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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 113 di lunedì 5 giugno 2023

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 10,05.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

ANNARITA PATRIARCA , Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 31 maggio 2023.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 70, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 1° giugno 2023, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VIII Commissione (Ambiente):

“Conversione in legge del decreto-legge 1° giugno 2023, n. 61, recante interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza provocata dagli eventi alluvionali verificatisi a partire dal 1° maggio 2023” (1194) - Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria), VII, X, XI (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, relativamente alle disposizioni in materia previdenziale), XII, XIII e XIV.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Trasmissione dal Senato di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissione in sede referente.

PRESIDENTE. Il Presidente del Senato, con lettera in data 1° giugno 2023, ha trasmesso alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alla VIII Commissione (Ambiente):

S. 660 - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 14 aprile 2023, n. 39, recante disposizioni urgenti per il contrasto della scarsità idrica e per il potenziamento e l'adeguamento delle infrastrutture idriche” (Approvato dal Senato) (1195) - Parere delle Commissioni I, II (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per le disposizioni in materia di sanzioni), V, VI, X, XI, XII, XIII (ex articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento) e XIV.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Poiché il suddetto disegno di legge è iscritto nel calendario dei lavori dell'Assemblea a partire da mercoledì 7 giugno 2023, ai sensi del comma 5 dell'articolo 96-bis del Regolamento, i termini di cui ai commi 3 e 4 del medesimo articolo sono conseguentemente adeguati. In particolare, il termine per la presentazione di questioni pregiudiziali riferite al disegno di legge è fissato alle ore 18 di martedì 6 giugno 2023.

Discussione del disegno di legge: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche (A.C. 1114-A​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 1114-A: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche.

(Discussione sulle linee generali - A.C. 1114-A​)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

I presidenti dei gruppi parlamentari Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e MoVimento 5 Stelle ne hanno chiesto l'ampliamento.

Le Commissioni I (Affari costituzionali) e XI (Lavoro) si intendono autorizzate a riferire oralmente. Ha facoltà di intervenire il relatore per la Commissione I (Affari costituzionali) e presidente della medesima Commissione, deputato Nazario Pagano.

NAZARIO PAGANO, Relatore per la I Commissione. Grazie, illustre Presidente. Al fine di rendere più agevoli i lavori dell'Assemblea, dopo breve illustrazione del provvedimento, chiedo sin d'ora l'autorizzazione al deposito del testo integrale della nota del relatore, affinché venga acquisita agli atti della seduta odierna.

PRESIDENTE. La ringrazio. L'autorizzazione è ovviamente concessa.

NAZARIO PAGANO, Relatore per la I Commissione. Se vuole, Presidente, posso leggere comunque una breve relazione.

PRESIDENTE. Come ritiene.

NAZARIO PAGANO, Relatore per la I Commissione. Magari, soltanto qualche passo.

PRESIDENTE. Noi l'autorizziamo sin d'ora. Quindi, decida lei se consegnare…

NAZARIO PAGANO, Relatore per la I Commissione. Non serve, va bene. La ringrazio.

PRESIDENTE. Prego, a lei. Ha facoltà di intervenire la rappresentante del Governo, che si riserva di farlo successivamente. È iscritta a parlare la deputata Marta Schifone. Ne ha facoltà.

MARTA SCHIFONE (FDI). Grazie Presidente, Governo e onorevoli colleghi. Intervengo oggi sul testo del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 aprile 2023, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche. Prima di entrare nel merito del provvedimento, vorrei ringraziare per l'eccezionale lavoro molto lungo ed impegnativo i colleghi delle Commissioni lavoro e affari costituzionali che, congiuntamente, hanno seguito questo provvedimento, in particolare i commissari della maggioranza, di Fratelli d'Italia, di Lega e Forza Italia, un lavoro corale e collegiale che, credo, abbia permesso di portare dei rilevanti contributi ad un testo che, già di suo, aveva una grande e sostanziale rilevanza. Tra i tanti emendamenti, quello di cui andiamo molto fieri prevede la stabilizzazione di tutto il personale che lavorava negli uffici speciali per la ricostruzione, nel post sisma, e riserva posti nei concorsi nelle regioni interessate dagli eventi sismici: Lazio, Abruzzo, Marche ed Umbria.

Il decreto-legge in discussione ha come intento quello di rafforzare - dicevamo - la capacità amministrativa in materia di organizzazione della pubblica amministrazione, sulla base delle necessità espresse, potenziandone le strutture, in un'ottica di implementazione del PNRR, ma non solo. L'Italia, come pure l'Europa, non hanno di certo una data di scadenza e sicuramente non una data di scadenza targata 2026. Dobbiamo preoccuparci, sì, di centrare gli obiettivi del Piano - e lo faremo senz'altro -, ma dobbiamo anche preoccuparci di guardare oltre, di ragionare su prospettive e su orizzonti futuri e di lanciare e accettare nuove sfide, vincendo naturalmente tutte quelle che già ci attendono. Dunque, l'obiettivo del testo è, sì, quello di potenziare le strutture, in particolare quelle coinvolte nel PNRR, ma anche e soprattutto quello, più sfidante, di migliorare in generale il funzionamento della macchina dello Stato, una macchina tanto complessa quanto indispensabile. Perciò si è virtuosamente lavorato, tenendo conto sia dell'apparato centrale, che di quello periferico, penso in particolare agli enti locali, ai comuni, che sono la prima interfaccia nella vita quotidiana.

Allo stesso modo, in questo provvedimento si è inteso sostenere la capacità amministrativa delle strutture impegnate nella tutela della salute e dell'incolumità pubblica. Sono tante le sfide che attendono gli uffici pubblici, che da anni ormai si confrontano con difficoltà elevate che incidono spesso sulle direttrici che presentano grosse criticità. Penso al turnover, penso al ricambio generazionale, penso alla ricerca delle competenze, penso alla formazione. Si è, infatti, ritenuto con questo provvedimento di intervenire, anche considerando l'attuale contesto della pubblica amministrazione. Secondo i numeri recentemente illustrati dall'Istituto per la finanza e l'economia locale, IFEL, il personale dei comuni si è ridotto di un terzo negli ultimi 15 anni, passando da 480.000 unità nel 2007 a 315.000 nel 2021, riduzione frutto del blocco del turnover per svariati anni; e questo ha portato la pubblica amministrazione ad essere fortemente indebolita e fragile. Si è assistito, come abbiamo detto, ad un depauperamento quindi delle risorse in termini numerici - negli ultimi 10 anni la nostra pubblica amministrazione si è impoverita di 300.000 unità -, ma io mi sento di parlare anche di depauperamento qualitativo, infatti l'età media dei dipendenti pubblici sfiora i 50 anni, 6,5 anni in più rispetto al 2001. Attualmente il personale con più di 55 anni e oltre costituisce più del 37 per cento del totale; gli under 35 invece sono circa il 10 per cento, meno della metà sempre dal 2001. Da qui l'esigenza di iniziare ad intervenire con questo testo per potenziare e stabilizzare gli organici. Per quanto riguarda il PNRR, il testo innalza al 12 per cento, fino al 31 dicembre 2026, la percentuale massima per la copertura, con personale estraneo all'amministrazione pubblica, di posti dirigenziali di amministrazioni che rivestono il ruolo di stazioni appaltanti per l'attuazione del Piano.

Vorrei poi snocciolare qualche dato per dare l'idea del potenziamento di organico che si è voluto mettere in atto. Il testo porterà a circa 3.000 assunzioni straordinarie, in aggiunta alle 156.000 previste dal turnover per il 2022 e delle circa 170.000 in previsione per il 2023, arrivando - così come ha dichiarato molte volte in questi giorni il Ministro Zangrillo - ad un totale di 320.000 unità in due anni. Un piano straordinario da 3.000 assunzioni, che prevedrà vari blocchi riguardanti naturalmente le articolazioni della pubblica amministrazione. Per le amministrazioni centrali si prevedono circa un migliaio di assunzioni, tra dirigenti generali e non, funzionari e assistenti. I due terzi delle nuove assunzioni previste saranno invece dedicate al tanto atteso potenziamento delle dotazioni organiche per tutte le Forze dell'ordine, un numero davvero importante; parliamo di 2.100 assunzioni, che riguarderanno il comparto difesa e sicurezza, comprendendo naturalmente le Forze armate, le forze di Polizia, la Capitaneria di porto, i Vigili del fuoco e la Guardia di finanza. Un'altra norma importante riguarda l'istituzione e la disciplina della carriera dei medici del Corpo di Polizia penitenziaria. Si tratta - permettetemi di dirlo - di un segnale davvero concreto per gli italiani, per aumentare la loro percezione di sicurezza e tutela, e per i servitori dello Stato, che ogni giorno assicurano il controllo del territorio, i quali devono essere supportati: con la loro presenza ci danno tutela e sicurezza e noi, per questa loro azione, non gli saremo mai grati abbastanza.

Passando invece al capitolo delle stabilizzazioni, capitolo molto importante, il comma 5 dell'articolo 3 consentirà a regioni, province, città metropolitane e comuni la stabilizzazione di personale già in servizio come dipendente a tempo determinato presso la medesima amministrazione. Tengo poi a segnalare l'attenzione rivolta ai comuni più piccoli, che sono il cuore di questa nostra Italia.

Infatti, è previsto, per i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti, un Fondo per l'assunzione dei segretari comunali. Questo fondo cuberà circa 20.000.000 di euro per i prossimi 4 anni per questi enti locali molto importanti.

Vorrei citare altri due interventi previsti dal provvedimento che credo siano davvero sostanziali. Penso all'istituzione dell'Osservatorio nazionale lavoro pubblico e ai fondi per potenziare la struttura organizzativa della Lega italiana per la lotta contro i tumori. L'osservatorio è un intervento di razionalizzazione e di armonizzazione e si tratta di un organismo che lavorerà per monitorare i fondamentali della pubblica amministrazione e, quindi, penso alla formazione, penso alla valorizzazione delle risorse, penso ai criteri di valutazione delle performance, penso al lavoro agile. Sul versante della scuola si prevede una procedura straordinaria di reclutamento per i docenti inseriti nella prima fascia delle graduatorie provinciali per le supplenze o negli appositi elenchi aggiunti che siano in possesso del titolo di specializzazione sul sostegno. Si prevedono, infine, specifiche disposizioni in relazione al trattamento accessorio per la valorizzazione del personale degli enti di ricerca e l'aumento del compenso, fino al 30 per cento, per i vincitori di progetti di ricerca, operazione, questa, che va naturalmente nell'ottica del contrasto di quella odiosa e molto avvilente piaga dei cervelli in fuga.

Insomma, come abbiamo detto, tra i tanti obiettivi del Governo Meloni, obiettivi ambiziosi ma che abbiamo intenzione di perseguire con determinazione, c'è e c'è sempre stato quello di ristabilire e di rilanciare un nuovo patto fra italiani e Stato, di restituire agli italiani il volto di uno Stato amico, che rema con loro e mai contro, creando una nuova cultura di collaborazione con gli italiani e col privato. Questo lo si può fare anche rendendo la macchina pubblica più snella, andando a sburocratizzare le procedure delle articolazioni statali a tutti i livelli, efficientando ed innovando. Tuttavia, non esiste efficientamento né innovazione senza prima rafforzare, senza prima armonizzare, senza prima razionalizzare le risorse umane, il capitale umano che è già attivo - penso ai tanti dipendenti pubblici che già lavorano per il bene comune - e senza rendere questa macchina anche attrattiva per tutti coloro che invece vogliono venire a dare il loro contributo, che vogliono inserirsi a lavorare per la pubblica amministrazione, che vogliono lavorare per la Nazione. Noi speriamo saranno tanti giovani, speriamo saranno tante fresche energie, speriamo saranno tante competenze e il nostro compito è proprio questo, cioè rendere questa complessa ma affascinante e centrale macchina attrattiva e virtuosa. Questo è quello per cui lavoriamo, questo è quello che faremo e questo è quello che abbiamo già fatto con questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Casu. Ne ha facoltà.

ANDREA CASU (PD-IDP). Presidente, onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, si apre oggi una settimana intensa di lavori parlamentari, una settimana in cui affronteremo due decreti-legge. Oggi, parte la discussione generale sul decreto sulla pubblica amministrazione e avremo il decreto sulla siccità. Ecco, in una settimana come questa, viene naturale partire da una considerazione generale sulla fase che stiamo vivendo. Ormai, questa XIX legislatura è partita, siamo da oltre sette mesi con un nuovo Governo, col Governo Meloni, e possiamo cominciare a fare un po' di bilanci su come ci stiamo ponendo come istituzione, su quello che sta avvenendo nel nostro Paese. È chiaro che il fatto di essere arrivati, da inizio legislatura fino a questo momento, ad avere 25 decreti genera un record rispetto anche alle legislature precedenti, ai Governi precedenti. Noi abbiamo, da fine ottobre al 17 maggio, una media di 4,17 decreti al mese. Se andiamo a vedere i numeri, e i numeri non mentono, il Governo precedente, il Governo Draghi, ha avuto una media di 3,2 decreti al mese, il Governo Conte 2 di 3,18 decreti al mese e tutti i Governi precedenti una media inferiore.

Perché dobbiamo partire da una considerazione su questo? Perché non è una considerazione che riguarda solo la maggioranza o l'opposizione, riguarda tutti noi e riguarda il Capo dello Stato che ha preso una posizione molto chiara e molto netta, indicando alle Presidenze delle Camere come sia necessario riflettere sul ruolo che oggi stanno svolgendo le Camere. Anche il fatto di utilizzare, per tutto ormai, quella procedura che la nostra Costituzione attribuisce solo a casi di straordinaria necessità e urgenza e, poi, di trasformare in corsa i decreti in qualcos'altro - l'abbiamo visto anche in questo decreto, lo andremo a spiegare in questo intervento - significa veramente rovesciare lo schema della nostra Costituzione. Si apre così uno scenario nel quale io penso che la cosa più grave in assoluto sia che si perde la possibilità di rendere e valorizzare il lavoro parlamentare per migliorare l'attività legislativa, per migliorare le scelte, per migliorare le decisioni, ascoltando sicuramente la forza e la voce della maggioranza ma ascoltando anche le opposizioni, ascoltando quei soggetti che possono essere auditi in Commissione, non come concessione alle opposizioni o alle minoranze ma come strumento di arricchimento dell'intera Commissione.

Ecco, noi ci stiamo impoverendo tutti, andando avanti in questa direzione, e spiace che quelle stesse forze politiche che nella scorsa legislatura erano all'opposizione e denunciavano questi numeri, oggi, cambiata casacca, cambiata maglietta, invece considerino assolutamente normale questo atteggiamento. Lo dico, oggi, in una posizione di opposizione ma è la stessa posizione che terrò domani quando, spero presto, il Partito Democratico riuscirà a tornare al Governo di questo Paese passando per le elezioni. Noi dobbiamo riflettere seriamente sul ruolo del Parlamento e dare al Parlamento la possibilità di svolgere quella funzione che, come vedremo anche in questo provvedimento, è stata una funzione utile ed è stata una funzione importante.

Questo decreto nasce male e nasce male perché affronta un tema strategico, fondamentale, cruciale e decisivo, quale quello delle disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa dell'amministrazione pubblica, ma lo fa in maniera striminzita. Il piano di assunzioni che viene presentato non solo è totalmente inadeguato a colmare quella domanda di futuro che c'è nelle nostre pubbliche amministrazioni, cioè di nuove generazioni, nuove leve, nuove gambe per far camminare i provvedimenti ed entrare in una nuova fase della nostra storia con nuove energie, ma non riesce nemmeno a colmare il gap che ci dà la dinamica dei pensionamenti. Abbiamo 300.000 persone che andranno in pensione nel 2026, 700.000 nel 2030 e ciò solo nella pubblica amministrazione e nella sanità, senza considerare la scuola e l'università. Le assunzioni di cui si parla in questo piano riguardano prevalentemente le Forze di Polizia - sono assunzioni utili e necessarie - ma purtroppo non riguardano tutti, come dovrebbero riguardare. Penso, ad esempio, alla situazione nei Vigili del fuoco. Inoltre, se andiamo a scorrere il ricco dossier che è stato predisposto in tempi record dagli Uffici della Camera - voglio ancora una volta ringraziare, per il prezioso lavoro, chi serve questa istituzione permettendoci, nonostante i ritardi con cui arrivano spesso gli emendamenti dal Governo, di essere nelle condizioni di affrontare la discussione e arrivare qui in Aula con tutta la preparazione - vediamo, secondo me, un aspetto di fondo, cioè che, troppo spesso, su troppi temi, in troppe situazioni, ci occupiamo più dei vertici che della base (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Il rischio è che la pubblica amministrazione non può essere riformata esclusivamente pensando a un riassetto dei vertici, serve una massiccia immissione di nuove energie (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e, oltre a queste nuove energie, serve una stabilizzazione di quelle figure che svolgono già nella pubblica amministrazione funzioni delicatissime. Penso, ad esempio, agli uffici per il processo, penso alle prefetture, penso all'Agenzia per la coesione. Quelle esperienze e quelle competenze che ci sono già nella pubblica amministrazione sono competenze che è fondamentale mettere nelle condizioni di poter offrire un contributo, perché già hanno maturato un'esperienza e una capacità per poter lavorare in uffici molto delicati e molto importanti.

Come gruppo Partito Democratico, di fronte a questo provvedimento abbiamo offerto un'opposizione sempre responsabile, sempre nell'interesse del Paese, sempre nell'interesse del tema e nel merito. Non ci siamo sottratti al confronto, abbiamo presentato molti emendamenti.

Voglio pertanto veramente ringraziare tutti i colleghi delle Commissioni impegnate in questo lavoro, a partire dall'onorevole Arturo Scotto e dall'onorevole Simona Bonafè, ma anche, qui con noi in Aula, Marco Sarracino, Federico Fornaro, tutte le colleghe e i colleghi che hanno svolto questa funzione di contributo dall'opposizione per migliorare un testo che lasciava troppi temi di cui non si occupava e di cui era necessario, anche attraverso l'azione emendativa, segnalare alcuni aspetti.

Partiamo, dunque, dagli aspetti che siamo riusciti a correggere, e voglio condividere, qui in Aula, l'aspetto su cui abbiamo offerto un contributo, anche ringraziando il Governo per avere espresso, comunque, un parere positivo su questi temi. Partiamo dall'approvazione dell'emendamento del collega Scotto, che riguarda la cancellazione della parola “razza” dagli atti pubblici. Stiamo affrontando un tema che non è di mero nominalismo, ma è un tema culturale. Serve, ed è fondamentale, per estirpare quel male grave che attanaglia il nostro Paese, intervenire a tutti i livelli, anche sulle parole, anche sul modo in cui ci rivolgiamo all'interno di un ufficio nel porre una domanda, che spesso viene considerata innocente ma innocente non è, anzi nasconde un pensiero che poi è quell'humus culturale da cui si generano certi atteggiamenti e comportamenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Io penso che l'emendamento del collega Scotto segni uno spartiacque: ci sarà un prima e un dopo nella pubblica amministrazione grazie a questo emendamento.

Tuttavia non c'è solo questo, perché penso al lavoro per gli italiani all'estero, e voglio ringraziare i nostri parlamentari Toni Ricciardi, Porta, Di Sanzo e Care'. Faccio riferimento, in particolare, all'emendamento per integrare le limitatissime risorse, destinate dalla recente legge di bilancio, al documento dei contratti degli impiegati che lavorano presso i consolati e quello, fatto proprio dai relatori, volto al sostegno degli impiegati a contratto per il potenziamento della rete consolare, che prevede l'espletamento di un apposito concorso interno per gli impiegati a contratto del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, volto a inserire, in tempi rapidi, personale giovane e competente nella rete consolare. Si tratta di due emendamenti importanti che si occupano di una materia altrettanto importante, cioè riconoscere per davvero i diritti ai nostri italiani all'estero, che spesso si trovano in condizioni molto, molto difficili per poterli esercitare.

Vi sono, poi, due emendamenti molto significativi, portati avanti dalle onorevoli Guerra e Bonafe'. Uno prevede la possibilità di prorogare da 24 a 36 mesi la durata dell'incarico temporaneo come vice segretari comunali, affidato a funzionari con determinati requisiti. È un emendamento che cerca di dare una prima importante risposta alla carenza di segretari per i piccoli comuni, che potranno quantomeno cercare di chiudere i bilanci, cosa impossibile per mancanza di personale senza la norma inserita nel decreto. Vi è, poi, quello dell'onorevole Bonafe' relativo alla proroga per cinque anni dei contributi straordinari previsti per le fusioni dei comuni attuate dal 1° gennaio 2014, che raccoglie le indicazioni dei comuni risultati da fusione sull'evidente miglioramento, per questi comuni, delle economie di scala per i servizi di back office e con una maggiore capacità di spesa da destinare ai servizi attivi per la cittadinanza e per la realizzazione di nuove infrastrutture. Queste fusioni, inoltre, hanno permesso l'ottimizzazione delle strutture pubbliche e un accesso agevolato ai vari bandi di finanziamento regionali, ministeriali ed europei.

Segnalo poi un altro emendamento che abbiamo presentato in questo provvedimento - avevamo già presentato degli ordini del giorno e degli emendamenti al riguardo, perché è una battaglia che combattiamo da molto tempo - che è stato approvato e che segna un altro passaggio importante. È quello relativo all'impegno, che stiamo portando avanti, per rafforzare e rinnovare la pubblica amministrazione, aprendo finalmente la porta a una nuova generazione grazie al contributo dei concorsi Ripam (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). L'approvazione di questo emendamento autorizza le amministrazioni centrali e le agenzie a stipulare convenzioni volte ad attingere il necessario personale tramite scorrimento delle graduatorie degli idonei.

Cosa significa Ripam? Che cos'è Ripam? È un programma di riqualificazione della pubblica amministrazione con l'obiettivo di formare e reclutare personale altamente certificato per l'ammodernamento della macchina amministrativa. Ora ci sono 30.000 persone, donne e uomini, ragazze e ragazzi, tra assistenti e funzionari, che hanno già vinto questo concorso e sono già pronti a contribuire direttamente all'ammodernamento della macchina amministrativa. Noi a queste persone che vogliono entrare in campo, con la necessità e col bisogno di nuove energie, gli stiamo dicendo, come Parlamento, che devono ancora restare in panchina (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), in attesa di una chiamata che non sta arrivando né arriverà mai, quando la soluzione più rapida, più economica, più giusta e più equa sarebbe dirgli da subito di venire a dare una mano, perché sono quelle energie che servono a raggiungere quegli obiettivi che noi oggi abbiamo come Paese e nel PNRR e che servono veramente per metterci in moto e ripartire.

Da questo punto di vista è chiaro che noi oggi siamo contenti di questo passo che inserisce un precetto normativo, ma non ci possiamo assolutamente fermare qui. Noi continueremo a vigilare, a monitorare, a insistere e a rivolgerci direttamente all'amministrazione centrale e alle agenzie per sollecitare che vengano stipulate queste convenzioni e che si possano, mediante lo scorrimento di queste graduatorie che sono in corso di validità, che già ci sono e sono immediatamente disponibili, offrire subito quelle risposte che, invece, qualunque altro strumento richiederebbe di aspettare mesi o anni, mentre abbiamo una situazione che non possiamo più portare avanti.

Da questo punto di vista, purtroppo, non ci sono solo notizie positive, emendamenti che sono stati accolti. Nulla è stato fatto sui nostri emendamenti di merito per quanto riguarda il rinnovo dei contratti, il piano nazionale di assunzione nella pubblica amministrazione e il necessario rafforzamento dell'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (l'avevamo chiesto anche in un'interpellanza). Ma vi rendete conto che, con quello che sta succedendo oggi, noi non riusciamo a dare risposte chiare, concrete e nette al rafforzamento dell'Autorità di bacino del Po (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)? Ci sono questioni essenziali legate alla grande questione della crisi climatica come grande emergenza di sicurezza nazionale, con le risorse legate al dissesto idrogeologico, ma le nostre autorità di bacino devono essere messe immediatamente nelle condizioni di avere più risorse e non meno risorse, più personale e non meno personale! Sono bocciature inspiegabili, perché i nostri emendamenti respinti, non avevano nulla di ostruzionistico. Una volta accolti, non avrebbero in alcun modo stravolto l'impostazione generale del decreto, che - ripeto - è un'impostazione sbagliata, perché rovescia la piramide. Comunque, noi abbiamo cercati di inserirli dentro la ratio di questo decreto per cercare di offrire puntualmente dei contributi che potevano renderlo migliore, ma sono stati respinti.

Purtroppo, nonostante il nostro atteggiamento costruttivo e questa interlocuzione iniziale, c'è stato, poi, uno strappo politico evidente, che abbiamo denunciato, che abbiamo rappresentato in Commissione e che penso sia giusto affrontare anche in quest'Aula, perché il Governo, come si ricordava prima, è intervenuto a piedi uniti e a gamba tesa all'ultimo minuto. Chi ha partecipato ai lavori in Commissione ha visto che l'emendamento sarebbe dovuto arrivare entro le 10, mentre poi è arrivato a mezzanotte. Dovevamo rivederci alle 9, ma quella mattina non ci siamo potuti riunire e tutto ciò era proprio il contrario del monito che noi avevamo ricevuto anche dal Presidente della Repubblica.

Quindi, dal nostro punto di vista, quanto avvenuto è molto grave, innanzitutto perché c'è una valutazione politica di fondo in cui non ci riconosciamo. Noi dobbiamo utilizzare tutte le risorse del PNRR e dobbiamo chiudere questa discussione, che fa male al Paese, sul fatto che non servono le risorse del PNRR, perché le risorse servono e devono essere utilizzate.

C'è una difficoltà? C'è un problema di spesa? C'è un problema nel Governo? C'è un problema sui piani? Tutto questo si può affrontare, ma l'unica cosa che non si può fare è pensare che lo strumento per rendere più facile e più veloce la spesa e per utilizzare risorse sia abbassare la soglia, il livello e la qualità dei controlli (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e ciò per due ragioni: la prima è che fare questo non significa affatto avere certezza di poter utilizzare quelle risorse, anzi significa rischiare di compromettere l'utilizzo di queste risorse; la seconda è perché noi dobbiamo essere in grado di svolgere la nostra funzione andando nell'orizzonte degli impegni che abbiamo assunto con l'Europa, chiaramente in un'ottica di dialogo e di confronto, ma noi questo impegno lo abbiamo già preso e oggi stiamo andando in una direzione differente.

Il controllo concomitante è quella funzione della Corte dei conti che consente ai magistrati contabili di intervenire con controlli continui e relazioni su un singolo progetto, avvertendo il Governo di potenziali problemi, com'è avvenuto, nel PNRR, per gli asili nido e le infrastrutture idriche. L'emendamento esplicitamente inserisce la frase “ad eccezione di quelli previsti o finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza nella legge del 2020”, escludendo così che la Corte dei conti possa esercitare il controllo concomitante sui progetti del PNRR.

Una scelta che è metodologicamente sbagliata e che, come detto, toglie un possibile caveat contro errori evitabili con controlli attenti e stringenti che sono interesse di tutti. Ora ricordiamo, lo ha fatto il collega Cuperlo in Commissione, che la Corte dei conti è un organo di rilievo costituzionale istituito già nel 1862, che ha il compito di controllare i conti dello Stato e di evitare sprechi di soldi pubblici. Negli ultimi mesi ha pubblicato alcune relazioni per indicare i ritardi e i problemi che si stanno accumulando sul PNRR: secondo alcuni esponenti del Governo sarebbe ciò non rientrerebbe nelle proprie competenze, perché i controlli spetterebbero solo alla Commissione europea, che invia i finanziamenti. È una visione che si è concretizzata in questo emendamento che esclude la Corte dalla verifica di quello che riguarda il PNRR, ma che desta le forti preoccupazioni non solo di noi dell'opposizione, ma anche della stessa Unione europea, la quale ha affermato che, cito testualmente: “Le autorità italiane hanno istituito un ente ad hoc responsabile del controllo dei fondi del PNRR. Monitoreremo con grande attenzione cosa prevede la bozza di legge al riguardo della Corte dei conti. Come regola generale, non ci esprimiamo sui progetti di legge e dunque non entriamo nel dettaglio. Possiamo dire che il PNRR richiede una risposta proporzionata, vista la sua natura unica, essendo un programma di spesa basata sulle performance. I sistemi di controllo nazionali costituiscono i meccanismi principali per proteggere gli interessi finanziari della UE e sono gli Stati membri che devono assicurarsi che non ci siano conflitti di interesse e o frodi”.

Per quanto riguarda quello che sostengono le forze di maggioranza, penso che quella che ci arriva dall'Europa, quella che ci arriva dal presidente della Corte dei conti, che abbiamo ascoltato in audizione, sia la risposta nel merito più importante, che va ascoltata, che sarebbe dovuta essere ascoltata. Però, è nel metodo che c'è l'aspetto più grave, perché, se anche si fosse voluto intervenire su questo tema, non si può farlo inserendo una discussione così importante all'ultimo secondo utile in un decreto che parla d'altro, così come non si poteva farlo in tema di difesa, che siamo riusciti a fermare. Ringrazio il Governo, almeno su questo, di avere fatto un passo indietro e averci consentito di fare una discussione franca. Poi, nel merito, ci potranno essere anche degli aspetti in cui noi ci possiamo anche ritrovare a valutare insieme, ma il punto è nel metodo. È inaccettabile arrivare all'ultimo minuto della presentazione di un decreto e dover affrontare un tema come la riforma della difesa. Da questo punto di vista ci sono le ragioni della nostra contrarietà. Noi non lo accetteremo, non lo permetteremo. Noi non permetteremo che un decreto, che nasce per rafforzare la pubblica amministrazione, diventi lo strumento per indebolire i controlli della Corte dei conti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo non se lo merita il Paese, non ce lo meritiamo. Come opposizione abbiamo fatto un lavoro responsabile per rafforzare, rinnovare ed aprire le porte della pubblica amministrazione a una nuova generazione. Su questo ci saremo sempre, ma sul far passare il messaggio che in questo Paese le risorse si spendono meglio se si fanno meno controlli non ci troverete mai (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.

PINO BICCHIELLI (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente, utilizzerò molto meno del tempo che è a mia disposizione. Onorevoli colleghi, signora Sottosegretaria, il provvedimento del quale discutiamo oggi in quest'Aula è uno di quei testi che magari produce una minore impressione immediata sull'opinione pubblica, ma invece determina i maggiori effetti, proprio perché riguarda il funzionamento del motore sul quale la macchina dello Stato cammina. Per rendersi conto dell'ampiezza e della complessità dei temi trattati basta, del resto, scorrere l'indice. Per misurare in termini di impatto l'importanza di questo tagliando alla macchina amministrativa basti, invece, pensare quanto le regole che sovrintendono alla pubblica amministrazione possano incidere, ad esempio, sulla riuscita del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Se vogliamo, infatti, che lo Stato funzioni, se vogliamo che questa grande mole di fondi europei, che, non bisogna mai dimenticarlo, in buona parte andranno restituiti, e dunque vanno obbligatoriamente messi a frutto affinché non si risolvano in nuovo debito, venga impiegata tempestivamente, fruttuosamente e possa determinare un vero ammodernamento del nostro Paese, dobbiamo sciogliere i nodi che rendono la nostra burocrazia elefantiaca, ipertrofica e inefficiente. È un vero peccato, signor Presidente, che, di fronte a una sfida di questa portata, che coinvolge tutti e riguarda tutti, ci sia chi ha preferito ancora una volta inseguire il gusto della polemica inutile solo a fini politici. Prendiamo, ad esempio, il tema della Corte dei conti, che ha riempito le pagine dei giornali come se si stesse consumando chissà quale attentato ai danni della giustizia contabile e del corretto impiego delle risorse pubbliche. È vero, invece, esattamente il contrario. Non vi è chi non veda l'importanza del ruolo della Corte dei conti quale garanzia dell'utilizzo dei soldi dei cittadini, ma un minimo di buona fede avrebbe impedito di sprecare fiato e inchiostro per gridare allo scandalo di fronte a un intervento, da un lato, già esistente da anni, mi riferisco allo scudo erariale, e, dall'altro, mi riferisco al tema dei controlli concomitanti, non solo dunque ex ante ed ex post, necessario a impedire rallentamenti nell'esecuzione delle opere, senza fornire alcuna garanzia ulteriore. A tal proposito, dopo tante polemiche inutili, speriamo che gli interventi di giuristi del calibro di Sabino Cassese e di Cesare Mirabelli, oltre che le parole chiarificatrici giunte dall'Europa, siano sufficienti per fare esplodere questa inutile bolla retorica.

Presidente, fra i tanti temi che questo provvedimento affronta vorrei soffermarmi su quello del dissesto idrogeologico. Gli eventi ci dimostrano, a cadenza costante, purtroppo, come la prevenzione e il contrasto del dissesto idrogeologico debbano essere considerati una priorità assoluta, anche nell'ottica del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Troppo a lungo nel nostro Paese questa è diventata un'emergenza il giorno dopo le tragedie. Con questo provvedimento, finalmente, si inizia a considerarla una priorità del giorno prima, e anche per questo, su questo tema specifico, come gruppo di Noi Moderati, a mia prima firma abbiamo proposto la costituzione di una Commissione d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano e sull'attuazione delle relative norme di prevenzione e sicurezza. In Italia, ricordiamolo, oltre il 90 per cento dei comuni sono classificati a rischio per frane, alluvioni o erosione costiera, ed è un fatto che le dinamiche climatiche si innestino su un quadro generalizzato di scarsa manutenzione e sfruttamento eccessivo dei territori.

Dobbiamo agire su due direttrici: l'emergenza, ovvero la messa in sicurezza, e la manutenzione, cioè la prevenzione degli effetti. Abbiamo l'occasione straordinaria di ridisegnare il Paese da un punto di vista infrastrutturale; dobbiamo farlo tenendo bene a mente che sicurezza del territorio vuol dire benessere e sviluppo. Il Governo si era già mosso tempestivamente con il decreto Siccità. Ora, con questo provvedimento, che va a istituire una struttura specializzata nell'ambito del Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio, si rafforza uno dei centri nevralgici, che può e deve supportare la strategia di prevenzione e contrasto.

La macchina dello Stato deve servire a rendere funzionale il perseguimento del bene comune, non a rallentarlo o addirittura a ostacolarlo, se non bloccarlo, e il provvedimento che oggi discutiamo va esattamente in questa direzione.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Barzotti. Ne ha facoltà.

VALENTINA BARZOTTI (M5S). Grazie, Presidente. La pubblica amministrazione dovrebbe essere un punto di riferimento per ogni cittadino e soprattutto per i cittadini più in difficoltà, quelli che non hanno niente, quelli che hanno fragilità, quelli che partono non da zero, ma da molto meno. Spesso queste persone corrono più degli altri e vivono nell'ansia perenne di non sapere a chi rivolgersi, sbattono contro i muri burocratici e restano esattamente al punto di partenza. A correre, Presidente, non dovrebbero essere loro, ma l'apparato pubblico, che deve garantire loro tutti i servizi di cui necessitano, senza temporeggiare e senza metterli in difficoltà. Questo concetto è stato recentemente ripreso anche dal Presidente Mattarella, che ha raccomandato la vicinanza alle fasce più fragili della popolazione, alle situazioni di marginalità, per migliorare, a partire dai contesti più difficili, la qualità della vita nei territori, con un'attenzione particolare ai fenomeni di degrado e alle situazioni di disagio sociale, soprattutto dei giovani. Eppure qui le fragilità non vedono futuro e il famoso e agognato ascensore sociale resta bloccato, in un contesto economico sempre più critico, con l'inflazione che sale e i salari che scendono. Questo decreto prevede proprio il potenziamento della pubblica amministrazione, lo fa per il tramite anche delle sue dirigenze e lo fa con norme molto eterogenee. Purtroppo, non posso fare a meno che constatare che il Governo non ha previsto degli interventi incisivi.

Le norme del decreto passano dal settore giustizia fino ad arrivare alla cultura ma le misure sono assolutamente insufficienti. Faccio solo qualche esempio. Anche quest'anno, non è stato messo un euro sulla giustizia, nonostante i nostri molteplici emendamenti e modifiche su tale tematica, Lo stesso vale riguardo alla necessità di aumentare la dotazione organica degli agenti di Polizia penitenziaria che, troppo spesso, lavorano in condizioni difficili, sottorganico e sotto stress e spesso sono anche vittime di violenza da parte dei detenuti. Non è stato previsto l'inserimento di figure giuridico-pedagogiche e di mediatori culturali che possano effettivamente dare supporto ai detenuti che - lo ripetiamo da sempre - è inutile lasciare senza alternative, senza impegni e senza occupazione. Le violenze nelle carceri sono all'ordine del giorno. Qualche giorno fa, tre detenuti infuriati, a Vigevano, hanno preso alcuni locali a bastonate; nel carcere di Torre del Gallo, detto il “carcere dei suicidi”, un detenuto ha spaccato una bottiglia sulla testa di un agente di polizia penitenziaria, che è stato dimesso dall'ospedale con una prognosi di due settimane. Da anni ne denunciamo le condizioni ma non vi è traccia di miglioramento, neanche con questo provvedimento. È urgente che si trovino nuove strategie e procedure, ma di questo non vi è traccia.

Abbiamo lavorato in Commissione in modo propositivo e fatto tante, tante richieste di modifica. Ne sono passate soltanto due, soltanto due, Presidente. Questo è il rispetto per l'opposizione da parte di questo Governo e di questa maggioranza. A ciò si aggiunga il metodo utilizzato durante i lavori di Commissione: modifiche governative arrivate di notte, con termine per ulteriori modifiche alle 10 del giorno dopo, in spregio anche al lavoro delle persone e degli uffici. Ma non è tutto. Avevamo previsto una serie di modifiche, anche in ragione del fatto che i giornali ci davano notizie come, ad esempio, quella della soppressione di ANPAL da parte del Ministero del Lavoro, che ha portato i lavoratori e le lavoratrici di questo ente a preoccuparsi molto e a chiedere di essere tutelati. Penso, ad esempio, ai 200 ricercatori di ANPAL, che nel caso di abolizione dell'ente potrebbero venire assorbiti dal Ministero del Lavoro. Giustamente, essi temono di non riuscire a preservare la loro autonomia di ricerca e chiedono di potere essere spostati eventualmente in altri enti di ricerca che non siano, evidentemente, sotto diretto controllo del Ministero del Lavoro.

Sono tanti gli emendamenti. Penso, ad esempio, a quello sui Vigili del fuoco che, come sappiamo tutti, sono pagati meno degli altri corpi. Non ce n'è motivo, e questo intervento deve essere fatto il prima possibile, perché il rischio che queste persone corrono nel loro lavoro non è inferiore a quello degli altri ma è esattamente similare.

Un'altra occasione perduta è la mancata riforma dell'organico dell'ARPA. Oggi è la giornata mondiale dell'ambiente e sarebbe stato un bel segnale prevedere qualcosa su questo ente. Invece, nulla. L'abbiamo richiesto, abbiamo chiesto che venissero potenziati la prevenzione e il controllo di ARPA tramite le assunzioni e una migliore dotazione organica e, invece, nulla. Anche in materia di scuola abbiamo presentato richieste di modifica. Faccio solamente un esempio, cioè la modifica finalizzata a contrastare la dispersione scolastica e, quindi, a prevedere l'abolizione del limite numerico per la formazione delle classi nelle scuole situate in zone a rischio. In una classe problematica, con un numero limitato di allievi, il docente potrebbe instaurare un rapporto privilegiato con gli alunni, potendo dedicare loro più tempo e aiutarli, quindi, a recuperare negli aspetti carenti della formazione, nonché, stando loro vicino, aiutandoli, fornendo loro un supporto concreto nella loro vita. È evidentemente un passo necessario per contrastare la dispersione scolastica.

Se la maggioranza non ha voluto accogliere le nostre proposte finalizzate all'inclusione e alla coesione sociale, è stata invece attivissima sul fronte dell'abolizione dei controlli sul PNRR da parte della Corte dei conti. A un certo punto dei lavori, ci vediamo arrivare questo emendamento, con cui il Governo richiede la cancellazione del controllo concomitante da parte della Corte dei conti sul PNRR. A noi è sembrata una cosa assurda intervenire su un organismo giurisdizionale di rilievo costituzionale in Commissione e, quindi, abbiamo voluto approfondire. Pertanto, come MoVimento 5 Stelle, insieme con le altre opposizioni, abbiamo richiesto l'audizione del presidente Carlino della Corte dei conti. Egli stesso ha dichiarato in audizione che è contrario a questo tipo di abolizione perché, se è vero che il legislatore mantiene le proprie prerogative nell'ambito della definizione delle modalità del controllo, è pur vero che si tratta del controllo concomitante nell'ambito di un progetto importantissimo come quello del PNRR, che prevede - lo ricordiamo sempre - quei 209 miliardi, ottenuti dal presidente Conte in Europa con fatica, che costituiscono un faro e un aiuto per questo Paese, che ci danno una prospettiva. Non sono queste cifre piccole, evidentemente, che possano giustificare solo un controllo finale sull'utilizzo delle spese. Mi sembra normale che ci sia un controllo contiguo alla spesa. No, evidentemente questo controllo dava fastidio, per cui il Governo ha deciso di toglierlo. In base alle notizie e alle relazioni rese dalla Corte dei conti, l'obiettivo del controllo concomitante è quello di intervenire in itinere nel corso dell'attuazione del piano. Il collegio del controllo concomitante della Corte dei conti ha delimitato il quadro programmatico del controllo per il 2022 e, in quell'occasione, ha previsto l'esame di 38 interventi, di cui 32 del PNRR e 6 del Piano nazionale complementare. Nel febbraio 2023 il collegio ha approvato quindi la relazione. Le criticità rilevate hanno riguardato, principalmente: l'inefficienza nella fase di programmazione, i ritardi nella fase attuativa, l'inefficienza della spesa, il mancato rispetto del principio di riequilibrio territoriale, le criticità organizzative in materia di mancato coordinamento, integrazione informatica e avvalimento del soggetto in house e le esternalità negative. Evidentemente, può essere corretto e quanto mai necessario avere un controllo che stimoli anche l'azione amministrativa. Eliminare questa forma di controllo è spregiudicato e, personalmente, ritengo del tutto controproducente. Io mi auguro, Presidente, che non si perdano questi danari, perché veramente sarebbe imperdonabile! Questo è un Paese che ha enormi limiti da superare. Io faccio l'esempio della mobilità, per stare vicino a qualcosa che i cittadini vivono tutti i giorni. La mobilità è qualcosa di inenarrabile, con cantieri senza fine e autostrade che si congestionano a tal punto che, per fare 200 chilometri, serve tre volte il tempo normale; però, l'autostrada i cittadini la pagano. Inoltre, fatte salve alcune tratte virtuose sui treni regionali, quando fa caldo i treni si riempiono di persone che viaggiano in condizioni assurde, stipate come bestie, in piedi, verso le località di mare e ritorno.

La nostra bella Italia, unica e indivisibile, ha questa preziosissima occasione di rilancio, un'occasione più unica che rara, che non può e non deve essere sprecata. Lo spettacolo che questa maggioranza ci offre, ovvero il timore del controllo da parte di terzi, ci preoccupa terribilmente. Chi ancora spera nella pubblica amministrazione e nei servizi pubblici merita uno Stato che possa dirsi tale e che possa rispondere alle sue esigenze. Evidentemente, anche i controlli servono a stimolare e ad accelerare l'attività amministrativa che tanto serve a questo Paese per il suo rilancio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Presidente. Signor rappresentante del Governo, colleghi e colleghe, stiamo discutendo un importante provvedimento che riguarda la pubblica amministrazione.

Devo dire che, quando il Governo ha annunciato che si accingeva ad approvare un decreto-legge su questi temi, abbiamo sperato che finalmente si mettessero le mani sul grande problema della riforma della pubblica amministrazione. Mai, come in questo momento, c'è la necessità di affrontare il problema del personale della pubblica amministrazione e del rafforzamento delle pubbliche amministrazioni, per fare in modo che diventino un punto di riferimento per il sistema produttivo del nostro Paese, per i cittadini e le cittadine che, attraverso la pubblica amministrazione, vedono o dovrebbero veder riconosciuti i propri diritti. Il decreto, già dall'inizio, è sembrato deludente da questo punto di vista. Mancava quell'ipotesi di grande riforma della pubblica amministrazione che potesse mettere al centro il rinnovamento e la qualità della pubblica amministrazione. Ciò nonostante, il nostro approccio è stato di cercare, nella discussione in Commissione, di migliorare il provvedimento, quantomeno per affrontare il problema del personale della pubblica amministrazione, della quantità ma anche della qualità di questo personale, a cominciare dalla stabilizzazione dei precari, che sono numerosissimi nella pubblica amministrazione e che, spesso, quando hanno acquisito la professionalità necessaria a svolgere il proprio incarico, vengono allontanati, estromessi dal lavoro e dalla pubblica amministrazione. Tutto questo non solo causa un danno a queste migliaia e migliaia di persone che hanno investito in questo lavoro per il proprio futuro e il proprio destino ma causa contemporaneamente un grande danno alla pubblica amministrazione, perché quelle qualità, quelle professionalità acquisite e sulle quali la pubblica amministrazione ha investito vengono inesorabilmente perse.

Quindi, iniziamo da questo punto. In realtà, ci siamo trovati di fronte a un maquillage che non risolve i problemi, un maquillage che affronta delle parzialità, spesso condizionate da interessi locali, delle parzialità che affrontano problemi marginali ma che non hanno quella visione necessaria per rimettere al centro del dibattito pubblico e dell'interesse nazionale del Paese un corretto funzionamento della pubblica amministrazione. Io vorrei ricordare che la gran parte dei comuni del nostro territorio, del nostro Paese, ha organici che sono già dimensionati nella misura della metà delle loro piante organiche, le quali erano calibrate pure con numeri ancora non congrui rispetto alla realtà attuale. Parlo degli enti locali ma possiamo continuare con tutte le amministrazioni periferiche dello Stato, ad esempio quelle che si occupano di compiti fondamentali e importanti come gli uffici per il processo. L'efficienza della giustizia è un diritto inalienabile del cittadino e il fatto di avere un giusto processo, di averlo in tempi congrui, il fatto che ci si possa difendere davanti alla giustizia in modo efficace dipende dall'efficienza degli uffici per il processo. Almeno su quel punto, speravamo che ci fosse un segnale chiaro, un segnale importante che determinasse una maggiore efficienza, a tutela dei cittadini e delle cittadine.

Per non parlare dei contratti del pubblico impiego, che aspettano da tempo di essere rinnovati. Infatti, l'altro grande problema della pubblica amministrazione, Presidente, non è soltanto il numero dei dipendenti, il numero dei lavoratori e delle lavoratrici che lavorano in quel settore, ma è anche il problema delle retribuzioni, che si associa, ovviamente, alla qualità del lavoro stesso. Noi non possiamo più pensare che i pubblici dipendenti siano la categoria peggio pagata dell'intero sistema economico del nostro Paese, come se svolgessero una funzione accessoria che, invece, è centrale nei programmi di sviluppo del nostro Paese, nella possibilità di mettere in atto una grande modernizzazione del Paese. È da lì che bisogna cominciare, è dalla pubblica amministrazione che bisogna cominciare, è dalla ricerca, è dalla cultura, è dal rinnovare i contratti del pubblico impiego.

Per non parlare, ovviamente, del PNRR che segnerà in senso positivo, noi speriamo, il futuro del nostro Paese. Non c'è mai stato un piano di sostegno finanziario allo sviluppo così importante, se non nel dopoguerra con il Piano Marshall. Questa è la più grande occasione che ha il nostro Paese, finalmente, per essere modernizzato, per fare in modo che aumentino le efficienze, che aumentino i diritti, che aumentino le tutele, che aumenti la capacità produttiva, che ci sia una ricerca sostenuta in modo che sia di supporto anche al nostro sforzo industriale, per non lasciare, ancora una volta, indietro il nostro Paese. Il PNRR rappresenta tutto questo e, quindi, è necessario che ci siano non soltanto tutte le volontà politiche affinché i progetti messi in campo siano svolti nel miglior modo possibile, ma è necessario che, contemporaneamente, ci sia, da parte dei funzionari e degli apparati della pubblica amministrazione, il giusto personale, la quantità e la qualità del personale che possa permettere effettivamente a questi progetti di essere realizzati. Non basta dire che abbiamo a disposizione 200 miliardi per cambiare il Paese, non basta neanche dire che ci sono molti progetti che possono permettere questo cambiamento, è necessario che questi progetti siano realizzati, che questi progetti siano messi a terra. E chi lo deve fare, se non le pubbliche amministrazioni?

L'altra emergenza di cui si deve tener conto in una grande riforma della pubblica amministrazione, che anche in questo decreto andava affrontata, è l'emergenza climatica. Come non pensare di sostenere quelle strutture che in questo momento si possono occupare del dissesto del territorio e di rendere operativo quel Piano di adattamento climatico che ancora non abbiamo ma che speriamo di avere prossimamente, nei prossimi giorni? È un elemento indispensabile per la tutela del nostro territorio, è un elemento indispensabile per governare le grandi catastrofi naturali che sono inevitabili con i cambiamenti climatici, come i fatti stanno dimostrando, è un elemento fondamentale per salvare la vita delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese. Lì era necessario uno sforzo importante: più personale, più risorse per questo comparto che non solo è diventato strategico ma del quale non ci si può certamente dimenticare, in un momento così drammatico.

In realtà, questo decreto è diventato il veicolo per mettere in campo - come spesso capita e come troppo spesso capita a questo Governo e a questa maggioranza - e per mettere dentro tutte le norme che girano per i corridoi della Camera e di Palazzo Chigi. Anche i numerosi richiami, recenti, chiari, chiarissimi, fatti dal Presidente della Repubblica vengono totalmente ignorati, cosa gravissima, secondo me, perché la saggezza del Presidente Mattarella viene riconosciuta non soltanto nel nostro Paese ma a livello internazionale.

L'ultimo colpo per rendere questo decreto non solo inutile ma, addirittura, dannoso è stata la norma, lungamente annunciata e presentata nottetempo, sulla Corte dei conti. Abbiamo aspettato tanto, si rincorrevano voci, arriverà, non arriverà. Questo è un metodo che dobbiamo cambiare e lo dico al presidente Nazario Pagano, perché è qui presente, è il relatore del provvedimento, è il presidente della Commissione affari costituzionali, ma lo dico a tutti quanti noi.

Non è possibile gestire problemi di questa portata, così rilevanti per gli interessi di decine di migliaia, di milioni di cittadini, con un metodo che è assolutamente inaccettabile: avere i provvedimenti importanti che arrivano all'ultimo momento, che salgono dalle scale di servizio e che non sono discussi come, invece, meriterebbero. Questo, al di là delle opinioni, del fatto che la maggioranza ha i suoi punti di vista e l'opposizione ha i suoi, è un elemento importante e molto bello, peraltro, della democrazia. Ognuno svolge la sua funzione, ma per svolgere questa funzione è necessario che ci sia anche correttezza metodologica che permetta a tutti quanti di svolgere il proprio dovere nei confronti del Paese.

Con riferimento alle norme che riguardano la Corte dei conti, abbiamo ascoltato il presidente Carlino. Pensavamo che dopo quella relazione, così chiara e così netta, ci fosse un ripensamento da parte della maggioranza; di accantonare, quantomeno, quell'emendamento per avere la possibilità di approfondirlo un po' meglio. Questa riscrizione della funzione della Corte dei conti in relazione al controllo concomitante è un grande errore. Non crea solo un problema importante per quanto riguarda i controlli, ma - è stato detto da fonti autorevoli, l'Unione europea si è agitata e si è preoccupata molto su questo argomento, lo ha detto bene il presidente Carlino - il controllo concomitante, lo ricordo, è anche un metodo di controllo che snellisce le procedure ed aumenta la velocità con cui i provvedimenti possono essere realizzati. Non è vero che frena, perché, di passo in passo, un provvedimento viene esaminato dalla Corte dei conti e, quando ci sono eventuali imperfezioni, queste vengono corrette. È nell'interesse del Paese, è un passo in avanti notevolissimo e significativo. Il controllo concomitante è una garanzia per l'autorità che realizza l'opera, ma anche per i cittadini perché ci sono effettivamente controlli adeguati. E il fatto che vengano fatti di passo in passo garantisce, ovviamente, la pubblica amministrazione. Eliminare il controllo concomitante, oltre che ideologicamente sbagliato, è una stupidaggine, è un errore gravissimo, il cui danno sarà pagato dal Paese. Per questo pensavamo fosse necessaria un'ulteriore riflessione.

Si disquisisce tanto sul fatto che ormai c'è il blocco della firma. Ecco, il controllo concomitante è esattamente quella procedura che elimina il blocco della firma, perché i funzionari che si trovano a gestire un importante progetto, avendo un contatto costante con la Corte dei conti, non hanno alcun problema ad andare avanti, passo dopo passo, nella realizzazione del progetto che a loro è affidato. Ma come non capirlo? Così come il cosiddetto scudo sulla responsabilità amministrativa contabile, con l'ulteriore proroga; a mio parere, questa norma era già sbagliata in origine, lo dico sinceramente; una norma fatta dall'altro Governo, ma, lo ripeto, sbagliata all'origine. Dopodiché, però, il presidente Carlino ha esplicitato in modo chiaro che la Corte costituzionale più volte si è espressa sul fatto che tali tipi di provvedimenti non possano essere reiterati sine die: sono possibili, eventualmente, unicamente per un lasso di tempo ben determinato. Non è che noi tutti gli anni lo possiamo prorogare per un anno. Questo è incostituzionale. Penso che anche su questa norma ci saranno dei problemi per il nostro Paese, in relazione soprattutto al PNRR, che rimane il punto di riferimento circa la possibilità di cambiare il Paese.

Ci sono troppe cose che non vanno, cari colleghi e colleghe della maggioranza, caro Governo. C'è un metodo sbagliato. Ci sono dei contenuti che sono sbagliati. E ci sono una serie di soluzioni e di iniziative che vengono prese soltanto dal punto di vista ideologico, come se fosse giusto il vecchio detto “non disturbare il manovratore”. È come se ci fosse un fastidio rispetto all'opposizione, come se ci fosse un fastidio rispetto ai controlli. Non è così che funziona la democrazia. La democrazia funziona con un'opposizione efficiente, bisogna saperla valorizzare, oltre che tollerare. Una democrazia funziona sul fatto che ci sia sempre certezza sui controlli contabili e che la pubblica amministrazione sia neutrale, efficiente e capace. Non come sta facendo questo Governo, ossia l'esatto contrario di quello che serve. Per questo noi siamo assolutamente contrari a questo tipo di decreto (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Facciamo forse in tempo salutare studenti e insegnanti di liceo scientifico “Giuseppe Peano”, di Roma, che fino a pochi secondi fa erano in tribuna ad assistere alla discussione generale di cui siamo protagonisti stamane in Aula, insieme ai deputati interessati a intervenire (Applausi). È iscritto a parlare il deputato Marco Sarracino. Ne ha facoltà.

MARCO SARRACINO (PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi, come Partito Democratico, siamo molto delusi da questo provvedimento, sia per il merito, che per il metodo che la maggioranza ha voluto utilizzare. Da un lato, infatti, si sottovaluta completamente l'importanza strategica che ha la pubblica amministrazione nel nostro Paese, e dall'altro, invece, è ormai chiaro che questo pomeriggio il Governo sarà ancora una volta qui per chiedere a quest'Aula l'ennesimo voto di fiducia. Noi riteniamo questo assolutamente sbagliato, per le ragioni che ha elencato prima il collega Casu, specie se poi i decreti vengono totalmente snaturati, come in questo caso.

Stiamo, però, al merito del decreto. Il nostro Paese - è stato detto anche prima - negli ultimi vent'anni ha perso 100.000 dipendenti pubblici, l'età media è cresciuta di circa 6 anni e dal 2030 avremo 700.000 dipendenti che andranno in pensione. Dinanzi a questi dati - vogliamo dirlo con chiarezza - questo decreto non offre assolutamente le risposte adeguate. Si pone, infatti, obiettivi minimi, piccole misure settoriali, non offre una visione d'insieme su quello che andrebbe fatto per migliorare le condizioni di chi oggi lavora nella pubblica amministrazione e non affronta assolutamente il tema di come potenziarla, sia in termini di risorse umane, sia in termini di efficacia ed efficienza per i servizi che offre ai nostri cittadini. Purtroppo, però, anche questa volta è prevalsa l'idea che avete delle cose. E allora diciamocelo con chiarezza in questo dibattito: per voi la pubblica amministrazione è un peso, un mondo a cui non volete dare risposte, che, invece, sarebbero dovute. Per noi la parola pubblico nel vocabolario ha come sinonimi: equità, tutela, diritti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Per voi ha un solo sinonimo: spreco. E fa scattare un solo sillogismo: taglio. Noi riteniamo questo inaccettabile.

Non ci sono altre ragioni dinanzi al modo in cui avete affrontato questo appuntamento. Facciamo degli esempi: la questione del rinnovo contrattuale. Con un'inflazione galoppante che erode il potere d'acquisto, ci saremmo attesi che il Governo affrontasse con serietà l'emendamento del Partito Democratico per il rinnovo del contratto nazionale 2022-2024. E invece, anche in questo caso, la strada intrapresa è quella del sottrarsi al confronto e ignorare la questione. L'ultimo rinnovo risale al 2021. Il Governo, inoltre, non vuole rimuovere i vincoli di spesa, sia per il salario accessorio, sia per la valorizzazione delle professionalità. E questo si ripercuote negativamente sulla qualità del lavoro della pubblica amministrazione. Anche il sindacato vi ha chiesto alcune misure sulla valorizzazione del personale e sulla necessità di aprire un confronto serio sull'organizzazione del lavoro nella pubblica amministrazione. Ma puntualmente, anche in questo caso, vi sottraete. Ho citato l'emendamento sul rinnovo del contratto, ma voglio qui citare gli 87.000 precari, che attendono da anni una stabilizzazione, come i lavoratori della giustizia, altro segmento imprescindibile per il buon funzionamento dello Stato. Persone che mandano avanti la giustizia italiana in condizioni troppe volte difficili. Ma c'è anche altro.

Siete talmente concentrati a prendervela con chi fugge da guerre e povertà per venire nel nostro Paese, che non vedete come il vero dramma italiano riguardi quelle centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che ogni anno abbandonano il nostro Sud per andare all'estero. Vi siete mai chiesti quali siano i motivi? Servizi scadenti, qualità della vita inferiore, disoccupazione tra le più basse d'Europa - come dimostra anche il rapporto Eurostat sull'occupazione femminile nei Paesi dell'Unione europea - e salari bassi.

Non voglio parlare del salario minimo, altrimenti rischiamo di aprire un altro capitolo in cui il Governo fa finta di non vedere quattro milioni di lavoratori che, pur lavorando, sono sotto la soglia di povertà. Non voglio neanche aprire il capitolo dell'autonomia differenziata con cui spaccate l'Italia a metà e date maggiori risorse a chi ne ha di più. Però, allora, diteci perché siete contro l'idea di un grande piano di assunzioni di giovani per la pubblica amministrazione, in particolare al Mezzogiorno (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), per dare anche una risposta sul piano occupazionale nelle nostre regioni? Diteci perché siete contrari, ce lo dovete dire!

Chiedete ai vostri sindaci e ai vostri amministratori: in alcuni comuni, in particolar modo del Sud, non c'è rimasto più nessuno. Che futuro diamo a quei territori? Come convinciamo un'impresa ad investire? Come diciamo ad un ragazzo di restare? Come vinciamo la più grande sfida a cui questo Paese è chiamato, ovvero la realizzazione del PNRR? Questa infatti non può prescindere da una pubblica amministrazione all'altezza di questa sfida. Invece, voi, da un lato, con questo decreto, non fate nulla per migliorarla, dall'altro, state trasformando il PNRR da una straordinaria opportunità per l'Italia in un vero e proprio campo di battaglia dove non si capisce più nulla. Non solo non si capisce cosa verrà cancellato, ma ce la si prende, anche in quel caso, con le pubbliche amministrazioni, che giustamente si sono fermate, in attesa delle vostre rimodulazioni.

Presidente, nella giornata di mercoledì, si è consumato qualcosa di estremamente grave nelle Commissioni perché, proprio mentre noi discutevamo, non contenti della formulazione originaria di questo decreto, la maggioranza ha voluto arricchirlo con un'altra perla: mi riferisco all'emendamento riguardante la Corte dei conti. Anche a questo proposito, calpestando ogni forma di leale collaborazione istituzionale, preoccupati della vostra stessa incapacità nell'affrontare la sfida del PNRR, avete cercato una scorciatoia maldestra e pericolosa, limitando i poteri di controllo da parte della Corte dei conti; lo avete fatto non ascoltando nessuno, neanche le oggettive osservazioni formulate dallo stesso Presidente della Corte dei conti nel corso dell'audizione che era stata richiesta. Vi è stato detto che il controllo concomitante è utile per la realizzazione del PNRR, ma voi, non solo non ascoltate, ma fate anche passare un messaggio incredibile e cioè che, fino ad ora, non avete speso quelle risorse perché c'erano i controlli: questo è incredibile. Mi permetto allora di segnalare che, nella scorsa legislatura, siete stati proprio voi a presentare un disegno di legge che aumentasse i controlli della Corte dei conti sul PNRR (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) e ora che tocca a voi spendere quelle risorse, guarda caso, ne richiedete il ridimensionamento! È evidente che siamo di fronte ad un atteggiamento, da un lato, incoerente e schizofrenico, ma anche - perdonatemi - maledettamente inquietante se pensiamo che solo la settimana prima, proprio la Corte dei conti, svolgendo unicamente il proprio lavoro, aveva dichiarato che, dei 34 miliardi del PNRR per il 2023, ne era stato speso soltanto uno. Una settimana dopo cosa fate? Delimitate il potere di controllo della Corte dei conti sul PNRR.

Insomma, state nascondendo le vostre incapacità prendendovela contro nemici che non esistono e questo è assolutamente inaccettabile. Ma poi cosa c'entra tutto questo con il decreto di cui stiamo parlando oggi? Avete messo in campo un atto di prepotenza che nessuno comprende e che forse non comprendete neanche voi, visto che, fino ad oggi, nessuno si è alzato e ci ha spiegato le ragioni di questo emendamento, ripeto: nessuno. Almeno spiegatecele! Se non avete argomenti, allora fermatevi - o ci spiegate le ragioni, o vi fermate - perché, se quelle risorse finiscono nelle mani sbagliate o finiscono col finanziare cose che nulla hanno a che fare con il PNRR, pregiudicate il futuro e la coesione di questo Paese. Ciò significa non modernizzarlo, non realizzare processi di transizione digitale ed ecologica e non ridurre le diseguaglianze economiche e sociali, che sono state il motivo per cui noi abbiamo avuto così tante risorse.

Per questo, Presidente, noi abbiamo fatto la nostra parte provando a migliorare un decreto che, in teoria, avrebbe dovuto parlare dell'ossatura del nostro Stato, di come migliorare le condizioni di migliaia di donne e uomini che lavorano per il nostro Paese, di come ci presentiamo agli occhi del mondo in termini di efficienza e qualità dei servizi, di una scuola che non lasci indietro nessuno, della formazione che gli insegnanti, in condizioni precarie e difficili, danno ai nostri studenti, di una sanità pubblica che, dopo la pandemia, abbiamo visto essere centrale per il nostro futuro. Oggi però, purtroppo, nel complesso, non facciamo nessun passo in avanti, anzi.

Per questo e molto altro la nostra battaglia, la battaglia del Partito Democratico, non si limiterà al Parlamento, ma continuerà a fianco di chi lotta per i propri diritti e per il proprio lavoro e di chi crede ancora in un Paese più giusto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Roberto Giachetti. Ne ha facoltà.

ROBERTO GIACHETTI (A-IV-RE). Grazie signor Presidente, Governo, colleghi e presidenti. Innanzitutto, non si può evitare di mettere in evidenza come questo sia il primo decreto che arriva dopo l'incontro tra i Presidenti di Camera e Senato ed il Presidente della Repubblica e, da quello che abbiamo appreso e che è stato anche riferito dai Presidenti nelle rispettive Conferenze dei capigruppo, l'oggetto della questione posta dal Presidente della Repubblica è che ormai l'attività parlamentare avviene esclusivamente attraverso decreti-legge e, 9 volte su 10, attraverso decreti-legge sui quali viene posta la fiducia.

Siamo arrivati ormai ad un livello per cui - l'avevo già detto in un'altra occasione -, in questa settimana, sostanzialmente stiamo lavorando su due decreti-legge in parallelo e probabilmente saremo chiamati a votare su due questioni di fiducia nella stessa settimana. Se questo è un antico problema, perché il Presidente della Repubblica evidenzia una prassi che - per essere molto chiari, cari colleghi - non ha riguardato soltanto questa maggioranza ma che purtroppo costituisce un malcostume istituzionale e costituzionale che ci trasciniamo nel tempo e ha attraversato tutti i Governi di destra, di sinistra e tecnici, dobbiamo riconoscere che, via via, però la situazione è sempre più peggiorata e sembra quasi che il superamento del limite precedente diventi il principale obiettivo politico della maggioranza nel suo agire.

Quindi, vorrei capire, anche attraverso il Presidente della Camera, in che modo si intendono recepire le giuste valutazioni che non solo l'attuale Presidente della Repubblica, ma in verità anche altri suoi predecessori - così chiariamo bene di che periodo di tempo parlo - hanno rivolto a tante maggioranze e a tanti Presidenti del Consiglio. Se infatti il Presidente della Repubblica fa un richiamo di questo tipo e i Presidenti delle Camere concordano sul fatto che bisogna porre un freno a questa prassi, ma poi gli atti immediatamente successivi sono, se possibile, ancora più provocatori dal punto di vista costituzionale rispetto a quelli precedenti, questo diventa un problema non soltanto per l'opposizione del momento, che poteva essere la maggioranza di un tempo, o per la maggioranza di oggi, che poteva essere l'opposizione di un tempo, ma per i rapporti istituzionali, che dovrebbero essere in qualche modo preservati e rispettati.

In questo decreto, vi è stata quasi un'innovazione - io ero abbastanza meravigliato dell'iniziativa presa dai presidenti delle Commissioni -, facendo in modo che, prima che si entrasse nell'esame degli emendamenti, ci fosse addirittura un confronto: i capigruppo hanno partecipato ad alcune riunioni nella Commissione affari costituzionali con tutti i funzionari del MEF e dei Ministeri interessati, i quali avevano studiato gli emendamenti e avevano addirittura accennato e predisposto delle valutazioni sul merito degli emendamenti. Tutto questo sembrava un momento di collaborazione e anche di discontinuità rispetto a prima, ma ahimè tutto ciò che è accaduto dopo non ha certamente confermato questa lettura.

Vorrei dire che non solo i rilievi sul fatto che si presenti un decreto-legge dopo l'altro o, addirittura, uno sopra l'altro sono rimasti inascoltati, ma neanche sul tema della modifica, attraverso emendamenti del Governo e dei relatori, dei testi originari dei decreti-legge c'è stata una marcia indietro. Anche questo - come lei sa perfettamente e come sanno i colleghi - è un elemento che è stato messo in evidenza più volte: noi infatti sappiamo che il Presidente della Repubblica firma i decreti-legge, come approvati dal Consiglio dei Ministri. I decreti-legge poi, nel corso del tempo, possono essere emendati - questo ovviamente lo prevedono i regolamenti parlamentari - ma c'è un piccolo particolare: se però, attraverso gli emendamenti, si snatura o si amplia all'eccesso il merito del decreto-legge, c'è qualcosa che non va e ovviamente anche questo non lo dico io, ma lo hanno detto ripetutamente i Presidenti della Repubblica, non solo rispetto a questa maggioranza, ma anche rispetto a questa maggioranza.

Però, siamo da capo a dodici, se c'è il Presidente della Repubblica che fa un rilievo anche in questo senso, è ben singolare che il decreto “Pubblica amministrazione”, che è quello che stiamo affrontando, e peggio ancora l'altro decreto che affronteremo tra qualche giorno, quello già definito di per sé “Omnibus”, bypassino completamente non solo i precetti costituzionali, ma anche i richiami del Presidente della Repubblica.

Io vorrei che di questo problema, signor Presidente, si facesse carico non tanto e non solo l'opposizione, che lo mette in rilievo, ma la Presidenza della Camera rispetto ai rapporti con il Presidente della Repubblica, perché in questo decreto-legge, signor Presidente - adesso verremo anche al merito dello stesso - ci sono state due occasioni, una riuscita e una non riuscita, nelle quali il Governo è intervenuto con degli emendamenti per inserire delle materie che nulla avevano a che vedere con l'oggetto originario dei decreti-legge: una riguardava il Ministero della Difesa e la direzione generale concernente gli armamenti, con un intervento che poi è stato ritirato, sul quale potremmo anche essere d'accordo nel merito, ma che è totalmente estraneo rispetto alla materia di cui stavamo discutendo, e, l'altra, che invece è riuscita, è quella dell'emendamento che riguarda la Corte dei conti.

Io non entro nel merito se sia giusto, non sia giusto e via dicendo, ma certamente non si capisce per quale motivo un intervento legislativo di questo tipo sia stato fatto in un decreto rispetto al quale, di primo acchito, assolutamente nulla aveva a che vedere. Perché di cosa parlava il decreto in questione? Il decreto configura una serie di assunzioni e stabilizzazioni in diversi settori dell'amministrazione pubblica e con queste assunzioni vengono incrementate sia le dotazioni della Presidenza del Consiglio che dei Ministeri, includendo in molti casi la diretta collaborazione, argomento pure comprensibile che, però, vorrei ricordare a questa maggioranza, è stato ripetutamente esaltato negativamente quando a utilizzarlo erano altri Governi ai quali questa maggioranza si opponeva; ancora, riguarda gli enti locali, le Forze dell'ordine; interviene, infine, anche su enti quali Formez, ENIT Spa, Lega italiana per la lotta contro i tumori, Fondazione Ugo Bordoni, insomma numerosi provvedimenti di stabilizzazione in diversi comparti. Anche qui, il tema dell'omogeneità di materia prevista dalla Costituzione ogni tanto vacilla.

Poi, come detto, sono arrivate le due proposte emendative. Una accettata e portata avanti, quella sulla Corte dei conti, e l'altra su un argomento, che personalmente ritengo assolutamente giusto e non a caso affrontato anche dai Governi precedenti, chiamato “scudo erariale”, che è un fatto molto importante, tanto più in presenza di quella che io ritengo essere una modifica che andrebbe fatta rapidamente e che, invece, non so perché, nonostante le pronunce del Ministro Nordio, non viene fatta. Mi riferisco alla riforma o, addirittura, per quanto mi riguarda, all'abolizione dell'abuso d'ufficio. Una misura andata in proroga. Ha ragione su questo il Ministro Fitto a dire che non si capisce quale sia lo scandalo: è stata fatta col Governo Conte 1, è stata prorogata col Governo Draghi, e non si capisce per quale motivo adesso debba essere uno scandalo se fatta dall'attuale Governo. Ciò, tanto più, in una situazione nella quale c'è obiettivamente il problema di un'amministrazione pubblica che ha ancora tanta paura di firmare e, quindi, anche per questo ritarda i processi. Mi sembra, quindi, una norma assolutamente ragionevole con la necessità che abbiamo di accelerare l'attuazione del PNRR.

Noi su che cosa ci siamo mossi? Innanzitutto, gli emendamenti, che sono stati accolti dal Governo - pochi a dire il vero - e che sono stati in parte riformulati, ma accolti dal Governo. Tra questi emendamenti uno riguarda l'articolo 5 con il quale si è impedito che una misura prevista dal Governo, ma scritta in modo impreciso, di fatto, cancellasse l'anno di prova per gli assunti nella scuola dell'infanzia e primaria nell'anno in corso; ancora, relativamente sempre all'articolo 5, un altro nostro emendamento ha rafforzato il principio che gli specializzati all'estero sul sostegno fossero assunti solo dopo il riconoscimento della validità del titolo. All'articolo 9, dove un nostro emendamento consente alle università coinvolte in alcune tipologie di progetto, PNRR, per esempio, di far rientrare i cosiddetti cervelli dall'estero. Queste sono le tre cose che sono state accolte, riformulate o accolte integralmente, con emendamenti presentati dai colleghi di Italia Viva.

Le nostre proposte emendative che, invece, sono state respinte riguardavano essenzialmente e principalmente la questione dei magistrati fuori ruolo. Lasciamo perdere quanto detto dal Governo che aveva annunciato che sul tema della giustizia sarebbe stato all'avanguardia, avrebbe assunto con responsabilità decisioni che ci portiamo avanti da tempo e che non sono mai state prese e portate avanti dalla sinistra; tutto giusto, bla, bla, bla, poi, ogni volta, lo vediamo su tante questioni, ci ritroviamo non solo a non aver fatto le cose che si sono proposte, ma addirittura ad aver arretrato rispetto a determinate cose, ma lasciamo perdere.

Con il PNRR abbiamo preso degli impegni importanti, significativi, rispetto alla velocizzazione della giustizia, sia nel campo del penale, che in quello del civile. Abbiamo previsto la riduzione del 40 e del 20 per cento dei tempi della giustizia penale e civile. Al riguardo, le maggiori problematicità che emergono dipendono dal fatto che ci sono pochi magistrati. Allora, abbiamo presentato degli emendamenti proprio in funzione dell'attuazione di questa parte importante del PNRR; importante, non solo, perché noi la riteniamo tale, ma perché centrale negli obiettivi del PNRR, e voluta anche e particolarmente dall'Unione europea ai fini dell'ottenimento del via libera per i fondi. Se effettivamente, come è vero, ci sono carenze di organico, non si capisce perché non utilizzare almeno temporaneamente una schiera di magistrati che, invece, di fare il loro mestiere, quindi seguire le pratiche, elaborarle in modo da ridurre i tempi della giustizia, sono piazzati in alcuni punti, nei gangli chiave della nostra amministrazione, spesso e volentieri anche in palese conflitto di interessi, soprattutto all'interno del Ministero della Giustizia. Non ci stancheremo mai di evidenziarlo questa situazione. Quando dovesse arrivare un provvedimento del Ministro della Giustizia sulla responsabilità civile dei magistrati, chi sono, all'interno del Ministero, coloro che si occupano di questo provvedimento materialmente? I magistrati fuori ruolo che si trovano nell'Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia o i capi di gabinetto del Ministero della Giustizia che sono magistrati fuori ruolo. Parliamo del Ministero della Giustizia, quindi parliamo di una sessantina di persone. Poi ci sono tutti gli altri che si trovano in tutte le altre amministrazioni, spesso e volentieri in situazioni di conflitto di interessi non meno pesanti di quelli che troviamo nel Ministero della Giustizia. Il tema dei magistrati fuori ruolo andrebbe affrontato molto laicamente. Ci abbiamo provato nel tempo, addirittura, lo dico alla Sottosegretaria, era arrivata la voce che il Ministero della Giustizia si stesse preparando a presentare un emendamento che prevedesse un aumento dei magistrati fuori ruolo.

La vicenda dei magistrati fuori ruolo, a mio avviso, riguarda sia tutti quelli che sono difensori della magistratura in tutti i modi, sia quelli che sono un po' più critici verso la magistratura. Io penso che sarebbe molto utile che i magistrati tornassero a fare il loro mestiere e che liberassimo i ministeri. Ci sono persone di altrettanta validità, di altrettanta competenza e di altrettanta responsabilità nei diversi settori dell'amministrazione che possono essere sicuramente in grado di svolgere le funzioni di capo di gabinetto, di capo dell'ufficio legislativo, di capo dei tanti uffici presenti all'interno del Ministero della Giustizia e degli altri ministeri. Su questo abbiamo fatto una battaglia e ci dispiace che il Governo abbia deciso di respingere tutti gli emendamenti, ma noi siamo tenaci e andremo avanti, cercando di trovare le occasioni possibili affinché l'Italia torni ad essere, da questo punto di vista, un Paese normale.

Ci siamo occupati, l'ho ricordato prima, con alcuni emendamenti che sono stati approvati, dell'articolo 5: abbiamo tentato di dare un punteggio aggiuntivo agli anni di precariato sul sostegno svolto, avendo già conseguito la specializzazione per il sostegno. Un altro blocco di emendamenti lo abbiamo presentato all'articolo 15 per cancellare o differire l'entrata in vigore della nuova disciplina delle attribuzioni delle posizioni organizzative del personale direttivo del Corpo dei vigili del fuoco. Argomento molto delicato, perché sappiamo benissimo quanto sia importante il ruolo dei Vigili del fuoco nel campo della protezione civile e non solo.

Dunque, visto che ci si occupava di pubblica amministrazione, forse alcuni interventi che andassero in qualche modo a tutelarli sarebbero stati utili ma, ovviamente, sono stati bocciati anche questi.

Signor Presidente, noi abbiamo presentato su questo, credo, 20 emendamenti che sono stati bocciati. Vorrei dire che, anche rispetto alle altre opposizioni, noi complessivamente abbiamo presentato 350 emendamenti. Il dibattito in Commissione c'è stato, tranne quando si è presentato l'oggetto “articolo 7”, cioè quello che riguarda il Ministero della Difesa, e quando è arrivato - perché quei pochi che ci stanno ascoltando sappiano come funzionano le cose - l'emendamento che riguarda la Corte dei conti, che è stato presentato a mezzanotte e mezza e avevamo come disponibilità, per poter fare gli emendamenti, le ore nelle quali i ragazzi normalmente sono in discoteca a ballare. Questo è il quadro nel quale ci muoviamo.

Però, di fronte a tutto questo, da parte dell'opposizione c'è stata sicuramente durezza, soprattutto rispetto al metodo e alle procedure, ma non c'è stato alcun tipo di ostruzionismo né alcun tipo di battaglia campale in Commissione. C'è stata, invece, la disponibilità ad affrontare un provvedimento che ha anche misure importanti.

Dico questo perché, così banalmente, ingenuamente e romanticamente, mi verrebbe da domandare a lei, signor Presidente, ma soprattutto al Governo per quale motivo, di fronte a un percorso di questo tipo e dopo aver varato il decreto, venga in Aula a porre la fiducia, che è quanto accadrà tra poco. Anche gli iscritti a parlare di oggi non mi pare che siano una schiera di deputati, cosa che avrebbe allungato i tempi chissà per quanto. Perché, dopo le parole del Presidente della Repubblica e dopo quelle dei Presidenti della Camera e del Senato, andate avanti in questo modo, senza minimamente curarvi di salvare anche un pochino la forma, oltre che la sostanza delle cose?

Non avrò risposta a queste domande, anzi, la risposta l'avrò perché, fra tre giorni, avremo un altro decreto-legge, quello omnibus, nel quale ci saranno le materie più disparate e in occasione del quale seguirete lo stesso sistema. A questo punto, sarebbe interessante sapere, magari dopo quel decreto, se il Presidente della Camera - non voglio dire il Presidente della Repubblica - ci aggiornerà su quali saranno le sue intenzioni per garantire che qui dentro le cose vadano un minimo nel verso giusto.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Federica Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (M5S). Grazie, Presidente. Gentili colleghe e colleghi, rappresentante del Governo, il provvedimento oggi in esame ci porta inevitabilmente e, aggiungo, ancora una volta a provare una sensazione di complessiva delusione. Siamo infatti lontanissimi da un rafforzamento strategico della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche e, analizzando il testo nel suo complesso, si ha la sensazione di avere davanti - lo ripeto, ancora una volta - un disegno frammentario di misure che si articolano senza una visione organica di insieme della complessa macchina amministrativa. Come dire che è il classico metodo del fornire soluzioni estemporanee che, però, in un secondo momento si potrebbero concretizzare anche in ulteriori criticità da affrontare. A nostro avviso, il provvedimento non può, quindi, che essere inquadrato in una cornice di azione dell'attuale Governo che si caratterizza - torniamo a dirlo - per scarsa lungimiranza, con misure di corto respiro e settoriali, mancando totalmente una reale visione di lungo termine in merito ai numerosi problemi che affliggono la pubblica amministrazione.

La cosa, poi, che per noi risulta di estrema gravità è il discorso relativo ai controlli. Mi riferisco, in particolare, all'abolizione del controllo concomitante della Corte dei conti sul PNRR e alla proroga dello scudo erariale, che solleva i funzionari da responsabilità da colpa grave. In tal modo, si va, evidentemente, a fare l'ennesimo regalo al malaffare organizzato, a chi sfrutta quella pericolosa zona grigia tra lecito e illecito.

Tuttavia, come ci suggerisce la saggezza popolare, non bisogna mai fare l'errore di buttare via il bambino con l'acqua sporca. Quindi, con molta onestà aggiungo che alcune misure - purtroppo, solo due - proposte dal gruppo MoVimento 5 Stelle sono state accettate dal Governo e risultano foriere di importanti benefici. C'è, ad esempio, la parte del provvedimento relativa al personale del Ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. Pur risultando di esigua portata e assolutamente non affrontando in maniera strutturale i problemi che affliggono il Dicastero in tale ambito, risulta comunque apprezzabile.

In questo contesto voglio ricordare, infatti, che con il gruppo MoVimento 5 Stelle lavoriamo dall'opposizione, sin dai primi mesi di questa legislatura, in particolare fin dalla sessione di bilancio, per cercare di ottenere dal Governo misure di potenziamento dei servizi consolari, alla luce delle numerosissime segnalazioni che riceviamo, molte delle quali connesse a criticità a loro volta riconducibili a penuria in termini di risorse materiali e umane nelle sedi all'estero deputate a fornire servizi essenziali ai nostri connazionali. Sono, dunque, particolarmente soddisfatta di poter dire che, nell'ambito dei lavori in merito al provvedimento oggi in esame, lo scorso martedì 30 maggio è stato approvato in Commissione un emendamento a mia prima firma e, grazie a tale integrazione al testo, siamo riusciti a ottenere l'aumento di quasi 3 milioni, in 2 anni, per adeguare le retribuzioni del personale a contratto delle nostre rappresentanze diplomatiche, dei nostri uffici consolari e degli istituti di cultura all'estero. Non si poteva rimandare ulteriormente. Si pensi solo al fatto che le retribuzioni di questo personale contrattualizzato, motore del lavoro della nostra rete diplomatica e culturale all'estero, erano rimaste ferme da 20 anni rispetto ai previsti aumenti di legge. Sottolineo, poi, che tale situazione ha generato nel tempo un'emorragia dei cosiddetti contrattisti, con l'effetto di lasciare scoperti tantissimi posti in uno scenario già caratterizzato da scarsità di personale. Con schiettezza aggiungo, però, che non andiamo certo a risolvere in maniera complessiva tutte le criticità di questo ambito. Ad ogni modo, quello descritto è un significativo passo nella direzione da noi indicata da tempo.

Allo stesso modo, risulta essere apprezzabile l'accoglimento dell'emendamento della collega Carmina relativo all'utilizzo di personale da parte di altre pubbliche amministrazioni. Nello specifico, grazie a questa modifica normativa, anche i comuni nella fascia di popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti potranno beneficiare del cosiddetto scavalco in eccedenza, compensando così in parte le gravi riduzioni di organico. Questa è la via da seguire, ovvero non diminuire i controlli bensì gestire in maniera più efficiente le risorse umane e conseguire, in tal modo, una reale prospettiva di attuazione del PNRR.

Come non terminare, però, con una nota sul metodo? Come non menzionare l'utilizzo massiccio della decretazione d'urgenza, in spregio anche a tutti i richiami del Presidente della Repubblica Mattarella? Come non parlare degli emendamenti del Governo che arrivano nottetempo, col favore delle tenebre, e su cui si è chiamati ad esprimersi entro le ore 10 del giorno successivo? Come non menzionare, infine, gli emendamenti del Governo, che arrivano su materie assolutamente estranee a quelle oggetto del provvedimento? Allora, reiteriamo l'invito, come gruppo MoVimento 5 Stelle, a cambiare direzione rispetto al ruolo che si dovrebbe riconoscere al Parlamento italiano, un ruolo di indirizzo e di controllo e, ça va sans dire, un ruolo di funzione legislativa (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Saluto gli studenti e i docenti dell'Istituto di istruzione superiore Norberto Turriziani di Frosinone, che assistono ai nostri lavori dalle tribune (Applausi). Ricordo che sono presenti in Aula i deputati impegnati nella discussione sulle linee generali del provvedimento in esame.

È iscritto a parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Mi sarei aspettato una discussione politica, così come si sarebbe detto in altri tempi, una discussione che, in qualche modo, avrebbe messo al centro gli anni che abbiamo vissuto, a partire dalla pandemia. Lo dico così perché credo che soprattutto la funzione pubblica, la pubblica amministrazione sia stata al centro di una delle più grandi prove e sfide dei nostri tempi: superare una di quelle crisi che in qualche modo suscitava tante paure, tante insicurezze e tante disuguaglianze. La pandemia ha fatto da detonatore a tantissime disuguaglianze già presenti nel Paese. Parlo, ovviamente, di quelle sanitarie, parlo di quelle sociali, parlo ovviamente dei rapporti tra i generi e tra le generazioni.

Perché parto da questo? Perché, in qualche modo, mi sarei aspettato da questo Governo politico un punto di vista sullo stato della sanità, su una fotografia impietosa, che ci fa rilevare che, ogni 10 italiani che oggi affrontano le cure, magari attraverso la richiesta di una visita specialistica, almeno 4 rinunciano a un intervento, e altri 4 aspettano anche un anno di attesa. E poi ci sono i 2 che ce la fanno, perché hanno una carta di credito in tasca o, come noi, sono fortunati, privilegiati, perché possono ottenere la stessa visita specialistica in intra moenia o nel privato, magari in 24 o 48 ore.

Mi sarei aspettato un decreto della pubblica amministrazione che, in qualche modo, mettesse al centro uno dei tanti temi, non solo della stabilizzazione dei precari della sanità, ma dello stato della sanità pubblica, lo stato di una narrazione che ha visto privatizzare ed esternalizzare tantissimi servizi; una riflessione pubblica a partire dall'arruolamento proprio di quei medici, di quegli infermieri, partendo magari da errori del passato, anche e soprattutto dei Governi precedenti, magari partendo anche da lontano, da quelle scuole di specializzazione che non hanno avuto nemmeno la metà della copertura di tutti i laureati negli anni passati, magari a partire da tutti quei ragazzi che, al posto di una scuola di specializzazione, sono andati all'estero, per parlare esattamente di quello che dovremmo fare, anche vincolando alcune borse di specializzazione e di scuole di specializzazione ad alcuni servizi pubblici, ormai deserti.

Ma sarà normale che i nostri sindaci, soprattutto quelli delle piccole medie e comunità, ormai siano costretti addirittura a festeggiare quando arriva magari un medico di base, perché da troppo tempo i loro luoghi sono diventati deserti? Si ritorna a festeggiare i medici come nel Far West, quando arrivava il dentista a togliere qualche dente.

In questa riflessione c'è, poi, l'altra grande parte dell'amministrazione, una seconda gamba, quella che ha visto in faccia questa pandemia. Parlo della scuola pubblica. Per tanto tempo, per quasi 2 anni, abbiamo discusso se era giusta e corretta quella fotografia che ci rimandavano i ragazzi, sia dentro i propri appartamenti, dove le disuguaglianze esplodevano nel digital divide, ma anche nel conflitto fra fratelli e genitori, magari per ottenere un PC, un portatile. È un conflitto che, di fatto, c'è nello stato della pubblica amministrazione, di come vengono sottoccupati spesso i precari, precariamente occupati, o come vengono sviliti quei professori che hanno retto sulle spalle tante di quelle tensioni. Noi continuiamo a chiedere a quella scuola di risolvere i problemi della pubblica amministrazione, del welfare, non dedicando mai un euro in più a quel rinnovo di contratto, magari provando anche a fotografare quei nuovi ruoli nella pubblica amministrazione e nelle scuole, a partire dagli educatori, a partire da tutte quelle grandi diversità e difficoltà che si trovano, in qualche modo, davanti quei docenti. Mi sarei aspettato una discussione, noi ne proponevamo una, quella, per esempio, della riduzione degli alunni per classe, a partire da un grande piano di assunzione di insegnanti e personale non docente, da affiancare a una grande riforma della pubblica amministrazione.

Ma, in generale, a me pare che manchi anche una domanda di senso: in Italia, oggi, abbiamo bisogno di più o meno pubblica amministrazione? È con questa domanda che dovremmo in qualche modo aprire un decreto come questo. Un Paese che deve accelerare sulla transizione ecologica e digitale, realizzare nuove infrastrutture, potenziare quelle esistenti, ma, soprattutto, garantire a tutte e a tutti gli accessi ai servizi pubblici con appropriatezza e qualità, per rendere, di fatto, esigibili i diritti sanciti dalla nostra Costituzione, ha bisogno di questa domanda. Allora, occorre allontanare definitivamente la stagione dei tagli lineari e fare un serio investimento sulla valorizzazione delle competenze e delle professionalità, costruire condizioni affinché i dipendenti siano adeguatamente formati, coinvolti, motivati.

Gli effetti di oltre un decennio di blocco del turnover, dei tetti di spesa alla spesa del personale sanitario, dei mancati rinnovi dei contratti, ci consegnano, oggi, un quadro drammatico, in cui, dal 2000 al 2020, sono state diminuite di quasi 200.000 le unità di dipendenti pubblici del nostro Paese, portandoci ai livelli più bassi dei Paesi europei per numero di dipendenti in ragione della popolazione, meno del 6 per cento, e per età media del personale, 50 anni, con livelli ancora più critici nelle funzioni centrali e locali, e con la spesa per redditi da lavoro dipendente in relazione al PIL sistematicamente la più bassa, il 10,7 per cento, a fronte di Paesi come la Francia con il 13,5, la Spagna con il 13,2, il Regno Unito con l'11,1, e, più in generale, della media degli Stati membri dell'Unione europea, l'11,6, dato parzialmente spiegato dalla crescita economica meno intensa, ma, soprattutto, dal calo degli occupati. Noi crediamo che siano necessarie ingenti risorse strutturali di parte corrente a carico del bilancio dello Stato, per accompagnare i grandi investimenti previsti attraverso le risorse europee, il Fondo complementare nazionale e il PNRR. Occorre investire nel potenziamento del personale affinché ospedali, case di comunità, asili nido, scuole, enti locali e amministrazioni dello Stato abbiano il personale necessario; non, come abbiamo sentito dire durante la discussione qui, proprio sul PNRR, che forse non avremo il personale per aprire le case di comunità, forse non avremo gli assistenti sociali, forse non avremo gli infermieri di comunità. E, quindi, cosa fare davanti a tutto questo? Trovare le risorse, metterle nel decreto PA, fare un assestamento. No, far sparire le case di comunità dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Le assunzioni di dipendenti pubblici negli ultimi anni sono state costantemente minori delle cessazioni, tranne che per il comparto dell'alta formazione. Il personale impiegato nella pubblica amministrazione che avrà raggiunto i requisiti pensionistici nel 2026 supererà le 300.000 unità, nel 2030 le 700.000 unità. Senza, di fatto, un'inversione di tendenza, ben oltre gli orientamenti che si sono caratterizzati finora nello Stato e nelle amministrazioni periferiche, non saremo in grado di recuperare nemmeno il turnover, figurarsi riuscire a fare quel salto in avanti di cui il nostro sistema e il nostro Paese hanno bisogno. Bisogna modificare le procedure di assunzione, si dice.

Dal primo bilancio delle semplificazioni e procedure di reclutamento possiamo registrare due dati: le procedure non sempre si sono effettivamente velocizzate e le selezioni non sempre stanno producendo una rispondenza tra unità di lavoro e corrispondenti requisiti e competenze. Insomma, anche l'accentramento al Formez delle procedure concorsuali non ha determinato una maggiore velocità nella realizzazione dei bandi. Inoltre, le prove preselettive standardizzate, che determinano ampia casualità nella scelta dei vincitori, prove successivamente semplificate, pongono dubbi rispetto alle effettive competenze. Anche su questo avremmo voluto discutere con serenità e con serietà, anche avendo posizioni diverse. Non è solo una questione di numeri. Il dibattito pubblico si è concentrato, negli ultimi tempi, sul fenomeno delle grandi dimissioni: cessazioni volontarie di massa dei rapporti di lavoro, che hanno interessato principalmente Paesi, prima, come gli Stati Uniti e, poi, come quelli dell'Europa. Secondo uno studio del Politecnico di Milano, la ricerca di maggiore flessibilità organizzativa è tra i motivi principali che portano alle dimissioni, ma forse ancora più preoccupante è il totale disinteresse per la salute emotiva o psicofisica. Quando noi diciamo che bisogna ridurre l'orario di lavoro, a parità di salario, bisogna ripartire dalla pubblica amministrazione per sperimentare cosa vuol dire riprendere il senso delle nostre vite. Che si lavora troppo poco o troppo in questo Paese, ce lo dicono l'abuso degli psicofarmaci e l'abuso di accesso ai medici di base per l'insofferenza da troppo lavoro, da stress del lavoro, da assenza del lavoro. Come diceva bene un collega in precedenza, possiamo anche essere divisi dal tema del salario minimo legale, ma come si ricrea piena e buona occupazione in questo Paese, se non a partire anche dalla pubblica amministrazione? Anche in tal caso il tema della transizione ecologica è tutt'uno. La pubblica amministrazione deve essere al centro di quel ripensamento, al centro di un modello in cui il design sistemico parte dalla progettazione di servizi pubblici con esternalità sempre meno negative per l'ambiente, a partire dai processi dei rifiuti, a partire dall'idea di una economia circolare, che veda al centro il disegno pubblico e la macchina pubblica. Anche in tal caso la frequente esternalizzazione di quelle funzioni, a partire da quelle ambientali, ha fatto sì che l'amministrazione pubblica non avesse più in sé la propria macchina, i propri dirigenti, il tipo di struttura, a partire dallo svuotamento di alcuni luoghi, fra cui le aree metropolitane. Su questo credo ci sarebbero ampie convergenze anche con diversi partiti della maggioranza. Ridiscutiamo quei passaggi che hanno svuotato enti come le province, senza dare forza alle città metropolitane per svolgere quelle funzioni. Sapevamo dall'inizio che avere un'amministrazione pubblica amica del clima era un processo tutto da costruire. Sapevamo che, senza efficacia e competenza, non saremmo riusciti a raggiungere gli obiettivi del contrasto della crisi climatica e della transizione ecologica e, al contempo, a costruire la fiducia pubblica necessaria per conseguirli. L'amministrazione pubblica, dopo anni di tagli lineari e blocco delle assunzioni, attraversa una crisi senza precedenti, che impatta sullo stato di attuazione del PNRR. E arrivo proprio al punto. Per anni ci avete raccontato - e ci hanno raccontato - che affidare ai privati servizi pubblici avrebbe razionalizzato la spesa e l'efficienza. La verità è che si è abbassata la qualità del servizio e precarizzato il lavoro. Nell'assenza totale di un dibattito pubblico, in Italia è sempre più alto il numero di servizi pubblici gestiti da attori privati ed erogati da lavoratori ingaggiati con condizioni e salari ai limiti dello sfruttamento. Porto altri due esempi. Guardate cosa sta succedendo sulla vicenda Anaste. Pensate al COVID e a quanto abbiamo detto delle vicende delle RSA e della cura dei più sensibili e dei più fragili. Inguaribile non vuol dire incurabile: avremmo dovuto mettere più professionalità, più sanità pubblica e più assistenza pubblica. Invece, ci troviamo addirittura contratti nazionali pirata, per cui non riusciamo a dare una vera risposta di dignità a quei lavoratori e a quelle lavoratrici. Pensate a un altro sistema, quello delle pulizie, in cui accettiamo che gli enti pubblici, magari le stesse ASL e lo stesso INPS, di rinnovo in rinnovo, chiedano a lavoratrici, che già lavoravano per sole 21 ore, di lavorare per 16 ore, ovvero di passare da 600 euro a 440 euro. E poi ci chiediamo perché il reddito di cittadinanza è stato anche una vera barriera contro la ricattabilità del lavoro povero? Oppure ci chiediamo perché molti lavoratori, anche a tempo indeterminato, usufruissero di quello strumento? Questa è la realtà dilagante dell'esternalizzazione, un processo strisciante, ma sempre più pervasivo, che da vent'anni a questa parte rende indefiniti i confini del settore pubblico nel nostro Paese, creando una corsa al ribasso sul costo del lavoro, sui diritti dei lavoratori e sulla qualità e quantità dei servizi offerti. Negli ultimi anni, nessun provvedimento è stato efficace ad accelerare i processi di assunzione, a recuperare le professionalità assenti e a contrastare la precarietà, che ancora affligge una percentuale altissima del personale della pubblica amministrazione.

Il vostro decreto, ahimè, non risolverà alcuno di questi problemi. Le assunzioni rese disponibili non coincidono minimamente con il fabbisogno necessario per tutte le pubbliche amministrazioni, considerata l'età media dei dipendenti e il ridimensionamento costante di personale che ha colpito alcuni settori.

Non solo. Per quanto riguarda il sistema di istruzione e ricerca, le assunzioni straordinarie nella scuola sul sostegno andrebbero estese anche al posto comune, altrimenti si rischia di lasciare non assegnato più del 50 per cento dei circa 100.000 posti vacanti da attribuire alle assunzioni. Voi preferite assegnare i contratti a chi ha titoli esteri in attesa di riconoscimento, piuttosto che assumere i precari che lavorano da anni sul sostegno. Proponente di spendere 4,5 milioni di euro per esternalizzare addirittura la procedura di valutazione di questi titoli. Prorogate di un ulteriore anno i contratti integrativi regionali sulla retribuzione di posizione e di risultato per i dirigenti scolastici, perché il Fondo nazionale dei dirigenti continua a essere sottofinanziato e bisogna rinviare all'anno 2023-2024 l'armonizzazione delle retribuzioni dei dirigenti, prevista dal contratto collettivo nazionale. Allo stesso modo, non vi è alcuna proposta di aumento del Fondo del salario accessorio delle università, per adeguarlo quando aumenta il personale, non vi è alcuna risorsa per lo sviluppo professionale degli enti di ricerca non vigilati dal MIUR. Per i poliziotti del sistema penitenziario, l'istituzione della carriera dei medici non risolverà le carenze di formazione e prevenzione di aggressioni e suicidi in carcere.

Soprattutto, il decreto non affronta realmente il rischio che le amministrazioni coinvolte dai progetti del PNRR continuino a vivere il fenomeno delle rinunce degli assunti a tempo determinato e non riescano a colmare le gravi, annose, falle generate nelle strutture ordinarie. Significa che la capacità amministrativa dell'amministrazione pubblica non viene rafforzata da questo intervento. Il fatto è che il DEF 2023, approvato il 28 aprile, non prevede risorse per garantire i servizi pubblici, anzi, prevede una contrazione della spesa per il personale della pubblica amministrazione. Significa esattamente precludere ulteriori assunzioni e non garantire neanche le risorse per un rinnovo contrattuale che adegui all'inflazione il potere d'acquisto dei dipendenti. D'altra parte, basta guardare a ciò che accade sul terreno della sanità. Oggi si parla di reclutamento di infermieri indiani e si continua a bypassare il gigantesco tema della fuga delle professioni sanitarie del nostro Paese, legata, come dicevo, alle basse retribuzioni e ai carichi di lavoro insostenibili. Il punto è che il Governo, nella sua prima legge di bilancio, non ha messo un euro per il rinnovo dei contratti, inclusi quelli dei dipendenti della sanità scaduti nel 2021.

È un Governo che, nel DEF, ha previsto la riduzione delle risorse per il sistema sanitario nazionale a partire dal 2025, portandole a livelli ante COVID, ovviamente di molto inferiori rispetto alla media europea. Questo decreto, come diceva l'onorevole Zaratti, è l'ennesima occasione persa. Il riordino della pubblica amministrazione avrebbe dovuto rappresentare la possibilità di stabilizzare tanti lavoratori e lavoratrici del pubblico impiego, ma così non è stato.

Su questo terreno eravamo e siamo pronti a collaborare, ma lo avete reso impossibile: siete arrivati a proporre, nottetempo, addirittura un emendamento irricevibile che ha stravolto l'intero senso del decreto. Ostacolare i controlli della Corte dei conti significa volere carta bianca sul PNRR e giustificare i ritardi causati dal Governo. L'abolizione del controllo concomitante della Corte dei conti sulla spesa del PNRR e la proroga dello scudo erariale che solleva i funzionari dalla responsabilità per colpa grave sono esattamente la fotografia del vostro malessere. Un emendamento maturato decisamente fuori tempo massimo, dopo le relazioni sgradite della magistratura contabile sul PNRR e pensato appositamente per metterle a tacere. Un emendamento che nulla ha a che vedere con la riforma della pubblica amministrazione. Avete detto che interviene su un organo che si interfaccia con la PA. Beh, allora… Come ha affermato lo stesso presidente della Corte dei conti, il controllo concomitante in corso di gestione ha un valore propulsivo e tende ad accelerare i tempi dell'azione amministrativa, non il contrario, non è un passaggio assurdo e ridondante, come qualcuno ha sostenuto, ahimè, anche delle cosiddette opposizioni. Già, perché, ahimè, ci sono anche le “cosiddette”.

La vostra mossa rischia di provocare un aggravio di tempi e di costi, non essendo eliminabili le verifiche contabili a consuntivo, quando il danno sarà prodotto. Già, perché la Commissione europea è stata molto chiara sul punto: abbiamo un accordo con l'Italia sulla necessità di avere un sistema di controlli efficaci sul PNRR ed è responsabilità delle autorità italiane che questi enti siano in grado di lavorare. L'Unione effettua controlli solo sulla carta e spetta ai sistemi di controllo dei vari Paesi verificare che non ci siano fenomeni di frode o doppia spesa, ha dovuto precisare il commissario Paolo Gentiloni. Se dite di voler cancellare i controlli in corso d'opera sulle opere del PNRR perché li fa già l'Unione europea, siete in malafede. La UE non prevede alcuna forma di controllo concomitante, le sue verifiche le fa a saldo, mettendo a confronto gli impegni approvati e le opere effettivamente realizzate. Il vostro decretificio, Presidente, ha ritmi di produzione fordisti. I decreti vengono usati per fare propaganda, risolvere le magagne dei Ministri, o per tentare prove muscolari con altre autorità dello Stato. Pensate, si è permessa di dire che il Governo è in ritardo. In un Paese piegato dalle infiltrazioni della criminalità organizzata e dalla corruzione, voi proponete di ridurre controlli e verifiche. Si trattava di rafforzare la pubblica amministrazione, aiutando i comuni con più risorse umane, offrendo una regia diversa per le città metropolitane e per le province, che sarebbero potute davvero diventare veri attori del PNRR e, invece, abbiamo i “decreti transformers” che nascono con un corpo e finiscono con un altro. È normale che sia così, lo dico all'unica Sottosegretaria presente? No. Questa è la logica naturale del lavoro parlamentare? Non credo, perché tutto questo avviene a monte, con i Ministri che li usano come tapis roulant per accelerare il processo legislativo. Appena vedono passare una scala mobile, ci gettano sopra a qualsiasi cosa. Vedete, non credo che ci sia stato un omicidio premeditato all'inizio dell'iter di questo decreto per inserire il famigerato emendamento, credo piuttosto che sia suonato un campanello d'allarme in tutti i Ministeri: è arrivato il decreto PA. Così, all'ultimo, si è infilato l'emendamento, blindando il testo e svuotando il ruolo delle Camere e, naturalmente, Presidente, facendosi beffe degli appelli del Presidente Mattarella. Grazie del contributo, Presidente, grazie per aver provato a cambiare, per qualche ora, l'andamento di questa legislatura. Noi andiamo avanti come prima, nessun freno all'abuso della decretazione d'urgenza, delle fiducie e dei provvedimenti monstre che fagocitano qualunque cosa al loro interno. Per questo, le opposizioni continueranno a costruire un'alternativa, provando a stare più unite di prima e provando a dire a tutta quest'Aula, al silenzio di quest'Aula, al vuoto di quest'Aula, ai banchi vuoti di quest'Aula che questo male non lo state facendo a noi, lo state facendo a questo Parlamento e all'intero Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Abbiamo bisogno di una pausa tecnica. Sospendo, quindi, la seduta per 5 minuti, che riprenderà alle 12,20.

La seduta, sospesa alle 12,15, è ripresa alle 12,20.

PRESIDENTE. La seduta è ripresa. È iscritto a parlare il deputato Emiliano Fossi. Ne ha facoltà.

EMILIANO FOSSI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Colleghe, colleghi, Governo, la pubblica amministrazione è alle prese, da anni, con una spaventosa carenza di organico. Le amministrazioni italiane hanno perso oltre 213.000 impiegati a tempo pieno dal 2008 al 2021. Il personale stabile è calato in tutti i comparti. Oggi, è noto, molti settori amministrativi vanno avanti anche senza il numero di addetti previsti dal Piano integrato di attività e organizzazione, e, in media, nelle pubbliche amministrazioni mancherebbero quasi 1 milione di statali. Questa carenza di organico ci pone indietro rispetto ad altri Paesi europei. Infatti, il nostro Paese registra, ad oggi, il dato più basso nel rapporto tra numero di residenti e lavoratori pubblici, con una percentuale del 5,6 per cento, minore rispetto ad altre Nazioni, per esempio all'8,4 per cento della Francia, al 7,8 per cento dell'Inghilterra e al 6,8 per cento della Spagna. Va da sé che la mancanza di organici sia omogenea su tutto il territorio nazionale e coinvolga tutte le amministrazioni, anche se è inevitabile che i disagi siano maggiori nei piccoli centri e nelle aree marginali. L'attuazione del PNRR ha, in questi mesi, reso ancora più evidenti queste carenze e queste criticità. Non ci deve sfuggire che investire nella pubblica amministrazione significa contribuire a creare una società migliore, con maggiori servizi e con prestazioni efficaci, costruendo rapporti di fiducia stabili e proficui tra cittadino e Stato, quindi alimentando quel circuito della fiducia così pesantemente indebolito nel nostro Paese in questi ultimi anni. La pubblica amministrazione non ha, infatti, solo un ruolo nello sviluppo economico e occupazionale del Paese, ma riveste anche una funzione rilevante nella tenuta sociale della Nazione; è un presidio irrinunciabile.

Negli scorsi anni, lo sblocco del turnover e i nuovi concorsi nel settore pubblico, promossi ed attuati pur con le numerose ed oggettive difficoltà legate al lockdown e alla pandemia - lo dico anche da ex sindaco, che, in quegli anni e in quei mesi difficili, nella propria amministrazione comunale, con altre amministrazioni, promosse concorsi in quel periodo complicato, e non fu affatto facile -, sono stati un primo significativo segnale, da accompagnare, però, con nuove risorse e nuove assunzioni.

Da tempo, il Ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha annunciato un piano di assunzioni nella pubblica amministrazione: 150.000 mila all'anno, fino al 2026. Come Partito Democratico, abbiamo, quindi, accolto con interesse questa proposta, perfettamente consapevoli, però, che, quando si parla di conti pubblici, le promesse devono avere risorse adeguate per essere attuate. Faccio questo inciso perché il tema del provvedimento che stiamo discutendo oggi, rispetto ad altre discutibili scelte dell'Esecutivo, non ha mai avuto preclusione da parte nostra. L'annuncio, il 6 aprile scorso, che il Consiglio dei ministri, su proposta della Presidente Giorgia Meloni e del Ministro Zangrillo, aveva approvato un decreto-legge che rafforzava le pubbliche amministrazioni, centrali e territoriali, aveva alimentato speranze: nel Paese, nei cittadini e nelle imprese, che avrebbero avuto una “macchina-Stato” rapida ed efficace; negli impiegati, oggi in numero insufficiente per erogare servizi adeguati; negli amministratori locali, che speravano in una struttura con nuove risorse umane; nei giovani e nei disoccupati, che potevano avere una speranza, con nuovi concorsi, per ottenere posti di lavoro. Purtroppo, è bastato poco per spegnere questi entusiasmi. È bastata la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del provvedimento ed è stato evidente a tutti che gli interventi e le risorse previsti nel decreto non avrebbero risolto le attuali criticità, che le promesse erano rimaste promesse e che gli annunci erano rimasti annunci.

Le assunzioni disponibili sono lontane dal recupero del fabbisogno necessario per tutte le pubbliche amministrazioni, soprattutto considerata l'età media elevata e il ridimensionamento costante di personale che ha interessato alcuni comparti. Allora, il Partito Democratico ha lavorato, in queste settimane, su 3 interventi prioritari per migliorare il decreto: un piano nazionale di assunzioni, il rinnovo dei contratti collettivi nazionali, la stabilizzazione dei precari. Purtroppo, nessuna di queste misure è stata approvata. Nonostante nel 2026 siano previsti comunque 300.000 dipendenti in meno, che saliranno a 700.000 nel 2030, nonostante il vuoto normativo lasciato dalla recente legge di bilancio sul rinnovo dei contratti collettivi, nonostante il 15 per cento dei lavoratori della pubblica amministrazione sia attualmente precario, la destra, sia al Governo che in Parlamento, ha precluso ogni nostra iniziativa sul merito che riguardasse un aumento dei diritti dei lavoratori e nuove assunzioni.

Nonostante questo, siamo riusciti comunque a far approvare alcune norme, alcune di carattere simbolico, ma di grande valore. Mi riferisco all'emendamento del collega Arturo Scotto, che prevede che nei documenti della pubblica amministrazione la parola “razza” sia sostituita dalla parola “nazionalità”: dovrebbe essere un atto dovuto, a garanzia della dignità umana e del rispetto dei diritti delle persone, ma, in questo contesto, lo rivendico come un risultato eccellente. Non bisogna poi dimenticare altre norme di carattere amministrativo, come l'emendamento della collega Bonafe', che proroga per ulteriori 5 anni i contributi straordinari previsti per le fusioni dei comuni attuate dal 1° gennaio 2014, o come l'emendamento della collega Maria Cecilia Guerra, che prevede la possibilità di prorogare da 24 a 36 mesi la durata dell'incarico temporaneo dei vicesegretari comunali ai funzionari che ne abbiano i requisiti, o, ancora, all'obiettivo, ottenuto grazie all'impegno del collega Casu, sullo scorrimento delle graduatorie Ripam.

Se la discussione del decreto si fosse mantenuta nel merito delle assunzioni della pubblica amministrazione, pur rimarcando la non sufficienza delle misure e delle risorse introdotte, avremmo potuto considerare la possibilità di valutare un voto di astensione. Poco - nonostante le solite mirabolanti promesse del Governo, nell'attuale drammatico quadro nazionale – è, infatti, sempre meglio di niente. Non possiamo, però, non condannare con assoluta fermezza i colpi di mano che il Governo ha avuto sferrare al decreto negli ultimi giorni di discussione: interventi non necessari, autoritari e gravi, nel merito e nel metodo. Mi riferisco, prima di tutto, all'emendamento del Governo, presentato in piena notte e che avrebbe dovuto rivedere completamente l'organigramma del Ministero della Difesa, consentendo al Ministro Crosetto nomine indiscriminate e aprendo ai civili ruoli apicali. Tutto questo a pochi giorni dal richiamo del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a non snaturare i decreti inserendo materie differenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Questo primo blitz è stato bloccato dalle opposizioni, grazie soprattutto alla ferma opposizione del Partito Democratico. Il Governo, con la coda tra le gambe, ha ritirato l'emendamento, ma rimane l'indegno atteggiamento di una destra, che vuole comandare a colpi di decreto e nemmeno alla luce del sole, ma nel buio o nella penombra. Patrioti col pigiama, potremmo dire (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

Se il primo blitz è miseramente fallito, il secondo è andato purtroppo a segno: ancora una volta, l'obiettivo sono le istituzioni imparziali, prima il Capo dello Stato, adesso la Corte dei conti. La destra ha tolto ad un organo giurisdizionale indipendente, alla magistratura contabile, la funzione di controllo sulla corretta attuazione del Piano.

È ormai evidente che, all'interno del Governo e della maggioranza, le divisioni sul PNRR, dalla revisione dei progetti, alla possibilità di non spendere tutte le risorse, siano insormontabili ed abbiano portato a pericolosi ritardi, che rischiano di compromettere le prossime quote dei finanziamenti. La destra, invece di cambiare passo, ha individuato nella Corte dei conti il capro espiatorio dei suoi fallimenti e della sua incapacità. Nonostante le proteste del PD, la norma è passata. Il Parlamento non potrà più audire la Corte dei Conti sul corretto avanzamento del Piano. La mancanza di ogni organo terzo di controllo ha allarmato giustamente anche l'Europa. Tuttavia il Governo crede di risolvere i problemi mettendo a tacere ogni verifica, ignorando gli allarmi giustificati e non rendendo conto di evidenti e prolungati errori ai cittadini. Anche questo è un comportamento da veri patrioti. Siete riusciti a trasformare un provvedimento marginale in un decreto dannoso e pericoloso per il futuro del Paese. Il vento della destra sembra essere ancora evidente, ma non vi legittima a cambiare, a vostro piacimento, le regole della democrazia. La Presidente del Consiglio - come amano ripetere esponenti di questi banchi - ha portato il suo partito e la sua coalizione al Governo, dopo 20 anni di coerenza, però in questi 6 mesi vi siete rimangiati tanto, governando esclusivamente con le promesse e gli annunci e, quando non bastava, mettendo a tacere i controllori imparziali. Noi pensiamo che, nel breve e medio periodo, vi potrebbe bastare, ma i cittadini sono più attenti di quello che pensate: oggi vi fanno credito, ma domani vi presenteranno il conto e sarà salato (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Francesco Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Il provvedimento di cui discutiamo - come hanno già detto i miei colleghi di Alleanza Verdi e Sinistra - è in tutta evidenza un'occasione mancata per adeguare la nostra pubblica amministrazione ai problemi reali del Paese, in particolare di fronte alla scadenza del PNRR. Richiamo un paio di questioni che erano state sollevate attraverso gli emendamenti, ma che non hanno trovato alcun accoglimento e che ci fanno comprendere come vi sia una distanza ormai evidente tra chi governa il Paese e gran parte delle questioni concrete e reali che riguardano la vita delle persone. Mi riferisco, per esempio, alle attese e alle aspettative dei lavoratori impegnati negli uffici per il processo e poi ai lavoratori e ai docenti AFAM, che avrebbero chiesto - a differenza di ciò che è avvenuto - un intervento puntuale e mirato nella direzione della loro condizione attuale, che potesse risolvere il problema. Questi lavoratori sono, in questo momento, a scuola, stanno insegnando, stanno facendo il loro lavoro, eppure stranamente da parte del Governo, in particolare da parte del Ministero dell'Università e della ricerca è venuto un diniego, che non ha tenuto conto dei suggerimenti dell'Europa e, soprattutto, si pone addirittura in controtendenza con quanto è stato annunciato dal Ministro dell'Istruzione e del merito, che invece ci ha parlato della volontà, anche dinanzi al monito dell'Unione europea, dell'avvio imminente di una doppia procedura di immissione in ruolo per i docenti che, dopo tre anni di servizio, esattamente come i docenti AFAM, avrebbero la possibilità di partecipare ad un concorso straordinario. Da questo punto di vista sarebbe innanzitutto utile che il Governo si confrontasse con se stesso e che non uscissero due voci da parte di due distinti Ministeri, che affrontano in modo diverso, anzi contrapposto, la medesima problematica.

Il provvedimento ha assunto - come tutti sanno - un carattere diverso. L'emendamento notturno, quello relativo alla Corte dei conti, è stato capace, non solo di conquistare gli onori della cronaca, ma addirittura di assorbire l'interesse generale. C'è anche questo aspetto: fino ad un certo punto della discussione, nelle Commissioni, il provvedimento ha un certo carattere, affronta un tipo di problemi e riesce a stare più o meno nel merito di un decreto, comunque largamente disomogeneo, ma poi diventa tutt'altro perché un emendamento notturno ne cambia il segno e la portata.

Cosa è accaduto a proposito dell'emendamento 1.83 del Governo? Credo che abbiamo la necessità di partire da quanto ci ha detto il Presidente della Corte dei conti, Carlino, in una audizione definita informale, comunque ottenuta grazie soltanto alla richiesta delle opposizioni. Innanzitutto, il Presidente Carlino ci ha detto che il controllo concomitante accelera e migliora la qualità del procedimento amministrativo, ma in tutta onestà - e non poteva fare altro - ci ha detto anche che quella misura è stata introdotta dal Parlamento, il quale ovviamente ha la possibilità di rimuoverla e di limitarne la portata; rimane comunque fermo ovviamente il controllo di gestione ex post. Ma, a questo punto, credo che ci dobbiamo fare una domanda: a chi giova questo provvedimento? Perché è stata esclusa la materia del PNRR dal controllo concomitante da parte della Corte dei conti? Credo che, per capire la ratio e la motivazione, dobbiamo farci una semplice domanda. Ci siamo chiesti tutti perché sia arrivato questo emendamento notturno che poi ha impegnato ovviamente i lavori della Commissione.

Quindi, facciamo una cosa semplicissima, cerchiamo di capire a chi giova e a chi nuoce questo emendamento. A chi giova non è facilissimo adesso da comprendere; lo vedremo con il tempo. Ma a pensar male raramente si sbaglia. Ci può essere un interesse delle ditte appaltatrici rispetto al controllo concomitante? E poi si può parlare effettivamente - come è stato pure detto a valle anche da qualche forza politica - di una sburocratizzazione o di un provvedimento che semplifica la procedura? Credo che questo sia totalmente da escludere perché non c'è nessun aspetto di questa decisione che sia riconducibile ad una volontà di semplificazione. Allora, per capire, forse dobbiamo puntare il dito sulle conseguenze. Innanzitutto, c'è una prima conseguenza nel rapporto con l'Europa: immediatamente dopo l'approvazione dell'emendamento in Commissione, il giorno successivo, l'Europa ha espresso tutte le sue preoccupazioni, com'era doveroso, come anche le opposizioni - noi tra gli altri - hanno sottolineato in quella sede.

Il controllo concomitante era la forma attraverso la quale l'Italia, in qualche modo, rispondeva alle indicazioni che provenivano dall'Unione europea, in particolare dal regolamento (UE) 2021/241, quello sulla governance del PNRR; quindi, non era un'invenzione, non era soltanto una misura, uno strumento preesistente, ma era lo strumento attraverso il quale si rispondeva alla necessità di controllare in corso d'opera tutto il procedimento e la capacità di realizzazione del PNRR.

Chi è che ne viene danneggiato? Io credo che siano innanzitutto coloro che sono stati usati nella direzione opposta: i funzionari e i dirigenti della pubblica amministrazione. A questi funzionari e a questi dirigenti noi abbiamo messo uno scudo, anzi, abbiamo prorogato uno scudo, abbiamo dato uno scudo e ne abbiamo tolto un altro; il controllo concomitante è uno strumento a favore, a vantaggio, nell'interesse di quei funzionari, quei dirigenti della pubblica amministrazione che devono darci la possibilità, attraverso la progettazione, l'affidamento e il procedimento amministrativo nel suo complesso, di realizzare le opere previste dal PNRR. Il controllo concomitante è uno scudo; i funzionari e i dirigenti della pubblica amministrazione adesso saranno più disarmati, avranno più paura, non meno paura. Lo scudo vero e proprio, quello dell'altro comma dell'emendamento, non riguarda loro, sostanzialmente.

Aggiungo una questione, questa, diciamo così, passata molto in sordina, per essere buoni. Quali dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione, in particolare? Quelli del Mezzogiorno, la parte del Paese che ha più difficoltà ad affrontare le scadenze del PNRR, quella più fragile, più disarmata, meno organizzata, più indebolita anche dai tagli di questi ultimi decenni. Quella parte della pubblica amministrazione italiana, quella del Mezzogiorno, è quella che sta più in difficoltà rispetto al PNRR e rispetto alla quale proprio esattamente il controllo concomitante era uno strumento in itinere, in corso d'opera, di sostegno al suo lavoro e al suo impegno.

C'è un'altra vittima di questo provvedimento. Leggo, a questo proposito, l'articolo 22 della legge 11 settembre 2020 n. 120 che viene modificato da questo emendamento: “La Corte dei conti, anche a richiesta del Governo e delle competenti Commissioni parlamentari, svolge il controllo concomitante di cui all'articolo 11, comma 2, della legge 4 marzo 2009, n. 15, sui principali piani, programmi e progetti relativi agli interventi di sostegno e di rilancio dell'economia nazionale” e noi introduciamo, questo Parlamento introduce, con il nostro totale dissenso: “ad esclusione di quelli previsti o finanziati dal Piano nazionale di ripresa e resilienza”. C'è una vittima: il Parlamento. Infatti, il Governo, dopo l'incontro con Carlino, ci comunica, e ci mancherebbe altro, la volontà di mettere in piedi una sorta di cabina di regia tra il Governo e la Corte dei conti; ma chi sono i soggetti istituzionali, le istituzioni, che ovviamente avranno altri strumenti e potranno agire in altre forme, che vengono indebolite da questo provvedimento? Il Parlamento e le Commissioni parlamentari, che avevano la prerogativa, a richiesta, di invocare il controllo della Corte dei conti sul PNRR, uno strumento decisivo. Dobbiamo essere chiari su questo punto; non si tratta di uno strumento di carattere sanzionatorio, ma sempre e comunque di accompagnamento, in particolare, rispetto ad alcune criticità. Tra l'altro, rispetto ai prossimi anni, che ci vedranno impegnati nella realizzazione del Piano di ripresa e resilienza, l'articolo 22, così com'è, si poteva anche abrogare del tutto, perché rimane davvero ben poco: gli interventi di sostegno e di rilancio dell'economia nazionale sono tutti, in grandissima parte, quasi esclusivamente, assorbiti dal PNRR. Quindi, cosa fa questo emendamento e cosa fa il decreto, così come risulta scritto e come andrà in approvazione, molto probabilmente, quasi sicuramente, attraverso la fiducia? Inscrive la Corte dei conti tra lacci e lacciuoli, una bella novità. Dopo l'approvazione della fiducia sapremo che c'è un altro laccio, lacciuolo, che tiene ferma la capacità delle imprese e dell'Esecutivo di portare a casa i propri intendimenti. Questo è un fatto, credo, davvero abbastanza grave, che oltretutto ci fa registrare un ulteriore fatto abbastanza strano, perché nel comunicato ufficiale del Governo si legge che ci sono costituzionalisti - Sabino Cassese, Cesare Mirabelli, Giancarlo Coraggio - che si esprimono sulla costituzionalità del provvedimento: è già questione bizzarra e sembra un po' excusatio non petita, accusatio manifesta; quindi, se il Governo sente la necessità di dire, in qualche modo, che il provvedimento è costituzionale, evidentemente, qualche dubbio ce l'hanno tutti e ce l'abbiamo soprattutto noi.

Anche per questo motivo, ma soprattutto - come dicevo all'inizio del mio intervento - per l'incapacità totale di questo provvedimento, di questa ennesima fiducia di affrontare concretamente i problemi che ha questo Paese e la vita concreta di tante lavoratrici e lavoratori, che si aspettavano, invece, un segnale, noi, anche per questo motivo, continueremo la nostra opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Federico Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Signor Presidente, rappresentanti del Governo, presidente Pagano, colleghe e colleghi, in un sistema di democrazia liberale, il vero elemento caratterizzante l'equilibrio costituzionale tra i poteri è la presenza di un sistema di controlli autonomo dal potere Esecutivo. Dico questo, perché quello che è avvenuto in Commissione, ampiamente amplificato dai media in questi ultimi giorni, è esemplare e impone una riflessione, perché, come ci insegna la storia, il metodo è spesso anche sostanza.

Il richiamo, apparso su tutti i giornali, del Presidente della Repubblica relativamente al tema degli emendamenti, rispetto ai decreti-legge, a evitare appesantimenti, stravolgimenti del testo iniziale dei decreti è stato ampiamente disatteso. Come il presidente Pagano sa, noi abbiamo avuto un feroce dissenso rispetto a un emendamento sulla riorganizzazione del Ministero della Difesa, presentato a mezzanotte e mezza, sul finire della discussione del decreto in Commissioni congiunte e, voglio ribadirlo in questa sede, la questione non era il merito, su cui noi siamo disponibili a discutere, era il metodo; un metodo assolutamente inaccettabile. Devo dare atto che, dopo un lungo braccio di ferro, alla fine, il Governo ha compreso le buone ragioni che stavano alla base della nostra richiesta e ha, poi, ritirato questo emendamento.

Allo stesso modo, invece, non si è comportato su un emendamento relativo alla Corte dei conti che ho già avuto modo di definire un decreto nel decreto, per la portata normativa.

Noi abbiamo, anche su questo, espresso molte riserve e molti dubbi. Abbiamo scritto al Presidente della Camera rispetto alla legittimità di inserire questo emendamento. Lo ricordo, per chi ci ascolta, che era un emendamento composto da due commi o, di fatto, da due lettere, la lettera a) e la lettera b). La lettera a) prorogava una sorta di scudo erariale per un anno per chi stava amministrando le questioni relative al PNRR e la seconda lettera riguardava sostanzialmente l'esclusione della Corte dei conti dal controllo concomitante sia del PNRR sia del piano complementare, di fatto, dalla stragrande maggioranza degli investimenti pubblici che lo Stato farà nei prossimi anni. Come dicevo all'inizio, i controlli sono uno dei caratteri fondanti di una democrazia liberale e quello che abbiamo notato - con stupore da un lato, ma dall'altro non ci saremmo aspettati diversamente conoscendo alcuni profili - è che questo Governo appare a tutti gli effetti allergico: è allergico alle critiche e ai controlli, e ne abbiamo avuto numerose testimonianze nelle ultime ore.

Noi, però, abbiamo evidenziato un rischio, che voglio ribadire qui nell'Aula di Montecitorio. Il rischio non è costituito dal ritorno di sistemi autoritari (evitiamo di fare delle macchiette di problemi reali). Il rischio è un lento scivolamento da forme di democrazia liberale verso quelle che i politologi definiscono democrature, cioè democrazie che hanno un involucro esterno assolutamente democratico da un punto di vista formale, cioè con leggi, costituzioni, regolamenti e sistema dei controlli, e poi dentro, invece, ci sono comportamenti che vanno nella direzione opposta. Abbiamo fenomeni di democratura presenti anche in Europa e una per tutte è l'Ungheria di Orban. Non è un caso che, ancora di recente, l'Europa abbia chiesto, in maniera molto forte, di intervenire per correggere alcune leggi che vanno nella direzione di trasformare definitivamente l'Ungheria in una democratura. Anche le proteste di ieri in Polonia vanno nella stessa direzione; credo che debba arrivare da qui la piena solidarietà ai polacchi che stanno protestando contro forme di questa natura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

L'altro elemento di forma, che è avvenuto e che ci preoccupa molto nella logica di alterazione dell'equilibrio costituzionale dei poteri, è il messaggio. Possiamo discutere sulle questioni riguardanti la Corte dei conti - e ci mancherebbe che non si possa discutere - se sia tutto perfetto. Basta parlare con qualsiasi amministratore per rilevare anche problematiche nell'applicazione di norme e regolamenti. Ma la questione qui è di altro termine, perché quello che si è voluto dare è un messaggio devastante: tu critichi e allora ti tolgo il controllo. Questo è quello che è avvenuto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Questo è il problema, ed è molto grave da questo punto di vista. Questa cosa impatta col PNRR, perché la questione è che, ancora una volta, si ripropone il tema del nemico esterno. È sempre colpa di qualcun altro se non si riesce a realizzare quello che era stato preventivato e, in questo caso, i nemici esterni, in un classico della propaganda della cultura populista, sono la Corte dei conti - i controlli definiti da qualcuno come lacci e lacciuoli - e l'altro è un classico, cioè l'Europa, la Commissione europea, sono loro che da Bruxelles ci impediscono di andare avanti e che frappongono ostacoli. Guardate che - e lo dico con grande pacatezza - governare significa assumersi responsabilità, ma nella società contemporanea governare significa saper gestire la complessità. Il cortocircuito che c'è in questi mesi di Governo è proprio questo, tra la complessità di governo di una società e di un'economia contemporanea e la propaganda semplificatrice, tambureggiante per anni, che avete fatto e che vi ha dato - e questo è un dato evidente, perché i risultati elettorali vanno sempre rispettati - anche consenso. Questo è il conto che, invece, il governare presenta a chiunque, che è una cosa diversa tra le promesse e il rispettare le promesse elettorali. Sui social stanno impazzando le dichiarazioni della allora leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni e le attuali prese di posizione del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma io vado più alla radice perché il tema di gestire la complessità è un elemento assolutamente difficile.

Cito, poi, un altro esempio. Non si può additare immediatamente al pubblico ludibrio Melillo, il capo della struttura preposta al contrasto della criminalità organizzata, perché ha osato porre una questione che è assolutamente reale, cioè il rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti derivanti dai progetti del PNRR. Dire questo non è attaccare il Governo: è porre una questione che tutti, nessuno escluso, dobbiamo avere a cuore e, quindi, la non sottovalutazione di un rischio. Il rischio c'è ed è reale e quelle che sono state date, in particolare da alcuni media della destra, sono risposte allarmanti che danno l'idea che non si possa disturbare il manovratore. La democrazia, però, è un'altra cosa. Per il bene del Paese, fermatevi. La sfida del PNRR è troppo importante per buttarla in caciara e per farla diventare solo uno strumento di propaganda per far muovere di qualche decimo di punto i sondaggi settimanali. Il PNRR è una sfida epocale - lo abbiamo detto più volte - ed è una sfida in cui occorre che il Governo faccia la sua parte, che ascolti le opposizioni e le parti sociali e si ponga in un rapporto dialogante e non di contrasto quotidiano con la Commissione europea, perché in ballo c'è il futuro del nostro Paese. Da questo punto di vista - e vado verso la conclusione, signor Presidente - la pubblica amministrazione può e deve essere il motore dello sviluppo. Sì, la pubblica amministrazione, che è stata dipinta per molti anni come una massa di fannulloni, come il vero problema italiano, come il freno allo sviluppo delle imprese. Al di là dei problemi oggettivi e proprio perché vorrei fare un ragionamento costruttivo, faccio parlare i numeri. Si è sempre parlato di un numero eccessivo: quante immagini, quante barzellette, quanti interventi, anche dei comici, sulla mancata capacità e produttività dei fannulloni della pubblica amministrazione. Cito, però, un dato riferito alle amministrazioni comunali: tra il 2007 e il 2021, quindi in circa 15 anni, si è passati da 479.000 a 343.000 dipendenti (meno 136.000 unità) e dovrebbero preoccupare tutti i dati sull'invecchiamento dei dipendenti pubblici, dovuto proprio alle campagne sistematiche condotte da alcune testate televisive e alimentato anche da alcuni politici del centrodestra, che hanno impedito di fare quello di cui ci sarebbe stato bisogno, cioè un turnover all'interno della pubblica amministrazione. Oggi il 45,5 per cento dei dipendenti della PA ha più di 55 anni e, tra questi, il 21,2 ha oltre 60 anni.

Il risultato è quello che hanno evidenziato, prima di me, i colleghi, cioè il rischio che nei prossimi anni avremo una fuoriuscita, per ragioni naturali di invecchiamento, di una quota rilevante di dipendenti, che si porteranno dietro anche un elemento, che non va sottovalutato, che si chiama esperienza. E l'esperienza, anche in una società dominata dal digitale, è, per noi, un valore. Quindi - concludo, signor Presidente – “sì” a uno sforzo comune, a cui noi siamo disponibili a dare il nostro contributo, come abbiamo fatto in Commissione, per aumentare professionalità ed efficienza della nostra pubblica amministrazione; non vederla più come un nemico, un nemico interno in questo caso e non un nemico esterno, ma, invece, come un soggetto in grado di far muovere meglio il sistema delle imprese e dare risposte ai nostri cittadini. Questa è la sfida che abbiamo di fronte. A questa sfida non si risponde con una logica di allergia ai controlli e alle critiche, ma accettando la complessità. È una sfida importante per il nostro Paese e per il suo futuro. In questi termini noi ci siamo, mentre non ci saremo mai a trasformare il nostro Paese, lentamente, da un sistema democratico-costituzionale in una democratura (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Saluto alunni e insegnanti della scuola primaria Qualiano 1, Rione Principe di Qualiano, in provincia di Napoli, che sono qui in tribuna ad assistere ai nostri lavori (Applausi), precisando che sono presenti i deputati coinvolti nella discussione generale sul provvedimento in esame.

È iscritta a parlare la deputata Baldino. Ne ha facoltà.

VITTORIA BALDINO (M5S). La ringrazio, signor Presidente. Onorevoli colleghi, collega presidente Pagano, Sottosegretaria, oggi avremmo dovuto discutere di misure per potenziare la capacità amministrativa delle pubbliche amministrazioni, e invece, come al solito, ci troviamo a discutere di un “decreto Frankenstein”, che entra in un modo ed esce in un altro, e a parlare e discutere di un metodo che abbiamo ormai visto state utilizzando sin dal primo giorno in cui questo Governo si è insediato, un metodo che abbiamo visto sin dall'inizio contro gli organismi indipendenti, che, invece, garantiscono il buon funzionamento e il buon andamento della pubblica amministrazione e delle istituzioni. Lo abbiamo visto con Anac, lo abbiamo visto con il Servizio bilancio, quando ha osato avanzare dei rilievi critici alla proposta, scellerata, sull'autonomia differenziata, lo abbiamo visto con l'ingiustificato commissariamento di INPS e INAIL, per far fuori i rispettivi presidenti e piazzare vostri amici, lo abbiamo visto con la Commissione europea, quando si permette di avanzare critiche, e lo vediamo oggi, con la magistratura contabile, un organo indipendente della magistratura, quindi un organo costituzionale che ha il diritto-dovere di svolgere il suo ruolo in assoluta autonomia e indipendenza.

Cosa avete fatto? Nel momento in cui la Corte dei conti, nel pieno rispetto delle proprie prerogative e delle proprie funzioni, si è permessa di rivelare, nel corso di una relazione, l'estremo ritardo con cui il PNRR sta avanzando e di sollevare alcune criticità, che valgono al Governo proprio come monito per accelerare l'avanzamento e per fare in modo che queste risorse non vadano disperse, il Governo, piuttosto che raccogliere questo monito, ha tolto di mezzo la Corte dei conti, ha cancellato i controlli.

Allora, la domanda che mi faccio è solo una, Presidente: ma dove volete arrivare? Quale sarà il prossimo passo? E, soprattutto, di cosa avete paura? Infatti, pare che ogni giorno che passa si sposti sempre più in alto l'asticella, sempre più in avanti il limite della decenza istituzionale. Quindi, la domanda è d'obbligo: dove volete arrivare? Infatti, questo metodo denota una certa insofferenza, palese, plastica, di questo Esecutivo al rispetto delle regole vigenti e dei controlli. Queste non sono parole mie, queste sono parole di un esimio costituzionalista, Gaetano Azzariti.

Sembrate inebriati, talmente inebriati dall'euforia e dalla smania del potere per il potere a tal punto da innestare nelle vostre menti la convinzione che avere vinto le elezioni vi abbia dato la licenza di esercitare il potere in ogni forma, e non, come si fa in uno Stato di diritto - piuttosto che in uno Stato autoritario - nelle forme e nei limiti stabiliti dalla legge e, in primo luogo, dalla nostra Costituzione, di cui voi avete dimostrato, purtroppo, di fare carta straccia. Lo avete dimostrato con la riforma, lo ripeto ancora una volta, scellerata, che volete portare avanti e di cui proprio in questi giorni si parla come un'accelerazione, sull'autonomia differenziata, che contribuirà a spaccare ancora di più il Paese, in barba ai diritti e alle libertà che dovrebbero essere garantite a tutti i cittadini, proprio come prevede la Costituzione.

Lo abbiamo constatato, purtroppo, con quello che state facendo, e non perderemo occasione di ripetervelo, nella Giunta delle elezioni, dove volete sovvertire l'esito del risultato elettorale per far entrare in Parlamento una persona che è stata sconfitta alle elezioni politiche. Lo abbiamo constatato quando portate avanti le vostre posizioni politiche sull'aborto, che considerate, purtroppo, un diritto. Lo abbiamo constatato oggi, che volete silenziare addirittura un organo costituzionale. Quale sarà il prossimo passo, la Corte costituzionale? Lo abbiamo visto anche nel metodo che state portando avanti. State portando avanti una vera e propria riforma nella riforma, quella dei controlli, del potere di controllo della Corte dei conti, come? Con un emendamento. E quando? Proprio all'indomani del richiamo che il Presidente della Repubblica ha svolto nei confronti dei Presidenti delle Camere, a cui mi appello, di evitare di abusare dello strumento della decretazione di urgenza e dello strumento anche della questione di fiducia, nonché dello strumento degli emendamenti della maggioranza come veicolo per far rientrare, in quei decreti già omnibus, norme che allargano ancora di più il perimetro e che non c'entrano assolutamente nulla con l'oggetto del decreto.

Tra qualche giorno arriverà in quest'Aula un decreto, il decreto Lavoro, che voi avete varato il 1° maggio, in barba alla festa vera dei lavoratori, al cui interno, oltre alle misure discutibili sul piano del lavoro, avete inserito una norma che finanzia, per 15 milioni, investimenti per strumenti militari. Questo è un decreto omnibus e questo succede con spregiudicatezza e in barba ai moniti di Mattarella. Cosa avete fatto? Il giorno precedente Mattarella vi convoca e vi dice “Basta, basta con questa decretazione d'urgenza, basta con lo strumento improprio degli emendamenti”, e voi cosa fate, nottetempo? Presentate un emendamento per imbavagliare la Corte dei conti e il Parlamento, perché il controllo concomitante - spieghiamolo ai cittadini, non è una parolaccia, concomitante significa in corso d'opera - può essere richiesto anche dalle Commissioni parlamentari. Quindi voi, in un solo colpo, avete messo il bavaglio alla Corte dei conti e alle Commissioni parlamentari. Questo si chiama arrembaggio alle istituzioni, questa è una vera e propria rappresaglia delle istituzioni nei confronti delle istituzioni, e dà la cifra esatta della cultura istituzionale che hanno questo Governo e questa maggioranza, perché, nel momento in cui, come si diceva all'inizio, un organismo indipendente, previsto dalla nostra Costituzione, che, nel rispetto delle proprie prerogative e delle regole vigenti, solleva un tema che c'è, che esiste, se veramente abbiamo a cuore il futuro del nostro Paese e la buona riuscita del PNRR, che è una straordinaria opportunità di crescere, unica e irripetibile, che il nostro Paese ha a seguito della pandemia, e rileva che nel primo quadrimestre del 2023 sono stati spesi soltanto 1,2 miliardi dei 30 miliardi, rileva appunto una difficoltà, rileva un affanno del Governo soprattutto rispetto a quelle missioni che sono preminenti.

Mi riferisco alla missione che riguarda l'educazione e l'istruzione, quindi alla costruzione di nuovi asili nido - parlate tanto di denatalità e del fatto che bisogna stimolare le donne a fare figli, come se poi i figli si facessero da soli - e mi riferisco alla missione che riguarda la salute, la sanità, che è il motivo principale per cui siamo andati particolarmente in affanno durante il COVID. Le strutture sanitarie devono essere potenziate, invece si è registrata una difficoltà a spendere queste risorse. Non necessariamente questa poteva essere interpretata come una colpa nei confronti del Governo, non necessariamente è così. Però, come se fosse una accusatio manifesta, cosa avete fatto? Piuttosto che accelerare rispetto all'avanzamento del PNRR, piuttosto che spiegare perché non si riesca a spendere questi soldi, piuttosto che fare in modo di smentire questa relazione e di riuscire, entro l'anno in corso, a spendere tutti i miliardi previsti e a ottenere la terza, la quarta e la quinta rata del PNRR, che dovremmo ottenere entro il 2023, che cosa avete fatto? Avete rimosso il fastidio di avere un organismo indipendente, che cercava di coadiuvare l'azione del Governo venendovi incontro, così come ci ha spiegato il presidente della Corte dei conti in un'audizione richiesta dalle opposizioni. Voi avete avuto, infatti, anche l'arroganza di fare una norma che coinvolgeva direttamente un organo costituzionale, senza sentire quell'organo costituzionale. Per fortuna, siamo riusciti a ottenere l'audizione del presidente Carlino che ci ha illuminato in audizione, perché ci ha spiegato che il controllo concomitante non interferisce affatto con la gestione amministrativa e non rallenta affatto il processo di avanzamento dei progetti ma, anzi, serve a stimolare l'amministrazione ad agire nel modo più rigoroso e più efficiente possibile e serve ad accelerare il rilancio del Piano, lasciando le amministrazioni in totale autonomia, un rilancio del Paese che il PNRR si propone, con funzione, quindi, propulsiva, senza alcuna interferenza nell'attività della pubblica amministrazione. Un'altra cosa molto importante che ci ha significato il presidente Carlino, in audizione, è che la rimozione del controllo concomitante, ovvero di questo strumento di aiuto delle pubbliche amministrazioni, di fatto potrebbe alimentare un aumento del contenzioso amministrativo e ordinario, con un conseguente ingolfamento dei nostri tribunali. Alla faccia della semplificazione, alla faccia della sburocratizzazione, questo è quello che avete realizzato, piuttosto che trattare veramente con i guanti il PNRR, uno straordinario piano di rilancio e di rinascita del nostro Paese, faticosamente ottenuto quando tutti quanti - tutti! - ci dicevano di prendere il MES. Invece, noi siamo riusciti ad ottenere per la prima volta debito comune europeo per aiutare i Paesi in difficoltà. Tante volte in quest'Aula, nella scorsa legislatura, ho sentito, anche per bocca di esponenti dell'attuale maggioranza, l'esortazione a vigilare sull'utilizzo di questi fondi perché non vadano nelle grinfie della criminalità organizzata. Come lo facciamo? Eliminando i controlli? Eliminando i controlli interni ed esterni, quelli concomitanti e quelli successivi? Volete addirittura abolire l'abuso d'ufficio! Come facciamo ad evitare che questi soldi finiscano nelle maglie della corruzione? Come possiamo evitare che all'interno degli appalti si annidino i conflitti di interesse e le mani della criminalità organizzata? Ce lo ha detto oggi anche il procuratore nazionale antimafia Melillo. Ascoltate almeno lui, ascoltate cosa vi dicono gli esperti (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), perché questa occasione non capiterà mai più. I veri responsabili, a quel punto, sarete voi, perché non potrete più nascondere la polvere sotto il tappeto, quando sarete posti di fronte alle vostre responsabilità e alla vostra incapacità, che state dimostrando sfuggendo alle vostre responsabilità. Prima o poi, non potrete più sfuggire, il Paese ve ne chiederà conto. Abbiamo ormai visto che questo metodo con cui fate politica, che io chiamo “metodo Pinocchio”, ormai si è svelato anche agli occhi dei cittadini. Vorrei ricordare a chi ci ascolta che la Presidente Meloni e il Vicepresidente Matteo Salvini, nell'aprile del 2020, non moltissimi anni fa, accusarono Conte, l'allora Presidente del Consiglio che stava gestendo la fase più difficile della nostra storia dal dopoguerra ad oggi, di aver attivato il MES nottetempo e di avere rinunciato agli eurobond.

Oggi, Meloni e Salvini, nottetempo, hanno cancellato i controlli sul Piano da 200 miliardi, che si basa su cosa? Sugli eurobond! Allora, mi chiedo: chi vilmente utilizza il favore delle tenebre per fare i propri porci comodi? Non il presidente Conte sicuramente, non il MoVimento 5 Stelle, non il Governo giallo-rosso che, in quel momento, cercava di portare in sicurezza il Paese. La verità sempre più amara, cari colleghi e care colleghe, è che la Presidente Meloni e la Lega di Matteo Salvini erano nel Governo Berlusconi quando si istruì la pratica del Meccanismo europeo di stabilità e si approvò lo strumento. La Presidente Meloni era Ministro del Governo che approvò lo strumento. Fratelli d'Italia è il partito che, invece, si è ripetutamente astenuto sul Next Generation EU. Meloni è colei che accusò Conte di essersi arreso sugli eurobond, mentre oggi è oggettivamente in affanno nella capacità di spesa del Recovery Fund europeo, che si basa sui 750 miliardi finanziati dagli eurobond. Voglio ricordare - perché qualcuno forse ha poca memoria, però per fortuna la rete non perdona - un tweet della Presidente Meloni, allora leader dell'opposizione, del 9 aprile 2020. Potete andarlo a cercare, lo troverete sicuramente prima che lo cancelli. Il tweet diceva: “Gualtieri ha firmato per attivare il MES, niente eurobond e Italia sotto tutela. Alla fine hanno vinto i diktat di Germania e Olanda (…). Non permetteremo a nessuno di banchettare sulla nostra Nazione”. Il tutto corredato da una bellissima grafica a caratteri cubitali: “Governo ha detto ‘sì' al MES. Questo è alto tradimento”. Quello era alto tradimento? Menzogne! Erano menzogne con cui alimentavate un disagio sociale reale nel Paese, in un momento difficilissimo! Erano bugie! Allora mi chiedo chi oggi stia banchettando sulla nostra Nazione, invitando al proprio banchetto soltanto amici, parenti e affini e buttando fuori tutti coloro che cercano di portare all'attenzione la realtà delle cose e non quella che voi volete far apparire con la vostra propaganda. Anche le opposizioni vi hanno offerto collaborazione nell'avanzamento del PNRR. Vedendovi in difficoltà, la prima cosa che abbiamo fatto è stata offrire e tendere la mano alla maggioranza, da opposizione, senza fare polemiche. Voi avete rifiutato quella mano tesa, perché noi a questo banchetto, evidentemente, non siamo invitati. Però, oltre al “metodo Pinocchio”, avete inaugurato un altro metodo, il “metodo camaleonte” oppure potremmo chiamarlo il “metodo retromarcia”. Ricordiamo sempre a chi ci ascolta oggi, a chi ascolta questa discussione, che c'è il disegno di legge n. 2185 del 2021, presentato al Senato a prima firma Fazzolari, attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, e firmato anche da Candiani, da Romeo, capogruppo della Lega al Senato, e da Malan, capogruppo di Fratelli d'Italia al Senato, il cui articolo 3 prevede, testualmente, di introdurre il rafforzamento del controllo concomitante e prevede che su ogni piano, comunque denominato, previsto dal PNRR la Corte dei conti, mediante apposita sezione centrale, assicuri l'immediato svolgimento del controllo concomitante. Presidente, cosa è cambiato allora rispetto al 2021? Lo dico io: adesso governate voi e siete allergici e insofferenti a qualunque tipo di controllo. D'altronde, l'ha detto la Presidente proprio qui, quando si è insediata: non disturbare chi vuole fare. Questi, per voi, sono elementi di disturbo e vanno semplicemente eliminati con un colpo di spugna, anzi con un colpo di emendamento.

La verità - concludo, Presidente - è che, grazie a Conte, al MoVimento 5 Stelle e al Governo giallo-rosso, come vogliamo chiamarlo, che con grande coraggio e determinazione ha gestito una fase difficilissima mentre voi eravate all'opposizione a urlare, abbiamo avuto per la prima volta gli eurobond che voi chiedevate, debito comune europeo per finanziare progetti di rilancio del Paese e non - lo ribadisco - nuove armi, come voi avete consentito, al Parlamento europeo, che si possa fare con i soldi del PNRR (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Grazie a loro siamo riusciti a non avere il “MES strangola Stati”; adesso, vediamo cosa voi siete capaci di fare.

Noi lo abbiamo dimostrato, è sotto gli occhi di tutti. Vediamo cosa siete capaci di fare, anche se devo dire che, in questi primi 8 mesi, avete dato prova piuttosto che della vostra capacità, della vostra totale incapacità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 1114-A​)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la Commissione affari costituzionali e presidente della medesima Commissione, deputato Nazario Pagano.

NAZARIO PAGANO, Relatore per la I Commissione. Grazie, Presidente. Non replico.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la rappresentante del Governo, Sottosegretaria Castiello, che si riserva.

Poiché il vigente calendario dei lavori prevede che le votazioni non possano aver luogo prima delle ore 14, sospendo, a questo punto, la seduta fino a tale ora. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,20, è ripresa alle 14.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 71, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna.

Si riprende la discussione del disegno di legge di conversione n. 1114-A.

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1114-A​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame dell'articolo unico del disegno di legge di conversione e delle proposte emendative riferite agli articoli del decreto-legge (Vedi l'allegato A).

La V Commissione (Bilancio) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione.

(Posizione della questione di fiducia - Articolo unico - A.C. 1114-A​)

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il Ministro per la Pubblica amministrazione, senatore Paolo Zangrillo. Ne ha facoltà.

PAOLO ZANGRILLO, Ministro per la Pubblica amministrazione. Grazie, signor Presidente. Onorevoli deputati, a nome del Governo, autorizzato dal Consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull'approvazione, senza emendamenti, subemendamenti e articoli aggiuntivi, dell'articolo unico del disegno di legge n. 1114-A: “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche”, nel testo approvato dalle Commissioni riunite.

PRESIDENTE. A seguito della posizione della questione di fiducia, la Conferenza dei presidenti di gruppo è convocata tra 15 minuti, presso la Biblioteca del Presidente, al fine di stabilire il prosieguo dell'esame del provvedimento. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 14,05, è ripresa alle 15.

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Comunico che, secondo quanto stabilito nell'odierna riunione della Conferenza dei Presidenti di Gruppo, a seguito della posizione della questione di fiducia sull'articolo unico del disegno di legge n. 1114-A - Conversione in legge del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche (da inviare al Senato – scadenza: 21 giugno 2023), nel testo approvato dalle Commissioni, la votazione sulla questione di fiducia avrà luogo nella seduta di domani, martedì 6 giugno, alle ore 14, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 12,30.

Nella stessa giornata di martedì 6 giugno, dopo la votazione per appello nominale, e nelle giornate successive seguiranno le ulteriori fasi d'esame del provvedimento.

Il termine per la presentazione degli ordini del giorno è fissato alle ore 19 di oggi, lunedì 5 giugno.

Procedo, quindi, all'estrazione del nominativo dal quale avrà inizio la chiama.

(Segue il sorteggio).

La chiama avrà inizio dalla deputata Polidori.

Nella seduta di mercoledì 28 giugno, alle ore 9, avranno luogo le Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 29 e 30 giugno 2023.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Amorese. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO AMORESE (FDI). Grazie, Presidente. Ci sembra opportuno ricordare in Aula l'anniversario del massacro di piazza Tienanmen, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, quando, dopo che era stata emessa la legge marziale da parte del Governo comunista cinese, sono stati massacrati migliaia di studenti e di operai, da mesi in piazza - dall'aprile di quell'anno - a chiedere più equità sociale e libertà, salari più equi, una vita migliore. La risposta: i carri armati. Ricordiamo tutti il cosiddetto rivoltoso senza volto, il rivoltoso sconosciuto, immortalato dall'alto da un fotografo recentemente mancato, simbolo di quella rivolta.

Ebbene, quella rivolta ha avuto, purtroppo, un'eco. Intanto, ricordiamo come piazza Tienanmen, a ogni anniversario, è chiusa per rievocazioni e commemorazioni. Fino a qualche anno fa, queste commemorazioni potevano essere fatte a Hong Kong, ma dal 2019 sono praticamente vietate. Nella giornata di ieri alcuni manifestanti, facenti parte dell'opposizione democratica, sono stati arrestati dalla polizia comunista. In particolar modo, la figura più importante, Alexandra Wong, aveva semplicemente in mano dei fiori ed è stata arrestata e scaraventata su un furgone.

Tutto questo perché Fratelli d'Italia ogni anno ricorda il massacro di piazza Tienanmen, ma poi anche per ricordare che, davanti a un grande sviluppo del mercato economico cinese, i diritti sono rimasti tali e quali, quindi inesistenti, e lo si vede dagli arresti avvenuti nella giornata di ieri. Quindi, Fratelli d'Italia tiene a mente Tienanmen (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta. Ha chiesto di parlare il deputato Fabrizio Rossi. Ne ha facoltà, per 2 minuti.

FABRIZIO ROSSI (FDI). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, mentre il Parlamento italiano si accinge a licenziare - lo ha già fatto in Commissione - il testo sull'utero in affitto, ieri sera un noto programma su Real Time, Discovery, ha parlato, invece, della maternità surrogata, con un titolo particolarmente suggestivo: “Maternità surrogata: una scelta d'amore”. Ora, andando avanti con il programma, nella puntata si capisce subito che di amore c'era ben poco, ma era rimasto tutto nel titolo, con buona pace anche degli autori. Difficile fare un breve riassunto, in poco tempo, delle fesserie che ho sentito in questa trasmissione, a partire da alcune affermazioni, ad esempio: “Ovuli: io ne ho tanti, perché non posso donarne qualcuno?”, oppure “Ho scelto lei perché aveva dei geni stupendi, e poi lei è bellissima”. Non sono mancate le contraddizioni nel programma: una donatrice che dichiara di non avere senso materno e dona, quindi, suo figlio o sua figlia a due uomini, ma poi, allo stesso tempo, dice: “Io voglio sapere, un domani, se ha bisogno di consigli, perché voglio essere presente”. Fino ad arrivare, poi, a una donna che teneva in grembo un figlio per il suo capo ufficio, sperando probabilmente in un aumento di stipendio o in una migliore carriera di quella che stava avendo. Ovviamente, c'è stato spazio anche per rispolverare alcune tesi ormai veterofemministe: “L'utero è mio e lo gestisco io”; oppure anche frasi strampalate come: “Era dentro di me, ma di fatto non è mio”.

Comunque, nel merito - e vado anche un po' a concludere - non c'è stato assolutamente quell'amore di cui si parlava nel titolo, anzi, spese per pagare affitti, costi per le gestanti, addirittura spese per i cosmetici, atti cioè di generosità, ma a pagamento. Argomentazioni, queste, che credo siano sotto gli occhi di tutti per quello che stiamo facendo anche in questo Parlamento. Ebbene, di scelta d'amore non c'è niente, assolutamente niente. Quello che è avvenuto di fronte a tutti è solo una melassa sull'amore, che dietro nascondeva il marketing. Pertanto, questo lo voglio ribadire anche a nome di Fratelli d'Italia, è giusto approvare questa legge ed è giusto andare avanti, perché noi non ci facciamo confondere, non siamo qui a farci confondere dalla guerra delle parole e dalla battaglia sulle parole, e andiamo avanti ad approvare questa legge, che è assolutamente una legge di dignità soprattutto e di giustizia per chi non può tutelarsi: i figli (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Martedì 6 giugno 2023 - Ore 12,30:

1. Seguito della discussione del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche. (C. 1114-A​)

Relatori: NAZARIO PAGANO, per la I Commissione; RIZZETTO, per la XI Commissione.

La seduta termina alle 15,05.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: NAZARIO PAGANO (A.C. 1114-A​)

NAZARIO PAGANO, Relatore per la I Commissione. (Relazione – A.C. 1114-A​). L'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche, trasmesso dal Governo il 22 aprile scorso e esaminato in sede referente dalle Commissioni riunite Affari costituzionali e Lavoro a partire dal 3 maggio scorso.

Il decreto-legge, nel suo testo originario, attualmente in vigore, si compone di 30 articoli; nel corso dell'esame in sede referente le Commissioni hanno approvato numerose proposte emendative, che hanno portato il numero complessivo degli articoli a 40.

Nell'accingermi ad illustrare i contenuti del provvedimento, anche per conto del relatore per la XI Commissione, presidente Rizzetto, faccio presente che l'articolo 1 reca disposizioni per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni centrali.

In particolare, il comma 1 consente alle pubbliche amministrazioni di conferire a soggetti estranei ai ruoli dell'amministrazione incarichi dirigenziali generali e non generali nel limite del 12 per cento delle rispettive dotazioni organiche. Tale deroga ai limiti percentuali previsti dal testo unico in materia di impiego pubblico (di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165) si applica solo per la copertura di posti delle articolazioni della pubblica amministrazione che rivestono la qualifica di soggetti attuatori del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e fino al 31 dicembre 2026.

Il comma 2, insieme con l'allegato 1, tabella A, dispone un incremento delle dotazioni organiche della Presidenza del Consiglio dei ministri, dei Ministeri ivi elencati, dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR) e dell'Avvocatura dello Stato; tali incrementi riguardano, a seconda dei casi, posizioni dirigenziali e/o altre aree.

Il successivo comma 3, insieme con l'allegato 2, tabella B, in primo luogo autorizza un complesso di assunzioni, che vengono consentite anche senza il previo esperimento delle procedure di mobilità; tali autorizzazioni sono inerenti sia all'attuazione, in via integrale, degli incrementi di dotazione summenzionati sia all'effettuazione di assunzioni già rientranti nelle dotazioni previgenti; quest'ultima ipotesi riguarda la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero delle imprese e del Made in Italy, il Ministero della Salute e l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS); il medesimo comma 3 prevede che le assunzioni ivi contemplate siano effettuate mediante concorso pubblico - anche indetto unitamente ad altre amministrazioni - o mediante scorrimento delle graduatorie di concorsi pubblici banditi da altre amministrazioni per la medesima area professionale (quest'ultima possibilità è oggetto anche della lettera b-bis) del comma 4, lettera inserita in sede referente); per gli eventuali concorsi in oggetto di alcune amministrazioni, lo stesso comma 3 e le lettere a) e b) del comma 4 prevedono criteri e modalità specifici. Il comma 13 dell'articolo 1 reca la quantificazione degli oneri - distinti tra quelli per le assunzioni e quelli di funzionamento nonché distinti per ogni amministrazione - derivanti dai commi 2 e 3; il successivo comma 14 provvede alla copertura finanziaria dei medesimi oneri.

Sempre all'articolo 1, il comma 3-bis, introdotto in sede referente, autorizza il Ministero dell'università e della ricerca allo scorrimento della graduatoria di un determinato concorso per il reclutamento di personale non dirigenziale.

Il comma 4-bis - inserito in sede referente - consente il trattenimento in servizio, per un periodo in ogni caso non eccedente il 31 dicembre 2026, dei dirigenti titolari di incarichi di funzione dirigenziale di livello generale o di livello superiore, ivi compresi i titolari che non siano dipendenti pubblici di ruolo. Il trattenimento in esame viene ammesso con riferimento ai dirigenti in possesso di specifiche professionalità.

L'articolo 1, al comma 5, autorizza la Presidenza del Consiglio dei ministri a bandire concorsi per le necessità assunzionali del Dipartimento per le disabilità, nei limiti delle facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente. Viene rimessa ad un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri la definizione delle procedure e dei requisiti richiesti, con la previsione di una riserva di posti non inferiore al 10 per cento – così inserito in sede referente – e non superiore al 30 per cento per le categorie protette ai sensi della legge n. 368/1999, e di una adeguata valorizzazione dei soggetti che alla data del 1° aprile 2023 abbiano svolto, per almeno un triennio, attività di supporto tecnico specialistico ed operativo in materia di politiche in favore delle persone con disabilità.

Il comma 6 dell'articolo 1 consente di prevedere, nei bandi di concorso per la copertura degli incrementi di personale non dirigenziale del Ministero del turismo previsti dal decreto in esame, una riserva di posti non superiore al 50 per cento destinata al personale già in servizio a tempo indeterminato presso l'ENIT che abbia maturato per almeno nove mesi un'adeguata esperienza nelle attività strettamente collegate all'esercizio dei compiti istituzionali del predetto Ministero.

Il comma 7 e la lettera c) del comma 8 incrementano il numero delle posizioni di livello dirigenziale afferenti alla dotazione organica del Ministero del turismo. In particolare, le posizioni di livello dirigenziale non generale vengono aumentate da 19 a 23 e le posizioni di livello dirigenziale generale da 5 a 7.

Le lettere a) e b) del comma 8 recano novelle a specifiche disposizioni del decreto legislativo n. 300 del 1999 relative al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, delineando dettagliatamente le aree funzionali nel cui ambito il Ministero medesimo svolge le funzioni di spettanza statale, e disciplinando altresì i dipartimenti in cui esso si articola e la relativa organizzazione.

Il comma 9 dell'articolo 1 modifica la disciplina relativa alle assunzioni presso il Ministero dell'ambiente al fine di sostituire i riferimenti a disposizioni richiamate dalla norma e che sono state successivamente abrogate.

Il comma 9-bis – introdotto in sede referente – prevede, in favore degli operatori volontari che hanno concluso senza demerito il servizio civile universale, una riserva di posti pari al 15 per cento nelle assunzioni di personale non dirigenziale presso le pubbliche amministrazioni, nonché presso le aziende speciali e le istituzioni strumentali all'attività degli enti locali.

Il comma 10 dell'articolo 1– quale modificato in sede referente – prevede la facoltà per l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale di riservare fino al 50 per cento a favore di suo personale impiegato a tempo determinato, di posti messi a concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di personale non dirigenziale. Lo stesso comma disciplina l'avvalimento, da parte dell'Agenzia, per la sua prima operatività, di un contingente di personale fino a 50 unità, fino al 31 dicembre 2023 (suscettibile peraltro di essere inquadrato in ruolo). Il comma 11 include i titolari di incarichi di vertice e di funzione dirigenziale della medesima Agenzia tra i soggetti suscettibili di essere sottratti al vigente obbligo di pubblicazione dei dati.

Il comma 11-bis dell'articolo 1, introdotto in sede referente, prevede che il personale amministrativo dei tribunali, appartenenti alle circoscrizioni di L'Aquila e Chieti, soppressi a decorrere dal 2025, possa essere integrato con il personale amministrativo già assegnato alle medesime circoscrizioni.

Il comma 12 attribuisce infine all'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) un contingente di comandi obbligatori, finalizzato a consentire all'Autorità stessa il tempestivo adempimento dei compiti e delle funzioni assegnati mediante ripetuti provvedimenti adottati sin dall'anno 2021 in materia di energia elettrica e gas naturale, nonché nell'ambito dell'emergenza idrica.

L'articolo 1, ai commi 12-bis e 12-ter, dispone che l'organo investigativo nazionale sugli incidenti nei trasporti, di cui alla direttiva 2016/798/UE, sia costituito da una posizione dirigenziale di livello non generale.

L'articolo 1, comma 12-quater, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, eleva da 12 a 36 mesi il periodo massimo di aspettativa, senza assegni e senza decorrenza dell'anzianità di servizio, riconosciuto ai dipendenti pubblici - periodo rinnovabile per una sola volta - anche per avviare attività professionali e imprenditoriali.

Il comma 12-quinquies, alla lettera a), proroga di un anno (dal 30 giugno 2023 al 30 giugno 2024) la disposizione del decreto-legge n. 76/2020 sul c.d. scudo erariale, che limita in via transitoria la responsabilità erariale di amministratori, dipendenti pubblici e privati cui è affidata la gestione di pubbliche risorse, ai danni cagionati dalle sole condotte poste in essere con dolo, escludendo quindi ogni responsabilità per colpa grave. La successiva lettera b) esclude, dal perimetro dei piani, programmi e progetti relativi agli interventi di sostegno e di rilancio dell'economia nazionale sui quali la Corte dei conti svolge il controllo concomitante, quelli previsti o finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza ovvero dal Piano nazionale per gli investimenti complementari.

L'articolo 1, comma 12-sexies, introdotto in sede referente, precisa, attraverso una norma di interpretazione autentica, che tra gli incarichi a soggetti già lavoratori privati o pubblici collocati in quiescenza, consentiti a titolo gratuito in pubbliche amministrazioni, vi siano anche quelli di presidente della Giunta centrale per gli studi storici e di direttore degli Istituti storici.

I commi da 14-bis e 14-quinquies, introdotti in sede referente, inseriscono l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA) in una serie di contesti istituzionali competenti sulla regolazione del trasporto di merci pericolose.

Il comma 14-sexies, introdotto in sede referente, prevede che tra i contenuti necessari del Piano integrato di attività e organizzazione, denominato PIAO, le amministrazioni indichino gli obiettivi, le risorse e le metodologie per la formazione del personale, individuando al proprio interno i dirigenti e funzionari per realizzare le attività di formazione.

Il comma 14-septies – inserito in sede referente - prevede, per il settore pubblico e per quello privato, la possibilità di individuare, con riferimento alla quota riservata dalla normativa vigente all'assunzione obbligatoria di soggetti rientranti nelle categorie protette, eventuali riserve in favore dei gruppi di persone con disabilità per i quali si riscontra una maggiore difficoltà di inserimento lavorativo.

L'articolo 1-bis - inserito in sede referente - reca un complesso di disposizioni in materia di concorsi per il reclutamento di personale da parte delle pubbliche amministrazioni. Il comma 1, lettera a), numero 1), e lettera b), reca alcune integrazioni della disciplina dei concorsi unici; si prevede che gli stessi possano essere organizzati su base territoriale, si definiscono le possibilità di utilizzo delle graduatorie di altri ambiti territoriali del medesimo concorso e si contempla la possibilità di utilizzo del personale dell'associazione Formez PA anche per la costituzione dei comitati di vigilanza dei medesimi concorsi unici. Il numero 2) della suddetta lettera a) introduce un limite massimo dei candidati idonei. La successiva lettera c) prevede che, fino al 31 dicembre 2026, i bandi di concorso possano contemplare lo svolgimento della sola prova scritta (dall'ambito della deroga sono escluse le procedure concorsuali inerenti a profili professionali apicali e quelle relative alle aree dirigenziali). La lettera d) modifica la formulazione letterale di una norma sulle tabelle contrattuali di corrispondenza tra vecchi e nuovi inquadramenti dei dipendenti pubblici, al fine di assicurare l'applicazione delle stesse tabelle anche al personale svolgente servizio presso un'amministrazione diversa da quella di appartenenza.

L'articolo 1-ter - inserito in sede referente - reca alcune modifiche alla disciplina dei compensi per i componenti delle commissioni dei concorsi per il reclutamento del personale pubblico e dei compensi per il personale di supporto allo svolgimento dei medesimi concorsi. Le modifiche riguardano l'ambito delle pubbliche amministrazioni interessate.

L'articolo 1-quater – introdotto nel corso dell'esame in sede referente – al comma 1, consente al Direttore generale di progetto del Grande Progetto Pompei di essere coadiuvato, per lo svolgimento delle sue funzioni, dal vice direttore generale vicario, cui il Direttore generale di progetto può, altresì, delegare una o più funzioni amministrative e contabili. Il comma 2:

- modifica le finalità per il cui perseguimento la continuazione dello svolgimento delle funzioni del Direttore generale di progetto nonché delle attività dell'Unità "Grande Pompei", del vice direttore generale vicario e della struttura di supporto è attualmente prevista fino al 31 dicembre 2023;

- estende la continuazione dello svolgimento di tali funzioni fino al 31 dicembre 2026;

- conferma anche per gli anni dal 2024 al 2026 il limite massimo di spesa, per tali organi, pari a 900.000 euro lordi, attualmente previsto per ciascuno degli anni dal 2017 al 2023;

- modifica conseguentemente la durata temporale della clausola di copertura di tali oneri, riferita ora agli anni dal 2024 al 2026, a valere sulle risorse disponibili sul bilancio del Parco archeologico di Pompei;

- muta la denominazione del Direttore generale di progetto in "Direttore Generale per il supporto all'attuazione dei programmi", disciplinandone le funzioni di supporto, raccordo e monitoraggio per le attività finalizzate a dare attuazione e accelerazione ai programmi di spesa, nazionali e comunitari, del Ministero della cultura, con particolare riguardo ai Grandi Progetti dei beni culturali e a quelli del Piano nazionale di ripresa e resilienza;

- estende fino al 2026 anche l'operatività del contingente di cinque esperti della struttura di supporto al Direttore generale di progetto, integrato da un esperto in mobilità e trasporti e da un esperto in tecnologie digitali, confermando anche per gli anni dal 2024 al 2026 il limite complessivo di spesa di 150.000 euro attualmente previsto per ciascuno degli anni dal 2020 al 2023.

L'articolo 2 contiene disposizioni finalizzate al monitoraggio delle riforme per la pubblica amministrazione. Nel dettaglio, il comma 1 – che aggiunge il comma 8-bis all'articolo 6 del decreto-legge 9 giugno 2021, n. 80, convertito con modificazioni dalla legge 6 agosto 2021, n. 113 – istituisce presso il Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri l'Osservatorio nazionale del lavoro pubblico con la finalità di promuovere lo sviluppo strategico del PNRR e le connesse iniziative di indirizzo in materia di lavoro agile, innovazione organizzativa, misurazione e valutazione della performance, formazione e valorizzazione del capitale umano nonché di garantire la piena applicazione delle attività di monitoraggio sull'effettiva utilità degli adempimenti richiesti dai piani non inclusi nel Piano, anche con specifico riguardo all'impatto delle riforme in materia di pubblica amministrazione. Il medesimo comma 1 demanda la definizione della composizione dell'Osservatorio e del suo funzionamento ad apposito decreto del Ministro per la pubblica amministrazione. Si precisa altresì che all'istituzione e al funzionamento dell'Osservatorio si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, e che ai suoi componenti non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi di spesa, o altri emolumenti comunque denominati. Conseguentemente, al comma 2 dell'articolo 2 vengono soppressi l'Osservatorio nazionale del lavoro agile nelle amministrazioni pubbliche e la Commissione tecnica per la performance.

L'articolo 3, comma 1, dà facoltà alle regioni, senza aggravio di spesa, di applicare la disciplina statale in materia di uffici di diretta collaborazione degli organi di indirizzo politico regionale, fermo restando il divieto per il personale addetto a tali uffici di esercitare qualsiasi attività di tipo gestionale.

Il comma 1-bis, introdotto in sede referente, esclude i titolari di cariche elettive che svolgono attività di lavoro subordinato presso uffici di supporto agli organi di direzione politica delle regioni e degli enti locali dall'obbligo previsto dalla legge di attribuire loro esclusivamente un rimborso spese.

Il comma 2 è volto a consentire l'utilizzazione, nel 2023, delle risorse impegnate e non utilizzate relative all'anno 2022 del Fondo di cui all'articolo 31-bis, comma 5, del decreto-legge n. 152 del 2021.

Il successivo comma 3 reca una disposizione riguardante le regioni a statuto ordinario che, ai fini dell'attuazione dei progetti previsti dal PNRR, provvedono a reclutare personale a tempo determinato con qualifica non dirigenziale. Nella medesima direzione, nel corso dell'esame in sede referente, è stata approvata una modifica relativa al comma 1 del sopra richiamato articolo 31-bis del decreto legge n. 152 del 2021. Il predetto comma 1 prevede che i comuni che provvedono alla realizzazione degli interventi previsti dai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) possono assumere con contratto a tempo determinato personale con qualifica non dirigenziale in possesso di specifiche professionalità per un periodo anche superiore a trentasei mesi, ma non eccedente la durata di completamento del PNRR e comunque non oltre il 31 dicembre 2026, nel limite di spesa ivi specificato. La modifica apportata interviene sul richiamato comma 1 al fine di prevedere che la spesa di personale di cui al medesimo non rileva ai fini di quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 23 del decreto legislativo n. 75 del 2017 in tema di trattamento economico accessorio.

Il comma 3-bis - introdotto nel corso dell'esame in sede referente - disciplina l'inquadramento, nelle relative piante organiche, da parte delle amministrazioni comunali della regione Calabria, di tirocinanti rientranti in percorsi di inclusione sociale. I commi da 3-ter a 3-quinquies - introdotti anch'essi in sede referente - individuano le finalità di tale inquadramento, le modalità di attuazione e la relativa copertura finanziaria.

Il comma 4 consente alle Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) di procedere alla stipulazione di contratti di lavoro a tempo determinato, ai fini di potenziare la capacità tecnico amministrativa delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente (ARPA) interessate dalla progettazione e dalla realizzazione delle grandi opere.

Il comma 5 modifica, con esclusivo riferimento alle regioni, alle province autonome, alle città metropolitane e ai comuni, la disciplina che, in via transitoria, consente alle pubbliche amministrazioni la stabilizzazione di personale non dirigenziale già in servizio come dipendenti a tempo determinato presso la medesima amministrazione. La nuova norma consente tale possibilità ai suddetti enti territoriali fino al 31 dicembre 2026 - mentre la normativa transitoria generale pone il termine del 31 dicembre 2023 - e prevede condizioni in parte analoghe a quelle stabilite dalla suddetta disciplina transitoria generale. Resta fermo che l'ente può procedere nei limiti dei posti disponibili della vigente dotazione organica e nell'ambito delle facoltà assunzionali ammesse (per il medesimo ente) a legislazione vigente.

Il comma 5-bis - inserito in sede referente - prevede che i regolamenti delle regioni, delle province, delle città metropolitane e dei comuni, previa intesa sancita in sede di Conferenza unificata possano individuare, per l'accesso all'impiego presso il relativo ente, requisiti ulteriori, intesi a rispondere ad esigenze di specificità territoriale, rispetto a quelli stabiliti dalla disciplina generale, di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001.

Il comma 5-ter - inserito in sede referente - prevede che le regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria possano prevedere, fino al 31 dicembre 2026, nell'ambito dei concorsi pubblici per il reclutamento di personale dirigenziale, una riserva di posti non superiore al 50 per cento in favore del personale che abbia maturato con pieno merito almeno trentasei mesi di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso gli Uffici speciali per la ricostruzione, costituiti nell'ambito dei territori delle suddette regioni in relazione ad eventi sismici del 2009 e del 2016-2017.

Il comma 6 esclude il trattamento economico del segretario comunale, per i soli comuni che ne sono sprovvisti, dal computo degli attuali tetti di spesa del personale, complessivi e di trattamento accessorio. La disposizione trova applicazione per gli anni 2023-2026.

Il comma 6-bis, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, amplia la platea dei comuni che possono utilizzare personale dipendente a tempo pieno di altre amministrazioni locali.

Il comma 6-ter, introdotto nel corso dell'esame in sede referente, prevede l'assegnazione per ulteriori cinque anni dei contributi straordinari previsti in favore delle fusioni di comuni che siano entrate in vigore dal 1° gennaio 2014.

Il comma 6-quater, anch'esso introdotto in sede referente, estende da 24 a 36 mesi il periodo massimo durante il quale, nei piccoli comuni, le funzioni attribuite al vicesegretario comunale possono essere svolte da un funzionario di ruolo del comune in servizio da almeno due anni in un ente locale ed in possesso dei requisiti per la partecipazione al concorso di segretario comunale.

I commi 6-quinquies e 6-sexies – inseriti in sede referente – recano norme in merito all'assunzione di personale da parte dell'Agenzia Interregionale per il fiume Po, sia modificando parzialmente, per il periodo 2023-2026, i criteri per la determinazione delle relative capacità assunzionali, sia prevedendo la possibilità di attingere agli elenchi di idonei formati dagli enti locali per l'assunzione nei ruoli dell'amministrazione degli enti medesimi.

L'articolo 3-bis – inserito in sede referente – esclude dal computo della quota di riserva, concernente l'assunzione obbligatoria di determinate categorie di soggetti, il personale stabilizzato dalle regioni e dagli enti locali, ivi comprese le unioni dei comuni, ricompresi nei crateri dei sismi avvenuti nel 2002, nel 2009, nel 2012 e nel 2016-2017, nonché dagli Enti parco nazionali rientranti nel suddetto cratere del 2016-2017, già assunto a tempo determinato presso gli Uffici speciali per la ricostruzione e presso gli enti locali dei suddetti crateri.

L'articolo 3-ter – inserito in sede referente – riconosce a determinate pubbliche amministrazioni, fino al 31 dicembre 2026, la possibilità di assumere, nel limite del 10 per cento delle loro facoltà assunzionali, giovani laureati con contratto di apprendistato o, attraverso apposite convenzioni, studenti di età inferiore a 24 anni con contratto di formazione e lavoro, da inquadrare nell'area funzionari. Si prevede altresì che, nei limiti delle facoltà assunzionali di ciascuna amministrazione, al termine dei suddetti contratti, il rapporto di lavoro si trasformi a tempo indeterminato, a condizione della sussistenza dei requisiti per l'accesso al pubblico impiego e della valutazione positiva del servizio prestato.

L'articolo 4 introduce, al comma 1, alcune modifiche alla disciplina relativa allo svolgimento delle attività formative dell'VIII corso-concorso selettivo per la formazione dirigenziale bandito dalla Scuola nazionale dell'amministrazione, adottata nel corso dell'emergenza epidemiologica da Covid-19. In particolare, la lettera a) del comma 1 aggiorna le disposizioni relative allo svolgimento del corso di formazione, attualmente in itinere, per gli allievi ammessi all'esito delle prove concorsuali. Con una prima modifica (numero 1)) si dispone che i sei mesi di formazione specialistica presso le amministrazioni di destinazione sono di “tirocinio” e non di “lavoro”, come previsto dal testo originario. La relazione illustrativa chiarisce che la novella serve ad evitare incertezze circa la veste giuridica che tale periodo assume. Con una seconda modifica (numero 2), si aggiunge che la Scuola nazionale dell'amministrazione e il Dipartimento della funzione pubblica sottoscrivono con le amministrazioni di destinazione dei corsisti, specifici protocolli di intesa volti a regolamentare la formazione specialistica, assicurando pluralità di esperienze presso le amministrazioni indicate nel bando o presso altre amministrazioni, italiane o straniere, enti o organismi internazionali, aziende pubbliche o private. L'intento, come chiarito nella relazione, è assicurare che formazione specialistica e tirocinio possano svolgersi anche in amministrazioni diverse da quelle che assumeranno i vincitori, valorizzando le esperienze internazionali. Con riguardo agli allievi dell'VIII corso-concorso ciò è funzionale a specializzare la loro preparazione per le attività inerenti ai progetti del PNRR. La lettera b) del comma 1 sopprime il secondo e il terzo periodo del comma 4 dell'articolo 250 del citato decreto legge n. 34 del 2020, che disciplinava specifiche modalità di utilizzo della graduatoria finale del concorso.

Tenuto, altresì, conto dell'esigenza di aggiornare i testi regolamentari di riferimento, in considerazione delle novità legislative intervenute nell'ultimo biennio sul versante delle procedure concorsuali, il comma 2 dell'articolo 4 demanda ad un regolamento di delegificazione da adottare entro il 30 settembre 2023 l'aggiornamento della disciplina regolamentare vigente in materia di procedure concorsuali per l'accesso alla qualifica dirigenziale.

L'articolo 5 reca disposizioni in materia di Ministero dell'istruzione e del merito. In particolare, il comma 1 reca una serie di modificazioni alla disciplina dei concorsi a posti di dirigente tecnico con funzioni ispettive.

I commi 2, 3 e 4 prorogano all'anno scolastico 2022/2023 la validità della normativa contrattuale relativa alla definizione della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti scolastici a livello regionale nonché delle disposizioni legislative che consentono l'innalzamento della percentuale delle risorse complessive del Fondo unico nazionale della dirigenza scolastica destinata alla retribuzione di posizione e ai compensi per gli incarichi di reggenza delle istituzioni sottodimensionate.

I commi da 5 a 19 disciplinano una procedura straordinaria per l'assegnazione a tempo determinato dei posti di sostegno vacanti e disponibili per l'anno scolastico 2023/2024, che residuano dopo l'effettuazione delle immissioni in ruolo in base alla vigente legislazione.

Il comma 20 individua un'unica disciplina applicabile all'immissione in ruolo dei docenti della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria a decorrere dall'a.s. 2023/2024. Il comma 21 interviene sulla disciplina relativa al contingente di esperti di cui il Ministero dell'istruzione e del merito si avvale allo scopo di garantire l'attuazione delle riforme e degli investimenti legati al PNRR.

Il comma 20-bis, introdotto in sede referente, modifica la procedura di mobilità interregionale dei dirigenti scolastici, prevedendo, in particolare che, per le operazioni di mobilità degli stessi dell'anno scolastico 2023/2024, sia resa disponibile la percentuale del 100 per cento dei posti vacanti in ciascuna regione. Il comma 21-bis del medesimo articolo 5, anch'esso introdotto in sede referente, prevede poi che, a decorrere dall'anno scolastico 2023-2024, possano essere disposte assegnazioni di docenti e dirigenti scolastici nel limite massimo di 150 unità di personale presso taluni enti e associazioni, modificando la disciplina in materia.

Il comma 20-ter, introdotto in sede referente, prevede che i soggetti destinatari di provvedimenti di revoca della nomina o di risoluzione del contratto di dirigente scolastico adottati in esecuzione di provvedimenti giurisdizionali, che hanno partecipato con riserva al corso intensivo di formazione, sono reintegrati a decorrere dal 1° settembre 2023 nel posto di lavoro, al verificarsi di determinate condizioni.

Il comma 21-ter, alla lettera a), differisce dal 31 marzo 2023 al 30 giugno 2023 il termine entro il quale le fondazioni ITS Academy devono aver effettuato almeno l'iscrizione nel registro delle persone giuridiche per poter conseguire l'accreditamento temporaneo. La lettera b) introduce, limitatamente all'anno 2023, ulteriori finalità d'impiego delle risorse del Fondo per l'istruzione e formazione tecnica superiore, le quali possono essere quindi utilizzate altresì per la dotazione di nuove sedi degli ITS Academy e per potenziare i laboratori e le infrastrutture tecnologicamente avanzate, comprese quelle per la formazione a distanza, utilizzati, anche in via non esclusiva, dagli ITS Academy.

L'articolo 6, comma 1 – al fine di favorire la stabilizzazione di lavoratori a contratto - incrementa dal 10 al 50 per cento la riserva di posti in favore del personale assunto localmente a contratto dagli uffici all'estero, nelle procedure concorsuali del Ministero degli esteri relative all'assunzione di 100 unità aggiuntive di personale dell'area degli assistenti.

Il comma 1-bis, autorizza la spesa di 1 milione di euro per l'anno 2023 e di 1,8 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024 per adeguare le retribuzioni del personale a contratto delle rappresentanze diplomatiche, degli uffici consolari di prima categoria, degli istituti italiani di cultura e delle delegazioni diplomatiche speciali ai parametri di riferimento di cui all'articolo 157 del DPR n. 18/1967, specificando poi le relative coperture per tali oneri.

Il comma 2 anticipa al 1° giugno 2023 l'incremento delle unità di personale non dirigente della seconda area funzionale, disposto dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197. Ridetermina inoltre, a partire dal 1° ottobre 2024, la dotazione organica del personale del MAECI, come indicato dalla legge di bilancio 2023, art. 1, comma 714, lettera b), aumentandola di ulteriori 100 unità.

Il comma 3 elimina l'obbligo nelle sedi estere di mantenere il distanziamento sociale e l'utilizzo dei dispositivi di protezione individuali, ferme restando le disposizioni delle autorità sanitarie dei Paesi in cui si trovano.

Il comma 4 interviene sull'ordinamento dell'amministrazione degli Affari esteri, abrogando la disciplina in materia di destinazioni, trasferimenti e richiamo dei funzionari diplomatici assegnati a posti commerciali e prevedendo in casi eccezionali un aumento della percentuale di rimborso per le spese sostenute dai funzionari all'estero per l'istruzione scolastica primaria e secondaria dei figli a carico.

Il comma 5 dispone l'aumento degli stanziamenti per rafforzare il contingente di militari dell'Arma dei Carabinieri a protezione delle sedi diplomatiche all'estero e del loro personale, autorizzando una spesa di 3,4 milioni di euro per l'anno 2023 e di 5,2 milioni di euro a decorrere dall'anno 2024.

Il comma 5-bis autorizza in favore del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, la spesa annua di euro 200.000 a decorrere dall'anno 2023 per il potenziamento delle iniziative di formazione per il personale della predetta amministrazione.

Il comma 5-ter autorizza il Governo a modificare il regolamento di organizzazione del Ministero degli esteri al fine di incrementare di dieci unità il numero complessivo degli uffici di livello dirigenziale non generale nell'ambito dell'amministrazione centrale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da assegnare in via esclusiva a personale della carriera diplomatica già in servizio.

L'articolo 7 dispone misure in materia di:

- rafforzamento dell'organico della sanità militare, con un incremento di personale medico, infermieristico e di tecnici di laboratorio;

- modifiche nell'organizzazione apicale del Ministero della difesa, incrementando di due unità la dotazione organica dei dirigenti generali; istituendo un nuovo ufficio centrale per la promozione e valorizzazione del patrimonio della difesa; istituendo l'Ufficio per la tutela della cultura e della memoria della difesa, in sostituzione del Commissariato generale per le onoranze ai Caduti.

La disposizione prevede anche modifiche, di minor rilievo, delle prove nei concorsi pubblici per il reclutamento degli ispettori dell'Arma dei carabinieri e nella composizione della commissione superiore di avanzamento del personale del Corpo forestale dello Stato transitato nei ruoli forestali dell'Arma dei carabinieri.

L'articolo 7-bis, introdotto durante l'esame in sede referente, integra il Codice dell'ordinamento militare per inserire tra le funzioni dell'Arma dei carabinieri anche quelle di polizia forestale, ambientale e agroalimentare e per disciplinare l'istituzione della tipologia di personale ispettivo con competenza in polizia ambientale.

L'articolo 7-ter autorizza il Governo ad aumentare di 20 unità il contingente gli uffici di diretta collaborazione del Ministro della difesa (che passa così da 145 a 165 unità di personale). La disposizione autorizza anche il conferimento di un ulteriore incarico di responsabile di ufficio di diretta collaborazione, oltre a quelli già previsti dalla legislazione vigente.

L'articolo 8 reca disposizioni al fine di assicurare la realizzazione degli interventi di bonifica ambientale e rigenerazione urbana nell'ex area militare denominata Arsenale militare situata nell'Isola de La Maddalena.

L'articolo 9, ai commi 1 e 2, interviene sulla disciplina inerente alle funzioni del Ministero dell'università e della ricerca, con riferimento:

- all'attività di supporto agli Osservatori, nazionale e regionali, per la formazione sanitaria specialistica e all'Osservatorio nazionale per le professioni sanitarie;

- alla valutazione dei progetti di ricerca.

I commi 2-bis e 2-ter sono stati inseriti nel corso dell'esame in sede referente. Il comma 2-bis consente ai professori e ai ricercatori a tempo pieno di assumere, a determinate condizioni, incarichi presso enti pubblici o privati anche a scopo di lucro. Il comma 2-ter, con specifico riferimento alle attività di consulenza, consente, a determinate condizioni, ai professori e ai ricercatori a tempo pieno lo svolgimento di attività extra-istituzionali realizzate in favore di privati, enti pubblici ovvero per fini di giustizia, fermo restando il rispetto del limite retributivo massimo previsto a legislazione vigente.

I commi 3 e 4 recano una disciplina concernente la possibilità di corrispondere un riconoscimento economico premiale in favore di personale delle università e degli enti pubblici di ricerca, in relazione alla partecipazione a progetti di ricerca capaci di attrarre risorse mediante bandi competitivi nell'ambito dell'Unione europea e a livello internazionale.

Il comma 3-bis - introdotto nel corso dell'esame in sede referente - consente - senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica – alle università statali e non statali di procedere, nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio e a valere sulle facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente, alle chiamate dirette previste dall'articolo 1, comma 9, della L. n. 230/2005, anche in deroga ai requisiti temporali di stabilità ivi previsti. È stabilito che tali istituzioni siano direttamente impegnate nel rafforzamento e nella creazione di infrastrutture di ricerca, o nella realizzazione o nell'ammodernamento di infrastrutture tecnologiche di innovazione. La concessione di tale facoltà è espressamente collegata allo scopo di conseguire gli obiettivi del PNRR, nonché di favorire l'apporto delle migliori professionalità accademiche e di ricerca nonché il rientro dei migliori studiosi dall'estero, esclusivamente entro il 31 dicembre 2025.

Il comma 4-bis – introdotto nel corso dell'esame in sede referente - autorizza il Ministero dell'università e della ricerca a rideterminare, a decorrere dal 2023, la dotazione finanziaria destinata alla corresponsione dell'indennità accessoria al personale non dirigenziale assegnato agli uffici di diretta collaborazione, in misura pari a euro 1.250.000, in relazione alle accresciute attività, connesse anche alla attuazione degli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

L'articolo 10 autorizza la spesa di 270 mila euro per il 2023, per la prosecuzione di attività di alto contenuto specialistico del personale del Ministero delle imprese e del Made in Italy - MIMIT, in pratica per il lavoro straordinario, anche inerente ai controlli obbligatori sulle apparecchiature radio in dotazione del naviglio marittimo, ai fini della salvaguardia della vita e della sicurezza in mare.

L'articolo 11 dispone che, in attesa dell'affidamento ad un nuovo operatore economico, il servizio di pubblica utilità del numero 1500 per comunicazioni in materia di emergenze per la salute pubblica, venga garantito dal Ministero della Salute entro il termine del 31 dicembre 2023. Il servizio, già affidato in outsourcing, deve pertanto continuare ad operare secondo le stesse finalità, nella misura in cui siano compatibili, in regime di contabilità ordinaria. La norma inoltre quantifica e copre gli oneri.

L'articolo 12 modifica la disciplina della figura dell'Inviato speciale per il cambiamento climatico, prevedendo in particolare che a tale incarico possano essere nominati anche soggetti estranei alla pubblica amministrazione. In tal caso esso riceve un compenso, determinato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, nei limiti previsti dalla normativa sui tetti ai compensi nella pubblica amministrazione e, comunque, entro la soglia di 238.380 euro.

L'articolo 13 interviene sulla disciplina riguardante l'avvalimento da parte del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica del personale di ENEA e ISPRA, per rafforzare le attività volte al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile di interesse comune. Nel corso dell'esame in sede referente è stato aggiunto il comma 1-bis che interviene sulla designazione dei membri che formano il collegio dei revisori dei conti dell'ISPRA prevedendo che uno dei due componenti supplenti debba essere designato dal Ministro dell'economia tra i dirigenti del medesimo Ministero e che un componente effettivo, con funzioni di Presidente, debba essere scelto tra i magistrati contabili, e un ulteriore componente effettivo tra i dirigenti del Ministero dell'ambiente.

L'articolo 14 istituisce presso il MIMIT una nuova Unità di missione attrazione e sblocco degli investimenti, in luogo della già istituita Struttura di supporto e tutela dei diritti delle imprese. La nuova Unità di missione assorbe le finalità già perseguite dalla soppressa Struttura di supporto. All'Unità di missione sono assegnati i funzionari già destinati alla Struttura di supporto, nonché due dirigenti di livello non generale e, con funzioni di coordinamento, un dirigente di livello generale. Quest'ultimo è il dirigente generale già individuato quale coordinatore della Segreteria tecnica - istituita sempre presso il MIMIT - di supporto al Comitato interministeriale per l'attrazione degli investimenti esteri (CAIE). L'Unità di missione svolge la propria attività anche avvalendosi delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura e garantisce la pubblicità e la trasparenza dei propri lavori.

Con modifiche introdotte nel corso dell'esame in sede referente si incrementano di 1.065.831 euro, a decorrere dall'anno 2023, le risorse destinate agli uffici di diretta collaborazione del Ministero delle imprese e del made in Italy. Sempre con modifiche introdotte nel corso dell'esame in sede referente, viene prevista la compensazione finanziaria di tale onere.

L'articolo 14 prevede inoltre l'istituzione temporanea, fino al 31 dicembre 2026, presso il Ministero della Salute, di una struttura di missione di livello dirigenziale non generale per la cooperazione internazionale a tutela del diritto alla salute a livello globale. Compito della struttura è quello di fornire supporto tecnico in ambito sanitario al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e all'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (AICS) e, ferme restando le competenze dei predetti, quello di coordinare le attività di programmazione e di indirizzo svolte dal Ministero della Salute ai fini dell'elaborazione di linee strategiche sulla salute globale e sulla politica sanitaria internazionale. Alla nuova Unità sono assegnati un dirigente sanitario, un dirigente amministrativo e 2 unità di personale non dirigenziale inquadrate nella III area funzionale e appartenenti ai ruoli del Ministero della Salute.

L'articolo 14 dispone anche una rimodulazione dell'autorizzazione prevista dalla normativa vigente relativa a 45 assunzioni a tempo indeterminato, con concorso pubblico e anche su base regionale, di dirigenti di livello non generale presso il Ministero della Salute per gli anni dal 2021 al 2024, già previste dalla legge di bilancio 2021 con specifico riferimento a tale anno (2021), riducendo i profili non sanitari per far fronte alle accresciute esigenze in materia di profilassi internazionale, di controlli sanitari e di procedure autorizzatorie. Si autorizza poi la spesa complessiva di 751.219 euro per il periodo 2023-2026 per l'istituzione fino al 31 dicembre 2026, da parte dell'Istituto per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), di un'apposita unità di missione di livello dirigenziale generale.

L'articolo 14, inoltre, disciplina il conferimento, da parte di ISPRA, degli incarichi dirigenziali di livello non generale.

Modifiche inserite nel corso dell'esame in sede referente affidano, infine, alla Struttura per la prevenzione antimafia, istituita presso il Ministero dell'interno, i compiti di contrasto alle infiltrazioni criminali nelle attività di affidamento ed esecuzione dei contratti connessi all'organizzazione e allo svolgimento dei Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano-Cortina 2026, regolamentandone la disciplina.

L'articolo 15 ridefinisce gli organici del personale della Polizia di Stato con funzioni di polizia, con funzioni di assistente tecnico e con funzioni sanitarie. Si prevede inoltre che alle questure di Ancona, L'Aquila, Perugia e Potenza siano preposti, con funzioni di questore, dirigenti generali di pubblica sicurezza. Si stabilisce l'assunzione straordinaria di un contingente massimo di complessive 302 unità di personale della Polizia di Stato e, a seguito di una modifica introdotta in sede referente, si autorizza lo scorrimento, della graduatoria degli idonei non vincitori del concorso per l'assunzione di allievi agenti della Polizia di Stato bandito nel 2022. Sono poi previsti il potenziamento degli organici dell'Arma dei carabinieri e l'autorizzazione all'assunzione straordinaria, in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali previste a legislazione vigente, di un contingente massimo di complessive 371 unità. Si ricorda, al riguardo, che, durante l'esame in sede referente è stata modificata la quantificazione degli oneri per le relative spese di funzionamento.

Inoltre, si incrementano la consistenza organica del ruolo di appuntati e finanzieri e il limite massimo di unità da adibire alla componente specialistica Anti Terrorismo e Pronto Impiego del Corpo della guardia di finanza. Si autorizza altresì il Corpo della guardia di finanza all'assunzione straordinaria di un contingente di complessive 289 unità. Sempre con riferimento alla Guardia di Finanza, si introducono norme volte a potenziare il Servizio sanitario del Corpo della guardia di finanza nonché ad accrescere il numero massimo di unità di ufficiali del Corpo stesso da distaccare presso le Forze armate e le altre Forze di polizia.

L'articolo 15 provvede altresì a istituire e disciplinare la carriera dei medici del Corpo di polizia penitenziaria, al fine esplicito di soddisfare le esigenze del Corpo anzidetto. Sono previste le corrispondenti norme sulla quantificazione degli oneri e sulla relativa copertura, e si detta un cronoprogramma delle procedure per il reclutamento dei medici summenzionati, previa autorizzazione del Ministero della giustizia a bandire procedure concorsuali pubbliche e ad assumere a tempo indeterminato in deroga ai vigenti limiti delle facoltà assunzionali dell'Amministrazione penitenziaria.

Sono poi previste disposizioni concernenti il Corpo nazionale dei vigli del fuoco, in particolare, prevedendosi, assunzioni straordinarie – sia ad incremento delle vigenti dotazioni organiche (617 unità) sia entro i limiti di queste (404 unità) – e disciplinandone le procedure. Sempre con riferimento al Corpo dei vigli del fuoco, sono recate disposizioni relative ad alcuni profili organizzativi, con un incremento della dotazione organica del ruolo dei dirigenti (per complessivi 55 posti da primo dirigente) e contestuale riduzione di un corrispondente numero di personale direttivo, nonché delimitazione dell'attribuzione di posizioni organizzative. Si fa presente che, con modifica approvata in sede referente, si è previsto, allo scopo di progressivamente allineare la misura delle retribuzioni per i servizi resi dagli appartenenti al Corpo nazionale dei vigili del fuoco negli orari notturni, festivi e durante le particolari festività, alle medesime indennità corrisposte agli appartenenti alle Forze di Polizia, un incremento del fondo destinato a provvedimenti volti alla valorizzazione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.

L'articolo 15 interviene inoltre sulle cause di sospensione dagli scrutini di promozione dei funzionari della Polizia di Stato rinviati a giudizio per determinati delitti.

Si prevede poi la partecipazione delle articolazioni provinciali dei sindacati di polizia rappresentativi sul piano nazionale alla commissione consultiva e al consiglio provinciale di disciplina della Polizia di Stato. Il terzo componente della commissione consultiva, nel caso in cui si proceda a carico di appartenenti alle qualifiche dirigenziali e direttive ovvero a carico di personale in servizio presso il dipartimento di Pubblica sicurezza, sia designato dai sindacati di polizia rappresentativi sul piano nazionale. Si dispone infine che nel consiglio centrale di disciplina siano presenti due funzionari di polizia designati dai sindacati di polizia “appresentativi a livello nazionale.

È introdotto altresì un incremento delle risorse per l'invio di esperti per la sicurezza da parte del Ministero dell'Interno presso le rappresentanze diplomatiche e consolari.

L'articolo 15 reca, infine, disposizioni di carattere finanziario per il potenziamento del Corpo della guardia di finanza, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e per l'invio di esperti per la sicurezza.

L'articolo 16 modifica le annualità delle autorizzazioni di spesa previste dal decreto-legge n. 198/2022 per il finanziamento delle disposizioni introdotte dal medesimo decreto finalizzate al potenziamento dell'organico del ruolo direttivo e del ruolo degli ispettori della Polizia di Stato.

L'articolo 17 autorizza un progressivo incremento organico del Corpo delle capitanerie di porto – Guardia Costiera, mediante l'arruolamento nei vari ruoli, di 390 unità, a decorrere dal 2024, e in particolare: 40 unità per gli ufficiali del ruolo speciale; 20 unità all'anno per cinque anni (100 unità complessive) per il ruolo sergenti; 50 unità all'anno per cinque anni (250 unità complessive) per i graduati. Si indicano quindi la relativa spesa e la corrispondente copertura finanziaria.

L'articolo 17-bis, introdotto in sede referente, stabilisce che la sperimentazione dell'utilizzo dei Taser da parte del personale della polizia municipale possa avvenire, oltre che nei comuni capoluogo di provincia o con più di 100.000 abitanti, anche in quelli tra 20.000 e 100.000 abitanti, a condizione che in tali comuni sia stata istituita una armeria municipale per la custodia delle armi. Fino ad un numero di 15 armi è sufficiente la custodia in armadi corazzati.

Si consente, altresì, ai Corpi forestali della regione Friuli Venezia Giulia e delle province autonome di Trento e di Bolzano di dotare il proprio personale di nebulizzatori a base di capsaicina. Tali strumenti possono essere portati senza licenza durante il servizio e non possono essere impiegati sull'uomo.

L'articolo 18 interviene sull'applicazione delle disposizioni previste per gli enti locali in stato di dissesto finanziario che hanno eliminato il fondo anticipazioni di liquidità (FAL) accantonato nel risultato di amministrazione, posticipando di un anno – in sede cioè di approvazione del rendiconto 2023, anziché del rendiconto 2022 – l'obbligo di ricostituzione di un apposito fondo nel quale accantonare un importo pari alle anticipazioni di liquidità incassate negli esercizi precedenti e non ancora rimborsate alla chiusura dell'esercizio 2023. È conseguentemente spostato di un anno, a partire cioè dall'esercizio 2024, il termine a decorrere dal quale i comuni sono tenuti a provvedere al ripiano in quote costanti, entro il termine massimo di dieci anni, dell'eventuale maggior deficit determinato dalla ricostituzione del Fondo rispetto all'esercizio precedente. Il predetto meccanismo di ripiano in quote costanti fino a dieci anni si applica altresì, in occasione del primo conto consuntivo successivo all'approvazione del rendiconto della gestione liquidatoria, a quegli enti locali in dissesto per i quali tale approvazione avvenga entro il 31 dicembre 2024.

Si provvede poi a ridurre il contributo alla finanza pubblica dovuto dalla regione Valle d'Aosta di 3 milioni di euro limitatamente al 2023.

In attuazione di quanto concordato in sede di Conferenza Stato-Regioni l'8 marzo 2023, si definiscono le modalità di regolazione finanziaria in materia di ristori per l'emergenza epidemiologica da Covid-19, per cui le regioni a statuto ordinario non sono tenute ad effettuare versamenti al bilancio dello Stato, salvo quelli connessi alla lotta all'evasione fiscale, e lo Stato non è tenuto ad ulteriori forme di compensazione finanziaria nei confronti delle regioni.

Sono altresì vincolate le risorse ricevute dalle regioni al ripiano anticipato del disavanzo di amministrazione e alla copertura dei disavanzi pregressi delle aziende del servizio sanitario regionale.

Con modifiche introdotte in sede referente, sono inoltre individuate la normativa di riferimento e la procedura relativa all'assegnazione di determinate risorse per interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico della regione Calabria previste dalla legge di bilancio 2023.

Sempre in sede referente, sono state altresì previste modificazioni al comma 375 dell'articolo 1 della legge di bilancio 2023, volte ad estendere l'ambito degli interventi che possono accedere alle risorse del Fondo per l'avvio delle opere indifferibili.

Si è, infine, provveduto, attraverso specifica proposta emendativa approvata in sede referente, ad estendere, in relazione a tutti gli interventi di edilizia scolastica, la possibilità - per i sindaci e i presidenti delle province e delle città metropolitane - di avvalersi di strutture dell'amministrazione centrale o territoriale interessata, di altre amministrazioni pubbliche, nonché di società da esse controllate.

L'articolo 19 prevede, in primo luogo, al fine di rendere omogeni i trattamenti accessori del personale del comparto ministeri, un incremento di 55 milioni di euro, a decorrere dal 2023, del fondo (di cui all'articolo 1, comma 143, della legge n. 160 del 2019 - legge di bilancio 2020) destinato a realizzare la progressiva armonizzazione dei trattamenti economici accessori del personale appartenente alle aree professionali e del personale dirigenziale dei Ministeri. L'incremento in oggetto avviene attraverso riduzione corrispondente del fondo di cui all'articolo 1, comma 607, della legge n. 234 del 2021 (trattasi di un fondo per le assunzioni di personale a tempo indeterminato a favore delle amministrazioni dello Stato).

È inoltre disposto un incremento del fondo risorse decentrate del personale delle aree del CCNL relativo al Comparto funzioni centrali per il triennio 2019-2021 del MUR.

È altresì incrementata di 2.000.000 di euro annui, a decorrere dal 2023, la consistenza del “Fondo premialità e condizioni di lavoro”, con specifico riguardo al personale appartenente ai ruoli non dirigenziali dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS).

Si prevede poi che le risorse finanziarie riguardanti la contrattazione del personale proveniente dalle soppresse Agenzia autonoma per la gestione dell'albo dei segretari comunali e provinciali e Scuola superiore per la pubblica amministrazione locale, che sono confluite nei fondi destinati alla contrattazione del personale del Ministero dell'interno, sono destinate al personale dirigenziale e non dirigenziale delle amministrazioni soppresse, secondo i criteri e nella misura previsti in sede di contrattazione decentrata integrativa.

La disposizione reca inoltre misure volte ad attenuare le differenze di carattere economico e giuridico tra il personale del Ministero della Salute e quello dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA): è in primo luogo previsto l'adeguamento, a decorrere dall'anno 2023, dell'indennità di amministrazione del personale delle aree dell'AIFA a quanto stabilito in materia per il personale del Ministero della Salute; in secondo luogo, con la stessa decorrenza anzidetta, è disposto che, per il personale dell'AIFA, il differenziale stipendiale è rideterminato considerando nel calcolo le misure dell'indennità di amministrazione spettanti al personale delle aree del Ministero della Salute previste alla data del 31 ottobre 2022. Si prevede quindi la quantificazione degli oneri connessi alle predette misure e si indica la relativa copertura.

Attraverso specifica proposta emendativa approvata in sede referente, è modificata una norma transitoria che esclude la ripetibilità di emolumenti non dovuti e corrisposti fino al 31 dicembre 2020 al personale medico convenzionato addetto al servizio di emergenza-urgenza; la novella in esame estende, in particolare, l'ambito di applicazione della norma transitoria ad ogni categoria di personale medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.

È, altresì, introdotta - sempre in virtù di proposta emendativa approvata in sede referente - una nuova disciplina relativamente all'istituzione della figura del docente delegato, che viene ora prevista anche in relazione alle istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica.

L'articolo 19 modifica inoltre la disciplina relativa alla procedura di riparto delle risorse stanziate dalla legge di bilancio per il 2022 per la valorizzazione del personale delle istituzioni AFAM. Si prevede, in particolare, che il riparto non abbia più luogo in sede di adozione del decreto di ripartizione del fondo per il funzionamento amministrativo delle istituzioni AFAM statali, alle quali sarebbe poi spettato il compito di provvedere all'assegnazione delle risorse al personale, in ragione della partecipazione del personale medesimo ad appositi progetti di miglioramento della didattica e della ricerca. Al contrario, si demanda alla contrattazione collettiva la definizione dei criteri di assegnazione delle risorse che confluiranno nei capitoli di bilancio del MUR relativi al personale delle istituzioni AFAM.

Le ulteriori disposizioni recate dall'articolo 19 concernono, infine, i trattamenti accessori del personale della Presidenza del Consiglio ed il Fondo per la retribuzione di posizione e di risultato per il personale dirigenziale non generale, cui sono destinate specifiche aggiuntive risorse.

L'articolo 20 consente al Ministero dell'economia e delle finanze di conferire una serie di incarichi dirigenziali previsti da recenti decreti-legge anche nel caso in cui le procedure di nomina siano avviate prima dell'adozione del regolamento di organizzazione del Ministero stesso.

Si prevede che, al fine di dare effettiva applicazione a precedenti disposizioni legislative che hanno autorizzato il reclutamento di personale all'interno del Ministero dell'economia e delle finanze, si dispone il corrispondente adeguamento della dotazione organica del personale dello stesso Ministero, senza nuovi oneri per la finanza pubblica. L'aumento della pianta organica comporta l'incremento di 1.159 funzionari e di 225 assistenti.

In virtù di specifica proposta emendativa approvata in sede referente, è prevista l'istituzione del Dipartimento della giustizia tributaria nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze. In particolare, si trasferiscono al nuovo dipartimento le attività svolte, in seno al Dipartimento Finanze, dalla Direzione della giustizia tributaria, incluse le competenze previste dalla legge di riforma della giustizia tributaria (legge n. 130 del 2022) in materia di gestione giuridica ed economica della magistratura tributaria, e dagli Uffici di segreteria delle Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado presenti sul territorio nazionale.

Si dispone, inoltre, una modifica la legge di bilancio 2020, prevedendosi, in particolare, che la disciplina dell'utilizzo e dell'analisi dei dati registrati e trasmessi dagli apparecchi da intrattenimento sia definita con decreto del Ministero dell'economia e delle finanze senza scadenze prefissate.

Con disposizione, sempre introdotta in sede referente, è stata apportata una sostituzione di competenza nell'emanazione di alcuni provvedimenti riguardanti i giochi e in particolare si sostituisce al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze un provvedimento dirigenziale generale dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli con riguardo alla tenuta del Registro unico degli operatori del gioco pubblico alla gestione della rete telematica concernente il monitoraggio e il contrasto al gioco d'azzardo, al processo di evoluzione tecnologica degli apparecchi da gioco e al rilascio del nulla osta all'utilizzo e alle regole tecniche di produzione degli apparecchi citati anche al fine della conservazione e della trasmissione dei dati.

In sede referente, sono state inoltre approvate proposte emendative che dispongono un incremento dell'indennità di amministrazione a favore del personale, incluso quello dirigenziale non generale, che presta servizio presso gli uffici centrali del MEF e presso le ragionerie territoriali e gli uffici centrali di bilancio, che svolga determinate funzioni.

Ulteriori diposizioni dell'articolo 20 – anch'esse approvate in sede referente - autorizzano il MEF ad assumere con contratto a tempo indeterminato 20 funzionari, mediante concorso pubblico, in possesso di dottorato o master di secondo livello, in vista dello svolgimento da parte del Dipartimento del Tesoro delle attività connesse alla Presidenza italiana del G7-2024 e ai negoziati europei e internazionali. Si prevede la relativa copertura finanziaria.

Vi è inoltre una disposizione – introdotta anch'essa in sede referente - in materia di obblighi a carico degli ordini e collegi professionali per quanto concerne la rendicontazione della gestione del personale.

Sempre con disposizione introdotta presso le Commissioni in sede referente, si prevede che, a partire dall'anno 2023, in applicazione del CCNL funzioni centrali relativo al triennio 2019/2021, possono essere disposte con decreti del Ministro dell'economia e delle finanze, su proposta del Ministro competente, le variazioni di bilancio tra i pertinenti capitoli di spesa di ciascuno stato di previsione, in termini di competenza e cassa, nel rispetto del limite di spesa che prevede che l'ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni pubbliche, non possa superare il corrispondente importo determinato per l'anno 2016 e previa verifica della erogazione delle prestazioni di lavoro straordinario effettuate complessivamente dall'Amministrazione.

E' poi stata inserita, nel corso dell'esame in sede referente, una disposizione, volta a prevedere che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2026, al conferimento di cariche negli organi sociali delle società controllate da amministrazioni centrali dello Stato, che hanno come scopo unicamente la realizzazione di un progetto di preminente interesse nazionale, non si applicano i divieti previsti in materia di attribuzione di incarichi a soggetti, già lavoratori privati o pubblici, collocati in quiescenza. Sono esclusi da tale deroga i soggetti che accedono al trattamento di pensione anticipata (“quota 102” o “quota 100”) o alla cd. “pensione anticipata flessibile”.

L'articolo 21 modifica la disciplina del termine temporale entro il quale alcuni dipendenti pubblici possono esercitare la scelta di escludere l'applicazione del limite massimo di imponibile contributivo pensionistico e di base di calcolo del trattamento pensionistico (duplice limite riguardante i soggetti rientranti nel sistema contributivo integrale). La novella in esame, in primo luogo, differisce il termine dal 29 luglio 2019 al 31 dicembre 2023 ed eleva da sei mesi a dodici mesi l'eventuale termine più ampio, decorrente dalla data di superamento del medesimo limite massimo. Inoltre, la novella sopprime un ulteriore termine alternativo, che scadeva alla fine del sesto mese dalla data di assunzione. Resta fermo che l'esclusione del limite massimo in esame può essere operata solo dai dipendenti pubblici che siano privi, in un regime pensionistico obbligatorio, di anzianità contributiva anteriore al 1° gennaio 1996 e che prestino servizio in settori in cui non siano attive forme di previdenza complementare compartecipate dal datore di lavoro.

È poi previsto il differimento dal 31 dicembre 2022 al 31 dicembre 2023 del termine finale di applicazione della norma transitoria che esclude le sanzioni civili e gli interessi di mora per il caso di mancato versamento dei contributi di previdenza e di assistenza sociale obbligatoria da parte delle pubbliche amministrazioni. La norma transitoria oggetto di differimento concerne i contributi (ivi compresa la quota a carico del lavoratore) inerenti a rapporti di lavoro dipendente o a rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (o a "figure assimilate" a questi ultimi).

L'articolo 22, ai fini del potenziamento amministrativo del Dipartimento per lo sport, dispone che presso questo operi, con relativo incremento della dotazione organica del personale di prestito della Presidenza del Consiglio dei ministri, un contingente di personale non dirigenziale di 10 unità equiparato alla categoria A del contratto collettivo nazionale di lavoro della Presidenza del Consiglio dei ministri, collocato in posizione di comando o altra analoga posizione, prevista dagli ordinamenti di appartenenza, proveniente da altre pubbliche amministrazioni, prioritariamente da Ministeri: tale disposizione è stata modificata in sede referente in relazione all'autorizzazione di spesa ivi prevista.

Si introducono poi alcune modifiche alla governance e alle funzioni di Sport e Salute s.p.a. Innanzitutto, si modifica la disciplina del consiglio di amministrazione sotto tre profili: si portano da 3 a 5 i componenti del c.d.a. (compresi il presidente e l'amministratore delegato); si elimina la coincidenza fra presidente del c.d.a. e amministratore delegato, figura che viene contestualmente introdotta e disciplinata; si prevede che i tre componenti restanti siano nominati, rispettivamente, dal Ministro della Salute, dal Ministro dell'istruzione e del merito e dal Ministro dell'università e della ricerca.

Per quanto riguarda le funzioni, si autorizza la società a fornire supporto tecnico operativo alle amministrazioni interessate, nell'ambito dell'attuazione degli investimenti previsti dal PNRR, dal fondo sviluppo e coesione (FSC) e dagli altri fondi nazionali ed europei.

Si ridefinisce l'articolazione del Dipartimento per le politiche della famiglia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri in non più di 3 uffici, inclusa la Segreteria tecnica, e in non più di 7 servizi, in cui rientrano due servizi già previsti nell'articolazione della stessa Segreteria tecnica. Si prevede conseguentemente un incremento della dotazione organica dei ruoli della Presidenza del Consiglio per un totale di 5 unità in base a quanto previsto dalla tabella A dell'Allegato 1 al decreto in esame (1 unità aggiuntiva dirigenti di 2^ Fascia; 3 unità di Cat. A – F1; 1 unità di Cat. B – F5).

Si prevede poi l'istituzione presso il Dipartimento Casa Italia della Presidenza del Consiglio dei ministri di una segreteria tecnico-amministrativa, composta da un contingente di personale in possesso di specifica ed elevata competenza in materia di contrasto al dissesto idrogeologico, composto da due dirigenti e quindici unità di personale non dirigenziale, e si provvede alla copertura dei relativi oneri finanziari.

Con ulteriori disposizioni introdotte in sede referente, si prevede infine che la Struttura di missione per le procedure di infrazione sia soppressa e che le relative funzioni siano trasferite al Dipartimento per le politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri. Per lo svolgimento di tali attività, si prevede che presso il medesimo Dipartimento vengano istituiti un ulteriore ufficio dirigenziale di livello generale e due ulteriori uffici di livello dirigenziale non generale e che gli siano assegnate trenta ulteriori unità di personale non dirigenziale proveniente da pubbliche amministrazioni, con conseguente incremento della dotazione organica della Presidenza del Consiglio dei ministri. Si prevede, inoltre, che sia assegnato al Dipartimento per le politiche europee il contingente di esperti già attribuito alla citata Struttura di missione. Si provvede, inoltre, alla copertura degli relativi oneri.

È disposto altresì che i decreti di organizzazione interna del Dipartimento per lo Sport, del Dipartimento per le politiche della famiglia, del Dipartimento Casa Italia e, a seguito delle modifiche introdotte in sede referente, del Dipartimento per le politiche della famiglia, interessati dalle modifiche ordinamentali ivi introdotte, devono essere adottati entro 30 giorni dall'entrata in vigore delle disposizioni di aggiornamento del DPCM 1° ottobre 2012 che disciplina l'ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio di ministri.

Si dispone, altresì, che, a decorrere dall'anno di sottoscrizione del contratto collettivo nazionale di lavoro, del personale del comparto autonomo della Presidenza del Consiglio dei ministri relativo al triennio 2016-2018, il Fondo unico della Presidenza continua a essere alimentato dai risparmi di gestione riferiti alle spese di personale, fatte salve le quote che disposizioni di legge riservano a risparmio del fabbisogno complessivo.

Si prevede, da ultimo - in virtù di specifica disposizione introdotta nel corso dell'esame in sede referente - che, nell'ambito della dotazione complessiva del Nucleo per le politiche di coesione, istituito presso il Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri, possano essere attribuiti incarichi a titolo non esclusivo a esperti estranei alla pubblica amministrazione, invece che ai dipendenti della pubblica amministrazione, in numero non superiore a dieci e per un periodo di tre anni rinnovabile una sola volta.

L'articolo 23 è finalizzato a implementare gli standard operativi del Servizio Fitosanitario Nazionale per fronteggiare la crescente diffusione, sul territorio nazionale, di nuove emergenze fitosanitarie. A tal fine si dispone che il suddetto Servizio disponga di addetti - ispettore fitosanitario e agente fitosanitario - anche nell'ambito della dotazione organica del CREA; sono, inoltre, istituite tre nuove Unità in cui sono organizzate tali figure professionali.

Si prevede poi la stabilizzazione di personale assunto a tempo determinato dall'Ente per lo sviluppo dell'Irrigazione per la Puglia Lucania e Irpinia (E.I.P.L.I.).

In virtù di una modifica introdotta in sede referente, è prevista la costituzione, dal 1° gennaio 2024, di una nuova società, Acque del Sud SPA, cui sono trasferite le funzioni del soppresso ente E.I.P.L.I. (Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione Fondiaria in Puglia e Lucania). Sono inoltre introdotte disposizioni volte a promuovere l'imprenditoria giovanile in agricoltura, attraverso operazioni di riordino fondiario realizzate da ISMEA e destinando a tal fine una somma pari a 28 milioni di euro. L'articolo 23 reca, infine, disposizioni - introdotte in sede referente - in materia di riorganizzazione degli organi dell'Istituto di Servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA) e del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria (CREA).

L'articolo 23-bis, introdotto in sede referente, reca disposizioni relative al rilascio di certificazioni e licenze - in materia di commercio internazionale e di detenzione di esemplari di fauna e di flora a rischio di estinzione - di competenza del Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.

L'articolo 24 attribuisce nuove funzioni all'Associazione Formez PA e modifica i requisiti professionali richiesti per ricoprire il ruolo di Presidente dell'Associazione, nonché le modalità di designazione dei membri del Consiglio di amministrazione. A seguito di tali modifiche, si dispone la decadenza di tali organi a decorrere dal 23 aprile 2023 (data di entrata in vigore del presente decreto legge), e l'attribuzione della funzione di Commissario straordinario al Capo del Dipartimento della funzione pubblica, fino all'insediamento dei nuovi organi. Nel dettaglio, nell'ambito delle funzioni inerenti al settore del reclutamento e della formazione vengono aggiunti i seguenti compiti: fornire formazione specifica per la qualificazione del personale preposto all'incarico di responsabile unico del procedimento (RUP); elaborare moduli formativi destinati al personale assunto anche a tempo determinato per l'attuazione delle misure del PNRR.

Per quanto riguarda i comuni fino a 5.000 abitanti: si dispone che le funzioni inerenti al settore dei servizi e dell'assistenza tecnica e di supporto al PNRR siano esercitate in particolare per i comuni fino a 5.000 abitanti; si rende strutturale la previsione, sinora valida fino al 2022, in base alla quale Formez PA fornisce adeguate forme di assistenza in sede o a distanza, anche mediante l'utilizzo di specifiche professionalità, a favore dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti che ne facciano richiesta, per il sostegno delle attività istituzionali fondamentali e a favore dei comuni in dissesto finanziario o che abbiano deliberato la procedura di riequilibrio pluriennale per il sostegno della gestione finanziaria e contabile.

Con riferimento ai requisiti professionali del Presidente e alle modalità di designazione del CdA, si prevede, in particolare, che il Presidente di Formez PA sia scelto tra soggetti con qualificata professionalità ed esperienza manageriale maturata per almeno cinque anni nel settore pubblico o privato e con comprovata esperienza in ambito internazionale e in materia di contratti pubblici; che, nell'ambito degli ulteriori cinque membri del CdA, due siano designati dal Ministro per la pubblica amministrazione, uno dal Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR e due dall'assemblea tra esperti di qualificata professionalità nel settore della formazione e dell'organizzazione delle PA.

Come già detto, si prevede altresì la decadenza del Presidente e del CdA a decorrere dal 23 aprile 2023, e, fino all'insediamento dei nuovi organi, l'attribuzione al Capo del Dipartimento della funzione pubblica della funzione di Commissario straordinari, da svolgere - nell'ambito delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, come specificato in sede referente, - avvalendosi delle articolazioni e del personale del dipartimento. Entro i successivi sessanta giorni il Commissario, modifica lo statuto, il regolamento interno, nonché l'organizzazione e la struttura interna di Formez PA, anche con riferimento alle nuove funzioni. Entro trenta giorni dall'entrata in vigore dello statuto e del regolamento sono ricostituiti i nuovi organi.

L'articolo 25 autorizza il Ministero del turismo a costituire - nell'anno 2023 (come specificato in sede referente) - una società per azioni denominata “ENIT S.p.A.” con un capitale sociale iniziale di 7 milioni di euro e prevede, contestualmente a tale costituzione, la soppressione dell'ente pubblico ENIT - Agenzia nazionale del turismo. ENIT S.p.A. costituisce una società in house sottoposta ai poteri di indirizzo, vigilanza e controllo del Ministero del turismo.

Viene inoltre modificato l'articolo 7 del decreto legge n. 22 del 2021, sostituendo il relativo comma 4: per effetto di tale sostituzione, viene riformulata la definizione delle missioni affidate alle articolazioni amministrative del Ministero e vengono incrementati, da due a tre, gli uffici dirigenziali non generali. Si prevede l'adozione delle norme regolamentari di organizzazione conseguenti alla suddetta novella. Per effetto di modifiche introdotte in sede referente, è stato specificato che gli incarichi dirigenziali in oggetto, quelli di cui all'articolo 8, comma 7, del decreto legge n. 13 del 2023 e all'articolo 8, comma 1, del decreto legge n. 77 del 2021, possono essere conferiti anche nel caso in cui le procedure di nomina siano avviate prima dell'adozione del suindicato regolamento di organizzazione, purché in conformità ai compiti e all'organizzazione del Ministero medesimo e in coerenza con le predette disposizioni.

Per effetto di ulteriori modifiche approvate in sede referente, è prevista l'istituzione dell'Osservatorio Nazionale del Turismo, presso il Ministero del turismo. È, infine, disposta la quantificazione degli oneri connessi alle predette misure e si indica la relativa copertura.

L'articolo 26, allo scopo di assicurare l'implementazione dell'attività di prevenzione oncologica unitamente a quella socio-sanitaria e riabilitativa, destina una quota del contributo riconosciuto alla Lega italiana per la lotta contro i tumori (LILT) (pari a euro 276.242 per l'anno 2023 ed euro 552.483 a decorrere dal 2024) al potenziamento della struttura organizzativa della stessa. A tal fine l'ente è autorizzato per il biennio 2023-2024 a bandire procedure concorsuali pubbliche e ad assumere, con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, un contingente complessivo di nove unità di personale: la dotazione organica viene quindi rideterminata in 21 posizioni complessive.

L'articolo 27 ridelinea i compiti e la struttura organizzativa della Fondazione Ugo Bordoni. In particolare, si specifica che trattasi di ente finalizzato alla ricerca, all'innovazione tecnologica e alla prestazione di servizi, con lo scopo di promuovere l'innovazione, lo sviluppo tecnologico del Paese e l'alta formazione tecnologica, favorendo lo sviluppo del sistema produttivo nazionale. Inoltre, per il perseguimento della propria missione la Fondazione pianifica, esegue e valuta, anche utilizzando i laboratori del Ministero delle imprese e del Made in Italy, attività di studio e ricerca nel campo delle reti e sistemi di telecomunicazioni di nuova generazione, delle tecnologie emergenti, dell'economia dei dati e del business e management. La Fondazione può instaurare rapporti con Università, enti pubblici e privati, imprese, sia a livello nazionale che internazionale. La Fondazione – inoltre - partecipa attivamente a progetti di ricerca finanziati dall'Unione europea. Si demanda allo statuto, da approvare con decreto del Ministero delle imprese e del made in Italy, la disciplina dei compiti e struttura organizzativa della Fondazione. Si dispone, conseguentemente, che il Cda della Fondazione decada trascorsi 30 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto e si proceda al relativo rinnovo. È infine prevista la clausola di neutralità finanziaria.

L'articolo 27-bis, introdotto in sede referente, dispone che, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame, negli atti e nei documenti delle pubbliche amministrazioni il termine «razza» sia sostituito dal termine «nazionalità».

L'articolo 28 reca la clausola di salvaguardia, prevedendo che le disposizioni del provvedimento si applicano nelle regioni a statuto speciale e nelle province autonome di Trento e Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

L'articolo 29 autorizza il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare, con propri decreti, le opportune variazioni di bilancio ai fini dell'immediata attuazione delle disposizioni del presente provvedimento.

L'articolo 30 dispone che il decreto-legge in esame entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Il decreto-legge è dunque vigente dal 23 aprile 2023.