XIX LEGISLATURA
Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 663 di martedì 19 maggio 2026
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'
La seduta comincia alle 10,30.
PRESIDENTE. La seduta è aperta.
Invito il deputato Segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.
BENEDETTO DELLA VEDOVA, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.
PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.
(È approvato).
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).
Svolgimento di interrogazioni.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.
(Chiarimenti e iniziative in ordine alla normativa sulle società tra professionisti - n. 3-02678)
PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Casasco n. 3-02678 (Vedi l'allegato A). La Sottosegretaria di Stato, senatrice Isabella Rauti, ha facoltà di rispondere.
ISABELLA RAUTI, Sottosegretaria di Stato per la Difesa. Grazie, Presidente. In apertura evidenzio che le criticità sollevate dall'interrogante in ordine all'interpretazione dell'articolo 10, comma 4, lettera b), della legge n. 183 del 2011 sono state recentemente risolte con la legge 18 dicembre 2025, n. 190 (legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025), che è entrata in vigore il 3 gennaio scorso e che supera finalmente i dubbi interpretativi ingenerati dalla precedente formulazione della norma, che l'interrogante ha evidenziato nel testo dell'atto di sindacato ispettivo.
La modifica normativa viene incontro a tutte quelle segnalazioni con le quali era stato evidenziato che i consigli e/o le federazioni di ordini professionali avevano nel tempo reso interpretazioni divergenti in relazione ai requisiti di partecipazione per assumere la qualifica di società tra professionisti, ovverosia la maggioranza dei due terzi in termini di numero di soci professionisti e di partecipazione al capitale sociale. Effettivamente, come rilevato anche dall'interrogante, taluni ordini professionali hanno adottato un'interpretazione in base alla quale i due requisiti sopracitati devono ricorrere cumulativamente, a prescindere da chi esercita l'effettivo controllo sulla società.
Altri ordini professionali, invece, ne hanno proposto un'altra interpretazione, secondo la quale i due requisiti non devono ricorrere cumulativamente, poiché l'autonomia statutaria e la possibilità di stipulare dei patti parasociali, prevista dal diritto societario vigente, consentono di assicurare il controllo sulle decisioni strategiche della società tra professionisti da parte dei soci professionisti a prescindere dal loro numero e dalla loro partecipazione al capitale sociale rispetto ai soci non professionisti. È stato dunque finalmente chiarito che i due requisiti di partecipazione non devono ricorrere cumulativamente ma alternativamente per consentire di cogliere appieno le opportunità offerte dalla normativa in materia di società tra professionisti e le relative spinte pro-concorrenziali.
Segnalo infine che la modifica di legge, proposta dal Ministro delle Imprese e del made in Italy, era stata concordata con il Ministero della Giustizia che, in considerazione dei difformi indirizzi interpretativi emersi, aveva condiviso l'esigenza di chiarire che i requisiti di partecipazione per assumere la qualifica di società tra professionisti siano considerati alternativi. Il cumulo dei requisiti partecipativi ha, in effetti, determinato ingiustificate limitazioni della concorrenza, avendo ostacolato la possibilità per i professionisti di scegliere l'organizzazione e la compagine societaria ritenuta più consona alle proprie esigenze, che ora la recente modifica normativa approvata scongiura.
PRESIDENTE. L'onorevole Casasco ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.
MAURIZIO CASASCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Grazie, Sottosegretario, per la sua esaustiva risposta, di cui mi ritengo soddisfatto. Ci tengo a precisare che le società tra professionisti in Italia, disciplinate - come bene lei ha detto - dalla legge n. 183 del 2011, sono soggette a specifici limiti strutturali e operativi, che ne definiscono l'attività, la composizione societaria e la responsabilità. Una delle regole cui tali società erano soggette, oltre all'esclusività dell'oggetto sociale, consisteva nel fatto che i soci professionisti dovessero detenere la maggioranza dei due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto.
L'interrogazione, datata luglio 2024, verteva sull'illogicità del doppio vincolo, cioè due terzi del capitale e due terzi del diritto di voto, per le società tra professionisti aventi natura di società di capitali in quanto, in tali società, il controllo è determinato per quote e non per teste. L'interrogazione verteva anche sull'applicazione differenziale di tali vincoli nelle varie parti del territorio nazionale. La lettura restrittiva aveva prodotto effetti molto concreti sul piano operativo, rendendo complessa la costituzione di Srl, di Stp nel settore medico e odontoiatrico, in particolare, ostacolando l'ingresso di soci non sanitari, anche quando funzionali allo sviluppo dell'attività.
Come rilevato dal Governo, nel frattempo, è intervenuta la legge per il mercato e la concorrenza 2025, nella quale si è stabilito che non è più richiesta la doppia maggioranza dei soci professionisti per numero e per capitale. La norma approvata stabilisce che la prevalenza può essere garantita, in alternativa, dal numero dei soci professionisti oppure dalla loro partecipazione al capitale sociale, purché, in ogni caso, sia assicurata una maggioranza qualificata dei due terzi nelle decisioni dei soci, secondo le regole del modello societario prescelto.
Alla luce della nuova formulazione normativa, diventa oggi possibile strutturare una Srl o una Stp medica o odontoiatrica anche con una compagine societaria essenziale, come nel caso di un medico affiancato da un socio non professionista. Ciò che rileva non è tanto la simmetria tra numero dei soci e capitale, quanto il fatto che il singolo socio professionista o i soci professionisti mantengano il controllo delle decisioni attraverso una maggioranza qualificata dei due terzi, ottenuta alternativamente tramite il capitale o tramite le regole decisionali previste dallo statuto. Questo consente una maggiore flessibilità nella progettazione societaria senza compromettere il principio cardine della prevalenza professionale. La legge ha anche precisato che non assumono rilievo i patti sociali o parasociali che deroghino alle regole previste dalla legge, attribuendo, di fatto, il controllo delle decisioni ai soci non professionisti.
In sostanza, la legge Concorrenza 2025 segna un passaggio rilevante nella disciplina delle STP sanitarie che rende il modello più aderente alle esigenze reali degli studi professionali. In sede di costituzione di una STP, vi sarà un'attenta valutazione degli assetti societari.
È fondamentale poi verificare la coerenza tra la struttura del capitale, il sistema di voto e lo statuto, evitando in tal modo soluzioni sostanzialmente elusive. Una corretta progettazione iniziale consente di sfruttare a pieno la maggiore flessibilità introdotta dal legislatore, riducendo il rischio di future contestazioni.
Proprio per questo, nel ringraziare il Governo per la risposta ricevuta, chiediamo di vigilare sulle società che si vengono a costituire in questa forma anche mediante eventuali atti di indirizzo, per evitare che uno strumento volto a valorizzare le professioni si trasformi, nei fatti, in uno strumento in cui il professionista diviene mero esecutore societario.
(Iniziative in merito all'aggiornamento dei parametri forensi - n. 3-02679)
PRESIDENTE. La Sottosegretaria di Stato, Isabella Rauti, ha facoltà di rispondere all'interrogazione D'Orso ed altri n. 3-02679 (Vedi l'allegato A).
ISABELLA RAUTI, Sottosegretaria di Stato per la Difesa. Grazie, Presidente. Ringrazio gli interroganti per aver posto all'attenzione un tema di grande attualità e per questo al centro degli interventi, anche normativi, del Governo.
Innanzitutto mi preme evidenziare che, proprio per venire incontro alle esigenze rappresentate dagli interroganti, è stato appositamente costituito, presso il Ministero della Giustizia, un gruppo di studio ad hoc per l'esame delle modifiche da apportare ai parametri dei compensi della professione forense.
Il gruppo che, in un'ottica di piena collaborazione istituzionale, vede la partecipazione di rappresentanti del Ministero della Giustizia ma anche del Consiglio nazionale forense, ha già avviato i suoi lavori e sta proseguendo la sua attività.
In via più generale, posso ribadire che siamo perfettamente consapevoli che la figura dell'avvocato sia essenziale alla cultura della giurisdizione.
Con questo spirito è stato presentato dal Ministro della Giustizia il disegno di legge per la riforma dell'ordinamento forense, che è stato approvato dal Consiglio dei ministri ed è attualmente all'esame delle Camere. L'obiettivo è certamente quello di rendere l'avvocatura sempre più adeguata ai cambiamenti della società e alle esigenze di tutela dei cittadini.
La proposta di riforma dell'ordinamento forense è articolata e prevede di introdurre modifiche di carattere strutturale alla disciplina della professione forense in tema di esercizio della professione, di compensi, di monocommittenza, di collaborazioni continuative, di compatibilità con altre attività, in termini di sistema disciplinare, di tirocinio ed esame di Stato.
L'auspicio è chiaramente quello che l'approvazione della riforma possa avvenire con il più ampio consenso di tutte le forze politiche.
Infine, mi preme segnalare che la piena consapevolezza dell'importanza della figura dell'avvocato ha anche un respiro europeo: infatti, il 13 maggio scorso è stata sottoscritta a Lussemburgo la Convenzione europea per la protezione degli avvocati, promossa dal Consiglio d'Europa, che assicurerà il rispetto di tutti i diritti della difesa e la più ampia libertà nell'esercizio della professione forense.
PRESIDENTE. La deputata D'Orso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
VALENTINA D'ORSO (M5S). Grazie, Presidente. Ora capisco, Sottosegretaria Rauti, perché hanno mandato lei a rispondere dal Ministero della Difesa, piuttosto che qualcuno dal Ministero della Giustizia, perché noi oggi eravamo convinti di ricevere da lei una buona notizia, cioè quella per cui effettivamente stesse per uscire o fosse imminente l'uscita ad ore, potremmo dire così, del decreto ministeriale che va ad aggiornare i parametri forensi. E, invece, l'unica notizia che ci ha dato - però, si dice che ambasciator non porta pena, quindi assolutamente, anzi, la ringrazio per la sua presenza e per la sua disponibilità - è quella per cui si è insediato un gruppo di lavoro che sta proseguendo nell'approfondimento e nello studio di come aggiornare questi parametri forensi.
Non è un meccanismo nuovo quello dei parametri forensi, perché ce lo abbiamo dal 2014, se non erro, ed è l'unico strumento che consente, in mancanza di un accordo tra cliente e avvocato, di avere la certezza di non provocare il contenzioso, che è anche molto imbarazzante, tra il proprio cliente o ex cliente e l'avvocato. Ed è l'unico punto fermo, a volte, che si ha anche per convincere il cliente del valore della propria prestazione professionale.
Perché vede, Sottosegretaria, in un mondo in cui oggi - dobbiamo ammetterlo - tutti smanettano su Internet, vengono anche nei nostri studi legali - io pure sono un'avvocata - e vengono preparati o pensano di essere preparati e di avere già la soluzione, e quindi l'avvocato non deve far altro che metter giù, in atti, due parole, ecco, è necessario avere quantomeno un appiglio per colmare la frustrazione che si ha.
Questi parametri forensi vanno aggiornati ogni due anni, quindi con cadenza biennale, come dice la legge istitutiva. Noi non li vediamo aggiornati dal 2022, in un contesto economico molto, molto fragile, molto altalenante, con un'inflazione galoppante, caroprezzi, caro energia. E guardate che tutto questo incide anche nella gestione degli studi legali: pensiamo, appunto, al caro energia e all'aumento delle bollette.
Quindi, cosa stiamo dicendo noi agli avvocati? Stiamo dicendo che non sono la priorità per il Ministro della Giustizia, perché se ancora si discetta sull'opportunità e su come aggiornare dei parametri forensi - che è quasi un calcolo matematico e non c'è da studiarci granché - siamo proprio a mare.
E vedete, tra l'altro, con riferimento alla mancanza di gratificazioni economiche adeguate e, potremmo dire così, proporzionate anche all'impegno, alla fatica, allo stile di vita che ogni avvocato deve assumere per far fronte alle scadenze galoppanti e incalzanti che ci sono nei vari processi - parlo del processo civile, ad esempio, che è quello che conosco meglio - ecco, se non si ha quantomeno una gratificazione economica e se non si riesce ad avere un minimo di stabilità economica, veramente ci si arrende.
E lo abbiamo certificato nei dati che ci riportano gli ultimi rapporti di Cassa forense sull'avvocatura: negli ultimi 5 anni l'avvocatura italiana ha perso oltre 16.000 unità; il saldo tra nuove iscrizioni e cancellazioni è negativo. Ad esempio, se guardiamo il 2023, a fronte di 6.393 nuove iscrizioni si sono avute 8.000 cancellazioni. Le cancellazioni, tra l'altro, colpiscono prevalentemente le donne: nel 2024 oltre 2.100 avvocate hanno smesso di esercitare. E appunto le cause sono - perché questo viene detto in quel rapporto, quindi non me lo sto inventando io - le scarse gratificazioni economiche e, con riguardo alle donne, un gender gap assolutamente inaccettabile ancora oggi, a cui si aggiunge, tra l'altro, la fatica maggiore di conciliare i tempi di lavoro con i tempi di cura.
Ora, tutte queste ragioni cosa fanno? Fanno abbandonare la professione quando c'è alla vista qualsiasi concorso pubblico che possa, in qualche modo, dare un minimo di stabilità anche economica, oltre che di stile di vita, come dicevo.
E ancora, anche le scarse gratificazioni economiche sono quella motivazione - una delle motivazioni, per carità - che rendono poco attrattiva e appetibile questa professione per le nuove generazioni, per i praticanti avvocati. Anche loro abbandonano, anche lì c'è un calo di iscritti notevolissimo.
Questa professione sta invecchiando e anche sotto il profilo reddituale, quello che voi non volete sostenere con l'aggiornamento dei parametri forensi, i dati dicono che il 64 per cento della platea degli avvocati guadagna al di sotto dei 35.000 euro, e il reddito medio delle donne avvocate è pari alla metà di quello percepito dagli avvocati. Per avere un compenso dignitoso e stabile si deve arrivare almeno a 50 anni.
Ecco, vedete, voi avevate una cosa da fare, che era quella di aggiornare i parametri forensi che sono il minimo sindacale, l'addentellato perché quell'equo compenso, di cui tanto vi riempite la bocca, veda la sua concreta applicazione. Infatti, l'equo compenso c'è, se non si va al di sotto di quei parametri. Se quei parametri non sono aggiornati, chiaramente, state ledendo la dignità e il decoro della professione forense.
PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.
FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie, Presidente. Per richiedere l'intervento della Presidente Meloni su quello che sta accadendo, in queste ore, sul tema della Flotilla, perché vedete, oggi c'è un silenzio gigantesco che noi vorremmo rompere.
Vorremmo che un Presidente del Consiglio serio, che tiene agli scenari internazionali e che ha capito, magari, gli errori del passato nello stare zitti davanti a uno scenario internazionale agghiacciante e davanti a quello che Israele ha fatto in questi anni, oggi venisse a dirci cosa pensa del rapimento, da parte di Israele, degli attivisti della Flotilla, anche dei nostri connazionali.
Perché, vedete, continuare a tacere, continuare a stare zitti è esattamente quello che ha portato sia gli Stati Uniti di Donald Trump sia Netanyahu a massacrare tutti gli scenari internazionali, e ben stiamo pagando il costo di queste scelte.
Oltre alla nostra solidarietà agli attivisti e alle famiglie, c'è anche da considerare che proprio le famiglie di questi attivisti non hanno notizie da 24 ore. Allora, noi vorremmo un gesto di serietà che vada oltre le dichiarazioni d'ufficio del Ministero degli Affari esteri e che veda, invece, il Presidente del Consiglio impegnato in una reazione. Perché, vedete, quello che sta succedendo, quello che è successo in questi anni, proprio nelle acque internazionali, è una cosa che merita l'attenzione del nostro Parlamento e anche della Presidente del Consiglio.
Continuare a tacere è quello che è stato fatto in questi quattro anni su tutti i fronti - tutti - e non ha portato a nulla; ha portato, semplicemente, a legittimare. Oggi, tacere su quello che succede, sulla Flotilla, vuol dire legittimare quel comportamento, e legittimare quel comportamento porta a un'automatica complicità. Quindi, il Governo non si deve scaldare quando noi li chiamiamo complici di quello che è avvenuto, con riferimento sia al genocidio sia al comportamento israeliano sulla Flotilla. Devono solo prendere atto che questo comportamento - stare sempre zitti, essere remissivi, non disturbare il padrone di turno, non disturbare le strategie degli Stati egemoni - porta a uno squilibrio internazionale che, oggi, stanno pagando tutte le nostre famiglie.
Nel merito, io mi auguro che, nelle prossime ore, si prenda in considerazione l'idea che il nostro Governo prenda in carico seriamente il destino di tutti gli attivisti, compresi i nostri connazionali, e che le famiglie di queste persone possano avere notizie su quello che è stato un rapimento. Perché, quando si interviene con l'Esercito, si entra dentro una nave, si prelevano delle persone, al di fuori del diritto internazionale, questo si chiama rapimento. Quindi, vorremmo capire la posizione del Governo, al di là delle singole frasi d'ufficio, perché continuiamo a ritenere che questa sia una situazione del tutto grave e che questo silenzio non aiuti, minimamente, né Israele né gli israeliani, ma, soprattutto nessun tipo di scenario internazionale.
PRESIDENTE. Il Governo ha ascoltato il suo intervento e, ovviamente, lo riferiremo al Presidente.
Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 11,30.
La seduta, sospesa alle 10,50, è ripresa alle 11,35.
Discussione del disegno di legge: S. 1852 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (Approvato dal Senato) (A.C. 2935?).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 2935: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica.
(Discussione sulle linee generali - A.C. 2935?)
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.
La VI Commissione (Finanze) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Ha facoltà di intervenire il relatore, il deputato Stefano Candiani.
STEFANO CANDIANI, Relatore. Grazie, Presidente. La Commissione - lo anticipo - ha completato il proprio lavoro, questa mattina, con il mandato al relatore nella seduta antimeridiana. Il provvedimento, di cui trattiamo oggi, inizia il suo avvio alla Camera come disegno di legge di conversione del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica, A.C. 2935?, nel testo risultante dall'approvazione del Senato.
Segnalo, in primo luogo, che l'articolo 1, comma 2, del disegno di legge di conversione, introdotto in sede referente, prevede l'abrogazione del decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali, nonché in favore delle imprese. Si dispone che rimangano validi gli atti e i provvedimenti adottati e siano fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici dispiegatisi in tempo di sua vigenza.
Al contempo, i contenuti del decreto-legge, di cui si dispone l'abrogazione, sono trasposti nel provvedimento al nostro esame.
Passando al contenuto degli articoli del decreto-legge, richiamo, anzitutto, l'articolo 1, riformulato in sede referente, che interviene sulla disciplina concernente la determinazione della base imponibile IVA relativa alle cessioni di beni e di prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni e prestazioni servizi, o per estinguere precedenti obbligazioni.
L'articolo 2 estende il divieto di cumulabilità con il regime della cosiddetta flat tax per i neo-residenti anche al nuovo regime agevolativo previsto per i lavoratori impatriati. La disciplina in esame si applica nei confronti dei soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a decorrere dal periodo d'imposta 2027.
L'articolo 2-bis introduce, nel Testo unico delle imposte sui redditi, l'esclusione dalla base imponibile dell'Irpef dei redditi derivanti da lavoro dipendente prestato dai lavoratori marittimi residenti in Italia. Si tiene, invece, conto dei redditi dei lavoratori marittimi per quanto riguarda deduzioni, detrazioni o benefìci a qualsiasi titolo.
L'articolo 2-ter, inserito durante l'esame presso il Senato, prevede che le pubbliche amministrazioni non siano tenute a verificare l'effettuazione degli adempimenti fiscali da parte degli esercenti di arti e professioni, prima dell'erogazione delle somme dovute quale compenso per l'attività professionale svolta nel caso in cui l'ammontare delle cartelle di pagamento sia pari o inferiore a 5.000 euro.
L'articolo 3 introduce la rateizzazione in cinque quote annue della tassazione, ai fini Ires e IRAP, dell'avviamento negativo rilevato a conto economico dai soggetti che adottano i princìpi contabili internazionali, a fronte delle operazioni di cessione di azienda (o ramo d'azienda) con continuità dell'attività e mantenimento degli assetti occupazionali. Tale disposizione trova applicazione a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2024.
L'articolo 4 dispone un'esenzione temporanea, fino al 31 dicembre 2028, dall'imposta sostitutiva sui proventi finanziari a favore dei sistemi di garanzia dei depositanti.
L'articolo 5 prevede la disapplicazione, fino al 30 giugno 2026, delle disposizioni della legge di bilancio per il 2026 che hanno introdotto un contributo amministrativo di 2 euro a copertura delle spese collegate alle importazioni di pacchi di valore inferiore ai 150 euro.
L'articolo 6, comma 1, differisce dal 1° marzo al 1° maggio 2026 la decorrenza dell'applicazione della ritenuta sulle provvigioni per attività di intermediazione commerciale. Nel corso dell'esame parlamentare sono stati introdotti i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater. Tali commi introducono l'esenzione della ritenuta sulle provvigioni per le agenzie di viaggio e turismo, limitandola, tuttavia, ai compensi comunque denominati percepiti per la vendita, l'emissione, la prenotazione o l'intermediazione dei medesimi documenti di viaggio, provvedendo, altresì, alla copertura del relativo onere.
L'articolo 7 rende ammissibili alla disciplina agevolativa dell'iperammortamento, prevista dall'articolo 1, comma 427, della legge di bilancio per il 2026, anche gli investimenti aventi ad oggetto beni strumentali prodotti al di fuori degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo. Si stabilisce che le disposizioni dell'articolo in esame si applicano agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026.
L'articolo 7, comma 3-bis, inserito in sede referente al Senato, stabilisce che nella determinazione del reddito d'impresa oggetto di concordato preventivo biennale, ai fini delle imposte sui redditi non rileva la maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria eventualmente spettante, il cosiddetto iperammortamento.
L'articolo 7-bis, inserito in sede referente al Senato, introduce nell'ambito del regime concordato preventivo biennale due nuove soglie di livello massimo per la proposta di reddito concordato.
Si differisce inoltre al 31 ottobre 2026 anziché al 30 settembre 2026 il termine per aderire alla proposta di concordato per il biennio 2026-2027.
L'articolo 8 del decreto-legge, di cui è trasposta una parte dal già richiamato decreto-legge n. 42 del 2026, prevede un aumento degli importi spettanti alle imprese che abbiano presentato comunicazioni per benefici previsti dal Piano Transizione 5.0 del 2025, nonché, ai sensi dei due nuovi commi, 3-bis e 4-bis, l'introduzione di un ulteriore contributo concesso alle imprese in proporzione a specifiche spese sostenute.
L'articolo 8, comma 1-bis, introdotto nel corso dell'esame parlamentare, interviene sulla destinazione dei proventi delle aste ETS, richiedendo la realizzazione presso cantieri navali situati all'interno dell'Unione europea degli interventi di decarbonizzazione del settore marittimo.
Inoltre, nei commi 4-ter e 4-quinquies, introdotti dal Senato, si prevede lo stanziamento di risorse per complessivi 30 milioni di euro, nel 2027, e 62 milioni di euro, nel 2028, per il potenziamento delle infrastrutture del porto di Piombino.
I commi 4-sexies e 4-octies dell'articolo 8, introdotti nel corso dell'esame parlamentare, dispongono circa l'istituzione di un Fondo per la promozione, lo sviluppo e la crescita delle imprese artigiane. Il Fondo è istituito presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, con una dotazione complessiva di 20 milioni per il 2027 e di 30 milioni per il 2028.
L'articolo 8, commi 4-novies e 4-decies, inseriti in sede referente dal Senato, introduce un regime fiscale agevolato ai fini delle imposte sui redditi Ires, Irpef e IRAP nei confronti dei soggetti coinvolti nello svolgimento dell'America's Cup-Napoli 2027.
È stato inoltre introdotto, nel corso dell'esame presso il Senato, l'articolo 8-bis, in cui è trasposta parte del già richiamato decreto n. 42 del 2026 che proroga, per un ulteriore periodo temporaneo, dall'8 aprile al 1° maggio 2026, la riduzione delle aliquote di accisa applicate alla benzina, al gasolio e al GPL impiegati come carburanti, prevista dal decreto-legge n. 33 del 2026 dal 19 marzo al 7 aprile.
In aggiunta, la norma in esame prevede, per lo stesso periodo temporale, l'azzeramento dell'accisa per il gas naturale (metano) usato come carburante e l'equiparazione dell'aliquota ridotta anche per il biocarburante e il biodiesel.
L'articolo 8-bis.1, introdotto al Senato, dispone che dal 30 giugno 2026, se il Garante dei prezzi rileva un possibile aumento dei prezzi dei carburanti legato a eventi straordinari o a condizioni socio-economiche particolari, lo stesso trasmette una relazione al Ministro delle Imprese e del made in Italy. Questi a sua volta, con proprio decreto, può quindi attivare uno speciale regime di controllo sulla filiera dei carburanti, per verificare e contrastare eventuali fenomeni distorsivi.
L'articolo 8-ter, introdotto nel corso dell'esame in Senato, in cui è trasposta parte del già richiamato decreto-legge n. 42 del 2026, riconosce in favore delle imprese agricole un contributo straordinario sotto forma di credito d'imposta fino al 20 per cento della spesa sostenuta per l'acquisto di carburante effettuato nel mese di marzo 2026, comprovato con le relative fatture d'acquisto al netto dell'IVA ed entro il limite massimo di 30 milioni di euro per l'anno 2026.
Presidente, se la Presidenza mi autorizza, deposito la restante parte della relazione e, appunto, procediamo pure con il provvedimento.
PRESIDENTE. Ovviamente è autorizzato a depositare la sua relazione. Il Governo si riserva di intervenire successivamente.
È iscritto a parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.
ANDREA CASU (PD-IDP). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e onorevoli colleghi, rappresentante del Governo. Oggi è il 19 maggio, domani sarà commemorato in quest'Aula come merita - però penso che sia importante aprire i nostri lavori rivolgendo un pensiero e un ricordo - a Marco Pannella, a 10 anni dalla morte e a 50 anni dall'ingresso in quest'Aula. Dove saremmo senza le mille battaglie che ha combattuto, dentro e fuori da quest'Aula? Aula di cui, oggi, noi abbiamo l'onore di far parte e in cui abbiamo l'onore di confrontarci sulle disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica.
Il decreto-legge oggi all'esame dell'Aula è l'ennesima dimostrazione di un Governo che naviga a vista, di un Governo che, di fronte ai problemi reali del Paese, al costo dell'energia, alla perdita del potere d'acquisto delle famiglie, alle difficoltà delle imprese e alle incertezze sugli investimenti, alla pressione fiscale, che continua a gravare su chi le tasse le paga davvero, non costruisce una strategia, ma rincorre le emergenze. Ci propone un provvedimento, qui alla Camera, di fatto chiuso, senza possibilità di modifiche, con tempi ristrettissimi per l'esame, a sfregio - ennesimo sfregio - delle prerogative parlamentari. Questo provvedimento è l'ennesimo assemblaggio disordinato di norme, proroghe, correzioni, rinvii, piccoli interventi settoriali e ripensamenti. È un decreto che mette insieme materie diverse, che trasporta al proprio interno un decreto-legge, il n. 42 del 2026, abrogandolo, ma salvandone gli effetti, e che fotografa plasticamente la difficoltà della maggioranza a programmare, a scegliere priorità chiare, a dare stabilità normativa al sistema economico.
Il punto politico è questo: mentre il Governo produce incertezza, il Paese avrebbe bisogno di tutt'altro. Famiglie e imprese avrebbero bisogno di stabilità, il Governo invece continua a portare avanti misure tutte temporanee. Le politiche, industriale e fiscale, che servono ad accompagnare investimenti e crescita, noi non riusciamo a vederle all'interno di queste disposizioni urgenti, che hanno alcuni meriti solo quando riescono a correggere alcuni errori che erano stati scritti dallo stesso Governo nella legge di bilancio.
Lo vediamo in modo evidente sulla questione dei carburanti: il Governo continua a intervenire sulle accise con decreti successivi, con finestre temporali brevissime, senza un meccanismo automatico, senza una prospettiva, senza una risposta strutturale al caro energia: lo sconto viene prorogato per pochi giorni, poi modificato, poi nuovamente rinviato ad altri provvedimenti.
È una gestione emergenziale permanente che non rassicura nessuno. Non rassicura le famiglie, le persone che fanno il pieno, non rassicura chi lavora sulle nostre strade, gli autotrasportatori, non rassicura le imprese che devono programmare gli aumenti dei costi; nemmeno le imprese del trasporto pubblico locale che stanno già vivendo le conseguenze dei tagli gravissimi, che abbiamo visto nella manovra, al Fondo nazionale, dell'aumento dei costi, del mancato rispetto degli impegni che erano stati assunti dal Governo quando il 20 marzo dell'anno scorso era stato sottoscritto un accordo per il rinnovo dei contratti degli autoferrotranvieri e degli autotrasportatori che, a regime, dal 2027 richiederebbe 510 milioni di euro in più per le imprese di autotrasporto di cui non c'è traccia, nonostante la promessa del Governo, nonostante l'accordo siglato dal Ministero dei Trasporti con le imprese e con i sindacati.
Noi avevamo proposto una strada diversa. Avevamo chiesto, sì, di utilizzare il meccanismo delle accise mobili, cioè di restituire ai cittadini il maggior gettito IVA incassato dallo Stato quando aumentano i prezzi dei carburanti, ma di farlo con la capacità di tenere conto delle conseguenze di questo provvedimento. La grande mancanza di questo Governo è non rendersi conto nemmeno degli effetti di ciò che produce. Infatti, una delle questioni fondamentali, cruciali, che dovrete fare - certo, avreste fatto meglio a farlo immediatamente quando ve lo abbiamo chiesto, ma avete ancora tempo per intervenire - è sterilizzare gli effetti distorsivi che i provvedimenti, che voi stessi avete inserito, hanno generato nei confronti dell'autotrasporto, che si è visto non favorito, ma penalizzato - mi riferisco ai trasportatori italiani delle imprese di trasporto - dai provvedimenti che metteva in campo il Governo.
Avevamo proposto misure selettive, mirate, capaci di aiutare chi è davvero in difficoltà e servivano, servono, bonus per il carburante, per chi è lavoratore dipendente e per le famiglie con ISEE più basso; proposte che abbiamo fatto al Senato e che sono state respinte. Ancora una volta solo interventi generici, temporanei e incapaci di distinguere tra chi ha bisogno e chi no. Questa è una differenza politica profonda tra noi e la destra: per noi le risorse pubbliche devono andare prima a chi lavora, a chi ha redditi medio-bassi e a chi subisce di più l'aumento dei prezzi, l'aumento del costo della vita.
Quanto a lungo potrete fare finta che non sia aumentato il costo della vita e che non sia crollato il potere di acquisto dei salari in questi quattro anni di Governo? Come potete non rendervi conto che se si perde il 9 per cento di potere d'acquisto significa che su dodici mensilità una, in questi quattro anni di Governo Meloni, è sparita dalle tasche degli italiani? Noi, da questo punto di vista, continueremo a chiedervi interventi politici che tengano conto di queste sofferenze nella vita dei cittadini; voi, invece, continuate a distribuire risorse senza una scala di priorità o le impiegate per inseguire pezzi di consenso, categorie, micro-interventi e piccoli equilibri interni alla maggioranza.
Non è un caso che anche in questo decreto inseriate nuove tasse: penso all'aumento dell'imposta di bollo sugli estratti conto e sul rendiconto dei conti correnti intestati a soggetti diversi dalle persone fisiche che passa da 110 a 118 euro. Il Governo continua a raccontare che la pressione fiscale non aumenta, ma poi nei provvedimenti concreti introduce tutte le volte nuovi oneri. È una narrazione che non regge più, a cui oggettivamente non crede più nessuno. La verità è che la pressione fiscale resta pesante, sempre più pesante, per lavoratori dipendenti, pensionati, imprese, professionisti e commercianti che scelgono di rispettare le regole.
Allo stesso modo c'è poi l'aspetto, veramente grottesco, dell'imposta sui piccoli pacchi sotto i 150 euro provenienti da fuori l'Unione europea che adesso è stata rinviata fino al 30 giugno 2026. È una misura che non si sarebbe mai dovuta mettere in campo. Noi lo abbiamo denunciato dal primo giorno quando la avete presentata in manovra: il tema della riforma delle dogane, il tema delle barriere tariffarie, sono temi che devono essere affrontati a livello comunitario. Che senso ha mettere una tassa di questo tipo, separata dai provvedimenti che si stanno portando avanti a livello europeo, che ha l'unico effetto di rappresentare un dazio, che ci stiamo dando da soli, nei confronti delle nostre imprese della logistica e dell'autotrasporto e di spostare i flussi cargo dagli aeroporti italiani agli aeroporti tedeschi o di altri Paesi e spostare su quella catena logistica la possibilità della distribuzione? Lo stesso pacco semplicemente non arriva più in Italia, non passa più per il nostro autotrasporto e, quindi, diminuiscono i flussi e diminuiscono gli incassi. Ora noi aspettiamo di sapere quanto ci abbiamo rimesso: prima o poi dovrete rispondere alla nostra richiesta di informazioni su quanto ci abbiamo rimesso introducendola, mettendola e togliendola. Adesso l'avete sospesa, ma dovete cancellarla perché queste questioni vanno affrontate considerando prima l'impatto, non facendo l'errore che fa sempre questo Governo: fare una norma, rendersi conto che va nella direzione opposta da quella che si voleva e poi cercare un'altra norma per cercare di superarla. Bisogna prevedere prima gli effetti che sono facilmente prevedibili - tutto il mondo delle imprese e non solo ve l'aveva segnalato - ed avere adesso il coraggio di ammettere di aver fatto un errore grave, da matita blu, che deve essere cancellato.
Poi in una sede, che è quella comunitaria, è giusto parlare anche di come affrontare il tema della riforma delle dogane e delle barriere tariffarie. In tal modo, se si ritiene di voler fare in ambito comunitario un intervento, perlomeno non si penalizza la logistica nazionale, ma si fa un intervento comunitario e a quel punto potrebbe avere un'influenza su alcuni flussi. Poi si può valutare se sia utile, opportuno o meno in altre sedi, ma che non possa essere utile quello che avete fatto è assolutamente assodato: è arrivato nella stampa internazionale e ve ne siete resi conto perfino voi sospendendolo. Potevate perlomeno cancellarlo quest'intervento che non ha né capo né coda!
Una stessa instabilità si ritrova nella disciplina dei dividendi e delle plusvalenze dove il Governo modifica norme entrate in vigore appena il 1° gennaio 2026: prima cambia le regole con la legge di bilancio e poi le smonta con un decreto d'urgenza.
Ma come può un'impresa programmare investimenti, operazioni societarie, piani finanziari se il quadro fiscale cambia dopo pochi mesi? La certezza del diritto non è un lusso per gli addetti ai lavori, è una condizione essenziale per attrarre investimenti, sostenere la crescita e dare fiducia al sistema produttivo. Il caso più evidente, infine, è quello di Transizione 5.0. Il Piano doveva sostenere gli investimenti digitali ed energetici delle imprese e, invece, è diventato il simbolo della cattiva gestione degli incentivi: le risorse si esauriscono, le prenotazioni restano aperte, le imprese vengono indotte a programmare investimenti sulla base di un quadro di agevolazioni e, poi, scoprono che l'agevolazione riconosciuta sarebbe stata drasticamente ridotta; solo dopo proteste e pressioni, il Governo interviene per correggere parzialmente il tiro.
È sempre la stessa storia: non vi rendete conto delle conseguenze delle vostre azioni. Quando create l'effetto opposto a quello che volevate generare, il massimo risultato che potete rivendicare è di aver corretto l'errore che avete fatto. Il danno politico, però, rimane perché quando un'impresa investe, assume rischi, pianifica finanziamenti, ordina macchinari non può essere trattata come se partecipasse a una lotteria amministrativa; non può scoprire, dopo aver fatto affidamento su una misura pubblica, che le condizioni cambiano in corsa. Così si mina la fiducia nello Stato, si indebolisce la credibilità degli incentivi, si scoraggiano nuovi investimenti proprio nei campi in cui l'Italia avrebbe più bisogno di accelerare: innovazione, efficienza energetica e transizione industriale.
C'è, poi, un'altra linea politica che emerge con chiarezza da questo decreto, ossia voi avete una passione: la passione per i condoni, per le rottamazioni, per le proroghe, per gli interventi nei confronti di chi non paga o paga troppo tardi. Ora, è chiaro che ci sono delle questioni, anche sociali, difficili, condizioni difficili che vanno affrontate, ma quello che voi fate non va nella direzione di cercare di rendervi conto delle difficoltà degli italiani - a cui siete totalmente insensibili -, ma di strizzare l'occhio a chi decide di non pagare nei tempi dovuti. La cosiddetta “Rottamazione-quinquies”, l'estensione della definizione agevolata e le ulteriori aperture sulla riscossione e sui termini di pagamento alimentano un messaggio che è sbagliato: chi è puntuale viene dato per scontato e chi non rispetta le scadenze viene periodicamente riaccompagnato dentro il sistema con condizioni di favore. Ma quando avrete in testa di cominciare a intervenire per garantire condizioni di favore, un riconoscimento anche a chi rispetta le regole, a chi rispetta le scadenze, a chi contribuisce positivamente e porta sulle sue spalle il peso di far tornare i conti di un Paese dove i conti, purtroppo, troppo spesso, non tornano? Voi, invece di intervenire per cercare di premiare chi merita di essere premiato, strizzate l'occhio a chi sceglie un'altra strada.
Noi contestiamo questa impostazione non perché non si debbano affrontare le difficoltà reali dei cittadini e delle imprese in buona fede - anzi, quelle vanno sempre aiutate e sostenute -, ma perché non si può trasformare la politica fiscale in una sequenza continua di sanatorie. Così si indebolisce e si rende meno certa la programmazione delle entrate e si produce una profonda ingiustizia verso milioni di contribuenti che pagano le tasse regolarmente, spesso con grandi sacrifici. Noi parliamo oggi di disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica: io penso che tutti, al di là dei colori politici, dovremmo ringraziare queste contribuenti e questi contribuenti perché sono loro che ci permettono di andare avanti, che ci permettono di finanziare i servizi essenziali, che rispettano con grande impegno i loro doveri e che meritano più attenzione, anche nella nostra discussione pubblica, che mai si concentra nel ringraziare chi meriterebbe di essere ringraziato e porta sulle spalle il peso di garantire la tenuta dei conti. È qui che si vede la vera natura della vostra politica fiscale: non una riforma orientata all'equità, non una riduzione strutturale del carico fiscale del lavoro, non un investimento serio sui redditi medio-bassi, non una strategia per redistribuire meglio il peso della fiscalità, ma una continua attenzione a misure di favore per chi è in ritardo con il fisco, mentre lavoratori dipendenti e pensionati restano il pilastro più sicuro del prelievo da continuare a colpire, senza rendersi conto delle difficoltà che stanno vivendo.
Il decreto contiene anche interventi settoriali, contributi specifici, misure particolari e agevolazioni per singoli ambiti: in questo siete specializzati. Veramente, da un punto di vista della settorializzazione degli interventi, credo che stiate raggiungendo un punto di non ritorno, purtroppo. Alcune misure potranno anche rispondere a esigenze puntuali, ma il quadro complessivo resta quello di un provvedimento di piccolo cabotaggio, senza visione d'insieme, priorità nazionali e idea di Paese. Allora, lo diciamo con chiarezza, questo decreto non raggiunge gli obiettivi: non riduce il costo dell'energia, non alleggerisce la pressione fiscale, non sostiene il potere d'acquisto, non dà certezze alle imprese, non rafforza la competitività del sistema produttivo. Per l'ennesima volta, cavalcate i problemi e non li risolvete.
Alla fine, come ciliegina sulla torta di questa analisi, vi è il metodo. Ancora una volta, il Parlamento viene compresso nei tempi e nelle prerogative; ancora una volta, la discussione è piegata alle necessità del Governo di chiudere rapidamente su testi disordinati, dopo aver caricato il decreto di contenuti eterogenei. Il ricorso alla fiducia, se confermato - io spero che saremo smentiti, ma temo che il Governo oggi vorrà battere ancora di più tutti i record, che ha già battuto, di ricorso alla fiducia -, serve solo a nascondere la vostra debolezza politica. Voi ricorrete alla fiducia non per forza, ma per debolezza, perché non siete capaci di sostenere un confronto vero in Parlamento, nelle Commissioni e con le opposizioni; ma non siete in grado di farlo dentro la vostra stessa maggioranza, perché su tanti temi, come questi, io sono convinto che, se noi avessimo presentato e potuto presentare alcuni emendamenti - ad esempio, per abolire definitivamente, e non solo sospendere, l'assurda tassa italiana contro la logistica nazionale dei pacchi sotto i 150 euro provenienti da Paesi extra-UE -, anche nella maggioranza, quelle stesse forze che hanno presentato gli emendamenti con noi in Commissione, fin dalla manovra, avrebbero avuto imbarazzo a votare con un Governo che non si rende conto e non ha nemmeno il coraggio di correggere definitivamente i propri errori. Voi, per sottrarre queste forze a questo imbarazzo, ricorrete sistematicamente alla fiducia. Ma, mentre voi inseguite la fiducia in quest'Aula, avete perso la fiducia nel Paese. Ormai sempre più persone si sono rese conto di quello che è successo in questi quattro anni di fallimenti su tutta la linea: 6 milioni di persone che rinunciano a curarsi, stipendi e salari più bassi d'Europa, bollette sempre più care, il record sistematico dei ritardi dei treni, che viene nascosto da dati percentuali che non possono nascondere la realtà di una quantità assurda di ore rubate a cittadini e lavoratori. Questi sono i vostri risultati, non quello che dite in quest'Aula. È la realtà con cui si scontrano i cittadini fuori da quest'Aula. Quanto pensate di poter continuare a riuscire a nascondere tutto questo dietro decreti, fiducie e provvedimenti? È come la tela di Penelope: mettete la tassa, sospendete la tassa, rimettete la tassa, ma poi, alla fine, vi state perdendo il Paese. E, purtroppo, questo Paese non può restare in queste condizioni ancora per molto.
Noi dobbiamo assolutamente offrire un'alternativa a questo declino che state costruendo. Serve una strategia fiscale equa, una riduzione strutturale del carico sul lavoro, un sostegno selettivo a famiglie e imprese in difficoltà, incentivi stabili per gli investimenti, un piano serio per l'energia e la transizione produttiva, una lotta vera all'evasione e non l'ennesimo messaggio di indulgenza verso chi non rispetta le regole. Dovete rendervi conto che c'è da rappresentare, in Italia, anche chi rispetta le regole, non solo chi non rispetta le regole. Questi non sono cittadini di serie B: chi paga le tasse e chi rispetta le regole non è un cittadino di serie B, merita un'attenzione da parte del Governo e meriterebbe anche un ringraziamento da parte di tutte le forze politiche. Sicuramente ha un ringraziamento da parte del Partito Democratico. Questo decreto va nella direzione opposta. Per questo, in discussione generale, esprimiamo con nettezza la nostra totale contrarietà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
PRESIDENTE. A proposito della ricorrenza dell'onorevole Pannella, ricordo all'Aula che, come il Presidente della Camera questa mattina ha ricordato, oggi pomeriggio, alle 15,30, in Sala della Regina, c'è un evento e domani, in Aula, ci sarà la commemorazione.
È iscritto a parlare l'onorevole De Bertoldi. Ne ha facoltà.
ANDREA DE BERTOLDI (LEGA). La ringrazio, Presidente. Io prendo spunto dall'intervento del collega del Partito Democratico che mi ha preceduto e che ho voluto ascoltare, come ritengo davvero sia dovuto, per un membro della maggioranza, con la massima attenzione. Parto da questo intervento rassicurandolo, perché ho sentito che il Partito Democratico si preoccupa del consenso di questo Governo.
Io voglio, però, intanto, anticipargli che non lo so se questo Governo abbia perso il consenso o lo vedrà riconfermato, come credo nei prossimi mesi. So per certo però che, in queste ore, il Partito Democratico ha perso molti voti nella mia provincia autonoma di Trento. Perché? Perché una persona di valori liberali e cattolici quale sono io, una persona che crede nel dialogo con l'opposizione, che è felice e qualche volta litiga un po' con la sua maggioranza quando non si accolgono sufficientemente le istanze dell'opposizione, ecco, una persona, pur con queste caratteristiche, deve oggi riscontrare, purtroppo, una cosa: che un emendamento a questo decreto del Partito Democratico - voglio anche dire finalmente accolto da parte del Governo - va, ahimè, ad incidere sull'autonomia finanziaria primaria della provincia autonoma di Trento, cioè del territorio del quale sono fiero di essere il deputato eletto nel collegio e di averlo rappresentato prima al Senato e oggi alla Camera.
Quando una provincia o un territorio ha una competenza primaria, andare a incidere sull'autonomia finanziaria con un emendamento che, come spiegherò, decurterà gli introiti della provincia autonoma per almeno 10 milioni all'anno, vuol dire creare un problema sincero, vero e reale al nostro territorio.
Allora, proprio per coerenza con il mio territorio e con la mia visione politica e autonomistica, anticipo che questo fatto che ritengo normalmente positivo, ossia la convergenza del Governo su una proposta dell'opposizione, che di per sé auspico sia sempre più realizzato - ripeto, questa convergenza di intenti -, nella fattispecie non lo posso accettare. Quindi, come parlamentare trentino, anticipo, come ho detto già in Commissione, che non parteciperò al voto su questo provvedimento. Non potrò votare a favore perché l'emendamento di PD, AVS e Italia Viva incide sull'autonomia finanziaria della provincia autonoma di Trento che ricordo avere competenza primaria.
Allora, entro nel merito. Cosa prevede questo emendamento? Prevede che l'imposta provinciale di trascrizione (la cosiddetta IPT), questa imposta che inerisce alle immatricolazioni di auto, nell'ambito degli autonoleggi cambia lo status e non si applica più dove l'impresa ha la sede legale, come è sempre stato, ma si applica dove l'impresa svolge principalmente la propria attività. Questo è il fatto che determina la penalizzazione finanziaria della provincia autonoma di Trento. Ecco perché ho detto in apertura che il Partito Democratico farebbe bene soprattutto a preoccuparsi del fatto che nel nostro Trentino, che la Lega con il governatore Fugatti amministra, avrà sicuramente oggi perso tanti voti.
Io però ho voluto confrontarmi con il Governo. L'ho fatto prima e in questa fase apprezzo la presenza del Sottosegretario Albano. Ne ho parlato con il Sottosegretario Freni e sono certo che il Governo nei prossimi provvedimenti saprà porre rimedio a questo fatto e darà di nuovo alla provincia autonoma di Trento quello che le spetta per onorare le proprie competenze che difendiamo ovviamente con molto orgoglio.
Ciò detto, entro un po' più nel tema del provvedimento. Siamo in discussione generale e quindi faccio mie le dichiarazioni che, in modo molto puntuale, ha svolto il relatore, l'onorevole Candiani. Quindi, non tratterò punto per punto i vari aspetti del decreto-legge. Dirò che questo, intanto, è un decreto che ha alcuni punti sui quali voglio porre particolare attenzione. È un decreto che, assieme al decreto Energia che abbiamo approvato nei giorni scorsi, cerca anzitutto di intervenire, con le limitate disponibilità che ha, sulle criticità applicative della normativa che si erano dimostrate in questi mesi e sulla certezza della normativa e del diritto, per dare il meno possibile spazio a interpretazioni ambigue, nell'ottica della competitività del sistema economico.
Allora, io cosa richiamo? Richiamo l'importanza, ad esempio, di aver dato una prima - non una definitiva, perché credo che si possa fare di più - risposta ai liberi professionisti. Perché ricordiamo che la legge di bilancio aveva introdotto qualche cosa che non gradivano i professionisti e dico anche giustamente, perché la normativa sottoponeva il pagamento degli onorari dei professionisti - cerco di dirlo nel modo più comprensibile possibile - al fatto di non avere alcuna pendenza tributaria. Traduco in modo ancora più semplice: la normativa prevedeva che bastasse un bollo auto, una piccola imposta locale non versata, anche per un errore, che quindi aveva provocato una cartella esattoriale, a bloccare il pagamento da parte della pubblica amministrazione della parcella del geometra, dell'ingegnere, del professionista che aveva lavorato con la pubblica amministrazione. E questa era una discriminazione rispetto a tutte le altre figure, alle imprese, ai dipendenti, a cui ovviamente e giustamente non è che venga toccato il salario nel momento in cui c'è una cartella esattoriale presente; per i professionisti non era così a seguito della legge di bilancio.
Bene, siamo riusciti - e ne do atto alla maggioranza e al Governo - a dare innanzitutto uno spostamento temporale al 15 giugno a questa norma, ma soprattutto a elevare il limite a 5.000 euro. Ciò vuol dire che solamente per importi superiori a 5.000 euro potrà essere applicato questo blocco nei confronti del pagamento delle parcelle. Io ritengo sia un passo importante nella direzione che i professionisti ci hanno evidenziato, ma ritengo che potremmo fare ancora qualcosina di meglio e quindi sarò come sempre da stimolo all'interno della maggioranza e del Governo perché si vada a equiparare il più possibile tutte le figure, tutti i lavoratori autonomi di fronte alla legge dello Stato.
Altro tema che ritengo utile per la competitività, come dicevo prima, del sistema economico nazionale, è la previsione di un iperammortamento con eliminazione del vincolo di provenienza degli investimenti. Anche qui cerco di tradurre. Lo Stato ha detto: siccome le nostre imprese devono rendersi competitive, devono elevare la propria digitalizzazione, i propri strumenti informatici di automazione e siccome gran parte di questi beni proviene da oltre i confini europei (ahimè per le deficienze di questa nostra Europa, lo dico tra parentesi), non possiamo dire alle nostre imprese “non vi aiutiamo se siete costrette a comprare i beni al di fuori dell'Unione europea”; quindi il Governo è immediatamente intervenuto su questo argomento e ha dato possibilità alle imprese di beneficiare dell'iperammortamento e delle misure agevolative anche acquisendo beni al di fuori dei confini europei; ovviamente li acquisiscono fuori perché dentro non era possibile acquisirli. Quindi è una dimostrazione di praticità, di realismo della politica del Governo di centrodestra.
Un altro aspetto che ritengo utile e importante e che si collega anche al decreto Carburanti della scorsa settimana è il fatto di aver dato agli agricoltori italiani, ai coltivatori, la possibilità di avere un maggior credito d'imposta per le serre, per l'energia che viene utilizzata, appunto, per riscaldare le serre e quindi garantire una continuità di processo nel sistema agricolo nazionale. Questi sono due piccoli passaggi che ho voluto evidenziare perché non intendo pedissequamente analizzare il provvedimento.
Ma voglio ora aprirmi a considerazioni più generali, come dicevo prima. E allora qui ricordo quanto ho detto in dichiarazione di voto per il gruppo parlamentare della Lega nella scorsa settimana sul decreto Energia. E dico che questo decreto, come il decreto Energia, cerca di dare risposte e, come ho detto, ne ho evidenziate due che ritengo di particolare merito, però è un Governo che non può fare miracoli. Perché innanzitutto... e i colleghi dell'opposizione non me ne vogliano, perché sanno quanto io cerchi sempre di confrontarmi prima di tutto in modo educato con loro, senza mai offendere, senza mai usare epiteti. Cerco e sono felice quando vengono anche recepite le loro istanze, tranne nel caso che dicevo prima, ma, insomma, quello spero sia un'eccezione.
Però, è inutile che ci nascondiamo il fatto che il bilancio dello Stato piange per colpa di provvedimenti che magari - non entro nel merito - potevano anche essere nelle intenzioni buoni e potevano dare dei riscontri positivi, ma che sono stati realizzati male e hanno penalizzato, per decine e decine di milioni, se non per centinaia di milioni, il bilancio dello Stato. E quindi il Governo deve fare con quello che è rimasto in cantina, in cascina, per rispondere alle emergenze. E allora, se è così, e se quindi i decreti danno delle risposte nei limiti delle possibilità operative della maggioranza, io credo che dobbiamo avere il coraggio di dirci le cose come stanno, cari colleghi.
E dobbiamo dire che qui il problema fondamentale, di fronte a un'emergenza senza pari, quella energetica, è che manca la politica europea. Noi troviamo un'Europa che troppo spesso lascia soli gli Stati membri, nei momenti, peraltro, di maggiore difficoltà. E quindi dov'è la politica energetica dell'Europa? Ma perché, mi domando, come più volte il nostro segretario Matteo Salvini ha detto, possiamo sforare il Patto di stabilità per le spese militari e non lo possiamo fare per dare la possibilità alle nostre imprese di avere energia in modo meno pesante, meno oneroso?
E allora apprezzo che la Presidente del Consiglio si sia recata nei giorni scorsi in Europa per chiedere più elasticità su questo, noi lo chiediamo da tempo. Non è accettabile, lo dico e lo ripeto, un Patto di stabilità che metta nelle condizioni il nostro sistema produttivo di non essere competitivo. Noi non vogliamo utilizzare il Patto di stabilità per produrre armi, vogliamo utilizzarlo prima di tutto per poter dare risposte ai nostri cittadini, alle nostre imprese, alle nostre aziende.
Non vogliamo, come ho già detto, essere nelle condizioni di dover scegliere, tra qualche mese, tra far funzionare le fabbriche o attivare i condizionatori nelle nostre case, o magari, quest'inverno, tra riscaldare le abitazioni o tenere le manifatture operative. Perché questo è il vero rischio di fronte al fatto che l'energia è diventata molto cara, ma anche molto rara. E allora torno su quanto ho già detto, perché credo che repetita iuvant in determinate situazioni. Torno a dare un messaggio alla politica e al Governo sul fatto che il dialogo, quel dialogo che il Santo Padre ci chiede di avere ogni giorno, venga riaperto con tutti, anche con la Russia, sul tema dell'energia.
Perché non possiamo andare avanti in questo modo, pagando l'energia tre, quattro, cinque volte di più rispetto a quello che la potremmo pagare se interloquissimo, come abbiamo sempre fatto nel passato, con tutti. Siamo certamente in un'alleanza, non vogliamo cambiare nulla, siamo fieramente vicini al popolo ucraino, lo abbiamo aiutato e lo aiuteremo, ma, detto questo, non possiamo non dialogare con la Russia. Non possiamo impedire al nostro sistema di avere energia e carburante a un prezzo che gli permetta di essere competitivo, in un contesto nel quale, e lo ripeto, ricordo, la Russia ha tanti problemi, ma non ha certamente il problema di vendere carburante o energia, perché gli acquirenti sono tantissimi e sono anche i nostri alleati europei.
Perché ricordo che la Francia e la Spagna - e sono dati ufficiali, non miei - hanno aumentato del 16 per cento gli acquisti di energia dalla Russia, mentre noi li abbiamo azzerati. Crediamo che questo sia una risposta al nostro sistema produttivo? Io credo proprio di no. Non serve a nulla per la pace, anzi, la danneggia, perché, ribadisco, chiudere i dialoghi vuol dire danneggiare la pace e il nostro sistema economico-produttivo. Quindi, la mancanza di Europa e la mancanza di una politica energetica, questi sono i temi che dovremo affrontare se vorremo dare delle risposte.
Altrimenti, i decreti che il Governo meritoriamente fa possono solo cercare di dare dei piccoli contributi, possono cercare di alleviare le sofferenze, ma non possono certo dare delle risposte in termini esaustivi e definitivi. Negli ultimi minuti che ho a disposizione passo quindi a ricordare anche altri passaggi che ritengo utili sempre in un momento di stimolo nei confronti della maggioranza e del Governo. Il fatto che noi dobbiamo utilizzare la leva fiscale ancora di più per facilitare il fatto che il risparmio, il grande risparmio italiano, quella che è una delle peculiarità del nostro Paese, possa arrivare in modo facilitato alla nostra economia reale.
Anche qui traduco: dobbiamo fare in modo che il risparmio gestito, le casse di previdenza che investono ovviamente nell'ottica della convenienza, soprattutto al di fuori dei nostri confini nazionali, trovino più conveniente allargare la componente di investimento dei nostri risparmi nelle nostre imprese italiane, perché questo significa possibilità di essere competitivi e di accrescere il PIL nazionale, e quindi di dare risposte vere al salariato, al dipendente, all'artigiano, al commerciante, all'industriale, e quindi al nostro Paese.
Leva fiscale, quindi, utilizziamola. E il mio amichevole richiamo al Vice Ministro Leo, che ha competenza in materia, è proprio quindi sull'utilizzare di più questo argomento per facilitare, come dico, il fluire del nostro risparmio verso l'economia reale. Concludo con due temi velocissimi, anzi tre. Cerco, Presidente, di dirlo in pochi secondi. La riforma del gioco: anche qui ricordiamoci che le modifiche che sono state attuate stanno determinando, nella lettura dei dati, lo spostamento del gioco dal fisico all'online.
Ma nell'online abbiamo una tassazione più bassa. Quindi la conseguenza è maggiore rischio di minori introiti. Su questo una riflessione la farei, soprattutto nel momento nel quale si deve arrivare, a breve, alla riforma del gioco fisico legale. Una battuta sul superbollo, piccolo tema che può valere un centinaio di milioni, ma anche qui, voglio dire, l'automotive va aiutato anche togliendo queste tassazioni inique, che portano semplicemente al fatto che le macchine o non vengono acquistate o vengono immatricolate all'estero. Quindi abbiamo meno introiti di IVA, IPT, di conseguente manutenzione e gestione del parco macchine.
Quindi è un tema sul quale dobbiamo fare una riflessione. Non è aiutare i ricchi, è dare più lavoro all'Italia nel momento in cui, da liberale, si va a togliere questo iniquo balzello. Per concludere - davvero un minuto, Presidente, se me lo concede - rispondo alle critiche che la sinistra ci fa quando parla di rottamazioni, di sanatorie. E allora voglio dire che, pur condividendo in linea di principio le critiche che la sinistra e il Partito Democratico fanno alle sanatorie, voglio loro ricordare - e lo dico da commercialista - che fintanto, cari colleghi, che abbiamo sanzioni nell'ordine del 200 e del 300 per cento, il che vuol dire, tradotto sempre, che, se un cittadino ha evaso 100, gli viene chiesto 300 o 400, finché avremo queste norme, il fatto di andare a creare delle sanatorie vuol dire solamente permettere di vivere al cittadino, di sopravvivere all'impresa e di dare qualche euro in più all'erario dello Stato.
La ringrazio, Presidente, della sua pazienza e buon lavoro a tutti.
PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto comprensivo statale “Cesare Chiominto”. Arrivano, ovviamente, da Cori, in provincia di Latina, essendo il poeta e linguista di quella città. Benvenuti per la vostra “affacciata”, giusto per citare Chiominto, alla Camera dei deputati (Applausi).
È iscritto a parlare l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.
ANDREA QUARTINI (M5S). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, mi consentirete di associarmi a quanto ha detto la Presidenza, a quanto ha detto il collega Casu nel ricordare Marco Pannella. Detto questo, oggi noi interveniamo sulla conversione in legge del cosiddetto decreto fiscale ed economico, così come arriva modificato dal Senato. È un provvedimento che già nella versione originaria mostrava, con i suoi 19 articoli, una fisionomia molto disomogenea e che, nel passaggio dal Senato a questa Camera, esce profondamente trasformato.
È stato ampliato di oltre 20 nuovi articoli, con un perimetro che tocca pressoché ogni angolo della finanza pubblica.
Vorrei, in questo intervento, provare a restituire ordine a una materia che ordine non ha. Perché la prima verità di questo provvedimento - e non è una verità minore - è proprio questa: l'eterogeneità.
Un decreto-legge non è una legge di bilancio, non dovrebbe contenere venti politiche pubbliche diverse, legate tra loro solo dalla necessità del Governo di trovare un veicolo legislativo veloce. E invece, qui, troviamo condensati in un unico testo una riforma del regime IVA delle operazioni permutative; un nuovo regime fiscale per i lavoratori marittimi imbarcati su navi estere; modifiche al concordato preventivo biennale; un rifinanziamento massiccio del piano Transizione 5.0; misure sulle accise dei carburanti; un'ulteriore rottamazione delle cartelle estesa anche agli enti territoriali; esenzioni fiscali ad evento, per la trentottesima edizione dell'America's Cup; interventi sulle infrastrutture del porto di Piombino; misure sulle imprese artigiane; disposizioni sull'educazione finanziaria; norme sulla polizza assicurativa sanitaria del personale della scuola (tra l'altro, mettendo pericolosamente in competizione il servizio pubblico con il servizio privato e sottraendo risorse salariali al personale della scuola); misure sulla Carta europea della disabilità; norme sui crediti contributivi e sugli appalti in Tunisia; misure sul trasferimento di immobili all'ACI (probabilmente è un regalo al nuovo corso del figlio del Presidente del Senato). E, come dirò più avanti, non c'è una sola misura strutturale sui 5 milioni di lavoratori autonomi italiani.
Procediamo, però, con ordine. Il Capo 1 raccoglie le misure urgenti in materia fiscale. Completamente riscritto al Senato, ridisegna il trattamento IVA delle operazioni permutative e delle dazioni di pagamento. Si stabilisce che la base imponibile è data dal valore monetario contrattuale dei beni e servizi ma non può essere inferiore all'ammontare complessivo dei costi riferibili alle prestazioni di ciascuna parte. La norma si applica ai contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, con clausola di salvezza per i comportamenti pregressi conformi alla disciplina previgente.
È una disciplina tecnicamente delicata, che incide su prassi consolidate e su cui le imprese attendevano un punto fermo. Lo riconosciamo, dare chiarezza era necessario, tuttavia il legislatore avrebbe potuto fare di più per evitare quella zona grigia retroattiva che, pur con la clausola di salvezza, rischia di alimentare contenziosi nei mesi a venire.
L'articolo 2-bis, introdotto al Senato, modifica il regime fiscale dei lavoratori marittimi residenti in Italia ma imbarcati per oltre 183 giorni all'anno su navi battenti bandiera estera diverse da quelle del registro internazionale. I redditi prodotti in queste circostanze diventano esenti ma rilevano comunque ai fini delle soglie reddituali per altri benefici. Una norma che mette ordine in un'area di concorrenza fiscale internazionale ma che lascia aperta una questione di equità rispetto ai marittimi imbarcati su navi italiane.
L'articolo 2-ter, anch'esso introdotto al Senato, alza la soglia per l'applicabilità del fermo amministrativo da qualunque ammontare a un minimo di 5.000 euro. È una buona norma, da tempo richiesta dalle associazioni dei contribuenti. Il fermo amministrativo per debiti di poche centinaia di euro era una sproporzione palese che noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo denunciato in più occasioni.
L'articolo 3 introduce la rateizzazione su cinque esercizi della tassazione dell'avviamento negativo nelle operazioni di cessione d'azienda, con continuazione dell'attività e mantenimento degli assetti occupazionali. Un intervento di merito, che alleggerisce le tensioni di cassa nei trasferimenti d'azienda e che tutela la continuità occupazionale: lo apprezziamo.
L'articolo 4 esenta dall'imposta sostitutiva i proventi delle obbligazioni corrisposti ai sistemi di garanzia dei depositanti fino al 31 dicembre 2028. Anche qui è un intervento di sistema che è condivisibile.
L'articolo 6 sposta di due mesi, dal 1° marzo al 1° maggio, l'entrata in vigore dell'ampliamento della ritenuta sulle provvigioni. Si rinvia, lo si farà ancora, presumibilmente in altri decreti. Il Senato ha aggiunto i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater per estendere alle agenzie di viaggio e turismo il regime ridotto della ritenuta sulle provvigioni. Bene per le agenzie, ma 7,8 milioni nel 2026 e 3,3 milioni a regime non sono il segnale di un grande sforzo di sistema, sono un piccolo tassello.
L'articolo 7 elimina dal credito d'imposta sui beni strumentali il vincolo della produzione in uno Stato membro dell'Unione europea o aderente allo Spazio economico europeo. E qui c'è una prima, evidentissima contraddizione del decreto. Da un lato, all'articolo 7 si toglie il vincolo europeo per i beni strumentali; dall'altro, all'articolo 8, si interpreta autenticamente la norma sulla decarbonizzazione marittima, imponendo che gli interventi siano realizzati esclusivamente presso cantieri navali situati all'interno dell'Unione europea. È una contraddizione di linea industriale che il Governo dovrebbe spiegare alle imprese e a noi.
L'articolo 7-bis è una piccola riforma del concordato preventivo biennale. Si estendono gli sconti ai contribuenti con livello di affidabilità fiscale fra 6 e 8, sconto del 30 per cento, e addirittura anche tra 1 e 6, sconto del 35 per cento, e si proroga al 31 ottobre 2026 il termine di adesione al concordato per il biennio 2026-2027. Su questo punto, signor Presidente, saremo netti: estendere gli sconti del concordato preventivo a chi è in fascia ISA bassa, cioè a chi ha mostrato negli anni precedenti minore affidabilità fiscale, significa rovesciare la logica del patto.
Il concordato preventivo nasceva come strumento per premiare chi sta nella legalità fiscale piena. Trasformarlo in uno sconto progressivo, che premia chi sta più in basso nella scala dell'affidabilità, non è un patto, è un patto al ribasso. Per il MoVimento 5 Stelle questo è un punto di principio, non negoziabile. La giustizia fiscale si costruisce premiando chi paga, non sconto dopo sconto a chi ha pagato di meno. È un patto al ribasso con l'evasione fiscale, non è accettabile.
L'articolo 8 è uno dei nuclei del decreto. Finanzia il Piano Transizione 5.0, portando le risorse da 537 milioni a un miliardo e 300 milioni per il 2026 e alzando il credito d'imposta dal 35 all'89,77 per cento dell'ammontare richiesto. Si aggiunge un contributo complessivo di 197 milioni, 57,7 nel 2026, 80 nel 2027, 60 nel 2028, per gli investimenti in impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili.
Si stanziano 92 milioni complessivi per il porto di Piombino; non vorrei che fosse, seppur con grande ritardo, una compensazione per la deroga al rigassificatore, ma che fosse invece dovuto per il rilancio del porto di Piombino, indipendentemente dal rigassificatore, perché altrimenti sarebbe una cosa grave.
Si crea un fondo di 50 milioni per le imprese artigiane e poi si introduce l'esenzione Ires e IRAP per le persone giuridiche create per la trentottesima America's Cup, oltre a una tassazione agevolata al 35 per cento per i lavoratori non residenti che si trasferiscono in Italia per l'evento.
Su questo bisogna essere chiari, Presidente: il rifinanziamento di Transizione 5.0 è una decisione di merito da sostenere. Molte imprese aspettavano quei fondi e per noi del MoVimento 5 Stelle la transizione produttiva resta una priorità; ma l'iscrizione di una doppia esenzione fiscale, ad evento, per l'America's Cup, dentro un decreto che ha come titolo “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica”, solleva domande di metodo legislativo che andrebbero affrontate apertamente.
L'articolo 8-bis ridetermina, per il periodo dall'8 aprile al 1° maggio 2026, le aliquote di accisa sui carburanti: benzina e gasolio a 472,9 euro per 1.000 litri; GPL a 167,77 euro per 1.000 chilogrammi; gas naturale a zero. Costo per l'erario: 308 milioni. Sono interventi temporanei, contingenti, congiunturali, non strutturali. Non esiste, da parte di questo Governo, una politica energetica. Quando ascoltiamo il Governo parlare di lotta al caro carburante, dobbiamo ricordarci che siamo a un intervento di poche settimane, non a una politica di stabilizzazione dei prezzi.
L'articolo 8-ter prevede un credito d'imposta sul gasolio per le imprese agricole, ma solo per il mese di marzo del 2026, nel limite di 30 milioni totali e fino al 20 per cento della spesa. È un tampone, signor Presidente, non una risposta.
L'articolo 10 disciplina la riscossione coattiva e la riconsegna dei carichi affidati all'Agenzia delle entrate-Riscossione.
L'articolo 10-quinquies, introdotto al Senato, estende la procedura di definizione agevolata della legge di bilancio 2026 ai carichi affidati dagli enti territoriali agli agenti della riscossione, dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023; 54 rate bimestrali fino al 2030 e oltre. La quinta rottamazione, Presidente, del nostro ordinamento, la quinta. Il messaggio che continua ad arrivare ai contribuenti onesti è sempre lo stesso: se non paghi, prima o poi, arriverà un altro condono. Una pedagogia pubblica al ribasso. Noi del MoVimento 5 Stelle su questo punto abbiamo una posizione chiara da sempre: lo Stato non può far cassa sui condoni, mentre tassa chi paga; non può predicare la legalità fiscale e, poi, praticare la sanatoria sistematica. Eppure, è esattamente quello che continua a succedere, decreto dopo decreto.
Vorrei, infine, soffermarmi sull'articolo 18 e sulle coperture finanziarie, perché qui c'è uno snodo che merita attenzione. Le risorse di copertura per il 2026 includono 497,6 milioni di euro provenienti dalle aste delle quote di emissione di gas a effetto serra del 2025, 333,9 milioni dallo stato di previsione del Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, 30 milioni dal Fondo per le emergenze in agricoltura. Stiamo finanziando un decreto fiscale eterogeneo, comprese le esenzioni per l'America's Cup, con i proventi delle aste ETS e con i fondi del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Agricoltura. Sono scelte di bilancio che meritano, quantomeno, una riflessione pubblica, perché ogni euro tolto al Fondo nazionale per l'efficienza energetica è un euro tolto alla transizione del Paese; ogni euro tolto all'emergenza agricola è un euro che non andrà agli agricoltori colpiti dalla prossima ondata di maltempo. Le coperture, signor Presidente, parlano e queste coperture raccontano un Governo che la transizione ecologica la cita nei comizi e la smonta nei decreti.
Veniamo ora a quello che per noi è il punto politico centrale di questo decreto: ciò che non c'è. In questo decreto fiscale ed economico non c'è una sola misura strutturale dedicata ai 5 milioni di lavoratori autonomi italiani: non un'aliquota Irpef dedicata, non una riforma dell'indennità di malattia ordinaria, non un'equiparazione del congedo di maternità e paternità con il lavoratore dipendente, non un potenziamento serio dell'ISCRO, uno strumento - lo ricordo - che il Parlamento italiano ha introdotto nel 2021 proprio per dare una prima rete di protezione agli iscritti alla gestione separata e che oggi resta inadeguato negli importi, nella durata e nella platea; non c'è una tutela contro il recesso del committente nei periodi protetti. Niente.
Per questo abbiamo presentato - ed è agli atti di questa Camera - più di una proposta emendativa che rimediasse a questa carenza. Ne abbiamo presentate diverse, ne cito alcune: le proposte emendative 17-bis.01, 17-bis.02, 17-bis.08. Insomma, ne abbiamo presentate tante che prevedevano il potenziamento dell'ISCRO, con tetto reddituale elevato a 25.000 euro e importo massimo di 1.500 euro mensili; ne abbiamo presentate diverse, ma sono state tutte bocciate e, probabilmente, anche quest'Aula non le prenderà nemmeno in considerazione. Eppure, si trattava di una vera e propria riforma: finalmente un modo diverso di trattare i cittadini, di trattare la piccola e media impresa, di trattare i lavoratori autonomi. Era un modo assolutamente diverso. Era una riforma coperta interamente: in parte, attraverso maggiori contributi previdenziali e le maggiori entrate generate dalle stesse misure, in parte attraverso il Fondo per interventi strutturali di politica economica. È graduale, scandita su un orizzonte 2027-2030. È pronta per essere votata ed è, francamente, l'unico tassello che potrebbe trasformare un decreto fiscale ordinario in un atto di politica del lavoro autonomo all'altezza della parola “riforma”. Purtroppo, avete deciso di non considerarla.
Concludo, signor Presidente. Questo decreto contiene singole disposizioni che riconosciamo anche come necessarie: la rateizzazione dell'avviamento negativo, l'esenzione per i sistemi di garanzia dei depositanti, la soglia ragionevole per il fermo amministrativo, il rifinanziamento di Transizione 5.0. Ma contiene anche scelte di metodo e di merito che dobbiamo contestare con franchezza: l'omnibus disordinato, l'esenzione ad evento, la quinta rottamazione, il concordato preventivo che premia il meno affidabile, l'uso di fondi ambientali per coperture ordinarie e, soprattutto, contiene un vuoto che pesa e che non è un vuoto tecnico, ossia l'assenza totale di interventi strutturali sul lavoro autonomo.
Anticipo già da ora che il MoVimento 5 Stelle voterà contro la conversione in legge di questo decreto, ma il voto contrario sul provvedimento non esaurisce il nostro impegno in questa discussione. Sui nuovi emendamenti che abbiamo depositato chiediamo a tutti i gruppi parlamentari e, in particolare, alla maggioranza di considerarli, di prenderli in considerazione - anche se ci sarà la fiducia - e di rivalutarli, perché il perimetro del decreto “Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica” copre senza dubbio le proposte tributarie e contributive del nostro pacchetto e perché il lavoro autonomo italiano non ha colori di parte. I 5 milioni di partite IVA, che ogni giorno tengono in piedi pezzi essenziali della nostra economia, non aspettano slogan, ma norme. Noi quelle norme le avevamo scritte. Ora tocca a quest'Aula decidere se prenderle in considerazione o rigettarle.
PRESIDENTE. È iscritta a parlare l'onorevole Matteoni. Ne ha facoltà.
NICOLE MATTEONI (FDI). Grazie, Presidente. Colleghi deputati, Sottosegretaria Albano, ringrazio per questo suo spazio e, attraverso lei, Presidente, volevo anche comunicare ai colleghi dell'opposizione che sono intervenuti che è un po' difficile, ovviamente, aprire una discussione sugli emendamenti presentati, dato che questa mattina, in Commissione finanze, l'opposizione non si è presentata, facendo decadere tutti gli emendamenti.
Ma iniziamo pure l'esame del decreto in questione, che è già stato votato al Senato e delinea le misure urgenti da attuare in materia economica e fiscale e include il decreto Carburanti-bis.
Il provvedimento si presenta significativamente arricchito rispetto all'impianto originario deliberato dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso. Nel corso dell'esame al Senato, il testo ha subito una trasformazione sostanziale, come ricordato, divenendo un provvedimento omnibus, che tocca un ampio ventaglio di materie: dal trattamento IVA delle operazioni permutative al regime fiscale dei lavoratori impatriati, dalla disciplina dei marittimi alle misure sulle accise, fino alla rottamazione quinquies degli enti locali e la revisione del concordato preventivo biennale.
In premessa, occorre ricordare che l'approvazione del decreto in oggetto, in virtù dell'articolo 1, comma 2, del disegno di legge di conversione, comporta l'abrogazione del decreto-legge n. 42 del 2026, le cui disposizioni di sostanza sono contestualmente trasfuse nel corpo del decreto in esame, in virtù dell'omogeneità di materia e a seguito di un'attenta valutazione di necessità.
Passando ora all'esame dettagliato e tecnico degli articoli, con l'articolo 1, riformulato al Senato, si interviene sul criterio di calcolo della base imponibile IVA per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni o prestazioni o per estinguere obbligazioni precedenti. La base imponibile deve essere costituita dal valore monetario di beni e servizi, come determinato dal contratto, con il limite minimo dell'ammontare complessivo dei costi riferibili alle cessioni effettuate. Viene contestualmente abrogata la disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2026. La decorrenza è fissata alle operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, con salvezza dei comportamenti pregressi conformi alla normativa previgente e senza rimborsi di imposta. La disposizione risponde a contestazioni della Commissione europea in merito all'incompatibilità del criterio del valore normale con la giurisprudenza della Corte di giustizia europea che chiede il riferimento al valore soggettivo concordato tra le parti.
L'articolo 2 estende il divieto di cumulabilità con il regime della cosiddetta flat tax per i neo residenti anche al nuovo regime agevolativo per i lavoratori impatriati, introdotto dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 209 del 2023. Il divieto era già previsto per il previgente regime e per gli incentivi al rientro dei ricercatori. La disposizione ripristina la coerenza sistematica del divieto, evitando un vuoto normativo determinato dall'avvicendamento tra il vecchio e il nuovo regime degli impatriati. La decorrenza è fissata ai soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo d'imposta 2027.
L'articolo 2-bis, elaborato al Senato, introduce una nuova ipotesi di esclusione dalla base imponibile Irpef dei redditi da lavoro dipendente percepiti dai marittimi residenti in Italia, imbarcati per più di 183 giorni nell'arco di 12 mesi su navi battenti bandiera estera diverse da quelle che beneficiano del regime agevolato tramite registro internazionale italiano. Contestualmente, viene abrogata la norma di interpretazione autentica, le cui previsioni sostanziali sono però riassorbite nel nuovo testo. Si precisa inoltre che ai fini della determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo, si tiene comunque conto di tali redditi. La disposizione fornisce una base legislativa espressa e sistematicamente collocata a una fattispecie precedentemente disciplinata solo da interpretazione autentica, eliminando incertezze applicative.
L'articolo 3 instaura per i soggetti IAS e IFRS un regime fiscale agevolato per il cosiddetto avviamento negativo rilevato nelle operazioni di cessione di azienda o ramo d'azienda con continuazione dell'attività e mantenimento degli assetti occupazionali. La quota di avviamento negativo, rilevata a conto economico, concorre in cinque quote costanti alla formazione del reddito Ires e del valore della produzione netta Irap, a partire dall'esercizio di rilevazione contabile. La disposizione integra la disciplina agevolativa già prevista in materia di imposizione indiretta, estendendola all'imposizione diretta; decorre dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2024.
L'articolo 4 prevede, fino al 31 dicembre 2028, l'esenzione dall'imposta sostitutiva sui proventi finanziari derivanti da investimenti in obbligazioni e titoli similari, effettuati dai sistemi di garanzia dei depositanti operanti in Italia. La finalità è preservare la disponibilità finanziaria di tali fondi, a fronte dell'incremento dei rendimenti legato all'aumento del rischio determinato dalle tensioni sui mercati internazionali.
L'articolo 5 sospende, fino al 30 giugno 2026, l'applicazione del contributo dei 2 euro introdotto dalla legge di bilancio 2026 per le spese doganali sulle importazioni dei Paesi extra-UE di valore non superiore ai 150 euro. Il differimento è motivato dalla necessità di adeguare i sistemi informativi dell'Agenzia delle Dogane e dei monopoli, già previsto nella relazione tecnica della norma istitutiva. La disposizione non determina nuovi oneri finanziari e si iscrive nel contesto del regolamento europeo (UE) n. 2026/382 che abolisce la soglia di esenzione daziaria dei 150 euro a decorrere dal 1° luglio 2026, introducendo un dazio forfetario di 3 euro.
Proseguendo con l'esame dell'articolato, all'articolo 6, comma 1, si posticipa dal 1° marzo al 1° maggio 2026 la decorrenza dell'applicazione della ritenuta del 23 per cento sulle provvigioni per attività di intermediazione commerciale (agenzie di viaggio, mediatori marittimi e aerei e agenti petroliferi), estesa dalla legge di bilancio 2026 a categorie precedentemente escluse. I commi 2-bis e 2-ter, introdotti al Senato, reintroducono l'esenzione dal pagamento della ritenuta per le agenzie di viaggio e turismo limitatamente ai compensi percepiti per la vendita, l'emissione, la prenotazione o l'intermediazione di documenti di viaggio relativi ai trasporti di persone.
L'articolo 7 sopprime il requisito della provenienza geografica dei beni strumentali ai fini dell'accesso alla maggiorazione dell'ammortamento (cosiddetto iperammortamento), prevista dalla legge di bilancio 2026. L'istituto rende così ammissibili agevolazioni anche per i beni strumentali prodotti al di fuori dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo. Presentato al Senato, il comma 3-bis stabilisce che la maggiorazione delle quote di ammortamento non rileva nella determinazione del reddito d'impresa oggetto di concordato preventivo biennale, coerentemente con quanto già previsto per le plusvalenze e minusvalenze e per la maggiorazione del costo del lavoro. La variazione determina, tuttavia, una corrispondente rettifica del reddito concordato, secondo i meccanismi ordinari. Inoltre, vengono stabilite nuove soglie massime per la proposta di reddito concordato in relazione al livello ISA del periodo precedente.
L'articolo 8 aumenta il limite di spesa per il Piano Transizione 5.0 da 537 a 1.302,3 milioni di euro e innalza la percentuale di credito d'imposta riconoscibile dal 35 per cento all'89,77 per cento a beneficio delle imprese che avevano regolarmente presentato le comunicazioni, rimanendo in lista d'attesa per esaurimento risorse. Il GSE è tenuto a comunicare, entro il 30 aprile 2026, il credito d'imposta utilizzabile. Si riconosce alle medesime imprese un ulteriore contributo in proporzione a specifiche spese per autoproduzione da fonti rinnovabili e certificazioni. Tale contributo non concorre alla formazione del reddito ai fini Ires, né alla base imponibile IRAP.
L'articolo 8, comma 1-bis, adottato in Senato, precisa che gli interventi di decarbonizzazione del settore marittimo, finanziati con i proventi delle aste ETS, debbano essere realizzati presso cantieri navali situati nel territorio dell'Unione europea, a tutela della competitività e della sovranità industriale europea del settore.
L'articolo 8, ai commi 4-ter e 4-quinquies, stanzia 30 milioni per il 2027 e 62 milioni per il 2028 per il potenziamento infrastrutturale del porto di Piombino, con particolare riguardo al completamento della banchina Nord, funzionale alla reindustrializzazione del polo siderurgico.
Ci sono ancora tantissimi articoli di questo decreto fiscale e mi riservo di depositare la relazione per intero, ma volevo concludere dicendo che, dopo questa disamina preliminare di questo provvedimento, è importante ribadire che si interviene sulla pressione fiscale dei lavoratori autonomi e delle imprese; quindi questo intervento rientra nell'ottica del rafforzamento della competitività del sistema produttivo italiano e, per questo motivo, auspico l'approvazione, poi, del provvedimento anche alla Camera (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).
PRESIDENTE. È autorizzata alla consegna del testo del suo intervento.
È iscritto a parlare l'onorevole Devis Dori. Ne ha facoltà.
DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Il decreto-legge in conversione, appunto il cosiddetto decreto Fiscale, interviene su una serie articolata, anzi, direi disomogenea, di misure in materia fiscale ed economica proprio con l'obiettivo dichiarato del Governo di correggere alcune criticità causate e create dal Governo stesso proprio nell'attuazione della recente legislazione tributaria. Quindi, il Governo cerca di mettere una pezza agli errori commessi, con l'obiettivo di sostenere - questo è quello che sarebbe l'intendimento ma, nella nostra prospettiva, va nella direzione sbagliata - e garantire maggiore certezza agli operatori economici.
Quindi, si tratta di un provvedimento assolutamente eterogeneo, che, secondo il Governo, rappresenterebbe un intervento di manutenzione del sistema fiscale ed economico, volto a garantire certezza giuridica e a sostenere gli investimenti. Tuttavia nei fatti, concretamente, nella realtà, questo decreto-legge, come dicevo, è una pezza fatta per correggere errori gravi provocati dallo stesso Governo, che aveva previsto, proprio con la legge di bilancio, ad esempio, l'immediata entrata in vigore della tassa sui pacchi extra-UE, che, con questo decreto-legge, slitta al 1° luglio 2026 proprio per allinearci con gli altri Paesi europei, anche se, di fatto, si sono già colpite e danneggiate le imprese della logistica, soprattutto quella aeroportuale.
Così come la cancellazione della clausola “made in Unione europea”, che il Governo aveva introdotto per le imprese di Transizione 5.0 e che, in questi mesi, è stata un ostacolo, un vero ostacolo per tutte quelle catene di macchinari extra-UE. Quindi chiaramente il Governo, ancora una volta, mostra di non avere un quadro complessivo e chiaro di dove vuole andare a parare, non ha un disegno definito, una vera strategia efficace. E sono ormai passati 4 anni, non si può più incolpare chi c'era prima. Si continua a rispondere, invece, con misure frammentarie, temporanee, contraddittorie; misure che riflettono logiche corporative di rappresentanza di microinteressi.
L'esatto contrario di ciò che servirebbe, invece, oggi al nostro Paese proprio per sostenere la competitività, gli investimenti e la crescita. Di fatto, quindi, abbiamo un provvedimento che non affronta nessuno - nessuno! - dei nodi strutturali dell'economia italiana, non riduce stabilmente il costo dell'energia, non alleggerisce realmente la pressione fiscale, non offre certezza normativa alle imprese e non sostiene il potere di acquisto dei redditi medio-bassi. Quindi, il Governo e la maggioranza hanno offerto un'immagine di assoluta confusione e improvvisazione.
Di fatto, però, qui in Aula poco fa si è aperto uno spiraglio nel sapere che, invece, ci saranno membri di maggioranza… ho sentito il collega De Bertoldi dire che non voterà a favore di questo decreto-legge. Io auspico che ci sia una più ampia convergenza rispetto alla posizione di De Bertoldi, il quale contestava l'approvazione, dando quindi colpa all'opposizione, di un emendamento delle opposizioni. E qui siamo davvero al totale paradosso.
È veramente incredibile, cioè la maggioranza accusa, di fatto, l'opposizione di avere i numeri - a meno che ci sia stato un ribaltone in questi giorni qui, alla Camera - e di avere, quindi, la forza di approvare, senza i voti della maggioranza, degli emendamenti. No, non è così, perché chiaramente è stato approvato con i voti della maggioranza. Quindi, questo giochetto di scaricare sull'opposizione la responsabilità è veramente ridicolo.
Ciò detto, comunque, se davvero la posizione del collega De Bertoldi è sostenuta anche da altri deputati, benissimo, perché vorrà dire che - e questo è il nostro auspicio - il decreto in oggetto non verrà convertito in legge perché non avrà la maggioranza qui, in Aula. Contrariamente, smettiamola con questi giochetti per cui, di fatto, la maggioranza accusa l'opposizione di approvare cose che è la maggioranza stessa che porta e approva con i suoi voti. Chiaramente anche lì, poco fa, abbiamo sentito anche la collega della maggioranza rispetto alla responsabilità delle opposizioni nei lavori di Commissione.
Beh, ma siete voi che continuate a portare, come maggioranza e come Governo, provvedimenti in Aula che vengono poi approvati a colpi di fiducia. Vogliamo evitare di porre la fiducia? Questi emendamenti li ripresentiamo per l'Aula, li votiamo, li discutiamo e, magari, li approviamo, e vediamo se, magari, ci sono anche altri esponenti di maggioranza che, non condividendo l'approvazione con la maggioranza stessa degli emendamenti dell'opposizione, non votano questo decreto e lo fanno decadere.
A tal proposito, infatti, noi in questo provvedimento avremmo voluto e vorremmo - perché magari c'è ancora qualche possibilità e, a questo punto, vedremo com'è il prosieguo dei lavori di questo provvedimento in Aula - ad esempio, l'introduzione della cosiddetta patrimoniale Oxfam. Quindi, qui è il caso di riportare anche i dati e quale beneficio avrebbe la proposta di Oxfam, che sosteniamo convintamente. Loro hanno lanciato una campagna, anche sostenuta, tra l'altro, da il Fatto Quotidiano, relativa alla grande ricchezza, e in supporto dell'iniziativa dei cittadini europei c'è il nostro emendamento, a firma del collega Fratoianni, ma anche altre forze di opposizione vanno nella stessa direzione.
Noi prevederemmo proprio questo contributo di solidarietà, cioè che, a decorrere dal 1° gennaio 2026, sia istituita un'imposta ordinaria unica e progressiva sui grandi patrimoni, esattamente secondo la proposta di Oxfam. In Italia sappiamo che la ricchezza posseduta dallo 0,1 per cento dei cittadini più ricchi è quasi tre volte superiore a quella nelle mani della metà più povera della popolazione. Se applicata a questo 0,1 per cento, quindi a 50.000 italiani più ricchi, con un patrimonio netto individuale sopra i 5,4 milioni di euro, l'imposta potrebbe produrre un gettito addizionale fino a oltre 15 miliardi di euro all'anno e, addirittura, potremmo aumentare a 23 miliardi, aumentando chiaramente questo livello.
Risorse utili, indispensabili anzi, per migliorare la sanità pubblica, la scuola, pensiamo alla giustizia, contrastare il lavoro povero, rispondere all'impatto dei cambiamenti climatici nel nostro Paese. Quindi, con questa iniziativa che abbiamo fatto confluire, di fatto, nell'emendamento del collega Fratoianni, una patrimoniale rivolta solo allo 0,1 per cento più ricco della popolazione, come dicevo prima, porterebbe un gettito addizionale di oltre 15 miliardi di euro. Quindi, l'imposta, come l'abbiamo articolata all'interno anche della nostra proposta emendativa, potrebbe prevedere in Italia, come dicevo, una franchigia di 5,4 milioni di euro e uno schema di progressività secondo degli scaglioni.
Di fatto, tutto questo avrebbe un impatto notevole, che, se sommato a questo maggiore gettito, con ciò che potremmo risparmiare abbandonando definitivamente quel deleterio e dannoso progetto del ponte sullo Stretto di Messina, potrebbe davvero andare nella giusta direzione anche rispetto al sostegno dei redditi più bassi. Considerate che anche gli stessi cittadini italiani, ma anche europei, si sono già, in alcuni sondaggi, espressi favorevolmente rispetto a questa imposta. Altri emendamenti noi li porteremmo, se fosse possibile, se il Governo avesse intenzione davvero di poter aprire una discussione su temi così importanti come quelli fiscali, con l'approvazione di alcuni emendamenti presentati e proposti da ANCI stessa.
Ad esempio, quello relativo al sostegno del potenziamento della riscossione degli enti locali, con la riscrittura del comma 1091, che risulta necessaria per risolvere, infatti, problemi interpretativi residui, che hanno dato luogo a pronunciamenti contrastanti. Altri emendamenti, proposti sempre da ANCI, sono relativi, ad esempio, alla Tari su superfici produttive di rifiuti speciali. Questa modifica, sempre giunta da ANCI, permetterebbe di regolare in modo organico l'assoggettamento alla quota fissa della tariffa Tari di tutte le superfici, incluse quelle dove si producono rifiuti speciali.
Questo rifletterebbe, tra l'altro, anche l'orientamento, con ripetute sentenze, della Corte di cassazione. Altro emendamento, che abbiamo depositato e di cui vorremmo l'approvazione, è un'altra proposta, sempre giunta da ANCI, e questo a dimostrazione del fatto che qui, molto spesso, si pensa che ci siano delle posizioni, anche in materia fiscale, solo per partito preso, mentre queste proposte, che abbiamo depositato, arrivano direttamente da ANCI. Nello specifico, parliamo della disciplina del canone unico patrimoniale per le infrastrutture di telecomunicazione.
Andando oltre, perché i temi sono numerosi, ma il tempo è poco, con una proposta della collega Zanella andremmo, di fatto, a prevedere che gli utili percepiti dagli enti del Terzo settore, con esclusione chiaramente di quelli aventi natura di enti commerciali, destinati allo svolgimento di una o più attività di interesse generale, non concorrono alla formazione del reddito imponibile nella misura del 50 per cento, a decorrere dal 1° gennaio 2026. Questa arriva, soprattutto dal Forum del Terzo settore, quindi, da questo punto di vista, sarebbe una proposta non solo di buonsenso, ma necessaria.
Andiamo oltre, e questa è una battaglia che da tempo portiamo avanti non solo come AVS, l'introduzione, e qui c'è un emendamento del collega Fratoianni, di un meccanismo di indicizzazione delle retribuzioni da lavoro. Inseriamo, qui, il cosiddetto sblocca-stipendi; l'avremmo voluto, qui, nel decreto fiscale, richiesto anche dall'Unione sindacale di base. È urgente, a nostro parere, introdurre un sistema di indicizzazione dei salari al costo della vita, nelle more dell'attuazione di un provvedimento legislativo, che noi auspichiamo, che intervenga in maniera complessiva sul tema della rappresentanza sindacale, dei perimetri contrattuali, del salario minimo legale. A fronte del quadro economico fin qui descritto, sarebbe necessario tutelare il potere di acquisto dei salari. Contro la vulgata, che antepone la crescita della produttività del lavoro alle concrete possibilità di avanzamento salariale, si è invece sviluppata un'ampia letteratura scientifica che inverte il nesso causale tra le due variabili. Solo una spinta salariale sostenuta può sostenere la crescita del prodotto e le innovazioni tecniche necessarie a garantire un adeguato ritmo di sviluppo della produttività. Quindi, la crescita salariale, in tal senso, costituisce una frusta competitiva necessaria per orientare il tessuto imprenditoriale verso innovazione ed efficienza.
Altre proposte sono quelle relative all'imposta sulle successioni. Noi prevederemmo che l'imposta sulle successioni e donazioni fosse maggiore per i trasferimenti a favore dei beneficiari dei beni ereditati di valore medio-alto. Le attuali norme, infatti, prevedono franchigie troppo alte: un milione di euro per erede, coniugi e parenti in linea retta, e imposizioni, a nostro parere, troppo basse, del 4 per cento per le stesse tipologie di beneficiari, del 6 per cento per i parenti fino al quarto grado e dell'8 per cento per gli altri soggetti.
Altre proposte che avremmo messo in campo, come AVS, sono relative al contrasto della povertà energetica e la tutela della morosità incolpevole. Da questo punto di vista avremmo previsto, ad esempio, che, al fine di garantire il diritto fondamentale dell'energia e di contrastare la povertà energetica, sia fatto divieto di sospensione della fornitura di energia elettrica e gas su tutto il territorio nazionale nei confronti dei clienti domestici residenti in condizioni di morosità incolpevole. Per morosità incolpevole, andiamo a definirla: si intenderebbe la situazione di impossibilità a provvedere al pagamento delle bollette dovuta a perdita di posto di lavoro, consistente riduzione dell'orario di lavoro, cassa integrazione o disoccupazione, malattia grave, infortunio, decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato una riduzione del reddito familiare o un aumento delle spese mediche. Come vedete, abbiamo anche circostanziato in maniera precisa la nostra proposta, con l'obiettivo proprio di sostenere coloro che sono anche temporaneamente in maggiore difficoltà. Questo è uno Stato sociale efficace, non quello che guarda soltanto a coloro che già oggi stanno bene.
Concludo, Presidente, con le modifiche anche alla disciplina dei bonus sociali per l'energia elettrica e il gas in un periodo dove, anche a causa delle condizioni internazionali, questo è evidente, il costo dell'energia è schizzato alle stelle e questo mette oggettivamente in estrema difficoltà le famiglie e, come vi dicevo prima, ad esempio nel caso della morosità incolpevole. A nostro parere, andrebbe alzata la soglia ISEE per l'accesso ai bonus sociali energetici. Ad oggi sono previste quella a 20.000 euro, per i nuclei familiari con almeno quattro figli a carico, nonché altre soglie. La proposta era di includere ulteriori fasce di reddito che si trovano in questo momento escluse dai sussidi, ma pesantemente e oggettivamente colpite dall'aumento del costo della vita.
Presidente, per questi e tanti altri motivi, che avremo comunque poi modo di esprimere sia nelle dichiarazioni di voto, sia nel prosieguo della discussione qui in Aula, come AVS voteremo certamente contro questo decreto fiscale.
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.
(Repliche - A.C. 2935?)
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare, se lo ritiene, il deputato Stefano Candiani, essendo relatore.
STEFANO CANDIANI, Relatore. Grazie, Presidente. Non intendo intervenire.
PRESIDENTE. Rinuncia alla replica. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, che rinuncia alla replica.
Poiché il vigente calendario dei lavori prevede che non si passi alle votazioni prima delle ore 14, sospendo la seduta fino a tale ora. La seduta è sospesa, riprenderà alle 14.
La seduta, sospesa alle 13,10, è ripresa alle 14,05.
Missioni.
PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 100, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta in corso.
Annuncio dell'elezione del nuovo presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.
PRESIDENTE. Comunico che, in data 12 maggio 2026, il senatore Andrea De Priamo ha rassegnato le proprie dimissioni da presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori.
Comunico, altresì, che la suddetta Commissione, in data 14 maggio 2026, ha proceduto all'elezione del nuovo presidente. È risultato eletto il deputato Fabio Roscani.
Si riprende la discussione.
(Esame dell'articolo unico - A.C. 2935?)
PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).
Avverto che, fuori dalla seduta, gli articoli aggiuntivi 2-ter.06 e 2-ter.07 Sottanelli sono stati ritirati dal presentatore.
La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione.
(Posizione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 2935?)
PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, senatore Luca Ciriani. Ne ha facoltà.
LUCA CIRIANI, Ministro per i Rapporti con il Parlamento. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 2935?: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, nel testo della Commissione identico a quello approvato dal Senato della Repubblica.
PRESIDENTE. Onorevole Fornaro, dovrei leggere l'articolazione dei lavori. Poi, passiamo all'ordine dei lavori.
Sui lavori dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Secondo quanto previsto dal vigente calendario dei lavori, essendo stata posta la questione di fiducia, nella seduta di domani, mercoledì 20 maggio, la votazione per appello nominale avrà luogo a partire dalle ore 11,30, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 9,45.
Dopo la votazione sulla questione di fiducia, alle ore 12,30 avrà luogo la commemorazione dell'onorevole Marco Pannella, in occasione del decennale della scomparsa.
Al termine della commemorazione si passerà, quindi, al seguito dell'esame del decreto-legge fino alle ore 14,30 e dalle ore 16,15 con prosecuzione notturna per le ulteriori fasi di esame, fino alla votazione finale.
Resta fermo lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata previsto dalle ore 15.
Estraggo a sorte il nominativo del deputato dal quale avrà inizio la chiama.
(Segue sorteggio).
La chiama avrà inizio dal deputato - mi conferma che questo è il nome? - Mule' (Commenti). Ma, infatti, ci vuole il VAR, ha ragione. È Mule', è lui. Ci vuole una Commissione d'inchiesta ha ragione… mi spiace, colleghi, succede.
Sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, l'onorevole Fornaro. Ne ha facoltà.
FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signor Presidente. Non è per rilevare l'ennesima richiesta di fiducia: ormai, come dire, sta diventando una prassi consolidata che deve far riflettere anche sul totale disequilibrio tra potere legislativo e potere esecutivo. Leggevo proprio ieri dei dati riferiti alle prime due legislature, raffrontate con quelle di oggi, e c'è una differenza impressionante perché ovviamente c'era il rispetto sacrale della Costituzione e, quindi, il fatto che la decretazione d'urgenza dovesse essere effettivamente rispondente alla Costituzione.
Non intervengo per questo, signor Presidente, ma per sottolineare, in maniera molto forte, il fatto - e mi rivolgo ovviamente anche al rappresentante del Governo, il Ministro per i Rapporti con il Parlamento - che ormai è diventata un'abitudine del Senato: ancora una volta, infatti, ci troviamo, come ci siamo trovati su altri provvedimenti, ad avere un iter di conversione in legge che prevede 50 giorni o più al Senato e sostanzialmente l'assenza quasi totale del tempo materiale per affrontare le questioni e l'iter in questa Camera.
Io mi rivolgo a lei, signor Presidente, e mi permetto di sollecitare, cosa che abbiamo già fatto anche in sede di Giunta per il Regolamento, il Presidente della Camera ad interloquire con il Presidente del Senato perché così non può andare avanti. Cioè, non è possibile. Alla fine, noi stiamo, di fatto, stravolgendo la Costituzione. Siamo in un sistema di bicameralismo paritario, ci stiamo trasformando in un sistema in cui la prima Camera, dove si inizia l'iter, è anche quella che di fatto termina, impedendo, nei fatti, all'altra Camera di poter intervenire - io lo dico con forza anche ai pochi colleghi di maggioranza presenti in questa sede - ledendo i nostri diritti, i diritti dei parlamentari sia di maggioranza sia di opposizione.
Noi su questo provvedimento non siamo stati in grado… siamo stati messi nella totale e assoluta impossibilità di svolgere il nostro ruolo, che è anche, ovviamente, quello di poter emendare. Questa è la ragione per la quale il nostro gruppo e altri gruppi di opposizione questa mattina per protesta non hanno partecipato ai lavori di Commissione. Vorrei sottolinearlo. Stiamo arrivando ormai a questo tipo di proteste. Non è possibile andare avanti così, non è possibile che questo andazzo non venga censurato e stigmatizzato dai Presidenti di Camera e Senato.
Mi rivolgo ovviamente anche al rappresentante del Governo, perché c'è una questione di maggioranza evidentemente. Io, al riguardo, non dico che questo non avveniva anche nelle precedenti legislature, in particolare ovviamente nella scorsa legislatura, dove c'erano anche maggioranze molto ampie. Quindi, non ne sto facendo una questione legata semplicemente alla dialettica tra maggioranza e opposizione. Ne sto facendo, signor Presidente, una questione istituzionale e di rispetto di una Camera rispetto all'altra, ma è anche - lo sottolineo di nuovo - un tema di rispetto dei diritti dei parlamentari che in questo momento sono ampiamente lesi, perché noi non siamo stati in grado di poter intervenire e di esercitare il nostro ruolo per il quale siamo stati eletti.
Quindi, veramente, da questo punto di vista, non vuole essere un intervento sterilmente polemico, ma ha l'ambizione di poter sollevare una questione che spero possa trovare un intervento pronto del Presidente Fontana, perché - ripeto - non è più accettabile questo tipo di modus operandi.
PRESIDENTE. Ovviamente, non è sterilmente polemico. Pone una questione che riferirò al Presidente Fontana in modo da metterlo al corrente delle sue sollecitazioni.
Ordine del giorno della prossima seduta.
PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.
Mercoledì 20 maggio 2026 - Ore 9,45:
(ore 9,45 e ore 16,15)
1. Seguito della discussione del disegno di legge:
S. 1852 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (Approvato dal Senato). (C. 2935?)
Relatore: CANDIANI.
(ore 15)
2. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .
La seduta termina alle 14,15.
TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: STEFANO CANDIANI E NICOLE MATTEONI (A.C. 2935?)
STEFANO CANDIANI, Relatore. (Relazione – A.C. 2935?). La Camera avvia oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 38 del 2026 recante disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (A.C. 2935?), nel testo risultante dall'esame presso il Senato.
Segnalo, in primo luogo, che l'articolo 1, comma 2, del disegno di legge di conversione, introdotto in sede referente, prevede l'abrogazione del decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42, recante disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali, nonché in favore delle imprese. Si dispone che rimangano validi gli atti e i provvedimenti adottati e siano fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici dispiegatisi in tempo di sua vigenza.
Al contempo, i contenuti del decreto-legge di cui si dispone l'abrogazione sono trasposti nel provvedimento al nostro esame.
Passando al contenuto degli articoli del decreto-legge, richiamo anzitutto l'articolo 1, riformulato in sede referente, che interviene sulla disciplina concernente la determinazione della base imponibile IVA relativa alle cessioni di beni e di prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni o prestazioni di servizi, o per estinguere precedenti obbligazioni.
L'articolo 2 estende il divieto di cumulabilità con il regime della cosiddetta flat tax per i neo-residenti anche al nuovo regime agevolativo previsto per i lavoratori impatriati. La disciplina in esame si applica nei confronti dei soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a decorrere dal periodo d'imposta 2027.
L'articolo 2-bis introduce nel testo unico delle imposte sui redditi l'esclusione dalla base imponibile dell'IRPEF dei redditi derivanti dal lavoro dipendente prestato dai lavoratori marittimi residenti in Italia.
Si tiene, invece, conto dei redditi dei lavoratori marittimi per quanto riguarda deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo.
L'articolo 2-ter, inserito durante l'esame presso il Senato, prevede che le pubbliche amministrazioni non siano tenute a verificare l'effettuazione degli adempimenti fiscali da parte degli esercenti di arti e professioni, prima dell'erogazione delle somme dovute quale compenso per l'attività professionale svolta, nel caso in cui l'ammontare delle cartelle di pagamento sia pari o inferiore a cinquemila euro.
L'articolo 3 introduce la rateizzazione in cinque quote annue della tassazione, ai fini IRES ed IRAP, dell'avviamento negativo rilevato a conto economico dai soggetti che adottano i principi contabili internazionali (IAS/IFRS), a fronte delle operazioni di cessione di azienda (o ramo d'azienda) con continuità dell'attività e mantenimento degli assetti occupazionali. Tale disposizione trova applicazione a decorrere dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2024.
L'articolo 4 dispone una esenzione temporanea, fino al 31 dicembre 2028, dall'imposta sostitutiva sui proventi finanziari a favore dei sistemi di garanzia dei depositanti.
L'articolo 5 prevede la disapplicazione, fino al 30 giugno 2026, delle disposizioni della legge di bilancio per il 2026 che hanno introdotto un contributo amministrativo di 2 euro a copertura delle spese collegate alle importazioni di pacchi di valore inferiore ai 150 euro.
L'articolo 6, comma 1, differisce dal 1° marzo al 1° maggio 2026 la decorrenza dell'applicazione della ritenuta sulle provvigioni per attività di intermediazione commerciale.
La misura si inserisce all'interno della disciplina dei commi da 140 a 142 della legge di bilancio 2026, che estendono l'obbligo anche a categorie prima escluse (come agenzie di viaggio, intermediari marittimi e aerei e operatori del settore petrolifero), uniformandone il trattamento fiscale.
Nel corso dell'esame parlamentare sono stati introdotti i commi 2-bis, 2-ter e 2-quater. Tali commi introducono l'esenzione della ritenuta sulle provvigioni per le agenzie di viaggio e turismo, limitandola, tuttavia, ai compensi comunque denominati percepiti per la vendita, l'emissione, la prenotazione o l'intermediazione dei medesimi documenti di viaggio, provvedendo altresì alla copertura del relativo onere.
L'articolo 7 rende ammissibili alla disciplina agevolativa dell'iper-ammortamento, prevista dall'articolo 1, comma 427, della legge di bilancio per il 2026, anche gli investimenti aventi ad oggetto beni strumentali prodotti al di fuori degli Stati membri dell'Unione europea e degli Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo. Si stabilisce che le disposizioni dell'articolo in esame si applicano agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026.
L'articolo 7, comma 3-bis, inserito in sede referente al Senato, stabilisce che nella determinazione del reddito d'impresa oggetto di concordato preventivo biennale, ai fini delle imposte sui redditi (IRPEF o IRES), non rileva la maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria eventualmente spettante (c.d. iper-ammortamento).
L'articolo 7-bis, inserito in sede referente al Senato, introduce, nell'ambito del regime del concordato preventivo biennale, due nuove soglie di livello massimo per la proposta di reddito concordato. Si differisce inoltre al 31 ottobre 2026 (anziché al 30 settembre 2026) il termine per aderire alla proposta di concordato per il biennio 2026-2027.
L'articolo 8 del decreto-legge - in cui è trasposta parte del già richiamato decreto-legge n. 42 del 2026 - prevede un aumento degli importi spettanti alle imprese che abbiano presentato le comunicazioni per i benefici previsti dal Piano Transizione 5.0 del 2025, nonché, ai sensi dei due nuovi commi 3-bis e 4-bis, l'introduzione di un ulteriore contributo, concesso alle imprese in proporzione a specifiche spese sostenute.
L'articolo 8, comma 1-bis, introdotto nel corso dell'esame parlamentare, interviene sulla destinazione dei proventi delle aste ETS, richiedendo la realizzazione presso cantieri navali situati all'interno dell'Unione europea degli interventi di decarbonizzazione del settore marittimo.
Inoltre, nei commi da 4-ter a 4-quinquies, introdotti dal Senato, si prevede lo stanziamento di risorse per complessivi 30 milioni di euro nel 2027 e 62 milioni di euro nel 2028 per il potenziamento delle infrastrutture del Porto di Piombino.
I commi da 4-sexies a 4-octies dell'articolo 8, introdotti nel corso dell'esame parlamentare, dispongono circa l'istituzione di un fondo per la promozione, lo sviluppo e la crescita delle imprese artigiane. Il fondo è istituito presso il Ministero delle Imprese e del made in Italy, con una dotazione complessiva di 20 milioni per il 2027 e di 30 milioni per il 2028.
L'articolo 8, ai commi 4-novies e 4-decies, inseriti in sede referente al Senato, introduce un regime fiscale agevolato, ai fini delle imposte sui redditi (IRES ed IRPEF) e IRAP, nei confronti dei soggetti coinvolti nello svolgimento della “America's Cup - Napoli 2027”.
È stato inoltre introdotto nel corso dell'esame presso il Senato l'articolo 8-bis - in cui è trasposta parte del già richiamato decreto-legge n. 42 del 2026 - che proroga per un ulteriore periodo temporaneo, dall'8 aprile al 1° maggio 2026, la riduzione delle aliquote di accisa applicate alla benzina, al gasolio ed al GPL impiegati come carburanti, prevista dal decreto-legge n. 33 del 2026 (dal 19 marzo al 7 aprile). In aggiunta la norma in esame prevede per lo stesso periodo temporale l'azzeramento dell'accisa per il gas naturale (metano) usato come carburante e l'equiparazione dell'aliquota ridotta anche per il biocarburante e il biodiesel.
L'articolo 8-bis.1, introdotto al Senato, dispone che dal 30 giugno 2026, se il Garante prezzi rileva un possibile aumento dei prezzi dei carburanti legato a eventi straordinari o condizioni socio-economiche particolari, lo stesso trasmette una relazione al Ministro delle Imprese e del made in Italy. Questi a sua volta, con proprio decreto, può quindi attivare uno speciale regime di controllo sulla filiera dei carburanti per verificare e contrastare eventuali fenomeni distorsivi.
L'articolo 8-ter, introdotto nel corso dell'esame in Senato - in cui è trasposta parte del già richiamato decreto-legge n. 42 del 2026 - riconosce in favore delle imprese agricole un contributo straordinario, sotto forma di credito d'imposta, fino al 20 per cento della spesa sostenuta per l'acquisto del carburante effettuato nel mese di marzo 2026, comprovato con le relative fatture d'acquisto, al netto dell'IVA ed entro limite massimo di 30 milioni di euro per l'anno 2026.
L'articolo 8-quater - in cui è trasposta parte del già richiamato decreto-legge n. 42 del 2026 -introduce un incentivo a favore delle imprese che abbiano subito impatto negativo a causa del rincaro dei costi energetici o ad una diminuzione del fatturato o dei flussi di cassa in relazione al conflitto nell'area del Golfo Persico.
La misura, da erogare alle imprese che presenteranno domanda entro il 31 dicembre 2026, consiste in un contributo a fondo perduto fino al 20 per cento (30 per cento per le PMI) dell'intervento complessivo concesso a favore delle imprese italiane che operano sui mercati esteri, anche al di fuori dell'UE, secondo la disciplina dei finanziamenti agevolati di cui al cd. “Fondo 394”.
L'articolo 9 esclude, dal 28 marzo 2026 (data di entrata in vigore del provvedimento in esame) fino al 31 dicembre 2026, dal campo di applicazione delle ritenute alla fonte del 20 per cento le somme versate a titolo di premio agli atleti partecipanti a manifestazioni sportive dilettantistiche, se l'ammontare complessivo delle somme attribuite nel suddetto periodo dal sostituto d'imposta al medesimo soggetto non supera l'importo di 300 euro.
L'articolo 9, comma 2-bis, inserito nel corso dell'esame al Senato, modifica la denominazione dei soggetti ai quali si applica la detassazione degli eventi sportivi organizzati dalle associazioni e dalle società sportive dilettantistiche.
L'articolo 10 prevede che, limitatamente ai carichi affidati all'Agenzia delle entrate-Riscossione successivamente all'8 agosto 2024 - e per i quali, alla data di pubblicazione del decreto ministeriale, sia già decorso il termine di ventiquattro mesi dalla data della loro presa in carico - la facoltà di richiedere la riconsegna anticipata è esercitata entro sei mesi dalla data di pubblicazione del decreto ministeriale - non ancora emanato - che deve definire le modalità e i termini della richiesta. Il comma 2-bis dell'articolo 10, inserito durante l'esame parlamentare, interviene sulla disciplina della perdita dei benefici della “definizione agevolata” prevedendo che essa si verifichi, nel caso di pagamento dell'unica rata o dell'ultima rata di quelle nelle quali il debitore ha scelto di dilazionare il pagamento, solo nel caso in cui il versamento tardivo sia superiore a cinque giorni.
L'articolo 10-bis, inserito durante l'esame al Senato, modifica la disciplina dell'imposta provinciale di trascrizione dei veicoli. Tra le novità, si segnalano disposizioni che varranno anche per il settore del noleggio, nonché la possibilità per province e città metropolitane di accedere, senza oneri aggiuntivi, alle banche dati del P.R.A e della motorizzazione civile.
L'articolo 10-ter, inserito nel corso dell'esame in sede referente, modifica la norma sulla riscossione della tariffa del servizio idrico integrato eliminando la possibilità che la riscossione volontaria possa essere effettuata attraverso il sistema F24 e previa convenzione con l'Agenzia delle entrate.
L'articolo 10-quater, inserito in sede referente al Senato, proroga le norme in vigore al 31 dicembre 2025 fino alla data di entrata in vigore dei testi unici in materia tributaria (1° gennaio 2027) per le regioni che abbiano allineato la relativa legislazione regionale alla data di decorrenza originariamente prevista – per tali testi unici – del 1° gennaio 2026.
L'articolo 10-quinquies, inserito nel corso dell'esame in sede referente, consente l'estensione della definizione agevolata delle cartelle esattoriali (c.d. rottamazione quinquies) ai carichi degli enti territoriali che, nell'esercizio della propria e autonoma autonomia impositiva, ne prevedano l'applicazione, disciplinandone modalità e termini.
L'articolo 11 reca delle modifiche al trattamento fiscale (IRES e IRPEF) dei dividendi (regime di esclusione) e delle plusvalenze (regime di esenzione), nonché alle modalità di applicazione della ritenuta (dell'1,20 per cento) su dividendi corrisposti a società non residenti soggette all'imposta sui redditi in Stati membri UE o aderenti all'accordo SEE.
In particolare, eliminando il requisito dimensionale (partecipazioni detenute, direttamente o indirettamente tramite società controllate, in misura non inferiore al 5 per cento ovvero di valore fiscale non inferiore a 500.000 euro) a decorrere dal 1° gennaio 2026, viene ripristinato, senza soluzione di continuità, il regime previgente alle modifiche operate dalla legge di bilancio 2026.
L'articolo 12 eleva da 100 a 118 euro l'importo dell'imposta di bollo sugli estratti conto e sui rendiconti dei conti correnti intestati a soggetti diversi dalle persone fisiche.
L'articolo 12-bis, introdotto dal Senato, stabilisce che il trasferimento della proprietà di beni immobili all'Automobile Club d'Italia nel contesto dell'operazione di liquidazione della società in-house «ACI Progei-Programmazione e gestione impianti e immobili Società per Azioni» è esente da qualsiasi imposta diretta e indiritta, tributo o diritto.
L'articolo 13, con riferimento alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri nazionali e di rilevante interesse culturale, posticipa dall'anno 2026 all'anno 2028 l'applicazione della disciplina in materia di limiti alle assunzioni di personale a tempo indeterminato (riduzione del turn-over). Si interviene, inoltre, sull'articolo 1, comma 763, della legge n. 197 del 2022, disponendo la proroga al 31 dicembre 2026 dell'operatività della Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici (CONSAP) S.p.A. nella gestione delle garanzie rilasciate dallo Stato sui finanziamenti in favore di imprese danneggiate dagli eventi sismici del 2012 e del 2016.
L'articolo 14 riduce la misura del tasso di interesse di differimento e di dilazione per il versamento rateale dei debiti per i contributi e accessori di legge dovuti dai datori di lavoro agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria.
Si autorizzano, inoltre, le rappresentanze diplomatico-consolari e le altre strutture pubbliche italiane in Tunisia ad assumere personale per le attività di vigilanza, pulizia e manutenzione degli immobili, con contratto esclusivamente locale, senza applicare la disciplina degli impiegati a contratto assunti dalle rappresentanze diplomatiche e derogando alle norme sull'ottenimento della cittadinanza per servizio allo Stato.
L'articolo 14-bis, inserito nel corso dell'esame in sede referente, introduce un beneficio economico per il personale non dirigente dalle regioni e dalle province autonome coinvolto nelle attività di verifica, controllo e riscossione dei tributi e che partecipa al recupero dei tributi gestiti dai medesimi soggetti.
L'articolo 14-ter, introdotto nel corso dell'esame presso il Senato, destina ulteriori 21.513 euro annui a decorrere dal 2027 all'attuazione del criterio di delega di cui all'articolo 2, comma 1, lettera c) della legge n. 102 del 2024 in materia di florovivaismo. Il suddetto criterio di delega stabilisce che il Governo preveda un coordinamento nazionale che fornisca misure di indirizzo al settore, anche mediante l'istituzione di un ufficio per la filiera del florovivaismo, di livello dirigenziale non generale, presso il Ministero dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF).
L'articolo 15 modifica alcune disposizioni in materia di educazione finanziaria. In particolare, oltre ad alcune precisazioni in merito ai principi ai quali si deve attenere il Ministro dell'Economia e delle finanze nella predisposizione della Strategia nazionale per l'educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, si dispone in ordine alla composizione e ai compiti del Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria.
L'articolo 15-bis, inserito durante l'esame presso il Senato, interviene sul comma 4, articolo 15, del decreto-legge n. 179 del 2012, sostituendo il riferimento alle «carte prepagate» con la «moneta elettronica», di cui all'articolo 1, comma 2, lettera h-ter), del testo unico bancario, ampliando e aggiornando la disciplina dei pagamenti elettronici.
L'articolo 15-ter, introdotto dal Senato, stabilisce che, ai fini dell'affidamento del servizio di copertura assicurativa integrativa delle spese sanitarie del personale della scuola, si intende per "personale della scuola" il personale docente, ivi compreso quello di religione cattolica, quello educativo e amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), i dirigenti scolastici, nonché il personale in servizio, a qualsiasi titolo, presso gli uffici del Ministero dell'Istruzione e del merito.
L'articolo 16 autorizza una spesa di 1,6 milioni di euro per l'anno 2026 al fine di assicurare la continuità, nel medesimo anno, del servizio di emissione della Carta europea della disabilità.
L'articolo 17 autorizza la spesa di 500.000 euro annui in favore dell'Avvocatura dello Stato, per il pagamento delle spese degli atti processuali, compreso il contributo unificato, per conto delle parti dalla stessa patrocinate.
L'articolo 17-bis, introdotto nel corso dell'esame al Senato, dispone una proroga al 31 maggio 2026 del termine per la deliberazione del rendiconto di gestione 2025 per tutti gli enti locali situati nelle Regioni colpite da eccezionali eventi meteorologici nell'anno 2026, in conseguenza dei quali è stato dichiarato lo stato di emergenza.
L'articolo 18, recante disposizioni finanziarie, è stato modificato nel corso dell'esame presso il Senato, sia incrementando specifiche autorizzazioni di spesa, sia intervenendo sulle coperture già previste nel testo originario per integrarle tenuto conto degli oneri derivanti dalle disposizioni del decreto-legge n. 42 del 2026, il cui contenuto è stato trasposto nel decreto in esame.
L'articolo 18-bis – inserito dal Senato – modifica la disciplina sul rientro dal disavanzo sanitario da parte della regione Molise.
Le novelle in esame prevedono: la modifica delle condizioni e della modulazione relative all'assegnazione ed erogazione di una prima quota, pari al 50 per cento, delle risorse statali già stanziate quale contributo per la chiusura delle perdite pregresse del Servizio sanitario della suddetta regione al 31 dicembre 2023; il differimento dal 31 dicembre 2027 al 31 dicembre 2028 del termine – al quale deve conformarsi il relativo piano della regione – per il completamento della copertura del disavanzo sanitario residuo, relativo al 31 dicembre 2023.
L'articolo 19 dispone che il decreto-legge in esame entri in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Il decreto-legge è dunque vigente dal 28 marzo 2026.
NICOLE MATTEONI (FDI). (Intervento in discussione sulle linee generali – A.C. 2935?). Illustre Presidente, colleghi deputati, rappresentante del Governo, il decreto in esame, già votato al Senato, delinea le misure urgenti da attuare in materia economica e fiscale ed include il contenuto del cd. decreto carburanti bis. Il provvedimento si presenta significativamente arricchito rispetto all'impianto originario deliberato dal Consiglio dei ministri il 28 marzo scorso. Nel corso dell'esame al Senato il testo ha subito una trasformazione sostanziale, divenendo un provvedimento omnibus che tocca un ampio ventaglio di materie: dal trattamento IVA delle operazioni permutative al regime fiscale dei lavoratori impatriati, dalla disciplina dei marittimi alle misure sulle accise, fino alla Rottamazione-quinquies degli enti locali e alla revisione del concordato preventivo biennale.
In premessa, occorre ricordare che l'approvazione del decreto in oggetto, in virtù dell'articolo 1, comma 2, del disegno di legge di conversione, comporta l'abrogazione del decreto-legge 3 aprile 2026, n. 42, le cui disposizioni di sostanza contenute nel decreto-legge n. 42 sono contestualmente trasfuse nel corpo del decreto-legge n. 38, tramite gli articoli 8-bis, 8-bis.1, 8-ter e 8-quater. Questa pratica è stata utilizzata in virtù dell'omogeneità di materia e a seguito di un'attenta valutazione di necessità.
Passando ora all'esame dettagliato e tecnico dell'articolato, con l'articolo 1, riformulato al Senato, si interviene sul criterio di calcolo della base imponibile IVA per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni o prestazioni (operazioni permutative) o per estinguere obbligazioni precedenti. La base imponibile deve essere costituita dal valore monetario dei beni e servizi come determinato dal contratto, con il limite minimo dell'ammontare complessivo dei costi riferibili alle cessioni effettuate. Viene contestualmente abrogata la disciplina introdotta dalla legge di bilancio 2026. La decorrenza è fissata alle operazioni effettuate in esecuzione di contratti stipulati o rinnovati dal 1° gennaio 2026, con salvezza dei comportamenti pregressi conformi alla normativa previgente e senza rimborsi d'imposta. La disposizione risponde a contestazioni della Commissione europea in merito all'incompatibilità del criterio del "valore normale" con la giurisprudenza della Corte di giustizia UE, che richiede il riferimento al valore soggettivo concordato tra le parti.
L'articolo 2 estende il divieto di cumulabilità con il regime della cosiddetta flat tax per i neo-residenti anche al nuovo regime agevolativo per i lavoratori impatriati introdotto dall'articolo 5 del decreto legislativo n. 209 del 2023. Il divieto era già previsto per il previgente regime e per gli incentivi al rientro dei ricercatori. La disposizione ripristina la coerenza sistematica del divieto, evitando un vuoto normativo determinato dall'avvicendamento tra il vecchio e il nuovo regime degli impatriati. La decorrenza è fissata ai soggetti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal periodo d'imposta 2027.
L'articolo 2-bis, elaborato al Senato, introduce, nel TUIR, una nuova ipotesi di esclusione dalla base imponibile Irpef per i redditi di lavoro dipendente percepiti da marittimi residenti in Italia, imbarcati per più di 183 giorni nell'arco di dodici mesi su navi battenti bandiera estera diverse da quelle già agevolate tramite il Registro internazionale italiano. Contestualmente viene abrogata la norma di interpretazione autentica di cui all'articolo 5, comma 5, della legge n. 88 del 2001, le cui previsioni sostanziali sono però riassorbite nel nuovo testo. Si precisa inoltre che, ai fini della determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo, si tiene comunque conto di tali redditi. La disposizione fornisce una base legislativa espressa e sistematicamente collocata a una fattispecie precedentemente disciplinata solo da interpretazione autentica, eliminando incertezze applicative.
L'articolo 2-ter, introdotto al Senato, modifica il comma 1-ter dell'articolo 48-bis del DPR n. 602 del 1973, escludendo l'obbligo per le PA di verificare la regolarità fiscale degli esercenti di arti e professioni prima del pagamento del compenso qualora le cartelle di pagamento ammontino a un importo pari o inferiore a 5.000 euro. Si tratta di una soglia di esonero introdotta per ridurre gli oneri burocratici nelle procedure di pagamento per piccoli importi, evitando che il meccanismo di verifica fiscale rallenti i pagamenti per debiti di modesta entità.
L'articolo 3 instaura, per i soggetti IAS/IFRS, un regime fiscale agevolato per il cosiddetto avviamento negativo rilevato nelle operazioni di cessione di azienda o ramo d'azienda con continuazione dell'attività e mantenimento degli assetti occupazionali. La quota di avviamento negativo rilevata a conto economico concorre in cinque quote costanti alla formazione del reddito Ires e del valore della produzione netta IRAP, a partire dall'esercizio di rilevazione contabile. La disposizione integra la disciplina agevolativa già prevista in materia di imposizione indiretta, estendendola all'imposizione diretta. Decorre dal periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2024.
L'articolo 4 prevede, fino al 31 dicembre 2028, l'esenzione dall'imposta sostitutiva sui proventi finanziari derivanti da investimenti in obbligazioni e titoli similari effettuati dai sistemi di garanzia dei depositanti operanti in Italia. La finalità è preservare la disponibilità finanziaria di tali fondi, a fronte dell'incremento dei rendimenti legato all'aumento del rischio determinato dalle tensioni sui mercati internazionali. L'esenzione si applica ai proventi corrisposti dal 28 marzo 2026.
L'articolo 5 sospende fino al 30 giugno 2026 l'applicazione del contributo di 2 euro introdotto dalla legge di bilancio 2026 per le spese doganali sulle importazioni da Paesi extra-UE di valore non superiore a 150 euro. Il differimento è motivato dalla necessità di adeguare i sistemi informativi dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, già previsto nella relazione tecnica della norma istitutiva. La disposizione non determina nuovi oneri finanziari. Si inscrive nel contesto del regolamento (UE) 2026/382, che abolisce la soglia di esenzione daziaria dei 150 euro a decorrere dal 1° luglio 2026, introducendo un dazio forfetario di 3 euro.
Proseguendo con l'esame dell'articolato, all'articolo 6, comma 1, si posticipa dal 1° marzo al 1° maggio 2026 la decorrenza dell'applicazione della ritenuta del 23 per cento sulle provvigioni per attività di intermediazione commerciale (agenzie di viaggio, mediatori marittimi e aerei, agenti petroliferi), estesa dalla legge di bilancio 2026 a categorie precedentemente escluse. I commi 2-bis e 2-ter, introdotti al Senato, reintroducono l'esenzione dalla ritenuta per le agenzie di viaggio e turismo limitatamente ai compensi per vendita, emissione, prenotazione o intermediazione di documenti di viaggio relativi al trasporto di persone.
L'articolo 7 sopprime il requisito della provenienza geografica (Stati UE o SEE) dei beni strumentali ai fini dell'accesso alla maggiorazione dell'ammortamento (cosiddetto iper-ammortamento) prevista dalla legge di bilancio 2026. Risultano così ammissibili all'agevolazione anche beni strumentali prodotti al di fuori dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo. La decorrenza è retroattiva al 1° gennaio 2026.
Presentato al Senato, l'articolo 7 comma 3-bis stabilisce che la maggiorazione delle quote di ammortamento (iper-ammortamento) non rileva nella determinazione del reddito d'impresa oggetto di concordato preventivo biennale, coerentemente con quanto già previsto per le plusvalenze/minusvalenze e per la maggiorazione del costo del lavoro. La variazione determina tuttavia una corrispondente rettifica del reddito concordato secondo i meccanismi ordinari.
Inoltre vengono stabilite due nuove soglie massime per la proposta di reddito concordato in relazione al livello ISA del periodo precedente: più 30 per cento per contribuenti con ISA compreso tra 6 e 8; più 35 per cento per contribuenti con ISA tra 1 e 6 (si aggiungono alle soglie già esistenti del 10, 15 e 25 per cento per ISA rispettivamente pari a 10, tra 9 e 10, e tra 8 e 9). Differisce al 15 maggio 2026 la disponibilità dei programmi ISA (in luogo del 15 aprile) e al 31 ottobre 2026 il termine per aderire alla proposta di concordato per il biennio 2026-2027 (in luogo del 30 settembre).
L'articolo 8 aumenta il limite di spesa per il Piano Transizione 5.0 da 537 a 1.302,3 milioni di euro e innalza la percentuale di credito d'imposta riconoscibile dal 35 per cento all'89,77 per cento, a beneficio delle imprese che avevano regolarmente presentato le comunicazioni rimanendo in lista d'attesa per esaurimento risorse. Il GSE è tenuto a comunicare entro il 30 aprile 2026 il credito d'imposta utilizzabile. Si riconosce alle medesime imprese un ulteriore contributo in proporzione a specifiche spese per autoproduzione da fonti rinnovabili e certificazioni, nel rispetto del principio DNSH. Tale contributo non concorre alla formazione del reddito ai fini Ires né della base imponibile IRAP.
L'articolo 8 comma 1-bis, adottato in Senato, precisa che gli interventi di decarbonizzazione del settore marittimo finanziati con i proventi delle aste ETS devono essere realizzati presso cantieri navali situati nel territorio dell'Unione europea, a tutela della competitività e della sovranità industriale europea nel settore.
L'articolo 8, ai commi 4-ter e 4-quinquies, stanzia 30 milioni per il 2027 e 62 milioni per il 2028 per il potenziamento infrastrutturale del porto di Piombino, con particolare riguardo al completamento della banchina nord, funzionale alla reindustrializzazione del polo siderurgico con la gestione affidata al MIT in raccordo con MIMIT.
L'articolo 8, ai commi 4-sexies e 4-octies, istituisce presso il MIMIT un Fondo per la promozione, lo sviluppo e la crescita delle imprese artigiane, con dotazione di 20 milioni per il 2027 e 30 milioni per il 2028, destinato a contributi in conto interessi per l'accesso al credito in regime de minimis. Le modalità attuative sono demandate a decreto interministeriale MIMIT-MEF entro 90 giorni.
Istituito al Senato, l'articolo 8, ai commi 4-novies e 4-decies, riconosce un'esenzione da IRES e IRAP per le persone giuridiche e stabili organizzazioni costituite in Italia nel 2026 dall'ente organizzatore o dalle squadre partecipanti alla 38ª edizione della Coppa America, per le attività svolte tra il 1° gennaio 2026 e il 31 dicembre 2027 direttamente correlate all'evento. Per i lavoratori non residenti, i redditi percepiti per prestazioni rese in relazione all'evento sono esenti da IRPEF e ritenute; per chi trasferisce la residenza fiscale in Italia, i redditi concorrono alla formazione del reddito nella misura del 35 per cento. I benefici non sono cumulabili con il regime degli impatriati, con gli incentivi ai ricercatori e con la flat tax per i neo-residenti. L'esenzione opera retroattivamente dall'avvio della Regata Preliminare a Cagliari (21-24 maggio 2026).
Con l'articolo 8-bis viene prorogata dal 8 aprile al 1° maggio 2026 la riduzione delle aliquote di accisa già in vigore dal 19 marzo al 7 aprile 2026 (DL n. 33 del 2026): benzina e gasolio a 472,90 euro/1.000 litri (meno 200 euro rispetto all'aliquota ordinaria, pari a 20 centesimi al litro); GPL a 167,77 euro/1.000 kg. Novità rispetto al DL n. 33 del 2026 è l'azzeramento dell'accisa sul gas naturale per autotrasporto e riduzione estesa anche al biodiesel e all'HVO conformi al regolamento (UE) 651/2014. Parte della copertura (219,6 milioni) è assicurata dal meccanismo della cosiddetta “accisa mobile” (decreto interministeriale 2 aprile 2026) finanziato con le maggiori entrate IVA del mese precedente.
L'articolo 8-bis.1, presentato dal Senato, prevede che dal 30 giugno 2026, in presenza di eventi straordinari o condizioni socio-economiche particolari, il Garante per la sorveglianza dei prezzi trasmette una relazione scritta al MIMIT, il quale può, con proprio decreto, attivare lo speciale regime di controllo della filiera dei carburanti già istituito dall'articolo 1, comma 3, DL n. 33 del 2026. Si tratta di un meccanismo di allerta in due fasi (valutazione tecnica del Garante più eventuale attivazione ministeriale) che non comporta un intervento automatico sui prezzi.
Ancora, l'articolo 8-ter, introdotto al Senato, riconosce alle imprese agricole un credito d'imposta fino al 20 per cento della spesa per acquisto di gasolio e benzina effettuato nel mese di marzo 2026, nel limite massimo di 30 milioni di euro. Non concorre alla formazione del reddito né alla base IRAP e le modalità attuative sono demandate a un decreto interministeriale MASAF-MEF entro il 3 maggio 2026.
L'articolo 8-quater, elaborato al Senato, eleva dal 10 al 20 per cento (30 per cento per le PMI) la componente a fondo perduto dei finanziamenti agevolati del cosiddetto Fondo 394 per le imprese italiane operanti sui mercati esteri che abbiano subito impatti negativi dal rincaro energetico o dalla contrazione del fatturato/flussi di cassa connessa al conflitto nel Golfo Persico. Accesso condizionato alla presentazione della domanda entro il 31 dicembre 2026 e alla destinazione verso transizione digitale o ecologica. Le erogazioni sono autorizzate nel limite di 160 milioni per il 2026 e 140 milioni per il 2027, a valere sul Fondo per la promozione integrata.
L'articolo 9, ai commi 1 e 2, ripropone per l'anno 2026 (dal 28 marzo al 31 dicembre) l'esenzione dalla ritenuta del 20 per cento sui premi erogati agli atleti partecipanti a manifestazioni sportive dilettantistiche, con soglia di 300 euro per soggetto e per sostituto d'imposta. Analoga disposizione era già vigente per l'anno 2024.
Introdotto al Senato, l'articolo 9, comma 2-bis, aggiorna il riferimento soggettivo ai fini dell'applicazione della detassazione dei proventi commerciali, sostituendo il riferimento alle "associazioni sportive dilettantistiche" con quello alle ASD e SSD di cui all'articolo 6, comma 1, lettere a), b) e c), del decreto legislativo n. 36 del 2021, in coerenza con il riordino della normativa sportiva.
I commi 1 e 2 dell'articolo 10 prevedono che per i carichi affidati ad AER dopo l'8 agosto 2024 e per i quali sia già decorso il termine di 24 mesi dalla presa in carico, la richiesta di riconsegna anticipata possa essere esercitata entro sei mesi dalla pubblicazione del decreto ministeriale di cui all'articolo 3 del decreto legislativo n. 110 del 2024 (non ancora emanato). La norma risponde alla complessità tecnica degli applicativi informatici necessari per la concreta attuazione. La medesima disposizione è replicata nell'articolo 211 del decreto legislativo n. 33 del 2025, applicabile dal 1° gennaio 2027. Il comma 2-ter, introdotto al Senato, prevede che le fattispecie per la diversificazione delle aliquote IMU possano essere modificate con decreto del Ministero (in luogo del decreto del Ministro), in continuità con la lettera dell'articolo 1, comma 756, legge n. 160 del 2019.
Predisposto al Senato, l'articolo 10, comma 2-bis, stabilisce che la perdita dei benefici della “Rottamazione-quinquies” non si verifica qualora il versamento dell'unica rata o dell'ultima rata avvenga con un ritardo non superiore a cinque giorni. La disposizione introduce un margine di tolleranza che non era previsto per le scadenze intermedie (per le quali permane la decadenza in caso di mancato pagamento di due rate, anche non consecutive).
L'articolo 10-bis, introdotto al Senato, modifica organicamente la disciplina dell'imposta provinciale di trascrizione. Tra le principali novità troviamo: l'applicazione dell'imposta alle registrazioni nel sistema informativo del PRA ai sensi dell'articolo 93-bis del codice della strada; specifiche regole per le imprese di noleggio con sede legale distinta dalla sede di gestione ordinaria; l'obbligo per i soggetti già iscritti alla CCIAA di aggiornare il REA entro 90 giorni dall'entrata in vigore; l'introduzione di un termine di decadenza quinquennale per l'accertamento e di un termine biennale per il rimborso; l'accesso gratuito delle province e città metropolitane alle banche dati del PRA e della motorizzazione civile (con modalità da definire con decreto MIT entro il 31 dicembre 2026).
Istituito anche questo al Senato, l'articolo 10-ter elimina dal comma 3, articolo 156, del decreto legislativo n. 152 del 2006 (Codice dell'ambiente) la possibilità di riscossione volontaria della tariffa del SII tramite modello F24 previa convenzione con l'Agenzia delle entrate. Rimane possibile l'affidamento della riscossione a soggetti iscritti all'Albo dei gestori dell'accertamento e della riscossione dei tributi locali.
Ancora, l'articolo10-quater, sempre introdotto al Senato, proroga al 31 dicembre 2026 l'operatività della normativa regionale vigente al 31 dicembre 2025 per le regioni che avevano adeguato la propria legislazione regionale alla data di decorrenza originariamente prevista (1° gennaio 2026) dei testi unici tributari, la cui entrata in vigore è stata differita al 1° gennaio 2027 dal DL n. 200 del 2025.
L'articolo 10-quinques, inserito dal Senato, consente a regioni ed enti locali di estendere la definizione agevolata (rottamazione quinquies) ai carichi affidati dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, tramite provvedimento adottato nell'esercizio della propria autonomia impositiva, entro il 30 giugno 2026. Il calendario procedurale prevede: disponibilità dei dati ai debitori dal 15 settembre 2026; adesione entro il 31 ottobre 2026; comunicazione dell'agente della riscossione entro il 31 dicembre 2026; pagamento in unica soluzione entro il 31 gennaio 2027 o in 54 rate bimestrali. Sono esclusi i debiti da condanne della Corte dei conti.
L'articolo 11 ripristina retroattivamente (dal 1° gennaio 2026) il regime previgente in materia di tassazione di dividendi e plusvalenze, abrogando le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2026. In particolare, vengono eliminati: il requisito dimensionale del 5 per cento di partecipazione (o valore fiscale di 500.000 euro) ai fini del regime di esclusione dei dividendi (41,86 per cento per i soggetti Irpef; 95per cento per i soggetti Ires) e del regime di esenzione delle plusvalenze (PEX); il medesimo requisito per l'applicazione della ritenuta dell'1,20 per cento sui dividendi corrisposti a società non residenti UE/SEE.
L'articolo 12 eleva da 110 a 118 euro l'imposta di bollo sugli estratti conto e rendiconti di conti correnti intestati a soggetti diversi dalle persone fisiche (circa 2,1 milioni di soggetti tra società di capitali e di persone). La decorrenza è fissata agli estratti conto e rendiconti emessi dal 28 marzo 2026. La norma interviene sulla Tariffa allegata al DPR n. 642 del 1972 e, in coordinamento, sull'Allegato 3 del decreto legislativo n. 123 del 2025 applicabile dal 1° gennaio 2027 e il 12-bis interpreta in maniera autentica l'articolo 35, comma 11, terzo periodo, della legge n. 182 del 2025 (Riordino ACI): si chiarisce quindi che il trasferimento della proprietà degli immobili all'ACI nell'ambito della liquidazione della società in-house “ACI Progei SpA” è esente non solo dalle imposte indirette già elencate nella norma originaria, ma anche da qualsiasi imposta diretta e da ogni altro tributo o diritto. Sono esclusi rimborsi di imposte o versamenti già effettuati.
L'articolo 12-bis, istituito nel corso dell'esame presso il Senato, stabilisce che il trasferimento della proprietà di beni immobili all'Automobile Club d'Italia nel contesto dell'operazione di liquidazione della società in-house “ACI Progei-Programmazione e gestione impianti e immobili Società per Azioni” è esente da qualsiasi imposta diretta e indiritta, tributo o diritto.
Continuando nell'esame del provvedimento, l'articolo 13 ai commi 1 e 4 posticipa dall'anno 2026 all'anno 2028 l'applicazione della disciplina dei limiti alle assunzioni a tempo indeterminato (cosiddetta riduzione del turn-over al 75 per cento) per le fondazioni lirico-sinfoniche, i teatri nazionali e i teatri di rilevante interesse culturale.
Mentre l'articolo 13, comma 2, proroga al 2026 (con riferimento al triennio 2023-2025) il meccanismo di riparto della quota del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo destinata alle fondazioni lirico-sinfoniche sulla base delle medie percentuali storiche, in attesa di una riforma organica della normativa di settore
L'articolo 13, commi 3 e 4, proroga al 31 dicembre 2026 l'operatività della CONSAP nella gestione delle garanzie statali sui finanziamenti a imprese danneggiate dai terremoti del 2012 e del 2016.
E l'articolo 14, ai commi 1 e 2, riduce da 6 a 2 punti percentuali la maggiorazione del tasso di interesse di differimento e di dilazione per il versamento rateale dei debiti contributivi dovuti agli enti previdenziali (INPS). Il tasso di base rimane ancorato al tasso BCE (attualmente 2,15 per cento). La disposizione si applica ai nuovi piani di rateazione notificati dal 28 marzo 2026 in poi.
L'articolo 14, commi 3 e 4, autorizza le rappresentanze diplomatico-consolari e le altre strutture pubbliche italiane in Tunisia ad assumere direttamente, con contratti locali, personale per vigilanza, pulizia e manutenzione degli immobili, in risposta alla nuova normativa tunisina che vieta l'appalto di servizi ad alta intensità di lavoro. A tale personale non si applica la disciplina degli impiegati a contratto né il computo ai fini della concessione della cittadinanza.
Sempre inserito al Senato, l'articolo 14-bis, prevede per il personale non dirigente delle regioni e province autonome coinvolto nelle attività di verifica, controllo e riscossione dei tributi un incremento della quota di performance nell'ambito della contrattazione integrativa, nel limite del 30 per cento del trattamento tabellare individuale annuo lordo. Il beneficio è riconosciuto a valere sulle risorse del Fondo risorse decentrate, senza nuovi oneri a carico del bilancio statale.
Anche l'articolo 14-ter, adottato al Senato, integra risorse finanziarie a copertura dal 2027 degli oneri per l'istituzione dell'ufficio per la filiera del florovivaismo
Mentre l'articolo 15 modifica l'articolo 24-bis del DL n. 237 del 2016 con le seguenti novità: l'aggiornamento dei principi ispiratori della Strategia nazionale per l'educazione finanziaria con inclusione di standard qualitativi e indipendenza dei soggetti operanti; l'incremento da 11 a 12 dei componenti del Comitato con inserimento di un rappresentante della Guardia di finanza; la facoltà di avvalersi di consulenti esterni (compenso massimo 30.000 euro annui pro capite, nel limite complessivo di 180.000 euro); l'estensione del coinvolgimento delle associazioni rappresentative degli educatori finanziari e degli operatori/utenti bancari e assicurativi; la possibilità del MLPS di stipulare accordi per promuovere l'educazione finanziaria nei luoghi di lavoro. Nessun onere aggiuntivo entro il limite di spesa vigente (1 milione annuo). L'articolo 15-bis aggiorna il comma 4 dell'articolo 15 del DL n. 179 del 2012 sostituendo il riferimento alle “carte prepagate” con la più ampia nozione di “moneta elettronica”, ricomprendendovi tutti gli strumenti di moneta elettronica emessi dagli istituti di moneta elettronica, in coerenza con l'evoluzione del mercato dei pagamenti digitali. L'articolo 15-ter interpreta autenticamente l'articolo 14, comma 6, del DL n. 25 del 2025 (legge n. 69 del 2025): chiarisce che per "personale della scuola" ai fini della gara Consip per la polizza sanitaria integrativa si intendono il personale docente (incluso di religione cattolica), educativo, ATA, i dirigenti scolastici e il personale del MITE in servizio a qualsiasi titolo. In sede di prima applicazione, i criteri di accesso sono definiti dalla contrattazione integrativa del solo comparto istruzione e ricerca.
L'articolo 16 autorizza una spesa di 1,6 milioni di euro per il 2026 a valere sulle risorse stanziate per il recepimento della direttiva (UE) 2024/2841 (delega di cui all'articolo 17, legge n. 91 del 2025), nelle more dell'adozione del decreto legislativo attuativo, per garantire la continuità del servizio di emissione della Carta europea della disabilità gestito dall'INPS. Successivamente l'articolo 17 autorizza una spesa di 500.000 euro annui dal 2026 in favore dell'Avvocatura dello Stato per il pagamento delle spese processuali, incluso il contributo unificato, per conto degli enti patrocinati, al fine di garantire il rispetto delle tempistiche processuali.
L'articolo 17-bis, introdotto al Senato, proroga al 31 maggio 2026 (in luogo del 30 aprile) il termine per la deliberazione del rendiconto di gestione 2025 per tutti gli enti locali situati nelle Regioni colpite da eccezionali eventi meteorologici nel 2026, in conseguenza dei quali è stato dichiarato lo stato di emergenza.
L'articolo 18 reca la copertura complessiva del provvedimento, significativamente modificata al Senato per recepire gli oneri del DL n. 42 del 2026. Gli oneri valutati ammontano a circa 401,88 milioni per il 2026 e quelli predeterminati a 2.166,25 milioni per il 2026.
Con l'articolo 18-bis, elaborato in Senato, si modifica la disciplina del rientro dal disavanzo sanitario del Molise: viene introdotta un'erogazione anticipata del 20 per cento delle risorse statali (45 milioni annui per il 2025-2026) a seguito dell'adozione del Programma operativo 2026-2028 da parte della struttura commissariale; il restante 30 per cento viene erogato entro 60 giorni dalla definitiva approvazione del Programma da parte dei Tavoli tecnici. Proroga dal 31 dicembre 2027 al 31 dicembre 2028 per il termine per il completamento della copertura del disavanzo sanitario residuo al 31 dicembre 2023.
In conclusione, dopo questa disamina dettagliata, auspico l'approvazione del provvedimento anche alla Camera dei deputati, affinché venga ridotta la pressione fiscale sui lavoratori autonomi e imprese e si semplifichi il rapporto tra fisco e contribuenti, nell'ottica del rafforzamento della competitività del sistema produttivo italiano.