XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 440 di mercoledì 9 dicembre 2020

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

La seduta comincia alle 9.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

AZZURRA PIA MARIA CANCELLERI, Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 4 dicembre 2020.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Amitrano, Ascani, Azzolina, Massimo Enrico Baroni, Boccia, Bonafede, Boschi, Brescia, Buffagni, Casa, Castelli, Cirielli, Colletti, Comaroli, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Dadone, Daga, De Micheli, Del Re, Delrio, Luigi Di Maio, Di Stefano, Fassino, Ferraresi, Gregorio Fontana, Fraccaro, Franceschini, Frusone, Gallinella, Gebhard, Gelmini, Giachetti, Giacomoni, Giorgis, Grimaldi, Grimoldi, Gualtieri, Guerini, Invernizzi, Iovino, L'Abbate, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Lupi, Maggioni, Magi, Maniero, Marattin, Mauri, Melilli, Micillo, Molinari, Morani, Morassut, Nardi, Novelli, Orrico, Paita, Parolo, Perantoni, Pittalis, Rampelli, Rizzo, Rotta, Ruffino, Ruocco, Giovanni Russo, Scalfarotto, Schullian, Serracchiani, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Speranza, Tasso, Tofalo, Tomasi, Traversi, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi e Zoffili sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente novantuno come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2020.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre 2020.

La ripartizione dei tempi riservata alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (Vedi calendario).

(Intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri)

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte.

GIUSEPPE CONTE, Presidente del Consiglio dei Ministri. Presidente, gentili deputate e gentili deputati, il Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre presenta un'agenda densa di temi e di elevata priorità per l'Unione europea, sia per quanto riguarda la sua coesione, prosperità e stabilità, sia per quanto attiene al suo ruolo di attore globale.

Il tema centrale rimane la lotta alla pandemia da COVID, su cui è fondamentale che da parte europea provenga un chiaro segnale di coesione. Al riguardo il Consiglio europeo è orientato a dare impulso al mutuo riconoscimento dei test e a un efficace coordinamento europeo sui vaccini, con particolare riguardo alla loro distribuzione. Solo una risposta internazionale ed europea può del resto consentire di superare la pandemia, obiettivo cui l'Italia lavora intensamente, anche nella prospettiva del Global Health Summit, che - lo ricordo - ospiteremo il 21 maggio dell'anno prossimo, qui a Roma, nel quadro della Presidenza italiana del G20. A tal fine stiamo lavorando in stretto contatto con la Commissione europea.

La dimensione sanitaria della risposta europea al COVID deve essere costantemente accompagnata da quella economica e sociale. Rimane urgente, a tale scopo, una soluzione che, dando attuazione all'accordo raggiunto in seno al Consiglio europeo del 21 luglio scorso, superi il veto ungherese e polacco e consenta, quindi, il tempestivo avvio di Next Generation EU e del nuovo Quadro finanziario pluriennale. Porrò con la massima determinazione e urgenza l'esigenza che l'ambizioso programma di investimenti e riforme, finanziato con debito comune, per il quale l'Italia si è spesa fin dall'inizio della crisi pandemica, possa essere avviato nel più breve tempo possibile. I cittadini dei ventisette Stati membri non perdonerebbero un segnale che contraddica lo storico accordo raggiunto sull'adozione di strumenti centrali per la ripresa sociale ed economica del continente e che rappresentano un profondo, aggiungo irreversibile, cambiamento di paradigma nelle politiche economiche dell'Unione. Per la prima volta l'Unione europea si è fatta promotrice di politiche espansive, finanziate da strumenti di debito autenticamente europeo e orientate al raggiungimento di strategie condivise e obiettivi comuni.

È una risposta radicalmente diversa, rispetto a quella posta in essere in passato, quando di fronte ad altre crisi, quella ad esempio del 2011, si adottarono scelte ancora fondate su una logica di austerità ispirate al prioritario criterio del contenimento del debito. Quelle scelte si sono rivelate inadeguate a ricondurre i Paesi europei all'interno di una prospettiva di autentica ripresa e di sviluppo, e anche poco efficaci, aggiungo, per il contenimento del debito stesso. Continuiamo, dunque, a sostenere gli sforzi della Presidenza tedesca di turno del Consiglio dell'Unione europea e della Presidente della Commissione europea rivolti ad una soluzione rapida di questa situazione di stallo, causata, come ho ricordato, dal veto posto da Ungheria e Polonia.

Il Vertice Euro del prossimo 11 dicembre discuterà, invece, il pacchetto di riforme approvato dall'Eurogruppo lo scorso 30 novembre, che consta di tre elementi: la riforma del Trattato istitutivo del Meccanismo europeo di stabilità - l'ormai famoso MES -, la decisione sull'introduzione anticipata del dispositivo di sostegno al Fondo di risoluzione unico, il cosiddetto common backstop, e l'accordo sulla valutazione della riduzione dei rischi nell'Unione bancaria.

Come è noto la riforma del MES, approdata sul tavolo dell'Euro Summit nel dicembre 2019, incorporava l'introduzione del backstop comune al Fondo di risoluzione unico, a partire però dal 2024. Il Governo italiano ha agito per ottenere l'introduzione anticipata di tale meccanismo, sul presupposto di rispettare alcuni obiettivi di riduzione del rischio bancario. È stato importante procedere in questa direzione, poiché il Fondo di risoluzione unico e il meccanismo di backstop, che è a suo sostegno, rappresentano una forma essenziale di condivisione dei rischi a livello dell'Unione economica e monetaria, che è un obiettivo cardine per il nostro Paese. Originariamente, era previsto che si procedesse in sequenza: prima la riforma del MES, poi la valutazione dei rischi, infine l'introduzione anticipata del common backstop attraverso la riforma dell'accordo intergovernativo che regola il trasferimento e la messa in comune dei contributi del MES al Fondo di risoluzione unico. Grazie sempre al contributo italiano, l'Eurogruppo ha raggiunto un'intesa che consentirà di procedere in parallelo: sarà ora compito dell'Euro summit sancire l'accordo. Procedere sin da subito in via contestuale consente di anticipare l'introduzione del backstop all'inizio del 2022, quindi con due anni di anticipo rispetto all'entrata in vigore inizialmente prevista nella riforma del MES, evidentemente sulla base di una valutazione complessivamente positiva dello stato di salute del sistema bancario europeo e di quello italiano, che, prima della pandemia, ha registrato un miglioramento consistente dei propri bilanci. Su tale base è stato possibile raggiungere più facilmente l'obiettivo dell'entrata in vigore anticipata del backstop.

Resta nella piena disponibilità del Camere, attraverso la procedura parlamentare di ratifica, la scelta definitiva sull'adesione dell'Italia al nuovo Trattato MES, anche alla luce del più generale stato di avanzamento del pacchetto di riforme dell'Unione economica e monetaria. Ma se proviamo ad alzare la testa e a gettare lo sguardo in una prospettiva più ampia, rilevo che per cambiare l'Europa, soprattutto alla luce della drammatica crisi vissuta in questi mesi, sia decisivo ben altro percorso. In questa prospettiva, ritengo che debbano essere riconsiderate in modo radicale - l'ho già anticipato - struttura e funzioni del MES, affinché sia trasformato in uno strumento completamente diverso. L'Italia, nell'ambito della Conferenza sul futuro dell'Unione europea, si farà promotrice di una proposta innovatrice, che porti a superare la sua natura di accordo intergovernativo, legato a un paradigma che ritengo ormai obsoleto rispetto alle sfide che abbiamo davanti. L'obiettivo è quello di integrare il nuovo MES nel quadro dell'intera architettura europea, anche al fine di assicurare un maggiore raccordo di esso con le istituzioni dell'Unione che, certamente, offrono maggiori garanzie di trasparenza e democraticità. Il modello al quale ispirarsi nel costruire a livello europeo gli strumenti di politica economica del futuro è, certamente - ce lo abbiamo davanti, l'abbiamo già adottato -, Next Generation EU, che auspico fortemente, lo ribadirò in tutte le sedi, formali e informali, di confronto con gli altri leader europei, possa diventare strutturale.

L'accordo di luglio, che apre la strada a un programma di finanziamento di dimensioni straordinarie, che sarà finanziato con le emissioni di debito comune, è un risultato che fino a pochi mesi fa sembrava a molti irraggiungibile, e che è stato raggiunto grazie a uno sforzo comune, lungo un percorso che, come sappiamo, non è stato privo di passaggi critici. Abbiamo raggiunto questo risultato muovendoci sempre con spirito costruttivo, affidandoci alla forza degli argomenti e delle proposte. Questo accordo, insieme al sostegno senza precedenti fornito dalla Banca centrale europea attraverso il programma straordinario di acquisto di titoli pubblici e privati, sta cambiando la fisionomia dell'Unione europea. Siamo determinati come Governo a lavorare affinché la nuova Europa superi definitivamente l'approccio angusto dell'austerità e abbracci definitivamente la strada dello sviluppo sostenibile, dell'inclusione sociale, della transizione energetica, dell'innovazione digitale, per un'economia europea ancora più competitiva ed equa, in particolare sul versante dell'armonizzazione fiscale. Il Governo, e ne sono certo, il Parlamento, continueranno a lavorare in questa direzione, consci delle difficoltà ma consapevoli anche dei significativi vantaggi, per gli Stati e per i cittadini europei, che possono derivare da un'Unione più salda e più solidale.

E in quest'ottica, non vanno dimenticati altri importanti risultati che abbiamo ottenuto negli scorsi mesi, come il programma SURE, che costituiscono un altro passo verso una maggiore condivisione dei rischi. Anche SURE, infatti, si fonda su un'emissione di titoli di debito comune europeo - delle volte ce ne dimentichiamo - a favore di tutti gli Stati membri. Si tratta di progressi che rafforzano l'unità e la solidarietà europea, a sostegno della ripresa economica e di una maggiore resilienza dal punto di vista economico e sociale.

Tornando agli altri temi in agenda al Consiglio europeo, fra le priorità connesse alla ripresa economica europea vi è indubbiamente quel Green Deal europeo al quale la Commissione lavora già dalla fase precedente alla pandemia, e che impone un consenso pieno sul livello di ambizione dell'Unione in materia di cambiamento climatico e sulle modalità per realizzarlo. È una priorità che l'Italia intende perseguire anche nella prospettiva della COP26; vi ricordo che l'anno prossimo saremo partner della Gran Bretagna e avremo la responsabilità del più grande evento che esiste in materia di ambiente e clima. È per noi essenziale che questo obiettivo sia accompagnato dal riconoscimento anche finanziario degli sforzi già sostenuti in questi anni da alcuni Paesi, fra cui l'Italia, per avanzare verso i target climatici, oltre che da una concreta attenzione europea, anche in termini di incentivi, ai costi sociali ed economici della transizione verde. Si prevede che il Consiglio europeo adotti conclusioni anche in tema di sicurezza, in particolare con l'obiettivo di intensificare, tanto più a seguito dei recenti attentati in Francia e in Austria, la cooperazione intraeuropea nella prevenzione e nel contrasto al terrorismo. L'Italia è naturalmente concorde e impegnata al riguardo, e condivide l'obiettivo di una migliore collaborazione in ambito europeo tra autorità di Polizia e agenzie di intelligence. Il nostro Paese concorda, inoltre, con l'azione continentale di prevenzione e di contrasto alla radicalizzazione, anche attraverso la rimozione dei contenuti terroristici in rete. Contrastiamo invece, perché inappropriato, il nesso politico tra Schengen e migrazione, riproposto recentemente nel dibattito europeo in materia di sicurezza. In tema di relazioni esterne il Consiglio europeo esaminerà diverse questioni di grande importanza, a partire da quella turca. Sulla scorta delle conclusioni del Consiglio europeo straordinario del 1° e 2 ottobre e del Consiglio ordinario del 15 e 16 ottobre, anche tenendo conto degli sviluppi degli ultimi due mesi, saremo chiamati a valutare i rapporti con Ankara e le prospettive future. Ritengo innanzitutto essenziale che l'Unione europea parli con una sola voce, unita, solidale, credibile.

I segnali verso Ankara dovranno essere chiari e dovranno cercare di non innescare dinamiche di escalation, che non vogliamo. Occorre mantenere una finestra di opportunità per favorire un'agenda positiva, giacché alimentare tensioni non è nell'interesse europeo, a maggior ragione poi nei confronti di un Paese alleato NATO.

Sempre in tema di relazioni esterne, le conclusioni del Consiglio europeo prenderanno atto di una discussione sui rapporti transatlantici, nella prospettiva di imprimere uno slancio, con l'avvento dell'amministrazione Biden, alla collaborazione tra Unione europea e Stati Uniti. Se, infatti, riteniamo che gli Stati Uniti, almeno nei primi passi della nuova amministrazione, rimarranno concentrati su priorità interne, come la lotta alla pandemia, la ripresa economica, sono anche convinto che il Presidente eletto Biden, come peraltro mi ha già confermato nel corso della nostra prima conversazione telefonica, avrà un approccio molto positivo al multilateralismo e ai rapporti transatlantici, e sono certo che considererà l'Europa come un asset per gli stessi Stati Uniti. Starà, comunque, all'Unione europea proporre e alimentare un indirizzo politico e un'agenda di lavoro che possano intercettare le priorità americane. Parlo, ad esempio, delle sfide globali della pandemia, del cambiamento climatico, della ripresa sociale ed economica, nel segno dell'equità, dell'inclusività, della sostenibilità, peraltro assi tutti portanti della nostra Presidenza del G20 appena iniziata. Ma parlo anche del rilancio del commercio internazionale, anche come strumento di crescita, in particolare attraverso la riforma dell'Organizzazione mondiale del commercio e l'auspicato superamento delle dispute e dei dazi, la sicurezza e la difesa, anche in termini di superamento delle crisi regionali: vedete, un'agenda davvero di rapporti molto fitta. Dovremmo, pertanto, mostrarci determinati a rafforzare il contributo europeo alla sicurezza e allo sviluppo internazionale, in linea con le giuste ambizioni dell'Unione a svolgere un ruolo più forte e più visibile nel mondo, ma anche essere chiari e trasparenti con Washington su cosa intendiamo - e qui dovremmo lavorare per costruire una linea molto chiara - per autonomia strategica dell'Unione europea, in piena complementarità con la NATO. Per la stabilità europea rimane centrale, in un'ottica di maggiore sicurezza, sostenibilità e prosperità, la realizzazione di un rapporto pieno ed efficace con il vicinato meridionale. Si sono, tra l'altro, conclusi da poco i MED-Dialogues, ed è un evento davvero di cui essere fieri, che si è riproposto anche quest'anno. L'Italia è attivamente impegnata nel rilancio di un partenariato rafforzato e consapevole, fondato su un approccio strategico a un programma concreto di iniziative, come recentemente condiviso al Vertice italo-spagnolo del 25 novembre scorso. Al Consiglio europeo è, inoltre, prevista la consueta informativa della Cancelliera Merkel e del Presidente francese Macron sullo stato di attuazione degli Accordi di Minsk. L'informativa risponde all'esigenza, sempre fatta valere dall'Italia, di avere anche una discussione politica fra i leader, prima di procedere - con scadenza, sapete, semestrale - al rinnovo delle sanzioni economiche e settoriali nei confronti della Federazione Russa - ricordo che la prossima scadenza è il 31 gennaio -, evitando quindi automatismi e ricordando sempre il carattere strumentale delle sanzioni.

Ai temi all'esame di questo Consiglio europeo si potrebbe aggiungere anche quello della relazione futura tra Unione europea e Regno Unito, a seguito degli ultimi sviluppi negoziali tra Bruxelles e Londra, la cui perdurante distanza su temi cruciali - sicuramente il più importante è il level playing field, su quello l'Unione europea non può cedere un millimetro; un principio fondamentale: parità di condizioni; non si può pensare, nessuno deve pensare, di potersi avvantaggiare del mercato unico e di non rispettare poi tutte le conseguenze che questo comporta; sarebbe una competizione assolutamente unfair, che non consentiremo mai; e poi c'è anche il tema della governance per quanto riguarda eventuali dispute e il tema della pesca, che al nostro Paese interessa meno e che, diciamo, ha un rilievo maggiormente economico, più che di principio - ecco come dicevo, la distanza su questi temi cruciali ha reso necessario un ulteriore tentativo di intesa attraverso un incontro, a Bruxelles, tra la Presidente Ursula von der Leyen e il Primo Ministro britannico Boris Johnson. Una relazione profonda e ambiziosa tra l'Unione europea e il Regno Unito era e rimane nell'interesse di tutti, ma, come abbiamo sempre detto, non ad ogni costo; essa deve essere, infatti, equilibrata affinché le imprese italiane ed europee possano competere con quelle britanniche, come dicevo poc'anzi, in maniera leale, grazie ad un quadro solido di tutela del level playing field. Serve anche una governance coerente che impedisca il ripetersi di situazioni come quelle legate all'Internal Market Bill sulla questione nord-irlandese. L'Italia, quindi, riafferma il sostegno al capo negoziatore europeo Michel Barnier e alla Presidente von der Leyen e resta convinta che l'unità degli Stati membri rimanga un passaggio obbligato per tutelare al meglio gli interessi di cittadini e imprese.

Osservo, infine, che, nel quadro di incertezza confermatosi in quest'ultima fase negoziale, risulta ancor più essenziale il lavoro che l'Italia, negli ultimi mesi, ha intensificato con tutti gli Stati membri e con la Commissione europea per misure di comunicazione e di preparazione alla fine del periodo transitorio, così da essere pronti a ogni scenario. La prossima riunione, quindi, del Consiglio europeo sarà - e concludo - un altro tassello del percorso che stiamo costruendo per affrontare le sfide che attendono il nostro Paese e quella comunità di Stati che si è raccolta sotto l'emblema di Unione europea; sono sfide, come avete potuto constatare, complesse, numerose, di varia natura, di varia intensità, e siamo tutti chiamati, rispetto a queste sfide, a compiere, ciascuno per il proprio ruolo, uno sforzo collettivo per essere all'altezza di questo compito. Spesso, in quest'Aula, io ho rivolto un appello alle forze di opposizione, appelli in particolare all'unità e al dialogo, pur nella distinzione di ruoli e devo riconoscere che, in alcuni passaggi, questi appelli hanno trovato ascolto. Ribadisco, quindi, quanto già ricordato in altre sedi e in altre occasioni: il tavolo del confronto da parte del Governo con le opposizioni rimane sempre aperto, ma il Governo ha bisogno anche della massima coesione delle forze di maggioranza per continuare a battersi in Europa, per continuare a svolgere il suo lavoro. Il confronto dialettico tra le forze di maggioranza, all'interno delle forze di maggioranza, è sicuramente un segno di vitalità e di ricchezza (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), ma è senz'altro salutare che sia fatto con spirito costruttivo, che non ci faccia disperdere energie, che non ci distragga dagli obiettivi della nostra azione.

Io vi assicuro la più forte determinazione nel fornire il giusto contributo critico alle riforme in corso e al processo di rinnovamento, che si preannuncia, anche delle istituzioni europee. Tra poco ci sarà, si svolgerà la Conferenza sul futuro dell'Unione: l'Italia ha tutte le carte per incidere e per giocare un ruolo da protagonista (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico).

(Discussione)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri.

È iscritto a parlare il deputato Tondo. Ne ha facoltà.

RENZO TONDO (M-NI-USEI-C!-AC). Grazie, signor Presidente. Signor Presidente del Consiglio, al di là delle ultime considerazioni, che mi hanno fatto sorridere per la volontà con cui ha espresso una cosa che chiaramente non esiste, io credo che il primo dovere di ciascuno di noi sia la chiarezza, la chiarezza verso i cittadini in un momento difficile come questo. Allora, cominciamo a dirlo con chiarezza, diciamo con chiarezza che i soldi per il MES, per la sanità, i 37 miliardi che avete rinunciato a prendere finora e che potevano essere utilizzati per gli ospedali, per i medici, per gli infermieri, per la ricerca, a costo zero, non sono il tema di cui stiamo discutendo oggi.

Il tema di cui stiamo discutendo oggi è una riforma che cerca di trasferire i poteri dalla politica alla burocrazia, questo è il dato vero. Oggi a quest'Aula è richiesto di votare una riforma che assegna ad un organismo tecnico il potere di decidere se il debito pubblico di un Paese sia sostenibile o no e condizionare i finanziamenti a questo stesso Paese e formalizza un metodo di controllo delle politiche economiche degli Stati; abbiamo già visto qualcosa di simile con la troika in Grecia. Ma una cosa i cittadini devono sapere con estrema chiarezza: finora i soldi al MES noi li abbiamo dati, non presi, questo deve essere chiaro ai nostri cittadini. Sembra che siamo lì con il cappello in mano a chiedere i soldi all'Europa, che ci deve vedere invece come attori importanti.

Ora ci chiedete di votare una riforma in cui si dà alla Francia e alla Germania il diritto di veto ai finanziamenti agli altri Paesi, Italia compresa. Una riforma per cui i quattrini conferiti dall'Italia potrebbero essere utilizzati per altri scopi, anche contro il Paese, anche contro il parere del nostro Paese. Dobbiamo ricordare che noi siamo i terzi contributori del MES in Europa. Qui ci vogliamo fare del male; certo che la sinistra ci ha abituato - vi ricordo Nanni Moretti, “andiamo avanti così, facciamoci del male” -, ma la verità è che facciamo del male al Paese, non solamente alla sinistra. Qui il tema è se consegnare un così grande potere sui Paesi a un organismo tecnico che non risponde a nessuno. Il Parlamento europeo non avrà alcun potere di controllo in questo contesto. La Commissione europea prenderà atto di ciò che queste task force tecniche verranno a realizzare. Avete di fatto perso la possibilità di utilizzare i 37 miliardi del MES in maniera autonoma. Concentratevi invece – e concludo - sui progetti del Recovery Fund, sul renderli credibili e sull'utilizzazione di 209 miliardi che il Recovery Fund ci mette a disposizione. E fatelo in maniera che ci sia un controllo politico, non l'ennesima task force a cui ci state abituando. Il potere deve tornare ai Parlamenti, deve tornare a chi è stato votato dai cittadini. Un autorevole membro della sua maggioranza ieri, Presidente, ha detto: non è possibile che il Premier sostituisca il Governo con una task force, i servizi segreti con una fondazione, le sedute parlamentari con le dirette Facebook. Dia una risposta a questa domanda che le viene fatta dal capogruppo di un partito che la sostiene.

Alla fine ancora una considerazione - e concludo - che esce dal tema di cui ho parlato finora. Oggi voglio fare un atto di autodenuncia, voglio capire se c'è davvero la volontà di riformare alcune decisioni strane che avete preso per Natale e per Capodanno. Io il giorno di Natale desidero andare a pranzo da mio figlio, che abita a quattro chilometri di distanza da casa mia, in un altro comune. Ci andrò sperando che prima cambiate, altrimenti un atto di denuncia. Desidero passare Natale con mio figlio, abita in un comune diverso dal mio, a quattro chilometri. Consentite ai cittadini di muoversi e di avere pari dignità, perché uno a Roma può muoversi all'interno di 40 chilometri, in un paesino della periferia delle Terre Alte, all'interno di quattro chilometri non fa altro che passare dal prato al bosco.

PRESIDENTE. Deputato Tasso, prego.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. Presidente Conte, il susseguirsi delle dichiarazioni …

PRESIDENTE. Colleghi, per favore … Per favore, ci sono interventi in corso.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. Dicevo che il susseguirsi delle dichiarazioni di questi giorni credo che qualche momento di confusione nel cittadino che segue le vicende politiche del nostro Paese lo abbia creato. Tra tutto quello che si discuterà nel prossimo Consiglio europeo è opportuno ribadire che non si andrà ad attivare alcun meccanismo finanziario, ma ad apportare alcune modifiche ad un dispositivo esistente dal 2012 e che il nostro Paese recentemente ha contribuito ad emendare. Ritengo che per l'Unione europea sarebbe di non facile comprensione un nuovo blocco del procedimento in questione, negoziato per due anni, accettato da tutte le capitali e che recepisce le richieste italiane sul sistema bancario. Oltre al blocco, si rischia soprattutto di mandare all'aria un Summit storico per la posta in gioco sul Recovery facente parte del Next Generation EU per il quale si sta cercando di superare gli ostacoli posti da Paesi come Polonia ed Ungheria. La posta in gioco è molto alta, l'Italia è la maggiore beneficiaria di questi aiuti - 209 miliardi, di cui 82 a fondo perduto - fondi per i quali vanno certamente compresi i limiti e le complessità all'interno delle valutazioni sulle condizionalità, ma che nello scenario che stiamo vivendo risultano indispensabili per pianificare una ripartenza, un rilancio della nostra economia. E non è da trascurare il fatto che un rapporto più stretto con l'Unione europea possa conferirci maggiore autorevolezza nei diversi scenari internazionali, soprattutto quelli delicati in cui lamentiamo una situazione di impasse e l'irritante sensazione di faticare a compiere passi avanti. Mi riferisco, ad esempio, alla vicenda di Patrick Zaki, alla negata giustizia per Giulio Regeni, alla risoluzione del sequestro dei 18 pescatori mazaresi.

PRESIDENTE. Concluda.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Sì, Presidente, concludo. In dichiarazione di voto avanzerò qualche esempio a supporto di quanto ho affermato adesso nel poco tempo a disposizione.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Costa. Ne ha facoltà.

ENRICO COSTA (MISTO-A-+E-RI). Grazie, Presidente. Inizio con una frase del Ministro Tria, autore tra il 2018 e il 2019 della trattativa sulla riforma: che qualcuno scopra l'anno dopo che è stato fatto qualcosa di nascosto mentre era al Governo è come se si stesse dando dell'incompetente, anche perché sono documenti pubblici. Lo dico perché, è evidente, c'era un'altra maggioranza, ma oggi mi pare che dalle frasi, che emergono sulla riforma del MES, qualcuno fosse all'oscuro; se non era all'oscuro, probabilmente non aveva capito quello che si stava facendo. Bene, Azione e +Europa invece hanno preso posizione più volte sul MES; lo hanno fatto con decine di prese di posizione in Aula, con risoluzioni sul MES sanitario. Però, Presidente, il vostro è un europeismo a singhiozzo: in alcuni casi siete con l'Europa, in alcuni casi vi voltate indietro.

Le faccio un esempio, quello che è accaduto nella legge di delegazione europea: avete rifiutato di recepire la direttiva sulla presunzione di innocenza. Allora, è chiaro che o si è con l'Europa o si è contro l'Europa. Voi avete un atteggiamento schizofrenico, probabilmente frutto di divisioni, di lacerazioni, di polemiche nella maggioranza. Ebbene, noi abbiamo sostenuto una posizione, una posizione lineare; abbiamo depositato una risoluzione che impegna il Presidente del Consiglio a esprimere il sostegno dell'Italia alla riforma del MES deliberata dall'Eurogruppo, che rende più adeguati gli strumenti messi a disposizione da questa istituzione per l'assistenza finanziaria ai Paesi dell'Eurozona grazie alla flessibilità delle condizionalità e delle condizioni di accesso già dimostrata con la linea di credito pandemico avviata nel giugno del 2020 (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Azione-+Europa-Radicali Italiani).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Rospi. Ne ha facoltà.

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP-PSI). Grazie, Presidente. Nei due minuti a disposizione vorrei concentrarmi sui temi che affronterà il prossimo Vertice euro che si terrà l'11 dicembre prossimo, che avrà all'ordine del giorno la riforma del Trattato MES. La riforma, così come approvata nell'ultima riunione dell'Eurogruppo, a mio avviso, ha ancora alcuni punti deboli. Pur condividendo la parte relativa all'introduzione anticipata al 2022 del sostegno comune al Fondo di risoluzione unico per le banche, sinteticamente detto common backstop, riteniamo più complessa invece la vicenda che riguarda le modifiche delle clausole di azione collettiva e la revisione delle linee di credito, dove, a mio avviso, ci sono ancora dubbi da risolvere. Così come approvate in Eurogruppo queste modifiche sono negative per il nostro Paese, soprattutto quelle riguardanti i requisiti di accesso al MES come la reintroduzione dei parametri di stabilità e crescita e il fiscal compact.

Approvando la riforma così come è scritta si ridarebbe lustro, a mio avviso, a parametri obsoleti e si accetterebbe la configurazione del MES come strumento che interviene solo a favore degli Stati che di fatto non ne avrebbero bisogno, penalizzando Paesi, come l'Italia, con un debito elevato. Sarebbe opportuno quindi, e concludo, permettere la votazione oggi per parti separate della risoluzione di maggioranza, in maniera tale da dare a tutti noi più libertà di indirizzo e scelta, soprattutto perché ci sono dei punti che potrebbero essere condivisi da più parti.

Per questi motivi, e concludo, farò una richiesta formale ai banchi della Presidenza di votare la risoluzione per parti separate.

PRESIDENTE. E' iscritto a parlare il deputato Claudio Borghi. Ne ha facoltà

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Signor Presidente, cercherò di essere il più chiaro e il più sintetico possibile, perché questa seduta non è una seduta del Parlamento normale. Questa è la prima volta in cui molti di noi avranno modo di votare qualcosa di significativo. Questa è una delle prime volte in cui la storia ci passa vicino e non è un discorso pieno di nulla, come quello che ha fatto il Presidente fino adesso, ad essere il punto (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Il punto è quello che verrà approvato in Consiglio europeo, quello di cui lui non ha parlato per la milionesima volta, vale a dire la riforma del MES. Allora ne parliamo qui, in modo tale che nessuno di quest'Aula poi potrà invocare il: “ma io non sapevo”. Nessuno dovrà avere questa giustificazione e mi perdoni Presidente, come premessa però del discorso che starò per fare, c'è un punto che deve essere chiarito una volta per tutte. Vale a dire, se noi oggi siamo qui per decidere che mandato dare al Presidente, c'è qualcuno che, in assenza di questo mandato, è andato in Unione europea e ha già dato l'assenso per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier – Dai banchi del gruppo Lega-Salvini Premier: Vergogna)! Piantiamola di prenderci in giro! Ma, e spero che da qui mi senta il Presidente Mattarella, è possibile che il Ministro dell'Economia su una questione così importante e così grave se ne sia andato in Unione Europea, all'Eurogruppo a dare l'assenso dell'Italia a una riforma come quella del MES senza nessun tipo di mandato parlamentare? Ma in un Paese normale questo può succedere? Ma scusate, non è che non c'era tempo prima per fare una riunione qui in Parlamento in cui discutere seriamente, seriamente, non con due parole, della riforma del MES in modo tale da dare un mandato compiuto al nostro Ministro, perché vi ricordo che, nelle tre settimane precedenti, una settimana si è parlato di omofobia e transfobia, un'altra settimana…

PRESIDENTE. Deputato Sasso…

CLAUDIO BORGHI (LEGA). … si è parlato di legge sui clandestini e un'altra si è fatto vacanza: quindi, il tempo probabilmente c'era, non si è parlato di nulla e il Ministro, ciò nonostante, ha preso ed è andato in Europa e ha dato l'assenso per l'Italia ad una riforma così fondamentale come quella del MES, su cui abbiamo imparato a leggere sui giornali che vi sono posizioni evidentemente non lineari e non complete in maggioranza, perché, se fino a ieri hanno fatto le discussioni per decidere che posizione prendere, il punto di caduta, forse questa posizione non c'era, non era delineata e quindi che diamine è andato a fare quel signore lì in Europa? Ricordate: l'infedeltà in affari di Stato, il tradimento, si prescrivono in quindici anni e in quindici anni cambiano tante cose. Abbiamo visto che è stato incriminato ieri il presidente Sarkozy, in quindici anni cambiano tante cose. Sinceramente, se bisognasse provare a rientrare negli alvei della normalità, le deleghe al Ministro Gualtieri dovrebbero essere tolte immediatamente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Inoltre, sgombriamo all'inizio, subito, un altro argomento, vale a dire la confusione fra l'attivazione del MES e la riforma, cosa particolarmente urticante quando sentita dire da persone come Di Maio che erano sempre state totalmente informate della questione, perché la riforma del MES non ha bisogno di alcuna attivazione, si attiva da sola. Se si approva la riforma del MES, le clausole sui titoli di Stato vengono stampigliate prima di qualsiasi voto, senza bisogno di qualsiasi voto del Parlamento e il common backstop bancario, quello di cui mena vanto il Presidente, non è un successo italiano: è una cosa chiesta dalla Germania; tant'è vero che qui qualcuno ha mai sentito parlare della grande posizione italiana o del desiderio di avere il common backstop sul sistema bancario? Ma quando mai, ma quando mai? Questa è una roba che era arrivata a dicembre dal cielo, senza che nessuno sapesse, perché? Non certo per la strenua battaglia dell'Italia ma perché lo vuole la Germania! E noi ci mettiamo su il cappello, lo vogliamo anche noi! Ah! Queste aule che hanno visto molto di meglio (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) di qualcuno che arriva a mettere il cappello su cose chieste da chi ha interessi opposti ai nostri!

Va bene, adesso mettiamoci a parlare in modo chiaro di questa riforma - almeno per tutti quelli che ci ascoltano da casa e quelli che in quest'Aula temo, nonostante ormai anni di dibattito, non hanno ancora capito di che si tratta - e poi vediamo se è possibile anche solo pensare di approvarla.

Ricordiamo, anche a beneficio di chi è intervenuto prima, la storia di questa riforma che - è vero - è iniziata con il Governo giallo-verde. La conoscenza da parte del Parlamento del testo di questa riforma è iniziata il 12 giugno 2019, vale a dire due giorni prima di un Eurogruppo, quello a cui andò il Ministro Tria. Ed è iniziata proprio in una maniera assolutamente pulita e lineare per un Parlamento occidentale. Vi ricordo cos'è successo - l'ho già detto una volta e non sono stato smentito, perché non è possibile smentirmi - ma ve lo ricordo, nel caso vi fosse sfuggito in passato.

Il 12 giugno 2019 il capo di gabinetto del Presidente Conte, dottor Goracci, chiamò in tutta segretezza quattro persone, nello specifico il deputato Garavaglia, il senatore Bagnai, il Vice Ministro Laura Castelli e un assistente del sottosegretario Fraccaro. Li chiamò a Palazzo Chigi in una stanza chiusa, intimando di non fare foto e non prendere appunti, facendo vedere il testo, peraltro in inglese, del nuovo trattato MES. “Potete guardarlo un po' così, intanto mi raccomando non fate foto”. Ecco, con questo bellissimo e trasparente sistema si doveva dare mandato per l'Eurogruppo del 14, con un Ministro che, purtroppo, anche lui era refrattario a venire in Parlamento a parlare di queste cose: del resto, vedete un po' voi le modalità. Notare: non si alza nessuno a dire che non è così, perché è così (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)!

Il 14, purtroppo, nonostante il preciso mandato che fu dato all'allora Ministro, che adesso ha delle crisi di smemoratezza - ossia il mandato a dire “questa cosa non è nell'interesse dell'Italia, questa riforma è assurda, divide in buoni e cattivi, noi siamo fra i cattivi”, quindi c'era il mandato di bloccarla subito - il Ministro non bloccò niente. Io ho ancora qui tutti i dialoghi fatti all'epoca con alti membri del Movimento 5 Stelle, che adesso vanno ad approvare questa manovra e, all'epoca, il commento a questo bellissimo risultato non ottenuto dal nostro Ministro dell'Economia - che era un altro, ma evidentemente quel posto azzera le capacità intellettive, non lo so (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) - fu il seguente. Questa persona, che oltretutto è lì seduta adesso su questi banchi, disse: “non sono mai stato così incazzato e deluso in vita mia perché, contro il nostro mandato, il Ministro non si è opposto”; ce l'ho qui.

E allora, a quel punto, parte fra noi e i vertici del Movimento 5 Stelle l'allarme, dicendo “non si è opposto, si deve opporre Conte: abbiamo tempo dall'Eurogruppo all'Euro Summit per bloccare questa riforma che non è nell'interesse dell'Italia”.

A quel punto venne approvata la risoluzione Molinari e D'Uva, quella che imponeva al Presidente di non approvare il Meccanismo europeo di stabilità e - guarda caso - anche il Presidente andò là e approvò tutto, inventandosi la logica di pacchetto e questa logica di pacchetto ovviamente fu recepita soltanto inserendo la parola “pacchetto” nel comunicato stampa finale, ma il testo non cambiò di una virgola; questo per dire con che tenacia e con che aggressività il nostro Presidente andava a difendere gli interessi dell'Italia, contro mandato preciso - questa volta - del Parlamento, perché per l'Eurogruppo avevamo dovuto comunicare con Tria per le brevi; per il Parlamento tutti voi e D'Uva, basta andare a sentire cosa fu l'intervento: “Con questa riforma non si deve procedere oltre”, disse l'onorevole D'Uva; ecco non si deve procedere oltre, e lui andò là e approvò (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Quindi, ricordiamolo il marchio del tradimento, perché va sempre ricordato; e vediamo un po' che cosa approvò, perché - ripeto - in sanità di mente uno può approvare queste cose? Prendiamo il Trattato MES, leggiamolo. Punto 11 delle premesse: “Clausole di azione collettiva”, significa che ogni titolo del nostro debito verrà stampigliato con quella che io chiamo la “lettera scarlatta”, vale a dire la possibilità di poter essere ristrutturato - che sembra una bella parola, ma significa default - più facilmente. Ma, secondo voi, se si mettono delle clausole di azione per defaultare più facilmente è una bella cosa, è un bel risultato? Ho sentito qualcuno che dice: “Eh, da parte dei partiti della maggioranza è un ottimo risultato perché questo impedisce ai fondi speculativi di ottenere di bloccare la procedura”, ma meno male che un fondo speculativo potrebbe bloccare la procedura, perché non deve essere possibile ristrutturare il debito pubblico. Ma stiamo scherzando? Il debito pubblico deve essere privo di rischio (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier): qualsiasi regola, qualsiasi cosa che preveda anche solo la ristrutturazione del debito pubblico, vale a dire il default è una pistola puntata alla tempia dei risparmiatori, così come detto, non da me, non da un sovranista, ma dal professor Giampaolo Galli. Punto 12 a) delle premesse: “Il MES è quello che valuta la capacità di rimborso degli Stati”; quindi significa che il MES può decidere che uno Stato non è considerato sicuro, lo comunica e automaticamente quello Stato così diventerà, perché basta un segnale in questo senso ai mercati e, lo sapete, senza la rete di protezione della Banca centrale europea, le crisi si autoavverano, quindi noi diamo ad uno la possibilità di dire: “Il debito dell'Italia non è sostenibile, abbiamo messo le clausole per rendere ristrutturabile il debito” ed ecco che ci andiamo a sparare dentro nella crisi greca-bis per l'Italia. Punto 12 b) delle premesse: “forma adeguata di partecipazione nel settore privato”, vale a dire il default; viene previsto che chi ha i titoli di Stato possa subire perdite - è scritto nero su bianco -, e noi abbiamo l'80 per cento del nostro debito pubblico in mano nostra - la Germania ha il 20 per cento del debito pubblico in mano domestica -, quindi noi stiamo prevedendo che tutti i nostri risparmiatori, banche, assicurazioni e così via possano allegramente subire perdite perché, a un certo punto, può succedere qualcosa che non va al nostro debito pubblico; 3.000 miliardi di debito? Ma sì, con leggerezza, qui, in un discorsino, il mercoledì parliamo di queste cosucce. Punto 13 delle premesse: “Il MES è un creditore privilegiato”, così come il Fondo monetario internazionale. Articolo 1: “Il MES può valutare la sostenibilità del debito pubblico degli Stati membri” e qui torniamo al punto di prima, cioè si dà al MES la possibilità di andare a sindacare quali debiti sono sostenibili o no, e di annunciarlo. Articolo 5: “maggioranza qualificata”, la maggioranza qualificata è con l'80 per cento dei voti espressi, e qui io sono sicuro che l'Italia avrà la possibilità quindi di poter mettere il diritto di veto, perché insomma è un Paese importante, un Paese fondatore, abbiamo Presidenti così seri, Ministri così seri che vanno a combattere per noi.

Bene, sapete qual è la quota dell'Italia nel fondo MES? Peccato, è il 18 per cento. E, però, nel caso uno volesse avere dei dubbi, ricordate che il 20 per cento serve per bloccare la maggioranza qualificata, vi domandate qual è la quota della Francia? Dai, che ce la fate: 20,3 (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Quindi, noi andiamo a firmare una cosa, dove il potere di veto ce l'hanno la Francia e la Germania e l'Italia no. Ma siamo furbi, abbiamo combattuto, è una cosa che ci viene nel nostro interesse. E come no! Il direttore generale e il personale del MES sono responsabili soltanto nei confronti di quest'ultimo? Beh, comodissimo, chi non vorrebbe? Articolo 8: 704 miliardi di capitale richiamabile. Quindi, la quota per l'Italia sono 125 miliardi (versati 15). Quindi, significa che ci sono ancora 110 miliardi di capitale, cui l'Italia si è impegnata e sono richiamabili. Ma richiamabili come? Ah, beh, a questo ci pensa l'articolo 9. Articolo 9: Il direttore può richiedere che le quote non versate - quindi sono 110 miliardi per l'Italia - possano essere versate entro sette giorni dalla richiesta. Quindi, noi ci impegniamo a versare incondizionatamente, irrevocabilmente, 110 miliardi, a sette giorni dalla telefonata di un signore che è responsabile solo verso se stesso. Ma siamo matti (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)?

Articolo 14: si stabiliscono due tipi di linee di credito, una per i buoni e una per i cattivi. Secondo voi, noi da che parte stiamo? Si ritorna sempre… Rientrano dalla finestra quelle regole del fiscal compact che erano uscite dalla porta, quelle contro cui i grillini si erano scagliati costantemente, e meritoriamente, perché io difendevo la loro battaglia. Ritornano le regole: deficit al 3 per cento, debito al 60 per cento del PIL oppure riduzione del differenziale dal 60 per cento di un ventesimo l'anno. Secondo voi, chi è quello più lontano da questo obiettivo? Quindi, chi è quello che dovrà prendere a tagli di tasse, a tagli delle pensioni… ?

PRESIDENTE. Concluda.

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Sì, no, concludo? C'è ancora una bella lista. Comunque, sì, concludo. Articolo 18 a): backstop alle banche. Questo grande risultato! Ma, scusate, fatemi capire: un grande risultato? Ma perché? Ma le banche, in Italia, hanno qualche problema? A me sembra che le banche in Italia siano state pagate e sanate a furia di bail-in dei risparmiatori. E, invece, evidentemente qualcun altro, magari, questi problemi li ha e, quindi, potrebbe usare i soldi del MES - vale a dire i soldi nostri, quelli richiamabili a telefonata - per sanare le sue di banche.

Articolo 32: i beni e disponibilità di proprietà del MES godono dell'immunità da qualsiasi forma di giurisdizione! Ma voi vi immaginate? Immunità da qualsiasi forma di giurisdizione! Gli archivi sono inviolabili, il direttore generale e gli amministratori e tutto il personale godono dell'immunità di giurisdizione. Ma pensate che meraviglia! Noi diamo, a uno che gode dell'immunità da qualsiasi giurisdizione, la possibilità di richiamare 110 miliardi di soldi nostri, per pagare le banche tedesche oppure per azzerare il nostro debito pubblico? Ma che cosa stiamo facendo? Ma stiamo scherzando (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)?

PRESIDENTE. Deputato Claudio Borghi, deve concludere, è finito il tempo.

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Sì, scusi, concludo, Presidente. Perché ricorderete che il direttore generale, che ha questi poteri e che può fare questo, era quello che ha detto dei greci: non mi importa se hanno fame, basta che paghino. È nelle intercettazioni di Varoufakis. È quello che dice: non pagate le pensioni e restituite i soldi. E sto sempre parlando di cosa aveva detto ai greci all'epoca. Ecco, noi lasciamo a questa persona, casualmente tedesco, la possibilità di fare quello che vuole del nostro Paese.

Amici, - e qui concludo veramente - la storia passa una volta. Siamo tutti entrati in questo Parlamento con la speranza di cambiare il mondo e - mi rivolgo a voi del MoVimento 5 Stelle -, una volta che avete la possibilità di fare una cosa veramente importante, che non sono gli emendamentini della legge di bilancio, una cosa contro cui voi, prima di tutti gli altri, e della Lega…

PRESIDENTE. Deputato Claudio Borghi, deve concludere.

CLAUDIO BORGHI (LEGA). …perché - sì scusi, Presidente, concludo davvero - non fu votato all'epoca della Lega, quando fu approvato la prima volta. Adesso avete la possibilità di rimanere nella storia come qualcuno che ha difeso il proprio Paese, e cosa fate? Approvate questo scempio? Signori, da oggi rimangono due liste di nomi: rimangono i patrioti e rimangono quelli che, invece, verranno additati, nel tempo, come traditori (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Dai banchi della Lega si grida: Traditori! Buffoni!).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Rossini. Ne ha facoltà.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il complesso di riforme che saranno discusse domani in seno al Consiglio europeo va nella direzione di ampliare e armonizzare le competenze in ambito economico e finanziario dell'Unione europea, un obiettivo che sta a cuore a tutti. Questo è un processo che ha ricevuto, su impulso dell'Italia, un'accelerazione: per esempio, viene anticipato l'accordo del common backstop, che non è altro se non risorse europee comuni spogliate da clausole penalizzanti.

Ora, il Trattato del MES agita forze di maggioranza e opposizione da molto tempo, ma le radici della riforma sono lontane e, nel mentre, si sono succeduti almeno tre Esecutivi, con le più diverse compagini politiche, incluso il primo Governo di questa legislatura. Ora, sentire, onestamente, che chi era al Governo non aveva capito (Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier), e non aveva capito e non sapeva leggere i testi perché in inglese, beh, signori, fatemelo dire, l'ignoranza non è ammessa. È da vent'anni che io formo giovani su queste tematiche; l'Italia è ricca di competenze e di conoscenze, e gli affari europei, oggi, svolgono un ruolo cruciale nella politica. Pertanto, è importante riconoscere quanto sia importante rimanere ai tavoli dei negoziati e anche portare avanti, con credibilità, processi che sono lunghi, e quello dell'integrazione economica e finanziaria dell'Unione europea, tema molto dibattuto anche all'interno della Commissione di cui ho l'onore di essere vicepresidente, è un obiettivo molto importante per tutti i Paesi.

Concludo dicendo che è chiaro che non esiste e non esisterà mai il Trattato perfetto, ma è importante riconoscere la complessità del tema, che è quello dei meccanismi di condivisione dei rischi, e attivare un derby tra Paesi, oggi, di chi più beneficerà una norma è assolutamente fuori luogo, considerando l'integrazione che è già avvenuta e che è nella realtà delle nostre economie. Il valore della credibilità e dell'affidabilità di un Paese, oggi, si gioca nella capacità di stare ai tavoli negoziali, proprio per poter incidere e cambiare.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Valentini. Ne ha facoltà.

VALENTINO VALENTINI (FI). Grazie, Presidente. Il Consiglio europeo che siamo chiamati a discutere quest'oggi, la relazione del Presidente, contiene una serie di problemi molto importanti, ma, alla fine, le circostanze fanno sì che ci si concentri, soprattutto, su un aspetto, che è il MES. E perché siamo giunti a questa situazione? Perché c'è questa suspense, che molti non capiscono? È molto semplice: siamo giunti a questo punto, perché il populismo, che rinnega la mediazione politica e rifugge il compromesso tra interessi contrapposti, non cerca mai la soluzione dei problemi, ma trasforma i problemi in bandiere identitarie; non vengono soppesati i pro e i contro per giungere a un punto di caduta, ma è sempre o di qua o di là, o con me o contro di me. A questo punto, essere a favore del MES o contro il MES diventa un tratto identitario - ci sarebbe da chiedersi: quale identità? - e non diventa una scelta ponderata. Tutto questo, senza sapere, molto spesso, di quale MES si parla.

Il MES è il Meccanismo europeo di stabilità, detto anche Fondo salva Stati, che ora viene sottoposto al Consiglio europeo dopo che l'Eurogruppo ne ha rivisto i meccanismi. In realtà, il MES è uno e trino: nell'ordine, salva Stati, salva banca e salva COVID, mi sia permessa questa licenza poetica. Nel Consiglio si parla dei primi due, e non del terzo MES, quello salva COVID, di cui invece si parla tutti i giorni sui media, senza fare distinzioni e ingenerando così una grande confusione. Si dice “no”, ma a che cosa? La differenza di significato tra i MES spiega anche la contraddizione che alcuni hanno voluto attribuire a Forza Italia, che tale appare solo a chi è superficiale o a chi è in malafede (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Forza Italia è a favore del MES sanitario, ma è sempre stata contraria alla riforma degli altri MES, così come è venuta configurandosi nel corso degli anni, e più avanti andremo nel dettaglio.

In questa vicenda, vedete, il centrodestra unito, con accenti diversi, rappresenta uno specchio nel quale si riflette impietosa la contraddizione delle forze che compongono il centrosinistra, di chi non riesce a scindere tra gli strumenti e ad assumere una posizione articolata, ma che è prigioniero della propria ideologia, e dice “no” o “sì” senza, a volte, neppure sapere bene a cosa dice “no” o “sì”, e quindi si contorce poi per assumere la posizione contrapposta a quella precedente (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Quando è in gioco lo scranno, cari signori, le bandiere identitarie si ammainano e spesso i principi diventano pretesti e i pretesti diventano principi.

Presidente Conte, in una recente intervista, lei ha affermato di avere ereditato il MES dai precedenti Esecutivi. Ha detto, e sono testuale, che “il MES non gode di grande appeal”, e ha anche affermato che quando avverrà la Conferenza sul futuro dell'Europa, dove si dovrà ragionare su una complessiva revisione delle regole europee, testuale, “proporrò in quella sede di riconsiderare in modo più radicale la sua struttura e la sua funzione”. Ha continuato dicendo: “L'Italia potrà essere protagonista di una nuova proposta innovatrice che porti a superare la sua natura di mero Accordo intergovernativo, in modo da integrarlo più compiutamente nell'intera architettura europea, con estensione a tutti gli Stati membri, revisione delle sue funzioni e raccordo più efficace con le istituzioni europee che offrono maggiore garanzia di trasparenza e democraticità”. Amen (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Queste considerazioni sono anche le nostre, e, con un percorso logico e lineare, ci portano a votare “no” a questo MES, e dovrebbero spingere anche lei a un moto di orgoglio e, coerentemente a quanto espresso, a votare “no” e spingere il Consiglio europeo a un ulteriore salto di qualità nella costruzione europea. Perché a noi pare paradossale aderire oggi a un testo, firmarlo, sottoporlo a un lungo processo di ratifica, quando già se ne vedono tutti i limiti: essenzialmente i limiti della governance di questo organismo, che la riforma che oggi discutiamo non migliora. E non è un giudizio solo nostro, ma generalmente condiviso, che il ruoli del direttore generale dello staff del MES diventi più forte e diventi più autonomo, e questo a scapito del ruolo della Commissione. Lo afferma, anche in un ultimo dei paper, il Centro Jacques Delors, ed è sostenuto dal suo presidente, Enrico Letta.

Se poi vogliamo dirla tutta, la proposta di riforma del testo del Trattato MES che discutiamo oggi è quella sulla quale si è raggiunto un consenso nell'Eurogruppo e nel successivo Euro Summit nell'estate del 2019, e su ciò ci ha intrattenuto l'oratore precedente. Si tratta, dunque, di una proposta che i Governi da lei presieduti hanno negoziato: nel negoziato si saranno anche evitati i peggioramenti, come l'inserimento dei meccanismi automatici di ristrutturazione del debito, ma certo non siamo riusciti in nessun modo a ripensare la filosofia intergovernativa che sorregge questo strumento, che resta in piedi e, come ho detto, viene anche ulteriormente rafforzata, codificando l'autonomia e la completa indipendenza del direttore generale dello staff del MES. Si finisce così con la riforma in esame per mettere una grave ipoteca, sempre di segno intergovernativo, sulla riforma della governance economica dell'Unione.

Vede, Presidente, con le scelte coraggiose del luglio scorso, che abbiamo sostenuto in tutte le sedi, nel Parlamento nazionale, ed il Presidente Berlusconi in quello europeo, vi è stata una svolta vera: la Commissione ha ripreso il suo ruolo centrale e ha mostrato, con l'adozione di SURE prima e del Recovery Plan dopo, che il metodo comunitario può dare una risposta all'altezza della crisi. Abbiamo fatto, in un mese, quello che non eravamo riusciti a fare in dieci anni. Da allora, dalla primavera scorsa, quando è cambiato il mondo, e quando fu accantonata la revisione del Trattato che oggi discutiamo, si sarebbe dovuto lavorare con più intensità per proporre la modifica di questo strumento e superare il carattere intergovernativo.

Questa è una riforma che guarda al passato, basta scorrerla. L'allegato 3: si ripropongono in modo puntuale ed espresso i parametri di Maastricht, il 3 per cento, il 60 per cento, la riduzione di un ventesimo. Che senso ha riprodurre puntualmente tutti i parametri? Non bastava un generico rinvio alla normativa dell'Unione europea in materia? È solo un esempio di come questo Trattato nasce vecchio, e pericolosamente vecchio. Ecco perché, Presidente, la invitiamo a un gesto di coraggio, politico: rigetti questa riforma, che sa di quell'Europa che tutti vogliamo lasciarci alle spalle, e faccia come noi, si dimostri un vero europeo e voti “no” a questa riforma del MES (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fusacchia. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-CD-IE). Grazie, Presidente. Presidente Conte, questa è una mattinata dedicata al MES, altri ne hanno parlato e ne parleranno. Preferisco dedicare questi due minuti ad un altro tema, sempre collegato all'Europa, che non si esaurirà come il MES, almeno per un po', con il voto che faremo tra poco, ma che resterà con noi ogni giorno per i mesi a venire: i 200 miliardi del Piano per la ripresa e la resilienza. Anche su questo si è acceso un dibattito: ancora poco sulla destinazione delle risorse, ancora non abbastanza sulla governance, su come e da chi saranno gestite queste risorse. Presidente, ho onestamente seri dubbi che una struttura parallela possa funzionare. Capisco le perplessità sulla nostra pubblica amministrazione, sulla capacità della nostra macchina pubblica di gestire e mettere a terra questi progetti, ma se la macchina è scassata, la si aggiusti; non cediamo alla tentazione, francamente velleitaria, di esautorarla e di metterla nell'angolo. Con il Forum disuguaglianze e diversità, Movimenta e Forum PA, non chiediamo nessuna difesa dell'esistente, ma che si sfrutti il turnover di decine e decine di migliaia di posti, per reclutare giovani con competenze nuove, non solo giuridiche; chiediamo che vengano definiti obiettivi e risultati attesi. Bruxelles non si accontenterà di carte che attestano che abbiamo speso, di una buona rendicontazione, vorrà vedere quali risultati ci diamo e raggiungiamo. Su questo ci accompagnerà, monitorerà e valuterà. Lo farà Bruxelles, Presidente, e, prima di Bruxelles, sull'impatto reale, ci giudicheranno cittadini, imprese e organizzazioni della società civile. Senza una PA adeguata, non ci sarà modo di vincere nessun'altra sfida, transizione ecologica, istruzione, parità, ripresa economica. Rinunciamo alla tentazione di qualche scorciatoia, Presidente, facciamo, tutti insieme, tutto lo sforzo che serve.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Osnato. Ne ha facoltà.

MARCO OSNATO (FDI). Grazie, Presidente. Presidente Conte, vede, riflettevo su un paragone tra lei e il Presidente De Gasperi, e trovavo sinceramente pochissimi punti di contatto; probabilmente, quello più evidente è che sedete, con motivazioni, ambizioni e capacità ovviamente diverse, sulla stessa poltrona. Però, vede, quando, tra qualche giorno, lei si troverà al Consiglio europeo, ricorderà, forse, un evento sicuramente più drammatico, ma molto simile al suo, di un altro consesso internazionale nel quale il Presidente del Consiglio De Gasperi rifletteva e disse: “Tutto è contro di me, tranne la vostra personale cortesia”. Bene, lei troverà tutto contro di lei, ma non troverà la personale cortesia dei suoi commensali (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Perché, vede, lei ha tentato di buttare la palla avanti - per usare la metafora calcistica, in corner -, però le comunico che lei non può venire a raccontarci che tenterà di imporre uno strumento diverso, innovativo, un nuovo percorso, perché il percorso è finito, ed è finito nel momento in cui la Germania, la Francia e i loro Paesi satelliti hanno deciso che doveva finire (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) perché loro avevano bisogno di questo Trattato, in questo modo. Lei si siederà in questo consesso con una pistola puntata, metaforicamente, alla tempia, ma la tempia non sarà solo sua, sarà quella di tutti gli italiani. E, quindi, ognuno di noi, quando schiaccerà il pulsante della votazione, dovrà riflettere su quale sarà la motivazione che lo spingerà a schiacciare appunto per il “sì” o per il “no”. Lo dico perché, vede, lei ha detto una cosa che io condivido molto: che questa è una prerogativa della Camera. Allora, io credo che sia utile che ognuno di noi rifletta su questa, finalmente rinnovata, capacità della Camera di poter decidere qualcosa, perché non ci sono più alibi: ognuno di noi ha le sue responsabilità politiche oggi, ognuno di noi può esprimere quello che è il suo sentimento nei confronti della nazione e nei confronti degli italiani che li hanno mandati qui a rappresentarli E, allora, se è vero, come è vero, che nella maggioranza c'è chi aderirebbe al MES anche per comprare il cenone di Capodanno, probabilmente, credo che ci sia tutto il tempo per riflettere, invece, tra gli altri che hanno un'idea molto, molto diversa di quello che è l'interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Mi perdonerà, Presidente, se leggo testualmente: “Ci opporremo in ogni modo a tutti quei ricatti dei mercati e della finanza internazionale travestiti da riforme. In particolare, ci impegneremo allo smantellamento del MES e della cosiddetta trojka, organismi sovranazionali che hanno appaltato la democrazia delle popolazioni, imponendo senza nessun mandato popolare le famigerate rigorose condizionalità”. Questo non lo ha detto e scritto Giorgia Meloni, non lo ha detto e scritto Matteo Salvini, non l'ha detto e scritto neanche il collega Fassina, che pure abbiamo apprezzato in alcune sue esternazioni, è il programma elettorale del MoVimento 5 Stelle, è quello che loro hanno detto quando hanno chiesto il voto agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E allora, siete riusciti - mi rivolgo, tramite lei, ai colleghi del MoVimento 5 Stelle -, a derogare al “no” alle alleanze, a derogare al “no” al secondo mandato, al “no” agli indagati nelle cariche pubbliche, al no-TAV, al no-TAP, al no-Vax, al “no col PD”; siete stati in grado di trovare una giustificazione a tutto per giustificare le poltrone, ma io so che c'è della dignità nelle persone, in alcune persone che siedono in quei banchi.

E, allora, per parafrasare il poeta, noi lo sappiamo com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire, ma quell'alba c'è, e quell'alba è la salvezza della nostra nazione, è il futuro dei nostri figli, e chi parla di tradimento, oggi, deve rendersi conto se tradire la nazione e tradire l'interesse nazionale è votare “sì” o votare “no”. Fate questa riflessione e poi risponderete agli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Fassina. Ne ha facoltà.

STEFANO FASSINA (LEU). Grazie, Presidente. Oggi votiamo, tra l'altro, la revisione del MES. Ho motivato la mia contrarietà nel merito durante l'audizione del Ministro Gualtieri; qui, mi limito a sottolineare un dato surreale: domani, la Banca centrale europea porta a quasi 2 mila miliardi il volume degli acquisti di titoli di Stato e noi approviamo norme che aumentano il rischio di ristrutturazione del debito pubblico per un Paese che ha il livello del 160 per cento del debito sul PIL.

Qui, sottolineo un punto di fondo; oggi, votiamo anche su una lettura storico-politica della vicenda nazionale e, conseguentemente, su di un'interpretazione del vincolo esterno, ossia, sulla modalità di partecipazione dell'Italia al processo di integrazione europea. Non è in discussione la partecipazione convinta al processo di integrazione; per quanto mi riguarda, è strumentale e impraticabile la semplificazione del dibattito pubblico e del campo politico tra europeisti e antieuropeisti; qui è in discussione il livello di autonomia culturale e politica dell'europeismo, in relazione all'interesse nazionale e agli interessi economici e sociali di riferimento di ciascun soggetto politico. Per una parte di noi, per una parte significativa della maggioranza, per una parte larghissima delle classi dirigenti italiane, il vincolo esterno definito dagli interessi più forti degli Stati leader dell'Unione europea è condizione necessaria per la tenuta e la modernizzazione dell'Italia, per affermare un'agenda liberale e liberista, minoritaria nella nazione, una nazione storicamente segnata, secondo tale lettura, da forze culturali e politiche inaffidabili sul terreno dello Stato di diritto, orientate verso lo statalismo e l'ingerenza nell'economia. È una lettura fondata su caratteri presenti nel nostro tessuto morale, culturale e politico, ma è una lettura rassegnata e subalterna. La sintesi più efficace di tale lettura storico-politica l'ha offerta Guido Carli, Governatore della Banca d'Italia, presidente di Confindustria, Ministro del Tesoro, negoziatore e firmatario del Trattato di Maastricht.

In “Cinquant'anni di vita italiana” scriveva: “La nostra scelta del vincolo esterno nasce sul ceppo di un pessimismo basato sulla convinzione che gli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese”. È una lettura che non condivido, nonostante la piena consapevolezza delle nostre specificità, anche perché, come spiegava Carli, il vincolo esterno dell'Unione europea non è neutro, è un formidabile meccanismo di svalutazione del lavoro e della piccola e micro impresa, attraverso il contenimento della domanda interna e l'esaltazione mercantilista dell'export. L'alternativa all'accettazione subalterna del vincolo esterno non è l'exit dall'Eurozona e dall'Unione europea, l'alternativa è una interpretazione attiva del vincolo esterno, un'alternativa imprescindibile per chi vuole dare risposte sociali progressive. In conclusione, tra antieuropeismo e europeismo subalterno il sentiero da percorrere è l'europeismo adulto, per riprendere un aggettivo efficacemente speso da un suo predecessore, Presidente, in riferimento ad un'altra religione. Dobbiamo diventare europeisti adulti, non lo siamo ancora, Presidente. Per tali ragioni, a differenza del gruppo di Liberi e Uguali, non sosterrò la risoluzione proposta dalla maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). Un “no” di merito, ma nella consapevolezza del quadro politico e dell'uso anche strumentale del passaggio di oggi, non parteciperò al voto, Presidente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Colaninno, prego. Colleghi, per favore, un po' di silenzio. Colleghi.

MATTEO COLANINNO (IV). Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevoli deputati, l'ultimo Consiglio europeo del 2020 vedrà i Capi di Stato e di Governo chiamati ad occuparsi di un'agenda impegnativa e complessa, dalla pandemia ai cambiamenti climatici, dalla sicurezza alle relazioni esterne, per concludere con il Vertice Euro dedicato all'Unione bancaria e all'Unione dei mercati di capitali esteso ai 27 Paesi. Quello che volge al termine è stato indubbiamente un anno terribile. Siamo stati colpiti alle spalle da un virus micidiale, che si è insinuato nelle nostre vite, stravolgendole, che si è rivelato purtroppo una tragedia insuperabile per decine di migliaia di nostri concittadini che non ce l'hanno fatta e ai quali va il nostro pensiero anche oggi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), che ha messo in ginocchio le economie in ogni parte del mondo, che ha imposto infine la riscrittura dell'agenda politica dei Governi, nel tentativo di superare un diffuso senso di smarrimento e portare nuovamente fiducia. In questi lunghi mesi abbiamo dovuto accettare l'idea che vicinanza e socialità evocassero un rischio, con lo stato d'animo sospeso nella speranza che la seconda ondata di contagi finisca presto e il timore, verso il quale non dobbiamo avere atteggiamenti supini, che se ne possa affacciare una terza. È nostro dovere prepararci con tutta la forza dello Stato alla realtà e alla gestione di un vaccino - anzi, di più vaccini - in grado di farci ritrovare progressivamente la normalità. Il ruolo giocato dall'Unione europea in tal senso è di primaria importanza e lo ha ricordato e affermato anche poc'anzi lei, signor Presidente del Consiglio. È fondamentale assumere due iniziative in campo sanitario. La prima: una direzione di un coordinamento delle politiche con l'obiettivo di fornire una risposta europea comune alla pandemia. In secondo luogo, garantire il rafforzamento della strategia europea per i vaccini. Per noi di Italia Viva si tratta di un tema altamente sensibile, al punto che riteniamo si dovrebbe predisporre un piano pandemico europeo, che garantisca l'equilibrio tra le esigenze di salute e sicurezza e quelle produttive e di mobilità delle persone nell'Unione, puntando alla creazione dell'Unione sanitaria europea. Guardando al futuro, ancora più cruciale è per noi la questione ambientale dei cambiamenti climatici; ne abbiamo già dibattuto in numerose occasioni in quest'Aula, sottolineando spesso il ruolo di avanguardia dell'Unione europea, che ha scelto di interpretare su questo fronte, nella consapevolezza dei limiti da porre e dei cambiamenti da indurre per contenere una deriva dalle conseguenze altrimenti disastrose. È giusto, quindi, sostenere la proposta della Commissione di riduzione netta di almeno il 55 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2030, confrontate al 1990, obiettivo che rimane fondamentale per affrontare in maniera efficace la sfida del cambiamento climatico. In questo processo, tuttavia, è essenziale che si tenga conto degli sforzi degli Stati membri che vengono penalizzati se, come l'Italia, si sono già impegnati a fondo per realizzare e raggiungere con successo gli obiettivi al 2020. Non mi stancherò mai di ripetere che è altrettanto essenziale tener conto delle caratteristiche specifiche delle nostre imprese, piccole e grandi, che dovranno essere tutelate e accompagnate nel mezzo di questa nuova rivoluzione industriale. Tenendo conto che stiamo discutendo dell'indirizzo politico europeo a maggiore valenza strategica per i prossimi trent'anni, non possiamo che guardare con preoccupazione allo stallo creato dal veto di Polonia e Ungheria nell'approvazione del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 integrato con il Next Generation EU (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). In tutta franchezza, è molto grave che si riproponga una nuova frattura proprio a pochi metri dal traguardo, con la rappresentazione di un'Unione ostaggio di due Paesi che continuano a non sentire ragioni in tema di rispetto dello Stato di diritto. È un atteggiamento denso di rischi e non accettabile, al quale occorre rispondere con la massima intransigenza, poiché i valori e le basi fondamentali del progetto europeo non possono in alcun modo essere negoziabili. Non è possibile prendere né pretendere a piacimento, per nessuno. Oggi, dopo avere archiviato una fase negoziale lunga e difficile, è fondamentale che le risorse finanziarie a sostegno dei piani nazionali di ripresa e resilienza affluiscano secondo la tempistica prospettata, perché è ad essa che i Paesi membri hanno affidato in larghissima parte le aspettative di ripresa economica dopo il tornado del COVID-19. Signor Presidente, colleghi, tra questi Paesi ci siamo anche noi; senza alcuna retorica, l'Italia ha realmente la chance di gestire 209 miliardi di euro di risorse per la ripresa. Siamo entrati, proprio in questi giorni, in una fase cruciale; dobbiamo dimostrarci, tutti, all'altezza di questa sfida; è la più rilevante opportunità di risorse e, quindi, la più impegnativa responsabilità politica in termini di responsabilità e di risorse degli ultimi decenni o forse più. È questa, per noi di Italia Viva, la nostra più grande preoccupazione ed è per questa ragione, signor Presidente, che riteniamo fondamentale essere chiari ed esigenti, non soltanto sul piano dei contenuti, ma anche su quello della governance. Mai come in questo momento, la politica deve richiamarsi al principio cardine dell'accountability, poiché delle scelte che compiamo oggi dovremo rendere conto ai nostri figli domani (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva); 209 miliardi di risorse sono una enormità, 209 miliardi di euro di risorse sono un ordine di grandezza senza precedenti, una grandissima opportunità che non dovrebbe consentire margini di errore, ritardi o dissipazioni. Le istituzioni politiche, il Parlamento e il Governo sono responsabili di queste scelte e ne rispondono al Paese e al popolo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

E' la democrazia, è la forza e il mandato della rappresentanza, Italia viva lo ha posto e lo pone con la massima coscienza. Signor Presidente, non stiamo evocando strumentalmente questioni costituzionali: io credo che sia anche una questione di grande serietà e responsabilità ed anche, me lo consentirete, il momento più alto di risposta di dignità di queste Camere ai sentimenti di populismo e di antipolitica che hanno indebolito, in tanti anni di costante logoramento, la fiducia nel processo democratico da parte di molti nostri concittadini.

Arrivo al MES: Italia Viva oggi dice un doppio “sì”. Abbiamo detto “sì” chiedendo un mandato pieno a lei, signor Presidente del Consiglio e al Governo, alla riforma del Meccanismo europeo di stabilità che istituisce, a partire dal 2022, un sostegno comune, il backstop, al Fondo di risoluzione unico delle banche sotto forma di una linea di credito MES quale garanzia di ultima istanza. Vorrei dire una cosa, anche perché in quest'Aula non si possono raccontare balle. Punto primo: il MES è un elemento la cui stessa presenza è stabilizzazione dei mercati. Nessun Paese europeo ha oggi bisogno della liquidità del MES, ma è un'assicurazione fondamentale perché chiunque si dovesse trovare in una condizione di difficile accessibilità dei mercati avrà questo strumento. Aggiungo anche che non sono vere le affermazioni che sono state pronunciate in quest'Aula: il 18 per cento del capitale del MES e la partecipazione dell'Italia a questo capitale, non può avere, diciamo, inibizioni al nostro potere di veto, poiché le decisioni sull'assistenza finanziaria non verranno prese all'80 per cento, bensì all'85 per cento quindi, collega Borghi, lei non può in queste aule, dire cose che non corrispondono alla verità (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Infine, noi siamo anche per il “sì” al MES sanitario che consentirebbe al nostro Paese di usufruire di risorse ingenti, 37 miliardi di euro senza condizionalità a condizioni sotto il mercato. Chi ha cultura finanziaria non può avere dubbi, chi non le ha accampa le argomentazioni più surreali (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

Infine, signor Presidente della Camera, guardando quest'anno ormai al crepuscolo, ritorna in mente Jean Monnet, forse il più grande tra i padri dell'Europa comunitaria, quando sosteneva che l'Europa si sarebbe fatta nelle crisi e che sarebbe stata la somma delle soluzioni che si sarebbero trovate per queste crisi. Non perdiamo questa occasione per avviare al più presto la conferenza sul futuro dell'Europa per discutere delle riforme politiche ed istituzionali necessarie a rilanciare e rafforzare il processo di integrazione comunitario alla luce dei cambiamenti intervenuti in questi ultimi mesi. Sarebbe bello guardare al futuro senza dovere continuamente confidare nelle crisi come opportunità di crescita per l'Unione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Scerra. Ne ha facoltà.

FILIPPO SCERRA (M5S). Grazie Presidente, grazie al Presidente del Consiglio e ai membri del Governo, colleghe e colleghi, ci troviamo alla vigilia di un Consiglio europeo importante per le sorti dell'Europa e siamo qui oggi in quest'Aula, lo dico subito, per dare un mandato pieno al Presidente Conte di rappresentarci in questa nuova tappa per approdare ad una nuova Unione europea. Tra i punti prioritari all'ordine del giorno del Consiglio europeo c'è quello sul clima. Fin dal momento della sua elezione alla guida della Commissione europea, la Presidente Ursula von der Leyen ha caratterizzato il suo mandato per una spiccata attenzione alla lotta ai cambiamenti climatici. La proposta della Commissione per la prima legge europea sul clima intende trasformare in legge l'obiettivo fissato nel Green Deal europeo, fare sì che le economie e le società europee diventino a impatto climatico zero entro il 2050, prendendo questo impegno vincolante per gli Stati membri.

La Presidente della Commissione, in occasione del discorso sullo stato dell'Unione al Parlamento europeo, aveva dichiarato che per raggiungere questo storico traguardo bisogna portare almeno al 55 per cento l'obiettivo di riduzione delle emissioni entro il 2030. Un innalzamento delle ambizioni climatiche dell'Unione Europea diminuirà la nostra dipendenza dalle importazioni di energia, creerà milioni di posti di lavoro aggiuntivi e ridurrà di oltre la metà l'inquinamento atmosferico. Il Parlamento europeo, in ultimo, ha fissato obiettivi ancora più ambiziosi; in particolare, si è votato per arrivare entro il 2030 ad una riduzione delle emissioni inquinanti pari al 60 per cento in rapporto ai livelli del 1990, ben al di sopra del 40 per cento fissato negli Accordi di Parigi. In questo importante voto il MoVimento 5 Stelle è stato ago della bilancia, grazie al proprio voto favorevole. Lo stesso non si non si può dire per le delegazioni di Lega e Fratelli d'Italia, che hanno votato contro. Per fortuna le loro ambizioni disfattiste sono state messe alla porta e ha prevalso l'Unione europea per cui il MoVimento si è sempre battuto, quella che si impegna per garantire un futuro migliore ed una terra più pulita alle nuove generazioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Impegniamo, quindi, il Presidente del Consiglio a promuovere un'accelerazione del percorso volto al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, andiamo avanti così, Presidente.

L'11 dicembre si terrà un Vertice Euro nel formato inclusivo incentrato sull'unione bancaria e sull'unione dei mercati dei capitali. Anche sul fronte economico il nostro ruolo è centrale. Il grande successo ottenuto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sul Recovery Fund è un segnale inequivocabile: a noi è andata la fetta più grossa del piano. I 210 miliardi sono la risposta più forte degli ultimi decenni. Ecco, la nostra ritrovata autorevolezza in Europa, il nostro ruolo strategico e la leadership del nostro Presidente, non vanno dimenticati quando si parla di riforma del MES. Innanzitutto, è giusto dire in maniera chiara ed inequivocabile che questo non è un voto per attivare il MES (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Non è neanche un voto per ratificare la sua riforma, che avverrà nell'arco del 2021 e sulla quale ci riserviamo di fare le opportune valutazioni alla luce dell'avanzamento dei lavori relativi alla modifica del Patto di stabilità, di EDIS e della costruzione di una nuova stagione dell'integrazione europea. È un voto quello di oggi, come detto al principio, per dare mandato pieno al nostro Presidente Giuseppe Conte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Lo dico, Presidente, perché in tanti, in troppi hanno vergognosamente giocato alimentando equivoci volti a confondere i cittadini. No, oggi non si vota per l'attivazione del MES, lo ribadisco. Detto questo, devo rappresentare che le nostre osservazioni critiche sulla riforma permangono ed è doveroso riportarle in questa sede, come abbiamo fatto in altre occasioni, perché parliamo di modifiche che confermano l'obsolescenza e l'anti-storicità del MES, uno strumento ancora legato a quel Patto di stabilità e crescita che giustamente è stato sospeso. Purtroppo, però, questa organizzazione internazionale chiamata MES esiste, lo sappiamo; abbiamo ricordato più volte in questa sede quali forze politiche lo hanno istituito nel 2012 e che non è stato certamente il MoVimento 5 Stelle a farlo, e non abbiamo la possibilità adesso, in questo momento, di smantellarlo. Possiamo però continuare a portare le nostre istanze in tutti i tavoli europei; tra queste, sicuramente una trasformazione radicale dello stesso MES in senso comunitario, l'abbiamo messo negli impegni della risoluzione e sappiamo che il Presidente Conte lo saprà fare con l'autorevolezza che tutti conosciamo. Non può avere senso in questo momento storico porre un veto su una riforma che tutti gli Stati vogliono, tutti, anche quelli che hanno usato il MES come la Grecia e che ci isolerebbe inutilmente impedendo al nostro Paese di poter proseguire la sua azione riformatrice e la soppressione per sbloccare i fondi di Next Generation Eu (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti del deputato Claudio Borghi).

Sarebbe un isolamento dannoso ed inutile, perché quello strumento che si chiama MES, riformato o non riformato, rimarrà nella disponibilità dei Paesi europei, ma lo ribadiamo ancora una volta, nonostante questa disponibilità, con il Movimento 5 Stelle al Governo, non sarà attivato dal nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). E consideriamo, Presidente, veramente solo ideologico parlare di linea pandemica del MES: un prestito da 37 miliardi di euro che porterebbe un risparmio di poche centinaia di milioni di euro, quando da inizio pandemia abbiamo approvato scostamenti di bilancio per più di 100 miliardi di euro. Adesso abbiamo alla Camera una manovra da 40 miliardi di euro e se la trattativa in Europa andrà bene - come speriamo - riusciremo finalmente a sbloccare 210 miliardi di euro del Recovery Fund. La verità è che il MES è diventato solo un pretesto per provare a mettere in difficoltà la maggioranza e il Governo, magari - chi lo sa - per poter gestire proprio i miliardi del Recovery Fund ottenuti grazie all'autorevolezza, alla serietà e al lavoro di questo Esecutivo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Abbiamo tantissime sfide che ci attendono in Europa e dobbiamo affrontarle con ancora più slancio. Bisogna continuare in quell'opera iniziata quel 25 marzo del 2020, quando il nostro Presidente del Consiglio inviò quella lettera a tutti i leader europei, chiedendo una condivisione degli sforzi e dei rischi per affrontare la pandemia. Da allora tanto è cambiato: abbiamo ottenuto obiettivi impensabili, ricordiamolo, anche solo qualche mese prima. Ma adesso bisogna andare oltre, è necessario continuare quel percorso nuovo che dovrà portare alla modifica del Patto di stabilità e crescita. Basta con i parametri obsoleti e rigidi, basta con l'Europa di Maastricht e delle manovre lacrime e sangue, anche questo l'abbiamo messo nella nostra risoluzione di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti del deputato Claudio Borghi).

PRESIDENTE. Borghi! Deputato Claudio Borghi, per favore! Deve continuare l'intervento. Prego.

FILIPPO SCERRA (M5S). Se riusciremo in questo obiettivo storico, allora avremo veramente cambiato il volto del nostro continente ed il Movimento 5 Stelle sarebbe e sarà protagonista di questo cambiamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Questa è la nostra battaglia, questa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Che dobbiamo affrontare in tutte le sedi europee, e dobbiamo farlo da protagonisti. Concentriamoci su Next Generation EU, lo dico anche alle nostre opposizioni che, durante questa pandemia, non hanno mai smesso di sorprenderci, purtroppo in negativo. Dopo aver sperato che il Governo fallisse nella lotta contro la pandemia, adesso la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, elogia Orbán per avere bloccato i fondi del Recovery Fund, i soldi che dovrebbero arrivare in Italia e permettere al nostro Paese di risollevarsi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questa è la nostra …

PRESIDENTE. La mascherina…

FILIPPO SCERRA (M5S). Per l'ennesima volta le opposizioni mostrano di non avere a cuore l'interesse degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Sarà anche per questo che l'autorevole testata Politico Europe, nella sua classifica, mette Giorgia Meloni sul podio: la leader di Fratelli d'Italia si trova, infatti, al terzo posto – “sì” - ma nella classifica dei disgregatori d'Europa, un podio direi tutt'altro che invidiabile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Per fortuna, in Italia la classe politica non è solo questa. E, sempre la testata Politico Europe, mette al primo posto a livello internazionale, questa volta, il nostro Premier Giuseppe Conte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia), considerandolo il Primo Ministro più credibile d'Europa (Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia) perché ha messo in atto concretamente, come si legge nell'articolo, le promesse fatte. Grazie, Presidente Conte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Questo riconoscimento rappresenta l'ennesima, un'altra medaglia al valore per la coerenza e il senso di responsabilità riconosciute a livello internazionale al nostro Premier, ma direi a tutto il Governo italiano. Questo è motivo di orgoglio per il Movimento 5 Stelle e per il Paese e dovrebbe esserlo anche per le opposizioni, dovrebbe! Ecco, noi del Movimento 5 Stelle l'interesse dei cittadini lo mettiamo sempre al centro di ogni scelta. E aggiungo che la presenza del Movimento (Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia) nella gestione delle ingenti risorse europee è garanzia che gli investimenti vedranno al centro le persone, i cittadini, fino alla più lontana periferia d'Italia. Magari a qualcuno avrebbe fatto comodo fare senza di noi: mi dispiace, il Movimento c'è e continuerà a battersi su ciò che non ci piace in questa Europa per cambiarla (Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). Il movimento c'è e, finché ci saremo noi, la stella polare resterà il bene del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Scerra, mantenga su la mascherina.

FILIPPO SCERRA (M5S). Sì, Presidente. Noi stiamo con questo Governo e, quindi, puntiamo tutto sul Recovery Fund. Questo - e concludo - è lo spirito di questa risoluzione. È una responsabilità storica irripetibile e siamo certi che riusciremo, anche questa volta, ad essere protagonisti in Europa. Buon lavoro, Presidente Conte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD). Grazie, signor Presidente. In occasione del prossimo Consiglio, i Capi di Stato e di Governo affronteranno questioni decisive per il futuro dell'Europa. Si discuterà, anzitutto, dell'attuale situazione epidemiologica e il presupposto del confronto sarà la ritrovata consapevolezza, a livello nazionale ed europeo, che nessun Paese può gestire da solo le emergenze - che siano sanitarie, economiche o sociali - del nostro tempo. E questo è il primo messaggio che, ancora una volta, riteniamo doveroso ribadire: fuori dall'Euro, come qualcuno avrebbe voluto, senza la rete di protezione della Commissione e della Banca centrale europea, senza le misure rivoluzionarie adottate dalla nuova Europa, l'Europa di Ursula von der Leyen, di Paolo Gentiloni e di David Sassoli, noi avremmo rischiato un vero e proprio collasso e disastro finanziario e sanitario. Questa è la verità, il primo messaggio che dobbiamo inviare chiaro al nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Anche in ambito sanitario l'Unione ha compiuto dei passi avanti enormi nell'azione di coordinamento, superando gli egoismi nazionali e i limiti derivanti dall'assenza delle proprie competenze dirette. Il nostro invito è a continuare in quella direzione e consolidare nei prossimi mesi l'impegno per lo sviluppo e la diffusione, in particolare, del vaccino. Sul punto, guardate, non possono esserci dubbi e ai negazionisti sanitari e ai tanti no-Vax irresponsabili, che ancora in queste ore mettono in discussione la sicurezza e l'utilità dei vaccini, riteniamo doveroso rivolgere un messaggio chiaro: il vaccino sarà l'unica arma a nostra disposizione per vincere questa guerra, difendere la vita dei nostri cari, delle nostre comunità e aiutare i sanitari, che stanno facendo da mesi un lavoro straordinario e che ringraziamo ancora una volta da quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Fermatevi, almeno una volta, e smettetela di diffondere su questi temi disinformazione o allarmismi sulla pelle dei cittadini. È giusto, signor Presidente, che il prossimo Consiglio dia un messaggio rassicurante su questo punto. Dopodiché, l'obiettivo principale da perseguire deve essere uno solo: garantire che i vaccini siano accessibili in modo rapido, efficace e gratuito per tutti, a partire dalle categorie più a rischio. Questa è la grande sfida che invitiamo il Governo a sostenere con forza. Il tema successivo all'ordine del giorno sarà quello della tutela dell'ambiente. L'Unione sta andando nella giusta direzione, al riguardo, da tempo: il futuro quadro finanziario pluriennale e il programma Next Generation EU impongono di destinare più del 30 per cento delle risorse ad obiettivi ambientali per contrastare i cambiamenti climatici e creare una società più sostenibile. Nel prossimo Vertice sarà utile, però, rilanciare con forza soprattutto le misure necessarie al raggiungimento dei target climatici concordati nell'Accordo di Parigi. Ribadirlo ora, guardate, è molto importante perché le recenti elezioni presidenziali americane, come lei ha avuto modo di ricordare, aprono la strada a una nuova visione multilaterale dei rapporti internazionali, anche in questo ambito. Alla Casa Bianca - lo ricordiamo con orgoglio ed emozione - torna un esponente democratico e cogliamo questa occasione per formulare i nostri complimenti e auguri di buon lavoro al neo Presidente eletto Joe Biden e a Kamala Harris, prima donna Vicepresidente della storia degli Stati Uniti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Tra i primi atti di Joe Biden, ricordiamo, ancora prima dell'insediamento ufficiale, vi è stata la nomina dell'ex Segretario di Stato John Kerry come inviato speciale del Presidente per il clima, cui ha fatto seguito l'annuncio di voler riportare gli Stati Uniti all'interno dell'Accordo di Parigi. E' un messaggio importante che dobbiamo raccogliere con fiducia e convinzione in Europa, in questo come in altri settori importanti, penso a quello commerciale, per una nuova fase storica che accantoni protezionismo, che accantoni la politica dei dazi e recuperi la logica della collaborazione e cooperazione strategica tra Europa e Stati Uniti. Questo è l'obiettivo che dobbiamo perseguire nei prossimi anni. Accanto a questi temi il vertice si occuperà poi di sicurezza. Anche in questo settore noi riteniamo indispensabile procedere sul cammino della sempre maggiore integrazione se vogliamo essere davvero efficaci.

L'Europa ha il dovere di reagire in modo compatto e unito per contrastare ogni forma di violenza, intolleranza e fondamentalismo, ma lo deve fare facendo un passo avanti deciso nella gestione comune delle politiche di sicurezza. Lei lo ricordava bene: il terrorismo - come dimostrano gli ultimi episodi - non si risolve sospendendo Schengen, non si risolve creando nuove barriere; si affronta, al contrario, rafforzando il coordinamento tra i servizi di sicurezza nazionale e lo si affronta creando finalmente una vera e propria procura europea antiterrorismo. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Il nostro obiettivo è chiaro, signor Presidente, e invitiamo il Governo a difendere questa posizione a Bruxelles. Si faccia il massimo sforzo per aumentare la cooperazione in questo settore e non assistere mai più, ripeto, mai più ad episodi di terrore come quelli del Bataclan o di Charlie Hebdo, mai più ad attentati come quelli di Nizza o di Vienna e mai più a vittime innocenti, come Valeria Solesin e Antonio Megalizzi. Questa è la sfida che dobbiamo raccogliere nell'obiettivo, in Europa, sul tema della sicurezza. Altro tema oggetto del confronto sarà quello poi dell'impegno internazionale dell'Europa. Noi riteniamo che l'Unione debba rafforzare la propria presenza in tutti gli scenari internazionali; c'è bisogno di un'Europa più autorevole, che parli con una voce unitaria per gestire anzitutto le politiche di vicinato. Penso alla recente crisi con la Turchia, su cui auspichiamo una presa di posizione netta, forte e solida di tutta l'Unione, e c'è bisogno di più Europa per promuovere i propri valori essenziali nel mondo: democrazia, tolleranza, rispetto delle libertà fondamentali. Il primo banco di prova al riguardo - guardate, non possiamo esimerci da questo impegno - è quello di un impegno immediato per la liberazione di Patrick Zaki, lo studente detenuto in Egitto da più di dieci mesi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Siamo in presenza di una grave ingiustizia e violazione dei diritti fondamentali umani: si attivino tutti i canali diplomatici, anche a livello europeo, per porre fine a questa agonia! A margine del Consiglio si svolgerà, infine, un vertice Euro - e arriviamo al dunque - di grande importanza per il futuro dell'intera Unione economica e monetaria. Oggetto del confronto sarà il completamento dell'Unione bancaria e soprattutto la finalizzazione del Trattato MES, su cui l'Eurogruppo del 30 novembre ha trovato un'intesa conclusiva. Su questo dibattito il confronto politico è stato caratterizzato negli ultimi mesi da un tasso di disinformazione e strumentalizzazione mai visto nel dibattito politico italiano, per cui invitiamo ancora una volta anche i tanti colleghi dell'opposizione a smetterla con i toni apocalittici, gli allarmismi ingiustificati e le fake news che abbiamo ascoltato anche in quest'Aula stamattina. Per sgombrare il campo dai tanti equivoci creati ad arte, io trovo doveroso fare anzitutto una rapida cronistoria degli eventi in favore di qualche smemorato. Ricordiamo a tutti che, tra il 2010 e il 2011, è stato il Governo di centro-destra, il Governo Berlusconi, a negoziare, costruire ed istituire il MES, poi firmato e ratificato nel 2012 dal Governo Monti. Quel Governo di centro-destra annoverava tra le sue fila, tra gli altri, Bossi Ministro per le Riforme, Meloni Ministro per la Gioventù, Calderoli Ministro per la Semplificazione, La Russa Ministro della Difesa, Tremonti Ministro dell'Economia, e non c'è traccia di alcun dissenso manifestato da questi esponenti sull'istituzione del vecchio MES (Commenti del deputato Claudio Borghi), quello tanto criticato successivamente, per intenderci. Ora, caro collega Borghi, nel corso del tempo è emersa l'opportunità di migliorare questo Trattato, di risolvere le criticità rilevate nel tempo, con l'obiettivo finale di creare un Fondo monetario europeo, un vero e proprio Fondo monetario europeo, che superi la logica intergovernativa e lo trasformi in uno strumento pienamente comunitario. E in Italia che cosa accade? Invece di avere un sostegno condiviso nel Paese è partita una sorta di caccia alle streghe irresponsabile nei confronti di questa riforma. Il primo punto da chiarire, allora, è proprio questo nel dibattito: chi oggi immagina di votare contro questa riforma non vota per eliminare il MES dal panorama politico e istituzionale europeo, vota invece per lasciare in vigore così com'è uno strumento che esiste già da otto anni, con tutte le criticità rilevate nel tempo e senza i benefici e i miglioramenti della riforma in atto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Questo è il punto centrale, che basterebbe di per sé a chiudere ogni tipo di dibattito! Il secondo punto da precisare per smontare la posizione demagogica di alcune forze di opposizione è il seguente: cari amici della Lega - lo ricordo a voi e lo ripeto ancora una volta - questa riforma l'avete negoziata voi per un anno intero, in numerosi incontri, vertici e confronti a Bruxelles; il negoziato è stato condotto per mesi da Salvini, che era Vice Premier del precedente Governo e non avete mai detto una parola contro! Nulla contro questa riforma quando la stavate negoziando (Applausi dei deputati del gruppo Partito DemocraticoCommenti di deputati del gruppo Lega-Salvini PremierCommenti del deputato Claudio Borghi)! Che eravate distratti o assenti in Europa ce ne siamo accorti, ma ciò non cancella la realtà - ci dispiace - e cioè che i primi negoziati sono andati avanti sotto la vostra responsabilità e, anche se a vostra insaputa (Commenti del deputato Claudio Borghi) , Borghi, li avete portati avanti voi: questa è la realtà! Aggiungiamo, peraltro, a questi elementi, che la riforma (Commenti del deputato Claudio Borghi) nel tempo, la riforma…

PRESIDENTE. Deputato Borghi, deputato Claudio Borghi, per favore! Prego.

PIERO DE LUCA….è stata, peraltro dall'attuale Governo, ulteriormente migliorata rispetto all'inizio, come ha ricordato il Ministro Gualtieri in audizione, Ministro al quale rivolgiamo la nostra solidarietà per le offese e gli attacchi subiti proprio durante il suo intervento dinanzi alle Commissioni riunite qualche giorno fa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Questo è l'ultimo punto su cui credo valga la pena fare ordine - dovrebbe essere il primo, ma in questo dibattito è quello conclusivo -, cioè il merito della riforma. Non è vero che la riforma mette in pericolo i risparmi delle famiglie - chiariamolo bene al Paese, chiariamolo bene al Paese -, non è vero che istituisce un meccanismo di ristrutturazione automatica del debito degli Stati, non è vero che aiuta le banche tedesche o francesi - basta con questa storia - e non è vero che toglie potere alla Commissione per conferirli al board del MES; cumuli di bugie per inquinare il dibattito politico, questo avete messo in campo finora! La verità è che le novità introdotte, cari amici, sono estremamente positive invece ed è nostro interesse portarle avanti, questo è il punto centrale (Commenti del deputato Claudio Borghi)

PRESIDENTE. Deputato Claudio Borghi…

PIERO DE LUCA (PD). Sarebbe utile ascoltare.

PRESIDENTE. Il deputato De Luca deve finire il suo intervento tranquillamente; andiamo avanti.

PIERO DE LUCA (PD). Le novità positive sono anzitutto quelle legate al backstop, come veniva ricordato prima, ossia a una garanzia comune al Fondo di risoluzione unico delle banche, che consentirà di dare maggiore tutela ai risparmiatori italiani ed europei - questa è la realtà - in caso di crisi degli istituti di credito, garanzia anticipata a inizio del 2022, come ricordava il Presidente del Consiglio, con ben due anni di anticipo rispetto al previsto. Penso a una nuova linea precauzionale di accesso al credito, al sostegno finanziario, che consentirà agli Stati interessati di accedere ad un aiuto e a un sostegno con una semplice lettera di intenti, senza quel memorandum di intesa con impegni stringenti e gravosi che prevedeva l'intervento della trojka, rafforzando dunque la stabilità dell'eurozona. Certo, non sfugge che il dibattito parlamentare di oggi superi i confini stessi della riforma del Trattato MES; la portata ha assunto un rilievo più ampio, direi strategico; è utile, però, chiarire alcuni aspetti proprio al riguardo. Questa maggioranza di Governo si è caratterizzata da subito in particolare per una ritrovata attenzione e sensibilità alle tematiche europee, per una volontà di assicurare una nuova centralità al nostro Paese nell'Unione e per una rinnovata consapevolezza che l'Europa è la nostra comunità di destino. Mettere oggi in discussione il via libera alla riforma del MES vorrebbe dire, quindi, innanzitutto interrompere il processo di protagonismo dell'Italia nell'Unione e vorrebbe dire minare la vocazione europeista, che ha rappresentato e rappresenta tuttora il collante essenziale di questa esperienza di Governo. Ma un “no” alla riforma del MES porterebbe danni ulteriori ancora più gravi: un veto alla riforma intaccherebbe in modo irreparabile la credibilità stessa dell'Italia a livello europeo ed internazionale. Questo è il punto su cui non possiamo permetterci esitazioni. Il tema in discussione oggi non riguarda il futuro della maggioranza o dell'Esecutivo, riguarda il futuro dell'Italia e la sua autorevolezza sui tavoli europei ed internazionali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), questo è il punto decisivo! E ai colleghi dell'opposizione (Commenti del deputato Claudio Borghi)

PRESIDENTE. Borghi!

PIERO DE LUCA….soprattutto a quelli più tormentati rivolgiamo un invito semplice: non è questa l'occasione per mostrare se e come tenere unita la minoranza; questa è l'occasione per mostrare quanto si ha a cuore la stabilità, la tenuta e gli interessi del nostro Paese in Europa. Questa è la vera posta in gioco e vi invitiamo davvero tutti a riflettere sul punto. La libertà dell'Italia non deriva - come abbiamo ascoltato anche ieri in qualche dichiarazione - dal voto negativo alla riforma del MES, ma dalla credibilità e dall'autorevolezza che sapremo difendere in questo passaggio delicato, considerate anche le tante novità introdotte in Europa nei mesi scorsi. Il prossimo vertice si inserisce infatti in un contesto molto particolare, come ha ricordato il Presidente del Consiglio. In queste settimane siamo sul punto di definire un negoziato storico, che attiverà più di 1.800 miliardi di euro di risorse europee nei prossimi anni. Ebbene, queste risorse - lo ricordiamo a tutti - sono ancora oggi bloccate a causa del veto di alcuni Stati, Ungheria e Polonia in particolare, che non intendono condividere un principio sacrosanto: legare l'utilizzo delle risorse europee al rispetto dello Stato di diritto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), ma questo principio per noi è sacrosanto e ineludibile. Più di 300 miliardi di euro destinati al nostro Paese sono bloccati, sono fermi a Bruxelles a causa dei vostri amici, a causa degli amici dei nostri sovranisti, che in queste ore, peraltro, non hanno detto nulla per difendere gli interessi degli italiani, ma hanno addirittura giustificato queste azioni irresponsabili. Allora, noi riteniamo che l'Europa non sia un bancomat e non è possibile distribuire risorse dell'Unione a Paesi che violano diritti, libertà e valori fondamentali europei; questa è la posizione che dovremo difendere in Europa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

In questo contesto appare, allora, evidente il senso storico dell'impegno che siamo chiamati ad assumere nel prossimo Consiglio. Non si tratta di confermare solo la riforma del Trattato MES; si tratta di decidere se continuare a percorrere il cammino politico delle riforme a Bruxelles, per costruire l'Europa del futuro, che può rinascere dopo la pandemia più forte, giusta e solidale. In questo quadro il nostro Paese non può permettersi di porre nessun veto, ma deve dare e darà solo un voto, un voto responsabile, convinto e costruttivo, per continuare a riformare e a rafforzare l'intera Unione, continuando il percorso di trasformazione intrapreso nei mesi scorsi.

Siamo a un punto di non ritorno. La posta in gioco…

PRESIDENTE. Deve concludere.

PIERO DE LUCA (PD). Sono stato interrotto varie volte e non sono…

PRESIDENTE. Deve concludere, non si preoccupi.

PIERO DE LUCA (PD). La posta in gioco è il destino dell'Italia e dell'Europa. Dobbiamo decidere da che parte della storia collocare il nostro Paese, se dalla parte di chi vuole un ritorno al passato o dalla parte di chi vuole difendere il protagonismo dell'Italia in Europa e vuole difendere il patrimonio di diritti, valori, libertà e opportunità che l'Europa rappresenta. Noi, signor Presidente, abbiamo indicato con chiarezza la strada da percorrere al Governo: mandato pieno a firmare la riforma del MES e a continuare a disegnare l'Europa del futuro. Buon lavoro a lei e buon lavoro a tutti quanti noi (Applausi dei deputati dei gruppi applausi Partito Democratico, MoVimento 5 Stelle, Italia Viva e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Brunetta. Ne ha facoltà.

RENATO BRUNETTA (FI). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, ringrazio innanzitutto il mio gruppo di Forza Italia, la sua presidente Gelmini, il presidente del mio partito, Silvio Berlusconi, per avermi dato oggi l'onore di parlare in dissenso, in discussione generale davanti al Presidente del Consiglio, al Ministro dell'Economia e agli altri colleghi Ministri e sottosegretari. È un'attestazione di fiducia nei miei confronti, che penso di aver meritato in ventisei anni di militanza leale (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e continua.

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, lo scorso 26 novembre, il Parlamento italiano, votando in maniera pressoché unanime sul nuovo scostamento - il quinto - di bilancio, per combattere la pandemia economica, diede al Paese un grande segnale di coesione, di condivisione, di unità, di forza, di speranza. Dietro quel voto c'era stato il mio lavoro, il lavoro del mio gruppo parlamentare, il lavoro di tanti, e le dico della mia commozione, vedendo quelle luci verdi in quel display, perché era un voto per l'Italia su una proposta del Governo rispetto al quale siamo opposizione; ma era un voto per l'Italia e mi onoro di aver lavorato per quel risultato.

Oggi mi addolora, signor Presidente del Consiglio, constatare che in quest'Aula non ci sia quello stesso spirito, quello stesso spirito nel dare il pieno mandato al nostro Presidente del Consiglio per il prossimo Euro summit del 10 e 11 dicembre. Purtroppo è prevalso lo spirito di parte e di schieramento, piuttosto che di unità; è prevalsa la propaganda, piuttosto che lo spirito di unità, ma così, signor Presidente del Consiglio, si indebolisce il Paese: non vince nessuno, è un gioco a somma negativa e l'Italia rischia di rimanere isolata. Il tema del contendere, signor Presidente del Consiglio - lo sappiamo tutti - è il cosiddetto Fondo “salva Stati”, o meglio la sua riforma. Vede, signor Presidente del Consiglio, per scienza e coscienza, la formula di Ippocrate - e in questo Paese malato, forse Ippocrate ci sta anche bene - penso che il nuovo MES sia meglio di quello realizzato in quel lontano e infausto 2012 (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Penso anche che l'Europa di oggi, signor Presidente del Consiglio, sia meglio di quella di allora. Ricordo che quel 2012 è stato l'anno del MES, certamente, ma è stato anche l'anno dell'Unione bancaria malamente costruita, è stato l'anno del fiscal compact, è stato l'anno della crisi finanziaria dei debiti sovrani; per fortuna è stato anche l'anno del “whatever it takes” di Mario Draghi (26 luglio 2012). Allora l'Europa era l'Europa calvinista, dei compiti a casa - lei forse queste cose non le ha vissute -, io le ho vissute da Ministro; era l'Europa calvinista dei compiti a casa, del debito come colpa, nell'accezione tedesca, delle cicale e delle formiche, del Club Med. Noi eravamo quelli del Club Med, quelli del Sud, con il MES, con la sua natura intergovernativa, costruito in fretta e furia - è vero - a partire dal mio Governo e approvato dal Governo dei tecnici di Monti, a rappresentare questa cultura di allora, questa miopia di allora.

Oggi, signor Presidente del Consiglio, siamo dentro una nuova fase, un nuovo paradigma, in un'Europa che, nel dolore della pandemia e dei suoi morti, ha finalmente trovato una strada solidale comunitaria del “ci si salva solo tutti insieme”. Questa è una grande conquista, signor Presidente del Consiglio; forse non ce ne siamo del tutto accorti, perché ci siamo arrivati trascinati dalla crisi, dalla pandemia, dal dolore, ma ci siamo. Il nuovo MES oggi rappresenta il ponte tra la vecchia Europa di egoismo - ne so qualcosa: la crisi dello spread - e la nuova Europa solidale, che sta per nascere. L'hanno chiamato “momento Hamilton”, “momento Merkel”: io lo chiamerei “momento Europa”, l'Europa dei nostri padri. Col vecchio MES si è fatta nascere la linea di credito pandemica per salvare le vite; col nuovo MES si farà nascere quel fondo per salvare le banche, che vuol dire salvare le economie, che vuol dire salvare i risparmi. Vede, forse non ce ne siamo ancora resi conto, ma col backstop, col nuovo Fondo “salva banche”, noi mettiamo fine a quella tragica passeggiata a Deauville dell'autunno 2010, in cui si diede avvio alla crisi dei debiti degli Stati sovrani, in cui si diede il via a un Risiko, che costò tante sofferenze ai nostri popoli. L'errore di Merkel e Sarkozy viene cancellato - verrà cancellato - grazie al nuovo MES, che ha tutti i difetti di questo mondo - è ancora intergovernativo, ancora poco trasparente e poco controllato - ma il nuovo MES, con il suo “salva banche”, metterà fine a quel tragico errore di Merkel e Sarkozy di Deauville! Per questa ragione - le dico, signor Presidente - io non voterò contro. In dissenso voterò dal mio partito. Questo “no” non sarà in mio nome (Applausi di deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata De Lorenzo. Ne ha facoltà.

RINA DE LORENZO (LEU). Grazie, signor Presidente. La riunione del Consiglio europeo, prevista per il 10 e 11 dicembre, affronterà il tema delle risposte europee alla pandemia, ai cambiamenti climatici, alla sicurezza, alle lotte al terrorismo, alle relazioni dell'Unione europea con la Turchia e con il Sud del Mediterraneo, e la riforma del Meccanismo europeo di stabilità.

Nell'ottica del contrasto alla diffusione del virus, l'obiettivo è quello di garantire il rafforzamento della strategia europea per i vaccini, a cominciare dalla loro produzione e distribuzione attraverso un piano straordinario e senza precedenti, a cui dovrà accompagnarsi una efficace informazione sulla diffusione del Coronavirus e sulle indicazioni per il suo contenimento. Un piano strategico ispirato ai principi di gratuità e universalità dei vaccini, anche in deroga a quello che è il regime ordinario sui brevetti e la proprietà intellettuale.

Signor Presidente, quello che volge al termine è un anno tragico, in cui abbiamo pianto la morte in solitudine dei nostri cari. Ci siamo trovati di fronte ad uno shock globale che non ha precedenti nella storia moderna e occorre fare scelte necessarie e coraggiose in grado di evitare il rischio di una terza ondata pandemica che incrementi il già tragico bilancio di vittime. Le misure adottate nel nostro Paese per contrastare il contagio sono state forti e restrittive, talvolta impopolari, ma imprescindibili quando si tratta di affrontare un anno tragico, che ha cancellato un'intera generazione di cittadini.

Anche gli ultimi interventi di contrasto alla diffusione del virus si fondano su un modello incentrato su rigorose misure di contenimento e una rinnovata capacità di far valere un ruolo prescrittivo dello Stato, nel comune interesse di tutti, a tutela della salute dei singoli, con l'accettazione dei sacrifici volti a riconquistare un futuro, ritrovato benessere, della collettività. La politica ha il dovere di immaginare il futuro del nostro Paese, ha il dovere di avere una visione umana, contrastando prima del virus, l'insofferenza dell'economia, l'indifferenza dei singoli verso le restrizioni, la disinvoltura dei riduzionisti e la sfrontatezza dei negazionisti dinanzi al dramma della pandemia. Occorre far tesoro dei moniti lanciati dall'emergenza con una revisione del peso assegnata alla sanità pubblica, falcidiata, negli ultimi decenni, da tagli lineari in nome di esigenze di bilancio.

La risoluzione che ci apprestiamo a votare, dopo che l'Eurogruppo del 20 novembre scorso ha convenuto di procedere con la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, con la firma del Trattato rivisto e il conseguente avvio dei procedimenti parlamentari di ratifica, consentirà al Governo italiano di finalizzare un accordo europeo sulla revisione del MES, che resta, comunque, una opzione addizionale, a cui ciascun Paese potrà ricorrere in caso di necessità, coinvolgendo sempre e comunque l'unico luogo in cui si esercita la volontà del popolo: il Parlamento. Il nostro voto favorevole a sostegno della risoluzione approvata dalla maggioranza, nasce dalla consapevolezza che non si può rallentare lo stato dei negoziati sul programma Next Generation EU: è una misura espansiva che segna il passaggio da un'Europa dell'austerità a un'Europa della crescita.

La pandemia di COVID-19 rappresenta una sfida globale e richiede una risposta globale, in uno spirito di solidarietà e responsabilità. La crisi generata dalla diffusione del COVID senza precedenti per il vecchio continente impone di mettere da parte le recriminazioni ideologiche di potere, perché la recrudescenza del Coronavirus richiede compattezza e determinazione nello sconfiggere un nemico invisibile, acceleratore di diseguaglianze economiche, sociali e culturali. Se l'Europa vuole avere un futuro, deve dimostrare di lavorare per i cittadini secondo logiche di servizio ai Governi, affinché possa perseguire la piena occupazione e la promozione dei servizi pubblici senza scaricare il debito sui più deboli e sulle generazioni future.

PRESIDENTE. Deve concludere.

RINA DE LORENZO (LEU). Concludo, Presidente. È con l'obiettivo di garantire all'Italia un ruolo di autorevole protagonista, insieme a Berlino e a Parigi, che il gruppo LeU voterà a favore della risoluzione, perché la sfida contro il virus si può vincere e si vince in Europa, con l'Europa, più giusta, più solidale e più comunitaria (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali e di deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Delmastro Delle Vedove. Ne ha facoltà.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). Grazie, Presidente. Debbo dire che, come Fratelli d'Italia, apprezziamo una sola cosa della relazione del Presidente del Consiglio: la straordinaria capacità funambolica di schivare il tema per cui siamo qui convenuti e, cioè, il MES. Ha dedicato, credo, non più di trenta secondi alla riforma del MES e alla posizione dell'Italia, ma purtroppo per il Presidente del Consiglio vi è una legge ferrea: si torna sempre sul luogo del delitto. E così, lui, oggi si è presentato qui da noi, dimenticando che un anno fa garantiva, spergiurava su ciò che aveva di più sacro, che qualunque posizione del Governo italiano sulla riforma del MES sarebbe stata preceduta da un voto parlamentare, che non c'è stato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Era la linea del Piave, la linea del Piave, probabilmente dettata dal MoVimento 5 Stelle, che dopo aver proclamato urbi et orbi che avrebbe liquidato il MES in Europa, si risvegliava tristemente come quell'usciere di casa che consegna le chiavi alla trojka. E oggi, colleghi 5 Stelle, quella linea del Piave sembra tanto una linea Maginot, perché è stata sbaragliata, travolta dai carri armati economici di Frau Merkel e voi arretrate senza dignità ad una nuova linea del Piave. La nuova linea del Piave è, la nuova parola d'ordine è: sì alla riforma del MES senza se e senza ma, senza trattare, in ginocchio, perché noi non lo utilizzeremo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Un corto circuito logico infantile, un ridicolo espediente retorico da giullari! Ma come si fa a dire: io voterò questa riforma, con il segreto proposito di non utilizzarla, con la vana speranza di non utilizzarla, o forse - e più realisticamente - con il tentativo elettorale di ingannare e tradire ancora una volta i propri elettori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). È la fine tragicomica, come dire, di una pseudo rivoluzione, lanciata a teatro, di un giullare che non poteva che finire con una pagliacciata alla Camera dei Deputati: voteremo il MES, ma non lo utilizzeremo mai. Voi votate esattamente ciò che vuole la trojka - votate esattamente ciò che vuole la trojka - e, in questo caso, vi trasformate da poco onorevoli cavalli di Caligola in indegni cavalli della trojka europea.

Perché sul MES ha ragione Brunetta quando diceva che siamo a un bivio; non c'è più l'Europa dell'egoismo, perché il MES che conoscevamo prima era quello dell'egoismo. Ha ragione: siamo all'Europa dello strozzinaggio, perché stiamo mettendo in piedi un meccanismo usuraio tale per cui, qualora un Paese abbia bisogno di crediti, vi saranno due linee di credito, una per Francia, Germania e i cosiddetti Paesi virtuosi, senza richiedere alcunché, e una per l'Italia che, non soddisfacendo certi requisiti, sarà sottoposta - e lo scrivete voi, se ne è dimenticato di dirlo il Presidente - a condizioni rafforzate e alla sottoscrizione di memorandum di intesa, impegnandosi a intervenire con le riforme necessarie. Tradotto: la ristrutturazione del debito, che voi sapete state concedendo con la riforma delle clausole di azione collettiva. Infine, introducete ancora il “salva banche” tedesche, piene zeppe di derivati, che verranno salvate con i soldi del popolo italiano.

In altre parole, dovevate liquidare il MES in Europa e ne avete perfezionato una versione, ove possibile peggiorativa, che introduce uno strozzinaggio usuraio internazionale e che è tale solo se si consideri - e basta questo - che tanto più saranno vessatorie le condizioni, tanto più si sarà sottoposti ad una ristrutturazione del debito, tanto più l'eventuale Paese europeo avrà necessità e avrà bisogno.

Che cosa c'è di più evidente per individuare il fatto che si tratta di un meccanismo di strozzinaggio internazionale?

PRESIDENTE. Concluda.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). E, allora, vado alla conclusione. La collega Lezzi, pasionaria del MoVimento 5 Stelle, pochi giorni fa, diceva: “L'unico nostro interesse è quello di non lasciare in eredità uno strumento più dannoso del precedente”. La passione è durata una notte. Ora siamo qui: noi indossiamo la mascherina, qualcun altro indossa la museruola posta dal PD e dalla trojka europea (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), una museruola che vi permette forse ancora di abbaiare, magari di latrare, ma certamente non di mordere. Ed è per quello che ci appelliamo a chi non vuole con questa riforma del MES dare un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, sottoposti a ristrutturazioni, qualora mai l'Italia avesse necessità. Ed è per questo che ricordiamo ai deputati del MoVimento 5 Stelle che la posta è la libertà e la sovranità dell'Italia. Siate liberi, siate patrioti assieme a noi, difendete gli interessi italiani, provate a togliervi non la mascherina da quella bocca, la museruola che la trojka vi ha posto davanti alla bocca…

PRESIDENTE. Deputato Delmastro Delle Vedove!

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). …e assaporate l'aria di libertà di quei patrioti che oggi vogliono difendere, in un momento eccezionale della storia, la sovranità economica e l'indipendenza dell'Italia contro un meccanismo di strozzinaggio internazionale che arriva nel momento della pandemia, cioè nel momento del massimo bisogno, e che dice che chi più ha bisogno, più verrà inginocchiato, più verrà mortificato, più verrà flagellato, più verrà sottoposto alle condizioni di ristrutturazione del debito, che inginocchieranno i nostri risparmiatori, inginocchieranno le nostre imprese, salvo poi lo shopping internazionale di quelle nazioni…

PRESIDENTE. Concluda, è finito il tempo.

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE (FDI). E termino… di Francia e Germania, che sono le uniche che hanno dato il mandato a governare al Presidente del Consiglio Conte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È così conclusa la discussione generale.

(Annunzio di risoluzioni)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Delrio, Davide Crippa, Boschi, Fornaro, Schullian, Tabacci ed Emanuela Rossini n. 6-00159, Benigni ed altri n. 6-00160, Magi ed altri n. 6-00161 e Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00162. I relativi testi sono in distribuzione (Vedi l'allegato A).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 11,21).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Avverto, altresì, che, secondo quanto convenuto tra i rappresentanti di tutti i gruppi, gli interventi in sede di replica e le dichiarazioni di voto avranno luogo con ripresa televisiva diretta.

(Parere del Governo)

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il Ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola, per l'espressione del parere sulle risoluzioni presentate.

VINCENZO AMENDOLA, Ministro per gli Affari europei. Grazie, Presidente. Sulla risoluzione Delrio, Davide Crippa, Boschi, Fornaro, Schullian, Tabacci ed Emanuela Rossini n. 6-00159, parere favorevole.

Sulla risoluzione Benigni ed altri n. 6-00160, parere favorevole sulle premesse, parere contrario sugli impegni.

Sulla risoluzione Magi ed altri n. 6-00161, parere favorevole con proposta di riformulazione negli impegni: dopo la parola “Eurozona”, sostituire: “con particolare riferimento al common backstop e alle condizioni di accesso agevolato già dimostrato con la linea di credito pandemica avviata nel giugno 2020”.

Sulla risoluzione Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00162, parere contrario.

(Dichiarazioni di voto)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il deputato Tabacci. Ne ha facoltà.

Colleghi, per favore, un po' di silenzio!

BRUNO TABACCI (MISTO-CD-IE). Presidente, signor Presidente del Consiglio, penso che abbia ragione il collega Borghi: per fortuna nel nostro Paese quest'Aula ha visto giorni migliori e confronti di altissima qualità morale e politica. Aggiungo però che, se avessimo ascoltato lui, oggi saremmo fuori dall'euro.

Andiamo al concreto. Nel corso della crisi COVID le banche sono state lo strumento per rendere concrete le decisioni dei Governi di trasmettere consistenti aiuti all'economia e di garantire la liquidità del sistema; ora la crisi economica diffusa in tutta l'Europa porta con sé il rischio di un forte incremento delle sofferenze e lo spettro di moltiplicare i crediti deteriorati o inesigibili. Oggi le banche sono ancora in una sorta di moratoria, che ha solo rinviato la trasmissione dei contraccolpi negativi sui loro bilanci. Per questo appare assurda la posizione di blocco del nuovo MES, che assume la funzione di backstop, cioè la garanzia di ultima istanza che interviene per rendere possibile una risoluzione ordinata delle banche in dissesto. Non possiamo certo permetterci di traslarla ancora sui risparmiatori. Il nuovo MES può organizzare una linea di credito a cui i singoli Paesi possono accedere, se i fondi nazionali predisposti per le risoluzioni bancarie, costituiti da risorse delle banche non pubbliche, non fossero sufficienti. Quindi, siamo di fronte ad una questione diversa dal cosiddetto MES sanitario, che ha messo in campo una linea di credito per fronteggiare la pandemia. È il caso di dire: una cosa per volta.

Per queste ragioni non possiamo farci del male. Se si bocciasse la riforma del Trattato MES, faremmo un grave danno al nostro Paese: ciò impedirebbe la partenza anticipata al 2022 di quel tassello essenziale dell'Unione bancaria che è il common backstop per il Fondo di risoluzione unico, e metterebbe a rischio l'avvio del piano Next Generation EU, di cui l'Italia è la principale beneficiaria.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

BRUNO TABACCI (MISTO-CD-IE). Ho concluso, Presidente. E non raccontiamo le balle del salvataggio delle banche tedesche. Pensiamo, piuttosto, alle nostre. In realtà, la revisione del Trattato consente al MES proprio di finanziare l'eventuale insufficienza del Fondo di risoluzione unico per le banche senza mettere le mani nelle tasche dei risparmiatori e dei contribuenti, quindi, il MES è un'opzione addizionale. Se imparassimo a non caricare le questioni di pregiudizi e di inutile complottismo sarebbe molto meglio: ce ne ha dato una splendida testimonianza il collega Renato Brunetta.

Per questo la nostra componente vota la risoluzione della maggioranza parlamentare, con un pieno ed esplicito mandato al Presidente Conte.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Tasso. Ne ha facoltà.

ANTONIO TASSO (MISTO-MAIE). Grazie, Presidente. Presidente Conte, in premessa dichiaro il voto favorevole della componente MAIE, che qui rappresento, alla risoluzione di maggioranza e alle parti indicate dal Ministro Amendola.

Come ho sostenuto in discussione generale, spiegando il mio punto di vista, abbiamo bisogno di una quantità enorme di fondi, senza i quali non si può gestire la crisi sanitaria ed economica in atto. Ne è un chiaro esempio il tragico balletto kafkiano che sta avvenendo in una terra che lei conosce benissimo, Presidente Conte, la provincia di Foggia, la quale, dopo che la Puglia è stata dichiarata zona gialla dal Governo, ha visto 14 suoi comuni tornare all'arancione: un caso unico in Italia, una colorazione a macchia di leopardo, che a me francamente pare una discriminazione, un palliativo. E la ragione di questo dietrofront giallo-arancione è chiara: la carenza dei posti letto nei vari ospedali, che è figlia di una incapacità, annosa, dei vertici regionali.

Le restrizioni in atto penalizzano non i veri responsabili, ma sempre le stesse categorie: imprenditori, lavoratori autonomi, commercianti - per conto dei quali mi sono permesso di consegnarle una lettera con un invito all'ascolto - e che, non avendo entrate certe, devono aspettare i sostegni dello Stato per rimanere in vita. Se questa provincia, come altre, purtroppo, in Italia, non fosse stata privata, nel tempo, dei suoi ospedali, se questi fossero aperti e non chiusi, potenziati e non declassati negli anni da una gestione sanitaria indecente, non saremmo a questo punto e non arriveremmo al paradosso che un centro ospedaliero di grande qualità, come la Casa sollievo di San Giovanni Rotondo, convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, versi in una grave crisi di bilancio, Presidente, perché, presa d'assalto dai pazienti COVID, non riesce a somministrare prestazioni per altre patologie, subendo un notevole danno economico.

Concludendo, Presidente, i fondi dell'Europa sono indispensabili, perché servono anche a questo, cioè a rimettere in sesto una sanità che funzioni ovunque, consentendo alla popolazione di vivere e di lavorare più serenamente possibile, qualora dovessimo ritrovarci in questi terrificanti momenti. Buon lavoro, Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rospi. Ne ha facoltà.

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP-PSI). Signor Presidente, colleghi, la sterile polemica pro e contro il MES scatenata in questi ultimi giorni presenta, ancora una volta, agli occhi dei cittadini italiani una classe politica che continua ad anteporre gli interessi individuali a quelli collettivi: una classe politica che privilegia lo slogan, l'urlo preistorico ai contenuti.

Mi preme subito dire, Presidente, che gli argomenti oggetto del prossimo Consiglio europeo necessitavano, a mio avviso, di una più approfondita discussione parlamentare, al fine di ottenere il più ampio consenso; invece, ancora una volta, il Parlamento viene usato per ratificare decisioni già prese dal Governo.

Presidente Conte, più volte sono intervenuto in Aula per chiedere maggiore coinvolgimento di tutte le forze politiche. Doveva farlo durante la gestione dell'emergenza sanitaria, doveva farlo nella gestione delle scuole, chiuse senza criterio, nella predisposizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza: tutti appelli, questi, che sono rimasti privi di risposte. Se vogliamo dare risposte, a mio avviso concrete, ai cittadini, Presidente, non servono supertecnici o task force, ma una condivisione dei rischi politici tra tutti noi.

Tornando al tema MES, per noi il MES è uno strumento vecchio, superato, occorre guardare oltre. Invece, riteniamo validi gli strumenti messi in campo dall'Europa durante questa emergenza, misure che guardano al futuro dei nostri figli europei.

Noi di Popolo Protagonista - e concludo - non abbiamo presentato risoluzioni, ma abbiamo chiesto, Presidente, di votare per parti separate il punto 6 della risoluzione di maggioranza, in quanto riteniamo gli altri punti condivisibili, mentre abbiamo perplessità sul punto 6, soprattutto lettere a), b) e c). Qualora non sia possibile il voto per parti separate, valuteremo se astenerci o votare contro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Popolo Protagonista-Alternativa Popolare (AP)-Partito Socialista Italiano (PSI)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-A-+E-RI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Presidente del Consiglio, il fatto che in quest'Aula, tra i banchi della destra, ci sia chi pensa di essere credibile parlando di riforma del MES come di un maggiore rischio di tenuta delle finanze pubbliche e che siano gli stessi esponenti politici che hanno teorizzato l'uscita dell'Italia dall'euro, o che ci sia, tra quei banchi, chi pensa di essere credibile difendendo le prerogative parlamentari e la democrazia, e prendendo come modello l'autocrate ungherese Orbán, che quelle prerogative ha umiliato e annullato nel proprio Paese e nei confronti del proprio popolo, tutto ciò non rende meno grave quello a cui abbiamo assistito in questi mesi per responsabilità della sua maggioranza.

Lei, nelle scorse settimane, Presidente, ha parlato più volte di stigma, con riferimento alla decisione sua e del suo Governo di non accedere al MES sanitario: una follia sotto tutti i punti di vista. L'unico stigma che noi vediamo è quello a cui avete costretto il nostro Paese, unico a non decidersi, fino all'ultimo, sulla riforma del MES, e questo ci ha danneggiato. Avete tergiversato in un dibattito surreale, fatto di argomenti pretestuosi e non degni di una classe dirigente che si misura in un momento grave come quello che stiamo vivendo. Oggi, in extremis, provate a recuperare sulla riforma del MES. Resta l'enorme responsabilità che portate per il mancato accesso alla linea pandemica, di cui la realtà al di fuori di qui ci urla esserci un estremo bisogno per il nostro sistema sanitario. Noi accogliamo la riformulazione della nostra risoluzione, proposta dal Governo, perché crediamo che rafforzi e chiarisca il mandato che si dà al suo Governo, mentre ci asterremo sulla risoluzione di maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gebhard. Ne ha facoltà.

RENATE GEBHARD (MISTO-MIN.LING.). Grazie, Presidente. Al di là dei punti di intesa nella risoluzione, il tema centrale rimane la riforma del MES, che ha il nostro consenso, come ha il nostro consenso l'utilizzo del MES. La riforma del MES non è affatto peggiorativa, semmai introduce ulteriori garanzie, e condividiamo le parole del Ministro Gualtieri alle Camere. Il “sì” alla riforma è in continuità con l'impegno degli Stati europei di proseguire nella condivisione dei rischi. Sarebbe veramente incomprensibile che l'Italia esercitasse un veto, mentre si sta battendo contro i veti di altri Paesi sul Recovery Plan. In questa fase decisiva dell'Unione europea, è bene che l'Italia dia un segnale di unità all'Europa. Il “no” alla riforma e all'utilizzo del MES si trasferirebbe, in termini di credibilità, nel confronto sugli altri strumenti di condivisione dei costi e dei rischi e di sostegno economico, posti in essere, per qualità e quantità senza precedenti, dall'Unione europea.

C'è una riflessione ulteriore di merito che si impone: l'utilizzo del MES non è soltanto meno oneroso di qualsiasi altro, a condizione che, lo ricordiamo, rimanga sostenibile soltanto grazie all'impegno della BCE; il MES è indispensabile per il nostro sistema sanitario, per tutti coloro che sono vittime di patologie, per i malati oncologici, soggetti che l'emergenza COVID ha posto in secondo piano e che un “no” a risorse per l'ammodernamento e la riforma della sanità porrebbe ancor più a rischio. Per queste ragioni, come deputati delle Minoranze Linguistiche e della Südtiroler Volkspartei, voteremo a favore della risoluzione di maggioranza. Buon lavoro, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (M-NI-USEI-C!-AC). Signor Presidente e signor Presidente del Consiglio: “Caro Maurizio, dopo i DPCM, in questi giorni abbiamo aperto cinque negozi su diciannove, abbiamo i magazzini che traboccano di merce, dovremmo onorare i nostri pagamenti, pagare la tredicesima e lo stipendio per più di 400 dipendenti. Non aggiungo altro. Maurizio, noi rischiamo di fallire. Sergio, dalla tua Brianza.”. Da Sergio della Brianza, da Orfeo, artigiano parrucchiere di Francavilla a Mare, ai 2.600 miliardi di debito pubblico che avremo alla fine di questa pandemia, ai 110 miliardi che abbiamo dovuto, tutto a debito pubblico, mettere in campo per rispondere alla drammatica crisi economica: che cosa c'entra, tutto questo, signor Presidente del Consiglio, con il MES, con l'Europa e con il dibattito che stiamo facendo? C'entra. C'entra perché, se non ci fosse stata la BCE, che ci ha aiutato in questi mesi con i suoi finanziamenti, oggi saremmo con le gambe all'aria. C'entra perché, se non avessimo avuto il coraggio, insieme, lei e il Partito Popolare Europeo e tutti quelli che convintamente credono in Europa di iniziare a far cambiare rotta all'Europa, non saremmo qui a parlare di SURE, di Recovery Fund, di debito comune, a parlare, come ha detto lei, di politiche espansive e non di austerità. Noi della famiglia popolare europea, abbiamo sempre lavorato perché l'Europa potesse essere più vicina ai cittadini e potesse essere sempre più forte: non ci si salva da soli. E, allora, perché no? Perché oggi no a questa riforma che ci sta proponendo? “Bisogna cambiare radicalmente il MES, la struttura e la funzione”. Guardi, non lo ha detto un estremista populista della Lega, lo ha detto lei stamattina, qui in Aula, intervenendo e spiegando che il MES deve essere radicalmente cambiato. Il MES è un organismo tecnico che decide - e capiamo questo, per questo quell'introduzione che ho fatto - se il nostro debito pubblico, il debito pubblico dell'Italia, sia sostenibile e se, quindi, si possa procedere a un prestito o meno del MES. Purtroppo, è un meccanismo tecnocratico, svincolato da ogni controllo del Parlamento e del Governo europeo.

È una riforma vecchia, l'ha detto lei, ancorata al passato. Le modifiche di cui stiamo discutendo sono di fine 2019. Cosa è successo dal gennaio del 2019 ad oggi? È cambiato il mondo! E non possiamo non far giocare il peso dell'Europa. La domanda è questa, signor Presidente del Consiglio: perché, se vediamo i limiti, dobbiamo votare “sì”? Abbiamo già sbagliato noi, con i Governi del passato, perché non dobbiamo mettere in gioco il peso, forte e politico, dell'Italia, Paese fondatore, e cambiarne i meccanismi?

Il collega Valentini ha detto che i populismi trasformano i problemi in bandiere identitarie: ecco, noi dobbiamo evitare questo, dobbiamo utilizzare le linee di credito del MES sanitario. Ci saranno problemi con l'Europa per questa nostra posizione? Avremo problemi politici? Non mi risulta. Mi risulta, invece, glielo dico con molta franchezza, grande irritazione da parte delle cancellerie europee per il ritardo in cui l'Italia, cioè il suo Governo, sta nel presentare i progetti credibili; irritazione per le sue dichiarazioni, che dicono che la task force è stata voluta dall'Europa, addirittura - caso senza precedenti - con un comunicato stampa da parte dell'Europa che dice che l'Europa, la Commissione, non ha mai dato alcuna indicazione formale, né informale; irritazione, secondo me, che oggi ancora di più aumenterà nel leggere i giornali: “Sul Recovery Fund si rinvia tutto, salta tutto”; “L'ex leader di Italia Viva: pronti a non votare la legge di bilancio”; “L'UE è in ansia per l'Italia”; “Servono più soldi per la sanità, lo dice il Ministro Speranza, e non si utilizzano le linee di credito del MES”.

PRESIDENTE. Concluda.

MAURIZIO LUPI (M-NI-USEI-C!-AC). “Anche il cashback parte con un flop”.

Smettiamola, smettiamola tutti, smettetela di arroccarvi a Palazzo Chigi a escogitare - e concludo - ennesime task force che esautorano la politica, perché è la politica che deve ritornare in gioco; in gioco ci sono il presente e il futuro dell'Italia, delle sue imprese, delle famiglie, delle scuole, dei Sergio e degli Orfeo. Un autorevole membro della sua maggioranza - e concludo – dice: “Non è possibile che il Premier sostituisca il Governo con una task force, i Servizi segreti con una fondazione, le sedute parlamentari con le dirette Facebook”. Condividiamo totalmente queste parole di Maria Elena Boschi; resta un problema: è ancora in maggioranza o viene con noi all'opposizione? Da parte nostra noi speriamo di poter dare, dall'opposizione, il nostro contributo concreto e fattivo, lavorando insieme, maggioranza e opposizione, per rilanciare l'Italia. Lo stiamo facendo sulla legge di bilancio, speriamo di poter andare avanti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro.

FEDERICO FORNARO (LEU). Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signori Ministri, abbiamo, poco tempo fa, pochi minuti fa, sentito risuonare ancora una volta in più interventi l'accusa che partiva dai banchi dell'opposizione, di una parte dell'opposizione, rivolta a quelli di maggioranza, l'accusa di essere dei traditori, abbiamo risentito la retorica dell'Europa matrigna, di un disegno anti-italiano in cui noi, come maggioranza, alla fine, faremmo la parte degli utili idioti. Io voglio dire con chiarezza ai colleghi dell'opposizione che noi che voteremo la risoluzione di maggioranza ci sentiamo di difendere gli interessi nazionali più e meglio di voi, più e meglio di certa retorica nazionalista, buona soltanto per alimentare l'odio sui social, ma assolutamente inutile e sterile rispetto alla complessità dei problemi e al Governo dell'Unione europea. Noi che voteremo la risoluzione di maggioranza ci sentiamo di difendere l'interesse nazionale, ma ci sentiamo di difendere l'interesse nazionale essendo protagonisti di una nuova stagione dell'Europa. Io credo che il richiamo che è stato fatto in quest'Aula dal collega Fassina a un europeismo adulto sia un richiamo che debba essere accolto; ci sentiamo, come europeisti adulti, di provare ad essere protagonisti di una nuova stagione dell'Europa, perché? Intanto, perché non sentiamo l'Europa come altro da noi, l'Europa non è un'altra cosa, noi siamo l'Europa, l'Italia è l'Europa. Siamo - e troppi in quest'Aula spesso se lo dimenticano - uno dei Paesi fondatori dell'Unione europea, uno dei Paesi che, prima di altri, hanno compreso che l'Europa, che l'abbattimento delle barriere, fosse la strada per evitare il rischio di ritornare in quella lunga stagione di guerra civile europea iniziata nel 1914 e finita nel 1945 e ci sentiamo protagonisti di una battaglia, non iniziata da oggi, contro gli egoismi, per un'Europa solidale, l'esatto contrario di quello che sostengono e assecondano i sovranisti a ogni latitudine dell'Europa. Quindi, è attraverso questa battaglia che si sono raggiunti dei risultati che, se soltanto pochi anni fa fossero stati pronunciati in quest'Aula, saremmo stati accusati di essere i soliti utopisti; sono i segni concreti che dobbiamo riconoscere, che si devono riconoscere se si ha onestà intellettuale; il Recovery Fund, lo SURE, un ruolo attivo, essenziale per il nostro debito, della BCE e, per la prima volta, una mutualizzazione del debito, sono un cambio di paradigma che è arrivato grazie a una battaglia interna e a una logica da protagonisti, anche del nostro Paese, per una nuova stagione dell'Europa. Poi, è vero che la pandemia ha fatto da acceleratore di questo processo e ha messo in un angolo chi invece voleva un'Europa semplice sommatoria di interessi nazionali e che oggi, non a caso, ripropone il veto sul Recovery Fund; Ungheria e Polonia sono la punta dell'iceberg di una cultura e di un'idea di Europa che noi non condividiamo. Arriviamo al nodo della riforma del MES. Sarebbe facile chiedere a molti di quelli che sono anche intervenuti dove erano i loro partiti nel 2011, nel 2012, dov'erano nel 2017, ma io credo che bisogna guardare avanti e in questo noi ci ritroviamo nelle parole del Presidente del Consiglio che questa mattina ha detto che il MES ha bisogno di una revisione radicale, che appartiene a una vecchia cultura di Europa, a una logica di Europa che, oggi, è stata superata nei fatti e che, quindi, il MES, da Trattato intergovernativo, deve essere inserito nel quadro di una nuova architettura europea e che, oggi, le vere risposte alla pandemia, le vere risposte, nella prospettiva di un'Europa solidale, sono il Recovery, sono il SURE, non sono certamente il MES. Dentro, poi, ci sono altre questioni e deve essere chiara una cosa: non può pensare, una parte di Europa, di tornare a prima della pandemia. Lo dico soprattutto in riferimento al Patto di stabilità. Nella risoluzione di maggioranza si parla di profonda revisione del Patto di stabilità; noi, lo dico, avremmo preferito un concetto più forte, quello di superamento del Patto di stabilità, ma non per una posizione ideologica, ma esattamente perché l'interesse nazionale deve portare a fare una battaglia fino in fondo perché quella logica del Patto di stabilità sia superata, sia superata in una logica che accetti la sfida della modernità e della contemporaneità, che ci piaccia o non ci piaccia, e dell'interdipendenza delle economie a cui non si può rispondere con logiche di autarchia e semplicemente rimettendo i cavalli di Frisia alle frontiere. C'è bisogno, quindi, di un'Europa solidale e responsabile e vorrei anche avere ascoltato, spero di poterla ascoltare negli interventi dei colleghi che seguiranno, un'alternativa; qual è l'alternativa, al di là dell'attacco, al definirci “traditori”? Quell'alternativa io credo che non ci sia, perché se ci fermiamo un attimo, anche rispetto ai temi del Consiglio europeo, la domanda che dobbiamo porci tutti, maggioranza e opposizione, rispetto a questioni come la gestione della pandemia, i cambiamenti climatici, la sicurezza, la politica estera è: c'è bisogno di più Europa, di un'Europa più strutturata, di un'Europa in grado di essere protagonista sulla scena internazionale oppure c'è bisogno di meno Europa, di rinchiuderci ognuno dentro i propri confini, di cercare la soluzione illogica e autarchica? Io credo che se, serenamente, fuori da un filtro ideologico, ci fermassimo tutti insieme, la risposta non potrebbe essere che quella di più Europa, ovviamente un'Europa diversa, un'Europa che non sia schiava delle logiche monetariste e legate semplicemente alle questioni di bilancio. Mi si faccia dire ancora una cosa sulla gestione della pandemia. È evidente che questa è una sfida che più di altri ha visto un'Europa, nella prima fase, molto tentennante, non era l'Europa che noi vogliamo. Mentre, in questa seconda fase, soprattutto con l'accentramento della gestione e dell'acquisto dei vaccini, si fa un salto di qualità. Noi, però, Presidente del Consiglio, abbiamo bisogno di dare un segnale forte, abbiamo bisogno di rafforzare il Sistema sanitario nazionale e i 9 miliardi che abbiamo letto nella bozza del Next Generation EU italiano sono pochi e sono pochi, io credo, in maniera oggettiva e, quindi, le chiediamo e chiediamo al Governo di riflettere attorno a questa distribuzione dei fondi, perché gli italiani si aspettano che la sanità torni ad essere in testa all'agenda politica di questo Paese, che il Servizio sanitario nazionale sia un bene comune che, tutti, nessuno escluso, dobbiamo tutelare.

Io credo, quindi, che ci siano tutte le condizioni per aprire una nuova stagione, una nuova stagione dell'Europa, in cui il MES risulta essere un vecchio arnese nella cassetta degli attrezzi: ne abbiamo di migliori e di più efficaci. E chiudo proprio sul Recovery. Io credo che lei abbia ragione, che il Parlamento debba darle un mandato chiaro sul fatto di velocizzare il passaggio del Recovery. Il Recovery è una sfida, Presidente, di tutto il Paese, ed è giusto che si coinvolgano le migliori energie, ma la guida è e deve rimanere politica. Deve essere una guida collegiale, con un Parlamento protagonista delle scelte fondamentali del futuro del Paese, e non un Parlamento spettatore. Guardi, signor Presidente, usciremo, dobbiamo uscire, tutti insieme da questa crisi e rilanciare il Paese, senza scorciatoie e senza operazioni che ricordino uomini soli al comando. Credo che una logica collegiale, una logica di ascolto e poi anche evidentemente di decisione, sia la strada giusta, e per queste ragioni noi voteremo a favore della risoluzione di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali e di deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rosato. Ne ha facoltà.

ETTORE ROSATO (IV). Grazie, Presidente Fico. Grazie, Presidente Conte, per il suo intervento. Signori colleghi, signori Ministri, intanto togliamo subito un elemento di dubbio: noi siamo convintamente a sostegno di questa risoluzione. Lo siamo con convinzione, perché pensiamo che la riforma del MES sia utile e necessaria e che i Governi che ci hanno lavorato hanno fatto l'interesse dell'Italia in questa direzione e perché questo Consiglio europeo, che è l'ultimo di quest'anno e che è quello che precede la nostra Presidenza del G20, ma poi anche della COP26, ha un ordine del giorno con molti punti importanti, che vedranno i Presidenti del Consiglio e i Presidenti dei diversi Paesi doversi confrontare. E penso che il dibattito di oggi purtroppo identifica e localizza in poche cose l'attenzione dell'opinione pubblica e di quest'Aula, ma ci sono questioni che sono centrali per il nostro futuro. Penso alla politica di ratifica e di sostegno del lavoro che si sta facendo in Europa sui vaccini. Penso al sostegno delle politiche sul clima, che sarà centrale rispetto al dibattito delle prossime giornate. Ma penso anche al tema della Brexit - su cui abbiamo un interesse importante, che riguarda anche la nostra economia, non solo le centinaia di migliaia di nostri cittadini che vivono lì - o al tema della Turchia e della Libia - due questioni, due dossier strategici per il nostro Paese. Penso che sia importante che sulla Turchia ci sia una risposta netta, come ha detto anche lei, Presidente, da parte dell'Unione europea. Quindi, il pieno sostegno da parte nostra sul lavoro che dovrà fare nelle prossime giornate, con gli altri suoi colleghi, anche perché si prosegue su una strada che per noi è importante, si sta proseguendo sulla strada del rafforzamento dell'Unione europea, si sta proseguendo su una strada che è stata accelerata paradossalmente dalla più grave disgrazia che ci sia capitata negli ultimi quarant'anni a livello globale, cioè quella del COVID, e questo ha dato all'Europa un'umanità in più, compresa anche, in maniera diversa, dei nostri concittadini. Dobbiamo utilizzare questo momento per valorizzare questa strada che l'Europa sta prendendo.

Mi rivolgo anche ai colleghi che ho sentito qui: c'è una sintonia che non funziona. Tutte le grandi famiglie europee che sostengono la Presidenza dell'Unione europea, sono coerenti sui punti che ho segnato, solo per indice. Lavorano insieme. Lavorano insieme sulla Turchia, lavorano insieme sugli strumenti finanziari, compreso il MES, lavorano insieme sulle politiche sanitarie, connesse con l'emergenza del COVID. E quindi non capisco perché, come fate - lo dico ai colleghi, li chiamo i colleghi del PPE -, non capisco come fate a votare contro (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Non è un voto al Governo. Non è un voto al Governo. È un voto verso il Paese. È un voto coerente con quanto fanno i vostri colleghi in Europa. Ma è paradossale. È come se i deputati di Forza Italia del Veneto votassero in maniera diversa dei deputati di Forza Italia della Lombardia sulla riforma della giustizia, solo perché risiedono in due regioni diverse! È lo stesso motivo per cui i rappresentanti del PPE italiano votano in maniera diversa dai rappresentanti del PPE francese e tedesco. È assurdo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva)! Io vi chiedo di mettere davanti l'interesse del Paese, l'interesse dell'Europa. È una delle questioni che ci ha sempre tenuto insieme, anche in questo Parlamento. Chiedo che ci sia consapevolezza sui voti che prendiamo rispetto ai Consigli europei. Qui c'è un interesse nazionale che viene prima dell'interesse che ci può essere su un singolo voto in Europa.

Poi ci sono delle questioni che attengono anche al nostro dibattito interno. La prima è quella sul MES. Ho detto che siamo molto d'accordo sul fatto di andare avanti sulla riforma del MES, uno strumento utile. Presidente, però, c'è anche l'utilizzo del MES (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), perché non si può essere d'accordo sulla realizzazione di uno strumento e non essere d'accordo sul suo utilizzo. E lei, in questo, ha una grande responsabilità, nell'aver detto “no” - anche lei - all'utilizzo del MES sanitario. Ma serve o non serve il MES sanitario? Io dico semplicemente, andiamo a farci una passeggiata negli ospedali, facciamoci un giro nella sanità italiana. Chiunque fa un giro nella sanità italiana si accorgerà che il MES sanitario serve. E perché dico che serve ancora di più? Vede, Presidente, noi nel documento che, la notte prima del Consiglio dei Ministri che doveva approvarlo, lei ha fatto arrivare ai Ministri interessati, nelle ultime tre righe di pagina 103 e nelle prime di pagina 104, c'è un passaggio importante, in cui c'è scritto che ci sono 88 miliardi di risorse del Recovery che non verranno utilizzati, ma finanzieranno altre misure, che sarebbero altrimenti state supportate da risorse nazionali. È quello che abbiamo detto di fare col MES, di farlo sulla sanità e di farlo utilizzando per la sanità (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Ma qual è la straordinaria differenza tra questi 88 miliardi, che sono scritti nel documento sull'utilizzo del Recovery e le risorse del MES? È che quelli del MES sono senza condizioni. Senza alcuna condizione, se non quella di restituirli, il che mi sembra abbastanza banale per un prestito. Quelle invece del Recovery hanno giustamente delle condizioni, e noi siamo contenti che ci siano delle condizioni, perché i rapporti tra Stati vanno organizzati anche con delle condizioni, tra cui quella del controllo della spesa da parte del Comitato economico e finanziario, che sono funzionari delle Banche centrali e dei Ministeri del Tesoro (in gergo, si chiama la trojka). Quindi, io non capisco, perché noi perdiamo l'occasione di finanziare la nostra sanità, di sviluppare la nostra sanità, di dare una mano alla nostra sanità, non attivando il MES, e, invece, utilizziamo strumenti più onerosi dal punto di vista politico (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), per alleggerire il tasso d'interesse sul debito pubblico. Presidente, questa sarà una delle questioni su cui noi dobbiamo lavorare. E lo dico con grande franchezza e con grande rispetto, perché poi il rispetto è anche per quest'Aula, perché è inutile dirsi, in maniera ipocrita, le questioni sui giornali, con le interviste, e non dirsele qui. Questo è il luogo della democrazia. Lei, oggi, nel suo intervento, ci ha giustamente spiegato cos'è per lei una maggioranza, e io mi permetto di ricordarle che cos'è la leadership, che non è la fortunata coincidenza di trovarsi al momento giusto nel posto giusto, ma è la grande capacità di saper mettere insieme le cose, di saper mettere insieme le persone, di saper mettere insieme le idee, di saper tenere insieme non solo una maggioranza politica, ma, in questo caso particolare, in questa emergenza particolare, che dà a lei e al suo Governo un potere straordinario, che nessuno mai ha avuto, anche tenere insieme maggioranza e opposizione. Perché questa è la responsabilità che noi abbiamo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), la responsabilità è che quei 200 miliardi di debito che noi andiamo a fare, li pagheranno i nostri figli e i nostri nipoti. Perché sono circa otto finanziarie quei 200 miliardi.

Presidente, otto finanziarie: non è che ci si può chiudere in uno stanzino e decidere in tre o quattro, o non so quanti, come si utilizzano, oppure dire sul giornale che ci sono 60 progetti approvati, quindi venite domani mattina e li approviamo veloce, veloce; non esiste questa cosa (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Così come non esiste il fatto che si commissarino i Ministri, che si commissari la pubblica amministrazione. Ci sono le regole: è la fatica della democrazia, che noi tutti ogni giorno dobbiamo fare, e la fatica della democrazia è anche questa, di dover mettere insieme i pezzi. Noi, Presidente, riteniamo che ci sia questa fatica da fare, da fare insieme nell'interesse del nostro Paese, da fare insieme con la consapevolezza che questa occasione non si ripete. Dopo la guerra abbiamo avuto il Piano Marshall, che ha consentito di trasformare un Paese che era senza carbone e senza petrolio nella quarta potenza mondiale, perché era fatto dagli italiani, quelli che adesso hanno molti capelli bianchi, quelli che ci sono ancora e che hanno consentito a noi di vivere nella ricchezza. Penso che questa occasione vada utilizzata con questa logica, mettendo insieme le energie migliori di questo Paese, mettendo insieme la forza di chi in questo Paese vuole contribuire, e le assicuro che chi vuole contribuire in questo Paese non ha bisogno di emettere fatture e di fare il consulente. C'è tanta gente che vuole contribuire in questo Paese mettendo a disposizione il suo sapere (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva) e penso che questa sia la sfida che noi dobbiamo saper cogliere, Presidente. Quindi, noi siamo con convinzione a votare questa risoluzione, ma siamo con convinzione a dire che questo Governo deve fare la sua parte con senso di responsabilità, sapendo che i poteri straordinari che gli sono affidati in un tempo straordinario vanno utilizzati con straordinaria saggezza e con straordinario senso dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Meloni. Ne ha facoltà.

GIORGIA MELONI (FDI). Considero gravissimo, Presidente Conte, che noi siamo chiamati a dare un mandato al Governo circa la modifica del Fondo “salva Stati” oggi, quando tutti sappiamo che il Ministro Gualtieri ha già preso impegno ad approvare la riforma in nome e per conto dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), in spregio al parere contrario più volte espresso da questo Parlamento. La considero una ulteriore dimostrazione del disprezzo che nutrite per questa Assemblea e, con lei, per la democrazia italiana nel suo complesso. Non siete riusciti finora a portarci nel cosiddetto MES sanitario, quella fregatura rifiutata da tutti gli altri Stati europei, banalmente perché è diventata totalmente inutile da quando la Banca centrale europea ha cominciato finalmente a fare la banca centrale. Una fregatura che continua a essere richiesta solamente in Italia da quelli che poi, fondamentalmente, vogliono solo garantirsi la benevolenza di Angela Merkel, portando acqua italiana ai mulini tedeschi (e chi se ne frega se poi i raccolti seccano). Allora, avete compensato - per ora - dando il vostro assenso alla modifica di questo Trattato, solo che l'argomento noi lo avevamo già ampiamente affrontato, Presidente Conte. Ricordiamo tutti le fibrillazioni interne alla maggioranza, con il PD pronto a fare, come sempre, quello che dicono francesi e tedeschi, e il MoVimento 5 Stelle che invece si opponeva in ossequio a un programma di Governo che prevedeva il rivoluzionario smantellamento del MES. Purtroppo quel programma prevedeva anche “sbarchi zero”, poi diventato “difesa dei confini zero” con l'approvazione dei “decreti Sicurezza”, e pare che la riforma del MES stia per fare la stessa fine. Eppure le argomentazioni del MoVimento 5 Stelle erano le stesse che portarono il centrodestra compatto, come oggi, a dire “no” a quella riforma. Una riforma congegnata per salvare le banche tedesche, zeppe di derivati, con i soldi degli europei e degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e per introdurre il principio che uno Stato che dovesse accedere al MES potrebbe essere costretto a vedere ristrutturato il suo debito: un particolaruccio che in Italia, Presidente Conte, porterebbe con sé il rischio di far saltare le banche italiane che detengono titoli italiani e di veder volatilizzati i nostri risparmi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

Davvero lei non ha ritenuto, Presidente Conte, che questo argomento stamattina avesse bisogno di un minimo di approfondimento da parte sua? L'abbiamo sentita parlare di tutto stamattina, ci ha raccontato qualsiasi cosa. Ci ha tenuto a raccontarci che ha parlato al telefono con Biden; scopriremo tra qualche settimana se ha parlato anche con il Presidente degli Stati Uniti e forse, a ben guardare, anche Biden scoprirà tra qualche settimana se ha parlato con il Presidente del Consiglio italiano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Però credo che questi argomenti meritassero un approfondimento, perché non ce la si può cavare, come dice il capo politico dei grillini, Crimi, dicendo che la riforma del MES è una pessima riforma, però va approvata perché altrimenti l'Europa non ci manda i soldi del Recovery Fund; come se fosse normale per una nazione sovrana essere ricattata (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier). Davvero non riesco a capire, signori, non riesco a capire e non penso che ce la si possa cavare dicendo che tanto l'Italia non accederà al MES, perché è una balla: lo sappiamo tutti, lo sapete anche voi. Lo sapete così bene che nel Recovery Fund i soldi per la sanità non ce li avete messi perché li prenderete dal MES (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Lo hanno capito tutti: è una balla! E sapete bene che, tragicamente, quello che si sta realizzando è l'antico sogno tedesco di vedere l'alto debito pubblico italiano ripagato con gli alti risparmi privati degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Percorso semplice, a tre tappe: prima tappa, modifica del MES con l'introduzione del principio della ristrutturazione del debito; poi, seconda tappa, accesso dell'Italia al MES sanitario, che ha le condizionalità, perché curiosamente il Trattato su questo non viene modificato; e poi commissariamento dell'Italia, con annessa “cura greca”, che vuol dire taglio degli stipendi, taglio dei servizi, taglio delle pensioni e introduzione della patrimoniale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Altrimenti, scusate - torno a Crimi -, ma se le cose non stanno come diciamo noi perché l'Europa pretende che noi accediamo al MES? Ragioniamo, colleghi: se è come dice Sancio Panza Matteo Renzi, che il MES conviene a noi, perché è diventato un obbligo accedere? Vi siete fatti questa domanda? Perché io me la sono fatta, non ci vuole un genio. Prima ci ricattavano usando lo spread, adesso ci ricattano usando i soldi che servono a combattere il COVID (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E questa sarebbe, Presidente Fico, l'Europa amorevole e giusta, alla quale tutti noi dovremmo affidarci, quella che si comporta sostanzialmente come uno strozzino? Io penso di no, penso di no, e penso che noi non dovremmo accettarlo, come fanno altre nazioni, perché - non scapperò dal tema - è lo stesso metodo che si sta usando con Ungheria e Polonia; perché la favoletta degli amici della Meloni che bloccano le risorse del Recovery Fund, per chi conosce la storia, è appunto una favoletta. La realtà, anche qui, è un'altra e vale la pena la raccontarla. La realtà è che l'Accordo sul Recovery Fund a luglio è stato sottoscritto all'unanimità, anche con il consenso di Polonia e Ungheria, e che poi, dopo quell'approvazione, sono altri i Paesi che cercano di modificare quell'Accordo per farlo saltare - perché non lo hanno mai voluto - con la scusa dello Stato di diritto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché non c'entra niente lo Stato di diritto. Anche qui, scusate, se l'Unione europea ritiene che ci siano delle nazioni che violano lo Stato di diritto, ha gli strumenti per intervenire con una procedura che si attiva e che è prevista dall'articolo 7 del Trattato sull'Unione europea, ma cosa diversa è usare le risorse che servono a combattere il COVID come ricatto! Quanto è schifoso dire: “Se non ti pieghi al mio diktat, non ti do i soldi che servono a salvare i tuoi anziani dalla morte” (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

Neanche in guerra si bombardano gli ospedali, signori! E cosa significa, vorrei aggiungere, perché non scappo mai dalle materie, violare lo Stato di diritto? Abbiamo dei parametri oggettivi oppure è una scelta politica che si fa di volta in volta per colpire Governi non allineati? Perché, colleghi del PD, ad esempio l'Unione Europea non ha attivato la procedura dello Stato di diritto contro Malta dopo l'omicidio della coraggiosa giornalista Daphne Galizia che indagava su episodi di corruzione in ambienti vicini al Governo maltese (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier)? Per caso perché al Governo di Malta ci sono i socialisti? E allora vedete che le questioni sono un tantino più complesse, non sono gli amici della Meloni che bloccano il Recovery Fund; no, sono i Paesi frugali, quelli che non l'hanno mai voluto e che stanno inventando qualsiasi espediente utile a bloccare quell'accordo e sono amici tutti della sinistra. Perché i nemici dell'Italia sono sempre con loro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E' difficile capire questo gioco in cui chi comanda in Europa vince sempre; alla fine, se Ungheria e Polonia mollano, lo stato di diritto verrà utilizzato per sempre come arma di ricatto verso governi non allineati alla cupola europea, anche l'Italia quando dovesse esserci la destra e volesse difendere i confini, al Governo. Se invece Ungheria e Polonia non cedono, allora il Recovery Fund non parte e sarà un'occasione in più per far accedere l'Italia al MES dopo averlo modificato con l'introduzione del principio della ristrutturazione del debito. Non ci arrivate perché non siete abbastanza intelligenti o perché non siete abbastanza liberi? Perché a me sembra abbastanza chiaro: in Europa pensano che noi non ci possiamo governare da soli perché buttiamo i soldi - certo, con il bonus monopattino una mano gliel'abbiamo data (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) - e che ci serva gente più capace per aiutarci a governarci, tipo i francesi e i tedeschi, che però, mentre ci salvano dai nostri vizi, si fregano anche la nostra argenteria.

PRESIDENTE. Concluda.

GIORGIA MELONI (FDI). Si fa così da sempre nelle colonie - mi dia un minuto, Presidente - si fa da sempre così nelle colonie, però, come sempre, nelle colonie ci sono movimenti di patrioti che difendono la libertà, come Fratelli d'Italia, contro le ancelle del dominio straniero come il PD (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Il MoVimento 5 Stelle può ancora decidere oggi da che parte stare. Voglio dire solo una cosa ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: non abbiate paura delle conseguenze di una scelta coraggiosa che reputate giusta: a chi agita lo spauracchio delle elezioni anticipate, perché pensa che siete troppo attaccati alla poltrona, dimostrate che non siete in vendita. Vi ricordate i raduni oceanici del “Vaffa-day”? Ecco, questo può essere il più grande “Vaffa-day” di tutti i tempi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Aiutateci a mandare al diavolo i venduti, gli intrighi di Palazzo, i servi che barattano la loro libertà per un misero tornaconto. Ci sono occasioni, colleghi del MoVimento 5 Stelle, che non hanno prezzo, non scegliete anche stavolta la Master Card (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare di parlare il deputato Delrio. Na ha facoltà.

GRAZIANO DELRIO (PD). Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Camera, colleghe e colleghi, in occasione del prossimo Consiglio dei Capi di Stato e di Governo si affronteranno questioni decisive per il futuro dell'Europa e innanzitutto si discuterà del problema principale che sta affrontando la nostra Comunità europea, ossia le misure per contrastare la pandemia e su questo noi dobbiamo essere molto determinati e credo anche molto uniti. Nessun Paese può gestire da solo le emergenze e le problematiche sanitarie, economiche e sociali che questa pandemia porta con sé. Per questo, in questo settore, l'Europa ha mostrato capacità, ha fatto passi avanti; penso, per esempio, al coordinamento, all'impegno consolidato per la fornitura dei vaccini. Intanto questo è il primo invito che noi facciamo: rafforzare ancora la cooperazione per combattere il virus, per combattere la pandemia, per proteggere le famiglie e i nostri cari da questa orribile crisi sanitaria. Quindi, che i vaccini siano accessibili in modo rapido, efficace, gratuito. Se non è gennaio, che sia la primavera inoltrata, ma l'importante è che siano per tutti e da subito disponibili, signor Presidente. Quindi, in primo luogo, al di là delle chiacchiere, pensiamo a occuparci di ciò che riguarda le famiglie, dell'angoscia delle nostre famiglie oggi: la protezione dalla crisi sanitaria. Io vorrei citare qui oggi in apertura una frase di un grande italiano, il presidente Ciampi, che diceva: sono un cittadino europeo nato in terra d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo del Partito Democratico). L'Europa è davvero la nostra Patria, il nostro destino comune, è la casa comune di tutti quelli che la abitano ed è così grazie alla lungimiranza e al coraggio dei padri fondatori che, per primi, hanno voluto un'Europa solidale, un'Europa capace di superare gli egoismi nazionalistici ed è dalla parte e dal lato dei fondatori che noi dobbiamo continuare a camminare. Lei oggi Presidente ha usato parole che noi condividiamo. Lei ha spiegato bene - ha spiegato bene - e ha dissipato ombre che hanno anche offuscato il dibattito di questi giorni, perché sembrava che l'adesione dell'Italia alla revisione del trattato intergovernativo fosse il frutto di un'iniziativa del Ministro Gualtieri. Non è così: il Ministro Gualtieri ha agito su suo mandato, come lei oggi ha espressamente detto, mandato del Governo, e il Ministro Gualtieri ha continuato responsabilmente, noi crediamo, l'azione che il Governo precedente aveva iniziato con il Ministro Tria, cercando di portare dei miglioramenti ad un trattato intergovernativo che, ovviamente, non soddisfa completamente nessuno in quest'Aula, ma che aveva bisogno dei necessari miglioramenti. Infatti, l'alternativa per dire di “no” all'attuale riforma è quella di mantenerci il MES così com'era prima, senza garanzie rispetto al fatto che una banca o le banche possano rovinosamente crollare sulla testa dei nostri risparmiatori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti del deputato Claudio Borghi). Allora, questo dibattito surreale che abbiamo sentito anche oggi…

PRESIDENTE. Deputato Claudio Borghi, Borghi! Prego.

GRAZIANO DELRIO (PD). Questo dibattito è un po' surreale sul fatto che ci fosse una fantasia di qualcheduno o dei democratici per questa riforma…Questa è una riforma che è stata richiesta da tutte le Nazioni, da tutti i Paesi aderenti, perché sapevano che era necessario proteggere di più i cittadini dalle crisi finanziarie e non c'è nessun dubbio su questo fatto, sul fatto che lei andrà a nome dell'Italia e dirà che è d'accordo con le conclusioni dell'Eurogruppo e che il Parlamento poi sarà chiamato a ratificare questa decisione, ovviamente valutando anche tutte le altre cose che il Parlamento richiede, ovviamente! Perché noi nella risoluzione di maggioranza - ringrazio il ministro Amendola e i colleghi della maggioranza che hanno lavorato su questa risoluzione - diciamo chiaramente che vogliamo avere un orizzonte più lungo rispetto alla riforma del trattato MES, che capiamo i limiti del trattato intergovernativo, che siamo per una mutualizzazione maggiore di tutti i fondi, come il fondo SURE, il Next Generation Ue, che non abbiamo dubbi: l'orizzonte dell'Italia è per un'Europa più politica, un'Europa che abbia un'unione bancaria, un'unione monetaria, un'unione soprattutto di intenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e un'Europa che sia una famiglia politica. Questa coalizione ha fatto di questo punto un punto imprescindibile; una qualsiasi ambiguità su questo punto, signor Presidente, ci avrebbe riportato all'esperienza del suo precedente Governo, dove l'Italia era isolata dai maggiori Paesi europei, che non sono nostri nemici. Io voglio qui ringraziare in quest'Aula italiana la presidenza tedesca della Commissione e la presidenza di turno della Germania, perché, insieme a noi, ha consentito enormi passi avanti per proteggere i nostri cittadini, i nostri interessi, le nostre imprese, perché le centinaia di miliardi arrivati dalla BCE, il fondo SURE, la sospensione degli aiuti di Stato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), e la sospensione del patto di stabilità che noi vogliamo radicalmente modificare, radicalmente…Non abbiamo paura di dire questa parola - ha ragione l'amico Fornaro - e ciò certamente compatibilmente con quello che riusciremo a negoziare, perché l'Europa è fatta anche di passi successivi. Se qualcheduno pensa che l'Europa si costruisca con palingenesi improvvise rimane un populista scollegato dalla realtà. L'Europa si costruisce con compromessi successivi, si costruisce passo dopo passo con la fatica dell'ascolto delle ragioni degli altri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) e questa è la dimostrazione che questo lavoro premia.

E, allora, noi nella risoluzione diciamo che ci vogliono passi avanti, ma certo; ma certo che ci vogliono passi avanti. Però mi permetta, Presidente, noi citiamo l'EDIS, citiamo il MES, citiamo il Patto di stabilità: sì, però permetta che i democratici, oggi, le dicano anche che noi non pensiamo che siano solo le riforme delle istituzioni che amministrano l'Europa, le istituzioni economiche, che sia solo questo il problema. Noi abbiamo bisogno, come diceva De Gasperi, anche di una volontà politica superiore, di palesare il fine che vogliamo raggiungere; cioè, dobbiamo lavorare insieme perché altrimenti, davvero, le riforme o i dettagli sulla riforma del MES o i dettagli sulla riforma del Patto di stabilità non appassionano la nostra gente, non la appassionano, non servono a nulla.

Noi dobbiamo riuscire a dare l'idea che siamo impegnati nella costruzione di qualcosa di più grande, di una sintesi superiore agli interessi nazionali. E dobbiamo riuscire a convincere le famiglie, le imprese, le istituzioni italiane che questa sintesi è la risposta migliore alle grandi sfide che abbiamo davanti. Per questo, lo dico con simpatia alla collega Meloni che si chiedeva che cosa vuol dire lo Stato di diritto: collega Meloni, lo Stato di diritto lo chieda al Consiglio d'Europa che si è appena riunito, che ha fatto, per l'ennesima volta, la lista dei diritti che non rispettano l'Ungheria e la Polonia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva – Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), la separazione tra il potere giudiziario e il potere politico, il fatto che il Ministro della Giustizia nomina i procuratori, il fatto che il Parlamento nomina il CSM; i diritti sono la base dell'Europa, non sono un addentellato, non sono un'appendice, cara Meloni!

Non si costruisce l'Europa con le banche e con i soldi, si costruisce sui diritti comuni. Questo è il punto per cui non c'è risposta migliore che lottare per i diritti. E noi vogliamo un'Europa che alzi la voce sui diritti: la alzi per Zaki, la alzi per i pescatori, la anzi per la Bielorussia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva). Noi vogliamo questa Europa, non un'Europa silente, che passi le giornate nei summit intergovernativi a discutere dei commi del MES. Questa è l'Europa che noi vogliamo. E, allora, è un'Europa dei doveri, sono posizioni… E' molto giusto che l'Europa faccia sentire la sua voce sulla parte dei diritti. Lei non ha parlato di questo argomento, l'ho voluto fare io, lei non aveva tempo per farlo e l'ho voluto fare io, perché penso che questo sia l'argomento principale.

Allora, voglio citare una questione molto seria anche sul tema della governance. Noi abbiamo raggiunto un risultato straordinario, l'altro punto è quello del Recovery. Il tema del Recovery è un argomento molto importante, Presidente. Cercate di trovare una sintesi. Cercate di trovare una sintesi, lo dico con molta serenità, ho ascoltato con attenzione anche il collega Rosato. Noi non siamo, come dire, partigiani: ci interessa che ci sia un pieno coinvolgimento del Paese sui progetti del Recovery. Vogliamo che il Paese discuta dell'ambiente, della transizione ecologica, del rafforzamento delle tutele del lavoro, della parità uomo-donna, salariale e non solo. Vogliamo che il Paese discuta di questo in maniera fondamentale, in maniera profonda. Vogliamo che lei chiami a Palazzo Chigi i sindacati, le imprese, i comuni, le regioni e che insieme si costruisca questo grande piano di rinascita e di “risorgenza” del nostro Paese, perché questo è il compito e il metodo che noi auspichiamo; poi, le modalità con cui lo farete, la struttura tecnica… l'importante è non esautorare i poteri che già ci sono, l'importante è non commissariare i comuni, le regioni, non commissariare il Parlamento perché è qui che si esprime la volontà popolare (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva).

Quindi, poiché questa crisi ha approfondito le fragilità del nostro Paese, noi le diciamo che c'è un'immagine che deve essere per lei, forse, un'immagine evocativa e che è l'immagine di Papa Francesco, ieri mattina, da solo sotto la pioggia: umiltà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico), umiltà, ascolto, capacità di essere con l'orecchio attento a un Paese che sta soffrendo molto, molto, molto. Molti uomini, molte donne hanno perso il lavoro - molte più donne che uomini, come lei sa - a dimostrazione che la pandemia acuisce le fragilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Concludo, Presidente. Allora, Carlo Azeglio Ciampi aveva detto anche un'altra cosa molto importante, nel 2000: aveva detto che l'Europa si costruisce con la visione degli statisti, con il compromesso e anche con l'ardire dell'avanguardia, cioè del porsi avanti, del porre delle direzioni nuove. Ecco, io credo che questo sia il compito che l'Italia si deve porre ancora oggi, ancora oggi: quello di provare a spostare sempre più avanti l'asticella.

Oggi, noi abbiamo suggerito alcune riforme necessarie, secondo noi, in questo anno di lavoro. Queste riforme serviranno a dare un'Europa più giusta, più forte e più unita. E, grazie a questa Europa dei diritti, grazie a questa Europa dei doveri verso gli altri, grazie a questa Europa che non gira la testa dall'altra parte quando qualcuno soffre, io credo che noi potremo insieme, grazie a questa Europa, risorgere da questa terribile crisi (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia Viva).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Gelmini. Ne ha facoltà.

MARIASTELLA GELMINI (FI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente del Consiglio, abbiamo ascoltato con attenzione, con doveroso rispetto, signor Presidente del Consiglio, la sua relazione. Lo abbiamo fatto perché questo è il nostro stile e il nostro approccio è assolutamente aperto alle ragioni degli altri. Però, devo dire che la sua relazione risente del clima interno alla maggioranza, delle tante contraddizioni, delle debolezze, delle ambizioni, delle divisioni ed è una relazione che, purtroppo, non ci ha convinto e non potrà avere il voto favorevole di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Sia chiaro che affermo questo con profondo rammarico, perché il Presidente Berlusconi ci ha insegnato che, in un grande Paese come l'Italia, sui grandi temi di politica estera e di politica europea, anche quando si siede fra i banchi dell'opposizione, c'è il dovere di avere un approccio unitario e di provare a condividere quelle scelte che traguardano la durata dei Governi e che rappresentano e incidono sul futuro del Paese. E sicuramente una di queste scelte è l'Europa, che finalmente ha compreso che da questa tragedia della pandemia o si esce insieme o la portata del disastro sarà incalcolabile. E mi riferisco non solo alle migliaia di vittime, al problema sanitario, ma anche al dramma economico, sociale, civile, alle migliaia di posti di lavoro persi, all'ansia, alla preoccupazione dei giovani, alla chiusura di tante attività, alla perdita di fatturato di imprenditori, artigiani, partite IVA, professionisti. Ebbene, di fronte a tutto questo l'Europa - lo dobbiamo riconoscere, noi che l'abbiamo da europeisti convinti molte volte criticata - ha trovato una risposta adeguata: a partire dal Recovery Fund, dai fondi SURE contro la disoccupazione, al MES sanitario, alle misure e agli interventi della Banca centrale europea. Sono questi interventi, queste risorse che ci consentono non solo di andare avanti ma anche di guardare al futuro con la speranza di ricostruire un benessere per questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Ora, però, sta a noi, sta al suo Governo, sta ai Paesi fare la propria parte. E, francamente, mi hanno colpito le parole del collega Delrio, che ha fatto degli inviti espliciti con riferimento alla gestione del Recovery Fund. Ebbene, quelle parole possiamo sottoscriverle anche noi, perché anche noi abbiamo la sensazione che il Parlamento non sia protagonista delle scelte legate al Recovery Fund (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). E, francamente, la sensazione è che il suo Governo, più che un'alta progettualità che possa impressionare l'Europa e farci portare a casa quelle risorse, stia concedendo troppo a mille rivoli di spesa e a quel politicamente corretto che, però, non produce risultati; e noi, invece, degli errori sul Recovery Fund non ce li possiamo permettere.

E, invece, abbiamo appreso quelle che sono le linee generali non da interventi in Parlamento, ma da qualche conferenza stampa. E allora, vede, ancora una volta, il suo Governo non sembra in grado di cogliere l'opportunità, di cogliere l'importanza di questo progetto.

Francamente anche con riferimento all'appuntamento di domani, al Consiglio europeo e all'Euro Summit, le contraddizioni della maggioranza rischiano di farci arrivare impreparati. La sensazione è che questo Governo sia più impegnato a sopravvivere alle beghe interne, alle divisioni, che non a fare l'interesse dei giovani, dei lavoratori, delle famiglie, delle imprese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Noi, Presidente Conte, abbiamo detto, dal primo giorno della pandemia, che eravamo pronti a collaborare, e lo abbiamo dimostrato nei fatti anche la settimana scorsa, votando lo scostamento di bilancio, con tutto il centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e ci fa piacere che lei, nella sua relazione iniziale, abbia dato atto all'opposizione di questa disponibilità. Ebbene, quel voto ha reso possibile un sollievo per la grande platea dei non garantiti, per le piccole imprese, per i professionisti, per le partite IVA, per tutti coloro che erano stati sostanzialmente dimenticati dai provvedimenti del Governo. E, allora, vede, la nostra disponibilità, la disponibilità di Forza Italia non viene meno, neanche oggi. Ma noi vogliamo aiutare l'Italia e gli italiani, non un Governo del quale non condividiamo le idee, il metodo e le prospettive (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Per questo, signor Presidente, non possiamo approvare la sua relazione di oggi, perché la ratifica della riforma del MES non corrisponde totalmente agli interessi nazionali e non rafforza la costruzione europea. Non si capisce perché alcuni Paesi abbiano diritto di veto ed altri no e non si capisce perché questo strumento non debba rendere conto in maniera adeguata al Parlamento europeo e perché anche la Commissione europea abbia poteri limitati. Sono queste le ragioni che ci portano - da convinti europeisti quali siamo, come ha ribadito anche poc'anzi il collega Valentino Valentini – a dire “no” a questo MES.

Avremmo voluto - come chiedeva il Presidente Berlusconi - che il MES fosse un vero e proprio Fondo monetario europeo, a disposizione di tutti, a parità di condizioni (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), questo avrebbe dovuto negoziare, in Europa, un Governo autorevole. È la strada che il Presidente Berlusconi aveva indicato nel 2019, rispetto alla quale purtroppo non si sono fatti passi adeguati in avanti; e quindi, se non è cambiato il MES, non può cambiare nemmeno la nostra posizione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Certo, voglio ricordare che Forza Italia è parte integrante del centrodestra, che in Italia non esisterebbe senza Silvio Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), ed è importante che il centrodestra sia stato unito nella votazione sullo scostamento e che continui ad essere unito oggi, ma noi non ci facciamo dettare le scelte, né dagli avversari né dagli alleati (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). È naturale, invece, che fra alleati ci si consulti e si provi ad arrivare ad una comune conclusione.

E voglio toccare anche il punto che ha individuato prima il collega Rosato. Certo, Forza Italia è orgogliosamente parte del Partito Popolare Europeo, e questa appartenenza non solo non viene meno, ma non è minimamente messa in difficoltà dal voto di oggi. Il MES è questione che riguarda i rapporti fra gli Stati, non la politica e le istituzioni europee (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), quindi - come è logico - il Partito Popolare Europeo non ha dato alcuna indicazione di voto su questa materia. Al tempo stesso, per chiarezza, Forza Italia con il nostro leader, ma anche con Renato Brunetta e con tutti i nostri parlamentari nazionali ed europei, invoca da tempo l'utilizzo del MES sanità, del MES pandemico (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), una linea di credito straordinariamente conveniente per il nostro Paese e che non ha nulla a che vedere col MES generale. Questa distinzione dovrebbero averla compresa persino i 5 Stelle, con i quali noi non abbiamo mai governato e con i quali non abbiamo, come dire, nessun accordo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Eppure, cosa succede? Che molti di loro si sono disposti ad avallare il MES, accontentandosi della garanzia che l'Italia non vi farà ricorso. Ecco, saranno altri Paesi a poter far ricorso al MES e alle risorse che sono anche italiane, quindi non mi pare che la posizione del MoVimento 5 Stelle vada a vantaggio dell'Italia. E, per una questione ideologica del grillini, rifiutiamo di utilizzare 37 miliardi, i quali si potrebbero investire in nuovi ospedali, in nuove attrezzature, nei vaccini, nella formazione dei medici (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Grazie al MES sanitario noi potremmo generare un circolo virtuoso di liquidità in un momento drammatico e, invece, le contraddizioni interne alla maggioranza rendono impossibile l'utilizzo della linea pandemica.

E allora, vedete, avete trovato sicuramente forse l'ennesima mediazione, ma l'Italia non può aspettare, non può restare appesa alle vostre contraddizioni. Il Paese è in ginocchio, ha bisogno di risposte rapide e di un Governo in grado di lavorare per il bene dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Quel Governo non è il vostro, e le ragioni del nostro “no” sono esattamente queste; nel nostro “no” c'è l'idea d'Italia e l'idea di Europa che Forza Italia porta avanti (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maggioni. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore un po' di silenzio. Prego, deputato Maggioni.

MARCO MAGGIONI (LEGA). Grazie signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente del Consiglio. Io, poco fa, ho sentito fare dal collega Delrio un esempio legato alla pesca; ecco, io credo che con 18 pescatori italiani prigionieri in Libia da più di cento giorni forse era il caso di usare altri esempi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Intervengo al termine di un dibattito vuoto e senza prospettiva, che arriva dopo giorni di duro scontro nella vostra maggioranza, con una parte del MoVimento 5 Stelle che sembrava aver avuto un sussulto di coerenza e realismo verso il Governo e verso il Partito Democratico.

Ma andiamo con ordine e guardiamo i numeri, perché alla base ci sono sempre i numeri. Il suo Ministro dell'Economia credo che, nella fretta di rassicurare solo Bruxelles, deve aver dimenticato di aggiornarla sugli indicatori economici del nostro Paese. Glieli ricordo io: nel 2020 il crollo del PIL sarà del 9,9 per cento, nel 2021 la ripresa si limiterà ad un più 4,1 e nel 2022, forse, la ripresa sarà del 2,8 per cento e i dati sono forniti dalla Commissione europea, di cui fa parte il vostro Gentiloni. Il rapporto debito pubblico-PIL sfiorerà nel 2021 il 160 per cento, con un aumento di 25 punti percentuali sul 2019. Peggio dell'Italia ha fatto solo la Grecia, nonostante la pandemia abbia colpito ovunque in tutta Europa.

A febbraio voi eravate quelli dell'hashtag #abbracciauncinese: evidentemente non ha funzionato. Il dato sulla disoccupazione è ancora più preoccupante, anestetizzato dal blocco dei licenziamenti, i cui effetti saranno pesanti, perché tale misura, se applicata nel breve periodo, può dare stabilità, ma, protratta nel tempo, finirà con l'uccidere anche quelle imprese che, con una contenuta riduzione della forza lavoro, avrebbero superato questo difficile periodo economico.

Signor Presidente, dall'Europa avete avuto ogni genere di facilitazione: l'Unione europea ha sospeso i parametri di Maastricht, vi ha lasciato libertà di spesa, ma non avete saputo sfruttare questa situazione in ottica di sviluppo. La Banca centrale europea ha comprato - e continua a farlo - miliardi di debito pubblico per stabilizzare il valore dei nostri BTP, ma dal vostro Governo non arrivano misure strutturali e programmate; solo incentivi, bonus, misure assistenziali per tamponare la situazione, ma senza una capacità di rilancio del Paese. Sul fronte delle entrate non riuscite a scrivere una riforma del fisco che consideri le famiglie come centrali nel sostegno ai consumi, ma riuscite a creare panico, con minacce di patrimoniali.

Voi siete i nemici del ceto medio. È possibile che una maggioranza, su un tema fiscale così pesante come la patrimoniale, non riesca a coordinarsi al proprio interno, prima di presentare gli emendamenti alla legge di bilancio? Questo è dilettantismo politico allo stato puro, signori. Sul fronte della spesa non avete la capacità politica di far partire i cantieri delle opere pubbliche, peraltro già finanziate, pur sapendo che ciò contrasterebbe in maniera robusta il calo del prodotto interno lordo del nostro Paese. Verrete ricordati per quelli dei banchi a rotelle (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), perché, quando tra qualche anno si andrà a vedere come il Governo dell'epoca ha inteso incentivare i consumi e la ripresa, ci si ricorderà dei banchi a rotelle. Oppure dei monopattini, fate voi quello che preferite. Siamo evidentemente al surreale. In questo pasticcio, in cui ci avete infilato, state dando il meglio di voi stessi per mistificare la riforma del MES. Faccio un po' di storia, perché nel Governo state giocando al gioco delle tre campanelle con il Parlamento. Il MES ha una dotazione da 700 miliardi e l'Italia vi partecipa con una sottoscrizione da 125. Il nostro Paese, nella situazione in cui versa, è ancora in grado di garantire questo impegno? Questa è la domanda che dobbiamo porci. È evidente che oggi l'Italia non abbia più una capacità di bilancio sufficiente a rispettare gli impegni del MES. Quindi, voi state vendendo in Europa qualcosa che non possedete. Mi ricordate Totò, intento a vendere la Fontana di Trevi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Il MES era nato male già nel 2012, figlio di una visione dell'Unione europea priva della volontà di entrare nel merito delle dinamiche economiche dei singoli sistemi produttivi nazionali e con la pretesa di schiacciare o commissariare i Governi e i Parlamenti nazionali. Oggi siete qui obbligati a scoprire le carte, non solo ai colleghi dell'opposizione, ma anche e soprattutto ai vostri parlamentari di maggioranza. Come Governo, siete qui a tentare una grave opera di mistificazione. State raccontando alla Camera dei deputati che la riforma va votata, perché in fondo risulta essere priva di effetti. Il 9 dicembre 2020, per il nostro Paese, rischia di passare alla storia per quanto state sostenendo qui in Parlamento. La storia e gli italiani ve ne chiederanno conto e su questo ci sarà un voto in Aula specifico, dove vedremo in modo chiaro chi sta con la riforma e chi è contro quella riforma.

Signor Presidente del Consiglio, l'11 dicembre di un anno fa, nel corso delle comunicazioni, proprio qui alla Camera, per il Consiglio europeo del 12 e 13 dicembre sulla riforma del MES, lei in quest'Aula affermò - cito testualmente, è a verbale -: la posizione del Governo in sede europea sarà sempre coerente con gli indirizzi definiti dalle Camere. Ebbene, la Camera e il Senato non hanno ancora definito nessun indirizzo in merito. Dunque, perché il Ministro Gualtieri ha già assicurato che in sede europea l'Italia proverà la riforma del MES? O mentivate un anno fa, evidentemente, o lo state facendo ora. E noi non possiamo accettarlo. Una domanda: se la riforma del MES è priva di effetti immediati, perché avete aspettato tanto a portarla in Aula? Perché? Se la riforma del MES è priva di effetti, perché è tanto importante in sede europea? La realtà, già nota un anno fa, è che il nostro Paese, con questa riforma, non farà parte di quelli che possono utilizzare la linea di credito precauzionale, bensì sarà tra chi potrà usare solo la linea di credito a condizionalità rafforzata, con l'obbligo di sottoscrivere il memorandum di intesa che, in termini di sovranità nazionale, ahimè, fa rima con resa. Con la single-limb CACs sarà più semplice ristrutturare il debito pubblico, cioè cambiare le condizioni, quindi il tasso di interesse e la scadenza. Un debito più ristrutturabile è per definizione un debito più rischioso, dunque occorrerà pagare interessi maggiori per farselo sottoscrivere. L'ultimo - ma non da meno - punto di riforma del MES è il backstop del fondo di risoluzione, che fa intervenire il MES per salvare le banche solo dopo il bail-in. Quindi, addio ai risparmiatori. Vedete, la differenza che ci distingue è la cultura del fare, la cultura dell'impresa, la cultura del progettare e costruire un futuro di crescita economica. I fondi del Next Generation EU sono un'opportunità in tal senso. Voi, invece, vi aggrappate ai fondi del Next Generation EU, nella speranza che arrivino copiosi e a debito a lunga scadenza, così da spendere a pioggia, con le solite logiche assistenzialiste, coperte dalla consueta task force. Non potete andare avanti in questo modo, l'Italia non può andare avanti in questo modo. Ad ogni decisione importante, siete a fare innumerevoli vertici notturni, assemblee di gruppo, raccolte firme tra parlamentari, scontri tra correnti, votazioni su Rousseau. È ora che prendiate atto che governare non è il vostro mestiere (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Davide Crippa. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore.

DAVIDE CRIPPA (M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, la sfida di oggi è quella di trasformare l'emergenza scaturita dalla pandemia in un'opportunità, per superare le strutture distorte del passato. Grazie a questo Governo, l'Italia è protagonista di un nuovo corso dell'Unione europea, anche sul fronte ambientale. L'ambiente è la nostra prima stella ed ora dobbiamo rendere concreto l'obiettivo di scollegare la ripresa e il progresso economico dall'inquinamento e dalla estrazione indiscriminata di risorse non rinnovabili. Soltanto in questo modo potremo raggiungere un impatto climatico zero entro il 2050 e scongiurare gli effetti catastrofici di un'accelerazione ulteriore del surriscaldamento globale. Proprio per questo non possiamo non notare con piacere che anche in Europa sia partito un piano analogo al super bonus al 110 per cento, che già qui in Italia ha creato milioni di posti di lavoro.

Questa Europa non somiglia più a quella del 2018 e nemmeno a quella del 2019. Pensate che, la prima volta, in questi mesi, finalmente si è iniziato a dibattere di temi, che più volte avevamo sollevato in passato. Ci avete attaccato, ci davate dei visionari, eppure oggi le cronache ci danno ragione. Adesso si parla persino della possibilità di rendere gli eurobond uno strumento strutturale, per far solo un esempio. C'è ancora molto da fare in questo senso, lo sappiamo bene. Oggi poniamo all'Europa un nuovo grande obiettivo storico, la revisione profonda nel Patto di stabilità, che non può tornare certamente nella veste pre-COVID (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Lo hanno detto altre forze politiche e lo ribadiamo fortemente: abbiamo voluto un impegno chiaro nella risoluzione su questo punto, prima della sua reintroduzione. Stiamo chiudendo, insomma, una pagina dell'austerity per un'Europa finalmente nuova, un'Europa dei popoli, come abbiamo da sempre sostenuto. Dovremmo esserne orgogliosi, perché è quello che abbiamo sempre voluto, non certamente cancellare l'Unione europea, ma cambiarla e radicalmente migliorarla. E l'unico modo per cambiarla è farlo per gradi. Non siamo certamente così ingenui da non comprenderlo, anche perché non siamo soli all'interno del panorama europeo. Oggi, nella tragedia del COVID, la stragrande maggioranza dei cittadini europei e dei loro governanti è cosciente che il futuro è un'Europa solidale, che deve necessariamente unirsi, senza distinzioni e senza economie che viaggiano a due diverse velocità. Siamo orgogliosi di aver contribuito in modo decisivo a questo cambio di prospettiva, anche con la straordinaria introduzione, ad esempio, degli eurobond, 750 miliardi di debito garantito dall'Unione europea. Questo è finalmente uno strumento che unisce e non che divide i singoli Paesi! E a chi oggi proverà a ribaltare tutto questo, accusando il MoVimento 5 Stelle di incoerenza, noi rivendichiamo con forza il fatto che ci voleva una forza politica, come la nostra, al Governo in questo Paese, perché anche in Europa si iniziasse a cambiare il vento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati della Lega-Salvini Premier).

Sappiamo che all'interno della nostra comunità ci sono sensibilità che si trovano in difficoltà nel passo che stiamo facendo, in Parlamento, ma non solo. Noi, innanzitutto, vogliamo ringraziarvi, Presidente, perché quando si pongono dei temi, quando si difendono delle idee, con forza e con ostinazione, è segno che si sta facendo politica con passione, qualcun altro la vede divisione radicale, interna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle): no, è anche discussione e dibattito. È questo che abbiamo fatto nell'ultima settimana, discutendo ore ed ore per arrivare a un risultato che permette al nostro Premier di continuare il suo lavoro in Europa e che, contemporaneamente, rivendica i temi fondamentali del MoVimento 5 Stelle: la modifica del Patto di stabilità: è la prima volta che lo scriviamo nero su bianco, che vogliamo metterlo in discussione, che bisogna andare in Europa a dire che il Patto va rivisto completamente, e stiamo parlando di una delle battaglie primordiali del MoVimento 5 Stelle; il superamento del carattere intergovernativo del MES e il ricollocamento all'interno dell'Unione europea; la verifica dello stato di avanzamento dei lavori sulla logica di pacchetto nel percorso verso la ratifica della riforma del MES.

L'Europa sta cambiando, lo dicevamo, e questo non va dimenticato quando si parla di riforma del “salva Stati”. Innanzitutto è giusto dire a chiare lettere, in maniera chiara ed inequivocabile, che questo non è un voto per attivare il MES (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ma vado oltre: questo non è un voto neanche per ratificare la riforma del MES (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che avverrà, semmai, tramite lo strumento della ratifica, su cui anche il Presidente Conte ha detto, oggi, che si esprimerà l'intero Parlamento, secondo le proprie convinzioni, ma, soprattutto, secondo quello che è contenuto nella ratifica, ovvero la verifica dello stato di attuazione di tutti gli impegni collegati. Lo dico, Presidente, perché in tanti, in troppi hanno vergognosamente giocato, alimentando equivoci, a confondere i cittadini: no, oggi non si vota per l'utilizzo del MES. Un piccolo inciso a chi richiamava la coerenza del gruppo dei 5 Stelle, perché io ricordo che il MES è uno strumento che già oggi è attivo e funziona e, purtroppo, può essere già attivato dal nostro Paese. Quel percorso di ratifica di allora fu iniziato nel 2011, Governo Berlusconi, in cui Fratelli d'Italia e Lega erano presenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Torniamo, però, alle cose importanti per il Paese. Con il voto di oggi, si chiede all'Italia se intende partecipare da protagonista al processo di cambiamento di questa Europa. Questo passaggio è inserito in un contesto che, ci rendiamo conto, è estremamente più complesso, di veti - ne abbiamo visti di recente - posti dai Governi alleati di Lega e Fratelli d'Italia all'interno del perimetro europeo, i veti di Ungheria, i veti di Polonia, li abbiamo letti sui giornali fino a pochi minuti fa, proprio su quel Recovery Plan su cui, a parole, tutti sono d'accordo. Allora, noi cosa facciamo? Facciamo come loro? Al di là di ogni discorso di dottrina, c'è una cosa su cui noi proprio del MoVimento 5 Stelle, Presidente, non possiamo e non potremmo venir meno: curare l'interesse dei cittadini. Siamo nati proprio per questo e aggiungo che la presenza del MoVimento 5 Stelle nella gestione delle ingenti risorse del Recovery Fund è garanzia di legalità e che gli investimenti vedranno al centro le persone, i cittadini, fino alla più una lontana periferia d'Italia (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Magari a qualcuno avrebbe fatto comodo, certo, fare senza di noi: mi dispiace, il MoVimento 5 Stelle c'è e continuerà a battersi su ciò che non piace di questa Europa e per cambiarla, sempre nell'interesse dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)!

Oggi ci viene chiesto, quindi, se restare all'interno di un gruppo di chi potrà modernizzare, umanizzare queste Europa, oppure se il nostro Presidente del Consiglio deve fare come i suoi omologhi polacchi e ungheresi - Governi amici, io ricordo, di Lega e Fratelli d'Italia - che, mettendosi di traverso, alla fine, stanno facendo del male agli interessi dell'Italia e a loro stessi. Sì, perché quei famosi soldi del Recovery Fund sono estremamente importanti per il rilancio del nostro sistema Paese, non l'attivazione del MES sanitario o di altro tipo di MES. Sul punto, il MoVimento ha già ribadito a più riprese che non avallerà mai l'utilizzo di questo strumento, un “no” ampiamente argomentato, spiegato, chiarito, ma non basta mai. E il “no” al MES sanitario è una scelta davvero europeista, visto che si aggiunge al “no” di tutti, dico tutti, i Paesi dell'Unione europea, dove di MES sanitario non si discute nemmeno, è solo un tema tipicamente italiano. Lo ripetiamo, per quanto ci riguarda, ogni ratifica passerà dall'esito di questi lavori. Lo ripeto, ogni ratifica passerà dall'esito di questi lavori, che si devono porre anche l'obiettivo, ambizioso, del superamento dell'attuale meccanismo intergovernativo del MES: deve stare dentro alle istituzioni europee. E, colleghi, diciamoci, è anche un po' surreale che, in un momento come quello che stiamo vivendo, si possa davvero spendere altro tempo attorno a un passaggio come questo, che prevede un appuntamento successivo, decisivo, che è quello della ratifica vera e propria, e, lo ribadisco, non è questo.

Questo - e mi avvio, Presidente, a conclusione - è lo spirito della risoluzione di maggioranza, questa è la domanda che ci dobbiamo fare oggi, al di là delle polemiche, delle liti e delle accuse. La domanda è: vogliamo isolare l'Italia, farla diventare la pecora nera dell'Europa, proprio quando l'Europa, grazie all'Italia, sta cambiando, nell'interesse degli italiani? È una responsabilità storica quella che abbiamo davanti, e noi non abbiamo dubbi: il MoVimento 5 Stelle è dalla parte del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, lo ringrazia per il grande lavoro svolto in Europa in questi anni e annuncia il suo voto favorevole alla risoluzione di maggioranza, convintamente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Vergognati!

PRESIDENTE. Deputato Claudio Borghi, per favore.

Si sono così conclusi gli interventi per dichiarazione di voto dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto, per i quali era stata prevista la ripresa televisiva diretta. Passiamo, a questo punto, agli interventi per dichiarazione di voto a titolo personale. Ha chiesto di parlare il deputato Colletti. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI (M5S). Presidente, sono d'accordo quasi su tutto ciò che ha dichiarato oggi, il problema è che quel “quasi” è un macigno per il nostro futuro. Come si può pensare di ripensare il MES se, con la sua approvazione, andiamo, in realtà, ad aggravarne le sue funzioni, le sue modalità e le sue conseguenze anche per il nostro Paese? È una contraddizione in termini. Il problema, in realtà, non è se adesso ne chiederemo l'attivazione: il problema è che, autorizzando politicamente l'approvazione nel MES, la BCE si riterrà autorizzata, a inizio 2022, a ridurre l'acquisto di titoli di debito pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier – Commenti del deputato Claudio Borghi)…

PRESIDENTE. Deputato Borghi!

ANDREA COLLETTI (M5S). …e, qualora dovesse succedere, con l'aumento dei tassi d'interesse, un Governo tecnico si troverà costretto a richiedere e supplicare la tutela del MES. E ho detto Governo tecnico, perché, come capirà, il problema non è nella sua persona, ma che, con la sua firma, lei rischierà di non essere più a capo di questo Governo. Presidente, i congiurati storicamente non sono quelli che pubblicamente prendono posizione: i congiurati sono storicamente i commensali, quelli che siedono al tavolo, quelli che siedono nella wolksshanze ed è per questo che non le posso dare un voto favorevole, specialmente sul punto 6 della risoluzione (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Berardini. Ne ha facoltà.

FABIO BERARDINI (M5S). Grazie, Presidente. Qualcuno sostiene che, votando contro questa risoluzione, questo sia un voto contro il Presidente del Consiglio Conte. Bene, questa è una cosa totalmente falsa, perché noi oggi stiamo solamente dando un indirizzo politico al nostro Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo. Per questo motivo io sarò, invece, coerente con il programma elettorale del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia), voterò contro una riforma peggiorativa - peggiorativa, come è stato sostenuto anche dal Ministro Luigi Di Maio - che consegnerebbe a qualcuno una pistola carica, pronta a fare fuoco, purtroppo, sull'Italia. L'Italia non deve firmare questa riforma, Presidente. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il capo politico Vito Crimi ci dovrebbero spiegare perché vogliono tradire il programma del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Forciniti. Ne ha facoltà, sempre a titolo personale, per un minuto.

FRANCESCO FORCINITI (M5S). Grazie, Presidente. Presidente Conte, la profonda stima che nutro verso di lei non mi impedisce di pensare, ascoltando la mia coscienza e solo questa, che questa riforma del Trattato del MES sia profondamente sbagliata nei suoi presupposti e anche, potenzialmente, pericolosa per l'Italia e per l'Europa tutta (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Io credo che firmare questo Trattato sia, in questo momento, un errore storico, politico e anche strategico. È un errore storico perché la pandemia ci ha insegnato, dimostrato drammaticamente quanto sbagliate siano state le politiche di austerità portate avanti negli ultimi anni in Europa, e questa riforma, che è stata pensata interamente prima della pandemia, non fa altro che perseverare nell'errore di avallare e legittimare quella logica antisolidaristica e ipercompetitiva che ha retto le dinamiche europee fino a oggi. È anche un errore politico, perché si tratta di legittimare un'istituzione intergovernativa, gonfiandola, dandole ancora più peso, quindi delegittimando e indebolendo l'architettura interna delle istituzioni democratiche e politiche dell'Unione europea.

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCO FORCINITI (M5S). E, infine, è anche un errore strategico, perché oggi gonfiare il MES, dargli ulteriori poteri, funzioni e facoltà significa anche andare nella direzione opposta rispetto a quella di dare un ruolo più politico alla BCE e di rivedere il Patto di stabilità. Per questi motivi e solo per questi motivi, di natura squisitamente tecnica, e non politica, perché io non sto esprimendo un voto politico su di lei, Presidente Conte, ma solo legittimamente un voto tecnico…

PRESIDENTE. Deve concludere.

FRANCESCO FORCINITI (M5S). …io voterò contro qualsiasi risoluzione che le chieda di attivare, di firmare questo Trattato (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Cabras. Ne ha facoltà.

PINO CABRAS (M5S). Non si può votare “sì”, usando la vaga promessa che poi si voterà “no” (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia). Parafrasando un detto evangelico, sia invece il vostro parlare “sì, sì”, “no, no”, il di più viene da Berlino. Gli elettori hanno riempito grandi porzioni di queste Aule con noi, centinaia di parlamentari del MoVimento 5 Stelle, non solo per le nostre facce, ma perché avevamo promesso di dire “no” all'austerity e al MES; disattendere il compito di rappresentare questa spinta popolare è un errore di portata storica, che rende il vincolo esterno una prigione blindata. La crisi COVID, in mezzo alla tragedia, offre la chance di chiudere un'epoca. L'economista Fitoussi critica l'Europa come quel luogo dove cambiano i Governi, ma non puoi cambiare la loro politica; eppure, siamo stati incaricati di cambiare Governo e politica, non di firmare riforme peggiorative, né subire ricatti di chi minaccia la sfiducia, e non siamo certo noi quelli che minacciano. La Repubblica italiana può avere forza se già oggi…

PRESIDENTE. Concluda.

PINO CABRAS (M5S). …dice “no” alla revisione in peggio del MES. Oggi il Trattato MES compie 3.302 giorni: è ora di smantellarlo, non di peggiorarlo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maniero. Ne ha facoltà.

ALVISE MANIERO (M5S). Grazie, Presidente. Presidente Conte, io le devo esprimere supporto, dicendo che non voterò, che voterò contro questa risoluzione, che è sbagliata (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia), perché questa risoluzione sovverte un indirizzo forte, saggio, prudente, che per un anno e mezzo questo Parlamento le ha garantito e le ha mantenuto, supportandola in trattative complesse, che lei ha portato avanti in modo alto, rappresentando bene il nostro Paese. E questa risoluzione, per un tragico errore, o per altro, elimina quelle parole e le consegna non la piena fiducia, ma la sconsolante inadeguatezza di un foglio bianco, che ha scritto sopra solo: firmi, e firmi una riforma che danneggia l'Italia, e che appesantirà quella spada di Damocle che i Paesi frugali continuano a far pendere sulla testa del nostro Paese così indebitato. Lei ha combattuto e combatte con dei risultati contro quell'idea di frugalità priva di solidarietà: questa riforma ci indebolirebbe ancora, e farebbe passi indietro su quella via. E infine, guardi, parlando di fiducia, in questi giorni ho assistito sui giornali a partiti di questa maggioranza che l'hanno minacciata apertamente, il suo Governo,…

PRESIDENTE. Concluda.

ALVISE MANIERO (M5S). …pur di avere questa riforma. Le minacce non accompagnano mai buone decisioni. Io non indebolirò lei e non voterò mai contro il mio Paese. Voto contro questa risoluzione (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Zennaro. Ne ha facoltà.

ANTONIO ZENNARO (MISTO). Grazie, Presidente. Oggi si decide sul nuovo MES. Sui limiti e le criticità della riforma sono intervenuti molti colleghi. Il nuovo MES non è nell'interesse dell'Italia e del popolo italiano. La riforma del MES tradisce il mandato elettorale ricevuto da milioni di italiani il 4 marzo 2018. Pertanto annuncio il mio voto contrario alla risoluzione dei partiti di maggioranza. “No” al MES, “no” all'Europa dell'austerità; “sì” all'Europa dei popoli, “sì” alla difesa della sovranità popolare e della Costituzione italiana (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Trano. Ne ha facoltà.

RAFFAELE TRANO (MISTO). Grazie, Presidente. Allora, già tanti colleghi si sono espressi sulle forti criticità di questo MES; però, io oggi quello che voglio dirvi è che noi negli anni precedenti, dal 2012 in poi, da quando sono diventato un attivista politico, e soprattutto nella campagna elettorale che ha preceduto l'elezione del 2018 che ha generato questa legislatura, noi siamo scesi nelle piazze, nelle strade, abbiamo parlato con imprenditori, con cittadini, abbiamo fatto dei gazebo informativi. Alla voce “Europa” noi abbiamo detto sempre la stessa cosa: lo smantellamento del MES; e oggi siamo qui a decidere cosa fare, e soprattutto a impegnare le future generazioni. Pertanto, io personalmente voterò contro la riforma del MES, perché voglio restare fedele e coerente col mandato che hanno espresso i cittadini il 4 marzo 2018 (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Lapia. Ne ha facoltà.

MARA LAPIA (M5S). Grazie, Presidente. Presidente Conte, colleghi, il mio oggi sarà un voto di coerenza, coerenza con il programma elettorale del MoVimento 5 Stelle. Oggi votare a favore sarebbe un tradimento verso i nostri elettori e verso tutto quello che abbiamo promesso nelle piazze (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia). Non vi è stato un dialogo con noi, non vi è stato un dialogo qui dentro e non vi è stato un dialogo con i nostri attivisti, come avevamo promesso e come avremmo dovuto fare. Noi volevamo smantellarlo, il MES; e, invece, cosa abbiamo fatto? Siamo qui e lo abbiamo anche peggiorato, stiamo portando qui dentro una bomba a orologeria, vogliamo far esplodere questa bomba nella nostra Italia.

Oggi, Presidente Conte, non vogliamo sfiduciare lei. Non dovete darci questo peso e questa responsabilità. Noi non stiamo sfiduciato il nostro Presidente. Non dovete darci questo peso. No, colleghi. Oggi noi, qui dentro, stiamo portando avanti il nostro programma elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fioramonti. Ne ha facoltà.

LORENZO FIORAMONTI (MISTO). Grazie, Presidente. Questa riforma del MES, diciamocelo chiaramente, non soddisfa nessuno, ormai è chiaro. Ma la ragione principale è perché stiamo sprecando una grandissima opportunità di trasformare un'istituzione obsoleta e anacronistica in un vero fondo di solidarietà economica e sociale, di cui l'Europa ha tanto bisogno.

La risoluzione di maggioranza, che condivido sotto molti aspetti, dalla transizione ecologica alla necessità di riformare il Patto di stabilità, è troppo vaga sull'indicazione con riferimento al MES: dice semplicemente “ora andiamo avanti, poi lo riformeremo più in là”. Ma noi sappiamo che queste riforme richiedono decenni per essere realizzate: se non insistiamo adesso sulla riforma del MES per trasformarlo in una cosa diversa, noi sprecheremo una grande opportunità.

Mi dica lei, Presidente, quale cittadino investirebbe tanti soldi in una polizza assicurativa, per poi dire: non mi piace, tanto non la utilizzerò. Quindi, io annuncio il mio voto di astensione e dico a tanti che non se la sentono di votare (Commenti)

PRESIDENTE. Colleghi! Colleghi!

LORENZO FIORAMONTI (MISTO). …almeno di pensare ad un'astensione in questa direzione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Polverini. Ne ha facoltà.

RENATA POLVERINI (FI). Grazie, Presidente. Il collega Brunetta ha già illustrato, con motivazioni molto convincenti, perché oggi c'è un voto storico in quest'Aula; e non solo perché, come qualcuno ha detto, la storia ci passa accanto, ma perché siamo nelle condizioni, oggi, di scriverla. Ecco, la storia che appartiene al centrodestra, quello in cui io ho militato, è sempre stata intessuta del sogno europeo, e oggi io non mi sento di fare passi indietro, anche nel rispetto delle tante generazioni che hanno contribuito a costruire questa Europa per farci vivere in un continente solidale e sviluppato.

Ecco, io esco dall'Aula, Presidente, non voterò questa riforma, perché non voglio votare contro la riforma del MES; e non soltanto per questo, ma anche per non uscire dalla mia storia personale e politica, e di tutti quei liberali che credono nei miei stessi valori, che Forza Italia, fino ad oggi, ha sempre saputo interpretare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Rizzone. Ne ha facoltà.

MARCO RIZZONE (MISTO). Grazie, Presidente. Questo non è un voto contro il Presidente Conte, questo è un voto per dimostrare la mia coerenza ai cittadini che mi hanno votato nelle liste del MoVimento 5 Stelle e che ora vedono i vertici del movimento tradire il mandato elettorale per salvare la propria poltrona al Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). La riforma del MES, è chiaro, è peggiorativa e condanna l'Italia a un maggiore rischio di ristrutturazione del debito e quindi a pericolose speculazioni sui mercati finanziari. E la minaccia di andare tutti a casa, mi dispiace, ma non è sufficiente a vendere la mia dignità (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia). Colleghi, colleghi del MoVimento 5 Stelle, colleghi tutti, difendiamo l'Italia, non le nostre poltrone (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Cunial. Ne ha facoltà. Colleghi, silenzio, per favore.

SARA CUNIAL (MISTO). Grazie, Presidente. Leggo tre definizioni prese dalla Treccani. Tradimento: “l'atto e il fatto di venire meno a un dovere o a un impegno morale o giuridico di fedeltà e di lealtà (…); azione delittuosa o dannosa compiuta, mascherando le proprie intenzioni, contro persone o istituti che hanno fondato motivo di fidarsi (…)”. Menzogna: “affermazione contraria a ciò che si sa o si crede vero, o anche contraria a ciò che si pensa; alterazione consapevole e intenzionale della verità”. Burattino: “persona senza carattere, volubile, leggera, che non mantiene la parola” e che non è serio. Forse dite di non credere alla battaglia, di cui siete protagonisti, tra bene e male, tra popolo sovrano e Deep State, ma una cosa è certa: sia il male che il Deep State in questo momento credono molto in voi.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto anche a titolo personale.

(Votazioni)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Come da prassi, le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.

Passiamo alla votazione della risoluzione Delrio, Davide Crippa, Boschi, Fornaro, Schullian…

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP-PSI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP-PSI). Sul Regolamento, professore…Presidente (si ride). Abituato all'università…

PRESIDENTE. Quale articolo?

GIANLUCA ROSPI (MISTO-PP-AP-PSI). Sull'articolo 8 e seguenti. Io ho chiesto la votazione per parti separate. Considerato che parliamo di più argomenti, e distinti tra di loro, ho chiesto di votare separatamente il punto 6 della risoluzione di maggioranza, che poi è divisa, a sua volta, in a), b) e c)

PRESIDENTE. Se mi faceva concludere…Già lo aveva chiesto e già lo avevamo inserito.

Passiamo alla votazione della risoluzione Delrio, Davide Crippa, Boschi, Fornaro, Schullian, Tabacci e Rossini n. 6-00159.

Avverto che ne è stata chiesta la votazione per parti separate, nel senso di votare ciascuna delle lettere a), b) e c) del 6° capoverso del dispositivo separatamente dalla restante parte della risoluzione.

Avverto che, in caso di approvazione della risoluzione Delrio ed altri n. 6-00159, risulterebbe preclusa la risoluzione Benigni ed altri n. 6-00160, nonché il 1° capoverso del dispositivo della risoluzione Molinari, Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00162, lettere da a) a f).

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Delrio ed altri n. 6-00159, ad eccezione delle lettere a), b) e c) del 6° capoverso del dispositivo. Il parere del Governo è favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1) (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Delrio ed altri n. 6-00159, limitatamente alla lettera a) del 6° capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 2).

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Su cosa?

CLAUDIO BORGHI (LEGA). Sull'ordine dei lavori, Presidente. Dovrebbe essere chiaro a tutti che questa è la votazione sul MES (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini PremierCommenti dei deputati del gruppo Partito Democratico)!

PRESIDENTE. No, deputato Borghi!

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Delrio ed altri n. 6-00159, limitatamente alla lettera b) del 6° capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Delrio ed altri n. 6-00159, limitatamente alla lettera c) del 6° capoverso del dispositivo, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 4).

Ricordo che la risoluzione Benigni ed altri n. 6-00160 risulta preclusa dalle precedenti votazioni.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Magi ed altri n. 6-00161, come riformulata su richiesta del Governo. Il parere del Governo è favorevole.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 5).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Molinari Gelmini, Lollobrigida e Lupi n. 6-00162, per le parti non precluse, su cui il Governo ha espresso parere contrario.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Sono così esaurite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico - I deputati del gruppo Fratelli d'Italia indossano magliette recanti la scritta: M5S=MES). Colleghi… colleghi…Levate le magliette. Mollicone…Deputato Mollicone..

La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 13,27.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Avverto che, secondo le intese intercorse tra tutti i gruppi, lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale sul decreto-legge in materia di immigrazione e sicurezza, previsto nella seduta odierna a partire dalle ore 18, con ripresa televisiva diretta, è anticipato alle ore 17. Conseguentemente, la votazione finale del provvedimento avrà luogo alle ore 18,30 e lo svolgimento della discussione generale sul decreto-legge concernente la sanità in Calabria avrà luogo tra le ore 15 e le ore 17. Ove non conclusa, la discussione generale potrà proseguire a partire dalle ore 20, prima del seguito dell'esame del provvedimento, già previsto per la parte notturna della seduta.

Sospendiamo a questo punto la seduta che riprenderà alle ore 15.

La seduta, sospesa alle 13,28, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento i deputati Amitrano, Ascani, Azzolina, Boccia, Boschi, Brescia, Buffagni, Casa, Castelli, Cirielli, Colletti, Comaroli, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Dadone, Daga, De Micheli, Delrio, Fassino, Ferraresi, Gregorio Fontana, Fraccaro, Frusone, Gallinella, Gebhard, Gelmini, Giachetti, Giacomoni, Giorgis, Grimoldi, Gualtieri, Invernizzi, Iovino, L'Abbate, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Lupi, Maggioni, Magi, Maniero, Marattin, Melilli, Molinari, Morani, Morassut, Nardi, Orrico, Paita, Parolo, Perantoni, Rizzo, Rotta, Ruocco, Scalfarotto, Schullian, Serracchiani, Carlo Sibilia, Sisto, Spadafora, Speranza, Tasso, Tofalo, Tomasi, Traversi, Vignaroli, Villarosa, Raffaele Volpi e Zoffili sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente ottantanove come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza, che sarà pubblicato nell'Allegato A al resoconto della seduta odierna.

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della Regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario (A.C. 2772-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2772-A: Conversione in legge del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della Regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario.

Ricordo che nella seduta del 24 novembre sono state respinte le questioni pregiudiziali Occhiuto ed altri n. 1, Panizzut ed altri n. 2 e Ferro ed altri n. 3.

(Discussione sulle linee generali – A.C. 2772-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Avverto che il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ne ha chiesto l'ampliamento senza limitazioni nelle iscrizioni a parlare, ai sensi dell'articolo 83, comma 2, del Regolamento.

Avverto altresì che la XII Commissione (Affari sociali) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Luca Rizzo Nervo.

LUCA RIZZO NERVO, Relatore. Grazie, Presidente, Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 150 del 10 novembre 2020. Tale provvedimento, al Capo 1, reca un nucleo di misure di natura eccezionale, e, dunque, con una vigenza limitata nel tempo, finalizzate a proseguire e implementare un regime speciale per la gestione commissariale del sistema sanitario della Regione Calabria. Un provvedimento che vuole e deve essere un punto di svolta per la sanità calabrese; un provvedimento che prova a mettere mano alla necessaria ripartenza che la sanità calabrese deve attuare; una nuova legge fondamentale per il futuro della sanità calabrese, che prevede nuovi investimenti e più poteri alla struttura commissariale. In questi anni si sono accumulati ritardi, risorse non spese. Con questo decreto-legge, che arriva oggi all'appuntamento del voto di conversione di questo Parlamento, si vogliono creare le condizioni per poter spendere queste risorse nel modo più veloce ed efficace possibile. Un provvedimento che vuole rappresentare una nuova, concreta presa in carico della questione calabrese come una grande questione nazionale, non solo locale; un provvedimento che fa seguito alle misure straordinarie già assunte con il decreto-legge n. 35 del 2019, allo scadere dell'efficacia di quest'ultimo, prevista in diciotto mesi dalla sua entrata in vigore, il 3 maggio 2019, considerata la persistente criticità del sistema sanitario della Regione Calabria. Il perdurante disavanzo del settore sanitario aveva, infatti, determinato per la Calabria, già all'epoca dell'entrata in vigore del citato decreto-legge n. 35 del 2019, il mancato raggiungimento del punteggio minimo previsto dalla griglia dei livelli essenziali di assistenza oltre che rilevanti ulteriori criticità connesse alla gestione amministrativa. Non risultando superati i presupposti di straordinarietà e urgenza correlati all'adozione del previgente decreto-legge, il Governo ha ritenuto di dover intervenire nuovamente in via legislativa al fine di ripristinare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario, di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della nostra Costituzione, nonché di orientare la spesa sanitaria verso una maggiore efficienza. Le disposizioni recate dagli articoli da 1 a 7 del decreto-legge sono appunto preordinate al raggiungimento di queste finalità.

Nel corso dell'esame in sede referente svoltosi presso la XII Commissione sono stati apportati alcuni emendamenti, sia della maggioranza sia della minoranza, volti a rendere ancora più efficace il testo presentato dal Governo e a chiarire alcuni punti la cui interpretazione non appariva univoca. Sono state, invece, respinte le proposte emendative tese a modificare in maniera sostanziale l'impianto del provvedimento stesso.

Procedendo all'illustrazione del contenuto, faccio presente che l'articolo 1 riguarda le funzioni del commissario ad acta nominato dal Governo, il quale è chiamato ad attuare gli obiettivi previsti nei programmi operativi di prosecuzione del piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale della Regione Calabria, a svolgere, ove delegato, i compiti connessi al rafforzamento strutturale della rete ospedaliera del Servizio sanitario nazionale, mediante l'adozione di specifici piani di riorganizzazione per far fronte all'emergenza pandemica da COVID-19, ad assicurare l'attuazione delle misure contenute nel Capo 1 del decreto.

Si prevede che la Regione Calabria metta a disposizione del commissario ad acta il personale, gli uffici e i mezzi necessari all'espletamento dei relativi compiti. Il contingente minimo è costituito da 25 unità di personale, dotato di adeguata esperienza professionale per l'incarico da ricoprire, appartenente ai ruoli regionali, in posizione di distacco obbligatorio o in posizione di comando, tramite interpello per l'acquisizione delle disponibilità da enti regionali ed enti del Servizio sanitario regionale. In caso di inadempienza della Regione nel fornire il necessario supporto, il commissario ad acta deve darne comunicazione al Consiglio dei Ministri e invita la Regione a garantire tale supporto entro il termine massimo, previsto in trenta giorni. Nel caso che perduri l'inadempienza, si prevede che il Ministro della Salute, previa delibera del Consiglio dei Ministri adottati, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, le necessarie misure per il superamento degli ostacoli riscontrati. Si prevede altresì che il commissario ad acta sia affiancato da uno o più subcommissari, in numero comunque non superiore a tre, come precisato in sede di Commissione referente, di qualificata e comprovata professionalità ed esperienza, rispettivamente, in materia di gestione sanitaria, da un lato, ed in materia amministrativa, dall'altro. Il commissario ad acta è chiamato, inoltre, ad avvalersi dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, l'Agenas, che fornisce supporto tecnico-operativo. A tal fine, l'Agenzia può avvalersi di personale comandato nel limite di 12 unità, potendo ricorrere a profili professionali attinenti ai settori dell'analisi, valutazione, controllo e monitoraggio delle performance sanitarie, prioritariamente con riferimento alla trasparenza dei processi, con contratti di lavoro flessibile, nel limite di 25 unità, stipulati con soggetti individuati tramite procedura selettiva.

Evidenzio, in particolare, il comma 4-bis dell'articolo 1, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, ai sensi del quale, al fine di garantire l'esigibilità dei LEA nella Regione Calabria, anche in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga ai limiti previsti dalla legislazione vigente con riferimento agli oneri per il personale del Servizio sanitario nazionale, il Ministro della Salute, sulla base del fabbisogno rilevato dalle aziende del Servizio sanitario regionale, autorizza il commissario ad acta ad un piano assunzionale straordinario di personale medico, sanitario e sociosanitario, anche per il settore dell'emergenza-urgenza, facendo ricorso innanzitutto agli idonei delle graduatorie in vigore, nel limite del 20 per cento delle risorse di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto in esame. Sottolineo che l'esigenza di procedere ad assunzioni straordinarie in relazione al rilancio del Servizio sanitario della Regione Calabria è stata avanzata trasversalmente da tutti i gruppi parlamentari ed è emersa nelle audizioni che si sono svolte presso la XII Commissione.

L'articolo 2 del decreto concerne i commissari straordinari degli enti del Servizio sanitario regionale. Il commissario ad acta, infatti, entro 30 giorni dalla nomina, previa intesa con la Regione, nonché con il rettore nei casi di aziende ospedaliere universitarie, effettua la nomina di un commissario straordinario per ogni ente o anche per più enti del Servizio sanitario regionale. In mancanza di intesa con la Regione, entro il termine perentorio di dieci giorni la nomina è effettuata con decreto del Ministro della Salute su proposta del commissario ad acta, previa delibera del Consiglio dei Ministri, a cui è invitato a partecipare il presidente della Giunta regionale calabrese. Il commissario straordinario deve essere scelto anche nell'ambito dell'elenco degli idonei alla nomina di Direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale fra soggetti, anche in quiescenza, di comprovata competenza ed esperienza, in particolare in materia di organizzazione sanitaria e di gestione aziendale. L'ente del Servizio sanitario della Regione corrisponde al commissario straordinario il compenso stabilito dalla normativa regionale, conformemente a quanto previsto per i direttori generali dei rispettivi enti del servizio sanitario.

Con un emendamento approvato dalla Commissione in sede referente è stato soppresso il riferimento ad un compenso cumulativo nel caso in cui il commissario straordinario sia nominato anche per più enti. Si prevede, inoltre, che, con decreto del Ministero dell'Economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministro della Salute, venga definito un compenso aggiuntivo per l'incarico di commissario straordinario, comunque non superiore ai 50 mila euro, al lordo degli oneri riflessi, a carico del bilancio del Ministero della Salute.

Con un emendamento approvato in Commissione si è precisato altresì che la corresponsione del compenso aggiuntivo è comunque sempre subordinata alla valutazione positiva della verifica dell'operato dei commissari straordinari in relazione al raggiungimento degli obiettivi di cui a breve dirò. I commissari straordinari sono chiamati ad adottare gli atti aziendali di organizzazione e funzionamento delle strutture operative successivamente approvati dal commissario ad acta, al fine di garantire il raggiungimento dei LEA e di assicurarne la coerenza con il piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario. Il termine per l'adozione degli atti aziendali, di 90 giorni dalla nomina dei commissari straordinari, è stato stabilito a seguito, anche qui, di un emendamento approvato in Commissione, essendo apparso più congruo del termine iniziale di 60 giorni. Entro il medesimo termine, i commissari straordinari devono approvare altresì i bilanci aziendali relativi agli esercizi già conclusi, come è stato precisato anche qui in Commissione. In caso di mancata adozione degli atti aziendali e di mancata approvazione dei bilanci relativi agli esercizi già conclusi, vi provvede il commissario ad acta e, qualora quest'ultimo non proceda in tal senso, la relativa competenza spetta, infine, al Ministero della Salute. È attribuita altresì al commissario ad acta la verifica periodica, e, comunque, ogni tre mesi, dell'operato dei commissari straordinari in relazione al raggiungimento degli obiettivi di cui al programma operativo 2019-2021. In caso di valutazione negativa è disposta la revoca dall'incarico del commissario straordinario, previa verifica in contraddittorio. I commissari straordinari decadono automaticamente dall'incarico in caso di mancata adozione degli atti aziendali, ovvero di mancata approvazione dei bilanci relativi agli esercizi già conclusi. Il commissario ad acta verifica altresì l'operato dei direttori amministrativi e sanitari degli enti del servizio sanitario regionale e informa periodicamente, e comunque a seguito delle modifiche approvate in sede referente, ogni tre mesi, la conferenza dei sindaci e le organizzazioni sindacali sulle misure di risanamento adottate, che possono formulare, al riguardo, proposte non vincolanti (anche questa scelta, di una più piena partecipazione dei sindaci e delle organizzazioni sindacali, è stata l'esito del lavoro svolto in Commissione). Sottolineo che nel corso dell'esame in sede referente è stata aggiunta una disposizione in base alla quale il commissario straordinario per tutta la durata dell'emergenza epidemiologica in atto, d'intesa col commissario ad acta, deve informare mensilmente la conferenza dei sindaci sulle attività avviate al fine di contrastare la diffusione del contagio da COVID-19, potendo la stessa conferenza formulare proposte a integrazione delle stesse azioni.

L'articolo 3 reca, invece, disposizioni in materia di appalti, servizi e forniture per gli enti del servizio sanitario regionale sul programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19 e sull'edilizia sanitaria. Il comma 1 affida in via esclusiva al commissario ad acta l'espletamento delle procedure per l'affidamento di appalti, lavori e forniture strumentali all'esercizio delle proprie funzioni che siano superiori alle soglie di rilevanza comunitaria. A tal fine, il commissario ad acta si avvale degli strumenti di acquisto e di negoziazione aventi a oggetto beni, servizi e lavori di manutenzione messi a disposizione da Consip nell'ambito del programma di razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione, ovvero, previa convenzione, dalla centrale di committenza della Regione Calabria o da centrali di committenza delle regioni limitrofe. Resta ferma, in ogni caso, la facoltà di avvalersi del provveditorato interregionale per le opere pubbliche per la Sicilia e la Calabria. Il commissario ad acta può delegare l'espletamento delle procedure in questione ai commissari straordinari degli enti del servizio sanitario regionale, i quali provvedono, inoltre, all'espletamento delle procedure di appalto di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria, fermo restando, ovviamente, il potere di avocazione e di sostituzione esercitabile da parte del commissario in relazione ai singoli affidamenti. Il comma 2 prevede che il commissario ad acta predisponga, nel termine di trenta giorni dalla sua nomina, il programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19, previsto all'articolo 18 del decreto n. 18 del 2020. Nel medesimo termine di trenta giorni, il commissario ad acta è tenuto a predisporre anche il piano triennale straordinario di edilizia sanitaria e di adeguamento tecnologico della rete di emergenza, della rete ospedaliera e della rete territoriale della Regione Calabria. Il comma 3 dell'articolo 3 concerne, invece, gli interventi in materia di edilizia sanitaria, disponendo che essi siano attuati dal commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19, il quale provvede, sulla base delle procedure di cui all'articolo 2, comma 3, del decreto-legge n. 76 del 2020, anche avvalendosi di Invitalia. Sempre ai sensi del comma 3, il commissario straordinario può proporre ai soggetti sottoscrittori modifiche o integrazioni agli accordi di programma già sottoscritti, al fine di adeguarne le previsioni alle mutate circostanze di fatto e di diritto.

Le proposte di modifica devono essere adeguatamente motivate dalla parte proponente e si intendono accolte qualora non pervenga un motivato diniego in tal senso.

L'articolo 4 reca, invece, disposizioni tese a coordinare il provvedimento in esame con la disciplina prevista dal Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, il TUEL, in materia di scioglimento di aziende sanitarie locali e ospedaliere. Il comma 1 prevede, infatti, che, nel caso di adozione dei provvedimenti di cui agli articoli 143, 144, 145 e 146 del TUEL, la commissione straordinaria per la gestione dell'ente, fermi restando i compiti e le prerogative ad essa attribuiti dalla legislazione vigente, operi a garanzia dei LEA in coordinamento con il commissario ad acta, nominato ai sensi dell'articolo 1, nonché in conformità degli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo nel settore sanitario e con gli obiettivi dei piani di riqualificazione dei servizi sanitari. Il comma 2 prevede che la commissione straordinaria per la gestione dell'ente si avvalga per le questioni tecnico-sanitarie di un soggetto di comprovata professionalità ed esperienza in materia di organizzazione sanitaria e gestione aziendale, nominato dal Ministero dell'Interno d'intesa con il Ministero della Salute. Il compenso di tale esperto è determinato in misura pari a quello previsto per il direttore amministrativo delle aziende sanitarie ed è a carico del bilancio dell'azienda sanitaria locale od ospedaliera interessata. Ai sensi del comma 3, per il conseguimento delle finalità stabilite dall'articolo in oggetto, la commissione straordinaria può avvalersi in via temporanea, anche in deroga alle disposizioni vigenti, in posizione di comando o distacco di esperti nel settore pubblico sanitario nominati dal prefetto su proposta del Ministro della Salute, con oneri a carico del bilancio dell'azienda sanitaria locale od ospedaliera interessata. Il comma 4, nell'ipotesi delle aziende sanitarie sciolte, affida alla commissione straordinaria, sentito il commissario ad acta, l'adozione dell'atto aziendale avente a oggetto la disciplina dell'organizzazione e del funzionamento dell'azienda nonché, attraverso una modifica approvata in sede referente, l'approvazione dei bilanci aziendali relativi agli esercizi già conclusi entro il termine di novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame, ovvero, qualora la commissione non si è ancora insediata, dalla data del suo insediamento. Il termine originario di 60 giorni è stato esteso a 90 nel corso dell'esame in sede referente.

L'articolo 5 stabilisce che il commissario ad acta, nell'esercizio delle proprie funzioni, possa avvalersi del Corpo della Guardia di finanza nonché, a seguito di un'integrazione apportata, della collaborazione dell'Agenzia delle entrate, al fine di porre in essere attività tese al contrasto delle violazioni che possono recare pregiudizio agli interessi economici e finanziari connessi all'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale e del programma operativo COVID-19.

L'articolo 6, al fine di supportare gli interventi di potenziamento del servizio sanitario della Regione Calabria, prevede, come richiamavo prima, al comma 1, un contributo di solidarietà interregionale pari a 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, a valere, previa intesa in sede di Conferenza permanente Stato-regioni e province autonome, sui riparti delle quote vincolate agli obiettivi di piano del Servizio sanitario nazionale per ciascuno degli anni di riferimento. Il comma 2 prevede che l'erogazione della predetta somma sia condizionata alla presentazione e all'approvazione del programma operativo di prosecuzione del piano di rientro sopra citato e alla sottoscrizione di uno specifico accordo fra lo Stato e le Regioni contenente le modalità di erogazione delle risorse da sottoscrivere, come precisato in Commissione, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Il comma 3 dispone la verifica di quanto previsto dal predetto accordo in capo agli organismi tecnici di monitoraggio, il comitato permanente per l'erogazione dei LEA e il tavolo di verifica degli adempimenti. Per far fronte, inoltre, alle criticità emerse nelle riunioni di verifica dell'attuazione del piano di rientro dei competenti tavoli tecnici, in ordine, tra l'altro, alla qualità e alla completezza dei flussi informativi aziendali e all'effettiva implementazione dei sistemi di contabilità analitica nelle aziende e di certificazione trimestrale allegata al conto economico aziendale, il comma 4 dispone un'autorizzazione di spesa per la Regione Calabria pari a 15 milioni di euro per la sottoscrizione dell'accordo di programma finalizzato al riparto di risorse dirette a garantire la disponibilità di dati economici, gestionali e produttivi delle strutture sanitarie operanti a livello locale e il pieno rispetto degli obiettivi finanziari programmatici per la spesa sanitaria.

L'articolo 7 reca disposizioni transitorie e finali. In particolare, il comma 1, come modificato in corso dell'esame in sede referente, specifica che il periodo di applicabilità delle misure contenute nel Capo I del decreto-legge deve intendersi fino al raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto, e comunque per un periodo non superiore a 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto in esame. Il comma 2 dispone che il commissario ad acta invia al Ministro della Salute e al Ministro dell'Economia e delle finanze - e, a seguito di un'integrazione, anche al Presidente della Regione -, ogni sei mesi, una relazione sullo stato di attuazione delle misure di cui al Capo I del presente decreto. Il comma 3, in relazione ai compiti affidati al commissario ad acta, prevede la possibilità per il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'Economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della Salute, sentito il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie e il Presidente della Regione, di aggiornare il mandato commissariale assegnato con delibera del 19 luglio 2019, anche con riferimento al commissario ad acta. Il comma 4 dispone in merito alla cessazione delle loro funzioni dall'entrata in vigore del presente decreto dei direttori generali degli enti del servizio sanitario della Regione Calabria, nonché ogni ulteriore organo, ordinario o straordinario, comunque denominato, preposto ad aziende ed enti del Servizio sanitario regionale eventualmente nominati dalla medesima Regione successivamente al 3 novembre 2020. Passando, quindi, al Capo II del decreto-legge, l'articolo 8 detta disposizione per l'anno in corso sui termini entro i quali hanno luogo le consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario, in considerazione della gravità del quadro epidemiologico sul territorio nazionale.

PRESIDENTE. Concluda.

LUCA RIZZO NERVO, Relatore. Concludo, Presidente. Brevemente, nello specifico, il comma 1 dispone che per il 2020 l'elezione degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario si svolgano non prima del novantesimo giorno e non oltre il centocinquantesimo giorno successivo alla data in cui si sono verificate le circostanze che rendono necessario il rinnovo, ovvero nella domenica compresa nei sei giorni ulteriori. Concludo, Presidente, davvero. Poi, al limite, consegno la relazione nella sua interezza.

Siamo di fronte ad un provvedimento che deve essere decisivo per la Regione Calabria ben oltre e più di ciò che è avvenuto fin qui, un provvedimento che cambia anche in modo profondo il vecchio “decreto Calabria” e crea condizioni nuove per un rilancio della sanità calabrese. Un provvedimento, lo ribadisco, non solo dei calabresi o della sola Calabria, ma di tutto il Paese; infatti, riuscire a garantire sostenibilità economico-finanziaria, qualità dell'offerta sanitaria, intrecciando anche le nuove traiettorie su cui l'intero Sistema sanitario nazionale vuole avviarsi, penso allo sviluppo della medicina territoriale, all'offerta sanitaria …

PRESIDENTE. Relatore, deve concludere.

LUCA RIZZO NERVO, Relatore. …sono obiettivi dell'intero Paese. Quindi, con questo provvedimento - e concludo davvero, Presidente -, che il lavoro della Camera ha credo migliorato nei suoi contenuti, potrà essere ulteriormente data una possibilità alla sanità, di miglioramento, alla sanità della Regione Calabria, e questo per tutti noi deve essere un impegno imperativo e assoluto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ovviamente è autorizzato al deposito del testo.

Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: si riserva di intervenire in una fase successiva. D'accordo, sottosegretaria Zampa.

È iscritto a parlare il deputato Domenico Furgiuele. Ne ha facoltà

DOMENICO FURGIUELE (LEGA). Grazie Presidente, onorevoli colleghi, quando la storia, che dovrebbe essere maestra di vita, così come ci viene insegnato già dai banchi di scuola, si esprime in modo inequivocabile, in modo chiaro, di fronte a determinate esperienze, allora bisognerebbe prenderne atto, bisognerebbe quantomeno inchinarsi di fronte all'oggettività dei fatti. Perché i fatti - come diceva Winston Churchill - sono ostinati e la storia del commissariamento ad acta in Calabria sicuramente è chiara ed è di fronte ai nostri occhi, in tutta la sua crudezza. Fare finta di nulla o ostinarsi a far finta che questo non sia accaduto, che non sia accaduto un fallimento, è un'ennesima vergogna per il popolo calabrese.

Il Governo fa finta di nulla, rinnega il passato e non tiene conto del presente, e questo è inaccettabile. La storia infatti ci dice, signor sottosegretario, onorevoli colleghi della maggioranza, che la misura del commissariamento alle latitudini del mio territorio - della Calabria, ma anche di altre latitudini meridionali - è miseramente fallita e continuerà a fallire, perché vi ostinate a perpetrare un ennesimo “decreto Calabria” che, nei fatti, prolungherà il fallimento generale della sanità più che il commissariamento della sanità stessa.

Volete dirci quali altri cataclismi dovrebbero accadere dopo undici anni di fallimenti, dopo undici anni neri, perché vi rendiate semplicemente conto che non si può riproporre una formula che è stata ampliamente bocciata? E che il commissariamento sia fallito in Calabria lo dimostra il fatto che oggi, in piena pandemia, in Calabria si parla di ospedali da campo. Una cosa umiliante per il popolo calabrese, come è umiliante il fatto che i livelli assistenziali siano pari a zero, come è umiliante che l'organizzazione sanitaria sia quasi da Terzo mondo.

Se lo strumento del commissariamento, che voi volete perpetrare con una logica sadica, fosse stato utile, oggi noi non staremmo a parlare dei pannicelli caldi quali sono gli ospedali da campo, ma noi parleremmo, per esempio, dei diciotto ospedali che in Calabria sono chiusi, perché i commissari che si sono succeduti negli ultimi undici anni non hanno fatto altro che ridurre, tagliare, chiudere; in pratica hanno massacrato la sanità calabrese. Sono stati tutti una vergogna questi commissari, ma non perché fossero delle cattive persone o perché non avessero delle competenze specifiche della materia nella quale hanno lavorato per una vita. Semplicemente per il fatto che non avevano le attitudini e hanno lasciato solo macerie. Penso, ad esempio, all'aumento dell'emigrazione sanitaria a cui il popolo calabrese è costretto a sottoporsi, perché evidentemente bisogna mantenere determinati equilibri. È questa la verità. Bisogna mantenere aperta la ferita della Calabria, perché bisogna garantire determinati business che avvengono al di fuori dei confini regionali. Noi questo lo abbiamo capito, continueremo a denunciarlo e, come centrodestra - sono sicuro - una volta ritornati al Governo, faremo carta straccia di questo ennesimo decreto. Questo decreto è una vergogna che voi volete portare avanti con una logica gattopardesca del cambiamento affinché nulla cambi. Difatti, se si entra nei meandri di questo decreto, ci si rende conto che le prerogative assegnate al commissario sono le stesse medesime che erano già state assegnate a coloro che si sono succeduti negli ultimi undici anni, prerogative che, chi ha governato la sanità per indirizzo del Governo sulla nostra Regione, poi non è riuscito ad utilizzare, perché non aveva le attitudini, come dicevo prima.

In Calabria, signor Presidente, per governare la sanità, siccome è una Regione malfamata, marchiata, mica si manda un esperto di sanità, mica si manda qualcuno che è un manager della sanità, mica si manda un dottore o qualcuno che sappia dov'è il capoluogo di regione! In Calabria mandiamo un prefetto oppure un generale di corpo d'armata, bravissimo nel suo lavoro, ma che non ha nessuna attitudine rispetto a quello che poi deve fare in ambito sanitario. Così poi non si riesce a cavare una programmazione concreta, così il disavanzo aumenta in modo sproporzionato, così aumenta l'emigrazione sanitaria, che al popolo calabrese costa 320 milioni di euro all'anno; e poi ci ritroviamo questi commissari, che stanno lì per 18 mesi, e non ci sanno spiegare o non sanno denunciare bene o non si dimettono quando si trovano di fronte per esempio a bilanci che non sono stati redatti, magari quattro, sei esercizi, e che nello stesso tempo poi mettono in difficoltà anche la stesura del bilancio consolidato della Regione Calabria.

Signor Presidente, a ben leggere questo decreto si evincono immediatamente i profili di mediocrità e soprattutto di incostituzionalità, ma soprattutto si evince il fatto che le soluzioni che si vogliono approntare sono peggio del male. E, a proposito del male, senza nulla togliere al nuovo commissario che è stato nominato, a lui va tutto l'“in bocca al lupo” del gruppo della Lega, anzi, di più: la solidarietà. Ci costa verificare e purtroppo constatare che undici anni di fallimenti non sono bastati per cambiare il passo, undici anni nei quali i LEA sono colati a picco, nei quali le agenzie, che dovevano certificare il debito, tutto hanno fatto tranne che certificare il debito, comunque ben pagate, con fior di milioni di euro. Oggi questo Governo, nonostante questo, nonostante undici anni di fallimento, ci ripresenta la stessa formula.

Perché, cari colleghi, la storia ci insegna anche un'altra cosa ad un certo punto, cioè che non si tratta solo di questione di uomini, ma si tratta di questione di strumento. Lo strumento del commissariamento ad acta per la sanità calabrese è miseramente fallito: tu non puoi dare una macchina ad un grandissimo pilota - penso storicamente a Schumacher - se poi quella macchina ha problemi strutturali, se poi quella macchina la metti per strada e non riesce a fare neanche un metro. Allora perché, dopo undici anni mi chiedo e chiedo al Governo, per tramite del Presidente, per quale motivo perpetrare ancora 11 anni quello che è avvenuto, quello stesso strumento. Affidare la sanità ad un commissario che non ha competenze non è la risoluzione. Avremmo preferito ad un certo punto che si riaffidasse la sanità alla politica, quella politica che, se avesse ancora sbagliato, avrebbe potuto pagare dal punto di vista giuridico, dal punto di vista amministrativo. Quella politica, invece, in Calabria cosa ha fatto? Si è nascosta, si è trincerata dietro i commissariamenti e non si è presa le sue responsabilità. Dare la sanità, la gestione della cosa pubblica nelle mani della Regione avrebbe significato non ripetere gli errori che sono stati commessi trent'anni prima dei dieci anni di commissariamento, non avrebbe significato assolutamente ripetere il fatto che le agenzie sanitarie e ospedaliere potessero diventare nuovamente come un bancomat per la politica; ridare la sanità ai calabresi significava semplicemente restituire l'onore, l'orgoglio e l'autonomia di autogestirsi. Allora, voi pagherete a caro prezzo politico ed elettorale questa scelta, questa ulteriore umiliazione verso il popolo calabrese, anche perché la Calabria di recente, per via anche di un'attenzione mediatica non sempre corretta, però forte, è ritornata sulla scena.

La Calabria non si può più nascondere. Forse, anche per merito dell'indole dei calabresi, la Calabria è rientrata di prepotenza nell'agenda politica di questo Governo. È passato il tempo in cui la Calabria non interessava a nessuno e l'opinione pubblica è molto più coesa e solidale con i calabresi di qualche partito che regge questa maggioranza traballante. I cittadini, da Trento fino alla Sicilia, sanno che un ulteriore fallimento della gestione sanitaria in Calabria sarà targato esclusivamente Conte: la Calabria non la potete mettere più sotto lo zerbino come la polvere.

Allora, tutta Italia sa, oggi, che con questo decreto il Governo non ha idee, non ha soluzioni, ma ripropone gli stessi errori commessi negli ultimi 11 anni e lo fa in modo vergognoso, soprattutto in un momento storico drammatico come quello che stiamo vivendo, che è l'epoca della pandemia: complimenti, complimenti vivissimi!

Signor Presidente, per suo tramite, dico al Governo che se crede di trattare la Calabria come una colonia economica per tutelare gli interessi di qualche parte specifica, se questo Governo crede che il popolo calabrese debba rimanere marchiato e non sia degno di appartenere ed essere riconosciuto come il resto del popolo italiano, allora, a questo Governo io dico: tenetevi la vostra nazione e ridateci la nostra (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier - Il deputato Furgiuele espone il vessillo della Regione Calabria)!

PRESIDENTE. Collega, le chiedo di abbassare lo striscione (Commenti)…la bandiera della Calabria. Le chiedo comunque di abbassarla, grazie.

È iscritta a parlare la deputata Noja. Ne ha facoltà.

LISA NOJA (IV). Presidente, onorevoli colleghi e colleghe, sottosegretaria…

PRESIDENTE. Colleghi, se è possibile, vi chiedo di abbassare il tono della voce. Prego, collega.

LISA NOJA (IV). Oggi avviamo l'iter di esame in Aula della legge di conversione del cosiddetto decreto-legge Calabria. È un decreto che da un lato definisce nuove misure eccezionali di risanamento del servizio sanitario della Regione Calabria e, dall'altro, introduce una disciplina derogatoria per consentire, alla luce dell'emergenza sanitaria, di regolamentare le elezioni nelle regioni i cui organi siano già scaduti o in cui vadano a scadenza, e per i quali quindi sia necessario il rinnovo entro il 31 dicembre 2020.

Di fatto, in realtà, parliamo delle elezioni in Calabria perché, allo stato, è la Regione che si trova in questa situazione in ragione della perdita prematura della nostra collega e presidente Jole Santelli. In proposito vorrei dedicare ancora una volta a lei, alla sua famiglia e alla sua comunità politica un pensiero commosso. Tante idee mi dividevano da lei ma, specie per chi conosce la fragilità e la fatica esistenziale che si porta con sé la malattia, vedere la sua forza, la vitalità e l'ottimismo verso il futuro con cui fino all'ultimo Jole Santelli ha accettato di cogliere sfide politiche difficili (Applausi) e si è impegnata per la sua regione, per me sono e resteranno sempre un grande esempio. Venendo al cuore del provvedimento in esame, ossia la parte che è dedicata alla sanità calabrese, ci tengo anzitutto a sottolineare che i lavori in Commissione si sono svolti in un clima positivo, di confronto, anche importante e aspro sui temi, ma sempre pacato e di questo voglio dare atto a tutte le forze politiche, incluse soprattutto quelle di opposizione, che hanno sempre partecipato alla discussione con attenzione, portando argomenti di merito su cui spesso abbiamo dissentito fortemente, ma che non hanno mai impedito un confronto e una discussione serena e approfondita.

Spero che anche in quest'Aula ripeteremo quel clima di confronto profondo e pacato perché credo che questo faccia bene all'Italia, soprattutto in questo momento. Sul merito delle misure di risanamento, il Capo I del provvedimento interviene in quanto c'è stata la scadenza dell'efficacia delle disposizioni del precedente decreto-legge, il decreto-legge n. 35 del 2019, che - lo ricordo - è stato adottato durante il Governo giallo-verde, quindi quando la Lega era al Governo. Si tratta di misure che si rendono necessarie perché sono trascorsi i diciotto mesi previsti da quel decreto-legge, ma le criticità del sistema sanitario calabrese restano ancora tutte lì. Noi sappiamo bene che questo provvedimento rappresenta l'ultimo capitolo di una storia lunga e, vorrei dirle, molto dolorosa per i cittadini calabresi, che da molti, troppi anni non possono spesso usufruire di servizi sanitari in linea con gli standard qualitativi degni delle loro legittime aspettative di cure, che si vedono negati i livelli essenziali di assistenza a cui hanno pienamente diritto, come hanno pienamente diritto a quei livelli di assistenza essenziali tutti i cittadini italiani.

A questo riguardo, senza ripercorrere il contenuto del provvedimento, che il relatore ha già esposto in modo esaustivo, penso sia importante soffermarsi su alcuni aspetti di novità di questo decreto-legge che hanno particolare importanza e rispetto ai quali Italia Viva credo abbia dato un contributo decisivo. Il primo aspetto di novità riguarda la centralità che i LEA assumono nel provvedimento. Infatti, se il perno dei precedenti piani commissariali era fondamentalmente il perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario del sistema sanitario - certo, sempre stabilendo che ciò doveva avvenire nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza - stavolta questi, i LEA, diventano un punto fondamentale di questi piani; nell'articolato che stiamo discutendo diventano un elemento centrale, accanto sempre, naturalmente, al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario. Basti pensare - cito due aspetti del decreto che dimostrano questo elemento - che il provvedimento stabilisce espressamente che i commissari straordinari nominati dal commissario ad acta adottino atti aziendali al fine di garantire il rispetto dei LEA e di assicurarne la coerenza con il piano di rientro dai disavanzi nel settore sanitario.

Ancora, grazie al lavoro che è stato svolto in sede referente nel disciplinare i compiti del commissario ad acta, il testo del provvedimento indica espressamente la finalità di garantire l'esigibilità dei LEA nella Regione Calabria.

È importante questa parola: esigibilità dei LEA, anche in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19 e, per il raggiungimento di questa finalità così importante, si stabilisce che, in deroga ai limiti previsti dalla legislazione vigente, in riferimento agli oneri per il personale del Servizio sanitario nazionale, tenuto conto del fabbisogno rilevato delle aziende del Servizio sanitario regionale calabrese, il Ministro della Salute autorizzi il commissario ad acta a un piano straordinario per l'assunzione di personale medico, sanitario e sociosanitario. Anche questo è un aspetto importante, perché garantire i LEA e raggiungere l'equilibrio finanziario devono essere due obiettivi che rimangono sempre uniti, che vanno di pari passo, che devono avere pari dignità e pari priorità e anche pari vincolatività rispetto alle finalità del commissario ad acta. Questo perché una sanità che si trovi in equilibrio economico, ma sia incapace di garantire i livelli essenziali di assistenza, che sono il presupposto per assicurare il diritto alla salute di tutti i cittadini, non sarebbe una sanità degna di questo nome, e ciò a maggior ragione in un'epoca come questa, caratterizzata da un'emergenza sanitaria come il COVID. Al riguardo, io credo che sia importante andare a vedere quali sono stati gli esiti delle valutazioni effettuate dal comitato LEA per il 2018, l'ultimo anno per il quale abbiamo dei dati disponibili relativi alla Regione Calabria. Si riporta il fatto che la Calabria, complessivamente, ha riportato un punteggio pari a 126, quindi un punteggio positivo, in crescita rispetto agli anni precedenti e, tuttavia, se andiamo a vedere alcuni degli aspetti di criticità che sono stati rilevati in questo monitoraggio, vediamo, per esempio, alcune mancanze che, in questo momento pandemico, sono molto significative. Mancanze gravi riguardano, per esempio, la copertura per il vaccino antinfluenzale delle persone anziane e tutto quello che riguarda diciamo l'effettuazione di test di screening di primo livello: risultano mancanze gravi nel livello di assistenza distrettuale; sono negativi, infatti, gli indici sul numero di posti per assistenza degli anziani over 65 in strutture residenziali, o sul numero di posti equivalenti alle semiresidenziali in strutture che erogano servizi di assistenza alle persone con disabilità. Stiamo, cioè, parlando di punti di criticità importanti e ancora più importanti rispetto all'emergenza pandemica, il che rende, io credo, ancora più importante la centralità che assumono i LEA in questo nuovo provvedimento sulla Calabria.

Il secondo punto di novità, che io credo sia importante, a cui faceva riferimento anche al relatore, è il contributo di solidarietà straordinario previsto per supportare gli interventi di potenziamento del Servizio sanitario della Regione Calabria. Sessanta milioni annui per i prossimi tre anni erogati sulla base di un accordo con il Ministero della Salute e previa intesa in sede di Conferenza permanente Stato-regioni. Si esce, dunque, dalla logica per cui le mancanze decennali di un sistema sanitario dal punto di vista finanziario sono colmabili solo con maggiori tasse, maggiori ticket, maggiori tagli, che ovviamente determinano poi un circolo vizioso, ai danni dei cittadini.

Infine, siamo soddisfatti, anche questo è un elemento di novità importante, che ci sia stato un potenziamento degli strumenti di raccordo tra la struttura commissariale e gli enti locali, non solo, come è stato detto poc'anzi, con l'obbligo del commissario straordinario di informare, ogni tre mesi, la Conferenza dei sindaci e le organizzazioni sindacali sulle misure di risanamento adottate, con la possibilità per questi soggetti di esprimere delle proposte, ancorché non vincolanti, ma anche per quell'elemento, che è stato aggiunto durante l'esame in sede referente, su proposta di Italia Viva, che appunto ha inserito anche l'obbligo del commissario straordinario, d'intesa con il commissario ad acta e con i subcommissari, di informare su base mensile, quindi con una scadenza breve, la Conferenza dei sindaci riguardo alle attività specifiche di contrasto alla diffusione del COVID-19, e con la possibilità della Conferenza dei sindaci di formulare proposte con riferimento specifico alle misure e alle strategie di contrasto alla pandemia. È importante, perché noi sappiamo che i sindaci, in questa pandemia, stanno rivestendo un ruolo fondamentale, e quindi è importante che siano coinvolti in tutto quanto riguarda il loro territorio, da questo punto di vista.

In conclusione, io vorrei dire che noi siamo ben consapevoli di come questo provvedimento si collochi in un percorso di promesse tradite, di impegni non onorati nei confronti dei cittadini calabresi e di come la tragedia del COVID-19 abbia dimostrato a tutti noi che la fragilità di un sistema sanitario si può tradurre, si traduce quasi sempre in una fragilità anche del sistema economico, sociale; la pandemia l'ha dimostrato in maniera assolutamente indubitabile.

Noi, oggi, con questo provvedimento, tentiamo di dare una risposta a questa fragilità. Però, non è la prima volta che in questo Parlamento si tenta di dare una risposta; non è nemmeno la seconda; non è nemmeno la terza; e questo fa gravare su di noi una responsabilità molto importante, perché se anche stavolta falliremo, io credo che i cittadini calabresi davvero perderanno ogni fiducia nella politica nel suo complesso, il che sarebbe una tragedia.

Quindi, io penso che, oltre a ovviamente esprimere apprezzamento per questo provvedimento, dobbiamo anche, come dire, tra di noi assumerci l'impegno di vigilare su come poi questo provvedimento verrà man mano attuato, utilizzando tutti gli strumenti di vigilanza di cui la Costituzione investe il Parlamento, per fare in modo di non trovarci, tra 24 mesi, qui a prendere atto del fatto che ancora una volta i cittadini calabresi non possono godere a pieno del loro diritto fondamentale alla salute (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva, MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Felice Maurizio D'Ettore. Ne ha facoltà.

FELICE MAURIZIO D'ETTORE (FI). Grazie, Presidente. La conversione del decreto-legge riguarda il decreto-legge n. 150 del 10 novembre 2020, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della Regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario. Misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario: beh, è evidente che questo decreto altro non è che la prosecuzione del precedente decreto del 2019 - così è stato detto chiaramente anche in sede di esame in Commissione affari sociali – e, quindi, l'urgenza della misura è da tutta da spiegare rispetto a un solo intento, che è un intento politico e che ha, però, profili di rilevanza costituzionale, nell'ambito appunto del rapporto tra Regione e Stato e nel rapporto tra l'emergenza e il commissariamento e quella che è, invece, l'ordinaria gestione del servizio sanitario. Quali sono i profili che più lasciano perplessi? È evidente che il Governo ha utilizzato questo strumento della cosiddetta gestione manageriale anche in questo caso con un solo scopo, che è quello di non consentire e di non prevedere che alla Regione potesse essere attribuita, in tutto o in parte, o con un sistema di interlocuzione istituzionale, anche articolato, la gestione del Servizio sanitario. Lo ha fatto riproponendo lo stesso schema: la cosiddetta gestione manageriale attraverso i commissari ad acta; e ora è previsto che il commissario si possa valere di più subcommissari; grazie ai nostri emendamenti, di cui parlerò dopo, abbiamo evitato anche ulteriori storture in questa previsione; e tutto questo viene fatto senza che ci sia una valutazione della compatibilità costituzionale di questa scelta rispetto anche a ciò che questo provvedimento, dal 2019, perché è lo stesso – altro che misure urgenti, è lo stesso, in prosecuzione – ha già creato. Quali sono gli effetti del precedente decreto? C'è stato un pareggio di bilancio? No. Ci sono stati piani operativi in prosecuzione, così come previsto ora, che abbiano dato alla gestione cosiddetta manageriale, come dire, un effetto diretto o indiretto sui livelli essenziali di assistenza? No. C'è stata una riduzione della cosiddetta mobilità passiva, con riguardo, in particolare, a tutti i cittadini calabresi che sono costretti ad andare in altre regioni per farsi curare, con spese a carico del sistema sanitario regionale? No. Ci sono state una spiegazione, un'efficacia e un'efficienza alla risposta sanitaria che riguarda i tagli, alle chiusure forzate, all'assenza di turnover? No.

E, allora, la domanda che viene fatta - e che è una domanda che nasce sia da un punto di vista di efficienza dell'organizzazione sanitaria del modello previsto dal commissariamento sia con riguardo a quello che è l'aspetto giuridico della compatibilità costituzionale di questa scelta - è del tutto evidente: a cosa serve questa prosecuzione senza che ci sia una valutazione concreta dell'efficacia e degli effetti della gestione commissariale precedente, cosiddetta manageriale, rispetto a questo modello riproposto e all'incapacità del Governo di prevedere modelli alternativi, anche in mediazione e in rapporto con la regione. Ecco perché abbiamo presentato, da un lato, la questione pregiudiziale di costituzionalità; dall'altro, entrando nel merito del provvedimento, noi diciamo che già lo stesso provvedimento, più o meno nello stesso modello e nella stessa architettura e impalcatura, ha già creato effetti distorsivi della gestione sanitaria, effetti anche negativi sui bilanci. E questo è un dato ammesso nello stesso dossier che è allegato al provvedimento. Quali sono, quindi, le ragioni? Molto semplicemente, di fronte all'emergenza anche epidemiologica, di fronte alla difficoltà di creare un sistema alternativo, è stata fatta una scelta che costituzionalmente lascia perplessi, perché prevarica le competenze regionali oltre ogni limite. Perché queste scelte dovrebbero essere temporanee. Ed è una scelta che viene fatta senza tenere conto delle precedenti gestioni cosiddette manageriali - alla faccia dei manager! - e degli effetti sui livelli essenziali di assistenza, sui bilanci e sulle spese, sulla mobilità passiva, su tutto quello che ho già detto. Non può incidere, lo Stato nazionale, su una realtà regionale territoriale senza tenere conto, essendo una gestione cosiddetta manageriale, dei risultati e degli obiettivi che erano proposti. Nessun provvedimento, in questo decreto-legge che è oggetto della nostra attenzione ai fini della conversione, riguarda questo aspetto. Quali sono gli effetti, quali sono le conseguenze, il criterio di responsabilità amministrativa, di valutazione politica del comportamento e della condotta di questo commissariamento in tutti questi anni? E oggi questo commissariamento - un commissario ad acta ed eventuali tre subcommissari, fino a tre - è riproposto addirittura, fino alla possibilità di 24 mesi massimo, dicendo: “fermo restando che si raggiungano gli obiettivi prefissati dall'articolo 1”. Quali sono gli obiettivi dell'articolo 1? Gli obiettivi previsti dal programma operativo di prosecuzione del piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario regionale della Regione Calabria se si svolge secondo la previsione normativa. Ma se questi obiettivi non sono stati mai raggiunti? E quel limite dei 24 mesi l'abbiamo posto noi con un emendamento di Forza Italia, perché sennò il termine era indefinito. E un commissariamento non può essere indefinito, non può protrarsi per anni e anni, non può superare il decennio. Ma qual è l'idea? E grazie a noi c'è stato un limite, ma nemmeno quel limite, se non si raggiungono gli obiettivi, potrebbe essere in ipotesi poi rispettato. E, allora, qui c'è una combinazione, un'interlocuzione tra l'aspetto tecnico-manageriale sanitario, l'efficienza e l'efficacia della risposta commissariale e il tema del rapporto fra Stato e Regioni e della indefinita risposta commissariale da parte dello Stato centrale. Solo per la Regione Calabria si è tenuto questo comportamento. Come mai in Regione Toscana, quando c'è stato un buco di 470 milioni nella sanità di Massa, non si è proceduto ad una avocazione da parte dello Stato di compiti e attività, anche sulla base di indagini della Corte dei conti e della magistratura ordinaria, come mai? Però, in Calabria questo si fa e si perpetua. E allora, qual è lo scopo, qual è la realtà che sta dietro a questo provvedimento? E' meramente politica, è una scelta, un'opzione politica sbagliata. Infatti, l'altra domanda che uno si pone è questa: se il commissariamento è l'unica risposta valutata dal cosiddetto indirizzo politico generale del Governo in materia di sanità, perché questa risposta non è stata realizzata attraverso l'interlocuzione diretta della regione? Perché non si è realizzato il meccanismo del commissariamento insieme alla regione, insieme all'autorità politica eletta dai cittadini, non da nessuno? Il Governo nazionale in questo momento nasce da una maggioranza che è nata in Parlamento del tutto legittima, ma c'è un governo regionale che è eletto dai cittadini, che deve dare risposte, che secondo la normalità costituzionale avrebbe la competenza in questa materia, insieme allo Stato centrale, in un rapporto di ripartizione di competenze, di distribuzione e di concorrenza. E' già sul piano giuridico della compatibilità costituzionale che non torna questa risposta, che è una risposta politicamente abnorme e che non si giustifica sulla base della attuale realtà. E, allora, le ulteriori domande che si pongono, e possiamo andare anche nel dettaglio: per quale ragione, che nessuno ancora comprende, si prevede una serie di interventi di potenziamento del servizio sanitario della Regione Calabria con la disposizione di un accantonamento, per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, di 60 milioni di euro con coperture da stabilire con accordo attraverso il Ministero della Salute, a valere sempre sulle risorse del Fondo sanitario nazionale. Ma questo accordo è subordinato alla successiva presentazione del programma operativo concernente la prosecuzione del piano di rientro del deficit sanitario della regione, che dovrà essere sottoscritto, come precisato con la modifica introdotta durante l'esame in sede referente, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. E' prevista l'ulteriore spesa di 15 milioni di euro per la sottoscrizione dell'accordo di programma finalizzato a garantire la disponibilità di dati economici, gestionali e produttivi delle strutture sanitarie operanti a livello locale, a valere su quota parte delle risorse destinate all'edilizia sanitaria. Dal burocratese e dalla confusa tecnica legislativa da me riassunta - rappresentante del Governo, ho tentato di riassumere anche avvalendomi del dossier - questo accordo, con riguardo all'utilizzo dei 60 milioni, è successivo alla presentazione del programma operativo sulla base del programma del piano di rientro del deficit sanitario della regione. Ma ci volete prendere in giro o fate sul serio? Ma se non sono riusciti in tutti questi anni a pareggiare i bilanci, a far fronte al deficit, ma voi pensate che in pochi mesi il commissario possa essere in grado di avvalersi di queste risorse (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)? Sono stanziate e buttate lì! Sì, rappresentante del Governo, è così! Perché noi conosciamo la situazione. Ma quando il piano di rientro e i piani operativi? Quando, se non sono riusciti a farlo? E lo prevede anche per l'emergenza epidemiologica, con quello che è successo con i commissari. Allora, o avete messo una condizionalità che è un po' da MES, visto che questa è la giornata del MES; oppure, molto semplicemente, voi ritenete, qualunque cosa succeda, che per voi in qualche modo queste risorse saranno allocate. Ma c'è anche il tema del piano straordinario assunzionale del personale medico e di tutte le altre figure necessarie a far fronte anche all'emergenza sanitaria. Anche questo è finanziato ma il piano assunzionale, vi ricordo, era già previsto nel precedente decreto: che fine ha fatto quel piano assunzionale, dove è andato a finire? Ma il Governo, proponendo un provvedimento, si pone il tema di cosa è accaduto prima? Si è fatta un'analisi di qual è lo stato della situazione precedente rispetto anche all'allocazione di risorse? E sono sufficienti queste risorse, bastano? Noi siamo intervenuti, come sa benissimo il rappresentante del Governo, anche sul piano assunzionale.

Avevamo chiesto addirittura che si prevedesse per il personale medico e sanitario anche la possibilità di contratti a tempo indeterminato e lo sblocco delle assunzioni, cose che invece già erano in precedenza previste e che, come dire, lasciano in sospeso l'attività concreta delle strutture sanitarie calabresi (non è passato poi in questa parte, ma solo in parte il nostro emendamento). Abbiamo provato a modificare questo provvedimento in questo senso, ma - mi daranno atto anche il relatore del provvedimento e il rappresentante del Governo - sulla base di un comportamento costruttivo e propositivo, che partiva dalla specifica conoscenza territoriale. Anche nell'ambito della discussione sulle singole disposizioni e sulle proposte emendative, c'è stato solo in parte ascolto. Ringrazio il rappresentante del Governo e il relatore, che comunque hanno dato ascolto, almeno per una parte delle nostre proposte emendative, ma è in radice che il nostro atteggiamento non può essere positivo su questo provvedimento, per come è stato congegnato, per come è poi stato scritto rispetto a ciò che già era avvenuto.

Io ringrazio la collega Noja che, con grande sensibilità, ha ricordato la figura della presidente Santelli e l'impegno della presidente anche in questo settore. Io ricordo che spesso è venuta anche a Roma - lo ricorda anche il collega Stumpo - per parlare con il Ministro Speranza con un atteggiamento assolutamente costruttivo e con il Presidente Conte; nessun atteggiamento oppositivo. Dalla Calabria, dalla presidenza della Regione, veniva una volontà politica chiara e i colleghi, anche di maggioranza, me ne possono dare atto. Ne abbiamo parlato insieme perché noi di Forza Italia siamo abituati a dialogare e a parlare: non facciamo un'opposizione preconcetta, proviamo a risolvere le questioni. Non vedo qui la collega Bruno Bossio - eccola, scusami, non ti avevo visto -, ma quante volte abbiamo parlato, quante volte ci siamo confrontati e abbiamo parlato, perché abbiamo la stessa sensibilità. Io, pure non essendo più presente spesso in Calabria, ma vengo da quella regione. Come tanti, sono andato fuori, ma ciascuno di noi ce l'ha nel cuore quella regione e conosce le situazioni. Abbiamo fatto questo e la presidente è andata con questo spirito di collaborazione, creando tavoli di confronto. Anche il Ministro Speranza devo ammettere che si è sempre dimostrato disponibile, ma poi qual è il risultato? È vero, la scomparsa di Jole Santelli forse non ha aiutato nel completamento di un percorso che si era avviato, ma comunque, in questo momento, in quel territorio, c'è una giunta, una giunta che è espressione di un consiglio regionale che è stato votato a larga maggioranza dai cittadini, quindi questa interlocuzione ci deve essere. Queste misure urgenti in via di scadenza dovevano essere oggetto di un ulteriore confronto; ancora siamo in tempo a farlo, ancora possiamo emendare questo provvedimento, possiamo discuterne, perché l'attesa che c'è in Calabria è grande e la responsabilità che ci chiama è un'emergenza sanitaria, economica e sociale di una regione che non può avere questo trattamento, che ha avuto un trattamento incredibile nella materia, appunto, della nomina del commissario regionale. Sarebbe facile la polemica, ma non mi interessa la polemica spicciola, come non interessava alla collega Santelli: non le interessava la polemica, le interessava la costruzione di un rapporto istituzionale e la soluzione dei problemi. Allora, abbiamo ancora lo spazio per farlo, abbiamo anche la possibilità di farlo, anche in quest'Aula ancora, se c'è apertura in questo senso, perché non è che dobbiamo correre nell'approvazione del provvedimento perché domani poi è giovedì e poi qualcuno se ne vuole tornare a casa. Siamo disponibili, da questo punto di vista, a continuare a mantenere un rapporto propositivo, per migliorare tutto ciò, anche se il nostro giudizio è negativo sul provvedimento e sulla stessa concezione del commissariamento, così come è stata realizzata e riproposta con questo provvedimento. Infatti, rappresentante del Governo, sottosegretario, lei lo sa: è una prosecuzione, tant'è che si parla di prosecuzione. Ci sono molte norme nel provvedimento, che ovviamente sono legate all'efficacia dispositiva del precedente provvedimento; non c'è un cambiamento epocale. Ci sono alcune norme, che la collega Noja aveva richiamato, che in qualche modo tentano di cambiare il verso e l'indirizzo, ma l'indirizzo politico fondamentale, la risposta tecnico-organizzativa sanitaria, rimane quella. E qui entra in gioco l'identità, la dignità di un popolo: non è retorica, è la realtà.

Dopo quello che è avvenuto per i commissariamenti - ripeto - non voglio entrare in polemica, ma vi è l'idea di avere uno Stato centrale, che interviene sulla base di un comportamento impositivo e inibitorio, sempre e comunque, sulla base di un preconcetto, di un pregiudizio. Bisogna superare anche questo retaggio culturale, che anche la politica nazionale non può continuare ad avere! Bisogna considerare che il popolo calabrese è pronto a dimostrare la sua capacità di collaborazione, di realizzare e di cambiare il senso della gestione sanitaria. Questo viene fatto attraverso le rappresentanze istituzionali, i comuni, che sono stati dimenticati da questo provvedimento: dimenticati! I sindaci dei comuni - e mi rivolgo ai colleghi del centrosinistra e scusate se vi cito di nuovo, colleghi Stumpo e Bruno Bossio -, quanti sindaci, che poi per legge sono l'autorità sanitaria locale, si trovano di fronte a difficoltà enormi? Io penso in questo momento al sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, che anche oggi discuteva di temi che riguardano l'ospedale, un ospedale che era un glorioso ospedale e che negli anni poi è diventato un ospedale che ormai non dà più risposte, per non dire altro. Perché questo? Quando si offende, come diceva la collega Noja, la risposta sanitaria, la cultura della risposta sanitaria, per lo Stato nella sua interezza, nel suo modo di comportarsi, dai comuni, dalla regione, dallo Stato centrale, diventa difficile ottenere fiducia in tutti i territori, ottenere collaborazione, far comprendere le scelte, che continuano ad essere solo impositive e inibitorie. Questo passaggio deve essere fatto e bisogna cominciare a ragionare in questo senso. Non è più possibile pensare che solo con questi provvedimenti, con i commissariamenti, con l'esautoramento di qualsiasi potere locale e di ogni dialogo con i territori, si possano raggiungere risultati. Anche perché abbiamo visto che questi risultati in questi anni non sono stati raggiunti con il commissariamento: era necessario e bisognava farlo? Sì, forse, ma poi si valuta. Quando la gestione è manageriale, c'è una valutazione. In tutti i campi, in tutti i settori, avviene questo: solo qui non avviene? Nessuno valuta i commissari? Nessuno valuta gli effetti? Questo cosa crea? Crea sui territori incertezze, insicurezze e domande che non trovano risposta. La sanità, per territori in cui già ci sono difficoltà economiche, un disagio sociale forte, un ritardo nell'ammodernamento delle infrastrutture, diventa devastante. Io non uso mai questa parola, ma diventa la preoccupazione che sorge in ciascuno di noi.

Io ho sentito in questi giorni tanti amici, anche compagni di liceo, che insieme a me poi sono andati fuori dalla Calabria: medici, professionisti di primissimo piano, come quelli che lavorano sui territori, i quali sono pronti anche a dare il loro apporto; sono pronti anche a tornare, sono pronti a darsi da fare; tanti come me che incominciano a essere anche avanti con gli anni, per dare anche quel supporto e quel contributo in un Governo che, in questo momento, come dire, si riempie - c'è una folla - di esperti e di task force.

Perché non ci rivolgiamo a tante persone e non chiediamo a molti di poter rientrare e svolgere la loro attività sui territori? Sarebbero disponibili, ci vogliono risorse; ci vogliono risorse. Vogliamo dare una risposta concreta e seria alla sanità calabrese? Allora, provvediamo con delle risorse, ma non delle condizionalità, che sappiamo essere molto difficili da realizzare, risorse immediate. Bisogna avere il coraggio di mettere in campo queste risorse, il coraggio di mettere queste risorse negli ospedali. Con tutto il rispetto di Emergency e di Gino Strada, la Calabria ha bisogno di risorse per gli ospedali che ci saranno fra dieci, venti, trenta, quarant'anni, di utilizzare le strutture esistenti e di riammodernarle, di dotarle delle strumentazioni e delle impiantistiche necessarie, di avere personale che può essere capace di dare risposte concrete (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

Perché non partiamo da questo presupposto, e pensiamo che tutto ciò possa avvenire solo tramite il commissariamento? Perché non pensiamo, invece, a ciò che si può fare secondo la normalità, pensando a quel territorio in senso normale, per dare normalità alla risposta sanitaria, che è una risposta sociale, che rende anche concrete le relazioni di vita esistenziale delle persone, che le riconduce alla dignità di un popolo e all'identità di una regione che non può essere continuamente offesa? E non è che qui ci stiamo lamentando, nessun lamento. Lei lo sa, rappresentante del Governo, noi abbiamo dato, anche in Commissione, il nostro contributo e vogliamo dare il nostro contributo per risolvere i problemi della sanità calabrese. Nessuno li nega, ma perché non c'è questa volontà da parte del Governo? Perché non c'è questa interlocuzione, ripeto, con i sindaci, con i comuni, con i parlamentari - l'ho detto anche in Commissione - di tutte le forze politiche? Qui ci sono i parlamentari Cannizzaro, Versace, anche lei è di origine calabrese, il collega Occhiuto, Torromino, così come i colleghi di maggioranza, che si sono occupati, in questi anni, della sanità calabrese. Da tutti, da parte di tutti c'è questa volontà; allora, facciamoli questi famosi tavoli, queste task force: mai una volta che si facessero in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), mai una volta che, in Parlamento, con le Commissioni competenti e con i parlamentari che conoscono il territorio, insieme, si potesse collaborare, dare suggerimenti e costruire un percorso insieme, con le idee che hanno i colleghi di maggioranza, sicuramente, e che noi abbiamo per risolvere le questioni; la collega Wanda Ferro, tanti altri che sono qui presenti, che stanno ad ascoltare, compresi quelli di maggioranza: perché è così difficile farlo? Perché è così complicato? Cosa impedisce di portare nelle Aule parlamentari questo confronto preventivo, come avviene in altri sistemi, come avviene in Germania, in altre parti? Chiunque conosce il procedimento legislativo sa come avviene, ma, in questo caso, è possibile.

Se si parla di sanità della Basilicata, qui c'è l'ex presidente della Regione Basilicata: gli volete chiedere qualcosa ogni tanto, così, per caso? Qui dentro ci sono persone che hanno fatto i consiglieri regionali, i sindaci, che sono stati eletti su quei territori: è così complicato metterli a un tavolo o solo le burocrazie ministeriali conoscono i temi o hanno la sensibilità politica? Ma senza distinzione di partito: perché questo non è possibile? Perché il Governo deve scegliere questa strada, dell'imposizione e dell'inibizione? Inibire e imporre. Qual è la ragione? Che, poi, porta a questi risultati, anche a una reazione dei territori, di incomprensione. Ci vuole fiducia, creare una relazione di fiducia. Chi la crea questa relazione? Gli eletti sui territori. Perché sono eletti? Perché hanno un mandato? Perché ciò è possibile realizzarlo. E, invece, si sceglie la strada del provvedimento scritto “XY” dal Ministero da qualcuno che, poi, è un bravissimo burocrate, a volte, mi permetto, rappresentante del Governo, scritto anche in una lingua non sempre comprensibile, anche lei lo sa meglio di me, abbiamo corretto alcuni strafalcioni, c'erano anche dei “copia e incolla”. Il caso del commissario che o del dirigente che prendeva lo stipendio triplo, vi ricordate? C'era un “copia e incolla” con il precedente provvedimento e l'abbiamo ricorretto. È possibile, no? Chiunque scrive un provvedimento può anche sbagliare. Ma, allora, perché anche la ratio, gli indirizzi del provvedimento non vengono discussi insieme? Ancora c'è lo spazio e il tempo. Questa è la proposta di Forza Italia: dare spazio ancora alle proposte emendative, al migliorare questo provvedimento, nell'interesse della Calabria e dei cittadini calabresi, insieme a tutti i parlamentari o eletti in Calabria o che da quella regione provengono e che conoscono quei territori e che hanno la voglia, la forza, la passione civica, morale di rispondere alle esigenze della sanità calabrese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) e che lo vogliono fare nell'interesse dei cittadini, nel più alto compito di ogni parlamentare.

La produzione legislativa, in questo caso, non è un mero iter regolamentare: la produzione legislativa qui tocca la vita di milioni di persone, di persone che non sono solo i calabresi, ma tutti coloro che in Calabria non ci sono più, che seguono quello che avviene e che vogliono ricostituire un'identità, una dignità, e la sanità lo è. Il collega Delrio, presidente del gruppo del PD: spesso lui ha parlato di sanità, anche oggi ci parlava dei compiti, della rilevanza della risposta, degli obiettivi alti. Ecco, gli obiettivi alti si realizzano qui, in questa regione, li possiamo realizzare insieme, per tutti coloro che in quella regione ci vivono e anche per coloro che non vivono, ma che hanno a cuore la sanità calabrese. Possiamo sempre farlo, rappresentante del Governo, noi di Forza Italia siamo pronti. Se, però, nemmeno questa volta c'è una risposta, non ci chiedete più collaborazione, perché noi lo facciamo nell'interesse dei cittadini, non nell'interesse del Governo. Se questa volta, nemmeno questa volta, ci volete ascoltare, allora non abbiamo che un modo: quello di farvi capire, con la nostra opposizione, sempre più dura, sia a livello territoriale che a livello nazionale, che voi non siete il Governo per questo Paese e, tanto meno, per i calabresi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Carnevali. Ne ha facoltà.

ELENA CARNEVALI (PD). Grazie, signora Presidente. Sottosegretaria Zampa, cari colleghi e care colleghe, innanzitutto permettetemi davvero di ringraziare moltissimo il relatore Rizzo Nervo, per il lavoro e anche la relazione, ampia, dettagliata, approfondita, e anche per il modo con cui ha condotto il ruolo di relatore. E mi permetta, Presidente, di utilizzare questi minuti, forse con un po' meno di passione, che comprendo molto bene, che è arrivata dai colleghi precedenti - e non lo dico, in particolare, al collega D'Ettore -, ma credo che sia utile anche rinfrescare un po' la memoria, perché il provvedimento che stiamo analizzando oggi e siamo ad esaminare fa seguito alle misure assunte già precedentemente - mi riferisco al decreto-legge n. 35 del 2019 - che, lo ricordo a chi forse, invece, non c'è più di fronte a me, portavano una scelta fatta dal Governo allora Lega-5 Stelle. Poiché quei presupposti, quelle ragioni, i presupposti di straordinarietà ed urgenza che erano correlati all'adozione di quel decreto non si sono realizzati, il Governo ha deciso di intervenire nuovamente in via legislativa. Il tema centrale di questo provvedimento è senza dubbio la gestione commissariale della sanità calabrese, gestione che, in particolare, trova, dopo un po' di tormenti, finalmente la nomina di un commissario ad acta, una guida chiara, una guida ben definita, su cui poi tornerò.

Permettetemi anche e lo dico perché è suonato qui, tante volte, il nome della presidente Santelli, che non rievochiamo solo per onore di memoria, ma per il suo impegno e, soprattutto, per aver scelto anche di caratterizzare il suo impegno nei confronti dei cittadini calabri (Applausi) e nei confronti di un recupero dei livelli di standard, che siano standard adeguati non solo per la Calabria, ma standard che siano quelli che devono essere garantiti a tutti i cittadini. Vedete, contemporaneamente, io non dimentico il giudizio che fu critico, anche contrario, al “decreto Calabria” precedente, e lo fu per molte ragioni, ma molte ragioni che adesso, invece, sono state riviste.

Penso, per esempio, alle limitazioni rispetto alle possibilità assunzionali, possibilità assunzionali che oggi sono concesse dentro alcuni limiti; penso all'esautoramento del ruolo dei sindaci, penso all'assenza di riferimento ai piani edilizi, penso a quel riferimento dell'esigibilità dei livelli essenziali di assistenza, quindi, agli uomini e alle donne che sono i professionisti che li garantiscono, che finalmente trovano anche una centralità in questo decreto. Penso alle assenze che prima, invece, erano gravi, oltre alle inadempienze, all'assenza di bilanci certificati e anche a dei modelli organizzativi che erano mirati più alla dismissione che ad una effettiva riorganizzazione, che hanno prodotto una insostenibilità del sistema calabro e anche, per i cittadini, l'impossibilità di veder riconosciuti i diritti garantiti dall'articolo 23 della Costituzione.

Il contesto generale della Regione Calabria mette in luce un sistema sanitario regionale che, anche se sottoposto da tempo - pensiamo dal 2010 - attraverso i piani di rientro alla gestione commissariale, rimane in una grave situazione, se non addirittura verso un peggioramento dalla parte di molti indicatori; li abbiamo ricordati prima, cioè quelli dell'assistenza territoriale, dei tassi di ospedalizzazione, del numero delle disponibilità di posti letto, degli ospedali che ancora non sono efficienti, fino alle risorse - tante risorse - che ci sono e che non sono state spese. Quindi, ciò che riteniamo necessario è rimettere ordine a questo disordine amministrativo e gestionale, dove ci sono evidenti casi di sovrapposizione di interesse della criminalità organizzata che giustificano un intervento straordinario e rendono necessario un intervento verso una discontinuità immediata, affinché vengano garantiti - proprio anche in virtù di quell'articolo 117, comma secondo, lettera m), della Costituzione - i livelli essenziali di assistenza. Lo dico, in particolare, rispetto all'intervento che ho sentito prima. A nessuno sfugge la necessità di un superamento dell'istituto del commissariamento; lo pensavamo anche nel 2019 e lo pensiamo in molti; lo pensa anche la Conferenza dei sindaci e ricordo a tutti che ciò nacque dalla volontà di trovare una modalità di gestione straordinaria di fronte a delle situazioni emergenziali, a gestioni amministrative in disavanzo, in questo caso debbo dire cronico. Con un ulteriore passaggio in via legislativa, con il concorso di tutte le forze politiche, si decise poi di affidare la guida del commissariamento ad una figura che non corrispondesse al presidente della regione in causa. Oggi, quindi, in assenza di altri strumenti giuridici alternativi, siamo di fronte ad uno stato di necessità; una necessità che è volta agli indirizzi del decreto, con un rafforzamento della funzione del commissario ad acta, dei commissari straordinari, del ruolo di Invitalia, oltre che di Agenas. Il nuovo commissario ad acta, che è nominato dal Governo, sarà infatti chiamato ad attuare quegli obiettivi previsti dai programmi operativi di prosecuzione del piano di rientro dei disavanzi del servizio sanitario regionale della Calabria, ad assicurare l'adempimento dei livelli essenziali di assistenza, il rafforzamento strutturale della rete ospedaliera, dell'emergenza-urgenza e anche delle infrastrutture di posti di terapia intensiva e subintensiva. Alla guida del commissariamento oggi c'è un uomo delle istituzioni, che nessuno qui ha nominato. È l'ex prefetto Guido Longo, che conosce bene quel territorio, che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata la sua missione, a cui va non solo la nostra fiducia e gratitudine, ma l'auspicio soprattutto di avvalersi di collaboratori capaci e di subcommissari che - così abbiamo deciso - non possono essere superiori a tre, di persone competenti che sappiano che cosa significa parlare di sanità, che sappiano che cosa significa parlare di management sanitario, di regole delle pubbliche amministrazioni e anche degli indirizzi del Ministero.

Siamo certi che la collaborazione con Gino Strada, che ha offerto la sua collaborazione e disponibilità, e quella di Emergency, come peraltro già avviene in molti territori d'Italia, sarà preziosa ed efficace. Devo dire che a tutti, diversamente dai toni che abbiamo sentito in quel periodo, toni a mio giudizio spudorati e forse anche toni al limite della decenza, noi invece siamo grati e siamo riconoscenti. Altrettanto, sono certa che lo stesso Gino Strada sarà capace di riconoscere i meriti di chi in passato a livello nazionale ha fornito strumenti di modernità e di innovazione del Servizio sanitario nazionale senza mai venir meno alla difesa e alla valorizzazione di quel bene comune supremo che è la salute.

Noi abbiamo lavorato molto e bene in Commissione; sono stati peraltro accolti moltissimi emendamenti, compresi gli emendamenti da parte delle opposizioni. Tra le migliorie nel corso dell'esame in sede referente è stato anche aggiunto il comma 4-bis, che autorizza il commissario ad intraprendere un piano assunzionale straordinario di personale medico, sanitario e sociosanitario; altresì, è chiamato ad avvalersi del ruolo dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che - si dice - ha un ruolo tecnico ed un ruolo operativo. Ricordo qui che Agenas ha già avuto un ruolo anche nel commissariamento precedente; oggi si avvantaggia di maggiori risorse umane, consentendo peraltro la copertura economica attraverso l'utilizzo dell'avanzo dell'ente. Io sono certa che così dovrà essere: non dovrà essere di sicuro un rapporto di tipo consulenziale, che sembra non aver dato i suoi frutti migliori nella gestione precedente, ma dovrà essere un affiancamento tangibile alla messa in ordine del sistema sanitario regionale.

L'obiettivo che sottende a questo provvedimento è quello di rafforzare un percorso finalizzato ad una prima rimozione dei principali fattori di criticità, dotando il commissario ad acta di questi poteri straordinari, che consentono tempi certi, definiti, e il ripristino di quella normalità amministrativa e gestionale, garantendo trasparenza nel settore sanitario, superando quindi gli ostacoli, sia burocratici che ambientali. A tal proposito, il commissario ad acta, nell'esercizio delle sue funzioni, può avvalersi anche del Corpo della Guardia di finanza, anche per contrastare le violazioni e il pregiudizio negli interessi economici e finanziari.

È palese, in questo decreto, la centralità che sta comunque in capo al Ministero della Salute e sono molti i vincoli che doverosamente sono stati introdotti, affinché non ci sia mai un vuoto di responsabilità. È stata una scelta, anche del Partito Democratico, quella di non consentire che non ci fosse mai una conduzione da parte di qualcuno, nei confronti di cui far valere una responsabilità e questo, guardate, non solo perché a differenza di quello che è avvenuto precedentemente, nel precedente decreto, in questo caso lo Stato, cioè i cittadini, ci mette delle risorse proprie; 60 milioni per tre anni servono appunto per contribuire a risanare il debito, un debito che poi un giorno sapremo in quanto consiste veramente; ma anche perché abbiamo bisogno di una stagione di bilanci certificati, di personale in carne ed ossa che supporta le attività, soprattutto di responsabilità definite e remunerate per ciò che sapranno realizzare.

Altrettanto vorrei una netta discontinuità rispetto al decreto precedente, rispetto a quella pratica riguardo, ancora qui, alla scelta dei commissari straordinari: il termine “anche”, che si trova in riferimento all'elenco nazionale, nell'articolo 1 del decreto-legislativo n. 171 del 2016, sia usato con buonsenso, cautela e sapienza. La sanità calabrese deve intraprendere una sfida difficilissima, ma non impossibile: all'inaugurazione delle prime pietre, alle consulenze infruttuose, alle gestioni opache e alle collusioni, noi finalmente vogliamo, con questo decreto, consentire di incanalare la sanità calabrese - l'abbiamo sentito prima - in una condizione di normalità, quella normalità che vuol dire riconoscere la necessità di un'azione di investimento nel campo della salute, non solo nel campo della sanità. Infatti, salute vuol dire affidarsi alla prevenzione, vuol dire farsi carico delle non autosufficienze, delle cronicità, delle vaccinazioni, vuol dire farsi carico di tutto quanto bene definito in tutti i capitoli dei livelli essenziali di assistenza.

E poi, vorremmo iniziare un percorso virtuoso che arruoli i sindaci, che arruoli i cittadini calabresi, persone di rettitudine, di integralità morale, di lealtà e di onestà, che tutti si sentano arruolati in una missione che non può fallire, e non può fallire perché, guardate, questa non è una sfida solo calabrese, questa è una sfida per l'Italia, e lo facciamo soprattutto – e lo dobbiamo fare - perché dobbiamo recuperare quella fiducia nelle istituzioni che molti calabresi hanno perso. È una sfida che non possiamo permetterci di mancare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Marcello Gemmato. Ne ha facoltà.

MARCELLO GEMMATO (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, sottosegretaria Zampa, sono qui a intervenire a nome del gruppo di Fratelli d'Italia, in discussione generale, per rappresentare quella che è l'idea del partito di Giorgia Meloni rispetto a questo ennesimo commissariamento in tema di sanità della regione Calabria. Io ne faccio, insieme al gruppo, una questione di merito e una questione di metodo; per il metodo, ci siamo, noi siamo per la politica, la politica partecipativa, quella sociale, quella che dal basso fa emergere i problemi e che si assume le responsabilità. Ecco, noi vorremmo, Presidente, che la politica in Calabria si assuma responsabilità, che la politica in Calabria ritorni a presiedere ai procedimenti, ritorni ad assumere responsabilità, ritorni, in tema di sanità, dopo undici anni di commissariamento, a dire la propria. E, poi, ne facciamo anche una questione di merito; scendendo in profondità, dopo undici anni di commissariamento, noi sostanzialmente siamo a ricommissariare la Regione Calabria. Ciò significa che la medicina che noi abbiamo immaginato di dover somministrare per una terapia, evidentemente, non funziona e, quindi, è sbagliato continuare a somministrare la stessa medicina. Evidentemente è sbagliato il quadro fisiopatologico, non si è inquadrato il problema.

Io cercherò, in questo mio intervento, nei minuti che mi sono messi a disposizione, di capire e di cercare di far capire ai colleghi, all'Aula, alla politica e all'Italia, qual è il problema, qual è la malattia che affligge la Calabria e io, Presidente, non posso non partire non dal particolare, come ho sentito fare da qualcuno in quest'Aula; a noi interessa poco e, magari, lo affronteremo anche il dibattito sui nomi, quella lavatrice nella quale, a un certo punto, sono andate tante persone, il fatto che abbiamo assistito, Wanda, al tema della cognata che non voleva che il marito, per la suocera… cose che non attengono alla politica (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); mi sia consentita questa battuta, a un certo punto ci siamo anche spaventati, pensando che dal cilindro potesse uscire il nome dell'immarcescibile Arcuri, al quale siamo abituati; presiede tutto, la Popolare, l'Ilva, i vaccini, la straordinarietà dell'evento pandemico, anche la Calabria probabilmente, poi, sarà mia cura toccarlo e vedere se è fatto di kryptonite come Superman e da qui capiremo il perché di tanta sovraesposizione.

Torniamo - e mi sia perdonata questa battuta, per stemperare - al tema del problema; ora, non partiamo dal particolare, sottosegretario, partiamo dall'assoluto, partiamo dal piano di riparto del Fondo sanitario nazionale, quei 114 miliardi che l'anno scorso sono stati apposti per curare gli italiani e che poi sono stati divisi per le regioni. Ecco, noi vorremmo partire da questo, da come questi quattrini vengono divisi fra le regioni italiane.

Ebbene, da un pronunciamento unanime delle regioni nella Conferenza Stato-regioni, si è evidenziato che l'attuale metodo di suddivisione dei quattrini fra le regioni è sbagliato, perché evidentemente premia le regioni del Nord a scapito di quelle del Sud, perché, contando soprattutto su un tema di carattere demografico, penalizza le regioni che continuano ad avere una natalità elevata, evidentemente le regioni del Sud, a vantaggio di quelle del Nord ,che hanno una popolazione più anziana e che, quindi, percepiscono maggiori risorse per la gestione della sanità.

Noi abbiamo chiesto, così come, in realtà, l'ha chiesto prima di noi l'ordine dei medici, nella persona del suo presidente Filippo Anelli, di poter introdurre un coefficiente, che è il cosiddetto coefficiente di deprivazione, che tiene conto di altri parametri, quali la disoccupazione, il disagio sociale, la desertificazione di alcune aree, l'urbanizzazione, l'inquinamento. L'introduzione di questi elementi porterebbe, evidentemente, a una perequazione delle risorse all'interno della nostra nazione e sostanzialmente avvertiremmo che cosa? Il fatto che non più alcune regioni del Nord percepiscano maggiori risorse rispetto a quelle del Sud, perché l'altro tema è quello della mobilità passiva, è quello dei cosiddetti viaggi della speranza che tanti meridionali sono costretti a fare, andando al Nord per curarsi, e che causano ai bilanci regionali enormi perdite. E non parlo solo della Calabria, che spende 300 milioni di euro l'anno per la mobilità passiva, andando ad alimentare questo corto circuito, perché è un cane che si morde la coda: non ci sono risorse, non si investe in sanità, non si investe in sanità e, quindi, i cittadini del Meridione sono costretti ad andare al Nord, si curano al Nord, continuano a pagare al Nord, continuano ad alimentare la sperequazione, il Nord acquista sempre più macchinari, risorse umane, specializzazioni, il Sud si deprime sempre di più e così noi assisteremo, puntualmente, alla desertificazione del nostro Meridione.

Se l'orizzonte, se l'obiettivo è questo, diciamocelo, non prendiamoci in giro, non commissariamo alcunché, perché il tema è così chiaro e così evidente a tutti, e la risoluzione è così chiara ed evidente a tutti che mortifica il fatto, oggi, di dover parlare ancora di commissariamento della Regione Calabria (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Noi vogliamo uscire da questa rappresentazione stanca, stantia di un Meridione che è fatto di farabutti, di gente che non sa governare, di gente che mira a fregare il prossimo; è una rappresentazione, una narrazione che non ci appartiene. Evidentemente, i meridionali molto e molto spesso quando vanno al Nord si affermano; quando vengono messi nelle condizioni di potersi, come dire, evidenziare e di potersi spendere per la propria società lo fanno, e anche puntualmente. Ecco, lo vorrebbero fare al Meridione e segnatamente in Calabria se gli fosse data la possibilità, partendo dal riparto del Fondo sanitario nazionale, di poter gestire i quattrini e, quindi, di poter acquistare tecnologie, impianti, attrezzature, ospedali nei quali, poi, poter operare. Perché, qui, poi, c'è l'altro tema: cosa è successo negli ultimi undici anni di commissariamento? In realtà, complice anche il DM n. 70 del 2015 che ha portato alla desertificazione dei nosocomi e degli ospedali in tutta Italia, segnatamente in Calabria si sono chiusi 18 ospedali, lo ripeto, si sono chiusi 18 ospedali. Quindi, la realizzazione dei LEA, se si chiudono 18 ospedali, mi dite come si può raggiungere? Dobbiamo continuare a commissariare o dobbiamo investire in una classe politica dirigente in grado, oggi, di poter gestire questi processi, di poter gestire questi percorsi, di non dover chiudere gli ospedali, ma di poterli attrezzare? E, qui, contestualizziamo anche l'intervento; oggi, noi che cosa stiamo facendo? Lo ricordava bene Wanda Ferro in un emendamento che ha presentato nella XII Commissione, mi dispiace contraddire la collega del PD che mi ha preceduto, non è vero che sono stati approvati i nostri emendamenti, forse ne è stato approvato uno, ma ne abbiamo prodotti diversi, perché vogliamo contribuire alla determinazione degli atti, ma non ce ne viene data la possibilità. Wanda che cosa ricordava? Che è inutile sprecare quattrini per attrezzare strutture ospedaliere mobili, segnatamente un milione di euro per una struttura mobile in Calabria, abbiamo 18 ospedali che sono stati chiusi; in maniera molto più razionale, investiamo questi quattrini in quegli ospedali per ridare una sanità pubblica territoriale alla Regione Calabria e per raggiungere i LEA, in forza dei quali il mancato raggiungimento porta al commissariamento. Sennò ci stiamo prendendo in giro; anche qui, noi immaginiamo che i 9 miliardi del Recovery Fund… Ora noi non capivamo come mai in una mole composta da 196 miliardi di euro soltanto 9 miliardi fossero destinati alla sanità, e ci univamo al grido del Ministro Speranza per dire: guardate che io ho prodotto un piano da 25 miliardi, perché me ne state dando soltanto 9?

Noi pensavamo ingenuamente che fosse legato alla scarsa rappresentanza politica del Ministro alla sanità, ma non è questo. Evidentemente, già si era pensato che il MES in tema di sanità dovesse passare e che quindi ci fossero i 36 miliardi da dedicare alla sanità, peraltro facendo una cosa che - mi spiace dirlo - mortifica l'Aula, perché se si prendono delle decisioni già prevedendo cosa deve avvenire in Aula, significa che in quest'Aula noi stiamo a fare i burattini (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e questo mi indigna, da rappresentante del popolo italiano e da deputato della Repubblica italiana.

Però - dicevo - questi quattrini investiamoli per strutture fisse all'interno del nostro Sistema sanitario nazionale! Perché dico questo? Perché è evidente che la pandemia da Coronavirus ha incidentalmente colpito la nostra Nazione. Si poteva chiamare Coronavirus, si poteva chiamare Ebola, o altro, però ha evidenziato la fragilità del nostro Sistema nazionale pubblico. Nei primi mesi, nelle prime settimane in cui per sfortuna il Nord è stato attaccato dalla pandemia, c'è stato un panico gestionale dello stesso momento pandemico. Le nostre strutture sono andate al collasso. Il territorio era l'altro pilastro del decreto ministeriale n. 70 del 2015. Lo voglio ricordare per l'ennesima volta: il decreto ministeriale n. 70 del 2015 partiva dall'assunto che due erano i pilastri, da me non condivisi - o meglio, la prima parte non condivisa - cioè, da un lato, le strutture pubbliche non potevano essere presenti dappertutto e quindi andavano chiusi gli ospedali e andava disattrezzata l'assistenza sanitaria pubblica; però - ecco l'altro pilastro - si doveva attrezzare il territorio. I medici di medicina generale, le USCA e, nella fattispecie, le unità speciali di continuità assistenziale del Coronavirus, il territorio, gli infermieri, le ADI, cioè tutto ciò che atteneva alla sperimentazione e soprattutto all'assistenza a livello domiciliare doveva essere implementato. Bene, il decreto ministeriale n. 70 del 2015 ha portato alla chiusura degli ospedali - abbiamo visto che in Calabria diciotto ospedali chiudono - ma non si attrezza il territorio. Allora, pensiamo ad investire questi quattrini in questa direzione perché - lo ripeto - il fenomeno pandemico è stato una spia che, grosso modo, si sta riuscendo a gestire, però che ha segnato una debolezza. Ora, noi non vorremmo che, passato - come diciamo dalle nostre parti - il santo, passi la festa, cioè, una volta che si supera l'emergenza pandemica, ce ne dimentichiamo e rimaniamo così, salvo poi ricominciare alla prossima emergenza, che spero non coinvolga noi ma neanche i nostri figli, i nostri nipoti o un'altra generazione. Se noi siamo classe dirigente di questa Nazione, non dobbiamo soltanto pensare a noi, ma dobbiamo pensare ai nostri figli, dobbiamo pensare al nostro futuro. Per questo, Ministro, ritengo che i 9 miliardi siano insufficienti, come sono insufficienti anche i 36 miliardi del MES. La GIMBE, che è un istituto autonomo, ci dice - lo voglio ricordare - che negli ultimi dieci anni sono stati sottratti 36 miliardi alla sanità pubblica e - lo voglio ricordare per amor di verità e per amore anche patrio e di parte - negli ultimi dieci anni non ha governato certo Fratelli d'Italia e non ha governato il centrodestra. Non dico ciò in tema polemico, lo dico in tema di fatti: 36 miliardi tolti alla sanità pubblica. Questi 36 miliardi dovevano essere restituiti con gli interessi e soprattutto con raziocinio. L'emendamento presentato dalla collega Ferro è l'archetipo di ciò che sta avvenendo sul territorio. Ciò avviene in Calabria, dove viene speso un milione di euro per attrezzare un ospedale mobile, ma avviene anche in Puglia, dove, in quattro giorni, viene aperto e chiuso un bando per una struttura mobile all'interno della Fiera del Levante per attrezzare posti di terapia intensiva. Allora, non si capisce: già la definizione di struttura mobile all'interno di una Fiera che avrà la prossima esposizione a settembre - quando noi speriamo vivamente che sarà superato il momento pandemico - ci racconta che cosa? Ci racconta di 8 milioni di denaro pubblico che sono evidentemente sprecati. Anche in Puglia gli 8 milioni si sarebbero dovuti spendere nei tanti ospedali che, anche in Puglia, sono stati chiusi e che oggi potevano vivere una seconda stagione per dare maggiore assistenza sanitaria al nostro territorio. Non si è deciso di fare questo e si è deciso di spendere i quattrini in maniera veloce e senza raziocinio. Qui viene, come dire, il dubbio nella persona che fa politica, che amministra, che ama il proprio territorio. Ora, io non vorrei che, così come è avvenuto in passato, questi quattrini servano più ad alimentare corruttele, clientele, malaffare, che non a curare gli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Per questo il gruppo di Fratelli d'Italia sarà puntualmente presente a denunciare qualsiasi stortura, non con la cultura del sospetto, che è una cultura che non ci appartiene, ma con la cultura pratica di chi ama la propria terra e ritiene che non si possa assistere all'ignominia di un'ennesima violenza che viene fatta alla stessa; violenza che poi viene nascosta con questi tipi di provvedimento. Lo ripeto, commissariare una classe politica, commissariare chi è eletto dal popolo puzza tanto di un malvezzo a cui, purtroppo, la politica negli ultimi anni ci sta abituando, ovvero quella politica che non vince le elezioni ma che vuole governare i processi. Anche in Calabria, a nostro avviso, sta avvenendo questo: avete perso le elezioni, ma volete continuare a governare i processi con i vostri commissari (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Questo a noi non va bene, questo a noi non va bene! Ma non va bene non solo per ciò che dicevo, che già basterebbe. Non va bene perché poi - non faccio il nome per offendere evidentemente persone dello Stato - si verifica che le stesse persone che ci mandate a commissariare la nostra Regione Calabria - e dico nostra perché mi sento di appartenere a quel territorio - sono le stesse persone che non pensano a fare il piano pandemico, ma che, anzi, stupefatte, rispondono quasi in maniera fanciullesca, rispetto al fatto che dovessimo farlo noi - Salvatore - il piano pandemico: e che ci stai a fare lì, Commissario? Ci stai per prenderti lo stipendio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Ci stai per andarti a fare una vacanza in una delle migliori regioni dell'Italia, o stai andando per ossequiare un dovere che ti compete? Altre due cose - penso di essere ancora nei tempi - in tema di quattrini e di retribuzione. Anche qui, Presidente, sottosegretario, mi fa un po' ridere un articolo, l'articolo 2 dell'articolato che stiamo convertendo in legge, quando si presuppone un compenso aggiuntivo di 50 mila euro per il commissario straordinario. Fermi: Fratelli d'Italia è convinta che se un commissario straordinario, se un politico, se un dirigente merita, vale e porta a casa i risultati, non 50, non 100, non 200, ma va bene tutto ciò che attiene per governare il nostro popolo e fare in modo che le cose vadano bene, corrispondentemente, chiaramente, al livello enorme di impegni e di responsabilità che lo stesso dirigente va da assumere. Tuttavia, ai 5 Stelle, che professano, evidentemente falsamente, l'essere francescani anche in politica, professano i tagli, dico: ma vi state rendendo conto che state aumentando di 50 mila euro il compenso per un commissario straordinario non eletto dal popolo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Ve ne state rendendo conto? Ormai l'inversione di tutto ciò che si è detto corrisponde anche rispetto agli emolumenti per chi va a fare il commissario straordinario, e, segnatamente, in Calabria. Lo dico e lo ripeto: per me il politico, il dirigente, la persona che vale, che si impegna e che si assume responsabilità ha la possibilità di avere, se raggiunge i risultati, un congruo stipendio; però mi fa specie che anche in questo il MoVimento 5 Stelle faccia un passo indietro e stia per votare una cosa in palese contraddizione con le tante fesserie che in quest'Aula e fuori son venuti a raccontare agli italiani. Ritorno, in conclusione, sul piano pandemico. È evidente che vi è una stortura che ha colpito non soltanto la Calabria ma anche la nostra Nazione e noi, con il collega Bignami, abbiamo proposto dieci interrogazioni parlamentari sul piano pandemico nazionale e sull'assenza dello stesso nella nostra Nazione, in questa Repubblica strana nella quale, evidentemente, vale di più un servizio televisivo che non l'azione puntuale di due piccoli ma volenterosi parlamentari. Evidentemente, poi, la notizia è salita alla ribalta a seguito di una trasmissione televisiva di assalto - la cosa mi fa venire dei dubbi e questo è anche il senso del dubbio, non dico di solidarietà, nei confronti del Ministro Speranza -, una trasmissione televisiva che evidentemente si muove a gettone.

Però, voglio dire, rispetto alla nostra azione politica parlamentare, noi abbiamo prodotto dieci – dieci - interrogazioni parlamentari per chiedere a voi Ministri e a voi Governo conto sul fatto se esista o no un piano pandemico nazionale, conto del fatto se esista una relazione dell'OMS che, in seguito all'assenza di un piano pandemico nazionale, abbia censurato il vostro lavoro e abbia detto che le tante morti e la mala gestio nella prima fase pandemica sia stata determinata dall'assenza, appunto, di questo piano pandemico, che doveva essere presente e che, evidentemente, non è. Ecco, è assente a livello nazionale, è assente a livello regionale. Io, Presidente, non vedo differenze fra la gestione italiana, fra la gestione delle tante regioni, segnatamente della Puglia, che in questo momento hanno una mortalità elevatissima, nonostante il Coronavirus non abbia colpito, come nelle regioni del Nord, in una maniera virulenta e con numeri importanti. Non vedo differenza fra il Governo nazionale e non vedo differenza fra la Regione Calabria, solo per un fatto: la differenza c'è, ed è che nella Regione Calabria c'è una classe dirigente direttamente eletta dal popolo.

PRESIDENTE. Mi scusi, collega. Colleghi, è possibile abbassare il tono della voce? Prego.

MARCELLO GEMMATO (FDI). Grazie, Presidente. Al Governo della nostra nazione, invece, c'è una maggioranza che non è stato eletta dal popolo e, quindi, noi dovremmo commissariare forse questo Governo e lasciare libera la Calabria di autodeterminarsi anche in tema di sanità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Essendo giunti alle ore 16,52 ed essendo previsto, a partire dalle ore 17, lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale sul decreto-legge in materia di immigrazione e sicurezza, con ripresa televisiva diretta, sospendo, a questo punto, l'esame del provvedimento, che riprenderà, come già preannunciato, a partire dalle ore 20, per la prosecuzione della discussione sulle linee generali e il seguito dell'esame.

La seduta è sospesa. Riprenderà alle ore 17.

La seduta, sospesa alle 16,52, è ripresa alle 17.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROBERTO FICO

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale (A.C. 2727-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2727-A: Conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.

Ricordo che nella seduta di venerdì 4 dicembre si è concluso l'esame degli ordini del giorno.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2727-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ricordo che è stata disposta la ripresa televisiva diretta delle dichiarazioni di voto finale dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo Misto.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Alessandro Fusacchia. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore.

ALESSANDRO FUSACCHIA (MISTO-CD-IE). Grazie, Presidente. Oggi cominciamo a rimediare a una brutta pagina della storia di questo Paese. Lo abbiamo fatto - e ci tengo a ringraziarlo da quest'Aula - anche per il chiaro monito del Presidente della Repubblica, che ha dovuto ricordarci che c'è una Costituzione, che c'è un diritto internazionale, che c'è un'umanità da preservare sempre. Provvediamo, con questo decreto - l'ha già ricordato il collega Tabacci, intervenendo alcuni giorni fa sul voto di fiducia - a reintrodurre e ampliare la tutela umanitaria, a ristrutturare il sistema di accoglienza basato su piccoli centri diffusi sul territorio, a riconsiderare multe e confische delle navi umanitarie e stabilendo il principio per cui le vite in mare si salvano sempre, a ripristinare l'iscrizione all'anagrafe e alcuni servizi necessari per integrare in maniera efficace i richiedenti asilo. Ho detto cominciamo a rimediare, Presidente, perché sulla strada dell'integrazione c'è ancora molta strada da fare. Questo Governo, questo Parlamento, mettano all'ordine del giorno lo ius soli, una nuova legge sulla cittadinanza. Io non ho alcuna voglia di uscire da questa pandemia per ritrovarmi in un'Italia dove bambine e bambini, nati, cresciuti e che vanno a scuola in Italia, debbano ancora sentirsi stranieri. Non voglio tornare all'Italia di prima, a quell'Italia in cui era normale trattare questi bambini come bambini di serie B. Voglio finire in un'Italia dove conta molto meno di chi sei figlio e da dove arrivi e molto di più chi sei tu, chi vuoi diventare e dove vuoi andare (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Centro Democratico-Italiani in Europa e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-A-+E-RI). La ringrazio, Presidente. Per alcuni anni il tema dell'immigrazione è stato al centro di una delle più colossali e anche indecenti strumentalizzazioni demagogiche da parte di alcune forze politiche. Con il provvedimento che oggi sarà approvato, anche con i nostri voti, si pone rimedio ad alcuni dei danni che il precedente Governo aveva fatto e che quella retorica aveva fatto. Ma in tutta questa discussione, a nostro avviso, sarebbe servito - lo dico - un maggiore coraggio. In tutta la discussione, lunga, che c'è stata, in Commissione e poi nell'esame degli ordini del giorno, sono mancati, a nostro avviso, l'accento e l'attenzione fondamentale su questo tema, affinché il discorso sull'immigrazione diventi finalmente un discorso di governo e sia sottratto esattamente a quella strumentalizzazione. Ciò di cui oggi prima di tutto il nostro Paese ha bisogno è di una riforma profonda, di una riforma radicale della normativa sull'immigrazione, cioè di un approccio non ideologico, pragmatico, che consenta di superare quel meccanismo rigido che è rappresentato dalla legge Bossi-Fini, con quel meccanismo di quote di ingresso regolari per motivi di lavoro, e finalmente, invece, ci sia un meccanismo più elastico, un meccanismo che risponda di più ai fabbisogni del nostro sistema produttivo e del nostro mercato del lavoro. Qui non si tratta di buonismo o di cattivismo, ma di individuare un meccanismo in qualche modo rigoroso, eppure umano. Se noi non metteremo mano finalmente a questa fase - che anche da parte del Governo e, in particolare, di chi in questo momento lo rappresenta, il sottosegretario Mauri, è stata definita la “fase 2” - noi rischiamo, di qui a breve, di ripiombare di nuovo in un momento in cui il tema dell'immigrazione diventi un'altra volta oggetto di quella strumentalizzazione che non vorremmo più vedere. Concludo dicendo che è stata fatta una rappresentazione ridicola e crudele di quelle che spesso sono delle storie di umanità…

PRESIDENTE. Concluda.

RICCARDO MAGI (MISTO-A-+E-RI). … delle storie di fuga dalla guerra, anche dalla miseria, e oggi io spero davvero che, con il contributo di tutti, si apra una fase, invece, di discussione costruttiva, pragmatica, e di Governo, su questo tema (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Azione-+Europa-Radicali Italiani e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Emanuela Rossini. Ne ha facoltà.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). Presidente, con questo decreto si va a modificare, a correggere quel solco pericoloso tracciato dal “decreto Sicurezza” del 2018, col quale si permetteva il non rispetto degli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato. Posizioni squisitamente politiche e demagogiche che, però, creavano una cultura anti-istituzionale pericolosa.

Il provvedimento poi mira a rafforzare l'integrazione dei migranti, della componente migrante nel nostro Paese, andando a ridurre il lavoro sommerso e la clandestinità, attraverso due misure. La prima, rendendo più accessibili, ma non più facili, i permessi di lavoro a chi già si trova in Italia con un permesso di soggiorno. Dico non più facile, perché i requisiti rimangono gli stessi e quindi ci sarà la possibilità, per chi è sul nostro territorio, di accedere al mondo del lavoro, avendo riconosciuta una capacità anche di relazionarsi col nostro Paese, ma anche un diritto di poter vivere con dignità. Ricordo che la componente economica a cui contribuisce l'economia dei migranti è quella di arrivare al 9,4 per cento del PIL nazionale e di pagare 600 mila pensioni italiane. Dico questo a chi dice che con questo provvedimento si aprono i porti; in realtà, vi sono altri Paesi europei che sono riusciti già ad integrare una percentuale anche più alta di migranti, senza necessariamente andare a criminalizzare la presenza di chi magari fugge da Paesi ed ha bisogno di una prima protezione. A questo punto, la misura che viene inserita da questo provvedimento è quella del permesso di iscriversi all'anagrafe per i richiedenti asilo. Questo permette un controllo della presenza sul nostro territorio…

PRESIDENTE. Concluda.

EMANUELA ROSSINI (MISTO-MIN.LING.). …ma anche di poter far accedere le persone a un documento di identità e quindi a poter avere riconosciute una loro dignità e una loro esistenza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giannone. Ne ha facoltà.

VERONICA GIANNONE (M-NI-USEI-C!-AC). Grazie, Presidente. Il testo del “decreto Sicurezza e Immigrazione” presentato in Aula è un miscuglio disomogeneo di iniziative e riforme poco funzionali ad un reale miglioramento del sistema accoglienza. Esso prevede, infatti, la convertibilità al lavoro di una serie indiscriminata di tipologie di permesso di soggiorno, senza logica e senza alcuna differenziazione. Infatti, avviene che alcuni tipi di permesso di soggiorno temporaneo, strettamente correlati allo svolgimento di una particolare attività, diventano convertibili al lavoro, offrendo, di fatto, una porta d'accesso incontrollabile e difficilmente gestibile a gruppi disomogenei di migranti. Per fare un esempio pratico, con il nuovo “decreto Immigrazione” lo straniero che entra in Italia per svolgere esclusivamente attività sportiva oppure un lavoro artistico, quale, ad esempio, un'esibizione teatrale, potrà convertire quel titolo di soggiorno provvisorio in un permesso di lavoro più stabile.

Quello che era un titolo di soggiorno provvisorio diventa dunque un permesso di soggiorno definitivo, controllabile e gestibile attraverso un semplice contratto di lavoro o attraverso la gestione di un'attività di lavoro autonomo. Tutti noi sappiamo quanto sia facile ottenere un contratto di lavoro o aprire una partita IVA al solo fine di ottenere un permesso di soggiorno. È questo ciò che spesso avviene, è questo che sempre più spesso viene denunciato pubblicamente all'interno di varie inchieste giornalistiche. Chi opera nel settore dell'immigrazione conosce perfettamente questa realtà ed è quindi evidente che offrire la possibilità di convertire tutte le tipologie di permesso di soggiorno, comprese quelle provvisorie, strettamente funzionali allo svolgimento di particolari attività, è come regalare un permesso di soggiorno indiscriminatamente a tutti (Applausi del deputato Deidda), in violazione dei limiti imposti dalla normativa vigente ed in particolare dal “decreto Flussi”. Viene da chiedersi a cosa serve la distinzione tra i diversi tipi di permesso di soggiorno, quando essi diventano in sostanza la stessa identica cosa. Questo “decreto Immigrazione”, inoltre, non riforma minimamente il sistema espulsioni, che notoriamente rappresenta il problema fondamentale di tutto il sistema di accoglienza italiano. Nessuna norma è stata prevista per rendere eseguibili i decreti di espulsione, nessuna norma è stata prevista per far funzionare il sistema espulsioni, per limitare gli sbarchi e favorire la buona immigrazione a discapito della cattiva immigrazione. I numeri parlano chiaro: dove la Germania riesce ad eseguire 50 mila espulsioni, l'Italia ne esegue 7 mila; dove l'Europa favorisce la partenza volontaria, l'Italia insiste sull'espulsione coatta, che però rimane solo ed esclusivamente sulla carta (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro e Fratelli d'Italia). Senza una reale riforma del sistema espulsioni, non si può avere un sistema di accoglienza e di integrazione sano e funzionante. Se l'immigrato che perde il lavoro ha lo stesso trattamento ai fini espulsivi di un criminale pericoloso e recidivo, è evidente che il sistema non può funzionare. Servono soldi per poter eseguire le espulsioni, servono accordi internazionali con i Paesi di rimpatrio. Il rimpatrio coatto costa, in media, 8 mila euro a migrante. Sono spese per il trasporto aereo, per il trattenimento, per il team specializzato di supporto. Niente di tutto questo è stato previsto, nessuna menzione ai centri per il rimpatrio, che sono palesemente insufficienti e scarsamente funzionali. Siamo contrari a questo decreto perché non ci troviamo sostanza, non vediamo il tentativo di una reale riforma, bensì una serie scoordinata di norme che peggiorano un sistema già sofferente e fortemente danneggiato. La protezione internazionale non può essere una scusa per ritardare un'espulsione o la porta d'ingresso per i migranti economici. Per questi ultimi devono esserci istituti, strumenti giuridici differenti, con i limiti che il buon senso impone. Numerose sono le richieste di protezione internazionale strumentali alla permanenza in Italia, anche per anni, senza averne di fatto diritto. Tanti migranti provenienti da Paesi sicuri inventano a volte storie per chiedere asilo e regolarizzarsi e non possiamo trattare tutti allo stesso modo. La richiesta di protezione internazionale deve essere garantita a chi è veramente meritevole di tutela e non proviene da Paesi sicuri. Siamo consapevoli che non è facile legiferare in questo ambito per i vincoli internazionali ed europei, che impongono determinate norme e principi, ma è certo che non sarà con questo decreto che le grandi problematiche legate all'immigrazione clandestina verranno risolte ed è per questo che dichiaro il nostro voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Noi con l'Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Palazzotto, ne ha facoltà. Prego. Colleghi, per favore!

ERASMO PALAZZOTTO (LEU). Grazie, signor Presidente. Vice Ministro, colleghi deputati, con il voto di oggi chiudiamo una pagina buia della nostra democrazia, ripristinando - almeno in parte - principi di civiltà giuridica che erano stati calpestati da quelli che non esito a definire un'aberrazione del diritto, ovvero i “decreti Salvini”. Leggi funzionali ad alimentare insicurezza e criminalizzare le persone, previsioni normative volte a limitare l'accesso a diritti fondamentali da parte di cittadini stranieri presenti nel nostro territorio, con il solo obiettivo di creare sacche di esclusione sociale, funzionali a creare percezione di insicurezza nei cittadini, per giustificare ulteriori misure restrittive e massimizzare il consenso sulle paure. Quale altra motivazione potrebbe avere il surreale divieto di iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo se non quello di limitare i cittadini stranieri legalmente presenti nel nostro territorio nell'accesso a servizi e diritti fondamentali? Una misura che già la Corte Costituzionale aveva definito illegittima e che per fortuna molti sindaci avevano disatteso, invocando l'obbedienza alla Carta costituzionale come principio guida delle istituzioni italiane. Per non parlare poi dell'abolizione della protezione umanitaria concessa a chi nel proprio Paese corre il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti, con la conseguente espulsione dal sistema di accoglienza di migliaia di persone, che si sono trovate, da un giorno all'altro, ad essere considerate irregolari dallo Stato. Sì, perché è questo quello che è stato fatto: si sono tolti diritti alle persone per renderle ricattabili, marginalizzate e utilizzarle in una campagna di propaganda sulla pelle e sulla vita di queste persone. Avete raccontato al Paese che avreste ridotto il numero di irregolari e nel frattempo avete espulso dal sistema di accoglienza, da un giorno all'altro, migliaia di persone, gli avete tolto il permesso di soggiorno e le avete obbligate a dormire per strada, a vivere di elemosina, cosicché la percezione di sicurezza dei cittadini precipitasse e si rafforzasse la vostra propaganda. È una storia antica che conosciamo bene, quella in cui si crea un capro espiatorio per i fallimenti della politica. Si propone la flat tax e, mentre si cerca di rapinare le fasce più deboli della popolazione per accrescere la ricchezza di pochi, si dà in pasto agli italiani qualcuno ancora più povero e privo di diritti con cui prendersela.

Avete avvelenato il dibattito pubblico di questo Paese giocando con il significato delle parole e continuando a farlo con slogan e parole piene di odio: “la pacchia è finita, basta con le crociere, buonisti, mangiatoia, amici degli scafisti, trafficanti di esseri umani, clandestini”. Parola, questa, abominevole, che descrive la condizione di chi si deve nascondere dall'autorità costituita non perché abbia compiuto qualcosa, ma per quello che è; e attraverso l'abuso di questa parola, utilizzata per descrivere qualsiasi persona straniera nel nostro Paese, a prescindere dal proprio status di rifugiato, richiedente asilo o titolare di permesso di soggiorno, avete deumanizzato il problema, avete nascosto le vite umane che sono oggetto delle nostre decisioni di oggi. Sono persone, nella maggior parte dei casi sono vittime di abusi indicibili in quelli che non esito a definire campi di concentramento dall'altra parte del Mediterraneo. E poi avete provato a criminalizzare anche gli altri, coloro che in questi anni non si sono rassegnati al declino della nostra civiltà giuridica e hanno difeso i valori e i principi su cui si è fondata la civiltà europea e le nostre Costituzioni. Uomini e donne che in questo lungo periodo di sonno della ragione si sono sostituiti ai doveri a cui gli Stati sono venuti meno, andando in mare a rischio delle proprie stesse vite (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali) per salvare le vite umane e, attraverso questo gesto semplice, naturale e istintivo, salvare tutti noi, le nostre coscienze e la nostra umanità. A loro voglio rivolgere un ringraziamento in quest'Aula e allo stesso tempo una richiesta formale al Governo: liberate le navi delle ONG bloccate nei porti italiani (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali), in mare si continua a morire come e più di prima ed una nave può fare la differenza tra la vita e la morte per centinaia di persone.

Sento ancora l'eco del dibattito di questi giorni in quest'Aula, le calunnie e le offese rivolte alle ONG dai colleghi della Lega e di Fratelli d'Italia. Vorrei ricordarlo ancora una volta: nessuna ONG fino a oggi è mai stata condannata da un tribunale italiano e tutte le sentenze hanno non solo riconosciuto che hanno sempre agito nel rispetto delle leggi internazionali e nazionali sulla tutela della vita e dei diritti umani in mare, ma hanno anche riconosciuto l'inapplicabilità delle norme dei “decreti Salvini” e l'illegittimità degli ordini che avete impartito quando eravate al Governo. Oggi, con le modifiche introdotte dal “decreto Immigrazione”, non “Sicurezza”, noi riaffermiamo un principio fondamentale: salvare una vita non può essere considerato un reato, mai (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali)!

Stabiliamo l'inapplicabilità delle misure di interdizione all'ingresso di acque territoriali alle navi che effettuano soccorso in mare nel rispetto delle norme del diritto e delle convenzioni internazionali, ripristiniamo la possibilità di accedere alla protezione speciale a tutte le persone che rischiano la propria vita nel proprio Paese, reintroduciamo la possibilità dell'iscrizione anagrafica e allarghiamo la possibilità di accedere all'ex sistema SPRAR, oggi SAI, a tutti nei limiti dei posti disponibili, investendo su percorsi di integrazione e sul coinvolgimento delle comunità locali nella gestione del fenomeno migratorio. Cambiamo il paradigma, fin qui seguito, investendo sui diritti che garantiamo a chi arriva nel nostro Paese per rendere più facile l'osservanza dei doveri che ogni cittadino, straniero o meno, ha nei confronti dello Stato italiano. La sicurezza, Presidente, per noi sta nei diritti di tutte e di tutti. Limitiamo la possibilità di revoca dei permessi di soggiorno e di espulsione quando ci sia il rischio che la persona sia sottoposta a tortura, a trattamenti inumani o degradanti o quando questa rappresenti una violazione del diritto al rispetto alla propria vita privata e familiare, in osservanza della Convenzione europea sui diritti dell'uomo. Prevediamo la convertibilità del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, valorizzando il percorso di inclusione sociale che il cittadino straniero ha percorso nel nostro Paese e l'investimento che lo Stato italiano ha fatto sull'integrazione. Un intervento importante che oggi bonifica il tessuto normativo del nostro Paese da una legislazione propagandistica e dannosa che ha leso i diritti di migliaia di persone e minato la stabilità e la coesione sociale. Un intervento non ancora sufficiente perché comunque incluso in un sistema normativo non adeguato al tempo in cui viviamo e alla natura ed alla strutturalità del fenomeno migratorio contemporaneo, ma un primo passo importante, che segna per la prima volta negli ultimi vent'anni un'inversione di tendenza coraggiosa, un'estensione di diritti nei confronti delle persone. Mi auguro che la maggioranza riesca a lavorare ancora, come ha fatto in questi mesi, su uno dei cardini dell'accordo di governo che oggi ci vede finalmente affermare quella discontinuità che abbiamo promesso con la nascita di questo Governo.

Voglio, per questo, ringraziare pubblicamente, Presidente, il Vice Ministro Mauri ed i relatori di questo provvedimento, la collega Baldino e il collega Miceli per il lavoro difficile di questi mesi, che ci ha permesso di migliorare ulteriormente il decreto in questo passaggio parlamentare. Abbiamo, però, il dovere di completare un processo di riforma delle politiche sull'immigrazione che archivi definitivamente la legge Bossi-Fini, che cambi il Regolamento di Dublino che impedisce oggi una gestione solidale e corresponsabile del fenomeno, aprire corridoi umanitari e vie di accesso legali nel nostro Paese, per impedire che le persone si affidino ai trafficanti di esseri umani, rischiando la propria vita per fuggire da un Paese in guerra, e così anche magari far fermare le ONG, che qualcuno ha come obiettivo politico. E, infine, affrontare una volta per tutte la riforma della cittadinanza, ponendo fine a quella che poco fa il collega Fusacchia definiva appunto una discriminazione che coinvolge oggi più di un milione di ragazzi nati nel nostro Paese e che sono già italiani (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

Abbiamo inaugurato anche un metodo, abbiamo lavorato anche di notte e discusso animatamente, nel rispetto di posizioni diverse tra loro, ma tutte improntate a una gestione razionale e rispettosa dei diritti delle persone sulle cui vite le nostre leggi producono degli effetti. Abbiamo scritto una bella pagina per la politica italiana; mi auguro che questa non sia anche l'unica; e dichiaro con questo il voto favorevole del gruppo di Liberi e Uguali al decreto (Applausi dei deputati del gruppo Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Migliore. Ne ha facoltà.

GENNARO MIGLIORE (IV). Grazie, signor Presidente. Signor Vice Ministro, colleghe e colleghi, il voto di oggi è un voto fondamentale per il nostro Paese, per i cittadini italiani, per le persone che guardano con fiducia, anche fuori da quest'Aula, alla capacità della politica di governare processi complessi, come complessa è la gestione dei fenomeni migratori. Si chiude una pagina, è stato detto, di vieta demagogia e se ne apre una improntata alla razionalità e al diritto. Lo dico in particolare rispetto a quelle accuse che sono state mosse anche ai colleghi del MoVimento 5 Stelle: questo provvedimento è frutto di un ragionamento, di un ragionamento razionale e di valutazioni oggettive. Il voto di oggi è anche fondamentale per il Governo che in questo momento sosteniamo con convinzione, poiché il superamento dei due decreti-manifesto del salvinismo era scritto nero su bianco nel programma di Governo che sottoscrivemmo oltre un anno fa.

Ho ascoltato in quest'Aula, prima ancora anche in Commissione, un'opposizione salmodiante, stanca, che ha usato le stesse logore parole della propaganda, talvolta scadute persino nell'insulto (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), sul tema delle migrazioni; accuse talmente enfatiche e infondate, che probabilmente sentirete ancora risuonare in quest'Aula, che, per l'eterogenesi dei fini, si manifesteranno nel loro opposto.

La paura, colleghe e colleghi della destra, è stata il vostro spartito; ma la musica che prima suonavate con qualche successo mediatico oggi sembra quella di una canzonetta estiva, che dura il tempo di una stagione, che è finita (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva e Partito Democratico). Oggi l'urgenza del Governo, di fronte a problemi enormi come quelli che ci comporta la pandemia, sequestra la propaganda e dà il campo alla ragione. Noi abbiamo, oggi, bisogno di più serietà e di più severità. Guardate, non voglio, nessuno di noi vuole né negare né sottovalutare il sentimento di inquietudine e talvolta di paura, non sempre indotta, ma anche sincera e persino atavica, che colpisce gli uomini e le donne del nostro Paese, soprattutto i più fragili, i più esposti alla difficoltà del vivere. Non solo non si deve negare, né sottovalutare, ma essa necessita il nostro più concreto impegno; l'impegno nel trovare soluzioni credibili, soluzioni praticabili, soluzioni di lungo periodo. Insomma, governare significa governare per trovare soluzioni, non governare per usare la paura (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Governare con la paura è lo stile dei partiti demagogici e populisti, e ahimè, dei regimi autoritari: regimi che anche in quest'Aula sono stati difesi quando hanno violato le sacre pagine del diritto che è stato conquistato a seguito delle lotte della Resistenza (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva). Una ferma condanna, un ripudio doveva risuonare da quest'Aula, e invece spesso non c'è stato.

Noi dobbiamo evitare qualsiasi cedimento sui fondamenti della nostra Costituzione e del nostro patto di convivenza, che è stato scelto liberamente. Eppure, nonostante il tentativo di conculcare la realtà, ripetendo senza sosta la stessa frase, le stesse parole, la realtà recalcitra e diventa il nome del vostro scontento. Per questo io vi illustrerò, dopo che lo ha fatto molto bene, anche in dichiarazione di voto di fiducia, il mio collega Marco Di Maio, alcune delle novità centrali di questo provvedimento. Si modifica la disciplina del permesso speciale, che nei “decreti Salvini” aveva di fatto abolito il permesso umanitario. Ma cos'era il permesso umanitario? Qualcuno l'ha usato strumentalmente, dicendo che sarebbe stata la scappatoia per dare accoglienza a tutti, ma non è così. Davvero pensate che un'opinione pubblica consapevole si possa bere questa sciocchezza? Il riconoscimento della protezione umanitaria era stato introdotto come norma di chiusura della riforma “Turco-Napolitano” del 1992, norma che andava a coprire una gravissima lacuna del nostro ordinamento, ovvero la mancanza di una legge attuativa dell'articolo 10 della Costituzione, ovvero quello che presiede al diritto d'asilo.

Ma parliamo con esempi concreti, lo ha fatto, prima di me, anche il collega Palazzotto. Voi dite che nel 2020 ci sono stati più sbarchi che nel 2019. È vero; ma allora spiegate a chi è fuori da quest'Aula per quale motivo, con meno sbarchi, ci sono stati più migranti irregolari (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), perché i migranti irregolari sono stati determinati da scelte politiche, le vostre, che hanno ridotto alla clandestinità persone che clandestine non potranno mai essere definite.

Per propagandare uno slogan, quello dei “porti chiusi” – evidentemente, i porti non sono mai stati chiusi -, si è smontato tutto ciò che funzionava, per mantenere in piedi ciò che doveva essere cambiato. Voi avete aumentato il caos, aumentato l'illegalità, aumentato l'insicurezza. È sempre questa la strategia dei populisti (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva): provocare incendi sociali dolosi e poi presentarsi con l'estintore in mano. Avete smantellato l'unica rete di accoglienza che funzionava, lo SPRAR (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), per tenere in vita quella che dovevamo cambiare, cioè i CAS, che significano “centri di accoglienza straordinaria”, che per voi erano, invece, la condizione ordinaria per tenere queste persone senza un minimo di dignità. Noi sappiamo benissimo che ci sono delle falle nel sistema di accoglienza, ma si parte nel curare la parte malata, non la parte sana (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), ed è per questo che abbiamo reintrodotto il sistema SAI. Avete poi lavorato ad una sistematica stigmatizzazione di chi salvava i naufraghi. ONG, cooperative sociali, associazioni di volontariato, nel vostro lessico sono diventate sinonimi del disprezzo. E, invece, noi da qui dobbiamo dire solo grazie a chi ritiene che le persone, le persone umane, siano il centro dell'impegno di chi si propone sulla scena pubblica. Poi ho notato che vi siete scagliati persino contro le funzioni e addirittura la persona del Garante nazionale delle persone private della libertà, già Garante dei detenuti.

Sappiate una cosa: Mauro Palma è una di quelle persone di cui l'Italia va fiera (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva), perché a livello nazionale e internazionale la sua indipendenza e la sua qualità rappresentano una garanzia per l'attuazione dei nostri impegni.

Infine, ho letto le parole illuminate di Papa Francesco nell'enciclica Fratelli tutti; mi sono apparse, nella loro semplicità, una sintesi straordinaria di quel sentimento di uguaglianza che troviamo nella nostra Costituzione, che troviamo nella Carta delle Nazioni Unite, nella Carta fondativa dell'Unione europea. In Fratelli tutti Papa Francesco scrive: “Se nella redazione della Laudato si' ho avuto una fonte d'ispirazione dal mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso, in questa mi ha stimolato in modo speciale il grande Imam Ahmad al-Tayyib, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi per ricordare che Dio ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti e nei doveri e nella dignità, e li ha chiamati a convivere fratelli tra di loro”.

Vedete, questa riforma funzionerà a differenza della vostra, ma non abbiamo terminato il lavoro che abbiamo messo in campo. Devo ringraziare la Ministra Lamorgese, il Vice Ministro Mauri, tutti i colleghi, a partire dai due relatori, perché tutti hanno lavorato solo nell'ansia di servire questo Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva e Partito Democratico) e per garantire giustizia, efficacia e legalità. Vi chiedo solo una cosa e lo chiedo anche fuori da qui: per voi una persona è più garante della vostra sicurezza se è invisibile, o se è un vostro vicino di casa (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva e Partito Democratico), che lavora, che è conosciuto, che è legale dentro questo Paese? Questa domanda porta ad una sola conclusione: che noi, come Italia Viva, voteremo a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva e Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Prisco. Ne ha facoltà. Colleghi, per favore, un po' di silenzio.

EMANUELE PRISCO (FDI). Presidente, Fratelli d'Italia voterà convintamente “no” a questo provvedimento, che doveva essere il correttivo ai “decreti Sicurezza” determinato dalle indicazioni del Presidente della Repubblica, ma è diventato invece il “decreto Immigrazione”, anzi, aggiungo io, il “decreto Immigrazione clandestina” (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Sì, perché garantisce a chi vuole venire illegalmente in Italia di poterlo fare e a chi dovrebbe essere espulso di poter rimanere sul suolo nazionale.

Bastava, lo ha ricordato Giorgia Meloni in quest'Aula durante la lunga discussione su questo provvedimento, fare un provvedimento di un solo articolo: “I confini italiani sono aboliti” (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); chiaro, diretto e immediato, senza nascondersi dietro tante parole. Voteremo contro non certo per pregiudizio ideologico, ma per il pregiudizio che questo provvedimento arreca all'interesse degli italiani e all'ordinamento italiano, perché è sbagliato nel tempo, è sbagliato nel merito, è sbagliato nel metodo.

Nel tempo, perché se non fosse stato per la battaglia di Fratelli d'Italia e del centrodestra, che vi ha costretto in Commissione e in quest'Aula ad invertire gli ordini del giorno (e ringrazio su questo il nostro presidente di gruppo Francesco Lollobrigida che per primo ha posto il tema), il Parlamento si sarebbe occupato prima di come aprire i porti con questo provvedimento e poi di dare le risposte alla sicurezza sanitaria, delle imprese e dei cittadini, se fosse stato per voi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non cambia il fatto, comunque, perché insistete con questo provvedimento, che le priorità, le vostre priorità, siano diverse da quelle degli italiani. È sbagliato, dicevo, anche nel metodo, perché cercate di far passare questo provvedimento proprio adesso. Il centrodestra ha tentato - sono settimane che vi inchioda nelle Commissioni, in Aula - di fermare, con gli strumenti che la democrazia consente, questo provvedimento, ma voi lo fate lo stesso, adesso; adesso che gli italiani hanno altri bisogni, altre priorità, adesso che ci sono i morti negli ospedali, adesso che le imprese non vedono la luce, adesso che i cittadini non sanno come potranno organizzarsi per passare con i propri cari il Natale. Adesso: quasi di sotterfugio, perché sapete anche voi e vi vergognate di quello che state facendo con questo provvedimento, perché sapete e conoscete gli effetti di questo provvedimento. Soprattutto, mi rivolgo ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, che appena un anno fa hanno votato l'esatto opposto di quello che votano oggi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia): cosa non si fa, colleghi, per una poltrona (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Anche questa mattina ne avete dato prova, sul MES; vi segnalo sommessamente che avete finito i bonus da trenta denari, perché vi siete praticamente rinnegati qualunque cosa.

Poi, nel merito di questo provvedimento - sgombriamo il campo da ogni condizionamento e strumentalizzazione ideologica -, nessun italiano, checché ne dica qualche collega della sinistra, negherebbe l'aiuto a chi ha bisogno, a chi scappa da una guerra, a chi ha bisogno d'aiuto in mare. Ma questo per voi non è, purtroppo - diciamocelo con franchezza -, l'unico motivo - ci mancherebbe - per cui fate questo provvedimento. Lo fate - lo ha ricordato bene anche nella dichiarazione di voto per la fiducia il collega Bignami - per un motivo culturale ed ideologico, perché a voi le identità, siano nazionali, siano familiari, siano sessuali, non vi vanno proprio giù e in nome dell'afflato mondialista, internazionalista e immigrazionista, volete cancellare ogni identità per costruire un mondo di cittadini omologati (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), con gli effetti che l'immigrazione clandestina ha - lo dicono ormai tutti gli esperti - anche sul ribasso nel mercato e nei costi del lavoro. L'altro motivo - non sfugge a nessuno, basta leggere articolo per articolo il provvedimento - è di natura economica, perché ci sono ingenti somme che girano intorno all'immigrazione e alla gestione dell'immigrazione, soprattutto clandestina. Non sfugge a nessuno che molti di questi mondi sono chiaramente vicini a voi. Vedete, gli italiani si fanno - ce le facciamo anche noi da cittadini prima che da esponenti politici - delle domande: perché impedire ai nipoti di passare il Natale con i propri nonni, vietando gli spostamenti da comune a comune, e consentire invece ai migranti di passare da continente a continente? Perché per mesi ci avete ricordato che sui barconi non correva il virus, ma girava solo sui ristoranti e infatti avete chiuso i ristoranti quando anche il Comitato tecnico-scientifico non ne consentiva la necessità e avete aperto invece i porti? Gli italiani, giustamente, se violano la quarantena vengono sanzionati e puniti; questo non accade per i migranti (va bene così, pare); se essi fanno ciò aggredendo nei centri di permanenza le Forze dell'ordine non succede niente e su questo Fratelli d'Italia aveva chiesto che venissero espulsi, ma ovviamente avete detto di no. Presidente, Vice Ministro, se una persona scappa dalla guerra, dalla devastazione, è giusto che abbia tutte le tutele, che la nostra Nazione, come Paese civile che gli italiani condividono, mette a disposizione di chi scappa - sì - dalle guerre e dalle devastazioni, ma non se sfrutta le protezioni che l'ordinamento offre a chi scappa dalle guerre e dalle devastazioni per aggirare le norme del nostro ordinamento sull'immigrazione; non se qualcuno le usa per contravvenire alle norme del Paese che lo ospita. Questo non può passare perché è una presa in giro anche nei confronti di quegli emigrati che correttamente, nel rispetto delle regole, vengono qui a studiare e a lavorare e rispettano le regole del Paese che li ospita, perché passa nel mondo l'idea che conviene le regole non rispettarle in Italia per avere maggiore tutela e maggiori diritti. Se su questa linea ideale, tra chi ha titolo e chi non lo ha, si giocasse la partita, Fratelli d'Italia su questo ha provato a fare delle proposte molto puntuali e serie: blocco navale per fermare la tratta degli esseri umani, le morti in mare, il business degli scafisti e la possibilità di chiedere invece la protezione umanitaria per chi ne ha diritto nelle sedi consolari o nelle ambasciate. Una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha confermato che ciò è possibile, come nel caso della Francia, ma anche qui - ed era una proposta di buon senso - ovviamente avete detto di no, perché quello che vi interessava era portare in Italia più immigrati clandestini possibile!

Poi ci avete rimbalzato, per le lunghe ore di discussione in Commissione, che il blocco navale sarebbe - e lo avete detto in più circostanze - un atto di guerra e ostilità, ma mi chiedo: se uno Stato consente a chiunque di partire verso la nostra Nazione, questo non è un atto di ostilità verso il nostro Stato? Mi chiedo e vi chiedo: se uno Stato, per carenza della propria sovranità nazionale, non riesce a contenere chi parte da quella nazione, non può essere legittimo diritto della nostra nazione o dell'Europa di potersi organizzare per difendersi? Questa volontà di tutela è come quella che misero in campo Prodi e Napolitano nel ‘97 con il blocco navale, ma se lo dice e lo fa Prodi va bene, se lo dice Giorgia Meloni, invece no (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E le domande se le fanno anche le nostre Forze dell'ordine - e vado alla conclusione, Presidente - che impiegate nei centri, spesso senza ricambio di donne e di uomini per carenza di risorse umane e di strumentazioni. Se voi consentite a chi è raggiunto da un provvedimento di espulsione e non ha diritto di stare in Italia - questo riguarda l'80-85 per cento dei richiedenti asilo che arrivano illegalmente in Italia - o peggio a chi aggredisce le Forze dell'ordine in quei centri, di usufruire del patrocinio gratuito pagato dallo Stato, quindi con i soldi degli italiani, perché si chiede alle donne e agli uomini delle Forze dell'ordine di anticiparsi le spese per la difesa nei procedimenti che li riguardano, magari sui medesimi fatti di cui quegli extracomunitari hanno il gratuito patrocinio dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Perché voi dovete riformare il Garante dei diritti del detenuto come meccanismo nazionale di prevenzione della tortura e di trattamenti crudeli? Voglio essere preciso sul punto, in carcere ci sono due tipi di cittadini: quelli che stanno lì perché hanno commesso un reato, e quelli che stanno lì perché rappresentano lo Stato e per 1.300 euro al mese garantiscono la legalità, i diritti dei detenuti e la dignità nell'espiazione della pena. Nessuno ancora è stato in grado di spiegarmi, né in Commissione né in Aula, chi è che nelle carceri farebbe queste torture o questi comportamenti disumani tali da dover modificare la ratio - e concludo Presidente - del Garante? Fratelli d'Italia su questo punto e su altri punti ha fatto molte proposte puntuali, ma voi avete detto sempre di no. E di queste scelte gli italiani vi chiederanno conto e mi auguro che nel frattempo non abbiate fatto troppi danni, che gli italiani stessi si troveranno poi a pagare. Fratelli d'Italia da par suo, insieme al centrodestra, continuerà con coerenza, con determinazione, con coraggio a battersi per l'Italia e per l'interesse degli italiani; e anche su questo provvedimento, con tutte le nostre forze continueremo ad opporci, perché è un provvedimento che, in ogni suo articolo, rappresenta la follia che lo anima e i danni che può causare al nostro ordinamento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fiano. Ne ha facoltà.

EMANUELE FIANO (PD). Signor Presidente della Camera, signor Vice Ministro Mauri, sottosegretario Giorgis, onorevoli colleghi, oggi non è una giornata importante tanto per il Partito Democratico o per il nostro consenso, lo è per la difesa dei valori civili e morali e dei diritti civili e umani nel nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo della Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Colleghi, senza commentare l'intervento, per favore. Prego.

EMANUELE FIANO (PD). Lo dico non perché sia una vittoria di una parte contro un'altra parte, non è questo il modo in cui noi facciamo politica, anzi sarà l'età, ma io penso che la legittimazione comune sia l'unica strada per avere cura della nostra democrazia, mentre la delegittimazione dell'avversario, come ho sentito poc'anzi dall'ultimo intervento dell'onorevole collega Prisco e da molti altri in queste settimane e come mostra per esempio a livello internazionale la recente vicenda degli Stati Uniti, mette a rischio le stesse istituzioni della democrazia. È nelle ore più buie della nostra Repubblica che la legittimazione vicendevole tra forze politiche democratiche, prima molto distanti, ci ha fatto scalare le montagne più difficili della nostra storia. È bene che se lo ricordi ognuno di noi, a cominciare da noi: trattare questo tema difficile come ho sentito fare per esempio adesso da Fratelli d'Italia, accusando noi di essere figli solo del guadagno economico sugli immigrati, significa rifiutare questa visione della democrazia. E immagino che la vostra tesi - lo vedrete - finirà come le vostre tesi su Bibbiano, nello stesso modo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Lo dico in una giornata importante perché l'affermazione dei principi sui quali il Partito Democratico fonda la propria adesione incrollabile ai valori di democrazia e di libertà viene riaffermata in questo provvedimento e perché, con l'approvazione di questo provvedimento, come ha detto il collega Miceli nel suo bell'intervento per il voto di fiducia, vogliamo fare da argine ad una contrapposizione storica, sbagliata e pericolosa, tra diritti e valori fondamentali. Noi vogliamo combattere la contrapposizione tra i valori della difesa della vita umana e quello della sicurezza, tra il valore dell'accoglienza e quello del rispetto della legge: sono valori che per noi, in democrazia, devono e possono convivere. Noi pensiamo che questa contrapposizione, che voi create tra la possibilità di difendere, contemporaneamente, il diritto alla vita, ad una vita dignitosa, e quello alla sicurezza e all'integrità di una nazione, sia figlia di un disegno politico lucido, calcolato, che noi rifiutiamo e che fa leva sulla paura. Lo hanno già detto i colleghi Palazzotto e Gennaro Migliore. E' un disegno non nuovo, non solo italiano, non solo contemporaneo, blandire quella parte della popolazione più esposta alle crisi, resa più fragile, più insicura, più impaurita e, dunque, comprensibilmente più carica di paura ed infine di rabbia, semplificando la spiegazione di cosa sta succedendo loro, individuando nel fenomeno della immigrazione la madre dei loro problemi, nella società aperta il rischio di perdere la propria identità, nella riduzione dei diritti per una categoria di esseri umani la scorciatoia risolutiva. Questa impostazione nella storia è stata la madre dei nazionalismi, delle semplificazioni populiste e, infine, nell'apice della loro gravità, delle possibili derive autoritarie. Quando di una parte si fa il tutto, quando il giudizio su una persona, magari criminale, diviene il giudizio su un fenomeno, semplicemente si è su una strada che può portare ad un baratro. Il decreto-legge che abbiamo in esame in materia di immigrazione interviene per correggere, per cambiare, per superare gli aspetti, secondo noi, più critici e più sbagliati e incostituzionali dei “decreti Salvini” che alla prova dei fatti - questa è la nostra opinione che qui vogliamo illustrare - hanno dimostrato la loro inconsistenza. C'è ovviamente, come tutti sappiamo, un precedente istituzionale raro: al momento di promulgare la conversione in legge del secondo decreto, in una lettera inviata dal Presidente della Repubblica, contestualmente, ai Presidenti delle Camere e al Presidente del Consiglio, il Presidente Mattarella aveva segnalato i profili che suscitavano rilevanti perplessità, auspicando quindi di fatto l'intervento del legislatore. In particolare, si sottolineava nella missiva - che, come tutti noi sappiamo, è appunto un fatto inusuale - che la limitazione o il divieto di ingresso delle navi delle ONG possono essere disposti, ma nel rispetto degli obblighi internazionali dell'Italia, con riferimento esplicito alla Convenzione di Montego Bay. Non solo: il 9 luglio scorso, la Corte costituzionale ha poi dichiarato illegittima la norma che esclude i richiedenti asilo dall'iscrizione anagrafica, abolendo una delle parti più contestate da noi, in quest'Aula, all'epoca della prima “legge Salvini” sull'immigrazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). La Consulta dice e dichiara l'incostituzionalità della norma che voi avete scritto per due motivi che noi qui, negli interventi che sono a verbale del capogruppo Graziano Delrio e di tutti noi, avevamo già elencato: l'irrazionalità perché quella norma non serve a controllare il territorio che è la finalità dichiarata del decreto; e poi per l'irragionevole disparità di trattamento, visto che rende più difficile, per i richiedenti asilo, l'accesso ai servizi anche ad essi garantiti; e ciò è esattamente quello che noi dicevamo allora.

E, ancora, il Ministro dell'Interno - il Ministro Lamorgese, alla quale mi permetto, spero a nome di tutta l'Aula, di rivolgere i nostri auguri per l'infezione da COVID che l'ha colpita (Applausi) - il Ministro osservava che quel decreto, invece di garantire la sicurezza dei nostri territori e delle nostre comunità (obiettivo che il decreto si proponeva), aveva stressato il sistema di accoglienza, al punto da renderlo inefficace, perché, di fatto, erano stati esclusi dai centri moltissimi immigrati finiti in una terra di nessuno.

Noi, allora, ve lo ricorderete, ci mettemmo in quest'Aula una maschera bianca in viso per segnalarvi che stavate creando nel nostro Paese un nuovo esercito di invisibili, che sarebbero cresciuti, esattamente come poi è successo. Infatti, avete messo in una terra di nessuno, in condizioni di precarietà e di clandestinità, coloro i quali avevano un permesso di soggiorno per motivi umanitari e che, da un giorno all'altro, scaduto il permesso, si sono trovati in una condizione di illegittimità di fronte alla legge, senza diritti, senza doveri, nelle mani della criminalità. Avevamo ragione noi! E, cioè, il numero dei migranti scivolato nell'irregolarità per effetto delle vostre norme è cresciuto, e così è stato per migliaia di persone.

E, ancora, vi ricordo - lo ha già fatto Miceli – che qui voi vi ergete a difensori dei nostri confini ed in Europa i vostri amici di Visegrád sono i più duri oppositori della modifica del Trattato di Dublino, l'unica vera carta che potrebbe garantire parità di trattamento all'Italia rispetto agli altri Paesi europei (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). Ma, come è noto, ognuno è nazionalista a casa propria e dagli amici tra nazionalisti mi guardi Iddio.

Insomma, c'è un livello di divergenza tra di noi sul piano del confronto tra le priorità in tema di diritti, ma c'è anche un livello di confronto sull'inefficienza delle vostre norme, cosa che in genere accade quando si piega la norma all'ideologia e non ai valori.

Noi esprimiamo nel testo un principio che alcuni di voi nella discussione in Commissione hanno dichiarato essere pleonastico, ma che noi consideriamo centrale: il rispetto degli obblighi costituzionali e internazionali in materia di rifiuto e di revoca del permesso di soggiorno; non è un vezzo, è la centralità del nostro agire e dei valori sulla base dei quali noi ci muoviamo sempre.

Noi siamo orgogliosi di aver introdotto il permesso di soggiorno per protezione speciale per le ipotesi nelle quali il rimpatrio comporti il rischio di essere sottoposto a trattamenti inumani o degradanti o quello della violazione del diritto alla propria vita privata, anche con riferimento ai rischi connessi al proprio orientamento sessuale o all'identità di genere. Non è soltanto un dovere per noi: è una conquista di civiltà, questo passaggio della norma che abbiamo introdotto. Noi abbiamo esteso il permesso di soggiorno per protezione speciale per queste nuove categorie e portato il permesso da uno a due anni e applichiamo, come da sentenza della Consulta, l'iscrizione del richiedente protezione internazionale all'anagrafe della popolazione residente. E' già stato richiamato il precedente che molti sindaci lo fecero già da soli, da voi considerati - quegli atti dei sindaci – incostituzionali.

Proseguiamo nell'azione di tutela dei minori non accompagnati, secondo la legge che noi abbiamo approvato nella scorsa legislatura e per cui l'Europa ci ha fatto i complimenti. Non posso citare tutto, sto concludendo, Presidente.

Quanto al soccorso in mare, il nuovo decreto-legge - ricordo, come ha fatto Erasmo Palazzotto, che nessuna delle ONG che voi condannate ha mai subito una condanna - prevede una deroga al divieto e al limite di navigazione quando si tratti di navi che abbiano effettuato operazioni di soccorso immediatamente comunicate al centro di coordinamento competente e allo Stato di bandiera, nel rispetto delle indicazioni della competente autorità per la ricerca ed il soccorso in mare.

In conclusione, questo sento di dire di fronte a un dibattito così acceso per i valori che ho elencato all'inizio del mio intervento: non solo per il consenso si vive nella politica e per la politica, ci sono valori che travalicano la misurazione immediata del consenso. Non può essere questo l'unico faro che ci guida quando ci occupiamo dei diritti degli esseri umani, a prescindere da dove essi provengano, dal colore della loro pelle, dal loro credo religioso. Ce lo dice la storia, a me personalmente lo ha detto la storia che ho inciso nella carne della mia famiglia. Ci sono valori che cementano una civiltà e che distinguono una fase della storia da un'altra, e quello della salvaguardia dei diritti umani per noi è uno di quelli. Vi ringrazio (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia Viva e Liberi e Uguali).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Sisto. Ne ha facoltà.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Grazie, Presidente. Quando ascolto i toni aulici, le parole roboanti, la civiltà che aleggia in tutti gli interventi, come se fosse naturale dare semplicemente ai toni e alle parole i contenuti, io mi spavento. Noi siamo, purtroppo, in questo Paese, abituati a vedere la retorica come momento di morte della democrazia. La retorica non è nulla (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)! Invocare la civiltà non serve! Noi dobbiamo guardare i contenuti di questo provvedimento.

Illustre Presidente, non ci sono buoni e cattivi. Il tentativo inefficace di diversificare l'Aula in due parti, i buoni quelli che propongono e i cattivi quelli che combattono, non riesce (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia), non funziona! Noi di Forza Italia siamo cattolici, liberali, per l'accoglienza, e nessuno ci può togliere questo DNA. Nessuno! Neanche i vostri tentativi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente) di mortificare il Parlamento. Perché, Presidente, l'80 per cento dei vostri provvedimenti vanno a fiducia e senza dibattito, e noi non tocchiamo palla. Non tocchiamo palla! Ma che Parlamento è questo? Come si può dire che voi difendete i valori? Voi ammazzate la democrazia parlamentare, la uccidete quotidianamente!

E non c'è qualità professionale, culturale, oratoria, retorica che possa bastare. Noi siamo qui a combattere per avere un ruolo in tutti i provvedimenti. Ma vi sembra possibile che in ore di Commissione - ore di Commissione e io ringrazio tutti i colleghi che hanno combattuto in Commissione, tutti, di tutto il centrodestra - non è passato nulla? Nulla, nulla! Neanche… Certo, la disponibilità verbis del Governo. Ma che ce ne facciamo di questa disponibilità, Presidente? A che serve?

Non ci sono buoni e cattivi, non ci sono cattolici e pagani, non ci sono iconoclasti e tutori delle immagini sacre. Ci sono soltanto persone che applicano l'articolo 10, terzo comma, della Costituzione. Perché qua qualcuno ha detto: la Costituzione, articolo 10, terzo comma. Capisco che il collega Fiano, dopo un intervento letto in modo impeccabile, vaghi all'interno dell'Aula alla ricerca di una identità. “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica”, secondo la legge. Questo è lo straniero che, secondo la Costituzione, ha diritto di stare in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente), non qualsiasi straniero! Questa è la ragionevolezza costituzionale.

Voi avete coniato un provvedimento ideologico per piccio nei confronti di chi vi ha preceduto. Voi state soltanto prendendovi una rivincita pseudocalcistica, sulla scorta di una componente ideologica inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Inaccettabile! È la vittoria dell'eccesso di ideologia, esattamente quello che voi dite di combattere. Incorrete proprio nell'errore opposto: stressare l'ideologia e, senza contraddittorio, scrivervi addosso un provvedimento che ricadrà sulle nostre spalle. Ma vi sembra possibile? Presidente, non c'è nessun provvedimento che diventi mai definitivo ed esecutivo, cioè calci di rigore. Colui che viene espulso con un provvedimento definitivo del giudice, prima di varcare, un metro prima della frontiera, fa un ricorso e si sospende il provvedimento del giudice ad opera di un commissario! Ma qui - io dico - siamo di fronte al sovvertimento delle regole (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Ma mi spiegate questo travolgimento dei principi?

Presidente, nessun discorso generico. Io sorrido, se penso Conte 1 e Conte 2, se penso MoVimento 5 Stelle 1 e MoVimento 5 Stelle 2. Stamattina abbiamo avuto un altro esempio eclatante della deflagrazione interna al MoVimento 5 Stelle. Ma è chiaro: chi non ha basi culturali fatalmente poi deflagra. Quando non ci sono punti di riferimento, il navigatore che naviga a vista è evidente che non ha una bussola e non ha una carta nautica. È chiaro che, alla fine, perde completamente i connotati di quello che sa e di quello che fa.

Questa necessità, Presidente, ci porterà a essere isolati in Europa, perché questo paradiso dell'immigrazione clandestina, che diventa il nostro Paese, ci comporterà un isolamento, che già Macron ha segnalato con un'esclusione, che è uno schiaffo violentissimo nei confronti del nostro Paese. Noi siamo di fronte a questo isolamento naturale.

Come potremmo pretendere l'accoglimento da parte degli altri Paesi, se noi non abbiamo regole? L'emendamento del Partito Democratico definito “emendamento senza tetto”, ma non a favore dei senzatetto, è un emendamento che ha eliminato anche la necessità di mettere un argine a quanta gente tu puoi prendere. Allora, che cosa accade? Non abbiamo limiti, non abbiamo tempi, non abbiamo numeri. E che dirvi dei numeri, dove noi abbiamo assistito ad un incremento del 238 per cento, col cambio di manovratore? Ma vi sembra possibile? Non parliamo di decine, di centinaia, ma di migliaia di immigrati!

Allora, Presidente, io penso che davvero, da questo punto di vista, torna il business dell'immigrazione, tornano i grandi investimenti. In un momento in cui noi abbiamo un sacco di danaro da spendere, per tutte le ragioni possibili e immaginabili, certo, investiamo in immigrazione clandestina! E il tradimento ideologico del MoVimento 5 Stelle costituisce, insieme a quello del Presidente Conte - e non ho timore di dirlo -, un tradimento ideologico del Paese da parte del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Questa è la verità: costituisce un inaccettabile revirement. È come se io cambiassi idea da un momento all'altro, a seconda… Se mi fate passare questa espressione, un partito della convenienza di lusso, a 5 stelle. Partito della convenienza a 5 Stelle! Questo, questo siete diventati! Da essere il partito che doveva aprire, scardinare, ora, a seconda di come si orienta il Governo, mutate di accento e di pensier. Io le ricordo le dichiarazioni del collega Di Sarno sul bis, del collega D'Uva sul primo, dichiarazioni che dicevano: finalmente, ora finalmente, noi possiamo raggiungere l'obiettivo di fermare l'immigrazione.

Presidente, non dirò nulla sui tempi e sull'opportunità di questo provvedimento in questo momento. Troppo facile sparare sulla Croce rossa. Era il momento, questo, dell'immigrazione? Era il momento davvero di investire risorse? Hai voglia a dire: clausola di invarianza finanziaria… Io penso che siamo di fronte alla necessità di restituire al Parlamento dignità. Forza Italia ha una proposta già in atti, una Commissione d'inchiesta sul fenomeno della immigrazione. Ci vogliamo, cari colleghi, riprendere – riprendere – la leadership di decidere sulle leggi, e non delegarla a commissari?

Ma, scusate, c'è un altro dato, molto fondamentale: i controlli. Bene, i controlli veramente sono come le matrioske, uno nell'altro. Ma qual è l'effetto di questi controlli a matrioska? Che un controllo neutralizza l'altro. Sono così complicati, per cui il sistema dei controlli significa nessun controllo. Ossia, tanto si è complicata la situazione procedimentale… Il giudice da monocratico a collegiale: ma chi ha un minimo di dimestichezza con i marciapiedi della giustizia sa bene che complicare le cose vuol dire neutralizzarle. È come quando si nominano commissioni, task force. Absit iniuria verbis, l'ultima del Ministro Bonafede è veramente - posso dirvi - comica (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente): una commissione comica, con l'ANAC che è mortificata nel suo DNA. Abbiamo un'ANAC, che si nomina una commissione di esperti a fare che? Direbbe qualcuno molto meno, diciamo, in palla di quanto può essere un semplice lettore di quello che accade. E che dire, Presidente, del fatto che competenze statuali vengono affidate ai comuni? Anche questo, l'anagrafe che viene affidata ai comuni anziché allo Stato… Io penso, ecco, che noi dobbiamo parlare di contenuti: questo è un provvedimento di liberalizzazione, senza tetto, senza controlli, senza nessuna possibilità, incostituzionale perché non rispetta l'articolo 10, terzo comma, della Costituzione e amplia usque ad, senza termini - non c'è un termine perentorio, non c'è un silenzio rifiuto, non c'è un silenzio rigetto - tutto alla “volemose bene”, in modo che l'Italia davvero diventi il luogo amato… E che dire, poi, della abrasione delle sanzioni nei confronti delle ONG? Ma, scusate, ma se io mi comporto in modo illecito, la sanzione deve aumentare o deve diminuire (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)? Io penso che debba incrementarsi. C'è qui una sorta di scriminante patrimoniale nei confronti delle ONG, come se noi non sapessimo il business enorme che aleggia intorno a questo.

Allora, il metodo, Presidente, è semplice. È quello che il Presidente Berlusconi aveva già individuato, cioè maggiori controlli all'interno e accordi con gli Stati esteri, per poter in qualche modo regolare i flussi. Era semplice, era quello che avevamo iniziato a fare nel 2011. Poi ovviamente quello che è accaduto lo sappiamo tutti, ma la ricetta è semplice, ossia, noi dobbiamo - e ho finito, Presidente - controllare il fenomeno. Io denuncio pubblicamente, in quest'Aula, che voi avete un fenomeno che oggi è incontrollabile ed incontrollato! Voi non sapete come controllarlo il fenomeno, e quale è la risposta? La risposta è incrementare la mancanza di controlli, cioè io non controllo e rincaro la dose.

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Io penso che questa è follia normativa: è come se un medico, anziché curare, decidesse di non curare più. Tutto incontrollabile, rendiamo tutto ancora più incontrollabile.

Vorrei, Presidente, e chiudo il mio intervento, formulare un'ultima osservazione. Questo provvedimento, senza fretta, ma inesorabilmente, comporterà conseguenze sulla sicurezza, conseguenze economiche, di investimenti, conseguenze sul mondo del lavoro, conseguenze sulla giustizia, conseguenze sulla credibilità del Paese. Io ricordo che, qualche anno fa, un po' più di credibilità ce l'avevamo; oggi quella credibilità, per vostra responsabilità… perché noi, grazie a Dio, a questo punto, non ci abbiamo messo nulla in questo provvedimento, subiamo colpi di fiducia, subiamo colpi di machete della democrazia parlamentare. Noi voteremo contro nel metodo, innanzitutto, ma anche nel merito (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente). Il nostro voto contrario è un voto ipermotivato, non c'è una ragione per votare un provvedimento di ripicca nei confronti di chi stava prima di voi e motivato solo da questo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Molinari. Ne ha facoltà.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Grazie, Presidente. Siamo arrivati al voto di conversione in legge di quello che abbiamo rinominato “decreto Clandestini”, dopo una lunga opposizione portata avanti dai miei colleghi della Lega e da tutti i colleghi del centrodestra, una opposizione che ha bloccato qui, alla Camera, per tredici giorni questo provvedimento, e per questo voglio ringraziare i colleghi, perché noi siamo convinti che questa battaglia sia una battaglia giusta (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia); sia una battaglia giusta perché pensiamo che questo “decreto Clandestini” sia un provvedimento pericoloso, dannoso e sbagliato.

Presidente, onorevoli colleghi, credo che l'assurdità di decretare in materia di immigrazione in questo momento non necessiti di essere spiegata più di tanto, sia visibile e chiara a chiunque, anche fuori da questo palazzo. Siamo al 9 dicembre, nel mezzo di una pandemia mondiale, nel mezzo di una crisi economica che non ha precedenti, se non nel dopoguerra, e in questo momento, al 9 dicembre, noi non abbiamo ancora iniziato ad analizzare qui, alla Camera, in Parlamento, in Commissione bilancio, la legge di bilancio, che dovrebbe essere il documento che progetta le misure economiche per l'anno prossimo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Oggi i sindacati sono andati in piazza, sicuramente per chiedere le assunzioni e la stabilizzazione nella pubblica amministrazione, ma anche perché denunciano il fatto che, a fronte dello sblocco dei licenziamenti, che dovrebbe esserci a marzo, verosimilmente, più di un milione di persone perderanno il posto di lavoro, e qui non abbiamo ancora discusso uno straccio di piano per riassumere queste persone e per dare sicurezza economica a loro e alle loro famiglie (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Avete parlato anche questa mattina del ruolo salvifico del Recovery Fund e, mentre la Francia e altri Paesi europei già hanno i progetti pronti, noi qui ne parliamo come di una telenovela, dove si litiga tra i partiti della maggioranza, dove non si capisce se Conte ci farà l'onore di parlarne qui o ne discuterà soltanto con l'ennesima task force. Il dato di fatto è che anche su questa misura economica importante non abbiamo ancora discusso un solo progetto e, oltre a questo, stiamo anche inseguendo un altro problema: l'ennesimo “decreto Ristori”. Abbiamo perso il conto ormai, perché, a furia di fare DPCM, di chiudere e riaprire attività, vi dimenticate anche voi i codici Ateco. Siete talmente in confusione, che è tutto un susseguirsi di decreti che non abbiamo ancora discusso e che dobbiamo convertire entro fine anno (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

E, oltre a questo, c'è un altro problema che attanaglia le famiglie italiane, che, magari, è capire, dopo un anno di segregazione forzata e di lontananza dai propri cari, se, almeno nel giorno di Natale, il Ministro Speranza e il Presidente Conte faranno la cortesia di permettere di ricongiungersi con i propri cari oppure no.

E, in questo contesto, noi di cosa parliamo? Parliamo di un decreto sull'immigrazione che ha bloccato i lavori per quasi quindici giorni. Ebbene, decretare in materia di immigrazione potrebbe avere un senso, dal nostro punto di vista: potrebbe avere un senso nel momento in cui, preso atto dei dati della gestione di questo Governo, della gestione del Ministro Lamorgese, che hanno portato quasi a quadruplicare il numero degli sbarchi rispetto alla gestione Salvini, avrebbe senso un decreto che, in qualche modo, affrontasse il problema con norme ancora più stringenti, per tutelare i nostri confini e per bloccare l'immigrazione clandestina.

E, invece, non c'è nulla di tutto questo e oggi noi andiamo ad approvare un decreto che smonta, pezzo per pezzo, tutto quanto fatto dai decreti “Salvini 1” e “Salvini 2”, che hanno avuto il merito di bloccare l'immigrazione clandestina nel nostro Paese, numeri alla mano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Vede, Presidente, dobbiamo ricostruire le motivazioni che hanno fatto nascere quei due decreti. Quei due decreti nascono dal fatto che, dal nostro punto di vista e anche dal punto di vista di milioni di italiani che hanno votato per il centrodestra e anche per il MoVimento 5 Stelle, che ricordo, al punto 8 del suo programma elettorale, diceva “stop al business dell'immigrazione”, quindi diversi milioni di italiani (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) hanno votato per queste parti politiche, perché, evidentemente, c'era un problema, avevano percepito un problema e il problema sta nei numeri dell'immigrazione di quegli anni, basta citarli. L'immigrazione era completamente fuori controllo: nel 2014, più di 170 mila sbarchi, nel 2015, 153 mila, nel 2016, 181 mila, nel 2017, 119 mila. Poi, anche il centrosinistra ha capito che, forse, c'era un problema e, con l'azione valida del Ministro Minniti, ha iniziato a porre un freno a questo fenomeno, affrontando uno dei temi, che era quello del contrasto all'immigrazione clandestina dal Paese di partenza, in questo caso dalle coste libiche, facendo un accordo internazionale con la Libia, fornendo gli strumenti alla polizia libica per bloccare i trafficanti di uomini, quelli che organizzano i viaggi della morte sfruttando la disperazione dei disperati che vogliono partire per l'Europa. E questa politica ha dato dei frutti, unita alla politica dei “decreti Salvini”, perché, infatti, il dato chiaro è che, nel 2018, abbiamo avuto 22 mila sbarchi e, nel 2019, anno in cui si sono coniugate le misure di Minniti, riportate avanti al Governo giallo-verde, e le misure di Salvini, abbiamo avuto soltanto 9 mila sbarchi. Quindi, un problema che sembrava insormontabile, grazie a questi provvedimenti, è stato risolto, e questo lo dicono i dati (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Su cosa hanno agito i “decreti Salvini”? Su due fronti: il primo, sulla normativa interna, che noi ritenevamo fosse fattore attrattivo di immigrazione clandestina, perché la normativa che andava a permettere anche a quell'oltre 80 per cento di immigrati clandestini che entravano nel nostro Paese - perché chi non può godere della protezione internazionale o sussidiaria, se entra in Italia senza un contratto di lavoro, è un immigrato clandestino, piaccia o non piaccia, secondo la legge italiana (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) -, la normativa che era stata creata, il sistema che era stato creato era un sistema che, attraverso la cosiddetta protezione umanitaria, estremamente discrezionale, e attraverso altri mezzi, permetteva a chiunque fosse qui, anche nelle more dell'attesa di avere o non avere il permesso di soggiorno, attesa che poteva durare anche anni, di poter stare tranquillamente in Italia. E, soprattutto, abbiamo costruito una sovrastruttura, che era quella dell'accoglienza, che garantiva a chiunque, anche a chi non aveva titolo a stare in Italia, un sistema di mantenimento, sostentamento, percorsi di integrazione, che ci è arrivato a costare fino a 5 miliardi di euro all'anno. Noi spendevamo 5 miliardi di euro all'anno per integrare persone che non avevano diritto e mai avrebbero avuto diritto di stare in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). 5 miliardi di euro è lo stesso costo della “quota 100”, tanto per intenderci (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Ebbene, verrebbe da chiedersi se quel sistema serviva davvero per gli immigrati o se serviva per mantenere tutto il business che si era creato sopra, il business delle cooperative, il business che ha dato adito anche a molti scandali, ultimo in termini di tempo, oggi, a Potenza: sedici arresti per permessi di soggiorno falsi, migranti sfruttati dalle aziende locali e tutto fatto nel nome di quella che era la politica ante 2018, stroncata dai “decreti Salvini”, che hanno previsto che cosa? Hanno previsto tempi certi di permanenza nei CPR, di centottanta giorni, per garantire le espulsioni, hanno cancellato la protezione umanitaria, codificando in maniera chiara le fattispecie per cui si poteva restare sul nostro territorio, hanno evitato i ricorsi pretestuosi, hanno in qualche modo smantellato il business dell'immigrazione, come? Tagliando i famosi 35 euro. Finiti i 35 euro dei bandi, è finito il buon cuore delle cooperative, che non hanno più partecipato per gestire la rete dell'accoglienza (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). E dall'altra parte, con il “decreto Salvini 2” si cercava di difendere i confini, dare al Ministero dell'Interno degli strumenti ulteriori per attuare i respingimenti e per impedire alle navi che trasportavano migranti clandestini di entrare nelle nostre acque territoriali, con le confische, con le sanzioni fino a un milione di euro, con quelle politiche che hanno permesso di disincentivare l'arrivo delle ONG. Ebbene, la domanda che sarebbe da farsi - visto che quello che fa questo decreto è smantellare tutto e tornare allo stato ex ante, anzi, peggiorare ancora di più - è: se il nostro Paese non aveva le condizioni economiche nel 2018 per dare risposte lavorative a queste migliaia di persone, che arrivavano in Italia in un momento in cui la disoccupazione era al 10,3 per cento e quella giovanile al 31,9 per cento, qualcuno mi può spiegare, dopo il COVID e dopo l'emergenza economica, in cui faremo meno 9 per cento di PIL e in cui faremo più 6 per cento di disoccupazione, come diavolo farà l'Italia a garantire un futuro e un posto di lavoro a queste persone che voi volete fare arrivare (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Mi spiegate come possiamo far capire agli italiani che il Ministero dell'Interno non avrà più strumenti per bloccare le navi dei disperati e i barconi, ma mettiamo per strada 70 mila agenti, i droni e i militari, per impedire ai nipoti di andare a trovare i nonni a Natale (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? È troppo facile la politica del buon cuore, è troppo facile giocare sul fatto che siamo un Paese cattolico, di grande solidarietà, capace di grandissimi gesti di umanità; e dal nostro status di privilegiati qui dentro o dai salotti buoni delle ZTL dire che chi è contro l'immigrazione è cattivo e razzista, perché i fenomeni di razzismo e di intolleranza li crea l'immigrazione incontrollata, andatelo a dire al lavoratore che dovrà contendersi il pezzo di pane con l'ultimo arrivato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)! Andatelo a dire alla famiglia che dovrà innescare una guerra tra poveri per chi avrà diritto alla casa popolare (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)! Andatelo a dire chi abita nelle periferie, che dovrà subire la delinquenza e il degrado portato non dalla cattiva volontà di queste persone, ma se tu fai arrivare in Italia migliaia di persone e non puoi garantire loro un lavoro, come diavolo pensate che vivranno queste persone se non andando nelle mani della delinquenza (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Andatelo a dire alle fasce più disagiate della popolazione, che ci sono i buoni e ci sono i cattivi, che saremmo noi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)! I cattivi sono quelli che forniscono la manodopera alla malavita, i cattivi sono quelli che forniscono gli schiavi ai caporali, i cattivi sono quelli che creano le condizioni per cui ci sia il degrado sociale, lo scontro sociale e il razzismo nel nostro Paese (Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier mostrano uno striscione recante la scritta: “Stop decreto clandestini” e uno striscione contenente una gigantografia del Presidente del Consiglio dei Ministri e dell'ex Ministro dell'Interno Salvini recante la scritta: “#decretoSalvini - sicurezza e immigrazione - Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier gridano: Vergogna, vergogna!).

PRESIDENTE. Colleghi… Colleghi…Colleghi… via il cartello, via gli striscioni… anche dalle tribune… chiedo agli assistenti… Colleghi… Colleghi… anche dalle tribune... Chiedo agli assistenti di intervenire… (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito del Presidente)… Deputato Molinari, il tempo però è finito.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Ho ancora un minuto…

PRESIDENTE. Ha concluso il tempo, deputato Molinari.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Mi faccia chiudere, Presidente.

PRESIDENTE. Trenta secondi.

RICCARDO MOLINARI (LEGA). Trenta secondi. Guardi, io penso che quella innescata oggi sia la seconda bomba atomica che grava sul nostro Paese. Stamattina avete votato per il MES, dopo che avete detto: mai il MES, che è uno strumento con cui potremmo perdere la nostra sovranità economica e potremmo avere una crisi economica senza precedenti. Con il “decreto Immigrazione” armate un'altra bomba atomica, che è quella che può creare il disagio e il conflitto sociale nel nostro Paese nel momento più difficile della sua storia recente. Se le contraddizioni del MoVimento 5 Stelle non fanno più notizia, e non voglio infierire su questo, mi duole il cuore per una cosa, Presidente: che noi qui dentro avremmo il dovere di difendere i cittadini e, in particolare, di difendere quelli più deboli, quelli che pagheranno le conseguenze di queste scelte e quelli che voi deliberatamente non avete difeso (Applausi dei deputati del gruppo

Lega- Salvini Premier - Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier gridano: Buffoni, buffoni!).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, dobbiamo proseguire… Colleghi… Colleghi… Colleghi… collega Molinari, dobbiamo chiudere.

Ha chiesto di parlare il deputato Giuseppe Brescia. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). Grazie Presidente. Governo, colleghi, mi permetterete, in questo mio intervento, di rispondere alle numerose menzogne che abbiamo ascoltato negli scorsi giorni e nell'intervento che mi ha appena preceduto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)

PRESIDENTE. Colleghi… colleghi… colleghi…

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). …non a tutte, perché non basterebbe una giornata intera, almeno alle più rilevanti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)

PRESIDENTE. Colleghi…

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). Prima menzogna: maggioranza e Governo pensano agli immigrati e non tutelano i diritti e gli interessi degli italiani. Falso (Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)!

PRESIDENTE. Colleghi… colleghi…

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). “DL Cura Italia”, “Liquidità”, “Rilancio”, “decreto Agosto”: 100 miliardi; “decreto Ristori” 1, bis, ter e quater: 18 miliardi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Deputati del gruppo Lega-Salvini Premier gridano: Venduti, venduti!); più la manovra che ci stiamo apprestando ad esaminare: 40 miliardi; per un totale di 158 miliardi di euro, per far fronte alla pandemia e alla crisi economica e sociale che il nostro Paese sta vivendo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Questo Governo e questa maggioranza non hanno smesso un istante di occuparsi dei diritti e degli interessi dei cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Colleghi della Lega, colleghi della Lega, non è rispettoso…Avete parlato, ha parlato il vostro capogruppo, dovete far terminare, è una questione di rispetto (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)! Prego, Brescia.

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). Grazie, Presidente. Seconda menzogna: questo decreto non era necessario. Falso! Come potevamo ignorare: uno, la sentenza della Corte costituzionale, che ci chiedeva di adeguare la normativa in materia di iscrizione anagrafica; e due, soprattutto, i rilievi del Presidente della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che ci imponevano di richiamare nel testo gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato e di rivedere la misura delle sanzioni per le imbarcazioni che violano le nostre leggi; sanzioni che, lo voglio ricordare e sottolineare, per quanto spropositate, non hanno mai trovato applicazione (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Ma c'è chi sostiene che non ci siamo limitati ai rilievi di Mattarella e alla sentenza della Corte. È vero, siamo andati oltre perché era giusto, era nostro dovere farlo. Sì, perché siamo in un'altra fase storica e, se nel 2018 era necessario dare un segnale di massimo rigore e fermezza (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), ora possiamo tornare su alcuni punti, su alcuni aspetti e aggiustare il tiro rispetto a talune misure che non hanno funzionato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). D'altronde, noi non abbiamo mai cambiato idea rispetto a certe questioni (Proteste dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Colleghi…

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). A riprova di questo, ci sono degli emendamenti che depositammo all'epoca della conversione del primo “decreto Sicurezza”, che già allora volevano limitare l'azione propagandistica della Lega: uno introduceva il permesso speciale per i casi particolarmente vulnerabili e un altro potenziava l'allora rete SPRAR. E quindi: il MoVimento 5 Stelle vota prima una cosa e poi l'altra, non è coerente: falso anche questo (Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)! Anzi, quelle a cui ho fatto riferimento sono proprio le misure introdotte in questo provvedimento a cui guardiamo con maggiore favore. Dando una forma di protezione ai migranti più vulnerabili e ripristinando un valido sistema di accoglienza e integrazione, daremo la possibilità a molte più persone di essere inserite in un percorso di legalità ed eviteremo di ingrossare quelle sacche di marginalità così pericolose per le nostre comunità; pericolose soprattutto in questo periodo in cui la tracciabilità delle persone presenti sul nostro territorio diventa fondamentale per il contenimento della diffusione del virus: un'attenzione particolare che dobbiamo ai nostri cittadini e alle nostre comunità.

E vengo ad un'altra menzogna: con questo decreto si scarica tutto sui comuni. Falso! Cerco di soffermarmi su questo punto per far comprendere ai cittadini di cosa stiamo parlando. Esistono diverse tipologie di centri d'accoglienza, circa il 70 per cento dei centri presenti sul nostro territorio sono centri d'accoglienza straordinari. Solo una parte residuale è rappresentata da centri di piccole dimensioni, gestiti dai comuni italiani: l'esatto contrario di ciò che dovrebbe essere, insomma. Già quando eravamo al Governo con la Lega, noi dicevamo loro: potenziamo lo SPRAR, ossia i centri piccoli gestiti dai comuni e riduciamo il più possibile i CAS, i centri di accoglienza straordinaria di cui sopra. Perché lo dicevamo? Perché da sempre abbiamo preferito coinvolgere i comuni nella gestione dell'accoglienza, permettendo loro di collaborare sinergicamente con lo Stato ed evitando di lasciarli attori passivi ed impotenti. Quelli che hanno inflitto un sistema ai nostri comuni sono stati tutti quei Governi, che in passato hanno volutamente gestito questo fenomeno in maniera emergenziale, disseminando i territori di centri di accoglienza straordinaria (Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia), quelli, sì, imposti ai comuni. E con il “decreto Sicurezza 1”, contro la volontà del MoVimento 5 Stelle, si indebolì lo SPRAR a tal punto da annientarlo; è così del tutto evidente perché alla Lega non interessava risolvere il problema del business dell'accoglienza che si annida soprattutto nei CAS che loro non hanno minimamente toccato, ma interessava solo ed esclusivamente avere più migranti irregolari e il più possibile emarginati per alimentare la loro propaganda (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico). Con questo decreto, invece, introduciamo il sistema di accoglienza e integrazione e cerchiamo di invertire definitivamente la rotta.

Ma passiamo alla prossima menzogna: con questo decreto le ONG torneranno a fare quello che gli pare. Falsissimo (Proteste dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)! Le organizzazioni non governative che svolgono operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo sottostanno alle normative internazionali, alla legge del mare, alle leggi italiane e questo non è mai cambiato (Commenti del deputato Claudio Borghi)! Era così prima dei “decreti sicurezza”, lo è stato durante i “decreti sicurezza” e lo sarà dopo la conversione di questo decreto; con la differenza che, se con il “decreto Sicurezza bis” si erano introdotte inutili sanzioni amministrative milionarie mai somministrate (Commenti del deputato Claudio Borghi), ora ci saranno serie sanzioni penali accompagnate da multe da 10 a 50 mila euro realmente applicabili. Questo punto è fondamentale per smontare un'altra, ennesima balla, quella con cui si vuol far credere che si stanno cancellando i decreti precedenti. Questo chiaramente non è vero; grazie al MoVimento 5 Stelle, si sta tenendo in vigore la parte positiva di quei decreti e si stanno apportando le modifiche che servono, correggendo quelle misure che non si sono dimostrate efficaci (Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Con questo decreto sicuramente non si risolvono tutti i problemi dell'immigrazione. Questo non solo è vero, ma è ovvio, c'è tanto ancora da fare, non è abbastanza, ne siamo perfettamente consapevoli. Lo abbiamo detto tante volte e lo ripetiamo, quello migratorio è un fenomeno complesso che non si risolve a colpi di slogan. Bisognerà occuparsi, uno, di revisione del Regolamento di Dublino e sistema di quote obbligatorie; lotteremo in Europa per far comprendere a tutti i Paesi membri che quella è la sola strada possibile e, a questo proposito, dico che la proposta della Commissione europea non ci soddisfa affatto; due, cooperazione allo sviluppo per rendere migliori le condizioni di vita nei Paesi di origine e limitare il più possibile le partenze; tre, potenziamento degli accordi di rimpatrio e stipula di nuovi accordi, i rimpatri non sono sufficienti e non lo sono mai stati, neanche quando al Ministero dell'Interno c'era Salvini, quello che con la bacchetta magica aveva promesso di rimpatriarli tutti in un giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Continueremo a lavorare affinché crescano i numeri dei rimpatri e chi non ha diritto a stare sul nostro territorio possa tornare a casa, consapevoli, però, della difficoltà di questo compito. Sono tutti temi su cui senz'altro continueremo ad impegnarci.

Ma la menzogna più grande - e mi avvio alla conclusione - è la seguente, e cito il discorso di un deputato della Lega: “Il fenomeno migratorio si affronta con misure di destra o di sinistra, si sta di qua o di là, o con Salvini o con Boldrini”. Falso, falso, falso! Il MoVimento 5 Stelle è stato accusato dalla sinistra di essere di destra quando si è impegnato a fermare i viaggi della disperazione e viene accusato oggi dalla destra di essere di sinistra, perché vuole un sistema d'accoglienza di qualità, degno del prestigio del nostro Paese (Proteste dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). La verità è che abbiamo sempre cercato di affrontare questo tema senza preconcetti e ideologie, cercando soluzioni ragionevoli e percorribili, orientando la nostra azione ai principi di ordine e trasparenza nella gestione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Applausi polemici dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), denunciando gli sprechi, gli abusi, il malaffare, ma non perdendo mai, mai, l'umanità necessaria quando si parla di esseri umani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Quindi, vede, Presidente, noi del MoVimento 5 Stelle siamo decisamente diversi dagli altri schieramenti (Applausi polemici dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)! E mi permetta di dire che c'è una differenza sostanziale con la Lega!

PRESIDENTE. Colleghi… dovete far terminare… colleghi… Prego, deputato Brescia.

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). E questa differenza sostanziale con la Lega è questa: sta tutta nel fatto che noi abbiamo scelto di restare al timone, continuare a batterci e a metterci la faccia per cercare di risolverli questi problemi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Dai banchi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia si grida: Poltrona, poltrona!), mentre loro hanno preferito rifugiarsi nelle comode poltrone dell'opposizione e, da lì, mettersi a sbraitare inutilmente. Sta tutta qui la differenza, colleghi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 StelleCommenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Colleghi… colleghi… Concluda, deputato Brescia.

GIUSEPPE BRESCIA (M5S). Noi siamo responsabili e cerchiamo di interpretare seriamente il nostro ruolo, altri interpretano la politica come un esercizio di avanspettacolo (Commenti dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). Il nostro obiettivo è sempre stato quello di garantire ordine, trasparenza e integrazione e, con le misure che noi abbiamo introdotto, nell'arco di questa legislatura e, in ultimo, con questo decreto, ci avviciniamo ancora un po' a questo risultato. Per questo, annuncio il voto favorevole del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Dai banchi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia si grida: Poltrona, poltrona!).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finali, per le quali è stata disposta la ripresa televisiva diretta.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Chiedo di parlare, per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Onorevole Sisto, quali articoli?

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Articoli 8 e seguenti e in particolare il secondo comma dell'articolo 8.

PRESIDENTE. Prego.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Abbiamo appena ascoltato, Presidente, un intervento da ultras, del presidente della I Commissione, affari costituzionali (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). Io credo che non sia…

PRESIDENTE. Non può commentare… Non può commentare gli interventi… L'intervento non può essere commentato.

FRANCESCO PAOLO SISTO (FI). Invito la Presidenza a richiamare il presidente della Commissione affari costituzionali ad interventi equilibrati, quali la sua funzione esige! Non si può dire che gli interventi dell'opposizione siano macchiettistici, tutto qui (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente, Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Zennaro. Ne ha facoltà.

ANTONIO ZENNARO (MISTO). Grazie, Presidente, intervengo in questa tranquilla seduta. Presidente, quest'anno, i dati ce lo dicono, abbiamo già perso 500 mila posti di lavoro, siamo in pandemia mondiale e ci occupiamo di “decreto Immigrazione”. Non so perché si è fatta questa scelta, forse è una scelta ideologica; io so solo che solo un anno fa siamo intervenuti con un “decreto Sicurezza”; si poteva magari cambiare o revisionare; invece, si è scelto di smontare quel decreto (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

Io non lo so, so solo che, solo due anni fa, in campagna elettorale, nel mio collegio, mi sono fatto 47 comuni con un programma, un programma elettorale che diceva: sbarchi, zero! Sbarchi zero (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)! Ecco perché non voterò questo provvedimento, perché non è nell'interesse del popolo italiano (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Rizzone. Ne ha facoltà, per un minuto.

MARCO RIZZONE (MISTO). Grazie, Presidente. I “decreti Sicurezza” potevano sicuramente essere migliorati e, invece, sono stati peggiorati. Già solo l'emendamento Boldrini, grazie al quale chi fa finta di essere omosessuale non può essere rimpatriato, rende questo decreto una farsa invotabile (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia)! Prendiamo atto che il MoVimento 5 Stelle, che diceva: “Sbarchi, zero, fermiamo il business dell'immigrazione”, ha tradito di nuovo i suoi elettori (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia). Ora volete accogliere tutti? Benissimo. Vogliamo impedire che i migranti rischino la vita nelle zattere degli scafisti? Benissimo! Allora, andiamo direttamente a prenderli in Africa e, magari, già che ci siamo, recuperiamo quei poveri pescatori di Marsala che il Governo ha abbandonato in Libia (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia)!

E, poi, per favore, smettiamo di alimentare false speranze. In Italia, purtroppo, il lavoro non c'è e chi arriva, salvo forse fare la badante, lavoro che chi prende il reddito di cittadinanza non vuole fare, finisce nel racket della prostituzione o a fare lo schiavo nelle campagne e, allora, concludo con una provocazione: regaliamo a chi arriva un bel biglietto per Bruxelles o per Berlino, affinché possa davvero realizzare i propri sogni, perché qui in Italia, purtroppo, ormai, neppure gli italiani realizzano i loro (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Berti. Ne ha facoltà, per un minuto. Colleghi, silenzio!

FRANCESCO BERTI (M5S). Grazie, Presidente. Questo è il quinto decreto-legge in tre anni che affronta il tema della gestione dei flussi migratori: nel 2017, il “decreto Minniti”; nel 2018 e 2019, i “decreti Sicurezza 1 e 2”; nel 2020, la “sanatoria Bellanova”; e, oggi, “decreto Sicurezza-ter”. Cinque decreti in tre anni, tre Governi differenti. È innegabile che intervenire in maniera così frenetica su un tema così delicato toglie autorevolezza al legislatore. La revisione dei “decreti Sicurezza” era prevista a seguito del cambio di maggioranza; però, qui siamo andati ben oltre i rilievi del Presidente della Repubblica. È singolare che questo decreto vada in direzione contraria, non tanto ai “decreti Sicurezza 1 e 2”, ma anche all'impianto del “decreto Minniti” del 2017, un decreto che garantiva diritti e tutele, ma era consapevole dei rischi legati all'immigrazione clandestina.

Sull'immigrazione non dobbiamo spaventare le persone, ma dobbiamo essere realisti. Questo decreto prevede garanzie giuste, ma non prevede alcun bilanciamento in termini di lotta al traffico di esseri umani, sistemi che speculano sulle garanzie per fare profitti. Un fenomeno segnalato ripetutamente dalla nostra intelligence e che deve essere represso senza se e senza ma. La situazione nel Mediterraneo, con la pressante azione turca, il decadimento della situazione istituzionale in Libia e i problemi economici del Nordafrica rischiano di farci piombare in una nuova crisi migratoria. Per questi motivi, e per l'assenza di un bilanciamento degli interessi, in gioco, voterò in dissenso al mio gruppo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Colletti. Ne ha facoltà.

ANDREA COLLETTI (M5S). Presidente, è ovvio che il tema immigrazione si presti molto alla propaganda. C'è la propaganda della destra, del blocco navale o, addirittura, di sparare o affogare i migranti, per strizzare l'occhio agli estremisti, ai razzisti e a quelli che non sanno fare nemmeno la O col bicchiere; dall'altra parte, però, c'è la propaganda di centrosinistra, dell'accoglienza indiscriminata, senza verifiche e senza progetti. Questo è un provvedimento di tale portata che, con la forma del decreto-legge, nemmeno doveva vedere la luce. Se si fosse fatto, invece, un decreto-legge esclusivamente per le sole storture esposte dal Presidente della Repubblica, nulla quaestio. Ma questo, Presidente, in realtà, appare, più che un provvedimento reale per gestire l'immigrazione e l'accoglienza, una marchetta ideologica (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), che sicuramente non serve al Paese e non serve nemmeno alla stessa gestione dell'accoglienza. Rischierà di fare ancora più danni dei primi “decreti Sicurezza”, ed è per questo che non posso votare se non in dissenso dal gruppo (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 2727-A)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 2727-A)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2727-A: “Conversione in legge del decreto-legge 21 ottobre 2020, n. 130, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare, modifiche agli articoli 131-bis, 391-bis, 391-ter e 588 del codice penale, nonché misure in materia di divieto di accesso agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento, di contrasto all'utilizzo distorto del web e di disciplina del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale”.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 7)

(Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico - Deputati del gruppo Fratelli d'Italia gridano: Poltrona, poltrona!).

Sospendiamo a questo punto la seduta che riprenderà, come già preannunciato, a partire dalle ore 20, con l'intesa tra tutti i gruppi di proseguire la discussione sulle linee generali del disegno di legge di conversione del decreto-legge concernente la sanità della Regione Calabria fino alla sua conclusione e di rinviare il seguito dell'esame alla seduta di domani, giovedì 10 dicembre, a partire dalle ore 9.

La seduta è sospesa e riprenderà alle ore 20.

La seduta, sospesa alle 18,40, è ripresa alle 20.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARIA EDERA SPADONI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Ascani, Azzolina, Brescia, Casa, Castelli, Cirielli, Colletti, Comaroli, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Dadone, Daga, De Micheli, Fassino, Gregorio Fontana, Gebhard, Gelmini, Giachetti, Giorgis, Grimoldi, Gualtieri, Guerini, Invernizzi, Iovino, L'Abbate, Liuzzi, Lollobrigida, Lorefice, Lupi, Maggioni, Magi, Mauri, Molinari, Morani, Nardi, Orrico, Paita, Perantoni, Rotta, Schullian, Scoma, Serracchiani, Sisto, Spadafora, Tasso, Tomasi, Traversi, Vietina, Raffaele Volpi e Zoffili sono in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente novantuno, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 2772-A.

PRESIDENTE. Riprendiamo la discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 2772-A: Conversione in legge del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario.

(Ripresa discussione sulle linee generali – A.C. 2772-A)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Alessandro Melicchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MELICCHIO (M5S). Grazie, Presidente. Questo è un momento delicato per la sanità della mia Regione, la Calabria, e deve poter contare sull'aiuto dello Stato, dopo l'ottimo inizio di un uomo delle istituzioni qual è il commissario ad acta Guido Longo. È l'ultima speranza per i calabresi, in un momento di gravissima difficoltà che non avevamo mai vissuto nella nostra terra, aggravato dall'emergenza epidemiologica, ma che ha radici forti nei decenni precedenti. Voglio, quindi, in quest'Aula, ricordare come siamo arrivati a questa situazione disastrosa, in una Regione dove è negato il diritto a curarsi e voglio iniziare con qualche dato. Il piano di rientro della sanità in Calabria con il decreto del 22 dicembre 2010 ha visto la chiusura di 18 ospedali: cinque in provincia di Reggio, nove in quella di Cosenza, due in quella di Vibo, uno a testa in quelle di Catanzaro e di Crotone. Il decreto fu firmato dall'allora presidente di Regione e commissario, tale Giuseppe Scopelliti, che qualche anno dopo è finito in carcere a scontare una condanna a 4 anni per falso in atto pubblico e abuso d'ufficio. Quel piano di gestione prometteva una razionalizzazione della spesa ma, in realtà, parla di tagli selvaggi. Per supplire ai 18 ospedali cancellati, erano state promesse tre grandi nuove e moderne strutture da costruire con un tafazziano project financing, in cui i privati mettevano 134 milioni e ne incassavano 382. Di questi ospedali non restano che i rendering. I posti letto degli ospedali calabresi erano quasi 10 mila nel 2000, sono diventati poco meno di 6 mila nel 2013; i 3 posti letto ogni mille abitanti nel 2013 scendono a 1,95 nel 2018. Con il decreto firmato da Scopelliti, i posti letto sono diminuiti del 60 per cento. Il centro studi Nebo ha calcolato un taglio del personale pari a 3.800 medici e infermieri. Queste figure non sono state sostituite a causa di un decennio di blocco del turnover e con una medicina territoriale letteralmente desertificata, tanto che un report della fondazione GIMBE racconta che la Calabria ha speso, nel 2019, 300 milioni di euro per far curare i suoi cittadini in strutture di altre regioni. L'aspettativa di vita in salute è 15 anni più bassa che in Trentino. Nella valutazione del 2018 dei LEA del Ministero della Salute la Calabria arriva appena a 162, ma è la prima volta in dieci anni che riesce a superare, seppur di poco, il minimo, posto a 160. Nel 2015 era 147, ancora meno nel 2016, 144, e nel 2017 si attesta sulla cifra bassissima di 136, non degna di un Paese civile, signor Presidente. Come nota, stiamo parlando di condizioni create e che perdurano ben prima del DL Calabria del 2019, in barba a fantasiose ricostruzioni degli ultimi mesi e che ho sentito, purtroppo, anche in quest'Aula. A quanto risulta, in base all'ultimo verbale di verifica dei LEA, continuano a permanere notevoli criticità con riferimento alla rete ospedaliera perinatale e oncologica, all'assistenza territoriale, oltre che in relazione alla gestione del personale, ai flussi informativi e alla contabilità. Il piano per l'edilizia straordinaria, inoltre, non risulta ancora perfezionato. È per questa ragione che il commissariamento deve proseguire, per poter completare finalmente il lavoro iniziato. Nella relazione della Corte dei conti del 29 ottobre 2020 si può leggere che il bilancio preventivo economico annuale consolidato del servizio sanitario regionale non risulta approvato dalla giunta regionale, con impossibilità, quindi, da parte dell'organo revisore di certificare se il bilancio consolidato è coerente con il bilancio di previsione della Regione. L'ultimo bilancio sanitario consolidato è relativo all'esercizio del 2014. La Regione non ha effettuato una ricognizione dei debiti, debiti che - sembrerebbe - ammonterebbero a 1.050.920.000 euro. Come si sarebbe potuto ridurli se fino al 2019 era ancora la giunta regionale a nominare i direttori generali di ASP e aziende ospedaliere, che sono i reali centri di spesa, poi, del sistema sanitario regionale? E sento dire ancora alle opposizioni che dovremmo tornare questi poteri alla Regione, cioè alle stesse persone che hanno creato queste condizioni.

La Calabria guida la classifica nazionale per contenzioso sanitario e non è chiaro quanto è quando vengano pagati i fornitori, che in media aspettano circa tre anni per vedersi liquidare una fattura, e questo mentre qualcun altro le stesse fatture se le è viste saldare anche due, tre volte in passato, perché la contabilità era tenuta oralmente. “Ci hanno detto: «La facciamo per tradizione omerica»”, raccontò Tremonti dopo un Consiglio dei Ministri. Le ASP di Reggio Calabria e Catanzaro sono sciolte per infiltrazioni della 'ndrangheta e gli sperperi nel corso degli anni non si contano. Nell'ospedale di Castrovillari quattro sale operatorie, costate quasi 5 milioni di euro, nonostante siano state inaugurate più volte, non sono mai entrate in funzione. I lavori erano iniziati nel 2008 e nel 2012 ci fu la prima inaugurazione in pompa magna, ma nessuno ha mai potuto usarle. Nel 2018, sei anni dopo, il collaudatore ha certificato che non erano state verificate e autorizzate. A Scalea abbiamo un edificio enorme costruito nei primi anni Ottanta noto come l'ospedale fantasma, costato all'epoca 20 miliardi di lire e mai entrato in funzione. Nell'edificio era stata realizzata anche una piscina per la riabilitazione di adulti e bambini con disturbi motori e cognitivi, ma, per mancanza di personale, anche questo servizio fondamentale per tutta l'area del Tirreno cosentino è stato interrotto. Strutture inutilizzabili e arrugginite: dire di riaprirle per l'emergenza sanitaria vuol dire non avere la benché minima contezza di quello che è lo stato delle cose, e l'ho sentito anche in quest'Aula, poco fa. L'ASP di Cosenza continua a pagare affitti passivi per oltre 2 milioni di euro l'anno. A Catanzaro erano arrivati 99 milioni di euro per un complesso ospedaliero di cui non è mai iniziata la costruzione. Stessa vicenda a Vibo Valentia, dove sono fermi 43 milioni. Per l'ospedale della piana di Gioia Tauro sono stati erogati 66 milioni, ma anche qui i lavori non sono mai partiti e i progetti risalgono al 2007. L'ospedale di Gerace, invece, costruito oltre trent'anni fa, non è mai entrato in funzione ed è in totale abbandono. Poi, ci sono sempre gli ospedali chiusi e depotenziati, come quelli di Oppido Mamertina. La sanità è il territorio perfetto per costruire consenso e voti per la malapolitica e, in più, consente di fare soldi e farne tanti. L'ultimo esempio arriva dall'inchiesta “Farmabusiness” della procura di Catanzaro, costata i domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa al presidente del consiglio regionale, Domenico Tallini, in una vicenda proprio sulla commercializzazione di farmaci. In questi anni, quindi, non si è saputo o voluto, per intrecci politici o 'ndranghetisti, porre rimedio a tutto ciò.

Presidente, è una storia di decenni e non certo degli ultimi 18 mesi in cui è stato in vigore il “decreto Calabria”, il n. 35 del 2019. E lo stesso Ministro della Salute Speranza ci ha detto come in Calabria si siano accumulate risorse incredibili, oltre 700 milioni di euro non spesi. Quindi, è assolutamente necessario creare le condizioni, con questo decreto, per poterle spendere e nel modo più veloce possibile.

Sono particolarmente soddisfatto, infine, del comma 4-bis, che autorizza un piano assunzionale straordinario di personale. Come ho ricordato, infatti, la Regione Calabria è stata sottoposta, oltre che ai vincoli di spesa applicati a tutte le regioni per le assunzioni in sanità - ho finito, Presidente -, anche al blocco automatico del turnover del personale sanitario regionale. Questi, invece, sono segnali importanti che la Calabria e i calabresi aspettavano da tempo.

Credo che con questo decreto abbiamo imboccato la strada giusta per dare maggiore supporto al nuovo commissario ad acta; è un nuovo corso, il commissario non sarà più in capo a chi ha contribuito alla situazione devastante cui assistiamo oggi, e non sarà neppure più lasciato solo, ma sarà affiancato da importanti professionalità, e non sarà più così oggetto anche dei boicottaggi che sono stati applicati ai precedenti commissariamenti per un disimpegno del dipartimento sanità della regione Calabria. Si potranno così dare risposte serie e concrete finalmente ai cittadini della mia regione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Celeste D'Arrando. Ne ha facoltà.

CELESTE D'ARRANDO (M5S). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, il provvedimento in esame rappresenta la volontà di garantire ai cittadini calabresi il diritto costituzionale alla salute, soprattutto in un periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19, che in Calabria conta in totale 10.127 casi attivi, di cui 9.728 isolati a domicilio, 374 ospedalizzati, 25 in terapia intensiva e 366 deceduti. La pandemia, infatti, ha evidenziato le criticità di un sistema sanitario regionale già provato, che rischia di minare la salute e la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori sanitari e sociosanitari. Il debito della regione Calabria, ad oggi, ammonta a circa 160 milioni, anche se per avere esatta contezza della sua entità occorrerà aspettare che i debiti vengano certificati. Un disavanzo che tiene la regione sotto i livelli essenziali di assistenza, cure inadeguate, lunghi tempi di attesa, strutture fatiscenti, attrezzature obsolete, carenze di personale.

A confermarlo, i dati: più del 20 per cento dei calabresi si sposta ogni anno in altre regioni italiane per soddisfare i propri fabbisogni di salute; tra il 2010 e il 2017 la regione ha perso oltre il 17 per cento della forza lavoro a matrice sanitaria, medici, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari, e il 25 per cento di quella amministrativo-gestionale. È, quindi, necessario intervenire con il provvedimento in discussione a sostegno della gestione del sistema sanitario della regione Calabria, allo scadere delle disposizioni del decreto-legge n. 35 del 2019, per il perdurante mancato raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario. Un ruolo fondamentale è affidato al commissario ad acta, che dovrà attuare gli obiettivi previsti nei programmi operativi di prosecuzione del piano di rientro dei disavanzi del servizio sanitario regionale, rafforzare la struttura della rete ospedaliera con l'adozione di specifici piani di riorganizzazione per far fronte all'emergenza COVID-19 e assicurare l'attuazione delle misure contenute nel decreto in esame. Alla Regione il compito di collaborare, mettendogli a disposizione uffici, personale e mezzi necessari ad operare, e, se inadempiente, saranno attivati i poteri sostitutivi dello Stato. A coadiuvarlo uno o più subcommissari, non superiori a tre, che dovranno essere di qualificata e comprovata professionalità ed esperienza, rispettivamente in materia di gestione sanitaria e amministrativa. Nel corso dell'esame in sede referente in XII Commissione, il MoVimento ha aggiunto anche il comma 4-bis, che autorizza il commissario ad acta ad intraprendere un piano di assunzione straordinario di personale medico, sanitario e sociosanitario.

Più precisamente, per garantire i livelli essenziali di assistenza, i cosiddetti LEA, anche in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga ai limiti previsti dalla legislazione vigente, il Ministro della Salute, sulla base del fabbisogno rilevato dalle aziende del Servizio sanitario regionale, autorizza il commissario ad acta ad intraprendere un piano assunzionale straordinario di personale medico, sanitario e sociosanitario anche per il settore dell'emergenza/urgenza, facendo ricorso innanzitutto agli idonei delle graduatorie in vigore, nel limite del 20 per cento delle risorse. Una previsione importante, per tre motivi: la carenza di personale sanitario in Calabria, aumentata nel corso dell'emergenza; la necessità di personale sanitario e sociosanitario per attivare concretamente i posti letto ordinari e di terapia intensiva; l'importanza di colmare la sopracitata carenza sia in termini quantitativi che qualitativi.

Con questo decreto, il Governo ha deciso responsabilmente di intervenire, e lo fa con i fatti e le risorse, investendo dal 2021 al 2023 la somma di 60 milioni di euro l'anno, per un totale di 180 milioni a favore della regione, per supportare gli interventi di potenziamento del servizio sanitario. Risanamento e investimento, due azioni necessarie a tutelare e difendere nella trasparenza e nella legalità la salute dei cittadini calabresi, perché la salute è un diritto garantito dalla Costituzione, e non è una concessione. A questo proposito, è molto importante evitare le contrapposizioni istituzionali tra struttura commissariale e Regione, proprio perché la collaborazione può essere una strada concreta per far sì che la Calabria esca finalmente dal commissariamento, ma non solo.

Per garantire sia i livelli essenziali di assistenza sia il diritto alla salute è necessario che ci sia una visione unitaria, delle linee di comando chiare, una responsabilità condivisa per convertire il circolo vizioso in un sistema virtuoso. Per questo è importante anche considerare l'importanza di indicatori di misurazione delle performance, così come di profili manageriali competenti in ambito sanitario, che possano, di conseguenza, rendere più efficaci e più rispondenti ai bisogni del cittadino le prestazioni sanitarie. In sostanza, è necessario evitare di trovarsi in situazioni come quelle emerse dalle audizioni, dove il dipartimento tutela della salute della Regione risultava sprovvisto di personale e con uffici chiusi; situazione nella quale si è trovato il professor Bevere, che ora sta lavorando per rimettere in piedi una struttura importante, anche in virtù del lavoro che dovrà svolgere il nuovo commissario ad acta.

Questo decreto è solo l'inizio di un lungo lavoro che abbiamo avviato e che continueremo, un punto di partenza per proseguire nel risanamento della sanità regionale della Calabria, per garantire a tutti i cittadini calabresi i livelli essenziali di assistenza, strutture efficienti, ma soprattutto il diritto alla salute (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Sergio Torromino. Ne ha facoltà.

SERGIO TORROMINO (FI). Grazie, Presidente. Membri del Governo, onorevoli colleghi, ci troviamo oggi a discutere del “decreto Calabria”; quel decreto che doveva arrivare in Aula già nei primi mesi di novembre, ma che, a causa di scelte scellerate, sbagliate e inopportune, si è dovuto far slittare. Non voglio soffermarmi su quanto è già accaduto nel mese appena trascorso perché mortificherei ancor di più la mia amata terra; siete bastati voi ad infliggere un colpo durissimo in termini di dignità. Avete fatto sì che venisse derisa su tutto il territorio nazionale, a causa delle vostre esclusive scelte; eppure sia noi deputati così come la compianta presidente Jole Santelli, vi avevamo avvisato sia sullo stato della sanità in Calabria sia sull'immobilismo del commissario. Non ci avete prestato ascolto, continuando con un teatrino indegno di nomine revocate o dimissionarie lo stesso giorno.

Ma, tralasciando questo argomento, perché non basterebbe un pietoso velo per coprire le malefatte, quello che mi preme sottolineare è la considerazione che voi membri del Governo avete della Calabria: continuate a dire che siamo in piena pandemia, ci avete dichiarato zona rossa, non per il numero dei contagi, ma solo a causa della vostra inefficienza. Va sottolineato appunto che, commissariando la sanità, avete avocato a voi stessi ogni potere decisionale e attuativo, esautorando, di fatto, la Regione da ogni possibilità di scelta, lasciando la Calabria per circa un mese in piena pandemia senza un commissario, senza qualcuno che potesse prendere decisioni urgenti e mirate in termini di gestione sia della pandemia che dell'ordinarietà nella sanità.

La vostra considerazione della Calabria è surreale: continuate a relegarci in una categoria secondaria di persone, senza pensare cosa sarebbe potuto succedere in una regione che i vostri commissari hanno mortificato, chiudendo ospedali, ridicendo posti letto, azzerando quasi tutti i servizi di primaria necessità. Con il vostro agire avete solo fatto sì che si potenziasse il fenomeno della migrazione sanitaria, senza tenere conto, tra l'altro, del fatto che ogni cittadino dovrebbe avere la possibilità e soprattutto il diritto di curarsi nella propria regione.

Pensi, signor Presidente, che in Calabria non ci è concesso il lusso di ammalarci: non lo era prima della pandemia, si figuri oggi. Sono ben undici anni che la sanità in Calabria è commissariata e che il Governo procede al commissariamento di se stesso, senza produrre nulla, se non, ancora una volta, incarichi a persone vicine; il tutto sulle spalle dei cittadini calabresi, perché a rimetterci sono stati, sono e saranno sempre i cittadini calabresi. Undici anni in cui il Governo ha dimostrato di non essere in grado di gestire la sanità in Calabria, ma inspiegabilmente si ostina a voler continuare, quasi a voler portare a compimento un disegno di distruzione e desertificazione della mia regione. Continuate imperterriti a non vedere, a non voler sentire quello che noi deputati, rappresentanti della Calabria, vi suggeriamo, denunciamo e consigliamo.

Qualche giorno fa, in un altro intervento, avevo dimostrato il mio disappunto verso la costruzione di ospedali da campo in Calabria, non certo per una questione di principio, anche se le tende da campo ci fanno sentire profughi in casa nostra, ma perché reputavo questa decisione inopportuna, non sicura e poco dignitosa; puntualmente, i fatti di sabato scorso mi hanno dato ragione. Le spiego anche il perché. Le motivazioni principali sono di due tipi. Una è prettamente organizzativa; ci sono alcune strutture perfettamente funzionanti, dove basterebbe girare la chiave per renderle operative. Sarebbe necessaria solo l'assunzione di personale medico e paramedico per ridare dignità alla sanità calabrese, permettendo di curarci in sicurezza. Mi riferisco, nello specifico, all'apertura dell'ospedale di Cariati, un nosocomio storico, ristrutturato e perfettamente funzionale che, per la sua posizione, risulta essere strategico per il diritto alla salute dei cittadini della provincia di Crotone e di Cosenza. Ecco, a questo proposito, non più tardi di 15 giorni addietro, non mi avete ascoltato e avete dato mandato al dottor Gino Strada di procedere con gli ospedali da campo.

La seconda motivazione del mio “no” agli ospedali da campo riguardava il diritto alla salute in sicurezza. Ebbene, proprio sabato scorso, in seguito a un evento temporalesco, neanche tra i più forti, è stato danneggiato l'ospedale da campo costruito a Crotone. Per fortuna ancora non vi erano i ricoveri all'interno della struttura stessa, ma se, malauguratamente, ci fosse stato anche un solo paziente, oggi saremmo qui a parlare di altro, cioè di tragedie annunciate, ripetutamente ignorate da questo Governo, che non presta ascolto a chi puntualmente viene a mettervi in guardia, a dirvi cosa realmente serve in una regione che non solo non conoscete, ma vi ostinate a trattare come secondaria.

Signor Presidente, colleghi, a tutto ciò c'è un limite e non credo di essere smentito nel dire che in Calabria il limite sia abbondantemente superato. Se proprio intendete procedere con l'approvazione di questo decreto, l'unica cosa da fare è riaprire subito gli ospedali chiusi, per ridare dignità alla salute pubblica. Utilizzate i soldi di questo decreto, all'articolo 6, per assumere il personale nel più breve tempo possibile e rendere funzionali quelle strutture che, come vi dicevo in precedenza, sono già all'avanguardia.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Sapia. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SAPIA (M5S). Presidente, gentile sottosegretario, colleghe, colleghi, cercherò di fare il mio intervento dopo aver sentito la paternale di chi ha chiuso ospedali in Calabria grazie alla mala gestione della Regione Calabria. È chiaro, Presidente, che se ci troviamo qui ancora una volta a dibattere del “decreto Calabria”, è perché chi ha governato la Calabria ha pensato ad altro piuttosto che al diritto dei cittadini, al diritto alla salute dei cittadini. Quindi, è inutile che ci vengano a fare qui la paternale, “apriamo gli ospedali”, quando loro li hanno chiusi. Il secondo “decreto Calabria” arriva dopo l'esperienza del primo, pubblicato nel maggio del 2019. Il nuovo provvedimento cade in una fase molto difficile e delicata per la sanità calabrese, caratterizzata da una situazione di caos gestionale, di mancato aumento di medici, infermieri e OSS, delle terapie intensive e di posti letto. A otto mesi dall'ondata iniziale scarseggiano gli strumenti di contrasto della pandemia, l'assistenza sanitaria calabrese è a terra, tanto che si stanno riconvertendo reparti ordinari, si sta facendo enorme confusione sulla rete COVID e non sono state attivate le USCA previste, né acquistate le macchine per processare un numero maggiore di tamponi e garantire il tracciamento. Nel marzo scorso segnalai che in una regione con la sanità commissariata la delega per la gestione dell'emergenza sanitaria dovrà intendersi in capo al commissario governativo e non al presidente della Regione, che peraltro delegò a sua volta un dirigente regionale e istituì una task force molto nutrita con conseguenti sovrapposizioni di poteri e decisioni. Il problema originario, cioè il rapporto teso e complicato tra Stato e Regione, si è riproposto in tutta evidenza durante i duri mesi del primo lockdown e poi a seguire. Siamo arrivati a settembre senza risultati concreti, con l'eccezione di alcuni reparti attrezzati e funzionanti grazie all'impegno diretto del personale lì in servizio, non di rado scoraggiati dall'intransigenza della subcommissaria ad acta, che non ha inteso ascoltare forze politiche e sindacali, né rappresentati della dirigenza sanitaria, i quali le avevano chiesto disperatamente assunzioni stabili e mirate. Per inciso, il problema della sanità calabrese risiede soprattutto nell'intramontabile burocrazia locale, ma anche nella necessità di una maggiore attenzione sul piano della vigilanza contabile da parte del tavolo di monitoraggio. Non si può continuare a dire per moda o per consenso che il guaio della sanità calabrese sia soltanto la 'ndrangheta, perché questa vulgata è spesso valsa a colonizzare la gestione del servizio sanitario regionale, a mantenere un advisor contabile di cui ancora non abbiamo - almeno io - compreso metodi e risultati, a perpetuare un sistema gattopardesco di gestione nel quale, gira e volta, i dirigenti aziendali che contano sono sempre gli stessi. Costoro, tra sensazionalismi mediatici e verità costruite, ritengo che rimarranno coperti dalla distrazione di massa e continueranno indisturbati a firmare o a indurre atti inaccettabili, dall'attribuzione di primariati a soggetti privi dei requisiti, al possibile pagamento di fatture non contabilizzate, sino all'allontanamento di professionisti di spessore e valore. Il male della sanità calabrese è che la sua dirigenza è spesso prona alla politica, che il merito è sovente sepolto, che prevale l'idea dell'incapacità totale dei nati o dei residenti in Calabria, come se il destino ci avesse condannato alla disonestà e alla connivenza genetica. Occorrerebbe, perciò, verificare a parte le responsabilità di dirigenti di lungo corso nelle varie aziende del servizio sanitario calabrese e, all'occorrenza, sostituirle con nuove risorse umane, magari calabresi, capaci e indipendenti. Il problema della sanità calabrese è in primo luogo la sua organizzazione, ovvero la sua disorganizzazione. La ‘ndrangheta e il malaffare occupano gli spazi lasciati liberi dal disordine istituzionale, dalla frequente inadeguatezza gestionale, dal mantenimento di un rapporto pubblico-privato mai rivisto, in base a una logica di integrazione in cui il secondo compendi e non sostituisca più il primo. Non si può parlare di legalità se si lasciano al loro posto primari privi dei requisiti o in qualche caso perfino di reparto, se si mantengono dirigenti che non hanno titolo per decidere e disporre ad altri o che hanno la responsabilità di aver gestito pezzi di aziende del servizio sanitario regionale, sopravvivendo a ogni ribaltone politico, a ogni nuova maggioranza di governo regionale. E non si può parlare di legalità se gli ospedali di Trebisacce e Praia a Mare resteranno ancora chiusi, malgrado le sentenze definitive del Consiglio di Stato che da tempo ne ha stabilito la riapertura, mai avvenuta e sempre rinviata con ricorso a complicazioni burocratiche micidiali a danno dei cittadini calabresi. Ospedali come quello di Cariati vanno reinseriti nella rete ospedaliera, così come altri nella regione. Oltretutto, nella dirigenza della sanità calabrese servono esperti che conoscono il territorio, perché va rifatta a modo la rete dell'assistenza ospedaliera e occorre potenziare quella dell'assistenza territoriale.

Servono figure che conoscono i segreti del piano di rientro e del sistema burocratico locale, alcuni dei quali - abbiamo svelato - inascoltati, combattendo in mare aperto con una canoa contro le portaerei di potentati invincibili, già indicati, tra l'altro, nella relazione della commissione ministeriale di inchiesta che, nel 2008, indagò sui mali del servizio sanitario calabrese. Alludo, ad esempio, al rapporto tra la regione e l'Università di Catanzaro, totalmente sbilanciato a favore della seconda, al punto che la stessa riceve decine di milioni all'anno oltre il tetto massimo di legge e senza un protocollo d'intesa valido. Ciononostante, il Policlinico dell'ateneo non fa emergenza-urgenza, non riesce ad avere l'accreditamento stabile delle scuole di specializzazione in medicina e ha cercato di spostare altrove i pazienti COVID.

Nel merito, apprezzo che nel provvedimento di nomina del nuovo commissario ad acta sia specificamente prevista, al punto n.15, la risoluzione definitiva del problema del corrispettivo, e del protocollo d'intesa che ne deve essere alla base, che la regione dà al Policlinico universitario di Catanzaro per l'assistenza integrativa fornita.

Presidente, l'impianto del secondo e ultimo “decreto Calabria” va bene, posto che varrebbe valutare la possibilità in futuro di conferire in capo al commissario ad acta il potere di scegliere il personale regionale di supporto, nonché di ridurre nei mesi successivi l'affiancamento delle risorse umane provenienti dall'Agenas e magari snellire, ove in concreto si rivelasse troppo lunga, la procedura di nomina dei commissari aziendali.

Il Governo si è impegnato a sanare le situazioni determinate dalle complicanze burocratiche derivanti dal primo “decreto Calabria”, nonché a consentire una migliore attuazione del piano di rientro. Stanziamo 180 milioni suddivisi per il triennio 2021-2023 e altri 15 milioni per il sistema di programmazione e controllo del servizio sanitario regionale. Si tratta di un primo passo per sbrogliare l'intricata matassa della riorganizzazione del servizio sanitario calabrese.

Concludendo, Presidente, va detta una cosa: che, tuttavia, con l'indubbia utilità del “decreto Calabria”, occorre sottolineare che, nel rispetto dell'assegnazione delle risorse per la sanità, al momento, le regioni meridionali sono ogni anno penalizzate dal criterio prevalente in vigore, quello del calcolo della popolazione pesata, che nell'ultimo ventennio ha sottratto alla sanità calabrese almeno due miliardi e mezzo di euro e, in proporzione agli abitanti, una somma altrettanto alta alle altre regioni del Sud (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 2772-A)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, deputato Luca Rizzo Nervo, che rinuncia. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che rinuncia.

Secondo le intese intercorse, il seguito dell'esame è rinviato alla seduta di domani, a partire dalle ore 9.

Annunzio di questioni pregiudiziali.

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate, a norma dell'articolo 96-bis, comma 3, del Regolamento, le questioni pregiudiziali Panizzut ed altri n. 1, Bellucci ed altri n. 2 e Bagnasco ed altri n. 3, riferite al decreto-legge recante disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19.

Secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame e la votazione di tali questioni pregiudiziali saranno iscritti all'ordine del giorno della seduta di domani, giovedì 10 dicembre 2020, dopo la conclusione dell'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge concernente la sanità nella regione Calabria.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di intervenire il deputato Matteo Luigi Bianchi. Prego, ne ha facoltà.

MATTEO LUIGI BIANCHI (LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, una delle cose che più viene sottovalutata dalle priorità dei mass media e dal dibattito politico è la nuova corsa allo spazio. E' notizia di questi giorni che la Cina ha avviato una missione che porterà sulla terra dei frammenti di roccia lunare: l'ultima a farlo fu nel 1976 l'Unione Sovietica, quattro anni dopo l'ultima missione Apollo.

La storia ci ha insegnato che lo spazio è un elemento fondamentale nella geopolitica moderna - al pari di petrolio, acqua, web - capace anche di contribuire a picconare il comunismo sovietico negli anni Sessanta e Settanta grazie alla lungimiranza del Presidente Kennedy.

Oggi siamo di fronte ad un altro regime con la falce e il martello: è la Cina, che è stata capace di superare l'Occidente sul tema della connettività. Ma è dovere degli Stati che fanno parte del mondo libero non permettere la supremazia unilaterale nello spazio da parte di una dittatura, sarebbe pericolosissimo per tutta l'umanità.

Ci si augura che l'Amministrazione americana entrante prosegua sugli obiettivi definiti nel riportare l'uomo sulla Luna entro il 2024 per rimanerci e per far sì che possa essere un valore aggiunto per il mondo in pace e per i valori democratici in cui crede fermamente anche il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la deputata Pezzopane. Ne ha facoltà.

STEFANIA PEZZOPANE (PD). Grazie, Presidente. Nella giornata di ieri, ad Avezzano, con un intervento d'urgenza, è stata svuotata una tenda, che era stata allestita all'esterno dell'ospedale per accogliere i pazienti COVID. Quella tenda era stata posizionata perché in precedenza ben due persone erano purtroppo morte in quello stesso luogo, mentre attendevano di essere ricoverate. La tenda è stata svuotata perché, nonostante l'inaugurazione in pompa magna, ci pioveva dentro. Tutto questo avveniva mentre il presidente della Regione Abruzzo, il caudillo de noantri (Commenti del deputato Deidda), imperversava da una testata all'altra, da una trasmissione all'altra, per difendere l'indifendibile, ovvero un'ordinanza da lui sottoscritta, avverso la quale il Governo ha fatto ricorso, in cui ha deciso di portare l'Abruzzo, senza l'accordo del Governo, da zona rossa a zona arancione. Va detto che è stata volontà del presidente Marsilio portare l'Abruzzo in zona rossa. È stata una sua ordinanza, che ha anticipato l'ordinanza del Ministro Speranza. La situazione in Abruzzo è molto grave. Chiediamo al Ministro Speranza di inviare degli ispettori, chiediamo di commissariare la ASL dell'Aquila e di non accontentarsi delle note che manda la Regione, ma di andare a verificare direttamente quello che sta accadendo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alex Bazzaro. Ne ha facoltà.

ALEX BAZZARO (LEGA). Presidente, onorevoli colleghi, vi parlo da veneziano, dopo che ieri la mia città è tornata a subire il dramma dell'acqua alta, una marea di 138 centimetri che ci ha colpiti nuovamente e ha messo in ginocchio anche la vicina Chioggia. Dopo due giorni, in cui le paratie del Mose avevano salvato il centro storico di Venezia, così non è stato nella giornata di ieri. Non sono qui per soffermarmi sui tanti, che, nell'attuale maggioranza di Governo, hanno prima contestato l'opera a tutela di Venezia, salvo poi venire ad inaugurarla, a furor di telecamera, a seguito dei loro ministri. Voglio parlare di futuro, perché questo per Venezia è stato un annus horribilis: prima la seconda mareggiata della storia (187 centimetri, registrati il 12 novembre dell'anno scorso), poi la cancellazione del carnevale e il COVID, che, in una città dalla forte vocazione turistica, con oltre 20 milioni di turisti all'anno, ha significato un vero e proprio dramma economico e sociale per tutti i nostri settori produttivi. Ebbene, Presidente, il Governo, con un colpo di mano, tanto inopportuno quanto sbagliato, ha nel “decreto Agosto” costituito una nuova Autorità per la laguna, un nome che suona come una presa in giro, dato che, a gestire questo ente, sarà proprio il Governo centrale, esautorando di fatto la città e la Regione Veneto. A fronte dell'ennesimo dramma per i miei concittadini veneziani, ribadisco in quest'Aula quello che avevo già chiesto - con un emendamento prima e con un ordine del giorno poi - nel “decreto Agosto” e che la maggioranza aveva bocciato: l'Autorità per la laguna sia a capo del sindaco di Venezia e a chi parla di impossibilità per un comune di avere risorse sufficienti…

PRESIDENTE. Concluda.

ALEX BAZZARO (LEGA). …ribadisco con un atto semplice: si apra finalmente l'autonomia proposta del presidente Luca Zaia e votata ormai più di tre anni fa dai veneti. Concludo: lasciate alla nostra terra i suoi soldi e lasciate il diritto a noi veneziani di gestire e difendere la nostra città (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il deputato Lorenzo Viviani, che non vedo in Aula; quindi, si intende che abbia rinunciato. Ha chiesto di parlare il deputato Raffaele Trano. Ne ha facoltà.

RAFFAELE TRANO (MISTO). Grazie, Presidente. Lo scorso 7 ottobre il collega del gruppo Misto Antonio Tasso, su mia stretta segnalazione, replicando alle comunicazioni del Ministro dell'Ambiente Sergio Costa, ha scongiurato il Ministro di mettere in sicurezza il Rio d'Itri, che sfocia nella piana tra Formia e Gaeta. Due alluvioni, il decesso di un'anziana e centinaia di migliaia di euro di danni mi sembravano un prezzo troppo alto da pagare. Ma al peggio non c'è mai fine. Domenica 6 dicembre, alle sei di mattina, è accaduta una terza e devastante alluvione e solo la prontezza di riflessi di alcuni abitanti ha evitato che ci fosse una nuova vittima, Giuseppe, il coniuge della scomparsa Concetta Gigliano.

I primi piani delle case sono diventati piscine, l'ondata ha trascinato con sé fino al mare, insieme a mobili ed elettrodomestici, il raccolto dei campi ed il bestiame morto, devastando anche gli stabilimenti balneari sulla costa. Il giorno successivo tutte le famiglie interessate sono state sfollate. Vi esorto a non ignorare il grido di dolore di questi cittadini e la loro richiesta di vivere un'esistenza normale. Non è più possibile addormentarsi con l'incubo di svegliarsi sott'acqua o di non svegliarsi. Mi auguro, dunque, che il Ministro e il Governo si mobilitino per reperire al più presto queste somme e si proceda, d'intesa con la Regione Lazio, a nominare un commissario per le opere idrauliche, come è stato fatto per il ponte di Genova. Finora ci si è affidati alla sorte: continuare a farlo sarebbe da incoscienti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Migliore, che non vedo in Aula, quindi si intende che abbia rinunciato.

Ha chiesto di parlare il deputato Paolo Russo, che non vedo in Aula, quindi si intende che abbia rinunciato.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 10 dicembre 2020 - Ore 9:

1. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150, recante misure urgenti per il rilancio del servizio sanitario della regione Calabria e per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario.

(C. 2772-A)

Relatore: RIZZO NERVO.

2. Esame e votazione delle questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge:

Conversione in legge del decreto-legge 2 dicembre 2020, n. 158, recante disposizioni urgenti per fronteggiare i rischi sanitari connessi alla diffusione del virus COVID-19. (C. 2812)

La seduta termina alle 20,40.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: LUCA RIZZO NERVO (A.C. 2772-A)

LUCA RIZZO NERVO, Relatore. (Relazione – A.C. 2772-A). Onorevoli colleghi! L'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 10 novembre 2020, n. 150. Tale provvedimento, al Capo I, reca un nucleo di misure di natura eccezionale e, dunque, con una vigenza limitata nel tempo, finalizzate a proseguire e implementare un regime speciale per la gestione commissariale del sistema sanitario della regione Calabria. Un provvedimento che vuole e deve essere un punto di svolta' per la sanità calabrese.

Un provvedimento che prova a mettere mano alla necessaria ripartenza che la sanità calabrese deve attuare. Una nuova legge fondamentale per il futuro della sanità calabrese che prevede nuovi investimenti e più poteri alla struttura commissariale. In questi anni si sono accumulati ritardi, risorse non spese o spese male in Calabria, con questo decreto legge, che arriva oggi all'appuntamento del voto di conversione di questo Parlamento, si creano le condizioni per potere spendere queste risorse nel modo più veloce ed efficace possibile.

Un provvedimento che vuole rappresentare una nuova concreta presa in carico della questione calabrese come una grande questione nazionale e non solo locale. Un provvedimento che fa seguito alle misure straordinarie già assunte con il decreto-legge n. 35 del 2019 - convertito, con modificazioni, dalla legge n. 60 del 2019 - allo scadere dell'efficacia di quest'ultimo, prevista in 18 mesi dalla sua entrata in vigore (3 maggio 2019), considerata la persistente criticità del sistema sanitario della regione.

Il perdurante disavanzo del settore sanitario aveva, infatti, determinato per la Calabria, già all'epoca dell'entrata in vigore del citato decreto-legge n. 35 del 2019, il mancato raggiungimento del punteggio minimo previsto dalla griglia dei livelli essenziali di assistenza (LEA) oltre che rilevanti ulteriori criticità connesse alla gestione amministrativa. Non risultando superati i presupposti di straordinarietà e urgenza correlati all'adozione del previgente decreto-legge, il Governo ha ritenuto di dover intervenire nuovamente in via legislativa, al fine di ripristinare il rispetto dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario di cui all'articolo 117, secondo comma, lettera m), della Costituzione nonché di orientare la spesa sanitaria verso una maggiore efficienza.

Le disposizioni recate negli articoli da 1 a 7 del decreto-legge sono, appunto, preordinate al raggiungimento di tali finalità. Nel corso dell'esame in sede referente svoltosi presso la XII Commissione sono stati approvati alcuni emendamenti, sia della maggioranza che dell'opposizione, volti a rendere ancora più efficace il testo presentato dal Governo e a chiarire alcuni punti la cui interpretazione non appariva univoca. Sono state, invece, respinte le proposte emendative tese a modificare in maniera sostanziale l'impianto stesso del provvedimento.

Procedendo all'illustrazione del contenuto, faccio presente che l'articolo 1 riguarda le funzioni del Commissario ad acta nominato dal Governo, il quale è chiamato: ad attuare gli obiettivi previsti nei programmi operativi di prosecuzione del piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale della regione Calabria; a svolgere, ove delegato, i compiti connessi al rafforzamento strutturale della rete ospedaliera del Servizio sanitario nazionale mediante l'adozione di specifici piani di riorganizzazione per far fronte all'emergenza pandemica da COVID-19; ad assicurare l'attuazione delle misure contenute nel Capo I del decreto (comma 1).

Si prevede che la regione Calabria metta a disposizione del Commissario ad acta il personale, gli uffici e i mezzi necessari all'espletamento dei relativi compiti. Il contingente minimo è costituito da 25 unità di personale, dotato di adeguata esperienza professionale per l'incarico da ricoprire, appartenente ai ruoli regionali in posizione di distacco obbligatorio o in posizione di comando, tramite interpello per l'acquisizione della disponibilità, da enti regionali ed enti del Servizio sanitario regionale (comma 2). In caso di inadempienza della regione nel fornire il necessario supporto, il Commissario ad acta deve darne comunicazione al Consiglio dei ministri e invita la regione a garantire tale supporto entro il termine massimo previsto in 30 giorni. In caso di perdurante inadempienza, si prevede che il Ministro della salute, previa delibera del Consiglio dei ministri, adotti, ai sensi dell'articolo 120 della Costituzione, le necessarie misure per il superamento degli ostacoli riscontrati. Si prevede altresì che il Commissario ad acta sia affiancato da uno o più subcommissari, in numero comunque non superiore a tre, come precisato in sede referente, di qualificata e comprovata professionalità ed esperienza, rispettivamente in materia di gestione sanitaria e in materia amministrativa (comma 3). Il Commissario ad acta (comma 4) è chiamato, inoltre, ad avvalersi dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AgeNaS), che fornisce supporto tecnico ed operativo. Al tal fine, l'Agenzia può avvalersi di personale comandato, nel limite di 12 unità, potendo ricorrere a profili professionali attinenti ai settori dell'analisi, valutazione, controllo e monitoraggio delle performance sanitarie, prioritariamente (come specificato attraverso l'approvazione di un emendamento in sede referente) con riferimento alla trasparenza dei processi, con contratti di lavoro flessibile nel limite di 25 unità, stipulati con soggetti individuati tramite procedura selettiva.

Evidenzio, in particolare, il comma 4-bis dell'articolo 1, introdotto nel corso dell'esame in sede referente ai sensi del quale, al fine di garantire l'esigibilità dei LEA nella regione Calabria, anche in relazione all'emergenza epidemiologica da COVID-19, in deroga ai limiti previsti dalla legislazione vigente con riferimento agli oneri per il personale del Servizio sanitario nazionale, il Ministro della salute, sulla base del fabbisogno rilevato dalle aziende del servizio sanitario regionale, autorizza il Commissario ad acta ad un piano assunzionale straordinario di personale medico, sanitario e socio-sanitario, anche per il settore dell'emergenza-urgenza, facendo ricorso innanzitutto agli idonei delle graduatorie in vigore, nel limite del 20 per cento delle risorse di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto in esame. Sottolineo che l'esigenza di procedere ad assunzioni straordinarie in relazione al rilancio del Servizio sanitario della regione Calabria è stata avanzata trasversalmente da tutti i gruppi parlamentari ed è emersa dalle audizioni che si sono svolte presso la XII Commissione.

L'articolo 2 del decreto-legge concerne i Commissari straordinari degli enti del Servizio sanitario regionale. Il Commissario ad acta, entro 30 giorni dalla nomina, previa intesa con la regione, nonché con il Rettore nei casi di aziende ospedaliere universitarie, effettua la nomina di un Commissario straordinario per ogni ente, o anche per più enti, del Servizio sanitario regionale (comma 1). In mancanza d'intesa con la regione, entro il termine perentorio di 10 giorni, la nomina è effettuata con decreto del Ministro della salute, su proposta del Commissario ad acta, previa delibera del Consiglio dei ministri, a cui è invitato a partecipare il Presidente della giunta regionale. Il Commissario straordinario (comma 2) deve essere scelto, anche nell'ambito dell'elenco nazionale degli idonei alla nomina di direttore generale delle aziende sanitarie locali, delle aziende ospedaliere e degli altri enti del Servizio sanitario nazionale, fra soggetti, anche in quiescenza, di comprovata competenza ed esperienza, in particolare in materia di organizzazione sanitaria e di gestione aziendale.

L'ente del Servizio sanitario della regione corrisponde al Commissario straordinario il compenso stabilito dalla normativa regionale conformemente a quanto previsto per i direttori generali dei rispettivi enti del servizio sanitario (comma 3). Con un emendamento approvato dalla Commissione in sede referente, è stato soppresso il riferimento ad un compenso cumulativo nel caso in cui il Commissario straordinario sia nominato anche per più enti. Si prevede, inoltre, che con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, adottato di concerto con il Ministro della salute, venga definito un compenso aggiuntivo per l'incarico di Commissario straordinario, comunque non superiore a 50.000 euro al lordo degli oneri riflessi a carico del bilancio del Ministero della salute. Con un emendamento approvato in Commissione si è precisato che la corresponsione del compenso aggiuntivo è comunque subordinata alla valutazione positiva della verifica dell'operato dei Commissari straordinari in relazione al raggiungimento degli obiettivi, di cui dirò a breve.

I Commissari straordinari sono chiamati ad adottare gli atti aziendali di organizzazione e funzionamento delle strutture operative, successivamente approvati dal Commissario ad acta, al fine di garantire il raggiungimento dei LEA e di assicurarne la coerenza con il piano di rientro dai disavanzi nel settore sanitario. Il termine per l'adozione degli atti aziendali, di 90 giorni dalla nomina dei Commissari straordinari, è stato stabilito a seguito di un emendamento approvato in Commissione, essendo apparso più congruo del termine di 60 giorni originariamente previsto. Entro il medesimo termine, i Commissari straordinari devono approvare altresì i bilanci aziendali relativi agli esercizi già conclusi, come è stato precisato attraverso un altro emendamento approvato dalla Commissione (comma 4). In caso di mancata adozione degli atti aziendali e di mancata approvazione dei bilanci relativi agli esercizi già conclusi, vi provvede il Commissario ad acta e, qualora quest'ultimo non proceda in tal senso, la relativa competenza spetta al Ministro della salute (comma 5).

È attribuita al Commissario ad acta la verifica periodica, e comunque ogni tre mesi, dell'operato dei Commissari straordinari in relazione al raggiungimento degli obiettivi di cui al programma operativo 2019-2021 (commi 6, 7 e 8). In caso di valutazione negativa, è disposta la revoca dall'incarico del Commissario straordinario, previa verifica in contraddittorio.

I Commissari straordinari decadono automaticamente dall'incarico in caso di mancata adozione degli atti aziendali ovvero di mancata approvazione dei bilanci relativi agli esercizi già conclusi. Il Commissario ad acta verifica altresì l'operato dei direttori amministrativi e sanitari degli enti del Servizio sanitario regionale e informa periodicamente, e comunque, a seguito delle modifiche approvate in sede referente, ogni tre mesi la Conferenza dei sindaci e le organizzazioni sindacali sulle misure di risanamento adottate, che possono formulare al riguarda proposte non vincolanti. Sottolineo che nel corso dell'esame in sede referente è stata aggiunta una disposizione (comma 8-bis dell'articolo 2) in base alla quale il Commissario straordinario, per tutta la durata dell'emergenza epidemiologica in atto, d'intesa con il Commissario ad acta, deve informare mensilmente la Conferenza dei sindaci sulle attività avviate al fine di contrastare la diffusione del contagio da COVID-19, potendo la stessa Conferenza formulare proposte ad integrazione delle stesse azioni.

L'articolo 3 reca disposizioni in materia di: appalti, servizi e forniture per gli enti del Servizio sanitario regionale; programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19; edilizia sanitaria. Il comma 1 affida, in via esclusiva, al Commissario ad acta l'espletamento delle procedure per l'affidamento di appalti, lavori e forniture, strumentali all'esercizio delle proprie funzioni, che siano superiori alle soglie di rilevanza comunitaria (comma 1). A tal fine, il Commissario ad acta si avvale degli strumenti di acquisto e di negoziazione, aventi ad oggetto beni, servizi e lavori di manutenzione, messi a disposizione da Consip S.p.A. nell'ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti della pubblica amministrazione ovvero, previa convenzione, dalla centrale di committenza della regione Calabria o da centrali di committenza di regioni limitrofe.

Resta ferma, in ogni caso, la facoltà di avvalersi del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per la Sicilia e la Calabria. Il Commissario ad acta può delegare l'espletamento delle procedure in questione ai Commissari straordinari degli enti del Servizio sanitario regionale i quali provvedono, inoltre, all'espletamento delle procedure di appalto di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria, fermo restando, tuttavia, il potere di avocazione e di sostituzione esercitabile da parte del Commissario ad acta in relazione ai singoli affidamenti.

Il comma 2 prevede che il Commissario ad acta predisponga, nel termine di trenta giorni dalla sua nomina, il programma operativo per la gestione dell'emergenza da COVID-19, previsto dall'articolo 18 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020. Nel medesimo termine di trenta giorni, il Commissario ad acta è tenuto a predisporre il Piano triennale straordinario di edilizia sanitaria e di adeguamento tecnologico della rete di emergenza, della rete ospedaliera e della rete territoriale della regione, previsto dal comma 3 dell'articolo 6 del decreto-legge n. 35 del 2019, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 60 del 2019.

Il comma 3 dell'articolo 3 concerne gli interventi in materia di edilizia sanitaria, disponendo che essi siano attuati dal Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 (nominato ai sensi dell'articolo 122 del citato decreto-legge n. 18 del 2020) il quale provvede sulla base delle procedure di cui all'articolo 2, comma 3, del decreto-legge n. 76 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 120 del 2020, anche avvalendosi di Invitalia S.p.A. Sempre ai sensi del comma 3, il Commissario straordinario può proporre ai soggetti sottoscrittori modifiche o integrazioni agli accordi di programma già sottoscritti, al fine di adeguarne le previsioni alle mutate circostanze di fatto e di diritto. Le proposte di modifica o integrazione devono essere adeguatamente motivate dalla parte proponente (il Commissario straordinario) e si intendono accolte qualora non pervenga un motivato diniego da parte dei soggetti sottoscrittori nel termine di venti giorni dalla ricezione della proposta.

L'articolo 4 reca disposizioni tese a coordinare il provvedimento in esame con la disciplina prevista dal Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali (TUEL), di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, in materia di scioglimento di aziende sanitarie locali e ospedaliere. Il comma 1 prevede che, nel caso di adozione dei provvedimenti di cui agli articoli 143, 144, 145 e 146 del TUEL, la Commissione straordinaria per la gestione dell'ente (nominata con il decreto di scioglimento dell'ente medesimo, ai sensi dell'articolo 144), fermi restando i compiti e le prerogative ad essa attribuiti dalla legislazione vigente, operi, a garanzia dei LEA, in coordinamento con il Commissario ad acta, nominato ai sensi dell'articolo 1 del provvedimento in esame, nonché in conformità agli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo nel settore sanitario e con gli obiettivi dei piani di riqualificazione dei servizi sanitari.

Il comma 2 prevede che la Commissione straordinaria per la gestione dell'ente si avvalga, per le questioni tecnico-sanitarie, di un soggetto di comprovata professionalità ed esperienza in materia di organizzazione sanitaria o di gestione aziendale, nominato dal Ministro dell'interno, d'intesa con il Ministro della salute. Il compenso di tale esperto è determinato in misura pari a quello previsto per il direttore amministrativo delle aziende sanitarie ed è a carico del bilancio dell'azienda sanitaria locale od ospedaliera interessata. Ai sensi del comma 3, per il conseguimento delle finalità stabilite dall'articolo in oggetto, la Commissione straordinaria può avvalersi, in via temporanea, anche in deroga alle disposizioni vigenti, in posizione di comando o di distacco, di esperti nel settore pubblico sanitario, nominati dal prefetto, su proposta del Ministro della salute, con oneri a carico del bilancio dell'azienda sanitaria locale od ospedaliera interessata. Il comma 4 - nelle ipotesi di aziende sanitarie sciolte - affida alla Commissione straordinaria, sentito il Commissario ad acta, l'adozione dell'atto aziendale, avente ad oggetto la disciplina dell'organizzazione e del funzionamento dell'azienda, nonché, attraverso una modifica approvata in sede referente, l'approvazione dei bilanci aziendali relativi agli esercizi già conclusi, entro il termine di 90 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto in esame ovvero, qualora la Commissione non sia ancora insediata, dalla data del suo insediamento. Il termine originario, di 60 giorni, è stato esteso a 90 nel corso dell'esame in sede referente per coordinarlo con le modifiche apportate all'articolo 2. È stata altresì approvato un emendamento ai sensi del quale, nel caso di mancato rispetto del suddetto termine di 90 giorni, vi provvede il Commissario ad acta. Alla luce di un'ulteriore istruttoria sembra, tuttavia, preferibile sopprimere tale ultima disposizione, essendo la predetta Commissione un organo già preposto alla gestione straordinaria e dotato di poteri sostitutivi.

L'articolo 5 stabilisce che il Commissario ad acta, nell'esercizio delle proprie funzioni, possa avvalersi del Corpo della Guardia di finanza nonché, a seguito di un'integrazione apportata in sede referente, della collaborazione dell'Agenzia delle entrate, al fine di porre in essere attività tese al contrasto delle violazioni che possano recare pregiudizio agli interessi economici e finanziari connessi all'attuazione del piano di rientro dai disavanzi del Servizio sanitario regionale e del programma operativo Covid-19 previsto dall'articolo 18 del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2020.

L'articolo 6, al fine di supportare gli interventi di potenziamento del Servizio sanitario della regione Calabria, prevede, al comma 1, un contributo di solidarietà interregionale, pari a 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2021, 2022 e 2023, a valere, previa intesa in sede di Conferenza permanente Stato-regioni e province autonome, sui riparti delle quote vincolate agli obiettivi di Piano del Servizio sanitario nazionale per ciascun anno di riferimento.

Il comma 2 prevede che l'erogazione della predetta somma sia condizionata alla presentazione e approvazione del programma operativo di prosecuzione del Piano di rientro per il periodo 2022-2023 e alla sottoscrizione di uno specifico Accordo tra lo Stato e le Regioni contenente le modalità di erogazione delle risorse, da sottoscrivere, come precisato con una modifica introdotta in sede referente, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.

Il comma 3 dispone la verifica di quanto previsto dal predetto Accordo in capo agli organismi tecnici di monitoraggio, il Comitato permanente per l'erogazione dei LEA e il Tavolo di verifica degli adempimenti, di cui agli articoli 9 e 12 dell'intesa Stato-Regioni del 23 marzo 2005. Per far fronte, inoltre, alle criticità emerse nelle riunioni di verifica dell'attuazione del piano di rientro dei competenti Tavoli tecnici, in ordine, tra l'altro, alla qualità e completezza dei flussi informativi aziendali e all'effettiva implementazione dei sistemi di contabilità analitica nelle aziende e di certificazione trimestrale allegata al Conto economico aziendale, il comma 4 dispone un'autorizzazione di spesa per la regione Calabria pari a 15 milioni di euro per la sottoscrizione dell'Accordo di programma finalizzato al riparto di risorse dirette a garantire la disponibilità di dati economici, gestionali e produttivi delle strutture sanitarie operanti a livello locale ed il pieno rispetto degli obiettivi finanziari programmatici per la spesa sanitaria.

L'articolo 7 reca disposizioni transitorie e finali. In particolare, il comma 1, come modificato nel corso dell'esame in sede referente, specifica che il periodo di applicabilità delle misure contenute nel Capo I del decreto-legge deve intendersi fino al raggiungimento degli obiettivi di cui all'articolo 1, comma 1, del decreto in commento e, comunque per un periodo non superiore a 24 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto in esame (11 novembre 2020).

Il comma 2 dispone che il Commissario ad acta invii al Ministro della salute e al Ministro dell'economia e delle finanze e, a seguito di un'integrazione approvata in Commissione, anche al Presidente della regione, ogni sei mesi, una relazione sullo stato di attuazione delle misure di cui al Capo I del presente decreto, anche con riferimento all'attività svolta dai Commissari straordinari dì cui all'articolo 2. Il comma 3, in relazione ai compiti affidati al Commissario ad acta dal presente decreto, prevede la possibilità per il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della salute, sentito il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie e, con integrazione approvata in sede referente, il Presidente della regione, di aggiornare il mandato commissariale assegnato con delibera del 19 luglio 2019 anche con riferimento al Commissario ad acta.

Il comma 4 dispone in merito alla cessazione dalle loro funzioni, dall'entrata in vigore del presente decreto, dei direttori generali degli enti del Servizio sanitario della regione Calabria, nonché ogni ulteriore organo ordinario o straordinario, comunque denominato, preposto ad aziende o enti del Servizio sanitario regionale, eventualmente nominati dalla medesima regione successivamente al 3 novembre 2020. Si dispone, quindi, che, fino alla nomina dei Commissari straordinari ai sensi dell'articolo 2, sono esercitati i poteri dei Commissari straordinari già nominati ai sensi dell'articolo 3 del decreto-legge n. 35 del 2019, e dei direttori generali confermati dal Commissario ad acta ai sensi dell'articolo 2 del medesimo decreto-legge, in carica alla data del 3 novembre 2020. Passando, quindi, al Capo II del decreto-legge, l'articolo 8 detta disposizioni, per l'anno in corso, sui termini entro i quali hanno luogo le consultazioni elettorali per il rinnovo degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario, in considerazione della gravità del quadro epidemiologico sul territorio nazionale.

Nello specifico, il comma 1 dispone che, per il 2020, le elezioni degli organi elettivi delle regioni a statuto ordinario si svolgano non prima del novantesimo giorno e non oltre il centocinquantesimo giorno successivo alla data in cui si sono verificate le circostanze che rendono necessario il rinnovo, ovvero nella domenica compresa nei sei giorni ulteriori. La disciplina si applica con riguardo sia agli organi già scaduti, sia a quelli per i quali si verifichino le condizioni per il rinnovo entro il 31 dicembre 2020. Si prevede, altresì, al comma 2, che, fino alla data dell'insediamento dei nuovi organi elettivi, il Consiglio e la Giunta in carica, per i quali vige il regime della prorogatio dei poteri, continuino a svolgere compiti e funzioni secondo le specifiche disposizioni dei rispettivi Statuti e in ogni caso sono tenuti a garantire ogni utile iniziativa, anche legislativa, necessaria a fare fronte a tutte le esigenze connesse all'emergenza sanitaria in atto. L'articolo 9 reca, infine, la clausola di invarianza finanziaria relativamente all'attuazione delle disposizioni di cui all'articolo 8.

Insomma, siamo di fronte ad un provvedimento che è, deve essere decisivo, deve dare la differenza. Ben oltre e più ciò che è avvenuto fin qui. Un provvedimento che cambia profondamente il vecchio “decreto Calabria” e crea condizioni nuove per un rilancio della sanità calabrese.

Un provvedimento, lo ribadisco, non dei calabresi o della sola Calabria: riuscire infatti a garantire sostenibilità, economico finanziaria ma non solo, e qualità dell'offerta sanitaria, intrecciando anche le nuove traiettorie su cui l'intero SSN vuole avviarsi, penso allo sviluppo della medicina territoriale, all'offerta sanitaria nelle aree interne oggi meno servite, l'efficacia di percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali che siano l'espressione di una reale e concreta presa in carico e personalizzazione delle cure, l'investimento stabile sui professionisti sanitari, medici, infermieri, operatori sociosanitari, tecnici, la garanzia dei LEA, di prestazioni assicurate come reale e concreta affermazione di quel diritto alla salute iscritto nell'art. 32 della nostra Carta Costituzionale, tutte queste cose debbono essere un grande obiettivo dell'intero Paese, lavorando con rapidità sulle situazioni di difficoltà, di inerzia, di malaffare, di conservazione. Tempestività, qualità della decisione e capacità di pianificazione devono essere le novità caratterizzante di questa nuova stagione commissariale.

Con questo provvedimento, e concludo davvero Presidente, con questo provvedimento, con il lavoro che la Camera ha fatto nella Commissione competente, e di questo ringrazio sinceramente tutti i colleghi di maggioranza e di minoranza che con le loro proposte hanno già fin qui migliorato, e che potrà essere ulteriormente migliorato in questo ulteriore passaggio parlamentare, con questo provvedimento, dicevo, diamo più risorse, più poteri per spendere queste risorse e più capacità di affrontare i problemi che ci sono. Strumenti nuovi, ampi e forieri di una migliore efficacia, rispetto all'obiettivo, non più in alcun modo differibile, di garantire un salto di qualità nel diritto ad una buona sanità per tutti nella Regione Calabria. Questo per tutti noi deve essere un impegno assoluto. Grazie Presidente.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 il deputato Sgarbi ha segnalato che non è riuscito ad astenersi dal voto;

nella votazione n. 2 il deputato Benamati ha segnalato che ha erroneamente votato contro mentre avrebbe voluto votare a favore;

nella votazione n. 3 il deputato Buratti ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 7 il deputato Orlando ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 7)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale Ris. Delrio e a. 6-159 - I p. 562 553 9 277 314 239 14 Appr.
2 Nominale Ris. Delrio e a. 6-159 - II p. 563 556 7 279 300 256 14 Appr.
3 Nominale Ris. Delrio e a. 6-159 - III p. 560 553 7 277 297 256 14 Appr.
4 Nominale Ris. Delrio e a. 6-159 - IV p. 563 555 8 278 300 255 14 Appr.
5 Nominale Ris. Magi e a. 6-161 rif. 562 551 11 276 302 249 15 Appr.
6 Nominale Ris. Molinari e a. 6-162 551 549 2 275 230 319 15 Resp.
7 Nominale Ddl 2727-A - voto finale 520 511 9 256 279 232 38 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.