XVII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 479 di giovedì 10 settembre 2015

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PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI

La seduta comincia alle 10,05.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANNA MARGHERITA MIOTTO, Segretaria, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Michele Bordo, Bratti, Brunetta, Caparini, D'Alia, Dambruoso, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Fico, Gregorio Fontana, Fontanelli, Fraccaro, Galati, Locatelli, Migliore, Pes, Realacci, Rosato, Rossomando, Sanga, Sani, Scalfarotto, Schullian, Scotto, Sorial, Tabacci, Valeria Valente e Vignali sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.
I deputati in missione sono complessivamente novanta, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell’allegato A al resoconto della seduta odierna).

Discussione della Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015 e sul Programma di lavoro della Commissione per il 2015 e sul Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea (Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A) (ore 10,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della Relazione della XIV Commissione sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015 e sul Programma di lavoro della Commissione per il 2015 e sul Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea.
Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al resoconto stenografico della seduta del 5 agosto 2015.
Avverto inoltre che le eventuali risoluzioni devono essere presentate entro il termine della discussione.

(Discussione – Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Prima di dare la parola alla relatrice, la deputata Marina Berlinghieri, dico solo che noi siamo veramente al centro di un dibattito politico che vede l'Europa e il suo futuro tra i temi più importanti e ritengo veramente che i Parlamenti siano non degli spettatori ma degli attori attivi in questo dibattito. Quindi, mi fa particolarmente piacere che questa mattina noi parleremo dell'Europa e anche del ruolo del nostro Paese all'interno dell'Europa.
Ha facoltà di intervenire la relatrice, la deputata Marina Berlinghieri.

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MARINA BERLINGHIERI, Relatrice. Grazie, Presidente. L'Assemblea della Camera affronta oggi l'esame della Relazione approvata lo scorso 29 luglio dalla XIV Commissione politiche dell'Unione europea, che ha svolto un approfondito esame della Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2015, predisposta dal Governo in applicazione dell'articolo 13 della legge n. 234 del 2012, che regola i rapporti tra l'ordinamento nazionale e le politiche dell'Unione europea.
Il documento è stato esaminato congiuntamente con il programma di lavoro della Commissione europea per il 2015, «Un nuovo inizio», e il Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea, anche svolgendo audizioni qualificate: la Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e delle province autonome, il professor Enrico Giovannini, vicepresidente del gruppo permanente di alto livello sulla competitività e la crescita e Confindustria, che hanno fornito utili elementi di informazione e valutazione.
Intendo, innanzitutto, rivolgere un particolare ringraziamento al sottosegretario Gozi, per il lavoro svolto con la XIV Commissione e anche per l'impegno che ha inteso dedicare in questa legislatura ad una crescente e proficua collaborazione tra la nostra Commissione e il Governo, che ha favorito un sempre più tempestivo ed efficace lavoro di fase ascendente, che consente al Parlamento italiano di intervenire nel processo europeo a partire dalla fase di formazione della normativa dell'Unione. Questo impegno si colloca in un quadro di rapporti ormai consolidati di reciproco scambio e di collaborazione tra la XIV Commissione e il Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio, che ha consentito di pervenire, subito prima della pausa estiva dei lavori parlamentari, alla rapida e tempestiva approvazione delle due leggi europee, in un comune sforzo verso la riduzione e la prevenzione del carico di procedure di infrazione nei confronti dell'Italia.
L'esame congiunto dei documenti, che alla Camera si colloca nell'ambito di una vera e propria sessione europea di fase ascendente, dedicata alla valutazione e al confronto tra le priorità delle istituzioni europee e quelle del Governo per l'anno in corso, costituisce potenzialmente un passaggio cruciale per l'intervento del Parlamento nella definizione della politica europea del nostro Paese. I documenti programmatici presentano quest'anno un rilievo politico e strategico significativo in considerazione di due elementi: si tratta dell'esame del primo programma di lavoro della nuova Commissione Juncker, con rilevanti novità sul piano del metodo e dei contenuti; contemporaneamente, vi è la possibilità di dare seguito, attraverso la Relazione programmatica, all'azione svolta dal nostro Paese nel corso del semestre di presidenza, che ha già prodotto importanti innovazioni nell'approccio dell'Unione europea all'economia e alle altre questioni cruciali.
L'obiettivo finale dell'esame è concorrere a definire una cornice strategica coerente per la politica europea del nostro Paese, articolata intorno a grandi obiettivi e linee d'intervento prioritarie, la cui realizzazione può andare anche oltre l'anno di riferimento dei documenti. È appena il caso di sottolineare che l'utilità di una sessione di questo tipo è direttamente proporzionale alla sua tempestività. È quindi importante che la Relazione programmatica sia trasmessa dal Governo entro la fine di ciascun anno, in modo da porre il Parlamento in condizioni di fornire un contributo utile entro il primo semestre dell'anno di riferimento.
Non va, infatti, trascurato il valore aggiunto costituito dalla possibilità di svolgere nei tempi più congrui una discussione sui documenti programmatici, stante il fatto che i processi decisionali europei sono organizzati in maniera ordinata e rispondono ad una sequenza per cui i singoli provvedimenti sono preceduti da documenti preparatori che individuano la questione che si intende affrontare definendone caratteristiche, aspetti problematici e prospettando eventuali soluzioni.Pag. 3
È questo, insieme alla previsione di una motivazione nel corpo degli atti legislativi, un elemento assai qualificante del processo decisionale europeo che potrebbe essere opportuno incorporare anche nella nostra esperienza, posto che tuttora l'attività normativa in Italia è contrassegnata da una forte imprevedibilità e da un'eccessiva produzione di atti, che determina il fenomeno più volte denunciato dell'inflazione legislativa, generando confusione e incertezza nei destinatari delle norme. Ciò potrebbe risultare tanto più necessario in considerazione del fatto che l'Europa è investita da una serie di problemi che mettono a dura prova la sua capacità di fornire risposte adeguate e condivise sia tra i diversi partner che all'interno di ciascun Paese membro.
Negli ultimi mesi si sono presentati in rapida successione problemi che hanno inevitabilmente assunto le caratteristiche di vere e proprie emergenze per la difficoltà dell'Unione europea di farvi fronte con le necessarie fermezza e tempestività: dalla gestione dei flussi migratori alla recrudescenza delle situazioni di crisi e dei conflitti in molti Paesi ai confini dell'Europa; dalla diffusione del terrorismo e della criminalità transfrontaliera alla difficoltà di superare la lunga crisi economico-finanziaria, all'accentuazione della concorrenza delle economie più aggressive e dinamiche, fino alla recente vicenda greca.
L'Europa è ormai stabilmente al centro del dibattito pubblico e del confronto politico. Ciò pone con urgenza la necessità di riavviare la discussione sulle prospettive del processo di integrazione e sulle iniziative da assumere per consentire all'Unione europea di attrezzarsi in maniera più efficace di fronte alle questioni che di volta in volta si pongono. La Commissione Juncker ha dimostrato, dall'inizio del suo mandato, un'apprezzabile capacità di segnare una discontinuità, individuando alcune priorità definite, appunto, nel Programma di lavoro della Commissione: «Un nuovo inizio».
Appare condivisibile l'obiettivo dichiarato dalla Commissione di dare risposta concreta alle aspettative dei cittadini europei che chiedono all'Unione una soluzione ai grandi problemi legati all'attuale congiuntura socio-economica, quali la forte disoccupazione, l'elevato debito pubblico, la scarsa crescita e la carenza di investimenti e di competitività a livello mondiale, auspicando, al tempo stesso, una minore ingerenza dell'Unione nelle questioni quotidiane, nelle quali gli Stati membri possono intervenire più efficacemente. Merita segnalare che, per la prima volta, la Commissione ha accettato di discutere con il Consiglio il proprio programma prima della sua formale presentazione al Parlamento europeo, dando seguito alle indicazioni emerse dalla riflessione sul funzionamento delle istituzioni dell'Unione europea promossa dalla Presidenza italiana.
Il Programma è basato su quattro importanti e condivisibili principi: conformità ai dieci orientamenti politici annunciati da Juncker in qualità di candidato presidente della Commissione; applicazione della discontinuità legislativa: la Commissione ha deciso il ritiro delle proposte che non sono conformi agli orientamenti politici o che hanno subito così tante modifiche nel corso dei negoziati da risultare non più aderenti agli obiettivi iniziali, nonché delle proposte sulle quali in sede negoziale non vi è stato alcun accordo; alleggerimento del carico normativo: le nuove norme proposte, cioè, non dovranno imporre eccessivi oneri e formalità burocratiche, mentre quelle esistenti saranno oggetto di revisione sulla base del Programma REFIT, cioè di adeguatezza della regolamentazione; la modifica dei metodi di lavoro: il Programma auspica una maggiore collaborazione con il Parlamento europeo e il Consiglio per definire le principali priorità politiche e legislative delle tre istituzioni e accelerare così il processo decisionale.
Tale ultimo aspetto, in maniera molto più esaustiva e sistematica, è affrontato nel pacchetto da ultimo presentato dalla Commissione europea sulla migliore regolamentazione, la cosiddetta better regulation, sul quale ci si soffermerà in seguito. Questi principi si traducono nei 4 allegati Pag. 4che accompagnano il Programma, tra i quali il più rilevante, l'Allegato 1, è quello che reca essenzialmente le iniziative che saranno presentate nel 2015, alcune delle quali sono state già presentate nei primi tre mesi dell'anno. Come evidenziato dalla XIV Commissione nella propria relazione per l'Assemblea, ai cui contenuti rinvio per un'analisi puntuale delle priorità individuate dalla Commissione europea e degli impegni assunti dal Governo italiano nei documenti rispettivamente presentati, relativamente alla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, il documento appare, nel suo complesso, conforme alle previsioni della legge n. 234 del 2012.
Per le politiche sono infatti indicati, sia pure in termini a volte generici, gli orientamenti del Governo e le azioni dell'Unione europea che esso considera prioritarie. Apprezzabile è, in particolare, l'incrocio operato a questo scopo con le priorità indicate nel Programma di lavoro della Commissione e con quelle della Presidenza lettone del Consiglio, preceduta dalla Presidenza dell'Italia che quindi – va ricordato – ha contribuito alla definizione delle stesse, nonché la forte attenzione alle iniziative che il Governo intende assumere per dare continuità agli obiettivi perseguiti nel corso del semestre italiano di Presidenza.
Un'analisi più dettagliata si auspica, per il futuro, possa essere dedicata all'attività delle Camere nella fase di formazione delle politiche e della normativa europea, come previsto dall'articolo 13 della legge n. 234 del 2012, richiamando gli atti di indirizzo approvati dalle Camere in relazione a specifici progetti legislativi o ad altri documenti dell'Unione europea, pur menzionati nella Relazione. Si segnala, dunque, la necessità di cogliere l'occasione che ci viene offerta dai documenti programmatici per svolgere un'approfondita discussione che eviti posizioni propagandistiche e inutilmente ostili, in termini pregiudiziali, all'Europa.
È bene chiarire che l'integrazione europea e il suo rafforzamento rappresenta l'unica prospettiva per ciascuno dei nostri Paesi, ivi compresi quelli economicamente più solidi, in considerazione della dimensione globale dei fenomeni che l'Europa è chiamata a fronteggiare. Ciò vale, in particolare per l'Italia, che ha sempre trovato nell'aggancio all'Unione europea un elemento di crescita e di progresso.
Il nostro Paese deve interpretare con intelligenza e spirito di iniziativa il ruolo fondamentale che, in quanto Paese fondatore, è chiamato a svolgere per il rilancio del processo di integrazione, che non deve inseguire velleitari obiettivi astratti, ma fondarsi su questioni concrete che possano essere apprezzate dai cittadini europei. L'unico modo per fronteggiare e invertire la tendenza al crescente euroscetticismo consiste nel recuperare pienamente la capacità dell'Unione europea di proporsi come leader a livello internazionale affermando i valori fondanti che consentano legittimamente di assumere il modello europeo a riferimento: la salvaguardia dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto, il superamento dei divari economici, la coesione e la solidarietà tra gli Stati membri, la promozione di uno sviluppo economico sostenibile rispettoso dell'ambiente e della dignità umana.
In questo quadro l'Italia può far valere gli sforzi compiuti negli ultimi anni per mantenere gli impegni assunti sul terreno della finanza pubblica, per realizzare le riforme strutturali per modernizzare il Paese e, più in generale, per adempiere più tempestivamente agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea, come dimostra anche il positivo lavoro svolto per il recepimento della normativa europea e la riduzione delle procedure di infrazione.
A chiusura della mia relazione vorrei svolgere alcune considerazioni. Ormai da mesi le vicende dell'Unione europea aprono costantemente i notiziari e le prime pagine dei giornali. Anche all'estero vi è una diffusa preoccupazione sullo stato dell'Unione e sulla sua capacità di fronteggiare i problemi sempre più numerosi che si pongono e che ogni volta mettono a dura prova la capacità di reazione delle istituzioni. I casi più eclatanti sono quelli Pag. 5della recente drammatica crisi greca e della gestione dei flussi migratori. Nonostante le evidenti difficoltà, le forti resistenze e gli atteggiamenti di chiusura di alcuni partner, si registrano alcuni incoraggianti segnali che evidenziano una accresciuta consapevolezza, in primo luogo delle opinioni pubbliche europee, della necessità di riprendere il processo di integrazione.
È evidente che gli assetti istituzionali, le regole e gli strumenti a disposizione delle autorità europee non sono pienamente adeguati all'evoluzione incessante degli scenari internazionali. Si va finalmente diffondendo l'idea che l'unica risposta non può che consistere nel rafforzamento della coesione politica all'interno dell'Unione europea, nella prospettiva di un'evoluzione in senso federale.
Alcune recenti iniziative della Commissione europea e delle altre istituzioni dell'UE sembrano prefigurare una prospettiva di questo tipo: mi riferisco...

PRESIDENTE. Scusate, colleghi, un po’ di attenzione, grazie, perché si sente veramente questo fastidioso brusio di sottofondo, grazie. Prego, relatrice.

MARINA BERLINGHIERI, Relatrice. Mi riferisco, in primo luogo, al rapporto redatto dai cinque Presidenti e, ancora di più, alle iniziative coraggiose adottate dal Presidente della BCE per contrastare il rischio deflazione e alla discussione in atto per quanto concerne la realizzazione di una vera politica comune in materia di migrazioni. Molto resta ancora da fare, ma è significativo che alcuni determinanti partner, tra i Paesi fondatori, stiano maturando un approccio positivo e pienamente collaborativo facendosi promotori di un avanzamento del processo di integrazione e di una piena corresponsabilizzazione, nonostante le difficoltà e gli ostacoli opposti da altri Paesi membri.
È inutile illudersi: non ci sono risposte adeguate, che si limitino al livello nazionale e che possano prescindere dalla dimensione europea, alle questioni che dobbiamo affrontare e che appartengono alla sfera della globalizzazione. I nostri interlocutori, Stati Uniti, Cina, India, in primo luogo, hanno dimensioni largamente superiori a quelle dei singoli Stati membri dell'Unione europea: l'avanzamento dell'integrazione è un obbligo e non una scelta.
Affinché il processo di consolidamento dell'Unione politica si realizzi in maniera efficace, è necessario che siano contrastate le tendenze populistiche ed euroscettiche. Dobbiamo impegnarci per dimostrare concretamente ai cittadini europei i vantaggi dello stare insieme e, allo stesso tempo, evidenziare i rischi che possono derivare da un'inerzia che si trascina nel tempo e che rischia di relegare l'Europa a un ruolo marginale a livello internazionale.
Per questo motivo, è indispensabile che i Parlamenti svolgano una funzione attiva, promuovendo tutte le sedi di confronto e discussione utili a aiutare i cittadini europei a capire la reale portata delle sfide da affrontare e per comprendere appieno rischi e vantaggi delle scelte che siamo chiamati a compiere. Nella fase che si deve aprire – che non esito a definire «costituente» ai fini di una vera e propria unione politica dell'Europa – i Parlamenti sono dunque chiamati ad agire con la massima sollecitudine.
Queste considerazioni valgono in primo luogo per il Parlamento italiano, che tradizionalmente tra i Parlamenti europei ha sempre svolto un ruolo attivo, particolarmente incisivo, ed è tuttora fra i Parlamenti più forti e attrezzati anche per quanto concerne il rapporto con i rispettivi Governi. La Camera dei deputati, a seguito dell'entrata in vigore del trattato di Lisbona, ha aggiornato le sue procedure allo scopo di rafforzare gli strumenti istruttori attivabili per l'esame delle proposte di atti normativi e dei documenti dell'Unione europea. Al potenziamento della strumentazione a disposizione non si è, tuttavia, sempre accompagnata un'attenzione adeguata da parte di tutti gli organi parlamentari nella tempestiva valutazione delle iniziative e delle proposte di volta in volta avanzate dalle istituzioni europee.Pag. 6
Auspico quindi che la Presidenza della Camera e i presidenti delle Commissioni vogliano promuovere una maggior attenzione da parte degli organi parlamentari su queste materie, inserendo regolarmente nei programmi di lavoro, rispettivamente dell'Assemblea e delle Commissioni, l'esame delle proposte di atti e documenti dell'Unione europea di maggior rilievo. È ormai chiaro che le decisioni più significative in molti ambiti vengono adottate a Bruxelles. È paradossale che il nostro Parlamento si impegni in lunghe discussioni su singoli emendamenti, spesso a carattere micro-settoriale, ignorando provvedimenti europei suscettibili di produrre un enorme impatto sull'ordinamento nazionale.
Per lo stesso motivo, mi permetto di raccomandare un'attenzione particolare per la valorizzazione delle procedure e delle sedi relative all'esame degli atti europei, ivi comprese le competenze della XIV Commissione, nell'ambito del lavoro in corso per la revisione del Regolamento della Camera. Da ultimo, voglio esprimere il mio apprezzamento per l'attenzione che su questi temi sta dimostrando la Presidenza della Camera nell'attuale legislatura, anche in relazione all'iniziativa che la Presidente Boldrini ha preannunciato nella odierna riunione dei presidenti dei gruppi parlamentari, quale contributo alla discussione sul tema della ripresa del progetto di integrazione europea in una chiave che, traendo ispirazione dalla lezione dei Padri fondatori, la aggiorni alla luce dell'evoluzione degli scenari in cui siamo chiamati ad operare (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Area Popolare (NCD-UDC)).

PRESIDENTE. La ringrazio molto, relatrice Berlinghieri, per la sua dettagliata relazione.
Ha facoltà di parlare il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il deputato Paolo Gentiloni Silveri.

PAOLO GENTILONI SILVERI, Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie Presidente, onorevoli colleghi, credo sia importante che la Camera si riunisca oggi, anche per la fortunata coincidenza che la nostra riunione avviene all'indomani della seduta del Parlamento europeo, seduta annuale importante sullo stato dell'Unione. Quindi, proprio oggi ci troviamo a ragionare sul lavoro fatto dalla Commissione politiche dell'Unione europea, su cui adesso la relatrice ci ha informato, e con il contributo da parte del Governo del sottosegretario Sandro Gozi che ringrazio.
È importante perché le immagini e le parole di ieri di Juncker credo siano immagini e parole benvenute dopo una stagione difficile, in cui, in certi momenti, immagini e parole ci hanno fatto addirittura provare vergogna per l'Europa. Per la prima volta, per lunghe settimane, abbiamo credo sentito incrinarsi quel disegno di Stati uniti di Europa che è stato uno dei miti fondativi della nostra Repubblica.
Lo stesso Presidente Juncker ha esordito, nel suo discorso sullo stato dell'Unione europea, con delle parole molto semplici, dicendo che lo stato dell'Unione non è buono. E, in effetti, siamo dentro una crisi che investe parte delle nostre opinioni pubbliche e che incide anche su alcuni dei Paesi coinvolti da anni nelle nostre politiche di vicinato, Paesi nei quali, in modo diverso tra Paese e Paese, la speranza e il mito dell'adesione all'Unione europea anche lì subiscono ogni tanto dei colpi significativi, per una crisi che si accende in Ucraina o in Grecia, a Calais o a Ventimiglia, sulle spiagge turche o nelle stazioni ferroviarie ungheresi.
Di fronte a questa vera e propria fatica dell'Europa dobbiamo reagire e credo che noi italiani possiamo essere parte decisiva di questa necessaria reazione. Possiamo esserlo perché abbiamo chiara la bussola dell'orizzonte federalista, un orizzonte cui ci richiameranno anche i Presidenti dei Parlamenti che la Presidente Boldrini ha invitato lunedì prossimo qui a Roma; perché sappiamo che per andare in questa direzione del mito degli Stati Uniti d'Europa non serve una sorta di supergoverno dei tecnocrati, ma serve dare più forza alle Pag. 7istituzioni politiche europee; perché sappiamo, come io credo, noi italiani, cosa dire di fronte alla sfida che viene dal dibattito in corso in Gran Bretagna; perché siamo d'accordo che serve un'Europa più semplice, meno burocratica, ma perché siamo consapevoli che per guadagnare semplicità l'Europa non può mettere in gioco la propria identità, che si basa su pilastri, come la libertà di circolazione delle persone, cui non possiamo e non vogliamo rinunciare. E, salvaguardando questi pilastri, l'intesa con il Regno Unito è possibile; e anche perché abbiamo mantenuto la coesione dell'Europa di fronte alle azioni della Russia in Ucraina, ma al tempo stesso abbiamo lavorato per svolgere un ruolo politico, tenere aperto un dialogo, con l'obiettivo, se verranno attuati gli accordi di Minsk, di rendere possibile una svolta anche nel capitolo delle sanzioni.
Serve, dunque, un'Europa più politica e credo che il discorso di Juncker ieri abbia innanzitutto questo sapore, del tentativo di rivendicare alla Commissione, al Parlamento e alle istituzioni europee un ruolo più politico. E serve naturalmente una diversa politica economica, di cui più volte in quest'Aula si è discusso, basata sulla crescita, sul lavoro, sugli investimenti, nella consapevolezza che dieci anni di stereotipi e di dittatura delle percentuali non hanno scongiurato le crisi, non hanno scongiurato l'impennata del debito pubblico, non hanno scongiurato cinque anni di agonia della Grecia, ma hanno soltanto bloccato la crescita.
L'Italia per questo ha lavorato, ottenendo anche alcuni risultati, per l'obiettivo della flessibilità e degli investimenti. E oggi, anche grazie ai primi dati incoraggianti che ci vengono dalla nostra economia, possiamo continuare questo impegno a testa alta dicendo una cosa molto semplice, ossia che la crescita, come è ormai evidente credo a tutti, non è solo un problema italiano, ma è un problema e un obiettivo dell'Europa intera.
Accanto a queste sfide politiche ed economiche l'Unione è stata messa alla prova negli ultimi mesi da una vera e propria sfida di civiltà provocata dall'ondata migratoria.
Tale ondata ha rischiato di travolgerci non per le sue dimensioni che sono perfettamente compatibili con un'area di 700 milioni di abitanti tra le più ricche del pianeta ma per la reazione a catena che l'ondata migratoria ha provocato tra gli Stati in una rincorsa all'egoismo e allo scaricabarile che è parsa per alcune settimane inarrestabile.
Noi, l'Italia, rivendichiamo di essere stati dalla parte giusta anzitutto grazie alla nostra Marina, alla Guardia costiera, agli operatori delle forze dell'ordine, ai volontari che hanno salvato oltre 100 mila vite umane nel Mediterraneo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia, Per l'Italia - Centro Democratico e Sinistra Ecologia Libertà) e non dimentichiamolo in questi giorni in cui finalmente si parla della parte buona dell'Europa, della parte che interviene nelle crisi umanitarie; quando si parla di questa parte buona dell'Europa, rivendichiamo con orgoglio il ruolo che l'Italia e gli operatori che hanno lavorato per questo in Italia hanno svolto nel Mediterraneo. Eravamo soli non due anni fa né cinque anni fa. Ricordiamo la tragedia del 18 aprile scorso: sono passati appena cinque mesi. Allora il Governo italiano chiese un vertice straordinario dell'Unione europea sul tema dell'immigrazione: cinque mesi fa.
Cinque mesi fa parlare di agenda europea e di superamento di Dublino poteva apparire il sogno di qualche visionario. Oggi queste cose sono nel linguaggio dei documenti dell'Unione europea e anche qui dobbiamo rivendicare al nostro Paese il ruolo di iniziatore del processo che poi ha portato ad alcune decisioni positive dell'Unione europea (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Il piano illustrato ieri dal Presidente Juncker è un risultato importante perché sancisce innanzitutto dal punto di vista culturale il principio dell'impegno comune, perché avvia una ricollocazione significativa di centoventimila rifugiati che si aggiungono Pag. 8ai quasi quarantamila già decisi alcune settimane or sono e, nel decidere la ricollocazione di questo totale di centosessantamila, stabilisce che non si tratta di un meccanismo una tantum ma di un meccanismo che può essere riattivato di fronte a crisi che possono ripresentarsi e che sono nel panorama prevedibile dell'evoluzione della situazione. L'Italia sostiene questo piano e farà la sua parte per farlo approvare a partire dall'incontro dei Ministri dell'interno previsto per lunedì prossimo a Bruxelles.
Siamo, dunque, soddisfatti della strada fatta ma consapevoli della strada che resta da fare. Abbiamo, infatti, il dovere di richiamare tutti alla necessità di guardare avanti e anche oltre la pur importante operazione di condivisione annunciata ieri. Se è vero, infatti, che il fenomeno che abbiamo di fronte è un fenomeno di portata storica – le Nazioni Unite calcolano che, a tassi demografici invariati, l'attuale popolazione del continente europeo calerà da 738 milioni a 707 milioni nel 2050 e, al contrario, il continente africano raddoppierà la propria popolazione fino a raggiungere due miliardi e mezzo di persone – se questa è la dimensione per l'appunto storica del fenomeno che abbiamo di fronte, se quindi non si tratta di un episodio effimero ma di una tendenza con cui fare i conti, questo non vuol dire che, per il fatto di essere storico, il fenomeno possa essere subìto semplicemente dicendo che è necessaria la condivisione dell'accoglienza.
È un fenomeno che va governato, va governato e gestito insieme. Come Ministri degli esteri di Italia, Francia e Germania ci siamo sforzati di individuare una strada che, a mio avviso, può essere condivisa da molti e può essere condivisa da diverse componenti del Parlamento italiano. Abbiamo indicato alcuni obiettivi che credo sia utile ricordare qui in Aula. Primo, dobbiamo lavorare sulle cause profonde dei fenomeni migratori nei Paesi in cui vengono originati, perché dobbiamo sapere – questo riguarda in particolare noi italiani – che le moltitudini che fuggono dalle guerre e dalle dittature e le moltitudini che fuggono dalla miseria e dalla povertà possono e devono essere trattate in modo diverso, per le regole giuridiche dell'accoglienza europea, ma entrambe queste moltitudini interpellano la responsabilità politica dell'Unione europea e dell'Italia, sia i cosiddetti migranti economici sia i cosiddetti titolari potenziali di diritto di asilo. Entrambi richiedono la responsabilità politica dell'Italia e dell'Europa e nel campo delle difficoltà economiche questa responsabilità significa cooperazione, aiuto allo sviluppo, intervento nelle aree di crisi e credo sia molto importante che il nostro Paese – lo ha annunciato il Presidente del Consiglio nella recente conferenza internazionale ad Addis Abeba – proprio in questo momento decida, nella prossima legge di stabilità, di recuperare almeno una parte del ritardo accumulato negli ultimi dieci anni nei Fondi per la cooperazione e l'aiuto allo sviluppo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Per l'Italia-Centro Democratico). Se non lavoriamo sulle cause profonde di questa crisi faremo fatica a gestire il fenomeno soltanto con le politiche di accoglienza.
Questo vuol dire, ed è il secondo punto, lavorare anche nei Paesi di transito, naturalmente; senza illuderci, lo voglio dire con trasparenza, che si possa risolvere il problema, ad esempio, dei 170, dei 180 mila immigrati che arriveranno nelle nostre coste, probabilmente entro la fine del 2015, dalla Libia, trattenendoli in un megagalattico campo profughi in Niger, non è di questo che stiamo parlando, ma stiamo parlando della possibilità che, se si interviene in alcuni Paesi di transito – e il Niger è fondamentale, Agadez è diventata una specie di hub dei traffici e delle migrazioni di ogni tipo nel continente africano – se si interviene lì, non si risolve con un miracolo la situazione, ma si crea, comunque, un contributo utile e importante a meglio gestire e in parte anche a ridimensionare i fenomeni migratori. E lo dobbiamo fare, anche questo, come Italia e come Europa.
Il terzo punto è il contrasto ai trafficanti di esseri umani, elemento di nuovo Pag. 9fondamentale di una possibile deterrenza nei confronti dei fenomeni incontrollati. Credo che sia realistico puntare all'obiettivo, entro il mese di settembre, di dare il via alla seconda fase dell'operazione decisa dall'Unione europea, Eunavfor Med, un'operazione navale il cui obiettivo è quello di identificare i barconi e distruggere soprattutto i mezzi dei trafficanti, nella seconda fase, nelle acque internazionali. Questa possibilità di farlo in acque internazionali è alla nostra portata e credo possa essere raggiunta nel mese di settembre e sarebbe un passo importante in quella direzione.
In quarto luogo, dobbiamo naturalmente lavorare sul piano politico-diplomatico nel tentativo di risolvere le principali crisi da cui provengono i flussi migratori. Sono tante, naturalmente, e voglio solo accennare alle due che oggi più direttamente influiscono sull'emergenza dell'ondata migratoria.
La crisi libica si avvicina direi alla fase finale del round negoziale. Dire «fase finale» non significa essere certi che l'approdo sia positivo, ma significa riconoscere che ci sono finalmente le condizioni perché se non il 100 per cento, comunque la grande maggioranza delle parti che si sono combattute nell'ultimo anno in Libia possano dar vita a un Governo unitario. Non è scontato, ma finalmente è alla nostra portata; ma deve essere chiaro fin d'ora – anche se il Parlamento ne discuterà quando sarà il momento di prendere le decisioni – alla comunità internazionale che, se a questo Governo unitario si arriverà, l'Italia è pronta ad avere un ruolo decisivo nel sostenere la ricostruzione di una Libia finalmente ricomposta nelle sue componenti, anche sul terreno della sicurezza. Nessuna avventura nel deserto, ma certamente un ruolo di leadership del nostro Paese nella ricostruzione a livello internazionale della stabilità di quel Paese.
E poi c’è la crisi siriana di cui si è molto discusso negli ultimi giorni anche in seguito a decisioni prese da singoli Paesi europei. Io voglio dire una cosa molto semplice perché è in coerenza con la posizione che l'Italia ha sostenuto negli ultimi due anni nei confronti del conflitto in Siria. Un conto sono le operazioni di contenimento di Daesh, e l'Italia è impegnatissima nella coalizione anti-Daesh, anche se noi ci concentriamo in Iraq e nel sostegno ai combattenti del Kurdistan iracheno, un conto è il contenimento della minaccia terroristica, un conto è immaginare spedizioni militari che possano di per sé risolvere la crisi siriana. Noi rischiamo, se questa è la logica, di tornare agli errori che abbiamo duramente pagato in altri paesi della regione per il tentativo di risolvere militarmente le crisi senza avere la minima idea di cosa possa accadere dopo un intervento militare e non vogliamo ripetere quell'errore (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Area Popolare (NCD-UDC) e Per l'Italia-Centro Democratico).
Abbiamo bisogno, quindi, di uscire dal regime di Bashar Al Assad senza creare un vuoto politico in quella situazione, operazione difficile ma alla quale tutti i Paesi devono collaborare. Mi auguro che le notizie di questi giorni sulla presenza russa in quel terreno siano collegate alla storica esistenza di basi navali e militari russe in Siria, siano collegate al contenimento di Daesh, ma non ripropongano la logica di una difesa fino all'ultimo uomo del regime che è uno degli ostacoli, insieme a chi pensa tutto al contrario di poter risolvere solo con qualche bombardamento di Assad, alla necessaria soluzione politica del conflitto.
Infine, in questa strategia per affrontare il tema dell'immigrazione, dobbiamo lavorare sull'accoglienza, naturalmente. Bene le misure di emergenza decise ieri, ma se guardiamo avanti, dobbiamo sapere che occorre fare una cosa molto semplice: gradualmente, superare le regole di Dublino. I sei o settecentomila migranti irregolari che quest'anno raggiungeranno l'Europa non pensano di entrare in Italia, in Grecia o in Ungheria: pensano di entrare in Europa. Ed hanno ragione loro, non hanno ragione le regole di Dublino che gli impongono di restare nel Paese di primo arrivo.Pag. 10
O riconosceremo con la necessaria gradualità questo principio – e lo dobbiamo fare cominciando dal mutuo riconoscimento delle concessioni del diritto di asilo date dai singoli Paesi; queste singole decisioni dovrebbero essere gradualmente riconosciute da tutti i Paesi dell'Unione –, o dunque andiamo oltre Dublino, oppure, per difendere a trincea di Dublino, rischiamo di dover rinunciare a Schengen; e la rinuncia a Schengen sarebbe una ferita all'intero edificio dell'Unione europea.
Serve, dunque, il traguardo di un graduale asilo europeo, con liste europee dei Paesi sicuri: non è possibile che ciascun Paese decida per conto suo quali sono i Paesi che hanno per default diritto all'asilo e quali sono i Paesi che invece tendenzialmente, o addirittura per default, sono sicuri. Servono regole europee comuni, con rimpatri finanziati e gestiti a livello europeo: è inutile che parliamo della differenza tra rifugiati e migranti economici e ci ripetiamo che i migranti economici devono essere rimpatriati, se poi c’è un investimento europeo sulle ricollocazioni, ma non c’è un serio investimento europeo sui rimpatri. I rimpatri non possono essere un problema della Grecia, dell'Italia e dell'Ungheria: anche qui servono regole e impegni economici dell'intera Unione europea.
Servono, infine, pacchetti europei di migranti legali e corridoi umanitari, anche questi a livello europeo (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia-Centro Democratico), perché sappiamo benissimo che in alcuni settori del nostro mercato del lavoro, così come del mercato del lavoro di altri Paesi membri dell'Europa, servono migranti regolari, che abbiano gli skill e le capacità indispensabili che non sempre siano in grado di trovare nei nostri mercati del lavoro.
È utopistico lo scenario di andare oltre l'orizzonte di Dublino ? Io sinceramente non lo credo. E se noi pensiamo a qual era la situazione cinque mesi, prima di quella tragedia e di quel vertice straordinario chiesto e ottenuto dal Governo italiano, e cioè poco o nulla come politiche comuni e come impegno comune dell'Unione europea, e pensiamo al risultato a cui siamo arrivati ieri – che ripeto, non ci soddisfa del tutto ma che certamente rispetto alla situazione di cinque mesi fa è uno straordinario passo avanti –, se pensiamo a questo pezzo di strada fatta, dobbiamo essere coscienti che un altro pezzo di strada si può fare andando nella direzione che ho cercato di delineare. Facciamolo con la forza della nostra cultura e della nostra civiltà, facciamolo con la forza possibile dell'Europa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Area Popolare (NCD-UDC), Scelta Civica per l'Italia e Per l'Italia-Centro Democratico e di deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Camani. Ne ha facoltà.

VANESSA CAMANI. Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la Camera oggi è impegnata in una discussione connotata da una fortissima valenza politica: arriva infatti oggi in Aula la parte conclusiva di una procedura che rappresenta l'unica occasione per tutti gli organi parlamentari, l'Aula ma anche le Commissioni, di esprimersi e confrontarsi sulle linee di azione del nostro Paese a livello europeo. Partecipiamo, dunque, oggi alla fase terminale e deliberante di una vera e propria sessione europea di fase ascendente, dedicata all'analisi e alla valutazione delle priorità di intervento delle istituzioni europee e nazionali.
È un passaggio quindi già di per sé molto rilevante, ma che in questo caso assume un significa strategico ancor più marcato, per una duplice ragione: da un lato, in virtù del fatto che siamo chiamati ad esprimerci sul primo Programma di lavoro della Commissione Juncker e cioè sul primo atto politico della nuova Commissione europea.
Un documento che definisce di fatto, le linee strategiche di azione che il Presidente e la Commissione pongono alla base di tutto il loro mandato e che quindi dispiegheranno i loro effetti fino al termine del loro incarico. Dall'altro lato, perché la Relazione programmatica sulla Pag. 11partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2015 rappresenta nei fatti la ripresa e lo sviluppo dell'impegno che il nostro Paese ha messo in campo durante il semestre di Presidenza. Si tratta, anche in riferimento a quest'ultimo documento, dell'indicazione di un insieme di priorità non legate unicamente ai sei mesi di Presidenza italiana, ma di una serie di azioni di più ampio e articolato respiro, che rappresentano la visione complessiva che il nostro Paese ha inteso esprimere rispetto alle istituzioni europee proprio partendo dalla grande occasione del semestre di Presidenza italiana.
I due documenti vanno dunque letti in una prospettiva ampia e lunga e devono essere intesi come una sorta di documento politico della legislatura europea, come base programmatica di un vero e proprio nuovo ciclo politico e istituzionale dell'Europa. Tuttavia, è altrettanto evidente come questa discussione avvenga in una fase molto delicata per l'Europa, una fase nella quale si è presentata in maniera pesante una serie di questioni gravi e pericolose, che rischiano di minare alle fondamenta un'Europa che appare oggi ancora troppo fragile nelle sue principali istituzioni. Non possiamo, in tal senso, che apprezzare la decisione, intelligente e coraggiosa, della Presidenza della Camera di voler cogliere pienamente questa fase e la criticità che essa porta e di voler scommettere sulla capacità che l'Europa dimostrerà nel rispondere con successo a queste tensioni. La scelta della Presidente Boldrini di garantire a questo passaggio parlamentare tutta la dovuta attenzione e tutto il dovuto impegno è uno sforzo che apprezziamo e che, come Partito Democratico, sosteniamo e appoggiamo pienamente.
L'Europa, in questi mesi, ha dovuto affrontare in rapida successione una lunga serie di problemi, che hanno messo in evidenza le difficoltà delle istituzioni comunitarie di farvi fronte con la necessaria tempestività e la dovuta efficacia. Le forti tensioni sociali e politiche legate alle pressioni migratorie, le riattivazioni dei teatri di crisi e di conflitto in molti Paesi alle porte dell'Europa, la minaccia del terrorismo, le difficoltà a superare in maniera definitiva e stabile il lungo periodo di crisi economica e le vicende greche recenti sono tutti fattori che hanno posto l'Unione al centro del dibattito pubblico e del confronto politico e che ci pongono di fronte alla necessità di ripensare completamente il processo di integrazione europea.
In primo luogo, certamente la sfida delle migrazioni, come ricordato ora in quest'Aula dal Ministro Gentiloni, al centro in queste stesse ore di un dibattito importante al Parlamento europeo. Di fronte alle immagini dei popoli che premono alle frontiere orientali e meridionali dell'Europa dobbiamo essere capaci di lasciarci alle spalle la paura e la compassione e mettere al centro del dibattito la politica e le soluzioni che da essa possono e devono arrivare.
L'Europa si giocherà una parte rilevante della propria credibilità sulla capacità che dimostrerà di possedere le qualità per affrontare questa grande sfida della modernità. Su questo fronte l'impegno del nostro Paese parte da lontano, con un lavoro costante e, allora, anche molto solitario, messo in campo a partire proprio dal semestre di Presidenza. Possiamo rivendicare di essere stati tra i primi a batterci per un approccio più umano e più europeo a questa eccezionale emergenza umanitaria.
Oggi, molti Paesi europei e la stessa Commissione europea, con maggior forza e vigore, insieme a noi, stanno lavorando per imboccare la strada della corresponsabilità di tutti gli Stati per definire una cornice di azione comune che sia da moltiplicatore degli sforzi. Serve un impegno vero per realizzare una reale politica unica dell'asilo e serve definire una legislazione comune che permetta a chiunque abbia ottenuto lo status di rifugiato di un Paese di godere del diritto di lavoro, di residenza e di assistenza in ogni altro Stato dell'Unione europea. Serve garantire una effettiva solidarietà ai membri dell'Unione europea, come sancito dalle leggi europee, in virtù della quale ciascun Paese sia tenuto a contribuire allo sforzo comune in base alle sue disponibilità, ricordando Pag. 12che molti degli Stati che oggi sembrano più restii ad accettare questa impostazione in un passato, anche recente, hanno essi stessi beneficiato di questa stessa solidarietà europea.
Serve costruire un sistema che non lasci solo nessuno, né i Paesi di primo arrivo né quelli di destinazione finale dei migranti, con la previsione di un sistema obbligatorio di quote per la ricollocazione dei rifugiati. Serve, insomma, più solidarietà e più Europa, un'Europa che sia in grado di tenere insieme tutte queste azioni con il tema dei rimpatri e quello degli interventi contro i trafficanti.
Ma, al pari dell'emergenza dei migranti, vi è anche l'altra grande emergenza dell'Europa, l'emergenza sociale: il divario tra chi ce la fa e chi resta indietro sta peggiorando e la precarietà e la disoccupazione rimangono le ferite più dolorose della crisi.
L'euro è un grande successo ed è stato certamente uno strumento determinante per mitigare alcuni effetti della crisi, ma oggi non è più abbastanza. Oggi serve costruire l'altra gamba del progetto europeo: il pilastro sociale. Sono stati compiuti importanti passi avanti per assicurare maggiore stabilità di fronte alla crisi: l'Unione bancaria e il Meccanismo europeo di stabilità, la politica monetaria della Banca centrale, ma oggi l'Europa non ha solo bisogno di meccanismi di difesa, ha bisogno di accelerare e di farsi promotrice di sviluppo e di coesione. Occorre un'Unione monetaria ed economica che, oltre ad essere efficace, sia equa e sia democratica, che sostenga la crescita e che sia rivolta alle persone.
La somma di crisi e austerity ha colpito pesantemente la vita di moltissimi cittadini europei e ha indebolito la credibilità delle istituzioni comunitarie; l'Europa oggi deve riscoprire la dimensione sociale della sua funzione. Bene, quindi, l'impegno del Governo per migliorare la stabilità dei mercati, ma essa ha significato solo se funzionale alla società e alle persone. Bene l'impegno per un'Unione economica e monetaria, ma essa ha valore solo se capace di incoraggiare davvero la crescita. Bene l'impegno per la responsabilità fiscale, ma essa funziona solo se combinata in equilibrio con riforme bilanciate socialmente. Bene l'impegno per costruire sistemi finanziari solidi, ma essi hanno valore solo quando sono funzionali a sistemi sociali in grado di reggere alle tensioni.
Bisogna, dunque, accelerare in questa direzione e dare priorità a politiche europee in grado di conseguire tassi di crescita più consistenti per assorbire la disoccupazione e contrastare efficacemente le tendenze recessive, anche rivedendo la strategia Europa 2020.
Sono queste e molte altre, signora Presidente, le sfide che l'Europa ha di fronte a sé; per vincere bisogna smettere di pensare di poter continuare a passare da un'emergenza all'altra. Bisogna, al contrario, rendere strutturali e virtuose le soluzioni. L'Europa e le istituzioni comunitarie possono essere la risposta ai problemi, ma si deve cambiare marcia. Servono strumenti nuovi che siano governati da un vero soggetto politico unico, solido e solidale. Serve un'Europa che tenga insieme tutti, che si faccia carico insieme dei pesi da portare e che metta in comune i talenti e le risorse per vincere le sfide della competizione globale.
L'Europa deve lasciarsi alle spalle gli egoismi nazionali e deve – concludo, Presidente – divenire guida efficiente al servizio della crescita e della coesione in quel percorso di federazione politica vera, come suggerito dalla stessa Presidente della Camera. Abbiamo fiducia nella capacità dell'Europa di trovare la forza per intraprendere questo nuovo percorso e appoggiamo con convinzione l'impegno annunciato dal Governo per contribuire e sostenere questo nuovo grande progetto europeo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Pini. Ne ha facoltà.

GIANLUCA PINI. Signora Presidente, devo dire che la presenza di un Ministro in Aula in un dibattito di questo tipo è sempre cosa ben gradita; rimaniamo un Pag. 13po’ perplessi sul fatto che sia il Ministro degli esteri. Chiaramente l'assenza di un Ministro specifico con deleghe alle politiche comunitarie è una mancanza che segna anche un po’ la subalternità del Governo Renzi rispetto alle politiche comunitarie decise da altri Paesi. Evidentemente anche la questione dei ruoli è un segnale di quanta ipocrisia riesca a permeare il dibattito relativamente alla nostra partecipazione all'Unione europea.
Ipocrisia che si trova in tutto il documento presentato dalla maggioranza, con un lavoro lunghissimo e assolutamente puntuale, svolto dalla Commissione nelle varie audizioni che sono state richiamate, ma che in qualche modo cerca solo ed esclusivamente di giustificare il mantenimento dell'adesione del nostro Paese a una istituzione che non dà alcun tipo di risposte concrete rispetto a quelli che sono i problemi non solo di questo Paese, ma dell'Europa intera.
Questo è il dato di fatto, questo è il fato di fondo che si ritrova leggendo la relazione, sia andando ad analizzare puntualmente le dieci priorità della Commissione, sia andando ad analizzare quelle che sono le proposte fatte dal Governo e racchiuse in queste quattro macroaree, che in qualche modo richiamano, appunto, le dieci priorità.
Ipocrisia, perché ? Perché si parla di fase ascendente, si parla di democrazia, di inserimento dei nostri desiderata all'interno del programma del Presidente Juncker, ma poi alla fin fine, in soldoni, ci si rende conto che sono espressioni di principio e null'altro. Perché poi queste espressioni di principio puntualmente non si riescono a leggere nelle redazioni di quelli che sono i provvedimenti concreti che l'Unione europea, che la Commissione europea mette in atto con tutte le varie sue diramazioni. Non si ritrova quel principio generale, che è citato anche, non a caso, al decimo punto delle priorità, cioè una maggiore democratizzazione delle istituzioni europee, anzi noi vediamo una regressione da un punto di vista della partecipazione democratica, una pesante regressione. Regressione che poi si ritrova anche nell'atteggiamento politico di questo Governo nelle scelte interne, svendendo o sbandierando l'abolizione, ad esempio, delle province, quando l'unica cosa che è stata abolita è stata la possibilità di esprimersi democraticamente da parte dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) nello scegliere chi deve governare un ente che è stato chiamato, così, di secondo livello solo ed esclusivamente per piazzare qualche dirigente di partito che magari era stato «trombato» alle elezioni politiche.
Allora, proprio partendo da quello che è l'atteggiamento del Governo, che, in una discussione legata allo sviluppo, a quelle che sono le priorità del programma del Presidente Junker e quanto possono in qualche modo incidere la scelta e il contributo dello Stato italiano a questo sviluppo, a questo programma, ci ritroviamo qui il Ministro degli affari esteri che ha fatto una relazione, devo dire, apprezzabile su quelli che sono gli intendimenti in politica estera, soprattutto su una delle priorità – la priorità nove – ossia il ruolo complessivo dell'Unione europea nella politica estera; il problema è che poi abbiamo una Rappresentante che è di una tale inconsistenza e che ha una tale scarsa credibilità sul piano internazionale che ci relega anche qui a leggere degli intenti, dei principi e delle volontà, ma poi a non trovare corrispondenza nella realtà dei fatti, quando vengono atte delle scelte, tant’è che nelle riunioni che contano, soprattutto sulle scelte di politica internazionale che l'Europa deve prendere, questa signora non viene invitata, come non viene invitato il Governo italiano. Quindi, ripeto, a noi quello che dà fastidio è l'atteggiamento ipocrita di dire che contiamo in Europa, quando sappiamo benissimo di non contare nulla.
E, ancor di più, ci dà fastidio il fatto che questa autoreferenzialità impedisca di trovare un'alternativa per poter far contare questo Paese all'interno delle scelte europee, perché, obiettivamente, qualcuno deve dirci quali sono stati negli ultimi vent'anni i benefici che l'Unione europea Pag. 14ha portato a questo Paese. Uno solo. Noi onestamente non ne troviamo, ma la cosa più drammatica è che non abbiamo fatto assolutamente nulla affinché qualche beneficio possa essere portato da questa partecipazione a questo Stato.
Allora, ripeto, la questione dell'assenza di un Ministro delle politiche comunitarie sicuramente pesa. Pesa perché sembra di essere tornati indietro di dieci anni.
Io non so se sia una volontà, se ci sia un equilibrio all'interno del Governo o all'interno delle amministrazioni che fanno resistenza rispetto ad un'autonoma valutazione di quelli che devono essere i rapporti fra lo Stato membro e l'Unione europea con un proprio rappresentante. Certamente pesa il fatto che noi nel 2012, tutti quanti assieme, con un processo lungo dieci anni, abbiamo fatto una riforma, che è sfociata nella legge n. 234 del 2012, che dava determinati obblighi. Però, ci sembra che adesso si stia tornando indietro. Ripeto: si sta tornando indietro non sappiamo se per debolezza o per scelta politica.
Leggendo le cronache, a livello europeo, di scarsa attenzione, di scarso peso politico dell'Italia, ci viene da dire che sia una debolezza congenita di questo Governo nei confronti delle istituzioni europee e degli altri Stati membri. Sta di fatto che però non c’è soluzione a questa debolezza. Non ce ne è sicuramente in questo programma, che viene presentato perché – ripeto – prende i dieci punti, le dieci priorità stilate dalla Commissione e le rielabora, rimettendole insieme in un quattro grandi macroaree.
Il problema è che però non va minimamente a contrastare quei punti da brividi che sono all'interno delle priorità che farebbero ancora più danni a questo Paese, perché non ho sentito nessuno puntualizzare il fatto che nella Relazione... anzi, la Relazione riporta, in maniera proprio tranquilla, senza alcun tipo di segnale di allarme, la volontà della Commissione di andare verso – leggo testualmente – «un'unione finanziaria che garantisca l'integrità della moneta unica e accresca la condivisione dei rischi con il settore privato». Questo, in soldoni, vuol dire che, ancora una volta, gli errori della grande finanza qualcuno li vuole scaricare sul settore privato, sui risparmiatori, sulle piccole banche, sulle imprese in qualche modo.
Come nessuno grida allo scandalo sul fatto che l'Unione europea, nonostante dreni risorse per oltre 20 miliardi a questo Paese, ridistribuendole poi in maniera assolutamente cialtronesca... nessuno dice che, guarda caso, i soldi sono sempre al primo punto, sono sempre in cima alle priorità della Commissione (che strano caso). I soldi sono al punto n. 1 come priorità, mentre la maggiore democratizzazione delle istituzioni è al punto n. 10. Penso che non sia un errore, penso che sia un atteggiamento voluto in linea con quella che è sempre stata la volontà di schiacciare la democrazia da parte delle istituzioni europee rispetto agli Stati membri.
Pero, ripeto, sempre al punto n. 1 continuiamo, ripeto, a prenderci in giro, parlando di un atteggiamento diverso rispetto al Patto di stabilità. Però, qualcuno mi deve dire quale, perché noi ancora abbiamo oltre 25 miliardi nelle casse dei comuni che non possono essere spesi, dei comuni virtuosi. Proprio per questo lo stesso Renzi lo ha chiamato «patto di stupidità», ma poi non ha fatto assolutamente nulla anche quando era Presidente di turno per poterlo modificare, perché la flessibilità, tanto sbandierata, non si è vista e non c’è stata.
Però, al di là di prenderci in giro per quello, addirittura si arriva a dire che l'obiettivo deve essere quello di individuare tributi propri dell'Unione europea. Nuove tasse, fantastico, incredibile ! Questa è l'unica cosa che riesce a proporre di concreto e, guarda caso, si parla di soldi. Socializzare in qualche modo le perdite finanziarie se ci sono, istituire nuove tasse, non dicendo, invece, che magari devono essere sostituite le tasse degli Stati membri a livello interno. No, assolutamente ! Nuovi tributi propri.
Poi, parla sì di armonizzare la concorrenza fiscale e su questo punto ci possiamo Pag. 15assolutamente stare. Si parla anche qui di nuovo, sempre sulla linea dell'atteggiamento ipocrita di questa Relazione, di una priorità riguardo alla competitività, alla crescita e all'occupazione e l'introduzione dell'obbligo di indicazione di origine sui prodotti, questione che la Lega Nord ha portato in queste Aule da anni, da varie legislature. Avevamo approvato anche una legge che puntualmente proprio l'Europa ci ha costretto ad annullare.
Quindi, come vedete, il leitmotiv è proprio l'ipocrisia. Ma di leitmotiv ve ne è anche un altro, leggendo la Relazione: è quello della certificazione del fallimento di tutte le politiche comunitarie su tantissimi temi, perché nei vari punti si parla di una revisione delle politiche, perché così non funzionano. Il problema è che non ve ne è neanche una dove si dice: «Questa va bene, continuiamo su quella strada». Non ce n’è neanche una !
Quindi, alla fin fine, al di là, ripeto, dell'enorme ipocrisia che si legge fra le righe – e non solo fra le righe: si legge in maniera abbastanza evidente, guardando tutte le varie pagine della relazione – vi è anche la certificazione del fallimento dell'Unione europea in questi termini. Però, dov’è che mantiene, invece, la sua forza ? Infatti, su tutti i vari punti che sono strategici (l'energia, l'immigrazione, le piccole e medie imprese, anche la giustizia, la politica estera comune, lo sviluppo economico), si parla, come al solito, in maniera molto renziana: «vedremo», «faremo», «valuteremo», «andremo a fare qualche revisione», «andremo a fare qualche ritocco».
Quando, invece, si parla di questioni economiche, quando, invece, si parla di difendere lobby, soprattutto di natura bancaria, «no», si è assolutamente rigidi e lì le idee ce le hanno assolutamente ben chiare. Quindi, contrariamente a quello che diceva prima il Ministro Gentiloni, non mi pare vi sia un atteggiamento verso una maggiore apertura democratica delle istituzioni a livello europeo, anzi. Mi pare, proprio da questa relazione, che vi sia la certificazione del fatto che si andrà sempre di più verso un'Europa di burocrati, di tecnocrati, di eurocrati, come qualcuno la vuole chiamare, togliendo sempre di più la capacità decisionale, e quindi la sovranità, agli Stati membri, e conseguentemente, quindi, ai cittadini.
Questa è un'Europa che assolutamente non ci piace. Avremmo voluto leggere, sì, la valutazione che c’è, ripeto, la certificazione del fallimento di determinate politiche, ma anche il coraggio di dire che, se sono fallite, non vanno solo riviste, ma vanno totalmente stravolte. Ad esempio, sul piano energetico, si parla di arrivare a una sostanziale autonomia dell'intera Unione europea dal punto di vista dell'approvvigionamento energetico. Ma come si fa ad arrivarci, se poi si chiudono le porte in faccia ad un colosso energetico come la Russia ?
Come si può essere così contraddittori in un testo che deve essere, in qualche modo, la base per lo sviluppo delle varie politiche ? Idem sulla questione, che citava prima il Ministro, dei rapporti che devono essere – lì concordiamo – di natura diplomatica, e non sicuramente di utilizzo di raid aerei nei confronti del problema dello Stato Islamico, ma il confronto andava fatto a suo tempo, quando noi, anche noi – non solo, ma prevalentemente – dicevamo che con Assad andavano fatti dei negoziati e delle trattative. Invece, voi, per seguire politiche di altro tipo, vi siete preclusi questa strada, salvo poi, adesso, ripensarci. Ma, anche in quel caso, senza un coinvolgimento della Russia, la vedo molto, molto difficile.
E la Russia è sempre un tema caldo, soprattutto per una questione di sviluppo delle piccole e medie imprese: altro tema trattato in maniera ipocrita, dove si dice che vanno agevolate, che va sburocratizzato tutto il resto. Basti vedere l'iperproduzione normativa che vi è stata a livello di direttive che riguardano le piccole e medie imprese negli ultimi due anni per capire che è l'esatto opposto di quanto voi andate dicendo. Vi è la questione, poi, dell'immigrazione, trattata, come sappiamo bene, anche qui, in maniera fantozziana e, anche in questo caso, trattata senza alcun tipo di apporto fattivo da Pag. 16parte dell'Italia; anzi, l'Italia è stata più volte messa alla porta dai meeting e dai vertici, anche straordinari, che si sono consumati per cercare di trovare una soluzione.
Proprio ieri, con il Ministro Gentiloni, durante il question time, avevamo suggerito di percorrere la strada della redazione della lista dei Paesi sicuri, che porterebbe almeno a un dimezzamento dei costi dell'accoglienza e, oltre a sgravare la pubblica amministrazione di tutta una serie di incombenze legate alle richieste di asilo, darebbe certezza, anche nei tempi, a chi, effettivamente, lo status di profugo lo deve avere; però, anche qui, un rimbalzo. Non si capisce perché, essendoci la possibilità di almeno – almeno – dimezzare, se non ridurre di due terzi, con la lista dei Paesi sicuri, il numero dei clandestini presenti nelle strutture, non lo si voglia fare.
L'unica giustificazione che ci viene in mente è che sia talmente ampio il business dell'accoglienza per il settore cooperativo e per la Caritas che, evidentemente, nessuno lo vuole andare a toccare, perché fa comodo a tanti, ai soliti noti.
C’è una soluzione a livello europeo ? Se si sta trovando una soluzione a livello europeo, sicuramente questo Paese non ha fatto parte della formazione di questa soluzione. Quindi, si tratta di un ulteriore esempio di come, relativamente al programma, questo Paese sia stato assolutamente marginale, se non messo al di fuori della capacità delle scelte politiche.
Poi c’è un passaggio interessante in cui si tocca l'apice dell'ipocrisia. Il passaggio è quello sul TTIP, famoso Trattato che dovrebbe, in qualche modo, stabilizzare i rapporti commerciali tra l'Europa e gli Stati Uniti, con grande beneficio, per quello che ci risulta finora, per gli Stati Uniti, e, invece, con dolori pesanti per quelle che sono le piccole e medie imprese italiane. Magari per quelle grandi che non sono neanche più totalmente italiane, che lodano il Presidente del Consiglio, qualche beneficio ci sarà (non a caso, ci sono interessi di qua e di là dell'Atlantico), ma per le piccole e medie imprese sarebbe, almeno per quello che ci risulta, abbastanza penalizzante.
L'apice dell'ipocrisia è quando si dice: «Appare opportuno che il Governo tenga costantemente aggiornato il Parlamento sull'andamento dei negoziati e che fornisca rassicurazioni sugli aspetti di maggiore criticità: trasparenza dei negoziati, accesso agli atti, tutela delle produzioni di qualità legate alla specificità dei territori e servizi essenziali, tutela delle PMI». Nessuno in questo Parlamento è in grado di accedere agli atti della negoziazione riguardo il TTIP !
Quindi, cortesemente, la prossima volta che dovete adempiere agli obblighi della legge n. 234, fatelo con una relazione veritiera, non con un libro dei sogni, non con una relazione – ripeto – intrisa di ipocrisia, non con una relazione autoreferenziale, tesa a giustificare solo il fatto che, in qualche modo, noi dobbiamo contribuire in maniera subalterna al mantenimento dell'Unione europea; e, soprattutto, cortesemente, se vogliamo essere credibili, fatelo magari con un Ministro delle politiche comunitarie, perché altrimenti partiamo assolutamente con un handicap talmente pesante nei confronti degli altri Stati membri che continueremo ad essere non solo marginali, ma spesso e volentieri irrilevanti (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Buttiglione. Ne ha facoltà.

ROCCO BUTTIGLIONE. Grazie, signora Presidente. Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli colleghi, rinnovo il mio ringraziamento alla signora Presidente non solo per avermi dato la parola, ma per avere convocato questo incontro nella nostra Camera, rispondendo ad una pressione, a una domanda che diversi parlamentari, tra i quali io, facevano da molti anni. L'Italia ha bisogno di una sessione parlamentare europea per decidere delle linee di indirizzo che il Parlamento vuole dare al Governo conformemente Pag. 17alla sopraccitata legge n. 234 per l'affronto della fase ascendente e, in genere, dei grandi temi della politica europea. È la prima volta che ci troviamo a potere svolgere questo esercizio parlamentare, che corrisponde profondamente alle intenzioni della legge n. 234.
Devo dire che avevo preparato un discorso, ma non lo farò, perché, dopo quello che ha detto ieri il Presidente Juncker al Parlamento europeo, è tutto cambiato; si sente un'aria nuova in Europa, gli europeisti hanno ritrovato la loro anima, un'anima – scusatemi – democratica e cristiana, e per la prima volta, dopo molto tempo, hanno avuto il coraggio di ripartire dai valori fondamentali: un uomo è un uomo e come tale merita rispetto. Non possiamo lasciare che i bambini affoghino nel Mediterraneo, non possiamo lasciare che vengano trasportati come bestie e magari rimandati indietro al confine tra la Serbia e l'Ungheria. L'Europa nasce intorno ad un'idea della dignità della persona umana e io credo che ieri il Presidente Juncker finalmente, dopo molto tempo, ci abbia messo davanti a un discorso che non si è occupato di bagattelle burocratiche – viene anche il loro turno –, ma prima di tutto dell'anima dell'Europa.
L'Europa ritrova la propria anima e, quando ritrova la propria anima, ha il coraggio di affrontare a viso aperto tutti coloro, xenofobi, razzisti, populisti, i quali sono contro l'Europa, perché non vogliono accettare questi valori fondamentali. Io sono concorde con tutte le critiche che si fanno contro l'Unione europea: merita di essere criticata. Critichiamola assieme, amici della Lega, ma non da quel punto di vista, dal punto di vista di chi non è capace di partire dalla centralità della dignità della persona umana, di qualunque persona umana, non solo di quelle del proprio paesello, anche se certo poi c’è una responsabilità particolare per quelle del proprio paesello.
Il presidente Juncker e prima di lui la Cancelliera Merkel credo abbiano colto il momento opportuno, il momento giusto, per questo richiamo. È un momento in cui noi possiamo dire di avere vinto alcune importanti battaglie. La prima battaglia che abbiamo vinto è la battaglia dell'austerità: praticando le politiche di austerità, l'Europa rimette in ordine i bilanci pubblici, torna competitiva e esce dalla crisi. I Paesi che erano stati oggetto dell'attenzione della Trojka oggi hanno tassi di sviluppo elevati. E anche l'Italia, che non è stata oggetto delle attenzioni della Trojka ma ci è andata vicino, può dire di avere una crescita. Non è ancora tumultuosa, ma abbiamo una crescita reale.
Quelle politiche hanno funzionato. Bisogna rendere merito al Governo italiano che ha resistito a tutti quelli che in quest'Aula volevano che uscissimo dall'euro, che stampassimo carta moneta, che sfasciassimo il sistema del commercio internazionale nel quale siamo inseriti, immaginando in questo modo di salvare il Paese. A volte siamo stati in pochi ad avere la convinzione che la linea giusta era quella dei sacrifici. Abbiamo tenuto duro e abbiamo vinto. Credo che vada dato merito di questo al presente Governo e anche ai Governi precedenti.
E gli va dato merito anche di un'altra cosa. Abbiamo vinto perché abbiamo tenuto sulla linea dell'austerità, ma non ci siamo fermati alla linea dell'austerità. Se l'Europa riparte, è perché c’è stata una politica economica e monetaria, la quale ha saputo tenere da conto delle esigenze dei Paesi più in difficoltà, aiutandoli a reggere l'urto della speculazione prima e poi a ritrovare la via dello sviluppo. Credo che tutti noi siamo qui debitori di un ringraziamento a Mario Draghi, che è stato un grande europeo e un grande italiano e ha guidato in modo impeccabile la Banca centrale europea in un momento di grande difficoltà.
Ma dobbiamo dire anche che questa linea, che diceva «non solo austerità ma anche sviluppo», è stata la linea del Governo italiano. Qualcuno si è chiesto: quali sono le vittorie del Governo italiano in Europea ? Ebbene, questa è una vittoria del Governo italiano. E poi il piano Juncker e la decisione di puntare sugli investimenti in modo ancora troppo debole, signor Ministro. In modo ancora troppo, Pag. 18troppo, troppo debole e, tuttavia, è un inizio. Queste sono vittorie del Governo italiano. Se il Ministro Gentiloni venisse e dicesse che noi abbiamo cambiato il destino dell'Europa, io mi metterei a sorridere: non è vero. Ma se viene e dice che noi siamo stati i primi a condurre questa battaglia e poi siamo stati capaci di costruire una rete di alleanze che ci ha sostenuti e alla fine questa battaglia si è vinta anche con il nostro contributo decisivo, ebbene, dice una cosa vera. Il Governo italiano ha condotto una lunga e difficile battaglia in Europa e l'ha vinta. Non da solo: l'ha vinta perché è stato capace di sfuggire allo stereotipo dell'italiano, quello che grida. In Europa, quando si grida, nessuno ascolta. Chi grida mostra molto spesso di non avere argomenti. E, invece, con compostezza, ma con fermezza e con decisione, si è sostenuta una linea e questa linea è passata, non ancora abbastanza, ma è passata, e tutti quanti ne godiamo i vantaggi.
Non abbiamo ancora vinto la battaglia sull'accoglienza ai rifugiati ma finalmente abbiamo avuto il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome e di affrontarla di petto senza paura, senza lasciarci ricattare da chi fa politica, colludendo con il fondo di risentimento, di egoismo, di frustrazione e di rabbia che c’è in tutto il Paese e che dovrebbe essere tenuto lontano da una politica che guarda al futuro e costruisce il bene comune. Lo abbiamo fatto partendo dal principio: un uomo è un uomo e, come tale, merita rispetto. Chi fugge davanti alla guerra ha diritto di essere accolto.
E qui di nuovo il Governo italiano può rivendicare che noi abbiamo affermato questo principio, che noi abbiamo mandato le navi nel Mediterraneo, le navi da guerra in missione di pace nel Mediterraneo. E io vorrei ringraziare qui in modo particolare il Ministro Alfano, che è stato crocifisso su tutti i giornali, con una campagna vile di attacchi personali, per avere difeso questo principio. Abbiamo rifiutato le scorciatoie della disumanità. Abbiamo rifiutato soluzioni meramente nazionali che comunque non avrebbero funzionato. Abbiamo insistito nel porre il problema nel modo giusto e nel luogo giusto, che è il luogo europeo e alla fine abbiamo ottenuto ascolto.
Di nuovo, se dicessimo che il Governo italiano ha imposto la sua linea all'Europa, non sarebbe vero. Non è stata un'imposizione, ma diciamo che il Governo italiano è riuscito a far capire all'Europa che avevamo ragione. Non da solo, certo. Poi c’è stata l'ondata delle migrazioni balcaniche e c’è stato il caso ungherese. Abbiamo trovato alleati, abbiamo trovato occasioni, ma la politica si fa così. Il Governo italiano ha pesato nelle decisioni europee, più di quanto fosse all'inizio lecito aspettarsi, anche perché dovevamo recuperare un deficit di credibilità accumulato nel tempo. Avevamo ragione e io ringrazio il Presidente Juncker e la signora Merkel che alla fine questa ragione ce l'hanno data, con grande capacità di decisione politica.
Abbiamo bisogno adesso di un asilo europeo. I rifugiati sono rifugiati in Europa, non in questo o in quel Paese. Però, attenti, per un asilo europeo dobbiamo avere regole comuni e per cominciare il reciproco riconoscimento dobbiamo avere quantomeno un'armonizzazione delle legislazioni. Il rimprovero che ci fanno sul fatto che dall'Italia il sistema delle espulsioni e dei rimpatri non funziona, non è un rimprovero totalmente sbagliato. Dobbiamo metterci mano, se possibile con regole comuni, altrimenti con un'armonizzazione che prevede anche da parte nostra una capacità di intervenire in modo più rapido e più efficiente.
La linea della lista di Paesi sicuri, suggerita anche dal collega della Lega poco fa, non è sbagliata, ma è una linea sulla quale si può e si deve lavorare, anche in dialogo con la magistratura italiana che deve intendere come si pone il problema della tutela dei diritti in un mondo globalizzato. Abbiamo bisogno di una fitta rete di accordi, signor Ministro, di accordi per i rimpatri. Non riusciremo a fare i rimpatri senza gli accordi con i Paesi di origine dei flussi. E per fare questi accordi dobbiamo essere capaci di offrire canali di Pag. 19immigrazione legale, controllata, commisurata alla capacità di assorbimento dei diversi Paesi europei. E questo chiede un grande dialogo. Forse una conferenza dei Paesi rivieraschi del Mediterraneo sull'immigrazione potrebbe facilitare e accelerare i tempi di questo dialogo.
E dobbiamo dire con chiarezza, come ha detto la Cancelliera Merkel in un momento in cui questo le ha attirato molta impopolarità, che non potremmo accogliere tutti quelli che fuggono davanti, non alla guerra, ma alla povertà. Non è possibile. Vuol dire che non abbiamo responsabilità per loro ? Abbiamo responsabilità. Dobbiamo aiutarli e dobbiamo aiutarli riprendendo il progetto del Partenariato mediterraneo, il famoso Processo di Barcellona, creando nei loro Paesi le condizioni dello sviluppo economico. Costa di meno creare un posto di lavoro lì che non accogliere un immigrato qui e ci è utile perché Paesi che crescono diventano grandi clienti anche dell'economia italiana. E possiamo crescere insieme, possiamo creare un'area di sviluppo condiviso nel Mediterraneo. Era un grande progetto, l'abbiamo abbandonato, l'abbiamo lasciato decadere, anche per colpa del Governo italiano, perché se non spinge il Governo italiano sul Mediterraneo, chi è che deve spingere ? Dobbiamo riprenderlo in mano con decisione e con forza. Un'area di sviluppo condiviso nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. Ma questo, una volta, quando lo dicevo nel 2005 in un'altra circostanza, ricordando che il Mediterraneo sarà o un lago di commerci e di sviluppo e di dialogo oppure un mare di guerra, la guerra era una profezia, oggi è una realtà. Dobbiamo spegnere i focolai della guerra.
Signor Ministro, io adesso non interverrò sui dettagli dei problemi che abbiamo, ma voglio dirle che la via della pace passa prima di tutto dal rapporto fra l'Europa e gli Stati Uniti. Bisogna ricostruire una solidarietà atlantica, efficace, senza nubi.
Ci sono delle crepe in questa solidarietà e il primo effetto di queste crepe è che l'Atlantico non è più una priorità per gli Stati Uniti. La prima priorità è il Pacifico. L'Atlantico viene dopo e il Mediterraneo forse non viene proprio. Solo un dialogo rinnovato con gli Stati Uniti ci dà il punto di partenza per affrontare la crisi.
E il secondo punto è che dobbiamo riaprire un dialogo con la Russia. Io ho sostenuto e votato le sanzioni che sono state l'alternativa alla guerra. Non tutti se ne sono resi conto in quest'Aula ma senza una risposta ferma, dura ma pacifica, noi eravamo sull'orlo di azioni militari. Quindi, bene le sanzioni che hanno ottenuto il loro risultato, ma dico delle sanzioni quello che ho detto dell'austerità: c’è il tempo dell'austerità e c’è il tempo dopo l'austerità. Adesso, proprio perché le sanzioni hanno fatto effetto, anche perché si sono sommate alla crisi del petrolio e ad altri fattori interni dell'economia russa, bisogna riaprire il dialogo. Bisogna dire ai russi: voi siete europei, non vogliamo cacciarvi dall'Europa, noi sappiamo che l'Europa deve respirare con due polmoni come diceva Giovanni Paolo II, quello orientale e quello occidentale, e vogliamo studiare insieme con voi una struttura dell'Europa in cui il vostro ruolo, il vostro posto sia riconosciuto, apprezzato, stimato. Ma vi dovete comportare come europei e gli europei non risolvono le dispute tra Stati sovrani attraverso i carri armati.
Allora, dobbiamo insistere per gli Accordi di Minsk e dobbiamo mostrare alla Russia un volto amico. Non risolveremo i problemi che abbiamo nel Mediterraneo e in Medio Oriente se non riapriremo un dialogo fattivo con la Russia e questa è la prima condizione, dopo il rapporto con gli Stati Uniti, per poi mettere intorno ad un tavolo quelli che sono i veri protagonisti della vicenda che sono l'Egitto, la Turchia, l'Arabia Saudita e l'Iran: tutti quanti impegnatissimi nella lotta contro Daesh, contro l'integralismo islamico. Però i turchi sono impegnati prima contro i curdi e poi dopo, forse, contro Daesh. Però i curdi sono impegnati prima nella lotta contro Assad, poi forse nella lotta contro l'integralismo... però, però, però ognuno perseguendo altri interessi contemporaneamente alla lotta contro lo Stato islamico e Pag. 20il risultato è che lo Stato islamico va avanti. Io non sono contrario ad azioni militari: dico che azioni militari precipitate, al di fuori di un contesto politico, senza che la politica abbia creato le condizioni per il successo dell'azione militare sono pericolose.
Non capisco cosa vanno a fare adesso gli aerei francesi. Capisco di più e mi inquieta di più cosa vanno a fare i russi. Sediamoci intorno ad un tavolo e, prima di procedere con azioni non sufficientemente meditate, parliamoci perché solo un grande accordo può portare la pace. Infatti il tema non è la pace solo nel Mediterraneo ma la pace nel mondo. Senza una forte cooperazione internazionale, senza la convinzione che nella pace possiamo tutti crescere e vivere una vita migliore, non riusciremo a portare la pace neanche in Libia con tutti gli sforzi meritori che sta facendo León.
Ricostruiamo questo tessuto di relazioni: senza questo, non ce la faremo e qui l'Italia ha un ruolo, può avere un ruolo di grande rilievo perché abbiamo votato le sanzioni ma abbiamo tenuto aperto un canale di comunicazione con la Russia. Perché siamo amici degli Stati Uniti, perché abbiamo una politica mediterranea: importante il viaggio recente di Renzi in Egitto in cui mi auguro che si sia parlato di queste cose. Dobbiamo partecipare alla costruzione di un'iniziativa europea e l'Europa deve prendere l'iniziativa.
Infine, per concludere, lasciatemi fare un'osservazione più politica. In tutta Europa noi assistiamo oggi ad una dislocazione delle forze politiche. Antichi concetti vengono meno. Quando si sono formati gli Stati Uniti d'America la contraddizione fondamentale che ha attraversato la politica americana e che in un certo senso continua sino al presente è stata tra chi voleva gli Stati Uniti d'America e chi non li voleva.
Chi non li voleva, poi, alla fine, li ha accettati ed è diventato il difensore dei diritti degli Stati, degli Stati all'interno dello Stato federale. Oggi, succede qualcosa del genere; la discussione fondamentale, la linea politica fondamentale è quella che passa tra chi vuole l'Europa e chi non vuole l'Europa e i problemi che abbiamo davanti hanno una dimensione mondiale e come europei possiamo dire una parola e dare una mano a risolverli, invece da soli non possiamo farlo.
Ognuno di noi, qui, deve scegliere; antiche etichette politiche, comprese «centrodestra» e «centrosinistra», oggi sono spaccate, attraversate da questa che è la vera scelta sulla quale prendere posizione. Se riusciremo a reincentrare il nostro dibattito politico su questa scelta e sulle grandi questioni, da cui dipendono quelle piccole, allora l'Italia potrà prendere onorevolmente un posto nella nuova Europa e nel mondo che si prepara.
Noi la nostra scelta l'abbiamo fatta, noi siamo per l'Europa, noi vogliamo l'Europa secondo la grande tradizione dei suoi padri fondatori, la tradizione di De Gasperi, di Adenauer, di Schuman, di quelli che hanno visto come il primo bene della politica non è nemmeno lo sviluppo economico, anche lo sviluppo economico viene dopo, il primo bene è la pace e la pace vuol dire una situazione in cui la dignità di ogni persona umana venga pienamente riconosciuta e rispettata. Per queste ragioni noi sosteniamo la politica europea del Governo italiano (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Luca Frusone. Ne ha facoltà.

LUCA FRUSONE. Grazie Presidente, è curioso che ogni volta che in quest'Aula si parla di Unione europea automaticamente si usino determinate parole come competitività, come mercati, come efficienza, ma la cosa curiosa è che, in realtà, noi vediamo che qui in Italia tutti questi treni della competitività e dell'efficienza vengono persi. Può sembrare una cosa di poco conto, ma la stessa relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea dovrebbe essere trasmessa il 31 dicembre di ogni anno e anche quest'anno, invece, è arrivata con circa tre mesi di ritardo. Può sembrare Pag. 21una cosa di poco conto, ma, come vediamo, in questo Paese nemmeno le cose imposte per legge vengono rispettate, nemmeno quando si parla di una semplice relazione. Ormai pare che l'unica cosa efficiente e in orario, in questo Paese, siano gli avvisi di garanzia, visto che ogni giorno c’è sempre qualche notizia su qualche politico indagato o coinvolto in qualche scandalo.
Con questa superficialità, con questa incapacità noi dovremmo iniziare a chiederci dove vogliamo andare, perché purtroppo sono questi i comportamenti che ostano alla ripartenza dell'Italia. Lo vediamo soprattutto nella politica estera; la politica estera, in un certo senso, è sempre stata la «Cenerentola» dell'Italia: poca attenzione alla politica estera. Molto spesso gli stessi Ministri venivano visti più come delle comparse in determinate situazioni e lo vediamo ancora tutt'oggi, ma la politica estera è fondamentale per un Paese, basti pensare all'energia, all'economia, alla sicurezza, all'immigrazione che è l'esempio più lampante che oggi abbiamo davanti. Possiamo dire che tutto quello che sta accadendo oggi in materia di immigrazione è il risultato di una politica estera, non solo italiana, ma europea e anche atlantica, fallimentare. Infatti, basti ricordare il 2011 con delle risoluzioni votate in quest'Aula e al Senato volute da PdL e Lega, gli stessi che oggi si battono contro questo fenomeno dell'immigrazione, che hanno consentito molto velocemente e molto superficialmente la presenza italiana nel conflitto in Libia, la destabilizzazione di uno Stato e, quindi, tutto quello che ne consegue.
Tutto questo poi si traduce in una gestione migranti veramente paradossale. Chi oggi, come per esempio la Lega, chiede misure, un'accelerazione dei riconoscimenti, un'accelerazione nei rimpatri, ricordiamo che, nel 2011, quando ci fu la prima emergenza, era al Governo. Lo stesso CARA di Mineo è stato aperto dall'ex Ministro Maroni e lo stesso Castiglione, il sottosegretario invischiato nell'affare del CARA di Mineo, ha detto che questa struttura era un regalo della Lega.
Ma la cosa più paradossale è che basta fare una ricerca nei motori della Camera e vedere come, nel 2012, già nel PD diversi deputati e senatori facevano interrogazioni nei confronti dei disservizi che c'erano nel CARA di Mineo e ne chiedevano anche la chiusura. Però, una volta arrivati al Governo, che succede ? Per mantenere un feudo alfaniano ci si rimangia tutto ed è questo l'antico gioco della maggioranza e dell'opposizione, della finta opposizione, naturalmente, che poi quando diventerà maggioranza chiuderà gli occhi, non vedrà più nulla e si scorderà il passato; e questo è il gioco, purtroppo, a cui sono stati abituati gli italiani per tutto questo tempo.
Ma non guardiamo solamente al passato, guardiamo al presente e al futuro. Ministro, io ho ascoltato le sue parole, sono parole ottimistiche, che vengono ripetute anche in Europa. Ma proprio su questo tema, sull'immigrazione, si stanno vedendo tutti i limiti dell'Unione europea. E attenzione quando si parla di antieuropeismo: un conto è l'Europa, un conto è l'Unione europea, e stiamo vedendo come l'Unione europea non stia funzionando, come l'Unione europea, che doveva essere fondata proprio su dei principi fondamentali come la solidarietà, in realtà si stia rivelando una bugia. E l'immigrazione li sta svelando tutti: mentre abbiamo da una parte Juncker che apre le porte e proprio oggi la Danimarca le chiude, vediamo come si sta comportando l'Ungheria.
Quindi, siamo di fronte a un teatrino europeo. Noi eravamo abituati a un teatrino tutto italiano, come dicevo prima, tra maggioranza ed opposizione, ma adesso lo stiamo vedendo anche in Europa. Se poi per voi sentire finalmente parlare di superamento del regolamento di Dublino, di ripartizione, di quote è un successo... però, non vedere nemmeno un fatto, nemmeno un passo verso quella direzione...
Allora siamo lieti che le misure approvate in questo Parlamento quasi un anno fa, misure richieste proprio dal MoVimento 5 Stelle finalmente siano arrivate in Europa. Ma sono arrivate – e mi duole dirlo – non certo per la spinta del Presidente Renzi, ma sono arrivate perché Pag. 22sono le uniche plausibili. Perché, appunto, con questa incapacità di agire, con questo immobilismo si fanno avanti – e sono contento che lei lo abbia ribadito, Ministro – delle proposte invece che non stanno né in cielo né in terra. Lei ha fatto l'esempio dei campi profughi ed effettivamente chi come Salvini va in televisione parlando di campi profughi nel Nord Africa non si rende conto di quello che dice. Se prima queste proposte potevano essere seccanti, ora iniziano a diventare pericolose. Infatti, ad esempio, in Giordania i campi profughi costano all'incirca 2 miliardi di dollari che vengono riversati in quello Stato. Immaginiamo un flusso di denaro riversato nei Paesi a rischio di infiltrazioni terroristiche. Ebbene, quei miliardi dei campi profughi andrebbero ad ingrassare proprio quei terroristi che cerchiamo di tenere lontano da questo Paese. Quindi, purtroppo, queste proposte, che mirano solamente alla pancia degli italiani, iniziano a diventare pericolose per tutto il Paese. Per questo io vi chiedo di muovervi, perché altrimenti lascerete spazio proprio a queste assurde proposte.
Come dicevo, in Europa c’è molto da fare, però la partita viene giocata fuori casa e voi non avete nessun fuoriclasse per giocare questa partita. Però, noi abbiamo una partita da giocare in casa.
Noi abbiamo una partita che si può giocare tranquillamente in Italia, che può superare tutte le assurdità che vediamo oggi nell'Unione europea: per esempio, il fatto che la stessa persona che in Italia può essere vista come rifugiato, perché magari è eritreo, in un altro Paese verrebbe respinto; o gli afgani, che trovano facilmente rifugio in Svezia, mentre vengono respinti da tutte le altre nazioni. Non è un'assurdità questa ? E, allora, quando qualcuno punta il dito contro l'Unione europea, lo fa a ragione o deve essere tacciato di antieuropeismo ? Io non credo: credo che semplicemente voglia dare un apporto, un contributo a quello che oggi si sta trasformando in un esperimento fallimentare.
Per quanto riguarda l'Italia, noi ci teniamo sempre a ribadirlo: anche quando si parla di immigrazione, ci stiamo scordando una parte fondamentale dell'Italia, proprio gli italiani ! Gli italiani sono sempre più in crisi: purtroppo, dei numeri relativi, quello 0,00 che ogni tanto si tira fuori tra PIL ed occupazione, non vanno a ristorare gli italiani, che invece continuano ad essere in crisi. Ed è per questo che oggi come non mai c’è bisogno di un reddito per gli italiani, un reddito di cittadinanza; perché badate bene che quando i penultimi iniziano ad avere problemi, vedono nel loro nemico proprio gli ultimi, quelli che scappano da tutti e che non hanno nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E distolgono lo sguardo invece da chi li ha trasformati in penultimi, distolgono lo sguardo da tutti quei gruppi di potere che negli anni, nei decenni, si sono arricchiti sempre di più con privatizzazioni, con perdita di sovranità da parte degli Stati e che hanno da sempre peggiorato la condizione di vita degli italiani. E, quindi, gli italiani distoglieranno lo sguardo da questo enorme problema, da quell'enorme ricchezza che viene accumulata sempre da meno persone e se l'andranno a prendere con chi invece non ha nulla, perché avranno paura che tolga loro quel poco che hanno.
E allora è qui che si inserisce il reddito di cittadinanza, per dare non solo dignità agli italiani, ma a tutto il Paese ! Però vediamo come una misura così importante in questo momento venga ostacolata in tutte le maniere, mentre vanno avanti provvedimenti, come quello che avete approvato ieri, dove si scorda il passato, si dimenticano il 2013 e il 2014 per i partiti e si va avanti con i finanziamenti ai partiti.
Le nostre proposte vengono ascoltate, ma non vengono messe in pratica, soprattutto quando si parla dell'Italia. Perché, se possiamo comprendere una difficoltà a far capire determinate proposte e a portarle avanti in Europa, in Italia la partita la giochiamo noi e, quindi, quando si parla di commissioni per quanto riguarda il riconoscimento dei rifugiati, non bisogna aspettare l'Europa, c’è bisogno dell'Italia ! E in Italia in questo momento al Governo Pag. 23ci siete voi e quindi non ci vuole molto a migliorare, per esempio, le commissioni per il riconoscimento, a dare maggiori risorse umane, a dare una migliore formazione. Si trovano i fondi per mille cose, per i partiti, per le aziende amiche, per qualsiasi cosa e per questo, per migliorare il meccanismo del riconoscimento, non si trovano ?
Ci sono diverse commissioni in Italia, che hanno una mole di lavoro arretrato incredibile ed è per questo che noi abbiamo ancora oggi, dopo un anno, dopo due anni, immigrati in attesa di sapere qual è il loro status giuridico, ed anche dopo ci sono problemi. Per intervenire su questo, non c’è bisogno dell'Europa: lo scaricabarile sull'Europa va bene quando si parla di quote, va bene su altre cose, ma su questo, che riguarda semplicemente l'Italia, non c’è bisogno di aspettare l'Europa ! E purtroppo dobbiamo constatare un immobilismo europeo e un immobilismo del tutto italiano; poi naturalmente non sta a me farvi comprendere che c’è chi ci lucra su tutto questo.
E poi sinceramente, Ministro, mi ha fatto piacere quando ha parlato delle vere cause di tutto ciò.
Mi ha fatto veramente piacere, perché finalmente si punta il dito non su chi scappa, ma sul perché qualcuno scappa dalla sua terra; però, sinceramente, la vogliamo smettere con questa ipocrisia ? Perché, se guardiamo le principali cause, non avete che da guardarvi allo specchio ! Non possiamo stare qui a sentire che bisogna guardare il dopo conflitto !
Innanzitutto voglio ricordare sempre che l'Italia ripudia la guerra e quindi pensare ad un conflitto è un qualcosa che ci suona strano (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Ma pensare al dopo conflitto: fosse la prima occasione, potrei anche capirlo, un'esperienza di cui far tesoro, ma l'abbiamo avuto in Afghanistan, lo abbiamo avuto in Iraq, lo abbiamo avuto in Libia ! E ora dobbiamo pensare al dopo conflitto in Siria ? Quanti errori dovete fare prima di imparare la lezione ?
Non venite, quindi, a raccontarci la favoletta ipocrita sul pacifismo e sulle guerre che sono cattive, perché in Siria – ormai lo sanno tutti – l'Italia era il primo esportatore di armi ! Su 27 milioni in totale, 17 erano guadagni per l'Italia. Non possiamo, quindi, parlare di cause principali, additando la guerra come causa principale, e poi vedere Renzi che si va complimentare con Finmeccanica per i risultati raggiunti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) !
Noi queste cose le ripetiamo da sempre. C’è una mozione approvata proprio in quest'Aula che fa capire la differenza fra noi e altre forze politiche, quando parlano ad esempio dei campi profughi. Noi non chiediamo campi profughi, ma agenzie europee, che non ammasseranno corpi su corpi, portandoli al degrado come avviene, ad esempio, nel CARA di Mineo. Agenzie europee che dovranno semplicemente smistare carte e dare la possibilità a chi ne ha diritto già in loco di poter venire tranquillamente, attraverso un'equa ripartizione delle quote, in Europa.
Quindi, chi ci accusa di avere delle proposte irrealizzabili dovrebbe prima vederle e capire che, se oggi in Europa si parla di alcune proposte – naturalmente non vogliamo dire di essere stati gli unici ad averle pensate –, è perché sono anche nostre proposte. Non possiamo pertanto essere minimamente attaccati sotto questo punto di vista.
Ci tengo poi a precisare che questo noi lo ripetiamo da sempre. L'ho ripetuto anche qualche giorno fa. Due giorni fa qualcuno mi avrà anche pensato quando dicevo determinate cose. Ministro, ciò che noi vogliamo chiedere è l'azione, la propositività, non le solite chiacchiere in una materia che sta comportando tantissimi problemi, non solo all'Italia, ma a tutti gli altri Paesi. Non possiamo più rimanere qui ad ascoltare chiacchiere vuote, perché tutto questo è vuoto.
Volete dimostrare la vostra buona volontà ? Agite su quello che si può fare in Italia ! Pensate al CARA di Mineo, pensate alle cooperative che speculano su tutto questo e non pensate solo a «Mafia Capitale» Pag. 24(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché quello che è accaduto a Roma, considerando l'assurdità delle convenzioni stipulate nel 2011, quando al Governo – ci tengo a precisarlo – c'erano Forza Italia e la Lega, non solo nella regione Lazio, ma in tutta Italia, facevano acqua da tutte le parti e lasciavano la possibilità a gente come Buzzi e Carminati di ingrassare con l'immigrazione.
Anche in questo caso, se volete fare un piacere agli italiani, andate a vedere tutte le convenzioni stipulate dal 2011 in poi, non solo nel Lazio, ma anche nel nord e nel sud dell'Italia; intervenite con forza su tutto questo, perché noi non possiamo più di continuare a sentire queste parole, mentre gli italiani continuano a non arrivare a fine mese e chiedono sempre con più forza una diminuzione della pressione fiscale.
Presidente, se disturbo, me ne vado, magari sto disturbando chi telefona in Aula...

PRESIDENTE. Continui, deputato, continui.

LUCA FRUSONE. Come dicevo prima, gli italiani hanno bisogno di un segnale, noi vi abbiamo tracciato la linea, vi abbiamo detto cosa fare. Ci vuole la forza politica. Ora in questo momento ce l'avete voi; magari dovete rompere qualche alleanza e andare a intervenire sul CARA di Mineo, scontentare magari il Ministro dell'interno. Fatelo, date un segnale all'Italia, date un segnale agli italiani. Zittite chi invece fa del razzismo la propria bandiera ! Fatelo adesso, noi vi sfidiamo su questo. Avete tutti gli strumenti, non è più accettabile chiacchiere vuote o peggio ancora silenzio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Dellai. Ne ha facoltà.

LORENZO DELLAI. Signora Presidente, il nostro gruppo parlamentare vuole dare atto innanzitutto a lei della particolare sensibilità con la quale ha voluto questo dibattito sui temi europei accompagnandolo anche con altre iniziative di respiro internazionale e comunitario volte a rafforzare il ruolo dei Parlamenti nella costruzione di più stabili e proficue relazioni fra Paesi. In particolare per il contesto europeo la responsabilità delle assemblee elettive nazionali e, per certi aspetti, anche di quelle regionali non è meno pregnante di quello dei Governi, però, appunto, occorre che a questa responsabilità si accompagnino impegno, attenzione costante e capacità di iniziativa.
Ringraziamo la collega relatrice e ringraziamo il Ministro degli esteri per il suo intervento, che ha descritto con chiarezza i principali temi in agenda e anche lo ringraziamo per il suo lavoro, che condividiamo sia per quanto riguarda la posizione rispetto alla crisi libica e a quella siriana, sia per quanto attiene la posizione di fronte allo scenario migratorio. Negli ultimi giorni questo scenario, dominato dalle emergenze, dalle preoccupazioni, dalle immagini di tragedie umanitarie alle quali corrispondevano spesso freddezza e cinismo, si è fortemente modificato.
La Cancelliera Merkel ha assunto con coraggio una nuova posizione, dando prova di coerenza rispetto alla sua cultura cristiano-sociale, ma anche di grande intuito politico e di consapevole realismo. Ha colto cioè non solo il dovere umanitario, ma anche l'opportunità di rafforzare la società tedesca, anch'essa in grande crisi demografica, con l'integrazione di alcuni milioni di persone che oggi sono profughi e domani saranno portatori di energie essenziali per la capacità competitiva di quel sistema economico e per la tenuta del suo modello di sicurezza sociale. Un atteggiamento che non sarà certamente senza rischi elettorali immediati: anche in Germania ci sono populisti e xenofobi e la gente è inquieta, ma la leadership è tale se indica la strada, non se rincorre le paure.
Pensiamo che il Governo italiano abbia fatto bene, con il sostegno del Parlamento, a sollecitare con forza su questo terreno i partner europei nella gestione dell'emergenza umanitaria, ora occorre proseguire Pag. 25su questa strada con determinazione, preparandosi a gestire per quanto ci compete le prossime tappe del piano illustrato ieri all'Europarlamento dal Presidente Junker. Fondamentale sarà la revisione, a nostro avviso, delle norme sul diritto di asilo, argomento sul quale già è stata presentata alla Camera, anche su nostra iniziativa, una specifica proposta nell'auspicio che si possa presto arrivare ad una sua disciplina europea, ma il salto di qualità che dovremmo fare passa attraverso il riconoscimento della natura strutturale, non solo emergenziale, dei processi di migrazione, alla luce ormai degli insostenibili squilibri equilibri economici e demografici.
Su questo piano crediamo che serva una politica di lungo periodo, che dia risposta alla doverosa esigenza di umanità e insieme valorizzi anche le opportunità di questi processi per il futuro di un'Europa vecchia, un po’ stanca, come ha detto il Papa, un po’ rinchiusa su sé stessa.
In ogni caso, la nuova posizione tedesca in tema di immigrazione determina anche le condizioni per un'accelerazione del processo di maggiore unità politica nella zona euro. Non a caso, nelle scorse settimane, il Presidente Hollande e il Ministro Schäuble hanno avanzato proposte innovative e di grande interesse riguardo a una nuova governance della politica economica e finanziaria. Su questo dialogo franco-tedesco il nostro Paese può e deve inserirsi, portando proposte concrete e in linea con la propria tradizione europeista.
Certo, sullo sfondo rimane il sogno di un'Europa federale. È giusto mantenere questa prospettiva – è anche la nostra prospettiva –, ma è anche giusto riconoscere che oggi non ci sono le condizioni per accelerazioni significative su questo terreno. Troppo evidenti sono i rischi di sfilacciamento dell'Unione e di riflusso nazionalista e troppo debole risulta ancora il profilo del comune sentire sul piano politico e istituzionale.
Questo è piuttosto il tempo di significative evoluzioni dentro l'impianto dei trattati vigenti. Qui, il nostro Paese deve elaborare e proporre idee nuove. Pensiamo che da oggi al prossimo passaggio in Aula in vista del Consiglio europeo di ottobre, la Commissione affari comunitari e i gruppi parlamentari possano lavorare ad una risoluzione di indirizzo al Governo in questo senso. Alcuni possibili capitoli di questa proposta sono stati recentemente indicati, per noi in modo convincente, da diverse personalità e sono: un bilancio indipendente per l'Eurozona; entrate indipendenti per questo bilancio, valutando anche il pur delicato tema di una tassazione europea sostitutiva di analoghi tributi nazionali; la facoltà per l'Eurozona di emettere titoli europei di debito pubblico finalizzati al finanziamento di investimenti strategici per la crescita; l'istituzione di un vero e proprio Ministro europeo competente in materia fiscale e finanziaria, che risponda a una subformazione del Parlamento europeo riferita all'area euro; un sistema di accordi pluriennali tra Commissione e singoli Stati che colleghi incentivi, da un lato, e, dall'altro, impegni degli Stati alle riforme strutturali raccomandate dal Consiglio europeo; infine, un'incisiva politica di investimenti che potenzi e renda credibile sul piano finanziario il primo passo costituito dal Piano Juncker.
Signora Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, valori dunque e visioni coraggiose, da un lato, e realismo politico, dall'altro: sono appunto questi i pilastri di una strategia europea alla quale il nostro Paese è chiamato a concorrere con grande impegno e, in questo senso, a nome del gruppo parlamentare Per l'Italia-Centro Democratico, desidero confermare il nostro sostegno alla linea emersa dalla Commissione e anche nel contempo il nostro apprezzamento per la linea seguita dal Governo e, in particolare – mi si consenta –, il nostro consenso e il nostro apprezzamento per lo sforzo che sta portando avanti il Ministro degli esteri.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Roberto Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. Grazie, signora Presidente. La relazione sul programma di lavoro della Commissione europea per il 2015, sul Programma di diciotto mesi del Pag. 26Consiglio dell'Unione europea e sulla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per l'anno 2015 giungono all'esame dell'Aula con un grave ritardo, essendo ormai quasi esaurito il periodo di tempo a cui si riferiscono i documenti che oggi l'Aula è chiamata ad esaminare e questo non per l'inoperosità della Commissione, che, grazie all'impegno del presidente e della relatrice, ha svolto un lavoro approfondito su questi documenti, tenendo anche una serie di audizioni, a cominciare da quella del sottosegretario con delega agli affari europei, Sandro Gozi, e proseguendo poi con le audizioni dei presidenti delle assemblee legislative delle regioni e continuando con i rappresentanti delle imprese e delle categorie.
Tutto questo ritardo, però, taglia fuori, ancora una volta, il Parlamento dalla possibilità di fare valere la sua volontà e i suoi orientamenti in ordine all'impostazione politico-programmatica dell'Unione europea e di valutare in tempo utile il programma del Governo in carica circa le modalità della partecipazione italiana all'Unione europea nell'anno in corso.
Questo ritardo, che denota uno scarso rispetto per le prerogative del Parlamento, pone ancora di più in evidenza il carattere burocratico, desolatamente burocratico di quello che dovrebbe essere, invece, un passaggio di grande rilievo politico, dato il peso che sulla vita del Paese ha la nostra partecipazione all'Unione europea.
La prevalenza del carattere burocratico nell'ambito delle istituzioni dell'Unione, d'altra parte, è perfettamente rappresentata dal linguaggio paludato ed inutilmente complesso dei documenti al nostro esame, che usano un'infinità di circonlocuzioni per dire spesso poco o nulla.
Inoltre, la rapida evoluzione del quadro politico e, soprattutto, del quadro economico a livello internazionale e l'aggravamento sostanziale dell'emergenza immigrazione verso il nostro continente rendono assolutamente superati quei documenti del Governo e delle istituzioni europee che oggi andiamo a esaminare.
Per inciso, vorrei ricordare che solo qualche settimana fa la XIV Commissione ha dovuto discutere l'agenda sull'immigrazione e, anche in quella occasione, noi abbiamo evidenziato come in quei documenti non ci fosse una concreta presa di coscienza dell'urgenza dell'emergenza e della gravità della situazione.
Oggi noi abbiamo presentato una risoluzione che io mi limiterò a illustrare nel corso della discussione, rimandando, poi, alla dichiarazione di voto le altre considerazioni, anche in ordine alla qualità del lavoro, per noi insufficiente, che ha svolto il nostro Governo in seno alle istituzioni europee nell'anno scorso e in quello in corso.
Nella nostra risoluzione, però, noi rappresentiamo la nostra preoccupazione per la difficoltà in cui versa l'Europa, una difficoltà peraltro onestamente ammessa anche da Juncker ieri nel suo discorso al Parlamento europeo sullo stato dell'Unione, una difficoltà che è ancora più preoccupante se si fa riferimento al quadro economico congiunturale mondiale che stiamo vivendo.
La situazione internazionale, infatti, sembra volgere al peggio, sia nello scorcio di questa fine di anno sia per il 2016, come è dimostrato dalle ultime previsioni della BCE, che è stata costretta a rivedere al ribasso le ipotesi di crescita originariamente formulate. Diversi sono i fattori di crisi: pesano, innanzitutto, le incertezze dell'evoluzione economica della Cina, mentre gli altri Paesi inseriti nei cosiddetti BRICS, il Brasile, la Russia, l'India, il Sud Africa, con la sola eccezione dell'India – Paesi che negli anni passati hanno fatto da traino all'economia mondiale – non riescono più a svolgere un ruolo identico contribuendo, invece, a determinare una caduta del tasso di sviluppo del commercio internazionale, che attraverso questa via innesca fenomeni deflattivi a livello mondiale.
Si pone, quindi, con forza il problema di quale deve essere il ruolo dell'Europa, in generale, e dell'Eurozona, in particolare, per contribuire ad alimentare un tasso di crescita che consenta di fare Pag. 27fronte a una difficile congiuntura, che non è solo economica ma è anche politica.
È evidente, infatti, che l'eventuale ristagno economico rende più difficile l'assorbimento dei flussi di immigrazione. Il venire meno di risorse aggiuntive dovute ad un maggiore tasso di crescita rischia di rendere ingovernabili i fenomeni sociali che si accompagnano inevitabilmente al fenomeno dell'assorbimento dei migranti, determinando conflitti sociali, spesso specie tra gli strati più poveri della popolazione, con il loro inevitabile corollario di xenofobia e di chiusure nazionaliste.
I sintomi di questo malessere profondo esistono e sarebbe da irresponsabili non coglierli. L'atteggiamento di chi dice spesso «prima gli italiani» è l'atteggiamento di chi, vivendo una crisi economica straordinaria, si lascia tentare, appunto, da chiusure nazionaliste. È ormai noto che l'ondata migratoria che ha caratterizzato il continente europeo, in particolare nell'ultimo anno, denota una dimensione nuova del fenomeno migratorio, che si è manifestata a seguito dei conflitti e della crisi economica che caratterizzano molti degli Stati africani e mediorientali.
Siamo di fronte a fatti che nulla hanno a che vedere con la normale fisiologia del fenomeno migratorio, ma diventano una patologia che non può essere affrontata solo dall'Italia, peraltro alle prese con una crisi economica che non ha ancora trovato le necessarie soluzioni. E noi riteniamo che, nonostante gli sforzi effettuati soprattutto nelle ultime settimane, l'Europa debba ancora acquisire la piena consapevolezza di un fenomeno che non è emergenza destinata a riassorbirsi in poco tempo, ma che è una situazione quasi strutturale, che è destinata a protrarsi, magari con modalità e numeri diversi, per parecchi anni ancora.
È necessaria, dunque, una forte azione politico-diplomatica, ma anche organizzativa. Tutte le iniziative poste in essere fino ad oggi per fronteggiare questo fenomeno non hanno avuto esiti positivi; al contrario, si può constatare come gli eventi degli ultimi mesi abbiano determinato un sensibile peggioramento della situazione, registrando l'ennesimo fallimento di una politica europea comune delle migrazioni.
La stessa operazione Triton, esaltata come un grande risultato del nostro semestre europeo, è stata un inganno. L'Unione europea ha consapevolmente e colpevolmente dato priorità alle questioni relative alla frontiera ad est, dimostrando cecità nel mancato coinvolgimento della Russia quale alleata preziosa per pacificare i Paesi del Mediterraneo e continuando ad insistere, invece, sulle sanzioni, che sono controproducenti per la convivenza pacifica e dannose per l'economia e le imprese innanzitutto del nostro Paese. L'Unione europea, quindi, secondo noi, deve avviare una riflessione ben più ampia del passato: non può limitarsi a considerare i soli interessi nazionali in gioco, ma deve cercare di ragionare come un'entità statuale complessiva, con una sua politica economica che non sia la somma delle politiche economiche dei singoli Stati membri, e deve dotarsi di regole generali che rappresentino opportunità invece che vincoli.
L'Unione europea rappresenta una grande area monetaria, che si confronta a livello globale con protagonisti della stessa dimensione. Deve, pertanto, porsi il problema di come contribuire alla soluzione delle questioni di carattere globale, quali sono, appunto, quelle che riguardano il maggiore sviluppo dell'economia a livello globale. Manca, invece, una visione comune che consideri almeno l'Eurozona come un unico centro di imputazione politica economica.
Per questo, noi abbiamo proposto, nella nostra risoluzione, al Parlamento di impegnare il Governo ad assumere degli impegni. In sede di dichiarazione di voto, poi, esprimeremo il nostro giudizio su quello che è stato il contributo del Governo italiano. Ho apprezzato la relazione del Ministro Gentiloni, quando, richiamando anche le parole proferite da Juncker ieri, indicava la necessità di ripensare l'impianto europeo.
Ho apprezzato di meno l'atteggiamento quasi autocelebrativo, in verità assolutamente ingiustificato, quando ricordava che Pag. 28il contributo a questo ripensamento dell'Europa e del suo impianto sarebbe dovuto al Governo italiano.
Noi, nella nostra risoluzione, vorremmo che il Governo si impegnasse ad aderire alla proposta annunciata dal Presidente francese Hollande, a luglio, in occasione delle celebrazioni per i 90 anni di Jacques Delors, che punta a restituire una dimensione politica all'Eurozona con un Governo e un Parlamento comune. Una proposta che ha il pregio di cambiare le carte in tavola dell'Unione europea: non più l'imbuto voluto dalla Grecia, quell'imbuto fatto di controlli sempre più stringenti, di cessioni progressive di sovranità, dei cosiddetti «compiti a casa», dell'asfissia di Paesi con alto debito pubblico, ma una proposta che va nella direzione di costruire un'Europa dei popoli con una vera integrazione politica.
Noi avremmo voluto – lo anticipo anche qui in sede di discussione – che il Governo avesse dimostrato il coraggio, nel dibattito che si è sviluppato nelle ultime settimane tra la proposta francese e quella del Ministro delle finanze tedesco, che invece propone il Ministro unico del bilancio e magari l'eurotassa, di prendere posizione, di assumere un atteggiamento chiaro, di sollecitare l'Unione europea ad andare nella direzione tracciata dal Governo francese, piuttosto che dal Ministro delle finanze tedesco, magari integrando quella proposta con la proposta di un nuovo piano strategico, di almeno mille miliardi, un nuovo deal europeo che potrebbe essere realizzato approfittando dei bassi tassi d'interesse che rimarranno tali almeno nel medio periodo e utilizzando la garanzia della Banca europea degli investimenti.
Avremmo voluto che il Governo italiano, in maniera più coraggiosa, potesse richiamare anche la necessità di implementare in tutti i Paesi dell'Eurozona i cosiddetti contractual agreements, gli accordi bilaterali tra i singoli Stati e la Commissione europea, per cui le risorse necessarie per l'avvio di riforme volte a favorire la competitività del sistema Paese non rientrano nel calcolo del rapporto deficit-PIL ai fini del rispetto del vincolo del 3 per cento, bensì rientrano nell'alveo dei cosiddetti fattori rilevanti per quanto riguarda i piani di rientro definiti dalla Commissione europea per gli Stati che, come il nostro, superano la soglia del 60 per cento nel rapporto debito-PIL. Avremmo voluto anche che si potesse stimolare, attraverso l'azione intelligente, che è mancata, del nostro Governo, l'Unione europea ad indurre la Germania a ridurre il suo surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti generato da un eccesso delle esportazioni sulle importazioni nei confronti dei propri partner europei. Se si facesse questo, la Germania giungerebbe così a reflazionare, vale a dire a spendere in tutto, o in parte, il suo surplus, come tra l'altro le chiede da anni la Commissione europea. È strano che in Europa, quando la Commissione europea chiede ai Paesi di rispettare il rapporto deficit-PIL, questo debba essere un principio assolutamente infallibile, e quando invece la Commissione europea chiede, poi, alla Germania di intervenire sul surplus delle partite correnti della bilancia dei pagamenti, questa richiesta viene inascoltata, diventa una richiesta della quale neanche si parla. Se la Germania davvero facesse questo, come la Commissione europea ha chiesto, se spendesse in tutto o in parte il proprio surplus, attraverso la riduzione della pressione fiscale, stimolando la domanda interna e, quindi, i consumi, e, quindi, gli investimenti e, quindi, i salari, si determinerebbe un conseguente aumento delle importazioni e, quindi, più crescita per la Germania e per l'Europa, in un momento nel quale l'Europa ha bisogno di crescere perché questo è il contributo che si aspetta l'economia globale dal nostro continente.
Noi abbiamo chiesto ancora, nella nostra risoluzione, di impegnare il Governo a sollecitare con forza un fattivo impegno degli Stati dell'Unione europea per prevenire l'infiltrazione delle cellule terroristiche nei confini dei singoli Stati, potenziando nella misura necessaria le operazioni Pag. 29di intelligence per sorvegliare con la massima attenzione tutti i possibili luoghi di aggregazione dei terroristi.
Abbiamo chiesto al Governo – e mi rivolgo a lei, Ministro Gentiloni – di farsi promotore di un intervento militare internazionale, volto a contrastare l'ISIS, attraverso l'impiego di azioni mirate, sotto l'egida dell'ONU e coinvolgendo gli Stati Uniti, l'Europa, la Russia e i Paesi arabi. Ora, signor Ministro, si può essere d'accordo o meno all'impegno militare sotto l'egida dell'ONU e con il coinvolgimento anche della Russia. Si può essere d'accordo o meno, ma un Governo che si rispetti ha l'obbligo di dire qual è la sua opinione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente). Non può pilatescamente dire: l'impegno militare, se ci sarà, lo vedremo o comunque assisteremo all'impegno militare e nelle modalità in cui il Parlamento dirà. Noi vogliamo sapere qual è l'opinione del Governo rispetto a questo ! Ecco, questo è un punto dirimente della nostra risoluzione. Non ci si può presentare in Parlamento, di fronte ad un'emergenza come quella che stiamo vivendo e che tutti i cittadini stanno vivendo, avendo atteggiamenti pilateschi, poco chiari e poco politicamente trasparenti.
Abbiamo chiesto ancora di adottare ogni iniziativa volta a promuovere un'azione incisiva a livello europeo per fronteggiare il fenomeno migratorio, distinguendo coloro che scappano dai conflitti, coloro che scappano dall'ISIS, coloro che vogliono rifugiarsi in Europa perché sono perseguitati da regimi politici repressivi, da chi invece in Europa tenta di entrare clandestinamente in cerca di fortuna, attraverso operazioni in grado di controllare i flussi dei profughi in fuga dalla guerra e dalla repressione politica. Il Governo non può continuare a fare confusione tra quelli che hanno diritto ad entrare nel nostro Paese, perché sfuggono dalla guerra e dalla violenza, e i clandestini. Il nostro Governo deve avere la capacità di fare una differenza tra queste due figure, perché nessuno di noi è contrario a dare assistenza ai perseguitati, ma, di certo, con il pretesto dell'assistenza ai perseguitati, non si può favorire l'immigrazione clandestina.
Allora abbiamo chiesto al Governo di impegnarsi per contribuire a migliorare le condizioni nei campi profughi, al fine di ridurre l'elevato numero di rifugiati che tentano di sbarcare in Europa alla ricerca di condizioni migliori. Abbiamo chiesto anche di aumentare la ricezione da parte degli Stati membri delle minoranze religiose perseguitate e di creare zone cuscinetto protette militarmente per difendere queste popolazioni nei Paesi colpiti dai conflitti.
Abbiamo chiesto di predisporre un piano di accoglienza dei profughi in tutti i Paesi europei in modo proporzionato in base alle dimensioni dei Paesi accoglienti, della loro popolazione e del loro PIL. Abbiamo chiesto anche di rivedere le clausole del regolamento di Dublino per coinvolgere tutti gli Stati dell'Unione europea nella gestione dei richiedenti asilo e dei migranti che varcano i confini europei.
Nella nostra risoluzione chiediamo, inoltre, di impegnare il Governo a valutare l'opportunità di neutralizzare i mezzi degli scafisti, implementando le azioni volte alla distruzione e al sequestro di tutte le infrastrutture logistiche dei trafficanti di esseri umani.
Abbiamo chiesto anche di stipulare accordi economici bilaterali con i Paesi di origine e di transito per interrompere i flussi migratori e per il rimpatrio dei clandestini, anche attraverso lo sviluppo di una politica di cooperazione volta a sostenere lo sviluppo economico e l'occupazione in quei territori.
Vorremmo che il Governo si impegnasse a fornire aiuti economici ai Paesi di origine e di transito, legati ad un'efficace lotta all'immigrazione clandestina e alle organizzazioni criminali che la sostengono. Ecco, queste cose abbiamo chiesto nella nostra risoluzione e queste cose vorremmo fossero le cose sulle quali il Governo avesse una volta tanto il coraggio e l'autorevolezza per imporsi in Europa.Pag. 30
Nella dichiarazione di voto che terremo dopo la replica del Governo, Ministro Gentiloni, noi esprimeremo anche un giudizio sull'attività fin qui svolta dal Governo Renzi in questo anno e nell'anno precedente, nell'anno in cui ha presieduto il semestre europeo. Un giudizio, chiaramente, estremamente negativo. È il giudizio che esprime chiunque abbia avuto la possibilità di verificare come il Governo, in questi mesi, nei mesi passati, nell'anno passato, invece di partecipare da protagonista al dibattito che si sta aprendo in Europa sulla necessità di riformare l'impianto europeo, ha avuto un atteggiamento meramente opportunistico nei confronti della Germania, forse ritenendo che questo atteggiamento potesse essere utile ad avere qualche gentil concessione al fine di acquisire le risorse per comprare il consenso elettorale. I problemi dei quali stiamo parlando sono troppo importanti per ragionamenti opportunistici. La discussione che sta impegnando l'Europa sulla necessità che l'Europa stessa ha di riformarsi, come diceva ieri Juncker davanti al Parlamento europeo, è troppo importante perché furbescamente, pilatescamente e senza coraggio si possa assumere una posizione opportunistica semplicemente per consentire al Governo di tirare a campare in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Kronbichler. Ne ha facoltà.

FLORIAN KRONBICHLER. Grazie Presidente, grazie Ministro, grazie sottosegretario per la vostra presenza, cari colleghi, rifacendomi al collega Buttiglione, dico che anch'io mi ero preparato un discorso che ho cambiato a fronte delle atroci attualità. Poi, però, lui ha detto delle cose anche mie e io non ho la sua prontezza di riflessi per cambiare ancora. Quindi, apro il mio intervento, quello cambiato, con due dichiarazioni di ieri che oggi campeggiano su tutti i giornali. Una è del primo esponente politico laico e l'altra della somma autorità religiosa. Entrambe le dichiarazioni si ispirano al tema dei nostri giorni e sicuramente il tema del futuro prossimo. Di fronte ad esso tutti gli altri problemi sono problemini. È il tema dei profughi e come l'Europa e i Paesi dell'Unione europea si stanno comportando di fronte ad esso. Ecco le due testimonianze. Ha detto il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, già citato dal nostro Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, che a questa Unione europea manca l'Europa e manca l'unione. Detta dal capo dell'Unione europea questa non è una mera autocritica, ma è una dichiarazione di fallimento. Quindi, né Europa, né unione, peggio non si può.
L'altra dichiarazione è di Papa Francesco ed è la seguente: «Le chiese con le porte chiuse non si debbono chiamare chiese, ma musei. Porte aperte, sempre». Ecco, noi di fronte alla sfida del tempo, abbiamo le chiese che non sono chiese e l'Unione europea che non è né unione, né Europa. Si tratta di due diagnosi fallimentari. Per fortuna il Papa ci aggiunge almeno la terapia: porte aperte, sempre. Ecco, noi siamo di fronte alla sfida del tempo e a questa assoluta eccezionalità del fenomeno delle masse in fuga da guerre e miserie. Dico in fuga perché parlare di immigrazione mi sembra un eufemismo. Ecco, questa eccezionalità dei profughi mi impone di lasciare da parte critiche e proposte contenute nella risoluzione presentata da noi di SEL, di Sinistra Ecologia Libertà, assieme ad altri compagni di sinistra.
Quelle proposte e anche quelle critiche sono tutte importanti in circostanze normali ma da rimandare di fronte a questo unico tema stringente: l'Europa e i suoi profughi. Riterrei offensivo parlarne tra altro. Sono sicuro che al mio difetto rimedieranno poi i miei colleghi più capaci Palazzotto e Scotto nei loro interventi. È vergognoso come l'Unione europea, decorata del Premio Nobel per la pace, si è comportata sinora sulla questione dei profughi. È vergognoso il comportamento dei singoli Paesi, dell'Ungheria ad esempio, ed è altrettanto vergognoso il modo in cui si Pag. 31è comportata ieri la Danimarca, Paese dalle civilissime tradizioni come l'abbiamo conosciuta.
Per che cosa fu insignita del Premio Nobel per la pace l'Unione europea se al suo interno consente aberrazioni come quel recinto spinato dell'Ungheria e quei blocchi autostradali e dei treni della Danimarca, per non parlare poi di quei repellenti annunci shock sui giornali arabi ? Andrebbero tolti dei finanziamenti all'Ungheria, ad esempio. Non escludo che con essi, proprio con i fondi europei, finanzi quell'orribile recinto e per questo la Commissione applichi delle sanzioni.
Ora speriamo che anche le menti più semplici realizzeranno che il Medio Oriente non è solo un inesauribile distributore di benzina per noi e che il Nord Africa non è solo un deposito di materie prime a buon mercato ed una gigantesca discarica per la nostra merda. Ora raccogliamo ciò che abbiamo seminato. Fin quando non miglioreranno le condizioni di vita nei Paesi di provenienza i flussi migratori verso l'Europa non cesseranno.
Assisteremo tutti impotenti all'esodo di dimensioni bibliche. Non potremo far altro che limitare i danni e sfruttare le opportunità delle migrazioni. Ripararci da esse non è possibile. Aiutando i profughi a venire da noi per vie sicure e in modi decenti aiutiamo noi stessi: invece di scoraggiare le persone con elemosine, dovremmo offrirgli l'opportunità di trovare un lavoro e, d'altro canto, dare anche alle imprese disposte ad assumere la sicurezza di poter contare più a lungo su chi tra i profughi è disposto a cercare un lavoro e ne ha la possibilità.
Non siamo ancora usciti dalla crisi greca, che pure è stata una colossale crisi democratica, però non voglio divagare dal tema: la Grecia è stata solo un’ouverture. La vera sfida per l'Unione europea si sta presentando adesso. Adesso non ci sono di mezzo solo gli euro, ci sono di mezzo gli uomini in miseria. Si decide se e come questa Europa voglia e come possa organizzare – dico: organizzare – il sopravvivere di centinaia di migliaia, forse di milioni di profughi. L'Unione europea è un'unione di 510 milioni di cittadini. Questa Europa non naufraga se accoglie i profughi di guerra e di miseria. Questa Europa naufraga se non li accetta, naufraga per la sua propria avarizia, per la sua egomania e per la sua ipocrisia. Ora si deve dimostrare che cosa valgono i cosiddetti valori di fondo su cui si costituisce o dice di costituirsi l'Europa. Se è da prendere sul serio il nobile motto dell'Europa quale spazio di diritto della sicurezza e della libertà.
Ora le convenzioni firmate da noi si vedono messe al banco di prova: valgono la carta su cui stanno scritte o sono mere cascate di discorsi, di chiacchiere vuote ? Se i Paesi dell'Unione europea come l'Ungheria o la Polonia si rifiutano di accogliere uomini disperati perché hanno la fede sbagliata ciò è alto tradimento dei valori per i quali l'Unione dell'Europa fu fondata.
Ora più che mai c’è da tenere presente che l'Europa non vive solo dell'euro, vive dei suoi valori, della libertà religiosa e di coscienza, delle libertà delle persone, dell'uguaglianza degli uomini davanti alla legge e della libertà di circolazione. L'Europa vive del principio che tutela la dignità umana. Se questi valori non valgono più niente, l'Europa non merita di sopravvivere. Il diritto di asilo appartiene alle garanzie cardini del diritto europeo. Purtroppo non abbiamo ancora nessun diritto d'asilo unitario europeo né il riconoscimento reciproco di decisioni in merito, da 25 anni ci lavorano o almeno dicono di lavorarci.
Per quanto riguarda le questioni dei profughi, l'Europa non è ancora una unione, è un conglomerato di egoismi di diverse nazioni. L'Italia – di questo do atto al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale – ha fatto egregiamente, va riconosciuto, è stata per tanto, per troppo tempo, lasciata sola nel suo impegno umanitario, lasciata sola non solo dagli Stati forti, ma dall'Unione europea per prima che si è dimostrata incapace di correre in aiuto. Le è stato reso tanto onore...

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PRESIDENTE. Concluda.

FLORIAN KRONBICHLER. Scusatemi se sforo per un minuto a scapito del collega che poi mi perdonerà. È stato reso tanto onore all'Italia, senza però che le siano stati tolti gli oneri, è stata più compatita che aiutata; resta l'amara percezione che le migliaia di morti nel Mediterraneo abbiano toccato meno i cuori dei Paesi partner ricchi del centro e nord Europa che i 71 asfissiati del TIR sull'autostrada austriaca.
L'invito della nostra Presidente Boldrini ai suoi colleghi francesi, tedeschi e altri a una Conferenza, lunedì prossimo, sul tema, è, secondo me, un segnale incoraggiante che l'Italia non ha abdicato al suo ruolo guida nella soluzione dei problemi dei profughi. La Germania ora ha fatto un passo e noi non dovremmo, come purtroppo succede, sospettare troppo dei secondi fini che questa Merkel perseguirebbe; ha compiuto un passo tanto generoso quanto rischioso per essa. È probabile che l'abbia fatto avendo capito che tanto fermare l'ondata dei profughi è impossibile e tanto vale, se già non si può evitare che arrivino, far di pena una virtù e prenderli.
La Germania ha iniziato e cito: se ognuno aspetta che inizi l'altro, nessun inizierà. La frase è di un volantino del gruppo Rosa Bianca dei fratelli Scholl, conservato nel museo della resistenza anti Hitler a Monaco, la città dove la settimana scorsa migliaia di profughi furono accolti con doni dai cittadini al suono dell'Inno alla gioia di Beethoven, l'inno ufficiale dell'Unione europea.
Siamo quindi di fronte ad un cambio paradigmatico nella politica migratoria dell'Europa, il passo della Cancelliera Merkel ne sarebbe un segnale; ha fatto capire di essere disposta a concepire la politica dell'immigrazione non più come una battaglia di difesa, o almeno non solo come tale; come già nella crisi finanziaria del 2008 lei ha giocato d'anticipo, allora ha salvato le banche dal fallimento, ora, speriamo, salvi gli uomini dalle guerre e dalla miseria. Ha comunicato ai tedeschi: ce la faremo, tirando fuori 6 miliardi di euro dalle casse dello Stato, certo, la Germania i miliardi ce li ha. All'Assemblea – l'esempio dell'aiuto per i profughi lo sta dimostrando – si è dichiarata disposta a prenderne mezzo milione ogni anno per i prossimi dieci anni.

PRESIDENTE. Concluda, deputato, per favore.

FLORIAN KRONBICHLER. Non è male. La Germania si è distinta in passato per esempi meno belli. Quindi, faccio soltanto un ultimo riferimento a noi, all'Italia; sembrerebbe che l'Italia si sia liberata del problema perché non se ne parla in questi giorni; non credo affatto, sarebbe una colpa se l'Italia non portasse a frutto la sua esperienza e il suo know-how di primo Stato salvatore dei profughi in Europa.
Per questo, signora Presidente, le faccio gli auguri per la Conferenza che ha messo in piedi per lunedì prossimo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. La ringrazio deputato Kronbichler.
È iscritta a parlare la deputata Cimbro. Ne ha facoltà.

ELEONORA CIMBRO. Signora Presidente, onorevoli colleghi, grazie al Ministro Gentiloni per la sua presenza qui in oggi in Aula e per l'importante relazione svolta circa i mutamenti in atto a livello europeo su temi cruciali, quali quello dell'immigrazione, a partire dalle dichiarazioni forti di ieri del Presidente Juncker.
Importante, dunque, in quest'Aula l'esame congiunto della relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea e del programma di lavoro della Commissione europea che costituisce, come è già stato ricordato, un passaggio cruciale per l'intervento del Parlamento nella definizione della politica europea dell'Italia.
Il programma di lavoro per il 2015, che reca non a caso l'impegnativo titolo «Un Pag. 33nuovo inizio», presenta rilevanti innovazioni sul piano del metodo e dei contenuti. Esso intende dare risposta concreta alle aspettative dei cittadini europei che chiedono all'Unione una soluzione ai grandi problemi legati all'attuale congiuntura socio-economica e, sul piano del metodo, per la prima volta la Commissione ha accettato di discutere con il Consiglio il proprio programma prima della sua formale presentazione al Parlamento europeo, dando seguito alle indicazioni emerse dalla riflessione sul funzionamento delle istituzioni dell'Unione europea promossa dalla Presidenza italiana.
Si è già detto prima dei quattro importanti principi su cui si basa il programma – e non starò a ripeterli – e, tra le azioni rispondenti ai dieci orientamenti, ritengo importante sottolinearne alcune di particolare interesse per l'esame che è stato oggetto della Commissione affari esteri. La priorità n. 6 che riguarda, come è stato ricordato, l'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, la priorità n. 7 relativa a uno spazio di giustizia e di diritti fondamentali basato sulla reciproca fiducia e, in particolare, l'impegno della Commissione a presentare un'agenda europea in materia di sicurezza per il periodo 2015-2020 volta a contrastare la criminalità transfrontaliera, il terrorismo, il fenomeno dei combattenti stranieri e a portare avanti il processo di adesione dell'Unione alla Convenzione europea per i diritti dell'Uomo. Vi è poi la priorità n. 8 verso una nuova politica della migrazione che costituisce l'aspetto centrale oggi delle politiche messe in campo dall'Unione europea e su cui il Ministro è intervenuto poc'anzi.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE MARINA SERENI (ore 12,45).

ELEONORA CIMBRO. E, strettamente connessa al tema dell'immigrazione, vi è la priorità n. 9. In particolare, tra gli obiettivi c’è quello di dotarsi di una vera politica estera comune per promuovere la stabilità lungo i confini dell'Unione e supportare i Paesi vicini nell'attuazione delle riforme democratiche ed economiche, nel rispettare lo Stato di diritto, nel rafforzare la governance economica e nel dotarsi di una pubblica amministrazione efficiente.
Proprio in questo contesto si è tenuto il riesame della politica europea di vicinato, congiuntamente all'Alto Rappresentante, al fine di definire nuovi orientamenti strategici e, da ultimo, l'iniziativa volta a definire la posizione dell'Unione europea sul partenariato globale per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile post 2015.
Anche la relazione programmatica presenta importanti contenuti che segnano una netta discontinuità con il passato, introducendo importanti novità nei contenuti e nel metodo. A questo proposito, mi preme richiamare la peculiare valenza politica del primo capitolo che ribadisce le grandi priorità perseguite nel semestre di Presidenza italiana per un superamento dell'Europa dei vincoli e dell'austerità, dall'esigenza di rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche alla promozione di investimenti, fino alle riforme strutturali e alla legittimità democratica della governance dell'euro, all'interno dell'Unione economica e politica.
Particolare attenzione viene giustamente riservata nella relazione, analogamente al programma della Commissione, alla revisione della strategia Europa 2020 in vista della quale, nell'ambito della consultazione già svolta dalla Commissione europea, il Governo propone di riflettere su tre aspetti principali: il ripensamento degli obiettivi, con particolare riguardo alla centralità della crescita e dell'occupazione, nonché all'importanza del mercato unico e della governance della strategia, il finanziamento dell'economia ed infine l'incentivazione delle riforme strutturali.
Per quanto attiene alla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia in Europa, il documento individua alcuni ambiti prioritari in buona misura coincidenti con quelli indicati dalla Commissione europea. Il primo consiste nel monitoraggio sulla salvaguardia dello stato di diritto nell'Unione europea, attuando il Pag. 34meccanismo introdotto sotto la Presidenza italiana, che prevede un dibattito annuale in sede di Consiglio affari generali.
Un secondo ambito prioritario attiene alla gestione dei flussi migratori, nel cui ambito è considerata innanzitutto prioritaria la condivisione degli oneri connessi al controllo delle frontiere esterne marittime dell'Unione europea, alla gestione dei flussi migratori e al traffico di esseri umani; contemporaneamente viene ribadita la necessità, come sottolineato poc'anzi dal Ministro, di favorire la migrazione legale, con particolare riguardo alla definizione della proposta di direttiva relativa alla condizione di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi per motivi di ricerca, studio, scambio di alunni, tirocinio, volontariato e collocamento alla pari.
Un ulteriore ambito prioritario consiste nel contrasto del radicalismo, del terrorismo e della criminalità organizzata, anche nell'ottica dell'approvazione della prossima strategia europea di sicurezza interna. Particolare rilevanza in questo ambito viene attribuita alla prevenzione e al contrasto del fenomeno dei foreign fighters, anche mediante la costituzione di squadre multinazionali ad hoc al fine di promuovere lo scambio di informazioni su fatti e condotte che rappresentano una potenziale minaccia e di una rete di punti di contatto nazionale specializzati in questo fenomeno, in linea con gli indirizzi operativi assunti del recente decreto-legge cosiddetto antiterrorismo.
Per realizzare questa ambizioso piano, sono fondamentali gli orientamenti del Governo in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa comune. In questo quadro viene considerata quale priorità assoluta l'azione dell'Unione europea a favore di una stabilizzazione sostenibile nel vicinato, anzitutto con riferimento alla crisi libica, per la quale si ribadisce la posizione sinora tenuta dall'Italia, e alla necessità di una progressiva democratizzazione dei Paesi della sponda sud del Mediterraneo.
La seconda grande priorità attiene all'approfondimento della dimensione europea della sicurezza e della difesa, considerata dal Governo completamento necessario e imprescindibile del processo di integrazione continentale nel lungo periodo.
La terza priorità consiste nel sostegno alla strategia di allargamento dell'Unione europea verso i Balcani occidentali e la Turchia, in quanto strumento politico essenziale per garantire il consolidamento della democrazia, della sicurezza e della stabilità politico-economica ai nostri confini e per rafforzare l'Unione europea sia sul piano interno che su quello internazionale. Parimenti significativi sono l'approfondimento delle relazioni transatlantiche e con gli altri partner globali e l'attuazione delle strategie macroregionali.
Per concludere dunque, Presidente, ritengo che proprio a partire dalla riflessione qui avviata su temi cruciali che riguardano il presente e il futuro dell'Unione europea, dobbiamo fare nostre le parole pronunciate ieri da Juncker che sono da monito per tutti: in Europa è arrivato il momento della sincerità e non dei discorsi vuoti. E ancora: non è il momento degli affari correnti, ma quello in cui l'Unione dovrà affrontare i grandi problemi aperti. Quindi, non solo politiche per dare risposte alle emergenze, ma politiche lungimiranti, che possano costruire le basi per affrontare le grandi sfide a cui tutti noi siamo chiamati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Palazzotto. Ne ha facoltà.

ERASMO PALAZZOTTO. Signora Presidente, signori del Governo, colleghi deputati, uno spettro si aggira per l'Europa: stavolta è quello della sua dissoluzione. Si è manifestato e si manifesta nell'inesistenza di una politica estera comune: ieri nella gestione della crisi ucraina, oggi nella scelta unilaterale della Francia di intervenire autonomamente in Siria. Si è manifestato, questo spettro, nuovamente in Grecia, quando i leader dei Governi europei hanno scaricato sul popolo greco la responsabilità e il peso di tenere unita l'Europa.

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PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE LAURA BOLDRINI (ore 12,55).

ERASMO PALAZZOTTO. Nell'incapacità delle classi dirigenti europee o nella volontà di non capire che le politiche di austerità in un momento di crisi economica sono funzionali alla speculazione finanziaria, aumentano le disuguaglianze e generano le condizioni per il dilagare del populismo e della xenofobia, che sono elementi che minano alle basi l'esistenza dell'Unione europea. Si manifesta nell'incapacità delle stesse classi dirigenti di fornire una risposta a una generazione di europei che ha mancato l'appuntamento con il proprio futuro: sono quasi 17 milioni i giovani europei tra i quindici e i ventinove anni che non hanno un lavoro, non sono inseriti dentro percorsi formativi e hanno perso anche la speranza di contribuire a costruire un grande processo di integrazione europea. Si manifesta con agghiacciante crudeltà al confine ungherese: la vicenda della costruzione del muro, le immagini agghiaccianti, appunto, dei migranti caricati al confine con la Serbia.
Ciò che sta accadendo in Ungheria è contrario ai principi fondativi dell'Europa e viola gli articoli 2 e 6 del Trattato di Lisbona. Bene, forse è il caso che qualcuno in Ungheria intervenga, forse è il caso – il mio collega prima parlava di sanzioni – che nel prossimo Consiglio europeo si discuta delle violazioni del Trattato dell'Unione europea, del Trattato di Lisbona, da parte di Paesi come l'Ungheria, oppure questo è un tema che dobbiamo rimuovere dal nostro dibattito e dobbiamo considerare ciò che sta accadendo come inevitabile ? Se ci sono dei principi che ci legano e che hanno unito questa Europa, vanno rispettati da tutti !
È un'Europa che si dimostra forte con i deboli e debole con i forti. È un'Europa forte e decisa, determinata quando si tratta di imporre al popolo greco le condizioni insostenibili di una austerità che serve a garantire i grandi interessi finanziari e speculativi del sistema bancario europeo. Certo, oggi, dopo le condizioni imposte al popolo greco, ci saranno alcuni gruppi finanziari, soprattutto tedeschi, che potranno fare un po’ di shopping infrastrutturale in Grecia a basso costo, ma domani ? Quale sarà il vantaggio di questa Europa ad avere impoverito una parte di sé stessa, ad avere amputato la possibilità di crescita di una parte dell'Europa stessa, forse uno dei luoghi più importanti, dove è nata la civiltà europea ?
È invece debole quando si tratta di rispondere alle pulsioni che vengono fuori purtroppo dalle classi dirigenti stesse, dai Governi europei, che mettono in discussione i principi fondativi ! Nessuno dice niente nei confronti di una Gran Bretagna che vuole mettere in discussione la libera circolazione dei cittadini europei e cancellare Schengen in questo momento storico, dove forse il tema sarebbe quello del suo ampliamento, stabilendo che in Europa si può entrare liberamente e si può circolare liberamente, davanti a ciò che sta succedendo attorno a noi e nel mondo !
L'Europa ha difficoltà a riconoscere che il Regolamento di Dublino, nato nella sua prima versione 25 anni fa, non è uno strumento normativo adeguato alla mutazione della realtà dei flussi migratori, a quello che sta accadendo, alle miriadi di conflitti che oggi determinano un nuovo conflitto globale sparpagliato. Il Regolamento di Dublino è quello che ha prodotto anche vicende drammatiche e ridicole allo stesso tempo, come quelle che abbiamo visto a Ventimiglia e Calais in questi mesi.
Non è incapacità soltanto di dotarsi di strumenti normativi adeguati; noi oggi ci troviamo ad un punto di svolta epocale nella storia dell'Unione europea, esattamente come quando questa Europa è nata, e abbiamo bisogno di fare un passo in avanti, non di farne due indietro, come sta accadendo, sospinti da un populismo che, purtroppo, orienta anche le scelte dei Governi, pronti a seguire strade improbabili o ad essere troppo timidi nelle scelte che andrebbero fatte, per difendersi da forze populiste e xenofobe che avanzano nel consenso dei popoli che hanno paura !Pag. 36
Allora, noi oggi ci troviamo davanti alla necessità di scrivere nuovi atti fondativi, noi abbiamo bisogno oggi di rimettere mano ai trattati europei, di cambiare quei trattati in senso progressivo. In questo senso io penso... Ringrazio la Presidente della Camera per l'iniziativa della dichiarazione congiunta dei quattro Parlamenti europei, che va esattamente in questa direzione, l'idea che, per contrastare la dissoluzione dell'Europa, serve più integrazione, serve marciare speditamente verso gli Stati Uniti d'Europa. Questo è quello che noi oggi dobbiamo fare.
Allora, se questa è la sfida, mi pare di poter dire e di affermare in quest'Aula che siamo lontani dalle scelte che andrebbero fatte. Io mi auguro – colgo con favore anche un mutamento rispetto, per esempio, alla vicenda migratoria, quello che diceva il mio collega Kronbichler, della Merkel, della Germania, che ha cambiato una linea, a prescindere dagli interessi che si nascondono dietro, ma sta affermando un principio, ossia che chi fugge da una guerra deve essere accolto ed è responsabilità di uno dei continenti più ricchi del pianeta farsi carico della disperazione di un'altra parte del pianeta, perché è quel principio di solidarietà che tiene unita l'Europa e che domani terrà unità l'umanità. È quella la lotta che noi dobbiamo contrapporre alla barbarie del terrorismo e dell'ISIS, non la forza militare (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà) !
Allora, voglio chiudere questo mio intervento citando una frase, l'ultima nel Manifesto di Ventotene, perché sia di auspicio rispetto al percorso che noi dobbiamo fare: la via da percorrere non è facile, né sicura, ma deve essere percorsa e lo sarà (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Alli. Ne ha facoltà.

PAOLO ALLI. Signora Presidente, mi unisco al ringraziamento di alcuni colleghi nei suoi confronti, Presidente Boldrini, perché oggi ci ha dato la possibilità e ha stimolato dentro quest'Aula un dibattito non formale, non burocratico, ma di grande sostanza, su tematiche che sono sempre più al centro dell'azione politiche e dell'attenzione dell'intera Europa.
Io spenderò pochi minuti per aggiungere alcune riflessioni alle molte già fatte autorevolmente oggi in quest'Aula sul tema della politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, che sempre più si dimostra un tema non accessorio e io, non condividendo le considerazioni del collega Pini, che tra l'altro apprezzo molto, dico che la presenza oggi qui del Ministro Gentiloni è stata molto significativa esattamente da questo punto di vista, cioè l'Europa deve sempre di più misurarsi sui temi della politica estera e di sicurezza, perché l'Europa è oggi accerchiata da tutte le parti, a est dal conflitto tra la Russia e l'Ucraina, a sud-est dai conflitti nella regione mediorientale, a sud da quello che sta accadendo in Africa e nell'area subsahariana; ma c’è un altro fronte che dimentichiamo e che non citiamo mai che è quello del nord, della grande battaglia che si sta svolgendo sull'Artico, sul controllo delle grandi rotte intercontinentali del nord e sulle risorse infinite che ha l'Artico: tutti temi che mettono addosso all'Europa una pressione come mai prima nella sua breve storia si era trovata a dover affrontare.
Allora, di fronte a questa complessità, una complessità che ogni giorno cresce, il tema di ieri dell'invio di truppe russe in Siria è un altro elemento di grande preoccupazione che dimostra che ogni giorno intervengono elementi di complessità, al di là dei giudizi che noi vogliamo dare. Ecco, di fronte a questa complessità, per rispondere a queste sfide simultanee, serve sempre di più un'Europa politica. È stato detto da molti interventi, io lo ribadisco, così come lo stesso Presidente Juncker ieri ha testimoniato e autorevolmente ridetto, speriamo che questa sia la volta buona.
Veniamo al tema dei temi che è quello dell'immigrazione, un tema di fronte al quale il cambiamento drastico di atteggiamento che si è verificato in Europa nel giro di poche settimane è un fatto mai Pag. 37visto prima nella storia, non solo della politica europea, ma in generale a livello mondiale.
Il fatto che i leader politici come la Merkel e altri importanti rappresentanti cambino drasticamente la propria idea, sfidando anche la pressione del populismo e le tendenze xenofobe per affermare il principio di solidarietà, ma anche un principio di umanità riconoscendo che i fenomeni migratori nella storia comunque ci sono sempre stati e alla fine hanno costituito una ricchezza per i popoli, questo cambio drastico, che io ho visto plasticamente rappresentato nella recente conferenza interparlamentare del semestre europeo di Lussemburgo, è un fatto destinato a segnare profondamente il futuro dell'Europa.
Su questo io mi permetto, riprendendo anche l'intervento del collega Buttiglione, di sottolineare che il nostro Governo e, in particolare, il nostro Ministro dell'interno, già molto tempo prima, già più di un anno fa aveva in questa stessa Aula assunto atteggiamenti e fatto dichiarazioni che dopo più di un anno sono state fatte proprie con le medesime parole da Angela Merkel, da Matteo Renzi, dal Presidente Mattarella e da altri leader europei. Suggerisco ai colleghi di andare a rivedere l'intervento in quest'Aula di aprile del 2014 del Ministro Alfano: non è una difesa d'ufficio perché il Ministro Alfano è il capo del mio partito, ma è la constatazione che evidentemente un atteggiamento che fu tenuto da noi e condiviso anche dalla maggioranza del Parlamento un anno fa poi ha segnato una strada che è stata fatta propria da tanti altri leader europei.
Che l'Italia stia avendo un ruolo sempre crescente dentro questo scenario lo dimostrano alcuni fatti e anche qui non condivido le considerazioni di taluni colleghi che sono intervenuti, perché il gesto che il Ministro Gentiloni ha fatto con i suoi colleghi francesi e tedeschi di un documento, di una lettera all'Alto rappresentante Mogherini con un non-paper che è stato ed è la traccia sulla quale si sta svolgendo oggi il dibattito in Europa, è un gesto politicamente rilevantissimo, perché afferma che questo tema dell'immigrazione, ma più in senso generale il tema della politica europea viene preso in mano dai tre Paesi che oggi hanno non solo il peso politico, ma anche la sensibilità per affrontarlo, cioè l'Italia, la Germania e la Francia e attorno a questo asse deve costruirsi la vera Europa politica.
Federica Mogherini diceva in Lussemburgo che l'immigrazione sarà il vero stress test per l'Unione europea, quindi bisognerà rispondere con la revisione dei trattati di Dublino, bisognerà rispondere con una politica seria sui rimpatri e quant'altro, ma secondo me – e concludo con questa considerazione – bisognerà rispondere con una nuova sfida: come trasformare il problema dell'immigrazione in una nuova e grande opportunità di sviluppo per il nostro continente, cioè come, non soltanto strumentalmente, utilizzare i migranti che arrivano qui perché le nostre imprese ne hanno bisogno, ma come ridisegnare lo sviluppo del sistema economico europeo perché queste persone che arrivano trovino non solo una dignità per se stessi, ma contribuiscano allo sviluppo del nostro continente.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare, in fine, la deputata Iacono. Ne ha facoltà.

MARIA IACONO. Signora Presidente, onorevoli colleghi, l'esame congiunto dei due documenti oggetto della discussione che si svolge oggi in Aula, il programma di lavoro della Commissione europea per il 2015 e la relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea per il 2015, insieme al programma dei diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea si colloca in una fase delicata e importante per il futuro dell'Europa – l'hanno detto tutti i colleghi – e, per quanto riguarda il nostro sistema parlamentare, come ha ben sottolineato invece la nostra relatrice, Marina Berlinghieri, si inserisce nell'ambito di una vera e propria sessione europea di fase ascendente, dedicata quindi alla valutazione e al confronto tra le priorità delle istituzioni europee Pag. 38e quelle del Governo per l'anno in corso, costituendo quindi un passaggio cruciale per l'intervento del Parlamento nella definizione della politica europea.
Voglio subito ringraziare anche la Presidente Boldrini per avere collocato tale discussione nell'ambito di una vera e propria sessione parlamentare europea e per il suo forte impegno a dare un nuovo slancio all'integrazione politica europea, il cui approdo è quello della costruzione di un'Europa quale unione di Stati federali.
La sfida in favore di una federazione politica la prossima settimana vedrà, quindi, come ricordava stamani il Ministro Gentiloni, un passaggio importante, proprio qui alla Camera dei deputati, per la sottoscrizione di un documento che va in tale direzione da parte di quattro Presidenti di Parlamenti europei (l'Italia, la Francia, la Germania e il Lussemburgo). Saluto questa coraggiosa iniziativa – ripeto – della nostra Presidente con un certo orgoglio come membro di questa Camera.
Da sottolineare è il fatto che i due documenti programmatici presentano, quest'anno, un rilievo politico e strategico particolarmente significativo, in quanto stiamo esaminando il primo programma di lavoro della nuova Commissione Juncker, con rilevanti novità, sul piano del metodo e dei contenuti. Inoltre, la relazione programmatica è il mezzo attraverso cui poter dar seguito all'azione svolta dal nostro Paese nel corso del semestre di Presidenza, soprattutto laddove alcune innovazioni da noi auspicate su alcune questioni cruciali necessitano di una maggiore e compiuta realizzazione.
È evidente come l'Europa, con le sue opportunità e con le sue sfide, ma anche con le sue crisi e le sue inadeguatezze, sia al centro dell'attuale dibattito politico e che dalla capacità di rispondere, con una strategia condivisa dell'Unione, ai problemi dei cittadini e alle emergenze e alle sfide globali dipenda, dunque, il futuro di tutti noi. Tutto ciò è sotto gli occhi di tutti, ma è particolarmente evidente nella gestione dei flussi migratori; nella recrudescenza delle situazioni di crisi e dei conflitti in molti Paesi ai confini dell'Europa e alle porte del Mediterraneo; nella diffusione del terrorismo e della criminalità transfrontaliera; nella difficoltà di superare la lunga crisi economico-finanziaria; nell'accentuazione della concorrenza delle economie più aggressive e dinamiche; nella crescente domanda di politiche in tema di coesione sociale; nella necessità di ridurre le disuguaglianze tra aree geografiche all'interno dell'Unione e a livello sociale all'interno degli Stati membri; nell'aumento della disoccupazione, in particolare quella giovanile, nella gran parte dello spazio europeo, ma soprattutto nel nostro Paese; nella scarsa crescita e nella carenza di investimenti; nella necessità di superare l'approccio meramente di rigore di bilancio e di austerità fino alla recente e complessa vicenda greca.
I due documenti affrontano una vastità di temi e di risposte con indicazioni programmatiche, che, invece, sono indicate anche dalle priorità del nostro Esecutivo per riuscire a promuovere un mutamento nell'indirizzo politico dell'Unione. Ora, ferma restando la mia condivisione con l'impianto di fondo delle due relazioni programmatiche, in quanto segnano una notevole svolta rispetto al passato circa gli obiettivi dichiarati, rivelatori del nuovo approccio europeo, che faticosamente si sta facendo strada, svilupperò e mi soffermerò sostanzialmente sui temi che mi stanno particolarmente a cuore, anche in considerazione del fatto che risulta difficile in questa sede affrontare la vastità delle questioni in esse contenute in modo, appunto, approfondito e rigoroso. Quindi, anche per la mia provenienza e per la specialità del mio territorio, la Sicilia, e per il mio impegno politico parlamentare, mi soffermerò sul tema dell'immigrazione, al centro del dibattito per il carattere epocale del fenomeno e particolarmente sentito dalla mia Sicilia, da sempre terra di accoglienza e di incontro di culture diverse, e su quello delle politiche di coesione e dei fondi strutturali, in quanto, appunto, connessi ai temi del meridione.
Per quanto attiene alla gestione dei flussi migratori, occorre prendere atto – e Pag. 39pare che finalmente se ne prenda atto – che non si tratta di un'emergenza, ma di un fenomeno a carattere strutturale, che richiede interventi capaci di rispondere su diversi versanti (accoglienza, integrazione, sicurezza, cooperazione) e con un'azione integrata comune, in considerazione dell'aggravamento delle condizioni di sicurezza, politiche ed economico-sociali dei Paesi di provenienza, spesso ai confini dell'Europa, dilaniati da conflitti, guerre e terrore dello Stato islamico, come in Siria e in Libia, o soggetti ad efferate dittature, come in Sudan e in Eritrea.
Per tali motivi occorre sostenere e rafforzare la prospettiva delineata dall'Agenda europea sulla migrazione, frutto di un'azione persistente del nostro Governo in sede europea e che, in materia, che segna una svolta rilevantissima laddove individua una prima strategia organica e coerente sotto i vari profili: il contrasto alla tratta degli esseri umani e allo sfruttamento dell'immigrazione illegale; il miglioramento dell'accoglienza; il potenziamento degli strumenti per il salvataggio in mare e per evitare le tragedie costituite dalla perdita di tante vite umane; i corridoi umanitari; l'intervento sul piano diplomatico ed economico, in collaborazione con i Paesi di transito; il miglioramento delle condizioni generali e la stabilizzazione dei Paesi di provenienza.
Allo stesso tempo, io credo, occorre continuare un'azione decisa per garantire un'effettiva solidarietà tra gli Stati membri, come previsto dai Trattati, a partire dall'integrale attuazione dei piani di ricollocazione e di reinserimento recentemente avviati, sanzionando gli atteggiamenti assunti dalle autorità di alcuni Paesi membri, il rifiuto a collaborare e il respingimento pregiudiziale dei profughi, ai quali vengono negati anche i servizi di prima accoglienza.
Occorre poi assicurare maggiori risorse per le operazioni di Frontex, affinché assumano sistematicamente l'obiettivo del salvataggio, e lavorare concretamente per la realizzazione di un sistema di riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di asilo.
Le recenti aperture della Cancelliera Merkel per l'accoglimento nel proprio Paese della massa inarrestabile di profughi provenienti dalla Siria, insieme al rafforzamento dello schema di ripartizione dei 160 mila rifugiati rispetto all'originario piano Juncker, che vedrebbe il 60 per cento a carico di Germania, Francia e Spagna, rappresentano un punto di svolta nella costruzione di una risposta comune dell'Unione a un fenomeno globale come quello dei flussi migratori. Tali impegni mantengono fermi i pilastri fondanti della costruzione europea, tra cui quello del principio di solidarietà e responsabilità e quello della libera circolazione delle persone.
Occorre perseguire ciò con determinazione, per approdare ad una gestione comune dei flussi e a un meccanismo di ripartizione permanente e obbligatorio per coloro che hanno diritto ad essere accolti e integrati. Occorre superare, quindi, gli squilibri nella ripartizione dei rifugiati e migranti con politiche comuni per rimpatri forzati, per venire a un sistema comune di diritto d'asilo europeo, anche mediante la revisione della Convenzione di Dublino, per introdurre il principio secondo cui chi entra in un Paese come primo approdo ha diritto al riconoscimento dell'asilo e allo status di rifugiato non da parte del singolo Paese membro ma dell'Unione europea, unitamente al proseguimento dell'azione esterna della UE sulle linee già tracciate dall'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, relativamente, cioè, al contenimento dei flussi a partire dai luoghi di origine e dalle cause dei conflitti, favorendo politiche di stabilizzazione e di cooperazione allo sviluppo, solidarietà ed assistenza con particolare riferimento ai Paesi dell'Africa e del Medio Oriente.
Voglio, in proposito, riprendere le parole contenute nella lettera del Presidente Juncker alla fine di agosto, il quale, di fronte all'emergere di preoccupanti nuovi odi e nuovi muri, nel pieno del flusso epocale e apocalittico di disperati alle porte dell'Europa in fuga da guerra e disperazione, scrive: «L'Europa in cui voglio Pag. 40vivere non è quella dei muri contro i profughi. Considero l'Europa una comunità di valori di cui possiamo andare fieri, ma raramente lo siamo (...). Mi preoccupa, però, il fatto che l'accoglienza sia sempre meno radicata nei nostri animi».
Dopo le tragedie di Lampedusa, unitamente alla spinta del Governo italiano nelle sedi europee per rimettere al centro la questione della migrazione come problema europeo, e non solo come problema di sicurezza, sembra ora finalmente trovare ascolto. Oggi le importanti aperture – dicevo – della Cancelliera tedesca per fronteggiare, con fermezza, i rigurgiti di odio razziale che rischiano di riaffacciarsi nel nostro continente diventano veramente fatti importantissimi. Occorre, quindi, dare risposte comuni efficaci anche per non mettere a rischio le maggiori conquiste del diritto europeo, in primis la libertà di circolazione nell'area Schengen. È questa l'Europa che vogliamo e non quella dei muri. Per questa ragione è importante che l'iniziativa avviata dall'Italia e dal nostro Governo in sede europea prosegua per ottenere tutti quegli obiettivi ambiziosi che ho ricordato.
Vengo ora alla parte che riguarda le priorità nelle politiche di coesione, che la Relazione programmatica contiene nel capitolo 3. Dico subito che mi preme sottolineare che vi è una relazione complementare tra politica di coesione, squilibri territoriali e sociali e governance economica e che sul tema sociale l'Europa, nel suo complesso, ha bisogno di fare un salto di qualità per lasciarsi alle spalle la crisi più profonda della storia dell'Unione europea. Occorre fare un balzo in avanti per rimettere in cima all'agenda grandi questioni: una nuova e rafforzata governance delle istituzioni dell'Unione europea e un nuovo e più ampio programma di investimenti, una maggiore flessibilità finalizzata alla crescita economica e alla creazione di nuovi posti di lavoro. Occorre varare, secondo me, misure di stimolo immediato della ripresa economica e occorre farlo, introducendo golden rule sugli investimenti, procedendo all'accelerazione del piano Juncker per l'utilizzo delle risorse per investimenti, per una crescita in favore delle infrastrutture...

PRESIDENTE. Concluda deputata, per favore !

MARIA IACONO. ...soprattutto per il Sud. Occorre, inoltre, ribadire – e concludo – che il Fondo europeo per gli investimenti deve essere destinato a progetti in settori ad alto potenziale di crescita; chiedere con più forza all'Europa di scomputare dai vincoli del Patto di stabilità le spese per gli interventi finanziati con i fondi comunitari; infine, lavorare perché l'Unione europea possa emettere titoli per sostenere programmi di modernizzazione del sistema produttivo.
Dico, infine, che i dati tremendi e impietosi che il rapporto Svimez ci ha consegnato...

PRESIDENTE. Deve concludere, deputata.

MARIA IACONO. ...ci portano, come Italia, a considerare il fatto che, nel sottolineare come nel periodo di crisi le regioni del Sud hanno risentito, in maniera maggiore del resto del Paese, della forte riduzione della domanda interna...

PRESIDENTE. La ringrazio.

MARIA IACONO. ...e del calo della competitività sul mercato nazionale, possa alla fine portare ad un utilizzo efficiente delle risorse europee a beneficio...

PRESIDENTE. Grazie.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

(Annunzio di risoluzioni – Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A)

PRESIDENTE. Avverto che sono state presentate le risoluzioni Rosato, Lupi, Mazziotti Di Celso, Dellai e Pisicchio n. 6-00155, Scotto, Brignone, Civati, Fassina, Pag. 41Pastorino, Andrea Maestri ed altri n. 6-00156, Battelli ed altri n. 6-00157, Brunetta ed altri n. 6-00158 e Pili n. 6-00159, (Vedi l'allegato A – Risoluzioni) che sono in distribuzione.

(Replica e parere del Governo – Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, sottosegretario Gozi, al quale chiedo di esprimere anche il parere sulle risoluzioni presentate. Prego, sottosegretario Gozi.

SANDRO GOZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Grazie, Presidente. Qualche minuto per rispondere ad alcuni dei principali punti che sono emersi e poi per esprimere il parere sulle risoluzioni.
Uno dei fili rossi del vostro dibattito è stato quanto l'Italia abbia inciso o non abbia inciso sulle priorità di politica europea. Qui, semplicemente, rimando al dibattito che abbiamo svolto un anno fa: guardate quelle che erano le priorità di politica europea del semestre, guardate le parole chiave, le priorità e i grandi obiettivi politici che noi, all'inizio della nuova legislatura europea, indicavamo e proponevamo all'Europa e guardate oggi qual è il programma legislativo della Commissione. Credo che un primo importante passo sia stato certamente fatto: eravamo i soli a parlare di crescita, flessibilità e investimenti.
La parola «investimenti» era una parola vietata a Bruxelles solo un anno e mezzo fa, la Commissione Barroso l'aveva eliminata dal suo vocabolario; anche traducendo con Google nel linguaggio della Commissione europea, la parola «investimenti» non veniva fuori. Oggi vi è un piano di investimenti, oggi vi è un impegno a sviluppare una nuova politica di investimenti, oggi vi è un'applicazione più intelligente delle regole di un Patto che, se applicato in maniera rigida, è stupido, e noi abbiamo sempre detto che applicare in maniera rigida delle regole del Patto di stabilità e crescita, senza tenere conto della nuova situazione che è emersa dopo la crisi economica, era stupido.
E continuiamo a dire che quella applicazione rigida sarebbe stupida. Oggi abbiamo delle regole di flessibilità che applicano in maniera più intelligente le norme economiche comuni, e non è una proiezione verso il futuro. Abbiamo già avuto un margine di circa 6 miliardi e mezzo di flessibilità lo scorso anno e dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione. Rimando, su questo, anche al dibattito che abbiamo avuto sulla governance economica in quest'Aula prima della pausa.
Era vietato parlare di Mediterraneo come frontiera comune dell'Unione europea. Il Mediterraneo, un anno e mezzo fa, era un problema dell'Italia e solo dell'Italia. Le questioni migratorie nel Mediterraneo erano un problema dell'Italia e solo dell'Italia. L'Italia era l'unico Paese a farsi carico dei pattugliamenti, della sorveglianza e degli interventi umanitari nel Mediterraneo (leggasi Mare Nostrum). Oggi il Mediterraneo è considerato, come del resto anche le frontiere balcaniche – e noi siamo d'accordo sul considerare anche le frontiere balcaniche –, una frontiera comune europea, che richiede un impegno di tutta l'Europa, e abbiamo oggi 29 Paesi, alcuni anche non dell'Unione europea, che lavorano per fare il lavoro di sorveglianza nel Mediterraneo.
Questo è un altro passo in davanti. Certamente, anche da questo punto di vista, vogliamo fare molto di più. Venivamo considerati come assolutamente velleitari quando dicevamo che si doveva superare il regolamento di Dublino: oggi sembra diventato un mantra nei dibattiti parlamentari europei e nei vari Stati membri. E la Commissione europea, usando le nostre parole nell'Agenda europea sulla migrazione, dichiara chiaramente e giustamente che il regolamento di Dublino, anni Novanta, è del tutto inadeguato ad affrontare le nuove sfide che dobbiamo affrontare oggi e domani.
Quindi, credo che dobbiamo lavorare insieme per abbattere questo muro di Pag. 42Dublino, e diciamo che qualche buco ormai l'abbiamo già fatto, evitando invece che, a causa di un atteggiamento assolutamente illusorio di ritorno dei confini nazionali e di ritorno dei muri, l'Europa di nuovo venga divisa da un nuovo Muro di Berlino, da una nuova divisione tra Ovest ed Est. Certamente credo che dobbiamo lottare contro coloro che in Europa propongono il ritorno a vecchi steccati nazionali, a vecchi confini, perché vi è solo un piccolo problema ad invocare le vecchie soluzioni del bel mondo antico: le vecchie soluzioni del bel mondo antico non servono a risolvere neppure mezzo problema del complesso mondo moderno. È questa la motivazione di fondo che ha spinto la Commissione europea a riprendere le nostre istanze, le istanze di altri Paesi, a fare quel primo passo, che è veramente un passo importante, nel superamento del sistema di Dublino.
L'altro filo rosso nel dibattito è la parola «umanità». Io credo che su questo aspetto dobbiamo essere molto chiari, maggioranza e opposizione. Non possiamo, come europei, come italiani, essere, giustamente, scioccati quando vediamo l'immagine di un bambino di tre anni morto sulle spiagge della Turchia, giustamente scioccati e indignati quando vi sono dei nazisti islamici che tagliano le teste ai loro genitori, per poi essere, allo stesso tempo, infastiditi quando altri genitori, altri bambini, ci chiedono di aiutarli a non subire la stessa sorte, a non morire a tre anni sulle spiagge turche, a non farsi tagliare la testa dai nazisti islamici. Questo è il punto chiave sulla questione dei rifugiati politici ed è questo il grande punto di svolta su cui dobbiamo lavorare, insieme alla Commissione europea, alla Germania, agli altri Paesi, per creare quel grande consenso che, in Europa, oggi, è finalmente possibile per fare il passo in avanti necessario, per superare Dublino, per costruire un vero sistema di asilo, per avere un'Europa che sia all'altezza della sua storia e delle sfide che deve affrontare.
Per questo anch'io voglio ringraziare, a nome del Governo, la Presidente della Camera, per aver organizzato questa prima sessione europea. Presidente, chi ha lavorato in quest'Aula, nella passata legislatura, sulle questioni di politica europea, la sessione europea la chiede da anni. Quindi, certamente, siamo soddisfatti. Oggi è stata molto focalizzata, per motivi ovvi, sulla politica estera, però la politica europea non è politica estera. La politica estera è una parte importantissima da sviluppare e da rafforzare – lo avete detto in vari – della politica dell'Unione europea, ma la politica europea ormai ha una sua specificità e io spero che, nella prossima sessione europea, si potrà affrontare, con ancora più forza, gli aspetti che giustamente avete evocato e che sono fondamentali. Noi siamo convinti che occorra riformare in profondità l'Unione europea. Noi siamo convinti che occorra rivedere i Trattati. Noi siamo convinti che occorra certamente fare il massimo che possiamo fare con i Trattati esistenti, ma che possiamo fare la differenza solo avviando una nuova revisione dei Trattati che, a nostro modo di vedere, dovrebbe essere avviata il prima possibile, non rinviando al 2017, od oltre, come fa il Rapporto dei 5 Presidenti, che certamente ha delle indicazione utili, ma che ha avuto un invecchiamento precoce. Direi che il Rapporto dei 5 Presidenti ha avuto un invecchiamento precoce dalla crisi greca. Certamente, alla luce delle sfide politiche ed economiche che l'ultimo negoziato con la Grecia e l'ultima crisi greca pongono al nostro Paese, all'Europa, quelle proposte contenute nel Rapporto dei 5 Presidenti sono dei passi in avanti, ma dobbiamo fare molto di più per arrivare ad una vera unione economica, per arrivare ad una vera unione politica. È questo il senso delle proposte che l'Italia ha avanzato, che aveva fatto già a giugno con il Documento sulla nuova governance dell'euro presentata dal Presidente del Consiglio in un'iniziativa congiunta con il mio collega francese, proprio volta a rafforzare la dimensione politica, l'unione politica attorno alla zona euro. Ed è questa la direzione in cui l'Italia continuerà a lavorare in stretto contatto certamente con questo Parlamento, certamente con i Parlamenti nazionali e con il Pag. 43Parlamento europeo. Noi abbiamo, sin dall'inizio di questo Governo, avviato un rapporto molto forte con il Parlamento europeo, molto forte con la Commissione affari costituzionali di quel Parlamento. Il Rapporto su cui Guy Verhofstadt si sta lavorando sul futuro dell'Unione europea pone i temi di Unione che noi vogliamo e auspichiamo, pone i temi che abbiamo posto e che poniamo oggi in termini di unione federale e di Stati uniti d'Europa e, certamente, è un obiettivo su cui dobbiamo lavorare in cooperazione con i Governi che fanno una netta scelta federale e una netta scelta per un'Europa più politica e democratica e con i Parlamenti, a partire da quello europeo, che si impegnano nella stessa direzione.
Proprio in quest'ottica di stretta cooperazione certamente ci impegneremo – lo dico alla relatrice Berlinghieri che ringrazio – per rendere ancora più evidente e più esplicito il modo in cui il Governo ha dato attuazione agli indirizzi parlamentari e intende continuare ovviamente a dare attuazione agli indirizzi e agli orientamenti parlamentari.
Ma, proprio alla luce della necessità di lavorare per una vera Europa politica noi dobbiamo lavorare per un'Europa che sia più grande con le grandi questioni. Sono le grandi questioni dell'immigrazione, le grandi questioni della politica estera, le grandi questioni della crescita, le grandi questioni della sfida digitale e della sfida del futuro, le grandi questioni di un futuro energetico europeo. Dobbiamo lavorare per un'Europa più piccola con le cose piccole. La lotta contro la burocrazia europea in «bruxellese» è tradotta better regulation, ma vuol dire meno burocrazia in Europa.
Un'Europa più efficiente sulle questioni su cui veramente l'Europa deve intervenire e che lasci molti più margini agli Stati, alle regioni e alla società civile per lavorare nelle questioni su cui non c’è bisogno di un intervento europeo, è l'Europa che vogliamo, è l'Europa su cui si è impegnata la Commissione europea e su cui sta lavorando il Vicepresidente Timmermans. Su questo ho colto degli elementi di auspicio per andare in questa direzione anche dalle opposizioni. Credo che anche con le opposizioni dobbiamo lavorare in questa direzione.
Un ultimo punto, Presidente, specifico, ma che emerge regolarmente nel dibattito e a cui credo occorra dare una risposta, è sull'accesso e sulla trasparenza del negoziato transatlantico. Noi siamo convinti che il negoziato TTIP debba essere più trasparente. Bisogna aumentare l'accesso alle informazioni, bisogna aumentare la trasparenza di un negoziato che noi riteniamo fondamentale, ma che riteniamo vada accompagnato con una maggiore informazione e un maggiore accesso all'informazione.
Abbiamo fatto un primo passo durante il nostro semestre, siamo stati noi a rendere pubblici gli orientamenti e le direttive negoziali e vogliamo proseguire in questa direzione. È una competenza esclusiva della Commissione europea. Non dipende dal Governo italiano decidere se rendere pubblici o meno questi e quegli altri atti. È una competenza che fa capo unicamente alla Commissione europea. Noi abbiamo chiesto e continueremo a chiedere e continueremo a farci carico di dare seguito alle richieste che sono venute sia dalla maggioranza che dall'opposizione in questa direzione.
Da ultimo, Presidente, questo momento di sessione europea è un altro pezzo importante di attuazione della legge n. 234 del 2012. L'ha citata il collega Gianluca Pini. Il Governo italiano, il Governo Renzi, sta attuando pienamente la legge n. 234 del 2012. Se voi guardate lo stato di attuazione di un anno e mezzo fa e guardate lo stato di attuazione oggi, possiamo dire che grandi passi in avanti sono stati fatti. Oggi uno ancora più importante, perché credo che rendere regolare un dibattito ampio, importante, sulla attualità e sui grandi obiettivi di politica europea, Presidente, faccia bene all'Europa, ma faccia ancora meglio alla politica europea e all'Italia. Devo però adesso dare i pareri ?

PRESIDENTE. Sì, sottosegretario Gozi, dovrebbe esprimere i pareri. Io la ringrazio Pag. 44per avere risposto con puntualità alle obiezioni che sono emerse nel dibattito. Adesso, magari, se mi dà i pareri, poi procediamo.

SANDRO GOZI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo esprime parere favorevole sulla risoluzione Rosato, Lupi, Mazziotti Di Celso, Dellai e Pisicchio n. 6-00155.
Per quanto riguarda la risoluzione Scotto, Brignone, Civati, Fassina e Pastorino ed altri n. 6-00156, il Governo esprime parere contrario sulle premesse; il parere è, invece, favorevole sugli impegni, a condizione che siano riformulati come segue.
Eliminare il capoverso «a impegnarsi nelle sedi istituzionali dell'Unione europea...» e via dicendo. Questo capoverso verrebbe eliminato.
Eliminare, a pagina 17, il capoverso «a farsi promotore di una Conferenza europea...» e via dicendo.
In fondo a pagina 17, al capoverso «a proporre un Green New Deal continentale...», sostituire le parole «a proporre...» con le seguenti: «a valutare iniziative per favorire...».
A pagina 18, fra i capoversi in relazione all'Unione dell'energia, eliminare il capoverso «a farsi promotore affinché l'Unione europea riveda i target..» ed eliminare anche il capoverso successivo.
Per quanto riguarda il negoziato TTIP, eliminare il primo capoverso e nella seconda parte in cui si dice «ed, in ogni caso, qualora prevalesse la scelta di proseguire il negoziato» aggiungere le parole: «valutare le iniziative opportune volte...» e via dicendo.
Sul punto c), la riformulazione è la seguente: «ad evitare che la soppressione delle barriere non tariffarie si traduca in un deterioramento degli» e poi continuerebbe da: «standard che l'Europa nel corso della sua formazione s’è data in materia ambientale».
Sul punto d), la riformulazione è la seguente: «a incoraggiare la Commissione europea a effettuare studi di impatto».
Sul paragrafo relativo alle politiche migratorie, il secondo impegno diventa: «a favorire le iniziative mirate a un piano di reinserimento in Europa»; il successivo: «a proseguire nell'impegno a dare effettiva attuazione ai divieti di respingimento delle persone». Eliminare, inoltre, il paragrafo successivo, ossia «a concedere con effetto immediato permessi» e il penultimo impegno, e trasformare l'ultimo impegno nel modo seguente: «a proseguire il rafforzamento del sistema SPRAR per rafforzare il sistema d'asilo nazionale». Se queste riformulazioni sono accolte, Presidente, il parere è favorevole.
Il Governo esprime parere contrario sulla risoluzione Battelli ed altri n. 6-00157. Il Governo esprime parere contrario sulle premesse della risoluzione Brunetta ed altri n. 6-00158, mentre esprime parere favorevole sugli impegni della stessa risoluzione, a condizione che siano così riformulati: a pagina 34, il terzo paragrafo: «a favorire in tutti i Paesi dell'Eurozona dei partenariati tra i singoli Stati». Questo, quindi, sostituirebbe la frase: «a determinare l'implementazione simultanea dei cosiddetti «contractual agreements». Nel paragrafo successivo, eliminare la frase: «attraverso lo strumento dei citati «contractual agreements». A pagina 35, eliminare: «a riconsiderare la posizione dell'Italia» e sostituire con: «a ridiscutere, in parallelo con la piena attuazione degli accordi di Minsk, le sanzioni comminate alla Federazione russa». Il terzo paragrafo relativo all'intervento militare andrebbe eliminato, così come andrebbe eliminato, a pagina 37, l'impegno della lettera f) di nuovo relativo all'intervento militare per le ragioni esposte dal Ministro Gentiloni nel suo intervento introduttivo.
Infine, il Governo esprime parere contrario sulla risoluzione Pili n. 6-00159. Noi stiamo lavorando, collega Pili, per risolvere varie questioni legate all'insularità e varie questioni legate anche alla Sardegna e anche oggi stiamo lavorando su questo in incontri, nel caso specifico, Pag. 45con la commissaria europea Vestager, ma attraverso delle vie diverse da quella che lei propone nella risoluzione.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 12,35).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di cinque e venti minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Si riprende la discussione.

(Dichiarazioni di voto – Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Sberna. Ne ha facoltà.

MARIO SBERNA. Grazie signora Presidente, onorevoli colleghi, nel ringraziare vivamente la signora Presidente Laura Boldrini per aver voluto questo alto momento di dibattito sul buon futuro dell'Europa ed i colleghi che hanno animato la discussione odierna, il gruppo Per l'Italia – Centro Democratico ritiene che i documenti programmatici presentati siano particolarmente importanti, perché aprono appunto uno sguardo al domani dell'Europa, ponendo al centro i cittadini, cioè la persona umana.
I problemi che deve affrontare l'Europa sono molteplici, come è molteplice la visione, la storia, la struttura di ogni Paese membro, e molteplici sono i popoli che abitano il nostro continente. Siamo abituati a pensare all'Europa come un tutt'uno, ma questo è il sogno, è il domani da raggiungere, non certo il presente. L'Europa piuttosto è un poliedro, dalle diverse facce. Questo richiede a tutti noi uno sforzo generoso verso l'unità nelle differenze, insieme ad una elevata capacità di fornire risposte adeguate e soprattutto condivise tra i diversi partner europei, al fine appunto di raggiungere quel sogno che chiamiamo Stati Uniti d'Europa.
La gestione degli elevati numeri di profughi in fuga da terribili tragedie che quotidianamente approdano o cercano disperatamente di approdare a quella che sognano essere una vita migliore, l'amplificazione di conflitti in molti Paesi vicini ai nostri confini, la diffusione del terrorismo, le difficoltà economiche originate da una crisi non ancora superata sono solo alcune delle questioni che esigono risposte adeguate, nel segno della solidarietà, dell'unità e, aggiungerei, della fraternità fra i popoli. Occorre fare proposte che siano realmente improntate al bene comune dell'Europa, il bene delle donne e degli uomini che la abitano e la vivono, che lottano e sperano. L'Europa dei sogni non c’è ancora, gli Stati Uniti d'Europa sono la meta, non l'oggi. C’è chi, nei nostri Paesi, continua a pensare a quel sogno come ad un incubo e auspica la sfarinatura, l’exit, l'individualismo, l'egoismo, la chiusura, i muri. Ma non si può continuare a sottolineare questioni di ristretto interesse nazionale se non addirittura partitico, come una certa politica chiassosa, urlata ed egoista fa quotidianamente: ciò porterebbe indietro l'orologio della storia di un secolo, col tragico seguito di dolore, guerre, distruzioni, malvagità.
Lo sforzo di comprensione, integrazione, condivisione, comunione, solidarietà deve essere allora messo in campo da tutti gli uomini e le donne europei di buona volontà, nella certezza che solo un'Europa unita, solidale, fraterna può donare pace, prosperità, speranza, futuro.
È dunque apprezzabile che la Commissione Juncker abbia individuato le priorità definite nel Programma di lavoro della Commissione per il 2015 «Un nuovo inizio», definendo anche l'obiettivo di dare risposte concrete ai cittadini europei.
Sono certamente necessarie misure che risolvano le urgenze, ma è ugualmente necessario porsi delle mete di lungo periodo che impediscano la perdita di Pag. 46quanto finora costruito, che sappiano guardare avanti e guardare bene, per il bene. Tra le dieci priorità individuate, ne sottolineiamo due: la crescita e l'occupazione e la gestione dei flussi migratori.
La crisi esplosa nel 2008 ha accentuato i divari di crescita interni all'Unione europea aumentando le sperequazioni e la disoccupazione: le strategie messe in campo devono essere potenziate, sostenendo in modo particolare la ricerca e l'innovazione, oltre che la formazione. È importante riavviare la discussione sulle prospettive del processo di integrazione anche attraverso il potenziamento degli strumenti di coordinamento negli indirizzi di politica economica.
L'Italia ha già espresso la necessità di un dibattito sul futuro della governance economica europea; riteniamo necessario che essa continui a dare contributi significativi al riguardo. Come suggerisce, con la solita appassionata e speciale competenza, l'ex Ministro Enzo Moavero, l'Italia potrebbe tornare protagonista della nuova Europa unita rilanciando la discussione attraverso l'introduzione di un bilancio indipendente per l'Eurozona che compensi le asimmetrie tra gli Stati e incentivi riforme strutturali e investimenti che creino posti di lavoro, finanziato da entrate autonome che sostituiscano tributi nazionali simili; la facoltà di emettere titoli europei di debito pubblico per raccogliere finanziamenti e riducendo l'analoga necessità dei vari Paesi, a sollievo dei loro oberati conti e relativi interessi da pagare; l'istituzione di un Ministro europeo con competenze fiscali, di tesoreria e di spesa, che dialoghi con i Governi nazionali e con la BCE, rispondendo a rappresentanti democraticamente eletti dai cittadini, cioè i deputati europei dell'Eurozona; un sistema di accordi contrattuali che prevedano incentivi ad ogni Stato che vara le riforme richieste dalle annuali raccomandazioni del Consiglio europeo; una politica di stimolo degli investimenti favorevoli all'occupazione che potenzi il piano Juncker, innovi gli interventi della BEI, estenda l'uso del project bond, valorizzi al meglio le potenzialità di un bilancio dell'Eurozona. Proposte improntate al comune interesse europeo, che non badino più al tornaconto parziale o al massimo al tornaconto nazionale; proposte che abbandonano il perenne oscillare tra populismo e interesse elettoralistico, tra massimalismo ed egoismi che ha caratterizzato e caratterizza la voce di non pochi leader politici italiani. Pensare insieme, decidere insieme, fare insieme: uscendo dal proprio ombelico quasi fosse l'ombelico del mondo e guardare al sogno come ad una meta possibile, giusta, buona, capace di dare vita e speranza al domani dell'Europa.
La seconda priorità che vogliamo sottolineare è quella dell'immigrazione, un fenomeno enorme e complesso, capace di cambiare il volto di qualunque società. Notevoli sono le implicazioni economiche, sociali, culturali, anche di ordine pubblico e convivenza. Se in meglio o in peggio, sta a noi deciderlo. Può essere un'opportunità (basti pensare che in ottanta anni l'Europa, causa inverno demografico dovuto anche all'assenza di politiche familiari e di sostegno alla maternità, perderà 100 milioni di persone), o può essere un incubo, come i profeti di sventura insistono a dire. Ma noi, non i profeti di sventura, decidiamo oggi cosa sarà il domani; noi, non altri, non il destino, il fato, la casualità: noi decidiamo. Problemi e benefici che porta con sé il fenomeno migratorio non sono certo un dato fisso e inevitabile, ma sono proprio il risultato della nostra capacità, nostra di legislatori, di gestirlo. Ogni discussione su questo tema, tuttavia, non può essere caratterizzata da semplice e fredda comparazione di costi e benefici.
Non bisogna infatti mai dimenticare che il «fenomeno» immigrazione è fatto dagli immigrati: uomini, donne e bambini in carne ed ossa, con le loro storie, le loro tragedie, le loro speranze, le loro paure e debolezze, i loro vincoli familiari. Sono persone, sono umanità. Non bisogna dimenticare che esiste un dovere morale, di solidarietà umana, iscritto nel DNA dell'uomo, che è quello di aiutare e accogliere le persone in condizione di bisogno.
In uno dei testi più antichi dell'umanità, il libro più stampato al mondo da Pag. 47sempre, la Sacra Bibbia, parola di Dio per chi crede e comunque incomparabile testo di antropologia per chi non crede, si sottolinea in moltissime pericopi come il soccorso alla vedova, all'orfano e allo straniero sia proprio dell'umanità. Fin da allora si dice che lo straniero è popolo, è umanità, è fratello e sorella, a maggior ragione se è in fuga dalla guerra.
La gestione dei flussi migratori esige, dunque, un approccio pienamente umano, che non significa – anzi, è proprio il contrario – dimenticare il contrasto che deve essere durissimo ai trafficanti di esseri umani, vera e propria peste del terzo millennio, che distrugge e umilia l'umanità stessa. Contrastare gli schiavisti è dovere morale primario, proprio perché da essi nasce violenza, sfruttamento, morte. La relazione del Governo che insiste sul contrasto all'immigrazione clandestina è sicuramente una posizione da sostenere, perché la dimensione di umanità può essere calpestata e offesa, se l'immigrazione è incoraggiata senza gestione e controllo.
Concludo, ribadendo la convinzione del nostro gruppo a sostenere, qui, ora e sempre, il sogno Europa, sogno nel quale tanti Stati una volta nemici hanno, alla fine, deciso di collaborare insieme per il bene comune. In questo continente è nata con il tempo una comunità europea, una moneta unica, una banca centrale, con regole e istituzioni accettate e firmate da tutti. L'Italia deve, quale Paese fondatore, rilanciare il processo di integrazione e contrastare ogni tentativo di distruggere quanto finora costruito.
Distruggere l'Europa sarebbe oggi un salto nel vuoto e potrebbe anche significare sviluppare guerre, magari non combattute solo con armi a fuoco, ma anche con crisi finanziarie, chiusure, muri. Guerre capaci di mettere in ginocchio interi Paesi, lasciando grandi porzioni di persone senza cibo, senza speranza e senza futuro. Cogliamo, dunque, le opportunità che i documenti programmatici al nostro esame contengono e continuiamo la riflessione e la discussione al fine di contribuire anche noi, rappresentanti del popolo italiano, a costruire il sogno Europa. Per questo, a nome del gruppo Per l'Italia-Centro Democratico, esprimo il voto favorevole sulla risoluzione accolta dal Governo (Applausi dei deputati del gruppo Per l'Italia - Centro Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Gianluca Pini. Ne ha facoltà.

GIANLUCA PINI. Grazie Presidente, richiamando già le motivazioni espresse durante la discussione sulle linee generali noi chiaramente voteremo contro quella che è la risoluzione di maggioranza. Lo ripeto, ciò non solo, comunque sia, per i motivi già illustrati in quest'Aula, ma, in parte, anche per contrastare quella che è una visione troppo ottimistica del futuro dell'Unione europea e del lavoro della Commissione che il collega Gozi ha illustrato nella sua replica. Ciò al netto dell'impegno indiscutibile che lo stesso Gozi ci mette nello svolgere il suo compito pur con l’handicap che si ricordava prima di non avere il ruolo di Ministro, ma semplicemente di sottosegretario e che, in qualche modo, dimostra la subalternità volontaria da parte del Governo Renzi rispetto agli altri Stati membri in fase di discussione interna al Consiglio, al Parlamento ed evidentemente anche all'interno della Commissione.
Sono emersi anche altri elementi che ci obbligano, in qualche modo, a dare un parere contrario a quella risoluzione e anche a tutte le altre, ad eccezione di quella del collega Pili sulla quale, invece, voteremo favorevolmente. La nostra è una motivazione contingente, legata al momento storico che si sta vivendo, proprio all'origine di una parte dei flussi migratori dei veri profughi cioè quelli che provengono dalla zona della Siria, ovvero il tentativo di far finta che la Turchia sia estranea al rafforzamento dello Stato islamico e quindi al disgregamento, alla fin fine, degli Stati della Siria e dell'Iraq.
Sappiamo per certo che in qualche modo c’è un coinvolgimento di una parte della Turchia in questo conflitto e nel Pag. 48rafforzamento dello Stato islamico, ma nonostante ciò questa maggioranza, e non solo questa maggioranza, anche altre formazioni politiche che non ne fanno parte, insistono nel chiedere una valutazione positiva dell'adesione della Turchia all'Unione europea, una follia totale dal punto di vista politico, geopolitico e storico.
Quindi, è un'ulteriore motivazione che rafforza il nostro convincimento che non solo questo documento è un esercizio di ipocrisia assolutamente inutile, volto a mascherare l'inconsistenza e l'irrilevanza della Repubblica italiana e del Governo italiano sullo scacchiere europeo. Avremmo voluto avere un atteggiamento diverso, costruttivo e collaborativo, qualora all'analisi dei problemi fossero state elencate delle soluzioni effettivamente percorribili, non un libro dei sogni. Ma questo non è avvenuto ed è un peccato, perché solitamente nella storia le condizioni e le situazioni di crisi come quelle che si stanno vivendo, non solo da un punto di vista economico, ma anche da un punto di vista sociale, legato anche a questa emergenza, che non è più un'emergenza ma qualcosa di strutturale, di questi flussi migratori enormi, di solito nascono delle occasioni per un rilancio. Invece, qui da dei problemi nascono ulteriori problemi, perché continuamente si vuole far finta che non esistano o che siano molto più limitati rispetto a quella che è la portata reale.
Quindi, per questi motivi – non mi dilungo oltre –, noi voteremo contro tutte le risoluzioni presentate, compresa quella dei colleghi di Forza Italia, anche perché non c’è piaciuto per niente l'intervento nella discussione generale svolto dal collega Occhiuto e noi, quando parliamo dei problemi della clandestinità, non parliamo con senso xenofobo e razzista, come qualcuno ha voluto far credere, ma parliamo la stessa lingua che parla la gente comune, che evidentemente qui qualcuno dimentica che è la prima a subire pesantemente gli effetti devastanti di una immigrazione incontrollata che questo Governo assolutamente non vuole gestire, se non nella parte degli interessi economici legati al loro mondo delle cooperative o della Caritas (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).
Chiudo ribadendo che voteremo favorevolmente solo alla risoluzione presentata dal collega Pili (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Mazziotti di Celso. Ne ha facoltà.

ANDREA MAZZIOTTI DI CELSO. Signor Presidente, signor sottosegretario, onorevoli colleghi, è abbastanza inevitabile che una discussione, come questa tenuta oggi, si concentri sul tema dell'immigrazione per quello che abbiamo visto, ma, come ha detto prima il sottosegretario, i temi oggetto della risoluzione e dei documenti che noi approviamo sono molto più ampi. Partono da quanto è stato richiamato, dalla necessità di riformare le istituzioni europee, dalla necessità di una maggiore democratizzazione, che in Italia all'interno del nostro Paese sicuramente è migliorata e negli ultimi anni, contrariamente a quello che è stato detto, questo tipo di incontri, quello che ha previsto la legge n. 234 è un percorso nuovo che prima non c'era: questa condivisione delle politiche europee in passato non c’è stata.
A livello europeo, però, è necessario questo tipo di sforzo e le crisi che abbiamo vissuto e di cui ha parlato anche prima il Ministro Gentiloni in questi ultimi anni su Libia, Siria e Ucraina, ci hanno fatto vedere come sicuramente manchi una coesione politica, una politica estera comune, una politica di difesa e di sicurezza. Per questo, quello che ha detto poco fa il sottosegretario sulla necessità di rafforzare l'unione politica è sicuramente vero.
Va detto anche che, per poter rafforzare l'unione politica, è necessario rafforzare le strutture anche dal punto di vista dell'Unione economica, perché quello che è accaduto in questi ultimi anni è il frutto Pag. 49non soltanto della mancanza di una politica economica e finanziaria più equilibrata e meno rigida, ma di una politica economica comune, perché, quando è partito l'euro, grande momento di unità, sono partite anche reazioni diverse da parte degli Stati e l'Unione europea non si è preoccupata sufficientemente di gestire le differenze allora, quando l'euro ha portato benefici enormi a una serie di Stati, a partire dal nostro.
E quindi c’è stato chi ne ha approfittato per crescere, chi ne ha approfittato per spendere, chi come noi non ha fatto niente e i benefici li ha buttati, e quando è esplosa la crisi finanziaria ci si è ritrovati con l'esplosione degli egoismi; perché è evidente che, nel momento in cui si tratta soltanto di pagare e non di trarre dei benefici, i Paesi che hanno speso meno, si sono indebitati di meno e sono più ricchi sono molto riluttanti a dare flessibilità ai tecnocrati europei.
Perché il richiamo continuo ai tecnocrati europei secondo me è un po’ falsato, nel senso che i tecnocrati europei e l'Unione europea, proprio per la mancanza di democratizzazione che abbiamo detto, sono spesso stati condizionati dai diversi Governi. Noi abbiamo vissuto una politica di egoismi: questa va superata in questo momento e, tra i passaggi della risoluzione, molto importanti sono tutti quelli che riguardano le politiche economiche coerenti dell'intera Unione europea, la parte fiscale (dove c’è stato un richiamo al fatto che ovviamente le imposte europee non dovrebbero andare a sommarsi alle imposte italiane o degli altri Paesi, ma questo credo che molti o quasi tutti, a partire dal Governo che vuole ridurre il carico fiscale, lo pensino). Una politica economica europea, tuttavia, che prescinda dalla sola politica finanziaria è la precondizione per poter arrivare anche ad un'Unione politica, perché quell'Unione politica, con differenze enormi dal punto di vista economico, è impensabile, e viceversa.
In questo ambito, però, è anche evidente che tutti gli Stati devono avere delle condizioni compatibili, coerenti da un punto di vista economico e finanziario. Ho sentito i vari interventi dei colleghi di SEL: è vero che oggi si impone alla Grecia una cura pesantissima e che forse le regole europee sono troppo strette in questo momento; ma è evidente che chi ha amministrato la Grecia in passato l'ha amministrata pensando di poter spendere all'infinito ed è altrettanto evidente che oggi è l'Europa che sta tenendo in piedi la Grecia. Quindi, dire che l'Europa oggi non serve è semplicemente falso: si può discutere delle regole, discutere dei parametri. Come ha detto prima il sottosegretario, i parametri vanno resi più flessibili e il Governo ci sta lavorando; ma tutti gli Stati devono avvicinarsi dal punto di vista economico e finanziario e in questo senso il nostro Governo e il nostro Paese devono continuare nelle riforme che lo avvicinano a una virtuosità che è necessaria per arrivare all'Unione politica e ancora prima economica.
Lo stesso argomento vale per il tema dell'immigrazione: noi abbiamo pensato per anni di poterlo gestire individualmente e ancora oggi c’è chi pensa che, chiudendo le frontiere o buttando a mare le persone, sia la soluzione.
La realtà è che, appena si è presentato l'equivalente della crisi finanziaria del 2008, e cioè una crisi geopolitica gigantesca sul tema migratorio, si è visto subito che una gestione individuale da parte dei Paesi non è possibile: l'Ungheria prima ha costruito i muri e adesso chiede aiuto; la Danimarca credo abbia già cambiato idea tra ieri ed oggi; Cameron ha detto una cosa e i suoi stessi cittadini l'hanno costretto a dirne un'altra. La Germania ha dato un esempio, facilitato evidentemente anche dalle sue condizioni di solidità del sistema; ma è evidente che, quando si presenta un problema, come quello che ha descritto il Ministro Gentiloni, di un calo demografico da una parte e di un'esplosione dall'altra di conflitti di questo tipo, singoli Paesi non possono gestire il sistema ed è positivo che siano stati ottenuti i risultati che sono stati richiamati prima dal rappresentante del Governo sia sulla Pag. 50necessità di rivedere Dublino, sia sulla nozione del confine unico del Mediterraneo e dei Balcani.
Ecco, questo tipo di politica unitaria, però, come sulla politica economica, presuppone poi una gestione interna; e qui, senza fare nessuna concessione alle argomentazioni, che io considero inaccettabili, che vengono spesso fatte da alcuni rappresentanti dell'opposizione, è chiaro che bisogna rafforzare il sistema di accoglienza, di rimpatrio dei clandestini, di gestione delle commissioni, di gestione giudiziaria. Perché l'Italia per noi dev'essere il migliore dei Paesi nell'attuazione della politica europea e oggi non possiamo dire sicuramente di esserlo. Parla anche chi questo sistema l'ha creato, spesso contestando, chi ha fatto Trattati che magari potevano funzionare. Io non sono di quelli che dice: è colpa della Lega perché era al Governo quando è stato fatto Dublino; non è questo ! Ma quanto meno non accusare gli altri di non saper gestire un sistema che è stato creato in un momento differente, che andrà modificato, ma i Trattati non si modificano da soli. Si possono denunciare e trovarsi da soli a gestire il problema o si possono rinegoziare convincendo i partner che quel Trattato oramai è superato, va rivisto e che serve una politica europea.
Quindi, noi pensiamo che la risoluzione copra in modo corretto la necessità di politiche unitarie, pensiamo che allo stesso modo sia necessario continuare, da un lato, sul piano delle riforme interne dal punto di vista economico e, dall'altro, con un intervento ancora più efficace nel rafforzare tutto il sistema di gestione dell'immigrazione da parte nostra in un contesto europeo.
Pensiamo che il Governo abbia ottenuto dei risultati. Capisco che c’è chi è abituato soltanto a basare le proprie valutazioni su ciò che si vede in televisione o su Internet. Il dato di fatto è quello che è stato raccontato poco fa: sia durante il semestre di Presidenza europea italiana sia in questi ultimi mesi le politiche dell'Unione europea stanno andando nella direzione che il Governo italiano aveva indicato. Piaccia o meno, le valutazioni le persone serie le fanno sui fatti, per questo motivo Scelta Civica per l'Italia voterà a favore della relazione di maggioranza e, coerentemente, seguirà il parere del Governo su tutte le altre (Applausi dei deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO. Grazie, Presidente. Dobbiamo valorizzare molto questo appuntamento. È un'occasione utile e unica nella storia del Parlamento quella di poter dedicare una sessione alle politiche dell'Unione europea, al ruolo e alla funzione che il nostro Paese deve avere in quel contesto.
Dobbiamo sfruttarla anche per dirci delle verità, perché altrimenti rischiamo di riprodurre una messa cantata, un'operazione puramente retorica, che non serve né al Governo né al Parlamento per fare quello scatto necessario, fondamentale per salvare l'Unione europea. Non lo dico solo io, lo ha detto più autorevolmente di me Romano Prodi: i rischi di disintegrazione dell'Eurozona sono sotto gli occhi di tutti, lo sono perché la costruzione dell'impalcatura politica dell'Unione europea ha subito troppe battute di arresto, troppi ritardi e, a differenza di una fase iniziale positiva a metà degli anni Novanta, ha avuto una torsione intergovernativa che ne ha tarpato le ali e ha impedito di poter andare nella direzione giusta, quella di una integrazione politica e democratica maggiore. Dall'altro, perché l'Europa parla una sola lingua, la lingua dell'austerità, la lingua dell'ossessione del debito, la lingua dei tagli e della liberalizzazione.
Io la dico così, l'intervento di Erasmo Palazzotto, che mi ha preceduto, ha citato l'utopia di Ventotene, un'utopia concreta, l'unica grande narrazione che all'indomani dell'Ottantanove è rimasta in piedi. Quell'utopia è quella degli Stati Uniti d'Europa, ma gli Stati Uniti d'Europa rischiano di essere un esercizio puramente retorico, se non facciamo come fecero gli Stati Uniti Pag. 51d'America quando decisero di fondare lo Stato federale. Lo Stato federale non lo ha fondato Washington, lo ha fondato Hamilton, compiendo tre operazioni: una banca centrale prestatrice di ultima istanza, un bilancio federale unico e la federalizzazione del debito. O c’è questo oppure sono chiacchiere !
Questo è necessario perché, di fronte al rischio di una disintegrazione dell'Eurozona, bisogna fare soprattutto un'operazione. Ho apprezzato lo sforzo che ha fatto il sottosegretario Gozi rispetto alle istanze che abbiamo portato avanti, anche se non capisco perché il Governo italiano non si metta in prima fila per sostenerle: la Conferenza europea sul debito, come fu fatto nel 1953 all'indomani della Seconda guerra mondiale, soprattutto per quei Paesi del Mezzogiorno d'Europa che hanno un debito pubblico insostenibile e che le politiche di austerità, che in questi anni hanno caratterizzato l'Eurozona hanno contribuito a far aumentare.
Lo dico con amicizia al presidente Mazziotti Di Celso: capisco che è facile picchiare duro sulla Grecia e sul Governo Tsipras, ma lei mi deve spiegare, onorevole Mazziotti Di Celso, come sia possibile che gli anni dei Governi conservatori in Grecia abbiano portato dall'inizio della crisi ad oggi il debito pubblico dal 100 per cento al 170 per cento, lo deve spiegare ! Quelli che hanno sprecato il denaro pubblico in Grecia sono gli amici vostri, quelli che avete sostenuto e quelli che hanno segnato nel corso degli ultimi anni quella politica (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).
E poi occorre uno sforzo verso una revisione dei trattati, la revisione dei trattati passa attraverso scelte chiare. Noi abbiamo fatto una scelta, che si chiama Fiscal compact, e abbiamo fatto una scelta, quella di introdurre in Costituzione il pareggio di bilancio. Guardate, al di là del fatto che ogni anno – e capiterà anche quest'anno – assistiamo alla pantomima di un Governo che propone lo slittamento continuo del pareggio di bilancio all'anno successivo – e questo va bene –, bisognerebbe avere però anche il pudore di porre la questione: siamo in fase di revisione costituzionale, signora Presidente, è mai possibile che un Paese come l'Italia scelga di mettere il keynesismo fuori dalla Costituzione, cioè l'idea che, quando c’è una fase di deflazione e di alta disoccupazione, si possono fare politiche pubbliche espansive per far crescere la domanda ? Sta qui il nodo: o risolviamo questi nodi o il rischio è che non ce la facciamo.
Abbiamo visto però anche un'altra Europa in questi giorni; abbiamo visto un'Europa che dopo mesi di ignavia, mesi di difficoltà a parlarsi, mesi in cui la logica intergovernativa ha prevalso, oggi sembra reagire di fronte al dramma delle guerre, al dramma gigantesco della fuga di milioni di profughi da terre maledette, dove prevalgono le dittature e prevale il terrorismo dell'ISIS.
Io la dico così: il primo intervento che dovrebbe fare un'Europa nuova è quello di porsi una domanda e di essere conseguente. È valsa la pena riempire il Medio Oriente di armi, scommettere sull'industria di esportazione degli armamenti nel momento in cui abbiamo sostenuto, attraverso queste politiche, direttamente o indirettamente, le grandi dittature o quelle insorgenze che poi sono finite nel fondamentalismo e nell'integralismo islamico ?
Forse la prima battaglia da fare sarebbe disarmare il Medio Oriente, non un altro intervento (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Abbiamo apprezzato le parole del Ministro Gentiloni di presa di distanza rispetto a nuovi impeti interventisti che popolano alcune Cancellerie europee, ma bisogna fare di più. Bisogna fare un investimento che significa maggiori risorse sulla cooperazione allo sviluppo e una politica europea dell'accoglienza radicalmente diversa, che significa sospensione di «Dublino III», significa diritto d'asilo europeo, significa corridoi umanitari, significa una politica per il Mediterraneo.
Una delle cose che forse dovremmo tirare fuori dal solaio di casa è la proposta che Emma Bonino lanciò due anni fa di un Commissariato al Mediterraneo. Forse Pag. 52questo è più utile di tante chiacchiere e di tante scelte sbagliate che sono state fatte nel corso degli ultimi mesi.
Ma non possiamo accontentarci, non possiamo contemplare la Germania e dire quanto è stata brava o illuminata la Merkel.
È vero – lo dicevano alcuni colleghi – ci sono interessi forti sul piano demografico, c’è il tema di alimentare un mercato interno, c’è il tema anche di integrare un ceto medio siriano che scappa, però ci sono altre questioni che riguardano il destino – l'ha detto il Ministro Gentiloni – di un continente che invecchia e, quando invecchia, rischiano di vincere quelle pulsioni, molto spesso particolaristiche, nazionalistiche e xenofobe, che sono dentro la storia europea.
Da questo punto di vista, io credo che andrebbe fatta qualche autocritica in più: forse bisogna guardare più a fondo cosa significa in questa fase anche la migrazione e i processi migratori. È vero, ci sono rifugiati che scappano dalla guerra, la nostra priorità, ma quando discuteremo della conferenza sul clima a Parigi – e sto per concludere – ci sarà da scegliere se esiste una nuova tipologia di rifugiato, che si chiama «eco-rifugiato».
Signora Presidente, probabilmente, non si può immaginare che la povertà e i cambiamenti climatici non siano una guerra come le altre. Infine – e chiudo davvero – ho assistito in questi giorni a una fiera delle ipocrisie e oggi il leader della Lega dice: sono pronto ad accogliere un profugo. Ne apprezzo la sensibilità, ma il punto non sono gli atti individuali, signora Presidente; il punto è riformare la politica di accoglienza, investire nelle risorse, superare il meccanismo dei CARA creati dalla Lega (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). Da questo punto di vista, vorrei dire una parola anche all'ex Ministro Maroni, che ha attaccato un nostro deputato nel momento in cui ha rivelato la verità, che c’è una responsabilità storica dei Governi di centrodestra rispetto a questo (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà). E soprattutto...

PRESIDENTE. Concluda.

ARTURO SCOTTO. ...smettiamola con gli slogan ! C’è un Paese che si chiama Ungheria, incompatibile oggi, con il suo Governo, nei confronti dei valori europei. Orbán è un modello, per Salvini. In quel Paese, il leader dell'opposizione democratica sta accogliendo i profughi e rischia cinque anni di galera per le leggi liberticide di quel Paese !
E allora, se si vuole fare l'accoglienza, si faccia davvero e si comincino a prendere le distanze rispetto a questa realtà (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Scotto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fabrizio Cicchitto. Ne ha facoltà.

FABRIZIO CICCHITTO. Onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto ringraziare il Presidente della Camera per averci dato questa occasione di fare un confronto a trecentosessanta gradi sull'Europa.
Vorrei rilevare preliminarmente che ci troviamo in una condizione paradossale, nel senso cioè che chi cerca di uscire dall'Europa poi si viene a trovare in una situazione assolutamente drammatica. Abbiamo visto quello che è successo in Grecia – c'era nella sinistra greca un'intenzione di ritornare alla dracma – e quale dramma abbia vissuto la Grecia, al netto della responsabilità di chi ha dilatato la spesa pubblica che, se mi guardo in giro – sia per quello che riguarda la Grecia, sia per quello che riguarda tanti altri Paesi –, è equamente distribuita tra il centro, la destra e la sinistra, perché la spesa pubblica è un modo per ottenere il consenso e quindi è stata – spero – esercitata con elementi così dilatati che spesso hanno determinato sconquasso.
Però, nello stesso tempo, per chi vuole rimanere in Europa, si creano una serie di questioni e di problemi assai seri.
Noi viviamo con grande difficoltà la contraddizione non risolta – vorrei dire al Pag. 53collega Pini che, per quello che ci riguarda, non c’è nessun ottimismo facilone – di essere arrivati al punto più estremo di unità, che è quello della moneta, e, invece, di non aver risolto affatto il coordinamento delle politiche economiche e il nodo del Governo, il nodo dell'istituzione che guida. Infatti, anche adesso, sull'immigrazione, il fatto che non ci sia un Governo centrale, investito democraticamente e che decida, e che, invece, l'istituzione o meno delle quote o il loro livello debbano deciderli i singoli Stati che si misurano tra di loro, tutto questo dà il senso di contraddizioni non risolte.
L'altra contraddizione di fondo è costituita dal fatto che, mentre nella crisi del 2008 e del 2009 gli Stati Uniti e la Federal Reserve fecero la scelta di iniettare liquidità nel sistema per salvarlo, per quello che riguarda l'Europa, la scelta è stata una scelta di segno opposto e noi viviamo ancora questo dramma perché essa ci ha portato a vivere una lunga recessione. Viviamo anche un altro dramma, ossia che abbiamo adottato una moneta unica e la Banca centrale europea, solo grazie a Draghi e alla sua gestione in forza di una serie di elementi, non è, però, una banca di riferimento com’è la Federal Reserve e come sono le altre banche per la sterlina, lo yen, lo yuan eccetera. Questa è un'altra contraddizione che ci pesa addosso.
Vorrei dire anche che noi sottolineiamo il fatto che in questo quadro, in questo contesto, Mare Nostrum, ha salvato l'onore del nostro Paese e ha rappresentato un'operazione che ci ha consentito di arrivare con le mani pulite e con la coscienza a posto rispetto ad un dramma che per tutta una fase è stato un dramma che non è stato affatto colto dall'Europa e noi siamo stati isolati, anche rispetto alla Germania della Merkel.
Voglio dire agli amici della Lega e ad altri, che hanno fatto polemiche sul fatto che non si operava in modo più incisivo, che interventi più incisivi potevano essere soltanto realizzati dalla comunità internazionale e noi non avevamo la comunità internazionale con noi.
Ma voglio anche ricordare al Parlamento che c’è stato un Governo che ha fatto il blocco navale e i respingimenti: è stato il Governo Prodi nel 1997. Sappiamo quello che successe. Successe che a un certo punto la corvetta Sibilla si scontrò con una nave albanese e provocò circa un centinaio di morti. Devo dire, rispetto ad alcune polemiche che si sono sviluppate nel corso di questi mesi, che a recarsi a Brindisi – e va a loro onore – furono Berlusconi e Antonio Martino, per portare la loro solidarietà agli albanesi superstiti.
L'onorevole Berlusconi, tra l'altro, affermò: «L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati aveva espresso deplorazione su questa misura del blocco navale. Credo che l'Italia non possa accettare di dare al mondo l'immagine di chi butta a mare qualcuno che fugge da un Paese vicino, temendo per la sua vita, cercando salvezza e scampo in un Paese che ritiene amico. Il nostro dovere è quello di dare temporaneo accoglimento a chi si trova in queste condizioni e dobbiamo lavare questa macchia, che sarà pure venuta dalla sfortuna, ma che è venuta da una decisione che non si doveva prendere». Ecco, credo che questa osservazione del Presidente Berlusconi del 1997 – lo dico anche agli amici della Lega – faccia assolutamente grazia di tante polemiche incivili che si sono sviluppate nel corso di questo periodo.
Se il nostro Paese oggi può registrare, rispetto anche alla Germania, il fatto di avere parlato per primo, questo merito va a quello che dal Governo Letta a questo Governo, con il Ministro Alfano, si è fatto, andando incontro a livelli assai elevati di impopolarità di cui, però, ci assumiamo il peso e tutta la responsabilità politica (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).
Detto questo, dobbiamo anche sapere che esistono una serie di problemi e di questioni assolutamente aperti, che riguardano, in primo luogo, la Siria e la Libia. Per quello che riguarda la Siria io devo dire al Governo, che si è giustamente sottratto ad un'ipotesi di bombardamenti unilaterali, che però, contemporaneamente Pag. 54a questo, io guarderei – con grande attenzione – a quello che sta succedendo, perché la Siria può essere disinnescata solo se c’è un grande accordo politico che coinvolga tutti: l'Unione europea, la Francia, l'Inghilterra e, per altro verso, l'Iran e la Russia.
Ebbene, cogliendo anche le sottigliezze del linguaggio diplomatico, devo dire che mentre trovo un atteggiamento di una qualche disponibilità per quello che riguarda l'Iran, per quello che riguarda la Russia, invece – e lo dico anche a coloro che applaudono sempre Putin – vedo un'altra cosa: vedo un intervento militare russo addirittura in prima persona, unicamente a difesa di Assad e questo rappresenterebbe il colpo di grazia finale per quel Paese, perché, d'altra parte, dobbiamo avere anche consapevolezza di quello che è avvenuto nell'ultimo periodo, che è stato un salto di qualità anche rispetto ai normali meccanismi migratori e, per certi aspetti, anche il superamento di polemiche precedenti.
Che cosa è successo e non ha investito noi, in questo caso, ma la Grecia e poi l'Ungheria e la Germania ? È accaduto che dalla Siria dopo che milioni e milioni di poveri, di cristiani, di yazidi, sono fuggiti in Giordania, in Libano, in Turchia, adesso, dalla Siria è fuggito il ceto medio e la media ed alta borghesia, che è quella che si è trasferita in Grecia e adesso cerca di andare in Germania. Ma quando il ceto medio, la media e alta borghesia, abbandonano un Paese, questo vuol dire che quel Paese rischia di stare allo stadio terminale e, quindi, se su di esso la Russia esercita e sviluppa un'altra politica di potenza, che vorrebbe dire sostenere ancora Assad, restringere e concentrare, diciamo così, il sistema in un'area molto limitata e abbandonare a se stesso tutto il resto. Questo è un campanello d'allarme con il quale il nostro Governo si deve misurare. Così come bisogna assolutamente che a questo punto tutta la tematica che riguarda la Libia, per quello che riguarda anche l'operazione «Eunavformed», prenda sviluppo, perché altrimenti noi rimaniamo in una situazione assolutamente appesa da questo punto di vista.
Voglio concludere. È stata data una rappresentazione totalmente falsata di quello che è il nodo dell'immigrazione. In primo luogo, si è detto che gli immigrati erano degli invasori; erano, invece, dei poveri fuggiaschi. Ma voglio anche dire che il nostro Paese, come altri Paesi, hanno bisogno dell'immigrazione, hanno bisogno delle leve di lavoro che essa rappresenta, perché altrimenti, cari amici, se nel 2030...

PRESIDENTE. Concluda per favore, deputato.

FABRIZIO CICCHITTO. ...noi manterremo, senza inversione di tendenza, l'indice di invecchiamento che abbiamo, il nostro sistema pensionistico salterà e oggi regge e siamo di 10 punti in percentuale sotto al Giappone, che è il più invecchiato, unicamente perché ci sono stati 4 milioni di immigrati che lavorano nel nostro Paese.
E aggiungo anche, a chi parla di dilapidazione di risorse, che, mentre noi, complessivamente, dagli immigrati traiamo circa 15 miliardi, ne spendiamo dieci, di cui cinque sono dati dall'Unione europea. Quindi, anche su questo, dobbiamo contrastare un'operazione di mistificazione che è stata fatta e che ha completamente stravolto la dinamica reale della società italiana. E, quando parliamo, poi, di delinquenza...

PRESIDENTE. Concluda, onorevole Cicchitto, per favore.

FABRIZIO CICCHITTO. ...dobbiamo farlo certamente sapendo che fra gli immigrati vi è di tutto – persone perbene, bambini e anche delinquenti –, ma non dobbiamo mai dimenticarci che, in alcune aree e in alcune zone ad altissima delinquenza, è una roba tutta italiana, con la quale dobbiamo fare i conti.

PRESIDENTE. La ringrazio.

Pag. 55

FABRIZIO CICCHITTO. E se si è parlato di quello che è successo a Palagonia, ricordo anche che un ucraino è stato ucciso da due italiani, con molti che hanno scritto I like, bene e così via. E, quindi, dobbiamo avere un'analisi articolata e precisa della realtà, senza mistificazioni di alcun tipo (Applausi dei deputati del gruppo Area Popolare (NCD-UDC)).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Occhiuto. Ne ha facoltà.

ROBERTO OCCHIUTO. L'Europa non versa in buone condizioni: manca l'Unione, manca l'Europa. Signora Presidente, queste parole, con le quali ho voluto iniziare il mio intervento, non sono mie, non sono nemmeno parole del presidente Brunetta, che pure, in altre occasioni, tenero con l'Europa non è stato. Sono, invece, le parole che ha utilizzato ieri il massimo responsabile dell'Unione europea, il Presidente della Commissione, Juncker, nel suo discorso sullo stato dell'Unione davanti al Parlamento europeo. Sono parole che abbiamo accolto con soddisfazione, perché, per quanto descrivano lo stato di difficoltà che sta vivendo l'Europa, rappresentano anche, finalmente, una nuova ed onesta presa di coscienza sui problemi che il nostro continente deve dimostrare di saper affrontare e sulle nuove sfide alle quali l'Europa è chiamata.
C’è stato un tempo, non molto lontano e, in verità, molto lungo, fino a qualche mese fa, nel quale il dibattito sull'Europa si concentrava, sostanzialmente, attorno a due posizioni: quella più rigorista della stabilità di bilancio a tutti i costi, che teorizzava la crescita come mero effetto di questa stabilità e dell'integrazione finanziaria dei mercati, e la nostra, che riteneva le politiche di bilancio, l'unione bancaria e l'integrazione dei mercati utili, ma non sufficienti a consolidare l'Europa e a renderla un'entità capace di vivere e di crescere solidamente, senza un contestuale rafforzamento dell'unione politica, della comune garanzia sui debiti sovrani, anche attraverso una revisione dei trattati e dei regolamenti, e senza un grande piano di investimenti pubblici.
Nel nostro Paese, quelli che, come noi, non assumevano la stabilità di bilancio come dogma assoluto erano bollati di euroscetticismo e, nel resto d'Europa, il rigore dei conti propugnato dalla Germania e dai Paesi a questa vicini era ritenuto un principio inderogabile, un principio infallibile, da affermare sempre e comunque, insieme a controlli stringenti, a cessioni progressive di sovranità, ai cosiddetti e odiosi «compiti a casa» e all'asfissia a cui ci costringevano i Paesi con più alto debito pubblico.
Ora, per fortuna, sembra che il vento stia cambiando, pare che stia cambiando nel dibattito in Italia, e anche alcune istituzioni, come questa, come l'Aula della Camera dei deputati, se ne stanno rendendo conto. È apprezzabile lo sforzo che lei, signora Presidente, sta mettendo in campo e che lunedì vedrà qui raccolti i presidenti delle altre Assemblee parlamentari. Sembra si stia facendo strada in Europa il dubbio che l'impianto fin qui affermato sia un impianto inefficiente, sia un impianto inefficace, sia un impianto che costringe l'Europa all'irrilevanza, mentre la comunità mondiale pretende, giustamente, dall'Europa che partecipi ai problemi della crescita con le potenzialità che ha.
Soprattutto a smuovere questo dibattito è intervenuta la proposta annunciata dal Presidente francese Hollande, in occasione delle celebrazioni per i 90 anni di Jacques Delors, che punta a ridare una dimensione politica all'Eurozona con un Governo e un Parlamento comuni, che si propone di cambiare le carte in tavola nell'Unione, rafforzando l'integrazione politica e la responsabilità. Ecco è vero, onorevole Gozi, lei lo diceva prima, sono cambiati i termini della discussione sull'impianto dell'Europa, ma non per merito del Governo, è questo che contestiamo, non per l'azione del Governo italiano che è stata irrilevante anche durante i sei mesi di Presidenza del semestre italiano, piuttosto per effetto della crisi greca, per effetto dell'emergenza Pag. 56migranti che nelle ultime settimane ha assunto dimensioni mai registrate prima. Emergenze che stanno imponendo all'Europa quella discussione che il nostro Governo, invece, non è riuscito a stimolare nei mesi passati. Comincia ad essere evidente, anche ai più intransigenti custodi dell'ortodossia eurotedesca che, senza un recupero delle ragioni di solidarietà tra i popoli dell'Europa, rischia di infrangersi sugli scogli prodotti dagli egoismi dei Governi nazionali questa costruzione che i nostri padri hanno voluto e che senza più incisivi interventi per la crescita l'Europa muore. Comincia ad affermarsi il tema di quale debba essere il ruolo dell'Europa in generale, e dell'eurozona in particolare, per contribuire ad alimentare un tasso di crescita che consenta di far fronte ad una difficile congiuntura economica, ma che è anche una difficile congiuntura politica, che riguarda anche la possibilità di far fronte all'ondata migratoria che nell'ultimo anno si sta manifestando a seguito dei conflitti e della crisi economica negli Stati africani e mediorientali. È infatti evidente che più è forte il ristagno economico, più è difficile l'assorbimento dei flussi di immigrazione. La crisi economica rischia di rendere ingovernabili questi fenomeni, che si accompagnano inevitabilmente ad una crescita delle spinte nazionaliste, perché è normale che i cittadini in difficoltà protestino se nella crisi economica lo Stato sembra più sensibile verso i clandestini che non verso i bisogni degli italiani.
L'Europa, dunque, deve cambiare registro, la proposta di Hollande, a luglio, e persino quella opposta del Ministro delle finanze tedesco che noi non condividiamo (quella del Ministro del bilancio europeo e dell'eurotassa), sono segnali di una discussione che finalmente può svilupparsi. E in questo contesto, in questa discussione, il Governo italiano che fa ? Partecipa ? No, si nasconde. È protagonista ? No, fa finta di non ascoltare. Decide di sostenere la proposta francese o di contrastare quella tedesca ? Non lo abbiamo capito. Il Governo italiano sta vivendo la sua appartenenza all'istituzione europea con l'atteggiamento di chi, in maniera opportunistica, non vuole assumere posizioni per chiedere poi, magari, qualche elemosina in termini di flessibilità di bilancio utile a finanziare l'acquisto del consenso elettorale.
Il Governo di Renzi dimostra, quindi, di non avere una strategia, di mancare di una visione, dimostra di sperare che la subalternità a Berlino possa servire ad ottenere qualche piccola concessione. Noi, invece, avremmo voluto un Governo capace di essere protagonista in Europa, che non condannasse il nostro Paese all'irrilevanza. Per questo nella nostra risoluzione chiediamo che il Parlamento impegni il Governo a sostenere la proposta francese di una maggiore integrazione, ad integrarla con la nostra proposta di un nuovo programma straordinario di investimenti, di un New deal europeo di almeno mille miliardi, tre volte l'attuale Piano Juncker, approfittando perché, ora si può fare, dei bassi tassi di interesse che rimarranno a questo livello nel medio periodo e utilizzando la garanzia della Banca europea degli investimenti.
Vorremmo inoltre che il Governo fosse impegnato a favorire ogni opportuna iniziativa per indurre la Germania a ridurre il suo surplus nelle partite correnti della bilancia dei pagamenti, generato da un eccesso di esportazioni sulle importazioni nei confronti dei partner europei. La Germania così – lo abbiamo spiegato nell'intervento in discussione sulle linee generali – potrebbe reflazionare, vale a dire potrebbe spendere in tutto o in parte il proprio surplus, come tra l'altro chiede la Commissione europea da tempo. È la stessa Commissione, che è inflessibile nei confronti dei Paesi ai quali chiedere di rientrare nel rapporto deficit-PIL, e poi invece fa orecchie di mercante, quando le richieste rispetto alla necessità di riequilibrare la bilancia dei pagamenti tedesca non vengono in alcun modo ascoltate. In questo modo, favorendo la ripresa dei consumi e degli investimenti in Germania, si potrebbero determinare condizioni di crescita per la Germania, ma anche per Pag. 57l'Europa, molto più efficacemente dei compiti a casa, richiesti per le questioni legate al rapporto deficit-PIL.
Anche sul tema delle iniziative per fronteggiare l'ondata migratoria vorremmo un Governo che non facesse confusione, consentendo l'ingresso illegale a migliaia di persone che non hanno diritto allo status di rifugiati politici e che, quindi, andrebbero rimpatriati. Quelli che scappano dai conflitti, quelli che scappano dall'ISIS, hanno diritto di essere accolti. Ma l'immigrazione clandestina è un'altra cosa ! Non c'entra niente con i rifugiati politici ! Va contrastata perché è irregolare e anche perché rischia di fare considerare allo stesso modo quanti fuggono dalle guerre e dalla repressione politica con i clandestini.
Noi voteremo contro la risoluzione di maggioranza e voteremo a favore della nostra risoluzione e della risoluzione del collega Pili. Ma vogliamo infine, concludendo, stigmatizzare l'atteggiamento del Governo, del ministro Gentiloni. Gli abbiamo chiesto in discussione sulle linee generali una parola chiara su quanto chiedevamo nella risoluzione, quando dicevamo che il Governo deve farsi promotore di un intervento militare volto a contrastare l'ISIS attraverso l'impiego di azioni militare sotto l'egida delle Nazioni Unite. Chiedevamo: ci dica il Governo – e mi avvio alla conclusione – se è d'accordo o se è contrario. Sono legittime tutte e due le posizioni, ma non è legittimo che un Governo faccia finta di niente...

PRESIDENTE. Concluda, deputato Occhiuto.

ROBERTO OCCHIUTO. ... e che pilatescamente lasci alla comunità internazionale l'onere di assumersi delle scelte (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia – Il Popolo della Libertà – Berlusconi Presidente), perché l'autorevolezza di un Governo non si giudica dalla capacità che ha di tirare a campare, nascondendosi dietro l'ombra di Berlino, ma dalla forza e dal coraggio di porre questioni che interessano gli italiani, che fanno e che dovrebbero fare del nostro Paese un Paese autorevole dell'Unione europea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Petraroli. Ne ha facoltà.

COSIMO PETRAROLI. Grazie Presidente. L'articolo 13 della legge n. 234 del 2012 prevede che entro il 31 dicembre di ogni anno il Governo presenti alle Camere una relazione per illustrare gli orientamenti e le priorità che l'Esecutivo intende perseguire in tema di integrazione europea.
Quest'anno il Governo si presenta con tre mesi di ritardo che si sono sommati ai ritardi della calendarizzazione: oggi stiamo discutendo delle risoluzioni che avremmo dovuto discutere praticamente l'anno scorso per quest'anno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). A questo punto riteniamo che la cosa più opportuna da fare sia approvare una sola risoluzione, con un solo punto, nel quale facciamo gli auguri di Natale con i panettoni allegati da inviare a Bruxelles !
In ogni caso la riteniamo un'occasione per illustrare ulteriormente il nostro pensiero riguardo l'Unione europea, ovvero l'unione monetaria, dato che di fatto l'Unione europea non è mai esistita. È un termine immaginario, una parolina per creare consensi, speranze di prosperità, un po’ come quando la Lega ha inventato la «Padania» per abbindolare gli anziani e gli idioti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Come abbiamo già ribadito, quando il Consiglio Ecofin certifica squilibri finanziari per sedici Paesi su ventotto, è chiaro che l'Europa non è altro che un'area geografica totalmente fallimentare, volutamente fallimentare. Infatti, nella relazione del Governo si parla come sempre del nulla, argomenti che riguardano tutto tranne gli interessi dei cittadini, come la governance dell'unione economica e monetaria, il Patto di stabilità e crescita, l'unione bancaria, i servizi finanziari. Il Governo indica come prioritario il completamento dell'unione del mercato dei capitali. Ripeto: il Governo indica come prioritario il completamento dell'unione del mercato dei capitali. La nave affonda Pag. 58e qui si cerca di salvare i bagagli anziché le persone (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Presidente, a fine agosto ho passato le mie ferie in Francia, mentre l'anno scorso sono stato in Germania. Immediatamente si osserva qualche cosa, ossia che giocando a contare le automobili con mio figlio, ad esempio in Francia mediamente si contano sei auto su dieci francesi e una su venti italiana. Viceversa, in Germania sei, sette auto su dieci sono tedesche e una su dieci è italiana. Invece, in Italia, sette auto su dieci sono francesi e tedesche e due forse italiane. Questa di fatto è la situazione che rappresenta esattamente il ruolo che i partiti negli ultimi anni hanno dato a tutta l'industria italiana. La domanda è: com'era la situazione venti o trent'anni fa ? Sicuramente opposta. Soprattutto perché l'Italia era proprietaria della sua moneta, governava la sua moneta. Avevamo gli stabilimenti dell'Alfa Romeo di Arese, avevamo un'industria automobilistica, un tessuto industriale primo nel mondo. Ad oggi, di fatto, non tutti lo sanno, ma nelle metropolitane del nord Europa, come a Copenhagen, circolano i treni costruiti dall'Ansaldo Breda. E cosa fa il Governo del PD ? Scorpora l'Ansaldo Breda dalla Finmeccanica per svenderla ai coreani. La verità è che trent'anni fa l'Italia stava per diventare la prima potenza economica d'Europa. L'economia italiana, grazie soprattutto alla sovranità monetaria e al suo tessuto industriale, stava letteralmente superando l'economia tedesca e francese. Le nostre auto e la nostra manifattura erano le migliori del mondo. Trent'anni fa il benestante, l'italiano medio, comprava l'Alfa Romeo, non si comprava il BMW. Per questo i partiti ci hanno lentamente svenduto. Vi comportate come i dittatori corrotti dei Paesi in via di sviluppo, riducendo in miseria il loro Paese per garantire all'Occidente risorse energetiche a basso costo. Così state riducendo l'Italia per l'Europa. State smantellando l'industria italiana per non dare problemi di fatto a quella tedesca e a quella francese. E in cambio di cosa ? Continuate a farlo spudoratamente anche attraverso ad esempio il FEIS, il Piano Juncker, il Fondo europeo per gli investimenti strategici. Un trucco per estorcere 8 miliardi di euro dalle tasse dei contribuenti italiani e per fare cosa ? Per finanziare le infrastrutture tedesche. A questo serve il Piano Juncker e a nient'altro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
E questo è solo uno dei disastrosi effetti della moneta unica, come il debito pubblico, l'invenzione del debito pubblico. Non appena qualcuno alza la testa contro la deriva neoliberista dell'Europa viene sventolato il ricatto del debito pubblico. Si invoca una situazione di emergenza, lo spread che torna a salire. Ma che cos’è il debito pubblico ? Di fatto sono i soldi che servono allo Stato per finanziare la spesa non coperta dalle tasse dei cittadini. Semplicissimo. Lo Stato emette titoli di debito, i risparmiatori italiani ed esteri li comprano e finanziano il debito. Alla scadenza lo Stato ha l'obbligo di restituire la somma più gli interessi. Ovviamente, come tutti sanno, il vero problema sono gli interessi. Aumentano quando lo Stato non riesce a vendere tutti i titoli e, infatti, per attrarre nuovi risparmiatori deve aumentare il loro rendimento. Quindi, cosa accade ? Che la nostra capacità, la capacità di uno Stato di ripagare il debito, dipenderà soltanto dalla fiducia che hanno i risparmiatori nei confronti dello Stato. È ovvia a questo punto una cosa, ossia che possedere o meno il controllo sull'emissione monetaria fa tutta la differenza del mondo. L'Italia non può creare l'euro, ma di fatto poteva creare la lira. E se lo Stato può creare la moneta con la quale deve ripagare il sul debito, in caso di titoli invenduti può sempre garantire il pagamento stampando moneta senza aumentare gli interessi. Se, invece, non può emettere moneta come sta accadendo con l'euro, cosa deve fare ? Deve procurarsi centesimo per centesimo e per farlo deve tassare all'infinito i cittadini entrando in un circolo vizioso e soprattutto tagliare la spesa produttiva. Ripeto: soprattutto tagliare la spesa produttiva. Ed è questa la causa di tutti i mali.
Domanda: i creditori avranno più fiducia in uno Stato sovrano della sua moneta Pag. 59o in uno Stato che deve procurarsela tassando i suoi cittadini, smantellando lo Stato sociale e svendendo i propri gioielli industriali ? Ripeto: la priorità del Governo nella sua relazione è il completamento dell'unione dei mercati dei capitali. Ovviamente per noi le priorità sono altre: abbiamo una visione differente di società, di mercato, di capitale umano, di politica industriale e politica energetica. Ci sono tre comunicazioni della Commissione europea in tal senso, il pacchetto Unione per l'energia. Ovviamente queste comunicazioni hanno lo scopo di coinvolgere gli Stati in fase ascendente nelle scelte comunitarie ma di fatto quasi sempre sono semplici relazioni per informare i Parlamenti di decisioni prese chissà dove. Si tratta di comunicazioni spesso senza senso, che usano parole del tipo «rilancio della competitività e della crescita», come se parlare di competitività e crescita coincidesse seppur lontanamente con il benessere e gli interessi dei cittadini. È un po’ come usare il termine riforme. Quando si parla di «riforma» si ha una concezione positiva del termine. Mediaticamente la riforma è qualcosa che porta un cambiamento positivo, nella realtà sappiamo bene che è esattamente l'opposto, esattamente il contrario: la riforma del lavoro, la riforma della scuola, la riforma delle pensioni hanno sempre portato per i cittadini situazioni peggiori rispetto alle precedenti. E anche il pacchetto Unione per l'energia va in direzione completamente opposta a quella della sostenibilità, anche se nel documento ci sono parole come «decarbonizzazione», «efficienza energetica», si parla di «sicurezza di approvvigionamenti energetici», della necessità di diversificare le forniture del gas. La cosa curiosa è che l'Europa auspica, spera che possa nascere un hub sud europeo del gas nel Mediterraneo e che in questo fantomatico progetto si siano candidati, oltre alla Spagna e alla Bulgaria, anche l'Italia. Domanda: chi ha deciso questa fantomatica candidatura dell'Italia, chi vi ha dato il mandato a fare determinate scelte a totale insaputa dei cittadini ? Riteniamo che l'Italia non abbia bisogno di questo tipo di infrastrutture: è un'idea arcaica, medievale di concepire l'economia. Si spendono moltissime parole sul rinnovabile ma nella realtà tentate in tutti i modi di contrastare questo tipo di approvvigionamento. Vi ricordo gli incentivi previsti nel disegno di legge «destinazione Italia»: avete letteralmente dimezzato gli incentivi del rinnovabile retroattivamente mettendo in difficoltà i piccoli produttori. Avete inserito una tassa sull'autoconsumo nel disegno di legge competitività cioè tutti coloro che si producono energia da soli dovranno comunque pagare gli oneri di sistema nonostante la rete non venga utilizzata: è come far pagare l'IVA alla signora Lucia che si produce il pane da sola in casa: questa è la situazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Quindi si sta parlando di fuffa o meglio si usa il pretesto della sicurezza energetica per giungere ad un punto molto preciso. Infatti nel documento c’è scritto: la Commissione europea auspica anche un aumento dell'energia prodotta all'interno dell'Unione con riferimento a fonti rinnovabili ma non escludendo ulteriori fonti come il gas di scisto ed ecco dove si voleva arrivare. Questa è la vostra visione dell'Italia nell'Europa. Dopo che avete regalato e distrutto i gioielli industriali della più bella nazione del mondo volete devastarla anche dal punto di vista ambientale trivellando tutto il Mediterraneo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) ! Per questo – concludo – noi voteremo contro tutte le risoluzioni presentate e ci asterremo da quella di SEL e ovviamente voteremo a favore della nostra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Amendola. Ne ha facoltà.

VINCENZO AMENDOLA. Grazie Presidente, a nome del gruppo... calma... (Il deputato Invernizzi si avvicina al banco del deputato Petraroli – scambio di apostrofi).

Pag. 60

PRESIDENTE. Che cosa sta succedendo ? Deputato Invernizzi, per favore può tornare al suo posto ?
Deputato Invernizzi, stiamo concludendo le dichiarazioni di voto, può tornare al suo posto ? Gli assistenti parlamentari possono... (Gli assistenti parlamentari ottemperano all'invito della Presidenza) deputato Invernizzi, torni al suo posto, torni al suo posto poi dopo chiariamo la questione, adesso dobbiamo finire il dibattito. Deputato Amendola, prego.
Deputato, deputato, per favore, siamo in una fase di dichiarazioni di voto, per favore. Adesso si deve intervenire per dichiarazione di voto, poi le darò la parola.
Prego, deputato Amendola.

VINCENZO AMENDOLA. Grazie Presidente, a nome del Partito Democratico e del suo gruppo ringrazio per l'opportunità di questo dibattito, intenso, caldo, come si vede, e ringrazio per questo lavoro che ci ha portato a un dibattito aperto dal Ministro Gentiloni e concluso dalla relazione del sottosegretario Gozi, espressione del lavoro della XIV Commissione, politiche dell'Unione europea, e della relazione della deputata Berlinghieri, un lavoro che guarda a quello che è l'indirizzo della nostra Costituzione europea. Io la ringrazio, Presidente, per questa opportunità, per un dibattito intenso, perché dopo il discorso di ieri del presidente della Commissione Juncker noi ci troviamo, oggi, simbolicamente, qui, a discutere dell'indirizzo dell'Unione europea, dell'indirizzo di una politica del nostro Paese...

PRESIDENTE. Scusi, deputato Amendola... colleghi, non è possibile continuare in questo modo. Vi prego, per favore, di tornare ai vostri posti, siamo in dichiarazioni di voto, lo ripeto, siamo in dichiarazioni di voto, dopo vi darò la parola. Potete consentire al deputato Amendola di fare il proprio intervento (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) ?

NICOLA MOLTENI. Stiamo chiarendo noi !

PRESIDENTE. Le do la parola dopo, deputato Molteni, le darò la parola. Adesso possiamo continuare ? Possiamo continuare, poi vi darò la parola, però, adesso, lasciate il deputato Amendola fare la dichiarazione di voto. Per favore ! Per favore, le darò la parola al termine delle dichiarazioni di voto ! Possiamo continuare ? Grazie.
Mi scusi, deputato Amendola, prego, continui pure.

VINCENZO AMENDOLA. Grazie Presidente, se mi permette il deputato collega Pini, tutto ci divide politicamente, ma il rispetto penso che ci debba unire. Così come abbiamo ascoltato le vostre tesi su un tema così fondamentale, chiederei, solo per il buon senso del lavoro in quest'Aula, di lavorare bene, perché il dibattito di oggi chiama una classe dirigente ad alzare lo sguardo. Non stiamo discutendo solo della cronaca, ma stiamo discutendo di quello che è l'indirizzo dell'Unione europea che è di fronte a dei bivi e a delle prove storiche. Classe dirigente significa non guardare ai sondaggi, non guardare al giorno per giorno, ma cercare, anche con l'opinione pubblica, di guardare alla storia del nostro continente e alla storia del nostro Paese.
Sa, Presidente, lei fa bene, lunedì, ad invitare i Presidenti delle altre Camere, perché questo è il momento in cui, al bivio della critica e delle critiche accumulate sul tema dell'Unione europea, noi possiamo, davvero, decidere. Per tanti anni in Italia si è utilizzato un termine: il fattore esogeno. Ci sono cioè degli elementi che vengono da fuori, come è stata l'unificazione, il processo di unificazione europea, che ci hanno portato a delle scelte, a delle riforme interne. Fu così quando facemmo l'euro; il paradosso è che oggi i fattori esogeni, quei vincoli che vengono dalla storia che si muove intorno a noi, non parlano solo all'Italia, parlano a un continente, a un'alleanza, all'Unione europea che, di fronte alla crisi economica che andava avanti dal 2008 e di fronte al terremoto geopolitico del Mediterraneo, di fronte a questi due grandi fattori esogeni della storia, si deve rimettere in movimento Pag. 61e si dovrà rimettere in movimento con una velocità superiore alle critiche, superiore alle analisi che abbiamo fatto, perché riguarda tutti noi.
Caro Presidente, siamo troppo piccoli per il mondo, è piccola Roma, è piccola Bruxelles, sono piccole Berlino o Atene, perché questo mondo che si è mosso dal punto di vista dell'economia, delle guerre, con i grandi flussi delle migrazioni dal 2008 in poi, chiama oggi tutti noi a rispondere. Sessanta milioni di persone sono in movimento nel mondo, è la ventiquattresima nazione. E questi grandi muri che qualcuno vorrebbe costruire cadono come fuscelli, perché confini e frontiere di fronte alla richiesta di accoglienza e solidarietà sono un elemento forte.
Allora, per rispondere ad alcuni dibattiti, perché la classe dirigente si vede in questo contesto, con l'altezza anche della missione a cui siamo chiamati, agli orizzonti per superare quella globalizzazione dell'indifferenza, come dice Papa Francesco, ed è chiamata a una fase costituente del nostro continente. Noi vogliamo cambiare l'Europa e lo dico anche agli amici delle opposizioni che usano toni e anche argomenti che spesso sono convincenti, ma se noi li utilizziamo con uno spirito dobbiamo sapere però che c’è un bivio.
Al collega Frusone rispondo che se noi siamo isolati, all'aggressione e alle possibilità anche di quelli che sono poteri globali, isolati non saremo più forti. Allora il bivio è tra chi vuole meno integrazione e più integrazione, che sono due strade che ci porterebbero completamente in condizioni differenti. Più integrazione significa sì riconoscere gli errori del passato, perché il processo storico si è mosso da una unità economica senza un governo economico e senza un governo politico e l'allargamento a 28 non ha fatto fare un salto al processo democratico e ai governi che noi volevamo e la Costituzione europea bocciata nei referendum di 10 anni fa pesa ancora sulle nostre coscienze politiche. Ma non servono manutenzioni, non servono manutenzioni del progetto. Oggi a questo bivio si può rispondere legittimamente meno integrazione, scendiamo da qui, usciamo dall'euro, oppure si può cambiare l'Europa facendo quello che non si è fatto fino adesso, cioè più integrazione, più scelte e più governo politico. Caro collega Frusone, di fronte a quella che è la novità del mondo che si è messo in movimento, chiudere il nostro paese in un'Europa che è scossa dall'opinione politica e dall'opinione pubblica sarebbe un errore, io credo, ma lo dico con rispetto perché questa classe dirigente è chiamata a indirizzare il paese. Noi abbiamo bisogno di un governo democratico della politica economica, quello che è mancato sinora, perché la logica di Barroso e dell'intergovernabilità di processi che non portavano a risoluzioni – e ricordiamo anche grandi dichiarazioni dei ministri dell'Economia e della destra italiana che dicevano «prima la Nazione, poi l'Europa» – ci hanno portato dal 2008 ad alzare il livello del debito medio.
Caro collega Buttiglione, l’austerity non ha vinto, perché se l’austerity era un movimento per rispondere a quel fattore esogeno che era la crisi dei mercati, il debito medio europeo si è innalzato e l'occupazione e gli investimenti sono diminuiti. Questa crisi economica, insieme agli spaventosi effetti sull'occupazione, fanno sì che noi dobbiamo lavorare come è stato fatto nel semestre, per applicare flessibilità e più crescita, investimenti, che dentro i trattati hanno degli spazi. Ovviamente, se la battaglia per la mutualizzazione del debito non siamo riusciti a vincerla, la mutualizzazione della crescita è possibile con delle logiche e con dei rapporti che modifichino anche gli attuali trattati.
Il rapporto dei cinque presidenti sul governo dell'euro e sul governo dell'economia, come diceva giustamente il sottosegretario Gozi, di fronte alla crisi greca sono falliti e noi non possiamo aspettare a giugno un dibattito, ma sulla base del contributo italiano che qui spesso non è citato, dobbiamo ricostruire, insieme alla politica comunitaria, una missione di governo dell'economia che non abbiamo mai fatto in questi anni e con la crisi economica che ha portato la classe dirigente Pag. 62europea, quella che ha governato insieme alla Commissione Barroso, ad arretrare. Hanno scelto meno integrazione, non più integrazione, e questo conferma il nostro bisogno di rilanciare non sogno gli Stati Uniti d'Europa ma anche una forma politica.
Il secondo tema è quello citato dall'apertura della relazione del ministro Gentiloni che vedrà questo Parlamento impegnato nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. Il governo del cambiamento dei fattori geopolitici, questo altro fenomeno esogeno che ci investirà. Guardate di fronte ai muri che stanno sobbalzando in Ungheria, di fronte alle immagini di chi marcia con la bandiera europea, non posso non ritornare alle immagini del 1989, quando altri muri caddero e quando i popoli costretti dalla cortina ed essere divisi dall'Europa, marciavano con la bandiera europea (Applausi dei deputati del gruppo del Partito Democratico). La storia si ripete e dà una forza che è superiore a qualsiasi decisione e chiusura, perché è la forza della libertà e quando l'Ungheria si aprì e quando la Repubblica Ceca, la Slovacchia, la Polonia si liberarono dalla cortina di ferro, avevano una bandiera, forse con meno stelle, ma con lo stesso mito e la stessa speranza.
Noi oggi abbiamo dinanzi una sfida, che è quella di governare questi grandi flussi del cambiamento: che significa diritto d'asilo europeo, cambiare la legislazione, non solo perché i concetti di confini, frontiere, fronte non reggono più di fronte alla potenza della storia, ma perché la tragedia del nazionalismo e della chiusura, quello che vivremmo dopo il 1989 nei Balcani, fermò una speranza, che abbiamo recuperato dopo tante tragedie e che recuperiamo oggi.
A me ha molto colpito una dichiarazione: noi non saremmo mai venuti qui – lo diceva un bambino – se l'Europa ci avesse aiutato a fermare la guerra in Siria. È la stessa logica che ha portato tanti di noi a muoverci insieme alle coscienze europee; e appartiene sempre alla stessa logica, se mi permettono con rispetto i colleghi dell'opposizione, di fronte al bivio: governo dell'economia e governo della geopolitica e dei flussi e diritto d'asilo europeo, bisogna fare una scelta: noi dobbiamo scegliere da che parte stare, qual è il linguaggio dell'opinione pubblica e qual è il linguaggio della politica.
Abbiamo fatto tanti errori nel passato, ma io non accetterei mai che un collega del Parlamento europeo, un leader di un partito come l'UKIP, alleato di alcuni nostri colleghi, dica con molta fragilità e con nonsense: il piccolo Aylan era ben vestito, è morto per l'avidità dei suoi genitori che volevano scavalcare la fila per entrare in Europa ad ogni costo. C’è una differenza: si può essere politicamente avversari, costruire differenti opinioni e orizzonti; ma in questo passaggio storico, sull'economia, sulla civiltà europea, tutti noi siamo chiamati a delle scelte, e siamo chiamati a dire con chi stiamo, e soprattutto dove vogliamo portare il nostro Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Sinistra Ecologia Libertà).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, il deputato Pino Pisicchio. Ne ha facoltà.

PINO PISICCHIO. Signor Presidente, intervengo brevemente, non solo per necessità regolamentare, ma anche per lasciare spazio al voto.
In queste ore l'Europa è stata raccontata soprattutto da alcune immagini: fortissime, mediaticamente dirompenti, tuttavia insufficienti a disegnarne la complessità. Il pendolarismo emozionale che ha caratterizzato il sentimento della pubblica opinione, infatti, si è confuso con il dolore provocato da quelle cartoline dall'inferno: quel corpicino portato a braccia da un militare stralunato su quella spiaggia che sembrava un set surreale. Un sommovimento ha tramutato chiusure ermetiche, talvolta così nette e ottuse da apparire xenofobe, in aperture a tutto campo, di popoli e leader: e questo è da annotare col segno più nel bilancio delle cose buone dell'Europa.
Poi c’è la solita Europa incompiuta: troppo larga per ragionare con un registro Pag. 63comune, eppure troppo stretta per ragionare con un canone plurale. La rigidità degli eurocrati, a servizio di un'idea solo contabile delle istituzioni, una burocrazia che è stato comodo immaginare autogenerata, ma che ha risposto sempre agli equilibri di potere: quella rigidità ha governato il declino dell'Europa dei ragionieri.
Qualcosa, però, è cambiato in queste ultime settimane. La Merkel ha segnato la svolta, ha scelto, come seppe fare prima di lei Kohl, di mantenere con l'apertura ai rifugiati un profilo politico alto: si è fatta statista, ed ha trascinato l'Europa intera a guardare a se stessa non in chiave di piccoli egoismi nazionali, ma con una visione strategica, con uno sguardo rivolto al futuro.
L'Europa può ripartire su queste basi, può ripensarsi finalmente come un unicum, può pensarsi come un soggetto federale: è stato detto giustamente, gli Stati Uniti d'Europa. Altro che uscita dall'euro: è questa la nostra missione ! E l'Italia, che ha un ruolo fondamentale di cerniera tra Europa e Mediterraneo, guadagnato sul campo con la straordinaria esperienza dell'accoglienza di questi anni, l'Italia deve essere tra i costruttori della nuova confederazione europea, così come fu – e concludo – tra i fondatori della prima Comunità europea (Applausi di deputati del gruppo Misto).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

CRISTIAN INVERNIZZI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRISTIAN INVERNIZZI. Chiedo scusa ai colleghi per aver disturbato prima la seduta, tengo però a precisare una semplice cosa. A mio avviso in questa Aula possiamo dircene di tutti i colori, è capitato tra di noi e ci può stare, ma non possono essere offesi gli elettori e i militanti dei gruppi politici qui rappresentati (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini). Sentire definire gli elettori della Lega come degli anziani e degli idioti, quindi come vecchi rimbambiti, per non dire di peggio, non è accettabile per me, perché io conosco parecchi elettori e militanti della Lega Nord, persone assolutamente oneste, che ci hanno sempre creduto, che non fanno parte della casta, che non hanno mai rubato un euro e che possono essere anziani ma non sicuramente idioti. Sono elettori che vanno rispettati ! Sempre e comunque, da chiunque (Applausi dei deputati del gruppo Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini) !

PRESIDENTE. La ringrazio deputato e invito chiunque, tutti quanti, in questa Aula al rispetto dei reciproci elettorati. Quindi un linguaggio consono per favore (Applausi).

(Votazioni – Doc. LXXXVII-bis, n. 3-A)

PRESIDENTE. Come da prassi le risoluzioni saranno poste in votazione per le parti non assorbite e non precluse dalle votazioni precedenti.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Rosato, Lupi, Mazziotti Di Celso, Dellai e Pisicchio n. 6-00155, con il parere favorevole del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Folino, Benamati, Giammanco, Cassano, Invernizzi, Montroni, Dellai, Colaninno, Di Salvo, Zardini...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 446
Votanti 439
Astenuti 7
Maggioranza 220
Hanno votato 279
Hanno votato no 160

La Camera approva (Vedi votazioni).

Pag. 64

(Il deputato Vargiu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole).

Non essendo stata accettata dai presentatori la proposta di riformulazione avanzata dal Governo, indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Scotto, Brignone, Civati, Fassina, Pastorino, Andrea Maestri ed altri n. 6-00156, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Marchi, Archi, Giammanco, Gregori, Fregolent, Frusone...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 444
Votanti 356
Astenuti 88
Maggioranza 179
Hanno votato 23
Hanno votato no 333

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla risoluzione Battelli ed altri n. 6-00157, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Piepoli, Carbone, Giachetti, Vico, Montroni, Manzi, Turco, Causin, Gribaudo...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 447
Votanti 437
Astenuti 10
Maggioranza 219
Hanno votato 78
Hanno votato no 359

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Passiamo ora alla votazione della risoluzione Brunetta ed altri n. 6-00158, su cui il Governo ha avanzato una proposta di riformulazione. Tale proposta è stata accettata dai presentatori, tranne che per le parti di cui il Governo ha chiesto l'espunzione. Di Tali parti è stata chiesta la votazione separata.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con il parere contrario del Governo, sulla risoluzione Brunetta ed altri n. 6-00158, limitatamente alle premesse e ai capoversi settimo e decimo, lettera f), dell'impegno.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Montroni, Lainati, Giachetti, Minnucci, Roberta Agostini...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 446
Votanti 437
Astenuti 9
Maggioranza 219
Hanno votato 45
Hanno votato no 392.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con il parere favorevole del Governo, sulla risoluzione Brunetta ed altri n. 6-00158, per la rimanente parte, come riformulata su richiesta del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Archi, Latronico, Causin, Gregori, Fanucci, Montroni, Dellai, Boccuzzi, Grassi, Pesco...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 443
Votanti 188
Astenuti 255
Maggioranza 95
Hanno votato 73
Hanno votato no 115.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 65

(Il deputato Paglia e il deputato Franco Bordo hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, con il parere contrario del Governo, sulla risoluzione Pili ed altri n. 6-00159.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Archi, Piccolo, Nicchi, Quaranta, Marcon, Vico, Murer, Casellato...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:

Presenti 444
Votanti 438
Astenuti 6
Maggioranza 220
Hanno votato 63
Hanno votato no 375.

La Camera respinge (Vedi votazioni).

(Il deputato Paglia e il deputato Franco Bordo hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario).

Sull'ordine dei lavori (ore 15,13).

GUIDO GUIDESI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUIDO GUIDESI. Signora Presidente, noi siamo a chiedere il rinvio ad altra seduta, per cui alla prossima settimana, di tutto il resto degli argomenti iscritti all'ordine del giorno, per cui di tutte le ratifiche, in funzione della delicatezza della ratifica che riguarda la Cina, ma anche delle tante valutazioni che sono ancora in essere per migliorare i contenuti delle ratifiche e anche in funzione del lavoro che ancora si sta facendo.
Per cui, formalmente chiediamo il rinvio.

PRESIDENTE. Sulla richiesta di rinvio del seguito dell'esame degli ulteriori punti all'ordine del giorno, rimandandoli alla seduta di martedì 15, che è stata avanzata dal deputato Guidesi, concederò la parola, a norma dell'articolo 41, comma 1, del Regolamento, a un deputato contro e a uno a favore per non più di cinque minuti ciascuno. Chi parla contro ?

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Chiedo di parlare contro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Grazie, Presidente. La questione, Presidente, è molto semplice. Noi ieri abbiamo fatto una riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo e, come MoVimento 5 Stelle, avevamo chiesto per una serie di esigenze, garantendo una nostra flessibilità, di fare un lavoro che ci permettesse di chiudere oggi il calendario di questa settimana. E, ieri, il Partito Democratico si è rifiutato di accogliere questa nostra richiesta, dicendo che questo calendario non poteva essere in alcun modo modificato. Noi oggi diamo qui tutta la nostra disponibilità per concludere l'esame delle ratifiche, anche perché sappiamo molto bene come la prossima settimana sia molto impegnativa dal punto di vista dei lavori dell'Aula e ci vedrà impegnati su vari provvedimenti molto importanti.
Io credo che il partito di maggioranza, che ha la maggioranza all'interno di questo Parlamento, abbia potuto in qualche modo in queste ore capire quali siano le motivazioni di un partito come quello della Lega di chiedere il rinvio e quindi è responsabilità direttamente loro eventualmente capire come risolvere la situazione ed uscire dall’empasse che vede coinvolta una parte come quella della Lega e dell'opposizione.
Noi, dal nostro punto di vista, siamo disponibili, non solo per una questione politica, ma anche per una questione di lavori, a stare qui e a procedere con i lavori.Pag. 66
Se ci dovesse essere una richiesta di natura diversa, di rimandare le ratifiche alla prossima settimana, noi comunque ribadiamo ancora una volta di essere disposti a lavorare e ad andare avanti con i lavori. Se volete in qualche modo utilizzare il tempo per fare altro all'interno di questo palazzo, noi siamo disposti eventualmente a fare una riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo e a introdurre per oggi e domani altri provvedimenti, magari provvedimenti della prossima settimana e a stare qui se vogliamo rinviare le ratifiche alla prossima settimana.
Ribadiamo però che il senso di tutto ciò è quello di rimanere qui oggi ad utilizzare il tempo per noi disponibile e la nostra disponibilità più che piena a lavorare anche domani, visto che anche le Commissioni che si occupano del disegno di legge sulla concorrenza saranno proprio qui a lavorare su questo progetto di legge (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

CATERINA BINI. Chiedo di parlare a favore.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATERINA BINI. Signora Presidente, noi francamente rimaniamo stupiti dell'intervento del collega Sorial, che ci dice che loro fanno tutti gli sforzi per stare in Aula e per portare avanti i nostri lavori, quando non più tardi di ieri, nella Conferenza dei presidenti di gruppo, il gruppo del Partito Democratico ha acconsentito a finire i lavori dell'Aula anticipatamente per consentire loro di fare l'assemblea del gruppo; quando, non più tardi dell'altro ieri, in sede di Commissioni congiunte attività produttive e finanze, sul provvedimento sulla concorrenza, i presidenti hanno deciso di interrompere i lavori alle ore 18 perché loro avevano un'altra riunione; quando, prima della pausa estiva – voglio ricordare anche questa circostanza, perché è stata piuttosto ironica – un giorno, abbiamo assistito abbastanza con sconcerto e divertimento alle lamentele dei colleghi che, siccome avevamo calendarizzato i nostri lavori per sabato e per domenica, lamentavano – il collega Crippa nella fattispecie – di non poter andare alla partita di waterpolo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Ecco, detto tutto questo, con franchezza noi siamo ovviamente disponibili al rinvio, se c’è però una condivisione da parte di tutti i gruppi; se questa condivisione, non saremo certo noi, come non è nostra abitudine, a volere interrompere i lavori; nel qual caso ovviamente noi siamo disponibili a rimanere qui e a concludere tutti i provvedimenti com'era da calendario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio del seguito dell'esame degli ulteriori punti all'ordine del giorno alla seduta di martedì 15 settembre.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione)

Occhiuto, Archi, Causin.
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 244 voti di differenza.

GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANLUCA PINI. Intervengo sull'ordine dei lavori solo perché rimanga traccia nel resoconto stenografico che la nostra richiesta di sospensione era stata concordata dietro richiesta del Partito Democratico. Quindi, questa è la coerenza con la quale si comportano questi signori. Bene, adesso, di conseguenza, ci divertiamo...

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pag. 67

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Grazie, Presidente. In riferimento agli articoli 8 e seguenti, io vorrei semplicemente chiederle, Presidente, se le sembra minimamente normale e da persone sane di mente fare un intervento concorde con la richiesta di rinvio e poi votare contro, quando c’è stato il tempo per dichiarare il proprio voto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Noi abbiamo aspettato proprio perché ci immaginavamo che ci fosse bisogno di capire questa richiesta di rinvio. Abbiamo fatto il nostro intervento contro. C’è stato un intervento a favore. Poi, però, con una certa naturalezza, c’è stato un cambio completo di decisione nel voto. Io penso che, se l'avessimo fatto noi, saremmo stati richiamati, saremmo stati presi in giro, saremmo stati richiamati ad attenerci a un voto coerente con quello che avevamo dichiarato, mentre, invece, mi sembra di capire che il Partito Democratico, all'interno di quest'Aula, possa fare esclusivamente quello che vuole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La Presidenza non entra nel merito, deputato.

SIMONE BALDELLI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SIMONE BALDELLI. Grazie, Presidente. Al netto del comportamento della Presidenza, che ovviamente non può sapere in anticipo quello che sta per dire un collega, né tanto meno intervenire – e questo lei correttamente lo ha precisato – sul voto di ciascun gruppo, di fatto, però, io vorrei che rimanesse agli atti, come un precedente per lo meno poco simpatico, il fatto che, quando si dà la parola a favore e contro su una determinata proposta che viene sollevata da un collega o da un gruppo, è di tutta evidenza, Presidente, che, se interviene una persona contro e poi la persona che interviene a favore di fatto poi sostiene le ragioni contrarie e dà indicazioni al proprio gruppo di votare contro, manca all'Aula l'esplicitazione delle ragioni a favore da parte di un gruppo.
A onore del vero, non è obbligatorio per nessuno intervenire a favore o contro; anzi, spesso per ragioni di tempo, chi formula la proposta non la motiva, magari per approfittare e guadagnare un po’ di tempo.
Però, è di tutta evidenza, Presidente, che in questo caso sono venute meno nel dibattito le ragioni a favore della proposta, obiettivamente. È vero che nessun altro ha chiesto la parola e, quindi, la Presidenza formalmente si è comportata correttamente. Però, è anche vero che le ragioni di chi era a favore avrebbero potuto magari essere esplicitate da altri colleghi di gruppi che erano a favore. Invece, il gruppo del PD ha alzato la mano per primo, ha chiesto di parlare a favore e, di fatto, non ha parlato a favore.
Non è una critica alla Presidenza, però, lasciamo agli atti che questa cosa va rivista, perché un domani potrebbe avvenire che un gruppo possa trovarsi a coprire anche le ragioni dell'opposizione o di una posizione contraria in maniera surrettizia e questo altererebbe il dibattito.
Quindi, Presidente, lo lasciamo agli atti perché per una questione di equilibrio è giusto che sia così.

PRESIDENTE. Allora, colleghi, io sospendo...

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Deputato Sorial, lei è già intervenuto. Abbia pazienza: sullo stesso tema non le posso dare la parola due volte. Lei è già intervenuto e non è successo altro dopo il suo intervento, quindi...

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Intervengo per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Il richiamo al Regolamento è stato fatto sull'articolo 8, giusto ? Adesso se è sullo stesso tema...

Pag. 68

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Non è sullo stesso tema.

PRESIDENTE. Prego, deputato Sorial.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Grazie, Presidente. Ho aspettato a fare adesso il richiamo al Regolamento perché mi sarei aspettato che prima, durante le dichiarazioni di voto, lei non desse la parola al deputato Invernizzi per fare un richiamo al Regolamento, ma aspettasse la fine della seduta. Io ho avuto perlomeno il buon senso di aspettare la fine della votazione del provvedimento.

PRESIDENTE. Era un intervento per fatto personale.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. E adesso le rispondo, appunto, al fatto personale, perché non mi sembra corretto che si parli, soprattutto dalla Presidenza, da lei in questo momento presieduta, di insulti nei confronti dei cittadini elettori, quando da quella Presidenza stessa è arrivato, non più di un anno fa, un insulto diretto agli elettori del MoVimento 5 Stelle, chiamati potenziali stupratori ed eversori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Quindi, io concordo sul fatto che non debbano essere insultati, ma spero che questo venga fatto da tutti i deputati qui presenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Come stavo per dire, sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 16.

La seduta, sospesa alle 15,25, è ripresa alle 16,05.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SIMONE BALDELLI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Adornato, Artini, Boccia, Bratti, Brunetta, Catania, Dambruoso, Dellai, Di Gioia, Di Lello, Fedriga, Gregorio Fontana, Fontanelli, Garofani, Gozi, Manciulli, Miotto, Pisicchio, Realacci, Rosato, Sanga, Scalfarotto, Scotto, Sorial, Tabacci, Valeria Valente e Vignali sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.
I deputati in missione sono complessivamente novantaquattro, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell’allegato A al resoconto della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori.

GIANLUCA PINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANLUCA PINI. Con le stesse motivazioni che aveva espresso il collega Guidesi relativamente alla delicatissima ratifica ed esecuzione del Trattato di estradizione con la Repubblica Popolare Cinese, chiederei l'inversione dell'ordine dei lavori, partendo dalla ratifica...

PRESIDENTE. Dell'ordine del giorno !

GIANLUCA PINI. Sì, dell'ordine del giorno, partendo dall'ultima ratifica, quella più semplice in termini fattuali, che è quella con il Governo della Repubblica di San Marino relativamente alla collaborazione in materia radiotelevisiva.

DANIELE DEL GROSSO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento ? Prego.

DANIELE DEL GROSSO. Sì, grazie, Presidente. Era per la stessa questione: chiediamo anche noi l'inversione dell'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Allora, non è un'inversione dell'ordine dei lavori, ma è un'inversione Pag. 69dei provvedimenti all'ordine del giorno, nel senso di affrontare prima la ratifica dell'Accordo con il Governo della Repubblica di San Marino, di seguito tutte le altre e, mi pare di capire, secondo la richiesta dell'onorevole Pini, a cui si unisce anche il gruppo del MoVimento 5 Stelle con l'onorevole Del Grosso, per ultima la ratifica del Trattato con la Repubblica Popolare Cinese.
A questo punto, se non vi sono obiezioni, così resta inteso.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1729 – Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, fatto a Roma il 5 marzo 2008 (Approvato dal Senato) (A.C. 3157) (ore 16,10).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge di ratifica, già approvato dal Senato, n. 3157: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, fatto a Roma il 5 marzo 2008.
Ricordo che nella seduta di ieri si è conclusa la discussione sulle linee generali.

(Esame degli articoli – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica.
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A – A.C. 3157), che sono in distribuzione.
Avverto che, fuori della seduta, l'articolo aggiuntivo Gianluca Pini 2.02 è stato ritirato dal presentatore.

(Esame dell'articolo 1 – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 (Vedi l'allegato A – A.C. 3157), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Amendola. Ne ha facoltà.

VINCENZO AMENDOLA. Grazie, Presidente. Questo articolo, così come in ogni ratifica, racchiude il cuore di un provvedimento che noi «stringiamo» con il Governo della Repubblica di San Marino, fatto a Roma il 5 marzo 2008. È il cuore perché diamo avvio e impulso, insieme all'articolo 2 e all'articolo 3 sulla copertura finanziaria, a un Accordo che conclude un percorso, fatto in questa legislatura, di lavoro, potrei dire, fattivo, serio, che ha unito sia la maggioranza sia l'opposizione, per quanto riguarda la normalizzazione dei rapporti bilaterali tra la Repubblica italiana e la Repubblica di San Marino, che nel tempo avevano accumulato anche molte polemiche e molti dubbi.
Non dimentichiamo, da ultimo, prima di questo ultimo Accordo, gli accordi fatti sulla doppia imposizione, gli accordi anche per quanto riguarda i lavoratori che si collegano tra le due Repubbliche. È ovvio che in discussione, nella Commissione, la materia radiotelevisiva e anche l'accordo economico che sostiene questo compromesso, questa ratifica, sono stati dibattuti. Ricordo interventi dei colleghi del MoVimento 5 Stelle che ponevano questo interrogativo.
Ma l'interrogativo si scioglie facilmente perché anche sulla copertura finanziaria degli oneri per quanto riguarda la Presidenza del Consiglio-Dipartimento per l'informazione e l'editoria, quindi, il corrispettivo organo che copre quella che è la produzione di elementi relativi alla...

PRESIDENTE. Colleghi per favore, liberiamo l'emiciclo e lasciamo intervenire con tranquillità e con serenità il collega Amendola.

VINCENZO AMENDOLA. Grazie Presidente, la materia è complessa perché riguarda Pag. 70le onde che provengono da uno Stato che è dentro il nostro territorio e su cui, ovviamente, vi è bisogno di un accordo tra i due territori per far sì che ci sia comunanza di produzione. La collaborazione in campo radiotelevisivo conclude – dicevo – questo percorso. Certo, le obiezioni poste dalle opposizioni relative agli oneri finanziari si spiegano con una convenienza che abbiamo noi, come Repubblica italiana, a far sì che anche su questo ultimo settore si concluda un iter di contrapposizione o di sollecitazione di differenti elementi. Quindi, colleghi, invito anche chi ha presentato emendamenti, non su questo articolo, ma sugli altri, a ragionare – come sarebbe auspicabile – per un'approvazione unanime di quest'Aula. L'iter avviato, sia sulla materia fiscale, sia sulla materia dei diritti dei lavoratori, sollecita una soluzione, va verso cioè la conclusione di un percorso che porta San Marino fuori dalla lista nera di quelli che erano i Paesi che ad inizio legislatura venivano considerati in quella lista.
In questo senso il relatore Arlotti, soprattutto rispetto agli altri articoli che danno impulso all'articolo 1 di cui all'Accordo del 5 marzo del 2008, l'ha spiegato con molta chiarezza e con molta precisione. Seguiranno, come ci hanno preceduto, degli Accordi per le doppie imposizioni nel quadro della normativa OCSE che faranno sì che nel nostro Paese (più avanti su altre votazioni su altri Paesi su cui c'erano contenziosi lo vedremo insieme – credo – anche con la Commissione finanze) riusciremo a delineare un quadro di completa sollecitazione di chiusura di quelli che sono degli elementi che, invece, nel passato ci hanno toccato.
La Repubblica di San Marino non porrà in esercizio alcune garanzie, alcuni elementi infrastrutturali, che riguardano la materia radiotelevisiva e che in questo Accordo, grazie anche alla combinazione economica, fanno sì che nel quadro non solo normativo, non solo basato sulla Ratifica, ma degli assegnamenti e quindi delle due amministrazioni, non ci sia una conflittualità tra gli impianti e per le radiotrasmissioni.

PRESIDENTE. Concluda.

VINCENZO AMENDOLA. Presidente, concludo dicendo che il mio auspicio è sempre che questa Ratifica che ha un'importanza relativa ad un percorso avviato e che si sta concludendo con la Repubblica di San Marino possa far sì che sugli altri articoli il collega Pini (che conosce bene, anzi è stato relatore di altre ratifiche su San Marino con il nostro sostegno) possa ritirare gli emendamenti, in modo che su questa specifica risoluzione si giunga ad un consenso unanime come è stato dimostrato più volte. Mi auguro che quel percorso fatto in precedenza, che non inficia ovviamente le differenze su altre ratifiche, possa, invece, su questa, tenerci uniti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Gelmini, Monchiero, Grillo, Ciprini, Turco, Gnecchi...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 301
Votanti 300
Astenuti 1
Maggioranza 151
Hanno votato
248
Hanno votato
no 52
Sono in missione 86 deputati).

(La deputata Pellegrino ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

(Esame dell'articolo 2 – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e dell'unica proposta emendativa ad esso presentata (Vedi l'allegato A – A.C. 3157).Pag. 71
Se nessuno chiede di intervenire, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

TIZIANO ARLOTTI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario.

PRESIDENTE. Il Governo ?

IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. A questo punto, siccome c’è solo un articolo aggiuntivo, votiamo prima l'articolo.
Non essendoci interventi, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Terzoni, Montroni...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 309
Votanti 308
Astenuti 1
Maggioranza 155
Hanno votato
255
Hanno votato
no 53
Sono in missione 86 deputati).

(La deputata Pellegrino ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo Gianluca Pini 2.01, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Pellegrino, Petraroli...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 311
Maggioranza 156
Hanno votato
53
Hanno votato
no 258
Sono in missione 86 deputati).

(Il deputato Petraroli ha segnalato di aver espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario).

(Esame dell'articolo 3 – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 3 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A – A.C. 3157).
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

TIZIANO ARLOTTI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario su tutte le proposte emendative.

PRESIDENTE. Il Governo ?

IVAN SCALFAROTTO, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere del Governo è conforme al parere espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gianluca Pini 3.1, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Gigli, Montroni, Mazzoli, Luciano Agostini, Gribaudo...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

Pag. 72

(Presenti e votanti 315
Maggioranza 158
Hanno votato
50
Hanno votato
no 265
Sono in missione 86 deputati).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gianluca Pini 3.2, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Giammanco, Costantino...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 316
Maggioranza 159
Hanno votato
109
Hanno votato
no 207).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gianluca Pini 3.3, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Segoni, Cirielli...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 317
Maggioranza 159
Hanno votato
53
Hanno votato
no 264).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Gianluca Pini 3.4, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Invernizzi, Mazziotti Di Celso, Arlotti, Brescia, Colletti...Di Celso, provo con l'altro nome, vediamo se si sblocca...provi a votare presidente Mazziotti...vede la fiducia è sempre una componente importante. Ci siamo ?
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti e votanti 320
Maggioranza 161
Hanno votato
40
Hanno votato
no 280).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Sorial.
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 334
Votanti 332
Astenuti 2
Maggioranza 167
Hanno votato
258
Hanno votato
no 74).

(Esame dell'articolo 4 – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 4 (Vedi l'allegato A – A.C. 3157), al quale non sono state presentate proposte emendative.
Passiamo dunque ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Simonetti, Cominardi, Malisani, Gribaudo...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

Pag. 73

(Presenti 337
Votanti 336
Astenuti 1
Maggioranza 169
Hanno votato
264
Hanno votato
no 72).

(Dichiarazioni di voto finale – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fitzgerald Nissoli. Ne ha facoltà.

FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza autorizza ovviamente la consegna del testo. Prendo atto che l'onorevole Gianluca Pini chiede di consegnare il testo della sua dichiarazione di voto e la Presidenza ovviamente lo autorizza (sulla base dei criteri costantemente seguiti).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molea. Ne ha facoltà.

BRUNO MOLEA. Presidente, nell'annunciare il voto favorevole di Scelta Civica, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. È autorizzato a consegnare il testo. Prendo atto che gli onorevoli Paglia, Alli e Picchi rinunciano all'intervento. Prendo atto che l'onorevole Scagliusi non interviene. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Fedi. Ne ha facoltà.

MARCO FEDI. Grazie Presidente, annuncio il voto favorevole del Partito Democratico e chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna del testo della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La Presidenza ovviamente autorizza la pubblicazione del testo.

(Votazione finale – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica n. 3157, di cui si è testé concluso l'esame.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Carbone, Fitzgerald Nissoli, Giorgio Piccolo...
Dichiaro chiusa la votazione.
Avverto che la Camera non è in numero legale per deliberare (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Lega Nord e Autonomie-Lega dei Popoli-Noi con Salvini). Colleghi ! Pertanto, a norma del comma 2 dell'articolo 47 del Regolamento, rinvio la seduta di un'ora.

La seduta, sospesa alle 16,30, è ripresa alle 17,35.

(Votazione finale ed approvazione – A.C. 3157)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge di ratifica, già approvato dal Senato, n. 3157 di cui si è testé concluso l'esame.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Pag. 74

Carbone... Mazziotti... Taricco... Fusilli... Gregori... Rotta... Mazziotti Di Celso... Gribaudo... Andrea Romano... Massa.... Turco.... Gigli.... Rampi.... Placido...
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
S. 1729 – «Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, fatto a Roma il 5 marzo 2008» (Approvato dal Senato) (A.C. 3157) su cui è precedentemente mancato il numero legale:

Presenti 262
Votanti 259
Astenuti 3
Maggioranza 130
Hanno votato 257
Hanno votato no 2
Sono in missione 85 deputati.

(La deputata Rotta ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole).

La Camera approva (Vedi votazioni).

Sull'ordine dei lavori.

CATERINA BINI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CATERINA BINI. Grazie, Presidente. Vogliamo ringraziare i gruppi parlamentari che hanno accettato di volere rientrare in aula per mantenere dei corretti rapporti istituzionali. Siamo a questo punto a chiedere il rinvio ad altra seduta degli altri punti all'ordine del giorno, ricordando che garantire il numero legale in aula non spetta soltanto a noi ma a tutti i gruppi parlamentari. Vogliamo anche rimarcare ancora una volta quanto vi sia da parte del gruppo del MoVimento 5 Stelle il solito atteggiamento ostile e scorretto al buon andamento dei lavori e ai rapporti istituzionali corretti (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...

PRESIDENTE. Colleghi, per favore...

CATERINA BINI. ...ricordando, come dicevo, che dopo aver condiviso questo calendario in Conferenza dei presidenti di gruppo ed essersi opposti al rinvio questa mattina hanno fatto mancare il numero legale in aula esultando poi per la mancanza dello stesso. Evidentemente una cosa è dire di voler lavorare a parole ma poi tornare a casa è molto più comodo (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Colleghi per favore, allora colleghi per favore...

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Immagino per un richiamo al Regolamento. Ne ha facoltà.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Grazie Presidente, ricordando alla maggioranza che loro sono la maggioranza perché alcune volte mi sembra che tra problemi interni.... io mi rivolgo a lei, Presidente.....

PRESIDENTE. Mi perdoni un secondo. Intanto se prendiamo posto, se abbassiamo la voce, permettiamo al collega Sorial di parlare. Onorevole Sorial, mi pare di intuire che il suo intervento sia più sull'ordine dei lavori che come richiamo al Regolamento, altrimenti mi deve indicare l'articolo su cui interviene. Diciamo che l'onorevole Bini è intervenuta, ha fatto una proposta sull'ordine dei lavori: anche lei interviene sulla stessa proposta ?

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Perfetto. Poi interverrò anche per un richiamo al Regolamento per le parole che ho sentito, visto che la presenza del gruppo parlamentare del MoVimento 5 Stelle mi sembra che si senta, si sente che siamo presenti qui in aula e si sente il fatto che Pag. 75noi siamo ancora disponibili a proseguire con i lavori sia oggi sia eventualmente domani, pur essendo domani una seduta di sindacato ispettivo ma siamo più che disponibili eventualmente alla riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo e a fissare una seduta per domani.
È anche chiaro, però, che io non mi voglio dilungare troppo in questo intervento, perché mi sembra palese che i parlamentari della maggioranza abbiano bisogno di altro tempo per andare a spendere quei 45 milioni di euro che ieri si sono intascati prendendo altri soldi dai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e una parte di loro, probabilmente, è già in ferie a fare tutto ciò. Noi siamo qui disponibili, la nostra ostilità è nei confronti di chi utilizza il Parlamento per intascarsi dei soldi alla faccia dei cittadini italiani che fuori non vogliono farsi rubare i soldi da queste persone e tanto meno il tempo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Con la premessa che qui nessuno ruba soldi, fino a prova contraria, però una considerazione voglio farla, onorevole Sorial. Ci sono considerazioni di natura politica, quindi il suo era un intervento sull'ordine dei lavori, premesso che domani la Camera è aperta e io presiedo, se volete vi aspetto a braccia aperte, però poi il resto è una questione di natura politica e non ha attinenza con un richiamo al regolamento. Per questo le avevo suggerito un intervento sull'ordine dei lavori. Tra l'altro voi non vi siete espressi sulla possibilità di continuare.
Prego, onorevole Sorial, sulla questione sollevata dall'onorevole Bini voi non avete espresso posizione, avete risposto da un punto di vista politico.

GIRGIS GIORGIO SORIAL. Mi sembrava di averla espressa con le seguenti parole: noi vorremmo proseguire con i lavori e siamo disponibili anche a proseguirli domani.

PRESIDENTE. Perfetto, allora, sulla proposta dell'onorevole Bini io do la parola a un oratore a favore e a un oratore contro. Atteso che contro ha parlato l'onorevole Sorial, l'onorevole Guidesi intende parlare a favore ?
Che sia poi chiaro che chi chiede di parlare a favore, poi, deve sostenere un argomento a favore e chi interviene contro, come ha fatto l'onorevole Sorial, deve parlare contro.
Prego, onorevole Guidesi. Ne ha facoltà.

GUIDO GUIDESI. Grazie Presidente, io accolgo questo suo invito, dando per scontato che lei parlasse al gruppo del Partito Democratico. Noi siamo coerenti...

PRESIDENTE. Io ho espresso una posizione all'Assemblea poi...

GUIDO GUIDESI. Posso anche interpretare le sue parole...

PRESIDENTE. Sì, sì, liberissimo...

GUIDO GUIDESI. Coerentemente, visto che la proposta è stata nostra, circa un'ora e un quarto fa, di rinviare i punti all'ordine del giorno, voteremo a favore della proposta del gruppo del Partito Democratico, precisando però che alla strumentalizzazione con la quale si affrontano le questioni in Aula c’è un limite. È la maggioranza che deve tenere il numero legale, perché la maggioranza ha deciso di proseguire nei lavori nonostante la nostra proposta, prima condivisa con il Partito Democratico, fosse stata un'altra. Ognuno si assuma le responsabilità che effettivamente ha.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la proposta di rinvio del seguito dell'esame dei restanti disegni di legge di ratifica all'ordine del giorno alla seduta di martedì 15 settembre, come formulata dall'onorevole Bini.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione)

Pag. 76

Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva per 179 voti di differenza.

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza (ore 17,38).

PRESIDENTE. Comunico che la Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza l'onorevole Eleonora Bechis, in sostituzione dell'onorevole Renata Bueno dimissionaria.

Per la risposta a strumenti del sindacato ispettivo e sull'ordine dei lavori (ore 17,39).

GIUSEPPE BRESCIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE BRESCIA. Grazie Presidente, intervengo solo per sollecitare la risposta ad una mia interrogazione, la n. 4-08521.

PRESIDENTE. La ringrazio, la Presidenza ovviamente si farà parte diligente nel sollecito.

CARLO SIBILIA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CARLO SIBILIA. Grazie Presidente, volevo soltanto ricordare a tutti che oggi è il world suicide prevention day, cioè il giorno in cui si ricorda e si spinge per prevenire quelli che sono i molteplici suicidi che avvengono nel mondo. Molti di questi in Italia avvengono per motivi economici, molti di questi sono imprenditori che sono stati vessati dalle tasse di uno Stato che non li ascolta più, molti suicidi sono di persone che non riescono più ad arrivare alla fine del mese, di persone che non hanno più un reddito per vivere e, soprattutto, questa statistica dei suicidi economici non viene più rilevata dall'ISTAT da quando è iniziata la crisi economica.
Gli unici dati che abbiamo sono quelli dell'Università Link Campus che autonomamente sta portando avanti questo servizio. Come MoVimento 5 Stelle abbiamo già organizzato più volte alla Camera e abbiamo proposto di organizzare ufficialmente in Italia per dedicare un semplice giorno alla prevenzione al suicidio economico e siamo sicuri che tutte le misure che noi proponiamo, legislativamente parlando, quindi il reddito di cittadinanza, il microcredito per le imprese, l'abolizione dell'IRAP sono tutte misure che vanno in questo senso, nel proteggere la vita. Credo che oggi è necessario ricordarlo proprio perché è il giorno di prevenzione mondiale del suicidio (Applausi dei deputati del gruppo del MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Burtone. Ne ha facoltà.

GIOVANNI MARIO SALVINO BURTONE. Presidente, intervengo per manifestare il mio dissenso verso alcune decisioni assunte da Poste Italiane. Dal 7 settembre, infatti, non sono più operativi gli uffici postali di Granieri, in provincia di Catania, e di Pisticci Scalo, in provincia di Matera. Sono due centri importanti: il primo è un centro agricolo e il secondo è un centro industriale molto significativo della Basilicata. Indubbiamente, si creeranno molti disagi e soprattutto per le fasce deboli e per gli anziani, perché sono comunità che hanno l'esigenza di avere questi servizi. La scelta di Poste Italiane a noi sembra assolutamente contradditoria e sbagliata.
Ecco perché noi torneremo a presentare degli interventi ispettivi e chiederemo al Governo di intervenire perché sappiamo che la mission che Poste Italiane sta seguendo in questo ultimo periodo è quella di mettere Poste sul mercato, di avviare politiche finanziarie, però non deve dimenticare la funzione sociale che le Poste hanno avuto e debbono avere. Soprattutto, deve tenere in considerazione quelle comunità in cui ci sono presenze di soggetti Pag. 77deboli come gli anziani che hanno bisogno di usufruire di questi servizi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Vacca. Ne ha facoltà.

GIANLUCA VACCA. Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta ad alcune interrogazioni. Purtroppo, non per colpe mie, ma per colpe del Governo che, evidentemente, ha smesso di rispondere alle interrogazioni, ho una percentuale di risposta forse del 5 o del 6 per cento. L'elenco è un po’ lungo e quindi mi dispiace di trattenerla qui, ma le devo sollecitare tutte. Quindi, partirò dall'inizio da quelle del 2013, ancora in attesa di risposta.
Un attimo che ... mi è scomparsa la vista. Non l'ho potuta stampare perché è molto lunga...

PRESIDENTE. Onorevole Vacca, se crede, può segnalare anche per iscritto alla Presidenza queste interrogazioni. La Presidenza si farà comunque parte diligente, atteso che è chiaro che il suo era un intervento di sollecito. Rimaniamo d'accordo così, onorevole Vacca ?

GIANLUCA VACCA. Ho problemi tecnici, quindi va bene.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Vacca.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Marazziti. Ne ha facoltà.

MARIO MARAZZITI. Signor Presidente, in quest'aula poco fa il collega Sibilia del MoVimento 5 Stelle ha posto un tema molto serio, quello dei suicidi, all'attenzione dell'aula e della nostra riflessione. Dobbiamo tutti ricordare che il tema dei suicidi riguarda, dieci volte di più che il resto dei cittadini italiani, i cittadini in carcere. Nella lista che ho ascoltato del MoVimento 5 Stelle il carcere non è nominato e non è una stranezza dal momento che tutti i provvedimenti che hanno avuto per obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita in carcere e la normalizzazione dopo le infrazioni dell'Italia sul tema della carcerazione hanno visto il MoVimento 5 Stelle sempre contrario per una visione giustizialista in cui il carcere ha una funzione eccessiva nella vita del nostro paese. Al contrario, vorrei porre all'attenzione di quest'aula il tema del carcere, dei suicidi in carcere, ma soprattutto l'inizio di una riflessione legata anche all'appello fondamentale e importante di sua Santità, Papa Francesco, proprio sul tema dell'amnistia collegata al momento straordinario dell'Anno Santo della Misericordia.

Ordine del giorno della seduta di domani.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della seduta di domani.

Venerdì 11 settembre 2015, alle 9,30:

Svolgimento di interpellanze urgenti.

La seduta termina alle 17,50.

TESTO INTEGRALE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI FUCSIA FITZGERALD NISSOLI, GIAN- LUCA PINI, BRUNO MOLEA E MARCO FEDI SUL DISEGNO DI LEGGE DI RATIFICA N. 3157

FUCSIA FITZGERALD NISSOLI. Signor Presidente, onorevoli Colleghi, l'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino appare, sin dall'inizio, un buon Accordo sia sul piano delle ottime relazioni di vicinato tra i due paesi sia sul piano di una produttiva e propositiva cooperazione culturale alla quale è sottesa la promozione della comune lingua italiana.
Tralascio il percorso storico, più volte richiamato, delle relazioni in campo radiotelevisivo tra la Repubblica del Titano e l'Italia, che parte dagli accordi del ’53, Pag. 78per ricordare che l'attuale Accordo è teso a proseguire il percorso intrapreso in passato e a rafforzarlo alla luce dei cambiamenti imposti dall'avanzamento delle nuove tecnologie che hanno portato all'avvento del digitale terrestre.
Infatti, tale provvedimento, che si compone di un preambolo e di nove articoli, fornisce una base giuridica adeguata affinché, dopo le continue proroghe, la cooperazione radiotelevisiva tra i due Paesi possa svolgersi con regole certe permettendo un rapporto più efficace tra le due emittenti radiotelevisive pubbliche.
Nel testo si prevede la possibilità che l'Italia utilizzi 3 delle frequenze messe a disposizione di San Marino dalla Conferenza regionale delle radiocomunicazioni svoltasi a Ginevra nel 2006. Allo stesso tempo si prevede che San Marino possa estendere l'area sulla quale trasmettere i propri programmi radiotelevisivi.
Appare rilevante anche la cooperazione nella promozione della lingua italiana nell'area balcanica-adriatica. Un aspetto che sta molto a cuore anche a noi italiani all'estero oltre che ai tanti cittadini di questi Paesi che guardano con interesse e passione alla lingua di Dante.
Inoltre l'Accordo prevede, all'articolo 5, la corresponsione, alla Repubblica di San Marino, di poco più di 3 milioni di euro (3.098.000 euro) a decorrere dal 2015, per l'uso delle tre frequenze che le sono state assegnate, necessarie al nostro Paese per consentire la trasmissione in digitale terrestre nelle aree limitrofe a San Marino. Sembra, anche sul piano economico, un Accordo del tipo win-win, volto al progresso ed alla crescita culturale e linguistica, che condividiamo e, quindi, il mio Gruppo parlamentare ne voterà con convinzione la ratifica.

GIANLUCA PINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Signori membri del Governo !
Non sarà certamente la Lega Nord Autonomie ad opporsi ad un accordo bilaterale di collaborazione in materia radiotelevisiva con la Repubblica di San Marino, che ci sembra del tutto naturale. Con chi dovrebbe altrimenti cooperare in questo campo la Repubblica del Titano ?
Anche in questo caso, sono stati necessari ben sette anni per portare in Parlamento il provvedimento di autorizzazione alla ratifica ed esecuzione. Non si poteva obiettivamente attendere oltre.
Voteremo quindi a favore, anche se vorremmo in futuro acquisire dati sui frutti concreti che quest'intesa produrrà.
Abbiamo altresì espresso qualche perplessità sulle coperture, dal momento che il provvedimento al nostro esame è giunto in questo ramo del Parlamento con una previsione di finanziamento a partire dal 2014, anno com’è noto conclusosi oltre otto mesi fa.
Speriamo che grazie allo sviluppo di questa collaborazione in campo radiotelevisivo, un maggior numero di nostri concittadini possa conoscere la storia, l'esperienza e le particolarità della Repubblica di San Marino: Stato piccolo ma florido, libero, con istituzioni antichissime ed un diritto fondato su ordinanze medievali che si sono rivelate perfettamente compatibili con il funzionamento di una moderna economia di mercato.
In tempi in cui il gigantismo e l'uniformità giuridica sembrano l'unica ricetta per conquistare il benessere, crediamo che dal Titano possa giungere un'importante lezione, anche grazie a questa intesa.

BRUNO MOLEA. Come già rilevato in Commissione Esteri, l'Accordo di cooperazione radiotelevisiva tra Italia e San Marino si inserisce in una complessa vicenda risalente all'Accordo aggiuntivo di amicizia e di collaborazione del 1953, quando si stabilì la rinuncia espressa all'esercizio del diritto ad una stazione radiotelevisiva indipendente.
Le modifiche tecnologiche e le liberalizzazioni intervenute nel campo radiotelevisivo avevano tuttavia fatto sorgere nella Parte sanmarinese l'esigenza di disporre di una propria stazione radiotelevisiva che veniva soddisfatta con lo Scambio di lettere del 23 ottobre 1987, attraverso cui San Marino riacquisiva il diritto cui aveva precedentemente rinunciato.Pag. 79
La legge n. 99 del 1990 sanciva da parte italiana la ratifica di detto Scambio di lettere con San Marino e un nuovo Accordo più generale di collaborazione nella materia tra i due Stati.
In tal modo, fino alla durata dell'Accordo generale, ossia fino al 2005, è stata possibile una proficua collaborazione tra la RAI e la società in compartecipazione italo-sanmarinese San Marino RTV, delimitando con precisione la possibilità da parte italiana di coprire il territorio della Repubblica di San Marino con tutti i canali autorizzati delle zone italiane limitrofe.
D'altra parte, anche la Conferenza regionale delle radiocomunicazioni, svoltasi a Ginevra nel 2006, interveniva nella materia, prevedendo la rassegnazione delle frequenze esistenti nel campo della radiodiffusione televisiva, anche in vista della migrazione generale delle trasmissioni verso il sistema digitale.
Ciò veniva in qualche modo a mutare la preesistente delimitazione tra Italia e San Marino, e pertanto si riteneva necessario, per consentire la migrazione al digitale terrestre delle trasmissioni ell'emittente pubblica italiana nei territori limitrofi, utilizzare le frequenze assegnate a Ginevra alla Repubblica di San Marino, relativamente ai canali 7, 26 e 30.
Tutto ciò ha sostanzialmente determinato le due Parti ad intraprendere negoziati per la modifica e l'incremento dell'Accordo di collaborazione bilaterale in materia radiotelevisiva, concretizzatasi nell'Accordo del 5 marzo 2008 (il quarto fra i due Paesi esaminato dal Parlamento nel corso della presente legislatura, dopo quelli relativi alle doppie imposizioni, alla collaborazione finanziaria e alla cooperazione per la prevenzione e repressione della criminalità).
L'intesa impegna in sostanza l'Italia al pagamento di un contributo forfetario annuale per l'utilizzo di frequenze radiotelevisive assegnate a San Marino dalla citata Conferenza internazionale sulle radiocomunicazioni di Ginevra: questa sono necessarie alla RAI per consentire la migrazione verso i sistemi trasmissivi del digitale terrestre nei territori limitrofi.
Vengono inoltre precisati i termini della cooperazione fra le emittenti del servizio pubblico, in particolare nello sviluppo di programmi e contenuti per i canali televisivi e radiofonici, nella messa a disposizione di prodotti televisivi, nell'utilizzo e condivisione degli impianti di diffusione e nello sviluppo di progetti nei settori web e televideo.
È poi stabilito un impegno fra le parti a collaborare per un miglior funzionamento degli stessi, in linea con lo sviluppo delle nuove tecnologie e l'istituzione di una commissione mista incaricata di monitorare l'esecuzione dell'Accordo.
Il provvedimento, già approvato dal Senato, oltre ad arricchire il quadro di riferimento giuridico della storica cooperazione bilaterale tra Italia e San Marino, opportunamente perfezionato in questi ultimi anni, risponde all'esigenza di sviluppare la cooperazione reciproca fra le società concessionarie del servizio pubblico dei due Paesi e di estendere il bacino di utenza attraverso l'utilizzo del sistema di diffusione satellitare, con un progetto mirato prevalentemente all'area balcanico-adriatica, anche a scopi di promozione della lingua italiana: ciò anche in considerazione delle grandi potenzialità di crescita che la società San Marino RTV mostra di possedere.
Per queste ragioni, Scelta Civica per l'Italia dichiara con convinzione il proprio voto favorevole.

MARCO FEDI. Signor Presidente, l'accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva con la Repubblica di San Marino è stato siglato a Roma il 5 marzo 2008 e prontamente ratificato dalla stessa Repubblica del Titano ad agosto dello stesso anno.
È giunto il tempo che sia ratificato anche dal Parlamento italiano. L'accordo del 2008, come è stato ricordato dal Relatore, è stato di fatto prorogato di anno in anno, ma queste proroghe non rappresentano buone prassi dal punto di vista amministrativo e contabile.Pag. 80
L'accordo di collaborazione si iscrive nel quadro degli eccellenti rapporti di amicizia fra i nostri due Paesi e rappresenta, oltre tutto, un valido strumento di promozione della lingua e cultura italiana, laddove prevede la partecipazione di San Marino ad una programmazione mirata/rivolta all'area adriatica e balcanica. Il costo annuale dell'operazione per l'utilizzo da parte della RAI dei 3 canali assegnati alla Repubblica di San Marino potrà essere ampiamente compensato dal ritorno economico indotto dalla diffusione della nostra lingua e cultura.
Dichiaro perciò il voto favorevole a questa ratifica da parte del gruppo del Partito Democratico.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nom. Doc. LXXXVII-bis, 3-A – ris. 6-155 446 439 7 220 279 160 64 Appr.
2 Nom. risoluz. Scotto e a. n. 6-156 444 356 88 179 23 333 64 Resp.
3 Nom. risoluz. Battelli e a. n. 6-157 447 437 10 219 78 359 64 Resp.
4 Nom. risoluz. Brunetta e a. 6-158 I p 446 437 9 219 45 392 64 Resp.
5 Nom. ris. Brunetta e a. 6-158 II p rif. 443 188 255 95 73 115 64 Resp.
6 Nom. risoluz. Pili n. 6-159 444 438 6 220 63 375 64 Resp.
7 Nom. Ddl 3157 – articolo 1 301 300 1 151 248 52 86 Appr.
8 Nom. articolo 2 309 308 1 155 255 53 86 Appr.
9 Nom. articolo agg. 2.01 311 311 156 53 258 86 Resp.
10 Nom. em. 3.1 315 315 158 50 265 86 Resp.
11 Nom. em. 3.2 316 316 159 109 207 86 Resp.
12 Nom. em. 3.3 317 317 159 53 264 86 Resp.
13 Nom. em. 3.4 320 320 161 40 280 86 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). – C = Voto contrario (in votazione palese). – V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). – A = Astensione. – M = Deputato in missione. – T = Presidente di turno. – P = Partecipazione a votazione in cui è mancato il numero legale. – X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi è premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 17)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nom. articolo 3 334 332 2 167 258 74 86 Appr.
15 Nom. articolo 4 337 336 1 169 264 72 86 Appr.
16 Nom. Ddl 3157 – voto finale Mancanza numero legale NO
17 Nom. Ddl 3157 – voto finale 262 259 3 130 257 2 85 Appr.