CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 21 novembre 2023
204.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Lavoro pubblico e privato (XI)
COMUNICATO
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SEDE REFERENTE

  Martedì 21 novembre 2023. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO, indi della vicepresidente Tiziana NISINI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali, Claudio Durigon.

  La seduta comincia alle 15.10.

Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo.
C. 1275 Conte, C. 141 Fratoianni, C. 210 Serracchiani, C. 216 Laus, C. 306 Conte, C. 432 Orlando, C. 1053 Richetti e C. 1328 Barelli.
(Seguito esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento in oggetto, rinviato, da ultimo, nella seduta del 25 ottobre 2023.

  Walter RIZZETTO, presidente, ricorda che la Commissione prosegue l'esame in sede referente della proposta di legge C. 1275 Conte e delle abbinate proposte di legge C. 141 Fratoianni, C. 210 Serracchiani, C. 216 Laus, C. 306 Conte, C. 432 Orlando, C. 1053 Richetti e C. 1328 Barelli, in materia di giusta retribuzione e salario minimo.
  Ricorda che il seguito dell'esame in Assemblea del provvedimento in titolo, iscritto nel calendario vigente in quota opposizione, è previsto a partire da giovedì 30 novembre 2023.
  Avverte che sono state presentate 15 proposte emendative (vedi allegato) al testo della proposta di legge C. 1275.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede alla presidenza di valutare uno spostamento alla sala del Mappamondo, considerata l'importanza del dibattito odierno.

  Walter RIZZETTO, presidente, in risposta al deputato Scotto, osserva che sarà sua cura verificare se sia possibile trasferirsi alla sala del Mappamondo.
  Chiede alla relatrice e al rappresentante del Governo di esprimere il parere sulle proposte emendative presentate.

  Marta SCHIFONE (FDI), relatrice, esprime parere favorevole sull'emendamento Rizzetto 1.6, invitando al ritiro di tutte le restanti proposte emendative, sulle quali altrimenti il parere sarebbe contrario.

  Il Sottosegretario Claudio DURIGON esprime parere conforme a quello espresso dalla relatrice.

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  Arturo SCOTTO (PD-IDP) fa presente che tutto il suo gruppo intende intervenire sul complesso delle proposte emendative.

  Francesco MARI (AVS) fa presente che tutto il suo gruppo intende intervenire sul complesso delle proposte emendative.

  Maria Cecilia GUERRA (PD-IDP), dopo aver dichiarato di ritenere quantomeno paradossale intervenire sul complesso di proposte emendative destinate ad essere precluse dall'approvazione dell'emendamento Rizzetto 1.6, fa notare che l'iter di esame del provvedimento in titolo è stato paradossale e caratterizzato da continui rinvii e prese in giro, come nel caso dell'intervento del CNEL, il cui orientamento peraltro è stato infine ignorato dalla maggioranza. Ritiene che l'emendamento Rizzetto 1.6 sia un emendamento soppressivo mascherato, atteso che, senza prevedere alcun salario minimo, delega al Governo il compito di intervenire sulla materia della retribuzione dei lavoratori, peraltro attraverso principi e criteri direttivi vaghi e generici. Ritiene si sia dinanzi ad una deriva accentratrice e autoritaria che esautora il Parlamento delle sue funzioni, dal momento che si stravolge un provvedimento di iniziativa parlamentare, in quota opposizione, scaricando sul Governo il compito di intervenire. Entrando nel merito dell'emendamento Rizzetto 1.6 fa notare che esso, oltre a indebolire la contrattazione collettiva, appare incostituzionale, considerato che, oltre a recare una delega in bianco al Governo, fa riferimento ai contratti più diffusi e non a quelli sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, rischiando di legittimare la diffusione di contratti collettivi e di organismi di rappresentanza di comodo, ovvero preferiti dal datore di lavoro, nonché di contratti pirata. Rilevato, infine, che il provvedimento reca oneri che non sono in alcun modo quantificati, invita i gruppi di maggioranza ad aver più coraggio e ad assumersi la responsabilità di respingere un provvedimento che non condividono piuttosto che nascondersi dietro ad una delega in bianco.

  Chiara APPENDINO (M5S) evidenzia come l'iter di esame sinora sia stato poco serio, atteso che, tra continui rinvio e scarichi di responsabilità, come nel caso della richiesta di intervento al CNEL, si è passati da un emendamento soppressivo, non votato per evitare un problema politico con il proprio elettorato, ad un emendamento recante una delega generica, che espropria il Parlamento delle sue funzioni, violando le prerogative delle opposizioni. Nel merito fa notare che l'emendamento Rizzetto 1.6 indebolisce la contrattazione collettiva, legalizzando i contratti pirata e frammentando il Paese, con la previsione di gabbie salariali. Fa notare che la proposta di legge C. 1275, al contrario, da un lato valorizza la contrattazione collettiva, dall'altro prevede una soglia inderogabile per legge di trattamento minimo, al fine di far fronte alla drammatica situazione di diseguaglianza sociale e di povertà. Fa notare che il salario minimo è stato previsto da quasi tutti i Paesi europei, determinando vantaggi indubbi ai lavoratori e alla crescita economica. Evidenzia, infatti, che la contrattazione collettiva da sola non è sufficiente a garantire salari dignitosi, rilevando che gli stessi rinnovi contrattuali spesso si risolvono in aumenti insignificanti, come nel caso del contratto delle guardie giurate. Invita i gruppi di maggioranza a dire la verità e a esprimere chiaramente la propria contrarietà al salario minimo, smettendola di prendere in giro gli italiani.

  Walter RIZZETTO, presidente, accogliendo la richiesta formulata dal deputato Scotto, sospende brevemente i lavori per consentire di trasferirsi alla sala del Mappamondo.

  La seduta, sospesa alle 15.50, è ripresa alle 16.

  Emiliano FOSSI (PD-IDP) ritiene si sia davanti ad un comportamento della maggioranza che giudica grave sia per ragioni di metodo che di merito. Sul merito, fa notare che l'emendamento Rizzetto 1.6 non prevede alcun salario minimo, nonostante quest'ultimo sia previsto nella maggioranza dei Paesi dell'Unione europea e abbia determinato spirali virtuose per gli stipendi Pag. 130dei lavoratori e per la stessa produttività delle imprese, rappresentando anche uno strumento di contrasto alla precarietà, al lavoro nero e alla povertà. Ritiene che i gruppi di centrodestra, loro davvero con un atteggiamento ideologico, si oppongono a qualsiasi confronto su tale delicato tema, in violazione dei diritti delle minoranze e confermando la tendenza autoritaria a comprimere il dibattito e a restringere gli spazi del Parlamento, come dimostrato dai livelli inaccettabili raggiunti dalla decretazione d'urgenza e dalla produzione normativa proveniente dal Governo. Fatto notare che l'iter di esame è stata caratterizzato da continue tecniche dilatorie, evidenzia come la delega in bianco recata dall'emendamento Rizzetto 1.6 rappresenta l'ennesimo tentativo di prendere tempo, senza alcun rispetto per i milioni di lavoratori sotto la soglia di povertà.

  Dario CAROTENUTO (M5S) ritiene che i gruppi di maggioranza sostengano un Governo classista e rappresentino una casta autoreferenziale che, invece di sostenere i salari dei lavoratori, restringono, con spirito autoritario, il confronto parlamentare, preoccupandosi esclusivamente di offrire vantaggi a manager e personalità vicine all'Esecutivo. Ritiene paradossale che il presidente della Commissione, che dovrebbe svolgere un ruolo imparziale, sia primo firmatario di un emendamento, di cui è chiamato, peraltro, a valutare l'ammissibilità. Evidenzia che tale proposta emendativa reca una delega in bianco incostituzionale, che non offrirà alcuna soluzione al problema del lavoro povero. Fa notare che tale proposta emendativa interviene esclusivamente sulla contrattazione collettiva, che da sola, a suo avviso, non è in grado di dare dignità la lavoro, come dimostra il caso di alcuni rinnovi contrattuali riguardanti, ad esempio, i settori della logistica, anche tenuto conto della diffusione dei contratti pirata. Ritiene che la maggioranza non fa altro che attuare politiche che favoriscono le disuguaglianze sociali e la povertà, come testimoniato dall'eliminazione del reddito di cittadinanza, evidenziando che il salario minimo, che è previsto in gran parte dei Paesi europei, rappresenterebbe un valido strumento di tutela dei redditi dei lavoratori e di contrasto alle tendenze inflattive.

  Bruno TABACCI (PD-IDP) ritiene atipico che un presidente di Commissione, che dovrebbe essere al di sopra delle parti, sia il primo firmatario di una proposta emendativa di così ampia portata. Fa notare che è in atto uno squilibrio dei poteri a favore del Governo e a scapito del Parlamento, sempre più esautorato, come testimoniato dal ricorso alla decretazione d'urgenza, che ha raggiunto ormai livelli inaccettabili.
  Entrando nel merito delle questioni, ritiene che la previsione di un salario minimo sia positiva in quanto la contrattazione collettiva non è sufficiente a garantire livelli salariali dignitosi. Ritiene che la situazione sociale ed economica del Paese richieda riforme serie, tenuto conto delle tendenze dell'inflazione, del calo dei consumi e dei bassi livelli di crescita. Fa notare che il Governo invece ha presentato un disegno di legge di bilancio inadeguato e privo di coperture certe, non garantendo, peraltro, trasparenza sull'attuazione del PNRR, da cui deriva la spinta alla crescita del Paese. Ritiene che i gruppi di maggioranza avrebbero fatto meglio a sopprimere il testo in esame piuttosto che presentare un emendamento discutibile, che peraltro prevede misure potenzialmente dannose, come l'introduzione di gabbie salariali.

  Walter RIZZETTO, presidente, in risposta ad alcune questioni sollevate nel dibattito odierno, ritiene legittimo che anche un presidente di Commissione possa sottoscrivere o presentare proposte emendative, come nel caso dell'emendamento 1.6, nel quale è confluito il consenso di tutti i gruppi di maggioranza.

  Nicola FRATOIANNI (AVS), ricollegandosi a quanto testé affermato dal presidente, fa notare che non è in discussione l'applicazione di una norma regolamentare, quanto l'opportunità politica che un presidente di Commissione, chiamato a svolgere un ruolo imparziale, sottoscriva un Pag. 131simile emendamento. Fa notare che sul tema del salario minimo i gruppi di maggioranza continuano a sottrarsi al confronto, timorosi di perdere i consensi del proprio elettorato, preferendo scaricare le responsabilità sul Governo attraverso una delega vaga, che offende il ruolo del Parlamento e i diritti delle opposizioni. Ritiene sia in atto una tendenza autoritaria sempre meno rispettosa del dialogo parlamentare, come testimoniato dalle recenti proposte di riforma costituzionale e dal ricorso alla decretazione d'urgenza, ormai a livelli mai raggiunti in passato. Evidenzia come i gruppi di maggioranza, piuttosto che preoccuparsi di fronteggiare il fenomeno del lavoro povero, presentano una proposta di modifica divisiva del Paese, contemplando l'introduzione delle gabbie salariali e mettendo in discussione i diritti universali. Ritiene che tali gruppi di maggioranza dovrebbero avere il coraggio di dire chiaramente che non intendono intervenire a sostegno dei milioni di lavoratori con redditi al di sotto della soglia di povertà.

  Antonino IARIA (M5S) stigmatizza l'operato di Governo e maggioranza che, fin dalla campagna elettorale, hanno creato un conflitto tra percettori del reddito di cittadinanza e lavoratori «poveri»; peraltro, le stesse forze politiche di maggioranza hanno, di fatto, rinunciato al confronto parlamentare su un tema – il salario minimo – decisivo per migliorare le condizioni di vita di milioni di lavoratori, il cui disagio sociale costituisce uno degli aspetti più preoccupanti nel contesto di degrado sociale di gran parte delle periferie italiane, dove lo Stato è sostituito da organizzazioni criminali che spesso reclutano la manovalanza proprio all'interno di queste aree di miseria.
  Associandosi alle considerazioni dei colleghi che lo hanno preceduto, sottolinea che il salario minimo contribuisce ad aumentare il potere di acquisto delle persone e quindi il prodotto interno lordo; è quindi del tutto incomprensibile la scelta delle forze di maggioranza di rinunciare a questo strumento, che peraltro comporterebbe oneri minimi per le casse dello Stato. Inoltre, la scelta di delegare al Governo la disciplina di questa materia contribuisce a svilire ulteriormente ruolo del Parlamento, le cui prerogative sono già fortemente limitate dall'uso spregiudicato della decretazione di urgenza.
  Rileva, infine, che la diffidenza nei riguardi del salario minimo smentisce palesemente la retorica della maggioranza sul primato della famiglia, dal momento che proprio la precarietà del lavoro priva i giovani dei mezzi necessari a costruirsi un futuro. Resta da chiarire, a suo avviso, quale sia l'interesse che muove le forze di Governo, dal momento che la maggioranza degli elettori, anche tra le file di centrodestra, è favorevole all'introduzione di tale misura.

  Debora SERRACCHIANI (PD-IDP), ribadendo che il salario minimo è sostenuto dal 73 per cento degli italiani e dal 57 per cento degli elettori di centrodestra, stigmatizza la scelta della maggioranza di eludere il confronto sulla proposta unitaria dell'opposizione, delegando al Governo il compito di disciplinare la materia. A suo avviso, tale scelta non è coerente con gli obblighi imposti al nostro Paese dalla direttiva (UE) 2022/2041, relativa a salari minimi adeguati nell'Unione europea, nonché dall'articolo 36 della Costituzione, in base al quale «il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitoso».
  Rilevando che il decreto-legge n. 48 del 2023 ha contribuito ad aggravare la vulnerabilità dei lavoratori, prevedendo la negoziazione diretta con il datore di lavoro in caso di assenza di un contratto collettivo, ricorda che attualmente ben quindici contratti collettivi nazionali prevedono un salario minimo sotto i nove euro; a ciò si aggiungono i circa 3,5 milioni di lavoratori del tutto privi di un contratto collettivo che li tuteli. A fronte di questa oggettiva emergenza sociale, la maggioranza, di fatto, rinuncia ad intervenire e non si occupa neanche di introdurre una disciplina sulla rappresentanza sindacale, che è il presupposto per garantire una contrattazione equa ed efficace: si dimostra, dunque, incapace Pag. 132di sviluppare una iniziativa autonoma e del tutto prona ai diktat del Governo, che peraltro è poco credibile nei tavoli di negoziato europeo e artefice di una legge di bilancio priva di strategie efficaci per promuovere la crescita a medio lungo termine. Al riguardo, osserva che, al contrario delle promesse fatte in campagna elettorale, tale legge di bilancio peggiora significativamente la condizione di diverse categorie di pensionati e pensionandi.

  Patty L'ABBATE (M5S) osserva che i gruppi di maggioranza stanno per affossare colpevolmente una proposta di legge che interviene a favore dei lavoratori, i cui salari, sottoposti alla pressione dell'inflazione, hanno raggiunto livelli inaccettabili. Ritiene che il salario minimo, a differenza di quanto sostengono i gruppi della maggioranza, produce effetti benefici sia ai lavoratori, sia alle imprese, stimolando la produttività e l'innovazione delle aziende, come sostenuto anche da eminenti professori di economia. Fa notare, inoltre, che la previsione del salario minimo, primo tassello di una serie di riforme da attuare, rappresenta un valido strumento di politica industriale suscettibile di ridurre la precarietà del lavoro e di arginare fenomeni di stagnazione economica.

  Mauro Antonio Donato LAUS (PD-IDP) evidenziato come non vi sia stato alcun intervento, né da parte della relatrice, né da parte di altri di altri esponenti di maggioranza, volto a illustrare il contenuto dell'emendamento Rizzetto 1.6, stigmatizza una simile mancanza di confronto, messa in campo in violazione dei diritti delle minoranze. Ricorda che il tema del salario minimo è da tempo a cuore sia del PD sia del M5S, nonostante non sia stato possibile, in passato, perfezionare un intervento sul tema a causa degli equilibri della maggioranza nella passata legislatura. Ritiene che la maggioranza, attraverso la previsione di una delega in bianco, non faccia altro che prendere altro tempo, rimettendo ad altri la responsabilità di un intervento sulla materia. Esprime forti perplessità sulla formulazione dell'emendamento Rizzetto 1.6, facendo notare che una reale e seria promozione della contrattazione collettiva non può che derivare dall'attuazione dell'articolo 39 della Costituzione, non certo dalla previsione di una delega generica al Governo. Ritiene urgente intervenire prevedendo un salario minimo, al fine di contrastare il lavoro povero.

  Enrico CAPPELLETTI (M5S) contesta le affermazioni degli esponenti dei gruppi di maggioranza rilasciate agli organi di stampa, che parlano di battaglia ideologica sul salario minimo. Fa notare piuttosto che è in gioco l'attuazione dell'articolo 36 della Costituzione, al fine di garantire salari dignitosi ai milioni di lavoratori alle soglie della povertà. Ricorda che il suo gruppo lotta per il salario minimo da un decennio e che la stessa Lega, oggi contraria, lo prevedeva come primo punto del suo programma alle elezioni politiche del 2018. Ritiene che il salario minimo non determini alcun livellamento verso il basso dei salari, facendo piuttosto notare che il testo della proposta di legge C. 1275 fa salvi i trattamenti di maggior favore previsti dalla contrattazione collettiva. Ritiene in ogni caso che la contrattazione collettiva, da sola, non basti a salvaguardare i livelli salariali, come dimostrano i rinnovi contrattuali di alcune categorie, nell'ambito della vigilanza privata. Ritiene che la previsione di un salario minimo rientri in un modello di sviluppo intrapreso dalla maggior parte dei Paesi europei, potenzialmente in grado di aumentare la competitività delle imprese e l'innovazione.

  Walter RIZZETTO, presidente, considerata l'imminente ripresa dei lavori dell'Assemblea, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 18.30.