XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 702 di lunedì 3 agosto 2026

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

La seduta comincia alle 11.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata Segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANNARITA PATRIARCA , Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 30 luglio 2026.

PRESIDENTE. Se non vi sono ulteriori osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Discussione congiunta dei disegni di legge: “Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025” (A.C. 3005?); “Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026” (A.C. 3006?) (ore 11,06).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta dei disegni di legge n. 3005? e n. 3006: “Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025”; “Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026”.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi calendario).

(Discussione congiunta sulle linee generali - A.C. 3005? e A.C. 3006?)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta sulle linee generali.

La V Commissione (Bilancio) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire la relatrice, deputata Ylenja Lucaselli.

YLENJA LUCASELLI, Relatrice. Grazie, Presidente. Depositerei la relazione, in modo tale che possa essere distribuita ai colleghi, e la do per letta.

PRESIDENTE. È autorizzata. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo. Si intende che vi abbia momentaneamente rinunciato e si riservi di farlo in seguito.

È iscritta a parlare la deputata Enrica Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, signora Presidente. Colleghi, Governo, sappiamo che il Rendiconto generale dello Stato espone i risultati della gestione del bilancio dello Stato in relazione all'esercizio finanziario chiuso il 31 dicembre, mentre l'assestamento di bilancio dello Stato è previsto per effettuare, a metà anno, e lo stiamo facendo adesso, un aggiornamento degli stanziamenti di bilancio per effetto degli atti amministrativi intercorsi nel periodo gennaio-maggio e anche in considerazione della consistenza dei residui attivi e passivi accertata al momento del Rendiconto.

Il disegno di legge di assestamento presenta, quindi, un aggiornamento del quadro contabile dello Stato, anche se non può prevedere norme innovative in assenza delle necessarie compensazioni. Rendiconto e assestamento, dunque, sono due atti strettamente legati tra di loro e sono sottoposti al controllo contabile della Corte dei conti. Si comprende, quindi, l'importanza e l'alta valenza politica degli atti che ci accingiamo a votare. Mi rammarico che la relatrice abbia solo depositato il suo scritto e che il Governo non sia ancora intervenuto, anche perché qui abbiamo il quadro dell'andamento della finanza pubblica e, in controluce, della stessa economia del nostro Paese.

Veniamo all'analisi dei provvedimenti posti al nostro sguardo e partiamo dal considerare che il confronto con l'esercizio precedente, fatta eccezione per il ricorso al mercato, evidenzia un peggioramento di tutti i saldi di competenza rispetto ai risultati del 2024. Il risparmio pubblico, per intenderci la differenza tra entrate e spese correnti, registra una riduzione rispetto al 2024 di 14,8 miliardi; risparmio pubblico che dovrebbe servire a finanziare le spese in conto capitale, qualora positivo.

Sì, perché, nonostante le entrate correnti siano aumentate di 2,8 miliardi, le spese correnti sono lievitate a 17,6 miliardi; ugualmente a dirsi del saldo netto da finanziare, che è dato dalla differenza tra le entrate finali e le spese finali. Per intenderci, le spese finali comprendono, oltre alle spese correnti, quelle cioè che riguardano il funzionamento dei servizi di base, come ad esempio gli stipendi, il pagamento degli stipendi, anche le spese in conto capitale, cioè quelle spese che riguardano, ad esempio, le opere pubbliche, l'acquisto di immobili, eccetera.

Ora, il saldo netto da finanziare presenta, a consuntivo, nel 2025, un valore negativo di 119,8 miliardi, con un peggioramento di 12,2 miliardi rispetto al 2024. Stesso risultato negativo, rispetto al 2024, ha l'indebitamento netto, una voce che mostra la differenza tra le entrate finali e le spese finali, al netto delle operazioni finanziarie. Questa voce mostra un peggioramento di 18,9 miliardi.

Dunque, nonostante le politiche di rigore, ci troviamo di fronte ad un ulteriore aumento del volume di debito pubblico. Politiche di rigore che hanno colpito proprio la classe media, che questo Governo proclamava di voler tutelare e, in particolar modo, i lavoratori dipendenti e i pensionati, maggiormente gravati dall'Irpef per le modalità di prelievo e per il regime fiscale previsto per loro. Circostanza, quest'ultima, emersa anche in sede di giudizio di parificazione della Corte dei conti che ha rilevato la palese iniquità tra i regimi fiscali riservati alle diverse categorie di contribuenti, unitamente al fatto che i meccanismi di contrasto all'infedeltà fiscale si sono rilevati inadeguati.

Del resto, lo stesso concordato preventivo biennale non ha sortito gli effetti sperati e i dati effettivi sul gettito risultano poco rassicuranti. La percentuale allarmante di contribuenti evasori apre la necessità di rivedere l'intero sistema fiscale. Una proposta del MoVimento 5 Stelle, condensata in un emendamento alla legge di bilancio, a firma della collega Raffa, era quella di rendere conveniente l'adozione di comportamenti corretti, riconoscendo maggiori tutele alle piccole imprese e ai liberi professionisti, innanzitutto in materia previdenziale. La disponibilità a fare emergere il reddito potrebbe scaturire dal riconoscimento, fatto alle partite IVA, delle medesime tutele di cui godono i lavoratori dipendenti. Nulla è stato fatto finora; abbiamo, però, in controluce un tasso di evasione tuttora estremamente elevato unitamente a una pressione fiscale assolutamente vertiginosa. Infatti, nel 2024 la pressione fiscale si era attestata già a un livello notevole, il 42,4 per cento del PIL; nel 2025 siamo al 43,1 per cento del PIL. Poi, all'incremento del prelievo e all'espansione della pressione fiscale, ha contribuito anche il fiscal drag.

I fenomeni inflattivi che si sono registrati negli ultimi tempi, anche in virtù del caro carburanti, hanno sospinto i redditi nominali entro scaglioni dell'imposta personale gravati da aliquote maggiori. Abbiamo più volte lanciato, signora Presidente, in Commissione, l'allarme relativo alla mancata indicizzazione all'inflazione degli scaglioni, ma la scelta governativa di non indicizzare - e lo sappiamo tutti - si traduce, di fatto, in un aumento delle aliquote che solo nominalmente sono attualmente quelle fissate per legge, ma in realtà sono altre.

Allora, si ribadisce la necessità di rivedere quanto prima il sistema tributario che, al momento, concentra il suo peso su determinate categorie di contribuenti. E come? Attraverso, innanzitutto, un adeguamento annuale integrale degli scaglioni all'inflazione.

Occorre poi ripensare i regimi agevolativi e sostitutivi che finiscono con l'incentivare l'evasione e ostacolare il salto dimensionale delle piccole imprese. Occorre, poi, allo stesso tempo - e lo dicevamo già prima - dare una risposta immediata ai liberi professionisti e ai piccoli imprenditori sotto forma di maggiori diritti, soprattutto in materia assistenziale e previdenziale, favorendo l'emersione della loro capacità contributiva. Nondimeno occorre ripensare a nuove misure internazionali sulla fiscalità di impresa in modo da evitare la concentrazione dello sforzo contributivo solo sulle spalle delle imprese italiane. Attualmente, si rileva l'apporto ridotto della global minimum tax, che ha generato un gettito ben inferiore alle aspettative: solo 46 milioni di euro a fronte di una stima iniziale di 381 milioni di euro. Dunque, circa il 12 per cento rispetto alle previsioni.

Ora veniamo anche a un altro tema, torniamo alla verifica effettuata dalla Corte dei conti: la magistratura contabile ha rilevato più di un'anomalia nel Rendiconto, anche questo è da sottolineare. Tra le anomalie rilevate vi è la mancata distinzione delle voci relative alle singole componenti della riscossione e del versamento residui. Infatti, le riscossioni in conto residui risultano aggregate a quelle risultanti da esercizi precedenti. Allora, viene raccomandato di imputare a ciascun esercizio le relative voci, venendo meno, in caso contrario, il rispetto del principio di trasparenza di bilancio.

Ma non è finita qui: si sottolinea altresì la mancata chiarezza nella determinazione dei resti da riscuotere, rilevando che si opera solo una distinzione tra residui di riscossione certa e residui assolutamente inesigibili, restando inutilizzate le colonne relative, rispettivamente, a crediti dilazionati, controversi e a quelli di esazione dubbia o difficile. La Corte ha rilevato, a questo punto, che le annotazioni contabili relative alle somme ritenute di riscossione certa comprendono anche le somme dilazionate o giudiziariamente controverse. In base a questo ragionamento, i residui considerati di riscossione certa sono stati messi poi in relazione a quanto effettivamente riscosso l'anno seguente ed è venuto fuori questo risultato: negli ultimi anni il riscosso si attesta al 4-5 per cento del complessivo valore già preventivato. Ma, se è così, si pone proprio più di un dubbio sulla compatibilità del Rendiconto con i principi contabili di veridicità, attendibilità, correttezza e trasparenza.

Al di là di queste notazioni particolari, risultano confermate le riserve sulla stessa tenuta dei conti pubblici e sulla sostenibilità finanziaria del Paese. Di fatto, malgrado il risultato dell'avanzo primario sia pari a 17,8 miliardi di euro e la contemporanea tenuta del deficit al 3,1 per cento del PIL, i conti pubblici risultano gravati dal peso degli interessi passivi sul debito pubblico che, nel 2025, ha raggiunto la cifra record di 87,1 miliardi di euro. Lo stock di debito pubblico ha superato intanto la soglia di 2.900 miliardi di euro a fine 2025, mentre il rapporto debito-PIL si attesta al 136,5 per cento dello stesso anno, con stime di crescita per l'anno successivo. Intanto, nel 2025 il PIL è aumentato dello 0,5 per cento, meno della media dell'area euro ed è proprio la più che modesta crescita del PIL a rendere allarmante il peso del debito pubblico. Intanto, la domanda interna è stata frenata dal contenimento del reddito disponibile, sul quale ha inciso la perdita di potere di acquisto di stipendi e pensioni, come dicevamo prima, messi a dura prova da un sistema fiscale iniquo.

Intanto, su altro fronte, colpiscono le dinamiche della spesa per la difesa nazionale. Lo stato di previsione del Ministero della Difesa, contenuto nella legge di bilancio 2025, quantificava in via previsionale le spese finali in circa 31 miliardi di euro, per la precisione 31.298,4 milioni di euro. Le previsioni definitive del rendiconto per il 2025 risultano aumentate a 35.519,1 milioni di euro, con una variazione in aumento di 4,2 miliardi di euro, un incremento che riflette sia le spese correnti che quelle in conto capitale. Le spese finali definitive del Ministero della Difesa ammontano dunque ora a circa il 2,9 per cento della spesa finale, in aumento rispetto all'anno precedente, in cui si attestavano al 2,5 per cento.

Si conferma un trend in crescita per le spese militari, già registrato in precedenza. Infatti, nel 2025 gli stanziamenti definitivi di competenza del Ministero della Difesa si sono attestati a 35,1 miliardi, con un incremento dell'11,8 per cento rispetto ai 31,4 miliardi del 2024. E ancora, nel 2024 vi era stato un aumento del 4,4 per cento delle spese militari in rapporto al 2023. Dunque, c'è una precisa scelta da parte del Governo su come orientare la spesa pubblica, che si sta concentrando ormai in modo massiccio sul settore difesa. Una scelta pagata con un debito pubblico ancora troppo elevato e con una pressione fiscale che sta mettendo a dura prova soprattutto la classe media.

Allo stesso tempo, non si sono affrontati i nodi ancora irrisolti della nostra economia. Innanzitutto, il drammatico e ininterrotto calo della produzione industriale, con una domanda interna modesta su cui ha inciso pesantemente la perdita di acquisto delle retribuzioni, lo scarso tasso di innovazione del nostro sistema produttivo e soprattutto la mancanza di strategia per mobilitare le vere risorse del nostro Paese, a partire dai nostri giovani laureati, costretti a trasferirsi all'estero per ottenere un pieno riconoscimento delle loro competenze.

Vedremo poi cosa verrà a dirci mercoledì il Ministro Giorgetti sullo scostamento di bilancio. Comunque, non c'è più tempo da attendere, signora Presidente, occorre un cambio di rotta e lo faremo noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.

CARMEN LETIZIA GIORGIANNI (FDI). Presidente, rappresentanti del Governo e colleghi, ci sono provvedimenti nei quali la politica annuncia le proprie intenzioni e provvedimenti nei quali è chiamata a misurarsi con i risultati. Ovviamente, questo provvedimento rappresenta la seconda categoria, perché le promesse lasciano il posto ai numeri, le dichiarazioni devono confrontarsi con ciò che è stato realmente fatto e ogni scelta compiuta dal Governo diventa, sì, verificabile, nero su bianco, in queste Aule. Per questo, il rendiconto generale dello Stato è la prova dei fatti: ci dice come sono state utilizzate le risorse dei cittadini, quali priorità sono state effettivamente tenute in considerazione e quale distanza esiste tra gli obiettivi dichiarati e i risultati raggiunti, perché governare non significa soltanto formulare previsioni, ma anche correggerle quando le condizioni, soprattutto economiche, cambiano ed emergono nuove priorità e nuove esigenze, oppure perché si è valutato, in qualche maniera, che la realtà smentisce quelle che erano le previsioni iniziali. È proprio anche da questa capacità di modificare il tiro che si misura la serietà di un Governo.

I dati oggi sottoposti all'esame dell'Aula ci restituiscono un quadro di una gestione che, in una fase internazionale, come sappiamo, complessa, ha saputo mantenere insieme prudenza, ma anche stabilità, senza lasciare indietro la capacità di intervento. Non possiamo del resto dimenticare lo scenario nel quale il Governo si è dovuto muovere: le tensioni internazionali, l'incertezza dei mercati, ovviamente l'aumento dei tassi di interesse, che ha reso difficile la vita di molte imprese e il rallentamento anche di - come dire - alcune rotte economiche europee. In questo scenario, però, il nostro Governo non ha scelto la strada delle promesse irrealistiche, ma ha scelto una linea più difficile e anche più solida: mantenere il controllo dei conti, tutelare quindi la credibilità dello Stato e, nello stesso tempo, continuare a sostenere famiglie, cittadini e imprese.

Nel 2025, la gestione di competenza registra accertamenti di entrata per oltre 1.188 miliardi di euro e impegni di spesa per circa 1.177 miliardi, con un avanzo della gestione di competenza di oltre 17 miliardi. Ma il dato maggiormente significativo riguarda il miglioramento dei principali saldi rispetto alle previsioni. Il saldo netto da finanziare, pur rimanendo negativo, migliora di circa 67 miliardi di euro rispetto alle previsioni iniziali e definitive. Anche il ricorso al mercato registra un miglioramento superiore agli 80 miliardi. È il segnale di una gestione che ha dimostrato capacità di intervento e di adattamento sicuramente superiore alle attese. È il segnale che la serietà dei conti non rappresenta un limite all'azione politica, ma costituisce lo strumento che rende possibile un'azione politica più forte e anche più credibile, perché un Paese con conti fragili è più esposto alle crisi internazionali, è più dipendente dalle decisioni dei mercati ed è costretto a destinare una parte crescente delle proprie risorse al pagamento dei suoi interessi, mentre un Paese credibile può programmare, investire e definire con maggiore efficacia i propri interessi nazionali.

Ovviamente, noi non vogliamo rappresentare un'Italia priva di problemi. Sappiamo che molte famiglie continuano a fare i conti con il costo della vita, che le imprese affrontano difficoltà legate soprattutto all'energia, alla burocrazia e all'accesso al credito e che permane una consistente esigenza di crescita dei salari e della produttività. Ma proprio per questo, dobbiamo distinguere la propaganda dalla politica economica. Questo è un esercizio fondamentale che fanno i Governi seri, perché la propaganda può permettersi di promettere tutto a tutti, mentre la politica responsabile deve individuare le priorità e ovviamente reperire le risorse. Questa è la sfida del Governo: tenere insieme disciplina finanziaria e protezione sociale.

Anche l'andamento delle entrate merita una valutazione corretta, perché nel 2025 le entrate tributarie raggiungono 662 miliardi di euro, superando addirittura le previsioni. Sarebbe però sbagliato interpretare questo dato solo come conseguenza di un aumento della pressione fiscale, perché il dato è legato a una maggiore capacità del sistema economico di generare reddito imponibile, alla crescita dell'occupazione - lo sappiamo -, al contrasto dell'evasione e agli effetti delle riforme tributarie già avviate. Il punto politico è molto chiaro: la sostenibilità dei conti pubblici non può essere perseguita soltanto aumentando il peso fiscale su chi già paga le tasse. La lotta all'evasione non è solo una bandiera ideologica, ma è una battaglia di responsabilità e di equità nei confronti dei cittadini che tutti i giorni, invece, rispettano i propri obblighi.

Sul versante della spesa dobbiamo evitare, anche qui, valutazioni superficiali. Una parte dell'incremento deriva da precise scelte economiche e sociali: il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, gli interventi sul cuneo fiscale, il sostegno ai redditi più bassi e l'adeguamento dei trasferimenti agli enti previdenziali.

Un'altra parte è determinata dall'aumento del costo del debito dovuto alla crescita dei tassi di interesse. Questo elemento ci ricorda ancora una volta perché ridurre progressivamente il peso del debito rappresenta per noi una priorità nazionale. Ogni risorsa destinata agli interessi è una risorsa che non può essere utilizzata per scuola, per sanità, per infrastrutture e per la riduzione delle tasse.

La questione non riguarda soltanto la quantità della spesa pubblica, infatti, ma riguarda soprattutto la qualità delle scelte che ha fatto questo Governo. Non serve, infatti, uno Stato che spenda sempre di più senza poi valutare quelli che sono i veri risultati; serve uno Stato che sappia spendere meglio e che concentri le risorse su interventi realmente utili. Il Rendiconto conferma il mantenimento di un livello significativo di investimenti pubblici: dalle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione degli interventi collegati al Next Generation EU e dalle infrastrutture strategiche agli investimenti delle amministrazioni pubbliche.

L'assestamento assume, inoltre, un particolare rilievo, perché si colloca nel nuovo quadro della governance economica europea. L'Italia deve dimostrare la coerenza della propria politica di bilancio con il Piano strutturale di medio termine e con i nuovi parametri fondati sull'andamento della spesa netta. Anche sotto questo profilo, i dati sono positivi, perché il saldo netto da finanziare migliora, le entrati finali aumentano e l'evoluzione della spesa rimane compatibile con il percorso concordato a livello europeo. E poi c'è, infine, un tema che riguarda il futuro della pubblica amministrazione.

Il Rendiconto 2025 rappresenta uno degli ultimi passaggi del sistema tradizionale di contabilità pubblica, prima dell'introduzione della contabilità economico-patrimoniale prevista dalle riforme del PNRR. Progressivamente, lo Stato sarà chiamato non soltanto a dimostrare quanto ha speso, ma anche quale valore economico e sociale è stato prodotto da quella spesa. È un cambiamento culturale molto importante: non sarà più sufficiente dire che una risorsa sia stata stanziata, ma bisognerà verificare che quella risorsa abbia migliorato un servizio, completato un'opera, aumentato un'impresa o ridotto una diseguaglianza. È questa la pubblica amministrazione di cui abbiamo bisogno: più trasparente, più responsabile e più orientata a risultati concreti.

Il Rendiconto e l'assestamento non ci consegnano ovviamente l'immagine di un lavoro concluso, ma ci indicano piuttosto una direzione, la direzione di un'Italia che intende consolidare i propri conti senza rinunciare alla crescita e che vuole continuare a sostenere famiglie e imprese senza trasferire i costi delle scelte di oggi sulle generazioni future. Dobbiamo continuare a ridurre il debito, migliorare la qualità della spesa, accelerare gli investimenti e sostenere la produttività, ma questi obiettivi possono essere perseguiti soltanto partendo da fondamenta solide, che sono queste che ha costruito questo Governo. La stabilità dei conti, infatti, è il punto di arrivo della politica, ma è anche il punto dal quale una buona politica può partire.

Per queste ragioni, il gruppo di Fratelli d'Italia sostiene convintamente i provvedimenti in esame (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Toni Ricciardi. Ne ha facoltà.

TONI RICCIARDI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sottosegretario Freni, colleghe e colleghi, vedendo gli atti di cui discutiamo questa mattina, Rendiconto generale e assestamento del bilancio dello Stato, chi ci ascolta - i pochi o i tanti che saranno - immagina che siamo qui a parlare di documenti contabili tecnici. Nella complessità dei numeri, della finanza pubblica e quant'altro, noi stessi facciamo fatica ad orientarci e le persone fanno fatica a seguirci. In realtà, però, siamo dinanzi all'atto più politico che chiunque si trovi ad amministrare e gestire la cosa pubblica possa produrre.

E allora che cos'è il bilancio, l'assestamento di bilancio, il Rendiconto? Rappresentano, sì, un atto contabile, ma soprattutto, se volete - se me lo consente, Presidente -, la cartella clinica di un paziente. E chi è il paziente? L'Italia. E da questa cartella clinica noi possiamo dedurre lo stile di vita, gli interventi che vengono fatti, gli acquisti, le spese che fa, lo stato di salute, quanta cura ci si prende del paziente Italia e come si immagina di investire le risorse che riguardano, appunto, questo Paese. Se volessimo fare una sintesi per punti, prima di entrare nel dettaglio delle vicende che ci attendono, potremmo sintetizzarla così, se ci volessimo misurare con i numeri. Prima sentivo la collega di Fratelli d'Italia, che mi ha preceduto, dire che sostanzialmente questi sono strumenti: quando un Governo si misura sui numeri, si misura sulla concretezza pragmatica dell'azione di Governo. E allora analizziamoli questi numeri.

Se noi analizzassimo nel dettaglio i numeri, c'è una prima espressione che è bene sottolineare, è la cosiddetta spesa corrente. E allora, Presidente, quando per più Ministeri, e soprattutto quelli decisivi per la quotidianità e per la qualità della vita delle persone di questo Paese, troviamo che la spesa corrente in molti casi è pari al 90 per cento o supera il 90 per cento - per intenderci e per farci capire, stipendi che si pagano in quell'ambito settoriale e tutte quelle risorse che servono per far funzionare il preesistente -, significa che noi siamo dinanzi a un Governo che non investe nel futuro, che non programma nel futuro e che non genera processi di innovazione, ma che semplicemente si limita ad amministrare il preesistente, che ha ereditato da Governi precedenti o che ha contribuito in un certo qual modo ad allargare.

Secondo: in una lettura sempre generale e di sintesi, noi siamo dinanzi a un Governo che ha tagliato le spese, ha ridotto le spese, non le ha aumentate.

Terzo: questo è il Governo che, da un lato, ha tagliato le spese, dall'altro ha aumentato la pressione fiscale. E quindi è il Governo che ha aumentato le tasse, tradotto in un italiano comprensibile ai più.

Quarto punto: leggendo sempre il Rendiconto e l'assestamento di bilancio, noi troviamo una voce che cresce costantemente - questa è un po' più complicata da spiegare, Presidente - che sono i residui attivi. Noi abbiamo una mole di miliardi, di migliaia di miliardi di residui attivi. Per chi ci ascolta, che cosa sono i residui attivi? Sono quelle risorse che vengono appostate in una voce di bilancio che contribuiscono a definire il portfolio complessivo, la busta della spesa complessiva delle risorse che lo Stato possiede. Tuttavia, il loro mantenimento così alto, costante, con una capacità di spesa pari al 5 per cento, significa che noi, in questo Paese, non siamo in grado di spendere le risorse che abbiamo. E questo Governo è perfettamente in linea con le critiche che più di una volta ha riversato, in particolar modo, verso tutte quelle regioni dell'Obiettivo 1 o ex Obiettivo 1 che usufruiscono dei fondi strutturali di perequazione europea, che sono sostanzialmente le regioni meridionali.

Entriamo però nel merito. Allora, se noi facessimo una comparazione rispetto al quadro generale, la potremmo definire così. Questo è un Governo che in 4 anni ha avuto la capacità di mettere in salvaguardia la macroeconomia finanziaria - vedi spread, i dati del rating internazionale e tante altre cose -, ma ha completamente fallito, o meglio, ha scelto di dedicare la propria attenzione in materia di politica economico-finanziaria e di bilancio verso l'estetica dell'abito, e non la qualità dell'abito o la distribuzione equa dell'abito a più cittadini possibili. Tant'è che, se andiamo a fare il confronto col 2024, tutti i principali indicatori economico-finanziari sono negativi: risparmio pubblico meno 11,1 miliardi; il saldo netto finanziario peggiora di oltre 12 miliardi; l'indebitamento netto sfiora quasi i 19 miliardi in più; migliora solo di 5,3 miliardi il ricorso al mercato, ma queste sono esattamente quelle operazioni - di cui parlavo prima -, perché se tu abbassi lo spread e aumenti rating, ovviamente è come dire una partita di giro che si ripresenta.

Quindi, per sintetizzare questo primo punto, nel complesso il consuntivo presenta, sì, saldi nettamente migliori rispetto alle previsioni - e questi sono i dati di queste settimane -, presenta maggiori entrate, aumenta quindi la capacità di risorse a disposizione, ma registra allo stesso tempo minori spese, il che significa che gli stanziamenti, gli investimenti, la programmazione e la progettualità di questo Governo sostanzialmente non ci sono.

Secondo, mi rivolgo a tutte e tutti coloro che si trovano quotidianamente a gestire il macro bilancio di una famiglia e chi a casa vive di salario, di stipendio e ci ascolta dice: ma come funzionano le finanze e le economie di quella cosa che si chiama Stato italiano? Allora noi, nel 2025, abbiamo accertato un ammontare complessivo di entrate pari a 783,2 miliardi di euro: peccato che le spese impegnate hanno raggiunto i 903 miliardi, ergo noi già preventivamente sappiamo che spendiamo più di quello che possediamo. Ovviamente questo deficit, questo costante rincorrere, questo costante indebitamento è un po' quella cosa che ormai è passata, anche nella testa, nella comunicazione ed è molto diffusa su larga scala: tu ti puoi permettere di acquistare una cosa, non c'è problema, la paghi con la carta di credito, un tot al mese. Il problema poi qual è? È che tu, che hai la sensazione di aver ottenuto il desiderio, il bene che volevi acquistare, non hai dovuto impegnare la risorsa complessiva e totale per acquistare quel bene e quindi hai soddisfatto un tuo bisogno e immagini di aver bypassato l'ostacolo, ma in realtà ti sei dimenticato che poi, puntualmente, il mese successivo o ogni mese, le rate o la fattura della carta di credito ti arriva e quindi tu non hai fatto nient'altro che generare ulteriore debito.

Arriviamo però anche a dei rilievi che non è che fa l'opposizione - e quindi, l'opposizione fa l'opposizione al Governo ed è quasi dato per scontato che sia critica -, ma li fa la Corte dei conti e precisiamolo: noi sappiamo che in questa fase storica il Governo di Giorgia Meloni ha una certa ritrosia o difficoltà nell'interlocuzione, non dico politica, ma istituzionale con la Corte dei conti, perché legittimamente un organo terzo dello Stato si è permesso di sottolineare alcune incongruenze di spese di gestione delle finanze pubbliche. Ne cito una che è emblematica: i quasi 14 miliardi del ponte sullo Stretto che, come al solito, ormai chi è più navigato, anche in questo consesso, sa che è come un evergreen. In ogni legislatura, noi ci ritroviamo che, a un certo punto, c'è il ponte sullo Stretto, ci mettiamo due risorse, qualcuno ci gioca un pochino e poi scopriamo che non si può fare.

Allora la Corte dei conti che richiami ha fatto al Governo? Primo, c'è la questione dei residui attivi: su un ammontare complessivo esaminato pari, vicino a 1.133 miliardi, oltre 938 miliardi sono stati considerati totalmente inesigibili. Significa, cari colleghi e care colleghe, che noi a bilancio abbiamo oltre 1.100 miliardi di risorse che riportiamo come soldi che lo Stato e la finanza pubblica è pronta, prima o poi, ad incassare in entrata, ma che in realtà non sono incassabili. E allora questo che cosa significa? Significa, tradotto in un linguaggio semplice - poi c'è la fiscalità generale e la contabilità dello Stato che ti consentono alcune cose -, che noi, tecnicamente, se stessimo gestendo una società privata o un bilancio familiare privato, staremmo facendo falso in bilancio, perché stiamo dichiarando di poter incassare 1.100 miliardi quando in realtà oltre il 90 per cento di queste risorse la Corte dei conti ci dice che non sono recuperabili.

Per non aggiungere poi l'altro elemento, che è la parte del patrimonio. Allora, tu quando fai la dichiarazione dei redditi - anche un cittadino qualunque - mette dentro: il salario che percepisce, mette dentro, se è proprietario di un immobile o di più immobili o di terreni, e quella parte - diciamo - fa patrimonio. Ora voi nel patrimonio avete, anche qui, recuperato quella che era una stagione di finanza creativa, come l'abbiamo conosciuta in questo Paese. E sempre la Corte dei conti vi sottolinea, più volte, il fatto che avete inserito i beni immobili e mobili dello Stato come opere permanenti della difesa. Tradotto: noi abbiamo queste caserme che stanno lì e che voi mettete sempre come capitolo di bilancio, ipotizzando che un giorno incasseremo tot miliardi dalla vendita di queste caserme, che in realtà non incasseremo mai. Però, nella nota contabile, se tu dici “io ipotizzo di incassare uno” e, dall'altro lato, dici che ipotizzi di spendere uno, quell'uno tu in realtà lo stai spendendo a debito, ma formalmente stai dicendo “io quell'uno lo posseggo, devo solo capitalizzarlo.” Ed è qui che si avviluppa la macchina di tutte queste vicende.

Ma la cosa più interessante di tutte è il GOL. Che cosa intendo, Presidente? La capacità effettiva di raggiungere gli obiettivi che i singoli Ministeri si sono dati. Allora, se noi andiamo a fare una percentuale mediana, noi abbiamo un risultato che supera abbondantemente il 90 per cento e allora chi legge il documento contabile dice: beh, tutto sommato i vari Ministeri hanno lavorato e stanno ottenendo risultati e obiettivi. E, ad esempio, andiamo al 94 per cento di risultati raggiunti dal Ministero del Lavoro, fino al 67,7 del Ministero della Giustizia, ma voglio dire sulla giustizia, diciamo che negli ultimi tempi non è che abbiate azzeccato molto le mosse, la strategia e l'orizzonte.

E ancora, partiamo da un Ministero - lei mi consentirà, Presidente, una digressione quasi intima e personale -: il MAECI, il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Qui, nelle previsioni definitive del 2025, la cifra è pari a 3,82 miliardi, con impegni di 3 miliardi, poco più di 3 miliardi e mezzo, e, sentite e udite cari cittadini e cittadine, quasi interamente in spese correnti. In sostanza, se noi prendessimo in considerazione il Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, la quasi totalità degli impegni di spesa assunti sono per mantenere il preesistente, quindi non aumenti e miglioramenti - alla faccia delle riforme del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale -, ma semplicemente per pagare stipendi e servizi delle reti consolari e diplomatiche di assistenza agli italiani all'estero che già ci sono. Quindi, non è previsto uno straccio di programmazione e di miglioramento del servizio e della prossimità e della capillarità.

Se ci spostiamo sul versante welfare, lavoro, salute, istruzione e cultura, qui tocchiamo proprio l'apice della non prospettiva di questo Governo. E non siamo - attenzione, badate bene - dopo il primo anno. Voi vi state apprestando, tra qualche settimana, a divenire il Governo più longevo della storia repubblicana (Applausi polemici del deputato Mollicone) con il bilancio e l'assestamento di bilancio più fallimentare della storia repubblicana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti del deputato Mollicone), perché dimostra chiaramente l'incapacità, l'insipienza programmatica e la non prospettiva e la non visione. Tant'è che voi arrivate in ambiti quali istruzione, università e cultura, che sono l'orizzonte programmatico - un euro in cultura produce tre euro di introiti per lo Stato -, voi arrivate al 97,8 per cento di spesa corrente. E lo dico, suo tramite, al Presidente della Commissione cultura, che si è emozionato sulla longevità del suo Governo: il 97,8 per cento è spesa corrente e oltre il 90 per cento è spesa in stipendi. Voi non avete fatto un investimento sul futuro dei giovani e delle prossime generazioni, né nella ricerca, né nell'università, né nella cultura.

E allora - e chiudo, Presidente - voi avete riequilibrato le casse dello Stato virtualmente, perché avete tagliato le spese e, quindi, gli investimenti, i servizi. Avete aumentato la pressione fiscale - è bene spiegarlo: le tasse con il Governo di Giorgia Meloni non si sono ridotte, sono aumentate. E soprattutto continuate plasticamente a dimostrare l'incapacità totale della riscossione delle risorse e l'incapacità totale di spesa delle risorse appostate nei vari residui.

E allora, da questo punto di vista, Presidente - e chiudo -, questo è l'invito che noi vi facciamo, dichiarando - ma credo che sia dato quasi per scontato - la nostra ferma, totale e completa contrarietà non al documento contabile, non all'assestamento di bilancio, ma alla vostra totale e completa mancanza di visione, di programmazione e di spesa per questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Comaroli. Ne ha facoltà.

SILVANA ANDREINA COMAROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Vedete, i provvedimenti che noi oggi abbiamo in discussione non rappresentano un mero passaggio burocratico, perché “rendiconto” significa dare conto, rispondere a qualcuno. Il Rendiconto, infatti, è lo strumento attraverso il quale il Governo, alla chiusura del ciclo della gestione della finanza pubblica, in questo caso l'anno 2025, adempie ad un obbligo costituzionale di rendere conto al Parlamento, ma soprattutto a tutti i cittadini, dei risultati della gestione finanziaria. E ci permette di scattare una fotografia, che ci aiuta a capire come stanno andando i conti pubblici dello Stato.

Con riguardo ai principali indicatori che adesso andrò ad evidenziare, bisogna partire da un precedente: occorre ricordarsi che tutti questi indicatori, che adesso citerò, scontano l'eredità del superbonus, che - lo ricordo -, nei calcoli del Ministero dell'Economia, peserà sul debito pubblico per circa 40 miliardi annui fino al 2027. E il Rendiconto che, appunto, oggi noi approviamo ci conferma che, nonostante questo, la finanza pubblica è tornata oggi sotto controllo.

Le scelte del Ministro Giorgetti, fondate su responsabilità e realismo, hanno portato a risultati insperati, come i dati testimoniano. Vediamo: il saldo netto da finanziare è risultato, nel 2025, pari a 143 miliardi, in miglioramento rispetto al valore dell'anno precedente, che era di 151 miliardi; lo stesso dicasi del risparmio pubblico, pari a 3,7 miliardi, che migliora, rispetto al 2024, addirittura di 4 miliardi. Il risparmio pubblico, lo ricordo, indica l'eccedenza delle entrate correnti rispetto alle spese correnti. Il ricorso al mercato si attesta a meno 413 miliardi di euro, che è anch'esso in miglioramento di ben 22 miliardi. L'indebitamento netto è l'unico saldo che peggiora rispetto al 2025, pur trattandosi di un risultato migliore rispetto alle previsioni iniziali e definitive, ma occorre ricordare che il principale responsabile di questo buco è, appunto, quello creato dal Governo PD e 5 Stelle, collega (Commenti del deputato Toni Ricciardi). Lo dicono i dati, come ha accennato - lei se lo è dimenticato prima di citarlo -, non lo diciamo noi.

Ma avete fatto riferimento, colleghi, alla Corte dei conti, l'avete citata nei vostri interventi. Però, giustamente, non lo diciamo noi, ma il presidente delle Sezioni riunite in sede di controllo alla Corte dei conti, Mauro Orefice, il cui giudizio è cristallino. Cito le testuali parole: “Per quanto riguarda il deficit, la differenza è spiegata dall'emersione, in gran parte inattesa, dei nuovi crediti edilizi legittimati dalla legislazione vigente”. Vede, collega, probabilmente noi abbiamo dati diversi, non lo so, e dire che il Rendiconto e l'assestamento erano agli atti, depositati, chiunque poteva verificare.

Inoltre, il Rendiconto conferma che le entrate tributarie sono aumentate di 8 miliardi nel 2025 rispetto al 2024. E come ha ricordato: ah questo Governo ha aumentato le tasse! Questo Governo brutto e cattivo ha aumentato le tasse! Beh, anche qua, fin dal suo insediamento, questa maggioranza ha dato grande attenzione al tema dell'aumento delle entrate, ma la nostra strategia non si basa certamente sull'aumento delle tasse, ma su altri aspetti: la compliance volontaria, la lotta all'evasione fiscale e l'incremento dell'occupazione. La compliance, questa attività, ha fatto registrare incassi per 3,3 miliardi di euro nel 2025; con riferimento alla lotta all'evasione, l'Agenzia ha riscosso complessivamente 29 miliardi, addirittura con un incremento di quasi 3 miliardi rispetto al 2024.

E l'altro fattore che ha contribuito alle entrate fiscali è legato alla crescita della massa salariale, perché, piaccia o non piaccia, con questo Governo aumentano gli occupati e cala la disoccupazione, come certificato appunto dall'INPS, e quindi, se aumenta l'occupazione, è ovvio che aumentano le entrate fiscali. Questi sono i fattori che hanno permesso questo incremento delle entrate e nulla, nulla ha a che vedere con l'aumento delle tasse.

Se ciò però non bastasse, fra le principali imposte che sono “aumentate” vi è l'Irpef, cioè l'imposta su stipendi, pensioni e redditi da lavoro autonomo, che ha registrato addirittura una diminuzione! Quindi l'imposta sugli stipendi, sulle pensioni, sui redditi da lavoro autonomo è addirittura diminuita, questo è il dato importante per i cittadini. Addirittura 3 per cento rispetto ai valori del 2024, 7 miliardi che i cittadini hanno pagato in meno di tasse. E la Corte dei conti, sempre citata, che dice? Dice che tale flessione è riconducibile al taglio del cuneo fiscale e all'abbassamento strutturale dell'aliquota marginale per la fascia di reddito fino a 50.000 euro, cioè le due misure fiscali più importanti approvate da questo Governo.

Passiamo al lato dalle delle spese relative al rendiconto 2025. Mi concentro su due in modo particolare: il rinnovo dei contratti e il sostegno alle famiglie. Per il rinnovo dei contratti, nel rendiconto 2025, è certificato che la spesa finale è pari a 114,8 miliardi, riguardando un 6,8 per cento in più. È un incremento da imputare in larga parte agli oneri legati al rinnovo dei contratti dei lavoratori della PA. Siamo stati noi, infatti, a recuperare il ritardo accumulato dai precedenti Governi, chiudendo in tempo record la tornata 2019-2021 e quella 2022-2024, stanziando 30 miliardi. La scorsa settimana è stata firmata la pre-intesa sul contratto nazionale 2025-2027: non era mai accaduto nella storia repubblicana che i rinnovi riguardassero il periodo di riferimento.

La seconda categoria di cui voglio parlare è la famiglia. Se voi andaste a vedere nella categoria “trasferimenti correnti a famiglie”, vedreste che c'è addirittura un più 40,7 per cento: da 10 miliardi a quasi 16 miliardi, dovuti principalmente al taglio del cuneo per i lavoratori dipendenti con reddito complessivo non superiore a 20.000 euro. Inoltre, l'accorpamento dei primi due scaglioni dell'Irpef e il taglio di 2 punti del secondo scaglione Irpef valgono, da soli, 21 miliardi, che sono stati rimessi nelle tasche dei nostri cittadini e lavoratori.

Passo ora all'assestamento del bilancio 2026, che è l'altro documento che è in discussione oggi e che è, anche questo, un documento molto importante, perché ci evidenzia come sta andando la valutazione delle opere e delle azioni che sta mettendo in atto questo Governo. Cosa possiamo vedere nell'assestamento del bilancio 2026? Che il Governo ha previsto importanti incrementi di risorse finalizzate al contrasto della crisi energetica. Inoltre, ha fatto anche moltissimo sulle rinnovabili, perché, se noi andiamo a vedere, dal 2022 al 2026 siamo passati da circa 62 a 86 gigawatt di produzione da rinnovabili. Questo significa che questo Governo è riuscito a incrementare la produzione da rinnovabili di oltre il 40 per cento, che equivale a tre volte tanto quello che hanno fatto i Governi passati.

Prendo spunto anche da un altro numero contenuto in questo assestamento. L'Italia, con questo Governo, è stata più volte promossa sui mercati finanziari internazionali. So che può risultare difficile, che l'apprezzamento della credibilità del Paese Italia sui mercati esteri è una cosa lontana e che può non riscontrare un parere favorevole perché, ovviamente, questo risultato è stato raggiunto da questo Governo e non da quelli precedenti. Giusto per fare un esempio, dal 2011 a un paio di anni fa il rating dell'Italia era passato dalla A alla B con Standard & Poor's e nel 2014 Moody's ha attraversato progressivi tagli e ha portato i nostri titoli di Stato a un passo dal livello spazzatura. Questa era l'Italia che era considerata simile al Gabon, allo Sri Lanka o al Venezuela. Però, cosa è successo? Grazie a questo Governo e, soprattutto, alla politica economica portata avanti dal Ministro Giorgetti, ad aprile 2025 è arrivata la promozione di Standard & Poor's, che ha alzato il rating dell'Italia con un outlook stabile; a maggio 2025 l'agenzia Moody's ha confermato il rating per l'Italia e ha alzato l'outlook da stabile a positivo; a settembre 2025 Fitch ha migliorato il suo giudizio sull'Italia; a novembre dello scorso anno, Moody's ha alzato il rating di nuovo a Baa2, per la prima volta dopo 23 anni; stessa cosa con Standard & Poor's, che ha ulteriormente migliorato il suo giudizio.

Ripeto: stiamo parlando di fanta-finanza? No, stiamo parlando di economia reale, di una cosa che porterà beneficio ai nostri cittadini. A quelli che sostengono che il rating non conta nulla, suggerirei di guardare con attenzione proprio il bilancio di assestamento che stiamo approvando, perché, vedete, tutto quello che ho raccontato prima, relativamente alle promozioni ricevute dalle società di rating, ha poi un impatto concreto che si traduce in un numero preciso: un miliardo e 286 milioni di euro di interessi in meno che il nostro Stato dovrà pagare. Questo è il dato fondamentale: un miliardo e 286 milioni che abbiamo risparmiato e, quindi, che potremo di nuovo mettere nelle tasche delle nostre famiglie, imprese e lavoratori. Alla faccia che non c'è futuro, che questo Governo non ha guardato al futuro e non ha fatto nessuna azione.

Concludo, Presidente, ricordando i dati che l'Istat ha pubblicato proprio qualche giorno fa. Considerate le turbolenze della guerra, delle due guerre in atto, il nostro Paese sta facendo bella figura e, confrontando il trimestre aprile-giugno 2026 con il medesimo periodo del 2025, la crescita è stata dell'1 per cento, meglio delle previsioni iniziali e in linea con la crescita dell'Eurozona. Se volessimo fare anche un confronto con altri Stati, scopriremmo che stiamo facendo meglio di Germania e Francia, che hanno registrata una crescita tendenziale, rispettivamente, dello 0,9 per la Germania e dello 0,7 tendenziale per la Francia. Quindi, Presidente, io ringrazio veramente questo Governo e soprattutto il Ministro dell'Economia e delle finanze Giorgetti per l'ottimo servizio reso al nostro Paese.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione congiunta sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 3005? e A.C. 3006?)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice, deputata Lucaselli, che rinuncia.

Anche il rappresentante del Governo rinuncia alla replica.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Discussione del testo unificato delle proposte di legge: Schlein ed altri; Mollicone ed altri; Amato ed altri; Grippo; Latini: Disposizioni in materia di cinema (A.C. 2360?-2578?-2731?-2794?-2969-A?) (ore 12,08).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del testo unificato delle proposte di legge nn. 2360?-2578?-2731?-2794?-2969-A?: Disposizioni in materia di cinema.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è in distribuzione e sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Vedi l'allegato A).

(Discussione sulle linee generali - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

La VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Cangiano.

GEROLAMO CANGIANO (FDI). Relatore. Grazie, Presidente. Il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea nasce dall'unificazione di cinque proposte di legge, esaminate congiuntamente dalla VII Commissione.

La Commissione ha adottato con voto unanime un testo unificato quale testo base e, quindi, ringrazio anche i componenti della Commissione. Si tratta di un dato che ritengo opportuno evidenziare, perché testimonia come su un tema strategico, quale il futuro del cinema, sia stato possibile costruire un confronto serio, costruttivo e condiviso da tutte le forze politiche. La finalità della riforma non è quella di sostituire il quadro normativo vigente, bensì quella di aggiornarlo e di rafforzarlo, introducendo una maggiore certezza amministrativa, favorendo la programmazione degli interventi pubblici e rendendo il sistema maggiormente competitivo.

Il testo si compone di 2 Capi e 12 articoli. L'articolo 1 individua l'oggetto e le finalità della legge. La disposizione riconosce il cinema e l'audiovisivo quali componenti fondamentali del patrimonio culturale nazionale.

L'articolo 2 istituisce il Forum del cinema. Il Forum viene configurato quale organismo permanente di consultazione, analisi e partecipazione degli operatori del settore.

L'articolo 3 è quello, forse, più innovativo rispetto al contesto precedente e rappresenta, appunto, la creazione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo. Si configura quale ente pubblico non economico, dotato di personalità giuridica, e la ratio della disposizione è quella di rafforzare l'efficacia dell'azione amministrativa attraverso una più netta distinzione tra le funzioni di indirizzo politico, che rimangono comunque attribuite al Ministero della Cultura, e le funzioni di gestione e di attuazione, attualmente esercitate dalla Direzione generale del cinema, che sono attribuite all'Agenzia. L'Agenzia provvederà, inoltre, alla gestione delle risorse finanziarie destinate al comparto e al coordinamento degli strumenti di sostegno. Tra gli elementi di maggiore innovazione si segnala l'istituzione di un Osservatorio permanente sull'intelligenza artificiale, e l'Agenzia sarà anche, inoltre, chiamata a coordinare le Film Commission, attraverso l'adozione di linee guida nazionali.

L'articolo 4, invece, delega al Governo il riordino della disciplina del settore. Tra gli obiettivi principali della delega, assume particolare rilievo il rafforzamento della programmazione delle politiche pubbliche. La delega prevede, inoltre, la definizione di termini certi per la conclusione dei procedimenti amministrativi.

L'articolo 5, invece, conferisce al Governo una delega per il riordino della disciplina del lavoro nello spettacolo. L'obiettivo è aggiornare una normativa che nel tempo si è stratificata, garantendo un sistema maggiormente coerente con le caratteristiche del lavoro nel comparto e, quindi, cercare di rafforzarlo.

L'articolo 6, invece, mira a favorire una maggiore diffusione degli strumenti di previdenza integrativa tra i lavoratori.

L'articolo 8 disciplina la cartolarizzazione dei crediti fiscali.

L'articolo 9 interviene sulla disciplina della commissione competente per la valutazione dei contributi selettivi.

L'articolo 10 istituisce, presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, un fondo destinato al sostegno della comunità artistica e delle maestranze.

L'articolo 11 reca disposizioni volte a garantire una più efficace erogazione dei contributi pubblici destinati al settore.

L'articolo 12 contiene le disposizioni finali. Allora, signor Presidente, voglio fare qualche breve considerazione.

Il testo che oggi sottoponiamo all'esame dell'Assemblea rappresenta il risultato di un lavoro parlamentare approfondito e condiviso. La VII Commissione (Cultura) della Camera ha svolto un'istruttoria lunga e articolata, ascoltando il settore e lavorando per unificare le diverse proposte di legge, fino al punto di arrivare a questo testo condiviso. Credo che questo rappresenti un valore aggiunto del provvedimento, perché il cinema italiano costituisce una delle principali espressioni della cultura nazionale, ma rappresenta anche un comparto produttivo strategico, capace di generare occupazione, innovazione e sviluppo economico.

Per questa ragione, era necessario aggiornare una disciplina che, pur avendo rappresentato un importante punto di riferimento negli ultimi anni, richiedeva oggi strumenti più adeguati alle trasformazioni del mercato. La riforma interviene sulla governance del settore, introducendo un modello organizzativo più moderno; rafforza la programmazione degli interventi pubblici, aumenta la trasparenza delle procedure, valorizza il dialogo permanente con gli operatori attraverso il Forum del cinema. In modo parallelo, il provvedimento dedica attenzione alle imprese, ai lavoratori dello spettacolo, alla formazione delle nuove professionalità e alle sfide poste dall'innovazione tecnologica, a partire dall'intelligenza artificiale.

Desidero, quindi, ancora rivolgere un sincero ringraziamento a tutti i colleghi della VII Commissione (Cultura), che hanno contribuito ai lavori con spirito costruttivo, consentendo di raggiungere un risultato condiviso. Un ringraziamento va al Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha seguito con attenzione il percorso parlamentare, e al Sottosegretario Lucia Borgonzoni, il cui costante confronto con la Commissione e con gli operatori del settore ha rappresentato un contributo importante nella elaborazione del testo.

Da relatore desidero, infine, sottolineare come questo provvedimento non rappresenti un punto di arrivo, ma un punto di partenza. L'obiettivo è mettere il sistema del cinema nelle condizioni di affrontare con strumenti nuovi le sfide dei prossimi anni, rafforzandone la competitività, valorizzando il patrimonio creativo e sostenendo una filiera che rappresenta uno dei migliori ambasciatori dell'Italia nel mondo.

Con questo spirito, affido il testo all'esame dell'Assemblea, certo che il confronto prosegua nel solco della collaborazione che ha caratterizzato il lavoro della Commissione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo: si intende che si riservi di farlo in seguito.

È iscritta a parlare la deputata Grippo. Ne ha facoltà.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Presidente, Sottosegretario, onorevoli colleghe e colleghi, prima di parlare di questa legge delega, di quali problemi affronta e di quali lascia indietro, voglio ricordare all'Aula di cosa parliamo quando parliamo di cinema italiano. Parliamo certo di un pezzo importante di un patrimonio, quello culturale, che la Costituzione italiana tutela all'articolo 9 come espressione di identità della Repubblica. Parliamo di un diritto fondamentale dei cittadini, ma parliamo soprattutto di un comparto produttivo strategico, importante, vitale.

La filiera culturale e creativa in cui l'audiovisivo è inserito vale 115 miliardi di euro di valore, il 6 per cento dell'economia nazionale circa, e occupa 1,5 milioni di persone, che, con l'indotto, arriva a generare 310 miliardi, oltre il 15 per cento della ricchezza del Paese. E parliamo - lo abbiamo detto fino allo sfinimento in quest'Aula - di un investimento che rende: ogni euro investito nel cinema e nell'audiovisivo genera 3,5 euro di prodotto interno lordo; ogni 100 milioni di investimento si attivano oltre 2.200 posti di lavoro. Non è un costo, dunque. È una leva che trascina turismo, moda, enogastronomia, territori, e che proietta l'immagine dell'Italia nel mondo meglio di qualunque campagna promozionale.

Parliamo di un campo in cui l'Italia da sempre primeggia, basti dire che è il Paese che ha vinto più Oscar per il film straniero di chiunque altro. E non è solo gloria del passato. Anche nell'incertezza degli ultimi anni, il cinema italiano ha continuato a produrre opere importanti, popolari, difficili, internazionali, indipendenti. Penso a Paolo Sorrentino e a un cinema che continua a interrogare il potere e la coscienza; penso a Luca Guadagnino, tra le espressioni più riconoscibili del nostro cinema nel mondo, capace di muoversi tra produzioni nazionali e industria globale; penso a Mario Martone e al suo racconto della libertà e della forza dei legami femminili. Penso che, solo nell'ultimo anno, ne abbiamo tantissimi: Matteo Garrone, Marco Bellocchio, Alice Rohrwacher, Gianfranco Rosi, Paola Cortellesi, Nanni Moretti, Francesca e Cristina Comencini e gli altri autori che hanno costruito e continuano a costruire il prestigio del nostro cinema. Ma penso anche alle voci nuove: a Francesco Sossai e al suo road movie, malinconico e ironico, attraverso il Veneto; a Margherita Spampinato e alla sua opera prima delicata, radicata nella cultura siciliana; a Maura Delpero, a Carolina Cavalli, a Margherita Vicario, a Francesco Costabile, e mi perdonino tutti quelli che ho colpevolmente dimenticato.

Il punto politico però è che il cinema italiano continua a produrre una pluralità straordinaria di linguaggi: cinema popolare e cinema di ricerca, grandi produzioni e opere prime, documentari, commedie, animazioni. E il pubblico risponde: 68 milioni di persone nelle sale, quasi 500 milioni di euro di incassi e cinema italiano al 32,7 per cento del mercato. E dietro questi film c'è una filiera altrettanto plurale: le grandi realtà capaci di sostenere coproduzioni internazionali, le società strutturate, medie realtà, e anche piccole case di produzione, spesso sconosciute al grande pubblico, che sviluppano per anni un'opera prima, investono risorse proprie e accompagnano autori che, altrimenti, non avrebbero spazio.

Il compito della politica non è stabilire quale di questi film sia più degno di esistere. È dare a tutti una cornice dentro cui poter lavorare, perché quello che è mancato, colleghi, non è mai stato il talento, è stata la cornice. Perché di cosa parliamo, ancora, quando parliamo di cinema in Italia oggi? Parliamo di un comparto che nel 2024 ha subito una battuta d'arresto durissima: 25.000 lavoratori in meno rispetto all'anno precedente, il 7 per cento in meno in 12 mesi. Dietro il dato, il fatto che tutti gli operatori conoscono: la dotazione del fondo tagliata nella legge di bilancio 2024; le nuove regole del tax credit introdotte a metà anno; i decreti di riparto in ritardo; le finestre annunciate e rinviate; il plafond per le produzioni internazionali previsto in 50 milioni e raggiunto da richieste per oltre 300; i crediti maturati dalle imprese verso lo Stato e rimasti in attesa di pagamento; set fermi; progetti rinviati; famiglie senza reddito.

Siamo onesti, non tutto è imputabile al Governo. Sicuramente, il settore ha attraversato una crisi mondiale, una battuta di arresto dopo la fase pandemica, dopo i lunghi scioperi di Hollywood del 2023, la frenata degli investimenti delle piattaforme, la trasformazione tecnologica che ridisegna il modo di produrre, l'intelligenza artificiale. Tuttavia, la Spagna, la Francia e il Regno Unito, solo per citare alcuni Stati, hanno risposto alla crisi globale, rafforzando le certezze delle loro regole. L'Italia non ha fatto altrettanto, almeno fino ad ora, perché, quella del 2024, colleghi, non è stata una crisi di mercato, ma è stata una crisi di regole.

Le imprese non si sono lamentate dei controlli. Nessuna impresa seria difende le frodi e sono state le stesse associazioni a chiedere verifiche tempestive e sanzioni efficaci. Si sono lamentate del continuo cambiamento di regole; si sono lamentate delle finestre annunciate tardi, modificate e rinviate; si sono lamentate dei tempi delle istruttorie e delle ripetute richieste documentali; si sono lamentate del fatto che un contributo, teoricamente esistente, diventasse liquidità solo molti mesi dopo quando stipendi e fornitori andavano pagati subito. Quando una pratica resta ferma, un'impresa non riceve un pagamento; quando riceve il pagamento, aumenta l'esposizione bancaria e rinvia ai fornitori; quando non ottiene credito, ferma la produzione e, quando si ferma la produzione, lavoratori e maestranze perdono giornate e reddito. L'inefficienza amministrativa diventa, direttamente, un costo industriale e sociale, non solo nel comparto del cinema.

C'è un ultimo danno che l'incertezza produce: genera confusione nel mercato e alimenta contrapposizioni dove non ce ne sarebbero. Non c'è alcun motivo di mettere gli uni contro gli altri, il produttore indipendente e chi fa un lavoro più commerciale, l'autore e la piattaforma, il distributore e l'esercente. Questa dialettica nasce quando le risorse sembrano scarse e le regole incerte. Ogni operatore vorrebbe il quadro migliore per sé, ma un quadro che dà certezze e sul quale lo Stato investe e che sburocratizza aiuta tutti, indistintamente.

In questi stessi anni, gli altri Paesi hanno fatto politiche pubbliche diverse e hanno cercato di dare risposte diverse. La Francia continua a fondarsi sul Centre national du cinéma che offre, al settore, un interlocutore stabile e, soprattutto, dispone di una struttura consolidata con centinaia di persone. Ricordiamocelo solo perché non possiamo prendere la Francia a riferimento per le competenze della futura Agenzia italiana e dimenticarla quando parliamo di personale e di risorse. Il Regno Unito ha rafforzato gli incentivi per il cinema indipendente; la Germania ha alzato l'intensità degli aiuti e i massimali per attrarre le produzioni; la Spagna ha inserito l'audiovisivo in una strategia nazionale con incentivi fino al 50 per cento, dichiarando di voler diventare l'hub europeo; più a Sud, Malta, la Turchia e i Paesi del Golfo, modelli tutti diversi. Non esiste, dunque, un modello perfetto, ma esiste una condizione senza la quale nessun modello funziona: la certezza. Per un'impresa, l'aliquota è solo una parte del problema. Conta sapere quando apre la finestra, con quali criteri sarà valutata, quanto durerà l'istruttoria, quanto il credito potrà essere utilizzato o anticipato. Un incentivo generoso, ma instabile, vale meno di un incentivo più contenuto, ma affidabile; un modello imperfetto, ma stabile, si può correggere e migliorare; un modello continuamente modificato impedisce qualsiasi pianificazione.

Al Consiglio d'Europa, sono stata relatrice del parere sulla Convenzione sulle coproduzioni cinematografiche e, oggi, lavoro al rapporto su creatività e intelligenza artificiale. Il quadro di questo settore è, necessariamente, globale. Le produzioni si muovono, i capitali si muovono, i talenti si muovono. Non possiamo permetterci di guardare solo al nostro ombelico. Proprio per questo, ai colleghi che ripetono di abolire il tax credit, va ricordata, per l'ennesima volta in quest'Aula una distinzione elementare. I contributi pubblici a fondo perduto, i cosiddetti selettivi, sono risorse che lo Stato preleva da altri comparti e destina al cinema; lì lo Stato fa scelte, stabilisce gerarchie e ha senso discutere di priorità e di tetti.

La leva fiscale è un'altra cosa. Il credito d'imposta è una percentuale restituita a fronte di un investimento privato reale, fatto in Italia; soldi che, senza quell'intervento, lo Stato non vedrebbe affatto. Se un produttore italiano decide di investire qui invece che in Turchia o in Polonia, perché gli conviene, o se un produttore estero decide di portare in Italia i suoi capitali, quelle risorse arrivano nella nostra economia, pagano maestranze italiane, fornitori italiani, territori italiani e lo Stato ne restituisce una parte, trattenendo tutto il resto; gettito, occupazione, indotto. È uno strumento che il mondo ci ha copiato con una logica che non è quella di un plafond di spesa. Ci sono stati abusi, sì, e vanno colpiti con controlli più forti. L'ho chiesto io stessa in ogni sede, ma confondere il finanziamento pubblico con la leva fiscale è un errore che, in quest'Aula, non si può fare e che non si può continuare a fare nella discussione pubblica.

Per anni, quando in quest'Aula e nel dibattito pubblico si parlava di cinema, si discuteva, infatti, d'altro: se i film fossero di destra o di sinistra, si facevano processi ai contenuti, si contavano le appartenenze dei registi. Finalmente, si è smesso. Finalmente, si è arrivati a parlare di quello che il cinema è: un'industria, un patrimonio, un'infrastruttura dell'identità nazionale. Per questo, e va detto con chiarezza, è un bene che si sia fatta, oggi, una legge, è un bene che si sia lavorato, tutti insieme, sul merito. Ne do atto al relatore Cangiano, che ringrazio, ai colleghi di maggioranza e di opposizione che hanno fuso le cinque proposte: Schlein, Mollicone, Amato, Latini e la mia per Azione.

Mi consenta una battuta, perché ci fa anche piacere quando si cambia idea, perché la nostra mozione, bocciata in quest'Aula, nell'ottobre scorso, prevedeva, punto per punto, i contenuti della legge delega che ci accingiamo ad approvare: la programmazione pluriennale, le finestre certe, l'Agenzia, la riforma delle commissioni, le tutele per i lavoratori. Non rivendico una primogenitura. Registro che un'idea respinta può diventare patrimonio comune quando il confronto parlamentare prevale sulla contrapposizione. Noi abbiamo partecipato, lealmente, alla costruzione del testo e siamo contenti di questo risultato.

Come ha illustrato il relatore, il provvedimento tocca tanti punti importanti: governance, tutela dei lavoratori e, soprattutto, pianificazione pluriennale, certezze, risorse, semplificazioni che sono le cose sulle quali, per la mia parte, ho insistito. Diciamoci, con onestà, anche quali sono i limiti. Primo: questa legge è, in larga parte, una delega. Oggi, non stiamo definendo la nuova disciplina, ma stiamo autorizzando il Governo a definirla entro 24 mesi, per alcune parti, e la stiamo affidando proprio al Governo che, in questi anni, avrebbe già avuto gli strumenti per garantire certezza e non sempre lo ha fatto.

Secondo: le risorse. La delega va esercitata senza nuovi o maggiori oneri per l'avvio dell'Agenzia e, soprattutto, per moltissime altre funzioni che dettagliamo. Il personale trasferito dalla direzione generale, già oggi sotto organico, non potrà superare il 60 per cento di quello in servizio con dotazioni ministeriali non reintegrabili e comandi fino a un massimo di 40 unità. Un'agenzia non funziona, perché la chiamiamo agenzia, ma funziona se, come avviene in Francia, ha personale sufficiente, sistemi adeguati e risorse. Il personale non è un costo accessorio della riforma, ma è la condizione che ne permetterà l'esistenza.

Terzo: la transizione. Tra oggi e il 2028, il sistema attuale deve continuare a lavorare. La nascita dell'Agenzia non può bloccare finestre, istruttorie e pagamenti e le finestre del 2026 e del 2027 sono decisive quanto quella del 2028. Per questo, abbiamo presentato un pacchetto di emendamenti che non vuole smontare il testo, ma renderlo credibile, in primis, sui tempi. Proponiamo di ridurre quei tempi, quando questo è possibile, e di riordinare. Abbiamo proposto anche di incrementare le risorse. Sappiamo che ci sono vincoli di bilancio, ma riteniamo che, per rendere le cose credibili, questo vada fatto.

Insieme agli emendamenti, vogliamo condividere con voi un'ambizione: siamo un popolo che, da duemila anni, racconta la propria storia: il Rinascimento, le nostre città e la nostra musica alimentano, ancora oggi, l'immagine mondiale. Scusi, Presidente, se posso avere un po' d'acqua…

PRESIDENTE. Arriva, onorevole, il tempo materiale di recuperarla. Sono andati a prenderla. L'assistente parlamentare gliela sta portando in questo momento. Sto facendo la cronaca. Portiamogliela così com'è, più del vassoio credo che le serva proprio l'acqua. Grazie mille. Va meglio, collega Grippo? Aspetti che riaccendiamo il microfono. Prego.

VALENTINA GRIPPO (AZ-PER-RE). Grazie. Per l'Italia questo non dovrebbe essere uno dei settori da far crescere, e concludo con questa considerazione, che penso che il Governo possa condividere: dovrebbe essere il settore. L'industria culturale e creativa, l'industria dell'intelletto umano, è un tema da Presidente del Consiglio, non me ne voglia la Sottosegretaria; da agenda di Palazzo Chigi, non da tavolo tecnico di un singolo Ministero. Le Nazioni che hanno cambiato il proprio destino lo hanno fatto scegliendo un'industria e scommettendoci tutto.

Nel nostro campo, in un periodo come questo, di crisi della manifattura, dell'automotive, del comparto agricolo, chi più di noi dovrebbe investire sulla cultura, sul sapere, sulla creatività umana? Pensiamo ad esempi che ce l'hanno fatta. Pensiamo alla Corea del Sud, che, alla fine degli anni Novanta, uscita da una crisi finanziaria devastante, decise per legge che la cultura sarebbe stata la sua industria strategica nazionale.

Una generazione dopo, un film coreano ha vinto l'Oscar come miglior film, primo nella storia in lingua non inglese, le serie coreane guidano le classifiche mondiali dalle piattaforme e un intero immaginario nazionale è diventato una potenza industriale. Oggi i contenuti coreani fatturano oltre 100 miliardi di dollari l'anno e nel 2025 l'export ha toccato il record di quasi 15 miliardi di dollari, 10 volte quello di 20 anni fa, più di quanto esportino gli elettrodomestici coreani. Questo produce una scelta politica di sistema.

La Nuova Zelanda, 5 milioni di abitanti, ha scelto di diventare un set del mondo e ci è riuscita. Nessuno di questi Paesi ha la nostra storia, i nostri luoghi, il nostro patrimonio narrativo, noi sì. Il tempo non è una variabile neutra: noi perché abbiamo fatto questi emendamenti? Perché insistiamo? Due anni per attuare una delega. In due anni, alla velocità con cui corre l'intelligenza artificiale, cambierà il modo stesso di produrre le immagini, ci saranno interpreti digitali accanto agli attori e opere generate dai computer.

Una generazione di adolescenti che consuma video di un minuto, mentre noi discutiamo di finestre e decreti per realizzare lungometraggi. O incidiamo adesso, con la forza e la volontà di difendere la creatività umana, o tra 2 anni ci accorgeremo di avere buttato la palla in tribuna. La domanda vera non è se l'Italia possa permettersi di investire nell'industria dell'intelletto, è se possa permettersi di non farlo. Concludo, signora Presidente: oggi c'è la discussione generale, ovviamente il nostro convincimento finale si farà anche vedendo il lavoro sugli emendamenti.

Noi abbiamo già detto di essere felici che oggi si stia parlando del merito, felici del lavoro comune che si sta facendo, com'è nel nostro stile, com'è nello stile di Azione, com'è nel mio stile, e in questi anni l'ho fatto notare: la polemica non è mai ideologica, è sempre sul merito. Ci sono dei timori rispetto a questa delega: che possa portare il settore ancora di più nell'incertezza e lasciare un limbo nel quale i lavoratori della direzione non sapranno per chi lavorano e chi deve fare delle domande non saprà a chi deve farle.

Questa incertezza, dobbiamo dire al contempo, accanto alla soddisfazione, ci preoccupa. Come sempre, però, lavoreremo insieme. Siamo molto contenti che si sia arrivati a questo punto e continueremo a lavorare fino all'ultimo per migliorare questa norma, affinché cambi davvero un settore che merita un investimento serio da parte di tutti noi.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Grazie, signora Presidente e signora Sottosegretaria. Dovrei dire: non è mai troppo tardi. Sapevamo tutti che la legge del 2016 andava modificata perché si erano lasciati aperti troppi cancelli e troppi buoi erano scappati. Allora ci abbiamo provato, signora Sottosegretaria, ci abbiamo provato mesi fa con delle mozioni che contenevano le stesse proposte che contiene questa legge, almeno da parte nostra. Purtroppo, in quel momento, la maggioranza ha ritenuto di non dover ascoltare l'opposizione.

Fortunatamente poi - e per questo dicevo che non è mai troppo tardi - si è arrivati a un convincimento che forse conveniva lavorare insieme. Una rapida cronistoria di come siamo arrivati a questo provvedimento, fortunatamente condiviso da tutti: ci siamo arrivati dopo - per me poi è un piacere particolare, avendo io fatto questa professione per 43 anni - una telefonata del maestro Avati, che chiedeva di parlare con noi e ascoltare quelle che erano le sue proposte, cosa che ha fatto sia con la maggioranza sia con il Partito Democratico, insomma, quindi sia con la maggioranza che con l'opposizione.

È questa proposizione di Agenzia che immediatamente ci ha interessati. Perché? Perché noi riteniamo che il cinema vada fatto dalla gente del cinema. Una sceneggiatura, signora Sottosegretaria, non è un libro da leggere. Una sceneggiatura la legge chi di cinema sa, una sceneggiatura la legge chi di cinema ha fatto; non la può leggere chi legge i libri normali perché c'è un modo di leggere diverso rispetto a una lettura normale. Quello che aveva proposto il maestro Avati ci ha convinto.

Per questo poi abbiamo presentato una nostra proposta di legge, prima di noi l'ha presentata il Partito Democratico, e, nel momento in cui è stata calendarizzata, noi abbiamo chiesto che venisse abbinata alla nostra. C'erano delle leggere differenze, anche se poi strutturalmente erano molto, molto, molto simili: l'unica differenza che noi chiedevamo è che la gestione venisse affidata esternamente alla politica. Questo non perché la politica non potesse intervenire, tant'è vero che la politica interverrà lo stesso, la proposta arriverà poi dal Ministro, solo che dovrà essere approvata.

Quindi, non sarà più una quasi chiamata diretta verso questo o quello, verso un debito che magari abbiamo, ma sarà una chiamata verso coloro che sapranno amministrare il cinema. Tant'è vero che quello che è successo negli ultimi anni ha portato, per forza di cose, per necessità, a ridurre le disposizioni che il Governo metteva per l'incremento dell'industria cinematografica. I soldi che uscivano erano troppi e il problema è che non sempre la qualità ha dato risposte alla quantità di denaro che è uscita.

Tant'è vero che, purtroppo per noi, siamo fuori da parecchi festival internazionali: a Berlino non siamo rappresentati e non siamo stati rappresentati a Cannes. Quindi, la nostra idea di cinema è un'idea qualitativa, non è solo un'idea di mercato. Perché, se avessimo voluto guardare al mercato e se lo avessero fatto negli anni addietro, non avremmo avuto Fellini, per esempio, che ha insegnato il cinema nel mondo. Sulla storia del cinema italiano non sto qua adesso a fare tutti i passaggi, a partire dai “telefoni bianchi” o a partire dal cinema d'inchiesta.

Non sto qui a parlare di Elio Petri, parlare di Francesco Rosi o parlare di Nanni Loy, parlare di Alberto Sordi, cioè a parlare di una serie di personaggi che tanto hanno dato al cinema italiano e tanta cultura italiana hanno esportato nel mondo, al punto che poi la collega, poco fa, parlava di cinema spagnolo, cinema francese. Ci hanno copiati, ci hanno copiati nelle commedie, ci hanno copiati nelle commedie sociali e, addirittura, ci hanno scavalcati. Adesso sono avanti: noi facciamo i remake dei film creati sia dagli spagnoli che dai francesi.

Quindi, non è mai troppo tardi a mettere le mani su questo che è sicuramente, come diceva il relatore, non un punto d'arrivo, ma un punto di partenza, perché tanto c'è da fare ancora. Noi crediamo che, sia con la creazione dell'Agenzia che con le nuove norme che vanno a regolare le commissioni cinema, quindi avendo all'interno persone che di cinema sanno, come dicevo poco fa, la qualità del cinema italiano possa sicuramente migliorare.

Ci sarà da regolare l'esborso economico, ci sarà da capire come non permettere a tutti di accedere a soldi pubblici anche con prodotti che sono fatti solo per guadagnare. Il cinema italiano va finanziato, va assolutamente finanziato, va finanziato l'ingegno che nel corso degli anni il cinema italiano ha dimostrato.

Abbiamo spesso - lo dico anche in questa sede - dimenticato quelle che sono le maestranze, signora Sottosegretaria. Io le voglio ricordare che c'è un contratto fermo da 27 anni. È stato leggermente ritoccato negli ultimi anni, ma non è stato mai rinnovato. Inizialmente le produzioni straniere - glielo dico io che ho cominciato quarant'anni fa, quando ho fatto degli incontri per film stranieri - venivano qua perché c'erano le migliori maestranze del mondo. Sicuramente anche le altre Nazioni si sono attrezzate, ma un macchinista italiano era capace di cambiare una scena di un film nel giro di venti minuti, con quelle che nel settore si chiamano ‘e chiancarelle, cioè assi di legno che servono a modificare e a sorreggere le scene. Io ho visto delle invenzioni fatte da macchinisti o da aiuto elettricisti sul set. Ma qui nessuno di noi aveva pensato, quindi, a un aiuto elettricista che consiglia a un regista come risolvere un problema. Ecco, le maestranze italiane sono sempre state quelle e continuano ad essere quelle.

Avevamo presentato - non in questa, ma in una proposta di legge che abbiamo depositato - una percentuale da riservare sui fondi avuti dallo Stato per chi produce un film: il 40-45 per cento dedicato al “sotto la linea”, il 30 per cento dedicato al “sopra la linea” e poi il resto per i noleggi e per tutto quello che c'era da fare. In questo modo garantiremmo un salario alle maestranze, che sicuramente non vanno dimenticate. Per ogni persona che va davanti alla macchina da presa e che va davanti a una telecamera - perché adesso anche quella si usa al cinema, si usano quelle ad alta definizione - ce ne sono altre 50 che lavorano alle spalle e senza di loro quella persona là davanti non ci arriverebbe. È quello che molte volte ho sentito dire da colleghi nel ritirare dei premi, ed è vero.

Senza quello che c'è dietro, senza la preparazione, senza le maestranze, senza l'autista che ti viene a prendere la mattina, senza il raccordo in produzione per la suddivisione delle scene, senza il trucco e il parrucco, davanti alle telecamere non ci arrivi. Non ci arrivi o ci arrivi male. E sicuramente il nostro cinema non può arrivarci male. Abbiamo anche nei reparti dei premi Oscar “trucco e parrucco” - quante volte! - o per la scenografia. È tutto quello che c'è dietro, è tutto quello che ha permesso a Sorrentino di vincere l'Oscar, a Salvatores di vincere l'Oscar, a Garrone, ha permesso a tanti di arrivare dove sono arrivati, senza quel supporto non ci sarebbero arrivati.

Per questo ovviamente voteremo a favore - lo dico prima, non è una dichiarazione di voto - perché abbiamo concordato tutto quello che c'era là dentro. Siamo arrivati a un accordo generale e di questo - ripeto - ringrazio anche la maggioranza. Voteremo, lo ripeto, a favore. Concludendo, mi permetto ancora una volta - non mi servono venti minuti - di chiederle di dare un'occhiata al contratto. Le maestranze non le dobbiamo dimenticare (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Colombo. Ne ha facoltà.

BEATRIZ COLOMBO (FDI). Grazie, Presidente. Prendo la parola a nome del gruppo di Fratelli d'Italia per intervenire su un provvedimento di fondamentale rilievo per la politica culturale e industriale della nostra Nazione. Il testo unificato in materia di cinema e audiovisivo, come hanno detto anche i colleghi, è frutto di un lavoro intenso, rigoroso e fecondo di sintesi svolto all'interno della VII Commissione. Ci troviamo di fronte a un passaggio di alto valore istituzionale.

Per un lungo periodo la produzione cinematografica e audiovisiva nazionale ha patito le conseguenze di un'impostazione fortemente centralizzata e talvolta autoreferenziale, dominata da una tendenza all'omologazione e da ogni impianto di sostegno pubblico non sempre orientato al merito, all'innovazione linguistica o al reale riscontro industriale ed artistico.

Quindi, insieme al Ministro Giuli che ringrazio e al Sottosegretario, la senatrice Borgonzoni, che accolgo calorosamente e saluto, con questo testo unico intendiamo superare definitivamente quella stagione, restituendo all'industria dell'audiovisivo un quadro di regole certe, trasparenza erogativa e piena dignità di un comparto strategico per la nostra Nazione. I d'essai, d'altra parte, confermano la bontà delle nostre politiche. La spesa del 2025 è analoga a quella del 2024, ma con un 20 per cento di spettatori in più nei primi cinque mesi del 2026. Questo significa che, quando il prodotto offerto è adeguato, la gente al cinema ci va.

Mi preme una precisazione: è doveroso rivolgere un sentito ringraziamento e plauso all'incessante e proficuo lavoro di sintesi condotto tra tutti i gruppi parlamentari grazie al lavoro del presidente Mollicone, che ringrazio, del relatore, l'onorevole Cangiano, e di tutta la Commissione, uffici compresi. L'impianto legislativo che giunge oggi al vaglio dell'Aula è il risultato concreto di un confronto alto, costruttivo e rispettoso delle diverse sensibilità politiche. La Commissione cultura ha saputo dimostrare che sulle grandi scelte strategiche, relative all'industria della cultura, il Parlamento è in grado di superare gli steccati ideologici per convergere su un testo base equilibrato e moderno, capace di comporre ed armonizzare i contributi venuti da tutte le forze politiche, a partire dalle proposte di legge bipartisan, compresa quella di Fratelli d'Italia firmata dal nostro presidente Mollicone.

Un'iniziativa legislativa che si inserisce in piena sintonia con le linee programmatiche del Ministero della Cultura, orientate a promuovere un pluralismo effettivo e a valorizzare la molteplicità delle espressioni culturali del Paese. Desidero rivendicare con orgoglio il contributo determinante di Fratelli d'Italia in questo percorso, che si traduce in una vera e propria liberazione e valorizzazione dell'industria cinematografica nazionale. Per troppi anni la cinematografia italiana è stata imbrigliata in una cappa di egemonia ideologica e in dinamiche assistenziali che finivano per limitare le pluralità delle voci e soffocare il talento emergente. Quindi, liberare il cinema significa aver restituito piena cittadinanza a ogni forma espressiva, affrancando le risorse pubbliche da rendite di posizione e da logiche corporative, per riaffermare tre principi cardine: la libertà della creazione artistica, il merito delle proposte industriali e la centralità dell'identità culturale della Nazione.

I principi generali della legge ne definiscono chiaramente la visione identitaria e lo sguardo verso il futuro. Riconosciamo il cinema e l'audiovisivo quali presìdi di libertà artistica, pluralismo e tutela della lingua italiana, disciplinando per la prima volta in modo consapevole l'impiego dell'intelligenza artificiale a difesa dei creatori e degli autori. La scelta politica di Fratelli d'Italia è netta: l'innovazione tecnologica deve guidare la crescita senza travolgere la centralità della proprietà intellettuale e del lavoro umano.

Sempre sul piano delle strutture della governance, l'istituzione del Forum del cinema e dell'audiovisivo sostituisce i vecchi organi consultivi per dare finalmente spazio alla rappresentatività diretta dell'intera filiera, includendo autori, lavoratori, piattaforme e settore videoludico. Con questa impostazione superiamo logiche chiuse del passato, aprendo le consultazioni di strategia a tutti i protagonisti del mercato, a costo zero per le casse pubbliche.

A questo percorso si affianca l'istituzione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo a decorrere dal 2028, che segna la netta separazione tra l'indirizzo politico del Ministero e la gestione tecnica dell'ente, a cui vengono affidati i fondi, le realizzazioni internazionali e l'Osservatorio sull'intelligenza artificiale. Si tratta di un passaggio fondamentale per superare le lungaggini burocratiche finora del passato, introducendo criteri manageriali nella gestione culturale e garantendo che le risorse vengono amministrate da organi dotati di assoluta indipendenza e professionalità. L'impianto delle deleghe legislative, conferite al Governo, definisce la traiettoria di ammodernamento strutturale per il futuro prossimo, puntando su una programmazione triennale, sul contrasto alla pirateria e sull'integrazione tra eccellenze formative e produttive.

Rivendichiamo la bontà politica di affidare all'Esecutivo strumenti per riordinare il settore, garantendo finalmente tempi certi per le imprese e salvaguardando specifici indirizzi di valore, dalle opere storiche e di genere al credito di imposta per il settore dei videogiochi.

In questo quadro di valorizzazione delle infrastrutture nazionali si inserisce la riscoperta dell'immaginario e della memoria storica italiana. A questo si affianca il rilancio manageriale condotto dall'amministratore delegato, Manuela Cacciamani, alla guida di Cinecittà Spa, presidio industriale fondamentale per attrarre produzioni internazionali e modernizzare i nostri teatri di posa.

Per quanto riguarda il sostegno all'esercizio e alla produzione, il provvedimento introduce incentivi diretti dedicati alla ristrutturazione delle sale, al recupero degli schermi e alla lotta allo spopolamento culturale delle periferie, garantendo al contempo tutele mirate ai produttori indipendenti che mantengono i diritti delle opere e assumono il rischio d'impresa. Difendere la sala cinematografica significa difendere i presidi culturali e sociali dei nostri territori, mentre proteggere l'indipendenza produttiva evita che la creatività italiana venga svenduta ai grandi colossi internazionali.

Per quanto concerne la disciplina finanziaria, l'introduzione di strumenti di ingegneria creditizia e di garanzie pubbliche fino all'80 per cento per agevolare l'accesso al credito bancario si inserisce in un'equa distribuzione delle risorse che limita le concentrazioni verso i grandi gruppi. Politicamente affranchiamo l'audiovisivo dal puro assistenzialismo e mettiamo in protezione le produzioni con budget sotto a un milione e mezzo di euro, salvaguardando i giovani autori, le opere prime e seconde e i piccoli produttori, che costituiscono l'anima libera della nostra cinematografia.

Sul piano della regolamentazione finanziaria, la nostra visione del sostegno pubblico si basa sull'equità e sulla difesa del pluralismo produttivo. Per questa ragione, il provvedimento introduce criteri rigorosi al fine di evitare la concentrazione delle risorse a vantaggio di pochi grandi gruppi, riservando al contempo canali di finanziamento dedicato a tutele rafforzate per le opere con budget inferiore a 1,5 milioni di euro. Sostenere il cinema sotto il milione e mezzo significa tutelare il cuore pulsante delle opere prime e seconde, salvaguardare la sperimentazione dei giovani autori e garantire la sopravvivenza dei produttori indipendenti, i quali rappresentano la vera fucina di talento e di libertà espressiva della nostra cinematografia.

In conclusione, Presidente, questo provvedimento dimostra che, quando il Parlamento lavora con spirito di sintesi, ascolto reciproco e senso di responsabilità, a vincere è tutta la cultura italiana (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.

IRENE MANZI (PD-IDP). La ringrazio, signora Presidente, e saluto la Sottosegretaria. Arriva oggi in quest'Aula, come hanno ricordato anche i colleghi, un testo unificato che prende spunto da una proposta di legge specifica, la proposta di legge a prima firma della segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein, che, nell'aprile 2025, ha depositato un testo dedicato proprio all'istituzione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo. Quella proposta e la sua successiva calendarizzazione hanno rappresentato il primo passo per arrivare a quel testo unitario, frutto di un lavoro congiunto tra maggioranza e opposizione, in cui sono confluite le proposte di legge presentate da quasi tutti i gruppi parlamentari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Quel testo condiviso rappresenta il punto di arrivo di un lavoro lungo, serio e approfondito, che ha visto il contributo di sensibilità diverse, unite però da un obiettivo comune e, soprattutto, dalla volontà di rafforzare un settore fondamentale per il nostro Paese, quello del cinema e dell'audiovisivo.

Per prima cosa voglio dire che non era scontato; ne siamo tutti consapevoli, non era facile e non era scontato, soprattutto in un momento di sempre più forte contrapposizione politica dentro e fuori quest'Aula. Non era scontato arrivare a questo risultato che è stato raggiunto per pochissimi provvedimenti; potremmo contarli quasi sulle dita di una mano. Eppure, ci siamo riusciti trovando una sintesi su una proposta che riguarda, allo stesso tempo, economia e cultura, crescita culturale e civile di questo Paese.

E vorrei citare il Presidente Mattarella: arrivando oggi con questo provvedimento in quest'Aula, siamo riusciti a interpretare quel monito, quell'invito, che il Presidente Mattarella aveva rivolto a tutto il settore e alle forze politiche quest'anno in occasione della cerimonia in onore dei candidati al David di Donatello. In quell'occasione, il Presidente ci aveva ricordato come il cinema, in questi 80 anni - gli anni, appunto, dell'Italia repubblicana -, ha camminato con la Repubblica, accompagnando e interpretando il cambiamento e la crescita del nostro Paese, costruendone l'immaginario e formando il linguaggio degli italiani e delle italiane. Il cinema è ricchezza culturale, sociale, produttiva ed economica e quel giorno il Presidente Mattarella ci ha ricordato come occorra dialogo - cito proprio le sue parole -, confronto aperto senza pregiudiziali, per trovare un'intesa tra le istituzioni e i componenti del settore, con pazienza, impegno e costanza, proprio perché non è mai facile arrivare a questo risultato; non lo è perché le leggi devono sempre nascere dal confronto, dall'ascolto e dalla capacità di costruire sintesi.

Questo provvedimento, il testo unificato che oggi discutiamo e che arriva oggi in Aula, è il risultato, appunto, di un percorso in cui maggioranza e opposizione, pur partendo da posizioni differenti, hanno saputo individuare obiettivi comuni nell'interesse del settore e, soprattutto, nell'interesse del Paese. E lo si è fatto ascoltando il settore: voglio ricordare le audizioni - più di 50 - di associazioni, operatori, esperti, produttori e lavoratori del settore, che sono venuti in Commissione a dare il loro contributo; un contributo del quale si è voluto e si è cercato il più possibile di fare tesoro.

Da capogruppo del Partito Democratico voglio ricordare quanto quel testo di legge, quella proposta di legge da cui è partito quel percorso unitario sia importante, quella proposta Schlein che prevedeva di istituire l'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo, ha un valore rilevante perché rappresenta per il Partito Democratico quanto quel settore sia determinante per il nostro Paese e cosa significhi per noi sostenere una delle grandi arti che l'umanità ha creato, uno dei settori strategici del Paese.

Quell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo vuole e voleva essere, negli intenti di quella proposta, un organismo indipendente, una struttura autonoma e professionale capace di tenere insieme le scelte strategiche e le anime del comparto, l'anima industriale e l'anima culturale, sottraendo scelte strategiche alla decisione di questa o quella maggioranza politica.

Quel testo, quando era stato presentato ormai più di un anno fa, voleva essere una sfida a tutto il Parlamento: una sfida ad agire anche di fronte a scelte mancate o a scelte sbagliate, ai tagli e ai ritardi ai quali, purtroppo, in questi anni abbiamo assistito da parte del Governo Meloni e dei suoi Ministri della Cultura. Quella proposta faceva proprie le sollecitazioni del maestro Pupi Avati, che voglio qui ringraziare per essere stato sempre al fianco del Parlamento nel lento, paziente e costruttivo percorso di realizzazione di un testo unitario.

Ecco, quel testo ha avviato un processo e quel processo ci porta qui; ci porta al lavoro che, all'interno del Comitato ristretto, con grande responsabilità e con l'ascolto, che ricordavo poco fa, di tutti gli operatori del settore, abbiamo cercato di mettere in atto.

Salutiamo questo testo non perché lo riteniamo perfetto, perché nessun testo di legge può essere perfetto; avremmo voluto inserire magari nostri contributi piuttosto che altri e avremmo voluto prevedere alcune deleghe in meno rispetto a quelle che ci sono, però voglio rimarcare ancora una volta - perché questo è il compito della politica - il fatto che ognuno di noi sia riuscito, se vogliamo, a fare un passo indietro per fare un passo più importante e più forte in avanti. Siamo partiti, insieme alle altre opposizioni, da alcuni punti ed elementi irrinunciabili che in questo testo sono stati tradotti: l'Agenzia, come ricordavo poco fa, ma anche e soprattutto le misure a sostegno del welfare per i lavoratori dello spettacolo, la riforma delle commissioni ministeriali per evitare che si possano verificare altri discutibili casi, come quelli che abbiamo discusso anche in quest'Aula, strumenti di sostegno a chi si trova in condizioni di emergenza pensionistica, l'istituzione di un organismo importante come il forum di ascolto, di confronto e di dialogo costruttivo e permanente, qual è il Forum del cinema e dell'audiovisivo.

A quelle proposte se ne sono poi aggiunte altre in sede di discussione: il sostegno, per esempio, alle sale e alle produzioni indipendenti.

Penso che l'avere fatto tutti insieme un passo più grande, più lungo in avanti, sia davvero un valore per ottenere un obiettivo concreto, perché poi l'obiettivo a cui dovremmo tendere tutti insieme è quello di cambiare e migliorare concretamente la vita e, se mi permettete, il lavoro di chi opera in questo settore così strategico e così determinante. Proprio perché siamo partiti da un assunto: che il cinema e l'audiovisivo non sono un comparto come tutti gli altri.

Parlare di cinema significa, in primo luogo, parlare di cultura; significa parlare di libertà espressiva, di memoria collettiva, di formazione delle coscienze, significa parlare della capacità di un Paese di raccontarsi e di essere raccontato, proprio seguendo le parole di Mattarella che citavo poco fa. Ogni film, ogni documentario, ogni serie televisiva, ogni opera audiovisiva contribuisce e ha contribuito a costruire l'immagine dell'Italia nel mondo; ha raccontato i nostri territori, ha valorizzato e valorizza il nostro patrimonio artistico, ha diffuso la nostra cultura, proprio perché il cinema è anche uno dei più potenti strumenti di diplomazia culturale che il nostro Paese possiede.

Ma il cinema è anche e soprattutto economia, poiché dietro ogni produzione lavorano migliaia di persone. Le ha ricordate il collega Amato e lo faccio anch'io: lavorano registi, sceneggiatori, attori, tecnici, montatori, costumisti, scenografi, musicisti, professionisti degli effetti visivi, imprese artigiane e società di servizi. Insiste un'intera filiera produttiva, che genera occupazione qualificata, che genera innovazione, che genera investimenti e sviluppo.

E ogni investimento nel cinema produce effetti che vanno ben oltre la singola opera culturale e creativa che c'è in quel film, perché produce occupazione, alimenta turismo, valorizza il territorio, sostiene l'indotto e la crescita economica. E per questo motivo investire nel cinema e riconoscere al cinema un valore così strategico è un investimento importante; anche perché negli ultimi anni, voglio ricordarlo, questo settore ha affrontato delle sfide enormi.

Penso alla pandemia, penso a quanto quell'evento abbia colpito duramente le sale cinematografiche e l'intera filiera produttiva. Penso poi alla rapidissima trasformazione tecnologica, con la crescita delle piattaforme digitali, l'evoluzione delle modalità di fruizione delle opere audiovisive e le nuove prospettive che l'intelligenza artificiale apre, di cui anche questo testo si occupa. Ecco, sono cambiamenti epocali, che impongono alla politica di accompagnare questo settore, di sostenerlo, di stargli a fianco, senza subire passivamente le trasformazioni.

Ed è per questo che servono delle regole che siano chiare ed efficaci, e degli strumenti soprattutto, e a fianco ad essi una visione. In questo testo c'è molto, ci sono delle misure importanti, le ho ricordate e penso che vadano rivendicate in questo caso. In questi anni abbiamo incalzato, non siamo stati mai teneri nei confronti del Governo, chiedendogli di affrontare quel grido d'allarme che fuori, là fuori, i professionisti del settore lanciavano.

Penso a questioni urgenti come l'indennità di discontinuità. Abbiamo chiesto appunto di intervenire e oggi, devo dire, non essendo mai tenera nei confronti della maggioranza di Governo, un obiettivo importante lo abbiamo raggiunto ed è frutto davvero di un lavoro collettivo. È un lavoro collettivo che non può spingersi ovviamente a fermarci, anzi, dovremmo continuare ad andare avanti, proprio perché in questo testo - ed è stato ricordato anche nell'intervento della collega Grippo - c'è una parola fondamentale e importante.

È la parola “stabilità” e quella parola è un valore, perché chi investe nel cinema ha bisogno di certezze, ha bisogno di conoscere le regole, di poter programmare per tempo investimenti che si sviluppano spesso nell'arco di anni, e l'incertezza normativa, unita molto spesso a quella economica, rappresenta e ha rappresentato uno dei principali ostacoli alla crescita di questo settore. Per questo motivo è particolarmente importante che il Parlamento abbia lavorato proprio nella direzione di trovare e di individuare un quadro normativo che fosse stabile, trasparente e prevedibile, con un'attenzione importante al tema del pluralismo culturale, che è fondamentale.

Il cinema italiano è grande proprio perché è sempre stato ed è plurale, capace di raccontare storie diverse, dando voce a sensibilità differenti, perché è in grado di valorizzare il cinema d'autore, così come quello popolare, le grandi produzioni come le produzioni indipendenti, le nuove generazioni di autori insieme ai grandi maestri. Difendere quel pluralismo culturale significa difendere la libertà culturale, significa garantire che il mercato non sia l'unico criterio attraverso il quale si decide che le storie e che certe storie meritino di essere raccontate.

Questo è un principio che non è sostituibile ed è imprescindibile per noi. Voglio ricordare anche un ulteriore elemento, si è ricordata l'intelligenza artificiale ed è importante che ci sia in questo testo, proprio perché innovazione e diritti devono sempre procedere insieme. C'è l'altro aspetto importante delle sale, relativo proprio al ruolo delle sale cinematografiche. Le sale non rappresentano soltanto il luogo in cui si va a vedere il film. Sembra una visione romantica, ma voglio ricordarla.

Le sale, in tante parti del nostro Paese, sono presìdi culturali, sono luoghi di aggregazione, spazi nei quali una comunità condivide emozioni, riflessioni, esperienze che possono cambiare davvero le nostre storie. E in un tempo caratterizzato sempre di più da una fruizione spesso individuale dei contenuti audiovisivi, difendere il valore collettivo delle sale significa difendere proprio una dimensione collettiva della cultura stessa, ed è un segnale, è una scelta che ha anche un valore sociale, oltre che culturale. Pensate un momento all'emozione del racconto della sala che ci ha dato Giuseppe Tornatore nel suo Nuovo Cinema Paradiso, a quando si spengono le luci e inizia la proiezione del film in sala, a cosa si provava in quel momento.

In molte parti del Paese quei presìdi culturali sono fortemente a rischio e vanno scomparendo, ed ecco perché c'è la necessità e c'è il dovere di sostenerli e di diffondere sempre di più una cultura del cinema, perché quei luoghi siano spazi vivi, siano luoghi partecipati, oltre le logiche meramente commerciali. Molto dipenderà poi dall'attuazione, dai tempi di attuazione concreta di questa legge, perché le norme da sole non bastano: servono tempi certi, servono risorse adeguate, servono procedure efficienti e amministrazioni capaci di accompagnare il settore.

Come Partito Democratico il nostro lavoro non finisce ovviamente oggi, con l'arrivo del testo in Aula, ma continueremo, come abbiamo sempre fatto, a svolgere il nostro ruolo con spirito costruttivo, vigilando affinché gli obiettivi contenuti in questo provvedimento trovino sempre piena attuazione. E voglio ringraziare - è qui al mio fianco - il collega Orfini, che concretamente ha lavorato, insieme agli altri colleghi della maggioranza e dell'opposizione, al relatore, al Governo, al Ministro Giuli, alla costruzione di questo testo.

Questa soddisfazione, la soddisfazione per questo traguardo - e aspettiamo, ovviamente, l'approvazione completa del testo in quest'Aula - nasce da una consapevolezza: la consapevolezza secondo cui, quando si parla di cultura, il Parlamento deve saper costruire delle convergenze larghe, perché il cinema non appartiene a questa o a quella maggioranza politica, perché è un patrimonio della Repubblica, uno strumento attraverso il quale raccontiamo chi siamo e soprattutto chi vogliamo diventare.

Per questo crediamo che sostenerlo significhi investire sulla qualità della nostra democrazia, perché una democrazia è più forte quando investe nella cultura ed è più forte quando sostiene la libertà della creazione artistica, quando offre opportunità ai giovani talenti, quando considera la cultura non un costo, ma come un investimento e un'opportunità strategica. Questo allora oggi è un primo passo, non esaustivo ovviamente, ma importante; un passo significativo per continuare a rafforzare il cinema italiano, l'audiovisivo, la cultura e, in definitiva, il futuro del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e della deputata Grippo).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, signora Presidente. Colleghi e colleghe, c'è sicuramente in quest'Aula qualcuno che è convinto che l'Italia possa diventare una grande potenza militare. Noi, invece, pensiamo che questo non accadrà mai, ma siamo molto convinti che l'Italia sia una grande potenza culturale. Ed è proprio per questo, per difendere la potenza della cultura italiana, che siamo disponibili a discutere, ad approfondire, anche a dialogare.

Arriviamo a discutere questo testo, purtroppo, dopo 3 anni che definire difficili per il cinema e per l'audiovisivo italiano è quasi un eufemismo. E lo diciamo subito, con chiarezza, perché è da qui che vogliamo partire: il testo unificato che oggi approda in Aula, sulla base della proposta Schlein, ci pare nel complesso un passo avanti, prodotto dalle grandi mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici di tutto il settore del cinema e anche, naturalmente, dalle pressioni delle opposizioni e dal dialogo che ne è scaturito.

Non lo diciamo a cuor leggero e non lo diciamo perché abbiamo cambiato idea sui rischi che pure questo provvedimento comporta, lo diciamo perché conosciamo la distanza tra il punto da cui siamo partiti e il punto in cui siamo arrivati e perché quella distanza l'hanno pagata, in questi anni, sulla propria pelle migliaia di lavoratori e lavoratrici del settore.

Ripercorriamo questo terreno, perché la memoria corta è un lusso che in politica non ci si può permettere. Abbiamo avuto, prima, la crisi legata alla pandemia, poi, quando ancora il settore non si era risollevato, c'è stato il blocco del tax credit nell'estate del 2023, passando, poi, per la gestione del Ministro Sangiuliano, del Ministro Giuli, le tante uscite dalla Sottosegretaria Borgonzoni: il settore cinematografico e audiovisivo italiano in questo periodo ha vissuto una delle crisi più gravi della sua storia recente.

I numeri, quando si è riusciti a farli emergere, nonostante alcune versioni rassicuranti, sono stati impietosi. Secondo l'analisi del CNEL sui dati INPS relativi ai contratti di tecnici e maestranze, gli occupati, ad esempio, sono scesi da 18.426 nel 2023 a 15.128 nel 2024. Le imprese coinvolte nel relativo contratto collettivo sono passate a un certo punto da 543 a 271, con un dimezzamento in un solo anno. Un'indagine tra i lavoratori delle troupe diffusa la scorsa primavera segnalava che oltre il 75 per cento risultava senza lavoro, con punte più gravi in alcune regioni, dove un lavoratore su tre aveva chiuso l'anno con zero giornate contributive. Abbiamo assistito a tagli in manovra che hanno messo a rischio migliaia di posti di lavoro, abbiamo assistito anche a una grande incapacità gestionale e al tentativo di mettere in campo un controllo politico e ideologico sull'arte, che ha impoverito il pluralismo e che ha messo a rischio la diversità culturale.

Dietro questi numeri, ci sono le facce di chi ha manifestato, per esempio, in piazza Santi Apostoli, di tecnici specializzati costretti a reinventarsi benzinai, di attori che hanno vissuto con 9.000 euro l'anno. Il movimento “Siamo ai titoli di coda”, che riunisce le maestranze del cinema, a un certo punto l'ha detto con parole che meritano di restare agli atti di quest'Aula. Ha detto: due anni di silenzio istituzionale, un settore trasformato in una categoria fantasma.

È a questa disperazione, prima ancora che alle proposte tecniche, che questo Parlamento deve dare una risposta. Ed è un bene che, proprio a partire dalla proposta Schlein e sulla base delle altre proposte di legge presentate anche da altri gruppi, si sia aperto un percorso d'ascolto bipartisan, un percorso che ha fatto emergere non solo il dolore della categoria, ma anche le proposte che da lì venivano.

Ed è proprio partendo da questa situazione drammatica che il nostro gruppo ha deciso di dare il proprio assenso alla creazione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo, prevista dall'articolo 3 del testo. Non lo nascondiamo: su questo strumento avevamo, e in parte manteniamo, alcune remore. Il timore è che, sottraendo funzioni di gestione al Ministero della Cultura, si finisca per opacizzare processi decisionali che, con tutti i loro limiti, sono sempre rimasti sotto i riflettori, soggetti a interrogazioni parlamentari, ad accessi agli atti, all'attenzione costante della stampa specializzata e anche di quella generalista. Un'Agenzia tecnica, per quanto dotata di un consiglio di amministrazione, sottoposta a pareri parlamentari sulla nomina del direttore e partecipata attraverso il Forum dagli esponenti delle categorie, rischia però, strutturalmente, di allontanarsi da quel controllo pubblico che oggi, nel bene e nel male, la Direzione generale cinema garantisce. Ma capiamo che se, da un lato, c'è questo rischio, l'altra faccia della medaglia è anche un'opportunità di creare indipendenza, autonomia, efficienza, regole certe. Ed è quindi stata proprio l'emergenza di questi anni a convincerci che la posta in gioco è più grande delle nostre legittime cautele. Un settore che rischia di collassare per l'assenza di regole certe, di finestre di finanziamento prevedibili, di tempi di erogazione definiti, ha bisogno di uno strumento tecnico capace di funzionare con continuità, al riparo, per quanto possibile, dai cambi di casacca politica che abbiamo visto negli ultimi anni.

Se l'Agenzia funzionerà davvero come un motore della programmazione triennale trasparente e verificabile, avrà fatto il suo lavoro. Saremo i primi a vigilare perché quella trasparenza non resti sulla carta. E non siamo soli in questa valutazione: lo stesso mondo della cultura cinematografica, che negli ultimi anni non ha risparmiato critiche severe al Governo, guarda con interesse a questo testo. Ad esempio, l'Istituto italiano per l'industria culturale ha parlato di una convergenza politica sorprendente tra maggioranza e opposizioni, definendo la nascita dell'Agenzia innovativa, persino rivoluzionaria, pur accompagnando il giudizio a un cauto ottimismo e a diverse perplessità. Le associazioni degli autori, riunite nel Coordinamento che comprende 100autori, ANAC, WGI e le altre sigle, pur mantenendo accesa la vigilanza su alcuni nodi irrisolti della governance culturale, hanno riconosciuto passi nella giusta direzione. E lo stesso movimento “Siamo ai titoli di coda”, che tanto ha lottato in piazza in questi mesi, ha espresso soddisfazione per alcune delle risposte contenute nel testo, in particolare sul fronte del lavoro.

Detto questo, non ci accontentiamo. Annunciamo da questo banco che presenteremo un emendamento per introdurre una piccola tassa di scopo del 5 per cento sugli utili delle piattaforme, per rafforzare il finanziamento che va ai giovani autori e alla sperimentazione cinematografica. Il testo già contiene, tra i criteri di delega, l'indicazione a sostenere i giovani autori e le opere d'esordio - e questo è un bene -, ma queste indicazioni di principio devono anche avere una copertura strutturale e dedicata, altrimenti i propositi rischiano di restare lettera morta, come è già successo alcune volte in passato. Quindi una piccola tassa di scopo, aggiuntiva rispetto all'obbligo di reinvestimento, calibrata e non punitiva per il resto della filiera, darebbe un segnale verso l'ottenimento di quest'obiettivo, creando una gamba finanziaria stabile diversa dal tax credit e anche indipendente da una legge di bilancio che, negli ultimi anni, ha visto il Fondo per il cinema passare da 750 a 500 milioni di euro strutturali. Abbiamo depositato anche un emendamento per tutelare il personale precario, interinale, che oggi lavora alla Direzione cinema, affinché non venga dimenticato dal nuovo percorso.

E, quindi, permetteteci - proprio perché parliamo di lavoro - di insistere su un punto che per noi non è accessorio, ma è uno dei cuori che battono in questa riforma: le norme a difesa dei lavoratori dello spettacolo inserite nel Capo II del testo, che raccoglie gli articoli dedicati alle tutele del lavoro e agli ammortizzatori sociali del settore.

L'articolo 8 sancisce un principio che sembra scontato, ma, invece, non lo è mai stato fino in fondo nella pratica: l'iscrizione obbligatoria di tutti i lavoratori e le lavoratrici subordinati e autonomi dello spettacolo al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo, a prescindere dalla qualificazione del rapporto di lavoro. Su questo anche abbiamo depositato il nostro terzo emendamento, espansivo, che aiuta a coprire anche i dipendenti delle cooperative oppure delle imprese multiservizi.

L'articolo 9, invece, istituisce un'indennità di discontinuità, riconoscendo che le prestazioni lavorative nel settore hanno carattere strutturalmente discontinuo, accessibile con almeno 51 giornate di contribuzione nei 12 mesi precedenti, erogata all'80 per cento della retribuzione media, con una percentuale che sale all'85 per cento per chi ha maturato almeno 80 giornate.

L'articolo 10, infine, istituisce un fondo dedicato ai lavoratori dello spettacolo in emergenza pensionistica, per gli anni dal 2027 al 2030. Su questo punto, però, quello del lavoro, che per noi è centrale, dobbiamo essere onesti con quest'Aula e con chi ci ascolta anche da fuori: non partiamo da zero e non possiamo far finta di dimenticare cosa è successo l'ultima volta che il Parlamento ha lavorato a qualcosa di simile. Perché già la legge delega n. 106 del 2022, all'articolo 2, aveva conferito al Governo il compito di introdurre proprio un'indennità di discontinuità strutturale e permanente per i lavoratori dello spettacolo.

Ebbene, il decreto legislativo che ne è seguito tradì quelle finalità, non rispose all'obiettivo di una tutela previdenziale universale specifica e dedicata ma si ridusse a un mero sostegno al reddito - per giunta modesto e non strutturale - che nulla aveva davvero - e ha davvero - a che fare con il riconoscimento della discontinuità come caratteristica distintiva di chi lavora in questo settore. In qualche modo lo abbiamo tutti verificato sulla nostra pelle politica attraverso le tante interrogazioni, gli ordini del giorno e gli emendamenti presentati in questi anni per denunciare lo scarto tra le intenzioni della delega e la povertà della sua attuazione.

È per questo che oggi chiediamo che il Parlamento vigili e che il Governo non sbagli, passo dopo passo, sui decreti legislativi attuativi previsti da questa nuova delega, perché la storia della discontinuità non si ripeta una seconda volta come una promessa tradita.

Lo stesso vale per il Fondo per l'emergenza pensionistica, una misura che voci come, per esempio, quella dei sindacati di base hanno chiesto a gran voce, denunciando quanti lavoratori, per un pugno di giornate contributive mancanti, rischiano di perdere interi anni di anzianità.

Per chi, come il nostro gruppo, ha fatto della difesa del lavoro discontinuo e precario nel mondo dello spettacolo una battaglia di legislatura, queste norme rappresentano un risultato che va difeso e, se è possibile, rafforzato nel prosieguo dell'esame parlamentare, con la memoria bene in mente di come una delega tradita si possa trasformare in una ennesima delusione per chi lavora.

Presidente, voteremo questo testo, che è il frutto di tanto lavoro comune di tanti diversi parlamentari e di tante mediazioni, e che affidiamo - come testo, appunto, frutto della collaborazione - alla vigilanza di questo Parlamento e al prossimo, nei mesi e nei decreti attuativi che verranno.

Lo voteremo con la consapevolezza che, dopo anni di macerie, di silenzi ministeriali e di lavoratori e lavoratrici lasciati soli, un passo avanti concreto va riconosciuto come tale. Il cinema italiano merita molto di più della gestione che abbiamo visto fin qui: da questo testo, e dalla battaglia che continueremo a condurre per sostenere il mondo del cinema, il pluralismo culturale, la creatività artistica e la grandezza della cultura italiana nel mondo, noi ripartiamo (Applausi della deputata Ghirra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - Testo unificato - A.C. 2360-A?)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, deputato Cangiano, che rinuncia. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che rinuncia.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Discussione del disegno di legge: S. 1878 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026 (Approvato dal Senato) (A.C. 2957?) (ore 13,23).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2957: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è in distribuzione e sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Vedi l'allegato A).

(Discussione sulle linee generali - A.C. 2957?)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

La III Commissione (Affari esteri) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Calovini.

GIANGIACOMO CALOVINI, Relatore. Grazie Presidente. Grazie, Sottosegretario. Se nulla osta da parte dei colleghi, depositerei direttamente la relazione.

PRESIDENTE. È autorizzato. Ha facoltà di intervenire la rappresentante Governo, che rinuncia.

Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali, avvertendo che non si darà luogo alle repliche.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 14 per lo svolgimento degli ulteriori argomenti iscritti all'ordine del giorno.

La seduta, sospesa alle 13,25, è ripresa alle 14,05.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 95, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 14,05).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 10 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Fratoianni. Ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signora Presidente. Intervengo per chiedere, come Alleanza Verdi e Sinistra, un'informativa della Presidente del Consiglio in merito alle scelte del Governo italiano sulle vicende che hanno interessato nei giorni scorsi l'enclave spagnola di Ceuta. Vorremmo, innanzitutto, chiedere alla Presidente del Consiglio se, in vita sua, ha mai avuto modo di consultare una cartina, un mappamondo o un atlante, o se i funzionari della Presidenza del Consiglio hanno avuto cura, di fronte a quello che stava accadendo, di passarle sulla scrivania le note relative al funzionamento dell'Accordo di Schengen, all'estensione e alla composizione dell'area Schengen.

Dico questo perché la scelta del Governo italiano di reagire a quello che stava accadendo nell'enclave di Ceuta, su cui poi dirò qualche parola, annunciando in tutta fretta la sospensione dell'Accordo di Schengen, è, se non fosse un poco miserevole e cinica, certamente molto imbarazzante. Tutti sanno, infatti, che Ceuta è un'enclave spagnola nel continente africano, che a Ceuta non valgono le regole di Schengen che valgono nel resto del continente europeo e che, dunque, quella scelta e quella reazione erano non solo del tutto inutili, ma anche, in tutta evidenza, cinicamente strumentali (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Ora, il punto è però che non l'ha fatta da sola, diciamo. E qui veniamo alla lettura di quello che è accaduto, e su cui sarebbe opportuno e interessante discutere con la Presidente del Consiglio. Perché a Ceuta è accaduta una cosa molto particolare: nel giro di poche ore, quasi 60.000 marocchini e marocchine hanno attraversato un confine, per la verità molto breve e molto piccolo, ma molto sensibile e generalmente molto sorvegliato.

Lo hanno fatto dopo che, per giorni, circolavano in rete - e ogni giorno gli elementi di dettaglio si accumulano su questo fronte - informazioni che sostenevano che, quel preciso giorno, quel confine sarebbe stato sostanzialmente libero e poco controllato, e che chi arrivava a Ceuta sarebbe stato regolarizzato, vedendo così realizzato un sogno, questo sì, comprensibile, di migliaia, centinaia di migliaia e talvolta milioni di persone, che cercano, legittimamente, un futuro migliore e che non lo trovano quasi mai.

Per giorni sono circolate informazioni come queste, incredibilmente senza che nessuno se ne accorgesse, se non qualche decina di migliaia di giovani marocchini e marocchine. Non se ne sono accorti i servizi di sicurezza marocchini; la polizia di frontiera quel giorno ha incredibilmente chiuso un occhio, e forse tutti e due; c'è perfino chi sostiene - naturalmente ci sono ricostruzioni che vengono anche dai diretti interessati, da coloro che quella frontiera l'hanno attraversata, vedendosi poi rapidamente riaccompagnati in Marocco - che, addirittura, le autorità di frontiera e la polizia marocchina non solo abbiano chiuso uno o due occhi, ma abbiano persino favorito e, in qualche caso, accompagnato le persone che si preparavano a superare quel confine.

Ora, tutto questo avviene in un Paese, il Marocco, che è un alleato molto solido degli Stati Uniti in quell'area, ed è anche un amico di Israele; e avviene, guardate un po' che caso, ai danni di un Paese, la Spagna, che in Europa è il Paese che ha assunto le posizioni più dure, più chiare e più nette contro il genocidio in Palestina, contro la guerra illegale di Trump e Netanyahu in Iran, e via discutendo. È anche un Paese la cui economia, nonostante le sue politiche siano esplicitamente progressiste, corre più veloce della nostra, tanto per dirne una.

E succede che, subito dopo che quei fatti si producono, non solo Giorgia Meloni interviene con questo ridicolo intervento, ma lo fa in perfetta sincronia con una serie di interventi che tutte le destre nazionaliste europee - naturalmente a cominciare dai fascisti di Vox, seguiti dai nazisti dal volto simpatico dell'AfD e dai nazionalisti dell'ultradestra di Marine Le Pen - scatenano contro le regolarizzazioni di Sanchez, con una serie di argomenti che, evidentemente, nulla c'entrano con quello che sta accadendo.

Finisco. Allora, siamo di fronte, in tutta evidenza, non a una generica crisi migratoria, ma a un attacco pianificato a tavolino contro la Spagna (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), di cui, con quella reazione indecente e ridicola, anche il nostro Paese si rende responsabile. Di questo Giorgia Meloni - Giorgia Meloni, non qualcun altro - dovrebbe venire a riferire in Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intanto per unirmi alla richiesta dell'onorevole Fratoianni di avere il Governo a riferire su quanto è accaduto. Quanto è accaduto a Ceuta, prima di tutto - lo vorrei ricordare qui - è una tragedia umanitaria, perché più di 100 persone sono morte nel tentativo, da parte di decine di migliaia di persone, di raggiungere dal Marocco l'enclave spagnola a nuoto, su gommoni, forzando le barriere di confine.

E nonostante questo, nonostante stiamo parlando di 100 vittime accertate, non una parola, non una domanda sul perché questo sia potuto accadere con quella concomitanza di eventi, di dichiarazioni, di iniziative che sono state già descritte dal collega Fratoianni, così, dall'oggi al domani. Ecco, di fronte a quelle immagini così drammatiche, l'unica risposta che è arrivata immediatamente dal Governo italiano è stata una reazione muscolare della Presidente del Consiglio di annunciare la sospensione dell'Accordo di libera circolazione di Schengen nei confronti della Spagna.

Una decisione supportata, poi, da dichiarazioni entusiaste da parte del Ministro degli Esteri, del suo Governo, sostenendo che quella ondata migratoria straordinaria, quell'afflusso di immigrati che si sono riversati in così poche ore sulle coste di quell'enclave avrebbe rappresentato una minaccia per la sicurezza nazionale. Questa decisione, annunciata con quelle modalità e con quei toni, ha dimostrato non soltanto la totale ignoranza di chi guida il Governo italiano - perché, come giustamente è stato ricordato, come sappiamo, Ceuta è una enclave spagnola in Marocco, e quindi da sempre non è soggetta all'applicazione dell'Accordo di Schengen -, ma anche la totale strumentalità di quella scelta, dal momento che quell'emergenza inspiegabile nei numeri e nella sua concentrazione temporale tuttavia è stata affrontata e superata dall'azione messa in campo in particolare dalle Forze di Polizia e dal Governo spagnolo, garantendo e consentendo il rimpatrio della quasi totalità, di 48.000 immigrati che si erano riversati con quella ondata migratoria, con quelle modalità.

Con il paradosso che il tanto vituperato Sanchez, da parte delle destre, è stato capace di fare più rimpatri, in 48 ore, che in 4 anni di Governo il Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Allora, se non fosse tragica la situazione che abbiamo davanti nella sua dimensione, la verità è che quella decisione aveva soltanto un obiettivo, anzi, due: il primo, quello di cavalcare il tema dell'immigrazione con un atto di sciacallaggio politico, attaccando il Premier del Paese progressista che oggi assume posizioni coraggiose su tanti fronti che possono essere sgradite alle destre nel mondo e all'amministrazione Trump, sulle vicende, appunto, che riguardano i conflitti, il rispetto del diritto internazionale e il rispetto del diritto umanitario.

Però, il secondo obiettivo palese è stato quello di attaccare un fondamento delle politiche migratorie in Europa, cioè il principio della solidarietà tra gli Stati, andando esattamente contro il nostro interesse nazionale.

Per questo non riusciamo a capire - per questo chiediamo alla Presidente del Consiglio e al Governo di spiegarcelo in Aula - anziché costruire insieme ai partner europei una politica in grado di affrontare una crisi di questo genere e di comprendere le ragioni che si celano dietro, anziché domandarsi come sia stato possibile assistere all'afflusso straordinario in così poco tempo, il Governo abbia deciso di cavalcare quella vicenda per costruirci una narrazione di emergenza politica e come mai l'Italia, che dovrebbe essere il Paese europeo più interessato ad avere, invece, una politica di solidarietà e di condivisione nella gestione dei flussi migratori, abbia deciso di tracciare una strada che va esattamente nella direzione opposta, di aprire una possibilità. Domandiamoci cosa sarebbe successo in Italia, nel nostro Paese, se, nel primo anno di Governo Meloni, a fronte di 157.000 migranti sbarcati sulle nostre coste, la Spagna o un altro Paese europeo avesse chiesto la sospensione dell'Accordo di Schengen.

Il vero tema è che l'Italia, ancora una volta, con questa decisione si è mostrata prona e complice di chi vuole un'Europa più debole, incapace di gestire in maniera adeguata il tema migratorio, e di avallare invece la linea trumpiana che vuole isolare e rendere più debole la gestione di questi temi e l'esercizio di un vero ruolo politico del nostro continente, e anziché la responsabilità…

PRESIDENTE. Concluda.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). …inseguire la propaganda. Del resto - e chiudo, Presidente - ancora una volta, abbiamo capito qual è il principio che muove Giorgia Meloni. Aveva promesso di inseguire gli scafisti e i trafficanti di esseri umani in tutto il globo terracqueo? Ha deciso di inseguire Vannacci (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e la loro propaganda sulla gestione di un tema così complesso. Noi a questo non ci rassegniamo, ma chiediamo che il Governo venga qui in Aula e affronti, in quest'Aula, un dibattito serio su questo tema e si assuma le sue responsabilità (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Se noi ci limitiamo a leggere quanto è accaduto a Ceuta in questi giorni come un susseguirsi di eventi casuali, estemporanei e inaspettati, non cogliamo il senso di quello che è successo. Qui c'è un fenomeno internazionale incredibile, feroce, che è quello delle destre sovraniste - fa già ridere che le destre sovraniste applichino una sorta di “Internazionale”, perché poi vediamo che, quando si scontrano gli interessi, le destre sovraniste sono le prime a mangiarsi tra loro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) - che in maniera assolutamente consapevole, preparata, deliberata, coordinata in un'azione che va dai governanti del Marocco a Israele agli Stati Uniti, hanno deciso di colpire politicamente l'unico Governo europeo che esplicitamente si è opposto all'aumento delle spese militari al 5 per cento del PIL, che si è opposto al genocidio avvenuto a Gaza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che si è opposto al Board of Peace.

Qui non si tratta di mitizzare un Premier straniero; noi non diciamo che Sanchez è un eroe, una persona da seguire in tutto e per tutto. No, però in questi frangenti ha dimostrato quello che, purtroppo, non ha dimostrato nessun altro Governo europeo, tanto meno quello italiano che, invece, si è rivelato complice di un genocidio, che invece è stato il primo a sottoscrivere il 5 per cento del PIL in armi, che è stato l'unico grande Paese europeo a mandare il nostro Ministro degli Esteri al Board of Peace e, magicamente, dopo quest'azione coordinata Stati Uniti-Israele-Marocco, è uscito immediatamente per attaccare la Spagna con un proclama assolutamente fuori dal mondo, che era quello della sospensione di Schengen (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che non c'entra niente con il problema. Ma, allora, o leggiamo così Ceuta e, soprattutto, se non abbiamo più la coscienza, se non abbiamo più l'umanità di vedere che 50.000 persone - giovanissimi -, in un secondo, si sono messe in marcia con la promessa di una speranza, rischiando la morte e, in decine, l'hanno trovata, quella morte, se non siamo consapevoli di vedere che questo mondo esiste e sta spingendo, perché, se in un secondo, si mettono in marcia e, in un secondo, muoiono, non c'è alcun decreto, alcuna dichiarazione, alcun proclama che possa fermare questa roba qua (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), se non lo vediamo con gli occhi dell'umanità perché, se le avete viste quelle immagini di quelle persone disperate, come si fa a parlare di numeri? Come si fa a parlare di numeri? E chi, tra voi, si appella ai valori cristiani, ma quegli occhi non li ha visti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti della deputata Gardini)? Non li ha visti? Pensate e continuate a dire che il problema di questa società sono loro e non il fatto che, con voi, si ha paura a fare benzina, perché il prezzo del gasolio è quello che è (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Il problema sono queste persone che vogliono una vita migliore? Non avete gestito nulla e il problema degli sbarchi, con voi, è moltiplicato. Spendete soldi in un riarmo folle e il problema è un'umanità che vuole un mondo diverso. Allora, se noi - e dico noi - vogliamo dare un indirizzo diverso a questo Paese e a questa società inseguiamo questa gente becera, feroce e cinica sul loro terreno, non vinceremo mai perché, fuori, c'è un pezzo d'Italia enorme che, come prima cosa, ha visto un'umanità e sa bene che i loro problemi, i problemi dei giovani, sono nelle politiche economiche che questo Governo non sta facendo, nelle politiche di sicurezza che questo Governo non sta facendo, nelle politiche sociali che questo Governo non sta facendo e che, se le persone non riescono a sottoporsi a un esame del Servizio sanitario nazionale, negli ospedali, è solamente per colpa di chi ci governa e non per chi chiede un futuro migliore (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sempre sullo stesso argomento, l'onorevole Fabrizio Benzoni. Ne ha facoltà.

FABRIZIO BENZONI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Anche il nostro gruppo si unisce a questa richiesta di informativa urgente su quanto accaduto a Ceuta. Lo fa per due ragioni. La prima, per comprendere e chiedere, al Governo, cosa sa rispetto a questa vicenda. Chi mi ha preceduto ha già raccontato dello sbarco simultaneo di oltre 45.000 persone, di uno sbarco organizzato. Quindi, chiediamo al Governo di riferire in Aula rispetto a quali sono le informazioni in suo possesso, rispetto a chi ha organizzato questo sbarco e a quali ragioni ci siano. Vedo che qualcuno, prima di me, ha già trovato le soluzioni. Io credo che spetti al Governo e alle autorità indagare.

La seconda è un'informativa rispetto alle conseguenze di quello sbarco, perché il nostro Governo ha scelto del tutto inutilmente di sospendere Schengen. L'ha fatto sapendo che Ceuta è un'enclave spagnola e che non rientra in quell'accordo. L'ha fatto come un segnale di propaganda interna e come un seguito a Vannacci e alle posizioni vannacciane; non l'ha fatto, invece, inseguendo le posizioni di politica estera. Questa è stata una vera e propria aggressione straniera nei confronti dei confini dell'Europa che avrebbe meritato solo una cosa: una risposta unitaria dell'Europa. Ancora una volta, l'Italia ha scelto di avere una risposta differente, isolata e in contrasto con i partner storici e strategici del Paese.

Devo dire che il nostro Paese, in passato, quando è successa esattamente la stessa cosa, il Governo Meloni ha invocato il principio di solidarietà europeo e per chiedere aiuto ai partner europei. Quando è avvenuto, nei giorni scorsi, questo fatto eclatante come lo sbarco a Ceuta, l'Italia si è comportata esattamente nel modo opposto a come ha chiesto l'Europa negli anni scorsi. Di fronte a questa grande tragedia, speriamo che il Governo possa venire al più presto a riferire (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Edoardo Ziello. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Anche noi di Futuro Nazionale ci uniamo alla richiesta di informativa urgente al Presidente del Consiglio Meloni, specificando che apprezziamo il fatto che abbia accolto la richiesta del nostro leader, ovvero del generale Vannacci, di sospendere immediatamente Schengen. Certo, ci saremmo aspettati anche un'azione un po' innovativa, perché sospendere Schengen significa adottare un protocollo standard, ripetuto più volte nel corso della storia di questa Repubblica, quindi niente di nuovo all'orizzonte. Di fronte a quelle scene drammatiche di migliaia di immigrati che hanno invaso Ceuta e che l'hanno anche devastata, noi ci saremmo aspettati, da parte di un Governo che si definisce di centrodestra, lo schieramento immediato delle nostre Forze speciali a presidiare i nostri confini, soprattutto quelli settentrionali, dove sappiamo bene che la Francia ha quel vizietto di rispedirci tantissimi immigrati ogni anno. Perché, tra l'altro, i dati che registrano il numero di immigrati che annualmente vengono in Italia non tengono conto di tutti quelli che ci ributta Macron dalla frontiera francese o che vengono dalla frontiera orientale.

Quindi noi, dal 2023 ad oggi - e questo è un altro quesito che andremmo a porre al Presidente del Consiglio se si dovesse degnare di presentarsi in Aula -, abbiamo registrato 306.265 immigrati sbarcati all'interno del nostro Paese. A fronte di questi numeri, i rimpatri effettuati, tanto osannati da parte del Presidente del Consiglio - ora si è svegliato dal torpore anche il Ministro Piantedosi, ci fa piacere, evidentemente l'effetto Vannacci lo ha fatto svegliare un po' (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) -, sono stati 17.000. Accidenti! Rispetto ai 306.000 e passa, i 17.000 rimpatri fatti dal 2023 ad oggi incidono per circa il 5,5 per cento. Ma chi volete prendere in giro (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free)? Chi volete prendere in giro quando dite che la remigrazione già la fate? Voi non fate la remigrazione, voi gestite l'ordinario. Infatti, mi sembra di vedere, in questo Paese, il Governo non di Giorgia Meloni, ma di Angela Merkel: anche lei utilizzava sempre gli stessi protocolli, sempre le stesse tempistiche; sempre la stessa ansia di dover rispondere a un problema quando si andava, però, a creare il problema con un fatto di cronaca. Si insegue in modo incredibile la cronaca - adesso, meno male, un pochino anche il nostro leader -, ma non si fa mai prevenzione. Non c'è mai una visione, da qui al medio e lungo periodo, sulla sicurezza e sulla gestione dell'immigrazione, che, purtroppo, non può essere governata con decreti che fuoriescono ad ogni bimestre, adesso. Perché, da quando è iniziata questa legislatura, sono stati fatti quasi 10 decreti sulla sicurezza e sull'immigrazione, eppure si continuano a sfornare altri decreti. Noi diciamo: fatene uno, accogliete le nostre proposte, tra cui c'è quella della remigrazione, così non dovrete neanche stressare i vostri parlamentari a respingere l'ostruzionismo dell'opposizione di sinistra.

Concludo, signor Presidente. Dire che Vannacci è uguale alla sinistra perché vota con la sinistra è bello per prendere in giro gli elettori italiani, ma tutti si dimenticano che, a fronte dei numeri che ho certificato poc'anzi, utilizzando Eurostat e il Viminale - non l'ufficio studi di Futuro Nazionale -, sono i fatti a dimostrare che chi governa, per assurdo, è una stampella della sinistra, perché, di fatto, va sotto, anche da un punto di vista numerico, da un punto di vista annuale, ai rimpatri che faceva un Presidente del Consiglio fortissimo e dinamico? No, Paolo Gentiloni. Paolo Gentiloni - vi do questa notizia - è riuscito a superare il Governo Meloni nel numero dei rimpatri, e mi dispiace doverlo ammettere. Con noi, evidentemente, ci sarebbe una situazione diametralmente opposta perché, anziché fare tante chiacchiere da salotti televisivi e tanti slogan sui social, noi avremmo fatto i fatti, e un generale come Vannacci saprebbe bene come fare (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Grazie, signora Presidente. Noi ci uniamo alla richiesta che venga in Aula il Presidente - o la Presidente del Consiglio, come preferisce - e ovviamente concordiamo con una parte rilevante delle considerazioni che sono state avanzate.

Mi lasci dire, signora Presidente, che, ancor prima di chiedere la presenza del Presidente del Consiglio in Aula, vogliamo manifestare il nostro essere allibiti di come un Capo di Governo riesca, in una situazione di questo tipo, a mettere in campo una tale dose di cinismo e di propaganda che non solo isola l'Italia, ma che agli occhi del mondo la trasforma in un'azione distruttrice, anche, di quelli che possono essere i connotati di un'Europa unita, che è stata cercata e richiesta quando ci faceva comodo (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista e di deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle); e in questo momento ci assumiamo - quando dico “ci”, ovviamente, parlo per il Governo - l'onere, la responsabilità e - non so come altro definirlo - il cinismo di trasformarla in modo disgregante, sapendo perfettamente - e qui c'è il cinismo - che quello che è accaduto a Ceuta è un'operazione mirata del tutto evidente - al di là del costo umano che c'è stato in questa operazione -, e non una semplice fuga di disperati. È stato un attacco politico diretto a un Paese, che la potrà pensare anche diversamente da noi, ma se, quando accadono queste cose, la prima cosa che facciamo è di schierarci dall'altra parte, sparando su una situazione difficilissima invece di lavorare per cercare di aiutare un Paese che è chiaramente messo sotto scacco da un'operazione politica - e non solo politica -, è una cosa grave.

Ho parlato di cinismo e di propaganda, ma forse, signora Presidente, c'è qualcosa di peggio del cinismo e della propaganda, cioè la propaganda cinica che si è messa in campo in questa occasione, ma che è iniziata da alcuni mesi. Ho sentito il collega Ziello: diciamo che il passo ulteriore è la fucilazione delle persone, così non entrano in Italia e abbiamo risolto il problema. Visto il livello di dialogo che sono in grado di mettere in campo, magari, un giorno o l'altro, verranno a rappresentarci anche questa possibilità. È chiaro che con Vannacci, i rimpatri, improvvisamente i Paesi… diventerebbe tutto più semplice. Arriva Vannacci e i Paesi che fino ad oggi non hanno accettato un solo respingimento diranno: no, ma c'è Vannacci, per carità, e avviene il respingimento. È una rappresentazione macchiettistica, un po' come quella che sta facendo il Governo e un po' come quella con la quale il Governo si è presentato.

Ho concluso, signora Presidente. Ci vorrebbe forse, per questo Parlamento, per quest'Aula, per il rispetto della dignità di ognuno di noi, che una volta tanto la Presidente del Consiglio venisse qui e dicesse: scusate, ho sbagliato, ho sbagliato proprio; anche perché tutti sanno perfettamente che questa storia della sospensione di Schengen è soltanto una presa in giro, fa parte della costruzione cinica della propaganda, perché chi conosce Schengen sa perfettamente che nessuno di quelli che si trovano in quella situazione avrebbero mai potuto sfruttare Schengen per andare non si sa dove. Quindi il cinismo è portato alle estreme conseguenze. Venisse qui e chiedesse scusa per una volta, non solo per quello che ha fatto, ma per la figura barbina che ha fatto fare a questo Paese e a tutti noi (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Soumahoro. Ne ha facoltà.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). Grazie, Presidente. Presidente, intervengo per unirmi alla richiesta di informativa che è stata avanzata dagli interventi dei colleghi. Presidente, accanto a quello che è successo in queste ore, analizziamo l'altra faccia della medaglia. Prendiamo in considerazione il periodo dal 2011 al 2024: quasi 700.000 giovani italiani, di età compresa tra i 18 e i 34 anni, sono dovuti scappare dall'Italia. Quasi 700.000 giovani sono dovuti scappare dall'Italia in cerca di un futuro migliore.

Non si tratta né si trattava di una fuga di cervelli, ma di una migrazione di giovani che non hanno trovato nell'operato della politica, nel corso degli anni, risposte concrete per ciò che attiene al loro futuro, per ciò che attiene ai loro desideri, per ciò che attiene ai loro sogni e per ciò che attiene anche a ciò che potrebbe rappresentare la costruzione di una famiglia domani, stando qui in Italia accanto ai propri affetti. Dall'altra parte, assistiamo a ciò che abbiamo visto in queste ore ma, andando oltre Ceuta, possiamo anche constatare che i processi migratori non si possono fermare, ma si possono certamente governare. Governare i processi migratori vuol dire assumere una postura di responsabilità, non di propaganda. Assumere una postura di responsabilità vuol dire continuare a mantenere una postura di coerenza rispetto a ciò che noi, come Italia, chiedevamo non vent'anni fa, ma che la Presidente Meloni chiedeva proprio nel 2023 di fronte a ciò che stavamo vivendo a Lampedusa. L'appello rivolto in questo caso non a Orbán, ma l'appello rivolto all'Unione europea è stato quello di avere un ambito di solidarietà, cioè una gestione condivisa dei processi migratori.

Oggi nel 2026 cosa osserviamo? Osserviamo un atteggiamento opposto rispetto a quello che proprio ieri l'Italia chiedeva. Questo è il primo elemento. Il secondo elemento, per non stare di fronte alla mera critica è: quale poteva essere l'atteggiamento da assumere? Quale atteggiamento occorre assumere? L'atteggiamento da assumere è quello dell'armonizzazione delle politiche sull'immigrazione e sull'asilo a livello europeo nel rispetto dei Trattati, cioè della Dichiarazione universale dei diritti umani: l'articolo 13. Ciò dovrebbe riportare al centro il tema della libertà di dover scegliere se rimanere o partire. È quella stessa libertà che non è stata data ai quasi 700.000 giovani che nel nostro Paese, a livello italiano, sono dovuti scappare dall'Italia, perché non si è riusciti a dare loro la possibilità di scegliere se rimanere o partire.

Concludo, Presidente. La stessa libertà oggi va data anche a quei giovani che decidono e che vorrebbero partire da altri Paesi e da altri continenti. Quindi, il tema è quello degli investimenti, il tema è costruire un ecosistema capace di generare delle opportunità sul piano lavorativo e occupazionale per far sì che le persone non siano per forza costrette ad abbandonare le proprie famiglie per abbracciare la morte. Questa è la sconfitta della politica.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento la deputata Kelany. Ne ha facoltà.

SARA KELANY (FDI). Grazie, Presidente. Innanzitutto, a nome di Fratelli d'Italia, mi dissocio dalla richiesta delle opposizioni che venga il Premier a riferire in Aula. Per scendere nel merito, anche in ragione delle considerazioni che io ho dovuto, purtroppo, ascoltare dall'altra parte di questo emiciclo, occorre insomma ricordare, innanzitutto, che i fatti che si sono verificati a Ceuta sono veramente l'immagine plastica di un fallimento. Innanzitutto, è un fallimento umanitario, perché il bilancio è drammatico. Si tratta di almeno 88 persone decedute al momento e io mi chiedo, quando l'onorevole Fratoianni ci viene a dire che sarebbe una scelta cinica e strumentale, che cosa ci sia di più cinico e strumentale che indurre delle persone ad affrontare questo tipo di viaggi e a morire in mare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Il Mediterraneo è diventata una delle più grandi fosse comuni del mondo con 26.000 morti. L'unico modo è bloccare le partenze.

Come dicevo, oltre al fallimento umanitario, noi siamo di fronte ad un fallimento di natura politica, Presidente, perché è del tutto evidente che i fatti che lì si sono verificati in questi giorni sono determinati innanzitutto dall'atteggiamento internazionale. Io ho sentito delle ricostruzioni di “fanta-geopolitica” - coniamo anche questo nuovo termine - rispetto a quelle che sarebbero le motivazioni per cui ci stiamo interponendo in maniera così veemente alle politiche di Sanchez. Colleghi, non vi avventurate in queste descrizioni. Non abbiamo bisogno di attaccare strumentalmente o politicamente un Governo progressista. E vi faccio presente che oggi, capofila la Meloni, 22 Paesi dell'Unione europea chiedono esattamente quello che chiede Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). E venitemi a dire che la Premier danese sarebbe una pericolosa sovranista; mi pare sia una socialdemocratica, quindi non vi avventurate in ricostruzioni che non stanno in cielo né in terra, quelle sì, invece, cinicamente strumentali. Quindi, la sprovvedutezza del Governo Sanchez in politica estera e l'insana decisione di regolarizzare 500.000 migranti (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), una sanatoria di 500.000 migranti che, del tutto evidentemente, ha portato a questi fatti.

Ma, dati per assodati i fallimenti di cui abbiamo parlato, la cosa che lascia a bocca aperta - o meglio che non stupisce, ma comunque continua a lasciare a bocca aperta - è l'atteggiamento delle sinistre perché, nel disegno disastroso che Sanchez ha messo a terra con riferimento alle politiche migratorie, nella consapevolezza che ci sono 22 Stati europei trasversalissimi, assieme alla Meloni, a chiedere quello che la Meloni chiede da quando ci siamo insediati al Governo, ecco, in questo quadro la sinistra italiana per chi continua a fare il tifo? Continua a fare il tifo per Sanchez, ponendosi continuamente e costantemente dalla parte sbagliata della storia (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). C'è poco da fare, Presidente.

Abbiamo messo in piedi quattro pilastri fondamentali nelle nostre politiche migratorie: il controllo dei confini, la lotta senza quartiere nei confronti dei trafficanti di uomini (Commenti di deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e MoVimento 5 Stelle), gli accordi con i Paesi di partenza e di provenienza e - vi commuoverà sentirlo nuovamente - l'esternalizzazione della gestione del fenomeno migratorio con i Paesi terzi; stiamo parlando degli hub. Perché si parla di Schengen oggi, ma in questa lettera sottoscritta da 22 Paesi c'è la richiesta esplicita di creazione di hub fuori dai confini europei, esattamente quello che ha fatto Giorgia Meloni con il Trattato Italia-Albania (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E sulla sospensione di Schengen a me dispiace far presente alla deputata Braga, e lo faccio per il suo tramite, Presidente, “Se l'Italia avesse sospeso Schengen”: io faccio presente che noi Schengen l'abbiamo già sospeso. L'abbiamo sospeso in quel confine orientale, dove abbiamo azzerato completamente gli arrivi sulla rotta orientale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia – Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle); quindi lo abbiamo già fatto.

E per tornare ai numeri, perché l'Europa oggi scende sulle nostre posizioni? Perché bloccando le partenze - e ricordo che nel Mediterraneo centrale le abbiamo abbattute di oltre il 40 per cento -, bloccando sostanzialmente gli arrivi sul nostro territorio nazionale - siamo a meno 80 per cento rispetto al 2023 - e aumentando i rimpatri del 50 per cento di anno in anno - concludo - l'Europa è scesa sulle nostre posizioni. Pertanto io ribadisco che ci dissociamo da questa richiesta e inviterei le sinistre a mettersi una mano sulla coscienza, perché meno partenze e meno arrivi vuol dire meno morti. Siate meno cinicamente strumentali (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento il deputato Giglio Vigna. Ne ha facoltà. Colleghi, in silenzio, ascoltiamo chi parla.

ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, 50.000 persone sono entrate in un comune di uno Stato straniero, un comune di 85.000 abitanti, occupando fisicamente ogni spazio libero di quel comune: occupando parchi, occupando strade, occupando spiagge, occupando panchine e marciapiedi. Un'intera comunità, la comunità di Ceuta, si è trovata in ostaggio rispetto a quella che non si può definire in altro modo che un'invasione.

Dai banchi della Lega sottolineiamo il fallimento delle politiche migratorie del Governo socialista di Sanchez e ribadiamo ancora una volta che oggi, a prescindere dal colore politico del Governo di turno, difendere il fronte Sud (Commenti della deputata Boldrini), difendere le coste del Mediterraneo e difendere i territori dell'Unione europea, specie se in area Schengen, non è una scelta del Governo di turno.

In Grecia c'è un Governo di centrodestra e in Italia c'è un Governo di centrodestra: questi Governi stanno facendo una lotta, una battaglia senza frontiere a Bruxelles, nelle capitali, sulle coste e a livello legislativo, trovando accordi con i Paesi extra-UE nella battaglia contro l'immigrazione clandestina e contro le mafie dell'immigrazione clandestina. Il Governo socialista spagnolo si allinei a questa linea politica.

Difendere il fronte Sud e difendere i confini dell'Unione europea non è una scelta, perché si mette a repentaglio e si mette a rischio, con atteggiamenti così lassivi come quelli del Governo socialista spagnolo, non solo la vita e l'incolumità dei propri cittadini, ma la vita e l'incolumità di tutti i cittadini dell'area Schengen. Assurdo l'atteggiamento del Governo spagnolo nel richiamare l'ambasciatore italiano (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Solidarietà al nostro ambasciatore in Spagna, perché il signor Sanchez, offeso dalle parole di alcuni leader politici di maggioranza italiani… Tra parentesi, leggasi offeso dalle parole di Matteo Salvini, che aveva chiesto la sospensione di Schengen, e così è stato fatto, è passata la linea della Lega, ma molti altri Paesi in Europa hanno sospeso Schengen verso la Spagna.

Noi, come Lega, abbiamo chiesto alle autorità spagnole il rimpatrio, il più velocemente possibile, di questi 50.000 criminali (Commenti della deputata Boldrini) che hanno occupato un comune europeo, e così le autorità spagnole sono andate in quella direzione. La pressione internazionale, che abbiamo fatto come Lega e che abbiamo fatto ovviamente come Governo italiano, sta andando nella giusta direzione. Non ci resta altro che dare solidarietà ai cittadini di quell'enclave europea in Marocco, ma, da come sono stati accolti i leader socialisti a Ceuta, ci pare di avere capito...

PRESIDENTE. Concluda...

ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). ...che quel pezzo di Unione europea saprà come votare alle prossime elezioni nazionali spagnole (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi su questo tema.

Ha chiesto di parlare, sempre sull'ordine dei lavori ma su un altro tema, il deputato Graziano. Ne ha facoltà.

STEFANO GRAZIANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Era per chiedere un'informativa urgente al Ministro Crosetto per i fatti che sono accaduti rispetto ai militari italiani trasferiti in Arabia Saudita. Presidente, la richiesta è soprattutto a tutela della sicurezza dei militari italiani impegnati in missioni estere e soprattutto per dargli una totale copertura, perché noi abbiamo già contestato, in un tempo precedente, quello che è stato l'allargamento di quelli che erano i quadranti.

Si è tentato di dire che tutto il quadrante mediorientale diventava, in realtà, una sola possibilità per realizzare la cosiddetta interoperabilità dei contingenti che erano presenti lì; noi avevamo già detto che questa cosa per noi non andava bene e, ad esclusione di una piccola citazione, nemmeno nella scheda 4, ma nella scheda 26, e in una citazione di striscio, si potrebbe dire, si cita l'Arabia Saudita nella possibilità di trasferire i contingenti. Ma, in realtà, si dice un'altra cosa: che addirittura, per metterli in sicurezza, si iniziano gli spostamenti.

Ora, immagini bene che lei vuole trasferire i militari in una posizione dove c'è di fatto un teatro di guerra, e quindi sembra paradossale e assurdo che si dica che si vogliono mettere in sicurezza, ma tutto ciò - nonostante tutto ciò, direi -, la volontà di poter fare una cosa del genere, e farla solo l'altro giorno, mettendo sul sito del Ministero degli Affari esteri la task force AIR-Arabia, sostanzialmente ha realizzato la condizione per la quale quella doveva essere una nuova scheda, quindi una nuova missione.

E se ci doveva essere una nuova missione era giusto che il Parlamento fosse informato attraverso le sue Commissioni e attraverso l'Aula. Ecco il motivo per cui noi chiediamo, ancora una volta, a Crosetto di venire a informare il Parlamento e evitare di avere reazioni scomposte rispetto a quella che era una legittima richiesta delle opposizioni, visto che, per quello che ci riguarda, 400 militari non possono essere messi semplicemente per la sicurezza delle sedi diplomatiche.

Quindi io direi che forse ci vuole un po' di prudenza in più, un po' di chiarezza in più, meno ambiguità quando si fanno queste cose e avere, soprattutto, una condizione di chiarezza di impostazioni, ma soprattutto una condizione di sicurezza dei militari, perché solo l'altro giorno, proprio sabato, le ambasciate americane presenti nei Paesi del Golfo, in realtà, dicono agli americani di lasciare le aree che riguardano il Golfo. Tutto questo ci dovrebbe imporre, dovrebbe imporre al Governo italiano, molta più prudenza, ma soprattutto molta più trasparenza quando si fanno cose di questo genere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, signora Presidente. Ovviamente ci associamo alla richiesta, anzi, noi riterremmo necessario ascoltare qui, in Aula, anche la Presidente del Consiglio, vista la rilevanza del tema. Guardate, noi siamo in una situazione davvero strana, nuova e pericolosa: ci sono dei pericoli per i nostri militari che sono dislocati in questo momento in Arabia Saudita. Questo nostro contingente, una task force, più di 400 militari erano stati destinati al Kuwait per ragioni di sicurezza, per aiutare quel Paese per il controllo aereo.

Poi a marzo, nel mese di marzo, praticamente in sordina, senza darne una precisa comunicazione né a Parlamento e né al Paese, il Governo italiano, il Governo Meloni e il Ministro Crosetto hanno deciso, invece, di spostarli in Arabia Saudita, sempre con la stessa intenzione di concorrere alla sicurezza di quel Paese. Ma che cosa è successo? Che - come al solito tardivamente per colpa del Governo, che trasmette alle Camere le schede sempre in ritardo - il 28 luglio, quindi qualche giorno fa, abbiamo approvato, il Parlamento ha approvato le missioni internazionali; il giorno dopo, il 29 luglio, l'Arabia Saudita sostanzialmente è diventato un Paese di fatto belligerante, perché ha attaccato le milizie filoiraniane in Iraq e sostanzialmente è entrato in guerra e, nel conflitto, al fianco dell'America. In questo momento i nostri militari, con la nostra task force, si trovano sostanzialmente sul suolo di un Paese belligerante.

E tutto ciò ovviamente non è consentito né dall'autorizzazione che il Parlamento ha dato per quelle missioni, perché evidentemente non sono più missioni che vogliono dare sicurezza o vogliono portare pace ma si trovano in una zona di guerra, e sono anche impedite dall'articolo 11 della nostra Costituzione.

Allora, il Governo Meloni e il Ministro Crosetto devono venire qui, in Aula, a spiegarci chiaramente un po' di cose. La prima: per quale motivo non hanno informato immediatamente Parlamento e opinione pubblica di questo spostamento del nostro contingente? Ci sarà un motivo, no? Perché non dirlo? Che cosa avevate da nascondere?

Secondo motivo: ci volete dire, secondo voi, secondo la vostra prospettiva, quale obiettivo ha la permanenza dei nostri militari in questa nuova situazione di conflitto? Secondo voi, è confacente con l'articolo 11 che citavo prima o, trattandosi di una zona di guerra, se volete inviarne, dovreste dichiarare uno stato di guerra, ai sensi dell'articolo 78 della Costituzione?

Vorrei dire al Governo che non vi è concesso, in una situazione di grave crisi internazionale, in seguito all'invasione, all'attacco che la coalizione Epstein, formata da Israele e Stati Uniti… hanno attaccato l'Iran… è ovvio - lo vediamo tutti con i nostri occhi - che quell'attacco ha creato una situazione di grave crisi, ma non solo in quel quadrante. E, oltre ai morti - ovviamente è la cosa che ci colpisce di più, i tanti morti di questo conflitto -, si è creato un cataclisma economico perché l'economia mondiale dipende dal passaggio degli idrocarburi, petrolio e gas, dallo Stretto di Hormuz.

Ebbene, la Presidente del Consiglio ha avuto il coraggio - il barbaro coraggio - di dire che non condivideva e non condannava quell'attacco, come un eterno Don Abbondio, con una eterna pavida posizione, che non ha il coraggio di dire “no, non siamo d'accordo, è una violazione del diritto internazionale” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), aveva evidentemente paura di infastidire il suo alleato Trump. Qui alla sinistra, alla mia sinistra, in quella metà dell'emiciclo, andavano in giro con le magliettine e con i cappellini che inneggiavano a Trump e gli volevano dare il Nobel per la pace, a un guerrafondaio del genere!

Ebbene, visto che la situazione è diventata sempre più pericolosa e ora coinvolge anche i nostri militari, qui non è questione di coraggio, non è questione di democrazia, non è questione delle fandonie che ci venite a raccontare e che il Governo ci viene a raccontare…

PRESIDENTE. Concluda…

MARCO PELLEGRINI (M5S). Quando un Paese - e ho finito - quando un Paese, loro alleato, inizia una guerra, qui è questione di salvaguardare innanzitutto i dettami della nostra Costituzione e di garantire la sicurezza dei nostri militari (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Sullo stesso argomento ha chiesto di intervenire il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Alleanza Verdi e Sinistra si associa a questa richiesta di informativa da parte del Ministro Guido Crosetto, ma vorrei fare anche un appello a lei, Presidente, perché qua è anche in gioco l'onorabilità di quest'Aula, che è stata citata nelle scorse ore, e anche quello che facciamo e svolgiamo ogni giorno alla Camera dei deputati.

Già perché il tutto, oltre a essere molto preoccupante, avviene a meno di una settimana dalla discussione che abbiamo avuto qua su tutte le missioni militari. È stato detto dal Governo che di queste missioni - uso volutamente il plurale - c'è stata ampia discussione e i fatti erano noti. Io ho avuto l'onore di fare la dichiarazione di voto per questo gruppo parlamentare ed effettivamente nella nostra dichiarazione queste missioni non erano citate. Poi per scrupolo, chiedendo ai colleghi e ovviamente all'onorevole Fratoianni che si occupa della Commissione esteri, mi sono chiesto se qualcun altro avesse anche solo citato la missione Cerbero, la missione Task Force Air-Arabia: non uno, Presidente, non uno in tutta l'Aula, di nessun gruppo politico.

Allora, so bene che, rispetto a questa vicenda, così come la stanno ricostruendo, come la sta ricostruendo pian piano Crosetto, fuori da quest'Aula e fuori dalle Commissioni competenti, si dice che questa missione, ove l'aeronautica militare è schierata a supporto delle Forze armate di Kuwait e Bahrain e quindi poi in Arabia Saudita, sia nata - si dice - per la difesa, per proteggere gli interessi nazionali. Così apprendiamo nelle scorse ore.

Peccato che è già un'altra dichiarazione, diversa da quelle precedenti. Già perché, quando il Ministro dice che tutto questo era già stato affrontato in altre schede, probabilmente parla della scheda 26. Ma, nell'ultima delibera sulle missioni approvata dal Parlamento, si parlava di Arabia Saudita nella scheda 26 solo per interventi volti a mettere in sicurezza le nostre sedi diplomatiche. Seconda versione, quindi, ma non è finita qua, Presidente. E non è un gioco. Qua parliamo di 400 militari, altro che ripiegamento: svariati velivoli, radar, sistemi antidroni, personale, mezzi e materiali di supporto logistico e amministrativo.

La scheda 4 riguardava la proroga delle missioni in Iraq e l'impiego di militari negli Emirati Arabi, in Kuwait, in Bahrain e in Qatar. Quando si cita la Missione 4, allora Crosetto inizia a parlare di un terzo scenario. No, attenzione: c'è l'interoperabilità, c'è l'allargamento del quadrante, cosa che abbiamo contestato in origine, Presidente.

Ma l'altra cosa che si dice è che l'abbiamo fatto per difendere i nostri militari. Cioè, scusate, scusate, voglio capire se ho capito bene. Abbiamo spostato 400 militari da un'area per portarli in un'area di conflitto? Ma stiamo scherzando? Ma stiamo scherzando? Almeno non prendeteci in giro. Avete fatto una missione fantasma, anzi ne avete fatte due, perché la missione Cerbero e la missione Task Force Air-Arabia non erano previste, non c'è nessun ripiegamento.

La verità è che voi avete voluto omettere questa discussione qua e non ne sappiamo i reali motivi. Quali sono gli interessi nazionali? Vogliamo saperlo. Era per le sedi diplomatiche? È perché non erano al sicuro in altri territori?

La verità è che voi avete frodato questo Parlamento. L'avete fatto quando avete parlato di interoperabilità, e non ci fidavamo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra); l'avete fatto quando avete allargato il quadrante, e non ci fidavamo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Non ci fidiamo di voi perché, quando andate in missione, non sappiamo se è privata o no, come quando è andato il Ministro a Dubai e non sapeva dell'attacco dell'Iran da parte dei suoi alleati.

Ho concluso, Presidente. Questa vicenda ci chiama a una responsabilità: sì, la responsabilità verso i nostri militari. Quali sono le regole di ingaggio? Questo il Ministro non ce l'ha ancora detto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi su questo tema.

Ha chiesto di parlare su un altro argomento, sempre sull'ordine dei lavori, il deputato Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Grazie, signora Presidente. Chiediamo che il Ministro Musumeci venga a riferire in quest'Aula in merito alla situazione dei Campi Flegrei, alla forte scossa del 31 luglio. Durante la scossa, io ero sotto la doccia ed è stato subito chiaro, chiarissimo, che questa volta eravamo di fronte a qualcosa di più violento, più devastante. Per farvi capire, immaginate che l'accelerazione che c'è stata era molto, molto vicina a quella di Amatrice.

La prima telefonata che ho ricevuto è stata quella di un'amica che mi diceva che vicino casa aveva visto crollare di tutto e che un'auto era stata sepolta praticamente, e temevamo proprio la prima vittima. E possiamo dircelo che questa volta è un miracolo che di vittime non ce ne siano state. Ho chiamato, poi, subito i miei genitori e, alla terza telefonata senza risposta, potete immaginare l'ansia. Fortunatamente stanno bene. Io mi reputo tra i fortunati perché tanti, tantissimi, purtroppo, hanno la propria casa distrutta. A loro va la vicinanza mia e di tutto il MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Così come ringraziamo i Vigili del fuoco, la Protezione civile, i volontari e le Forze dell'ordine che stanno operando ora senza sosta sul territorio. Presidente, sui Campi Flegrei il MoVimento 5 Stelle ha avuto sempre un atteggiamento responsabile, di fatto non farei mai, mai speculazione politica sulla vita dei miei familiari, dei miei amici, dei miei concittadini. Anche in questi giorni, in queste ultime ore insieme al Presidente Roberto Fico, che ringrazio, abbiamo lavorato senza sosta sui tavoli, tra le persone, nelle strade, senza fermarci un attimo.

Dopo, però, due anni - oltre due anni - dal primo decreto sui Campi Flegrei non posso tacere su ciò che continua a non funzionare. Nelle prime ore, dopo la scossa, per strada non abbiamo visto nessuno, nessuno: le istituzioni sono mancate, i cittadini sono stati lasciati senza informazioni e senza assistenza, e questo non è tollerabile in un territorio dove continuiamo a dire che bisogna convivere con il fenomeno del bradisismo. In realtà, entro 30 minuti - e non due o tre ore - presso le aree, le prime aree di concentrazione, presso le prime aree di accoglienza ci dovrebbero essere i volontari della Protezione civile a dare spiegazioni, accogliere e dare anche una sola bottiglina d'acqua ai cittadini. Questo per le prime due o tre ore non c'è stato e questa è la prima cosa intollerabile, la prima cosa inaccettabile.

Sì, il Governo ha approvato diversi decreti - e gliel'ho sempre riconosciuto, sia chiaro - però, come ho detto sempre, le misure sono insufficienti e l'attuazione è ancora parziale e in ritardo. Degli hub, ad esempio, che sono destinati ad accogliere le persone in questa emergenza, non c'è ancora traccia. E per i fabbricati che erano già sgomberati per le precedenti scosse non è partito neanche un cantiere, e continuano ad esserci terremotati di serie A, che ricevono contributi e gli aiuti, e terremotati di serie B, che sono esclusi soltanto perché i decreti sono legati a specifiche scosse, a specifiche date.

Presidente, le chiedo un minuto in più. È inaccettabile che metà, poi , delle domande, che sono state fatte per accedere ai contributi, sono state bocciate. Bisogna riaprire i termini, noi vi chiediamo solo di applicare la normativa del Centro Italia: delle piccole difformità non possono prevalere sulla sicurezza delle persone. Ci sono zero cantieri anche per l'adeguamento sismico degli edifici vulnerabili e lì la copertura statale è solo del 50 per cento, e ciò non è sostenibile. Ve lo stiamo dicendo: serve il super sisma bonus. Bisogna accelerare su tutto, bisogna anche prevedere un sostegno alle attività economiche perché, chi non ha chiuso, avrà le conseguenze della crisi. È arrivato, insomma, Ministro Musumeci, il momento di una legge speciale per il bradisismo, per i Campi Flegrei, che affronti il fenomeno in modo strutturale; servono ora, subito, più Vigili del fuoco, più tecnici, perché abbiamo ancora gente per strada e, da giorni, chi ha ancora una casa è senza acqua.

PRESIDENTE. Concluda.

ANTONIO CASO (M5S). Chiudo dicendo, Presidente, che il Ministro ha, sì, annunciato un nuovo decreto, ma tante delle misure che saranno presenti le stiamo proponendo da più di un anno. Mi permetta di chiudere rivolgendomi ai miei concittadini: in queste ore ci siamo sentiti, ci siamo visti, abbiamo pianto insieme; è normale avere paura, assolutamente normale, ma Pozzuoli si rialzerà ancora una volta e io non mi fermerò finché non sarà così (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Il Ministro Musumeci, dopo quattro anni, si è degnato l'altro giorno di partecipare a una riunione a Pozzuoli, probabilmente travolto dalle critiche dei cittadini e - immagino - anche dai rappresentanti territoriali della sua area politica. Mi sembra che sia l'unico Ministro che gode di una tale impopolarità che ha eliminato la possibilità, quando fa i post, di commentare, perché era travolgente quello che scrivevano i cittadini, soprattutto quelli dei suoi territori. Un Ministro del Sud che è considerato nemico del Sud, in Sicilia come in Campania. Ebbene, oggi è andato un altro Ministro, Giuli, sempre a Pozzuoli. È stato ovviamente contestato da una parte della cittadinanza, ma non come rappresentante del Governo, bensì come un Governo che ha promesso tutto e non ha fatto niente.

Il Ministro deve venire qua in Aula a spiegarci perché, ancora oggi, non sono stati erogati i quattro spicci che ha anticipato la regione Campania per la sistemazione autonoma dei cittadini sfollati. Neanche quelli sono stati ancora erogati; se non ci fosse stata la regione non avrebbero avuto nulla (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! E questo è un elemento che fa capire che ci sono due pesi e due misure: il rapporto politico è una cosa, privilegiare un territorio anziché un altro per motivi politici è una cosa indegna. E i cittadini di Pozzuoli e dei Campi Flegrei sono stati trattati come figli di un Dio minore. A parità di problemi, altre zone, a cui noi esprimeremo sempre la nostra solidarietà… perché la peggiore politica di sempre è quella che divide i cittadini a seconda delle aree o delle appartenenze politiche: l'Italia è una e, quando non si riesce a esprimere solidarietà a un territorio, vuol dire che si è fallito. È un fallimento totale (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! Avere una popolazione non di destra o di sinistra, ma la popolazione di un territorio che vede nel Governo nazionale un nemico perché non si interessa di loro, è un fallimento! Non è soltanto una questione politica, è un odio viscerale; ancor peggio se portato avanti da un Ministro del Sud.

In altre regioni, che non sono certamente di centrodestra, questo Governo si è mosso: ma per i cittadini dei Campi Flegrei, no. Qual è la loro colpa? Per quale ragione essere campani, essere meridionali, essere dei Campi Flegrei, è una colpa? Per quale ragione? Per gli stessi problemi, in altri territori del nostro Paese si è intervenuto in modo risoluto, facendo subito le ricostruzioni e facendo arrivare subito i soldi. E qua i sindaci, il governatore e gli assessori devono andare a “pietire” i decreti! Devono andare a “pietire”!

Ecco, davanti a tutto questo il Ministro dovrebbe venire qua con la testa china e chiedere innanzitutto scusa. E, come seconda cosa, spiegarci tutta una serie di cose che ancora non riusciamo a comprendere: prima fra tutte, perché vengono annunciati sempre tanti soldi e poi non arriva mai quasi nulla per i blocchi della burocrazia ministeriale.

E, ancora, noi chiediamo non più l'annuncio: “faremo”, “vedremo”. Si abbia il coraggio di metterci la faccia: il Ministro venga in prima persona a seguire tutti gli atti che ha annunciato negli ultimi anni sui Campi Flegrei e di cui non c'è traccia. E qua mi perdonerete, concludo Presidente: ho letto un'intervista in cui il Ministro Musumeci ha detto: “Dobbiamo avere come priorità il dissesto idrogeologico e i costoni del nostro Paese”. Ministro, ci è arrivato: AVS ve l'ha detto fin dall'inizio, finanziate la messa in sicurezza dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), non opere mastodontiche dove, spesso, si nasconde anche la criminalità (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, sullo stesso argomento, il deputato Sarracino. Ne ha facoltà.

MARCO SARRACINO (PD-IDP). La ringrazio, signora Presidente, con quel poco di voce che mi resta. Siamo qui per chiedere, per l'ennesima volta, un'informativa urgente al Ministro Musumeci sul tema dei Campi Flegrei. Perché vede, Presidente, il punto è solo uno: sono quattro anni che chiediamo che i Campi Flegrei vengano affrontati come un'emergenza nazionale e non come se il destino di quelle persone debba dipendere solo dalle istituzioni locali, che non hanno né i mezzi, né gli strumenti, né le risorse per affrontare questo dramma. Allora, i media in questi giorni hanno raccontato della scossa più forte mai registrata.

Ma vede, Presidente, ora il dramma è quello di chi è rimasto lì solo. Allora, noi fin dal primo istante abbiamo detto al Governo una cosa semplice: non vogliamo fare polemiche, collaboriamo e rimbocchiamoci tutti quanti insieme le maniche. Però, diavolo, Presidente, lo ribadiamo al Ministro Musumeci: collaboriamo davvero, collaborate davvero, fate qualcosa davvero. Il centro storico di Pozzuoli, Presidente, è da quattro giorni senza acqua. Lo dico al Ministro Musumeci: cosa farebbe se lei stesse a casa quattro giorni senza acqua (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Immagino che si arrabbierebbe.

Allora mettiamoci un attimo nei panni di quelle persone, 500 delle quali non solo non hanno più l'acqua, Presidente, ma non hanno più una casa e un luogo dove andare. Altre non hanno più le attività commerciali, non sanno come guadagnarsi da vivere nei prossimi giorni. C'è un'emergenza nell'emergenza: la messa in sicurezza del territorio da un lato, ma anche ripristinare la normalità dall'altro. Insomma, Presidente, siamo dinanzi ad un disastro e ognuno di noi è chiamato a fare la propria parte. Comuni e regioni lo stanno facendo, stiamo aspettando anche l'intervento da parte del Governo.

Perché il Governo dovrebbe immediatamente prevedere lo stanziamento di risorse per la messa in sicurezza degli edifici e per i ristori, così come la sistemazione degli sfollati. Ci sono due cose, Presidente, che da 4 anni noi chiediamo in Parlamento. La prima è la messa in sicurezza di questi benedetti costoni che franano e su cui Musumeci non ci ascolta mai. Alla fine, i costoni purtroppo sono franati. La seconda è la stabilizzazione del personale che a dicembre scadrà.

Tale personale è fondamentale per le verifiche delle strutture e per affrontare il bradisismo. Insomma, Presidente, e concludo, è arrivato il tempo che queste richieste, che hanno il solo scopo di mettere in sicurezza il nostro territorio, diventino realtà. Al Governo e a Giorgia Meloni chiediamo una sola cosa: fate il vostro dovere e fatelo subito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, la deputata Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (IV-CR). Grazie, Presidente. Il gruppo di Italia Viva desidera esprimere vicinanza alle popolazioni e alle famiglie di Pozzuoli e dei Campi Flegrei, che ancora una volta hanno vissuto gli effetti delle scosse. È un territorio che, purtroppo, è abituato al fenomeno del bradisismo, ma questa volta le scosse hanno destato tanti e tanti danni. Noi ci uniamo alla richiesta degli altri gruppi e chiediamo che il Ministro Musumeci venga in Aula, perché il primo decreto sui Campi Flegrei risale a 2 anni fa, ma la situazione continua a progredire in modo ancora molto, molto lento.

E soprattutto ci sono dei punti da chiarire: noi non vogliamo fare alcun tipo di polemica, però è chiaro che un territorio come quello ha bisogno di coordinamento. Purtroppo le popolazioni di quel territorio hanno vissuto la solitudine nelle primissime ore delle scosse, due o tre ore dove la mancanza di coordinamento purtroppo è risultata evidente. Quindi, noi chiediamo al Ministro Musumeci di venire in quest'Aula e, soprattutto, di chiarire, prima di tutto a se stesso, le idee rispetto a come gestire le emergenze, le vie di fuga e i punti di raccolta in quel territorio.

E poi, come abbiamo chiesto in tutti i provvedimenti che sono arrivati in quest'Aula e come chiede anche il territorio, serve una legge speciale per i Campi Flegrei. Una legge speciale che consenta di velocizzare le pratiche di identificazione del costruito, non soltanto pubblico, ma anche privato, che è continuamente sottoposto alle scosse del bradisismo, ma che, soprattutto, mette continuamente a rischio la sicurezza della vita dei cittadini.

Serve quindi velocizzare gli interventi di verifica, ma, soprattutto, una legge speciale anche per demolire e ricostruire dove non è più possibile mettere in sicurezza il costruito. Ci sono pure le attività commerciali. Noi chiediamo al Governo, anche in vista della legge di bilancio, cosa pensa di fare rispetto alla sospensione dei mutui per i cittadini e per tutte le attività commerciali che in quel territorio vivono di piccola impresa e di turismo.

Vogliamo, inoltre, cogliere l'occasione per porre un tema che ancora non è stato discusso in quest'Aula: perché, oltre ai danni che ci sono sugli edifici pubblici e privati, e quindi al tema enorme che, nel caso di queste scosse, ha riguardato tante famiglie del territorio di Pozzuoli, ce n'è un altro che riguarda i sottoservizi. In queste ore sta mancando l'acqua, ma evidentemente la pressione delle scosse sta esercitando una pressione anche sulla rete idrica, sulla rete fognaria, sulle infrastrutture del gas.

E quindi noi chiediamo, anche su questo, una verifica straordinaria, perché il territorio dei Campi Flegrei ha una particolarità rispetto ad altre zone d'Italia che vivono gli effetti dei terremoti, ma che non vivono, come i Campi Flegrei, l'effetto di continue sollecitazioni. Quindi noi chiediamo che venga posto all'ordine del giorno anche questo punto e che il Ministro Musumeci venga a metterci la faccia, perché le promesse ai cittadini dei Campi Flegrei sono state tante; purtroppo, però, la disorganizzazione è stata la caratteristica delle ore immediatamente dopo le scosse, ma soprattutto stanno andando troppo lentamente le verifiche sugli edifici.

E c'è, appunto, l'altro tema, l'ultimo, Presidente, che voglio porre, che è quello delle infrastrutture legate alle vie di fuga, alla tangenziale, al costone. Insomma, molte risposte restano ancora da dare ai cittadini, ma soprattutto, esprimendo vicinanza, la vera vicinanza che possiamo dare in quest'Aula è dare risposte concrete a quei territori, che si meritano di avere un futuro e soprattutto di non avere paura e di non vivere nella paura.

PRESIDENTE. Grazie, onorevole. Riferirò al Presidente delle richieste di informativa giunte dai gruppi su questo tema.

Per richiami al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, la deputata Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Grazie, Presidente. In relazione all'articolo 8 del nostro Regolamento per fare chiarezza rispetto a quanto è successo la scorsa settimana, e si sta prolungando anche in questa, alla Giunta per le autorizzazioni e al nostro presidente, al presidente della Giunta, Devis Dori, che, assieme ad altri componenti della Giunta stessa, ha tentato di accedere alla documentazione inviata dalla procura della Repubblica nell'ambito di un'inchiesta su reati di mafia.

Detta procura ha chiesto l'autorizzazione di conoscere e di analizzare i contenuti di messaggi tra i quali sono anche compresi messaggi che riguardano l'onorevole ex Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Ebbene, il presidente Dori e gli altri colleghi della Giunta non hanno potuto accedere, non hanno potuto esercitare la loro legittima prerogativa a causa del rifiuto espresso da funzionari della Giunta secondo un'indicazione ricevuta dal Presidente della Camera.

L'Ufficio di Presidenza della Giunta aveva infatti deciso la possibilità, da parte dei membri richiedenti della Giunta stessa, di accedere a questi atti alle ore 10 di venerdì. La Giunta, infatti, deve decidere in merito alla richiesta della procura della Repubblica, e come lo può fare se non alla luce della conoscenza della documentazione pervenuta e inviata dallo stesso Presidente della Camera al presidente Devis Dori?

Quindi, a questo punto, il presidente della Giunta anche oggi ha chiesto di poter accedere in quanto presidente, fatta salva tutta la nostra perplessità e i dubbi di fondo che abbiamo sollevato e che il presidente ha sollevato ed esplicitato in merito al diniego ai componenti della Giunta di potervi accedere.

Ma il presidente, a cui questa documentazione è pervenuta - è stata inviata dal Presidente della Camera -, come fa a organizzare il lavoro, a istruire il tutto, anche per la Camera dei deputati, se non ha la possibilità di vedere i documenti (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Ma è veramente forsennata? Ma cosa è? Insomma, non siamo in regime di Stasi (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), vero? Ecco.

Il presidente ha fatto presente al Presidente della Camera questa necessità, perché sta nelle sue prerogative. Ma quando mai un Presidente della Camera - non ci sono precedenti - si intromette senza giustificazione, delegando una decisione a procedere, che spetta al presidente della Giunta per le autorizzazioni, alla Giunta per il Regolamento? Veramente, chiediamo al Presidente della Camera di rendere conto di questa decisione che ci sembra tutta politica, anche perché il collega Delmastro ha detto di non avere niente da nascondere, niente da temere.

Allora, dovrebbe essere lui a chiedere direttamente l'accesso e a chiedere che la Camera decida per dare l'autorizzazione alla procura della Repubblica di Roma (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, sempre per un richiamo al Regolamento, il deputato Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Ma cosa c'è scritto in quelle chat (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Perché davvero è incredibile quello che state facendo per coprire ciò che l'ex Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha detto e scritto con Caroccia. Ma chi è Caroccia? Perché, in tutta questa vicenda, sembra quasi che si stia parlando di una conversazione qualsiasi, che c'è una persona condannata per una intestazione fittizia. Caroccia è stato condannato per essere il prestanome della famiglia Senese. Chi è la famiglia Senese? Perché forse su questo aspetto ci si concentra sempre poco. La famiglia Senese è la famiglia che controlla il traffico di droga, che ha legami con la camorra. È una famiglia camorristica che, sostanzialmente, controlla tutto quello che avviene a Roma. Ha avuto legami con Carminati, ha avuto a che fare con Piscitelli, il famoso “Diabolik”, con i Casamonica. Questa è la famiglia Senese. E il boss Michele, detto “‘o pazz”, ha un fratello che si dice che sia colui il quale gestisce tutti i ristoranti grazie ai quali la famiglia Senese ricicla i soldi della camorra e non solo, anche della 'ndrangheta.

Bene, questa è la famiglia Senese. Questo è il personaggio con cui il nostro Sottosegretario aveva delle conversazioni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è! E voi parlate di legalità? Voi parlate di… Un attimo, perché questo è il tema del richiamo al Regolamento. A noi stanno dicendo che non possiamo accedere alle conversazioni tra il Sottosegretario alla Giustizia e una persona che ha avuto legami con gente di questo calibro? Voi parlate di criminalizzare i ragazzetti sopra i 14 anni e non ci dite cosa diceva il Sottosegretario alla Giustizia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) con chi spaccia droga e controlla il traffico di droga? Ma davvero questo? E il problema poi non è di Andrea Delmastro. Il problema è del partito di Giorgia Meloni, è di Fratelli d'Italia, è di mezzo partito di Fratelli d'Italia regionale che era in questa società con la figlia di Caroccia.

E allora anche la Presidente Meloni ci dovrà rendere conto di tutto questo, e tutto il partito di Fratelli d'Italia. Ma cosa sapete fare voi? Fare un legame straordinario: paragonare Andrea Delmastro a Roberto Scarpinato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Continuate a confrontare uno con la carriera di Delmastro con uno con la carriera di Scarpinato. Metteteli insieme e vediamo chi combatteva la mafia e chi invece no! Continuate pure, in ogni dibattito, in ogni intervento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

E allora, avete fatto bene… di dire a Delmastro “io non ho nulla da nascondere, consegno le chat”… cioè, volete inscenare questo trucchetto per cui Delmastro dice di consegnare queste chat, ma nel frattempo la sua maggioranza vieta di leggere queste chat. Quindi, pensate di far uscire il Sottosegretario come un eroe che consegna, ma poi tutti quanti voi negherete l'accesso a queste chat.

Che espediente avete trovato e come avete fatto questa cosa? L'avete fatto precludendo l'esercizio delle facoltà del Presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, che ha dato una grande dimostrazione istituzionale e di correttezza, per dare modo ai componenti della Giunta di leggere queste chat, ma non è possibile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Voi avete tenuto tutto sigillato dove nessuno può leggerle. Dove? In una cassaforte! In questa cassaforte dove tenete quello che è accaduto. Tirate fuori queste chat e fateci sapere cosa è successo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle che espongono striscioni recanti le scritte: “Fuori le chat!” e “Aprite la cassaforte!” - Si levano in piedi e scandiscono: “Fuori le chat, fuori le chat! - Il deputato Lomuti mostra una cassaforte dalla quale il deputato Francesco Silvestri estrae un cd).

PRESIDENTE. Chiedo agli assistenti parlamentari di intervenire. Colleghi, dovete rimuovere immediatamente tutti gli striscioni e i vari oggetti. Collega Lomuti, la richiamo all'ordine. Collega Silvestri, la richiamo all'ordine.

Colleghi, per cortesia. Colleghi, grazie! Collega Lomuti, l'ho già richiamata all'ordine una volta. Collega Lomuti, la richiamo all'ordine per la seconda volta. Colleghi! Colleghi! Grazie, andiamo avanti.

Ha chiesto di intervenire il collega Gianassi. Colleghi, per rispetto del collega, io vi chiederei adesso di sedervi e ascoltare chi deve intervenire dopo di voi sullo stesso tema. Abbiamo capito il messaggio. Colleghi, per cortesia. Colleghi e colleghe, per cortesia! Adesso diamo la parola, sullo stesso argomento, per richiamo al Regolamento, al collega Gianassi.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io non sono fornito di striscioni, però voglio comunque esprimere qualche considerazione con voi su quanto sta succedendo, perché è gravissimo l'attacco alle prerogative dei parlamentari a cui stiamo assistendo in queste ore. I fatti già erano gravi, così gravi che non c'era bisogno di peggiorare la situazione, cosa che invece questa destra sta facendo e ci dispiace che stia riuscendo con questa azione di pressione politica a condizionare anche l'attività del Presidente della Camera.

Sappiamo di cosa stiamo parlando. L'allora Sottosegretario alla Giustizia diventa socio in affari di una ragazza appena maggiorenne, figlia di una persona condannata per essere il prestanome di uno dei più pericolosi clan mafiosi della Capitale, poi condannato in sede definitiva.

Si apre oggi un nuovo procedimento penale che la procura di Roma ha attivato per contrastare reati di stampo mafioso: i reati di intestazione fittizia di beni e i reati di riciclaggio aggravati dall'agevolazione mafiosa. La Procura di Roma, nel pedissequo rispetto delle sentenze della Corte costituzionale, scrive alla Camera dei deputati per dire che la Camera deve concedere l'autorizzazione a sequestrare la chat tra l'allora Sottosegretario Delmastro e il Caroccia, indagato nel procedimento penale, perché altrimenti quel procedimento penale rischia di andare in fallimento. Non possono essere accertate le responsabilità penali perché gli indagati si sono difesi dicendo che lì dentro ci sono materiali rilevanti per il procedimento penale e perché devono essere verificati gli spostamenti delle somme di denaro, cioè tutto ciò che è necessario per risalire ai reati che sono contestati: intestazione fittizia di beni e riciclaggio aggravati dall'agevolazione mafiosa. Quelle comunicazioni sono decisive, rilevanti e necessarie per lo svolgimento del procedimento penale. Dunque, la Camera è chiamata a scegliere se vuole tutelare la riservatezza dei messaggi che un Sottosegretario si è scambiato con una persona condannata per reati di mafia o l'interesse delle istituzioni repubblicane e democratiche a perseguire i reati di mafia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Questa è la posta in gioco. È questa, non è altro. O si tutela la segretezza di quei messaggi o si tutela l'autorità giudiziaria che sta indagando sui reati di mafia. Si deve decidere chi è prevalente. Se la destra, Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni, con la supina - come al solito - subalternità di Forza Italia e Lega, decide e decidono che bisogna tutelare la segretezza di quella comunicazione a costo di sacrificare un procedimento contro la mafia, almeno non andassero più a celebrare Paolo Borsellino e i caduti per la mafia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Almeno questo. Non si riempissero più la bocca di parole a difesa della legalità e di contrasto alla criminalità organizzata. Almeno questo. Non tanto di più, ma almeno questo.

Ma non è bastato nemmeno questo, perché non è bastato alla destra dire, già in Giunta per le autorizzazioni, “no” alla richiesta della procura di Roma - ripeto - nel rispetto rigoroso dei principi stabiliti dalla Corte costituzionale quando si tratta di sequestrare corrispondenza di un parlamentare. No, c'è di più. Per la prima volta nella storia dei lavori parlamentari, la destra pretende che i parlamentari che sono membri della Giunta per le autorizzazioni, che devono esaminare il materiale per decidere, non possano nemmeno leggere quel materiale che il Presidente della Camera ha trasferito lui, per primo, alla Giunta per le autorizzazioni. Non possiamo leggerlo. Io sono vice presidente della Giunta e non posso leggerlo. E sono pronti a cambiare le regole del gioco pur di non consentire ai parlamentari, che sono in quella sede (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e devono assumere una decisione consapevole, di leggerlo.

Ora, se Fratelli d'Italia è pronto a fare tutto questo, cosa dobbiamo dedurre? Che ha un terrore pazzesco di quei contenuti perché, evidentemente, quei contenuti sono così gravi che per loro è obbligatorio perdere la faccia, dimostrarsi deboli nella lotta alla mafia, ma impedire che quel documento, in una sede riservata, sia esaminato. Per noi, tutto questo è inaccettabile e faremo valere le nostre ragioni, in quest'Aula e ovunque fuori da quest'Aula, perché, su queste questioni di principio, noi non avremo i cedimenti che la destra italiana, anche oggi, ancora una volta, ha dimostrato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Naturalmente il Presidente ci ascolta e ha chiarito al presidente della Giunta per le autorizzazioni di aver assunto una decisione interlocutoria, in attesa dell'esito della riunione della Giunta per il Regolamento che, come tutti sapete, è convocata questa sera.

Trasferimento a Commissione in sede legislativa della proposta di legge n. 2772? ed abbinata (ore 15,36).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'assegnazione di proposta di legge a Commissione in sede legislativa.

Propongo alla Camera l'assegnazione in sede legislativa della seguente proposta di legge, della quale la VIII Commissione (Ambiente) ha chiesto il trasferimento in sede legislativa, ai sensi dell'articolo 92, comma 6, del Regolamento:

S. 1311 - Senatori Mennuni ed altri: «Istituzione dell'area marina protetta “Isola di Capri”» (Approvata dal Senato) (2772).

Se non vi sono obiezioni, così rimane stabilito.

(Così rimane stabilito).

Per consentire alla stessa Commissione di procedere all'abbinamento richiesto dall'articolo 77 del Regolamento è quindi trasferita in sede legislativa anche la proposta di legge Sergio Costa ed altri: «Modifiche all'articolo 36 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, e altre disposizioni in materia di istituzione dell'area marina protetta dell'isola di Capri» (2057).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, la relatrice del decreto-legge PNRR, onorevole Frassini. Ne ha facoltà.

REBECCA FRASSINI (LEGA). Grazie, Presidente. Per chiedere la sospensione di 15 minuti per immediata convocazione del Comitato dei nove.

PRESIDENTE. A questo punto sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15,55. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 15,37, è ripresa alle 16,05.

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti (A.C. 2987-A?).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2987-A?: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti.

Ricordo che nella seduta di giovedì 30 luglio è stato da ultimo approvato l'articolo aggiuntivo Pella 15.0 1003 come riformulato e che sono stati accantonati gli emendamenti relativi all'articolo 1, comma 1, ossia gli emendamenti Mari 1.2, gli identici Grimaldi 1.3 e Iaria 1.4 - successivamente ritirati dai presentatori fuori dalla seduta - gli identici Grimaldi 1.5 e Iaria 1.6, Comaroli 1.1007 e Casu 1.8.

A tale proposito, avverto altresì che l'emendamento Casu 1.8 è stato sottoscritto dal deputato Grimaldi. Avverto, inoltre, che l'emendamento Comaroli 1.1007 è stato ritirato dalla presentatrice fuori dalla seduta e che la Commissione ha presentato l'emendamento 1.600, che è in distribuzione e in relazione al quale sono stati presentati subemendamenti che sono in distribuzione.

(Ripresa esame dell'articolo unico - A.C. 2987-A?)

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione.

Invito dunque la relatrice e la rappresentante del Governo ad esprimere il parere su tali emendamenti.

REBECCA FRASSINI, Relatrice. Grazie, Presidente. Sull'emendamento 1.2 Mari vi è un invito al ritiro o parere contrario. Sui subemendamenti all'emendamento 1.600 della Commissione, 0.1.600.1 Iaria, 0.1.600.2 Iaria, 0.1.600.3 Casu, 0.1.600.4 Iaria, 0.1.600.5 Pastorella, invito al ritiro o parere contrario. Sull'emendamento 1.600 della Commissione il parere è favorevole. Sugli emendamenti identici 1.5 Grimaldi e 1.6 Iaria, invito al ritiro o parere contrario. Infine, sull'emendamento 1.8 Casu, invito al ritiro o parere contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere conforme.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.2 Mari.

Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Io, in realtà, chiederei al Ministro…

PRESIDENTE. Collega, prosegua.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie. Mi rivolgo al Ministro che, credo, conosca bene la materia e sappia quanto noi abbiamo favorito l'ipotesi che è stata cancellata dal pasticcio che è successo in queste ore. Lei sa bene che eravamo preoccupati sul tema del lotto unico e delle gare, soprattutto per la possibilità che altri soggetti, per quanto magari pubblici, però di altri Paesi, potessero partecipare e vincere delle gare che potrebbero mettere a rischio e compromettere quello che è il lavoro e l'attività di tantissimi lavoratori e lavoratrici.

Insomma, con l'emendamento 1.2 Mari, proviamo a dire che, in qualche modo, quelle clausole sociali devono scattare anche in caso di vittoria di altri soggetti che non siano Ferrovie dello Stato. Ma attenzione: ci è stato risposto che questo di per sé già avverrà perché, ovviamente, previsto dalla normativa.

Come sa bene il Ministro, non c'è solo il tema del contrasto a fenomeni di dumping, ma anche il fatto che, qualora in qualche modo vincessero altri soggetti, ci sia il mantenimento degli stessi diritti che quei lavoratori e lavoratrici hanno ottenuto con le battaglie sindacali e con il loro lavoro. E lei sa bene che un conto è dire che nessuno verrà licenziato - e questa potrebbe essere già una buona notizia -, ma anche a lei non sarà indifferente il fatto se sia o no il contratto collettivo nazionale dei ferrovieri attualmente già a disposizione dei lavoratori e delle lavoratrici italiani e non sarà indifferente se manterranno la stessa anzianità.

Lo dico qua: da questa parte non abbiamo votato il Jobs Act. Lo sapete, lo sapete bene, non facevamo parte di quel Governo e non siamo convinti che si dovesse destabilizzare l'unico contratto che doveva rimanere a tempo indeterminato. Ma sapete benissimo anche voi che, quando ci sono delle gare, la prima cosa che ti chiedono i lavoratori e le lavoratrici è di non perdere l'anzianità di servizio, di non perdere l'anzianità rispetto a tanti scatti.

E poi ci sono altri tipi di garanzie. Non è indifferente che dietro quel contratto collettivo nazionale si siano ottenute misure integrative. Magari si è già arrivati a discutere del tema dell'anzianità anche rispetto al fatto che sempre di più, nel mondo della mobilità, dei trasporti... Non è mica facile fare per 20, 30 anni lo stesso lavoro, che richiede spesso anche dei turni e della flessibilità diversa, a seconda se si abbiano 55 o 60 anni.

Allora, lo dico così, Ministro: è proprio sicuro, visto che c'era una grande condivisione da parte di tutti, di non poter riformulare questo emendamento e, poi, i subemendamenti che verranno successivamente, che abbiamo fatto con i colleghi? Ma siete proprio sicuri di dire che, proprio perché l'Unione europea vi ha impallinato una riscrittura che voi avete scritto, adesso si dice: no, non tocchiamola più, perché già siamo arrivati a un difficile equilibrio. Ma almeno sulle materie di competenza nostra, provate a fare i patrioti per difendere gli interessi nazionali e anche dei lavoratori e delle lavoratrici italiani.

Allora, ve lo chiedo: accantonatelo, provate a proporci una riformulazione che consenta di dire che sì, certo, esistono le clausole sociali e nessuno perderà il posto di lavoro, ma neanche i diritti acquisiti, il salario e tanto di quel lavoro che i lavoratori e lavoratrici italiani si sono conquistati con anni e anni anche di sciopero. Io ricordo che lo sciopero vuol dire meno salario, vuol dire in qualche modo aver...

PRESIDENTE. Concluda.

MARCO GRIMALDI (AVS). ...lottato per ottenere più qualità, più diritti e un altro modo anche di intendere il lavoro in Italia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Allora, il deputato Casu ha chiesto di sottoscrivere. Io ho altri interventi, ma nel frattempo chiederei il parere alla relatrice sulla richiesta di accantonamento dell'onorevole Grimaldi. È contrario.

Insiste per la votazione, collega Grimaldi? Collega Grimaldi, insiste per votare l'accantonamento? Sì. Allora, adesso votiamo l'accantonamento e, se dovesse essere respinto... L'onorevole Casu ha chiesto di parlare a favore. Prego, onorevole Casu.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io intervengo a favore dell'accantonamento di questo emendamento 1.2 Mari, che tocca lo stesso punto contenuto nel mio emendamento 1.8 Casu, presentato insieme alla collega Guerra come Partito Democratico e che è collegato anche al subemendamento 0.1.600.3, che abbiamo presentato insieme.

Credo che sia importante accantonare questi emendamenti e chiederei all'Aula un po' di attenzione. Infatti, stiamo parlando del destino non solo di decine di migliaia di lavoratrici e di lavoratori, ma stiamo parlando del destino del diritto alla mobilità di tutte le italiane e di tutti gli italiani; quindi, chiederei un po' di attenzione per questa discussione.

Io penso che sia importante accantonare, perché stiamo vivendo un passaggio molto, molto delicato. Quello che è contenuto nel subemendamento del Governo l'avevamo letto da alcune anticipazioni giornalistiche e attendiamo di sentire il Ministro dirci quelli che sono i passaggi che hanno portato alla definizione di questo subemendamento. Però non possiamo dimenticare che quello che era contenuto nella formulazione di questo articolo 1, prima che lo modificaste con questo emendamento che avete presentato oggi, era una posizione su cui unitariamente forze di maggioranza e di opposizione si erano espresse, quando in Commissione trasporti abbiamo espresso il nostro parere sul Documento strategico della mobilità ferroviaria di passeggeri e merci, ed era la stessa posizione su cui il Ministro dei Trasporti si era impegnato fortemente con le organizzazioni sindacali, tutte le organizzazioni sindacali, quando era stato sospeso lo sciopero, poi rinviato, previsto originariamente per l'11 giugno.

Quindi, di fronte a una richiesta unanime del Parlamento e delle forze sindacali di mettere degli elementi di certezza in questo percorso, questo emendamento che state presentando come Governo rappresenta, invece, un passo in una direzione totalmente opposta rispetto a quello che fino a oggi si era cercato, con difficoltà, ma anche con grande impegno e determinazione, di costruire in termini politici, istituzionali e sociali. Di fronte a questo, la richiesta che perlomeno noi facciamo è che il tema non delle clausole sociali, quali che siano le clausole sociali, ma di effettive garanzie per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, che abbiamo cercato di scrivere al meglio delle nostre possibilità negli emendamenti - e, se li abbiamo presentati e sono stati ritenuti ammissibili, significa che queste garanzie, così come le abbiamo formulate, non sono già contenute nel nostro ordinamento -, debba essere perlomeno oggetto di una riflessione di questo Parlamento, perché qui non stiamo parlando del diritto alla concorrenza, stiamo parlando di non fare e costruire la concorrenza solo sulla pelle dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori. Questo è il punto politico di questa discussione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Noi siamo convinti che si possano e si debbano creare le condizioni per tenere insieme la scelta che meglio può garantire l'uniformità di un servizio intercity, che è un servizio fondamentale perché tiene unito il Paese, perché non tutte le italiane e gli italiani si muovono ad alta velocità. Tante italiane e italiani non potrebbero fare a meno del servizio intercity. Noi abbiamo difeso l'idea del lotto unico, perché ritenevamo che il lotto unico fosse il modo migliore per poter evitare che da una divisione fra lotti fra loro non equivalenti potesse crearsi una divisione fra servizi di serie A e di serie B e tra lavoratrici di serie A e di serie B, anche all'interno del servizio intercity. Ma, sgombrato il campo da questo punto, il tema delle clausole sociali e delle garanzie sociali è un tema che non può essere rinviato in altra sede e che deve essere affrontato qui, oggi, in Parlamento.

Per questo vi chiediamo di accantonare questo e gli altri emendamenti e di trovare insieme la formulazione più opportuna per sancire perlomeno questo principio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Qualcuno chiede di intervenire contro? Prego, collega Deidda.

SALVATORE DEIDDA (FDI). Intervengo ora, approfitto ora, come se fosse anche per gli altri emendamenti. Lo ha detto forse il collega Casu che la volontà di questo Parlamento e di questa maggioranza è stata espressa nella Commissione trasporti molto candidamente, votando anche le proposte dell'opposizione, ma questo significa che anche il Governo ha avallato questa nostra posizione, perché non siamo così irresponsabili in Commissione da andare contro il nostro stesso Governo. Quindi c'è una volontà unanime di voler risolvere questa problematica e salvare i posti di lavoro, il diritto dei passeggeri e il diritto dei lavoratori.

Le motivazioni, quindi, sono unanimi. Il problema da dove nasce? Perché poi bisogna raccontarlo. Perché, collega Casu, anche nei modi di denunciare questo problema, almeno lei ha il buon gusto di farlo in un modo moderato e riconoscere anche che la maggioranza… Altri, invece, che hanno causato questo problema... Come lei, mi rivolgo alla Presidenza come testimone: chi è che si vanta di avere scritto il PNRR? Chi è che si vanta di avere scritto e portato in Italia i fondi del PNRR? Insieme a quei fondi del PNRR, c'erano delle clausole che hanno escluso il Parlamento italiano, per esempio, dalla possibilità di discutere in Commissione un parere fondamentale.

Era stato il Ministro Giovannini a togliere il parere della Commissione trasporti sulle ferrovie e inserire il Piano strategico. Questo è il problema. In quell'esclusione del Piano - quindi, il Parlamento non può entrare in merito a questioni tecniche delle ferrovie -, c'era anche questa questione della gara unica. Quando poi noi abbiamo parlato con il Governo, giustamente dicendo “guardate, abbiamo un problema, dobbiamo intervenire”, loro giustamente hanno provato a inserire varie riformulazioni e l'emendamento che è stato poi bocciato dalla Commissione europea ne è la prova. Quindi io dico che è una problematica che il sistema Italia ha con la Commissione europea. Invece di fare come qualcuno che dice che questa maggioranza è contro i lavoratori, si guardi indietro, impari una lezione, impari la lezione che non si approva un provvedimento a scatola chiusa.

Noi di Fratelli d'Italia il PNRR non lo abbiamo mai votato proprio per questo, perché dovevamo leggerci anche le carte - e ce lo avete rinfacciato in tutti i modi - e perché c'erano queste clausole che sono contro la nostra politica dei lavoratori, contro la nostra politica dei lotti, contro la nostra politica delle ferrovie.

Quindi, facciamo una battaglia comune a difesa dei lavoratori, ma nessuno, almeno da quella parte dell'emiciclo, ci venga a dare lezioni su come si proteggono le ferrovie, i lotti e i ferrovieri (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché i sindacati lo sanno chi ha messo quello clausole. C'è scritto, nero su bianco, chi è stato il Ministro che ha espropriato il Parlamento dal dare il parere sulle ferrovie: era il Ministro Giovannini. Nessuno di Fratelli d'Italia, nessuno di questa maggioranza lo ha fatto.

Quindi, parliamone pacatamente, parliamo, sediamoci a un tavolo con i sindacati, proseguiamo la trattativa, proseguiamo e facciamo in modo che ci siano tutte le clausole per i lavoratori, per i passeggeri, per tutelare il servizio, per tutelare Trenitalia e qualunque azienda che fornisca il servizio. Vi prego, però, non raccontate e non usate questa vicenda contro questa maggioranza, perché noi possiamo dire orgogliosamente: noi non c'eravamo e non l'abbiamo votata (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accontamento dell'emendamento 1.2 Mari, con il parere contrario della relatrice.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 61 voti di differenza.

Torniamo all'emendamento 1.2 Mari. Ha chiesto di parlare il deputato Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Io sono il rompiscatole, Presidente (Commenti). Vedo che ne siete consci.

Che cosa è successo qua oggi? Siete tutti uniti dalla sacra lotta contro la concorrenza. Il presidente Deidda, in un intervento che mi ha lasciato sconvolto, fondamentalmente ha detto: ma che volete da me? È colpa dell'Europa! Ha detto cioè: se non fosse stato per l'Europa, con il cavolo che noi avremmo messo un po' di concorrenza nel sistema ferroviario, perché noi non abbiamo nel DNA la concorrenza, siamo l'unica destra del mondo che non ha la concorrenza.

Il collega Casu, il collega Grimaldi fanno “no, no, per carità, ci voleva il lotto unico per tutelare Ferrovie, però ci sono i lavoratori”, perché suona sempre bene “i lavoratori”. Non mi avete ancora convinto, perché l'attuale clausola sociale (Proteste del deputato Grimaldi)

PRESIDENTE. Collega Grimaldi, la richiamo all'ordine. Collega Grimaldi, deve ascoltare il collega Marattin, funziona così…

LUIGI MARATTIN (MISTO). ...non mi avete ancora convinto, perché l'attuale normativa sulle clausole sociali non tuteli già adesso, a legislazione vigente (Proteste del deputato Grimaldi)

PRESIDENTE. Collega Grimaldi, la richiamo all'ordine per la seconda volta!

LUIGI MARATTIN (MISTO). …semplicemente voi i voti li prendete con le parole d'ordine “clausole sociali”, “lavoratori”, “protezione”. Vi basta questo.

Che cosa dico io, piccolo rompiscatole, eccetera? Guardate che l'Italia eccelle al mondo per poche cose: una di queste sono i risultati che abbiamo avuto sulla liberalizzazione del trasporto ferroviario ad alta velocità. Ce la stanno copiando dappertutto. Dove abbiamo avuto il coraggio di mettere concorrenza, è venuta benissimo: ha abbassato il prezzo per i consumatori e ha migliorato le condizioni dei lavoratori. Qui si tratta, nel tratto intercity, di una cosa diversa, perché non puoi fare concorrenza…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

LUIGI MARATTIN (MISTO). …ma devi affidare sulla base di gara. Sulla base di gara significa maggiore concorrenza, maggiore opportunità per i consumatori. Perché siete contrari a questa roba qua? Perché avete dovuto farvi costringere dall'Europa? Perché non avete nel DNA il fatto che la concorrenza comporti maggiori opportunità per i consumatori e maggiore sviluppo per il Paese? Io dico questo, Presidente, perché è l'unica destra del mondo a cui non piace la concorrenza, mentre la sinistra continua a vederla come l'arma dell'austerità e del neoliberismo. Io la penso diversamente.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Mari. Ne ha facoltà per un minuto.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Siamo contrari a questa roba qua, perché con questa roba qua quelli che ci lasciano le penne sono sempre gli stessi (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Questo è il punto, per suo tramite, al collega Marattin.

Stiamo parlando di clausola sociale. In tutti i passaggi, ogni volta che c'è la clausola sociale - non una volta sì e una volta no -, scatta questo maledetto comma 14 dell'articolo 41 del codice degli appalti per cui l'impresa dimostra di avere un'organizzazione aziendale che le consente di ridurre anche il costo del lavoro. Quindi, il dumping contrattuale c'è, ma non c'è ogni tanto, c'è sempre. C'è sempre dumping contrattuale. Quindi, va a finire puntualmente così.

L'emendamento serviva ad evitare questo scandalo, per cui tu lavori una vita ad alcune condizioni…

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCO MARI (AVS). …passi da un'azienda all'altra e ti cambiano le condizioni di vita, di contratto, di anzianità, di retribuzioni, di tutto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). È quello che succede. Andate a parlare con chi va a lavorare la mattina (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.2 Mari, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 1).

Passiamo al subemendamento 0.1.600.1 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.600.1 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Passiamo al subemendamento 0.1.600.2 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.600.2 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Passiamo al subemendamento 0.1.600.3 Casu. Ha chiesto di parlare il deputato Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io vorrei veramente che su questo subemendamento ci fosse attenzione in Aula. Io ho ascoltato, con grande attenzione, anche l'intervento per la maggioranza del presidente Deidda e penso che questo subemendamento offra - l'abbiamo presentato insieme al collega Grimaldi - un'occasione, perché noi non stiamo chiedendo altro che di mettere, nella proposta emendativa di maggioranza, quello che il presidente Deidda ha detto in quest'Aula pochi minuti fa, cioè che da parte della maggioranza vi è la volontà politica di garantire effettivamente tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti in questa gara che - ricordiamolo -, attraverso la riformulazione dell'emendamento di maggioranza, avrà avvio entro il 31 dicembre di quest'anno. Quindi, stiamo parlando di mesi, pochi mesi che ci separano dall'avvio di questo percorso.

Ora, perché noi chiediamo di inserire una disciplina specifica e non solo una disciplina generale? Perché il Ministro Foti sa benissimo che la disciplina generale contiene una clausola sociale che è elastica, che, dovendo essere compatibile con l'organizzazione aziendale, non rende automatico il riassorbimento di tutto il personale coinvolto. Questo tema è già stato affrontato nel trasporto pubblico locale con una norma precisa, specifica, puntuale.

Ora voi fate riferimento alla normativa generale del codice degli appalti e alle clausole sociali in esso contenute, ma noi vi chiediamo di mettere un riferimento che non vincoli questi principi alla compatibilità con l'organizzazione e garantisca quegli elementi che non sono garantiti da questa normativa, in un processo che riguarderà sicuramente il rispetto di quelli che sono gli elementi del contratto collettivo nazionale, ma anche quelli che sono gli elementi dei contratti integrativi aziendali, delle condizioni di tutte le professionalità coinvolte, gli equipaggi, gli addetti amministrativi, il personale commerciale, gli addetti alla manutenzione, tutte le donne e gli uomini che garantiscono il diritto alla mobilità. Quindi, se noi votiamo questo subemendamento, vincoliamo all'emendamento di maggioranza la necessità di un intervento e qui non stiamo parlando dei Governi precedenti, qui non stiamo parlando dell'Europa, qui stiamo parlando della volontà politica del Governo guidato da Giorgia Meloni e del Ministro Salvini.

Sul punto della clausola sociale avevamo già presentato emendamenti nel precedente DL-PNRR. Abbiamo incessantemente portato un'attività: abbiamo questo subemendamento, abbiamo l'emendamento 1.8, abbiamo degli ordini del giorno. Costantemente ci confrontiamo con una maggioranza che dice “vogliamo garantire effettivamente”, però vi possiamo chiedere di metterlo nero su bianco nella norma? Fino alla scorsa settimana, dal Ministero dei Trasporti veniva detto che vi era stata una interlocuzione con l'Europa, tale che la riformulazione uno o più lotti, come possibilità, poteva essere una riformulazione accettabile. Abbiamo scoperto che evidentemente, tra le tante cose che il Ministero dei Trasporti non riesce a garantire in questo Paese, vi è quello di un effettivo confronto su quello che si può e non si può fare e questo effettivamente fa precipitare questa discussione in una situazione molto difficile.

Ma quello che vi chiediamo è di non perdere di vista che ci sono scelte e decisioni che dipendono tutte da voi, di cui voi potete rispondere come maggioranza e come Governo. E se ci sono esempi di normative specifiche che hanno garantito i lavoratori, bisogna metterli nero su bianco anche in questa norma, per evitare un salto nel buio di tutte le ferroviere e i ferrovieri italiani, perché questo salto nel buio lo state determinando voi. Votando contro questo subemendamento, non andate a cercare da nessuna parte i responsabili, perché è una vostra responsabilità politica. Il nostro è un appello accorato a votare per lo meno questo subemendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole, Grimaldi. Ne ha la facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Noi eco-socialisti non abbiamo da dare lezioni a nessuno, soprattutto di liberismo, però - per suo tramite -, ai professori che ci spiegano la libera concorrenza negli intercity italiani, facciamo sommessamente notare che semmai ci fossero, che ne so, tre operatori - uno che fa l'Adriatica, l'altro che fa la Tirrenica Sud, l'altra che fa l'intercity notte -, ma quale concorrenza, Presidente? Ma i colleghi, che hanno preso parola, sanno di che cosa parlano? A proposito di efficienza, a proposito poi della vita reale dei cittadini… voi immaginatevi, con una società francese - che poi la voglio vedere - che arriva, con i suoi mezzi, a fare l'Adriatica e poi con un'altra azienda tedesca che magari fa gli intercity notte e con l'altra che, invece, fa una terza linea e prova a gestire le manutenzioni da sola, in casa. Ma quando si parla abbiamo la decenza almeno di conoscere la materia? No, perché si fanno i professori senza conoscere la materia.

E arriviamo al punto, Presidente, perché poi si fanno i professori sulla pelle delle persone. Ditemi, in tutta questa concorrenza, se non finisce sempre nello stesso modo - sempre nello stesso modo -, che a pagarla sono sempre i lavoratori e le lavoratrici italiane, quelle che da un appalto all'altro - come spiegava il collega Mari -, nelle cosiddette clausole sociali, gli si spiega “sì, è lo stesso lavoro che facevi prima, ma perché lo devi fare con il contratto collettivo nazionale che hai conquistato? No, ce n'è un altro e la tua anzianità sai dove te la devi mettere”? Te la metti nello zaino, nello zainetto, con cui prendi un intercity notte con il collega professore, che non ne prende uno da qualche anno.

Allora, Presidente, io lo dico così: c'è una grande occasione per questo Governo. Volete un voto unanime? Facciamolo, prendiamolo, prendiamo insieme questa occasione. Prendiamo questo intercity, prendiamolo insieme, ma facciamolo con i lavoratori e lavoratrici italiani, che vi chiedono che ai vostri errori… perché siete voi ad aver scritto un articolo sbagliato, siete voi ad essere arrivati in ritardo con questo appuntamento - altro che con i treni -, siete voi ad avere un Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti che tutto fa meno che fare il Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, siete voi i responsabili di questo casino che avete fatto in queste ore - le opposizioni vi hanno solo dato una mano (Commenti). Siete voi i responsabili, oggi, di dire “no” a un emendamento che vi chiede semplicemente che non paghino, per l'ennesima volta, i lavoratori e le lavoratrici italiani (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà, per due minuti.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Grazie, Presidente. Collega Grimaldi, deve venire al prossimo appello…

PRESIDENTE. Si rivolga alla Presidenza.

LUIGI MARATTIN (MISTO). Signora Presidente, può dire al collega Grimaldi che deve venire al prossimo appello, perché il collega Grimaldi ha compiuto un errore molto comune fra i ragazzi di 19 anni che fanno un corso di economia industriale: aver confuso il concetto di concorrenza “nel” mercato, con il concetto di concorrenza “per il” mercato. Cioè, concorrenza nel mercato è quando tu devi fare in modo che un servizio sia offerto da due, tre, quattro o cinque persone; concorrenza per il mercato - è il caso dell'intercity - è quando c'è un monopolio naturale, cioè ci può essere un solo operatore alla volta in grado di offrire il servizio in maniera efficiente.

E, allora, il concetto di concorrenza - che è quello di cui ci stiamo occupando - non è far partecipare due o tre persone, è avere una gara per scegliere l'operatore più efficiente. E la concorrenza si realizza con il fatto che io non sono più tutelato che, qualsiasi cosa succeda, comunque faccia il servizio, vinco la gara (Commenti del deputato Grimaldi): c'è uno che può sfidarmi e, quindi, si introduce una dinamica concorrenziale. Questo è l'errore che lei ha fatto, Grimaldi.

Poi, Presidente, il fatto che ci si permetta, con questa arroganza, di essere in questo Parlamento e di non avere la minima idea di quello di cui si parla, facendo finta di saperlo, è un problema molto, molto più ampio di quello di cui stiamo discutendo (Applausi di deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Raffa. Ne ha facoltà.

ANGELA RAFFA (M5S). Grazie, Presidente. Vorrei dire al “professorone” Marattin - tramite la Presidenza - che non è esattamente come dice lui, perché, se non si utilizza un contratto di servizio pubblico per un servizio come l'intercity, che è un servizio pubblico, si va a finire come la situazione dei trasporti marittimi verso le isole minori, che sono servizi totalmente inaccessibili ai cittadini (Commenti del deputato Marattin)… Lo faccia stare zitto, per favore…

PRESIDENTE. Collega Marattin…

ANGELA RAFFA (M5S). …perché ha già parlato abbastanza e ha fatto alterare anche gli animi…

PRESIDENTE. Collega Raffa ci penso io, richiamo anche lei.

ANGELA RAFFA (M5S). …perché, evidentemente, lui non conosce come stanno veramente le cose. I cittadini delle isole minori - soprattutto in Sicilia -, infatti, sono costretti ad avere un servizio che fa acqua da tutte le parti, con mezzi in avaria, soprattutto in estate, in condizioni non di sicurezza, proprio perché il Governo nazionale ha deciso di trasferire quel servizio, come diceva il collega Marattin, a privati tramite gara d'appalto. Così non si fa il bene dei cittadini, si fa soltanto il bene delle grandi aziende, che hanno la possibilità di partecipare a queste gare, perché non tutti possono parteciparci (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

La cosa più importante per un Governo è tutelare il diritto del cittadino alla mobilità. Punto. Per i Freccia sono anche d'accordo alla libera concorrenza, per il servizio pubblico no. L'intercity è un servizio pubblico.

Chiedo al collega Marattin, gentilmente, di studiare prima di intervenire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.600.3 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo al subemendamento 0.1.600.4 Iaria. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.600.4 Iaria, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 5).

Passiamo al subemendamento 0.1.600.5 Pastorella. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul subemendamento 0.1.600.5 Pastorella, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 6).

Passiamo all'emendamento 1.600 della Commissione. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.600 della Commissione, con il parere favorevole della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 7).

A questo punto, sono preclusi gli identici emendamenti 1.5 Grimaldi e 1.6 Iaria. Gli altri erano stati ritirati.

Passiamo, quindi, all'emendamento 1.8 Casu.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Questo emendamento torna sul tema delle clausole sociali, ci proviamo ancora.

Le motivazioni che abbiamo sentito per non approvare questo emendamento che, in varie forme, in varie formulazioni, è già stato oggetto di voto in quest'Aula poc'anzi, sono molto deboli. Da un lato, ci è stato detto: non possiamo toccare l'emendamento concordato con la Commissione. Ma non c'entra niente. La Commissione si poneva un altro tema, che era quello di dire: non puoi andare a lotto unico, dopo che hai fatto un PNRR in cui prevedevi più lotti. E, quindi, discuteva in questo senso della questione della concorrenza, ma, certamente, non è stata oggetto di discussione né di contrattazione la salvaguardia dei lavoratori, in quale forma, in quali termini dovesse avvenire.

La seconda motivazione, che è quella che ci ha dato il Governo nel Comitato dei nove, è: non c'è bisogno di mettere una clausola sociale, perché le clausole sociali ci sono già. E anche questa è un'argomentazione molto, molto debole, perché la clausola sociale c'è già, lo sapevamo - grazie -, ma lo sapevamo anche perché ci siamo battuti, perché nel codice degli appalti fosse messa la clausola sociale, anche rafforzata rispetto a proposte alternative che ci erano state fatte.

La proposta che noi facciamo - come è stato ricordato dai colleghi - tiene conto anche dell'esperienza dell'applicazione di quelle clausole sociali, dell'insufficienza - ahimè - di quelle clausole sociali che sono nate in un contesto particolare e, cioè, giustissimamente, per garantire la continuità dell'occupazione nel caso di cambio di appalto, ma che non si estendono - come invece noi proponiamo in questo caso - per tener conto della necessità di garantire l'uniformità delle condizioni di lavoro e la qualità delle tutele, che sono molto ampie e che sono molto importanti proprio nel settore dei trasporti, molto esposto - come sappiamo - a problematiche specifiche.

Ora, ho sentito dotte e meno dotte disquisizioni sugli appalti “per la” concorrenza, “nella” concorrenza. Qui siamo in un caso che ha a che fare con la concorrenza per un motivo che è esattamente diverso da quello che è stato detto fino adesso. Noi non siamo contro la concorrenza, la concorrenza è un elemento importante. Siamo contro il fatto - che si verifica molto spesso - che gli appalti, i subappalti sono elementi in cui formalmente si mettono in concorrenza soggetti, specialmente quando l'affidamento avviene, come in questo caso, per gara, ma, poi, il soggetto che partecipa cerca di vincere la gara abbassando un costo, che è il costo del lavoro. Questo è quello che noi ci poniamo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), cioè il costo del lavoro non solo in termini di salari, ma anche in termini più complessivi e completi: cioè, le tutele, che sono anche tutele normative, che sono scritte nei contratti, sono un elemento su cui si specula. Non a caso, negli appalti succede molto spesso che le condizioni di sicurezza vengano attenuate, perché anche la sicurezza è un costo e non viene sempre garantita.

Questa è la nostra preoccupazione e questa è la preoccupazione che credevamo - ci eravamo illusi - fosse condivisa anche dai colleghi. Evidentemente così non è, ma diamo una possibilità, una possibilità di riscatto.

Anche i colleghi della maggioranza - ricordava l'onorevole Casu - si erano espressi a favore di un lotto unico nell'affidamento di questo particolare servizio, sulla base della considerazione che quello poteva essere più tutelante, manteneva il contratto attuale anche per i lavoratori; c'era un elemento, sembrava almeno che ci fosse nella loro sensibilità questo elemento.

Allora, possiamo salvaguardare l'elemento anche senza avere il lotto unico: questo vi stiamo chiedendo, non stiamo facendo una battaglia di lotti contro lotti. Stiamo dicendo: possiamo non avere lotti unici, ma salvaguardare l'obiettivo per cui ci eravamo mossi, e cioè salvaguardare la possibilità dei lavoratori di continuare a lavorare con le tutele che sono attualmente riconosciute dal contratto che hanno con le Ferrovie dello Stato. Tutto qua.

Adesso che ci siamo capiti, avete ancora la possibilità di cambiare il voto. C'è una chiamata d'appello (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Finalmente ho compreso che siamo tutti d'accordo, perché nessuno qui è contro le gare. Siamo tutti d'accordo - è stato detto da tutti i gruppi - che siamo davanti a un monopolio naturale. E, quindi, sarà anche d'accordo che davanti a un monopolio naturale fare più lotti è qualcosa che si chiede solo per rispettare delle regole fatte dal culto del libero mercato, dal culto della concorrenza, anche quando è di fatto contro gli interessi nazionali, degli utenti, dei lavoratori, dei cittadini.

Ed è per questo che siamo tutti d'accordo, a prescindere da quale strano corso di laurea si frequenti - perché non so chi ha insegnato l'idea che un monopolio naturale si possa dividere in più lotti, probabilmente i liberisti di oggi insegnano queste dottrine bislacche -, e saremo tutti ben d'accordo che a pagarlo non siano - ripeto - i lavoratori e le lavoratrici italiani, che non si meritano il dumping sulla loro pelle, non si meritano di perdere anni di servizio e non si meritano che, per l'errore fatto da un Governo che voleva risolvere in gran silenzio questa situazione, si rischi di compromettere tutto, proprio perché non è stato all'altezza del suo compito.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi, veramente, teniamo molto a questo emendamento, perché non è solo un'ulteriore occasione: è l'ultima occasione per questa maggioranza, per questo Governo, per non tradire anche l'impegno assunto formalmente con tutte le ferroviere e i ferrovieri italiani. Io veramente mi rivolgo in maniera accorata alla maggioranza e al Governo: noi chiediamo di mettere nero su bianco un vincolo chiaro al fatto che la gara - quale che sia il numero dei lotti - abbia elementi certi di garanzia per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti.

Chiediamo, veramente - se è necessaria una sospensione, un accantonamento - il tempo necessario per valutare, ma almeno su questo emendamento non diamo un segnale di divisione al Paese e mostriamo di essere in grado di costruire una sintesi in questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Allora, sull'accantonamento la relatrice è contraria. Deputato Casu, insiste per la votazione sull'accantonamento? Sì, bene. Allora, se nessuno chiede di intervenire a favore o contro, pongo in votazione la richiesta di accantonamento dell'emendamento 1.8 Casu… Onorevole Simiani, vuole parlare sull'accantonamento a favore? Allora prego, può intervenire.

MARCO SIMIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo a favore non solo perché è importante, ma anche per rispondere al dibattito che c'è stato sulle clausole sociali. Io penso questo: chi sa di trasporto pubblico e conosce il trasporto pubblico sa benissimo che oggi il costo del lavoro nel trasporto pubblico è incomprimibile, cioè di fatto esiste una barriera che è quella al 50 per cento, perché il costo varia dal 50 al 65 per cento, non solo su gomma ma anche su ferro.

Questo è un tema discusso molte volte anche nel sistema associativo, nel trasporto pubblico locale, nelle gare regionali: vi è stato un dibattito vero sul fatto. Noi in Toscana facemmo nel 2004, 2005, le prime gare a più lotti, poi ne facemmo una, nel 2011, a lotto unico. Ma il punto principale, Presidente, era quello di inserirlo in tutti i modi e rafforzandolo fortemente, proprio perché quel costo incomprimibile - che oggi è il lavoro, ossia il 50 per cento del bilancio - erano le clausole sociali di cui noi non dobbiamo mai non tenere conto.

A me questo dibattito mi sembra veramente assurdo. Lo dico chiaramente. Perché il fatto che oggi la maggioranza non riconosca questo punto… che è un punto essenziale che non riguarda, oggi, la concorrenza - mi rivolgo, suo tramite, all'onorevole Marattin - ma riguarda la carne viva del trasporto pubblico, la parte più debole del trasporto pubblico, che è composta da chi oggi usufruisce del trasporto pubblico e dai lavoratori. Perché lavorare nel settore del trasporto pubblico è complicato, è un lavoro difficile che ha bisogno di essere tutelato perché, in qualsiasi gara del trasporto pubblico e in qualsiasi attività che riguarda il trasporto pubblico, non esistono società che hanno fatto grandi guadagni. Esistono bilanci molto complicati, soprattutto in questo tempo presente in cui il costo del carburante è aumentato e anche per quanto riguarda il sistema della gomma.

Ecco perché noi dobbiamo fare un'azione corale nel riconoscere - e credo che il Parlamento sia il luogo giusto - che le clausole sociali siano importanti e dobbiamo, in questo caso, affermarle. Ecco perché rivolgo un invito a che questo emendamento sia accantonato; per il valore che le clausole sociali hanno avuto in questo Paese perché, se non ci fossero state queste, noi avremmo fatto gare, sì, per la concorrenza, ma abbassando il costo del lavoro, e sarebbe stato un vero dramma per molti lavoratori.

PRESIDENTE. La deputata Raffa chiede di sottoscrivere. Qualcuno chiede di parlare contro? Direi di no.

Passiamo ai voti.

Pongo in votazione, mediante procedimento elettronico senza registrazione di nomi, la richiesta di accantonamento dell'emendamento 1.8 Casu, con il parere contrario della relatrice.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge per 57 voti di differenza.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.8 Casu, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 8).

Avverto che consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 2987-A?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che l'ordine del giorno Deidda n. 9/2987-A/6 è stato ritirato dal presentatore.

Avverto inoltre che la Presidenza non ritiene ammissibile, in quanto non recante istruzioni o impegni al Governo relativi a specifiche disposizioni del provvedimento in esame, come invece previsto dall'articolo 88, comma 1, del Regolamento, e concernente argomento estraneo all'oggetto della discussione, l'ordine del giorno Furgiuele n. 9/2987-A/65, che interviene in materia di criteri per l'assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

La Presidenza non ritiene altresì ammissibile - in quanto incongruo rispetto al complesso delle norme concernenti le procedure di infrazione in sede europea - il secondo impegno dell'ordine del giorno Ziello n. 9/2987-A/67, in quanto volto a vincolare il Governo a reiterare una richiesta di archiviazione della procedura, vincolo che non può ricondursi alle competenze del Governo, ai sensi dell'articolo 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Invito la rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. L'ordine del giorno n. 9/2987-A/1 Amendola, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione.

PRESIDENTE. Allora raccomandazione, se riformulato.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/2 Ghio, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione il primo impegno; parere contrario al secondo impegno.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/3 Quartapelle Procopio, espunte le premesse quarta, settima e ottava, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare la possibilità di incrementare i contributi assicurati agli enti locali, nel solco delle iniziative già intraprese, per ulteriori interventi di adeguamento degli edifici scolastici agli effetti del cambiamento climatico, con particolare attenzione ai nidi, alle scuole d'infanzia e alle strutture educative destinate alla fascia di età compresa tra zero e sei anni, favorendo interventi di raffrescamento sostenibile, ventilazione, ombreggiamento, efficientamento energetico, miglioramento della qualità dell'aria, incremento delle aree verdi e utilizzo di fonti rinnovabili”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/4 Soumahoro, espunte la terza e la quarta premessa, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno: “al fine di superare il ricorso ai servizi di trasporto organizzati dai caporali, a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di promuovere, d'intesa con le regioni, gli enti locali, le prefetture e le parti sociali, l'adeguamento dei servizi di trasporto pubblico o collettivo dedicati ai lavoratori agricoli stagionali, prevedendo una tariffa agevolata a carico dei fruitori, in modo da garantire collegamenti sicuri e regolari tra i luoghi di alloggio e i siti produttivi, accompagnando altresì le disposizioni del provvedimento in esame con ulteriori misure dirette a destinare risorse adeguate per la realizzazione di nuove strutture, nonché per il recupero e la riqualificazione di strutture già esistenti, da destinare ai lavoratori agricoli stagionali e stanziali, assicurando standard adeguati sotto il profilo abitativo, igienico-sanitario e della sicurezza”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/5 Maccanti il parere è favorevole, con riformulazione che premette al primo e all'ultimo impegno le seguenti parole: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica”.

PRESIDENTE. L' ordine del giorno n. 9/2987-A/6 Deidda è stato ritirato.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Sugli ordini del giorno n. 9/2987-A/7 Candiani e n. 9/2987-A/8 Gaetana Russo il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/9 Manzi, espunte le premesse, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno come segue: “a continuare a promuovere misure di accompagnamento volte alla realizzazione della Missione 4-Componente 1-Riforma 1.1 del PNRR, concernente la riforma degli istituti tecnici, al fine di consolidarne l'attuazione, garantirne l'efficacia e favorirne la rispondenza alle esigenze degli studenti, delle famiglie e delle istituzioni scolastiche”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/10 Lacarra, espunte la quinta, la sesta e la settima premessa, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno: “a dare seguito all'impegno assunto con l'ordine del giorno citato in premessa”. Sugli ordini del giorno n. 9/2987-A/11 Centenaro e n. 9/2987-A/12 Cattoi il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/13 Frijia il parere è favorevole, con riformulazione: “ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e con la disciplina europea in materia di aiuti di Stato”, e poi segue.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/14 Scotto, espunte la terza, la quarta e la settima premessa, il parere è favorevole, con riformulazione che premette al primo e al secondo impegno le parole: “a valutare l'opportunità”, ed è contrario al terzo impegno.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/15 Pandolfo il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/16 Provenzano il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di destinare le occorrenti risorse per il completamento dell'ammodernamento dell'itinerario Palermo-Agrigento, con particolare riferimento agli interventi di adeguamento e realizzazione del tratto compreso tra Villabate e lo svincolo di Bolognetta”. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/17 Barbagallo il parere è contrario al primo impegno, mentre è favorevole con riformulazione che premette al secondo impegno le parole: “a valutare l'opportunità di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/18 Lazzarini il parere è favorevole, con riformulazione che premette all'impegno le parole: “a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/19 Curti il parere è favorevole, con riformulazione che premette all'impegno le parole: “a valutare l'opportunità di”. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/20 Manes il parere è favorevole, mentre sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/21 Ferrari il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/22 Roggiani, espunte la quinta e la sesta premessa, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e qualora ne ricorrano le condizioni di fattibilità tecnico economica, di prevedere il finanziamento del prolungamento della linea metropolitana M4 fino a Segrate, anche alla luce degli indirizzi espressi dal consiglio regionale della Lombardia e della necessità di garantire la piena realizzazione dell'Hub Milano Porta-Est”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/23 Vaccari, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di stanziare le risorse occorrenti per l'acquisto e la piena operatività di almeno una nave dissalatrice a servizio delle regioni del Sud, con priorità per le piccole isole e per i territori più fragili sotto il profilo idrico e a garantirne un adeguato monitoraggio”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/24 Fossi, espunta l'ultima premessa, il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e qualora ne ricorrano le condizioni di fattibilità tecnico-economica, di destinare le risorse occorrenti agli interventi di adeguamento e messa in sicurezza della strada di grande comunicazione Firenze-Pisa-Livorno”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/25 Marino il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica e qualora ne ricorrano le condizioni di fattibilità tecnico-economica, di destinare le risorse occorrenti per gli interventi di realizzazione e ammodernamento del tratto della strada statale 117 “Nord-Sud” compreso tra Nicosia e lo svincolo dell'autostrada A19”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/26 Simiani il parere del Governo è favorevole, con riformulazione: “a valutare di destinare le occorrenti risorse per la realizzazione di nuove reti di teleriscaldamento oppure per la loro estensione o riqualificazione funzionale nei comuni il cui territorio è almeno parzialmente ricompreso nel perimetro di concessioni geotermiche ove è in funzione almeno una centrale geotermoelettrica, dando così piena attuazione, con riferimento specifico alle aree geotermiche, all'ordine del giorno richiamato in premessa”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/27 Gianassi, espunte le premesse, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno: “a valutare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di stanziare le occorrenti risorse per la tramvia di Firenze”. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/28 Molinari il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/29 Ghirra il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/30 Mari il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/31 Bonelli, espunte la seconda e la terza premessa, l'impegno è accolto come raccomandazione.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/32 Borrelli, espunte le premesse, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno: “a valutare di accompagnare le misure di cui all'articolo 2 del provvedimento in esame con ulteriori misure volte alla definitiva realizzazione del Deposito unico nazionale con adeguati standard di sicurezza ove collocare le scorie e i rifiuti radioattivi presenti nel nostro Paese e quelli attualmente ancora stoccati all'estero”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/33 Pella il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/34 Casu, espunte le premesse, il parere è favorevole, con riformulazione complessiva degli impegni come segue: “ad accompagnare le misure recate dal provvedimento in esame con ulteriori iniziative volte ad assicurare il rispetto della disciplina in tema di clausole sociali, di cui all'articolo 57 del codice dei contratti pubblici, nonché delle garanzie rispetto al contratto collettivo nazionale di lavoro applicabile, di cui all'articolo 11 del medesimo codice, nella procedura di affidamento dei servizi ferroviari intercity, allo scopo di preservare i livelli occupazionali ed evitare la dispersione di professionalità, compatibilmente con i vincoli previsti dalla normativa dell'Unione europea”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/35 De Palma il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare, compatibilmente con gli equilibri di finanza pubblica, l'opportunità di stanziare le risorse occorrenti per la progettazione e la successiva realizzazione dell'adeguamento della Strada Statale n. 7 nel tratto Massafra-Taranto”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/36 Comaroli il parere è favorevole. Sull'ordine del girono n. 9/2987-A/37 Gori il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/38 Tucci, espunte le premesse, il parere è favorevole, con riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità, anche sulla base del monitoraggio degli effetti applicativi delle misure previste dall'articolo 6 del provvedimento in esame, di individuare strumenti strutturali di tutela dei lavoratori in caso di temperature elevate e altri eventi climatici estremi, anche attraverso la semplificazione e il rafforzamento dell'accesso agli strumenti di integrazione salariale, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/39 Aiello, espunte le premesse, il parere è favorevole con la medesima riformulazione dell'impegno dell'ordine del giorno n. 9/2987-A/38 Tucci. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/40 Carotenuto il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nell'ambito della revisione del codice della strada, compatibilmente con la normativa eurounitaria, di introdurre misure volte a consentire che gli autotrasportatori possano fruire dell'impianto di climatizzazione qualora si trovino per tempi prolungati a sostare all'interno degli abitacoli”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/41 Francesco Silvestri il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di bilancio, di accompagnare le misure recate dall'articolo 6 del provvedimento in esame con ulteriori iniziative, volte a prevedere linee guida e l'istituzione di un fondo dedicato nello stato di previsione del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, volto a incentivare politiche locali di riduzione delle isole di calore urbane, con particolare riferimento alle stazioni del trasporto pubblico locale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/42 Iaria il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/43 Fede il parere è favorevole al primo e al terzo impegno, contrario al secondo impegno, quindi favorevole con riformulazione.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/44 Scerra il parere è favorevole, espunte le premesse, con la riformulazione dell'impegno: “a trasmettere, tempestivamente, alle Camere l'ottava relazione sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, così come la relazione aggiornata sul rispetto del vincolo di destinazione alle regioni del Mezzogiorno di almeno il 40 per cento delle risorse allocabili territorialmente”.

L'ordine del giorno n. 9/2987-A/45 L'Abbate è accolto come raccomandazione.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/46 Morfino il parere è favorevole, espunte le premesse, con la riformulazione dell'impegno: “a valutare l'opportunità di adottare, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, conseguentemente iniziative finalizzate ad incrementare stabilmente gli organici del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, del Corpo forestale della Regione Siciliana e delle strutture di Protezione civile impegnate nelle attività di prevenzione e lotta attiva agli incendi boschivi, anche attraverso il potenziamento delle professionalità specialistiche e dei presìdi territoriali”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/47 Quartini il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/48 Carmina il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/49 Caso, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione del primo impegno: “a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni recate dall'articolo 14 al fine di adottare ogni iniziativa volta ad assicurare che le somme stanziate siano destinate a percorsi di formazione e alfabetizzazione sull'intelligenza artificiale svolti all'interno del sistema scolastico e rivolti esclusivamente agli studenti e al personale docente e amministrativo ed educativo, al fine di preservare integralmente gli investimenti già previsti per il miglioramento dell'offerta formativa e dell'inclusione scolastica”. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/50 Pavanelli il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/51 Alifano, espunte le premesse, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare gli effetti applicativi delle disposizioni di cui all'articolo 15 del decreto-legge in esame”.

L'ordine del giorno n. 9/2987-A/52 Ilaria Fontana è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/53 Marianna Ricciardi il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2987-A/54 Dell'Olio è accolto come raccomandazione.

L'ordine del giorno n. 9/2987-A/55 Torto è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/56 Appendino il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/57 Donno, espunte le premesse, il parere è favorevole se riformulato come l'impegno dell'ordine del giorno n. 9/2987-A/36 Comaroli. Quindi, favorevole con riformulazione.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/58 Santillo il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/59 Buonguerrieri il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/60 Malaguti il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/61 Gnassi il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2987-A/62 Porta è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/63 Fornaro il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/64 Davide Bergamini, espunte la sesta e la settima premessa, il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno: “a valutare, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, di continuare ad adottare iniziative a favore delle realtà territoriali anche attraverso l'istituzione di un fondo destinato agli interventi urgenti e indifferibili di ripristino delle infrastrutture comunali danneggiate da eventi meteorologici estremi”.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno n. 9/2987-A/65 Furgiuele è inammissibile. Ordine del giorno n. 9/2987-A/66 Pierro.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/67 Ziello, per la parte ammissibile, espunte le premesse, sul primo impegno il parere è favorevole. Quindi, favorevole con riformulazione.

L'ordine del giorno n. 9/2987-A/68 Bonafe', espunte le premesse, è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/69 Viggiano il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare l'opportunità di adottare procedure per la stabilizzazione del personale precario della giustizia ordinaria e amministrativa”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/70 Cavandoli. Il parere è favorevole, con riformulazione: “a valutare l'opportunità, nel rispetto dei vincoli di bilancio e qualora ne ricorrano le condizioni di fattibilità tecnico economica, di adottare tutte le iniziative occorrenti affinché sia conclusa in tempi brevi la progettazione esecutiva della prima fase del raddoppio della linea ferroviaria Pontremolese, relativa alla tratta Parma-Vicofertile, e di prevedere adeguate risorse finanziarie per la copertura integrale dell'opera e sia avviato il cantiere per la realizzazione della linea dal carattere strategico per i trasporti ferroviari dell'intero Paese”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/71 Grippo il parere è favorevole con la seguente riformulazione del primo impegno: “a valutare l'opportunità di favorire il coinvolgimento degli ITS Academy, delle università, degli istituti tecnici e professionali, degli enti di ricerca e delle imprese nella progettazione e realizzazione dei percorsi formativi”. Il parere è favorevole sugli altri impegni.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/72 Onori il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'opportunità che l'attività di formazione prevista dal provvedimento in esame preveda anche contenuti relativi alla prevenzione dei rischi di dipendenza e coinvolgimento emotivo nelle interazioni di natura affettiva o di supporto personale”.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/73 Pastorella il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/74 Sottanelli il parere è favorevole con riformulazione dell'impegno che premetta le parole “nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica” all'impegno.

L'ordine del giorno n. 9/2987-A/75 Ruffino, espunte le premesse, è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/76 Richetti il parere è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/77 Bonetti il parere è contrario. L'ordine del giorno n. 9/2987-A/78 Rosato è accolto come raccomandazione. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/79 D'Alessio il parere è contrario. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/80 Miele il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare l'adozione di iniziative normative volte ad assicurare” e così via.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti. Iniziamo con l'ordine del giorno n. 9/2987-A/1 Amendola, accolto come raccomandazione se riformulato. Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/2 Ghio, accolto come raccomandazione se riformulato. Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/3 Quartapelle Procopio, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Non va bene e chiede di votarlo. Allora, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/3 Quartapelle Procopio, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/4 Soumahoro, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Vuole riascoltarla? Sottosegretaria, può rileggermi la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2987-A/4 Soumahoro? Collega Morfino, aspetti un attimo che ho bisogno della Sottosegretaria.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. “al fine di superare il ricorso ai servizi di trasporto organizzati dai caporali, a valutare l'opportunità, compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica, di promuovere, d'intesa con le regioni, gli enti locali, le prefetture e le parti sociali, l'adeguamento dei servizi di trasporto pubblico o collettivo dedicati ai lavoratori agricoli stagionali, prevedendo una tariffa agevolata a carico dei fruitori, in modo tale da garantire collegamenti sicuri e regolari tra i luoghi di alloggio e i siti produttivi, accompagnando altresì le disposizioni del provvedimento in esame con ulteriori misure dirette a destinare risorse adeguate per la realizzazione di nuove strutture, nonché per il recupero e la riqualificazione di quelle già esistenti, da destinare ai lavoratori agricoli stagionali e stanziali, assicurando standard adeguati sotto il profilo abitativo, igienico-sanitario e della sicurezza”.

PRESIDENTE. Onorevole Soumahoro? Va bene. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/5 Maccanti, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì. L'ordine del giorno n. 9/2987-A/6 Deidda è stato ritirato. Sugli ordini del giorno n. 9/2987-A/7 Candiani e n. 9/2987-A/8 Gaetana Russo vi è il parere favorevole del Governo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/9 Manzi, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Vuole riascoltarla? Poi se ci fate avere le riformulazioni le diamo ai gruppi. Sottosegretaria, la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2987-A/9 Manzi.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Allora, espunte le premesse, “a continuare a promuovere misure di accompagnamento volte alla realizzazione della Missione 4- Componente 1-Riforma 1.1 del PNRR, concernente la riforma degli istituti tecnici, al fine di consolidarne l'attuazione, garantirne l'efficacia e favorirne la rispondenza alle esigenze degli studenti, delle famiglie e delle istituzioni scolastiche”.

PRESIDENTE. Onorevole Manzi? No.

Allora, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/9 Manzi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/10 Lacarra, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Mi dite se va bene? Sì.

Sugli ordini del giorno n. 9/2987-A/11 Centenaro e n. 9/2987-A/12 Cattoi il parere è favorevole, dunque proseguiamo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/13 Frijia, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/14 Scotto, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Non va bene. Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Presidente, brevemente. Quest'ordine del giorno ricalca un gruppo di emendamenti che abbiamo presentato e che intervengono direttamente sulla materia che riguarda decine di migliaia di lavoratori esposti alle ondate di calore e a cui questo Governo ha deciso di voltare definitivamente la faccia. Ci siamo trovati di fronte a un dimezzamento dei fondi, a fronte del fatto che i gradi non sono dimezzati, e le risposte che vengono date dal Governo rispetto ai nostri impegni sono largamente insufficienti.

Noi chiediamo una risposta strutturale perché saremo costretti e costrette a convivere con temperature molto forti nel corso dei prossimi anni. Non è immaginabile che non ci sia una bozza di cassa clima all'interno del ragionamento di Governo e Parlamento.

Secondo: non si può dire “a valutare di”, “a valutare che”, “a valutare forse” rispetto ai ciclofattorini, rispetto ai rider. Non si capisce per quale motivo queste fattispecie di lavoratori e lavoratrici non abbiano diritto ad avere una cassa integrazione di fronte alle ondate di calore. È uno scandalo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), Presidente.

Terzo e chiudo. Noi proponevamo una cosa che in tutti i Paesi europei è stata messa in campo, che riguarda il lavoro agile. Di fronte a temperature così forti dove gli spostamenti, la mobilità è faticosa e dove c'è anche un aggravio di costi, intervenire per garantire, in alcuni settori privati e pubblici, la possibilità di ricorrere allo smart working è un fatto di civiltà. Ma lei, voi del Governo avete un approccio, su questo terreno, ideologico e arretrato che, purtroppo, come sempre, fa pagare il prezzo più grande ai lavoratori e alle lavoratrici di questo Paese. Quindi, non accettiamo alcuna riformulazione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Gli onorevoli Carotenuto e Aiello sottoscrivono. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/14 Scotto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/15 Pandolfo, su cui vi è il parere contrario del Governo.

Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/15 Pandolfo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/16 Provenzano, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Si.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/17 Barbagallo, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? La deve riascoltare. Allora, Sottosegretaria, mi rilegge la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2987-A/17 Barbagallo?

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Contrario al primo impegno…

PRESIDENTE. Scusi, Sottosegretaria. Nel frattempo vi abbiamo mandate le riformulazioni. Adesso questa la ascoltiamo, prego.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere contrario al primo impegno e parere favorevole con riformulazione al secondo impegno che premette le parole “a valutare l'opportunità di”.

PRESIDENTE. Le deputate Raffa, Morfino e Carmina sottoscrivono. Onorevole Barbagallo, va bene o no? Non va bene e chiede di intervenire. Prego, collega Barbagallo, ne ha facoltà.

ANTHONY EMANUELE BARBAGALLO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Non possiamo accettare la riformulazione del Governo, peraltro il parere è contrario sulla prima premessa… Non possiamo accettare questa riformulazione e l'ordine del giorno è l'unico strumento che ci è rimasto per parlamentarizzare la gravissima questione degli incendi in Sicilia. Nelle giornate del 21 e del 22 luglio abbiamo avanzato, per il tramite dell'onorevole Iacono, due richieste di informativa urgente del Ministro Musumeci in Aula, che avrà altre emergenze e sarà in altre vicende affaccendato in questo momento e nelle giornate in cui la Sicilia bruciava.

Con l'ordine del giorno - e mi rivolgo al rappresentante del Governo - banalmente chiediamo due cose. La prima: più strumenti e più mezzi per la Protezione civile, per il Corpo forestale e più mezzi di soccorso. La seconda: maggiori risorse, perché sono emerse in modo chiaro, in questo luglio disastroso per i boschi siciliani, l'inadeguatezza e l'incapacità della Protezione civile regionale e nazionale e del Corpo forestale, che non ha gli strumenti adeguati per intervenire. E non diciamo che è stata una vicenda imprevedibile, perché le alte temperature e il rischio di altri incendi era stato già segnalato per tempo.

Di fronte all'ennesimo disastro a pagare è stato innanzitutto un vigile del fuoco, Alessandro Marchì, 59 anni, che è morto durante le operazioni con cui provava a spegnere un rogo a San Cataldo ed è emerso in modo chiaro ancora una volta il silenzio del Governo nazionale e regionale. Per questo, signora Presidente, non possiamo accettare la riformulazione di quest'ordine del giorno e speriamo che il Governo abbia quanto prima e quantomeno la decenza di presentarsi in quest'Aula, dire come stanno le cose e dire concretamente come si vuole intervenire per prevenire il dramma degli incendi in Sicilia, che ogni anno causa la morte di lavoratori e gravissimi danni all'ambiente e ai boschi siciliani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/17 Barbagallo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/18 Lazzarini. Onorevole Lazzarini, accoglie la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/19 Curti. Onorevole Curti, accoglie la riformulazione? Sì.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/20 Manes, il parere è favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/21 Ferrari, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/21 Ferrari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 14).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/22 Roggiani. Onorevole Roggiani, accoglie la riformulazione? No, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/22 Roggiani, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 15).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/23 Vaccari. Onorevole Vaccari, accoglie la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/24 Fossi. Onorevole Fossi, accoglie la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/25 Marino. Onorevole Marino, accoglie la riformulazione? No, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.

MARIA STEFANIA MARINO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Non posso accettare questa riformulazione, e cercherò anche di spiegare il perché. Perché quest'ordine del giorno chiede un impegno semplice, concreto e soprattutto doveroso: destinare una quota delle risorse già disponibili nel contratto di programma tra Ministero delle Infrastrutture e ANAS al completamento del tratto della strada statale 117 Nord-Sud tra Nicosia e lo svincolo dell'autostrada A19 in Sicilia.

Non chiediamo nuove risorse, non chiediamo nuovi stanziamenti, chiediamo una scelta politica chiara: dare finalmente priorità a un'opera strategica per la Sicilia interna, attesa da decenni. La strada statale 117 è conosciuta come la strada dei due mari perché collega la costa tirrenica con quella meridionale dell'isola. Eppure, dopo quasi 50 anni dall'avvio dei primi lavori di ammodernamento, mancano ancora gli ultimi chilometri del tratto, proprio quelli che consentirebbero di completare l'intero collegamento.

Parliamo di un'infrastruttura che significa mobilità, sicurezza, sviluppo economico e diritto alla cittadinanza per migliaia di persone. Significa collegare territori come Nicosia, Leonforte, Agira, Assoro, Nissoria, Valguarnera e l'intero comprensorio della Sicilia centrale che da troppo tempo paga il prezzo dell'isolamento infrastrutturale. È certamente una notizia positiva l'approvazione del progetto di fattibilità tecnico-economica dei lotti C, ma i progetti da soli non costruiscono le strade. Senza risorse, senza una programmazione concreta e senza la volontà politica di finanziare l'opera, il rischio è che tutto resti ancora fermo sulla carta.

Le aree interne della Sicilia stanno vivendo una crisi demografica ed economica profonda. Se davvero vogliamo contrastare lo spopolamento e creare occasioni di crescita, dobbiamo partire giusto dalle infrastrutture. Senza collegamenti efficienti non arrivano investimenti, non cresce il turismo, non si rafforzano le imprese e diventano più difficili persino gli accessi ai servizi sanitari e scolastici.

Per questo chiediamo al Governo di assumere un impegno preciso: utilizzare una parte delle risorse già finanziate e stanziate per il contratto di programma ANAS per finanziare il completamento dell'opera. Approvare quest'ordine del giorno significa dare un segnale concreto alla Sicilia, trasformando le promesse in atti e gli annunci in cantieri. Per questo, auspico il voto favorevole di tutta l'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. L'onorevole Raffa sottoscrive l'ordine del giorno, e chiede di parlare. Ne ha facoltà.

ANGELA RAFFA (M5S). Grazie, Presidente. Innanzitutto, ringrazio la collega Marino per aver presentato quest'ordine del giorno, chiedendole gentilmente di poterlo sottoscrivere. Mi aggiungo al suo appello per cercare di risolvere, una volta per tutte, l'annosa situazione della strada statale 117, che collega le due parti della Sicilia, praticamente trancia la Sicilia in due per collegare Nord e Sud.

Quando eravamo al Governo, come MoVimento 5 Stelle, abbiamo stanziato centinaia di milioni di euro per cercare di risolvere questa annosa vicenda, da anni dimenticata dal Governo nazionale. Per esempio, attraverso gli accordi di programma quadro e i fondi di coesione, abbiamo finanziato, con il lotto B4/a oltre 63 milioni di euro, e con il lotto B4/b oltre 83 milioni di euro. Ma anche negli aggiornamenti del contratto di programma con ANAS, per i lotti B5 e B5 stralcio, abbiamo messo oltre 97 milioni di euro, e nelle assegnazioni in legge di bilancio e nella programmazione CIPESS abbiamo inserito altri milioni di euro per cercare di risolvere questa situazione.

Ora, tutto sta nella volontà politica. Quella strada statale è un'arteria utilissima non soltanto per il trasporto dei cittadini, ma, soprattutto, per il trasporto delle merci e dei materiali per tutto il centro della Sicilia, e sarebbe un'arteria fondamentale da sistemare e, soprattutto, rendere percorribile. Guardi, io quella strada la faccio come rappresentante delle province di Messina ed Enna, e spesso e volentieri, soprattutto quando piove, è pericolosa per la vita dei cittadini, perché ci sono dei cantieri aperti e mai chiusi - perché ci sono stati, nel frattempo, avvicendamenti di diverse ditte che sono fallite nel tempo -, dove c'è terriccio sulla strada e, ogni volta che piove - già quel territorio ha problemi di dissesto idrogeologico -, soprattutto passando tra quei cantieri, c'è pericolo di vita.

Quindi, chiediamo al Governo di ripensare il parere su quest'ordine del giorno e di approvarlo così com'è, perché è proprio per la certezza della sicurezza delle persone. Quindi ringrazio ancora la collega Marino e lo sottoscrivo.

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/25 Marino, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 16).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/26 Simiani, parere favorevole con riformulazione: va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/27 Gianassi, parere favorevole con riformulazione: non va bene.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Gianassi. Ne ha facoltà.

FEDERICO GIANASSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. No, non accetto la riformulazione. Il Governo, tre anni fa, ha tagliato 30 milioni di euro sulla tramvia di Firenze. La destra disse: non li abbiamo tagliati perché li rimetteremo nel 2027. Poi funziona che il tempo passa, nel 2027 ci siamo arrivati e le risorse ovviamente non ce le hanno rimesse, quindi resta un taglio di 30 milioni.

Il Governo propone, rispetto alla mia richiesta, di allocare le risorse che hanno tolto e che avevano promesso di rimettere e di valutare se mai troverà, tra le maglie del bilancio - un bilancio che, ovviamente, è tutt'altro che glorioso -, un giorno, eventualmente, queste risorse. Nel frattempo, mentre noi stiamo aspettando che loro trovino le risorse che non trovano, a Firenze si sono mossi e la tramvia è già partita, e stanno iniziando a realizzare anche quella linea lì.

Quindi, io non accetto una riformulazione che non impegna il Governo e devo dire che - com'era del tutto immaginabile - la parola delle destre non vale niente rispetto a quell'impegno che si erano presi: le risorse le hanno solo tolte e non le hanno rimesse.

Dopodiché ci pensa da solo il comune di Firenze, che ha già realizzato diverse linee, con 45 milioni di passeggeri all'anno e 35.000 auto in meno; sta realizzando le altre - quella verso Bagno a Ripoli - e realizzerà anche quella che unisce la stazione Leopolda a Le Piagge, che è un quartiere bello e popolare di Firenze, anche senza che il Governo abbia rimesso questi 30 milioni che si era impegnato a mettere e che, invece, ha dimenticato di rimettere (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/27 Gianassi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 17).

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/28 Molinari il parere è favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/29 Ghirra, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Io sono piuttosto amareggiata da questo parere contrario da parte del Governo, anche perché abbiamo ritirato un emendamento che era più stretto come indicazioni per risolvere questa disparità di trattamento tra le isole minori che dispongono della tassa di sbarco e gli altri comuni che applicano la tassa di soggiorno, confidando che almeno come raccomandazione potesse essere accolta questa indicazione.

Riepilogo di cosa si tratta, perché ne abbiamo parlato la scorsa settimana. Di fatto, nel decreto Sicurezza avete introdotto delle misure per cui i comuni possono disporre della tassa di soggiorno per assumere personale di Polizia locale stagionale o utilizzare quei fondi per pagare gli straordinari del personale di Polizia locale, non equiparando però la tassa di soggiorno, che può essere riutilizzata, alla tassa di sbarco. Adesso, i comuni di cui stiamo parlando sono davvero un numero estremamente ridotto: le isole minori sono 40 e credo che neanche tutti i comuni applichino la tassa di sbarco. Quindi, è davvero incomprensibile la ragione per cui non sia possibile trovare una soluzione a questa disparità. Signora Sottosegretaria, io le chiedo, magari, di accantonarlo per fare un approfondimento, una riflessione. Saremmo disponibili davvero ad accettare anche una raccomandazione, ma questa problematica sarebbe bene risolverla con le modalità che voi riterrete più opportune. Basterebbe, io credo, anche semplicemente una nota interpretativa, se non volete modificare la norma, ma è una questione su cui tanti sindaci ci hanno sollecitato e penso che meritino una risposta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti… scusi, la Sottosegretaria chiede di parlare. Prego, Sottosegretaria.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Presidente, vorrei accantonarlo per un approfondimento.

PRESIDENTE. Va bene. Lo accantoniamo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/30 Mari, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/30 Mari, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 18).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/31 Bonelli, parere favorevole con riformulazione: va bene? No, non va bene, lo votiamo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/31 Bonelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 19).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/32 Borrelli, parere favorevole con riformulazione: va bene? No, lo votiamo… Chiede di intervenire? Prego.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Il motivo per cui non abbiamo accettato la riformulazione è che per noi quest'ordine del giorno era un elemento di chiarezza rispetto a un tema che è propedeutico, dal nostro punto di vista, a tutta la vicenda del nucleare. Perché nel nostro Paese abbiamo scienziati e Nobel di fama mondiale che dicono che ri-immaginare il nucleare nel nostro Paese, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista energetico, è una sciocchezza; poi, però, abbiamo tiktoker e influencer che, invece, ci dicono che bisogna rimettere il nucleare. Allora, però, prima di questo, poiché c'è stato il nucleare nel nostro Paese, noi abbiamo posto in modo serio e corretto al Governo delle questioni che nessuno ha ancora risolto.

Ed è per questo motivo che noi troviamo abbastanza anomalo un pressing per riproporre lo stesso nucleare che è stato dismesso e che è stato sottoposto a ben due referendum popolari, ovviamente c'è chi crede nel popolo, nel referendum e nel giudizio popolare e chi ha altre attenzioni, più attento ad altri poteri, più attento ad altre sollecitazioni. Per noi vale la parola che il popolo è sovrano, se poi si esprime due volte sullo stesso argomento vale ancora di più.

Ma c'è un elemento: ancora oggi, sconfessando tutte - e sottolineo tutte - le previsioni, che sono state date sbagliate dall'agenzia che si occupa per la dismissione delle centrali nucleari, non sono stati rispettati in alcun modo i tempi di dismissione. Nessuno, al punto tale che c'è una battuta che si dice nell'ambiente: è molto meglio essere assunto come professionista, come personale in una centrale atomica dismessa, che andare a fare qualsiasi altro tipo di lavoro, perché quello è per sempre.

Sanno già che per le prossime generazioni si continuerà a smontare un pezzettino alla volta. Ma legato a questo c'è un ulteriore elemento, che ad oggi noi da Paese che certe volte appare veramente poco serio, non abbiamo neanche risolto il problema delle scorie: noi teniamo le scorie nucleari, quelle delle precedenti gestioni, sparpagliate all'estero o tenute momentaneamente come sito di stoccaggio all'interno delle centrali o in altri luoghi.

Noi vogliamo proporre un modello uguale a quello di anni fa - bocciato da due referendum - su cui gran parte degli scienziati, dei Nobel, delle persone esperte della materia dicono che è assurdo riproporlo. Si parla di miliardi di euro da investire con risultati modesti che si avranno tra diversi anni per una parte minima della fornitura energetica del nostro Paese, a fronte delle rinnovabili che invece abbiamo subito. C'è un tema, ovviamente, vale il discorso di prima del popolo. Le fonti rinnovabili non hanno padroni, non hanno grandi multinazionali, non hanno Capi di Stato o sceicchi che possono determinare - come col gas o il petrolio - a chi darli e a chi non darli; quindi, è un tipo di energia talmente democratico che non conviene certamente da questo punto di vista. Si ripropone ancora una volta il nucleare, senza però risolvere una questione: quella del deposito di scorie. È poco serio per un Paese come il nostro - che vuole riproporre un sistema energetico uguale a quello di decine di anni fa - non aver prima risolto tutti i punti critici della passata gestione e riproporre d'emblée lo stesso sistema, senza aver individuato neanche il deposito.

Il motivo per cui noi non abbiamo accettato la riformulazione è che, sostanzialmente, noi abbiamo scritto talmente chiaro e preciso… e, io lo voglio ripetere, capisco che potevano non andare bene alcune delle premesse che sono fortemente politiche, ma non ci sta bene che, ancora una volta, si tenti di non affrontare in modo serio e determinato la questione assumendosene la responsabilità. Se qualcuno ritiene che il nucleare sia la scelta migliore al mondo, deve assumersi subito la responsabilità di chiudere con la passata gestione, altrimenti, appariamo poco seri. E noi che cosa diciamo nel nostro impegno? Ad accompagnare le misure di cui all'articolo 2 del provvedimento in esame con ulteriori misure urgenti volte alla definitiva realizzazione del deposito unico nazionale con adeguati standard di sicurezza ove collocare le scorie e i rifiuti radioattivi presenti nel nostro Paese e quelli attualmente ancora stoccati all'estero - per i quali paghiamo tantissimi soldi -, senza il quale ogni programma per la produzione nucleare nel Paese non può trovare attuazione.

Per noi questo è il minimo sindacale per discutere e per ritenere seria una proposta politica e industriale energetica. Che proposta è dire: portiamo avanti questa tecnologia - che abbiamo già avuto - senza neanche riuscire a trovare il deposito, con adeguati standard di sicurezza. Ebbene, da questo punto di vista, purtroppo abbiamo avuto ancora una volta la prova che il furore ideologico è tutto da parte vostra perché noi proponiamo sempre cose di buonsenso (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra) studiate, elaborate e ragionate nell'interesse di tutto il Paese e non di signorotti o di potentati ed è per questo che, alle condizioni in cui è stato riformulato quest'ordine del giorno, noi non possiamo che dire assolutamente no (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/32 Borrelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 20).

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/33 Pella il parere del Governo è favorevole. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/34 Casu il parere è favorevole con riformulazione. Non va bene e chiede di intervenire. Prego, ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Presidente, noi abbiamo letto con attenzione questa riformulazione, perché su questo tema nonostante il segnale dato dalla bocciatura degli emendamenti, dei subemendamenti, pensiamo che niente debba essere oggi lasciato di intentato. Però, proprio per questa ragione, chiederei dato che mi sto rivolgendo al Ministro Foti, attendo la fine della telefonata per…

PRESIDENTE. Collega prosegua, il Governo la sta ascoltando.

ANDREA CASU (PD-IDP). Ma io vorrei rivolgermi al Ministro Foti…

PRESIDENTE. Il Governo la sta ascoltando.

ANDREA CASU (PD-IDP). Rinuncio al tempo necessario.

PRESIDENTE. No, non può rinunciare al tempo e stare in silenzio. Se lei vuole intervenire, può parlare. Altrimenti, rinuncia all'intervento.

ANDREA CASU (PD-IDP). Mi rivolgo alla Sottosegretaria e al Ministro. Ringrazio il Ministro per l'attenzione e lo ringrazio anche per la riformulazione.

Il motivo per cui ci tenevo particolarmente a rivolgermi direttamente al Ministro è il seguente: la proposta di riformulazione noi siamo disponibili ad accettarla nelle forme in cui è stata indicata, anche se a nostro avviso ha un limite fortissimo, cioè quello di riferirsi all'attuale quadro normativo. Dal nostro punto di vista - ed è proprio per questo che abbiamo presentato degli emendamenti all'articolo 1 e in altri provvedimenti - è necessario un intervento normativo per garantire la possibilità che queste clausole effettivamente possano rappresentare una garanzia per tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, anche ai fini della possibilità di non disperdere quelle esperienze, quelle competenze, quelle professionalità che ogni giorno sono in prima linea per garantire il diritto alla mobilità.

Proprio per questa ragione, la richiesta che noi formuliamo al Governo - e accetteremmo se ci fosse questo riconoscimento - è per lo meno di inserire: “con ulteriori iniziative normative volte ad assicurare”. Perché? Perché il punto centrale del nostro ordine del giorno era proprio dire: serve che la legge si prenda in carico questa responsabilità, servono leggi, non princìpi generali che poi si possono perdere nelle interpretazioni, servono principi scolpiti nelle norme, che lo possono garantire. Non ritenete di poterlo fare in questa sede di oggi. Noi su questo abbiamo idee diverse, abbiamo idee diverse su quello che è il modo in cui un Paese possa e debba esprimere la propria possibilità di andare a modificare determinate intese, ma non dividiamoci sulle nostre diversità, cerchiamo di trovare un punto d'incontro.

Almeno inserite il riconoscimento che serve per garantire i diritti di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, un intervento di carattere normativo, e apriamo un confronto per riuscire a realizzarlo al più presto: il tempo stringe! Chi vive nelle ferrovie italiane, vive sulle montagne russe da mesi perché prima il Governo con l'azione del MIT aveva avviato le gare sui più lotti; poi c'è stato l'incontro, l'accordo per andare sul lotto unico. Sono arrivate informazioni diverse, c'è preoccupazione tra le lavoratrici e i lavoratori, c'è preoccupazione per i cittadini.

Ci siamo confrontati, abbiamo punti diversi, su tanti punti non ci incontreremo, non ci troveremo e ci confronteremo, ma per lo meno sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori: le lavoratrici e i lavoratori italiani hanno il diritto di uscire da questa discussione sapendo che nel Parlamento c'è la disponibilità a scrivere delle leggi che li tutelano, non solo delle promesse, delle parole, degli impegni di un Governo, quale che sia il Governo. Oggi ci siete voi seduti al Governo, fra qualche mese il Governo potrebbe cambiare.

Queste lavoratrici e questi lavoratori hanno il diritto di sapere che i loro diritti saranno garantiti a prescindere da chi siederà sui banchi del Governo, e per questo, però, serve un intervento di carattere normativo. Se, però, non ci fosse nemmeno questa disponibilità, noi saremmo costretti a votare naturalmente quest'ordine del giorno e a cercare di portare nel Paese una discussione che, a nostro avviso, rischia veramente di generare problemi gravissimi.

Quindi, veramente, è l'ultimo appello al Governo. Noi siamo disponibili ad accettare la riformulazione e chiediamo per lo meno che ci sia un riconoscimento della necessità di iniziative di carattere normativo.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione, Tommaso Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI, Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione. L'onorevole Casu ha posto una serie di questioni. Innanzitutto, vorrei fare una precisazione, perché giustamente vi sono tanti problemi, anche uno di verità: è stato detto ed è stato scritto che questa norma viene cambiata perché c'è stato un baratto all'interno del PNRR con opere ferroviarie non ultimate. No, ci sono tanto di dichiarazioni di autorevoli esponenti, anche sindacali, oltre che politici, e sotto questo profilo voglio sgombrare il campo da ogni possibile intervento equivoco, perché la gara degli intercity deriva dal regolamento dell'Unione europea del 2007, mi pare che fosse 19 anni fa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Dopodiché, voi sapete - e lei lo ha detto, onorevole Casu - che nel febbraio del 2025 la procedura di gara era già stata avviata. È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale europea l'avvio della procedura di gara. Ci sono state delle questioni rappresentate dalle organizzazioni sindacali e il Governo, quando ha approvato il decreto-legge di cui all'articolo 1, che viene modificato, lo ha fatto ovviamente per andare incontro a quella che era anche un'indicazione, e soprattutto un'indicazione unanime del Parlamento doppia: una volta con risoluzione e una volta in sede di parere sul decreto-legge.

Ma quella norma era sub iudice rispetto alla Commissione europea, quello lo sapevamo dall'inizio. Ora, l'equilibrio che si è raggiunto è un equilibrio che non può prescindere da una valutazione che lei conosce meglio di me, e cioè che il codice dei contratti pubblici non è stato approvato a prescindere da quella che è la normativa europea, ma in linea con la normativa europea. Io non ho difficoltà a dire che, se vi sono ulteriori norme in linea con quella che è la normativa europea, noi possiamo studiarle.

Ciò che, invece, diventa difficile è voler prescindere da quelle norme, anche per una questione molto semplice: i 27 Paesi hanno diversi tipi di concessioni in termini di lavori pubblici e di rapporti di pubblico impiego o di rapporti all'interno dei pubblici servizi. Io non ho difficoltà a inserire questo con un “eventualmente”. Nel senso che posso condividere che, se siamo in linea con l'Unione europea, lo mettiamo anche a livello legislativo, perché nessuno vuole scappare al riguardo, ma non mi sento di dire che è a prescindere dall'Unione europea, perché non vorrei aprire un'altra procedura di infrazione nei confronti dell'Italia.

Quindi con questo chiarimento, se concordiamo tutti che quello dell'eventuale modifica normativa è un auspicio, una possibilità, nell'ambito, ovviamente, di quella che è la normativa europea, non ho difficoltà a dire che possiamo aggiungere anche questo inciso (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Quindi, essendo aggiunto l'inciso, la riformulazione l'accetta, collega? Sì e allora andiamo avanti, perché a questo punto, quindi, precisiamo nel parere che anche questo inciso citato dal Ministro viene aggiunto alla riformulazione del Governo.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/35 De Palma, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Sì.

Sugli ordini del giorno n. 9/2987-A/36 Comaroli e n. 9/2987-A/37 Gori il parere è favorevole. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/38 Tucci, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene, collega Tucci? Sì. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/39 Aiello, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? Non va bene e chiede di intervenire. Prego.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. No, non possiamo accettare tale riformulazione, anche perché questa riformulazione vuole estromettere totalmente le premesse, e nelle premesse di quest'ordine del giorno c'è proprio la questione, viene spiegata la questione per la quale noi presentavamo, appunto, questo atto. Negli ultimi giorni, in diverse città italiane, i rider hanno promosso iniziative di mobilitazione e scioperi per denunciare il peggioramento delle condizioni di lavoro durante le eccezionali ondate di calore che stanno interessando l'intero Paese, evidenziando come l'esposizione prolungata a temperature estreme costituisca un grave rischio per la salute e la sicurezza di questi lavoratori, e contestando che le eventuali sospensioni dell'attività disposte per ragioni climatiche si traducano quindi in una perdita di reddito.

Le proteste hanno altresì richiamato l'attenzione delle istituzioni sulla necessità di superare il sistema del cottimo e garantire una remunerazione dignitosa ad assicurare i lavoratori dal rischio climatico e che questo non possa gravare sulla loro condizione economica. L'assenza di tutele specifiche per i lavoratori delle piattaforme in caso di eventi climatici estremi li costringe a scegliere, Presidente, tra la tutela della propria incolumità fisica e la perdita totale del reddito giornaliero, esponendo, quindi, questi lavoratori a rischi di infortuni, spesso fatali, rendendo necessario prevedere specifiche misure di prevenzione nei casi di rischio elevato e adeguate tutele economiche per i lavoratori che siano costretti a interrompere la propria prestazione per ragioni di sicurezza date dall'elevato calore, dalle elevate temperature.

Questo provvedimento recava disposizioni urgenti in materia anche di ammortizzatori sociali per sospensioni o riduzioni di orario di lavoro dell'attività lavorativa dovuti al caldo estremo, ma, in particolare, l'articolo 6 prevedeva delle misure che appaiono insufficienti e discriminatorie. Discriminatorie perché vanno irragionevolmente a escludere intere categorie di lavoratori, tra cui appunto i rider. I rider sono lavoratori impiegati tramite piattaforme digitali e venivano estromessi dall'applicazione di questo decreto.

Per questo noi con quest'ordine del giorno vi chiedevamo maggiore attenzione rispetto a queste categorie di lavoratori, che quotidianamente sono esposte a rischi gravi per la propria incolumità, per la propria salute, dovuti alle ondate estreme di calore. Sappiamo quanto il MEF sia sensibile alla categoria dei rider, anche il Ministro del Lavoro, però non ci aspettavamo una riformulazione, ma un accoglimento pieno e totale di quest'ordine del giorno.

Quindi, intervengo per chiedere un supplemento di valutazione del Governo rispetto a questo parere; magari potrebbero valutare un accantonamento di quest'ordine del giorno, perché per noi l'accoglimento di quest'ordine del giorno è fondamentale per garantire la giusta tutela e sicurezza a migliaia di lavoratori rider (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Sottosegretaria, sull'accantonamento? No, il parere è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto, sempre sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/39 Aiello. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Presidente, intervengo anch'io. L'articolo 6 di questo decreto è un elenco. È un elenco di settori che, quando fa troppo caldo, si possono fermare ed essere pagati lo stesso. Chi sta nell'elenco per voi è un lavoratore, chi non ci sta per voi non esiste evidentemente. E i rider non ci sono. Allora, quel ragazzo che pedala qui fuori ha una sola scelta: o pedala con i 40 gradi che ci sono o non incassa e, quindi, non mette il piatto a tavola. Questo è il ricatto osceno a cui lo costringete.

Allora, noi vi chiedevamo tre cose, avevamo aggiunto tre righe, ossia che le tutele valgano a prescindere dal contratto, che ci sia un sostegno al reddito quando scatta l'allerta e che siano le piattaforme a fermarsi per obbligo e non per gentile concessione. Voi ci dite di no, cioè avete deciso che il rischio del caldo non lo paga chi guadagna, ma lo paga chi consegna. La piattaforma incassa, la sua commissione è al riparo, mentre il ragazzo mette il corpo sull'asfalto e certe volte ce lo lascia pure.

Allora, Presidente, noi in questi giorni stiamo vedendo i rider che stanno protestando in mezza Italia non per un aumento, ma perché chiedono acqua e ombra di fatto, per dei diritti essenziali. Allora, noi siamo arrivati al punto che in Italia si sciopera per l'ombra. Questi sono i risultati che state ottenendo e votate contro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

I deputati Cherchi, Pavanelli, Scotto e Guerra chiedono di sottoscrivere.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/39 Aiello, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 21).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/40 Carotenuto. Parere favorevole con riformulazione. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Presidente, non posso accettare la riformulazione. Insisto per la votazione e spiego perché in 30 secondi. Perché qui fuori ci sono 40 gradi, ci sono camionisti in area di sosta e dentro l'abitacolo ne risulteranno almeno 50, forse anche 60. Si deve fermare perché la legge gli impone il riposo ed è giusto così. Peccato che, se accendi il motore per tenere l'aria condizionata accesa, per l'articolo 157 del codice della strada si prevede una multa fino a 444 euro. Quindi, 444 euro per non morire! Ora, noi chiedevamo una deroga in questo periodo straordinario di caldo solo per loro e solo in sosta prolungata e, appunto, solo in caso di caldo estremo. Costo per lo Stato? Zero!

Ora, sono quattro anni che vi chiediamo di intervenire per mettere fine a questa stortura. Finora ci avete sempre detto di no. Stavolta uno spiraglio, una raccomandazione: ci dite “ne terremo conto”. Ma io vi chiedo, ancora una volta, per il quarto anno consecutivo, di assumervi la vostra responsabilità di fronte a chi lavora e rischia la vita. Voglio che ci sia un voto perché voi dovete dire “no” a questi camionisti ad accendere l'aria condizionata sotto al caldo. Quando in quest'Aula si parla di morti sul lavoro, tutti quanti annuiscono e tutti quanti piangono, ma sono evidentemente lacrime di coccodrillo, perché per voi nella catena del valore, quando c'è un uomo dentro e non la merce, l'uomo viene per ultimo.

Allora, oggi vi chiediamo di farli respirare. Vediamo che cosa rispondete voi. Votate no, se avete il coraggio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/40 Carotenuto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 22).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/41 Francesco Silvestri. Parere favorevole con riformulazione: va bene? No. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie, Presidente. Non sono d'accordo con la riformulazione, perché è un tema gigantesco quello delle nostre isole di calore nelle città. È il tema nazionale. È la questione che stanno vivendo principalmente tutte le nostre città. Presidente, le devo chiedere possibilmente un po' di silenzio in Aula…

PRESIDENTE. Colleghi, è vero. Effettivamente, io faccio fatica a sentire il collega Silvestri e immagino che per lui sia molto difficile parlare in un'Aula così rumorosa. Prego, collega Silvestri.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Stavo dicendo che la valutazione sulle isole di calore, che è il tema principale delle nostre città, non è accettabile per un semplice fatto, un fatto politico, non per altro. Secondo me, quando lei dal Governo mi risponde “la valutazione”… possiamo farla nel giro di venti minuti. Se mi permette di offrirle un caffè fuori da qui, girando intorno al Parlamento per mezz'ora di seguito, lei vedrà che la valutazione è presto fatta. Lei tornerà qui, toglierà la valutazione e mi darà il parere favorevole.

Certo che valutare le isole di calore nelle nostre città in un'Aula temperata, con dei condizionatori, mentre noi siamo qui, al fresco, perfetti, a fare le valutazioni sulla vita degli altri, questo è un problema. Quindi, è normale che la sensibilità cambi.

Io le dico questo, perché la questione non è solamente un problema ambientale, ma è un problema sanitario, è un problema infrastrutturale, è un problema economico. Quindi, è un problema di classi sociali. È un problema di classe quello del surriscaldamento (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché ci sono persone che non possono permettersi il condizionatore attaccato per 24 ore al giorno e magari sono persone che ospitano un anziano di ottant'anni con problemi cardiaci. Ci sono questioni molto serie nelle nostre città. Quindi, questa è una responsabilità su cui dobbiamo intervenire e la valutazione non è un criterio di intervento, se viene percepito come emergenziale.

Guardate che ci sono esempi nel mondo stupendi. A Singapore, se andate a vedere, la loro cultura urbanistica, da questo punto di vista, ha messo le aree verdi al pari delle strade. Quando concepiscono le città, a livello infrastrutturale hanno messo le due cose al pari, ma non perché sono ambientalisti, ma perché sono intelligenti e hanno capito che avere delle città dove si considera l'infrastruttura verde al pari dell'asfalto vuol dire guardare al futuro risparmiando e facendo vivere meglio le persone.

Lo stesso succede a pochi metri da noi a Barcellona. A Barcellona i superblocchi, così come li chiamano loro in catalano, non sono nient'altro che questo, ossia provvedere con riferimento a quelli che sono i materiali traspiranti e le alberazioni delle nostre città. A Parigi si chiamano aree di freschezza. Vuol dire che a Parigi investono spaccando l'asfalto e sostituendolo con aree permeabili, e riescono ad abbassare in questo modo la temperatura in tantissimi spazi. Perché il nostro asfalto cosa fa? Prende il sole tutto il giorno e lo rilascia di notte e, quindi, massacra: non c'è un momento in cui le nostre città possono respirare. È quello che stiamo semplicemente dicendo, ma questa è la nostra cultura politica. Lo stiamo dicendo da anni.

Oggi si parla delle isole di calore, ma il MoVimento 5 Stelle, nelle sue amministrazioni e nella sua cultura dell'amministrare le città, lo ha sempre fatto. Se voi guardate gli indirizzi che sono nelle nostre leggi - cito, ad esempio, quella a prima firma Fontana che racchiude tutta la nostra visione sulle isole di calore - voi lì trovate ogni risposta.

Allora, il punto è semplicemente questo. Questo emendamento va in questa direzione, cioè di prendere i fondi, metterli a sistema e creare delle linee guida per i comuni che non possono essere lasciati soli. Perché le nostre amministrazioni devono partire da una domanda. Cioè, ogni volta che si fa un'opera, si deve partire da una domanda: quest'opera aumenterà il calore delle nostre città o lo diminuirà? Questa è la domanda che ogni amministratore locale o pubblico deve farsi quando ormai costruisce un'opera, perché il prossimo anno non sarà migliore di questo, questo non è migliore di quello scorso e quello scorso non era migliore di quello prima. Ormai è un destino il nostro.

Tutti stanno rilevando come nel giro di dieci anni è cambiata completamente la nostra concezione delle città, che non erano abituate ad avere condizionatori e oggi non possono vivere né dormire senza. Sono passati solo dieci anni.

Quindi, cominciare a investire e considerare questa un'emergenza vuol dire concepire le nostre città come città spugna che riescono ad adattarsi a quelli che sono i cambiamenti climatici, che non sono una battaglia che noi dobbiamo combattere solo con la lotta alle emissioni, ma anche con tutto quello che sta nelle linee guida che dobbiamo porre, che sono anche misure economiche.

Se andate a vedere - e chiudo - l'istituto per le risorse ambientali, a livello mondiale, ha fatto 320 progetti in tutto il mondo. Per ogni euro che ha investito a livello di progettazioni nelle città, ne ha avuti dieci in benefici. Quindi, sono investimenti che tornano a nostro favore.

Se io propongo delle linee guida, chiedendo di considerare questo aspetto come una questione emergenziale delle nostre città, e il Governo mi risponde: “No, questo non te lo posso accettare” - e stiamo parlando di un ordine del giorno, non di un emendamento -, “non posso accettarti quest'ordine del giorno sulle nostre isole di calore, ma ti metto l'opzione di valutare”, io non è che non lo accetto perché siamo permalosi, ma perché voi dimostrate di non vivere questo problema come un problema esistenziale. Invece è un problema esistenziale per le nostre città. Ecco perché non posso non solo non accettare la riformulazione… Però, con tutta la voglia costruttiva del mondo di essere in Aula e cercare di trovare insieme soluzioni per le nostre città da Nord a Sud, io le chiedo di cambiare il punto di vista. Non è una vittoria politica o una sconfitta: stiamo parlando di un ordine del giorno, non succede niente a cambiare il punto di vista su un ordine del giorno. Magari anche con soluzioni diverse, ci confronteremo in altre sedi. Ma vedere il calore nelle nostre città come una minaccia esistenziale per la vita delle persone, perché ci sono morti ogni anno, e aumentano, è una cosa che dovrebbe accomunare tutti quanti e cambiare il punto di vista sarebbe semplicemente un sintomo di saggezza che le verrebbe riconosciuto anche da parte delle opposizioni. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. La deputata D'Orso sottoscrive.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.

SUSANNA CHERCHI (M5S). Io intanto vorrei sottoscrivere gli ordini del giorno n. 9/2987-A/39 Aiello, n. 9/2987-A/40 Carotenuto e n. 9/2987-A/41 Francesco Silvestri. È una cosa alla quale pensavo l'altro giorno: non è una questione di stortura, questa è tortura. Non è una stortura, è una tortura. Quando li vedo in giro in bicicletta con quel caldo pazzesco, mi fanno male anche i piedi perché il calore mi arriva dentro nonostante abbia le scarpe. Quando li vedo in bicicletta e sta piovendo perché magari c'è una bomba d'acqua, oppure c'è questo caldo pazzesco a 42 o 43 gradi, alle volte mi viene veramente quasi da piangere e vorrei che avessero la possibilità di fermarsi dove c'è un po' di ombra e riposarsi un pochino perché non è umano farli lavorare in quelle condizioni: è disumano.

E io veramente chiedo a voi: andiamo in giro verso le due del pomeriggio, tutti quanti insieme, andiamo in giro e rimaniamoci venti minuti. Devono anche pedalare e sbrigarsi, perché guadagnano in base a quello che portano, e quindi è una tortura e non una stortura. È una tortura.

E allora noi, che siamo persone buone, questi ordini del giorno riguardiamoli un attimino. Sono povera gente, che non ha la possibilità… sembra quasi che il vostro Governo ce l'abbia con la povera gente. Allora cerchiamo di far vedere che non è così, che non ce l'avete con la povera gente che deve lavorare in un modo incredibile. Aiutate anche loro, aiutate la povera gente, per favore. Ve lo chiedo per favore. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria.

Usi il microfono del collega accanto, per ora, poi sistemiamo il suo. Prego, collega Iaria.

ANTONINO IARIA (M5S). Sì, grazie. Intervengo solo per chiedere al collega di sottoscrivere l'ordine del giorno e dire che, a Torino, durante la nostra amministrazione abbiamo proprio fatto questo tipo di politiche. Politiche di incentivazione - grazie anche a fondi ministeriali, a fondi europei, eccetera - del recupero di aree impermeabilizzate, trasformandole in aree permeabilizzate, creando giardini e recupero d'acqua. E, a distanza di anni, si vedono i risultati: in queste aree le isole di calore sono quasi del tutto sparite o sono molto mitigate.

Il tema è sempre più cogente. Gli effetti dei cambiamenti climatici, dal 2018 o 2019 - quando abbiamo cominciato a fare queste operazioni a Torino - sono chiaramente molto più impellenti e impattanti sul territorio. Lo vediamo tutti i giorni. Non deve essere una di quelle operazioni che voi derubricate mettendoci una linea, come le solite operazioni di ideologia green alla Greta Thunberg, che voi denigrate costantemente, ma è una di quelle operazioni che aiuterebbero la vita nelle città da qui ai prossimi anni. Perché, come diceva giustamente la mia collega, questa sarà l'estate meno calda di quelle future. Perciò, questo tipo di operazioni, questo tipo di investimenti è per tutti e non solo per una parte politica. Grazie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti. Sottoscrivono le deputate Pavanelli, Ilaria Fontana… adesso prendiamo tutte le sottoscrizioni. Sottoscrive anche la deputata Cherchi. Il deputato Quartini sottoscrive per tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/41 Francesco Silvestri, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 23).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/42 Iaria, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.

Ora vediamo se il microfono si accende. Mi sa che è meglio che usi l'altro perché ho paura che quello non funzioni. Prego.

ANTONINO IARIA (M5S). Grazie. Quest'ordine del giorno riguarda il famoso decreto sui ponti sul Po, una misura che è stata adottata anni fa dal Ministro Toninelli, che aveva fatto un enorme lavoro per riuscire a realizzare una ricognizione importante dei moltissimi ponti sul fiume Po che avevano bisogno di lavori e che noi dovevamo mettere a posto, sia come città metropolitana sia come comuni sia come province. Su questo tema ci sono stati molti ritardi, anche da parte del Governo, nel fare in modo che questi soldi venissero stanziati per poter far andare avanti le progettazioni.

Il mio ordine del giorno, datato circa dieci giorni fa, non è collegato all'emendamento che è stato riformulato, votato e che abbiamo anche accettato, su una proroga per le progettazioni al 30 ottobre - proroga che è molto vicina e che non aiuterà sicuramente le province e le città metropolitane a fare il loro lavoro di progettazione - ma più che altro chiedeva di chiarire, una volta per tutte, la questione del reperimento dei fondi e dell'adozione del decreto interministeriale per rifare la classifica e la graduatoria ed erogare effettivamente i finanziamenti da stanziare poi per gli appalti e per le progettazioni.

Da questo punto di vista, vedo nel Governo un colpevole ritardo, perché questo decreto interministeriale doveva arrivare a gennaio e invece è arrivato soltanto una settimana fa, il 24 luglio, e ha effettivamente creato uno dei tanti problemi che riguardano il nostro Paese: la possibilità di fare dei lavori che vengono rallentati a causa dell'inefficienza di questo Governo e di un Ministro: il Ministro Salvini.

Da questo punto di vista io non so più cosa dire. Tra l'altro, l'ordine del giorno effettivamente adesso è sbagliato perché viene dopo il voto e l'approvazione di quell'emendamento, però mi aspettavo una riformulazione, mi aspettavo una proposta per andare incontro a quello che richiedevo, cioè di dare almeno un anno di tempo da quando si sono sbloccati i fondi per poter poi fare queste progettazioni e questi appalti che riguardano una delle nostre infrastrutture più importanti, che tra l'altro, chiaramente, hanno anche tutta una serie di problematiche perché in molti casi obsoleti.

Nella provincia di Torino ce ne sono due, e li cito, che sono importantissimi e devono essere rifatti: il ponte Preti a Strambinello e il ponte di Castiglione nella zona di Settimo e Castiglione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/42 Iaria, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 24).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/43 Fede, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Il collega Fede non accetta e chiede di intervenire. Prego, ne ha facoltà.

GIORGIO FEDE (M5S). Sì, grazie, Presidente. Non accetto e volevo specificare un attimino le motivazioni, perché il parere favorevole condizionato del Governo, a mio giudizio, non è opportuno. Non è opportuno perché? Chiaramente, qui parliamo di PNRR. Una brevissima ricostruzione. È un'opportunità incredibile per l'Italia: cifre mai viste e importi ottenuti proprio mettendo al centro l'interesse della Nazione, quello che ha fatto il Presidente Conte per portarlo a casa.

Un breve passaggio per ricordare che chiaramente, come è ben noto a tutti, ma è bene rimarcarlo, questo processo non era stato approvato dalla maggioranza. Ma, ahimè, alla fine vi siete trovati questi soldi, potevate usarli ed era anche questa una grossa opportunità. E anche qui si è persa la seconda opportunità di poter portare a casa e mettere in cascina questo fieno e realizzare tante opere. E anche questo non è venuto bene.

Ora, l'apporto dell'intelligenza artificiale: un processo fondamentale quando l'intelligenza naturale non sopperisce alle mancanze. Qui parlavamo, appunto, di utilizzare la sensoristica predittiva per le analisi predittive sui dati delle infrastrutture, un'opportunità quanto meno importante se pensiamo anche che la storia italiana è stata costellata spesso anche di incidenti gravi di persone messe a rischio della vita poiché anche le analisi e i controlli affidati alle tante persone… E qui mi vengono in mente i tantissimi commissari che sono stati nominati in vari posti per assegnare degli incarichi, ma la storia ci insegna che spesso tutti quanti si focalizzano più sul loro impegno economico e non sul lavoro.

Quindi, garantire una sorveglianza ulteriore con la sensoristica predittiva sarebbe stato importantissimo. Non possiamo delimitare questo tipo di parere favorevole solamente a “si valuti l'opportunità di”, senza, invece, andare dentro tutti quegli aspetti che oggi la tecnologia ci dà e darebbero un supporto quantomeno per vigilare anche su quelle poche opere portate a termine, e magari anche male. Quindi, perché non assegnare un controllo e una vigilanza che dia un supporto e che garantisca la sicurezza agli italiani, che poi in queste infrastrutture ci dovranno circolare, vivere e passare una parte della loro esistenza?

Era l'opportunità, a nostro giudizio importantissima, di adeguarsi ai supporti che la tecnologia ci dà, perché molti pensano che l'intelligenza artificiale sia utile per fare video di dubbia qualità, e invece serve proprio a dare un incremento di efficienza. Quest'ordine del giorno non è stato accettato, ed è il motivo per cui chiedo che sia messo al voto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/43 Fede, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 25).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/44 Scerra, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene? Non vedo il collega Scerra. Me lo dice lei, onorevole Quartini? Va bene? No.

Allora, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/44 Scerra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 26).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/45 L'Abbate, accolto come raccomandazione. Va bene? Sì, va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/46 Morfino, su cui il parere del Governo è favorevole con riformulazione. Va bene, collega Morfino? No e chiede di intervenire. Prego, ne ha facoltà.

DANIELA MORFINO (M5S). Grazie, Presidente. No, non accetto la riformulazione. Sottosegretaria, tramite la Presidenza, ma che cosa dovete valutare ancora? La Sicilia brucia ora, la Sicilia ha bisogno delle risorse ora, la Sicilia ha bisogno dell'aumento degli organici dei Vigili del fuoco ora, e senza “valutare l'opportunità di”. Ma a voi, ovviamente, non interessa il grido della Sicilia (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

E vede, la Sicilia è una terra che viene divorata dalle fiamme, mentre voi, puntualmente, arrivate quando ormai resta solo la cenere. Arrivate sempre dopo, arrivate sempre tardi, e la Sicilia la governate voi da decenni. Sottosegretaria, gli incendi non sono una fatalità, sono il risultato di una vostra incapacità di programmare, di prevenire e di investire. Ogni anno assistiamo allo stesso film: Canadair in ritardo, Vigili del fuoco all'estremo, uomini della Protezione civile lasciati soli, famiglie evacuate, agricoltori che vedono andare in fumo il lavoro di una vita, comuni isolati e strade chiuse.

E lei lo sa perché quelle strade sono chiuse? Sottosegretaria, perché le fiamme sono arrivate persino lì, nelle strade. Per cui invito lei e il Ministro a venire giù, in Sicilia, a fare un giro per quelle strade. Ma lei venga non con l'auto di Stato, con l'auto blu. Venite con le vostre auto, venite a guidare voi su quelle strade e poi vediamo se tornate qui con la formuletta “a valutare l'opportunità di” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E vede, puntualmente sentiamo la stessa frase: è un'emergenza.

No, non è un'emergenza, è una prevedibile conseguenza delle vostre scelte politiche scellerate, perché gli incendi arrivano ogni estate, il caldo arriva ogni estate, la siccità arriva ogni estate e il cambiamento climatico non vi manda una PEC il giorno prima (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti da anni, e voi continuate a rincorrere gli eventi, invece di prevenirli.

Noi oggi vi chiediamo una cosa semplicissima: smettere di contare gli ettari bruciati e cominciare finalmente a impedire che si brucino. Smettetela di fare conferenze stampa davanti alle telecamere, perché c'è chi combatte realmente ogni giorno in quella terra, e sono i Vigili del fuoco: donne e uomini straordinari che lavorano per ore senza fermarsi con mezzi vecchi, con organici insufficienti e con turni massacranti. Valuti questo, Sottosegretaria.

I Vigili del fuoco non vanno celebrati quando diventano eroi, ma li dovete ricordare quando bisogna approvare i finanziamenti, aumentare i mezzi e gli organici. Vi stiamo chiedendo, con quest'ordine del giorno, più personale, più mezzi, monitoraggio del territorio, manutenzione del patrimonio boschivo, in una parola, prevenzione. Ma voi non sapete cosa sia la prevenzione, non vi è ancora chiaro, e non vi è chiaro che la prevenzione costa molto meno della ricostruzione, e salva vite, soprattutto.

Ma c'è una domanda che le rivolgo: come è possibile trovare miliardi - miliardi! - per le spese militari, ma quando, invece, bisogna difendere i boschi, i paesi, le aziende agricole e i cittadini, improvvisamente il bilancio diventa un problema? Questa non è una questione tecnica, Sottosegretaria, è una scelta politica ben precisa, è una scelta sbagliata. La Sicilia non vi interessa, è questo il vero punto politico. La Sicilia non chiede privilegi, gliel'ho detto anche in discussione generale la settimana scorsa; chiede rispetto, chiede di non essere ricordata solo quando le fiamme fanno il giro dei telegiornali, chiede di non essere trattata come una periferia da visitare con l'elicottero dopo il disastro.

La Sicilia non brucia soltanto per il caldo, brucia perché l'avete abbandonata da anni. E noi non ci stiamo, noi non vogliamo un Governo che si limita a spegnere incendi. Noi vogliamo uno Stato capace di impedirli. Sottosegretaria, la Sicilia non ha bisogno delle vostre passerelle tra le ceneri. Ha bisogno di uno Stato che arrivi prima delle fiamme (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. L'onorevole Cherchi chiede di sottoscriverlo.

Se nessun altro chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/46 Morfino, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 27).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/47 Quartini, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Riparliamo per l'ennesima volta del rigassificatore di Piombino. In quest'ordine del giorno noi possiamo soltanto verificare, dopo l'opposizione del Governo, che oltre al danno abbiamo anche la beffa da parte del Governo nei confronti dei piombinesi, perché praticamente dite “no” a qualunque tipo di valutazione ulteriore rispetto alle scelte fatte. In particolare, “no” alla trasparenza in riferimento alle valutazioni di impatto ambientale, alla normativa Seveso III e al piano di emergenza interno; dite “no” a un percorso di trasparenza rispetto al commissariamento; dite “no” alle promesse di opere di compensazione e mitigazione, dopo aver illuso i cittadini di Piombino rispetto, per esempio, al fatto che avrebbero avuto una riduzione dei costi energetici per gli utenti domestici e per le imprese del territorio.

In un'area, che è anche dichiarata sito di interesse nazionale, avevate promesso voi stessi la bonifica, cosa che non è assolutamente accaduta e, quindi, niente opere di compensazione. Allo stesso tempo, si fa un'operazione che diventa una permanenza sine die in proroga del rigassificatore di Piombino e così un'opera, che era emergenziale, diventa una servitù strutturale per il territorio e un vincolo rispetto all'evoluzione e alle capacità imprenditoriali stesse del territorio. Io credo che si tratti di una vergogna assoluta da questo punto di vista e credo davvero - e spero - che i piombinesi in qualche modo vi presenteranno il conto prima o poi.

Credo anche che, di fronte all'assenza di promesse mantenute rispetto a queste compensazioni e a queste mitigazioni, che avrebbero dovuto caratterizzare il percorso di questo rigassificatore, mostriate anche una vera e propria faccia tosta rispetto alla stessa riduzione dei costi energetici per i cittadini e per le imprese che un rigassificatore, in qualche modo, poteva garantire. Evidentemente non ve ne importa niente dei cittadini, ma vi interessa soltanto di obbedire per l'ennesima volta alle lobby energetiche del fossile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/47 Quartini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 28).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/48 Carmina, sul quale il parere del Governo è contrario. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carmina. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, la Sicilia è in codice rosso: la grande sete, ondate di calore che si susseguono e incendi devastanti. Eppure, lo stato di emergenza è finito ufficialmente il 9 maggio di quest'anno. In effetti, ha piovuto moltissimo. Il capo dipartimento della Protezione civile dice che abbiamo tanta acqua quanto la Danimarca, ma la situazione è peggiorata ed è peggiorata nonostante gli interventi in fase emergenziale, fra cui la realizzazione dei dissalatori per un importo di 128 milioni di euro, che ancora non si capisce se producano acqua o meno e cosa succeda effettivamente. Perché, in realtà, dove sono i risultati? Si vedono solo rubinetti asciutti, mentre si affrontano le ulteriori emergenze e in una terra ricca d'acqua si continua ad avere sete.

Quest'ordine del giorno riguarda opere strategiche essenziali per l'approvvigionamento idrico in Sicilia. Fra i progetti stralciati ed espulsi dalla linea del finanziamento del PNRR figurano opere di altissimo valore infrastrutturale e d'impatto vitale per la sopravvivenza idrica della regione, innanzitutto, la diga di Pietrarossa, che è la più grande incompiuta del sistema idrico siciliano - 45 milioni di metri cubi di acqua -, situata fra le province di Catania ed Enna, la cui realizzazione e il cui completamento erano stati annunciati con grande enfasi anche dal vicepresidente della regione siciliana Sammartino, esponente della Lega. L'altro progetto è il potenziamento dell'adduttore della diga Castello, che prevede il collegamento fra l'invaso di San Giovanni Gemini e la rete irrigua di Ribera, in modo tale da poter dare soccorso alle richieste degli agricoltori e anche alle utenze civili. Che cosa chiedeva quest'ordine del giorno? Di adottare le iniziative volte a ripristinare integralmente le risorse finanziarie definanziate dal PNRR per questi interventi strutturali e per gli interventi idrici della Sicilia e, quindi, chiedeva al Governo di assumere l'impegno di prevedere eventualmente risorse finanziarie alternative che coprissero i costi di queste opere definanziate, nonché - ultima cosa - di effettuare interventi di semplificazione, sburocratizzazione e di creare strutture di affiancamento tecnico-amministrativo e strumenti di accelerazione.

Spesso capita, a noi del Sud, di sentire invettive contro l'incapacità amministrativa dei soggetti che guidano i nostri enti. Ebbene, la Sicilia, su 25 anni, per 20 anni è stata governata dal centrodestra, ininterrottamente da 10 anni è il centrodestra in carica e, al vertice, come vicepresidente c'è proprio un esponente della Lega, che salutava così il finanziamento della diga di Pietrarossa: l'approvazione da parte del Ministro delle Infrastrutture del progetto definitivo per completare la diga Pietrarossa, a cavallo delle province di Catania ed Enna, è un segnale importante di grande attenzione da parte del Governo nazionale per il Sud e per la nostra isola. Si vede che se ne sono pentiti e si vede che questi amministratori della Lega non sono in grado di ottenere, da parte del Governo nazionale, il rispetto per l'isola che gestiscono.

Ebbene, nel 2026 in una provincia italiana, Agrigento, c'è chi vive aspettando un'autobotte che non arriva, perché gli autobottisti che fanno il servizio sostitutivo sono in sciopero o riempiendo bidoni alle fontane, con i rubinetti completamente a secco, mentre si scoppia di caldo e magari scoppiano anche incendi. Non è un'immagine dell'Africa, è una provincia italiana, Agrigento, in una situazione indegna di un grande Paese del G7. Per questo io vi ho portato qui un bidoncino, un semplice contenitore di plastica (La deputata Carmina mostra una tanica di plastica).

PRESIDENTE. Collega Carmina, deve toglierlo. Va bene, adesso l'ha fatto… lo deve togliere!

IDA CARMINA (M5S). Non è una provocazione, ma è semplicemente il modo per ricordare la quotidianità che vivono i cittadini di Agrigento. Pensate agli anziani, ai bambini con i rubinetti a secco. Questo Governo - invece di dire: va bene, abbiamo definanziato, ma cerchiamo di dare risorse alternative - che fa? Dice a tutti questi cittadini, ai siciliani tutti e a quelli della provincia di Agrigento che a questo Governo di loro non importa nulla.

Io spero che i siciliani e gli agrigentini abbiano buona memoria alle prossime elezioni e sappiano bene chi li ha ridotti alla sete (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Le deputate Raffa e Morfino sottoscrivono.

Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/48 Carmina, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 29).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/49 Caso, su cui vi è il parere favorevole previa riformulazione. Onorevole Caso accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/50 Pavanelli, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Pavanelli. Ne ha facoltà.

EMMA PAVANELLI (M5S). Presidente, credo che la Sottosegretaria o il Governo stiano facendo un po' di confusione perché, poco fa, abbiamo, dico abbiamo perché tutta la maggioranza insieme all'opposizione hanno approvato un ordine del giorno della collega L'Abbate, che chiedeva di promuovere iniziative volte a sostenere lo sviluppo della filiera nazionale dell'idrogeno rinnovabile applicato ai processi siderurgici, soprattutto rivolti a Taranto. Invece, il mio ordine del giorno, Presidente, chiede di utilizzare i fondi che erano già stati stanziati proprio per fare questo. Allora, se approvate quello, è abbastanza anomalo che state dicendo, invece, di no allo stanziare i fondi. Pertanto, forse c'è una mezza verità nell'approvazione dell'ordine del giorno della collega L'Abbate.

Qualche anno fa, abbiamo stanziato 1 miliardo di euro per costruire un impianto capace di produrre acciaio, usando l'idrogeno pulito invece che il carbone: un progetto pensato prevalentemente per Taranto, per aiutare la città ad uscire da anni di inquinamento e di crisi industriale, sostituendo le vecchie tecnologie inquinanti con una tecnologia verde. Con questo decreto il Governo cosa fa? Sposta i soldi rimasti di quel progetto da un Ministero all'altro - dal Ministero dell'Ambiente al Ministero delle Imprese - e, nel farlo, cancella il vincolo che li legava all'idrogeno pulito. Da oggi, quindi, quei soldi potranno essere usati per qualsiasi intervento genericamente legato all'acciaio, anche per impianti che continuano ad usare il gas invece dell'idrogeno rinnovabile. In pratica, rischiamo di tornare indietro, di finanziare ancora i combustibili fossili invece della tecnologia pulita a cui questi fondi erano stati, appunto, dedicati.

Non è tutto. Dentro alle carte dello stesso decreto, ci sono due numeri diversi per la stessa cifra: in un documento si dice che sono rimasti 826 milioni, mentre in un altro documento si dice che ce ne sono 726 milioni, cioè 100 milioni di differenza che nessuno spiega bene. Se il Governo per primo non è sicuro di quanti soldi sta spostando come possiamo fidarci?

C'è poi la società pubblica che doveva realizzare, appunto, questo impianto, la società DRI d'Italia, partecipata dallo Stato attraverso Invitalia, che è in grande difficoltà economica, tant'è che l'anno scorso ha chiuso con perdite pesanti e il decreto non dice una parola su cosa succederà a questa società né sui progetti già avviati.

Infine, sempre questo Governo ammette che questa è solo una soluzione provvisoria in attesa di decidere davvero cosa fare con la prossima legge di bilancio. Nel frattempo, però, i soldi restano lì, senza una destinazione chiara, mentre Taranto aspetta ancora la bonifica e il risanamento ambientale promessi da tempo (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)…

Mi scusi, Presidente, se evidentemente (Commenti del deputato Maiorano)

PRESIDENTE. Collega, se vuole, chiede la parola, non è questo il modo di stare in quest'Aula.

Prego, collega Pavanelli.

EMMA PAVANELLI (M5S). Evidentemente forse il collega sa dove sono finiti questi soldi o dove vanno a finire questi soldi che abbiamo stanziato noi per Taranto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora, sinceramente, sono abbastanza sorpresa, Presidente, perché non sto dicendo cose non vere, sono scritte nel decreto che voi state per votare. Contemporaneamente - ripeto - c'è l'ordine del giorno della collega L'Abbate, l'ordine del giorno n. 45, che dice esattamente l'opposto, che voi siete favorevoli a considerare la transizione verso l'idrogeno verde dell'impianto di Taranto. Allora, delle due l'una, perché i soldi ci sono: se voi dite che lo volete fare, allora perché state spostando questi soldi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e perché li state dedicando a non si sa quale fine? Il solito gioco delle tre carte che abbiamo visto numerose volte durante questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/50 Pavanelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 30).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/51 Alifano, su cui vi è il parere favorevole, previa riformulazione. Onorevole, accoglie la riformulazione? Va bene.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/52 Ilaria Fontana, accolto come raccomandazione, va bene? No, allora dobbiamo chiedere il parere, perché la deputata Ilaria Fontana non ha accettato la raccomandazione. Quindi, Sottosegretaria, ho bisogno che lei mi dia il parere sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/52 Ilaria Fontana, perché aveva detto accolto come raccomandazione, ma la presentatrice non l'ha accolta. Quindi, deve dirmi favorevole, contrario o si rimette all'Aula sull'ordine del giorno n. 52, Ilaria Fontana.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere contrario.

PRESIDENTE. Bene. Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/52 il parere è contrario. Quindi, se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/52 Ilaria Fontana, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 31).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/53 Marianna Ricciardi, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Con quest'ordine del giorno chiedevamo al Governo di assumere tre impegni che riepilogo brevemente: garantire che la realizzazione del Nuovo Policlinico Umberto I avvenga nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e partecipazione delle amministrazioni competenti; assicurare che nessuna struttura o spazio del Policlinico possa essere ceduto o affidato a soggetti privati per la gestione delle attività sanitarie e, infine, ripristinare il principio secondo cui ogni autorizzazione di struttura sanitaria deve essere preceduta dalla verifica della presenza dei requisiti strutturali, organizzativi e di sicurezza.

Perché chiedevamo questi impegni? Perché in questo decreto avete innanzitutto previsto un commissario straordinario per la realizzazione di un ospedale e il commissariamento dovrebbe essere riservato a emergenze e calamità naturali, non al prevedibile rinnovo del patrimonio immobiliare. Poi chiedevamo questo anche perché avete previsto che il commissario possa agire in deroga a ogni disposizione di legge diversa da quella penale. Chiedevamo questi impegni anche perché, in un precedente decreto, avete previsto che per realizzare gli obiettivi del PNRR, l'autorizzazione, non l'accreditamento, ma l'autorizzazione di una struttura sanitaria può avvenire senza avere verificato preventivamente i requisiti strutturali, organizzativi e di sicurezza. E la verifica di questi requisiti potrà avvenire un anno dopo, con conseguente messa in pericolo della sicurezza dei cittadini, dei pazienti, dei lavoratori di queste strutture sanitarie.

Agire in questo modo è un po' come dire che il PNRR vi è piombato addosso, cioè come se voi non sapeste da 4 anni che c'erano da spendere questi soldi, quindi all'ultimo momento avete agito con commissariamenti, con deroghe, con proroghe, mettendo a repentaglio la sicurezza delle persone. Ma l'emendamento che prevede il commissariamento straordinario, così come questa disposizione che prevede l'autorizzazione delle strutture sanitarie senza controlli, rispondono alla medesima impostazione culturale e politica, ossia accelerare le procedure, comprimendo i controlli e indebolendo le garanzie di trasparenza e legalità.

Se possibile un po' di silenzio, Presidente.

PRESIDENTE. Ha ragione, collega. Colleghi e colleghe, vi pregherei di ascoltare in silenzio la collega Ricciardi, che sta provando a fare il suo intervento, perché c'è veramente troppo rumore.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Anche perché magari apprendono che, tra poco, voteranno qualcosa che forse neanche avevano visto, perché in questa logica rientra anche un'altra disposizione, colleghi. Qualche settimana fa c'è stato un incendio fuori dall'Ospedale del Mare. Ricordo anche che, qualche anno fa, a Tivoli, vicino Roma, c'è stato un incendio che ha distrutto gran parte dell'ospedale e morirono anche tre persone. Quando accadono queste cose, ci sentiamo tutti indignati, esprimiamo cordoglio, però poi, quando c'è da intervenire, improvvisamente venite colti da amnesia. Altrimenti non si spiega questo articolo 13-sexies, che si chiama “Adeguamento delle strutture sanitarie alle misure di prevenzione degli incendi”, che, andando a leggere nel dettaglio, scopriamo che proroga di un ulteriore anno l'adeguamento alle misure di prevenzione degli incendi. Ma la cosa è particolarmente grave, perché questa è l'ennesima proroga, dopo una precedente proroga che avete fatto sempre voi, appena arrivati al Governo, a ottobre 2022, in cui prorogavate questa disposizione di 3 anni. Stiamo cioè parlando di strutture sanitarie che dovrebbero essere adeguate, da un punto di vista di prevenzione degli incendi, già dal 2022 e voi oggi, 2026, prorogate di un ulteriore anno.

Non parliamo però di questioni prettamente burocratiche: stiamo parlando di cose serie come prevedere impianti automatici di spegnimento dell'incendio oppure una rete di idranti. Noi abbiamo strutture sanitarie che queste cose non ce le hanno e non ce le avranno ancora per un altro anno. È il medesimo filo conduttore dove ci sono deroghe, proroghe, commissariamenti, che sostituiscono la programmazione ordinaria e il rigoroso rispetto degli standard di sicurezza che dovrebbero connotare necessariamente il Servizio sanitario nazionale. Rientra tutto in una gestione che è senza visione, ma purtroppo lo avevamo ormai capito, se andiamo a vedere come avete gestito la Missione 6 del PNRR.

Va bene, Presidente, qua è una cosa impressionante…

PRESIDENTE. Ha ragione. Colleghi, immagino che siate interessati ad ascoltare e, dunque, dovete farlo in silenzio. Aspetti, collega, finché non c'è silenzio assoluto, non riprendiamo, altrimenti tra un minuto siamo da capo.

Bene, prego.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Io capisco che siamo al 3 agosto, siamo tutti stanchi, però l'educazione e l'attenzione dovrebbero connotare quest'Aula, ma va bene.

Dicevo che la mancanza di visione nella gestione del PNRR si deduce anche da come è stata gestita la Missione 6 del PNRR. Noi avevamo a disposizione 15 miliardi di euro per le grandi apparecchiature e per rinnovare e costruire nuove strutture sanitarie. Parliamo, quindi, delle case di comunità: ne sono state inaugurate diverse, sono stati spesi molti soldi, ma pochissimi benefici sono andati a favore dei cittadini.

E questo lo dico perché il Ministro, anziché immaginare il futuro della sanità territoriale, si è accontentato di cambiare il nome delle strutture. Sono state rinnovate delle sedi di guardia medica e sono state chiamate case della comunità; sono stati rinnovati poliambulatori delle ASL e sono stati chiamati case della comunità; cioè sono state inaugurate tante strutture, tagliati tanti nastri, ma alla fine di questi 15 miliardi di euro, l'unico beneficio che avranno i cittadini è che semplicemente sono stati cambiati i nomi delle strutture.

Questo è un grandissimo peccato, perché noi non avremo mai più un'occasione del genere per investire così tanto in sanità. Presidente, dopo la guerra noi abbiamo avuto il Piano Marshall, dopo il COVID c'è stato il PNRR, con la differenza però che, dopo il Piano Marshall, noi siamo usciti come una grande potenza, mentre dopo il PNRR, noi non sappiamo questi soldi effettivamente che benefici hanno portato alle persone, perché non è cambiato assolutamente nulla. E per me, che sinceramente sono giovane e vorrei continuare a vivere in Italia, l'unica cosa che ricorderò di questo PNRR sono soltanto le riforme di carta e le parole vuote della vostra propaganda. (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/53 Marianna Ricciardi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 32).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/54 Dell'Olio, accolto come raccomandazione. Va bene? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/55 Torto, accolto come raccomandazione. Va bene? No? Quindi, devo chiedere il parere sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/55: Sottosegretaria, il parere è favorevole, contrario o si rimette all'Aula? Era raccomandazione, ma la presentatrice non accoglie.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. No, contrario.

PRESIDENTE. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/55 Torto, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 33).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/56 Appendino, sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare il collega Iaria. Quanto tempo ha il collega Iaria? Aspetti, collega. Ha tre minuti e mezzo, prego.

ANTONINO IARIA (M5S). Quanto? Tre minuti?

PRESIDENTE. Ha aggiustato il microfono e le regalo un secondo.

ANTONINO IARIA (M5S). Era un attacco Kenon, da non confondere con i cannoni che piacciono tanto alla maggioranza (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Allora, parliamo di TAV. Oggi il Presidente Conte ha detto - quello che diciamo tutti - che quest'opera non deve essere un totem, quest'opera deve essere anche guardata con un'idea pragmatica delle opere che servono nel futuro del nostro Paese. Il Presidente giustamente ha detto: ma se la Francia sta ritardando i progetti e i finanziamenti delle opere che deve fare per il TAV nel suo tratto nazionale, perché noi, in Italia, anticipiamo già 837 milioni di euro per il tratto Avigliana-Orbassano, che costerebbe 3 miliardi di euro, senza avere la sicurezza né che i francesi continuino a fare anche l'altro pezzo in Francia né che questo tratto, Avigliana-Orbassano, chiaramente creerà un cantiere che per anni terrà in ostaggio i comuni interessati? Perché noi - in maniera pragmatica, lo dico - anticipiamo questi soldi, sapendo che difficilmente riusciremo ad arrivare alla fine di quest'opera, sapendo che non abbiamo adesso trovato i 3 miliardi di euro per finanziare tutto questo tratto?

Nel nostro ordine del giorno, noi chiediamo di essere pragmatici, a prescindere da quello che pensate del TAV. Non sarebbe più intelligente, viste tutte le problematiche che ha la nostra rete nazionale delle Ferrovie, non spendere questi soldi per un pezzo di progetto che forse non vedrà mai la luce e spostare questi finanziamenti sulla nostra rete ferroviaria? Secondo noi sì. Ma secondo noi è molto ampio questo concetto del “noi”: secondo tutte le persone di buon senso, secondo anche tutti quelli che sanno che, quando hanno poche risorse, le usano dove sono più efficaci e non sicuramente in un progetto che forse vedrà la luce fra 20 anni, che di per sé ha già perso tutte le sue caratteristiche di utilità - ma già le ha perse da anni - per quanto riguarda il trasporto merci. Questo tratto nazionale - e io sto parlando di un tratto nazionale, di un progetto nuovo per il TAV - sta partendo al buio e, visto che abbiamo già perso tanti soldi per non fare - per fortuna - il ponte sullo Stretto, perché Salvini non impara la lezione e comincia a tenere i soldi che servono per usarli lì dove veramente servono?

E questo non riguarda nemmeno il tunnel che a Chiomonte è ancora a zero metri di lunghezza, non riguarda nemmeno la talpa che fa un centimetro al giorno nel lato francese; riguarda semplicemente un progetto che sta partendo senza avere la sicurezza che sia finanziato e stiamo buttando 847 milioni di euro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/56 Appendino, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 34).

Collega Ricciardi, evidentemente non funzionava: se viene a segnalare che ha votato, registriamo il suo voto…

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/57 Donno, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Va bene? No. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/57 Donno, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 35).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/58 Santillo, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/58 Santillo, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 36).

Sugli ordini del giorno n. 9/2987-A/59 Buonguerrieri e n. 9/2987-A/60 Malaguti il parere è favorevole.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/61 Gnassi, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/61 Gnassi, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 37).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/62 Porta, è accolto come raccomandazione. Va bene? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/63 Fornaro, sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/63 Fornaro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 38).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/64 Davide Bergamini, su cui il parere è favorevole con riformulazione. Non accoglie e chiede di intervenire, collega? Vuole riascoltarla?

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Sì.

PRESIDENTE. L'abbiamo mandata a loro? Sì, forse a loro no. Allora mandiamola anche al collega… Intanto, Sottosegretaria… Perché ce l'ha Schullian, colleghi, funziona così.

Allora, Sottosegretaria, se mi rilegge la riformulazione dell'ordine del giorno n. 9/2987-A/64 Davide Bergamini.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Espunte la sesta e la settima premessa, il parere è favorevole con la seguente riformulazione: “a valutare, compatibilmente con le esigenze di finanza pubblica, di continuare ad adottare iniziative a favore delle realtà territoriali, anche attraverso l'istituzione di un fondo destinato agli interventi urgenti e indifferibili di ripristino delle infrastrutture comunali danneggiate da eventi meteorologici estremi”.

PRESIDENTE. Grazie, Sottosegretaria. Collega? Non accoglie e chiede di intervenire, prego.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Non accogliamo la riformulazione, perché ci sembra assurdo che, in un provvedimento come questo, si debba inserire di nuovo la formula “a valutare l'opportunità di”, quando era un ordine del giorno molto semplice da capire. Pensavamo potesse trovare un'ampia condivisione anche da parte del Governo, perché si parla dei comuni sotto i 15.000 abitanti, proprio quei comuni che rappresentano la parte più importante del territorio italiano; quindi tutti quei piccoli comuni che sono un presidio vero del territorio.

Abbiamo fatto una premessa in quest'ordine del giorno, che serviva proprio per far fronte a quegli eventi meteorologici avversi che sono sempre più presenti nel nostro Paese.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA (ore 18,58)

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Con quest'ordine del giorno chiedevamo al Governo l'impegno alla creazione di un fondo, un fondo permanente, proprio per aiutare, supportare i comuni nel risolvere i danni subiti alle infrastrutture strategiche dei territori; comuni sotto i 15.000 abitanti, quelli che hanno ovviamente anche più problemi dal punto di vista organizzativo interno e dal punto di vista del personale. Si chiedeva una maggior velocità, meno burocrazia in questi casi - non sempre, ma in caso di un evento meteorologico avverso - e dispiace vedere ancora che si utilizza questa formula “a valutare l'opportunità di”.

Io mi chiedo cosa dobbiamo valutare quando un comune è in difficoltà (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). C'è un evento meteorologico avverso, veniamo tutti in quest'Aula il giorno dopo a chiedere al Governo un impegno, perché sappiamo che i nostri territori sono in difficoltà, sappiamo che l'intero Paese ha territori che subiscono grandi problemi a fronte di questi eventi che sono diventati sempre più presenti e sempre più potenti anche nell'invadere, creare danni alle infrastrutture strategiche. Quindi rimaniamo sorpresi perché, ancora una volta, si abbandonano i sindaci che rappresentano lo Stato, il primo presidio delle istituzioni al fianco dei cittadini.

Con quest'ordine del giorno vorrei chiedere a tutti i colleghi parlamentari, che sono anche sindaci o che ricoprono magari il ruolo di amministratori, di votare con responsabilità quest'ordine del giorno, perché è molto semplice e chiede esclusivamente una maggior vicinanza a chi tutti i giorni deve confrontarsi con il territorio e con i propri cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/64 Davide Bergamini, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 39).

L'ordine del giorno n. 9/2987-A/65 Furgiuele è inammissibile.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/66 Pierro sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo su quest'ordine del giorno, perché è un ordine del giorno che fa il paio con tanti altri ordini del giorno di buon senso che hanno a tema questo PNRR, di cui parleremo sicuramente più tardi, nelle dichiarazioni di voto, perché è opportuno fare un grande approfondimento su quello che è stato, su quello che è e su quello che significherà.

Quest'ordine del giorno chiedeva, in aderenza agli articoli 1 e 2 del provvedimento, una proroga dei termini per il completamento, il collaudo e la rendicontazione delle opere pubbliche inserite all'interno di questo…

PRESIDENTE. Colleghi, un po' di silenzio, per favore.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). …questo strumento. In pratica, si chiedeva al Governo di prendere un impegno nelle sedi opportune, nelle sedi europee, al fine di avere un'elasticità temporale capace di non far perdere l'occasione che - qualcuno ha detto - sarebbe derivata dallo strumento del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Noi crediamo che dire “no” a quest'ordine del giorno sia dire “no” alla realtà. Perché? Perché i colleghi parlamentari, che hanno un minimo di territorialità, in questi mesi sicuramente hanno avuto l'occasione di confrontarsi con le amministrazioni, con i territori che si sono ritrovati ad inseguire tempistiche assurde, dettate da un Piano che è stato formulato lontano dalle reali esigenze dei territori (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Ne parleremo dopo, signor Presidente, in dichiarazione di voto, ma c'è una cosa che emerge dal dibattito in Aula. Io ho ascoltato bene anche il presidente Deidda che ci ha tenuto a ripetere che questo Piano ci è stato consegnato ed è stato formulato a latitudini che sicuramente non rispecchiano le reali esigenze dei cittadini e questo ci è ritornato indietro. Tutti noi siamo intervenuti per raccogliere le istanze dei territori, degli amministratori, dei tecnici, dei dirigenti che si sono arrovellati al fine di non perdere finanziamenti. Oggi ci troviamo al cospetto di comuni, come quello di Lamezia Terme, come quello di Corigliano-Rossano, che hanno progetti che non riusciranno a portare a termine e che torneranno indietro come debito fuori bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Questa è la realtà che si è determinata: lo sappiano i colleghi, soprattutto del MoVimento 5 Stelle (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che forse, non avendo neanche un consigliere comunale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), non hanno l'occasione di parlare e di confrontarsi con il territorio reale.

E ci hanno raccontato che si trattava di un regalo, un regalo per concessione del Presidente Conte, quando in realtà si è trattato solo e soltanto, signor Presidente, di debito che pagheremo noi, che pagheranno le future generazioni. Noi lotteremo, affinché strumenti come questi - altro che SAFE - strumenti come il PNRR non vengano più adottati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), perché si sono rivelati solo e soltanto delle gabbie, delle inutili gabbie che lasceranno sul territorio solo strascichi e debiti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/66 Pierro, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 40).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/67 Ziello, per la parte ammissibile: onorevole Ziello, accetta la riformulazione? Non la accetta e chiede di parlare. Ne ha facoltà.

EDOARDO ZIELLO (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Qui parliamo delle concessioni balneari. Il 10 luglio scorso è stata emanata un'ordinanza molto importante da parte della Corte di giustizia dell'Unione europea, che sicuramente deve essere oggetto di un approfondimento e di un'interlocuzione con le competenti istituzioni dell'Unione europea, ma che, di fatto, ha consacrato un principio importantissimo: che non si applica la direttiva Bolkestein laddove la risorsa non è scarsa. Tenuto conto del fatto che il Governo italiano ha già definito, con la famosa mappatura, che non si dovrebbe applicare la direttiva in questione, con questo ordine del giorno noi chiediamo di superare la logica istituzionale e la paura che alcuni rappresentanti del Governo italiano - non tutti - hanno nei confronti della Commissione europea e dimostrare di avere coraggio, il coraggio di dire che, di fronte ad un'ordinanza così palese e lapalissiana, è necessario chiedere immediatamente l'archiviazione della procedura di infrazione, per dare certezza ad una categoria come quella dei balneari che, da troppi anni - si parla del 2006 -, ha avuto tante promesse, ma mai fatti concreti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

E qui rientriamo nel tema, in questi pochi minuti che ci separano dal voto, che sicuramente vedrà una maggioranza di centrodestra votare insieme ad un'altra maggioranza di centrosinistra, compattamente, contro un ordine del giorno di Futuro Nazionale che, di fatto, cosa chiedeva? Che il generale Vannacci andasse a fare il Presidente del Consiglio? No, chiedeva semplicemente di utilizzare quel coraggio che qualcuno dice di avere e che qualcuno scrive anche nei panel dietro ai propri palchi, quando fa le manifestazioni pubbliche, ma che poi, di fatto, quando si trova a rivestire un ruolo istituzionale, non ha.

Ma qui possiamo rimediare a questa carenza. Possono rimediare i rappresentanti soprattutto di maggioranza, che hanno i numeri per approvare questo ordine del giorno e anche i ruoli al Governo per poter chiedere l'archiviazione di questa procedura di infrazione.

Si dice spesso che deve essere il Parlamento ad essere sovrano e a dare gli indirizzi politici al Governo. Benissimo, qui ce l'abbiamo l'indirizzo politico da dare al Governo: usciamo dalla procedura di infrazione, chiedendo alle competenti istituzioni di Bruxelles di archiviare la procedura di infrazione sulla direttiva Bolkestein, per far tornare a vivere i nostri balneari. Vediamo chi avrà il coraggio di votare contro questo ordine del giorno (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Davide Bergamini. Ne ha facoltà.

DAVIDE BERGAMINI (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Intervengo solo per confermare, anche a titolo personale, la volontà di portare avanti questo ordine del giorno che, come ha detto il collega Ziello, è particolarmente importante per tutto il settore del turismo e per quello dei balneari. Infatti parliamo di oltre 7.000 imprese, 24.000 addetti impiegati all'interno di questo settore importantissimo, che produce quasi l'11 per cento del PIL italiano. Quindi, credo che ci sia la necessità assoluta di stare vicino a questi imprenditori che, nella maggior parte dei casi - io vengo dall'Emilia-Romagna, dalla riviera romagnola -, rappresentano non solo un'impresa, ma una storia familiare, una tradizione del territorio che ha contribuito a rendere grande il turismo italiano.

Voglio anche ricordare che, se oggi i burocrati di Bruxelles hanno messo le mani e gli occhi sul turismo italiano, sulle coste e sui nostri imprenditori balneari, è proprio grazie alla capacità di queste persone di aver fatto impresa, perché si sono da sempre rimboccate le maniche, hanno messo in discussione le loro famiglie, hanno portato ricchezza e lavoro a quei territori e a quelle aziende che oggi, invece, vengono messi in discussione proprio per la direttiva Bolkestein. Quindi chiediamo in quest'Aula, ad ognuno dei parlamentari e dei colleghi che andranno a votare, di utilizzare questo ordine del giorno come strumento utile per spronare il Governo, all'interno dell'Europa, a fermare questa “euro-follia” che andrà a penalizzare, ancora una volta, le nostre imprese italiane (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/67 Ziello, per la parte ammissibile, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 41).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/68 Bonafe': onorevole Bonafe', accetta la riformulazione affinché sia accolto come raccomandazione? Sì, la accetta.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/69 Viggiano: accetta la riformulazione? No, e chiede di parlare. Prego.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. No, non posso accettare la riformulazione, perché non è più il tempo di valutare, ma finalmente di agire, di smetterla di illudere e di giocare con il destino delle lavoratrici e dei lavoratori che, sino ad oggi, hanno prestato il proprio servizio per l'Ufficio per il processo.

Dopo quattro anni, credo che si possa dire ormai qual è, in realtà, la missione di questo Governo e quale sia l'idea di Stato che ha questo Governo. Dalle vostre scelte emerge un modello molto preciso: uno Stato che assume quando serve, utilizza le persone finché sono funzionali al raggiungimento di un obiettivo e, una volta raggiunto quell'obiettivo, le lascia nell'incertezza. È esattamente ciò che sta accadendo alle lavoratrici e ai lavoratori del PNRR, comparto giustizia. Lo Stato li ha cercati, li ha selezionati, li ha formati, li ha inseriti negli uffici giudiziari e ha affidato loro una delle missioni più delicate del Piano nazionale di ripresa e resilienza: dimostrare all'Europa che l'Italia era in grado di rendere la giustizia più efficiente, più moderna e più vicina ai cittadini.

E loro quella missione l'hanno portata a termine anche in maniera positiva: e non è un'opinione dell'opposizione o della sottoscritta, è un'opinione diffusa. Lo hanno anche affermato tanti colleghi della maggioranza, quando sono andati a prender parte ad assemblee dei lavoratori e delle lavoratrici che, ad oggi, sono rimasti fuori dal concorso che ha stabilizzato circa 9.000 lavoratori e lavoratrici in tutta Italia. E lo dicono i dati del Ministero della Giustizia e della Banca d'Italia: dove l'Ufficio per il processo è stato rafforzato sono aumentati i procedimenti definiti, si è ridotto l'arretrato e sono migliorate le performance degli uffici giudiziari.

Allora la domanda diventa inevitabile: se una politica pubblica funziona, perché interromperla? Se un investimento produce risultati, perché disperderlo? Se il PNRR ha avuto un successo così evidente nel comparto giustizia, perché il suo risultato migliore dovrebbe diventare improvvisamente un problema? Queste lavoratrici e questi lavoratori non rappresentano il costo del PNRR, sono il risultato migliore del PNRR, sono la dimostrazione concreta che investire nelle persone produce un'amministrazione migliore. Eppure, il Governo sceglie di limitare le stabilizzazioni e di lasciare migliaia di persone appese all'incertezza, come se l'esperienza maturata in questi anni non avesse alcun valore.

Ed è qui che cade tutta la vostra retorica sul merito, perché il merito non si misura soltanto con un concorso: il merito si misura anche nel lavoro svolto ogni giorno, nelle competenze costruite sul campo, nella capacità di far funzionare meglio un servizio pubblico essenziale. Voi parlate continuamente di meritocrazia, ma quando il merito è già stato dimostrato e migliaia di persone hanno prodotto risultati certificati, decidete di ignorarlo. È una contraddizione evidente.

E guardate che questa vicenda non riguarda soltanto il destino occupazionale di migliaia di lavoratrici e lavoratori, riguarda il futuro della giustizia italiana. Noi abbiamo un'idea diversa di Stato. Pensiamo che lo Stato debba essere il primo datore di lavoro a dare l'esempio, che non possa chiedere sacrifici senza garantire prospettive, che non possa utilizzare il precariato come metodo ordinario di organizzazione - o, come in questo caso, di disorganizzazione -, che non possa costruire competenze per poi decidere di disperderle.

Questo ordine del giorno chiede una scelta di responsabilità: valorizzare l'esperienza maturata, ampliare il percorso di stabilizzazione, rendere strutturale l'Ufficio per il processo e garantire risorse certe affinché ciò che ha funzionato non venga smantellato, perché uno Stato credibile non abbandona i propri lavoratori nel momento in cui hanno già dimostrato il loro lavoro e il loro valore; li riconosce, li valorizza e continua a investire su di loro. Noi continueremo a batterci, nonostante anche, ovviamente, la mancanza di attenzione da parte di quest'Aula. Però, poi, glieli andiamo a chiedere i voti a quei lavoratori e a quelle lavoratrici e vedremo se vi crederanno ancora una volta oppure cercheranno di cambiare in meglio perché, evidentemente, peggio di così è difficile farlo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. L'onorevole Dori sottoscrive. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/69 Viggiano, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 42).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/70 Cavandoli: accetta la riformulazione? Perfetto, grazie.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/71 Grippo: accetta la riformulazione? Perfetto.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/72 Onori: accetta la riformulazione? Sì.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/73 Pastorella, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/73 Pastorella, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 43).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/74 Sottanelli: accetta la riformulazione? Perfetto.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/75 Ruffino. Accetta la riformulazione, come raccomandazione? Perfetto.

Sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/76 Richetti vi è il parere favorevole del Governo. È anche il suo compleanno e gli facciamo gli auguri (Applausi).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/77 Bonetti, su cui vi è il parere contrario del Governo. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Non è il mio compleanno e, quindi, il Governo ha deciso di dare parere contrario su un ordine del giorno sul quale, nel dibattito in Commissione, invece il Governo stesso si era espresso a favore del recepimento di uno degli indirizzi che pareva condiviso, cioè su quanto è previsto, per legge, su tutti gli investimenti in essere nell'ambito del PNRR e del PNC in virtù di un decreto, convertito poi in legge nel 2021 e tuttora permanente, di premialità rispetto agli appalti pubblici e a quelle aziende che promuovono un lavoro di qualità, parità di genere, imprenditoria femminile, imprenditoria giovanile e tutte quelle cose di cui la maggioranza si riempie la bocca molto spesso.

Oggi noi riceviamo un parere contrario che, a questo punto, mi sembra un dato politico cioè la maggioranza del Governo Meloni, nel giro di una settimana, dall'essere una maggioranza che ha dichiarato in Commissione “ma in fondo è già previsto dal codice degli appalti, quindi certo che siamo favorevoli a promuovere l'imprenditoria giovanile, l'imprenditoria femminile, il lavoro di qualità, la parità di genere”, ha cambiato idea. Siccome in questa settimana il Governo Meloni su tante cose ha iniziato a spostarsi in una posizione vannacciana, comincio a ipotizzare che possa essere un tema di avvicinamento a quanto pensa l'estrema destra sulla questione donne e giovani. Non vorrei che fosse così, ma certamente questo voto contrario è un primo e significativo segnale (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Se nessun altro chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/77 Bonetti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 44).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/78 Rosato. Accetta la raccomandazione? Perfetto.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/79 D'Alessio, su cui vi è il parere contrario del Governo. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/79 D'Alessio, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 45).

Infine passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/80 Miele. Accetta la riformulazione? Perfetto.

Adesso passiamo all'ordine del giorno n. 9/2987-A/29 Ghirra, precedentemente accantonato. Quindi chiedo al Governo il parere su tale ordine del giorno. Prego.

LUCIA ALBANO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Il parere sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/29 Ghirra rimane contrario.

PRESIDENTE. Ok. Allora se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2987-A/29 Ghirra, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 46).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Prima di passare alle dichiarazioni di voto finale, avverto sin d'ora che, secondo le intese intercorse fra i gruppi, ove le stesse non si dovessero concludere entro le ore 20, riprenderanno nella sessione notturna della seduta, a partire dalle ore 21.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Prima di passare alle dichiarazioni di voto finale, ci sono richieste di intervento sull'ordine dei lavori.

Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Stiamo assistendo, a mezzo stampa, a mezzo agenzie, alla ridicola sceneggiata del partito di Fratelli d'Italia (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) che è da 4 anni che sta chiedendo al Presidente Conte di andare in Commissione COVID, di venire, perché hanno fatto questa Commissione dove il loro obiettivo era quello di mettere alla gogna chi ha gestito e chi ha salvato un Paese dalla pandemia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ebbene, il Presidente Conte ha dato questa disponibilità per anni e non è mai stato convocato. E allora loro si sono inventati e hanno detto: no, è un componente, deve dimettersi dalla Commissione e dare la disponibilità per essere audito. Il Presidente Conte dà le dimissioni e dà le disponibilità per essere audito; Camera e Senato fanno i programmi d'Aula con i voti, sia alla Camera che al Senato, la scorsa settimana; il 31 luglio arriva la convocazione per domani del Presidente Conte in Commissione COVID - quindi, a calendari già fatti e già stabiliti, si è fatta questa convocazione con ordine del giorno “audizione del Presidente Conte” -; il Presidente Conte si dimette per dare soddisfazione, evidentemente, a Fratelli d'Italia e oggi arriva la notizia che il presidente Lisei della Commissione sconvoca la Commissione. Sconvoca la Commissione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, che scandiscono: “Buffoni, Buffoni!” - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Scappate! Scappate come al solito!

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Qui siamo in una situazione dove avete rilanciato per anni - rilancio, rilancio, rilancio -, poi vi veniamo a vedere e ve ne andate via (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Questo fate! Abbiamo smascherato il vostro bluff senza neanche sederci a quel tavolo. E comunque il Presidente Conte è a disposizione sempre (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia) per farsi audire, come ha dimostrato, e voi sapete solo fare delle grandi chiacchiere e della grande propaganda (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché poi, sui fatti, venite sempre costantemente smentiti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sul medesimo argomento, la deputata Buonguerrieri. Ne ha facoltà.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Guardi, Presidente, credo che l'intervento del collega che è appena intervenuto abbisogni di qualche chiarimento, perché (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)… Non vi agitate colleghi, siete intervenuti…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). …adesso potrò intervenire anche io? No?

PRESIDENTE. Vi prego, colleghi, facciamo parlare la collega Buonguerrieri.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Guardi, Presidente, noi siamo davvero di fronte - e me ne assumo tutta la responsabilità - alla saga dei tanti “Giuseppi” Conte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, ascoltiamo.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Perché vede, Presidente, noi abbiamo un “Giuseppi” Conte che dice di essere stato nominato in Commissione d'inchiesta, perché vuole aiutare a fare luce su uno dei periodi più tristi e opachi della storia della Repubblica italiana, (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e poi abbiamo l'altro “Giuseppi” Conte (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) che, però, in Commissione non viene mai, tranne quando vengono auditi commissari come Arcuri o quando c'è da opporsi alle indagini della Commissione d'inchiesta COVID (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! E poi abbiamo un “Giuseppi”…

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi …

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). …che dice che è pronto a farsi audire e noi lo aspettiamo da due anni e abbiamo ricevuto le dimissioni soltanto oggi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...

PRESIDENTE. Colleghi, per favore, per favore.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). ...perché il presidente Conte, messo con le spalle al muro da Fratelli d'Italia (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)...

PRESIDENTE. Per favore, colleghi, ascoltiamo la Buonguerrieri.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). ...evidentemente non poteva più sottrarsi perlomeno alle dimissioni (Commenti della deputata Auriemma).

PRESIDENTE. Deputata Auriemma, deputata Auriemma, per favore.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Ma vede, Presidente, noi pensavamo con questo di essere arrivati al massimo delle performance dell'onorevole Conte e invece no (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché al peggio, Presidente - come si dice -, non c'è mai fine (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste della deputata Auriemma). E allora noi...

PRESIDENTE. Deputata Auriemma, per favore (Dai banchi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia: “Presidente, prenda provvedimenti!”)…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). ...vediamo e leggiamo (Proteste del deputato Amato)...

PRESIDENTE. Onorevole Amato, per favore, per favore…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Mi dispiace. Capisco che vi agitate, perché (Proteste del deputato Iaria)...

PRESIDENTE. Onorevole Iaria, non faccia gesti!

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). ...c'è chi vi risponde nel merito di quanto avete appena detto, Presidente...

PRESIDENTE. Per favore, onorevole Iaria. Per favore, per favore… Colleghi, per favore, dobbiamo ascoltare (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Colleghi, dobbiamo ascoltare la Buonguerrieri, per favore. Per favore, per favore. Se non ascoltiamo è inutile, non ha senso. Abbia pazienza, abbia pazienza…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Presidente, io capisco il nervosismo da parte delle opposizioni (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Per favore… Abbiamo fermato il tempo, comunque, abbiamo fermato il tempo (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Vi prego di far parlare la Buonguerrieri (Commenti del deputato Donno - Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)… Colleghi, se applaudite, non si riesce a dare la parola alla deputata Buonguerrieri, per favore (Commenti del deputato Donno)… Onorevole Donno, per favore, ascoltiamo la Buonguerrieri che ci vuole dire. Diamo voce, diamo voce, diamo voce alla Buonguerrieri per favore. Un attimo. Prego.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). E vede, Presidente (Applausi ironici dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), noi pensavamo che il Presidente…

PRESIDENTE. Allora, devo richiamare all'ordine...

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Ma possibile...

PRESIDENTE. No, devo richiamare all'ordine. Aspetti, devo richiamare... Un attimo… Devo richiamare all'ordine. Prego, aspetti.

Chiedo all'onorevole Ricciardi, come capogruppo, di chiedere ai suoi colleghi di non applaudire, perché sennò si impedisce di parlare. Quindi, onorevole Ricciardi, la prego di dare voce, a tutti i colleghi, di far parlare la Buonguerrieri, come figura di capogruppo, per favore.

Deputata Buonguerrieri, prego (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)… Onorevole Buonguerrieri, prego (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)… Lo sto facendo. Prego, deputata. Per cortesia. Deputata Buonguerrieri, prego (Proteste dei deputati Donno e Penza)….

No, onorevole Donno, onorevole Penza… Io non voglio richiamare all'ordine, ma mi obbligate così, mi obbligate a richiamare all'ordine… Per favore, sennò qua non ne usciamo stasera (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti del deputato Penza)... Onorevole Penza, vogliamo far parlare la Buonguerrieri?

La prego, deputata Buonguerrieri. Prego.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). E vede, Presidente, noi pensavamo che l'onorevole Conte peggio di così non potesse davvero fare in tutto questo tempo e invece, come si suol dire, al peggio non c'è mai fine (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Perché dico questo, Presidente?

PRESIDENTE. Allora, io sono obbligato a richiamare all'ordine tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle. Per favore, sono obbligato a richiamare all'ordine tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle… Sono obbligato a richiamare all'ordine tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle, non ho alternative. Non ho alternative. Tutto il gruppo MoVimento 5 Stelle è richiamato all'ordine.

Quindi, evitiamo il secondo richiamo, per favore, evitiamo il secondo richiamo.

Allora, deputata Buonguerrieri.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Dicevo, Presidente, dopo che l'onorevole Conte, per ben due anni, ha mentito e preso in giro gli italiani, pensavamo che peggio di così non potesse fare. E invece dice bene il detto: al peggio non c'è mai fine, cari colleghi. Perché dico così, Presidente? Perché questa mattina noi leggiamo dei comunicati da parte del presidente Conte, dell'onorevole Conte, che dice: “Martedì sarò in Commissione e ne vedremo delle belle”, parole di “Giuseppi” Conte (Applausi ironici dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Vive proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. No, zitti.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Ma vi chiedo, colleghi: quali dei due “Giuseppi”? Il “Giuseppi” che annuncia battaglia in Commissione (Proteste del deputato Tucci)...

PRESIDENTE. Onorevole Tucci, la richiamo all'ordine. Basta!

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). ...o il “Giuseppi” che sa già (Dai banchi del gruppo MoVimento 5 Stelle: “Non può dire Giuseppi, è un'offesa!”)

PRESIDENTE. Adesso devo richiamare singolarmente (Proteste dei deputati Tucci e Donno). Onorevole Tucci, la richiamo all'ordine. Onorevole Donno, la richiamo all'ordine (Deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle scendono al centro dell'emiciclo - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)… Incominciamo con l'elenco, allora. Vi ho pregato di evitarlo, adesso richiamo singolarmente all'ordine. Per favore. Tornate ai banchi, per favore, tornate ai banchi.

Onorevole Buonguerrieri, prego.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Presidente, i colleghi del MoVimento 5 Stelle sono nervosi, perché la verità fa male, Presidente, questo è il problema dei colleghi del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

E dicevo che noi abbiamo letto questa mattina dei comunicati dell'onorevole Conte in cui ci annunciava che sarebbe venuto martedì in Commissione e che ne avremmo viste delle belle. Ora, io mi chiedo quale dei due “Giuseppi” sostiene questo (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Il “Giuseppi”...

PRESIDENTE. La prego, deputata, la prego, evitiamo di chiamarlo “Giuseppi”.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Ancora? Ma non è possibile, Presidente, però.

PRESIDENTE. La prego di evitare il nome “Giuseppi”, la prego. È suscettibile (Vive proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle abbandonano l'Aula)… È suscettibile…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). No, io... Scusi, Presidente. No, adesso glielo spiego anche il perché.

PRESIDENTE. ...di problematiche. La prego, per favore, per favore.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Allora, lo chiamerò Giuseppe, lo chiamerò Giuseppe (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Per favore, colleghi, per favore…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Com'è possibile che loro possano dire tutto, com'è possibile?

PRESIDENTE. Sospendiamo l'Aula. L'Aula è sospesa.

La seduta, sospesa alle 19,32, è ripresa alle 19,38.

PRESIDENTE. La seduta riprende. Ha chiesto di parlare la deputata Buonguerrieri. Ne ha facoltà.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Questo, Presidente, è il rispetto che portano per le istituzioni i colleghi del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Presidente, dopo 2 anni che l'onorevole Conte mente e prende in giro gli italiani, dicevo che non pensavamo potesse fare peggio, ma al peggio in effetti non c'è mai fine. Perché, Presidente (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)?

PRESIDENTE. Colleghi!

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Questa mattina abbiamo letto sui comunicati stampa che l'onorevole Conte avrebbe detto che è pronto a venire in Commissione e che ne vedremo delle belle. Parola, lo ripeto, di “Giuseppi” Conte. Ma quale, Presidente? Quale dei due “Giuseppi” (I deputati del gruppo Fratelli d'Italia scandiscono: “Giuseppi, Giuseppi!” - I deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle gridano: “Fuori le chat, fuori le chat!”)?

PRESIDENTE. Colleghi! Per favore, colleghi! Per favore, colleghi! Se non riusciamo ad andare avanti… Colleghi, se continuiamo così, io devo sospendere un'altra volta. Abbiate pazienza! Per cui…

Allora, deputata Buonguerrieri, ovviamente il tempo è sospeso, per carità. Il tempo è stato fermato. Vada, prego.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Presidente, dicevo: quale dei due “Giuseppi” (Proteste dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Quello che annuncia battaglia in Commissione o quello che sa già che non verrà audito in Commissione (Deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle scendono al centro dell'emiciclo - Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)?

PRESIDENTE. Per favore (Proteste del deputato Penza)… Onorevole Penza, per favore, la richiamo all'ordine. Torni al posto, onorevole Penza! Onorevole Donno, torni al posto, per favore! Onorevole Donno e onorevole Penza, siete richiamati all'ordine (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Colleghi, per favore… Deputata Buonguerrieri, prego.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Dicevo, Presidente, ma quale dei due Giuseppe Conte? Quello che annuncia battaglia in Commissione o quello, il secondo “Giuseppi” (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che sa già che non verrà audito in Commissione? Voi direte (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Andiamo avanti! Andiamo avanti!

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). No, io non chiudo la bocca (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! No, io non chiudo la bocca! No, io non chiudo la bocca!

PRESIDENTE. Onorevole Ricciardi, per cortesia, perché altrimenti li devo mettere (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)… Li devo fare uscire (Proteste del deputato Donno, che staziona al centro dell'emiciclo)...

Onorevole Donno! Onorevole Donno, la prego! Onorevole Donno, la devo pregare di uscire, per favore. Per favore, la devo pregare di uscire. È espulso. Prego, prego, si accomodi fuori, per favore, e prego i colleghi di non intervenire. Un attimo, onorevole Donno, la prego di uscire fuori. Per favore, la prego di uscire fuori (L'onorevole Donno si siede sui banchi del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe - Vive proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Invito gli assistenti d'Aula, cortesemente, con garbo e con maniera, ad accompagnare l'onorevole Donno fuori dall'Aula (Il deputato Donno rimane seduto sui banchi del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe - Vive proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

Va bene, allora l'Aula è sospesa di nuovo.

La seduta, sospesa alle 19,42, è ripresa alle 19,45.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

Ha chiesto di parlare la deputata Buonguerrieri. Ne ha facoltà per un minuto.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Presidente, notifico ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che non siamo più in dittatura sanitaria (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), non abbiamo più il bavaglio, siamo liberi di dire quello che pensiamo. Sa, Presidente, non ce lo mettono più il bavaglio (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Allora, dicevo che quando “Giuseppi” Conte (Proteste dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Proteste dei deputati Riccardo Ricciardi e Morfino) dice che è pronto a venire in Commissione…

PRESIDENTE. Per favore…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). …e ne vedremo delle belle, a quale “Giuseppi” ci dobbiamo riferire (Proteste dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

PRESIDENTE. Allora, considerate le circostanze…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Quello che dice che ne vedremo delle belle o quello che sa già che in Commissione non ci verrà, Presidente (Proteste dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

PRESIDENTE. No, però, scusate, per favore...

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Saremo liberi o no di dire quello che pensiamo, Presidente? E perché dico il “Giuseppi” che sa già che non verrà in Commissione (Vive proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Ve lo spiego, Presidente, glielo spiego e lo spiego anche ai colleghi, se hanno la bontà…

PRESIDENTE. Signori, se si continua così io devo sospendere l'Aula fino alle 21…

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Allora…

PRESIDENTE. …perché siamo a ridosso delle 20. Quindi, in questo momento, se si continua così, io sospendo l'Aula e si riapre alle 21.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Guardi, Presidente…

PRESIDENTE. Se facciamo concludere la deputata Buonguerrieri (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), altrimenti io devo sospendere l'Aula (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Glielo spiego e lo spiego anche ai colleghi: dopo due anni che chiediamo all'onorevole Conte di venire in Commissione, lui ha dato disponibilità soltanto per il 4 e il 5 agosto, sapendo perfettamente che il 4 e il 5 agosto le Aule avrebbero lavorato e che, quando le Aule lavorano, la Commissione non si può convocare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Per favore! Per favore, colleghi! Onorevole Silvestri, basta!

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Ebbene sì, lo so che siete nervosi, ma questo è (Commenti del deputato Francesco Silvestri)

PRESIDENTE. Onorevole Silvestri, lei è richiamato all'ordine.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Ebbene sì. Presidente, noi siamo passati dal “vengo in Commissione, ne vedremo delle belle, seguitemi sui canali web”…

PRESIDENTE. Ha trenta secondi.

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). …ai giochini di prestigio per non farsi audire in Commissione (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Chiuda, per favore!

ALICE BUONGUERRIERI (FDI). Allora, guardi onorevole Conte, la domanda è sempre la stessa: di che cosa ha paura? Che cosa ha da nascondere (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) ?

PRESIDENTE. Grazie, deputata Buonguerrieri.

Signori, considerato che siamo in prossimità delle 20 (Commenti)… È per un richiamo al Regolamento? Siamo in prossimità delle 20 e devo sospendere, ma il richiamo al Regolamento ha la precedenza.

Per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, per un richiamo al Regolamento, la deputata Montaruli. Ne ha facoltà.

AUGUSTA MONTARULI (FDI). Presidente, lei si rende conto che noi abbiamo ascoltato in silenzio gli interventi dell'opposizione e la collega è stata interrotta almeno 25 volte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)? Venticinque! Lei doveva richiamare all'ordine tutto il MoVimento 5 Stelle e, dopo 25 volte, espellerlo da quest'Aula (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). E come se non bastasse, alla fine dell'intervento della collega, con la scusa dei 30 secondi per finire l'intervento, l'ha interrotta a sua volta anche lei (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo è un atteggiamento che è inaccettabile per noi!

PRESIDENTE. Colleghi, tranquilli. Colleghi, colleghi…

AUGUSTA MONTARULI (FDI). È inaccettabile per noi (Proteste dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Quindi, considerato che siamo a ridosso delle ore 20, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore 21. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 19,50, è ripresa alle 21,25.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 93, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 2987-A.

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della discussione del disegno di legge n. 2987-A?.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2987-A?)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Furgiuele. Ne ha facoltà.

DOMENICO FURGIUELE (MISTO-FNV-F). Grazie, Presidente. Il giudizio di Futuro Nazionale su questo provvedimento parte da un principio molto semplice: noi abbiamo sempre fatto distinzione tra il metodo e il merito e, mentre sul metodo abbiamo palesato già molte riserve rispetto agli ordini del giorno che non sono stati approvati da questa maggioranza, oggi ci troviamo a discutere del contenuto. Lo facciamo senza pregiudizi ideologici, senza appartenenze; lo facciamo solo ed esclusivamente per l'interesse della Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

La nostra formazione Futuro Nazionale non vota “no” per preconcetti, non interviene soltanto quando si tratta di interessi politici ma interviene solo ed esclusivamente nell'interesse della nostra Nazione e, quando un provvedimento contiene iniziative positive, non abbiamo difficoltà a riconoscerlo, perché non interveniamo solo e soltanto per partito preso.

Questo provvedimento contiene iniziative per le infrastrutture, contiene misure necessarie per accelerare i processi di “messa a terra” delle stesse infrastrutture, così come abbiamo sentito dire in questi mesi, e contiene norme utili per dare continuità agli investimenti importanti per la nostra Nazione. Sono punti di riferimento che, essendo positivi, non abbiamo difficoltà a riconoscere; ma proprio perché vogliamo entrare nel merito del provvedimento non possiamo esimerci dal sottolineare alcune criticità.

Signor Presidente, la prima criticità è di carattere generale e riguarda, come abbiamo avuto modo di dire durante la discussione sugli ordini del giorno, quello che è stato, quello che è e quello che sarà il PNRR. Lo abbiamo detto in tutte le salse e lo abbiamo detto in Commissione trasporti, lo abbiamo detto nel corso dei mesi, lo abbiamo detto negli anni: il PNRR non è un regalo che ci è stato fatto dall'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), non è un regalo arrivato per gentile concessione del Presidente Conte, ma è - lo ribadiamo - debito che paghiamo noi, che pagheranno i nostri figli e che pagheranno le future generazioni. E proprio perché siamo stati da sempre immediatamente contrari a questo tipo di strumento, ribadiamo che per noi è sempre negativo abdicare all'interesse nazionale rispetto alle cosiddette milestone, rispetto ai cronoprogrammi folli decisi da Bruxelles (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

La verità, signor Presidente, è che, quando le priorità vengono stabilite da uomini, da politici, da pseudo-politici che conoscono soltanto territori come la Germania, la Francia, il Belgio, l'Olanda, allora quelle priorità non sono affatto aderenti alle reali esigenze del nostro territorio. Lo abbiamo raccontato e lo ribadisco in tutte le salse: l'orografia della Nazione Italia è diversa da quei territori. Avremmo avuto bisogno di investimenti da mettere sulle reti di comunicazione, le tanto vituperate reti gommate; avremmo avuto bisogno di investimenti per quanto riguarda le reti di comunicazione tra i centri montani e gli entroterra, soprattutto quelli meridionali (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free), e invece ci siamo ritrovati a rincorrere investimenti in piste ciclabili lì dove ci volevano le strade (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Signor Presidente, noi approfittiamo di questo provvedimento per ribadire che, nel prossimo futuro, quando ci sarà - speriamo di no - l'evenienza di dover dare impegni su fondi di questa natura, gli investimenti devono essere fatti guardando solo ed esclusivamente all'interesse dei territori, all'interesse dei cittadini e non al rispetto di burocrazie folli e di parametri costruiti altrove.

E poi c'è un altro aspetto che a noi sta molto a cuore: quello della questione della casa. Durante l'esame del provvedimento abbiamo presentato un ordine del giorno che voleva impegnare il Governo a rimodulare i parametri per l'assegnazione delle case di edilizia popolare, prevedendo la possibilità di premiare, di porre in essere una premialità per quelle famiglie che vivono e sono radicate sul nostro territorio, per le tante vituperate, osteggiate famiglie italiane. Ma il nostro ordine del giorno è stato respinto, è stato bocciato e si è detto che era “incongruo, passibile di infrazione europea”; lo sapevamo che l'Europa è questa, ma oggi siamo ancora più convinti che la nostra battaglia debba andare avanti (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

La solidarietà non può, signor Presidente, diventare un'occasione di discredito o di discriminazione per quelle famiglie che vivono da generazioni sul nostro territorio; per quei cittadini che lavorano, che costruiscono una famiglia, che mettono al mondo dei figli, che pagano le tasse, che danno un contributo reale, economico e sociale alla nostra comunità. Per noi uno Stato serio è quello che si occupa prima di tutto dei suoi cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free) e le famiglie italiane non possono più sentirsi estranee in Patria.

Allora, questa battaglia la porteremo avanti e approfittiamo di questo provvedimento anche per tracciare una linea, un solco, una differenza tra noi e una certa opposizione di sinistra. Noi non siamo quelli dei “no” a prescindere, abbiamo ascoltato in quest'Aula, signor Presidente, su altri provvedimenti, autorevoli esponenti del centrosinistra dire che avrebbero votato “no” a qualsiasi provvedimento, iniziativa, proposta di Futuro Nazionale, solo per partito preso.

Questo modo di fare politica non appartiene a Futuro Nazionale; noi pensiamo che chiunque abbia l'onore di sedere in quest'Aula debba valutare i provvedimenti uno per uno, con serietà ed onestà intellettuale. Se una norma è utile all'Italia la sosteniamo; se una norma è negativa la combattiamo. E per questo continueremo a batterci affinché le decisioni relative ai territori partano da lì, affinché le famiglie italiane ritornino centrali nelle politiche per la casa affinché strumenti come il PNRR, che si è dimostrato soltanto una gabbia per gli enti territoriali che hanno dovuto inseguire burocrazie folli e tempistiche irrealistiche, non abbiano più modo di esistere (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

Ribadisco: altro che SAFE. Per noi la politica, signor Presidente, non consiste nel dire sempre di “no” e non consiste nel dire sempre di “sì” all'Europa: consiste solo e soltanto nel perseguire, giorno dopo giorno, l'interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free). Per queste ragioni, con tutte le riserve del caso e solo ed esclusivamente per l'interesse dell'Italia esprimeremo voto favorevole su questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Del Barba. Ne ha facoltà.

MAURO DEL BARBA (IV-CR). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, ci troviamo oggi a tirare le somme di quello che doveva essere il più grande progetto di trasformazione della storia repubblicana. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza non è - e non avrebbe mai dovuto essere - un concorso di propaganda o un trofeo da esibire in conferenza stampa; parliamo di risorse irripetibili, non le vedremo mai più, ottenute dall'Europa per modernizzare lo Stato, ridurre i divari territoriali e rafforzare la sanità in modo particolare. Eppure, al traguardo del 30 giugno 2026, lo scorso mese di luglio il bilancio che emerge dalle fonti e dal monitoraggio territoriale è quello di una chiara occasione sprecata. Il metodo scelto da questo Governo è stato il peccato originale e vorremmo veramente sottolineare come sia molto dipeso dal metodo che avete scelto.

Infatti, il PNRR nasceva sul principio della responsabilità condivisa tra Stato, regioni e comuni. Invece, abbiamo assistito a una centralizzazione esasperata, a una comunicazione dall'alto verso il basso che ha lasciato i sindaci soli davanti a procedure kafkiane e a regole che cambiano, cambiavano e cambieranno continuamente.

Le continue revisioni del Piano - siamo giunti all'ottava richiesta di modifica proprio nel giugno del 2026 - non sono state e non sono il segno di una capacità di adattamento, ma la prova documentata delle difficoltà di attuazione. Se un piano non funziona non si taglia, non si rinvia e non si riscrive continuamente.

Entriamo nel merito dei settori chiave, partendo, appunto, dalla sanità, dove la distanza tra la narrazione governativa e la realtà dei cittadini è drammatica. Ci avevate promesso una rivoluzione dell'assistenza territoriale con case e ospedali di comunità; oggi, purtroppo, la realtà ci dice che gli edifici, laddove ci sono, non curano nessuno laddove mancano medici, infermieri e risorse. La trasformazione, auspicata nel 2021, si è persa tra le carte e i proclami, mentre le liste d'attesa si allungano e i cittadini sono costretti a pagare di tasca propria o, peggio, a rinunciare alle cure.

Un altro esempio eclatante di questo fallimento? Il settore degli studentati. Il decreto ministeriale n. 481 del 2024 è stato un affare solo per i privati. A fronte di un impegno di centinaia di milioni, i risultati sono ridicoli, me lo lasci dire. Prendiamo il caso di Napoli: su oltre 7.000 posti letto previsti inizialmente, i privati ne realizzeranno appena il 13 per cento. Avete creato uno strumento che favorisce la speculazione: prima si costruisce con i soldi pubblici, si mantengono questi vantaggi per 12 anni e poi ci ritroveremo gli alberghi pronti nelle zone turistiche di pregio. È una gestione patrimoniale del bene pubblico che grida vendetta, mentre l'emergenza abitativa degli studenti resta irrisolta.

Parliamo dei divari territoriali? Il PNRR aveva l'obbligo di ridurre la distanza tra Nord e Sud del Paese. I dati di luglio 2026 ci dicono che la quota destinata al Mezzogiorno è scesa al 40,6 per cento e l'attuazione procede con lentezza estrema proprio perché le amministrazioni più fragili non hanno ricevuto il supporto tecnico necessario. Invece di accompagnare i territori, avete preferito scaricare la responsabilità su chi aveva meno strumenti. Con quale risultato? Un'Italia che viaggia a più velocità, dove il diritto alla mobilità o all'istruzione dipende dalla lotteria del codice postale.

Anche i numeri della crescita economica confermano il giudizio negativo. Nonostante l'iniezione massiccia di fondi, il PIL si mantiene a livelli rasoterra. Galleggiamo con una crescita dello zero virgola che non lascia ben sperare per il post 2026. Altro che ripresa e resilienza. Secondo l'Ufficio parlamentare di bilancio senza l'effetto trascinamento del PNRR la nostra economia sarebbe sostanzialmente stagnante. Abbiamo usato - avete usato - i miliardi europei per scansare la recessione, non per innescare uno sviluppo strutturale e duraturo. Il monitoraggio ufficiale ci dice che, al 1° luglio 2026, cioè all'indomani del termine dell'operatività del PNRR, solo il 23,7 per cento delle risorse impegnate era impegnato su progetti effettivamente conclusi. La maggior parte dei fondi, quindi il 76,3 per cento, è ancora in corso, intrappolata in cantieri che rallentano o in procedure amministrative che il Governo spaccia per successi. Ma un traguardo amministrativo non è un ospedale aperto, un traguardo amministrativo non è un asilo nido inaugurato, un traguardo amministrativo non è una ferrovia completata.

Presidente, colleghi, la storia giudicherà questa stagione non per gli hashtag o i video sui social - questo lo giudicano i cittadini in questi giorni e beati voi che ve ne accontentate - ma per quello che resterà quando i fondi saranno terminati. La domanda è: resterà una sanità funzionante? Resterà una pubblica amministrazione efficiente o resterà solo il ricordo di un'occasione sprecata tra autocompiacimento e burocrazia? Noi non facciamo il tifo contro l'Italia. Il fallimento del PNRR sarebbe il fallimento del Paese, ma proprio per il rispetto che dobbiamo ai cittadini non possiamo avallare una narrazione trionfalistica che nega la realtà dei territori. Il futuro dell'Italia meritava molto di più di una gestione centralizzata, di una visione corta che ha privilegiato il profitto privato al servizio pubblico.

Un capitolo particolarmente amaro riguarda il tradimento dei cosiddetti obiettivi trasversali, quelle priorità che avrebbero dovuto permeare ogni singola missione del PNRR. Ve li ricordate? Il sostegno ai giovani e l'effettiva parità di genere. Il fallimento sulle politiche per i giovani e il diritto allo studio: il caso degli studentati è l'emblema di un'occasione sprecata per le nuove generazioni; il decreto ministeriale n. 481 del 2024 ha trasformato quello che doveva essere il sostegno per il diritto allo studio a un affare che abbiamo ricordato nei suoi tristi numeri. A fronte di ingenti finanziamenti pubblici, abbiamo detto che avete realizzato appena il 13 per cento dei posti letto previsti. Abbiamo finanziato, con soldi pubblici, strutture che, tra soli 12 anni, diventeranno alberghi privati, lasciando irrisolta l'emergenza abitativa degli studenti. Il successo del PNRR si dovrebbe misurare dalla scelta di un giovane di restare in Italia, ma con una crescita economica rasoterra, di galleggiamento, e la mancanza di prospettive reali questo obiettivo appare sempre più lontano.

Poi ci sono la parità di genere e il miraggio dei servizi. Per quanto riguarda le donne, il Governo rivendica traguardi amministrativi ancora una volta, ma la realtà nei territori è fatta di asili nido non ancora inaugurati, di una cronica mancanza di servizi che pesa ancora quasi interamente sulle spalle delle lavoratrici. Nonostante la missione 5 sia dedicata all'inclusione, leggiamo con preoccupazione che il Dipartimento per le pari opportunità e la famiglia ha registrato economie per oltre 267.000 euro, risorse che restano sulla carta invece di tradursi in interventi concreti.

In conclusione, giovani e donne sono stati usati come titoli per ottenere i fondi europei ma poi, quando è stato il vostro turno per portare a termine queste priorità trasversali, nella pratica sono stati i soggetti più penalizzati da una gestione centralizzata e priva di una visione sociale a lungo termine. Senza riforme reali per l'inclusione, il PNRR resterà solo un elenco di opere murarie senza un'anima civile.

Presidente, per queste ragioni, per la mancanza di trasparenza, per il tradimento degli obiettivi che ci eravamo dati, per l'incapacità di trasformare la spesa in vera riforma strutturale, il nostro voto non può che essere negativo. Si risponde alle sfide del Paese governando con umiltà e competenza, non con la propaganda. Dichiaro, quindi, il voto contrario del gruppo di Italia Viva-Casa Riformista (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, siamo giunti alla fase conclusiva del Piano nazionale di ripresa e resilienza e possiamo guardare a questa esperienza con la responsabilità di valutarne il significato e l'eredità. Il PNRR ha rappresentato uno degli interventi pubblici più importanti della storia repubblicana. La sua conclusione non può essere considerata un semplice adempimento amministrativo. Il Piano è nato quando la pandemia aveva fermato l'economia, sottoposto il sistema sanitario a una pressione che non conoscevamo da decenni e fatto emergere debolezze strutturali che l'Italia si trascinava da troppo tempo. In quei mesi l'Unione europea mostrò l'importanza di combattere unitamente contro un nemico comune, riconoscendo che la ripresa di ciascun Stato dipendeva da quella dell'intero continente. Per chi come noi crede nel progetto europeo, questo passaggio non può essere dimenticato.

Il Next Generation EU ha dimostrato che l'Europa è utile ai suoi cittadini quando interviene per sostenerli e non si presenta soltanto con il volto dei vincoli, ma con quello della solidarietà e dell'investimento. Senza quella misura, l'Italia, come tanti altri Stati membri, avrebbe impiegato più tempo a superare gli effetti della pandemia e sarebbe arrivata più debole alla guerra in Ucraina, all'aumento dei prezzi dell'energia e alle tensioni geopolitiche.

Riconoscere il valore della risposta europea non significa sostenere che il Piano si sia attuato automaticamente: il Governo Meloni ha ereditato un PNRR elaborato in una fase storica diversa, con costi delle materie prime mutati, progetti non sempre coerenti con le nuove condizioni economiche e obiettivi che rischiavano di non poter essere completati entro le scadenze europee. La scelta politica del Governo è stata quella di non limitarsi a gestire l'esistente e di non rinunciare all'ambizione del Piano. Quindi, la rinegoziazione, il cui merito va dato al Ministro Fitto prima e al Ministro Foti adesso, è servita a mettere in sicurezza le risorse, concentrare gli investimenti sulle misure attuabili e indirizzare maggiori finanziamenti verso il sistema produttivo, le imprese e le infrastrutture. Non si è trattato di ridimensionare il PNRR, ma di impedirne il fallimento, adattandolo a un contesto cambiato radicalmente.

L'Italia ha conservato l'intera dotazione di 194 miliardi e 400 milioni di euro e ha affrontato il confronto europeo con la serietà di chi intende rispettare gli impegni senza confondere la rigidità burocratica con il rigore amministrativo. Anche questo risultato deve essere rivendicato politicamente. Per mesi, abbiamo ascoltato previsioni catastrofiche sulla perdita delle rate e sulla presunta incapacità del Governo di dialogare con Bruxelles. La realtà è stata diversa: sono state erogate 9 rate, il nostro Paese ha ricevuto quasi 166 miliardi euro e ha raggiunto risultati superiori alla media degli altri Stati dell'Unione. Ora siamo impegnati nella rendicontazione della decima e ultima rata del valore di 28 miliardi e 400 milioni, che conclude finanziariamente il percorso del Piano. Queste cifre hanno senso soltanto se sappiamo ricondurle ai cambiamenti prodotti.

Il PNRR ha rimesso al centro dell'agenda nazionale le infrastrutture e la necessità di collegare il Mezzogiorno al resto del Paese e dell'Europa: la nuova linea Napoli-Bari incide sulla possibilità delle imprese meridionali di raggiungere i mercati e sulla mobilità dei lavoratori; lo stesso vale per il potenziamento delle linee siciliane, gli interventi nei porti e la modernizzazione della logistica. Si tratta di investimenti attraverso i quali l'Italia riduce distanze geografiche, economiche e sociali.

Un cambiamento altrettanto profondo riguarda la sanità: la pandemia aveva mostrato quanto fosse fragile un sistema eccessivamente concentrato sugli ospedali e quanto fosse necessario costruire una rete territoriale capace di assistere le persone prima che la malattia diventasse un'emergenza. Le case, gli ospedali di comunità, l'assistenza domiciliare e la telemedicina rispondono a questa esigenza. A tali interventi si aggiungono le nuove apparecchiature, la digitalizzazione degli ospedali e il fascicolo sanitario elettronico.

Le trasformazioni digitali della pubblica amministrazione costituiscono un'altra eredità rilevante: la migrazione dei dati verso infrastrutture cloud più sicure e il miglioramento dei servizi online hanno cominciato a cambiare il rapporto tra cittadini e lo Stato. La digitalizzazione non deve essere valutata in base al numero delle piattaforme create, ma al tempo che riesce a restituire alle persone e alle imprese.

I giovani scelgono di rimanere quando trovano un lavoro qualificato, un'amministrazione che non scoraggi l'iniziativa, trasporti efficienti, servizi adeguati e la possibilità di avere una famiglia. Il PNRR ha contribuito a creare alcune di queste condizioni, ma ha reso evidente che gli investimenti, se non sono accompagnati dalle riforme, rischiano di esaurire i propri effetti, quando terminano le risorse straordinarie.

Il provvedimento che esaminiamo si colloca nella fase di passaggio tra l'attuazione del Piano e la necessità di consolidarne i risultati. Interviene sugli investimenti nel turismo, sulla decarbonizzazione dell'industria siderurgica, sulla sicurezza energetica e sulla tutela dei lavoratori colpiti dagli eventi climatici estremi.

La parte più direttamente collegata agli obiettivi del PNRR riguarda la riforma delle norme di contabilità pubblica e l'introduzione di un sistema economico patrimoniale uniforme. La riforma mira a costruire uno Stato capace di evitare sprechi e assumersi la responsabilità dei risultati. La dimensione delle risorse mobilitate impone una riflessione sul sistema dei controlli: una delle critiche principali riguarda il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata, di corruzione e di frodi. Attraverso ReGiS, i controlli antimafia, la vigilanza dell'ANAC, il ruolo della Guardia di finanza e la cooperazione con le istituzioni europee, questo rischio è stato marginalizzato. La differenza con i bonus edilizi appare evidente: l'assenza iniziale di verifiche adeguate ha permesso di creare e trasferire crediti inesistenti. Tra gennaio 2022 e maggio 2023, la Guardia di Finanza aveva sequestrato circa 5 miliardi e 400 milioni di euro: la semplificazione funziona soltanto quando accompagnata dalla tracciabilità e da verifiche tempestive.

Il PNRR volge al termine e possiamo affermare che questa esperienza ha prodotto effetti positivi: ha sostenuto l'economia in una fase di grande instabilità, ha accelerato investimenti rinviati per anni, ha favorito la modernizzazione della pubblica amministrazione e ha costretto le istituzioni a confrontarsi con scadenze, obiettivi misurabili e responsabilità precise. La stagione delle riforme non termina con la decima rata. La vera eredità del PNRR non potrà essere rappresentata soltanto dalle opere realizzate o dalle risorse spese, ma dalla capacità di rendere ordinario il metodo che abbiamo sperimentato: programmare, fissare tempi certi, controllare, correggere gli errori e misurare i risultati, con l'obiettivo di creare un'Italia più semplice ed efficiente, capace di sostenere le famiglie e le imprese, investire nelle competenze e offrire ai giovani la possibilità di scegliere il proprio Paese non per rassegnazione, ma perché lo considerano il luogo migliore nel quale costruire una vita.

Per tutti questi motivi, annuncio il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati (Applausi del deputato Deidda).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Per l'ennesima volta, bisogna raccogliere i cocci di questo Governo: votiamo oggi un decreto Infrastrutture slittato a causa dell'ennesimo caos. Ecco, c'è sempre di mezzo Salvini che poteva occuparsi e ha avuto il tempo per il lotto unico nazionale, che è stato bocciato dalla Commissione. Ci chiediamo come sia stato possibile che l'interlocuzione non sia stata efficace, una interlocuzione che è durata mesi. Siete in stato confusionale. D'altra parte, non siamo nemmeno riusciti a convincervi di comprendere quanto fosse importante almeno portare a casa non solo le clausole sociali, ma il rispetto dell'anzianità e dei contratti collettivi nazionali che girano, insomma, intorno a questa vicenda. E infatti ci sono milioni di persone che viaggiano in intercity ormai dissestati e migliaia di lavoratori che vi chiedono responsabilità.

Ecco, io vorrei che entrassimo un po' dentro lo scenario di questo decreto. Parliamo spesso di PNRR solo per risultati in termini di percentuali di realizzazione. Eppure bisognerebbe, invece, partire da quei dati che dovevano essere superati proprio da questi investimenti. Per oltre tre decenni, come sapete, le retribuzioni reali nel privato hanno perso terreno; il mercato del lavoro è il più frammentato e il ricorso al part time ha compresso ormai i redditi annuali: in altre parole, salari da fame, più precarietà e meno potere d'acquisto.

Ecco, per questo servirebbero risposte concrete a tutte le persone che si sentono dire “non volete lavorare”, mentre gli propongono, appunto, salari da fame. Serve rispondere anche a chi pensa che il salario non basti mai, perché manca sempre troppo mese. Ecco, in Italia, il costo dell'energia, delle spese sanitarie e dei beni alimentari sta divorando i salari e rendendo anche queste ferie un lusso, un lusso impossibile per milioni di persone.

La sbornia della leva fiscale, come vedete, è finita. Da sola l'IRPEF non può compensare la stagnazione salariale e i part time involontari, ve lo dicono ormai tutti: non basta l'Istat, non bastano gli studi delle università e neanche quelli dell'Ufficio parlamentare di bilancio. Per questo servirebbero, invece, misure vere, indicizzare i salari al costo della vita, rafforzare il potere d'acquisto. E servirebbe sanzionare, sanzionare chi non rinnova i contratti e continua a scaricare tutto sulle spalle di chi lavora. Perché, se il lavoro non permette di vivere, non è libertà, ma sfruttamento. Ecco, dopo 36 mesi di calo della produzione, dovreste smettere di inseguire le emergenze e avviare una vera politica industriale che, anche in questo caso, non vediamo nel decreto Infrastrutture. Già, perché la transizione ecologica andrebbe agita e non subita, investendo in lavoro di qualità, innovazione, filiere sostenibili. Senza questa svolta, il Paese resterà incastrato in questo tipo di declino di salari bassi e di precarietà. E, in questo senso, il decreto PNRR Infrastrutture è ancora una volta un mezzo fallimento: vecchie strade che sono già vicoli ciechi, tunnel chiusi, come il TAV di cui abbiamo parlato, ma sempre e solo senza entrare nel merito di un progetto.

Già, anche in questo decreto ci sono più di 50 milioni per i comuni interessati dai cantieri, non solo per le opere compensative, ma anche per gli interventi di accompagnamento a quei cantieri. Cantieri di un'opera che è fuori scala - lo ribadiamo -, fuori tempo massimo, in ritardo cronico, che sta drenando risorse che servirebbero per rimettere in sesto tanto del sistema ferroviario nazionale. Siamo al 18 per cento dei 118 chilometri totali di gallerie ferroviarie. Gli studi e i lavori preliminari sono partiti 25 anni fa e sono ancora da completare, però il tunnel di base, che costa già 16,1 miliardi di euro e i contributi europei possono coprire meno del 21 per cento, è parte del problema che non volete vedere.

A parte le gallerie secondarie, quelle di uscita, non c'è un chilometro fatto. Ecco, lo dico così, forse sarebbe ora, invece di guardare quella vecchia linea, come il ponte Morandi, di metterla a norma soprattutto, perché vi rendete conto che ci vorranno altri vent'anni prima di finirla.

E poi ci sono altri 120 milioni di euro, una cifra enorme, a una partecipata che non si è mai distinta per tempestività. E - visto che sono soldi utilizzati per il decommissioning - ci piacerebbe vedere in un decreto la rimozione di tutto quel materiale radioattivo del Paese, concentrato a Caorso, Trino, Latina e Garigliano e soprattutto all'estero. Eppure, anche oggi avete votato contro un ordine del giorno che vi chiedeva di accelerare i tempi per il deposito nucleare di scorie nucleari. E pensare che avete riaperto a questa via italiana all'atomo. Infine, rimuovete il problema di fondo, cioè quello che ogni investimento collegato al PNRR dovrebbe produrre valore sociale misurabile. E il tema vero è che, per attuare il PNRR, non basta solo rispettare i tempi: bisogna vedere gli effetti. Per esempio, non vi fate mai alcune domande, come per esempio: quante donne sono state assunte? Quanti giovani resteranno nelle pubbliche amministrazioni finita questa esperienza? E a che punto è quella transizione? Oltre 500.000 progetti sono conclusi, quasi 160.000 sono ancora in corso. Ma attenzione: quelli da completare corrispondono al 73 per cento delle risorse impegnate, 132 miliardi. E poi c'è un nuovo capitolo, quello dei commissari, il capitolo della penisola dei commissari, l'ennesimo per gli impianti di rigassificazione, operativi fino al 31 dicembre, per esempio a Piombino. Ormai ci avete abituato a questa proliferazione dei commissari che operano in regime straordinario e derogano alle disposizioni ambientali ed europee.

Insomma, l'eccezione è diventata la norma generale del Paese, come se la pubblica amministrazione non sapesse gestire l'esistente. Ecco, credo che questo stratagemma per delegare le nostre leggi creerà davvero tanti mostri, soprattutto per fini che non condividiamo, come quello del rigassificatore, quando l'obiettivo dovrebbe essere accelerare quella transizione energetica per garantire sicurezza alla nostra popolazione. Già perché la dipendenza dall'importazione di fonti fossili è la causa della nostra insicurezza energetica e dei costi fra i più alti d'Europa. Avete ostacolato quello sviluppo delle rinnovabili e anche quella connessione alle reti di cui parleremo forse nello scostamento e il mantra della sicurezza energetica è il vostro alibi per prorogare all'infinito queste infrastrutture del gas. Non avete mai dedicato un minuto a quella decarbonizzazione e a quella riconversione ecologica. Infatti, l'Ilva può anche sprofondare, come sta facendo in queste ore. Ecco quelle ondate che non vi sfiorano, quelle ondate di calore che sono parte della nuova normalità, voi che siete qui al fresco, in aree climatizzate e continuate a non comprendere fino in fondo che cosa vorrà dire per il futuro. Già, quell'estensione della cassa nei periodi di emergenza climatica è arrivata proprio in extremis, grazie a un'iniziativa sindacale, alle ordinanze regionali, al protocollo quadro sul clima e continuate a intervenire su questo tema con proroghe temporanee, rifinanziamenti annuali, senza una vera idea strutturale per il Paese.

Proprio non riuscite ad accettare l'esistenza di questa crisi eco-climatica; almeno 94 milioni di persone in Europa hanno subìto gli effetti di queste ondate di caldo. Il nostro Presidente del Senato dice che è tutto okay, che ci abitueremo. L'Europa si scalda due volte più velocemente rispetto al resto del pianeta, ma voi continuate a negare l'esistenza di questa crisi. Peccato che a pagare il prezzo del negazionismo siano le persone, soprattutto quelle più fragili. Per questo ci dispiace che proprio i fattorini del food delivery siano stati esclusi, come tanti altri soggetti; ho finito, Presidente. Per fortuna siamo riusciti a bloccare l'emendamento Rixi, per il deposito del GNL a Bergeggi, che avrebbe portato altri 10.000 TIR in quella tratta e altre migliaia di navi proprio vicino a un parco naturale. Ho concluso: alla fine è un decreto che ci rende più dipendenti, più ricattabili, più poveri. Volete un petro-Stato senza avere petrolio, fate l'hub del gas senza gas, avete riaperto la via italiana dell'atomo senza uranio. Siete questa cosa qua: patrioti in affitto di interessi di altri.

Per tutte queste ragioni, voteremo contrari a questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Sottosegretaria, ci ritroviamo qui per l'ennesima volta a votare l'ennesimo decreto d'urgenza, che non tratta ragioni d'urgenza, e che è l'ennesimo rattoppo alla gestione di un Piano nazionale di ripresa e resilienza che, dopo quattro anni, sta diventando cacofonico nella sua continua ripetizione di questi provvedimenti di rattoppo da una parte all'altra: è la rincorsa del giorno dopo. Ma la cosa che colpisce è che, all'interno di questo decreto, ci sono in realtà misure che si sono rivelate necessarie, ci sono misure contestabili e altre, invece, assolutamente sostenibili e che, in qualche modo, raccontano la fatica non solo di questo Governo, ma di tutto un Paese che, per la prima volta, si è trovato ad affrontare un piano di ripartenza, di riforma, di rilancio delle proprie infrastrutture, della propria capacità produttiva, della propria capacità di innovazione.

Ed è un Paese che ha faticato, ma è un Paese che ha reagito. Lo hanno fatto i comuni, troppo spesso con poche risorse e pochi strumenti; lo ha fatto, in fondo, l'accompagnamento di un Governo che ha preso un piano parzialmente scritto dai partiti che compongono questo Governo e che si è dovuto, invece, cimentare sul piano, sulla parte che spesso viene un po' - come dire - trascurata dalla politica, quella dell'execution. E io, sinceramente, a distanza di questi quattro anni, nei quali sono all'opposizione, da donna di Governo che ha scritto, sostenuto e fatto partire quel Piano, dico che in realtà questo Piano, seppur non compiutamente quanto avremmo auspicato, ha cambiato il volto del Paese, ne ha cambiato i meccanismi. Ci ha anche detto quali sono le fragilità sulle quali è importante continuare a insistere. Su questo mi ha molto colpito l'intervento del collega di Noi Moderati, che ha preso le distanze in modo forte dal piano scritto dal Governo Draghi, dicendo che il Governo Meloni ha ereditato un Piano di cui non aveva nemmeno scritto le cose.

E, poveretto, il Governo Meloni ha dovuto, così, un po' raffazzonare qua e là e barcamenarsi, perché in fondo le condizioni sono cambiate.

Io vorrei dire al collega Colucci che sono molto vicina alla segretaria del suo partito, la collega Carfagna, e alla collega Gelmini, che da Ministra per il Sud e da Ministra per gli Affari regionali hanno, in prima persona, scritto, sostenuto e fatto partire quel Piano. E oggi, se l'Italia è diversa, lo è anche grazie al loro lavoro. Quindi, mi spiace che il loro partito le abbia in qualche modo rinnegate, ma è come un po' la retorica che c'è anche nella maggioranza, per cui bisogna sempre dire che quello che è venuto prima di noi è stato il male assoluto e che quello che viene dopo di noi è il male assoluto. Noi, come Azione, questo gioco non lo esercitiamo (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe), non lo abbiamo fatto e non lo faremo mai, proprio perché vogliamo stare nel merito e dire le cose che vanno e quelle che non vanno.

Allora, anche su questo io vorrei ragionare e motivare il nostro voto, che annuncerò al termine del mio intervento e anche sul metodo con cui questo decreto arriva all'approvazione dell'Aula, perché mi ricorda quando dovevo fare il controesempio ai teoremi in cui toglievo le varie ipotesi e avevo per gli studenti proprio quegli esempi chiari e lapalissiani da capire. Il modo con cui arriva in quest'Aula questo decreto credo che sia, per chi ci ascolta, l'esempio lapalissiano rispetto al quale questo bipolarismo e questa situazione politica non sono più in grado di esercitare il ruolo che dovrebbe essere della politica, cioè servire a qualcosa.

Rappresentazione teatrale: interno giorno di un lunedì di calda estate. Il decreto arriva finalmente in Commissione bilancio per essere valutato e approvato, devo dire con una gestione ordinata anche rispetto ad alcuni contesti caotici nei quali ci siamo trovati. Io do atto alla relatrice, l'onorevole Frassini - c'è la Sottosegretaria Albano, che ha seguito il decreto -, e alla presidenza della Commissione che si procede in modo ordinato. Arrivano i pareri, con il solito andirivieni a cui ormai purtroppo ci siamo abituati nell'assenza anche dei rapporti con il Parlamento, ma, insomma, i pareri arrivano e controarrivano. Si converge anche sulla necessità di arrivare in Aula stranamente senza una fiducia e restituendo all'Aula anche il ruolo di luogo di un dibattito ulteriore rispetto alla Commissione. Questa è la democrazia parlamentare, mi sembra un risultato importante. Riusciamo anche, come opposizioni, a far tornare il Governo su una decisione, che era quella di chiudere al 30 settembre il termine per i finanziamenti per i ponti sul Po, che sono stati sbloccati il 24 luglio, cioè dal 24 luglio al 30 settembre i nostri comuni dovevano finire la costruzione di questi ponti (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe). Insomma, la collega Ruffino, che è qui con me, si è molto battuta e la maggioranza ci ha ascoltato.

Dunque, arriviamo in Aula. Poi succede qualcosa di strano, cioè che si arriva in Aula e in Aula maggioranza e opposizione dicono: no, ma noi arriviamo in Aula e non è che possiamo dialogare e metterci d'accordo. Le altre opposizioni dicono: non sia mai che noi trattiamo con la maggioranza per ottenere l'approvazione di un emendamento. Ma scusate, colleghe e colleghi, noi siamo pagati per fare cosa? Siamo forse pagati per fare semplicemente l'ostacolo a qualsiasi cosa, anche alle cose che servono, o siamo pagati, anche quando siamo all'opposizione, per portare a casa risultati che magari correggono delle azioni inadeguate della maggioranza o che sostituiscono la maggioranza quando non è in grado di fare le cose e, dunque, per cercare di ottenere il miglior risultato possibile anche dai banchi dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)? Penso che questo sia lo spirito con cui dobbiamo entrare in Aula e approvare dei decreti.

Dopodiché, arriviamo in Aula e il Governo, dopo aver inserito la qualunque nelle cosiddette opere territoriali… su queste apro una parentesi: noi non è che siamo contrari agli investimenti territoriali nei singoli collegi dei singoli deputati. Il nostro problema è che riteniamo che questi investimenti debbano avere una regia e non possano essere determinati sul peso elettorale dell'uno o dell'altro, alla faccia di quello che potrà accadere una volta che approverete anche le preferenze. Dunque, diciamo: o c'è una strategia che individua nelle singole opere qualcosa di efficace rispetto alle altre, oppure è il caos al limite del clientelare, cosa che ci pare poco dignitosa se non dannosa.

Ma torniamo al provvedimento in Aula. A un certo punto, come è stato ricordato, la maggioranza ci convoca e ci dice che c'è un emendamento fondamentale per la tenuta e la sicurezza energetica del nostro Paese. C'è un progetto che deve essere rifinanziato per dei ritardi del Ministero dell'Ambiente, un deposito di gas naturale liquido che deve essere sbloccato. Noi approfondiamo la questione e, siccome siamo per la sicurezza e l'indipendenza energetica del nostro Paese, diciamo che va bene, che va sostenuto. No! Le altre opposizioni, il MoVimento 5 Stelle e AVS, dicono: no, guai a quel distributore - ed è lecito che lo abbiano fatto, perché loro sono contrari e penso che abbiano fatto bene il loro lavoro - e se lo portate in Aula noi faremo opposizione in Aula.

Allora, la maggioranza cosa fa? Dopo che ci ha convinto che era un provvedimento fondamentale lo ritira, perché bisognava dare spazio al Ministro Lollobrigida perché venisse in Aula a parlare di agricoltura. Un grande progetto strategico di sicurezza ritirato per avere mezz'ora in più di dibattito parlamentare in quest'Aula. A quel punto noi chiediamo conto di questa cosa, dato che chissà perché in 24 ore non era più così strategico. Dopodiché, però, il provvedimento, che non poteva essere dibattuto in Aula - e quindi si ritira il provvedimento strategico -, viene slittato a lunedì, da giovedì in cui eravamo, e perché? Perché bisognava convincere il Ministro Salvini a riscrivere un emendamento che era contro la normativa europea. Finalmente arriviamo alla giornata di oggi.

Il problema è che, dopo questo interno giorno di questa rappresentazione teatrale veramente da teatro dell'assurdo, l'esterno notte era quello di un Paese in difficoltà per le accise che salivano, per i salari troppo bassi, per la sanità incapace di essere all'altezza dei bisogni delle persone, per le famiglie in Ucraina massacrate dai bombardamenti di Putin mentre qui si dibatte se dobbiamo o no inviare le armi. La storia va avanti e imporrebbe un minimo di serietà e invece questo Parlamento fa questo gioco di ruolo in cui opposizione e maggioranza giocano tutte le parti in commedia.

E allora io arrivo qui al punto, Presidente, a motivare la nostra posizione. Non c'era bisogno di arrivare a questo provvedimento per dire che il bipolarismo è fallito, ma questo provvedimento ha rappresentato plasticamente che questo gioco delle parti tra la destra e la sinistra non è più in grado di fare quello che deve fare, cioè capire i problemi, dare le risposte, costruirle e renderle efficaci. È per questa ragione che Azione si asterrà su questo provvedimento, riconoscendo che ci sono dei punti che vanno sostenuti, che ci sono tante cose che sono assolutamente inadeguate, ma soprattutto che è un gioco delle parti da cui noi ci tiriamo fuori (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, oggi siamo chiamati a votare un provvedimento che viene abbreviato in “decreto Infrastrutture PNRR” ma che, in realtà, è l'ennesima riprova di quanto questo Esecutivo sia ormai incapace di governare il Paese e di spendere le risorse che l'Europa ci ha concesso per uscire dalla crisi. Nel titolo del provvedimento c'è scritto testualmente: disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del PNRR, nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti. La realtà, come spesso accade - e direi quasi sempre con questo Governo -, è ben diversa, perché la struttura del decreto riflette una scelta legislativa ormai consolidata nella prassi di questo Esecutivo, cioè accorpare in un unico atto disposizioni eterogenee tenute insieme non da una logica sistemica ma dall'urgenza contingente di ciascun intervento. Diciamolo senza troppi giri di parole: questo è un provvedimento omnibus che mescola infrastrutture, contabilità pubblica, sicurezza energetica e finanze. È un contenitore in cui gettare tutto ciò che non si riesce a far passare con un disegno di legge ordinario.

Presidente, io vorrei ricordare a quest'altra parte dell'emiciclo, quelli che vogliono riscrivere la Costituzione, che prima dovrebbero almeno leggere l'articolo 77, che consente il ricorso al decreto-legge solo in casi straordinari di necessità e di urgenza. A quello si aggiunge il principio di omogeneità di cui alla legge n. 400 del 1988, un principio che è stato ulteriormente ribadito dalla Corte costituzionale più volte. Quindi, già solo per questo motivo, voi dovreste vergognarvi politicamente di continuare a sfornare decreti-legge che offendono la Costituzione e violano le leggi che tutti dovremmo rispettare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), voi per primi che siete in maggioranza.

Ma veniamo ai contenuti. Che cosa c'è di urgente? Cosa c'è di urgente nel buttare - ma proprio buttare -altri soldi nella TAV quando, dal lato italiano, lo scavo del tunnel principale non è ancora iniziato? Cosa c'è di urgente nell'affidare alla Sogin, la società per la gestione degli impianti nucleari, il decommissioning, cioè lo smantellamento del reattore nucleare “RTS - 1 G. Galilei”, un reattore della Marina da 5 megawatt che, in realtà, è stato spento 46 anni fa, il 7 marzo 1980, e già le operazioni erano cominciate.

Quindi che urgenza c'è? Tra l'altro, avete anche affossato un nostro emendamento che vi diceva non di fare la gara europea - che sarebbe stata la cosa corretta -, ma almeno di fare un'indagine proprio per evitare problemi, perché se ci dovesse essere un soggetto, un domani, che in Europa si sente leso da questa scelta - perché non c'è l'urgenza, non c'è la necessità di fare questa cosa con una legge - potremmo avere problemi.

E poi perché considerare il rischio, a causa delle eccezionali situazioni climatiche, solo per gli agricoltori, gli addetti alla pulizia e al facchinaggio, per quelli dei servizi di vigilanza e per chi opera nell'editoria e stampa di quotidiani? Cosa vi hanno fatto i rider, poverini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), che potevano essere assolutamente inseriti in quella categoria? Ma soprattutto, che legame c'è fra tutte queste cose e il sistema unico di contabilità economico-patrimoniale, la cui sperimentazione deve partire? Nessuno. Non c'è alcun legame, e questo dimostra che voi non avete più una bussola, semmai l'avete avuta, oppure che questo Governo non si fida delle persone che ha eletto in Parlamento e non le ritiene in grado di legiferare; oppure - ma, a questo punto, direi “e anche” - questo Governo non sa più dove sbattere la testa per far vedere al Paese che fa qualcosa, legiferando senza schema piuttosto che affrontare e cercare di risolvere i problemi seri del Paese: la crisi demografica, l'energia, le imprese, il lavoro, la povertà e la sanità. In ordine alfabetico per carità, tutti i problemi che restano irrisolti, perché voi non riuscite ad affrontarli.

Che dire poi dell'articolo 5 di questo provvedimento? Quello in cui, con la scusa di creare “Disposizioni urgenti per la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti energetici degli impianti strategici”, create un super commissario con poteri praticamente illimitati; un soggetto che potrà rilasciare autorizzazioni su tutto. E, allo stesso tempo, voi depotenziate gli strumenti di tutela ambientale dimenticando che la VIA - la valutazione di impatto ambientale - e la VAS - la valutazione ambientale strategica - non servono a bloccare le opere ma a fare in modo che siano progettate e realizzate con il minore impatto possibile sull'ambiente e sulla salute. Per voi, invece, semplificare e sburocratizzare significa: liberi tutti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Ma arriviamo al PNRR che Fratelli d'Italia, che è il partito di maggioranza relativa di questo Governo, non ha votato all'epoca e che, invece di ringraziare il cielo, anzi, il MoVimento 5 Stelle e Giuseppe Conte per aver ottenuto una possibilità del genere - 209 miliardi! -, una possibilità che sarebbe in grado di cambiare le sorti del nostro Paese, l'ha gestito, invece, direi con sufficienza: non con l'obiettivo di far cambiare il Paese con una serie strutturata e coordinata di progetti, ma affannandosi a cercare di chiuderli senza ragionare davvero su come potessero essere strutturati in maniera mirata per far fare all'Italia quel balzo in avanti per cui era stato ideato. Voi avreste dovuto procedere con delle assunzioni anche solo per dotare i comuni delle risorse necessarie per gestire i progetti e quando vi abbiamo proposto in passato emendamenti per venire incontro a questo problema nei vari decreti con cui lo avete modificato, voi li avete bocciati.

Ma avete fatto di peggio con gli emendamenti lunedì scorso in Commissione. Avete approvato una serie di microfinanziamenti territoriali e misure di carattere localistico: Presidente, marchette (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), diciamo la parola seria, perché questo credo sia il termine più appropriato. L'avete, in pratica, resa una “legge mancia”, senza ritegno direi. Uno su tutti: il contributo per la realizzazione di un ascensore per il collegamento tra il centro storico e la zona del lungomare di Tropea, paese nei cui confronti io non ho nulla. Mi soffermo su questo perché l'emendamento che ha presentato questo contributo chiedeva 2 milioni. Quando c'è stata la riformulazione - e le riformulazioni, normalmente, servono per ridurre le richieste - ne avete dati 2,5 milioni, cioè voi avete dato il via libera a questi contributi.

Ma il peggio arriva con l'articolo 7-bis aggiunto in Commissione, quello sul Policlinico Umberto I di Roma. Il presidente della regione Lazio viene nominato commissario con poteri che vanno oltre ogni ragionevole necessità: può agire in deroga a ogni disposizione di legge, salvo quelle penali e fatto salvo il rispetto del codice delle leggi antimafia e del codice dei beni culturali e paesaggistici, almeno questo per fortuna. L'autorizzazione unica che potrà dare questo commissario sostituisce ogni altra determinazione, parere o nulla osta, inclusi quelli ambientali, igienico-sanitari e antincendio, e ha effetto di variante rispetto agli strumenti urbanistici vigenti. Il suo rilascio equivale a dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere.

Questa dovrebbe essere, per la maggioranza, una misura necessaria per sbloccare un'opera? Macché, questa non è efficienza, questa è l'ennesima svendita delle regole, il solito modo di procedere per commissari e poteri straordinari che caratterizza la vostra gestione del PNRR. E non venite a dirmi che serve per accelerare, perché, se aveste gestito bene il Piano dall'inizio, non avreste avuto bisogno di questi espedienti.

Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo sempre detto che eravamo pronti a collaborare. Lo dicevamo nel 2023, quando chiedevamo al Governo di non chiudersi a riccio, di avere l'umiltà di accogliere la nostra disponibilità a lavorare insieme sul PNRR. Voi, invece, avete scelto l'arroganza, avete trasformato il PNRR in una bandiera di propaganda, e oggi lo ricordiamo a tutti: questo è il PNRR della Meloni. Dopo la revisione di Fitto, dopo tutti i decreti di modifica e rinvio, dopo gli spostamenti di fondi la responsabilità è tutta vostra.

Noi abbiamo indicato con chiarezza quali dovevano essere le priorità: garantire l'integrale, tempestivo ed efficiente utilizzo delle risorse assicurando prioritariamente il raggiungimento di obiettivi sociali trasversali come la spesa sanitaria, il sostegno alle filiere produttive e industriali, gli incentivi all'occupazione, la realizzazione di asili nido e scuole per l'infanzia, istruzione e investimenti green. Ma questa destra, Presidente, non ascolta. Questa destra continua a governare per decreto, per commissari, per lottizzazione; continua a svuotare il PNRR per tappare i buchi di una legislatura fallimentare.

Per tutti questi motivi, il MoVimento 5 Stelle voterà contro questo decreto. Non siamo contro le infrastrutture, non siamo contro il PNRR. Siamo contro l'ennesima operazione di facciata, l'ennesimo tentativo di nascondere l'incapacità con i commissariamenti e le deroghe. Questo Governo parla spesso a parole di patriottismo. Noi abbiamo un'idea diversa di patriottismo: è quella di chi usa bene le risorse europee, di chi costruisce un futuro per i giovani, di chi governa senza commissariare ciò che non sa risolvere. Voi non state facendo questo. Noi, invece, all'Italia ci teniamo davvero e quindi voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pella. Ne ha facoltà.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). Presidente Costa, Sottosegretario Albano, cari colleghi, il decreto-legge che ci accingiamo oggi a votare contiene principalmente disposizioni urgenti per la realizzazione di investimenti ferroviari, stradali e autostradali. Accanto alle norme dedicate a specifici interventi infrastrutturali trovano spazio alcune misure di carattere generale che produrranno quegli effetti trasversali sull'organizzazione delle amministrazioni e sull'attuazione del Piano nazionale di ripresa e di resilienza.

Il provvedimento prevede, infatti, norme in materia di contabilità economico-patrimoniale delle pubbliche amministrazioni, in materia di sicurezza energetica, di turismo, di cultura, di istruzione, misure per fronteggiare le emergenze climatiche nonché altre disposizioni di carattere finanziario.

L'esame in Commissione ha ampliato il contenuto del decreto e migliorato il testo, aggiungendo molte disposizioni che intervengono su varie materie e il gruppo di Forza Italia-Berlusconi Presidente ha offerto un contributo importante su tematiche delicate e soprattutto molto urgenti.

In materia di interventi infrastrutturali il decreto-legge interviene, tra l'altro, sull'affidamento dei servizi ferroviari Intercity, fissando al 31 dicembre 2026 il termine per l'avvio delle procedure da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Vengono, inoltre, prorogati di due anni i termini per l'adozione dei decreti di esproprio relativi al completamento del collegamento intermodale Roma-Latina e al collegamento autostradale Cisterna-Valmontone, voluti fortemente dal collega Battilocchio. Vengono poi stanziate nuove risorse per la realizzazione delle opere compensative connesse al nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione, fortemente sostenuto anche dal governo regionale guidato dal nostro presidente Alberto Cirio e sostenuto, in modo particolare, anche dal nostro capogruppo Enrico Costa (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Ma voglio ricordare a tutti voi che nel 2002 l'Unione europea varò l'aggiornamento del network, delle reti transeuropee e fu proprio il Presidente Berlusconi che inserì con forza quattro dei nove corridoi chiave del sistema dei trasporti dell'Unione europea. E uno di quelli era proprio il nuovo tunnel ferroviario ad alta velocità Torino-Lione, atto sottoscritto dal Presidente Berlusconi e dal Presidente Jacques Chirac quale segmento chiave del corridoio comunitario Lisbona-Kiev.

E quindi, ancora una volta (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), vogliamo sottolineare quel collegamento… e ha fatto bene la Presidente Meloni ad andare insieme al Ministro degli Interni Piantedosi a ribadire l'importanza della difesa delle Forze dell'ordine e della salvaguardia della popolazione locale, ma soprattutto a far prevalere il buon senso su un'opera importante e fondamentale che noi, come Forza Italia, rivendichiamo proprio per quello che ha fatto il Presidente Berlusconi a partire dal 2002.

In materia, poi, di sicurezza energetica, il decreto affida a Sogin Spa le attività di trattamento, condizionamento e smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti da quella che è la disattivazione del reattore nucleare “Galilei” della Marina militare. E interessanti sono anche le misure introdotte per accelerare i procedimenti amministrativi relativi ad alcuni impianti strategici, per garantire, in condizione di criticità del sistema energetico nazionale, la sicurezza e la continuità degli approvvigionamenti. E su questo voglio ringraziare il collega Squeri, sempre molto attento a queste tematiche.

È altresì previsto il trasferimento dal Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica al Ministero delle Imprese e del made in Italy delle risorse già destinate alla realizzazione di un impianto per la produzione del preridotto, materiale impiegato nella produzione dell'acciaio, affinché siano impiegate per il sostegno alla decarbonizzazione dell'industria siderurgica. E anche qua, su questo argomento molto importante e sentito nel Meridione, per questo ringrazio il collega Calderone e il collega Sala, che in ambito di Commissione hanno sempre portato avanti con forza e tenacia questi temi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

Ma questo decreto reintroduce norme, già vigenti negli scorsi anni, sulla possibilità per alcuni operatori economici di sospendere o ridurre l'attività lavorativa per il periodo compreso tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2026, con conseguente accesso anche in deroga al trattamento della cassa integrazione, a causa di quelle che sono eccezionali ondate di calore. E tali misure interessano il comparto delle costruzioni e, in modo particolare, il settore agricolo. Per questo ringrazio la collega Mazzetti e il collega Nevi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) che, in qualche modo, hanno prodotto risultati concreti a difesa del comparto agricolo e del comparto delle infrastrutture basilari e centrali, per l'azione e l'interesse che Forza Italia ha nei confronti delle associazioni di categoria.

Tema centrale del provvedimento sono anche le disposizioni degli articoli dall'8 al 13, che danno attuazione alla riforma delle norme di contabilità pubblica prevista nel PNRR, definendo anche quel quadro normativo entro cui dovrà svilupparsi il nuovo sistema di contabilità economico-patrimoniale; lavoro portato avanti con tenacia dal collega capogruppo Paolo Emilio Russo e dal presidente Nazario Pagano (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) in quella che è una condivisione importante e fondamentale di quelli che sono gli interessi. Poi, l'obiettivo non è soltanto introdurre nuove regole contabili, ma anche accompagnare quelle amministrazioni verso un modello uniforme di rilevazione economico-patrimoniale, così anche da rendere maggiormente omogenee quelle informazioni prodotte dai diversi enti e migliorare la qualità dei dati utilizzati, sia ai fini della rendicontazione, ma, soprattutto, per quello che è il monitoraggio della finanza pubblica.

E, per quanto concerne le disposizioni introdotte anche per l'approvazione di emendamenti presentati proprio dal nostro gruppo di Forza Italia-Silvio Berlusconi Presidente, molto importanti sono le norme in materia di adeguamento delle strutture sanitarie alle misure di prevenzione degli incendi previste dal decreto del Ministro dell'Interno del 19 marzo 2015. Si prevede, quindi, un'ulteriore proroga, ma, soprattutto, un differimento di un anno, ad una serie di termini previsti dal decreto ministeriale per il completamento degli adempimenti a carico delle strutture sanitarie, al fine anche di consentire loro di portare a termine i lavori programmati, senza pregiudicare la piena operatività delle strutture e, soprattutto, la continuità dell'erogazione dei servizi assistenziali.

E su questo lo dico: era da diversi provvedimenti - come lei, Sottosegretario Albano, sa - che la Conferenza delle regioni poneva questo tema, fortemente sentito da parte del nostro governatore Roberto Occhiuto e da tanti governatori del Sud che oggi apprezzano e condividono questa proposta, che va sicuramente incontro a quella che era una necessità concreta e reale a cui noi dovevamo rispondere.

E questo lo dico perché, nonostante le precedenti proroghe, permangono delle situazioni in cui le strutture sanitarie, pur avendo aderito a quel piano di adeguamento antincendio ed avendo anche regolarmente adempiuto alle fasi iniziali del percorso, non risultano oggettivamente in grado anche di completare quegli interventi entro le scadenze attualmente vigenti. Ma come abbiamo voluto fare? Abbiamo dato la possibilità di completare, ma, soprattutto, di realizzare quegli importanti lavori a favore delle persone della terza età; e per questo ringrazio la collega Cristina Rossello (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), che pone sempre un'attenzione molto forte alla difesa della famiglia, e, in modo particolare, delle persone anziane.

Altra norma interessante, introdotta con l'approvazione di un nostro emendamento di Forza Italia, è l'affidamento alla società Sogin delle attività di rimpatrio negli Stati Uniti d'America delle materie e, soprattutto, degli aspetti legati al settore nucleare. Questa misura è volta a favorire l'attuazione degli impegni presi dall'Italia con gli Stati Uniti d'America nell'ambito del programma statunitense denominato GTRI, finalizzato a ridurre la quantità di materiali nucleari e radiologici vulnerabili presenti nelle installazioni nucleari di tutto il mondo, inclusa naturalmente l'Italia. Tale programma si pone l'obiettivo di riportare sotto il controllo del Governo statunitense alcuni materiali nucleari sensibili, a suo tempo esportati in diversi Paesi per finalità industriale - penso alla produzione di energia - o di ricerca scientifica, non più utili per tali scopi, la cui eliminazione contribuisce al rafforzamento della sicurezza nucleare.

E con il contributo di Forza Italia - e ringrazio il nostro coordinatore dei dipartimenti Alessandro Cattaneo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) - è stata anche inserita la previsione che, per fronteggiare le difficoltà di approvvigionamento e gli aumenti eccezionali dei prezzi dei materiali da costruzione, dei carburanti e dei prodotti energetici riconducibili alle tensioni geopolitiche e all'aggravarsi dei conflitti nel Medio Oriente, le stazioni appaltanti sono autorizzate a sospendere temporaneamente, e comunque non oltre il 31 dicembre 2026, su richiesta dell'appaltatore, il recupero dell'anticipazione finalizzata a garantire una maggiore liquidità finanziaria delle imprese.

Signor Presidente, concludo naturalmente dicendo che il gruppo di Forza Italia voterà a favore di questo decreto-legge in esame, che rappresenta un provvedimento rilevante per la realizzazione e il completamento di importanti opere infrastrutturali - molte delle quali partite dal nostro presidente Silvio Berlusconi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE) -, nonché per la riforma della contabilità economico-patrimoniale delle pubbliche amministrazioni e, soprattutto, per la fase conclusiva e di attuazione del PNRR. Perché Forza Italia è vicino alle imprese, Forza Italia è vicino alle associazioni, Forza Italia è al fianco dei governatori, dei sindaci e dei presidenti delle province (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Ottaviani. Ne ha facoltà.

NICOLA OTTAVIANI (LEGA). Grazie, Presidente. L'approvazione di questo decreto ci fornisce un'occasione importante anche per riavvolgere il nastro e per capire quello che effettivamente è avvenuto quando questa formulazione del PNRR venne portata avanti. Perché abbiamo ascoltato, spesso fuori luogo, una serie di panegirici, auto-panegirici e auto-incensamenti portati avanti dal presidente Conte e compagni sull'approvazione di quello che doveva essere il più grande PNRR che ci fosse mai stato, che ci sia mai stato, all'interno del Next Generation EU.

In realtà, se andiamo a vedere quello che effettivamente è avvenuto, c'è qualche cosa che deve essere restituito alla storia e, soprattutto, alla linearità di quello che è avvenuto. Perché qui stiamo parlando, in realtà, di quella che è stata poi una rivisitazione, con una correzione in corso d'opera molto importante, non da parte di Conte, ma del successore Draghi, perché la prima versione del Piano venne sostanzialmente respinta perché ritenuta addirittura inammissibile. Tant'è che, quando poi c'è stato l'avvento del nuovo Governo, il primo problema che si è trovato a fronteggiare Cingolani è stato quello relativo alla quota dei fondi del Recovery Plan, pari al 37 per cento minimo, che doveva essere stanziata per la Green Transition. E questo è stato il primo elemento che ha indotto, naturalmente, quel Governo a dover riformulare il precedente Piano Conte e ad arrivare a quella che è la situazione attuale, davanti alla quale spesso si dice: ma abbiamo acquisito una serie di risorse che, in realtà, non dovevano essere acquisite o non potevano addirittura essere acquisite.

Ebbene, su questo che cosa avviene? Abbiamo che una particolare impostazione che venne effettuata da parte di un politico che venne intervistato qualche anno fa ci ha dato questo tipo di risultato. Infatti, nel libro di Paolo Valentino dal titolo Nelle vene di Bruxelles, compariva l'intervista proprio a questo politico, anticipata anche da un articolo del Corriere della Sera. Ebbene, questo politico diceva: tutti questi soldi, circa 200 miliardi, sono stati dati in base ad un algoritmo.

Non solo. Questo politico aggiungeva che la suddivisione fu proposta dalla Commissione per correggere un po' il tiro, ma il Governo ebbe un ruolo fondamentale. Sempre questo politico, intervistato dal Corriere della Sera, aggiungeva che le quote di finanziamento non sono state negoziate dai Capi di Governo, ma ricavate da un algoritmo ideato e definito da due direttori generali, peraltro olandesi, quindi non avevano la maglia e la casacca di nessuna squadra di calcio locale. Un po' di retorica, forse, è stata fatta sul fatto che abbiamo preso un sacco di soldi, ma non è vero: siamo il settimo Paese nel rapporto tra soldi ricevuti e PIL. Altri in questo rapporto hanno portato a casa molto di più, come la Spagna e la Croazia, sempre grazie a questo algoritmo. Presidente, sa di chi stiamo parlando? Non stiamo parlando né di un politico di centrodestra, né tantomeno di un segretario di sezione della Lega. Stiamo parlando nientepopodimeno che di Paolo Gentiloni (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), che ha sconfessato clamorosamente l'azione di pseudo-Governo propagandata per tanto tempo da quello che fu il suo successore.

Non solo: questo argomento è un argomento fondamentale e importante che, signor Presidente, ci dà un'altra chiave di lettura di questa vicenda di cui stiamo parlando - anzi, ne stiamo sentendo parlare in questi giorni -, ossia il famoso incremento del PIL. L'Istat - quindi, sicuramente, non certo una diramazione del Governo, ma un istituto pubblico assolutamente terzo - ha evidenziato un incremento di 0,2 punti rispetto alle previsioni. Ciò significa che abbiamo Ministri prudenti e che continuano a non fare propaganda, ma continuano a centrare gli obiettivi. Ebbene, rispetto a questa nuova ed importante vicenda, che riguarda i numeri e che non riguarda sicuramente la teoria, c'è qualcuno che dice che la Spagna e la Croazia hanno numeri di incremento di PIL superiori.

Guardiamo quello che effettivamente è avvenuto: nel corso degli ultimi due anni, il PIL della Spagna è passato, nel 2025, a 2,09 e nel 2026 la proiezione è 2,6 e per la Croazia abbiamo, nel 2025, 3,2 e, per quest'anno, abbiamo 2,7. Che cosa significa? Significa che effettivamente, laddove c'è questo booster, questo acceleratore, che è stato utilizzato in modo diverso nella fase di programmazione rispetto al PIL, dato che questi Paesi hanno avuto molto di più rispetto a noi, quel PIL di fatto viene drogato da un finanziamento che è stato riconosciuto per altri Paesi e per il nostro no. Ecco la verità della distanza che qualcuno ci va a propinare rispetto anche a questo metro di giudizio che è quello relativo al PIL.

Allora, quando si parla della valutazione effettuata in ordine alle dichiarazioni di Gentiloni, la scorsa settimana siamo andati a vedere la contro-dichiarazione effettuata su questa materia da parte dell'allora capogruppo del MoVimento 5 Stelle alla Camera, che, rispetto a Gentiloni, dichiarò che gli attacchi di Gentiloni a Conte assomigliano tanto a quelli della destra e che Conte ha profuso ogni sforzo per fare in modo che proprio Gentiloni assumesse l'incarico di commissario europeo, al fine di proteggere gli interessi nazionali. Come per dire: ti abbiamo politicamente pagato, dovevi abbassare la testa e non dovevi rivelare quelli che erano dati che, invece, vanno in funzione di far scoprire l'interesse vero non pubblico di quella nomina del tempo. Poi quel capogruppo dell'epoca aggiunge: ci spieghi che cosa ha fatto Gentiloni per il Patto di stabilità, approvato dal Governo, che strozza la crescita. Questo dovrebbe essere il preludio dell'alternanza di Governo del campo largo che in realtà altro non è che un campeggio allargato (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier)? Questo dovrebbe essere il modo in cui dovrebbero gestire o vorrebbero gestire il Paese, in modo non semplicemente eterogeneo, ma contraddittorio per i prossimi anni?

Viceversa, la vicenda di questo decreto, che ha una parte importante di conversione che riguarda il cantiere TAV Lione-Torino, evidenzia come questo Governo, che centra la nona rata su 10, abbia voluto incidere e insistere proprio su una riconversione di carattere ambientale che non era prevista. Lo stanziamento di 50 milioni di euro per bonificare alcune zone e alcuni cantieri, che sono attorno alla TAV, la dice lunga in ordine all'approccio di realismo ambientalista di questo Governo.

Viceversa, signor Presidente, proprio per prendere spunto dalla vicenda della TAV, in cui ad un certo punto un cantiere si è trasformato in una guerra civile, francamente ancora non riusciamo a comprendere il tenore delle parole del leader del PD, quando, a distanza di 2-3 giorni, mentre tutti intervenivano su quella materia, ha dichiarato che anche in altri contesti, stranamente, riesce sempre a infiltrarsi la frangia violenta. Che cosa intendeva dire? Lo dica con molta chiarezza, perché, se da una parte si critica il Governo perché introduce il fermo preventivo, dall'altra parte addirittura, in modo subliminale, si fa una contro-narrazione per evidenziare come se ci fosse qualche manina occulta che da quest'altra parte suggerisce ai facinorosi anche di agire…Allora, un po' di coerenza e un po' di lealtà, perché mai come in questo momento sarebbe importante. La TAV significa anche mitigare l'impatto ambientale, rilanciando lo sviluppo sul triangolo industriale Milano-Genova-Torino. Significa anche, sotto questo punto di vista, insieme ad altre materie importanti che attengono alla digitalizzazione e anche alla materia del turismo, ripartire le competenze tra noi e questa opposizione: noi costruiamo, l'opposizione non fa altro che sfasciare con i detrattori delle opere pubbliche (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Allora, signor Presidente, vado a terminare. Forse qualche cosa è mancata in questo PNRR, soprattutto nel nostro approccio, perché nel corso degli anni, soprattutto a seguito della devastazione dei cantieri, avremmo dovuto pensare di inserire, insieme ai costi o agli obiettivi per le milestone e i target, anche un altro parametro per valutare le opere pubbliche, che era il parametro della prison. Ciò perché noi riteniamo che, oltre ai target e alle milestone, debbano essere create prison ad hoc, laddove bisogna fermare ciò che devasta non soltanto i cantieri, ma è contro l'ordine pubblico ed è contro il progresso di un intero Paese, indipendentemente dal fatto di chi si voglia votare (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Ecco perché riteniamo che la fiducia a questo provvedimento e il nostro assenso vadano dati tout court, ma soprattutto vadano dati perché, ancora una volta, è stato centrato l'interesse pubblico e non l'interesse di pochi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Viggiano. Ne ha facoltà.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Grazie mille, signor Presidente. Signora Sottosegretaria, colleghe e colleghi, io ho ascoltato con molta attenzione gli interventi dei colleghi di maggioranza che mi hanno preceduto e si sono profusi in ringraziamenti. Bene, anche io in questa occasione avrei voluto ringraziare il Governo per aver dato corretta attuazione al PNRR, però, non posso farlo. Avrei voluto ringraziarvi da parte dei lavoratori dell'ufficio per il processo, ma non posso farlo, perché molti di loro sono rimasti fuori e non si intravede alcuna prospettiva per il loro futuro. Avrei voluto ringraziarvi a nome dei rider e degli altri lavoratori esposti alla calura, ma non posso farlo neanche in questo caso, perché, anche su questo fronte, non avete saputo assumere decisioni realmente utili a tutelare chi continua a lavorare sotto il sole, mettendo a rischio la propria salute. Avrei voluto ringraziarvi da parte dei miei concittadini, dei cittadini di Taranto, rassicurandoli che lo spostamento delle risorse dal Ministero dell'Ambiente al Ministero delle Imprese e del made in Italy avrebbe rappresentato un'opportunità, ma non posso farlo perché quella scelta non offre alcuna garanzia né sul piano ambientale e sanitario, né su quello occupazionale. Avrei voluto ringraziarvi da parte dei lavoratori impegnati nel servizio Intercity, ma non posso farlo neanche in questo caso, perché ad oggi non hanno alcuna certezza sul proprio futuro.

Non avete previsto una clausola sociale realmente vincolante, limitandovi al rinvio all'articolo 57 del codice dei contratti pubblici, che subordina la tutela alla compatibilità con l'organizzazione d'impresa e quindi non garantisce né il mantenimento dei livelli occupazionali, né le condizioni economiche già godute. Avrei voluto ringraziarvi da parte di tutti questi lavoratori, avrei voluto ringraziarvi da parte di chi ogni giorno tiene in piedi questo Paese con il proprio lavoro, ma non posso farlo, perché questo decreto ancora una volta sceglie di intervenire sulle emergenze, senza affrontarne le cause; distribuisce risposte parziali, rinvia le decisioni più difficili e lascia troppe persone nell'incertezza.

Un Governo si misura dalla capacità di dare sicurezza a chi lavora, non dalla capacità di rinviare i problemi e oggi purtroppo i lavoratori dell'Ufficio per il processo, quelli dell'intercity, i rider, i cittadini di Taranto e tanti altri non escono da quest'Aula con una risposta, ma con le stesse domande che avevano prima.

Per questo non possiamo condividere questo provvedimento, perché un decreto dovrebbe restituire diritti, certezze, dignità, ma questo restituisce soltanto l'ennesima occasione mancata.

Il testo, infatti, è in gran parte un contenitore di proroghe di termini e disposizioni tecniche, privo di una visione - non dico lungimirante -, ma anche organica sulle infrastrutture del Paese.

Sono per la maggior parte misure che intervengono con proroghe, più che con interventi risolutivi. Nessuna misura organica sulle grandi direttrici strategiche. Il cuore drammatico di questo ennesimo fallimento risiede nell'articolo 3 che consuma un vero e proprio tradimento nei confronti della città di Taranto e dei suoi lavoratori.

Alla luce del dirompente decreto della corte d'appello di Milano, che ha disposto la chiusura dell'area a caldo dell'ex-Ilva, l'intero impianto di questo articolo assume i contorni di una farsa inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non ha più alcun senso oggi riempirsi la bocca con la parola “decarbonizzazione” o promettere transizioni ecologiche per altiforni, che la magistratura ha ordinato di spegnere.

Con il pretesto di una sopravvenuta insufficienza delle risorse, il Governo ha cancellato la prospettiva dell'impianto pubblico per la produzione del preridotto, azzerando di fatto la Missione strategica di DRI d'Italia Spa e assistiamo a un capolavoro di cinismo e approssimazione contabile: un progetto nato per Taranto, con una dote PNRR di un miliardo di euro - già tagliato a 915 milioni - viene oggi frammentato nelle relazioni governative, che non riescono nemmeno a mettersi d'accordo sulle cifre, indicando 826 milioni di residui nella relazione illustrativa e 726 milioni in quella tecnica.

Queste risorse vengono sfilate al Ministero dell'Ambiente e dirottate al Ministero delle Imprese per essere disperse in generici contratti di sviluppo e indefiniti aiuti di Stato.

Si tratta di un assegno in bianco che il Governo firma per nascondere un vuoto abissale; di fronte alla chiusura giudiziaria dell'area a caldo, l'Esecutivo non ha alcuna strategia reale per le bonifiche, per garantire il diritto alla salute dei cittadini di Taranto, per la riconversione economica del territorio e per la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Si continuano a inseguire toppe finanziarie, mentre la magistratura intima lo spegnimento degli impianti.

Si elude il principio costituzionale della tutela della salute, con il serio rischio che le risorse, in assenza di un vincolo che le leghi allo stabilimento di Taranto, si traducano in investimenti in altri territori, lasciando quello tarantino sguarnito da ogni tutela.

Si dimostra una totale assenza di visione strategica: anziché pianificare una vera transizione ecologica e una bonifica strutturale, ci si trincera dietro provvedimenti che spostano risorse, senza affrontare il nodo Gordiano dello stop imposto dai giudici.

Colleghi, non si possono più tollerare provvedimenti scritti sulla sabbia, che ignorano i giudici e calpestano i diritti di comunità intere, perché, oltre a Taranto, c'è l'indotto di Genova e di Taranto, c'è l'azienda di Genova, c'è Novi Ligure, ci sono tante famiglie in attesa di risposte e si inizia già da oggi un cannibalismo tra cittadini e lavoratori che non va bene, non fa crescere il Paese, ma soprattutto fa venire meno la fiducia nelle istituzioni. E questa rinuncia a governare la complessità si riflette, in modo omogeneo e disastroso, su tutto il testo normativo.

Nel settore della mobilità, l'articolo 1 posticipa al 31 dicembre 2026 l'avvio delle gare per i servizi ferroviari Intercity ed espone i viaggiatori al serio rischio di peggiorare la qualità del servizio e per i lavoratori crea incertezza anche in ragione della bocciatura degli emendamenti che sono stati presentati dal collega Casu, dalla collega Guerra e dal collega Grimaldi, da colleghi che hanno a cuore questa problematica, che hanno riscontrato l'ennesimo vuoto normativo e l'ennesima assenza di tutela per i lavoratori. Sulle opere viarie strategiche del Lazio, come il collegamento Roma-Latina e la Cisterna-Valmontone, l'Esecutivo certifica la propria paralisi, prorogando di ben due anni - alla fine del 2028 - l'adozione dei decreti di esproprio.

Persino per coprire i 50,2 milioni di euro, necessari alle opere compensative della Torino- Lione, si è costretti a raschiare il Fondo per la strategia di mobilità sostenibile. Sul piano ambientale ed energetico il provvedimento introduce una pericolosa deriva autocratica e commissariale.

L'articolo 5 nomina un commissario straordinario per le infrastrutture energetiche, in regime di proroga, accentrando, in un procedimento unico di soli 200 giorni, la facoltà di rilasciare un'autorizzazione omnicomprensiva, che scavalca e annulla le valutazioni d'impatto ambientale e strategico, agendo clamorosamente in deroga alle norme primarie, a tutela della salute e dell'ambiente.

La valutazione di impatto ambientale, la VAS e l'AIA non sono intralci burocratici da bypassare, ma presìdi di legalità, prevenzione, partecipazione democratica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) delle comunità locali. La vera transizione ecologica e lo sviluppo industriale - di cui l'Italia ha bisogno - si costruiscono sul rigore scientifico e sulla trasparenza, non sulle scorciatoie. La medesima logica dell'eccezione permanente si ritrova all'articolo 7, dove la Società Giubileo 2025 viene istituzionalizzata e trasformata in una centrale di committenza, fissa per qualsiasi grande evento, bypassando sistematicamente l'amministrazione ordinaria.

Anche l'attenzione ai lavoratori - come abbiamo detto prima - di fronte alle emergenze climatiche, si riduce a una vuota mancia temporanea.

Le deroghe ai limiti della cassa integrazione (Commenti)… No, avevo promesso che non avrei detto di fare silenzio, perché altrimenti sembra sempre che io mi lamento, però oggettivamente è sempre più (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia )

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). …lo so, collega Delmastro, che lei sarà protagonista tra un po' di tempo, però non è il momento adesso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

PRESIDENTE. No, no, no colleghi, per favore.

FRANCESCA VIGGIANO (PD-IDP). Le deroghe ai limiti della cassa integrazione per le imprese edili e l'estensione della cassa integrazione a mezza giornata per gli agricoltori colpiti dalle ondate di calore, previste dall'articolo 6, varranno solo per gli ultimi mesi del 2026. Queste non sono estese in modo strutturale ai rider e ai lavoratori autonomi. Sono stati bocciati poi tutti gli emendamenti - come ho detto prima - per l'estensione dello smart working, quando è compatibile con le mansioni, per evitare l'esposizione al caldo estremo, anche solo per raggiungere il posto di lavoro, perché per questo Governo la sicurezza dei lavoratori di fronte al cambiamento climatico non è una priorità strutturale, ma al massimo un'emergenza passeggera.

Sul fronte contabile, il Capo II certifica il ritardo cronico dello Stato, rinviando al 2030 il passaggio al sistema unico, basato sulla competenza economica previsto dalla Riforma 1.15 del PNRR.

Pur comprendendo lo sforzo richiesto agli enti locali, denunciamo la gravità costituzionale, la gravosa violazione costituzionale dell'articolo 12, che prevede e attribuisce a semplici decreti ministeriali il potere di derogare a leggi primarie fondamentali come il testo unico degli enti locali e il decreto-legislativo n. 118 del 2011. Ma le voragini finanziarie proseguono impietose anche nel Capo III.

Infine, con l'articolo 15 si rinvia all'autunno del 2026 la micro tassa di 2 euro sui piccoli pacchi extra UE, aprendo un buco di milioni di euro, ma non risolvendo il problema, anzi, andando a tassare questi aspetti sempre in capo all'utente finale. Siamo di fronte a un decreto che maschera il disastro industriale di Taranto dietro giochi di prestigio contabili, che deregolamenta i controlli ambientali e che continua a spostare in avanti scadenze cruciali per il Paese.

Per tutte queste ragioni ovviamente il Partito Democratico non può che esprimere un fermo e convinto voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e mi auguro che non ci sia più il ricorso a una normazione d'urgenza, mentre quello che serve all'Italia è una pianificazione seria ed efficace del suo futuro industriale, ambientale, sanitario, ma soprattutto che ci si regoli sui diritti sociali e si dia dignità a lavoratori e lavoratrici (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giorgianni. Ne ha facoltà.

CARMEN LETIZIA GIORGIANNI (FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario, colleghe e colleghi, anch'io, come la collega che mi ha preceduto, ho ascoltato con molta attenzione gli interventi delle opposizioni. Oddio, l'ultimo intervento sembrava più un necrologio che un discorso in Aula, devo essere sincera (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), ma anche negli interventi precedenti è stato detto un po' di tutto. È stato detto che questo decreto renderebbe l'Italia più dipendente, più ricattabile, più povera; persino che il Governo negherebbe la crisi climatica e ostacolerebbe la transizione energetica. È una rappresentazione suggestiva, per carità. Peccato che non si parli assolutamente del contenuto del provvedimento, perché garantire la sicurezza energetica non significa rinunciare alla transizione; significa, al contrario, evitare che la transizione si trasformi in una nuova dipendenza e in costi insostenibili per famiglie e imprese.

La differenza è che il Governo non affronta questi temi con gli slogan, come troppo spesso fa l'opposizione. Da opposizione è più facile affrontarli con gli slogan, ma, quando si governa, poi il discorso è assolutamente diverso. La differenza, appunto, è che il Governo li affronta tenendo insieme ambiente, lavoro, sicurezza nazionale e competitività.

Oggi noi non votiamo solo un provvedimento, stiamo votando la capacità dell'Italia di mantenere gli impegni presi e di trasformare le risorse europee in opere, investimenti e futuro. E, allora, partiamo da un dato semplice, perché, ovviamente, in quest'Aula ci possono essere anche mille opinioni contrastanti, ma i numeri restano numeri e su quelli non si può controbattere.

Con l'erogazione della nona rata, l'Italia ha ricevuto quasi 166 miliardi di euro, pari a oltre l'85 per cento delle risorse complessive del Piano, e ha raggiunto più del 72 per cento degli obiettivi previsti. Siamo sopra la media europea, siamo il Paese che ha ricevuto l'importo più alto, siamo il Paese che ha incassato il maggior numero di rate, siamo il Paese che ha raggiunto il maggior numero di obiettivi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questi sono i fatti, questa è la realtà; una realtà molto diversa da quella raccontata da molti degli interventi che mi hanno preceduto e dagli interventi che si sono susseguiti nelle televisioni, che prevedevano il fallimento del PNRR, la perdita delle risorse, l'isolamento dell'Italia e l'incapacità del Governo di rispettare queste scadenze. Avevano già scritto il finale, ma, ancora una volta, i fatti li hanno smentiti.

Ovviamente, ciò non significa che sia tutto così facile, è ovvio, non significa che non esista qualche ritardo o qualche ostacolo e qualche difficoltà, ma significa che il Governo non si è fermato di fronte a questi ostacoli e li ha affrontati. E questo decreto nasce esattamente per questo: rimuoverli, accelerare le procedure e portare il Piano fino al traguardo, perché poi è questo quello che conta. E non parliamo di interventi astratti: parliamo del collegamento Roma-Latina - sono stati già enunciati molti dei provvedimenti che vi sono contenuti - e dell'autostrada Cisterna-Valmontone; opere attese da decenni e fondamentali per la nostra mobilità, per le imprese e per lo sviluppo di un territorio. Parliamo di oltre 50 milioni di euro destinati alle opere compensative della Torino-Lione, un'infrastruttura che collega l'Italia ai grandi corridoi europei. Perché le infrastrutture non sono semplicemente cemento, binari oppure strade: sono tempo restituito ai cittadini, sono sviluppo, sono crescita, sono opportunità per le imprese, sono una Nazione che torna a credere nella propria capacità di costruire.

E poi questo provvedimento dimostra anche un'altra cosa: sul tema delle gare Intercity, il Governo e la maggioranza hanno ascoltato il Parlamento e le organizzazioni sindacali. Il testo è stato corretto, eliminando l'obbligo della suddivisione in lotti e tutelando meglio il servizio e l'occupazione. Qualcuno pensa che cambiare una norma sia un segnale di debolezza. Tutt'altro. Noi pensiamo assolutamente che sia il contrario. Ascoltare, correggere e migliorare significa, anche questo, governare. Vuol dire assumersi la responsabilità di un risultato.

Il decreto, poi, interviene sulla sicurezza energetica, sulla decarbonizzazione, sulla siderurgia, sulle infrastrutture turistiche, sulla tutela dei lavoratori. Sono temi diversi, ma legati da una stessa visione. Proprio per questo va difeso dalle semplificazioni, dalle narrazioni catastrofiche, come dicevamo, da chi sembra quasi augurarsi il fallimento pur di poter attaccare il Governo. Ma questo Governo non ha mai promesso miracoli; ha promesso serietà, ha promesso responsabilità, ha promesso che l'Italia avrebbe rialzato la testa e si sarebbe presentata in Europa non come un problema da risolvere, ma come una Nazione credibile, come un vero interlocutore autorevole e capace di mantenere la parola data. E i risultati ottenuti finora dimostrano che quella strada, ormai, è stata intrapresa. Ora, però, bisogna percorrerla, fino in fondo, con infrastrutture che si realizzano e non restano sulla carta, con risorse che diventano sviluppo e non si perdano nei ritardi. Conti pubblici più trasparenti, maggiore sicurezza energetica e uno Stato capace di decidere e di portare a compimento le proprie decisioni.

Per queste ragioni, Presidente, il gruppo Fratelli d'Italia voterà convintamente a favore di questo decreto, perché votare a favore significa scegliere un'Italia che non rinuncia, un'Italia che non si ferma, un'Italia che mantiene gli impegni presi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 2987-A?)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2987-A?)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2987-A?: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 26 giugno 2026, n. 107, recante disposizioni urgenti per interventi infrastrutturali e per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), nonché ulteriori disposizioni finanziarie urgenti".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 47).

Seguito della discussione del disegno di legge: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025 (A.C. 2788?) (ore 23,04).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2788?: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025.

Ricordo che nella seduta del 7 luglio si è conclusa la discussione generale e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge (Vedi l'allegato A). Poiché non sono stati presentati emendamenti, li porrò direttamente in votazione.

(Articolo 1 - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 1. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 48).

(Articolo 2 - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 2. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 49).

(Articolo 3 - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 3. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 50).

(Articolo 4 - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo all'articolo 4. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 51).

(Esame di un ordine del giorno - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'unico ordine del giorno presentato (Vedi l'allegato A).

Invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

EDMONDO CIRIELLI, Vice Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Sull'ordine del giorno n. 9/2788/1 Braga il parere è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/2788/1 Braga sul quale il parere del Governo è contrario. Se nessuno chiede di intervenire, lo pongo in votazione.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/2788/1 Braga, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 52).

È così esaurito l'esame dell'unico ordine del giorno presentato.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pozzolo. Ne ha facoltà per un massimo di due minuti.

EMANUELE POZZOLO (MISTO-FNV-F). Grazie, signor Presidente. Molto semplicemente vorrei ribadire che, come Futuro Nazionale, quando si utilizzano strumenti in politica estera che sono adeguati a raggiungere gli scopi dell'interesse nazionale, ci vedrete sempre dalla parte del Governo e della Nazione. L'Accordo con l'Albania è un accordo molto ben costruito, un accordo che ci consente soprattutto di affrontare il tema che qualcuno alla mia destra, in questo caso anche se sta a sinistra, non vuole affrontare come si deve, che è proprio il tema della sicurezza e dell'immigrazione. È un modello che può diventare un esempio di rapporti bilaterali per il contenimento del fenomeno dell'immigrazione illegale e della tratta degli esseri umani. Come Futuro Nazionale esprimiamo un voto favorevole e invitiamo il Governo a seguire sempre più questa linea che sarà e sta già diventando la linea che stanno per seguire tanti altri Paesi in Europa (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Futuro Nazionale Vannacci-Free).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per Italia Viva l'onorevole Faraone… Forse ho capito male? No… Giachetti. Va bene, onorevole Giachetti.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Se lei preferisce Faraone, io posso ritirarmi e fare intervenire Faraone… non vorrei mai…

PRESIDENTE. No, no quello che gradite voi a me va bene…

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). La ringrazio.

PRESIDENTE. Ha fino a 5 minuti.

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Annuncio subito il voto contrario a questo provvedimento da parte nostra. Vorrei partire da un punto che considero fondamentale perché su questo tema, troppo spesso, il dibattito pubblico viene ridotto a una contrapposizione che non ci appartiene. Noi non siamo ovviamente contro l'Albania, non siamo contro la cooperazione tra Italia e Albania; anzi, pensiamo che questo rapporto debba essere rafforzato sul piano economico, energetico, industriale, della sicurezza e anche ovviamente dell'innovazione. Proprio perché crediamo in una relazione strategica tra i nostri due Paesi, non pensiamo che sia necessario trasformare il cosiddetto modello Albania nella bandiera della politica estera italiana. Il nostro voto contrario riguarda esattamente questo perché questo Accordo prende una scelta che noi riteniamo sbagliata e la fa diventare addirittura un modello da replicare e da esportare.

Qui, Presidente, bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza: il modello Albania non ha semplicemente funzionato, non ha funzionato rispetto agli obiettivi annunciati, è costato moltissimo, ha prodotto una serie di problemi giuridici e soprattutto non ha risolto il problema che pretendeva di affrontare.

Allora, la domanda è molto semplice: perché dovremmo ratificare e consolidare una politica che non ha dato risultati positivi, i risultati promessi? Perché questo è il punto politico. Noi non neghiamo che l'immigrazione irregolare possa rappresentare un problema, sarebbe irresponsabile negarlo. Ma proprio perché è un problema serio non può essere affrontato con una politica fatta di annunci, di slogan e di operazioni che hanno soprattutto un valore esclusivamente comunicativo. L'immigrazione si governa, i trafficanti si combattono sul serio, signor Presidente, si fanno accordi con i Paesi di origine e di transito, si rendono effettivi i rimpatri, si costruiscono canali regolari - questo, per esempio, è totalmente trascurato dal Governo - si accelerano le procedure, si rafforza l'accoglienza; e soprattutto, signor Presidente, si lavora in Europa per costruire una politica comune. Non si può pensare che la risposta sia semplicemente prendere una parte del problema e spostarla qualche centinaio di chilometri più a Est. Questo, infatti, non è governare l'immigrazione, è spostare il problema e, nel frattempo, spendere una quantità enorme di denaro pubblico, oltre che di risorse umane, buttate quando potrebbero essere impiegate, invece, utilmente nel nostro Paese.

L'ordine del giorno - quello che abbiamo appena votato - ci ricorda che il costo complessivo delle strutture in Albania è stimato in oltre 670 milioni di euro fino al 2028, con costi di gestione corrente superiori a 118 milioni di euro annui nel biennio 2025-2026. Se questo modello avesse prodotto risultati straordinari, potremmo anche discutere del rapporto tra i costi e i benefici. Qui, però, il problema è che quelle strutture sono rimaste in larga parte inutilizzate e sono sostanzialmente state svuotate. Allora, diciamolo senza ipocrisie: non è una politica migratoria efficiente, è uno spreco semplice di risorse pubbliche. Questo dovrebbe interessare anche chi nella maggioranza continua a parlare di sicurezza perché con 670 milioni di euro si può fare moltissimo per la sicurezza degli italiani, si possono assumere e mettere nelle condizioni di lavorare meglio le Forze dell'ordine, si possono rafforzare gli organici della pubblica amministrazione che deve gestire le procedure; si può intervenire - eccome! - sulla giustizia, si può sostenere il servizio sanitario nazionale e si possono rafforzare le politiche di accoglienza e integrazione. Il problema non è spendere soldi per l'immigrazione, il problema è spenderli per una struttura che non produce i risultati che il Governo aveva promesso.

Poi, c'è un secondo problema che per noi è ancora più delicato: lo Stato di diritto. Perché possiamo discutere quanto vogliamo di immigrazione, di frontiere, di sicurezza, ma c'è una cosa sulla quale non possiamo essere ambigui: i diritti fondamentali non hanno una frontiera geografica. Non possiamo pensare che ciò che sarebbe garantito a un richiedente asilo in Italia possa essere garantito in maniera diversa perché quella persona viene trasferita in Albania. Il diritto alla difesa, le garanzie procedurali, il controllo sulle condizioni di trattenimento e il diritto a una valutazione effettiva della domanda di protezione non sono dettagli burocratici, sono il cuore dello Stato di diritto. E l'ordine del giorno che abbiamo respinto richiama esattamente le criticità…

PRESIDENTE. Concluda…

ROBERTO GIACHETTI (IV-CR). Ho finito, signor Presidente… che si sono manifestate su questo terreno insieme alle pronunce della magistratura e alla sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 1° agosto 2025 sulla questione dei rimpatri. Per queste banali ragioni, che dovrebbero essere oggetto di riflessione comune, noi pensiamo che si stia mortificando un possibile accordo produttivo con l'Albania in ragione di un obiettivo che è semplicemente, come sempre, uno spot di campagna elettorale (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-Casa Riformista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà, ha fino a quattro minuti.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). Grazie, Presidente. Per Noi Moderati la politica estera deve sempre essere guidata da tre principi: responsabilità, affidabilità e visione strategica. Responsabilità significa costruire relazioni internazionali capaci di produrre stabilità; affidabilità significa mantenere gli impegni con i nostri partner e rafforzare il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo e nei Balcani; visione strategica significa comprendere che la sicurezza, la crescita economica e la cooperazione internazionale sono oggi aspetti inscindibili.

Questo Accordo interpreta pienamente questa impostazione e conferma la centralità dell'Italia quale protagonista nella regione adriatico-balcanica, sostenendo al tempo stesso il percorso europeo dell'Albania, rafforzando un partenariato che produce benefici concreti per entrambi i Paesi.

Per questa ragione, il gruppo Noi Moderati esprime convintamente il proprio voto favorevole; chiedo l'autorizzazione a depositare la nostra dichiarazione di voto completa (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare) .

PRESIDENTE. È autorizzato. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, dopo rinvii su rinvii, arriva oggi in quest'Aula - col favore delle tenebre, verrebbe da dire - con tempi contingentati la ratifica dell'Accordo con l'Albania, la terza dall'inizio della legislatura, teoricamente in materia di cooperazione su vari ambiti eterogenei: assistenza sanitaria, energia, ambiente, sicurezza, educazione, innovazione, agricoltura e turismo. Ma sappiamo bene che il cuore pulsante di questa ratifica sono la gestione delle immigrazioni e l'industria della difesa. Sono queste le ragioni per cui il nostro voto sarà profondamente e convintamente contrario (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

Voglio però inquadrare questo trattato in un ambito più ampio: il 12 giugno scorso è entrato, infatti, in vigore su tutto il territorio dell'Unione europea il nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, che stravolge completamente il sistema di Dublino che, con tutti i limiti del caso, non aveva mai previsto deroghe al diritto internazionale in materia di asilo. Lo stesso giorno in Italia entrava in vigore il decreto-legge, che esamineremo - si fa per dire, vista la questione di fiducia -, in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto sulla migrazione e l'asilo, del 14 maggio 2024.

Ci troviamo davanti a un'Europa che da accogliente diventa respingente, un'Europa che, piuttosto che promuovere politiche di inclusione, erige nuovi muri, impedendo a chi abbandona il proprio Paese alla ricerca di un futuro migliore ogni possibilità. Il Patto, infatti, amplia l'ambito delle procedure accelerate per i richiedenti asilo, determinando che a un numero crescente di persone vengano negate condizioni di accoglienza dignitose. Il Patto inasprisce i controlli alle frontiere esterne, introducendo procedure di screening di massa che comprendono verifiche sanitarie, di identità e di sicurezza, oltre alla raccolta di dati biometrici, verifiche che stanno, peraltro, generando enormi problemi anche di tipo amministrativo. A coloro che avranno accesso alla procedura di asilo verrà assegnato un Paese di destinazione, senza tener conto della loro volontà o dei loro legami personali, familiari o linguistici, mentre i richiedenti la cui domanda venga respinta potranno essere rimpatriati sia nel loro Paese di origine sia in Paesi terzi cosiddetti “sicuri”, con i quali potrebbero non avere alcun legame personale. Una vera assurdità. I cittadini stranieri in attesa del rimpatrio potranno essere trattenuti in appositi centri fino a 24 mesi, 2 anni, prorogabili di ulteriori 6 mesi. Potranno essere sottoposti al trattenimento anche famiglie con bambini e minori stranieri non accompagnati. Nel caso in cui le strutture dedicate siano insufficienti, gli Stati membri potranno ricorrere anche agli istituti penitenziari. Io non so se vi rendiate conto della gravità di queste scelte. Se le autorità di uno Stato membro emetteranno un decreto di espulsione, anche quelle degli altri Stati europei saranno tenute a eseguirlo, nel caso in cui intercettassero il cittadino straniero sul proprio territorio. Siamo davanti a un totale ribaltamento delle politiche di asilo attuate fino a oggi, un vero abominio.

E arriviamo al trattato. Il Patto prevede anche che i Governi possano stringere accordi bilaterali con Stati terzi per creare hub di rimpatrio al di fuori dell'Unione, proprio sul modello dell'intesa Italia-Albania. L'obiettivo è chiarissimo: proseguire sul solco delle politiche avviate dal Governo Meloni per criminalizzare i migranti e chi si adopera per salvare vite in mare, con il primo decreto Flussi. Andate avanti con i due decreti Cutro 1 e 2 per arrivare all'accordo con Rama del 6 novembre 2023, potenziando il ruolo dei centri per i migranti costruiti in Albania, impedendo ai migranti l'ingresso in Italia e in Europa e accelerando le procedure di espulsione a tutti i costi. Nonostante il modello Albania sia fallito, dopo una strumentalizzazione disgustosa di quanto è accaduto a Ceuta, pensate di estendere questo modello all'Africa (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), utilizzando fondi europei. Noi siamo assolutamente contrari.

La detenzione amministrativa è diventata uno strumento di repressione, criminalizzazione e marginalizzazione delle persone migranti. Denunciamo da anni le condizioni di detenzione degradanti dei CPR italiani, per cui abbiamo chiesto puntualmente e ripetutamente la chiusura anche attraverso la presentazione di una proposta di legge. Il CPR di Gjader non fa eccezione. Altreconomia ha denunciato che nel registro degli eventi critici, tenuto dal soggetto gestore Medihospes, nei primi due mesi di utilizzo del CPR sono stati registrati 54 episodi, quasi uno al giorno, la maggior parte dei quali erano atti di autolesionismo, tentati suicidi e azioni di protesta delle persone detenute, proprio come avviene nei CPR sul territorio italiano. Senza poi parlare dello sperpero di risorse pubbliche che questo modello fallimentare ha comportato: 670 milioni di euro complessivi sino al 2028, 118 milioni annui per il biennio 2025-2026 per i soli costi di gestione; altro che invarianza finanziaria. Ma è davvero questa la strada che vuole intraprendere l'Europa? Io non ci voglio credere.

Ma non finisce qui. Oltre all'orrore delle politiche migratorie che avete messo in campo, prevedete anche forme di collaborazione nel settore e nell'industria della difesa, tra cui la produzione e coproduzione di sistemi, apparecchiature, armi, munizioni, tecnologie e servizi correlati alla difesa e alla sicurezza. Fincantieri e Leonardo sono già in campo, noi siamo assolutamente contrari (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Questo è un Accordo quadro che riguarda la collaborazione tra Italia e Albania in 13 settori strategici. Sono settori importanti: l'ambiente, la salute, l'energia, il controllo dei flussi migratori. Azione voterà contro e non potremo che votare contro perché la strategia che è stata scelta per questo tipo di Accordo è quello di - Ministro, buonasera - mettere insieme tante cose e fare un impasto in cui, poi, ci sono insieme elementi su cui non si potrebbe essere che a favore, come i settori che prima menzionavo. Ci sono, però, elementi che riguardano questo tipo di collaborazione - per come il Governo italiano l'ha intesa e il Governo albanese ha accettato di intenderla - che sono, invece, politicamente molto sensibili e che notoriamente dividono le espressioni e le posizioni in questo Parlamento. Il nodo riguarda, infatti, il punto n. 5 - cooperazione migratoria - di questo Accordo, che prevede l'implementazione efficace del Protocollo per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria. Ci riferiamo, quindi, al Protocollo Italia-Albania del novembre 2023, che prevedeva la costruzione di centri, poi diventati CPR l'anno scorso, nelle località di Shengjin e Gjader, che è una strategia su cui Azione assolutamente non concorda. Perché? Vediamo tre aspetti fondamentali: i numeri, i costi, la prospettiva.

Erano previsti 36.000 transiti annui, questo era stato l'annuncio. Il centro di Gjader, riconvertito - come dicevo - in CPR, ha registrato, invece, poche centinaia di transiti complessivi e presenze medie addirittura di poche decine di persone. Larga parte dei trattenimenti non è stata neanche convalidata dai giudici. I costi - è stato detto prima dai miei colleghi e lo ripeterò anche io - sono pari a circa 670 milioni di euro complessivi fino al 2028, costi pro capite quasi triplicati rispetto a strutture equivalenti ma sul territorio nazionale italiano. È pendente - proprio per questo motivo, come il Ministro ben sa - un esposto alla Corte dei conti per danno erariale. Inoltre, la prospettiva: lo stesso Governo albanese ha escluso il rinnovo del Protocollo oltre il 2030, perché? In ragione dell'adesione all'Unione europea. Questo Accordo tra Italia e Albania del 2023 si fonda sulla condizione per cui l'Italia è un Paese membro dell'Unione europea e l'Albania non lo è ancora. Però l'Albania lo sta diventando, addirittura la Commissione europea reputa raggiungibile l'obiettivo di concludere i negoziati di adesione nel 2027. Quindi, noi abbiamo una prospettiva di un quinquennio - che stiamo per votare questa sera - lì dove, però, il quinquennio andrà a superare la data entro cui è prevedibile ed è ragionevole, per la Commissione europea, che l'Albania entrerà nell'Unione europea. Quindi si capisce come questo tipo di Accordo, assolutamente raffazzonato, che mette insieme i settori più diversi, non stia neanche in piedi dal punto di vista della ragionevolezza temporale.

La criticità di metodo l'ho menzionata e, quindi, terminerò semplicemente confermando e ribadendo che Azione voterà contro questa ratifica. Ci tengo a sottolineare che non è un voto contro i cittadini albanesi, i cittadini albanesi che vivono qui, i cittadini italiani che vivono in Albania. Ci sono legami storici che legano i nostri Paesi che conosciamo bene. Azione, ad esempio, è stata tra i principali supporter per l'accordo sulla sicurezza sociale che abbiamo votato nel 2025. Il problema, però, è che in questo caso si vuole utilizzare un trattato quadro - quindi molto generale - per legittimare e perpetuare un modello migratorio che è risultato costoso, inefficace e in tensione con il diritto europeo (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Colgo il momento per porgere il più cordiale saluto all'ambasciatrice dell'Albania in Italia, Anila Bitri, presente in tribuna (Applausi).

Per quanto riguarda l'Accordo, Presidente, per noi ogni accordo internazionale è più di un insieme di norme: racconta l'idea di un futuro che due Stati decidono di costruire insieme e riflette una precisa gerarchia di valori e di priorità. Per questo oggi non discutiamo soltanto della ratifica di un Accordo, discutiamo dell'idea di cooperazione internazionale che vogliamo costruire nel Mediterraneo e consegnare alle nuove generazioni.

Nessuno mette in discussione il valore del rapporto tra Italia e Albania. È un rapporto antico, profondo e autentico, che affonda le proprie radici nella storia e che merita di essere rafforzato. Proprio per questo riteniamo che avrebbe meritato un accordo diverso, più coerente e più equilibrato. Noi siamo convinti che un partenariato strategico tra due Paesi amici debba poggiare anzitutto sulla cooperazione civile, sulla ricerca, sull'istruzione, sulla tutela dell'ambiente, sull'innovazione, sulla cultura, sul lavoro e sulla crescita condivisa. Sono questi gli strumenti che uniscono davvero i popoli.

Questo Accordo, invece, attribuisce un rilievo strategico anche alla cooperazione militare. Non si limita allo scambio di informazioni o all'addestramento, ma contempla la produzione e co-produzione di armamenti e munizionamento. Questa non è scelta neutra. Noi pensiamo che questa non sia la direzione giusta. L'amicizia tra due Paesi non dovrebbe misurarsi dalla capacità di produrre più armamenti, ma dalla capacità di produrre più ricerca, più innovazione e più cultura. La pace e la prosperità non si costruiscono investendo sull'industria bellica; si costruiscono investendo nelle persone.

A questo si aggiunge il tema delle migrazioni. E qui occorre essere chiari: la nostra critica non è rivolta all'Albania, ma alle scelte del Governo italiano. L'accordo, infatti, richiama l'attuazione del Protocollo Italia-Albania del 2023, mentre lo stesso fascicolo parlamentare dà conto delle pronunce della Corte di giustizia dell'Unione Europea che richiamano il rispetto del diritto europeo e delle garanzie individuali nelle procedure di asilo. Noi crediamo che una politica migratoria seria si costruisca attraverso la cooperazione internazionale, i canali legali di ingresso, il contrasto alle organizzazioni criminali che trafficano esseri umani e il pieno rispetto dei diritti fondamentali.

C'è poi un ulteriore limite: questo accordo affronta un numero straordinariamente ampio di materie: 13, senza nuovi o maggiori oneri di finanza pubblica. Per noi, quando uno strumento internazionale cerca di ricomprendere tutto, rischia di non individuare più con chiarezza le proprie priorità. Perché investire in questi settori non significa costruire una cooperazione: per noi costruire una cooperazione vuol dire lavorare insieme nell'ambiente, nella tutela del territorio e del mare Adriatico, nella salute, nella ricerca, nell'innovazione, nel lavoro e nella qualità della vita.

Noi immaginiamo un'altra prospettiva: una cooperazione che metta al centro le persone prima degli apparati, il progresso prima della deterrenza, la conoscenza prima degli armamenti, la tutela dell'ambiente prima della competizione strategica. Per questo, il nostro voto contrario non è un voto contro l'Albania: sarebbe il contrario della nostra storia e del nostro impegno. È il rifiuto di una determinata idea di cooperazione internazionale. Noi immaginiamo un Mediterraneo nel quale i grandi accordi si costruiscono attorno alla ricerca, all'università, all'ambiente, alla cultura, alla salute, all'innovazione e alla pace, perché i popoli non si avvicinano attraverso gli armamenti, si avvicinano attraverso la conoscenza, il rispetto reciproco e la costruzione di un futuro comune. È questa la cooperazione che Italia e Albania meritano. È per queste ragioni che il MoVimento 5 Stelle voterà contro questa ratifica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Forza Italia voterà a favore della ratifica al nostro esame. L'Albania occupa oggi un ruolo di primo piano nella politica italiana verso i Balcani occidentali, che costituiscono un'area di interesse strategico per il nostro Paese. L'Albania è oggi uno dei principali interlocutori dell'Italia in quella regione; è un alleato nella NATO; è un Paese candidato all'adesione all'Unione europea. L'Italia sostiene da tempo questa prospettiva e considera l'integrazione dei Balcani occidentali un elemento di stabilità per l'intero continente. Si tratta di un percorso che richiede il pieno rispetto dei criteri di adesione e un impegno costante da parte dei Paesi candidati.

La cooperazione fra gli Stati membri e i Paesi candidati costituisce, anche sotto questo profilo, uno strumento utile per accompagnare le riforme e rafforzare le capacità istituzionali. Per queste ragioni, Forza Italia esprimerà voto favorevole. La ratifica dell'Accordo consolida, infatti, un rapporto di particolare rilievo per il nostro Paese e offre una cornice più stabile entro la quale sviluppare la cooperazione tra i nostri due Paesi (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Formentini. Ne ha facoltà.

PAOLO FORMENTINI (LEGA). Sì, grazie, Presidente. Purtroppo, in quest'Aula, abbiamo perso un'occasione e la si è persa strumentalmente, perché le opposizioni hanno scelto di fare una battaglia politica ma hanno voluto ridurre questo testo, questo Accordo, questa cooperazione strutturata, a Shengjin e Gjader. Qui c'è molto, molto di più. Qualcuno, dall'opposizione, lo ha riconosciuto, ma sono stati pochi. Qui non si parla solo di immigrazione - e noi, come Lega, siamo d'accordissimo, ovviamente, a parlarne -, ma c'è una visione completa, una visione che porta alla stabilità dell'Adriatico, alla stabilità dei Balcani occidentali, che porta a rafforzare la cooperazione con uno Stato, come l'Albania, che non si è girato dall'altra parte, come ha fatto l'Europa di Bruxelles, ma si è dimostrato più Europa, più Occidente, aiutando un vicino: un vicino non solo geografico, un vicino con cui condivide una storia antica, una comunità di popoli. Questo ha fatto l'Albania e questo noi oggi celebriamo in quest'Aula.

Ringrazio anch'io l'ambasciatore di Albania, Anila Bitri, per la presenza, perché il momento è importantissimo, ma è un momento in cui, purtroppo, il Parlamento si divide. Si divide anche se quei temi, di cui tanto sentiamo parlare - come la biodiversità, i termovalorizzatori, la cooperazione in materia sanitaria o la cooperazione energetica -, sono tutti presenti in questo Accordo. E allora perché mentire? Perché misinterpretare un testo? Perché non volerlo leggere, ma voler parlare solo per slogan? Questo fa male alla comunità italo-albanese di oggi e fa male a quell'antica comunità, che è la comunità Arbëreshë, che ha dato tanto al nostro Paese (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia) e che è frutto di un'antica lotta. Quella lotta aveva un simbolo: l'eroe nazionale d'Albania Giorgio Castriota “Scanderbeg”, a noi della Lega molto caro, perché con altri contribuì a combattere l'avanzata ottomana in Europa.

Quindi, commemorando qui la figura di Scanderbeg, ringraziamo ancora una volta l'Albania e noi con l'Albania vogliamo cooperare, vogliamo lavorare e non vogliamo fare polemica politica sterile (Applausi dei deputati dei gruppi Lega-Salvini Premier e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la presidente Boldrini. Ne ha facoltà.

LAURA BOLDRINI (PD-IDP). Sì, grazie, signor Presidente. Signor Presidente, mi segua in questo ragionamento, perché oggi andiamo a votare veramente uno strano Accordo, ma proprio strano, perché senza stanziare neanche un euro prevede di impegnare il nostro Paese in una gamma vastissima di attività da costruire insieme alla Repubblica di Albania. Ed è talmente vasta questa gamma, signor Presidente, che le do qualche indicazione: dall'assistenza sanitaria all'energia, dalla gestione dei rifiuti alla cooperazione nell'industria bellica e della difesa, dalle infrastrutture all'agrobusiness, dal turismo all'istruzione, dagli scambi culturali al coinvolgimento della diaspora. Parliamo, quindi, di circa 13 materie. È una specie di programma di Governo completo, per cui ci si immaginerebbe un grande stanziamento per dare senso alle parole. E invece non c'è neanche un euro. E già questo qualifica l'Accordo come un Accordo non serio.

Allora è evidente che questo Accordo non è altro che un'intesa politica, un accordo-quadro generico e omnicomprensivo che serve a fare cosa? A compensare il vero interesse del Governo Meloni nel suo rapporto con l'Albania, che è quello nascosto, Presidente. Bisogna andarlo a cercare tra i vari paragrafi del testo, ma poi si arriva al punto 5 e il punto 5 viene chiamato “cooperazione migratoria”. E allora, tradotto: i famosi centri per i migranti, che la Presidente Meloni aveva giurato: “fun-zio-ne-ran-no”, scandendo bene la parola; e invece non stanno funzionando affatto.

E lo abbiamo potuto constatare direttamente, noi deputati e deputate di opposizione, perché abbiamo fatto numerose visite, trovando quei centri - che, secondo il Governo, avrebbero dovuto ospitare 3.000 persone al mese, cioè 36.000 persone all'anno - sempre pressoché vuoti. E lo hanno confermato anche le associazioni riunite nel Tavolo asilo e immigrazione, che il nostro Vice Ministro Cirielli conosce bene ovvero conosce poco, perché non le vuole mai ricevere. Ecco, nel loro recente rapporto che cosa hanno detto? Questo è un rapporto che va dall'ottobre del 2024 a oggi e dice che in quei centri sono transitate indovinate quante persone, colleghi e colleghe della maggioranza? Cinquecentotrentasei persone e i costi previsti - hanno detto sempre gli esperti - fino al 2028 raggiungeranno i 670 milioni di euro, per poi crescere ancora di più.

Allora, lascio a voi fare l'operazione aritmetica. Quindi, propaganda, direi, a carissimo prezzo, per far credere che cosa agli italiani? Per far credere che non sarebbero più arrivati migranti sul nostro territorio. Questo era l'obiettivo ma, visto come stanno andando le cose, direi un fallimento clamoroso. Soldi pubblici buttati al vento che potevano essere usati diversamente, per cose più utili, a sostegno del reddito di tante famiglie, in prestazioni sociali e sanitarie, per le scuole, per gli asili nido; e invece no.

Eppure, il Governo e la maggioranza non hanno l'onestà intellettuale né il coraggio - perché ci vuole coraggio ad ammettere di aver sbagliato - di dire “sì, è andata male, non ha funzionato”, anzi vanno raccontando un'altra frottola. E qual è la frottola? La frottola è che dicono che il Protocollo con l'Albania è il modello fatto proprio da tutta l'Unione europea. E va bene, e andiamo a vedere come l'hanno fatto proprio. Questa è una vera mistificazione. Perché, vedete, nella cosiddetta direttiva Rimpatri si prevedono hub in Paesi terzi, ma gestiti sotto la responsabilità di quegli stessi Paesi mentre il modello italiano prevede per i centri in Albania la nostra giurisdizione, con tanto di presenza delle nostre Forze dell'ordine, che si sentono del tutto umiliate perché devono vigilare il vuoto, ogni tanto qualche cane randagio, quando invece sappiamo bene che sarebbero molto più utili sul nostro territorio.

Ecco, è una differenza non da poco questa, perché non è affatto il modello Albania quello che andate spacciando in giro per l'Europa. Questa è una differenza tale da mettere a tacere, infatti, qualsiasi pretesa di presentarsi come un esempio nella gestione dei migranti al di fuori dei confini nazionali. Anche questo Accordo si inserisce, quindi, nella costruzione propagandistica tesa a nascondere l'esito fallimentare dell'operazione dei centri in Albania. Quindi non funzionano e non è un modello per l'Unione europea.

Per questo, e non per altri motivi, noi del Partito Democratico voteremo contro e voglio chiarire, signor Presidente: voteremo contro non perché siamo ostili a intese tra l'Italia e l'Albania; ci mancherebbe altro. L'Albania è un Paese amico, candidato all'ingresso nell'Unione europea, e verso il popolo albanese abbiamo sempre avuto simpatia e ancora di più ne abbiamo, se possibile, da quando abbiamo visto decine di migliaia di persone riempire ogni giorno, per oltre un mese, le piazze di Tirana (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e della deputata Onori) e di altre città sotto lo slogan “l'Albania non è in vendita” in quella che è stata chiamata “la rivoluzione dei fenicotteri rosa” per protestare contro la costruzione di un gigantesco resort di lusso nella disponibilità di Ivanka Trump, figlia del Presidente degli Stati Uniti, e del marito Jared Kushner nell'isola protetta di Sazan, nel sud dell'Albania.

Allora, alle centinaia di migliaia di albanesi che sono scesi in piazza quotidianamente contro la prepotenza e la protervia dei nuovi padroni del mondo e a difesa dell'ambiente e delle risorse naturali va tutta la nostra solidarietà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E anche in loro nome noi voteremo contro questo disegno di legge di ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, ho ascoltato con attenzione il dibattito in questi minuti e dispiace constatare che nessuno abbia voluto ricordare che questa ratifica nasce dopo l'accordo e dopo un vertice intergovernativo che c'è stato lo scorso 13 novembre. Un vertice, primo nella storia, che ha voluto sottolineare quanto i nostri due Governi - italiano e albanese - possono ovviamente fare nell'interesse proprio delle nostre Nazioni. Ci tengo anche a sottolineare quanto i gruppi di amicizia parlamentare abbiano fatto negli ultimi mesi, stanno facendo e faranno ancora per aiutare l'Albania affinché possa finalmente integrarsi nell'ambito europeo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Non sono stati di certo incontri di cortesia, ma la costruzione di cornici stabili e strutturate per una cooperazione che attraversa molteplici settori strategici. Penso a quello dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza, dell'industria, della difesa e ovviamente della gestione anche migratoria. Non è un elenco di buone intenzioni, ma un disegno strategico di ampio respiro che vuole richiamare prima del voto alcuni elementi estremamente importanti che voglio sottolineare in modo rapido. Il primo è sicuramente quello della dimensione energetica, tanto attuale in questo momento, e infrastrutturale. Penso al Corridoio 8: la dorsale destinata a collegare la Puglia al Mar Nero attraverso l'Albania, la Macedonia del Nord e anche la Bulgaria, che non sono di certo progetti simbolici, ma snodi capaci di fare dell'Adriatico asse strategico per l'intera Unione europea. Penso anche alla connessione tra le due sponde dell'Adriatico, che potrebbe significare ridurre la vulnerabilità energetica del continente e anche valorizzare il Mezzogiorno come hub logistico ed energetico di tutto il Mediterraneo.

Il secondo tema sicuramente importante è quello della dimensione industriale legata anche alla difesa. Già molte sono le intese sottoscritte da alcune aziende italiane per la modernizzazione dei cantieri navali albanesi, con collaborazioni nei settori ad alta tecnologia, dove l'Italia da sempre potrebbe sottolineare…insegnare moltissimo, proprio perché dimostrano che il rapporto con Tirana non è più soltanto una cooperazione di sviluppo, ma è un partenariato industriale tra parti e tra pari all'altezza.

Il terzo elemento è quello più dirimente ovviamente sul piano politico: è la prospettiva europea dell'Albania. Qui il dato è concreto perché l'Albania ha aperto tutti i capitoli negoziali ed è entrata lo scorso maggio nella fase conclusiva del negoziato di adesione, seconda soltanto al Montenegro, e proprio in questi giorni si discute la chiusura dei primi capitoli. In un tempo in cui l'allargamento ai Balcani occidentali è tornato ad essere una necessità non soltanto per l'Italia, ma per l'intera Europa, sostenere questo Accordo significa accompagnare con atti concreti e non con dichiarazioni di principio un percorso ormai giunto alla sua fase decisiva. L'Albania è sempre più ancorata all'Europa ed è un partner stabile e affidabile. È un favore che facciamo non soltanto a Tirana, ma è un favore che facciamo innanzitutto all'Italia e all'Europa.

Poi c'è anche una ragione a livello geopolitico, perché questo Accordo nasce, come recita il suo stesso preambolo, per rinnovare i legami storici, culturali e umani tra i nostri due popoli. L'Adriatico per noi non è una frontiera che separa, ma è, anzi, un mare che unisce e i numeri confermano la sostanza di questo legame. L'Italia è anche il primo partner commerciale dell'Albania, con un interscambio che negli ultimi anni ha superato i 3 miliardi di euro e che vale da solo circa un quinto del prodotto interno lordo albanese. Quindi, non è un esercizio diplomatico affrontare questo tema, ma è un fatto economico e sociale concreto, che riguarda imprese, lavoratori e comunità sulle due sponde dell'Adriatico. So bene che una parte di quest'Aula - l'abbiamo sentito anche dagli interventi precedenti - vorrebbe ridurre tutto questo alla sola questione migratoria. Su quel terreno il confronto ovviamente può rimanere acceso. Ma sia chiaro che questo Accordo è cosa diversa: è assai più ampio del protocollo del 2023 e chi lo confonde con un dossier sceglie deliberatamente di non vedere la sanità, l'energia, l'industria, la cultura e la formazione che esso porta.

La cooperazione tra Italia e Albania è parte di un modello che il nostro Paese ha avuto il coraggio di costruire e di difendere, anche di fronte a chi ha lavorato per fermarlo. Noi quel disegno lo rivendichiamo per intero, ne siamo orgogliosi e per tutte queste ragioni, signor Presidente, il gruppo di Fratelli d'Italia esprime con convinzione il proprio voto favorevole alla ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 2788?)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 2788?: "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania in materia di cooperazione strategica nei settori dell'assistenza sanitaria, dell'energia, dell'ambiente, della sicurezza e dell'industria della difesa, della gestione delle migrazioni, dell'educazione, dell'innovazione, della diaspora, della trasformazione economica e della crescita intelligente, fatto a Roma il 13 novembre 2025".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 53) (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE-Centro Popolare).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare la deputata Ferrari. Ne ha facoltà. La prego di avere un attimo di pazienza, così evitiamo le voci di sottofondo. Un attimo ancora di pazienza. Colleghi, chi intende uscire cortesemente in silenzio, altrimenti non possiamo proseguire. Prego, deputata Ferrari. Diamo voce alla deputata Ferrari, per favore? Prego.

SARA FERRARI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Aveva 4 anni il piccolo Mattia Maestri quando ha mangiato un formaggio a latte crudo, prodotto da un caseificio del suo paese in Val di Non, Trentino, contaminato dalla tossina di Escherichia coli. Quell'intossicazione alimentare che, negli adulti e nei ragazzi, può causare gastroenterite, nei bimbi piccoli può dare una complicanza grave, che è la sindrome emolitico-uremica (SEU), e quella lo ha condannato al coma, in stato vegetativo, per nove anni.

Ieri Mattia ha smesso di soffrire, oggi si sono svolte le sue esequie. La sua scomparsa pone fine all'agonia, per lui e la famiglia, ma non supera la tragedia. Il padre ha promosso, in questi lunghi anni, una campagna per chiedere un'etichettatura chiara sulla pericolosità di questi formaggi per i bambini sotto i 10 anni e per gli anziani, affinché il dramma di suo figlio possa contribuire a salvarne altri.

Come Partito Democratico abbiamo depositato una proposta di legge, a prima firma del collega Vaccari, sull'etichettatura e la trasparenza delle informazioni dei prodotti caseari realizzati con latte crudo, che è stata accorpata a quella dell'onorevole Rosso, già dal dicembre 2024, ma ha visto bloccarsi il suo percorso in Commissione dopo le audizioni degli esperti. La proposta di legge non intende proibire né limitare la produzione o la vendita dei formaggi tradizionali a latte crudo, ma impone l'obbligo di riportare sul fronte della confezione un'avvertenza ben visibile, leggibile in caratteri di adeguate dimensioni, che indichi la presenza di latte non pastorizzato e i potenziali rischi sanitari correlati per i soggetti fragili, che sono i bambini piccoli sotto i 10 anni, le donne in gravidanza, gli anziani e le persone immunodepresse.

Nel luglio dello scorso anno, il Ministero ha promosso delle linee guida per la gestione di questo rischio microbiologico. Ma le linee guida non sono sufficienti, perché sono complementari e devono essere utilizzate congiuntamente a dettati normativi. Inoltre, nei casi in cui non sia possibile garantire una totale mitigazione del rischio, l'introduzione di un'etichettatura informativa viene solo fortemente consigliata, ma non resa obbligatoria. La Corte di cassazione ha confermato le condanne per l'ex presidente e per il casaro del caseificio, condannati per frode alimentare e per lesioni colpose gravissime personali. I soldi del risarcimento sono andati a finanziare un'associazione che tutela i consumatori e la campagna che chiede un'etichettatura chiara, promossa proprio dal padre di Mattia. I casi di sindrome emolitico-uremica registrati in Italia nel 2025 sono stati ben 43, in 15 regioni, e tutti riguardanti bambini sotto i 15 anni.

Colleghe e colleghi, la tragedia del piccolo Mattia impone un imperativo morale, a noi tutte e tutti e a questo Parlamento, di accelerare e portare a compimento quanto prima l'iter legislativo della proposta di legge unitaria affinché si possano salvare altri piccoli. Dobbiamo a lui e a tutte le persone fragili questa assunzione di responsabilità pubblica (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Perantoni. Ne ha facoltà.

MARIO PERANTONI (M5S). Grazie, Presidente. Nella notte di giovedì scorso, un ragazzo di 36 anni, detenuto presso il carcere di Sassari, è deceduto a causa delle gravissime ustioni riportate dopo aver appiccato il fuoco nella propria cella. Gli agenti di Polizia penitenziaria sono accorsi immediatamente, mettendo in salvo, indenni, altri 12 detenuti, domando l'incendio e recuperando il giovane ancora vivo. Tra loro, numerosi sono rimasti ustionati e intossicati perché coraggiosamente sono intervenuti, pur privi di protezioni adeguate. Desidero, quindi, ringraziarli, unitamente a tutto il personale in servizio presso il carcere di Sassari, per la dedizione e la professionalità dimostrata e inviare loro auguri di pronta guarigione.

Non posso, però, omettere di denunciare la politica insufficiente e inconcludente del Governo. Un altro morto nelle carceri italiane. Un'altra sconfitta dello Stato. Invece di intervenire con decisione sulle carenze di organico e sugli interventi di ammodernamento e manutenzione delle strutture, il Governo si limita a varare provvedimenti pretenziosi e propagandistici privi di adeguate coperture finanziarie ed efficacia dubbia e remota.

Siamo consapevoli che il Ministro Nordio ignori le istanze che pervengono dalle parti e dai territori, tanto più in Sardegna, laddove ha rifiutato qualsiasi interlocuzione con le istituzioni locali, tanto da recarsi sull'isola per inaugurare un braccio del carcere di Uta dedicato al 41-bis, senza neppure informare la presidente della giunta regionale Alessandra Todde, confermando una sciatteria istituzionale senza precedenti. A questo proposito - e vado a concludere, Presidente -, ricordo che il Ministro Nordio, in continuità con l'ex Sottosegretario Delmastro, persevera nel voler destinare alle carceri sarde circa un terzo dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis.

Il 13 luglio scorso ho depositato un'interrogazione, ad oggi inevasa, per sapere se, a fronte di una tale iniziativa, vi sia coordinazione con Difesa, Interno e Finanze, per garantire adeguati organici delle Forze dell'ordine al fine di prevenire nell'isola fenomeni di infiltrazione della criminalità organizzata, ad oggi sostanzialmente assente. È evidente che, se la criminalità organizzata dovesse sbarcare in Sardegna, la responsabilità politica e storica sarebbe esclusivamente del Governo di Giorgia Meloni. Sollecito, quindi, una formale risposta alla mia interrogazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Almici. Ne ha facoltà.

CRISTINA ALMICI (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, desidero intervenire per ricordare Franco Baresi, una delle figure più grandi dello sport italiano, la cui scomparsa lascia un vuoto che va ben oltre il mondo del calcio. Per me questo ricordo assume anche un significato particolare: Franco Baresi era figlio della nostra terra bresciana.

Nato a Travagliato, una comunità laboriosa che ha fatto del lavoro, del sacrificio e della serietà, i propri valori più autentici. È da quelle radici ha tratto la forza per diventare un campione ammirato in tutto il mondo. La sua è stata una carriera irrepetibile. Ha indossato un'unica maglia, quella del Milan, scegliendo la fedeltà anche nei momenti più difficili, quando sarebbe stato facile seguire altre strade.

È diventato il simbolo di una squadra e di un modo di vivere lo sport, conquistando tutto ciò che un calciatore può sognare senza mai smarrire l'umiltà, la sobrietà e il senso del dovere che lo hanno sempre contraddistinto. Al termine della sua carriera, il presidente Silvio Berlusconi volle consegnargli un pallone d'oro simbolico, quasi a colmare l'unico riconoscimento che mancava nella bacheca di un campione che, per la sua grandezza, molti hanno sempre ritenuto meritevole anche di quel premio. Ma il riconoscimento più importante Baresi lo ha ricevuto dall'affetto degli italiani. Era un uomo di poche parole, non cercava i riflettori, non inseguiva le polemiche e non aveva bisogno di alzare la voce per essere ascoltato.

Da bresciana sento oggi il dovere e l'orgoglio di rendere omaggio a un uomo che ha dato lustro alla nostra provincia, alla Lombardia e all'Italia intera. Per la nostra comunità non se ne va soltanto un grande calciatore, se ne va un pezzo della nostra storia che continuerà a vivere nei valori che ha saputo testimoniare ogni giorno, perché Franco Baresi non ci lascia soltanto il ricordo di un fuoriclasse, ci lascia l'esempio di un uomo che ha dimostrato come il talento da solo non basta. Forse il tratto che più lo rappresentava erano proprio i suoi silenzi: nei suoi silenzi vivevano le parole più autentiche, quelle che non avevano bisogno di essere pronunciate perché parlavano attraverso l'esempio, la dignità e la lealtà e continueranno a risuonare nel cuore e nei ricordi di tutti coloro che gli hanno voluto bene.

Credo che anche il silenzio di oggi, che quest'Aula gli dedica, racconti il senso più profondo della sua vita, il rispetto conquistato con i fatti, l'affetto sincero di un Paese intero e la gratitudine verso un uomo che ha saputo essere, prima ancora che un campione straordinario, un esempio autentico di umiltà, correttezza, fedeltà ai propri valori. In fondo, è questo che distingue i grandi dagli altri. I trofei riempiono una bacheca, ma sono i valori a riempire il cuore delle persone e Franco Baresi continuerà a vivere proprio lì, nel cuore di chi lo ha conosciuto, di chi lo ha ammirato e di chi, anche senza averlo mai incontrato, ha imparato da lui cosa significa essere un campione dentro e fuori dal campo. Alla sua famiglia, alla comunità di Travagliato, alla provincia di Brescia e a tutti coloro che oggi ne piangono la scomparsa rivolgo il mio più sincero e commosso cordoglio (Applausi).

PRESIDENTE. Con il suo permesso, deputata Almici, mi associo anch'io alle condoglianze per la morte di Franco Baresi.

Passiamo all'ultimo intervento. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Vorrei dedicare questo intervento alla memoria di Pietro Mezzaroma, una figura che ha segnato profondamente la storia urbanistica e sociale della città di Roma nel secondo dopoguerra. Nato a Roma nel 1935, figlio di un falegname, Mezzaroma iniziò a lavorare giovanissimo nella bottega di famiglia. Fu proprio da quell'esperienza che, insieme ai fratelli, seppe cogliere le opportunità offerte dalla ricostruzione e dal boom economico, fondando una delle imprese èdili o edìli che più hanno contribuito a ridisegnare il volto della capitale.

Mi permetta una digressione: chi costruisce case è in un certo senso il costruttore per eccellenza, perché non innalza semplici strutture ma dà forma a luoghi dove le famiglie nascono, crescono, vivono e vivono la loro quotidianità.

In un'epoca in cui Roma doveva rispondere all'urgenza abitativa di una popolazione in rapida crescita, fu tra i protagonisti di quella stagione di edificazione che portò alla nascita di interi quartieri, da Monteverde a Bravetta, da Torre Spaccata fino al Torrino e a Talenti, dando case a migliaia di famiglie e contribuendo concretamente alla modernizzazione della città, scrivendo un pezzo importante della storia dell'edilizia italiana del Novecento. Un'eredità imprenditoriale che ha saputo evolversi, come dimostra la realizzazione in tempi più recenti, prima che il Green Deal diventasse così di moda, di un'idea di un quartiere autosufficiente dal punto di vista energetico con la più grande centrale geotermica d'Europa.

Il suo legame con questa città passò anche dallo sport perché nel 1993 rilevò la Roma Calcio, contribuendo a un capitolo importante della sua storia.

Questa lunga carriera imprenditoriale ha creato benessere e lavoro per migliaia di persone e gli è valsa l'onorificenza di commendatore. A nome mio e di quest'Aula, desidero rivolgere le più sentite condoglianze alla moglie Susan, ai figli, Alessandra, Barbara, Massimo e Valentina, come ai nipoti, in questo momento di dolore per le loro famiglie (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Sono così esauriti gli interventi di fine seduta.

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-COV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-COV-2.

PRESIDENTE. Comunico che, in data 3 agosto 2026, il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2 il deputato Michele Gubitosa, in sostituzione del deputato Giuseppe Conte, dimissionario.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Martedì 4 agosto 2026 - Ore 10:

1. Seguito della discussione della proposta di legge:

FARAONE ed altri: Istituzione della Giornata nazionale "Enzo Tortora" in memoria delle vittime di errori giudiziari. (C. 441?)

e delle abbinate proposte di legge: BISA ed altri; PITTALIS ed altri. (C. 1657?-1694?)

2. Seguito della discussione delle mozioni Richetti ed altri n. 1-00582 e Della Vedova ed altri n. 1-00585 in materia di superamento del diritto di veto nelle decisioni delle istituzioni dell'Unione europea .

3. Seguito della discussione del disegno di legge:

Misure di consolidamento e sviluppo del settore agricolo. (C. 2670-A?)

Relatore: CERRETO.

4. Seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge:

SCHLEIN ed altri; MOLLICONE ed altri; AMATO ed altri; GRIPPO; LATINI: Disposizioni in materia di cinema. (C. 2360?-2578?-2731?-2794?-2969-A?)

Relatore: CANGIANO.

5. Seguito della discussione del disegno di legge:

S. 1878 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026 (Approvato dal Senato). (C. 2957?)

Relatore: CALOVINI

(ore 16)

6. Discussione del disegno di legge (per la discussione sulle linee generali, l'esame e la votazione delle questioni pregiudiziali presentate e il seguito dell'esame):

S. 1939 - Conversione in legge del decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, recante misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024 (Approvato dal Senato) (C. 3053?)

(ore 18)

7. Seguito della discussione congiunta dei documenti:

Conto consuntivo della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2025. (Doc. VIII, n. 7)

Progetto di bilancio della Camera dei deputati per l'anno finanziario 2026. (Doc. VIII, n. 8)

8. Seguito della discussione dei disegni di legge:

Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025. (C. 3005?)

Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026. (C. 3006?)

Relatrice: LUCASELLI.

9. Deliberazione in merito alla costituzione in giudizio della Camera dei deputati in relazione a un conflitto di attribuzione elevato innanzi alla Corte costituzionale dal Senato della Repubblica nei confronti della Procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Milano, di cui all'ordinanza della Corte costituzionale n. 94 del 2026 (previa deliberazione dell'Ufficio di Presidenza).

La seduta termina alle 24.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: YLENJA LUCASELLI (A.C. 3005? E A.C. 3006?)

YLENJA LUCASELLI, Relatrice. (Relazione – A.C. 3005? e A.C. 3006?). L'Assemblea avvia oggi l'esame congiunto del disegno di legge A.C. 3005?, che reca l'approvazione del rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2025 e del disegno di legge A.C. 3006?, che reca l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026, presentati il 6 luglio scorso.

I provvedimenti sono stati esaminati in sede referente dalla Commissione bilancio, che ne ha concluso l'esame lo scorso 29 luglio, senza apportare modifiche ai testi trasmessi dal Governo.

Quanto al primo provvedimento, ricordo, su un piano generale, che con il disegno di legge di approvazione del rendiconto generale dello Stato il Governo, in attuazione dell'articolo 81, quarto comma, della Costituzione, rende conto al Parlamento dei risultati della gestione del bilancio.

Ai sensi degli articoli 35 e 36 della legge n. 196 del 2009, in materia di contabilità e finanza pubblica, il rendiconto è costituito dal conto del bilancio, che espone le risultanze della gestione, indicando l'effettivo ammontare delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato rispetto alle previsioni approvate dal Parlamento, e dal conto generale del patrimonio, che espone le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato.

Le risultanze contabili del rendiconto sono corredate da note integrative, riferite alla gestione delle entrate e a ciascuno stato di previsione della spesa. Per le entrate, la nota integrativa espone le risultanze della gestione, mentre per la spesa, la nota integrativa illustra i risultati finanziari per categorie economiche di spesa, motivando gli eventuali scostamenti tra le previsioni iniziali e quelle finali, e contiene l'analisi e la valutazione del grado di realizzazione degli obiettivi fissati dalla nota integrativa allegata al bilancio di previsione e i relativi indicatori.

In linea con la struttura consolidata, il disegno di legge di approvazione del rendiconto generale dello Stato per l'esercizio finanziario 2025 si compone di sette articoli, suddivisi in due Titoli, riferiti rispettivamente al rendiconto generale dello Stato e alla sua approvazione.

Nell'ambito del Titolo I, composto degli articoli da 1 a 6, il Capo I ha ad oggetto il conto del bilancio.

Più in particolare, gli articoli 1, 2 e 3 espongono i risultati complessivi relativi alle amministrazioni dello Stato per l'esercizio finanziario 2025, con riferimento, rispettivamente, alle entrate, alle spese e alla gestione finanziaria di competenza, il cui risultato è determinato dalla differenza tra il totale delle entrate accertate e il totale delle spese impegnate nell'esercizio di riferimento.

Il rendiconto indica che nell'esercizio finanziario 2025, la gestione di competenza ha registrato accertamenti di entrate pari, nel complesso, a circa 1.188,13 miliardi di euro e impegni di spese pari, nel complesso, a circa 1.170,93 miliardi di euro. Per effetto di tali risultanze, l'avanzo della gestione di competenza risulta stabilito in circa 17,2 miliardi di euro.

L'articolo 4 espone la situazione finanziaria del conto del Tesoro alla fine dell'esercizio 2025, che presenta un disavanzo finanziario pari a circa 437,5 miliardi di euro, con un lieve miglioramento rispetto all'esercizio precedente, quando il disavanzo finanziario era stato pari a 440,6 miliardi di euro.

L'articolo 5 reca l'approvazione dell'Allegato n. 1, contenente l'elenco dei decreti con i quali sono stati effettuati prelevamenti dal fondo di riserva per le spese impreviste.

Nell'ambito del Capo II, che ha ad oggetto il conto generale del patrimonio, l'articolo 6 espone i risultati generali della gestione patrimoniale dell'Amministrazione dello Stato. Nell'esercizio 2025, il conto espone attività per un totale di circa 1.083,62 miliardi di euro e passività finanziarie per circa 4.144,57 miliardi di euro, con una eccedenza passiva al 31 dicembre 2025 pari a circa 3.060,95 miliardi di euro.

Il Titolo II si compone del solo articolo 7, che dispone l'approvazione del rendiconto nelle risultanze indicate negli articoli precedenti.

La relazione illustrativa allegata al disegno di legge dà conto dei risultati della gestione finanziaria, provvedendo altresì al loro raccordo con il conto economico dello Stato elaborato secondo i criteri della contabilità nazionale previsti dal sistema SEC 2010.

Per quanto attiene ai saldi di finanza pubblica, il saldo netto da finanziare, costituito dalla differenza fra le entrate finali e le spese finali, presenta nell'anno 2025 un valore negativo pari a circa 119,8 miliardi di euro, con un incremento di circa 12,2 miliardi di euro rispetto al saldo registrato nel 2024. Tale risultato deve ricondursi in minima misura alla riduzione delle entrate finali pari a circa 674 milioni di euro, corrispondente a una diminuzione di circa lo 0,1 per cento rispetto all'esercizio precedente, e, per la parte maggioritaria, all'incremento delle spese finali, pari a circa 11,6 miliardi di euro, corrispondenti a un incremento di circa l'1,3 per cento rispetto all'anno 2024. Tanto le previsioni iniziali quanto quelle definitive riferite all'anno 2025 indicavano un valore negativo del saldo netto intorno a 186,9 miliardi di euro e, pertanto, i dati di consuntivo registrano un miglioramento rispetto alle previsioni pari a circa 67 miliardi di euro, equivalente a circa il 35,9 per cento. Tale dato discende da una gestione di competenza per l'anno 2025 che evidenzia un aumento degli accertamenti di entrate finali di circa il 3,8 per cento, pari a circa 28,5 miliardi di euro, al quale fa riscontro una riduzione degli impegni delle spese finali di circa il 4,1 per cento, pari a circa 38,6 miliardi di euro.

Per quanto attiene, invece, all'indebitamento netto, il cui valore è determinato dalla differenza fra le entrate finali e le spese finali, al netto delle operazioni finanziarie, rilevo come nelle risultanze a consuntivo il saldo sia pari a circa 118,7 miliardi di euro, con un incremento di circa 18,9 miliardi di euro rispetto al rendiconto per l'anno 2024, quando l'indebitamento netto fu pari a circa 99,8 miliardi euro. Il saldo segna, invece, un netto miglioramento tanto rispetto alle previsioni definitive riferite al 2024 quanto alle previsioni iniziali, registrando un miglioramento rispettivamente di circa 66,2 miliardi di euro e di circa 65,7 miliardi di euro.

Per quanto riguarda, invece, i dati di consuntivo relativi al ricorso al mercato finanziario, che misura la differenza tra le entrate finali, vale a dire le entrate complessive al netto dell'accensione di prestiti, e il totale delle spese, incluse quindi quelle relative al rimborso di prestiti, registrano un dato pari a circa 387,8 miliardi di euro, con un miglioramento di circa 5,4 miliardi di euro rispetto al dato di consuntivo relativo all'anno 2024. Il saldo registrato denota, inoltre, un miglioramento molto più pronunciato rispetto alle previsioni per l'anno 2025, con una riduzione pari a circa 84,7 miliardi di euro rispetto alle previsioni definitive e a circa 83 miliardi di euro rispetto alle previsioni iniziali.

Da ultimo con riferimento al risparmio pubblico, che rappresenta il saldo delle operazioni correnti e, in presenza di un valore positivo, indica la quota di risorse correnti destinabile al finanziamento delle spese in conto capitale, esso si attesta nell'anno 2025 a circa 29,7 miliardi di euro, a fronte del saldo di 44,6 miliardi di euro registrato nell'anno precedente. Tale risultato è determinato da un aumento delle spese correnti, pari a circa 17,7 miliardi di euro rispetto all'anno 2024, al quale fa riscontro una più limitata crescita delle entrate correnti, che si incrementano di circa 2,8 miliardi di euro rispetto all'esercizio precedente. Il dato registrato a consuntivo segna, invece, un sensibile miglioramento rispetto alle previsioni iniziali e definitive per l'anno 2025, che stimavano un valore negativo del risparmio pubblico, pari, rispettivamente, a circa 46,8 miliardi di euro e a circa 35,7 miliardi di euro.

Nel complesso, i risultati ottenuti appaiono ampiamente in linea rispetto ai limiti massimi autorizzati dalla legge di bilancio per il 2025, che prevedeva limiti, in termini di competenza, per il saldo netto da finanziare e il ricorso al mercato di competenza fissati, rispettivamente, a un valore pari a circa 187,3 miliardi di euro e a circa 471 miliardi di euro.

Guardando alle operazioni complessive, comprensive delle entrate per accensione di prestiti e delle spese per rimborso prestiti, il saldo della gestione di competenza 2025 registra un miglioramento di circa 5,3 miliardi di euro rispetto al dato di consuntivo riferito all'esercizio precedente, imputabile essenzialmente alla riduzione delle spese complessive, in misura pari a circa 6 miliardi di euro rispetto all'anno 2024, al quale fa riscontro una modesta riduzione, pari a circa 755 milioni di euro, delle entrate finali. L'incidenza sul prodotto interno lordo degli accertamenti complessivi è stata pari al 52,6 per cento, in riduzione rispetto al 54,2 per cento registrato lo scorso anno, mentre il peso della spesa complessiva rispetto al prodotto interno lordo, in termini di impegni, è stato pari al 51,9 per cento, con una riduzione dell'1,5 per cento rispetto all'anno 2024.

Più in dettaglio, sul versante delle entrate, la complessiva gestione di competenza del bilancio per l'anno 2025 ha registrato accertamenti per entrate finali pari a circa 783,1 miliardi di euro, con una riduzione di circa 674 milioni di euro rispetto all'anno precedente. Gli accertamenti delle entrate finali sono risultati superiori a quanto prospettato rispetto alle previsioni iniziali e a quelle definitive per effetto degli aumenti registrati in relazione a tutte le tipologie di entrata.

Per quanto concerne le entrate tributarie, evidenzio che esse rappresentano oltre l'84 per cento dell'ammontare complessivo delle entrate finali e nell'anno 2025 hanno registrato accertamenti che si sono attestati a 661,9 miliardi di euro, un valore superiore rispetto sia alle previsioni iniziali di bilancio, che stimavano entrate tributarie per circa 644 miliardi di euro, sia alle previsioni definitive, pari a circa 652 miliardi di euro. Una crescita di circa 8 miliardi si registra altresì rispetto ai dati di consuntivo relativi all'anno 2024. All'interno dell'aggregato, oltre la metà del gettito è assicurata dalle imposte sul patrimonio e sul reddito, pari a circa il 56 per cento del totale delle entrate tributarie, mentre le tasse e le imposte sugli affari si attestano al 36 per cento e le imposte sulla produzione e sui consumi sono pari a circa il 5 per cento del totale.

Tra le entrate ricorrenti, l'ammontare dell'Irpef ha registrato una riduzione di circa il 3 per cento rispetto ai valori registrati a consuntivo nell'anno 2024, passando da 249,4 a 242,2 miliardi di euro, una variazione che - secondo quanto rilevato anche dalla Corte dei conti - è riconducibile anche alla rimodulazione delle aliquote dell'imposta operato dal 1° gennaio 2025. Gli accertamenti riferiti all'Ires registrano, invece, una crescita del 4 per cento, passando da circa 62,3 a circa 65,1 miliardi di euro. Si è registrato, inoltre, un aumento significativo del gettito derivante da imposte sostitutive di imposte sui redditi ricorrenti, pari al 20 per cento. Tra le imposte indirette, il gettito IVA registra una contrazione dell'1 per cento rispetto all'anno 2024, raggiungendo, in termini di accertamento, il valore di 206,5 miliardi di euro, mentre gli accertamenti di entrate riferiti a imposte di registro e di bollo crescono di 2,6 miliardi attestandosi a circa 17,8 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i dati di consuntivo relativi alle spese finali, costituite dal totale delle spese di parte corrente e di quelle in conto capitale, come già accennato, gli impegni registrati nell'anno 2025 hanno registrato un incremento di circa 11,6 miliardi di euro rispetto all'esercizio precedente, attestandosi a circa 903 miliardi di euro. Il predetto incremento, pari all'1,3 per cento rispetto all'anno 2024, è interamente riconducibile all'incremento degli impegni di spesa di parte corrente, che aumentano di circa 17,7 miliardi di euro, a fronte di una riduzione di circa 6,1 miliardi di euro degli impegni relativi alla spesa in conto capitale.

Passando all'analisi per categoria economica dei dati della gestione sul versante della spesa, osservo che una quota prossima alla metà della spesa corrente è riferibile alla categoria “Trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche”, la quale costituisce il 47,4 per cento di tale spesa, con impegni per circa 356,2 miliardi di euro, con una riduzione di circa 2,6 punti percentuali rispetto all'anno 2024, dovuta essenzialmente alla riduzione di 12 miliardi di euro dei trasferimenti agli enti di previdenza, a seguito della revisione della normativa volta alla riduzione del cuneo fiscale che ha portato ad una rimodulazione delle aliquote Irpef, anziché al riconoscimento di un esonero contributivo per i lavoratori dipendenti.

I redditi da lavoro dipendente rappresentano il 15,3 per cento delle spese correnti, con impegni che ammontano, per il 2025, a 114,8 miliardi di euro, con una crescita del 6,8 per cento rispetto all'anno 2024.

Gli impegni riferibili alla categoria “Interessi passivi e altri oneri finanziari” costituiscono, invece, circa l'12,7 per cento della spesa corrente e sono pari a 95,3 miliardi di euro e registrano un incremento dell'8,8 per cento rispetto all'anno precedente.

Confrontando i dati di consuntivo degli impegni dell'esercizio 2025 con quelli riferiti all'esercizio precedente si rileva, altresì, un sensibile incremento nella categoria “Trasferimenti correnti a famiglie e istituzioni private”, che si incrementa di circa 4,4 miliardi di euro, passando da 10,96 miliardi a 15,4 miliardi di euro, essenzialmente per effetto delle previsioni della legge di bilancio per il 2025 che hanno previsto l'erogazione di un bonus per i lavoratori con reddito inferiore a 20.000 euro. Si incrementano anche da 18,4 miliardi a 20,8 miliardi di euro le spese riferibili a “Risorse proprie dell'Unione europea”, principalmente per effetto dell'incremento di 1,8 miliardi di euro dei versamenti dovuti al bilancio dell'Unione europea nell'ambito della risorsa relativa al reddito nazionale lordo.

Per quanto attiene alla spesa in conto capitale, segnalo che i dati di consuntivo per l'anno 2025, registrano impegni pari a circa 151,8 miliardi di euro, a fronte dei circa 157,9 miliardi di euro del rendiconto relativo all'anno 2024, con una riduzione del 3,9 per cento. Tale andamento deve essenzialmente ascriversi all'evoluzione delle spese per le “Acquisizioni di attività finanziarie”, che si contraggono complessivamente di circa 7 miliardi di euro, passando dai circa 10,3 miliardi di euro dell'anno 2024 a circa 3,3 miliardi di euro. A tale riduzione contribuiscono, per 3 miliardi di euro il venir meno dei versamenti a favore della contabilità speciale per le garanzie da esposizione su derivati effettuati nell'anno 2024 per rialimentare la contabilità speciale in relazione al mutevole andamento dei tassi di interesse e di cambio, e, per 2,5 miliardi di euro, il venir meno delle spese per la realizzazione di operazioni attinenti a società di rilievo strategico, autorizzate per l'acquisizione di una quota di minoranza del capitale della società NetCo. Per altro verso, merita di essere segnalata la crescita di circa 0,8 miliardi di euro della categoria “Contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche”, che passa da circa 45,8 miliardi di euro a circa 46,7 miliardi di euro. In tale ambito si segnalano i maggiori impegni per il Fondo per lo sviluppo e la coesione, che crescono di circa 1,9 miliardi di euro e i maggiori versamenti in tesoreria, in conseguenza dei maggiori stanziamenti, del fondo di rotazione per l'attuazione del Next Generation EU, in misura pari a circa 1,1 miliardi di euro, e del fondo per l'avvio delle opere indifferibili, per circa 1,8 miliardi di euro, ai quali fa riscontro la riduzione per circa 2,4 miliardi di euro dei versamenti in tesoreria del fondo di rotazione per le politiche comunitarie, in ragione dei minori stanziamenti. Una leggera crescita si registra anche nella categoria “Contributi agli investimenti ad imprese”, che passa da circa 81,7 miliardi di euro a circa 81,8 miliardi di euro, mentre la categoria relativa agli investimenti fissi lordi e agli acquisiti di terreni passa da circa 13,7 a circa 14,3 miliardi di euro.

Con riferimento all'articolazione per missioni dei dati relativi alla spesa, segnalo che - al netto della missione relativa al debito pubblico - la missione che assorbe la maggior parte delle risorse è quella relativa alle relazioni con le autonomie territoriali, nella quale si registrano impegni pari a circa 154,7 miliardi di euro, che rappresentano circa il 19,6 per cento del totale degli impegni, al netto di quelli riferiti al debito pubblico, mentre la missione relativa alle politiche finanziarie e di bilancio assorbe il 16,5 per cento delle risorse, con impegni pari a 129,6 miliardi di euro e la missione relativa alle politiche previdenziali assorbe circa il 13,8 per cento delle risorse, con impegni pari a 108,5 miliardi di euro, scontando una sensibile riduzione riferibile alla diversa configurazione degli interventi volti a ridurre il cuneo fiscale. Si segnala altresì che la missione “L'Italia in Europa e nel mondo” registra impegni in crescita dell'8,2 per cento attestandosi a circa 36,6 miliardi di euro, mentre la missione relativa alla difesa e alla sicurezza del territorio registra impegni per circa 32,4 miliardi di euro, con un incremento di circa 3,3 miliardi di euro rispetto all'anno 2024.

Per quanto concerne la gestione dei residui, si conferma che anche nell'anno 2025 il loro ammontare continua a rimanere su livelli considerevoli, sia dal lato delle entrate sia dal lato delle uscite.

In base ai dati forniti nella relazione al rendiconto per l'esercizio 2025, il conto dei residui provenienti dagli esercizi 2024 e precedenti registrava, al 1° gennaio 2025, residui attivi per un valore di circa 254.047 milioni di euro e residui passivi delle spese complessive per 191.921 milioni di euro, con un'eccedenza attiva di circa 62.126 milioni di euro.

Nel corso dell'esercizio, l'entità dei residui pregressi ha subito variazioni, in ragione dell'attività di riaccertamento e di gestione in conto residui, nonché della perenzione, facendo registrare variazioni in diminuzione dei residui sia dal lato delle entrate, in misura pari a 97,7 miliardi di euro, sia dal lato delle uscite, con una riduzione di circa 55,7 miliardi di euro, di cui circa 6 miliardi di euro eliminati per perenzione amministrativa, con una significativa riduzione rispetto all'anno precedente quando le perenzioni furono pari a circa 13,2 miliardi di euro.

Pertanto, il saldo attivo tra i residui attivi e passivi provenienti dagli esercizi 2024 e precedenti, che all'inizio dell'esercizio finanziario 2025 era pari a circa 62.126 milioni di euro, per effetto delle variazioni intervenute in corso d'anno si è ridotto a circa 20,13 miliardi di euro.

A tali residui si sono aggiunti, in corso di esercizio, i residui di nuova formazione, derivanti dalla gestione di competenza dell'esercizio finanziario 2025. Al riguardo, segnalo che il rendiconto registra circa 88,95 miliardi di euro di residui attivi di nuova formazione e circa 61 miliardi di euro di residui passivi di nuova formazione, con una riduzione del 2,6 per cento rispetto all'esercizio precedente.

Per effetto di tali dinamiche, quindi, nel complesso i residui attivi al 31 dicembre 2025 risultano pari a 245.269 milioni di euro, mentre i residui passivi alla medesima data risultano pari a circa 197.199 milioni di euro. Pertanto, il conto dei residui al 31 dicembre 2024 presenta una eccedenza attiva pari a circa 48,07 miliardi di euro.

Nel complesso, sul versante dei residui attivi si riscontra una significativa riduzione, pari al 13,4 per cento rispetto all'esercizio precedente, dei residui di nuova formazione, che contribuisce alla riduzione del 3,5 per cento dello stock complessivo dei residui al 31 dicembre 2025. Per quanto attiene, invece, ai residui passivi, la riduzione del 2,6 per cento dei residui di nuova formazione non è sufficiente a compensare la dinamica dei residui derivanti dagli esercizi precedenti, determinandosi una crescita dell'ammontare complessivo dei residui del 2,7 per cento.

In tale contesto, si conferma la preponderanza dei residui di stanziamento, che ammontano a circa 113,6 miliardi di euro, a fronte dei 112,6 miliardi di euro registrati nell'anno 2024, mentre si incrementa il peso dei residui propri, che ammontano a circa 83,6 miliardi di euro.

La gestione di competenza e la gestione dei residui concorrono a determinare i risultati della gestione di cassa, che è rappresentata, per la parte di entrata, dagli incassi e, per la parte di spesa, dai pagamenti.

In tale contesto, i saldi di cassa registrano a consuntivo, nell'esercizio 2025, un complessivo miglioramento tanto rispetto ai risultati dell'esercizio precedente quanto rispetto alle relative previsioni iniziali e definitive riferite all'anno 2025. Il solo indebitamento netto, pur migliorando rispetto alle previsioni iniziali e definitive per l'anno 2025 registra un lieve incremento rispetto all'anno 2024.

In termini di cassa, il saldo netto da finanziare è risultato pari, nell'anno 2025, a circa 143,09 miliardi di euro, in miglioramento di circa 8,4 miliardi di euro rispetto al risultato raggiunto nell'anno 2024, pari a circa 151,47 miliardi di euro.

Anche il risparmio pubblico, che assume nell'anno 2025 un valore positivo pari circa a 3,72 miliardi di euro, registra un miglioramento di circa 8,1 miliardi di euro rispetto al dato dell'anno 2024, quando si era registrato un valore negativo di circa 4,35 miliardi di euro.

Il ricorso al mercato si attesta su di un valore di circa 412,99 miliardi di euro, anch'esso in miglioramento di circa 22,4 miliardi di euro rispetto all'anno 2024, quando il saldo in termini di cassa aveva registrato un valore negativo pari a circa 435,41 miliardi di euro.

Come anticipato, l'indebitamento netto segna, invece, un modesto incremento attestandosi a circa 141,98 miliardi di euro, a fronte dei circa 139,01 miliardi registrati nell'anno 2024, con una crescita di circa 2,97 miliardi di euro.

Nel complesso, la gestione di cassa ha dato luogo a incassi complessivi per circa 1.146 miliardi di euro e a pagamenti per circa 1.154 miliardi di euro, facendo registrare, rispetto ai corrispondenti dati dell'anno 2024, un incremento degli incassi, in misura pari all'1,4 per cento, se una contrazione dei pagamenti, in misura pari allo 0,5 per cento. A livello di operazioni finali, rispetto ai corrispondenti dati dell'anno 2024, si registra, in termini di incassi e pagamenti, un aumento sia delle entrate sia delle spese.

Il conto generale del patrimonio, le cui risultanze sono riportate nell'articolo 6 del disegno di legge, comprende, ai sensi dell'articolo 36, comma 3, della legge n. 196 del 2009, le attività e le passività finanziarie e patrimoniali con le relative variazioni prodottesi durante l'esercizio di riferimento, nonché la dimostrazione dei vari punti di concordanza tra la contabilità del bilancio e quella patrimoniale.

Come già segnalato, dai risultati generali della gestione patrimoniale 2025 emerge un'eccedenza passiva pari a circa 3.060,95 miliardi di euro, con un peggioramento di circa 152 miliardi di euro rispetto alla situazione patrimoniale registrata alla fine dell'anno 2024, sostanzialmente pari in valore assoluto rispetto a quello registrato nello scorso anno, che segnava un lieve miglioramento rispetto a quanto registrato nel 2023 e nel 2022 e un progresso più deciso rispetto alle risultanze degli esercizi 2021 e 2020.

Il totale delle attività ammonta a circa 1.083,6 miliardi di euro, con un incremento di circa 49,2 miliardi di euro rispetto all'esercizio precedente, mentre il totale delle passività ammonta a 4.145 miliardi di euro e si riferisce interamente a passività di natura finanziaria, che si incrementano di circa 201,3 miliardi di euro.

Nell'ambito della relazione illustrativa al disegno di legge, in attuazione dell'articolo 36, comma 5, della legge di contabilità e finanza pubblica si dà inoltre conto delle risultanze dell'esercizio 2025 in termini di contabilità economica, sulla base del principio della competenza economica. Si tratta di elementi meritevoli di specifica attenzione, in considerazione del fatto che, in attuazione della riforma delle norme di contabilità pubblica prevista dal PNRR, ai sensi dell'articolo 8 del decreto-legge n. 107 del 2026, attualmente all'esame dell'Assemblea, a decorrere dall'esercizio finanziario 2030 il rendiconto dovrà essere predisposto anche in base alla contabilità economico-patrimoniale e al quadro di regole del nuovo sistema contabile unico.

In attuazione dell'articolo 36, comma 6, della legge di contabilità e finanza pubblica, nell'ambito della relazione illustrativa si dà parimenti conto delle risultanze delle spese relative ai programmi aventi natura o contenuti ambientali, riportate nel cosiddetto ecorendiconto.

Da ultimo segnalo che la Corte dei conti, nell'ambito del suo giudizio di parificazione, ha dichiarato regolare il rendiconto generale dello Stato per il 2025, con l'esclusione da tale dichiarazione di alcuni capitoli delle entrate e delle spese.

Nel passare, quindi, a illustrare il disegno di legge recante disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2026, ricordo preliminarmente che, secondo quanto previsto dall'articolo 33 della legge di contabilità e finanza pubblica, il provvedimento ha lo scopo di aggiornare nel corso dell'esercizio le previsioni di bilancio formulate a legislazione vigente, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertata in sede di rendiconto. Rammento che il suddetto aggiornamento riguarda, con riferimento alle entrate, l'eventuale revisione delle stime del gettito, e, con riferimento alle spese, limitatamente alla componente discrezionale, gli effetti di eventuali esigenze sopravvenute. Le variazioni di bilancio proposte con il presente provvedimento di assestamento, insieme a quelle apportate nel periodo compreso tra il 1° gennaio e 31 maggio dell'anno in corso con atti amministrativi, definiscono le previsioni assestate per il 2026.

Per quanto riguarda il contenuto del provvedimento, segnalo che il disegno di legge di assestamento si compone di un solo articolo che modifica la Sezione II della legge di bilancio per il 2026, aggiornando le previsioni di bilancio a legislazione vigente, per l'esercizio finanziario in corso, introducendo le occorrenti variazioni degli stanziamenti dello stato di previsione dell'entrata e degli stati di previsione della spesa dei Ministeri approvati con la legge n. 199 del 2025. Tali variazioni sono esposte nelle tabelle annesse al disegno di legge.

Su un piano generale, osservo che le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in esame determinano, in termini di competenza, un complessivo miglioramento dei saldi di finanza pubblica.

In particolare, il saldo netto da finanziare si attesta a 152,7 miliardi di euro, in termini di competenza, e di 225,7 miliardi di euro in termini di cassa, con un miglioramento, rispetto a quello previsto nella legge di bilancio 2026, di 1,63 miliardi di euro, in termini di competenza e di 1,15 miliardi di euro in termini di cassa. A tale dato contribuiscono le variazioni proposte dal disegno di legge, che determinano una riduzione di circa 5,4 miliardi di euro in termini di competenza e di circa 4,9 miliardi di euro in termini di cassa rispetto alle previsioni iniziali della legge di bilancio 2026. La complessiva variazione proposta in termini di competenza deriva da un aumento delle entrate finali pari a circa 9,3 miliardi di euro, parzialmente compensato da un aumento delle spese finali che ammonta a circa 3,9 miliardi di euro.

Anche con riferimento al ricorso al mercato, pari alla differenza tra le entrate finali e il totale delle spese, come risultante dalla somma delle spese finali e del rimborso prestiti, si evidenzia un andamento in diminuzione, passandosi da una previsione iniziale di circa 484,3 miliardi di euro a una previsione assestata di circa 470,7 miliardi di euro, con un decremento del 2,8 per cento.

Rilevo, inoltre, che il risparmio pubblico, dato dalla differenza tra entrate correnti e spese correnti al lordo degli interessi, registra un miglioramento dell'11,1 per cento rispetto alla previsione iniziale, attestandosi a circa 20,1 miliardi di euro rispetto alla previsione inziale di circa 22,7 miliardi di euro.

Per quanto attiene alla valutazione di tali saldi nell'ambito del quadro di finanza pubblica, la relazione tecnica evidenzia che il disegno di legge in esame tiene conto delle nuove regole di governance economica dell'Unione europea, entrate in vigore il 30 aprile 2024, e che, di conseguenza, gli obiettivi programmatici sono declinati anche in termini di evoluzione della spesa netta, indicatore ancorato all'obiettivo della sostenibilità del debito pubblico nel medio termine.

In questo quadro, la medesima relazione tecnica allegata al provvedimento evidenzia che, nelle more dell'adeguamento del quadro normativo interno alle nuove regole fiscali introdotte a livello sovranazionale, le variazioni di bilancio disposte nel provvedimento di assestamento devono risultare coerenti con gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, che a loro volta devono risultare coerenti con il percorso di evoluzione della spesa netta fissato nel Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025-2029.

In proposito, la relazione segnala che, nel complesso, le variazioni di entrata comportano un miglioramento dell'indebitamento netto di circa 1,8 miliardi di euro, che, prudenzialmente, è considerato riferito a variazioni che non hanno natura discrezionale e, pertanto, a tali variazioni non si è ritenuto di ascrivere, allo stato, effetti positivi sull'aggregato relativo alla spesa netta.

Al contrario, le variazioni di spesa proposte determinano un complessivo peggioramento dell'indebitamento netto pari a circa 1,8 miliardi di euro, che, tuttavia, determina un corrispondente incremento dell'indicatore relativo alla spesa netta.

Pertanto, considerando tanto gli effetti sul lato delle entrate quanto quelli sul lato delle spese, le variazioni apportate dal provvedimento di assestamento risultano neutrali in termini di indebitamento netto, mentre comportano un incremento della spesa netta per un importo pari all'incremento delle spese in termini di indebitamento netto.

La relazione tecnica fa presente che la Commissione europea, nella raccomandazione specifica per Paese indirizzata all'Italia, pubblicata il 3 giugno 2026 nell'ambito del Pacchetto di primavera 2026, ha attestato un tasso di variazione della spesa netta per il 2026, pari all'1,4 per cento, inferiore rispetto a quello previsto dal Governo nel Documento di finanza pubblica 2026, pari all'1,6 per cento, e che tale differenza è dovuta principalmente a una diversa metodologia di quantificazione degli impatti delle misure di entrata discrezionali e, in particolare, all'orientamento adottato dalla Commissione europea per una omogenea valutazione del gettito riconducibile al fenomeno del drenaggio fiscale (fiscal drag). In particolare, viene rilevato come l'adozione di tale orientamento comporti una revisione anche per i tassi variazione dell'indicatore relativi agli anni 2024 e 2025, che segnalano una crescita dell'aggregato di spesa più contenuta rispetto a quanto indicato nel Documento di finanza pubblica 2026.

Pertanto, alla luce della revisione relativa ai risultati dei consuntivi per gli anni 2024 e 2025 e adeguando la previsione per l'anno in corso alla stima delle entrate discrezionali della Commissione europea, il saldo cumulato del conto di controllo risulterebbe significativamente migliore rispetto al valore implicito nelle stime del Documento di finanza pubblica 2026.

La relazione tecnica evidenzia, quindi, che il peggioramento dell'indicatore di spesa netta derivante dal provvedimento di assestamento è compatibile con il percorso di spesa netta indicato nel Piano strutturale di bilancio e raccomandato dal Consiglio dell'Unione europea.

Evidenzio, altresì, che - come per la legge di bilancio - la relazione tecnica riporta una specifica sezione per dare conto della coerenza tra il valore delle previsioni assestate relative al saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato e gli obiettivi programmatici di finanza pubblica.

Passando alle variazioni delle previsioni proposte dal disegno di legge in esame, segnalo che nel complesso si prevede un incremento delle entrate pari circa 9,3 miliardi di euro in termini di competenza, a cui fa riscontro un incremento di 10,5 miliardi di euro in termini di cassa. Tale incremento tiene conto del quadro macroeconomico tendenziale riportato nel Documento di finanza pubblica dello scorso aprile, assunto a base per l'aggiornamento delle stime per l'anno 2026, nonché degli andamenti effettivi del gettito registrati fino al mese di giugno dell'esercizio in corso.

Con riferimento alle entrate finali, rilevo, in particolare, che per le entrate tributarie si registra un aumento di circa 5,3 miliardi di euro per la competenza e di circa 6,3 miliardi di euro per la cassa. Si prevedono, nello specifico, maggiori entrate per le ritenute sui redditi da lavoro dipendente per complessivi 1,79 miliardi di euro, derivanti da una dinamica delle basi imponibili superiore a quella considerata nel Documento di finanza pubblica. Parimenti, si prevede un maggior gettito per l'imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze, pari a circa 2,5 miliardi di euro per competenza e cassa, per l'imposta sostitutiva sul valore attivo dei fondi pensione e delle altre forme pensionistiche complementari, pari a circa 1,7 miliardi di euro in termini di competenza e di cassa. Nell'ambito delle imposte indirette si prevede un incremento del gettito dell'IVA, pari a quasi 2,3 miliardi di euro per competenza e a 2,8 miliardi di euro per cassa. Di contro, si propongono variazioni in diminuzione per l'Ires, pari a quasi 2,6 miliardi di euro per competenza e a 2,5 miliardi di euro per cassa, e per l'imposta sostitutiva sui redditi nonché sugli interessi e altri redditi da capitale, per le quali il saldo negativo risultante dalle nuove previsioni è pari a 792 milioni in termini di competenza e di cassa.

Segnalo, altresì, che anche il gettito previsto per le entrate extratributarie registra un miglioramento rispetto alle previsioni della legge di bilancio pari a circa 4,08 miliardi di euro in termini di competenza e a quasi 4,18 miliardi di euro in termini di cassa. A tale dato contribuisce significativamente, per circa 2,75 miliardi di euro, l'incremento delle entrate derivanti dai versamenti a fondo perduto erogati dall'Unione europea per l'attuazione del PNRR.

Per quanto concerne le spese finali, rilevo che le variazioni in aumento proposte dal provvedimento in esame, pari a circa 3,9 miliardi di euro in termini di competenza e a circa 5,6 miliardi di euro in termini di cassa, sono imputabili a variazioni in aumento sia della spesa corrente, in misura pari a circa 3,8 miliardi di euro sul piano della competenza e a quasi 4,6 miliardi di euro sul piano della cassa, sia della spesa in conto capitale, in misura pari a circa 163 milioni di euro per la competenza e a 990 milioni di euro per la cassa.

Per quanto riguarda la spesa corrente, l'incremento proposto per le spese al netto degli interessi è pari a circa 5,07 miliardi di euro in termini di competenza e a circa 5,86 miliardi di euro in termini di cassa, mentre per gli interessi passivi si propone una riduzione pari a quasi 1,3 miliardi di euro in termini di competenza e di cassa.

Facendo riferimento alle categorie economiche, nell'ambito della spesa corrente le proposte di assestamento prevedono maggiori stanziamenti per i rimborsi e le poste correttive delle entrate, in misura pari a circa 1,7 miliardi di euro, su cui incidono, per circa 1,2 miliardi di euro, l'adeguamento delle dotazioni di bilancio alle esigenze, già scontate nei tendenziali di finanza pubblica, legate alla regolazione dei rimborsi e delle compensazioni fiscali, e, per 395 milioni euro, l'incremento degli stanziamenti per le vincite dei giochi.

Si prevede, inoltre, un incremento per oltre 1,53 miliardi di euro in termini di competenza e 1,79 miliardi di euro in termini di cassa dei trasferimenti correnti alle amministrazioni pubbliche. In tale ambito, la quota maggioritaria è destinata all'adeguamento al fabbisogno dell'INPS, già scontato nei tendenziali di finanza pubblica, per circa 1,09 miliardi di euro in termini di competenza e di cassa. Una notevole crescita, pari a circa 1,66 miliardi di euro in termini di competenza e di cassa, è prevista per i fondi da ripartire di parte corrente, principalmente in ragione del rifinanziamento per circa 1,5 miliardi di euro per competenza e per cassa del fondo di parte corrente per la tutela del rispetto degli obiettivi programmatici di finanza pubblica. Nell'ambito dell'incremento della spesa per consumi intermedi, pari a 352 milioni di euro in termini di competenza, si prevede, in particolare, l'aumento degli aggi ai concessionari dei giochi in ragione dell'aumento delle entrate correlate e gli stanziamenti per il funzionamento delle strutture delle Forze armate, delle Forze di polizia e dei Vigili del fuoco.

Con riferimento, invece, alla spesa in conto capitale, le variazioni proposte riguardano principalmente i contributi agli investimenti rivolti alle imprese, che si incrementano di 113 milioni in termini di competenza, essenzialmente in ragione del rifinanziamento del fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche per un importo pari a 100 milioni di euro. Si prevede, inoltre, un maggiore incremento degli stanziamenti in termini di sola cassa, finalizzato al pagamento dei residui, per i contributi agli investimenti ad amministrazioni pubbliche e per i contributi agli investimenti a imprese. In tale ambito si segnala, in particolare, l'incremento di 250 milioni di euro degli stanziamenti per i crediti di imposta per il piano «Transizione 5.0», l'aumento di 167 milioni di euro dei contributi ai comuni per le spese di progettazione di interventi di messa in sicurezza del territorio soggetto a rischio idrogeologico, di messa in sicurezza e incremento dell'efficienza energetica delle scuole, degli edifici pubblici e del patrimonio comunale nonché per investimenti di messa in sicurezza di strade, e l'aumento di 110 milioni di euro delle risorse destinate ai contratti di sviluppo per il turismo.

Ricordo, inoltre, che il disegno di legge reca in allegato agli stati di previsione di taluni ministeri le variazioni compensative proposte dal Governo, limitatamente all'esercizio in corso, ai sensi dell'articolo 33, comma 3, della legge n. 196 del 2009, in materia di contabilità e finanza pubblica. Ai sensi di tale disposizione, possono essere effettuate variazioni compensative tra le dotazioni finanziarie previste a legislazione vigente, all'interno del medesimo programma di spesa o tra programmi di spesa diversi, restando in ogni caso precluso l'utilizzo degli stanziamenti di conto capitale per finanziare spese correnti.

Sottolineo, inoltre, che le variazioni per atto amministrativo sul versante dell'entrata determinano un incremento delle previsioni pari a circa 2,88 miliardi di euro tanto in termini di competenza quanto in termini di cassa, mentre sul versante della spesa l'incremento è pari a circa 6,65 miliardi di euro in termini di competenza e a circa 6,64 miliardi di euro in termini di cassa. In particolare, per effetto delle variazioni per atto amministrativo la spesa di parte corrente al netto degli interessi aumenta di circa 5,89 miliardi di euro per la competenza e di circa 3,39 miliardi di euro per la cassa. All'interno di tale categoria, rilevano, in particolare, l'incremento della spesa per redditi da lavoro dipendente, pari a poco più di 5 miliardi di euro in termini di competenza e a circa 5,15 miliardi di euro in termini di cassa, riferibili tanto alle riassegnazioni delle somme relative alle competenze accessorie versante all'entrata del bilancio alla fine dell'anno 2025 quanto all'applicazione del rinnovo del contratto per il triennio 2022-2024 al personale del comparto istruzione e ricerca, sottoscritto il 23 dicembre 2025. In termini di competenza, si segnala l'incremento degli stanziamenti per i consumi intermedi, pari a circa 500 milioni di euro, e di quelli per trasferimenti correnti alle imprese, pari a 108 milioni di euro, nonché l'incremento dei trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, pari a 416 milioni di euro. Le variazioni per atto amministrativo determinano inoltre una crescita della spesa in conto capitale pari a 693 milioni di euro in termini di competenza. In tale ambito, gli stanziamenti per gli investimenti fissi lordi crescono di 276 milioni di euro, mentre quelli dei contributi agli investimenti alle amministrazioni pubbliche aumentano di 333 milioni di euro e quelli agli investimenti alle regioni e agli enti locali aumentano, rispettivamente, di 84 e di 36 milioni di euro. Infine, i contributi agli investimenti alle imprese crescono di 68 milioni di euro.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: GIANGIACOMO CALOVINI (A.C. 2957?)

GIANGIACOMO CALOVINI, Relatore. (Relazione – A.C. 2957?). Illustre Presidente, colleghi, rappresentante del Governo, il disegno di legge in esame, approvato dal Senato il 9 giugno 2026, riguarda la ratifica dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026.

L'accordo, analogo ad altri conclusi nel corso della legislatura, ha lo scopo di fornire un quadro giuridico di riferimento per una cooperazione bilaterale strutturata tra le Forze armate dei due Paesi, con l'intento di consolidare le rispettive capacità difensive e di migliorare le comunicazioni sulle questioni della sicurezza.

Va sottolineato che la collaborazione con il Kuwait è forte e strutturata e che il Paese è stato, nel 2025, primo Paese di destinazione delle esportazioni italiane di materiali d'armamento.

Composta da un preambolo e da 14 articoli, l'intesa, enuncia innanzitutto i suoi scopi, i princìpi che informano la cooperazione militare - riconducibili, essenzialmente, allo scambio di esperienze e conoscenze nel settore militare, nell'interesse di entrambe le Parti - e indica nei Ministeri della difesa le Autorità competenti per la sua attuazione.

A seguire vengono individuate le aree e le modalità della cooperazione bilaterale, con riguardo allo scambio di competenze, alla partecipazione reciproca a corsi di formazione e ad esercitazioni in qualità di osservatori, alla fornitura di assistenza, allo scambio di informazioni tecniche sugli equipaggiamenti, all'impegno a fornire garanzie in relazione ai contratti conclusi in attuazione dell'Accordo.

Ulteriori disposizioni regolano lo scambio di armamenti, gli aspetti sulla sicurezza delle informazioni classificate, la gestione di situazioni straordinarie, i profili finanziari dell'intesa e le questioni relative al risarcimento dei danni provocati alla Parte ospitante.

L'Accordo disciplina inoltre le modalità di risoluzione delle eventuali controversie interpretative o applicative - mediante canali diplomatici, consultazioni o negoziazioni -, dispone che la sua attuazione avvenga in conformità con le norme di diritto internazionale, reca norme per la tutela della proprietà intellettuale e la protezione dei dati personali, e contempla la possibilità di stipulare ulteriori intese attuative.

Quanto al disegno di legge di ratifica, esso si compone di quattro articoli; in particolare, l'articolo 3, quantifica gli oneri in 7.237 euro ad anni alterni a decorrere dall'anno 2026, imputabili alle spese di missione e di viaggio per lo svolgimento delle visite ufficiali e degli incontri operativi previsti.

Il medesimo articolo 3 specifica altresì che agli eventuali ulteriori oneri derivanti dagli articoli 5, 9 e 14 (approvvigionamento reciproco di materiali, danni causati alla Parte ospitante dal personale dell'altra nel corso di una missione e modifiche da apportare dell'intesa), dovrà farsi fronte con apposito provvedimento legislativo.

In conclusione, auspico una rapida approvazione del provvedimento in esame che, al pari di un analogo accordo con gli Emirati Arabi Uniti - ratificato con la legge n. 106 del 12 giungo scorso - contribuisce a consolidare le relazioni della nostra Nazione con i partner del Golfo persico, i quali possono svolgere un ruolo essenziale per la stabilizzazione della regione mediorientale.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: ALESSANDRO COLUCCI (A.C. 2788?)

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)M-CP). (Dichiarazione di voto finale – A.C. 2788?). Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, signore e signori del Governo, il voto favorevole di Noi Moderati a questo provvedimento nasce dalla convinzione che la politica estera, quando è seria, pragmatica e orientata all'interesse nazionale, rappresenti uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la sicurezza, la prosperità e il ruolo internazionale dell'Italia.

L'Accordo tra Italia e Albania non si limita infatti ad aggiornare una collaborazione già consolidata, ma costruisce un partenariato strategico stabile, multidimensionale e di lungo periodo, capace di affrontare insieme alcune delle principali sfide del nostro tempo: la sicurezza energetica, la tutela ambientale, la gestione dei flussi migratori, la difesa, la cooperazione sanitaria, la ricerca, l'innovazione, la formazione e lo sviluppo economico.

L'Albania non è semplicemente un Paese vicino. È uno dei partner più affidabili dell'Italia nei Balcani occidentali, un Paese legato a noi da rapporti storici, culturali, economici e umani profondissimi. Centinaia di migliaia di cittadini di origine albanese vivono, lavorano e contribuiscono quotidianamente alla crescita del nostro Paese, mentre migliaia di imprese italiane investono in Albania, facendo dell'Italia il primo partner economico del Paese. Questo Accordo consolida una realtà già esistente e la proietta verso il futuro.

Noi Moderati guarda con favore a questa impostazione perché interpreta perfettamente una visione che condividiamo: costruire stabilità attraverso la cooperazione, prevenire le crisi anziché rincorrere le emergenze, investire nelle relazioni internazionali come leva di crescita reciproca.

Pensiamo anzitutto al capitolo dedicato all'energia. L'Accordo promuove investimenti nelle fonti rinnovabili, nell'efficienza energetica, nelle reti, negli accumuli e nello sviluppo di infrastrutture strategiche, richiamando espressamente il principio della neutralità tecnologica. È un'impostazione che Noi Moderati sostiene con convinzione, perché riteniamo che la transizione energetica debba essere realizzata senza approcci ideologici, valorizzando tutte le tecnologie disponibili per garantire sostenibilità, competitività e sicurezza degli approvvigionamenti.

Particolarmente significativa è anche la cooperazione ambientale, che affronta temi fondamentali come l'economia circolare, la gestione dei rifiuti, la tutela delle risorse idriche, la bonifica dei siti contaminati, la ricerca sulle tecnologie pulite e la formazione ambientale. È un approccio moderno che mette insieme sviluppo economico e responsabilità verso le future generazioni.

Di grande rilievo è inoltre il rafforzamento della collaborazione in materia di protezione civile. L'impiego di sistemi satellitari, droni, intelligenza artificiale e strumenti digitali per il monitoraggio del territorio e la gestione delle emergenze rappresenta un esempio concreto di come innovazione tecnologica e sicurezza possano procedere insieme. È una direzione che condividiamo pienamente perché investire nella prevenzione significa salvare vite, ridurre i danni e rafforzare la resilienza dei territori.

Vi è poi un altro elemento che riteniamo particolarmente importante: la gestione dei fenomeni migratori. Questo Accordo conferma un metodo che il Governo Meloni ha introdotto con determinazione e che oggi viene sempre più osservato anche in Europa: affrontare l'immigrazione irregolare attraverso partenariati internazionali, cooperazione con i Paesi di origine e di transito, contrasto alle organizzazioni criminali che trafficano esseri umani e rafforzamento della dimensione esterna delle politiche migratorie.

Per Noi Moderati questa è la strada giusta, perché significa governare i fenomeni migratori, nel rispetto della dignità umana, distinguendo sempre tra il diritto alla protezione internazionale e il contrasto all'illegalità. L'Accordo valorizza inoltre il modello del Piano Mattei e si inserisce pienamente nella nuova strategia europea sulla migrazione.

Importante è anche il rafforzamento della cooperazione nel contrasto alla criminalità organizzata, al terrorismo, al riciclaggio e ai traffici illeciti, temi sui quali la collaborazione internazionale rappresenta oggi una necessità imprescindibile.

Non meno significativo è il capitolo dedicato all'innovazione, alla ricerca e alla formazione. La cooperazione tra università, centri di ricerca, imprese innovative e sistemi produttivi rappresenta un investimento sul capitale umano e sulla competitività dei nostri Paesi. Così come positiva è la valorizzazione della formazione professionale, del reciproco riconoscimento delle qualifiche e della mobilità degli studenti e dei ricercatori, elementi essenziali per costruire uno spazio comune di crescita e opportunità.

Naturalmente, il rafforzamento della cooperazione non significa rinunciare alla tutela degli interessi nazionali. Al contrario, significa promuoverli con maggiore efficacia, attraverso strumenti condivisi, regole certe e rapporti istituzionali solidi.

Per Noi Moderati la politica estera deve sempre essere guidata da tre principi: responsabilità, affidabilità e visione strategica. Responsabilità significa costruire relazioni internazionali capaci di produrre stabilità. Affidabilità significa mantenere gli impegni con i nostri partner e rafforzare il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo e nei Balcani. Visione strategica significa comprendere che la sicurezza, la crescita economica e la cooperazione internazionale sono oggi aspetti inscindibili.

Questo Accordo interpreta pienamente questa impostazione e conferma la centralità dell'Italia quale protagonista nella regione adriatico-balcanica, sostenendo al tempo stesso il percorso europeo dell'Albania e rafforzando un partenariato che produce benefici concreti per entrambi i Paesi.

Per queste ragioni, il gruppo di Noi Moderati esprime convintamente il proprio voto favorevole.

Grazie.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nelle votazioni nn. 11 e 12 il deputato Zoffili ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario;

nella votazione n. 26 il deputato Rosato ha segnalato che non è riuscito ad astenersi dal voto;

nella votazione n. 43 la deputata Cherchi ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 47 il deputato Rotondi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 50 la deputata Longi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 50 il deputato Gianassi ha segnalato che ha erroneamente espresso voto favorevole mentre avrebbe voluto esprimere voto contrario;

nella votazione n. 52 il deputato Morassut ha segnalato che ha erroneamente espresso voto contrario mentre avrebbe voluto esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 52 il deputato Rotondi ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto contrario.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 2987-A - EM 1.2 273 267 6 134 100 167 62 Resp.
2 Nominale SUBEM 0.1.600.1 273 267 6 134 100 167 62 Resp.
3 Nominale SUBEM 0.1.600.2 270 264 6 133 100 164 62 Resp.
4 Nominale SUBEM 0.1.600.3 276 271 5 136 102 169 62 Resp.
5 Nominale SUBEM 0.1.600.4 275 268 7 135 101 167 62 Resp.
6 Nominale SUBEM 0.1.600.5 274 274 0 138 110 164 62 Resp.
7 Nominale EM 1.600 276 276 0 139 174 102 62 Appr.
8 Nominale EM 1.8 276 269 7 135 104 165 60 Resp.
9 Nominale DDL 2987-A - ODG 3 271 268 3 135 107 161 58 Resp.
10 Nominale ODG 9/2987-A/9 276 273 3 137 110 163 57 Resp.
11 Nominale ODG 9/2987-A/14 271 269 2 135 107 162 57 Resp.
12 Nominale ODG 9/2987-A/15 275 271 4 136 103 168 57 Resp.
13 Nominale ODG 9/2987-A/17 276 273 3 137 110 163 57 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ODG 9/2987-A/21 275 272 3 137 110 162 57 Resp.
15 Nominale ODG 9/2987-A/22 275 273 2 137 110 163 57 Resp.
16 Nominale ODG 9/2987-A/25 278 274 4 138 109 165 57 Resp.
17 Nominale ODG 9/2987-A/27 277 274 3 138 109 165 57 Resp.
18 Nominale ODG 9/2987-A/30 276 272 4 137 109 163 57 Resp.
19 Nominale ODG 9/2987-A/31 278 275 3 138 108 167 57 Resp.
20 Nominale ODG 9/2987-A/32 278 273 5 137 97 176 57 Resp.
21 Nominale ODG 9/2987-A/39 274 272 2 137 107 165 57 Resp.
22 Nominale ODG 9/2987-A/40 276 272 4 137 106 166 57 Resp.
23 Nominale ODG 9/2987-A/41 275 273 2 137 110 163 56 Resp.
24 Nominale ODG 9/2987-A/42 275 273 2 137 113 160 56 Resp.
25 Nominale ODG 9/2987-A/43 277 274 3 138 111 163 56 Resp.
26 Nominale ODG 9/2987-A/44 276 272 4 137 110 162 56 Resp.


INDICE ELENCO N. 3 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 39)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale ODG 9/2987-A/46 273 258 15 130 98 160 56 Resp.
28 Nominale ODG 9/2987-A/47 268 266 2 134 97 169 56 Resp.
29 Nominale ODG 9/2987-A/48 273 260 13 131 99 161 56 Resp.
30 Nominale ODG 9/2987-A/50 267 266 1 134 97 169 56 Resp.
31 Nominale ODG 9/2987-A/52 269 266 3 134 106 160 56 Resp.
32 Nominale ODG 9/2987-A/53 269 267 2 134 98 169 56 Resp.
33 Nominale ODG 9/2987-A/55 267 264 3 133 106 158 56 Resp.
34 Nominale ODG 9/2987-A/56 257 256 1 129 47 209 56 Resp.
35 Nominale ODG 9/2987-A/57 266 260 6 131 98 162 56 Resp.
36 Nominale ODG 9/2987-A/58 261 255 6 128 91 164 56 Resp.
37 Nominale ODG 9/2987-A/61 261 254 7 128 97 157 56 Resp.
38 Nominale ODG 9/2987-A/63 261 258 3 130 98 160 56 Resp.
39 Nominale ODG 9/2987-A/64 275 260 15 131 4 256 56 Resp.


INDICE ELENCO N. 4 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 40 AL N. 52)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
40 Nominale ODG 9/2987-A/66 272 270 2 136 5 265 56 Resp.
41 Nominale ODG 9/2987-A/67 PARTE AMMISSIBILE 268 266 2 134 5 261 56 Resp.
42 Nominale ODG 9/2987-A/69 268 266 2 134 101 165 56 Resp.
43 Nominale ODG 9/2987-A/73 266 261 5 131 101 160 56 Resp.
44 Nominale ODG 9/2987-A/77 261 259 2 130 101 158 56 Resp.
45 Nominale ODG 9/2987-A/79 265 263 2 132 104 159 56 Resp.
46 Nominale ODG 9/2987-A/29 264 262 2 132 105 157 56 Resp.
47 Nominale DDL 2987-A - VOTO FINALE 241 234 7 118 152 82 66 Appr.
48 Nominale DDL 2788 - ARTICOLO 1 239 236 3 119 150 86 65 Appr.
49 Nominale ARTICOLO 2 236 232 4 117 148 84 65 Appr.
50 Nominale ARTICOLO 3 238 234 4 118 149 85 65 Appr.
51 Nominale ARTICOLO 4 237 233 4 117 148 85 65 Appr.
52 Nominale ODG 9/2788/1 238 235 3 118 85 150 65 Resp.


INDICE ELENCO N. 5 DI 5 (VOTAZIONI DAL N. 53 AL N. 53)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
53 Nominale DDL 2788 - VOTO FINALE 233 230 3 116 149 81 65 Appr.