XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 706 di mercoledì 9 settembre 2026

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

La seduta comincia alle 13.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ROBERTO TRAVERSI, Segretario, legge il processo verbale della seduta del 6 agosto 2026.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 94, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Annunzio di petizioni (ore 13,06).

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute alla Presidenza petizioni, il sunto e l'assegnazione delle quali, ai sensi della deliberazione della Giunta per il Regolamento del 19 febbraio 2025, saranno pubblicati nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Vedi l'allegato A).

Annunzio della presentazione di disegni di legge di conversione e loro assegnazione a Commissioni in sede referente.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 7 agosto 2026, ha presentato alla Presidenza, a norma dell'articolo 77 della Costituzione, il seguente disegno di legge, già presentato al Senato il 7 agosto 2026 e trasferito dal Governo alla Camera, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alle Commissioni riunite V (Bilancio) e VIII (Ambiente):

«Conversione in legge del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 144, recante disposizioni urgenti per la funzionalità della pubblica amministrazione e degli enti territoriali, nonché in materia di Protezione civile» (3083) – Parere delle Commissioni I, II, III, IV, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, IX, X, XI, XII, XIII e XIV e della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera pervenuta in data 1° settembre 2026, ha presentato alla Presidenza, a norma dell'articolo 77 della Costituzione, il seguente disegno di legge, già presentato al Senato il 26 agosto 2026 e trasferito dal Governo alla Camera, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VI Commissione (Finanze): «Conversione in legge del decreto-legge 26 agosto 2026, n. 153, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali» (3086) – Parere delle Commissioni I, V, IX, X e XIV.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano (A.C. 3043-A?) (ore 13,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 3043-A?: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 luglio 2026, n. 127, recante misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 3043-A?)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

La II Commissione (Giustizia) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, presidente della Commissione giustizia, deputato Ciro Maschio.

CIRO MASCHIO, Relatore. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame in sede referente del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 127 per misure urgenti e indifferibili per lo svolgimento dei procedimenti civili e penali a seguito del crollo dell'immobile degli uffici giudiziari di Bolzano. Il provvedimento si è reso necessario a seguito del crollo dell'immobile in cui hanno sede il tribunale di Bolzano e la procura della Repubblica presso il medesimo tribunale, avvenuto lo scorso 16 luglio 2026.

Tale evento ha determinato l'impossibilità materiale di accedere alla sede giudiziaria e, conseguentemente, di celebrare le udienze civili e penali, di compiere gli atti dei procedimenti pendenti e svolgere le connesse attività di cancelleria e di segreteria. La relazione illustrativa precisa che, in base agli accertamenti tecnici compiuti e alle informazioni assunte, non è oggettivamente possibile garantire prima del 30 settembre 2026 il ripristino della piena funzionalità della sede del tribunale e della procura, né il reperimento di una sede alternativa nella quale svolgere l'attività giudiziaria.

Per tale ragione il presente decreto è volto ad assicurare, per il tempo strettamente necessario al ripristino delle funzionalità degli uffici giudiziari coinvolti, il regolare e ordinato svolgimento dei procedimenti civili e penali. In ragione dell'oggettiva situazione di emergenza, la Commissione ha concluso l'esame in sede referente senza modifiche di carattere sostanziale. Chiedo alla Presidenza se posso depositare la relazione integrale e concludo l'illustrazione.

PRESIDENTE. La ringrazio, presidente Maschio. Lei è autorizzato a depositarla e la ringraziamo per questo.

Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo: non intende intervenire.

È iscritto a parlare il deputato Giandonato La Salandra. Ne ha facoltà.

GIANDONATO LA SALANDRA (FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto, auguri di buon lavoro a lei e a tutti i colleghi. Quello che ci apprestiamo a discutere non è un provvedimento che riguarda la riforma della giustizia, ma è un provvedimento che affronta una condizione di emergenza che, peraltro, non coglie questo Parlamento impreparato. Come correttamente ha evidenziato il relatore, si è verificato un evento assolutamente infausto che ha interessato il tribunale e la procura della Repubblica di Bolzano rendendo necessaria l'adozione di una serie di misure urgenti e indifferibili in materia di giustizia civile e penale. Questo perché? Perché tale evento ha determinato l'impossibilità materiale e assoluta di accedere alla sede giudiziaria, di celebrare le udienze civili e penali e, finanche, di compiere quegli atti procedimentali pendenti e di svolgere le connesse attività.

Questo Parlamento è già stato interessato da un provvedimento analogo; in passato, si è verificata tale situazione presso il tribunale di Bari; misure urgenti ed indifferibili sono state adottate anche durante il periodo COVID-19 e in occasione di eventi quali quelli che hanno interessato Ischia o, nel 2023, l'Emilia-Romagna.

Il provvedimento è estremamente chiaro nel prevedere, all'articolo 1, comma 1, un rinvio d'ufficio, a una data successiva al 30 settembre 2026, di tutte le udienze civili e penali fissate dinanzi al tribunale di Bolzano. La specificità consiste nel fatto che tale rinvio opera d'ufficio senza determinare oneri o incombenti a carico delle parti, degli avvocati o, meglio, in generale, di tutti gli operatori di giustizia.

Il comma 2 stabilisce, poi, la sospensione, per il medesimo periodo, del decorso dei termini per il compimento di qualsiasi atto relativo ai procedimenti pendenti, ivi inclusi gli atti introduttivi, i procedimenti esecutivi, le impugnazioni e, aspetto cruciale, dei termini di durata della fase delle indagini preliminari. Quest'ultima previsione si è resa assolutamente indispensabile poiché l'inagibilità ha colpito anche la procura della Repubblica rendendo impossibile l'accesso ai fascicoli.

Un punto che sinceramente mi sembra meritevole di essere posto all'attenzione di quest'Aula è il bilanciamento operato dal provvedimento tra l'esigenza di sospensione e la tutela dei diritti indifferibili; ciò viene chiarito al comma 3 che, appunto, chiarisce, in maniera inequivocabile, il rispetto di quella esigenza tra il rigore e il dettaglio delle eccezioni che vengono portate.

Nel settore civile vengono salvaguardati i diritti delle persone minorenni, gli alimenti, l'assegno divorzile, i procedimenti cautelari, le tutele e le amministrazioni di sostegno, le interdizioni, i trattamenti sanitari obbligatori, l'interruzione volontaria di gravidanza, gli ordini di protezione contro gli abusi familiari e le controversie elettorali; oltre, ovviamente, a tutte quelle altre cause in cui la ritardata trattazione recherebbe un grave pregiudizio alle parti.

Nel medesimo senso, anche nel settore penale l'architettura delle tutele è altrettanto rigorosa in quanto restano pienamente attivi i procedimenti di convalida dell'arresto, del fermo, dell'allontanamento d'urgenza e del sequestro; i procedimenti nei quali scadono i termini di custodia cautelare previsti dal codice di rito; quelli con misure di sicurezza detentive; i casi di incidente probatorio, nonché i procedimenti in cui gli imputati e difensori richiedano espressamente di procedere.

Il provvedimento in sé reca un ulteriore elemento particolarmente importante, un fondamentale presidio di legalità, contenuto proprio nel comma 4, per cui la sospensione dei termini delle indagini preliminari non si applica ai procedimenti per delitti di criminalità organizzata e di terrorismo. Questo è da porre in continuità con l'idea per cui lo Stato non può in alcun modo arretrare dinanzi alla lotta alla criminalità organizzata, assicurando tutti quei presidi di legalità che possano portare a una continuità investigativa in settori così importanti e di così elevato allarme sociale.

Il provvedimento reca infine ulteriori disposizioni in ordine al periodo di sospensione sterilizzando gli effetti di questo periodo ai fini del computo della ragionevole durata del processo.

Signor Presidente, concludo il mio intervento in discussione generale evidenziando come, ancora una volta, il sistema giustizia trova questo Parlamento pronto, con una piena capacità di resilienza e di vicinanza concreta ai territori colpiti da eventi calamitosi quale quello che ha colpito il tribunale e la procura di Bolzano. Per questo sento pacificamente di poter anticipare il voto favorevole del mio gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Il provvedimento che oggi discutiamo origina da una situazione eccezionale e chiede, quindi, doverosamente al Parlamento di intervenire in modo celere, concreto e responsabile. Il 16 luglio una parte del palazzo di giustizia di Bolzano è crollata al suolo, rendendo inagibili gli uffici del tribunale e della procura della Repubblica ed è stata sfiorata una tragedia. Il cedimento è avvenuto nelle prime ore del mattino quando, per fortuna, gli uffici non erano ancora entrati nella loro piena attività; poche ore dopo, con magistrati, avvocati, personale amministrativo e cittadini, presenti nell'edificio, le conseguenze ovviamente sarebbero state terribili e tragiche.

Quindi, esprimiamo, ovviamente, la vicinanza alla comunità di Bolzano, alla magistratura, all'avvocatura e al personale amministrativo impegnato nel lavoro quotidiano sui temi della giustizia a Bolzano e che ha dovuto affrontare una situazione emergenziale.

Proprio perché siamo di fronte a un fatto grave, insieme al sollievo per una tragedia solo fortunatamente evitata, dobbiamo anche chiedere ovviamente che venga fatta piena luce perché la sicurezza degli edifici, tutti, privati e pubblici, degli uffici, nei quali viene amministrata la giustizia, sia ovviamente una priorità non rinunciabile. Quindi, si accertino le cause del crollo, si verifichino la qualità dei lavori in corso e le modalità di progettazione ed esecuzione; insomma, si verifichi come sia stato possibile questo infausto avvenimento.

Ora, la giustizia ha molti problemi e, certamente, tra i problemi della giustizia, vi è l'edilizia che spesso è carente e non dotata di strumenti adeguati e di condizioni di lavoro dignitose.

È un tema generale; nello specifico, ora, di fronte a questa emergenza, occorre intervenire celermente ed è per questo che il decreto-legge di oggi, sottoposto alla nostra conversione, merita di essere sostenuto. Noi sosteniamo questa misura perché, di fronte a un'emergenza, occorrono risposte immediate. Il crollo ha reso materialmente impossibile l'accesso alla sede del tribunale e della procura e, quindi, lo svolgimento ordinario delle udienze, delle attività di cancelleria, di segreteria e il confezionamento, il deposito degli atti processuali; insomma, il decreto doveva e deve intervenire per evitare che questa situazione produca ulteriori conseguenze negative sull'attività giudiziaria e, quindi, sui cittadini, sulle parti interessate, sui difensori, sul funzionamento della giustizia.

All'articolo 1 viene disposto il rinvio d'ufficio delle udienze civili e penali, fissate davanti al tribunale di Bolzano nel periodo compreso tra il 16 luglio 2026 e il 30 settembre 2026, a una data successiva al 30 settembre; è, dunque, una disposizione che coglie nel segno e merita di essere sostenuta. Non viene, quindi, chiesto alle parti e ai difensori di presentare istanze per ottenere ciò che è determinato dall'inagibilità dell'edificio.

Ovviamente, l'emergenza non può trasformarsi in un ulteriore aggravio burocratico per chi già è impegnato nella propria attività professionale o istituzionale che è compromessa dall'inagibilità della struttura.

Il decreto tutela la validità delle udienze che sono state regolarmente svolte prima della sua entrata in vigore: anche questo è un elemento di ragionevolezza.

Un ulteriore intervento riguarda la sospensione dei termini processuali: dal 16 luglio 2026 al 30 settembre 2026 è sospeso il decorso dei termini per il compimento di tutti gli atti dei procedimenti civili e penali pendenti presso il tribunale e la procura. La norma ha una formulazione ampia e, quindi, comprende i termini per gli atti introduttivi del giudizio, dei procedimenti esecutivi, quelli per le impugnazioni e i termini relativi alle indagini preliminari e, più in generale, tutti i termini procedurali. Scelta necessaria e, quindi, anche questa, meritevole di essere sostenuta.

Il decreto disciplina anche le modalità mediante le quali devono essere computati questi termini; sono disposizioni tecniche, ma certamente fondamentali per garantire la certezza del diritto ed evitare contenziosi interpretativi.

Rilevante anche il comma 3 che stabilisce l'eccezione della sospensione perché l'emergenza non può giustificare una sospensione indiscriminata della tutela giudiziaria; quindi, sono fuori dalla sospensione i procedimenti che richiedono trattazioni urgenti e non differibili come quelli relativi ai diritti alle persone minorenni, agli assegni di mantenimento, agli alimenti e ai procedimenti cautelari, quelli relativi alla tutela e all'amministrazione di sostegno, all'interdizione; insomma, tutti i procedimenti relativi ai diritti fondamentali non rinviabili, così come quelli relativi agli accertamenti e ai trattamenti sanitari obbligatori, quelli in materia di ordini di protezione contro gli abusi familiari, i procedimenti elettorali. Insomma, tutti i provvedimenti che non possono essere rinviati.

Vi è, poi, una clausola generale: non sono sospesi i procedimenti la cui ritardata trattazione possa produrre grave pregiudizio alle parti e sarà il capo dell'ufficio giudiziario o il giudice istruttore per le cause già iniziate a dichiararne l'urgenza.

Il decreto interviene anche sul versante penale.

Sono esclusi dalla sospensione i procedimenti di convalida dell'arresto e del fermo, quelli relativi all'allontanamento d'urgenza dalla casa familiare e i sequestri disposti d'urgenza. Sono, inoltre, disciplinate situazioni nelle quali sono in gioco la libertà personale ed esigenze cautelari non differibili. Il decreto prevede anche la prosecuzione dei procedimenti nei quali sono applicate misure di sicurezza detentive e, in determinate condizioni, anche procedimenti nei quali sono applicate misure cautelari o di sicurezza personale quando gli imputati o i loro difensori chiedono espressamente che si proceda. Particolare attenzione è riservata anche all'incidente probatorio, che non viene sospeso, perché può riguardare prove che rischiano di non poter essere assunte successivamente o persone che potrebbero essere non più disponibili al dibattimento. Anche questa è una previsione condivisibile.

Vi è poi un intervento sulle indagini preliminari. La regola generale, anche qui, è la sospensione dei termini, ma vengono previste deroghe quando occorre procedere con la massima urgenza. La sospensione dei termini delle indagini preliminari non opera per i procedimenti relativi, ad esempio, ai delitti di criminalità organizzata e terrorismo. È una scelta che garantisce che l'emergenza della sede giudiziaria non determini un rallentamento delle attività investigative in settori cruciali nei quali la tempestività delle indagini è essenziale. Per i procedimenti penali interessati dal rinvio e dalla sospensione il corso della prescrizione e i relativi termini, previsti dagli articoli 303 e 308 del codice di procedura penale, sono sospesi per lo stesso periodo.

Il provvedimento interviene anche sul computo della ragionevole durata del processo: il periodo determinato dall'emergenza e dal conseguente rinvio non viene considerato ai fini della disciplina sull'equa riparazione per la violazione del termine ragionevole. Anche questa è una previsione comprensibile e ragionevole.

Inoltre, vi è un intervento sul rapporto con la sospensione feriale dei termini processuali. Il legislatore sceglie un'unica disposizione speciale riferita all'intero periodo dell'emergenza.

Si tratta, quindi, di un provvedimento di soli 3 articoli, circoscritto al caso specifico, all'emergenza che si è determinata per il crollo. Vi è poi una clausola di invarianza finanziaria e poi il successivo articolo 3 disciplina l'entrata in vigore. Insomma, è un intervento emergenziale limitato nel tempo e nell'oggetto, che ha l'obiettivo di accompagnare il sistema giudiziario fino al pieno ripristino della funzionalità degli uffici o alla disponibilità di una sede alternativa.

Come Partito Democratico sosteniamo l'urgenza della risposta all'emergenza che si è creata, perché è prioritario garantire che la giustizia a Bolzano non si fermi e che comunque il suo svolgimento sia compatibile con la situazione relativa all'edilizia che si è verificata. Ripeto: sosteniamo l'intervento specifico e circoscritto in via emergenziale. Resta ovviamente la questione più generale sul tema degli investimenti in materia di edilizia, sul personale, sull'organizzazione, sulle infrastrutture, sulla digitalizzazione, sulla programmazione e sulla continuità amministrativa, temi sui quali da sempre contestiamo limiti, lentezze e inefficienze dell'attività ministeriale. I problemi della giustizia italiana sono noti e quei problemi ricadono su cittadini e imprese e meriterebbero ben altra trattazione.

Anche i dati relativi al PNRR ci lasciano profondamente insoddisfatti, perché quello strumento, necessario per riqualificare la giurisdizione italiana, è ben lontano dal raggiungere gli obiettivi che erano prefissati. Insomma, occorrerebbero una riflessione seria e un intervento deciso ma non è questa la sede, se non per ricordarlo a margine dell'intervento che ho fatto. Oggi era necessario - ed è necessario - intervenire in via d'urgenza per rispondere all'emergenza che si è creata a Bolzano e su quello noi facciamo la nostra parte, mettendoci a disposizione per la conversione di questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 3043-A?)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, deputato Ciro Maschio, presidente della Commissione giustizia, che rinuncia.

Ha facoltà di replicare il rappresentate del Governo, che rinuncia.

Il seguito del dibattito è rinviato alla parte pomeridiana della seduta odierna.

Colleghi, sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 15.

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno la Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, il Ministro dell'Università e della ricerca, la Ministra del Lavoro e delle politiche sociali e il Ministro dell'Ambiente e della sicurezza energetica.

Colleghi, essendo in corso la diretta televisiva, vi invito caldamente a un rigoroso rispetto dei tempi

(Stato di attuazione del Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica – n. 3-02857)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno.

Il deputato Fabrizio Benzoni ha facoltà di illustrare l'interrogazione Bonetti ed altri n. 3-02857 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Grazie, Ministra. La storia di Lorena Isceri credo abbia colpito tutti come parlamentari, ma anche come cittadini. Dietro l'ennesimo femminicidio non c'è una statistica, c'è una donna che non c'è più, c'è una famiglia distrutta, ma c'è anche una domanda che ci perseguita che è questa: avremmo potuto fare qualcosa, intervenire prima? Su questa battaglia serve un'assunzione di responsabilità comune: il contrasto alla violenza contro le donne non può diventare terreno di divisione politica proprio oggi che alcune forze politiche arrivano a mettere in discussione la priorità di questa battaglia e persino la specificità di questo fenomeno.

Per questo va ribadito anche il significato del reato di femminicidio: non è una risposta esaustiva perché nessuna norma penale può da sola risolvere il problema, ma riconoscere la natura specifica di questa violenza significa non negarla. La vera sfida è prevenire: la scuola, l'educazione, i centri antiviolenza, la formazione degli operatori…

PRESIDENTE. Concluda.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). …la protezione delle vittime. Chiediamo, quindi, in che stato di attuazione sia il Piano strategico nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027 e quali azioni intenda intraprendere il Governo.

PRESIDENTE. La Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità ha facoltà di rispondere. Prego, signora Ministra Roccella.

EUGENIA ROCCELLA, Ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità. Grazie, Presidente e grazie onorevoli colleghi per il quesito che ci dà modo di ribadire il grande impegno profuso in questa legislatura contro la violenza sulle donne e di farlo qui, in Parlamento, nel luogo in cui molto spesso siamo riusciti a raggiungere su questo tema una significativa unità. È in Parlamento che è stata approvata all'unanimità la legge n. 168 che abbiamo promosso fra i nostri primi atti per rafforzare il codice rosso e gli strumenti di prevenzione e, sempre all'unanimità, è stato votato il reato autonomo di femminicidio che non serve a stabilire classifiche di gravità morale in base al sesso della vittima, ma per inquadrare giuridicamente quella specifica forma di violenza che rifiuta la libertà delle donne, una libertà fondamentale che è parte della nostra identità e civiltà. Rassicuro gli interroganti: abbiamo fortemente voluto questa legge e non abbiamo certo cambiato idea perché qualcuno sostiene che il femminicidio non esiste. Tutte queste norme hanno consolidato una legislazione già robusta e hanno posto l'Italia all'avanguardia internazionale nel contrasto della violenza, come ha riconosciuto l'Organizzazione delle Nazioni Unite e come emerge dall'analisi comparata condotta dalla Commissione parlamentare sul femminicidio.

Ancora: i fondi per i centri antiviolenza e le case rifugio sono stati raddoppiati, le misure di sostegno economico alle vittime, come il reddito di libertà, sono state potenziate e rese strutturali e proprio in questi giorni abbiamo stanziato ulteriori risorse per coprire altre richieste pregresse arrivate dalle regioni. A queste risorse è stato affiancato un Fondo per il reinserimento lavorativo delle donne coinvolte in situazioni di violenza. La diminuzione del numero dei femminicidi registrata nel primo semestre di quest'anno, in rapporto allo stesso periodo dell'anno scorso, è un primo segnale incoraggiante, non certo un punto d'arrivo. Ce lo ricordano purtroppo, come è stato detto, i casi recenti come l'inaudita ferocia che si è scatenata contro Lorena. Non è un punto d'arrivo, ma una spinta che ci sollecita ad andare avanti soprattutto nel lavoro di formazione, un lavoro rafforzato dalle leggi approvate in questa legislatura, dal Libro bianco elaborato dal Comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio antiviolenza, dai protocolli stipulati con diverse associazioni di categoria. È un lavoro che deve andare avanti con la collaborazione di tutti a cominciare dalla magistratura.

Sempre in tema di formazione e di educazione delle giovani generazioni, le indicazioni del Piano antiviolenza si sono concretizzate nei programmi curricolari di educazione al rispetto nelle scuole, nei progetti di sensibilizzazione per gli studenti, come il concorso di cortometraggi “Da uno sguardo (…)”, e nel decreto interministeriale per la prevenzione nelle scuole di primo grado appena firmato, perché la lotta alla violenza non conosce sosta. Due milioni di euro in quest'ultimo caso.

Il Piano antiviolenza varato in questa legislatura prevede per la prima volta un monitoraggio costante per avere contezza di tutto ciò che viene realizzato. Continueremo a fare tutto ciò che serve contro questa piaga, con la consapevolezza di aver profuso dal primo giorno il massimo insieme e di averlo fatto nello sforzo di essere uniti.

PRESIDENTE. La deputata Bonetti ha facoltà di replicare.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Innanzitutto grazie, Ministra, per aver accolto la nostra richiesta di rispondere al nostro quesito in quest'Aula. Condividiamo che sul piano legislativo l'Italia ha fatto molto e io voglio credere che continueremo a fare molto con norme che possano rafforzare la prevenzione e il contrasto alla violenza maschile contro le donne. Ma è indubbio che la tragedia, la grande e disumana tragedia, che ha colpito Lorena Isceri e la sua famiglia, così come le tante, troppe donne uccise prima di lei, oggi ha suscitato nel Paese un senso di impotenza diffusa. A questo senso di impotenza noi dobbiamo dare una risposta rilanciando un nuovo patto che coinvolga l'Italia intera in questa battaglia e in questo contrasto.

Quindi, Ministra, le facciamo due proposte molto concrete: il Governo convochi i media per costruire con loro un patto straordinario contro la violenza e per destinare spazi quotidiani di sensibilizzazione e di prevenzione che parlino di questo fenomeno, che diano informazione e che sollecitino le coscienze tutti i giorni e non solo nel mese di novembre; la seconda proposta riguarda il mondo del lavoro che, accanto a quello della scuola, è uno dei mondi che maggiormente può creare cultura e diffondere informazione e sensibilizzazione.

Chiamiamo le imprese e chiediamo loro di organizzare percorsi di prevenzione, sensibilizzazione e formazione e diamo loro strumenti per farlo: informativi, ma anche economici attraverso sgravi fiscali, come il rafforzamento della certificazione per la parità di genere, proprio magari introducendo questo come filone. Azione nella prossima legge di bilancio presenterà un'iniziativa in questo senso per defiscalizzare e sostenere questo tipo di attività. Crediamo e speriamo che possa essere questo un terreno che ancora una volta unisca questo Parlamento, il Paese intero e il Governo, perché alle donne, che ancora oggi sono vittime di violenza, noi dobbiamo continuare a destinare ogni secondo del nostro impegno politico (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

(Elementi in merito agli alloggi universitari realizzati nell'ambito del PNRR, con particolare riferimento al Mezzogiorno – n. 3-02858)

PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02858 (Vedi l'allegato A).

ROSARIA TASSINARI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Ministro Bernini, il nostro Paese, nell'ambito dell'offerta delle residenze per studenti universitari, per anni si è attestato al di sotto della media europea, in particolare nei centri che ospitano Atenei più piccoli e nelle città universitarie del Mezzogiorno. Per fronteggiare questa criticità il PNRR, nell'ambito della riforma della legislazione degli alloggi per studenti, ha destinato più di un miliardo di euro per la messa a disposizione di 60.000 alloggi per fare in modo che la disponibilità potesse passare da 40.000 alloggi a 100.000 per i posti letto degli studenti fuori sede. Siamo in una fase in cui il termine per la realizzazione degli alloggi è scaduto il 31 agosto del 2026 e siamo in apertura dell'anno accademico. Quindi, sono a chiedere al Ministro quale sia il numero dei nuovi alloggi universitari realizzati in tutto il territorio nazionale, con particolare riferimento al Mezzogiorno, i criteri di assegnazione e anche i costi che graveranno sugli studenti.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, ha facoltà di rispondere.

ANNA MARIA BERNINI, Ministro dell'Università e della ricerca. Grazie all'onorevole interrogante. Grazie, Presidente. Siamo arrivati con le tende - onorevole Tassinari, glielo dico per il tramite del nostro Presidente - e lasciamo 63.223 studentati in più. Siamo profondamente soddisfatti non solo per l'attività di questo Governo, ma perché questa è una necessità che il nostro Paese avverte da sempre. Nel 2022, quando siamo arrivati, i posti letto erano 40.000. Quando lasceremo - quando sarà, comunque nel 2027 - saranno quasi 120.000. Questo non è certamente solo un risultato di questo Governo e di questo Ministero, ma è un risultato per il Paese e per i ragazzi e le ragazze che studieranno dove vorranno studiare e non dove le loro condizioni economiche consentono loro di farlo. È un risultato per le loro famiglie. È un risultato per il Paese, perché diritto allo studio significa opportunità di studio e libertà di scegliere. Noi abbiamo garantito ai ragazzi e alle ragazze 63.220 luoghi che possono chiamare “casa”, anche lontano da casa, dove già adesso, a partire dal 1° settembre, si sono accesi computer e connessioni Internet, dove si sono aperti i libri e dove i ragazzi hanno cominciato a socializzare.

Questo per noi significa dare uno sfondo vero al diritto allo studio. Lei ci chiede: quali sono i costi di tutto questo? Da una valutazione di Scenari Immobiliari i posti letto creati con il PNRR costeranno l'80 per cento in meno in termini di valore rispetto ai posti letto esistenti a mercato, il che significa che noi avremo un 30 per cento di posti letto gratuiti per effetto del diritto allo studio e della quota riservata dal diritto allo studio secondo il bando PNRR. Quindi, di questi 63.000 posti letto circa 20.000 saranno gratuiti. Comunque, tutti i posti letto avranno un 18 per cento di valore in meno rispetto al valore medio di mercato. Questo - ripeto - non è un'affermazione del Governo o del Ministero che mi onoro di servire, ma è scritto nelle carte dei contratti che sono stati predisposti - comune per comune, strada per strada - presso l'Agenzia delle entrate. Quindi, tutto questo per noi non rappresenta solamente un numero, rappresenta un traguardo: migliaia di ragazzi e ragazze potranno avere un luogo dove dormire e per noi hanno rappresentato sin da subito una priorità. Lo ripeto e con questo chiudo: quando siamo arrivati abbiamo trovato le tende. A differenza di alcuni leader dell'opposizione, che, facendo una politica diciamo un po' polemica e un po' pretestuosa, hanno utilizzato le tende per fare photo opportunity, per fare selfie dentro le tende e per solidarizzare con gli studenti, noi abbiamo aperto i cantieri. E possiamo dire con orgoglio che, dopo aver aperto i cantieri, li abbiamo chiusi, abbiamo raggiunto il target e l'abbiamo superato e ora consegniamo nelle mani degli studenti le chiavi delle loro nuove case.

PRESIDENTE. La deputata Tassinari ha facoltà di replicare.

ROSARIA TASSINARI (FI-PPE). Prendiamo atto con grande soddisfazione della risposta del Ministro, soprattutto della determinazione e della volontà che il Ministro e tutto il Ministero hanno messo in atto per raggiungere questo target che era sicuramente complesso e difficile. Quindi, ora abbiamo in disponibilità 63.200 posti attivati che rappresentano effettivamente un risultato importante e concreto. Questo dà agli studenti la possibilità e la libertà di scegliere il proprio percorso universitario, senza che l'abitare costituisca un ostacolo. Anche l'aspetto economico è significativo, perché comprendiamo come il fatto di avere, comunque, degli affitti che siano calmierati e che siano a misura delle persone e degli studenti che devono spostarsi fuori sede sia anche questo un elemento di grandissima importanza. Infatti, volevo sottolineare anche il cambio di passo rispetto alla legge n. 338 del 2000 che per anni ha rappresentato il principale strumento di sostegno alla realizzazione delle strutture universitarie residenziali, ma che non prevedeva vincoli sotto il profilo del canone di locazione. Quindi, non c'era un limite e un prezzo massimo. Ora anche questo paradigma è cambiato in maniera assolutamente necessaria e ottimale, perché con il PNRR è stato stabilito comunque un tetto. Quindi, chi ha realizzato i nuovi alloggi con questi contributi ha un tetto massimo rispetto al quale, insomma, non può elevare la quota di locazione. Questo è un ulteriore sistema per poter aiutare gli studenti. Quindi, da questo punto di vista, insomma, siamo doppiamente soddisfatti: non solo abbiamo realizzato tanti alloggi, ma sono stati realizzati, da un punto di vista economico, anche in maniera assolutamente affrontabile dalle famiglie.

Quindi, per Forza Italia, garantire a un giovane la possibilità di studiare, senza che il costo dell'abitare rappresenti un ostacolo, significa rafforzare il merito, la mobilità sociale e anche la libertà di scegliere il proprio futuro, nella logica ovviamente dell'esercizio del diritto di studio. È questa la direzione nella quale riteniamo debba proseguire l'azione del Governo e che condividiamo. È una politica che mira a rendere effettivamente accessibile l'università, intervenendo contemporaneamente sulla qualità dell'offerta e sul suo costo. Ci auguriamo che il Governo continui a investire sull'housing sociale universitario - non abbiamo dubbi - perché garantire a un giovane la possibilità di studiare nella città e nell'ateneo che ha scelto significa investire sulla libertà, sul merito e sulla crescita del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Politiche in materia di previdenza, con particolare riferimento alla previdenza complementare e all'ipotesi di un libretto previdenziale per i nuovi nati – n. 3-02859)

PRESIDENTE. Il deputato Colucci ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-02859 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Signor Ministro, secondo Eurostat, la popolazione italiana diminuirà da 59 milioni a 44 milioni e mezzo nel 2100, con un contestuale invecchiamento. È quindi necessario assicurare la qualità del nostro sistema di protezione sociale.

La risposta a queste sfide è il lavoro. Per questo, come Governo e come maggioranza di centrodestra abbiamo promosso l'occupazione stabile, l'inclusione lavorativa e il sostegno alla genitorialità (come, ad esempio, l'aumento della retribuzione dei congedi parentali, il bonus nascite, il bonus asili nido e la decontribuzione per le madri lavoratrici). Anche la previdenza complementare è importante, per integrare la previdenza tradizionale. Infatti nella legge di bilancio 2026 è stata prevista una riforma, ovvero l'adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori di prima assunzione.

Come Noi Moderati, sosteniamo le nuove generazioni e sosteniamo strumenti innovativi, come il libretto previdenziale per i nuovi nati, che potrebbero prevedere un iniziale contributo pubblico e successivi versamenti da parte di genitori e parenti per integrare le prestazioni previdenziali tradizionali.

PRESIDENTE. Concluda.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Signor Ministro, alla luce di questo contesto e di queste novità, il gruppo di Noi Moderati le chiede quali sono le prospettive a cui sta lavorando in materia di previdenza per le future generazioni.

PRESIDENTE. La Ministra del Lavoro e delle politiche sociali, Maria Elvira Calderone, ha facoltà di rispondere.

MARINA ELVIRA CALDERONE, Ministra del Lavoro e delle politiche sociali. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, il quesito posto riguarda un tema centrale per il futuro del nostro sistema di protezione sociale, in particolare per le prospettive previdenziali delle giovani generazioni. Il Governo è pienamente consapevole delle trasformazioni demografiche che interessano il nostro Paese e delle sfide che pongono alla sostenibilità e all'adeguatezza del sistema pensionistico.

Per questo motivo, sin dall'inizio della legislatura abbiamo perseguito una strategia fondata su un principio molto chiaro: rafforzare il sistema previdenziale significa anzitutto rafforzare il lavoro, aumentare l'occupazione, sostenere la crescita dei redditi e dei versamenti contributivi e favorire percorsi lavorativi stabili e di qualità, perché la prima politica previdenziale resta una buona politica del lavoro.

I risultati conseguiti in questi anni confermano la validità di questa impostazione. Più occupazione, maggiore stabilità dei rapporti di lavoro e continuità delle carriere contributive significano una base più solida sulla quale costruire pensioni adeguate e garantire nel tempo la sostenibilità del sistema.

In questa direzione si collocano le misure introdotte con la legge di bilancio 2026: il nuovo meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori interessati, ferma restando la libertà di scelta individuale, l'innalzamento a 5.300 euro del limite annuo di deducibilità fiscale e gli ulteriori interventi volti a rendere più efficace e flessibile la costruzione della posizione previdenziale.

Secondo gli ultimi dati COVIP, gli iscritti alle forme pensionistiche complementari hanno raggiunto quasi 10,5 milioni, con una crescita del 4,8 per cento rispetto all'anno precedente e un tasso di partecipazione delle forze di lavoro pari al 39 per cento. Inoltre, sempre in questa prospettiva si inserisce il portale sulla previdenza complementare, realizzato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali in collaborazione con il Consiglio nazionale dei giovani e Mefop Spa, che mette a disposizione dei cittadini strumenti e contenuti per favorire una maggiore consapevolezza delle scelte previdenziali, utile anche grazie alla sezione in aggiornamento costante delle FAQ.

È proprio all'interno di una strategia complessiva di sostegno alla posizione previdenziale delle giovani generazioni che si colloca anche il tema, richiamato dagli interroganti, relativo a un libretto previdenziale o dote previdenziale pubblica per i nuovi nati. L'apertura sin dalla nascita di una posizione individuale destinata alla costruzione della futura tutela pensionistica, alimentata da un contributo pubblico iniziale e aperta anche a successivi versamenti volontari della famiglia, rappresenta una delle opzioni che il Governo sta valutando per rafforzare ulteriormente la protezione previdenziale delle nuove generazioni. L'idea di fondo è semplice: anticipare il momento nel quale iniziamo a costruire la sicurezza previdenziale della persona, sfruttando un orizzonte temporale molto lungo e gli effetti della capitalizzazione per creare, progressivamente, una dotazione destinata ad accompagnarla fino all'età pensionabile.

È una logica, sviluppata nelle ipotesi di studio, di una posizione individuale e capitalizzata fin dalla nascita e una prospettiva coerente con il lavoro che abbiamo avviato sulla previdenza complementare: allargare progressivamente l'orizzonte della tutela dall'ingresso nel mercato del lavoro fino ai primi anni della vita, rafforzando la cultura del risparmio previdenziale e la responsabilità tra generazioni.

Abbiamo davanti una sfida, quella di costruire un sistema capace di proteggere le generazioni presenti senza scaricare costi su quelle future e, nello stesso tempo, di offrire ai giovani strumenti nuovi per costruire per tempo una pensione adeguata.

PRESIDENTE. Il deputato Lupi ha facoltà di replicare.