XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 730 di mercoledì 21 ottobre 2026
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'
La seduta comincia alle 9,35.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
FRANCESCO BATTISTONI, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Vacanza di un seggio nel collegio uninominale 04-Pesaro della XVI Circoscrizione Marche.
PRESIDENTE. Comunico che, in seguito alla cessazione dal mandato parlamentare del deputato Mirco Carloni, di cui la Camera ha preso atto nella seduta del 19 ottobre 2026, la Giunta delle elezioni, nella seduta del 21 ottobre 2026, ha verificato che si è reso vacante il seggio di deputato nel collegio uninominale 04-Pesaro della XVI Circoscrizione Marche, attribuito con il sistema maggioritario.
La Giunta delle elezioni ha altresì rilevato che non si dà luogo all'indizione dei comizi per le elezioni suppletive in quanto non intercorre almeno un anno fra la data della vacanza e la scadenza normale della legislatura.
Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,38).
PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Parliamo di una gigantesca mobilitazione a Torino, a Milano, a Roma, a Napoli. Presidente, non ci sono fumogeni, che adesso volete vietare, non ci sono nemmeno le stazioni distrutte, non ci sono i vetri. Potete ascoltarci? Potete ascoltarci, sì?
Allora parlo di una vicenda che il 1° novembre diventerà realtà: Trenitalia ha deciso di cancellare il carnet per l'alta velocità. Ci sono tantissimi pendolari, studenti, ricercatori, lavoratori e lavoratrici che in queste ore ci stanno scrivendo, in tanti, per dire: ma che colpa abbiamo noi? Presidente, io chiedo che venga qua in Aula Giorgia Meloni, che venga il Ministro più scarso della storia. Dai tempi dell'invenzione della ruota non c'è un Ministro dei Trasporti peggiore (Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Io mi chiedo: ma davanti al caro vita (Proteste dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)… invece di fare “buu”, andate stamattina in stazione a Torino a vedere come sono messi i treni ad alta velocità! Andate a Milano e chiedete se è normale chiedere a tutte quelle persone di viaggiare con i regionali (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Iniziamo a chiederci se è normale! È normale? (Proteste di deputati del gruppo Lega-Salvini Premier – Commenti di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Colleghi, mezza parola: silenzio.
MARCO GRIMALDI (AVS). Presidente, solo per capirci: sono carnet che sono passati da 99 euro a 139 euro: 40 euro in più, in due anni. Adesso Trenitalia decide che è finita, che possono passare direttamente ai mensili, che sono, più o meno, 294 euro, ossia 175 euro in più.
Colleghi, se non avete capito, vi spiego: questi non vanno tutti i giorni da Torino a Milano, da Milano a Torino, da Roma a Napoli. Parlo di Alberto, Matilde, Pier Francesco: ci scrivono in queste ore. Scusate, scusate se Trenitalia e Salvini dicono: è finito lo smart working. Sarà finito per qualcuno, ma non tutti lavorano in smart working; qualcuno è obbligato - perché fa il freelance, perché ha altri contratti, perché è precario, perché è studente - ad andare una o due volte. E cosa fanno? Devono farsi il mensile e spendere 175 euro in più? Volete vedere i treni da Milano a Torino al ritorno? Sono strapieni. Cioè, queste persone pagano per stare in piedi e adesso gli spiegate pure che devono farsi un mensile per pagare 175 euro in più. Ma siete matti? Siete matti? Non c'è alcuna giustificazione.
Questa è una misura classista e antiambientalista. C'è il carovita, lo volete vedere? Cosa dobbiamo fare? Cosa devono fare queste persone per farsi vedere? Volete che si uniscano al flusso delle masse? Lo faranno. Lo faranno anche loro: sciopereranno, faranno lo sciopero generale. Ma volete dare una risposta di buon senso? Lo chiedo a Salvini. Venga qui una volta e ci spieghi di chi è la colpa di questo: di un chiodo? Degli anarchici? Sono i centri sociali? Chi ha aumentato questi biglietti e chi ha cancellato i carnet? Me lo spieghi. Non noi. Non noi!
Noi vogliamo una risposta per questi studenti, vogliamo una risposta per questi lavoratori. Lo smart working è finito, ma quelli sono ancora lì. Poi - fatemi dire - anche questa ossessione contro lo smart working: scusate, in tempi di crisi energetica, in tempi di smaterializzazione di tutto e dell'intelligenza artificiale, adesso voi usate questa parola come se fosse una clava contro i lavoratori e le lavoratrici.
Io dico solo una cosa: in tempi di crisi, di crisi energetica, possiamo pensare al trasporto pubblico locale per tutte e tutti? Possiamo vedere quell'alta velocità veramente come delle metropolitane leggere per tutto il Paese? Le chiamavate così: le metropolitane d'Italia. Sono le metropolitane di questo fallimento, che è il fallimento di un Governo che non solo fa arrivare in ritardo i treni, ma non vuole farci salire le persone (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori e sul medesimo argomento, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa battaglia, questa scelta intollerabile ci consente di chiedere un'informativa, quindi di associarci, estendendola anche alla crescente povertà dei trasporti che nel nostro Paese, ormai, colpisce un italiano su cinque - 4,9 milioni di famiglie - e colpisce, in maniera sempre più forte, cinque volte di più, chi vive nelle aree interne, chi vive nelle aree periferiche, chi ha sempre meno opportunità ed è costretto a un uso forzato dell'auto, che ci ha portato al record di 71 auto ogni 100 abitanti.
Poi, per quanto riguarda questa scelta… come gruppo del Partito Democratico, con la firma di 40 deputati, abbiamo presentato la richiesta di cancellare questa assurda scelta di abolire questo carnet (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Il Governo dovrà rispondere venerdì, in quest'Aula, perché abbiamo presentato un'interpellanza urgente. Se non vorrete fare l'informativa, dovrete comunque risponderci in Aula e dire da che parte state: se state dalla parte di chi si deve muovere per lavorare o continuerete a fare finta di non vedere i problemi che ci sono sulla rete ferroviaria in Italia.
Per ricordarlo ai colleghi, vi dico: conoscerete anche voi qualche pendolare, che fa lavoro agile, che fa smart working, che ha la necessità, non di muoversi tutti i giorni, ma di muoversi alcuni giorni a settimana, a cui metterete le mani in tasca, avallando questo rincaro, se non cancellerete questa scelta…
In tutte le tratte interessate magari c'è anche qualcuno a cui chiederete il voto, fra qualche settimana, dopo averlo umiliato e preso in giro nelle condizioni intollerabili che continuate a difendere.
Ecco, vi leggo: Bologna-Reggio Emilia, Bologna-Torino, Bologna-Venezia, Bologna-Verona, Bolzano-Verona, Brescia-Milano, Brescia-Venezia, Caserta-Roma, Desenzano-Milano, Firenze-Padova, Firenze- Reggio Emilia, Firenze-Roma, Firenze-Venezia, Firenze-Verona, Genova-Milano, Milano-Padova, Milano-Peschiera del Garda, Milano-Reggio Emilia, Milano-Torino, Milano-Venezia, Milano-Verona, Milano-Vicenza, Napoli-Roma, Reggio Emilia-Torino, Roma-Salerno. Su queste tratte, dal 1° novembre, dovranno pagare di più, ma in un momento in cui aumenta il costo di tutto, perché volete aumentare il costo della vita di queste persone che devono spostarsi per lavorare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? E perché? Perché c'è il problema di fare cassa. E perché dovete fare cassa sui pendolari?
Noi vi avevamo presentato un'interrogazione, a cui avete risposto qualche giorno fa, chiedendovi di quantificare i costi della somma altissima che viene restituita dei biglietti per il record di ritardi che ci sono sulla rete ferroviaria. Ma voi dovreste fare cassa cominciando a non fare finta di negare il problema dei ritardi. Non noi…La risposta del Governo alla nostra interrogazione ha contato, nei primi sette mesi dell'anno, 16 anni e 9 mesi di ritardo, ma non ci ha detto quanto sono costati questi ritardi. Allora, forse, invece di costringere le persone che stanno scrivendo …e penso a Ilaria e a Sergio, che fanno la tratta Napoli-Roma e che hanno scritto a Fanpage in queste ore, a chi sta scrivendo ai giornali, a chi sta scrivendo ai parlamentari per dire: ma io non ce la faccio, non mi potete costringere a pagare il doppio o il triplo di abbonamento per andare a lavorare. Ecco, invece di costringere loro a pagare di più, dovreste avere il coraggio di aprire gli occhi sui problemi che ci sono sulla rete e che voi ammettete nelle stesse risposte nelle quali dite che un quarto di questi problemi è dovuto a fattori esterni. Quindi, tre quarti sono fattori su cui si può intervenire, si deve intervenire, si deve avere la forza e il coraggio di intervenire, ma voi non lo fate.
Continuate a negare la realtà dei problemi che vivono gli italiani e continuate a girarvi dall'altra parte, ma non potrete farlo su questo tema perché il 1° novembre sta arrivando e venerdì ci sarà l'interpellanza urgente del Partito Democratico in Aula. Dovrete decidere da che parte stare, Giorgia Meloni e il Governo: dalla parte dei pendolari o dalla parte di chi sta cercando di fare cassa sui pendolari costretti a viaggiare per lavorare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA (M5S). Il Ministro Salvini viaggia sui treni? Perché secondo me non è mai andato su un treno o forse ci è andato soltanto se nella carrozza ristorante facevano una degustazione di qualche prodotto tipico. Perché questa misura, anche se non dipende direttamente dal Ministero, come mai non è stata monitorata dal Ministero su un'azienda che è al cento per cento pubblica? Quindi, noi abbiamo un Ministro che lascia che Trenitalia, con solo due settimane di preavviso, cambi gli abbonamenti di carnet da 139 a 314 euro, per esempio sulla tratta Torino-Milano, 175 euro in più al mese. Poi dice che l'abbonamento mensile si riduce, però, nell'abbonamento mensile mette 2 euro di prenotazione per ogni corsa, quindi alla fine diventerà uguale al costo di prima.
Quindi, tutte quelle persone che avevano necessità di viaggiare due volte alla settimana verso Milano - faccio l'esempio di Torino-Milano perché Torino è la mia città -, avranno un costo paragonabile a quello dell'auto. Capite che paradosso per chi parla di avvantaggiare il trasporto pubblico, di togliere le auto dalle strade e mettere le persone sulla ferrovia? La motivazione non regge, perché Trenitalia dice che le abitudini di viaggio sono cambiate, ma noi non abbiamo visto un dato o un'analisi su questo. Anche noi chiederemo un'interrogazione e vogliamo vedere i dati per cui Trenitalia ha fatto questo cambio che penalizza solo alcune categorie di persone.
Devo dire anche che il carnet diventa vantaggioso, sempre sulla tratta Torino-Milano, soltanto per chi viaggia 24 volte in quella tratta, quindi è svantaggioso in ogni caso. Ma perché lo avete fatto? Per fare cassa? Perché avete cambiato strategie finanziarie? Ditecelo. Il Ministro deve dirlo, perché non può fare finta che, rispetto alle cose che lui deve governare, si facciano operazioni senza che il Ministero le conosca. Lo ha già fatto altre volte questo passaggio; il Ministro è veramente, non inutile, ma incompetente e devo dire che la sua unica preoccupazione è avere voti, occuparsi di cose che non interessano ai trasporti, ma fare la propaganda sulla remigrazione per correre dietro a Vannacci (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e fare il finto Ministro dell'Interno: la deve finire di fare il finto Ministro dell'Interno! Giorgia Meloni - te lo dico io, Salvini - non ti ha voluto come Ministro dell'Interno. Devi capirlo, vai dallo psicologo, parlane con qualcuno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ma lei non ti ha voluto come Ministro dell'Interno, ti ha messo al Ministero dei Trasporti e tu da Ministro dei Trasporti hai buttato soldi per lo Stretto e stai buttando soldi per il TAV Avigliana-Orbassano, altri miliardi perché non era il tuo gioco, ma dovevi giocare a quel gioco. Per sfortuna nostra e degli italiani, sei stato mandato lì.
Io spero che questa cosa finisca, ma questa del carnet è veramente una cosa che grida vendetta. È una cosa che grida vendetta, perché si fanno delle operazioni sulle tasche delle persone, sulla vita delle persone in maniera repentina e senza nessuna informazione e forse neanche il Ministro sapeva cosa stesse facendo Trenitalia con questo aumento del carnet. Comunque, una cosa è certa: con il vostro Governo alla fine sono sempre gli ultimi a pagare le conseguenze di qualsiasi vostra decisione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, su un altro argomento e sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Carmela Auriemma. Ne ha facoltà.
CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per chiedere un'informativa urgente alla Meloni su quello che sta succedendo nel Paese reale. Guardi, Presidente, noi non possiamo non denunciare lo scollamento totale di quest'Aula, dei lavori di quest'Aula, rispetto a tutto quello che sta succedendo. Ieri la grande propaganda di questo Governo, del Ministro Salvini, ci diceva che i presidi erano stati sciolti, che andava tutto bene, perché Salvini aveva trovato una soluzione per i trasportatori. Oggi, ci svegliamo e sappiamo che la Campania è ferma, la Puglia è ferma e la Calabria è ferma (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È veramente una cosa assurda la propaganda che state facendo sulla pelle dei lavoratori.
Cosa è successo, Presidente? Il Ministro Salvini ha convocato i trasportatori che sono in sciopero al Sud - le proteste stanno a Maddaloni, a Nola, a Cerignola, a Cosenza - e li ha convocati a Milano. Per dirgli che cosa? Sostanzialmente, per dirgli che avranno a breve i soldi che dovevano avere da mesi, cioè il nulla più totale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Nessuna risorsa nuova, nessun impegno nuovo: soldi dovuti e promettendo cose non vere.
Presidente, ma è mai possibile che dobbiamo assistere a questa propaganda sulle spalle dei lavoratori? Questi lavoratori, che non riescono a pagarsi il gasolio per portare lo stipendio a casa, si sono dovuti pagare il biglietto per andare a Milano per sentirsi presi per il culo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Ma stiamo scherzando?
PRESIDENTE. Deputata Auriemma, il vocabolario le dà 2.000 espressioni…
CARMELA AURIEMMA (M5S). Presidente, ha ragione. Presidente, ha ragione, ma io non riesco a trovare un'espressione più consona per quello che è successo ieri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Mi creda, mi sono sforzata, con tutta la cura delle parole su cui vogliamo impegnarci.
Cioè, qui abbiamo lavoratori che da maggio aspettano questi soldi e ieri Salvini, con una grande propaganda, ha annunciato di risolvere i problemi dando sostanzialmente i soldi che loro stanno aspettando da mesi. E in più oggi in Campania i trasporti, gli autobus, non partiranno, perché non c'è il gasolio e le dico di più: abbiamo i supermercati vuoti in Calabria e in Campania come ai tempi del COVID, però qui non c'è un virus da contrastare. L'unico virus che io vedo è questo Governo completamente incapace (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ma la cosa più grave, Presidente - e mi permetto di dire -, è che il Ministro ha pure minacciato. Cioè, oltre a prenderli per i fondelli, ha detto: guardate che se non vi spostate inizieremo ad arrestarvi, inizieremo con il manganello. Questa è la soluzione di questo Governo e di questo Ministro, completamente incapace di gestire quella che è un'infrastruttura del nostro Paese. Forse il Ministro non sa che il 90 per cento delle merci viene trasportato su gomma. Ma che cosa si aspettava? Sono mesi che stiamo denunciando il carovita, sono mesi che stiamo denunciando che la politica estera di questo Governo avrebbe inginocchiato l'Italia. E ora qual è la vostra soluzione? Il manganello.
Allora, noi qui non possiamo non denunciare il totale scollamento dei lavori di quest'Aula, perché adesso che cosa andremo ad approvare? La ratifica dei rapporti tra l'Italia e il Vietnam (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Cioè, Presidente, siamo veramente fuori da qualsiasi logica. Chiediamo un'informativa urgente e gliela chiederemo ogni ora, finché la Meloni non verrà qui, finché non darà delle risposte vere e non prenderà più in giro i lavoratori. Non si fa la propaganda sulla pelle dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Marco Sarracino. Ne ha facoltà.
MARCO SARRACINO (PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Mi associo alla collega Auriemma rispetto alla richiesta di informativa. Deve comprendere i toni, Presidente, perché noi parlamentari che siamo al Sud e incontriamo queste persone stiamo affrontando con loro le problematiche di queste ore, mentre questo Governo, letteralmente coerente con la sua storia, se ne frega (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e del deputato Quartini).
In questo momento i supermercati di tante regioni del Sud, i benzinai di tante regioni del Sud sono in una condizione di assalto, perché non ci sono più cibi negli scaffali, non c'è più benzina dai benzinai ed è una situazione allucinante. Le strade principali sono paralizzate, le persone non possono andare al lavoro - voi che fate tutta la retorica: andate a lavorare, andate a lavorare - e le persone non possono andare al lavoro perché non c'è benzina nelle auto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e del deputato Quartini). Rendiamoci conto di quello che sta succedendo in queste ore. I traghetti per le isole sono fermi perché non c'è benzina. Questa è la situazione adesso nel Mezzogiorno e voi fate finta di non vederla, voi fate finta di non vederla.
Allora, Presidente, noi chiediamo al Governo se ci ascolta: caro Governo, ma che fine ha fatto Giorgia Meloni, quella che faceva i video fuori dai benzinai, che diceva che voleva cancellare le accise sulla benzina? Che fine ha fatto la Giorgia Meloni che metteva gli stivali e andava dalle povere persone in Emilia-Romagna? Perché non viene a confrontarsi con noi, con questi autotrasportatori, con questi agricoltori? Che fine ha fatto il Matteo Salvini che metteva i gilet gialli? Chiusi nel palazzo, fuori dalla realtà.
Questa è la realtà però adesso, che è più forte della vostra propaganda, una realtà dove agricoltori, autotrasportatori e pescatori protestano perché non riescono ad arrivare a fine mese, una realtà dove 6 milioni di italiani rinunciano, purtroppo, alle cure, dove 3,5 milioni di italiani, nonostante abbiano un lavoro, non riescono ad arrivare a fine mese. Questo è il Paese che voi ci state lasciando e voi che cosa rispondete a chi oggi manifesta al Sud? La soluzione è l'autonomia differenziata. Cioè, il Sud protesta e voi organizzate la secessione. Allora, questo è quello che voi state facendo e lo fate per un motivo semplice: perché il Sud non vi vota! Il Sud non vi vota e voi organizzate la secessione, perché in questi quattro anni cosa avete fatto? Avete tagliato il Fondo perequativo infrastrutturale - 4,5 miliardi via -, cinque miliardi via da Decontribuzione Sud, tagli alla scuola e tagli alla sanità. Siete - ve lo ricorderemo ogni giorno - il Governo più antimeridionalista della storia repubblicana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Voi odiate il Sud. Questo è il punto e per questo il Sud ha detto basta.
Io chiedo, Presidente: che fine hanno fatto i parlamentari della destra eletti al Mezzogiorno? Ma come fanno a tacere e a non vedere quello che si sta verificando? Sono egualmente traditori, purtroppo, delle ragioni che in questo momento si stanno manifestando al Sud. Ma oltre al danno ecco la beffa, perché ieri, Presidente, attendevamo tutti il Consiglio dei ministri, tutto il Paese, in particolar modo chi oggi stava manifestando. Forse arriva una soluzione, forse arriva una soluzione sul caro carburanti. Invece no, arriva l'ottavo, inutile, decreto Sicurezza, che non risolve né il problema degli autotrasportatori, né il problema della sicurezza nelle nostre città.
Vi do una notizia: le proteste al Sud in queste ore sono pacifiche, non è volata una mosca (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Stanno protestando in maniera pacifica e questa cosa vi fa impazzire, perché non potete strumentalizzarla, non potete farci propaganda e allora nel migliore dei casi tacete e nel peggiore dei casi arriva o un Ministro o Donzelli che ci ricorda che il blocco stradale è un reato penale. Presidente, lo sappiamo bene che il blocco stradale è un reato penale, l'avete introdotto voi il blocco stradale come reato penale, perché avevate paura delle manifestazioni contro questo Governo. Voi cosa state facendo allora? Che cosa volete fare con queste minacce? Volete arrestarli tutti? Volete sequestrare tutti i camion come qualche Ministro ha detto? Che volete fare contro questa povera gente?
Allora, Presidente - e chiudo -, occupatevi dei problemi dell'Italia. Noi vi abbiamo fatto una proposta concreta: un tetto al prezzo dei carburanti. Meloni non ci ha risposto. Ecco perché chiediamo che venga in Parlamento, per risolvere un problema, se è capace di farlo. Se non è capace, non venga neanche qui, vada direttamente a casa e a giovarne sarà l'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Sarracino. Solo per dirle che, rispetto ai toni anche dell'onorevole Auriemma - ci mancherebbe altro, padronissimi di usare i toni… -, era soltanto un richiamo eventualmente a utilizzare un linguaggio diverso. Insomma, si possono dire le cose in tanti modi. Pensi al Belli, che fece quel sonetto, Er padre de li santi, che riesce a chiamare una certa cosa in 200 modi diversi. Va bene, la ringrazio.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.
DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Mi associo alla richiesta di informativa per la situazione gravissima, che è stata palesata da chi mi ha preceduto. In Calabria, in Puglia, in Campania e nel resto del Mezzogiorno d'Italia si continua a manifestare a oltranza, perché quello che è stato promesso ieri, le soluzioni che pare abbia trovato il Ministero dei Trasporti non sono bastate. Non è bastato preannunciare che sarebbe stato pagato quello che era già previsto ed evidentemente non è bastato promettere qualcosa che non si sa quando arriverà. E allora da Mongiana a Falerna, passando per Vazzano, Campotenese, per il crotonese e il Pollino, ci sono famiglie, donne e uomini, imprese e lavoratori che non ce la fanno più a sostenere il caro carburante.
E questo fine settimana, come tanti altri colleghi del Mezzogiorno d'Italia, siamo stati lì, nei presìdi, e ci ritorneremo, perché queste persone non chiedono privilegi: queste persone chiedono semplicemente di poter ritornare a lavorare e a vivere in modo sereno (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)! In un Paese nel quale qualcuno ancora non si è accorto che l'80 per cento delle merci si muove su rete gommata, era inevitabile che il caro carburante ricadesse sulle filiere produttive (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). C'è però qualcosa di più grave, perché mentre aumenta il costo della produzione e mentre aumenta il costo per l'utente finale, per il cittadino, per la massaia che si reca sugli scaffali, non aumentano i ricavi per chi produce, per chi mette le mani nella terra e allora l'olio extravergine costa il 50 per cento in meno, l'uva il 25 per cento in meno, le pesche il 22 per cento in meno. Allora chiediamo al Governo: come mai c'è questa discrepanza?
E poi c'è la filiera, Signor Presidente: perché il pomodoro di Belmonte, perché la cipolla di Tropea vengono pagati al produttore “x” e poi si ritrovano sullo scaffale ad “x” per dieci? Chi si prende la differenza? Noi interpelliamo il Governo, affinché a sua volta richiami la grande distribuzione organizzata per ridiscutere i prezzi, le intermediazioni, le pratiche sleali.
Signor Presidente, mentre questi lavoratori protestano, assistiamo al fatto che gran parte dell'informazione si occupa e dedica ore e ore a Garlasco. È legittimo, ma gli agricoltori non possono essere messi in secondo piano (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché l'agricoltura è comunità, è famiglia, è lavoro, è identità, ma è anche tutela del territorio! Quando si perde un'azienda agricola, si perde chi indirettamente tiene la manutenzione degli argini, dei canali e previene il dissesto idrogeologico. Quando si perde un'azienda agricola, si perde il made in Italy, perché non può esistere il made in Italy agroalimentare se spariscono, così come sta avvenendo, le nostre aziende agricole.
E poi, in conclusione, signor Presidente, dobbiamo ricordare al Governo che c'è l'Europa: continuiamo a chiedere ai nostri agricoltori del Mezzogiorno d'Italia di produrre con regole, con vincoli, con costi europei e poi, in quello stesso mercato, continuiamo a inserire olio di oliva che viene dal Nordafrica, perché, per accordi come il Mercosur, noi dobbiamo vendere qualche motore tedesco in più in quel continente (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). E allora, chiediamo al Governo cosa intenda fare e come voglia intervenire a Bruxelles. Lì, infatti, ci sono autorevoli esponenti del partito del Presidente del Consiglio, come Fitto, che siedono lì. Allora a Fitto, al Presidente del Consiglio, al centrodestra tradizionale chiediamo: cosa intendete fare? E diciamo: non si può parlare di sovranità alimentare in Italia e poi in Europa genuflettersi.
Signor Presidente, queste persone, questi lavoratori, in conclusione, non attendono solidarietà, non attendono di avere le comunicazioni da parte del Ministro Salvini relativamente a cose che già gli spettano, ma attendono semplicemente di avere dignità (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, il deputato Mari. Ne ha facoltà.
FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Ci uniamo ovviamente alla richiesta di un'informativa urgente dei Ministri, del Ministro Lollobrigida, del Ministro Urso. Questa è la prima difficoltà che abbiamo, a dire la verità: selezionare dentro un Governo chi ha effettive responsabilità e soprattutto chi ci può dare risposte rispetto alla situazione attuale. Ci troviamo infatti di fronte a un Governo e a una maggioranza che sono una specie di pugile suonato; un Governo nel panico produce sempre - voglio dirlo da subito - anche un problema di natura democratica.
Questa maggioranza e questo Governo, signor Presidente, in realtà hanno perso di vista il Paese, gli è scappata di mano l'Italia, diciamo così: non si sono accorti di niente o, meglio, sono stati travolti da se stessi, hanno commesso il peggiore errore possibile quando si ha una responsabilità di Governo, cioè ripiegarsi sui propri meriti e raccontare una storia che non ha niente a che vedere con la realtà, rifugiarsi costantemente nella propaganda e raccontare un'Italia che invece era completamente diversa nella testa e soprattutto nelle tasche di chi va a lavorare la mattina. Alla fine - voglio dirlo chiaramente, anche se questa informativa riguarda in particolare le proteste degli agricoltori e dei camionisti del Mezzogiorno -, un bel giorno si sono trovati per strada e nelle piazze di questo Paese gli agricoltori, i camionisti, gli studenti e gli operai, perché questo è il punto: in quel momento, nei giorni scorsi, tutti questi soggetti della crisi economica e sociale del Paese hanno manifestato il proprio disagio e la propria sofferenza. Questo è il punto.
Stavano perdendo di vista l'Italia, gli era scappato di mano il Paese, gli stava scappando di mano anche l'ideologia a quel punto, perché se la stavano rubando quelli di Futuro Nazionale. Quindi la propaganda quasi non serve più, quanto all'ideologia c'è un altro che fa più 1 rispetto a te. Da qui nasce un altro decreto Sicurezza, che è la risposta più inutile possibile per la situazione che stiamo vivendo.
La situazione è quella che ci dicono per strada, nei blocchi stradali, gli agricoltori e gli automobilisti del Mezzogiorno. Attenzione: si parla di scaffali vuoti nei supermercati. Anche questo in parte è fuorviante: è vero che gli scaffali sono in parte vuoti, ma erano già vuote le dispense e i frigoriferi, perché sennò non capiamo che cosa sta succedendo. Se le dispense e i frigoriferi, le tasche degli italiani, fossero state piene, ci sarebbe stata un'altra condizione per sopportare un momento critico come quello che stiamo vivendo. Invece, erano già vuote le dispense e i frigoriferi. Le lavoratrici e i lavoratori hanno perso il 10 per cento del loro reddito negli ultimi quattro anni e mezzo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Questo Governo non è stato capace di dare nessuna risposta alla perdita di una mensilità di un lavoratore e di un pensionato, questo è il punto!
Il punto è che avete aumentato le disuguaglianze tutte: le possiamo misurare come volete, con l'indice di Gini, con l'S80/S20 (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Ci sono gli strumenti per misurare la disuguaglianza: secondo tutte le misurazioni della disuguaglianza, risulta che questo Governo, in questi quattro anni, la disuguaglianza l'ha aumentata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Quindi siete venuti meno al disposto dell'articolo 3 della Costituzione repubblicana, che dice che la Repubblica le deve ridurre le disuguaglianze, deve rimuovere quegli ostacoli: voi, invece, li avete frapposti gli ostacoli (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) fra chi va a lavorare e una vita libera e dignitosa. Questo è il punto!
Ovviamente, prima che se ne accorgesse non solo il Governo, ma i poteri forti, le burocrazie, le lobbies, se ne sono accorti quelli che vanno a lavorare la mattina e devono arrivare alla fine del mese e vi siete trovati di fronte al fatto che, contemporaneamente, ve lo hanno detto gli studenti, gli operai, gli autotrasportatori e gli agricoltori. Questo è il punto. Voi su questo ci dovete venire a dare una risposta, che non sia quella che avete immaginato, perché non siete capaci e perché inseguite Vannacci: bastone e carota, un po' di minacce e un po' di prebenda, un po' di blocco stradale e un miliardo messo là, non si capisce per fare cosa. Gli agricoltori, i camionisti sono più avveduti di voi.
PRESIDENTE. Concluda, per favore.
FRANCESCO MARI (AVS). Domani saranno ancora in molte piazze. Saranno, per esempio, a Caserta e a Salerno. Sanno però bene che servono le politiche, sanno bene che non servono le promesse e non servono quattro spicci: lo sanno benissimo. È quello che vi chiedono ed è quello che vi chiediamo anche noi in questo Parlamento, perché a questo Parlamento voi avete il dovere di venire a dire cosa volete fare di fronte a questa condizione del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1880 - Ratifica ed esecuzione dei Trattati di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, fatti a Roma il 18 e il 26 luglio 2023 (Approvato dal Senato) (A.C. 2958?) (ore 10,10).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2958: Ratifica ed esecuzione dei Trattati di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, fatti a Roma il 18 e il 26 luglio 2023.
Ricordo che nella seduta del 12 ottobre si è conclusa la discussione generale.
(Esame degli articoli - A.C. 2958?)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.
Mentre i colleghi prendono immediatamente posto, salutiamo le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto comprensivo “Minervino di Lecce” che arrivano, appunto, da Minervino di Lecce, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Li ringraziamo per essere oggi con noi in visita alla Camera dei deputati (Applausi). Questo è servito per far rientrare i deputati.
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 1).
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 2).
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 3).
Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 4).
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2958?)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.
DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Poi consegneremo la dichiarazione di voto, solo per fare un appunto su questo provvedimento concernente l'Accordo tra la Repubblica italiana e la Repubblica del Vietnam che riguarda tre Trattati sull'estradizione, il trasferimento delle persone condannate e l'assistenza giudiziaria in materia penale.
Noi daremo un voto favorevole su questo provvedimento, perché crediamo vada nella direzione giusta: accordi internazionali che riguardano determinati tipi di reati che, se commessi, è giusto che ci sia la possibilità per lo Stato di processare chi lo ha commesso, senza possibilità di rifugiarsi in un altro Paese e sfuggire alla giustizia italiana. Quindi, siamo assolutamente favorevoli.
L'unico appunto che vogliamo fare, da cui deriva anche il nostro voto di astensione sull'articolo 4, è dove si parla del trasferimento del condannato, che richiede anche il benestare stesso del condannato. Noi vorremmo che fosse automatico, che ogni persona che commette un reato all'interno di un Paese, attraverso il trasferimento, possa scontare la pena nel suo Paese d'origine. Questo lo vorremmo anche per molti altri Paesi, perché stiamo assistendo a fenomeni che stanno succedendo in Italia dove sono molti i Paesi, soprattutto legati al Nordafrica, dove ci sono molte persone che commettono reati nel nostro Paese e poi vanno a riempire le nostre carceri.
Abbiamo visto e detto più volte in quest'Aula che ad un 9 per cento di popolazione straniera corrisponde, poi, un 30 per cento di popolazione carceraria. Quindi, ben vengano questi Trattati che permettono di condannare chi ha commesso un reato e tenta di fuggire all'estero, ma che ci sia anche la possibilità per queste persone, poi, di essere trasferite e scontare la pena all'interno del proprio Paese, senza occupare i nostri istituti penitenziari.
Quindi, noi siamo assolutamente favorevoli a questo Trattato (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tirelli. Ne ha facoltà.
FRANCO TIRELLI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente, cari colleghi, care colleghe, comunico il voto favorevole del gruppo Noi Moderati e consegno il mio intervento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Per annunciare il voto favorevole di Alleanza Verdi e Sinistra su questo accordo e ratifica dei Trattati fra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam e per dire che, di fatto, questo provvedimento colma alcuni vuoti normativi, fra cui ovviamente quelli che hanno privato anche cittadini italiani, detenuti in Vietnam, di ogni prospettiva di trasferimento.
Tanti parlamentari si sono occupati, anche qua, di alcuni nostri concittadini, faccio un esempio: il giovanissimo pesarese Marco Mancini, detenuto presso un centro di detenzione, il n. 1 di Da Nang, in Vietnam, a seguito dell'arresto avvenuto il 15 novembre del 2025. L'accusa, ahimè, è un'accusa che succede spesso a molti connazionali ed è quella di detenzione illegale di sostanze stupefacenti, reato che, ovviamente, molti ordinamenti puniscono più severamente del nostro. Il Vietnam lo considera di particolare gravità ed è perseguito con estremo rigore. Per parecchio tempo, per esempio, è stato vietato a questo nostro connazionale, molto giovane, di parlare con avvocato e famiglia, e questa situazione ci fa capire anche l'urgenza di questo accordo per tantissimi altri.
Ogni Trattato, ovviamente, è frutto di un compromesso e il testo presenta anche dei limiti oggettivi. Per esempio, non è stato inserito l'obbligo del consenso per il trasferimento, non ci sarà dunque quel meccanismo per rimpatriare forzatamente chi dovesse fuggire per sottrarsi alla pena. Detto questo, però, votiamo a favore, perché è importante colmare un vuoto che ha implicazioni importanti sulle vite delle persone, così come abbiamo fatto con la Libia e con gli Emirati Arabi per altri tipi di vuoti normativi.
È bene, in questo caso, dare un voto, un assenso positivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Intervengo solo brevemente per annunciare il voto favorevole del gruppo di Azione alla ratifica dei tre Trattati tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, sottoscritti nel 2023. Si tratta di tre accordi che riguardano aspetti importanti della cooperazione e sono strumenti che consentono di rendere più efficaci le attività di contrasto alla criminalità, quindi non possiamo che essere favorevoli.
Naturalmente, come è stato detto da chi mi ha preceduto, è evidente che questa collaborazione si deve sviluppare, come sempre ribadiamo in queste circostanze, nel rispetto delle garanzie fondamentali e dei principi dello Stato di diritto. Quindi, pur nella presenza di qualche lacuna in queste tre convenzioni, noi esprimiamo il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alifano. Ne ha facoltà.
ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Per il MoVimento 5 Stelle il voto a questo provvedimento è favorevole.
Il provvedimento autorizza la ratifica di tre trattati: del Trattato di estradizione tra la Repubblica italiana e la Repubblica socialista del Vietnam, del Trattato sul trasferimento di persone condannate tra la Repubblica italiana e sempre la Repubblica socialista del Vietnam e del terzo Trattato che riguarda l'assistenza giudiziaria in materia penale tra i due Stati.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Attis. Ne ha facoltà.
MAURO D'ATTIS (FI-PPE). Presidente, intervengo al posto della collega Marrocco ovviamente per annunciare il voto favorevole di Forza Italia e la consegna del testo della dichiarazione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Billi. Ne ha facoltà.
SIMONE BILLI (LEGA). Grazie, Presidente. Una giustizia più efficace, una cooperazione più solida e una maggiore sicurezza sono obiettivi che meritano il nostro pieno sostegno anche per il Vietnam, Paese sempre più importante nell'area dell'Indopacifico.
Quindi annuncio il voto favorevole del mio gruppo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Amendola. Ne ha facoltà.
VINCENZO AMENDOLA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Il Partito Democratico sostiene questa ratifica dei trattati con la Repubblica socialista del Vietnam, con cui c'è una cooperazione da tanti anni molto forte.
Quindi credo sia giusto il voto all'unanimità, come abbiamo già espresso in Senato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ovviamente tutti i colleghi sono autorizzati a depositare gli interventi presso la Presidenza. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giordano. Ne ha facoltà.
ANTONIO GIORDANO (FDI). Grazie, signor Presidente. Colleghi e membri del Governo, anche il voto di Fratelli d'Italia sarà a favore della ratifica di questi trattati. È un fatto importante, perché il Vietnam è centrale nei rapporti con il mondo asiatico.
Depositerò la dichiarazione.
PRESIDENTE. È autorizzato. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2958?)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2958?: S. 1880 - "Ratifica ed esecuzione dei Trattati di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria in materia penale tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, fatti a Roma il 18 e il 26 luglio 2023" (Approvato dal Senato).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 5).
Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1779 - Disposizioni in materia di protezione civile (Approvato dal Senato) (A.C. 3076?) (ore 10,23).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3076: Disposizioni in materia di protezione civile.
Ricordo che nella seduta del 12 ottobre si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
(Esame degli articoli - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge e delle proposte emendative presentate.
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione.
Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibile, ai sensi dell'articolo 86, comma 1, e 89, comma 1, del Regolamento, in quanto estraneo rispetto ai contenuti del provvedimento in esame, il seguente articolo aggiuntivo, non previamente presentato in Commissione: 6.01000 Del Barba, istitutivo, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, di una Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche, con compiti afferenti alle funzioni di programmazione, progettazione e realizzazione degli interventi di prevenzione o di messa in sicurezza nell'ambito delle materie relative al contrasto del dissesto idrogeologico e alla difesa e messa in sicurezza del suolo, laddove il provvedimento provvede invece a istituire una sezione speciale destinata al personale e a definire il regime di responsabilità applicabile agli operatori, alle autorità e ai volontari di Protezione civile nello svolgimento dell'attività di Protezione civile.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito il relatore e la rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli emendamenti e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli del disegno di legge.
SILVIO GIOVINE, Relatore per la XI Commissione. Grazie, Presidente. Il parere è contrario su tutte le proposte emendative.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIUSEPPINA CASTIELLO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. Il parere del Governo è conforme al relatore.
(Articolo 1 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1000 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Del Barba, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).
Passiamo all'emendamento 1.1001 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Del Barba, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 7).
Passiamo all'emendamento 1.1 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Zaratti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).
Passiamo all'emendamento 1.2 Scotto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Intervengo davvero rapidamente: come sa chi ha seguito questo provvedimento in Commissione, già al Senato, il Partito Democratico, ma in generale tutte le opposizioni hanno avuto un approccio molto costruttivo e lo si vedrà anche nel voto finale. Però, siccome stiamo parlando di cose molto serie, stiamo parlando del riordino della Protezione civile e stiamo parlando di scelte che riguarderanno la vita concreta di interi territori, una cosa mi preme sottolinearle, signor Presidente: non si possono fare le nozze con i fichi secchi, per cui non si può fare un provvedimento così impegnativo, nei fatti, a costo zero. Con questo emendamento quindi introduciamo una copertura finanziaria per mettere un po' di risorse su questo provvedimento.
Non parliamo di numeri eccessivi, ma parliamo di qualcosa che dà un segnale e fiato per far funzionare la macchina. Per queste ragioni non capiamo per quale motivo venga dato parere contrario.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Scotto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).
Passiamo all'emendamento 1.3 Penza. Ha chiesto di parlare l'onorevole Penza. Ne ha facoltà.
PASQUALINO PENZA (M5S). Grazie, Presidente. Anche con questo emendamento noi del MoVimento 5 Stelle chiediamo concretamente al Governo di avere coraggio, di fare un atto di coraggio e di mettere fondi per gli organici della Protezione civile. Purtroppo, come per ogni provvedimento che fate, lo propagandate ma, di fatto, non mettete mai nulla di concreto sopra ai capitoli di questi corpi dello Stato.
Oggi, ci troviamo, ancora una volta, davanti all'ennesimo provvedimento che viene fatto senza alcun onere per lo Stato. Come è possibile organizzare diversamente una macchina del genere se non si mettono a disposizione dei fondi? Con questo emendamento chiediamo di mettere a disposizione 5 milioni di euro per l'anno 2026 e 10 milioni per l'anno 2027. Mi aspetterei che il Governo facesse almeno un tentativo di venire incontro su questa linea e approvare questo emendamento.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.3 Penza, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).
Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 11).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Zaratti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.02 Scotto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Con questo emendamento, signor Presidente, viene inserito un Fondo per la sicurezza sul lavoro dei volontari della Protezione civile. Non le sfuggirà - perché ieri era presente all'inaugurazione, a cui ha partecipato anche la Ministra Calderone e c'è stato anche un importante messaggio da parte del Presidente Mattarella - che siamo nella Settimana europea per la sicurezza sul lavoro. Introdurre delle risorse - e parliamo di poche risorse, 4 milioni nel 2026 e 8 milioni nel 2027 - per la sicurezza dei volontari della Protezione civile sarebbe un atto di civiltà.
Il problema è che ci troviamo di fronte alla negazione, alla bocciatura di un emendamento di buonsenso, perché evidentemente questa parola “sicurezza”, signor Presidente, viene utilizzata sempre in maniera asimmetrica. Assistiamo al varo dell'ottavo decreto sulla sicurezza, che introdurrà ulteriori reati e aggravanti senza aver risolto nessun problema. Non avete mai immaginato di farne uno per salvare le vite umane di chi sta sui cantieri e di chi lavora (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo è il dato politico del vostro Governo. E allora, almeno mettere delle risorse su un Fondo che garantisca la sicurezza per i volontari.
Credo che sia un gesto giusto, un gesto che può trovare tutto il Parlamento unito, per cui chiedo l'accantonamento di questo emendamento.
PRESIDENTE. Prima di ascoltare il Governo, ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Intervengo per sottoscrivere, a nome di tutto il gruppo, l'emendamento a prima firma del collega Scotto.
PRESIDENTE. Onorevole Giovine, c'è una richiesta di accantonamento. Intende accoglierla?
SILVIO GIOVINE, Relatore per la XI Commissione. No, Presidente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI (M5S). Sì, Presidente. Anche io chiedo di sottoscrivere questo emendamento, che non mi sembra solo di buonsenso, mi sembra sostanzialmente doveroso. Credo davvero che, quando si parla di sicurezza sul lavoro, escludere proprio la Protezione civile rispetto a questo tema sia una contraddizione in termini. Noi abbiamo volontari, abbiamo un Terzo settore che si impegna in maniera straordinaria quando ci sono delle calamità naturali, abbiamo un contesto, un humus assolutamente formidabile, che interviene durante situazioni drammatiche e gli si nega un Fondo sulla sicurezza per il lavoro che svolgono.
Credo davvero che siamo di fronte a qualcosa di incredibile. Credo davvero che, dopo che il Presidente Mattarella ieri ha salutato gli stati generali sulla sicurezza sul lavoro e dopo che siamo stati ad ascoltare i familiari delle vittime che sono cadute sul lavoro, arrivare oggi con un emendamento come questo, che è un emendamento di doverosità, per istituire un Fondo per la sicurezza sul lavoro, e dire “no”… credo che questa maggioranza dovrebbe semplicemente vergognarsi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Anch'io intervengo su questo emendamento, peraltro intervengo in anticipo anche sul mio articolo aggiuntivo 1.05, che fondamentalmente tratta la stessa questione.
Vorrei ricordare che la Protezione civile italiana ha una grande capacità operativa, una grande capacità di intervento soprattutto grazie all'enorme rete di volontari che nel nostro territorio ci sono. Associazioni di volontari ci sono ormai in tutti i comuni, nelle regioni, e sono coordinati a livello regionale e anche a livello nazionale. Questa è proprio, come dire, la spina dorsale della Protezione civile del nostro Paese. La cosa che lascia sconcertati è che queste persone che si mettono a disposizione, appunto volontariamente, che dedicano una parte consistente del loro tempo, togliendolo alla famiglia, per prepararsi, per essere pronti, per essere operativi, vanno sul terreno tante volte senza le dovute protezioni. Cioè alla parte migliore della nostra società, a quelle persone che danno la loro disponibilità, che mettono a rischio la loro vita anche, oltre al tempo che dovrebbero dedicare alla famiglia e al lavoro, proprio a queste persone, dicevo, noi non diamo le dovute protezioni necessarie per affrontare i pericoli che, tante volte, gli interventi della Protezione civile sottintendono. Questo è gravissimo.
È gravissimo dal punto di vista politico, è gravissimo per la tutela della sicurezza di queste persone e di questi lavoratori, ma è anche pericolosissimo - me lo lasci dire, Presidente -, perché lancia un pessimo annuncio al nostro Paese: non vi mettete in mezzo, non andate a fare i volontari, non cercate di dare una mano con la solidarietà al vostro Paese, alle persone che hanno in quel momento bisogno, perché lo Stato tanto non vi copre, non vi dà possibilità di essere operativi. Il messaggio che viene dato è devastante. Per questo, penso che sia necessario che ci sia almeno uno slancio da parte di questa maggioranza, perché, guardate, a chiacchierare siamo bravi tutti, anzi voi siete molto più bravi anche di noi e pure noi abbiamo una certa professionalità nel settore. A chiacchierare siamo bravi tutti, ma è necessario, di fronte a questioni come queste, mettersi le mani in tasca - così come si dice al mercato - e tirare fuori i soldi, perché altrimenti queste persone non saranno tutelate.
Tanto è vero che i dati cosa ci dicono, collega Arturo Scotto? Ci dicono che le vocazioni - diciamo così, chiamiamole in questo modo - delle persone verso il volontariato nella Protezione civile stanno diminuendo drasticamente: per forza, per forza, senza le tutele necessarie e senza le detrazioni che devono essere date a tutti. Ma vi pare normale che magari ci troviamo di fronte a un'emergenza e giustamente il vigile del fuoco ha le dotazioni di protezione - come è giusto che sia e devono anche essere migliorate quelle e voglio ringraziare, anche qui, i Vigili del fuoco per l'enorme lavoro che fanno da sempre nel nostro Paese -, e il volontario della Protezione civile, che in quel momento sta facendo lo stesso intervento, non ha quelle dotazioni di sicurezza? È inaccettabile.
Per questo noi, come opposizioni, abbiamo presentato questo emendamento per il Fondo per la formazione, per la sicurezza e la dotazione strumentale dei volontari della Protezione civile. Non chiediamo cifre astronomiche, non vi chiediamo neanche di rinunciare a un F-35, un cacciabombardiere, perché sarebbe troppo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), ma vi chiediamo di rinunciare quantomeno a un piccolo accessorio, un piccolo drone, per il costo di 14 milioni. Non ci vuole tanto. Bisogna soltanto avere rispetto per queste persone, amore per il nostro Paese, per le persone che soffrono e uno sforzo per rendere sempre più efficiente la nostra Protezione civile (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.
MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Solo per una precisazione: questo emendamento non ha un problema di copertura. La contrarietà della Commissione bilancio è una contrarietà non ex articolo 81 della Costituzione, cioè assenza di copertura, ma è una contrarietà semplice, che significa, detto altrimenti, che i soldi ci sono, ma non ci è stata data l'autorizzazione a utilizzarli per la copertura di questo articolo per altre priorità non ancora definite da parte del Governo. Quindi, è una scelta particolarmente incomprensibile quella che oggi viene fatta, vista l'importanza del tema, garantire sicurezza, almeno sostegno, a chi ha subito incidenti sul lavoro in quanto volontario della Protezione civile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghio. Ne ha facoltà.
VALENTINA GHIO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sì, anch'io volevo intervenire a titolo personale. I volontari sono la base fondante della Protezione civile, sono la prima risorsa che si attiva quando un territorio è colpito da un'alluvione, da una frana, da una mareggiata particolarmente devastante. Chi è stato sindaco, nella mia esperienza decennale in Liguria, terra dove davvero le emergenze avvengono costantemente, sa bene cosa vuol dire avere la possibilità di avere l'intervento immediato di volontari della Protezione civile. Senza di loro sarebbe stato molto, molto difficile intervenire su alluvioni, su frane, su incendi boschivi e su tutto quello che capitava.
PRESIDENTE. Concluda.
VALENTINA GHIO (PD-IDP). ISPRA dice che il 94 per cento del nostro territorio è soggetto ad emergenze idrogeologiche. Io credo che a fronte di tutto questo, non trovare un numero così limitato di risorse, otto milioni a regime, sia davvero molto grave e sia un messaggio devastante per il nostro Paese e per chi fa volontariato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Altri colleghi che intendono intervenire? No. Secondo quanto previsto dal Regolamento, essendo stato richiesto l'accantonamento, darò adesso la parola a un deputato a favore e uno contro. Ha chiesto di parlare a favore l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie. La richiesta di accantonamento è fondata, mi rivolgo per suo tramite alla rappresentante del Governo, al relatore e a tutta la maggioranza.
Mi pare che l'intervento della collega Guerra abbia chiarito un passaggio, perché è evidente che se ci fossimo trovati di fronte a un'espressione negativa della Commissione bilancio, ex articolo 81, si poteva continuare ad avere opinioni differenti, ma era un ostacolo oggettivo. Mi sembra che il chiarimento che ha fatto poc'anzi la collega Guerra apra invece, io credo, lo spazio per un'interlocuzione con la maggioranza e con il Governo. All'interno delle priorità del Fondo, stiamo parlando di cifre assolutamente minime se le guardiamo in valore assoluto, ma di grande significato, come ha giustamente sottolineato la collega Ghio.
Quindi, è una richiesta di accantonamento non strumentale, che potrebbe portare ad un accordo, ad un'intesa, magari con una riformulazione di questo articolo aggiuntivo e sarebbe un segnale dell'Aula. Non sarebbe, quindi, una vittoria dell'opposizione o del PD che ha presentato questo articolo aggiuntivo, ma dell'intera Aula, come segnale di attenzione nei confronti delle migliaia di volontari che dedicano tempo, che sottraggono tempo ai loro interessi, alle loro famiglie per svolgere un'attività fondamentale. Lo ricordo, ma lo sappiamo tutti, che la Protezione civile ha nei volontari il cuore, il motore della sua attività.
Insomma, è una richiesta di accantonamento che riteniamo essere fondata, io spero che il Governo possa valutare questa nostra richiesta con positività (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Chiedo se vi è un deputato che vuole parlare contro l'accantonamento. Non vedo nessuno che intende farlo. Dunque (Il deputato Scotto: “Il Governo ha qualcosa da dire, Presidente? Non ha nulla da dire?”)… il Governo, l'ho chiesto prima, non vuole parlare. Onorevole Scotto, non è che lo posso obbligare: ho chiesto e non vuole parlare.
Passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'articolo aggiuntivo 1.02 Scotto.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 25 voti di differenza.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.02 Scotto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.03 Aiello. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per illustrare questo articolo aggiuntivo, 1.03 a prima firma Aiello, che si inserisce in un provvedimento, questo sulla Protezione civile, che si caratterizza per la assoluta assenza, come già si diceva prima, di qualsiasi forma di finanziamento. È una riforma, questa che viene proposta alla Camera, senza risorse, in favore di coloro che lavorano per la Protezione civile, ma anche dei volontari che costituiscono un ausilio fondamentale alle attività svolte dalla Protezione civile, in un contesto, quale quello attuale, nel quale sempre più frequenti sono gli episodi di grandi crisi: crisi climatiche e crisi relative alla fragilità del nostro territorio, che necessitano sempre più di frequente interventi della Protezione civile e interventi di emergenza.
Ora, la mancanza di finanziamenti in questo provvedimento, oltre ad indebolirne radicalmente la struttura, determina un effetto molto pesante a carico degli enti locali, perché la mancanza di risorse della Protezione dovrà essere sopperita dai comuni con proprie risorse e questo determina una grave difficoltà a carico dei comuni, soprattutto dei comuni che dispongono di minori risorse, i quali, ben più bisognosi di aiuti degli altri, si troveranno nella condizione di poter peggio affrontare le crisi che li riguardino, perché proprio privi delle necessarie risorse. La richiesta di stanziare risorse in favore della Protezione civile e dei volontari assolve ad una duplice funzione: quella di rendere più efficaci le disposizioni previste in questa proposta di legge, ma anche quella di evitare che il relativo carico venga a gravare sui comuni stessi. E su questo, il rischio che si ottiene è che gli strumenti di protezione civile siano più forti nei comuni più ricchi e siano più deboli nei comuni più poveri.
E questo elemento qui, questo grido d'allarme, noi non possiamo non collegarlo al tema dell'autonomia differenziata, al tema delle intese che il Governo ha voluto approvare di recente, perché queste intese, come sappiamo, prevedono, tra le materie delegate alle singole regioni richiedenti, anche quelle relative proprio alla Protezione civile. Allora voi comprendete, colleghe e colleghi, come il combinato disposto delle pre-intese e delle intese siglate dal Governo con le regioni del Nord richiedenti con un provvedimento come questo, che non stanzia alcuna risorsa in favore dei lavoratori della Protezione civile, dei volontari che collaborano con la Protezione civile e delle strutture stesse della Protezione civile, produca un effetto che è deflagrante, quello di aumentare il divario tra le regioni ricche, i territori ricchi e i territori poveri, che diventa ancor più indigeribile se riferito ai grandi eventi, alle grandi crisi con cui la Protezione civile è appunto tenuta a confrontarsi.
Ora, questo articolo aggiuntivo, a prima firma dell'onorevole Aiello, prevede esattamente questo, cioè lo stanziamento di quattro milioni di euro, quindi una cifra tutto sommato esigua rispetto al nostro bilancio, e di otto milioni di euro per gli anni dal 2027 al 2030 - e quindi nel complesso sono 36 milioni di euro -, per l'attivazione di percorsi di formazione certificata e standardizzata per interventi operativi e l'elaborazione di appositi piani, proprio con l'obiettivo del coordinamento delle attività di protezione civile con la normativa vigente in materia. Insomma, con questo articolo aggiuntivo si vuole proporre la formazione dei volontari, il finanziamento alla valutazione dei rischi e si vogliono stanziare risorse anche per la prevenzione degli infortuni.
Invito davvero quest'Aula a soffermarsi su questo articolo aggiuntivo e a pensare di approvarlo, perché pensare davvero che ci possa essere un'efficiente Protezione civile, senza che venga stanziato alcun fondo, vuol dire negare le premesse stesse di questa proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Prima di andare avanti, saluto le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto Comprensivo Statale Via Volsinio di Roma, che assistono alla seduta dalle tribune. Li accogliamo alla Camera dei deputati nella seduta odierna (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo brevemente. I miei colleghi hanno giustamente detto che senza risorse questo provvedimento è praticamente inutile, però riporto anche le richieste che hanno fatto i comuni tramite ANCI, che sono rimaste lettera morta. I comuni hanno richiesto una tutela di tutto il personale mobilitato nei centri operativi comunali, regole realistiche per le somme urgenze e un vero meccanismo nazionale di mutuo soccorso amministrativo tra comuni. Lo dico perché, facendo parte della Commissione d'inchiesta sul dissesto idrogeologico, quando andiamo a visitare tutte le varie aree che hanno questa tipologia di problemi e visitiamo anche i centri di Protezione civile, i volontari e i tecnici comunali, queste sono le richieste bipartisan che provengono da tutte le amministrazioni comunali, a prescindere dal colore politico. Questo lo avete ignorato e sono cose che si possono fare veramente anche a costo zero, ma non le avete nemmeno considerate (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Comunico che l'intero gruppo MoVimento 5 Stelle sottoscrive l'articolo aggiuntivo.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Perantoni. Ne ha facoltà.
MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per sottolineare che la mancanza di risorse destinate a finanziare questo provvedimento, così come tutta l'azione politica del Governo, è completamente scollegata dalla realtà dei piccoli centri dei comuni e delle zone interne della penisola, del nostro Paese e in particolare della Sardegna. Questo è l'ennesimo colpo ai piccoli comuni, che si collega a quello che è stato fatto dal Governo con il decreto Calderoli che, ad esempio, ha declassato nella mia isola oltre 100 comuni, che prima erano classificati come montani e adesso non lo sono più, con questo sottraendo risorse e provocando tutta una serie di conseguenze negative a catena.
Ecco, questo provvedimento si inserisce in questo filone di definanziamento delle realtà locali e soprattutto di quelle realtà più deboli e più esposte allo spopolamento.
PRESIDENTE. L'onorevole Scotto sottoscrive l'articolo aggiuntivo.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.03 Aiello, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).
Passiamo all'emendamento 1.04 Carotenuto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Questo articolo aggiuntivo chiede di erogare fondi, di destinare fondi per l'equipaggiamento e i dispositivi per la Protezione civile. Presidente, fare un atto di questo genere senza fondi ci lascia molto perplessi e dovrebbe lasciare perplessa tutta quest'Aula. Della maggioranza che dire?
Io credo che tutti noi, purtroppo, abbiamo vissuto momenti di crisi climatica: penso all'Emilia-Romagna, alla Sicilia e, per il centro Italia, al grande cratere che ancora oggi è in ricostruzione, il più grande centro edile d'Europa. Allora mi domando: senza la Protezione civile come avremmo affrontato queste criticità, queste emergenze, nel nostro Paese? Una Protezione civile che i Paesi intorno a noi guardano quasi con invidia, tanto che, se non sbaglio, un paio di anni fa i Vigili del fuoco francesi sono venuti qui, in Parlamento, per chiedere come poter attivare questo esempio fenomenale della Protezione civile anche in Francia: hanno chiesto collaborazione all'Italia, hanno chiesto di poter prendere ad esempio il nostro modello.
E allora oggi cosa diciamo a chi fa parte della Protezione civile, a quei giovani che danno ore del loro tempo? Quei giovani che durante la pandemia sono andati nelle case degli italiani, di chi stava male: sono coloro che passavano le ore a vestirsi con tutte le protezioni possibili per andare ad aiutare i cittadini in giro per il nostro Paese. E allora cosa gli state dicendo oggi, rifiutando di votare positivamente questo emendamento? State dicendo: va bene, siete bravi, fate volontariato, andate ad aiutare gli italiani, gli imprenditori, andate ad aiutare chi ha bisogno, ma senza protezioni, senza dispositivi di sicurezza, senza la formazione necessaria per rimanere sempre aggiornati.
Oggi pensiamo a tutte quelle possibilità, con le nuove tecnologie, per essere sempre più all'avanguardia. E allora voi cosa state dicendo? Sì, andate a farlo senza soldi. Giovani: da una parte, li state massacrando con divieti e decreti Sicurezza, con cui state togliendo loro libertà e che, di fatto, non sono serviti a niente, come abbiamo visto in questi ultimi giorni; dall'altra, ai giovani che si impegnano, che fanno volontariato, che cercano di rendersi utili alla popolazione e che danno un servizio alla nostra Nazione, state dicendo: arrangiatevi. Ma allora a questi giovani veramente volete male, veramente non li volete. Poi parlate di denatalità, parlate di giovani che vanno via dall'Italia: ma è ovvio che lo fanno, perché, da un lato, li volete in carcere e, dall'altro, quando si rendono utili e disponibili, li mandate in giro senza dispositivi di sicurezza.
Bravi, complimenti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Poi torneremo sul punto, perché abbiamo poco tempo in questo intervento. Comunque, l'ipocrisia di questo Governo, Sottosegretaria, è imbarazzante: “Disposizioni in materia di protezione civile”, così si chiama questo DDL, e poi non ci mettete un euro. Quindi è la solita propaganda del centrodestra.
E, tra l'altro, le voglio ricordare, Sottosegretaria, che al Senato ci siamo astenuti con la speranza che avreste fatto un passo in più in questa Camera e, invece, fate un passo in meno, perché addirittura privare di fondi per la formazione, per la sicurezza sul lavoro, per gli strumenti a disposizione della Protezione civile è davvero un atto di disonestà nei confronti di coloro che poi, tra l'altro, andate ad applaudire. Siete bravi soltanto ad applaudire e a fare i complimenti…
PRESIDENTE. Concluda.
DANIELA TORTO (M5S). …perché queste persone, questi volontari hanno bisogno di un solo aiuto che si chiama soldi, risorse, Sottosegretaria. Quindi, si svegli in questa direzione e solleciti il suo Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, è questione di scelte: in Commissione abbiamo chiesto che venisse il Ministro Musumeci per garantire lo stanziamento delle risorse necessarie. Non abbiamo avuto questo privilegio e non sappiamo... Quindi, ad oggi, stiamo votando una legge a invarianza di bilancio. È una questione di scelte, perché se non si vogliono finanziare le attività sociali che sono proprie della Protezione civile, ma si vuole proseguire nell'acquisto di armi, addirittura stanziando 14 miliardi di euro nella prossima legge di bilancio per l'acquisto di armi, è chiaro che, poi, questo Governo partorisce questi provvedimenti che stanziano per i cittadini risorse uguali a zero.
È evidente che sono scelte politiche di un Governo che spende i soldi degli italiani esclusivamente per l'acquisto di armi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire passiamo ai voti.
Ho già detto che sottoscrive tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.04 Carotenuto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.05 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.05 Zaratti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.06 Zaratti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.06 Zaratti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.07 Mari. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.07 Mari, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.08 Zaratti. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Penso sia giusto insistere sulle tutele e sul volontariato della Protezione civile. Non penso che questo sia l'unico argomento della proposta di legge. Ritengo che i diritti dei lavoratori della Protezione civile debbano essere tutelati e che le condizioni di lavoro particolari ed estreme debbano avere una normativa che, in qualche modo, le metta in sicurezza.
Detto questo, però, sono molto preoccupato per il dato della Protezione civile. Vorrei ricordare che, negli ultimi anni, le domande di partecipazione al volontariato della Protezione civile sono diminuite di circa il 15,7 per cento rispetto al decennio precedente. È un dato veramente significativo e davvero preoccupante. Lo dicevano prima i colleghi, ricordando che i francesi sono venuti qui a vedere come funzionava la Protezione civile che, lo voglio ricordare, ha avuto un padre nobilissimo, Zamberletti, che ha creato la Protezione civile italiana e che le ha dato l'impronta di un'organizzazione fortemente radicata nel sociale, fortemente radicata nel mondo associativo, che è stata la vera forza della Protezione civile italiana e sarà anche l'originalità di questo sistema che in molti, effettivamente, ritengono essere un modello imitabile in Europa e nel mondo.
Ma proprio per questo, penso che dobbiamo avere un'attenzione particolare per i volontari, per fare in modo che, sempre di più, nella Protezione civile, oltre ai professionisti che sono la parte centrale, il cuore pulsante della Protezione civile, si innesti questo cuore pulsante, in un organismo fatto di persone, di uomini e donne, che partecipano volontariamente. Credo che questa cosa sia veramente molto importante.
Questo Governo non può continuare a pensare di fare le nozze con i fichi secchi; in poche parole, non può continuare a ingannare gli italiani. Ora, voi avete le vostre priorità, che in qualche modo stanno affossando il Paese. Non lo devo ricordare in questa sede oggi: siete riusciti a mettere insieme gli autotrasportatori, i contadini, gli operai, gli studenti tutti contro di voi! Siete riusciti, con le vostre priorità, a mettere il Paese contro di voi, perché le vostre politiche, come ha detto poc'anzi il collega Mari, hanno creato e aumentato le disuguaglianze nel Paese. Mettete da parte queste priorità, fate un favore al Paese! Eliminate queste vostre priorità che sono contro l'interesse dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Cercate, invece, di portare leggi che siete in grado di finanziare. Non potete venire qui a prendere in giro gli italiani, a prendere in giro il Parlamento, facendo una legge sulla protezione civile che non ha una lira sopra! È una cosa ignobile: non si può fare, non lo dovete fare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e del deputato Scotto)! In questo modo, distruggete non soltanto le cose che non funzionano, perché voi non intervenite, ma distruggete anche quelle che funzionano, distruggete la credibilità di quelle che funzionano!
Ora, penso che le priorità per un Governo siano una cosa importante, Sottosegretaria. È giusto che un Governo abbia le sue priorità, però dovete avere il coraggio di venire qui, in quest'Aula, e dire che i soldi della Protezione civile non ci sono, perché comprate armi. Dovete dire che non potete fare le politiche sulla sanità, perché comprate armi, perché regalate i soldi ai grandi potenti di questo Paese, perché non riuscite a recuperare neanche un euro dagli extraprofitti che fanno le grandi multinazionali sulle spalle dei cittadini italiani, da società del settore energetico alle banche e alle grandi società assicurative! Neanche un euro! Neanche un euro!
Adesso volete mettere le mani pure sulla cassaforte del nostro Paese: la Cassa depositi e prestiti. Non ve lo permetteremo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e del deputato Scotto).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, in Commissione abbiamo sottoscritto le proposte emendative a prima firma dell'onorevole Zaratti, presentate da Alleanza Verdi e Sinistra, perché trovano la nostra assoluta condivisione.
In particolare, questo articolo aggiuntivo estende al volontariato della Protezione civile alcune tutele che a noi sembrano assolutamente necessarie. In primo luogo, assegna una copertura assicurativa uniforme. Questo è un tema assolutamente importante, perché non si sofferma solo sulla necessità di una copertura assicurativa dei rischi che corrono i volontari impegnati in azioni di Protezione civile, ma prevede anche l'uniformità, con ciò assicurando che ci sia un trattamento uniforme sull'intero territorio nazionale e quindi evitando che le garanzie a favore dei volontari dipendano dalle disponibilità dei singoli comuni nei quali si svolge il loro intervento. Conferisce, quindi, una dimensione nazionale alla tutela del volontariato.
Inoltre, assegna ai volontari anche la necessaria tutela legale. È inutile dire che i loro interventi si svolgono in aree di crisi, in situazioni molto complesse nelle quali è facile che essi incorrano incolpevolmente in fattispecie di reato; da qui la necessità di accordare loro quella necessaria tutela legale.
La lettera c), invece, si muove sul fronte della prevenzione. È tesa a garantire formazione e addestramento ai volontari, affinché essi non vengano lanciati allo sbaraglio nelle zone di crisi, ma siano opportunamente formati e addestrati non solo per rendere più efficace il loro intervento, ma perché il loro intervento si svolga in un regime di sicurezza anche per la loro persona.
Questo articolo aggiuntivo ha l'obiettivo di rendere concrete e finanziate le tutele per gli stessi volontari. Qui davvero mi ricollego all'intervento che l'onorevole Zaratti ha appena fatto e all'intervento che avevo svolto pochi minuti fa. Queste sono le scelte politiche di questo Governo: un Governo che deve spiegare ai cittadini italiani perché investe ingenti risorse nell'acquisto di armi e poi non riesce più a finanziare, a sovvenzionare provvedimenti che, invece, interessano direttamente i cittadini italiani. Questo provvedimento ne è un esempio concreto, l'esempio concreto della forsennata politica bellica promossa dal Governo Meloni che sottrae risorse agli italiani e, soprattutto, agli italiani che si trovano colpiti da crisi energetiche, crisi ambientali e crisi del territorio. Qui i cittadini italiani vedono gli effetti della politica del Governo Meloni. Qui capiscono perché queste folli spese in armi - miliardi di euro spesi per le armi - sottraggono risorse ai cittadini italiani e alla Protezione civile, così come sottraggono risorse alla sanità, così come sottraggono risorse all'istruzione, ai trasporti, ai diritti fondamentali dei cittadini italiani.
Non lamentatevi poi se gli autotrasportatori manifestano legittimamente nelle piazze. Non lamentatevi poi se i lavoratori e le lavoratrici italiani lamentano la perdita del potere d'acquisto dei propri salari e se il ceto medio italiano è sempre più impoverito! È infatti con questi provvedimenti che si vede in concreto quali sono gli effetti della politica scellerata di queste destre, del centrodestra che è al potere! Lo si vede con questi provvedimenti che sottraggono risorse ai cittadini italiani, cittadini italiani sempre più poveri e sempre più in difficoltà e questa è una vostra responsabilità politica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. L'onorevole L'Abbate sottoscrive.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Se il collega Zaratti acconsente, sottoscriviamo, come gruppo, il suo emendamento.
PRESIDENTE. Sì, onorevole Carmina, ho inteso che lei sottoscrive.
Ha chiesto di parlare l'onorevole d'Alfonso. Ne ha facoltà per un minuto.
LUCIANO D'ALFONSO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio rafforzare il bisogno di migliore istruttoria per questo emendamento. Questa norma, quella che oggi va complessivamente al nostro vaglio, rappresenta davvero un passo avanti per l'ordinamento della Protezione civile. L'articolo 6 è una rivoluzione. Però, proprio perché fa un passo avanti, dove si dispone degli standard minimi di formazione qui si insedia il principio di diligenza, che obbliga l'ordinamento nazionale a garantire formazione e addestramento, altrimenti non scattano le tutele e le guarentigie dal punto di vista penale.
Ecco perché prevedere risorse in tema di formazione è più di un obbligo, è un dovere quasi etico, altrimenti questo assetto normativo non regge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA (M5S). Grazie. Intervengo giusto per rafforzare queste considerazioni che hanno fatto i miei colleghi. È proprio questo il punto: voi avete modificato, giustamente, questo decreto in Senato, cercando di creare un certo aiuto, dal punto di vista del penale, verso chi lavora e verso chi opera nell'ambito della Protezione civile. Però, senza investire sull'istruzione e sulla formazione si rischia che quel procedimento sia completamente inutile. Quindi, avete fatto una cosa buona, ma state facendo una cosa non buona che va a inficiare proprio quell'aspetto lì (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, mi associo alla richiesta di ulteriore approfondimento e valutazione di questo emendamento, perché è essenziale proprio per dare un supporto alla marea di volontari che operano e che rischiano la vita in proprio - senza ricevere nulla in cambio - nelle situazioni emergenziali e che così vedono una forte discriminazione.
Questo è un emendamento che fa giustizia nei loro confronti e soprattutto agevola i piccoli comuni - ieri sono stata al convegno dei piccoli comuni siciliani all'ARS - perché non hanno, a volte, neanche un vigile urbano e se non ci fossero i volontari, soprattutto in fronti enormi…
PRESIDENTE. Concluda.
IDA CARMINA (M5S). …i piccoli comuni, per abitanti e non per territorio, non saprebbero come fare. Invece di mettere queste pochissime risorse, noi diciamo “no” ai volontari italiani che rischiano la vita.
PRESIDENTE. Il Governo e il relatore non intendono tornare sui loro passi.
Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.08 Zaratti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.09 Scotto. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo articolo aggiuntivo è sostanzialmente uguale a quello precedente, soltanto viene incontro alle esigenze della maggioranza: non prevede nessun tipo di copertura economica, è gratis et amore Dei. Però, è un emendamento di buonsenso, perché garantisce ai volontari negli elenchi della Protezione civile la copertura assicurativa uniforme, la tutela legale e programmi di formazione e addestramento. Dunque, stabilisce un principio e poi magari ci saranno altre leggi su cui si metteranno risorse per fare in modo che questo principio cammini.
Neanche su questo avete dato parere positivo, signor relatore, neanche sull'idea. Proviamo ad andare incontro, come diceva l'onorevole Zaratti, al fatto che ci troviamo di fronte a una crisi delle vocazioni nella Protezione civile - meno 15 per cento rispetto a 10 anni fa - e nel momento in cui non fate neanche la prevenzione civile, che forse dovrebbe essere il vero salto di qualità che il nostro sistema Paese dovrebbe fare, cioè prevenire il dissesto idrogeologico, prevenire le catastrofi naturali e prevenire le situazioni di emergenza, nei fatti state smantellando la Protezione civile.
Voi le chiamate riforme, ma io faccio fatica a chiamare riforme quelle che sono a costo zero e che non allargano la sfera dei diritti. In questo quadro, nel momento in cui vi si viene incontro evitando di parlare di soldi, che voi preferite mettere su altre cose e sicuramente mai nella direzione di chi lavora, di chi soffre e di chi studia, probabilmente su questo terreno, dicevo, ci potrebbe essere una convergenza. Per cui, anche a costo di riformularlo o di individuare una gradualità temporale, io vi chiedo di poter riflettere sull'accoglimento di questo articolo aggiuntivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrari. Ne ha facoltà.
SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Un minuto a titolo personale per sostenere questa proposta emendativa del collega Scotto. Vengo da una provincia autonoma che ha nei volontari della Protezione civile una colonna portante che si affianca alle strutture operative istituzionali. Vorrei che non solo i nostri volontari venissero chiamati gli angeli della Protezione civile ogni volta che in questo Paese succede un'emergenza, laddove non vengono finanziate azioni di prevenzione del dissesto idrogeologico, ma vorrei che tutto il Paese potesse avere standard di qualità per intervenire sul posto, direttamente, ciascuna regione con le stesse competenze e con le stesse possibilità che ha il mio territorio. Quindi, questa proposta del collega di uniformare sia la strumentazione sia la formazione per i volontari credo sia una responsabilità che questo Parlamento, nella varietà regionale che rappresentiamo, dovrebbe assumersi.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.09 Scotto, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).
(Articolo 2 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 21).
(Articolo 3 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.1 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.1 Auriemma, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).
Passiamo all'emendamento 3.2 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.2 Benzoni, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).
Passiamo all'emendamento 3.3 Benzoni. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Benzoni, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 25).
(Articolo 4 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 26).
(Articolo 5 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 27).
(Articolo 6 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 6.1 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.1 Tucci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).
Passiamo all'emendamento 6.2 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.2 Aiello, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).
Passiamo all'emendamento 6.4 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.4 Baldino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).
Passiamo all'emendamento 6.5 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.5 Carotenuto, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).
Passiamo all'emendamento 6.6 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.6 Bonafe', con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).
Passiamo all'emendamento 6.7 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.7 Alfonso Colucci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).
Passiamo all'emendamento 6.9 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.9 Alfonso Colucci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).
Passiamo agli identici emendamenti 6.10 Mari, 6.11 Bonafe' e 6.1000 Del Barba. Se nessuno chiede di intervenire, li pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 6.10 Mari, 6.11 Bonafe' e 6.1000 Del Barba, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).
Passiamo all'emendamento 6.12 Auriemma. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.12 Auriemma, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).
Passiamo all'emendamento 6.14 Tucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.14 Tucci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).
Passiamo all'emendamento 6.15 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.15 Alfonso Colucci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).
Passiamo all'emendamento 6.16 Bonafe'. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 6.16 Bonafe', con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).
Passiamo all'articolo 6. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione… Revoco la votazione.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Loperfido per dichiarazione di voto sull'articolo 6. Ne ha facoltà.
EMANUELE LOPERFIDO (FDI). Presidente, brevemente, avevo alzato la mano prima. La ringrazio anche per la conduzione dei lavori e ringrazio anche il Governo per l'attenzione dimostrata.
Questo è un articolo veramente importante che contribuisce a fare in modo che la macchina della Protezione civile continui a funzionare a supporto delle amministrazioni comunali, a supporto del territorio e a supporto delle istituzioni. Infatti, ci sono punti che riguardano la responsabilità penale nell'attività di Protezione civile.
La mia regione, il Friuli-Venezia Giulia, come ha anche ricordato qualcuno, è la regione dalla quale poi è partita l'idea della Protezione civile, grazie alla geniale intuizione del Sottosegretario Zamberletti che abbiamo celebrato più volte durante le ricorrenze legate al cinquantesimo anniversario dal terremoto del Friuli-Venezia Giulia. Ebbene, purtroppo, l'anno scorso è accaduto che un volontario della Protezione civile sia deceduto a causa di quanto accaduto a seguito del suo intervento in un episodio di maltempo. Come sempre, i volontari di Protezione civile intervengono tempestivamente e se lo fanno è perché viene richiesto loro dal coordinatore, dall'amministrazione comunale e dal sindaco. A causa del suo decesso è partito un processo che ha visto addossare responsabilità penali in carico al sindaco e in carico al coordinatore della Protezione civile.
Noi tutti, che siamo intervenuti, abbiamo valutato che questo non può accadere perché i volontari intervengono ovviamente dopo essersi formati, in seguito ai corsi che fanno, ma intervengono in condizioni di emergenza. Ecco allora che proprio su questo siamo intervenuti con questo articolo, per fare in modo che i volontari non debbano avere timore di intervenire nell'emergenza a supporto della popolazione e dei cittadini, come avviene costantemente anche in queste ore in Liguria e non soltanto, magari con il cappio di un eventuale processo per responsabilità.
Bene ha fatto il Governo ad ascoltare il territorio, a confrontarsi anche con gli uffici, per fare in modo che il mondo della Protezione civile possa sentirsi tutelato da parte di un Governo che quotidianamente ringrazia i volontari per l'attività e il ruolo che essi svolgono a supporto del territorio e dei cittadini.
Con questo provvedimento, inserito all'interno di questo articolo, dimostriamo come questo Governo, a differenza di quanto si è sentito da parte di altri colleghi che hanno tirato in ballo le guerre e tutto il resto, invece sia molto attento alle esigenze della Protezione civile e molto attento alle esigenze dei volontari. Proprio per questo è intervenuto in modo puntuale per consentire loro di continuare a essere a supporto della comunità, senza avere responsabilità che non sono di certo loro. Anzi a loro va soltanto il nostro ringraziamento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.
ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Dico per suo tramite all'onorevole Loperfido che noi ci asterremo su questo articolo, avendo contribuito anche noi durante l'iter a rafforzarlo nel lavoro al Senato. Ne condividiamo lo spirito ed è stata questa la caratteristica che ci ha animato lungo tutto l'iter del provvedimento, quella di collaborare e di lavorare a migliorarlo. Ci sono però cose che mancano, dalle quali non si può sfuggire e che non possono essere ignorate: è giusto dare quel tipo di copertura, ma quella copertura, se non l'accompagni a una copertura legale assicurata ai volontari, rischia di essere vanificata in larga parte.
Si vuole dare una risposta all'ANCI e ai comuni ed è giusto, ma occorre, allo stesso tempo, fare un lavoro che agevoli le esperienze dei comuni: dalla formazione alle banche dati che si devono integrare, al coordinamento tra le città capoluogo, l'area metropolitana e il Dipartimento della Protezione civile, anche per individuare la catena delle responsabilità con più facilità e con più rapidità e per prevenire i possibili rischi che lei stesso, onorevole Loperfido, delineava.
Per cui questo è un passo in avanti - e quel passo in avanti noi lo accogliamo, tant'è che ci asteniamo -, ma non sono stati fatti tutti i passi.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Torto. Ne ha facoltà.
DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. Colgo questa occasione per rispondere un po' a chi dalla maggioranza non comprende perché si parli di economia di guerra e di riarmo.
Veda, Presidente, evidentemente bisogna essere un po' più del mestiere, perché il fatto che il Governo, soltanto una settimana fa, abbia chiesto uno scostamento di bilancio con 14 miliardi destinati alla difesa, come piace chiamarla a voi - ma chiamiamola col suo nome: riarmo -, non è questione da poco e non è indifferente di fronte a quello che stiamo facendo oggi in quest'Aula.
Infatti, mi voglio appellare anche al relatore di questo disegno di legge, al collega De Corato, che è il relatore di un disegno di legge che prevede un impegno di spesa per la Protezione civile e, quindi, per sostenere tutti coloro che socialmente si mettono a disposizione di una comunità intera, ma al quale non viene destinato neanche un euro. Poi, però, una settimana fa, abbiamo scoperto che il Ministro dell'Economia e delle finanze è disposto a richiedere uno scostamento di bilancio per 14 miliardi di euro in armi. Ecco dov'è il paradosso! Ecco perché bisogna parlare di come gestite le risorse di questo Paese e dello Stato e i soldi pubblici. Tramite lei, Presidente, mi rivolgo al collega che mi ha preceduto.
Allora ancora una volta faccio un appello alla Sottosegretaria, le cui sensibilità e attenzione mi paiono evidenti: Sottosegretaria, lei oggi non ci sta dicendo “vedremo di fare…”, giusto per lavare la faccia a questo Governo. Lei, oggi, non ci sta dicendo proprio niente! L'unica cosa che ci dice è “no”: no a 5 milioni per la sicurezza sul lavoro ai volontari della Protezione civile; no a 5 milioni per disposizioni sulle strumentazioni, per la formazione di questo personale. Lei sta dicendo “no” a tutto e viene sostenuta da questa maggioranza, come se fossero tutti bravi soldatini o brave pecorelle, vedete voi qual è l'aggettivo o il sostantivo che vi definisce meglio, fate voi, noi ci asteniamo, perché l'uno o l'altro non cambia nulla.
E però mi chiedo: perché non c'è neppure la volontà di prendersi un impegno - visto che stiamo arrivando alla legge di bilancio, visto che siete chiusi dentro Palazzo Chigi a ripartire le piccole risorse, a fare finta di chiedere alle banche, a fare finta di chiedere gli extraprofitti alle imprese energetiche -, perché non ci dite: guardate, ci impegneremo in occasione della legge di bilancio a riprendere le proposte di questa opposizione a tutela della Protezione civile?
Poi veda, Sottosegretaria, il suo collega di Fratelli d'Italia, in buon spirito di fratello degli italiani, applaude, ha detto che applaude la Protezione civile, ma niente di più, è solo un applauso, lo abbiamo detto prima. Ma degli applausi di questi Fratelli d'Italia, la Protezione civile non se ne fa proprio nulla, Sottosegretaria! E allora si alzi e ci dica che lei è qui, in quest'Aula, a rappresentare una volontà politica del centrodestra veramente e concretamente a sostegno della Protezione civile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Si alzi, Sottosegretaria, prenda la parola. Ma cos'è, ha paura? Ha paura che magari, poi, dal Governo le arrivi il rimprovero, perché lei, questo sostegno alla Protezione civile, non è autorizzata a darlo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, spiegatelo agli italiani che avete sottoscritto il patto di stabilità e crescita che comporta vari miliardi di spesa l'anno. Spiegatelo agli italiani che investite 800 miliardi di euro nel programma ReArm EU. Spiegatelo agli italiani che vi siete impegnati con il 2 per cento delle spese NATO per armi. Spiegate agli italiani che la Corte dei conti ha detto che non ci sono soldi per la sanità. Spiegate agli italiani che presentate al Parlamento un ennesimo provvedimento con risorse zero. Spiegatelo agli autotrasportatori, spiegatelo ai cittadini italiani che sentono il caro delle bollette e il caro dei carburanti sulla loro pelle! Spiegatelo agli italiani che questi sono gli effetti delle vostre politiche negli ultimi 4 anni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Ho ascoltato con attenzione le parole del collega Loperfido e… se posso, collega Marattin… Presidente, tramite lei, può dire al collega Marattin che, forse… Accetto tutto, anche che non mi ascolti l'Aula, ma lei mi dovrebbe ascoltare…
PRESIDENTE. No, no, io la sto ascoltando… sono impegnato con un testo israeliano, prego.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Benissimo, grazie. Dicevo che apprezzo l'intervento del collega Loperfido, perché pone una questione e sottolinea l'importanza di un articolo che riguarda la responsabilità penale degli operatori della Protezione civile, dei volontari.
Io lo devo dire con sincerità che la mia parte politica è sempre molto attenta e particolarmente prudente per quanto riguarda la questione delle responsabilità penali rispetto ai diversi corpi dello Stato. Però credo che in questo Stato, in questa situazione in modo particolare, sia giusto porre un'attenzione molto particolare agli operatori della Protezione civile e anche ai volontari. Questo è indubbio.
Per questa ragione, anche noi ci asterremo non soltanto su questo articolo, ma ci stiamo astenendo su tutti gli articoli. Ci asteniamo sulla legge nel suo insieme, perché, effettivamente, una legge che serva a impostare il riordino della Protezione civile e, in modo particolare, le funzioni e le attribuzioni degli operatori della Protezione civile è certamente un passo in avanti.
Però, vede, collega, il passo in avanti va misurato rispetto alle disponibilità finanziarie che il Governo mette a disposizione, perché altrimenti corriamo il rischio di fare una cosa che, sostanzialmente, non ha alcun effetto. Non è la prima volta che facciamo questo confronto; non è la prima volta che l'opposizione chiede alla maggioranza di mettere in campo, se è necessario, meno iniziative, meno provvedimenti, ma che questi provvedimenti siano accompagnati da una copertura finanziaria che, piano piano, possa permettere almeno di risolvere dei problemi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
Non è così che si può andare avanti. Voi pensate di coprire lo scibile del Paese, tutte le norme necessarie per il Paese, facendo un decreto dietro l'altro, affrontando un settore dietro l'altro, con l'unico risultato di buttare fumo negli occhi a tutti, senza che venga affrontato e risolto neppure il benché minimo problema che attiene alla singola categoria, al singolo comparto dei lavoratori dello Stato.
Allora, il punto è questo: dovremmo una volta tanto fare un confronto vero tra di noi, un confronto vero, perché, una volta tanto, ci dovreste dire che senso hanno questi provvedimenti. Lo voglio dire qui, collega Loperfido, a lei e a tutti gli altri colleghi della maggioranza: voi fate un provvedimento sulla Protezione civile nazionale. Vi ho già detto che la Protezione civile nazionale è stata fondata Zamberletti, e ha avuto una grandissima forza anche nella capacità di coordinamento nazionale della Protezione civile, anche se alcune delle funzioni, dopo la modifica del Titolo V, sono state delegate alle regioni. Ciononostante, il livello di centralizzazione della Protezione civile italiana è uno degli elementi che ne garantisce la massima efficienza ed efficacia. Ma come coniugate questo, se adesso, con l'autonomia differenziata, alle regioni del Nord avete trasferito le competenze in Protezione civile? Avremo una Protezione civile frammentata (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), non più efficace ad affrontare i grandi cataclismi del Paese. E voi continuate a buttarci fumo negli occhi con provvedimenti come questo, senza una lira di copertura (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 40).
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 6.05 Tucci, 6.06 Bonafe', 6.01001 Del Barba e 6.01 Zaratti.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.
IDA CARMINA (M5S). Chiedo di sottoscrivere l'articolo aggiuntivo 6.05 Tucci e mi permetto di sottolineare una cosa. Questa proposta emendativa sostanzialmente dà una struttura alla continuità amministrativa nei comuni in caso di emergenza, soprattutto considerata l'emergenza della carenza di personale che hanno oggi tutti i comuni italiani e - ribadisco - sempre i piccoli comuni.
Quella che è sostanzialmente un'ipotesi di mutuo soccorso, che viene attuata in maniera straordinaria, caso per caso, invece viene delineata come una struttura fissa che prevede un elenco di persone già adibite, in caso di emergenza, alla sostituzione del personale e che crea un rapporto stabile, a questo riguardo, fra ANCI e Dipartimento della Protezione civile.
Fra l'altro, non prevede neanche grandi apporti dal punto di vista finanziario. Si potrebbero anche utilizzare, infatti, con un'eventuale riformulazione, le strutture già esistenti. Si tratta di predisporre un piano triennale di copertura ed elenchi preventivi di personale straordinario.
Per una volta non trattiamo le emergenze come casi isolati, ma garantiamo, anche dal punto di vista amministrativo, la continuità dei servizi ai cittadini in caso di emergenza. La Protezione civile è già un'eccellenza in Italia e viene indicata a modello da altri Stati.
Predisponiamo questo piano, queste strutture di continuità amministrativa e renderemo sicuramente un miglior servizio ai cittadini italiani.
Certe volte sembra che, in maniera pregiudiziale, rigettiate gli emendamenti dell'opposizione anche quando sono di assoluto buonsenso, come questo. Quindi, vi invito a riconsiderare questo emendamento perché, effettivamente, darebbe grande sollievo a tante amministrazioni in caso di emergenze.
Siamo di fronte a un cambiamento climatico e penso a quello che abbiamo subito in Italia; io parlo da siciliana: ci sono i casi di Marsala e Petrosino di questi giorni dove, a seguito della tromba d'aria, c'è stato un morto e a queste città va la mia solidarietà. Fortunato si chiamava, se non ricordo male.
Quindi va assolutamente considerato il caso degli eventi non più straordinari, ma ordinari, di possibile emergenza; va predisposto un piano di sostituzione e un elenco che consideri questo fattore “sostituzione”.
Non mi pare sia una cosa dell'altro mondo, quindi non dite che noi dell'opposizione non abbiamo mai proposte. Le abbiamo, sono valide e di buonsenso, quindi accettatele (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti del deputato Ciocchetti).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli articoli aggiuntivi 6.05 Tucci, 6.06 Bonafe', 6.01001 Del Barba e 6.01 Zaratti, con il parere contrario delle Commissioni, del Governo e della V Commissione (Bilancio), ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.07 Alfonso Colucci. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.07 Alfonso Colucci, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.08 Carotenuto. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.07 Carotenuto, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.09 Baldino. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.09 Baldino, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 6.010 Aiello. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 6.010 Aiello, con il parere contrario delle Commissioni e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).
(Articolo 7 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 7. Ha chiesto di parlare l'onorevole Borrelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Intervengo solo per sottolineare due aspetti, rispetto a questo articolo e ovviamente al provvedimento.
In primis, purtroppo, anche in questo caso il Governo e la maggioranza hanno perso un'occasione. Avrebbero potuto rendere più efficiente e più strutturata la Protezione civile, come giustamente diceva il collega Zaratti, nata tra l'altro con Zamberletti che, quando non esisteva ancora, la creò dopo una tragedia nel 1980 in Campania, il terremoto dell'Irpinia. Purtroppo, siamo passati, a mano a mano, da un picco di funzionalità a un eccesso di burocrazia e a una mancata valorizzazione del volontariato. Non dimentichiamo che la gran parte degli uomini e delle donne che fanno attività di Protezione civile lo fa a titolo volontario. Eppure, molto spesso non vengono neanche ringraziati per l'attività che svolgono.
Queste norme, purtroppo, non risolvono due questioni. La prima: voi continuate a fare decreti, leggi con coperture zero. Per fare norme che rendano migliore la funzionalità di una struttura, c'è bisogno di fondi. Senza fondi è come dire: aumenta la sicurezza perché assumiamo più poliziotti, ma in realtà ne abbiamo 5.000 in meno rispetto a quattro anni fa. Purtroppo, pur comprendendo la buona volontà, c'è il rischio di essere bulimici nel fare norme che non hanno una reale incisività e non producono un effettivo miglioramento della funzionalità di una struttura e, dal nostro punto di vista, sono, purtroppo e molto spesso, solo specchietti per le allodole.
C'è una seconda cosa che sottolineiamo ed è il motivo per cui ci siamo astenuti su molti provvedimenti, proprio perché non vogliamo contrastare l'idea di occuparsi del tema della Protezione civile: come si fa a sostenere che abbiamo una struttura nazionale, quando, grazie alla volontà di questo Governo e di questa maggioranza, in particolare della Lega, ci troviamo di fronte a una cosa surreale? In questo momento c'è la protesta al Sud e abbiamo già l'esempio plastico della Padania… C'è la protesta al Sud e si devono incontrare con il Viceministro a Milano. Qual è il motivo? Il motivo è un'idea vergognosa: una sorta di allontanamento, di creazione di un mondo a parte, quello fatto, forse, dai più ricchi in questo momento del nostro Paese, anche forse da quelli che si stanno comportando in modo più egoista rispetto agli altri.
Come si fa a pensare di avere una struttura di Protezione civile funzionale a livello nazionale quando state demandando le funzioni ad alcune regioni, creando, tra l'altro, una situazione per cui - poiché le regioni in parte finanziano la Protezione civile - rischieremo di avere strutture molto ben finanziate in alcune realtà del nostro Paese, in cui si potrà intervenire in modo efficace ed efficiente, mentre altre invece saranno abbandonate a se stesse? È la solita visione: chi ha tanto, avrà sempre di più; chi ha poco, avrà sempre di meno. E questo non è lo spirito con cui è stata realizzata la Protezione civile: non creare un Paese di serie A, uno di serie B e uno di serie C2, ma creare un Paese che, almeno sulle emergenze, sia unito. E invece, l'episodio che è successo a Pozzuoli dimostra proprio un disprezzo nei confronti dei meridionali, in particolare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Anche in quell'occasione abbiamo avuto un'Italia in cui non si presenta il Premier, non si presentano i Ministri. Arriva il capo della Protezione civile che dice: eventualmente conteremo i morti.
Ecco, questa norma fa pendant con quello che state facendo a livello regionale e crea una situazione che, purtroppo, porterà pochi benefici nella gran parte del nostro Paese.
Legiferare solo per una parte del Paese non solo è sbagliato, è vergognoso (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 46).
(Articolo 8 - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 8. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Presidente, siamo alle dichiarazioni di voto sull'articolo 8, giusto?
PRESIDENTE. Esatto.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Perfetto. Grazie Presidente. Volevo giusto parlare un po' di questa clausola di invarianza finanziaria, che è la summa di queste - quante sono? - ben 8 pagine di disegno di legge. Uno si aspetta, quando riceve in mano disposizioni in materia di Protezione civile, di trovare tante norme perché, per quanto noi possiamo dire che la nostra Protezione civile è valida e sa lavorare bene in Italia, dobbiamo ricordarci che cos'è la Protezione civile, perché in Italia la Protezione civile è un Dipartimento sotto la Presidenza del Consiglio dei ministri, più tutte le altre sezioni regionali, ma noi non abbiamo davvero un corpo solo di Protezione civile.
Quindi, quando ci vediamo una disposizione in materia di Protezione civile, sapendo che siamo in un Paese dove i problemi idrogeologici ci sono e dove li risolviamo andando a dire che abbiamo risolto il 98 per cento di quello che è indicato nel PNRR, uno pensa: il 98 per cento? Allora, abbiamo risolto i problemi. No, no, attenzione, rispetto al 90 per cento indicato il 98 per cento è rispetto alle azioni da fare e non significa che il nostro Paese per il 98 per cento della propria estensione sia a posto, perché non è questa la realtà.
Noi non abbiamo ancora una carta geologica adeguata. Alcuni Paesi sono già alla seconda o terza release della carta geologica, invece noi dobbiamo ancora completare la prima e stiamo mettendo soldi poco alla volta - lo abbiamo fatto anche noi, come MoVimento 5 Stelle - nelle varie leggi di bilancio. Ogni tanto mettiamo i soldi per lavorare sui fogli della carta geologica, ma non sia mai che questo Governo abbia pensato di completare questo lavoro che è fondamentale per quanto riguarda l'assetto idrogeologico del Paese. No, piuttosto questo Governo ha pensato bene di dire alle persone: assicuratevi per i rischi, cioè ha dichiarato: noi non siamo in grado di proteggervi dai rischi idrogeologici, vi dovete assicurare. E ricordo il Ministro Musumeci - credo fosse l'anno scorso - all'intervento che fece al convegno dell'ANIA, in cui disse: io farei un passo ulteriore e direi addirittura che anche tutti i privati si devono assicurare. Questo significa totale assenza dello Stato, una dichiarazione di totale incapacità dello Stato di andare a supporto della popolazione.
Ma analizziamo questo articolo 8, che è l'articoletto in cui si dice semplicemente: “Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Questa è una presa in giro del Parlamento e degli italiani, perché questo disegno di legge sulla Protezione civile - e questo va ricordato agli italiani quando domani andrete a dire: è stato approvato il disegno di legge sulla Protezione civile - non interviene su quelle che sono le dotazioni della Protezione civile e sul migliorare questo assetto. No, interviene esclusivamente nel dire che istituisce la sezione speciale del personale, il trattamento economico del personale non dirigenziale. Parla, cioè, di un aspetto che, se vogliamo, è giusto e corretto, perché chi lavora nella Protezione civile deve essere adeguatamente remunerato, ma innanzitutto vi ricordo che questo Paese ha smantellato quella che ritengo essere la vera spina dorsale della Protezione civile che c'era in Italia, che era la Croce rossa militare, quando con il decreto legislativo n. 178 del 2012 ha di fatto smantellato la Croce rossa, l'ha resa un ente privato e ha reso la Croce rossa militare un soggetto volontario, fatto da volontari - sì, Presidente, finisco - e, di fatto, erano loro che intervenivano nei vari terremoti, intervenivano nelle varie emergenze, anche all'estero, nell'operazione Mare Sicuro, quando andavano a recuperare i cadaveri nel Mediterraneo. Erano loro che facevano tutto questo e noi l'abbiamo smantellato e dico “noi” come Stato.
Ma, voi, come fate ad affermare che non ci devono essere nuovi o maggiori oneri quando, nell'articolo 1, andate a dire che si “provvede a disciplinare (…) il trattamento economico, ivi incluse le indennità di funzione”? Andate a dire in ogni parte che si interviene anche sull'aspetto economico e sull'aspetto delle indennità. E se lo dovete fare nei limiti delle risorse disponibili ad esse destinate che fate? Togliete da una parte e mettete dall'altra? Come si fa a pensare di dire che si interviene a costo zero proprio sulla materia di trattamento economico, ma anche sulla materia della formazione?
Mi fa piacere che sia arrivato - purtroppo alla fine - il Ministro Musumeci. Sono contento, però spero che sia arrivato con dei soldi, Ministro, perché quello che manca qua dentro sono i soldi per la Protezione civile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Concluda.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Quindi, da questo punto di vista, credo che sia una presa in giro - lo ripeto e chiudo con questo - del Parlamento e di tutti gli italiani il fatto di andare a dire che da questo provvedimento non devono derivare nuovi o maggiori oneri, perché la cosa peggiore è non solo “non derivano” ma “non devono derivare”, che significa che noi alla Protezione civile e alla sua organizzazione nella realtà non stiamo dando nulla.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 8.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 47).
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).
Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
GIUSEPPINA CASTIELLO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Sugli ordini del giorno n. 9/3076/1 Carotenuto e n. 9/3076/2 Aiello il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/3076/3 Tucci il parere è favorevole con riformulazione che all'impegno sostituisca le parole: “ad adottare” con le seguenti: “a continuare ad adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”. Sull'ordine del giorno n. 9/3076/4 Alfonso Colucci, espunte le ultime quattro premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di destinare risorse aggiuntive e strutturali al Sistema nazionale di Protezione civile, per garantire maggiori condizioni di lavoro, formazione, sicurezza e operatività del personale, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/5 Baldino il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a continuare ad adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, iniziative volte a garantire che gli standard minimi di formazione e addestramento siano definiti e applicati in tempi certi e che le organizzazioni di volontariato della Protezione civile possano disporre di aggiornamento professionale con puntuale verifica, di adeguate dotazioni, attrezzature nonché dispositivi di sicurezza”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/6 Auriemma il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a rafforzare ulteriormente gli strumenti di supporto tecnico, organizzativo e finanziario a favore dei comuni, con particolare attenzione ai piccoli enti e ai territori maggiormente esposti ai rischi, promuovendo altresì forme stabili di collaborazione e coordinamento tra amministrazioni per garantire standard omogenei di Protezione civile su tutto il territorio nazionale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/7 Penza il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a rafforzare ulteriormente, nell'ambito delle politiche nazionali di Protezione civile, gli interventi destinati alla prevenzione e alla preparazione dei territori, sostenendo la conoscenza e la valutazione dei rischi, l'aggiornamento dei piani comunali di Protezione civile, la formazione degli operatori e dei volontari e l'informazione e il coinvolgimento della popolazione, nonché favorendo forme di collaborazione tra i comuni per assicurare un'adeguata capacità di risposta alle emergenze”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/8 Colombo, espunta la settima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a promuovere, per quanto di competenza, nell'ambito dell'insegnamento trasversale dell'educazione civica, nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche e nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente, attività di sensibilizzazione riguardanti la cultura della prevenzione dei rischi e le buone pratiche relative alla tutela della salute di studenti e personale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/9 De Palma il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/3076/10 Simiani il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/3076/11 Braga, espunte le ultime quattro premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “nelle more della definizione di nuove ed ulteriori competenze in materia di difesa civile nazionale, a continuare ad assicurare che le strutture, il personale e le risorse del Servizio nazionale della Protezione civile siano prioritariamente destinati allo svolgimento delle funzioni istituzionali di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi e di gestione delle emergenze”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/12 Cerreto il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/3076/13 Zaratti, espunte le ultime sei premesse, il parere è favorevole al primo impegno con riformulazione che sostituisca le parole: “ad applicare” con le seguenti: “a valutare l'opportunità di applicare anche ai volontari, durante le operazioni di soccorso”; c'è una contrarietà al secondo impegno.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/14 Grimaldi il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/15 Zanella, espunte le premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione complessiva degli impegni: “fatte salve le competenze regionali e tenuto conto del finanziamento a regime, operato dal Governo, del Fondo regionale di Protezione civile, a valutare l'opportunità di continuare ad adottare iniziative volte a implementare la dotazione strumentale, gli equipaggiamenti e i dispositivi di protezione individuale dei volontari della Protezione civile”.
PRESIDENTE. Il resto dell'impegno rimane invariato o viene espunto?
GIUSEPPINA CASTIELLO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. No, è una riformulazione complessiva degli impegni.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/16 Mari, espunte le ultime cinque premesse, il parere è favorevole con la seguente riformulazione degli impegni: “a continuare a garantire il rispetto e la valorizzazione dell'autonomia della contrattazione collettiva, assicurando un corretto equilibrio fra fonte legislativa e fonte negoziale; a continuare a rafforzare il sistema integrato di Protezione civile, fondato sul coordinamento tra le diverse componenti del Servizio nazionale, sulla valorizzazione del ruolo delle strutture operative e sull'uniformità degli standard di intervento sul territorio nazionale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/17 Gardini, il parere è favorevole con riformulazione, che premette all'impegno le seguenti parole: “a valutare l'opportunità di”.
PRESIDENTE. A questo punto, colleghi, sospendiamo per dieci minuti, fino alle 12,10. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 12, è ripresa alle 12,10.
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/1 Carotenuto, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3076/1 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 48).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/2 Aiello, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3076/2 Aiello, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 49).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/3 Tucci. Onorevole Tucci, accoglie la riformulazione? Colleghi del MoVimento 5 Stelle, mi fate un cenno? Sì, accetta.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/4 Alfonso Colucci. Onorevole Colucci, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/5 Baldino. Onorevole Baldino, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/6 Auriemma. Onorevole Auriemma, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/7 Penza. Onorevole Penza, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/8 Colombo. C'è un intervento del Governo: lo accantoniamo.
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/9 De Palma vi è il parere favorevole del Governo.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/10 Simiani, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3076/10 Simiani, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 50).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/11 Braga. Onorevole Braga, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3076/11 Braga, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 51).
Sull'ordine del giorno n. 9/3076/12 Cerreto vi è il parere favorevole del Governo.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/13 Zaratti. Onorevole Zaratti, accoglie la riformulazione? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/14 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3076/14 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 52).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/15 Zanella. Onorevole Zanella, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3076/15 Zanella, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 53).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/16 Mari. Onorevole Mari, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/3076/16 Mari, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 54).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/17 Gardini. Onorevole Gardini, accoglie la riformulazione? Colleghi di Fratelli d'Italia, mi fate un cenno? Sì.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/3076/8 Colombo, precedentemente accantonato. Chiede di parlare la Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento, Giuseppina Castiello. Ne ha facoltà.
GIUSEPPINA CASTIELLO, Sottosegretaria di Stato per i Rapporti con il Parlamento. Presidente, intervengo per aggiungere all'impegno riformulato: “con particolare riferimento anche al sistema nazionale di allarme pubblico IT-alert e ai piani comunali di Protezione civile”.
PRESIDENTE. Onorevole Colombo, accoglie la riformulazione? Sì. È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Pierro. Ne ha facoltà.
ATTILIO PIERRO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il valore della Protezione civile si vede soprattutto quando il tempo per decidere è pochissimo. Lo dimostrano anche gli episodi di maltempo recenti a Marsala e Petrosino: due trombe d'aria hanno danneggiato abitazioni e una scuola. Sono esempi recenti di un problema che riguarda tutta l'Italia: frane, alluvioni, incendi, terremoti possono mettere un sindaco davanti a decisioni urgenti da prendere con le informazioni e i mezzi disponibili in quel momento.
Su questo tema parlo anche per esperienza personale: ho ricoperto l'incarico di assessore provinciale alla Protezione civile di Salerno. La nostra provincia negli anni ha affrontato frane, alluvioni, altre emergenze. Ho avuto modo di conoscere le difficoltà degli amministratori e il valore del lavoro svolto dagli uffici e dal personale. Condividiamo quindi il riconoscimento che il provvedimento attribuisce a chi opera nella Protezione civile, sosteniamo la scelta di istituire una disciplina contrattuale nazionale specifica per il personale delle regioni e degli enti locali, compresi i dirigenti: chi presta servizio in Campania deve poter contare sulle stesse tutele di chi lavora in Lombardia. Chi garantisce la reperibilità di notte, coordina le operazioni durante un'emergenza o parte in missione lontano dal proprio territorio, assume responsabilità particolari; riteniamo giusto prevedere indennità specifiche, formazione continua e adeguate tutele assicurative e legali.
C'è però un limite importante che voglio sottolineare: l'articolo 8 stabilisce che la legge non debba comportare nuovi o maggiori oneri alla finanza pubblica, le indennità saranno finanziate con le risorse già destinate alla contrattazione collettiva. Il fondo quindi resta lo stesso: si rischia di riconoscere un'indennità a un dipendente riducendo le risorse disponibili per un altro. Per noi di Futuro Nazionale servono risorse vere. La spesa per la Protezione civile riguarda la sicurezza nazionale, perciò proponiamo di scomputarla dai vincoli di bilancio.
Le risorse servono anche a prevenire le emergenze. Pensiamo a un piccolo comune che deve controllare un torrente durante forti piogge, oppure sorvegliare un versante a rischio frana: il tecnico incaricato ha bisogno di strumenti di monitoraggio affidabili, gli uffici devono avere personale preparato, mezzi efficienti e attrezzature aggiornate. La prevenzione è certamente un costo, ma dopo un'alluvione o una frana bisogna riparare strade, mettere in sicurezza abitazioni e ripristinare i servizi (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Una parte di quei danni può essere evitata intervenendo per tempo.
Su come impiegare meglio le risorse voglio richiamare una questione che abbiamo già sollevato in quest'Aula: il ricorso ai commissari straordinari. Noi di Futuro Nazionale abbiamo presentato un ordine del giorno sullo smaltimento dei materiali acquistati durante l'emergenza COVID e ancora presenti nei magazzini, ma purtroppo come al solito anche quest'ordine del giorno non è stato accolto. Un commissario può essere necessario in circostanze eccezionali, ma per lo smaltimento di quei materiali il Governo avrebbe potuto affidare le operazioni alle strutture ordinarie, coinvolgendo proprio la Protezione civile e destinando le risorse necessarie al suo personale e ai suoi mezzi. Era la strada che avevamo indicato: valorizzare gli uffici e i dipendenti già in servizio, anziché ricorrere a una gestione commissariale con relativi costi. Abbiamo professionalità che conoscono il territorio e le procedure: mettiamole nelle condizioni di lavorare meglio, riconoscendo anche economicamente le responsabilità che assumono.
C'è poi la questione della responsabilità penale affrontata dall'articolo 6. Un sindaco può essere costretto a scegliere durante un'emergenza con dati incerti e risorse limitate; a distanza di anni quella decisione può essere giudicata conoscendo ormai tutte le conseguenze dell'evento. Riteniamo giusto che il giudice tenga conto delle condizioni reali nelle quali si è agito: l'urgenza, la prevedibilità del pericolo, l'affidabilità delle informazioni e i mezzi disponibili. Il provvedimento prevede una causa di non punibilità per tutti i reati colposi, quando siano state rispettate le raccomandazioni delle linee guida, oppure le buone pratiche adeguate al caso concreto. Per i volontari la reperibilità è limitata ai casi di colpa grave in tutte le attività di Protezione civile; per le autorità e gli operatori la stessa limitazione riguarda le misure e gli interventi urgenti di gestione dell'emergenza.
Su questo, riteniamo opportuno valutare l'estensione della limitazione di colpa grave anche alle attività di previsione e prevenzione. Le responsabilità di un sindaco cominciano ben prima che si verifichi una calamità.
Ma resta una questione delicata quella relativa alle linee guida: saranno adottate entro 12 mesi con una direttiva del Governo e conterranno anche standard minimi di formazione e addestramento. Da quelle indicazioni, dipenderanno valutazioni importanti sulla responsabilità penale. Su queste linee guida, serve almeno il parere delle Commissioni parlamentari competenti, insieme a una procedura di aggiornamento periodico.
La relazione alla Camera, prevista ogni due anni dall'articolo 7, è utile, ma ritengo necessario che il Parlamento possa intervenire anche quando quelle regole vengono definite.
Presidente, il riconoscimento del personale e la tutela prevista per chi opera nell'emergenza sono aspetti che noi condividiamo. Un'emergenza può arrivare in pochi minuti; prepararsi ad affrontarla richiede anni di lavoro e investimenti fatti per tempo.
Pertanto, noi di Futuro Nazionale esprimiamo il voto favorevole su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Saluto le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto “Eugenia Ravasco” di Pescara, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Oggi sono in visita alla Camera dei deputati e li ringraziamo per essere qui.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto finale l'onorevole Gadda. Ne ha facoltà.
MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Presidente, signor Ministro, approfitto anch'io per salutare gli studenti. Vedete, ragazzi, se c'è una certezza nel nostro Paese, è proprio la Protezione civile, che è composta da migliaia di dipendenti, che lavorano nell'emergenza, ma anche da oltre 4.000 sezioni di volontari che sono presenti capillarmente in ogni comune, persino nel più piccolo del nostro Paese.
E in quest'Aula - non siamo in un comizio elettorale; li avremo nei prossimi mesi - dobbiamo chiederci, quando votiamo, se il provvedimento che stiamo votando risponda alle esigenze per cui nasce, per cui viene raccontato, per cui viene poi speso sui territori.
C'è effettivamente l'esigenza di dare delle risposte, da un lato ai dipendenti della Protezione civile, nelle funzioni sia dirigenziali che non dirigenziali, ma anche ai volontari di Protezione civile, rispetto ad alcuni temi, perché la Protezione civile opera nell'emergenza, opera di notte, opera senza preavviso, opera quando nel nostro Paese si verificano alluvioni, frane. E il nostro modello fu un'intuizione felicissima di un mio conterraneo, l'ex Ministro Zamberletti, che, in seguito al terremoto del Friuli-Venezia Giulia, capì e comprese, in modo assolutamente lungimirante, che serviva una struttura organizzativa, dove fossero chiare le linee di comando e le competenze da trasferire a chi opera in situazioni di emergenza.
E, quindi, questo provvedimento cosa fa? Sicuramente chiarisce alcuni aspetti, è un passo avanti prevedere sezioni speciali nei comparti della funzione pubblica nell'ambito della contrattazione collettiva, introducendo anche criteri di premialità per valorizzare chi si contraddistingue nel delicato lavoro quotidiano, anche in momenti di grande stress.
Altrettanto importante è il tema dell'assicurazione contro gli infortuni. Su questo, però, apro una parentesi, anticipando il voto di astensione da parte del gruppo di Italia Viva. Infatti, questo è un provvedimento che non fotografa pienamente la realtà, ad esempio la realtà dei volontari di Protezione civile che operano fianco a fianco dei dipendenti di Protezione civile; quindi il tema assicurativo è fondamentale anche per loro.
E poi c'è l'altro tema, che riguarda lo scudo penale di fronte a situazioni in cui bisogna decidere, in pochissimi secondi, per salvare la vita delle persone. Qui, però - motivo del voto di astensione da parte del gruppo Italia Viva -, cade un po' la retorica del Governo, anche per il fatto di voler raccontare sui territori che si è dato un riconoscimento alla Protezione civile, a chi ci lavora o a chi presta il suo servizio in modo volontario. Ciò perché devono essere ancora fatte le linee guida e, quindi, necessariamente, ci sarà un giudice che dovrà valutare caso per caso, perché ci sono le responsabilità individuali, ma è necessario avere linee guida, linee di indirizzo, perché sono quelle che danno la garanzia all'interno della quale operare.
L'altro elemento riguarda la formazione. Voi, giustamente, avete inserito l'obbligo di formazione continua, la necessità di avere attrezzature idonee e adeguate. Il punto è che questo provvedimento, purtroppo, è a invarianza di risorse, quindi, a invarianza di risorse, significa che quello che avete scritto, tecnicamente, non si può fare. Quindi, confidiamo che nella legge di bilancio si possano trovare le coperture per dare attuazione a quello che avete scritto, ma al momento dobbiamo valutare e votare quello che è presente nel testo e l'articolo finale reca la dicitura classica “a invarianza di risorse”.
Un altro tema riguarda la confusione normativa. Infatti, se c'è una cosa che sanno nella Protezione civile, è che è necessario avere un'organicità, una chiarezza nelle linee di comando, perché questo consente a tutti di operare al meglio.
Un anno fa abbiamo votato la legge delega di riforma della Protezione civile; oggi, ci troviamo a votare su un altro provvedimento, ma aspettiamo ancora l'attuazione di quello che abbiamo votato un anno fa. Ma il tema più serio e più grave è capire come questi provvedimenti giusti, che noi condividiamo, si coniughino con il provvedimento che viene sbandierato soprattutto dai colleghi della Lega sull'autonomia differenziata. Già quattro regioni hanno chiesto di avocare a sé la gestione della Protezione civile, ma lo riteniamo sbagliato, perché serve una cabina di regia nazionale e, in questo provvedimento, peraltro, non rinunceremo mai a Italia Sicura - lo stiamo facendo dall'inizio di questa legislatura e continueremo a presentare i relativi emendamenti per reinserirla -, perché serve proprio una cabina di regia, un'unità di missione alla Presidenza del Consiglio, che dia indicazioni anche a quei sindaci che nelle situazioni di emergenza devono coordinarsi con la Protezione civile, con il personale sanitario, con i Vigili del fuoco.
Quindi le cabine di regia sono fondamentali per operare e per indirizzare al meglio le risorse. Voi avete detto no, in tutti questi anni, all'unità di missione; noi continuiamo a ritenere che sia un errore, perché quell'unità di missione serve a prevenire il dissesto idrogeologico, a intervenire su una questione… Lo dico a lei, Ministro, che viene dalla regione Sicilia, dove ancora siamo molto lontani nella gestione delle risorse idriche, negli investimenti; quindi, se vogliamo essere costruttivi e cambiare il Paese, bisogna dare anche strumenti tecnici di riferimento nei Ministeri, alla Presidenza del Consiglio per consentire che quello che ormai tutti dicono essere necessario venga messo a terra.
Quindi ci aspettiamo che questo provvedimento abbia un seguito nelle risorse, perché sicuramente è importante riconoscere il lavoro degli operatori della Protezione civile, ma senza risorse e senza un aggiornamento continuo sulle competenze - e chiudo su questo - difficilmente faremo dei passi in avanti.
E ci sono anche competenze nuove e importanti, che credo sia importante trasferire alla Protezione civile, per esempio quelle sulle nuove tecnologie, sull'utilizzo dei droni, su come le nuove opportunità della digitalizzazione - dall'interoperabilità delle banche dati fino alla gestione della tecnologia - sono importanti non soltanto per chi ha deciso di svolgere quell'attività in modo professionale, ma anche per le centinaia di migliaia di persone che, in modo volontario, decidono di fare quest'attività, di interrompere la loro attività lavorativa ordinaria e di andare nei luoghi dove ce n'è bisogno.
Quindi, da questo punto di vista, la formazione continua su quei temi è importante anche e soprattutto per il personale volontario, che è un bene prezioso per il nostro Paese.
Quindi ribadisco il voto di astensione da parte del gruppo di Italia Viva. Ci ritroveremo in sede di legge di bilancio per capire poi come ci confronteremo sul territorio con gli operatori della Protezione civile perché al momento questo provvedimento va nella direzione giusta, ma è una scatola vuota (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, quando un'alluvione travolge un territorio, quando un terremoto sconvolge una comunità, quando un'emergenza mette a rischio vite umane, famiglie intere, mette in ginocchio le nostre aziende, c'è bisogno di sapere che le istituzioni sono presenti. In quei momenti lo Stato non è una parola astratta: è la capacità di intervenire, di organizzarsi, di assumere decisioni tempestive e di non lasciare nessuno da solo. La Protezione civile è una delle espressioni più concrete di questa presenza dello Stato nei nostri territori, anche in quelli più piccoli.
L'Italia è una Nazione straordinaria, ma fragile sotto molti aspetti. Rischi idrogeologici, terremoti, incendi ed eventi meteo estremi ci ricordano quanto è necessario investire nella sicurezza dei nostri territori e nella capacità di affrontare le emergenze. Non posso dimenticare, Ministro, e non posso non ricordare l'Acqua Granda a Venezia e il ruolo importante e fondamentale della Protezione civile e dei volontari in quell'occasione.
È evidente che un sistema è forte se sono forti le persone che lo fanno funzionare. Dietro ogni intervento ci sono donne e uomini che mettono a disposizione competenze, professionalità e soprattutto senso del dovere; persone chiamate a operare in condizioni difficili, a volte drammatiche, ad assumersi responsabilità importanti e a prendere decisioni quando il tempo è poco e le conseguenze possono essere decisive per la vita delle persone. A queste persone non basta solo rivolgere un ringraziamento quando l'emergenza è finita, occorre riconoscere concretamente il loro ruolo, garantire tutele adeguate e creare condizioni di lavoro coerenti con la responsabilità che sono chiamati ad assumersi. Valorizzare chi protegge i cittadini significa rafforzare la capacità dello Stato di proteggerli.
È in questa prospettiva che si inserisce il disegno di legge in esame, che interviene sul trattamento economico e giuridico del personale della Protezione civile e sulla disciplina delle responsabilità penali colpose connesse alle attività svolte in questo ambito. Parliamo di questioni che riguardano la qualità del servizio pubblico e la capacità delle istituzioni di rispondere alle esigenze di un'intera comunità. Chi opera nelle emergenze deve poter contare su regole chiare, strumenti adeguati e tutele coerenti con la specificità propria delle loro funzioni.
Questo vale anche per il tema delle responsabilità: garantire un quadro giuridico equilibrato non significa sottrarre qualcuno alla legge, ma consentire che le condotte siano valutate tenendo conto delle circostanze faticose, concrete in cui si è operato. La responsabilità deve essere accompagnata dalla certezza della regola, non dall'incertezza che rischia di ostacolare decisioni necessarie e che a volte devono essere prese nell'assoluta tempestività del momento.
Vorrei poi sottolineare un aspetto che mi sta molto a cuore. La sicurezza è anche una questione di vicinanza ai nostri territori. I comuni, le regioni e le strutture locali sono presìdi fondamentali perché conoscono le fragilità dei luoghi e i bisogni delle persone. Per questo è indispensabile una collaborazione efficace tra tutti i livelli istituzionali, nella quale ciascuno faccia la propria parte. E non possiamo dimenticare, Presidente, il volontariato: donne e uomini che rappresentano una straordinaria espressione della solidarietà italiana e che contribuiscono con dedizione e competenza alla protezione delle nostre comunità. A loro dobbiamo riconoscenza, ma anche sostegno e soprattutto valorizzazione.
Naturalmente rafforzare la Protezione civile significa guardare oltre l'emergenza: investire nella prevenzione, nella formazione, nella pianificazione e nella manutenzione del territorio. Perché intervenire tempestivamente è fondamentale, ma è prevenire i rischi e prepararsi ad affrontarli che è ancora più importante.
Lo Stato deve essere vicino ai cittadini, assumersi le proprie responsabilità e valorizzare le competenze di chi lavora al servizio delle nostre collettività. Le istituzioni si misurano non con le promesse, ma con la capacità di dare risposte concrete. La sicurezza non può essere uno slogan, ma un impegno quotidiano verso le famiglie, le imprese e i territori; è la fiducia che ogni cittadino deve poter riporre nelle istituzioni, soprattutto quando attraversa il momento più difficile. La forza dello Stato si misura anche nella sua capacità di arrivare in tempo, di proteggere le persone e di non lasciare indietro alcuna comunità.
Presidente, è con questa convinzione e con profondo senso di responsabilità verso tutti i nostri cittadini di tutte le nostre regioni che, a nome del gruppo di Noi Moderati, esprimo voto favorevole a questo importante provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Nel 1982 nasceva il primo dipartimento della Protezione civile ad opera dell'onorevole Giuseppe Zamberletti, che era stato commissario straordinario del Governo per il terremoto del Friuli e per il terremoto dell'Irpinia nel 1980. Nacque questo dipartimento a seguito della tragedia che accadde a Vermicino - molti di voi la ricorderanno -, quella che vide vittima il povero Alfredino Rampi. Dopo quella ennesima tragedia, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini incaricò Giuseppe Zamberletti di fare finalmente una proposta di organizzazione della Protezione civile e nel 1982 nacque il primo dipartimento.
Nacque così la Protezione civile italiana e, qualche anno dopo, la nuova Protezione civile fu messa subito alla prova nell'alluvione della Valtellina a causa della frana della Val Pola. Zamberletti in quell'occasione disse queste parole: “Per la prima volta, riuscivamo ad occuparci di proteggere e mettere in salvo i vivi, più che predisporci ed attrezzarci a raccogliere i morti”. Questo per dire quanto è stato importante questo personaggio. Lo voglio ricordare qui, alla Camera. Credo che sia doveroso un omaggio a Giuseppe Zamberletti, che ebbe la grande intuizione di integrare le capacità organizzative e di coordinamento nazionale con le realtà territoriali. La grande invenzione di Zamberletti e della Protezione civile italiana è proprio questa: l'integrazione tra realtà locali, regioni e comuni con la Protezione civile nazionale.
È proprio per queste ragioni che noi affrontiamo - in quest'Aula, così come l'abbiamo fatto in Commissione e in Senato - con grandissimo rispetto la discussione sulla Protezione civile. Perché quando si parla del sistema della nostra Protezione civile lo facciamo sapendo due cose fondamentali: quanto è debole il nostro Paese dal punto di vista della fragilità idrogeologica, dell'esposizione a rischi di varia natura, che spesso si traducono in eventi estremi che richiedono, in primo luogo, da parte della Protezione civile azioni risolutive e molto tempestive. Sappiamo anche qualcosa di più, sappiamo come questo Paese è particolarmente vittima dei cambiamenti climatici. Abbiamo visto le sei ondate di calore di questa estate o, forse, l'unica grande ondata di calore di questa estate, che ha messo a grave rischio la salute delle persone: migliaia di morti. Le persone più fragili del nostro Paese che sono rimaste sole. L'unico strumento che abbiamo avuto per cercare di contrastare i cambiamenti climatici è stata la Protezione civile. Proprio per affrontare la grande complessità di un Paese fragile dal punto di vista idrogeologico e sismico, riteniamo che il ruolo della Protezione civile, nei prossimi anni, debba essere ancora maggiore di quello che è stato finora, non dimenticando anche la grande questione dei cambiamenti climatici, la grande questione dei disastri ambientali, che sono numerosissimi nel nostro Paese e destinati, purtroppo, ad aumentare.
Noi abbiamo qualche punto di dissenso su questa legge, lo abbiamo detto durante la discussione generale e lo diciamo anche oggi. Il punto di dissenso è che noi pensiamo che non si possa affrontare un problema così grande e così importante non essendoci da parte del Governo nessuna disponibilità ad affrontare il problema della copertura finanziaria. Guardate che questa non è una questione così accessoria, è una questione che riguarda proprio la possibilità di questo strumento di essere efficiente e di salvare vite. Non finanziare la Protezione civile, nel senso di non finanziare il giusto rapporto di lavoro che tanti professionisti che ci vengono invidiati a livello mondiale devono avere e la Protezione civile intesa come organismo fatto di volontari, fatto di enti locali e via dicendo, che agisce con immediatezza rispetto alle grandi catastrofi, è un errore enorme, è un errore gravissimo proprio per il momento che sta vivendo il nostro Paese e per quello che sta accadendo in questo pianeta a seguito dei cambiamenti climatici.
Quindi, noi su questo punto non possiamo essere d'accordo, perché il Governo continua a fare provvedimenti di bandiera, provvedimenti che servono un po' a buttare fumo negli occhi rispetto alla capacità di entrare dentro i problemi del Paese e con l'invarianza di finanza vanifica qualunque tipo di intervento perché la copertura finanziaria è assolutamente determinante. Ma vi pare possibile che i nostri operatori, i volontari della Protezione civile, non debbano avere le dotazioni di protezione necessarie per interventi ad altissimo rischio e di grandissima importanza? E che quelle persone non debbano avere le necessarie garanzie per la tutela della loro salute? Questi sono volontari, persone che mettono a disposizione la propria persona, le proprie competenze e il proprio tempo, tempo che sottraggono alla famiglia e al lavoro per essere al servizio della comunità, e queste persone non vengono tutelate dallo Stato, che ne utilizza i servizi per la comunità, con tutte le necessarie garanzie per la loro protezione. Questo è assolutamente inaccettabile.
È inaccettabile uno Stato che si dimentica dei suoi migliori figli, proprio quelli che con abnegazione si mettono a disposizione della comunità e sono proprio quelli che vengono maggiormente abbandonati. E non a caso, c'è questa noncuranza da parte dello Stato e, devo dire, anche da parte di questo Governo, che ormai governa da oltre quattro anni e ha fatto il record di durata che ha festeggiato qualche settimana fa. Quindi, un Governo che si deve assumere le responsabilità dello stato del Paese e non può più far finta di niente ed è proprio questo Governo che si dimentica di questa miriade di associazioni di volontari, di persone, di uomini e donne che si mettono al servizio del Paese, determinando, di fatto, un allontanamento e una dispersione di queste energie. Invece di incrementarle, visti i tempi che stiamo vivendo e che abbiamo di fronte, si disperde questa forza. Negli ultimi dieci anni abbiamo più del 15 per cento di volontari in meno rispetto ai dieci anni precedenti. Questo significa che c'è un allontanamento e noi crediamo che questo sia un elemento assolutamente gravissimo, che deve essere risolto.
E poi devo dire sinceramente che ci sono questioni che dovrebbero essere affrontate con maggiore serietà. Ci sono tantissime emergenze locali. Nel corso del 2026, a fronte di richieste avanzate dalle regioni per coprire un fabbisogno superiore a 91 milioni di euro legati a eventi calamitosi, i fondi dichiarati inizialmente ammissibili dal Dipartimento si sono fermati a 14,3 milioni di euro. È una cosa che fa riflettere, è una cosa che non può essere accettabile. Del resto, in un recente vertice della Protezione civile, è stato dichiarato apertamente che la stagione dei fondi necessari alla ricostruzione è finita: non c'è denaro per finanziare ovunque la ricostruzione. Quindi, è del tutto evidente che, non essendoci denaro per la ricostruzione, quantomeno dovremmo mettere denaro per la prevenzione. Questo Governo non fa l'una cosa e non fa neanche l'altra.
Ma la questione sulla quale noi vogliamo soffermare la nostra attenzione e comunicarla al Governo, comunicarla al Parlamento, è il fatto che qui manca una visione. Voi venite qui a darci un provvedimento senza copertura finanziaria. La mano destra del Governo non sa quello che fa la sinistra, evidentemente, perché contemporaneamente state mandando avanti le intese delle quattro regioni del Nord, alle quali devolvete praticamente tutti i poteri in materia di Protezione civile, distruggendo una delle poche questioni e delle poche organizzazioni che sono di eccellenza internazionale per il nostro Paese: la Protezione civile che ci invidiano tutti. Riuscite a distruggere anche gli aspetti positivi del nostro Paese, a fronte del fatto che non riuscite neanche ad affrontare i problemi. Non affrontate i problemi, non li risolvete, ma contemporaneamente andate a distruggere ciò che funziona. Distruggere la Protezione civile italiana in questo modo, dividendo il Paese in due parti…
PRESIDENTE. Concluda.
FILIBERTO ZARATTI (AVS). …frammentando - e vado a concludere - le competenze tra le diverse regioni significa avere cittadini di serie A e cittadini di serie B, significa non distribuire in modo equo le poche risorse disponibili.
Noi ci asterremo, perché abbiamo rispetto della Protezione civile, dei lavoratori e dei volontari, ma crediamo che oggi il Governo stia perdendo una grande occasione. La Protezione civile è e deve rimanere un'eccellenza per il nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.
ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. In premessa, dico che anche noi esprimeremo un voto di astensione, perché condividiamo pienamente le finalità e le intenzioni del Governo ma restiamo delusi sotto una serie di profili che proverò a esprimere.
La Protezione civile - sappiamo benissimo l'importanza nel nostro Paese di questa istituzione - fa capo alla Presidenza del Consiglio, ha un Ministro proprio ed è una realtà istituzionale di grande prestigio, una realtà di grande valore, di grande utilità. Storicamente, è venuta a costituirsi dopo il terremoto del Friuli-Venezia Giulia e di quello del 1980 in Campania e in Basilicata. Nel 1982 è stata strutturata e istituzionalizzata. Ricordiamo anche noi, come gruppo, con un grande ringraziamento ancora, la figura di Zamberletti, che ne è stato l'ideatore, colui il quale ha creato questa grande figura istituzionale.
Oggi, certamente, è necessario un intervento legislativo per rendere più funzionale il tutto e dunque questo disegno di legge, che noi, ripeto, condividiamo soltanto nei fini, intende recare disposizioni in una materia molto importante - dicevo, appunto, la Protezione civile - che traduce in concretezza un sentimento di responsabilità civile, di solidarietà, di altruismo, per cui una strutturazione più moderna è necessaria certamente.
Dunque, condividiamo gli obiettivi e anche alcuni profili della riforma: gli aspetti della contrattazione collettiva, l'assicurazione di coloro i quali fanno parte della struttura, anche se su questo abbiamo degli appunti da fare per la non completezza del provvedimento. Però, abbiamo delle perplessità piuttosto marcate. Innanzitutto, una riorganizzazione di questo tipo passa per un riordino centralizzato e contemporaneamente - appunto, è stato accennato anche dai colleghi - si è avuta la delega alle quattro regioni che hanno chiesto autonomia anche su questo tema, evidentemente svuotato. Emerge probabilmente - anche alla luce di questo provvedimento del Governo, di centralizzare sotto certi aspetti - una certa contraddittorietà.
La seconda perplessità viene dal fatto che vengono, con questo provvedimento, introdotte delle modifiche ad alcune fattispecie penalmente rilevanti, che però andrebbero effettuate con i passaggi giusti e con le giuste valutazioni, soprattutto per un'integrazione della novella legislativa alla luce della necessaria organicità e del necessario inserimento organico nel sistema.
Peraltro, c'è da sottolineare che il calendario e l'agenda - questa è una cosa che abbiamo più volte sottolineato - del Governo vengono dettati, troppo spesso, dalla cronaca e delle emergenze, che sono poi dettate dagli eventi. Allora, con i problemi che emergono nel Paese, partono le buone intenzioni, la necessità di regolamentare e, ove possibile, di gratificare, in linea teorica, una categoria o un settore da riorganizzare. Però le buone intenzioni e le condivisibili valutazioni sulla necessità di regolamentazione di un settore o di un servizio non possono non passare per lo stanziamento di risorse.
Questo è il punto vero, Presidente: occorrono gli strumenti, occorrono le risorse per raggiungere gli obiettivi. Il rischio reale è quello, invece, che, a fronte di finalità condivisibili, non si realizzi alcun risultato concreto, e questo, ovviamente, lascia la comunità e, soprattutto, gli enti locali con l'illusione di un cambio di passo solo sbandierato.
Soprattutto sugli enti locali ricade questa mancanza di risorse, di individuazione di risorse da versare su un tema di questo tipo, così importante, come la Protezione civile. Naturalmente, anche tutte le tematiche collegate, ivi compresa quella, a cui accennavo, della responsabilità, non possono prescindere dal mettere a disposizione degli operatori gli strumenti per agire con le condizioni idonee a fronteggiare vicende imprevedibili, che, naturalmente, esulano dalla serena quotidianità delle nostre giornate e che determinano enormi rischi e danni sui territori.
Dunque, in definitiva, ok sulle finalità, ma sono necessarie più risorse per la prevenzione, per la programmazione, per la formazione, per una pianificazione intelligente. Tra l'altro, noi avevamo, nel corso dei lavori di Commissione, segnalato due problematiche che non sono state colte dal Governo. Innanzitutto, la copertura assicurativa contro gli infortuni anche per la fase di formazione e di addestramento, perché è chiaro che chi va addestrarsi e va a formarsi per essere pronto a intervenire deve essere coperto dalla copertura assicurativa.
E poi la necessità forte di una formazione obbligatoria, continua e periodica per le attività riconnesse all'operatività, alle attività operative della Protezione civile. Dunque, maggiore coordinamento per fronteggiare evenienze ed essere attrezzati per interventi rapidi ed efficienti. Insomma, investimenti occorrono e non risultano, naturalmente, previsti in questo provvedimento. Quindi, non bastano lodevoli obiettivi tracciati più sulla carta che nella realtà, soprattutto in un Paese altamente sismico e caratterizzato da grave dissesto idrogeologico.
Occorrono investimenti seri e significativi, magari per investire sulla moderna tecnologia, per poter mettere in sicurezza, per quanto possibile, il nostro bellissimo, ma fragile, territorio. Per queste ragioni esprimeremo un voto di astensione (Applausi della deputata Grippo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Aiello. Ne ha facoltà.
DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Oggi trattiamo un provvedimento in materia di Protezione civile, e l'Italia sappiamo benissimo essere uno dei Paesi, forse il Paese maggiormente a rischio dal punto di vista del rischio idrogeologico. Abbiamo ancora nitide, davanti ai nostri occhi, le scene che hanno colpito tutta Italia, ma, soprattutto, mi riferisco alla mia regione, la Sicilia: alluvioni, incendi, abbiamo visto la frana di Niscemi.
Approfitto, anche qui, della presenza del Ministro Musumeci per dirgli: Ministro, Niscemi sta continuando a crollare, forse non ve ne siete accorti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Con le nuove piogge ci sono altri rischi, le frane stanno continuando, ed è inutile che lei fa spallucce, Ministro. Già faceva spallucce quando era presidente della Regione Siciliana e, infatti, per questo è stato indagato, insieme a tanti altri presidenti della regione, dove non avete fatto nulla (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), nonostante fosse già presente, nei vostri uffici, la relazione che parlava del dissesto idrogeologico su Niscemi.
E ora vi presentate in quest'Aula con un provvedimento che parla di Protezione civile dove non avete messo un euro in prevenzione, in formazione e in contrasto al rischio idrogeologico. Avete chiuso questo provvedimento con l'articolo 8, che è una clausola di invarianza finanziaria. Ovvero, questo provvedimento non deve costare nulla alle casse dello Stato. Ma come si vuole pensare di risolvere i problemi della Protezione civile e del rischio idrogeologico nel nostro Paese senza investire un euro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? È vergognoso! È vergognoso, Presidente.
Poi, tra l'altro, io vengo da Casteldaccia e non posso non ricordare quella tragica notte del 3 novembre 2018, quando il fiume Milicia è esondato e in una villetta del mio paese morirono nove persone, di cui due erano bambini, uno di un anno e una di tre anni. Quella notte, sicuramente, come tanti altri episodi che hanno purtroppo ferito la nostra terra, ci ha dato una lezione, che questa legge sembra non avere capito.
Quando si arriva a parlare di responsabilità penale si è già arrivati tardi: la partita si deve giocare prima, nelle mappe di rischio idrogeologico, nei piani di emergenza e nella formazione di chi deve intervenire e deve andare a bussare alle porte. Lo dico subito perché a noi non piace fare propaganda sulla pelle di chi soccorre gli altri. Questo provvedimento sicuramente affronta un problema vero, ovvero che nessun sindaco e nessun volontario vuole rischiare per paura del processo.
Quindi, sicuramente dovevate intervenire, e noi, infatti, non abbiamo fatto ostruzionismo su questo provvedimento, ma abbiamo cercato di portare delle proposte concrete, alle quali voi puntualmente avete detto “no”. Ora vado ad elencarle. Partiamo dai soldi: questa legge, all'articolo 8, chiude, come dicevo prima, con una clausola di invarianza finanziaria. Quindi, questa legge dice che non deve costare nulla allo Stato. Come fa il Governo a sostenerlo? Lo spiega nella relazione tecnica: l'assicurazione contro gli infortuni c'era già nel 1965, la tutela legale c'era già nel contratto nazionale, l'indennità per chi lavora nella Protezione civile c'era già nel contratto del 2019 e la formazione obbligatoria non costa niente, come scrive il Governo, perché è un obiettivo di performance dei dirigenti.
Tradotto: il corso va fatto, ma nessuno lo paga. Cosa abbiamo fatto oggi per chi entra nei fiumi in piena? Avete soltanto articolato il contesto ordinamentale. Noi vi avevamo fatto delle proposte concrete, vi avevamo chiesto di metterci soldi veri, un fondo per la formazione, le attrezzature e i dispositivi di protezione dei volontari: avete detto “no”. Con un mio emendamento vi chiedevamo un fondo per la sicurezza sul lavoro dei volontari, con formazione certificata e valutazione dei rischi nei comuni: avete detto “no”.
Vi chiedevamo un cofinanziamento statale per le indennità, perché un'indennità scritta in legge e non pagata si chiama soltanto “promessa”: avete detto “no”. Vi chiedevamo l'assicurazione e la tutela legale estesa a tutti i volontari iscritti negli elenchi, in modo uniforme in tutto il Paese, perché oggi questa legge la garantisce soltanto ai dipendenti e non ai volontari: avete detto “no”. Sapete quanto costava tutto questo, insieme, a regime? Circa 28 milioni di euro l'anno, 28 milioni per persone che mandiamo dentro le alluvioni e gli incendi.
Non erano soltanto idee nostre, Presidente. Noi vi abbiamo portato anche proposte che venivano dai sindaci, dall'ANCI, che ovviamente hanno vari colori politici. La colonna mobile dei comuni, perché, dopo una calamità, subito dopo che crolla una casa, crolla la capacità amministrativa dei comuni: voi avete detto “no”. Con un mio emendamento sulla somma urgenza vi chiedevamo tempi più realistici per riconoscere le spese, perché 30 giorni in un'emergenza che dura mesi espongono i sindaci ai rischi della Corte dei conti.
Era una proposta che il vostro stesso Governo, in Conferenza unificata, aveva ritenuto accoglibile, almeno in parte: avete detto “no” anche lì. Quindi, ricapitolando, volete tutelare i sindaci, ma gli dite di no, dite “no” alle proposte che arrivano dai vostri sindaci (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Arriviamo adesso a un'altra questione, quella dello scudo penale. Questo scudo nasce copiando quello dei medici, poi, strada facendo, è diventato più grande: per un chirurgo la non punibilità vale solo per imperizia e le linee guida passano da un sistema scientifico che viene coordinato dall'Istituto superiore di sanità; qui, invece, dopo il passaggio al Senato, vale per tutti i reati colposi e le linee guida le scrive direttamente una direttiva della Presidenza del Consiglio.
Quindi, le regole che decidono quale errore è punibile non le scrive una comunità scientifica, ma le scrive il Governo. Con un mio emendamento vi avevamo chiesto che almeno rispettassero la trasparenza e la correttezza scientifica: avete detto “no”. Ma c'è di più. Queste linee guida oggi non esistono, arriveranno entro 12 mesi. Nel frattempo, valgono le buone pratiche? Quali? Decise da chi? Verificate da chi? Vi abbiamo chiesto una cosa elementare: lo scudo parta quando ci sono le regole.
Prima le regole e poi lo scudo. No, anche qui. E quando arriveranno, nessuna procedura per aggiornarle. Le emergenze cambiano, il clima cambia, le regole che decidono chi va a processo, invece, resteranno ferme.
Vi abbiamo chiesto di escludere dallo scudo penale l'omicidio colposo e le lesioni gravi e gravissime, perché dietro un errore può esserci anche una famiglia che chiede verità e nel mio paese lo sappiamo bene: avete detto no anche a questa proposta. Vi abbiamo chiesto di non estendere lo scudo ai funzionari prefettizi e al personale del Viminale per le operazioni di coordinamento: anche qui, avete detto no. Vi abbiamo chiesto, infine, di chiarire che lo scudo penale non cancella la responsabilità civile, amministrativa e disciplinare: no.
E poi c'è il sindaco. In questa legge il sindaco compare due volte: come autorità e come volontario. Indovinate perché. Questo perché l'autorità risponde solo per colpa grave in emergenza, mentre il volontario, invece, risponde sempre. Allora vi abbiamo chiesto di scegliere: il sindaco o è autorità o è un volontario. Anche qui, no. Avete preferito non chiarire questo aspetto. Poi c'è un dettaglio che chi si occupa di lavoro conosce bene: questa legge conferma che a chi lavora nella Protezione civile, i limiti di orario e di riposo possono non applicarsi, in presenza di particolari esigenze. Quali siano queste esigenze dovrebbe dirlo un ulteriore decreto ministeriale previsto dal 2003 e mai emanato. Quindi la regola c'è, la deroga c'è, il confine alla deroga non c'è. Un operatore stremato è un operatore che sbaglia, poi magari lo processiamo per aver sbagliato.
Allora perché non votiamo contro questa legge, Presidente? Perché in questa legge ci sono persone che rispettiamo troppo per usarle come bersaglio e il nostro “no” lo raccontereste all'esterno come un “no” ai volontari e noi non vi faremo questo regalo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Ma non possiamo votare a favore di questa legge, Presidente, anche perché c'è una legge delega che riscriverà l'intero codice della Protezione civile e vi avevamo chiesto almeno di coordinare le due cose. Anche qui, avete detto di no. Ci asteniamo quindi, Presidente, con un impegno: questa legge la seguiremo riga per riga, quando usciranno le linee guida, quando arriveranno i decreti, quando qualcuno scoprirà che le indennità esistono solo in Gazzetta Ufficiale.
Presidente, chiudo. A chi domani entrerà in un torrente in piena, voi avete dato uno scudo, uno scudo penale di carta, buono per il giorno del processo. Noi avevamo chiesto un casco, un paio di guanti, un corso di formazione fatto bene, un'assicurazione che funzioni. Infatti, da Preone, come il collega Penza ha ricordato in quest'Aula, fino al fiume Milicia la lezione è sempre la stessa: il problema non è il giorno del processo, ma è il giorno prima. Lo scudo serve dopo; il casco serve prima (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Una buona legge non si giudica da quanti processi evita, ma da quanti funerali evita, da quante vittime evita. Per questo, Presidente, il MoVimento 5 Stelle dichiara il proprio voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Salutiamo le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori della scuola secondaria di primo grado “Giuseppe Ungaretti”, dell'Istituto comprensivo “Grosseto 3”, che arrivano da Grosseto. Benvenuti alla Camera dei deputati (Applausi).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Tenerini. Ne ha facoltà
CHIARA TENERINI (FI-PPE). Grazie. Signor Presidente, rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, ci sono momenti nei quali la qualità di uno Stato si misura in maniera particolarmente evidente; sono i momenti nei quali la normalità viene interrotta, le certezze vengono meno e le istituzioni sono chiamate a prendere decisioni dalle quali possono dipendere la sicurezza, i beni e talvolta la vita stessa delle persone. In quei momenti lo Stato non è un'entità astratta; ha il volto di un sindaco che deve decidere se evacuare un territorio, di un operatore che deve coordinare un intervento, di un volontario che si trova ad affrontare una situazione imprevedibile, anche il volto di un uomo o di una donna in divisa, chiamati a intervenire quando la sicurezza delle persone è in pericolo.
Dietro ciascuna di quelle decisioni esiste una responsabilità. È proprio da qui che dobbiamo partire per comprendere il significato del provvedimento che oggi siamo chiamati ad approvare, perché questa legge riguarda non soltanto l'organizzazione della Protezione civile, ma una questione più profonda: il rapporto tra il dovere di intervenire, le condizioni nelle quali quel dovere viene esercitato e le responsabilità che ne derivano; un rapporto che il nostro ordinamento deve saper disciplinare, con rigore, ma anche con equilibrio.
Noi siamo convinti che la responsabilità sia un principio irrinunciabile. Chi esercita una funzione pubblica deve rispondere delle proprie azioni, delle proprie omissioni e delle proprie negligenze. Ma siamo altrettanto convinti che non possa esistere una responsabilità giusta, se viene ignorata la realtà nella quale una decisione è stata assunta. Infatti, c'è una differenza enorme tra giudicare una scelta quando tutto è ormai accaduto e dover compiere quella stessa scelta quando ancora non sappiamo che cosa accadrà. È una differenza che il diritto conosce bene e che il legislatore ha il dovere di riconoscere.
La nostra giurisprudenza ha già affrontato in altri ambiti professionali il rapporto tra responsabilità, linee guida e valutazione della condotta. Non si tratta di sovrapporre discipline differenti, ma di riconoscere un principio comune: la responsabilità non può essere ricostruita soltanto a partire dalle conseguenze di un'azione; occorre valutare ciò che era conoscibile, ciò che era prevedibile e ciò che era concretamente esigibile nel momento in cui si è dovuto decidere.
È su questo terreno che interviene una delle disposizioni più significative della legge. La nuova disciplina della responsabilità penale tiene conto delle linee guida, delle buone pratiche, dell'incertezza scientifica, dell'urgenza e delle effettive condizioni operative e distingue correttamente la posizione dei volontari da quella degli operatori professionali e dell'autorità di Protezione civile: introduce non un principio di responsabilità, ma una disciplina che riconosce la specificità delle attività svolte e delle condizioni nelle quali esse vengono esercitate.
E questo è un punto sul quale voglio essere molto chiara: non dobbiamo costruire un ordinamento nel quale sia più semplice giustificare una decisione non presa piuttosto che assumersi la responsabilità di intervenire, perché il timore delle conseguenze giudiziarie non può trasformarsi in un incentivo all'immobilismo proprio quando i cittadini hanno maggiore bisogno della capacità di decisione delle istituzioni. Naturalmente questo non significa attenuare il dovere di diligenza o rinunciare all'accertamento delle responsabilità, ma significa evitare che la prudenza giuridica finisca per diventare paralisi amministrativa e operativa.
Ma questa legge affronta anche un'altra questione, che considero particolarmente importante per il lavoro svolto anche nella XI Commissione (Lavoro): per troppo tempo abbiamo chiesto al personale pubblico disponibilità, competenza, flessibilità e assunzione di responsabilità senza sempre riuscire a riconoscere adeguatamente le specificità delle diverse funzioni. Con questo provvedimento introduciamo sezioni contrattuali dedicate al personale della Protezione civile nell'ambito delle funzioni locali. È una scelta che ha un preciso significato: riconosciamo che la contrattazione collettiva deve poter distinguere tra attività diverse, responsabilità diverse e condizioni di lavoro diverse. Infatti, l'uguaglianza dei diritti non impone l'uniformità dei trattamenti. Questo non è un dettaglio tecnico, ma è una scelta che riguarda il modo in cui concepiamo il lavoro e il valore delle competenze, anche all'interno della pubblica amministrazione. Infatti, non possiamo continuare a considerare la disponibilità permanente, l'assunzione di responsabilità operative e la capacità di coordinare situazioni complesse come caratteristiche che appartengono naturalmente a una funzione senza riconoscerne adeguatamente il peso professionale.
Con questa legge affermiamo che la specificità del lavoro deve trovare una corrispondenza nella disciplina contrattuale e lo facciamo attraverso uno strumento nel quale Forza Italia crede profondamente: la contrattazione collettiva, ossia non imponendo dall'alto una disciplina rigida e indistinta, ma affidando alle parti contrattuali il compito di definire trattamenti coerenti con le funzioni effettivamente esercitate.
C'è anche un elemento di particolare rilievo: il riconoscimento di indennità specifiche, alcune delle quali possono essere disciplinate anche in deroga al principio dell'onnicomprensività della retribuzione. Questo significa riconoscere che determinate prestazioni e responsabilità non possono essere considerate automaticamente assorbite nel trattamento economico ordinario. È un principio di valorizzazione professionale che riguarda il personale della Protezione civile, ma che richiama una questione più generale: la capacità del lavoro pubblico di riconoscere e distinguere competenze, responsabilità e condizioni operative. Infatti, il riconoscimento delle professionalità non può essere affidato soltanto alle parole pronunciate nei momenti di emergenza, ma deve trovare spazio anche nelle regole che disciplinano concretamente il lavoro.
Le indennità di funzione, il pronto intervento, le missioni, la reperibilità, le turnazioni e la formazione continua entrano così in un quadro normativo che riconosce la particolare natura di queste attività. Sarà poi la contrattazione collettiva, nei limiti delle risorse disponibili, a definire la disciplina e i trattamenti economici. È un passaggio importante, perché restituisce centralità a uno strumento nel quale Forza Italia ha sempre creduto: la contrattazione come luogo nel quale le regole generali incontrano le caratteristiche effettive del lavoro.
Ed è precisamente sulla concreta attuazione di queste disposizioni che il Parlamento dovrà continuare a esercitare la propria funzione di controllo. E c'è una ragione profondamente politica per la quale Forza Italia riconosce in questo provvedimento un principio che appartiene alla propria identità.
Noi siamo liberali, crediamo nella libertà delle persone, nell'autonomia delle comunità, nella responsabilità individuale e nella capacità della società civile di organizzarsi; ma non abbiamo mai confuso la libertà con l'assenza dello Stato; anzi siamo convinti che uno Stato debba essere tanto più autorevole quanto più essenziali sono le responsabilità che gli vengono affidate. Ci sono momenti nei quali il bisogno di Stato diventa assoluto: quando una comunità viene colpita da una calamità, quando vengono meno le certezze più elementari, quando sono in gioco la sicurezza e la vita delle persone, lo Stato deve dimostrare di esserci: non attraverso la moltiplicazione delle procedure o la proclamazione dei propri poteri, ma attraverso la capacità concreta di decidere, intervenire e proteggere.
Qui si pone una questione di coerenza istituzionale: lo Stato che chiede ai propri uomini e alle proprie donne di essere presenti quando tutto il resto viene meno non può essere assente quando sono loro ad avere bisogno di certezze, di tutele e di regole giuste; non può pretendere responsabilità senza riconoscerne il peso; non può chiedere decisioni difficili senza considerare le condizioni nelle quali vengono assunte; non può celebrare il valore del servizio pubblico nei giorni dell'emergenza e dimenticarne le esigenze quando l'emergenza è finita, perché uno Stato autorevole non è quello che pretende tutto da chi lo serve, ma è quello che sa assumersi fino in fondo anche le proprie responsabilità verso di loro.
Colleghi, la Protezione civile italiana rappresenta una delle espressioni più concrete del rapporto tra istituzioni, comunità territoriali e partecipazione civica: è un sistema nel quale convivono professionalità, amministrazione pubblica e volontariato organizzato e proprio questa pluralità costituisce una delle sue caratteristiche fondamentali. Ma un sistema così articolato non può reggersi soltanto sulla disponibilità individuale, sul senso del dovere, sulla capacità delle persone di supplire alle difficoltà organizzative; ha bisogno di competenza, di formazione, di regole certe e di responsabilità chiaramente definite e soprattutto ha bisogno di uno Stato che non si limiti a chiedere ma sappia anche riconoscere.
Questo provvedimento si colloca esattamente in questa prospettiva e rappresenta una scelta politica che rivendichiamo perché crediamo in uno Stato autorevole, non in uno Stato che moltiplica gli adempimenti senza considerare le condizioni nelle quali devono essere rispettati. Crediamo in una pubblica amministrazione capace di decidere, ma non in un'amministrazione costretta a difendersi preventivamente da ogni possibile conseguenza delle proprie decisioni; crediamo nella responsabilità individuale, ma anche nel dovere delle istituzioni di creare condizioni giuridiche e professionali adeguate all'esercizio di quella responsabilità; e crediamo che il rispetto per chi serve le istituzioni si dimostri soprattutto attraverso la qualità delle leggi che siamo capaci di approvare.
C'è infine una considerazione che vorrei affidare a quest'Aula. Quando l'emergenza è finita, quando le immagini scompaiono dai telegiornali e l'attenzione pubblica si sposta altrove, resta il lavoro delle persone che hanno dovuto affrontarla; restano le decisioni assunte, le responsabilità esercitate, le conseguenze da gestire. Ed è allora che si misura la serietà delle nostre scelte, perché la riconoscenza di uno Stato non può durare soltanto il tempo di un'emergenza: deve avere la consistenza delle sue istituzioni, la certezza delle sue regole e la continuità dei suoi impegni. È questa la differenza tra celebrare il senso del dovere e assumersi come legislatori il dovere di riconoscerlo.
Voglio concludere con un'affermazione che per Forza Italia non ammette ambiguità: noi siamo e saremo sempre al fianco degli uomini e delle donne che servono le istituzioni, degli operatori e dei volontari della Protezione civile, delle donne e degli uomini delle Forze dell'ordine, di tutti coloro che ogni giorno assumono su di sé la responsabilità di proteggere la sicurezza e la vita degli altri. A loro va la nostra gratitudine senza esitazioni, senza distinguo, senza se e senza ma, una gratitudine che non deve esaurirsi nelle parole, ma deve tradursi nel rispetto, nella tutela e nel riconoscimento concreto del valore del loro servizio. Per queste ragioni a nome di Forza Italia dichiaro il voto favorevole a questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Nisini. Ne ha facoltà.
TIZIANA NISINI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Ministro, Sottosegretario, ci apprestiamo a votare un provvedimento importante che riguarda uno dei pilastri fondamentali del nostro Paese, che è il sistema nazionale della Protezione civile. C'è infatti un'Italia che non fa notizia finché non succede qualcosa, un'Italia che si sveglia di notte, alle 3 di notte, mette gli stivali ed esce di casa, e non lo fa per uno stipendio, non lo fa per un like, ma lo fa perché il Paese ne ha bisogno (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Parlo dei volontari della Protezione civile, parlo dei sindaci dei piccoli comuni, che devono emettere ordinanze in emergenza e spesso non sono supportati da un ufficio legale; parlo dei tecnici delle regioni, dei comuni, che sono reperibili H24, compresi i festivi.
Per anni il nostro Paese, lo Stato, ha sempre detto grazie, perché ha sempre avuto riconoscenza per queste persone, ma tutto si riconduceva a cerimonie, a medaglie. Ora si volta pagina, perché lo Stato ha deciso di esserci e di esserci con questa legge, tanto criticata ma tanto necessaria per il nostro Paese e soprattutto per la Protezione civile. La Protezione civile del nostro Paese ha bisogno di un supporto ed è invidiata da tutta Europa, perché è un sistema diffuso, è un'alleanza tra istituzioni e comunità, che vede lo Stato, vede le regioni, vede i comuni, vede più di 5.000 organizzazioni di volontari e strutture operative. Ma un'alleanza regge solo se nessuno viene lasciato indietro e, fino a oggi, chi soccorreva rischiava di rimanere solo nel momento più difficile, quello del giudizio.
Noi della Lega questa alleanza la conosciamo bene, perché da sempre viviamo e siamo accanto alle piccole comunità, alle vallate, ai piccoli comuni dove il sindaco conosce il volontario, chiama il volontario per nome, dove i volontari conoscono la singola strada, il singolo torrente, la singola casa isolata.
E questa legge nasce anche da una ferita del 2023, quando il 29 luglio un volontario della Protezione civile di Preone, in Carnia, perde la vita in seguito a un'emergenza nello svolgimento del suo volontariato. Il primo pensiero ovviamente va a lui e alla sua famiglia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
In quella tragedia, il primo cittadino, il sindaco e il responsabile della Protezione civile sono stati condannati in primo grado. Non è definitivo e noi non ci metteremo a commentare questo processo. Però, come legislatori, una domanda ce la dobbiamo porre: è giusto che chi protegge la comunità debba avere più paura di un tribunale piuttosto che di una frana? Noi crediamo di no. E credo che a questa domanda, con questa legge, cominciamo a dare risposte.
Rispetto alle critiche che sono arrivate dall'opposizione, siamo consapevoli e i primi a dire che non è un punto di arrivo, ma questa legge cornice definisce alcune necessità di cui il comparto di Protezione civile e tutti gli attori coinvolti avevano bisogno e che richiedevano ormai da anni. Sono le stesse opposizioni… anche l'allora presidente dell'ANCI, Decaro, chiedeva non immunità, non impunità, ma un aiuto ai sindaci, un aiuto ai volontari, perché lui stesso viveva quotidianamente queste criticità e queste mancanze.
E questa legge fa due cose semplici: in primo luogo, riconosce che il lavoro della Protezione civile non è come gli altri, tant'è che nascono sezioni contrattuali dedicate per il personale delle regioni e degli enti locali; arrivano un'indennità di funzione e un'indennità di pronto impiego per chi garantisce turni e reperibilità e un'indennità di missione per chi coordina interventi fuori dal proprio territorio. E poi arrivano la tutela assicurativa, la tutela legale e la formazione continua obbligatoria perché il coraggio, senza preparazione, non basta.
In secondo luogo, fa chiarezza sulla responsabilità penale: vengono introdotte linee guida nazionali, entro 12 mesi, con standard minimi di formazione e addestramento uguali per tutti. Chi rispetta quelle linee guida o, in loro assenza, le buone pratiche adeguate al caso concreto non è punibile per i reati colposi. Il volontario - sia chiaro - risponde solo per colpa grave (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Anche autorità e operatori rispondono solo per colpa grave negli interventi urgenti di gestione dell'emergenza e il giudice dovrà anche valutare il contesto reale, l'incertezza scientifica, la prevedibilità dell'evento, l'urgenza, il ruolo di ciascuno, i mezzi e le risorse che c'erano e quelli che mancavano. Perché decidere in 5 minuti, con il fango alle ginocchia e il telefono che non prende, non è come decidere in un ufficio, con aria condizionata e magari dopo qualche anno, col senno di poi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Colleghi dell'opposizione, voi avete parlato di scudo penale, di impunità: niente di tutto questo. Avete parlato di linee guida come salvacondotto; noi stiamo parlando di persone che volontariamente si mettono a disposizione del Paese e lo fanno, come ho detto prima, non per uno stipendio, non per un like. Questi termini non fanno male alla maggioranza, che è anche orgogliosamente convinta di portare avanti questo provvedimento, ma rappresentano una mancanza di rispetto per tutti coloro che svolgono questa funzione quotidianamente.
E poi questa legge protegge chi fa il proprio dovere rispetto alle regole e chi sbaglia per colpa grave continuerà a risponderne davanti al giudice, perché questo è contenuto nel provvedimento. E non è una “norma liberi tutti”, come ho sentito più volte, anche durante l'iter in Senato. Poi per i medici questo principio esiste già: perché non deve valere anche per i volontari di Protezione civile?
Ci avete detto: prima la sicurezza, poi la responsabilità. Ecco, questa legge contiene sicurezza e responsabilità, perché c'è formazione obbligatoria, standard nazionali di addestramento e tutele assicurative. E, come ho detto, le linee guida non sono un salvacondotto; dicono che cosa si deve fare. Così, anche lo Stato si assume una parte di responsabilità.
Allora, avete anche detto che mancano le risorse. Innanzitutto il Governo, come tutti saprete, si è preso l'impegno, durante la lettura al Senato, di reperire le risorse già nel primo provvedimento utile. Ma la formazione, che è stata tanto criticata per mancanza di risorse, non parte da zero: le risorse esistono già, ci sono alcuni fondi, ad esempio i contributi del Dipartimento, per i quali il riparto è avvenuto proprio ad agosto 2026 e con i quali si possono finanziare fino al 95 per cento i progetti di formazione di volontari.
E poi c'è il Fondo regionale di protezione civile che questo Governo ha rifinanziato con 40 milioni nel 2026, con 60 milioni nel 2027 e con 60 milioni nel 2028. Poi le indennità si pagano anche con le risorse dei contratti resi disponibili dai contratti nazionali delle funzioni locali e dalla contrattazione integrativa, e possono essere anche finanziate dal Fondo risorse decentrate, così come è avvenuto nel 2018 per la Polizia locale. I commissari della Commissione lavoro lo sanno benissimo, perché il presidente Rizzetto l'ha ribadito più volte, come è avvenuto nel 2018.
Però, nonostante le dichiarazioni, qui alla Camera… l'onorevole Fornaro ha definito condivisibili proprio le norme sulla tutela giudiziaria, specialmente dei volontari, l'onorevole Scotto ha parlato di finalità condivise e l'onorevole Colucci, del MoVimento 5 Stelle, ha riconosciuto alla legge il pregio di accrescere le tutele. E vi ricordo due cose: lo scorso anno, l'emendamento della Lega, in Senato, è passato con l'unanimità dei commissari, anche con i vostri voti, e così anche alla Conferenza delle regioni, le regioni non amministrate dal centrodestra - mi vien da pensare alla Toscana, dove vivo -, hanno approvato una proposta del Friuli-Venezia Giulia per tutelare volontari e sindaci. Allora eravate d'accordo ma, non si sa come mai, ora è cambiato tutto.
E non basta. Mentre al Senato il MoVimento 5 Stelle parlava di scudo penale, qui alla Camera l'onorevole Iaria lamentava che i sindaci fossero tutelati troppo poco. Allora, mettetevi d'accordo: o è troppo o è poco, entrambe le cose non vanno d'accordo.
Presidente, concludo. Riteniamo che questa legge sia di buonsenso. Come ho detto prima, non è un punto d'arrivo, ma è un inizio, è una legge cornice che mette le basi. Il Governo si è impegnato per dare dignità al lavoro di tutti i volontari di Protezione civile, a tutto il sistema della Protezione civile quale pilastro fondamentale per la sicurezza del nostro Paese. Come Lega-Salvini Premier, voteremo convintamente e orgogliosamente a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Salutiamo le studentesse, gli studenti e gli accompagnatori dell'Istituto statale di istruzione superiore “John Fitzgerald Kennedy”, che arrivano da Monselice, in provincia di Padova. Benvenuti alla Camera dei deputati (Applausi).
Andiamo avanti con gli interventi. Tocca all'onorevole Augusto Curti, prego.
AUGUSTO CURTI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Presidente, il gruppo del Partito Democratico riconosce la fondatezza delle esigenze da cui nasce questo disegno di legge, ma, nello stesso tempo, giudica insufficienti le risposte che il Governo ha scelto di fornire. È una distinzione che merita di essere spiegata perché riguarda la credibilità degli impegni assunti verso chi protegge le nostre comunità. L'esperienza del terremoto del 2016 nel Centro Italia, che ho vissuto da sindaco di uno dei comuni colpiti, ci ha riconsegnato la consapevolezza profonda del valore della Protezione civile: una presenza capace di restituire orientamento quando vengono meno le certezze. Nella collaborazione tra istituzioni, strutture operative e volontari prende forma una solidarietà che tiene insieme il Paese, proprio nei momenti in cui rischia di disgregarsi nella vita delle persone.
A quel patrimonio di competenze e dedizione dobbiamo un riconoscimento esigente che impegni il legislatore alla qualità delle proprie decisioni. La gratitudine pubblica acquista sostanza quando diventa organizzazione, quando diventa preparazione, quando diventa continuità del servizio.
È proprio su questo terreno che oggi misuriamo questo provvedimento. L'istituzione di sezioni contrattuali dedicate al personale delle strutture territoriali risponde a un'esigenza reale: compiti peculiari, disponibilità operativa e responsabilità gravose richiedono un trattamento adeguato. Apprezziamo, dunque, l'attenzione all'indennità, alla formazione permanente, alle garanzie assicurative e alla tutela legale. Sono obiettivi che il Partito Democratico condivide e che avrebbero potuto consentire una convergenza parlamentare più ampia, ma l'articolo 8 impone che tutto avvenga senza nuovi oneri per la finanza pubblica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Alla contrattazione viene affidato il compito di tradurre quelle previsioni in benefici effettivi, entro le risorse disponibili. Il riconoscimento di maggiori tutele viene così separato dalla scelta di andarle a finanziare. Il rischio è evidente: comprimere altre destinazioni dei fondi contrattuali oppure lasciare che l'attuazione dipenda dagli spazi finanziari delle singole amministrazioni. Per i comuni più piccoli, sui quali gravano responsabilità sproporzionate rispetto agli organici e ai mezzi, questa contraddizione assume un peso particolare. La sicurezza delle comunità esige una capacità amministrativa che lo Stato deve contribuire a costruire.
Abbiamo indicato una soluzione concreta, anche qui alla Camera questa mattina, con l'emendamento del collega Arturo Scotto che proponeva 30 milioni per il 2026 e 100 milioni annui dal 2027, destinati al personale, alla preparazione degli operatori, al rafforzamento delle dotazioni. È stato respinto. Allo stesso modo sono state respinte le nostre proposte per la sicurezza dei volontari, per la copertura assicurativa uniforme e per l'assistenza legale. Erano interventi capaci di dare consistenza agli obiettivi che avevate dichiarato.
La questione delle responsabilità penali richiede altrettanta serietà: chi deve decidere in condizioni di urgenza, sulla base di informazioni incomplete e con risorse limitate ha diritto a una disciplina che consideri le circostanze effettive nelle quali ha operato. Un sindaco non può diventare il destinatario indistinto di ogni responsabilità per il fatto di rappresentare la propria comunità. Il Partito Democratico sostiene da tempo la necessità di delimitare con precisione gli obblighi degli amministratori. Su questo terreno occorre tenere insieme la serenità di chi interviene e la tutela delle persone affidate al suo intervento. È un equilibrio molto delicato.
L'articolo 6 esclude la punibilità per i reati colposi quando siano rispettate linee guida o, in loro assenza, buone pratiche adeguate al caso concreto. Prevede inoltre una responsabilità limitata, la colpa grave, per i volontari e, negli interventi urgenti di gestione dell'emergenza, per autorità e operatori. La nostra obiezione riguarda il rapporto tra queste disposizioni e l'ampiezza della prima previsione. Una materia tanto sensibile avrebbe richiesto una costruzione giuridica più sorvegliata.
La proposta avanzata dai senatori del Partito Democratico - e ripresentata qui alla Camera - seguiva una strada precisa, cioè quella di ridurre il rispetto delle raccomandazioni alla valutazione della colpa, escludendone la gravità quando le condotte siano conformi a indicazioni proporzionate e adeguate alla situazione affrontata. Si sarebbe così conservato un impianto unitario, fondato sull'esigibilità del comportamento e sulle condizioni reali delle decisioni. Anche questa correzione è stata respinta.
La vicenda individuale che sollecita l'attenzione della politica merita ascolto. La risposta legislativa deve essere la lungimiranza di una regola generale.
La protezione di chi presta soccorso comincia molto prima dell'eventuale processo: nella conoscenza dei rischi, nella qualità dell'addestramento e nella chiarezza dei compiti assegnati. Ridurre l'esposizione agli incidenti è il primo dovere verso chi offre il proprio tempo alla collettività. Vi è, infine, una questione di coerenza istituzionale. Mentre si interviene sull'ordinamento della Protezione civile, il Governo porta avanti il percorso di autonomia differenziata con la Lombardia, con il Veneto, con il Piemonte e con la Liguria, che comprende funzioni nello stesso ambito.
Occorre spiegare quale disegno complessivo tenga insieme questi indirizzi e come venga preservata l'efficacia del coordinamento nazionale. Le autonomie territoriali sono una risorsa essenziale, conoscono i luoghi, ne interpretano i bisogni e assicurano la prossimità. La loro forza cresce dentro una rete solidale, nella quale ciascuna comunità possa contare anche sulle capacità delle altre. Questo è il vero valore del Servizio nazionale di Protezione civile. La frammentazione delle regole e l'accentuazione delle differenze finanziarie, al contrario, rischiano di indebolirlo proprio dove il sostegno pubblico è più necessario.
Per i territori colpiti dal sisma, per i paesi esposti alle frane e per le comunità minacciate dalle alluvioni, l'uguaglianza si misura anche nella possibilità di ricevere protezione tempestiva e competente. È una responsabilità della Repubblica nella sua interezza che deve orientare ogni scelta sul riparto delle funzioni. Da qui discende anche la necessità di una politica stabile di prevenzione, sostenuta da investimenti e da amministrazioni attrezzate. La cura del territorio deve attraversare il tempo ordinario dell'azione pubblica.
Affidarsi alla mobilitazione straordinaria, quando il danno si è prodotto, significa chiedere continuamente al sistema di soccorso di compensare ciò che la programmazione ha trascurato. Presidente, per tutte queste ragioni, il Partito Democratico opterà per l'astensione. Il Governo aveva l'occasione di consolidare una delle infrastrutture più preziose per il nostro Paese; ha lasciato, invece, irrisolti il finanziamento delle misure, un equilibrato assetto delle responsabilità e la coerenza della propria politica territoriale. Noi, come Partito Democratico, continueremo a lavorare su questi punti, perché la fiducia di chi serve le comunità corrisponda finalmente all'affidabilità delle scelte dello Stato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Coppo. Ne ha facoltà.
MARCELLO COPPO (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, parliamo di un provvedimento che, da parte di diversi interventi che ho sentito, anche delle opposizioni, parrebbe che chiedesse fondi in più, perché senza questi fondi non si sarebbe fatta l'attività di Protezione civile. Su questo volevo solo segnalare che ci sono stati dei provvedimenti precedenti, che probabilmente sono sfuggiti all'attenzione di alcuni colleghi, tra cui: il decreto-legge n. 113 del 2024, che mette 200 milioni sul piatto della Protezione civile; la legge di bilancio del 2025, comma 95, che aggiunge 50 milioni; la legge di bilancio 2026, che rifinanzia 300 milioni nel 2026 e 380 milioni nel 2027 e 2028.
Quindi, stando alla metafora utilizzata da un collega, caschetto, maglietta e attrezzatura noi le abbiamo messe. Quello che serviva e che serviva in più era un'organizzazione e un'identificazione organica di quella che era la struttura di Protezione civile, per non lasciare dubbi e non lasciare incertezze quando succedono degli eventi decisamente catastrofici. Anche perché la Protezione civile si trova a fronteggiare i quattro elementi, poiché le catastrofi possono venire dall'acqua, possono venire dalla terra, possono venire dal fuoco e possono venire dall'aria.
Abbiamo aggiunto anche un altro elemento, che abbiamo vissuto con il COVID-19, che è stato, appunto, il problema della malattia. Proprio su questo devo dire che porto una testimonianza anch'io: ero vicesindaco durante l'emergenza COVID e una delle più grandi paure che avevamo era quella di prendere dei provvedimenti, che dovevi prendere subito, dovevi prendere urgentemente, anche in base a quelli che erano gli ordini dal punto di vista nazionale, con il terrore e la paura che poi qualcuno ti venisse a chiedere, magari nella procura della Repubblica, perché avevi preso quei provvedimenti. Vagli a spiegare che li hai presi in buona fede. Questa è la più grande paura che hanno gli amministratori locali e la più grande paura che hanno le persone che lavorano nella Protezione civile. Anche perché, come ad esempio nella nostra città, quando capitò l'alluvione nel 1994, se non hai comunicazione, hai l'acqua fino al primo piano e non sai cosa fare perché non hai neanche la corrente elettrica, quindi le comunicazioni sono saltate, arriva la Protezione civile, tira su le torri radio, arriva magari con i propri mezzi e rimette in piedi lo Stato che in quel momento non ha gli strumenti per fare lo Stato.
Queste persone vanno rispettate e, ovviamente, vanno anche aiutate. Aiutate come? Con una formazione adeguata, che è nel provvedimento; con una retribuzione, per quanto riguarda i lavoratori negli enti locali, adeguata secondo il nostro concetto, che è quello di far fare alla contrattazione collettiva quello che è il lavoro della giusta retribuzione. In più servono delle persone che, nel momento dell'urgenza, quando si devono trovare a decidere cosa fare o anche solo come indicare, cosa dire alle persone che chiedono loro una mano o anche solo delle indicazioni, non devono avere il timore e la paura di dare delle informazioni che possono, un domani, portare a loro delle conseguenze.
Quindi, anche un grande ringraziamento va dato a tutti i volontari di Protezione civile, quei volontari che si alzano la mattina, magari dopo che hanno lavorato; magari sono operai, sono artigiani, sono professionisti o anche pensionati, che sono pronti, magari anche con la reperibilità, a mettersi a disposizione, a mettersi la tuta della Protezione civile e intervenire in qualsiasi situazione. Va dato questo ringraziamento perché queste persone esprimono un grande valore per la propria Patria.
Non è un caso che molte delle associazioni che partecipano alla Protezione civile sono anche associazioni d'arma; ne ho visti pochi dai centri sociali iscritti alla Protezione civile. Sarà che la sensibilità, ovviamente, è testimoniata anche da queste piccolezze e questi aspetti non certamente secondari. Con questo io ritengo che il lavoro sia stato fatto bene e la parte della tutela penale, per quanto riguarda gli operatori di Protezione civile, è anche ben calibrata.
Perché un conto è il volontario, al quale giustamente, se non per colpa grave, non si possono addebitare dei comportamenti, mentre per chi, invece, è inserito nella struttura pubblica della Protezione civile è ovvio che questa tutela si va a delineare quando vi sono delle emergenze, perché, se c'è l'ordinarietà, va da sé che deve essere usato il metro normale. Con questo io dichiaro che Fratelli d'Italia voterà favorevolmente a questo provvedimento perché è un provvedimento che aiuta la Protezione civile. Quindi, un ringraziamento al Ministro, un ringraziamento alla Commissione e al relatore. Fratelli d'Italia voterà “sì” a questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
Colleghi, vi ricordo che, subito dopo la votazione, ci sarà la commemorazione dell'onorevole Raffaele Costa. Quindi vi invito anche a rimanere.
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 3076?)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 3076?:
S. 1779 - "Disposizioni in materia di protezione civile" (Approvato dal Senato).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 55).
Commemorazione dell'onorevole Raffaele Costa.
PRESIDENTE. (Si leva in piedi e, con lui, l'intera Assemblea e i membri del Governo). Colleghe e colleghi, lo scorso 11 settembre si è spento a Mondovì, suo paese natale, in provincia di Cuneo - all'età di novant'anni e dopo una lunga malattia - Raffaele Costa, deputato dalla VII alla XIV legislatura, parlamentare europeo e più volte Ministro.
Nato l'8 settembre 1936, laureato in giurisprudenza e scienze politiche, avvocato e giornalista, entrò per la prima volta a quarant'anni a Montecitorio, esattamente cinquant'anni fa, nel 1976, eletto nelle file del Partito Liberale, assumendo l'incarico di vicepresidente della Commissione agricoltura.
A partire dalla legislatura successiva e fino al 1989, fu nominato in più occasioni - e precisamente in otto diverse compagini governative - Sottosegretario di Stato, dapprima alla Giustizia, quindi agli Affari esteri, all'Interno e, infine, ai Lavori pubblici.
Tra il 1991 e il 1992, nel corso della X legislatura, venne eletto presidente della Commissione difesa della Camera dei deputati. Ma fu solo una breve parentesi, perché a partire dal 1992 e per alcuni anni successivi, venne nuovamente chiamato ad assumere responsabilità dirette di Governo, questa volta nel rango di Ministro.
In particolare, nell'ambito del primo Esecutivo guidato da Giuliano Amato, fu inizialmente nominato Ministro senza portafoglio per il Coordinamento delle politiche comunitarie e degli affari regionali, per poi essere chiamato ad assumere la guida del Dicastero della Salute.
Venne poi nominato Ministro dei Trasporti nel Governo Ciampi, assumendo altresì - ma solo ad interim - la responsabilità del Dicastero della Marina mercantile.
Con il varo del primo Esecutivo guidato da Silvio Berlusconi fu, infine, chiamato a ricoprire nuovamente l'incarico di Ministro della Sanità.
Iscritto al Partito Liberale Italiano, che raccoglieva tradizionalmente i suoi migliori risultati proprio nella provincia di Cuneo, storico presidio elettorale, prima di Giovanni Giolitti e quindi di Luigi Einaudi, Raffaele Costa - a seguito delle dimissioni di Renato Altissimo - assunse l'incarico di segretario del partito nel 1993, traghettandolo fino al suo formale scioglimento, che sarebbe avvenuto di lì a qualche mese.
Costa fu allora protagonista, insieme ad Alfredo Biondi e Stefano De Luca, della fondazione dell'Unione di Centro che - in occasione delle elezioni politiche del 1994 - si schierò con Forza Italia, riuscendo a fare eleggere diversi esponenti nelle liste del nuovo partito fondato da Silvio Berlusconi.
Nel 1999 venne eletto parlamentare europeo e anche nella sua esperienza a Bruxelles e a Strasburgo seppe testimoniare il suo liberalismo sempre pragmatico e concreto, sempre mirante all'efficienza delle istituzioni.
Una volta concluso anche l'ultimo mandato da deputato, tornò a fare politica a livello locale, ricoprendo la carica di presidente della provincia di Cuneo dal 2004 al 2009 riconfermando un legame con il suo territorio di riferimento che non aveva mai abbandonato.
Nel 2010 venne eletto consigliere regionale del Piemonte, ma fu costretto a lasciare dopo pochi mesi per problemi di salute.
Raffaele Costa sarà ricordato per moltissime cose. Mi piace mettere l'accento sulla sua battaglia in favore della trasparenza della pubblica amministrazione, contro gli eccessi della burocrazia e gli sprechi, che gli valse, nelle redazioni giornalistiche, il titolo di “Censore di Mondovì”. A tale questione, che fu il primo ad affrontare con straordinario rigore e lungimiranza, dedicò anche diversi scritti, prodigandosi anche in attività ispettive condotte in prima persona, soprattutto quando - da Ministro della Sanità - si presentò, senza preavviso e anche di notte, in diversi ospedali italiani, interloquendo direttamente con i pazienti e il personale in servizio, per verificare malfunzionamenti, condizioni igieniche, inefficienze e sprechi. Un'attività rigorosa, ribadisco, sempre accompagnata dal tratto del rispetto della persona, sempre al centro di ogni sua iniziativa.
Con la scomparsa di Raffaele Costa il nostro Paese, l'Italia, perde un protagonista della storia del liberalismo, esponente di una politica fondata sul rispetto della legalità e degli avversari, nei confronti dei quali non ebbe mai un atteggiamento men che corretto e riguardoso. Politico competente, arguto e preparato, Raffaele Costa si è sempre distinto per la difesa delle libertà individuali, dello Stato di diritto e dei principi democratici, lasciandoci una preziosa testimonianza, civile e morale, di probità e grande senso dello Stato. In breve, un faro per molti di noi e, certamente, un esempio per chiunque ricopra incarichi istituzionali.
La Presidenza ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore. Desidero, oggi, rinnovarlo alla moglie Gabriella, agli altri familiari che sono presenti nelle tribune e che estendo al figlio Enrico, al caro Enrico, che siede tra i nostri banchi e al quale mando un caloroso abbraccio (Applausi). Invito l'Assemblea ad osservare un minuto di silenzio (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio - Applausi).
Ha chiesto di parlare il deputato Raffaele Nevi. Ne ha facoltà.
RAFFAELE NEVI (FI-PPE). Grazie, Presidente. È davvero un grande onore per me essere chiamato oggi a commemorare in quest'Aula la figura e l'opera politica di Raffaele Costa, indubbiamente uno dei più grandi liberali del nostro Paese. Anche io vengo dalla tradizione del Partito Liberale Italiano e, per noi giovani liberali, a cui Costa dedicava sempre grandi attenzioni, è stato un grande riferimento per le sue battaglie per una politica fatta di approfondimento e serietà, per la sua concezione delle risorse pubbliche come una cosa sacra, per il suo rispetto delle istituzioni. È stato uno di quelli che ha saputo traghettare le sue idee e le sue battaglie dalla Prima alla Seconda Repubblica e contaminare Forza Italia con la sua impostazione liberale.
Chiaramente, c'è anche un motivo in più che ci lega a Raffaele Costa, perché è stato anche il papà del nostro capogruppo Enrico a cui rinnoviamo, insieme a tutta la famiglia, l'abbraccio più caloroso a nome del nostro gruppo parlamentare e di tutta la comunità di Forza Italia (Applausi).
Raffaele Costa è stato, per tutta la sua vita, un vero, orgoglioso, coerente liberale. Un liberale ideologico, lo definirei, nel senso migliore del termine.
Chi lo ha conosciuto sa che era solito dire che lui si ispirava al pensiero di tre grandi liberali italiani: Giovanni Giolitti, Luigi Einaudi e Giovanni Malagodi. Quella di Raffaele Costa è stata una lunghissima esperienza parlamentare, come ha giustamente ricordato il Presidente: otto legislature, quattro volte Ministro, numerosi incarichi da Sottosegretario e anche una legislatura al Parlamento europeo. Fu Ministro della Salute nel primo Governo Berlusconi: in quella esperienza portò una concezione molto concreta dell'azione di Governo, attenta ai bisogni dei cittadini, con una verifica diretta del funzionamento dei servizi, di contrasto alle inefficienze e agli sprechi, nella convinzione che le risorse pubbliche dovevano essere ben impiegate per garantire prestazioni migliori.
Un Ministro che non governava dal suo ufficio, ma, fedele al principio einaudiano del conoscere per deliberare, voleva toccare con mano quali fossero le criticità e anche le eccellenze del sistema sanitario italiano. È stato un precursore del nuovo modo di amministrare la cosa pubblica: quando, nella Prima Repubblica, questi temi non occupavano ancora il centro del dibattito politico, lui li affrontava con determinazione, denunciando, da antesignano, inefficienze, spese ingiustificate e utilizzi impropri delle risorse pubbliche. A questa battaglia dedicò anche due libri: L'Italia degli sprechi e L'Italia dei privilegi.
Ma attenzione, quella di Costa non era una battaglia contro la politica, né contro le istituzioni, anzi, era la trasformazione di un problema in una grande opportunità. Non era l'anticipazione di quel populismo che negli anni successivi avrebbe trasformato il tema dei cosiddetti “costi della politica” in una contestazione indiscriminata della rappresentanza democratica. Era una battaglia profondamente liberale, condotta per restituire autorevolezza alle istituzioni e dignità alla politica. Combattere gli sprechi per lui significava rispettare i contribuenti, liberare risorse per i servizi essenziali e rendere lo Stato più efficiente, non più debole.
È la differenza fondamentale tra chi vuole migliorare le istituzioni e chi cerca, invece, consenso per delegittimarle. Queste battaglie in cui credeva profondamente le conduceva a viso aperto, anche con un giornale del quale è stato fondatore e direttore, al quale aveva voluto dare un nome che guardava al futuro, Il Duemila. In quella piccola redazione si avvicendarono tanti giovani nel corso degli anni, per i quali Raffaele Costa non fu solo un maestro di lavoro, ma anche - perché no - di vita, trasmettendo principi fondamentali come quelli della correttezza, della precisione e della verifica certa e al di là di ogni dubbio di quello che si affermava e si scriveva.
“Anche se scrivi su un piccolissimo giornale o addirittura per te stesso, devi essere rigoroso”, amava ripetere. C'è un altro aspetto che deve essere ricordato di Raffaele Costa: il suo profondo legame con il territorio, Mondovì e la provincia di Cuneo. Quando era libero dall'attività parlamentare trascorreva le giornate nel suo ufficio, in cui riceveva le persone che chiedevano di poterlo incontrare; un'azione continua che, per il suo tramite, era in grado di avvicinare la politica nazionale al territorio e il territorio alla politica nazionale. E non è un caso che l'ultimo periodo della sua attività politica lo abbia voluto dedicare proprio al suo territorio, dove nel 2004 venne eletto al primo turno presidente della provincia di Cuneo.
Raffaele Costa era un politico generoso, che accettava anche sfide difficili, come quando accettò la candidatura da parte del centrodestra a sindaco di Torino contro il sindaco uscente Valentino Castellani. Una sfida che lo vide sconfitto al ballottaggio, con un divario di voti però inferiore all'1 per cento: un grande risultato.
Per capire quanto Raffaele Costa abbia fatto per il suo territorio basta leggere le dichiarazioni comparse sulla stampa locale il giorno della sua scomparsa: anche se a distanza di anni dal suo ritiro dalla politica attiva, si percepisce l'amore della sua comunità. Colleghi, Raffaele Costa lascia sicuramente un vuoto, ma al tempo stesso rappresenta un esempio a cui guardare, sicuramente per la nostra comunità di Forza Italia, ma riteniamo anche per la politica italiana tutta. Grazie, Raffaele (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Rosato. Ne ha facoltà.
ETTORE ROSATO (AZ-PER-RE). Grazie, signor Presidente. Il suo ricordo e quello del collega Nevi ne hanno raccontato la storia con grande profondità. Raffaele Costa è stato un politico di grande qualità, che ha attraversato anni importanti per il nostro Paese, per la nostra Repubblica, e lui ha attraversato questi anni conservando e costruendo un grande apprezzamento trasversale, che ha saputo realizzare soprattutto sulla sua persona, sul suo impegno e sulla sua serietà. Era una persona dai modi molto cortesi, però inflessibile nel merito.
Sono state già ricordate molte cose, anch'io voglio ricordare una sua battaglia liberale, quella contro gli sprechi nella pubblica amministrazione. È stata una battaglia che ha saputo portare avanti con l'efficienza e con la capacità di non trasformarla in una battaglia contro la politica, ma di portarla avanti come una battaglia che doveva educare la politica e l'amministrazione a utilizzare bene le risorse che i cittadini avevano affidato a lui e a tutti noi.
Io credo che Raffaele Costa abbia rappresentato, anche insieme a una pattuglia di politici del Partito Liberale, una costola di un pezzo della politica italiana che ha costruito anche una capacità che noi oggi ancora utilizziamo, di vedere con grande serietà quello che accade nella pubblica amministrazione. Il suo è stato un contributo veramente di grande qualità, così come lo è stato il suo impegno da Ministro, da Sottosegretario, come è stato ricordato, e nei 30 anni che ha servito in questo Parlamento e nel Parlamento europeo.
Credo che poi ci sia un dato personale del quale non possiamo non tenere conto: Raffaele Costa è il papà del nostro collega, del nostro amico Enrico, e sono convinto che un segno che l'attività politica lascia è anche che cosa si lascia dopo. Credo che Raffaele Costa sarebbe orgoglioso, è orgoglioso di vedere che suo figlio continua sulla sua strada. Noi siamo vicini a lui in questo momento, che comunque è un momento di ricordo, ma anche un momento di dolore, e alla sua famiglia, e lo faccio a nome di tutto il nostro gruppo (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gribaudo. Ne ha facoltà.
CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). La ringrazio, signor Presidente. Ricordare Raffaele Costa in quest'Aula significa rendere omaggio a un uomo che ha attraversato una lunga storia della stagione della Repubblica, mantenendo un tratto riconoscibile: la concretezza dell'impegno politico. Lo faccio dai banchi dell'opposizione, da una storia politica diversa dalla sua, da persona che per ragioni anagrafiche ha incrociato molto poco il presidente Costa, come lo chiamavamo noi.
L'ho incrociato poco, ma la sua autorevolezza, il rispetto che si respirava anche tra le file del mio partito e delle formazioni politiche che frequentavo da ragazza mi arrivava forte. Mi arrivava forte proprio per quello che avete già ricordato: la sua serietà, la sua conoscenza anche della storia del territorio, delle istituzioni e il grande rispetto che aveva nei confronti delle persone. È un tratto che a me colpisce sempre quando lo ritrovo in ciascuno di noi e lo riconoscevo e l'ho riconosciuto anche nel presidente Costa. Sono voluta intervenire oggi anche nella convinzione che il Parlamento debba saper riconoscere il valore del servizio delle istituzioni anche oltre le distanze e i dissensi.
Deputato per 30 anni, Ministro, parlamentare europeo, presidente della nostra provincia, la provincia di Cuneo. Gli incarichi raccontano l'ampiezza della sua esperienza, ma dagli articoli che lo ricordano emerge soprattutto un metodo: andare nel merito, chiedere conto, verificare le cifre e seguire i problemi fino alle conseguenze nella vita delle persone, lo avete ricordato anche voi, prima, in quest'Aula. Lei, Presidente, ha ricordato i blitz negli ospedali; a me, invece, piace ricordare un episodio che ho trovato sui giornali locali. Durante l'inaugurazione del municipio di Vignolo, nel 1988, Raffaele Costa volle visitare i locali e interrogò chi lo accompagnava sui costi di realizzazione.
La settimana successiva sul suo periodico, Il Duemila, è già stato citato, comparve una critica severa a quell'opera, accompagnata da cifre dettagliate. Si poteva dissentire dal suo giudizio, ma quella domanda - “quanto è costato e come sono stati impiegati i soldi dei cittadini” - credo conservi intatto il suo valore democratico: per chi governa è un dovere dare risposte, per chi è all'opposizione è un dovere pretenderle e per tutti noi è una responsabilità verso le persone che rappresentiamo.
La sua battaglia contro gli sprechi e contro una burocrazia distante dai cittadini nasceva da questa idea esigente dell'amministrazione pubblica; a sostenerla c'era un rapporto continuo con il territorio - Mondovì, il Monregalese e la provincia di Cuneo -, luoghi nei quali tornare, ascoltare, confrontarsi con bisogni concreti.
Anche dopo una lunga presenza nelle istituzioni nazionali, quelle radici erano rimaste riconoscibili nel linguaggio e nello stile sobrio, attento ai contenuti e poco incline alla retorica. La sua fu una cultura liberale con la quale altre culture politiche si sono confrontate, anche duramente; oggi possiamo riconoscere il valore di quel confronto: la serietà delle convinzioni, la conoscenza dei problemi, la disponibilità a rispondere delle proprie scelte.
Alla moglie Gabriella, alla figlia Maria Paola e, naturalmente, al figlio e collega Enrico e a tutti i suoi cari rivolgo un pensiero di vicinanza mio e naturalmente di tutto il gruppo del Partito Democratico.
Ricordare Raffaele Costa significa anche raccogliere una domanda che riguarda ciascuno di noi: quanto del nostro lavoro istituzionale diventa un servizio concreto ai cittadini? Credo sia una domanda che merita di restare in quest'Aula e ringrazio il collega Nevi perché ha fatto bene a puntualizzare: non era certamente un precursore del populismo, ma un attento osservatore, a difesa della buona politica, semmai contro una degenerazione burocratica. Lo ricordiamo con affetto e rispetto (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, nel fare memoria di Raffaele Costa vorrei iniziare usando una definizione che ne ha dato Pier Ferdinando Casini: “è stato tante cose e ha avuto molteplici responsabilità, ma è stato sempre e solo un liberale in servizio permanente ed effettivo”.
Ecco, credo che l'aggettivo “liberale” definisca non un'appartenenza ideologica di Raffaele, non uno schieramento politico, ma un suo naturale e, allo stesso tempo, riflesso modo di essere. Era quello che in altri tempi avremmo definito “un galantuomo della politica” e che ha concepito la politica come l'onore di poter rendere un servizio ai cittadini.
È già stato ricordato: quattro volte Ministro, due volte alla Sanità, ai Trasporti e alle Politiche comunitarie. Manifestò la sua concezione liberale della politica nel giocarsi letteralmente in prima persona nella verifica delle situazioni su cui doveva intervenire: la politica come presenza, la politica come portare la voce e difendere gli interessi dei cittadini.
Raffaele era un uomo che non partiva da progetti astratti, ma dall'esperienza, anche da quella personale. Per esempio, un altro dei temi sui quali si è impegnato a fondo è stato quello della sicurezza stradale, una battaglia che è nata proprio sull'onda di un'esperienza personale, una tragedia che l'aveva coinvolto professionalmente da avvocato: una studentessa diciassettenne uccisa vicino a casa da un automobilista che aveva trascorso la giornata bevendo.
Raffaele è stato anche un giornalista e scrittore, nonché editore. È stato ricordato: ha fondato, diretto e pubblicato un quindicinale, Il Duemila, che aveva la sua sede, ovviamente, a Mondovì. Cito il nome di questo comune perché è emblematico di tutto il percorso politico e istituzionale di Raffaele Costa; io ho avuto la possibilità, attraverso Enrico, di conoscere ovviamente questo comune e ho visto quanto la presenza politica con la “P” maiuscola fosse il radicamento di un rapporto stretto tra la cittadinanza, il popolo, la gente e chi la rappresentava; un impegno pubblico che ha avuto come filo conduttore il rapporto con il suo territorio.
Vorrei chiudere citando le parole di una sua collaboratrice - mi ha colpito molto questo ricordo che ha fatto di Raffaele -, che dicono meglio di me l'importanza del radicamento territoriale per chi voglia realmente rappresentare i cittadini: “ci sono figure”, diceva, “che segnano la storia di un territorio non solo per le opere che lasciano, ma per l'impronta che imprimono nella vita delle persone che incontrano.
L'onorevole era esattamente questo: un uomo politico di rara coerenza, capace di muoversi con autorevolezza nei palazzi delle istituzioni internazionali, nazionali, regionali e provinciali, senza mai perdere il legame profondo e viscerale con la sua terra e la sua provincia, per la quale ha ideato e realizzato opere pubbliche fondamentali”. La politica, quella con la “P” maiuscola (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.
ANTONINO IARIA (M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi ricordiamo Raffaele Costa, un uomo che ha dedicato gran parte della propria vita alle istituzioni, attraverso stagioni diverse della nostra Repubblica, senza perdere il legame con la propria terra.
Da piemontese vorrei ricordare soprattutto questo aspetto della sua storia politica, il rapporto vero con il territorio. Costa è stato deputato, Ministro e parlamentare europeo; ha ricoperto incarichi ai massimi livelli dello Stato, ma non ha mai considerato la politica locale un impegno di secondo piano. Dopo tanti anni a Roma è tornato ad amministrare direttamente la sua provincia, quella di Cuneo, assumendosene la responsabilità davanti ai cittadini. Faceva parte di quel partito trasversale a tutte le forze politiche, il partito degli amministratori locali, partito che, a mio avviso, ha una marcia in più, anche nell'approccio ai lavori parlamentari. Un rapporto costruito negli anni, iniziato nel consiglio comunale di Mondovì, fatto di presenza e conoscenza dei problemi, attenzione concreta alle comunità. Penso al suo impegno per la sicurezza sulle strade provinciali, agli incontri con gli studenti, alle iniziative per ridurre gli incidenti stradali: questioni che forse non portano a grande visibilità nazionale, ma che incidono direttamente sulla vita delle persone. Questo per chi come me ha iniziato il proprio percorso politico nelle istituzioni locali ha un valore particolare.
Raffaele Costa - è stato ricordato più volte - era un liberale e mi viene da dire che forse non ci sono più i liberali di una volta. Lo dico da una posizione politica distante dalla sua, anche se la battaglia agli sprechi della politica la vedo affine anche alla mia attività politica. Lo dico con il rispetto che si deve a chi aveva una cultura politica, idee riconoscibili e un legame autentico con i cittadini che rappresentava. Per un breve periodo ha rappresentato anche me: come ho detto anche a Enrico, io votai il Partito liberale di Raffele Costa nei primi anni Novanta. Apprezzavo proprio la sua modalità pragmatica di fare politica. Questo vuol dire che si può arrivare fino ai vertici delle istituzioni senza dimenticare da dove si è partiti; si può fare politica nazionale continuando a conoscere i comuni, le difficoltà quotidiane del proprio territorio.
Oggi questo legame molte volte si perde. Oggi viviamo una politica che è un po' più lontana dal territorio e dal rapporto con i propri cittadini ed elettori e, forse, un insegnamento che possiamo recuperare, anzi che dobbiamo recuperare, è proprio quel modo di fare politica.
Io non voglio idealizzare una stagione politica che aveva anch'essa i limiti e le contraddizioni che abbiamo più volte mostrato e non voglio nascondere le profonde differenze tra le nostre idee, ma credo e crediamo che la storia di Raffaele Costa ci ricordi una cosa semplice: il valore di un rappresentante delle istituzioni si misura anche dalla capacità di mantenere un rapporto con le persone e i luoghi da cui proviene.
Alla sua famiglia, in particolare al collega Enrico Costa, rivolgo le nostre più sincere condoglianze. A Raffaele Costa va il nostro omaggio come deputato, come piemontese, come persona che credeva che la politica debba partire dai territori e non dimenticarli mai (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Comba. Ne ha facoltà.
FABRIZIO COMBA (FDI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, una grandissima folla era presente nella cattedrale di San Donato di Mondovì. Che cosa vuol dire? È il massimo riconoscimento che la tua comunità dà come testimonianza di una stima e di un affetto profondi; è un momento sacrale, ma è veramente il momento in cui capisci quanto tu sia stato importante per una comunità. L'onorevole Raffaele Costa lo conosciamo tutti, io l'ho conosciuto che ero un ragazzo, come la collega Ciaburro.
La cittadina della mia famiglia, prospiciente alla cittadina di Mondovì, dove l'onorevole Raffaele Costa ha iniziato, fin da giovane, il suo percorso politico. Un percorso politico che è stato un unicum, perché era fatto di grande contatto con le persone: l'uomo al centro. A me è capitato più di una volta di accompagnare anche amici, di recarmi presso il suo studio e stare lì ad aspettare anche del tempo, delle ore, perché c'era una coda incredibile, perché lui sapeva parlare alle persone. Sapeva ascoltare tutti e questo è un elemento che, purtroppo, troppo spesso ai giorni d'oggi viene a mancare: l'uomo, il politico, la comunità.
Questo, per me, è stato un onore. Lo è stato, sicuramente, anche essergli collega in consiglio regionale, in una fase più avanzata del suo percorso politico. La sua storia inizia proprio a Mondovì, dove inizia da avvocato, da giornalista, da uomo delle istituzioni di territorio, perché tutti noi ricordiamo - ormai è stato detto da tutti - il suo lunghissimo percorso politico: l'uomo servitore delle istituzioni, l'uomo che comunque anteponeva sempre la persona e il servizio prima di qualsiasi altra cosa.
Devo dire che, da esponente liberale - di cui divenne anche segretario e lo fu in una fase anche storica e delicata della politica nazionale - ricoprì tantissimi incarichi di Governo e i tratti distintivi del suo impegno erano, sicuramente - l'hanno già citato - la battaglia agli sprechi della pubblica amministrazione, ma non solo. Tutto poi discendeva proprio dal voler andare a verificare, personalmente e in modo tangibile, quelle che erano anche le sofferenze, perché i luoghi di sofferenza, gli ospedali, sono il punto in cui veramente si percepisce quanto la gente abbia le fragilità e quotidianamente viva queste fragilità e l'onorevole Costa è sempre stato l'uomo anche degli ultimi.
Oggi, dunque, non ricordiamo soltanto un'esperienza parlamentare, il percorso lunghissimo di un Ministro, di un amministratore, ma vogliamo ricordare un piemontese - lo ricordo da piemontese - e lo ricordo con profondo affetto, lo ricordo a nome del partito che mi onoro di rappresentare, ovviamente Fratelli d'Italia, che si unisce alla famiglia e si unisce all'amico fraterno Enrico. Devo dire che questa testimonianza così congiunta e così corale - lo dico da figlio - è un motivo di grande orgoglio. Veramente, devo dire, i suoi congiunti non possono altro che portarsi questo patrimonio per tutta la vita, un grande patrimonio.
Quindi, caro Raffaele… lui aveva, poi, questa dolcezza nel rivolgersi in piemontese. Io ho la fortuna di parlare anche un po' il dialetto ed è una cosa molto bella. Ogni tanto diceva: Vèn sì, cit, vieni qui, bambino, ragazzo. Queste sono cose che hanno un valore immateriale incredibile, perché ti rendono umano più dell'umano.
Il ringraziamento, quindi, è corale. Grazie, onorevole Raffaele Costa, grazie Ministro Costa, grazie caro Raffaele, grazie alla sua famiglia veramente. Avete il dovere e abbiamo il dovere di conservare questo ricordo, di mantenerlo vivo, ma vivo nei fatti, portando avanti quelle che sono state le sue battaglie, la sua onestà, la sua rettitudine di essere uomo delle istituzioni (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Ci ha lasciato, all'età di novant'anni il politico piemontese Raffaele Costa, papà del nostro collega Enrico. Avvocato, giornalista, parlamentare di lungo corso: una carriera esemplare nelle istituzioni, iniziata a Montecitorio nella seconda metà degli anni Settanta e proseguita fino al 2006. Fu quattro volte Ministro, tra il 1992 e il 1993: Ministro per le politiche comunitarie e gli affari regionali, in seguito Ministro della Sanità nel Governo con Presidente del Consiglio Giuliano Amato. Tra il 1993 e il 1994 fu Ministro dei Trasporti con il Governo di Carlo Azeglio Ciampi e di nuovo Ministro della Sanità tra il 1994 e il 1995, con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio. Fu successivamente europarlamentare, tra il 1999 e il 2004, e presidente della provincia di Cuneo, dal 2004 al 2009, attività che svolse in un continuo scambio con i territori, come impone una pratica politica al servizio della comunità e nel rispetto concreto delle persone. Nel 1997, sostenuto da una coalizione di centrodestra, sfidò alle elezioni a sindaco di Torino Valentino Castellani, cui Costa dette battaglia perdendo solo di poco la sfida.
Politico instancabile, colto, rigoroso, elegante, gentile, fu espressione di una cultura politica forse distante dalla nostra, ma noi oggi lo ricordiamo, lo vogliamo onorare, lo rispettiamo per aver praticato sempre il dialogo aperto e costante come metodo di dare vita alle istituzioni e questo è, anche per noi, un insegnamento. Ci stringiamo, come gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, alla sua comunità politica, alla sua famiglia e molto, molto a suo figlio Enrico (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giaccone. Ne ha facoltà.
ANDREA GIACCONE (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intanto desidero, a nome del gruppo della Lega, esprimere le nostre più sentite condoglianze al collega Enrico e a tutta la famiglia Costa per la scomparsa di Raffaele. Raffaele Costa fu più volte deputato e Sottosegretario, europarlamentare, Ministro per le Politiche comunitarie e gli affari regionali e Ministro della Sanità nel primo Governo Amato, Ministro dei Trasporti nel Governo Ciampi e nuovamente Ministro della Sanità nel primo Governo Berlusconi.
Era nato a Mondovì, in provincia di Cuneo, in quella provincia Granda che ha dato tante figure illustri al Piemonte e al nostro Paese. Fu un autorevolissimo esponente del Partito Liberale, partito del quale fu anche l'ultimo segretario nella stagione di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica, per poi fondare l'Unione di Centro, prima alleata e poi confluita in Forza Italia.
E fu anche un precursore di temi che assumeranno una forte risonanza in seguito: quelli della lotta agli sprechi, alla burocrazia, alle inefficienze della pubblica amministrazione e per una politica improntata al rigore nell'utilizzo del denaro pubblico e alla meritocrazia. Battaglie, però, declinate in modo lontano anni luce dal qualunquismo e dall'antipolitica fine a sé stessa, ma che, anzi, si inserivano nel solco del liberalismo einaudiano e di un solido e di buonsenso pragmatismo subalpino, dove il rispetto del denaro pubblico era sì una questione di bilancio, ma soprattutto di rispetto nei confronti dei cittadini e dei contribuenti. Da esponente del Partito Liberale, grazie al rapporto diretto con le persone, seppe portare il suo partito - un partito che, pur essendo portatore di una grande tradizione politica e casa di eminenti figure che hanno dato lustro al nostro Paese, non era un partito di massa - a risultati elettorali, nella sua provincia, da partito di massa.
Contribuì, inoltre, a formare una generazione di politici e amministratori di assoluto livello, che si rifacevano alla tradizione liberale. Io non conobbi personalmente Raffaele Costa, ma le mie prime esperienze politiche le feci in consiglio comunale ad Asti, quando sindaco era Luigi Florio, che era un esponente del Partito Liberale, poi confluito in Forza Italia. Della sua provincia, Cuneo, fu anche presidente, così come consigliere regionale, a testimonianza di un legame profondo con la sua terra, il Piemonte, che non è mai venuto a mancare.
Ricordando, quindi, Raffaele Costa, le sue battaglie e le sue iniziative politiche, molte quanto mai attuali, rinnoviamo la vicinanza alla famiglia e alla sua comunità politica (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Signor Presidente, vorrei esprimere il cordoglio del gruppo di Italia Viva e Casa Riformista alla famiglia di Raffaele Costa e, in modo particolare, a suo figlio Enrico e alla sua comunità politica. È stato ricordato, Raffaele Costa è stato un uomo delle istituzioni che ha attraversato, per decenni, la storia politica del nostro Paese da protagonista e, tra i tanti incarichi che ha ricoperto, mi piace sottolineare come sia stato capace, nei diversi ruoli soprattutto di Governo, non soltanto da Ministro, ma anche da Sottosegretario, di assumere responsabilità diverse, segno evidente, come ha ricordato anche lei, Presidente, non soltanto di un metodo, e sicuramente di una versatilità nell'intelletto, nella sua preparazione, ma anche di un modo di fare politica in cui la politica veniva prima di tutto e, quindi, si andava in un Ministero innanzitutto per portare una visione. E questo rendeva possibile, poi, anche farlo con autorevolezza e con la capacità di lasciare un segno, pur in Dicasteri diversi, pure in deleghe diverse, tutte peraltro molto importanti, quelle ricoperte da Raffaele Costa. E credo anche che sia il segno proprio di un modo di fare politica da cui dobbiamo tutti imparare. L'idea che, in modo trasversale, gli sia stata riconosciuta la sua capacità di tenere insieme la politica nazionale e quella europea, nella sua esperienza anche al Parlamento europeo, con un grande radicamento territoriale che gli è stato riconosciuto quando, poi, è tornato all'impegno in regione e in provincia, attraverso anche il consenso degli elettori.
Penso anche che sia in qualche modo il segno - la sua esperienza come dirigente per tanti anni del Partito liberale, fino ad arrivare ad assumerne anche il ruolo di segretario e, poi, accompagnarlo, dopo Tangentopoli, nella nuova fase politica della Seconda Repubblica - di come, anche attraverso un partito che non è stato maggioritario nei consensi, si possa incidere profondamente nell'azione di governo, nella visione politica del Paese e fungere anche da cerniera in coalizioni in cui veniva valorizzato quel pensiero laico e liberale.
È stato autorevolmente sostenuto che l'uomo liberale si contraddistingue perché gli importa più di imparare che di avere ragione. Ora, io, penso che Raffaele Costa si sia molto impegnato e battuto per affermare le proprie ragioni ma, probabilmente, è proprio con quell'attenzione all'ascolto dell'altro, quel rispetto verso l'avversario politico, con quel garbo e quella gentilezza che gli sono sempre state riconosciute, che oggi ci portano a rimpiangere un galantuomo, oltre che un autentico campione del pensiero liberale (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.
BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Mi unisco alle cose che sono state dette e lo faccio a nome di +Europa, esprimendo il cordoglio alla famiglia e al collega Enrico. A me è capitato di fare la mia prima legislatura assieme a Raffaele Costa, che credo facesse la sua ultima legislatura al Parlamento europeo, dal 1999 al 2004, e mi ricordo che, per chi ha fatto il parlamentare europeo, un pezzo del lavoro è quello dei trasferimenti, in particolare quando si va a Strasburgo.
E mi ricordo con piacere, e in questa occasione con affetto, i trasferimenti verso Strasburgo - per un brevissimo periodo, peraltro, c'era un comodo volo che faceva Roma-Cuneo Levaldigi-Strasburgo - e di assistere a delle discussioni - se posso definirle così - liberali da par loro tra Marco Pannella - io ero stato eletto con la lista Bonino nel 1999 - e Raffaele Costa.
Al Parlamento europeo capitò di fare delle cose insieme, anche sui temi della politica internazionale: mi ricordo una mozione sulla Birmania, in un momento molto particolare, e Raffaele Costa non faceva mancare il sostegno anche in queste iniziative a difesa della democrazia, della libertà e dei diritti umani non solo fuori dall'Italia, ma fuori dall'Europa.
È già stato detto tutto, ma io voglio richiamare un elemento, riprendere un elemento: Raffaele Costa, da liberale, aveva ben chiaro che il tema dei conti pubblici, del controllo dell'indebitamento, fosse già allora cruciale per salvaguardare le istituzioni e la loro tenuta. Era un politico liberale, un politico attento - come è stato ricordato - alla circoscrizione da cui proveniva; ma attento anche - ricordiamolo nelle giornate in cui le discussioni riguardano il futuro dei giovani - a una questione che resta determinante, di cui noi tutti quanti siamo protagonisti, cioè ci diceva: stiamo attenti che il debito pubblico, se mai è una soluzione, lo è per un brevissimo periodo; non può essere la soluzione su cui costruire una Repubblica liberale e democratica. Rinnovo le condoglianze, in particolare al collega Enrico (Applausi).
PRESIDENTE. Grazie a tutti i colleghi per la profondità e per la verità delle parole che hanno pronunciato nel ricordo dell'onorevole Raffaele Costa.
A questo punto sospendiamo la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.
La seduta, sospesa alle 14,30, è ripresa alle 15.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI
Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro delle Imprese e del made in Italy, il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, il Ministro della Giustizia, il Ministro del Turismo, il Ministro per la Pubblica amministrazione e il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Invito gli oratori ad un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.
(Iniziative per l'introduzione di un tetto dinamico al prezzo dei carburanti - n. 3-02962)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Peluffo ed altri n. 3-02962 (Vedi l'allegato A). Il deputato Pandolfo ha facoltà di illustrare l'interrogazione, di cui è cofirmatario.
ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, a settembre l'inflazione è salita al 4,2 per cento, il dato più alto degli ultimi tre anni. A trainarla è l'energia e da lì il rincaro passa agli alimentari e al carrello della spesa. In mezzo, poi, c'è il gasolio, che il 17 ottobre ha superato i 2,25 euro al litro.
Da giorni, il Mezzogiorno è fermo: camion bloccati in Sicilia, presìdi a Gioia Tauro e sulla A2 e blocchi in Puglia. Ci sono i distributori a secco e gli scaffali che si svuotano. Se si fermasse anche l'extra-rete, la crisi arriverebbe in tutto il Paese. Il tetto volontario alle compagnie lascia fuori proprio l'extra-rete, cioè l'autotrasporto, l'agricoltura e la pesca.
Allora, Ministro, anche alla luce delle dichiarazioni di poco fa a Milano del Vicepremier e Ministro dei Trasporti, siamo curiosi di capire se intendete introdurre un price cap dinamico per fermare la corsa…
PRESIDENTE. Chiedo scusa, la faccio concludere. Prego, riprenda.
ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Sì, Presidente. Quindi, ci rivolgiamo al Ministro, anche alla luce delle dichiarazioni che ha fatto il Vicepremier e Ministro dei Trasporti poco fa a Milano, perché siamo curiosi di capire se intendete introdurre un price cap dinamico per fermare la corsa dei prezzi prima che colpisca le famiglie (Applausi del deputato Peluffo).
PRESIDENTE. Il Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha facoltà di rispondere.
ADOLFO URSO, Ministro delle Imprese e del made in Italy. Come ribadito dal Ministro Salvini anche questa mattina, il Governo si è impegnato al tavolo di ieri a sbloccare oltre un miliardo di euro per gli autotrasportatori: nello specifico, 434,8 milioni già stanziati per compensare i maggiori costi del gasolio e circa 590 milioni per il rinnovo dei mezzi, il cui decreto attuativo è in corso di perfezionamento con il MEF. Il MIT ha ricevuto circa 31.000 domande relative al periodo marzo-agosto e sta concludendo l'istruttoria. Il credito copre fino al 70 per cento della maggiore spesa rispetto al prezzo di febbraio, anche sul mercato extra-rete.
In aggiunta a quanto già previsto, con un ulteriore intervento normativo abbiamo disposto 102,5 milioni aggiuntivi, oltre ai 20 già stanziati dallo stesso decreto. Martedì 27 ottobre verificheremo al tavolo con le associazioni l'avanzamento dei pagamenti. Le misure predisposte ieri sono state giudicate favorevolmente dalle associazioni e ogni forma di protesta è stata sospesa. Rimangono sul campo dei presìdi, o anche dei blocchi sporadici, dei quali le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno richiesto ufficialmente, con comunicato congiunto, la rimozione, ritenendo ingiustificabile continuare a bloccare il Paese dopo la riapertura del dialogo, considerata positiva. Analogo appello è arrivato dalle associazioni industriali del Mezzogiorno e, ovviamente, dai consumatori.
Il Viminale riferisce che si sta procedendo alle identificazioni, anche al fine di rimuovere i presìdi. Impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura, infatti, comunque un blocco stradale, con conseguenze penali, anche detentive. È importante - e credo che sia significativo ed emblematico - che le stesse associazioni dei trasportatori chiedano al Ministero dell'Interno di far rimuovere i blocchi.
Ove perdurassero le condizioni di guerra che hanno determinato l'aumento dei carburanti, si procederebbe con altre tipologie di misure che, comunque, saranno concordate nel tavolo con i Ministeri competenti e le associazioni di categoria.
PRESIDENTE. Il deputato Peluffo ha facoltà di replicare.
VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ministro, la sua risposta conferma il problema di fondo: il Governo continua ad affidare il contenimento dei prezzi dei carburanti alla disponibilità volontaria delle grandi compagnie anziché assumersi la responsabilità di un intervento pubblico. Avete presentato il tetto volontario come modello italiano. Il tetto volontario c'è, ma il prezzo del gasolio continua ad aumentare. E quel modello non riguarda tutto il mercato, lascia scoperta una parte fondamentale dell'extra-rete e rischia di penalizzare la distribuzione indipendente, alterando la concorrenza.
Intanto, il prezzo del gasolio sta mettendo in ginocchio l'autotrasporto. Il Ministro Salvini - lei ha richiamato le sue dichiarazioni - ha annunciato lo sblocco di risorse che erano già state in larga parte stanziate, ma rimborsare una parte dei maggiori costi non significa intervenire sulle cause ed è questo il nodo su cui è necessario intervenire, anche perché l'attuale costo dei carburanti non è un incidente isolato, non riguarda soltanto la situazione internazionale, è il risultato anche di quattro anni nei quali il Governo non ha affrontato strutturalmente il problema del costo dell'energia.
Il PD ha rilanciato la proposta delle organizzazioni dei gestori, FAIB Confesercenti e Fegica, di un tetto massimo al prezzo dei carburanti, introdotto per legge, temporaneo e dinamico, un tetto da attivare soltanto in condizioni straordinarie, esattamente come quelle attuali. Quindi, non un prezzo imposto indistintamente, ma dinamico.
Signor Ministro, serve una decisione politica e serve farla adesso. Noi abbiamo messo sul tavolo una proposta, come ha fatto con autorevolezza Elly Schlein. Voi, ancora una volta, non avete risposto (Applausi del deputato Pandolfo).
(Iniziative per il sostegno dell'Italia alla Corte penale internazionale, con particolare riferimento al rispetto degli obblighi derivanti dallo Statuto di Roma e all'attivazione del cosiddetto Statuto di blocco a livello europeo - n. 3-02963)
PRESIDENTE. Il deputato Della Vedova ha facoltà di illustrare l'interrogazione Magi n. 3-02963 (Vedi l'allegato A), che ha sottoscritto in data odierna.
BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EU-SUEU). Grazie, Presidente. Signor Ministro, come lei ben sa, la Corte penale internazionale, istituita nel 1998 con il trattato firmato qui a Roma, ha l'obiettivo di colpire i crimini di guerra e contro l'umanità, anche quando vengono perpetrati da Capi di Stato o di Governo, di garantire giustizia per le vittime e, possibilmente, di fungere da deterrente per nuovi crimini.
La Corte penale internazionale è finita nel mirino, in particolare, dell'amministrazione Trump, non perché abbia dei difetti o commesso errori, ma perché è il punto più alto del diritto internazionale.
Il Governo, fino ad ora, ha detto di sostenere la Corte penale internazionale. Noi chiediamo che, in sede di Unione europea, il Governo italiano si mobiliti, perché venga attivato lo Statuto di blocco, cioè il fatto che quelle sanzioni saranno inefficaci, sul suolo europeo, per le aziende europee e per i funzionari della Corte penale internazionale. Fatelo, spingete per questo, perché altrimenti avremo dato un colpo ferale alla Corte penale internazionale.
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, Signor Presidente. Il sostegno alla Corte penale internazionale è una priorità centrale della nostra politica estera, è un impegno costante e trasversale che nasce dalla lezione degli orrori del Novecento e dalla volontà di impedire che simili atrocità si ripetano. Fu il Governo Berlusconi, nel 1994, a proporre Roma come sede della Conferenza, che avrebbe adottato lo Statuto della Corte quattro anni dopo e il Parlamento ne autorizzò la ratifica all'unanimità.
Oggi, di fronte alle crescenti violazioni del diritto internazionale e umanitario, difendere la giustizia penale internazionale è ancora più importante. Per questo motivo, è fondamentale garantire la piena operatività della Corte, tutelandone l'indipendenza, l'imparzialità e l'efficacia.
Abbiamo accolto con rammarico e preoccupazione l'annuncio di sanzioni da parte di Washington. Siamo consapevoli degli effetti che tali misure possano avere sull'operatività della Corte. Subito dopo l'annuncio, ho voluto condividere - insieme ai Ministri degli Esteri di Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Danimarca, Giappone e Canada - un'importante dichiarazione politica che esprime ferma condanna per le misure prospettate. Lo voglio ribadire anche in quest'Aula: l'Italia sostiene L'Aia. Siamo in prima linea, anche in Europa, a difesa del mandato e dell'operatività della Corte. Il 10 ottobre scorso, abbiamo adottato una dichiarazione dell'Unione europea che chiede agli Stati Uniti di revocare subito le sanzioni, una posizione ribadita anche dal Consiglio europeo della scorsa settimana.
Ora occorre tradurre questo impegno in risultati concreti. Il rinvio di sei mesi dell'efficacia di parte delle misure statunitensi apre, infatti, uno spazio importante per il dialogo. Vogliamo cogliere questa opportunità. Stiamo già lavorando insieme ai nostri partner per superare le divergenze e ottenere la revoca delle sanzioni. È una prospettiva condivisa dai nostri partner e dalla Commissione europea. Una posizione coordinata è, infatti, essenziale affinché l'Unione possa svolgere il proprio ruolo con la massima efficacia. Per questo, continueremo a partecipare attivamente al confronto nelle sedi europee per definire posizioni comuni e individuare gli strumenti più adatti per assicurare la più ampia tutela possibile alla Corte.
In conclusione, il Governo continuerà a lavorare, in stretto raccordo con i nostri partner europei, affinché la Corte possa proseguire nell'esercizio pieno del proprio mandato, perché difendere l'indipendenza della Corte significa contrastare l'impunità e rafforzare il rispetto del diritto internazionale.
PRESIDENTE. Il deputato Magi ha facoltà di replicare.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). La ringrazio, Presidente. Ministro Tajani, mi viene da dire che siamo d'accordo sull'analisi, ma siamo preoccupati dal tono della sua risposta, perché, oltre ad associarci con gli altri Paesi nel definire deplorevole quanto accaduto, è necessario fare qualcosa. È necessario far seguire le azioni, perché siamo davanti a un attacco senza precedenti al principale tribunale internazionale che oggi si trova a essere l'avamposto della democrazia, l'avamposto dello Stato di diritto, l'avamposto della difesa del diritto internazionale. Dalla capacità delle democrazie - e delle democrazie europee in particolare - di tutelare la Corte penale internazionale dipenderà la tenuta di questi principi.
E allora avremmo voluto sentire più chiaramente che il nostro Paese farà di tutto, perché lo Statuto di blocco venga attivato, perché da qui all'Assemblea degli Stati parte, che si terrà nel mese di dicembre, è necessario che gli Stati parte individuino alcune tappe in modo da arrivare a un negoziato. Ma se oggi non si mette sul tavolo l'attivazione dello Statuto di blocco, su che cosa negozierete con gli Stati Uniti che, mi pare, non abbiano arretrato di un millimetro di fronte all'accusa di aver commesso azioni deplorevoli?
L'altra questione che ci sta cuore è che servono azioni. Allora, adeguiamo il nostro ordinamento a quanto richiesto dalla Corte per il miglior funzionamento della Corte e, quindi, per l'approvazione del codice dei crimini internazionali. Qui, più che a lei, mi rivolgo al suo compagno di banco, il Ministro della Giustizia Nordio: si sono perse le tracce…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO MAGI (MISTO-+EU-SUEU). …dell'approvazione del codice dei crimini internazionali.
Infine, sono all'ordine del giorno di quest'Aula alcune mozioni che riguardano proprio le azioni per tutelare la Corte. Sarebbe quanto mai necessario che anche il Governo collabori, affinché vi sia un'espressione forte e chiara di questo Parlamento. Non vorremmo mai più sentire che il diritto internazionale vale, ma fino a un certo punto (Applausi del deputato Della Vedova).
PRESIDENTE. La ringrazio, deputato Magi. Ricordo che la sua interrogazione era indirizzata al Ministro Tajani e solo al Ministro Tajani.
(Iniziative per ampliare e rafforzare la rete dei partenariati strategici internazionali – n. 3-02964)
PRESIDENTE. Il deputato Paolo Emilio Russo ha facoltà di illustrare l'interrogazione Orsini ed altri n. 3-02964 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Signor Ministro, le materie prime critiche sono il nuovo petrolio, il petrolio del futuro. Come nel Novecento, chi aveva il petrolio faceva la storia, oggi chi ha il litio, terre rare e cobalto tiene in mano l'economia di domani: chip, batterie, auto elettriche, energia pulita. Il problema è che pochi Paesi controllano l'estrazione e la lavorazione di questi materiali e chi dipende da pochi fornitori rischia rincari, ritardi e ricatti.
Per questo, serve diversificare e farlo, allargando le alleanze. Il Governo si sta muovendo così: nuovi partenariati, investimenti comuni, collaborazioni tra imprese, università e centri di ricerca. E un passo decisivo è la cooperazione con gli Stati Uniti. L'Italia ha aderito a Pax Silica per mettere in sicurezza le filiere strategiche. Lei, il 21 settembre, ha firmato con il Segretario di Stato americano Marco Rubio l'accordo sui minerali critici.
Le chiediamo, allora, quali altre iniziative intende prendere il Governo per ampliare questa rete di partenariati, diversificare gli approvvigionamenti e sostenere nuovi investimenti.
PRESIDENTE. Concluda.
PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). L'obiettivo è difendere l'autonomia strategica dell'Italia e la competitività delle nostre imprese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani, ha facoltà di rispondere.
ANTONIO TAJANI, Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Grazie, signor Presidente. In un quadro internazionale complesso come quello attuale, la sicurezza delle forniture di materie prime, come ha detto l'interrogante, e la competitività del nostro export sono, per quanto ci riguarda, priorità strategiche che il Governo ha messo al centro della propria azione.
La parola chiave è “diversificazione” dei corridoi commerciali, per allargare sempre più gli sbocchi per le nostre imprese. È questa la visione alla base della diplomazia e della crescita del Piano d'azione per l'export e i risultati ci danno ragione: lo scorso anno, l'export ha raggiunto il record di 643 miliardi di euro; nei primi otto mesi del 2026 è cresciuto di un ulteriore 5 per cento. Ma, per la prima volta, abbiamo una politica estera delle materie prime critiche. Vogliamo costruire nuovi partenariati, attrarre investimenti e garantire alla nostra industria forniture sicure. Ho voluto nominare l'ambasciatore Armando Varricchio, già ambasciatore negli Stati Uniti e in Germania, inviato speciale del Ministero per queste tematiche.
L'Europa e il rapporto transatlantico - ho avuto modo di dirlo molte volte - sono due cardini della politica estera italiana e, in primo luogo, è all'Europa e agli Stati Uniti che guardiamo. Nei mesi scorsi abbiamo lanciato un'iniziativa congiunta con la Germania per portare in cima alle priorità politiche a Bruxelles il tema delle materie prime critiche. Il rapporto transatlantico, invece, è fondamentale per le nostre esportazioni, l'innovazione e l'accesso alle tecnologie più avanzate.
A luglio, come ha ricordato l'interrogante, abbiamo aderito all'iniziativa americana Pax Silica, che punta a rafforzare la cooperazione nelle filiere dei semiconduttori e dell'intelligenza artificiale. Il 21 settembre, invece, ho firmato a New York con il Segretario di Stato Rubio un memorandum sui minerali critici: un'intesa strategica che rafforza la collaborazione bilaterale lungo l'intera catena del valore. All'inizio del 2027, vogliamo ospitare in Italia un nuovo appuntamento per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione su questo tema chiave.
Continuiamo a puntare anche sui mercati a più alto potenziale, dove la scelta di giocare d'anticipo si è già rivelata vincente. A settembre, in occasione della missione di sistema che ho guidato nei Paesi del Mercosur, ho firmato con l'Argentina due accordi sulle materie prime critiche e sulla collaborazione industriale. Stiamo ora lavorando a un'intesa politica forte con la Repubblica Democratica del Congo: è un Paese ricchissimo di materie prime critiche cruciali per le nostre industrie.
Fra qualche minuto sarò in Confindustria, dove è in programma un forum imprenditoriale; sarò insieme al Ministro dell'Economia azero: firmeremo un'intesa anche qui sulle materie prime critiche. Nelle prossime settimane, guiderò una missione imprenditoriale a Baku per consolidare il partenariato bilaterale.
Vogliamo valorizzare sempre di più i nostri porti e le nostre infrastrutture logistiche per rafforzare la proiezione dell'Italia al centro del Mediterraneo. Per questo, siamo in prima linea in progetti strategici, come il corridoio economico logistico IMEC, per collegare l'Europa al Golfo, all'India e ai grandi mercati dell'Asia e il corridoio 8 verso i Balcani. Dedicheremo i dialoghi mediterranei, che organizzeremo a Napoli il mese prossimo, anche a queste priorità.
Ecco, questo è l'impegno del Governo, questa è la diplomazia della crescita, che è uno strumento strategico forte e consolidato a disposizione delle nostre imprese, con iniziative in tutti i continenti. Siamo una potenza industriale e la seconda manifattura europea. Vogliamo dare alle imprese cornice e strumenti per dotarsi delle materie prime critiche di cui hanno bisogno e per creare sempre più partenariati e joint venture per la crescita. Il nostro obiettivo concreto - e concludo - è sempre più realistico: arrivare a 700 miliardi di export entro la fine del 2027.
PRESIDENTE. Il deputato Paolo Emilio Russo ha facoltà di replicare.
PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, Ministro. La sicurezza degli approvvigionamenti è ormai parte integrante della nostra politica estera e lei, Presidente Antonio Tajani, la sta portando avanti con grande attenzione alle esigenze delle imprese italiane.
Lo ripeto: le materie prime critiche sono il petrolio del futuro e, come è stato per il petrolio, non basta averne bisogno: bisogna avere buone relazioni con chi le possiede, le lavora e le trasporta. Da qui dipendono i costi di produzione, le capacità di innovare e, in ultima analisi, la competitività delle nostre aziende e i posti di lavoro. Da loro dipende la capacità di calcolo di un Paese, cioè la capacità di costruire un futuro di innovazione.
Per questo, l'intesa con gli Stati Uniti è così importante: garantisce un accesso più sicuro ai minerali critici, ma non solo: favorisce investimenti, lavorazione e riciclo e valorizza le capacità industriali e tecnologiche italiane. Ma un solo partner non basta: chi ha un solo fornitore, come sanno bene i liberali come siamo noi, resta sempre in una posizione debole. Per questo, è giusto che prosegua con le iniziative che citava, il dialogo con l'Argentina e i contatti con i Paesi africani. La diplomazia economica italiana lavora su più fronti e diversificare vuol dire ridurre i rischi e dare stabilità alle nostre filiere.
Qui sta il ruolo di un grande Paese e di un ottimo Ministro: allargare la rete delle relazioni nell'interesse dell'Italia. Più amici, più partner e più accordi significano più forza per le nostre imprese. Siamo dunque soddisfatti per la sua risposta, perché per Forza Italia rafforzare il legame transatlantico e rafforzare l'autonomia strategica europea non sono scelte alternative, ma vanno insieme (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
(Chiarimenti in merito alla gestione dell'ordine pubblico in occasione dei recenti episodi di violenza urbana verificatisi a Milano e iniziative per tutelare la sicurezza degli agenti delle Forze dell'ordine, dei cittadini e delle attività commerciali – n. 3-02965)
PRESIDENTE. Il deputato D'Alessio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Pastorella e altri n. 3-02965 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Nell'ultimo fine settimana le manifestazioni organizzate in diverse città italiane sono state accompagnate da gravi episodi di violenza. Si sono registrati violentissimi scontri con le Forze dell'ordine, con lancio di pietre, bottiglie e bombe carta; danneggiamenti, saccheggi e devastazioni, in particolare a Milano, ma non solo; danni registrati al momento per oltre 1.300.000 euro.
A rendere tali episodi ancor più preoccupanti è il fatto che i protagonisti siano stati in larga parte giovanissimi, molti minorenni. È emersa un'azione delle Forze dell'ordine limitata rispetto ai rischi concreti, che forse erano stati sottovalutati. Ricordiamo che il Ministro interrogato e il suo Dicastero, nonostante le richieste del nostro gruppo, di Azione, non hanno mai fornito dati aggiornati analitici sugli organici della polizia nelle varie province.
Allora chiediamo le ragioni della sottovalutazione dei pericoli e cosa intenda porre in essere per tutelare l'operato delle Forze dell'ordine e la sicurezza delle città e dei cittadini, anche di quelli che intendevano manifestare pacificamente e civilmente.
PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ha facoltà di rispondere.
LUCA CIRIANI, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Sì, grazie, Presidente. Onorevoli deputati, in primo luogo ritengo doveroso esprimere, a nome di tutto il Governo, un sentito ringraziamento agli uomini e alle donne delle Forze dell'ordine che il 17 e il 18 ottobre hanno operato con abnegazione e senso del dovere, intervenendo con grande equilibrio, nonostante le reiterate provocazioni e le violente aggressioni subite. Ricordo in proposito che, solo a Milano e Bologna, i feriti tra gli appartenenti alle Forze dell'ordine sono stati 193.
La professionalità delle Forze dell'ordine, inoltre, ha reso possibile la gestione di una situazione molto critica e sicuramente inedita, anche alla luce della giovanissima età di molti dei violenti. Non c'è stata nessuna sottovalutazione del rischio, né a Milano, né altrove: infatti, nel capoluogo lombardo, il dispositivo di sicurezza era stato accuratamente predisposto nel Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica del 14 ottobre. Nei due giorni in questione sono stati complessivamente impiegati più di 1.000 operatori, inclusa la Polizia locale, e sono stati accompagnati in questura 343 soggetti, di cui 48 sono stati arrestati e 50 denunciati.
I fatti di Milano non hanno nulla a che vedere con la manifestazione del dissenso e la violenza va condannata in modo fermo e in modo inequivoco. I comportamenti predatori a cui abbiamo assistito richiedono una risposta ferma da parte dello Stato e, proprio nella giornata di ieri, infatti, il Consiglio dei ministri ha varato un decreto-legge il cui obiettivo è quello di migliorare ulteriormente gli strumenti di prevenzione e di contrasto alla criminalità, anche quella minorile. Tra le principali misure introdotte vi sono, in particolare, la modifica della disciplina dell'imputabilità dei minori ultraquattordicenni, con la presunzione di capacità di intendere e di volere fino a prova contraria; la previsione di aggravanti specifiche per i reati di devastazione, saccheggio, attentato a impianti di pubblica utilità, se commessi nel corso di manifestazioni pubbliche e, per il reato di danneggiamento, se commesso da cinque o più persone; l'introduzione di un nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, aggravato se commesso da soggetti travisati. Si punisce altresì chi, mediante strumenti informatici, organizza e promuove condotte violente di gruppo; si introduce l'ampliamento della possibilità di arresto facoltativo in flagranza e l'estensione dell'arresto differito anche per le nuove fattispecie introdotte; una nuova ipotesi di avviso orale da parte del questore, che può disporre il divieto di aggregazione; la procedibilità d'ufficio per il delitto di lesioni personali a Forze dell'ordine e privati in caso di manifestazioni di piazza; l'incremento di 500 unità del contingente di paracadutisti e militari nella città di Milano, per rafforzare il controllo del territorio; infine, l'estensione del fermo di prevenzione di polizia, anche nei luoghi caratterizzati da consistenti flussi di persone e anche nei confronti dei minori.
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di replicare.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Veramente, Ministro, non c'è alcuna sottovalutazione: io ci sono finita per caso in mezzo a quelle devastazioni e le assicuro che non c'era un agente di polizia a vederlo. Quindi trovo la risposta del Governo scomposta.
C'è stato, prima, uno scaricabarile sul sindaco radical chic, apparentemente era colpa di Sala; poi, c'è stato il Ministro Piantedosi che ha dichiarato che in fondo non era un problema di numeri, salvo poi dire che era un fenomeno nuovo. Quindi l'organizzazione di manifestazioni, anche violente, dai social è un fenomeno nuovo? Primavere arabe, assalto a Capitol Hill: potremmo fare una lista lunghissima. Questi fenomeni sono già da tempo, da decenni organizzati via social. Quindi esattamente cos'è che è nuovo?
Poi abbiamo il balletto sulla prosecuzione di Strade Sicure: mettiamo i militari o non mettiamo i militari? Ma, forse, più che chiedersi, da una parte, trasformiamo i vigili in poliziotti o, dall'altra, i militari in poliziotti, la cosa più semplice sarebbe potenziare gli organi di polizia, che hanno i numeri peggiori dal 2013, invece che trasformare altri corpi in quello che non sono e che non possono fare.
Infine, abbiamo anche la confusione riguardo al fatto se questi fenomeni siano o meno etero-diretti. Il Ministro Piantedosi poco fa ha dichiarato: assolutamente no, nessuno ha diretto nulla dall'estero. Invece, il Ministro Crosetto stamattina aveva parlato già di guerra ibrida. Quindi dico al Governo una cosa molto semplice: intanto mettetevi d'accordo, perché non è possibile che i cittadini, i commercianti, a cui sono state devastate vetrine - centinaia di miliardi di euro di danni - non capiscano e non vedano una risposta coerente.
Seconda cosa: pensate a risolvere quelle tensioni sociali che sono alla base delle proteste, almeno di quelle pacifiche, forse anche in parte di quelle violente, cosa che questo Governo, non avendo sistemato i conti, non avendo rilanciato l'economia, non avendo fatto ripartire l'ascensore sociale, non può fare.
Da ultimo, lato sicurezza: pensiamo veramente alla prevenzione, all'intelligence…
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). …e alle Forze dell'ordine vere che possono agire, invece che pensare a nuovi reati inutili che, come dimostrato dai precedenti decreti Sicurezza, non hanno per nulla arginato queste derive violente (Applausi del deputato D'Alessio).
(Iniziative per la prevenzione e il contrasto della criminalità minorile e della devianza giovanile, anche con riferimento al rafforzamento dei meccanismi di responsabilità civile dei titolari della responsabilità genitoriale – n. 3-02967)
PRESIDENTE. Il deputato Morrone ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02967 (Vedi l'allegato A).
JACOPO MORRONE (LEGA). Grazie, Presidente. Grazie, Ministro Nordio. Onorevoli colleghi, scene di violenze, di saccheggi e devastazioni inaccettabili in un Paese civile come l'Italia, che necessitano di risposte serie, severe e condivise, a riprova che lo Stato c'è, che non permetterà la diffusione di questa vera e propria strategia che punta a creare il caos e a destabilizzare le istituzioni democratiche.
Non c'è alcuna giustificazione concreta e tangibile: non c'è protesta o disagio sociale che possa legittimare e giustificare le azioni criminali a cui abbiamo assistito, le aggressioni alle Forze dell'ordine, a cui va il nostro totale appoggio e ringraziamento per la professionalità e per l'abnegazione dimostrate, come inviamo l'augurio di pronta guarigione alle decine e decine di agenti feriti.
Sappiamo per certo che il Governo metterà in atto tutte le iniziative e i provvedimenti necessari consentiti dall'ordinamento giuridico per garantire la sicurezza nazionale e l'ordine pubblico. Ministro, noi ne chiediamo la conferma.
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Grazie, collega. La conferma credo sia arrivata ieri con il decreto-legge che è stato approvato dal Consiglio dei ministri e che già in parte è stato spiegato nell'intervento precedente.
Si tratta, ovviamente, di una questione molto complessa. Prendo anche lo spunto dal fatto che, dopo questa domanda, ce ne sarà un'altra di un altro gruppo, quindi cercherò di integrarle. Quali siano stati i provvedimenti adottati, lo avete sentito: riguardano essenzialmente non soltanto l'inasprimento delle pene, come spesso si sente dire, ma riguardano tutto un sistema di creazione, presa d'atto di comportamenti che, dal punto di vista giuridico, erano sprovvisti di tutela penale. Si tratta, cioè, di quei reati nuovi, di forme di organizzazione che poi si manifestano con violenza attraverso l'uso di strumenti atti a offendere, diversi anche da quelli tradizionalmente concepiti nel diritto penale e che, come si è visto, hanno devastato, vorrei dire, mezzo centro di Milano.
Accanto a questo, vi è stato il provvedimento di arresto differito anche per i minori e, soprattutto - qui sarà bene anche porre attenzione ad alcune imperfezioni che abbiamo letto sui giornali sull'imputabilità -, l'imputabilità rimane fissa tra i 14 e i 18 anni per quanto riguarda i minori: viene cambiato l'onere della prova, nel senso che si presume che il minore infra-diciottenne - ma ultraquattordicenne, ovviamente, perché al di sotto, come sapete, non è imputabile - lo sia fino a prova contraria. Naturalmente, questo consente in ogni caso al giudice di accertare, caso per caso, se la capacità di intendere e di volere esiste.
Vi è stato anche un altro provvedimento molto importante. Come sapete, anche l'altro giorno si è verificato un insieme di arresti, che tante volte rendono difficile la convalida nei termini previsti dalla legge da parte del magistrato. Noi, in questo decreto-legge, abbiamo inserito il principio che, in questi casi di difficoltà, il capo dell'ufficio giudiziario possa provvedere a una applicazione del magistrato, carente in questo caso, senza la particolare trafila prevista dalla normativa precedente. In poche parole, il presidente del tribunale può chiedere al presidente della corte d'appello di applicare un GIP senza - ripeto - la procedura ordinaria. Questo, naturalmente, non toglie il fatto che, accanto alla repressione, sia necessario intervenire con una prevenzione. Anche di questo ci siamo occupati e ci stiamo occupando.
Vedo che il tempo sta scadendo, magari ne parleremo nel prossimo intervento.
PRESIDENTE. Il deputato Morrone ha facoltà di replicare.
JACOPO MORRONE (LEGA). Grazie, Ministro. Colgo l'occasione per esprimere il grande apprezzamento del gruppo Lega per le disposizioni contenute nel decreto, che accolgono tante delle nostre proposte.
Quindi, il concetto deve essere chiaro: chi distrugge e saccheggia ha oggi la certezza di avere gravi conseguenze penali ed economiche e, se minorenne, naturalmente i risarcimenti obbligatori ricadranno sulla famiglia. Manifestare è un diritto, devastare, saccheggiare, rompere no. Chi rompe paga. È questa la risposta che attendono tanti italiani, le imprese e, soprattutto, tante Forze dell'ordine, che erano in piazza nei giorni scorsi.
Lo schema Milano non deve riproporsi altrove. Bene, quindi, il nuovo reato di partecipazione violenta ai cortei e la stretta sulla delinquenza minorile che, come abbiamo visto, coinvolge in grandissimo numero stranieri e italiani di seconda e terza generazione. Va bene anche l'invio di altri 500 militari, in aggiunta a quelli dell'operazione Strade Sicure, a Milano e anche questa è una proposta della Lega.
L'auspicio è anche un altro, Ministro: che possa essere prevista un'altra nostra proposta, che è quella dell'introduzione di una garanzia finanziaria, una cosiddetta fideiussione, a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, a copertura di eventuali danni causati.
Lo Stato non si piegherà, lo Stato non indietreggerà. Lo provano questi provvedimenti assunti dal Governo, un Governo serio, un Governo concreto, un Governo lungimirante. Quindi, non lasceremo devastare le nostre città da giovani criminali, indottrinati all'eversione e al terrorismo. Non ci sono giustificazioni e queste non sono manifestazioni pacifiche di studenti che lottano per il loro futuro, come alcuni di sinistra hanno voluto far passare, ma precisi atti di guerra con l'obiettivo di frammentare la società e di compromettere il processo decisionale politico (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
(Iniziative per la revisione del regime penale dell'imputabilità e delle misure cautelari per i minori, alla luce dei recenti episodi di violenza e devastazione verificatisi nelle città italiane - n. 3-02968)
PRESIDENTE. La deputata Di Maggio ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bignami ed altri n. 3-02968 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
GRAZIA DI MAGGIO (FDI). Grazie, Presidente. Signor Ministro, negli ultimi giorni a Milano, Bologna e Torino abbiamo visto strade devastate, negozi saccheggiati e violente aggressioni alle Forze dell'ordine, una vera e propria guerriglia urbana. La nostra solidarietà va agli uomini e alle donne in divisa e a chi ogni mattina apre il proprio negozio.
Lo Stato, ovviamente, ha risposto con prontezza: nel centro di Milano sono stati fermati oltre 200 giovani. Più dell'80 per cento di questi giovani, però, sono minorenni. Sappiamo bene che, con il decreto Caivano, il Governo Meloni ha già rafforzato il contrasto alla criminalità minorile, ma questi episodi richiedono ulteriori misure e ulteriori interventi, perché la giovane età non può essere e non può diventare un alibi per l'impunità.
Per questo, signor Ministro, noi le chiediamo quali altre misure il Governo intende adottare per assicurare una risposta ferma a questa violenza, specialmente in materia di imputabilità e inasprimento delle misure cautelari per i minori, perché chi lavora deve essere protetto, chi ci difende deve essere sostenuto e chi devasta deve rispondere delle proprie azioni, al di là dell'età. Insomma, chi rovina e chi deturpa deve pagare.
PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.
CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Grazie Presidente e grazie collega. Naturalmente, la solidarietà del Governo e mia personale nei confronti delle Forze dell'ordine è incondizionata, intera e soprattutto affettuosa.
Per quanto riguarda i provvedimenti adottati - l'abbiamo sentito ripetere prima dal collega Ciriani e, poi, l'ho ripetuto nel precedente intervento -, sono quelli già ampiamente noti.
Per quanto riguarda la delinquenza minorile, soprattutto vi è una presunzione di imputabilità tra l'età ultraquattordicenne e infra-diciottenne, che era già stata prospettata nel disegno di legge che oggi, invece, diventa attuazione. Le altre misure repressive - chiamiamole così - le abbiamo indicate prima, quindi possiamo darle per note: il fermo preventivo, l'introduzione di questo nuovo reato e anche l'aggravamento delle pene per chi agisce travisato e per chi distrugge beni di pubblica utilità.
Lasciatemi, però, anche una seconda parte, sia pure molto breve, di questo intervento, per quanto riguarda anche l'intervento preventivo nei confronti della delinquenza minorile, perché sappiamo che dietro una situazione di disagio e anche di scarsa maturazione di senso civico, molto spesso stanno delle cause sulle quali è necessario intervenire. Allora, noi siamo intervenuti anche nel momento della repressione e soprattutto per quanto riguarda i detenuti minorili. Ho qui l'orgoglio di mostrare quelle che sono le linee guida che stiamo adottando ora nel nostro Ministero, proprio per intervenire non soltanto in senso punitivo, ma anche in senso rieducativo, secondo quello che è l'orientamento della nostra Costituzione, secondo quello che è l'orientamento della nostra etica laica o cristiana che sia e secondo anche un principio di utilità, perché un minore che entra in carcere e non viene, in un certo senso, rieducato e riportato a quel senso civico di cui aveva dimostrato essere difettoso, è una persona che, una volta rientrata nella società, magari diventa recidiva.
Quindi, noi dobbiamo agire - e su questo agiremo - in questa duplice direzione: l'aspetto repressivo, che è necessario proprio perché il crimine deve essere punito, altrimenti lo Stato, tra l'altro, perde la sua credibilità, ma anche in senso preventivo, cosa che ci è richiesta non soltanto, ripeto, dalla Costituzione, ma dalla nostra etica e anche, se vogliamo, dal nostro senso utilitaristico.
PRESIDENTE. Il deputato De Corato, cofirmatario dell'interrogazione, ha facoltà di replicare.
RICCARDO DE CORATO (FDI). Signor Ministro, io la ringrazio della risposta, come ringrazio Giorgia Meloni e ringrazio il Governo di aver preso immediate misure.
Lo dico da milanese, da ex vicesindaco di Milano: quei 500 uomini che il Governo ha deciso di schierare oggi erano stati già schierati a Milano alcuni anni fa, quando sindaco di Milano era Letizia Moratti. Abbiamo chiesto la presenza di 500 uomini allora e i reati diminuirono del 40 per cento: questo è il dato del 2010 del questore dell'epoca. Quindi vuol dire che 500 uomini servono, servono per presidiare le periferie e il centro.
Molti di questi ragazzi, infatti, sono italiani di seconda generazione, ma sono nati da famiglie arabe, quindi molti di questi 200 arrestati provengono dalle periferie di Milano. Voglio ricordare, cosa che nessuno ricorda, che nel 2021, signor Ministro, in piazza Duomo, per l'ultimo dell'anno, il 31 dicembre, furono violentate due donne tedesche da migliaia di maranza che arrivarono da tutte le periferie di Milano. Era il 31 dicembre 2021 e piazza Duomo era nelle stesse identiche condizioni in cui l'abbiamo vista noi.
Quindi, un ringraziamento alle Forze dell'ordine, alle divise, a coloro che, in questa occasione, hanno dimostrato di essere in prima linea contro chi vuole fare della città di Milano una specie di far west continuo, cosa che non permetteremo. Ringrazio ancora il Presidente del Consiglio…
PRESIDENTE. Concluda.
RICCARDO DE CORATO (FDI). …come ringrazio il Presidente della Repubblica e il Presidente del Senato per avere risposto indirettamente al sindaco di Milano, che è stato colui che ha chiesto provvedimenti contro i Carabinieri quando ci fu il caso Ramy…
PRESIDENTE. La ringrazio.
RICCARDO DE CORATO (FDI). …e che, questa volta, ha annunciato la scarsa presenza di Forze di Polizia - chissà come sono stati arrestati i due (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)…
PRESIDENTE. La ringrazio, deputato De Corato.
(Iniziative di competenza in materia di locazioni turistiche – n. 3-02969)
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02969 (Vedi l'allegato A).
LUANA ZANELLA (AVS). Signor Ministro, lei ha esplicitato apertamente la propria contrarietà all'Affordable Housing Act, il regolamento europeo che si prefigge di regolamentare gli affitti turistici così da favorire gli affitti di lunga durata e dare strumenti agli enti locali - comuni e regioni - e, ovviamente, agli Stati, per modificare l'attuale realtà drammatica che fa sì che, soprattutto dai centri e dalle città turistiche, intere fette della popolazione vengano espulse e gettate ai margini della città stessa.
Noi chiediamo, quindi, al Governo e a lei, come Ministro del Turismo, quali sono le misure, quali sono le vostre proposte e come legge questa realtà, perché così com'è, voi fate morire le città e i centri turistici (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, ha facoltà di rispondere.
GIANMARCO MAZZI, Ministro del Turismo. Grazie, signor Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le locazioni brevi rappresentano un fenomeno nel panorama turistico internazionale e anche in quello nazionale, dove ampliano l'offerta ricettiva e rispondono alle diverse esigenze dei turisti. Il Governo Meloni ha da subito prestato attenzione a questa realtà, ponendosi come obiettivi legalità e sicurezza dei soggiorni, contrasto all'abusivismo e regolamentazione del settore.
In tale prospettiva, è stata istituita la banca dati nazionale delle strutture ricettive, uno strumento per far conoscere l'offerta, e il codice identificativo nazionale, CIN, per fornire supporto alle amministrazioni territoriali competenti. A oggi, risultano registrate 590.291 locazioni, di cui 506.296 sono già in possesso del CIN. Abbiamo così realizzato, per la prima volta, una mappatura completa che ci permette di comprendere appieno il fenomeno della ricettività. Inoltre, con la funzionalità denominata Lens, disponibile dal 2025, la banca dati ha fornito agli operatori comunali, alla Guardia di finanza e alla Polizia locale un supporto concreto per effettuare le verifiche sulle strutture ricettive e sugli annunci pubblicati online. Nel 2026, il sistema di accesso è stato notevolmente ampliato, consentendo di verificare, attraverso il CIN, i flussi fiscali e le dichiarazioni dei redditi relative alle locazioni brevi, contrastando il sommerso e l'evasione fiscale.
L'azione del Ministero però non si ferma qui. In occasione dell'esame della recente proposta di regolamento dell'Unione europea, abbiamo invitato al Ministero del Turismo, proprio per domani, 22 ottobre, tutti i rappresentanti del comparto dell'ospitalità alberghiera ed extralberghiera. L'incontro, in un'ottica di dialogo e confronto, ha l'obiettivo di ascoltare le istanze delle parti interessate e di individuare, se possibile, linee di intervento da armonizzare in modo condiviso. Vogliamo costruire una collaborazione concreta tra istituzioni e operatori e promuovere un'offerta trasparente e responsabile, cercando un bilanciamento tra aspettative dei turisti nazionali e internazionali, lotta all'abusivismo, tutela dei proprietari, esigenze dei residenti e disponibilità di abitazioni per famiglie, studenti e giovani coppie.
PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di replicare.
LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. Io non so dove il Ministro viva o se si renda conto di cosa sono le nostre città storiche e le nostre città turistiche. Mi pare che lei abiti a Verona, che conosca quantomeno il Veneto e la mia Venezia.
Dico una cosa: nei centri storici, nelle città, per le giovani coppie, per gli studenti e per i residenti non è possibile adire l'alloggio, non è possibile trovare una casa in affitto, con un affitto di lunga durata. Le piattaforme e le grandi potenze e i grandi fondi immobiliari hanno in mano ormai fette anche del mercato degli affitti brevi. Tutto si svolge su piattaforme, tutto si svolge ormai anche attraverso l'intelligenza artificiale. I residenti sono costretti ad andare fuori dalla città: vediamo Roma, vediamo Milano, vediamo Venezia e vediamo anche Verona.
Quindi, le politiche che lei propone - l'accordo assieme e all'interno del mondo del turismo - non funzionano. Non funzionano queste politiche. C'è una deregulation rispetto alla quale la sua proposta è debole. E il fatto che lei abbia detto che questo tentativo europeo di mettere un po' in ordine le cose è contro il turismo, contro la sua politica turistica, che è contro l'interesse della piccola proprietà immobiliare - grande falsità - e contro perfino i residenti, è veramente vergognoso, Ministro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
Non mi stia a dire che non c'è necessità di aprire il mercato e di abbassare i costi degli affitti: ma sa quanto costa una casa a Venezia, a Roma, anche a Verona, e quanto invece guadagnano le persone? Con 1.400 euro lei non affitta neanche 20 metri quadrati, né a Roma, né a Venezia e neanche, secondo me, in certe località, che ormai sono considerate a stress abitativo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
(Iniziative volte a promuovere il lavoro agile per i dipendenti pubblici, anche al fine di mitigare gli effetti derivanti dall'aumento del costo dei carburanti – n. 3-02970)
PRESIDENTE. La deputata Auriemma ha facoltà di illustrare l'interrogazione Alfonso Colucci e altri n. 3-02970 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmataria.
CARMELA AURIEMMA (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, sappiamo che gli italiani stanno pagando la benzina a prezzi da capogiro. E il Governo che cosa fa? Sostanzialmente nulla.
Ogni mattina milioni di lavoratori italiani si mettono in macchina e raggiungono il posto di lavoro. Tra questi milioni, ci sono tantissimi dipendenti della pubblica amministrazione. Il loro stipendio viene sostanzialmente consumato dalla benzina. E voi che cosa fate? Nulla, però lei ha un grande strumento, che è il lavoro agile: meno spostamenti, meno carburante, meno spese per la famiglia. Eppure lei, in questi anni, non ha mai assunto una responsabilità e assegna ai dirigenti la facoltà di concedere lo smart working.
Quindi le chiediamo, oggi, quando si deciderà ad assumersi una responsabilità e prevedere una norma che sia uguale per tutti i lavoratori, che preveda lo smart working, in modo da evitare, appunto, che…
PRESIDENTE. Concluda.
CARMELA AURIEMMA (M5S). …gli stipendi, già erosi dal carovita, vengano ulteriormente erosi dal caro carburante (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO, Ministro per la Pubblica amministrazione. Grazie, Signor Presidente. Onorevoli colleghi, il tema sollevato dagli interroganti mi offre l'occasione per ribadire l'attenzione che il nostro Governo riserva alle 3,4 milioni di persone che lavorano nella pubblica amministrazione. Però, prima di parlare di smart working, vorrei rispondere anche ad alcune altre considerazioni che ha svolto l'interrogante con riferimento a un Governo latitante per contrastare il carovita.
Ecco, le vorrei ricordare che, per quel che riguarda la pubblica amministrazione, questo Governo ha chiuso la tornata 2019-2021, le tornate 2022-2024 e 2025-2027 dei contratti pubblici. Tutto questo ha portato, nelle tasche dei 3,4 milioni di dipendenti pubblici, incrementi tra il minimo tabellare e le indennità specifiche tra il 20 e il 25 per cento. Quindi ritengo, al contrario di quanto descrive l'interrogante, che questo Governo abbia lavorato, con grande senso di responsabilità, per cercare di recuperare il potere d'acquisto dei 3,4 milioni di dipendenti pubblici. Abbiamo fatto una cosa che non è mai successa nella storia repubblicana.
In merito all'utilizzo del lavoro agile, voglio precisare che questo istituto rappresenta - e io per primo lo sostengo - un importante strumento di flessibilità organizzativa, naturalmente purché sia compatibile con le esigenze di funzionamento delle amministrazioni e con la natura delle attività che vengono svolte. Ed è proprio in questa logica che ho voluto, nel dicembre del 2023, una direttiva che ha ricondotto il lavoro agile da una dimensione che era considerata emergenziale a uno strumento ordinario di organizzazione del lavoro. La direttiva riserva particolare attenzione, peraltro, ai lavoratori fragili, prevedendo la necessità di dare una prevalenza alla prestazione a distanza per i dipendenti che documentino gravi e urgenti, non altrimenti conciliabili, situazioni di salute personali e familiari.
L'interrogante mi richiama sul fatto che non prendo delle responsabilità. No, guardi, io mi prendo tutte le responsabilità. Però, vede, i dirigenti sono tali e vengono pagati come dirigenti, perché devono assumersi le loro responsabilità. Quindi, io non ci penso assolutamente ad assumermi la responsabilità di riconoscere o meno lo smart working per le persone che lavorano nella pubblica amministrazione, perché io non sono dirigente dei 3,4 milioni dipendenti pubblici, ma ci sono delle strutture che hanno delle responsabilità, c'è una struttura organizzativa che ha la responsabilità di verificare quando e dove è possibile applicare lo smart working.
Il nostro intento, in sostanza, è quello di sviluppare una pubblica amministrazione capace di valorizzare le persone, riconoscere le professionalità e garantire condizioni di lavoro sempre migliori. Io sono stato il primo a derogare a quanto era stato stabilito nel passato, e cioè alla necessità di una prevalenza del lavoro in ufficio rispetto al lavoro a distanza, allo smart working, però non potete chiedere che sia il Ministro a decidere per i 3,4 milioni dipendenti pubblici, perché significa che non avete minimamente idea di come funzioni un'organizzazione.
PRESIDENTE. Il deputato Alfonso Colucci ha facoltà di replicare.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Grazie, Presidente. È vero, signor Ministro, lo stipendio che siete riusciti ad alzare è proprio quello dei Ministri e dei Sottosegretari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Ministro, lei sa che ogni qualvolta un lavoratore fa il pieno di benzina per andare al lavoro una parte del suo stipendio viene ad essere eroso, mentre la sua giornata deve ancora iniziare? E cosa ha fatto il Governo in tutto questo? Si è voltato dall'altra parte. E le dico, Ministro: basta. Basta trincerarvi e nascondervi dietro le crisi internazionali, non è sempre colpa di qualcun altro, perché da quando voi siete al Governo, lo stipendio dei dipendenti pubblici ha diminuito il suo potere di acquisto e le famiglie dei dipendenti pubblici sono sempre più povere.
Signor Ministro, ma le abbiamo chiesto una cosa dell'altro mondo? Le abbiamo chiesto di potenziare il lavoro agile dei dipendenti della pubblica amministrazione, perché meno spostamenti significano meno costi di carburanti, meno traffico, maggior tempo disponibile per i lavoratori e per le loro famiglie Vede, Ministro, il caro energia è un'emergenza nazionale e richiede interventi nazionali (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Signor Ministro, la responsabilità è sua, è sua, signor Ministro! Lei dovrebbe dare un indirizzo chiaro, unitario e nazionale, non può rimettere la decisione ai singoli dirigenti. Ministro, lo smart working è una misura concreta di sostegno ai redditi dei lavoratori pubblici, ma lei, anche con questa risposta, ha detto “no”. Il lavoro agile nella pubblica amministrazione va potenziato e insieme, finalmente - da quanto li stiamo aspettando -, a provvedimenti sul carovita, sul costo dell'energia.
Voi fate pagare ai lavoratori e alle lavoratrici italiani il costo della vostra inettitudine e della vostra inerzia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
(Ulteriori iniziative per il superamento del precariato nella pubblica amministrazione – n. 3-02971)
PRESIDENTE. Il deputato Romano ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02971 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il MoVimento 5 Stelle si occupa di chi vuole lavorare da casa, noi ci occupiamo di chi, invece, lavora nella pubblica amministrazione e, purtroppo, non è uguale a tutti gli altri dipendenti.
In Italia abbiamo circa 140.000 contratti a tempo determinato e comunque precari nella pubblica amministrazione e riteniamo che sia dovere di questo Governo sanare questa ferita, anche perché la nostra pubblica amministrazione non è così affollata di dipendenti. Se prendiamo a paragone la Francia, che ha 92 dipendenti ogni 1.000 abitanti, e noi ne abbiamo 60 ogni 1.000 abitanti, comprendiamo come questa pubblica amministrazione, invece, vada ristrutturata.
Bisogna mettere della gente competente ed evitare che vada via dall'Italia e, soprattutto, fare in modo che, chi dà un contributo alla pubblica amministrazione, lo dia con un salario dignitoso, attraverso un contratto che sia a tempo indeterminato e ad orario pieno. Intendiamo capire cosa intenda fare il Governo.
PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.
PAOLO ZANGRILLO, Ministro per la Pubblica amministrazione. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, il tema sollevato dagli interroganti riguarda una questione alla quale il nostro Governo dedica particolare attenzione, nella consapevolezza che la stabilità occupazionale rappresenti un elemento fondamentale per i lavoratori, nonché per garantire continuità, qualità ed efficienza ai servizi resi agli utenti, ai nostri utenti: cittadini e imprese.
Voglio in premessa ricordare che noi, come lei ha ben sottolineato, abbiamo 140.000 contratti a tempo determinato, che rappresentano il 4 per cento. La media europea dei contratti a termine dei lavoratori dipendenti europei è del 14. Quindi, io credo che la pubblica amministrazione italiana rappresenti un esempio virtuoso di ricorso al contratto a tempo determinato. È in questa direzione che stiamo adottando una serie di misure volte da un lato a contrastare il precariato, per non perdere competenze acquisite, e dall'altro lato offrire prospettive di carriera e di crescita, capaci di valorizzare le persone che lavorano nella pubblica amministrazione e, quindi, attrarre nuove generazioni.
Voglio ricordare alcuni tra gli interventi che abbiamo adottato. Il decreto-legge 27 dicembre 2024, n. 202, che ha previsto la possibilità di procedere a stabilizzazioni negli enti territoriali senza il previo esperimento delle procedure di mobilità volontaria. È una misura che riguarda, in particolare, il personale non dirigenziale di regioni, province, comuni e città metropolitane, per le persone che abbiano maturato almeno 36 mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi 8 anni presso l'amministrazione interessata e che siano state assunte a tempo determinato attraverso procedure concorsuali.
Ancora, il decreto-legge 14 marzo 2025, n. 25, con cui abbiamo introdotto ulteriori misure per favorire il reclutamento dei giovani e il superamento del precariato. In particolare, viene riconosciuto alle regioni, alle province, ai comuni, alle unioni di comuni e alle città metropolitane la possibilità di destinare il 15 per cento delle rispettive facoltà assunzionali al reclutamento a tempo determinato, con contratto di apprendistato della durata massima di 36 mesi, di soggetti che sono in possesso di diploma di specializzazione per tecnologie applicate o diploma di istruzione e formazione tecnica superiore. È una disposizione che altresì prevede che, alla scadenza dei contratti, in presenza dei requisiti per l'accesso al pubblico impiego e a una valutazione positiva del servizio prestato, il rapporto si trasformi a tempo indeterminato nei limiti delle facoltà assunzionali autorizzate. Con questo stesso provvedimento, abbiamo introdotto specifiche disposizioni di stabilizzazione per il personale appartenente a più specifiche categorie.
Più recentemente, ad agosto del 2026, abbiamo un decreto che ha aggiornato la ripartizione delle risorse del Progetto 1.000 Esperti, che è quello che abbiamo assunto in attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, consentendo proroga e rinnovo di questi incarichi.
Concludo, dicendo che quelle che vi ho brevemente richiamato sono alcune delle misure che testimoniano la volontà di rafforzare le nostre pubbliche amministrazioni, contrastare il precariato e non disperdere il patrimonio di professionalità acquisito nelle nostre amministrazioni. Aggiungo, in conclusione: per me il contratto a termine è uno strumento che consente un incrocio tra il lavoratore e il datore di lavoro ed è evidente che, se il contratto a termine va a buon fine, non c'è alcun interesse da parte del datore di lavoro…
PRESIDENTE. Concluda.
PAOLO ZANGRILLO, Ministro per la Pubblica amministrazione. …di abbandonare il dipendente, ma piuttosto quello di trattenerlo.
PRESIDENTE. Il deputato Romano ha facoltà di replicare.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Noi Moderati riconosce l'impegno del Ministro, riconosce che sono stati fatti in questi mesi e in questi anni dei passi avanti, perché il protrarsi di condizioni di precarietà lavorativa compromette la possibilità, soprattutto per i giovani, di darsi una prospettiva.
Però, devo dire che Noi Moderati, che è impegnata in tutta Italia, non soltanto in riferimento all'amministrazione centrale, a fare delle battaglie a favore della stabilizzazione del precariato, nota una sorta di disallineamento - ed è giusto che noi lo portiamo alla sua attenzione - tra ciò che sono le direttive ministeriali e anche le leggi e, poi, la possibilità che queste realmente vengano, così come si suole dire, messe a terra. Anche da presidente della Commissione bicamerale per la semplificazione ho iniziato a lavorare su un monitoraggio per cercare di capire quanto la pubblica amministrazione sia realmente aderente rispetto alle disposizioni di legge. C'è una differenza tra ciò che noi sosteniamo e quello che ci viene detto ogni qualvolta proponiamo una stabilizzazione in un disegno di legge.
Noi riteniamo che la disposizione “nei limiti delle capacità assunzionali e senza che questo comporti oneri” debba essere obbligatoria; spesso, invece, diamo la facoltà a quelle amministrazioni di poterne fare anche a meno. Ciò cosa significa? Che il più delle volte queste amministrazioni preferiscono dei contratti che sono a tempo determinato, che scadono e che vengono rinnovati con altri, senza invece dare la possibilità a tanti giovani, soprattutto nel comparto della sanità, di restare in Italia, perché il tema dei nostri giovani medici nel comparto sanitario è che in Italia sono precari, vengono mal pagati e, se non c'è una risposta chiara da parte della pubblica amministrazione, ci lasciano e portano questa ricchezza formativa e di competenza in altri Paesi in giro per il mondo.
PRESIDENTE. La ringrazio.
FRANCESCO SAVERIO ROMANO (NM(N-C-U-I)M-CP). Noi la sosterremo nelle sue iniziative, signor Ministro, ma le chiediamo di essere ancora più incisivo. Grazie ancora.
(Misure per il sostegno delle filiere agricole, ittiche e della pesca in relazione all'aumento del costo dei carburanti - n. 3-02966)
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02966 (Vedi l'allegato A).
MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro Lollobrigida, i peperoni agli agricoltori sono pagati 0,91 euro al chilo, se va bene, e al consumo, sempre se va bene, sono pagati dai consumatori 3,15 euro. C'è una sofferenza vera in tantissime filiere agricole italiane, dall'olio all'ortofrutta e al latte.
Quindi noi, Ministro, le chiediamo quali misure si stanno mettendo in campo, perché l'agricoltura è schiacciata da costi di produzione sempre più alti, a partire dai carburanti.
Poi c'è un'ulteriore emergenza che mette paura alle persone, che è quella data dagli scaffali vuoti. Le proteste di queste ore stanno tenendo ferme merci deperibili nei camion e le persone, appunto, non vedono una prospettiva su quando ci saranno gli approvvigionamenti.
La sicurezza alimentare passa anche da qui e, quindi, le chiediamo quali misure straordinarie sta mettendo in campo su questo aspetto.
PRESIDENTE. Il Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha facoltà di rispondere.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Grazie, collega Gadda, intanto perché mi permette di esprimere la mia solidarietà alle aziende agricole che in questi giorni si trovano in difficoltà anche a causa dei blocchi stradali che avvengono nelle regioni del Sud e, con loro, alla distribuzione, ai trasformatori e ai cittadini, che rischiano di vedere i prezzi crescere ancora di più al carrello per la mancanza di generi o per la necessità della distribuzione di andarli a comprare chissà dove, invece che dalle nostre aziende del Sud Italia.
Dopo l'incontro di ieri con il Ministro Salvini, le associazioni rappresentative degli autotrasportatori si sono dette soddisfatte degli impegni assunti dal Governo e hanno chiesto, loro stesse, la rimozione dei blocchi, che a questo punto sembrano davvero ingiustificabili. Il problema è lì: non fare arrivare merci fresche e freschissime che stanno deperendo nelle aziende.
Il Governo Meloni, però, ha lavorato in questi anni per garantire al comparto agricolo e della pesca risorse che non hanno precedenti nella storia repubblicana. Facciamo parlare i numeri: nel triennio 2023-2025, il Governo Meloni ha stanziato complessivamente 55,3 miliardi di euro, vale a dire il 46 per cento di risorse in più rispetto al triennio precedente. Con i Governi “Conte 2” e Draghi, nel triennio 2020-2022, infatti, gli investimenti in agricoltura sono stati di 36 miliardi di euro, una cifra analoga a quella stanziata dai Governi Gentiloni e Conte, pari a 34,3 miliardi nel triennio 2017-2019. In questi anni, il Governo ha garantito il finanziamento di un miliardo per il gasolio agricolo, misura che è stata soppressa in quasi tutte le Nazioni europee. Abbiamo tenuto in tale considerazione il settore agricolo da esentarlo dal pagamento dell'Irpef per due anni e intendiamo, nella prossima legge di bilancio, conservare questo intervento.
Di fronte all'attuale crisi energetica, prodotta da evidenti ragioni esterne alla nostra Nazione, a causa di crisi geopolitiche internazionali, abbiamo previsto misure immediate, come il credito d'imposta del 20 per cento per gli acquisti di carburante agricolo e della pesca, con uno stanziamento di 100 milioni di euro. A questo si aggiunge il taglio orizzontale delle accise, varato dal Governo Meloni.
Si tratta di uno sforzo, però, di sistema: abbiamo visto l'ENI, sollecitata dal Governo, che però ringraziamo di aver liberamente scelto di tagliare del 20 per cento il costo del carburante in agricoltura e nella pesca. Abbiamo sollecitato le regioni a rafforzare l'azione del Governo e molte di queste hanno stanziato risorse: finora lo hanno fatto la Calabria, il Lazio, le Marche e la Sardegna. Il Lazio, con 45 milioni di intervento con fondi propri, ha portato, per fare un esempio, il gasolio agricolo a meno di un euro. In Puglia, a sostegno del settore olivicolo, abbiamo stanziato, insieme alla regione, 60 milioni di euro, di cui 30 milioni dal Ministero dell'Agricoltura.
La crisi è globale e richiede una risposta europea. Abbiamo chiesto, ottenuto e già garantito, a 545.000 agricoltori, 136 milioni di euro dalla riserva di crisi della PAC - 90 milioni, per la verità, sono fondi nazionali, che si aggiungono a quelli stanziati sul Fondo di crisi - e ho scritto al Commissario Hansen richiedendo la possibilità di utilizzare le risorse dello sviluppo rurale per un ulteriore contributo per il caro gasolio. In questo modo, le regioni potranno disporre di maggiori risorse per i nuovi interventi. Mi aspetto risposte concrete fin dal prossimo AGRIFISH di lunedì prossimo.
Vorrei ricordare poi che abbiamo difeso i fondi della politica agricola comune - e vado a concludere, Presidente - dal taglio del 22 per cento che aveva proposto la Commissione, equivalente, per l'Italia, a nove miliardi. Grazie al Governo Meloni non portiamo a casa solo i 9 miliardi tagliati, ma un miliardo in più per la prima volta nella storia. Tra qualche giorno, il Coltivaitalia - e abbiamo permesso, come è normale che sia, al Parlamento di approfondirlo in ogni dettaglio - verrà approvato al Senato: un miliardo di intervento straordinario per l'agricoltura, una cifra mai vista come aggiuntiva per un piano strategico.
PRESIDENTE. Concluda.
FRANCESCO LOLLOBRIGIDA, Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. Nelle prossime ore avremo e daremo riscontro ad ulteriori interventi che mi permetta, collega, di rappresentarle nel dettaglio quando li avremo approvati, come è nostra abitudine (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. La deputata Gadda ha facoltà di replicare.
MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Ministro Lollobrigida, insieme alla solidarietà che si sta dando ai nostri agricoltori e a tutta la filiera agroalimentare, io le faccio una richiesta: convochi subito, immediatamente, un tavolo al Ministero dell'Agricoltura, perché al tavolo fatto a Milano con gli autotrasportatori, che fanno i blocchi in Calabria, Puglia e Sicilia, non si sono ricordati i ristori per gli agricoltori.
Noi abbiamo una protesta, che è in corso da diversi giorni, e merce che è ferma nei camion - parliamo di ortofrutta, di carne, di prodotti trasformati -, che sta letteralmente deperendo. Il prossimo tavolo, convocato dal Ministro Salvini, è previsto per il 27 ottobre: ci sono sei giorni che mancano all'appello, perché le proteste non sono finite e purtroppo ci sono anche delle proteste fuori controllo, su cui secondo me dovreste intervenire, anche portando dei divieti rispetto a chi trasporta cibo, farmaci, quei beni di prima necessità che sono fondamentali per le persone.
Non mi ha risposto alla domanda: chi ristora i danni che già ci sono stati per gli agricoltori dati da questi blocchi e dalle ore trascorse e, soprattutto, cosa si intende fare per i blocchi ancora in atto?
Rispetto ai miliardi che lei ha elencato, quindi lei mi sta dicendo che le proteste che fanno gli agricoltori, gli agricoltori semplici che stanno sul territorio e che si dicono schiacciati dai costi di produzione, non sono reali. Lei ha fatto un elenco di risorse - risorse importanti, che non nego -, ma allora evidentemente dobbiamo ragionare su come queste risorse vanno effettivamente a terra, perché per tante aziende non è così.
Rispetto al carburante, anche nel Lazio, ieri, gli agricoltori hanno scaricato il carburante non sotto a 1 euro, ma a 1 euro e 20 centesimi; in Lombardia, che è la mia regione, gli agricoltori ieri hanno pagato il carburante 1 euro e 60 centesimi: pochi mesi fa era a 0,80 euro. Quindi, il tema c'è. Probabilmente servono misure straordinarie e non misure standard (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Saluto il Presidente del Parlamento di Singapore, Seah Kian Peng, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati (Applausi).
Sospendo la seduta, che riprenderà alle 16,25.
La seduta, sospesa alle 16,13, è ripresa alle 16,30.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 106, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.
Comunicazioni del Presidente ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 1, del Regolamento e assegnazione di un disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica
PRESIDENTE. Comunico, ai sensi del comma 1 dell'articolo 123-bis del Regolamento, la decisione in merito al seguente disegno di legge collegato alla manovra di finanza pubblica: «Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2026 » (3120).
Alla luce del parere espresso nella seduta odierna dalla V Commissione (Bilancio) ed esaminato il predetto disegno di legge, la Presidenza comunica che lo stesso non reca disposizioni estranee al suo oggetto, come definito dall'articolo 123-bis, comma 1, del Regolamento.
A norma degli articoli 72, comma 1, e 123-bis, comma 1, del Regolamento, il disegno di legge è assegnato, in sede referente, alla X Commissione (Attività produttive), con il parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VI, VII, VIII, IX, XI e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
In morte dell'onorevole Benito Savo.
PRESIDENTE. Comunico che è deceduto l'onorevole Benito Savo, già membro della Camera dei deputati nella XIV legislatura.
La Presidenza della Camera ha già fatto pervenire ai familiari le espressioni della più sentita partecipazione al loro dolore, che desidera ora rinnovare anche a nome dell'Assemblea.
Ha chiesto di parlare, per un breve intervento, il deputato Pulciani. Ne ha facoltà.
PAOLO PULCIANI (FDI). Grazie, Presidente. In realtà, volevo esprimere il mio cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia dell'onorevole Benito Savo, già onorevole della XIV legislatura, e credo di interpretare un po' il sentimento di molte persone della sua terra, della Ciociaria, nella quale ha svolto la professione di medico chirurgo, di sindaco del proprio paese per molti anni, consigliere provinciale, poi parlamentare, conservando lo stesso amore per la politica, lo stesso amore per i propri pazienti, per i propri familiari, per i propri concittadini.
Una caratteristica che lo contraddistingueva era proprio la capacità di avere fiducia nel futuro e, anche di fronte ai momenti difficili, quando lo incontravo nella provincia, aveva sempre una parola di speranza per il futuro, un amore per la politica che ha trasfuso anche alla figlia, la quale oggi ricopre il ruolo di presidente della commissione sanità della regione Lazio, è consigliera regionale, anche lei è medico e, quindi, porta avanti le idee e, soprattutto, gli obiettivi di vita di un padre che ha dedicato al prossimo, ma soprattutto ai suoi concittadini, tutta la sua vita.
Sui lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, il seguito dell'esame delle mozioni concernenti iniziative volte a tutelare l'operato della Corte penale internazionale nonché in materia di crimini internazionali si intende rinviato alla prossima settimana.
Seguito della discussione della proposta di legge: Molinari ed altri: Disposizioni per la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali e artigianali negli ambiti di interesse storico, culturale e paesaggistico dei centri storici (A.C. 362-A?) (ore 16,34).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 362-A?: Disposizioni per la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali e artigianali negli ambiti di interesse storico, culturale e paesaggistico dei centri storici.
Ricordo che, nella seduta del 12 ottobre, si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.
(Esame degli articoli - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate (Vedi l'allegato A).
Le Commissioni I (Affari costituzionali) e V (Bilancio) hanno espresso i prescritti pareri (Vedi l'allegato A), che sono in distribuzione.
Informo l'Assemblea che, in applicazione dell'articolo 85-bis del Regolamento, il gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe è stato invitato a segnalare gli emendamenti da porre in votazione.
Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere sulle proposte emendative e sugli articoli aggiuntivi riferiti agli articoli della proposta di legge segnalati per la votazione.
GIORGIA ANDREUZZA, Relatrice. Grazie, Presidente. Se lei concorda, le dico gli emendamenti su cui il parere è favorevole: 1.1000 Toccalini, a pagina 2, e 4.1000 Barabotti, a pagina 5.
Sulle restanti proposte emendative il parere è contrario.
PRESIDENTE. Il Governo?
FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Parere conforme, Presidente.
(Articolo 1 - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1 Ghirra. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Arriva oggi, in Aula, un provvedimento che ha visto un percorso piuttosto travagliato in Commissione. Di fatto, il testo all'esame della Camera è completamente stravolto rispetto al testo base che era stato adottato lo scorso anno e su cui avevamo fatto decine di audizioni.
PRESIDENTE. Colleghi, un po'di attenzione, per favore, e soprattutto silenzio.
FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Sono state riproposte nuove audizioni, ma il testo è stato decisamente peggiorato rispetto alla prima versione, che quantomeno, pur non intervenendo su quelle che sono a nostro avviso le problematiche fondamentali delle attività commerciali e artigianali, inserite nella seconda revisione del testo…
PRESIDENTE. Colleghi…
FRANCESCA GHIRRA (AVS). …dicevo che, appunto, che per noi è insoddisfacente questa proposta di legge, perché è stata persino peggiorata.
Nella prima versione, quantomeno era previsto un fondo di 300 milioni a supporto delle attività commerciali dei nostri centri storici, che poi è stato, invece, rimosso. Noi abbiamo anche, se vogliamo, provocatoriamente presentato questa proposta di emendamento soppressivo, perché sicuramente condividiamo le finalità di questa proposta di legge.
Mi fa piacere anche sottolineare che finalmente non esaminiamo un decreto del Governo, ma una proposta che arriva da un collega della maggioranza. Ma le nostre perplessità coincidono con quelle dei soggetti che abbiamo audito in Commissione, in particolar modo per quanto riguarda il rischio di sovrapposizione di norme. Da questo testo sembra quasi che, al giorno d'oggi, i nostri comuni, le nostre regioni non si siano adoperati per incentivare le attività commerciali e artigianali dei centri storici, mentre così non è. Quindi il rischio è davvero che ci sia una sovrapposizione normativa a cui, poi, non corrisponde una reale efficacia della norma che andiamo a votare. La norma si pone infatti il fine di salvaguardare i caratteri tradizionali dei centri storici dal rischio di degrado e di incuria e detta disposizioni per la valorizzazione della qualità delle tradizioni, degli esercizi commerciali di vicinato e degli esercizi artigianali, ma poi non supporta in alcun modo gli enti locali per procedere in questo senso.
I problemi che sono stati rilevati son quelli che vivono tutti i commercianti, ma direi anche le cittadine e i cittadini del nostro Paese: i costi dell'energia, il costo degli affitti e tutti i problemi in cui si incorre nel momento in cui si vuole riqualificare una bottega. Non ci sono supporti per contrastare l'accesso alle piattaforme digitali o, comunque, per creare quegli strumenti per i nostri commercianti che consentano loro di essere competitivi e al passo con i tempi. E allora ci sembra quasi una norma bandiera, a cui non corrisponde, poi, un reale supporto.
Non vorrei, non vorremmo che venisse utilizzata, come è stato scritto da alcuni quotidiani di destra, esclusivamente per proibire l'apertura di ristoranti etnici o venditori di kebab all'interno dei nostri centri storici: questo per noi non sarebbe accettabile e il rischio è davvero questo.
Io confido, come è stato detto, che nella legge di bilancio possano essere stanziate delle risorse adeguate per valorizzare le nostre attività commerciali e riqualificare i centri storici, dove vediamo ogni giorno abbassare serrande e per i quali il Governo non sta facendo alcuna azione adeguata per contrastare questa desertificazione che segna, purtroppo, tutte le città del nostro Paese.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questa proposta di legge nasce nell'ottobre del 2022 e nasceva con un fondo da 300 milioni l'anno per il commercio di vicinato. Il testo che arriva in Aula è molto diverso. Quindi, quello che diceva poc'anzi la collega Ghirra, illustrando questo emendamento, è che è peggiorato, che è radicalmente peggiorato: il regime autorizzatorio non c'è più, ma soprattutto non c'è più quel fondo che abbiamo richiesto nuovamente con i nostri emendamenti che tra poco illustreremo.
Di fatto, il risultato è qualcosa che vincola, qualcosa che vieta. Non vorremmo anche noi che l'epilogo fosse quello tristemente rappresentato dai giornali - tra l'altro dai giornali di destra -, cioè che il provvedimento dice che cosa vietare, dice a quale distanza stare, ma non dà nessuna opportunità.
Il lavoro che noi abbiamo fatto, invece, è quello di poter dare certezze, dare una direttrice sulla qualità, ma soprattutto dare un sostegno, dare un sostegno a quelle attività che si trovano oggi in difficoltà e che non vogliamo che spopolino i nostri centri storici.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 56).
Passiamo all'emendamento 1.1000 Toccalini. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Toccalini, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 57).
Passiamo all'emendamento 1.4 Ghirra. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.4 Ghirra, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 58).
Passiamo all'emendamento 1.7 Pavanelli. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Come è stato già ricordato dai miei colleghi, questo testo nasce nel 2022 con un approccio - devo dire - inizialmente abbastanza condivisibile anche da noi rappresentanti delle opposizioni e si trattava di un testo in cui c'erano fondi per i comuni. Quello che lascia abbastanza perplessi è non solo aver tagliato i fondi dedicati, ma di ritrovarci un testo della maggioranza, della destra, che da una parte, durante questa legislatura, ha lavorato affinché ci fosse l'autonomia differenziata e poi presenta un testo di questo genere, dove si vogliono uniformare i regolamenti comunali per il commercio nei centri storici.
Qualcuno potrebbe anche pensare che c'è un po' di confusione perché se da un lato sostanzialmente - e lo abbiamo visto con l'emendamento appena passato del collega Toccalini - rimangono ferme le regole e le leggi regionali, perché altrimenti ci sarebbe stata un po' di confusione, dall'altro ci ritroviamo con un testo che vuole, da un certo punto di vista, anche bypassare gli stessi comuni che, a seconda del territorio che hanno, fanno loro i regolamenti comunali per quanto riguarda il commercio, perché sappiamo bene che un piccolo borgo non può essere paragonato a una grande città, come Milano o Roma e viceversa. Comunque, in questo mio emendamento chiedevo semplicemente di aggiungere alcuni criteri, cioè oltre alle botteghe artigianali aggiungere anche quelle artistiche, creative, tipiche e tradizionali.
Credo che nessuno di noi, in quest'Aula, abbia un territorio che non ha delle specificità artistiche, creative, tipiche e tradizionali. L'Italia è il Paese delle mille tradizioni, da quelle artistiche a quelle culinarie, ed è evidente che, all'interno dei nostri centri storici, abbiamo alcune botteghe storiche. Ci si riempie spesso la bocca del famoso made in Italy e dell'unicità del nostro Paese, da Nord a Sud, e poi in un testo del genere non si considera questa unicità che contraddistingue veramente il nostro Paese, che è quella che fa venire milioni di turisti ogni anno e possiamo anche dire che, negli ultimi anni, fa anche riscoprire le aree interne - dove, spesso e volentieri, si incontrano ancora artigiani, artisti e creativi che possono dare tantissimo alle nuove generazioni - a chi viene nel nostro Paese e scopre le nostre bellezze e le nostre storicità.
Mi stupisce che il Governo non abbia voluto accogliere questo emendamento, che di fatto non cambiava drasticamente l'impianto del testo. Sorprende, ma lo vedremo anche con altri nostri emendamenti che, secondo me, erano assolutamente condivisibili anche dalla maggioranza. Purtroppo, è un'occasione mancata anche, volendo, per fare un testo maggiormente unitario. Invece, abbiamo trovato un muro da parte della maggioranza e questo definisce anche l'approccio della maggioranza verso le opposizioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, chiedo cortesemente all'onorevole Pavanelli di poter sottoscrivere questo emendamento - intanto spero me lo conceda - e chiedo, altresì, al Governo di porre attenzione su quello che è un emendamento relativo a ciò che in realtà già i nostri sindaci e i nostri amministratori fanno. Ve lo spiego: se io ho la desertificazione commerciale all'interno di un borgo o di un centro storico di un piccolo comune, piuttosto che quella bottega, quel negozio, quell'ex alimentari o quell'ex calzolaio mi rimanga vuoto, perché quel luogo anziché diventare una vetrina “inscotchettata” con i giornali non può diventare, ad esempio, un posto dove un artista può esporre e magari anche vendere le sue opere? Perché quel posto non può diventare il luogo dove, una volta a settimana, il produttore o l'agricoltore, che ha dei prodotti tipici, lo usa per vendere i suoi prodotti e, quindi, tenere rivitalizzato quel luogo? E, comunque, piuttosto che una vetrina vuota, si può avere quella vetrina addobbata e magari con all'interno qualche opera d'arte, qualche strumento artigianale, che sono prodotti artigianali che vengono ancora fatti da piccoli artigiani? Perché non usare quelle vetrine e quei negozi anche per questo? Se l'intento di questo provvedimento è quello di valorizzare i borghi storici, i centri storici, l'arte, le produzioni locali, non vedo veramente quale sia il motivo ostativo - se questa è l'intenzione della legge - nel raccogliere le parole che leggo su questo emendamento.
PRESIDENTE. La deputata Orrico sottoscrive.
Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Torto. Ne ha facoltà, per un minuto.
DANIELA TORTO (M5S). Grazie, Presidente. È una notizia che Vannacci voglia superare il perimetro ideologico, sottoscrivendo una proposta del MoVimento 5 Stelle. Però, quello che voleva essere l'intento…
PRESIDENTE. È l'onorevole Bof che la sottoscrive.
DANIELA TORTO (M5S). …del mio intervento è questo e io mi rivolgo di nuovo alla Sottosegretaria. Sottosegretaria, anche alla luce di quello che è appena avvenuto, superate questo perimetro ideologico, perché qui non c'è neppure un riferimento a problemi di risorse. Stiamo semplicemente dicendo di estendere la possibilità alle attività, non solo commerciali, ma anche a quelle artistiche e creative.
Ora, se c'è un problema di risorse in questo, allora, ci venga riferito e vediamo di capirne le ragioni, ma da quanto mi risulta non è così. E allora qual è il problema? C'è un pregiudizio verso le attività artistiche?
PRESIDENTE. Concluda.
DANIELA TORTO (M5S). C'è un pregiudizio verso le attività creative? Rispondeteci almeno a questo e vi chiedo di accantonare l'emendamento.
PRESIDENTE. C'è una proposta di accantonamento. La relatrice e il Governo sono contrari. La deputata Carmina sottoscrive … Insiste per l'accantonamento? Lo vuole votare? Perfetto.
Allora un intervento a favore e uno contro, se ci sono, altrimenti lo votiamo subito, senza registrazione di nomi. Bene, dunque passiamo ai voti.
Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 1.7 Pavanelli, con il parere contrario della relatrice e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge per 25 voti di differenza.
Ha chiesto di sottoscrivere la deputata Zanella…tutto il gruppo sottoscrive.
Pongo, a questo punto, in votazione l'emendamento 1.7 Pavanelli. Sottoscrive anche tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.7 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 59).
Passiamo all'articolo 1. Ha chiesto di parlare il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo in dichiarazione di voto. Siamo d'accordo sulla necessità di tutelare e valorizzare le attività commerciali e artigiane nei centri storici, quindi condividiamo gli obiettivi e le finalità, ma ci asterremo nella votazione di questo articolo 1, perché questo provvedimento presenta e continua a presentare alcune criticità. Ne indico quattro. La prima: un'eccessiva genericità dei criteri di vincolo, che sicuramente porterà a un'incertezza giuridica applicativa e a una discrezionalità arbitraria d'applicazione; la conseguenza sarà un rischio elevato di contenzioso amministrativo. La seconda: sussiste un potenziale contrasto con i principi dell'Unione europea sul libero mercato, che è rimasto senza risposta. La terza criticità è stata in parte affrontata e corretta, ma solo marginalmente dall'emendamento 1.1000, ossia il rischio di sovrapposizioni burocratiche con le regioni, molte delle quali, ricordo, hanno già adottato normative specifiche in materia. Infine - questo probabilmente è il punto più importante - i fondi messi a disposizione, che erano di 300 milioni, a sostegno di questa proposta legislativa, che fine hanno fatto, visto e considerato che in questo provvedimento non ci sono più? Il provvedimento avrebbe avuto, sì, una finalità condivisibile nel momento in cui fosse stata mantenuta quantomeno questa proposta, che era una proposta della maggioranza, nella sua versione iniziale. Per questo motivo il nostro voto sarà di astensione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 60).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 1.01 Appendino, su cui vi è il parere contrario di Commissione e Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.
ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, io farei davvero un appello accorato e sincero alla maggioranza. Vorrei che mi venisse spiegato cosa impedisce l'approvazione di un emendamento di questo tipo che mi sembra assolutamente pregevole e condivisibile, un emendamento di merito e assolutamente non ostruzionistico, in cui si suggerisce di indicare e inserire nella proposta di legge il concetto, la nozione di “bottega storica”, con riferimento ai criteri di anzianità dell'attività, della continuità merceologica, del valore storico ma anche identitario, perché qui stiamo parlando di centri storici, secondo i requisiti che verranno stabiliti con decreto del Ministro, da adottare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione.
È un emendamento il cui contenuto mi sembra assolutamente condivisibile e non divisivo. E allora, davvero, se noi vogliamo provare a dare un senso alla discussione che stiamo facendo oggi in quest'Aula e non vogliamo ridurla e mortificarla in una semplice votazione dove si vedono gruppi contrapposti, da un lato, quelli che dicono sempre “no” e, dall'altro, quelli che invece fanno proposte di buon senso, contenutistiche e migliorative, sarebbe doveroso da parte della Sottosegretaria o della relatrice di questo provvedimento, in quest'Aula, alzarsi e dare una motivazione, spiegarci le ragioni.
Infatti, vedete, nello spiegare le ragioni che vi impediscono di approvare questo emendamento, voi non le state spiegando solo a noi, ma a tutti i cittadini italiani, che noi…malgré… rappresentiamo, i quali naturalmente vorrebbero sapere - a proposito di tante botteghe storiche che sono già nei nostri centri storici e che naturalmente possono aspirare ad accedere anche ai regimi agevolativi ai quali la natura di bottega storica può dar luogo - perché la maggioranza e il Governo non ritengano di poter accettare un emendamento di questo tipo.
Quindi, davvero, un appello che faccio - lo faccio sinceramente e in modo accorato - è quello non solo di spiegare il contenuto di questo emendamento e cosa osti alla sua approvazione, ma soprattutto di dare un senso al lavoro che stiamo facendo, di creare un dibattito tra la maggioranza e l'opposizione, perché qui, in quest'Aula, interveniamo solo noi di opposizione; solo noi spieghiamo quali sono le nostre ragioni. Noi riteniamo siano buone ragioni, voi ritenete che queste ragioni non siano buone o non siano affatto ragioni, ma vorrete motivare il perché della vostra opinione, del vostro pensiero, cosa vi induce a votare contro un emendamento di questo tipo, così come tutti gli altri emendamenti presentati dall'opposizione a questo progetto di legge?
Ecco, Presidente, è un appello che rivolgo proprio a lei, perché ritengo che ci sia anche l'obiettivo di mantenere il rilievo e l'istituzionalità del lavoro che stiamo svolgendo in quest'Aula. Non mortificate, non dico l'opposizione, ma l'Aula della Camera dei deputati nel ridurla a un mero “sì” o a un mero “no”, perché questo mortifica il Parlamento italiano e i cittadini che noi rappresentiamo e svilisce assolutamente il senso del dibattito per la Repubblica italiana che, in quest'Aula, dovremmo svolgere (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la relatrice, l'onorevole Andreuzza. Ne ha facoltà.
GIORGIA ANDREUZZA, Relatrice. Allora, vorrei fare una precisazione, dato che si parla di svilire il lavoro dell'attività parlamentare.
Forse i colleghi non hanno letto bene tutta la norma, perché l'articolo 3, che è nello stesso testo, prevede l'individuazione degli ambiti e, se vediamo il punto b), si dice che il requisito è la presenza di luoghi storici del commercio o di botteghe dell'artigianato con particolare rilevanza e importanza sotto il profilo storico, culturale e commerciale, anche tenuto conto di quanto previsto dal decreto legislativo del 27 dicembre 2024, n. 219. Queste sono le botteghe storiche, quelle riconosciute secondo decreto. Per cui è previsto già nel testo, semplicemente per questo non possiamo approvare un emendamento che è già nella norma. Questo è il senso e spero di essere stata chiara.
PRESIDENTE. Bene, la ringrazio per queste puntualizzazioni. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Noi abbiamo letto benissimo il testo, cara collega. Quello che vi stiamo dicendo è che se, come dice lei, c'è già nel testo, allora questo emendamento, che si inserisce nell'articolo 1, nell'impianto base di questa proposta di legge, ha un suo senso; e ha ancora più senso perché nel decreto di maggio 2026 del Ministro Urso, del Ministero delle Imprese e del made in Italy, c'è proprio la promozione attiva, la tutela e la valorizzazione delle imprese storiche, dei marchi storici di interesse nazionale, attraverso nuove misure, eccetera.
Ovviamente si parla di attività commerciali, delle botteghe artigiane e di esercizi pubblici storici. Perciò, in questo senso, l'emendamento si inserisce perfettamente anche all'interno di un decreto fatto dal Ministro Urso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 1.01 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 61).
(Articolo 2 - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 2.1 Richetti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.1 Richetti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 62).
Passiamo all'emendamento 2.5 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.5 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 63).
Passiamo agli identici emendamenti 2.8 Benzoni e 2.9 Peluffo. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Siccome abbiamo già detto che questo provvedimento è fortemente limitativo nel suo carattere, quello che chiediamo è di sostituire la formula generica della rappresentanza degli artigiani, facendo riferimento - e lo esplicitiamo nel testo dell'emendamento - a chi è comparativamente più rappresentativo a livello nazionale. Vogliamo che ci sia un confronto al tavolo con i comuni, che sia effettivamente approfondito e rappresentativo delle rappresentanze di categoria degli artigiani.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 2.8 Benzoni e 2.9 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 64).
Passiamo all'emendamento 2.11 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.11 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 65).
Passiamo all'emendamento 2.13 Ferrara. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.13 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 66).
Passiamo all'emendamento 2.15 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.15 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 67).
Passiamo all'emendamento 2.20 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 2.20 Ruffino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 68).
Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 69).
(Articolo 3 - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 3.3 Peluffo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.3 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 70).
Passiamo all'emendamento 3.4 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.4 Appendino, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 71).
Passiamo all'emendamento 3.5 Ferrara. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA (M5S). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, colleghi, colleghe, con questo emendamento si affronta una questione che considero fondamentale per il futuro dei nostri centri storici. Chiediamo di integrare l'articolo 3, riconoscendo espressamente, tra i criteri per individuare gli ambiti territoriali da tutelare, anche le attività storiche, artigianali, tradizionali, che contribuiscono alla conservazione dell'identità culturale e sociale dei nostri centri storici.
Può sembrare una semplice precisazione, ma in realtà introduce un elemento importante, perché un centro storico non è fatto soltanto da palazzi antichi e monumenti; è fatto soprattutto di persone, mestieri, tradizioni e relazioni sociali. E, se vogliamo davvero tutelare questi luoghi, dobbiamo partire proprio da chi ogni giorno contribuisce a mantenerli vivi.
Presidente, il testo attuale richiama già i luoghi storici del commercio e le botteghe artigiane di particolare rilevanza. È un riconoscimento importante. Ma noi vogliamo rafforzare questo principio, valorizzando anche il contributo delle attività tradizionali all'identità culturale e sociale delle comunità. Perché c'è una differenza tra conservare un luogo e preservare ciò che rende quel luogo vivo. Pensiamo a un laboratorio artigianale, tramandato da generazioni, a un calzolaio, a una sartoria, a un restauratore: sono profondamente radicati nel territorio. E questi non rappresentano soltanto esercizi economici; custodiscono conoscenze, competenze e rapporti umani. Sono luoghi dove si tramanda un mestiere, dove i cittadini si incontrano e dove, spesso, si conserva una parte importante della memoria collettiva.
E allora, colleghi della maggioranza, che senso ha salvaguardare un edificio storico, se poi lasciamo scomparire le attività che ne hanno costruito l'identità? Rischiamo di conservare perfettamente il contenitore, mentre scompare il contenuto.
Ma c'è anche una questione importante come la scomparsa delle attività tradizionali, che è una frattura sociale perché, quando chiude una bottega storica, non perdiamo soltanto l'insegna, perdiamo occupazione, servizi, competenze professionali e opportunità per nuove generazioni. E, soprattutto, perdiamo un presidio sociale: pensiamo ai piccoli comuni, ai quartieri storici, alle aree dove il commercio di prossimità rappresenta ancora un punto di riferimento per anziani e famiglie.
Quando queste attività scompaiono, spesso sostituite da esercizi che rispondono a logiche commerciali differenti - attività perfettamente legittime naturalmente, ma che non sempre garantiscono la stessa funzione sociale o gli stessi servizi alla popolazione residente -, il risultato sono centri storici sempre più attrattivi per il consumo turistico, ma meno visibili e vivibili per chi ci abita; piazze piene di turisti, ma quartieri che perdono residenti; vetrine illuminate, ma botteghe tradizionali che chiudono.
E questo, Presidente, non può essere considerato automaticamente un successo economico, perché lo sviluppo deve produrre benessere anche per le comunità, non soltanto rendimenti per chi dispone maggiori capitali. C'è poi anche il problema del ricambio generazionale: ogni volta che chiude definitivamente un laboratorio artigianale, rischiamo di perdere competenze che non possono essere recuperate facilmente. Conoscenze tramandate da anni di esperienze, tecniche, lavorazioni e professionalità che appartengono alla storia produttiva italiana e, mentre continuiamo a celebrare il made in Italy, dobbiamo chiederci che cosa facciamo, concretamente, per permettere a queste attività di sopravvivere. Perché non possiamo continuare a celebrare l'artigianato italiano nei discorsi ufficiali e poi lasciarlo davanti agli affitti e alle bollette con la concorrenza delle grandi piattaforme (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 3.5 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 72).
Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 73).
(Articolo 4 - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 4.1000 Barabotti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1000 Barabotti, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 74).
Passiamo all'emendamento 4.1 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.1 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 75).
Passiamo all'emendamento 4.8 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.8 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 76).
Passiamo agli identici emendamenti 4.9 Benzoni e 4.10 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il deputato Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Com'è stato detto da alcuni colleghi noi condividiamo - il Partito Democratico condivide - le finalità di questo progetto di legge… se poi è possibile, Presidente, proseguire perché c'è un po'di caos …Noi condividiamo le finalità di questo progetto di legge che tenta di guardare ai bisogni, alle esigenze e ai problemi delle attività commerciali, delle attività artigiane e delle botteghe storiche dei nostri centri storici delle città italiane.
Siamo l'Italia, siamo il Paese che ha, come dire, la più grande biodiversità del mondo, ha prodotti di denominazione di origine controllata, ha musei, piccoli borghi, grandi aree, che nel corso della storia hanno prodotto manifattura artigiana, botteghe storiche.
E abbiamo condiviso le finalità, abbiamo anche apprezzato il fatto che, invece di un decreto, possiamo parlare di una proposta di legge, che avrebbe dovuto consentire confronto e dialettica per arrivare ad un provvedimento utile, persino anche alla dimensione identitaria di tante città italiane.
È un po' come la nostra disponibilità che abbiamo dimostrato in Commissione, dove abbiamo detto: lavoriamo insieme per il sostegno alle attività artigiane e alle botteghe storiche dei centri storici. È stato un po' come dire: proviamo, per una volta, a fare un sussulto anche di collaborazione, al di là della logica opposizione-maggioranza, proviamo a guidare, a salire insieme su questa macchina, che può dare una mano a tanti artigiani, a tanti commercianti. Però, questo non è successo.
Anche in Aula, avete visto, si è votato a favore di emendamenti che venivano dalla maggioranza, quello del collega Toccalini della Lega. Abbiamo dato il nostro parere positivo a delle proposte migliorative di questo testo. Non si capisce perché, quando qualche proposta puntuale, precisa e circoscritta viene dall'opposizione, questa non debba essere accolta. Lo abbiamo appena visto: il collega Toccalini ha proposto un aspetto migliorativo, noi abbiamo detto “sì”.
Voi state guidando questa macchina e siamo insieme, maggioranza e opposizione, se Toccalini dice: attenzione, non svoltate a destra perché c'è il divieto, voi accogliete quel suggerimento; quando lo fa il Partito Democratico, l'opposizione, anche quando il suggerimento, la proposta è utile, voi non ascoltate, piuttosto vi schiantate con la macchina sul muro. C'è non solo una dimensione ideologica, ma delle volte registriamo proprio la pochezza non solo nell'ascolto ma anche nel tentativo di arrivare a dei progetti di legge seri.
È stato detto prima: avete detto di “no” al fine di evitare dubbi interpretativi e rendere effettivamente utilizzabili gli strumenti proposti; avete bocciato le proposte per un adeguato coordinamento con le normative che già esistono, che sono applicate dai comuni e che sono fatte dai comuni e dalle regioni sulle attività commerciali nel centro storico.
Poi anche qui il solito vizio, magari siamo a ridosso delle elezioni e siete appena stati richiamati. Ci sono giornate per qualsiasi cosa: la giornata del pane, del panino, della fragola, del giuggiolo. Siete stati anche richiamati perché, a forza di fare provvedimenti spot, un po' da distintivo, si perde l'efficacia di quei provvedimenti. E anche in questo caso non avete perso l'occasione per renderlo inefficace, inutile. È scomparso il fondo di 300 milioni che poteva aiutare le botteghe storiche artigiane, ad esempio con strumenti di intervento che potessero aiutare i comuni nei passaggi di proprietà delle attività. Non avete voluto individuare, ad esempio, delle risorse che, insieme alle leve fiscali che vi sono state chieste anche dalle categorie, potessero dare una mano agli esercizi storici. Bene, con questo emendamento…
PRESIDENTE. Concluda.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). … concludo, noi vi chiediamo di introdurre delle norme per il decoro come regola. Questo progetto di legge consente ai comuni… finisco, mi dia trenta secondi, sono stato interrotto.
PRESIDENTE. No, quando viene interrotto, si interrompe anche il tempo. Comunque, prosegua.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie. Dicevo, questo progetto di legge consente ai comuni di decidere quali tipologie di attività sono ammesse. Ve l'ha detto anche Confcommercio: introducete delle norme contro il degrado. Il degrado non è solo abbandono, è anche perdita di misura, di rottura dell'armonia in ogni luogo. Ci sono insegne di qualsiasi tipo, di plastica, di legno che deturpano la qualità complessiva del paesaggio urbano. Diamo ai comuni la possibilità di essere più forti anche nei ricorsi di fronte ai quali si trovano perché, anche quando provano a introdurre norme per il decoro, quei provvedimenti comunali vengono poi impugnati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.9 Benzoni e 4.10 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 77).
Passiamo all'emendamento 4.11 Ferrara. Ha chiesto di parlare il deputato Ferrara. Ne ha facoltà.
ANTONIO FERRARA (M5S). Grazie, Presidente. Colleghi, con l'emendamento in esame proponiamo di inserire nell'articolo 4 una disposizione molto semplice, ma dal significato profondo e fondamentale. Chiediamo che nei comuni si possano adottare “misure volte a contrastare i fenomeni di desertificazione commerciale e la perdita delle attività di prossimità nei centri storici”. Sembra quasi incredibile dover presentare questo emendamento per affermare un principio del genere.
Infatti, stiamo discutendo di una legge che dovrebbe salvaguardare il commercio dei nostri centri storici. Eppure, nell'articolo che disciplina gli interventi dei comuni, troviamo prescrizioni sulle attività consentite, sulle distanze tra i negozi e sugli orari, ma nessun espresso riferimento al contrasto alla desertificazione commerciale. E allora viene spontanea una domanda: vogliamo salvare le botteghe o vogliamo semplicemente regolamentare la loro scomparsa?
Perché, Presidente, la desertificazione commerciale non è una questione astratta, è qualcosa che possiamo vedere ogni giorno nelle nostre città. Sono serrande abbassate, i locali sfitti, le strade che perdono vitalità, è il negozio di alimentari che chiude, è il calzolaio che non trova nessuno disposto a proseguire la sua attività, è la piccola bottega familiare che, dopo decenni di lavoro, non riesce più a sostenere l'affitto e le bollette. E quando queste attività scompaiono, non possiamo continuare a essere - come dire - ignari di quanti perdono il lavoro, i servizi, la sicurezza e la loro identità. Perché un negozio aperto rappresenta anche un presidio del territorio, una presenza quotidiana, una luce accesa, un punto di riferimento per i cittadini e quando questa luce si spegne spesso si spegne anche un pezzo della vita del quartiere.
Però, attenzione colleghi, questa crisi non colpisce tutti allo stesso modo. Una grande catena commerciale può distribuire i costi su numerosi punti vendita, un grande investitore può cambiare destinazione ai propri capitali, ma un piccolo commerciante che chiude spesso perde il lavoro di una vita e le conseguenze ricadono anche sui cittadini: pensiamo agli anziani, alle persone con disabilità, alle famiglie che non dispongono di un'automobile. Quando scompare l'ultimo negozio di un quartiere, chi può permetterselo trova un'alternativa, chi non può rimane indietro. Ecco perché la desertificazione commerciale è anche una questione di giustizia sociale. Non possiamo limitarci a tutelare il valore architettonico dei nostri centri storici e ignorare le condizioni di vita delle persone che li abitano.
E qui arriviamo alla contraddizione politica. La proposta originale della Lega prevedeva un fondo da 300 milioni di euro l'anno per tre anni, ovvero 900 milioni complessivi di finanziamenti, proposti e mai effettivamente stanziati. Poi, durante l'iter parlamentare, il fondo - puff! - è eliminato. Siamo passati da 900 milioni ipotizzati a zero euro di nuovi finanziamenti. In compenso, sono rimaste le prescrizioni. Possiamo stabilire quali attività sono consentite, disciplinare le distanze, intervenire sugli orari, ma tutto questo non basta a impedire che una bottega chiuda.
Presidente, concludo. Il nostro emendamento non vuole impedire ai comuni di tutelare il patrimonio storico e culturale, vuole completare quella tutela con un principio fondamentale: difendere la comunità economica e sociale del commercio di prossimità. Allora, chiedo ai colleghi della maggioranza: se questa legge nasce davvero per salvaguardare le attività commerciali e artigianali, perché non prevede espressamente anche misure per contrastarne la scomparsa? Non si salva una bottega limitandosi a stabilire dove può aprire, si salva quando si creano le condizioni perché possa continuare. Noi non vogliamo una legge che disciplini soltanto le vetrine, vogliamo una legge che contribuisca a tenere aperte le porte dei negozi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.11 Ferrara, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 78).
Passiamo all'emendamento 4.13 Pandolfo. Ha chiesto di parlare il deputato Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente…
PRESIDENTE. Colleghi, dobbiamo riprendere un po' di ordine e soprattutto stare in silenzio per consentire ai colleghi di svolgere il proprio intervento. Prego.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. In questi anni abbiamo sentito anche molta retorica su come dare una mano ai centri storici delle nostre città, ai piccoli borghi, alla storia centenaria, millenaria, di come questi centri storici e borghi si siano poi, via via, evoluti nel corso della storia attraverso anche le relazioni sociali che si sono lì costruite attraverso le botteghe, attraverso il commercio.
Un'attività commerciale, una bottega, non è solo un fatto certamente sì economico, ma è anche un fatto culturale, identitario, soprattutto se parliamo del nostro Paese. L'Italia ha il più grande giacimento - o aveva il più grande giacimento - di botteghe storiche del mondo. Non avete previsto risorse. Eravamo partiti con un piede in Commissione già qualche anno fa, prevedendo un fondo di 300 milioni proprio per mettere a disposizione di un tessuto identitario, di un tessuto produttivo, che in Italia esiste da secoli, delle risorse per dare una mano, perché quello del commercio, quello delle attività di piccola manifattura e di artigianato è davvero un settore esposto all'evoluzione dei tempi, alle piattaforme digitali, alle grandi piattaforme di commercio digitali, a grandi gruppi che magari sono sostenuti da fondi e possibilità economiche che i piccoli non hanno. Voi avete cancellato qualsiasi tipo di fondo, di risorsa, non avete voluto ascoltare.
Con questo emendamento noi vi proponiamo che i comuni possano prevedere, anche in collaborazione con soggetti pubblici e privati, misure di incentivazione e sostegno economico finalizzate alla permanenza e al rafforzamento delle attività commerciali e artigiane di qualità nei centri storici. Ve l'hanno chiesto le associazioni di categoria, ve l'ha chiesto l'Associazione nazionale piccoli comuni, chiedendo incentivi per le aree a rischio di desertificazione. La Confesercenti ha osservato che, senza risorse, questa legge assume un carattere solamente limitativo. I numeri sono noti: tra il 2012 e il 2025 hanno chiuso circa 156.000 negozi, oltre un quarto del totale.
Il nostro emendamento darebbe una possibilità ai comuni, ai sindaci, oltre alla possibilità di delimitare aree, individuare degli albi per le botteghe storiche. Darebbe, infatti, la possibilità anche ai comuni di essere promotori di un sistema di agevolazioni sui tributi locali, ad esempio, contributi, sostegno ai passaggi generazionali. Quante volte una bottega storica ha proprio il problema del passaggio del testimone, quante volte? Accordi - perché no - con i proprietari, progetti con Camere di commercio - pubblico-privato, pubblico-privato -, con fondazioni, con distretti urbani del commercio. Molte amministrazioni lo fanno già. È chiaro che, con un cappello normativo, queste operazioni sarebbero incentivate e con un sostegno economico addirittura potremmo salvare delle attività commerciali e delle botteghe storiche. Noi chiediamo di dare a queste iniziative una base giuridica chiara e di aprire ai partenariati tra pubblico e privato.
Ci dovete spiegare, e tra l'altro questo è un emendamento che non costa, che non incide sulle casse, perché prevede degli strumenti, delle azioni pubblico-privato, avendo tolto le risorse, perché dite “no” anche a delle possibilità, a delle opportunità rispetto alle quali, tra l'altro, i comuni, siano governati dal centrodestra o dal centrosinistra, sono già impegnati. Allora, davvero, verrebbe anche non un dubbio ma più che altro una certezza che vi accontentate di leggi distintivo, vi accontentate, all'approssimarsi delle elezioni, di dire: abbiamo fatto questo ma poi non c'è nulla.
Ricordo, da questo punto di vista, anche il progetto di legge sulle città balneari, una scatola vuota che ha lasciato le città balneari di fronte al disastro di questo Governo sul non disciplinare, ad esempio, la direttiva Bolkestein, che pone le città balneari di fronte al disastro anche normativo. Insomma, un po' quella roba lì. C'è un problema: facciamo la Giornata della susina, istituiamo la Giornata della brioche e così via. Quando poi dobbiamo andare alla sostanza ci stracciamo le vesti, diciamo che siamo vicini ai commercianti e alle botteghe storiche e poi di concreto non facciamo niente (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 4.13 Pandolfo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 79).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.02 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.02 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
No, chiedo scusa, c'era prima l'articolo 4. Revoco l'indizione della votazione.
Passiamo all'articolo 4. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Come avrete visto, nonostante le perplessità, fino ad ora ci siamo astenuti sul voto sugli articoli; su questo, però, diciamo che andiamo oltre le perplessità. Nel senso che abbiamo sottolineato i limiti di questa proposta di legge che ha l'obiettivo di tutelare e valorizzare le attività commerciali e artigianali nei centri storici, ma non attribuisce agli enti locali nessuna possibilità di farlo, se non introducendo dei divieti che sono esplicitati in quest'articolo. Anziché stanziare risorse - per la riqualificazione dei centri storici, per abbassare i costi degli affitti delle botteghe, per consentire di riqualificarli, per fare corsi professionalizzanti, per trasmettere le professioni alle nuove generazioni -, l'unica cosa che fa questa norma, anche rischiando di sovrapporsi a regolamenti regionali e comunali, è introdurre dei divieti. Infatti, i comuni potranno individuare questi ambiti territoriali, definendo le tipologie di attività commerciali e artigianali consentite, le distanze minime tra gli esercizi commerciali e artigianali da rispettare per l'apertura di nuove attività in caso di trasferimento di attività esistenti, e gli orari di apertura da fissare nel rispetto della sicurezza urbana e della quiete pubblica. Francamente, noi non condividiamo questo approccio e questa è la ragione per cui, su questo articolo, voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Può apparire anche, come dire, un provvedimento minore quello di sostegno alle attività commerciali, all'artigianato e alle botteghe storiche dei nostri centri abitati, dei nostri centri storici e dei borghi. In realtà non lo è, perché ognuno di noi, quando poi torna nei propri territori, ha a che fare proprio con il tessuto identitario che c'è nelle nostre città, nella storia millenaria, che è fatto appunto di botteghe e di manifattura, lo abbiamo detto.
Noi voteremo “no” a questo articolo e ci teniamo anche ad esplicitarlo - per questo ho chiesto la parola - perché il nostro atteggiamento, puntuale e nel merito, ha dimostrato come ci debba essere anche capacità di ascolto, accettando e votando a favore di emendamenti proposti dalla maggioranza, dalla Lega.
Voi avete bocciato qualsiasi nostra proposta e non ne capiamo il motivo, se non per furore ideologico e per appuntarvi questo distintivo.
Allora, mentre abbiamo votato a favore di alcuni emendamenti e di alcune proposte migliorative, votiamo “no” a questo articolo 4, perché non avete previsto nessun tipo di risorsa e non avete neanche voluto ascoltare il suggerimento che vi abbiamo dato.
Provate ad accettare questo emendamento 4.13 affinché i comuni, in collaborazione con soggetti pubblici e privati, possano individuare misure di incentivazione e sostegno economico finalizzato alla permanenza delle botteghe, delle attività commerciali, perché possano sostenere il passaggio generazionale. No, non l'avete accettato.
Vorrei che fosse chiara una cosa. Questa legge dà ai comuni strumenti, in qualche modo, di circoscrizione, di limitazione, che in parte poi c'erano già. Quindi, non è neanche tutto questo fenomeno, a voler dire la verità, questa legge. Infatti, dà la possibilità di individuare ambiti - già i comuni lo possono fare -, dà la possibilità di individuare divieti di categorie merceologiche, imporre distanze, anche regolare, come dire, in qualche modo, gli orari. Con un divieto si può impedire a un'attività indesiderata di aprire o, in qualche modo, la si ostacola, perché appunto indesiderata, perché non fa bene a quel centro storico. Ma con un divieto non si fa restare aperta una bottega che chiude, perché l'affitto magari è raddoppiato, perché il titolare va in pensione e nessuno subentra.
Ecco, noi votiamo “no” nel merito a questo articolo, perché rifiuta di accogliere una nostra proposta di buonsenso che proponeva delle agevolazioni fiscali per il passaggio generazionale, dei bonus fiscali, una qualche incentivazione di risorse attivata attraverso una collaborazione con le camere di commercio, con le fondazioni, con il partenariato pubblico-privato. Ma perché non volete migliorare questa legge per dare una mano alle botteghe e agli artigiani del nostro Paese? Ci volete spiegare perché dite “no” anche a norme di buonsenso che qualificherebbero persino la proposta di legge a vostra firma (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo per dichiarare il voto contrario all'articolo 4. Come è stato anche già detto da alcuni colleghi, questo articolo era forse quello più importante, perché inizialmente c'erano dei fondi e c'era anche la prospettiva, magari in futuro, di poter implementare quei fondi. Solo per dire che eravamo proprio d'accordo con questo testo a prima firma Molinari ed eravamo proiettati nell'aiutare la maggioranza a migliorare il testo.
Abbiamo fatto audizioni, abbiamo ascoltato chi rappresenta i nostri sindaci, perché oggi stiamo parlando di questo: stiamo parlando di chi sta sul territorio, stiamo parlando dell'economia locale dei nostri territori, dei nostri centri storici, dei lavoratori, degli artigiani, di chi lavora con le botteghe. Eppure, avete bocciato tutte le nostre proposte che, veramente, erano secondo noi assolutamente condivisibili. Evidentemente, forse per il fatto che vengono dalle opposizioni, vi mettete sempre questo muro davanti, invece di pensare a chi sta fuori, al bene di chi ogni giorno alza la saracinesca.
Insomma, questo articolo dedicava dei fondi. Voi lo avete di fatto stracciato. Infatti, sono anni che abbiamo questo testo in Commissione e di fatto perde il suo valore. Perde il suo valore economico, ma anche il valore di fronte a chi ogni mattina si alza, apre la bottega, riesce a rimanere nel centro storico di una città dove magari tutto è cambiato rispetto, ovviamente, a quello che poteva essere nelle generazioni passate. Io credo che ognuno di noi viva in una città dove sta succedendo questo e nella quale, magari, c'è un anziano sarto che ha anche difficoltà a trovare un giovane per poter fare un passaggio generazionale, tant'è che noi avevamo anche proposto di aiutare questo passaggio generazionale. Ed è una delle cose che ci è stata chiesta in audizione, ma anche un aiuto per poter pagare le bollette, piuttosto che un aiuto per gli affitti che aumentano di anno in anno. E sono i sindaci quelli ai quali questi bottegai vanno a suonare alla porta per chiedere un aiuto.
Pertanto, questo piccolo fondo economico andava ad aiutare chi oggi, tra l'altro, è in enorme difficoltà perché state tagliando tutti i fondi ai comuni e alle istituzioni locali: ecco perché voteremo contro questo articolo, perché nell'impianto originale, di fatto, era molto più condivisibile e in questo momento crediamo che la priorità dovrebbe essere proprio quella di aiutare, anche economicamente, chi sta sui nostri territori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, il deputato Cappelletti. Ne ha facoltà.
ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Grazie, Presidente. Aggiungo solo una considerazione, ossia che forse - considerata anche la possibilità di una convergenza politica molto ampia su questo testo, nel momento in cui la maggioranza e il Governo si sono resi conto che venivano meno le coperture, che erano peraltro previste dagli stessi presentatori del provvedimento - sarebbe stato opportuno accantonarlo, in attesa della possibilità di trovare una linea di finanziamento. Perché così com'è, decurtato di queste coperture, di questi finanziamenti, di fatto rimane solo un documento di propaganda, che serve a usare il condizionale: vorremmo tutelare, vorremmo valorizzare le attività commerciali e artigiane, ma in questo momento non siamo in grado di farlo.
PRESIDENTE. Quindi lei chiede l'accantonamento dell'articolo?
ENRICO CAPPELLETTI (M5S). No, io ho semplicemente fatto questa considerazione: preso atto del fatto che non ci sono le coperture previste nel testo base, e questo è un dato di fatto, i 300 milioni di euro per i prossimi 3 anni, maggioranza e Governo avrebbero dovuto ritenere opportuno tenere in separata sede questo provvedimento…
PRESIDENTE. Ho capito, la ringrazio.
ENRICO CAPPELLETTI (M5S). …in attesa di trovare le disponibilità, perché così non è altro che una propaganda fine a sé stessa, che illude peraltro…
PRESIDENTE. Grazie, grazie. Le ricordo che con il suo intervento a titolo personale ha più che sforato.
ENRICO CAPPELLETTI (M5S). …una categoria che è anche particolarmente in difficoltà.
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4, nel testo emendato.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 80).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.02 Pavanelli. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.02 Pavanelli, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 81).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.04 Appendino. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.04 Appendino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 82).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.05 Ghirra. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Ne approfitto anche per fare una cosa che non ho fatto prima: volevo ringraziare la collega Pavanelli, che, dopo il mio transito in Commissione trasporti, ha fatto propri gli emendamenti in Commissione attività produttive, evitando che decadessero, anche se purtroppo questo non ha fatto migliorare troppo il testo.
Con questo emendamento cerchiamo di restituire dignità a questa proposta di legge, nel senso che stiamo esattamente ripristinando l'ex articolo 4 del testo originario, che prevedeva 300 milioni di euro all'anno per tre annualità per finanziare gli obiettivi di questa norma. L'unica modifica che abbiamo fatto è l'estensione del numero di abitanti dei comuni beneficiari del Fondo, che è stato ampliato a 10.000.
Io purtroppo so che questo emendamento sarà bocciato, perché se fosse stato possibile stanziare queste risorse, probabilmente non sarebbe stata modificata la legge dalla maggioranza stessa, ma prego i colleghi e le colleghe di tenere in considerazione il fatto che stiamo approvando un testo vuoto - questa è una pura illusione, che ha creato delle aspettative nei sindaci, ma anche nelle associazioni di categoria, rispetto alla possibilità di rilanciare l'attività nei nostri centri storici e che, invece, non avrà gambe, perché di fatto prevedete solo dei divieti - e che con la legge di bilancio, invece, si possono stanziare adeguate risorse per tutelare effettivamente le nostre attività commerciali e artigianali ed evitare la desertificazione commerciale dei nostri centri storici (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.05 Ghirra, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio).
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 83).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.09 Ruffino. Se nessuno chiede di intervenire lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.09 Ruffino, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 84).
Passiamo agli identici articoli aggiuntivi 4.011 Benzoni e 4.012 Peluffo, su cui vi è il parere contrario della Commissione e del Governo. Ha chiesto di parlare il deputato Gnassi. Ne ha facoltà.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sì, vi teniamo un po' qui oggi su questo tema del sostegno alle attività commerciali, delle botteghe nei centri storici del nostro Paese. Infatti, con questo articolo aggiuntivo noi abbiamo proposto di migliorare il testo a vostra firma sul tema degli affitti sostenibili per chi resta nei centri storici. È un articolo aggiuntivo che introduce un articolo 4-bis con due strumenti: il primo, quello che prevede che i comuni possano promuovere accordi territoriali per favorire condizioni di locazione sostenibili per le attività commerciali e artigiane nei centri storici; il secondo permette che possano prevedere agevolazioni sui tributi locali per i proprietari che affittano a condizioni concordate i locali destinati alle attività commerciali nei centri storici, botteghe artigiane.
Partiamo da un dato che nessuno può contestare. Insieme al costo dell'energia, alla concorrenza del commercio online, come è stato detto, il livello degli affitti è una delle prime cause di chiusura delle botteghe nei centri storici: le attività storiche e i locali vengono sostituiti da soggetti forti, magari da grandi catene, da fondi. Non è una tesi del Partito Democratico: nelle audizioni Confcommercio, Confesercenti, CNA e Confartigianato hanno indicato anche il caro affitti come una delle priorità su cui intervenire. Ancora, Federimpresa, il Codacons hanno proposto riduzioni di IMU - perché no? - e Tari. Per questo, ci voleva un fondo nazionale che potesse aiutare i comuni in queste misure.
C'è un vuoto anche nel nostro ordinamento: per le case esiste il canone concordato, previsto da una legge del 1998, costruito su accordi locali tra proprietari e inquilini. Per i locali commerciali non esiste nulla di analogo. Il nostro articolo aggiuntivo prova a intervenire in modo puntuale ed efficace e cerca di colmare quel vuoto. Tra l'altro, lo fa in modo rispettoso dell'autonomia: dà ai comuni la facoltà di promuovere accordi e di usare la leva dei propri tributi, a maggior ragione se ci fosse un fondo nazionale che lo sostiene. Niente, neanche questo.
Guardate, a un certo punto, visto che siamo a ridosso delle elezioni, ogni parlamentare tornerà nel proprio comune, nel proprio territorio, e dirà al proprio comune, al proprio territorio: ho fatto questo, cioè per i centri storici, le attività commerciali, i negozi, le botteghe storiche, abbiamo portato a casa l'ennesimo distintivo.
Se poi la Sottosegretaria ogni tanto si degnasse (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) anche di una nota di attenzione, le parole magari potrebbero essere ascoltate per apportare migliorie. Non lo ha mai fatto. Grazie di essersi girata, dopo un'ora, verso chi le parla, è un atteggiamento che vogliamo riconoscere.
Guardate, qui il punto non è fare l'opposizione che vi dice delle cose strampalate, tira i coriandoli della politica in aria per attaccarvi. Però avete avuto un Ministro che, sull'identità del patrimonio italiano, ci ha costruito persino il proprio meme: non si sa più se è un Ministro o è diventato Crozza. Vi ricordate Urso? Quello del carrello tricolore. Oggi il carrello tricolore, dopo 4 anni, è un carrello vuoto; è un carrello vuoto, perché gli italiani e le famiglie non hanno potere d'acquisto, ed è un carrello vuoto, perché non arrivano neppure le merci per il caro energia, per la benzina e il carburante (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Potete sorridere, ma verrete giudicati dai fatti, non dalle parole che un deputato dell'opposizione oggi vi dice in Aula; verrete giudicati dagli italiani dai fatti.
Quel Ministro, oltre al carrello tricolore, propose - ci sarebbe da piangere oggi - il cartello obbligatorio dei prezzi del carburante ai distributori italiani. Vi facciamo vedere noi come conteniamo i prezzi del carburante! Non solo quella proposta fu bocciata dal Consiglio di Stato, ma è evidente oggi che, con il blocco di tutta Italia per il caro carburante, non arrivano le merci, il carrello è vuoto e il cartello ce lo ha a casa Urso.
Allora, se potete in qualche modo ascoltare, accettate qualche consiglio per migliorare la vita, non di un commerciante del Partito Democratico o della Lega, ma dei commercianti italiani, che fanno fatica a tirare su la serranda e la saracinesca nei centri storici. Date una mano a quelle botteghe. Avete anche degli amministratori ed ex amministratori locali tra le vostre file.
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
ANDREA GNASSI (PD-IDP). Perché non ascoltate le proposte che vengono dai comuni? Diamo una mano a questo tessuto produttivo importante per il nostro Paese, che è anche un tessuto sociale, identitario e che tiene vive le nostre città (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti 4.011 Benzoni e 4.012 Peluffo, con il parere contrario della Commissione e del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 85).
Passiamo all'articolo aggiuntivo 4.013 Cappelletti. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 4.013 Cappelletti, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 86).
(Articolo 5 - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 5. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 87).
(Articolo 6 - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 6. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Intervengo, anche in questo caso, per motivare il voto contrario su questo articolo, che reca la clausola di invarianza finanziaria, di fatto sostituendo il fondo di 300 milioni di euro annui che erano stati, invece, precedentemente immaginati.
Grazie a questo articolo, le amministrazioni interessate provvedono all'attuazione della presente legge nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Tante grazie. Di fatto, con questa norma, stiamo introducendo norme che non servono a nulla, perché i comuni non possono fare niente di più di quello che già fanno oggi. Anzi, rischiamo che i regolamenti che hanno approvato e che hanno messo in atto fino a oggi vengano in contrasto con le norme che state approvando.
Complimenti (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 88).
(Esame degli ordini del giorno - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).
Invito la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Bergamotto, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.
FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/1 Barabotti il parere è favorevole con la riformulazione dei primi due impegni e favorevole sugli altri. Passo alla lettura dei primi due impegni: “a valutare l'adozione di ulteriori iniziative volte a sostenere la vendita diretta dei prodotti agricoli da parte degli imprenditori agricoli anche nei centri storici, riconoscendone la specificità giuridica e la funzione di valorizzazione delle produzioni agricole e dei territori, nonché il potenziale contributo alla rivitalizzazione economica e sociale del tessuto urbano; a promuovere, nell'ambito delle competenze statali e nel rispetto delle attribuzioni delle regioni e degli enti locali, indirizzi e misure volti a favorire tali attività in ulteriori aree dedicate, secondo la regolamentazione del comune competente e nel rispetto del decoro urbano e del patrimonio artistico, ambientale e archeologico, in coerenza con la disciplina speciale prevista dall'articolo 4 del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228, evitando indebite assimilazioni all'ordinaria attività commerciale al dettaglio e ferma restando l'osservanza delle disposizioni igienico-sanitarie, di sicurezza, di tutela dei consumatori e delle altre norme applicabili”.
PRESIDENTE. Sottosegretaria, se è possibile leggiamo soltanto le parti che differiscono, dal punto di vista del Governo, dal testo degli estensori.
FAUSTA BERGAMOTTO, Sottosegretaria di Stato per le Imprese e il made in Italy. Va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/2 Bakkali il parere è favorevole con la seguente riformulazione dell'impegno: “a valutare gli effetti applicativi del provvedimento in esame, anche al fine di assumere, nell'ambito delle proprie competenze e nel rispetto delle prerogative del Parlamento, ulteriori iniziative volte a inserire la tutela dei centri storici in una strategia nazionale più ampia e nel rispetto dei vincoli di bilancio; ad adottare iniziative di sostegno per le economie di prossimità e di rigenerazione sociale dei territori”.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/3 Varchi il parere è favorevole a tutti gli impegni, con riformulazione del primo impegno: “A valutare l'opportunità di adottare ulteriori iniziative normative volte a introdurre, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica, limitatamente alle botteghe di cui all'articolo 3, comma 1, lettera b), contributi per interventi di recupero, restauro e riqualificazione dei relativi immobili, ove riconosciuti di interesse storico e culturale”.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/4 Cerreto il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/5 De Palma il parere è favorevole a tutti gli impegni tranne il primo, quindi escluso il primo.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/6 Simiani il parere è contrario.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/7 Cappelletti il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno che passo a leggere: “impegna il Governo ad adottare ogni utile iniziativa volta a promuovere, in raccordo con gli enti locali, processi virtuosi per sostenere la logistica sostenibile, la distribuzione urbana delle merci nei centri storici, che individuino l'elettrificazione progressiva dei mezzi impiegati nelle attività di trasporto e consegna delle merci uno strumento prioritario per la riduzione dell'impatto ambientale della logistica urbana, tenendo conto delle specificità dei centri storici, delle esigenze degli operatori economici e della disponibilità delle infrastrutture di ricarica”.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/8, Ferrara il parere è favorevole con esclusione del primo impegno. Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/9 Pavanelli il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/10 Appendino il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “impegna il Governo a sostenere, nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica, l'innovazione dei processi produttivi e commerciali e il trasferimento intergenerazionale delle competenze in favore delle micro e piccole imprese artigiane operanti nei centri storici, con particolare attenzione alle attività tradizionali e a quelle a rischio di perdita delle competenze e dei saperi artigianali, anche attraverso il coordinamento con i pertinenti programmi europei e con gli strumenti di sostegno nazionali e regionali”.
Sugli ordini del giorno n. 9/362-A/11 Pandolfo, n. 9/362-A/12 Peluffo, n. 9/362-A/13 Di Sanzo, n. 9/362-A/14 Gnassi e n. 9/362-A/15 De Micheli il parere è contrario.
Sugli ordini del giorno n. 9/362-A/16 La Salandra, n. 9/362-A/17 D'Orso e n. 9/362-A/18 Gardini il parere è favorevole.
Sugli ordini del giorno n. 9/362-A/19 Ghirra e n. 9/362-A/20 Grimaldi il parere è contrario.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/1 Barabotti, c'è una proposta di riformulazione da parte del Governo, viene accolta? Sì.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/2 Bakkali, c'è una proposta di riformulazione da parte del Governo: va bene.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/ 3 Varchi, proposta di riformulazione da parte del Governo: va bene. Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/4 Cerreto, il parere è favorevole.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/5 De Palma, c'è una proposta di riformulazione che viene accolta. Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/6 Simiani, il parere è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/362-A/6 Simiani con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 89).
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/7 Cappelletti c'è una proposta di riformulazione, che viene accolta.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/8 Ferrara, c'è una proposta di riformulazione, che viene accolta.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/9 Pavanelli, il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/10 Appendino, c'è una proposta di riformulazione, che viene accolta.
Sull'ordine del giorno n. 9/362-A/11 Pandolfo, il parere è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. n. 9/362-A/11 Pandolfo con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 90).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/362-A/12 Peluffo, sul quale il parere del Governo è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/362-A/12 Peluffo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 91).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/362-A/13 Di Sanzo, sul quale il parere del Governo è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/362-A/13 Di Sanzo, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 92).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/362-A/14 Gnassi, sul quale il parere del Governo è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/362-A/14 Gnassi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 93).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/362-A/15 De Micheli, sul quale il parere del Governo è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/362-A/15 De Micheli, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 94).
Sugli ordini del giorno n. 9/362-A/16 La Salandra, n. 9/362-A/17 D'Orso e n. 9/362-A/18 Gardini il parere è favorevole.
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/362-A/19 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario.
Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/362-A/19 Ghirra, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 95).
Passiamo all'ordine del giorno n. 9/362-A/20 Grimaldi, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.
MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Io vorrei fare un ultimo appello ai patrioti, sono tanti: alcuni credono nella Costituzione, altri un po' meno, però spero che siamo tutti patrioti qua dentro. Allora, vi ho visti tanto impegnati negli scorsi anni - non lo fate da un po' - a dire ai piccoli commercianti, soprattutto dei nostri centri storici, che sono stati massacrati da Amazon e da chi, durante la pandemia, ha tratto un vantaggio competitivo dal fatto che fossimo tutti chiusi. Qualche anno fa lo dicevate anche voi.
Leggete questo ordine del giorno, perché è molto semplice. Dice: ma non è che possiamo sgravare, per esempio, i costi del POS a tutti i commercianti, soprattutto i piccoli commercianti italiani, facendo cosa? Trovando le risorse dalla tassazione sui profitti di queste grandi multinazionali come Amazon che, tra l'altro, fanno una cosa molto semplice, fanno profit shifting, cioè provano a pagare i profitti fuori da questo Paese. E vi dico di più: se andate nei centri storici italiani, perché sono tutti uguali l'uno con l'altro? Perché in gran parte ormai sono stati sfrattati dalle nostre vie? Perché vedete le stesse vetrine di Gucci, le stesse vetrine delle grandi multinazionali? Perché fanno anche loro la stessa cosa, fanno profit shifting, cioè fanno esattamente quello che gli altri artigiani non possono fare. Mica possono spostare la sede legale all'estero, mica possono farsi pagare, anzi, pagare tantissimo, che cosa? Dei grandissimi elusori, che sono quelli che fanno queste magie, magie contabili. Poi puoi anche spendere 30 o 40.000 euro di affitto, tanto è solo brand, è solo marketing.
Patrioti, mi spiegate perché non potete votare nemmeno un ordine del giorno? Capisco che vi faccia paura votare un ordine del giorno che, tra l'altro, dia a tutti questi artigiani, che resistono nonostante il caro vita, resistono nonostante voi. Altro che blocchi, siete voi il blocco più grande che ha questo Paese! Siete voi che non volete dare risposte alla crisi! Fatevi un po' un'analisi di coscienza e spiegateci perché non volete votare questo ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/362-A/20 Grimaldi, con il parere contrario del Governo.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera respinge (Vedi votazione n. 96).
È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.
(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.
Ha chiesto di parlare, per dichiarazione di voto, il deputato Gianangelo Bof. Ne ha facoltà.
GIANANGELO BOF (MISTO-FNV-F). Presidente, onorevoli colleghi, siamo alle solite, cioè un “decreto annuncio”, un decreto che dovrebbe andare a favore di quelli che sono i borghi storici.
Andiamo però nei contenuti. Cosa c'è realmente in questo provvedimento? Non ci sono contenuti economici, cioè per i nostri borghi storici non c'è nulla. Ma di quello che c'è, cosa c'è in realtà? Di quello che c'è, ci sono, tra l'altro, normative che già oggi vengono esercitate dai comuni. Se vedo, ad esempio, la chiusura dei locali che può essere prevista per motivi di igiene, ordine e sicurezza pubblica, entro una certa ora, in determinate zone del territorio, può già essere fatta oggi dai sindaci con un'ordinanza comunale. Quindi non è nulla di nuovo, è una pratica che è già diffusa.
Poi spiegherò perché viene fatto questo provvedimento: questo provvedimento servirà per le locandine Facebook, Instagram e i social di domani, e vi spiegherò anche il come e il perché. In realtà, questo provvedimento permette di intervenire su quella che è una materia, tra l'altro, concorrente con le regioni, perché la materia urbanistica è materia delle regioni e la materia del commercio è materia dei comuni. Permette al Governo di intervenire a gamba tesa sulle materie dei comuni e delle regioni per dare la possibilità ai comuni di poter definire quali sono le merceologie commerciali o le tipologie di negozi che possono essere aperti, a quale distanza possono essere aperti e la quantità che ci può essere all'interno del territorio, di un centro storico o di un borgo.
Per il resto, fra virgolette, non c'è nulla. Perché non c'è il sostegno alle attività commerciali nei centri storici, non c'è la previsione, ad esempio, della possibilità di parcheggi scambiatori all'interno dei centri storici, che sarebbe quello che potrebbe rilanciare la possibilità delle persone di recarsi nei centri storici per fare la spesa. Non c'è alcun vantaggio di fiscalità per i centri storici. Vedete, questa norma, a mio avviso, suppongo, verrà venduta come la norma “anti-kebab”, in modo che io possa limitare l'apertura di determinati tipi di attività merceologiche all'interno dei centri storici oppure potrò andare a decidere quali tipologie di attività potranno aprire, a che distanza, eccetera. Bene. Ma siccome - lo dice la norma stessa - non potranno essere definite le tipologie o i soggetti che potranno aprire o non potranno aprire, ma potranno essere definite solo le categorie merceologiche, è chiaro che, come categoria merceologica, non ci sarà nessuna differenza fra la piadineria e il kebab o fra la rosticceria e il ristorante cinese. Quindi, non si potrà, di fatto, normare nulla di questo tipo all'interno dei centri storici.
Ripeto, però, leggetevi il provvedimento, andate a vedere cosa c'è scritto, andate a vedere cosa disciplina. Poi invito chiunque a trovarmi una sostanza all'interno di questo provvedimento. Quindi, il nostro voto sarà sicuramente favorevole nelle intenzioni, ma, ovviamente, totalmente vuoto di contenuti.
Ora però vi elenco cosa ci chiedono i commercianti, cosa ci chiedono le botteghe, cosa ci chiedono nei centri storici. Quelli che oggi hanno le botteghe nei centri storici ci chiedono: dateci una semplificazione delle procedure; noi siamo costretti a fare procedure fiscali, amministrative, la verifica delle bilance, piuttosto che tutte le cose che sono obbligati a fare anche nei centri commerciali; ma noi, ahimè, con i pochi introiti che abbiamo, vogliamo che queste attività siano semplificate per le piccole botteghe, sennò ci fate chiudere.
Le piccole botteghe ci chiedono: non fateci gli accertamenti fiscali sugli anni in cui eravamo chiusi per il COVID e distribuivamo il caffè fuori dalla finestra del bar. Diciamolo anche al Ministero dell'Economia e delle finanze che non possiamo andare a fare gli accertamenti fiscali e le verifiche sui bar che erano chiusi durante il periodo del COVID. Risparmiamogli questa incombenza, soprattutto alle piccole attività, soprattutto alle attività nei borghi e nei centri storici, perché questo ci vengono a raccontare oggi le attività produttive. Cioè noi, oltre ad aver avuto il danno del COVID, oggi ci troviamo anche l'accertamento dell'Agenzia delle Entrate su quegli anni in cui eravamo chiusi e non potevamo lavorare, perché il COVID non ci consentiva di lavorare, con i DPCM non potevamo lavorare. Questo ci chiedono.
Le piccole attività commerciali nei centri storici ci chiedono: non fateci fare la concorrenza sleale dalle piattaforme online, oppure tassate le piattaforme online quanto tassate noi; fate prelievo fiscale alle piattaforme online quanto lo fate a noi; fate in modo che chi vende nel nostro territorio paghi le tasse nel nostro territorio, perché noi qui le dobbiamo pagare, non ci possiamo spostare da qui. Questo ci chiedono le botteghe nei centri storici.
Le botteghe nei centri storici ci chiedono: consentiteci, soprattutto nei piccoli comuni montani, una diversificazione merceologica. Oggi, nei piccoli comuni montani, la bottega deve poter vendere di tutto, perché magari ci sono due botteghe e quelle due botteghe sono quelle che tengono in vita il Paese in quella piccola località montana. No, ma noi prevediamo che, se c'è una tipologia merceologica, solo quella possono vendere. Facciamo in modo che chi vende il prosciutto, vende il pane, possa vendere anche i tabacchi, i giornali e che la piccola bottega possa fare anche da ferramenta nel piccolo comune montano: ecco che così si riescono a tener vive le piccole attività nei comuni montani. Ampliamo la tipologia merceologica nei piccoli comuni delle montagne.
Questo ci chiedono: dateci una fiscalità forfetaria nei piccoli comuni montani, vi paghiamo quello che vi è dovuto come Stato e dopo lasciateci in pace, perché non possiamo spendere quello che guadagniamo in burocrazia, in adempimenti fiscali, in adempimenti contabili (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Questo ci chiedono, nei piccoli comuni montani o nei piccoli comuni, nei borghi, le attività.
Ci vuole un atto di coraggio, perché, ahimè, questo provvedimento non ha nessuna posta economica in ballo, non c'è un euro in questo provvedimento. Voi ditemi come possiamo fare ad aiutare nei piccoli comuni le botteghe, i borghi, eccetera; come possiamo fare ad incentivarli se qui non c'è un euro, non c'è nulla! C'erano 300 milioni, che poi sono stati tolti! Quindi non c'è nulla, non c'è nulla per aiutare, senonché qualcosa che già i sindaci possono fare oggi, oppure un intervento, giusto per far vedere che facciamo qualcosa, sulla materia concorrente che può essere già disciplinata dalle regioni. Vi ricordo infatti che l'urbanistica è una materia delle regioni, è una materia concorrente. Vorrei ricordarlo soprattutto ai colleghi della Lega, che magari si sono dimenticati che ci sono delle materie concorrenti con le regioni e, quindi, ci sono già regioni che possono disciplinare, all'interno dei centri storici, come svolgere le attività commerciali.
Ma se vogliamo aiutare veramente le nostre attività nei piccoli borghi limitiamo, soprattutto alla periferia dei piccoli borghi, i grandi insediamenti commerciali, i grandi centri commerciali che non lasciano spazio al piccolo artigiano, che non lasciano spazio alla piccola bottega, che non lasciano spazio alla piccola iniziativa imprenditoriale. Molto spesso sono multimarche e franchising che si insediano appena fuori dai centri delle città. Ovviamente fanno comodo alle amministrazioni comunali, perché versano oneri di perequazione, versano oneri edilizi che fanno comodo alle casse dei comuni, ma poi improvvisamente fanno morire completamente il centro storico e di esempi quanti ne abbiamo visti. Facciamo una norma che limiti la realizzazione di nuovi centri commerciali vicino ai centri storici, vicino alle aree dove, in realtà, noi dobbiamo far rivivere quel paese. Questo è quello che chiedono le attività commerciali.
Se per caso dico qualcosa che non vi risulta essere vera, andate in qualche piccola bottega, andate a trovare qualche piccolo commerciante e chiedetegli e vedrete che il piccolo commerciante, guarda caso, vi risponderà esattamente quello che vi ho detto io. Andiamo ad ascoltare la gente, se veramente vogliamo aiutare i borghi: ascoltiamo chi le attività nei borghi ce le ha. Ci vogliono un po' di risorse e, fra virgolette, un po' di ascolto, perché questo è quello che ci chiedono le piccole attività nei borghi storici (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauro Del Barba. Ne ha facoltà.
MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, annuncio in apertura il nostro voto di astensione su questo provvedimento. È un'astensione che riconosce il valore dell'obiettivo e insieme, però, esprime un giudizio critico sulla distanza tra le intenzioni dichiarate e gli strumenti messi effettivamente a disposizione per realizzarle.
La tutela dei centri storici e delle attività commerciali e artigianali che li animano è una questione seria e di grande attualità. Riguarda il lavoro, la qualità della vita, i servizi ai cittadini, la possibilità che una comunità conservi la propria identità e costruisca il proprio futuro. Una bottega che chiude può lasciare un vuoto che va molto oltre la perdita di un esercizio commerciale: può scomparire un mestiere; può interrompersi una carriera, una storia imprenditoriale; può venir meno un servizio indispensabile, magari per una persona anziana. Nei piccoli comuni, soprattutto, quel vuoto può cambiare la vita quotidiana di un'intera comunità. Guardate, proprio questa settimana, lunedì, prima di prendere il treno, sono andato nel centro del mio paese, perché chiudeva un negozio storico, Ciapponi Gianfranco, che avrebbe fatto cento anni tra poco. Negozi che prendono i nomi da chi li ha fondati, che vengono portati avanti dai figli e posso testimoniare come, nell'intera comunità di Morbegno, questo aspetto abbia toccato il senso del futuro e di precarietà che riguarda chi abita quelle comunità.
Per queste ragioni, abbiamo affrontato il provvedimento con attenzione e con disponibilità a contribuire, a dare il nostro apporto e avremmo voluto un risultato più concreto. La debolezza centrale di questa legge è che, alle buone intenzioni, non segue un impegno adeguato in termini di strumenti e, soprattutto, di risorse, in particolare di risorse finanziarie. Quando il Parlamento approva una legge per tutelare un'attività economica, bisognerebbe saper spiegare a chi la esercita che cosa cambierà dal giorno dopo, quale possibilità in più avrà chi fatica a restare aperto, quale investimento nuovo potrà affrontare e su quale sostegno aggiuntivo potrà contare. Sono domande semplici, alle quali il testo offre risposte insufficienti. Il commerciante che deve rinnovare il contratto di affitto, l'artigiano che deve adeguare il laboratorio e il titolare che cerca qualcuno a cui trasmettere il mestiere conoscono già il valore del proprio lavoro: non hanno bisogno di una coccarda, hanno bisogno di condizioni che consentano di proseguirlo.
I problemi possono essere molto diversi: i costi di gestione e la manutenzione degli immobili, la difficoltà di trovare personale, il passaggio generazionale - e qui ricordo quando, due legislature fa, con il senatore Carlo Sangalli riuscimmo a stendere un testo di legge per il passaggio generazionale che poi, purtroppo, non ha trovato nelle legislature seguenti il degno prosieguo, però è un tema che ricordo, perché sui nostri territori è sentito da anni, in particolare per le attività artigiane -, e poi c'è la trasformazione dei costumi, ovviamente, e nel modo di consumare. È chiaro che quello che veniva ricordato, anche in precedenza, incide parecchio sulle abitudini che, però, soprattutto nei centri storici, possono essere conservate. Una legge non può risolvere tutte queste criticità, è chiaro; non vogliamo dire che tutte quante dovessero essere risolte, però almeno scegliere di intervenire e assumersi una priorità, una parte di responsabilità, questo sì, e, da questo punto di vista, ci sembra troppo debole.
Il provvedimento disciplina soprattutto la possibilità dei comuni di introdurre prescrizioni sulle attività consentite, sulle distanze tra gli esercizi, sugli orari di apertura. Mette a disposizione strumenti di regolazione che possono incidere sulle attività delle imprese, peraltro non tenendo adeguatamente conto del fatto che già i comuni e le regioni si sono posti questo tema e che, semmai, andava cercato un coordinamento maggiore. Alla possibilità di prescrivere e limitare, però, non corrisponde un investimento aggiuntivo per accompagnare, sostenere e rinnovare, come dicevamo. È questo squilibrio a impedirci di esprimere un voto favorevole.
La tutela del patrimonio storico e della vivibilità può certamente richiedere regole specifiche. I comuni devono poter affrontare situazioni nelle quali determinate attività producono effetti incompatibili con i luoghi e con le esigenze dei residenti. Ma ogni prescrizione deve essere motivata, proporzionata e valutata per le conseguenze che produce. Una distanza minima tra esercizi, per fare un esempio, può ostacolare una nuova apertura, senza migliorare le condizioni delle attività esistenti; un vincolo può aggiungere un costo, senza contribuire alla qualità dello spazio urbano. Per questo, la finalità condivisibile deve accompagnarsi alla verifica dell'utilità concreta degli strumenti. E la vitalità di un centro storico dipende anche dalla possibilità che qualcuno decida di investirvi, di aprire un'attività, di portare nuove competenze e nuovi servizi. La tutela deve lasciare lo spazio anche a questa iniziativa e deve essere accompagnata da una politica di sostegno credibile.
Sappiamo bene che le risorse pubbliche sono limitate, specialmente se vengono sperperate in campagne che servono più alla propaganda del Governo. Proprio per questo, occorre individuare le priorità, delimitare gli interventi, stabilire criteri rigorosi e finanziarli in misura sostenibile. Anche un programma circoscritto, rivolto alle situazioni più fragili, avrebbe dato concretezza alla volontà di intervenire, anche solo con una scelta tra quelle contenute nel progetto di legge. Alla fine, però, la clausola di invarianza finanziaria assicura che la legge non genererà nuovi oneri, ma da sola non assicura che gli obiettivi della legge possano essere raggiunti. Ai comuni viene chiesto di operare con il personale, gli strumenti e le risorse già disponibili, ma quelle disponibilità sono già impegnate in molte altre funzioni. Nei piccoli enti, dove la chiusura di un solo negozio può avere conseguenze rilevanti, il margine per sostenere queste nuove attività può essere particolarmente ridotto. Il rischio è che proprio i territori più fragili - anzi, in questo caso è una certezza - abbiano meno possibilità di utilizzare le opportunità annunciate in questo provvedimento.
Lo Stato riconosce un'esigenza, mette la coccarda, approva una legge, affida un compito ai comuni e poi lascia che siano i loro bilanci a stabilire quanto di quell'impegno potrà tradursi in realtà. È qui che nasce il rischio del solito provvedimento bandierina: una pacca sulla spalla, una strizzatina d'occhio a quei commercianti e artigiani di cui magari speriamo di ricevere il voto, il messaggio rassicurante: abbiamo pensato anche a voi. Ecco, ci abbiamo pensato, ma non basta il pensiero, non è come nel caso di un regalo a un congiunto in cui basta il pensiero. Chi ogni giorno alza una saracinesca ha infatti bisogno che quell'attenzione trovi un seguito, altrimenti il riconoscimento pubblico rischia di esaurirsi al momento dell'annuncio. Questo mortifica la stessa proposta, che avremmo apprezzato diversamente, ne riduce l'ambizione.
Un tema che meriterebbe una politica continuativa, investimenti e risultati verificabili viene affidato a una risposta troppo leggera rispetto alla portata dei problemi. La nostra astensione vuole sottolineare questa insufficienza: riconosciamo l'utilità di mantenere alta l'attenzione sui centri storici, sulle attività che li fanno vivere; chiediamo che a quell'attenzione corrisponda una responsabilità concreta, una scelta, almeno una.
Nel corso dell'esame, peraltro, sono state avanzate molte richieste ragionevoli, la maggior parte delle quali non sono state accolte. Si è proposto di favorire condizioni di locazione sostenibile attraverso accordi territoriali e strumenti volontari; si è chiesto di affiancare alla regolazione incentivi per la permanenza delle attività; sono stati indicati il recupero degli spazi inutilizzati, la formazione, l'innovazione e la trasmissione delle competenze come ambiti sui quali costruire una politica di valorizzazione. Erano contributi sui quali sarebbe stato possibile lavorare. Il mancato accoglimento di molte di queste richieste ha lasciato irrisolti i problemi che incidono sulla capacità del provvedimento di raggiungere le proprie finalità. Questo perché un'attività storica continua a vivere se trova clienti, se riesce a investire, se può trasmettere il proprio sapere e offrire un reddito a chi la porta avanti; il suo bisogno storico ha bisogno anche di una prospettiva economica. Su queste condizioni dovremmo misurare l'efficacia delle nostre decisioni.
Signor Presidente, vado a chiudere. La nostra attenzione nasce, dunque, da un giudizio preciso: le finalità del provvedimento sono condivisibili e meritano un riconoscimento, ma gli strumenti e le risorse rimangono insufficienti, se non assenti. Il testo non ha accolto contributi che avrebbero potuto renderlo più equilibrato e concreto. Le buone intenzioni impegnano…
PRESIDENTE. Concluda.
MAURO DEL BARBA (IV-CR). …chi le proclama, ma quando diventano il titolo di una legge, devono trovare riscontro nelle scelte, negli strumenti e nelle risorse.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.
MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, una città non è fatta soltanto di pietre: è fatta di persone, di botteghe, di artigiani e di commercianti che ogni mattina alzano una serranda e contribuiscono a tenere viva una comunità. Quando chiude un negozio, non scompare soltanto un'attività economica, ma si perde un servizio, si interrompe una relazione e si indebolisce un punto di riferimento. E quando le serrande abbassate diventano troppe, il rischio è che alla desertificazione commerciale segua quella sociale.
La vera domanda, allora, Presidente, è questa: vogliamo centri storici solo da ammirare oppure città nelle quali continuare a vivere, a lavorare, a studiare e a costruire un futuro? Infatti, tutelare un centro storico non significa soltanto conservare il passato, ma significa creare le condizioni perché quel passato continui a vivere nel presente. Il turismo rappresenta una risorsa fondamentale per il nostro Paese, ma una città non può vivere soltanto attraverso chi la visita e ve lo dice una veneziana: deve continuare a essere un luogo per chi la abita, per le famiglie, per i lavoratori e per le imprese; deve saper coniugare attrattività turistica e qualità della vita, valorizzare il patrimonio e i servizi di prossimità. Presidente, quando questo equilibrio si spezza, il rischio è che i centri storici diventino sempre più vetrine e sempre meno comunità. Ed è un rischio che dobbiamo saper prevenire, non limitarci a contrastare quando ormai è troppo tardi.
La proposta di legge in esame affronta questa sfida, affidando ai comuni strumenti per individuare specifici ambiti di interesse storico, culturale e paesaggistico, nei quali disciplinare le attività commerciali e artigianali, nel rispetto, naturalmente, della normativa vigente. È un passaggio importante, perché ogni territorio ha una propria identità, una propria storia commerciale e un proprio equilibrio urbano. Non esiste una soluzione valida per ogni città, ma occorre consentire alle amministrazioni locali, quelle ovviamente più vicine alle esigenze dei nostri cittadini, di intervenire sulla base delle caratteristiche concrete dei luoghi con criteri trasparenti, misure proporzionate e il coinvolgimento delle categorie interessate. Non si tratta di ostacolare la libertà di impresa, né di contrapporre le esigenze del commercio alla tutela del patrimonio. Si tratta, invece, di riconoscere che la libertà economica può e deve convivere con la responsabilità di proteggere beni e interessi che appartengono a un'intera collettività. La sfida non è scegliere tra libertà e tutela, ma costruire regole che permettano ad entrambe di rafforzarsi reciprocamente.
Questo principio assume un significato particolare per l'artigianato e per le botteghe di vicinato: le botteghe custodiscono competenze, tecniche e tradizioni che spesso attraversano intere generazioni e sono luoghi nei quali la storia incontra il lavoro, la qualità e la capacità di innovare. Quando una bottega scompare, rischiamo di perdere un patrimonio di conoscenze che non si ricostruisce con un restauro. Lo stesso vale per il commercio di vicinato che offre servizi essenziali, alimenta le relazioni e contribuisce alla visibilità e alla sicurezza degli spazi urbani.
Dobbiamo però, Presidente, essere consapevoli che le regole da sole non bastano. Per contrastare la desertificazione commerciale, occorrono anche condizioni economiche che permettano alle imprese di restare sul mercato e a nuove attività di nascere. Servono opportunità per i giovani e il ricambio generazionale, innovazione, digitalizzazione e una collaborazione concreta tra istituzioni, amministrazioni locali e operatori economici. La tutela, insomma, non deve tradursi soltanto in vincoli, ma deve diventare una possibilità di sviluppo capace di rendere i nostri centri storici attrattivi non soltanto per i visitatori, ma anche per chi vuole viverci e investire. La responsabilità delle istituzioni è proprio questa, Presidente: non limitarsi a conservare la memoria dei territori, ma fare in modo che quella memoria continui a generare opportunità, soprattutto per le nuove generazioni. Infatti, il successo di una politica per i centri storici non si misura soltanto dai monumenti che riusciamo a preservare. Si misura anche dalla possibilità che un giovane possa aprire una bottega, che un artigiano possa trasmettere il proprio mestiere, che una famiglia possa trovare servizi vicino a casa e che una comunità continui a riconoscersi nei luoghi in cui vive. Non vogliamo città immobili nella nostalgia, ma città capaci di cambiare senza perdere la propria identità, perché un centro storico è davvero vivo quando la sua storia non è soltanto ciò che racconta, ma anche ciò che permette di custodire.
Per queste ragioni, come gruppo di Noi Moderati, Presidente, esprimiamo il voto favorevole a questo provvedimento, che mira a proteggere i centri storici dal degrado e dalla desertificazione commerciale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.
FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, oggi l'Aula si appresta ad approvare una proposta di legge di iniziativa parlamentare - incredibile! - che riguarda la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali e artigianali negli ambiti di interesse storico, culturale e paesaggistico dei centri storici.
Questa proposta di legge arriva dopo un percorso piuttosto travagliato, come ho già sottolineato. Depositata quattro anni fa, il 17 ottobre 2022, ha iniziato l'iter in Commissione il 31 luglio 2024; le audizioni si sono svolte tra febbraio e luglio 2025 su un testo che è stato, poi, completamente stravolto dalla Commissione stessa, che ha deciso di accantonare l'impostazione iniziale per approvare un nuovo testo base.
Come ha ben spiegato la relatrice in discussione generale, il testo originario prevedeva un regime autorizzatorio: i comuni avrebbero dovuto individuare apposite zone del commercio all'interno dei centri storici nelle quali l'apertura, l'ampliamento, il trasferimento e il subingresso degli esercizi commerciali sarebbero stati subordinati al rilascio di un'autorizzazione da parte del SUAP. Il testo interessava, inoltre, le attività commerciali di vicinato nei centri storici dei comuni con meno di 5.000 abitanti e prevedeva un apposito fondo finalizzato alla riqualificazione e al potenziamento delle attività commerciali di vicinato nei centri storici. Pur condividendone le finalità, questa proposta di legge non ci sembrava di grande utilità, perché la maggior parte dei comuni italiani ha provveduto, negli anni, a disciplinare il commercio e l'artigianato nei propri centri storici. Semmai, questo provvedimento rischiava di sovrapporsi ed entrare in conflitto con norme già esistenti, applicate da anni nei nostri territori. L'unica cosa interessante e utile a rilanciare le attività commerciali di artigianato nei nostri piccoli comuni a rischio di desertificazione commerciale e spopolamento sembrava essere il fondo da 300 milioni di euro per tre anni, che, però, a un certo momento è misteriosamente scomparso.
Dopo nove mesi di silenzi, il 29 aprile 2026 la Commissione è stata convocata per adottare - come dicevo - un nuovo testo base, che modifica completamente il testo oggetto delle numerose audizioni dall'anno precedente e, oltre ad abbandonare il regime autorizzatorio, elimina anche il fondo, l'unica cosa utile che era stata prevista: niente male. E, poi, che altro fa? Attribuisce ai comuni la possibilità di regolare l'esercizio delle attività commerciali in specifici ambiti territoriali dei centri storici, cioè quello che possono già fare oggi, a prescindere da questa legge.
Il nostro timore è che anche questa proposta di legge si trasformi in un'occasione persa o, peggio, in una bandierina nelle mani di qualche collega per dire che avete dato lo strumento ai sindaci per far chiudere qualche ristorante etnico o qualche kebabbaro. Infatti non tenete conto, in alcun modo, del fatto che la tutela delle attività commerciali e artigianali è strettamente collegata alla qualità urbana, alla presenza di una comunità residente, alla valorizzazione dell'identità dei luoghi. Non è, quindi, sufficiente prevedere disposizioni per la valorizzazione della qualità e delle tradizioni degli esercizi commerciali di vicinato e degli esercizi artigianali, al fine di salvaguardare i caratteri tradizionali dei centri storici dal rischio di degrado e incuria, se, poi, si introducono solo nuovi divieti e non si dotano gli enti locali dei necessari strumenti, anche finanziari, per garantire la qualità dei centri storici. La tutela delle attività commerciali e artigianali dovrebbe essere accompagnata da una strategia integrata di rigenerazione dei centri storici.
Il centro storico rappresenta un sistema complesso, fondato su tre valori fondamentali: le comunità che lo abitano, le attività economiche che lo animano e il patrimonio storico, architettonico e culturale che ne custodisce l'identità. Sono tre dimensioni con esigenze differenti, ma profondamente interdipendenti: la perdita dei residenti indebolisce la vitalità quotidiana e il commercio di prossimità; l'impoverimento delle attività economiche riduce i servizi e le relazioni sociali; il degrado del patrimonio urbano compromette l'attrattività dell'intero territorio. La rigenerazione dei nostri centri storici dovrebbe favorire comunità residenti aperte e inclusive, preservare la diversità commerciale, valorizzare le botteghe storiche, l'artigianato e le produzioni locali, accompagnando tutto questo con la cura degli edifici, il decoro e la qualità degli spazi pubblici. In questo equilibrio, anche l'acquisto tornerebbe ad assumere un valore più ampio: non soltanto una transazione economica, ma un'esperienza fatta di incontri, scoperta, cultura e relazioni umane, un valore distintivo che può rafforzare l'attrattività del commercio nei centri storici rispetto ai modelli di consumo esclusivamente digitali.
Questa trasformazione richiede però anche risorse dedicate: accanto agli strumenti normativi di tutela, occorrerebbero programmi pluriennali di investimento per il recupero degli immobili, il sostegno alla residenzialità, la riqualificazione degli spazi pubblici, il miglioramento dei servizi e dell'accessibilità, anche attraverso interventi di adattamento alle nuove esigenze ambientali e climatiche. La sensazione, invece, è che si vogliano introdurre solo nuovi divieti e prescrizioni, incorrendo in un serio rischio di sovrapposizione normativa e senza individuare strumenti efficaci per contrastare il fenomeno di desertificazione e rilanciare le attività commerciali e artigianali dei nostri centri storici.
Persino la Conferenza delle regioni e delle province autonome, con un documento di maggio del 2026, ha evidenziato che esistono già strumenti normativi per regolamentare il commercio nei centri storici e ha segnalato rischi di sovrapposizione legislativa, difficoltà interpretative e problemi, arrivando a mettere in discussione la necessità stessa di introdurre questa ulteriore legge. Confesercenti, durante le audizioni, ha spiegato che la crisi del commercio di prossimità deriva da fattori strutturali, costi energetici, affitti, concorrenza digitale e trasformazione dei consumi. La CGIA di Mestre ha segnalato il rischio di introdurre nuovi vincoli burocratici senza offrire sostegni concreti. L'Associazione nazionale piccoli comuni d'Italia ha chiesto incentivi per contrastare la desertificazione commerciale. Le associazioni, dunque, hanno riconosciuto l'importanza della tutela, ma hanno anche indicato problemi economici che non possono essere risolti soltanto con nuove regole e limitazioni.
Il fondo da 300 milioni di euro inizialmente previsto è stato sostituito da una clausola di invarianza finanziaria: una scelta che svuota definitivamente di senso il provvedimento, lasciando ricadere sulle spalle dei comuni gli oneri di applicazione della legge. Le amministrazioni interessate, infatti, devono provvedere all'attuazione della legge nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Cosa cambia, dunque, rispetto alla situazione attuale? Proprio nulla, si è creata un'illusione. Di fatto, avete riformulato la proposta di legge come fate con i nostri ordini del giorno, “senza nuovi oneri per la finanza pubblica”. Eppure, sappiamo bene che, quando chiude un negozio di quartiere, non scompare soltanto un'attività economica, ma scompare un servizio, un presidio, una relazione umana; in alcuni casi, scompare anche un pezzo della storia di quel territorio.
Si attribuisce ai comuni la possibilità di stabilire quali attività mantenere e quali vietare, quali distanze imporre, quali orari consentire, ma non si offrono strumenti concreti per sostenere le attività in crisi. Non si accompagnano le piccole imprese nella transizione digitale, nella modernizzazione, nell'accesso al credito, nella costruzione di reti commerciali territoriali. Non si supporta la riqualificazione dei locali. Non si incentivano nuove aperture e non si affronta il problema dei canoni di locazione; non si sostiene in alcun modo il ricambio generazionale.
Ci saremmo aspettati scelte diverse, volte a contrastare le cause strutturali della desertificazione commerciale - tra cui soprattutto il caro energia, che grava prevalentemente sulle piccole attività commerciali - con misure compensative urgenti, volte a ridurre i costi energetici. Ci saremmo aspettati la promozione, nel rispetto delle competenze regionali e delle autonomie locali, di programmi pluriennali integrati di rigenerazione dei centri storici, strettamente connessi alla tutela e alla valorizzazione delle attività commerciali e artigianali attraverso, ad esempio, le proposte che erano inserite nel nostro ordine del giorno che avete bocciato: il recupero e la riqualificazione del patrimonio edilizio e degli spazi pubblici, il miglioramento dei servizi, dell'accessibilità e del decoro urbano; il sostegno alla residenzialità e alla vitalità delle comunità locali; la salvaguardia della diversità commerciale e la valorizzazione delle botteghe storiche, dell'artigianato, del made in Italy e delle produzioni territoriali; la previsione di specifici strumenti finanziari e incentivi dedicati a tali finalità, favorendo il coinvolgimento dei distretti urbani del commercio, dei centri commerciali naturali, delle associazioni di categoria e delle altre realtà associative territoriali rappresentative delle attività economiche. Ma niente di tutto questo è stato previsto.
Sono dati che dovrebbero farci riflettere quelli diffusi anche da Confcommercio, che denuncia la chiusura continua di nuove attività commerciali. Per queste ragioni, avremmo dovuto votare contro questo provvedimento, ma vi diamo un'apertura di credito, confidando che questo possa diventare uno strumento utile in sede di legge di bilancio per finanziare questi buoni propositi.
Pertanto ci asterremo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Valentina Grippo. Ne ha facoltà.
VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Il provvedimento che oggi esaminiamo affronta una questione che riteniamo importante e che forse meriterebbe un'attenzione molto maggiore nel dibattito politico, forse anche un po' più robusta in quest'Aula: è il futuro dei nostri centri storici, del commercio di prossimità e, più in generale, della vita delle nostre città e dei nostri paesi. È una questione economica, certamente, ma è anche una questione sociale, culturale e demografica e soprattutto riguarda l'identità stessa del nostro Paese.
L'Italia conta quasi 8.000 comuni, quasi 8.000 comunità, ciascuna con una propria storia, un proprio patrimonio, una propria identità. È una delle caratteristiche più straordinarie della nostra Nazione: non siamo soltanto il Paese delle grandi città d'arte, dei monumenti conosciuti nel mondo, delle grandi destinazioni turistiche; siamo anche e forse soprattutto il Paese dei borghi, delle città medie, delle piazze, delle strade commerciali e delle botteghe artigiane. Si tratta di un patrimonio diffuso che rappresenta una parte essenziale della nostra ricchezza culturale, ma dobbiamo chiederci che cosa stia accadendo a queste comunità e dobbiamo riconoscere che molte stanno lentamente perdendo la propria vitalità.
Negli ultimi decenni, sono cambiate profondamente le modalità con cui le persone vivono, lavorano, acquistano, è stato detto da tanti colleghi che mi hanno preceduto. La globalizzazione ha trasformato le catene distributive, il commercio elettronico ha modificato le abitudini dei consumatori. Molte di queste cose sono avvenute senza che noi ce ne rendessimo conto, senza che potessimo fermare questo processo, che in parte è anche un processo positivo, che semplifica, che aiuta. La grande distribuzione ha spostato una parte significativa degli acquisti verso le periferie e, a questi fenomeni, si aggiungono l'invecchiamento della popolazione, la denatalità, lo spopolamento di molti territori.
C'è poi una trasformazione che riguarda soprattutto le città a maggiore vocazione turistica, quindi da una parte piccolissimi borghi, dall'altra le grandi città: il progressivo spostamento delle attività economiche verso un'offerta rivolta ai visitatori e sempre meno ai residenti. Il rischio è che i nostri centri storici diventino due cose apparentemente opposte, ma accomunate dallo stesso problema: luoghi svuotati nei territori che perdono popolazione oppure luoghi pieni di turisti, ma sempre più vuoti di vita quotidiana, di umanità, nelle città più attrattive. In entrambi i casi, si perde qualcosa di fondamentale, la funzione del centro storico come il luogo di una comunità.
Secondo Confcommercio, fra il 2012 e il 2024 in Italia sono scomparsi quasi 118.000 negozi al dettaglio. Sono numeri impressionanti, dietro ai quali - è già stato detto - ci sono persone, famiglie, imprese, intere comunità. Quando chiude una libreria, quando scompare una bottega artigiana, quando un piccolo alimentari abbassa definitivamente la saracinesca, non perdiamo soltanto un'attività economica: perdiamo un servizio, un luogo d'incontro, un pezzo di memoria collettiva, un pezzo di presidio del territorio, di sicurezza; spesso perdiamo anche presidio sociale, particolarmente importante per le persone anziane, per le persone sole, per chi ha difficoltà negli spostamenti. Un negozio di vicinato non è soltanto un luogo in cui si compra qualcosa, è un luogo in cui una comunità continua a riconoscersi.
Per questa ragione, noi abbiamo guardato con favore l'idea che si legiferasse su questo tema, abbiamo condiviso la priorità da cui partiva e riconosciamo che questo provvedimento muove da una preoccupazione giusta. Il punto politico però è un altro, lo hanno chiesto i miei colleghi prima di me: stiamo davvero mettendo i nostri comuni nelle condizioni di invertire questa tendenza? Ci sembra che la risposta sia debole, fragile e forse non sufficientemente corroborata, non tanto dalle risorse economiche, quanto piuttosto da una visione d'insieme che vada oltre il singolo provvedimento burocratico. Il rischio infatti è quello di affrontare un cambiamento economico e sociale di portata epocale prevalentemente attraverso nuovi strumenti di regolamentazione amministrativa. Regolamentare non significa automaticamente rilanciare, soprattutto non significa creare le condizioni perché un'impresa possa nascere, crescere e restare sul territorio.
Vorrei soffermarmi proprio sul ruolo dei comuni, dai quali arrivava un grido d'aiuto che non sono sicura che con questo provvedimento, fino in fondo, riusciamo a cogliere. Troppo spesso discutiamo delle autonomie locali soltanto in termini di competenze amministrative, bilanci, adempimenti, ma i comuni rappresentano il primo livello della nostra democrazia, sono gli enti di prossimità, sono quelli che vedono e ascoltano i cittadini. E sanno che non esiste una soluzione uguale per tutti. La sfida di un borgo dell'Appennino che perde abitanti è diversa da quella di Roma, Firenze o Venezia, che devono gestire la pressione turistica; ed è ancora diversa da quella di una città media, che ha visto progressivamente spostarsi servizi e attività commerciali verso le periferie. Per questo, servono politiche territoriali, non soltanto regole nazionali. Serve dare ai comuni autonomia, ma anche strumenti, competenze, risorse.
Ricordo che dall'ANCI, dalle autonomie locali, sono arrivati molti documenti e molte sollecitazioni che, purtroppo, questo provvedimento in parte ha recepito, ma, in larghissima parte, ha disatteso. Non possiamo chiedere agli amministratori di rigenerare i loro centri storici e poi lasciarli soli di fronte ai costi di questa trasformazione. Ripeto: costi non solo economici, molto spesso organizzativi. Occorre intervenire sulle condizioni economiche che determinano la sopravvivenza delle attività.
Voglio richiamare alcune esperienze europee per spiegare che poi è possibile, non stiamo parlando di utopie, non stiamo parlando di cose lontane dalla nostra portata. In Francia, il programma Action cœur de ville, avviato nel 2018, ha individuato nella rivitalizzazione dei centri delle città medie una priorità nazionale. Non si è limitato a disciplinare quali attività commerciali potessero aprire; ha messo insieme recupero degli immobili, accessibilità, abbattimento delle barriere architettoniche, sostegno all'economia locale, riqualificazione degli spazi pubblici e rafforzamento dei servizi. Accanto a questo, Petites villes de demain si rivolge invece ai centri più piccoli, riconoscendo loro un ruolo fondamentale nell'equilibrio territoriale. Stessa cosa ha fatto il Regno Unito, che ha sperimentato strumenti per rilanciare le strade commerciali e i centri urbani, accompagnando le amministrazioni locali con competenze tecniche e strategie di rigenerazione urbana.
Non dobbiamo, evidentemente, importare meccanicamente modelli stranieri, ma dobbiamo comprendere una cosa: la desertificazione commerciale non si risolve soltanto decidendo quali negozi possono aprire in una determinata strada; richiede una strategia di sviluppo locale. Ed è questa visione più ampia che avremmo voluto trovare, con maggiore forza, nel provvedimento.
Nel corso dell'esame parlamentare, il gruppo di Azione ha presentato diverse proposte migliorative. Abbiamo chiesto di rafforzare il ruolo dei comuni, di valorizzare le attività artigianali, di prevedere strumenti concreti di sostegno al commercio di prossimità. Abbiamo sollevato il problema dei costi di locazione, che in molte città rappresentano uno degli ostacoli principali alla sopravvivenza delle attività tradizionali. Abbiamo proposto accordi territoriali per favorire affitti sostenibili e strumenti di incentivazione fiscale. Abbiamo proposto anche un fondo dedicato alla riqualificazione e al potenziamento delle attività commerciali di vicinato, con particolare attenzione ai comuni più piccoli, ma senza dimenticare quelli di dimensioni intermedie.
Non possiamo preoccuparci della scomparsa delle botteghe storiche senza preoccuparci delle ragioni economiche per cui quelle botteghe storiche sono costrette a chiudere. Quindi, mi aggiungo alle riflessioni di alcuni colleghi: ci sembra particolarmente debole che il testo arrivi oggi in Aula non prevedendo nuovi stanziamenti. Evidentemente, noi non siamo mai per la spesa inutile e non pianificata, ma è evidente che un piano di incentivi deve quantomeno prevedere le risorse umane e anche economiche affinché questo piano di sviluppo si veda realizzato.
Abbiamo anche richiamato, durante l'esame in Commissione, l'importanza del decoro, degli arredi esterni, della coerenza estetica delle attività commerciali rispetto ai contesti storici, anche questo un tema tutt'altro che marginale in città che sono sempre più deturpate e all'abbandono. La qualità delle insegne, delle vetrine, degli arredi contribuisce all'identità estetica di una città, è anche questo un tema che ci sta a cuore.
In conclusione, colleghi, noi evidentemente, com'è nello stile di Azione, abbiamo provato a migliorare questo provvedimento. Non molti dei nostri emendamenti sono stati accolti, soprattutto non sono stati accolti quelli che richiedevano un impegno concreto in termini di risorse umane, di risorse economiche. Per questo motivo, ci asterremo sul provvedimento, ma naturalmente saremo al lavoro con i comuni, con l'ANCI e con chi vorrà fare proposte in questo senso, per migliorare le condizioni dei borghi della nostra città e delle grandi città che lo meritano.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Emma Pavanelli. Ne ha facoltà.
EMMA PAVANELLI (M5S). Grazie, Presidente. Vorrei per un momento che provassimo a immaginare il centro storico di un borgo del nostro Paese: una piazza di pietra, una strada che sale verso il centro, una piccola bottega con la porta aperta, il saluto del commerciante a chi passa, l'artigiano che lavora e tramanda un sapere antico. Sono immagini che appartengono, Presidente, alla nostra storia, ma che rischiano di diventare sempre più soltanto un ricordo, perché quando chiude l'ultima bottega di un paese o di un centro storico, non si abbassa semplicemente una serranda: si spegne una luce nella piazza, si perde un servizio, si riducono le occasioni di lavoro per i giovani, si interrompe un legame tra le persone. E un centro storico, poco alla volta, rischia di trasformarsi in un luogo bellissimo da visitare, ma sempre più difficile da abitare.
È una ferita che conosciamo bene anche nella mia regione, in Umbria, che ha costruito la propria identità intorno ai suoi centri storici, ai suoi borghi, alle sue tradizioni artigianali, commerciali. Da Gubbio a Spoleto, da Orvieto ad Assisi, fino ai comuni più piccoli dell'Appennino e delle aree interne. Il commercio di prossimità non è solo un'attività economica, ma anche un presidio sociale, elemento di coesione e condizione essenziale per mantenere vive le comunità: ecco perché il MoVimento 5 Stelle non contesta affatto l'obiettivo di questa proposta di legge, al contrario lo considera necessario e anche urgente. Difendere le attività commerciali, artigianali, preservare il patrimonio storico e contrastare il degrado dei centri storici sono obiettivi che condividiamo pienamente.
Riconosciamo anche il miglioramento del testo che ha superato l'impostazione iniziale del regime autorizzativo, ma, Presidente, proprio perché crediamo in questo obiettivo, non possiamo accontentarci di una risposta che rischia di fermarsi alle regole, senza affrontare le ragioni economiche che stanno svuotando i nostri centri storici. Una bottega non chiude per mancanza di un regolamento, chiude quando il costo dell'affitto diventa insostenibile, quando le bollette divorano i margini, quando diminuiscono i consumi, quando la concorrenza delle grandi piattaforme digitali rende sempre più difficile sopravvivere per chi lavora in un piccolo negozio. E chi conosce i borghi e i centri storici sa che il problema è ancora più delicato: in tanti piccoli comuni la chiusura di un esercizio commerciale non significa soltanto la perdita di un'impresa: può significare la scomparsa dell'unico negozio di alimentari, di un punto di riferimento per una persona anziana, di un servizio essenziale per chi non dispone di un'automobile. Significa costringere i residenti a spostarsi, aggravare l'isolamento delle aree interne e rendere ancora meno attrattivi i territori che già combattono contro lo spopolamento.
Non possiamo chiedere ai nostri centri storici di restare vivi senza mettere chi li tiene in vita nelle condizioni di poter lavorare. E, invece, dopo quasi quattro anni di esame parlamentare, la proposta originaria di istituire un fondo dedicato alla riqualificazione delle attività commerciali nei centri storici è scomparsa nel testo. Sono rimaste le possibilità di regolamentazione affidate ai comuni, ma non un adeguato sostegno finanziario, nazionale per rendere effettiva questa tutela. Veda, Presidente, tutto questo ci stupisce. Da un lato, infatti, la maggioranza ha voluto fortemente l'autonomia differenziata, cioè uno spacchettamento del nostro Paese; dall'altro, continua a proporre testi come questo, dove praticamente si vuole avere unità nazionale su una regolamentazione che spetta solitamente, da una parte, alle regioni e, dall'altra, soprattutto ai comuni. Infatti sappiamo bene che i nostri comuni sono diversi: non si può confrontare un piccolo borgo delle Marche con Milano oppure con altre città di varie dimensioni e con problematiche diverse. Prima la collega parlava di Venezia: è del tutto evidente che il sovraturismo di quella città non può essere confrontato con quello del capoluogo della mia regione; è evidente che le problematiche e le situazioni economiche sono assolutamente diverse.
Perciò, a questo punto, questo testo non basta e, senza fondi, ha meno senso. È anche questo il motivo per il quale il MoVimento 5 Stelle si asterrà nella votazione finale.
Voglio farla breve, Presidente. La tradizione non è qualcosa da conservare sotto una campana di vetro, è qualcosa che deve continuare a vivere, evolversi e passare da una generazione all'altra. Per farlo, ha bisogno di persone, ha bisogno di imprese, ha bisogno di una comunità, ha bisogno di innovazione tecnologica. Ebbene, i nostri emendamenti andavano tutti in quella direzione e ci dispiace che la maggioranza non abbia voluto accoglierli. Infatti, dobbiamo poter guardare al futuro con fiducia, perché i nostri centri storici, i nostri borghi e le aree interne non devono essere soltanto luoghi iconici da visitare la domenica: devono restare vivi. E per restare vivi, hanno bisogno di botteghe aperte, di artigiani al lavoro, di giovani che investono, di anziani che trovano servizi, di famiglie che continuano ad abitare le loro piazze. Una comunità non si salva soltanto proteggendo le pietre che raccontano il suo passato, si salva mettendo le persone nelle condizioni di costruire il proprio futuro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giorgio Lovecchio. Ne ha facoltà.
GIORGIO LOVECCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretaria, intervengo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia a questa proposta di legge sulla tutela e la valorizzazione delle attività commerciali e artigianali dei nostri centri storici.
Vorrei partire da una considerazione molto semplice. Quando parliamo dei centri storici, pensiamo soprattutto ai palazzi, ai monumenti, alle chiese e alle nostre piazze, ma un centro storico è fatto anche e soprattutto - direi - di persone, di negozi, di botteghe artigiane e di famiglie che spesso lavorano negli stessi luoghi da generazioni. Quando una saracinesca si abbassa definitivamente, non perdiamo soltanto un'attività economica, perdiamo un pezzo della storia e dell'identità di quella città (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
È un fenomeno che conosciamo tutti: basta tornare nei nostri territori e osservare quanti negozi, che conoscevamo fin da bambini, oggi non esistono più; al loro posto troviamo locali vuoti, saracinesche chiuse, strade che progressivamente perdono la loro vitalità. I dati di Confcommercio confermano questa situazione: negli ultimi dieci anni sono scomparse oltre 99.000 attività del commercio al dettaglio. Nelle città analizzate siamo passati da 9 negozi ogni 1.000 abitanti a 7,3.
E attenzione, colleghi, perché, quando chiude un negozio, soprattutto nei piccoli comuni, viene meno anche un servizio per i cittadini. Pensiamo agli anziani che hanno bisogno del negozio sotto casa; pensiamo alla sicurezza delle nostre strade. Una strada con negozi aperti, commercianti e persone che lavorano è una strada vissuta; una strada dove chiudono tutte le attività rischia, invece, di diventare una strada abbandonata. Per questo, oggi parliamo certamente di commercio, ma parliamo anche della qualità della vita, della sicurezza e del futuro delle nostre comunità.
Forza Italia ha sempre considerato il commercio, l'artigianato e la piccola impresa una parte essenziale della nostra economia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Crediamo nella libertà di impresa, nella concorrenza e nella capacità delle persone di investire, assumersi dei rischi e creare lavoro. Essere liberali però non significa ignorare i problemi che il mercato, da solo, non sempre riesce a risolvere: significa trovare un equilibrio tra libertà economica e tutela dell'identità dei nostri territori. E su questo, Presidente, voglio ricordare il lavoro che Forza Italia ha portato avanti negli ultimi anni, perché il nostro impegno su questi temi non comincia certamente oggi. Lo abbiamo scritto nel nostro programma elettorale del 2022 e condiviso con le altre forze del centrodestra. Viceversa, i negozianti non sono minimamente considerati in alcuno dei programmi elettorali presentati nel 2022 dalle forze dell'opposizione.
Abbiamo dato seguito a questa impostazione già nel 2023, durante l'indagine conoscitiva sul made in Italy, svolta dalla Commissione attività produttive della Camera, nella quale fu proprio Forza Italia a volere che venisse dedicata una specifica attenzione al commercio e al cosiddetto “turismo dello shopping”, perché il made in Italy non è soltanto la grande industria, la moda e l'agroalimentare, è anche quella rete di botteghe artigiane, negozi di prodotti tipici e attività commerciali che ogni giorno valorizzano le nostre eccellenze (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE). Pensiamo ai turisti che visitano le nostre città: non vengono soltanto per vedere un monumento, vogliono passeggiare nelle nostre strade, entrare nei negozi, acquistare prodotti dell'artigianato italiano.
Prima della pandemia, secondo i dati di Banca d'Italia, oltre 11 milioni di visitatori stranieri avevano indicato lo shopping tra le motivazioni del loro viaggio in Italia. Questo dimostra quanto il commercio contribuisca anche all'attrattività turistica del nostro Paese. Da quell'indagine, nacquero alcune proposte concrete: consentire limitazioni motivate all'insediamento di determinate attività nelle aree più delicate, contrastare l'espulsione delle attività storiche e valorizzare le botteghe di qualità. E quelle proposte hanno trovato un seguito nell'attività parlamentare di Forza Italia. Mi riferisco soprattutto ai commi 3 e 4 dell'articolo 12 della legge annuale per il mercato e la concorrenza del 2022, approvata nel 2023, introdotti grazie a un nostro emendamento. Con quelle disposizioni, abbiamo innanzitutto consentito agli enti territoriali la possibilità di tutelare le caratteristiche commerciali dei centri storici e valorizzare gli esercizi di vicinato e le botteghe artigiane. È stato un passaggio importante, perché abbiamo cominciato a costruire una risposta normativa a due problemi: quello della degradazione commerciale dei centri storici e quello della desertificazione commerciale, che stanno diventando sempre più evidenti.
In secondo luogo, abbiamo consentito, con il decreto legislativo n. 219 del 2024, attuativo della legge per la concorrenza 2022, la costituzione dell'Albo nazionale delle attività commerciali, delle botteghe artigiane e degli esercizi pubblici storici e di eccellenza; il tutto con l'obiettivo finale di creare un circuito di turismo dello shopping. In un periodo in cui la vita media delle attività commerciali non fa che ridursi, un segno inequivocabile della cosiddetta degradazione commerciale, riconoscere il valore di un'attività storica riteniamo sia importante, perché dietro una bottega che esiste da cinquant'anni o cent'anni, ci sono generazioni di lavoro, sacrifici e capacità di affrontare i cambiamenti del mercato.
Dobbiamo però anche essere consapevoli di una cosa: la tutela da sola non basta. Se un commerciante non riesce più a pagare l'affitto, se i costi dell'energia e gli adempimenti burocratici diventano insostenibili, il riconoscimento del valore storico della sua attività rischia di non essere sufficiente: ecco perché Forza Italia continua a sostenere la necessità di meno burocrazia, di una fiscalità più sostenibile, di condizioni migliori per chi vuole investire e creare occupazione.
Venendo al provvedimento che discutiamo oggi, voglio ricordare anche il contributo concreto dato dal nostro gruppo parlamentare durante i lavori in Commissione. Con un emendamento all'articolo 1 abbiamo richiamato le disposizioni del decreto legislativo n. 222 del 2016, che già prevede strumenti per tutelare il patrimonio culturale rispetto all'insediamento di determinate attività.
All'articolo 2, abbiamo precisato che le eventuali limitazioni devono riguardare specifiche tipologie o categorie merceologiche e devono rispettare la normativa vigente. E questo, colleghi, è un punto sul quale voglio insistere, perché noi vogliamo difendere i centri storici, ma non vogliamo che la tutela diventi un pretesto per introdurre divieti generici o penalizzare chi vuole investire. Vogliamo regole chiare, semplificate, ragionevoli e motivate e, soprattutto, vogliamo che queste decisioni vengano prese ascoltando le associazioni dei commercianti, degli artigiani e dei consumatori.
Con un ulteriore emendamento all'articolo 3, abbiamo inserito il riferimento al decreto legislativo n. 219 del 2024, collegando questa proposta di legge agli strumenti di riconoscimento delle attività storiche e di eccellenza. Sono interventi puntuali, ma importanti perché danno maggiore coerenza al quadro normativo ed evitano inutili sovrapposizioni.
Il provvedimento permette inoltre ai comuni di intervenire sulle tipologie di attività, sulle distanze tra gli esercizi e sugli orari di apertura, tenendo conto della sicurezza urbana e della quiete pubblica. Sono strumenti utili, che però dovranno essere applicati con equilibrio, perché non possiamo chiedere agli imprenditori di investire nei centri storici e poi sottoporli a procedure talmente complicate da scoraggiarli. Non possiamo lamentarci, perché i negozianti chiudono e contemporaneamente rendere sempre più difficile aprirne di nuovi.
Questo è un tema che conosco bene, pensando anche al mio territorio, penso alla provincia di Foggia, alla Capitanata e a città come Cerignola, San Severo, Lucera e tanti comuni del Gargano e dei Monti Dauni. Abbiamo centri storici bellissimi e ricchi di tradizioni, eppure anche lì vediamo attività che chiudono, giovani che rinunciano ad aprire un negozio e commercianti che fanno sempre più fatica a mantenere in equilibrio i propri conti. Dietro ogni negozio, ricordiamocelo, c'è una persona che investe i propri risparmi, paga stipendi, affronta scadenze e si assume responsabilità ogni giorno. Lo Stato deve garantire le regole, certamente, ma non deve diventare un ostacolo per chi vuole lavorare.
Dobbiamo poi considerare che il commercio è profondamente cambiato, la crescita delle piattaforme online ha modificato le abitudini dei consumatori e non possiamo pensare di fermare questo processo. Dobbiamo invece aiutare le piccole attività a rinnovarsi, a utilizzare gli strumenti digitali e a raggiungere nuovi clienti, anche fuori dal proprio territorio.
C'è poi il problema degli affitti commerciali. In molte città, soprattutto nelle zone turistiche, il costo delle locazioni è diventato insostenibile per tante piccole imprese. La normativa, introdotta grazie a Forza Italia, prevede anche la possibilità di promuovere percorsi conciliativi tra esercenti e proprietari di immobili, proprio per contrastare l'espulsione delle attività storiche. È uno strumento che dobbiamo valorizzare, perché sarebbe davvero paradossale se il successo turistico delle nostre città finisse per allontanare proprio quelle botteghe che hanno contribuito a renderle attrattive.
Presidente, credo che sia giusto ricordare anche i limiti di questo provvedimento. Il testo originario prevedeva risorse economiche importanti per la riqualificazione e il potenziamento delle attività commerciali nei piccoli comuni. Nel testo che votiamo oggi, quelle risorse non ci sono - vado a conclusione Presidente. Dobbiamo quindi essere chiari: questa legge mette a disposizione ulteriori strumenti di tutela e di regolamentazione, ma non risolve da sola le difficoltà economiche delle imprese.
Concludo. Forza Italia può rivendicare un contributo concreto a questo risultato, dall'indagine conoscitiva sul made in Italy all'emendamento sulla legge per il mercato e la concorrenza, fino alla disciplina dell'albo nazionale delle attività storiche e gli emendamenti approvati durante l'esame di questo provvedimento. Sono persone che meritano attenzione e rispetto da parte delle istituzioni, perché dietro ogni piccola impresa ci sono posti di lavoro, investimenti e famiglie e, dietro ogni attività storica che continua a vivere, c'è anche una parte della storia del nostro Paese.
È per queste ragioni, riconoscendo il valore del provvedimento e il contributo dato da Forza Italia al suo miglioramento, che annuncio il voto favorevole del nostro gruppo parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Gusmeroli. Ne ha facoltà.
ALBERTO LUIGI GUSMEROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, spesso intervengo in quest'Aula e critico il fatto che non si riesca a trovare, in qualche modo, un momento di unione e di equilibrio su temi che riguardano tutti gli italiani. Ebbene, è con soddisfazione che oggi la Lega voterà favorevolmente, insieme a tutto il centrodestra, ma con l'astensione di tutto l'emiciclo. Questo è assolutamente un dato positivo su una proposta di legge del nostro capogruppo Riccardo Molinari, che evidentemente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) recepisce la realtà, le difficoltà, tutti i temi di cui anche molti colleghi hanno parlato: le criticità della desertificazione dei centri storici, la chiusura delle attività, la forte concorrenza del commercio online o dei centri commerciali. Tutte cose che purtroppo sappiamo e che in qualche modo questa legge aiuta a sostenere: i piccoli negozi e le botteghe, quelle che sostanzialmente hanno fatto la storia del commercio e dell'artigianato di questo Paese in quasi 8.000 comuni.
Bene, ho colto, ho ascoltato anche le critiche, e questa legge, in qualche modo, si raccorda con un'altra legge, che approvammo nel 2019, anche in questo caso su impulso dell'onorevole Molinari, sugli incentivi alla riapertura dei negozi chiusi. Siccome molti hanno detto che in questa legge non ci sono incentivi, ebbene, esiste una norma del decreto Crescita del 2019… scusate, Presidente, perché io faccio fatica a parlare, grazie.
Quindi, dicevo: esiste una norma del decreto Crescita del 2019 con cui si incentiva la riapertura dei negozi chiusi da oltre 6 mesi e questa norma, che è stata fortemente utilizzata in questi anni, è ancora oggi in vigore. Quindi, questa proposta di legge si salda con quella norma, con quella normativa, con quel provvedimento e si salda anche bene nel senso che qua noi interveniamo governando, in qualche modo, e facendo governare il territorio da chi? Da chi è più vicino alle realtà che fanno fatica. Come sappiamo, il commercio di vicinato, l'artigianato, spesso non sente lo Stato vicino, ma sente il comune vicino. E allora, nell'articolo 4, quando noi diciamo che i comuni “possono adottare prescrizioni concernenti le tipologie di attività commerciali e artigianali consentite”… le distanze minime: mi ricordo che, quando ho iniziato a far politica, nel 2010 - qui non è che pensiamo a chissà quali negozi -, un parrucchiere mi ha detto: ma come, a 20 metri da me ha aperto un parrucchiere, dall'altra parte della strada ha aperto un parrucchiere. Alla fine è la torta che si divide e non è senz'altro una torta ricca.
Qua noi interveniamo, diamo la possibilità… gli orari di apertura. Ci sono tutte le garanzie del caso, però, finalmente, è chi è più vicino al territorio, confrontandosi con le associazioni di commercianti e di artigiani - quindi un confronto aperto, un ascolto aperto -, che aiuta il proprio territorio a vivere. E questo è un grande cambiamento.
Si è criticato, dicendo che non ci sono più i soldi che erano stati stanziati all'origine. Bene, abbiamo fatto un percorso molto lungo in Commissione, in cui abbiamo audito tutte le categorie: tutte favorevoli. Abbiamo audito di nuovo tutte le categorie, quando il testo ha subito una modificazione: tutte favorevoli. Quindi, stupisce sentire un intervento, per esempio, di un collega sindaco: io, tutti i giorni, sono orgoglioso non solo di fare il parlamentare e di rappresentare i cittadini, l'Italia e gli italiani, ma sono anche orgoglioso di essere sindaco della mia città, Arona sul lago Maggiore. Sentire un sindaco che criticava questa legge in modo così aspro, peraltro un sindaco veneto, quando la prima pagina de Il Gazzettino veneto parla finalmente di “negozi di vicinato, più potere ai comuni” e, quindi, più vicinanza, più regolazione (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)… Un collega sindaco di Futuro Nazionale, che ha firmato pure il progetto di legge… quindi, a volte si fa veramente fatica a capire, in questi cambi di casacca, cosa hai firmato prima e che cosa critichi dopo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
Detto questo, ricordiamoci che i negozi non sono solo un'attività economica; i negozi sono persone, sono famiglie, sono occupazione, sono cuore e sono sociale, perché ricordiamoci quante persone nei piccoli paesi trovano nel negozio un punto di aggregazione sociale (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Quindi, a maggior ragione dobbiamo votare convintamente questa legge, perché è un secondo passo dopo quello degli incentivi.
Ci sarà un prossimo passo? Sicuramente, nel confronto con le associazioni di categoria dovrà esserci, ma questa legge nasce anche dal confronto con la realtà, perché magari pochi lo sanno, ma il primo firmatario, l'onorevole Molinari, è stato assessore al commercio della sua città, Alessandria. È proprio lì che è nata anche questa proposta di legge. Quindi è nel confronto con la realtà, con le difficoltà, con i sacrifici, con il sudore di tutti i giorni di negozi che, per aprire, fanno un'enorme fatica e devono anche innovarsi con le nuove tecnologie, dal commercio online piuttosto che tutto quello che serve per aprire, ogni giorno, la saracinesca.
Allora con questa legge noi gli stiamo vicini, che è lo scopo della politica: stare vicini alle nostre realtà, ai nostri territori. Quindi, con grande orgoglio abbiamo portato in approvazione alla Camera, e spero prossimamente e velocemente al Senato, questo progetto di legge, firmato da tutti quelli che ogni giorno, sui propri territori, sono vicini alle botteghe e agli artigiani che, ogni giorno, sudano con le loro famiglie e con i loro dipendenti per aprire quelle saracinesche e le aprono anche per noi e per tutti gli italiani. Convintamente la Lega voterà a favore, perché questo è, in primo luogo, un progetto di legge dove il cuore e la vicinanza con i territori si vedono e la Lega ci ha messo veramente del suo nel rapporto con la realtà di tutti i giorni che troviamo sui nostri territori. Grazie, Presidente.
Convintamente, voteremo favorevolmente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pandolfo. Ne ha facoltà.
ALBERTO PANDOLFO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, Sottosegretaria Bergamotto, il problema che questa legge dichiara di voler affrontare è reale, perché è reale la desertificazione dei nostri centri storici, che significa saracinesche abbassate sotto casa, il panificio che chiude, la bottega dell'artigiano che non troviamo più. I numeri, secondo le associazioni di categoria, ci dicono che, tra il 2012 e il 2025, sono scomparsi oltre 150.000 negozi, 38 punti vendita in meno ogni giorno. Sono luci che si spengono e, come ci ha ricordato Renzo Piano, qualche sera fa, “la luce è parente stretta della bellezza”.
Allora, dietro a quelle luci che si spengono, ci sono famiglie che perdono un reddito, giovani che rinunciano ad aprire un'attività, anziani che non trovano più un negozio raggiungibile a piedi, e questo è il problema più grosso che si genera con la desertificazione di cui stiamo parlando. E quindi sono strade che si spengono, strade intere, perché un negozio aperto non è soltanto un luogo dove si vende, è una luce accesa, è un presidio, è un pezzo di comunità, è un pezzo di sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), Sottosegretario, un pezzo di quel senso preventivo che richiediamo per i nostri centri urbani. Genova, la mia città, ha uno dei centri storici medievali più estesi d'Europa. So che cosa significa quando chiude una bottega e prende il sopravvento il buio. E sappiamo che cosa succede anche quando, invece, un'attività riapre. Sono purtroppo rarissimi i casi, ma la strada torna a essere frequentata, torna a essere più sicura, torna a essere un posto dove si vive.
Proprio perché il problema è serio, la domanda che dobbiamo porci è se questa legge sia all'altezza del problema. Si riconosce ai comuni una potestà di regolazione degli ambiti di interesse storico, culturale e paesaggistico, e l'artigianato, che nel testo iniziale non c'era, è entrato nell'oggetto di questa legge. È un passo in avanti, ma ce ne sono molti indietro, anzi troppi, rispetto a quello che avevamo proposto a partire dall'esame in Commissione, che drammaticamente non si è rivelato poi in questa legge.
Dicevo: questi passi avanti sono tutti sottoposti a divieti e vincoli. La legge dice ai comuni che cosa vietare, dove deve essere un esercizio e a quale distanza dall'altro, in quali orari, ma non dice nulla su come sostenere chi resta aperto, su chi far tornare dopo che se n'è andato, su come accompagnare un giovane che vuole aprire una bottega. Allora, arriviamo al punto: le risorse. La proposta di legge, presentata ormai nell'ottobre del 2022, prevedeva oltre 300 milioni di euro l'anno per la riqualificazione del commercio di vicinato nei centri storici e nei piccoli comuni. Dopo quattro anni, di quel fondo non resta assolutamente nulla. Non solo non è stato ridotto, non è stato aggiornato, non è stato rimodulato anche secondo le proposte che noi avevamo fatto, ma è stato cancellato, Sottosegretario. Lo abbiamo visto, è arrivata una clausola di invarianza finanziaria: insomma, credo che quella sia la certificazione di questo fatto. Nel frattempo, però, sono calati gli affitti? Sono diventate più leggere le bollette? Si è fermata in generale la desertificazione commerciale? Nulla di tutto questo. È accaduto invece il contrario: il problema si è aggravato e la risposta si è drammaticamente impoverita.
Allora, noi abbiamo provato a cambiare questa impostazione: dal testo originario, chiedevamo appunto di portare quel fondo a 500 milioni di euro per dare un'opportunità ai sindaci, un'opportunità che non è solo fatta di divieti, ma è fatta di risorse. Quell'emendamento non è mai neanche stato votato, perché la maggioranza ha sostituito integralmente il testo base. Sul nuovo testo, abbiamo proposto un fondo da 150 milioni di euro l'anno per la riqualificazione energetica degli immobili commerciali nei centri storici, degli esercizi di vicinato, delle botteghe artigiane, delle attività di servizio, insomma contributi che sono stati erogati dai comuni e che sono stati invece ignorati nelle nostre proposte.
Ecco, perché ci siamo concentrati anche sull'aspetto energetico? Perché chi si occupa di politiche industriali sa che oggi la piccola impresa ha un elemento decisivo che è il costo dell'energia. E oggi, se un forno, una macelleria o un laboratorio artigiano deve tenere i banchi frigo aperti giorno e notte, per loro la bolletta diventa la differenza se restare aperti oppure chiudere, Sottosegretario. Gli immobili dei centri storici, che spesso sono vecchi e poco efficienti, hanno bisogno di questi contributi per essere protetti e per dare continuità a questo presidio del commercio di prossimità.
I comuni. Questa legge chiede ai sindaci di individuare ambiti territoriali, di svolgere delle istruttorie, di fare una serie di azioni - regolamenti, verifiche periodiche - senza che ci siano, però, personale, competenze e tempo per farlo. Quindi, i comuni dovranno fare delle cose, spesso saranno purtroppo esclusivamente dei divieti e non avranno le competenze e anche le risorse umane per poterlo fare. È un meccanismo che abbiamo visto troppe volte in questa legislatura, in cui si annuncia un obiettivo e poi si va a riempire un carrello elettorale, fatto solo ed esclusivamente di bandierine, che noi vediamo percorrere sempre di più dentro quest'Aula e anche nelle vostre esternazioni.
Poi ci sono anche dei limiti che sono stati segnalati, anche con emendamenti della maggioranza stessa, sulla tutela della concorrenza, il diritto europeo, rispetto a quanto ha detto già la Corte costituzionale più volte rispetto alle limitazioni alle aperture di esercizi commerciali nei centri storici, che sono ammesse solo se necessarie e proporzionate e soprattutto non discriminatorie.
E poi c'è un altro punto: quello che riguarda l'artigianato e la qualità. Abbiamo chiesto che l'artigianato fosse pienamente parte di questa legge nei criteri per individuare i luoghi storici, agganciandoli anche ai riconoscimenti che regioni e comuni hanno già attribuito alle botteghe storiche e di tradizione. Abbiamo chiesto che i comuni potessero prevedere degli incentivi per la permanenza delle attività di qualità, anche con dei partner pubblici o privati. E poi abbiamo chiesto canoni per locazioni sostenibili. Tutte queste proposte, però, sono state drammaticamente respinte.
Abbiamo chiesto che ci fossero strumenti di sostegno e non solo divieti di cui, di fatto, è fatta questa norma. Vi chiedevamo di lavorare insieme alla tutela dei centri storici, rendendo questa scelta efficace, partendo dalle risorse, anzitutto. Un comune può vietare una certa categoria commerciale - e sarà così - in una via del centro, ma se il locale resta vuoto perché l'affitto è troppo alto, perché le bollette sono insostenibili e perché non ci sono più residenti, che cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo tutelato un centro storico, ma avremo soltanto un'altra saracinesca chiusa. Credo che questi elementi, Sottosegretario, in questa legge non siano affatto trattati.
È una legge che tenta, in qualche modo, di disciplinare, ma non investe; che regola, ma non sostiene; che parla di identità dei territori, ma non crea le condizioni economiche perché quell'identità sopravviva. Parlate tanto di tradizioni e poi, di fatto, fate naufragare tutte queste nostre proposte. Per queste ragioni, pur condividendo le finalità che aveva inizialmente questo provvedimento, il gruppo del Partito Democratico si asterrà. Non ci opponiamo all'idea di dare ai comuni degli strumenti per governare le trasformazioni dei centri storici, avremmo voluto dargliene molti di più. Riconosciamo che il testo ha superato il regime autorizzatorio e ha fatto entrare l'artigianato nella legge, però sappiamo che la strada da fare è ancora lunga e, soprattutto, non possiamo accettare che questa legge lasci soli imprese e sindaci senza un euro di risorse (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È una scelta che prendiamo con senso di responsabilità, proprio perché il problema, per noi, è serio e continueremo, già a partire dalla prossima legge di bilancio e in ogni occasione utile, a proporre ciò che è mancato: risorse vere per il commercio di prossimità, per l'artigianato, per la rigenerazione dei nostri centri storici, perché non vogliamo città belle da fotografare, ma vogliamo città belle dove vivere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Michele Schiano di Visconti. Ne ha facoltà.
MICHELE SCHIANO DI VISCONTI (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi. Il provvedimento oggi all'esame di quest'Aula affronta una questione che investe direttamente la qualità del nostro sviluppo economico: la capacità delle amministrazioni pubbliche di governare le trasformazioni urbane e, soprattutto, la responsabilità delle istituzioni e della tutela del patrimonio storico, artistico e culturale della Nazione. Parliamo della salvaguardia dei centri storici e della valorizzazione delle attività commerciali, che ne costituiscono una componente essenziale: un tema che richiede un approccio equilibrato, fondato essenzialmente su un'attenta valutazione degli interessi pubblici coinvolti e sulla consapevolezza che la libertà economica, per esprimere pienamente il proprio potenziale, deve potersi sviluppare in un contesto territoriale ordinato, qualificato e sostenibile.
I centri storici italiani non rappresentano soltanto una straordinaria eredità del passato: sono luoghi nei quali si intrecciano identità culturali, attività produttive, relazioni sociali e attività turistica; sono il risultato di secoli di storia, di tradizioni artigianali e commerciali, di investimenti pubblici e privati che hanno contribuito a rendere il nostro Paese riconoscibile nel mondo. Eppure, in numerose realtà urbane, assistiamo da tempo a fenomeni di progressiva omologazione commerciale, alla perdita di esercizi storici, alla riduzione della presenza delle attività di vicinato e, in alcuni casi, a processi di desertificazione economica e di deterioramento del decoro urbano. È proprio in questa prospettiva che si colloca il provvedimento in esame.
Occorre, tuttavia, chiarire un principio fondamentale: la tutela dei centri storici non deve essere interpretata come una contrapposizione alla libertà di impresa. Al contrario, deve rappresentare una condizione per promuovere uno sviluppo economico più qualificato, capace di valorizzare le peculiarità territoriali e di favorire un'offerta commerciale coerente con il contesto nel quale si inserisce. L'articolo 41 della Costituzione riconosce la libertà dell'iniziativa economica privata, ma ne disciplina l'esercizio all'interno di un quadro di responsabilità e di tutela degli interessi collettivi. È in questo equilibrio che si colloca l'azione del legislatore, non nell'imposizione di vincoli arbitrari, ma nella definizione di regole chiare, ragionevoli e proporzionate, in grado di coniugare le esigenze degli operatori economici con quelle delle comunità locali.
Sotto il profilo del diritto europeo, assume particolare rilievo la direttiva 2006/123/CE relativa ai servizi nel mercato interno, recepita nell'ordinamento nazionale con il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59. La disciplina europea, pur ponendo al centro la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi, riconosce la rilevanza di motivi imperativi di interesse generale, tra i quali rientrano la tutela dell'ambiente urbano, la protezione dei consumatori e la conservazione del patrimonio storico e artistico. Ne consegue che l'intervento pubblico può risultare giustificato quando risponda ad esigenze effettive di interesse generale, purché siano rispettati i principi di non discriminazione, necessità e proporzionalità. Non si tratta, dunque, di introdurre limitazioni generalizzate alla concorrenza, ma di individuare strumenti regolatori adeguati alle caratteristiche dei territori e alle specifiche esigenze di tutela che li contraddistinguono.
Queste impostazioni richiedono particolare attenzione al ruolo dei comuni, che costituiscono il livello istituzionale più vicino alle comunità e che dispongono di una conoscenza diretta delle caratteristiche urbanistiche, economiche e sociali dei rispettivi territori. In tale quadro, il coinvolgimento delle organizzazioni rappresentative delle imprese e dei consumatori, il coordinamento con la programmazione regionale e la definizione dei criteri amministrativi verificabili rappresentano elementi essenziali per garantire la legittimità, l'efficacia e la sostenibilità degli interventi. La regolazione, infatti, deve essere accompagnata da adeguate garanzie procedurali, da tempi certi e da una chiara individuazione degli obiettivi perseguiti. Solo in questo modo è possibile evitare che gli strumenti di tutela si traducano in ostacoli ingiustificati all'accesso al mercato e, al contempo, assicurare che la libertà di impresa si eserciti nel rispetto della peculiarità dei luoghi e sia volta a tutelare gli esercizi di vicinato e i negozi di prossimità, che non hanno solo un ruolo commerciale ma hanno, soprattutto, un ruolo sociale, costituendo dei presidi imprescindibili per le nostre comunità.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, un'attenzione particolare merita, inoltre, la condizione dei piccoli comuni e dei centri storici meno popolari. In queste realtà, la chiusura di un esercizio commerciale non rappresenta soltanto la cessazione di un'attività economica, può significare la perdita di un servizio essenziale, la riduzione delle occasioni di socialità, l'indebolimento della rete commerciale locale e l'accelerazione di processi di spopolamento già particolarmente preoccupanti. Le attività di vicinato, le botteghe artigiane e gli esercizi che conservano lavorazioni e tradizioni locali svolgono una funzione che va ben oltre la dimensione strettamente commerciale: contribuiscono alla sicurezza e alla vivibilità degli spazi urbani, sostengono l'occupazione e mantengono vivo il legame tra le comunità e il proprio territorio. Per questa ragione, la salvaguardia del commercio tradizionale deve essere accompagnata da politiche di riqualificazione urbana, incentivi agli investimenti, sostegno all'imprenditorialità e collaborazione tra amministrazioni pubbliche e operatori privati. È una visione che riconosce nella vitalità commerciale uno dei presupposti della rigenerazione urbana e nella collaborazione istituzionale uno strumento indispensabile per conseguire risultati concreti e duraturi.
In questo contesto, desidero sottolineare il valore dell'indirizzo politico espresso dal Governo guidato da Giorgia Meloni, che pone al centro della propria azione la valorizzazione dell'identità nazionale, il sostegno alle imprese e il rafforzamento del legame tra sviluppo economico e territorio. L'azione del Governo si inserisce in una visione nella quale la crescita dell'economia reale, la valorizzazione del lavoro e la promozione delle eccellenze italiane rappresentano obiettivi tra loro complementari. È una visione che Fratelli d'Italia sostiene con convinzione: un'Italia capace di competere sul mercato internazionale senza rinunciare alle proprie radici; un'Italia che consideri i propri borghi, le proprie città e le proprie tradizioni una risorsa strategica; un'Italia nella quale le imprese possono investire e creare occupazione in un quadro di regole certe, senza che la crescita economica comporti necessariamente la perdita dell'identità dei territori.
Onorevoli colleghi, la scelta che siamo chiamati a compiere riguarda, in ultima analisi, il rapporto tra sviluppo economico e interesse collettivo, tra libertà di impresa e responsabilità pubblica, tra trasformazione e conservazione. Fratelli d'Italia ritiene che questi obiettivi non siano incompatibili; al contrario, siamo convinti che un sistema economico sia tanto più solido quanto più è capace di valorizzare le proprie risorse, proteggere le proprie specificità e costruire opportunità di crescita a partire dalle caratteristiche dei territori. Difendere i centri storici significa tutelare un patrimonio comune, sostenere il commercio di prossimità, rafforzare l'economia locale e preservare le condizioni affinché le future generazioni possano beneficiare della ricchezza storica e culturale ricevuta in eredità; significa soprattutto affermare una concezione della politica che non si limita a registrare i cambiamenti, ma assume la responsabilità di orientarli nell'interesse della collettività. È questa la direzione nella quale intendiamo proseguire: una direzione che riconosce il valore delle imprese, la centralità del lavoro, il ruolo delle autonomie territoriali e la necessità di uno Stato autorevole, capace di assicurare regole certe e di promuovere uno sviluppo equilibrato.
Per tutte queste ragioni, nella convinzione che la valorizzazione dei centri storici costituisca un obiettivo strategico per la qualità del nostro sviluppo e per la salvaguardia del patrimonio nazionale, annuncio a nome di Fratelli d'Italia il voto favorevole alla presente proposta di legge, un voto favorevole a un'Italia che guarda al futuro con ambizione, senza dimenticare la propria storia e che riconosce nella tutela delle proprie eccellenze non un limite allo sviluppo, ma una delle condizioni fondamentali della propria crescita, perché difendere i centri storici significa difendere il patrimonio della Nazione, sostenere il lavoro italiano e investire nel futuro delle nostre comunità (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.
(Coordinamento formale - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.
(Così rimane stabilito).
(Votazione finale ed approvazione - A.C. 362-A?)
PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.
Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 362-A?: "Disposizioni per la tutela e la valorizzazione delle attività commerciali e artigianali negli ambiti di interesse storico, culturale e paesaggistico dei centri storici".
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
La Camera approva (Vedi votazione n. 97) (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.
GIUSEPPE CONTE (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, sono qui a chiedere, a nome del mio gruppo, un'informativa urgente al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché venga a riferire sulla crisi economica e sociale che il Paese sta attraversando e soprattutto a riferire quali sono le misure urgenti (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) del Governo per quanto riguarda il caro carburante, per quanto riguarda i rincari vari, per l'inflazione e le sofferenze economiche che stanno attraversando e affrontando lavoratori e imprenditori.
Abbiamo una circolazione in tilt, gli scaffali dei supermercati si stanno svuotando, i distributori di carburante sono a secco. In tutto questo, il Governo cosa intende offrire come risposta? La risposta sin qui ci appare assolutamente inadeguata. Allo stato, abbiamo oltre 1.300 identificati, una serie di misure di polizia a tappeto, minacce di arresti. È una risposta che non corrisponde al malessere che in questo momento serpeggia. Da Sud, si sta estendendo dappertutto, senza considerare gli studenti che hanno protestato pacificamente nei giorni scorsi nel Nord (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle – Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia) - non mi riferisco ai fatti di Milano, non fate battute: sui fatti di Milano vengo dopo. Eppure, quando siamo stati noi al Governo, abbiamo sempre incontrato, anche nei momenti di massima protesta, chi aveva un malessere da esprimere, perché tutti sono cittadini di serie A in una democrazia. Non riesco a capire perché Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, non incontri chi, in questo momento, è portatore di così tanta sofferenza economica e sociale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Noi ci abbiamo parlato, li abbiamo incontrati in strada: agricoltori, autotrasportatori. Sono venuti anche oggi qui, anche in Parlamento. Abbiamo ascoltato le loro storie: non ce la fanno. È una sofferenza vera, è un disagio. Non si può, con 1.500/2.000 euro al mese, mantenere una famiglia con questi rincari. Non si possono sopportare i sacrifici, stare tutta la settimana fuori, sulle strade, sulle autostrade e dormire fuori per tornare a casa e non riuscire neppure a soddisfare le più elementari esigenze di vita dei propri figli (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Sono disperati!
Il Governo ha detto: vi incontreremo il 27 ottobre. A fine mese, con tutta calma. Ma ci rendiamo conto che l'Italia si sta fermando (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Ci rendiamo conto che non si possono prendere in giro persone in questa condizione, tirando fuori fondi che corrispondono a promesse che dovevate mantenere e non avete mantenuto, spacciandoli per fondi nuovi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Non ci stanno. Si sentono presi in giro.
Eppure, le nostre proposte le abbiamo fatte (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Abbiamo proposto di tagliare, di mettere un tetto al prezzo del carburante, di prendere soldi, soldi veri, dagli extraprofitti, soprattutto delle aziende energetiche, per non parlare delle banche, dei colossi delle armi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E invece no. Il Governo, vedete, è doppiamente responsabile, perché, da un lato, non ha fatto nulla su questo e, dall'altro, ha sottoscritto impegni folli per il riarmo, addirittura 14 miliardi per il riarmo.
PRESIDENTE. Possiamo avere un bicchiere d'acqua? Grazie agli assistenti.
GIUSEPPE CONTE (M5S). Ieri, Meloni ha diffuso un video. Il massimo dialogo che ha intrattenuto con questi lavoratori e lavoratrici in difficoltà e disperati è stato un video: sei minuti dedicati ai fatti di Milano - sono delle distruzioni che condanniamo con fermezza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) -, solo 30 secondi accennati al fatto che l'Italia si sta bloccando. Manca, in quel video, un passaggio fondamentale: le scuse. Le scuse perché, vedete, l'ordine pubblico è di competenza del Governo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E il fatto concreto che c'è sul terreno, adesso, è che avete varato 7 decreti Sicurezza…
PRESIDENTE. Concluda.
GIUSEPPE CONTE (M5S). …un'infornata di nuovi decreti, inasprimenti di pene, e c'è insicurezza dappertutto, ma soprattutto insicurezza sul piano economico e sociale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, deve venire qui. Visto che non riferisce a loro, lo faccia qui, in Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che si levano in piedi, e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Elly Schlein. Ne ha facoltà.
ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Grazie, Presidente. Voglio associarmi anch'io a questa richiesta di informativa urgente del collega, onorevole Conte. Giorgia Meloni deve venire qui, in quest'Aula, davanti al Parlamento, davanti al Paese, a riferire su come questo Governo intenda rispondere al caro carburanti, al carovita, al caro affitti, che stanno bloccando il Paese.
Noi abbiamo fatto proposte concrete, guardate. Ci sono agricoltori, autotrasportatori, pescatori che sono in tutto il Sud, dalla Basilicata alla Sicilia, alla Calabria, alla Puglia; stanno protestando e stanno protestando, perché non riescono più a fare il pieno. È una cosa molto concreta. Questo si sta traducendo, l'avete visto, anche nel rischiare di far marcire le merci, che non stanno partendo, nei supermercati che si svuotano.
Noi abbiamo fatto alcune proposte molto concrete. Potete raccogliere, potete provare a dare ascolto, per una volta, alle opposizioni. E non abbiamo fatto una proposta, peraltro, che partiva da noi. Abbiamo ascoltato la FAIB Confesercenti e la Fegica, cioè i rappresentanti dei gestori dei benzinai, che hanno portato proprio in un'audizione al Senato una proposta molto concreta: mettere un tetto temporaneo al prezzo del carburante, per 90 giorni, da verificare ogni 15 giorni, e che sia attuabile dal Governo soltanto in presenza di circostanze straordinarie che vanno verificate da parte del Garante dei prezzi. C'è una risposta chiara, netta, concreta, perché non ci si può affidare soltanto al mercato o alla buona volontà di qualche grande società energetica e petrolifera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), in quanto questo crea anche distorsioni, rafforza posizioni dominanti, crea concorrenza sleale verso i distributori indipendenti.
Serve un intervento pubblico. Vi abbiamo chiesto di attivare le accise mobili. Vi abbiamo chiesto di tassare gli extraprofitti delle società energetiche, perché crediamo giusto che, in un momento di grave crisi e difficoltà per tutte le imprese, le famiglie, i lavoratori e gli agricoltori italiani, chi invece ha fatto profitti straordinari, proprio in queste settimane e mesi, abbia anche il dovere di contribuire di più a una redistribuzione necessaria per dare un respiro al Paese, a chi sta soffrendo.
Ecco, il Governo deve dirci anche come intenda rispondere a quegli studenti che hanno piantato le tende in queste città, a partire da qui, davanti a Montecitorio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ad esempio, rimettendo il fondo per l'affitto, facendo una legge sugli affitti brevi. Guardate, ieri, la regione Puglia ne ha approvata una. Allora, se non avete il coraggio di approvare una legge nazionale sugli affitti brevi, almeno non impugnate anche questa legge regionale: almeno questo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Cercate di far fare ai territori il proprio dovere per dare risposte concrete alle famiglie e agli studenti.
Ecco, in alcune città, vi sono stati gravi episodi di violenza inaccettabile, che abbiamo condannato con nettezza. E abbiamo visto cassonetti bruciati, abbiamo visto il saccheggio di molti negozi, abbiamo visto scontri in cui sono rimasti feriti agenti delle Forze dell'ordine a cui va la nostra vicinanza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Noi la violenza la condanniamo sempre e non ha giustificazione mai. Non si usino, però, i violenti per silenziare la voce di decine di migliaia di persone, in tutta Italia, che civilmente e pacificamente vi stanno dicendo che in questo Paese non riescono più a campare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!
La risposta soltanto repressiva si è già dimostrata inefficace. Ormai abbiamo perso il conto dei decreti Sicurezza che, se avesse funzionato il primo, magari non sarebbero arrivati gli altri sei. La risposta solo repressiva non basta se, al contempo, lasciate sotto organico le Forze dell'ordine in tutto il Paese. Con le altre opposizioni, vi abbiamo proposto: ma perché non riportate i soldi buttati per quei centri vuoti in Albania (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) per assumere più organico nelle Forze di polizia, metterli in condizione di operare? E guardate che la risposta repressiva non basta se non è affiancata dalla prevenzione sulle cause profonde di quello che si muove nel Paese.
Siamo di fronte a un fenomeno diverso da quelli già conosciuti: l'ha detto, con parole autorevoli, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha parlato di modalità e di soggetti inediti. Il Ministro Crosetto, ieri, ha parlato di guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni. Ecco, io chiedo anche a lui: se avete delle informazioni venite a riferirle in questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché non si possono evocare cose così.
In Francia, il Ministro si è assunto la responsabilità e ha presentato le dimissioni nelle mani del Presidente Macron. È possibile che qui il Ministro Piantedosi scarichi le proprie responsabilità sui sindaci di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Che in Francia sono già stati convocati e qui ancora vi chiedono di essere convocati? Perché davanti a questi fenomeni, serve la collaborazione istituzionale, non lo scaricabarile infondato.
E concludo. C'è un Paese reale là fuori, che sta chiedendo ascolto: non potete ignorare la voce di Carmelo, che prende 800 euro al mese e ne spende 600 di affitto; o di Michele, giovane agricoltore che, l'altro giorno, ci ha raccontato che vuole restare - il suo diritto a restare al Sud, in Puglia, nel Gargano, dove è nato -, ma non riesce più a far campare la sua famiglia, perché l'olio ha avuto un crollo del prezzo verticale; e la voce di Francesco, autotrasportatore calabrese, che dice che una crisi simile, delle tante che ha vissuto…
PRESIDENTE. Concluda.
ELLY SCHLEIN (PD-IDP). …non l'aveva mai vista dagli anni Settanta. Io chiedo a Giorgia Meloni di uscire dal palazzo, di ascoltare il Paese reale e di venire in questo Parlamento a riferire…
PRESIDENTE. La ringrazio.
ELLY SCHLEIN (PD-IDP). …quali risposte concrete abbia per migliorare la vita delle persone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, che si levano in piedi, e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
PRESIDENTE. Sempre sullo stesso argomento, ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori il deputato Angelo Bonelli. Ne ha facoltà.
ANGELO BONELLI (AVS). Grazie, signor Presidente. Il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra si associa nel chiedere l'informativa urgente della Presidente del Consiglio Meloni. Vorremmo che venisse già domani, perché la situazione sociale nel Paese è esplosiva.
Vorrei, però, spendere immediatamente alcune parole, perché quello che è accaduto in queste ore lo riteniamo inaccettabile. Certo è il frutto delle vostre politiche, dei decreti Sicurezza che criminalizzano e vogliono mandare in carcere chi protesta perché vuole lavorare. Pensate a che punto siamo arrivati. Oggi avete identificato 1.339 persone, 71 denunciate e minacciato anche il carcere per molti di loro. Qual è la loro responsabilità? Protestano, perché vogliono lavorare (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra - Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'Italia e del deputato Zoffili - Commenti della deputata Sportiello). Questo lo troviamo inaccettabile, lo troviamo inaccettabile (Commenti di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier - Il deputato Fratoianni con un gesto invita al silenzio), perché di fronte a un Paese in cui questo Governo ha consentito l'accumulazione di una ricchezza verso pochi (Il deputato Fratoianni: “Sta parlando, silenzio! Zitti…” e invita con un gesto al silenzio), quei pochi oligopoli…
PRESIDENTE. Deputato Fratoianni… Deputato Fratoianni, non faccia versi (Proteste dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)… Ho usato la campanella per chiedere silenzio da parte di chi stava disturbando; non posso fare altrettanto con lei, perché sta facendo dei segni e, quindi, non posso fare altro che dirle: non faccia segni. Semplice (Proteste dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Prego, prosegua, deputato Bonelli.
ANGELO BONELLI (AVS). Stavo quindi dicendo che questo Governo, questa destra ha consentito l'accumulazione di una ricchezza inaccettabile nelle mani dei pochi, dimenticando gli italiani che oggi non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).
Vi diamo però alcuni dati, perché li avete dimenticati, perché avete dimenticato da dove venite. Ripeto, altro che underdog! In quattro anni, le banche hanno fatto 170 miliardi di profitti; in quattro anni, le società energetiche hanno fatto 80 miliardi di euro di profitti; le famiglie in povertà energetica sono 2,8 milioni. Ci sono persone che non ce la fanno più. Allora, gli agricoltori, i pescatori che protestano (Commenti)… scusi, Presidente, se io per esprimere una mia opinione, devo urlare, mi devo andare (Proteste dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)…
PRESIDENTE. Colleghi.
ANGELO BONELLI (AVS). Allora che cosa devo fare? Perché io non ho bisogno del controcanto di queste persone che ho davanti a me! Non ho bisogno del loro controcanto (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!
L'unica risposta che sapete dare alla crisi sociale che c'è nel Paese - che sono i pensionati che vanno a fare la spesa, agricoltori, pescatori, studenti - è la repressione, sì, perché ieri la Presidente del Consiglio ha fatto un intervento di sei minuti, elencando una serie di provvedimenti, di nuovi reati, che sono una vergogna! In un Paese normale, il servizio pubblico radiotelevisivo avrebbe fatto il check-up, la radiografia di quello che ha detto (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) e invece no! Sapete che cosa ha fatto questa Presidente del Consiglio, da zero con matita rossa, in qualunque università italiana? Ha fatto intendere che ci sono provvedimenti, nuovi reati che sono stati introdotti. C'è un piccolo particolare: già esistevano questi reati (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Che cosa avete fatto? Avete fatto 123 nuovi reati in questo Paese, uno ogni 12 giorni! Non avete un minimo di vergogna (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?
Il punto è che non siete stati in grado di garantire sicurezza e ordine pubblico, mentre le periferie del nostro Paese, a cui voi avete tagliato le risorse, esplodono perché dei giovani non ve ne frega niente (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Il punto è solo la repressione: non vi interessa la situazione sociale che vivono nelle periferie, da Tor Bella Monaca allo ZEN, a partire dal Corviale di Roma. Non vi interessa!
Avete tagliato i soldi previsti con il Piano nazionale di ripresa e resilienza e li avete investiti ancora in armi, in armi. Allora, la nostra proposta è molto chiara, signor Presidente: noi vogliamo la Presidente del Consiglio e che ci dica, una volta qui, in Aula, subito, che i soldi li può prendere. Può prendere i soldi tassando gli extraprofitti, introducendo il prezzo calmierato sui carburanti, facendo un'operazione nuova di politica energetica, che non faccia ingrassare dal punto di vista della ricchezza i soliti noti, ma ridistribuisca alle famiglie del nostro Paese e alle imprese.
Una cosa la vogliamo però dire chiara: vi dovete fermare con questa repressione contro chi protesta perché vuole lavorare. E quello che sta facendo il Ministro Piantedosi, in queste ore, insieme al Ministro Lollobrigida, lo dico, è indecente (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle): evocare le infiltrazioni criminali senza adombrare alcuna prova, nemmeno una prova!
Siete in difficoltà, avete perso il rapporto con il Paese e ora gettate fango su chi protesta perché vuole lavorare (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, la deputata Maria Elena Boschi. Ne ha facoltà.
MARIA ELENA BOSCHI (IV-CR). Grazie, Presidente. Intervengo per associarci alla richiesta, come Italia Viva-Casa Riformista, dell'informativa urgente della Presidente del Consiglio. A me dispiace, Presidente - se può scusarsi lei con la Presidente del Consiglio -, perché osiamo disturbarla e noi sappiamo la sua allergia a presentarsi in quest'Aula (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Sono circa due anni che aspettiamo il Premier time e ci rendiamo conto che chiederle di venire in Aula, in questa situazione, a parlare con i rappresentanti dei cittadini, è un disturbo, ma vede, noi le abbiamo provate tutte per evitarle questo disagio. È da agosto, anzi, da luglio del 2025 che richiamiamo il Governo sul carovita, sull'aumento del carrello della spesa, sull'aumento degli affitti, senza avere alcuna risposta, anzi, ricevendo soltanto bocciature alle nostre proposte in legge di bilancio, in tutti i provvedimenti che, nell'ultimo anno e mezzo, sono passati in quest'Aula.
Vista la gravità della situazione in queste ultime settimane, abbiamo provato a interrogare la scorsa settimana il Ministro Salvini, fare un question time sulla situazione dell'autotrasporto, dicendo: guardi, Ministro, gli autotrasportatori stanno protestando nel Sud Italia; ci sarà un'escalation; ci saranno dei problemi per tutti i cittadini. Deve dare delle risposte non adesso, a ottobre, le doveva dare mesi fa, perché non ci voleva un genio a immaginare che, con la situazione geopolitica e la chiusura dello Stretto di Hormuz, ci sarebbe stato un caro-carburante che sarebbe ricaduto sugli autotrasportatori. È successo infatti anche con l'invasione russa dell'Ucraina e, in quel caso, il Governo Draghi intervenne subito con 500 milioni per l'autotrasporto. Qui, forse, arriveranno tra qualche mese, quando ormai gli autotrasportatori non avranno più nemmeno la liquidità per fare il pieno, perché stanno facendo da banca al Governo, che i soldi li darà, se va bene, l'anno prossimo.
E allora abbiamo provato oggi, con il Ministro Lollobrigida, a dirgli: guardi, Ministro Lollobrigida, il settore dell'agricoltura è in difficoltà, non soltanto per i problemi del settore, ma anche perché, con il blocco dell'autotrasporto, le merci stanno deperendo. Non arrivano nei supermercati. Ci sono i supermercati vuoti e gli agricoltori stanno perdendo risorse. Oggi, qui, in quest'Aula, rispondendo all'onorevole Gadda, il Ministro Lollobrigida ci ha detto: va tutto bene, non c'è nulla da fare, abbiamo messo miliardi, non capiamo perché protestano. Ora leggo da un'agenzia che la Presidente del Consiglio ha annunciato per domani, in Consiglio dei ministri, un provvedimento per l'agricoltura, quindi smentendo quello che ha detto il Ministro in quest'Aula due ore fa.
E, sempre nella giornata di oggi, per non farci mancare nulla, al Senato, il Ministro Urso ha detto che, dietro queste proteste, ci sono infiltrazioni criminali, di cui il Governo è a conoscenza. Allora, se il Governo, che ha al proprio servizio l'intelligence, che gestisce il Ministero dell'Interno, che gestisce il Ministero della Giustizia che ha i casellari giudiziari, è a conoscenza, con questa certezza, tanto da dirlo in Aula, che ci sono infiltrazioni criminali, ma cosa aspetta a intervenire (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? Se ci sono le prove evidenti, noi chiediamo che intervenga; altrimenti evitiamo che questa insinuazione diventi l'ennesimo capro espiatorio - il famoso chiodo che bloccava i treni, salvo poi vedere che c'era una responsabilità, per cui è stato condannato il Ministero dei Trasporti, -, oggi diventino queste allusioni (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Se ci sono, ce lo dicano. Magari hanno avuto anche alcune informazioni privilegiate, da persone che conoscono bene la situazione (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).
Allora noi, a questo punto, chiediamo che venga la Presidente del Consiglio. E venga, perché la situazione davvero è insostenibile e noi non possiamo nemmeno pensare che la risposta sia soltanto quella securitaria. Guardi, lo dice un partito che non ha avuto nessuna incertezza, mai, nel condannare tutti i fatti di violenza, compresi quelli di Milano, nello schierarsi dalla parte delle Forze dell'ordine: ma le pare normale che, di fronte a una richiesta di informativa del Ministro Piantedosi, che abbiamo fatto in quest'Aula, dopo i fatti di Milano, il Ministro non si sia degnato di venire in quest'Aula a riferire sui fatti di Milano (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)? Ma cosa deve succedere in questo Paese perché il Governo possa svolgere il proprio dovere di fronte alle opposizioni e di fronte ai cittadini italiani?
Allora, siccome ho finito il tempo a disposizione, Presidente, per alleviarle questo incarico, siccome sappiamo già che la risposta alla Presidente del Consiglio sarà negativa, noi ci accontentiamo anche di una cosa diversa, se proprio non vuole venire in Aula: almeno incontri le categorie, almeno incontri cittadini, almeno incontri i sindacati, almeno loro dia delle risposte (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-Casa Riformista, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Deidda. Ne ha facoltà.
SALVATORE DEIDDA (FDI). Grazie Presidente, come Fratelli d'Italia…
PRESIDENTE. Ci dica subito se si associa o no, per cortesia, alla richiesta di informativa. Prego, la aiuto.
SALVATORE DEIDDA (FDI). No (Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), di certo non ci opponiamo all'informativa di Piantedosi e dei vari ministri, ma non di certo non accettiamo le strumentalizzazioni e i toni che sono stati utilizzati per richiedere la presenza del Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), soprattutto citando - e se mi lasciate concludere - le motivazioni. Perché posso rispondere alle vostre motivazioni, per esempio del collega Bonelli o di chi parla o contesta, il fatto che si parlava: non esiste la criminalità, è Lollobrigida che si sta inventando tutto; il Corriere della Sera pubblica: “ruote dei camion tagliate per costringere i conducenti ad aderire alla protesta che sta paralizzando il Sud e copertoni al centro della carreggiata per fermare ogni TIR (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Ma anche autotrasportatori che denunciano ad essere obbligati a restare fermi: gli episodi che emergono in Campania dai luoghi della protesta, dove l'adesione alla categoria massiccia ma si registra anche ai casi in camionisti che non vogliono fermarsi. Dalle forze dell'ordine in particolare tra le province di Caserta e Napoli, si apprende di diversi casi di ruote gli articolati per tagliare impedirne la partenza, secondo l'Ansa.”; un autotrasportatore ha denunciato di essere stato rapito e gli sia stato impedito di andare a lavorare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).
Noi non vogliamo generalizzare, noi non vogliamo dire che tutti i manifestanti sono dei criminali, ma sta emergendo chiaramente, sta emergendo chiaramente… scusi, ma c'è qualcuno che difende quelli che tagliano le ruote agli autotrasportatori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Ma evidentemente si, perché io sto dicendo… ma ve ne intendete… comunque ascoltate, io sto parlando molto pacatamente. Sto dicendo parliamone di questo problema. Ma parliamo anche però davanti alle verità, queste indagini qui non le fa il Governo, le fanno le Forze dell'ordine e la magistratura e quindi chiede l'onorevole Boschi che il Governo si attivi per scoprire se c'è la criminalità, bisognerebbe magari chiedere a qualche magistrato che si attivi e poi venga a riferire (Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-Casa Riformista).
Quindi, cerchiamo di lavorare nella serietà, parliamo dei problemi. Eravamo da Conftrasporto, molto pacatamente abbiamo dibattuto con tutte le forze politiche, poi però qui non è che si può venire per recitare una parte, perché poi magari, siccome son bravissimi a tagliare i video, magari oggi metteranno la foto di Giorgia Meloni nel video, per poi dire che era in Aula e che poi è scappata (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), perché son bravissimi a manipolare i video. Questo è il clima che si respira.
PRESIDENTE. Colleghi! Ascoltate in silenzio come è accaduto prima quando è stato il vostro turno.
SALVATORE DEIDDA (FDI). Ma scusi, ma ho nominato qualche movimento? C'è la coda di paglia. Io non ho nominato nessuno, sto parlando in generale.
PRESIDENTE. Vada avanti.
SALVATORE DEIDDA (FDI). Sto dicendo che eravamo a pacatamente a Conftrasporto, perché tutte le associazioni riconosciute al Ministero sono state convocate degli autotrasportatori, nessuna può negare che in questi quattro anni c'è stato un contatto settimanale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) per risolvere i loro problemi. Ascoltare i loro problemi, ma soprattutto, chi se ne accorge oggi del problema dell'autotrasporto è chi durante il dibattito sul codice della strada chiedeva che comprassero mille segnali che aggravassero il loro bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Proteste di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), perché gli autotrasportatori erano quelli che investivano i ciclisti, loro sono quelli che non li vogliono far passare nelle città perché sono i pericolosi, sono sporchi.
Allora parliamone, parliamone con il Ministro dei Trasporti, parliamone con i Ministri, parliamo del settore dell'autotrasporto, di quello che vi ho sempre detto. Come ho sempre chiesto: siete favorevoli o no a spostare l'ETS2 che è quella fonte di costo che aggrava i costi dell'autotrasporto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Ma rispondete a questa domanda. Delrio ha risposto, Graziano Delrio ha risposto, ma in quest'Aula sembra che non si possa parlare perché è tutto un dogma.
L'autotrasporto riconosciuto ha tolto i blocchi, ha chiesto di togliere i blocchi, quello non riconosciuto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Proteste di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). Questi che magari tagliano le gomme son quelli che stanno bloccando, e questo non vuol dire evitare il problema, parliamone con il Ministro dell'Interno, solleciterò il Ministro dell'Interno e il Ministro dell'Agricoltura, tanto chiedete un'informativa al giorno, anzi più di un'informativa al giorno, quindi parliamone.
PRESIDENTE. Concluda.
SALVATORE DEIDDA (FDI). I sindacati ispettivi qui non esistono più. Quindi, guardi: io dico una cosa, che basta vedere… poi adesso ci sarà il boato, perché, per carità, qui bisogna avere sempre il boato. Ecco, anche un articolo sul Regolamento. Noi ascoltiamo in religioso silenzio, anche quando parlano i leader, noi ascoltiamo, abbiamo sempre ascoltato e stiamo imparando ad ascoltare in religioso silenzio per rispetto (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Italia Viva-Casa Riformista).
PRESIDENTE. Concluda.
SALVATORE DEIDDA (FDI). Imparate anche voi a rispettare chi vi rispetta, perché poi non potete pretendere che questo rispetto vi sia riconosciuto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Lupi. Ne ha facoltà.
MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, signor Presidente. Per associarci, anche il nostro gruppo di Noi Moderati, alle richieste che, correttamente, il collega Bonelli, la collega Schlein e il collega Conte hanno portato a quest'Aula di un'informativa da parte del Ministro Piantedosi sui fatti appena accaduti a Milano. Credo che sia utile e importante che l'Aula - e riportare il dibattito parlamentare in quest'Aula - possa approfondire quello che è accaduto. Avremo anche l'opportunità e l'occasione, attraverso il decreto-legge che è stato appena approvato, di entrare nel merito dei provvedimenti e delle risposte.
Per quanto riguarda, invece, la richiesta di informativa di presenza del Presidente del Consiglio, mi permettano i colleghi, mi sembra sui temi che sono stati appena affrontati da quest'Aula, perché solo mercoledì scorso, con la Presidente del Consiglio, abbiamo esattamente posto. E c'è stato un dibattito, anche da parte dell'opposizione, sugli stessi contenuti che legittimamente abbiamo ascoltato oggi: il caro energia, l'inflazione, il carovita e le possibilità che questo sta togliendo a famiglie e imprese, la prospettiva dei giovani, la possibilità degli affitti. Sono tutti temi che, questo Parlamento, ha affrontato con dettaglio anche nel confronto con il Presidente del Consiglio esattamente quattro giorni fa.
Se non vogliamo rendere inutile la funzione di un Parlamento come questo, credo che sia fondamentale aprire i dibattiti, confrontarci nel merito, ma non strumentalizzare la richiesta al Governo, che poi diventa assolutamente superflua. Quindi, dal nostro punto di vista, è fondamentale la presenza del Ministro dell'Interno e, se si ritiene importante, anche un'informativa da parte del Ministro dei Trasporti.
Il giudizio di Noi Moderati è molto chiaro: bisogna ascoltare sempre il disagio, ascoltare il disagio che viene dalle categorie. Lo strumento che si sta usando - lo ha appena detto il presidente Deidda - da parte, non di tutto il settore dei trasporti, ma di alcuni settori rappresentativi dei trasporti, è uno strumento sbagliato; è uno strumento sbagliato perché scarica quei disagi oggettivi, che esistono, sulle famiglie, sugli ospedali, sulle imprese, su tutto ciò che è accaduto oggi e sui cittadini. E quello strumento rende anche le ragioni di un disagio oggettivo, alla fine, strumentali e, ovviamente, rischia di far venire meno quelle ragioni. Che è la stessa cosa che è accaduta a Milano. Perché il disagio giovanile… Porrei una piccola domanda all'amico Bonelli che parla del degrado delle periferie. Il degrado delle periferie riguarda, ovviamente, le grandi città. 11 su 12 grandi città sono amministrate dal centrosinistra: è un dato oggettivo. Che cosa hanno fatto? Apriamo un dibattito reale su come la riqualificazione delle periferie è avvenuta in quelle grandi città, su quanto il degrado è stato tollerato in termini di verde, di altalene rotte e di ghettizzazione all'interno delle periferie del nostro Paese.
Anzi, io credo che si debba aprire questo dibattito, in questo Parlamento, per capire come, insieme, ci assumiamo la responsabilità di dare risposte a questo. Perché è troppo facile, troppo bello scaricare sempre le responsabilità su chi governa nel momento opportuno (Applausi della deputata Cavo e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Il centrodestra dice che è colpa dei sindaci di sinistra; il centrosinistra dice, come si usava una volta, “piove, Governo ladro”, per cui la colpa di tutto quello che accade è sempre del Governo.
Io credo che dobbiamo fare un passo in avanti e credo che questo debba avvenire. E lo dice una forza politica che pone attenzione all'educazione, al recupero e alla formazione, al centro della persona, rispetto al fatto che non dobbiamo lasciare i nostri giovani soli… dobbiamo smetterla di parlare dei giovani e parlare con i giovani, ma proprio per questo e per quel disagio che va ascoltato, deve essere inaccettabile e intollerabile che si accettino fenomeni di violenza come quelli che sono avvenuti nella nostra città, a Milano (Applausi della deputata Cavo e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questo è il punto dirimente: si può accogliere, si può recuperare, si può rispondere a quel disagio solo a condizione che esista un giudizio chiaro da parte delle istituzioni e da parte di tutte le forze politiche.
Chi spacca la testa a un poliziotto, chi devasta e saccheggia un negozio, qualunque sia la sua età, deve essere responsabile del gesto che fa, perché è educativo e da un punto di vista, anche sociale, vigono regole con le quali si deve protestare, si devono far valere i propri diritti e la propria dignità, ma sempre nel rispetto della comunità. Perché a fronte di quei giovani che vivono un disagio, c'è quel negoziante che con tutto il suo sacrificio ha investito, dà da lavorare a 12 persone…
PRESIDENTE. Concluda.
MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)M-CP). … e si è visto saccheggiato. Quale scelta facciamo? Non c'è uno contro l'altro, ma è sempre la scelta della responsabilità (Applausi della deputata Cavo e di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
Sui lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Avverto che, secondo le intese intercorse tra i gruppi, all'ordine del giorno della seduta di domani sarà iscritto, quale primo argomento, il seguito della discussione della proposta di legge n. 2904?, in materia di patrocinio a spese dello Stato in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Avverto inoltre che, con distinte lettere in data odierna, i presidenti delle Commissioni finanze, giustizia e affari sociali hanno manifestato l'esigenza - sulla quale hanno convenuto i rappresentanti dei gruppi delle Commissioni medesime - di rinviare ad altro calendario l'esame in Assemblea dei seguenti progetti di legge, previsti dal vigente calendario dei lavori per la prossima settimana: disegno di legge 3106, recante la conversione in legge del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale, in relazione al quale è stato richiesto di posticipare l'avvio dell'esame in Assemblea alla prima settimana del mese di novembre; proposta di legge n. 1822?, recante modifiche al codice di procedura penale in materia di sequestro di dispositivi, sistemi informatici o telematici o memorie digitali; disegno di legge n. 2576?, recante legge quadro per la salute e la sicurezza nelle piscine.
Pertanto, secondo le intese intercorse tra i gruppi, l'esame di tali progetti di legge non sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute della prossima settimana.
Interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.
Ha chiesto di parlare la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI (M5S). Grazie, Presidente. Zeus aveva tre anni e una famiglia che lo amava. È una presenza felice, un compagno di vita, parte della casa. L'8 ottobre, in località Su Trambuccone, a Olbia, due colpi di fucile hanno spezzato la sua esistenza, lasciando dolore e paura. Secondo il racconto del proprietario, riportato anche dalla stampa e al vaglio degli investigatori, un losco individuo armato si sarebbe introdotto nel terreno recintato; Zeus avrebbe abbaiato perché c'era questo estraneo che ha reagito lanciandogli pietre e poi sparandogli. Ha minacciato di morte anche il proprietario puntandogli il fucile in faccia. Probabilmente, grazie a questa situazione gli inquirenti hanno preso seriamente tutta la situazione. È una ricostruzione gravissima sulla quale bisogna accertare le responsabilità perché, se quanto riferito venisse confermato, si tratterebbe di minacce di morte, quindi una cosa molto seria per questo cacciatore.
La LIDA di Olbia ha annunciato il proprio sostegno alle famiglie e l'intenzione di costituirsi parte civile nell'eventuale procedimento. Il problema è che nessuno deve avere paura di uscire nel proprio giardino, lasciare libero il proprio cane o chiedere a un estraneo di allontanarsi. Una licenza di caccia non ci rende padroni del territorio e non dà il diritto di intimidire chi vi abita. Chi crede di impugnare un fucile e pensa di poter fare quello che vuole è un pericolo. Avete approvato e sostenuto decine di decreti e provvedimenti presentati come misure per la sicurezza ma, nello stesso tempo, con la nuova legge sulla caccia, ancora in Commissione, volete ampliare gli spazi e la possibilità di sparare.
I cacciatori avranno la possibilità di esercitare l'attività sempre più spesso, in qualsiasi momento della giornata, anche nelle vicinanze di abitazioni private…
PRESIDENTE. Concluda.
SUSANNA CHERCHI (M5S). …e, di fatto, entrare nel terreno altrui, perfino nelle aree demaniali. E questa non è sicurezza, è l'esatto contrario: è esporre cittadini e famiglie a un rischio permanente.
Quello che è successo a Zeus non è un episodio isolato, è accaduto altre volte, ma finché a essere colpiti sono gli animali nessuno muove un dito.
PRESIDENTE. Deve concludere.
SUSANNA CHERCHI (M5S). Sì, ci vogliono verifiche approfondite al rilascio e rinnovo del porto d'armi, insieme a valutazioni psicologiche e test attitudinali periodici e rigorosi; occorre accertare la capacità di autocontrollo e la gestione dell'aggressività e il rispetto delle regole, perché non basta saper usare…
PRESIDENTE. La ringrazio.
Ha chiesto di parlare la deputata Marina Marchetto. Ne ha facoltà.
SUSANNA CHERCHI (M5S). Poteva farmi finire, mancavano 10 secondi…
PRESIDENTE. Guardi, le ho allungato il tempo due volte (Commenti della deputata Cherchi)…Due volte e ho scampanellato. Cos'altro dovevo fare? Prego, deputata Marchetto Aliprandi.
MARINA MARCHETTO ALIPRANDI (FDI). Grazie, Presidente. Esprimo il più profondo cordoglio, mio personale, del partito che mi onoro di rappresentare, del Ministero della Difesa e dell'esercito tutto, per la tragica scomparsa del 1° graduato Matteo Ambu, avvenuta questa mattina all'alba a Jesolo.
Matteo, originario di Cagliari e residente a Cavallino-Treporti, stava facendo la cosa più normale e nobile: stava andando a lavoro, a Padova, dove appunto prestava servizio, ma un tempo avverso e raffiche di vento molto forti hanno fatto spezzare la cima di un platano che ha centrato l'auto, che è andata a schiantarsi contro un albero e per lui non c'è stato scampo.
Davanti a una fatalità così assurda le parole non contano. Resta il dolore per un uomo, per un militare, per un marito, per un padre che ha lasciato la sua famiglia, i suoi compagni, i suoi commilitoni e tutto il reparto dell'esercito in cui serviva.
Solo la magistratura potrà ricostruire i momenti, potrà verificare lo stato di fatto dell'albero, ma ora è il tempo del lutto e del rispetto. Riposa in pace, Matteo (Applausi).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Mauro Berruto. Ne ha facoltà.
MAURO BERRUTO (PD-IDP). Forse qualcuno ricorderà uno dei primi successi della pallavolo italiana al Mondiale vinto dalla nazionale maschile in Brasile nel 1990. Una partita difficilissima, vinta in finale dalla Nazionale di Velasco contro Cuba: servirono nove match point per vincere quella medaglia d'oro perché gli otto match point precedenti, consecutivi, li annullò tutti da solo uno straordinario atleta cubano, Yoel Despaigne, detto “El Diablo”. El Diablo, Yoel Despaigne, è una vera e propria leggenda della pallavolo mondiale, tanto leggendario che poche settimane fa il suo nome è stato introdotto nella Hall of fame della pallavolo, a Holyoke nel Massachusetts, e il Comitato organizzatore lo ha invitato naturalmente alla cerimonia ufficiale negli Stati Uniti. Bene, anzi no, malissimo perché, nonostante Despaigne sia stato invitato da un organismo americano, le autorità consolari statunitensi a Roma gli hanno negato il visto per partecipare a una cerimonia che premia una vita regalata allo sport e che ha scritto pagine indelebili nella storia della pallavolo planetaria.
Non ho sbagliato: hanno negato quel visto le autorità consolari americane a Roma perché Yoel “El Diablo” - che chi lo conosce sa essere l'uomo più buono del mondo - vive in Italia dal 1999: ha trovato qui la sua casa, ha allenato in Italia, lavora in Italia, ha trovato l'amore in Italia e, oltre al passaporto cubano, ha quello italiano. Insomma, con grande affetto e orgoglio, oggi è un cittadino italiano.
La vicenda di Despaigne rivela il volto vero del bloqueo, il sistema di strangolamento economico, commerciale e finanziario che da sei decenni strangola Cuba, che Donald Trump ha ferocemente inasprito e che estende i suoi effetti oltre i confini geografici dell'isola e arriva a limitare la circolazione anche di cultura, scienza e sport.
Negare l'accesso negli Stati Uniti a un atleta premiato dagli Stati Uniti, in quanto leggenda della pallavolo, oltre a essere un corto circuito, è una forma di ritorsione ideologica, che viola i principi fondamentali della Carta olimpica e del diritto internazionale. Perché Despaigne non è solo un cittadino cubano, è italiano ed è un patrimonio della pallavolo mondiale.
Gli effetti del bloqueo li hanno visti le colleghe della delegazione del PD, che sono state recentemente in missione a Cuba e che ringrazio. Hanno visto quella volontà persecutoria che ha l'obiettivo di soffocare giorno per giorno silenziosamente Cuba, la sua storia e il suo popolo e abbiamo anche depositato una mozione contro questa vera e propria arma che Trump sta usando. Chiederò personalmente che la Federazione italiana pallavolo possa consegnare…
PRESIDENTE. Concluda.
MAURO BERRUTO (PD-IDP). …a Joel Despaigne, qui a Roma, il riconoscimento del suo ingresso nella Hall of fame. Ma, oltre a questo, abbiamo presentato un'interrogazione al Ministero degli Affari esteri e a quello dello Sport - che spesso ci fanno lezioni di diplomazia dello sport - perché questa piccola storia ignobile, accaduta sotto il loro naso, ci racconta come sia in atto, da parte di Donald Trump, la volontà feroce di impedire qualsiasi futuro di Cuba e annientare la sua legge, la sua gente, la sua storia e i suoi valori culturali e sportivi.
Chiudo rivolgendomi, proprio per rompere questo silenzio, agli sportivi italiani tutti: vi chiedo di farvi portavoce, sulle vostre piattaforme, dello sdegno per questa vile e spregevole ingiustizia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Giovedì 22 ottobre 2026 - Ore 9,30:
1. Seguito della discussione della proposta di legge:
GRIBAUDO ed altri: Modifica all'articolo 76 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115, in materia di patrocinio a spese dello Stato in favore delle persone offese da reati commessi con violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, da cui consegua totale inabilità o decesso. (C. 2904?)
Relatori: DONDI E GIANASSI.
2. Seguito della discussione del disegno di legge:
Delega al Governo in materia di professioni sanitarie e disposizioni relative alla responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie. (C. 2700-A?)
Relatrice: SCHIFONE.
3. Seguito della discussione della proposta di legge (previo esame e votazione delle questioni pregiudiziali di costituzionalità e della questione pregiudiziale di merito presentate):
IEZZI ed altri: Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, in materia di acquisto e di revoca della cittadinanza. (C. 2124-A?)
Relatrice: BORDONALI.
4. Seguito della discussione della proposta di legge:
ALFONSO COLUCCI ed altri: Riduzione dei termini per la liquidazione del trattamento di fine servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche e rivalutazione dei limiti di importo per l'erogazione rateale del medesimo trattamento (C. 1254?)
e dell'abbinata proposta di legge: BAGNASCO ed altri. (C. 1264?)
5. Seguito della discussione della proposta di legge:
CARFAGNA ed altri: Istituzione del Registro nazionale degli orfani per crimini domestici. (C. 2715-A?)
Relatrice: CARFAGNA.
La seduta termina alle 20,20.
TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: DAVIDE BERGAMINI, FRANCO TIRELLI, MAURO D'ATTIS E ANTONIO GIORDANO (A.C. 2958?)
DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). (Dichiarazione di voto finale - A.C. 2958?). Signor Presidente, onorevoli colleghi, annuncio il voto favorevole di Futuro Nazionale alla ratifica dei tre trattati tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam, che riguardano tre aspetti fondamentali della cooperazione giudiziaria internazionale.
Il primo riguarda l'estradizione, ovvero la possibilità per i due Stati di consegnarsi reciprocamente persone ricercate dalla giustizia, affinché possano essere processate o scontare una condanna.
Il secondo riguarda il trasferimento delle persone condannate, consentendo ai cittadini dei rispettivi Paesi di scontare la pena detentiva nel proprio Stato d'origine.
Il terzo riguarda l'assistenza giudiziaria in materia penale, attraverso la collaborazione tra le autorità dei due Paesi, lo scambio di informazioni, documenti e prove, per rendere più efficace il contrasto alla criminalità, anche organizzata e transnazionale.
Riteniamo che accordi di questo tipo siano importanti e necessari per rafforzare la cooperazione internazionale, contrastare la criminalità e garantire che chi commette un reato venga assicurato alla giustizia e sconti effettivamente la propria pena. Anzi, riteniamo che l'Italia debba stipulare molti più accordi bilaterali con i Paesi stranieri, soprattutto per consentire ai cittadini stranieri condannati nel nostro Paese di scontare la pena nelle carceri dei rispettivi Stati d'origine.
C'è tuttavia un aspetto del trattato che non condividiamo pienamente. Mi riferisco alle condizioni previste dall'articolo 4 del trattato sul trasferimento delle persone condannate e, in particolare, alla necessità del consenso del detenuto per procedere al trasferimento. Riteniamo che il trasferimento nel Paese d'origine non dovrebbe essere subordinato al benestare del condannato. Riteniamo infatti che, una volta accertata definitivamente la responsabilità penale, debba essere possibile trasferire il condannato nel proprio Paese d'origine, sulla base degli accordi tra gli Stati, senza che sia lui a poter decidere se accettare o meno. Per noi il principio è semplice: chi viene in Italia e commette un reato deve risponderne davanti alla giustizia, ma non necessariamente deve scontare la propria pena nelle carceri italiane.
Servono quindi più accordi internazionali, maggiore collaborazione tra gli Stati e strumenti sempre più efficaci per garantire la certezza della pena. Con questa osservazione, e con l'auspicio che i futuri trattati possano prevedere meccanismi di trasferimento più incisivi, confermo il voto favorevole di Futuro Nazionale.
FRANCO TIRELLI (NM(N-C-U-I)M-CP). (Dichiarazione di voto finale - A.C. 2958?). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, intervengo per dichiarare il voto favorevole del Gruppo Noi Moderati alla ratifica dei trattati tra la Repubblica italiana e la Repubblica Socialista del Vietnam in materia di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria in materia penale.
Siamo di fronte a un provvedimento che affronta una questione concreta e importante: rendere più efficace la collaborazione tra gli Stati nella lotta alla criminalità, in un contesto internazionale nel quale i fenomeni criminali superano sempre più spesso i confini nazionali. La sicurezza dei cittadini e l'effettività della giustizia richiedono strumenti adeguati. Non basta che un reato sia perseguito dalle autorità competenti: occorre che gli Stati possano collaborare in modo rapido, regolato e concreto, evitando che le differenze tra ordinamenti o l'assenza di accordi specifici diventino un ostacolo all'azione della giustizia. È questo il valore dei tre trattati che siamo chiamati a ratificare.
Il primo riguarda l'estradizione e consente di disciplinare la consegna delle persone ricercate da uno dei due Paesi, sia per essere sottoposte a un procedimento penale, sia per eseguire una condanna definitiva. Si introduce così uno strumento di cooperazione che può contribuire a impedire che il trasferimento in un altro Stato diventi un modo per sottrarsi alla giustizia. Naturalmente, l'estradizione è regolata da condizioni precise. È richiesta, in linea generale, la doppia incriminazione del fatto e sono previsti motivi di rifiuto a tutela dei diritti fondamentali della persona, tra cui il rischio di trattamenti inumani o degradanti e il pericolo di persecuzioni per ragioni discriminatorie o politiche. La cooperazione, dunque, si rafforza attraverso regole definite e garanzie che devono essere rispettate.
Il secondo trattato riguarda il trasferimento delle persone condannate. È uno strumento che affianca alla necessità di dare esecuzione alle sentenze una finalità altrettanto importante: favorire il reinserimento sociale del condannato, consentendogli, in presenza delle condizioni previste e con il suo consenso, di scontare la pena nel Paese con cui mantiene i propri legami familiari e sociali. Anche in questo caso, non si tratta di attenuare il valore della condanna o di sottrarsi alle responsabilità. Si tratta, piuttosto, di rendere più efficace l'esecuzione della pena, tenendo conto anche della prospettiva del recupero e del reinserimento della persona.
Il terzo trattato, relativo all'assistenza giudiziaria in materia penale, completa questo quadro. Prevede forme di collaborazione che comprendono l'acquisizione e la trasmissione di atti, l'assunzione di dichiarazioni, le perquisizioni, i sequestri, le confische e lo scambio di informazioni bancarie e finanziarie, nel rispetto delle norme applicabili. Sono strumenti essenziali per consentire alle autorità giudiziarie di lavorare insieme e affrontare con maggiore efficacia indagini e procedimenti che coinvolgono entrambi i Paesi, anche con riferimento alla criminalità organizzata e ai fenomeni criminali transnazionali.
Il punto politico è chiaro: la cooperazione internazionale non è un principio astratto, ma una condizione concreta per garantire sicurezza e legalità. Uno Stato deve saper tutelare i propri cittadini anche attraverso relazioni efficaci con gli altri Paesi, costruendo accordi che definiscano responsabilità, procedure e obblighi reciproci. Questa ratifica si inserisce proprio in tale direzione e contribuisce a rafforzare la collaborazione bilaterale tra Italia e Vietnam, adeguandola a relazioni tra i due Paesi sempre più articolate. Inoltre, si colloca nel percorso già intrapreso dall'Italia per dotarsi di strumenti analoghi di cooperazione giudiziaria con Paesi non appartenenti all'Unione europea.
Signor Presidente, con questo provvedimento non introduciamo principi astratti, ma strumenti operativi. Rendiamo più ordinata ed efficace la collaborazione tra le autorità, rafforziamo la capacità di contrastare la criminalità oltre i confini nazionali e favoriamo, al tempo stesso, un'esecuzione delle condanne attenta alle condizioni previste dagli accordi e alle prospettive di reinserimento sociale. Per queste ragioni, riteniamo che la ratifica dei tre Trattati costituisca un passo utile e responsabile, coerente con l'impegno a rafforzare la sicurezza, la legalità e la cooperazione internazionale.
Con queste considerazioni, annuncio il voto favorevole del Gruppo Noi Moderati.
MAURO D'ATTIS (FI-PPE). (Dichiarazione di voto finale - A.C. 2958?). Signor Presidente, colleghi, Forza Italia voterà a favore della ratifica dei tre trattati tra Italia e Vietnam in materia di estradizione, trasferimento delle persone condannate e assistenza giudiziaria penale. Si tratta di accordi che colmano un vuoto nei rapporti tra i nostri due Paesi e danno una base giuridica stabile alla collaborazione tra le rispettive autorità. Una necessità concreta, soprattutto di fronte a fenomeni criminali che sempre più spesso assumono una dimensione transnazionale.
Il Trattato di estradizione consente una cooperazione più efficace nei confronti delle persone ricercate per un procedimento penale o per l'esecuzione di una condanna. Ma lo fa sulla base di condizioni precise e con garanzie che è giusto sottolineare. È un punto importante, perché una maggiore cooperazione giudiziaria deve procedere insieme alla tutela dei diritti fondamentali.
C'è poi il trattato sul trasferimento delle persone condannate, che assume una rilevanza particolare anche per i nostri connazionali. L'accordo rende possibile, alle condizioni previste e con il consenso dell'interessato, che una persona condannata possa scontare la pena nel proprio Paese, mantenendo così il rapporto con il proprio contesto familiare e sociale.
Il terzo trattato completa il quadro, disciplinando l'assistenza tra le autorità giudiziarie nell'acquisizione delle prove, nello scambio di documenti e informazioni, nelle perquisizioni, nei sequestri e nelle confische.
Questi accordi rendono più efficace la cooperazione tra Italia e Vietnam, introducono regole certe e, nello stesso tempo, mantengono ferme le garanzie che il nostro ordinamento considera irrinunciabili. Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia.
ANTONIO GIORDANO (FDI). (Dichiarazione di voto finale - A.C. 2958?). Presidente, rappresentante del Governo, colleghi, rafforzare i rapporti con il Vietnam significa rafforzare la presenza dell'Italia nel Sud-Est asiatico, una regione sempre più strategica per gli equilibri economici e geopolitici mondiali.
E significa farlo con atti concreti. Perché una politica estera autorevole non si misura dalle dichiarazioni, ma dalla capacità di costruire accordi che difendano gli interessi nazionali. I tre trattati che oggi siamo chiamati a ratificare danno seguito agli impegni assunti dall'Italia con il Vietnam e rafforzano la cooperazione tra i nostri Paesi. Viviamo in un mondo nel quale merci, capitali e persone si muovono su scala globale. Il crimine non conosce frontiere. E la giustizia non può fermarsi davanti a una frontiera.
Con il trattato di estradizione rendiamo più difficile sottrarsi alla giustizia rifugiandosi all'estero. Con quello sull'assistenza giudiziaria rafforziamo la collaborazione nelle indagini, nell'acquisizione delle prove e nel contrasto alla criminalità internazionale. Il terzo trattato riguarda direttamente i nostri cittadini.
La relazione tecnica segnala la presenza di connazionali condannati e detenuti in Vietnam e di cittadini vietnamiti nelle carceri italiane. Con questa ratifica creiamo la base giuridica per riportare a casa i nostri connazionali e rimandare i cittadini vietnamiti nel loro Paese, dove potranno scontare il resto della pena, alle condizioni previste dal trattato. Non si tratta di cancellare le condanne, ma di garantirne l'esecuzione favorendo il reinserimento sociale.
Questa è la nostra idea di sovranità: non isolamento, ma capacità di agire, di cooperare e di difendere concretamente gli interessi italiani. Un'Italia più presente nel mondo è un'Italia più forte. E un'Italia più forte è anche un'Italia più sicura.
Per queste ragioni, annuncio il voto favorevole di Fratelli d'Italia.
SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA
Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):
nelle votazioni nn. 2 e 63 il deputato Fassino ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 4 il deputato Pierro ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto astenersi dal voto;
nella votazione n. 12 i deputati Schiano Di Visconti e Iaia hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 17 il deputato Soumahoro ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 19 la deputata Rossello ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario;
nelle votazioni nn. 19 e 35 la deputata L'Abbate ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;
nella votazione n. 37 il deputato Maullu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 41 il deputato Sala ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;
nella votazione n. 55 la deputata Frijia ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole.
nella votazione n. 67 il deputato Maullu ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;
nelle votazioni nn. 72, 73 e 74 il deputato Maullu ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.
VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO
| INDICE ELENCO N. 1 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 1 | Nominale | DDL 2958 - ARTICOLO 1 | 236 | 236 | 0 | 119 | 236 | 0 | 86 | Appr. |
| 2 | Nominale | ARTICOLO 2 | 227 | 227 | 0 | 114 | 226 | 1 | 86 | Appr. |
| 3 | Nominale | ARTICOLO 3 | 226 | 226 | 0 | 114 | 226 | 0 | 86 | Appr. |
| 4 | Nominale | ARTICOLO 4 | 231 | 228 | 3 | 115 | 228 | 0 | 86 | Appr. |
| 5 | Nominale | DDL 2958 - VOTO FINALE | 239 | 239 | 0 | 120 | 239 | 0 | 86 | Appr. |
| 6 | Nominale | DDL 3076 - EM 1.1000 | 240 | 237 | 3 | 119 | 100 | 137 | 85 | Resp. |
| 7 | Nominale | EM 1.1001 | 243 | 240 | 3 | 121 | 100 | 140 | 84 | Resp. |
| 8 | Nominale | EM 1.1 | 243 | 231 | 12 | 116 | 92 | 139 | 83 | Resp. |
| 9 | Nominale | EM 1.2 | 246 | 243 | 3 | 122 | 103 | 140 | 83 | Resp. |
| 10 | Nominale | EM 1.3 | 245 | 242 | 3 | 122 | 103 | 139 | 83 | Resp. |
| 11 | Nominale | ARTICOLO 1 | 248 | 140 | 108 | 71 | 140 | 0 | 83 | Appr. |
| 12 | Nominale | ART AGG 1.01 | 251 | 248 | 3 | 125 | 107 | 141 | 83 | Resp. |
| 13 | Nominale | ART AGG 1.02 | 250 | 247 | 3 | 124 | 110 | 137 | 82 | Resp. |
F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.
| INDICE ELENCO N. 2 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 14 | Nominale | ART AGG 1.03 | 248 | 244 | 4 | 123 | 107 | 137 | 78 | Resp. |
| 15 | Nominale | ART AGG 1.04 | 255 | 251 | 4 | 126 | 112 | 139 | 78 | Resp. |
| 16 | Nominale | ART AGG 1.05 | 255 | 251 | 4 | 126 | 112 | 139 | 78 | Resp. |
| 17 | Nominale | ART AGG 1.06 | 255 | 250 | 5 | 126 | 111 | 139 | 78 | Resp. |
| 18 | Nominale | ART AGG 1.07 | 260 | 256 | 4 | 129 | 113 | 143 | 78 | Resp. |
| 19 | Nominale | ART AGG 1.08 | 258 | 254 | 4 | 128 | 110 | 144 | 77 | Resp. |
| 20 | Nominale | ART AGG 1.09 | 255 | 251 | 4 | 126 | 112 | 139 | 77 | Resp. |
| 21 | Nominale | ARTICOLO 2 | 260 | 143 | 117 | 72 | 143 | 0 | 77 | Appr. |
| 22 | Nominale | EM 3.1 | 263 | 259 | 4 | 130 | 114 | 145 | 77 | Resp. |
| 23 | Nominale | EM 3.2 | 261 | 257 | 4 | 129 | 114 | 143 | 77 | Resp. |
| 24 | Nominale | EM 3.3 | 261 | 257 | 4 | 129 | 113 | 144 | 77 | Resp. |
| 25 | Nominale | ARTICOLO 3 | 263 | 148 | 115 | 75 | 148 | 0 | 77 | Appr. |
| 26 | Nominale | ARTICOLO 4 | 263 | 147 | 116 | 74 | 147 | 0 | 77 | Appr. |
| INDICE ELENCO N. 3 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 27 | Nominale | ARTICOLO 5 | 265 | 150 | 115 | 76 | 149 | 1 | 77 | Appr. |
| 28 | Nominale | EM 6.1 | 266 | 256 | 10 | 129 | 107 | 149 | 77 | Resp. |
| 29 | Nominale | EM 6.2 | 262 | 256 | 6 | 129 | 110 | 146 | 77 | Resp. |
| 30 | Nominale | EM 6.4 | 266 | 262 | 4 | 132 | 113 | 149 | 77 | Resp. |
| 31 | Nominale | EM 6.5 | 262 | 259 | 3 | 130 | 103 | 156 | 77 | Resp. |
| 32 | Nominale | EM 6.6 | 267 | 257 | 10 | 129 | 108 | 149 | 77 | Resp. |
| 33 | Nominale | EM 6.7 | 264 | 255 | 9 | 128 | 107 | 148 | 77 | Resp. |
| 34 | Nominale | EM 6.9 | 251 | 248 | 3 | 125 | 100 | 148 | 77 | Resp. |
| 35 | Nominale | EM 6.10, 6.11, 6.1000 | 264 | 260 | 4 | 131 | 113 | 147 | 77 | Resp. |
| 36 | Nominale | EM 6.12 | 265 | 261 | 4 | 131 | 107 | 154 | 77 | Resp. |
| 37 | Nominale | EM 6.14 | 260 | 249 | 11 | 125 | 102 | 147 | 77 | Resp. |
| 38 | Nominale | EM 6.15 | 263 | 253 | 10 | 127 | 108 | 145 | 77 | Resp. |
| 39 | Nominale | EM 6.16 | 264 | 260 | 4 | 131 | 113 | 147 | 77 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 4 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 40 | Nominale | ARTICOLO 6 | 258 | 146 | 112 | 74 | 146 | 0 | 77 | Appr. |
| 41 | Nominale | ART AGG 6.05, 6.06, 6.01001, 6.01 | 255 | 251 | 4 | 126 | 113 | 138 | 77 | Resp. |
| 42 | Nominale | ART AGG 6.07 | 254 | 250 | 4 | 126 | 110 | 140 | 77 | Resp. |
| 43 | Nominale | ART AGG 6.08 | 253 | 246 | 7 | 124 | 107 | 139 | 77 | Resp. |
| 44 | Nominale | ART AGG 6.09 | 249 | 244 | 5 | 123 | 109 | 135 | 77 | Resp. |
| 45 | Nominale | ART AGG 6.010 | 255 | 251 | 4 | 126 | 111 | 140 | 77 | Resp. |
| 46 | Nominale | ARTICOLO 7 | 258 | 144 | 114 | 73 | 142 | 2 | 77 | Appr. |
| 47 | Nominale | ARTICOLO 8 | 255 | 249 | 6 | 125 | 139 | 110 | 76 | Appr. |
| 48 | Nominale | ODG 9/3076/1 | 231 | 227 | 4 | 114 | 94 | 133 | 76 | Resp. |
| 49 | Nominale | ODG 9/3076/2 | 234 | 231 | 3 | 116 | 96 | 135 | 76 | Resp. |
| 50 | Nominale | ODG 9/3076/10 | 248 | 244 | 4 | 123 | 104 | 140 | 76 | Resp. |
| 51 | Nominale | ODG 9/3076/11 | 248 | 244 | 4 | 123 | 102 | 142 | 76 | Resp. |
| 52 | Nominale | ODG 9/3076/14 | 251 | 247 | 4 | 124 | 104 | 143 | 76 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 5 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 65) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 53 | Nominale | ODG 9/3076/15 | 252 | 248 | 4 | 125 | 104 | 144 | 76 | Resp. |
| 54 | Nominale | ODG 9/3076/16 | 251 | 247 | 4 | 124 | 105 | 142 | 76 | Resp. |
| 55 | Nominale | DDL 3076 - VOTO FINALE | 226 | 131 | 95 | 66 | 131 | 0 | 75 | Appr. |
| 56 | Nominale | PDL 362-A - EM 1.1 | 225 | 133 | 92 | 67 | 7 | 126 | 89 | Resp. |
| 57 | Nominale | EM 1.1000 | 227 | 227 | 0 | 114 | 224 | 3 | 89 | Appr. |
| 58 | Nominale | EM 1.4 | 230 | 227 | 3 | 114 | 98 | 129 | 89 | Resp. |
| 59 | Nominale | EM 1.7 | 237 | 233 | 4 | 117 | 102 | 131 | 88 | Resp. |
| 60 | Nominale | ARTICOLO 1 | 245 | 141 | 104 | 71 | 141 | 0 | 87 | Appr. |
| 61 | Nominale | ART AGG 1.01 | 246 | 244 | 2 | 123 | 105 | 139 | 87 | Resp. |
| 62 | Nominale | EM 2.1 | 247 | 246 | 1 | 124 | 105 | 141 | 86 | Resp. |
| 63 | Nominale | EM 2.5 | 246 | 244 | 2 | 123 | 103 | 141 | 86 | Resp. |
| 64 | Nominale | EM 2.8, 2.9 | 249 | 247 | 2 | 124 | 105 | 142 | 86 | Resp. |
| 65 | Nominale | EM 2.11 | 248 | 246 | 2 | 124 | 105 | 141 | 86 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 6 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 66 AL N. 78) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 66 | Nominale | EM 2.13 | 242 | 240 | 2 | 121 | 102 | 138 | 86 | Resp. |
| 67 | Nominale | EM 2.15 | 250 | 247 | 3 | 124 | 106 | 141 | 86 | Resp. |
| 68 | Nominale | EM 2.20 | 251 | 248 | 3 | 125 | 105 | 143 | 86 | Resp. |
| 69 | Nominale | ARTICOLO 2 | 250 | 145 | 105 | 73 | 143 | 2 | 86 | Appr. |
| 70 | Nominale | EM 3.3 | 252 | 250 | 2 | 126 | 107 | 143 | 86 | Resp. |
| 71 | Nominale | EM 3.4 | 253 | 251 | 2 | 126 | 108 | 143 | 86 | Resp. |
| 72 | Nominale | EM 3.5 | 250 | 247 | 3 | 124 | 107 | 140 | 86 | Resp. |
| 73 | Nominale | ARTICOLO 3 | 249 | 144 | 105 | 73 | 144 | 0 | 86 | Appr. |
| 74 | Nominale | EM 4.1000 | 248 | 245 | 3 | 123 | 244 | 1 | 86 | Appr. |
| 75 | Nominale | EM 4.1 | 251 | 247 | 4 | 124 | 106 | 141 | 86 | Resp. |
| 76 | Nominale | EM 4.8 | 251 | 248 | 3 | 125 | 106 | 142 | 86 | Resp. |
| 77 | Nominale | EM 4.9, 4.10 | 245 | 242 | 3 | 122 | 106 | 136 | 86 | Resp. |
| 78 | Nominale | EM 4.11 | 246 | 243 | 3 | 122 | 104 | 139 | 86 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 7 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 79 AL N. 91) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 79 | Nominale | EM 4.13 | 245 | 242 | 3 | 122 | 105 | 137 | 85 | Resp. |
| 80 | Nominale | ARTICOLO 4 | 245 | 239 | 6 | 120 | 141 | 98 | 84 | Appr. |
| 81 | Nominale | ART AGG 4.02 | 246 | 243 | 3 | 122 | 105 | 138 | 84 | Resp. |
| 82 | Nominale | ART AGG 4.04 | 246 | 243 | 3 | 122 | 106 | 137 | 84 | Resp. |
| 83 | Nominale | ART AGG 4.05 | 246 | 243 | 3 | 122 | 104 | 139 | 84 | Resp. |
| 84 | Nominale | ART AGG 4.09 | 243 | 240 | 3 | 121 | 101 | 139 | 84 | Resp. |
| 85 | Nominale | ART AGG 4.011, 4.012 | 242 | 239 | 3 | 120 | 105 | 134 | 84 | Resp. |
| 86 | Nominale | ART AGG 4.013 | 241 | 238 | 3 | 120 | 104 | 134 | 84 | Resp. |
| 87 | Nominale | ARTICOLO 5 | 244 | 140 | 104 | 71 | 138 | 2 | 83 | Appr. |
| 88 | Nominale | ARTICOLO 6 | 245 | 240 | 5 | 121 | 139 | 101 | 83 | Appr. |
| 89 | Nominale | ODG 9/362-A/6 | 246 | 243 | 3 | 122 | 107 | 136 | 81 | Resp. |
| 90 | Nominale | ODG 9/362-A/11 | 249 | 246 | 3 | 124 | 110 | 136 | 81 | Resp. |
| 91 | Nominale | ODG 9/362-A/12 | 240 | 238 | 2 | 120 | 104 | 134 | 81 | Resp. |
| INDICE ELENCO N. 8 DI 8 (VOTAZIONI DAL N. 92 AL N. 97) | ||||||||||
| Votazione | O G G E T T O | Risultato | Esito | |||||||
| Num | Tipo | Pres | Vot | Ast | Magg | Fav | Contr | Miss | ||
| 92 | Nominale | ODG 9/362-A/13 | 250 | 247 | 3 | 124 | 109 | 138 | 81 | Resp. |
| 93 | Nominale | ODG 9/362-A/14 | 248 | 246 | 2 | 124 | 110 | 136 | 81 | Resp. |
| 94 | Nominale | ODG 9/362-A/15 | 244 | 241 | 3 | 121 | 107 | 134 | 81 | Resp. |
| 95 | Nominale | ODG 9/362-A/19 | 251 | 248 | 3 | 125 | 111 | 137 | 81 | Resp. |
| 96 | Nominale | ODG 9/362-A/20 | 246 | 244 | 2 | 123 | 104 | 140 | 81 | Resp. |
| 97 | Nominale | PDL 362-A - VOTO FINALE | 231 | 137 | 94 | 69 | 137 | 0 | 78 | Appr. |