale, in materia di tutela dei minori, anche disabili, in situazioni di disagio, abuso o maltrattamento, incluso il sostegno alle attività della citata ONLUS “S.O.S. Telefono azzurro.

 

Si ricorda, infatti, che l’articolo 2, comma 464, della citata legge n. 244 del 2007 autorizza la spesa di 1,5 milioni di euro per il 2008, al fine di potenziare le attività di ascolto, consulenza e assistenza promosse dall’Ente morale “S.O.S. – Il Telefono Azzurro Onlus” a tutela dei minori in situazioni di disagio, abuso e maltrattamento[79].


 

Articolo 12
(Disposizioni in materia di università ed enti di ricerca)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione V

Università

Sezione V

Università

Art. 12

Art. 12

Disposizioni in materia di università

Disposizioni in materia di università ed enti ricerca

1. Gli effetti dell'articolo 5 del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, già prorogati al 31 dicembre 2007 dall'articolo 1 del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, sono ulteriormente prorogati fino all'adozione del piano programmatico previsto dalla legge 24 dicembre 2007, n. 244.

1. Gli effetti dell'articolo 5 del decreto-legge 7 aprile 2004, n. 97, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 giugno 2004, n. 143, già prorogati al 31 dicembre 2007 dall'articolo 1 del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, sono ulteriormente differiti al 31 dicembre 2008.

2. In attesa della definizione ed attuazione della disciplina delle procedure di reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia, fino al 31 dicembre 2008 continuano ad applicarsi, relativamente a tale reclutamento, le disposizioni della legge 3 luglio 1998, n. 210, e del decreto del Presidente della Repubblica 23 marzo 2000, n. 117, fermo restando quanto previsto dall'articolo 1, comma 2-bis, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito dalla legge 31 marzo 2005, n. 43; gli organi accademici delle università, nell'ambito delle rispettive competenze, possono indire, entro il 30 giugno 2008, le relative procedure di valutazione comparativa.

2. Identico

3. Per l'anno 2008, continua ad applicarsi l'articolo 2, terzo comma, della legge 27 febbraio 1980, n. 38.

3. Per l'anno 2008, continua ad applicarsi l'articolo 2, terzo comma, della legge 27 febbraio 1980, n. 38. A decorrere dallo stesso anno, le disposizioni di cui all'articolo 1, comma 536, primo periodo, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, si applicano anche alle amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 643, della medesima legge n. 296 del 2006.

 

 

 

 

Il comma 1 dell’articolo 12, modificato nel corso dell’esame in sede referente, differisce al 31 dicembre 2008 (nel testo originario il termine era riferito all’adozione del piano programmatico per l’efficienza del sistema universitario) il termine entro il quale gli atenei possono, al fine di evitare che le spese fisse ed obbligatorie superino il 90% dei trasferimenti statali, non tener conto degli aumenti retributivi del personale docente e delle spese per il personale universitario chiamato a svolgere la propria attività presso il Servizio sanitario nazionale.

Secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, l’ulteriore proroga è resa necessaria dall’aumento dei costi del personale per effetto degli incrementi ordinari e dai passaggi di classe, nonché dal fatto che molti atenei hanno già superato il limite di cui sopra.

 

Più in particolare, si ricorda che l’articolo 51, comma 4, della legge 449/1997[80] prevede che il livello massimo di spesa per il personale di ruolo delle università statali sul totale dei trasferimenti statali disposti annualmente attraverso il Fondo di finanziamento ordinario (FFO) non possa eccedere il 90 per cento. Il mancato rispetto del limite comporta che le università interessate non possono procedere a nuove assunzioni, se non nel limite del 35 per cento del risparmio determinato dalle cessazioni dell’anno precedente.

Successivamente, l’articolo 5 del d.l. 7 aprile 2004, n. 97 ha previsto che ai fini della determinazione di tale limite, per l’anno 2004 non dovessero essere considerati gli incrementi retributivi derivanti, a partire dall’anno 2002, dagli adeguamenti della retribuzione stabiliti per il personale non contrattualizzato (docenti e ricercatori) e dall’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro del personale tecnico e amministrativo (comma 1). Sempre ai fini della determinazione di tale limite, e sempre per l’anno 2004, il medesimo articolo 5 (comma 2) ha previsto l’esclusione di un terzo dei costi del personale universitario docente e non docente impiegato in funzioni assistenziali in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. L’articolo in questione era corredato da una clausola di invarianza di oneri per la finanza pubblica (comma 3).

L’articolo 10 del d.l. n. 266/2004[81] ha disposto la proroga all’esercizio 2005 di quanto previsto, con riferimento al 2004, dal citato articolo 5 del d.l. n. 97/2004. L’articolo 8 del d.l. n. 273/2005[82] ha ulteriormente prorogato la medesima norma al 31 dicembre 2006 e, da ultimo, l’articolo 1, comma 1, del d.l. n. 300/2006 fino al 31 dicembre 2007[83].

 

Il comma 2 dispone che in attesa della definizione e attuazione della disciplina delle procedure di reclutamento dei professori universitari di prima e seconda fascia, continua ad applicarsi fino al 31 dicembre 2008 la normativa previgente in materia e le università possono bandire i relativi concorsi entro il 30 giugno 2008.

 

Si osserva, al riguardo, che i concorsi banditi dalle università entro il 30 giugno 2008 con l’applicazione della normativa previgente sul reclutamento dei professori continueranno ad essere disciplinati dalla medesima normativa fino ad esaurimento della procura concorsuale; pertanto non risulta chiaro il motivo per il quale è stato inserito il termine del 31 dicembre 2008 per l’applicazione di detta normativa.

Sul punto, merita ricordare che l’accesso al ruolo dei professori universitari (ordinari e associati) è subordinato al superamento di un concorso, le cui modalità sono state ridefinite da ultimo con la legge 4 novembre 2005, n. 230[84], che ha ampiamente riformato l’assetto previsto dalla precedente legge n. 210/1998[85]; la disposizione in esame dispone la reviviscenza di questa ultima legge e la sospensione dell’efficacia di quella attualmente in vigore.

 

La legge n. 230/2005 ha introdotto un nuovo sistema basato su un procedimento a due stadi. In primo luogo, sono previste procedure finalizzate al conseguimento della c.d. idoneità scientifica nazionale – di durata non superiore a quattro anni – bandite annualmente (entro il 30 giugno) con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, distintamente per ciascuna fascia (ordinari e associati) e per settori scientifico-disciplinari. Il conseguimento dell’idoneità scientifica nazionale non comporta il diritto all’accesso al ruolo dei professori universitari, bensì costituisce requisito necessario per partecipare alle procedure selettive per la copertura dei posti di professore ordinario e associato, bandite dai singoli atenei. Infatti, il secondo stadio della disciplina concorsuale consiste in una procedura di valutazione comparativa che ciascuna università svolge, sulla base di propri regolamenti autonomi, per selezionare le persone da chiamare a coprire i posti banditi dall’ateneo.

 

In attuazione della legge n. 230/2005 è stato successivamente emanato il D.Lgs. 164/2006[86], che ha ulteriormente specificato i principi e criteri ivi stabiliti per quanto concerne le procedure per il conseguimento dell’idoneità scientifica nazionale ai fini del reclutamento nel ruolo dei professori universitari.

Completato il quadro delle norme primarie, con l’inizio della XV legislatura non sono stati adottati gli ulteriori e necessari provvedimenti volti a dare attuazione alle disposizioni contenute nella l. n. 230/2005 e nel d.lgs. n. 164/2006, così da determinare nei fatti un sostanziale blocco dei concorsi per l’accesso ai ruoli di professore universitario[87].

In tale contesto, si inserisce la norma in esame, che comporta la possibilità di riattivare le procedure di valutazione comparativa e la temporanea reviviscenza della precedente disciplina, contenuta nelle disposizioni di cui alla legge 3 luglio 1998, n. 210 (già abrogata, per le parti di competenza, dalla legge n. 230/2005) e al relativo regolamento di attuazione, adottato con d.P.R. 23 marzo 2000, n. 117.

 

Il sistema di reclutamento disciplinato dalla legge n. 210/1998 non richiede alcuna forma di abilitazione scientifica preliminare, ma prevede unicamente procedure di valutazione comparativa per posti di professore ordinario e associato, espletate direttamente dalle università per la copertura di posti vacanti e la nomina in ruolo, sulla base di criteri indicati nella legge stessa e nei regolamenti di attuazione[88].

 

La norma in esame prevede, tuttavia, che alle procedure concorsuali da indire debbano applicarsi le condizioni previste dall’articolo 1, comma 2-bis, del d.l. n. 7/2005[89], ai sensi del quale la proposta della commissione giudicatrice è limitata ad un solo idoneo per ogni posto bandito, individuato nel candidato giudicato più meritevole.

 

A differenza della norma citata, si ricorda che la legge n. 210/1998 (articolo 2, comma 1, lett. f) prevede, quale esito della procedura di valutazione comparativa per professore ordinario e associato, che possono essere indicati due idonei. L’effettiva scelta tra questi è poi affidata al consiglio di facoltà che ha richiesto il bando, che può motivatamente:

§         nominarne uno[90];

§         non nominarne alcuno e indire una nuova selezione;

I candidati risultati idonei nelle procedure di valutazione comparativa relative a posti di professore associato e ordinario, i quali non siano stati preposti per la nomina in ruolo dalla facoltà che ha richiesto il bando, possono essere nominati in ruolo a seguito di chiamata da parte di altra università entro un triennio decorrente dalla data di accertamento della regolarità degli atti.

 

Infine, il comma 3 dell’articolo 12 dispone che per l’anno 2008 continua ad applicarsi l’articolo 2, comma 3, della legge 27 febbraio 1980, n. 38[91], in base al quale nelle facoltà di agraria e veterinaria e negli orti botanici è consentita l'assunzione di personale operaio secondo le norme previste dal contratto nazionale agricolo e dai contratti integrativi provinciali.

Con un emendamento approvato in sede referente è stato aggiunto, al comma 3, un secondo periodo secondo il quale, a decorrere dal 2008, gli enti pubblici di ricerca possono assumere personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato previa autorizzazione contenuta in apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare su proposta del Ministro della funzione pubblica, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanzie.

 

La disposizione, infatti, richiama quanto previsto dall’art. 1, comma 536, della legge finanziaria per il 2007, l. n.296/2006, secondo il quale alcune particolari assunzioni di personale (indicate nei commi 523, 526, 528 e 530 della medesima finanziaria) devono essere autorizzate secondo le modalità previste dall’art.35, co.4, del D.l.gs n.165/2001, il quale fa riferimento all’adozione del decreto di cui sopra, emanato come condizione per l’avvio delle procedure concorsuali da parte delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, delle agenzie, ivi compresa l’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali, degli enti pubblici non economici e degli enti di ricerca, con organico superiore alle 200 unità. La disposizione in esame include tra questi soggetti anche le amministrazioni previste dall’art. 1, comma 643, della medesima legge finanziaria per il 2007, e cioè tutti gli enti pubblici di ricerca, per i quali la disposizione da ultimo citata ha previsto che essi possono procedere ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato nel limite dell’80 per cento delle proprie entrate complessive, purché entro il limite delle risorse relative alla cessazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato intervenute nell’anno precedente.


Articolo 13
(Termini per la conferma di ricercatori)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 13

Art. 13

Termini per la conferma di ricercatori

Termini per la conferma di ricercatori

1. Il termine di cui all'articolo 31, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, si applica anche ai ricercatori di cui all'articolo 19, comma 15, della legge 28 dicembre 2001, n. 448, in servizio dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ferma restando la facoltà degli stessi di partecipare alle procedure di trasferimento ordinarie bandite dalle università per la relativa qualifica.

1. Identico

 

 

 

 

L’articolo 13, non modificato nel corso dell’esame in sede referente, stabilisce che ai ricercatori incaricati presso la Scuola superiore dell’economia e delle finanze, in servizio alla data di entrata in vigore del presente decreto, si applica il termine per il giudizio di conferma a cui sono soggetti i ricercatori universitari, ai sensi dell’articolo 31, comma 1, del d.P.R. n. 382/1980.

 

Sul punto, si ricorda che la Scuola superiore dell’economia e delle finanze – già Scuola centrale tributaria – è stata riordinata con l’articolo 8 del d.lgs. 30 luglio 1999, n. 287[92] e disciplinata dal D.M. 28 settembre 2000, n. 301, Regolamento recante norme per il riordino della Scuola superiore dell'economia e delle finanze; essa è un’istituzione di alta cultura e formazione posta alle dirette dipendenze del Ministro, ed ha autonomia organizzativa e contabile; provvede, principalmente, alla formazione, alla specializzazione ed all'aggiornamento del personale dell'amministrazione finanziaria nonché, su richiesta delle agenzie fiscali e degli altri enti che operano nel settore della fiscalità, del personale di questi ultimi, mediante l'organizzazione e la gestione di attività formative e di divulgazione, sia nelle sedi proprie che in sedi esterne. Provvede, altresì, nell'ambito delle proprie competenze, autonomamente o su impulso di altri soggetti, alla redazione di studi e ricerche su temi di interesse dell'amministrazione finanziaria.

La Scuola, per lo svolgimento delle proprie attività istituzionali, anche di supporto alla didattica ed alla ricerca, può avvalersi di consulenti esterni, di soggetti con le professionalità e le competenze richieste; la Scuola può inoltre avvalersi di personale docente di comprovata professionalità collocato, ove occorra e se non inquadrato, in posizione di fuori ruolo, comando o aspettativa, se l'incarico non consente il normale espletamento delle proprie funzioni nell'amministrazione di appartenenza[93]; tale personale è, comunque, scelto tra professori o docenti universitari in posizione di aspettativa senza assegni, magistrati e dirigenti di amministrazioni pubbliche. I professori della Scuola inquadrati ovvero in posizione di comando, aspettativa o fuori ruolo, per il tempo dell'incarico rimangono equiparati, ad ogni effetto giuridico, ai professori universitari di prima fascia, con salvezza delle procedure di avanzamento di carriera (D.M. n. 301/2000, art. 5). E’ inoltre previsto un contingente massimo di professori incaricati non temporanei di trenta unità (DM 301/00, art. 5, comma 5).

L’articolo 19, comma 15, della legge n. 448/2001[94] ha autorizzato la Scuola superiore dell'economia e delle finanze ad assegnare incarichi di ricercatore, previo superamento di apposite procedure selettive svolte secondo la normativa vigente in materia universitaria; l’assegnazione degli incarichi in questione deve avvenire nei limiti della spesa relativa alla dotazione del ruolo del personale docente con incarico non temporaneo, fissata in trenta unità dall'articolo 5, comma 5, del D.M. 28 settembre 2000, n. 301, con conseguente indisponibilità di posti di professore. La norma è espressamente finalizzata a sviluppare e potenziare l'attività di ricerca della scuola stessa.

Tali ricercatori sono inquadrati in apposito ruolo della Scuola. Con provvedimento del rettore sono stabiliti i criteri di corrispondenza tra le posizioni di ricercatore e quelle di professore rese indisponibili, nonché le modalità per l'espletamento delle relative procedure concorsuali, in coerenza con la vigente normativa universitaria[95].

La norma in esame estende a tali ricercatori il termine di cui all’articolo 31, comma 1, del D.P.R. n. 382/1980[96], il quale prevede che i ricercatori universitari, dopo tre anni dall'immissione in ruolo, sono sottoposti ad un giudizio di conferma da parte di una commissione nazionale composta, per ogni raggruppamento di discipline, da tre professori di ruolo, di cui due ordinari e uno associato, estratti a sorte su un numero triplo di docenti designati dal Consiglio universitario nazionale, tra i docenti del gruppo di discipline.

 

La disposizione in esame specifica che i ricercatori di cui sopra hanno la facoltà di partecipare alle procedure di trasferimento ordinarie bandite dalle università per la relativa qualifica.

 

Si ricorda che le università disciplinano i trasferimenti con propri regolamenti, assicurando la valutazione comparativa dei candidati secondo criteri generali predeterminati e adeguate forme di pubblicità della procedura, nonché l'effettuazione dei medesimi esclusivamente a domanda degli interessati e dopo tre anni accademici di loro permanenza in una sede universitaria (l. n. 210/1998, articolo 3).

 


Articolo 14
(Proroga nelle funzioni dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione VI

Giustizia

Sezione VI

Giustizia

Art. 14

Art. 14

Proroga nelle funzioni dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari

Proroga nelle funzioni dei giudici onorari e dei vice procuratori onorari

1. In attesa della riforma organica della magistratura onoraria, i giudici onorari ed i vice procuratori onorari, che esercitano le funzioni alla data di entrata in vigore del presente decreto e il cui mandato scade entro il 31 dicembre 2007 e per i quali non è consentita un'ulteriore conferma secondo quanto previsto dall'articolo 42-quinquies, primo comma, dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, sono ulteriormente prorogati nell'esercizio delle rispettive funzioni fino al 30 giugno 2008.

1. I giudici onorari ed i vice procuratori onorari, che esercitano le funzioni alla data di entrata in vigore del presente decreto e il cui mandato scade entro il 31 dicembre 2007 e per i quali non è consentita un'ulteriore conferma secondo quanto previsto dall'articolo 42-quinquies, primo comma, dell'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12, sono ulteriormente prorogati nell'esercizio delle rispettive funzioni fino alla riforma organica della magistratura onoraria e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2009.

 

 

 

 

L’articolo 14 del decreto-legge proroga nelle funzioni, fino alla riforma organica della magistratura onoraria e comunque non oltre il 31 dicembre 2009, i giudici onorari di tribunale e i viceprocuratori onorari il cui mandato sarebbe dovuto scadere il 31 dicembre 2007.

Originariamente il decreto-legge prorogava le funzioni di questi magistrati onorari di soli sei mesi e dunque fino al 30 giugno 2008; la proroga fino al 31 dicembre 2009, a meno che non intervenga prima la riforma della magistratura onoraria, è frutto dell’approvazione di un emendamento da parte delle Commissioni.

Come si legge nella relazione illustrativa del provvedimento, “l'articolo in esame è finalizzato a consentire all'amministrazione giudiziaria di continuare ad avvalersi dell'apporto di tale categoria di magistrati onorari (assolutamente indispensabili tenuto conto delle attuali vacanze di magistrati ordinari, come gli uffici, specie di Procura, insistentemente segnalano), in vista della riforma organica della magistratura onoraria di tribunale di cui all'articolo 245 del decreto legislativo n. 51 del 19 febbraio 1998”.

 

In relazione alla disposizione in esame, si segnala che l’art. 4 dell’ordinamento giudiziario (R.D. 30 gennaio 1941, n. 12) prevede che i giudici onorari di tribunale (GOT) ed i vice procuratori onorari (VPO) – con i giudici di pace, gli esperti del tribunale e della sezione di corte d’appello per i minorenni ed i giudici popolari della corte d’assise - appartengono all’ordine giudiziario come magistrati onorari. La disciplina relativa ai giudici onorari di tribunale e ai vice procuratori onorari, in gran parte comune, è dettata – oltre che dal citato R.D. n. 12 del 1941 - da specifiche circolari del C.S.M., che contengono numerose disposizioni di dettaglio. Secondo la previsione contenuta nell’art. 245 del decreto legislativo n. 51 del 1998[97], i GOT e i VPO erano destinati a svolgere funzioni temporanee[98]  e di mera "supplenza" della magistratura ordinaria.

Tali magistrati onorari, sostituiscono attualmente i giudici e i pubblici ministeri “ordinari” in sempre più numerose udienze e molto spesso hanno un loro ruolo assegnato con funzioni, competenze e responsabilità identiche a quelle della magistratura togata.

 

Per quanto riguarda le funzioni dei giudici onorari di tribunale, l’art. 43-bis del regio decreto n. 12/1941 attribuisce al presidente del tribunale (o del presidente di sezione dell’ufficio) il compito di assegnare il “lavoro giudiziario” ai magistrati (sia ordinari che onorari), fermo restando il principio generale in base al quale i GOT possono tenere udienza solo nei casi di impedimento o di assenza dei giudici ordinari. L’art. 43-bis non indica in positivo le funzioni da esercitare o i procedimenti che possono essere assegnati al GOT, limitandosi a precisare che il presidente del tribunale, nell’assegnare i procedimenti, segue il criterio di non affidare ai giudici onorari:

§         nella materia civile, la trattazione di procedimenti cautelari e possessori, fatta eccezione per le domande proposte nel corso della causa di merito o del giudizio petitorio;

§         nella materia penale, le funzioni di giudice per le indagini preliminari e di giudice dell’udienza preliminare, nonché la trattazione di procedimenti diversi da quelli previsti dall’articolo 550 del codice di procedura penale (casi di citazione diretta a giudizio)[99].

I vice procuratori onorari, che l’art. 72 dell’ordinamento giudiziario prevede solo come “possibili” delegati del PM, sostituiscono in maniera pressoché stabile il magistrato togato nelle udienze monocratiche. Nei procedimenti civili, tale delega è possibile senza alcun limite; in quelle penali è invece limitata a specifici casi indicati dall’art. 72 dell’ordinamento giudiziario (ad es: la partecipazione all’udienza dibattimentale e di convalida dell’arresto nel rito direttissimo, la richiesta di emissione del decreto penale di condanna, ecc).

L’art. 42-ter dell’ordinamento giudiziario prevede che la nomina dei GOT e dei VPO avvenga con decreto del Ministro della giustizia, in conformità della deliberazione del CSM, su proposta del Consiglio giudiziario competente per territorio[100].

Per la nomina a giudice onorario di tribunale e a vice procuratore onorario l’art. 42-ter O.G. richiede il possesso dei seguenti requisiti: a) cittadinanza italiana; b) esercizio dei diritti civili e politici; c) idoneità fisica e psichica; d) età non inferiore a 25 anni e non superiore a 69 anni; e) residenza in un comune compreso nel distretto in cui ha sede l'ufficio giudiziario, fatta eccezione per coloro che esercitano la professione di avvocato o le funzioni notarili; f) laurea in giurisprudenza; g) non avere riportato condanne per delitti non colposi o a pena detentiva per contravvenzioni e non essere stato sottoposto a misure di prevenzione o di sicurezza. L’aver già svolto funzioni giudiziarie, anche onorarie, o la professione di avvocato o di notaio, costituisce un titolo di preferenza, al pari dell’insegnamento di materie giuridiche o dello svolgimento di funzioni dirigenziali nelle cancellerie e segreterie giudiziarie o in generale nella PA.

La nomina a giudice onorario di tribunale e a vice procuratore onorario ha durata triennale[101], con la possibilità della conferma per un solo ulteriore mandato di tre anni (art. 42-quinquies); il periodo massimo di permanenza nell’ufficio è quindi di sei anni.

 

Si ricorda che già l’art. 9, comma 2-bis, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115, Disposizioni urgenti per assicurare la funzionalità di settori della pubblica amministrazione, convertito dalla legge17 agosto 2005, n. 168, aveva confermato nell’incarico per un ulteriore periodo di due anni i giudici onorari di tribunale ed i vice procuratori onorari già confermati (quelli, quindi, alla scadenza del sesto anno di mandato) che esercitavano le funzioni alla data di entrata in vigore della legge di conversione (23 agosto 2005). Tali magistrati onorari avrebbero, quindi, dovuto cessare dalle funzioni il 31 dicembre 2007, alla scadenza dell’ottavo anno di mandato.

La disposizione in commento consente invece a tali magistrati di restare in carica altri due anni (per un totale di 10 anni complessivi), sempre che non intervenga prima la riforma organica della magistratura onoraria.

 


Articolo 15
(Disposizioni in materia di arbitrati)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 15

Art. 15

Disposizioni in materia di arbitrati

Disposizioni in materia di arbitrati

1. Al fine di consentire la devoluzione delle competenze alle sezioni specializzate di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, le disposizioni di cui all'articolo 3, commi 19, 20, 21 e 22, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, si applicano dal 1° luglio 2008.

1. Al fine di consentire la devoluzione delle competenze alle sezioni specializzate di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168, le disposizioni di cui all'articolo 3, commi 19, 20, 21 e 22, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, si applicano dal 1o luglio 2008, e il termine del 30 settembre 2007 previsto dal citato comma 21, primo periodo, è differito al 30 giugno 2008. Al comma 21, secondo periodo, dell'articolo 3 della citata legge n. 244 del 2007, le parole: «al 30 settembre e fino alla data di entrata in vigore della presente legge» sono soppresse.

 

 

 

 

L'articolo 15 differisce al 1° luglio 2008 l’applicabilità delle disposizioni recanti il divieto di arbitrato per i contratti pubblici, contenute nell’art. 3, commi da 19 a 22, della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria 2008), al fine, esplicitamente indicato nella disposizione, di consentire la devoluzione delle competenze alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale.

 

I commi 19 e 20 del richiamato articolo 3 contengono il divieto (e disciplinano le conseguenze della violazione del medesimo divieto) per le pubbliche amministrazioni e per gli enti pubblici economici, nonché per le società interamente possedute ovvero maggioritariamente partecipate dalle medesime amministrazioni o enti di inserire clausole compromissorie nei contratti di lavori, forniture e servizi ovvero di sottoscrivere compromessi, al fine di devolvere ad arbitri le controversie nascenti da tali contratti.

In base al comma 21, rispetto a contratti già sottoscritti, per le cui controversie i relativi collegi arbitrali non si sono ancora costituiti alla data del 30 settembre 2007, la medesima disposizione obbliga i medesimi soggetti di cui ai commi 1 e 2 a declinare la competenza arbitrale, sempre che tale facoltà sia prevista nelle clausole arbitrali inserite nei predetti contratti; i collegi arbitrali, costituiti invece successivamente al 30 settembre 2007 e fino alla data di entrata in vigore della legge finanziaria, decadono automaticamente e le relative spese restano integralmente compensate tra le parti.

Il comma 22 disciplina il monitoraggio degli effetti finanziari della disposizione e la destinazione di eventuali risparmi da essa generati.

 

A seguito delle modifiche apportate nel corso dell’esame in sede referente, viene inoltre previsto il differimento al 30 giugno 2008 del termine del 30 settembre 2007, relativo alla costituzione dei collegi arbitrali, contenuto nella disposizione transitoria di cui al richiamato articolo 3, comma 21, della legge finanziaria 2008. A seguito di tale differimento, l’obbligo di declinare la competenza arbitrale opera rispetto ai contratti già sottoscritti alla data di entrata in vigore della legge finanziaria (1° gennaio 2008), per le cui controversie i collegi arbitrali non si siano ancora costituiti alla data del 30 giugno 2008.

In base al secondo periodo della disposizione in commento (anch’esso introdotto durante l’esame in sede referente), che novella il citato comma 21, si prevede che i collegi arbitrali costituiti successivamente a tale data decadano automaticamente.

 

In relazione al differimento operato dal testo in esame e alle illustrate modifiche all’art. 3, co. 21, della legge finanziaria 2008 (relativo ai contratti già sottoscritti alla data di entrata in vigore della medesima legge finanziaria), occorre chiarire la disciplina transitoria applicabile ai contratti sottoscritti prima del 1° luglio 2008, ma successivamente alla data di entrata in vigore della legge finanziaria.

 

Sia il testo, sia la relazione illustrativa precisano che il differimento dell’applicabilità delle disposizioni recanti il divieto di arbitrato per i contratti pubblici si rende necessario per consentire l'attribuzione delle competenze alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale, previste dall'articolo 1 del decreto legislativo n. 168 del 2003[102].

Non appare del tutto chiara la portata normativa di quest’ultimo riferimento, in considerazione del fatto che l’art. 3, co. 19-22 della legge finanziaria 2008 non prevede la devoluzione alle sezioni specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale delle competenze in materia di appalti pubblici, né tale competenza è attualmente prevista dal D.Lgs. 168/2003, che ha istituito le medesime sezioni specializzate.

A questo proposito si ricorda che l’articolo 16, della legge n. 273 del 2002[103], ha delegato il Governo all’istituzione, con uno o più decreti legislativi, di sezioni dei tribunali specializzate in materia di proprietà industriale e intellettuale.

 

Finalità dell’intervento legislativo è stata quella di assicurare, in conformità delle previsioni dell’art. 91 del regolamento CE n. 40/1994 del Consiglio, una rapida definizione delle controversie in materia di marchi nazionali e comunitari, brevetti, modelli di utilità, disegni e modelli e diritto d’autore nonché di fattispecie di concorrenza sleale che interferiscano con la tutela della proprietà industriale e intellettuale.

 

Con il decreto legislativo 27 giugno 2003, n. 168 è stata data attuazione alla delega contenuta nell’art. 16 della legge n. 273/2002 che prevedeva, in particolare, l’istituzione - presso un limitato numero di tribunali e corrispondenti corti d’appello - di sezioni specializzate (di primo e secondo grado) in materia di proprietà industriale e intellettuale[104]. In particolare, ai sensi dell’art. 1, i tribunali distrettuali e le relative corti d’appello interessate all’istituzione delle sezioni, in accordo a quanto previsto dalla delega, sono quelle di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trieste e Venezia.

 

Nella previsione di un avvio dell’attività in cui le sezioni specializzate - anche per quanto previsto in sede di disciplina transitoria (cfr. art. 6) - potrebbero ricevere limitati carichi di lavoro, viene concessa ai capi degli uffici giudiziari la possibilità di utilizzare i giudici delle sezioni anche per la trattazione di altri procedimenti, sempre che ciò non comporti ritardi nella definizione delle controversie in materia di proprietà industriale e intellettuale.

La competenza per materia delle sezioni specializzate è definita dall’articolo 3 del provvedimento che ricalca quanto indicato dal comma 1 dell’art. 16 della legge delega, integrandolo con la previsione della competenza sui marchi internazionali; la competenza riguarda così le controversie relative a marchi nazionali, internazionali e comunitari, brevetti d’invenzione e per nuove varietà vegetali, modelli di utilità, disegni e modelli e diritto d’autore nonché fattispecie di concorrenza sleale che interferiscano con la tutela della proprietà industriale e intellettuale.

L’articolo 6 provvede all’introduzione di una specifica disciplina transitoria che mira a garantire un efficiente avvio del funzionamento delle nuove sezioni, non appesantendone i carichi di lavoro con le cause pendenti; tale disciplina prevede:

la competenza del giudice previgente sulle controversie nelle materie relative alla proprietà industriale e intellettuale già pendenti al 30 giugno 2003.

la competenza delle sezioni specializzate sulle nuove cause iscritte a ruolo a partire dal 1° luglio 2003.

 

 

 

Articolo 16
(Attività di liquidazione della Fondazione Ordine Mauriziano)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 16

Art. 16

Attività di liquidazione della Fondazione Ordine Mauriziano

Attività di liquidazione della Fondazione Ordine Mauriziano

1. All'articolo 30 del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, sono apportate le seguenti modifiche:

1. Identico

a) al comma 4, i primi due periodi sono sostituiti dai seguenti: «Il commissario predispone entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto un piano di liquidazione dei beni della FOM, con esclusione di quelli gravati da vincoli storico-culturali di cui alla tabella A allegata al citato decreto-legge n. 277 del 2004, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 4 del 2005. Il piano di liquidazione è sottoposto al comitato di vigilanza, che provvede anche ai sensi dell'articolo 108, secondo comma, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.»;

a) identica

b) al comma 4-bis sono aggiunti in fine i seguenti periodi: «Il compenso spettante al commissario è determinato sulla base dei criteri di cui al decreto del Ministro di grazia e giustizia 28 luglio 1992, n. 570. Ai componenti del comitato di vigilanza, ad eccezione dei rappresentanti dei creditori cui compete esclusivamente il rimborso delle spese, è corrisposto un compenso non superiore al dieci per cento di quello liquidato al commissario, oltre al rimborso delle spese».

b) identica

 

 

 

 

L’articolo 16, non modificato in sede referente, apporta alcune modifiche all’articolo 30 del d.l. 1° ottobre 2007, n. 159, c.d. collegato fiscale, sostituendo i primi due periodi del comma 4 e aggiungendo due ulteriori periodi al comma 4-bis.

 

L'articolo 30 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, dispone il commissariamento e la liquidazione dei crediti e di una parte dei beni della Fondazione Ordine Mauriziano; tali provvedimenti si rendono necessari, secondo quanto riportato nella relazione illustrativa, in relazione al profondo dissesto finanziario che presenta la Fondazione, verificato dal Comitato di vigilanza nel corso del mese di settembre 2007[105]. Per quanti d’interesse, il comma 4 stabilisce che il commissario predisponga in via d'urgenza un piano di soddisfazione dei beni della Fondazione, con esclusione di quelli gravati da vincoli storico-culturali di cui alla tabella A del decreto n. 277 del 2004. Il piano è sottoposto al comitato di vigilanza. Alla liquidazione il commissario procede tramite procedure competitive, assicurando adeguate forme di pubblicità. A seguito delle modifiche apportate dal Senato, è stato precisato, altresì, che, nell’ambito delle procedure di liquidazione, resta ferma l'applicazione della disciplina in materia di prelazione e di riscatto agrari di cui all'articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590 (Disposizioni per lo sviluppo della proprietà coltivatrice)[106] e all'articolo 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817[107].

Il commissario può avvalersi di esperti, nonché degli uffici del Ministero dell'economia e delle finanze. Il comma 4-bis, prevede una clausola di invarianza degli oneri per il bilancio dello Stato, specificando che i compensi spettanti al commissario e ai componenti del comitato di vigilanza per le procedure di cui ai commi 1 e 4 non producono effetti a carico della finanza pubblica.

 

Le modificazioni apportate dalla lettera a) al comma 4 comportano:

§         l’introduzione di un termine fisso di centottanta giorni per la predisposizione del piano di liquidazione dei beni della Fondazione (nel testo previgente si faceva riferimento ad una predisposizione in via d’urgenza del piano);

§         l’inserimento del riferimento all’articolo 108, secondo comma, del regio decreto n.267/1942[108], ai sensi del quale il comitato di vigilanza dovrà chiedere al giudice delegato la cancellazione delle iscrizione relative ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri relativi ai beni immobili e agli altri beni iscritti in pubblici registri;

Per quanto riguarda il comma 4-bis, la lettera b) prevede che siano aggiunti due nuovi periodi secondo i quali: il compenso dovuto al commissario è stabilito sulla base dei criteri indicati nel decreto del Ministro di grazia e giustizia  n.570/1992; ai componenti del comitato di vigilanza è corrisposto un compenso non superiore al 10 per cento di quello liquidato al commissario, oltre al rimborso delle spese; ai rappresentanti dei creditori compete esclusivamente il rimborso delle spese.

 

 


Articolo 17
(Utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria nazionale e trasporto ferroviario)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione VII

Infrastrutture e trasporti

Sezione VII

Infrastrutture e trasporti

Art. 17

Art. 17

Utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria nazionale e trasporto ferroviario

Utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria nazionale e trasporto ferroviario

1. All'articolo 17, comma 10, del decreto legislativo 8 luglio 2003, n. 188, come modificato dall'articolo 15 del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, le parole: «e comunque non oltre il 30 giugno 2006» sono sostituite dalle seguenti: «e comunque non oltre il 31 dicembre 2008».

1. Identico

2. Il termine di entrata in vigore delle disposizioni recate dall'articolo 2, comma 253, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, è prorogato al 15 dicembre 2008.

2. All'articolo 2, comma 253, primo periodo, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, le parole: «entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge» sono sostituite dalle seguenti: «entro il 15 dicembre 2008».

 

 

 

 

Il comma 1 dell’articolo 17 proroga al 31 dicembre 2008 il termine finale per l'emanazione del decreto del Ministro dei trasporti che stabilisce il canone dovuto per l'accesso all'infrastruttura ferroviaria nazionale. L'articolo 17, comma 10, del D.lgs. 8 luglio 2003, n. 188[109], come modificato dall'articolo 15 del D.L. 30 dicembre 2005, n. 273[110], fissava tale termine al 30 giugno 2006.

 

Il gestore dell’infrastruttura ferroviaria italiana è la società RFI, appartenente al gruppo Fs. I rapporti fra lo Stato (concedente) e RFI (concessionario) sono disciplinati dall’articolo 5 del DPR 1998, n. 277, il quale rinvia all’atto di concessione (DM. 31 ottobre 2000, n. 138T, articolo 4) e al contratto di programma (contratto di programma 2001-2005, sottoscritto il 2 maggio 2001 e successivi aggiornamenti)[111].

I rapporti fra RFI e le singole imprese sono invece regolati, sulla base di numerose direttive comunitarie (91/440/CE, 95/18/CE, 95/19/CE, 2001/12/CE, 2001/13/CE e 2001/14/CE), recepite con DPR 8 luglio 1998, n. 277, DPR 16 marzo 1999, n. 146 e Dlgs. 8 luglio 2003, n. 188, a mezzo di contratti di accesso all’infrastruttura, stipulati in accordo con il Prospetto informativo della rete (PIR), strumento previsto dal Dlgs. dell’8 luglio 2003, n. 188, per stabilire regole generali, scadenze, procedure, criteri di definizione e riscossione dei corrispettivi, criteri per la richiesta e l’assegnazione della capacità.

Ai sensi di tale normativa, il gestore della rete ferroviaria è tenuto a consentire alle imprese ferroviarie nazionali ed internazionali, interessate allo svolgimento dell’attività di trasporto, l’accesso all’infrastruttura, alle seguenti condizioni:

§         possesso della licenza rilasciata dal Ministero dei Trasporti;

§         possesso del certificato di sicurezza rilasciato dal gestore della rete;

§         pagamento di un canone di accesso.

 

I criteri di determinazione del canone di utilizzo dell’infrastruttura ferroviaria sono contenuti nell'articolo 17 del D.lgs. 8 luglio 2003, n. 188, nonché nel  D.M. 21 marzo 2000, n. 43/T, e, con riferimento alle singole tratte delle rete italiana, dal capitolo VI del Prospetto informativo della rete, sopra citato.

Il decreto del Ministero dei trasporti recante la determinazione del canone viene emanato sulla base di una relazione presentata dal gestore dell’infrastruttura RFI. Tale relazione - secondo quanto riportato nella relazione di accompagnamento al decreto legge – non risulta attualmente  ancora pervenuta. L’espletamento delle ulteriori fasi delle prescritte procedure - che prevedono l’acquisizione dei pareri del CIPE e della Conferenza permanente Stato-Regioni, e che coinvolgono le competenze di due Ministeri infrastrutture e trasporti – rendono pertanto opportuno, secondo quanto specificato nella citata relazione, di fissare il termine per l’emanazione del decreto al termine del 2008, mantenendo in vigore, fino a tale data, gli importi dei canoni attualmente previsti.

 

Il comma 2modificato dalle Commissioni I e V – proroga al 15 dicembre 2008 il termine per la conclusione dell’indagine conoscitiva del Ministero dei trasporti sul trasporto ferroviario di viaggiatori e merci sulla media e lunga percorrenza, prevista dall’articolo 2, comma 253, della 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008). Tale comma stabiliva che l’indagine dovesse concludersi entro trenta giorni dall’entrata in vigore (1° gennaio 2008) della legge finanziaria stessa.

Nel testo originario del comma 2, la proroga era invece formulata differendo al 15 dicembre 2008 l’entrata in vigore delle norme contenute nel citato articolo 1, comma 253, della legge finanziaria 2008.

 

Si ricorda che l’indagine è volta ad individuare i servizi di collegamento ferroviario in grado di raggiungere condizioni di equilibrio economico, e destinati alla liberalizzazione, ed i servizi da mantenere in esercizio tramite contratti di servizio pubblico, in quanto non in grado di esser forniti in condizioni di equilibrio economico ma ritenuti di utilità sociale.

La relazione di accompagnamento al decreto legge chiarisce che la proroga si renderebbe necessaria sulla base della recente pubblicazione di nuove disposizioni comunitarie in materia di trasporto ferroviario, che potrebbero determinare rilevanti modifiche al quadro normativo di riferimento e impongono pertanto un più adeguato approfondimento in sede di effettuazione dell’indagine in esame.

In particolare, la relazione fa riferimento al Regolamento CE n. 1370/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo ai servizi pubblici di trasporto passeggeri su strada e ferrovia, che abroga i regolamenti n. 1191/1969 e n. 1107/1970, ed al Regolamento CE n. 1371/2007, del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo ai diritti e obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario. Tali regolamenti entreranno entrambi in vigore il 3 dicembre 2009.

 


Articolo 18
(Modifiche all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 18

Art. 18

Modifiche all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96

Modifiche all’articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96

1. All'articolo 3, comma 2, del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96, sono apportate le seguenti modificazioni:

1. Identico

a) nel primo periodo, dopo le parole: «legge speciale,» sono inserite le seguenti: «e in ipotesi di delocalizzazione funzionale,»;

a) identica

b) nel secondo periodo, le parole: «un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo» sono sostituite dalle seguenti: «il 31 dicembre 2008».

b) identica

 

 

 

 

L’articolo 18, non emendato nel corso dell’esame in sede referente, modifica l'articolo 3, comma 2 del D.Lgs. 9 maggio 2005, n. 96[112], estendendo alle ipotesi di delocalizzazione funzionale la deroga alla disciplina delle concessioni aeroportuali di cui all’articolo 704 del codice della navigazione, deroga limitata alle concessioni già rilasciate e a quelle da rilasciare entro il 23 giugno 2006; l’articolo proroga inoltre al 31 dicembre 2008 il suddetto termine.

 

Si ricorda che il decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96 ha introdotto, con l’articolo 3, il nuovo titolo III del codice della navigazione, novellandone peraltro l’articolo 704 che disciplina la procedura per l’assegnazione della concessione della gestione degli aeroporti di rilevanza nazionale. A norma del primo comma del medesimo articolo 3 del decreto legislativo 2005, n. 96, il provvedimento di concessione (da adottarsi con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e, limitatamente agli aeroporti militari aperti al traffico civile, con il Ministro della difesa) è emanato, per un periodo  massimo di durata di quaranta anni, su proposta dell'ENAC, all'esito di selezione effettuata tramite procedura di gara ad evidenza pubblica secondo la normativa comunitaria e non più attraverso le generiche “procedure concorrenziali” di cui alla precedente formulazione.

Alla nuova disciplina sono sottratte, a norma del secondo comma del medesimo articolo 3, oltre che le concessioni già rilasciate (anche in base a legge speciale), quelle il cui procedimento di rilascio risulti in itinere: si tratta in particolare dei procedimenti pendenti al 23 giugno 2005 (momento dell’entrata in vigore del decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96), avviati in base al regolamento del 12 novembre 1997, n. 521[113]. Il decreto legislativo 9 maggio 2005, n. 96; impone che essi debbano concludersi entro il termine del 23 giugno 2006, termine che viene ora prorogato dall’articolo in esame.

 


Articolo 19
(Contratti pubblici)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 19

Art. 19

Contratti pubblici

Contratti pubblici

1. Le disposizioni di cui all'articolo 256, comma 4, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, riferite agli articoli 351, 352, 353, 354 e 355 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, si applicano a decorrere dalla data di scadenza del termine di cui all'articolo 25, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62.

1. Identico

 

 

 

L’articolo 19, non modificato nel corso dell’esame in sede referente, prevede l’applicazione dell'articolo 256, comma 4, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (codice dei contratti pubblici), riferite agli articoli da 351 a 355 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F, a decorrere dalla data di scadenza del termine di cui all'articolo 25, comma 3, della legge 18 aprile 2005, n. 62 (legge comunitaria 2004).

Tale termine coincide con il 1° luglio 2008, vale a dire con il termine per l’emanazione di decreti legislativi integrativi e correttivi del medesimo codice dei contratti pubblici di due anni dalla data di entrata in vigore del codice.

L’articolo 256 del codice dei contratti pubblici reca le abrogazioni conseguenti all’entrata in vigore del medesimo provvedimento. Il comma 4, in particolare, precisa che il regolamento attuativo del codice (di cui all’articolo 5) elenca le norme abrogate, con decorrenza dall’entrata in vigore del regolamento, facendo specifico riferimento alle disposizioni contenute in alcuni provvedimenti esplicitamente indicati. Tra queste, il citato comma 4 richiama gli articoli da 351 a 355 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, allegato F.

 

Si ricorda che il regolamento attuativo del codice dei contratti pubblici, approvato dal Consiglio dei ministri del 21 dicembre 2007, non risulta ancora pubblicato. Sullo schema di regolamento approvato dal Consiglio dei ministri del 23 luglio 2007 si è espresso il Consiglio di Stato nell’adunanza del 17 settembre 2007[114].

 

Tali disposizioni stabiliscono, in relazione ai creditori dell’esecutore di opere pubbliche, un limite alla possibilità di sequestro delle somme dovute dalla stazione appaltante all’esecutore di opere pubbliche.

 

In particolare, l’articolo 351, primo comma, prevede che ai creditori degli appaltatori di opere pubbliche non sia concesso il sequestro sul prezzo di appalto durante la esecuzione delle stesse opere, salvo che l'Autorità amministrativa riconosca che il sequestro non possa nuocere all'andamento ed alla perfezione dell'opera, nel qual caso l’articolo 353 stabilisce un ordine di priorità tra i crediti rispetto ai quali l’Amministrazione può annuire alla concessione di sequestri. Il sequestro è comunque possibile, a norma del secondo comma dell’articolo 351, rispetto alle somme che rimarranno dovute ai suddetti appaltatori dopo la definitiva collaudazione dell'opera.

L’articolo 352 disciplina la comunicazione delle domande di sequestro dalla competente Autorità giudiziaria all'Autorità amministrativa.

L’articolo 354 reca una disposizione speciale per i creditori per indennità dipendenti da espropriazione forzata per la esecuzione delle opere, facendo salvi i privilegi e i diritti che ad essi competono in base al codice civile e alla normativa in materia di espropriazione per causa di utilità pubblica e, conseguentemente, la concessione di sequestri sul prezzo di appalto a loro favore.

L’articolo 355 prevede la competenza da parte dell'autorità che avrà ordinato un sequestro a decretare in favore dei creditori il pagamento della somma sequestrata e la revoca del sequestro.

 

Attraverso l’articolo in commento, quindi, viene garantita l'applicazione delle disposizioni sopra richiamate della legge 2248/1865, allegato F, anche successivamente all’entrata in vigore del regolamento e fino alla scadenza del termine per l’emanazione dei decreti correttivi del codice dei contratti pubblici.

 

Tale disposizione appare conseguente alle perplessità espresse dal Consiglio di Stato sull’articolo 164 dello schema di regolamento (che riproduce i richiamati articoli da 351 a 355 della legge n. 2248 del 1865), in ordine in particolare alla possibilità che “il regolamento (che ha natura di esecuzione e di attuazione) possa delegificare una materia (quella dei limiti ai diritti dei creditori), che attiene a diritti soggettivi e che finora era regolata da una fonte primaria che, per il principio di specialità, poteva derogare alle regole generali recate dal c.c. e dal c.p.c. in tema di sequestro e pignoramento di crediti”. Secondo il Consiglio di Stato, quindi, “in assenza di norme che disciplinano, nel codice, la materia dei creditori dell’appaltatore, il regolamento non può introdurre alcuna disposizione sostitutiva degli artt. da 351 a 355, l. n. 2248/1865, non essendo un regolamento di delegificazione né essendo la materia indicata dall’art. 5 del codice tra quelle regolamentari”.


Articolo 20
(Regime transitorio per l’operatività della revisione delle norme tecniche per le costruzioni)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 20

Art. 20

Regime transitorio per l’operatività della revisione delle norme tecniche per le costruzioni

Regime transitorio per l’operatività della revisione delle norme tecniche per le costruzioni

1. Le revisioni generali delle norme tecniche di cui all'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 luglio 2004, n. 186, sono sottoposte alla disciplina transitoria di cui al comma 2-bis del medesimo articolo, con esclusione delle verifiche tecniche e degli interventi relativi agli edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile, nonché relativi agli edifici ed alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso di cui al decreto del Capo del Dipartimento della protezione civile 21 ottobre 2003 di attuazione dell'articolo 2, commi 2, 3 e 4, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 105 dell'8 maggio 2003.

1. Identico

 

 

 

 

L’articolo 20, non modificato nel corso dell’esame in sede referente, estende l’applicazione della disciplina transitoria prevista per la redazione delle norme tecniche in materia di costruzioni dall'articolo 5, comma 2-bis, del decreto-legge 28 maggio 2004, n. 136[115] alle revisioni generali delle medesime norme tecniche.

Tale estensione non opera rispetto alle verifiche tecniche e agli interventi relativi:

§         agli edifici di interesse strategico e alle opere infrastrutturali la cui funzionalità durante gli eventi sismici assume rilievo fondamentale per le finalità di protezione civile;

§         agli edifici ed alle opere infrastrutturali che possono assumere rilevanza in relazione alle conseguenze di un loro eventuale collasso di cui al decreto del Capo del Dipartimento della protezione civile 21 ottobre 2003 di attuazione dell'articolo 2, commi 2, 3 e 4, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 20 marzo 2003, n. 3274, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 72 dell'8 maggio 2003.

 

Il decreto del Capo del Dipartimento della protezione civile 21 ottobre 2003 reca i «Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica».

 

Si ricorda che le Norme tecniche per le costruzioni sono state adottate con DM 14 settembre 2005, in attuazione dell’art. 5 del decreto legge n. 136 del 2005.

Tale ultima disposizione ha attribuito al Consiglio dei lavori pubblici la competenza a provvedere, con il concerto della Protezione civile, alla redazione di norme tecniche, anche per la verifica sismica ed idraulica, relative alle costruzioni, nonché alla redazione di norme tecniche per la progettazione, la costruzione e l’adeguamento, anche sismico ed idraulico delle dighe di ritenuta, dei ponti e delle opere di fondazione e sostegno dei terreni. Il DM 14 settembre 2005 ha riformato definitivamente i criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e le norme tecniche per le costruzioni in zona sismica, allo scopo di riunire in un T.U. la disciplina tecnica relativa alla progettazione ed all’esecuzione delle costruzioni e di realizzarne nel contempo l’omogeneizzazione e la  razionalizzazione. Tali norme rappresentano la messa a punto, per la prima volta nella legislazione nazionale, di una normativa complessa e completa in materia di costruzioni relativa alla progettazione strutturale degli edifici ed alle principali opere di ingegneria civile, alle caratteristiche dei materiali e dei prodotti utilizzati. Essa costituisce, inoltre, un aggiornamento del quadro normativo nazionale in materia strutturale, basato essenzialmente sulle leggi fondamentali n. 1086/1971 e sulla legge n. 64/1974. Si ricorda, infine, che il nuovo corpo normativo interagisce in modo rilevante anche con la disciplina dell’ordinanza n. 3274 del 20 marzo 2003, la cui applicabilità continuerà a rimanere facoltativa.

Il comma 2 dell’articolo 5 ha previsto l’emanazione delle norme tecniche con le procedure di cui all’articolo 52 del T.U. in materia di edilizia (D.P.R. n. 380 del 2001)[116], di concerto con il Dipartimento della protezione civile.

Con il comma 2-bis dell’articolo 5 del decreto legge n. 136, aggiunto dall'art. 14-undevicies, del decreto-legge 30 giugno 2005, n. 115[117], è stato previsto un periodo transitorio di diciotto mesi dall’entrata in vigore del DM 14 settembre 2005[118] – fino al 23 aprile 2007 – al fine di permettere una fase di sperimentazione delle nuove norme tecniche e durante il quale sarebbe stato possibile applicare, in alternativa alle stesse, la normativa precedente di cui alla legge n. 1086/1971 ed alla legge n. 64/1974.

Con l’articolo 3, comma 4-bis, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300[119], è stata prorogata al 31 dicembre 2007 la fase transitoria durante la quale, in alternativa alle norme tecniche per le costruzioni, approvate con DM 14 settembre 2005, può continuare ad applicarsi la normativa precedente sulla medesima materia, di cui alla legge 5 novembre 1971, n. 1086, e alla legge 2 febbraio 1974, n. 64[120].

 

La relazione illustrativa – dopo aver ricordato che “il Consiglio superiore dei lavori pubblici, con voto n. 74 reso nelle sedute del 13 e 27 luglio 2007, ha espresso parere favorevole sul nuovo testo delle «Norme tecniche per le costruzioni», che costituisce revisione organica e generale del precedente testo emanato con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti del 14 settembre 2005”[121] – precisa che “in considerazione del carattere organico e generale della nuova normativa tecnica, emerge la necessità che anche l'entrata in vigore delle nuove Norme tecniche per le costruzioni sia accompagnata da un adeguato periodo transitorio nel quale sia consentita la possibilità di applicazione in alternativa della normativa precedentemente in vigore”. Si segnala tuttavia che il successivo decreto di approvazione delle nuove norme tecniche del Ministro delle infrastrutture non risulta ancora adottato.

 

Si ricorda che - in sede di Conferenza unificata del 20 dicembre 2007 - sul testo delle nuove norme era stata acquisita l’intesa con le regioni e gli enti locali. Il parere favorevole delle Regioni era in particolare condizionato all’inserimento in un apposito provvedimento legislativo di una norma volta a disciplinare il regime transitorio, volto a garantire una graduale applicazione delle norme tecniche per le costruzioni, consentendo l’applicabilità della normativa previgente.

 

Secondo alcune Regioni, il provvedimento accoglie solo in parte quanto richiesto nella Conferenza Unificata. Come evidenziato in una lettera inviata dal Presidente della Regione Umbria al Ministero delle infrastrutture dello scorso 4 gennaio, se da un lato “l’impegno del Governo è stato puntualmente rispettato con il disposto dell’articolo 20 del Decreto-legge mille proroghe”, dall’altro è mancata la contestuale approvazione delle nuove norme tecniche che avrebbero dovuto essere pubblicate prima del 31 dicembre 2007 per evitare l’entrata in vigore del D.M. 14 settembre 2005. Da ciò deriva “una situazione di estrema incertezza che sta portando al blocco delle progettazioni se non interverrà tempestivamente un provvedimento che proroghi di alcuni mesi il termine dell’art. 5 del D.L. n. 136/2004, già fissato dall’articolo 8 della legge n. 17/07 al 31 dicembre 2007, fino all’entrata in vigore della nuova normativa”.

 

 


Articolo 21
(Proroga utilizzo disponibilità Enac per interventi aeroportuali)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 21

Art. 21

Proroga utilizzo disponibilità Enac per interventi aeroportuali

Proroga utilizzo disponibilità Enac per interventi aeroportuali

1. L'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) è autorizzato, con le modalità di cui all'articolo 1, comma 582, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, ad utilizzare le risorse di parte corrente derivanti da trasferimenti statali relativi all'anno 2007, disponibili nel proprio bilancio, ad esclusione delle somme destinate a spese obbligatorie, per far fronte a spese di investimento per la sicurezza delle infrastrutture aeroportuali. Entro il 30 aprile 2008, l'ENAC comunica l'ammontare delle rispettive disponibilità di cui al presente comma al Ministro dei trasporti, che individua, con proprio decreto, gli investimenti da finanziare a valere sulle medesime risorse.

1. L'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) è autorizzato, con le modalità di cui all'articolo 1, comma 582, della legge 23 dicembre 2005, n. 266, ad utilizzare le risorse di parte corrente derivanti da trasferimenti statali relativi all'anno 2007, disponibili nel proprio bilancio, ad esclusione delle somme destinate a spese obbligatorie, per far fronte a spese di investimento per la sicurezza delle infrastrutture aeroportuali. Entro il 30 aprile 2008, l'ENAC comunica l'ammontare delle rispettive disponibilità di cui al presente comma al Ministro dei trasporti, che individua, con proprio decreto, di concerto con il Ministro delle infrastrutture, gli investimenti da finanziare a valere sulle medesime risorse.

 

 

 

 

L’articolo 21 autorizza l'Ente nazionale per l'aviazione civile (ENAC) ad utilizzare, secondo le modalità di cui all'articolo 1, comma 582, della legge finanziaria 2006[122], le risorse di parte corrente derivanti da trasferimenti statali relativi all'anno 2007, disponibili nel proprio bilancio, con esclusione delle somme destinate a spese obbligatorie, per far fronte a spese di investimento per la sicurezza delle infrastrutture aeroportuali.

Entro il 30 aprile 2008, l'ENAC è tenuto a comunicare l'ammontare delle disponibilità in questione al Ministro dei trasporti, che individua, con decreto, gli investimenti da finanziare, a valere sulle medesime risorse. In seguito all’approvazione di un emendamento nel corso dell’esame in sede referente, è stato previsto che il decreto dovrà essere emanato di concerto con il Ministro delle infrastrutture.

L’articolo in esame è finalizzato a consentire, anche per l’anno 2007, quanto già previsto, per gli anni 2004 e 2005, dall’articolo 1, comma 582, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (finanziaria 2007). Tale norma, infatti, autorizzava l’ENAC ad utilizzare le risorse di parte corrente derivanti da trasferimenti statali relativi agli anni 2004 e 2005, disponibili in bilancio al 1° gennaio 2006 (entrata in vigore della legge), con esclusione delle somme destinate a spese obbligatorie, per fare fronte a spese di investimento per le infrastrutture aeroportuali. Entro quindici giorni dalla data di entrata in vigore della legge, l'ENAC era tenuto a comunicare l'ammontare delle disponibilità in oggetto al Ministro (delle infrastrutture) e dei trasporti, cui competeva l’emanazione del decreto per l’individuazione degli investimenti da finanziare con tali risorse.

 

Va ricordato che l’ENAC, istituito con decreto legislativo del 25 luglio 1997, n. 250[123], è un ente pubblico economico dotato di autonomia regolamentare, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e finanziaria.

L’articolo 11 del medesimo decreto istituivo, riconosce al Ministro dei trasporti e della navigazione funzioni di vigilanza, indirizzo e controllo sull'attività dell'ENAC, affidandogli il compito di emanare direttive generali per programmarne l'attività e di approvarne bilanci di esercizio e proposte in materia di pianificazione e sviluppo del sistema aeroportuale nazionale.

Compete invece al consiglio di amministrazione, a norma dell’articolo 5 dello statuto dell’ENAC[124], il compito di determinare obiettivi e programmi, di adottare le direttive generali per la gestione ordinaria e straordinaria, di verificarne infine l’attuazione.

A norma dell’articolo 7 del decreto istituivo, le entrate dell'ENAC sono costituite da:

§          trasferimenti statali per l'espletamento dei compiti previsti dal medesimo decreto e per l'attuazione del contratto di programma, inseriti nella tabella C della legge finanziaria (la legge 27 dicembre 2006, n. 296, prevedeva in favore dell’ENAC - UPB 3.1.2.1.15 Sicurezza del trasporto aereo, cap. 1921 Somme da trasferire all’Ente nazionale per l’aviazione civile - stanziamenti pari a 62,227 milioni di euro per il 2007, 70,25 milioni di euro per il 2008, 71,640 milioni di euro per il 2009);

§          tariffe per prestazioni di servizi stabilite con apposito regolamento, deliberato dal consiglio di amministrazione ed approvato con decreto del Ministro dei trasporti (e della navigazione), di concerto con il Ministro del tesoro;

§          proventi di cui alla legge 22 agosto 1985, n. 449[125] (articolo 7), destinati alla manutenzione straordinaria, all'adeguamento e allo sviluppo degli aeroporti statali aperti al traffico aereo civile e derivanti da:

-          canoni per le concessioni aeroportuali totali o parziali direttamente dovuti allo Stato in base alle disposizioni vigenti;

-          sanzioni pecuniarie a carico degli operatori aeronautici irrogate ai sensi della legge 11 dicembre 1980, n. 862[126] e del successivo regolamento approvato con d.m. 18 giugno 1981;

-          altri introiti, individuati con decreto del Ministro dei trasporti di concerto con il Ministro del tesoro, per servizi e prestazioni resi dalla Direzione generale dell'aviazione civile e dai suoi organi periferici nonché recuperi di spese e somme comunque anticipate dalla Direzione generale dell'aviazione civile e dai suoi organi periferici per conto di amministrazioni pubbliche e di privati.

§          proventi derivanti da entrate diverse.

 


Articolo 22
(Disposizioni in materia di limitazioni alla guida)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 22

Art. 22

Disposizioni in materia di limitazioni alla guida

Disposizioni in materia di limitazioni alla guida

1. All'articolo 2, comma 2, del decreto-legge 3 agosto 2007, n. 117, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 ottobre 2007, n. 160, le parole: «dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del presente decreto» sono sostituite dalle seguenti: «dal 1o luglio 2008».

1. Identico

 

 

 

 

L’articolo 22, non emendato nel corso dell’esame in sede referente, proroga al 1° luglio 2008 il termine previsto dall’articolo 2, comma 2, del decreto legge 3 agosto 2007, n. 117[127], il quale sancisce che la limitazione di cui al comma 2-bis dell'articolo 117 del Codice della strada[128], si applica ai titolari di patente di guida di categoria B rilasciata a far data dal centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore dello stesso decreto n. 117/2007, e, pertanto, a decorrere dal 30 gennaio 2008.

Il comma 2-bis dell’articolo 117 del nuovo Codice della strada, introdotto dal comma 1, lettera b) dell’articolo 2, comma 2 del d.l. 3 agosto 2007, n. 117 (convertito con legge n. 160/2007), preclude ai titolari di patente di guida di categoria B, per il primo anno dal rilascio, la guida di autoveicoli aventi una potenza specifica, riferita alla tara, superiore a 50 Kw/t. La limitazione non si applica ai veicoli adibiti al servizio di persone invalide, autorizzate ai sensi dell'articolo 188, del medesimo Codice purché la persona invalida sia presente sul veicolo medesimo.

 

Secondo la relazione illustrativa allegata al disegno di conversione del decreto legge, la finalità della proroga è connessa all’esigenza di approfondire la effettiva rispondenza della norma citata alla finalità di incrementare la sicurezza nella circolazione per i neopatentati. Dalle verifiche effettuate sulle vetture in commercio nel periodo successivo all’entrata in vigore del decreto legge n. 117/2007, risulta infatti che la predetta limitazione esclude dalla possibilità di guida alcune vetture di piccola cilindrata, mentre la consente per veicoli più grandi, che possono raggiungere elevati limiti di velocità. Il Governo ritiene pertanto opportuno prevedere una modifica della norma, elevando da 50 a 55 kW/t il limite di potenza specifico riferito alla tara, e contestualmente – per evitare che i giovani neopatentati possano accedere alla guida di auto aventi prestazioni eccessive e, quindi, potenzialmente pericolose - fissare un limite di potenza massima di 70 kW per gli autoveicoli della categoria M1 (veicoli destinati al trasporto di persone, aventi al massimo otto posti a sedere, oltre al conducente).

 

Si segnala, in proposito, che l’articolo 5, comma 1, del disegno di legge AC 2480-B Disposizioni in materia di circolazione e sicurezza stradale nonché delega al Governo per la riforma del codice della strada - già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, e attualmente all’esame della IX Commissione trasporti della Camera – reca una modifica dell’articolo 117, comma 2 bis, volta appunto a prevedere i nuovi criteri di limitazione alla guida per i neopatentati, quali sopra indicati (55 kW/t per la potenza specifica e 70 kW per la potenza massima degli autoveicoli della categoria M1).

 


Articolo 22-bis
(Disposizione transitoria concernente la certificazione dei requisiti per la guida dei ciclomotori)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 22-bis

 

Disposizione transitoria concernente la certificazione dei requisiti per la guida dei ciclomotori

 

1. All'articolo 116, comma 1-quater, secondo periodo, del codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, le parole: «Fino alla data del 1o gennaio 2008» sono sostituite dalle seguenti: «Fino alla data di applicazione delle disposizioni attuative della direttiva 2006/126/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 dicembre 2006, concernente la patente di guida (Rifusione),».

 

 

 

 

L’articolo 22-bisintrodotto con un emendamento approvato dalle Commissioni I e V – reca la proroga di un termine previsto dal codice della strada in materia di certificazione medica per la guida dei ciclomotori.

In particolare, l’articolo 116, comma 1-ter, del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della strada) come modificato dall’articolo 5 del decreto legge n. 115/2005 (convertito dalla legge n. 168/2005), ha introdotto anche per i cittadini maggiorenni, che non siano titolari di patente, l’obbligo di conseguire per la guida dei ciclomotori il certificato di idoneità. Il comma 1-quater del medesimo articolo 116, nel prevedere che i requisiti fisici e psichici richiesti per la guida dei ciclomotori sono quelli prescritti per la patente di categoria A (motoveicoli di massa complessiva fino a 1,3 t), ha stabilito che, fino alla data del 1° gennaio 2008, la certificazione potrà essere limitata all'esistenza di condizioni psico-fisiche di principio non ostative all'uso del ciclomotore, eseguita dal medico di medicina generale.

L’articolo 22-bis in esame, modificando il comma 1-quater dell’articolo 116 del codice della strada, proroga la durata di tale periodo transitorio fino alla data di applicazione delle disposizioni di cui alla direttiva 2006/126/CE del 20 dicembre  2006, concernente la nuova disciplina della patente di guida (il cui termine di recepimento è stabilito al 19 gennaio 2011).

 

Si ricorda, in proposito, che la direttiva 2006/126/CE (destinata ad essere attuata in via amministrativa), ha l'obiettivo di attualizzare – attraverso una rifusione - la normativa vigente in materia di patenti di guida (direttiva 91/439/CEE del Consiglio, del 29 luglio 1991 e successive modificazioni) e di sostituire gli oltre 110 modelli di patente in circolazione con un modello unico in formato carta di credito, anche al fine di agevolare i controlli.

Gli Stati membri sono tenuti a recepire la direttiva entro il 19 gennaio 2011 (quattro anni dal momento dell’entrata in vigore della direttiva). La maggior parte delle disposizioni, compresa quella concernente l’introduzione del nuovo modello di patente, deve essere applicata a decorrere dal 19 gennaio 2013 (sei anni dall’entrata in vigore della direttiva). Gli Stati membri sono inoltre tenuti a garantire, entro il 19 gennaio 2033, la conformità di tutte le patenti in circolazione al modello europeo. La direttiva non pregiudica i diritti relativi all’abilitazione alla guida acquisiti in data antecedente all’applicazione della stessa.

La direttiva prevede inoltre che, entro il 19 gennaio 2013, tutte le patenti di guida abbiano una validità amministrativa limitata: 10 anni estendibili a 15 da ciascuno Stato membro, per ciclomotori (AM), motocicli con o senza side car e veicoli a tre ruote (A1, A2, A) e per gli autoveicoli di non oltre 3.500 chili (B1, B e BE), 5 anni per le altre tipologie di patenti. Tale limitato periodo di validità rende possibile procedere periodicamente all’aggiornamento dei dati e della fotografia del titolare e all’introduzione di nuovi elementi di sicurezza: in caso di rinnovo della patente, gli Stati membri restano comunque liberi di prevedere nuovi esami attitudinali, medici o oculistici.

La direttiva fissa anche limiti d'età, differenziati per categoria di autoveicoli, per ottenere la patente di guida, lasciando agli Stati un certo margine di manovra per innalzare o abbassare l'età minima.

Per i veicoli a due ruote viene imposto il principio dell’accesso graduale che, pur attribuendo agli Stati membri una limitata discrezionalità in relazione all’età minima, impone al motociclista il quale intenda ottenere l’autorizzazione a guidare motoveicoli, di acquisire esperienza prima su veicoli di cilindrata inferiore.

Per i ciclomotori viene introdotta una nuova categoria europea (AM), per la quale è richiesto il superamento di una prova teorica: l’obiettivo è quello di aumentare la sicurezza stradale proprio per i motociclisti più giovani, che sono maggiormente esposti ai pericoli della circolazione stradale.

 


Articolo 23
(Programmi integrati per la riduzione del disagio abitativo)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 23

Art. 23

Programmi integrati per la riduzione del disagio abitativo

Programmi integrati per la riduzione del disagio abitativo

1. Le modificazioni apportate all'articolo 21-bis del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, successive alla data di entrata in vigore della predetta legge di conversione, si applicano a decorrere dal 1° gennaio 2009.

1. Identico

 

1-bis. Una quota pari a 60 milioni di euro delle risorse non impegnate di cui al comma 1 dell'articolo 21-bis del decreto-legge 1o ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, è comunque destinata al finanziamento dei programmi costruttivi, di cui all'articolo 18 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, per i quali sia stato ratificato l'accordo di programma entro il 31 dicembre 2007. Il Ministero delle infrastrutture ripartisce tale quota, se necessario in misura proporzionale, tra gli accordi di programma segnalati dai comuni entro il 15 marzo 2008. Gli alloggi di edilizia agevolata e sovvenzionata ricompresi negli accordi di programma ammessi al finanziamento, eventualmente risultanti eccedenti i finanziamenti disponibili, possono essere realizzati per le medesime finalità con fondi privati e destinati alla locazione per almeno otto anni, ovvero ceduti, a prezzi non superiori a quelli indicati nella convenzione con il comune, allo stesso comune, all'ex IACP o ente assimilato, comunque denominato, o a persone giuridiche che si impegnino a locarli in via preferenziale a soggetti aventi i requisiti previsti dal citato articolo 18 del decreto-legge n. 152 del 1991.

 

 

 

 

L’articolo 23, al comma 1, differisce al 1° gennaio 2009 l’applicabilità delle modificazioni all'articolo 21-bis del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, successive alla data di entrata in vigore della relativa legge di conversione[129] (avvenuta il giorno successivo alla pubblicazione di quest’ultima nella Gazzetta Ufficiale, vale a dire il 1° dicembre 2007).

Il richiamato articolo 21-bis, nel testo originario introdotto dalla legge di conversione, prevede, in particolare, al comma 1, che alla scadenza del termine del 31 dicembre 2007 per la realizzazione di alcuni programmi straordinari di edilizia residenziale a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata (previsto dall’art. 4, comma 150, della legge 24 dicembre 2003, n. 350, e dall’art. 13, comma 2, deI decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273), le risorse originariamente destinate ai programmi costruttivi rivolti alla stessa platea di beneficiari (avviati con l'art. 18 del decreto-legge 18 maggio 1991, n. 152) e non impegnate siano destinate al finanziamento delle proposte già ritenute idonee e non ammesse al precedente finanziamento tra quelle presentate ai sensi dei decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti 27 dicembre 2001, n. 2522, 30 dicembre 2002 e 21 novembre 2003 concernenti il programma innovativo in ambito urbano denominato "Contratti di quartiere II".

Tale disposizione è stata successivamente novellata dall’articolo 2, comma 444, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), che ha previsto la destinazione alla finalità indicata non, come nel testo originario, delle risorse “non impegnate” alla data del 31 dicembre 2007, bensì di quelle alla medesima data “non assegnate a seguito di mancata ratifica degli accordi di programma” relativi alla localizzazione degli interventi.

 

La novella costituisce attuazione dell’impegno contenuto nel primo punto del dispositivo della risoluzione 8-00103 approvata nella seduta dell’VIII Commissione ambiente dell’11 dicembre scorso, relativo in particolare all’adozione “di ogni possibile iniziativa, anche normativa, a partire dalla corrente manovra di bilancio, per ammettere a finanziamento tutti gli accordi di programma ratificati dai consigli comunali entro il 31 dicembre 2007, così come previsto dal comma 1 dell'articolo 11 della legge 30 aprile 1999, n. 136, e a procedere, una volta verificati i requisiti, alla stipula delle convenzioni, al fine di garantire una rapida attuazione degli interventi”.

 

L’articolo in commento, quindi, è volto a differire l’applicabilità di tale novella al fine, indicato nella relazione illustrativa, di fare in modo che le risorse originariamente destinate ai programmi costruttivi di cui all'articolo 18 del decreto-legge n. 152 del 1991 “siano da subito utilizzate nel corso dell'anno 2008, qualora non impegnate alla scadenza del 31 dicembre 2007, per finalità riconducibili alla risoluzione della problematica del disagio abitativo”.

 

Il comma 1-bis, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, riserva una quota pari a 60 milioni di euro delle risorse non impegnate di cui al richiamato comma 1 dell'articolo 21-bis del D.L. 159/2007, alla destinazione originaria del finanziamento dei programmi costruttivi a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata, ponendo tuttavia la condizione della ratifica dell'accordo di programma entro il 31 dicembre 2007. Viene demandato al Ministero delle infrastrutture la ripartizione di tali risorse tra gli accordi di programma segnalati da comuni entro il 15 marzo 2008, prevedendo l’eventuale ricorso al criterio proporzionale.

Per gli alloggi eventualmente eccedenti i finanziamenti disponibili, la medesima disposizione prevede la possibilità di realizzazione con fondi privati e, con riferimento alla loro destinazione:

§         la locazione per almeno otto anni a soggetti aventi i requisiti previsti dal citato articolo 18 del decreto-legge n. 152 del 1991;

§         la loro cessione a prezzi non superiori a quelli indicati nella convenzione con il comune, allo stesso comune, allo ex IACP o ente assimilato, comunque denominato, o a persone giuridiche che si impegnino a locarli in via preferenziale ai medesimi soggetti.

 

Si segnala che il comma 1-bis recepisce testualmente una delle condizioni contenute nel parere espresso dall’VIII Commissione nella seduta del 16 gennaio scorso, nel quale si pone a fondamento della modifica l’esigenza di “salvaguardare le legittime aspettative di quelle amministrazioni pubbliche che hanno già perfezionato gli accordi di programma per la realizzazione dei programmi di edilizia residenziale a favore dei dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata”.

 


Articolo 24
(Proroga contratti a tempo determinato del Ministero del commercio internazionale e del Ministero della salute)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione VIII

Personale delle pubbliche amministrazioni

Sezione VIII

Personale delle pubbliche amministrazioni

Art. 24

Art. 24

Proroga contratti a tempo determinato del Ministero del commercio internazionale e del Ministero della salute

Proroga contratti a tempo determinato del Ministero del commercio internazionale e del Ministero della salute

1. Per fare fronte alle esigenze connesse ai propri compiti istituzionali e, in particolare, per rafforzare e dare continuità all'azione del Sistema Italia per l'internazionalizzazione delle imprese, e al fine di potenziare le attività rivolte alla promozione del «made in Italy» sui mercati mondiali, il Ministero del commercio internazionale è autorizzato ad avvalersi, fino al 31 dicembre 2010, del personale, assunto con contratto a tempo determinato a seguito di espletamento di prove concorsuali per titoli ed esami, in servizio alla data del 28 settembre 2007.

1. Identico

2. All'onere derivante dall'attuazione del comma 1, nel limite massimo di euro 100.000 (centomila) per l'anno 2008 e di euro 1 (uno) milione a decorrere dall'anno 2009, si provvede rispettivamente per gli anni 2008 e 2009, mediante riduzione del «Fondo per interventi strutturali di politica economica» di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, e quanto a euro 1 (uno) milione per l'anno 2010, mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 8, comma 1, lettera b), della legge 25 marzo 1997, n. 68, come rideterminata dalla tabella C della legge 24 dicembre 2007, n. 244.

2. Identico

3. Il Ministero della salute, per l'assolvimento dei compiti istituzionali e per fronteggiare le esigenze straordinarie di carattere sanitario, continua ad avvalersi, fino al 31 dicembre 2009, del personale medico assunto a tempo determinato ai sensi dell'articolo 12, comma 2, della legge 16 dicembre 1999, n. 494.

3. Identico

4. Alla copertura dei maggiori oneri derivanti dall'applicazione del comma 3, pari a 1,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, si provvede, per i medesimi anni, mediante corrispondente riduzione della autorizzazione di spesa recata dall'articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 marzo 2004, n. 81, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 maggio 2004, n. 138.

4. Identico

 

4-bis. Il comma 44 dell'articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ferma restando l'inapplicabilità dei limiti alle attività soggette a tariffe professionali, si applica per i contratti d'opera a decorrere dall'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che definisce le tipologie di contratti d'opera artistica o professionale escluse, da emanare entro il 1o luglio 2008.

 

 

 

 

L’articolo 24, nei suoi primi quattro commi, reca disposizioni concernenti il personale dei Ministeri del commercio internazionale e della salute.

 

Il comma 1 proroga fino al 31 dicembre 2010 i contratti di assunzione di personale a tempo determinato del Ministero del commercio internazionale che, pertanto, viene autorizzato ad avvalersi del suddetto personale, successivamente all’espletamento di concorsi per titoli ed esami, che risulti in servizio al 28 settembre 2007. La proroga dei contratti consente al Ministero di fronteggiare le esigenze legate alle proprie funzioni istituzionali, con particolare riferimento alle azioni svolte in favore dell’internazionalizzazione delle imprese e alla promozione del made in Italy.

 

Il nuovo Ministero del commercio internazionale, istituito nell’ambito del riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei ministri e dei ministeri, disposta dal decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181[130], ha assunto le competenze in materia di commercio internazionale già attribuite al Ministero delle attività produttive (ridenominato Ministero dello sviluppo economico con lo stesso decreto-legge). In particolare il nuovo dicastero ha acquisito le funzioni, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale, relative alla:

§           promozione delle politiche per la competitività internazionale, nonché loro realizzazione o attuazione a livello settoriale e territoriale, anche mediante la partecipazione alle attività delle competenti istituzioni internazionali (D.Lgs. 300/1999, art. 27, co. 2, lett. a));

§           promozione degli interessi del sistema produttivo del Paese presso le istituzioni internazionali e comunitarie di settore (art. 27, co. 2-bis, lett. b));

§           definizione delle strategie e degli interventi della politica commerciale e promozionale con l'estero (art. 27, co. 2-bis, lett. e));

§           definizione delle strategie per il miglioramento della competitività del Paese e per la promozione della trasparenza e dell'efficacia della concorrenza nei settori produttivi, limitatamente al livello internazionale (art. 27, co. 2-bis, lett. a)).

Al trasferimento si è provveduto, ai sensi dell’art. 1, comma 10, del citato DL 181/06, con il DPCM del 12 gennaio 2007, con il quale si è altresì proceduto, nelle more dell’emanazione del regolamento di organizzazione, alla ricognizione della dotazione organica del Ministero.

 

L’assunzione di personale a tempo determinato cui si riferisce la disposizione in esame - come si segnala nella relazione governativa - è stata prevista, entro il limite di spesa di 2.000.000 di euro annui per ciascuno degli anni 2005 e 2006, dall’art. 2 della legge 56/05 recante "Misure per l’internazionalizzazione delle imprese, nonché delega al Governo per il riordino degli enti operanti nel medesimo settore”. L’immissione in servizio del personale di area funzionale (19 unità complessive: 13 appartenenti alla posizione economica C1 e 6 alla posizione C2), assunto mediante procedure conncorsuali, è decorsa rispettivamente dal 1° novembre 2006 e dal 1° dicembre 2006.

Come sottolineato nella relazione illustrativa, la proroga dei contratti (che scadranno quindi nel corso del 2008), consente all’Amministrazione di ovviare alla carenza di personale, in particolare giovane e qualificato, e ai giovani funzionari di proseguire l’esperienza maturata a vantaggio proprio e dell’Amministrazione stessa.

Alla copertura dell’onere derivante dalla proroga, per il quale viene fissato un limite massimo di 100 mila euro per il 2008 e di un milione di euro a decorrere dal 2009, si provvede, ai sensi del comma 2, nel seguente modo:

§         per gli anni 2008 e 2009 mediante riduzione del "Fondo per interventi strutturali di politica economica"

 

Si ricorda che il fondo per interventi strutturali di politica economica è stato istituito dall’articolo 10, comma 5, del decreto-legge n. 282 del 2004 (Disposizioni urgenti in materia fiscale e di finanza pubblica), convertito con modificazioni dalla legge n. 307 del 2004, al fine di agevolare il perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, anche mediante interventi volti alla riduzione della pressione fiscale. Iscritto nello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, ad esso affluiscono le maggiori entrate derivanti dalle specifiche disposizioni di legge. La dotazione del fondo, iscritto nella U.P.B 1.2.3, cap. 3075, nell’ambito della missione “Politiche economico-finanziarie e di bilancio”, quale risulta dal DM 28 dicembre 2007 (Ripartizione in capitoli delle Unità previsionali di base relative al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2008), ammonta a 10,3 milioni di euro.

 

§         per l’anno 2010 (in ragione di 1 milione di euro) riducendo l’autorizzazione di spesa destinata al funzionamento dell’Istituto nazionale per il commercio estero (ICE), previsto dell’art 8, co. 1, lett. b) della legge n. 68/97, determinata in tabella C della legge finanziaria 2008 (L. 244 del 24 dicembre 2007) in 78,7 milioni di euro.

 

Infatti l’articolo 8 della citata legge 25 marzo 1997, n. 68 (Riforma dell'Istituto nazionale per il commercio estero) rubricato “Disposizioni finanziarie”, al comma 1, lett. b) indica tra le entrate dell’Istituto il contributo annuale per il finanziamento del piano di attività dell’Istituto di cui alla legge 16 marzo 1976, n. 71 (Modifica delle procedure amministrative e contabili in materia di attività promozionale delle esportazioni italiane). Si ricorda che l'Istituto per il commercio estero (ICE), riordinato dalla citata legge n. 68/97, ha il compito di promuovere e di sviluppare il commercio con l'estero e i processi di internazionalizzazione dell'apparato produttivo nazionale, sulla base delle linee direttrici formulate dal Ministero del commercio con l'estero, alla cui vigilanza è sottoposto. L'attività dell'ICE è finanziata con fondi del Ministero vigilante e, parzialmente, con entrate proprie derivanti dai corrispettivi dei servizi forniti a operatori pubblici e privati.

 

Il comma 3 dell’articolo in esame proroga, fino al 31 dicembre 2009, il rapporto di lavoro del personale medico assunto a tempo determinato ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge 16 dicembre 1999, n. 494 (Disposizioni temporanee per agevolare gli interventi ed i servizi di accoglienza del Grande Giubileo dell’anno 2000), già oggetto di successive proroghe ad opera di diversi interventi normativi[131].   

 

Ai sensi del comma 2 dell’articolo 12 della citata legge n. 494/99, Il Ministero della sanità, dal 30 dicembre 1999 e fino al 30 giugno 2001, per l’assolvimento dei compiti di profilassi internazionale è autorizzato ad avvalersi, mediante incarichi temporanei e revocabili, entro il limite complessivo di centosessanta unità, di medici, personale tecnico-sanitario ed amministrativo, non appartenenti alla pubblica amministrazione.

 

A tale proposito la relazione illustrativa al disegno di legge evidenzia che tale disposizione si rende necessaria ed indispensabile poiché tutte le previsioni normative già intervenute, nonché quelle in corso di definizione, relative alle procedure di stabilizzazione del personale precario della pubblica amministrazione, non possono estendersi al personale medico del Ministero della salute, costituito da 16 unità di elevata professionalità: la mancata proroga dei relativi rapporti di lavoro (scaduti il 31 dicembre 2007), oltre che pregiudicare gli interessati, inficerebbe il proseguimento della specifica attività svolta dagli stessi che, nel tempo, hanno acquisito una elevata professionalità, nell’interesse del Ministero della salute per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali.

 

Alla copertura dei maggiori oneri derivanti dalle disposizioni di cui al comma 3,  valutati in 1,2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, il comma 4   destina la corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa recata dall’articolo 1, comma 1, lettera a), del decreto legge 29 marzo 2004, n. 81 (Interventi urgenti per fronteggiare situazioni di pericolo per la salute pubblica), convertito dalla legge 26 maggio 2004, n. 38, riguardante l’attività e il funzionamento del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie con analisi e gestione dei rischi, previamente quelli legati alle malattie infettive e diffusive ed al bioterrorismo.  

 

La lettera a) del comma 1 del Decreto legge 81/2004, istituisce, presso il Ministero della salute, Il Centro nazionale sopraccitato, operante in coordinamento con le strutture regionali attraverso convenzioni con l’Istituto superiore di sanità, con l’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro (Ispesl), con gli Istituti zooprofilattici sperimentali, con le università, con gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e con altre strutture di assistenza e di ricerca pubbliche e private, nonché con gli organi della sanità militare. Il Centro opera con modalità e in base a programmi annuali approvati con decreto del Ministro della salute. Per l’attività e il funzionamento del Centro, ivi comprese le spese per il personale, è autorizzata la spesa di 32.650.000 euro per l’anno 2004, 24.450.000 euro per l’anno 2005 e 31.900.000 euro a decorrere dall’anno 2006. 

 

Il comma 4-bis, aggiunto nel corso dell’esame presso le Commissioni riunite I e V, incide sulla disciplina recata dall’art. 3, co. 44, della legge finanziaria 2008 (L. 244//2007), che impone un tetto massimo agli emolumenti corrisposti da parte di pubbliche amministrazioni.

 

Più precisamente, il comma 44 della L. 244/2007 dispone che il “trattamento economico onnicomprensivo” di chiunque riceva a carico delle finanze pubbliche emolumenti o retribuzioni nell’ambito di rapporti di lavoro dipendente o autonomo con:

§         pubbliche amministrazioni statali di cui all’art. 1, co. 2, del D.Lgs. 165/2001;

§         agenzie;

§         enti pubblici anche economici;

§         enti di ricerca;

§         università;

§         società a capitale totalmente o prevalentemente pubblico non quotate (nei mercati regolamentati) e società da queste controllate,

non può superare quello del primo presidente della Corte di cassazione.

La disposizione si applica altresì:

§         agli emolumenti di quanti siano titolari di “incarichi o mandati di qualsiasi natura” conferiti nel territorio metropolitano;

§         ai magistrati ordinari, amministrativi e contabili;

§         ai presidenti e componenti di collegi e organi di governo e di controllo di società non quotate;

§         ai dirigenti.

I relativi atti “comportanti spesa” non possono avere attuazione, se non siano previamente resi noti – con l’indicazione nominativa dei destinatari e dell’ammontare del compenso – sul sito web dell’amministrazione o del soggetto interessato, nonché comunicati al Governo e al Parlamento.

L’ultima parte del comma 44 esclude dalla disposizione la Banca d’Italia “e le altre autorità indipendenti”; a tali organismi sono estesi i soli obblighi di pubblicità per gli emolumenti superiori al limite fissato (pertanto non vietati). Su quest’ultima parte della disciplina incide il comma 2 dell’articolo 42 del D.L. in commento (sul quale vedi, infra, la relativa scheda di lettura).

 

Ai sensi del terzo periodo del co. 44, il menzionato limite al trattamento economico onnicomprensivo non trova applicazione per le attività di natura professionale e i contratti d’opera “aventi ad oggetto una prestazione artistica o professionale che consenta di competere sul mercato in condizioni di effettiva concorrenza”. Tali contratti, si precisa, non possono in alcun caso essere stipulati con chi ad altro titolo percepisca emolumenti o retribuzioni a carico di amministrazioni pubbliche o assimilate, ai sensi del medesimo comma 44.

Il comma 1-bis in commento rinvia l’efficacia di tale disposizione, con riguardo ai contratti d’opera, sino a quando non saranno definite con apposito D.P.C.M. le tipologie dei contratti d’opera artistica o professionale che dovranno intendersi escluse dall’applicazione del tetto retributivo. Tale decreto dovrà comunque essere emanato entro il 1° luglio 2008.

Resta ferma, aggiunge la disposizione, l’inapplicabilità (sin d’ora) del tetto alle attività soggette a tariffe professionali.

Potrebbe risultare opportuno riformulare la disposizione in termini di novella al citato art. 3, co. 44, della L. 244/2007.

 


 

Articolo 24-bis
(Proroga dell’efficacia della graduatoria di un concorso pubblico per vigile del fuoco)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 24-bis

 

Proroga dell’efficacia della graduatoria di un concorso pubblico per vigile del fuoco

 

1. Il termine di cui al comma 4 dell'articolo 1 del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, relativo alla graduatoria del concorso pubblico a 184 posti di vigile del fuoco, indetto con decreto direttoriale 6 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a serie speciale - n. 24 del 27 marzo 1998, è differito di dodici mesi.

 

 

 

 

L’articolo 24-bis, introdotto nel corso dell’esame presso le Commissioni riunite I e V, proroga al 31 dicembre 2008 la validità della graduatoria del concorso pubblico, per centottantaquattro posti di vigile del fuoco, indetto il 6 marzo 1998 e in scadenza al 31 dicembre 2007.

La norma differiva di ulteriori 12 mesi il termine già prorogato dall’articolo 1, comma 4 del D.L. 300/2006[132], convertito in legge con modificazioni dall’art. 1 della L.17/2007[133].

 

Tale disposizione faceva specifico riferimento, oltre che alla graduatoria del concorso del 1998, oggetto della disposizione in esame, anche a quella riferita al concorso, per titolo, a centosettantatre posti di vigile del fuoco, indetto il 5 novembre 2001. La ratio di entrambe le proroghe rispondeva all’esigenza di consentire le assunzioni di personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco previste dalla legge finanziaria per il 2007, riferendosi altresì alle graduatorie in questione e, in particolare alla scadenza delle stesse, cui rimandava già l’art. 1, comma 546, della L. 311/2004[134] (legge finanziaria 2005).

 

L’art. 1, comma 546, della L. 311/2004 ha disposto un aumento fino ad un massimo di 500 unità della dotazione organica del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, motivando tale incremento con la necessità di raggiungere una maggiore efficienza nello svolgimento dei compiti di istituto del Corpo[135] e di avviare la graduale sostituzione del contingente dei vigili del fuoco ausiliari di leva[136].

L’art. 1, co. 546, ha inoltre stabilito che i posti disponibili nel profilo di vigile del fuoco derivanti dall’incremento di organico da esso disposto fossero coperti, nella misura del 50 per cento, mediante l'assunzione degli idonei della graduatoria del concorso pubblico a 184 posti di vigile del fuoco, indetto il 6 marzo 1998 e che, per il rimanente 50 per cento e per i posti eventualmente non coperti con la graduatoria citata, si provvedesse mediante l'assunzione degli idonei della graduatoria del concorso per titolo a 173 posti di vigile del fuoco, indetto il 5 novembre 2001. L’art. 1, co. 546, ha infine disposto che le graduatorie in questione rimanessero valide fino al 31 dicembre 2006.

Ricordiamo inoltre che il comma 514 dell’art. 1 della L. 296/2006[137] (legge finanziaria 2007) autorizza, a decorrere dal 1° luglio 2007, l’assunzione di un contingente di 600 vigili del fuoco; assunzione avvenuta a partire dal 16 luglio 2007.

Infine, la L. 244/2007[138] (legge finanziaria 2008) ha previsto, nell’ambito del potenziamento del soccorso pubblico, oltre a disposizioni inerenti la stabilizzazione del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco (art. 3, comma 91) già avviata nel 2007, ulteriori 6,5 milioni di euro (art. 3, comma 135) per il personale del Corpo dei vigili del fuoco al fine di migliorare l’operatività e la funzionalità del soccorso pubblico, mentre, al fine di dare attuazione al patto per il soccorso pubblico intervenuto tra il Governo e le organizzazioni sindacali del Corpo dei vigili del fuoco, il comma 136 dell’art. 3, stanzia, per l’anno 2008, 10 milioni di euro.

 


Articolo 24-ter
(Disposizioni concernenti il riposo giornaliero del personale sanitario)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 24-ter

 

Disposizioni concernenti il riposo giornaliero del personale sanitario

 

1. Le disposizioni di cui al comma 6-bis dell'articolo 17 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66, introdotto dall'articolo 3, comma 85, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, si applicano a decorrere dal 1o gennaio 2009.

 

 

 

 

L’articolo 24-ter, aggiunto in seguito all’approvazione di un emendamento nel corso dell’esame del provvedimento presso le Commissioni I e V riunite della Camera dei deputati, rinvia al 1° gennaio 2009 l’applicazione della norma in materia di orario di lavoro del personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale, di cui al comma 6-bis dell’articolo 17 del decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66[139].

 

Il citato comma 6-bis, introdotto dal comma 85 dell’articolo 3 della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (finanziaria per il 2008), dispone che al personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale non si applica la disciplina in materia di riposo giornaliero di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 66 del 2003, in base alla quale, ferma restando la durata normale dell'orario settimanale, spetta al lavoratore il diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore[140].

Il medesimo comma 6-bis precisa quindi che per il personale del ruolo sanitario del Servizio sanitario nazionale valgono le vigenti disposizioni contrattuali in materia di orario di lavoro, nel rispetto dei principi generali in materia di salute e sicurezza dei lavoratori.

 


Articolo 24-quater
(Proroga dell’efficacia della graduatoria di concorsi pubblici per ispettore del lavoro)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 24-quater

 

Proroga dell’efficacia della graduatoria di concorsi pubblici per ispettore del lavoro

 

1. In deroga alla disposizione di cui all'articolo 35, comma 5-ter, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per far fronte alle esigenze relative alla prevenzione degli infortuni e delle morti sul lavoro, il Ministero del lavoro e della previdenza sociale è autorizzato ad utilizzare la graduatoria formata in seguito allo svolgimento dei concorsi pubblici per esami a complessivi 795 posti di ispettore del lavoro, indetti con decreto direttoriale 15 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale - 4a serie speciale - n. 93 del 23 novembre 2004, fino al 10 dicembre 2010.

 

 

 

 

L’articolo 24-quater, aggiunto nel corso dell’esame presso le Commissioni riunite I e V, reca una specifica deroga, riferita al Ministero del lavoro, alla disciplina relativa al termine di validità delle graduatorie dei concorsi pubblici di cui all’articolo 35, comma 5-ter, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

Si ricorda che il menzionato comma 5-ter, introdotto all’articolo 35 del D.Lgs. 165/2001 dall’articolo 3, comma 87, della L. 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), prevede che le graduatorie dei concorsi pubblici rimangono valide per un termine di 3 anni dalla data di pubblicazione, fermi restando i periodi di vigenza inferiori previsti da leggi regionali.

 

La normativa previgente, in particolare l’articolo 20, comma 3, della L. 488/1999 (legge finanziaria per il 2000) prevedeva, per tutte le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del D.Lgs. 165/2001[141], che, fatti salvi i periodi di vigenza maggiori previsti da specifiche disposizioni di legge, la validità delle graduatorie dei concorsi per il reclutamento del personale, anche con qualifica dirigenziale, era elevata da 18 a 24 mesi. Tale modifica è intervenuta sull’articolo 3, comma 22, della L. 537/1993[142], che invece prevedeva un’efficacia di 18 mesi delle graduatorie dalla data della pubblicazione per eventuali coperture dei posti per i quali il concorso è stato bandito e che successivamente ed entro tale data dovessero rendersi disponibili[143].

Una disciplina specifica è prevista, per gli enti locali, dall’articolo 91 del D.Lgs. 267/2000[144], che prevede che le graduatorie concorsuali rimangono efficaci per un termine di tre anni dalla data di pubblicazione per l’eventuale copertura dei posti che si venissero a rendere vacanti e disponibili. Viene specificato inoltre che la possibilità di utilizzare le graduatorie non riguarda i posti istituiti o trasformati successivamente all’indizione del concorso cui si riferiscono le medesime graduatorie.

 

L’articolo in esame dispone quindi che, in deroga alla disciplina del citato comma 5-ter dell’articolo 35 del D.Lgs. 165/2001, per fronteggiare le esigenze relative alla prevenzione degli infortuni e delle morti sui luoghi di lavoro, il Ministro del lavoro può utilizzare la graduatoria formata all’esito dei concorsi pubblici per esami a complessivi 795 posti di ispettore del lavoro fino al termine del 10 dicembre 2010.

Si osserva che sarebbe opportuno precisare gli estremi del bando che ha indetto i concorsi per ispettori del lavoro cui si riferisce la disposizione in esame. Si ricorda che tali concorsi pubblici (svolti a livello regionale), per esami, relativi a complessivi 795 posti di ispettore del lavoro, area funzionale C, posizione economica C2, sono stati banditi con decreto direttoriale del 15 novembre 2004, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, 4ª serie speciale, n. 93 del 23 novembre 2004.

 

Il comma 524 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria 2006) aveva autorizzato il Ministero del lavoro ad assumere i vincitori dei concorsi, banditi con decreti direttoriali del 15 e del 16 novembre 2004, rispettivamente per i 795 posti di ispettore del lavoro richiamati dalla disposizione in esame e per 75 posti di ispettore tecnico. Le assunzioni venivano previste in deroga a quanto stabilito dalla L. 311 del 2004 (legge finanziaria per il 2005) che, all’articolo 1, commi 95-97, aveva introdotto per le amministrazioni statali il divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato per il triennio 2005-2007 (c.d. “blocco del turn over”).

Successivamente l’articolo 1, comma 544, della L. 296/2006 (legge finanziaria 2007) ha autorizzato il Ministero del lavoro all’immissione in servizio fino a 300 unità di personale risultato idoneo in seguito allo svolgimento dei richiamati concorsi pubblici, per esami, a complessivi 795 posti di ispettore del lavoro, area funzionale C, posizione economica C2, per gli uffici del Ministero del lavoro ubicati nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto, Campania, il Molise e la Sicilia (lett. a)).

Il Ministero era altresì autorizzato all’immissione nei ruoli di destinazione finale e al conseguente adeguamento delle competenze economiche, del personale in servizio risultato vincitore ovvero idoneo nei relativi percorsi di riqualificazione (lett. b)).

Infine l’articolo 12 della L. 3 agosto 2007 n. 123[145], al fine di rafforzare l’organico degli ispettori del lavoro, autorizza il Ministero del lavoro, a decorrere dal mese di gennaio 2008, ad assumere, per un numero massimo complessivo di 300 unità, gli idonei non vincitori dei su menzionati concorsi pubblici regionali per esami banditi dal medesimo Ministero nell’anno 2004, rispettivamente per 795 posti di ispettore del lavoro e per 75 posti di ispettore tecnico del lavoro, area funzionale C, posizione economica C2, per gli uffici del medesimo Ministero stesso.

 


Articolo 25
(Divieto di estensione del giudicato)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 25

Art. 25

Divieto di estensione del giudicato

Divieto di estensione del giudicato

1. La disposizione di cui all'articolo 1, comma 132, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, è prorogata al 31 dicembre 2008.

1. Identico

 

 

 

 

L’articolo 25 proroga al 31 dicembre 2008 l’applicazione del comma 132 dell’articolo 1 della legge 311/2004 (legge finanziaria 2005), il quale vieta, salvo diversa determinazione della Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento della funzione pubblica, per il triennio 2005-2007, a tutte le pubbliche amministrazioni di cui agli artt. 1, comma 2, e 70, comma 4, del D.Lgs 30 marzo 2001, n. 165[146] di adottare provvedimenti di estensione di decisioni giurisdizionali in materia di personale con forza di giudicato o comunque divenute esecutive[147].

 

Il comma 132 sopra richiamato ricalca precedenti disposizioni, succedutesi negli ultimi anni, che hanno sancito il divieto di estensione del giudicato in materia di pubblico impiego: già nel 1994 la legge collegata alla manovra di bilancio (L. 23 dicembre 1994, n. 724) stabiliva tale divieto per l’anno 1995 (articolo 22, comma 34), mentre per il successivo triennio 1996-1998 la medesima disposizione è stata prevista dalla legge 28 dicembre 1995, n. 549, articolo 1, comma 45). Infine, per il triennio 1999-2001 il divieto è stato riproposto dall’articolo 24 della L. 17 maggio 1999, n. 144 (recante “Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all'occupazione e della normativa che disciplina l'INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali”)[148].

Da ultimo, la disposizione è stata riproposta – per il periodo 2002 – 2004 - con l’articolo 23, comma 3, della L. 448 del 2001 (legge finanziaria per il 2002).

 

L’art. 1, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001 precisa che per amministrazioni pubbliche debbono intendersi tutte le amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative, le aziende ed amministrazioni dello Stato ad ordinamento autonomo, le Regioni, le Province, i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti autonomi case popolari, le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni, tutti gli enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, l’ARAN e le Agenzie istituite dal D.Lgs. 300 del 1999.

Queste ultime agenzie sono: Agenzia industrie difesa; Agenzia per le normative e i controlli tecnici; Agenzia per la proprietà industriale; Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici; Agenzia dei rapporti terrestri e delle infrastrutture; Agenzia per la formazione e l’istruzione professionale; Agenzie fiscali (entrate, dogane, territorio, demanio).

Gli enti di cui al successivo art. 70, comma 4, del D.Lgs. n. 165/2001 sono: ente EUR; enti autonomi lirici ed istituzioni concertistiche assimilate; Agenzia spaziale italiana; Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura; Comitato nazionale per la ricerca e lo sviluppo dell'energia nucleare e delle energie alternative (ENEA); Azienda autonoma di assistenza al volo per il traffico aereo generale e Registro aeronautico italiano (RAI); CONI; Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL); Ente nazionale per l'aviazione civile (E.N.A.C.).

 

Come ricordato dalla relazione illustrativa, l’articolo 78 dell’A.S. 1817 (ddl finanziaria 2008) prevedeva la proroga del divieto in questione per il triennio 2008-2010. Tuttavia tale articolo è stato successivamente soppresso nel corso dell’esame del provvedimento presso il Senato.

La relazione illustrativa pone inoltre in evidenza che la norma in esame è necessaria per evitare che dal 1° gennaio 2008 venga meno un utile strumento grazie al quale si è potuto sinora impedire alle pubbliche amministrazioni l’estensione generalizzata degli effetti di pronunce giurisdizionali definitive in materia di personale.

 

 


Articolo 25-bis
(Proroga dei termini per l’adozione della disciplina dei requisiti per la stabilizzazione di alcune tipologie di lavoro flessibile)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

 

Art. 25-bis

 

Proroga dei termini per l’adozione della disciplina dei requisiti per la stabilizzazione di alcune tipologie di lavoro flessibile

 

1. Il termine previsto dall'articolo 3, comma 96, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, ai fini dell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la disciplina dei requisiti e delle modalità di avvio delle procedure di concorso pubblico per la stabilizzazione, oltre che degli aspetti già individuati dall'articolo 1, comma 418, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è prorogato al 30 giugno 2008.

 

 

 

 

L’articolo 25-bis, aggiunto nel corso dell’esame presso le Commissioni riunite I e V, proroga al 30 giugno 2008 il termine di cui all’articolo 3, comma 96, della L. 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), relativo all’emanazione dell’apposito D.P.C.M. previsto per la disciplina di alcuni profili relativi alle procedure di stabilizzazione dei lavoratori precari delle pubbliche amministrazioni.

 

Si ricorda che comma 94 dell’articolo 3 della L. 244 del 2007 dispone che le pubbliche amministrazioni provvedono a predisporre entro il 30 aprile 2008, sentite le organizzazioni dei lavoratori, nell’ambito della programmazione triennale dei fabbisogni di personale per gli anni 2008, 2009 e 2010, dei piani per la progressiva stabilizzazione delle seguenti tipologie di personale non dirigenziale:

§         personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato stipulato prima del 28 settembre 2007 e in possesso dei requisiti previsti dai commi 519 e 558 della legge finanziaria 2007;

§         collaboratori coordinati e continuativi, in possesso dei seguenti requisiti: contratto di collaborazione in essere alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame; attività pregressa almeno triennale, anche non continuativa, nel quinquennio antecedente al 28 settembre 2007 presso la stessa amministrazione. Vengono peraltro espressamente fatte salve le disposizioni in favore dei collaboratori coordinati e continuativi contenute nei commi 529 e 560 della legge finanziaria 2007. Infine viene precisato che è in ogni caso escluso dalle procedure di stabilizzazione in questione il personale di diretta collaborazione degli organi politici, nonché il personale a contratto che svolge compiti di insegnamento e di ricerca nelle università e negli enti di ricerca.

Il successivo comma 96 stabilisce che, relativamente alla stabilizzazione del personale precario impiegato presso pubbliche amministrazioni con tipologie contrattuali di lavoro flessibile diverse da quelle prese in considerazione dal comma 94, l’apposito D.P.C.M. previsto dall’articolo 1, comma 418, della L. 296 del 2006 (legge finanziaria 2007), che deve essere adottato inderogabilmente entro marzo 2008, provvederà ad individuare i requisiti professionali, la durata minima delle esperienze professionali acquisite presso la stessa pubblica amministrazione (comunque non inferiori ai 3 anni, anche non continuativi, alla data di entrata in vigore del provvedimento in esame), nonché le modalità di valutazione da adottare nell’ambito delle procedure selettive, al cui esito positivo viene garantita l’assimilazione di tali lavoratori precari ai collaboratori coordinati e continuativi di cui alla lettera b) del precedente comma 7, ai fini dei piani per la stabilizzazione previsti dal medesimo comma.

 

Si rammenta altresì che i commi da 417 a 420 della legge finanziaria 2007 recano disposizioni per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro “precari” nelle pubbliche amministrazioni.

Più in dettaglio, il comma 417 prevede l’istituzione di un “Fondo per la stabilizzazione dei rapporti di lavoro pubblici”, finalizzato alla realizzazione di piani straordinari per l’assunzione a tempo indeterminato di personale già assunto o utilizzato attraverso tipologie contrattuali non a tempo indeterminato.

Il comma 418 dispone che i criteri e le procedure per la ripartizione delle risorse disponibili tra le amministrazioni pubbliche che ne facciano richiesta sono stabiliti da un apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, da adottare entro il 30 aprile 2007. Nella definizione dei criteri sono altresì fissati i requisiti dei soggetti interessati alla stabilizzazione e le relative modalità di selezione.

Il comma 419 dispone il divieto, per le amministrazioni destinatarie delle risorse, di ricorrere a nuovi rapporti di lavoro precario nei cinque anni successivi all’attribuzione delle stesse. L’inosservanza di tale divieto comporta responsabilità patrimoniale dell’autore della violazione.

Il comma 420 autorizza, a decorrere dall’anno 2007, la spesa di 5 milioni di euro per il finanziamento del fondo per la stabilizzazione, prevedendo altresì che tale fondo possa essere anche alimentato da una somma pari al risparmio di interessi derivanti dalla riduzione del debito pubblico ottenuto tramite specifiche operazioni[149].

 

In sostanza la disposizione in esame differisce il termine per l’adozione del D.P.C.M. in questione dal mese di marzo 2008 al 30 giugno 2008.

Si osserva, sul piano formale, che la disposizione andrebbe più correttamente formulata, in particolare nella parte in cui prevede che il citato D.P.C.M. è volto alla “disciplina dei requisiti e delle modalità di avvio delle procedure di concorso pubblico per la stabilizzazione”. In realtà il comma 96 dell’articolo 3 della L. 244/2007 attribuisce al D.P.C.M. in questione il compito di stabilire le condizione che conducano all’assimilazione dei lavoratori precari con tipologie contrattuali di lavoro flessibile diverse da quelle prese in considerazione dal precedente comma 94 ai collaboratori coordinati e continuativi di cui alla lettera b) del medesimo comma 94, ai fini dei piani per la stabilizzazione (cfr. supra). Peraltro, sarebbe preferibile far riferimento a “procedure selettive per la stabilizzazione” piuttosto che a “procedure di concorso pubblico per la stabilizzazione”.

 


Articolo 26
(Disposizioni urgenti in materia di agricoltura)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione IX

Agricoltura

Sezione IX

Agricoltura

Art. 26

Art. 26

Disposizioni urgenti in materia di agricoltura

Disposizioni urgenti in materia di agricoltura

1. Il termine di cui all'articolo 1, comma 9-bis, quinto periodo, del decreto-legge 18 maggio 2006, n. 181, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2006, n. 233, e successive modificazioni, è prorogato al 31 dicembre 2008, anche al fine di consentire la presentazione della proposta di concordato ai sensi dell'articolo 124 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, e successive modificazioni. Dopo il medesimo periodo del comma 9-bis è inserito il seguente: «In mancanza della presentazione e della autorizzazione della proposta di concordato l'autorità amministrativa che vigila sulla liquidazione revoca l'esercizio provvisorio dell'impresa dei consorzi agrari in liquidazione coatta amministrativa». Al medesimo comma 9-bis, ultimo periodo, il termine per l'adeguamento degli statuti dei consorzi agrari è prorogato al 31 dicembre 2008. Le disposizioni del presente comma non debbono comportare oneri per il bilancio dello Stato.

1. Identico

2. All'articolo 26, comma 1, del decreto-legge 30 dicembre 2005, n. 273, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 febbraio 2006, n. 51, le parole: «31 dicembre 2007» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2008».

2. Identico

3. All'articolo 2, comma 4, del decreto-legge 28 dicembre 2006, n. 300, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, le parole: «31 dicembre 2007» sono sostituite dalle seguenti: «31 dicembre 2008». Al relativo onere, pari a 150.000 euro per l'anno 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 5, comma 3-ter, del decreto-legge 1o ottobre 2005, n. 202, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2005, n. 244, e successive modificazioni.

3. Identico

4. I soci delle cooperative agricole in accertato stato di insolvenza, che hanno presentato le istanze, ai sensi dell'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237, rifinanziata dall'articolo 126 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ai fini dell'accollo statale delle garanzie rilasciate in favore delle cooperative stesse, a suo tempo escluse con il codice D4 ed inserite negli elenchi n. 2 e n. 3, allegati al decreto del Ministero delle risorse agricole, alimentali e forestali in data 18 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 1996, possono ripresentare domanda entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nei limiti stabiliti dal citato decreto ministeriale. Per dette garanzie, che devono riguardare crediti ancora in essere nei confronti dei soci garanti all'atto dell'adozione del provvedimento di pagamento e che saranno inserite in coda all'elenco n. 1, secondo l'ordine di presentazione delle domande, si procederà all'accollo nei limiti dei fondi già stanziati per l'attuazione del citato decreto-legge 20 maggio 1993 n. 149.

4. I soci delle cooperative agricole in accertato stato di insolvenza, che hanno presentato le istanze, ai sensi dell'articolo 1, comma 1-bis, del decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149, convertito, con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1993, n. 237, rifinanziata dall'articolo 126 della legge 23 dicembre 2000, n. 388, ai fini dell'accollo statale delle garanzie rilasciate in favore delle cooperative stesse, a suo tempo escluse con il codice D4 ed inserite negli elenchi n. 2 e n. 3, allegati al decreto del Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali in data 18 dicembre 1995, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 1996, possono ripresentare domanda entro il termine perentorio di novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, nei limiti stabiliti dal citato decreto ministeriale. Per dette garanzie, che devono riguardare crediti ancora in essere nei confronti dei soci garanti all'atto dell'adozione del provvedimento di pagamento e che saranno inserite in coda all'elenco n. 1, secondo l'ordine di presentazione delle domande, si procederà all'accollo nei limiti dei fondi già stanziati per l'attuazione del citato decreto-legge 20 maggio 1993, n. 149.

5. Il termine previsto dall'articolo 1, comma 559, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per il personale proveniente dai consorzi agrari e collocato in mobilità collettiva è differito al 31 dicembre 2007.

5. Identico

6. Il termine del 30 novembre 2007 di cui all'articolo 1, comma 1055, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e successive modificazioni, è differito al 30 aprile 2008 per consentire la definizione del piano di rientro, tenendo conto della rideterminazione delle tariffe da applicarsi alla fornitura dell'acqua destinata ai diversi usi, ad opera del Comitato di cui all'accordo di programma sottoscritto il 5 agosto 1999 dalle regioni Puglia e Basilicata; in difetto di tale rideterminazione nel termine suddetto, vi provvede il Commissario straordinario nei successivi quindici giorni. Il Commissario è altresì autorizzato a prorogare i contratti in essere per la gestione degli impianti per l'accumulo e la distribuzione dell'acqua fino al 30 giugno 2008 nei limiti delle risorse disponibili dell'ente. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali entro il 30 aprile 2008 effettua la ricognizione sull'esecuzione dei progetti finanziati, le cui opere irrigue siano state realizzate o siano in corso di collaudo finale, al fine di verificare l'ammontare degli interessi attivi maturati non necessari per il completamento delle opere medesime. Tale importo è versato alle entrate diverse dello Stato per essere riassegnato al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che è autorizzato ad attribuire all'Ente un contributo straordinario, nell'ambito delle suddette disponibilità, per concorrere al risanamento dello stesso, facendo salvo quanto necessario per il risanamento per il bilancio dell'Ente di cui al comma 1056 della medesima legge, in relazione agli interessi maturati sulle opere realizzate dallo stesso.

6. Identico

7. Per assicurare la continuità nel funzionamento dell'Amministrazione centrale attraverso la prosecuzione del servizio di somministrazione di lavoro nei limiti utilizzati nel corso dell'anno 2007, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è autorizzato, anche in deroga a quanto previsto dall'articolo 36 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ad utilizzare le disponibilità del Fondo per le crisi di mercato, di cui all'articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, nel limite della somma di 2 milioni di euro per l'anno 2008. Tale somma è versata nell'anno 2008 all'entrata del bilancio dello Stato, per essere riassegnata al Ministero suddetto per le finalità di cui al presente articolo. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad apportare con proprio decreto le occorrenti variazioni di bilancio.

7. Identico

 

7-bis. All'articolo 5, comma 1, del decreto-legge 10 gennaio 2006, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 marzo 2006, n. 81, le parole: «1o gennaio 2008» sono sostituite dalle seguenti: «1o gennaio 2009».

 

 

 

 

Il comma 1 dell’articolo 26 proroga al 31 dicembre 2008 il termine per la chiusura delle liquidazioni coatte amministrative dei consorzi agrari[150] (termine fissato al 31 dicembre 2007 dall’art. 1, comma 9-bis del D.L. n. 181/2006[151], come modificato dall’art. 1, comma 1076, della L. n. 296/2006-finanziaria 2007), anche allo scopo di consentire la presentazione di una proposta di concordato sulla base dell’art. 124 del R.D. n. 267/1942[152].

Il medesimo comma 1, in forma di novella al citato art. 1, comma 9-bis, del D.L. n. 181/2006, stabilisce poi che, in mancanza della presentazione e approvazione della proposta di concordato, l’autorizzazione all’esercizio provvisorio venga revocata dall’autorità amministrativa preposta alla vigilanza, ovvero dal Ministro dello sviluppo economico di concerto con quello delle politiche agricole[153].

Ancora il comma 1 proroga al 31 dicembre 2008 il termine per l’adeguamento degli Statuti dei consorzi agrari alle norme che il codice civile detta per le società cooperative, termine fissato da ultimo al 30 aprile 2008 con l’art. 2, co. 5-quater del D.L. n. 300/2006[154].

L’ultimo periodo del comma reca la clausola di invarianza degli oneri a carico del bilancio dello Stato.

 

L’art. 1, comma  9-bis del D.L. 181/06 ha recato la nuova disciplina dei consorzi agrari, abrogando in gran parte le disposizioni recate dalla legge 28 ottobre 1999, n. 410, di disciplina della materia.

Il provvedimento, che ha ricondotto i consorzi agrari alla disciplina generale delle società cooperative, è in particolare intervenuto sulle gestioni commissariali in corso, prevedendo la riduzione del numero (da 3 a 1) dei commissari liquidatori per i consorzi in liquidazione coatta amministrativa e la chiusura delle procedure liquidatorie entro il termine del 30 giugno 2007 (termine successivamente prorogato: v. supra), nonché la cessazione dei commissari in carica e la ricostituzione degli organi statutari per gli altri consorzi in gestione commissariale.

In merito alla ipotesi di avviare una procedure concorsuale va precisato che essa era prevista dalla legge n. 410/99 con disposizioni non riprodotte nel D.L. 181/06. Infatti, tra le norme di cui alla legge n. 410 oggetto di abrogazione va menzionato l’art. 5, comma 4 volto all’introduzione di una normativa che consentisse di porre fine alla situazione in cui si trovava la maggioranza dei consorzi agrari, posti in liquidazione coatta amministrativa e autorizzati esclusivamente all’esercizio provvisorio delle attività di impresa.

Tali disposizioni consentivano di adottare una procedura concorsuale finalizzata ad uno dei seguenti obiettivi:

§         ritorno all’amministrazione ordinaria mediante concordato ex articolo 214 della legge fallimentare;

§         cessione dell’azienda o di ramo di azienda a favore di altro consorzio o di altra società cooperativa agricola operante nella stessa regione o in regione confinante, purché i medesimi fossero in amministrazione ordinaria. In tal caso era prevista la successione nella titolarità di tutte le attività e dei contratti di locazione immobiliare, nonché nelle licenze di produzione e commercio[155].

In assenza di tali procedure si doveva procedere, da parte dell’autorità amministrativa vigilante, alla revoca dell’autorizzazione all’esercizio provvisorio entro una data fissata da ultimo al 31 dicembre 2005. In merito a tale revoca più volte procrastinata[156], va menzionato il D.L. 266/2004 di proroga termini che consentiva di concedere nuovamente una autorizzazione all’esercizio provvisorio in presenza di “situazioni oggettive ostative all’attivazione della soluzione concordataria”. L’apprezzamento della situazione era demandato, a seguito delle modifiche introdotte con l’art 27 del D.L. n. 273/2005,   ai due dicasteri delle attività produttive e dell’agricoltura che dovevano procedere di concerto, acquisito il preventivo parere della “Commissione di valutazione delle attività dei consorzi”, istituita dai medesimi dicasteri e costituita da cinque membri appartenenti alla pubblica amministrazione.

 

Il comma 2 proroga al 31 dicembre 2008 il termine del 31 dicembre 2007, stabilito dall’art. 26 del D.L. n. 273/2005[157] per la conservazione del Fondo per lo sviluppo della meccanizzazione in agricoltura.

 

Il Fondo per la meccanizzazione in agricoltura è stato istituito presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, che ne ha la gestione al di fuori della amministrazione statale, dall’articolo 5 ss. della legge n. 949/1952 che gli ha attribuito le caratteristiche del fondo di rotazione[158].

L'articolo 12 della legge n. 910/1966 ha completamente rivisto le modalità operative del Fondo, che è destinato a concedere prestiti per l'acquisto di macchine agricole e di attrezzature connesse, nonché per l'acquisto di attrezzature mobili per la copertura di colture di pregio, ivi compresa la floricoltura. Tali benefici possono essere concessi anche per l'acquisto di mezzi agricoli per trasporto di persone, animali e cose, a favore delle aziende silvo-pastorali che operano strettamente in zone carenti di rete viaria.

Per gli acquisti effettuati da coltivatori diretti, singoli o associati, il prestito può essere concesso nella misura del 90 per cento della spesa ammissibile, con particolare considerazione per le domande presentate da cooperative di coltivatori diretti. Per l'acquisto da parte dei coltivatori diretti, singoli o associati, di macchine operatrici e attrezzature meccaniche per una spesa non superiore ad un milione delle vecchie lire, possono essere concessi, in alternativa ai prestiti, contributi in conto capitale nella misura massima del 25 per cento. Il ministero delle politiche agricole e forestali è tenuto a rilasciare il preventivo nulla osta per la concessione dei prestiti, mentre gli enti e gli istituti dovranno comunicare allo stesso Ministero l'avvenuto atto di acquisto nonché della relativa spesa.

Con l'articolo 7 del decreto-legge n. 377/75 (convertito con modificazioni dalla legge n. 493/1975) sono state estese le finalità del Fondo, cui è anche attribuita la erogazione di mutui di durata decennale destinati a: l'acquisto di attrezzature mobili e semimobili destinate alla realizzazione di reti di distribuzione dell'acqua al fine di sviluppare la pratica irrigua, anche nel caso in cui dette attrezzature costituiscano parte integrante di impianti fissi di irrigazione; l'installazione di macchine ed attrezzature di distribuzione di gas per l'alimentazione di caldaie e condizionatori d'aria per serre destinate alla coltivazione di prodotti ortofrutticoli e floricoli, ivi comprese le cabine di decompressione e misurazione del gas e le condotte mobili o fisse nonché altre attrezzature occorrenti alla rete di distribuzione. Per gli acquisti effettuati da coltivatori diretti, proprietari o affittuari singoli o associati, da mezzadri e coloni e da cooperative agricole, l'importo del mutuo è commisurato al 100 per cento della spesa riconosciuta ammissibile; per gli altri operatori, il mutuo è concesso nella misura del 75% della spesa. Viene accordata preferenza alle domande di mutuo presentate da coltivatori diretti e dalle cooperative agricole costituite nei modi previsti dalla legge.

Il Fondo, la cui istituzione è stata fin dall’inizio sottoposta a termine, è stato oggetto di una numerosa serie di interventi che ne hanno procrastinato la operatività. La originaria scadenza del 30/6/1964 è stata pertanto portata al 30/6/69 dall’art. 12 della legge n. 454/61; al 31/12/80 dall’art. 1 della legge n. 910/66; al 31/12//95 dall’art. 2 del D.L. n. 377/75, convertito con modificazioni dalla legge n. 493/75; al 31/12/2002 dall’art 1 del D.L. n. 552/96, convertito con modificazioni dalla legge n. 642/96, che ne ha nel contempo assegnata la gestione alle regioni. Interventi di proroga del Fondo hanno tuttavia continuato ad essere approvati, ultimi l’art. 1, co. 1 del decreto legge n. 236/2002, convertito con modificazioni dalla legge n. 284/2002, che ha prorogato il termine al 31 dicembre 2005, ed il successivo art. 26 del D.L. 273/2005 che lo ha stabilito al 31 dicembre 2007.

 

Il comma 3 proroga al 31 dicembre 2008 il termine (31 dicembre 2007) disposto dall’art. 2 comma 4 del D.L. n. 300/2006, convertito dalla legge 26 febbraio 2007, n. 17, per l’esercizio delle funzioni attribuite al Commissario straordinario per le emergenze zootecniche. Il conseguente onere, quantificato in 150 mila euro per l’anno 2008, è coperto mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’art. 5, comma 3-ter, del D.L. 202/2005, convertito dalla legge n. 244/2005, relativa alle agevolazioni contributive e tributarie per gli operatori danneggiati dall’influenza aviaria.

 

L’art. 2 comma 4 del D.L. n. 300/2006 ha esteso a qualsiasi emergenza si verifichi nel settore zootecnico i compiti attribuiti al Commissario straordinario per la BSE dall’art. 7-bis del DL n. 1/2001, e nel contempo ne ha prorogato la istituzione al 31 dicembre 2007. I conseguenti maggiori oneri sono stati valutati per il 2007 in 150 mila euro e hanno trovato la medesima copertura nelle risorse destinate agli operatori danneggiati dall’influenza aviaria.

La menzionata figura commissariale è disciplinata dall’articolo 11 della legge 400/1988 che prevede che per specifici obiettivi, determinati in relazione a programmi o indirizzi deliberati dal Parlamento o dal Consiglio dei ministri o per particolari e temporanee esigenze di coordinamento operativo tra amministrazioni statali, si possa procedere alla nomina di commissari straordinari del Governo. La nomina è disposta con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri. Con il medesimo decreto sono determinati i compiti del commissario e le dotazioni di mezzi e di personale. L'incarico è conferito per il tempo indicato nel decreto di nomina, salvo proroga o revoca. Del conferimento dell'incarico è data immediata comunicazione al Parlamento e notizia nella Gazzetta Ufficiale. Sull'attività del Commissario straordinario riferisce al Parlamento il Presidente del Consiglio dei ministri o un ministro da lui delegato.

Va rammentato che con DPR 15 dicembre 2000 si era proceduto alla prima nomina di un Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative volte a fronteggiare le conseguenze dell’encefalopatia spongiforme bovina, nella persona del dott. Alborghetti. A tale commissario, destinato a restare in carica per tre mesi, l’articolo 4 del D.L. n. 1/2001[159] aveva attribuito il potere di promuovere il potere di ordinanza spettante ai competenti organi dello Stato, anche in deroga alle disposizioni vigenti.

In conseguenza del permanere delle condizioni che avevano motivato la nomina del Commissario, il Governo ha provveduto ad attribuire, o confermare, tale incarico fino a tutto il 2006, con i seguenti provvedimenti:

§         DPR del 15/3/2001: conferma di Alborghetti fino al 15/6/2001;

§         DPR del 23/7/2001: nomina di Giuseppe Ambrosio con incarico dal 30/7/2001 al 31/3/2002;

§         DPR del 11/4/2002: conferma di Ambrosio fino al 31/12/2002;

§         DPR del 20/12/2002, del 11/12/2003, del 22/6/2004, del 23/12/2004: con tali decreti viene prorogato l’incarico commissariale fino al 31/12/2005;

§         DPR del 22/7/2005: a seguito del verificarsi di talune incompatibilità, è anticipatamente nominato Commissario alla BSE Giacomo Gatti, al quale l’incarico è attribuito fino al 31/12/2005;

§         DPR del 13/1/2006: conferma di Gatti fino alla data del 31/12/2006[160].

§         A cinque mesi dalla cessazione del dott. Gatti, il Governo ha provveduto ad attribuire l’incarico commissariale con il DPR in data 8/6/2007, individuando nel dott. Ettore Ianì il nuovo commissario per l’emergenza per tutto l’anno 2007.

 

Il comma 4 riapre il termine entro il quale, ai sensi del D.L. n. 149/1993,  i soci di cooperative agricole in accertato stato di insolvenza potevano presentare domanda per l’accollo da parte dello Stato delle garanzie da loro rilasciate in favore delle cooperative stesse.

Il nuovo termine, che scade perentoriamente il 30 marzo 2008 (novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame: termine così modificato, rispetto ai sessanta giorni previsti nel testo originario del D.L., con un emendamento approvato dalle Commissioni riunite I e V), decorre esclusivamente per i soci di cooperative che hanno presentato a suo tempo domanda per i benefici di cui al D.L. n. 149, venendone esclusi con il codice D4 per mancato rispetto dei termini.

Il comma 4 richiede inoltre che siano soddisfatti i seguenti ulteriori elementi:

§         che all’atto dell’adozione del provvedimento di pagamento le garanzie si riferiscano a crediti ancora in essere nei confronti dei soci;

§         che l’accollo avvenga nel limite delle risorse già stanziate.

Le nuove istanze saranno inserite nell’elenco n. 1 secondo l’ordine di presentazione e in coda a quelle a suo tempo ammesse.

 

L’aiuto di cui trattasi era stato disposto dall’articolo 1, comma 1 bis del D.L. n. 149/93[161] che aveva previsto l’assunzione a carico del bilancio dello Stato delle garanzie concesse dai soci, prima della entrata in vigore del decreto stesso, a favore delle cooperative stesse la cui insolvenza fosse stata previamente accertata dall’autorità giudiziaria.

Per tale intervento agevolativo il medesimo D.L. n. 149/93 aveva disposto uno stanziamento pari a 20 miliardi annui, per un periodo decennale a decorrere dal 1993, incrementati di 230 miliardi di lire per l’anno 2001 dal comma 126 della L. n. 388/2000 finanziaria 2001.

I criteri di attuazione del decreto-legge sono stati a suo tempo definiti dal decreto ministeriale del 2 febbraio 1994 che con l’art. 1 aveva posto come condizione per la concessione dei benefici di cui trattasi che lo stato di insolvenza delle cooperative fosse stato accertato dalla autorità giudiziaria alla data del decreto stesso (ossia 2/02/94); oppure che l’autorità vigilante governativa avesse disposto la liquidazione coatta amministrativa (sempre alla data del 2/02/94).

Era stata infine individuata, dallo stesso art 1 del decreto ministeriale, la data del 19/5/93 entro la quale i soci dovevano aver prestato le garanzie per i debiti delle cooperative che, coerentemente con quanto stabilito dal D.L. 149, veniva a cadere il giorno precedente alla entrata in vigore del provvedimento d’urgenza.

L’articolo 2 del decreto ministeriale aveva definito le tipologie di garanzie ammesse all’intervento, mentre gli articoli 3 e 4 avevano definito le modalità per la presentazione delle istanze, ulteriormente specificate con la circolare n. 14 del 17/7/94. La stessa circolare ha anche provveduto a determinare il termine entro il quale dovevano essere presentate le istanze. Ai sensi dei punti 3.1 e 3.5.1 le istanze dovevano essere presentate dai soci garanti aventi titolo al curatore fallimentare o commissario liquidatore (nel caso di messa in liquidazione) o al presidente del collegio sindacale della cooperativa (nel caso di semplice dichiarazione dello stato d’insolvenza) entro il 22/9/94.

L’articolo 5 delineava i criteri in base ai quali li Stato avrebbe assunto in proprio le garanzie dei soci precisando che le garanzie stesse sarebbero state assunte fino ad esaurimento delle disponibilità recate dalla legge.

Sulla base di dette disposizioni il Ministero delle risorse agricole, con altro decreto del 2/10/95, ha approvato un elaborato datato al 30 giugno nel quali erano riportati i risultati dell’istruttoria suddivisi secondo tre tipologie:

§         in un primo elenco erano state poste in graduatoria le garanzie ammissibili all’accollo (elenco n. 1);

§         l’elenco n. 2 aveva individuato le garanzie escluse;

§         nell’elenco n. 3 erano state inserite le cooperative per le quali tutte le garanzie erano state escluse.

Il decreto ultimo citato è stato modificato dal D.M. 18/12/1995 (G.U. n. 1/96, S.O. n. 1) che ha rettificato i menzionati elenchi nel contempo pubblicando una legenda dei codici di esclusione dal beneficio. Il codice D4 individua le cooperative escluse per avere presentato la documentazione fuori termini.

 

Il comma 5 riapre, con effetto retroattivo e sino alla data di entrata in vigore del D.L. in esame (31 dicembre 2007) il termine, scaduto il 29 settembre 2006,  entro il quale, ai sensi dell’art. 1 comma 559 della legge n. 296/2006- finanziaria 2007, il personale dei Consorzi agrari avrebbe dovuto essere posto in mobilità collettiva per potere essere inquadrato presso le regioni e gli enti locali.

 

Il richiamato comma 559 ha previsto l’inquadramento a domanda presso le regioni e gli enti locali, nei limiti delle rispettive dotazioni organiche vigenti alla data di entrata in vigore della stessa finanziaria 2007, del personale proveniente dai consorzi agrari rientrante nella disciplina di cui ai commi 6 e 7 dell’articolo 5 della legge 28 ottobre 1999, n. 410[162] e collocato in mobilità collettiva alla data del 29 settembre 2006.

Il richiamato comma 6 (essendo il comma 7 di mera copertura del maggiore onere) riguardava i lavoratori dipendenti dei consorzi agrari in servizio alla data del 1° gennaio 1997 e successivamente collocati in mobilità, nonché quei lavoratori che in base ai piani di riorganizzazione aziendale non rientravano nell'organico aziendale. Per questi lavoratori si prevedeva che il Comitato per il coordinamento delle iniziative per l'occupazione[163], di concerto con i Ministeri competenti, sentita la Conferenza Stato-regioni e le parti sociali, individuasse le modalità di ricollocazione presso enti pubblici e privati operanti nel settore agricolo e dei servizi all'agricoltura, anche previa riqualificazione professionale dei lavoratori interessati. Per le imprese private che assumessero detti lavoratori si prevedeva poi l’applicazione delle agevolazioni contributive di cui alla legge n. 223/1991[164].

 

Il comma 6 differisce al 30 aprile 2008 il termine per la definizione del piano di rientro finanziario previsto nell’ambito delle procedure amministrative finalizzate al risanamento e successiva  trasformazione in società per azioni dell’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI); detto termine, inizialmente fissato al 30 settembre 2007 (art. 1, comma 1055, della legge n. 296/2006-finanziaria 2007), è già stato prorogato al 30 novembre 2007 con l’art. 15, comma 5-bis, del D.L.  2 luglio 2007, n. 81, aggiunto dalla legge di conversione 3 agosto 2007, n. 127.

 

L’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (EIPLI) – istituito nel 1947 con il D.Lgs.cps n. 281, come persona giuridica di diritto pubblico sotto la vigilanza del Ministero dell'agricoltura ‑ gestisce otto dighe, alle quali vanno aggiunte alcune centinaia di chilometri di canali di adduzione. L'attività dell'ente è finalizzata a far fronte alle esigenze potabili delle popolazioni della Puglia e della Basilicata, al fabbisogno irriguo di vasti comprensori delle stesse regioni, nonché di agglomerati industriali.

L’EIPLI ha goduto di numerosi trasferimenti di risorse di parte pubblica, anche mediante l’iscrizione nel bilancio statale di limiti d’impegno di norma quindicennali.

Merita segnalare che l’ente è stato già oggetto di attenzione parlamentare nel passato per una sua trasformazione in s.p.a., da ultimo nella XIV legislatura con la presentazione di un disegno di legge al Senato (A.S. 4477).

In merito poi al commissariamento dell’ente si è espressa la Corte dei conti che, in sede di referto sull’esercizio 1999 (determinazione n. 28/2001, ultima reperibile), a seguito di una ulteriore designazione commissariale “fino al riordino dell’ente”, ovvero sine die, ha così formulato il proprio parere “Ancora una volta si ribadisce che il protrarsi dell’amministrazione straordinaria - in disparte il mancato svolgimento del controllo concomitante del Collegio dei revisori nonché del Magistrato della Corte dei conti – può incidere, per la sua precarietà, sulla determinazione di programmi a medio e lungo termine e avere riflessi ex se sulla gestione e, sopra tutto, non assicura la rappresentatività degli interessi degli enti locali coinvolti nell’utilizzo della risorsa idrica”.

L’art. 1, comma 1055, della legge n. 296/2006 (finanziaria 2007) ha dettato disposizioni volte a portare a risanamento l’EIPLI, e concludere infine l’operazione con la trasformazione dell’ente in società per azioni.

Entro la data del 30 settembre 2007 avrebbero  dovuto essere espletate le seguenti attività:

§      puntuale ricognizione da parte del Commissario straordinario sulla situazione debitoria dell’ente;

§      definizione da parte del medesimo Commissario e dei creditori di  un piano di rientro da trasmettere  al dicastero agricolo.

Sulla base del piano di rientro il Ministero delle politiche agricole stabilisce le procedure, sia amministrative che finanziarie, per il risanamento, restando nel frattempo sospesa ogni procedura esecutiva e giudiziaria avverso l’ente.

Successivamente, concluso il risanamento, il Ministro per le politiche agricole procede alla trasformazione dell’ente in s.p.a con partecipazione dello Stato e delle regioni che vi abbiano interesse. Alla trasformazione si procede con decreto del Ministro d’intesa con le tre regioni, Puglia, Basilicata e Campania.

Per consentire la prosecuzione delle attività dell’Ente, l’ultimo periodo del comma citato ha disposto  un’autorizzazione di spesa pari a 5 milioni di euro per l’anno 2007.

Va ricordato che il citato comma 1055 nel testo originariamente presentato dal Governo disponeva che tutti i diritti, i poteri e le funzioni spettanti al dicastero agricolo sull’Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia fossero trasferiti alle regioni Puglia e Basilicata che, nell’esercitare i poteri e le funzioni loro attribuite, avrebbero dovuto tener conto degli interessi delle regioni limitrofe, nonché rispettare le priorità previste dalla normativa vigente per gli usi delle acque.

Da ultimo l’EIPLI è stato incluso, ai sensi dell’art. 2, comma 636, della legge n. 244/2007 (finanziaria 2008) nell’elenco degli enti da riordinare o sopprimere per finalità di riduzione delle spese di funzionamento delle amministrazioni pubbliche.

 

Il comma in esame, come anticipato, differisce al 30 aprile 2008 il termine per la definizione del piano di rientro previsto nell’art. 1, comma 1055, della legge finanziaria 2007, che dovrà tenere conto della rideterminazione delle tariffe per i vari usi dell’acqua, della quale è incaricato un Comitato costituito con Accordo di programma sottoscritto il 5 agosto 1999 dalle regioni Puglia e Basilicata.

La norma prevede anche l’ipotesi che la rideterminazione delle tariffe non avvenga entro il termine prorogato, disponendo in tal caso l’intervento sostitutivo del Commissario straordinario dell’ente nei successivi quindici giorni.

Il Commissario è autorizzato anche a prorogare sino al 30 giugno 2008, nei limiti delle risorse disponibili dell’Ente, i contratti in essere per la gestione degli impianti.

La norma prevede inoltre una procedura volta al recupero di risorse finanziarie da destinare alla erogazione di un contributo straordinario all’ EIPLI, nonché al risanamento del bilancio dell’Ente irriguo umbro-toscano di cui all’art. 1, comma 1056, della Legge n. 296/2006[165].

Si ricorda a questo proposito che entrambi gli enti sono stati inclusi, ai sensi dell’art. 2, comma 636, della legge n. 244/2007 (finanziaria 2008), nell’elenco degli enti da riordinare o sopprimere per finalità di riduzione delle spese di funzionamento delle amministrazioni pubbliche.

Detta procedura è così articolata: il MIPAAF effettua entro il 30 aprile 2008 una ricognizione sull’esecuzione dei progetti finanziati per opere irrigue realizzate o in corso di collaudo finale, allo scopo di verificare l’ammontare degli interessi attivi maturati sui depositi fruttiferi accesi dagli Enti irrigui e non necessari per il completamento delle opere; tali somme, versate come prevede la normativa vigente alle entrate diverse del bilancio dello Stato, saranno  riassegnate  al MIPAAF per la erogazione di un contributo all’EIPLI, facendo tuttavia salvo “quanto necessario per il risanamento per il bilancio” dell’Ente irriguo umbro-toscano, in relazione agli interessi maturati sulle opere realizzate dallo stesso Ente.

Si segnala infine che la relazione illustrativa afferma che le disposizioni del comma in esame sono necessarie per consentire il successivo trasferimento dell’EIPLI alle regioni competenti.

 

Il comma 7 autorizza il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali ad utilizzare, nel limite di 2 milioni di euro per il 2008, le disponibilità del Fondo per le crisi di mercato (art. 1, comma 1072, della L. n. 296/2007) per la prosecuzione del servizio di somministrazione di lavoro presso l’amministrazione centrale del Ministero, al fine di assicurare la continuità di funzionamento dell’amministrazione stessa.

Il ricorso al servizio di somministrazione di lavoro dovrà da una parte essere contenuto  “nei limiti utilizzati nel corso dell’anno 2007”, formula con la quale non è del tutto chiaro se si intenda fare riferimento alle unità di personale utilizzate ovvero alla relativa spesa; dall’altra potrà avvenire anche in deroga a quanto previsto dall’art. 36 del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165 (T.U. sul lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni): si ricorda a questo proposito che il comma 2 del citato art. 36 consente alle pubbliche amministrazioni di avvalersi di forme contrattuali flessibili di assunzione ed impiego del personale solo per esigenze temporanee ed eccezionali, previo esperimento delle procedure inerenti l’assegnazione di personale e previa valutazione circa la possibilità di esternalizzazione e appalto dei servizi.

 

Il contratto di somministrazione di lavoro, introdotto dal D.Lgs. 276 del 2003 (Titolo III, Capo I), può essere concluso da ogni soggetto (utilizzatore) che si rivolga ad altro soggetto (somministratore) a ciò autorizzato dal Ministero del lavoro.

Il contratto di somministrazione in sostanza sostituisce il contratto di fornitura di lavoro interinale (la cui disciplina viene contestualmente abrogata). Pertanto le agenzie di somministrazione hanno preso il posto delle vecchie agenzie di lavoro temporaneo.

Il D.gs n. 276/2003 prevedeva originariamente che  il contratto di somministrazione potesse essere concluso  a termine o a tempo indeterminato. L’articolo 1, comma 46, della L. 24 dicembre 2007, n. 247[166], ha peraltro disposto l’abolizione del contratto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato disciplinato al Titolo III, Capo I del D.Lgs 276 del 2003

Nel caso della somministrazione a tempo determinato, viene superata la precedente impostazione restrittiva che rendeva possibile la fornitura di lavoro temporaneo solamente nel casi previsti tassativamente dalla legge o dalla contrattazione collettiva. Pertanto la somministrazione di lavoro a tempo determinato è ammessa ogniqualvolta ricorrano ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili all'ordinaria attività dell'utilizzatore. Si affida alla contrattazione collettiva il compito dell’eventuale individuazione, anche in misura non uniforme, di limiti quantitativi di utilizzazione della somministrazione a tempo determinato.

L’articolo 20, inoltre, elenca una serie di fattispecie nelle quali è vietata l’utlizzazione del contratto di somministrazione[167]. Il successivo articolo 21 dispone che il contratto di somministrazione deve essere concluso in forma scritta (ad substantiam) e deve contenere una serie di elementi (per esempio, numero dei lavoratori interessati e loro mansioni, durata, motivi di interesse aziendale, luogo, orario e trattamento economico, assunzione reciproca degli obblighi contrattuali). La mancanza della forma scritta o la mancata indicazione di alcuni elementi essenziali determina la nullità del contratto di somministrazione, con la conseguenza che i lavoratori sono considerati a tutti gli effetti alle dipendenze dell’utilizzatore.

Il Fondo per le crisi di mercato è stato istituito dall’art. 1, comma 1072 della legge 296/2006 (finanziaria 2007) presso il Ministero delle politiche agricole, facendovi confluire le risorse che l’art. 1-bis, commi 13 e 14, del D.L. n. 2 del 2006 aveva destinato all’emergenza aviaria e che la Commissione aveva ritenuto incompatibili con gli orientamenti comunitari in materia di aiuti di Stato. Le sue modalità di funzionamento avrebbero dovuto essere definite entro il termine di tre mesi (comma 1074), in coerenza con la normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato nel settore agricolo, con un decreto del dicastero agricolo d’intesa con la Conferenza Stato-regioni.

Peraltro anche sugli aiuti per le crisi di mercato il parere dell’autorità comunitaria è stato negativo. Infatti la Commissione, con una nota trasmessa al Governo italiano nei giorni immediatamente successivi alla conversione in legge del decreto 28 febbraio 2005, n. 22 che ha introdotto nell’ordinamento la definizione di “crisi di mercato”[168], ha espresso forti dubbi sulla compatibilità con il mercato comune di un intervento statale fondato sul mero presupposto di una riduzione del reddito, con ciò, di fatto, precludendo l’applicazione delle disposizioni.

 

Il comma 7-bis, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, proroga dal 1° gennaio 2008 al 1° gennaio 2009 il termine per l’installazione degli apparati radio previsti dall’articolo 28 del DM n. 218/2002 a bordo delle navi da pesca che effettuano la navigazione oltre tre miglia dalla costa.

 

L’articolo 28, comma 4, del DM 5 agosto 2002, n. 218 (“Regolamento di sicurezza per le navi abilitate alla pesca costiera”) dispone che a decorrere dal 1° gennaio 2005[169] le unità da pesca che effettuano navigazione oltre tre miglia dalla costa devono essere dotate degli apparati radio prescritti al capitolo IX dell’allegato alla Convenzione internazionale di Torremolinos o, in alternativa,  di quelli indicati nello stesso articolo 28, comma 4, del DM n. 218/2000.

 

Si segnala che l’obbligo rispetto al quale interviene la proroga discende da disposizioni comunitarie.

Con la legge 2 maggio 1983, n. 293, l’Italia ha infatti aderito alla convenzione internazionale di Torremolinos del 1977 sulla sicurezza delle navi da pesca, le cui prescrizioni sono state oggetto dalle direttive 97/70/CE e 1999/19/CE, recepite nel nostro ordinamento con il D.Lgs. 18 dicembre 1999, n. 541; ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 1, della direttiva 97/70/CE, le navi da pesca avrebbero dovuto soddisfare i requisiti prescritti dalla Convenzione internazionale di Torremolinos già a decorrere dal 1° luglio 1999.

Si osserva pertanto che la ulteriore proroga al 1° gennaio 2009 del termine per l’applicazione delle disposizioni di tale Convenzione relative agli apparati radio potrebbe essere oggetto di censure da parte dei competenti organi comunitari.

 


Articolo 27
(Disposizioni in materia di riordino di consorzi di bonifica)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Art. 27

Art. 27

Disposizioni in materia di riordino di consorzi di bonifica

Disposizioni in materia di riordino di consorzi di bonifica

1. Entro il termine del 30 giugno 2008, le regioni possono procedere al riordino dei consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario di cui al capo I del titolo V del regio decreto del 13 febbraio 1933, n. 215, e successive modificazioni, secondo criteri definiti di intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture. Devono essere fatti salvi le funzioni e i compiti attualmente svolti dai medesimi consorzi e le relative risorse, ivi inclusa qualsiasi forma di contribuzione di carattere statale o regionale; i contributi consortili devono essere contenuti nei limiti dei costi sostenuti per l'attività istituzionale. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

1. Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2, commi 36 e 37, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, entro il termine del 30 giugno 2008, le regioni possono procedere al riordino o alla soppressione dei consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario di cui al capo I del titolo V del regio decreto del 13 febbraio 1933, n. 215, e successive modificazioni, secondo criteri definiti di intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, su proposta dei Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e delle infrastrutture. Devono essere fatti salvi le funzioni e i compiti attualmente svolti dai medesimi consorzi e le relative risorse, ivi inclusa qualsiasi forma di contribuzione di carattere statale o regionale; i contributi consortili devono essere contenuti nei limiti dei costi sostenuti per l'attività istituzionale. La riduzione prevista dal comma 35 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, non si applica ai membri eletti dai consorziati utenti che partecipano agli organi a titolo gratuito. Dall'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

 

 

 

 

L’articolo 27 detta disposizioni in materia di riordino dei consorzi di bonifica e miglioramento fondiario di cui al Capo I del titolo V del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, intervenendo sulla normativa introdotta al riguardo con la legge finanziaria 2008 (legge 24 dicembre 2007, n. 244, art. 2, commi 35-37).

 

Il R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, Nuove norme per la bonifica integrale, che costituisce, ancora oggi, la normativa principale in materia di interventi di bonifica, ha introdotto il concetto di "bonifica integrale", comprensivo sia della bonifica in senso proprio, che delle opere di miglioramento fondiario. L'attuazione della bonifica integrale è stata demandata ad interventi pubblici di carattere globale su aree omogenee particolarmente dissestate e suscettibili di trasformazione, definite comprensori, distinti in due categorie: quelli di prima categoria, che richiedono opere gravemente onerose per i proprietari interessati, e quelli di seconda categoria, che hanno carattere residuale. L'attività di bonifica è stata attribuita ai Consorzi di bonifica, enti pubblici di autogoverno costituiti su iniziativa dei soggetti privati proprietari degli immobili che traggono benefici dalla bonifica.

I consorzi di bonifica e miglioramento fondiario sono disciplinati dal titolo V (articoli 54-73) del citato R.D. n. 215/1933. In particolare, i consorzi di bonifica (art. 54) provvedono alla esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica o soltanto alla manutenzione ed esercizio di esse; essi (art. 59) sono persone giuridiche pubbliche e sono retti da uno statuto (art. 60) deliberato dall’Assemblea e sottoposto ad approvazione ministeriale. I poteri di intervento dell’Autorità pubblica nei confronti dei Consorzi sono stati definiti dal D.P.R. 23 giugno 1962, n. 947, recante “Norme sui Consorzi di bonifica, in attuazione della delega prevista dall’art. 31 della legge 2 giugno 1961, n. 454”.

 

La legge finanziaria 2008 (L. n. 244/2007, art. 2, commi 35-37) detta disposizioni sulla riduzione dei componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi ovvero, in alternativa, sulla soppressione o il riordino dei consorzi di bonifica e miglioramento fondiario di cui al Capo I del titolo V del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, nonché dei Consorzi tra comuni compresi nei bacini imbriferi montani, di cui all’art. 1 della legge 27 dicembre 1953 n. 959.

In particolare il comma 35  dispone che, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano provvedano alla riduzione del numero dei componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi dei consorzi predetti, in conformità a quanto disposto dall’art. 1, comma 729, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (finanziaria 2007) per le società partecipate totalmente da enti locali[170].

Il comma 36 dispone che, in alternativa rispetto alla riduzione del numero dei componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi ed entro lo stesso termine (un anno dalla data di entrata in vigore della legge), le Regioni e le province autonome, d’intesa con lo Stato, possano procedere alla soppressione o al riordino dei Consorzi di cui al precedente comma, facendo comunque salvi i compiti e le funzioni svolti dai medesimi consorzi e le relative risorse, comprese le contribuzioni statali o regionali.

Lo stesso comma 36 prevede poi specifiche disposizioni per il caso di soppressione dei Consorzi: in tale ipotesi:

§         le regioni provvedono in modo da garantire che le funzioni di difesa del suolo venga esercitata in maniera coordinata dagli enti che hanno competenze in materia,  nel rispetto delle competenze delle province fissate dall’art. 19 del T.U. sull’ordinamento degli enti locali (D.Lgs. n. 267/2000) e dei principi dettati dal D.Lgs. n. 152/2006, recante norme in materia ambientale, evitando ogni duplicazione di opere ed interventi e disponendo il subentro in tutti i rapporti attivi e passivi facenti capo ai consorzi;

§         agli enti subentranti è attribuita la potestà, già riconosciuta ai Consorzi dall’art. 59 del R.D. n. 215/1933, di imporre contributi alle proprietà consorziate, nei limiti dei costi sostenuti[171];

§         il personale dipendente dai Consorzi passa alle dipendenze delle regioni, delle province e dei comuni, secondo modalità determinate dalle regioni, sentita la Conferenza permanente Stato-regioni.

Il comma 37, infine, dispone che dall’attuazione delle disposizioni di cui al comma 36 non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, e a questo scopo subordina la soppressione dei consorzi che presentino squilibri di bilancio o esposizioni debitorie alla previa definizione di un piano finanziario che individui le necessarie misure compensative.

 

L’articolo in esame interviene, con riferimento ai soli Consorzi di bonifica e miglioramento fondiario (nulla si dispone infatti rispetto ai Consorzi tra comuni compresi nei bacini imbriferi montani), sulle disposizioni sopra sintetizzate, introdotte dall’art. 2, commi 35-37, della legge n. 244/2007 (finanziaria 2008).

Per quanto riguarda il rapporto delle norme in esame con quelle contenute nella legge finanziaria, mentre il  testo originario del D.L. non prevedeva alcuna clausola di coordinamento, un emendamento approvato dalle Commissioni riunite I e V ha inserito all’inizio dell’articolo l’inciso: “Fermo restando quanto previsto dall’art. 2, commi 36 e 37, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”.

Tale inciso non sembra peraltro risolvere tutti i problemi interpretativi circa il rapporto tra le due normative.

Si consideri infatti che nel testo originario del D.L. il  contenuto dei commi 36 e 37 è riformulato eliminando ogni riferimento alla ipotesi di soppressione dei consorzi, anticipando al 30 giugno 2008 (anziché il 1° gennaio 2009) il termine per l’adozione dei provvedimenti di riordino da parte delle regioni e precisando che l’intesa in sede di Conferenza Stato-regioni dovrà essere definita con riferimento ai criteri per l’adozione dei medesimi provvedimenti[172]. Per il resto tale testo appare meramente riproduttivo di quanto disposto dalla finanziaria 2008 in ordine alla salvaguardia delle funzioni, dei compiti e delle risorse dei consorzi, al contenimento dei contributi consortili, alla invarianza degli oneri per la finanza pubblica.

A seguito delle modifiche apportate con l’emendamento approvato dalle Commissioni riunite, mentre da un lato viene fatta salva la normativa  contenuta nell’art. 2, commi 36 e 37, della finanziaria 2008, dall’altro tale normativa continua ad essere riformulata nel suo complesso e nei termini sopra riassunti, reintroducendo peraltro espressamente anche l’ipotesi di soppressione dei Consorzi; si interviene inoltre anche sul comma 35, non considerato dal testo originario del D.L., precisando che la riduzione ivi prevista dei componenti dei consigli di amministrazione e degli organi esecutivi dei consorzi  “non si applica ai membri eletti dai consorziati utenti che partecipano agli organi a titolo gratuito”.

In sintesi, quindi, il testo del D.L. come modificato dalle Commissioni riunite sembra innovare in modo sostanziale la normativa di cui all’art. 2, commi 36-37 della legge finanziaria 2008  solo per quanto riguarda:

§         il termine previsto per il riordino o la soppressione (30 giugno 2008 nel D.L., 1° gennaio 2009 nella finanziaria);

§         le modalità di definizione dell’intesa tra Stato e regioni.

Per quanto detto, considerato anche che l’inciso inserito all’inizio dell’articolo rende non agevole comprendere i termini esatti del rapporto che si instaurerebbe tra le due normative, e che le modifiche introdotte dalle Commissioni riunite interessano anche il comma 35 della predetta legge finanziaria, occorrerebbe valutare l’opportunità di una riformulazione della norma in termini di novella formale alle disposizioni di cui all’art. 2, commi 35-37, della legge n. 244/2007.

 


Articolo 28
(Proroga dei termini per il riordino ed il riassetto delle partecipazioni societarie dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A.)

 

A.C. 3324

A.C. 3324-A

Sezione X

Sviluppo economico

Sezione X

Sviluppo economico

Art. 28

Art. 28

Proroga dei termini per il riordino ed il riassetto delle partecipazioni societarie dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A.

Proroga dei termini per il riordino ed il riassetto delle partecipazioni societarie dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A.

1. Il termine per l'attuazione del piano di riordino e di dismissione previsto dal secondo periodo dell'articolo 1, comma 461, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è differito al 30 giugno 2008 in riferimento alle società regionali dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A., per consentire il completamento delle attività connesse alla loro cessione alle regioni. Al fine di salvaguardare il loro equilibrio economico e finanziario, le società regionali continuano a svolgere le attività previste dai contratti di servizio con l'Agenzia, relativi ai titoli I e II del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, e vigenti all'atto del loro trasferimento alle regioni, fino al subentro di queste ultime nell'esercizio delle funzioni svolte dalla suddetta Agenzia in relazione agli interventi di cui ai medesimi titoli. Per garantire la continuità nell'esercizio delle funzioni, il Ministro dello sviluppo economico, con decreto di natura non regolamentare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definisce le modalità, i termini e le procedure per il graduale subentro delle regioni, da completarsi entro il 31 dicembre 2010, nelle funzioni di cui al secondo periodo.

1. Il termine per l'attuazione del piano di riordino e di dismissione previsto dal secondo periodo dell'articolo 1, comma 461, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, è differito al 30 giugno 2008 in riferimento alle società regionali dell'Agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa S.p.A., per consentire il completamento delle attività connesse alla loro cessione alle regioni. Al fine di salvaguardare il loro equilibrio economico e finanziario, le società regionali continuano a svolgere le attività previste dai contratti di servizio con l'Agenzia, relativi ai titoli I e II del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, e vigenti all'atto del loro trasferimento alle regioni, fino al subentro di queste ultime nell'esercizio delle funzioni svolte dalla suddetta Agenzia in relazione agli interventi di cui ai medesimi titoli. Per garantire la continuità nell'esercizio delle funzioni, il Ministro dello sviluppo economico, con decreto di natura non regolamentare, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, d'intesa con la Conferenza permanente tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, definisce le modalità, i termini e le procedure per il graduale subentro delle regioni, da completarsi entro il 31 dicembre 2010, nelle funzioni di cui al secondo periodo, le attività che, in via transitoria, sono svolte dall'Agenzia anche dopo tale subentro, nonché le misure e le modalità del cofinanziamento nazionale, secondo criteri che favoriscano l'attuazione dell'articolo 1, comma 461, della citata legge n. 296 del 2006, dei progetti regionali in materia di autoimprenditorialità e autoimpiego, a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all'articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, assegnate al Ministero dello sviluppo economico.