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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 209 di martedì 5 dicembre 2023

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 9,30.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

RICCARDO ZUCCONI , Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Svolgimento di interrogazioni.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni.

(Iniziative di competenza volte a favorire il riscatto degli alloggi di edilizia agevolata da parte dei dipendenti pubblici assegnatari dei medesimi alloggi - n. 3-00838)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Padovani n. 3-00838 (Vedi l'allegato A).

Il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante, ha facoltà di rispondere.

TULLIO FERRANTE, Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in riferimento al quesito posto dal deputato interrogante, rappresento quanto segue.

La questione degli alloggi concessi in locazione ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati a contrastare la criminalità organizzata e la possibilità di riscattare tali alloggi al termine della locazione è un tema di interesse nazionale. Si tratta di un tema che riguarda non solo il caso degli alloggi dell'ATER di Verona, ma anche altri programmi di edilizia residenziale realizzati in diverse città, in attuazione di quanto previsto dal decreto-legge n. 152 del 1991.

Per quanto attiene al caso specifico oggetto dell'interrogazione, come evidenziato dal deputato interrogante, l'articolo 3, comma 1-bis, del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47, ha introdotto alcune innovazioni relativamente all'assegnazione degli alloggi in parola. In particolare, ha stabilito che gli alloggi, concessi ai sensi dell'articolo 18 del citato decreto-legge n. 152 del 1991, rimangono in godimento del locatario anche qualora il locatario stesso - nella fattispecie, i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata - sia riformato totalmente o parzialmente per malattia, anche non dipendente da cause di servizio. Nel caso di pensionamento dell'assegnatario, i suddetti alloggi rimangono assegnati in locazione per un periodo di ulteriori 3 anni dalla cessazione dell'incarico. Nel caso di decesso dell'assegnatario, gli alloggi rimangono assegnati in locazione al coniuge o agli aventi diritto, che ne facciano apposita richiesta, per un periodo di ulteriori 3 anni a partire dal decesso dell'assegnatario.

Per quanto riguarda la disponibilità all'acquisto degli immobili, formulata da parte di alcuni assegnatari, la prefettura di Verona, nel rispetto delle leggi e delle disposizioni che riguardano la materia in questione, ha manifestato la necessità di rientrare nella disponibilità degli appartamenti per poter procedere alla successiva assegnazione agli aventi diritto inseriti in apposita graduatoria ed in attesa di alloggio adeguato.

Tuttavia, come auspicato dal deputato interrogante, è necessario individuare una disciplina uniforme sul territorio nazionale, che consenta ai destinatari della misura, ossia i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità, di poter riscattare l'alloggio alla scadenza del periodo di locazione, in considerazione anche dell'orientamento differenziato da parte di alcuni enti territoriali.

Tale disciplina, ovviamente, dovrà essere finalizzata a regolare soprattutto le assegnazioni che saranno disposte in futuro per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.

Per il pregresso, invece, è evidente che ciascuna convenzione per l'utilizzo di questi immobili prevede condizioni differenziate di locazione, per le quali occorrerà vagliare la praticabilità di un intervento normativo in chiave retroattiva.

Il MIT è, pertanto, al lavoro per una soluzione normativa che consenta ai dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata il diritto alla prelazione dell'alloggio alla scadenza del periodo di locazione, al fine di risolvere questa delicata questione e assicurare alle Forze di polizia e alle loro famiglie una stabilità abitativa.

Tengo a ricordare che il Governo è già intervenuto sul tema con una prima misura contenuta nel decreto Proroghe, approvato lo scorso 27 novembre in via definitiva. Nello specifico, l'articolo 1-bis del citato decreto-legge ha disposto la proroga fino al 31 dicembre 2024 della durata dei contratti di locazione o di assegnazione in godimento degli immobili residenziali realizzati in regime di edilizia agevolata con il programma straordinario di edilizia residenziale per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità. Tale decreto prevede inoltre, fino al 31 dicembre 2024, l'obbligo di notifica della proposta di alienazione all'assegnatario a cui è attribuito il diritto di prelazione. Sono poi rinnovati fino al 31 dicembre 2024 i contratti scaduti, al fine di consentire l'esercizio del diritto di prelazione, in base a determinate condizioni.

PRESIDENTE. Il deputato Padovani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

MARCO PADOVANI (FDI). Grazie, signor Presidente e grazie, signor Sottosegretario. Mi ritengo soddisfatto innanzitutto per la disponibilità dimostrata nel valutare con molta attenzione tutto ciò che è possibile intraprendere al fine di offrire una stabilità abitativa a tutto quel personale di Polizia che è stato impegnato in operazioni di contrasto alla criminalità organizzata e non solo. Come ho avuto modo di descrivere nel quesito, infatti, la questione delle case Ater di Verona nasce il 13 novembre 1997, quando l'allora prefetto della città scaligera stipulava una convenzione con un'azienda territoriale per l'edilizia residenziale per la realizzazione di 70 alloggi di edilizia agevolata con vincolo di locazione di 23 anni per il personale delle Forze dell'ordine. Successivamente, nel 2005, veniva sottoscritto per i citati alloggi un contratto a canone agevolato per non penalizzare i dipendenti impegnati e occupati nella lotta contro la delinquenza e la criminalità. Appariva - e appare - quindi del tutto evidente promuovere e disciplinare in maniera uniforme le disposizioni in materia sul territorio nazionale, affinché il personale dipendente delle amministrazioni dello Stato, assegnatario di un alloggio di edilizia agevolata, potesse, in qualche maniera, riscattare gli alloggi assegnati, dopo un apprezzabile periodo di anni di locazione. Considerando che molte regioni italiane hanno previsto la possibilità per i dipendenti di acquistare l'alloggio assegnato, come, del resto, previsto dalla legge, la strada intrapresa da questo Governo è quella giusta e condivisa. Del resto, la prima misura adottata dal Governo e contenuta nel decreto Proroghe, approvato lo scorso 27 novembre, con l'articolo 1-bis del decreto-legge stesso, dispone positivamente una proroga, che contribuirà ad agevolare il lavoro del MiT al fine di trovare una soluzione normativa definitiva. Grazie quindi Sottosegretario. Grazie a lei e a questo Governo di Giorgia Meloni per rendere il giusto riconoscimento a uomini che quotidianamente si mettono a disposizione della società e della Nazione, credendo nelle istituzioni, negli ideali di onestà, di lealtà, di fiducia e di solidarietà rappresentati dalle divise che indossano, in un contesto sociale non sempre facile. L'ordinata convivenza civile è garantita anche grazie al loro impegno.

Ritengo che il valore delle Forze dell'ordine sia inestimabile; talvolta ci si dimentica della loro esistenza, ma la loro presenza costante è motivo di orgoglio e di garanzia. Mi siano concesse quindi queste parole di tributo: l'azione che farà il nostro Governo per regolamentare in maniera uniforme questa annosa situazione è anche il giusto e doveroso riconoscimento nei confronti di tutte le nostre Forze dell'ordine.

(Iniziative volte a promuovere una capillare installazione dei dispositivi stradali di sicurezza per i motociclisti – n. 3-00836)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Caramiello e Pavanelli n. 3-00836 (Vedi l'allegato A).

TULLIO FERRANTE, Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente e onorevoli colleghi, in riferimento al quesito posto dai deputati interroganti, rappresento quanto segue. Il DM 1° aprile 2019 disciplina l'installazione dei dispositivi stradali di sicurezza per motociclisti, i cosiddetti DSM continui su barriere di sicurezza stradale discontinue. Il provvedimento include, tra l'altro, le norme tecniche per la salvaguardia dei motociclisti, nonché le istruzioni tecniche per l'installazione dei dispositivi indicati per la protezione dei conducenti e passeggeri dei veicoli a due ruote. La verifica tecnica degli standard prestazionali di tali dispositivi avviene mediante prove di crash che seguono le indicazioni standard per la loro realizzazione contenute nella specifica tecnica UNI CEN/TS (1317-8:2012, ora sostituita dalla UNI CEN/TS 17342:2019).

L'articolo 3, comma 2, dell'allegato A al citato decreto ha, inoltre, individuato, nell'ambito delle zone stradali da proteggere, alcune zone stradali specifiche che preferenzialmente sono da proteggere, oltre quelle indicate nel comma 1. In particolare, si tratta di situazioni stradali che denotano una più elevata criticità in caso di svio di un motociclista, quali curve circolari aventi un raggio minore di 250 metri e intersezioni caratterizzate da un elevato tasso incidentale specifico, che abbiano visto il coinvolgimento di motoveicoli e/o di ciclomotori.

Nel corso del tempo, sono emerse - come evidenziato anche dal deputato interrogante - alcune difficoltà, soprattutto tecniche, nell'attuazione di tali disposizioni e per tali motivazioni si è ritenuto opportuno procedere a una revisione delle norme attualmente vigenti sotto il profilo tecnico. A tal fine è stato istituito, lo scorso mese di settembre, presso i competenti uffici del MiT un tavolo tecnico al quale partecipano i soggetti istituzionali competenti, oltre a esperti e alle associazioni più rappresentative dei motociclisti, che ha l'obiettivo di predisporre uno schema di provvedimento, volto a semplificare la verifica degli standard prestazionali dei dispositivi “salva motociclisti”, secondo un nuovo standard tecnico delle barriere stradali di sicurezza. I lavori del suddetto tavolo tecnico sono attualmente in corso per la stesura di un nuovo decreto.

PRESIDENTE. Il deputato Caramiello ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

ALESSANDRO CARAMIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Grazie Sottosegretario per la risposta, ma non mi ritengo soddisfatto e vado anche a spiegare i motivi. Il decreto ministeriale… C'è un ritorno nel microfono…

PRESIDENTE. Sì, se può cortesemente cambiare posizione, la ascoltiamo meglio perché c'è un'interferenza.

ALESSANDRO CARAMIELLO (M5S). Sì. Dicevo che non mi ritengo soddisfatto. Conosciamo il decreto ministeriale del 1° aprile 2019: entro nel merito, ma ho bisogno di fare una premessa. L'Italia è il Paese europeo con il maggior numero di motociclisti circolanti: se ne contano circa 7 milioni e, in Europa, Presidente, ogni anno circa 25.000 persone perdono la vita sulle strade; di queste, il 15 per cento sono motociclisti. I guardrail posizionati lungo le strade offrono una barriera fisica, che può contribuire a ridurre l'energia dell'impatto e impedire al motociclista di finire fuori strada o di colpire oggetti pericolosi, tuttavia, in molti casi, visto anche il materiale utilizzato, risultano essere anche causa di gravi lesioni, spesso anche mortali. Quindi, c'era bisogno di una legge e pertanto, con l'introduzione del decreto ministeriale del 1° aprile 2019, da parte del Governo Conte 1 - il Ministro era Toninelli e anche la Lega era al Governo -, si prevedeva l'installazione di dispositivi stradali di sicurezza per i motociclisti, i cosiddetti DSM, adottando un sistema di protezione costituito da una banda flessibile di 80 centimetri di altezza, che si applica al piede delle barriere stradali discontinue.

In particolare, Presidente, il decreto attuativo, nello stabilire i punti in cui vanno posizionati, ha disposto che i DSM vengano installati presso le strade urbane ed extraurbane, con velocità di percorrenza superiori ai 70 chilometri orari, nei tratti in curva con un raggio minore di 250 metri sul ciglio esterno della carreggiata e in quelle strade dove siano avvenuti, in un triennio, almeno 5 incidenti con morti e feriti e abbiano visto il coinvolgimento di motoveicoli e ciclomotori. Sottosegretario, a distanza di 4 anni da quel decreto ministeriale e vari studi europei, e dopo ampi confronti anche con diverse associazioni motociclistiche, bisognerebbe intervenire su quel decreto ministeriale e apportare modifiche. Mi chiedo e le chiedo: quanto vale una vita umana? Concorderà con me che non ha prezzo. Quindi, per salvare la vita dei cittadini, invece di lasciare una certa discrezionalità alle pubbliche amministrazioni, agli enti proprietari e ai gestori di strade, bisognerebbe imporre - è quello che avevamo chiesto - l'installazione dei DSM su tutte le barriere metalliche installate all'esterno delle curve.

Chiaramente, Sottosegretario, tutto questo ha un costo e anche abbastanza elevato. Il 7 agosto 2023, il Governo ha presentato alla Commissione europea la proposta di revisione del PNRR, che, tra i vari punti, prevede l'esclusione dal Piano di 9 misure, per un valore complessivo di circa 16 miliardi, soprattutto a danno delle comunità fragili del Paese, motivo per cui, proprio in queste ore, ho presentato un'altra interrogazione parlamentare.

Ma, ad ogni buon conto, Presidente, Sottosegretario, se questo Governo non ha avuto scrupoli nel rimodulare il PNRR a danno del Sud, delle aree interne e delle isole minori, sarebbe auspicabile che questo Esecutivo rivedesse ancora una volta il Piano, ma questa volta per qualcosa di sensato, prevedendo che una quota parte delle risorse sia destinata per la sicurezza stradale e, quindi, per tutelare l'incolumità di milioni di motociclisti italiani da Nord a Sud del Paese.

Quindi, accolgo con favore questo tavolo tecnico, però sarebbe interessante e importante prendere una parte di questi fondi e iniziare a rinnovare le nostre strade e i guardrail, in modo da tutelare la vita dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

(Iniziative per la messa in sicurezza e il ripristino della viabilità sulla strada statale 81 nel tratto tra i comuni abruzzesi di Guardiagrele e Casoli, in provincia di Chieti, anche nella prospettiva di un nuovo collegamento stradale tra i suddetti comuni – n. 3-00837)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti, Tullio Ferrante, ha facoltà di rispondere all'interrogazione D'Alfonso n. 3-00837 (Vedi l'allegato A).

TULLIO FERRANTE, Sottosegretario di Stato per le Infrastrutture e i trasporti. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in riferimento ai quesiti posti, la società ANAS ha rappresentato quanto segue.

A seguito di un movimento franoso del corpo stradale occorso il 16 giugno scorso, ANAS ha disposto la chiusura al traffico della SS81 Piceno Aprutina dal chilometro 179 al chilometro 182, tra i comuni di Casoli e Guardiagrele.

Dopo l'immediato intervento di analisi del fenomeno e in esito all'esecuzione dei necessari rilievi e accertamenti, ANAS ha avviato gli interventi per il ripristino dei tratti oggetto del dissesto, con il fine di riaprire la sede stradale nei tempi tecnici più brevi.

Il completamento degli interventi è avvenuto lo scorso 14 agosto, in anticipo rispetto al cronoprogramma stabilito, consentendo la riapertura al transito della strada.

Per far fronte al fenomeno di dissesto idrogeologico, che interessa, in maniera diffusa, tale arteria, ANAS ha programmato interventi di miglioramento tecnico funzionale, di sicurezza, nonché di consolidamento del corpo stradale e delle scarpate per un investimento complessivo di circa 11 milioni di euro.

Di questi, 3 sono già in corso di esecuzione per un importo di 4 milioni di euro, con previsione di fine intervento stimata per il primo trimestre del 2024. Altri 3 interventi, con un importo complessivo di 3,5 milioni di euro, sono in fase avanzata di progettazione, con avvio degli interventi nel primo semestre del 2024.

Con riferimento alla viabilità comunale, il MIT ha stanziato risorse per il miglioramento della sicurezza e manutenzione straordinaria della rete viaria per l'accessibilità delle aree interne.

Si tratta di interventi relativi ai programmi straordinari di manutenzione delle 43 aree interne individuate dalla Strategia nazionale delle aree interne, nell'ambito del ciclo di programmazione 2021-2027, volti a riqualificare circa 2.000 chilometri di strade provinciali, comprendendo le opere d'arte serventi. Tra i provvedimenti recenti, ricordo il decreto 12 ottobre 2021, che ha approvato lo stanziamento di complessivi 300 milioni per gli anni dal 2021 al 2026, tra cui quelli destinati all'area interna Basso Sangro-Trigno, dove ricadono i comuni citati dal deputato interrogante, e il decreto 19 luglio 2023, che ha previsto lo stanziamento di risorse per le annualità 2023 e 2024 delle aree interne Piana del Cavaliere, Alto Liri, Valle del Sagittario e dell'Alto Sangro per l'Abruzzo e Medio Basso Molise e Isernia-Venafro per il Molise.

Inoltre, il Ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica, sentito sul tema, ha manifestato che svolge le proprie funzioni in materia di prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico mediante atti di programmazione e finanziamento di interventi strutturali proposti dalle regioni e dalle province autonome attraverso l'utilizzo del database online ReNDiS, Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo - ISPRA.

I criteri di individuazione degli interventi da programmare tengono conto, tra l'altro, della pianificazione svolta dalle competenti autorità di bacino distrettuali in relazione al rischio da frana - i famosi Piani di assetto idrogeologico (PAI) - e al rischio da alluvioni - i Piani di gestione del rischio da alluvioni (PGRA).

Tra gli interventi inseriti nelle graduatorie regionali di richieste di finanziamento per la regione Abruzzo per gli anni dal 2019 al 2022, sono presenti alcuni ricadenti nei comuni citati nell'interrogazione in oggetto, e, nello specifico, i comuni di Gessopalena, Montenerodomo, Torricella Peligna, Civitella Messer Raimondo e Altino, per stanziamenti complessivi di 4.681.000 euro.

Per quanto attiene alla procedura di ritrasferimento ad ANAS, cui fa riferimento il deputato interrogante, ricordo che, con il DPCM del 20 febbraio 2018, sono stati riclassificati 513.498 chilometri di strade ex statali e provinciali.

Al fine di completare il processo di revisione della rete stradale di interesse nazionale, per quanto concerne le proposte avanzate dalla regione Abruzzo, sono risultati necessari ulteriori approfondimenti sulla riclassificazione avvenuta ai sensi del citato DPCM, che ha richiesto l'apertura di un tavolo di confronto con i rappresentanti della regione.

La procedura si è conclusa lo scorso maggio e il MIT ha inviato la proposta di completamento della revisione della rete stradale di interesse nazionale al Consiglio superiore dei lavori pubblici per il parere di competenza, come previsto dall'articolo 1-bis, comma 1, del decreto legislativo n. 461 del 1999.

Nella proposta è ricompresa anche la ex SS86 “Istonia”, sia per il tratto che ricade nella regione Abruzzo che per quello che ricade nella regione Molise.

Nell'adunanza dello scorso 8 novembre, il Consiglio superiore dei lavori pubblici si è espresso favorevolmente con il parere n. 47 unicamente sulla riclassificazione delle strade che costituiscono piccoli riammagliamenti necessaria a chiudere la rete stradale di interesse nazionale.

Nello specifico della regione Abruzzo, si tratta delle seguenti tratte: la strada provinciale 113 “Selva di Altino-Piane d'Archi”, che collega la SS 84 alla SS 652; la strada provinciale 225 (ex SS 558 Sangritana seconda), che collega la SS 652 in agro di Borrello alla SS 652 in agro di Sant'Angelo del Pesco; e, in ultimo, la strada provinciale 75, variante Est di Penne, che collega la SS 151 della Valle del Tavo alla SS 81 Piceno-Aprutina. Per le restanti strade, tra le quali è ricompresa la ex SS 86 Istonia, il Consiglio ha rinviato il parere ad ulteriori approfondimenti istruttori a cura dei competenti uffici del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti che saranno trasmessi al predetto Consiglio quanto prima.

PRESIDENTE. Il deputato d'Alfonso ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

LUCIANO D'ALFONSO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Sono soddisfatto per l'approfondimento che c'è stato e il foglio di risposta che il Sottosegretario ha letto ricostruisce la complessità e l'impegno posto in essere da ANAS, alla quale va il mio ringraziamento e, naturalmente, anche alla sovraintendenza politica. Mi permetta, signor Presidente, di ringraziare anche per la fortunata sua presenza, poiché lei, per i suoi studi e la sua attività, non è estraneo alla materia del territorio e delle infrastrutture.

Qual è il problema dell'assetto viario colpito dalla frana oggetto dell'interrogazione? La frana c'è stata, com'è stato ricordato dal sottosegretario e la frana è stata anche superata grazie alla prontezza di ANAS, con un intervento coerente e appropriato. Il problema è la fragilità dell'assetto viario delle strade provinciali che poi versano nella SS 81. Noi dobbiamo mettere in campo, come pure ANAS sta facendo, un piano di manutenzione straordinaria che dichiari guerra alla dispersione dell'acqua. L'acqua che si disperde va a colpire una struttura del sottosuolo già fragile e ciò poi determina la caduta della solidità del sedime viario. Questo piano, che in Abruzzo si sta vedendo grazie anche all'impegno che mette il personale di ANAS, va continuamente monitorato, finanziato, facilitato, velocizzato e sollecitato, sapendo però che questa viabilità, accanto alla fragilità viaria derivante dalla perdita di acqua e dalla franosità, ha un altro grande problema. Proprio nella distensione e nella lunghezza tra Casoli e Guardiagrele ci sono tre chilometri di punti neri. Il Sottosegretario sa bene, come anche il Presidente facente funzioni di questa Assemblea, che il codice della strada italiano stabilisce il diritto alla circolazione in sicurezza. I punti neri negano la sicurezza e non consentono ai mezzi che trasportano carichi eccezionali di percorrere quei tratti viari. Ci sono tornanti a gomito particolarmente pericolosi. Naturalmente, non è colpa né di questo Governo né della attuale gestione di ANAS, è una eredità dei decenni passati, quando si riteneva che il gigantismo delle opere pubbliche, tutto da risolvere, dovesse in qualche modo escludere gli interventi di manutenzione straordinaria puntuale. So che è in campo una progettazione organica che rivede interamente il tratto di intervento per circa 200 milioni di euro ma, se nel frattempo si può mettere in campo un intervento puntuale per superare quei punti neri e quei tornanti, noi consentiamo al sistema produttivo di fare i trasporti anche con carichi della merce prodotta nei siti industriali che sono serviti da questa viabilità.

Poi c'è l'emergenza dell'Istonia, che è una strada naturalmente classificabile come statale, poiché collega due regioni. È anomalo che l'Istonia sia provinciale e se la provincia si deve fare carico dell'Istonia, che ha un rilievo di rango stradale statale, è chiaro che poi toglie risorse dalla viabilità minore, quella provinciale. Bene il voto in Consiglio superiore, bene l'approfondimento istruttorio. Le chiedo, signor Sottosegretario, anche cogliendo la presenza dell'attuale Presidente dell'Assemblea che, per studi e dedizione, conosce il territorio e sa quanto debba essere sicuro, di monitorare l'ulteriore approfondimento che si sta facendo tra Palazzo Chigi, il Ministero che lei sovrintende come Sottosegretario, il Consiglio superiore e la speciale sezione dedicata alle strade, in maniera tale che si completi questo riesame. Quella strada ha infatti le caratteristiche della statalizzazione, in ragione del principio, insormontabile, che sono statali le strade che collegano una regione a un'altra. Inoltre, porta in montagna e porta a giacimenti di valenza religiosa. Lei sa che le strade statali devono rispondere a queste domande: cosa collega, dove porta, qual è il bene rinveniente che genera. Sono convinto che la risposta all'interrogazione rappresenti un'interessante agenda di impegno per la quale la ringrazio.

(Iniziative di competenza per la messa in sicurezza della torre Garisenda di Bologna – n. 3-00839)

PRESIDENTE. La Sottosegretaria per la Cultura, Lucia Borgonzoni, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Davide Bergamini e Cavandoli n. 3-00839 (Vedi l'allegato A).

LUCIA BORGONZONI, Sottosegretaria di Stato per la Cultura. Grazie, Presidente. Ringrazio per l'opportunità di rispondere a questa domanda perché è un tema presente sui giornali locali, nazionali ma anche internazionali. Soprattutto, mi dà l'opportunità di chiarire le date errate degli interventi che ho visto in ricostruzioni abbastanza particolari nelle quali è stata comunque posticipata la data della conoscenza di quanto stava avvenendo sulla torre. In qualche momento, ho pensato di essere veggente, visto che l'intervento del Ministero è stato predisposto prima rispetto a quando il sindaco sostiene di avere scoperto che questo bene era ammalorato e che potevano esserci un rischio di crollo o peggio ancora un crollo.

Voglio iniziare raccontando un po' gli interventi e come si è lavorato sulla torre negli anni. Il primo comitato e gli interventi tecnici sono avvenuti negli anni Ottanta. La prima relazione arriva nel 1989. Nel 1999 verranno concluse indagini sperimentali sulla parte elevata della torre e dal 2000 verranno fatte anche quelle sul terreno e su tutta la parte dove è appoggiata. Tra il 1999 e il 2001 ci fu un primo consolidamento della torre e un secondo fra il 2008 e il 2010. A partire dal 2011, fu predisposto e attivato un sistema di monitoraggio che negli anni ha visto tanti sistemi messi in atto. Infine, nel 2016 fu fatta un'accurata campagna di indagine. Nel 2018, però, si ha un aggravio della situazione tensionale della torre. Tra il 2018 e l'inizio del 2019, vista la complessità dei dati, viene costituito un primo comitato tecnico-scientifico, di cui fece parte anche la Sovrintendenza. Il 20 dicembre 2018, il comitato si riunì una prima volta e i dati raccolti dal sistema di monitoraggio evidenziavano anomale deformazioni della torre. Il 24 gennaio 2019, si indicò l'esecuzione immediata degli interventi di tipo provvisionale per ridurre i rischi di natura statica che la torre aveva. Nel marzo dello stesso anno si ribadì che erano da ritenersi urgenti alcune misure per l'incolumità delle persone, per cui si sarebbe dovuto mettere in sicurezza la torre e chiudere l'area che è attorno alla torre. A settembre 2019 si ribadì di nuovo e si evidenziò come queste anomalie continuassero ad andare avanti e che la Torre fosse da mettere in sicurezza. Il 14 novembre 2019, ulteriore fonte di preoccupazione derivò dagli accertamenti per cedimenti della base. Il comitato, a fine 2019, indicò la necessità di procedere con urgenza e con opportuni interventi, quali la predisposizione e l'implementazione di un piano di emergenza. Dopo la consegna della relazione conclusiva del comitato, a fine 2020, la Sovrintendenza di Bologna mandò una lettera al comune in cui sottolineava gli obblighi conservativi. Voglio infatti ricordare che la torre è patrimonio e bene del comune di Bologna ai sensi dell'articolo 30, comma 1, del codice dei beni culturali; lettera che è stata inviata anche qualche mese fa. Tra il 2020 e l'estate 2022 si è attivato un comitato tecnico ristretto.

Questo comitato fa una relazione, sempre nel 2020, e chiede la realizzazione di interventi immediati in somma urgenza. Tra il 2020 e il 2021 viene, quindi, realizzato un intervento di consolidamento e confinamento sul basamento. L'intervento comunque realizzato nel giugno 2021 non ha portato a significativi miglioramenti della situazione della torre. Viene allargato il comitato e nel febbraio di quest'anno, il 22 febbraio 2023, il professor Bellini, all'interno del comitato, parla per la prima volta di un pericolo di crollo, e se si ipotizza il crollo di un bene si suppone che ci sia la paura che quel bene possa crollare. Per cui - voglio ripeterlo - a febbraio di quest'anno si vede per la prima volta, nei testi delle riunioni del comitato, la parola: “crollo”. Il 23 marzo 2023, la sovrintendente evidenzia la necessità di procedere con urgenza, cosa che vediamo più volte scritta nei verbali. Il 12 aprile 2023, l'ingegner Della Valle ribadisce che la torre si sta spostando di un decimo di millimetro all'anno. Il 26 settembre 2023, il professor Modena sottolinea quanto evidenziato per mail nei giorni precedenti, ovvero l'importanza di attivare un sistema di allarme in grado di segnalare le criticità ed attivare il piano di evacuazione della Protezione civile in caso di pericolo di crollo. Questo perché si sta sperimentando una situazione che non può essere oggetto di verifiche e di calcolo e non può essere gestita dal punto di vista teorico. Per questa ragione è inutile procedere con qualsiasi altra attività senza attivare una struttura in grado di segnalare eventuali allarmi, come era stato deciso nell'ultimo incontro del comitato precedente - per cui non di questo comitato - il 21 settembre 2022. In quella riunione si parlava, infatti, di mettere in atto provvedimenti e iniziative che scongiurassero la perdita del bene. E stiamo parlando del 21 settembre 2022.

Dopo quest'ultimo comitato, la sovrintendente, il 2 ottobre, mi avvisa che ci sono dei problemi perché il comitato non sta comunque arrivando a un punto di sintesi davanti a una situazione allarmante. E queste ultime parole che ho detto mi sembra che dovrebbero e avrebbero dovuto allarmare chiunque e non solamente la nostra sovrintendente. Io mi attivo immediatamente, chiamo il Ministro Sangiuliano, cerchiamo dei finanziamenti, chiamo il sindaco di Bologna, in stessa data, per dire che stiamo per stanziare 5 milioni e chiedere se lui abbia contezza di quanto possa essere l'intervento. Lui - a detta sua, per telefono - non aveva contezza e doveva sentire i propri uffici. In data 6 ottobre avevamo già deciso di incontrarci in modo informale per parlare di questa cosa alla sovrintendenza. Slitta al 10 ottobre l'appuntamento, perché il 6 lui era fuori dall'Italia in una visita istituzionale. Il 14 novembre 2023 l'ESA e il CNR, su mia richiesta, iniziano a fare un'analisi dei dati e ci riportano un quadro identico a quello che comunque troviamo nei verbali. Sempre il 14 novembre 2023, il Ministro Sangiuliano convoca una riunione al Ministero in cui ci sarà anche il sindaco. Il 20 novembre, il Ministro firma il decreto n. 378, con il quale vengono stanziati questi 5 milioni di cui avevamo parlato e il 12 dicembre ci sarà a Roma un altro incontro con il CNR e l'ESA per continuare il monitoraggio, anche satellitare. Quello che voglio dire è che, visto che io l'ho scoperto il 2 ottobre, ma questo comitato è del comune, è un comitato in cui la presidente, la dottoressa Faustini, è anche direttore del settore di edilizia pubblica del comune, allora, delle due, l'una: o il sindaco sapeva e non ha fatto niente - e ritengo che questa sia una cosa gravissima, che mette in discussione anche il fatto che un sindaco possa continuare a fare il lavoro, cioè la tutela di tutti i cittadini, visto quello che ho letto - oppure la presidente del comitato, che comunque è sua emanazione, non gli ha mai detto niente. Per cui la domanda è perché questa presidente del comitato continui a essere lì, non sia stata in qualche modo sanzionata, spostata dal sindaco.

Io credo che ci siano state delle inerzie da parte del comune; ci sono dei documenti che parlano comunque di questo rischio collasso, della preoccupazione di collasso. Si tratta di preoccupazioni, non solamente per il bene della cittadinanza, che non sono state ascoltate, non sono state portate all'attenzione del comune, anche se c'è, ed è stata depositata, una serie di interrogazioni anche da parte delle opposizioni al comune di Bologna. Per cui so che la procura un fascicolo, intanto, l'ha aperto e spero che ci siano indagini accurate, perché credo, al di fuori di quello che sta facendo anche il Ministero, che questo sia un bene della città, un bene dell'Italia e un bene del mondo, perché le due torri rappresentano il nostro Paese nel mondo, sono un patrimonio veramente dell'umanità e per questo stiamo lavorando, perché insieme ai portici, che sono già stati riconosciuti, anche loro vengano riconosciute come patrimonio dell'umanità. Però, non possiamo far finta di nulla, perché poteva accadere qualcosa che, fortunatamente, non è accaduto, ma che avrebbe messo a repentaglio le torri e i cittadini bolognesi.

PRESIDENTE. Il deputato Davide Bergamini ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

DAVIDE BERGAMINI (LEGA). Grazie, Presidente. Voglio ringraziare il Sottosegretario Borgonzoni, perché mi ritengo sicuramente soddisfatto per la risposta alla nostra interrogazione, per la cronistoria che ha fatto di tutta la vicenda relativa alla Garisenda di Bologna. Non posso sicuramente ritenermi soddisfatto, invece, dell'operato del sindaco Lepore di Bologna, perché, da quanto è emerso dalla risposta del Sottosegretario, è evidente che questo problema non sia nato a novembre 2023, quando noi abbiamo presentato l'interrogazione, ma sia un problema di cui si conosce l'origine da tempo e parliamo del 2011, del 2016. Quindi, in date successive, il problema è stato evidenziato in diverse occasioni dal comitato.

Ora sorge spontanea una domanda anche per capire le motivazioni dell'attuale sindaco che, comunque, mi risulta sia stato assessore già dal 2011; dal 2016 addirittura assessore con la delega alla cultura e al patrimonio, quindi, possiamo dire parte direttamente interessata a quello che succedeva nella città, soprattutto quando parliamo di un monumento, di un edificio storico, come quello della Garisenda, che è riconosciuto da tutti; non parliamo di una statuetta di un qualche angolo di Bologna che magari poteva passare inosservata. È ovvio che oggi ci troviamo in una situazione difficile da recuperare, perché comunque, da quanto ci ha appena descritto il Sottosegretario, serviranno sicuramente interventi urgenti. Ringrazio il Sottosegretario e il Ministero per l'importante azione che hanno fatto per attivarsi immediatamente e anche per questa sorta di veggenza del Sottosegretario - di cui ha parlato all'inizio della risposta - che ha permesso di intervenire subito e di identificare risorse da destinare al ripristino e alla messa in sicurezza della Garisenda. È ovvio che un lavoro fatto in precedenza, con una maggiore attenzione da parte del comune di Bologna, da parte del sindaco o dell'assessore dell'epoca, avrebbe sicuramente permesso lavori immediati e, probabilmente, non saremmo arrivati a questa situazione, che è diventata abbastanza pericolosa, tanto da allertare il comitato tecnico, che è stato istituito, definita, appena poco più di un mese fa, una condizione di criticità di allerta rossa. Non dimentichiamoci che si tratta di un bene che rappresenta la cultura di Bologna, la storia di Bologna, che rappresenta tutti i bolognesi. È una situazione che, in un momento di pericolo, in una condizione di allerta rossa, dove poi si richiede la chiusura del traffico, potrebbe avere anche delle gravi ripercussioni economiche su tutto l'indotto commerciale e turistico della città di Bologna, perché sappiamo benissimo che ogni turista straniero che arriva a Bologna la prima cosa che fa è andare a Piazza Maggiore, alla torre degli Asinelli e alla Garisenda, perché sono ovviamente quei punti che identificano la città anche a livello internazionale.

Come ho detto poc'anzi, sono sicuramente soddisfatto per l'intervento del Ministero, per quello che ci ha appena elencato il Sottosegretario e anche per il suo interessamento, da bolognese, per la città, perché comunque credo che sia stato un intervento che ha permesso di intervenire da subito e prendere delle decisioni importanti, che potranno salvaguardare questo edificio.

Spero che si voglia fare chiarezza, invece, sull'operato del comune e, come ha detto giustamente il Sottosegretario, che qualcuno ci dica se il sindaco era a conoscenza o non era a conoscenza, perché, come appena è stato detto poc'anzi, o il sindaco era a conoscenza e si è dimenticato o ha fatto finta di nulla o probabilmente qualcuno non gliel'ha detto e, quindi, c'è, comunque, una responsabilità che deve essere in capo a qualcuno, perché credo che i bolognesi oggi meritino una risposta, meritino chiarezza su un contesto che è di tutti, quindi che non è di proprietà solo del comune, ma è di proprietà di tutti i bolognesi e credo che oggi non dare una giusta attenzione a un edificio come quello della Garisenda, che rappresenta la storicità e la cultura e che è riconosciuto a livello internazionale, sia da condannare. Quindi, spero si possa fare chiarezza.

Mi ritengo soddisfatto e ovviamente ci riserveremo, anche tramite i gruppi consiliari del comune di Bologna, di presentare ulteriori interrogazioni per riuscire a fare luce su questa vicenda, sperando che con lo stanziamento di questi 5 milioni, di cui il Sottosegretario ci ha detto e che saranno fondi del PNRR, si possa procedere, da questo momento in poi, con un maggior coinvolgimento della città e di tutti gli enti preposti per garantire la sicurezza della Garisenda e per una volta, finalmente, non prendendo la cosa sottogamba, perché questo potrebbe veramente creare poi un ulteriore allarme e, soprattutto, un ulteriore pericolo per la città di Bologna.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni all'ordine del giorno.

Sospendo la seduta, che riprenderà alle ore 15,30.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

La seduta, sospesa alle 10,20, è ripresa alle 15,30.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna.

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 15,30).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 20 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori la deputata Chiara Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Signor Presidente, grazie. Intervengo sull'ordine dei lavori per ribadire la richiesta di calendarizzare al più presto la mozione di censura già presentata nei confronti del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove, ma anche per condannare le dichiarazioni gravissime che sono state pronunciate ieri nei confronti delle opposizioni e della magistratura. Vede, Presidente, errare è umano, si direbbe, ma perseverare è diabolico. Le parole che ha pronunciato il Sottosegretario in occasione di un'iniziativa pubblica del suo partito, che oggi sono riportate da tutti gli organi di stampa, evidenziano, ancora una volta, l'inadeguatezza e l'inopportunità oggettiva che egli continui a rivestire il delicato incarico di cui è responsabile all'interno dell'Esecutivo. Ancora una volta abbiamo sentito parole inaccettabili, espressioni incompatibili con chi rappresenta il Governo di un Paese democratico (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Un Sottosegretario non può usare le parole di un dittatore fascista, non può pensare di portare la discussione sulla giustizia su un terreno che è di minacce verso la magistratura (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

Per questo ci rivolgiamo - tramite lei ovviamente - anche alla Presidente del Consiglio, perché qui non si tratta di attendere la sentenza definitiva. Il linguaggio, la protervia e l'intimidazione con cui si è caratterizzato il Sottosegretario in questi giorni vanno ben oltre la libertà di opinione e quella terminologia e quelle parole evocano e hanno radici ben identificabili ed evidenziano il comportamento e il profilo sovversivo di questo esponente del Governo.

Quindi noi ribadiamo, ancora una volta, la richiesta di calendarizzare al più presto la mozione di censura già presentata, ma ci aspettiamo che la Presidente del Consiglio e il Ministro Nordio revochino immediatamente le deleghe che sono attribuite al Sottosegretario Delmastro Delle Vedove per rispetto delle istituzioni repubblicane che loro stesse rappresentano (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica, MoVimento 5 Stelle e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. È per unirci alla richiesta fatta dalla collega Braga rispetto alla necessità di calendarizzare quanto prima la mozione di censura nei confronti del Sottosegretario Delmastro Delle Vedove. Le motivazioni sono numerose e sono riportate nella stessa mozione, ma le affermazioni fatte dal Sottosegretario sono di una gravità inaudita. Io vorrei ricordare, come ha già fatto la collega Braga, che quella stessa terminologia, cioè “spezzeremo le reni alle correnti del CSM”, ricorda tanto le dichiarazioni del 19 novembre 1940, quando Mussolini alla radio disse: “Spezzeremo le reni alla Grecia”.

Al di là dell'infelice battuta, perché riferire le parole di un dittatore è sempre una cosa grave in quest'Aula dove regna sovrana la democrazia, direi al collega Delmastro Delle Vedove che, insomma, ha scelto anche una formulazione assai infelice, perché ricordiamo bene com'è andata a finire con la Grecia: le reni non gliele abbiamo spezzate, al tempo l'Italia non gliele ha spezzate, fortunatamente, e fu decisivo l'intervento delle truppe tedesche per sottomettere la Grecia. Quindi, è anche una battuta sbagliata e credo che anche questa volta finirà così: Delmastro Delle Vedove non spezzerà le reni a nessuno. Quelle affermazioni, piene di arroganza e di protervia da parte del Sottosegretario, meritano una risposta forte. Il Governo non può far finta di niente, il Ministro Nordio non può far finta di niente, la Presidente Meloni non può far finta di niente. È inutile che il Sottosegretario Delmastro Delle Vedove dica che non sa per quale ragione è rinviato a giudizio.

Vorrei ricordargli che basta che lui legga la richiesta di rinvio a giudizio e troverà le motivazioni per cui si trova in questa situazione. È ora che il Governo intervenga e che la maggioranza non taccia, perché ci sono questioni gravi che attengono alla democrazia del nostro Paese ed è per questo che chiediamo che la mozione di censura venga discussa quanto prima (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Saluto, a nome di tutti voi, la delegazione di studenti e studentesse del Liceo “Niccolò Copernico” di Udine, che oggi è alla Camera dei deputati per la giornata di formazione. Benvenuti e grazie per essere con noi (Applausi).

Ha chiesto di parlare l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Grazie, Presidente. Le affermazioni che abbiamo ascoltato in questi giorni sono talmente grottesche, così gravi, a volte quasi tragicomiche, che tradiscono una volontà di coprire i disastri di quest'anno di Governo. Queste affermazioni che abbiamo sentito negli ultimi giorni sono particolarmente gravi, in primo luogo quelle di Delmastro Delle Vedove che, in una assemblea pubblica, ha il coraggio di fare la seguente affermazione - che voglio citare testualmente - riferendosi a una riforma del Consiglio superiore della magistratura: “Spezzerà le reni al correntismo cancerogeno della magistratura”. Io mi domando come faccia un Sottosegretario di Stato per la Giustizia a usare questo tipo di frasi, di terminologie e di concetti che sono eversivi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Ripeto, arrivano qualche giorno dopo un'intervista del Ministro della Difesa Crosetto al Corriere della Sera, se non ricordo male, che - anche in questo caso voglio citare testualmente - ha affermato: “L'unico grande pericolo per la continuità dell'Esecutivo è quello di chi si sente fazione antagonista da sempre e che ha sempre affossato i Governi di centrodestra: l'opposizione giudiziaria”. Poi, non contento di questo attacco gravissimo alla magistratura, aggiunge: “A me raccontano di riunioni di una corrente della magistratura in cui si parla di come fare a fermare la deriva antidemocratica a cui ci porta la Meloni”.

A parte la baggianata che ha raccontato il Ministro Crosetto, secondo il quale la magistratura ha fatto sempre cadere i Governi di destra o di centrodestra che dir si voglia, voglio ricordare brevemente che, nel 1994, il primo Governo Berlusconi lo fece cadere la Lega, non la magistratura. La legislatura, invece, in cui ci furono 2 Governi Berlusconi, dal 2001 al 2006, fu interamente governata da Berlusconi. Quella ancora successiva, cioè quella che ebbe inizio nel 2008 - il Governo Berlusconi finì nel 2011 - ebbe termine perché l'Italia, per colpa dei disastri di quel Governo, era sotto attacco della speculazione finanziaria internazionale (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Quello fu il motivo, l'incapacità cronica di questa maggioranza, oltre ovviamente - lo voglio ricordare - alle liti in quel momento tra Berlusconi e Fini. Noi stiamo assistendo a questi teatrini, che però sono teatrini pericolosi ed eversivi, in cui esponenti importantissimi di questo Governo tentano di celare la loro totale incapacità a governare il Paese nascondendosi dietro questi fantomatici e inesistenti attacchi della magistratura. È bastato un anno di Governo a rendere questo Paese più povero. Questo Governo ha impoverito la maggior parte degli italiani, a partire dai pensionati a cui, con una manovra, sono stati sottratti 21 miliardi a regime, e non lo dico io, lo dice l'Ufficio parlamentare di bilancio. Anche il ceto medio è stato lasciato a se stesso.

PRESIDENTE. Onorevole, non è che stiamo discutendo la legge di bilancio.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Sto finendo, Presidente. Se mi consente, volevo finire.

PRESIDENTE. L'arrotonda in maniera esagerata. Siccome stava sull'onorevole Del Mastro, prego.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Sì, Presidente, però, siccome lei dovrebbe tutelare il mio diritto a esprimermi, mi appello alla sua funzione. Io sto facendo un ragionamento politico, quindi se è possibile le chiederei di lasciarmelo concludere.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole, deve ascoltarmi un attimo. Lei ha tutto il diritto di svolgere le istanze che sta facendo, però deve essere all'interno di un ordine dei lavori che è legato a un tema che lei mi ha annunciato. Proprio perché io devo preservare lei e tutti gli altri, lei deve stare in un perimetro: se esce troppo fuori, io la richiamo a stare dentro. Prego.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Presidente, io la ringrazio, a mio parere, non sono affatto uscito fuori…

PRESIDENTE. E, invece, sì.

MARCO PELLEGRINI (M5S). …sto facendo un ragionamento politico, dando una spiegazione a questi comportamenti. Il fine ultimo di questo mio intervento è, ovviamente, la richiesta di calendarizzazione urgente della mozione di censura nei confronti del Sottosegretario Delmastro. Siccome stavo concludendo, stavo per dire - e davvero mi avvio alla conclusione - che questo tipo di comportamenti, dal nostro punto di vista, non sono casuali: vogliono coprire i disastri che ha fatto questo Governo nei confronti dei pensionati, del ceto medio e anche dei poveri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Questo Governo è stato capace di togliere anche ai poveri, eliminando il reddito di cittadinanza, andando contro l'articolo 38 della Costituzione. Una cosa vergognosa!

PAOLO TRANCASSINI (FDI). Presidente, ma che c'entra!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Presidente, vorrei approfittare della possibilità che il Ministro della Giustizia venga a riferire in Aula per aggiungere non tanto sull'argomento affrontato fino adesso, ma su un fatto, visto che c'è un capitolo. Leggo un'agenzia dalla quale apprendo che il Vice Premier Salvini… Mi interesserebbe che ascoltasse anche l'onorevole Sisto, perché è una cosa che riguarda anche la sua posizione sulla riforma della giustizia, è interessante.

PRESIDENTE. Prego.

ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). Il Vice Premier Salvini oggi ha telefonato a Roggero, che è il famoso commerciante…

PRESIDENTE. Gioielliere.

ROBERTO GIACHETTI (IV-C-RE). …gioielliere che è stato condannato per omicidio. Ovviamente, di fronte a decisioni di questo tipo, noi non possiamo altro che rimetterci alle decisioni della magistratura e vedere quale sarà il corso definitivo, siamo al primo grado, vedremo che cosa accade. Però, la cosa singolare è che, a un certo punto - e anche questo è legittimo, per carità -, il leader della Lega, nel corso di una telefonata, gli ha promesso di restare in contatto e di non dimenticare il suo caso. E fino a qui va tutto bene. Dopodiché, abbiamo appreso anche che ha aggiunto la determinazione affinché venga approvata la riforma della giustizia, onorevole Sisto. Cioè, la riforma della giustizia, secondo il Vice Premier, non è tutto quello di cui avete parlato in campagna elettorale, per cui lei si straccia le vesti, insieme al Presidente Mule'; poi, magari, viene il Presidente La Russa, che dice che è meglio solo parlarne e non farla: anche su questo, probabilmente, vi dovreste chiarire. Non vorrei che, alla fine di tutto questo straordinario circolo, la riforma della giustizia sia la riforma di che cosa, signor Presidente? La riforma della legittima difesa? Forse sarebbe utile far sapere al Vice Premier Salvini che l'attuale legge sulla base della quale è stato condannato il gioielliere è quella fatta da Salvini insieme ai 5 Stelle qualche anno fa. Cioè, il gioielliere è stato condannato non sulla base della vecchia legge sulla legittima difesa e via dicendo, ma su quella che ha fatto Salvini. Allora, se Salvini si presenta qui, adesso, e ci dice di fare la riforma della giustizia… per questo vorrei che Nordio ci tranquillizzasse, venendo qui, e ci spiegasse se, alla fine di tutto l'ambaradan, la riforma della maggioranza sulla giustizia si trasformerà nell'ennesima riforma che Salvini vorrebbe, perché quella che ha fatto insieme ai 5 Stelle non ha funzionato. Su questo, forse, sarebbe utile che venisse a rispondere il Ministro Nordio, visto che, immagino, il Vice Ministro Sisto avrebbe qualche imbarazzo a rispondere, in attesa che ci si occupi della separazione delle carriere (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

Seguito della discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 144, recante disposizioni urgenti per gli Uffici presso la Corte di cassazione in materia di referendum (A.C. 1491-A​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 1491-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 144, recante disposizioni urgenti per gli Uffici presso la Corte di cassazione in materia di referendum.

Ricordo che, nella seduta di ieri, si è conclusa la discussione sulle linee generali e il relatore e il rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1491-A​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione (Vedi l'allegato A), al quale non sono stati presentati emendamenti.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1491-A​)

PRESIDENTE. Passiamo dunque all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

FRANCESCO PAOLO SISTO, Vice Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Il parere è favorevole sugli ordini del giorno n. 9/1491-A/1 Paolo Emilio Russo e n. 9/1491-A/2 Magi.

PRESIDENTE. Onorevole Paolo Emilio Russo, accetta il parere favorevole sul suo ordine del giorno n. 9/1491-A/1? Sì, bene.

Onorevole Magi, accetta il parere favorevole sul suo ordine del giorno n. 9/1491-A/2? Qualora insistesse per la votazione, dovremmo sospendere perché non sono trascorsi i 20 minuti. Accetta.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1491-A​)

PRESIDENTE. Passiamo quindi alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Riccardo Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Questo provvedimento contiene alcune misure che debbono andare verso la realizzazione completa e la messa in funzione di un'infrastruttura, a nostro avviso, molto importante. Molto spesso si parla del digitale e delle tecnologie digitali, mettendo in guardia da tutti i rischi che possono esservi rispetto alla democrazia, rispetto alla diffusione di fake news e di informazioni non verificate, rispetto alla manipolazione dell'opinione e, quindi, del consenso, che può essere realizzata attraverso il digitale.

In questo caso parliamo, invece, di un'applicazione della tecnologia digitale al servizio dell'esercizio dei diritti politici dei cittadini. Per decenni, nel nostro Paese, è stato estremamente difficile, se non impossibile, promuovere referendum popolari. Questo perché la normativa, molto stringente e molto fitta di ostacoli nei confronti dei cittadini, imponeva ai comitati promotori - e impone tuttora, in buona parte - una serie di obblighi, che rendono sostanzialmente un percorso a ostacoli la raccolta delle firme: la necessità dell'autentica da parte di autenticatori, figure preposte, che hanno la facoltà di autenticare le firme dei cittadini presenti ai tavoli…

PRESIDENTE. Grazie, colleghi.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). Grazie a lei e anche al collega Faraone, che si è fatto sentire. Dicevo della necessità della presenza di figure di autenticatori ai tavoli quando si raccolgono le firme. In questo modo, la facoltà di promuovere i referendum popolari nel nostro Paese è diventata una possibilità e un appannaggio esclusivo di grandi organizzazioni, che avevano una presenza capillare sul territorio e anche una disponibilità finanziaria, oppure di amministratori locali in grado di garantire quella funzione di autentica delle firme.

Grazie a una serie di passaggi normativi che sono avvenuti nella scorsa legislatura, è stata introdotta normativamente la realizzazione di una piattaforma governativa per la raccolta delle firme dei cittadini in versione digitale, con un'autenticazione della firma fatta attraverso SPID. In questo modo, finalmente, il servizio pubblico di identità digitale, che oggi milioni e milioni di cittadini utilizzano per dialogare con la pubblica amministrazione, con il fisco e con la giustizia nell'ambito dei procedimenti giudiziari, finalmente potrà essere utilizzato - e, diciamo noi, era ora - anche per promuovere dei referendum. Ciò è già avvenuto in una versione transitoria nel 2021 e ha dimostrato come molti cittadini non aspettano altro che sia data loro la possibilità di firmare e sottoscrivere una richiesta di referendum, soprattutto su molte questioni e molte riforme escluse dall'agenda politica, dall'agenda partitica e dall'agenda pubblica del Paese. Parliamo di questioni importanti, che riguardano le libertà individuali e i diritti civili. Parliamo, in generale, di tutto ciò che un comitato promotore può voler sottoporre ai cittadini per ricevere la loro firma. Purtroppo, però, quella versione transitoria, in violazione della legge, è rimasta l'unica versione utilizzabile ed è una modalità che è stata utilizzata e può essere utilizzata con oneri a carico del comitato promotore. Invece, da 700 giorni la legge prevedeva, ma ancora non è avvenuto, l'entrata in funzione della piattaforma governativa, cioè di una piattaforma sulla quale, gratuitamente, possono essere sottoposte all'attenzione e alla firma dei cittadini le proposte di referendum e, gratuitamente, possono essere sottoscritte.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). Chiediamo - e concludo, Presidente - un impegno al Governo. Questo provvedimento dispone il trasferimento della titolarità della piattaforma dalla Presidenza del Consiglio al Ministero della Giustizia. È importante che siano stati accolti gli ordini del giorno, in particolare quello che abbiamo presentato e che sottopone la necessità che vi sia un accesso alla piattaforma anche per la Camera dei deputati e per il Senato della Repubblica, perché la piattaforma servirà a raccogliere le firme non solo sui referendum abrogativi e sui referendum costituzionali, cosiddetti confermativi di riforme costituzionali, ma anche sulle leggi di iniziativa popolare. Quindi, questa era una sottolineatura necessaria che abbiamo voluto sottoporre al Governo e su cui abbiamo voluto impegnarlo.

Adesso, però, davvero, non si può aspettare oltre. Sono trascorsi 700 giorni e con questo provvedimento accogliamo anche l'impegno del Governo a realizzare e mettere in funzione il prima possibile questa infrastruttura digitale per la democrazia (Applausi dei deputati del gruppo Misto-+Europa).

PRESIDENTE. Prima di dare la parola alla collega che deve intervenire, vi prego, colleghi, davvero di fare silenzio, ascoltare e rispettare chi deve intervenire. Grazie, colleghi. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Monte. Ne ha facoltà.

ISABELLA DE MONTE (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Governo, colleghe e colleghi, siamo in presenza di un provvedimento contenente un ulteriore decreto-legge riguardante le disposizioni urgenti per gli Uffici presso la Corte di cassazione in materia di referendum.

Il nucleo centrale di questo provvedimento riguarda il temporaneo avvalimento di personale aggiuntivo da parte dell'Ufficio centrale per il referendum, in modo da garantire nei tempi previsti l'espletamento delle operazioni di verifica delle sottoscrizioni relative alle richieste di referendum presentate dopo il 31 ottobre 2021. Il tutto avviene in un contesto in cui numerose iniziative referendarie stanno arrivando a compimento.

Da quanto risulta agli atti, dal 1° novembre 2021 al 30 settembre 2023 risultano pubblicati 31 annunci di richieste di referendum abrogativo e anche le operazioni di verifica, ai sensi dell'articolo 32 della legge n. 352 del 1970, come sappiamo, sono molto complesse, in quanto riguardano le sottoscrizioni, le indicazioni delle generalità dei sottoscrittori, le vidimazioni dei fogli, l'autenticazione delle firme e delle certificazioni elettorali e, infine, il conteggio delle firme. È comprensibile, pertanto, che vi sia una necessità straordinaria di personale per garantire il corretto svolgimento delle operazioni di verifica e il conteggio delle sottoscrizioni, nonché il vaglio dell'ammissibilità dei quesiti referendari.

Forse - e questa è una particolarità - questo è davvero il caso in cui è opportuno agire per necessità ed urgenza con un decreto-legge. La cosa curiosa è che, proprio in questo caso, non è stata posta la fiducia, ma immagino che sarà posta poi al Senato.

E a proposito di rafforzamento degli Uffici della Corte di Cassazione, il gruppo di Italia Viva esprime una sua non contrarietà rispetto a quest'aspetto, perché è prioritario avere efficienza e risultati in termini prefissati. Tuttavia, il fatto del ricorso al cosiddetto avvalimento, più proverbialmente detto interpello, anche se per soli titoli, determina, comunque, una privazione di personale in forza presso altre amministrazioni. Pertanto, sarebbe stato preferibile ricorrere a nuove assunzioni, magari a tempo determinato.

Inoltre, la cosa che avremmo preferito evitare è che ci si possa avvalere di personale con qualifiche inferiori a quelle normalmente previste. Dunque, questo provvedimento introduce una deroga che potrebbe condurre a un precedente non opportuno, anche se normativamente possibile.

Non possiamo non tener conto del fatto che l'amministrazione giudiziaria è da anni in deficit, tanto che sarebbe opportuno che fosse fatta - e quindi, sì, con urgenza - un'analisi dell'adeguatezza degli organici e dell'effettiva disponibilità del personale presso gli uffici, nonché un intervento con assunzioni, che consentano un'efficacia nel funzionamento dell'ordinamento giudiziario. Quando cito l'effettiva disponibilità del personale, faccio riferimento esattamente al caso in questione, dove il personale risulta essere in organico ma, di fatto, applicato in un'altra funzione e in un altro ufficio.

Passo ora alla questione che riguarda la piattaforma digitale per il referendum. Purtroppo, siamo il Paese delle eterne proroghe e, quindi, l'auspicio è che questo provvedimento per lo meno dia un impulso alla piena operatività della piattaforma digitale per la raccolta delle firme e per la loro autenticazione e questo, sia per il referendum abrogativo di cui all'articolo 75 della Costituzione, sia per i referendum propositivi di riforma costituzionale e per le proposte di legge di iniziativa popolare. Dispiace riscontrare che, nonostante la scadenza del gennaio 2022, dopo quasi due anni, siamo ancora in attesa che questa piattaforma possa essere pienamente operativa. L'articolo 2, infatti, riguarda esattamente la materia della piattaforma referendum online, che era stata prevista già dalla legge n. 178 del 2020 per la raccolta delle firme degli elettori necessarie per il referendum e per le iniziative popolari. La partecipazione diretta del cittadino è un valore che - come parlamentari - dobbiamo sostenere, vista anche la crescente disaffezione dei cittadini nei confronti delle istituzioni di qualsiasi livello. Dobbiamo però anche far sì che ci sia un'accelerazione nella digitalizzazione e fare in modo, pertanto, che questa partecipazione possa essere consentita anche nelle forme più avanzate, sempre con la garanzia della certezza dell'identità di chi sottoscrive. È pertanto corretto che si debba procedere mediante documento informatico sottoscritto con la firma elettronica qualificata. Risulta indispensabile uscire al più presto dalla fase transitoria ed entrare quanto prima in quella pienamente operativa della piattaforma online.

In conclusione, Presidente, condividiamo la necessità di rafforzare l'organico dell'Ufficio centrale della Corte di cassazione, anche se avremmo preferito - come detto - modalità diverse. Ritenendo, tuttavia, prioritario l'agire con l'integrazione del personale, a nome del gruppo di Italia Viva-il Centro-Renew Europe, annuncio il voto favorevole al presente provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandro Colucci. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO COLUCCI (NM(N-C-U-I)-M). Grazie Presidente. Il gruppo di Noi Moderati vota a favore del provvedimento all'attenzione dell'Aula, che prevede temporanee deroghe e procedure per rafforzare le risorse umane - arriveranno a 128 - degli uffici della Corte di cassazione e, più specificatamente, dell'Ufficio centrale per il referendum, risorse umane impegnate per la verifica delle sottoscrizioni a sostegno di proposte referendarie con raccolta di firme digitali, in particolar modo per i referendum abrogativi previsti dall'articolo 75 della Costituzione e per i referendum costituzionali previsti dall'articolo 138 della Costituzione e poi interviene sulla piattaforma digitale informatica, con tutte le procedure tecniche necessarie perché possa essere operativa al meglio.

Presidente, non siamo assolutamente contrari a procedure di questo tipo, però siamo attenti all'evoluzione della digitalizzazione e dello sviluppo tecnologico e informatico e l'affrontiamo con una certa prudenza, perché ci sono molti vantaggi ma, dal punto di vista della sicurezza, c'è ancora molto da fare.

La democrazia non può essere esposta a rischi. Ricordo un esempio, che, forse, è sfuggito alla memoria di tanti colleghi: durante il lockdown c'era qualcuno che aveva addirittura proposto di fare incontrare il Parlamento da remoto e addirittura di farlo votare a distanza. Allora, mi sembra che questa, in questo momento, non sia la strada che si possa perseguire in Italia e in altri Paesi del mondo. Non a caso, abbiamo fatto nascere - ne sono stato l'animatore - l'Intergruppo della sicurezza informatica e tecnologica, perché il nostro Paese è ancora molto fragile da un punto di vista informatico e non siamo ancora pronti per alcune innovazioni. Pensiamo solo agli attacchi informatici che subiamo, a quanto potrebbero interferire per quanto riguarda gli aspetti legati alla democrazia. Non abbiamo infrastrutture così solide in tutte le parti del Paese e ancora l'infrastruttura delle reti va rafforzata e in certi casi costruita.

Per non parlare poi delle competenze - c'è tutto un tema sulla formazione nell'ambito del lavoro, sulla necessità di avere alte competenze e anche persone in grado operativamente di lavorare quotidianamente sui sistemi - e dell'aspetto della formazione per i cittadini per avere piena consapevolezza di cosa vuol dire tecnologia, con le luci e le ombre, e anche il tema culturale, perché in Italia abbiamo quasi 37 milioni di italiani che sono titolari di SPID, ma solo 4 milioni che lo utilizzano.

Poi, dal punto di vista delle risorse, si è fatto molto: io e il collega, l'onorevole Bicchielli, siamo stati anche portatori di istanze di rafforzamento delle risorse da investire nell'ambito della sicurezza informatica, ma certamente questa deve diventare una delle prime voci di attenzione per lo Stato italiano. Per poi non dimenticare il tema delle regole: abbiamo bisogno di una norma molto chiara che possa riuscire a governare adeguatamente la digitalizzazione di tutti i processi. E poi, pensiamo a uno dei temi su cui ancora dobbiamo approfondire molto la nostra conoscenza e fare particolare attenzione, come l'intelligenza artificiale, che rappresenta una straordinaria opportunità: crediamo che questa possa essere molto utile e proficua per l'essere umano e per la nostra società, ma è chiaro che bisogna stare attenti al machine learning e a quanto le macchine in autonomia possano addirittura imparare, occupandosi di cose di cui è bene che oggi si occupino gli uomini; anche perché non pensiamo quello che qualche collega dell'opposizione ha dichiarato nella scorsa legislatura, ossia che le macchine possano sostituire gli uomini e gli uomini possano ricevere gli stipendi del lavoro prodotto dalle macchine. Siamo esattamente all'opposto, da questo punto di vista, e la razionalità umana è sempre fondamentale. Ma parliamo di pubblica amministrazione, che è il primo ambito su cui - come legislatori - possiamo operare: l'efficienza dovrebbe essere un requisito essenziale, anche dal punto di vista digitale, della pubblica amministrazione. Purtroppo, non è sempre così ma, quando è in gioco l'espressione della volontà popolare, è un imperativo. Noi dobbiamo porci, come obiettivo principale, quello di riuscire a garantire la democrazia: è il principale obiettivo, il bene che le istituzioni hanno il dovere di difendere. Tante volte guardiamo con ammirazione, ad esempio, a ciò che avviene negli Stati Uniti, dove il voto elettorale viene espresso in modo elettronico.

È certamente un obiettivo interessante, se penso all'esperienza che sta vivendo la Giunta delle elezioni, nell'ambito della quale la componente di Noi Moderati è rappresentata dall'onorevole Bicchielli che mi racconta situazioni veramente incredibili rispetto al voto elettorale che si svolge attraverso le schede. Allora, certamente questo può essere un obiettivo e un traguardo a cui ambire, ma è chiaro che in questo momento non ci sono le condizioni, perché tutto possa essere realizzato. Quindi, è bene aver proceduto con prudenza, iniziando dalla raccolta firme per i referendum, ma credo che, con passo felpato, si debba arrivare ad obiettivi, su alcuni dei quali ho già sentito esprimersi i colleghi. Quindi, Presidente, reputiamo fondamentale che il processo di digitalizzazione avvenga in maniera strutturata per aumentare le possibilità, semplificare e agevolare gli utenti, ma riteniamo che non debba comportare mai l'esclusione di qualcuno dall'accesso ai servizi o, ancor peggio, dall'esercizio dei propri diritti e che non debba mai esserci un rischio per la democrazia, che è uno dei beni più preziosi che abbiamo e che dobbiamo difendere con tutte le nostre forze (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Parliamo di uno degli istituti più importanti della nostra democrazia, che è appunto l'istituto referendario, l'unico strumento che, nella nostra Costituzione, consente ai cittadini di entrare direttamente nelle questioni decisionali che riguardano il nostro Paese. Giustamente - suggeriva Costantino Mortati -, a proposito della necessità della funzione da attribuire al popolo come organo di potere legislativo attraverso i referendum, questo strumento ha il vantaggio di influire sui partiti e di costringerli a un maggiore contatto con il popolo per i problemi concreti.

È esattamente questo il punto: lo strumento referendario può permettere ai cittadini di costringere i partiti, spesso refrattari alle scelte più importanti e nuove, spesso addirittura ostili a queste istanze di libertà e di democrazia, a prendere posizione, a scendere in campo. Per questo, la regolamentazione dei referendum rappresenta una questione fondamentale.

Ha ragione il collega Magi quando dice che lo strumento del referendum è stato inficiato da tutta una serie di regole - vecchie, antiche e vetuste - che determinavano ormai quasi l'impossibilità per le associazioni dei cittadini di procedere alla raccolta di quelle firme che sono necessarie per mettere in atto l'istituto del referendum. Era necessario trovare gli autenticatori, i cancellieri, i costi erano enormi per una semplice associazione di cittadini e soltanto i gruppi più forti, i partiti più danarosi avevano la possibilità di mettere in campo questo processo, anche perché i partiti potevano godere sulla rete di quegli amministratori locali che potevano fungere da autenticatori.

L'istituto del referendum veniva, di fatto, depotenziato da tutta questa serie di difficoltà. È ovvio che la possibilità di utilizzare gli strumenti nuovi dell'identità digitale può determinare, deve determinare una maggiore facilità di accesso a questo istituto. D'altro canto, non si capisce per quale ragione, attraverso l'identità digitale, si possa attingere a qualunque funzione della pubblica amministrazione dal punto di vista delle pratiche fiscali, di quelle amministrative, di qualunque genere di operazione con la pubblica amministrazione e, invece, diventa impossibile utilizzarlo per attivare uno strumento di democrazia diretta come i referendum, i referendum abrogativi, i referendum costituzionali e anche le proposte di legge di iniziativa popolare.

Noi ci troviamo, grazie anche alle iniziative prese nella precedente legislatura, con riferimento alla possibilità che questo processo sia attivato, ma noi, contemporaneamente, dopo quasi due anni di ritardo, ci troviamo sul fatto che la piattaforma digitale per la raccolta delle firme e l'autenticazione per il referendum abrogativo non sia stata ancora attivata. Ora con questo provvedimento si fa un passo in avanti - io credo - importante che può determinare, finalmente, la nascita della piattaforma governativa per la raccolta delle firme, che è un elemento essenziale ed elimina i costi eccessivi dell'utilizzo delle piattaforme private. La verifica si appoggia al Ministero della giustizia e noi speriamo che questo sia un elemento che faccia avanzare la democrazia diretta del nostro Paese, perché abbiamo avuto bisogno in passato e avremo bisogno anche nel futuro di una maggiore partecipazione dei cittadini.

Vorrei ricordare che alcune delle questioni fondamentali che riguardano la vita civile e democratica del nostro Paese sono passate attraverso l'istituto del referendum abrogativo: la riforma sul divorzio e quella sull'aborto. Vorrei ricordare anche in quest'occasione, perché è una delle questioni che ricordiamo più spesso, che, per ben due volte nei referendum popolari, gli italiani hanno detto “no” al nucleare, anche se la maggioranza e il Governo continuano a far finta di niente, a fare la politica dello struzzo, come se i cittadini e le cittadine di questo Paese non si fossero mai espressi. È necessario avere facilità per attingere a questo istituto e per raccogliere le firme e lo strumento digitale sicuramente aiuta.

Ma vorrei ricordare una cosa, care colleghe e cari colleghi: bisogna rispettare la volontà dei cittadini. Non si può, una volta attivato quello strumento, far finta che non sia accaduto, come volete fare sul nucleare e come avete fatto sull'acqua pubblica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). In questo modo si distrugge la democrazia; in questo modo si verifica l'allontanamento delle persone dalla vita politica del nostro Paese.

Ci si lamenta in modo un po' ipocrita che le persone non partecipano alle elezioni, che l'astensionismo è sempre più alto, che c'è disinteresse verso il mondo della politica, ma come ci possono essere interesse e rispetto quando i cittadini vengono chiamati alle urne nel momento più alto della democrazia, che è il referendum, e le loro decisioni vengono inficiate in modo così scandaloso? Noi chiediamo che il referendum torni a essere un momento principe della nostra democrazia, attraverso la facilità di raccolta delle firme e utilizzando gli strumenti digitali, e contemporaneamente che sia data dignità alle decisioni che i cittadini, di volta in volta, prendono attraverso il referendum (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Parliamo di un intervento normativo finalizzato a mettere in campo le misure necessarie ad assicurare la gestione delle numerose iniziative referendarie. Tutti i cittadini hanno diritto alla partecipazione democratica e a rimuovere gli ostacoli per il suo esercizio ed è dovere del Parlamento rimuoverli. Al giorno d'oggi sembra assurdo non arrivare a un sistema che consenta di firmare online referendum e iniziative popolari. Peraltro, è una forma di garanzia di inclusività per garantire una piena partecipazione civica a chi, per esempio, ha un'invalidità e non può recarsi nei punti civici della raccolta delle firme. Quindi, allargare l'esercizio digitale dei diritti politici è veramente un'esigenza. Siamo nell'epoca della democrazia digitale e siamo rimasti, su troppi fronti, come Paese, ancorati a procedure e sistemi farraginosi e barocchi. Ovviamente, servono e serviranno delle riflessioni sulle garanzie, magari anche sul numero di firme da raccogliere, alla luce di una introduzione di strumenti più snelli. Un salto di qualità, però, su strumenti relativi all'esercizio della democrazia è non opportuno ma necessario. Annuncio il voto favorevole del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Paolo Emilio Russo. Ne ha facoltà.

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevole Vice Ministro e colleghi, questo decreto offre una grande opportunità, quella di riflettere sul rapporto tra progresso e politica, tra sviluppo tecnologico e procedure elettorali. Da tempo, ormai, le chiamate di gruppo su Zoom o le chat di WhatsApp hanno soppiantato le riunioni in presenza nelle sedi disagiate, sempre più costose. Le card sui social hanno sostituito quei volantini ciclostilati che un tempo si stampavano per convocare manifestazioni o per far conoscere la propria posizione politica. L'unica cosa che resta immutabile sembra Lotta Continua. Qualche leader internazionale si è già sperimentato in ologramma e presto manderemo i nostri avatar a fare i lavori che non abbiamo più voglia o tempo di fare, per esempio la dichiarazione di tre secondi e mezzo al TG della TV di quartiere.

Diverse Commissioni di questa Camera hanno già avviato indagini conoscitive per approfondire le conseguenze e le opportunità che l'intelligenza artificiale può produrre sul settore di competenza e lo stesso ha fatto il Governo. Cito al riguardo due Ministri, Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta Casellati, che stanno studiando un suo possibile utilizzo istituzionale per rendere più rapida ed efficiente la risposta della pubblica amministrazione alle domande dei cittadini e per rendere più snello ed efficiente il nostro ordinamento normativo, scovando intrecci e duplicazioni. In Parlamento sono già cinque i colleghi - quattro deputati siedono in quest'Aula - che hanno presentato proposte di legge in materia di intelligenza artificiale. Società e politica stanno cambiando e le istituzioni hanno il dovere di seguirle e di continuare a rappresentarle. Nessuno pensa di sostituire nuove regole a quelle democratiche che hanno garantito all'Italia 75 anni di pace, benessere e prosperità, ma è necessario aggiornare gli strumenti attraverso i quali si sostanzia la democrazia.

Dove il progresso stenta ancora a entrare sono le procedure elettorali. Se si guarda alle leggi, molte disposizioni sono già vigenti all'interno del nostro ordinamento: vi sono entrate a magari con molta fatica ma ci sono e ce lo dimostra proprio questo decreto. L'articolo 1 ci ricorda che è stata giustamente semplificata la raccolta di firme per il referendum. Già oggi, come è stato fatto da Marco Cappato e da altri comitati, possono essere raccolte digitalmente in forma semplificata. Del resto, non ha più senso immaginare banchetti con l'autenticatore in eterno, quando già oggi i cittadini svolgono operazioni delicatissime con lo SPID o con la posta certificata. La piattaforma pubblica per la raccolta delle sottoscrizioni prevista dalla legge n. 178 del 30 dicembre 2020 non è però ancora attiva.

Questo combinato disposto ci ha portato a scrivere questo decreto-legge. Con firme raccolte più facilmente, ma senza le garanzie di autenticità che può dare una piattaforma pubblica, servono infatti più controlli e, dunque, più personale nell'ufficio preposto presso la Corte di cassazione. Autorizziamo, così, l'impiego in via temporanea di 100 lavoratori per smaltire il lavoro arretrato, ma soprattutto rendiamo operativa e affidiamo la gestione di una piattaforma che offra standard di sicurezza quali quelli richiesti da una materia decisiva e delicata come questa, che attiene alla democrazia. Realizziamo uno strumento che potrà essere utilizzato per raccogliere le sottoscrizioni digitali per la richiesta di referendum e anche per le proposte di legge d'iniziativa popolare. Con soli tre articoli, insomma, imbocchiamo una strada dalla quale non si torna più indietro. Avremo tempo per confrontarci su come utilizzare questo strumento, su quante firme debbano essere considerate necessarie per avviare la macchina del referendum e per fare esaminare al Parlamento le iniziative dei cittadini, ma intanto partiamo. Come abbiamo già detto in altre occasioni, il tema non è più se utilizzare la tecnologia ma quando e come. Chi non capisce questo rischia di recitare la parte di Papa Gregorio XVI che, quando vide il primo treno a vapore, lo definì, inorridito, come uno strumento del demonio.

Abbiamo approvato poco fa un ordine del giorno col quale chiediamo un confronto tra Governo e Parlamento su questo tema e lo facciamo senza pregiudizi, consapevoli che si debba programmare per non subire le innovazioni, che abbiamo il dovere di farlo come deputati e, se mi permettete, come membri di un'Assemblea e sostenitori di un Governo che sono tra i più giovani della storia repubblicana. Per tutte queste ragioni, Forza Italia sosterrà convintamente questo decreto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carla Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Dichiaro sin da ora che il MoVimento 5 Stelle, su questo provvedimento, esprimerà un voto di astensione, perché rappresenta, purtroppo e senza dubbio, una battuta d'arresto e un'ulteriore pausa nell'adozione e nell'avvio di un importante strumento per la vita democratica del nostro Paese. Stiamo parlando, Presidente, della piattaforma pubblica che permetterà la raccolta digitale, completamente gratuita, delle firme necessarie per la promozione di referendum e di leggi di iniziativa popolare. Era uno strumento già introdotto dal decreto-legge n. 139 del 2021; avrebbe dovuto essere attivo a gennaio 2022, poi è stato rimandato al 31 dicembre 2022. Ebbene, oggi, senza spiegazioni plausibili, non solo questa piattaforma non è fruibile per i cittadini ma, a distanza di tre anni dalla sua istituzione, con questo provvedimento la Camera sta di fatto ridefinendo tutto il funzionamento di questa piattaforma, riportando, quindi, tutto indietro. Per noi questa è una completa assurdità. Vogliamo infatti ricordare che questa piattaforma è lo strumento che lo Stato italiano si era impegnato a realizzare in sede internazionale per rimuovere le irragionevoli restrizioni che il Comitato per i diritti umani delle Nazioni Unite, nel caso Staderini and De Lucia versus Italy, aveva accertato essere presenti nel nostro ordinamento nell'attuazione del diritto costituzionale a promuovere referendum e leggi di iniziativa popolare.

Il tema che, quindi, sta alla base di questo provvedimento è un tema molto delicato a cui il MoVimento 5 Stelle tiene particolarmente. Mi riferisco alla partecipazione dei cittadini alla vita politica e alle scelte politiche del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Come dicevo, Presidente, si tratta di un tema che, per il MoVimento 5 Stelle, è molto caro e infatti, con la collega Carmela Auriemma, già lo scorso marzo abbiamo interpellato la Presidenza del Consiglio sulle ragioni di questo inspiegabile ritardo nell'adozione e nell'avvio di questo importante strumento di partecipazione alla vita democratica del Paese.

Si tratta di ritardi e rinvii assolutamente inspiegabili, perché oggi le associazioni che propongono un referendum non possono utilizzare la piattaforma pubblica ma, dietro corrispettivo, possono utilizzare le piattaforme messe a disposizione dai privati. Allora, una domanda ci viene naturale e quasi d'obbligo: perché i soggetti privati non hanno riscontrato tutti quei problemi che il Governo, invece, ha più volte sollevato, quando è stato interpellato su questo gravissimo ritardo?

Questa situazione, inoltre, ha creato un'intollerabile disparità, perché solo le associazioni dotate di ingenti risorse economiche possono, rivolgendosi a privati, procedere speditamente con la raccolta delle firme, attraverso l'uso degli strumenti digitali, mentre le associazioni più piccole e meno strutturate dal punto di vista economico sono purtroppo destinate quasi sempre a fallire nell'impresa di raggiungere il numero necessario per la proposizione del referendum.

Ora, questo Governo, con questo decreto, pone ulteriori passaggi e, quindi, ulteriori ostacoli alla possibilità di utilizzare questo strumento fondamentale. Con questo decreto, purtroppo, il Governo allontana la realizzazione di uno strumento fondamentale per la partecipazione dei cittadini alla vita politica del nostro Paese. Si tratta di un ritardo e di un'inerzia che per noi sono gravissimi, perché mettono a repentaglio la partecipazione democratica, che è il fondamento della nostra impalcatura costituzionale.

Noi riteniamo, viceversa, che il lavoro del Parlamento debba essere quello di migliorare sempre gli strumenti di partecipazione popolare e di democrazia diretta, perché la democrazia è sana quando moltiplica le occasioni di partecipazione, e non certo quando le limita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Del resto, Presidente, questo concetto è stato ribadito anche dal Presidente Mattarella, il 3 marzo 2022, quando ci ha rammentato che il Parlamento ha davanti a sé un compito di grande importanza, perché, attraverso nuove regole, può favorire una nuova stagione di partecipazione.

E questo è anche uno strumento in più per porre un freno al calo della partecipazione che ormai si verifica a ogni tornata elettorale. Dobbiamo invertire la rotta e noi vogliamo invertire la rotta, vogliamo ridare credibilità alle istituzioni e garantire, in maniera piena ed effettiva, la partecipazione dei cittadini alle scelte della vita del nostro Paese. Questo provvedimento, purtroppo, si è reso necessario a causa della colpevole inerzia di questo Governo su un tema così delicato, tant'è che, addirittura, per accelerare l'avvio della piattaforma, è stato lanciato un appello dall'Associazione Luca Coscioni, che ha raggiunto quasi 60.000 firme, un appello che, però, purtroppo, ad oggi, rimane assolutamente inascoltato.

Ribadisco, quindi, Presidente, che il nostro sarà un voto di astensione, perché riteniamo che questo Governo non abbia fatto abbastanza e confidiamo che dietro questi continui rinvii, questi indugi, ci sia solo l'inadeguatezza e l'impreparazione a cui, purtroppo, questo Governo ormai ci ha abituato e non si celi piuttosto la malcelata volontà di limitare indirettamente la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Simona Bordonali. Ne ha facoltà.

SIMONA BORDONALI (LEGA). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Vice Ministro Sisto, il referendum, insieme all'iniziativa legislativa popolare e alla petizione, è uno degli istituti di partecipazione diretta dei cittadini alla democrazia. Dal 1946 ad oggi, in Italia si sono svolti 78 referendum nazionali, di cui 72 referendum abrogativi, 4 costituzionali, uno consultivo e uno istituzionale. L'unico istituzionale fu il primo, il 2 giugno 1946, che determinò la nascita della Repubblica italiana. Con il referendum, il cittadino è coinvolto attivamente a prendere parte alla decisione politica, integrandola, modificandola o abrogandola, acquisisce responsabilità e consapevolezza e diventa il protagonista del processo democratico del proprio Paese. Proprio per questo motivo, la Lega, che crede fortemente alla partecipazione democratica dei cittadini, da sempre movimento popolare, è stata più volte parte attiva nella promozione di raccolte firme per referendum. Chi, come noi, ha più volte organizzato e promosso un referendum sa che non è un percorso facile. Proprio per questo motivo, anche noi siamo convinti e abbiamo voluto che anche la partecipazione democratica evolvesse con le possibilità e grazie alle opportunità che la tecnologia e la digitalizzazione ci mettono a disposizione, ma sempre con i necessari ed efficaci controlli di sicurezza. Va ricordato che dal 1° luglio 2021 le firme necessarie si possono raccogliere anche online, mediante documento informatico sottoscritto con firma elettronica.

Va evidenziato, però, che le firme elettroniche non sono soggette ad autenticazione, come prevede la legge per quelle cartacee. Con questo decreto si interviene sull'inerzia del passato, cari colleghi dei 5 Stelle, finalmente si interviene su quell'inerzia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier) che ha avuto il Governo passato su questo tema, affinché non si ripropongano gli stessi problemi organizzativi che sono stati affrontati proprio nel 2021. La raccolta firme semplificata non ha semplificato le attività di verifica e nemmeno garantito la sicurezza relativamente all'autenticità, problemi per i quali si interviene disponendo l'avvalimento di personale aggiuntivo da parte dell'Ufficio centrale per il referendum per consentire l'espletamento delle operazioni di verifica delle sottoscrizioni relative alle richieste di referendum presentate. Va ricordato, infatti, che dopo il 31 ottobre 2021, e quindi dal 1° novembre 2021 al 30 settembre 2023, risultano pubblicati ben 30 annunci di richieste di referendum abrogativo.

Si interviene, inoltre, sulla disciplina della piattaforma telematica per i referendum per la raccolta della firma, della quale ho sentito molto parlare. Negli anni 2021 e 2022 una versione prototipale della piattaforma è stata realizzata da parte del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri. La piattaforma, anche se avrebbe dovuto essere realizzata entro il 31 dicembre 2021 - e non c'era questo Governo di centrodestra, lo ricordo ai colleghi dei 5 Stelle -, era rimasta in fase di test, e quindi non operativa. Oggi è in vigore la disciplina transitoria, che consente comunque ai promotori di raccogliere firme in modalità digitale. La piattaforma non è gratuita e ha un costo, circa un euro a firma, che ricade sui promotori. Con questo decreto anche in questo caso si interviene sull'inerzia del passato, ponendo un rimedio, attraverso un accordo già siglato a maggio 2023 tra il Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio e quello della transizione digitale del Ministero della Giustizia. Sono state disciplinate le fasi di attuazione volte al completamento della piattaforma e il passaggio della gestione al Ministero della Giustizia.

Quindi, Presidente, oggi risolviamo i ritardi e le inerzie del passato Governo, perché dagli slogan da chi si erge a paladino del popolo e della democrazia, proponendo però di togliere il voto alla popolazione anziana, come vuole il leader dei 5 Stelle, Beppe Grillo (Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), si passa alla concretezza delle azioni della Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier), del Governo di centrodestra, che semplifica e realizza la vera partecipazione democratica dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Vice Ministro, premetto che il Partito Democratico voterà a favore di questo provvedimento perché si pone nel solco di un processo che abbiamo contribuito ad avviare e di cui vorremmo vedere quanto prima il buon esito. Questo testo opera su due binari lanciati nella stessa importante direzione, quella di restituire pienezza alla libertà e al diritto fondamentale dei cittadini di partecipare alla vita democratica del Paese attraverso lo strumento del referendum.

L'articolo 1 si limita, per così dire, ad aspetti molto pratici, ma niente affatto secondari, relativi alle richieste di referendum. In particolare, esso dispone la possibilità, per l'Ufficio centrale per il referendum, di avvalersi temporaneamente di personale aggiuntivo per consentire l'espletamento delle operazioni di verifica delle sottoscrizioni dei referendum richiesti dopo il 31 ottobre 2021. Com'è noto, negli ultimi anni vi è stato un positivo attivismo rispetto alle iniziative referendarie, soprattutto grazie alla possibilità di raccogliere online le sottoscrizioni.

Questa novità, se, da un lato, ha agevolato la partecipazione di tanti cittadini, a partire da coloro che hanno difficoltà o disabilità motorie, dall'altro lato, ha portato con sé due conseguenze di una certa rilevanza: l'aumento dei quesiti annunciati e la convivenza di due modalità differenti di raccolta delle firme, ciascuna con le proprie procedure di verifica e controllo dell'autenticità. Ed è dunque per superare queste difficoltà organizzative che si rende oggi indispensabile il potenziamento dell'Ufficio centrale per il referendum della Corte di cassazione.

L'articolo 2 riguarda uno strumento dalla fortissima portata innovativa, la piattaforma referendum online. Facendo un passo indietro, la piattaforma nasce per rispondere a un'esigenza precisa, sollevata, peraltro, anche in seno al Comitato dei diritti umani dell'ONU, ossia la necessità di superare le irragionevoli restrizioni che, inevitabilmente, derivano dalla modalità di raccolta cartacea delle firme per il referendum, con tutto ciò che ne consegue in termini di moduli da compilare, documenti e burocrazia.

E poi i costi, poiché queste modalità comportano spese che limitano ulteriormente la capacità di iniziativa di cittadini e associazioni meno organizzate e strutturate. Come anticipato poc'anzi, vi è un vero e proprio tema di accessibilità e partecipazione delle persone con mobilità ridotta. Per questi motivi, con la legge di bilancio 2021, si decise di istituire la piattaforma per aggiornare le modalità effettive di esercizio di questo fondamentale strumento di democrazia diretta.

La piattaforma, però, non è ancora operativa, nonostante tutto il tempo trascorso, e con questo provvedimento, che all'articolo 2 attribuisce al Ministero della Giustizia la titolarità della piattaforma e la possibilità di avvalersi della Sogei per la sua gestione, l'intenzione chiara è quella di compiere quei passi decisivi in avanti che gli italiani si aspettano dal legislatore, perché adeguare uno strumento di partecipazione alle possibilità che ci offre la tecnologia non è soltanto un modo per stare al passo con la modernità. Piuttosto deve essere avvertito come una maniera per tenere viva la Costituzione e tutto ciò che essa prevede in tema di esercizio dei diritti politici dei cittadini.

Quando, nell'estate del 2021, questo Parlamento permise, per la prima volta nella storia, di firmare con SPID referendum e iniziative popolari, pensammo tutti di avere contribuito a una grande conquista collettiva. Oggi, signor Presidente, come detto, è necessario fare un nuovo passo avanti in questo senso. Credo convintamente che l'operatività della piattaforma, che speriamo sia davvero molto prossima, possa rappresentare un'opportunità per la nostra democrazia, uno stimolo per riportare i cittadini a sentirsi più coinvolti e partecipi alle decisioni pubbliche.

Credo sia un'opportunità anche per i partiti e per i movimenti politici, che non sempre dimostrano di credere nella partecipazione popolare come strumento per assumere decisioni importanti. Insomma, penso che novità come queste possano servire anche, o forse soprattutto, al sistema politico nel suo complesso, che spesso dimentica qual è la sua fonte di legittimazione e, anzi, talvolta commette l'errore di credere di poter prescindere dall'opinione, dalle indicazioni, dalla volontà dei cittadini.

Al contrario, credo che la politica debba ritrovare un po' di coraggio e debba mettere da parte la paura, se così si può dire, di mettersi in discussione una volta di più. Quello di oggi è un provvedimento importante per queste ragioni, perché ci riavvicina a logiche di prossimità, coinvolgimento, partecipazione, di cui si è spesso pensato di poter fare a meno.

Rinnovando l'auspicio che il Governo tenga fede agli impegni che ha preso, quindi, dichiaro il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Michelotti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MICHELOTTI (FDI). Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando nel 2020 fu introdotta la possibilità di raccogliere, in modo digitale, le sottoscrizioni necessarie alla presentazione di referendum, tutto questo avvenne grazie a un emendamento, senza però che, nel frattempo, fosse divenuta operativa la piattaforma digitale prevista dalla legge.

Da un lato, quindi, l'attività di raccolta firme è stata semplificata ma, dall'altro, non si è avuta, al contempo, una forte garanzia in termini di verifica e di autenticità, soprattutto in termini di reale possibilità di verifica della stessa da parte degli organi preposti.

È un gap, è una deficienza, e il Consiglio dei ministri, lo scorso 16 ottobre, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha approvato il decreto-legge di cui discutiamo oggi, che pone immediato rimedio alla questione a cui ho appena accennato.

Il decreto-legge e la legge di conversione introducono disposizioni urgenti per gli uffici presso la Corte di cassazione in materia di referendum. In Commissione, queste norme e queste proposte non hanno subito modifiche rispetto al testo originario, segno evidente che sono urgenti e necessarie e intervengono nelle more della piena operatività della piattaforma digitale per la raccolta delle firme degli elettori, necessarie per i referendum abrogativi o costituzionali, nonché per i progetti di legge di iniziativa popolare, con specifiche e puntuali deroghe temporalmente limitate, introducendo anche procedure di mobilità per rafforzare le risorse umane degli uffici della Corte di cassazione impegnati nell'espletamento delle attività di verifica delle sottoscrizioni a sostegno delle proposte referendarie.

Mi lasci dire, Presidente, che, rispetto al dibattito che ho sentito anche oggi in quest'Aula, rispetto a qualcuno che ha accusato il Governo di non avere la volontà di favorire la partecipazione popolare dei cittadini, credo che la miglior risposta del Governo ancora una volta sia nei fatti più che nelle parole, non soltanto perché il Governo Meloni è intervenuto tempestivamente a rimediare, appunto, a un gap che si era creato a causa delle omissioni dei precedenti Governi, ma soprattutto perché lo ha dimostrato con i fatti e con la proposta di una riforma costituzionale, su cui nelle prossime settimane si avvierà un dibattito importante in Parlamento. È una riforma costituzionale che affida totalmente ai cittadini la parola per decidere chi sarà il Presidente del Consiglio, dunque una riforma rivoluzionaria.

Quindi, questo Governo, il centrodestra e Fratelli d'Italia non prendono certamente lezioni da chi invece ha partecipato, come altre forze di opposizione in quest'Aula, a Governi tecnici e a ribaltoni e sicuramente non ha rispettato la volontà popolare. Fratelli d'Italia non ha mai avuto timore di dare la parola ai cittadini e anche questo provvedimento, che il Governo oggi ha proposto e che convintamente votiamo, ne è la concreta riprova, anzi nel 2021 il Governo di allora, non presieduto né partecipato da Fratelli d'Italia, avrebbe potuto e dovuto fare di più rispetto a un tema che oggi, invece, siamo chiamati a rimediare.

Dobbiamo da un lato, grazie anche all'evoluzione tecnologica e informatica, facilitare il ricorso agli strumenti di democrazia diretta da parte dei cittadini e al contempo, come dicevo prima, garantire che gli organi costituzionalmente preposti al controllo della regolarità formale degli atti possano essere messi in condizione di svolgere il loro compito puntualmente e celermente, dando loro tutti gli strumenti del caso. Le norme che voteremo quest'oggi consentiranno, dunque, di assicurare la gestione delle ultime proposte recepite…

PRESIDENTE. Colleghi, per favore! Prego.

FRANCESCO MICHELOTTI (FDI). …da parte della Corte di cassazione. La previsione del temporaneo rafforzamento dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, nelle more della piena operatività della piattaforma, permetterà, finalmente, di superare in breve tempo le difficoltà attuali.

L'articolo 1 del decreto contiene misure necessarie ad assicurare la gestione delle richieste di referendum in relazione, sia all'espletamento delle operazioni di verifica sia al conteggio della regolarità delle sottoscrizioni. Per fare questo - e mi preme ricordarlo, perché credo sia un dato importante -, il primo presidente della Corte di cassazione può avvalersi di personale ulteriore rispetto a quello in servizio, fino a un massimo di 100 unità. È, sicuramente, un dato importante, concreto e fattivo che va a risolvere una criticità.

L'articolo 2 disciplina la nuova titolarità della piattaforma digitale assegnata al Ministero della Giustizia a partire dal prossimo anno con la conseguente gestione della stessa.

Concludo, signor Presidente, questa mia breve dichiarazione di voto per ribadire il lavoro e l'impegno forte e determinato che ancora una volta il Governo presieduto da Giorgia Meloni sta portando avanti per rendere operativa quanto prima la piattaforma digitale e telematica. Questa è la riprova che non intendiamo semplicemente riproporre un provvedimento tampone, come era costume fino a qualche anno fa da parte di altri Governi tecnici e improvvisati. Non è un provvedimento tampone, come fatto nel 2021 da altri.

Questo è un provvedimento strutturale e dimostra l'azione del Governo per fare i passi avanti necessari e risolvere definitivamente un problema nell'interesse della Nazione e nell'interesse dei cittadini, come siamo sempre stati abituati a fare (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - 1491-A)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1491-A​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1491-A: "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 ottobre 2023, n. 144, recante disposizioni urgenti per gli Uffici presso la Corte di cassazione in materia di referendum".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Seguito della discussione della proposta di legge: Conte ed altri: “Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione” (A.C. 1275-A​) e delle abbinate proposte di legge: Fratoianni e Mari; Serracchiani ed altri; Laus; Conte ed altri; Orlando; Richetti ed altri; Barelli ed altri (A.C. 141​-210​-216​-306​-432​-1053​-1328​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge n. 1275-A: “Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione” e delle abbinate proposte di legge nn. 141-210-216-306-432-1053-1328.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi per il seguito della discussione è pubblicato in calce al vigente calendario dei lavori dell'Assemblea (Vedi calendario).

Ricordo che nella seduta del 18 ottobre 2023 l'Assemblea ha deliberato il rinvio in Commissione della proposta di legge n. 1275 e che, a seguito di tale rinvio, la Commissione ha predisposto un nuovo testo.

Ricordo che, per prassi assolutamente costante, in caso di rinvio in Commissione, l'esame in Assemblea del provvedimento riprende esattamente dal punto in cui esso si è interrotto con il rinvio.

Ricordo quindi, che, in questo caso, la discussione generale si è già svolta e non è possibile ripeterla. Nella presente circostanza, tuttavia, la Presidenza, essendone stata avanzata specifica richiesta, in via del tutto eccezionale e tenuto conto di alcuni specifici precedenti, consentirà una breve esposizione del testo esclusivamente ai relatori per la maggioranza e di minoranza, in considerazione dell'ampiezza delle modifiche apportate in sede referente.

A tale specifico scopo è concesso un tempo aggiuntivo pari a 10 minuti alla relatrice per la maggioranza e a 5 minuti a ciascuno dei relatori di minoranza.

Prima di entrare in questa fase ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Ubaldo Pagano. Ne ha facoltà.

UBALDO PAGANO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per segnalare, a nome del gruppo del Partito Democratico, una grave lesione del principio legato al meccanismo di copertura finanziaria previsto dall'articolo 17, comma 2, della legge n. 196 del 2009 e, conseguentemente, un artifizio per aggirare nel merito quanto previsto per il rispetto del vincolo di cui all'articolo 81 della Costituzione. Infatti, nella redazione del parere espresso in Commissione bilancio, a fronte di un rilievo effettuato su alcuni commi dell'articolo 1, è stata prevista, attraverso il parere, la possibilità di modificare semanticamente alcune parole previste nelle disposizioni normative, che non cambiano assolutamente il senso della norma originaria e, quindi, non si capisce per quale ragione servano ad aggirare la possibile applicazione dell'articolo 81. A titolo esemplificativo, ma non esaustivo, mi riferisco al comma 2 dell'articolo 1, lettera d), laddove, nell'espressione originaria, vi era contenuto: “prevedere strumenti di incentivazione atti a favorire il progressivo sviluppo della contrattazione di secondo livello con finalità adattive”, e poi tutto il resto. Risulterebbe aggirato il rilievo fatto semplicemente modificando: “prevedere strumenti di incentivazione atti” con: “prevedere strumenti volti a favorire il progressivo sviluppo”. È evidente che questo meccanismo, che è stato purtroppo messo in atto in Commissione bilancio già per diversi provvedimenti, in questo caso specifico rivesta una sublimazione che ne rende quasi del tutto inconferente la possibilità da parte della Commissione di merito, nel merito ovviamente della pianificazione e della compatibilità economico-finanziaria, di raggiungere gli obiettivi previsti dall'articolo 81. Noi su questo abbiamo richiamato l'ufficio di presidenza della Commissione a fare una valutazione, senza ricevere alcuna risposta esaustiva. Preannunzio che, come Partito Democratico, redigeremo una richiesta formale e puntuale alla Presidenza della Camera per verificare se questi nostri rilievi siano semplicemente elucubrazioni mentali di soggetti che hanno un carattere oppositivo o è la sostanza di quello che, di fatto, potrà essere l'impianto su cui si svolgeranno i lavori nel prossimo futuro, perché, oltre a costituire un precedente drammaticamente pericoloso nelle mani delle maggioranze di turno, rappresenta uno svilimento assoluto delle prerogative previste dalla Commissione bilancio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Grazie, Presidente. Come il collega Pagano, anch'io, a nome del MoVimento 5 Stelle, intervengo per stigmatizzare il comportamento che si è avuto in Commissione bilancio su questo argomento. In particolare, non ripeterò gli stessi problemi che ha sollevato il collega Pagano, ma ci tengo a rilevare, a stigmatizzare il fatto che, ancora una volta, si utilizza in Commissione bilancio la legge di contabilità e, guarda caso, nello stesso provvedimento prima viene stralciato l'articolo 7, per rispettare l'articolo 17 della legge di contabilità, ma poi quest'ultimo, di fatto, viene superato, andando semplicemente a modificare qualcosa. All'interno del documento di analisi degli effetti finanziari che viene riportato è scritto chiaramente che, ove non ci sia la possibilità - come è stato fatto per il decreto sul bullismo e cyberbullismo -, non si può demandare, tramite la legge di contabilità, a un decreto legislativo successivo, altrimenti c'è il rischio di andare in violazione dell'articolo 81 della Costituzione.

Quindi, Presidente, stigmatizzo ancora una volta il problema dell'utilizzo della Commissione bilancio come se fosse un'ulteriore Commissione di merito, a seconda dei casi e prima di qualsiasi altra Commissione, per intervenire sugli atti in questa maniera e ribadisco la nostra intenzione di voler adire il Presidente della Camera per riportare quanto accaduto e per le sue deliberazioni in merito.

PRESIDENTE. Onorevole Ubaldo Pagano e onorevole Dell'Olio, come voi avete sottolineato nelle vostre lagnanze, sarà oggetto di una vostra specifica richiesta alla Presidenza della Camera, alla quale, comunque, io riporterò quello che abbiamo udito in Aula.

Chiedo alla relatrice per la maggioranza, la deputata Schifone, se intenda intervenire per illustrare il nuovo testo predisposto dalla Commissione a seguito del rinvio. Intende intervenire onorevole Schifone? Prego.

MARTA SCHIFONE, Relatrice per la maggioranza. Grazie, Presidente. Il provvedimento all'esame della seduta odierna dell'Assemblea è la proposta di legge 1275-A - con modifiche apportate in sede referente a seguito dell'approvazione dell'emendamento 1.6 Rizzetto -, che reca disposizioni di delega al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva, nonché di procedure di controllo e informazione.

Passo, quindi, a illustrare i contenuti principali della proposta di legge in titolo. Consta di 2 articoli, che recano delega al Governo ad adottare, entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della medesima proposta di legge, uno o più decreti legislativi in materia di retribuzione dei lavoratori, di contrattazione collettiva, nonché in materia di controllo e informazione sulle stesse, al fine di garantire l'attuazione del diritto di ogni lavoratore e di ogni lavoratrice a una retribuzione proporzionata e sufficiente, sancito dall'articolo 36 della Costituzione, e di incrementare la trasparenza in materia di dinamiche salariali e di dinamiche contrattuali sul piano nazionale, territoriale e per categorie e settori.

L'articolo 1, comma 1, delega il Governo ad adottare, su proposta del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'Economia e delle finanze e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica e del diritto dell'Unione europea, uno o più decreti legislativi volti a intervenire in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva e per il raggiungimento di una serie di obiettivi: assicurare ai lavoratori trattamenti retributivi giusti ed equi, contrastare il lavoro sottopagato, stimolare il rinnovo dei contratti collettivi e contrastare fenomeni di concorrenza, soprattutto il cosiddetto dumping contrattuale.

Ai sensi dell'articolo 1, comma 2, sono enunciati alcuni principi e criteri direttivi: la definizione dei contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati in riferimento al numero delle imprese e dei dipendenti, al fine di prevedere che il trattamento economico complessivo minimo del contratto maggiormente applicato sia la condizione economica minima da riconoscersi ai lavoratori della stessa categoria; stabilire, per i settori degli appalti pubblici e per le società appaltatrici e subappaltatrici, l'obbligo di riconoscere ai lavoratori coinvolti nell'appalto trattamenti economici complessivi minimi non inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati nel settore; estendere i trattamenti economici complessivi minimi dei contratti collettivi nazionali di lavoro a quei gruppi di lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva, applicando il contratto della categoria più affine; prevedere strumenti di incentivazione della contrattazione di secondo livello progressiva, con finalità adattive, anche per far fronte alle diversificate necessità derivanti dall'incremento del costo della vita e del costo su base territoriale; introdurre strumenti di incentivazione a sostegno del rinnovo dei contratti collettivi nei termini previsti dalle parti sociali o di quelli già scaduti che comportino, altresì, il riconoscimento di incentivi a favore anche dei lavoratori volti, nello specifico, a bilanciare e, dove possibile, compensare la perdita del potere di acquisto degli stessi; per ciascun contratto scaduto e non rinnovato entro i termini previsti dalle parti sociali o, comunque, entro congrui termini per i settori non coperti dalla contrattazione collettiva, prevedere l'intervento diretto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali con l'adozione delle misure necessarie concernenti esclusivamente i trattamenti economici minimi complessivi e, se del caso, considerando i trattamenti economici minimi complessivi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro maggiormente applicati vigenti nei settori affini; quali misure di rafforzamento della concorrenza e di lotta all'evasione fiscale e contributiva, procedere a una riforma della vigilanza del sistema cooperativo e disciplinare, inoltre, modelli di partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili d'impresa fondati sulla valorizzazione dell'interesse comune dei lavoratori e degli imprenditori alla prosperità dell'impresa medesima.

L'articolo 2, comma 1, delega, altresì, il Governo, nei medesimi termini e secondo la medesima procedura, ad adottare uno o più decreti legislativi contenenti disposizioni per perfezionare la disciplina dei controlli, per sviluppare procedure di informazione pubbliche e trasparenti in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva, allo scopo di incrementare la trasparenza in materia di dinamiche salariali, nonché di contrastare in modo efficace il dumping contrattuale, i fenomeni di concorrenza sleale, l'evasione fiscale e contributiva e il ricorso a forme di lavoro sommerso o irregolare; una serie di principi e criteri direttivi, anche qui, enunciati all'articolo 2, comma 2, con la razionalizzazione delle modalità di comunicazione tra imprese ed enti pubblici, prevedendo strumenti che rendano effettiva, certa ed efficace l'acquisizione dei dati che riguardano l'applicazione della contrattazione collettiva a livello nazionale, territoriale e per categorie, nonché dei dati relativi ai trattamenti retributivi effettivamente riconosciuti ai lavoratori; il perfezionamento di strumenti tecnologici evoluti, la realizzazione di banche dati condivise e le disposizioni in materia di ispezione e controllo, aumentando l'efficacia materiale delle azioni di contrasto del lavoro sommerso o irregolare; l'introduzione delle forme di rendicontazione pubblica e di monitoraggio, su base semestrale, che abbiano a oggetto l'andamento delle misure di contrasto dei fenomeni distorsivi del mercato del lavoro; in ultimo, prevedere che le suddette forme di rendicontazione si avvalgano delle risultanze dell'attività ispettiva dei suoi organi territoriali e di tutte le risultanze acquisite da parte degli organi deputati alla verifica della regolarità e correttezza delle retribuzioni e della contrattazione collettiva a livello nazionale e territoriale.

PRESIDENTE. Saluto il Presidente del Senato della Repubblica del Cile, Juan Antonio Coloma Correa, che è in visita alla Camera e sta assistendo ai lavori dell'Aula dalle tribune del pubblico. Benvenuto alla Camera dei deputati (Applausi - Deputati si levano in piedi).

Ha chiesto di intervenire il relatore di minoranza, deputato Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI, Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. Le opposizioni avevano il diritto di discutere, in quest'Aula, la propria proposta e anche di vedersela bocciata: funziona così. Con quest'atto di pirateria, oggi, continuate lo svuotamento delle prerogative del Parlamento e lo spostamento di potere verso il Governo, per farne, così, un potere esecutivo-legislativo e, quello di quest'Aula, un potere tutt'al più declaratorio. Neanche il paragone con il precedente del voto degli studenti fuori sede, per quanto calzante sul piano parlamentare, regge veramente sul piano politico. Manca, infatti, qualcosa nella vostra delega, che la rende inammissibile sul piano politico. Anzi, manca qualcuno: mancano le persone. Mancano le persone a cui ci rivolgiamo noi, con la nostra proposta di legge, quelle che percepiscono un salario povero, a fronte di una paga oraria inferiore a 9 euro. Qui, nella vostra delega, quelle persone non ci sono. Se ne era occupata anche la Corte di cassazione, ma voi, oggi, vi schierate anche contro questa sentenza. Chiedo scusa, Presidente, ho difficoltà.

PRESIDENTE. Colleghi, per favore. l'onorevole Mari non riesce ad andare avanti, se non c'è silenzio. E ha ragione, quindi, vi prego. Grazie, bene così. Prego, onorevole.

FRANCESCO MARI, Relatore di minoranza. Perché voi non avete affrontato in un altro modo il problema. Voi avete dichiarato, avete affermato che il problema non c'è. Avete detto che le lavoratrici e i lavoratori della ristorazione, dei servizi socioassistenziali e della vigilanza, stanno bene così, che per loro va bene così la loro retribuzione. Ma non è solo questo; la vostra è anche e soprattutto una fuga dal centro della questione, che, vi sembrerà strano, non è direttamente combattere il lavoro povero, ma è alzare i salari, perché il lavoro povero esiste e perché tutti i salari sono bassi, e solo rimuovendo il tappo del lavoro sottopagato possiamo sbloccare la crescita dei salari. E voi, quel tappo della dinamica salariale, nel nostro Paese, volete mantenerlo, fate di tutto per mantenerlo, lo mantenete, con la vostra delega al Governo. Poteva bastare, ma non vi fermate qui. Si incide anche sulla qualità della contrattazione e si rafforza - sì, si rafforza - il ruolo dei contratti pirata. Esatto. Segnalo che, se ci sono contratti pirata, è perché ci sono sindacati pirata, che, evidentemente, hanno un interesse a occupare quel ruolo e a fare quel tipo di contrattazione, e voi li incentivate a diventare prevalenti e diffusi. La nostra legge è semplice: non si possono più fare contratti sotto la soglia di povertà.

A che servono più i contratti pirata? Nella delega c'è scritto il contrario e così mettete anche un ostacolo alla legge sulla rappresentanza, di cui pure c'è bisogno in questo Paese. La nostra proposta parla della realtà ed ha il coraggio di cambiarla. Parliamo di buste paga, Presidente. Chi ha, oggi, una retribuzione di 8 euro, con solo 1 euro lordo in più percepirebbe 40 euro in più a settimana, cioè 160 euro lordi al mese, che fanno 120 euro in tasca. Andiamo all'altro capo: chi ha una retribuzione di 5 euro lordi l'ora, con 4 euro in più avrebbe un aumento di 160 euro alla settimana, cioè 640 euro lordi al mese, che fanno quasi 500 in busta paga.

L'Istat, pessimisticamente, parla di non meno di 804 euro l'anno: 1,9 milioni di lavoratori arriverebbero a 1.550 euro lordi al mese, cioè circa 1.300 euro netti. Anche una parte significativa dei lavoratori autonomi e parasubordinati ne trarrebbe un beneficio.

La vostra manovra finanziaria e la modifica delle aliquote IRPEF, invece, mettono nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori italiani da 6 a 20 euro al mese…

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

FRANCESCO MARI, Relatore di minoranza. Come? Devo concludere?

PRESIDENTE. Sì, per favore, se conclude.

FRANCESCO MARI, Relatore di minoranza. Per cortesia, quando andate in televisione, non indicate l'importo massimo annuo lordo, comprensivo del taglio del cuneo fiscale, ma indicate il netto mensile in busta paga effettivamente in più da gennaio 2024, escluso cioè l'effetto del taglio del cuneo fiscale che da gennaio non porta 1 euro in più: 6 euro netti che potrebbero essere vanificati dall'aumento delle addizionali locali, visto che in manovra finanziaria tagliate 650 milioni a regioni e comuni. Quindi, non dite che aumenta, perché, se non aumenta, che aumento è (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il relatore di minoranza, deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. La delega al Governo rappresenta una brutta pagina per la democrazia. Abbiamo più volte ribadito le perplessità in ordine alla legittimità della proposta della maggioranza, che va al di là della valutazione relativa al garbo istituzionale e all'opportunità. Qui la vicenda è di altra natura. La domanda che ci si pone è questa: può la maggioranza ignorare il rispetto delle quote di minoranza? Dobbiamo intenderci sulle regole, sul metodo prima ancora che sul merito. Oggi ci sono forze di maggioranza e forze di minoranza, domani ci saranno altri scenari, magari capovolti o comunque diversi. Le quote di minoranza sono sacrosante. Ovviamente, le minoranze non hanno il diritto di vedere accolte tali proposte, ma le proposte devono essere discusse, valutate e lavorate in Commissione e in Aula e devono mantenere gli stessi contenuti. Questa è l'anomalia più grande, perché abbiamo sentito parlare, Presidente, di alcuni precedenti che si sono avuti nelle scorse legislature. Però, da quel che viene fuori, si tratta di brutti precedenti, con riferimento ai quali, sui temi introdotti dalle minoranze, ci sono state deleghe al Governo. Ma qui, la delega, per com'è fatta, svuota il contenuto della proposta delle opposizioni. Di fatto, se accadesse sempre così, si svuoterebbe, si toglierebbe efficacia a un istituto di garanzia democratica. In pratica, stiamo andando in quella direzione: togliere valore a un istituto di garanzia democratica. Svuotiamo l'istituto delle quote di minoranza. Togliamo valore a un momento di garanzia democratica. E allora, prima di arrivare a valutazioni sul merito, dobbiamo fare una riflessione su questo. La vicenda, sotto il profilo del rispetto dei principi democratici, è maggiormente amplificata per il fatto che quasi tutte le opposizioni, che su tanti temi non vanno affatto d'accordo e non hanno visioni uguali, su quello del salario minimo hanno fatto uno sforzo politico - perché hanno deciso di lavorare insieme, pur non essendo sovrapposte o in concordia su tanti altri temi, come dicevo prima -, ma anche uno sforzo tecnico, perché le proposte di legge ab initio erano differenti, avevano matrici non comuni, ma poi hanno trovato uno sbocco in una proposta unica. Perché lo abbiamo fatto? Perché lo chiede l'Europa, perché era nei programmi elettorali, ma soprattutto perché lo chiedono il Paese, le famiglie e i lavoratori che hanno diritto a un'esistenza libera e dignitosa.

Attenzione dunque a forzare gli strumenti di garanzia democratica. Lo abbiamo già ribadito nelle varie sedute di Commissione: la valutazione del livello di civiltà di un Paese passa anche per la verifica delle garanzie delle minoranze. Siamo ancora in tempo per non creare un precedente bruttissimo e mortificante per le dinamiche democratiche del Parlamento (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la relatrice di minoranza, deputata Barzotti. Ne ha facoltà.

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Grazie, Presidente. Come gruppo MoVimento 5 Stelle, manifestiamo tutta la nostra contrarietà rispetto al testo che è stato totalmente stravolto dall'approvazione dell'emendamento Rizzetto nel corso dei lavori di Commissione. La nostra è una contrarietà motivata dal punto di vista formale, dal punto di vista della prassi e della dialettica parlamentare e dal punto di vista del merito.

Per quanto riguarda il punto di vista formale, l'iter di questa legge è stato totalmente paradossale: si è partiti da un testo delle opposizioni, il testo Conte e di altri leader di opposizione, che ha previsto l'introduzione di una soglia minima di legge sotto la quale il lavoro è considerato sfruttamento, quindi non è possibile considerarlo lavoro secondo i crismi dell'articolo 36 della nostra Costituzione. Questa proposta di legge andava a rafforzare la contrattazione collettiva; eppure, nel corso dei lavori parlamentari, ci siamo ritrovati ad avere innanzitutto sospensioni che erano totalmente immotivate, perché poi, nel tempo, il parere richiesto al CNEL, di fatto, ribadiva posizioni che erano già note alla Commissione e ai commissari, per cui si è rivelato del tutto inutile, anche per il fatto che, nell'epilogo di questa legge, quindi nella legge delega, non ritroviamo le considerazioni che sono state fatte dallo stesso CNEL. Questo è il primo motivo.

Il secondo motivo: la dialettica parlamentare, con questa delega al Governo, è stata totalmente stravolta; ricordiamo che questa nasce come proposta di legge in quota opposizioni (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), ma è diventata una delega al Governo, quindi, di fatto, si è stravolto un principio di dialettica democratica e parlamentare, una brutta pagina per il nostro Parlamento.

In terzo luogo, siamo contrari per il merito di questa legge delega: la delega va nella direzione opposta rispetto a quello che noi riteniamo serva a questo Paese per incrementare i salari ed è, di fatto, una delega in bianco molto generica che indebolisce la contrattazione collettiva, perché apre a concetti che sono stati superati dalla storia sindacale e dal diritto sindacale che si è sviluppato nel corso degli ultimi 30 anni. Di fatto, con riferimento a questa delega, la maggioranza utilizza concetti quale quello della “maggior rappresentatività”, ampiamente superato dalle sentenze della Corte Costituzionale, che ci sono state nel tempo e che vanno, invece, verso il concetto del “comparativamente più rappresentativo sul piano nazionale”; principio che noi, nella nostra proposta di legge, salvaguardiamo e che anche nei nostri emendamenti, come vedremo, andiamo a riproporre. Di fatto, quel che ci fa rabbia è che questa maggioranza mente, sapendo di mentire, rinviando alla contrattazione collettiva aprendo alla qualunque, quindi anche alla contrattazione pirata, rispondendo alla domanda di salari necessariamente equi e dignitosi con una risposta che non può essere soddisfacente, perché in tutti questi anni il risultato che abbiamo avuto sono stati 3,6 milioni di lavoratori poveri in questo Paese (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Quindi, era necessario che lo Stato si facesse sentire e prevedesse una protezione e una tutela, ma non è stato così. Sinceramente, non smetteremo di esercitare i diritti costituzionali, di pretenderne il rispetto e di esigere che quel che è scritto nella nostra Carta costituzionale - la dignità, il lavoro e la retribuzione sufficiente - rappresentino il diritto vivente. Non faremo finta di non vedere e continueremo a sdegnarci e a dire che lo Stato non può abdicare al suo ruolo: deve intervenire, quando serve, e qui serviva e qui serve. La maggioranza ha scelto di mettersi contro una legge di civiltà, contro 3,6 milioni di lavoratori poveri. Si doveva solo tendere una mano, ma si è deciso di non guardare, di girarsi dall'altra parte e di cambiare strada, con tutta la tracotanza che contraddistingue questa maggioranza. Questo Governo se ne assumerà tutte le responsabilità (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il relatore di minoranza, deputato Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO, Relatore di minoranza. Grazie, signor Presidente. Mi lasci iniziare con una domanda molto semplice: cosa significa per noi e per voi, la parola giustizia? Io mi sono dato questa risposta, forse banale: battersi per fare in modo che lavoro e povertà non siano mai più sinonimi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Ci vogliono certamente volontà politica, mobilitazione e dialogo, ma anche e soprattutto la forza della legge. Oggi discutiamo della necessità di una norma che introduca una soglia minima, sotto la quale lavorare equivale a sfruttamento. Abbiamo tratto una lezione in questi mesi: quando l'opposizione si unisce, la destra arranca e insegue.

La delega che oggi assegnate al Governo, affossando il salario minimo, non è figlia di una scelta meditata, ma della vostra paura, la paura di affrontare chi condivide la condanna del precariato, che è diventata la biografia di una generazione a cui avete spiegato che il lavoro è questa cosa qui: merce vile a buon mercato.

Mi appello ai colleghi della destra: ritirate la delega, siamo ancora in tempo per sederci e discutere nel merito (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)! Sediamo qui per legiferare, non per schiacciare bottoni! Nelle democrazie liberali sono i Parlamenti che danno la fiducia ai Governi, non i Governi che concedono la fiducia ai Parlamenti.

Questa è una delega in bianco, una forma di parlamentarismo di rapina: 11 mesi di discussione, 65 audizioni, una sospensione, un report del CNEL, un altro rinvio: dalla destra nemmeno uno straccio di proposta. La domanda è semplice: quanto vale per voi un'ora di lavoro? Quale soglia ritenete dignitosa e accettabile? Questo non è il mercante in fiera! Parliamo della condizione materiale di chi lavora in un call center, nell'organizzazione degli eventi, nella vigilanza privata, nella ristorazione: il loro salario orario è inferiore ai due terzi del salario mediano. Sono quelli che chiamiamo per una pizza, sono quelli che ci ricevono a un convegno, sono quelli che proteggono le nostre case e i nostri ospedali.

Ci siamo mai domandati in che condizioni lavorano o quanto guadagnano i ragazzi e le ragazze che hanno contribuito al boom turistico, che arricchisce spesso la rendita di chi specula sui prezzi? Per loro 9 euro sono davvero troppo? È strano quel Paese, signori del Governo, che promuove 14 condoni per gli evasori e non riconosce un salario dignitoso a chi paga le tasse (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Spedite il salario minimo nel cimitero delle leggi mai nate, eliminate la soglia minima, trasformate i contratti comparativamente più rappresentativi in qualcosa che spalanca la porta ai contratti pirata e, siccome per voi la politica e la vita spericolata coincidono, non vi fate scrupoli a introdurre le gabbie salariali. Nel giorno in cui lo SVIMEZ dice che al Sud uno su quattro che lavora è povero riportate l'Italia al 1970. Per fortuna, non vi siete spinti oltre, benché negli anatemi contro il diritto di sciopero, emerga da parte vostra una nostalgia canaglia verso il sindacalismo corporativo.

Infine, avete la faccia tosta di inserire nella delega il principio della partecipazione dei lavoratori. Mi sbaglierò, ma la puzza di incostituzionalità si sente almeno fino a quel ponte sullo Stretto che Matteo Salvini non realizzerà mai (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista MoVimento 5 Stelle). Quando qualcuno andrà a rovistare nelle carte della legislatura di Giorgia Meloni, qualche appassionato di storia minore, si chiederà quale forma di sonnambulismo abbia contagiato chi nel 2023 ha detto “no” al salario minimo. Parlate di Patria, ma considerate la sesta potenza industriale del mondo il laboratorio di un sistema fondato su bassi salari, scarse tutele e nessuna innovazione. Un Parlamento che si ammutina è la negazione della Patria. Toccherà a noi riscattarla, da domani, dove la gente lavora, soffre, produce. Ci troverete ovunque ci sarà un diritto calpestato dalla vostra sconfinata fame di potere (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica, Progressista MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

(Esame degli articoli - A.C. 1275-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge e delle proposte emendative presentate (Vedi l'allegato A).

Le Commissioni affari costituzionali e bilancio hanno espresso i prescritti pareri che sono in distribuzione.

In particolare, il parere della Commissione bilancio reca quattro condizioni volte a garantire il rispetto dell'articolo 81 della Costituzione che saranno poste in votazione ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis del Regolamento.

(Esame dell'articolo 1 - A.C. 1275-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 1 e delle proposte emendative ad esso presentate (Vedi l'allegato A).

Avverto che per un mero errore materiale, a pagina 5, del fascicolo, all'emendamento Scotto 1.1001, la parola “sopprimere” deve intendersi sostituita dalla seguente: “sostituire”.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito i relatori e il rappresentante del Governo a esprimere il parere sugli emendamenti riferiti all'articolo 1.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 1.1000 Conte invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere è conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Mari? In piedi, per favore, onorevole Mari.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1000 Conte è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1000 Conte è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1000 Conte è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1000 Conte è favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1001 Scotto. Chiedo il parere del relatore di maggioranza.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 1.1001 Scotto invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1001 Scotto è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1001 Scotto è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1001 Scotto è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1001 Scotto è favorevole.

PRESIDENTE. Sull'emendamento 1.1002 Mari il parere della Commissione?

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 1.1002 Mari invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1002 Mari è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1002 Mari è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1002 Mari è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1002 Mari è favorevole.

PRESIDENTE. La prima delle quattro condizioni della Commissione bilancio è relativa all'emendamento 1.500, sul quale chiederò, ovviamente anche su questo, il parere a cominciare dalla Commissione.

MARTA SCHIFONE, Relatrice per la maggioranza. Signor Presidente, non abbiamo l'emendamento.

PRESIDENTE. È in distribuzione, onorevole Schifone. È la condizione della Commissione bilancio. Le chiedo il suo parere.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Signor Presidente, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore di maggioranza.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.500 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1003 Nisini. Chiedo il parere della Commissione.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'1.1003 Nisini il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore di maggioranza.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1003 Nisini è contrario.

PRESIDENTE. È contrario? Siamo all'emendamento 1.1003 Nisini. Onorevole Mari, il parere è contrario?

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1003 Nisini è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1003 Nisini è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1. 1003 Nisini è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1. 1003 Nisini è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Chiedo all'onorevole Schifone il parere della Commissione.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 1.501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Signor Presidente, possiamo avere un attimo di tempo per vedere le condizioni della Commissione bilancio?

PRESIDENTE. Collega, sono già in distribuzione.

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Allora, prima di esprimere il parere, Presidente, dovremmo avere un attimo.

PRESIDENTE. Voi venite e ve li prendete. Così funziona.

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Non li abbiamo adesso.

PRESIDENTE. Sono già qui e sono in distribuzione. Dovreste vederli voi.

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Adesso ce li facciamo portare e li guardiamo al volo.

PRESIDENTE. Andiamo intanto all'emendamento 1.1004 Boschi. Chiedo il parere della Commissione.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 1.1004 Boschi vi è invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1004 Boschi è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1004 Boschi è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1004 Boschi è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1004 Boschi è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1005 Faraone. Chiedo il parere della Commissione.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 1.1005 Faraone invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1005 Faraone è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1005 Faraone è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1005 Faraone è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.1005 Faraone è contrario.

PRESIDENTE. Proviamo a tornare sull'emendamento 1.501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Il relatore di maggioranza ha già espresso il suo parere favorevole e il Governo un parere conforme a quello espresso dal relatore di maggioranza. A questo punto dovremmo ascoltare i relatori di minoranza.

Chiedo all'onorevole Mari il parere sull'emendamento 1.501, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento della V Commissione (Bilancio).

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento.

Chiedo all'onorevole Schifone il parere della Commissione.

MARTA SCHIFONE (FDI), Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 1.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

FRANCESCO MARI (AVS), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI (M5S), Relatrice di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO (PD-IDP), Relatore di minoranza. Il parere sull'emendamento 1.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1000 Conte.

Ha chiesto di intervenire per dichiarazione di voto l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Care colleghe, cari colleghi, con questo emendamento sottoscritto da tutte le forze di opposizione che hanno presentato la proposta sul salario minimo siamo arrivati al dunque. Con questo emendamento, che ripropone il testo che abbiamo sottoposto all'esame del Parlamento ormai diversi mesi fa, rendiamo chiaro quello che è accaduto. Il Governo sul salario minimo ha deciso dal principio di non decidere. Ha deciso che era meglio rinviare di qualche mese, poi di qualche settimana, purché non si arrivasse a prendere una decisione nell'interesse di 3 milioni e mezzo di lavoratrici e di lavoratori, di lavoratori e lavoratrici poveri, sfruttati e sottopagati, quelli che, pur lavorando, pur dovendo affrontare la fatica spesso di un lavoro precario e disagevole, fanno fatica ad arrivare a fine mese, a pagare un affitto, a programmare il loro futuro. Il 3 agosto scorso siete venuti qui, in quest'Aula, a dirci, dopo 59 audizioni e sei mesi di discussione parlamentare, che avevate bisogno di tempo per elaborare una vostra proposta e, poi, vi siete presentati con un documento privo di unanimità delle parti sociali, elaborato da un ente esterno, non dal Parlamento, dal CNEL. Tuttavia, nemmeno quello vi è stato sufficiente, perché quello che state portando, oggi, in Aula e che avete approvato in Commissione è ancora peggiore. Oggi, state umiliando il Parlamento e, primi tra tutti, i vostri parlamentari di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). State facendo votare una delega al Governo che svuota ancora una volta il Parlamento, che sottrae il diritto delle opposizioni, ma anche della maggioranza, di discutere una proposta di legge e ne trasferite la titolarità al Governo. Non è la prima volta che lo fate, lo avete fatto con la legge Voto dove vivo, una legge delega poi parcheggiata sine die al Senato ma non per questo è meno grave. C'è in questo comportamento un'ammissione di impotenza della vostra maggioranza, rinunciate, cioè, al ruolo per cui tutti noi siamo qui: confrontarci, discutere, litigare pure tra di noi ma per decidere, per legiferare, e lo fate su un tema che non è come tutti gli altri, perché si tratta del lavoro, quello su cui si fonda il primo articolo della nostra Costituzione (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

Avete, insomma, deciso di non decidere e di non confrontarvi con le forze di opposizione. È un metodo inaccettabile, lo stesso che vieta ai parlamentari di maggioranza di presentare emendamenti alla manovra, che governa attraverso decreti su cui mettere una fiducia a settimana, a volte anche due, perché per il Governo di Giorgia Meloni c'è un decreto-legge per tutto, tranne che per proteggere il salario e difendere i cittadini dall'indigenza (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra), perché di questo stiamo parlando. Voi condannate milioni di lavoratori alla povertà, non solo perché non accettate un salario minimo ma anche perché non state facendo nulla per combattere l'inflazione, che resta a livelli record, e perché non volete sostenerli, ad esempio, rinviando l'uscita dal mercato tutelato.

Intanto, tagliate servizi fondamentali, dalla sanità al trasporto pubblico, riducete allo stremo i bilanci degli enti locali, che sono i primi a cui ci si rivolge quando si è in difficoltà e, poi, non solo vi opponete a un salario minimo ma rifiutate anche qualunque iniziativa che sia nell'interesse del lavoro. Avete approvato, il 1° maggio, lo ricordiamo, un decreto che ha reso più precario il lavoro, che non fa nulla contro il lavoro sommerso, che non combatte il part time involontario, che non si occupa della stabilizzazione dei contratti. Intanto, però, difendete i subappalti a cascata e tagliate i fondi sulla sicurezza delle reti ferroviarie, esponendo ancora una volta i lavoratori a maggiori rischi e a maggiore insicurezza. Avete deciso di reintrodurre i voucher proprio in quei settori in cui il salario è più basso e la precarietà è altissima. Penso alla ristorazione, all'agricoltura e all'accoglienza, in cui il rischio dell'incidenza di povertà è pari o superiore al 25 per cento e in cui praticamente un lavoratore su 4 è un lavoratore precario. Poi, vi riempite, sì, la bocca di parole per combattere la differenza di genere ma non vedete che così si abbandona alla differenza di trattamento economico il 38 per cento delle famiglie.

Vorremmo tranquillizzarvi sulla nostra proposta, ve l'abbiamo spiegato in mille modi e non l'avete capito. Quello che noi chiediamo è rafforzare la contrattazione collettiva, ma chiediamo anche che ci sia una soglia minima di 9 euro sotto la quale non si possa parlare di lavoro, di salario ma di vero e proprio sfruttamento, una soglia che non è definita a caso, che è frutto di elaborazione e che esiste già, spesso a livelli più alti, in molti Paesi europei. Vi abbiamo costretti ad affrontare un tema reale che interessa le persone, vi abbiamo chiesto di applicare la Costituzione, l'articolo 36, quello che dice che ai lavoratori e alle lavoratrici debba essere riconosciuto un salario proporzionato alla quantità del loro lavoro e sufficiente ad assicurare un'esistenza libera e dignitosa a sé e alla propria famiglia.

Il 68 per cento dei lavoratori, in questo Paese, è coperto da un contratto scaduto, non da pochi mesi, ma da anni, spesso anche da 7, 8 o 9 anni.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Non fate nulla per spingere al rinnovo dei contratti. Lo avete dimostrato in molti passaggi, anche nel fatto di aver introdotto che nella determinazione dei trattamenti retributivi siano applicati i contratti maggiormente applicati: un attacco pericoloso alla contrattazione collettiva, un'autostrada ai contratti pirata.

Avete provato a scappare, però non potete farlo per sempre. Respingendo questo emendamento, oggi, gettate la maschera. Di fronte a questa decisione non ci sarà nessuna propaganda che vi potrà salvare. Prendetevi la responsabilità di voltare le spalle a milioni di lavoratrici e lavoratori che continueranno, per colpa vostra, a essere sfruttati e sottopagati, perché questo è il vero volto del Governo Meloni e, oggi, lo rendete chiaro ed evidente a tutti (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Vi rivolgiamo un ultimo appello, vi chiediamo semplicemente, Presidente, di non commettere un grave errore politico, vi chiediamo non di darla vinta alle opposizioni, ma di avere un gesto di maturità, di solidarietà, una volta si sarebbe detto: un gesto di pietà per gli altri. Non uso questi termini, però è chiaro a tutti chi sono questi altri. Non sono d'accordo con chi dice che non sapete di chi stiamo parlando, lo sapete benissimo, sono milioni e milioni di lavoratori che sembrano invisibili, ma non lo sono per niente. Lavorano nei nostri magazzini, spostano merci, portano fino al terzo piano di casa vostra, di casa nostra, dei frigoriferi.

Sapete qual è la cosa più grave? È che per passare dal “Multiservizi” al contratto della logistica - e il Sottosegretario lo sa bene - devono lavorare l'ottava ora, la nona ora, la decima ora, magari di sabato e magari per prendersi 400 euro “black”, tutto legale, e per avere “transfer Italia” devono lavorare anche fuori dalla propria regione, ma non un giorno, almeno 21, se no non prendono quei soldi. Guardate che parliamo di milioni e milioni di lavoratori, milioni di lavoratori dei servizi fiduciari e non mi dite che il tema è solo quello del rinnovo dei contratti collettivi, tema giustissimo, che riguarda il 54 per cento di tutti i contratti, perché davanti ai servizi fiduciari vediamo anche sgretolare la vostra offensiva, già, perché anche contratti rinnovati da grandi organizzazioni sindacali sono ancora sotto gli 8 euro, sotto i 7 euro.

Vi sembra giusto lavorare più di sei giorni a settimana, con 80 ore di straordinario? Ma vi sembra giusto che siano i tribunali italiani a dover dire la loro, per dire che quel lavoro è sfruttamento (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Io credo di no, noi crediamo di no e crediamo che non sia vero che si possa fare tutto con le tasse; serve ridistribuzione, noi lo chiamiamo conflitto capitale-lavoro, voi chiamatelo come volete, ma possiamo dirci che non è normale che una camera d'albergo sia passata da 150 a 200 o 300 euro e chi fa le pulizie là dentro continui a lavorare per 7 euro l'ora? Non è giusto, non è normale (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)! Ed è giusto che chi ha di più paghi, questo vuol dire salario minimo legale. Ma lo dite a noi? Dovete farlo dire a Brunetta che siete favorevoli alla contrattazione collettiva nazionale, sembra una barzelletta a un funerale. Siete riusciti a scappare, a scappare per mesi, buttare la palla in corner, ma io vi faccio una domanda: Presidente, ma la Ministra del Lavoro dov'è (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe)? Dov'è finita? Portatela qui, fateci dire una parola di senso, fateci dire da lei che rinnoveremo almeno tutti i contratti collettivi pubblici. Mettete i soldi per quel rinnovo, diteci che siete almeno contro i contratti collettivi pirata, discutete con noi, noi siamo pronti a discutere sulla rappresentanza.

Invece, sa cosa è successo, Presidente? Non solo non cancellano i contratti pirata, ma si fanno una delega pirata, una delega al Governo per sottrarre all'opposizione almeno il diritto di vedere un voto contrario (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Schieratevi contro il salario minimo, abbiatene il coraggio, fatelo per quei lavoratori e quelle lavoratrici che vi chiedono di lavorare e non essere poveri.

La proposta è molto semplice e voi dite le stesse cose, miserabili, che dicevano gli imprenditori alla fine dell'Ottocento, quando dicevano: ah, ma non possiamo mica vietare il lavoro minorile, non ce lo possiamo permettere. Lo dicevano all'inizio del Novecento a quelle donne che lavoravano per 12, 13 o 14 ore, “sbobinavano i bigat”, si dice da noi, lavoravano in quei luoghi, lavoravano anche di notte. E gli imprenditori dicevano: ma non ce lo possiamo permettere di vietare il lavoro notturno, non ce lo possiamo permettere di togliere il sabato. La classe lavoratrice se li è conquistati, quegli orari di lavoro, si è conquistata il sabato (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) e noi vogliamo conquistare anche il venerdì. Noi vogliamo ridurre l'orario di lavoro a parità di salario, ma, soprattutto, vogliamo alzare gli stipendi e i salari. Noi vogliamo mandare un sms; sì, un sms, non per togliere il reddito, ma un sms per dire: salario minimo subito. Votatelo con noi, se avete il coraggio (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie, Presidente. Oggi avete i numeri per negare a 4 milioni di lavoratori poveri un aumento di stipendio, ma vi do una notizia: sul salario minimo avete perso la battaglia politica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché, grazie alla forza di questa legge, nell'opinione pubblica di destra, di sinistra, progressista, lavoratrici, imprenditori, è passato il messaggio che sotto i 9 euro orari non c'è prospettiva, non c'è investimento e non c'è futuro.

Siete riusciti a bloccare i loro stipendi, ma non siete riusciti a bloccare gli intenti di questa legge. Quando un messaggio così forte passa in una popolazione che poi alza la testa, discute e prende convinzione delle proprie potenzialità, l'approdo di un diritto è solo rimandato, perché in questo Paese, piaccia o non piaccia, un salario minimo si farà (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Il punto è quando, perché ovviamente chi ci sta guardando dice: non è che ho tutto questo tempo, quando si farà questo salario minimo? Quando voi ve ne andrete, quando lascerete spazio a chi ha un intento politico come il nostro. Noi diciamo questo perché il mondo sta andando in una direzione completamente diversa dai vostri modelli. Si parla di uno sviluppo d'impresa diverso da quello che voi sostenete, si parla di investimento, di dignità salariale, questo voi non lo avete capito. Avete una tendenza e una pulsione nel non considerare quella che è la povertà in questo Paese. In tutto quello che state facendo, la vostra linea economica, la vostra legge di bilancio ignora completamente l'avanzare della povertà.

E, mentre noi parliamo di sviluppo, mentre noi parliamo di riconversione industriale basata su una transizione ecologica per creare nuovi posti di lavoro, della vostra storia politica cosa rimane? Una carota di Gasparri, un treno in corsa che si ferma per far scendere un Ministro, un Ministro della Difesa che, invece di pensare a due guerre, trova il tempo per attaccare la magistratura e creare nuovi colpevoli. A proposito di colpevoli, visto che vi piacciono tanto, è dall'inizio del Governo che ne state trovando per distrarre dai vostri fallimenti politici, e visto che vi manca il coraggio di prendervi le vostre responsabilità, con questo emendamento, il colpevole del giorno lo troviamo noi, ve lo facciamo noi questo favore, dichiarandovi mandanti ed esecutori dell'assassinio della dignità di 4 milioni di lavoratori (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1000 Conte, con il parere contrario della Commissione, del Governo e della V Commissione (Bilancio) e con il parere favorevole di tutti i relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 2).

Sull'ordine dei lavori e per richiami al Regolamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Dopo vari balletti, vari teatrini, rinvii, espedienti di varia natura e stratagemmi di vario ordine, il Presidente Meloni e il Governo hanno gettato la maschera. Hanno votato “no” al salario minimo legale, hanno votato “no”, hanno detto “no” alla condizione, che non è dignitosa, in cui versano 3.600.000 lavoratrici e lavoratori. Con la stessa arroganza con cui fate fermare un treno per far scendere un Ministro, voi avete fermato la speranza di tutti questi lavoratori che sono sottopagati. E ricordiamoci che per la maggior parte sono giovani (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

WALTER RIZZETTO (FDI). Non è sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Scusate, colleghi. Presidente Conte, ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori, ma così è una dichiarazione di voto. Se mi dà, per favore, il motivo dell'intervento sull'ordine dei lavori poi andiamo avanti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

GIUSEPPE CONTE (M5S). Lo dico subito (Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Per favore, colleghi, siamo ordinati, per favore. Prego, presidente Conte.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Di fronte a questa votazione, signor Presidente, in cui la maggioranza ha voltato le spalle a 3.600.000 lavoratrici e lavoratori, che peraltro spesso hanno confessato - li abbiamo incontrati - e hanno dichiarato di vergognarsi per la condizione in cui sono, dopo tanti anni, dopo tanti sacrifici, con queste buste paga da fame, noi riteniamo, invece, e lo dico qui, in quest'Aula, che oggi chi si deve vergognare è chi ha votato “no” a questa legge (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Presidente Conte, ripeto, la suspense va bene, però l'ordine dei lavori su cos'è?

GIUSEPPE CONTE (M5S). Di fronte al fatto che questa legge è stata fatta a pezzi e ovviamente, con questa modalità della legge di delega, si prende proditoriamente in giro tutta questa platea di lavoratrici e lavoratori, io dico questo a quest'Aula: questo comportamento, questo gesto proditorio non lo compirete in mio nome e nel nome del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra - Applausi polemici dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Presidente Conte…

GIUSEPPE CONTE (M5S). È per questa ragione che ritiro la firma da questo provvedimento, perché state facendo carta straccia del salario minimo legale (Il deputato Conte strappa un foglio di carta - Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Grazie, presidente Conte. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento… Prego, presidente Conte.

GIUSEPPE CONTE (M5S). Concludo il mio intervento sull'ordine dei lavori dicendo che questa battaglia è stata, con questo voto, rallentata, ma noi la vinceremo. Il Paese è con noi (Applausi dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso argomento, l'onorevole Fratoianni. Ne ha facoltà.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Grazie, signor Presidente. Intervengo anch'io sull'ordine dei lavori per annunciare la mia intenzione di ritirare la mia firma da questa proposta di legge. Non intendo, non intendiamo mettere il nostro nome, le nostre facce e i nostri volti su un atto indecente di pirateria politica e istituzionale (Commenti di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Sì, di pirateria politica e istituzionale (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), perché, signor Presidente, si può fare tutto o quasi; nel Parlamento della Repubblica la dialettica politica è il sale della democrazia, lo scontro politico è il sale della democrazia.

ROSSANO SASSO (LEGA). Meno male!

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Quello che non va bene intanto è interrompere, onorevole Sasso, glielo dico per il tramite del Presidente.

PRESIDENTE. No, colleghi, per favore.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Impari l'educazione, per il tramite del Presidente (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Per favore, si rivolga alla Presidenza.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Siccome non è la prima volta che lo fa…

SALVATORE CAIATA (FDI). L'educazione la devi imparare tu!

PRESIDENTE. Onorevole Caiata, per favore!

NICOLA FRATOIANNI (AVS). …le chiederei (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

SALVATORE CAIATA (FDI). L'educazione non ce la insegna nessuno!

PRESIDENTE. Onorevole Caiata, la richiamo all'ordine e stiamo ognuno al nostro posto. Fate svolgere l'intervento sull'ordine dei lavori all'onorevole Fratoianni che tra tre minuti ha chiuso l'intervento. Prego.

NICOLA FRATOIANNI (AVS). Avete già utilizzato ampiamente gli strumenti della maggioranza, lo avete fatto per trasformare un disegno di legge, di iniziativa parlamentare, unitario delle opposizioni, in una legge delega al Governo. Questa si chiama pirateria parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle). È un'offesa, è uno schiaffo in faccia al Parlamento della Repubblica, a tutto il Parlamento, non solo alle opposizioni.

E lo avete fatto, e qui veniamo al merito della questione, con una proposta che ancora una volta conferma le scelte che avete messo in campo, una dopo l'altra, in questi mesi. Sono state scelte che hanno disegnato la traiettoria di una fuga, di una fuga non dalla dialettica politica con le opposizioni, ma di una fuga - sì - dalla realtà di questo Paese. Avete voltato le spalle a milioni di lavoratori e di lavoratrici poveri. Lo avete fatto nel nome della sacralità della contrattazione, pensate un po'. Siete venuti qui voi a ricordare a noi quanto fossero importanti i sindacati della Repubblica, salvo dimenticarvene poche settimane dopo, quando avete scelto di precettare uno dopo l'altro gli scioperi legittimi (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle) dei sindacati dei lavoratori e delle lavoratrici di questo Paese e avete proposto una delega, voi che con le deleghe avete preso l'abitudine di lavorare quando sono le deleghe vostre, com'è stato ricordato, e persino quando sono deleghe che vengono dalla scorsa legislatura. Avete appena pubblicato un decreto che traduce in norma la delega votata all'unanimità nella scorsa legislatura per introdurre un reddito di discontinuità per i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo che tradisce in pieno le indicazioni di quella norma, dando, anche in questo caso, uno schiaffo in faccia a quei lavoratori e a quelle lavoratrici.

Ebbene, in questo caso siete andati persino oltre: non solo avete cancellato la soglia minima, quell'indice di dignità in grado di proteggere chi è più fragile di fronte a un mercato del lavoro troppo precario e troppo intriso di sfruttamento, ma siete andati ancora più avanti: avete avuto il coraggio di scrivere dentro questa delega che - in un Paese come questo, segnato dalle fratture, dagli strappi, da una diseguaglianza insopportabile che cresce da Nord a Sud e dal centro alla periferia - non solo non serve un salario minimo legale ma che per rispondere ai problemi del lavoro in questo Paese dobbiamo reintrodurre le gabbie salariali. Questa è l'idea del Paese che avete (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle)!

Allora, in questi giorni e in queste ore continueremo a opporci a questa visione, continueremo a mettere in campo la nostra battaglia e continueremo a farlo - di questo statene certi - nel Paese da domani con ancora più determinazione, in quel Paese che, di fronte a una proposta semplice e chiara in grado di proteggere i più poveri e di dare spinta e sostegno a tutti i lavoratori e alle lavoratrici, ha guadagnato la maggioranza dei consensi, anche dei vostri elettori. Loro lo sanno, loro se ne ricorderanno (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento il deputato Richetti. Ne ha facoltà.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Per un intervento più sobrio - non straccerò nulla - ma a seguito della conferma del testo, che avete appena confermato in quest'Aula, che snatura completamente l'iniziativa parlamentare delle opposizioni, annuncio la firma, mia e di tutti i componenti del mio gruppo, da questo testo…

PRESIDENTE. Annuncia il ritiro, onorevole Richetti?

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Sì, il ritiro.

PRESIDENTE. Aveva detto che annunciava la firma. C'è stato un brivido.

MATTEO RICHETTI (AZ-PER-RE). Non ho detto il ritiro perché stavo pensando a quello che ha appena detto il collega Fratoianni, ossia che siete molto esperti sulle leggi delega. In realtà, mancano 481 decreti attuativi alle leggi delega (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra) che sono fermi e che state approvando con una media, colleghi, di 26,7 decreti al mese. Draghi ne faceva 70,6. Secondo questo calcolo, coadiuvato dalla mia collega matematica Bonetti, ci metterete 18 mesi a occuparvi del pregresso e tornerete a prendere in mano il salario minimo forse fra un anno e mezzo, tra l'altro salario minimo che non siete neanche riusciti a scrivere per sbaglio una volta nella legge delega (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Per cui, avete cambiato nome, avete cambiato il contenuto, non ci saranno decreti attuativi, la fermerete in Senato ed è impensabile che l'opposizione, che chiedeva non di vedere approvato ma solo di vedere discussa con onestà e trasparenza la propria iniziativa, non si sottragga da questo testo (Applausi dei deputati dei gruppi Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento la deputata Elly Schlein. Ne ha facoltà.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Grazie, Presidente. Comunico anch'io la mia volontà di togliere la mia firma da questa proposta di legge. Questa non è più la proposta di salario minimo delle opposizioni, perché la maggioranza, come hanno detto già i miei colleghi, ha svuotato questa proposta di ogni significato e l'ha fatto con la consueta arroganza. Quindi, noi togliamo le nostre firme.

Non nel nostro nome state tradendo le speranze e le attese di quei 3,5 milioni di lavoratrici e lavoratori poveri. Non nel nostro nome state pugnalando alle spalle le persone sfruttate, pugnalandole alle spalle, perché non avete neanche il coraggio di guardarle negli occhi mentre affossate una proposta giusta per l'Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra). Non nel nostro nome state calpestando un'altra volta le prerogative di questo Parlamento e delle opposizioni. Voi avete i voti per governare, ma governare non significa umiliare le prerogative delle opposizioni di presentare delle proposte, di discuterle e di votarle.

Questo, vi sia chiaro, non è un diritto di cui disponete liberamente in questo Parlamento. La Costituzione non vi autorizza agli abusi di potere sulla pelle delle minoranze (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). La verità è che non avete mai voluto parlare di salario minimo! Avete solo scelto la strada del rinvio, della sospensione, della congiura e del silenzio. Così anche oggi: dopo mesi di rinvii, dopo aver presentato un emendamento soppressivo che non avete neanche avuto il coraggio di votare, il Governo ha scelto di sottrarre al Parlamento il diritto di discutere e di votare sul salario minimo.

Questa è l'idea che avete della democrazia, vero? È un antipasto del premierato: forti coi deboli e deboli con i forti, perché questo siete (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

I poteri tutti concentrati nelle mani del capo del Governo e ai cittadini solo il dovere di acclamare il capo ogni 5 anni. Ma la democrazia è un'altra cosa. Giorgia Meloni non ha avuto il coraggio nemmeno di farvi votare contro la nostra proposta; ha preferito trovare un sotterfugio per soffocare il dibattito in quest'Aula ed è molto triste, colleghi - lo dico tramite lei, Presidente -, l'immagine di una maggioranza che accetta di essere ridotta a pigiare i tasti, che accetta di vedere svilito il ruolo di quest'Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Potevate avere un sussulto di dignità quest'oggi e invece niente: a capo chino per non scontentare chi comanda.

Sapete, colleghi, chi non ha il tempo di aspettare i vostri comodi dopo 6 mesi che chiediamo di votare su questa proposta e oggi votate una delega in bianco al Governo per avere altri 6 mesi? Chi non può aspettare per un anno i vostri comodi è chi guadagna 5 euro all'ora e deve fare tre mestieri per campare, come alcuni lavoratori che ho incontrato all'aeroporto di Torino mesi fa. Chi non può aspettare è chi vive queste condizioni di lavoro. Non vi siete neanche presi il disturbo di mettervi un secondo nei panni di chi vive così, di chi ha paura del futuro, di chi ha paura ogni volta che arriva una busta, perché, se c'è dentro una bolletta, deve decidere quale pagamento ritardare e di chi ha paura anche di mettere al mondo un figlio, sì, perché non sa come farà a pagargli i pannolini, su cui, peraltro, avete scelto di aumentare pure l'IVA (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Oggi, con questa scelta, affossate il salario minimo su cui abbiamo raccolto oltre 500.000 firme con le altre opposizioni. Ve ne siete fregati e gli avete tolto pure il nome. Puntate a cancellarlo dalla memoria collettiva. Avete scritto una delega, dove non c'è traccia del salario minimo. Dunque, aiutatemi a spiegarlo agli italiani. Voi oggi votate contro una legge che dice che, sotto i 9 euro, non è lavoro ma è sfruttamento e, allora, vuol dire che siete d'accordo che, in Italia, c'è lo sfruttamento del lavoro, perché non trovo altre spiegazioni in italiano (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

La nostra legge rafforza la contrattazione collettiva. Voi nella delega rischiate di aprire alla legittimazione dei contratti pirata, perché non fate riferimento alla rappresentanza. Andatelo a spiegare a chi lavora nella logistica, nei servizi, nella vigilanza, andatelo a spiegare a chi contribuisce per l'85 per cento alle entrate fiscali di questo Paese e si trova da voi sbattuti in faccia 14 condoni costruiti su misura per gli amici degli amici (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Andate a spiegargli che non possono scioperare, perché per voi il diritto di sciopero è un residuo dell'Ottocento, che non possono avere un contratto firmato dalle organizzazioni più rappresentative e che non possono avere un salario dignitoso e definire una soglia sotto la quale la dignità è calpestata. Andatelo a spiegare a un ragazzo di Napoli che è normale se la sua busta paga sarà meno pesante di quella di un suo collega di Torino (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). D'altra parte, siete quelli dell'autonomia differenziata e, quindi, non stupisce vedervi reintrodurre per legge le gabbie salariali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Deve concludere, per favore.

ELLY SCHLEIN (PD-IDP). Chiudo Presidente. Avete scelto oggi di mostrare definitivamente all'Italia da che parte state. Doveva essere un Governo dalla parte degli italiani e, invece, vi siete dimostrati un Governo dalla parte degli sfruttatori, mentre avete dato la sberla più forte a chi, in questo Paese, viene sfruttato. Vergogna (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento l'onorevole Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. C'è prima di tutto, colleghi, un'enorme questione di metodo istituzionale e di metodo democratico. Non è accettabile che una maggioranza con i vostri numeri non abbia il coraggio, davanti al Paese, di esprimere un voto contrario rispetto a una proposta in quota delle opposizioni ampiamente condivisa (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle), che è arrivata in quest'Aula, ha affrontato una discussione generale ed è tornata in Commissione. Un gesto semplice, colleghi: pigiare sul tasto rosso e dire, davanti al Paese e a milioni di lavoratori, che siete contrari a una proposta ragionevole, che avrebbe dato immediatamente una risposta a uno dei grandi problemi della nostra società. Non ne avete avuto il coraggio politico, non ne avete la responsabilità, ma vi assumete un'enorme responsabilità. Questo è quello che volete fare con le vostre maggioranze stratosferiche, magari gonfiate da altri premi di maggioranza, del 50, 55, 60 per cento. Invece, con la vostra delega, non solo stravolgete il senso della proposta delle opposizioni ma, di fatto, consegnate al Ministero del Lavoro l'intera questione, bypassate questo Parlamento, strumentalizzate il CNEL - non apriamo questo capitolo -, saltate il confronto con le parti sociali. Da una parte, avete detto che volevate potenziare la contrattazione collettiva, dall'altra, avanzate una proposta legislativa in nuce, in delega, che entra pesantemente dentro la contrattazione collettiva, emarginando dal dibattito le organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative. Ve ne siete resi conto?

Abbiamo imparato, in questi mesi di dibattito sul salario minimo, quanto delicata sia questa materia e la vostra delega non garantisce alcuna soglia minima di retribuzione ai lavoratori poveri, rischia, invece, di complicare il quadro, rendendo ancora più incerto quale contratto collettivo applicare proprio in quei settori, come gli appalti, i servizi e la logistica, in cui sarebbe utile una legge che, contemporaneamente, fissi il minimo e dia spazi per combattere davvero la contrattazione pirata.

Per tutti questi motivi, che sono, prima di tutto, motivi di democrazia, di difesa del Parlamento, quel Parlamento che voi oggi, colleghi, non avete occupato con onore, non abbiamo impegnato il tempo di questa Assemblea discutendo. Siete scappati di fronte a una proposta dell'opposizione. È la seconda volta che avviene in questa legislatura, era già avvenuto con il voto dei fuori sede. Evidentemente, non siete tanto sicuri, tanto forti e non credete fino in fondo nelle vostre idee. Per questo motivo, anche io toglierò, cancellerò, ritirerò il mio nome da questo provvedimento, da questa proposta di legge (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per un richiamo al Regolamento il presidente Lupi. Ne ha facoltà. Quale articolo?

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, signor Presidente. Per un richiamo al Regolamento, articolo 8, comma 1. Il Regolamento della Camera - lo dico ai colleghi di maggioranza e di opposizione - non è forma, è anche sostanza. Ho sentito in quest'Aula parlare di pirateria parlamentare, di arroganza della maggioranza, che si umiliano le opposizioni, che ci sono abusi di potere.

Le parole hanno un peso e tanto più lo hanno in quest'Aula. Credo che - lo dico ai tanti colleghi che del Regolamento ne approfondiscono la ratio, la storia, i precedenti -, dalla Presidenza Violante in poi - Presidenza Violante, Presidenza Casini, Presidenza Boldrini, Presidenza Fico -, c'è una linearità di comportamento nel Presidente della Camera a tutela del valore di questa istituzione che ha un unico filo conduttore: le proposte di legge possono essere emendate (Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE, Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier). La Presidenza della Camera aveva un'unica alternativa rispetto a una proposta di un singolo parlamentare o di gruppi parlamentari: dichiarare inammissibile quella proposta di legge. Questo non è mai accaduto. Non è mai accaduto, perché la ratio della proposta di legge è quella che l'Aula si confronta con quella proposta di legge e si assume la responsabilità politica, con gli emendamenti dei diversi gruppi, di migliorarla, di cambiarla, di bocciarla, di approvarla (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). È la dinamica del dibattito parlamentare e dell'azione legislativa.

Non sto facendo un intervento formale, ma è un intervento profondamente sostanziale. C'è un'unica strada che l'opposizione può reclamare, ma che questo Regolamento non prevede e, cioè, lo Statuto delle opposizioni, cioè il fatto che nel Regolamento della Camera si possa prevedere, ma non è previsto, tant'è che ci sono precedenti in tutte le legislature. Nessuno ha commesso atti di pirateria parlamentare nel momento in cui compie il suo dovere legittimo di parlamentare (Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

Non condivido quell'articolo, non condivido quella proposta. Posso presentare addirittura un emendamento soppressivo di tutta quella proposta, un emendamento che modifica il comma 1, l'articolo 1, eccetera, a meno che ci sia un Regolamento parlamentare che preveda che le proposte di legge dell'opposizione non possano essere modificate dalla maggioranza. Ma questo non è. Quindi, questa è la prima considerazione. È inaccettabile, signor Presidente, per la dignità di questo Parlamento e per la dignità di ogni singolo parlamentare e di ogni gruppo parlamentare che, nel momento in cui esercitiamo la nostra responsabilità e il nostro diritto, veniamo accusati di arroganza, di pirateria parlamentare, di umiliare le opposizioni (Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE – Commenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Allora, approfitto, signor Presidente, siccome ne hanno approfittato tutti, compresi, giustamente, i leader politici che sono intervenuti, per fare un'altra domanda e la rivolgo a tutti coloro che sono qui e, grazie a Dio, qui c'è il dibattito: quante volte, colleghi di maggioranza e opposizione, su questa proposta di legge, da parte dell'opposizione, legittimamente, è venuta l'accusa alla maggioranza di non aver coraggio di presentare una proposta? Quante volte, quando abbiamo rinviato in Commissione, ci avete detto che rinviavamo in Commissione per prendere tempo e per non assumerci responsabilità (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE, Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE - Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Che cosa è accaduto se non l'assunzione di una responsabilità da parte della maggioranza, mettendo e utilizzando lo strumento che voi ci avete dato - la priorità di questo argomento - di fare la proposta? C'è un principio fondamentale: nessuno ha il diritto della moralità della rappresentanza dei ceti più deboli (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Sapete, colleghi, c'è solo un problema: tutti condividiamo che bisogna dare una risposta al salario povero ma c'è, grazie a Dio, una cultura politica diversa che ha la stessa dignità. Voi ritenete che il salario minimo sia la risposta più adeguata, la maggioranza ritiene che il salario minimo non sia la risposta più adeguata ma che la risposta più adeguata stia nella contrattazione collettiva (Proteste dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle - Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE, Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier)

PRESIDENTE. Per favore.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)-M). …e nell'intervenire. Hanno la stessa identica dignità. Per questo, e concludo,…

PRESIDENTE. Collega Ricciardi…

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)-M). …non possiamo accettare, per la tutela della maggioranza e delle opposizioni, perché le parti potrebbero invertirsi, che, quando uno compie il suo dovere di parlamentare o di gruppo parlamentare, venga accusato…

PRESIDENTE. Dovrebbe concludere.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)-M). Mi scusi, Presidente, lei mi ha legittimamente richiamato ma io avrei richiamato quei termini così pesanti che sviliscono, non il singolo parlamentare, ma il ruolo complessivo di questa istituzione che si chiama Parlamento, in cui maggioranza e opposizione hanno lo stesso diritto (Applausi dei deputati dei gruppi Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE, Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per un richiamo al Regolamento l'onorevole Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (IV-C-RE). Ci sono delle volte, Presidente, ve lo confesso, in cui chi ha fatto la nostra scelta politica è sfiorato da dubbi.

WALTER RIZZETTO (FDI). L'articolo!

PRESIDENTE. Mi dica l'articolo, per favore.

LUIGI MARATTIN (IV-C-RE). Articolo 8 e seguenti. A volte, ve lo confesso, forse non dovrei, siamo sfiorati da dubbi. Mi riferisco a questo stare sempre in mezzo. Forse sbagliamo, forse dovremmo cedere a questa polarizzazione che, ormai, sembra incardinata senza possibilità di essere tolta. Poi accadono cose come quelle accadute oggi e, invece, siamo convinti di essere nel giusto. Io non volevo intervenire, ma l'intervento del collega Lupi mi ha stimolato. Collega Lupi, esiste la forma ed esiste la sostanza. Il Regolamento è fatto anche e, soprattutto, a tutela dei diritti delle opposizioni. Se lei è convinto di quanto mi ha detto, mi deve citare un singolo caso non in cui la maggioranza ha legittimamente emendato una proposta dell'opposizione ma un caso in cui l'ha cancellata e l'ha sostituita con una delega di segno contrario (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-il Centro-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Alleanza Verdi e Sinistra). Questa roba non è mai avvenuta. Andando sul piano politico, è avvenuta dopo che la nostra Presidente del Consiglio, la vostra leader, ha chiamato, sotto i flash dei fotografi, tutte le opposizioni che condividevano questa proposta - perché noi non la condividiamo e, domani mattina, rispiegheremo il perché - e si è goduta i flash dei fotografi e ha goduto il dividendo mediatico e politico di essere una persona conciliante che cerca una soluzione. Allora, se è così, dovevate rimanere a quel tavolo e votare una proposta unitaria, non cancellare la loro e mettere una delega che non vedrà mai la luce, perché non si fa in questo modo. La verità è che voi non volete il titolo di giornale che in cui si dice che avete votato contro il salario minimo (Applausi dei deputati dei gruppi Italia Viva-il Centro-Renew Europe, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, MoVimento 5 Stelle, Azione-Popolari Europeisti Riformatori-Renew Europe e Alleanza Verdi e Sinistra), perché vi siete accorti che è uno slogan che funziona anche nel vostro elettorato. Questa è la verità.

Dopodiché (Commenti di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Onorevole Marattin, non è che la devo richiamare io…

LUIGI MARATTIN (IV-C-RE). Io ho sentito dei toni escatologici: sotto i 9 euro all'ora è sfruttamento. Perché non 10? Perché non 11? Noi abbiamo presentato un emendamento, qui, fin dall'inizio, e vi abbiamo detto: volete fare il salario minimo?

PRESIDENTE. Onorevole Marattin, però, mi scusi se la interrompo, perché sennò non ci capiamo. Allora, scusate un attimo. Abbia pazienza, abbia pazienza un attimo. Voi state intervenendo per un richiamo al Regolamento. Io vi sto facendo intervenire per un richiamo al Regolamento. Io non posso e non potrò aprire un dibattito sulla legge. Ci sono gli emendamenti e sugli emendamenti ognuno di voi interverrà (Commenti del deputato Faraone). Onorevole Faraone, la prego. Se adesso, però, si apre una discussione, noi snaturiamo lo stesso richiamo al Regolamento. Quindi, stiamo sul Regolamento e chiudiamo. Prego.

LUIGI MARATTIN (IV-C-RE). Trenta secondi, un po' di indulgenza, abbiamo sentito dei comizi. Insomma, noi abbiamo detto: non è che si può tirare un numero a caso perché noi rischiamo di fissare una soglia troppo alta. Guardate che 9 euro sarebbe il secondo salario minimo più alto del mondo, perché non si misura con gli euro, si misura in rapporto al salario mediano, è così che fanno le organizzazioni internazionali. Se voi fate così, create due cose: lavoro nero e disoccupazione. Noi vi abbiamo proposto: facciamo decidere quella soglia alla stessa Commissione che voi avete previsto nel vostro disegno di legge per aggiornare quella soglia? Ci avete detto di no e non ci avete neanche chiamato al tavolo. Pazienza, il nostro destino è stare in mezzo, vedremo dove ci porterà. Però, attenzione a quello che fate, onorevole Lupi, perché esiste la forma ed esiste la sostanza, e oggi non è una bella pagina sulla sostanza del rispetto dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Fornaro, sempre per un richiamo al Regolamento. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Sull'articolo 8, signor Presidente. Per il suo tramite, al collega Lupi: se da questi banchi, dai banchi dell'opposizione, ci sono state espressioni forti che hanno ecceduto spetta al Presidente, eventualmente, censurare queste espressioni.

Personalmente - provo a motivarlo, rispettosamente - il concetto di pirateria politica e istituzionale è assolutamente coerente e risponde a quello che è avvenuto ed è la seconda volta, in questa legislatura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Noi ravvisiamo, da questo punto di vista, un grave nocumento alla nostra attività. Già nel caso della proposta della collega Madia sul Voto dove vivo si è usato lo stesso éscamotage che stravolge - avremo la possibilità, lo dico al Presidente, spero, in Giunta per il Regolamento di affrontarlo - la ratio di quella norma che consente alle opposizioni, in quota opposizione, di presentare determinate proposte di legge.

Ricordo che, nella scorsa legislatura, ci fu un caso in cui arrivò in Aula una proposta delle opposizioni, a prima firma Giorgia Meloni, relativa al presidenzialismo. Non scegliemmo strade differenti. Votammo i soppressivi in Commissione e votammo il soppressivo in Aula (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), perché gli italiani sapessero con chiarezza che i presentatori di quel progetto di riforma costituzionale erano a favore del presidenzialismo e noi eravamo contro. Questo è il massimo di trasparenza.

Quello che non è accettabile è l'utilizzo di uno strumento pensato come tutela delle opposizioni - a maggior ragione oggi, in un clima in cui viviamo solo di decreti del Governo - che viene stravolto e diventa un veicolo su cui sale qualcun altro, lo guida e lo porta esattamente dalla parte opposta a dove vorremmo portarlo noi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra). Questo è inaccettabile. Questo è a tutti gli effetti - lo difendo - un atto di pirateria istituzionale. Vi diciamo basta, da questo punto di vista, perché, altrimenti, lo spazio per i nostri diritti viene leso e questo noi lo riteniamo inaccettabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie, Presidente. Si è parlato di forma e di sostanza. Suo tramite, vorrei chiedere al collega…

PRESIDENTE. Siamo sempre sul Regolamento.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Sì, sul Regolamento, il richiamo è ovviamente all'articolo 8 e a tutti i seguenti. Volevo chiedere, suo tramite, a tutte le forze di opposizione e anche a chi ha fatto un intervento, visto che parlava di forma, come reputa, quando in un'Aula del genere e in un momento di crisi pandemica, si dà del criminale al Presidente del Consiglio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Com'è quella forma? C'è stato un richiamo al Regolamento? Lo stesso richiamo al Regolamento che c'è stato adesso? Non ne ho memoria.

Detto questo, visto che si parla di forma e di sostanza, qui si aggiunge al richiamo al Regolamento il fatto che abbiamo un Premier che continua a scappare dalla consuetudine del Premier question time, che doveva avvenire tre mesi fa, era calendarizzato per dicembre (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e il Premier non ha avuto il tempo a disposizione per venire in un'Aula, in ritardo parlamentare, a confrontarsi con quest'Aula.

Quindi, visto che il collega, forse molto più onestamente del resto della maggioranza, ha fatto una dichiarazione di voto nella sostanza e ha detto “voi siete per il salario minimo, noi no”, bene allora votate contro, premendo il tasto rosso (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Non vi prendete gli spazi delle opposizioni con le deleghe. Abbiate il coraggio - il coraggio - di votare contro e prendervi, nella vita, una responsabilità, per lo stesso principio per il quale, le stesse responsabilità, non ve le siete prese in legge di bilancio, dove vi siete fatti ordinare dal Governo di non fare emendamenti. In una legge di bilancio, in un momento di crisi sociale come questo, non rimarrà traccia del vostro passaggio parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Chiaro? Quindi, da questo punto di vista, non ci venite a fare morali e lezioni.

E, dopo la seconda delega che va a rubare e a scippare gli spazi dell'opposizione, io mi sarei aspettato semplicemente silenzio da parte vostra, non un intervento volto a rivendicare quello che è un bruttissimo momento per quanto riguarda la vostra storia parlamentare, non di certo la nostra (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, sempre per un richiamo al Regolamento, l'onorevole Foti. Ne ha facoltà.

TOMMASO FOTI (FDI). Signor Presidente, io intervengo proprio sul Regolamento, perché quello che ha disposto il Regolamento - lo dice la parola - è ciò che è il regolamento e il funzionamento della nostra Assemblea. E se chi ha approvato questo Regolamento, che prevede una possibilità di quota di proposte di legge delle opposizioni, avesse voluto escludere il potere di emendabilità delle stesse, lo avrebbe scritto (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), lo avrebbe detto esplicitamente, lo avrebbe detto, così come ha regolamentato esattamente tutte le procedure sotto questo profilo.

Non si può dare del pirata, essendo stati pirati. Perché questo è il problema. Capisco che la fata Smemorina, a volte, giochi dei brutti scherzi, ma nella XVII legislatura, in Commissione, sulla proposta di legge proprio dei 5 Stelle relativa all'acqua, chi fu che presentò un emendamento snaturante quella proposta di legge e con princìpi di delega? Veniva da questi banchi o da altri (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia e di deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE)? Perché non si può avere due parti nella commedia.

E aggiungo un'altra considerazione. Forse il collega Francesco Silvestri allora si dedicava ad altro, ma, in una ben precisa legislatura, l'onorevole Cirielli ebbe a presentare una proposta di legge che quest'Aula, non con il voto, addirittura dell'opposizione, ma con il voto di maggioranza, snaturò totalmente e a tal punto, secondo il Regolamento, che, alla fine, all'onorevole Cirielli non rimase che chiedere che quella legge, che si chiamava Cirielli, venisse chiamata ex Cirielli. Ma tale è rimasta! Quando si dice “ritiriamo la firma”, si fa un atto - bisogna dirlo - secondo Regolamento, ma di esclusiva natura politica, perché, dal punto di vista regolamentare, non ha alcuna funzione, non ha alcuna speranza, non ha alcun effetto, ha effetto per andare al telegiornale (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE)! E non è un caso che c'è la corsa a porre questo problema per andare a fare poi, immediatamente, ai telegiornali dichiarazioni di pirateria politica ma, se c'è un pirata politico, è chi ha approvato questo Regolamento, perché non ha escluso quegli atti che qualcuno qualifica come pirateria politica.

Aggiungo: sono dell'avviso che la facoltà di presentare un emendamento soppressivo sia una scelta, non soltanto regolamentare, ma, prima di tutto, politica. E potete consentire che, essendovi due strade regolamentari e politiche, entrambe valide, non chiediamo all'opposizione quale strada dobbiamo seguire, come maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE)? Perché questo è il tema. Dirò di più: ricordo perfettamente, ad esempio, una mia proposta di legge della passata legislatura, iscritta in quota all'opposizione e vorrei far presente che, come Fratelli d'Italia, avevamo pochissime proposte di legge in quota all'opposizione: la prima volta si fece il rinvio in Commissione, la seconda volta si adottò un emendamento soppressivo. Ma - scusate - nessuno qui dentro ha mai detto che fosse conculcato il diritto dell'opposizione a vedere respinta quella proposta di legge, anziché utilizzare un articolo del Regolamento, perché questo è il punto (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia e Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

Mi consenta anche di far presente - e concludo -, a proposito della vicenda del Premier question time - lei era presente -, e del fatto che sarebbe, anche questa, un'invenzione di quest'Aula, perché il Premier question time non sarebbe previsto, che una norma di Regolamento prevede che, con determinate cadenze temporali, possano passare a rispondere alle interrogazioni a risposta immediata in quest'Aula il Presidente del Consiglio o il Vicepresidente del Consiglio. Quindi, se si vuol parlare di violazione di quella norma nel caso in cui, peraltro, il Presidente del Consiglio dia la disponibilità per un giorno in cui, nel pomeriggio, deve partire per andare a un Consiglio europeo non convocato da lui, ma deciso da un'altra parte, scusatemi, ma non c'è violazione della norma regolamentare. C'è un altro argomento sotto il profilo politico e voi sapete che il Ministro Ciriani si è impegnato a dare la data, possibilmente per il mese di gennaio (Commenti del deputato Pellegrini)

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie!

TOMMASO FOTI (FDI). …entro cui il Presidente del Consiglio verrà a rispondere, ma non dite che si tratta di una violazione del Regolamento perché non lo è (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per un richiamo al Regolamento l'onorevole Della Vedova. Ne ha facoltà.

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). Grazie, Presidente. Ho ascoltato le parole dei colleghi, in particolare del collega Lupi e poi, da ultimo, del collega Foti, il quale ha esperienza per sapere che un emendamento soppressivo non è un sostitutivo, che stravolge un testo e ne produce un altro (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa, Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

Voglio dire, per suo tramite - come bisogna dire, o se posso, rivolgendomi a lui direttamente -, al collega Lupi, che ha fatto una sintesi di diritto parlamentare, che qui non è in discussione la forma, non stiamo dicendo che, formalmente, quello che accade è fuori dal Regolamento. Noi, appellandoci all'articolo 8, chiediamo al Presidente della Camera di difendere la sostanza delle prerogative parlamentari delle opposizioni. Onorevole Lupi, la sostanza di quello che sta accadendo è che, se c'è un minimo di fair play - ma l'avete cancellato, brutalmente e prepotentemente, si può dire? -, tra le prerogative delle minoranze c'è quella di calendarizzare dei disegni di legge; dopodiché, se non vi piaceva questa proposta, potevate votare contro, potevate fare l'ennesimo decreto, portato in Aula con l'ennesima fiducia, portando a casa il vostro provvedimento, con la responsabilità di bocciare quello proposto dalle opposizioni.

E voglio dire, colleghi della maggioranza, che quello che accade qui è grave politicamente - non formalmente -, anche perché si trattava di una delle poche iniziative parlamentari che ha visto - si è visto, plasticamente, dal numero dei relatori di minoranza - unite quasi tutte le forze di opposizione.

TOMMASO FOTI (FDI). Non è un punto di Regolamento!

BENEDETTO DELLA VEDOVA (MISTO-+EUROPA). E voi prendete un disegno di legge proposto da quasi tutte le forze di opposizione, lo stravolgete e pretendete anche di non ricevere la polemica o le critiche che - ripeto e chiudo, signor Presidente e mi rivolgo, tramite lei, al collega Lupi - non è un punto di Regolamento, tant'è che stiamo parlando sull'articolo 8, sul ruolo del Presidente di difendere le prerogative di tutto il Parlamento, della maggioranza - che si difende da sola - e dell'opposizione. Voi fate un gesto di prepotenza politica e istituzionale, senza assumervi la responsabilità di dire che bocciate questa proposta e ne fate un'altra. Questa, dal mio punto di vista, è prepotenza istituzionale e per questo il collega Magi ha scelto di ritirare la firma, perché non si può lasciare la firma su un documento che è snaturato con prepotenza della maggioranza (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-+Europa Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Allora, colleghi, ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi che sono stati fatti sull'ordine dei lavori, ma soprattutto sul Regolamento. A questo mi atterrò, perché avete richiamato tutti l'osservanza dell'articolo 8 con riguardo a ciò che è successo in Aula. Da parte della Presidenza, è stato certamente assicurato il buon andamento dei lavori, è stato fatto osservare il Regolamento, avete svolto soprattutto dichiarazioni che hanno legami con questioni di opportunità e con questioni di tipo politico.

Per quanto riguarda il Regolamento, questo è stato osservato, tutto si è svolto nel perimetro del Regolamento e le procedure sono state ordinate e ossequiose dei nostri Regolamenti. Per tutti questi motivi, possiamo serenamente andare avanti.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Vorrei ritirare anch'io la mia firma da questo provvedimento e motivare brevemente. Dico “no”, non in nome mio, a questo provvedimento, che affossa l'articolo 36 della Costituzione. Dico “no”, non in nome mio, a questo provvedimento che rifiuta di considerare la retribuzione come proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro. Dico “no”, non in nome mio alla negazione di una retribuzione che dia dignità. Dico “no”, non in nome mio, alla negazione di una retribuzione che - come dice l'articolo 36 - dia libertà. Dico “no” a questa legge che permette ai datori di lavoro di scegliersi il sindacato con cui firmare il contratto. No, io dico “no”, non in nome mio, all'attacco alla contrattazione, a quella vera, a quella rappresentativa. No, io dico “no” a questo sputo in faccia a milioni di lavoratori poveri. No, io dico “no”, non in nome mio, a uno sberleffo a chi guadagna meno di 9 euro all'ora. No, io dico “no”, non in nome mio, all'atto di arroganza che trasforma una proposta delle minoranze in una delega al Governo (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orlando. Ne ha facoltà.

ANDREA ORLANDO (PD-IDP). Signor Presidente, il collega Lupi, al quale va tutta la mia stima, ha compiuto una generosa, direi molto coraggiosa, ma sfortunatissima prova e cercherò di spiegare il perché, motivando il perché del ritiro della mia firma. Meglio di me, il collega Casasco e il Sottosegretario Durigon potrebbero spiegare che c'è una lunga scuola, della quale, peraltro, dovrebbe far parte anche lui, secondo la quale il salario minimo è un vulnus alla dinamica della sussidiarietà, che dovrebbe rimettere alle parti sociali la definizione delle regole del gioco in ordine alle relazioni industriali. Ora ha perfettamente ragione il collega Lupi, quando dice che avevate tutto il diritto di votare contro la proposta dell'opposizione con un soppressivo, ma forse non si è accorto che con una delega al Governo si smentisce tutta la scuola della sussidiarietà italiana. Forse per questo non è stato chiamato il presidente del CNEL in audizione nell'ultimo passaggio, che sarebbe stato costretto a ribadire una cosa che il CNEL ha già scritto, ossia che in questa materia non dovrebbe intervenire la legge, figuriamoci se deve intervenire la delega al Governo.

Ritiro la mia firma, anche perché su quei banchi non ho mai visto la ministra Calderone. Questo mi fa pensare che questa delega non è stata scritta al ministero del Lavoro, è stata scritta a Palazzo Chigi e la finalità di questa delega non è soltanto cancellare la proposta dell'opposizione, ma è riscrivere in modo unilaterale le relazioni industriali, senza coinvolgere le parti sociali. E questo è un pericolo gravissimo per la Costituzione materiale del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Signor Presidente, anch'io ritiro la mia firma, anche con un certo sconcerto, ascoltando le parole di alcuni colleghi della maggioranza che, evidentemente, non hanno seguito i lavori, così come non ha mai seguito i lavori di questa legge la ministra Calderone (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati Alleanza Verdi e Sinistra). Consentitemi di ringraziare il sottosegretario Durigon, che almeno in tutti questi mesi ci ha messo la faccia, perché altri hanno deciso, sistematicamente, di scappare. E tra chi è scappato c'è anche chi - lo dico sommessamente all'onorevole Lupi e all'onorevole Foti -, forse, non ricorda le motivazioni con cui avete, prima sospeso questo provvedimento, poi affidato un report al CNEL e, infine, rinviato per l'ennesima volta. Siccome non avevate più nulla da inventarvi, avete partorito questa delega, che è un calcio in faccia all'opposizione e alla sua legge (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Signor Presidente, anch'io intendo ritirare la firma per questo calcio in faccia che non è solo a questo Parlamento ma è a 4 milioni di lavoratori poveri. E per ora non aggiungo altro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Aiello. Ne ha facoltà.

DAVIDE AIELLO (M5S). Signor Presidente, intervengo anch'io per ritirare la mia firma dal progetto di legge originario delle opposizioni, a malincuore, in questa che è una giornata paradossale. Oggi, in quest'Aula, avremmo dovuto discutere della proposta di legge unitaria dell'opposizione per introdurre, finalmente, nel nostro Paese un salario minimo legale, una proposta di legge che ha visto tutte le forze di opposizione lavorare per arrivare a una sintesi e a una legge unitaria. Per colpa di una maggioranza che, evidentemente, ha paura dell'introduzione del salario minimo e ha avuto paura soprattutto quando, dai sondaggi, ha visto che questa è una battaglia che sta a cuore non soltanto agli elettori del centrosinistra e delle forze di opposizione, ma anche ai loro elettori, che sono venuti ai nostri banchetti a sottoscrivere la nostra raccolta firme a sostegno di questa importante proposta di legge. Nonostante questo, la maggioranza ha preferito bloccare la nostra proposta di legge, trasformandola in una delega in bianco al Governo, che non introdurrà il salario minimo legale nel nostro Paese.

Per questo, a malincuore, sono costretto a ritirare la mia firma dalla proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Onorevole Amato, lei vuole intervenire, però non trovo la sua firma tra quelle della proposta. Su cosa vuole intervenire, onorevole Amato?

GAETANO AMATO (M5S). Signor Presidente, ci doveva essere…

PRESIDENTE. Io non la vedo. Avrebbe voluto firmarla, magari.

GAETANO AMATO (M5S). Non c'è?

PRESIDENTE. Lo deve sapere lei...

GAETANO AMATO (M5S). L'avevo firmata (Applausi).

WALTER RIZZETTO (FDI). La firma e la ritira (Applausi ironici dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

GAETANO AMATO (M5S). Signor Presidente, innanzitutto volevo dire mi fa piacere che ogni tanto si svegli la maggioranza…

PRESIDENTE. No, no, guardi, in questo caso, sono sveglio io (Commenti).

GAETANO AMATO (M5S). Stavano fino adesso dormendo e, invece, è bello vedere questa reazione.

PRESIDENTE. Siccome, io non trovo la sua firma, le chiedo …

GAETANO AMATO (M5S). Io avevo chiesto di firmarla.

PRESIDENTE. Ho capito, ma anch'io avevo chiesto nella vita di fare tante cose, ma non le ho fatte!

GAETANO AMATO (M5S). Io accetto quello che lei mi sta dicendo e finalmente ho avuto modo di spiegarlo alla maggioranza.

PRESIDENTE. Mi dispiace, onorevole Amato, le tolgo la parola.

Ha chiesto di intervenire l'onorevole Zanella. Ne ha facoltà.

LUANA ZANELLA (AVS). Signor Presidente, annuncio anch'io il ritiro della firma dalla proposta di legge e davvero me ne rammarico, perché quest'estate, quando le opposizioni unite sono state invitate a un confronto con la Premier e con gli esponenti del Governo - ricordo in quel caso la presenza della Ministra del lavoro -, avevo veramente sperato che ci potesse essere un confronto serio e ragionato, anche in virtù del fatto che esiste una direttiva europea su questo tema e anche in virtù del fatto che Stati come la Francia introdussero lo SMIC, il salario minimo di croissance, si dice, e SMIG ancora prima già negli anni Settanta. Quindi, parliamo di un dibattito quasi secolare e qui mi sembra, invece, che ritorniamo ai primordi del diritto del lavoro, e lo stiamo vedendo, purtroppo, che i populisti non sono con il popolo, sono contro il popolo e cercano ogni modalità, perfino in quest'Aula, per deviare l'attenzione sulla sostanza.

Guardate, non crediamo - ne sono consapevole, ne siamo consapevoli - di non avere dei diritti, per i quali, per anni e anni, prima di noi, ci sono state lotte e conflitti e, ad oggi, bisogna ricominciare a non credere di avere diritti, a lottare anche perfino per una norma che veramente non può essere considerata eversiva e rivoluzionaria, ma dovrebbe essere alla base di ogni diritto del lavoro degno di questo nome (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), soprattutto in società ricche, opulente, dove l'ingiustizia sociale è ormai insopportabile (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Barzotti. Ne ha facoltà.

VALENTINA BARZOTTI (M5S). Grazie, Presidente. Come detto, noi siamo totalmente contrari a questa delega per tanti motivi, ma soprattutto perché non vogliamo avallare una prassi parlamentare totalmente tossica - tossica! - perché non vogliamo prendere in giro gli italiani che con questa legge delega non verranno tutelati nella misura dei loro salari. Poi perché non vogliamo seguire strade vecchie, superate e già battute che non hanno portato assolutamente ad alcuna risposta. Ad esempio, penso al discorso delle gabbie salariali che, per fortuna, sono state superate, ma questa maggioranza continua a riproporci ricette vecchie e stravecchie e ci riporta indietro nella storia.

Quindi, siccome ci tengo ad andare in giro a testa alta, Presidente, io ritengo necessario ritirare la firma (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati Alleanza Verdi).

PRESIDENTE. Ne prendo atto. Ha chiesto di intervenire l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Signor Presidente, intervengo per ritirare la firma che credo ci sia sulla proposta di legge.

PRESIDENTE. C'è, c'è.

FRANCESCO MARI (AVS). Ho sentito che dei colleghi si sono anche rinzelati per l'uso del termine “pirateria”, associato alla scelta della maggioranza, ma davvero devo dire che ci abbiamo anche provato, ma un altro termine non l'abbiamo trovato. È stato detto che non è stato sostituito il nostro testo sul salario minimo: è stato svuotato e c'è stata messa dentro un'altra cosa. È come se la nave del salario minimo fosse stata assaltata, abbordata, portata alla Tortuga - che poi è anche un bel posto - e portata lì per farne tutta un'altra cosa.

Dentro la proposta, adesso, c'è tutt'altro; a tratti c'è l'esatto contrario e, onestamente, un termine migliore di quello di “pirateria”, dal punto di vista ovviamente politico e istituzionale, non l'abbiamo trovato.

Devo dire che la maggioranza corre anche un rischio, però, in questo momento, perché consegnare questa materia al Governo, alla volontà della Presidente del Consiglio, e decidere contestualmente, in realtà, di non fare alcun salario minimo in questo Paese comporta un rischio. Comporta il rischio che gran parte degli italiani possa, poi, alla fine, attribuire proprio alla Presidente del Consiglio e all'idea di premierato, indirettamente, questa responsabilità.

Secondo me, cominceranno, forse, a capire che non è detto che un Premier a cui vengono conferiti tanti poteri necessariamente debba fare cose buone: sicuramente ne farà una sbagliata, che sarà quella di non approvare il salario minimo in Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Colleghi, sono le 18,37. Ricordo che l'accordo tra i gruppi prevede che alle 19 si sospenda la seduta per riprenderla alle 20,30, ma l'impegno è quello di chiudere questa sera con la votazione degli emendamenti e degli ordini del giorno. Lo dico soltanto perché la nostra discussione ha preso una piega che ha portato ad allungare i tempi, quindi, andiamo avanti rispetto all'accordo che è stato stabilito.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Io mai avrei pensato di togliere la firma da una proposta di legge parlamentare, perché chi vi parla ha presentato una proposta sul salario minimo in tempi non sospetti, nel 2018; e chi vi parla sa bene - perché è da qualche anno che frequento queste Aule parlamentari - quanto sia faticoso vedere arrivare in Aula una legge di iniziativa parlamentare. Ma la cosa che più mi rammarica, in questa vicenda, è che si scelga, appunto, non solo di svilire il Parlamento, ma, forse per la prima volta da quando ne faccio parte, di svilire anche la Commissione lavoro. Infatti, Presidente, abbiamo iniziato a lavorare sulle proposte diverse dell'opposizione un anno fa. Ricordiamolo: un anno fa abbiamo calendarizzato e, poi, fatto le audizioni e iniziato una discussione nella Commissioni di merito, cioè la Commissione lavoro, di un provvedimento che riguardava il salario minimo.

E lo voglio dire, oggi, lo voglio ribadire, perché - e qui c'è una grande differenza, evidentemente, tra come concepiscono la politica la destra, la sinistra e il centrosinistra -, di nuovo chi vi parla aveva sottoscritto una proposta, voi ne eravate convinti e su questo abbiamo fatto una discussione anche quando la proposta era a prima firma di Giorgia Meloni, sul tema dell'equo compenso per i professionisti. Allora, guardate che il tema è lo stesso, signori e signore della maggioranza, perché, quando si parla di equo compenso, si parla di compensi equi per i professionisti. Su quello abbiamo fatto una discussione di merito, anche laddove la proposta di legge veniva, in parte, dalla minoranza, perché c'erano anche proposte di legge dall'allora maggioranza. Abbiamo fatto una discussione di merito, tra l'altro l'avete approvata quando siete arrivati poi voi al Governo, cambiando e snaturando il valore di quella proposta politica, rendendo ancora una volta i professionisti più deboli rispetto al contraente, ancora una volta sono stati indeboliti e, in questo caso, state facendo la stessa cosa: indebolite ancora una volta i lavoratori più poveri, quelli più in difficoltà, quelli meno tutelati, quelli che non hanno comunque una contrattazione collettiva di riferimento.

Aggiungo che ancora una volta scegliete di non affrontare un tema che, invece, ci portava a superare una divisione del lavoro novecentesca, perché continuare a contrapporre i professionisti e il lavoro subordinato e parasubordinato, non parlando di equo compenso e di salario minimo legale, non ci consente di fare un avanzamento di qualità nella discussione dei salari nel nostro Paese ed è un errore madornale, soprattutto perché quella discussione noi l'abbiamo fatta nella Commissione di competenza. Rinunciamo, cioè, a valorizzare - colleghi e colleghe - il nostro lavoro parlamentare in virtù di una delega in bianco, di una delega per titoli che sappiamo benissimo che non risponderà alle esigenze di quei quasi 4,5 milioni di lavoratori nel nostro Paese e tra quei 4,5 milioni di lavoratori ci sono soprattutto giovani e donne, non smetto di ripeterlo, perché su quel tema noi abbiamo una grande responsabilità storica.

Allora, è inutile parlare di orgoglio del nostro Paese, quando l'orgoglio del nostro Paese è anche rappresentato dai lavoratori tutti; lo ripeto, dai lavoratori tutti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), che siano autonomi, che siano subordinati, che siano dipendenti. Noi non stiamo facendo l'interesse dei più deboli e questa è una vergogna di cui voi portate la macchia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Silvestri. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Presidente, vorrei ritirare la firma da questa proposta di legge, la mia e quella di tutti i membri del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Intervengo per ritirare la mia firma e quella di tutti i colleghi deputati del Partito Democratico.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Presidente, intervengo per ritirare la mia firma e quella degli altri deputati e deputate di Alleanza Verdi e Sinistra.

Si riprende la discussione.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 1275-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Colleghi, a questo punto sono le 18,42, cominciamo l'esame dell'emendamento 1.1001 Scotto. Mi raccomando, c'è l'impegno di votarlo e di chiudere per le 19.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Sarracino. Ne ha facoltà.

MARCO SARRACINO (PD-IDP). La ringrazio, Presidente. Anche alla luce di quello che si sta verificando oggi in quest'Aula, ricordo che noi veniamo da un anno di battaglia politica vera, legittima, ma vera; una battaglia politica in cui si sono manifestate le differenze tra chi è a favore di una misura che migliorerebbe molto la vita di oltre 3 milioni di lavoratrici e lavoratori italiani e chi, invece, continua a prendersela inspiegabilmente con i più deboli di questo Paese.

Però, Presidente, perché restino almeno agli atti, forse è giusto ricordare le tappe che hanno segnato quest'anno, perché dal primo giorno di questa legislatura le opposizioni hanno depositato dei provvedimenti che si occupavano di affrontare il tema del lavoro povero e del salario minimo, ma questo Parlamento, già nello scorso autunno, ha visto la bocciatura da parte della destra di una mozione sul salario minimo; abbiamo assistito a Ministri che definivano questa misura come assistenzialista o la giudicavano negativamente, per non dire altro; poi, la proposta delle opposizioni è arrivata in Parlamento ed è stata rinviata sia in Commissione sia in Aula. Infine, è arrivato il CNEL su cui non c'è molto da dire e, ora, eccoci qui, dopo che migliaia di italiani hanno firmato e sostenuto questa proposta, con voi che buttate nuovamente la palla in tribuna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Com'è stato detto, Presidente, c'è una questione di metodo che noi le sottoponiamo, perché non è la prima volta che in questa legislatura una proposta calendarizzata in quota opposizione viene presa dalla maggioranza e gettata nel dimenticatoio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Però, potreste smentirci, qualcuno della maggioranza ha l'opportunità di smentirci; ci potete dire che fine ha fatto il disegno di legge Madia sul voto ai fuori sede (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Ci potreste smentire oggi su questo. Così, non può funzionare.

Allora, almeno oggi, almeno in quest'Aula, si dica la verità, non ci si rifugi dietro alchimie parlamentari. Dite che siete contro l'istituzione di un salario minimo in questo Paese, esattamente come ha fatto il collega Lupi, perché lo ha detto; almeno ha avuto l'onestà intellettuale di dire che siete contrari (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), anche perché gli italiani lo sanno.

Poi, ovviamente, c'è una questione di merito, perché con questa vostra proposta finite addirittura per peggiorare le cose: togliete i 9 euro, come se l'inflazione non esistesse, parlate di contratti maggiormente applicati, senza considerare però che non sempre quello più applicato è il contratto più rappresentativo o il contratto più giusto. Ma a questo, non contenti, aggiungete un altro punto che a noi veramente risulta incomprensibile e che è contenuto alla lettera d) del comma 2 dell'articolo 1, della vostra proposta; un punto che aumenta i divari e che colpisce i cittadini del Sud e delle aree interne e che di fatto sdogana nuovamente la reintroduzione delle gabbie salariali. È un fatto ed è un fatto che rientra nell'idea che avete del nostro Mezzogiorno come testimonia anche il progetto dell'autonomia differenziata.

Allora, se credete che in questo Paese debbano esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B, noi non cederemo mai all'idea di chi pensa che in Italia debba esserci un diritto differenziato per cui le opportunità, i servizi e i salari di una persona debbano dipendere dal luogo in cui nasce (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Presidente, noi con questa proposta proviamo a dare almeno una risposta a quei ragazzi a cui si chiede di tutto: di fare i figli, di comprare le case, di fare i sacrifici, ma non si vede che invece sono costretti ad andare via dal luogo in cui nascono, vista l'inesistenza di una politica di questa maggioranza che si occupi non del loro futuro, ma quantomeno del loro presente. E allora lo diciamo in particolar modo ai colleghi del Mezzogiorno: oggi, stamattina, è successo un fatto, la Svimez ha presentato il rapporto. Ciò che emerge rispetto alla discussione che stiamo tenendo oggi in quest'Aula è che al Sud continua a crescere il lavoro povero (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Il 25 per cento dei lavoratori privati meridionali guadagna 9 euro l'ora, meno di 9 euro l'ora, il 37 per cento in Campania. Con quello che si sta per compiere oggi state negando a loro, a 3 milioni di lavoratori, un salario dignitoso.

Per questo voteremo a favore di questo emendamento, e la nostra battaglia può perdersi oggi qui, in Parlamento, ma continuerà nel Paese più forte di prima (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Carotenuto. Ne ha facoltà.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Grazie, Presidente. Questa maggioranza continua a fare della crudeltà, del cinismo e del classismo la sua cifra politica. Oggi si consuma l'ennesima umiliazione di questo Parlamento, quello stesso Parlamento che nella passata legislatura vi lamentavate non fosse centrale. Oggi, invece, viene calpestato un giorno sì e un giorno no, abbiamo una media di decretazione d'urgenza veramente incredibile, un record. E quando si tratta, invece, di affrontare temi socialmente importanti, rilevanti, come quello della povertà, del salario povero, assistiamo a meline e rimpalli. Avete addirittura riesumato il CNEL, colleghi, il CNEL!

È un atteggiamento codardo, francamente, un atteggiamento di chi non si assume neanche la responsabilità. Questo voglio dirlo al collega Lupi, che però - devo dire la verità - si è assunto la responsabilità di dire che il salario minimo, secondo lui, non serve in questo Paese, però è stato l'unico della maggioranza a dire così. Gli altri si sono comportati pavidamente, non hanno voluto votare questa legge, come sarebbe stato corretto fare. Ed è per questo che esprimo il mio totale disgusto per questo atteggiamento e voglio spiegare bene il perché.

Il perché è tutto scritto nella Costituzione, perché il lavoratore in questo Paese avrebbe diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro, e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. Ora, 9 euro l'ora, colleghi, è la soglia che permette a un lavoratore a tempo pieno di stare al di sopra della soglia di povertà, è il minimo accettabile secondo parametri definiti dall'Istat, mica da noi. Non è un lusso, è la decenza, e va ribadito.

Quella decenza che noi avevamo restituito con il reddito di cittadinanza, una misura che serviva anche a colmare la distanza tra un salario basso e la soglia di povertà. Anche questo avete cancellato, e così oggi, nel nostro Paese, c'è un mercato libero di schiavi per un lavoro povero. Ci sono tante persone, troppe persone, a cui nei fatti vengono lentamente sottratti i propri diritti costituzionali. Adesso tocca anche alla sanità pubblica, ad esempio. A proposito, intendo esprimere il pieno sostegno ai medici che hanno scioperato oggi qua fuori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Qui oggi si sta verificando qualcosa che va sottolineato. Abbiamo una proposta di legge dell'opposizione, calendarizzata in quota opposizione, cui tanti partiti hanno lavorato, cercando e, infine, trovando una quadra. Pensate al miracolo di Calenda, che accetta di presentare una legge a prima firma Conte. E, di fronte a questo sforzo, premiato da circa mezzo milione di firme di cittadini, il Governo pavidamente si arrocca, fa melina e umilia i suoi stessi parlamentari di maggioranza, a cui viene detto: non siete capaci, lasciate stare, buttate la palla in tribuna, ce la vediamo noi.

E non solo questo: lo fate pure con un metodo irrispettoso e arrogante, perché a cambiare la proposta di legge è un emendamento del presidente della Commissione, che è lo stesso che avrebbe dovuto valutarne l'ammissibilità, contro ogni buona prassi parlamentare. Così state sottomettendo il Parlamento tanto quanto la dignità del lavoro. Dobbiamo dirci molto francamente che, se oggi commentiamo dati indecorosi che relegano il nostro Paese a fanalino di coda nell'Unione europea per le statistiche sui salari, la responsabilità è di tutta la politica, ma da oggi se la sta assumendo Giorgia Meloni, se la stanno assumendo Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Grazie, onorevole Carotenuto.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Non ho terminato.

PRESIDENTE. Prego.

DARIO CAROTENUTO (M5S). Nel nostro Paese, il 12 per cento della forza lavoro totale, dato ben superiore a quello dell'Unione europea, che si attesta intorno al 9,6 per cento, riceve un reddito individuale al di sotto di 11.500 euro annui, e tutto ciò è una vergogna per il nostro Paese. Un altro esempio lampante è quello degli stagionali nei diversi settori. Abbiamo visto troppo spesso condizioni che non sono dignitose per un Paese civile. Ecco perché è già da 2 legislature che stiamo dicendo che è già fin troppo tardi per affrontare la questione salariale e lavorare per l'introduzione del salario minimo legale. E non regge nessuna delle vostre scuse, perché a un'emergenza si risponde senza perdere tempo.

A maggiore ragione dovreste farlo voi, che avete pensato bene di fare un decreto per contrastare i rave party. Il MoVimento 5 Stelle è nato per combattere le disparità sociali e le situazioni di ingiustizia e sfruttamento, e potete stare certi che non smetteremo di metterci in difesa della parte più fragile del Paese. Il salario minimo è solo rimandato, colleghi, state certi che presto sarà legge di questo Stato (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari, che rinuncia.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Avete affossato la proposta di legge sul salario minimo legale, siete scappati per mesi e mesi senza avere nemmeno il coraggio di votare contro. Senza vergogna, avete trasformato la nostra proposta, la proposta delle opposizioni, in una delega affidata al Governo. Noi vogliamo togliere dalla povertà un esercito di lavoratori e lavoratrici invisibili, su cui molto spesso si regge il funzionamento delle nostre vite quotidiane. Sapete chi sono?

Chi immagazzina, muove e trasporta i pacchi che ordiniamo, chi pulisce gli uffici in cui lavoriamo o gli ospedali in cui entriamo, chi apre i nostri musei, chi ci fa il biglietto in un cinema, chi lavora nei servizi fiduciari, chi impacchetta il cibo che mangiamo. Vogliamo che non siano i tribunali a dire che sotto i 9 euro l'ora è sfruttamento. Sappiate che il Paese non è con voi. Siete minoranza, e anche per questo non ci fermeremo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente, a titolo personale. Le volevo far notare che in quest'Aula c'è un gran rumore, e anche che probabilmente lei non mi può aiutare, perché non si tratta soltanto del vociare scanzonato di tanti deputati, a cui evidentemente poco importa delle retribuzioni di chi è fuori da quest'Aula, ma si tratta di uno stridio intollerabile, fastidioso. È lo stridio delle unghie di una maggioranza che si sta arrampicando sugli specchi e che vuole nascondere la verità al Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra), una verità molto semplice.

La verità è che oggi avete affossato la proposta di legge sul salario minimo, e così facendo avete negato l'aumento di stipendio a persone che guadagnano meno di mille euro al mese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. Grazie.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). State dicendo - ho finito - che chi oggi poteva avere, grazie alla nostra proposta, 130, 140, 170, fino a 500 euro di aumento al mese in busta paga, non li avrà per vostra responsabilità. Quindi, sappiate che il Paese non è con voi, il Paese è fuori e cerca una soluzione ai propri problemi. Siete in minoranza nel Paese e anche per questo non ci fermeremo. Il salario minimo, prima o poi, sarà legge e la approveremo noi (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1001 Scotto, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole di tutti i relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 3).

Secondo le intese intercorse tra i gruppi, sospendo l'esame del provvedimento, che riprenderà alle ore 20,30.

La seduta, sospesa alle 18,55, è ripresa alle 20,30.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SERGIO COSTA

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa notturna della seduta sono complessivamente 97, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Probabilmente le sembrerà un déjà-vu, ma chiedo un'informativa urgente al Ministro Piantedosi. In queste ore a Torino sono stati caricati studenti e studentesse inermi e soprattutto in un presidio pacifico. È successo di nuovo, è successo all'università di Torino, ma la cosa più grave, Presidente, è che questa volta a farne le spese e a finire in pronto soccorso sono due docenti della stessa università. Quelle docenti erano lì davanti a uno striscione per far sì che non succedesse quello che è successo poche settimane fa. Io faccio un appello, faccio un appello al questore di Torino, a chi in queste ore ha mandato dei fogli di via semplicemente per dei ragazzi appesi davanti a una manifestazione in cui si continuava con l'era fossile.

Presidente, io lo dico così al Ministro Piantedosi: che cosa si sta difendendo? Chi si sta difendendo? Per chi si sta utilizzando questo uso sproporzionato delle forze? Per intenderci, i 9 studenti del FUAN, per cui erano accorsi più di 50 agenti, erano andati via da diverso tempo. A che cosa servivano le cariche a studenti e a studentesse inermi? A che cosa serviva utilizzare la forza contro due docenti che stavano chiedendo di allontanarsi? Che cosa sta succedendo a Torino?

Di questo vorremmo parlare con il Ministro Piantedosi e vorremmo lanciare un appello a tutto il Paese e a tutti i rettori, perché è inaccettabile che le Forze dell'ordine entrino dentro le università italiane senza l'autorizzazione delle università stesse (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Riprendiamo il seguito della proposta di legge n. 1275-A e abbinate.

Ricordo che prima della sospensione della seduta è stato da ultimo respinto l'emendamento 1.1001 Scotto.

(Ripresa esame dell'articolo 1 - A.C. 1275-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'emendamento 1.1002 Mari, sul quale la relatrice per la maggioranza e il Governo hanno formulato un invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario, mentre i relatori di minoranza hanno espresso parere favorevole.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. C'è ancora un po' di agitazione…

PRESIDENTE. Colleghi. Prego, onorevole.

FRANCESCO MARI (AVS). Chiediamo il voto.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, onorevole Mari: rinuncia all'intervento formalmente?

FRANCESCO MARI (AVS). Sì, chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Allora rinuncia.

Onorevole Aiello, lei ha alzato la mano…? Ha chiesto di parlare l'onorevole Tenerini. Ne ha facoltà. Onorevole Tenerini, interviene o meno (Commenti dei deputati dei gruppi MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Chiedo scusa, onorevole Tenerini, prego.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Non capisco le opposizioni che ora vogliono anche disquisire sul fatto che un membro della maggioranza voglia fare un legittimo intervento. Stasera…

PRESIDENTE. Ci mancherebbe, prego.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Brava!

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Grazie!

PRESIDENTE. Per cortesia. Onorevole Tenerini, la prego.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Grazie. Vorrei intervenire ribadendo, ovviamente, la nostra contrarietà a questo emendamento, perché, come è già stato precedentemente detto, non è vero che la maggioranza si sottragga al dibattito e al problema sul lavoro povero in Italia; anzi, è presente, ne è consapevole e ha dettato, attraverso il proprio emendamento, dando la delega al Governo, la propria linea rispetto alla visione che ha la maggioranza, questa maggioranza, rispetto al problema del lavoro povero in Italia.

Noi non condividiamo assolutamente la linea del salario minimo, non la condividiamo noi, ma abbiamo sentito in questi mesi, all'interno delle Commissioni e negli interventi in Aula, una serie di mistificazioni della realtà che vanno veramente oltre la possibilità di ogni umana comprensione. E mi riferisco al fatto che tante volte in Commissione ho sentito dire: l'Italia è tra i pochi Paesi dell'Unione europea a non aver adottato il salario minimo. Io vi vorrei ricordare che, di questi Paesi, 15 almeno hanno un importo minimo sotto i 9 euro che voi indicate - si va dai 3 euro, ai 4 euro, ai 6 euro, ai 7 euro - e, di fatto, la normativa, la direttiva europea prende ad esempio il nostro modello italiano, che è al 90 per cento al di sopra della contrattazione collettiva e indica, nel rafforzamento della contrattazione, un monito a quegli Stati che hanno l'indicazione di legge del salario minimo, ma non hanno una contrattazione collettiva forte. È più un monito nei confronti di quegli Stati, piuttosto che nei confronti di Paesi, come l'Italia, in cui la contrattazione collettiva è forte e non c'è assolutamente la necessità di imporre un salario minimo per legge, come voi, invece, in questi mesi, volete far credere al Paese e ai lavoratori.

In Commissione, l'intervento dell'onorevole Cuperlo è stato illuminante, un bellissimo intervento con riferimento al quale, però, abbiamo capito tutti che il grimaldello del salario minimo è soltanto un metodo, una metodologia per arrivare, poi, in realtà, a una legge sulla rappresentanza, in modo da fare l'ultimo, vero, definitivo favore alla CGIL, in questa “frammistazione” di competenze e di ruoli che non si comprendono più: se è la CGIL che guida il Partito Democratico, se è Landini il segretario-ombra del Partito Democratico o se è il Partito Democratico che vuole, in qualche maniera, aprire la strada a un intervento, a una funzione politica di Landini e del sindacato. In questa maniera non si fanno gli interessi dei lavoratori. Non si fanno gli interessi dei lavoratori (Applausi ironici dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista – Commenti del deputato D'Attis)

PRESIDENTE. Colleghi, colleghi, per favore. Colleghi, li sto richiamando.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). …si fa l'interesse di un corpo intermedio, ma non si fa l'interesse preminente dei lavoratori. In Italia esiste un problema…

PRESIDENTE. Cortesemente, colleghi.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Di fatto, l'indicazione dei 9 euro (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)…comunque, come al solito, Presidente, questo lo devo dire, abbiamo sentito le lezioni del MoVimento 5 Stelle che a volte ci ha dato lezioni di moralità e di rispetto di quest'Aula, perché noi interveniamo e parliamo sopra, ma questo è il vostro rispetto (Commenti dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)?

PRESIDENTE. Per favore, ascoltiamo la collega Tenerini.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Quando volete darci lezioni per primi, per cortesia, applicatele queste vostre alte morali che ci volete insegnare in tutti questi anni. Comunque, siccome noi non ci siamo sottratti al dibattito, abbiamo offerto, invece, al dibattito una soluzione che va nell'alveo della delega: diamo delega al Governo di licenziare, entro 6 mesi, uno o più decreti e diamo una cornice entro cui applicare e risolvere il problema (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE, Fratelli d'Italia e Lega-Salvini Premier - Applausi ironici dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Aiello. Ne ha facoltà.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Oggi è una giornata paradossale, Presidente: avremmo dovuto discutere e votare la nostra proposta di legge, a prima firma Giuseppe Conte, e, invece, ci troviamo qui a discutere di una delega del Governo che, di fatto, mortifica il Parlamento e il nostro ruolo di legislatori. Quello di oggi è un assaggio di quello che vorrebbe realizzare il centrodestra con la riforma del presidenzialismo, una riforma che metterebbe fuori gioco le opposizioni e sarebbe tutto appannaggio del Governo.

Siamo contrari, siamo contrari alla delega presentata dalla maggioranza, siamo contrari alla delega al Governo sia nel metodo che nel merito.

Per quanto riguarda le questioni di metodo, questa delega trasforma una proposta di legge calendarizzata in quota opposizione in una delega al Governo: così si mortifica il Parlamento.

Passando, invece, alle questioni di merito, questa è una delega in bianco, una delega che non stabilisce nulla per quanto riguarda l'introduzione del salario minimo legale in Italia: non fissa una soglia minima e inderogabile come parametro rispetto alla contrattazione collettiva e dà ampio spazio di applicazione a quelli che sono i contratti pirata.

Entrando nel merito, Presidente, con questo emendamento chiediamo al Governo di sostituire il criterio del contratto maggiormente applicato con i trattamenti economici previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Pensare di applicare il contratto maggiormente applicato, cari colleghi, apre al pericolo di applicazione dei contratti sotto soglia, dei contratti pirata, dei contratti siglati dai sindacati di comodo, e questo noi lo eviteremo se approviamo questo nostro emendamento. Siamo stati costretti a presentare gli emendamenti rispetto alla vostra proposta di delega al Governo perché è stato l'unico modo che abbiamo avuto per poter correggere il passo, per poter correggere quella che per noi è una delega assolutamente dannosa per il nostro Paese.

Presidente, ancora una volta torniamo a parlare di un tema per noi molto importante, ovvero l'introduzione del salario minimo in Italia, che, come abbiamo ribadito più volte, è rimasto uno dei pochi Paesi a livello europeo a non aver introdotto una legislazione in tal senso. Nel nostro Paese, nonostante siano oltre 1.000 i contratti depositati al CNEL, molti lavoratori continuano a soffrire una condizione di povertà, una povertà salariale che è esacerbata dalla diffusione dei contratti pirata e dalla precarizzazione del mondo del lavoro. Questo scenario non solo mina il presente, ma anche il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori italiani, perché a salari bassi oggi corrisponderanno pensioni minime domani. Secondo il Censis, oggi, 5,7 milioni di giovani precari, NEET, working poor rischiano di avere pensioni sotto soglia nel 2050. Inoltre, gli under 35 potrebbero ritrovarsi con pensioni inferiori a 1.600 euro lordi a causa della precarizzazione e della discontinuità lavorativa, che sono unite a retribuzioni basse e mancanza di garanzie sociali.

Nel contesto europeo, molti Stati hanno introdotto un sistema di salario minimo legale, osservando miglioramenti sia nelle condizioni di lavoro sia nell'economia nel suo complesso. Questo è un dato di fatto. In Italia, secondo l'Istat, un salario minimo a 9 euro l'ora porterebbe benefici tangibili a milioni di lavoratori, 3,6 milioni di lavoratori in Italia.

Il Governo Meloni ha inizialmente presentato un emendamento soppressivo della nostra proposta di legge, un atto che è stato percepito come un tentativo di evitare un confronto diretto su un tema per noi molto importante e sensibile per l'opinione pubblica del Paese. In seguito, si è verificato un cambiamento di direzione; infine, è arrivato l'emendamento Rizzetto, firmato dal presidente della Commissione lavoro, che ha mortificato non solo il Parlamento, ma anche la Commissione che lui stesso presiede. Questo passaggio è problematico non solo per la sua natura, che svuota il Parlamento del suo ruolo decisionale, ma anche per il conflitto di interessi che è intrinseco alla presentazione di questo emendamento, in quanto l'emendamento stesso è stato dichiarato ammissibile proprio da colui che avrebbe dovuto valutarne l'inammissibilità.

Inoltre, l'emendamento Rizzetto sembra contraddire le posizioni precedentemente sostenute proprio dal deputato Rizzetto, quando militava nel MoVimento 5 Stelle. Allora egli riconosceva l'importanza del salario minimo per sostenere i lavoratori più marginali e riconosceva il lavoro come strumento di dignità. La sua posizione attuale sembra andare in direzione diametralmente opposta.

La nostra proposta di legge mirava a colmare questa lacuna, proponeva di garantire ai lavoratori un trattamento economico non inferiore a quello stabilito dai contratti collettivi e introduceva una soglia inderogabile a 9 euro lordi. Questa misura è stata pensata per proteggere i lavoratori nei settori più fragili e per rafforzare la contrattazione sana da quella che, invece, è la contrattazione pirata.

PRESIDENTE. Onorevole, concluda, per favore.

DAVIDE AIELLO (M5S). Concludo, Presidente, dicendo che la nostra proposta si poneva come una risposta necessaria e urgente alla situazione attuale che stanno vivendo milioni di lavoratori poveri in Italia. Dobbiamo agire immediatamente, senza alcun indugio, per garantire un futuro più equo e sostenibile per tutti i lavoratori italiani, perché sono quelli che permetteranno all'Italia di diventare di nuovo grande in Europa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Con questo emendamento noi vorremmo provare, invece, ad affrontare una questione che può apparire di forma, ma che in realtà è di sostanza, perché scrivere che si applica il TEC più applicato, rispetto a quello stipulato dalle associazioni datoriali e sindacali maggiormente rappresentative a livello nazionale, non è esattamente la stessa cosa, semplicemente perché il contratto che vede un'applicazione più diffusa non può essere il contratto con le maggiori tutele. E purtroppo, la dimostrazione è davanti agli occhi di ciascuno di noi. Sappiamo che abbiamo ormai oltre 1.000 contratti pirata che sono registrati al CNEL. Quindi attenzione, perché la rappresentatività è un elemento di cui dobbiamo tener conto e - mi verrebbe da dire - ancora di più noi, che facciamo politica, dobbiamo tener conto di questo elemento.

Peraltro, lo voglio dire perché oggi c'è stata un'importante audizione, nelle Commissioni congiunte lavoro e politiche dell'Unione europea, in cui abbiamo potuto ascoltare tutti le parole del commissario Schmit, il quale ci ha ricordato bene come non bisogna mettere in contrapposizione i due elementi e cioè, da un lato, il salario minimo e, dall'altro, la contrattazione collettiva; ma, al contempo, sostanzialmente, ci ha fatto capire che il nostro è un Paese che ha la necessità di introdurre un salario minimo legale, proprio per la povertà dei salari che abbiamo.

Rispetto a questo, c'è un altro elemento che voglio porre in questa discussione, perché quello della rappresentanza è un tema di cui ci siamo anche occupati in Commissione lavoro già nella scorsa legislatura e che bisognerebbe portare avanti insieme a una riflessione - quella che voi avete deciso invece di interrompere in quest'Aula - relativa alla legge sulla rappresentanza. Mai come oggi, peraltro con le risorse da spendere legate al PNRR, abbiamo l'occasione storica di provare a costruire un patto serio tra le forze sociali del Paese, quindi chi rappresenta i lavoratori per davvero, e i lavoratori stessi, insieme a tutto l'apparato dello Stato, che deve cambiare il modo di affrontare le riforme. Da questo punto di vista, invece, come abbiamo detto anche oggi in Commissione, vediamo che si rinuncia ad applicare il salario minimo e non guardiamo neanche all'esperienza - quella che ci ha portato oggi il commissario Schmit - che ha visto la Germania introdurre il salario minimo dopo un lungo dibattimento. Anche in quel caso c'era stata inizialmente un'opposizione da parte di alcune forze sociali, poi è stato introdotto il salario minimo, infine è stato corretto adeguatamente all'inflazione. E guardate che è stato dimostrato - quel dibattito lo ha dimostrato - che il salario minimo serve e che dev'essere pesata la rappresentanza.

Allora attenzione, perché, oltre alla delega in bianco che voi volete inserire, create un ulteriore impoverimento di chi i contratti già li ha, e già sono contratti poveri. Allora noi abbiamo un problema anche sulla contrattazione di secondo livello. È inaccettabile che in questa discussione voi togliate questi elementi e non consideriate, invece, chi davvero rappresenta oggi il mondo del lavoro, stabilendo così di nuovo un altro limite alla rappresentanza e cioè, ancora una volta, spingendo verso la non rappresentanza, verso la non attenzione a quei lavoratori che già oggi sono in povertà.

Ecco, scegliendo questa strada indebolite non solo i lavoratori e le lavoratrici già oggi poveri, ma continuate a indebolire le parti sindacali e datoriali, che, invece, ripeto, mai come oggi potrebbero, insieme, vincere questa sfida, perché - com'è noto, tranne a voi della maggioranza - il tema del salario minimo e di un'efficace rappresentanza del mondo del lavoro, mai come oggi, è sentito dagli italiani e delle italiane. Ecco perché vi chiediamo di ripensarci e di fermarvi, perché questo è un elemento dirimente anche nella discussione che stiamo facendo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ghirra. Ne ha facoltà.

FRANCESCA GHIRRA (AVS). Grazie, Presidente. Io, per il suo tramite, vorrei far ragionare le colleghe e i colleghi della maggioranza sul fatto che oggi si sta scrivendo davvero una brutta pagina in quest'Aula, una bruttissima pagina, perché, per l'ennesima volta, il ruolo della Camera e del Parlamento intero, visto che temo che l'iter proseguirà in questa maniera, viene svilito da queste modalità di legiferare, prima con i decreti-legge, che hanno raggiunto un numero intollerabile, e oggi, lo vediamo, con una proposta di legge che è stata presentata unitariamente da tutte le opposizioni e che viene svuotata di senso da questa maggioranza, attraverso una delega in bianco al Governo. Ma lo schiaffo maggiore io credo che, più che a noi deputate e deputati, e parlamentari, sia quello che viene dato alle lavoratrici e ai lavoratori del nostro Paese. Parliamo di oltre 3 milioni e mezzo di lavoratrici e lavoratori poveri. Abbiamo oltre 800.000 persone in Italia che guadagnano meno di 5 euro l'ora, così come 500.000 persone che hanno firmato la nostra proposta di legge, tra cui moltissimi elettori anche della destra, questo non vi sarà sfuggito. Quindi noi riteniamo necessaria l'introduzione di un salario minimo legale. Se 9 euro per voi sono pochi, avreste potuto migliorare la nostra proposta di legge, non avremmo avuto nessun problema a discuterne. Ma lanciare la palla in tribuna non è sicuramente un modo di affrontare la situazione, anche per le modalità con cui è stata gestita questa proposta, palleggiata tra l'Aula e la Commissione, con l'intromissione del CNEL, che ha assunto un potere legislativo superiore alla Camera nella definizione della legittimità di questa proposta di legge: 59 audizioni e 6 mesi di lavori, a cui, se tutto va bene, si sommeranno questi 6 mesi in cui il Governo non si sa cosa andrà a produrre, perché di fatto è evidente, anche dalle proposte emendative che avete presentato a vostra firma, che i contratti pirata sono quelli che prediligete rispetto a quelli maggiormente rappresentativi e tutelanti per lavoratrici e lavoratori.

Sappiamo bene che l'Italia è uno dei pochi Paesi in Europa in cui i salari, anziché aumentare, in questi anni sono diminuiti. Ed è davvero incredibile che voi non vogliate cogliere questa nostra proposta, su cui potreste anche mettere il cappello con cui dare delle risposte al Paese. Certo, non ci aspettavamo un cambio di atteggiamento, visto che il 1° maggio avete avuto il coraggio di approvare un decreto Lavoro che, di fatto, peggiora la qualità della vita lavorativa di tutte le professioniste e di tutti i professionisti del nostro Paese, con l'introduzione dei voucher, con l'ampliamento della possibilità di stipulare contratti a tempo determinato e con l'aumento, di fatto, del precariato nel nostro Paese. E anche il fatto che neanche con la nuova manovra finanziaria abbiate introdotto risorse per il rinnovo dei contratti dimostra che della qualità della vita delle cittadine e dei cittadini italiani poco vi interessa. Uscire dall'ossimoro lavoro povero non è, evidentemente, un interesse di questo Governo e di questa maggioranza, ed è davvero una questione di cui dovreste vergognarvi. A me dispiace vedere che, invece, il vostro atteggiamento è quello di portare avanti come treni - che non si fermano a Ciampino, questa volta (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)! - politiche che contrastano con le esigenze reali del Paese. Avete ancora il tempo per ripensarci. L'emendamento a prima firma del collega Mari può essere uno strumento. Potete ancora fermarvi e cambiare rotta, non per il bene delle opposizioni, ma davvero per il bene delle lavoratrici e dei lavoratori italiani che aspettano di poter vivere in condizioni migliori e avere contratti qualitativamente migliori. Questo è lo strumento che dovreste utilizzare (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Dori. Ne ha facoltà.

DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Avete trasformato la nostra proposta, la proposta delle opposizioni, in una delega pirata al Governo, affossando la nostra proposta di legge sul salario minimo legale. Quindi, siete scappati per mesi e mesi, senza il coraggio di arrivare a un voto contrario. Avremmo voluto togliere dalla povertà un esercito di lavoratori e lavoratrici invisibili su cui molto spesso si regge proprio il funzionamento delle nostre vite quotidiane. C'è chi alza, movimenta, trasporta quei pacchi che noi ordiniamo, chi pulisce gli uffici in cui lavoriamo, gli ospedali in cui entriamo, chi fa vigilanza nei nostri musei, chi fa il biglietto in un cinema, chi impacchetta il cibo che mangiamo. Vogliamo che non siano i tribunali a certificare che sotto i 9 euro l'ora è sfruttamento. Sul salario minimo, quindi, lo sapete anche voi, siete minoranza e il Paese non è con voi e per questo motivo noi non ci fermeremo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Scarpa. Ne ha facoltà.

RACHELE SCARPA (PD-IDP). Signor Presidente, colleghi, leggevo questa mattina interessanti contributi sulla rassegna stampa, che sono sicura ricevete anche voi, che ci davano alcuni interessanti suggerimenti su come potremmo applicare anche alle discussioni all'interno delle nostre istituzioni alcuni princìpi interessanti dalla democrazia deliberativa alla democrazia rappresentativa, proprio per migliorare la qualità della discussione e il confronto da basi comuni, in modo informato, forse migliore.

Mi fa un po' tristezza pensare al vuoto di quegli interventi e contributi di fronte alla discussione che abbiamo portato avanti in queste settimane e nell'ultimo anno sul salario minimo. L'unico intervento che abbiamo avuto il piacere di ascoltare, in un anno intero, da parte della destra, sul merito del salario minimo è stato quella piccola dichiarazione di voto fatta poco fa, non così pregna, per prendere tempo affinché si potesse riempire l'Aula (probabilmente, mancavano i numeri alla destra). Gli interventi unici in Aula della destra ascoltati oggi sono stati alcuni arrampicamenti sulla legittimità regolamentare del passaggio che sta venendo fatto, ignorando il merito politico della questione, che si sta svuotando con una delega una proposta di iniziativa parlamentare delle opposizioni, che non si sta parlando di salario minimo, così come non si è voluto parlare di voto dei fuori sede.

PRESIDENTE. Onorevole, concluda.

RACHELE SCARPA (PD-IDP). Di fronte a temi reali, la destra fugge e io chiedo adesso, in un ultimo appello, a titolo personale, che si torni indietro, che si ritiri la delega e che si discuta sul merito delle questioni senza svilire questo Parlamento e facendo il nostro lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Sì, signor Presidente, grazie. Già si è detto ed è stato sottolineato dagli interventi dei colleghi che mi hanno preceduto che l'introduzione del salario minimo legale darebbe risposta a 3,6 milioni di lavoratori, che hanno spesso contratti non standard, che spesso sono lavoratori poveri e che avranno sicuramente grossi problemi sul fronte previdenziale. Ma non è solo per questo motivo che è necessaria l'introduzione di un salario minimo legale. Sicuramente, l'introduzione del salario minimo legale potrà comportare una maggiore equità sociale, l'attuazione dell'articolo 36 della Costituzione, di evitare la supplenza giudiziaria su questo tema, ma non è solo questo. L'introduzione del salario minimo legale, soprattutto, sarà di stimolo per la nostra economia. Sì, perché il PIL, secondo quanto riferito da Bankitalia e dall'Istat, oramai viaggia verso lo zero, nell'ultimo trimestre, questi sono i dati. Il PIL italiano non cresce perché non crescono i consumi e i consumi non crescono perché il potere d'acquisto delle famiglie è ridotto in virtù dell'inflazione e anche dei salari troppo bassi.

Bisogna procedere con estrema urgenza, fissare un salario minimo legale e adeguare i livelli salariali attualmente in vigore (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Amato. Ne ha facoltà.

GAETANO AMATO (M5S). Signor Presidente, poco fa l'onorevole Fratoianni ha citato il ribaltamento di una proposta di legge fatta da questa maggioranza, tra l'altro in Commissione, senza nemmeno avere assistito alle audizioni che in quella Commissione abbiamo fatto sulla discontinuità per i lavoratori dello spettacolo. Questo è un bis che fa questa maggioranza: annulla di nuovo un qualcosa che era stato fatto in soccorso di chi aveva bisogno.

Presidente, io credo che la civiltà di un popolo si misuri dalla dignità che riesce ad assicurare agli ultimi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e con questa operazione il Parlamento e questa maggioranza hanno abbassato il grado di civiltà (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Ascari. Ne ha facoltà.

STEFANIA ASCARI (M5S). Signor Presidente, il salario minimo è una misura di civiltà per molteplici aspetti e in quest'Aula ci tengo a dirne uno che mi sta particolarmente a cuore. In questi giorni, purtroppo si sta parlando di femminicidi e di patriarcato. Dall'inizio dell'anno, sono state uccise 109 donne per mano di uomini: una ogni due giorni. Ebbene, alla base della violenza di genere, spesso c'è la violenza economica, che annulla la libertà di azione delle donne (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). In molti casi, le donne rinunciano a denunciare proprio perché o non hanno un reddito o hanno un reddito troppo basso che non consente loro di mantenere se stesse e i propri figli, rimanendo vincolate a questi uomini violenti. In un contesto simile è difficile uscire da questi circuiti dell'orrore, anche a causa di una mancanza di autonomia e indipendenza economica.

Per questo motivo, Presidente, il salario minimo è dunque una misura di civiltà proprio perché per le donne vittime di violenza significherebbe un'alternativa alla violenza, una via di fuga dalla violenza e soprattutto una presa di consapevolezza, di coscienza e di forza che ce la possono fare anche da sole, grazie a un lavoro con un salario dignitoso: significherebbe vita (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Bruno. Ne ha facoltà.

RAFFAELE BRUNO (M5S). Signor Presidente, ci tengo a ribadire che non è umanamente accettabile che, per le scelte del Governo, nel nostro Paese si consideri una cosa giusta lavorare per meno di 9 euro all'ora. Bisogna dirlo e bisogna dirlo chiaramente: il lavoro non può essere una forma di schiavitù legalizzata. Il lavoro deve permettere alle donne e agli uomini di vivere dignitosamente, di realizzare se stessi, di dare serenità ai propri cari e deve essere un mezzo - un mezzo, non il fine, ma un mezzo - per raggiungere la felicità. Questa è la base per rendere le cittadine e i cittadini consapevoli, motivati e attivi, cittadini con la C maiuscola e non sudditi stanchi, frustrati e avviliti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Cappelletti. Ne ha facoltà.

ENRICO CAPPELLETTI (M5S). Signor Presidente, in Italia abbiamo bisogno dell'introduzione per legge di un salario minimo orario che, indipendentemente dai contratti nazionali e da quanto concordato dalle cosiddette parti sociali, stabilisca per legge che ogni ora di ogni lavoratore non possa essere pagata al di sotto di una determinata cifra. Va bene, ma non sono parole mie, sono parole che ho letto nel programma politico della Lega, partito di Governo, a pagina 11, al primo punto del capitolo “Lavoro” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)! Cioè, il primo punto del capitolo “Lavoro” del programma della Lega è l'introduzione del salario minimo!

In pratica, Presidente, c'è un partito di maggioranza che in questo momento, con le altre forze di maggioranza, contribuisce a condannare quasi 4 milioni di lavoratori a rimanere in una situazione di sfruttamento e si è presentato alle elezioni promettendo ai propri elettori di fare esattamente l'opposto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti)! È vero che in Italia nessuno si sorprende se la Lega scrive una cosa nel suo programma e, poi, fa esattamente l'opposto, ma almeno che, a fronte di un tradimento così plateale, venga data una spiegazione, perché credo che i cittadini, tutti i cittadini, ne abbiano diritto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Carmina. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Presidente, intervengo a titolo personale. Onorevoli colleghi, voi, oggi, con un escamotage date uno schiaffo alle attese legittime di milioni di lavoratori sfruttati e sottopagati del nostro Paese, persone che stanno scivolando nella povertà assoluta in una Repubblica fondata sul lavoro, che voi male interpretate. Perché il lavoro non è una merce, non è un semplice fattore della produzione di cui diminuire il costo per allargare il margine di profitto dell'imprenditore, ma è un elemento di riscatto, di espressione della personalità, è il modo in cui ciascun cittadino contribuisce al bene della società intera. E la retribuzione deve essere dignitosa, perché lavoro e povertà sono termini antinomici, se coesistono ci sono schiavitù e sfruttamento.

Siete convinti che gli schiavi non ricevano una paga, una paghetta? Sì, il famoso peculium del diritto romano. Ebbene - e concludo - voi parlate anche di una delega che riguarderà le gabbie salariali, ma sappiate che la contrazione del reddito disponibile delle famiglie meridionali è doppia rispetto al Centro-Nord…

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

IDA CARMINA (M5S). Voi state bloccando il salario minimo, ma non bloccherete la fuga dei giovani, dei lavoratori sfruttati, che andranno via da questa Nazione, che non è madre, ma una cinica matrigna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle e di deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Cherchi. Ne ha facoltà.

SUSANNA CHERCHI (M5S). Grazie, Presidente. In Commissione lavoro, il MoVimento 5 Stelle, compresa la sottoscritta, ha fatto di tutto per evitare al presidente Rizzetto, in passato sfegatato sostenitore del salario minimo orario, il disonore di essere tacciato dell'orribile epiteto di traditore. Infatti, durante la XVIII legislatura, presentò una proposta di legge a sua prima firma per l'introduzione del salario minimo orario, come strumento di dignità, in coerenza con i fondamentali principi della Repubblica. Queste sono le sue parole.

Mentre, adesso, con una capriola degna del miglior ginnasta a livello mondiale, presenta un emendamento a sua prima firma che cancella la nostra proposta di salario minimo, delegando il Governo ad adottare un provvedimento che reintroduce le gabbie salariali nel nostro Paese, pugnalando con freddezza milioni di lavoratori.

Il salario minimo significa dignità, riconoscere alle persone il diritto a un'esistenza dignitosa, e significa - e qui cito nuovamente le parole dell'onorevole Rizzetto - sostenere i lavoratori più marginali e riconoscerne il lavoro, e che dia più certezza possibile e garanzie per il futuro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Fede. Ne ha facoltà.

GIORGIO FEDE (M5S). Grazie, Presidente. Oggi qui abbiamo visto veramente una brutta pagina, innanzitutto per il percorso che ci ha portato a questa sera, in cui il Governo si appropria di una proposta di legge che competeva all'opposizione. Oltretutto, è brutta perché oggi viene negata a 59 milioni di italiani una forma di tutela del lavoro, la stessa tutela che hanno 22 Paesi in Europa e che garantisce 657 milioni di cittadini europei. Agli italiani è negata, forse perché questo Governo non si rende conto di quanto siano importanti un lavoro minimo e un salario minimo. Magari, non è facile capirlo per chi è figlio di Ministri o Sottosegretari e può godere di incarichi e di posti comodi, cosa che per i cittadini italiani non è possibile e non è facile (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Quindi, davvero, oggi, bisognava fare questo sforzo, che ci avrebbe reso un Paese allo stesso livello dei più importanti Paesi europei, perché quando si dice che in Italia il salario non è quello che noi abbiamo chiesto, non si può confondere l'Italia, terza economia d'Europa, con Paesi che sono, purtroppo per loro, in altre condizioni economiche. Quindi, questa cosa oggi non è avvenuta e abbiamo perso grande opportunità, ma su cui noi continueremo a lavorare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Alfonso Colucci. Ne ha facoltà.

ALFONSO COLUCCI (M5S). Presidente, intervengo a titolo personale, per rivolgere alla maggioranza e al signor Sottosegretario un appello per la dignità del lavoro, per la dignità della persona. Ci sono in Italia lavoratori che guadagnano 3 euro, 4 euro lordi all'ora: non è accettabile.

Proprio oggi, Svimez ha presentato il suo Rapporto 2023, da cui risulta che, nei primi due trimestri del 2023, il potere di acquisto delle retribuzioni in Italia è crollato di oltre il 10 per cento, in Europa del 5 per cento.

Voi comprendete come quelle misere retribuzioni, da 3, 4 o 5 euro, sono ulteriormente ridotte dall'inflazione. Per cui vi invito, davvero, a rivedere la vostra posizione, ad approvare questo emendamento e ad affermare una legge di civiltà, qual è la proposta di legge sul salario minimo. Quindi, concludo, signor Presidente, ancora ripetendo: dignità del lavoro, dignità della persona (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Dell'Olio. Ne ha facoltà.

GIANMAURO DELL'OLIO (M5S). Presidente, di salario minimo, in quest'Aula, anzi, in questo Parlamento, si parla da tanto tempo. Ci poteva essere tutta la possibilità di intervenire, dialogare, migliorare, correggere, modificare e fare qualcosa per arrivare a una misura - come prima ha detto il collega - che era addirittura nella proposta della Lega. Invece, no, avete voluto ribaltare tutto, facendo quello che avete fatto anche in passato, cioè appropriandovi delle misure degli altri gruppi politici. Potevate tranquillamente fare un decreto-legge, tanto, uno in più, uno in meno, ne avete fatto uno addirittura per commissariare l'INPS, che non aveva alcun bisogno di essere commissariata, solo per cambiare le persone, potevate fare tranquillamente un decreto-legge.

Detto questo, il problema vero è che, in realtà, non avete il coraggio di assumervi la responsabilità di bocciarlo e sperate che i vostri elettori possano solo pensare che abbiate migliorato un altro testo, ma nella realtà gli elettori lo capiranno, perché quello che state facendo è assolutamente scorretto. Si è parlato di pirateria ed è un termine assolutamente corretto per quanto è successo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Appendino. Ne ha facoltà.

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo, perché vorrei che rimanesse a verbale di quest'Aula quello che abbiamo visto in questi mesi…

PRESIDENTE. Onorevole, cortesemente, cambi microfono. Azzeriamo il tempo…

CHIARA APPENDINO (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo, perché vorrei lasciare a verbale quello che noi e questo Paese abbiamo visto in questi mesi e cioè un qualcosa di indecente, perché prima si è iniziato con le menzogne, menzogne sul fatto che il salario minimo avrebbe abbassato gli stipendi, ed è falso, lo dicono i dati, menzogne sul fatto che il salario minimo avrebbe ucciso la contrattazione collettiva, ed è falso, perché in Germania il salario minimo c'è, gli stipendi si sono alzati e la contrattazione collettiva è più forte. Poi, abbiamo sentito le bugie sul fatto che il salario minimo fosse un qualcosa di ideologico voluto dal MoVimento 5 Stelle, ma se in 22 Paesi su 27 c'è, l'ideologia dov'è? Da chi lo propone o da chi dice “no” senza spiegare perché no (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Ve lo dico io, Presidente: da chi dice “no”. E sa perché dicono “no”? Dicono “no” - tra l'altro, con vigliaccheria, perché non si assumono la vera responsabilità del “no” con un voto contrario netto, ma riscrivono la norma in barba a 4 milioni di lavoratori poveri -, lo ripeto, dicono “no”, senza coraggio, perché, in realtà, a loro, Presidente, piace coccolare le lobby delle armi, le lobby delle banche, ma, invece, aiutare chi è in difficoltà, no, quelli si devono arrangiare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Cafiero De Raho. Ne ha facoltà.

FEDERICO CAFIERO DE RAHO (M5S). Presidente, voglio sottolineare soltanto come la nostra Costituzione ponga, non solo, il lavoro come priorità, ma proprio il salario, ciò che deve dare dignità, deve restituire all'uomo la capacità di proiettarsi nella società con quei valori che sono propri del nostro Paese. Ebbene, questa maggioranza, oggi, respinge il piano che le era stato proposto: un salario minimo. E pensate che il salario minimo è ciò che tutta l'Europa ha e l'Italia, però, diversamente da quei quattro Paesi che insieme ad essa non ce l'hanno, ha avuto, negli ultimi anni, meno 2,9 per cento. Ecco, ciò che mi preoccupa è che, mentre l'Italia, in questo momento, con questa maggioranza, assegna priorità alle cause di non punibilità per gli evasori, alla regolarizzazione delle cripto-attività, alle norme che presidiano la corruzione, riducendone la portata, e a tutto ciò che agevola i potenti, per ciò che riguarda il salario minimo ha una valutazione totalmente opposta, che impedisce il raggiungimento di quest'obiettivo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Fontana. Ne ha facoltà.

ILARIA FONTANA (M5S). Grazie, Presidente. Ovviamente anch'io intervengo a titolo personale. Sessanta secondi per continuare a denunciare quanto queste destre affliggono milioni di cittadine e cittadini italiani, partendo proprio dagli emendamenti che stiamo votando. Dire no ad un salario minimo che cosa vuol dire? Uno, vuol dire dire no al superamento delle disuguaglianze sociali ed economiche. Basti pensare all'autonomia differenziata, alle gabbie salariali che vogliono dividere l'Italia in tante “Italie”, purtroppo.

Vuol dire dire no a un sistema pensionistico adeguato, vuol dire dire no ad appalti sostenibili che mettano al centro le tutele dei lavoratori e delle lavoratrici. Presidente, questa maggioranza e questo Governo dovranno prendersi le responsabilità, non in quest'Aula, ma dinanzi a Sara, che prende 2,50 euro all'ora, a Marco, che fa il pizzaiolo e prende 1,80 euro, oppure a Dora, che prende 4 euro, ma ha una bambina e non può rinunciare a quell'unico lavoro che le viene proposto, e a tutti quei lavoratori e lavoratrici - concludo, Presidente - che vengono sfruttati. Il Paese è con noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Voglio partire da alcuni dati, perché purtroppo l'Italia è il Paese dell'Unione europea con la quota più elevata di occupati a rischio povertà. Secondo il Censis, a causa dei bassi salari che sono percepiti oggi, 5,7 milioni di giovani precari rischiano di avere nel 2050 pensioni sotto la soglia di povertà. E ancora, alla fine del 2022 nel nostro Paese i salari reali sono calati del 7,5 per cento rispetto al periodo precedente alla pandemia.

In questa situazione, la maggioranza che fa? Affossa, con una delega assolutamente in bianco, la nostra proposta di legge sul salario minimo legale. Evidentemente, state portando il Paese e pensate che l'Italia debba essere un Paese a bassa istruzione, bassi consumi, bassi salari e bassi investimenti. Non è questa l'idea di Italia che abbiamo noi.

Con questa proposta di legge noi vogliamo dare dignità, vogliamo dare voce e vogliamo dare di nuovo la dignità della persona a 3,6 milioni di italiani sottopagati e sfruttati, a cui voi state dando un vero e proprio schiaffo in faccia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1002 Mari, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere favorevole dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 4).

Passiamo all'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole di Commissione e Governo e il parere contrario dei relatori di minoranza.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Fossi. Ne ha facoltà.

EMILIANO FOSSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Com'è stato ripetuto più volte durante questo dibattito, anche rispetto a questo emendamento - che potremmo definire tecnico, ma tecnico non è - c'è un'ennesima beffa che questa destra porta avanti. Una destra che anche in questo atto, in questo passaggio della vita parlamentare, ha umiliato i sindacati, i lavoratori e il Parlamento stesso, perché, se quest'Aula approvasse il testo della legge trasformato in una legge delega, certificherebbe lo stop a ogni potere legislativo del Parlamento, la cui attività è stata praticamente azzerata dal Governo con la complicità dei colleghi di maggioranza.

In questo primo anno ci sono stati un decreto-legge in media a settimana, alcuni omnibus, oltre 100 disegni di legge di iniziativa governativa e lo stop agli emendamenti alla legge di bilancio. Anche sul salario minimo è andata così, non c'è stata la possibilità dataci dalla destra di avere controproposte, la destra non ha promosso una discussione parlamentare sul tema, valorizzando il dibattito democratico.

Su una proposta di legge delle opposizioni, o di quasi tutte le opposizioni, avete rifiutato ogni confronto in Parlamento e avete tentato in ogni modo di boicottare la discussione.

Prima della pausa estiva avete cercato in Commissione di cancellare la legge con un emendamento soppressivo; poi, di fronte alla reazione del Paese, avete rimandato di mesi, dando al CNEL il compito di affossare, al vostro posto, questa proposta. A questo punto la destra non ha continuato con il suo obiettivo, magari forte delle argomentazione del CNEL, forse perché tutti si erano accorti che si trattava di un documento di parte, e quindi non credibile. Neanche siete ripartiti da dove vi eravate fermati: cancellare con un emendamento, che sarebbe stato un atto comunque al limite della vergogna. Neanche questo.

Avete avuto paura di questo, e tra le quinte dei lavori della Commissione, sperando quasi di farla franca con l'opinione pubblica, avete presentato un emendamento che non solo cancella la nostra proposta, non solo stravolge i nostri contenuti, ma vorrebbe addirittura che il Parlamento approvasse una legge sul salario minimo dando al Governo, che è contrario a questa norma, la scelta di scrivere la norma a suo piacimento. Una situazione francamente mai vista, una scelta spregiudicata e grave che evidenzia la completa sottomissione dei colleghi di maggioranza che evidentemente non vogliono urtare la sensibilità del leader.

C'è poco da fare però, il salario minimo al Paese serve perché, secondo l'Istat, nel 2022 un quinto della popolazione italiana è a rischio di povertà, in Italia ci sono 4,6 milioni di lavoratori a bassa retribuzione, 2,7 milioni a rischio povertà; perché il salario minimo è uno stimolo alla competitività e al rafforzamento del nostro sistema produttivo e perché il salario minimo rimane l'intervento più efficace e sostenibile per aumentare il potere d'acquisto dei lavoratori senza compromettere la spesa previdenziale.

A tutto questo avete risposto con una legge delega che, oltre ad essere inutile, è scritta anche male e crea confusione, e questo emendamento ne è la diretta conseguenza. Nello scriverlo vi siete addirittura dimenticati che il sindacato è plurale, non unico come dite. È una legge scritta male, che umilia i sindacati, perché liquidate, tra l'altro in poche e confuse righe, non solo una legge delega complessa, che pone temi come la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell'impresa, ma umiliate anche corpi intermedi che su questi temi hanno portato avanti iniziative a più riprese.

Una questione di una tale importanza, rilevanza sociale e complessità tecnica pensate di poterla affrontare e risolvere con una frasetta che non va oltre l'enunciazione del tema e non indica alcun criterio e principio direttivo.

C'è poi il tentativo chiaro di svuotamento della contrattazione collettiva, e qui si sfiora la malafede, perché con questo emendamento fate finta di promuovere la concertazione collettiva, mentre poi si fa riferimento ai contratti maggiormente applicati, anziché a quelli sottoscritti dalle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative.

Un meccanismo, quindi, che contiene i presupposti per lo svuotamento della contrattazione collettiva di qualità, espressione delle organizzazioni realmente rappresentative, e che potrà innescare comportamenti opportunistici delle imprese per la sottoscrizione di contratti con sindacati di comodo. Per questo voteremo “no” a questo emendamento che ribadisce ancora una volta come la vostra impostazione sia solo finalizzata a umiliare Parlamento, sindacati e lavoratori, e quindi non saremo complici di questa vergogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.500, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 5).

Passiamo all'emendamento 1.1003 Nisini.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente, la ringrazio e, per il suo tramite, ringrazio anche la collega Tenerini, perché è stata illuminante. Il suo intervento ha chiarito lo scopo vero di quest'operazione politica. Infatti, credo di poter dire - poi mi smentirà - che la delega, in qualche modo, mette a posto, perfeziona addirittura la proposta di legge di Forza Italia e fa un'operazione decisa e vera, ma - la collega l'ha detto - di attacco a un'ipotesi di legge sulla rappresentanza in questo Paese. Questa delega mette le mani avanti e prova a bloccare una legge sulla rappresentanza di cui tutti dicono che c'è bisogno.

Abbiamo fatto decine di audizioni in Commissione lavoro; le parti datoriali e sindacali, tranne gli estremi del mondo sindacale, hanno detto che in questo Paese c'era bisogno di una legge sulla rappresentanza. E quale modo migliore di aprire la strada a una legge sulla rappresentanza, se non quello di indicare, in un provvedimento come questo, le organizzazioni, le associazioni datoriali e dei lavoratori più rappresentative su base nazionale?

Qui si fa un'operazione completamente opposta. Volutamente si utilizza la formula dei contratti maggiormente applicati. Qui c'è da interpretare, ma non ne ho davvero il tempo; bisognerebbe capire che cosa si vuol dire con categorie di lavoratori, perché poi in Italia categorie di lavoratori veramente, per com'è adesso il codice civile, sarebbero gli operai, gli impiegati, i quadri e i dirigenti. Quindi, non sappiamo che cosa voglia dire. Poi nella lettera c) si parla di gruppi di lavoratori: cosa possano essere i gruppi di lavoratori oggi nella legislazione sul lavoro di questo Paese è un mistero totale. Prendere i lavoratori a gruppi e applicargli una norma è una cosa incredibile. Ma la sostanza qual è? La sostanza è quella di spingere verso il basso e non verso l'alto, perché, cari colleghi e cari colleghi, l'effetto sarà esattamente questo, perché quando prenderemo il trattamento economico complessivo minimo del contratto maggiormente applicato e lo applicheremo a tutti i lavoratori di un determinato settore non è detto che quello sia il contratto o la remunerazione dal punto di vista monetaria più alta; quello più applicato in moltissimi settori di questo Paese è il più basso o uno dei più bassi.

Fatta questa operazione, spingiamo le retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori verso il basso. Non c'è alcun dubbio su questo. Sapete che è così. Questa è una risposta a una domanda precisa che viene da una parte del mondo datoriale di questo Paese. Fate un'operazione di parte, assolutamente partigiana.

Ovviamente, questi contratti, nel tempo, possono essere - o possono diventare - contratti di soggetti assolutamente non rappresentativi su base nazionale, ma rappresentativi esclusivamente in un determinato settore o, peggio ancora, in una parte delle imprese di un determinato settore.

Si tratta di un'operazione non solo molto pericolosa, ma che davvero apre la strada a un vero e proprio capovolgimento della direzione che ha preso la tutela del lavoro in questo Paese, negli ultimi decenni. C'è la riscossa di una parte delle imprese italiane, dei sindacati meno rappresentativi. È una sorta di attentato, ma è, soprattutto - lo ripeto -, un atto di pirateria (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Avverto che il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta alla Presidenza, concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari a un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.

Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1003 Nisini, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e contrario dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.501, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e contrario dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 7).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.502, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e contrario dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 8).

Passiamo all'emendamento 1.004 Boschi.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Scotto. Ne ha facoltà.

ARTURO SCOTTO (PD-IDP). Grazie, Presidente, per una brevissima dichiarazione di voto, pensando anche di interpretare la posizione delle altre opposizioni, che poi interverranno. Pensiamo che un tema così delicato, così come abbiamo detto anche nelle relazioni di minoranza, debba stare fuori da una delega. Stiamo parlando di introdurre nella delega la partecipazione agli utili dei lavoratori. Come il sottosegretario Durigon ben sa, c'è una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare di un importante sindacato confederale, che è stata depositata non più tardi di 10 giorni fa; una legge di iniziativa popolare chiama inevitabilmente una legge di iniziativa parlamentare, non una delega al Governo. Dunque, noi pensiamo che sia sbagliato - e lo abbiamo detto e secondo noi anche con un profilo dubbiamente costituzionale - introdurre questo tema all'interno della delega. Per queste ragioni voteremo contro su questo emendamento e anche su quello successivo, al di là del merito, quanto su un punto di metodo, perché pensiamo che sia sbagliato introdurre nella delega il principio della partecipazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-C-RE). Grazie, Presidente. Ringrazio, ovviamente, anche il collega, per il suo intervento, che ha chiarito il senso del parere contrario rispetto al nostro emendamento dei relatori di minoranza, appunto, e, quindi, anche del voto contrario dei loro gruppi. È legittima la posizione ovviamente, però noi riteniamo che, pur non condividendo la scelta del Governo di svuotare completamente la proposta di legge, per attribuire una delega al Governo, dal momento che questa, comunque, per volere della maggioranza, sarà poi la conclusione annunciata di questo provvedimento, allora è giusto intervenire per dare almeno un contributo costruttivo e in positivo e cercare di far sì che questa delega possa perlomeno lavorare su principi che per noi sono fondamentali, anche perché oltre alla proposta di iniziativa popolare, che ricordava il collega, anche il nostro gruppo ha presentato una proposta di legge analoga e, quindi, per noi è sicuramente un elemento fondamentale potere non soltanto consentire ai dipendenti di partecipare agli utili, ma anche prevedere strumenti che possano incentivare, da un punto di vista anche fiscale, questo meccanismo.

È vero che c'è una proposta di iniziativa popolare, ma - ripeto - abbiamo anche una nostra proposta di iniziativa parlamentare e, quindi, crediamo che sia legittimo che almeno nel nostro ruolo di opposizione possiamo dare un contributo. Soprattutto, speriamo che questa proposta di legge d'iniziativa popolare abbia un destino diverso, ma sappiamo che nella storia parlamentare non c'è stata una proposta d'iniziativa popolare che sia stata discussa e approvata dal Parlamento.

Ci tengo, però, anche a sottolineare come, a nostro avviso, sia surreale che di fronte a questo emendamento sia stata posta una condizione ex articolo 81 dalla Commissione bilancio, mentre, a fronte di un emendamento analogo ma di maggioranza si sia superata questa condizione ex articolo 81 semplicemente - lo abbiamo votato poco fa - con una modifica letterale che non cambia la sostanza e che, in realtà, ha consentito a quell'emendamento di essere votato soltanto perché, anziché provenire dai banchi dell'opposizione, veniva da quelli della maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Per dire che sicuramente condivido le valutazioni fatte dal collega Scotto sull'inopportunità di inserire questa questione dentro la delega, ma devo aggiungere anche qualche aspetto di merito. Guardate, parlare di partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori alla gestione degli utili, alla gestione delle imprese e alla partecipazione agli utili non è una bestemmia, ma lo è in assenza del salario minimo per legge che, tra l'altro, esiste in tutti i Paesi laddove c'è, appunto, la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili.

Ne spiego brevemente il motivo. Infatti, se si indebolisce il sindacato verso il basso, cioè dove i lavoratori sono deboli, dove sono ricattabili, dove i salari sono bassi, e si indebolisce il sindacato anche in alto, dove la contrattazione viene sostituita dai benefit e dalla partecipazione alla gestione degli utili, perché, di fatto, questo vanifica e svuota il ruolo del sindacato ed è un fatto obiettivo, alla faccia - scusatemi l'espressione - della difesa del sindacato e della contrattazione, in assenza di un salario minimo legale, che è l'elemento di equilibrio dentro il mercato del lavoro, anche parlare soltanto di partecipazione dei lavoratori alla gestione e di aiuti delle imprese è davvero una bestemmia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (AZ-PER-RE). Grazie, Presidente. Solo per chiarire, anche noi, il senso del nostro voto contrario. In linea con quanto già espresso dal collega Scotto e dagli altri colleghi, riteniamo un errore inserire le valutazioni su un principio delicato come quello della partecipazione all'interno della delega al Governo. Volevamo solo chiarire questo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1004 Boschi, con il parere contrario della Commissione e del Governo e con il parere contrario dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 9).

Passiamo all'emendamento 1.1005 Faraone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e dei relatori di minoranza.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Barzotti. Ne ha facoltà.

VALENTINA BARZOTTI (M5S). Grazie, Presidente. Solo qualche parola per collegarmi anche all'emendamento di prima, alla dichiarazione di voto. Sostanzialmente questo emendamento, che intende introdurre incentivi per la riduzione del rapporto tra il complessivo trattamento economico degli amministratori investiti di particolari cariche e il salario minimo aziendale, non ci vede contrari nel merito, ma riteniamo assolutamente non condivisibile il metodo. Dato che non riteniamo opportuno l'inserimento di una disposizione di questo tipo all'interno di questa delega, che noi contestiamo per tanti motivi che abbiamo già spiegato - motivi formali, di merito nonché procedurali -, allora riteniamo assolutamente motivato il parere contrario in questo senso. Questa considerazione vale anche per l'emendamento di prima, che abbiamo votato esprimendo voto contrario (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Boschi. Ne ha facoltà.

MARIA ELENA BOSCHI (IV-C-RE). Grazie, Presidente. I colleghi m'ispirano per illustrare l'emendamento, su cui ancora una volta tutto il Parlamento, con l'eccezione del nostro partito, voterà contro. Poi ci si può nascondere dietro questioni di metodo, mentre il centrodestra stavolta non ha nemmeno l'alibi della copertura finanziaria, quindi è proprio una scelta deliberata. Con questo emendamento noi cercavamo di riportare un principio di cui tutti, quando vanno a parlare ai seminari e ai convegni, si riempiono la bocca, salvo poi votare contro quando si tratta di votare una proposta in Parlamento. Questo emendamento mira a introdurre un principio, cioè che ci vuole una proporzione tra le remunerazioni dei livelli più alti all'interno dell'azienda e il salario di base. È la regola olivettiana - non ci siamo inventati nulla di nuovo - di buonsenso che cerca di evitare le eccessive sperequazioni introducendo anche un principio di gradualità.

Dunque, nessun obbligo, nessuna indicazione puntuale di percentuali o soglie, ma un principio che può essere accompagnato anche da incentivi volti a favorire questo meccanismo. Quindi, non c'è rigidità delle somme, non c'è rigidità delle percentuali, ma un principio che dovrebbe essere di equità. Mi stupisce il voto contrario del centrodestra, ma anche del centrosinistra e del MoVimento 5 Stelle, perché lo strumento della delega non può di per sé giustificare il fatto di non introdurre un principio quando lo si condivide e quando si ha la possibilità finalmente di far passare una proposta che anche la collega del MoVimento 5 Stelle ha detto che non è lontana dalle loro idee (Applausi dei deputati del gruppo Italia Viva-il Centro-Renew Europe).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento 1.1005 Faraone, con il parere contrario della Commissione, del Governo e dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

Ha chiesto di parlare l'onorevole Guerra. Ne ha facoltà.

MARIA CECILIA GUERRA (PD-IDP). Presidente, vorrei intervenire in dichiarazione di voto sull'articolo. Quest'articolo è la somma di tutte le cose negative che sono state illustrate anche dai colleghi negli interventi precedenti e, quindi, la farò breve, nel senso che mi soffermerò su due aspetti. Il primo aspetto è il seguente. Nell'ipocrisia che governa l'introduzione di questa delega, si fa riferimento all'articolo 36 della Costituzione ma, evidentemente, non si è letto concretamente l'articolo 36 della Costituzione. Infatti, l'articolo 36 della Costituzione chiede che al lavoratore sia riconosciuta una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, in grado di garantire a lui e alla sua famiglia, o a lei e alla sua famiglia, dignità e libertà. Quindi, non si può, dopo aver enunciato e ricordato questo importantissimo articolo della nostra Costituzione, ridurre il problema dell'equa retribuzione al riconoscimento di un trattamento minimo definito nei contratti più applicati.

Noi parliamo della nostra proposta di legge - la nostra, quella delle opposizioni - come della proposta che introduce il salario minimo, ma vi è sfuggito un aspetto cruciale, a voi che ci avete rimproverato, durante questi 9 mesi, di mettere in crisi la contrattazione, perché a vostro dire e a dire, in particolare, della Presidente del Consiglio, che ce l'ha detto 28 volte, sia direttamente che indirettamente, la nostra proposta avrebbe comportato la fuga dalla contrattazione collettiva e un appiattimento sul salario minimo. Non avete avuto neppure la decenza di leggere e di capire la nostra proposta. La nostra proposta prevede il salario minimo come elemento di salvaguardia, ma è costruita per garantire ai lavoratori e alle lavoratrici di qualsiasi settore (la ristorazione, la ceramica, la metalmeccanica, il turismo, la logistica, quello che volete, qualsiasi settore) il trattamento economico complessivo riconosciuto per quel settore dal contratto siglato dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative. Il che vuol dire che noi vogliamo dare davvero attuazione piena all'articolo 36 della Costituzione, che non riguarda il salario minimo, quello al di sotto del quale proprio c'è la non dignità, c'è la schiavitù, c'è lo sfruttamento, come diciamo da giorni e giorni; noi vogliamo che la retribuzione sia equa nel senso pieno, riconosciuto dall'articolo 36. Voi questo piccolo particolare, nello scimmiottare, perché, apparentemente, scimmiottate il nostro emendamento, non lo avete messo a fuoco. E, quindi, l'unica cosa che vi preoccupa è la definizione di un salario minimo definito, però, da una contrattazione fasulla. Quindi, solo quello minimo, non quello proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, definito da una contrattazione fasulla.

Effettivamente, come diceva il collega Mari, le parole della collega Tenerini sono state straordinariamente illuminanti, penso che le metterò in un quadro, le incornicerò. Qual è la differenza fondamentale, qualunque sia, poi, la declinazione che si fa nelle diverse proposte, dell'idea di contratti da prendere a riferimento? Noi facciamo riferimento ai contratti comparativamente più rappresentativi. Perché questo? Non perché ci interessi la CGIL. Probabilmente, se facciamo un calcolo di rappresentanza, come adesso in questo Parlamento, la rappresentanza è di Fratelli d'Italia; è maggioritaria, e abbiamo votato con elezioni che credo fossero democratiche, per quanto con un esito che, ovviamente, non mi sta bene. Se si facesse una costruzione democratica della rappresentanza in ambito sindacale, potrebbe risultare che comparativamente più rappresentativa è la CGIL. Ci vedete qualcosa di male? Allora, ci vedete anche qualcosa di male nel fatto che voi avete vinto le elezioni. I processi democratici sono processi democratici, non è democratico individuare come guida un contratto che non è rappresentativo di una parte, perché il contratto più applicato può essere semplicemente quello siglato con un sindacato non scelto dai lavoratori, ma scelto dal datore di lavoro. Questo è quello che c'è dietro la bomba che avete messo in questa vostra terribile delega al Governo: scardinare l'idea di rappresentanza e mettere quella, invece, di contratto maggiormente applicato, che, poi, adesso sono diventati i contratti maggiormente applicati per paura che, magari, per qualche mese, per qualche tempo ancora i contratti più applicati e quelli più rappresentativi, magari, coincidano e, quindi, se ce ne sono due o tre è meglio.

Quindi, è un concetto vaghissimo che, però, ha questa caratteristica: mentre dichiarate di voler combattere i contratti pirata, mentre dichiarate di voler rafforzare la contrattazione - concludo - fate esattamente il contrario. Voi state sconfessando la possibilità dei lavoratori di farsi rappresentare dai propri sindacati, e questa è una cosa antidemocratica e di una gravità unica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e di deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barzotti. Ne ha facoltà.

VALENTINA BARZOTTI (M5S). Grazie, Presidente. Intervengo, in qualità di relatrice, in dichiarazione di voto sull'articolo 1 per dire un paio di cose, un paio di considerazioni che ci portano, ovviamente, a dare il voto contrario a questo articolo. Molto si è già detto, però ci tenevo a precisare quanto segue. Innanzitutto, che i motivi formali di questa delega, che ci portano al voto contrario, sono motivi che possiamo trovare anche attestati dalla relazione del Comitato per la legislazione, che troviamo a pagina 4 di questo testo di legge, come modificato, quindi della legge delega. Ci tengo perché, in qualità di membro del Comitato per la legislazione, abbiamo fatto notare una serie di problemi formali, che minano il testo nella sua semplicità, nella sua organicità e, di certo, nella sua totale lacunosità. Questo è un primo punto fondamentale.

Un secondo punto riguarda il discorso della contrattazione. Mentre il Governo dice che con questa delega si punta tutto sulla contrattazione, perché è la contrattazione che deve andare a risolvere i problemi tra i lavoratori e le imprese, in realtà, non dà una ricetta convincente e questo perché lo dico? Perché, mentre nella direttiva sul salario minimo si dice, sostanzialmente, che i Paesi europei non sono obbligati a introdurre soglie salariali per legge, nella misura in cui ci sia un'ampia copertura sindacale e, quindi, una copertura oltre il 90 per cento, di fatto, questa maggioranza ha continuato a dirci che, in Italia, vi è effettivamente una copertura oltre il 90 per cento, perché questi sono i dati forniti dal CNEL. In realtà, Presidente, noi ci teniamo a far notare sommessamente che bisognerebbe andare ad analizzare questo dato del 90 per cento. Perché? Perché, innanzitutto, tanti di questi contratti che rappresenterebbero la copertura non sono stipulati da organizzazioni sindacali rappresentative. Questo è il primo punto. Secondo punto: di fatto, moltissimi contratti dei soggetti comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, e non, sono scaduti, non sono stati rinnovati, per cui, evidentemente, i salari sono rimasti bassi - facevo l'esempio del contratto della vigilanza privata, che è stato appena rinnovato, ma, di fatto, non veniva rinnovato da 8 anni - e, poi, abbiamo diversi contratti sotto questa soglia dei 9 euro. Per cui, la copertura dell'oltre 90 per cento, di fatto, è soltanto apparente e questa maggioranza e questo Governo si nascondono dietro questa cifra, senza andare, però, a vedere che cosa c'è all'interno del vaso di Pandora.

Porto ad esempio i dati INAPP sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo sui salari minimi adeguati, quindi dati pubblici, consultabili per chi avesse voglia di andare un po' al di là del proprio naso e vedere che, intanto, che sono tantissime le differenze territoriali, perché non in tutto il Paese c'è la copertura, ferme restando le considerazioni che ho appena fatto. Ma poi andiamo a vedere anche quale è il tessuto produttivo e imprenditoriale del nostro Paese, che è fatto per la maggior parte da piccole e medie imprese. Ebbene, Presidente, dai dati INAPP, noi vediamo che, nelle imprese con meno di 5 dipendenti, la copertura salariale della contrattazione è al 64,6 per cento, quindi molto al di sotto di quello che continuate a dire rispetto alla contrattazione. Ma non è tutto. Sempre da questi dati ci viene evidenziato, per esempio nell'ambito della ristorazione, che la copertura è al 76 per cento, in sanità, istruzione e servizi sociali è pari al 67,3 per cento, nelle isole e nel Mezzogiorno, al 77,6 per cento. Quindi, è evidente che non è come la maggioranza ce la sta raccontando.

Detto questo, aggiungo che, di sicuro, anche il discorso degli incrementi salariali sulle componenti accessorie - rectius, le gabbie salariali - è una ricetta vecchia e stravecchia, che era stata effettivamente prevista dalla contrattazione sindacale, mentre oggi la maggioranza pretende di introdurle per legge, nonostante millanti di voler valorizzare la contrattazione sindacale, ed è una ricetta che ha diviso questo Paese, ha diviso i lavoratori del Nord e i lavoratori del Sud, e non è questo quello che dobbiamo fare, come Stato e come legislatori, perché noi dobbiamo puntare alle pari opportunità e alla coesione sociale prima di tutto. Quindi, voteremo contro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Riccardo Ricciardi. Ne ha facoltà.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Io sto ascoltando questo dibattito e, davvero, il contributo che stanno dando tutti i colleghi è davvero importante. Si tratta di un tema che merita un dibattito, perché parliamo del lavoro in questo Paese, cosa con la quale tutti si sciacquano la bocca, ma poi, nel momento in cui arriva un provvedimento per parlare veramente di lavoro, accade quello che stiamo vedendo in queste ore: il dibattito, alla fine, non esiste, abbiamo davanti un muro di gomma. A me fa sorridere sentire gli esponenti della maggioranza che si appellano ai Regolamenti e ai precedenti. Vedete, io non sono d'accordo con chi ha definito questa cosa un atto di pirateria parlamentare. No. Per me questo è un atto di vigliaccheria parlamentare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Proteste di deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Vi state comportando da vigliacchi, e basta!

PRESIDENTE. Per cortesia, onorevole.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). No, perché la lingua italiana…

WALTER RIZZETTO (FDI). Tu non la sai, la lingua italiana!

PRESIDENTE. Si rivolga a me.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Presidente, la lingua italiana per definire il comportamento di chi non affronta un problema e scappa in maniera vile e da codardo… non è altro che un vigliacco! I pirati almeno affrontavano a viso aperto (Commenti)…

PRESIDENTE. Onorevole, però, la prego. La prego.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Mi dispiace, ma questo state facendo!

PRESIDENTE. La prego, onorevole.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Allora, diciamo codardo, diciamo vile, non lo so. Questo è l'atteggiamento (Proteste dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

SALVATORE DEIDDA (FDI). Deve prendere dei provvedimenti!

PRESIDENTE. Per cortesia… Per cortesia… Ho già rappresentato al collega che non deve usare questi termini.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Va bene, io non uso questi termini, voi continuate a usare questo atteggiamento. Questa è la differenza. Io non uso più questi termini. A voi interessa fondamentalmente (Commenti)… State trasformando questa Camera, sostanzialmente… Vedo il Governo che si sta agitando, non capisco… State trasformando questa Camera in una Camera delle corporazioni, che oggi si chiamano lobby, sostanzialmente. A voi interessano le corporazioni e le lobby. Vi interessano quei piccoli grumi di potere che portano avanti il vostro consenso, e basta. Infatti, dov'è che si nascondono quei contratti pirata? In quegli appalti, in quei subappalti, in quelle situazioni dove si mescolano il pubblico e il privato, dove si nascondono sacche di consenso locale, in cui voi vivete e sguazzate.

E in che si attuano, poi, anche queste cose? In quella che è la vostra crociata, la guerra tra poveri. Io ricordo tweet e posizioni del Vice Premier, Salvini, in cui diceva: salario minimo subito, perché bisogna smetterla con questa gente che accetta i contratti da fame, bisogna fare un salario minimo. E oggi, invece? Ma perché? Perché vi serve questa situazione. A voi serve vedere persone che lavorano a 3 euro l'ora, per alimentare la vostra guerra tra poveri, che porta solamente consenso. Sento parlare questa destra, che si spaccia come liberale, a favore delle aziende, ma le aziende vere, le aziende sane, sono quelle che non si fanno concorrenza perché speculano sui salari, perché ci sono aziende che stanno sul mercato solamente pagando poco i salari, non innovando il proprio prodotto, non stando sul mercato.

Quindi, le aziende sane vogliono un salario minimo. Sono le aziende che a voi interessa tutelare, che vogliono continuare con questa situazione. E davvero diventa quasi vergognoso sentire che, proprio dal centrodestra, si parli di contrattazione collettiva. Qui stiamo andando verso il mondo del lavoro dove esiste una frammentarietà e dove chiaramente la contrattazione sindacale sarà sempre minore. Quello che è avvenuto e avviene in termini di innovazione tecnologica necessita di un salario minimo. E voi, invece, semplicemente, fate questa legge delega, perché non avete il coraggio di dire a milioni di lavoratori: di voi non ce ne frega niente, noi votiamo contro di voi. Quest'atteggiamento (Commenti)…

PRESIDENTE. Per favore, concluda, onorevole.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Vedo dei gesti…

PRESIDENTE. Per cortesia. No, collega. Facciamo finire il collega Ricciardi, per cortesia.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Ci rispaccerete i vostri problemi, il vostro fumo negli occhi con quelle cose che date in pasto ai media, ai giornali e alle televisioni per non affrontare i veri problemi. I veri problemi di chi?

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). È già stato detto in diversi interventi: i problemi soprattutto di donne e di giovani (Commenti)… Se volete intervenire, prendete la parola, uno alla volta…

PRESIDENTE. No, onorevole, deve concludere. Per cortesia, deve concludere.

RICCARDO RICCIARDI (M5S). Presidente, allora concludiamo e lasciamo sguazzare la maggioranza in queste urla e in queste cose indecenti di contestazione, che davvero hanno poco a che fare con il dibattito. Questo sapete fare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Una cosa che ha caratterizzato tutto questo dibattito - ma dall'inizio! - è l'uso delle stesse parole con significati diversi: roba da linguisti, più che da politici, da studiosi di semiotica.

Quella più abusata è la parola contrattazione: ognuno la usa a proprio piacimento e ci mette dentro quello che vuole. Credo che non si possa rafforzare la contrattazione, indebolendo il sindacato e con i salari bassi. La contrattazione si sostiene rafforzando il sindacato e aumentando i salari, anche per legge, perché è la cosa di cui avete avuto paura.

Il sindacato è forte quando sono forti i lavoratori. Tra l'altro, rispetto alla paura di aumentare i salari per legge, la situazione che viviamo è tutta responsabilità della politica. Infatti, la difficoltà di contrattare salari adeguati è figlia dell'indebolimento dei lavoratori e, di conseguenza, il sindacato è debole, ma lo abbiamo indebolito anche noi, anche il legislatore ha indebolito il sindacato. La debolezza del sindacato è figlia delle scelte sbagliate della politica, perché la politica ha frammentato il lavoro, lo ha precarizzato e ha addirittura separato il lavoratore dalle imprese. Quindi, oggi sarebbe compito della politica dare forza al lavoro e, per questa via, al sindacato. Non c'è alcuna intromissione, c'è l'esercizio di una funzione e, se volete, di un risarcimento danni che sarebbe dovuto a quest'Aula del Parlamento, nei confronti del sindacato, delle lavoratrici e dei lavoratori.

Avete letto male, al contrario, la sentenza della Cassazione, vi invito a rileggerla. Qui voi sfidate, oggi, anche quella sentenza, perché sfidate la congiunzione tra il primo e il secondo comma dell'articolo 36, quelli che, in ogni caso, i costituenti avevano messo proprio perché non avevano introdotto il salario minimo. Il contenuto di questa delega è una sfida a quella sentenza e alla seconda parte dell'articolo 36 della Costituzione. Noi ci abbiamo provato con una proposta che vi ha fatto paura, perché era unitaria, perché apre un'altra prospettiva dello sviluppo economico e del sistema produttivo e perché redistributiva: per la prima volta, dopo tanto tempo non si prendono i soldi dei lavoratori per darli ai lavoratori. In una sola proposta di legge, abbiamo messo tutto il senso di una visione alternativa. Siamo stati proprio bravi e non ci fermiamo qui (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, a titolo personale, l'onorevole Caso. Ne ha facoltà.

ANTONIO CASO (M5S). Signor Presidente, intervengo a titolo personale, in realtà proprio per soddisfare una mia curiosità. Per suo tramite, vorrei chiedere ai colleghi di maggioranza una semplice cosa. Ma almeno un po', giusto un po', non vi vergognate (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Giusto un po'? Non avete almeno un minimo di senso di colpa, perché quel che avete fatto in quest'anno è, prima, buttar gente per strada, togliendo il reddito di cittadinanza e, ora, con neanche tanto coraggio (con un po' di codardia, diciamolo), state dicendo che in questo Paese ci devono essere lavoratori sfruttati (Applausi dei deputati del MoVimento 5 Stelle)! Questo state facendo, neanche mettendoci la faccia (Applausi dei deputati del MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, a titolo personale, l'onorevole Iaria. Ne ha facoltà.

ANTONINO IARIA (M5S). Signor Presidente, alle scorse elezioni, avete fatto un diabolico capolavoro comunicativo. Avete messo lavoratori che prendono 900 euro al mese di stipendio contro chi percepiva, al passato, 760 euro di reddito di cittadinanza. La guerra fra poveri, già citata dal mio collega Ricciardi.

Adesso che i lavoratori poveri, che vi hanno votato, vogliono il salario minimo legale, voi cosa fate? Affossate questa legge. Secondo me, siete proprio strani, ma io ho una teoria. Vi ricordate quando il Ministro Sangiuliano ha votato un libro senza leggerlo? Secondo me, è successa la stessa cosa alle scorse elezioni: molti italiani vi hanno votato, ma non vi hanno letto bene (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Stasera, però, vi stanno cominciando a leggere e stasera non potrete più nascondere la vostra arroganza dietro questa vergognosa legge delega (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, a titolo personale, la deputata Morfino. Ne ha facoltà.

DANIELA MORFINO (M5S). Signor Presidente, intervengo anch'io a titolo personale sul merito e sul metodo dell'iter esaminato, perché questo gli italiani lo devono sapere. Presidente, nonostante vi sia l'urgenza oggettiva di prevedere un salario minimo in questo Paese, a fronte dei livelli salariali molto bassi dei lavoratori, i gruppi di maggioranza hanno scelto di presentare una proposta emendativa che reca norme di delega incostituzionali, che legittimano la diffusione di contratti di comodo, graditi solo ai datori di lavoro. Questo è il merito.

Sul metodo, l'iter è stato caratterizzato da continui rinvii, da tentativi di dilazione, da teatrini vari, da una vergogna dopo l'altra, per arrivare al culmine proprio di questa presentazione della proposta emendativa che, in realtà, evidenzia come la maggioranza si sia appropriata di un tema delle opposizioni, perché questa è la verità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), per poi stravolgerla attraverso le previsioni di una legge delega generica, vaga e campata in aria!

Concludo Presidente, dico solo questa parola. La maggioranza deve proprio vergognarsi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire, a titolo personale, la deputata D'Orso. Ne ha facoltà.

VALENTINA D'ORSO (M5S). Signor Presidente, voterò convintamente contro quest'articolo 1 riscritto dall'emendamento Rizzetto, perché è un condensato del modo di pensare e di agire di questa maggioranza di Governo, perché calpesta il Parlamento, consegnando l'ennesima delega al Governo. Calpesta la dignità del lavoro, perché strizza l'occhio ai contratti pirata, invece di metterli al bando. Calpesta le donne, perché abbiamo letto da tanti studi che proprio le donne lavoratrici sarebbero la platea più tutelata dall'introduzione del salario minimo legale a 9 euro lordi l'ora.

Infine, calpesta il Sud, sì, perché l'introduzione delle gabbie salariali questo fa, perché a parità di mansioni e a parità di tempo lavorato chi vive al Nord verrà retribuito più di chi vive al Sud e questo provocherà un ulteriore impoverimento del Sud, non solo economico, ma anche demografico, perché spingerà ancora i nostri giovani del Sud a trasferirsi al Nord. Questo provvedimento che arriva così non è più per i lavoratori e le lavoratrici, è contro i lavoratori, contro le lavoratrici, contro i giovani e contro le donne. Vergogna (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Signor Presidente, giusto il tempo di due domande. Secondo voi è libera e dignitosa la vita di un vigilante che lavora 20 ore al giorno per 5,37 euro l'ora, con 80 ore di straordinari per arrivare a un salario di 1.300 euro? È libera e dignitosa la vita di una lavoratrice delle pulizie, che prende una paga di 600 euro al mese a fronte di 180 ore lavorate? Vedete, la salvezza è si nella contrattazione ed è scritto nella sentenza della Cassazione del 2 ottobre. La contrattazione collettiva non può tradursi in fattore di compressione del giusto livello di salario e di dumping salariale. Un'ultima parola. State facendo un salario minimo illegale. Il vostro è sfruttamento di Stato e lo state mettendo nero su bianco, contro tutti questi lavoratori e lavoratrici (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Pellegrini. Ne ha facoltà.

MARCO PELLEGRINI (M5S). Signor Presidente, questa proposta di legge, presentata dalle opposizioni e massacrata da questa maggioranza, costituiva l'attuazione dell'articolo 36 della nostra Costituzione che prevede che il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla qualità e alla quantità del lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare, a sé e alla propria famiglia, un'esistenza libera e dignitosa. Noi avevamo individuato in 9 euro lordi l'ora il limite al di sotto del quale non ci può essere una vita libera e dignitosa e l'avevamo fatto tenendo conto di alcune direttive europee, l'ultima quella del 19 ottobre del 2022. Invece, questa maggioranza non è d'accordo, il che è legittimo, ma ha utilizzato una furbata, una vigliaccata, per svuotare questa legge perché non hanno nemmeno il coraggio di votare contro questa proposta di legge (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

Quindi, politicamente, qualcuno prima di me l'ha definito un atto di pirateria politica, io lo definisco come un atto di tirannia politica (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Pavanelli. Ne ha facoltà.

EMMA PAVANELLI (M5S). Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Oggi questa maggioranza ha preso una decisione per tutti quei giovani che non sapevano e non erano sicuri se rimanere in Italia o andare via. Io credo che oggi avete deciso che devono andare via, andare a trovare lidi più felici (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), dove il loro lavoro viene riconosciuto, dove il merito viene riconosciuto, dove un salario dignitoso viene riconosciuto. Oggi avete dato uno schiaffo in faccia a questi giovani, a tutti i lavoratori, ma anche alla Corte costituzionale che solo poco più di un mese fa ha deliberato una sentenza molto importante, dove dice che il salario minimo dovrebbe rientrare nella nostra Costituzione all'articolo 36. Forse qualcuno dovrebbe rileggere alcuni passaggi, ma l'articolo 36 della nostra Carta costituzionale parla di libertà e di dignità dei lavoratori (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Gubitosa. Ne ha facoltà.

MICHELE GUBITOSA (M5S). Signor Presidente, tramite lei vorrei dire agli esponenti del Governo che, con questo modo di affossare una legge delle opposizioni, del Movimento 5 Stelle, questo Governo sta tradendo anche la classica narrativa che la destra e il centrodestra sono a favore delle imprese, perché quello che voglio dire è se questo Governo sente anche il grido di allarme e di disperazione di quegli imprenditori, invece onesti, che applicano i contratti nazionali e che, non pagando ovviamente 3 o 4 euro lordi all'ora - come fanno quelli che io non vorrei nemmeno chiamare imprenditori, che firmano questi contratti con questi sindacati farlocchi -, ovviamente, subiscono una concorrenza sleale da parte di quelle aziende che mettono in crisi le attività serie. Quindi, siete stati capaci, oltre che di aver dato “zero” alle imprese in questa legge di bilancio, affossando la nostra legge, di tradire anche gli imprenditori onesti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Quartini. Ne ha facoltà.

ANDREA QUARTINI (M5S). Grazie, Presidente. Noi sappiamo che dei 5.600.000 poveri, censiti dalla Caritas, il 50 per cento di loro è costituito da lavoratori poveri, che lavorano, sono occupati e sono poveri; hanno delle preoccupazioni importanti per i figli, hanno preoccupazioni importanti per pagare l'affitto, per pagare le bollette, per la spesa alimentare, per la salute, rinunciano alle cure e hanno difficoltà a immaginarsi il futuro. La parola che usano di più, il verbo che usano di più è “sopravvivere”, perché non riescono a vivere e non riescono a rappresentarsi, hanno una preoccupazione e non hanno speranza per il futuro.

Non approvare una legge sul salario minimo vuol dire rubare il futuro a un'intera generazione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), vuol dire impoverire ancora di più questo Paese, vuol dire non promuovere una guerra tra poveri, ma fare guerra ai poveri (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). È una cosa inaccettabile ed è una vergogna per un Paese come questo, che ha la più bella Costituzione del mondo e che prevede che ci sia dignità sul lavoro (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, la deputata Orrico. Ne ha facoltà.

ANNA LAURA ORRICO (M5S). Presidente, quest'oggi, insieme al Presidente Conte abbiamo incontrato e ascoltato per circa tre ore i lavoratori dello spettacolo, i professionisti dello spettacolo, che ci hanno detto che ben 22 dei contratti che sottoscrivono in questa categoria propongono una retribuzione al di sotto dei 5 euro lordi all'ora. Allora, per un Governo che si riempie la bocca della cultura di destra, che poi diventa solo cultura per la propaganda, qual è la risposta che diamo ai professionisti della cultura e ai professionisti dello spettacolo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Di essere sottopagati, di essere sfruttati?

Presidente, io credo che molti di noi, molti della mia generazione, che vedo in quest'Aula, abbiano tutti affrontato un percorso di precariato, di proposte di lavoro al di sotto del minimo sindacale. Io quelle proposte non le ho dimenticate, non ho dimenticato di essere stata una precaria, non ho dimenticato le proposte di lavoro addirittura in nero (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e voi che oggi siete parlamentari quelle proposte le avete dimenticate dalla vostra comoda poltrona? Non le dimenticate, perché le generazioni future non vi perdoneranno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Se nessun altro intende intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1, nel testo emendato.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 11).

(Esame dell'articolo 2 - A.C. 1275-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo 2 e dell'unico emendamento 2.1000 Conte ad esso riferito (Vedi l'allegato A).

Poiché tale emendamento è integralmente soppressivo dell'articolo 2, ai sensi dell'articolo 87, comma 2, del Regolamento, porrò in votazione il mantenimento dell'articolo.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito la relatrice per la maggioranza, i relatori di minoranza e il rappresentante del Governo a esprimere il parere sull'emendamento 2.1000 Conte.

MARTA SCHIFONE, Relatrice per la maggioranza. Sull'emendamento 2.1000 Conte, invito al ritiro altrimenti il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Parere conforme alla relatrice per la maggioranza.

PRESIDENTE. Onorevole Mari?

FRANCESCO MARI, Relatore di minoranza. Parere è favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Parere favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI, Relatrice di minoranza. Parere favorevole.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO, Relatore di minoranza. Parere favorevole.

PRESIDENTE. Ricordo che il parere del relatore di maggioranza e del Governo è contrario alla soppressione dell'articolo 2 e che chi intende sopprimerlo deve votare contro il mantenimento, chi invece intende mantenerlo, deve votare a favore. Ha chiesto di parlare l'onorevole Orlando. Ne ha facoltà.

ANDREA ORLANDO (PD-IDP). Signor Presidente, sono abbastanza convinto di quello che hanno sostenuto alcuni colleghi, cioè che le contraddizioni che si stanno determinando nel Paese siano più forti dei vostri sotterfugi e persino della nostra indignazione. Per questo sono convinto che la cosa migliore da fare sia provare a richiamare alcuni numeri che danno una luce abbastanza oggettiva sul tema sul quale stiamo discutendo: quadri e impiegati agricoli, 8,2 euro; dipendenti di imprese delle pulizie, disinfezione, derattizzazione e sanificazione, 8,1 euro; addetti industria della calzatura, 7,9 euro; settori privati dell'industria armatoriale, 7,1 euro; operai agricoli e florovivaisti, 7 euro. Questi sono sia i contratti comparativamente maggiormente rappresentativi sia quelli più diffusi, quindi, qualunque parametro verrà utilizzato in futuro questi lavoratori non vedranno modificarsi la loro condizione nei prossimi anni. Mi sbaglierò, ma rispetto a questi lavoratori è abbastanza irrilevante la polemica che è stata sollevata riguardo al perché dei contratti siano stati siglati a questo livello, con una certa contraddizione, perché da un lato si diceva: viva la contrattazione, e dall'altra si attaccava il sindacato perché aveva firmato dei contratti a questo livello. È chiaro che il sindacato in questi anni si è indebolito ed è del tutto evidente che, comunque, questa ricostruzione storica a questi lavoratori dice poco, così come dice molto poco la polemica che ho visto spesso utilizzare rispetto al: siccome non l'avete fatto voi, non lo facciamo neanche noi. Perché, se anche si riesce a dimostrare che è stato fatto un errore in precedenza, non si giustifica l'errore che si sta compiendo oggi e da questo punto di vista io vorrei sommessamente richiamarvi al fatto che l'errore che si sta compiendo non si sta compiendo in un momento qualsiasi, in questo momento noi stiamo assistendo ad un fatto che credo sia un po' sfuggito ai colleghi della maggioranza e al Governo.

Nonostante le ingegnose iniziative del Ministro Urso, il carrello tricolore, il cartello tricolore, l'aumento dei costi dei generi di più larga diffusione è in 2 anni del 23 per cento. Siccome uno che guadagna 700-800 euro, credo non abbia molte più risorse oltre la spesa, questo significa, così, a spannometria, che un lavoratore che si colloca in questa fascia di reddito ha perso 2,5-3 mensilità l'anno. Voi, non affrontando questo tema, state producendo povertà assoluta. Ma, rispetto a questo appunto, voi avete spesso detto: va bene, ma è un problema generale della Nazione, passerà questo momento e risorgeremo più grandi che pria. Le cose non sembrano andare così, perché, mentre queste persone hanno perso 2-3 mensilità all'anno, le banche hanno chiuso con un aumento dei profitti quest'anno del 70 per cento, nella trimestrale 16 miliardi di utili, alla fine dell'anno saranno più di 50 miliardi di utili. Un solo operatore della logistica quest'anno, nel nostro Paese, ha realizzato 36 miliardi di utili. Non sembra che questo destino condizioni neppure i manager. L'amministratore delegato di Stellantis quest'anno ha avuto un assegno di 23 milioni di euro. Si dirà che è un gruppo privato, anche se con qualche aiutino pubblico, e non è questione nostra. L'amministratore delegato di ENI, che è, secondo la stampa, una sorta di ministro ombra degli esteri, ha avuto quest'anno un compenso di 9,75 milioni di euro. Ancora due numeri per dare il quadro di ciò che avviene se non si interviene. Nel 2009 in Italia andavano via 50.000 persone, quest'anno sono andate via 158.000 persone a cercare dei salari migliori in altri Paesi. Nelle province di Varese e di Como abbiamo raggiunto il record storico di frontalieri; non credo che se ne vadano oltre frontiera a lavorare per esotismo.

PRESIDENTE. Onorevole, concluda.

ANDREA ORLANDO (PD-IDP). Concludo. Lo fanno perché i salari sono inaccettabilmente bassi. Allora voglio dire una cosa molto semplice: non sono d'accordo con il collega Ricciardi, rispetto all'ambizione siamo anche un passo indietro rispetto al corporativismo, perché il corporativismo almeno si poneva il tema di provare a limitare le distanze. Voi state facendo in modo tale che le oligarchie diventino sempre più irraggiungibili. Avete sbloccato l'ascensore sociale, ma soltanto verso il basso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Donno. Ne ha facoltà.

LEONARDO DONNO (M5S). Grazie, Presidente. Tramite lei mi rivolgo a questa maggioranza senza coraggio e senza vergogna, che prova, Presidente, a nascondersi in ogni modo, provano i colleghi della maggioranza, ma è chiaro a tutti ormai l'intento di questa maggioranza. A voi non interessano i lavoratori, non avete alcuna intenzione di tutelarli, non vi importa che ci siano persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Non vi importa che ci siano madri e padri che lavorano senza ricevere una paga dignitosa, a volte veramente una miseria, 3, 4 o 5 euro lordi l'ora. Non vi interessa che ci siano giovani lavoratrici e lavoratori sfruttati, che non vedono opportunità di crescita in questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle) e sono costretti ad abbandonarlo. A voi non interessa del futuro di milioni di lavoratrici e di lavoratori che stanno solamente chiedendo aiuto. È questo, Presidente, il centrodestra al Governo, questo siete voi. Presidente, noi invece con questi lavoratori e con queste lavoratrici ci parliamo sempre, quotidianamente, e con la proposta di legge sul salario minimo potevamo aiutarli concretamente. A questi lavoratori, invece, oggi, votando contro il salario minimo, questa maggioranza ha tolto ogni speranza. Non solo coloro che si definivano patrioti, Presidente, in campagna elettorale hanno tradito gli italiani, li stanno anche umiliando.

Ma noi avevamo già capito da tempo il loro modo di prendere tempo, di buttare la palla in tribuna, prima affidandosi al CNEL, che aveva presentato un suo documento in cui diceva “no” al salario minimo, indicando nel rafforzamento della contrattazione collettiva la via maestra da seguire, pensate un po'. Un modo, praticamente, di buttare nuovamente la palla in tribuna e una presa in giro per questi milioni di lavoratori poveri. La verità è una, che cambiate idea a seconda di quello che più vi conviene, cari colleghi della maggioranza. A dimostrazione di questo, voglio ricordare che l'attuale presidente della Commissione lavoro, Rizzetto, tanti anni fa, quando faceva parte del MoVimento 5 Stelle, firmò, sottoscrisse una proposta di legge per introdurre un salario minimo. Poi uscì dal MoVimento 5 Stelle e, dopo un po' di anni, con Fratelli d'Italia, nel 2019, ha presentato una proposta di legge, pensate un po', per introdurre un salario minimo nazionale. In questa proposta di legge il presidente Rizzetto diceva - cito testualmente, Presidente - che “riconoscere un salario minimo è un provvedimento necessario per sostenere i lavoratori più marginali e riconoscere il lavoro come strumento di dignità, in coerenza con i fondamentali principi della Repubblica”. E, ancora, Presidente: “l'assenza di una retribuzione minima su base nazionale nel tempo ha contribuito all'aumento delle disuguaglianze e a discriminare le categorie di lavoratori che non sono tutelate dai contratti collettivi nazionali”. Bene, collega Rizzetto, oggi lei viene qui a presentare un emendamento per cancellare, di fatto, la nostra proposta di legge sul salario minimo e per dare tutto in mano al Governo, praticamente, ed è questa la verità, per garantirsi qualche mese di campagna elettorale in vista delle elezioni europee. Allora, caro presidente Rizzetto, visto che queste sue giravolte non le pagherà di certo lei, seduto comodamente in quest'Aula, ma lo sta facendo sulla pelle di milioni di lavoratrici e di lavoratori, le dico, collega Rizzetto, che lei non conosce la vergogna, insieme a tutti i suoi colleghi di maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Per cortesia, si rivolga sempre a me, la prego.

LEONARDO DONNO (M5S). Certo, Presidente. Tramite lei, Presidente, comunico alla maggioranza che ovviamente non basteranno questi tentativi di spostare l'attenzione su altri argomenti per cancellare questo ennesimo schiaffo dato a milioni di lavoratori. Un Governo che vota contro il salario minimo è un Governo vergognoso, che vuole cittadini succubi e un Paese in ginocchio. È una destra che preferisce stare dalla parte dei poteri forti, quelli che dall'opposizione dicevano di voler combattere e che, invece, ora coccolano, Presidente.

Vado alla conclusione: state scrivendo, cari colleghi della maggioranza, una pagina buia e vergognosa della storia di questa Repubblica e di questo Paese, e noi non vi permetteremo di scriverla con il nostro nome e con la nostra complicità. Certamente non abbiamo intenzione di fermarci e continueremo questa battaglia dentro, ma, soprattutto, fuori dal Parlamento, perché soprattutto i vostri elettori sono dalla nostra parte, vogliono un salario minimo e ve lo dimostreranno.

PRESIDENTE. Onorevole, concluda.

LEONARDO DONNO (M5S). Noi, Presidente, e concludo, certamente andremo tra la gente per comunicare il tradimento del centrodestra nei confronti di 4 milioni di lavoratori poveri. Vergognatevi, colleghi, vergognatevi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Commenti dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Traversi. Ne ha facoltà.

ROBERTO TRAVERSI (M5S). Grazie, Presidente. Partivamo dall'articolo della Costituzione che sancisce chiaramente come la retribuzione del lavoro debba essere proporzionale alla quantità e alla qualità del lavoro. Questo è un concetto che parla di qualità e quantità. Assicurare al lavoratore e alla sua famiglia, quindi, un'esistenza libera e dignitosa, sono altre due parole secondo me molto importanti dalle quali partire. Partiamo da queste, per arrivare ai tempi moderni, però passando anche dall'inciso che si parla anche di ferie retribuite e riposo. Quindi, concetti che sono molto importanti, che chiudono il quadro di una persona che dal lavoro deve trovare dignità. Adesso, invece, troviamo una situazione pazzesca, nel nostro salone ovattato del Parlamento abbiamo un rimbalzo di questa norma, che, una volta che si è letto sui giornali che poteva interessare agli italiani, hanno iniziato a nascondere. Hanno passato la palla al CNEL, poi l'hanno passata alla Commissione, ora la delega al Governo, chissà dove andrà a finire.

PRESIDENTE. Concluda.

ROBERTO TRAVERSI (M5S). Per il resto, non resta nulla, resta un Paese in difficoltà, con contratti pirata, pochi euro per la dignità, per il lavoro. Quindi, la ricetta di questo Governo diventa: più schiavi e, togliendo il reddito di cittadinanza, anche praticamente zero dignità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Marianna Ricciardi. Ne ha facoltà.

MARIANNA RICCIARDI (M5S). Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi della maggioranza, io vorrei farvi una domanda: ma se fosse vostro figlio a guadagnare 4 euro lordi l'ora, cosa fareste (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Cosa fareste, sapendo che ha difficoltà ad arrivare a fine mese, che non riesce a pagare le bollette, che non riesce a concedere ai vostri nipoti nemmeno una domenica fuori a pranzo, una volta tanto? Direste che si deve arrangiare, direste che deve fare sacrifici? Non penso proprio.

Colleghe e colleghi, io voglio portare la voce di altri giovani, dei figli degli operai, di quelle persone che sono nate disuguali alla partenza, di tutti quei giovani a cui promettete mari e monti e che sono costretti a dover andare fuori dall'Italia, a cui dite che devono far figli: ma come devono far figli qui, in Italia, con delle paghe da fame? Se non riescono ad arrivare alla fine del mese, come possono pensare di progettare un futuro?

Quindi, colleghe e colleghi, io concludo con la domanda con cui ho iniziato: cosa fareste se fosse vostro figlio a guadagnare 4 euro lordi l'ora? Assumetevi la responsabilità di dire ai giovani che non siete dalla loro parte e assumetevi la responsabilità di dire ai lavoratori che non siete dalla loro parte (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Santillo. Ne ha facoltà.

AGOSTINO SANTILLO (M5S). Grazie, Presidente. Anche io intendo stasera rilanciare la denuncia in quest'Aula da parte di chi, con molta ipocrisia, con commedia, con farsa, non ha fatto nient'altro che trattare come carta straccia un documento, una proposta di legge che finalmente avrebbe tutelato i lavoratori più deboli, e la cosa drammatica è la chiarezza della vostra politica: voi rinunciate a inserire un tetto minimo per proteggere i lavoratori più fragili, però poi quando c'è da sfondare il tetto massimo per pagare i compensi ai manager del ponte sullo Stretto siete bravissimi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Allora, davanti alle vostre facce oggi ci dovrebbero essere i volti degli schiavi lavoratori dei cantieri edili, della vigilanza privata, delle cooperative. Guardate in faccia quelle persone e vergognatevi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Lovecchio. Ne ha facoltà.

GIORGIO LOVECCHIO (M5S). Grazie, Presidente. Si parla sempre della fuga dall'Italia dei nostri giovani. Ma perché vanno via? Vanno via perché all'estero anche coloro che fanno i lavori più umili vengono rimunerati con una paga dignitosa, riescono a pagare un mutuo e a creare una famiglia. Invece, voi pensate che chi fa i lavori più umili non debba ricevere una retribuzione all'altezza del lavoro che svolge. Ebbene, non esistono lavori umili: esistono persone che hanno una dignità, quella dignità che andrebbe garantita a tutti coloro che ogni mattina si alzano e aiutano a far crescere il PIL e la ricchezza del nostro Paese (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

FRANCESCO MARI, Relatore di minoranza. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI, Relatore di minoranza. Grazie, Presidente. Mi permetto di dire una cosa, dato che siamo ormai alla fine di questa giornata. Credo che abbiate fatto anche una cosa rischiosa, onestamente. Ci sono stati un po' di azzardo e un po' di esagerazione. Anche comprendendo - diciamo così - che andava negata la proposta delle opposizioni in quell'impostazione, però voi avete fatto una cosa molto particolare: avete trasformato una proposta di legge che unisce in una delega e, quindi, in una proposta che divide.

Voi, per esempio, potevate dire che bisogna ridurre le forme contrattuali in questo Paese e sarebbe stata una cosa di buonsenso; potevate dire che tutti quelli che fanno lo stesso lavoro devono avere la stessa retribuzione (affermazione di un po' di principio, diciamo così); potevate dire che le donne devono avere le stesse retribuzioni degli uomini a parità di mansioni e poi si vede. Invece, fate una cosa terribilmente divisiva: mettete i sindacati rappresentativi contro i sindacati privati, mettete i lavoratori dei settori produttivi più forti contro quelli dei settori produttivi più deboli, mettete i lavoratori del Nord contro quelli del Sud, quelli che hanno la contrattazione di secondo livello contro quelli che non ce l'hanno.

È un'operazione tutta divisiva. Voi correte davvero un rischio, veramente non si governa così - scusate se mi permetto, non è un consiglio non richiesto -, ma è un modo di governare un Paese da parte di una maggioranza politica che non solo è disastroso, ma è anche un azzardo vero rispetto al futuro di questo Paese. La sintesi di tutta questa vicenda è che voi avete risposto a una proposta che unisce il Paese, le lavoratrici e i lavoratori con una proposta che il Paese lo divide (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, a titolo personale, l'onorevole Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Sì, grazie, Presidente. Nonostante la farsa, mi sento di ringraziare il centrodestra per averci dato almeno la possibilità di sbugiardarli pubblicamente, davanti a tutti gli italiani, perché siamo di fronte all'ennesimo atto di codardia del Governo Meloni(Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Presidente, però c'è una tristezza dovuta al fatto che, mentre noi, qui, stiamo a legiferare con sentimento, direi così, là fuori ci stanno guardando milioni di cittadini che si spezzano la schiena e che non riescono ad arrivare nemmeno a fine mese. La domanda che ci dobbiamo porre, cari colleghi, è: ma questa maggioranza, questo Governo di centrodestra sono nelle condizioni di affossare questa legge attraverso la legge delega? Presidente, qui, tra l'altro, si può delegare su tutto, tranne che sul coraggio, il coraggio non si può delegare (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Io credo che non si sia, comunque, nella condizione di affossare questa legge, perché, Presidente, per affossare, per legiferare, per dire qualcosa, per dire la propria su questo tipo di testo normativo bisogna provare qualcosa che queste persone non provano, che è l'angoscia di chi, per esempio, a Natale, non riesce a nascondere il proprio malessere perché è sotto ricatto da parte di altri sfruttatori. Presidente, vorrei aggiungere soltanto una cosa: che, forse, non è un atto di codardia, perché, per fare una cosa del genere, ci vuole veramente tanto coraggio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Ricordo che il parere del relatore per la maggioranza e del Governo è contrario alla soppressione dell'articolo 2 e che chi intende sopprimerlo deve votare contro il mantenimento. Chi, invece, intende mantenerlo deve votare a favore.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sul mantenimento dell'articolo 2.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 12).

Prima di passare oltre, avverto che il gruppo Partito Democratico ha esaurito i tempi previsti dal contingentamento. Essendone stata fatta richiesta, la Presidenza concederà a tale gruppo un tempo aggiuntivo pari ad un terzo rispetto al tempo originariamente assegnato al gruppo medesimo dal contingentamento.

Invito i relatori ad esprimere il parere sull'articolo aggiuntivo 2.0501 da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento. Onorevole Schifone?

MARTA SCHIFONE, Relatrice per la maggioranza. Parere favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Conforme al relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Mari?

FRANCESCO MARI , Relatore di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI , Relatrice di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO , Relatore di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Invito i relatori anche ad esprimere il parere sull'articolo aggiuntivo 2.01000 Tenerini.

MARTA SCHIFONE, Relatrice per la maggioranza. Parere favorevole.

PRESIDENTE. Il Governo?

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Conforme al relatore.

PRESIDENTE. Onorevole Mari?

FRANCESCO MARI , Relatore di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Onorevole D'Alessio?

ANTONIO D'ALESSIO, Relatore di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Barzotti?

VALENTINA BARZOTTI , Relatrice di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Onorevole Scotto?

ARTURO SCOTTO , Relatore di minoranza. Parere contrario.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo aggiuntivo 2.0501, da votare ai sensi dell'articolo 86, comma 4-bis, del Regolamento, con il parere favorevole della Commissione e del Governo e con il parere contrario dei relatori di minoranza.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 13).

Avverto che, a seguito dell'approvazione dell'articolo aggiuntivo 2.0501 della Commissione bilancio, l'articolo aggiuntivo 2.01000 Tenerini risulta assorbito e, pertanto, non sarà posto in votazione.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1275-A​ e abbinate)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordini del giorno, invito il rappresentante del Governo, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali, Claudio Durigon, ad esprimere il parere sugli ordini del giorno presentati.

CLAUDIO DURIGON, Sottosegretario di Stato per il Lavoro e le politiche sociali. Sugli ordini del giorno n. 9/1275-A/1 Giaccone e n. 9/1275-A/2 Nisini il parere è favorevole.

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1275-A/1 Giaccone. Onorevole Giaccone, insiste per la votazione? No, perfetto. L'abbiamo acquisito.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1275-A/2 Nisini. Onorevole Nisini, insiste per la votazione? No, perfetto.

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

Secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo a questo punto l'esame del provvedimento, che riprenderà nella seduta di domani, a partire dalle ore 9,30, con lo svolgimento delle dichiarazioni di voto finale e la votazione finale.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Mercoledì 6 dicembre 2023 - Ore 9,30:

(ore 9,30 e al termine del punto 6)

1. Seguito della discussione della proposta di legge:

CONTE ed altri: Deleghe al Governo in materia di retribuzione dei lavoratori e di contrattazione collettiva nonché di procedure di controllo e informazione.

(C. 1275-A​)

e delle abbinate proposte di legge: FRATOIANNI e MARI; SERRACCHIANI ed altri; LAUS; CONTE ed altri; ORLANDO; RICHETTI ed altri; BARELLI ed altri. (C. 141​-210​-216​-306​-432​-1053​-1328​)

Relatori: SCHIFONE, per la maggioranza; MARI, D'ALESSIO, BARZOTTI E SCOTTO, di minoranza.

2. Seguito della discussione del disegno di legge:

Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy. (C. 1341-A​)

Relatori: GUSMEROLI e GIOVINE.

3. Seguito della discussione del disegno di legge:

Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2022-2023. (C. 1342-A​)

Relatori: CANDIANI e MANTOVANI.

4. Seguito della discussione della proposta di legge:

CAFIERO DE RAHO ed altri : Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di illeciti agro-alimentari. (C. 823​)

(ore 15)

5. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .

(ore 16,15)

6. Informativa urgente del Governo sulle iniziative del Ministero della difesa in merito alla crisi in Medio Oriente, con particolare riferimento alla presenza di assetti navali nella zona e all'invio di aiuti umanitari.

(al termine delle votazioni)

7. Discussione sulle linee generali del disegno di legge:

S. 833 - Disciplina della professione di guida turistica (Approvato dal Senato).

(C. 1556​)

e dell'abbinata proposta di legge: DORI. (C. 469​)

La seduta termina alle 22,45.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta la seguente segnalazione in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 il deputato Bellomo ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 1 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 1491-A - VOTO FINALE 249 218 31 110 217 1 78 Appr.
2 Nominale PDL 1275-A E ABB - EM 1.1000 263 260 3 131 111 149 75 Resp.
3 Nominale EM 1.1001 263 259 4 130 107 152 75 Resp.
4 Nominale EM 1.1002 257 256 1 129 102 154 83 Resp.
5 Nominale EM 1.500 259 251 8 126 146 105 83 Appr.
6 Nominale EM 1.1003 255 250 5 126 150 100 83 Appr.
7 Nominale EM 1.501 255 252 3 127 147 105 82 Appr.
8 Nominale EM 1.502 257 254 3 128 147 107 82 Appr.
9 Nominale EM 1.1004 249 249 0 125 9 240 82 Resp.
10 Nominale EM 1.1005 247 247 0 124 8 239 82 Resp.
11 Nominale ARTICOLO 1 238 235 3 118 144 91 81 Appr.
12 Nominale MANTENIMENTO ARTICOLO 2 239 232 7 117 144 88 81 Appr.
13 Nominale ART AGG 2.0501 236 233 3 117 143 90 81 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.