XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 711 di venerdì 18 settembre 2026
PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI
La seduta comincia alle 9,30.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
ROBERTO GIACHETTI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 16 settembre 2026.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 82, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 9,34).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.
(Elementi e iniziative in ordine alla sussistenza dei presupposti per lo scioglimento del partito Futuro Nazionale, ai sensi della legge n. 645 del 1952 - n. 2-00914)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interpellanza urgente all'ordine del giorno Morassut ed altri n. 2-00914 (Vedi l'allegato A).
Chiedo al deputato Morassut se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ROBERTO MORASSUT (PD-IDP). Grazie Presidente. Come è noto, la dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione… impedisce la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma. Ci sono poi delle leggi ordinarie che hanno declinato la disposizione della Costituzione.
La legge 20 giugno 1952, n. 645 - la cosiddetta legge Scelba -, in attuazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, stabilisce, all'articolo 1, che “si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando un'associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, princìpi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista”.
Non c'è bisogno di avere soltanto un elemento di violenza. C'è un contorno di questioni che vengono ben definite dalla legge Scelba. Poi, la legge n. 205 del 1993 - la legge Mancino - specifica ulteriormente gli elementi, gli aspetti che portano all'idea di una ricostituzione del partito fascista; specifica ulteriormente questo divieto estendendolo al divieto dell'esposizione di simbologie fasciste, di gesti, di frasi, di slogan e anche di atteggiamenti che possano glorificare il passato del regime fascista.
Ora, l'eurodeputato Roberto Vannacci, generale o federale che si voglia definire, parlamentare europeo eletto nella Lega nel 2024, è attualmente presidente del partito Futuro Nazionale. È stato recentemente denunciato da diverse associazioni proprio per questo, per violazione di legge. Il suo movimento, Futuro Nazionale, è stato sottoposto a indagini preliminari, alla raccolta di elementi preliminari da parte della procura militare di Roma, per la stessa questione. Gli si contesta la propaganda e l'istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, per associazione sovversiva e per altre questioni.
Va notato, per inciso, che, nel novembre del 2025, il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, condannato a otto anni e sei mesi per l'assalto alla sede nazionale della CGIL, si è rivolto a Vannacci chiedendogli di aderire a un'iniziativa del partito neofascista con una raccolta di firme per abolire le leggi Scelba e Mancino. Non ha avuto un diniego.
Diversi organi d'informazione hanno evidenziato possibili collegamenti e sovrapposizioni tra Futuro Nazionale e i cosiddetti “comitati neri”, ambienti riconducibili all'estrema destra storica intitolati a gerarchi del partito fascista, ai quali spesso questo movimento si richiama, con il rischio di forme di riorganizzazione dello stesso partito fascista sotto nuove etichette. Lo stesso Vannacci spesso ha richiamato il suo rapporto con la Xa MAS capitanata da Junio Valerio Borghese, un personaggio che è stato protagonista di un tentativo di golpe nel 1960, organizzazione che scelse Salò e si alleò con i nazisti dopo l'armistizio del 1943, nonché numerosi passaggi nel suo libro Il mondo al contrario sono da tempo oggetto di analisi giuridica in relazione alla possibilità di configurare il reato di apologia del fascismo, ai sensi della legge Scelba.
Ma non basta. In tanti post sui social - in alcuni in particolare - il generale Vannacci ha tentato di riscrivere la storia, dicendo che Benito Mussolini è stato una figura che, il 15 maggio del 1921, venne eletta in Parlamento, con i Fasci di combattimento, fu il terzo deputato più votato d'Italia, che, almeno fino alla metà degli anni Trenta, esercitò il potere attraverso gli strumenti previsti dallo Statuto Albertino, cioè all'interno dell'ordinamento giuridico del Regno d'Italia, che, in realtà, era stato violato dallo stesso re, fellone e subalterno, che subì il fascismo per vent'anni.
Ancora, dicendo che la marcia su Roma fu poco più di una manifestazione di piazza e non un colpo di Stato, e che, quindi, il fascismo agì nella perfetta legalità, secondo quanto dichiara Vannacci; che tutte le principali leggi - dalla riforma elettorale del 1923 alle norme sul partito unico, fino alle stesse leggi del 1938 - furono approvate dal Parlamento e promulgate dal Re secondo le procedure previste dalla legge. Approvate dal Parlamento: un Parlamento che aveva avuto la legge Acerbo, che aveva avuto, nel 1924, quelle elezioni irregolari e inquinate dalla violenza - che furono denunciate dall'onorevole Matteotti che sedeva qui, su questo scranno alla mia destra - con violenze nei confronti di esponenti, di elettori, delle opposizioni, che furono poi uccisi, anche in esilio, nel corso del ventennio fascista. E con le leggi fascistissime del 1925 e del 1926 fu sciolto il Parlamento, furono sciolti i partiti, furono sciolte le autonomie locali, fu introdotto il controllo della stampa, fu represso il dissenso.
Ecco, tutto questo viene difeso dall'onorevole Vannacci, anzi glorificato, in lesione della legge Scelba e della legge Mannino.
Recentemente il suo collega Furgiuele, che siede qui in Parlamento e che tentò di far entrare Forza Nuova in questo Parlamento - e noi lo impedimmo con un'iniziativa democratica e costituzionale, per la quale siamo stati puniti da questo Governo - ha dichiarato che Antonio Gramsci a Turi è andato a fare villeggiatura e che il suo unico riferimento politico è morto il 28 aprile 1945.
Allora, qui non stiamo facendo un dibattito culturale, qui stiamo trattando una questione politica e costituzionale fondamentale e io chiedo: c'è, o no, apologia di fascismo? C'è, o no, in questi comportamenti, in queste frasi, in queste simbologie, in queste ricostruzioni, il tentativo di ricostruire non solo una storia, di rilegittimare non solo una storia, ma anche di riorganizzare, intorno a quella storia, dei movimenti strutturati e un partito politico? Questa è la domanda che noi rivolgiamo al Governo.
E nel rivolgere questa domanda al Governo, in particolare al Ministero dell'Interno, noi chiediamo se siano state adottate le misure necessarie; se il Ministro interpellato, il Ministro Piantedosi, sia a conoscenza delle denunce, delle segnalazioni giornalistiche, delle analisi giuridiche che sono state richiamate all'inizio, concernenti il generale federale Roberto Vannacci e il partito di Futuro Nazionale.
Chiediamo se, alla luce degli elementi emersi e di quanto previsto dagli articoli 1 e 3 della legge n. 645 del 1952, detta “legge Scelba”, e di quelli della legge n. 205 del 1993, detta “legge Mancino” - rispetto a quelli che agli interpellanti appaiono possibili, e più che certi direi, profili di apologia del fascismo e manifestazioni esteriori di carattere fascista - non intenda, questo Governo, avviare delle iniziative di competenza propedeutiche alla valutazione della possibilità dello scioglimento dei gruppi che espressamente inneggiano al disciolto partito fascista; se siano state prodotte informative, al riguardo, da parte delle autorità di pubblica sicurezza.
E ricordo che CasaPound - un'organizzazione che è stata dichiarata fascista e sottoposta alle valutazioni penali del tribunale di Bari, in direzione dello scioglimento di questa organizzazione - è la stessa organizzazione che Futuro Nazionale voleva portare qui dentro per svolgere una conferenza stampa sulla remigrazione, esponendo, in questo modo, un chiaro rapporto organico con un'organizzazione che si rivendica come un'organizzazione fascista.
Il segno è passato, cara Sottosegretaria. Il segno della tolleranza, della valutazione del se, della considerazione delle compatibilità è superato. La Costituzione parla chiaro; le leggi parlano chiaro. Il Governo deve valutare se questo segno è stato passato.
Per noi è stato passato e occorrono iniziative, occorrono azioni, perché si tuteli la Costituzione e si tutelino le leggi (Applausi del deputato Barbagallo).
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per l'Interno, Wanda Ferro, ha facoltà di rispondere.
WANDA FERRO, Sottosegretaria di Stato per l'Interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, gli onorevoli interpellanti chiedono di sapere se, sulla scorta delle recenti notizie stampa relative all'europarlamentare Roberto Vannacci e al partito da lui fondato, il Governo intenda avviare le iniziative di competenza per lo scioglimento di gruppi resisi responsabili di condotte integranti l'apologia di fascismo.
Non mi soffermo sulle complessità tecniche del quadro normativo vigente, del resto a voi ben note e che lo stesso Ministro dell'Interno ha più volte avuto modo di chiarire, anche con riguardo all'estrema esiguità delle applicazioni concrete. In proposito, mi limito a ricordare che la legge Scelba in quasi 75 anni di vigenza è stata applicata due volte, la più recente delle quali occorsa oltre cinquant'anni fa; la legge Mancino, in vigore da oltre trent'anni, ha finora ha avuto due sole applicazioni, entrambe nel 1993 a ridosso della sua entrata in vigore.
Passando all'oggetto specifico dell'atto di sindacato ispettivo, sottolineo che gli stessi onorevoli interpellanti, a giustificazione della loro richiesta al Governo, invocano le espressioni e le manifestazioni di pensiero, radicali e contestabili aspramente quanto si vuole, riconducibili al parlamentare Roberto Vannacci. Ebbene, in base alla consolidata giurisprudenza di legittimità, tali enunciazioni rientrano nella libertà di pensiero garantita dall'articolo 21 della Costituzione.
Con riguardo invece alle notizie stampa riguardanti indagini avviate dalla magistratura requirente civile sulla base di esposti presentati dai sindacati militari nei confronti di militari in servizio che sarebbero attivi nel Partito di Futuro Nazionale, il Ministero della Giustizia ha comunicato che, a seguito di un esposto presentato da un avvocato del foro di Catania, dal locale procuratore distrettuale della Repubblica è stato iscritto un procedimento penale, trasmesso per competenza territoriale alla procura di Roma.
Con riferimento al processo nei confronti di Roberto Fiore relativo all'assalto della sede nazionale della CGIL del 2021, il predetto Ministero ha altresì comunicato che la sentenza di primo grado emessa nel dicembre 2023 dal tribunale di Roma è stata impugnata dall'imputato dinanzi alla corte d'appello di Roma.
Mi sia consentito, in conclusione, di porre in evidenza che il sistema di libertà e garanzie preordinato dai Padri costituenti, proprio per proteggere i valori di libertà e prevenire possibili rigurgiti autoritari, si fonda sulla nettissima e qualitativa diversità tra le espressioni di idee, anche poco o per nulla condivisibili, e la realizzazione di minacce violente contro l'ordinamento democratico. A quell'insegnamento dei Padri costituenti tutti i Governi della Repubblica si sono sempre attenuti, e certamente non saremo noi a venirne meno.
PRESIDENTE. Il deputato Morassut ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
ROBERTO MORASSUT (PD-IDP). Grazie, Presidente. No, non sono soddisfatto, perché questa risposta ha due falle. La prima è prettamente giuridica e legislativa: la legge Mancino e la legge Scelba, applicative del dettato costituzionale, non fanno riferimento soltanto all'esercizio di violenze; fanno riferimento anche a elementi di simbologia, ad apologia di simbologia, di gesti, di fraseologia e di un contesto ideologico che è nettamente fuori dal rispetto delle opinioni.
Qui siamo dentro un altro tipo di schema. Siamo dentro una situazione nella quale c'è un partito o movimento politico che non si limita ad esercitare un libero pensiero, ma che riesuma simbologie, fraseologie, gettando un seme violento - questo sì -, gettando un seme violento nella società civile e tra i giovani, che va assolutamente controllato e tenuto d'occhio, esaminato, circoscritto, se possibile eliminato e sradicato in tempo. Questo è un primo elemento gravissimo che denota un atteggiamento reticente del Governo.
Il secondo è più di carattere politico e lo voglio segnalare.
Questo Governo, nei confronti di Futuro Nazionale, che rappresenta per questa maggioranza un grande problema politico, ha avuto un comportamento molto censurabile, perché si è espresso contro Futuro Nazionale non per i valori che esprime - e continua a farlo - ma soltanto perché questa forza politica rappresenta un problema nei confronti del rapporto dialettico con l'opposizione.
Abbiamo ascoltato dichiarazioni di molti esponenti della maggioranza che hanno detto: con Futuro Nazionale si deve discutere dei programmi, i valori sono un altro problema; i valori sono un altro problema, ognuno può avere i suoi valori, noi discutiamo dei programmi. Questo già costituisce un elemento di debolezza, di giustificazione e di accoglimento progressivo, all'interno di un gioco democratico, di una forza che democratica non è e non lo vuole essere, perché quando si richiamano quei valori e si vuole riscrivere la storia, dando una giustificazione democratica a un movimento che ha portato l'Italia al disastro… tra poco, nella Sala della Regina, noi assisteremo a una conferenza stampa con il Presidente Mattarella dedicata agli IMI, gli internati militari italiani, cioè quei 600.000 soldati che non scelsero Salò ma scelsero la prigionia con i tedeschi per un atto di resistenza.
La storia della Resistenza italiana, le sofferenze del nostro popolo e il disastro della guerra furono determinati da quella ideologia che oggi si vuole riesumare, dandole addirittura una legittimità democratica. Tutto questo, se non appartiene all'universo della violenza diretta - per il momento, perché, come ripeto, Futuro Nazionale ha un rapporto organico con organizzazioni esplicitamente neofasciste e violente, come CasaPound, e non l'ha mai negato, anzi l'ha sostenuto anche in quest'Aula, anche in questo Parlamento, con le iniziative che ho richiamato - appartiene, però, ai prodromi di un atteggiamento che vuole scavare dentro la democrazia. Quindi, la risposta che lei mi dà, Sottosegretaria, è una risposta debole, reticente e molto, molto grave sul piano politico, istituzionale e costituzionale.
Però, le assicuro che su questo terreno noi torneremo: ci torneremo in quest'Aula e nel Paese, con le iniziative che devono garantire la tutela della legalità costituzionale. Noi non possiamo accettare e non accetteremo che in Italia si riproducano, dentro questo Parlamento, le malattie e i virus che si produssero nel Parlamento liberale prima della presa del potere di Mussolini e del suo movimento. La storia non si ripete sempre con le stesse forme, non dico questo, ma può ripetersi attraverso comportamenti che possono innescare processi simili e noi siamo molto vicini a questa possibilità.
Quindi, io respingo, non accetto e non condivido le sue dichiarazioni, e le dico che, come abbiamo fatto per CasaPound, come abbiamo fatto per questa interpellanza e come stiamo facendo nel Paese, non lasceremo aperta, scoperta, questa domanda. Il Paese sta affrontando un momento molto difficile. Non vogliamo che in questo Paese si creino le condizioni di una forza neofascista organizzata, di forze neofasciste organizzate che già stanno inquinando e infettando l'intera Europa (Applausi del deputato Barbagallo).
(Elementi in merito alla compromissione dei sistemi informatici del Ministero dell'Interno e delle Forze dell'ordine, in relazione alla vicenda che ha coinvolto la società Revolut - n. 2-00925)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Pastorella e Richetti n. 2-00925 (Vedi l'allegato A).
Chiedo alla deputata Pastorella se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Prego, ha 15 minuti.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, penso ci sia poco bisogno di illustrare una vicenda che è su tutti i giornali, che pur essendo una vicenda relativamente tecnica ha colpito al cuore l'immaginazione dei media e dei cittadini italiani. Perché? Perché è un classico caso in cui un'azienda è vittima di una truffa: un'e-mail che chiede delle informazioni, a cui non avrebbe diritto di accesso, e l'azienda che in questo caso risponde, dando queste informazioni. Peccato che il vero vulnus sia che questa e-mail non arrivava, come sembrava, dalla prefettura di Reggio Calabria, ma da qualcuno che impersonificava, che aveva “bucato”, se così possiamo dire, usando un termine non tecnico, i sistemi della PEC e, quindi, una e-mail considerata particolarmente affidabile e sicura a cui l'azienda, in questo caso Revolut, doveva per legge rispondere.
Perché ha colpito l'immaginazione dei cittadini? Perché tutti sanno, persino chi non si occupa di cybersecurity, che nessun sistema è infallibile, che la cybersecurity ha sempre dei problemi, ha sempre delle falle. Il tema è come si reagisce. In questo caso questa falla è successa al Ministero dell'Interno, che dovrebbe essere, tra tutte le istituzioni, quella che deve essere più attenta, più protetta, più sicura… scusate, c'è una eco incredibile.
PRESIDENTE. Forse abbiamo risolto, provi.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). Quindi, in un'istituzione che dovrebbe essere tra le più protette, ma questo è durato per almeno 6 mesi, da quanto sappiamo dalle informazioni odierne.
Quindi, nella nostra interpellanza urgente noi diciamo: ma come è stato possibile? Come è stato possibile non rendersene conto? Come è stato possibile che - a detta degli attaccanti - non sia stata solo violata la PEC ma anche altri sistemi, per cui sono stati raccolti dati particolarmente sensibili su procedimenti, su questioni antimafia, anche dati personali di alcuni operatori delle Forze dell'ordine? Insomma, potenzialmente questo è veramente un attacco che va al cuore della nostra democrazia e - così come la prefettura di Reggio Calabria ha chiesto dei dati sui pagamenti, sui conti alla banca Revolut - chissà quali e quante altre richieste ha mandato ad altri soggetti che, ripeto, per legge hanno dovuto rispondere, perché la PEC era la PEC della prefettura di Reggio Calabria.
Quindi, la domanda è: come è stato possibile, se ci sono stati i controlli adatti sui fornitori terzi che hanno fornito il servizio di PEC e sul sistema in generale su cui si svolgevano quelle operazioni? Quindi, parlo proprio della macchina fisica, del computer. Insomma, chiedo se sia stato fatto tutto il possibile per ottemperare alle normative che esistono, che si applicano alla nostra pubblica amministrazione e, in particolare, al Ministero dell'Interno, che naturalmente gestisce i dati più sensibili della nostra democrazia.
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per l'Interno, Wanda Ferro, ha facoltà di rispondere.
WANDA FERRO, Sottosegretaria di Stato per l'Interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con riferimento allo specifico problema sollevato dagli onorevoli interpellanti, informo che, al momento, sono in corso i primi approfondimenti investigativi e le opportune verifiche, da parte delle strutture di sicurezza cibernetica del Ministero dell'Interno, sottoposte, com'è ovvio che sia, al più stretto riserbo.
L'Agenzia per la Cybersicurezza nazionale ha comunicato che lo scorso 12 settembre ha ricevuto la notifica di un possibile incidente informatico da parte della società Revolut, soggetto di diritto britannico, come tale non sottoposto alla normativa nazionale NIS. L'ACN ha soggiunto che il successivo 15 settembre Revolut ha confermato il “databreach”, precisando di aver fornito i dati di 680 clienti, di cui soltanto 8 italiani, e di avere altresì avvisato i clienti coinvolti.
Nello specifico, detta società segnalava la compromissione di un indirizzo di posta elettronica certificata riferibile alla prefettura di Reggio Calabria. L'ACN ha altresì precisato che, al fine di acquisire e approfondire attraverso azioni di analisi e verifica gli elementi emersi, sta portando avanti interlocuzioni con Revolut, oltre a quelle di collaborazione con il Ministero dell'Interno, in relazione alla mitigazione della minaccia. Detta Agenzia ha altresì rappresentato di aver informato e aggiornato, come previsto dalla normativa in vigore, la Polizia postale e la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, oltre ad avviare le attività di supporto.
In sostanza, il team dell'Agenzia specializzato nella prevenzione, gestione e risposta agli incidenti informatici ha potuto accertare la compromissione attraverso l'analisi di un campione fornito da Revolut di una delle e-mail nelle quali gli attaccanti effettuavano le richieste di informazioni fraudolente.
Per quanto concerne l'attività posta in essere dalle Forze di Polizia, faccio presente che il locale Centro operativo per la sicurezza cibernetica della Polizia di Stato ha informato la procura della Repubblica del capoluogo reggino e sta procedendo allo svolgimento dell'attività investigativa.
Dal canto suo, il Ministero della Giustizia ha confermato che presso la citata procura è stato iscritto un procedimento penale per reato di accesso abusivo a un sistema informatico di pubblico interesse.
Su un piano più generale, assicuro che il Ministero dell'Interno è fortemente impegnato ad adeguare le proprie capacità info-investigative e di prevenzione alle tecnologie in uso ai più evoluti gruppi criminali, per restare all'avanguardia della tecnologia e delle metodiche tecnico-operative, saldamente ancorati al gruppo di testa delle polizie più progredite in questo settore cruciale del law enforcement.
In conclusione, il Governo è ben consapevole della posta in gioco, della dimensione delle minacce cibernetiche e della necessità di intervenire efficacemente per contrastarle e assicurare condizioni di sicurezza ai cittadini, tanto nelle nostre città quanto negli ambienti virtuali dove sempre di più si svolge la nostra vita.
PRESIDENTE. La deputata Pastorella ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza. Prego, ha dieci minuti.
GIULIA PASTORELLA (AZ-PER-RE). No, Presidente e Sottosegretaria, non sono soddisfatta. Ovvio che le indagini siano in corso, va da sé. È anche plausibile e comprensibile che, a pochi giorni dalla scoperta di questo data breach, ancora non si abbia un colpevole o una soluzione. Non sono soddisfatta rispetto a questa considerazione: sembra che le attività si concentrino principalmente sul capire il motivo per cui Revolut abbia risposto in maniera legittima a un'e-mail che era legittima piuttosto che concentrarsi veramente sulla domanda: come mai quella e-mail è partita in maniera legittima con dietro qualcuno, però, di illegittimo? Quindi, attenzione ad avere un focus solo su una parte della storia, perché Revolut, tra l'altro, ha ottemperato a una nuova normativa europea, la normativa e-Evidence, che permette alle Forze dell'ordine, alle polizie giudiziarie, di inviare richieste anche in altri Stati ed è un nuovo regolamento, una nuova procedura, a cui ancora probabilmente le aziende si stanno ancora adattando.
Io non voglio scagionare nessuno, però c'è stato sicuramente un tema di leggerezza forse nel rispondere, anche nel senso di dire: è una normativa, devo ottemperare il più rapidamente possibile; è una nuova normativa, i cui contorni ancora, forse, non sono del tutto chiari.
Io continuo a non essere soddisfatta sul fatto che, invece, dal lato del Ministero dell'Interno e della prefettura si dica: ci stiamo parlando, stiamo vedendo. Per me vanno fatti controlli molto, molto attenti, per esempio, su forniture terze.
Questo servizio di PEC non era interno alla prefettura di Reggio Calabria. Ci sarà stata una gara, una scelta. Quindi, chi è questo fornitore? Com'è possibile che questo fornitore non abbia notato che per 6 mesi - ammesso e non concesso che questo servizio di PEC avesse l'autenticazione a due fattori e tutti quei sistemi di sicurezza che permettono alla PEC di essere sicura, come dovrebbe essere, visto che è, appunto, un'e-mail che può essere utilizzata in procedimenti giudiziari ed è l'equivalente di una raccomandata - questo indirizzo è stato usato? E com'è possibile che questo accesso abusivo non sia stato notato? Che non ci sia stato nelle liste che tengono AgID e ACN rispetto a tutti i siti e le funzionalità compromessi…? Immagino che la prefettura si fosse iscritta a questa sorta di newsletter fornita proprio per segnalare quando ci sono compromissioni.
Questa compromissione non è stata fatta notare e se Revolut non avesse denunciato, visto che non è, come giustamente ha ricordato lei, nemmeno soggetta alla direttiva NIS2, non essendo di diritto europeo, ma di diritto britannico, quanti altri mesi avremmo passato con PEC della prefettura di Reggio Calabria che andavano in giro e chiedevano chissà quali dati? Anche questo è un tema.
State anche cercando di capire, grazie al supporto di ACN, se altre banche, altre aziende, altri soggetti sono stati sollecitati nella stessa maniera magari con le stesse conclusioni? Cioè un ricatto di denaro o magari altre conclusioni più pericolose, avendo accesso a dati personali eccetera. Quindi, io credo che ci stiamo concentrando sulla punta, ma l'iceberg è molto più grande, potenzialmente. Quindi, io vi invito davvero a fare un lavoro di due diligence, anche aiutati dal fatto che Revolut non sarà soggetta alla NIS2, ma la nostra pubblica amministrazione e i nostri enti locali e, a maggior ragione, il Ministero dell'Interno sono, invece, soggetti strategici a cui bisognerebbe dare alta attenzione.
Poi, si apre il grandissimo tema delle competenze, della responsabilità umana: è un problema informatico o, magari, è un problema - adesso non voglio accusare nessuno - di un funzionario che ha aperto l'e-mail sbagliata? Quindi, penso sia assolutamente fondamentale andare a vedere anche i processi interni, non solo le soluzioni tecnologiche fornite da terzi, perché non ci possiamo permettere questo genere di falle; non ci possiamo permettere di mettere in pericolo istituzioni così sensibili come il suo Ministero che, come dicevo, è veramente il cuore della tenuta della nostra democrazia.
Quindi, prego lei, prego il Ministro, di dare davvero molta, molta attenzione e di non derubricare questo come: “eh vabbè, ma gli incidenti succedono”, perché nella pubblica amministrazione succedono molto, molto spesso; e in questo specifico caso della PEC è anche abbastanza ironico, perché proprio l'AgID, nel report dell'anno scorso, diceva che le frodi mediante PEC sono il numero uno delle frodi che accadono alla pubblica amministrazione.
Quindi, c'era proprio l'indicazione di fare attenzione a questo caso in particolare, perché è in crescita; perché è il numero uno. È successo, adesso indagheremo, però per favore: che non succeda più.
(Iniziative volte al potenziamento dell'aeroporto di Comiso e all'adozione di un protocollo nazionale per la gestione delle emergenze aeroportuali - n. 2-00917)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Barbagallo ed altri n. 2-00917 (Vedi l'allegato A).
Chiedo al deputato Barbagallo se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica. Prego, ha quindici minuti.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Sì, intendo illustrarla, anche se i fatti sono notissimi, rispetto a quanto accaduto quest'estate a causa dell'emissione, da parte dell'Etna, della cenere vulcanica che ha bloccato l'aeroporto di Catania. I fatti sono noti, non sono accaduti soltanto nelle due settimane a cavallo di Ferragosto, ma erano già accaduti a luglio e continuano ad accadere anche a inizio di questa settimana.
Certamente l'emergenza ha assunto nel periodo di agosto il suo punto più alto: il 36 per cento dei voli programmati è stato cancellato, quindi 710 collegamenti sono stati cancellati, e 630 dirottati su altri scali. Chi doveva partire da Catania si è visto costretto, se ci è arrivato, a partire da Trapani con una distanza di circa 400 chilometri. Sono 100.000 i passeggeri coinvolti dai voli cancellati e oltre 100.000 i passeggeri che sono stati spostati su altre destinazioni. Per dare anche i numeri di quello che è accaduto questa settimana, sono stati cancellati anche questa settimana 34 voli.
Noi abbiamo denunciato - ma prima di noi, onestamente, l'avevano fatto anche gli organi di stampa - alcune insopportabili speculazioni che si sono verificate a seguito della cancellazione o dello spostamento dei voli, come transfer privati che chiedevano 750 o 800 euro per spostare i passeggeri da un posto a un altro e danni per le imprese che la CNA ha calcolato, per tutta la Sicilia orientale, in circa 25 milioni di euro.
C'è un'altra emergenza, che è spesso sottaciuta, e riguarda la fatica nella gestione della cenere vulcanica che è a carico dei comuni. In questo momento, i comuni di Zafferana Etnea, Ragalna, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Aci Sant'Antonio e Mascalucia si sono indebitati per la rimozione della cenere vulcanica con importi consistenti. Il comune di Zafferana aspetta oltre 200.000 euro… idem il comune di Ragalna o di Belpasso.
Quello che chiediamo al Governo è se ci sia l'intendimento di venire incontro alle esigenze dei comuni, oppure se abbia deciso di lasciarli soli. Questo lo diciamo perché il punto cruciale - e la Sottosegretaria Ferro che ha cultura ed esperienza nella guida degli enti locali lo sa bene - è il seguente: il Governo, rispetto a questi fatti, intende considerare l'emissione della cenere vulcanica come un fatto straordinario o prevedibile, visto che accade dieci, venti, trenta volte all'anno? Quindi, rispetto a questo fatto, il Governo intende adottare correttivi? Decide che la cenere vulcanica va spazzata a carico della Protezione civile, visto che è un fatto, come dire, che riguarda anche la misura dell'assistenza alla popolazione? Oppure istituisce un fondo con cui i comuni vengono ristorati man mano?
Il risultato è che la cenere vulcanica non soltanto ha provocato il blocco dell'aeroporto a inizio settimana, ma resta tuttora ai margini delle strade.
Chiudo, signora Presidente, con quelle che sono le nostre richieste: chiediamo che il Governo faccia chiarezza. Innanzitutto, il rapporto con le compagnie aeree: l'idea che è passata in questi anni è che continuano a fare quello che vogliono. Il Governo le ha incontrate? Intende incontrarle? Vuole mettere dei paletti, anche rispetto al tema del caro voli? E chiediamo conto del perché, ai sensi anche della normativa europea, le compagnie aeree continuano a non curarsi dell'assistenza dei viaggiatori, lasciandoli alla mercé degli speculatori privati e non garantendo il trasporto gratuito, così come è previsto, da una destinazione all'altra, nella fattispecie da Catania a Trapani, che certamente non sono pochi minuti di auto.
Secondo: la SAC gestisce non soltanto l'aeroporto di Catania, ma gestisce anche l'aeroporto di Comiso. In questo momento sono stati stanziati 47 milioni di euro a carico dell'FSC, che continuano ancora a non essere investiti. Di queste risorse il Governo vuole darci contezza? È in grado di accompagnare il processo di potenziamento dell'aeroporto Pio La Torre di Comiso? O, come dire, il tema degli aeroporti non riguarda il Governo, che preferisce ancora una volta voltarsi dall'altra parte? Tenuto conto che, per quanto riguarda la SAC, c'è un processo di privatizzazione in corso, senza nessun vincolo di destinazione pubblica per queste emergenze, e la SAC ad oggi continua a essere una società a partecipazione pubblica, partecipata per il 25 per cento dalla Regione siciliana e, per altre partecipazioni minori, dalla città di Catania, dalla provincia di Siracusa e dalla città metropolitana di Catania.
Tenuto conto poi - e questo è il cuore dell'interpellanza - che tra l'aeroporto di Catania e l'aeroporto di Comiso, gestiti dalla stessa società, c'è l'intendimento di potenziare la linea ferroviaria, che in questo momento è a binario unico ed è una linea realizzata alla fine dell'Ottocento, che si ferma a Caltagirone, poi interrotta, chiediamo perché due aeroporti che sono così strategici non vengano collegati e se è intendimento del Governo collegarli.
Infine, chiediamo se, rispetto a questi fatti così gravi, il Governo intenda adottare o promuovere un tavolo tecnico con la società di gestione degli aeroporti, con le compagnie aeree, con la Regione siciliana e con la Protezione civile, per evitare che accada lo scempio che è accaduto ad agosto e questa settimana. E soprattutto se intenda anche ristorare le imprese che hanno subito consistenti danni (Applausi del deputato Morassut).
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore “Sandro Pertini” di Albano Laziale, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti (Applausi).
La Sottosegretaria di Stato, Wanda Ferro, ha facoltà di rispondere.
WANDA FERRO, Sottosegretaria di Stato per l'Interno. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in relazione ai quesiti posti dall'onorevole interpellante, si evidenzia quanto segue.
Il rafforzamento dell'aeroporto di Comiso non può essere considerato come un intervento isolato, ma deve essere inserito in una strategia complessiva di sviluppo e di integrazione infrastrutturale della Sicilia sud-orientale. Comiso, infatti, deve diventare sempre di più parte di un sistema aeroportuale integrato, complementare e sinergico con Catania-Fontanarossa. L'obiettivo è garantire al territorio maggiore capacità, maggiore accessibilità e maggiore resilienza.
Questa impostazione trova un riferimento preciso nel Piano nazionale degli aeroporti 2026-2035 che riconosce all'aeroporto di Comiso un ruolo complementare rispetto a Catania, nell'ambito di un sistema aeroportuale integrato della Sicilia orientale. Lo scalo ragusano assume così una funzione strategica non solo per lo sviluppo del traffico, ma anche come riserva di capacità a supporto di Catania, sia durante i lavori di potenziamento sia in caso di emergenze o limitazioni operative dello scalo etneo.
In tale quadro, si evidenzia che ENAC e Società Aeroporto Catania (SAC), nell'ambito delle interlocuzioni e dei confronti già avviati negli scorsi anni sul tema dello sviluppo dello scalo ragusano, hanno dato concreta attuazione a tali indirizzi, operando in via anticipata rispetto alle recenti esigenze emerse e giungendo alla definizione di un piano di sviluppo infrastrutturale dell'aeroporto di Comiso, finalizzato ad aumentarne progressivamente la capacità operativa e la resilienza.
Inoltre, il Governo nazionale e la Regione siciliana hanno stanziato 47 milioni di euro attraverso i Fondi di sviluppo e coesione, destinati al potenziamento dell'offerta aeroportuale e alla realizzazione dell'area cargo, un'infrastruttura strategica per la crescita economica e logistica del territorio.
Gli interventi riguardano le infrastrutture di volo; il terminal passeggeri; le aree di sosta degli aeromobili; la viabilità aeroportuale e le infrastrutture per il traffico merci.
Si tratta di una progettazione modulare e scalabile, pensata per accompagnare nel tempo l'evoluzione della domanda e, contemporaneamente, consentire allo scalo di assorbire quote significative di traffico provenienti da Catania, nel caso di riduzione o sospensione della sua operatività.
Anche sul piano autorizzativo si è registrato un avanzamento concreto. Nel luglio 2026, le prime due fasi del Piano di sviluppo aeroportuale hanno ottenuto dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica il provvedimento di non assoggettabilità alla procedura di valutazione di impatto ambientale. Questo consente di poter proseguire l'iter attuativo degli interventi previsti.
Ma è evidente che un aeroporto, per essere realmente competitivo e funzionale allo sviluppo del territorio, deve essere raggiungibile: non basta potenziare lo scalo, bisogna costruire intorno allo scalo una rete efficiente di collegamenti. Ed è proprio in questa direzione che si colloca il rafforzamento della rete viaria.
Oggi, i collegamenti tra gli aeroporti di Catania e Comiso e i territori di Catania, Siracusa e Ragusa sono garantiti da un sistema articolato, che comprende l'asse dei servizi e la tangenziale di Catania, l'autostrada Catania-Siracusa, la statale 114 e l'itinerario delle statali 194 e 514.
Ma il punto qualificante è rappresentato dall'adeguamento dell'itinerario Ragusa-Catania, un'opera di un valore complessivo di circa un miliardo e 400.000 euro e con uno sviluppo di circa 69 chilometri. L'intervento interessa le statali 514 di Chiaramonte e 194 Ragusana e mette in relazione il territorio ragusano con l'autostrada Catania-Siracusa, interessando le province di Ragusa, Catania e Siracusa.
È un'opera che ha un valore strategico evidente, perché riduce la distanza infrastrutturale tra territori che hanno bisogno di essere sempre più integrati.
E, soprattutto per Comiso, assume un'importanza particolare la realizzazione dello svincolo di Coffa, previsto nel primo lotto. Attraverso il collegamento con la viabilità provinciale, lo svincolo consentirà di raggiungere direttamente l'aeroporto e di migliorare significativamente la connessione dello scalo con i bacini territoriali di Ragusa, Catania e Siracusa.
Sulla base dell'attuale cronoprogramma, i quattro lotti dell'opera sono attualmente in corso di esecuzione. Il completamento è previsto entro il 2028 per i lotti 1, 2 e 4 ed entro il 2029 per il lotto 3, ferma restando la possibilità di aprire anticipatamente le tratte funzionali, che saranno progressivamente ultimate.
All'interno di questo quadro va considerata la tangenziale di Catania. Il progetto di fattibilità tecnico-economica per la terza corsia, per circa 15 chilometri e con un investimento previsto di 630 milioni di euro, è stato concluso e approvato. La sua realizzazione consentirebbe di aumentare la capacità di uno dei principali nodi viari della Sicilia e di rafforzare ulteriormente i collegamenti tra Catania, Siracusa e Ragusa.
Accanto alle infrastrutture stradali un ruolo importante per il futuro della mobilità siciliana spetta anche alla ferrovia: l'obiettivo non è soltanto migliorare i tempi di percorrenza, ma rendere le linee più sicure, accessibili e moderne, rafforzandone al tempo stesso l'integrazione con altri sistemi di mobilità, a partire da porti e aeroporti.
Sulla direttrice Catania-Siracusa sono stati già attivati interventi di velocizzazione e sono in corso i lavori sulla variante Gornalunga e sulla galleria Valsavoia, con l'obiettivo di ridurre i tempi di percorrenza, migliorare la regolarità del servizio e rendere più accessibile la stazione di Lentini.
Ad Augusta, inoltre, è in corso un potenziamento del bacino ferroviario con una variante e una nuova stazione, mentre procede il progetto di collegamento ferroviario con il porto. Quest'ultimo intervento è particolarmente importante, perché rafforza l'intermodalità e crea le condizioni per trasferire una quota maggiore delle merci dalla strada alla ferrovia.
C'è, poi, un'altra opera che ha un valore territoriale molto significativo: il ripristino della linea Caltagirone-Gela, interrotta dal 2011. I lavori sul tratto Caltagirone-Niscemi sono in corso e riguardano il viadotto crollato, altri cinque viadotti e la sede ferroviaria; per il tratto Niscemi-Gela, invece, è in corso l'adeguamento della progettazione. L'obiettivo è ricostruire un collegamento stabile tra il bacino di Gela, Caltagirone e il nodo di Catania.
Parallelamente, prosegue il programma di ammodernamento tecnologico e infrastrutturale delle direttrici Palermo-Catania-Messina e Messina-Siracusa, insieme al rinnovo dell'armamento ferroviario tra Bicocca e Siracusa.
Particolare attenzione viene dedicata anche alla direttrice Siracusa-Ragusa-Gela, alla riqualificazione delle stazioni, all'abbattimento delle barriere architettoniche, oltre ai progetti per le nuove fermate e per la metroferrovia a Ragusa.
A questo si aggiunge l'introduzione progressiva del sistema europeo di gestione, controllo e protezione del traffico ferroviario con la linea Canicattì-Siracusa individuata, per una prima attivazione, per le fasi che andranno tra il 2027 e il 2029.
Naturalmente, in questo quadro più generale, non si possono non richiamare i grandi investimenti sul nuovo collegamento Palermo-Catania, sul raddoppio Messina-Catania, tra Giampilieri e Fiumefreddo, infrastrutture destinate a incidere profondamente sui tempi di percorrenza, sulla capacità della rete e sulla connessione tra le principali zone, ma soprattutto tra i principali centri della Sicilia.
E proprio per rafforzare il rapporto tra ferrovia e trasporto aereo, a Catania sono in corso interventi per l'interramento della tratta Acquicella-Bicocca e per trasformare la fermata di Fontanarossa in una vera e propria stazione, incrementandone il numero dei binari. È un intervento fondamentale per rafforzare il collegamento ferroviario con l'aeroporto e superare uno dei colli di bottiglia della rete.
Per quanto riguarda Comiso, oggi la stazione è servita da 14 collegamenti giornalieri nei giorni feriali invernali, mentre il collegamento con Fontanarossa è disponibile con cambio. È previsto inoltre uno specifico approfondimento progettuale per il collegamento ferroviario con l'aeroporto di Comiso, mentre sono allo studio interventi di potenziamento e velocizzazione della direttrice Siragusa-Ragusa-Canicattì, che potranno migliorare anche il collegamento tra Catania e Comiso.
L'insieme degli investimenti attualmente in corso sulla rete ferroviaria siciliana contribuisce al rafforzamento complessivo dell'accessibilità e della resilienza del sistema regionale dei trasporti, garantendo maggiori alternative di mobilità in caso di criticità infrastrutturali. Tali interventi producono benefici anche sui collegamenti tra Catania e Comiso e sulla capacità della rete di fronteggiare situazioni emergenziali, come quelle connesse all'attività dell'Etna.
Per quanto riguarda la gestione delle emergenze aeroportuali - l'assistenza ai passeggeri e le modalità operative con cui vengono utilizzati gli scali alternativi -, si evidenzia come si tratti di ambiti disciplinati dalla normativa di settore che coinvolgono, secondo le rispettive competenze, ENAC, i gestori aeroportuali e i vettori aerei.
Con specifico riferimento a tutela dei passeggeri del trasporto aereo anche nei casi di cancellazione o di ritardi determinati da circostanze eccezionali e inevitabili, quali eventi naturali o fenomeni vulcanici, trovano applicazione le disposizioni previste dal regolamento (CE) n. 261/2004. La normativa stabilisce precisi obblighi a carico dei vettori, in particolare per quanto riguarda l'informazione e l'assistenza ai passeggeri, prevedendo nei casi in cui ne ricorrano i presupposti anche il diritto al rimborso del biglietto o alla riprotezione verso la destinazione finale. È importante inoltre sottolineare come durante la fase emergenziale determinata dalla temporanea indisponibilità dello scalo di Catania, la Regione siciliana abbia attivato una serie di interventi volti a contenere i disagi arrecati ai cittadini e ai viaggiatori, assicurando un costante confronto con i soggetti istituzionali coinvolti: gli operatori del settore aereo e del trasporto pubblico locale, nonché le rappresentanze sindacali. In tale contesto. sono stati potenziati i collegamenti ferroviari e su gomma e sono stati attivati i servizi aggiuntivi di trasporto, anche mediante il coinvolgimento di imprese di noleggio autobus con conducente, i cui oneri sono stati sostenuti dalla regione.
Parallelamente, sono state introdotte specifiche agevolazioni per l'utilizzo del trasporto ferroviario regionale, con l'obiettivo di garantire la continuità della mobilità e assicurare ai cittadini adeguate alternative di spostamenti in una situazione di particolare criticità. A queste misure si è affiancato il coinvolgimento del sistema regionale di protezione civile anche attraverso l'attivazione di punti informativi presso gli aeroporti interessati, al fine di fornire ai passeggeri assistenza, orientamento e informazioni tempestive sulle soluzioni di mobilità disponibili.
Nel complesso, l'azione posta in essere ha quindi mirato a garantire, in una situazione emergenziale, la continuità della mobilità da e verso la Sicilia, assicurando, al contempo, la tutela dei diritti dei passeggeri e il coordinamento tra i diversi soggetti istituzionali operativi coinvolti.
L'esperienza maturata nel corso dell'emergenza, come rappresentato alla Regione siciliana, ha inoltre evidenziato l'esigenza di superare una gestione delle criticità esclusivamente contingenti attraverso la definizione di procedure condivise, strutturate e preventivamente organizzate.
In questa prospettiva, assume particolare rilievo la costituzione di un sistema permanente di coordinamento tra i gestori aeroportuali, ENAC, i gestori del trasporto ferroviario e del trasporto pubblico locale, Protezione civile e strutture regionali, capace di garantire una risposta più tempestiva, efficace e integrata in occasione di future situazioni emergenziali.
Il piano operativo dovrà individuare un referente unico per il coordinamento regionale, una procedura di allerta e di attivazione e una ricognizione preventiva nella capacità degli aeroporti alternativi. Dovranno inoltre essere individuati i vettori TPL ed NCC disponibili, le tracce ferroviarie e i servizi aggiuntivi attivabili, nonché i punti di raccolta e di interscambio. Particolare attenzione sarà dedicata anche all'informazione ai viaggiatori, attraverso modalità uniformi e coordinate, e alla definizione preventiva delle procedure amministrative e finanziarie necessarie per attivare i servizi straordinari. L'obiettivo è quindi quello di disporre di un sistema organizzato, che, in caso di indisponibilità o limitazione di uno scalo, consenta di collegare rapidamente gli aeroporti alternativi con i servizi ferroviari e su gomma disponibili, assicurando continuità negli spostamenti e riducendo i disagi per i viaggiatori.
Con riferimento alla questione dei costi connessi alla gestione della cenere vulcanica, la Regione siciliana ha rappresentato che è in corso l'istruttoria tecnica per introdurre nel nuovo prezzario regionale unico dei lavori pubblici una specifica voce relativa alle attività di rimozione, raccolta, trasporto, conferimento e smaltimento della cenere vulcanica, al fine di disporre di un riferimento regionale omogeneo per la quantificazione dei relativi costi. È stata inoltre prospettata la possibilità di valorizzare la cenere vulcanica quale potenziale materia prima per la bioedilizia, laddove ne siano verificate la fattibilità tecnica e la compatibilità sotto il profilo ambientale.
Infine, con riguardo agli impatti che l'emergenza in esame ha avuto sul comparto turistico, il Ministero del turismo ha rappresentato che, pur riconoscendo la sussistenza di un impatto economico che deve essere attentamente monitorato, allo stato attuale non emergono elementi tali da far ritenere compromessa la stagione turistica siciliana nel suo complesso. Quest'ultima, infatti, è stata caratterizzata da un andamento positivo, registrando una crescita sia negli arrivi, sia nelle presenze, come confermato anche dall'analisi degli indicatori relativi alla reputazione della destinazione.
Ferma restando la rilevanza di tali dati, il suddetto Ministero ritiene tuttavia necessario proseguire nel costante monitoraggio della situazione, anche attraverso il confronto e l'ascolto di altri attori istituzionali, al fine di poter intervenire a supporto delle imprese siciliane - come già avvenuto nelle precedenti occasioni - qualora fosse possibile quantificare concretamente eventuali mancati ricavi di entità significativa non già compensati o diversamente tutelati.
PRESIDENTE. Il deputato Barbagallo ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza, per dieci minuti.
ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Non sono soddisfatto e sono preoccupato alla luce della risposta del Governo. Sono preoccupato perché innanzitutto c'è una sottovalutazione dei fatti gravissimi che sono accaduti negli ultimi mesi e che si sono prolungati fino all'inizio di questa settimana; una sottovalutazione che c'è stata e che continua a esserci e che ha determinato una figuraccia internazionale della capacità di accoglienza della Sicilia, del Mezzogiorno e del Paese. La figuraccia si è conclamata nel momento di maggiore visibilità, di maggiore esposizione per il turismo italiano: le due settimane a cavallo di Ferragosto, quando il nostro Paese dovrebbe dare il meglio in termini di accoglienza e ospitalità per i turisti, per i passeggeri e per i visitatori, invece i turisti, in quelle settimane, sono stati abbandonati. Sono stati abbandonati rispetto non a un'emergenza, e questo è il primo punto che vogliamo sottolineare in fase di replica. È un'emergenza un fatto che accade non una volta, due volte, ogni anno o ogni tre anni, ma un fatto che accade 10, 20, 30 volte all'anno?
E non serve una persona che è cresciuta ai piedi del vulcano - come me - per ribadire e precisare che l'emissione di cenere vulcanica è un fatto che si ripete più e più volte in un anno, per cui - rispetto a questi fatti - gli attori istituzionali sono chiamati ad adottare correttivi. Quello che lamentiamo è che c'è una specifica inadeguatezza e incapacità della parte pubblica nella gestione dell'emergenza, a partire dal Ministro Salvini, che è responsabile della gestione dei trasporti nel Paese ed è responsabile - anche per il tramite delle società partecipate dal Ministero, come l'ENAC - della gestione degli aeroporti; ed è responsabile il Governo, anche nel rapporto con le compagnie aeree.
C'è una lunga omissione nella risposta del Governo nel rapporto con le compagnie aeree, quelle compagnie aeree che aumentano a proprio piacimento il costo dei biglietti, che sono protagoniste del caro voli e che hanno lasciato i passeggeri e i cittadini accampati negli aeroporti siciliani a 45 gradi, senza acqua, oppure, se decidevano di comprare una bottiglietta d'acqua, questa costava 3 euro, alla modica cifra a cui è in vendita all'aeroporto di Catania o di Palermo. Queste compagnie aeree sono state mai chiamate dal Governo a un tavolo? Sono state mai incalzate rispetto agli adempimenti, agli obblighi previsti dalla legislazione europea? Il regolamento (CE) n. 261 del 2004 parla chiaro: la compagnia aerea, il vettore aereo, è responsabile, nel caso in cui cambi l'aeroporto di destinazione o di partenza, del trasferimento, a proprie spese, dei passeggeri. E non serviva la nostra interpellanza: gli articoli di stampa e i social sono pieni di famiglie spostate da Catania a Trapani, o da Catania a Palermo, a costi insopportabili. Altro che costi a carico delle compagnie aeree.
E poi, Sottosegretaria Ferro, ci consenta: la parte della narrazione a carico della Regione siciliana è veramente insopportabile, è irricevibile. La regione è colpevole rispetto ai disastri di quest'estate e ai disastri che continuano anche in questa settimana. Non c'è stata un'assistenza alla popolazione. Considerando il numero dei pullman, il calcolo è semplice: per ogni aereo che viene spostato, servono due o tre pullman. Ma quale assistenza ha garantito la Regione siciliana? E non servono soluzioni di lungo periodo, detto in politichese. Il Governo, oggi, in Aula, non ha risposto all'unica domanda a cui doveva rispondere: se accade un'altra volta, la prossima settimana, come è accaduto in questa, il Governo è in grado di adottare correttivi opportuni? Noi siamo preoccupati. Secondo noi, no. Quello che serve subito è garantire un collegamento, anche gommato, con due o tre pullman per ogni aereo che viene spostato da Catania a Comiso e deve essere potenziato Comiso.
E a proposito del potenziamento di Comiso, il Governo ha mai chiamato ITA, chiedendo come mai ITA ancora non garantisce l'accettazione bagagli a Comiso? È successo l'imponderabile: l'aereo atterra a Comiso pieno e riparte vuoto perché ITA non può accettare i bagagli dei passeggeri. Ma è possibile una cosa simile, con una concentrazione di passeggeri così importante, come all'aeroporto di Catania e in Sicilia orientale?
E ancora, altro che banchi informazioni: sono passati giorni, notti, ore, settimane senza che i turisti avessero informazioni adeguate. Quello che è accaduto è che le persone vengono, i turisti vengono per passare qualche giorno di vacanza, fermarsi rispetto alla routine quotidiana, provare magari a riposare e, invece, quella che doveva essere la vacanza è diventata il momento di massimo stress.
E a proposito dei dati che le sono stati riferiti dal Ministero del Turismo, ce n'è uno che è eloquente, ed è il dato pubblicato da Officine Culturali che, nel mese di agosto, ha visto - rispetto al mese di luglio - un calo dell'11 per cento e, rispetto all'anno prima, un calo del 20 per cento rispetto alle presenze. E questo è un dato inconfutabile rispetto alla crisi.
C'è, poi, il tema dei 47 milioni di euro che riguardano Comiso. Serve agire con urgenza e serve agire con azioni concrete per garantire la quota parte e per garantire che quelle risorse vengano spese per l'aeroporto di Comiso.
Chiudo, signora Presidente, con l'emergenza che, probabilmente, è stata meno visibile e meno raccontata, che è proprio quella economica, che a nostro giudizio, invece, è quella più penetrante. Perché, veda, dietro ogni volo cancellato c'è un turista che non arriva, una prenotazione che salta, un albergo che perde una camera, un ristorante che perde un cliente e un'impresa che perde un lavoro. I numeri che abbiamo raccolto sul territorio, raccolti dalla CNA, sono numeri che parlano chiaro e che raccontano un danno di 25 milioni di euro per una zona fitta di patrimonio architettonico e culturale. Perché, lo ricordiamo, la Sicilia, insieme con la Toscana, è la regione al mondo con più siti UNESCO.
Per questo noi, oggi, chiediamo con insistenza al Governo di attrezzarsi per la prossima emergenza, che può accadere già la prossima settimana, come dicevo prima. E chiediamo, soprattutto, che non venga più considerata un'emergenza, ma un fatto di routine, in una terra che è abituata da sempre a convivere con il vulcano.
Chiediamo di costruire le condizioni perché la Sicilia orientale possa continuare a muoversi anche quando la sua infrastruttura principale è costretta a fermarsi, e questo deve contraddistinguere l'azione delle istituzioni: la differenza tra affrontare un'emergenza e costruire resilienza. Da questo punto di vista, non faremo sconti: saremo vigili, continueremo a incalzare il Governo e continueremo a inchiodarvi sulle vostre responsabilità, che per quanto ci riguarda sono specifiche, anche con riferimento alla vicenda dell'assistenza ai comuni, su cui non serve garantire, precisare, fare riferimento allo scaricabarile. Che c'entra l'indicazione dei prezzi data dalla Regione siciliana? Rispetto a questi fatti il Governo, il Ministero per la Protezione civile, il Ministero dell'Interno intendono sostenere i comuni o li abbandonano al loro destino? Avete individuato una quota di fondo che trasferite ogni anno? Perché non li gestite a titolarità? Può essere anche questa un'ulteriore soluzione. Ma certamente, anche per le questioni connesse alla salute, i comuni non possono essere lasciati soli.
Ecco, la sensazione, Presidente - e chiudo -, è stata proprio questa: la sensazione di totale abbandono da parte delle istituzioni. Abbandono da parte del Governo nazionale, abbandono da parte della Regione siciliana, abbandono da parte della società di gestione dell'aeroporto e abbandono da parte delle compagnie aeree. Così non si può continuare. Saremo vigili e saremo pronti a incalzarvi nuovamente, affinché la situazione migliori rispetto a una banale emissione di cenere vulcanica.
(Intendimenti relativi all'inquadramento del personale di INPS Servizi Spa - n. 2-00923)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza urgente Carotenuto ed altri n. 2-00923 (Vedi l'allegato A).
Chiedo al deputato Dell'Olio se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmatario o se si riservi di intervenire in sede di replica. Prego, ha 15 minuti.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Governo, ringrazio la Sottosegretaria Ferro per essere qui a rispondere, anche se, sinceramente - so che si può -, avremmo preferito ricevere la risposta da qualcuno del Ministero del Lavoro; ma ne parleremo dopo.
Dunque, io comincerei, a questo punto - proprio perché c'è la Sottosegretaria che non è addentro, forse, alla situazione -, a spiegare un po' da dove si parte. Cominciamo da quando si fa una telefonata all'INPS: quando si fa una telefonata all'INPS, dall'altra parte risponde qualcuno che noi pensavamo, fino a un po' di tempo fa, che fosse una persona interna all'INPS. No, non lo era, fino al dicembre 2022 non lo era: era una persona che aveva un contratto di outsourcing. Da dicembre 2022 in avanti, è qualcuno che sta all'interno di una società che si chiama INPS Servizi, che è una società in house al 100 per cento di INPS.
Ora, quella voce, per chi risponde, è lo Stato. E chi risponde a quel telefono non risponde semplicemente per dire se gli uffici INPS sono aperti, lì, dalle ore tot alle ore tot, oppure per dire: potete andare a questo ufficio. No, effettua proprio le operazioni; operazioni, quindi, che sono il core business dell'INPS. E noi, questo core business dell'INPS, come è stato fino a quando non si è fatta la procedura di internalizzazione, lo facciamo fare all'esterno, in outsourcing. Queste persone prendevano, prima e oggi, 700 euro al mese; sono inquadrate al terzo livello del contratto delle telecomunicazioni e, lavorando da casa, ricevono 20 euro per lo smart working, per la connessione.
Sono circa 3.000 persone. L'internalizzazione che è stata fatta, con il decreto-legge n. 101 del 2019, è stata forse l'operazione più ardita che lo Stato potesse fare e che ha potuto fare, cioè prendere persone che ogni 2, 3 o 4 anni cambiavano commessa e continuavano a lavorare per INPS e portarle all'interno dello Stato. L'outsourcing si fa con quelle che sono le attività non rilevanti di un'azienda, ma se chi risponde al telefono entra addirittura nei sistemi aziendali INPS - se non mi sbaglio Siebel, il sistema informativo - e quindi mette le mani nel sistema INPS ed effettua tutte le operazioni, quello non è outsourcing di una cosa poco rilevante per una società, è una cosa di core business che doveva essere all'interno, eppure c'erano persone che da 17-20 anni cambiavano contratto ogni volta che la commessa cadeva.
Questo era quello che succedeva fino a quando, con il presidente dell'INPS Tridico e con il MoVimento 5 Stelle, non si decise di fare l'attività di internalizzazione. Infatti, quella era qualcosa di importante per lo Stato: non si poteva lasciarla all'esterno, bisognava portarla all'interno ed è stata fatta questa attività. Certo, quell'attività all'epoca costava poco non perché lo Stato - immagino - volesse pagare poco le persone, ma perché nelle gare si schiaccia sempre al ribasso e alla fine il margine se lo prende un privato.
Quel servizio è andato avanti e, sebbene sia passato il decreto-legge nel 2019, poi, in realtà, il passaggio effettivo è stato dal 1° dicembre 2022. Quel servizio ha tenuto anche nel periodo del COVID, è andato avanti, ed è stato fatto a parità di costo. Su questo magari tornerò dopo la risposta, con la replica, perché sono curioso di sentire la risposta che il Ministero del Lavoro ha organizzato.
L'idea era che il lavoro precario non si combatte con gli incentivi, ma con delle regole. Noi abbiamo cercato di farlo, mentre questo Governo l'ha fatto in maniera sistematica: ha allentato le causali sui contratti a termine, ha ampliato le maglie della somministrazione del lavoro stagionale, nei contratti pubblici è stato consacrato il subappalto a cascata.
Noi, quindi, a questo punto abbiamo fatto questo lavoro che era iniziato. Dopodiché, questo Governo ha deciso di inventarsi - a febbraio del 2023, se non ricordo male - un bellissimo decreto-legge per commissariare l'INPS e l'INAIL, cioè per mandare fuori il presidente Tridico, sostanzialmente. Infatti, normalmente si manda fuori qualcuno quando non performa bene. Invece, una delle prime cose che disse la commissaria Gelera quando intervenne alla sua presa di incarico fu: ho trovato l'INPS in perfette condizioni. Benissimo, quindi qualcuno mi dovrebbe spiegare perché abbiamo mandato via il presidente Tridico: forse perché l'aveva nominato il MoVimento 5 Stelle, ma lasciamo perdere.
Quando c'è stato questo passaggio, quel passaggio è stato ottenuto sostanzialmente a parità di condizioni, ad azzeramento di anzianità pregressa, per più motivi. In primo luogo, perché si entrava in una società nuova, non c'era un passaggio per cui si poteva effettuare. Ma l'idea era esattamente quella: l'idea era quella di prendere queste persone, farne finalmente un patrimonio dell'INPS, formarle, farle crescere, utilizzare le tecnologie nuove per far sì che potessero essere ancora più utili, e ce ne sono. Tra l'altro, nel vostro piano industriale, nelle linee guida del piano industriale, c'è il miglioramento della qualità del servizio del CCM, il call center multicanale dell'INPS. Nulla di tutto questo.
È stato effettuato quel passaggio - all'inizio non si poteva - ma l'idea era quella di adeguare, anche perché lo si doveva fare a parità di condizioni. Su questo poi forse interverrò in replica, ma già ora posso dire una cosa. Dopodiché, con un emendamento successivo, a firma mia e del senatore Marino - perché nella scorsa legislatura ero al Senato -, in un successivo decreto è stato permesso a INPS Servizi di assegnare ulteriori 20 milioni di euro per poter intervenire e, quindi, anche per poter intervenire sull'aspetto delle telecomunicazioni e di poter fare qualcosa per migliorare la situazione. Questo non è successo, che io sappia non sono stati mai utilizzati.
Adesso c'è un nuovo piano integrato 2026-2028 dell'INPS, in cui si attesta che l'INPS ha addirittura 24.500 dipendenti, ma ne servono 32.500 circa e, quindi, servono circa 8000 persone. Dunque, si andranno a cercare persone all'esterno, persone che sono assolutamente formate all'interno di INPS Servizi. Non dico che con questo si debbano fare stabilizzazioni, ma ci si può ragionare e pensare, perché le stesse persone che sono entrate nel 2022 - i famosi 3.000 - erano persone già formate e pronte, che, come ho detto, già da anni - alcuni da 17 a 20 anni - lavoravano su questa commessa INPS, sebbene con il cappello diverso della diversa società. Quindi, ci sarebbe la possibilità.
Il problema qual è? Che voi non state facendo nulla, perché noi abbiamo fatto un'interrogazione l'anno scorso, ho fatto un'interrogazione in Commissione e per quella interrogazione in Commissione venne il Sottosegretario Durigon a rispondere. Nella risposta che mi diede… ecco, chiedo scusa, la prendo, perché è importante. Là chiedevo più o meno le stesse cose: che c'erano i problemi, molti problemi segnalati dalle persone che lavorano, il reinserimento del tempo medio di gestione… Ma come? Nelle linee guida c'è il miglioramento della qualità del servizio e voi andate a utilizzare il tempo medio di gestione per dire di fare in fretta? Noi dobbiamo dare il servizio alle persone, se è a parità. Ovvio che se si spende di più è un problema, ma se è a parità no.
Quindi, gli si chiedeva il perché di tutti i vari problemi e del fatto che si ritorna praticamente al passato. Aspettavamo ancora riscontri sul recupero salariale, sul recupero degli incrementi orari, sui livelli di inquadramento e su che cosa sta facendo INPS Servizi per far sì che le persone possano svolgere le proprie funzioni evitando le inosservanze che sono state dichiarate. La risposta che mi fu data non c'entrava assolutamente nulla, però finiva con: il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali seguirà con attenzione, nei limiti della propria competenza - che è massima, secondo me -, la vicenda presentata nell'atto affinché sia assicurata la continuità dell'erogazione di servizi offerti da INPS nei confronti dell'utenza - va bene, ma quello è il minimo sindacale, se vogliamo -, tenuto anche conto delle competenze maturate dal personale, che erano massime. Quindi, non ha risposto e, però, da allora ci ritroviamo qui.
Sottosegretaria, io vorrei ricordare - ne approfitto, visto che lei è donna - che il 70 per cento di questi lavoratori sono donne e mettere delle donne in un part time involontario non è una modalità organizzativa. Il part time involontario è uno dei motori principali del divario tra uomini e donne in questo Paese. Immaginiamo una donna che lavora per l'INPS - per l'INPS Servizi, in questo caso - che è stata messa in part time involontario e che fin quando aveva il reddito di cittadinanza poteva integrare, perché il reddito di cittadinanza integrava la misura, non era sostitutivo. Pensiamo adesso con un assegno di inclusione, ma l'assegno di inclusione scatta solo se c'è un minore, una persona con disabilità, un over 60 o una condizione di svantaggio certificata. Se una donna non è in quelle condizioni non ha l'assegno di inclusione e quindi lei continua a prendere 700 euro e non riuscirà a uscire da questo circolo vizioso.
E dobbiamo ricordarci una cosa: che l'indipendenza economica è la prima via di fuga da situazioni violente, da una casa violenta. Quindi, nel momento in cui noi abbiamo una società che è per il 70 cento di lavoratrici donne e non pensiamo a quello che era stato detto all'inizio, quando è stata effettuata l'internalizzazione, cioè cercare di recuperare la professionalità - non gli scatti, ma il diverso livello di competenza -, ebbene questa cosa andava fatta anche se non era prevista dal contratto, anche se non era scritta da nessuna parte, ma era la cosa giusta da fare per uno Stato che non vuole sfruttare le persone. Questa cosa, non credo che sia stata fatta.
Quindi, che cosa chiediamo con questa interrogazione, Presidente e Governo? Chiediamo: uno, la revisione immediata degli inquadramenti dentro INPS Servizi, perché un terzo livello per chi gestisce le prestazioni previdenziali su tutte le linee di istituto è una finzione contrattuale. Due, il superamento del part time involontario con un piano dell'estensione dell'orario e tempi certi, non di volta in volta.
Tre: quello che vogliamo chiamare recupero dell'anzianità cancellata, un riconoscimento di quelli che erano i diversi livelli. Infatti, fra le 3.000 persone, c'erano alcuni che erano stati lì per 17-20 anni, altri per 5-10 anni e c'erano anche persone entrate 2-3 mesi prima perché, in tutto questo, ricordiamoci che queste grandissime società di outsourcing cosa hanno fatto poco prima che passasse la norma? Hanno preso persone, le hanno spostate dalle altre commesse e le hanno gettate dentro a una, due o tre ore, pur di potersene liberare. Quindi, sono passate a una, due o tre ore; quindi, persone con pochissima anzianità. Pertanto, a maggior ragione, andrebbe differenziato questo rapporto per una questione di giustizia sociale.
Quarto: chiediamo, a questo punto, un tavolo al Ministero del Lavoro con INPS, INPS Servizi Spa e i sindacati perché questo aspetto è importante; non si può andare avanti, di anno in anno, a fare interrogazioni e vedere che le cose restano le stesse. Ci vorrebbe una data, Sottosegretaria, una data certa perché la disponibilità nelle carte c'è, ma ci vuole una data.
Ultima cosa: il completamento di questo percorso di internalizzazione perché, così com'è, non è assolutamente completato. Noi abbiamo fatto tutto questo per avere un patrimonio all'interno dell'INPS e abbiamo persone che, forse, maledicono quel momento. Alcune dicono “magari prendevamo di più prima” perché, nel frattempo, hanno perso fino a 200 euro al mese; sono 2.500 euro all'anno. Ecco, questo è il contenuto della nostra interpellanza.
Sottosegretaria, io mi auguro che ci sia una risposta positiva in questi termini. Ascolterò con attenzione e, poi, replicherò.
PRESIDENTE. La Sottosegretario di Stato, Wanda Ferro, ha facoltà di rispondere.
WANDA FERRO, Sottosegretaria di Stato per l'Interno. Signor Presidente, onorevoli deputati. Il percorso di internalizzazione del contact center multicanale dell'INPS è stato disciplinato dall'articolo 5-bis del decreto-legge n. 101 del 2019, che ha individuato espressamente nella società interamente partecipata dall'Istituto, oggi INPS Servizi Spa, il soggetto cui affidare in house le relative attività.
La scelta di affidare il servizio a una società interamente pubblica ha consentito di coniugare l'esigenza di assicurare servizi efficienti ai cittadini con la tutela dell'occupazione e la valorizzazione delle competenze professionali maturate dagli addetti alla commessa, confermando un principio che il Governo considera centrale: accompagnare i processi di innovazione e trasformazione organizzativa salvaguardando il lavoro e il patrimonio professionale delle persone coinvolte.
In questa direzione, è significativo ricordare che, con l'articolo 26 della legge n. 203 del 2024, è stata ulteriormente ampliata la possibilità di utilizzo delle attività di INPS Servizi Spa, consentendo anche al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, alle sue società, agli enti vigilati e alle società in house del Ministero di avvalersi delle prestazioni della società per le attività ricomprese nel suo oggetto sociale. Si tratta di una scelta che rafforza il ruolo strategico della società all'interno del sistema pubblico e ne amplia le prospettive di sviluppo, creando le condizioni per una maggiore diversificazione delle attività e per la valorizzazione delle competenze professionali presenti al suo interno.
È precisamente in questa prospettiva che si colloca il Piano industriale 2025-2027, approvato dal consiglio di amministrazione di INPS Servizi Spa il 9 aprile 2025 e successivamente portato all'attenzione del consiglio di amministrazione dell'INPS.
Il Piano muove da un dato oggettivo: la progressiva riduzione dei contratti di ingresso, che interessa più in generale il settore dei contact center e che, dopo la fase di particolare intensità registrata durante la pandemia, riguarda anche il servizio INPS.
La risposta a questa trasformazione non è stata quella di arretrare sul piano occupazionale. Al contrario, il Piano ha individuato una strategia di ampliamento e diversificazione delle attività, attraverso prestazioni ulteriori come l'apertura a nuovi committenti, investimenti nell'innovazione tecnologica e, soprattutto, la valorizzazione del capitale umano, con l'obiettivo di sostenere lo sviluppo della società e la piena occupazione dei dipendenti. L'INPS ha già dato concreta attuazione a questa impostazione affidando a INPS Servizi, oltre alla gestione del contact center, attività connesse alla dematerializzazione degli archivi cartacei e al supporto delle funzioni istituzionali dell'Istituto, tra cui la gestione dei calendari delle visite per l'accertamento sanitario dell'invalidità civile.
Sul piano del trattamento economico e contrattuale, come riferito da INPS, a seguito del rinnovo del contratto collettivo nazionale delle telecomunicazioni, sottoscritto l'11 novembre 2025, INPS Servizi ha ritenuto maggiormente coerente con le proprie caratteristiche e con l'evoluzione delineata dal Piano industriale l'applicazione della disciplina generale del comparto delle telecomunicazioni.
Secondo quanto rappresentato dall'Istituto, tale scelta è coerente con il percorso di evoluzione organizzativa della società e determina un miglioramento del trattamento economico dei lavoratori interessati.
La direzione intrapresa è quella di governare i processi di trasformazione, tutelando l'occupazione, valorizzando le competenze già presenti e creando nuove opportunità professionali coerenti con l'evoluzione dei servizi.
Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali continuerà a seguire con la massima attenzione l'attuazione del piano industriale di INPS Servizi e l'evoluzione delle relazioni sindacali, nella consapevolezza del valore delle professionalità coinvolte e dell'importanza del servizio che esse assicurano quotidianamente ai cittadini.
PRESIDENTE. Il deputato Dell'Olio ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta all'interpellanza. Prego, ha dieci minuti.
GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. No, non sono soddisfatto, come si può immaginare, anche e soprattutto per l'ultima frase: “continuerà a seguire”. Perché è sempre l'ultima frase e si continuano a fare le stesse cose.
Ora, ripercorro un po' quello che ha detto la Sottosegretaria.
Benissimo, è stato fatto un lavoro per garantire maggiore efficienza, tutela e valorizzazione. La valorizzazione si accompagna al riconoscimento del lavoro svolto dalle persone e, in un mondo in cui purtroppo bisogna spendere soldi per campare, anche all'aspetto economico. Avete detto che l'articolo 26 della legge n. 203 del 2024 è stato ulteriormente ampliato, consentendo di avvalersi delle prestazioni della società per rafforzare il ruolo strategico della società. Allora, io vorrei ricordare al Governo, Presidente, che l'INPS Servizi nasce come società in house di INPS per attività relative all'INPS. Non è la società di un Pinco Pallino qualsiasi, una ulteriore società di telecomunicazioni o di outsourcing, di contact center che fa le attività anche per l'INPS, ma le fa per l'INPS, perché ricordo che il decreto-legge n. 101 del 2019 diceva di passarvi a parità di spesa, cioè senza spendere di più.
Ora ricordo a tutti che, nel 2019, INPS aveva a bilancio la spesa di 89 milioni e 300.000 euro; se sommiamo anche i famosi 20 milioni, dell'emendamento mio e del senatore Marino nella scorsa legislatura, arriviamo a circa 109 milioni di euro l'anno. Se vado a prendere il bilancio INPS Servizi di quest'anno, quindi riferito al 2025, io vado a vedere che il valore della produzione è 72 milioni, cioè 30 milioni in meno. Allora, spiegatemi una cosa: cosa avete deciso di fare? Di continuare a stringere i cordoni della borsa per risparmiare? È vero, bisogna sempre risparmiare, riorganizzarsi, magari con l'intelligenza artificiale, migliorare, che era uno degli obiettivi, ma bisogna anche rispettare il lavoro altrui.
Da 109 milioni possibili a 72: stiamo parlando del 30 per cento di riduzione. Cioè: voi potevate, a parità di condizioni, avere 30 milioni di euro all'anno per il 2020, 2021, 2022, 2023, 2024, 2025. Quindi, stiamo parlando di 150 milioni di euro. Avreste potuto prenderli e utilizzarli per migliorare le situazioni; magari non tutti e 30, ma in parte sì, in parte cominciare, in parte cominciare a far riprendere queste persone. No. Cosa avete fatto? Avete pensato di utilizzare la società come un'ennesima società outsourcing.
Io vi ricordo una cosa: quando ho visto il bilancio di queste società di outsourcing, prima di fare l'internalizzazione, eravamo al limite dell'interposizione della manodopera, non c'era praticamente nulla di soldi spesi per le telecomunicazioni intese come attrezzature. Perché con l'outsourcing io affido quello che faccio con un euro in casa a qualcun altro perché è molto più efficiente per le sue economie di scala e riesce a farlo meglio di me. Quindi, se non devo andare a strozzare i lavoratori rispetto a un lavoro per cui mi serve un computer e una connessione, probabilmente sono molto bravo da quel lato lì. Spendevano due lire: li ho visti quei bilanci.
E quindi ora che fa l'INPS? Il Governo che dice a INPS e sostanzialmente ad INPS Servizi, che cosa fa? Dice: no, riducete; anzi, vediamo di coprire con altre attività di diversificazione.
Poi mi si viene a dire che dopo la pandemia si è ridotto, ma noi tuteliamo il servizio; rispetto a tutto quello che ha letto la Sottosegretaria, perché, ovviamente, non è lei che ha deciso queste cose, si parla dell'obiettivo di favorire lo sviluppo della società ma non si è parlato… Alla fine sì, c'è un rinnovo del contratto collettivo nazionale, ma di quanto? Quanto abbiamo recuperato in questi 17 anni di questi circa 2.500 euro persi annui? Io questo non lo so e credo che non sia neanche… è stato detto così, ma nella realtà stiamo parlando proprio di spiccioli, perché, altrimenti, non saremmo costantemente bombardati da richieste di intervenire su questo punto, se ci fosse stata davvero un'attività in cui si andava a riconoscere il lavoro svolto.
Signor Sottosegretario, è stata presentata anche un'interrogazione al Ministro del Lavoro in Commissione. Io mi auguro - credo che lei abbia preso appunti - che a quella interrogazione possa rispondere, non lei ovviamente, ma questa volta il Sottosegretario Durigon. Mi auguro che venga a rispondermi, a dirmi: guardi Dell'Olio e voi del MoVimento 5 Stelle, di questi 3.000 euro, di questi soldi persi noi abbiamo ripristinato… e noi saremo contenti della risposta del Governo.
Ma fino ad allora no, perché, se la risposta è del tipo: trattiamo INPS Servizi come un'ennesima società di call center, allora non è che noi non ci siamo spiegati, quando abbiamo fatto l'operazione; è questo Governo che non ha compreso la ratio di quell'organizzazione; non ha compreso che le persone vanno tutelate e va rispettata la loro professionalità. Perché da quando si trattava di persone che rispondevano con il cappello della… non voglio neanche citare i nomi delle società per cui lavoravano in commessa; da quando sono con INPS Servizi, fin da quel momento sono persone che, per chi chiama, sono INPS; sono lo Stato. A chi chiama non importa che quella persona sia un soggetto terzo di una commessa o di una società in house: è lo Stato, è l'INPS. E se hanno un certo rapporto, la capacità di fare quello che fanno con professionalità, quella professionalità deve essere rispettata, anche dal punto di vista economico, altrimenti lo Stato non si sta comportando meglio di quelle società che, in outsourcing, come dire, strozzano o quasi; approfittano della necessità delle persone di lavorare, perché, magari, pagano veramente due lire e, magari, i soldi questi ragazzi e queste ragazze se li perdono raggiungendo il posto di lavoro.
Quindi, Sottosegretario, la ringrazio per aver dato una risposta; mi auguro che abbia preso appunti e che li passi al Ministero del Lavoro. E mi auguro che l'interrogazione che abbiamo in piedi in Commissione riceva risposta a tutto questo perché, comunque, non ci avete risposto nemmeno sulla volontà o meno di fare un tavolo istituzionale.
Mi sarei aspettato almeno un “sì, lo faremo” - alle calende greche - oppure “no, non abbiamo intenzione di farlo”. Però non è bello non rispondere alle domande (Applausi delle deputate Baldino e Orrico).
PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Saluto gli studenti, le studentesse e i docenti del liceo scientifico statale “Leonardo da Vinci” di Vairano Patenora-Scalo, che assistono ai nostri lavori dalle tribune. Benvenute e benvenuti (Applausi).
(Intendimenti in merito allo screening per le patologie legate all'inquinamento ambientale, con particolare riferimento all'inclusione nel relativo programma del SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara - n. 2-00924)
PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Baldino ed altri 2-00924 (Vedi l'allegato A). Chiedo alla deputata Anna Laura Orrico se intenda illustrare l'interpellanza di cui è cofirmataria o se si riservi di intervenire in sede di replica.
ANNA LAURA ORRICO (M5S). Grazie, Presidente. Quest'oggi in Aula discutiamo un'interpellanza con la quale speriamo di richiamare, per l'ennesima volta in modo concreto, l'attenzione del Governo su quello che c'è all'interno di un sito, un ex sito industriale, il sito di Crotone-Cassano-Cerchiara, che dai crotonesi viene etichettato come “il mostro”. Un mostro che insiste e persiste da più di settant'anni, la cui bonifica, purtroppo, stenta a partire in maniera concreta e continuativa ormai da quasi vent'anni.
Da decenni Crotone è seduta su una polveriera, fatta di metalli pesanti e agenti inquinanti che hanno fortemente peggiorato lo stato di salute di un'intera comunità, di un'intera popolazione, oltre che ovviamente lo stato di salute ambientale.
Recentemente la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha proprio dichiarato, in una relazione, lo stato emergenziale che esiste dal punto di vista della salute e dal punto di vista ambientale proprio nel territorio crotonese: una situazione drammatica i cui rischi sono stati ignorati per decenni. Questi rischi hanno determinato una serie di dati anomali sui casi di tumore e hanno anche messo in evidenza la relazione che esiste tra i contaminanti relativi alle matrici ambientali e gli eccessi anche di ospedalizzazione e di mortalità legati a una serie di tumori: tumori polmonari, tumori al seno. Ma i dati più preoccupanti e anche più drammatici sono quelli relativi ai tumori in età pediatrica e giovanile.
Quindi è una popolazione che soffre; è un territorio che attende da anni questa bonifica. Quello della bonifica è un percorso: lo voglio ricordare affinché sia da monito a tutti quanti noi, in particolare ovviamente alle istituzioni e a quei gruppi industriali, come l'ENI, che dovrebbero assumersi concretamente la responsabilità di questa bonifica.
Nel 2019, quando l'allora Governo “Conte 1” approvò il Piano operativo di bonifica, al suo interno c'era una prescrizione fondamentale e importantissima: i rifiuti pericolosi, soprattutto quelli collegati al TENORM, avrebbero dovuto essere smaltiti al di fuori del territorio calabrese.
Ma che cos'è il TENORM? Anche qui, per far capire concretamente di che cosa stiamo parlando. Il TENORM indica tutti quei materiali che in natura contengono una radioattività naturale: parliamo quindi di rocce e metalli presenti in natura, la cui radioattività viene incrementata e aumentata in maniera esponenziale proprio dai processi industriali.
Ecco, nel SIN di Crotone, dove insiste circa un milione di tonnellate di rifiuti, ci sono 150.000 tonnellate, di cui 50.000 sono prettamente TENORM e 100.000 sono TENORM e amianto. Ovviamente questo materiale, esposto nel lungo periodo, così come è stato, all'aria e alle condizioni climatiche, ha generato una serie di polveri che sono inodori e si sedimentano perché vengono inalate dal corpo umano, all'interno dell'organismo umano e nel lungo periodo generano questa fortissima incidenza di tumori, senza alcuna distinzione tra generi e, come abbiamo visto, età anagrafica.
Tra l'altro, gli studi più recenti sia dell'Istituto superiore di sanità sia di altri soggetti pubblici che si occupano di queste tematiche hanno evidenziato come la vulnerabilità sanitaria venga amplificata da condizioni socioeconomiche svantaggiate; come circa il 61 per cento della popolazione, che vive intorno a queste aree industriali o ex industriali particolarmente compromesse, abbia condizioni di fragilità economica e sociale che, di fatto, incrementano poi le deprivazioni, anche dal punto di vista della capacità di tutelare la propria salute e di effettuare quella prevenzione.
Oggi la bonifica del SIN di Crotone si è interrotta, nonostante il Governo abbia perpetrato l'ennesimo tradimento nei confronti della comunità crotonese, perché quelle prescrizioni contenute nel Piano di bonifica del 2019 sono state completamente disattese; perché oggi questo materiale pericoloso, il materiale TENORM, causa e genera, insieme a tutto il resto, rifiuti pericolosi che si trovano in questo sito di interesse nazionale, rifiuti che verranno smaltiti, purtroppo, nel territorio calabrese.
E allora, nell'ultima legge di bilancio è stato istituito un fondo di circa 2 milioni di euro, con l'obiettivo di attivare un sistema di monitoraggio epidemiologico e di screening collegati alle patologie che sono legate all'inquinamento ambientale. Nello scorso mese di giugno, il consiglio regionale calabrese ha approvato una mozione, all'unanimità, proposta dal MoVimento 5 Stelle, proprio per attivare questo sistema di monitoraggio nell'area del SIN di Crotone, dove insiste, evidentemente, una criticità sanitaria ed epidemiologica.
Sono passati otto mesi da quando in legge di bilancio è stato istituito il fondo di cui parlavo prima e ancora non c'è un decreto attuativo. Quindi noi qui, oggi, vogliamo chiedere al Governo a che punto sia la preparazione di questo decreto attuativo e se, nella definizione dei criteri che consentiranno di spendere questo fondo per il monitoraggio epidemiologico e per gli screening legati alle patologie che sono, appunto, collegate all'inquinamento ambientale, possa inserire come priorità il sito di Crotone. Questo perché noi calabresi - e, in particolare, la comunità crotonese - non siamo carne da macello sulle ceneri di un'industrializzazione fallita e sbagliata. Perché tutto si doveva fare a Crotone tranne che investire sull'industria chimica, sull'industria pesante. Bisognava investire sul turismo, sull'agricoltura sostenibile, perché c'è un ricchissimo patrimonio, fatto di risorse naturali, paesaggistiche, archeologiche e culturali.
Abbiamo perso quasi tutto in Calabria, ma non abbiamo perso ancora la dignità. Siamo un popolo fatto di persone che accolgono, un popolo di letterati e di intellettuali, un popolo che ama la cultura, un popolo al quale lo Stato deve iniziare a prestare seriamente attenzione, per recuperare credibilità. Perché possiamo anche aver perso tutto, o quasi, in Calabria, ma non abbiamo perso la dignità. Quella dignità che, invece, hanno perso le istituzioni, hanno perso i grandi gruppi industriali e ha perso certa politica, che continua a voltarsi dall'altra parte, invece di creare futuro, invece di investire su quelle che dovrebbero essere le risposte a un bisogno concreto, che insiste e persiste ed è un bisogno di speranza (Applausi dei deputati Baldino e Dell'Olio).
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato per l'Interno, Wanda Ferro, ha facoltà di rispondere.
WANDA FERRO, Sottosegretaria di Stato per l'Interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, con riferimento all'interpellanza urgente odierna rappresento innanzitutto che, come ricordato nell'interpellanza stessa, la legge 30 dicembre 2025, n. 199, all'articolo 1, commi 954, 955 e 956, autorizza la spesa di 2 milioni di euro, per ciascuno degli anni 2026 e 2027, per la realizzazione di un programma di screening per patologie legate all'inquinamento ambientale, con l'obiettivo di individuare precocemente potenziali malattie causate da esposizione a sostanze inquinanti e di valutare interventi di prevenzione, con particolare riferimento ai siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN).
I criteri e le modalità di attuazione di tale disposizione sono definiti con decreto del Ministro della Salute, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze. Detto decreto è in fase di prossima adozione.
Al riguardo, devo precisare che il decreto prevede la ripartizione delle risorse anche sulla base della popolazione residente nelle aree SIN.
Per alcuni specifici SIN, però, a causa dell'assenza di dati, la definizione della popolazione ha richiesto un prolungamento dei tempi dell'istruttoria finalizzata alla predisposizione del decreto. Per quanto riguarda i destinatari del programma di screening, devo ricordare che l'intervento normativo è diretto a coprire tutti i SIN, tenendo in considerazione le valutazioni di carattere epidemiologico, incluso il SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara.
Inoltre, per quanto riguarda la richiesta dell'interrogante di prevedere le attività di biomonitoraggio e diagnosi precoce coerenti con gli inquinanti rilevati nel territorio, anche coordinandole con i programmi InSinergia, SINTESI e SalGA-KRO già avviati, evidenzio che la definizione dei piani per gli screening sarà effettuata direttamente dalle regioni e dalle province autonome sotto la supervisione dell'Istituto superiore di sanità, affidandosi anche alle metodologie dei progetti che hanno una visione estesa a livello nazionale - e mi rifaccio a InSinergia, SINTESI e SENTIERI.
Saranno pertanto le singole regioni e province autonome ad adottare, sentito l'Istituto superiore di sanità, eventuali ulteriori modelli e dati disponibili sul territorio specifico per una migliore definizione dei piani, come nel caso del progetto SalGA-KRO, che non riguarda l'intero SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara, ma solo il contesto crotonese.
Per quanto concerne, inoltre, l'utilizzo delle risorse previste dalla legge in parola, evidenzio che queste saranno regolarmente erogate nei tempi previsti e non saranno pregiudicati né lo stanziamento né la successiva fruizione per poter concludere il programma nel 2028.
Da ultimo, ritengo opportuno riferire che la regione Calabria ha comunicato di essere pronta a integrare le risorse del perfezionando decreto non appena saranno erogate, per potenziare ulteriormente la specificità e la capillarità delle risorse sanitarie del triennio, anche in relazione alla mozione richiamata dall'interrogante n. 14 dell'8 giugno 2026 del consiglio regionale.
Per completezza, riferisco che la regione Calabria ha rappresentato di aver attivato percorsi finalizzati alla creazione di una rete integrata di monitoraggio e risposta ai rischi sanitari associati a fattori ambientali. Questo consente di potenziare la capacità analitica dei Dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie provinciali coinvolte, per correlare i dati di esposizione ambientale con gli indicatori epidemiologici, ponendo le basi strutturali per interventi di sanità pubblica mirati nel SIN di Crotone.
Inoltre, nell'ambito del Piano regionale della prevenzione 2020-2025, la regione Calabria ha strutturato programmi specificatamente dedicati all'ambiente e alla salute - il Programma PP09 “Ambiente, clima e salute” e il PL13 “Analisi dei siti regionali a rischio di contaminazione ambientale” - e al rafforzamento dei programmi di prevenzione primaria. Nel prossimo Piano regionale della prevenzione 2026-2031 tali attività saranno ulteriormente sviluppate e rafforzate, con un focus di attenzione al SIN di Crotone-Cassano-Cerchiara.
Se mi è consentito, Presidente, da corregionale della collega che ha esposto un tema di tale delicatezza, e quindi un'interpellanza, sono fortemente convinta che noi calabresi non siamo carne da macello. Sono altrettanto convinta che i calabresi abbiano quel senso dell'onore, dell'orgoglio e dell'appartenenza ad una comunità che, come lei ha voluto ben sottolineare, ha radici culturali, storiche, tradizioni importanti, un'identità molto forte, e che certamente noi dovremmo affiancare in un percorso - tante, purtroppo, sono le situazioni allarmanti non solo a Crotone, ma nel territorio calabrese - di accompagnamento e di massima attenzione. Perché siamo figli di quella terra; oggi ci troviamo qua, ma, alla fine, noi torniamo sempre nella nostra Calabria. Quindi è interesse comune, credo, risolvere il problema, andare avanti su questa direttrice, continuando a ridare una narrazione a una Calabria che ha mille meraviglie e che - non voglio utilizzare uno slogan - è obiettivamente una Calabria straordinaria.
PRESIDENTE. La deputata Baldino ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interpellanza. Ha 10 minuti. Prego.
VITTORIA BALDINO (M5S). Signora Presidente, io ringrazio la Sottosegretaria Ferro per la disponibilità alla risposta. Purtroppo non possiamo ritenerci soddisfatti, perché c'era una cosa che non dovevamo chiedere ai crotonesi di fare: aspettare.
Crotone ha aspettato vent'anni una bonifica in uno dei territori, in uno dei casi di contaminazione industriale più gravi e più complessi di tutta Europa - lo diceva prima la collega Orrico -, nel quale sono state accumulate oltre un milione di tonnellate di rifiuti radioattivi. E questa attesa che Crotone sta subendo - Crotone aspetta da 20 anni una bonifica - ha fatto sì che i crotonesi purtroppo si stiano ammalando e stiano morendo. Tutti i dati, sia del Ministero della Salute, sia del rapporto Sentieri - è stato già detto - ci restituiscono un quadro drammatico dell'incidenza di patologie oncologiche gravi, non solo negli adulti, ma anche nei bambini.
Ed è per questo che, se non riusciamo a non fare aspettare crotonesi per ottenere una bonifica che aspettano da 20 anni, almeno proteggiamo i cittadini che vivono su quella polveriera. Noi non possiamo ritenerci soddisfatti del fatto che il Governo, oggi, ci venga a dire che il decreto è in fase di prossima adozione. Oggi, il Governo, seppur sollecitato, non è venuto neppure a darci una data entro la quale questo decreto verrà approvato. Lo capisco, io capisco la complessità del governare, ma sono passati 8 mesi. State scrivendo la nuova legge di bilancio e ancora dovete scrivere un decreto che attui quella precedente, che ha stanziato solo due milioni - due! - all'anno, non solo per il SIN di Crotone, ma anche per gli altri territori che necessitano di questo monitoraggio; segnalo che in tutta Italia ci sono 42 siti di interesse nazionale, come il SIN di Crotone, quindi, 42 territori dove milioni di cittadini attendono risposte dal Governo.
E poi c'è un'altra ragione per cui non possiamo aspettare che il Governo attui l'istituzione di questo fondo per gli screening gratuiti, che la regione Calabria assuma, di fatto, l'impegno che ha già assunto, con l'approvazione della mozione approvata all'unanimità, lo scorso 8 giugno, su proposta della collega Elisabetta Barbuto e del MoVimento 5 Stelle. La ragione è la seguente: a Crotone oltre il 60 per cento della popolazione residente vive in aree ad alto livello di deprivazione. Significa che non tutti possono permettersi di curarsi, di andare fuori regione a curarsi oppure di sostenere a proprie spese una visita specialistica o un esame in più, come un esame di screening. A tali esami diversi cittadini di Crotone si sono, comunque, sottoposti grazie ai comitati che mantengono i fari accesi sulla mancata bonifica di Crotone. Lo hanno fatto, però, a proprie spese e, sottoponendosi a questi screening sanitari, hanno scoperto di avere una grandissima e anomala quantità di metalli pesanti nel sangue e nel loro corpo, seppure non abbiano mai lavorato alla Pertusola, né vivessero in prossimità del sito interessato.
Questo ci dice che, invece di aspettare, dobbiamo correre, Sottosegretaria. Siamo arrivati tardi, siamo arrivati tardissimo, perché a Crotone si dice che, dopo mesi, anche la bonifica in questo momento è ferma: i rifiuti sono lì, giacciono ancora lì. Peraltro, le operazioni di trasferimento dei rifiuti contaminati - arrivate dopo tribolazioni, ricorsi, conferenze di servizi, interpellanze, che abbiamo presentato anche qui, in quest'Aula, missioni eccetera -, dopo mesi, si sono bloccate, perché hanno scoperto che ci sono i rifiuti radioattivi: la scoperta dell'America! Lo sapevamo da anni che c'erano i rifiuti radioattivi e che le operazioni di bonifica dovessero eseguirsi tenendo conto della tutela delle persone che operano sulla bonifica. Motivo per il quale, peraltro, l'anno scorso mi sono recata con la consigliera Barbuto sul sito per fare un'ispezione che mi è stata impedita, in maniera molto elegante, da parte di Eni Rewind. Non sono riuscita nemmeno ad entrare per vedere se quantomeno stessero procedendo con i lavori. Siamo arrivati tardi. I fondi ci sono: sono 2 milioni, a mio avviso sono pochi.
Accogliamo la notizia che la regione è disposta a fare la sua parte, però mi si permetta che, in una regione dove si decide di stanziare fondi per un ponte che non porta da nessuna parte, in una Nazione in cui si decide di stanziare fondi per armi e per il riarmo che portano a distruzione, aspettare 8 mesi per un decreto attuativo che renda utilizzabili 2 milioni di euro dello Stato, francamente fa ridere, se non ci fosse da piangere.
Allora, siccome si dice che sulla bonifica tutto tace, volevamo dire che noi non tacciamo sulla bonifica. Noi continuiamo a mantenere alta l'attenzione su Crotone, noi continuiamo a mantenere alta l'attenzione sulla necessità per i crotonesi di vivere in un ambiente salubre e di evitare di morire semplicemente perché sono nati nel territorio sbagliato o nel territorio giusto, dove ci sono stati Governi e istituzioni sbagliate, che per anni hanno detto ai crotonesi di attendere.
Quindi, noi siamo qui per dire che non si può più aspettare, e che se magari un decreto può anche giacere sulla scrivania di un Ministro o di più Ministri, una prevenzione sanitaria invece no, non può aspettare (Applausi dei deputati Dell'Olio e Orrico).
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze urgenti all'ordine del giorno.
Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.
PRESIDENTE. Comunico che il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 17 settembre 2026, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze): «Conversione in legge del decreto-legge 17 settembre 2026, n. 162, recante disposizioni urgenti per il sostegno economico e il contenimento degli effetti derivanti dal perdurante aumento del costo dei carburanti, nonché in materia fiscale» (3106) - Parere delle Commissioni I, V, VII, IX, X, XI e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.
Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.
Interventi di fine seduta.
PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Carotenuto. Ne ha facoltà.
DARIO CAROTENUTO (M5S). Sì, Presidente, grazie. Il 25 agosto scorso, all'età di 90 anni, nella Siena che amava, si spegneva Michele Zappella. Visitava bambini ancora negli ultimi mesi della sua vita.
Dopo la laurea a Roma nel 1960, c'è stata Londra, poi Washington con una borsa “Fulbright”. Dal 1973 al 2006, per 33 anni, è stato primario di neuropsichiatria infantile all'ospedale di Siena. Ha prodotto oltre 350 pubblicazioni scientifiche. Nei manuali di mezzo mondo esiste la variante Zappella della sindrome di Rett, la forma in cui il linguaggio si conserva. Quindi, un cognome italiano dentro la letteratura scientifica internazionale. Un dettaglio che forse dice più del suo curriculum è che era nipote di Mario Tobino, quindi anche lui illustre psichiatra e anche poeta. Si può dire che mentre lo zio ha raccontato all'Italia com'era il manicomio degli adulti, il nipote ha passato la vita a smontare quello dei bambini. E lo dico perché negli anni Sessanta e Settanta Zappella fu tra quei medici che, con coraggio, si batterono per chiudere le classi differenziali. Ricordiamoci cosa erano, perché è bene ricordare la storia per non ritornare negli stessi errori: erano aule separate previste dallo Stato dove finivano i bambini che disturbavano. Non ci finivano i malati, ci finivano i figli dei poveri. A chiuderle non fu la sensibilità dell'opinione pubblica, ma il coraggio di alcuni professionisti che, come lui, dai loro reparti hanno detto che separare un bambino non è una terapia, ma è solo una comodità per gli adulti, forse un alibi.
Negli ultimi 15 anni della sua vita, Zappella ci ha lanciato un allarme, che credo sia il caso di ricordare qui, in questo momento in cui lo ricordiamo, cioè che l'Italia sta rifacendo lo stesso errore delle classi differenziate con strumenti diversi.
Parlava di un'epidemia di dislessia e l'accostava esplicitamente a quello che accadde con le classi differenziali: portava numeri, certificazioni di dislessia raddoppiate in cinque anni, diagnosi di disgrafia cresciute del 192 per cento, autismo passato in 20 anni dallo 0,3 all'1,5 dei bambini...
PRESIDENTE. Concluda, onorevole.
DARIO CAROTENUTO (M5S). Diceva che una quota altissima di quelle diagnosi era dovuta all'assenza di cura. Il suo ultimo libro parlava di bambini con l'etichetta. Vado a concludere, Presidente. La ringrazio se mi concede qualche istante in più, credo che ne valga la pena.
PRESIDENTE. Non dipende da me. Prego, concluda.
DARIO CAROTENUTO (M5S). La tesi è semplice e brutale: l'etichetta ha preso il posto dell'Aula separata. Io penso che la sua domanda resti in piedi perché riguarda noi: a un bambino in difficoltà stiamo dando insegnanti, tempo, cura o stiamo dando un codice? Allora, Zappella i genitori li metteva dentro la cura e non in sala d'attesa come, purtroppo, capita a tanti in questo periodo, a tante famiglie. Alla famiglia, ai colleghi, di cui è stato un faro, e ai suoi pazienti, diventati adulti, vanno le mie condoglianze e quelle del mio gruppo politico e intendo anche quelle di questa istituzione (Applausi dei deputati Dell'Olio e Orrico).
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Lunedì 21 settembre 2026 - Ore 15:
1. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:
Delega al Governo per la riforma della disciplina dell'ordinamento della professione di dottore commercialista e di esperto contabile. (C. 2628-A?)
e dell'abbinata proposta di legge: PITTALIS. (C. 233?)
Relatori: PALOMBI e CALDERONE.
La seduta termina alle 11,30.