CAMERA DEI DEPUTATI
Martedì 18 luglio 2023
144.
XIX LEGISLATURA
BOLLETTINO
DELLE GIUNTE E DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
Lavoro pubblico e privato (XI)
COMUNICATO

TESTO AGGIORNATO AL 19 LUGLIO 2023

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SEDE REFERENTE

  Martedì 18 luglio 2023. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO, indi della vicepresidente Tiziana NISINI. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Claudio Durigon.

  La seduta comincia alle 9.30.

Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo.
C. 1275 Conte, C. 141 Fratoianni, C. 210 Serracchiani, C. 216 Laus, C. 306 Conte, C. 432 Orlando e C. 1053 Richetti.
(Seguito esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella seduta del 12 luglio 2023.

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  Walter RIZZETTO, presidente, dopo aver dato conto delle sostituzioni, ricorda che l'avvio della discussione in Assemblea del provvedimento in titolo, iscritto nel calendario vigente in quota opposizione, è previsto a partire da venerdì 28 luglio 2023.
  Ricorda altresì che nella precedente seduta la Commissione ha adottato come testo base, con il consenso dei gruppi di opposizione interessati, il testo della proposta di legge C. 1275.
  Avverte che sono state presentate 12 proposte emendative (vedi allegato 1) al testo della medesima proposta di legge C. 1275.
  Avverte altresì che il deputato Magi ha ritirato le proposte emendative a propria firma 2.2, 4.2 e 4.01.
  Comunica che è stata avanzata la richiesta che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante l'impianto audiovisivo a circuito chiuso. Non essendovi obiezioni, ne dispone l'attivazione.
  Chiede alla relatrice e al rappresentante del Governo di esprimere il parere sulle proposte emendative presentate.

  Marta SCHIFONE (FDI), relatrice, esprime parere favorevole sull'emendamento Zurzolo 1.3 e invita al ritiro di tutte le restanti proposte emendative, sulle quali altrimenti il parere sarebbe contrario.

  Il sottosegretario Claudio DURIGON esprime parere conforme a quello espresso dalla relatrice.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede sia assicurato lo svolgimento di interventi sul complesso delle proposte emendative.

  Walter RIZZETTO, presidente, chiede se vi siano interventi sul complesso delle proposte emendative.

  Valentina BARZOTTI (M5S), intervenendo sul complesso delle proposte emendative, giudica grave che la maggioranza, compiendo uno sgarbo istituzionale lesivo della dialettica democratica, si sottragga ad una discussione sul merito e presenti un emendamento soppressivo dell'intero articolato di una proposta di legge in quota opposizione che interviene sul tema delicato del salario minimo, riguardante oltre 4 milioni di lavoratori poveri. Nel merito evidenzia come il testo in esame interviene a restituire dignità a milioni di lavoratori, rispetto ai quali la contrattazione collettiva spesso non riesce a fornire le risposte necessarie, come dimostra il caso della categoria delle guardie giurate, il cui contratto collettivo, in attesa di rinnovo da anni, viene ridiscusso oggi sulla base di paghe orarie molto basse. Fa notare, peraltro, che sono in gioco anche le condizioni di sicurezza di lavoratori che, a fronte di salari bassi, sono costretti a turni di lavoro straordinario massacranti. Non comprende come la maggioranza possa essere contraria a certe tematiche, ricordando come in passato lo stesso presidente Rizzetto ha intrapreso battaglie politiche sul salario minimo, presentando atti di indirizzo al riguardo. Stigmatizza l'atteggiamento di un Governo che non si occupa del tema e, attraverso suoi esponenti di vertice, rilascia dichiarazioni discutibili, offensive dei lavoratori, non cogliendo l'occasione di intervenire su un tema richiesto a gran voce dal mondo del lavoro.

  Walter RIZZETTO, presidente, in risposta alla deputata Barzotti, ricorda che l'atto di indirizzo da lei richiamato, presentato in una precedente legislatura, affrontava sia la questione delle gare al massimo ribasso sia quella della mancata copertura di alcuni settori da parte della contrattazione collettiva. Ricorda altresì che, in quella occasione, nonostante la buona volontà dei gruppi, non si riuscì a trovare un compromesso ragionevole, a fronte della contrarietà di esponenti di Governo di schieramenti che, oggi, dall'opposizione sostengono altro.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP) invita i gruppi di maggioranza a ritirare l'emendamento soppressivo Zurzolo 1.3, accettando di confrontarsi sul merito su una questione importante che riguarda milioni di lavoratori che vivono in condizioni di povertà. RilevatoPag. 132 che i gruppi di opposizione hanno saputo trovare una intesa unitaria sul punto, fa notare che si sarebbe aspettato bel altra disponibilità al confronto dalla maggioranza e dallo stesso Governo. Ritiene che l'esame di una proposta di legge d'iniziativa parlamentare, promossa dalle opposizioni, costituisca l'occasione giusta per rivendicare un ruolo da protagonista del Parlamento, che possa contrapporsi virtuosamente ad un'attività legislativa del Governo compulsiva dominata dalla decretazione d'urgenza blindata dallo strumento della fiducia parlamentare. Fatto notare che lo stesso rappresentante del Governo si è limitato a conformarsi al parere della relatrice senza neanche fornire motivazioni, evidenzia che sinora l'attività dell'Esecutivo si è contraddistinta per l'introduzione di misure negative per il mercato del lavoro, come quelle volte a liberalizzare i contratti a termine attraverso l'eliminazione delle causali e a prevedere la decontribuzione del lavoro straordinario nel settore del turismo a carico della fiscalità generale. Evidenzia inoltre che l'Esecutivo, che preannuncia misure di crescita dai costi incerti e incentiva l'evasione fiscale, sembra ossessionato dalle questioni migratorie non rendendosi conto che sono gli stessi italiani che ormai emigrano all'estero alla ricerca di stipendi dignitosi. Pur riconoscendo che la responsabilità di alcuni elementi di criticità del mondo del lavoro non sia ascrivibile solo al Governo attuale, ritiene ormai doveroso intervenire per sancire per legge che retribuire un lavoratore sotto i 9 euro è illegale ed equivale ad un suo sfruttamento.

  Francesco MARI (AVS) evidenzia come la presentazione dell'emendamento Zurzolo 1.3 confermi come vi siano due visioni contrapposte sul mercato del lavoro. Da un lato si pone chi, con il provvedimento in esame, intende, dopo anni di riforme peggiorative del mercato del lavoro, introdurre una misure migliorativa delle condizioni dei lavoratori; dall'altro si collocano il Governo e la maggioranza, la cui volontà è quella di precarizzare ulteriormente i rapporti di lavoro, diminuire il costo per le aziende, garantire indulgenza sotto il profilo fiscale, adottare misure che mal si conciliano con la dimensione medio piccola del sistema produttivo italiano. Ritiene che l'introduzione del salario minimo, prima tappa di un percorso di crescita che deve coinvolgere l'adozione di altre misure, oltre a sostenere i lavoratori, ormai alle soglie della povertà, possa contribuire a determinare una selezione positiva delle aziende, alimentando una competizione sana. Sarebbe grave, a suo avviso, sottrarsi al confronto su tali sfide. Ricorda, peraltro, che gli stessi auditi, a parte l'eccezione rappresentata da alcuni soggetti, più vicini alla maggioranza e agli interessi di alcune categorie, hanno ben rappresentato le problematiche dei bassi stipendi.

  Walter RIZZETTO, presidente, pur comprendendo la natura ostruzionistica di alcuni interventi, ritiene opportuno fare chiarezza su talune questioni sinora evocate. In risposta al deputato Mari, ricorda, ad esempio, che gran parte delle audizioni sul tema del salario minimo sono state richieste dai gruppi di opposizione, e che i soggetti auditi hanno espresso un parere, anche critico, sui provvedimenti in titolo, scevro da qualsiasi tipo di condizionamento.

  Davide AIELLO (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, ritiene ingeneroso e poco rispettoso della dialettica parlamentare che il presidente, che dovrebbe piuttosto svolgere un ruolo terzo e imparziale, garantendo un confronto il più possibile ampio, parli di ostruzionismo delle opposizioni già dopo poche ore di inizio della discussione su un provvedimento così delicato. Fa notare che i gruppi di opposizione, che hanno trovato la sintesi dopo un lungo confronto di merito, si aspetterebbero un dialogo più costruttivo da parte della maggioranza e del Governo, ricordando che la stessa Ministra Calderone aveva da ultimo manifestato segnali di apertura.

  Walter RIZZETTO, presidente, in risposta al deputato Aiello, assicura che con il suo intervento non intendeva certo mettere in discussione la libertà di espressione dei gruppi di opposizione. Evidenzia, tuttavia, Pag. 133come il grado di partecipazione di certi gruppi al tema non sempre sia stato elevato, soprattutto durante lo svolgimento in Commissione di alcune audizioni.

  Mauro Antonio Donato LAUS (PD-IDP), pur comprendo le visioni politiche contrapposte, invita i gruppi di maggioranza a confrontarsi sul merito, accettando di risolvere alcune indiscutibili disfunzioni del mercato del lavoro. Dopo aver ricordato che il suo gruppo, in passato, pur avendo avuto responsabilità di Governo, non ha potuto agire come avrebbe voluto in tale ambito, dovendosi confrontare con le visioni di altri schieramenti politici facenti parte dell'allora maggioranza, fa notare come un intervento sul salario minimo sia ormai improcrastinabile e prescinda da logiche politiche. Si tratta, a suo avviso, di assicurare condizioni dignitose ai lavoratori, nel rispetto dell'articolo 36 della Costituzione, e di tutelare gli stessi operatori economici, ponendo fine una volta per tutte al cortocircuito determinato nel sistema produttivo e del lavoro dall'incertezza di certe regole – ad esempio sul tema degli appalti e delle gare al massimo ribasso – che è suscettibile di alimentare un infinito contenzioso amministrativo e giuslavoristico. Invita i gruppi di maggioranza a ritirare l'emendamento Zurzolo 1.3 e a confrontarsi sul merito.

  Antonio D'ALESSIO (A-IV-RE) si dichiara amareggiato dall'emendamento Zurzolo 1.3 che sopprime il dibattito a monte e quindi rappresenta una sconfitta per tutti: ritiene infatti che evitando di entrare nel merito della questione si penalizzi, essenzialmente, il Paese.
  Intende anche evidenziare che esprime la posizione politica della componente del suo gruppo facente riferimento ad Azione, in quanto sulla tematica Italia Viva ha posizioni e visioni diverse. Osserva, peraltro, che spesso il terzo polo ha espresso posizioni distoniche rispetto alle altre opposizioni ma, sottolinea, su questo tema ha cercato di trovare uno sforzo di comune coordinamento politico per senso di responsabilità verso i lavoratori, sforzo che ha provocato, appunto, posizioni differenziate non solo all'interno del gruppo ma anche delle sue singole componenti politiche.
  Fa presente che la proposta di legge presentata dalla sua parte politica era quella che, in un certo senso, affrontava problematiche in modo più semplice e comunque non presentava aspetti gravosi a carico delle imprese. Ricorda quindi che proprio l'importanza della tematica ha indotto le forze politiche di opposizione a lavorare ad una sintesi comune, cosa che si aspettava anche dal Governo e che ritiene sarebbe stato un messaggio forte per i lavoratori: avrebbe significato che le istituzioni si impegnano a trovare soluzioni ai problemi dei lavoratori. Si rammarica che tutto questo lavoro politico si dissolva perché l'emendamento soppressivo strozza, all'origine, ogni dibattito nonostante proprio al centro del dibattito mediatico, politico e del Paese sia da tempo presente la tematica del giusto salario.
  Conclude auspicando che la maggioranza muti parere e faccia un'apertura politica per affrontare questa importante tematica.

  Gianni CUPERLO (PD-IDP) rileva che negli ultimi decenni le classi dirigenti sono riuscite, anche solo inconsapevolmente ma con irresponsabilità, a svilire, fino a confonderne peculiarità e a comprometterne la dignità, la differenza tra lavoro intellettuale e lavoro manuale. Ricorda che la questione certamente affonda le radici in tempi lontani, segnalando peraltro che persino il padre di Michelangelo Buonarroti considerava all'inizio quella del figlio un'attività da spaccapietre. Ciò ha anche comportato la perdita della memoria della dignità del lavoro e del suo significato in termini anche identitari delle persone, come invece testimonia non solo la letteratura, ove nei testi, ad esempio, teatrali del personaggio si indicava anche il mestiere, ma anche la memoria di migliaia di famiglie che ancora custodiscono le medagliette o altri riconoscimenti che venivano dati ai propri padri e alle proprie madri, in occasione del pensionamento, da parte delle aziende in cui lavoravano.Pag. 134
  Evidenzia che tale perdita di memoria induce delle conseguenze concrete in termini di rappresentazione del lavoro e dei diritti ad esso connessi giacché è noto che nell'attuale mondo del lavoro si è perso il significato di parole quali diritto al congedo, anche di maternità, ovvero di altri fondamentali diritti del lavoro. Rileva, infatti, che la mancanza di certezze salariali comporta anche questa perdita di consapevolezza da parte dei lavoratori, quel concreto realismo che spingeva le famiglie ad avere fiducia nel futuro.
  Circa il merito delle considerazioni politiche sulla portata dell'emendamento soppressivo del testo, si associa a quanto già rilevato dai colleghi delle forze di opposizione che lo hanno preceduto. Intende però sottolineare che in parallelo alle considerazioni svolte in merito all'articolo 36 della Costituzione c'è anche da evidenziare che la definizione di un salario minimo rappresenterebbe anche l'introduzione di uno strumento di inclusione sociale il cui percorso, negli ultimi tempi e nonostante l'inflazione attuale, si è come rattrappito mentre ampie fette di popolazione lavorativa sprofonda in una condizione di lavoro povero.
  Rileva altresì che il salario minimo certamente migliora le condizioni dei lavoratori come nei fatti è dimostrato in quei Paesi che lo prevedono: ricorda, peraltro, che in Germania è anche adeguato all'inflazione. È dell'avviso che i contratti collettivi nazionali di lavoro italiani non siano efficaci per raggiungere quegli effetti anche perché il loro rinnovo è costantemente rallentato. Questa situazione di lavoro povero non aiuta la crescita, soprattutto in una fase di recessione, e certamente non attenua le distorsioni sociali. Crede che serva un cambiamento del modo di pensare il lavoro: fino a quando il lavoro costerà poco le imprese non saranno sensibili all'innovazione e quindi non ci saranno aumenti di produttività. Crede anche che l'ingiustizia sul piano sociale sia del tutto antieconomica.
  Ritiene che con il citato emendamento, che non esprime posizioni di merito in quanto sopprime il testo, si seppellisce il problema, si impedisce al Parlamento di fare il suo lavoro e di approdare ad una sintesi politica, e comunque si riduce lo spazio del pensiero critico mentre sarebbe preferibile dare al Paese il segnale che c'è un Parlamento che discute. Inoltre la definizione di un salario minimo sarebbe anche uno strumento di pacificazione morale considerata la vasta maggioranza che lo vede con favore e che se lo aspetta.
  Conclude ricordando che tutte le innovazioni e le riforme italiane sono state frutto di una spinta dal basso e crede che la politica non dovrebbe sottrarre tali spazi alla pubblica opinione. Invita quindi il Governo a mutare parere e far ritirare l'emendamento.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, in considerazione che quello delle opposizioni deve essere considerato un contributo plurale alla discussione, chiede alla Presidenza che gli interventi dei rappresentanti dei diversi gruppi possano essere svolti in alternanza.

  Valentina BARZOTTI (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, si associa alla richiesta dell'onorevole Scotto anche in considerazione del fatto che le richieste di intervento sono state fatte praticamente in contemporanea.

  Marco SARRACINO (PD-IDP) fa presente che la richiesta di calendarizzazione urgente della proposta di legge sul salario minimo da parte dell'opposizione non è stata frutto di un capriccio ma conseguenza dell'esistenza di una questione di emergenza salariale presente nel Paese, provocata dalla progressiva perdita del potere di acquisto ormai ultradecennale nonché, negli ultimi tempi, dalla pandemia che ha generato 250 milioni di nuovi poveri a livello mondiale.
  Osserva che, a fronte di tutto ciò, la risposta del Governo si è concretizzata nel decreto-legge del 1° maggio, che però va nel senso opposto a quanto auspicabile, visto che con esso si è smantellato il reddito di cittadinanza e si è accentuata la precarietà del lavoro attraverso l'estensione dell'utilizzoPag. 135 dei voucher. Segnala peraltro che a fronte della grande emergenza in discussione si è stati costretti anche a dover ascoltare le dichiarazioni del ministro Tajani secondo cui la soluzione non è un salario minimo ma «un salario ricco»! Osserva che se anche questa fosse la soluzione, certamente non basterebbe un intervento sul cuneo fiscale come annunciato, in quanto i numeri dicono che milioni di italiani sono al di sotto della soglia di povertà e godono di salari così bassi che a 35 anni in media percepiscono 850 euro mensili, reddito che impedisce loro anche solo di sperare di mettere su famiglia. Ricorda che la situazione è così grave che si registra un alto tasso di immigrazione dai centri urbani per fuggire dalla precarietà. Sottolinea, inoltre, che il recente rapporto SVIMEZ indica che il 25 per cento di coloro che sono al di sotto della soglia di povertà appartiene al Mezzogiorno d'Italia e ritiene che le recenti azioni del Governo, in particolare il citato decreto-legge del 1° maggio, la gestione delle PNRR e il dibattito sull'autonomia differenziata, non aiutino certamente il Sud ma che anzi dicano piuttosto che il Governo è un nemico del nostro Meridione che, peraltro, non solo vive precarie condizioni economiche ma anche socio-culturali, come dimostrato dalle recenti prove Invalsi dalle quali risulta che un giovane su due delle scuole del Sud non raggiunge sufficienti livelli di comprensione del testo in lettura.
  Associandosi a quanto espresso dall'onorevole Laus, invita quindi il Governo e la maggioranza a discutere in termini non ideologici e ad entrare nel merito delle questioni; fa altresì presente che con l'emendamento soppressivo del testo all'esame si fa torto ai 3.600.000 lavoratori poveri del nostro Paese. Ritiene quindi che il Governo dovrebbe spiegare alla pubblica opinione, ma soprattutto a questi ultimi, perché è favorevole al predetto emendamento soppressivo del testo.

  Gaetano AMATO (M5S) ritiene non sia in gioco alcuna visione contrapposta di società, non comprendendo come possa esservi divisione su un tema che riguarda milioni di lavoratori poveri. Ritiene sia doveroso intervenire prevedendo un salario minimo per legge, al pari di altri Paesi europei, colmando una lacuna ormai inaccettabile e sottraendo i lavoratori a vere e proprie forme di sfruttamento. Soffermandosi in particolare sui lavoratori dello spettacolo e del settore culturale, evidenzia che in tale ambito si registrano stipendi molto al di sotto della media nonché forme di impiego precarie e occasionali, che penalizzano in particolare donne e giovani, ai quali si nega il diritto ad un futuro e a una pensione. Fa notare che i lavoratori di tale settore sono spesso lavoratori autonomi atipici, sottoinquadrati, privi di diritti e tutele sindacali, prevalendo in tale campo il ricorso all'esternalizzazione dei servizi.

  Chiara APPENDINO (M5S) giudica impensabile che si possa esprimere contrarietà ad un provvedimento che intende riconoscere dignità al lavoro, tutelando i livelli salariali di lavoratori già messi in grave difficoltà dall'inflazione, dalla pandemia e dalle conseguenze della guerra in Ucraina. Fatto notare che in Italia gli stipendi non crescono da 30 anni, evidenzia la necessità di un intervento che salvi dalla povertà milioni di persone. Fa presente che il Governo, invece di prevedere presidi sociali adeguati, smantella quelli esistenti, come il reddito di cittadinanza, o ne prevede alcuni, come la cosiddetta social card, di dubbia efficacia e di puro stampo propagandistico. Fa notare che un intervento sul salario minimo rafforzerebbe il ruolo della contrattazione collettiva e propizierebbe una spirale virtuosa di crescita, tenuto conto che le dinamiche sindacali da sole spesso non sono sufficienti a garantire livelli salariali accettabili, come dimostrano i tanti contratti pirata vigenti e i numerosi mancati rinnovi, tra cui quello noto della categoria delle guardie giurate. Osserva che gran parte dei Paesi europei prevedono un salario minimo e la stessa Germania, introducendolo, ha potuto registrare una crescita delle dinamiche salariali e dei consumi. Oltre a prevedere interventi capaci di favorire la crescita economica, ritiene serva restituire dignità ai lavoratori, giudicando quindi inaccettabili alcune affermazioni rese alla stampa dal Ministro Tajani su tale Pag. 136argomento. Ricorda infine che il suo gruppo non è potuto intervenire in passato sul tema del salario minimo in quanto non disponeva dei numeri necessari per farlo approvare in seno al Governo.

  Marco GRIMALDI (AVS) ritiene che l'odierno dibattito possa rappresentare una bella pagine di confronto democratico, che si contrappone al modo di legiferare del Governo per decretazione d'urgenza. Evidenzia la necessità di sancire per legge come qualsiasi forma di remunerazione inferiore a una certa soglia equivalga a sfruttamento, richiamando il caso dei tanti lavoratori poveri impiegati in certi settori, tra cui i facchini e gli autisti impiegati nella logistica, nell'ambito dei quali, a causa del ricorso alle esternalizzazioni e ai contratti multiservizio, appare difficile assicurare adeguate tutele sindacali e minimi salariali dignitosi. Fa notare che i lavoratori impiegati in alcuni ambiti, ad esempio nel settore alberghiero o culturale, sono costretti a turni lunghi di straordinario pur di ricevere paghe dignitose. Evidenzia come la contrattazione collettiva non sempre garantisce tutele adeguate, a fronte di una inflazione galoppante e di contratti spesso rinnovati, e le stesse imprese preferiscono scaricare sul costo del lavoro piuttosto che investire in innovazione e ricerca.

  Andrea VOLPI (FDI) fa notare che è stata l'opposizione a non cogliere i segnali di apertura della maggioranza, forzando i tempi sulla discussione di tale provvedimento. Fa notare che i gruppi di maggioranza intendono certo confrontarsi sul merito di tale provvedimento, ma in modo adeguato e secondo un piano di riforma organico e senza strumentalizzazioni politiche, cercando di dialogare con tutti i soggetti coinvolti. Fa notare che, allo stato, lo stesso fronte sindacale appare frammentato e molti delle parti sociali coinvolte, tra cui Confindustria, hanno espresso forti perplessità su tale intervento. Evidenzia, peraltro, che l'istruttoria, che comunque ha previsto sinora ampi spazi di confronto, avrebbe dovuto prevedere una ulteriore fase supplementare, a seguito della presentazione da parte dei gruppi di opposizione di una nuova proposta di legge, sulla quale acquisire altri elementi di conoscenza. Ricordato che la proposta di legge C. 1275 è stata adottata come testo base senza obiezioni da parte della maggioranza, evidenzia come sinora ai gruppi di opposizione è stato consentito il massimo spazio di dibattito su un provvedimento in loro quota, rispetto al quale, tuttavia, i gruppi di maggioranza avevano chiesto di confrontarsi con tempi e modalità adeguate. Ritiene che il testo in esame, allo stato, rechi interventi poco efficaci e sia suscettibile di determinare divisioni nel mondo del lavoro.

  Valentina BARZOTTI (M5S) ricorda che il provvedimento in esame è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea in quota opposizione e che la sua adozione come testo base rappresentava il minimo dovuto ai gruppi di opposizione.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, rivolgendosi alla presidenza, fa presente che intende iscrivere tutti i membri del suo gruppo a parlare sul complesso delle proposte emendative presentate, anche in vista delle prossime sedute.

  Valentina BARZOTTI (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che intende iscrivere tutti i membri del suo gruppo a parlare sul complesso delle proposte emendative presentate.

  Francesco MARI (AVS), intervenendo sull'ordine dei lavori, fa presente che intende iscrivere tutti i membri del suo gruppo a parlare sul complesso delle proposte emendative presentate.

  Walter RIZZETTO, presidente, fa presente che, ai sensi del comma 1, primo periodo, dell'articolo 36 del Regolamento, i deputati che intendono parlare in una discussione devono iscriversi entro il giorno in cui questa ha inizio ed hanno parola nell'ordine dell'iscrizione. Fatto notare che i diversi deputati ancora iscritti a parlare sul complesso delle proposte emendative Pag. 137potranno intervenire nella prossima seduta, avverte, in ogni caso, che le modalità di prosecuzione dell'iter potranno essere definite in una prossima riunione dell'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi.
  Rinvia quindi il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 13.35.

SEDE CONSULTIVA

  Presidenza del presidente Walter RIZZETTO.

  La seduta comincia alle 13.35.

Disposizioni per la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone che sono state affette da malattie oncologiche.
Testo unificato C. 249 e abb.
(Parere alla XII Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).

  La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

  Tiziana NISINI (LEGA), relatrice, osserva che la Commissione è chiamata a esprimere alla Commissione XII (Affari sociali) il parere di competenza sul testo unificato – adottato come testo base nella seduta del 28 giugno 2023 – delle proposte di legge C. 249 Marrocco, C. 413 Boschi, C. 690 Rizzetto, C. 744 Bicchielli, C. 885 Furfaro, C. 959 Sportiello, C. 1013 Gardini, C. 1066 CNEL, C. 1182 Panizzut e C. 1200 Zanella, recante disposizioni per la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone che sono state affette da malattie oncologiche, come risultante dagli emendamenti approvati in sede referente.
  Tale proposta introduce disposizioni volte ad assicurare che alla guarigione clinica della persona corrisponda la possibilità di esercitare i propri diritti in condizioni di eguaglianza rispetto al resto della popolazione, con particolare riferimento all'accesso ai servizi finanziari, bancari e assicurativi, alle procedure di adozione di minori, all'accesso alle procedure concorsuali, al lavoro e alla formazione professionale. La proposta è diretta a recepire le istanze della Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2022 sul rafforzamento dell'Europa nella lotta contro il cancro – Verso una strategia globale e coordinata (2020/2267(INI), con la quale si chiede ai Paesi membri di modificare la normativa interna garantendo che i sopravvissuti a patologie oncologiche non vengano discriminati rispetto al resto dei consumatori.
  Passando ad esaminare il contenuto del provvedimento, composto da 5 articoli, soffermandosi in particolare sulle parti che attengono alle competenze della XI Commissione, l'articolo 1 ne definisce l'oggetto e le finalità, mentre l'articolo 2, come detto, disciplina l'accesso ai servizi finanziari, bancari, d'investimento e assicurativi. L'articolo 3 introduce modifiche alla legge n. 184 del 1983 in materia di adozione, stabilendo che le indagini concernenti la salute dei richiedenti non possono riportare informazioni relative a patologie oncologiche pregresse quando siano trascorsi dieci anni dalla conclusione del trattamento attivo della patologia, in assenza di recidive o ricadute, ovvero cinque anni se la patologia è insorta prima del compimento del ventunesimo anno di età.
  Assume rilevanza poi, per le competenza della XI Commissione, l'articolo 4, che, al comma 1, prevede che, ai fini dell'accesso alle procedure concorsuali, quando nel loro ambito sia previsto l'accertamento di requisiti psico-fisici o concernenti lo stato di salute dei candidati, è fatto divieto di richiedere informazioni relative allo stato di salute degli interessati concernenti patologie oncologiche da cui essi siano stati precedentemente affetti e il cui trattamento attivo si sia concluso, senza episodi di recidiva, da più di dieci anni alla data della richiesta. Tale periodo è ridotto della metà nel caso in cui la patologia sia insorta prima del ventunesimo anno di età. Al comma 2 si prevede che, con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, da adottare, di concerto con il Ministro della salute, sentite le organizzazioni di Pag. 138pazienti oncologici che siano iscritte nella sezione Reti associative del Registro unico nazionale del Terzo settore ai sensi dell'articolo 41 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, o che abbiano la forma giuridica di associazioni di secondo livello iscritte al predetto Registro, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente provvedimento, sono promosse specifiche politiche attive per assicurare, a ogni persona che sia stata affetta da una patologia oncologica, uguaglianza di opportunità nell'inserimento al lavoro e nella permanenza al lavoro, nella fruizione dei relativi servizi e nella riqualificazione dei percorsi di carriera e retributivi.
  L'articolo 5, infine, reca disposizioni transitorie e finali.
  Formula in conclusione una proposta di parere favorevole sul provvedimento in esame (vedi allegato 2).

  Andrea GIACCONE (LEGA) preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere della relatrice, facendo notare che il provvedimento in titolo si intreccia con le disposizioni recate dalle proposte di legge concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da patologie oncologiche, invalidanti o croniche, incardinate presso la XI Commissione.

  Valentina BARZOTTI (M5S) preannuncia il voto favorevole del suo gruppo sulla proposta di parere della relatrice.

  La Commissione approva la proposta di parere della relatrice.

Ratifica ed esecuzione dell'Emendamento n. 1 alla Convenzione generale di sicurezza sociale tra la Repubblica italiana e il Principato di Monaco del 12 febbraio 1982, fatto a Monaco il 10 maggio 2021.
Testo unificato C. 1259 e abb.
(Parere alla III Commissione).
(Esame e conclusione – Parere favorevole).

  La Commissione inizia l'esame del provvedimento.

  Marcello COPPO (FDI), relatore, osserva che la Commissione è chiamata a esprimere il parere di competenza alla III Commissione (Affari esteri) sulla proposta di legge C. 1259, recante ratifica ed esecuzione dell'Emendamento n. 1 alla Convenzione generale di sicurezza sociale tra la Repubblica italiana e il Principato di Monaco del 12 febbraio 1982, fatto a Monaco il 10 maggio 2021, approvata, in un testo unificato, dal Senato il 27 giugno 2023 (S. 344-538 dei senatori Alfieri ed altri, Berrino e Liris).
  Si rileva, in via preliminare, che il 12 febbraio 1982 la Repubblica italiana ed il Principato di Monaco hanno stipulato una Convenzione generale di sicurezza sociale, successivamente ratificata con legge 5 marzo 1985, n. 130, ed in vigore a far data dal 1° ottobre 1985. Nella medesima data è entrato in vigore l'Accordo amministrativo complementare, siglato anch'esso il 12 febbraio 1982, con cui sono regolamentate le modalità di applicazione della Convenzione. La Convenzione consente ai cittadini dei due Paesi contraenti, residenti nel territorio dell'altro Paese, di beneficiare, alle stesse condizioni dei cittadini di quest'ultimo, delle disposizioni di sicurezza sociale, relative, fra le altre, all'organizzazione dei servizi sociali, alla copertura dei carichi di maternità e dei rischi malattia, invalidità e morte, all'assicurazione sugli infortuni sul lavoro e per le malattie professionali e al regime delle prestazioni familiari.
  L'Emendamento in esame è inteso a integrare la Convenzione, allo scopo di disciplinare il telelavoro (e le altre forme di lavoro a distanza) svolto da lavoratori residenti in uno dei due Stati e dipendenti da un datore di lavoro avente la propria sede sociale o il proprio domicilio nel territorio dell'altro Stato ed è stato sottoscritto dalle Parti durante l'emergenza da Covid-19, che ha evidenziato l'importanza della modifica in oggetto, avendo costretto al telelavoro numerosi lavoratori che, tipicamente, pur residenti in Italia, sono alle dipendenze di aziende del Principato di Monaco.
  I lavoratori da remoto residenti in Italia potranno essere soggetti alla legislazione sociale monegasca, durante tutto il periodo Pag. 139della loro attività per conto di un'impresa presente sul territorio del Principato e viceversa. Da parte italiana la modifica appare importante perché, in caso contrario, le aziende monegasche avrebbero un aggravio amministrativo (per la gestione dei contributi previdenziali), che potrebbe indurle a scoraggiare il ricorso al telelavoro o l'impiego di personale italiano.
  L'Emendamento si compone di sei articoli.
  L'articolo 1 prevede l'assoggettamento dei lavoratori subordinati o assimilati, residenti in uno dei due Stati contraenti, che esercitano un'attività in telelavoro (o altra modalità a distanza) nello Stato in cui risiedono, per conto esclusivo di un datore di lavoro dell'altro Stato, alla legislazione del Paese dove ha sede sociale o domicilio il datore di lavoro da cui dipende, a condizione che almeno un terzo dell'orario di lavoro settimanale si svolga nei locali del datore di lavoro stesso.
  L'articolo 2 prevede che le autorità competenti verifichino il rispetto delle condizioni previste per l'applicazione dell'articolo 1. Si prevede anche una verifica dell'applicazione delle disposizioni inserite dall'Emendamento stesso, trascorsi tre anni dalla data della sua entrata in vigore.
  L'articolo 3 prevede che l'Emendamento sia attuato nel rispetto delle legislazioni italiana e monegasca, del diritto internazionale oltre che, per quanto concerne la parte italiana, degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea.
  L'articolo 4 dispone che i Paesi contraenti sosterranno le spese derivanti dall'attuazione dell'Emendamento in esame senza oneri aggiuntivi.
  L'articolo 5 stabilisce che le eventuali controversie nell'interpretazione o nell'applicazione dell'Emendamento siano risolte in via amichevole, tramite consultazioni e negoziati diretti tra i Paesi.
  L'articolo 6 prevede, infine, che ciascuna Parte contraente notifichi all'altra la conclusione dei lavori finalizzati all'entrata in vigore dell'Emendamento, che avrà effetto dal primo giorno del secondo mese successivo alla ricezione della seconda notifica.
  Passando alla proposta di legge di autorizzazione alla ratifica, essa consta di 3 articoli. Gli articoli 1 e 2 contengono, rispettivamente, l'autorizzazione alla ratifica e l'ordine di esecuzione.
  L'articolo 3 prevede l'entrata in vigore, come di consueto il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
  Formula, in conclusione, una proposta di parere favorevole sul provvedimento in esame (vedi allegato 3).

  La Commissione approva la proposta di parere del relatore.

  La seduta termina alle 13.40.

ATTI DELL'UNIONE EUROPEA

  Presidenza del presidente Walter RIZZETTO.

  La seduta comincia alle 13.40.

Programma di lavoro della Commissione per il 2023 – Un'Unione salda e unita (COM(2022) 548 final); Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2023 (Doc. LXXXVI, n. 1); Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea (1° luglio 2023-31 dicembre 2024) – Portare avanti l'agenda strategica, elaborato dalle future presidenze spagnola, belga e ungherese e dall'Alto rappresentante, presidente del Consiglio «Affari esteri» (10597/23).
(Parere alla XIV Commissione).
(Esame congiunto e rinvio).

  Walter RIZZETTO, presidente, avverte che l'ordine del giorno reca l'esame congiunto dei documenti di carattere programmatico relativi alle attività dell'Unione europea per l'anno 2023. Si tratta, infatti, del programma di lavoro della Commissione europea per l'anno 2023, della relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea relativa al medesimo anno e del programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea. La Commissione è chiamata a esprimere su tali documenti un parere alla XIV Commissione, la quale, a conclusione dell'esame Pag. 140congiunto, procederà alla votazione di una relazione per l'Assemblea.
  Ricorda che i deputati possono partecipare in videoconferenza secondo le modalità stabilite nella riunione della Giunta per il Regolamento.
  Invita il relatore, onorevole Giovine, a svolgere la sua relazione.

  Silvio GIOVINE (FDI), relatore, osserva che a Commissione è chiamata a esprimere il proprio parere alla XIV Commissione sulle parti di competenza della Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2023 (Doc. LXXXVI, n. 1), del Programma di lavoro della Commissione europea per il 2023 – Un'Unione salda e unita COM(2022) 548 e del Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea (1° luglio 2023 – 31 dicembre 2024), – Portare avanti l'agenda strategica, formato, a partire dal 1° luglio 2023, dalla Presidenza spagnola, da quella belga e da quella ungherese e dall'Alto rappresentante, presidente del Consiglio «Affari esteri» (10597/23).
  Data la complessità dei documenti in esame, dopo avere tracciato un quadro di insieme, si soffermerà sulle parti direttamente riconducibili alle competenze della XI Commissione, cercando di offrire una panoramica delle azioni che, sulla medesima materia, Governo italiano, Consiglio europeo e Commissione europea intendono portare avanti.
  Partendo, quindi, dalla Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea nell'anno 2023, ricorda che essa, in base all'articolo 13, comma 1, della legge n. 234 del 2012, indica gli orientamenti e le priorità che il Governo intende perseguire nell'anno successivo con riferimento agli sviluppi del processo di integrazione europea. Tale relazione deve essere presentata entro il 31 dicembre di ogni anno; va rilevato che essa è stata trasmessa al Parlamento il 21 giugno 2023 e, dunque, con un ritardo di quasi 6 mesi rispetto al termine di presentazione previsto dal comma 1 del citato articolo 13.
  La Relazione si compone di quattro parti. La prima riguarda lo sviluppo del processo di integrazione europea, osservato attraverso la lente delle questioni istituzionali e delle politiche macroeconomiche. La seconda è dedicata alle politiche strategiche, quali: le iniziative avviate nell'ambito del Green deal europeo; la digitalizzazione; la promozione dello stile di vita europeo; le iniziative per conferire nuovo slancio alla democrazia europea. La terza parte illustra gli orientamenti del Governo in materia di dimensione esterna dell'UE con particolare riferimento all'autonomia strategica europea, al rafforzamento della politica commerciale europea, alla dimensione esterna delle politiche migratorie dell'UE, alla politica di allargamento e a quella del vicinato meridionale e alle attività di assistenza militare, finanziaria all'Ucraina. La quarta infine è dedicata all'azione di coordinamento nazionale delle politiche europee, nonché di comunicazione e formazione sull'attività dell'Unione europea.
  In linea con la precedente relazione, il contenuto delle varie parti è strutturato in 113 schede relative a «dossier» specifici – su singole questioni o proposte legislative dell'UE – che descrivono gli obiettivi, le azioni e i risultati attesi riconducibili ai vari interventi. La relazione è stata predisposta tenendo conto delle priorità di cui al Programma di lavoro della Commissione europea mentre non tiene conto del programma di 18 mesi del trio di Presidenze del Consiglio che è stato presentato il 20 giugno.
  Passando ora alle parti di maggiore interesse per la XI Commissione, segnala, nella Parte prima, nell'ambito del paragrafo 1.2 «Un'economia al servizio delle persone», il dossier 16, laddove il Governo afferma che nel corso del 2023 proseguirà il negoziato in sede di Consiglio UE sulla proposta di regolamento che ha lo scopo di vietare in modo effettivo l'immissione e la messa a disposizione nel mercato dell'Unione europea di prodotti ottenuti con il lavoro forzato, compreso il lavoro minorile forzato.
  Segnala, quindi, il dossier 18, laddove, in armonia con gli obiettivi della direttiva (UE) 2019/1158 relativa all'equilibrio tra attività professionale e vita familiare per i genitori e i prestatori di assistenza e in Pag. 141linea con il Piano d'azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali, il Governo afferma che intende: realizzare azioni per favorire il rientro al lavoro delle madri e promuovere la conciliazione vita-lavoro, anche attraverso il potenziamento della collaborazione con il mondo delle imprese; promuovere la realizzazione di progetti di welfare aziendale, con il fine di sostenere il rientro al lavoro delle lavoratrici madri e di favorire l'armonizzazione dei tempi di lavoro e dei tempi di cura della famiglia.
  Passando alla Parte seconda della Relazione programmatica, nel paragrafo 2.2 dedicato ad «Un'Europa pronta per il digitale», sono evidenziati i temi connessi alle enormi potenzialità e ai pericoli legati allo sviluppo del processo di digitalizzazione. In tale contesto, assume rilievo il dossier 55, in tema di lavoro mediante piattaforme digitali e protezione sociale. In tale contesto, la relazione programmatica cita, tra le proposte di direttiva, quella sulle forme di protezione sociale per le piattaforme di lavoro digitali, in relazione alla quale l'Esecutivo afferma che proseguirà la collaborazione con la Commissione europea. Si tratta di una proposta di direttiva presentata dalla Commissione che propone una regolazione minima unitaria per adeguare l'ordinamento alle trasformazioni «digitali» del mondo del lavoro, coniugando il crescente utilizzo di piattaforme e strumenti tecnologici con adeguati livelli di protezione sociale. Il risultato perseguito è quello di migliorare le condizioni di lavoro delle persone che svolgono lavori su piattaforma, ivi inclusi i lavoratori autonomi, senza al contempo penalizzare queste nuove tipologie di impresa.
  La relazione dunque afferma che altrettanto importante, ai fini della preparazione per l'Europa digitale, sarà lo sviluppo delle competenze, tra l'altro tramite l'istituzione e attuazione dell'anno europeo delle competenze 2023, volto alla riqualificazione e al miglioramento della forza lavoro e ad attrarre nell'UE risorse umane con le giuste competenze, con particolare attenzione e riferimento.
  Segnala quindi il paragrafo 2.3 «Promozione del nostro stile di vita europeo». Nella sezione sono incluse innanzitutto le iniziative ritenute strategiche e prioritarie dal Governo rispetto ai principali programmi stabiliti dall'UE al fine di promuovere l'innalzamento della qualità e dell'inclusività dei sistemi educativi, favorire l'apprendimento permanente e lo sviluppo delle competenze (anche attraverso la mobilità per l'apprendimento, soprattutto dei giovani), facilitare il riconoscimento dei titoli di studio e delle qualifiche dei Paesi terzi. In particolare, il Governo dichiara che verranno adottate una serie di iniziative affinché i periodi di apprendimento all'estero diventino la regola, e non l'eccezione, e sia consentito ai discenti di spostarsi più facilmente fra i sistemi di istruzione, quale primo passo verso la creazione di uno Spazio europeo dell'istruzione entro il 2025. Fra le iniziative è evidenziata la proposta relativa al Quadro europeo di mobilità per l'apprendimento, che dovrebbe promuovere le esperienze di mobilità quale componente chiave da inserire in tutti i percorsi di istruzione e formazione.
  Segnala, in tale paragrafo, quindi, il dossier 65 «Accrescimento della tutela, sicurezza e qualità del lavoro». Tenuto conto degli obiettivi perseguiti nell'ambito del pilastro europeo dei diritti sociali e del Quadro strategico in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027 e considerate altresì la risoluzione del Parlamento europeo sulla protezione dei lavoratori dall'amianto e la proposta di direttiva sulla protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro, del 28 settembre 2022, il Governo infatti afferma che si impegna a sviluppare iniziative tese all'accrescimento della tutela, della sicurezza e della qualità del lavoro nonché al contrasto delle irregolarità di maggiore rilevanza economico-sociale in materia lavoristica, fra cui il caporalato e il lavoro sommerso. Le azioni previste includono: la promozione di un ambiente di lavoro sano e sicuro per tutti i lavoratori; la partecipazione ai lavori relativi alla proposta di direttiva di modifica della direttiva 2009/148/CE; il supporto alle pubbliche amministrazioni e alle associazioni di categoria in ordine alla problematicaPag. 142 relativa al cambiamento climatico, per gli aspetti inerenti alla salute e sicurezza sul lavoro.
  Evidenzia, quindi, il dossier 68 «Contrasto del lavoro sommerso e rafforzamento delle competenze dei lavoratori migranti». La Relazione, in proposito, afferma che nel contesto del Nuovo patto sulla migrazione e l'asilo, verranno intraprese azioni volte allo sviluppo del principio della solidarietà e della dimensione sociale dell'Unione europea, attraverso il contrasto del lavoro sommerso e il rafforzamento delle competenze dei lavoratori migranti. Le azioni previste includono, tra l'altro: un'azione congiunta fra l'Unione e gli Stati membri per approfondire i partenariati internazionali, volti allo sviluppo di canali regolamentati per la migrazione legale, attraverso programmi di mobilità professionale/formativa con finanziamenti UE e corrispondenti ai posti vacanti e alle competenze richieste; il contrasto del caporalato e del lavoro sommerso, con la previsione di azioni per la promozione del lavoro legale e dignitoso attraverso la Piattaforma europea per il contrasto al lavoro sommerso; la promozione di percorsi di apprendimento e di valorizzazione delle competenze dei cittadini stranieri, con particolare riferimento ai gruppi vulnerabili di migranti e in coerenza con gli obiettivi posti nella comunicazione della Commissione sull'Anno europeo delle competenze 2023 e nella Agenda europea delle competenze. Le azioni di miglioramento delle competenze saranno anche rivolte a sostenere l'utilizzo sinergico delle risorse disponibili a valere sulle diverse fonti di finanziamento (dell'UE, nazionali, regionali, etc.) e a supportare le amministrazioni coinvolte nell'utilizzo corretto dei fondi; l'implementazione di strumenti di conoscenza, quali rapporti e note sugli stranieri nel mercato del lavoro in Italia (raccolte e analisi di dati sulle caratteristiche demografiche e sulle condizioni occupazionali dei cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia); la valorizzazione di strumenti di comunicazione istituzionale per lo scambio di esperienze e informazioni fra i diversi attori coinvolti (come il portale integrazione migranti).
  Segnala quindi, nell'ambito del paragrafo 2.4 «Un nuovo slancio per la democrazia europea», il dossier 81, in materia di parità di retribuzione tra uomini e donne, laddove il Governo indica che sarà impegnato nella fase attuativa delle direttive adottate in materia, tenendo in considerazione gli istituti già introdotti nel nostro ordinamento.
  Evidenzia, quindi, il dossier 106, nell'ambito della Parte quarta, laddove il Governo afferma che proseguirà l'interlocuzione con gli organi parlamentari competenti per i rapporti con le istituzioni europee per la definizione di un accordo di collaborazione interistituzionale che istituisca una procedura per lo svolgimento del test di proporzionalità sulle proposte di legge e sugli emendamenti di iniziativa parlamentare con impatto sulle professioni regolamentate.
  Assume quindi rilievo, nell'ambito della Parte quarta, nell'ambito del paragrafo 4.3 «Comunicazione e formazione sull'attività dell'unione europea», il dossier 112, in tema di rafforzamento delle competenze per il personale della PA. In tale ambito, il Governo afferma che l'attuazione del PNRR, per la parte relativa alla riforma della pubblica amministrazione, richiede un investimento straordinario nello sviluppo delle competenze del personale pubblico, in particolare ai fini di una efficace implementazione dei processi di transizione amministrativa, digitale e green. Tra le azioni indicate, segnala: la riorganizzazione e razionalizzazione dell'offerta formativa, a partire dalla progettazione di specifici corsi on-line (MOOC), con standard qualitativo certificato, su competenze chiave, aperti al personale della PA; la Progettazione, per le figure dirigenziali, di specifiche comunità di apprendimento (learning communities) tematiche, per la condivisione di best practices e la risoluzione di concreti casi di amministrazione; il supporto alle amministrazioni di grandi dimensioni nella progettazione, implementazione e finanziamento di programmi formativi atti a rafforzare le competenze necessarie all'attuazionePag. 143 delle misure di semplificazione e del nuovo modello di gestione del personale previsto dalla strategia nazionale di ripresa e resilienza.
  Osserva, quindi, che nel dossier 113, in tema di Portale inPA, si afferma che nell'ambito dei programmi NextGenerationEU e Horizon Europe, per quanto concerne una nuova pubblica amministrazione europea, si intende realizzare un'interconnessione in tempo reale tra il Portale del Reclutamento inPA (dedicato alla pubblicazione di bandi di concorso, avvisi, ecc.), gli analoghi Portali attivi negli Stati membri e le Piattaforme esistenti a livello europeo, quali EURES, EPSO, ELA e Your Europe. Ciò al fine di facilitare il reclutamento di figure professionali in possesso di soft skill in linea con i profili specifici richiesti e la mobilità dei cittadini tra i diversi Stati membri dell'Unione nonché di valorizzare le risorse umane delle pubbliche amministrazioni.
  Passando al Programma di lavoro della Commissione per il 2023, va rilevato che il documento, che in ampia misura ha già ricevuto attuazione con la presentazione delle specifiche iniziative da esso previste, si concentra sulle sei tematiche già definite negli orientamenti politici della Presidente von der Leyen ad inizio del mandato dell'attuale Commissione europea: Un Green Deal europeo; Un'Europa pronta per l'era digitale; Un'economia al servizio delle persone; Un'Europa più forte nel mondo; Promuovere lo stile di vita europeo; Un nuovo slancio per la democrazia europea. Il programma è corredato di cinque allegati che riportano, rispettivamente: le nuove iniziative (Allegato I); le iniziative REFIT (Allegato II); le proposte prioritarie in sospeso (Allegato III), nonché le proposte che si intende ritirare (Allegati IV) e quelle che si intende abrogare (Allegato V).
  Entrando nel merito e attenendosi alle tematiche di interesse della XI Commissione, rileva che assume rilievo il paragrafo 3.2 «Un'Europa pronta per l'era digitale», laddove si afferma che, allo scopo di stimolare una forza lavoro dotata delle competenze richieste e promuovere la competitività delle imprese europee, in particolare delle PMI, e di realizzare appieno il potenziale delle transizioni digitale e verde in modo socialmente equo, il 2023 sarà l'Anno europeo delle competenze, destinato a realizzare l'indispensabile riqualificazione e miglioramento delle competenze della forza lavoro e attrarre le giuste competenze nel nostro continente.
  Nell'ambito del paragrafo 3.3 «Un'economia al servizio delle persone», vengono quindi segnalate importanti iniziative per attuare il piano d'azione del pilastro europeo dei diritti sociali, nonché un'iniziativa per la digitalizzazione dei sistemi di sicurezza sociale e delle reti di sicurezza sociale a sostegno della mobilità dei lavoratori, con riferimento ai lavori in corso sulla tessera europea di sicurezza sociale (ESSPASS). Nel contesto dell'Anno europeo delle competenze, si fa riferimento quindi all'aggiornamento del quadro di qualità per i tirocini al fine di affrontare questioni quali l'equa remunerazione e l'accesso alla protezione sociale.
  Nell'ambito del paragrafo 3.5 «Promozione dello stile di vita europeo», la Commissione afferma che, a fronte del 15 per cento di giovani che ha intrapreso studi, corsi di formazione o apprendistati in un altro paese dell'UE, proporrà di aggiornare l'attuale quadro di mobilità per l'apprendimento dell'UE al fine di consentire ai discenti di spostarsi più facilmente tra i sistemi di istruzione: un passo fondamentale verso uno spazio europeo dell'istruzione per il 2025.
  Si fa riferimento poi al pacchetto sulle competenze e sui talenti al fine di accelerare una migrazione legale efficace e reciprocamente vantaggiosa, rafforzata da una nuova iniziativa volta a facilitare il riconoscimento delle qualifiche dei cittadini di Paesi terzi per attrarre competenze adeguate nei Paesi UE, che sarà un tema importante dell'Anno europeo delle competenze 2023.
  Infine, nell'ambito del paragrafo 3.6, «Un nuovo slancio per la democrazia europea», si fa riferimento alle iniziative proposte in materia di lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica e di trasparenza retributiva.Pag. 144
  Passando al Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea, ricorda che la Presidenza del Consiglio dell'UE è esercitata a turno dagli Stati membri dell'UE ogni sei mesi. Gli Stati membri che esercitano la presidenza collaborano strettamente a gruppi di tre e, per tale ragione, vengono comunemente denominati «trio». Il trio attuale, come già detto, è formato, a partire dal 1° luglio 2023, dalla presidenza spagnola, da quella belga e da quella ungherese.
  Il trio di Presidenza e l'Alto rappresentante, in quanto Presidente del Consiglio «Affari esteri», fissano obiettivi a lungo termine e preparano un programma comune che stabilisce i temi e le questioni principali che saranno trattati dal Consiglio in un periodo di 18 mesi. Sulla base di tale programma, ciascuno dei tre Paesi prepara un proprio programma semestrale più dettagliato.
  In tale contesto, si segnala, quanto alle parti di competenza della XI Commissione, il capitolo II, laddove il trio di presidenza afferma che prevederà il rafforzamento delle possibilità di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, rendendo l'istruzione e la formazione — comprese l'istruzione e la formazione digitali — inclusive e accessibili a tutti. Particolare attenzione sarà rivolta alle opportunità di riqualificazione e aggiornamento delle competenze per i cittadini europei al fine di prepararli a far fronte alle future trasformazioni nella società, nell'economia e sul mercato del lavoro. Il trio afferma inoltre che continuerà inoltre a sviluppare ulteriormente l'istruzione e la formazione digitali.
  Nell'ambito del capitolo IV, si segnala che il trio di presidenza afferma che si concentrerà sul rafforzamento dell'equa mobilità dei lavoratori nell'Unione, sull'accesso alla protezione sociale e alla protezione dei lavoratori nonché sulla garanzia della salute e della sicurezza, dell'inclusività e della non discriminazione sul lavoro.

  Walter RIZZETTO, presidente, nessun chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 13.45.

SEDE REFERENTE

  Martedì 18 luglio 2023. — Presidenza del presidente Walter RIZZETTO. – Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Claudio Durigon.

  La seduta comincia alle 19.30.

Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo.
C. 1275 Conte, C. 141 Fratoianni, C. 210 Serracchiani, C. 216 Laus, C. 306 Conte, C. 432 Orlando e C. 1053 Richetti.
(Seguito esame e rinvio).

  La Commissione prosegue l'esame del provvedimento, rinviato, da ultimo, nella odierna seduta antimeridiana.

  Walter RIZZETTO, presidente, ricorda che nella seduta antimeridiana di oggi sono stati svolti gli interventi sul complesso degli emendamenti presentati sul testo della proposta di legge C. 1275, adottata quale testo base.
  Nella presente seduta proseguiranno gli interventi sul complesso degli emendamenti sulla base dell'elenco dei deputati che si sono iscritti a parlare nella precedente seduta.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede che la pubblicità dei lavori sia assicurata anche mediante gli impianti audiovisivi di ripresa a circuito chiuso.
  Preso atto dell'assenza del Governo, fa notare che sarebbe opportuna la sua presenza in una simile discussione.

  Walter RIZZETTO, presidente, non essendovi obiezioni, dispone l'attivazione degli impianti audiovisivi di ripresa a circuito chiuso.
  In risposta al deputato Scotto avverte che il rappresentante del Governo è in arrivo, pur ricordando che la sua presenza in tale fase non è obbligatoria.

Pag. 145

  Marco GRIMALDI (AVS), intervenendo sull'ordine dei lavori, auspica sia assicurata quanto prima la presenza del Governo, in quanto ritenuta opportuna del punto di vista politico.

  Davide AIELLO (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede se non sia il caso far svolgere i lavori presso la sala del Mappamondo, al fine di assicurare condizioni di lavoro più agevoli.

  Walter RIZZETTO, presidente, in risposta al deputato Aiello fa presente che sono in corso verifiche tecniche circa la possibilità di trasferirsi presso la sala del Mappamondo,

  Arturo SCOTTO (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, auspica siano assicurate condizioni di lavoro adeguate ai deputati presenti in Commissione.

  Luigi MARATTIN (A-IV-RE) ricorda che il suo gruppo non ha sottoscritto il testo della proposta di legge C. 1275, sia per ragioni di metodo che di merito. Fa notare infatti che il suo gruppo, che peraltro ha visioni politiche diverse da quelle degli altri gruppi di minoranza, non è stato coinvolto nella sua predisposizione. Ritiene inoltre che la proposta di legge in esame non sia condivisibile sul piano del merito in quanto prevede la fissazione per legge di un salario minimo, secondo modalità che condurranno inevitabilmente alla determinazione di un livello salariale minimo tra il più alti al mondo, con il rischio di alterare le dinamiche di funzionamento del mercato del lavoro. Fa notare che il suo emendamento 2.4 invece prevede che la fissazione del salario minimo sia rimessa alla cifra stabilita dalla Commissione per l'aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo orario, di cui al successivo articolo 5 del medesimo testo. Non comprende la ragione per la quale gruppi di maggioranza, attraverso la presentazione dell'emendamento Zurzolo 1.3, intendano precludere la discussione nel merito di tale provvedimento e conseguentemente anche la discussione sul suo emendamento 2.4. Osserva che allo stato il provvedimento non è condivisibile in quanto suscettibile di creare più disoccupazione e lavoro nero, contemplando un salario minimo legale non agganciato ai livelli salariali medi. Chiede in conclusione ai gruppi di maggioranza di ritirare l'emendamento Zurzolo 1.3 per consentire un dibattito che possa migliorare tale intervento normativo.

  Dario CAROTENUTO (M5S) ritiene che la politica del Centrodestra sia improntata ad un liberismo senza regole che mira a tutelare i più ricchi e a penalizzare i più poveri, soggetti ridotti in schiavitù in un mercato del lavoro che non gli assicura alcuna tutela. Ritiene incomprensibile opporsi alla previsione del salario minimo e portare avanti invece politiche classiste che amplificano le disuguaglianze e sopprimono le tutele, come avvenuto nel caso dell'eliminazione del reddito di cittadinanza. Osserva che l'Italia è tra i Paesi che vantano i livelli salariali peggiori, a differenza di Paesi come Francia, Germania e Spagna, che, al contrario, riconoscendo minimi salariali, hanno avviato un percorso virtuoso. Fa notare che la contrattazione collettiva da sola non è sufficiente a garantire adeguati livelli salariali, in un mercato del lavoro peraltro caratterizzato da esternalizzazioni al ribasso e da contratti pirata, come avviene nei settori della logistica.

  Mauro Antonio Donato LAUS (PD-IDP), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede alla presidenza delucidazioni circa le modalità di iscrizione a parlare, tenuto conto che altri componenti del suo gruppo intenderebbero intervenire.

  Walter RIZZETTO (FDI), in risposta al deputato Laus, fa notare che il rappresentante in Commissione del gruppo PD ha già provveduto a fornire l'elenco dei deputati che intendono intervenire, pur avendo aggiornato tale elenco già diverse volte apportando alcune modifiche. Osserva che vi sono ancora diversi iscritti a parlare che comunque potranno svolgere il loro intervento anche nella giornata di domani, qualora non fosse possibile farlo nella giornata Pag. 146odierna, tenuto conto che i lavori si concluderanno intorno alle ore 21.45. Avverte che in una prossima riunione dell'Ufficio di Presidenza, integrato dai rappresentanti di gruppo, sarà in ogni caso possibile definire con maggiore certezza le modalità di prosecuzione dell'iter. Sospende quindi brevemente i lavori per consentirne la prosecuzione presso la sala del Mappamondo.

  La seduta, sospesa alle 20, è ripresa alle 20.05.

  Walter RIZZETTO, presidente, non essendovi, dispone l'attivazione dell'impianto audiovisivo a circuito chiuso.

  Valentina BARZOTTI (M5S), intervenendo sull'ordine dei lavori, chiede delucidazioni sull'elenco degli iscritti a parlare, constatando una certa confusione in relazione alle modalità di iscrizione.

  Walter RIZZETTO (FDI) dà conto dei deputati iscritti a parlare, facendo notare che non vi è alcuna confusione al riguardo, essendo semplicemente intervenute alcune modifiche all'elenco di iscritti, a seguito ad alcune sollecitazioni del rappresentante in Commissione del gruppo PD.

  Elly SCHLEIN (PD-IDP) non comprende come si possa ignorare da parte della maggioranza l'esistenza nel Paese di milioni di lavoratori in stato di povertà, ai quali si nega un futuro dignitoso e la possibilità di mettere su famiglia, a causa delle loro condizioni di precarietà. Fa notare che il provvedimento in esame da un lato rafforza la contrattazione collettiva, garantendo l'applicazione di quei contratti sottoscritti dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative, dall'altro fissa una soglia legale sotto la quale non si può scendere. Evidenzia che l'intervento proposto non riguarda solo i lavoratori dipendenti ma anche quelli autonomi e parasubordinati, mirando a contrastare la concorrenza sleale di quelle imprese che mirano ad abbassare i costi a scapito dei lavoratori. Osserva che la contrattazione collettiva non sempre assicura livelli salariali adeguati, facendo notare che in alcuni settori proliferano contratti pirata o comunque contratti non sottoscritti dalle associazioni sindacali più rappresentative. Invita i gruppi di maggioranza a ritirare l'emendamento Zurzolo 1.3 e a confrontarsi sul merito delle questioni, non potendo ignorare che l'Italia è tra i Paesi che vanta livelli salariali peggiori, come dimostrano i dati statistici diffusi dall'OCSE, dall'Istat e dallo Svimez, che ha rilevato nel Sud livelli salariali assolutamente inadeguati. Richiamando il caso della Mondialpol, società del settore della vigilanza commissariata e balzata agli onori della cronaca perché pagava stipendi sotto la soglia di povertà, cita le testimonianze di alcuni lavoratori e lavoratrici – soprattutto donne e giovani – che dimostrano inequivocabilmente le loro condizioni di sfruttamento. Ritiene che il salario minimo sia una misura di civiltà che quasi tutti i Paesi dell'Unione Europea prevedono e che appare doveroso riconoscere, nonostante ritenga che esso debba essere soltanto l'inizio di una serie di politiche a favore dei lavoratori e della crescita produttiva. Ritiene che il Governo, che finora si è contraddistinto per l'introduzione di misure volte ad aumentare la precarietà, non possa perdere l'occasione di confrontarsi su tali tematiche, ignorando milioni di lavoratori e soggetti fragili che chiedono di essere sostenuti. Invita, dunque, i gruppi di maggioranza a ritirare l'emendamento Zurzolo 1.3.

  Emiliano FENU (M5S) ritiene che la situazione attuale del mercato del lavoro sia l’effetto di politiche risalenti – volte alla liberalizzazione e alla precarizzazione dei rapporti – con le quali si tende a svalutare il lavoro per far risparmiare alle imprese sui costi. Ritiene che tale svalutazione del lavoro sia deleteria in quanto, determinando una riduzione della domanda interna, rischia di condannare un Paese al declino economico. Giudicato necessario tenere in considerazione la specificità del mercato del lavoro, tutelando il contraente più debole, osserva che il provvedimento in esame appare opportuno, in quanto inverte quella tendenza attuale negativa mirata alla moderazione salariale dei lavoratori.

  Aboubakar SOUMAHORO (MISTO) ritiene che nella discussione in corso esista un problema di rischio di fuga dalla realtà. Osserva, infatti, che il tema della centralità del lavoro, richiamato nell'articolo 1 della nostra Costituzione, dovrebbe unire tutta la Commissione, mentre in questo provvedimento la maggioranza e il Governo stanno cercando di fuggire da una realtà che impegna tutto il Paese. L'Italia, infatti, si trova di fronte a una decrescita dei salari nominali più elevata rispetto agli altri Paesi europei e a una decrescita dei salari reali assoluta che si riflettono negativamente non solo sugli uomini e sulle donne che lavorano, ma anche sui datori di lavoro. RibadiscePag. 147 il concetto che la maggioranza, attraverso la presentazione di un emendamento soppressivo, non voglia prendere coscienza della realtà o addirittura cerca di negarla, e sottolinea la necessità di adottare misure, come quella del salario minimo, capaci di dare valide risposte ai lavoratori giovani e alle donne lavoratrice, che sono i soggetti che percepiscono i salari più bassi. È altresì importante tutelare l'ambito della contrattazione e, pertanto, rimarca l'utilità di discutere gli emendamenti come quello a sua firma sulla dimensione legale del salario minimo. Conclude evidenziando che il mercato del lavoro non è in grado di autoregolamentarsi e che, pertanto, siamo tutti chiamati ad intervenire con urgenza.

  Andrea ORLANDO (PD-IDP) si dichiara molto colpito dalla condotta della maggioranza e del Governo che, mentre da una parte hanno riscoperto il ruolo e la funzione della contrattazione, dall'altra ignorano che oltre un quinto dei lavoratori siano impiegati con contratti di lavoro al di sotto della soglia di povertà. C'è, dunque, un problema di non corretto funzionamento della contrattazione collettiva che si associa anche a una sempre minore incidenza del reddito da lavoro rispetto ai profitti e alle rendite nel determinare il reddito delle famiglie. Ritiene che serva riflettere su come il salario minimo e la contrattazione possano eliminare le divergenze che si sono manifestate nel mercato del lavoro e rimarca l'importanza per il Paese di non lasciare indietro quel segmento del lavoro non qualificato di cui si ha comunque bisogno. Il salario minimo non è una misura sovietica, come affermato dal Ministro degli esteri Tajani, e ricorda che la Germania e la Francia l'hanno introdotto già da anni. Non comprende, poi, perché la maggioranza ammetta l'equo compenso per i professionisti, mentre non vuole riconoscere il salario minimo. Si tratta di una misura sulla quale non è stato possibile raggiungere un accordo nella scorsa legislatura, ma non comprende perché la maggioranza voglia cancellare ogni dibattito sull'argomento presentando un emendamento soppressivo. Evidenzia come senza il salario minimo il lavoro non consentirebbe alle fasce più povere di poter mantenere un livello di esistenza dignitoso e rimarca come questa misura non sia soltanto equa, ma sia anche una misura di politica industriale dal momento che senza salario minimo molti lavoratori sarebbero spinti ad emigrare verso i Paesi con condizioni migliori. Non ritiene, infatti, che le problematiche del mercato del lavoro possano essere risolte soltanto attraverso la riduzione del cuneo fiscale.

  Tiziana NISINI, presidente, fa presente che nella scorsa legislatura le proposte di legge in materia di salario minimo non hanno avuto seguito neanche durante il secondo Governo Conte.

  Arturo SCOTTO (PD-IDP) auspica che il dibattito possa procedere con una dialettica aspra ma contenuta e chiede, pertanto, alla collega Nisini di evitare questo tipo di interventi mentre presiede i lavori della Commissione.

  Walter RIZZETTO, presidente, osserva che la collega Nisini è intervenuta essendo direttamente stata chiamata in causa.

  Angelo BONELLI (AVS) sottolinea la situazione di elevato disagio sociale che ha spinto alla protesta alcuni lavoratori a Campo Bisenzio, riportata all'ordine soltanto con l'uso della forza. Di fronte a questa situazione, si rammarica che la maggioranza non manifesti alcuna intenzione di volere aprire un dialogo e un confronto su una misura che ritiene assolutamente necessaria per il Paese. Ritiene che non sia accettabile l'esistenza di una forbice così ampia nei salari e si domanda perché, se non si vuole introdurre un salario minimo, non ci si interroghi almeno sull'opportunità di mettere un limite verso l'alto ai salari. Concorda sul fatto che la soluzione alle problematiche del mercato del lavoro non può essere individuata soltanto nel meccanismo del cuneo fiscale, anche perché la situazione di elevata inflazione sta erodendo sempre di più il potere d'acquisto dei salari. Non condivide, quindi, la visione politica della maggioranza che, da un lato, Pag. 148rifiuta il salario minimo e, dall'altro, non fa nulla per tassare gli extraprofitti, mentre la povertà assoluta nel Paese aumenta anche a motivo della progressiva cancellazione del reddito di cittadinanza. Conclude sottolineando che il salario minimo favorirebbe un mercato del lavoro più inclusivo e rimarca l'importanza di aprire un confronto su questa misura urgente.

  Luciano D'ALFONSO (PD-IDP) apprezza gli interventi svolti dai colleghi che hanno aiutato la discussione e aggiunge che il vero tema è quello del valore del lavoro e non quello del costo del lavoro. Evidenzia, inoltre, che mentre per il lavoro svolto a regola d'arte dalle imprese i provvedimenti vigenti fissano un limite minimo del 10 per cento, per il lavoro subordinato non esiste ancora un limite minimo. Condivide le considerazioni della collega Schlein sul fatto che lavoro e povertà non debbano camminare insieme e invita a riflettere sull'importanza e la convenienza di portare avanti un'iniziativa come quella in esame. Auspica, quindi, uno sforzo della maggioranza e del Governo per aprire un confronto anche alla luce della considerazione che l'incremento dei redditi aiuta l'economia attraverso la crescita della domanda interna.

  Debora SERRACCHIANI (PD-IDP) invita la presidenza a fare opera di convincimento affinché venga ritirato l'emendamento soppressivo e si avvii un dibattito nel quale fare confluire anche le iniziative legislative che, nella scorsa legislatura, lo stesso presidente allora all'opposizione aveva presentato.

  Walter RIZZETTO, presidente, in risposta alla deputata Serracchiani, ricorda che l'atto di indirizzo e la proposta di legge da lui promossi in passato, erano volti, da un alto, a rafforzare la contrattazione collettiva, estendendo la copertura ai settori che ne erano privi, dall'altro ad affrontare la questione delle gare al massimo ribasso. Evidenziato che i gruppi di maggioranza sono oggi disponibili a confrontarsi proprio su tali temi, fa notare che, invece, le opposizioni hanno preferito scegliere di forzare i tempi per portare quanto prima in Aula il dibattito sul salario minimo, ignorando la proposta che gli era stata rivolta di rinviare a settembre la discussione. Ricorda, peraltro, che alcune organizzazioni sindacali, che oggi si fanno portatrici del tema del salario minimo, in passato manifestarono netta contrarietà ad una simile misura, facendo notare che il fronte sindacale, in ogni caso, appare diviso al riguardo. Evidenzia peraltro che alcuni minimi salariali oggi ritenuti inadeguati in alcuni comparti sono stati definiti proprio attraverso forme di negoziazione portate avanti da certe rappresentanze sindacali e sulla base di livelli tabellari stabiliti da Ministri appartenenti proprio all'area di centrosinistra. Evidenzia peraltro che il testo della proposta di legge C. 1275 non appare condivisibile in quanto incompleta, non disciplinando, ad esempio, alcuni settori, come quello del lavoro domestico.

  Lorenzo MALAGOLA (FDI) osserva che gli schieramenti di destra e sinistra si sono sempre confrontati in contrapposizione, con visione opposte della società, soprattutto su certi temi ritenuti di grande valenza identitaria, come quello del lavoro. Fa notare, tuttavia, che i tempi sono cambiati e soprattutto gli schieramenti di centrodestra, un tempo visti solo come rappresentanti del mondo delle imprese, oggi si fanno portatori anche degli interessi dei lavoratori, in un mercato del lavoro sempre più complesso. Evidenzia come gli schieramenti di sinistra, al contrario, pur avendo modificato la propria identità nel segno di una saldatura ideologica tra liberismo e progressismo, siano rimasti ancorati a strumenti di intervento antiquati, come la previsione di un salario minimo, che appare tanto una scorciatoia inefficace quanto una risposta banale a problemi complessi. In definitiva ritiene che i gruppi di sinistra continuino ad illudere i lavoratori con promesse mai mantenute, manifestando sfiducia proprio verso quelle rappresentanze sindacali, solo a parole salvaguardate, e facendo esclusivo affidamento all'intervento sostituivo dello Stato. Ritiene dunque che siano i gruppi di maggioranza a poter rivendicare il proprio sostegno a certi modelliPag. 149 di concertazione che si fondano, al contrario, sulla fiducia nella capacità dei corpi intermedi di negoziare, cooperare e individuare soluzioni efficaci, sia per le aziende sia per i lavoratori, anche a prescindere da un intervento regolatorio statale. Ritiene che l'orientamento dei gruppi di maggioranza, aderendo ad una visione della contrattazione collettiva interpretata come luogo di libertà e cooperazione, sia dunque più rispettosa dell'autonomia sindacale, facendo notare che quanto proposto dalle opposizioni si ricollega invece a logiche del passato. Paventando il rischio che l'obiettivo dell'opposizione sia, in realtà, rappresentato dall'introduzione di una legge sulla rappresentanza, ricorda che un simile intervento non è mai stato realizzato in Italia, proprio in quanto interpretato come suscettibile di ricondurre il potere dello Stato in un'orbita accentratrice e quasi corporativa. Ricollegandosi al contenuto della direttiva dell'Unione europea sul salario minimo, fa notare che essa fa riferimento al parametro della retribuzione lorda oraria mediana, pari a 7 euro, peraltro in gran parte rispettato dalla contrattazione collettiva di molti settori, mentre il provvedimento in esame propone una soluzione che appare sproporzionata. Fa notare che il suo gruppo intende continuare a confrontarsi sul merito, ma su temi reali, nell'ambito di un quadro organico di riforme che il Governo ha in mente di realizzare a sostegno dei lavoratori e delle imprese.

  Walter RIZZETTO, presidente, nessun altro chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

  La seduta termina alle 22.