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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 111 di martedì 30 maggio 2023

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 11.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

FILIBERTO ZARATTI , Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 72, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Annunzio della presentazione di un disegno di legge di conversione e sua assegnazione a Commissioni in sede referente.

PRESIDENTE. Il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, con lettera in data 29 maggio 2023, ha presentato alla Presidenza il seguente disegno di legge, che è stato assegnato, ai sensi dell'articolo 96-bis, comma 1, del Regolamento, in sede referente, alle Commissioni riunite I (Affari costituzionali) e V (Bilancio):

“Conversione in legge del decreto-legge 29 maggio 2023, n. 57, recante misure urgenti per gli enti territoriali, nonché per garantire la tempestiva attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e per il settore energetico” (1183) - Parere delle Commissioni VII, VIII, X, XII e XIV.

Il suddetto disegno di legge, ai fini dell'espressione del parere previsto dal comma 1 del predetto articolo 96-bis, è stato altresì assegnato al Comitato per la legislazione.

Svolgimento di una interpellanza e interrogazioni.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni.

(Intendimenti del Governo in materia di politiche di integrazione e inclusione delle persone con disabilità, alla luce di un episodio verificatosi in una struttura alberghiera in Trentino-Alto Adige - n. 3-00437)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno, Padovani e Almici n. 3-00437 (Vedi l'allegato A).

La Ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, ha facoltà di rispondere.

ALESSANDRA LOCATELLI, Ministra per le Disabilità. Grazie, Presidente. Ringrazio anche gli onorevoli interroganti, perché mi danno la possibilità di ribadire importanti concetti che derivano dai princìpi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, che in Italia è stata ratificata nel 2009, sui quali abbiamo tutti il dovere di impegnarci al massimo, come istituzioni, come mondo privato, come Terzo settore e come cittadini.

Per realizzare la piena inclusione e la piena partecipazione alla vita sociale delle persone con disabilità, sulla base dell'uguaglianza, della non discriminazione e del diritto di tutti ad avere una vita dignitosa, dobbiamo unire le forze, migliorare le norme ma anche adottare una nuova prospettiva.

L'interrogazione alla quale rispondo riguarda le vacanze di Tommaso e della sua famiglia. Un periodo di svago che avrebbe dovuto rappresentare un momento di felicità e di spensieratezza per tutti loro e che, invece, si è interrotto dopo pochi giorni a causa di un episodio inaccettabile e ingiustificabile.

Ho ribadito più volte che, per poter garantire il rispetto a tutte le persone, non bastano le norme ma serve anche un impegno condiviso da ogni persona che, a diverso titolo, rappresenta l'interlocutore quotidiano nelle relazioni, nei servizi, nelle attività.

L'episodio è noto: la famiglia di Tommaso, poco dopo l'inizio della vacanza, è stata invitata a svolgere i momenti del pasto in una saletta isolata all'interno della struttura, anziché nel salone principale con tutti gli altri ospiti.

Ho avuto il piacere di incontrare la mamma di Tommaso, alla quale ho telefonato il giorno successivo all'accaduto. La signora Cecilia è una donna forte e determinata, realizza progetti per un'associazione e in collaborazione con molte altre, promuove libri che parlano di storie complesse legate alla disabilità e sostiene numerose attività in ambito ricreativo e sportivo.

Quella di Tommaso è una famiglia solida che ha saputo reagire davanti a una richiesta dettata dal pregiudizio e dalla scarsa sensibilità, così come ho appreso non solo dalla stampa, ma anche dal racconto della stessa mamma. La signora Cecilia ha portato i fatti all'attenzione mediatica, rivendicando l'ingiustizia di sentirsi esclusi o allontanati sulla base di un preconcetto e/o per via di una disabilità. Questa mattina la signora mi ha anche aggiornata circa la causa, che inizierà il 4 marzo 2024, nella quale chiederanno il risarcimento simbolico di 1 euro, questo per attenzionare tutti ai temi del rispetto e dell'inclusione. C'è molto su cui riflettere perché questa e altre storie non dovrebbero accadere. È chiaro che, se le premesse sono queste, la strada da percorrere per la piena inclusione delle persone con disabilità è ancora lunga.

Da queste vicende emerge quanto sia necessario intervenire su più fronti: dal punto di vista normativo, per migliorare le leggi e garantire più risorse per l'accessibilità universale; dal punto di vista culturale, per la sensibilizzazione e l'induzione al cambio di prospettiva e, in collaborazione trasversale con tutti i livelli istituzionali e i diversi Ministeri, per una più ampia azione politica di attenzione e di inclusione. Per evitare episodi come quello che ha coinvolto Tommaso e la sua famiglia è necessario innescare un percorso virtuoso di eliminazione delle barriere fisiche, tecnologiche, dell'informazione e della comunicazione, ma anche culturali.

Dal mio insediamento ho subito iniziato a promuovere una campagna di sensibilizzazione e di cambio di prospettiva rispetto al tema delle disabilità, come nel caso dell'incontro con la mamma di Tommaso, ma anche di Giada, la ragazzina con sindrome di Down, insultata sui social, o di Camilla, alla quale è stato negato un prolungamento del contratto d'affitto a causa dell'arrivo del suo cane guida.

L'impegno è costante e abbiamo finanziato anche numerosi progetti per il turismo inclusivo e accessibile. Abbiamo attivato dei fondi dedicati ai piani di eliminazione delle barriere architettoniche per i comuni, ma anche investimenti nel campo della cultura, del turismo, dello sport, dell'arte e del tempo ricreativo. Ognuno può dare il proprio contributo per immaginare comunità migliori, nelle quali ogni persona rappresenta un incentivo all'innovazione e all'investimento del territorio, quindi un valore aggiunto.

Nel corso della precedente legislatura 30 milioni del Fondo per l'inclusione delle persone con disabilità sono stati ripartiti tra le regioni per lo sviluppo di progetti che riguardano il turismo accessibile e sono in corso di realizzazione nei diversi contesti territoriali, marittimi, lacuali, montani e nei percorsi naturalistici e storico-artistici. Anche il supporto al Terzo settore per progettualità innovative dal punto di vista tecnologico è un importante volano per l'accessibilità e la fruibilità dei luoghi e degli eventi a tutti i livelli istituzionali.

Abbiamo da poco ripartito 12 milioni di euro per l'eliminazione delle barriere architettoniche. Inoltre, nella legge di bilancio 2022 è stato istituito un Fondo per l'accessibilità turistica, in particolare per assegnare una certificazione di qualità nelle strutture. Le categorie che potranno fare domanda di certificazione e accedere ai finanziamenti del Fondo, la cui dotazione complessiva ammonta a 18 milioni di euro, comprendono gli esercizi alberghieri ed extra alberghieri, gli stabilimenti termali, balneari, ma anche le strutture sportive, le cui discipline sono maggiormente interessate dai flussi turistici.

Insieme al Ministro del Turismo, che è particolarmente attento e sensibile al tema, abbiamo istituito un tavolo tecnico per rivedere la prassi UNI/PdR131 proprio riguardo alle certificazioni e questo lo abbiamo fatto coinvolgendo le confederazioni che rappresentano le persone con disabilità Fand e Fish.

Avvalendomi dei contributi ricevuti dal Ministero del Turismo, ricordo anche gli interventi previsti nell'ambito del PNRR; tra questi, l'investimento Tourism digital hub, finalizzato a realizzare una piattaforma web dedicata al collegamento dell'intero ecosistema turistico per il potenziamento e l'integrazione dell'offerta. Il sistema è predisposto in maniera tale da garantire l'accessibilità delle persone con disabilità, migliorando anche la loro esperienza con funzionalità specifiche.

Inoltre, per quanto riguarda il Ministero della Cultura, è previsto un investimento da 500 milioni di euro per la digitalizzazione del patrimonio custodito nei musei, negli archivi, nelle biblioteche e nei luoghi della cultura, ma anche 300 milioni di euro per rimuovere le barriere fisiche e cognitive che ancora persistono in questi luoghi, al fine di assicurarne l'effettiva accessibilità da parte delle persone con disabilità. Per questo investimento, articolato in 4 linee di intervento, sono pubblicati i decreti di riparto delle risorse e di approvazione delle graduatorie.

Ulteriori interventi sono poi previsti sul fronte della mobilità, direttamente collegato a quello del turismo accessibile, con varie iniziative messe in campo con il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, sia per l'applicazione del contrassegno unificato disabili europeo (CUDE) su tutto il territorio nazionale, sia per lo stanziamento di contributi ai comuni per la creazione di aree di sosta per i veicoli delle persone con disabilità.

So che anche il Parlamento si sta muovendo per la presentazione di proposte adeguate alla piena fruibilità dei luoghi di vacanza e degli spazi ricettivi per tutti: si tratta di temi trasversali, che mi auguro possano sempre essere condivisi da tutti. L'obiettivo che dobbiamo gradualmente perseguire attraverso questa serie di misure e di interventi è - come dicevo - quello di un cambio di prospettiva soprattutto dal punto di vista del superamento delle barriere culturali. Lo dico pensando a Tommaso e alla sua meravigliosa famiglia, ma anche alle tante altre persone che, nella loro stessa condizione, sono rimaste in silenzio; lo dico anche pensando alle molte e moltissime aziende e strutture ricettive, dove decisioni e strategie sono lasciate anche al buon cuore di chi gestisce il rapporto con il cliente.

Dobbiamo saper cogliere questo momento storico e sociale di cambiamento, saper rispettare tutti e immaginare percorsi di investimento che tengano conto della fruibilità degli spazi - non solo dell'accessibilità -, di fornire informazioni affidabili e anche un'ospitalità accessibile. La strada da percorrere è ancora lunga, ma il tempo di transizione che viviamo deve portarci a considerare l'accessibilità e l'inclusione delle persone con disabilità come aspetti non più negoziabili. Dobbiamo invertire le priorità e immaginare che, nel momento in cui decidiamo di progettare strutture, eventi, servizi e attività, lo dobbiamo fare per tutti. Si tratta di un grande salto di qualità e di civiltà, che rende più forti e coese le nostre comunità e tutto il nostro Paese. Si tratta di norme, di scelte istituzionali, ma anche delle azioni che ogni singolo cittadino, nel suo ruolo, può compiere con un gesto accogliente nei confronti degli altri.

PRESIDENTE. Il deputato Padovani ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

MARCO PADOVANI (FDI). Grazie signor Presidente e grazie signor Ministro. Sono soddisfatto di questa risposta che pone la massima attenzione alla storia di Tommaso, ma ancor di più mette in evidenza la determinazione e gli intendimenti che il Governo pone in materia di politiche di integrazione e di inclusione delle molte persone con disabilità, anche con riferimento alla salvaguardia e alla protezione delle loro famiglie. Nel corso di questi primi mesi di Governo infatti sono tangibili le proposte concrete a sostegno di inclusione, accessibilità e vita indipendente per chi ha necessità di maggiore sostegno.

I diritti delle persone con disabilità sono tematiche centrali, con cui il Governo - lo si deve riconoscere - fin dal primo giorno sta lavorando con grande impegno. Ho avuto modo di approfondire alcuni progetti finanziati dal suo Ministero, tra cui il progetto STAI - Servizi per un turismo accessibile e inclusivo, una proposta sicuramente innovativa dove si lancia un nuovo modello di turismo inclusivo, con percorsi formativi di inserimento lavorativo per le persone con disabilità, progetti che coinvolgeranno, entro la fine del 2023, tutte le regioni italiane.

La promozione di queste iniziative metterà sicuramente in luce i bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie per dar loro risposte puntuali ed adeguate. I dati ci dicono che coloro i quali hanno problemi di salute, nonché gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali, sono oltre il 5 per cento dell'intera popolazione, ossia 3.150.000 cittadini. Dare centralità alle persone al fine di migliorarne la qualità della vita deve essere il punto di partenza naturale.

Con il Piano nazionale sulla disabilità, elaborato dall'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, confido saranno implementate le strategie e le azioni da intraprendere nei prossimi anni, mettendo al centro il progetto di vita, i percorsi di autonomia e di vita indipendente. Importante sarà sicuramente, come del resto ha già avuto modo di ribadire, signora Ministro, guardare la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, per il rispetto della persona, con la consapevolezza che oggi sia prioritario promuovere e rafforzare, a tutti i livelli, la collaborazione tra istituzioni, enti del Terzo settore e associazioni. L'azione proposta attraverso la legge delega, con la riduzione dell'estrema frammentazione di norme e di fondi, offrirà maggior celerità anche nelle vostre scelte. Il Fondo per le periferie inclusive è un segno tangibile del vostro lavoro. Grazie, quindi, signora Ministro, un grazie sincero dai tanti Tommaso che quotidianamente in Italia cercano una vita migliore.

Sono certo che, grazie al lavoro di questo Governo e del suo Ministero, potranno guardare con fiducia e ottimismo al loro futuro (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

(Iniziative di competenza per la regolare funzionalità degli uffici del giudice di pace del tribunale di Santa Maria Capua Vetere - n. 3-00435)

PRESIDENTE. A questo punto, mi risulta che il deputato Cangiano abbia parlato con tutti gli altri interroganti e quindi che vi sia un'intesa nel senso di passare direttamente all'interrogazione n. 3-00435.

Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Cerreto e Cangiano n. 3-00435 (Vedi l'allegato A).

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Grazie, Presidente. Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo innanzi indicato, deve essere innanzitutto ricordato che la scopertura media nazionale del personale amministrativo si attesta al 21,83 per cento. Quanto alle specifiche iniziative poste in essere per far fronte a tale scopertura, corre l'obbligo di evidenziare l'attività di reclutamento che questo Dicastero ha avviato sin dal 2020. In particolare, tale attività ha consentito l'assunzione di 8.607 risorse umane nell'intero territorio nazionale.

Trattasi, peraltro, di una quantificazione che può dirsi per difetto, atteso che non tiene conto dell'ulteriore implementazione di circa 11.000 unità, per l'esattezza 11.427 unità del profilo di addetto all'ufficio per il processo. Si giunge così ad una complessiva assunzione di 20.034 unità. Venendo più nel dettaglio alla tematica affrontata dagli onorevoli interroganti, va rimarcato che nell'ufficio del giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere, a fronte di una dotazione organica di 16 unità, prestano servizio 11 risorse, registrandosi quindi una scopertura del 31 per cento, significativamente superiore a quella della media nazionale.

Inoltre, le vacanze registrate nei vari profili interessano diverse figure professionali. Per quanto riguarda i cancellieri abbiamo 3 vacanze su 4 posti in organico, per quanto riguarda l'assistente di giudiziario una su 5 e per quanto riguarda gli ausiliari abbiamo una vacanza su 2. Si segnala inoltre la totale copertura dei profili di direttore e di operatore giudiziario, mentre quello di funzionario giudiziario risulta in sovrannumero, in forza della riqualificazione, ottenuta proprio nel mese di dicembre 2022, da 2 unità di cancelliere.

Va sottolineato, per dare una risposta agli interroganti, che nel Piano del fabbisogno 2023-2025 emerge la chiara volontà di questo Dicastero di sopperire quanto più possibile alle carenze di personale amministrativo, attesa la sua incidenza sul sistema della giustizia, oltre che di personale togato.

Ciò di certo avrà una ricaduta e un effetto positivo anche in relazione all'ufficio del giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere, attesa la scopertura di organico attuale che è di sicuro significativamente superiore alla media nazionale. Per quanto riguarda più nel dettaglio l'attività di reclutamento prevista nell'arco di tempo che va dal 2023 al 2025, sono previste le assunzioni di 7.854 unità, di cui 1.051 nell'area funzionari, 6.624 nell'area assistenti e 179 nell'area dirigenti. A ciò deve essere ulteriormente aggiunto il contingente di 3.691 unità di personale amministrativo non dirigenziale, per le quali l'assunzione è prevista da varie fonti normative, così che le unità complessive raggiungano le 11.545 unità, sempre con riferimento al Piano del fabbisogno 2023-2025.

A ciò deve essere ancora aggiunto il fatto che è stata prorogata dal Governo, quasi a ridosso dell'insediamento, la scadenza dei contratti individuali a tempo determinato sottoscritti dal personale assunto con la qualifica di operatore giudiziario e che è intervenuta la quasi contestuale stabilizzazione degli stessi, nel successivo provvedimento utile di questo Governo.

Si evidenzia, in via conclusiva, che allo scopo di fronteggiare le ulteriori criticità che nel frattempo, in attesa della soddisfazione per il tramite del Piano del fabbisogno 2023-2025, dovessero sopravvenire ulteriormente presso Santa Maria Capua Vetere, eventualmente determinate da pensionamento di unità piuttosto che da altre situazioni di carattere soggettivo, malattie o maternità, l'organico del personale amministrativo dell'ufficio del giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere potrà essere implementato facendo ricorso all'istituto della mobilità temporanea del personale, previsto dall'articolo 20 dell'accordo sottoscritto in data 15 luglio 2020.

Dal punto di vista della seconda questione posta dagli onorevoli interroganti, ovverosia la mancata informatizzazione dell'ufficio del giudice di pace di Santa Maria Capua Vetere, va messo in evidenza che la Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati del Dipartimento per la transizione digitale della giustizia, l'analisi statistica e le politiche di coesione di questo Dicastero ha trasmesso una relazione, in data 19 aprile, redatta dal direttore del CISIA di Napoli, da cui emerge che le richieste di assistenza provenienti dall'indicato ufficio del giudice di pace, ricomprese nell'ambito di competenza del CISIA di Napoli, sono state tutte, successivamente ma prontamente, soddisfatte - successivamente, intendo, rispetto alla presentazione dell'atto di sindacato ispettivo da parte degli onorevoli interroganti - e che le dotazioni di hardware a oggi risultano essere idonee e non risultano nemmeno criticità quanto alle reti e agli applicativi ministeriali. Evidentemente, gli onorevoli interroganti potranno verificarlo di persona o segnalare eventuali ulteriori disservizi relativi al CISIA. Va ricordato sul punto che, con nota estesa in data 21 aprile 2023, il presidente del tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha precisato che nessuna specifica richiesta da parte di personale in servizio presso l'ufficio indicato, cioè quello del giudice di pace, risulta essere poi successivamente pervenuta alla presidenza del tribunale in ordine a problematiche di stretta competenza del CISIA, e quindi si ritiene di avere soddisfatto anche quelle esigenze puntualmente rappresentate dagli onorevoli interroganti.

PRESIDENTE. Il deputato Cangiano ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

GEROLAMO CANGIANO (FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il Sottosegretario, le sue parole confermano l'impegno che il Governo sta mettendo non solo nel recepire le istanze dei territori ma anche, al tempo stesso, nel porre in essere tutti gli strumenti necessari per la risoluzione delle annose problematiche che hanno attanagliato il sistema giustizia. È importante che alle sollecitazioni dei territori vi sia una pronta risposta da parte delle istituzioni. Questo dà fiducia ai cittadini e a chi rappresenta, insieme alle Forze dell'ordine e alla magistratura, una sentinella di legalità sui territori, come i consigli degli ordini forensi e, nel caso specifico, il consiglio dell'ordine degli avvocati di Santa Maria Capua Vetere, presieduto dall'avvocato Angela Del Vecchio, a cui va il mio saluto e incoraggiamento a continuare a lavorare per affrontare le problematiche del foro, spronandoci sempre ogni qualvolta se ne ravveda la necessità. Un tribunale che funziona a pieno regime è utile, infatti, non solo per la classe forense, non solo per il personale che potrà lavorare con maggiore efficienza, non solo per i magistrati che potranno affrontare con maggiore serenità i giudizi a loro sottoposti ma soprattutto per i cittadini, che finalmente potranno sentirsi sicuri e garantiti dallo Stato, perché consapevoli di ottenere la certezza del diritto in tempi ragionevoli.

Questi impegni sono quanto mai fondamentali perché rivolti ad un territorio in cui, insieme all'ufficio del tribunale di Napoli Nord, anche quello del giudice di pace di Aversa è sommerso da un arretrato diventato ormai inaccettabile e che di fatto, purtroppo, allontana i cittadini dal senso di giustizia, perché ormai sfiduciati dall'intollerabile ritardo accumulato. Possiamo ritenerci soddisfatti dei primi interventi messi in campo da questo Esecutivo. Tuttavia, auspichiamo che la Terra di Lavoro e i suoi tribunali abbiano quanto prima un'ulteriore risposta in termini sia di risorse, come lei ci ha anticipato, sia di organizzazione infrastrutturale capace di riportare gli stessi ad una completa funzionalità.

(Iniziative normative in ordine alle procedure espropriative per reti di comunicazione elettronica - n. 2-00060)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza De Bertoldi n. 2-00060 (Vedi l'allegato A). Chiedo al deputato De Bertoldi se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.

ANDREA DE BERTOLDI (FDI). La ringrazio, Presidente, la illustro. Naturalmente ringrazio anche anticipatamente il Sottosegretario per la risposta che vorrà fornirci. Questa interpellanza nasce, innanzitutto, da un principio: il principio del grande valore che per il centrodestra e, ovviamente, per Fratelli d'Italia ha il concetto di proprietà, la tutela della proprietà privata. Infatti, cosa sta succedendo? Sta succedendo - e tante rimostranze abbiamo avuto in questi ultimi mesi - che le società di gestione, le società di servizi legate al settore delle infrastrutture e delle telecomunicazioni stanno contattando le imprese, i titolari di rapporti di locazione, ossia quelle persone che hanno locato, a medio e lungo termine, il diritto di superficie dei propri terreni o dei propri immobili a queste società di telecomunicazioni: pensiamo, ad esempio, alle classiche antenne che noi vediamo sui tetti delle nostre case. Ebbene, queste persone, questi titolari di un inviolabile diritto di proprietà vengono contattati da queste società di gestione, le quali propongono loro l'acquisto - non più la locazione, ma l'acquisto - del diritto. Fino a tal punto non ci sarebbe alcun problema, non sarebbe male, assolutamente. Il problema è che tali società propongono loro l'acquisto a un prezzo predeterminato e, quindi, il titolare della proprietà o deve accettare questo prezzo oppure cosa succede? Succede, ahimè, che, in virtù di un decreto-legge convertito in legge lo scorso luglio, dal Governo Draghi, queste società private subentrano, di fatto, all'ente pubblico, ai comuni, nella possibilità di espropriare il privato. Quindi, se il privato non accetta la proposta di acquisto fatta da queste società di servizi e di gestione del settore delle infrastrutture e delle telecomunicazioni, può essere oggetto di esproprio per pubblica utilità, in virtù di questa legge dello scorso anno. Questo è un passaggio che non ci convince, in quanto, prima di questo decreto-legge, dell'articolo 30-bis del decreto-legge n. 50 del 2022, i titolari di questa funzione erano i comuni, che, ovviamente, hanno un'investitura politica, hanno un'investitura da parte dei cittadini, conoscono il territorio e hanno da tutelare, in primis, un interesse generale; oggi, questo diritto, a seguito di questa normativa, è in capo alle società di gestione del settore.

Ritengo, quindi, che vi sia una violazione del diritto di proprietà, anche perché la pubblica utilità è comunque garantita, signor Sottosegretario, da questi contratti a lungo termine, che permettono, comunque, di avere un lasso temporale nel quale, ovviamente, se non è possibile arrivare a una compravendita della proprietà, si possa operare su altri fronti. Quindi, le società del settore non devono avere la possibilità di intervenire con un esproprio, violando la proprietà privata, perché hanno tutto il tempo, eventualmente, per rivolgersi altrove.

Quindi, su questi argomenti, io chiedo - e concludo, anche in anticipo sui tempi previsti, questa mia introduzione - al Sottosegretario e al Governo, che sappiamo aver dimostrato nei fatti sempre l'attenzione alla proprietà privata, alla tutela della proprietà privata, che per noi del centrodestra è un principio irrinunciabile, innanzitutto, se è stato fatto un monitoraggio sugli effetti e sulle applicazioni di questo decreto-legge, dello scorso anno, del Governo Draghi e, quindi, eventualmente, quali azioni normative intenda intraprendere per garantire una maggior tutela, come ho detto, del diritto di proprietà dei nostri concittadini.

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy, Massimo Bitonci, ha facoltà di rispondere.

MASSIMO BITONCI, Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole De Bertoldi, l'atto in parola si sofferma sulle modifiche apportate al codice delle comunicazioni elettroniche, modificato - come lei ha ricordato - con il decreto legislativo n. 207 del 2021, che ha dato attuazione a una direttiva (UE) 2018/1972.

L'onorevole interpellante si sofferma in particolare sulle novità introdotte dal decreto n. 50 del 2022. A tal proposito, è stato previsto che, per l'acquisizione patrimoniale dei beni immobili o di diritti reali sugli stessi necessari alla realizzazione degli impianti e delle opere, l'operatore possa esperire la procedura di esproprio prevista dal testo unico sugli espropri e che tali disposizioni siano applicabili anche nei casi in cui gli impianti e le opere in parola risultino già realizzate su beni immobili detenuti dagli operatori in base ad accordi di natura privatistica.

Alla luce di tali modifiche, l'onorevole interpellante esprime perplessità sulle implicazioni pratiche dell'insieme delle novelle descritte e chiede una modifica del quadro normativo. Si ritiene, infatti, che tale misura riconoscerebbe agli operatori delle telecomunicazioni elettroniche la possibilità di ricorrere direttamente alla procedura espropriativa, in qualità di “autorità espropriante”, in quanto soggetto privato al quale sia stato attribuito il potere di espropriare in base ad una norma (DPR n. 327 del 2001, articolo 3, comma 1, lettera b)).

Al riguardo, si ritiene opportuno sottolineare che il sistema normativo nel suo complesso è in grado di assicurare una adeguata garanzia di legalità del procedimento espropriativo, in tutte le sue fasi e in tutte le sue forme in cui, in concreto, può svolgersi, in conformità ai principi espressi in materia di giurisprudenza nazionale ed eurounitaria. Infatti, il procedimento espropriativo, anche in materia di telecomunicazioni, sia pure con delle peculiarità, è naturalmente soggetto al rispetto del testo unico in materia di espropriazione.

Una prima garanzia per i proprietari risiede nel fatto che, prima dell'emanazione del decreto di esproprio (che è l'atto conclusivo che si pone a valle della procedura), occorrerà sempre che l'autorità pubblica imprima, a monte, il vincolo - preordinato all'esproprio - sul bene da espropriare. In tal modo, ci sarà sempre la pubblica autorità a dare conto della ponderazione dell'interesse pubblico alla realizzazione della rete TLC con quello dei privati incisi dal potere.

Peraltro, nel caso di espropriazioni disciplinate dal codice civile e dal codice delle comunicazioni, la procedura espropriativa potrà essere avviata solo laddove non sia stato possibile percorrere altre strade attraverso gli strumenti consensuali offerti dall'ordinamento.

Infatti - e in questo è un'ulteriore garanzia per i privati -, lo stesso codice delle comunicazioni precisa che la procedura di esproprio per pubblica utilità possa essere esperita dopo che siano andati falliti, o non sia stato possibile effettuare, i tentativi di bonario componimento con i proprietari dei fondi sul prezzo di vendita offerto, da valutarsi da parte degli uffici tecnici erariali competenti e, in ogni caso, in conformità alle disposizioni di cui al citato testo unico in materia di espropriazione (infatti, gli operatori dovrebbero procurarsi sul mercato, con gli ordinari strumenti consensuali del diritto civile, la disponibilità delle aree dove impiantare le stazioni radio e le altre infrastrutture connesse).

È chiaro che, ai sensi del codice delle comunicazioni elettroniche, non vi è un dovere dell'amministrazione di esercitare il potere espropriativo, ma restano integri i suoi poteri valutativi, rappresentando l'esproprio l'extrema ratio per la realizzazione di una rete di telecomunicazione, sia a uso pubblico che di pubblica utilità, per l'evidente sacrificio che comporta per il diritto di proprietà.

In definitiva, a tale procedura si potrà ricorrere solo nel caso di conclamata impossibilità a realizzare altrimenti la rete e, dunque, dopo le preliminari e doverose valutazioni discrezionali dell'autorità pubblica competente all'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio sul bene, in ragione dell'esigenza di realizzare opere che sono per legge dichiarate di pubblica utilità; solo a valle della procedura potrà intervenire l'operatore, delegato per legge nella fase finale del procedimento volto all'emanazione del decreto di esproprio.

Qualora questi principi e queste regole non siano rispettati, ben potrà il privato ottenere tutela attraverso l'impugnativa giurisdizionale dei provvedimenti ablatori che si ritengono affetti da illegittimità.

Analoghe considerazioni si pongono per lo strumento introdotto dal citato comma 1-bis dell'articolo 44, che prevede l'applicabilità dell'articolo 51, comma 3, anche nei casi in cui gli impianti e le opere risultino già realizzate su beni immobili detenuti dagli operatori, in base ad accordi di natura privatistica. È evidente che il fatto che le opere siano state realizzate non consente di per sé il ricorso alla procedura di esproprio. Infatti, occorrerà sempre che si dia conto, nelle motivazioni, degli atti della procedura, dell'esistenza di imperative esigenze pubbliche di garantire la continuità del servizio di TLC e che non sia stato possibile soddisfare tali esigenze attraverso il ricorso ad altre strade consensuali cui lo stesso codice delle comunicazioni rinvia, quali l'esercizio del diritto di prelazione e il diritto di riscatto, ex articolo 51, comma 4, ovvero altro accordo consensuale tra le parti per consentirne l'utilizzo attraverso contratti costitutivi di diritti reali o personali.

In base a quanto esposto, si ritiene di poter rassicurare l'onorevole interpellante in ordine ai timori dallo stesso espressi. Tuttavia, si rimane disponibile a valutare, nel corso dei lavori per l'adozione di disposizioni integrative e correttive del codice delle comunicazioni elettroniche, in corso di svolgimento presso gli uffici del MIMIT, eventuali proposte migliorative e chiarificatrici del quadro normativo, in linea con le pertinenti pronunce giurisprudenziali interne ed eurounitarie.

PRESIDENTE. Il deputato De Bertoldi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta data alla sua interpellanza.

ANDREA DE BERTOLDI (FDI). Grazie, Presidente. Mi dichiaro soddisfatto della risposta del Sottosegretario Bitonci, che ha sicuramente temperato le mie preoccupazioni sulla tematica. In particolar modo, ho apprezzato e apprezzo che sia stato chiarito il ruolo preventivo della pubblica amministrazione nell'eventuale procedura di esproprio e anche che sia stato chiarito come non vi debbano essere altre possibilità, per le installazioni, di ricorrere a questo strumento, che, chiaramente, noi non vediamo con favore. Apprezzo vieppiù, Sottosegretario, la disponibilità a valutare ulteriori proposte migliorative. Anche in base a sentenze che ho avuto modo di leggere, credo che non sempre la normativa sia stata compresa appieno o, forse, non sempre applicata appieno. Il cittadino si è trovato come parte logicamente più debole, ovvero il titolare della proprietà rispetto alla grande società di telecomunicazioni si è trovato probabilmente a non conoscere perfettamente i suoi diritti.

Queste sue considerazioni aiuteranno coloro che sono coinvolti in questo percorso, come saranno positivi gli eventuali addendum, che riusciremo a proporre assieme, anche a livello parlamentare, nel dialogo con il Governo, per rendere ancora più chiaro e più sicuro questo percorso.

Quindi, mi dichiaro soddisfatto e mi permetto di incitare il Sottosegretario e il Governo a fare il più possibile chiarezza su questa normativa, proprio perché va a incidere su un tema fondamentale, quale il diritto alla proprietà.

(Iniziative normative volte a rivedere la disciplina del codice delle assicurazioni private, con particolare riferimento alle competenze dell'Ivass in materia di obblighi informativi degli intermediari - n. 3-00436)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy, Massimo Bitonci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione De Bertoldi e Foti n. 3-00436 (Vedi l'allegato A).

MASSIMO BITONCI, Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie, Presidente, grazie, onorevoli. Con l'atto in parola si fa riferimento alle competenze dell'Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) in materia di obblighi informativi degli intermediari, previste dal codice delle assicurazioni private. Come è stato ricordato dall'onorevole interrogante, infatti, con nota del 1° febbraio scorso, il sindacato nazionale degli agenti di assicurazione (SNA) ha chiesto il rinvio delle disposizioni del regolamento Ivass n. 51 del 2022 - attuativo dell'articolo 132-bis del codice delle assicurazioni private - considerate irragionevoli anche alla luce delle sentenze nn. 896 e 897 del TAR della regione Lazio (II Sezione-ter) del 2023. Con le citate pronunce, infatti, il TAR, da un lato, ha accolto la tesi dell'Ivass in ordine alla limitazione ai soli agenti mandatari dell'obbligo di preventivazione previsto dal regolamento Ivass; dall'altro lato, invece, ha accolto il motivo di doglianza dello SNA, relativo alla previsione regolamentare che richiedeva agli intermediari la raccolta e la conservazione della dichiarazione, con la quale il cliente attesta di avere ricevuto le informazioni sui premi offerti dalle imprese stesse relativamente al contratto base e di aver utilizzato il famoso servizio Preventivass, autonomamente. Secondo i giudici del TAR Lazio, infatti, quest'ultima disposizione appare connotata da oscurità del precetto, sia in punto di necessità o meno di ottenere dal cliente una dichiarazione scritta sia in ordine all'oggetto della dichiarazione stessa, così da risultare, nel suo complesso, irragionevole. Proprio alla luce di tale pronuncia, nella nota del 1° febbraio scorso, lo SNA ha chiesto il rinvio dell'entrata in vigore delle disposizioni dell'articolo 11 del regolamento Ivass n. 51 del 2022, evidenziando alcune problematiche insite nella modalità di accesso e di consultazione della piattaforma. Interpellato sul punto, l'Ivass ha precisato di avere predisposto tutti gli strumenti idonei a garantire l'accesso e la risposta per via telematica ai premi applicati dalle imprese di assicurazione anche tramite la piattaforma Preventivass, in esercizio da maggio 2021. Inoltre, le modalità di accesso adottate consentono, secondo Ivass, di utilizzare il sistema senza vincoli autorizzativi e permettono di interrogare tutte le imprese assicurative operanti in Italia nel ramo RC auto. Tra l'altro, l'istituto sottolinea che la soluzione in parola è stata adottata accogliendo le osservazioni formulate proprio dallo SNA nella pubblica consultazione, relativa allo schema di regolamento proposto, avvenuta dal 26 marzo 2021 al 25 maggio 2021. Ad ogni modo l'Ivass, consapevole delle esigenze organizzative e in accoglimento delle richieste di proroga presentate già in sede di consultazione, ha comunicato di avere disposto termini diversi per l'entrata in vigore delle nuove disposizioni per gli intermediari (il 28 febbraio 2023, ossia 4 mesi dopo rispetto alla tempistica prevista per le imprese).

Voglio sottolineare che, alla luce segnalazioni ricevute, il MIMIT ha comunque chiesto all'istituto ogni utile valutazione in ordine alle possibili criticità applicative del servizio pubblico di preventivazione online delle tariffe RC auto Preventivass connesse all'attuazione delle disposizioni recate dal regolamento Ivass n. 51 del 2022, segnalate dalle associazioni di settore. A seguito della richiesta del MIMIT, l'Ivass ha espresso la volontà di accompagnare tutti gli operatori del mercato, collaborando con essi per il migliore funzionamento del nuovo sistema, data la portata innovativa delle norme appena entrate in vigore sotto il profilo tecnologico e di adeguamento di procedure e prassi in uso presso le imprese e gli intermediari. Inoltre, l'istituto ha riferito che terrà conto di tale situazione nell'attività di vigilanza durante i primi mesi di applicazione delle nuove norme.

PRESIDENTE. Il deputato De Bertoldi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

ANDREA DE BERTOLDI (FDI). Grazie, Presidente. Questa volta, Sottosegretario, non posso ritenermi soddisfatto completamente. Innanzitutto, il tema è molto complesso e, quindi, dovrò fare qualche passaggio, anche per chiarire meglio la situazione. Intanto, mi risulta direttamente dal Sindacato nazionale degli agenti di assicurazione che le loro osservazioni non sono state accolte; quindi, diversamente da quanto dichiarato dall'Ivass, a detta loro - che ho sentito anche nelle scorse ore - non sarebbero state accolte. Questo è il primo punto che mi viene da dire al Sottosegretario. Quindi, inviterei il Sottosegretario a fare il possibile per chiarire se quanto riferito dal Sindacato degli agenti di assicurazione corrisponde, come ritengo, al vero.

Parliamo di una normativa che, a quanto mi risulta, non ha eguali in Europa. Allora, già qui, quando siamo gli unici a fare qualcosa e quando questo qualcosa significa, signor Sottosegretario, burocratizzazione e maggiori costi, vuol dire che qualcosa non funziona, perché stranamente non capita spesso che il Sindacato nazionale degli agenti di assicurazione, l'ANIA, cioè i rappresentanti delle compagnie di assicurazione e anche tante associazioni di consumatori - quindi, veramente tutta la filiera, mi viene da dire, del mondo assicurativo - contestino questo regolamento, cioè il regolamento n. 51 dell'Ivass e, di conseguenza, la norma primaria che è l'articolo 132-bis del testo unico delle assicurazioni. Lo contestano perché impone, di fatto, degli obblighi burocratici ad ogni agente di assicurazione che sono insopportabili, tant'è vero che mi risulta, come dovrebbe risultare anche al Ministero, che gli agenti si siano autodenunciati e siano in disobbedienza civile per incapacità di adempiere al loro ruolo.

Faccio un esempio, Sottosegretario. Un'agenzia media - dai dati che, anche quale responsabile del dipartimento “Assicurazioni” di Fratelli d'Italia, ho avuto modo di verificare - ogni mese ha circa 3.000 rinnovi di polizze RC-auto e, se dovesse ottemperare alle burocratiche previsioni del regolamento n. 51, dovrebbe assumere un 30 o 40 per cento di dipendenti in più rispetto a quelli che ha in carico e ciò vorrebbe dire accrescere di un 30 o 40 per cento i costi fissi di un'agenzia di assicurazioni. Ecco, io credo che basterebbe questo dato - lo dico anche da commercialista e mi rivolgo al collega commercialista, Sottosegretario Bitonci - per far capire che qualcosa non è andata nel verso giusto.

Quindi, ritengo che il Ministero dell'Economia e delle finanze, che da sempre si sta impegnando, come in questi sei mesi, per essere più vicino al mondo dell'impresa, per liberare da lacci e lacciuoli il mercato - come il Ministro Urso ha più volte ribadito anche al Festival dell'Economia conclusosi poche ore fa nella mia Trento - debba impegnarsi, il Sottosegretario sono certo che condividerà con me questo percorso, per cambiare radicalmente questa situazione. Io personalmente ritengo che l'articolo 132-bis del codice delle assicurazioni potrebbe essere semplicemente cancellato. Ci rimetteremmo al pari dell'Europa, chiedo di rimettere gli agenti di assicurazione italiani al pari dell'Europa.

PRESIDENTE. Concluda, onorevole.

ANDREA DE BERTOLDI (FDI). Concludo, Presidente. Chiedo di limitare, davvero, questi obblighi che, lo ricordo, comporterebbero per ogni rinnovo la necessità di far vedere al cliente tutte le condizioni alternative e di far sottoscrivere ad ogni cliente una dichiarazione di presa visione, eccetera, eccetera, eccetera. Quindi, si tratta di obblighi burocratici assurdi che ingesserebbero il mercato, creerebbero maggiori costi dai quali poi verrebbero penalizzati ovviamente, alla fine, i consumatori e che, ribadisco, uniscono in una protesta compagnie di assicurazione, agenti di assicurazione e associazioni di consumatori.

Insomma, signor Presidente, ringraziandola per i secondi che mi ha dato in più, concludo davvero con un appello a questo Ministero, attraverso il suo bravo ed abile Sottosegretario, per intervenire nella filosofia che ha improntato il Dicastero Urso in questi mesi: togliamo lacci e lacciuoli, liberalizziamo, togliamo costi che non servono, se non ad appesantire il mercato.

PRESIDENTE. Deputato Bertoldi, comunque, mentre lei mi ringraziava, non era ancora scaduto il tempo a sua disposizione. Quindi, va bene così.

(Chiarimenti in ordine alla disciplina delle certificazioni relative al credito d'imposta per attività di ricerca e sviluppo - n. 3-00433)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy, Massimo Bitonci, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Caparvi n. 3-00433 (Vedi l'allegato A).

MASSIMO BITONCI, Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie, Presidente, e grazie, onorevole Caparvi. Con l'atto in parola, gli interroganti chiedono chiarimenti in merito ad alcune ambiguità applicative relative alla certificazione, già introdotta con il decreto-legge n. 73 del 2022, che attesta la qualificazione degli investimenti effettuati o da effettuare, ai fini della loro classificazione, in relazione alla fruizione del credito d'imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo.

A tal riguardo, si rappresenta che i criteri per la qualificazione delle attività svolte dalle imprese ai fini dell'ammissibilità al credito d'imposta per investimenti in attività di ricerca e sviluppo - che è stato introdotto con l'articolo 3 del decreto-legge n. 145 del 2013 e poi esteso con la legge di bilancio 2020 - sono dettagliati in diverse fonti secondarie del MIMIT, decreti ministeriali e circolari, e dell'Agenzia delle entrate attraverso risoluzioni.

In particolare, in base alla vigente normativa, le attività qualificabili come ricerca e sviluppo si caratterizzano per la presenza di elementi di novità e creatività e, quindi, anche per il grado di incertezza o rischio d'insuccesso scientifico o tecnologico che implicano. A tali criteri, invero, si era ispirato già il primo decreto del 27 maggio 2015 dell'allora Ministero dello Sviluppo economico, il quale precisava che non si considerano attività di ricerca e sviluppo le modifiche ordinarie o periodiche apportate a prodotti, linee di produzione, processi di fabbricazione, servizi esistenti ed altre operazioni in corso, anche quando tali modifiche rappresentino dei miglioramenti.

Sempre relativamente al criterio della novità, il successivo decreto ministeriale del 26 maggio 2020 ha precisato che, ai fini dell'ammissibilità al credito d'imposta, assumono rilevanza le attività di ricerca e sviluppo che perseguono un progresso o un avanzamento delle conoscenze e delle capacità generali in campo scientifico o tecnologico e non già il semplice progresso o avanzamento delle conoscenze o delle capacità proprie di una singola impresa.

Dal quadro normativo richiamato emerge che in caso di difetto del requisito della novità o degli altri requisiti prescritti dalla normativa di riferimento si configura l'indebita fruizione del credito d'imposta, con la possibilità di effettuare il riversamento dell'importo del credito utilizzato, senza applicazione di sanzioni e interessi, secondo le condizioni stabilite dall'articolo 5, commi da 7 a 12, del decreto-legge n. 146 del 2021.

La verifica dell'effettiva riconducibilità delle attività svolte dalle imprese alle attività ammissibili alla disciplina del credito d'imposta per ricerca e sviluppo è effettuata dall'Agenzia delle entrate, quando la relativa insussistenza risulti palese ai sensi della normativa e dei documenti di prassi. Qualora, invece, la fattispecie oggetto di controllo risulti complessa, l'Agenzia delle entrate può richiedere al Ministero delle Imprese e del made in Italy di esprimere il proprio parere tecnico.

Come ricorda l'onorevole interrogante, il decreto-legge n. 73 del 2022 ha introdotto la possibilità per le imprese di richiedere una certificazione che attesti la qualificazione degli investimenti ai fini della loro classificazione nell'ambito delle attività ammissibili. Per consentire il rilascio della certificazione, lo stesso decreto ha previsto l'emanazione di un DPCM che definisca i requisiti dei soggetti abilitati a rilasciarla. Lo schema del DPCM in parola è stato predisposto dal MIMIT e trasmesso al Ministero dell'Economia e delle finanze per il concerto.

A seguito dell'emanazione del citato DPCM, il MIMIT pubblicherà le linee guida integrative per la corretta applicazione del credito d'imposta in parola - previste dallo stesso decreto-legge n. 73 del 2022 - e che saranno periodicamente aggiornate per tener conto dell'evoluzione della prassi interpretativa e delle eventuali modifiche apportate alla normativa.

Ad integrazione di quanto ho riportato finora, devo anche aggiungere che al Senato è iniziata la trattazione del disegno di legge delega sulla riforma del sistema incentivante e durante i tavoli tecnici che abbiamo fatto al Ministero per la predisposizione del disegno di legge delega, io personalmente e gli altri tecnici abbiamo voluto inserire il concetto fondamentale delle valutazioni ex ante effettuate attraverso il sistema di certificazione. Perché le dico questo, onorevole?

Proprio perché ci siamo accorti, in questi anni, che, seppur questo tipo di incentivo con credito d'imposta che ha avuto un importantissimo sviluppo è riuscito a incentivare tutta l'attività di innovazione del sistema impresa in Italia, ha bisogno comunque di una verifica ex ante per dare sicurezza alle nostre aziende, affinché non ci siano verifiche ex post che mettano in difficoltà il nostro sistema imprenditoriale. Quindi, io dico che da adesso queste problematiche sono superate. È chiaro che, attraverso queste certificazioni preventive, si dà sicurezza ai nostri imprenditori e si elimina la possibilità di successive verifiche ex post che portano, ovviamente, alla cancellazione e alla restituzione dell'agevolazione di carattere finanziario.

PRESIDENTE. Il deputato Caparvi ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

VIRGINIO CAPARVI (LEGA). Grazie, Presidente. La ringrazio, onorevole Sottosegretario Bitonci. Sono soddisfatto della risposta a una mia interrogazione che tratta l'argomento, appunto in oggetto, del credito d'imposta per ricerca e sviluppo, ma che, di fatto, tratta l'argomento della postura politica di questo Governo rispetto agli imprenditori, che non è cosa banale considerate le stagioni politiche passate, in cui gli imprenditori sono stati chiamati - e qualcuno continua ancora a chiamarli - i prenditori e, quindi, persone da interpretare con la cultura del sospetto, mentre noi crediamo che siano uomini e donne che ogni mattina si alzano per fare grande la propria azienda, la propria società, il nostro Paese e offrono posti di lavoro.

Venendo al merito dell'interrogazione, sono soddisfatto perché viene colto il senso, appunto, di questa interrogazione rispetto ad accadimenti non ascrivibili né a lei, né a questo Governo. Sono accadimenti datati nel tempo, che sicuramente lasciano un po' d'amaro in bocca a tanti imprenditori che, nel rispetto della legge, hanno beneficiato di questo credito d'imposta, per poi vedersi raggiungere, negli ultimi mesi dell'anno 2022, da numerosi controlli della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate che, legittimamente, fanno il loro lavoro e noi non lo mettiamo in discussione; anche leggendo la stampa di settore, pare di capire che questi controlli siano stati assolutamente zelanti e impattanti e quella certificazione, che oggi può essere prodotta, è subordinata proprio al fatto di non aver avuto alcun accesso da parte dell'amministrazione finanziaria. Quindi, ciò, di fatto, esclude tutti coloro che si sono mossi secondo la legge e che oggi, sì, possono dimostrare la bontà delle proprie azioni e del proprio operato, ma, in sostanza, lo devono fare in quel sentiero periglioso del contenzioso, che non è mai simpatico e che, a volte, lascia il dubbio che restituire tutto, entro una certa data e senza oneri e sanzioni, sia, magari, la scelta meno pericolosa, anche considerando il fatto che al di sopra di certe cifre ci sono anche risvolti penali. Tuttavia, ho parlato personalmente con tanti imprenditori che non solo potrebbero certificare, ma che, a seguito di quegli investimenti, hanno, nei loro stessi bilanci, aumenti sostanziosi, hanno fatto assunzioni in virtù di quegli investimenti e ora non vogliono avere un contraddittorio con lo Stato, quando loro stessi si sono fidati dello Stato.

Dunque, le sue parole sono di grande rassicurazione, perché certificano il fatto che, da ora in poi, si va in una direzione diversa, chiedendo magari qualcosa in più all'imprenditore, ovvero di certificare il proprio progetto, ma dando anche certezze. Da un lato, garantiamo ai contribuenti che i soldi pubblici vengono giustamente spesi sempre nel modo più corretto, ma dall'altro, garantiamo agli imprenditori che, laddove usufruiscano di un beneficio di cui hanno diritto, questo non viene messo in discussione successivamente, perché è vero che sono imprenditori ed è vero che sono esposti ai rischi, ma i rischi sono quelli che dovrebbero correre, in base al loro posizionamento sul mercato a livello strategico, nella vendita dei propri prodotti o servizi e, di certo, non devono assumere un rischio nel rapporto con lo Stato e con la pubblica amministrazione.

Quindi, c'è bisogno, come spesso abbiamo detto, di uno Stato che sia più madre e meno matrigna e, in questo caso, io credo che le parole da lei espresse e il lavoro portato avanti da lei, dal suo Ministero e da questo Governo in questa fase ci rassicurano. Capisco che quello che è accaduto precedentemente, appunto, non è di facile gestione. Se lei ne avrà modo e avrà situazioni utili a riflettere su quello che è rimasto appeso, diciamo, rispetto agli anni passati, potrebbe non essere male provare a venire incontro il più possibile a questi imprenditori, affinché possano, appunto, certificare quello che hanno fatto, perché non si tratta, ovviamente, di riconoscere ciò che non è dovuto, ma si tratta di riconoscere un loro diritto.

Comunque, la ringrazio per le parole di chiarezza che ha dato e, soprattutto, per le iniziative che ha preso, che danno garanzie non solo agli imprenditori, ma al Paese Italia.

(Iniziative di competenza per la tutela dei risparmiatori che hanno acquistato prodotti assicurativi dalla compagnia Eurovita Spa - n. 3-00283 e n. 3-00438)

PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Testa n. 3-00283 e Zanella n. 3-00438, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente (Vedi l'allegato A).

Il Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy, Massimo Bitonci, ha facoltà di rispondere.

MASSIMO BITONCI, Sottosegretario di Stato per le Imprese e il made in Italy. Grazie, signor Presidente e grazie anche agli onorevoli interroganti. Eurovita Spa fa parte dell'omonimo gruppo assicurativo controllato da Cinven Partnership, per il tramite del fondo di private equity Fifth Cinven Fund. Negli ultimi anni l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (Ivass) è ripetutamente intervenuto nei confronti dell'impresa e della holding in relazione alla situazione di solvibilità, individuale e del gruppo, nella determinazione delle riserve tecniche, nel calcolo del requisito patrimoniale di solvibilità nonché in materia di gestione dei rischi e controlli interni.

La compagnia presenta una struttura degli impegni nei confronti degli assicurati che si riflette sulla capacità di rispettare stabilmente il coefficiente patrimoniale di solvibilità. A tale volatilità si è coniugata una sovrastima dei fondi propri e una scorretta determinazione del requisito patrimoniale. Come è noto, nonostante le richieste di rafforzamento patrimoniale avanzate dall'Ivass, l'azionista di controllo Cinven non ha provveduto.

A partire dal terzo trimestre 2022, la capacità dell'impresa e del gruppo di far fronte agli impegni economici assunti si è ulteriormente deteriorata, fino a condurre alla violazione del requisito patrimoniale di solvibilità di Eurovita Holding Spa e di Eurovita Spa.

Stante la mancanza di adeguate misure di rafforzamento patrimoniale e di osservanza del requisito di solvibilità, il 31 gennaio scorso l'Ivass ha nominato un commissario per la gestione provvisoria, ravvisando “ragioni di assoluta urgenza”, ai sensi dell'articolo 230, comma 1, del codice delle assicurazioni private, e sospendendo le funzioni degli organi di amministrazione e di controllo di Eurovita Holding Spa e di Eurovita Spa, con durata massima della gestione provvisoria fissata al 31 marzo 2023.

Come ricordano gli onorevoli interroganti, l'Ivass ha poi disposto, con provvedimento del 6 febbraio scorso, la sospensione temporanea delle facoltà dei contraenti di esercitare i riscatti regolati dai contratti di assicurazione e di capitalizzazione stipulati con Eurovita Spa, escludendo dalla misura i riscatti e le anticipazioni di cui alle forme pensionistiche complementari disciplinate dal decreto legislativo n. 252 del 2005. Tale provvedimento è stato adottato con lo scopo di non compromettere irreversibilmente la situazione patrimoniale dell'impresa e ogni possibilità di risanamento della stessa, con conseguente grave pregiudizio per gli interessi degli aventi diritto alle prestazioni assicurative.

Considerate le violazioni esposte e la previsione di gravi perdite patrimoniali, il Ministro delle Imprese e del made in Italy ha disposto, con decreto del 29 marzo 2023, l'amministrazione straordinaria e lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo nei confronti di Eurovita Holding e di Eurovita Spa, ai sensi degli articoli 231 e 275 del codice. A seguito di detto provvedimento, l'Ivass ha nominato il commissario per la gestione straordinaria di entrambe le società e i componenti dei comitati di sorveglianza.

Contestualmente, al fine di assicurare un ordinato svolgimento dell'attività e di consentire una soluzione di mercato da parte degli organi dell'amministrazione straordinaria, l'Ivass ha prorogato sino al 30 giugno la sospensione dei riscatti dei contratti di assicurazione e di capitalizzazione stipulati con Eurovita Spa, disposta con provvedimento del 6 febbraio 2023.

Rappresento che, rispetto alla situazione di Eurovita, l'operato dell'Ivass e delle amministrazioni coinvolte è sicuramente volto alla ricerca di soluzioni finalizzate a conseguire, nel minor tempo possibile e con il minor disagio possibile, la piena salvaguardia dei diritti degli assicurati e la stabilità del mercato assicurativo.

Il MIMIT, per quanto di competenza, continuerà a monitorare le situazioni in parola a tutela degli interessi coinvolti.

PRESIDENTE. Il deputato Testa ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

GUERINO TESTA (FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio il sottosegretario Bitonci. Mi sembra di capire con chiarezza dalla sua esposizione che il 30 giugno prossimo, quindi tra un mese circa, sapremo se le attività poste in essere stanno andando nella direzione giusta, ossia garantire e salvaguardare sia il mondo assicurativo, ma ancora di più il mondo dei contraenti, dei privati risparmiatori, i quali, ad oggi, sono molto preoccupati del futuro del loro investimento.

Io sono certo che il Ministero, per quanto di sua competenza, continuerà a monitorare e speriamo che l'attività di salvaguardia vada a buon fine - lo ripeto - perché potrebbe essere un danno irreversibile e molto grave per i contraenti, anche per la fiducia che gli stessi contraenti e i privati hanno nei confronti del mercato assicurativo.

PRESIDENTE. La deputata Zanella ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.

LUANA ZANELLA (AVS). Diversamente dal collega Testa, Presidente, non si tratta di essere soddisfatte, quanto di essere veramente molto, molto preoccupate e preoccupati, perché sono quasi 400.000 i risparmiatori coinvolti nella vicenda Eurovita, i quali vivono, come è stato detto, una situazione di massima allerta, vista la decisione di sospendere temporaneamente la loro facoltà di riscattare le polizze vita Ramo I, sottoscritte con la società. Misura molto grave, paragonabile solo al congelamento dei depositi di una banca, tanto più se aggravata dall'approssimarsi del termine di scadenza del provvedimento, cioè il 30 giugno prossimo, domani, senza ancora le dovute garanzie di recupero integrale, perché mancano circa 15,3 miliardi di euro di fondi investiti. Di questo si tratta.

I risparmiatori che hanno acquistato prodotti assicurativi da Eurovita rischiano a vario titolo la perdita parziale, se non totale, del capitale investito in caso di fallimento della compagnia. Com'è noto, il fallimento di una società per legge fa venir meno l'obbligo da parte della stessa di restituire il 100 per cento del capitale. Di conseguenza, viene rimborsato il controvalore della gestione, che può essere inferiore rispetto al capitale versato, anche a fronte di un portafoglio molto conservativo come quello delle polizze Ramo I, ossia la tipologia di polizze interessate nella vicenda, che, per definizione, garantendo capitale, investono in asset che dovrebbero essere meno volatili. È una situazione aggravata soprattutto dal fatto che il rischio finanziario associato alla crisi di Eurovita deriva principalmente dal rapido aumento dei tassi d'interesse registrati negli ultimi mesi, aumenti che potrebbero portare ad una diminuzione dei prezzi dei titoli detenuti nei portafogli dei fondi e delle gestioni separate in proporzioni che dipendono, ovviamente, dalla durata dei titoli stessi.

Per tali ragioni oggi sono in molti, anche supportati dal coinvolgimento tardivo delle associazioni a tutela dei consumatori, a scendere in campo e avviare tutte le iniziative legali del caso, compresa una class action verso banche, consulenti e intermediari che hanno collocato al pubblico le polizze Eurovita Spa. Molti di loro hanno già inviato i primi atti di costituzione in mora di tutti gli istituti bancari che hanno collocato al pubblico dei risparmiatori le polizze vita e hanno, quindi, responsabilità dirette verso i clienti, ravvisando una mancata tutela, un'omessa assistenza e una mancata informazione, diciamo pure il tradimento dell'obbligo informativo sul rischio che la società stava vivendo, come detto dal collega, già dal 2022 e sull'imminente e poi puntualmente sopraggiunto blocco dei riscatti delle polizze.

La vicenda Eurovita è solo la punta dell'iceberg di un mercato, quello degli investimenti in polizze assicurative, caratterizzato da troppe zone d'ombra. Il Governo e l'Ivass devono, pertanto, lavorare non solo per risolvere la situazione degli investitori coinvolti in questa vicenda, ma anche per ricreare le condizioni di fiducia del mercato. Al di là del caso specifico, il rischio è quello di una crisi di fiducia da parte dei risparmiatori, che potrebbe determinare un effetto domino nel settore dell'investimento e del risparmio. A preoccupare, in particolare, è ciò che l'affair Eurovita rappresenta…

PRESIDENTE. Concluda.

LUANA ZANELLA (AVS). …ossia - e concludo - il sistema di polizze agganciate a investimenti azionari e speculazioni sui mercati spesso poco trasparenti per gli investitori.

Quindi, raccomandiamo al Governo massima attenzione e massima celerità sulla presa di decisioni, utili non soltanto a questo caso, ma al mercato del risparmio in generale.

(Tempistiche di attuazione delle disposizioni relative ai centri per la giustizia riparativa - n. 3-00434)

PRESIDENTE. Il Sottosegretario di Stato per la Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, ha facoltà di rispondere all'interrogazione Dori n. 3-00434 (Vedi l'allegato A).

ANDREA DELMASTRO DELLE VEDOVE, Sottosegretario di Stato per la Giustizia. Grazie, Presidente. Con l'atto di sindacato ispettivo in oggetto, l'interrogante, evidenziata l'importanza della cosiddetta giustizia riparativa, avanza quesiti circa le tempistiche di attuazione, con particolare riferimento ai centri per la giustizia riparativa.

È noto che, con decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 150, è stato introdotto nel nostro ordinamento il sistema della cosiddetta giustizia riparativa, mirante a riparare - o a sanare, a volte - l'offesa procurata a mezzo dell'illecito penale dall'autore della stessa, in danno della vittima del reato.

Tale forma di giustizia, alternativa a quella tradizionale, si basa sul dialogo tra vittima e autore dell'offesa, dialogo mediato da un terzo imparziale. Il sistema, proprio per questo, prevede la creazione di un sistema organico e strutturato, inserito nell'organizzazione dello Stato, che offra servizi di giustizia riparativa.

La forma di riparazione dell'offesa prodotta dal reato (ottenuta al termine dello svolgimento di un programma di giustizia riparativa dall'esito soddisfacente) risulta perciò atta, per i reati perseguibili a querela rimettibile, a prevenire il ricorso alla giustizia penale stessa, e comunque, per ogni tipologia di reato, ad innestarsi nel procedimento penale, attraverso una serie di istituti, di natura sostanziale e processuale, nonché nella fase dell'esecuzione della pena e, altresì, protendendosi oltre la medesima.

L'intervento normativo vede il coinvolgimento di diversi soggetti pubblici, sia a livello nazionale, sia a livello locale, come precisato dallo stesso onorevole interrogante, con lo scopo di soddisfare due precisi criteri, ossia che siano titolari del servizio “strutture pubbliche facenti capo agli enti locali”, nonché la disponibilità dei servizi di giustizia riparativa sull'intero territorio nazionale.

Il Ministro della Giustizia risulta in questo assetto il soggetto competente a coordinare i servizi di giustizia riparativa sul territorio nazionale, programmando le risorse da investire, proponendo i livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e monitorando evidentemente che i LEP vengano mantenuti.

Per assolvere a tali funzioni il Ministero si avvale di un organo ad hoc, la Conferenza nazionale per la giustizia riparativa, in cui siedono i rappresentanti delle 20 regioni, delle due province autonome, un sindaco o un suo delegato, per ciascuna regione e provincia autonoma, designato dall'ANCI, e un rappresentante della Cassa delle ammende, insieme a 6 esperti con funzione di consulenza tecnico-scientifica. La determinazione effettiva dei LEP, invece, ricade sulla Conferenza unificata Stato-autonomie locali.

Quanto, quindi, alla scelta degli enti locali a cui è affidato il compito di istituire i centri per la giustizia riparativa e di organizzare i relativi servizi si è scelto di affidarla ad un organo ad hoc, già peraltro precisato dall'onorevole interrogante, la Conferenza locale per la giustizia riparativa, che ha il compito, peraltro, di provvedere in tal senso all'organizzazione degli uffici. È prevista l'istituzione di una Conferenza locale per ciascun distretto della Corte d'appello, con la funzione di individuare, all'interno del distretto, gli enti locali appositi.

Alla Conferenza, convocata e coordinata dal Ministro della Giustizia o da un suo delegato, partecipano un rappresentante del Ministero della Giustizia, un rappresentante delle regioni o province autonome e un rappresentante delle province o città metropolitane, sul territorio delle quali si estende il distretto della Corte d'appello, e un rappresentante per ogni comune ricompreso nel distretto che sia sede degli uffici giudiziari o presso il quale siano in atto esperienze di giustizia riparativa. La stessa è presieduta dal presidente della regione o della provincia autonoma.

Una dettagliata disciplina è poi dedicata alle forme e ai criteri cui la Conferenza deve attenersi nell'individuazione degli enti locali a cui affidare l'istituzione dei centri per la giustizia riparativa e l'organizzazione dei relativi servizi. Il potere di vigilanza del Ministro della Giustizia sull'intero sistema della giustizia riparativa si estrinseca nel potere di richiedere in qualunque momento informazioni sullo stato dei servizi per la giustizia riparativa, da valutarsi ai fini delle determinazioni che lo stesso Ministero andrà ad assumere circa l'individuazione della quota spettante agli enti locali per il funzionamento dei centri per la giustizia riparativa, nonché per l'organizzazione e la prestazione dei servizi essenziali.

Si prevede, altresì, la possibilità che le regioni e gli altri enti locali, indicati nell'articolo 63, nonché la Cassa delle ammende possano contribuire con risorse proprie nei limiti delle risorse disponibili nell'ambito dei propri bilanci.

Si prevede, infine, che, fermo restando il finanziamento degli interventi necessari a garantire i livelli essenziali delle prestazioni di giustizia riparativa, la determinazione degli importi da assegnare agli enti locali tenga conto, sulla base di criteri di proporzionalità, dello stesso ammontare delle risorse proprie annualmente impiegate dagli stessi enti per il finanziamento dei programmi di giustizia riparativa.

Esiste poi una necessità, evidenziata da più attori, che è quella di salvaguardare il patrimonio di esperienze di servizi qualificati esistenti già in diversi luoghi del territorio nazionale, già operativi e conformi agli standard europei e internazionali e, quindi, allineati a gran parte delle disposizioni del decreto citato sulla giustizia riparativa.

La possibilità di cooperare con tali enti già esistenti sul territorio è stata disciplinata dagli articoli 92 e 93 del decreto.

Il primo articolo, in particolare, è dedicato ai servizi di giustizia riparativa esistenti: si prevede che la Conferenza locale per la giustizia riparativa, entro il termine di 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, provveda alla ricognizione dei servizi di giustizia riparativa in materia penale, erogati alla stessa data da soggetti pubblici o privati specializzati e convenzionati con il Ministro della Giustizia ovvero che operano in virtù di protocolli esistenti con gli uffici giudiziari territoriali o altri soggetti pubblici, e che vengano valutati secondo i criteri indicati nella stessa norma e che venga redatto un elenco da cui attingeranno gli enti locali per la prima apertura dei centri per la giustizia riparativa.

L'entrata in vigore del complesso normativo sinora descritto originariamente era prevista per il 1° novembre 2022 ed è stata differita, per effetto della previsione dell'articolo 6 del decreto-legge 31 ottobre 2022 n. 162, al 30 dicembre per la riscontrata necessità di approntare misure attuative adeguate a garantire un ottimale impatto sulla riforma dell'organizzazione degli uffici.

Come noto, con legge n. 199 del 30 dicembre 2022 è stato poi convertito il citato decreto-legge. Nella legge di conversione, a mezzo dell'articolo 5-novies, è stato altresì aggiunto un comma 2-bis all'articolo 92 del decreto legislativo n. 150 del 2022, dettante disposizioni transitorie in materia di giustizia riparativa quanto ai servizi esistenti.

Con tale intervento è stato previsto che le plurime disposizioni del decreto legislativo n. 150 del 2022, regolanti il delicato innesto del sistema organico della giustizia riparativa nel diritto penale sostanziale, nel procedimento penale, nella fase di esecuzione della pena, nel procedimento penale minorile, nonché nella fase dell'esecuzione della pena per i minorenni vedranno differita l'entrata in vigore al momento dello spirare del termine di 6 mesi dall'entrata in vigore del decreto legislativo, vale a dire alla data del 1° luglio 2023.

È evidente che le norme presuppongono per la loro effettiva applicazione l'intervenuta organizzazione dei servizi per la giustizia riparativa, nonché la costituzione dei centri pubblici idonei a somministrare i relativi programmi, il cui esito riparativo è atto ad incidere notevolmente sulle valutazioni processuali connesse. È di tutta evidenza che, prima della individuazione e della costituzione dei centri in questione, richiesti opportunamente dall'onorevole interrogante, nonché dell'avvio della procedura necessaria di accreditamento dei mediatori presso il Ministero della Giustizia, gli effetti processuali di nuovo conio non potranno esplicarsi.

Il principio che l'innesto processuale del sistema della giustizia riparativa presupponga l'operatività a regime della struttura amministrativa di supporto era invero già desumibile e traluceva dall'interpretazione della previsione dell'articolo 129-bis, comma 1, del codice di procedura penale di nuova introduzione, il quale fa espresso riferimento, nel disciplinare il provvedimento di invio da parte del giudice, al sistema dei centri di nuova istituzione definiti dal decreto come le strutture pubbliche di cui al Capo V, Sezione II, cui competono le attività necessarie all'organizzazione, alla gestione, all'erogazione e allo svolgimento dei programmi di giustizia riparativa.

Il legislatore ha tuttavia ritenuto opportuno esplicitare tale principio già desumibile - come dicevamo prima - in via interpretativa dall'articolo 129-bis, comma 1, nuova formulazione, del codice di procedura penale, allo scopo di assicurare che l'innesto processuale, come descritto, avvenga solamente nell'ambito delle strutture pubbliche assistite dalle garanzie introdotte dalla riforma. Il differimento è stato, pertanto, temporalmente contenuto in un lasso di tempo sufficiente al solo fine indicato e tale da permettere in ogni caso di mantenere gli impegni in relazione al PNRR. Di talché evidentemente l'interrogazione richiama ad un problema reale di organizzazione degli uffici, di accreditamento dei centri per la giustizia riparativa e, soprattutto, di coinvolgimento dei vari livelli degli enti locali al fine di erogare un sistema di giustizia riparativa che sia di vero supporto alla giustizia e di qualità, che non può che venire per il tramite delle interlocuzioni con le varie Conferenze di servizi, preso atto però della mappa dei servizi esistenti che potranno essere utilmente innestati all'interno della riforma della cosiddetta giustizia riparativa.

PRESIDENTE. Il deputato Dori ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interrogazione.

DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Con questa interrogazione ho posto il tema della giustizia riparativa, una vera e propria rivoluzione che - come tutte le rivoluzioni - ha bisogno di tempo e questo è assolutamente legittimo. L'importante, com'è stato detto poco fa dal Sottosegretario, è che qualche passo in avanti si stia compiendo. Del resto, la giustizia riparativa - come ribadisco continuamente - è davvero un modello di giustizia fondato sull'ascolto e sul riconoscimento dell'altro. È una rivoluzione non solo giuridica, ma anche culturale, perché introduce una dialettica che mette al centro la vittima del reato.

In questo caso vittima e autore del fatto penalmente rilevante partecipano attivamente, chiaramente con il presupposto che vi sia un consenso libero e volontario, alla risoluzione proprio delle questioni provocate dal fatto mediante l'aiuto di un mediatore terzo e imparziale. L'articolo 43 del citato decreto legislativo n. 150 del 2022 ha anche elencato alcuni dei principi cardine della giustizia riparativa. Tra questi ci sono la partecipazione attiva e volontaria, il possibile coinvolgimento della comunità, il consenso alla partecipazione e l'indipendenza dei mediatori, la loro equiprossimità rispetto ai partecipanti.

Infatti, nel caso specifico, è l'articolo 59, che parla proprio di formazione. Nello specifico, oggi ho posto con questa interrogazione il tema dei centri di giustizia riparativa, quindi l'articolo 63. Effettivamente ci rendiamo conto di come tutto il sistema sia particolarmente complesso, se consideriamo che sono coinvolti non solo il Ministero, ma le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, e, soprattutto, come è stato correttamente evidenziato poco fa, tutto questo sistema poi va innestato anche in tutte le varie procedure. Si tratta, quindi, davvero di un sistema complesso.

La cosa importante è ricordarci sempre che la giustizia riparativa, a differenza di quanto purtroppo ancora in tanti oggi continuano a ripetere, non è una scorciatoia, non è una fuga dalle proprie responsabilità, ma, anzi, è vero il contrario, perché è uno strumento privilegiato per consentire all'autore del fatto penalmente rilevante proprio di guardare direttamente negli occhi le ferite che ha prodotto. Diciamo che è il primo passo verso una piena consapevolezza del dolore che è stato provocato. Con la giustizia riparativa si comprende che giustizia è fatta non solo con la punizione del colpevole, ma anche con la riparazione proprio dell'offesa arrecata. Colgo positivamente quanto manifestato dal Ministero poco fa, vuol dire che è un percorso che sta andando avanti, un percorso non facile, che va accompagnato, e sicuramente serviranno, probabilmente nella prossima legge di bilancio, cominciamo già a pensarci, anche fondi non indifferenti. Importante sarebbe già determinare un cronoprogramma preciso, con dei tempi certi, in modo da capire se, a un certo punto, possono esserci dei ritardi. Questo, secondo me, è uno stimolo, che giro al Ministero. Sarà compito mio continuare a pungolare, in senso positivo, per portare a compimento questa rivoluzione in tema di giustizia penale.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento della interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno.

Sospendo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 12,30, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE ANNA ASCANI

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 74, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna.

Preavviso di votazioni elettroniche.

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 20 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Sospendo pertanto la seduta, che riprenderà alle ore 15,20. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 15,01, è ripresa alle 15,20.

Commemorazione di don Milani nel centenario della nascita.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sull'ordine dei lavori per ricordare la figura di don Milani a 100 anni dalla sua nascita il deputato Ciani. Ne ha facoltà.

PAOLO CIANI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Ricorrono in questi giorni i 100 anni dalla nascita di don Lorenzo Milani, celebrati sabato a Barbiana. La cerimonia, alla presenza del Presidente della Repubblica, Mattarella, e del presidente della CEI, Zuppi, restituisce al Paese e a noi tutti la centralità della figura di don Milani.

Su don Lorenzo è stato detto molto, la sua figura ha scosso in profondità tante coscienze a partire dagli anni Sessanta, ha fatto discutere ed è stata osteggiata e strumentalizzata. Nato in una ricca famiglia fiorentina, è divenuto noto per il suo servizio di prete in due piccoli centri della Toscana, Calenzano e, ancor più, Barbiana, dove arrivò nel 1954.

Come ha detto sabato il Presidente Mattarella, don Milani è stato un maestro, un educatore, guida per i giovani che sono cresciuti con lui nella scuola popolare, testimone coerente e scomodo per la comunità civile e per quella religiosa del suo tempo. Molti in Italia sono cresciuti e hanno sviluppato la loro coscienza civile e politica, seguendo l'esempio di don Milani che, in quel piccolo borgo, ha vissuto, con tenacia, realizzando l'articolo 3 della Costituzione, non solo nella parte relativa all'uguaglianza, ma anche in quella che prevede di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'amore, la passione di don Milani per quei bambini e per i loro diritti negati - bambini destinati, come loro stessi hanno raccontato più volte, ad occuparsi delle pecore, dei maiali e delle galline o ad essere sfruttati senza diritti nelle fabbriche o nell'edilizia - hanno costituito esempio di riscatto per tanti periferici e dimenticati e l'opera comune, costituita da Lettera a una professoressa, ne è l'evidente testamento e testimonianza.

Oggi Barbiana è realtà della nostra storia, nonostante la sua piccolezza, ma è anche un simbolo, come ha scritto Andrea Riccardi, un simbolo su cui converrebbe interrogarsi di più, la dimostrazione di quanto, in condizioni impossibili, possono fare un uomo o una donna che amano e lavorano per gli altri. Torna alla mente quanto il priore scrisse alla madre: “La grandezza d'una vita non si misura dalla grandezza del luogo in cui si è svolta, ma da tutt'altre cose. E neanche le possibilità di fare del bene si misurano dal numero dei parrocchiani”, decisamente pochi in quel luogo sperduto.

In tanti abbiamo capito e ci siamo appassionati all'impegno per gli altri seguendo la semplice profondità della sua intuizione: non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali tra disuguali. E il tema di come dare di più a chi ha di meno è una sfida ancora aperta. Al cuore dell'emancipazione pensata da don Milani c'era la scuola, perché, come lui stesso diceva: “È solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli”.

Lo ha sottolineato anche Papa Francesco, quando, nel 2017, a 50 anni dalla morte di don Milani, si recò in visita alla tomba del priore. Disse: “Ridare ai poveri la parola, perché senza la parola non c'è dignità e, quindi, neanche libertà e giustizia: questo insegna don Milani”. E nella sua scuola, a Barbiana, si dibatteva e ci si confrontava con tanti - giornalisti, imprenditori, sindacalisti -, con franchezza e libertà. La Chiesa dei suoi tempi non volle ricevere la sua eredità, che fu raccolta solo da chi ne restava colpito o affascinato. Ma lui volle essere un prete profondamente evangelico con il suo stile; parlava e obbediva e la visita del Papa ha risarcito definitivamente la sua figura; in quell'occasione disse: “La Chiesa riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa”.

Don Milani non parlò alla società solo di scuola, ma di lavoro, di pace, di obiezione di coscienza e don Lorenzo non parla solo alla società del suo tempo: il suo messaggio è vivo e forte in ogni tempo e per noi oggi. Disse: «Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande I care. È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. “Me ne importa”, “mi sta a cuore”. È l'esatto contrario del motto fascista “Me ne frego”».

Il suo “mi importa” ci apre gli occhi sui tanti che, ancora oggi, non hanno la parola in Italia e nel mondo, schiacciati sotto ingiustizia ed ineguaglianza e ci chiamano ad agire perché come lui stesso ha detto: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia”.

Grazie don Milani, sempre dalla parte degli ultimi, esempio di prete e cittadino italiano, perché ancora ci chiami a guardare in faccia le persone, a metterci nei loro panni e ci insegni a non darci pace, finché non siano strappate a un destino già segnato (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento il deputato Amorese. Ne ha facoltà. Colleghi, vi prego di mantenere il silenzio, perché io facevo fatica a sentire l'intervento dell'onorevole Ciani. Non l'ho voluto interrompere, ma vi pregherei, viste le circostanze. Prego, collega Amorese.

ALESSANDRO AMORESE (FDI). Grazie, Presidente. Don Milani è uno di quei personaggi che ha lasciato un segno, uno di quei personaggi che non è passato inosservato alla storia. Ha suscitato reazioni opposte, sia nel mondo della scuola, sia nel mondo della Chiesa. Può sembrare incredibile come, in un paesino di poche anime, Barbiana, che è soprattutto una chiesa, siano successe così tante cose, che sia stato al centro di una tale esperienza di fede, di vita, di scuola. Un prete tra gli ultimi, un prete per gli ultimi, un prete per i poveri, come gli insegnamenti del Vangelo.

Una scuola al servizio dell'uomo, che ha come missione quella di aiutare i più deboli, di strappare i ragazzi più difficili a un destino segnato. Ci vengono in mente due istantanee: quella di don Milani che cammina insieme ai suoi ragazzi, tenendo per mano il più piccolo tra essi - quell'immagine è quasi un Quarto Stato socioeducativo - e, poi, un'immagine meno nota, quella della piscina, costruita a Barbiana dai ragazzi, dagli alunni di don Milani, mentre lui stava già male - ricordiamo che è morto molto giovane, a 44 anni -, una piscina che ha una metafora molto profonda. Chi conosce gli antichi abitanti delle montagne, sa della loro ritrosia verso il mare. Molti non lo conoscevano, molti non lo avevano frequentato: la paura dell'acqua come metafora del superamento di ogni potenziale difficoltà, soprattutto per gli ultimi, quindi l'opportunità per i più deboli.

È chiaro che, da destra, non possiamo dire che don Milani sia nel nostro Pantheon, è oggettivo, gli diamo l'onore di un idealista generoso, di un uomo forte, di un uomo in buona fede. È chiaro che Lettera a una professoressa ha sempre diviso su vari aspetti - l'egualitarismo da una parte, la meritocrazia dall'altra -, non possiamo sposarla interamente, questo è oggettivo, saremmo ipocriti nel dirlo, anche perché egli morì nel 1967, quindi, non vide in diretta il 1968, non vide in diretta certe degenerazioni della scuola italiana.

Alcuni, dopo di lui, ne interpretarono alcuni idealismi e ne estremizzarono alcune conclusioni. Non credo, non crediamo che don Milani applaudirebbe alla scuola di oggi, con grandi problemi di ritorno - penso alla dispersione scolastica -, ma penso anche - è tema di questi giorni e non posso non ricordarlo - che l'annullamento della gerarchia tra docenti alunni sia un grande problema ereditato dal 1968. Abbiamo visto, in questi giorni, il poco rispetto dato al corpo docente e questo va sicuramente ricostruito, rispetto che, però, don Milani aveva, questo è oggettivo.

Di qui, il ruolo organico dell'alunno, insieme al ruolo organico del docente, in un mondo di intelligenza artificiale nel quale sono in pericolo i pedagogisti, gli psicologi e gli educatori, poiché sono mestieri che possono essere sostituiti.

È interessante il fatto che noi oggi ricordiamo don Milani, come dovremmo ricordare Maria Montessori e altri meno famosi, e che in VII Commissione stiamo per portare in Aula, finalmente, grazie all'onorevole Varchi e agli altri primi firmatari, una legge importante sul riconoscimento dell'ordine professionale dei pedagogisti e dell'ordine professionale degli educatori (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). È un aspetto fondamentale per attualizzare quanto è attualizzabile e quanto da destra condividiamo, perché - lo ripeto - non condividiamo evidentemente tutto della vita e degli insegnamenti di don Milani, ma gli diamo l'onore di un idealista generoso (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.

TIZIANA NISINI (LEGA). Grazie, Presidente, e colleghi. “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica, sortirne da soli è avarizia”. Così diceva don Lorenzo Milani in Lettera ad una professoressa, con la quale intese rispondere alle feroci critiche che subì per aver creato la sua scuola di Barbiana. Nel dicembre 1954, a causa di screzi con la curia di Firenze, che lo riteneva troppo franco e poco cauto nei toni perché da prete era - dicevano - troppo vicino agli emarginati, venne mandato a Barbiana, come forma forse punitiva, una minuscola frazione di montagna nel comune di Vicchio, nel Mugello, dove entrò in contatto con una realtà di povertà ed emarginazione ben lontana rispetto a quella in cui aveva vissuto gli anni della sua giovinezza. Iniziò in quelle circostanze il suo primo tentativo di scuola a tempo pieno espressamente rivolto a coloro che, per mancanza di mezzi, sarebbero stati quasi inevitabilmente destinati a rimanere vittime di una situazione di subordinazione sociale e culturale.

Gli ideali della scuola di Barbiana erano quelli di costituire un'istituzione inclusiva, democratica, con il fine, non di selezionare, ma piuttosto di fare arrivare, tramite un insegnamento personalizzato, tutti gli alunni a un livello minimo di istruzione, garantendo l'eguaglianza con la rimozione di quelle differenze che derivano da censo e condizione sociale. Era avanti cinquant'anni, insomma, e, forse, anche per questo non fu capito, anzi fu contestato sia dal mondo ecclesiastico sia dal mondo laico. Rispose, appunto, con Lettera ad una professoressa, uno scritto che fa riflettere, al di là delle posizioni politiche che se ne possano evincere, al di là della condivisione o meno di tutti i contenuti. Però, l'importanza della sua figura, come presbitero, scrittore, docente ed educatore cattolico è indiscutibile. Pochi giorni fa ricorreva il centenario della sua nascita ed è nostro piacere, oltre che dovere, oggi celebrare la figura di un uomo non comune, controcorrente, à rebours, come direbbero i francesi, di un uomo che ha avuto visione ma soprattutto coraggio, il coraggio di non fermarsi a ciò che la società ritiene normale, poiché normale non sempre significa giusto o non migliorabile. Don Milani ci lascia molto in termini sia di opere sia di ricordo ma, soprattutto, ci lascia un esempio che travalica l'appartenenza politica. È un esempio di coerenza, di libertà e di lotta per i valori in cui un cittadino crede e da cui tutti noi dovremmo trarre spunto. Don Milani nacque a Firenze, nella mia Toscana, un grande toscano che la nostra regione ricorderà sempre. Concludo, Presidente, con la citazione da cui ero partita, rivolgendomi agli onorevoli colleghi. Non esistono problemi di destra, di centro o di sinistra, esistono problemi che sono di tutti; poi, esiste la politica che deve offrire spunti e soluzioni. Ecco, queste possono essere diverse ma don Milani ci dà un insegnamento: alla fine occorre fare sintesi e uscirne insieme. “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica, sortirne da soli è avarizia”. È un invito che rivolgo a tutti, in primis a chi vi parla. Dobbiamo avere la responsabilità non solo di contestare ciò che non va - che è doveroso oltre che legittimo - ma sempre di proporre una soluzione diversa. Solo così si è vera e seria classe dirigente (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Colleghi, ancora una volta vi prego di mantenere il silenzio. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. “Cara signora, lei di me non ricorderà nemmeno il nome. Ne ha bocciati tanti. Io invece ho ripensato spesso a lei, ai suoi colleghi, a quell'istruzione che chiamate scuola, ai i ragazzi che ‘respingete'. Ci respingete nei campi e nelle fabbriche e ci dimenticate”. È l'inizio di uno dei testi della letteratura italiana più recente, un atto di accusa verso il sistema scolastico del tempo; siamo nel 1967. Il libro denuncia le diseguaglianze prodotte dalla scuola che finisce con il privilegiare i figli delle classi agiate, mentre non aiuta chi proviene dai ceti più umili. Nel libro si punta il dito contro il sistema delle bocciature, dal momento che il povero, che ha maggiori difficoltà, se viene bocciato, sarà obbligato a frequentare talmente tante e tante ripetizioni che finirà con l'arrendersi, rinunciando a un destino migliore che solo l'istruzione può garantirgli. Chi è l'autore di questo scritto? È don Milani, una figura controversa dell'epoca, non amato da tutti. Rammentiamo che il suo testo Esperienze pastorali, pubblicato nel 1958, quindi circa 10 anni prima di questo testo molto importante, la Lettera ad una professoressa, fu ritirato pochi mesi dopo dal Sant'Uffizio. Anche e soprattutto egli è stato un maestro, un prete ma soprattutto un vero innovatore. La sua stessa storia personale lo porta a essere un innovatore. Il padre fa parte di una famiglia laica agiata fiorentina, che ha espresso scienziati e accademici, e la madre, Alice Weiss, è di origine ebraica. Dunque, all'interno della sua stessa famiglia si respirano l'istruzione e la cultura. È un innovatore che, però, non ha paura di rompere gli schemi. Li rompe già con la sua famiglia, nel 1943, quando si converte al cattolicesimo ed entra in seminario contro il volere dei genitori, che non partecipano nemmeno alla cerimonia della tonsura. Li rompe, ancora, con le stesse autorità ecclesiastiche, con la pubblicazione delle Esperienze pastorali, già citato, in cui egli rimarca cosa dovesse essere veramente una parrocchia: non una cosa astratta, una somma algebrica di individui ma una vera e propria comunità di persone con il loro carico di sofferenze, con le proprie esperienze. In questo testo non si ha paura di dire che la cultura religiosa degli adulti del nostro popolo è nulla, le feste religiose sono pure ritualità, gli oratori sono luoghi in cui si fanno giocare i ragazzi, ma non si insegna loro a farsi domande. Li rompe, ancora, con la società del tempo e con una certa visione bellicistica. Li rompe anche con lo stesso sistema giudiziario dell'epoca, quando si batte per l'obiezione di coscienza e viene imputato per apologia di reato, e così risponde ai magistrati: “Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita. La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi. È l'arte delicata di condurre i ragazzi sul filo di rasoio: da un lato formare il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione); dall'altro la volontà di leggi migliori, cioè il senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione)”. Li rompe, infine, con il sistema dell'istruzione del tempo, che espelle chi ha più disagi invece di includere, proprio perché egli ritiene l'istruzione sacra, come l'VIII sacramento, e l'educazione dei giovani troppo importante per potersene disinteressare, centrale, per inculcare una reale coscienza civica. Il suo libro più conosciuto resta soprattutto - queste sono le sue parole - “un canto di fede nella scuola” - perché “l'istruzione” - queste invece sono le parole di Nelson Mandela – “è l'arma più potente” per cambiare il mondo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Tenerini. Ne ha facoltà. Non c'è? Non capivo, collega, pensavo volesse rinunciare. Prego.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Scusi, non avevo sentito. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, sono stati celebrati, pochi giorni fa, i 100 anni dalla nascita di don Milani. Don Lorenzo Milani, un convertito che custodisce nel cuore, fino all'ultimo istante della sua vita, il fuoco della prima folgorazione. Da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà, come dice la Bibbia. Nell'ottobre del 1942, a causa della guerra, la famiglia Milani torna a vivere a Firenze.

In questo periodo incontra don Raffaele Bensi, autorevole sacerdote fiorentino, che diventa il suo direttore spirituale. L'anno dopo lascia la cultura elitaria della sua famiglia ed entra al seminario maggiore di Firenze. Sosteneva che “La cultura è una cosa meravigliosa come il mangiare, ma chi mangia da solo è una bestia, bisogna mangiare insieme alle persone che amiamo e così bisogna coltivarsi insieme alle persone che amiamo”.

Ordinato prete, viene mandato in modo provvisorio a Montespertoli, ad aiutare il proposto don Bonanni, e nell'ottobre del 1947 a San Donato di Calenzano, cappellano del vecchio proposto, don Pugi. A San Donato fonda una scuola popolare serale per i giovani operai e contadini della sua parrocchia. Nel 1954 don Lorenzo viene nominato priore di Barbiana, una piccola parrocchia di montagna; qui, raduna i giovani della nuova parrocchia in canonica con una scuola popolare; il pomeriggio faceva il doposcuola in canonica ai ragazzi della scuola elementare statale. La scuola aveva lo scopo di rendere possibile l'ascolto della Parola. In Esperienze pastorali scrive: “È tanto difficile che uno cerchi Dio, se non ha sete di conoscere”.

Don Lorenzo compie una delle prime denunce di dispersione scolastica, che imputa a un processo educativo che prescinde da quelle che sono le condizioni di partenza degli alunni. Sostiene, infatti, che deve essere risaltata la forza della parola e la fiducia dell'uomo, di ogni uomo, che ha in sé ricchezze infinite e deve essere messo in condizione di esprimerle. La lingua, il possesso della lingua è un elemento fondamentale per arrivare all'eguaglianza degli uomini.

Don Lorenzo si focalizza su un'educazione partecipata da tutti, già vita di relazione e luogo educativo fondamentale, ma essa deve diventare partecipazione attiva alla vita di tutti, nella scuola, nella vita pubblica, nella politica e nel sindacato. La vera cultura non è solo possedere la parola, è esser messi in condizione di potersi esprimere, di poter mettere a disposizione di tutti quello che noi abbiamo ricevuto. È anche appartenere alla massa ed essere consapevoli di questa appartenenza. Appartenenza significa anche farsi carico di tutti. Egli pensa che la scuola sia un grande servizio all'uomo e che la stessa dottrina religiosa sia qualcosa che può essere insegnato a posteriori rispetto alla necessità di garantire un'istruzione. Per lui la scuola rappresenta uno strumento privilegiato di elaborazione della coscienza personale e sociale. Non avere la possibilità di andare a scuola o rifiutarla può generare solo passività e conformismo. Andare in fondo alle cose, ragionare con la propria testa, porre domande è l'humus culturale in cui non può annidarsi l'ingiustizia.

Fare scuola significa svolgere un compito civile di altissimo valore, insegnare a non obbedire acriticamente. L'istruzione è la chiave, la possibilità per conoscere e, poi, costruire una propria idea del mondo e del futuro e rappresenta lo strumento migliore, a livello globale, per combattere povertà, emarginazione e sfruttamento. Compito della scuola non deve essere quello di sfornare laureati, ma di far diventare cittadini sovrani e di preparare alla vita i giovani. Per tali ragioni, la cultura assume un ruolo prioritario per l'individuo e il ruolo di chi insegna diventa cruciale per formare le coscienze. Nelle parole di don Milani, l'educatore, il maestro, il sacerdote, l'artista, l'amante e l'amato sono la stessa cosa.

Don Lorenzo sembra non conoscere crisi di vocazione, è sicuro della sua consacrazione totale al Signore e del suo celibato. Scrive: “Neanche un attimo della mia vita, da che son cristiano, l'ho perso a desiderare una famiglia mia, con cui sfogare il dispiacere dell'apostolato, o del cozzare degli ideali contro il muro della realtà”. C'era in don Lorenzo un'attenzione rigorosa alla parola di Dio. In un commento, il cardinale Martini ha ricordato che don Milani scrive “parola” con la P maiuscola e in corsivo, in tal modo egli intendeva porre l'accento sulla necessità che il credente ha di rivolgere una parola che impegni e arricchisca, non una parola qualsiasi, che non impegna chi la dice, non serve a chi l'ascolta; non una parola come riempitivo del tempo. Quando si hanno idee chiare, “di dignità è rivestita persino la parola che spiega un po' di aritmetica”.

Concludo, Presidente. Nel suo testamento, a proposito dei suoi ragazzi, scrive: “Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma spero che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia iscritto tutto a suo favore”. Questo era don Lorenzo Milani e a lui dobbiamo un'immensa riconoscenza per aver dato un forte contributo alla crescita della società (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Elena Bonetti. Ne ha facoltà.

ELENA BONETTI (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Provo una grande emozione e un grande onore a intervenire in quest'Aula, oggi, in occasione della celebrazione dei 100 anni dalla nascita di don Milani e per questo ringrazio il mio capogruppo, per avermelo permesso. È un'emozione speciale per chi, come me, arriva al servizio delle istituzioni dopo un percorso di servizio educativo in quel mondo dell'associazionismo che tanto deve all'ispirazione educativa e pastorale di don Milani.

Barbiana e i sentieri percorsi da don Milani e dai suoi ragazzi, anche con solitudine e fatica, sono stati, poi, le strade ripercorse da tantissimi, centinaia di giovani, moltissimi scout, che lì hanno cercato significati e parole nuove, sono stati il luogo della formazione di tanti, tanti adulti, perché don Lorenzo non è stato soltanto maestro e profeta nel disegnare una scuola che, purtroppo, non abbiamo ancora pienamente compiuto, ma ha dimostrato la necessità che tutta la comunità sociale diventasse comunità educante, che l'educazione è l'atto generativo per eccellenza, il fondamento stesso della nostra democrazia, come richiamato con chiarezza dalla Costituzione, il suo Vangelo laico, come ha ricordato il Presidente Mattarella.

L'educazione non formale integrata a quella scolastica è stata per don Milani la chiave per liberare le energie, competenze, creatività e consapevolezza dei suoi ragazzi, quei ragazzi che ha amato anche più della sua vocazione, perché erano loro la sua vocazione. Precursore di un'educazione integrata, di un tempo pieno anticipato, vissuto nella dimensione comunitaria, mi sono chiesta cosa direbbe oggi, quando qualcuno tentenna nel promuovere il tempo pieno per tutti, per ragioni di carenza di risorse o di bambini, lui, che è stato il primo che in quella piccola comunità il tempo pieno lo ha portato (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

Ci ha dato anche una grande lezione sulla meritocrazia, don Milani, una meritocrazia sempre cercata e promossa, ma mai relegata alla sola valutazione asettica di un giudizio senza appello, occasione di creare percorsi per valorizzare al massimo e al meglio i talenti di cui ciascuno era portatore. “Il maestro” - scriveva – “deve essere, per quanto, può profeta, scrutare i segni dei tempi, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in modo confuso”. È il compito dell'educatore, è vero, ma, lasciatemelo dire, credo sia anche il compito cui la politica deve tornare, nel trovare le ragioni e la direzione delle scelte, anche quelle legislative, di un domani che non appartiene a noi, ma che dobbiamo consegnare e rendere possibile a quei ragazzi, a quei giovani che oggi noi dobbiamo far tornare, nelle ragioni del nostro compito politico, anche in quest'Aula.

Sempre don Milani scriveva che: “La scuola è l'arte delicata di condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato, per formare in loro il senso della legalità e, dall'altro, la volontà di leggi migliori, cioè di senso politico”. Vedete, don Milani era un riformista, perché diceva ai suoi ragazzi di tenere in tale onore le leggi da osservarle quando erano giuste e, quando non erano giuste, di battersi per modificarle. Era davvero un riformista e per questo non era di una parte. Ho trovato, nelle parole dei colleghi un po' il tentativo, a volte, di assumerlo o di prenderne le distanze; don Milani non era di una parte di questo Parlamento (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe). Don Milani è l'uomo che ha preso parte, nella storia e ci impone la responsabilità di prendere parte alla storia con quel “I care”, così vicino all'articolo 4 della Costituzione, con il dovere di concorrere e di contribuire, e così contrario al motto del fascismo: me ne frego.

Allora, colleghe e colleghi, io credo che oggi il nostro impegno debba essere chiaro: we care, ancora (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Lorenzo Milani nacque 100 anni fa, il 27 maggio 1923 a Firenze, ma in pochi casi si può parlare, a proposito di ciò che ha fatto, ha detto, ha scritto, di attualità del suo esempio, come di attualità dell'esempio di don Milani. A venti anni sceglie la radicalità del Vangelo e si schiera dalla parte degli sfruttati, gli operai di Calenzano e i montanari di Barbiana, dove era stato spedito, per punizione, dal proprio vescovo.

Sceglie la parola come strumento di lotta, quella del Vangelo e quella - dice lui - di tutte le lingue del mondo, attraverso le quali i suoi ragazzi possono diventare cittadini sovrani.

Insegna loro l'uso della parola, perché imparino a contrastare l'arroganza dei potenti e si uniscano agli oppressi di tutto il pianeta, affinché non ci siano più né oppressori, né patrie, né guerre.

“Il mondo” - diceva don Milani - “si divide in due categorie: non è che uno sia più intelligente e l'altro meno intelligente, uno ricco e l'altro meno ricco. Un uomo ha 1.000 parole e un uomo ha 100 parole”. Questa è la differenza. La sua azione pedagogica diventerà, in quell'Italia e nei decenni successivi, tutt'uno con le lotte civili per una scuola democratica, inclusiva e non di classe e per l'obiezione di coscienza al militarismo.

È trascorso, quindi, un secolo da quando è nato, ma don Milani è quanto mai attuale e per questo credo sia utile richiamare qui le parole che Alexander Langer usa a proposito di don Lorenzo Milani: «Avevo capito una cosa determinante, che don Lorenzo Milani aveva deciso di voler parlare ai poveri e che per poterlo fare doveva prima dare loro la parola. Così aveva deciso di fare scuola come presupposto essenziale di evangelizzazione. Caduto in odore di filo-comunismo, era stato tolto dalla circolazione, come il suo libro: mandarlo a Barbiana significava renderlo muto e isolato. Con un amico andai a trovarlo, dopo lo scoppio della polemica sull'obiezione di coscienza. Ci ricevette nella sua canonica, rubando un po' di tempo ai ragazzi e alla scuola. Due, tra le cose da lui dette, mi sono rimaste particolarmente impresse: “Dovete abbandonare l'Università. Voi non fate altro che aumentare la distanza che c'è tra noi e la grande massa della gente non istruita. Fate piuttosto qualcosa per colmare quella distanza. Portate gli altri al livello in cui voi vi trovate oggi, e poi tutti insieme si farà un passo avanti, e poi un altro ancora, e cosi via. Ma se voi continuate a correre, gli altri non vi raggiungeranno mai. So bene che potrete trovare altri, anche preti, che vi diranno il contrario e che vi troveranno mille buone ragioni per continuare i vostri studi e per diventare dei bravi medici o giudici o scienziati (…)».

Don Lorenzo pensava, quindi, alla scuola come a un luogo di promozione e non di selezione sociale - una concezione, per quello che ci riguarda, piena di modernità e di attualità -, per imparare innanzitutto la lingua e per usare la parola. Lui diceva che il mondo si divide in due categorie: non è che uno sia più intelligente e l'altro meno, uno ricco e l'altro meno, ma soltanto in quelli che hanno più parole e meno parole.

Dunque, non si possono trovare parole migliori di quelle usate dal Presidente Mattarella, quando è andato a Barbiana: “La scuola, in un Paese democratico, non può non avere, come sua prima finalità e orizzonte, l'eliminazione di ogni discrimine”. Guardate, la scuola di don Milani - possiamo dire oggi - è la scuola della Costituzione. La scuola che cura i sani e allontana i malati non è la scuola di don Milani. Lui avrebbe criticato la scuola così com'è oggi. Oggi servirebbero zone educative speciali, anziché le scuole fondate sul merito. La scuola dovrebbe tornare a essere, fino in fondo, quella del secondo comma dell'articolo 3 della Costituzione. Per fortuna, abbiamo centinaia di migliaia di docenti che si ispirano quotidianamente alla scuola di don Milani - ne ho conosciuti a decine - e che continueranno a farlo, che continueranno a fare scuola ogni mattina, ispirandosi a quei principi e immaginando la scuola di Barbiana e la Lettera a una professoressa come modello di vita, di lavoro e di impegno pedagogico (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Maurizio Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, signor Presidente. Facciamo bene, qui in Parlamento, a ricordare, a 100 anni dalla nascita, la figura di don Milani, perché don Lorenzo, sicuramente, è stato un uomo scomodo, soprattutto perché difficile da ricondurre a schemi di parte. Ma la sua è una buona scomodità, perché ci fa pensare e ci costringe a non dare nulla per scontato. È un uomo che non ci lascia tranquilli.

Non pretendo qui di interpretare don Milani. È difficile razionalizzare la sua esperienza e penso che lo stesso don Milani sarebbe stato contrario a essere ridotto a tecniche di insegnamento o a programmi didattici riproducibili dopo di lui. Il suo fu un evento educativo eccezionale e, da un certo punto di vista, unicamente legato alla sua personalità, ma ha segnato un punto di paragone nella crisi educativa dell'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta.

Don Milani innanzitutto è stato un sacerdote - ricordiamocelo - profondamente legato a Cristo e alla Chiesa, nonostante le incomprensioni che subì. Il suo famoso motto “l'obbedienza non è più una virtù” è legato alla sua polemica sul servizio militare e sull'obiezione di coscienza. Da parte sua, però, egli fu sempre obbediente alla Chiesa e a essa legato: “Chi altrimenti potrebbe perdonare i miei peccati?” diceva ai suoi ragazzi.

Gli anni Cinquanta sono gli anni nei quali in Italia, come scriveva Pasolini, “di colpo era finita la civiltà contadina che durava da 14.000 anni”.

Nel 1958 per la prima volta - ricordiamocelo - gli addetti all'industria sorpassano quelli dell'agricoltura, ma sono anche gli anni in cui il 100 per cento degli italiani si sposava in chiesa. C'erano le adunate oceaniche dell'Azione Cattolica. Don Milani, in quegli anni, percepisce acutamente i segni di una crisi che si vide solo più tardi. Diceva che era stata voltata una pagina nella storia e i preti non se ne erano neanche accorti. Sotto la certezza di una tradizione e dietro un certo formalismo c'era il vuoto di convinzioni e di esperienze.

Decide, allora, don Milani, di non vivere su finti allori, sulla ripetizione di riti, ma di ricominciare dalle fondamenta. Cosa c'è di più fondamentale che educare i giovani? E, allora, si mette a fare scuola per i giovani. È singolare - fatemelo ricordare – che, proprio in quegli stessi anni, tra il 1955 e il 1957, la stessa scelta fu fatta da un altro prete, don Luigi Giussani, che, con le stesse motivazioni, lascia la cattedra di teologia per andare a insegnare in un liceo statale di Milano. Don Milani, dunque, apre una scuola popolare.

Quali sono gli aspetti del suo agire da cui imparare oggi (perché questa è la sfida)? Cosa possiamo imparare oggi da don Milani? Innanzitutto, secondo me, l'attenzione e l'osservazione della realtà, che, nella vita della scuola, è fondamentale. L'attenzione alla realtà dei ragazzi, dei quali parla con grande e rude affetto nelle sue lettere, affetto che origina conoscenza profonda e gli permette di comprendere le situazioni concrete. Don Milani li conosceva uno ad uno, i suoi ragazzi. Nel piccolo locale della canonica di Barbiana, sede della scuola che lo renderà famoso, tutti ricordano lo scritto in grande: “I care”. Don Milani lo spiega nella sua autodifesa al processo intentatogli sul problema dell'obiezione di coscienza. Diceva don Milani: «Dovevo pur insegnare come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto. ‘Me ne importa, mi sta a cuore' è il contrario esatto del motto fascista (e non solo aggiungo io) ‘Me ne frego'.

Il suo metodo educativo si sviluppa in rapporto a due obiettivi: la verità e lo sviluppo della personalità dello studente. In una delle lettere, ricorda la grande vibrazione umana nella lettura con i suoi ragazzi - pensate - dell'Apologia di Socrate, il cui tema centrale è proprio la passione per la verità come unica fonte della dignità di vita. In una scuola di periferia, nella scuola della canonica di Barbiana, legge, insieme ai suoi ragazzi, l'Apologia di Socrate.

Avversario dell'autoritarismo, non ebbe facili e demagogici cedimenti sulla figura e sul ruolo autorevole del maestro. L'affezione per i suoi studenti lo porta a essere brusco ed esigente o ricco di tenerezza e attenzione, dolce e duro. Le due cose sono assolutamente e paradossalmente non contraddittorie, poiché nascono dalla comprensione dell'autentico bisogno dei ragazzi. Scrive in una lettera: “Dicono che la gioventù vuole divertimento. Altri dicono che la gioventù vuole organizzazione. Altri ancora che vuole un ideale di parte. Nessuno più suppone che si possa invitare a regalare per solo affetto”.

Un'ultima cosa e concludo, signor Presidente: la libertà di educazione come conseguenza intrinseca dell'esperienza di un popolo. In una lettera dice, in modo brutalmente provocatorio: “La scuola non può essere che aconfessionale e non può che essere fatta da un cattolico e non può che essere fatta per amore”. “Non si può fare scuola senza una fede sicura”. C'è chi sintetizza la sua polemica con il monopolio statale dell'istruzione. Don Milani fu un grande sostenitore, con la sua vita stessa, con la sua opera e anche con la sua parola, della libertà di educazione.

PRESIDENTE. Concluda.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)-M). Questo ci lascia don Milani. L'educazione è il primo, più importante investimento di un popolo. Ricordiamocelo qui, in Parlamento, mentre ricordiamo, a 100 anni dalla sua nascita, la figura di don Milani, e cerchiamo di esserne - ognuno di noi, dalla maggioranza all'opposizione - degni eredi (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Aboubakar Soumahoro. Ne ha facoltà.

ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO). Grazie, Presidente. Ricordare don Milani a 100 anni dalla nascita è meditare innanzitutto sul senso della cultura, è meditare innanzitutto su ciò che ha messo a disposizione non solo del mondo della scuola, ma è anche interrogarci, nel presente odierno, nell'era dell'economia digitale, su ciò che univa le persone. E, a tal proposito, don Milani disse: “Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io (…) reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”; infatti, don Milani aveva capito benissimo che la cultura è strumento di riscatto sociale; don Milani aveva capito benissimo che la cultura è strumento di disalienazione; don Milani aveva capito benissimo che la cultura è la capacità di risvegliare le coscienze; don Milani aveva capito benissimo che la cultura è la capacità di pensare con la propria testa, senza accedere allo strumento del conformismo.

Don Milani era un prete scomodo. E la sua scomodità risiedeva nella sua capacità di stare accanto agli umili, di stare con le persone che venivano derise. Aveva capito benissimo che essere scomodo voleva anche dire, allo stesso tempo, la capacità per noi, oggi, di interrogarci sullo stato di salute della scuola, di interrogarci sulle condizioni del vuoto di senso dei nostri giovani, delle persone che hanno bisogno di cure mediche, delle persone che hanno una certa dimensione di vulnerabilità, ma, soprattutto, la capacità di non essere prigionieri dello spirito dell'indifferenza, di sottrarvisi. Don Milani - e concludo, Presidente - era scomodo. E la sua scomodità ci ha permesso di essere qui riuniti, per ricordarlo a 100 anni dalla nascita.

Concludo, Presidente, ricordando a me stesso e ricordando soprattutto a chi ha accompagnato don Milani che ricordare la figura di don Milani è la capacità di tradurre in azioni concrete quelle parole, è la capacità di trasformare quella visione nell'odierna nostra dimensione della società, perché la funzione della politica risiede soprattutto in questo: pensare in modo collettivo, per affrontare le sfide del mondo che abbiamo davanti a noi, soprattutto ricordandoci che tutto viene fatto pensando all'altro non come numero, ma pensando all'altro come un essere umano (Applausi di deputati del gruppo Misto).

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Silvestri. Ne ha facoltà.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Grazie, Presidente. Ho chiesto di intervenire in merito a un tema che interessa molto il nostro dibattito parlamentare: l'utilizzo della decretazione d'urgenza che viene fatto da questo Governo. Ovviamente, non sfugge ad alcuno che stiamo parlando di un problema strutturale, che ha riguardato questo Parlamento con tutti i Governi. Però, c'è da dire che i dati che riguardano l'utilizzo della decretazione d'urgenza di questo Governo, al primo posto nelle ultime 4 legislature, sono oggettivamente un tema su cui dibattere. L'Esecutivo Meloni si trova al primo posto, con 4,17 decreti pubblicati in media ogni mese, contro 5 leggi ordinarie discusse da questo Parlamento, fra cui annoveriamo anche le leggi sulle Commissioni d'inchiesta.

Oltretutto, abbiamo un altro problema, perché sono andato a vedermi anche i dati del centro studi di questa Camera: abbiamo decreti che entrano ed escono con il 68,8 per cento dei commi ingranditi, ossia i perimetri dei decreti aumentano fino al 70 per cento. Quindi, noi stiamo parlando di un utilizzo degli elementi parlamentari che si limita semplicemente all'espressione di atti di indirizzo al Governo, siano questi ordini del giorno o mozioni. Mi dispiace solo che questo dibattito – che, in teoria, dovrebbe interessare tutti noi - si consumi tra il vociferare di tutti, fino a non sentire la mia voce mentre parlo. Peccato, perché in realtà è un elemento di discussione di tutti noi (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Silvestri. Colleghi, ho richiamato più volte. Cerchiamo di ascoltare il collega Silvestri, che sta sottoponendo all'Aula un problema che ci riguarda. Lasciamolo concludere il suo intervento in un clima di silenzio, per cortesia. Prego.

FRANCESCO SILVESTRI (M5S). Non è solamente un problema di quantità, è anche un problema di mancanza palese di requisiti di necessità e urgenza; e, secondo me, il decreto Rave è stato in questo l'emblema rispetto all'attività di Governo. Ma segnalo anche quello che stiamo discutendo adesso nel decreto PA. L'articolo 1 parla del commissariamento di INPS e INAIL. Ora, io non credo che sia motivo di urgenza cacciare Tridico, perché, altrimenti, abbiamo un concetto d'urgenza in questo Paese che oggettivamente non ci rappresenta (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle). Qui parliamo di decreti che nascono fortemente eterogenei e privi anche di qualsiasi - come ho detto - principio di necessità e urgenza, anche in spregio alla legge del 1988. Quindi, quello che sto chiedendo, a nome del gruppo MoVimento 5 Stelle ovviamente, è che il Governo, a questo punto, anche in seguito ai richiami del Presidente della Repubblica, venga in Parlamento, con il suo Ministro competente, a discutere e a riferire rispetto a quello che sarà il futuro di questo Parlamento con riferimento all'utilizzo improprio - e spero cambiato - della decretazione d'urgenza di questo Esecutivo.

E proprio a dimostrazione che stiamo trattando di un problema strutturale – e, quindi, non solo di questo Governo, che ha raggiunto l'apice del ricorso - sarebbe anche interessante cominciare il dibattito rispetto alla nostra proposta di modifica costituzionale che va a limitare, appunto costituzionalmente, l'abuso della decretazione d'urgenza del Governo. Io mi auguro che questo dibattito non venga più rimandato, perché non è la prima volta che questa opposizione cerca di sensibilizzare il Governo sul tema. Dibattito che non può, in alcun modo, essere rimandato, proprio a fronte di una sensibilità anche del Quirinale e che questo Governo e, probabilmente, questo Parlamento, dovrebbero recepire (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare, sullo stesso tema, la deputata Braga. Ne ha facoltà.

CHIARA BRAGA (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Mi associo al richiamo che il collega, presidente Silvestri, ha fatto nei confronti del Governo e della maggioranza. Noi ci troviamo in una condizione che è stata ulteriormente definita nell'ultima conferenza dei presidenti di gruppo, dove abbiamo preso atto che la prossima settimana la Camera sarà chiamata ad esaminare due decreti-legge in tempi molto ravvicinati, perché prossimi alla scadenza, con il probabile e quasi certo ricorso a due voti di fiducia.

Mi pare che l'atteggiamento del Governo e della maggioranza sulla trattazione di argomenti e di decreti-legge, ma anche sull'attivazione di procedure di urgenza, non stia per niente tenendo conto dei richiami autorevoli, di cui abbiamo avuto notizia, venuti del Presidente della Repubblica, sia sull'utilizzo della decretazione d'urgenza, sia sulla natura dei decreti.

Ci è stata annunciata anche la possibilità che un decreto-legge approvato dal Governo venga fatto confluire interamente in uno dei prossimi decreti in fase di conversione qui alla Camera, con una disomogeneità di materia (già esistente nel primo decreto) che andrà ad allargarsi ulteriormente e a indebolire l'omogeneità del perimetro del decreto-legge che saremo chiamati ad esaminare.

Mi sembra che questo comportamento e questo atteggiamento, come abbiamo fatto notare anche nella Conferenza dei capigruppo, siano del tutto indifferenti al giusto richiamo che il Presidente della Repubblica ha fatto al Presidente Fontana e al Presidente del Senato.

Siamo molto preoccupati di questo modo di procedere con i nostri lavori, anche alla luce di quanto si sta prefigurando purtroppo nell'esame di un altro decreto-legge all'esame delle Commissioni lavoro e affari costituzionali: il decreto sulla pubblica amministrazione. È stata preannunciata la presentazione di emendamenti del Governo che ancora non conosciamo, di contenuto e di natura problematici, che cambieranno - lo annuncio e lo ribadisco - anche l'orientamento del nostro gruppo nell'esame di questo provvedimento. È un decreto calendarizzato per l'inizio della settimana prossima, ma ancora non abbiamo contezza di quale sarà il contenuto di questi emendamenti del Governo, che non arriveranno probabilmente nemmeno nella giornata di oggi.

Allora, il nostro è un richiamo al senso di responsabilità delle forze di maggioranza e del Governo e un appello perché anche il Presidente della Camera, tramite la sua persona, si faccia carico di salvaguardare le prerogative del Parlamento e di tutte le forze politiche dell'opposizione per consentire che l'esame dei provvedimenti avvenga nel pieno rispetto, non solo delle leggi, ma anche del Regolamento di questa Camera (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema il deputato Zaratti. Ne ha facoltà.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signora Presidente. Colleghe e colleghi, credo che il collega Francesco Silvestri abbia fatto bene a sollevare questo problema in Aula. Credo sia arrivato il momento che la Camera dei deputati affronti con serietà questo argomento e che tutti i gruppi cerchino risposte che ridiano a quest'Aula e al Parlamento il ruolo che compete loro.

Abbiamo ridotto quest'Aula, nell'ultimo periodo, a discutere soltanto di ordini del giorno; infatti, presentare ordini del giorno e discutere sugli ordini del giorno è l'unico metodo che permette alle opposizioni di argomentare sul merito dei provvedimenti. Così non va bene e non è neanche utile. Capisco che c'è sempre il pericolo per la maggioranza di un inciampo in Aula su un voto che non è previsto, ma davvero il tempo che si impiega per discutere sugli ordini del giorno potrebbe essere più proficuamente utilizzato per affrontare gli emendamenti, votarli e bocciarli, se la maggioranza lo ritiene. Quello è un sistema virtuoso, che ridà un ruolo a tutti i deputati, a tutte le deputate e alla nostra Aula, altrimenti ci troviamo di fronte a un vero esproprio delle funzioni che la Costituzione assegna ai parlamentari.

I numeri sono impietosi: 4,17 decreti al mese, lo diceva il collega Silvestri; i decreti sono aumentati del 68 per cento attraverso emendamenti su materie che non sono proprie rispetto a quelle previste dalla Costituzione per la decretazione di urgenza. Sono numeri raccapriccianti, che fanno capire che c'è una distorsione di fondo che va immediatamente corretta.

Il punto di riferimento è sempre l'articolo 77, secondo comma, della Costituzione, che disciplina appunto la decretazione d'urgenza; poi vi sono i molti richiami fatti dal Presidente della Repubblica e le molte sentenze della Corte costituzionale in merito. Evidentemente, c'è una volontà politica di non affrontare il problema e su questo noi sfidiamo la maggioranza.

Vorrei ricordare che, tra i tanti decreti che giungono così velocemente alla nostra Aula, ce n'è uno che tarda tantissimo ad arrivare: il decreto contenente provvedimenti urgenti sull'alluvione dell'Emilia-Romagna ancora non viene pubblicato, e quella sì che è una vera emergenza, diversamente da molti decreti il cui contenuto potrebbe essere tranquillamente riversato in disegni di legge che l'Aula potrebbe affrontare in modo ordinario.

Così non va bene. È necessario cambiare, Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso argomento il deputato Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Qui è evidente che ci sono due dimensioni del problema: una attiene a come questa maggioranza, che si è presentata agli italiani definendosi “pronta”, sta gestendo l'ordinaria attività di Governo e l'altra attiene a un tema sistemico. Non so quale delle due dimensioni sia più rilevante.

La prima è stata evidente fin dall'atteggiamento che questa maggioranza ha avuto con la legge di bilancio, una legge di bilancio che non è mai stata così tardiva, il cui esame si è svolto in Commissione bilancio senza la Ragioneria dello Stato; da lì in poi è stato tutto un susseguirsi di improvvisazioni o mancanze, fino ad arrivare all'attuale situazione piuttosto incredibile in cui, relativamente a un decreto, quello sulla pubblica amministrazione, è stata calendarizzata la fiducia in Aula per la settimana prossima, ma in Commissione il lavoro svolto è meno della metà e non sono ancora arrivati gli emendamenti annunciati dal Governo. A questo si aggiunge tutto ciò che hanno detto i colleghi prima.

Quindi, il primo punto attiene a una maggioranza che sta dimostrando un'improvvisazione nella gestione dell'attività di Governo che non si era mai vista, di cui chiediamo conto al Governo e di cui ha chiesto conto, ahimè, qualcuno molto più autorevole di noi.

Il secondo aspetto di cui questa maggioranza non può non farsi carico è quello sistemico. Io l'ho sempre citato come “Il giorno della marmotta”, ma invece ho scoperto - mi è stato detto - che il film in cui tutte le volte ricomincia la stessa giornata si chiama “Ricomincio da capo”. Allora, Fratelli d'Italia, quando era all'opposizione, si è scagliato contro le pratiche che ora sta riproducendo al Governo tante volte.

La verità qual è? Che le istituzioni di questo Paese non funzionano più in questo modo. Cosa altro ci vuole prima di iniziare una riforma organica sul funzionamento delle istituzioni del Paese? Tutte le volte che facciamo questo accenno nei nostri interventi, normalmente l'Aula approva, come se l'onere di cambiare il meccanismo di funzionamento delle istituzioni fosse in capo a qualche divinità astratta. Siamo noi - il Governo e la maggioranza in primis - ad avere l'onere di aggiornare il funzionamento di queste istituzioni, con riguardo alla decretazione d'urgenza, con riguardo al bicameralismo e con riguardo ai regolamenti parlamentari. Se la maggioranza riconosce questo come un tema importante, perché non agisce direttamente, invece di prendere il tema delle riforme istituzionali come uno slogan, come noi pensiamo stia avvenendo?

Quindi, che si tratti di questione sistemica, che attiene alla responsabilità di tutte le forze politiche di questo Parlamento, o che si tratti di come questa maggioranza e questo Governo stiano esercitando il proprio mandato con la superficialità, l'approssimazione e la confusione che stiamo vedendo, in ogni caso è un problema che non può più essere sottaciuto e di cui la maggioranza e questo Governo devono farsi carico (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare sullo stesso tema il deputato Magi. Ne ha facoltà.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Credo che la domanda che dovremmo porci in quest'Aula è cosa fare affinché quello del Presidente della Repubblica non resti un monito inascoltato che cade nel vuoto, come purtroppo è già avvenuto sullo stesso tema negli anni passati.

La risposta è una sola: serve un'assunzione di responsabilità da parte di tutti i gruppi parlamentari e servirebbe che oggi in quest'Aula intervenissero anche i presidenti dei gruppi di maggioranza, dimostrando così che c'è la consapevolezza di una patologia nel nostro sistema parlamentare e nel nostro sistema istituzionale.

Noi una proposta la facciamo - abbiamo anche su questo indirizzato una lettera insieme ad altri capigruppo dei gruppi dell'opposizione -, ma ci sembra strano che la questione debba essere sollevata esclusivamente dai gruppi di opposizione. Si potrebbe, ad esempio, cominciare di nuovo ad attuare una semplice prassi virtuosa che vuole che ogni lettura in ogni ramo del Parlamento non ecceda i 30 giorni. Non stiamo parlando di una rivoluzione: stiamo parlando di quello che accadeva in modo ordinario fino a tre legislature fa.

Qualcuno può davvero pensare di avere un vantaggio o assumere un vantaggio, nella dinamica parlamentare, dal fatto di portare l'esame di un decreto oltre i 30 giorni, ai 40, ai 50 giorni, per poi non lasciare alternativamente al secondo ramo nemmeno il tempo di un esame effettivo in Commissione? Questo è il primo punto, ma deve venire una disponibilità dai gruppi di maggioranza. Se questa disponibilità non ci sarà, noi saremo costretti a rivolgerci in maniera sempre più pressante ai Presidenti di Camera e Senato e anche a organizzare una mobilitazione di deputati nei confronti del Presidente del Senato e di senatori - tra l'altro, al Senato è previsto da una previsione regolamentare che l'esame in prima lettura termini entro i 30 giorni - nei confronti del Presidente della Camera.

Crediamo che questo sia l'unico modo, dato il punto a cui siamo arrivati, di provare ad autoregolamentarci e ad autoregolarci per evitare che la deriva sia inarrestabile e crei un danno alla democrazia e al Parlamento.

PRESIDENTE. Ovviamente, il Governo è in Aula, ma riferirò di queste osservazioni che sono state fatte da diversi gruppi al Presidente della Camera.

Rinvio del seguito della discussione del testo unificato delle proposte di legge: D'Orso ed altri; Varchi ed altri; Patriarca ed altri; Manzi: Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali (A.C. 596​-659​-952​-991-A​).

PRESIDENTE. Dovremmo passare ora al seguito dell'esame del testo unificato delle proposte di legge nn. 596-659-952-991-A: Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali.

Poiché, tuttavia, la Commissione bilancio non ha ancora espresso il prescritto parere, essendo stata richiesta la trasmissione della relazione tecnica sul testo del provvedimento, il relativo seguito, secondo quanto stabilito nell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, sarà iscritto all'ordine del giorno delle sedute dell'Assemblea a partire da giovedì 8 giugno.

Passiamo, quindi, al seguito dell'esame delle ratifiche iscritte all'ordine del giorno della seduta di oggi.

Seguito della discussione della proposta di legge: S. 328 - D'iniziativa dei senatori Craxi ed altri: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019 (Approvata dal Senato) (A.C. 912​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 912: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019.

Ricordo che nella seduta del 29 maggio si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 912​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire per dichiarazione di voto, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 4).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 912​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.

PINO BICCHIELLI (NM(N-C-U-I)-M). Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Sottosegretario, solo per esprimere, a nome del gruppo Noi Moderati, il voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Dori. Ne ha facoltà. Si intende che vi abbia rinunciato, forse era un errore.

Ha chiesto di parlare la deputata Gruppioni. Ne ha facoltà.

NAIKE GRUPPIONI (A-IV-RE). Presidente, colleghi e colleghe, esponenti del Governo, la ratifica dell'Accordo con il Governo della Repubblica dominicana in materia di coproduzione cinematografica è sicuramente vantaggiosa culturalmente ed economicamente. Consentirebbe di consolidare ancora di più l'amicizia in essere con quel Paese. Dichiaro quindi il nostro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Con il voto odierno si conclude l'iter della ratifica dell'Accordo in materia di cooperazione cinematografica. Dichiaro il voto favorevole di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Questo Accordo, siglato sotto il primo Governo Conte, nel febbraio 2019, rappresenta un importante incentivo alla realizzazione di coproduzioni cinematografiche italo-dominicane. Il MoVimento 5 Stelle annuncia, quindi, il voto favorevole alla ratifica di questo Accordo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.

DIMITRI COIN (LEGA). Grazie, Presidente. In conformità con quanto già avvenuto al Senato, annuncio il voto favorevole del gruppo Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Presidente, colleghi, annuncio il voto favorevole del gruppo Partito Democratico a questo importante Accordo di coproduzione cinematografica tra Italia e Repubblica dominicana. Voglio soltanto ricordare che nella Repubblica dominicana risiede una florida e operosa comunità italiana, è il settimo mercato italiano in America Latina e fa registrare ogni anno ulteriori importanti incrementi. Per questo motivo e per l'importanza anche del settore cinematografico per il nostro Paese annuncio e confermo il voto favorevole del mio gruppo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. In merito alla ratifica tra Italia e Repubblica dominicana sulla questione cinematografica annuncio, a nome di Fratelli d'Italia, il voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 912​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 912: S. 328 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo in materia di coproduzione cinematografica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica dominicana, con Allegato, fatto a Roma il 14 febbraio 2019" (Approvata dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 5).

Seguito della discussione della proposta di legge: S. 331 - D'iniziativa dei senatori Craxi ed altri: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010 (Approvata dal Senato) (A.C. 915​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 915: Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010.

Ricordo che nella seduta del 29 maggio si è conclusa la discussione sulle linee generali e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 915​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione. Deputato Messina, mi perdoni, magari poi lo comunichiamo. Mi perdoni, non l'avevo vista perché c'era la collega davanti, che mi stava chiamando, chiedo venia.

La Camera approva (Vedi votazione n. 7).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 8).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 9).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 10).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 915​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pisano. Ne ha facoltà.

CALOGERO PISANO (NM(N-C-U-I)-M). Annuncio il voto favorevole del mio gruppo (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. In conformità con quanto già avvenuto al Senato, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra voterà favorevolmente (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gruppioni. Ne ha facoltà.

NAIKE GRUPPIONI (A-IV-RE). Esprimiamo il nostro favore per il provvedimento di ratifica dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica del 2010 tra Bolivia e Italia. Nel dettaglio, l'Accordo bilaterale prevede l'impegno delle due parti a promuovere e realizzare attività che favoriscano la cooperazione nei settori culturale, scientifico e tecnologico, mira a migliorare la conoscenza e la diffusione delle rispettive lingue e culture, nonché a favorire la collaborazione tra istituzioni accademiche, scolastiche e musei dei due Paesi. Non possiamo non essere d'accordo (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'intesa di questa ratifica contribuirà a rinsaldare e intensificare i rapporti di collaborazione fra il nostro Paese e la Bolivia, un nuovo Accordo culturale, scientifico e tecnologico. Pertanto, annuncio il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Questo nuovo Accordo è nato dall'esigenza di stabilire il quadro giuridico e la base finanziaria necessari per lo sviluppo dei rapporti tra i due Paesi in importanti settori, che vanno dalla cultura, alle scienze applicate, allo sport, alla protezione dei diritti umani e del diritto alla proprietà intellettuale. Il MoVimento 5 Stelle annuncia, quindi, il voto favorevole alla ratifica di questo Accordo (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.

DIMITRI COIN (LEGA). Grazie, Presidente. Sempre in conformità con quanto già avvenuto al Senato, annuncio il voto favorevole del gruppo Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Grazie, Presidente. Anche questo Accordo, come il precedente con la Repubblica Dominicana, doveva essere approvato nella precedente legislatura, purtroppo l'interruzione prematura non lo ha consentito. È importante che il Parlamento ratifichi questo Accordo culturale, scientifico e tecnologico con un Paese - voglio ricordarlo - dove il 43 per cento del territorio è foresta amazzonica. L'Accordo servirà anche a contribuire alla protezione di questo importante ecosistema, del bioma, che coincide con la foresta, e l'Italia potrà dare un suo significativo apporto. Per questo, confermo e annuncio il voto favorevole del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. In merito alla ratifica dell'Accordo con la Bolivia, anche in questo caso, annuncio, a nome di Fratelli d'Italia, il voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 915​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 915: S. 331 - "Ratifica ed esecuzione dell'Accordo di cooperazione culturale, scientifica e tecnologica tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato plurinazionale di Bolivia, fatto a La Paz il 3 marzo 2010" (Approvata dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 11).

Seguito della discussione della proposta di legge: S. 332 - D'iniziativa dei senatori Craxi ed altri: Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009 (Approvata dal Senato) (A.C. 916​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 916: Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009.

Ricordo che nella seduta del 29 maggio si è conclusa la discussione sulle linee generali e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 916​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 12).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 13).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 14).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 15).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 916​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare il deputato Bicchielli. Ne ha facoltà.

PINO BICCHIELLI (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Solo per annunciare, anche in questo caso, il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. In conformità con quanto già approvato dal Senato, visto il testo di questa Ratifica, il gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra esprime il proprio voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gruppioni. Ne ha facoltà.

NAIKE GRUPPIONI (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Il Protocollo di Utrecht, aggiuntivo alla Carta europea dell'autonomia locale del 1985, si fonda sul principio di sussidiarietà, che sottolinea l'importanza dell'autonomia locale come fondamento della democrazia all'interno del Consiglio d'Europa.

È essenziale considerare che il Protocollo viene ad implementare la Carta del 1985 per quanto riguarda l'utilizzo delle tecnologie digitali.

Dobbiamo prendere coscienza che, tra il 2009 e il 2023, il mondo ha subito cambiamenti significativi nell'utilizzo delle tecnologie digitali. Ciò richiede una riflessione sull'importanza di adeguare la Carta a tali cambiamenti. Pertanto, è fondamentale aderire a questo Protocollo addizionale. Noi, di Azione-Italia Viva-Renew Europe, voteremo a favore di tale adesione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente, solo per annunciare il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (M5S). Grazie, Presidente. Il Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009, rappresenta il frutto di più di due decenni di lavoro a livello intergovernativo in seno al Consiglio d'Europa, in merito alla grande questione della partecipazione democratica a livello locale, nel contesto di un percorso iniziato con la firma della Carta europea dell'autonomia locale.

Mi sembra opportuno evidenziare che, nel breve preambolo del Protocollo, si sottolinea come il diritto alla partecipazione dei cittadini alla gestione degli affari pubblici costituisca uno dei principi democratici comuni a tutti i Paesi membri del Consiglio d'Europa. Si contempla, inoltre, l'opportunità di arricchire la Carta, che prima menzionavo, con disposizioni che ne garantiscano l'applicazione.

Al di là degli aspetti tecnici, pure rilevanti, forse, oggi, vale la pena portare all'attenzione dell'Aula la connessione strettissima - che, di fatto, esiste - tra una partecipazione attiva alla gestione e cura della cosa pubblica a livello locale da parte dei cittadini e la percezione del ruolo della politica che gli stessi hanno. In ragione di quanto illustrato, dichiaro il voto favorevole del gruppo del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.

SIMONE BILLI (LEGA). Grazie, Presidente. Dichiaro il voto favorevole del gruppo Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Presidente, colleghi, com'è stato ricordato dai miei colleghi, il provvedimento chiede l'adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali.

Il gruppo del Partito Democratico, riconoscendo il diritto individuale a partecipare agli affari di una collettività locale, sancito dal Protocollo che stiamo esaminando e votando, dichiara, attraverso il sottoscritto, il suo voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. A nome del gruppo di Fratelli d'Italia, dichiaro voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 916​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 916: S. 332 - “Adesione al Protocollo addizionale alla Carta europea dell'autonomia locale sul diritto di partecipare agli affari delle collettività locali, fatto a Utrecht il 16 novembre 2009” (Approvata dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 16).

Seguito della discussione della proposta di legge: S. 329 - D'iniziativa dei senatori Craxi ed altri: “Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 1999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018” (Approvata dal Senato) (A.C. 913​) e dell'abbinato disegno di legge: D'iniziativa del Governo (A.C. 964​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 913: “Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 1999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018” e dell'abbinato disegno di legge n. 964.

Ricordo che nella seduta del 29 maggio si è conclusa la discussione generale e il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 913​ e abbinato)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 17).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 18).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 19).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 20).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 913​ e abbinato)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare la deputata Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Come già detto in Commissione, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra voterà favorevolmente a questa ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Gruppioni. Ne ha facoltà.

NAIKE GRUPPIONI (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Il Protocollo emendativo consiste in un'integrazione all'articolo 11 dell'Accordo del 1999 e prevede che sia possibile usare un'autorizzazione bilaterale per il trasporto internazionale delle merci tra Italia e Armenia, anche per uno solo dei due veicoli che compone il complesso veicolare, a condizione che tutti i veicoli coinvolti siano registrati nel territorio di una delle due parti contraenti. È stato richiesto da noi, in particolare dalle nostre imprese, per supportare e agevolare lo scambio commerciale. La richiesta dell'accordo da parte del nostro tessuto imprenditoriale risale al 2018. Il Protocollo non comporta alcun incremento delle attività connesse da parte delle competenti autorità, quindi, non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato. Azione-Italia Viva-Renew Europe voterà a favore di questa ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Nevi. Ne ha facoltà.

RAFFAELE NEVI (FI-PPE). Grazie, Presidente, per annunciare, a nome del gruppo di Forza Italia, il voto favorevole a questa ratifica (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (M5S). Grazie, Presidente. Il Protocollo in esame è volto a introdurre un'integrazione all'articolo 11 dell'Accordo tra Italia e Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, in riferimento al peculiare caso di trasporto di merce effettuato da un complesso veicolare di due veicoli.

È una disposizione, come ben si capisce, di natura prettamente tecnica. Eppure, presenta significativi risvolti di natura concreta per un importante numero di lavoratori operativi nel settore dell'autotrasporto internazionale di passeggeri e merci.

Allargando l'orizzonte della riflessione, porto alla nostra memoria la lunga storia di eccellenti relazioni bilaterali tra Armenia e Italia, così come il proficuo percorso che l'Armenia sta compiendo in termini di cooperazione con l'Unione europea. Già dal 2017, infatti, con la firma dell'Accordo di partenariato globale e rafforzato, la cooperazione bilaterale tra l'Armenia e l'Unione europea si è costantemente rafforzata, ampliata e approfondita in tutti i settori possibili.

In ragione di quanto illustrato, dichiaro dunque il voto favorevole del gruppo del MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.

DIMITRI COIN (LEGA). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo Lega-Salvini Premier a questa ratifica e invito, altresì, questa Camera a tener sempre presenti le tensioni internazionali che l'Armenia sta vivendo con i suoi vicini, per il conseguimento di una pace proficua, ferma, seria e duratura (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Presidente, anch'io annuncio, a nome del gruppo del Partito Democratico, il voto favorevole a questa ratifica. Si tratta della ratifica - lo ricordiamo - di un Protocollo emendativo dell'Accordo che già esiste tra Italia e Armenia per facilitare e regolare i trasporti con autoveicoli di viaggiatori e merci tra i due Stati, sia con destinazione sia in transito tra i due territori (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. A nome del gruppo di Fratelli d'Italia annuncio il voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 913​ e abbinato)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 913: S. 329 - "Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica di Armenia sull'autotrasporto internazionale di passeggeri e di merci, firmato il 7 agosto 1999, fatto a Jerevan il 31 luglio 2018" (Approvata dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 21).

Dichiaro così assorbito il disegno di legge n. 964.

Seguito della discussione della proposta di legge: S. 330 - D'iniziativa dei senatori Craxi ed altri: Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni: a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002; b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006 (Approvata dal Senato) (A.C. 914​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione della proposta di legge, già approvata dal Senato, n. 914: Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni: a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002; b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006.

Ricordo che nella seduta del 29 maggio si è conclusa la discussione generale. Il relatore e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 914​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli della proposta di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 22).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 23).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 24).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 25).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 914​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare la deputata Michela Vittoria Brambilla. Ne ha facoltà.

MICHELA VITTORIA BRAMBILLA (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Come già avvenuto per le altre ratifiche, siamo qui a confermare il voto favorevole del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra al provvedimento, già approvato dal Senato (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Gli atti richiamati, in linea con finalità di prevenzione, mirano a realizzare un ambiente di lavoro sicuro e salubre, attraverso un'azione coordinata a tutti i livelli. Annuncio il voto favorevole di Azione e Italia Viva (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Con il voto odierno, il nostro Paese recepisce norme internazionali in grado di rendere possibile un quadro di riferimento particolarmente utile per fronteggiare i rischi per la salute dei lavoratori, aggiornandolo anche con tutto quello che abbiamo appreso nel corso della pandemia. Per queste brevi considerazioni, esprimo il voto favorevole del gruppo di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. Le due convenzioni sulla sicurezza del lavoro riguardano un tema di drammatica rilevanza nel nostro Paese. Soltanto l'anno scorso abbiamo registrato oltre mille morti e nel primo trimestre del 2023 abbiamo raggiunto già la cifra di 200.

Come dicevo, queste due convenzioni sono importanti strumenti per contrastare questo problema per il quale il MoVimento 5 Stelle si batte da anni, raggiungendo anche dei risultati importanti come il rafforzamento dell'Ispettorato nazionale del lavoro e l'istituzione di una procura nazionale del lavoro.

Per questi motivi, il MoVimento 5 Stelle annuncia il voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Coin. Ne ha facoltà.

DIMITRI COIN (LEGA). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo Lega.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Presidente, colleghi, esprimendo il voto favorevole del Partito Democratico, ricordo che la relazione che accompagna il progetto di legge evidenzia come la nostra legislazione risulti già conforme alle disposizioni contenute negli strumenti internazionali oggetto di ratifica. La ratifica, dunque, risponde unicamente all'esigenza dell'Italia di conformarsi a specifici obblighi di matrice internazionale, in questo caso derivanti dall'essere l'Italia parte dell'Organizzazione internazionale del lavoro.

Ciò detto, mi sembra importante precisare che l'intento sotteso ai documenti in via di ratifica è quello di contribuire a prevenire gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, a creare un ambiente di lavoro sempre più sicuro e salubre, mediante un'azione progressiva e coordinata, sia a livello nazionale sia d'impresa, con la piena partecipazione di tutte le parti.

In particolare, queste norme internazionali mirano a costituire un quadro di riferimento per una politica nazionale che promuova il dialogo sociale, la definizione delle funzioni e delle responsabilità dei vari attori e l'approfondimento della conoscenza delle questioni della sicurezza del lavoro.

Quindi, per questi nobili quanto opportuni intenti, dichiaro il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. A nome del gruppo di Fratelli d'Italia annuncio voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 914​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta di legge n. 914: S. 330 - "Ratifica ed esecuzione delle seguenti Convenzioni: a) Convenzione sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, n. 155, fatta a Ginevra il 22 giugno 1981, e relativo Protocollo, fatto a Ginevra il 20 giugno 2002; b) Convenzione sul quadro promozionale per la salute e la sicurezza sul lavoro, n. 187, fatta a Ginevra il 15 giugno 2006" (Approvata dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 26).

Seguito della discussione del disegno di legge: “Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, del 5 marzo 2008, fatto a Roma il 27 settembre 2021” (A.C. 974​) e dell'abbinata proposta di legge: Formentini ed altri (A.C. 853​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 974: “Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, del 5 marzo 2008, fatto a Roma il 27 settembre 2021” e dell'abbinata proposta di legge n. 853.

Ricordo che nella seduta del 29 maggio si è conclusa la discussione generale e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato ad intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 974​ e abbinata)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge di ratifica. Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire per dichiarazione di voto, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 27).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 28).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 29).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 30).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 974​ e abbinata)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare la deputata Martina Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Annuncio il voto favorevole del gruppo Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Anche il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra voterà a favore del Protocollo che regola l'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra l'Italia e la Repubblica di San Marino (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Pastorella. Ne ha facoltà.

GIULIA PASTORELLA (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Colleghi, questo Protocollo, oltre a estendere la vigenza dell'Accordo prolungandolo al 2026, prevede anche la cessione, da parte della Repubblica di San Marino, del canale 51 alla parte italiana per lo sviluppo del sistema 5G nel nostro Paese.

Come gruppo Azione-Italia Viva siamo favorevoli alle misure che, anche se indirettamente, sostengono la digitalizzazione e lo sviluppo tecnologico del Paese e, quindi, vediamo con favore questo Accordo e, di conseguenza, voteremo a favore (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. In considerazione dell'importanza che questo Accordo riveste per una più ampia collaborazione in materia radiotelevisiva tra l'Italia e la Repubblica di San Marino, annuncio il voto favorevole di Forza Italia (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Onori. Ne ha facoltà.

FEDERICA ONORI (M5S). Grazie, Presidente. L'atto in esame è volto ad apportare una serie di emendamenti all'Accordo del 2008 in materia radiotelevisiva tra l'Italia e la Repubblica di San Marino.

Come evidenziato anche nella relazione illustrativa, giova ricordare, per memoria storica, che il menzionato Accordo in materia radiotelevisiva ha consentito, sin dalla sua originaria conclusione nel 1987, una pacifica convivenza nel servizio radioelettrico tra i due Stati, regolando l'uso delle frequenze assegnate. Inoltre, l'Accordo ha costituito la base della cooperazione culturale tra i due enti concessionari del servizio pubblico, la Rai-Radiotelevisione italiana e la San Marino RTV.

In ragione, poi, dell'importanza, in termini di interesse nazionale, connessa a una celere ed efficiente realizzazione del sistema a tecnologia 5G in Italia, tale intesa acquisisce un'innegabile valenza strategica che va ben oltre la dimensione della sola convivenza pacifica in materia radiotelevisiva.

Annuncio, dunque, il voto favorevole del gruppo MoVimento 5 Stelle (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.

SIMONE BILLI (LEGA). Grazie, Presidente. Vorrei ricordare che questo provvedimento di legge nasce da un'iniziativa legislativa assunta dalla Lega, una proposta di legge presentata dall'onorevole Formentini con lo stesso contenuto di un disegno di legge della scorsa legislatura, che venne approvato nel corso della seduta del 22 marzo 2022 dalla Commissione affari esteri di questo ramo del Parlamento. Ricordo che oggi in Commissione è stata abbinata ad un provvedimento analogo del Governo. Concludo auspicando che questa collaborazione bilaterale con lo Stato di San Marino prosegua in modo sempre più proficuo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Porta. Ne ha facoltà.

FABIO PORTA (PD-IDP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la proposta di legge al nostro esame concerne la ratifica e l'esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo in materia radiotelevisiva tra l'Italia e San Marino. Sostanzialmente, si tratta di una ratifica che permette il progresso tecnologico nelle trasmissioni televisive che va nell'interesse dei due Paesi. È un Accordo che, ovviamente, voteremo. È sostenuto da tutti i gruppi parlamentari e non è un'iniziativa della Lega. Semplicemente, il relatore è della Lega, perché la Lega è un partito di maggioranza, ma, insomma, appropriarsi di accordi di questo genere mi sembra un po' minimalista, come minimo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Comunque, ciò detto annuncio il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Calovini. Ne ha facoltà.

GIANGIACOMO CALOVINI (FDI). Grazie, Presidente. A nome del gruppo Fratelli d'Italia annuncio voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Coordinamento formale - A.C. 974​ e abbinata)

PRESIDENTE. Se non vi sono obiezioni, la Presidenza si intende autorizzata al coordinamento formale del testo approvato.

(Così rimane stabilito).

SIMONE BILLI (LEGA). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Su cosa, collega? Lei ha già parlato e non può rispondere. Non è una conversazione tra voi.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 974​ e abbinata)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 974: "Ratifica ed esecuzione del Protocollo emendativo dell'Accordo di collaborazione in materia radiotelevisiva fra il Governo della Repubblica italiana e il Governo della Repubblica di San Marino, con Allegato, del 5 marzo 2008, fatto a Roma il 27 settembre 2021".

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 31).

Dichiaro così assorbita la proposta di legge n. 853.

Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Alessia Morani (deputata all'epoca dei fatti) (Doc. IV-ter, n. 9-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Alessia Morani, deputata all'epoca dei fatti (Doc. IV-ter, n. 9-A).

La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da Alessia Morani nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-ter, n. 9-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Ha facoltà di parlare il relatore, deputato Devis Dori.

DEVIS DORI , Relatore. Grazie, Presidente. A nome della Giunta per le autorizzazioni e in qualità di relatore riferisco all'Assemblea in merito a una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ex articolo 68, primo comma, della Costituzione, inviata dal tribunale di Bergamo e pervenuta alla Camera in data 27 aprile 2022.

Tale richiesta trae origine da un procedimento penale avviato a seguito di una denuncia-querela sporta il 30 giugno 2017 dal signor Giacomo Lodovici, consigliere comunale di minoranza del comune di Lallio, Bergamo, nei confronti dell'onorevole Alessia Morani, deputata all'epoca dei fatti. Ricordo, al riguardo, che l'onorevole Morani è stata rinviata a giudizio per diffamazione aggravata.

Stando al capo di imputazione, nel corso del programma televisivo Matrix, trasmesso su Canale 5 l'11 aprile 2017, l'ex deputata in questione, pur non nominandolo espressamente, avrebbe offeso l'onore e la reputazione di Giacomo Lodovici, definendolo ripetutamente “cretino”. Nella trasmissione televisiva si discuteva di Agenzia delle entrate, di cartelle esattoriali e di burocrazia. E, tra i casi esposti, vi era quello della sanzione amministrativa di oltre 1.000 euro che era stata comminata all'associazione genitori A.Ge. di Lallio, la cui presidente era presente in studio. L'associazione era stata sanzionata a seguito di un esposto presentato dal consigliere Lodovici sulla verifica della regolarità delle procedure amministrative seguite dalla citata associazione nell'organizzazione di una camminata non competitiva per bambini. A seguito dell'esposto, era emerso che l'associazione aveva omesso di presentare la segnalazione certificata di inizio attività per la distribuzione gratuita di merende nel punto di ristoro organizzato lungo il percorso della camminata, in violazione di quanto disposto dalla legge regionale lombarda. Commentando la vicenda in trasmissione, l'onorevole Morani interveniva pronunciando le seguenti parole: non è un problema di burocrazia, è un problema di un cretino, che fa una segnalazione e, una volta che la segnalazione è stata fatta, poi, il pubblico ufficiale non può fare altro che procedere, altrimenti si tratta di un reato. Il problema è il cretino a monte che fa la segnalazione, perché queste mamme, che fanno quello che fanno tantissime mamme in tutta Italia, danno una mano per delle competizioni sportive e sono state multate ingiustamente perché un cretino ha fatto un esposto. Il consigliere Lodovici, benché non espressamente nominato dalla deputata, ha sporto la denuncia-querela, in quanto il fatto è stato riportato, poi, sulla stampa, almeno quella locale.

Prima di formulare all'Assemblea la proposta della Giunta, ritengo doveroso sottolineare i due aspetti che seguono. Anzitutto, nella scorsa legislatura, esattamente il 13 luglio 2022, la Giunta aveva già deliberato all'unanimità di ritenere insindacabili le opinioni espresse dall'onorevole Morani. Come noto, l'Assemblea non ha poi fatto in tempo a deliberare in via definitiva, a causa dello scioglimento anticipato della legislatura. La principale argomentazione sulla quale si basava tale decisione muoveva dall'esigenza di pervenire a un criterio ermeneutico della insindacabilità dei parlamentari, che vada oltre la formalistica ricerca dell'atto tipico pregresso. In questa legislatura - affermava all'epoca il relatore - la Giunta ha avuto modo di sottolineare più volte la necessità di superare tale puntiglioso formalismo, che non è assolutamente adeguato alle esigenze di un dibattito politico nel quale il parlamentare deve poter utilizzare tutti gli strumenti e i modi di comunicazione pubblica che sono propri della società attuale; modi che sono caratterizzati spesso, come nel caso della partecipazione a trasmissioni televisive, da una necessità di immediatezza della comunicazione, che è inconciliabile con il predetto formalismo. Con riferimento al caso di specie, va rilevato che il parlamentare dovrebbe sentirsi libero di assicurare il proprio raccordo con l'opinione pubblica anche tramite l'uso dei mezzi di comunicazione, esercitando il diritto di critica nell'immediatezza dei tempi presupposti in tale contesto.

Nella legislatura da poco iniziata, la Giunta, che ha già avuto modo di esaminare diversi casi in materia di insindacabilità, ha in effetti ribadito, in linea di principio, l'argomentazione testé sintetizzata. Si ricorda, infatti, che, ad esempio in occasione della trattazione di casi precedenti, la Giunta ha convenuto, in linea teorica, che la tesi secondo cui l'insindacabilità dovrebbe essere subordinata alla necessaria presenza di un atto parlamentare precedente, del quale il deputato potrebbe solo limitarsi a divulgare extra moenia i contenuti, necessita di un aggiornamento che tenga conto dell'evoluzione delle modalità della comunicazione politica. Tale tesi, infatti, formatasi decenni orsono, non tiene conto né della velocità, che contraddistingue la comunicazione politica attuale, né dei nuovi mezzi informatici con cui tale comunicazione oggi avviene. Ad avviso della Giunta, l'indirizzo interpretativo sopra ricordato va confermato nel caso di specie.

L'onorevole Morani, infatti, invitata a una trasmissione televisiva, non ha fatto altro che esprimere considerazioni su un tema di grande attualità e rilevanza politica, quale quello dell'eccesso di burocrazia e delle conseguenze paradossali abnormi che tale eccesso può provocare. Si è trattato, quindi, di una forma di critica politica su un tema di particolare interesse pubblico, posto che l'episodio offriva l'occasione per interessanti riflessioni sul canone di ragionevolezza espresso dall'antico brocardo summum ius, summa iniuria.

Non può negarsi che l'espressione usata dall'onorevole Morani sia assolutamente evitabile, potendo utilizzarne altre. Tuttavia, occorre sottolineare al riguardo, per un verso, che l'epiteto non era rivolto direttamente a una persona specifica, quanto piuttosto, in generale e in astratto, a una modalità dell'agire amministrativo improntato a un eccesso di zelo, e, per altro verso, che la potenziale identificazione del soggetto offeso non può essere imputabile al parlamentare qualora lo stesso non abbia dato ulteriori nuovi elementi atti alla sua identificabilità nel contesto in cui le opinioni sono state espresse. Nel caso specifico, l'onorevole Morani, infatti, non ha aggiunto in alcun modo elementi, ad esempio la qualifica di consigliere comunale del signor Lodovici, idonei alla sua identificazione, proprio perché l'oggetto delle sue opinioni non era l'operato del signor Lodovici, ma una critica generale e astratta dell'agire amministrativo improntato a un eccessivo formalismo.

Tanto premesso, la Giunta per le autorizzazioni propone all'Assemblea di stabilire che le opinioni espresse dall'onorevole Morani nel corso della trasmissione Matrix dell'11 aprile 2017 sono insindacabili, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-ter, n. 9-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il deputato Antonio D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Comincio innanzitutto con il dire che la nostra valutazione è assolutamente in linea con quanto prospettato e proposto dalla Giunta. Si tratta di una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ex articolo 68 della Costituzione, del tribunale di Bergamo, ufficio GIP/GUP, nei confronti dell'onorevole Alessia Morani, deputata all'epoca dei fatti. Gli accadimenti sono stati descritti già nella relazione del collega Dori. In realtà, la collega, onorevole Morani, aveva pronunciato delle espressioni non gentili e non garbate, ma in linea, per la verità, con l'esercizio delle funzioni parlamentari. Aveva detto: non è un problema di burocrazia, è un problema di un cretino che fa una segnalazione e, una volta che la segnalazione è stata fatta, poi il pubblico ufficiale non può fare altro che procedere, altrimenti si tratta di un reato.

Innanzitutto, secondo noi, si tratta sicuramente di esercizio delle funzioni, perché è vero che la Corte costituzionale ha chiarito che non qualsiasi opinione espressa dai membri delle Camere è sottratta alla responsabilità giuridica, ma soltanto le opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni, ma è questo il caso, in quanto nella trasmissione si stava parlando di cartelle esattoriali, di burocrazia, di sanzioni amministrative, e il caso riguardava l'associazione di genitori che avevano improvvisato un luogo di rinfresco e di ristoro per bambini che facevano una competizione sportiva, peraltro non agonistica, distribuendo merendine con una mancanza di permesso idoneo ad hoc, che aveva determinato una denuncia da parte della persona che poi si è sentita offesa dalla Morani, che lo aveva chiamato appunto “cretino”, in quanto aveva messo in moto un meccanismo burocratico.

Ora, al di là dell'espressione, ripetiamo, poco felice, è sicuramente, nell'ambito di quella trasmissione, idonea all'esercizio - almeno il tema era quello dell'argomento - in quanto, ripeto, si parlava di burocratizzazione, di cartelle esattoriali e quant'altro. Qui rientriamo, ma lo abbiamo detto già altre volte, nella corretta interpretazione dell'articolo 68, che andrebbe, per la verità, chiarito.

L'articolo 68 ha introdotto un criterio funzionale in base al quale l'insindacabilità non è limitata alle opinioni espresse all'interno delle Camere, ma può anche coprire le dichiarazioni extra moenia. Il tema è quello - lo ripeto: lo abbiamo detto più volte - di aggiornare il perimetro delle attività del deputato rispetto alle mutate esigenze storiche. La velocità dei mass media e la velocità dei social postulano la necessità di adeguare al contesto attuale il concetto delle attività del deputato, il quale, nell'espletamento delle proprie funzioni, può addivenire all'esigenza di esprimere giudizi o posizioni politiche anche prima di depositare formalmente un atto, quindi intra moenia. Immaginiamo l'ipotesi di un'intervista o l'ipotesi, come nel caso che ci occupa, di una trasmissione televisiva o anche di una notizia di cronaca: il deputato può mai, secondo voi, riservarsi di depositare prima gli atti e di esprimere poi la propria opinione? Direi assolutamente di no; una formalistica interpretazione sulla corrispondenza testuale delle espressioni usate creerebbe problemi e questo è evidentissimo.

Quindi, noi ci esprimiamo a favore dell'insindacabilità, in primo luogo, perché, nel caso in questione, una deputata ha espresso le proprie opinioni nell'ambito dell'esercizio del proprio mandato e, poi, nel caso di cui ci occupiamo, l'onorevole Morani non ha aggiunto in alcun modo elementi idonei all'identificazione del soggetto chiamato in causa, perché non aveva fatto il nome del consigliere Lodovici, ma una critica generale e astratta sull'agire amministrativo improntato a un eccessivo e patologico eccesso di zelo. Quindi, il nostro voto sarà nel senso dell'insindacabilità (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.

PIETRO PITTALIS (FI-PPE). Signor Presidente, a nome del gruppo di Forza Italia-Berlusconi Presidente, esprimo condivisione rispetto alla proposta del relatore, salvo precisare che il caso della collega Morani ha consentito alla Giunta di avviare un approfondimento che tenesse conto, non soltanto in termini formalistici dell'esistenza di un nesso funzionale tra atto parlamentare tipico e dichiarazioni rese extra moenia, ma, soprattutto, della connessione di tali dichiarazioni con la complessiva attività parlamentare del soggetto coinvolto.

Le ragioni per le quali noi voteremo a favore della proposta del relatore risiedono proprio in quell'attività che il gruppo di Forza Italia ha sempre svolto a tutela, soprattutto, delle ragioni, quando anche coinvolgono un avversario politico. In questo caso, mi pare che ci siano tutte le ragioni perché l'onorevole Morani possa uscire da questa vicenda senza alcuna forzatura, perché appunto si tratta di attività che rientrano nel novero di quelle insindacabili, ai sensi dell'articolo 68 della nostra Costituzione (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Giuliano. Ne ha facoltà.

CARLA GIULIANO (M5S). Grazie, Presidente. Il caso che ci impegna oggi in quest'Aula è già stato ricordato dai miei colleghi e proviene da un procedimento penale nei confronti della deputata Alessia Morani, pendente presso il tribunale di Bergamo per diffamazione aggravata. Come ricordavano i colleghi, si tratta di alcune opinioni espresse dalla deputata Morani nel 2017, durante la trasmissione Matrix, in cui si parlava di burocrazia e, in alcuni casi, di un eccesso di zelo dell'Agenzia delle entrate.

Ebbene, si tratta di un caso piuttosto particolare, perché, effettivamente, rispetto alle opinioni espresse dalla collega, da un lato, non vi è un atto di funzione parlamentare direttamente ricollegabile a questa vicenda che possa rendere non sindacabili le espressioni usate; dall'altro, è pur vero che si tratta di espressioni che sembrano più improntate a una critica politica nei confronti di un eccesso di zelo burocratico da parte dell'Agenzia delle entrate nel multare queste mamme che non avevano correttamente segnalato, tramite la SCIA, quest'attività piuttosto che un insulto nei confronti di questo consigliere comunale che, effettivamente, non viene identificato dalla parlamentare stessa, che non offre, durante le sue affermazioni, aggettivazioni idonee ad un'ulteriore identificazione. Dicevo che si tratta sicuramente di espressioni non collegate ad un atto parlamentare, ma sicuramente sconvenienti, non opportune e certamente non garbate. Proprio per questo, alla luce del ciclo di audizioni che si sta effettuando in seno alla Giunta per le autorizzazioni per parametrare, in maniera più puntuale, l'ambito di operatività della guarentigia di cui all'articolo 68 e anche in considerazione della celerità della critica politica, imposta dai nuovi mezzi di comunicazione politica, il gruppo del MoVimento 5 Stelle esprimerà un voto di astensione (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. In realtà, alla luce di quanto esposto nell'impeccabile relazione dell'onorevole Devis Dori, sono qui, a nome del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra, solo a confermare il voto favorevole, nel senso di ritenere insindacabili, ex articolo 68, comma 1, le opinioni espresse dall'onorevole Morani.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cavandoli. Ne ha facoltà.

LAURA CAVANDOLI (LEGA). La ringrazio, Presidente. Ringrazio il relatore che ha fatto una disanima molto precisa dell'evoluzione di questo lungo procedimento esaminato dalla Giunta nella scorsa legislatura e in questa. Sono fatti - è stato detto - che si riferiscono alla partecipazione, nel 2017, dell'onorevole Morani a una trasmissione molto vista e molto nota, Matrix, con Nicola Porro. Si trattava, quindi, di una trasmissione di intrattenimento politico, in cui l'onorevole esprimeva alcune valutazioni in base ai fatti.

Da queste sue dichiarazioni, nonostante non fosse determinabile il destinatario delle stesse, è nata la vertenza giudiziaria davanti al tribunale di Bergamo. Devo dire che, avendo anche visto, nell'ambito dell'esame davanti alla Giunta, il video dell'intervento, mi sono un po' stupita del fatto che, nel procedimento giudiziario, a fronte della richiesta di archiviazione da parte del PM, il tribunale abbia deciso per il rinvio a giudizio, sollevando la richiesta di autorizzazione appunto alla Camera dei deputati.

Credo che l'articolo 68, primo comma, sia di grande importanza nell'ambito delle dichiarazioni e delle opinioni espresse dai parlamentari e che, pertanto, non debba essere trascurata dalla magistratura la necessità di instaurare un procedimento prima ovviamente di quello che sarà il giudizio.

Per quanto riguarda questo caso specifico dichiaro la consueta oggettività di giudizio del mio gruppo, della Lega, che guarda alla fattispecie specifica e agli elementi che la compongono, al di là di ogni appartenenza politica.

Quindi, abbiamo un giudizio che vogliamo mantenere sempre coerente e omogeneo, proprio perché ci teniamo che la giustizia e il nostro voto siano sempre coerenti.

Anticipo la dichiarazione di voto, che sarà favorevole rispetto alla proposta di insindacabilità fatta dal relatore. In questo caso, mi permetto due puntualizzazioni. Anche da altri colleghi, è stato detto che l'interpretazione della Corte costituzionale resta quella abbastanza restrittiva, per cui, per la dichiarazione extra moenia, si prevede questo nesso funzionale, quindi la necessità di un atto parlamentare in senso stretto che vada a coprire le dichiarazioni fatte in qualunque ambito e poi anche il nesso temporale; quindi, l'atto parlamentare deve essere coevo, meglio precedente, ma anche leggermente successivo alla dichiarazione.

Questo inquadramento, che è sempre stato ribadito dalla Corte costituzionale, a mio parere va però a scontrarsi con la nuova comunicazione politica, con i social media, con tutti quegli ambiti di comunicazione, come anche la partecipazione a un programma televisivo che, chiaramente, implica dichiarazioni extra moenia.

Da questo punto di vista, ringrazio il presidente Enrico Costa, perché è stato molto chiaro e, fin da subito, fin da quando si è instaurata questa nuova Giunta, ha capito che questa era una problematica da approfondire. Abbiamo iniziato quindi un ciclo di audizioni, e concludo, per valutare l'applicazione estensiva dell'articolo 68 anche in relazione alle nuove tecnologie e alle nuove modalità di comunicazione politica.

Stiamo procedendo e devo dire che gli auditi, seppure con le loro differenze, essendo professori universitari, dal punto di vista del loro approccio sistematico, sono pressoché tutti univocamente favorevoli, affinché ci sia una reinterpretazione di questa norma. Quindi, annuncio il voto favorevole del gruppo Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Forattini. Ne ha facoltà.

ANTONELLA FORATTINI (PD-IDP). Grazie, Presidente. A nome del gruppo del Partito Democratico, condivido la proposta del relatore e siamo, quindi, favorevoli all'insindacabilità delle dichiarazioni dell'onorevole Morani. Un caso che, come si è detto, era già stato deliberato dalla Giunta nella scorsa legislatura, che, come adesso, riteneva insindacabili le dichiarazioni dell'onorevole Morani.

Le espressioni utilizzate dall'onorevole non sono riconducibili a una persona specifica e hanno dato alla Giunta, come hanno avuto modo di dire i colleghi Pittalis e Cavandoli, l'occasione per riflettere sul perimetro dell'insindacabilità, che necessita di un aggiornamento, in linea con i tempi, con una comunicazione politica, che è notevolmente cambiata nel corso degli anni.

A questo proposito, sono in corso audizioni, sempre come è stato detto, che ci daranno, speriamo, gli strumenti per valutare le dichiarazioni rese da un parlamentare extra moenia riconducibili ad un atto parlamentare, al fine di rivedere l'impianto normativo. Quindi, nello specifico, voteremo per l'insindacabilità delle dichiarazioni dell'onorevole Morani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benvenuti Gostoli. Ne ha facoltà.

STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI (FDI). Grazie, Presidente. Come hanno fatto gli altri colleghi, ringrazio innanzitutto il relatore per la sua puntuale e completa esposizione.

Devo dire che questa non è la sede per entrare in disquisizioni circa l'eleganza o l'opportunità delle espressioni utilizzate dalla collega onorevole Morani, però è indubbio che le espressioni usate non erano rivolte a una persona specifica, come più volte è stato detto dai miei colleghi, ma erano proferite nell'intento di esprimere una critica, magari anche piuttosto aspra, però generale e astratta circa una modalità dell'agire amministrativo considerata troppo rigida e anche con conseguenze sproporzionate rispetto all'effettiva funzione dello stesso.

Questo caso nella Giunta è stato considerato un po' da tutti in maniera trasversale rispetto alla rappresentanza dei gruppi politici all'interno dell'Assemblea, come un caso utile per evidenziare e riflettere sulla necessità di superare questo rigido formalismo legato alla presenza di un nesso funzionale tra l'atto parlamentare tipico e la dichiarazione resa dal parlamentare extra moenia, che, in alcuni casi, ha fatto venire meno la valutazione principale che, a nostro avviso, deve essere operata nel trattare questi casi, e cioè che tenga conto della complessiva attività parlamentare del soggetto coinvolto e dell'espressione effettiva e nel merito della critica politica, che è la prerogativa fondamentale del parlamentare, che deve essere tutelata.

Quindi concludo, dicendo che, in questo caso, riteniamo indubbio che, ai fatti oggetto del procedimento in esame, si debba applicare il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione, e, in questo senso, annuncio il voto del gruppo di Fratelli d'Italia.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV-ter, n. 9-A)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-ter, n. 9-A concernono opinioni espresse da Alessia Morani nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

Chi intende esprimersi per l'insindacabilità delle opinioni espresse deve votare sì, mentre chi intende esprimersi per la sindacabilità deve votare no.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 32).

Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Sara Cunial (deputata all'epoca dei fatti) (Doc. IV-ter, n. 10-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti di Sara Cunial, deputata all'epoca dei fatti (Doc. IV-ter, n. 10-A).

La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento non concernono opinioni espresse da Sara Cunial nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-ter, n. 10-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Ha facoltà di parlare il relatore, deputato Devis Dori.

DEVIS DORI , Relatore. Grazie, Presidente. La Giunta per le autorizzazioni riferisce all'Assemblea in ordine a una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità parlamentare che trae origine da un procedimento penale presso il tribunale di Aosta promosso nei confronti di Sara Cunial, deputata all'epoca dei fatti, alla quale sono contestati la contravvenzione, di cui all'articolo 651 del codice penale, cioè il rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale, e i delitti di cui all'articolo 341-bis del codice penale, cioè oltraggio a pubblico ufficiale, e all'articolo 336 del codice penale, ovvero minaccia a un pubblico ufficiale.

Dalla documentazione processuale risulta che i fatti si svolsero il 24 aprile 2021 ad Aosta e si articolarono in due fasi. In un primo momento, all'esterno di una birreria, dove la deputata si trovava insieme ad altre persone, che, ad avviso dei finanzieri che si avvicinarono per procedere all'identificazione, erano riunite e assembrate in violazione delle misure anti COVID-19 allora vigenti in Valle d'Aosta.

Successivamente, presso una piazza vicina, distante un centinaio di metri circa dal birrificio, dove era allestito il palco di una manifestazione contro le misure restrittive anti COVID-19 e, in particolare, contro la didattica a distanza. Lo spostamento dal birrificio al palco sarebbe stato determinato dal fatto che l'onorevole Cunial avrebbe inizialmente detto ai finanzieri di non essere in possesso del proprio documento di identità, ma di volerlo recuperare dalla propria borsa lasciata nel retro del palco stesso, dove sarebbe dovuta salire in qualità di oratrice.

Vi sono, però, versioni discordanti tra i testimoni dell'accusa e quelli della difesa, già ascoltati nelle prime udienze del processo, sui seguenti aspetti e, innanzitutto, se l'onorevole Cunial si sia veramente rifiutata di farsi identificare. In effetti, da quanto sembra emergere nelle prime fasi processuali, l'onorevole Cunial avrebbe consegnato a un finanziere il tesserino identificativo della Camera dei deputati, che, però, il dispositivo elettronico in dotazione ai finanzieri non riusciva a leggere, evidentemente in quanto non registrato dal medesimo dispositivo tra i documenti di identità predefiniti. Il secondo aspetto è se l'onorevole Cunial, probabilmente spazientita dal fatto che il finanziere le chiedesse un altro documento di identità, abbia davvero strappato il tesserino di mano all'appuntato. Il terzo aspetto è se l'onorevole Cunial abbia pronunciato le frasi oltraggiose e minacciose contestate dalla pubblica accusa. Tuttavia, si tratta, evidentemente, di aspetti di merito, rispetto ai quali solo il giudice penale è chiamato ad accertare la verità dei fatti.

Con specifico riferimento alla questione se sussista il nesso funzionale, è da ritenersi che l'onorevole Cunial si trovasse ad Aosta per partecipare a una manifestazione politica sui temi che maggiormente hanno caratterizzato la sua attività politica e parlamentare, che si è incentrata principalmente nella ferma critica alle norme restrittive approvate dal Governo per fronteggiare la pandemia da COVID-19. La Giunta ha ritenuto che l'ipotizzato rifiuto di farsi identificare (quindi, l'articolo 651 del codice penale, di cui al primo capo di imputazione), nonché l'asserita violenza o minaccia a pubblico ufficiale (cioè, l'articolo 336 codice penale, di cui al terzo capo di imputazione), posta in essere affermando “se verrò a conoscenza che adesso vai a multare il ragazzo della birreria o gli chiudi l'attività che ha aperto da poco ti rovino”, non possano essere qualificati come opinioni rilevanti ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Si tratta, infatti, di mere condotte materiali che, per costante orientamento della Corte costituzionale, escludono l'applicazione della prerogativa della insindacabilità. Al riguardo, la Giunta ha richiamato in particolare le seguenti sentenze. Innanzitutto, la sentenza n. 137 del 2001, in cui la Corte costituzionale ha espressamente affermato che: “(…) la prerogativa parlamentare di cui all'articolo 68 della Costituzione non può essere riferita a comportamenti materiali che sono stati qualificati come resistenza a pubblico ufficiale. L'articolo 68, primo comma, della Costituzione si riferisce unicamente alle opinioni espresse e ai voti dati dai membri del Parlamento nell'esercizio delle loro funzioni, mentre gli atti di resistenza e di violenza non sono in alcun modo qualificabili come tali”. Poi, la sentenza n. 51 del 2002 nella quale la Consulta afferma che “(…) le minacce, che si assume essere state proferite dal deputato, non sono riconducibili alla nozione di opinioni di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione”.

La Giunta ha invece ritenuto che la condotta contestata nel secondo capo di imputazione, cioè l'oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341-bis del codice penale) possa, in astratto, rientrare nel concetto di opinione espressa nella parte in cui è consistita nel rivolgere all'appuntato della Guardia di finanza la seguente frase: “Ti dovresti solo vergognare di quello che stai facendo”. Tuttavia, malgrado tale astratta riconducibilità al concetto di opinione rilevante ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, la Giunta è dell'avviso che l'espressione verbale prima ricordata debba essere sottoposta al vaglio di merito del giudice penale procedente, in quanto non si ritengono sussistenti i requisiti richiesti dalla Consulta ai fini dell'applicazione della prerogativa costituzionale in discorso. In particolare, la Giunta è convinta che difetti, nel caso di specie, quella sostanziale corrispondenza di significato tra l'affermazione espressa extra moenia e i contenuti dell'attività parlamentare svolta dall'onorevole Cunial. Quest'ultima, infatti, nel corso del suo mandato, si è spesa indubbiamente molto per criticare il Governo in ordine alle politiche sulla vaccinazione obbligatoria, sulle conseguenze avverse derivanti dalla vaccinazione stessa, sulle misure di confinamento, sulle chiusure degli esercizi commerciali, sull'obbligo di indossare la mascherina. Tuttavia, tra i tanti atti di sindacato ispettivo presentati e le prese di posizione assunte nelle sedi istituzionali non si rinvengono specificamente interventi di censura e di critica nei confronti dell'operato delle Forze dell'ordine che, nel periodo della pandemia, sono state chiamate a controllare il rispetto delle prescrizioni adottate dal Governo e, segnatamente, ad identificare i concittadini che le violavano.

Per le ragioni appena evidenziate, la Giunta propone, pertanto, all'Assemblea di stabilire che i fatti per i quali è in corso il descritto procedimento penale nei confronti di Sara Cunial presso il tribunale di Aosta non costituiscano opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-ter, n. 10-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Pochi secondi, anche perché, alla luce di quanto appena esposto dal relatore Devis Dori, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra voterà in conformità al parere espresso dalla Giunta, nel senso di ritenere che le affermazioni dell'onorevole Cunial non costituiscono, secondo noi, opinioni espresse nell'esercizio della sua funzione parlamentare.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (A-IV-RE). Grazie, Presidente, per riportarci alla puntuale relazione svolta dall'onorevole Dori. Si tratta di una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità relativa all'articolo 68 che trae origine da un procedimento penale presso il tribunale di Aosta promosso nei confronti di Sara Cunial. I fatti risalgono al 24 aprile 2021.

Dobbiamo subito segnalare che vi sono versioni discordanti relativamente alle deposizioni dei testimoni dell'accusa e di quelli della difesa, ma questi aspetti di merito verranno valutati dall'autorità giudiziaria penale, laddove la Camera dovesse determinarsi per la sindacabilità. Noi siamo, per la verità, in linea con la prospettazione che ha fatto la relazione della Giunta perché, a nostro avviso, non esiste e non sussiste alcun collegamento tra l'esercizio delle prerogative parlamentari e l'accusa elevata in questa sede all'onorevole Cunial, posto che l'onorevole ha praticamente rifiutato di declinare le proprie generalità a pubblici ufficiali e ha oltraggiato - a dire del denunciante - e minacciato i medesimi pubblici ufficiali. Queste costituiscono condotte che, astrattamente, non rivestono alcun nesso con l'esercizio delle prerogative parlamentari.

Io tralascio ogni valutazione circa il comportamento dell'onorevole Cunial che, in fase di COVID, ha ostacolato l'adempimento di un dovere di controllo posto in essere dai militari. Però, è vero che - di questo bisogna darne atto - l'onorevole Cunial ha sostenuto molte battaglie parlamentari relativamente al sistema della didattica a distanza e ad altri argomenti connessi alle scelte legislative adottate dal Governo, tra cui le limitazioni, le chiusure e le sanzioni. Ma qui non stiamo valutando questo, stiamo valutando, invece, se i fatti di reato contestati all'onorevole Cunial possano essere considerati giuridicamente qualificabili come opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari. Secondo noi, assolutamente no, non possono essere qualificate come opinioni quelle che sono state mere condotte materiali e questo per costante orientamento della Corte costituzionale che esclude, dunque, in questi casi, l'applicazione della prerogativa della insindacabilità. Alla luce di tutto ciò, poiché, ripeto, gli atti posti in essere non costituiscono opinioni né, tantomeno, opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari, anche secondo noi, c'è sindacabilità dell'operato dell'onorevole Cunial.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Pittalis. Ne ha facoltà.

PIETRO PITTALIS (FI-PPE). Signor Presidente, esprimo piena condivisione alla relazione dell'onorevole Dori, che ha colto molto bene i tratti salienti di una vicenda, rispetto alla quale le opinioni non c'entrano nulla. Sono stati ascritti all'onorevole, allora deputata, Sara Cunial, condotte che rilevano sul piano evidentemente materiale. Il rifiuto di farsi identificare, tramite la consegna di un documento di riconoscimento a un pubblico ufficiale, così come lo strappare di mano il tesserino di riconoscimento, poco prima consegnato allo stesso pubblico ufficiale, sono meri comportamenti materiali che escludono l'applicazione della prerogativa della insindacabilità, così come l'aver proferito, all'indirizzo sempre dei pubblici ufficiali, l'espressione: “se verrò a conoscenza che adesso vai a multare il ragazzo della birreria o gli chiudi l'attività che ha aperto da poco, ti rovino (…)”. Mi pare che ciò non abbia nulla a che vedere con l'espressione di una propria opinione. Evidentemente, si tratta di una minaccia tout court, che non può ricadere nel perimetro della insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Queste, in sintesi, le ragioni per le quali il gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente ritiene di condividere e votare in conformità alla proposta del relatore (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Alifano. Ne ha facoltà.

ENRICA ALIFANO (M5S). Grazie, Presidente. Anche il gruppo MoVimento 5 Stelle esprime un voto in conformità con quanto già dichiarato dai colleghi che mi hanno preceduto. Il caso che qui ci occupa esula completamente dall'ambito di applicazione dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Le fattispecie contestate all'onorevole Cunial sono tre: un reato contravvenzionale, cioè il rifiuto di dare indicazioni sulla propria identità personale, punito dall'articolo 651 del codice penale, e due delitti, cioè l'oltraggio a pubblico ufficiale e la violenza o minaccia a pubblico ufficiale. In tutti e tre i casi non sembra assolutamente sussistere la prerogativa dell'insindacabilità, come del resto messo anche in rilievo dal giudice monocratico, il dottor Tornatore, che poi ha rimesso gli atti alla Giunta e che, con un'ordinanza del 7 giugno 2022, sottolineava che non sussiste alcun collegamento tra l'esercizio delle prerogative parlamentari e l'accusa elevata in questa sede dall'onorevole Cunial, posto che le accuse di aver rifiutato di declinare le proprie generalità a pubblici ufficiali e di avere oltraggiato e minacciato i medesimi pubblici ufficiali costituiscono condotte che astrattamente non rivestono alcun nesso con l'esercizio delle prerogative parlamentari. Di fatto, l'ipotesi di cui all'articolo 651 si concreta in un comportamento materiale. Non è stata pronunciata nessuna frase, quindi, si esula completamente dall'alveo dell'opinione espressa. Tuttavia, anche le frasi incriminate - per le quali è sotto processo in base all'articolo 341-bis (oltraggio a pubblico ufficiale) - e la frase pronunciata all'indirizzo dell'appuntato che voleva identificare la Cunial (testualmente: “se verrò a conoscenza che adesso vai a multare il ragazzo della birreria o gli chiudi l'attività che ha aperto da poco, ti rovino (...) dimmi come ti chiami e la matricola tua e del tuo collega”) esulano completamente dal concetto di opinioni.

Parliamo, infatti, in un caso, di un comportamento materiale; nell'altro, di una frase che esula dal concetto di opinione espressa, perché non vi è la valutazione di un fatto o di un comportamento: è una minaccia tout court. Giustamente il relatore citava una sentenza della Consulta, su un caso simile, con la quale testualmente si dice che “le minacce, che si assume essere state proferite dal deputato, non sono riconducibili alla nozione di opinioni”. Né valgono a destituire di fondamento quanto espresso già dal relatore le sentenze riportate dalla Cunial, che riguardano casi affatto diversi. Riguardano un fatto di diffamazione e un fatto di diffamazione a mezzo stampa, quindi, ipotesi assolutamente diverse da quelle per le quali vi è attualmente procedimento dinanzi alla Giunta. Di conseguenza, si formula in questa sede un voto a favore della sindacabilità delle espressioni usate dall'onorevole Cunial e si chiede che gli atti vengano poi trasmessi al giudice a quo per la prosecuzione del giudizio.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Bisa. Ne ha facoltà.

INGRID BISA (LEGA). Grazie, Presidente. Innanzitutto, tengo a ringraziare il collega, l'onorevole Dori, per la relazione puntuale a questa Assemblea, dopo l'attività che abbiamo svolto in Giunta per le autorizzazioni. Come gruppo Lega, confermiamo le conclusioni del relatore, ritenendo che le condotte contestate all'onorevole Cunial nei capi di imputazione del decreto di citazione a giudizio, ovvero il rifiuto all'indicazione sulla propria identità personale (articolo 651 del codice penale), l'oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341-bis del codice penale) e la violenza o minaccia a pubblico ufficiale (articolo 336 del codice penale) non possono assolutamente rientrare nelle prerogative dell'articolo 68. Questo perché? Perché il fatto che la sua attività politica e parlamentare si sia incentrata principalmente nella ferma critica alle norme restrittive approvate dal Governo per fronteggiare la pandemia da COVID-19 non giustifica in alcun modo le condotte che vi ho sopraesposto. Non sto ovviamente a ripercorrere i contenuti dei vari capi di imputazione e le motivazioni, su cui tutti concordiamo con la relazione dell'onorevole Dori, e annuncio il voto in conformità alle conclusioni del relatore e, quindi, per la sindacabilità delle condotte poste in essere dall'onorevole Cunial (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lacarra. Ne ha facoltà.

MARCO LACARRA (PD-IDP). Onorevoli colleghi, signora Presidente, il Partito Democratico si esprimerà in conformità con quanto decretato in Giunta e proposto anche in questa sede dal relatore, collega Dori. La decisione deriva da diverse ragioni, che attraverso una ricognizione dei fatti, da cui scaturisce questa richiesta, vado ad esplicitare. Il procedimento penale, pendente presso il tribunale ordinario di Aosta, nei confronti di Sara Cunial, all'epoca deputata, si riferisce a fatti occorsi proprio ad Aosta, il 24 aprile del 2021, prima all'esterno di una birreria e successivamente presso una piazza vicina. L'onorevole Cunial, in quei luoghi, avrebbe avuto un diverbio con le Forze dell'ordine presenti, in particolare con agenti della Guardia di finanza. Ricordiamo che il contesto era quello di una manifestazione contro le misure restrittive anti COVID-19. È proprio per l'assembramento delle persone riunite che le Forze dell'ordine hanno inteso procedere all'identificazione dei presenti e, fra essi, dell'onorevole Cunial. La stessa onorevole Cunial parrebbe, dagli atti pervenuti alla Giunta, essersi rifiutata di fornire le generalità e di consegnare documenti, se non il tesserino da parlamentare, che però non rientrava fra i documenti che gli agenti erano in grado di ricondurre alla deputata stessa, consentendo l'identificazione.

Quindi, non solo ha rifiutato di dare indicazioni sulla propria identità, ma, in realtà, la stessa Cunial veniva attinta da un avviso di garanzia che riguardava alcuni reati che venivano contestati, cioè ai sensi dell'articolo 341-bis del codice penale, oltraggio a pubblico ufficiale, e dell'articolo 336 dello stesso codice, violenza o minaccia a un pubblico ufficiale. Oltraggio, perché la deputata avrebbe strappato di mano il tesserino di riconoscimento che aveva consegnato al finanziere, quello appunto da parlamentare, dichiarando che era passato già troppo tempo da quando gli era stato consegnato e proferendo al suo indirizzo la frase: “ti dovresti solo vergognare di quello che stai facendo”. Minaccia, invece, perché, in seguito, avrebbe tentato di costringere lo stesso agente a non sanzionare, per l'intervenuta violazione delle disposizioni volte al contenimento della pandemia, il titolare del birrificio, proferendo le seguenti parole: “se verrò a conoscenza che adesso vai a multare il ragazzo della birreria o gli chiudi l'attività che ha aperto da poco, ti rovino (…) dimmi come ti chiami e la matricola tua e del tuo collega”. Quindi, si tratta di una vera e propria minaccia.

Ora, il tema oggetto della discussione in Giunta non è quello di stabilire se il contesto in cui si sono svolti i fatti, che vengono appunto addebitati alla deputata, sia stato o meno oggetto della sua attività politica e parlamentare. Di ciò non abbiamo dubbi, l'onorevole Cunial si trovava ad Aosta per partecipare a una manifestazione politica sui temi che hanno maggiormente caratterizzato la sua attività in Parlamento. Piuttosto, la questione è se l'ipotizzato rifiuto di farsi identificare, nonché le frasi pronunciate, reputate dall'accusa oltraggiose e minacciose nei confronti di un pubblico ufficiale, che agiva nell'esercizio dei propri doveri di istituto, possano essere considerati opinioni espresse dalla deputata nell'esercizio della sua funzione di parlamentare. Sul punto non si può non essere d'accordo con l'opinione espressa dal relatore: non si possono considerare i fatti contestati come opinioni e non possono essere riconducibili al disposto dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione per una ragione molto semplice: anche a fronte di una copiosa giurisprudenza, le mere condotte materiali, perché di ciò si tratta nel caso che ci occupa, escludono categoricamente l'applicazione della prerogativa dell'insindacabilità.

Alla luce di ciò, anche non rilevando alcuna attinenza tra la condotta contestata alla lettera b), l'oltraggio, con l'attività svolta dall'onorevole Cunial durante la sua esperienza parlamentare, non posso che dichiarare il voto favorevole del Partito Democratico nel senso della sindacabilità dei fatti contestati, affinché sia il tribunale competente a esaminare nel merito l'intera questione e a valutarla sotto il profilo della rilevanza penale (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Benvenuti Gostoli. Ne ha facoltà.

STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI (FDI). Grazie, Presidente. Ringrazio per la seconda volta il relatore Dori per il superlavoro; ha fatto anche qui, in questo caso, un'ottima relazione, puntuale e completa. Devo dire che questo caso in Giunta non è che abbia impegnato i componenti per la sua grande complessità. Eravamo tutti d'accordo, all'unanimità, nel ritenere che le tre differenti condotte contestate all'onorevole Cunial - ovvero il rifiuto di indicare la propria identità personale, l'oltraggio a pubblico ufficiale, la violenza e la minaccia a un pubblico ufficiale - non possano certamente essere ritenute opinioni espresse nell'esercizio di funzioni parlamentari, ma meri fatti materiali che certamente nulla hanno a che fare con l'opportunità o il merito di poter applicare la guarentigia costituzionale.

Quando le ragioni sono chiare, credo che non ci sia bisogno di dire molte parole, quindi, non perdo questa occasione per essere estremamente sintetico e dichiarare comunque il voto del gruppo di Fratelli d'Italia a favore della proposta, approvata all'unanimità dalla Giunta, e, quindi, nel senso della non applicabilità della guarentigia di cui all'articolo 68, comma primo, della Costituzione.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV-ter, n. 10-A)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta per le autorizzazioni di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-ter, n. 10-A, non concernono opinioni espresse da Sara Cunial nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

Chi intende esprimersi per la sindacabilità delle opinioni espresse deve votare “sì”, mentre chi intende esprimersi per la insindacabilità deve votare “no”.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 33).

Discussione della Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti di Vittorio Sgarbi (deputato all'epoca dei fatti) (Doc. IV-ter, n. 13-A).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento: Relazione della Giunta per le autorizzazioni sulla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti di Vittorio Sgarbi, deputato all'epoca dei fatti (Doc. IV-ter, n. 13-A).

La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento non concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-ter, n. 13-A)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.

Ha facoltà di parlare la relatrice, deputata Antonella Forattini.

ANTONELLA FORATTINI, Relatrice. Grazie, Presidente. La Giunta per le autorizzazioni riferisce all'Assemblea in merito a una richiesta di insindacabilità parlamentare di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, proveniente dal tribunale civile di Roma. Al riguardo, faccio presente che, con atto del 24 febbraio 2021, l'onorevole Maria Rosaria Carfagna - al tempo Vicepresidente della Camera - ha citato in giudizio, presso il predetto tribunale, l'onorevole Vittorio Sgarbi - deputato all'epoca dei fatti - per sentirlo condannare al pagamento di 30.000 euro a titolo di risarcimento del danno da diffamazione, a causa di talune affermazioni ritenute lesive del proprio onore e della propria reputazione, pronunciate dal medesimo onorevole Sgarbi in tre distinti video, pubblicati sulla sua pagina Facebook e riportati da diversi quotidiani online.

Il primo video è del 12 giugno 2020; in esso, l'onorevole Sgarbi apostrofava l'onorevole Carfagna, facendo riferimento alla seduta dell'Assemblea del giorno precedente, l'11 giugno 2020, nel corso della quale la stessa onorevole Carfagna, Presidente di turno, l'aveva più volte richiamato all'ordine, intimandogli di indossare correttamente la mascherina. Nel secondo e nel terzo video, pubblicati rispettivamente l'8 e il 9 settembre del 2020, l'onorevole Sgarbi insultava nuovamente l'onorevole Carfagna, facendo riferimento, oltre che alla già ricordata seduta dell'Assemblea del giugno 2020, anche a quella del 25 giugno 2020, nel corso della quale egli era stato espulso dall'Aula dall'onorevole Carfagna per aver rivolto epiteti offensivi alla stessa Presidente di turno, nonché all'onorevole Bartolozzi che l'aveva a sua volta rimproverato per aver espresso giudizi apparsi eccessivamente critici nei confronti del CSM e della magistratura.

A nome della Giunta per le autorizzazioni, propongo all'Assemblea di deliberare che le predette dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi nei riguardi dell'onorevole Carfagna non costituiscano opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

A sostegno di tale proposta, ad avviso della Giunta, depongono le seguenti considerazioni: in via generale, sottolineo preliminarmente che da una molteplicità di norme contenute nel Regolamento della Camera è possibile desumere il principio fondamentale secondo cui le funzioni parlamentari debbano essere svolte secondo correttezza. Ad esempio, in base a quanto disposto dagli articoli 58, 59 e 139-bis, i deputati, nello svolgimento della propria attività istituzionale, non possono utilizzare espressioni sconvenienti né parole che turbino la libertà delle discussioni o l'ordine della seduta o che ledano ingiustamente l'onorabilità altrui.

Ai sensi dell'articolo 60, poi, un deputato, che ingiuri uno o più colleghi, i membri del Governo o il Presidente della Repubblica, può essere espulso dall'Aula per il resto della seduta o per un periodo da 2 a 15 giorni, a seconda della gravità dei fatti.

Non va, poi, dimenticato che, a tenore dell'articolo 54 della Costituzione, i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche devono esercitarle con disciplina e onore.

Tale cornice normativa interna, unitamente alla prassi applicativa, esclude, dunque, con chiarezza che, nello svolgimento dell'attività parlamentare intra moenia si possano utilizzare insulti, dileggi o, comunque, espressioni volgari di ogni tipo. Da ciò consegue, dunque, che, affinché possa ritenersi applicabile la prerogativa dell'insindacabilità alle dichiarazioni rese extra moenia, insindacabilità che, per definizione, esige la connessione con una pregressa attività parlamentare tipica, anche le medesime dichiarazioni extra moenia devono essere caratterizzate dall'impiego di espressioni lessicali continenti e rispettose delle predette disposizioni regolamentari.

Con specifico riferimento al caso concreto, sembra innegabile che nel video oggetto di scrutinio nel procedimento civile in esame l'onorevole Sgarbi abbia impiegato espressioni volgari e indirizzato meri insulti all'onorevole Carfagna. Senza ripeterli, basti qui ricordare che si è trattato di offese volte a screditare l'avversario mediante l'evocazione di una sua pretesa indegnità o inadeguatezza personale, anziché mediante la critica del suo pensiero o del suo operato.

Infine, evidenzio che, per costante giurisprudenza della Corte costituzionale, “la prerogativa parlamentare di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione non può essere estesa fino a ricomprendere gli insulti - di cui è comunque discutibile la qualificazione come opinioni - solo perché collegati con le battaglie condotte da esponenti parlamentari” (vedi le sentenze n. 59 del 2018; n. 257 del 2002 e n. 137 del 2001). “Infatti” - prosegue la Corte - “l'uso del turpiloquio non fa parte del modo di esercizio delle funzioni parlamentari ammesso dalle norme che dall'articolo 64 della Costituzione traggono la competenza a disciplinare in modo esclusivo l'ordinamento interno delle Camere del Parlamento. A maggior ragione, le stesse espressioni non possono essere ritenute esercizio della funzione parlamentare quando usate al di fuori delle Camere stesse” (sentenza n. 249 del 2006).

Per concludere, la Giunta per le autorizzazioni propone all'Assemblea di dichiarare sindacabili, quindi sottoponibili al vaglio di merito del giudice procedente, le espressioni utilizzate dall'onorevole Sgarbi nei tre video pubblicati su Facebook il 12 giugno 2020, l'8 e il 9 settembre 2020.

PRESIDENTE. Non essendovi iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione.

(Dichiarazioni di voto - Doc. IV-ter, n. 13-A)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto.

Ha chiesto di parlare il deputato Devis Dori. Ne ha facoltà.

DEVIS DORI (AVS). Grazie, Presidente. Al termine di un approfondito lavoro in Giunta per le autorizzazioni, ci troviamo oggi a valutare, qui in Aula, le espressioni utilizzate dall'onorevole Sgarbi contenute in tre distinti video, pubblicati sulla sua pagina Facebook e poi riportati da diversi quotidiani online, che l'onorevole Carfagna ha ritenuto lesivi del proprio onore e della propria reputazione. I tre video sono stati pubblicati il 12 giugno 2020, l'8 e il 9 settembre 2020.

Come Alleanza Verdi e Sinistra condividiamo la proposta della Giunta di deliberare che le dichiarazione rese dall'onorevole Sgarbi nei riguardi dell'onorevole Carfagna non costituiscono opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare, ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, almeno per due motivi: anzitutto, perché, da una molteplicità di norme contenute nel Regolamento della Camera è possibile desumere il principio fondamentale secondo cui le funzioni parlamentari devono essere svolte secondo correttezza. Da tali norme regolamentari si può escludere con chiarezza che, nello svolgimento dell'attività parlamentare intra moenia, si possano utilizzare insulti, dileggi o, comunque, espressioni volgari di ogni tipo. Da ciò consegue che, affinché possa ritenersi applicabile la prerogativa dell'insindacabilità alle dichiarazioni rese extra moenia, insindacabilità che, per definizione, esige la connessione con una pregressa attività parlamentare tipica, anche le medesime dichiarazioni extra moenia devono essere caratterizzate dall'impiego di espressioni lessicali continenti e rispettose delle predette disposizioni regolamentari.

Passo ora al secondo motivo. Per costante giurisprudenza della Corte costituzionale, la prerogativa parlamentare di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione non può essere estesa sino a ricomprendere gli insulti, di cui è comunque discutibile la qualificazione come opinioni, solo perché collegati con le battaglie condotte da esponenti parlamentari. La Corte aggiunge che l'uso del turpiloquio non fa parte del modo di esercizio delle funzioni parlamentari. A maggior motivo, le stesse espressioni non possono essere ritenute esercizio della funzione parlamentare quando usate al di fuori delle Camere stesse.

Per questi motivi e per tutti gli altri, esposti in modo esaustivo, dall'ottima relatrice Forattini, come Alleanza Verdi e Sinistra, aderiamo alla proposta di dichiarare sindacabili, quindi sottoponibili al vaglio di merito del giudice procedente, le espressioni utilizzate dall'onorevole Sgarbi nei tre video pubblicati su Facebook il 12 giugno, l'8 e il 9 settembre 2020.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (A-IV-RE). Grazie, signora Presidente. Circa i fatti, mi riporto a quanto espresso dalla collega Forattini. Anche noi siamo in linea con quanto prospettato e valutato. Le dichiarazioni dell'onorevole Sgarbi non possono vantare nessun collegamento con l'attività parlamentare e, quindi, non possono essere coperte assolutamente dalla prerogativa dell'insindacabilità. Sono lontane dal poter essere considerate espressioni dell'esercizio della funzione parlamentare e, dunque, non costituiscono opinioni espresse nell'esercizio di tale funzione.

Per di più, sappiamo bene che le funzioni parlamentari devono essere svolte secondo correttezza e tutti noi sappiamo che non possono essere assolutamente ammesse espressioni sconvenienti, che possono – anzi, devono - essere sanzionate. Questo perché? Perché l'ampiezza della prerogativa parlamentare richiede un senso di responsabilità da parte di coloro che ne sono i titolari, affinché essa non si trasformi in uno strumento arbitrario per ledere diritti e posizioni soggettive altrui, se non addirittura organi dello Stato, che sono parimenti garantiti da norme di rango costituzionale.

Nel caso che stiamo valutando, l'onorevole Sgarbi non ha contestato il pensiero e le opinioni dell'onorevole Carfagna. Si è trattato di insulti e gli insulti non possono essere qualificati come opinioni. Quindi, a nostro avviso, non è evocabile, in tal caso, alcuna prerogativa di insindacabilità.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Marrocco. Ne ha facoltà.

PATRIZIA MARROCCO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Esprimo condivisione rispetto alla proposta del relatore, che giunge all'attenzione di questa Assemblea con il voto unanime della Giunta per le autorizzazioni, che ha giudicato sindacabile il deputato della XVIII legislatura Vittorio Sgarbi. La prerogativa parlamentare, di cui all'articolo 68 della Costituzione, non può essere estesa fino a ricomprendere insulti, dileggi o espressioni volgari.

Per quanto brevemente esposto, comunico il voto favorevole del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Scutella'. Ne ha facoltà.

ELISA SCUTELLA' (M5S). Grazie, Presidente. Oggi siamo chiamati ad esprimerci sulla sindacabilità o meno delle affermazioni rese dal Sottosegretario Sgarbi, all'epoca dei fatti deputato, nei confronti dell'onorevole Carfagna, all'epoca dei fatti Vicepresidente della Camera.

È pendente un processo civile dinanzi al tribunale di Roma, con una richiesta legittima di risarcimento del danno da diffamazione conseguente a talune affermazioni che avrebbe effettuato il deputato Sgarbi, tramite social, con tre video postati su Facebook.

Presidente, è inutile che io ricordi a quest'Aula le diverse immagini, che ormai fanno parte un po' dell'immaginario collettivo quando si parla dell'onorevole Sgarbi, di quando, più volte, è stato ripreso, quando eravamo qui durante la fase di emergenza pandemica e dovevamo tutti indossare le mascherine, e il deputato Sgarbi è stato ripreso più volte, dicevo, per aver indossato in maniera inadeguata e inadatta la mascherina.

Ebbene, il deputato Sgarbi, nei video che posta su Facebook, assegna e utilizza epiteti non troppo felici e molto offensivi nei confronti dell'onorevole Carfagna. Presidente, mi permetta di dire una cosa. Mi dispiace che, ancora oggi, quando si vuole attaccare una donna, soprattutto se ha successo e fa carriera, si facciano illazioni dicendo che questa donna, magari, ha utilizzato mezzucci poco ortodossi per arrivare dove è arrivata. E soprattutto, sentir pronunciare questo messaggio da un rappresentante delle istituzioni fa veramente male. Ci indigniamo tutti, il giorno della festa della donna; quando dobbiamo parlare di donne siamo tutti pronti, però poi accadono ancora queste cose. E ripeto, il fatto che venga detto da un rappresentante delle istituzioni, oggi che siete al Governo, fa ancora più male.

Ritornando a quello a cui siamo chiamati, ossia la sindacabilità o meno delle dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi, siamo chiamati a pronunciarci sia sulle sue dichiarazioni, sia sugli insulti che ha reso. È inutile dirvi che, ovviamente, c'è giurisprudenza costante che supporta la nostra volontà di non concedere l'insindacabilità, perché gli insulti non sono coperti dall'articolo 68 della Costituzione, altrimenti legittimeremmo un messaggio secondo cui, siccome sei parlamentare, puoi offendere chi vuoi e, soprattutto, andare sul personale. Ovviamente non è questo il nostro ruolo e non è quello che siamo chiamati a svolgere all'interno di quest'Aula. Per cui, concludo, Presidente, dichiarando voto favorevole per la sindacabilità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giaccone. Ne ha facoltà.

ANDREA GIACCONE (LEGA). Grazie, Presidente. Brevemente, per ringraziare la relatrice per il lavoro svolto. Anche il gruppo della Lega concorda con la deliberazione della Giunta, secondo cui i fatti oggetto del procedimento - che non andrei a riassumere qua - sono atti ai quali non si può applicare il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione. Per cui il gruppo della Lega voterà per la sindacabilità, conformemente alla proposta della relatrice (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Fornaro. Ne ha facoltà.

FEDERICO FORNARO (PD-IDP). Grazie, signora Presidente. Il gruppo del Partito Democratico voterà a favore della sindacabilità, così come ha illustrato in maniera molto convincente la relatrice. Crediamo che sia giusto anche dare un segnale, un segno forte, che ci sono dei limiti. E siccome in molti ricorderanno l'episodio che, poi è all'origine, avvenuto in quest'Aula, mi si lasci, a nome del gruppo Partito Democratico, inviare comunque ancora una volta la piena solidarietà alla collega Carfagna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI (FDI). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Non mi era stato segnalato il suo intervento, collega, evidentemente c'è stata un'incomprensione. Prego, ne ha facoltà.

STEFANO MARIA BENVENUTI GOSTOLI (FDI). Nessun problema, grazie, Presidente. Anche qui sarò molto sintetico. Senza ripercorrere l'analisi fatta egregiamente nella relazione dalla collega Forattini, devo dire che è innegabile che le dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi non possano vantare alcun collegamento funzionale con l'attività parlamentare, tant'è che sembra innegabile che, nel video che è stato oggetto di scrutinio da parte della Giunta, l'onorevole Sgarbi abbia impiegato espressioni volgari, indirizzando meri insulti nei confronti dell'onorevole Carfagna. Possiamo sintetizzare nel dire che il turpiloquio fine a se stesso non appartiene all'attività parlamentare e, pertanto, come tale, non può essere coperto da alcuna guarentigia costituzionale relativa all'insindacabilità delle opinioni espresse. Pertanto, a nome del gruppo Fratelli d'Italia, annuncio il voto favorevole alla relazione approvata dalla Giunta e quindi nel senso della sindacabilità delle affermazioni rese.

PRESIDENTE. Collega, mi scusi ancora, c'è stato un problema tecnico per cui il suo intervento non era stato segnalato, ma lei era iscritto a parlare.

Sono così esaurite le dichiarazioni di voto.

(Votazione - Doc. IV-ter, n. 13-A)

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento di cui al Doc. IV-ter, n. 13-A, non concernono opinioni espresse da Vittorio Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

Chi intende esprimersi per la sindacabilità delle opinioni espresse deve votare “sì”, mentre chi intende esprimersi per l'insindacabilità deve votare “no”.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 34).

Sui lavori dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Secondo le intese intercorse tra i gruppi, interrompiamo a questo punto i nostri lavori, che riprenderanno domani mattina alle 9,30, con il seguito della discussione delle mozioni concernenti iniziative volte al superamento delle criticità relative al fenomeno del “caro affitti” per gli studenti fuori sede.

Seguirà la deliberazione sulla dichiarazione di urgenza del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1134.

Sempre secondo le intese intercorse tra i gruppi, avranno infine luogo interventi sull'ordine dei lavori per ricordare la figura di Roberto Cicciomessere, che è stato deputato dalla VII all'XI legislatura.

Calendario dei lavori dell'Assemblea per il mese di giugno 2023 e conseguente aggiornamento del programma.

PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, è stato stabilito, ai sensi dell'articolo 24, comma 3, del Regolamento, il seguente calendario dei lavori per il mese di giugno 2023:

Lunedì 5 (ore 10 e pomeridiana, con votazioni non prima delle 14, con prosecuzione notturna) e martedì 6 giugno (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)

Esame del disegno di legge n. 1114 - Conversione in legge del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche (da inviare al Senato – scadenza: 21 giugno 2023).

Mercoledì 7 giugno (ore 9,30–13,30 e 16–20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24 )

Eventuale seguito dell'esame del disegno di legge n. 1114 - Conversione in legge del decreto-legge 22 aprile 2023, n. 44, recante disposizioni urgenti per il rafforzamento della capacità amministrativa delle amministrazioni pubbliche (da inviare al Senato – scadenza: 21 giugno 2023).

Esame del disegno di legge S. 660 - Conversione in legge del decreto-legge 14 aprile 2023, n. 39, recante disposizioni urgenti per il contrasto della scarsità idrica e per il potenziamento e l'adeguamento delle infrastrutture idriche (ove trasmesso dal Senato - scadenza: 13 giugno 2023).

Mercoledì 7 giugno (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

Giovedì 8 giugno (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24 e nella giornata di venerdì 9 giugno)

Votazione per l'elezione di due Segretari di Presidenza, ai sensi dell'articolo 5, comma 8, del Regolamento.

Seguito dell'esame del disegno di legge S. 660 - Conversione in legge del decreto-legge 14 aprile 2023, n. 39, recante disposizioni urgenti per il contrasto della scarsità idrica e per il potenziamento e l'adeguamento delle infrastrutture idriche (ove trasmesso dal Senato - scadenza: 13 giugno 2023).

Seguito dell'esame delle proposte di legge nn. 115, 88, 769 e abbinate - Delega al Governo in materia di esercizio del diritto di voto in un comune diverso da quello di residenza, in caso di impedimenti per motivi di studio, lavoro o cura.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 596-659-952-991 – Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali.

Venerdì 9 giugno (ore 9,30)

Svolgimento di interpellanze urgenti.

Lunedì 12 (ore 10 e pomeridiana, con votazioni non prima delle 14, con prosecuzione notturna), martedì 13 (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24), mercoledì 14 (ore 9,30-13,30 e 16-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24) e giovedì 15 giugno (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24 e nella giornata di venerdì 16 giugno)

Esame del disegno di legge n. 1151 - Conversione in legge del decreto-legge 10 maggio 2023, n. 51, recante disposizioni urgenti in materia di amministrazione di enti pubblici, di termini legislativi e di iniziative di solidarietà sociale (da inviare al Senato – scadenza: 9 luglio 2023).

Eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Seguito dell'esame delle mozioni Braga ed altri n. 1-00143 e Francesco Silvestri ed altri n. 1-00146 concernenti iniziative in materia di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Esame delle mozioni Aiello ed altri n. 1-00052 e Cattaneo ed altri n. 1-00096 concernenti iniziative a favore dell'adeguatezza dei trattamenti previdenziali, con particolare riferimento all'importo delle pensioni minime.

Mercoledì 14 giugno (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

Venerdì 16 giugno (ore 9,30)

Svolgimento di interpellanze urgenti.

Lunedì 19 giugno (antimeridiana e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna)

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 536 e abbinate - Modifiche al codice penale, alla legge 29 maggio 2017, n. 71, e al regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e di misure rieducative dei minori.

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 418 - Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti, nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale.

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 887 e abbinate - Modifica all'articolo 12 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, in materia di perseguibilità del reato di surrogazione di maternità commesso all'estero da cittadino italiano.

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 107 - Disposizioni per la promozione e lo sviluppo delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative mediante agevolazioni fiscali e incentivi agli investimenti.

Martedì 20 giugno (ore 11)

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni.

Martedì 20 (ore 14-20, con eventuale prosecuzione notturna dalle 21 alle 24), mercoledì 21 (ore 9,30-13,30 e 16-20, con eventuale prosecuzione notturna dalle 21 alle 24) e giovedì 22 giugno (ore 9,30-13,30 e 15-20, con eventuale prosecuzione notturna dalle 21 alle 24 e nella giornata di venerdì 23 giugno)

Eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 384-446-459 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell'emergenza sanitaria causata dalla diffusione epidemica del virus SARS-CoV-2 e sulle misure adottate per prevenire e affrontare l'emergenza epidemiologica da SARS-CoV-2.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 536 e abbinate - Modifiche al codice penale, alla legge 29 maggio 2017, n. 71, e al regio decreto-legge 20 luglio 1934, n. 1404, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 maggio 1935, n. 835, in materia di prevenzione e contrasto del fenomeno del bullismo e di misure rieducative dei minori.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 418 - Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti, nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 887 e abbinate - Modifica all'articolo 12 della legge 19 febbraio 2004, n. 40, in materia di perseguibilità del reato di surrogazione di maternità commesso all'estero da cittadino italiano.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 107 - Disposizioni per la promozione e lo sviluppo delle start-up e delle piccole e medie imprese innovative mediante agevolazioni fiscali e incentivi agli investimenti

Venerdì 23 giugno (ore 9,30 e pomeridiana, con eventuale prosecuzione notturna)

Discussione sulle linee generali del disegno di legge S. 685 – Conversione in legge del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, recante misure urgenti per l'inclusione sociale e l'accesso al mondo del lavoro (ove trasmesso dal Senato - scadenza: 3 luglio 2023).

Discussione della Relazione delle Commissioni riunite III (affari esteri e comunitari) e IV (difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2023 (Doc. XXV, n. 1) e sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione per l'anno 2023 (Doc. XXVI, n. 1).

Discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 1134 - Modifiche al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (approvato dal Senato – ove deliberata l'urgenza).

Discussione sulle linee generali delle proposte di legge nn. 141, 210, 306, 1053 e abbinate - Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo.

Lunedì 26 (ore 14-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24), martedì 27 (ore 12-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24), mercoledì 28 (ore 9,30-13,30 e 16-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24) e giovedì 29 giugno (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24 e nella giornata di venerdì 30 giugno)

Seguito dell'esame del disegno di legge S. 685 – Conversione in legge del decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, recante misure urgenti per l'inclusione sociale e l'accesso al mondo del lavoro (ove trasmesso dal Senato - scadenza: 3 luglio 2023).

Eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Seguito della discussione della Relazione delle Commissioni riunite III (affari esteri e comunitari) e IV (difesa) sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia a ulteriori missioni internazionali per l'anno 2023 (Doc. XXV, n. 1) e sulla relazione analitica sulle missioni internazionali in corso e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione per l'anno 2023 (Doc. XXVI, n. 1).

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 1134 - Modifiche al codice della proprietà industriale, di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30 (approvato dal Senato – ove deliberata l'urgenza).

Seguito dell'esame delle proposte di legge nn. 141, 210, 306, 1053 e abbinate - Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo.

Martedì 27 giugno (ore 9,30)

Svolgimento di interpellanze e interrogazioni.

Mercoledì 28 giugno (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

Venerdì 30 giugno (ore 9,30)

Discussione sulle linee generali delle proposte di legge nn. 712 e 722 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo recante modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità, fatto a Bruxelles il 27 gennaio e l'8 febbraio 2021.

Nella giornata del 27 o in quella del 28 giugno avranno luogo le Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 29 e 30 giugno 2023.

Il Presidente si riserva di inserire nel calendario dei lavori l'esame di ulteriori progetti di legge di ratifica deliberati dalle Commissioni e di documenti licenziati dalla Giunta per le autorizzazioni.

L'organizzazione dei tempi per la discussione degli argomenti iscritti nel calendario sarà pubblicata nell'Allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Vedi l'allegato A).

L'organizzazione dei tempi per l'esame dei progetti di legge n. 536 e abb., n. 418, n. 887 e abb., n. 107, n. 1134, n. 141 e abb. e della Relazione delle Commissioni riunite III e IV sarà definita dopo la conclusione dell'esame in sede referente.

Il programma si intende conseguentemente aggiornato.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare il deputato Maullu. Ne ha facoltà.

STEFANO GIOVANNI MAULLU (FDI). Grazie, Presidente. Intervengo per sottolineare la solidarietà doverosa nei confronti del 9° Battaglione Alpini, che ha avuto 13 feriti negli scontri a Pristina, in Kosovo, di cui 3 molto gravi, anche se non in pericolo di vita.

Credo sia doveroso esprimere la nostra solidarietà e la vicinanza agli Alpini e alle famiglie, perché testimoniano l'impegno italiano in tutti i teatri di guerra e, soprattutto, l'azione di peacekeeping anche dove la guerra non c'è, ma ci sono grandi tensioni spesso etniche, che tendono a evolvere in veri e propri conflitti. Che ciò accada in Serbia, nel cuore dell'Europa, desta grande preoccupazione e credo sia utile rammentarlo, soprattutto, per lo straordinario lavoro che i nostri militari fanno fuori i nostri confini (Applausi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Pochi giorni fa, una bambina di 10 anni, assieme alla sua famiglia, è stata colpita da un proiettile, perché, in un comune della provincia di Napoli, Sant'Anastasia, due ragazzi, uno di 17 e uno di 19 anni, dopo aver avuto una discussione con il titolare di un locale, hanno pensato bene di tornare a casa, prendere alcune mitragliette e sparare.

La bambina, per fortuna, si è salvata, grazie all'ottimo lavoro del Santobono, la madre è ricoverata ancora al Cardarelli, perché è stata ferita all'addome, mentre il padre, che è stato dimesso, è stato ferito alla mano. Si sono salvati, anche perché un cittadino, invece girarsi dall'altra parte - c'era una festa per bambini, per capirci -, resosi conto della situazione, ha accompagnato rapidamente la famiglia in ospedale.

La mia richiesta, tramite lei, è che il Ministro competente venga in Aula perché, al di là dell'aspetto criminale, registriamo una sempre maggiore e troppo costante facilità da parte di delinquenti o anche di soggetti che non hanno a che fare con la delinquenza nel procurarsi armi sul territorio del napoletano e utilizzarle per sparare. Questi due ragazzi di 17 e 19 anni, Presidente, hanno sparato con una mitraglietta. L'altro giorno, ci sono stati altri episodi tragici: tra via Gennaro Serra e Pizzofalcone - e concludo -, domenica mattina, a 50 metri dalla prefettura, hanno sparato 14 colpi di pistola verso la casa di un pregiudicato, a 50 metri dalla sede del Governo e dello Stato, cioè la prefettura.

È necessario un intervento molto deciso e, soprattutto, che venga in Aula il Ministro competente, a spiegarci cosa ha intenzione di fare.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Mercoledì 31 maggio 2023 - Ore 9,30:

1. Seguito della discussione delle mozioni Caso ed altri n. 1-00139, Manzi ed altri n. 1-00147, Piccolotti ed altri n. 1-00148, Richetti ed altri n. 1-00149, Dalla Chiesa, Roscani, Sasso, Bicchielli ed altri n. 1-00150 e Gebhard ed altri n. 1-00151 concernenti iniziative volte al superamento delle criticità relative al fenomeno del “caro affitt i” per gli studenti fuori sede.

2. Dichiarazione di urgen za del disegno di legge n. 1134 .

(ore 15)

3. Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata .

La seduta termina alle 18,45.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 7 i deputati Bellomo e Matone hanno segnalato che non sono riusciti ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 9 la deputata Schifone ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nelle votazioni nn. 15 e 16 il deputato Rubano ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 17 il deputato Vaccari ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 18 il deputato Laus ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 32 la deputata Varchi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 33 il deputato Candiani ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale PDL 912 - ARTICOLO 1 298 298 0 150 298 0 56 Appr.
2 Nominale ARTICOLO 2 294 294 0 148 294 0 56 Appr.
3 Nominale ARTICOLO 3 298 298 0 150 298 0 56 Appr.
4 Nominale ARTICOLO 4 300 300 0 151 300 0 56 Appr.
5 Nominale PDL 912 - VOTO FINALE 299 299 0 150 299 0 56 Appr.
6 Nominale PDL 915 - ARTICOLO 1 299 299 0 150 299 0 56 Appr.
7 Nominale ARTICOLO 2 281 281 0 141 281 0 56 Appr.
8 Nominale ARTICOLO 3 298 298 0 150 298 0 56 Appr.
9 Nominale ARTICOLO 4 299 299 0 150 299 0 56 Appr.
10 Nominale ARTICOLO 5 300 299 1 150 299 0 56 Appr.
11 Nominale PDL 915 - VOTO FINALE 299 299 0 150 299 0 56 Appr.
12 Nominale PDL 916 - ARTICOLO 1 300 300 0 151 300 0 56 Appr.
13 Nominale ARTICOLO 2 299 299 0 150 299 0 56 Appr.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 26)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale ARTICOLO 3 298 298 0 150 298 0 56 Appr.
15 Nominale ARTICOLO 4 301 301 0 151 301 0 56 Appr.
16 Nominale PDL 916 - VOTO FINALE 302 302 0 152 302 0 56 Appr.
17 Nominale PDL 913 E ABB. - ARTICOLO 1 302 302 0 152 301 1 56 Appr.
18 Nominale ARTICOLO 2 300 300 0 151 299 1 56 Appr.
19 Nominale ARTICOLO 3 301 301 0 151 301 0 56 Appr.
20 Nominale ARTICOLO 4 304 304 0 153 304 0 56 Appr.
21 Nominale PDL 913 E ABB. - VOTO FINALE 300 299 1 150 299 0 56 Appr.
22 Nominale PDL 914 - ARTICOLO 1 304 304 0 153 304 0 56 Appr.
23 Nominale ARTICOLO 2 305 305 0 153 305 0 56 Appr.
24 Nominale ARTICOLO 3 301 301 0 151 301 0 56 Appr.
25 Nominale ARTICOLO 4 302 302 0 152 302 0 56 Appr.
26 Nominale PDL 914 - VOTO FINALE 299 299 0 150 299 0 56 Appr.


INDICE ELENCO N. 3 DI 3 (VOTAZIONI DAL N. 27 AL N. 34)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
27 Nominale DDL 974 E ABB. - ARTICOLO 1 298 298 0 150 298 0 56 Appr.
28 Nominale ARTICOLO 2 294 294 0 148 294 0 55 Appr.
29 Nominale ARTICOLO 3 299 299 0 150 299 0 55 Appr.
30 Nominale ARTICOLO 4 295 295 0 148 295 0 55 Appr.
31 Nominale DDL 974 E ABB. - VOTO FINALE 300 300 0 151 300 0 55 Appr.
32 Nominale DOC. IV-TER, N. 9-A 275 239 36 120 239 0 55 Appr.
33 Nominale DOC. IV-TER, N. 10-A 258 258 0 130 256 2 55 Appr.
34 Nominale DOC. IV-TER, N. 13-A 253 248 5 125 248 0 55 Appr.