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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 161 di mercoledì 13 settembre 2023

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 9,35.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito il deputato segretario a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

BENEDETTO DELLA VEDOVA, Segretario, legge il processo verbale della seduta di ieri.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla seduta odierna sono complessivamente 92, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Preavviso di votazioni elettroniche (ore 9,37).

PRESIDENTE. Poiché nel corso della seduta potranno aver luogo votazioni mediante procedimento elettronico, decorrono da questo momento i termini di preavviso di 5 e 20 minuti previsti dall'articolo 49, comma 5, del Regolamento.

Seguito della discussione del disegno di legge: S. 826 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 luglio 2023, n. 98, recante misure urgenti in materia di tutela dei lavoratori in caso di emergenza climatica e di termini di versamento (Approvato dal Senato) (A.C. 1364​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 1364: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 luglio 2023, n. 98, recante misure urgenti in materia di tutela dei lavoratori in caso di emergenza climatica e di termini di versamento.

Ricordo che nella seduta di ieri si è concluso l'esame degli emendamenti e degli ordini del giorno.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1364​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto la deputata Martina Semenzato. Ne ha facoltà.

MARTINA SEMENZATO (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, il decreto dedicato all'emergenza caldo, di cui discutiamo oggi la conversione in legge, si fonda essenzialmente su un principio: ampliare lo spettro di garanzie, tutele e misure finalizzate a rafforzare la sicurezza sul luogo di lavoro. In modo particolare, tale esigenza è diventata ineludibile a seguito delle ripetute ondate di caldo torrido che hanno interessato il nostro Paese, andando ben oltre i livelli di guardia. A onor del vero, quanto previsto dal provvedimento rientra in un pacchetto di misure a tutela dei lavoratori, che prescinde dalla contingenza e dalle avverse condizioni meteorologiche delle settimane passate. Le ultime ondate di caldo hanno reso assolutamente evidente quello che già da tempo si considerava necessario. Ogni anno, infatti, l'INAIL stima oltre 4.000 infortuni sul lavoro collegati al caldo. Pensiamo, ad esempio, a quanti operano nel settore edilizio o nel settore agricolo: in entrambi i casi, l'esposizione alle diverse condizioni climatiche è strettamente connessa all'attività svolta; da veneziana, penso anche alle fornaci del vetro di Murano.

L'Ispettorato nazionale del lavoro, attraverso una circolare, si è espresso sul tema, evidenziando la necessità di considerare misure atte a mitigare i rischi durante le ore più calde della giornata, tra le 14 e le 17, tra cui interventi specifici per mansioni particolari, attività che richiedono un intenso sforzo fisico e per quelle che prevedono l'utilizzo di dispositivi di protezione individuale. Si tratta di una situazione che richiedeva già da tempo un intervento tempestivo per venire incontro alle esigenze dei datori di lavoro e dei prestatori d'opera. Il provvedimento in esame va esattamente in questa direzione. All'articolo 1 si prevede, per le attività lavorative del periodo luglio-dicembre 2023 la neutralizzazione, ai fini del calcolo dei limiti di durata massima di Cassa integrazione ordinaria, dei periodi oggetto di trattamento ordinario di integrazione salariale per eventi oggettivamente non evitabili, quali le eccezionali emergenze climatiche, estendendo anche al settore edile e delle escavazioni lo strumento già operante in altri settori.

L'articolo 2 introduce la possibilità di ricorrere al trattamento di integrazione salariale agricola a seguito di eccezionali eventi climatici per le sospensioni o le riduzioni dell'attività lavorativa effettuate nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto fino al 31 dicembre 2023, anche in caso di riduzione dell'orario di lavoro, non conteggiando detti periodi di trattamento ai fini del raggiungimento della durata massima di 90 giornate l'anno stabilita dalla vigente normativa.

Pertanto, in particolare per gli operatori del comparto agricolo, con il provvedimento in esame sono state introdotte deroghe all'attuale impianto del trattamento di integrazione salariale per gli operai agricoli a tempo indeterminato, al fine di favorire e ampliare l'utilizzo di questo ammortizzatore sociale nel periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del decreto, quindi il 29 luglio 2023, fino - come abbiamo detto in precedenza - al 31 dicembre 2023, limitatamente ai casi in cui l'attività degli operai si sia ridotta in ragione delle intemperie stagionali in misura pari alla metà dell'orario giornaliero contrattualmente previsto. Le misure volte a differire al 30 novembre 2023 il versamento della quota parte del contributo di solidarietà da parte di determinati soggetti operanti nel settore agricolo e al 30 ottobre 2023 il termine per il versamento di importi dovuti a titolo pay-back nelle aziende fornitrici di dispositivi medici al Servizio sanitario nazionale si aggiungono alle altre previste da un provvedimento che nei fatti esprime, in estrema sintesi, la cifra dell'impegno del lavoro che questo Governo e questa maggioranza intendono portare avanti, ovvero passare dalle parole ai fatti, avendo a cuore sempre le aziende e i loro lavoratori.

Per queste ragioni, Presidente, il gruppo Noi Moderati voterà a favore di questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Francesco Mari. Ne ha facoltà.

FRANCESCO MARI (AVS). Grazie, Presidente. Abbiamo già esposto le ragioni del nostro dissenso, torneremo a farlo perché è giusto e necessario, poiché è un provvedimento tanto importante quanto inadeguato, questo è il punto. Il provvedimento non è solo insufficiente, ossia non è un provvedimento che non basta ad affrontare la questione dei cambiamenti climatici in relazione alle ricadute che producono nel mondo del lavoro sulle condizioni di lavoro; è qualcosa di più. L'ho già detto - e lo ripeto -: il punto che disvela tutta questa inadeguatezza è innanzitutto la data del provvedimento. Il provvedimento è stato adottato il 28 luglio, praticamente quando il caldo torrido era alla fine e aveva già prodotto i suoi effetti e, da più di un mese, tutte le organizzazioni sindacali invocavano un provvedimento che mettesse riparo a questa condizione, a questa situazione non straordinaria - e poi dirò il perché -, che aveva già prodotto - come si leggeva quasi quotidianamente sulla stampa -, non solo un grande numero di infortuni sul lavoro, ma anche sostanzialmente alcuni caduti sul lavoro. Ricordo, per esempio, che il 19 luglio vi sono stati due morti sul lavoro, uno a Jesi e uno a Brescia, uno nei cantieri Amazon e un altro in un alloggio per container. Non è un fatto di stampa: è chiaro che in questi due episodi e anche poi negli altri il fattore caldo sia stato determinante.

E perché quindi la data del provvedimento ne disvela tutta la sua inadeguatezza? Innanzitutto per un motivo: Copernicus, l'Osservatorio dell'Unione europea sul clima, ci dice adesso che il 2023 è stato l'anno più caldo della storia. Ma Copernicus aveva detto l'anno scorso che il 2022 era l'anno più caldo della storia. Quindi, il Governo non dovrebbe lavorare soltanto con un'applicazione meteo sul telefonino, ma sviluppare un minimo di capacità di previsione, altrimenti glielo diciamo noi che il 2024 sarà l'anno più caldo della storia, così è avvisato (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra). Di fronte alla probabilità che il 2023 sia l'anno più caldo della storia, di fronte al fatto che il CNR e l'INAIL assieme attivano un progetto che si chiama Worklimate per la predisposizione degli strumenti operativi di allerta e la definizione di misure di prevenzione a tutela dei lavoratori particolarmente esposti, il cosiddetto bollino rosso, ossia di fronte al fatto che la comunità scientifica sa quello che sta per accadere e che ci sono studi e misure, il Governo fino al 28 luglio non assume alcun provvedimento, nonostante l'incalzare delle organizzazioni sindacali e poi adotta il provvedimento che stiamo valutando anche nel merito, che sostanzialmente non è insufficiente, ma è totalmente inadeguato, perché interviene in modo estensivo, allargando le maglie di tutte le misure che sostanzialmente già ci sono, senza introdurre alcun elemento di novità, neanche dal punto di vista della struttura normativa e degli strumenti che abbiamo oggi a disposizione, dal punto di vista degli ammortizzatori sociali e così via. Quindi, questo è un atteggiamento che innanzitutto chiarisce che il Governo considera i picchi di caldo come un fatto, da un certo punto di vista, ordinario, non come un fatto straordinario, che può verificarsi o non verificarsi e che si affronta ex post. È un'impostazione ovviamente che noi contrastiamo totalmente dal punto di vista del rapporto con i cambiamenti climatici in generale, ma anche dal punto di vista degli effetti sul mondo del lavoro.

Come si doveva intervenire secondo noi? Innanzitutto, sul fronte delle maggiori tutele - su questo non c'è dubbio - introducendo elementi nuovi di tutela per i lavoratori e poi cominciando a considerare davvero il caldo come un fattore di rischio non isolato; sarebbe sbagliato pensare al caldo come a un fattore di rischio isolato nel lavoro; il caldo va sempre visto in combinato disposto e associato agli altri fattori di rischio, così si affronta la situazione. I fattori di rischio più gravi nel mondo del lavoro sono sempre gli stessi: i ritmi, i tempi di lavoro, gli orari di lavoro, l'età dei lavoratori e poi tutto il resto. È qui che si vede che siamo davvero un passo indietro - e siamo ottimisti - rispetto a tutto quello di cui ci sarebbe bisogno. Ho già fatto osservazioni - e qualche rappresentante della maggioranza ne ha già sottolineato qui, in Aula, alcune -, ma io le ripeto tutte, perché ne sono assolutamente convinto.

Il caldo non va considerato un fattore di rischio isolato e quindi dobbiamo stimolare innanzitutto la ricerca in tutti i settori, perché con la ricerca possiamo fare significativi passi in avanti. Tuttavia, la ricerca neanche ce la fa, per gli strumenti finanziari che ha in questo momento. Lo dicevo per il CNR che, insieme a INAIL, ha fatto il progetto. Oggi, però, ci sarebbe la necessità di sviluppare attrezzature, strumenti nuovi e tecnologie da questo punto di vista, tecnologie che riguardino, per esempio, la posa degli asfalti, che riguardino le impalcature, che riguardino il lavoro agricolo, soprattutto i trattori. Questi sono i fattori più significativi. Che c'entra il trattore con il caldo? Si muore moltissimo per ribaltamento del trattore quando fa caldo, perché il lavoratore è più stanco, il lavoratore fragile diventa ancora più fragile quando fa caldo. Se i lavoratori percepissero un salario adeguato e non dovessero fare straordinari per mettere insieme un reddito neppure sufficiente a una vita libera e dignitosa, rischierebbero di meno con il caldo. Se mi chiedete che c'entra, io vi dico che c'entra eccome, c'entra tantissimo perché, lo ripetiamo da un anno, nessuna misura è sufficiente ma vanno lette tutte nell'ambito di una prospettiva e di un disegno organico che affrontino la sofferenza e la fragilità che c'è nel mondo del lavoro. Se la catena infinita del subappalto non portasse, colleghe e colleghi, la dimensione d'impresa a essere troppo piccola per sostenere un adeguato livello di formazione, ci sarebbero meno incidenti, anche e soprattutto quando fa caldo. È proprio così. Se il lavoro in somministrazione, colleghe e colleghi, non determinasse un livello bassissimo di sindacalizzazione e, quindi, meno controllo, da parte dei lavoratori, del processo produttivo…

PRESIDENTE. Concluda.

FRANCESCO MARI (AVS). In caso di caldo, è decisivo il controllo dei lavoratori del processo produttivo e delle condizioni di lavoro ma quando il lavoro è somministrato, e non c'è il sindacato, è tutto più fragile, è tutto più debole. Il caldo non può essere valutato da solo.

Lo dice il Presidente della Repubblica: i morti sul lavoro dicono che non si è fatto abbastanza, la cultura della sicurezza deve permeare le istituzioni. Nessun ragionamento qui è adeguato alle parole del Presidente della Repubblica. Però, senza tirare per la giacca nessuno e tanto meno il Presidente, noi dobbiamo dirci che questo provvedimento davvero è sbagliato e giudicato insufficiente, è inadeguato e disvela, rende quasi plasticamente tutta l'inadeguatezza del Governo sulla questione del lavoro in generale. È davvero un'occasione perduta per aprire una riflessione ampia e, per questo, noi non potremo fare altro che votare contro (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato D'Alessio. Ne ha facoltà.

ANTONIO D'ALESSIO (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Intanto, preannuncio il voto di astensione del gruppo Azione-Italia Viva. I cambiamenti climatici si stanno imponendo come elementi importanti, nodali, da considerare nella complessiva tematica dei rischi sul lavoro e nella valutazione di essi. Le condizioni meteorologiche incidono, anche tanto, ovviamente, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori. Abbiamo statistiche che evidenziano nessi causali tra le condizioni atmosferiche e meteorologiche e gli incidenti e, purtroppo, anche qualche morte. Pensiamo a temperature così alte o a piogge violente, tanto per fare degli esempi, a radiazioni o a malattie varie. Sono problemi crescenti. Non siamo, cioè, in un contesto emergenziale, non è una valutazione che va fatta in questo contesto storico, per un momento transitorio, è cambiato il quadro. Se le circostanze, cioè le condizioni meteorologiche, sono cambiate e non accennano a diminuire - in questo ci appelliamo alla scienza, non siamo noi a dirlo - c'è una valutazione complessiva dei rischi che cambia, una valutazione complessiva anche sulla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Quindi, quando il quadro è cambiato, le norme devono cambiare. Il problema, però, qual è? È che bisogna scegliere e il Governo, purtroppo, lo sta facendo troppo poco o, meglio, nella direzione sbagliata, troppe volte. La scelta è: metto una bandierina per poter dire “ho fatto” o realizzo realmente qualcosa che va in linea con il bene del Paese. Purtroppo, anche questa volta, registriamo un'insufficienza degli sforzi che il Governo ritiene di aver fatto.

Occorre effettuare un'analisi più profonda di quella che è stata fatta, un'analisi circa le misure adeguate di protezione e di prevenzione. Vanno tenute in considerazione le attività svolte e non soltanto quelle prese in considerazione nel decreto, e i lavoratori più esposti, più vulnerabili, verso i quali lo Stato deve avere maggiore attenzione. Ovviamente, non devono mancare maggiori momenti di coinvolgimento dei datori di lavoro che possono dare una mano a creare, a verificare, a valutare un quadro complessivo delle cose, segnalare le attività maggiormente esposte, i luoghi con margini di rischio maggiori rispetto ad altri e anche, naturalmente, le possibili soluzioni, che possono essere individuate in forniture di strumenti idonei a contrastare il fenomeno, nel senso di difesa, naturalmente. Il fenomeno meteorologico, infatti, non lo possiamo contrastare, se non con altri tipi di elementi, ma oggi parliamo della tutela del lavoratore e di quello che possiamo fare per tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore stesso.

È stata bocciata, in Commissione, una serie di emendamenti ritenuti dalla stessa maggioranza, con onestà intellettuale, molto significativi e anche interessanti. Il problema è che è arrivato il “pacchetto” dal Senato - non ci giriamo intorno - per cui si è dovuto evitare di aprire il fronte di una discussione reale.

Su questo, però, dobbiamo riflettere, sul senso del bicameralismo, perché troppe volte produciamo fumo, emendamenti studiati e verificati dagli uffici e da noi parlamentari per cercare di cambiare un provvedimento che non si può cambiare, perché è arrivato a pacchetto chiuso. Questi emendamenti ci si invita a trasformarli in ordini del giorno - su cui c'è un lavoro di studio, perché ognuno di noi deve verificare, valutare, studiare per poter votare - che, poi, però, diventano montagne di fumo e si vanificano gli sforzi, non rendendo onore al lavoro del Parlamento.

Presidente, occorrono provvedimenti strumentali su un tema del genere, non è possibile fare valutazioni di tipo emergenziale. Perché? Perché - lo abbiamo detto - il fenomeno non regredisce, non può tornare indietro il quadro dell'evoluzione atmosferica e meteorologica. Quindi, occorrono provvedimenti strutturali e questo è il primo elemento che manca, in maniera penalizzante, in questo decreto. In secondo luogo, è totalmente incompleto, cioè prende in considerazione i discorsi dell'agricoltura e dell'edilizia, ovviamente, perché sono campi assolutamente esposti a necessità di tutela circa la salute e la sicurezza, ma non è sufficiente limitarsi a questo. Poi, c'è un altro esempio plastico dell'incompletezza e della maniera raffazzonata con cui si è tentato di procedere, mettendo una pezza a colori, su un tema reale che, però, va affrontato in maniera un po' più strutturata e seria. Questo provvedimento incide, infatti, solo sul lavoro a tempo indeterminato e non sui lavoratori a tempo determinato, come se la precarietà del lavoratore che ha un lavoro a tempo determinato andasse di pari passo con la minore necessità di tutela della sua salute e della sua sicurezza. Tutto ciò è, naturalmente, fuori bersaglio.

Presidente, in definitiva, le premesse di questo decreto sono sicuramente condivisibili e noi, sinceramente, non ci sentiamo di votare contro, per cui ci asterremo.

Ci asterremo, perché non si può votare a favore di un decreto che è incompleto, perché non ricomprende una serie di categorie che andavano assolutamente prese in considerazione; non prevede un'impostazione strutturale, ma solo emergenziale, su un tema su cui non ci vuole la sfera di cristallo per capire che l'anno prossimo ci troveremo nelle stesse condizioni, e non è esteso ai lavoratori a tempo determinato, ma solo a quelli a tempo indeterminato, come se - ripeto - vada di pari passo la precarietà del lavoro a tempo determinato con la minore necessità della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori.

Per questo preannuncio il voto di astensione del gruppo Azione-Italia Viva (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Tenerini. Ne ha facoltà.

CHIARA TENERINI (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, Sottosegretario Durigon, il notevole innalzamento delle temperature che si sta registrando a livello globale sta accrescendo sempre di più anche i rischi per la salute della popolazione, in modo particolare per le lavoratrici e i lavoratori. Un lavoratore, soprattutto se impegnato in attività con elevato dispendio metabolico ed esposto a elevato stress termico, può subire gravi ripercussioni per la propria salute e può, inoltre, incorrere in tutte quelle conseguenze determinate da un calo dell'attenzione. Infatti, un recente studio svolto da INAIL Dimeila, CNR e ASL Roma 1 ha evidenziato come nel settore dell'edilizia, nel periodo 2014-2019, si sia riscontrata una forte correlazione fra i casi di infortunio e le condizioni climatiche con temperature elevate.

Il decreto oggi in discussione, entrato in vigore il 29 luglio 2023, contiene disposizioni nei seguenti ambiti: integrazioni salariali ordinarie per le imprese del settore edile, lapideo e delle escavazioni in caso di eccezionale emergenza climatica, integrazione salariale per gli operai agricoli in caso di eccezionale emergenza climatica, linee guida in materia di salute e sicurezza, proroga di termini di versamento.

Volendo essere più dettagliati, i primi due articoli intervengono in materia di Cassa integrazione ordinaria e integrazione salariale per le sospensioni delle attività lavorative imposte da situazioni climatiche eccezionali, comprese le ondate di calore. L'articolo 3 prevede che i Ministeri del Lavoro e della Salute favoriscano e assicurino la convocazione delle parti sociali al fine di sottoscrivere apposite intese per adottare linee guida che, in materia di sicurezza sul lavoro, tengano conto anche della temperatura climatica con cui si svolge l'attività lavorativa.

L'articolo 4 reca, invece, distinte proroghe di termini: la prima riguarda la data di versamento del contributo previsto a carico delle imprese che hanno effettuato extraprofitti nel settore dell'energia, mentre l'altro differimento di termini riguarda il versamento, da parte delle aziende operanti nel settore sanitario, della quota che devono restituire alle regioni in base al meccanismo del cosiddetto pay-back.

Le previsioni contenute nel testo mirano a disciplinare alcuni aspetti che dovranno essere oggetto di accordo e di intese con le parti sociali interessate. Occorrerà, infatti, intervenire ulteriormente, in modo strutturale, anche recependo le intese attraverso decreti, per definire modalità organizzative e misure di prevenzione e di sorveglianza sanitaria, in modo da aumentare i livelli di sicurezza in presenza di temperature elevate. Ricordiamo, a tal proposito, il protocollo che il Ministero della Salute ha elaborato nei giorni scorsi, che fornisce indicazioni sui turni di lavoro, la gestione delle pause, l'abbigliamento adatto e la costante idratazione e pensiamo a quanto questo potrà essere utile a garantire livelli più elevati di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Il provvedimento, comunemente definito decreto Caldo, è giunto all'esame dell'Assemblea, approvato, con modificazioni, al Senato, senza che nessuna modifica sia intervenuta in Commissione lavoro, anche perché questo avrebbe comportato un ritorno del decreto al Senato e poi un ritorno in questa Camera. In realtà, invece, va assolutamente sottolineato il fatto - e di questo va lodato - che in poco tempo il Governo sia riuscito a normare in via emergenziale una materia complessa, che, come sappiamo, necessita di una risposta pronta e rapida. Io ho sentito dire che qui è dirimente il pensiero con cui si vuole approcciare il problema, cioè considerare gli eventi solo una questione emergenziale oppure considerare questa situazione come una situazione tipica dei nostri tempi. Questo lo hanno detto le opposizioni e questo lo diciamo anche noi: nessuno pensa che il problema dell'innalzamento delle temperature e delle ondate di caldo sia una questione emergenziale di quest'anno e di questo momento. È un trend strutturale che stiamo osservando negli ultimi anni. A tal proposito, il 2023, che è un po' un anno di record negativi, ha registrato anche un altro record, ossia quello del giorno più caldo di sempre, che è stato il 4 luglio. Però, ricordiamoci che anche il 2022 non è stato da meno, anzi secondo uno studio dell'Organizzazione meteorologica mondiale e del servizio per il cambiamento climatico di Copernicus dell'Unione europea, durante il 2022 la maggior parte delle Nazioni europee hanno avuto il loro anno più caldo da quando si fanno rilevazioni e questo trend arriva dagli anni precedenti, perché c'è uno studio che dimostra che negli ultimi anni - da almeno un decennio - questo trend è in aumento.

Allora, siccome si sta disquisendo del fatto che questo Governo ha approcciato in maniera superficiale e poco approfondita il problema, io voglio ricordare che questo è un testo emergenziale, elaborato in pochissimi giorni per dare una risposta nell'immediato, considerate le altissime temperature che si sono registrate nel mese di luglio e, in particolare - ricordiamolo -, il 4 luglio, il giorno più caldo della storia, cioè da quando si fanno le rilevazioni. Il Governo si è messo diligentemente a elaborare un testo che potesse, in qualche maniera, normare e aiutare quelle attività che sicuramente sono più esposte al problema delle alte temperature, considerando e sapendo che sicuramente venivano lasciate fuori alcune categorie perché, nelle dichiarazioni stesse del Ministro Calderone, del Ministero del Lavoro e del Governo c'è la volontà di mettersi al lavoro, attraverso una consultazione con tutte le parti sociali, per addivenire a un decreto strumentale e strutturale che possa prendere in esame il problema nel suo insieme, considerando che non si tratta, quindi, di una questione tipica emergenziale dell'oggi, ma di un problema che affrontiamo da diversi anni.

Gli emendamenti che io ho letto, da parte delle opposizioni, mi sono un po' sembrati il senso della confusione che abbiamo vissuto anche, per esempio, con il salario minimo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE), perché qualcuno parlava di 33 gradi e qualcuno 35 (come 9 euro o 9,50 euro). Ognuno spara i suoi gradi: da meno 6 a 39! Ne abbiamo lette di tutte. Però, mi domando e lo domando, tramite lei, Presidente, ai colleghi dell'opposizione: ma se tutti siamo consapevoli e concordi che questo non è un problema emergenziale, ma strutturale dei nostri tempi, quindi almeno degli ultimi 5, 6 o 10 anni, perché è di questo che si parla, allora perché, signori, questo problema, con un bel decreto strutturale che prendeva in esame tutte le categorie, non lo avete elaborato negli anni, che sono stati tanti, in cui siete stati al Governo (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE)? Invece, oggi ci venite a raccontare che siamo degli incoscienti, che vogliamo tagliare fuori delle categorie, che non abbiamo a cuore la salute dei lavoratori e che non li prendiamo tutti in considerazione. Non è questo il fatto, e lo sapete e dicendolo sapete che state facendo una rappresentazione falsa, perché sapete anche che, nelle intenzioni di questo Governo, c'è la volontà di arrivare a una misura strutturale.

Allora, noi abbiamo, nell'emergenza, elaborato un testo che, ovviamente, si riferisse a quelle categorie che sono sicuramente in emergenza - non sono le sole, lo sappiamo e di questo siamo consapevoli - che volevamo in qualche maniera tutelare. Sappiamo che dobbiamo estendere il provvedimento, sappiamo che dobbiamo fare un percorso serio - serio -, che non sia solo un percorso ideologico, ma che sia un percorso che valuti tutte le situazioni, tenendo conto del momento storico che stiamo vivendo, perché questo non ce lo possiamo mai dimenticare, e delle contingenze economiche globali che stiamo vivendo. Cercheremo con serietà, come abbiamo sempre fatto, di elaborare un testo sul tema del lavoro e sul tema della sicurezza del lavoro, che prenda in considerazione tutte le varie casistiche. Però, se voi parlate di 33 gradi - e siete voi che inserite 33 gradi nei vostri emendamenti - allora ricordo che 33 gradi li abbiamo registrati l'anno scorso, due anni fa, l'anno prima e quello ancora prima. Voi governavate, ma i 33 gradi non vi davano fastidio all'epoca, mentre oggi sono una pietra dello scandalo.

Per cui continuando, allo stesso tempo, come Forza Italia, ci auguriamo che alcune misure contenute nel testo diventino strutturali, definite alla luce del fatto che dobbiamo ormai fare i conti con i cambiamenti climatici, imparando ad affrontarli in modo organizzato, coerente e con una prospettiva di lungo periodo, ma le prospettive di lungo periodo vanno ragionate e concordate. Le intemperie stagionali non possono più essere definite tali e gli eventi avversi in fatto di clima sono ormai la regola.

Sappiamo che, in tal senso, è iniziato un dialogo con le parti sociali da parte del Ministero, che si sta dimostrando attento alle esigenze delle imprese e di tutti i lavoratori. Non è intenzione di questa maggioranza non porre la meritata attenzione a tutte le questioni che riguardano la salute e la sicurezza dei lavoratori. In questo caso il punto di partenza sono i cambiamenti climatici, ma, in generale, tali princìpi devono animare l'azione di questa maggioranza come elementi cardine del proprio futuro impianto legislativo. Su questa materia l'Europa ha aperto una porta e ha indicato una strada, con la risoluzione del 17 dicembre 2020. Il valore della protezione della salute e della sicurezza sul lavoro come spina dorsale nella transizione e nel futuro sviluppo. Obiettivo 2030 zero infortuni. L'Europa ha deciso e chiede di cambiare radicalmente sistema. Certamente è un lavoro complesso, da svolgere a più livelli, e deve vedere coinvolti più soggetti, però la cornice e gli obiettivi sono definiti.

Per ridurre gli infortuni sul lavoro la migliore prevenzione è lo sviluppo della cultura della sicurezza. Ciò deve avvenire a tutti i livelli e in tutti gli ambiti, con il supporto delle istituzioni, dei sindacati, delle associazioni di imprese e di lavoratori, delle aziende. Non può esistere un'agenda che non metta al centro la cultura della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Tale cultura deve essere un obiettivo condiviso e deve andare di pari passo con lo sviluppo dell'innovazione. Concludo, Presidente, dicendo che, per tali motivi, come Forza Italia, esprimeremo voto favorevole su questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Aiello. Ne ha facoltà.

DAVIDE AIELLO (M5S). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, oggi la crisi climatica è realtà, sta avvenendo sotto i nostri occhi. L'Europa sta attraversando un periodo di ondate di calore senza precedenti e l'Italia ne è la testimonianza vivente. Questa estate, in tanti territori, soprattutto in Sicilia, si sono registrate punte di calore di più di 50 gradi centigradi percepiti. Il clima ardente, il caldo afoso e il vento di scirocco, misti anche agli incendi, purtroppo a causa dell'uomo, hanno creato un clima veramente infernale. Ciò ha procurato anche delle vittime che erano impegnate nelle operazioni di soccorso durante quelle tragiche giornate che hanno veramente reso la Sicilia, e la città di Palermo soprattutto, un territorio veramente invivibile. Queste condizioni e queste situazioni mettono a dura prova la salute e la sicurezza, ovviamente, dei lavoratori.

Il cambiamento climatico, la crisi climatica è ormai una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, cari colleghi. Non si tratta soltanto di fasi storiche o di cicli storici, ma è da anni che in quest'Aula e fuori da quest'Aula gridiamo quanto sia urgente intervenire per poter finalmente dare un cambio di passo, perché il Pianeta è veramente esausto. Sono esaurite le risorse naturali, si sta esaurendo tutto ciò che riguarda la biodiversità, e di questo ovviamente facciamo i conti quotidianamente e fanno i conti tutti quei lavoratori che vedono veramente mettere a rischio la propria salute e la propria esistenza per andare a lavorare ogni giorno.

La discussione sulle ondate di calore, ovviamente, e sulle ripercussioni sui lavoratori è una discussione cruciale. Mentre l'attenzione si concentra sulle temperature record, non possiamo sicuramente ignorare l'impatto che queste hanno sui lavoratori, in particolare quelli che lavorano all'aperto. La velocità con cui si sta cercando di approvare questo decreto però porta ad affrontare la crisi in modo frettoloso e incompleto. Il cambiamento climatico e le sue conseguenze, infatti, sono stati per decenni un tema fondamentale, e ancora questa volta stiamo arrivando in ritardo ad assumere decisioni in tal senso. La vostra, infatti, è una visione miope, quella di dire che queste ondate di calore fossero imprevedibili o fossero dei normali cicli storici, e vi troviamo qui impreparati e sorpresi.

Presidente, voglio citare, purtroppo, notizie di cronaca che riguardano la morte di alcuni lavoratori che presumibilmente sono morti legate al caldo. Ricordo in quest'Aula, ad esempio, un camionista e un operaio di cantieri dell'alta velocità ferroviaria che sono deceduti entrambi a causa di malori che potrebbero essere legati al caldo. Ovviamente su questo ci sono indagini in corso. Nonostante ci fossero già raccomandazioni da parte dei sindacati, le misure della Cassa integrazione non sono state pienamente utilizzate. Presidente, durante questa estate ci sono state, come dicevo, diverse vittime. Ricordo ancora due braccianti che hanno perso la vita durante la vendemmia, nonostante l'Ispettorato del lavoro avesse emanato una circolare che prevedeva che durante le ore più calde del giorno, specialmente dalle 14 alle 17, questi lavoratori dovessero essere esonerati dall'effettuare le mansioni di lavoro agricolo. Ma, nonostante questa circolare, molte aziende non l'hanno adottata e poi si verificano tali tragedie. Altra vittima del caldo è stato un operaio di una ditta di pulizie. Quest'operaio è morto durante la pulizia di un magazzino, di un capannone. Quindi, anche in questo caso, le temperature estreme sicuramente hanno giocato un ruolo cruciale per la salute di questi lavoratori, che purtroppo adesso ci hanno lasciati. Purtroppo, hanno avuto la più tragica delle conseguenze nel loro luogo di lavoro.

Questi episodi, quindi, sottolineano la necessità di una maggiore consapevolezza e di azioni da parte della politica, ma anche da parte delle aziende e degli imprenditori, che devono fare la loro parte. Non si tratta solo di garantire la sicurezza dei lavoratori, ma anche di riconoscere e rispettare la loro dignità e il loro diritto a lavorare in condizioni sicure. Le ondate di calore e i cambiamenti climatici sono, come dicevo, una realtà con cui dobbiamo fare i conti, e non possiamo permetterci di ignorare i loro effetti, le loro conseguenze. Ogni lavoratore, indipendentemente dal settore in cui opera, ha diritto di essere protetto e di lavorare in condizioni sicure. La nostra responsabilità, come rappresentanti del popolo, non è solo quella di ascoltare e rispondere alle esigenze immediate, ma soprattutto anticipare e prevenire le sfide future. Il cambiamento climatico non è una minaccia lontana, è qui e ora, e sta avendo un impatto diretto sulla vita quotidiana dei nostri cittadini. Non possiamo permetterci di dimenticare le migliaia di italiani che non avranno questa opportunità e che continueranno a lavorare sotto il sole cocente, senza una protezione adeguata. Non possiamo permetterci di dimenticare la nostra responsabilità di agire e di fare la differenza. Proprio ieri il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio rivolto alla Ministra del Lavoro e delle politiche sociali Marina Calderone, ha sottolineato l'importanza fondamentale del diritto alla salute per i lavoratori come pilastro della Repubblica italiana. Ha espressamente dichiarato che è inaccettabile perdere lavoratori a causa della non applicazione delle normative volte a garantire la loro sicurezza sul posto di lavoro. Le recenti morti sul lavoro sono un continuo segnale allarmante del fatto che ciò che viene intrapreso attualmente non è sufficiente per garantire e proteggere adeguatamente i lavoratori. Per noi questo provvedimento, questo decreto che ci accingiamo a convertire in legge, è un provvedimento tardivo e inadeguato.

Abbiamo provato a migliorarlo, con i nostri emendamenti, in Commissione lavoro, ma sono stati tutti respinti. La maggioranza si è chiusa a riccio, non ha voluto ascoltare. Una maggioranza e un Governo sordi rispetto alle esigenze dei lavoratori italiani.

Considerando l'insieme di queste circostanze, Presidente, e la gravità delle situazioni esposte, a nome e per conto del MoVimento 5 Stelle dichiaro il nostro voto contrario su questo decreto (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Nisini. Ne ha facoltà.

TIZIANA NISINI (LEGA). Grazie, Presidente. Colleghi, Sottosegretario Durigon, oggi siamo in dichiarazione di voto. Lunedì c'è stata la discussione generale e, dai banchi dell'opposizione, abbiamo sentito dire al Governo e a questa maggioranza: vi dovete vergognare, siete inadeguati, i provvedimenti sono inadeguati, avete una visione miope. Allora, la Lega, ma mi sento di parlare a nome di tutto il centrodestra, non si deve vergognare di niente, perché questo Governo e questa maggioranza dal 25 settembre 2022 hanno portato avanti provvedimenti e misure risolvendo criticità che c'erano da anni. Oggi si parla del decreto Caldo, decreto Temperature, come lo vogliamo chiamare. Si è parlato di ponteggi, si è parlato di ribaltamento trattori, si è parlato di posa degli asfalti, si è parlato di salario minimo, si è parlato di tutto dai banchi dell'opposizione, tranne che entrare nel merito del provvedimento. Si dice che è un provvedimento inadeguato e senza alcuna novità. Bugia, novità ci sono.

Ci sono perché si va a intervenire sul trattamento di integrazione salariale nelle imprese industriali e artigiane, nel settore edile, quello più esposto alle alte temperature, perché di alte temperature si parla, nel mondo dell'escavazione, del lapideo; e si interviene anche nel mondo agricolo, derogando la CISOA, la normativa ordinaria vigente per quanto riguarda la cassa integrazione per il mondo agricolo, andando ad aggiungere ore lavorative, sia per quanto riguarda il mondo dell'impresa, sia per quanto riguarda il mondo dell'agricoltura, ore aggiuntive che non vanno a conteggiarsi nel computo di quello che è l'ordinario, per fenomeni oggettivamente non prevedibili, perché di questo si parla, fenomeni oggettivamente non prevedibili, che riguardano le alte temperature di quest'estate.

Come diceva la collega Tenerini, non è un problema del 2023, perché dai banchi dell'opposizione si sente parlare di un problema che sembra sia nato da quando questo Governo è entrato in carica; le alte temperature ci sono e ci sono state anche nel 2022, nelle giornate più calde, ma questo Governo è intervenuto. Questo Governo è intervenuto in tutte le emergenze che hanno colpito il nostro Paese da un anno a questa parte imprese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier); è intervenuto grazie al Ministro Salvini con il decreto-legge Siccità, andando a risolvere problematiche che imperversavano nel nostro Paese da anni, da decenni, portando soluzioni concrete. Siamo intervenuti con il decreto-legge Alluvioni, andando a ristorare famiglie, imprese, lavoratori, dando risposte tempestive in modo concreto e allo stesso modo con questo decreto-legge Caldo, perché siamo intervenuti sulla cassa integrazione. Che sia un provvedimento inadeguato è una bugia, è una falsità, perché alla cassa integrazione prevista dal decreto-legge Caldo hanno aderito 17.000 lavoratori del mondo delle imprese e degli artigiani e 16.000 lavoratori autonomi; in totale 33.000 famiglie che hanno avuto un supporto aggiuntivo. Un supporto lo hanno avuto anche le aziende, perché per i casi oggettivamente non prevedibili è stata azzerata l'addizionale e il plauso su queste tre novità - perché tre novità sono state inserite in questo provvedimento - lo abbiamo avuto anche dai sindacati. I sindacati hanno precisato la necessità di rendere strutturale questa misura e il Ministro Calderone si è impegnato per far sì che questa misura venga resa strutturale, così come tante altre misure che questo Governo ha adottato temporaneamente e che si sta impegnando e si impegnerà a rendere strutturali, perché è ciò di cui il Paese ha bisogno.

Vi sono linee guida in tema di salute e sicurezza nel mondo del lavoro grazie al Ministro Calderone e al Ministro Schillaci che si sono impegnati in un coinvolgimento a 360 gradi delle associazioni sindacali e datoriali per un confronto continuo e concreto proprio per tutelare quei lavoratori.

Siamo intervenuti sulle categorie più esposte: è vero, si poteva fare di più, si può sempre fare di più, ma ci siamo arrivati, l'abbiamo fatto e abbiamo messo in campo misure concrete, anche in maniera celere. L'abbiamo fatto con misure equilibrate, perché quello che dico sempre è che una misura funziona se va a supportare la parte datoriale e la parte lavorativa. Ed è quello che sta facendo questo Governo: basta con le critiche ideologiche, non fanno bene al nostro Paese, non fanno bene ai lavoratori e non fanno bene al nostro tessuto economico e produttivo. Sì, alle critiche costruttive: a quelle ci stiamo.

Da parte del collega Mari ho sentito parlare di somministrazione: un mondo della somministrazione, spesso attaccato, che vede coinvolti più di 100.000 lavoratori a tempo indeterminato e che, se andiamo a vedere, fa formazione, quella che manca, anche in tema di sicurezza e salute nel mondo del lavoro; una formazione spesso qualificata, tant'è che i numeri parlano chiaro, basta leggere le carte, gli studi per vedere la trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato; una somministrazione che è stata inserita anche nel decreto-legge Lavoro.

Quindi, non siamo ideologici; vogliamo far ripartire questo Paese, tenendo conto anche dei lavoratori, della tutela dei lavoratori e l'abbiamo fatto con il decreto-legge Lavoro, perché siamo intervenuti, rafforzando le tutele nel mondo del lavoro, puntando sulla formazione, inserendo anche un medico competente dove non era previsto e facendo tutta una serie di azioni proprio per rafforzare la sicurezza. Siamo in carica da meno di un anno, da quasi un anno, di fatto, ma abbiamo già dato risposte importanti al mondo del lavoro, al mondo delle imprese e, in particolar modo, al mondo dei lavoratori. Lo stiamo facendo in maniera concreta e pragmatica; siamo intervenuti in maniera rapida sul tema delle temperature e l'abbiamo fatto ottenendo anche l'adesione delle imprese, quindi, vuol dire che è una misura buona, valida, con un'opposizione che, nel decreto-legge Alluvioni, nel decreto-legge Siccità, nel decreto-legge Lavoro e ora nel decreto-legge Caldo, dice sempre “no”. Però, queste misure non sono mai state adottate prima; le ha messe in campo questo Governo, un Governo di centrodestra, e sta lavorando per rendere strutturali tante misure che attualmente sono temporanee, dando quelle risposte ai cittadini italiani che il 25 settembre 2022 gli hanno dato fiducia.

Quindi, la Lega voterà convintamente a favore di questo provvedimento, perché ha dato risposte - lo dicono i numeri - a lavoratori e imprese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Chiara Gribaudo. Ne ha facoltà.

CHIARA GRIBAUDO (PD-IDP). Presidente, signor Sottosegretario, colleghi, cercherò di essere breve nello spiegare a chi ci ascolta, perché il gruppo del Partito Democratico non può che votare contro la conversione del cosiddetto decreto Caldo. Ci tengo subito a sottolineare che questo voto contrario non nasce certamente da uno spirito di mera opposizione politica né dal fatto che il decreto non contenga se non qualche norma utile per alcuni tipologie di lavoratori, penso soprattutto a quelli del comparto edile. In realtà, il voto contrario nasce, come ho già sentito dire in quest'Aula, dall'inadeguatezza di questo decreto e, soprattutto, dal profondo convincimento che, nel nostro Paese, si debba affrontare con grande determinazione, responsabilità e in modo strutturale la questione dell'emergenza climatica con strumenti nuovi e diversi per contrastare, appunto, il fenomeno, ahimè, dei morti e vorrei dire degli infortuni derivanti dal caldo e anche dal caldo estremo. Proprio il peggioramento delle condizioni climatiche sta, appunto, aumentando il numero dei morti e degli infortuni sul lavoro.

Vorrei, dunque, dire al Governo e alla maggioranza che ci saremmo aspettati di più e che questo decreto fosse per tutti noi un'occasione di discussione vera, di confronto vero, con un esito francamente più ambizioso. Purtroppo, sappiamo bene che il nostro Paese, più di altri, soprattutto in Europa, è esposto ai grandi cambiamenti climatici e rischia di subirne soprattutto le conseguenze ambientali più disastrose e devastanti.

Quest'estate, forse è bene che ce lo ricordiamo, non solo abbiamo assistito all'estate più calda, ma soprattutto abbiamo visto un Paese spaccato in due. Non possiamo non ricordare in quest'Aula quello che è accaduto in Sicilia, quegli incendi devastanti che hanno bruciato tutto e, contemporaneamente, al Nord quelle inondazioni ed eventi atmosferici con chicchi di grandine grandi come la mia mano, se non di più. E non possiamo non ricordare, l'abbiamo fatto anche ieri, quell'immagine del rider a Genova, sotto la pioggia, che ci restituisce, colleghe e colleghi, un tema con riferimento al quale tutti dobbiamo prevedere strumenti, ma evidentemente dobbiamo anche interrogarci più a fondo su quale modello di sviluppo vogliamo sostenere e se davvero non possiamo fermare il delivery di fronte a queste emergenze, lo dico con molta chiarezza (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Senza contare che ho sentito una certa retorica dai banchi della maggioranza ma vorrei ricordare a tutti noi, per la verità - non possiamo non citarli -, l'alluvione e i danni dell'alluvione in Emilia-Romagna. Per cui, nonostante questa retorica, che sento ancora una volta dalla maggioranza come se avessero affrontato tutto, forse si dimenticano che, in Emilia-Romagna, ancora stanno aspettando risposte che da questo Governo non sono arrivate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Non abbiamo ancora i dati ufficiali sul numero di lavoratori che quest'estate sono mancati a causa del caldo, come dicevo, mentre svolgevano il proprio lavoro, ma è chiaro che dobbiamo ripensare totalmente l'organizzazione di interi settori, non solo dell'agricoltura o del turismo che invece voi, con il decreto 1° maggio, avete trasformato ancora una volta, precarizzando e non garantendo diritti e tutele, ma soprattutto penso ai settori edile e manifatturiero che più di altri si devono naturalmente adattare a nuove condizioni ambientali. Purtroppo, trovandoci di fronte a fenomeni sempre più complicati ed emergenziali, serve ripensare nel profondo anche i tempi e le modalità di lavoro.

Servono, cioè, un sistema di norme e tutele che scatti automaticamente all'aumentare delle temperature e nuovi ammortizzatori sociali che proteggano i lavoratori dal rischio di rimanere senza lavoro e che aiutino anche le imprese - lo dico sinceramente - per superare il calo della produzione. Ecco, spiace molto che questo Governo - ripeto - abbia voluto perdere questa occasione. Negare la crisi climatica o perdere gli investimenti del PNRR per la transizione ecologica non aiuterà i lavoratori e le lavoratrici che lavorano per strada, sotto il sole e nei campi, che, purtroppo, temo saranno molti di più di quelli che ci restituiscono le statistiche ufficiali, a resistere alle temperature insopportabili che si sono registrate a luglio e inoltre danneggia diversi comparti economici collegati, importanti per il nostro Paese. Eppure, questo scenario non ha cambiato e non cambia l'atteggiamento del Governo verso la questione climatica, diciamolo con forza. Anche questa volta il nostro approccio ha fatto sì che questa risposta fosse molto tardiva e parziale. Il decreto-legge attuale basa gran parte delle sue misure sulla cassa integrazione ordinaria. In sostanza, non è stato messo un soldo in più. Inoltre, possiamo dirci che questo decreto-legge non ha previsto misure concrete per proteggere coloro che hanno accesso a questo meccanismo, come i lavoratori stagionali o quelli delle piattaforme.

Davvero, non si capisce perché il Governo abbia scelto con questo decreto-legge di far riferimento esclusivamente ai lavoratori agricoli a tempo indeterminato, quando sappiamo benissimo che quei lavoratori sono solo il 10 per cento. Non avete considerato il 90 per cento dei lavoratori che tutti i giorni si sono esposti al caldo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)! Mi chiedo allora perché non abbiate voluto affrontare questa questione. Ve lo chiedo davvero con sincerità, perché è inaccettabile questa scelta di non scegliere, di abbandonare ancora una volta i più fragili.

Poi, ancora una cosa: ci saremmo aspettati, francamente, che non si estendesse la cassa integrazione solo ai lavoratori a tempo indeterminato del comparto dell'agricoltura e dell'edilizia. Abbiamo parlato prima dei rider e ci ritorno: scusate, le persone che lavorano tutti i giorni per strada, appunto i rider, i fattorini e i lavoratori della logistica, non sono esposte al caldo e non devono essere protette? Ecco, su questo punto avete dato men che meno una risposta e noi pensiamo invece che la politica si sarebbe dovuta far carico di proteggere questi lavoratori e lavoratrici a rischio anche di questi comparti, garantendo le medesime tutele.

Lo abbiamo anche proposto con i nostri emendamenti, com'è stato ricordato, cercando di estendere la platea dei lavoratori e delle lavoratrici interessati dall'emergenza climatica ma abbiamo registrato una chiusura da parte del Governo. Avete addirittura bocciato gli emendamenti che non contenevano un aumento di spesa e che riguardavano, ad esempio, l'estensione di misure come lo smart working. Avete deciso, quindi, di continuare a rallentare un processo di innovazione della riorganizzazione del mercato del lavoro e, ancora una volta, dato che per arrivare al lavoro si viaggia, avete esposto i lavoratori pendolari che anche nello spostamento subiscono il caldo. Anche su questo dovremmo riflettere. Quindi, non solo non avete voluto ascoltare le nostre richieste di nuovi strumenti, di ammortizzatori sociali e di tutele nuove ma non avete nemmeno voluto implementare uno strumento che già era previsto, come lo smart working. Davvero è una posizione che faccio fatica a comprendere, colleghi della maggioranza.

Mi conceda poi, Presidente, una riflessione. Ormai ci siamo abituati a pensare che l'unico modo di affrontare i problemi sia quello della decretazione d'urgenza. Allora, se davvero era urgente, bisognava usare misure concrete ma potevamo approfittare di più e meglio di questa occasione per aprire un dibattito nelle aule parlamentari più serio e più strutturale. Lo dico anche in virtù del fatto che, purtroppo, gli incidenti e i morti sul lavoro sono aumentati. Non devo certo ricordare in quest'Aula quanto sia drammatico e ci imponga una riflessione più profonda, per altre ragioni, quello che è avvenuto a Brandizzo, che ci sprona a dire che la sicurezza oggi è e deve essere una priorità dell'azione politica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Lo dico senza retorica e l'ho detto quando abbiamo ricordato i morti di Brandizzo. Il Partito Democratico c'è ed è a disposizione, vogliamo lavorare. Non basta annunciare, come fa il Ministro Calderone, che ci saranno degli strumenti e poi i risultati sono sempre quelli che sono, perché evidentemente su questo serve uno sforzo in più.

In conclusione, Presidente, dobbiamo davvero uscire da un approccio emergenziale. A luglio, di fronte alla richiesta dei sindacati - questo lo voglio ricordare - di misure urgenti, il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha risposto proponendo alle parti un protocollo sulle misure già esistenti, senza nessun elemento che lo rendesse più vincolante. Allora, dobbiamo ricordare questa storia, perché è stata sottovalutata. Addirittura, nei giorni scorsi abbiamo appreso dalle agenzie che al tavolo di confronto con la Ministra è stato presentato un testo peggiorativo del protocollo, rispetto alla bozza di giugno-luglio, per adeguare gli attuali modelli organizzativi delle imprese alle esigenze del contenimento dei rischi derivanti anche dall'esposizione alle alte temperature. Scompare ogni dettaglio sulla valutazione dei rischi e sulla revisione dei piani di lavoro in caso di emergenza climatica. Allora è chiaro, Presidente, che, se questa è la direzione, il nostro non può che essere un voto fortemente contrario. Vorrei anche ricordare a ciascuno di noi ciò che ha detto il Presidente della Repubblica: lavorare non può significare morire. Il nostro Paese colloca il diritto al lavoro e il diritto alla salute tra i principi fondanti della Repubblica. I morti di queste settimane ci dicono che quello che stiamo facendo non è abbastanza. La cultura della sicurezza deve permeare le istituzioni, le parti sociali, i luoghi di lavoro, perché le morti sul lavoro feriscono il nostro animo, feriscono le persone nel valore massimo dell'esistenza, il diritto alla vita, feriscono le loro famiglie, feriscono la società nella sua interezza. Credo, colleghi, che queste parole, se non bastano le nostre, ci indichino chiaramente che abbiamo una grande responsabilità a cui tutti siamo chiamati e allora evitiamo di fare interventi spot. Abbiamo bisogno di approfondire e affrontare questa emergenza con serietà e con il rispetto anche delle Istituzioni che rappresentiamo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Walter Rizzetto. Ne ha facoltà.

WALTER RIZZETTO (FDI). Grazie, Presidente Rampelli. Buongiorno al Sottosegretario Durigon e al Sottosegretario Ferrante. Sarò abbastanza breve in questa dichiarazione di voto perché molto è stato detto e molto è stato detto in Commissione. Una delle cose, anche sulla scorta di quanto ascoltato dai colleghi poc'anzi, ad esempio dalla collega vicepresidente Nisini, corrisponde al vero, ovvero che questa maggioranza su un provvedimento assolutamente necessario è stata attaccata dalle opposizioni. È evidente che serviva fare qualcosa: esiste l'emergenza caldo, esiste un'emergenza climatica, esistono lavoratori che soffrono di queste condizioni. Anche rispetto agli interventi che io ho appena ascoltato - cerco di applicare una sfumatura squisitamente politica a queste mie parole - noto una cosa, quantomeno della recente storia parlamentare, ovvero che siamo stati accusati di essere sordi e di fare poco. In realtà, questo, colleghi, sull'emergenza climatica e sull'emergenza caldo è il primo provvedimento che un Governo fa dopo anni di crisi sotto questo punto di vista. Attenzione, dico che, drammaticamente, le morti sul lavoro derivanti dall'emergenza caldo avvenivano anche e purtroppo - lo sottolineo - due anni fa, quando non c'era un Governo di centrodestra, e non si è fatto nulla. Serviva a questo punto all'Italia un Governo di centrodestra per cercare di intervenire tempestivamente e per decreto-legge su quello che, evidentemente, da oggi in poi è e potrà essere sempre di più, purtroppo, un problema.

Brevemente, prevediamo in questo decreto - per spiegarlo magari ai colleghi che non se ne sono occupati nello specifico e ringrazio la collega relatrice Marta Schifone che ci ha aiutato in questo percorso - delle sospensioni e delle riduzioni, come lei sa, Sottosegretario Durigon, delle attività lavorative effettuate dal 1° luglio 2023 al 31 dicembre 2023 e determinate da eventi che oggettivamente non sono evitabili.

Dico ciò perché noi oggi non riusciamo, purtroppo, a evitare un certo tipo di clima ad esempio, e non si applichino poi limiti di durata previsti dalla normativa generale per i trattamenti ordinari di integrazione salariale.

Con questo, colleghi, cosa stiamo dicendo? Stiamo dicendo che quando i lavoratori non possono andare a lavorare - chiaramente d'accordo con le aziende, perché le aziende svolgono un ruolo di fondamentale importanza in questo iter - per emergenza climatica, il Governo di centrodestra non lascia da soli i lavoratori ma, evidentemente, procede rispetto a una sorta di integrazione salariale, cosa mai fatta, tra l'altro, neanche dai Governi precedenti. Inoltre, per le aziende del settore edile prevediamo l'esonero dal versamento contributivo addizionale, sia per i lavoratori, sia per i datori di lavoro, perché in questo contesto, per quanto ci riguarda, sono importanti i lavoratori, ma sono importanti anche i datori di lavoro. Questo per sostenere il nostro tessuto produttivo. Per i lavoratori agricoli, andiamo incontro, rispetto a un'integrazione salariale agricola, al verificarsi di eventi climatici estremi, per sospensione o per riduzione dell'attività lavorativa. All'articolo 3, prevediamo che siano convocate le parti sociali per l'adozione, Sottosegretario, di linee guida e procedure concordate e per assicurare, anche in termini previsionali, quello che potrà accadere all'interno del mercato del lavoro, sulla base di quel testo che per noi è ancora la Bibbia, anche se, secondo me, Sottosegretario Durigon, potrebbe essere un po' rivisto e ammodernato, ossia il decreto legislativo n. 81 del 2008, che lei conosce e che è la Bibbia per quanto riguarda il protocollo della sicurezza nel nostro Paese. Dopodiché, all'articolo 4, andiamo a differire il versamento della quota parte del contributo di solidarietà da parte di soggetti operanti nel settore energetico. Quindi, ci facciamo dare una mano da questi soggetti. Presidente, questo decreto risponde a un'emergenza…

PRESIDENTE. Chiedo scusa, collega Rizzetto. Colleghi, vi prego di prendere posto e di rispettare gli interventi in Aula. Prego.

WALTER RIZZETTO (FDI). La ringrazio. Questo è un decreto che, quindi, risponde a quella che, fondamentalmente, molti colleghi hanno sottoscritto essere un'emergenza. E, allora, vede, collega Rampelli, siamo stati accusati anche di molto altro, non soltanto in quest'Aula. Presidente Rampelli, glielo dico personalmente in questo caso: io, invece, sono assolutamente convinto che, non solo in Italia, ma nel nostro Pianeta, esistano i cambiamenti climatici, che si stiano inasprendo negli ultimi tempi e che tocchi non solo, ma anche alla politica, non soltanto italiana, ma europea e internazionale, cercare di fare qualcosa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Quindi, io sono convinto che esistano i cambiamenti climatici, perché ad un certo punto da parte delle opposizioni, da questa parte dell'Aula, sembrava che ci fossero i negazionisti climatici (Commenti). E anche le urla belluine, in questo istante, di parte dei colleghi delle opposizioni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia - Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista) certificano il fatto che, in quest'Aula, loro sanno solo gridare, perché sino a oggi non è stato fatto nulla, neanche sui cambiamenti climatici, perché i Governi di centrosinistra non hanno applicato nessun protocollo sui cambiamenti climatici (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Il Governo, Presidente, in alcuni ambiti di particolare gravità è intervenuto tempestivamente. Gli esempi ci sono e sono alla portata di tutti: ad esempio, il DL Siccità e il DL Alluvioni. E, quindi, abbiamo reagito a quello che sta evidentemente accadendo. Comunque, ciò va ribadito e devo anche dire, Presidente, che, se in questo frangente, anche sotto alcuni punti di vista per carattere di urgenza e di tempistica, evidentemente, avremmo potuto migliorare e ampliare questo tipo di provvedimento, diciamo anche un'altra cosa: di quel poco o di quel tanto che c'è, e qui rispondiamo ad esigenze di lavoratori che rischiano la vita, ecco, anche se ci fosse quel poco, oggi le opposizioni votano contro quel poco, su cui, invece, dalle piazze, dicono di voler votare a favore (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Chiediamo, in questo caso, dalla Commissione, ma non soltanto dalla Commissione, al Governo un'azione mirata, ancora più incisiva, perché non ci siamo e non ci fermeremo qui, rispetto alla tutela e alla sicurezza di determinate categorie di lavoratori. Ci hanno dato degli irresponsabili. Presidente Rampelli, io vorrei un attimo di attenzione anche da parte del Governo, andando, ad esempio, a elencare quelli che, molto banalmente, in Commissione abbiamo bocciato come emendamenti, ma che almeno avrebbero dovuto scrivere meglio. Mi riferisco, ad esempio, tra i tanti, a tre emendamenti che dicono che, con temperature pari o superiori a 35 gradi centigradi, sul territorio nazionale è vietato lo svolgimento dell'attività lavorativa dalle ore 12 alle ore 16. Allora, intanto dobbiamo capire la temperatura. Io non faccio il fisico, non faccio il meteorologo, ho studiato altro. Però, Presidente, quando c'è un lavoratore che stende del bitume sulle strade, ad esempio in autostrada, tecnicamente noi dovremmo scindere la temperatura reale della temperatura percepita, perché scrivere una proposta emendativa così, significa non voler dire nulla. Perché se io, ad esempio, vado a stendere il bitume in strada e ho una temperatura ambiente di 25 gradi, la temperatura percepita dallo stesso lavoratore che lavora in quelle condizioni sarà di 30, 35, 40 gradi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Scriveteli meglio, questi emendamenti, ve lo abbiamo detto.

Addirittura, mi spingo oltre. Quando ci dicono che siamo irresponsabili perché bocciamo gli emendamenti, il capolavoro è questo: a un certo punto, qualcuno dell'opposizione scrive un emendamento e dice che dai meno 6 gradi centigradi e al superamento della temperatura di 39 gradi centigradi, è vietato lo svolgimento di ogni attività lavorativa, senza specificare nulla. Ciò significa, ad esempio, che, se noi siamo in montagna, durante il periodo invernale, a meno 7 gradi, si chiudono gli alberghi, i tassisti non lavorano più e si chiudono gli aeroporti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Bloccate un Paese con queste proposte, che non possiamo, evidentemente, cercare quantomeno di analizzare.

Quando il collega Mari - io ho ascoltato il suo intervento - ha parlato non più di elementi episodici e strutturali, allora andiamo a capire veramente - leggendolo, possibilmente, questo decreto, e ritornando al merito - che noi interveniamo in emergenza, tra l'altro guardando al futuro, quindi con una fase ampiamente strutturale rispetto al provvedimento, perché abbiamo previsto - e lo stiamo già facendo - l'avvio di un confronto presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, insieme alle parti sociali, per sottoscrivere protocolli settoriali attualmente dedicati ad agricoltura e a edilizia.

PRESIDENTE. Concluda.

WALTER RIZZETTO (FDI). Non ci fermiamo, oggi, rispetto a tutto questo. Dopodiché, abbiamo citato, ad esempio, i rider. Giusto, serve fare qualcosa, assolutamente. Ricordo soltanto una cosa. In questo momento, non mi sembra che ci sia un Governo di centrodestra in Europa. La direttiva che l'Europa ci ha mandato rispetto al lavoro su piattaforma non tocca minimamente quello che è il lavoro, ad esempio, in determinate situazioni di calore.

Concludo, Presidente, ricordando due cose, mi permetta. La prima: il Presidente Mattarella, ieri, ci ha richiamato rispetto a quella che ho sentito anche stamattina essere ricordata come la cultura della sicurezza sul lavoro.

PRESIDENTE. Concluda.

WALTER RIZZETTO (FDI). Annuncio due cose. La prima: verrà votata una proposta di Fratelli d'Italia per l'insegnamento della cultura della sicurezza nelle scuole secondarie entro pochi giorni…

PRESIDENTE. La ringrazio.

WALTER RIZZETTO (FDI). L'ultima cosa: per quanto riguarda, Presidente, rispetto anche a quanto ascoltato prima…

PRESIDENTE. Concluda.

WALTER RIZZETTO (FDI). Concludo in 30 secondi (Commenti di deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Rispetto alla sicurezza sul lavoro e alla tutela dei posti di lavoro, annuncio al Sottosegretario Durigon che, entro qualche giorno, presenteremo un question time urgente alla Camera dei deputati sui licenziamenti della CGIL che, a quanto pare, sono evidentemente illegittimi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

Prima di passare alla votazione nominale finale, saluto il Presidente della Repubblica del Montenegro, Jakov Milatović, che oggi è in visita ufficiale alla Camera dei deputati e che è qui in tribuna, a fianco al Presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana. Grazie per questa visita (ApplausiL'Assemblea e i membri del Governo si levano in piedi).

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1364​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1364: S. 826 - “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 luglio 2023, n. 98, recante misure urgenti in materia di tutela dei lavoratori in caso di emergenza climatica e di termini di versamento” (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 1) (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

In ricordo delle vittime del terremoto in Marocco e del nubifragio in Libia.

PRESIDENTE. Come già comunicato ai gruppi nella giornata di ieri, passiamo a questo punto agli interventi sull'ordine dei lavori, della durata di tre minuti ciascuno, per ricordare le vittime del terremoto in Marocco e del nubifragio in Libia.

Ha chiesto di parlare la deputata Ouidad Bakkali. Ne ha facoltà.

OUIDAD BAKKALI (PD-IDP). Grazie Presidente. Commemoriamo, da questa Camera, le vittime di due eventi catastrofali che hanno colpito con brutale e inedita violenza questi due Paesi e le loro popolazioni, il Marocco e la Libia. A loro, al popolo libico e a quello marocchino, da questa Camera rivolgiamo profondo cordoglio e vicinanza. Il Marocco è stato colpito, venerdì sera, da uno dei più violenti terremoti della sua storia recente e la Libia è stata travolta, tra sabato e domenica, da inondazioni devastanti che hanno colpito e sommerso la costa della Cirenaica, causando il crollo di due dighe. I numeri delle vittime dei dispersi superano le 10.000 persone, ma sono ancora incerti e in rapida crescita e probabilmente non corrisponderanno mai realmente al corretto numero di vite perse, visto anche il luogo del mondo in cui siamo, dove il flusso di migranti arriva e qui spesso costituisce un'umanità invisibile. Mi permetterete, in questa sede, per vicinanza al mio Paese di origine, da italo-marocchina, un passaggio puntuale sul dramma marocchino, che ad oggi conta quasi 3.000 vittime e altrettante persone ferite.

In Marocco, signor Presidente, la terra ha tremato fino al settimo grado della scala Richter, con epicentro nella provincia di Al Haouz, tra le montagne dell'Alto Atlante, espandendosi fino alle prefetture di Marrakech, di Taroudant, di Ouarzazate, di Chichaoua. Avete probabilmente riconosciuto molti luoghi familiari, raggiunti da centinaia di migliaia di turisti italiani ogni anno, i dedali di strade che si aggrovigliano nella medina di Marrakech; avete riconosciuto le maestose montagne dell'Atlante, scelte dal cinema mondiale insieme alle oasi di Taroudant e di Ouarzazate, quei luoghi dove sentirete risuonare una lingua antica, non l'arabo, ma il tamazight, lingua e cultura che hanno 1.400 anni. In queste montagne, scorre ancora una vita antica, fatta di pastorizia e di agricoltura. In questi luoghi la vita è dura anche senza catastrofi; qui ancora non sono giunti gli effetti della crescita economica che ha interessato le parti più urbanizzate del Paese, collocando il Marocco tra i Paesi emergenti più strategici del Mediterraneo. Oggi, tra quelle montagne, le popolazioni vivono l'ora più buia, la conta incessante dei morti. Un terremoto che ha raso al suolo intere comunità e famiglie, lasciato orfani e persone sole al mondo a vegliare cumuli di macerie e terra, che ancora imprigionano decine di corpi. Per quelle strade tortuose troverete oggi l'abisso del dolore, ma anche il conforto della fede, la straordinaria reazione del popolo marocchino, con la sua generosità e la sua dignità. Troverete le decine di squadre della Protezione civile marocchina, il personale medico, l'esercito e le forze specializzate, che non hanno smesso un minuto di scavare e conoscono l'asprezza di quelle montagne che stanno rendendo difficoltoso il raggiungimento di molte aree a causa dell'interruzione dovuta ai crolli e il cui sforzo è massimo per ripristinare tutte le vie di comunicazione.

Non vi sono, quindi, polemiche da alimentare in queste ore tragiche, ma solo il rispetto per la tragedia umana vissuta da questo popolo e per uno Stato amico e sovrano che, in base alle definizione dei bisogni e all'evoluzione del contesto emergenziale, pianifica le fasi di intervento e di richiesta d'aiuto. Straordinaria è la mobilitazione del popolo marocchino, sin dalle prime ore, nella donazione del sangue, nella raccolta di beni alimentari, ma anche la mobilitazione commovente della comunità marocchina e italo-marocchina in Italia, dove si contano più di mezzo milione di residenti, che stanno raccogliendo fondi e beni da indirizzare alle zone colpite.

Sarà un lungo percorso per il Marocco e per la popolazione colpita e gli aiuti dovranno essere costanti e saranno necessari in tutte le fasi dell'emergenza, anche e soprattutto quando si ridurrà la copertura mediatica su questi luoghi. Allora, le tante mani tese oggi dovranno continuare a raggiungere queste popolazioni ed a sostenerle.

A sua Maestà Mohammed VI, al Governo, a tutte le famiglie di quanti hanno perso la vita, la nostra vicinanza e un ringraziamento alle forze diplomatiche italiane per lo straordinario lavoro svolto per raggiungere le centinaia di italiani che si trovavano in Marocco, grazie al Ministro Tajani, all'ambasciatore marocchino in Italia Youssef Balla, all'ambasciatore italiano in Marocco, Armando Barucco.

Infine, un ultimo pensiero alla Libia e alle sue popolazioni. Ci preoccupa molto la fragilità delle istituzioni libiche e la collocazione geografica di questo Paese, che rende questo luogo particolarmente fragile di fronte alla crisi climatica che sta attraversando, in particolare, l'area mediterranea, che vede aumentare l'intensità e la frequenza di eventi come questo. Occorre investire tutta la comunità internazionale affinché a queste popolazioni sia garantito non solo l'aiuto e il supporto in queste ore drammatiche, bensì una prospettiva di sopravvivenza e adattamento. Quindi a questi popoli, alle migliaia di vittime, nell'ora più buia che c'è, il nostro più sentito sostegno e il nostro e più sentito supporto (Applausi - I membri dell'Assemblea si levano in piedi).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Cerreto. Ne ha facoltà.

MARCO CERRETO (FDI). Grazie, signor Presidente e onorevoli colleghi. Nella notte tra venerdì 9 settembre e sabato 10, un forte terremoto di magnitudo 6,8 ha devastato il Marocco, facendo registrare il relativo epicentro a 70 chilometri da Marrakech. La terra ha tremato anche a Rabat, a Casablanca, ad Agadir e a Essaouira. Il tragico bilancio è superiore a 2.900 morti, stando alle ultime notizie pervenute dal Ministero degli Esteri marocchino; i feriti sono più di 5.300 e, secondo fonti UNICEF, 100.000 bambini sono stati colpiti, a vario livello, da questo tragico evento. I danni sono incalcolabili: distrutta ci appare, dalle immagini che arrivano a noi, la vecchia medina di Marrakech, patrimonio mondiale dell'umanità, e i villaggi circostanti sono ridotti a cumuli di macerie. Un evento terribile, che strazia il cuore al cospetto delle immagini terribili di sofferenza, come le testimonianze di quel pastore marocchino che ha dovuto scegliere, avendo di fronte la madre e il padre sotto le macerie, da una parte, e il figlio, dall'altra. Il giorno seguente, sempre nel cuore del Mediterraneo, le intense e persistenti piogge in Libia hanno causato danni senza precedenti: una tempesta che aveva in principio interessato la Grecia, la Bulgaria, la Turchia, denominata “uragano Daniel”, è arrivata lungo le coste del Nord-Est della Libia.

Secondo la Croce rossa, i dispersi potrebbero superare le 10.000 unità e i morti accertati pare siano già sopra i 5.000; 1.800.000 sono le persone, secondo le fonti dell'Organizzazione mondiale della sanità, che sono state, a vario livello, colpite da questo evento catastrofico senza precedenti, dovuto alla rottura di due dighe, che ha causato un'inondazione che ha spazzato via interi quartieri della città di Derna, riversando 33 milioni di metri cubi d'acqua che hanno trascinato via ogni cosa. Una “Vajont libica”, si potrebbe dire, noi lo abbiamo vissuto 60 anni fa.

Per entrambi gli eventi calamitosi, l'Italia, attraverso il Presidente del Consiglio, onorevole Meloni e il Ministro degli Affari esteri Tajani, ha prontamente messo a disposizione i soccorsi per il popolo marocchino colpito dal terremoto e per il popolo libico. Di ieri le interlocuzioni del Presidente Meloni con i vertici governativi in Libia: ha interloquito con il Primo Ministro Dbeibeh per discutere del sostegno in corso alle popolazioni colpite in Cirenaica, soffermandosi, in particolare, sui moduli operativi dei Vigili del fuoco, sul materiale per gli operatori della Croce rossa italiana e sulle tende da campo in corso di consegna. Lo stesso, poi, ha fatto con il maresciallo Haftar per quanto riguarda la regione orientale e la città di Derna, in particolare. Entrambi hanno esternato la loro riconoscenza e il loro apprezzamento per l'interesse e la mobilitazione italiana e della diplomazia del nostro Paese, e di questo siamo evidentemente compiaciuti. Il Governo sta, quindi, già operando per creare le condizioni di fornire l'ausilio necessario in entrambi gli scenari.

Noi italiani abbiamo contezza della portata di questi eventi che abbiamo subito anche recentemente, seppur non con la stessa intensità verificatasi in Marocco e in Libia. Pertanto, voglio porgere, a nome del gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia, il nostro cordoglio e la nostra vicinanza ai familiari delle vittime e la nostra totale solidarietà al popolo marocchino e al popolo libico, nella certezza che, come sempre, quando si verificano eventi tali da necessitare un intervento a sostegno dei popoli vittime di catastrofi naturali, come in questo caso, l'Italia e gli italiani risponderanno come sempre “presente” (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Billi. Ne ha facoltà.

SIMONE BILLI (LEGA). Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, signori membri del Governo, siamo al fianco di chi soffre e ci stringiamo a chi ha perduto familiari e averi per effetto della forza degli elementi. Il terremoto ha devastato Marrakech e le vallate vicine. La tempesta Daniel ha cancellato più del 25 per cento dell'abitato della città libica di Derna. Anche le comunità marocchina e libica residenti nel nostro Paese hanno subito gravi lutti. Siamo vicini a loro con tutto il cuore.

I morti si contano a decine di migliaia. Ovviamente, Presidente, la solidarietà emotiva, per quanto importante, non basta: Marocco e Libia hanno bisogno di aiuti sia nella fase emergenziale dei soccorsi e dello sgombero delle macerie sia in quella della ricostruzione. Anche il nostro Paese può e deve offrire il proprio contributo, aggiungendo le proprie forze e le proprie capacità a quelle degli altri Stati che si stanno già muovendo. Dobbiamo lavorare per prevenire l'abbandono dei territori, cerchiamo di accompagnarne la loro rigenerazione socioeconomica e creare nuovi rapporti di solidarietà e amicizia. Possiamo fare molto anche sul piano del restauro delle opere d'arte danneggiate, fra le quali figura la maggiore moschea di Marrakech. Riteniamo, quindi, che, ove accettato dai nostri interlocutori in Marocco e in Libia, il nostro aiuto sia doveroso e utile, data la nostra esperienza in materia. Non mancheremo, perciò, di sostenere il nostro Governo se deciderà di inviare soccorsi e risorse nelle località più compromesse.

Ce lo impone, sì, la legge morale, ma anche la volontà di testimoniare il nostro desiderio di stabilire relazioni più solide con i due Paesi che sono stati da poco tempo così gravemente colpiti, rispettivamente, da un terremoto violentissimo e da inondazioni. Cari amici marocchini e libici: un enorme abbraccio da tutta la Lega (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Lomuti. Ne ha facoltà.

ARNALDO LOMUTI (M5S). Grazie, Presidente. I tragici eventi naturali che hanno colpito, prima, il Marocco e, poi, la Libia hanno causato un'ecatombe gigantesca, una crisi umanitaria che ha colpito entrambi i Paesi, due Paesi che sono in ginocchio, due Paesi devastati, ai quali va tutta la nostra solidarietà, a nome mio e a nome di tutto il MoVimento 5 Stelle. Una solidarietà, però, che non possiamo limitarci a esprimere a parole, ma che deve tradursi in un aiuto concreto, in un grande piano di aiuti europeo. Un piano non solo di aiuti per l'emergenza, per assistere vittime e sopravvissuti di questi disastri, ma un vero e proprio Piano Marshall europeo per la ricostruzione di queste due Nazioni. Se l'Europa non si muoverà velocemente e coraggiosamente, Presidente, in questa direzione, il Marocco e la Libia sprofonderanno in una crisi che innescherà una nuova, grande fuga verso l'Europa, che andrà a ingrossare ulteriormente un flusso migratorio dal Nordafrica verso il nostro continente. Quindi, meglio intervenire oggi, subito, prevedendo gli effetti, le conseguenze, che ritrovarsi domani in una situazione davvero ingestibile.

Bene la notizia, appena giunta, della partenza per la Libia di due C-130 dell'Aeronautica militare e della nave San Giorgio della Marina con i primi aiuti, ma sarà necessario fare molto di più. Marocco e Libia hanno bisogno di fatti, non di parole e anche che si faccia in fretta. Presidente, provengo da un territorio colpito dal terremoto del 1980, quello dell'Irpinia, che ha causato 280.000 sfollati, quasi 9.000 feriti, 3.000 morti. Chiunque, qui dentro, ha conosciuto la devastazione del cataclisma, del terremoto; ho sentito parlare prima di colleghi che hanno richiamato la tragedia del Vajont, da poco abbiamo subito il tragico evento dell'alluvione in Emilia-Romagna.

Quelle popolazioni che stanno soffrendo nelle montagne del Marocco, quelle popolazioni libiche che stanno soffrendo la tragedia che è avvenuta, Presidente, siamo noi: quindi, facciamo in fretta. A loro, al popolo marocchino, al popolo libico va il nostro grande abbraccio (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI-PPE). Grazie, Presidente. È stato ricordato: alle 23,11 dell'8 settembre una forte scossa di terremoto, con magnitudo 6,8, ha colpito il Marocco, seguita nella notte da un consistente sciame sismico nell'area di Marrakech. Le cifre, purtroppo, ancora sono provvisorie e parlano di migliaia di morti e feriti. Un dato drammatico - è stato ricordato dal collega Cerreto - quello che ci viene comunicato dall'UNICEF, con oltre 100.000 bambini colpiti dal terremoto. A poche ore di distanza, nella giornata di domenica 10 settembre, l'uragano Daniel si è abbattuto sulle coste nord-est della Libia, causando allagamenti, danni e, secondo le autorità di Bengasi, migliaia e migliaia di morti e dispersi.

Le notizie e le immagini di dolori e devastazioni che ci giungono da questi due Paesi suscitano in noi immensa tristezza e riportano alla memoria i fotogrammi delle molte, troppe calamità naturali che hanno colpito il nostro Paese, con i lutti e le sofferenze che le hanno accompagnate.

In particolare, il terremoto del Marocco - lo ricordava il collega Lomuti - ci ha fatto ricordare, per l'intensità della magnitudo, quello che nel 1980 devastò l'Irpinia. In tutti i drammatici eventi che hanno scosso il nostro Paese, l'Italia ha, però, potuto sentire la vicinanza e il concreto sostegno della comunità internazionale. Memori di questo, non possiamo che unirci al Governo, con il Ministro Antonio Tajani in prima linea, che fin dalle prime ore ha messo a disposizione delle autorità libiche e marocchine l'esperienza e la professionalità della nostra Protezione civile. Siamo pronti a inviare ogni tipo di aiuto che ci verrà richiesto. Sono inoltre certo che, nonostante la congiuntura economica difficile, anche il nostro volontariato e i nostri concittadini sapranno, nel loro piccolo, dimostrare la loro bontà d'animo attraverso concreti atti di solidarietà.

Presidente, siamo vicini a questi due popoli nostri amici, così duramente colpiti. A loro, alle famiglie delle vittime, alle autorità e alle numerose comunità che risiedono nel nostro Paese giunga l'espressione del nostro più profondo cordoglio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Maria Chiara Gadda. Ne ha facoltà.

MARIA CHIARA GADDA (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Nell'arco di pochissime ore, il nostro Paese e il mondo hanno potuto assistere a un'immane tragedia, quella che ha colpito le popolazioni del Marocco e della Libia. Due eventi diversi che, allo stesso modo, hanno provocato vittime, dispersi e apprensione nei tanti concittadini che vivono nel nostro Paese e in Europa e che hanno i propri parenti in quei territori. Il Marocco è un Paese amico del nostro Paese e dell'Europa. Dunque, ha fatto bene il Presidente della Repubblica, ha fatto bene il Presidente del Consiglio e abbiamo fatto bene noi, con i nostri partiti, a esprimere immediata vicinanza alle popolazioni colpite. È stata colpita l'area di Marrakech e soprattutto quelle zone dell'Alto Atlante difficilmente raggiungibili, le zone rurali, già di per sé fragili, che oggi sono appunto molto difficili da raggiungere.

Il nostro Paese, che ben conosce quanto sia difficile gestire le emergenze e quanto sia tragico gestire nelle fasi dell'emergenza i terremoti e le alluvioni, ha subito mostrato collaborazione nei confronti del Marocco e, soprattutto, ha messo a disposizione le nostre competenze. Il Marocco ha di per sé le competenze per gestire e organizzare questa emergenza, ma è un dovere, da parte della comunità internazionale e da parte nostra, proprio alla luce del rapporto di amicizia tra i nostri Paesi, mettere a disposizione le nostre capacità e le nostre potenzialità non soltanto con gli strumenti delle istituzioni ma anche con quelli delle organizzazioni non governative, anche attraverso il Terzo settore che, nel caso dell'Italia, è già presente in Marocco, perché è lì da tanto tempo e già in queste ore sta aiutando e sostenendo le fasce della popolazione più fragili e più colpite, i bambini e gli anziani. È importante manifestare la nostra vicinanza al Regno del Marocco, a sua maestà Mohammed VI e all'ambasciatore in Italia Youssef Balla. È importante, appunto, questo rapporto di interlocuzione che c'è tra i nostri Paesi.

È assai più complesso, invece, gestire l'emergenza in un Paese come la Libia, che è già fortemente colpito da una crisi geopolitica e presenta una difficoltà di interlocuzione. Quindi, avere rapporti consolidati con questi Paesi è importante nei momenti di emergenza, ma lo sarà ancora di più nel momento della ricostruzione. Il Marocco è un Paese in forte crescita e ha lavorato in questi anni sulle infrastrutture e sul turismo. Sono molto solidi i rapporti commerciali tra il Marocco e il nostro Paese. Io sono certa che il Marocco saprà rialzarsi da questa terribile tragedia, ma noi dobbiamo fare la nostra parte, in un'ottica di collaborazione.

Esprimo, a nome del gruppo di Azione-Italia Viva la nostra vicinanza alle famiglie delle vittime, alle istituzioni del Marocco, ma soprattutto a tutti i cittadini che vivono nel nostro Paese e che stanno vivendo con apprensione quello che sta succedendo, appunto, nei loro territori, con i tanti parenti e con i tanti amici che ciascuno di noi ha in quel Paese.

Quindi, ribadisco la nostra amicizia, un'amicizia che si deve trasformare in sostegno e collaborazione (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marco Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Intere famiglie spazzate via dal mare, 3.000 morti accertati e più di 10.000 dispersi. Di fatto, un quarto della città di Derna, in Libia, è perduto: una vera e propria apocalisse. Il rischio era presente. Il canale Wadi di Derna, che taglia in due la città, le due dighe, ma probabilmente la scarsità di piogge avevano sempre reso inverosimile una tale vicenda. Il ciclone Daniel ha fatto saltare entrambe le dighe e ha percorso tutto il canale, che ha fatto crollare, appunto, palazzi e ponti. Sappiamo che la Protezione civile italiana è sul posto e, a nome di Alleanza Verdi e Sinistra, ma credo di tutto il Parlamento, ringraziamo e siamo vicini a quegli uomini e a quelle donne per tutto ciò che dovranno vedere - perché davvero le immagini che stiamo vedendo sono uno strazio - e vivere.

Nelle stesse ore, a Marrakech si contano al momento, anche lì, 3.000 morti, a causa del sisma che ha colpito il Paese. A questi morti si aggiungono i 5.000 feriti e i 1.600 morti nella provincia di Al-Haouz, la più colpita. Insomma, il terremoto è stato uno dei più forti mai verificatisi in Marocco, in una zona, quella dell'Atlante, impreparata perché non ad alta sismicità, come ci ha ben descritto la deputata Bakkali, che ringrazio per le parole, per il tono e soprattutto per il senso di quel racconto. Fatalità? Tutta colpa di una natura indomita che a volte, inaspettatamente, esplode? In parte, certo, ma non proprio, soprattutto perché la tempesta Daniel non è la sola responsabile del cataclisma a Derna, ma lo sono anche le infrastrutture fragili e inadeguate a reggere il cambiamento climatico. Lo è una situazione di guerra e instabilità che ha stremato e indebolito il Paese. Si teme di non poter fare in Marocco il Forum globale dell'economia del Fondo monetario internazionale, e ho letto diversi giornali che discutono di questo? Si temono, inoltre, nuove ondate migratorie? Direi che si stanno ponendo i problemi sbagliati, perché, vedete, i terremoti quasi mai sono prevedibili, ma quasi sempre provocano estrema distruzione e destabilizzazione nei luoghi più fragili. Poi, come nel caso della Libia, ci sono i cambiamenti climatici che fanno da detonatore a quelle preesistenti fragilità. I migranti climatici sono sempre di più e la potenza devastante di questi eventi dovrebbe farci smettere, una volta per tutte, di considerarli migranti di serie B. Dovremmo anche solo vergognarci di ogni possibile iniziativa che renda più difficile a quelle persone raggiungere questo Paese e l'Europa, ma soprattutto dovremmo evitare di parlare di ineffabili piani che non contemplano misure di contrasto e adattamento ai cambiamenti climatici e interventi di messa in sicurezza di questi territori. Ho concluso, Presidente. D'altra parte, noi non siamo in grado spesso di farlo nemmeno in quella che, con pomposo patriottismo, chiamiamo casa nostra. Casa nostra, già: una casa in cui la quantità di suolo edificato e non permeabile provoca anche da noi disastri.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

MARCO GRIMALDI (AVS). Ho concluso. Dovremmo capire che tutto il Pianeta è la nostra casa e non stiamo facendo o stiamo facendo troppo poco per proteggerla e per proteggerci.

A nome di Alleanza Verdi e Sinistra, esprimiamo il più sentito cordoglio e siamo vicini a quei Paesi e a quelle comunità e diciamo che anche l'Europa è casa loro, come lo è questo Pianeta (Applausi dei deputati dei gruppi Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Ilaria Cavo. Ne ha facoltà.

ILARIA CAVO (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Le immagini che ci giungono dalle coste del Nordafrica del terremoto di magnitudo 6,8 che ha scosso il Marocco e dell'uragano Daniel, che si è abbattuto sulla costa orientale della Libia, sono drammatiche.

Ripeto inevitabilmente concetti che sono stati già affrontati in questa commemorazione, è doveroso farlo anche a nome del mio gruppo. Che si tratti di un grattacielo che si sgretola o dell'acqua che travolge persone, case, giocattoli, diventando una melma indistinta, rappresentano la forza distruttiva della natura e la fragilità delle opere umane. Il numero delle vittime, oltre 2.900 in Marocco, più del doppio in Libia, è provvisorio, essendo ancora molti, lo abbiamo ribadito, i dispersi. Solo nella città di Derna, una città lacerata dai fiumi di fango, sarebbero oltre 10.000 i dispersi. Qui la distruzione è stata opera non solo delle piogge torrenziali, oltre 400 millimetri, e dei venti, oltre 180 chilometri all'ora, ma anche della rottura di 2 dighe che non hanno retto all'aumento repentino della portata dell'acqua. In Marocco, invece, ancora si tenta di raggiungere aree isolate del Paese per comprendere meglio l'entità dei danni. Il Marocco è una terra che conosce bene la furia della terra che trema, anche se bisogna andare indietro al 1960, ad Agadir, per ricordare un sisma di entità simile a quello dei giorni scorsi. Una terra forte, che saprà sicuramente reagire a quanto accaduto. Il ciclone Daniel, invece, è finora un unicum, è la prima volta che un fenomeno di tale portata si verifica in quest'area del Mediterraneo. L'annientamento della natura si va a sommare a quello della guerra in una terra e per un popolo che ancora non possiamo dire abbiano ritrovato la pace.

Il nostro pensiero non può che andare alle vittime, ai loro familiari e alle intere comunità marocchina e libica. Il Capo dello Stato, il Presidente Mattarella, ha immediatamente espresso, a nome di tutto il popolo italiano, la vicinanza, la solidarietà e la partecipazione sentita al dolore. Al cordoglio il nostro Paese ha subito affiancato le offerte di aiuto e sostegno nelle operazioni di soccorso e nel fronteggiare l'emergenza e noi siamo qui a testimoniare, anche in quest'Aula, la profonda tristezza e la sincera vicinanza al popolo marocchino e al popolo libico. Sono ferite, queste, che conosciamo bene, la devastazione, la perdita, il senso di impotenza e di ingiustizia, il dolore. Anche noi conosciamo la fragilità del territorio e sappiamo come la vita possa cambiare in un attimo. Non dobbiamo andare troppo indietro nella memoria per ricordare la distruzione che l'acqua può portare, nelle città come nelle campagne, o cosa accade quando la terra trema fino a venire giù tutto, le case, le attività, la storia. Piangiamo ancora le nostre vittime. Siamo orgogliosi, sempre, del coraggio di coloro che hanno e stanno ancora affrontando gli effetti della furia della natura, abbiamo ancora tanto da ricostruire.

È dunque con cognizione di causa che esprimiamo i nostri sentimenti di partecipazione. Non possiamo che esprimere tutta la nostra solidarietà e rinnovare con convinzione la disponibilità e tutto il supporto per superare questo frangente sia al popolo marocchino sia a quello libico (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. La Presidenza si associa ai sentimenti di solidarietà e amicizia espressi dai gruppi in favore delle comunità marocchina e libica, colpite dalle recenti catastrofi naturali.

Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria Savino. Ne ha facoltà.

SANDRA SAVINO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Grazie, Presidente. Desidero esprimere, a nome del Governo italiano, la più profonda vicinanza e solidarietà alle popolazioni del Marocco e della Libia che sono state colpite dalle recenti catastrofi naturali. In questo momento di difficoltà l'Italia si unisce a loro nel dolore e nel sostegno. Rinnoviamo i nostri sentimenti di cordoglio per le vittime di queste tragedie e ci stringiamo ai loro familiari in un abbraccio di solidarietà.

Il Governo italiano è pronto a fornire assistenza e supporto, in ogni modo possibile, per alleviare le sofferenze e contribuire alla ricostruzione delle due comunità colpite. La solidarietà internazionale è fondamentale in momenti come questi e l'Italia si impegna a essere un partner affidabile e a sostenere il Marocco e la Libia nel loro percorso verso la ripresa e la rinascita (Applausi).

Seguito della discussione dei disegni di legge: S. 791 - Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2022 (Approvato dal Senato) (A.C. 1343​); S. 792 - Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2023 (Approvato dal Senato) (A.C. 1344​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge, già approvati dal Senato, nn. 1343 e 1344: “Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2022”; “Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2023”.

Ricordo che nella seduta dell'11 settembre si è conclusa la discussione generale congiunta e la relatrice e la rappresentante del Governo hanno rinunciato a intervenire in sede di replica.

(Esame degli articoli - A.C. 1343​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge recante “Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2022” (Vedi l'allegato A).

Poiché non sono state presentate proposte emendative, li porrò direttamente in votazione.

Se nessuno chiede di intervenire, passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 1 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 2).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 2 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 3).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 3 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 4).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 4 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 5).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 5 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 6).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 6 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 7).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'articolo 7 (Vedi l'allegato A).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 8).

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1343​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Risulta alla Presidenza che tutti i gruppi abbiano rinunciato allo svolgimento della dichiarazione di voto, concentrandole sulla votazione finale successiva, relativa all'assestamento.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1343​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1343: S. 791 - “Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2022” (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 9).

(Esame dell'articolo unico - A.C. 1344​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame del disegno di legge recante disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2023.

La I Commissione (Affari costituzionali) ha espresso il prescritto parere (Vedi l'allegato A), che è in distribuzione.

Informo l'Assemblea che, in relazione al numero di emendamenti presentati, la Presidenza applicherà l'articolo 85-bis del Regolamento, procedendo in particolare a votazioni per principio o riassuntive, ai sensi dell'articolo 85, comma 8, ultimo periodo, ferma restando l'applicazione dell'ordinario regime delle preclusioni e delle votazioni a scalare.

A tal fine, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra è stato invitato a segnalare l'unico emendamento da porre comunque in votazione.

Passiamo, dunque, all'esame dell'articolo unico, con le annesse tabelle, e dell'unico emendamento segnalato per la votazione, ad esso riferito.

Se nessuno chiede di intervenire sul complesso degli emendamenti, invito la relatrice, deputata Ylenja Lucaselli, e la rappresentante del Governo a esprimere il parere sull'unico emendamento segnalato per la votazione.

YLENJA LUCASELLI (FDI). Sull'emendamento Tab. 2.2 Grimaldi, il parere è contrario.

PRESIDENTE. Il Governo?

SANDRA SAVINO, Sottosegretaria di Stato per l'Economia e le finanze. Parere conforme.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Tab. 2.2 Grimaldi, con il parere contrario della Commissione e del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 10).

Colleghi, dovremmo ora passare all'esame degli ordini del giorno riferiti al disegno di legge di assestamento. Essendone stati presentati alcuni pochi minuti fa, cosa che si è già verificata in altre circostanze, è necessario sospendere la seduta per consentire lo svolgimento dell'istruttoria da parte degli uffici e della rappresentante del Governo, ai fini dell'espressione del parere.

Sospendo pertanto la seduta che riprenderà alle ore 11,50.

La seduta, sospesa alle 11,33, è ripresa alle 12.

Modifiche nella composizione della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, in data 13 settembre 2023, il deputato Virginio Merola, in sostituzione del deputato Mauro Laus, dimissionario.

Si riprende la discussione.

PRESIDENTE. Riprendiamo l'esame del disegno di legge n. 1344.

Avverto che, consistendo il disegno di legge di un solo articolo, non si procederà alla votazione dell'articolo unico, ma, dopo l'esame degli ordini del giorno, si procederà direttamente alla votazione finale, a norma dell'articolo 87, comma 5, del Regolamento.

(Esame degli ordini del giorno - A.C. 1344​)

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli ordini del giorno presentati (Vedi l'allegato A).

Avverto che la Presidenza non ritiene ammissibili, ai sensi dell'articolo 89 del Regolamento, gli ordini del giorno n. 9/1344/1 Zanella, n. 9/1344/2 Grimaldi, n. 9/1344/5 Borrelli e n. 9/1344/6 Ghirra, in quanto non si limitano a impegnare il Governo ad appostare nuove risorse su determinate categorie di spesa, ma sono altresì volti ad introdurre una disciplina sostanziale per la cui definizione è necessaria l'adozione di ulteriori iniziative legislative, ovvero di carattere giurisdizionale.

Ha chiesto di parlare, sull'ordine dei lavori, il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Intervengo sull'ordine dei lavori, Presidente. Trovo questa decisione errata e proverò a spiegare ai colleghi il motivo. Vi spiego anche il retroscena visto che in molti si sono chiesti come mai abbiamo depositato degli ordini del giorno sull'assestamento, cosa che da tempo non veniva fatta.

Intanto, in altre manovre ci sono precedenti in cui semplicemente alcuni colleghi hanno riportato, negli ordini del giorno, emendamenti che erano stati bocciati nei passaggi precedenti. Perché il nostro gruppo non ha voluto fare questo? Perché per noi gli ordini del giorno servono a delegare le nostre funzioni e gli impegni al Governo nelle misure successive, perché, sennò, basterebbe dire che ci sono gli emendamenti e tutto quello che non si riesce ad approvare tramite gli emendamenti si discute in altre misure. Gli ordini del giorno servono esattamente a dire: non si è fatto nell'assestamento, lo faremo nelle manovre successive.

Ma le manovre successive non possono essere uguali all'assestamento. Infatti il Governo, dopo l'assestamento, che cosa fa? Fa delle manovre di bilancio, approva la legge di bilancio, e nella legge di bilancio, ovviamente, deve prevedere delle ulteriori uscite. Ora, faccio un esempio e cito il mio ordine del giorno: per sostenere il sistema sanitario nazionale, secondo noi, invece che impegnare il Governo nelle prossime manovre a sostenere il sistema sanitario nazionale con tot risorse, è più giusto dire anche dove si trovano quelle risorse e, quindi, scrivere negli ordini del giorno come introdurre quelle entrate.

Presidente, sono in totale disaccordo con l'idea che un ordine del giorno, magari replica dei nostri emendamenti, si possa depositare, mentre un impegno che chiede al Governo, nelle prossime manovre, magari, di introdurre tramite “decreti regi” delle nuove entrate, non si possa presentare.

Pertanto, stigmatizzo questa decisione della Presidenza e mi rammarico perché non si riesce, in qualche modo, a trovare un equilibrio fra gli emendamenti, gli ordini del giorno e gli impegni al Governo.

PRESIDENTE. Grazie deputato Grimaldi per le sue argomentazioni. È legittimo contestare il parere di inammissibilità, ma trattandosi del disegno di legge di assestamento sono considerati ammissibili solo gli ordini del giorno che si limitano a impegnare il Governo ad appostare risorse su determinate aree di spesa, come si era detto e come si ribadisce.

Questa interpretazione è stata avallata anche dal Presidente della Camera, onorevole Fontana, poco fa.

Se nessuno chiede di intervenire per illustrare gli ordine del giorni, invito il rappresentante del Governo ad esprimere il parere.

MATILDE SIRACUSANO, Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Il parere del Governo è contrario sugli ordini del giorno n. 9/1344/3 Bonelli, n. 9/1344/4 Piccolotti e n. 9/1343/7 Dori.

PRESIDENTE. Ribadisco che gli ordini del giorno n. 9/1343/1 Zanella e n. 9/1343/2 Marco Grimaldi sono stati dichiarati inammissibili.

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1344/3 Bonelli sul quale il parere del Governo è contrario.

Ha chiesto di parlare il deputato Bonelli. Ne ha facoltà.

ANGELO BONELLI (AVS). Signor Presidente, non sarà un intervento lungo. Intervengo affinché rimanga anche agli atti e in video, per chi ci sta vedendo, che il Governo - in un momento in cui la crisi climatica è sempre più virulenta, con gli eventi meteo estremi che stiamo subendo nel nostro Paese ma che si verificano anche in Paesi a noi vicini - dice “no” rispetto agli impegni di destinare risorse adeguate alla crisi climatica e aumentare i fondi per il trasporto pubblico.

Dovete sapere che l'Italia ha un ritardo strutturale rispetto agli altri Paesi europei negli investimenti sul trasporto pubblico: noi abbiamo 5,8 chilometri per milione di abitanti di trasporto pubblico su asse attrezzato, la Germania ne ha 22 e la Francia ne ha 20. Ecco, da questo punto di vista, c'è un “no”, come, ad esempio, rispetto all'esperienza importante che è stata fatta in Germania sul biglietto climatico; si dice “no” alla proposta di incentivare l'uso dei mezzi pubblici, rispetto ai quali nel nostro Paese vi è un ritardo e, quindi, bisogna investire in questo ambito.

Analogamente, il Governo ha detto “no” sull'impegno a introdurre una legge che dica “stop” al consumo di suolo.

Penso che sia rilevante, dal punto di vista politico, il “no” del Governo che non ha nemmeno tentato di determinare una riformulazione dell'ordine del giorno, che avremmo valutato con grande attenzione.

Concludo dicendo che, mentre il Governo e la maggioranza che lo sostiene si accingono a preparare una manovra economica che ridurrà drasticamente risorse a settori strategici, come la sanità pubblica, la scuola, i fondi per i giovani, l'istruzione, il trasporto pubblico, il Ministro Salvini riuscirà a ottenere finanziamenti per realizzare quell'opera folle del Ponte sullo Stretto di Messina che avrà un costo di 15 miliardi di euro.

Non sapete cosa sono le priorità in questo Paese, non vi comportate come un buon padre e una buona madre di famiglia, che individuano le priorità per il proprio Paese e noi contestiamo di fatto questo atteggiamento che non guarda al futuro del nostro Paese.

Il mio intervento è per segnalare l'inadeguatezza di questo Governo e francamente il fatto che si dica “no” a cose assolutamente importanti per il futuro dell'Italia (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1344/3 Bonelli, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 11).

Passiamo all'ordine del giorno n. 9/1344/4 Piccolotti.

Ha chiesto di parlare la deputata Piccolotti. Ne ha facoltà.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Grazie, Presidente. Ho chiesto la parola per richiedere di mettere in votazione l'ordine del giorno. C'è il parere contrario del Governo ed è un parere che francamente ci stupisce e soprattutto ci amareggia. Lo dico perché l'ordine del giorno da me presentato in qualche modo interviene su alcuni fatti di attualità sui quali è intervenuto anche il Governo. C'è stato un grande dibattito nel Paese: mi riferisco a quanto accaduto a Caivano e alla condizione difficile di centinaia di migliaia di giovani nel nostro Paese, che vivono in aree ad alto disagio socio-economico e alla condizione - dentro questo quadro ancora più difficile - di tante giovani ragazze che sono vittima sia della violenza maschile sulle donne sia di processi di vittimizzazione secondaria, ossia di quel percorso che fa sì che nel dibattito pubblico che segue un atto di violenza, si dica che se l'è cercata, che se non usciva da sola non avrebbe incontrato il lupo o se fosse rimasta in casa e avesse fatto più attenzione, non si sarebbe verificata questa violenza.

E, allora, proprio perché queste sono tematiche che a noi stanno a cuore da molti anni, nell'ordine del giorno abbiamo rivolto alcune richieste precise al Governo: la prima è quella a cui inspiegabilmente la destra dice “no” da molti anni, che è l'istituzione di percorsi di educazione sentimentale e sessuale in tutte le scuole del Paese. Sono percorsi che servono perché sappiamo che c'è un problema di gestione delle emozioni da parte dei più giovani e sappiamo, soprattutto, che il Paese è malato di una cultura maschilista, machista e patriarcale, che è la vera causa della violenza strutturale contro le donne. E se il problema è culturale - e non semplicemente penale -, l'idea che il Governo metta in campo sempre e solo misure che hanno carattere repressivo e mai culturale, in qualche modo ci sbigottisce ancora di più il fatto che pervicacemente si impedisca alle scuole di questo Paese di avere le risorse, i finanziamenti, le strutture e i percorsi didattici che servono ad affrontare questo problema alla radice.

È un problema che va affrontato: c'è una ricerca di ActionAid da poco presentata, che sostiene che un ragazzo su cinque - un giovane su cinque, stiamo parlando di una percentuale altissima dal mio punto di vista - pensa che, alla fine, la violenza sulle donne sia responsabilità delle donne stesse. E questo dato, così netto, ci ricorda quanto lavoro sia necessario per fare in modo che quel principio per cui il sesso senza consenso è sempre uno stupro, diventi in qualche modo un patrimonio comune del Paese e della cultura di tutti gli uomini e dei giovani di questa nostra Italia. Per questo abbiamo chiesto l'educazione sentimentale e poi abbiamo chiesto alcune altre misure, alle quali ancora una volta dite “no” senza dare spiegazioni.

La prima è quella di innalzare l'obbligo scolastico: uno psichiatra e psicoterapeuta, Luigi Cancrini, commentando i fatti di Caivano, ha detto che il problema non è solo la scuola - ho finito, signor Presidente -, ma è anche il fatto che questi ragazzi a scuola devono andarci. Noi sappiamo che la dispersione scolastica, soprattutto in alcune aree del Meridione, è, in qualche modo, un punto di vera umiliazione dell'Italia rispetto agli altri Paesi europei, perché siamo tra i peggiori in Europa. E, allora, per quale motivo non intervenire, non solo con i progetti contro la dispersione, non solo abbassando il numero di alunni per classe, non solo potenziando gli organici - davvero tutte cose che non state facendo - non solo immettendo tempo pieno e tempo prolungato in tutti gli studi del Paese, ma anche innalzando l'obbligo scolastico per fare in modo che, fino a 18 anni e a partire dai 3, i giovani di questo Paese siano, in qualche modo, anche in situazioni difficili come quelle di cui stiamo parlando, obbligati ad essere presenti a scuola?

PRESIDENTE. Concluda.

ELISABETTA PICCOLOTTI (AVS). Questa è una domanda che facciamo e anche oggi, purtroppo, ci avete risposto che sono temi che a voi non stanno a cuore (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Manzi. Ne ha facoltà.

IRENE MANZI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Innanzitutto, per sottoscrivere l'ordine del giorno della collega Piccolotti e, se possibile, per fare una brevissima dichiarazione di voto, a nome del mio gruppo. Sottoscriviamo questo ordine del giorno e ci viene da chiederci quanta paura facciano, in realtà, gli impegni che sono contenuti in questo ordine del giorno, a cominciare dalla dispersione scolastica, dal tema dell'educazione all'affettività, dalla necessità di azioni strutturali e non emergenziali o spot, mi verrebbe da dire, che riguardano il mondo della scuola.

La collega si è già diffusa, in maniera molto puntuale, sugli impegni che dovrebbero caratterizzare l'azione del Governo, ma voglio tornare anche sul tema del dimensionamento scolastico, rispetto al quale, proprio in queste settimane, le regioni sono chiamate a pronunciarsi e stanno esprimendo - pochi giorni fa lo ha fatto la regione Toscana - la loro profonda contrarietà rispetto a una misura che riguarderà soprattutto le aree del Mezzogiorno; nella sola Campania si avrà il taglio di circa 161 autonomie scolastiche. Proprio in quelle aree in cui c'è più difficoltà, più dispersione e in cui più si dovrebbe intervenire per contrastare quei fenomeni di diseguaglianza, il Governo mira a intervenire. Quindi, purtroppo, non meraviglia l'atteggiamento rispetto a questo ordine del giorno, ma, anche a nome del Partito Democratico, vogliamo ribadire il nostro sostegno a questi punti e l'auspicio, soprattutto, che, già dalla prossima legge di bilancio, alle misure propagandistiche ed episodiche facciano in realtà seguito azioni strutturali e profonde a sostegno dell'istruzione, delle famiglie, dei ragazzi e delle ragazze (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista e Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1344/4 Piccolotti, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 12).

Gli ordini del giorno n. 9/1344/5 Borrelli e n. 9/1344/6 Ghirra, come già riferito, sono stati dichiarati inammissibili.

L'ordine del giorno n. 9/1344/7 Dori ha ricevuto parere contrario da parte del Governo.

Ha chiesto di parlare il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Intanto intervengo per chiedere a lei e alla Sottosegretaria Matilde Siracusano se si possa rivedere questo giudizio, anche solo chiedendo un breve accantonamento, perché vorrei solo dire due cose.

In primo luogo, l'impegno è molto semplice, dice: “a stanziare, con la prossima manovra di bilancio, maggiori risorse finanziarie per migliorare nel nostro Paese la sicurezza sui luoghi di lavoro, anche attraverso un'attività ispettiva di contrasto all'illegalità del lavoro maggiormente incisiva e mirata”. Se leggiamo nel testo, parliamo degli ispettori del lavoro. Tra l'altro, Presidente, io ho avuto un lungo scambio con la maggioranza, lo dico soprattutto ai colleghi che siedono nei banchi del gruppo Fratelli d'Italia, perché hanno bocciato i nostri emendamenti che prevedevano lo stanziamento in assestamento di poche misure: parliamo di 80 milioni di euro, tra l'altro, di fondi non impegnati, per metterli negli ispettorati. Il Sottosegretario Freni - forse se ne ricordano i deputati che erano presenti in Commissione - ci disse che non era possibile stanziarli in questo assestamento, soprattutto con quelle risorse non assegnate, ma che di sicuro, nella prossima manovra finanziaria, il tema della sicurezza del lavoro sarebbe stato centrale, a partire dal rafforzamento degli ispettorati.

Adesso - mettiamola così - abbiamo appena polemizzato sul fatto che sono stati resi inammissibili quegli ordini del giorno che avevano addirittura una copertura, cioè dicevano al Governo: finanziate così, per esempio, il Sistema sanitario nazionale. Qui non c'è scritto nulla, c'è scritto solo di aggiungere, nella prossima manovra finanziaria, risorse utili a far sì che la discussione di domani su Brandizzo sia inutile. Noi siamo i primi a dire che quella vicenda, quella tragedia si inserisce in un problema più grande, che non basta solo la formazione sui luoghi di lavoro, non basta solo dire che bisogna partire dalla scuola, non basta neanche dire che bisogna mettere più ispettorati del lavoro o una grande procura nazionale, di cui si sente il bisogno proprio sugli infortuni per conoscere cosa succede nel nostro Paese. Però, almeno, siate coerenti. A voi che dite ‘aumentiamo i controlli', chiediamo di aggiungere risorse nella prossima manovra finanziaria e voi bocciate un ordine del giorno come questo? Io credo sia inaccettabile e credo che sia stata solo una svista, un errore da parte della Sottosegretaria, che stimiamo, che sappiamo benissimo che legge gli ordini del giorno uno a uno e, quindi, non vorrei che avesse avuto cattivi consigli dal MEF. Quindi, le chiederei solo di rivedere questa sua decisione e, quindi, se lei vuole, possiamo anche attendere qualche minuto per capire se vi sia un orientamento diverso da parte del Governo (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la Sottosegretaria Siracusano. Ne ha facoltà.

MATILDE SIRACUSANO, Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Presidente, è possibile accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione se si riformula l'impegno eliminando la parola “maggiori” risorse, perché, essendo in fase di definizione della NADEF, naturalmente non abbiamo contezza di quante risorse verranno postate su questo tema, che, naturalmente, interessa al Governo. Quindi, il Governo va chiaramente in questa direzione, però il termine “maggiori” in questa sede è assolutamente errato. Quindi, lo accogliamo come raccomandazione, se si espunge la parola “maggiori” dall'impegno.

PRESIDENTE. Deputato Grimaldi?

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Accetterei pure la raccomandazione, ma se si toglie anche la parola “maggiori”, allora di che cosa parliamo? Certo, non tagliate, per favore, gli ispettorati del lavoro, mi viene da dire…

PRESIDENTE. Quindi, non accetta la proposta di riformulazione?

MARCO GRIMALDI (AVS). Vi prego, come raccomandazione, non tagliate gli ispettorati!

PRESIDENTE. Lei ha già parlato, deve soltanto dirci se è d'accordo o meno con la proposta del Governo.

MARCO GRIMALDI (AVS). No, non accettiamo e chiediamo che sia messo ai voti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'ordine del giorno n. 9/1344/7 Dori, con il parere contrario del Governo.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera respinge (Vedi votazione n. 13).

È così esaurito l'esame degli ordini del giorno presentati.

(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 1344​)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale.

Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Pino Bicchielli. Ne ha facoltà.

PINO BICCHIELLI (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, signori del Governo, l'assestamento di bilancio che ci apprestiamo a votare ha lo scopo di aggiornare le previsioni di bilancio formulate a legislazione vigente, anche sulla scia della consistenza dei residui attivi e passivi.

Nello specifico, l'aggiornamento riguarda, da una parte, l'eventuale revisione delle stime di gettito, dall'altra, gli effetti di eventuali esigenze sopravvenute. È bene ricordare, dunque, che il testo posto in votazione ha solamente funzioni di aggiornamento del quadro delle previsioni per l'anno in corso e non può prevedere norme innovative, né rifinanziamenti, né autorizzazioni di spesa disposte da norme preesistenti senza necessaria compensazione.

Le variazioni proposte nel testo determinano un lieve miglioramento, pari a circa 8 milioni di euro, del saldo netto da finanziare, corrispondente alla differenza tra entrate finali e spese finali. La variazione incrementale per la spesa corrente è da ricondurre, in larga parte, ai maggiori stanziamenti previsti per i redditi da lavoro dipendente, pari a circa 2,2 miliardi di euro, all'incremento di 950 milioni di euro dei trasferimenti correnti ad amministrazioni pubbliche, 436 dei quali derivano dall'assegnazione al Fondo sanitario nazionale di risorse provenienti dal riparto del Fondo per la riduzione dei residui passivi e di 215 milioni del Fondo di riserva per le spese obbligatorie.

In merito alla spesa in conto capitale - che subisce un aumento di 381 milioni di euro - le variazioni principali riguardano lo stanziamento dei contributi agli investimenti alle imprese su cui incidono riassegnazioni di entrate per complessivi 247 milioni di euro. Il miglioramento è dovuto ad una diminuzione delle entrate finali per 361 milioni, determinate dall'evoluzione negativa delle entrate tributarie, e alla proposta di riduzione delle spese finali per 368 milioni. Le proposte di variazione della spesa in conto capitale riguardano sostanzialmente la categoria “acquisizioni di attività finanziarie”, che presenta un incremento di competenza pari a 215 milioni di euro, riguardanti principalmente il Fondo retroattivo per la crescita sostenibile destinato al finanziamento per gli accordi di innovazione, che subisce un incremento di 265 milioni di euro. Le spese finali presentano, rispetto alla legge di bilancio, un aumento di 2,9 miliardi di euro complessivi. Le spese concorrenti aumentano di 2,4 miliardi e, per quanto concerne i redditi da lavoro dipendente, le spese in conto capitale aumentano di 399 miliardi di euro.

Nel complesso non possiamo che ritenerci soddisfatti per questa proposta di assestamento che si identifica, soprattutto, per il miglioramento ottenuto. Siamo soddisfatti, in particolare, perché, se guardiamo al contesto economico europeo, notiamo come le stime del PIL appena ieri sono state riviste al ribasso. Infatti, aumenterà, in tutta l'eurozona, solo dello 0,8 per cento. Con particolare riferimento al nostro Paese, invece, le stime sono state, sì, riviste al ribasso, ma non si discostano di molto dalla previsione originale, passando allo 0,9 rispetto all'1,2 preventivato. Non andando molto lontano, Paesi che per noi sono economicamente strategici, come la Germania, sono entrati o stanno per entrare in recessione. Cosa vuol dire questo? Inutile nasconderlo: stiamo affrontando una situazione complessa, situazione che abbiamo ereditato e da cui vogliamo uscire con un unico obiettivo: tutelare i cittadini.

Questo Parlamento e questo Governo si muovono forse in uno dei momenti storici più difficili che la storia recente ricordi, un Paese che si deve rialzare dalla crisi pandemica che contestualmente guarda con preoccupazione al vicino scenario geopolitico in costante mutamento, i cui cambiamenti si ribaltano, evidentemente nei nostri mercati, sulle nostre imprese.

Ad una situazione difficile un Governo e un Parlamento responsabili rispondono con leggi e riforme coraggiose che aiutino veramente i cittadini e non con mere soluzioni tampone che - l'abbiamo visto - sul momento drogano i mercati, ma, a lungo andare, provocano danni irreparabili. Quando parlo di riforme coraggiose, faccio riferimento alla delega fiscale con la quale ci siamo posti l'ambizioso obiettivo di far diventare il fisco un alleato dei cittadini e non un nemico da combattere.

L'incasso dei tributi, infatti, risulta essere ancora oggi un tasto dolente per il nostro bilancio, se consideriamo che, nel 2022, il tasso degli evasori totali è aumentato del 58 per cento.

Vogliamo combattere - e con i decreti attuativi lo faremo - l'evasione fiscale rendendo più agevole per tutti pagare i tributi; vogliamo misure vere che aiutino realmente i cittadini come quelle norme che colpiscono finalmente chi aumenta i propri profitti sulla pelle dei risparmiatori. In questo senso, va il mio plauso al Governo e l'invito ad andare avanti su questa strada senza cedere sulla tassazione degli extraprofitti bancari. Infatti, mentre i cittadini, i risparmiatori fuggono dalle banche, gli istituti di credito continuano a guadagnare dal rialzo dei tassi di interesse non intervenendo sui depositi a favore dei risparmiatori.

Ci tengo anche a far riferimento alle norme per il Sud, proposte la scorsa settimana dal Ministro Fitto, con la volontà di costituire una ZES unica per tutto il Meridione, una misura che veramente punti al rilancio delle regioni del Sud Italia, per troppo tempo lasciate sole e senza risposte concrete.

In conclusione, signor Presidente, nonostante tutto, ritengo un buon successo di questo Governo aver raggiunto un miglioramento con le variazioni proposte di 8 milioni di euro del saldo netto da finanziare, corrispondente alla differenza tra le entrate finali e le spese finali, segno che si sta procedendo su una strada giusta e in maniera responsabile. Per questi motivi, annuncio il voto favorevole del gruppo di Noi Moderati (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Grimaldi. Ne ha facoltà.

MARCO GRIMALDI (AVS). Grazie, Presidente. Le previsioni di crescita della Commissione europea sono - come lei sa - ormai al ribasso e - diciamoci la verità - non ci stupisce. Guerra, crisi climatica, inflazione, carovita, mutui e sanità pubblica in sofferenza sono al centro delle preoccupazioni degli italiani e anche questo – ce lo faccia dire - non ci stupisce. Quello che, invece, ci stupisce o, meglio, ci indigna è che qui, a differenza che in Germania o in Spagna, all'aumento dei prezzi al consumo non si risponda mai con un incremento dei salari. Ecco indigna che, nel pieno delle alluvioni che hanno travolto il Paese, non si sia fatta nessuna misura organica e decisa per l'adattamento climatico e la messa in sicurezza del territorio. Dello stato di salute del nostro sistema sanitario non ne parliamo - mi sembra che il Governo faccia finta di fare il morto, sperando che nessuno chieda cosa sta davvero pensando la Presidente Meloni -, insomma bisogna rivedere le previsioni sul deficit e non potrebbe essere altrimenti. Noi lo diciamo da mesi: fino a quando non si vorrà prelevare le risorse da chi le ha, e, nella crisi, addirittura si è arricchito, le risorse per sostenere la crescita semplicemente non ci saranno. La cosa davvero assurda è che, con i fiumi e fiumi di miliardi di euro del PNRR, siamo riusciti a tornare all'austerity, perché si è deciso di incoraggiare tutt'altro, magari quella evasione che invece deve essere contrastata, con i suoi 100 miliardi. Si è voluto mettere al centro un'ossessione, quella della pace fiscale, si continua a lasciare indisturbate quelle multinazionali che eludono le tasse, si continua a rifiutare ogni discussione sulla tassazione delle rendite finanziarie e dei mega-patrimoni. Parliamo davvero di extraprofitti. Facciamolo. Quand'è che Giorgia Meloni avrà qualche minuto di tempo da dedicare a questo Parlamento, invece che ai suoi instant-decreti e ai suoi instant-Consigli dei Ministri in cui si parla solo di attualità? Parliamo di realtà. Parliamo anche di extraprofitti, parliamone davvero.

Le dico, con tutta sincerità, che in questi quattro anni, a seconda dello choc del momento, mentre appunto la maggior parte della popolazione veniva travolta da fenomeni drammatici, qualcuno si è avvantaggiato. Adesso se ne è accorta anche la Presidente quando parliamo di mutui e di banche ma, per esempio, mentre la pandemia metteva in ginocchio tante imprese italiane, altre hanno visto crescere il loro fatturato. Un esempio fra tutti? La destra ha dimenticato anche quello: il lockdown e le serrate hanno arricchito a dismisura le multinazionali dell'e-commerce, Amazon prima fra tutte, con extraprofitti smisurati e inattesi. Già perché cosa c'è di libero mercato, di estro, di innovazione e di ricerca in una posizione monopolistica, che ha conosciuto, grazie a quelle serrate, un nuovo strumento predatorio per prendersi tutto, anche l'acquisto di una patatina - o di un altro esempio alimentare - a casa? Naturalmente, lo stesso è stato per le società farmaceutiche: vaccini, tamponi e dispositivi di sicurezza. Il loro fatturato ha raggiunto decine di miliardi di euro, nel periodo pandemico. Ecco, io sono disponibilissimo - siamo disponibilissimi -, oltre a dirci cosa ne è della discussione sugli extraprofitti nel campo energetico, nel campo delle banche e delle compagnie farmaceutiche, nel campo dell'e-commerce, ma anche, ad esempio, in quello delle armi. Sappiamo che - è scritto nero su bianco nel DDL - le entrate diminuiscono perché minore è il gettito generato dalle tasse. Sappiamo che nell'assestamento non si può rivedere ovviamente l'impianto normativo, ma - come sappiamo - sono passati mesi e mesi senza che si legiferasse nel segno appunto della progressività, della redistribuzione, della giustizia sociale. Però, si sono trovati lo spazio e il tempo per innumerevoli decreti propaganda nel segno della reazione e della repressione. Oggi si arriva a un assestamento e a una misura tecnica e minimale, quando si sarebbe dovuto guardare alle risorse non impegnate e alle missioni e ai programmi scoperti, facendo una piccola manovra, basata sulle esigenze del pianeta e della società. La paura costante di un assalto alla diligenza genera, senza sosta, decreti spot per cambiare leggi e inasprire le pene, ma non si trova mai lo spazio per finanziare strutturalmente politiche che hanno già leggi di riferimento.

Alla fine, la verità è che la Presidente Meloni sembra una acchiappafantasmi, una ghostbuster che continua a vedere spettri, anzi, li genera per cambiare l'oggetto della discussione. Peccato che ogni volta che viene inchiodata alla realtà, a una realtà che parla di quanto è arretrato questo Paese rispetto alle discussioni degli altri Paesi, va in escandescenza oppure scappa, come fa nelle conferenze stampa.

La pandemia ha messo in evidenza il depotenziamento, il sottofinanziamento del nostro sistema sanitario, lo spazio lasciato alla sanità privata, l'indebolimento della medicina territoriale. Le responsabilità sono tante, diffuse, anche di tanti Governi. Rimettere in piedi la sanità e tornare a garantire il diritto alla salute avrebbe dovuto essere al centro di ogni sforzo. Noi - lo diciamo sommessamente -, nell'anno in cui abbiamo governato, quando alla guida della sanità c'era il Ministro Speranza, abbiamo provato a fare qualche inversione di tendenza. Ma c'è una cosa che potreste fare, se solo voleste: introdurre nella prossima manovra finanziaria una discussione su come finanziare il sistema sanitario nazionale strutturalmente. Ci sono tante possibilità. Il mio amico Franco Mari, qui, me lo dice sempre, dice: mettiamo delle patrimoniali, delle patrimoniali di scopo. Io ne ho in mente una ed è uno scopo altissimo, come quello della difesa della sanità nazionale. Una patrimoniale, tra l'altro, non solo sui patrimoni, ma sulla più grande detenzione illecita possibile, quella di uno sfruttamento quasi illimitato: quella delle mafie. Introdurre, quindi, nella prossima manovra finanziaria un regime di monopolio per la vendita della cannabis e destinare il ricavo al sistema sanitario nazionale. Già, negli ultimi decenni, il narcotraffico è stato il più efficace moltiplicatore di ricchezza, ha creato accumulazioni patrimoniali che nessuna attività economica è stata in grado di produrre. La legalizzazione della cannabis in regime di monopolio statale sottrarrebbe alle mafie nazionali e internazionali quello stesso monopolio che hanno generato, un patrimonio ripulito pari a 400 miliardi di euro. È una misura che genererebbe un gettito erariale annuo di oltre 5 miliardi di euro, esattamente quello che servirebbe, ogni anno, a finanziare di più il sistema sanitario nazionale.

Noi siamo pronti a dirci che nessuno, in Italia, dovrebbe aspettare una visita più di un anno, nessuno dovrebbe sentirsi nella difficoltà di capire se ha le risorse per trasformare quell'anno di attesa in una settimana, un mese. La verità è che in questo Paese le disuguaglianze corrono, perché chi ha la possibilità, in qualche ora, quella stessa visita la ottiene, in intramoenia o attraverso il privato. Io credo che questa sia la sfida del nostro tempo. È il tempo di decidere se vogliamo salvare quel sistema, per dirci che, anche nel campo dei più anziani, che sono i più fragili, inguaribile non vuol dire incurabile, perché quel diritto alla salute deve essere universale, o non è. E io credo che questa Camera debba mettere tutte le risorse disponibili, non solo finanziarie, per salvare il più grande strumento di redistribuzione e di uguaglianza che abbiamo ancora nei sistemi europei e nel nostro sistema Paese (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Marattin. Ne ha facoltà.

LUIGI MARATTIN (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Noi stiamo discutendo i due documenti più noiosi dell'anno, perché rendiconto e assestamento sono due documenti molto noiosi, pieni di numeri, pieni di dettagli, molto complessi tecnicamente; in realtà, sono anche fra i più importanti, soprattutto il rendiconto. Come sa chi abbia avuto l'onore e l'onere di fare l'assessore al bilancio in qualche regione o in qualche comune, sa che, alla fine, i preventivi contano fino a un certo punto - vale anche per il bilancio dello Stato -, ma il consuntivo o rendiconto ti dice sostanzialmente cosa hai combinato. Nel rendiconto c'è un problema in più, perché, in realtà, il rendiconto è solo dello Stato, non del settore pubblico - quindi, non ci sono le amministrazioni locali, né gli enti previdenziali e assistenziali -, non è redatto nello stesso linguaggio del DEF, quindi non si riesce a raccordare con quello che c'è nel DEF.

Insomma, abbiamo due documenti noiosi, molto utili, ma molto complicati, che, però, normalmente, lo abbiamo già visto, ci offrono l'occasione - e lo farò anch'io - per esprimere qualche considerazione di finanza pubblica alla vigilia della manovra.

In realtà, qualche tendenza già la vediamo da questi documenti. Noi abbiamo votato il rendiconto, perché fa riferimento interamente a un esercizio finanziario di responsabilità del Governo Draghi. Il Governo Meloni ha giurato il 24 ottobre, non ha inciso per nulla sull'esercizio 2022. Infatti, un rendiconto così non lo vedremo più, sicuramente non lo vedremo in quelli che farete voi d'ora in poi, per questo l'abbiamo votato.

Però, se noi guardiamo alcune tendenze, il ricorso al mercato che cos'è? Quello che si va a prendere a debito dai risparmiatori. Nel 2022, abbiamo chiesto a debito 391 miliardi, le previsioni assestate sul 2023 ci portano a 507 miliardi. È vero che non sarà il dato di consuntivo, probabilmente, ma noi stiamo assistendo a un incremento fortissimo del ricorso al mercato; cioè, noi ci rivolgiamo ai risparmiatori, italiani ed esteri, dicendo: mi presti parte del tuo risparmio per fare andare avanti la baracca? E lo stiamo facendo in corrispondenza del fenomeno secondo cui la BCE smette di comprare titoli. Quindi, non solo stiamo aumentando il nostro ricorso al mercato - da quando siete arrivati voi -, ma lo stiamo facendo in corrispondenza del venir meno di un compratore importante.

Molto velocemente, le entrate - sto sempre confrontando i due documenti che oggi stiamo esaminando, cioè il consuntivo 2022 e l'assestamento 2023 - sono diminuite, da 711 miliardi a 672; le spese sono aumentate, da 841 a 875, e questo, ovviamente, peggiora l'indicatore, il saldo netto da finanziare. Quindi, nel 2023, rispetto al 2022, stiamo osservando un incremento del saldo netto da finanziare dovuto a minori entrate e maggiori uscite.

Non è che le maggiori uscite sono dovute a maggiori investimenti, magari, per il PNRR? No, le spese in conto capitale sono pressoché ferme, e questa è un'ulteriore prova del fatto che il PNRR, in realtà, non sta partendo veramente. Ad essere aumentata è la spesa corrente, da 616 a 633 miliardi. Quindi, se volessimo concentrare l'attenzione su questi due documenti - io l'ho fatto per 2 minuti - noi stiamo osservando delle tendenze: da quando se ne è andato Draghi, le entrate diminuiscono, le spese aumentano, il ricorso al mercato, cioè ai prestiti, esplode, gli investimenti stanno fermi e la spesa corrente aumenta. Questo è il punto.

Allora, quando sentiamo le organizzazioni internazionali - ci tornerò a breve - che vi fanno e ci fanno degli avvertimenti, non sono una sadica sottomissione alla tecnocrazia europea, è un perturbamento che dovrebbe occuparci tutti.

Con riferimento alla manovra che state per affrontare - lo diceva prima qualche collega -, il fatto che la Commissione europea vi dica “nel 2024 crescerete la metà di quello che avete previsto” vi fa sparire i 4 miliardi di deficit che avevate programmato di usare, perché quel peggioramento del ciclo economico assorbe quei 4 miliardi. Quindi, quelli non li avete più. Vi rimangono 1,5 miliardi di spending review - che vedremo, poi, se si realizzerà - e, soprattutto, vi rimangono le due cose che in queste ore state esaminando: due maggiori tasse. Cioè, la coalizione che ha passato 30 anni a farci una testa così - dico “testa”, ma non necessariamente mi riferisco alla testa - dicendo che bisognava abbassare le tasse, che occorrevano meno tasse, non mettere le mani nelle tasche, eccetera, alla prima vera legge di bilancio che cosa fa? Mette due tasse nuove: innanzitutto, la tassa sugli extraprofitti, che vi è tanto comodo dipingere come “oddio, le banche cattive!”. In realtà, come vi ha detto stamattina pure la BCE, quella è una tassa demenziale che, infatti, dovrete ridimensionare.

Ma l'ultima novità - e guardate che siamo anche d'accordo, perché è un accordo OCSE - è che state dicendo al Vice Ministro Leo di muoversi a fare il decreto legislativo sulla nuova tassa sulle multinazionali. Noi non facciamo demagogia su quello: è un accordo OCSE e va bene. Però, resta il fatto che le prime due cose che fate in preparazione della manovra sono due tasse nuove e questo forse dovrebbe farvi riflettere un attimino.

L'Italia è un Paese che ha tre mesi di memoria e tre mesi di programmazione, non di più (questo è uno dei nostri più grandi problemi). Ma se dovessimo estendere un po' l'orizzonte, a 6 o a 7 mesi, dovreste ricordarvi che, quando il 1° maggio avete fatto quello spot elettorale, con la Presidente Meloni che diceva “ho fatto la più grande riduzione delle tasse della storia del mondo”- ossia 2,9 miliardi: persino Conte era riuscito a far di meglio, il che è tutto dire - noi vi abbiamo detto di stare attenti, perché, se fate un cuneo fiscale soltanto fino a dicembre, avete due problemi: in primo luogo, gli italiani non sono scemi. So che li considerate e li consideriamo, probabilmente, tutti, come classe politica, più scemi di quello che sono, ma gli italiani scemi non sono. Se tu gli dai 20 euro al mese in busta paga e gli dici che, però, è solo fino a Natale, ciò non si tramuta in maggiori consumi.

La seconda cosa è che, se fate un taglio del genere fino a dicembre, che poi si somma a quello di Draghi - e neanche questo era finanziato a regime -, vi troverete in legge di bilancio, come vi dicevamo, a dover reperire 10 miliardi solo per non fare aumentare le tasse. Poi, una volta trovati, proverete a dire che queste sono riduzioni di tasse, ma la busta paga di gennaio non mentirà. Gli italiani, se riuscite a trovare 10 miliardi, avranno la stessa pressione fiscale sul lavoro che avevano prima di Natale.

Sono partite un paio di operazioni di propaganda. La prima è sul superbonus. Voi sapete cosa pensiamo noi del superbonus e dell'indegna propaganda che sta facendo anche il MoVimento 5 Stelle. In nessun Paese del mondo sarebbe consentito citare a supporto della propria argomentazione degli studi sul superbonus pagati da coloro che hanno un legittimo interesse nel superbonus. Invece, fra poco sentirete la collega Torto dire che il più 11 per cento di crescita nel 2021 e nel 2022 è legato al superbonus. Queste qui sono balle, perché citerà degli studi finanziati legittimamente da chi ha interesse al superbonus. Se invece prendete l'Ufficio parlamentare di bilancio, che è un'autorità indipendente, vi fa il conto indipendente e vi dice che, di quel più 11 per cento, l'1 per cento è merito del superbonus. Invece continuerete a raccontare un sacco di balle, che, diciamo, è una cosa che viene abbastanza bene.

Ma attenzione perché anche la maggioranza sta facendo un gioco sporco. La decisione di Eurostat di considerare i crediti pagabili, cioè di concentrare la spesa sull'anno in cui i lavori sono stati fatti, di spazio ve ne ha liberato sul 2024. Quindi, voi state cercando di dire agli italiani che farete una manovra scarna perché c'è il superbonus. Sicuramente il superbonus ha avuto un impatto enorme e devastante, ma la decisione di Eurostat vi apre spazi di finanza pubblica e non ve li chiude (questo può essere un dettaglio, ma è cruciale).

Insomma, noi abbiamo votato a favore del rendiconto, perché era l'ultimo rendiconto del Governo Draghi. Voteremo contro l'assestamento, perché le nubi che si addensano all'orizzonte su questa finanza pubblica sono complesse.

Chiudo invitando a fare metaforicamente un attimo di silenzio, perché è impossibile in quest'Aula far silenzio. Governo e maggioranza, sentite la campanella che sta per suonare? La ricreazione sta finendo. L'anno scorso siete riusciti a evitarlo perché le regole di finanza pubblica erano ancora molto lasche, vi era l'impianto della manovra fatta dal Presidente Draghi e avete campato un anno sulla propaganda. La campanella sta suonando e la ricreazione è finita.

PRESIDENTE. La prego di concludere.

LUIGI MARATTIN (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Non intendevo questa campanella, però. La prossima volta che vi presenterete in quest'Aula a parlare di finanza pubblica vi trasformerete in un branco di funzionari del Fondo monetario internazionale e della BCE che ci verrà a spiegare che i tempi sono duri, il debito è eccessivo e bisogna fare ciò che è possibile, dopo che avete carpito il consenso agli italiani raccontando l'opposto. La prossima volta che verrete in quest'Aula sarete questo e noi saremo qui a ricordarvi che la politica fatta in questo modo non è politica ma è propaganda di quint'ordine (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

PRESIDENTE. La ringrazio. Ha evocato lei la campanella e, quindi, siamo giustificati.

Ha chiesto di parlare il deputato Roberto Pella. Ne ha facoltà.

ROBERTO PELLA (FI-PPE). Grazie, Presidente Rampelli. Sottosegretario Siracusano, cari colleghi, il rendiconto generale dello Stato è il documento contabile attraverso il quale il Governo rende conto al Parlamento dei risultati della gestione del bilancio.

Ai sensi degli articoli 35 e 36 della legge di contabilità e finanza pubblica, il rendiconto, articolato per missioni e programmi, è costituito da due parti: il conto del bilancio, che espone le risultanze della gestione, cioè l'entità effettiva delle entrate e delle uscite del bilancio dello Stato rispetto alle previsioni approvate dal Parlamento, e il conto generale del patrimonio, che espone le variazioni intervenute nella consistenza delle attività e passività che costituiscono il patrimonio dello Stato.

La gestione di competenza ha fatto conseguire, nel 2022, un generale miglioramento di tutti i saldi rispetto all'esercizio 2021. In particolare, il saldo netto da finanziare presenta a consuntivo, nel 2022, un valore negativo di circa 129,6 miliardi, con un miglioramento di oltre 58,1 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2021. Tale miglioramento è frutto di un aumento delle entrate finali, nonostante un lieve aumento delle spese finali di circa il 2 per cento. Se confrontato con le previsioni iniziali, che indicavano un valore negativo del saldo netto di 201,7 miliardi, il miglioramento è pari a circa 72 miliardi. Questi sono numeri e non barzellette raccontate, che testimoniano quanto il Governo abbia lavorato e si sia impegnato per poter mettere a frutto quelle che erano le proposte e le iniziative programmate.

Il risparmio pubblico si attesta nel 2022 a 25,8 miliardi, con un miglioramento di oltre 90,6 miliardi rispetto al 2021, in cui aveva un valore negativo di oltre meno 64,8 miliardi. Il miglioramento è di oltre 81,5 miliardi, se confrontato alle previsioni iniziali. Infine, anche il dato del ricorso al mercato finanziario si attesta nel 2022 a meno 391,4 miliardi, evidenziando un miglioramento di 33 miliardi rispetto al 2021 e di 87,7 rispetto alle previsioni iniziali. Naturalmente, i limiti massimi per il saldo netto da finanziare e per il ricorso al mercato sono stati progressivamente aggiornati, nel corso dell'esercizio finanziario, da diversi provvedimenti d'urgenza adottati e, da ultimo, dal DL n. 176 del 2022, che ha fissato il limite massimo del saldo netto da finanziare in meno 251 miliardi di euro e quello del ricorso al mercato in 528,3 miliardi in meno.

La gestione di competenza ha registrato nel 2022 accertamenti per entrate finali pari a 700,11 miliardi, stimati in positivo rispetto all'esercizio 2021, e gli accertamenti per le entrate finali risultano in aumento del 12 per cento, che deriva soprattutto dall'aumento registrato sia nelle entrate tributarie che in quelle extratributarie, compensato dalla diminuzione delle entrate per l'alienazione e l'ammortamento dei beni. Gli accertamenti delle entrate complessive si attestano nel 2022 a 1.018 miliardi, con un aumento rispetto al 2021 di 17,6 miliardi, pari all'1,8 per cento.

Dal lato della spesa, gli impegni per spese finali, costituite dal totale delle spese di parte corrente e di quelle in conto capitale, si sono mantenuti a un livello elevato, pari a 841,3 miliardi di euro, registrando un lieve aumento, pari al 2,2 per cento, rispetto agli impegni dell'esercizio 2021. In particolare, la spesa di parte corrente ha generato impegni per circa 681 miliardi di euro, in riduzione di 12,3 rispetto 2021, mentre gli impegni di spesa in conto capitale hanno registrato un aumento rispetto al 2021 di 30,4 miliardi. Il peso della spesa complessiva in rapporto al prodotto interno lordo è sceso dal 59,5 per cento del 2021 al 57,8 del 2022. Questo dimostra che la gestione di competenza e la gestione dei residui concorrono a determinare i risultati dell'azione di cassa, che è rappresentata per la parte in entrata dagli incassi e per la parte di spesa dai pagamenti. Anche in termini di cassa, i saldi registrano un miglioramento rispetto ai risultati dell'esercizio 2021. Il saldo netto da finanziare è risultato nel 2022 pari a 162,5 miliardi, con un miglioramento di 57,8 miliardi rispetto al risultato raggiunto l'anno precedente.

Passando al disegno di legge di assestamento, esso ha lo solo scopo di aggiornare, a metà esercizio, le previsioni di bilancio formulate a legislazione vigente, anche sulla scorta della consistenza dei residui attivi e passivi accertati in sede di rendiconto. L'aggiornamento riguarda, con riferimento alle entrate, l'eventuale revisione delle stime di gettito, e, con riferimento alle spese, limitatamente alla componente discrezionale, gli effetti di eventuali esigenze sopravvenute. Naturalmente, il disegno di legge di assestamento per l'anno 2023 propone l'aggiornamento per l'anno in corso delle previsioni di entrate e delle autorizzazioni di spesa di competenza e di cassa in relazione all'evoluzione del quadro macroeconomico previsto dal Documento di economia e finanza del 2023 dello scorso aprile, alla disponibilità di informazioni aggiornate sugli andamenti di bilancio e finanza pubblica come risultanti dai dati più recenti del monitoraggio, nonché alle ulteriori esigenze di gestione.

Le variazioni proposte con il disegno di legge di assestamento in termini di competenza determinano, rispetto al saldo risultante dalla legge di bilancio 2023, una variazione positiva del saldo netto da finanziare di appena 8 milioni di euro, dovuta a una proposta di riduzione delle entrate finali per 361 milioni. Inoltre le variazioni proposte in termini di competenza determinano un miglioramento di 25 milioni di euro per quanto concerne il risparmio pubblico e di circa 7 miliardi di euro per quanto riguarda il ricorso al mercato.

In termini, poi, di cassa, le variazioni proposte con il DDL di assestamento determinano, rispetto al saldo risultante dalla legge di bilancio 2023, un miglioramento del saldo netto da finanziare di 2.564 milioni di euro. Per quanto concerne poi le proposte di variazione delle entrate di bilancio dello Stato, esse tengono conto anche del quadro macroeconomico definito dal DEF di aprile, nonché degli andamenti effettivi del gettito registrato, a tutto maggio, dell'esercizio in corso. Il disegno di assestamento propone, rispetto alle previsioni della legge bilancio 2023, una riduzione delle entrate finali di 361 milioni di euro in termini di competenza e di 144 in termini di cassa.

Per quanto concerne le spese finali, le proposte di assestamento determinano una riduzione di 368 milioni in termini di competenza. In termini di cassa, rispetto alle previsioni, il disegno di legge, anche qui, crea un risultato sicuramente migliorativo rispetto alle previsioni passate. Soprattutto, rispetto ai dati iniziali del bilancio 2023, le entrate finali, per effetto delle variazioni apportate con il disegno di legge di assestamento e con gli atti amministrativi adottati in corso di gestione, risultano pari a 672,1 miliardi in termini di competenza e a 637 miliardi in termini di cassa.

Le spese finali, poi, rispetto alle dotazioni previste dalla legge di bilancio, presentano, nella previsione assestante, un aumento di 2,8 miliardi in termini di competenza e di 386 milioni in termini di cassa.

In conclusione, Presidente Rampelli, il gruppo di Forza Italia voterà naturalmente a favore del rendiconto dello Stato per l'anno 2022 e dell'assestamento di bilancio per l'anno 2023, che non rappresentano un mero passaggio burocratico, obbligatorio e formale, ma sono indispensabili a verificare quanto è stato fatto dal Governo e a ragionare su che cosa serve ancora fare.

I numeri che ho voluto esporre, che magari possono essere noiosi, anche difficili da essere compresi, anche da chi magari ci sta seguendo da casa, di fatto dimostrano che questo Governo non solo ha saputo mantenere gli impegni, ma ha saputo dare atto delle prerogative inserite nel quadro iniziale, tenuto conto di quello che, come diceva il collega Marattin, è anche un peggioramento del quadro attuale. Naturalmente non si tratta di provvedimenti tecnici, di quadri sintetici, di numeri, ma di documenti contabili essenziali alla valutazione della gestione delle risorse dello Stato da parte della politica. Storie di vita, ma soprattutto storie dei nostri cittadini, storie delle nostre imprese, dei nostri municipi, delle nostre province, delle nostre regioni. In particolare, l'assestamento di bilancio permette di mantenere una maggiore stabilità finanziaria e di evitare situazioni di deficit eccessivi o di sprechi di risorse. Questo strumento offre, infatti, la possibilità di adattare il bilancio alle nuove esigenze emergenti, come cambiamenti economici, sociali, politici, o eventi imprevisti, quali calamità naturali o crisi finanziarie o sanitarie, argomenti di cui abbiamo anche sentito parlare ieri e oggi in quest'Aula.

Senza l'assestamento di bilancio, la valutazione dell'operato della politica sarebbe basata solo su previsioni iniziali, e questo potrebbe portare a decisioni sbagliate, a una gestione finanziaria inefficiente e a un mancato raggiungimento degli obiettivi programmatici. Invece, questo disegno di legge di assestamento, che propone l'aggiornamento per l'anno in corso delle previsioni di entrata e delle autorizzazioni di spesa di competenza e di cassa in relazione all'evoluzione del quadro macroeconomico previsto dal Documento di economia e finanza 2023 dello scorso aprile, alla disponibilità di informazioni aggiornate sugli andamenti di bilancio e di finanza pubblica, nonché alle ulteriori esigenze di gestione segnalate dai Ministeri, avrà sicuramente ripercussioni sia sulla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza sia sulla prossima legge di bilancio, che quest'anno partirà non da questa Camera, ma dal Senato.

A tal proposito, fa piacere constatare che il disegno di legge di assestamento che ci accingiamo a votare propone un miglioramento di tutti i saldi rispetto alle previsioni iniziali connesse alla legge di bilancio per il 2023. Vorrei che questo particolare sia ben sottolineato, perché dimostra, ancora una volta, al di là delle chiacchiere e degli spot elettorali delle forze politiche di opposizione, che questo Governo ha saputo dare atto e forza alle proposte inserite nella manovra stessa. L'assestamento di bilancio quindi operato da questo Governo racchiude in sé qualcosa che va ben oltre il mero esercizio obbligatorio.

È uno strumento che va nel solco di una visione politica strategica e traccia un percorso nuovo, più politico e più incisivo del Governo, anche alla luce degli scenari economici mutati nel corso dell'anno, e getta le basi per gli interventi di politica economica che saranno adottati nei prossimi mesi. Per questa ragione, il gruppo di Forza Italia esprime voto favorevole (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Torto. Ne ha facoltà.

DANIELA TORTO (M5S). Presidente, colleghi, Sottosegretaria, è da mesi che diciamo che il Governo Meloni guida la macchina Italia a fari spenti nella notte, e con questo provvedimento oggi ci fa letteralmente schiantare. Non mi riferisco solo alle promesse disattese di Fratelli d'Italia, il blocco navale, la pacchia è finita per l'Europa, siamo patrioti, sì, ma a giorni alterni. Non mi riferisco neppure alla flat tax o al superamento della legge Fornero a firma di Matteo Salvini. Men che meno mi riferisco all'aumento delle pensioni minime o addirittura alle dentiere gratis per tutti, direttamente sfornate da Forza Italia.

Nulla di tutto questo! L'unica certezza è il fallimento di questo Governo, l'unica certezza che abbiamo è che questa è una maggioranza maldestra. “mal-destra”, affetta dalla sindrome del deresponsabilizzato. Sapete cos'è? È una sindrome tipica di chi vive di continue sconfitte e le affronta addossando la propria colpa non a se stesso, ma a tutti gli altri. In questo siete stati davvero dei campioni. Dopo mesi di urla nelle piazze, banchetti contro il presidente Conte, ora vi siete barricati in queste stanze e avete perso di vista la percezione della vita quotidiana delle famiglie che a stento ce la fanno ad arrivare a fine mese e che purtroppo sono non in quest'Aula, ma al di fuori di questo palazzo.

Per ripristinare un po' il senso di realtà vi cito i dati di Coldiretti, perché a voi piacciono più i dati che le critiche politiche degli altri partiti. Nel 2023, gli italiani sono stati costretti a spendere il 7 per cento in più a causa dei rincari, e i prodotti alimentari acquistati sono calati al 4,6 per cento. Che significa? Che oltre al carovita, sempre più insostenibile, si aggiungono altri problemi: i mutui che arrivano alle stelle, il PIL in caduta libera, dopo che vi siete vantati di benefici effetti, che però arrivavano dai Governi precedenti. Adesso avete sentito, la pacchia è finita.

A fronte di disoccupati in aumento, di famiglie che stentano anche a soddisfare il semplice diritto allo studio dei propri figli, la risposta desolante che ci arriva da questo Governo sembra essere una manovra lacrime e sangue. Mi chiedo come si fa. Infatti, Presidente, da questi documenti, da questi dossier, in realtà noi oggi riceviamo soltanto un piccolo assaggio di questo pasto che ci darete, e, purtroppo, siamo già tutti fortemente disgustati. Lunedì è stato il primo giorno di scuola per tanti bambini e per tanti adolescenti. Molti ragazzi non hanno ancora il libro di testo su cui studiare. Sapete perché?

Perché i loro genitori non hanno la disponibilità economica per poterli acquistare. Avete pensato minimamente, così, di sfuggita, a come affrontare questo problema? Credo di no, però guardate che gli italiani non sono mica tutti come il Ministro Sangiuliano, che, per leggere un libro, ricorre al potere della telepatia (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Credo che non potrete occuparvi così delle nuove generazioni. Non bastano neanche quei messaggini video su Tik Tok. Li cresciamo così, i ragazzi? Non lo so.

Colleghi, ricordiamo tutti quanti Giorgia Meloni in quest'Aula che sbraitava contro l'Europa matrigna, un'Europa che lei prometteva, lei, sì, di combattere; eppure, oggi, con l'ennesima retromarcia, tradisce i suoi stessi elettori e ci presenta una politica economica fatta di tagli e fatta di privazioni, cioè tutte sofferenze per i cittadini. Ormai, scendete nelle piazze soltanto per le campagne elettorali, per stringere le mani, gettare fumo negli occhi, scattarvi selfie a trentadue denti; ma cosa ridete? Perché, qui, questi vostri sorrisi arrivano come una pugnalata al cuore a chi non sorride più (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), a persone a cui avete tolto anche il “fu” reddito di cittadinanza, l'unica boccata d'ossigeno che restava!

Tra un paio di mesi cadrà anche la vostra ultima maschera dell'anno; nelle vostre programmazioni per la legge di bilancio non ci saranno aiuti a famiglie, a imprese, a lavoratori, non ci saranno investimenti per creare lavoro, non ci saranno interventi significativi sull'energia e non ci sarà posto neanche per le vostre bandierine identitarie, anche quelle verranno meno, altro che globo terracqueo, qui ci mandate dritti dritti nel nulla cosmico. E sarà una “manorrida” (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), una “manorrida” anche per i colleghi di maggioranza, mi dispiace, colleghi, perché le presumibili mancanze di risorse poi chiaramente saranno colpa di qualcun altro; vi siete già messi all'opera a trovare l'ennesimo responsabile, la televendita ormai è nota ed è così, funziona sempre in questo modo: Governo Meloni incapace? No, no, no, la colpa è di Giuseppe Conte. Disastri del Governo Meloni? Nooo! La colpa è del MoVimento 5 Stelle. Eh, sì (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Allora, facciamo così: ripartiamo un po' dai dati e mettiamo un po' da parte le chiacchiere e le falsità. Partiamo dalla benzina, dal caro benzina; oggi è a 2 euro al litro, quando è entrata Giorgia Meloni eravamo sugli 1,6 o 1,7 euro al litro; quindi, ci chiediamo dove siano finiti i 50 euro di Giorgia Meloni che dovevano finire nel suo serbatoio e, guarda caso, sono finiti in quello dello Stato. Dov'è Giorgia Meloni (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)? Ci è ripassata a quella pompa di benzina? Chissà. Doveva tagliare le accise, ha tolto gli sconti, si sarà confusa; intanto, nel frattempo, ha mandato un Paese al massacro. Prima, si è data la colpa ai benzinai, oggi, si dà la colpa al vero colpevole, il superbonus, quello che Italia Viva oggi ritiene una misura devastante, poi però il relatore della legge di bilancio che finanziava il superbonus era il collega Marattin. Quindi, la campanella il collega la fa suonare, perché ora arrivano i vostri! Ora arrivano i colleghi di Italia Viva a sostenere questa maggioranza. Tranquilli, tranquilli, avrete più tempo per rincorrere i colpevoli.

Però, rimaniamo sempre in tema di annunci: blocco navale, il Governo dei porti chiusi. Ecco, dov'è quel Governo? Perché sono raddoppiati gli sbarchi dal 2022 e dal 2021 addirittura sono triplicati. Il Governo che cosa dice? Ci pensiamo noi, rincorreremo tutti gli scafisti, tranquilli, li prenderemo tutti. Allora, tra una cosa e l'altra pensate: va bene, ma tanto gli italiani dimenticano, facciamo passare del tempo. Vi do una notizia: nel dubbio saremo qui, a ricordare agli italiani tutte le scelleratezze che avete portato a casa in questa legislatura, ogni ora di ogni singolo giorno (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

Continuiamo, perché la lista è lunga. Giorgia Meloni, nei suoi appunti, non sa più quale diario usare, ha scritto: non c'è lavoro in Italia. Mica perché c'è un Governo incapace di garantire una vita dignitosa a tutti, no, non c'è il lavoro per colpa del reddito di cittadinanza. Certo, poi ve ne lavate le mani con la social card, misera, e lo stop al salario minimo.

Poi, ancora, negli appunti troviamo scritto che è colpa della BCE se schizzano le rate dei mutui, come se voi non poteste mettere mano a qualche misura di aiuto per chi non riesce a pagare. È colpa dell'Unione europea se non ci sarà flessibilità per gli investimenti nel nuovo Patto di stabilità.

Allora, vogliamo parlare del carrello della spesa delle famiglie italiane? Parliamo anche di quello, perché l'Istat, non il MoVimento 5 Stelle, ma l'Istat, scrive: “Si evidenzia un deciso peggioramento delle opinioni sulla situazione economica generale”.

Mi viene un dubbio, non è che adesso mettete a tacere pure l'Istat, dopo la Corte dei conti? Può essere un suggerimento per chi vuole dare i propri dati e dire agli italiani, ancora, che va tutto bene.

Signor Presidente, occorre sottolineare, per mia onestà intellettuale e anche per trasparenza nei confronti dei cittadini, che il PIL è stato in crescita al 7 per cento nel 2021, al 3,7 per cento nel 2022 e, oggi, il Governo consegna all'Italia una previsione dello “zero virgola”, se tutto va bene, lo ripeto, se tutto va bene. Io continuo a ribadire che questa non è una fantasia del MoVimento 5 Stelle. Lo stesso Giorgetti, con l'Imodium in tasca e mal di pancia forte, lo diceva a Cernobbio. Io faccio anche notare che le entrate fiscali, dalle tabelle del Rendiconto che ci avete restituito, sono aumentate di cento miliardi, grazie a Ires e IVA. Questo, sapete che cosa significa? Che grazie alle manovre espansive dei Governi Conte, i Governi Draghi e Meloni sono riusciti a portare a casa le loro finanziarie, fino ad oggi. Oggi, però, questa locomotiva in corsa viene trasformata dal Governo Meloni e dai suoi Ministri in un piccolo vagone di periferia che è prossimo alla fermata. Allora, spiegateci di quale buco parlate, del buco in cui voi state per precipitare, il buco nero del ridicolo. Così non si va avanti, perché questo è un Governo che non fa la guerra alla povertà, no, voi fate la guerra ai poveri, direttamente a loro e l'intero Paese così non può andare avanti, perché gli altri correranno e noi arrancheremo, Presidente. Oggi, se c'è la responsabilità di qualcuno che sta decidendo ora per gli italiani, ebbene è tutta vostra; la responsabilità e la colpa di un'Italia che arranca sono del Governo Meloni e delle maggioranze di destra, diciamo la verità (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle)! Avevate la ricetta per risollevare il Paese? Usatela questa ricetta! Volevate risollevarci tutti? E risollevateci! Oggi, ci siete voi, è inutile dare la colpa agli altri. Poi, sempre se non ne siete capaci, fatevi da parte, perché l'Italia merita molto di più (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Silvana Comaroli. Ne ha facoltà.

SILVANA ANDREINA COMAROLI (LEGA). Grazie, Presidente. Anche se il Rendiconto quest'Aula l'ha già approvato, bisogna però considerare che è comunque un documento importante, forse noioso, ma importante, perché è quel documento che il Governo propone per render conto a quest'Aula e soprattutto ai cittadini di quello che è stato fatto e anche perché da quei dati bisogna prendere spunto per sapere cosa fare poi. Ciò che noi evidenziamo è che il saldo netto da finanziare, uno dei dati più importanti all'interno del Rendiconto, ha presentato un valore di 58 miliardi in positivo rispetto all'anno 2021, così come il risparmio pubblico, con un miglioramento di 90 miliardi, sempre rispetto al 2021, e il ricorso al mercato, con un miglioramento di 33 miliardi, sempre rispetto al 2021. Ricordiamo che nel 2021 c'era un Governo PD-5 Stelle, sempre nel 2021 è entrata nel Governo anche la Lega. Forse fa la differenza? Questi miglioramenti, inoltre, sono ancora più significativi, soprattutto se pensiamo a quell'enorme spesa che abbiamo dovuto affrontare, la spesa del costo energetico, spesa che si è riversata sulle imprese e, soprattutto, sulle famiglie. Infatti, questo Governo ha comunque applicato un aiuto notevole per dare respiro sia alle imprese sia alle famiglie. Soprattutto, ricordiamo che l'Italia è stato il Paese che ha stanziato maggiori fondi a livello di Unione europea, proprio per contrastare tale spesa, ma purtroppo cosa è successo? Si sono avute le bollette più care e questo perché - ed è per questo che dicevo che bisognava prendere spunto dal Rendiconto - noi abbiamo un grandissimo problema di dipendenza energetica: noi dipendiamo dagli altri Paesi, l'abbiamo visto con il problema della guerra, della Russia e quant'altro. Se noi adesso non affrontiamo all'origine il problema del caro energia, ci troveremo sempre a rincorrere, e, soprattutto, dobbiamo fare un'attenta analisi sulla questione del nucleare, perché l'Italia è l'unico Paese del G8 senza energia nucleare. Nell'Unione europea sono funzionanti 128 centrali nucleari sicure e pulite, di cui 58 in Francia, qua vicino. È importante ricordare anche che il nucleare è stato finalmente inserito nella tassonomia dell'Unione europea degli investimenti sostenibili; non possiamo dipendere né dalla Russia né da qualunque altro Paese (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier). Il nucleare di ultima generazione è fondamentale a lungo termine, perché proprio se vogliamo decarbonizzare - tema di grande attualità - il nucleare è la fonte che ci permette di produrre energia in modo continuo e non altalenante, come fanno invece fotovoltaico ed eolico. Per questo plaudiamo notevolmente all'iniziativa del nostro Ministro Matteo Salvini e del collega Pichetto Fratin che hanno annunciato la convocazione, per il 21 settembre, di istituzioni e imprese per la prima riunione della piattaforma nazionale per un nucleare sostenibile (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

L'altro provvedimento che andiamo adesso a votare è il disegno di legge concernente le disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato. Perché è fondamentale questo provvedimento, anche se, come giustamente ha detto il collega Marattin, potrebbe essere considerato un po' noioso, pieno di numeri e soprattutto un documento sul quale i parlamentari non possono incidere? Perché è quel documento che permette una valutazione dell'operato politico di questo Governo. E come lo valutiamo? Prima di tutto sulla questione degli enti locali, perché le imprese e soprattutto le famiglie hanno avuto tanti problemi, ma anche gli enti locali: i nostri amministratori, che sono quelli che mettono la faccia di fronte ai cittadini, hanno fatto fatica a erogare i servizi necessari ai loro cittadini. A questo riguardo, vorrei evidenziare come nel corso del 2023, questo Governo, proprio per aiutare queste amministrazioni, ha dato ben 950 milioni di euro e con questo provvedimento stanziamo ulteriori 312 milioni di euro, per un totale di 1,3 miliardi per le nostre amministrazioni, che danno i servizi ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Come dicevo, l'effetto più grave si è evidenziato nei ceti produttivi e nel mondo imprenditoriale: da uno studio di Confcommercio, che ha fotografato una situazione davvero allarmante, risulta che le imprese italiane del terziario hanno pagato il 70 per cento in più di energia rispetto alle omologhe francesi e il 27 in più rispetto a quelle spagnole. Le famiglie, a loro volta, si sono ritrovate a pagare il 7,3 per cento in più rispetto ai dodici mesi equivalenti dell'anno precedente.

Con questo provvedimento, oltre a quanto già stanziato, si prevede un ulteriore aumento di 88 milioni di euro.

Facciamo una riflessione su questi dati riportati. Nelle varie voci, ce n'è una che dice “oneri per il servizio del debito statale”, che registra un incremento di 3 miliardi. In altre parole, 3 miliardi pagati in più di interessi da questo Stato, non tanto lo Stato, ma ovviamente tutti i cittadini che si trovano a pagare in più. E la responsabilità di questo aggravio di costi non è ovviamente dal Governo Meloni, ma della discutibilissima politica della BCE per combattere l'inflazione.

Peccato che non abbia capito il problema di questa inflazione; non è un'inflazione da domanda di beni e servizi eccessiva che induce le imprese ad alzare i prezzi provocando appunto l'inflazione, né dal rialzo dei salari cioè due tipi di inflazione che tendono a far spendere di più le famiglie. Essa è dovuta al problema di aumento di costi energetici e del costo delle materie prime. A ciò non si pone rimedio come sta facendo l'Unione europea e la BCE (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

Per tradurre in cifre le ricadute sui conti italiani di questa politica monetaria basti pensare che la spesa per interessi - che, negli anni dei tassi a zero, viaggiava tranquillamente poco sopra i 60 miliardi all'anno - salirà di 75 miliardi nel 2023, di 90 miliardi nel 2025 per sfondare i 100 miliardi nel 2026. Questi sono soldi per interessi, soldi che lo Stato italiano dovrà sborsare e che purtroppo non si riuscirà a tradurli in servizi ai propri cittadini. E ovviamente tutto questo andrà ad incidere non solo sul debito italiano, ma anche sulle famiglie e sulle imprese che si troveranno, nel 2023, a dover pagare interessi per finanziamenti, mutui e leasing per un totale di 35 miliardi di euro, ben 15 miliardi in più rispetto all'anno scorso.

Soldi che i nostri cittadini devono trovare e che sono stati costretti a pagare e non so se, con ciò, riusciranno ad arrivare a fine mese. Perché questo è drammatico, soprattutto in prospettiva?

Noi abbiamo il famoso PNRR, vale a dire soldi che abbiamo preso a prestito dall'Unione europea e questo incremento porterà un aumento di 180 milioni di euro, perché il PD e il Movimento 5 Stelle avevano deciso di prendere il 64 per cento dei fondi a prestito ovvero circa 120 miliardi. Però questi soldi li dobbiamo restituire, compreso il capitale, ma compresi soprattutto gli interessi.

È per questo che ben venga la revisione del PNRR per destinare questi fondi ad opere che concretamente serviranno ai cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier); opere che devono essere realizzate, perché il paradosso è prendere a prestito fondi, pagare interessi e non realizzare queste opere.

Mi consenta un'ultima citazione sul superbonus, perché il Movimento 5 Stelle ne parla tanto…

PRESIDENTE. Telegrafica perché ha esaurito il tempo a disposizione.

SILVANA ANDREINA COMAROLI (LEGA). Solo per dire che il superbonus è una legge fatta male: la cosa assurda è che ci si accanisce senza riconoscere, con dati alla mano, l'esito di quella legge e pertanto è giusto quello che ha fatto questo Governo (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Claudio Mancini. Ne ha facoltà.

CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Oggi affrontiamo il voto sul rendiconto e l'assestamento di bilancio dello Stato, documenti importanti in vista della NADEF e della prossima legge finanziaria.

È una coincidenza interessante nel primo anno di legislatura perché nel rendiconto abbiamo, infatti, la possibilità di confrontare i risultati dei Governi che ci hanno fatto uscire dalla crisi pandemica e dalla prima parte della crisi bellica; con quelli raccolti nell'assestamento abbiamo, invece, l'immagine di quello che gli annunci, le azioni, le proposte e le posizioni del Governo Meloni hanno generato in questi 10 mesi.

Il rendiconto mostra come anni di politiche incentrate su spinta alla crescita, investimenti e scelte coraggiose avessero portato il Paese, a dicembre dello scorso anno, ad una crescita del 3,3 per cento, con un'occupazione che segnava un più 4,3 per cento.

A crescita e occupazione si accompagnava un percorso comunque virtuoso del rapporto debito/PIL, che rientrava in un clima di stabilità dopo aver raggiunto nel 2020 il 154,9 per cento. Nel rendiconto che andiamo ad approvare c'è un miglioramento del saldo netto da finanziare, una spesa leggermente lievitata a 841 miliardi, ma inserita in un percorso di stabilizzazione ed efficientamento che ha portato il rapporto debito-PIL al 144 per cento, con un recupero di quasi 10 punti dagli scostamenti di bilancio generati nell'anno della pandemia, quando, in quest'Aula, tutti assieme, decidemmo di autorizzare gli scostamenti di bilancio di 100 miliardi che hanno consentito al Paese di tenere e di avviare una fase di ripartenza.

I numeri, quindi, hanno dato ragione ai Governi precedenti, a questo e alle scelte compiute nell'interesse del Paese, Governi di cui noi del Partito Democratico non ci vergogniamo di aver fatto parte, a differenza di chi, come Forza Italia e Lega, dimentica in quest'Aula di aver fatto parte del Governo Draghi e applaude ogni volta ai comizi scomposti della destra (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Rivendichiamo quelle scelte coraggiose che sono state fatte; siamo orgogliosi di aver contribuito a superare il paradigma rigorista in Europa e di aver portato in Italia un grande piano di investimenti per la modernizzazione del Paese.

Come Partito Democratico, ci siamo astenuti sul rendiconto del 2022, dove sono riportati i consolidati della scorsa legislatura, ma non rinunciamo a discuterne i contenuti, perché si tratta di documenti che, al di là degli aspetti ragionieristici, offrono spunti politici su cui è bene che il Parlamento si soffermi. Un esempio per tutti è quello del superbonus che da mesi è ormai al centro di una vostra campagna di comunicazione per descriverlo come la causa dei problemi di bilancio dell'Italia. Il superbonus ha sicuramente limiti e problematiche che più volte abbiamo discusso e modificato e su cui siamo intervenuti. È ancora aperto un dibattito, ma non si può negare l'effetto di rilancio sull'economia che ha avuto la scelta del superbonus nel pieno dell'uscita dalla pandemia (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

L'Istat ha ipotizzato una spinta al PIL del 2,4 per cento nel biennio 2021-2022, una crescita degli investimenti nel settore delle costruzioni del 10 per cento e un incremento di circa 400.000 posti di lavoro. Peraltro, voi, signor Presidente, come Governo, non avete chiuso il superbonus, ma avete solo reso la misura regressiva, togliendo lo sconto in fattura e la cessione del credito (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), facendo contenti solo i più benestanti con cassetti fiscali capienti.

Mentre cercate di dare la colpa a chi vi ha preceduto, i dati dell'assestamento vi inchiodano alle vostre responsabilità. Per questo, come Partito Democratico, voteremo contro con convinzione. Siamo, infatti, entrati in una fase macroeconomica più fragile. Assistiamo a un peggioramento del saldo netto da finanziare pari a circa 3 miliardi e alla riduzione delle entrate finali.

Colpisce il dato sulla riduzione dell'IVA per circa 2 miliardi: un dato che si comprende solo se si interpreta il continuo richiamo ai cosiddetti condoni fiscali come una promessa che una parte del Paese ha perfettamente inteso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

Questo assestamento dimostra che con questo Governo aumenta l'evasione fiscale.

Davanti a tutto questo, il Paese, in virtù dell'innalzamento dei tassi di interesse, deve affrontare maggiori spese e il Governo ci dice, con l'assestamento di bilancio, che compenserà con tagli per 3,7 miliardi.

E dite senza vergogna dove opererete questi tagli: per prima cosa, riducete i trasferimenti alle amministrazioni pubbliche, quindi meno servizi ai cittadini; tagliate 3,2 miliardi per il sostegno al reddito, 106 milioni alla rivalutazione dei trattamenti pensionistici, 679 milioni per la riduzione degli sgravi contributivi e 434 milioni per i pensionamenti anticipati. A questo aggiungete l'azzeramento della spesa in conto capitale per fondi che servono a rilanciare il Paese; azzerate il Fondo per il trasferimento tecnologico; azzerate il Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale biomedico; azzerate i contributi agli investimenti alle imprese; azzerate il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività di impresa. Il bello, Presidente, è che il Governo ha la faccia tosta di pensare che nessuno se ne accorga, ma non sarà così.

Nel Documento di economia e finanza prospettavate una crescita, nel 2023, all'1 per cento e un rapporto debito-PIL che continuava a scendere. La Commissione europea ha già abbassato le stime di crescita allo 0,9 per cento, con un tendenziale a calare, e la Banca d'Italia ha certificato che il rapporto debito-PIL tornerà a crescere di nuovo nel 2024.

Voi, Presidente, siete un curioso ircocervo: rigoristi a Bruxelles, per compiacere i falchi conservatori, sperando che vi ammettano nel salotto buono, e in Italia antieuropei e prodighi di mance elettorali per le vostre corporazioni di riferimento (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

La flat tax incrementale, le mancate riforme sui balneari e sul catasto, i tanti condoni piccoli e grandi che avete messo nella legge di bilancio, sono scelte di corto respiro, con cui sperate di prolungare la luna di miele fino alle elezioni europee, sfasciando i conti dello Stato e ipotecando il futuro delle giovani generazioni.

Siete immersi nella vostra retorica, accecati dalle misure spot contro le baby-gang e i rave, e non vedete che il Paese vive in una situazione drammatica.

Secondo il Rapporto Coop sul carrello della spesa, il 50 per cento delle famiglie italiane è preoccupato di non riuscire a arrivare a fine mese, l'inflazione resta al 7 per cento e il costo dei beni di prima necessità cresce del 9,8 per cento. Gli stipendi reali - lo dice l'OCSE - sono scesi del 7 per cento su base annua. In un quadro così drammatico, vi permettete di negare e poi rimandare sine die l'introduzione del salario minimo: una misura di giustizia sociale per 3 milioni di lavoratori che ogni giorno si alzano e vanno a lavorare, ma che restano sotto la soglia di povertà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Per voi queste non sono priorità.

Nell'assestamento si certifica, inoltre, che avete tagliato gli investimenti e state lavorando alacremente per sabotare il Piano di ripresa e resilienza dell'Italia. Ne è prova certa il fatto che abbiate accentrato tutto nelle mani del plenipotenziario Ministro Fitto. La sua relazione in Parlamento, nella sua pochezza, ha certificato la vostra rinuncia a spendere bene le risorse ottenute da noi: da noi del Partito Democratico, Presidente, insieme al Presidente Conte, perché i 209 miliardi ottenuti in Europa portano la nostra firma, la firma di Paolo Gentiloni, che voi vigliaccamente attaccate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista), la firma del Partito Democratico, di quei Ministri che sono stati protagonisti.

Siete così meschini che tagliate il PNRR ai comuni solamente perché non li governate. Dei 15 miliardi di rimodulazione del PNRR, 13 li prendete dagli enti locali, a cui si aggiungono i 3 miliardi e 700 milioni di tagli di spesa corrente annunciati nell'assestamento.

PRESIDENTE. Concluda.

CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Vado a concludere, come la collega Comaroli. Per fortuna che il Governo, appena il 31 maggio scorso, diceva in quest'Aula: le amministrazioni locali hanno assicurato su tutto il territorio nazionale un intenso impegno nelle varie fasi di attuazione del Piano, contribuendo in maniera significativa ai risultati finora raggiunti. E per fortuna che gli enti locali sono stati protagonisti del PNRR. Lì andate a colpire, perché, come ci ha spiegato la collega Comaroli, il vostro obiettivo è non spendere per non pagare la parte a prestito. Ma la parte a prestito, Presidente, sappiamo tutti che ha tassi d'interesse da debito europeo e non da debito italiano. E con questi tassi di interesse, non utilizzare i fondi a prestito del PNRR è un crimine (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista)!

PRESIDENTE. La ringrazio, deve chiudere.

CLAUDIO MANCINI (PD-IDP). Presidente, concludo dicendo che, se i documenti che presentate oggi sono l'antipasto della NADEF e della legge di bilancio, ci aspettiamo una legge lacrime e sangue, e sappiamo che cercherete di nasconderla con la vostra propaganda e la vostra demagogia. Ma i numeri continueranno a darvi torto, noi continueremo a raccontarli e, a giugno, gli italiani, nelle urne, daranno il loro giudizio (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto il deputato Paolo Trancassini. Ne ha facoltà.

PAOLO TRANCASSINI (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e signor Sottosegretario, oggi affrontiamo due provvedimenti che riguardano il ciclo della finanza pubblica, il rendiconto di gestione 2022 e l'assestamento. Il primo è un adempimento obbligatorio costituzionale e l'altro è un aggiornamento, una verifica.

Ora, io credo che tutti si siano un po' sorpresi, anche rispetto all'intervento che mi ha preceduto, nel constatare che il rendiconto 2022, intestato per 10 mesi su 12 al Governo Draghi, ha visto l'astensione del Partito Democratico. La sorpresa è diventata ancora più grande dopo aver ascoltato il collega che si è preso i meriti di quel 2022, come dire che, dal punto di vista del racconto, possiamo dire tutto, ma agli atti lasciamo un voto che è una presa di distanza dal Governo Draghi da parte del Partito Democratico.

Ma dopo un anno, signor Presidente, possiamo cominciare anche a fare delle considerazioni di carattere politico. Io ringrazio i colleghi della maggioranza che mi hanno preceduto e la relatrice, onorevole Lucaselli, perché sui numeri mi sembra che siano intervenuti in maniera molto dettagliata e abbiano smentito le Cassandre dell'opposizione. Però, dobbiamo fare delle considerazioni di natura politica perché, nel preparare questo intervento, mi sono andato a rileggere gli interventi del 1° agosto dell'anno scorso, quando parlavamo della medesima cosa, e soprattutto gli interventi fatti durante la crisi del Governo Draghi. Invito i colleghi - anche quelli che sono intervenuti oggi - ad andarsi a rileggere le loro dichiarazioni perché scopriranno che le hanno sbagliate tutte. Infatti, in quell'occasione, già il 1° agosto del 2022, ma soprattutto durante la crisi del Governo Draghi, paventavano la fine del mondo se avesse vinto il centrodestra, raccontavano agli italiani che non poteva vincere questa destra e soprattutto che, se avesse vinto questa destra, sarebbe stata una catastrofe a livello nazionale ed internazionale.

Invece, dopo un anno, credo che possiamo dire tranquillamente che, non solo oggi è una giornata di sole, ma che questa Nazione è ben governata da Giorgia Meloni, è governata bene, a testa alta (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), e soprattutto ha il rispetto, da un punto di vista internazionale, da parte di tutte le Nazioni.

Allora, è stato detto in precedenza che i dati sull'economia possono dimostrare se questo primo anno abbiamo fatto bene o male. Ebbene, i dati di macroeconomia dicono che l'Italia cresce più della media europea; lo capisco che per voi del Partito Democratico questa è una sofferenza, però è così. E mi dispiace che questa mattina nessuno dell'opposizione abbia fatto caso al comunicato dell'Istat che vede un più 1,7 per cento di incremento dell'occupazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Vi do una brutta notizia: lo stesso commissario Gentiloni vi ha smentito dicendo appunto che siamo sopra la media europea: più occupazione, più economia, più 1,7 per cento, più calo della disoccupazione.

Tutto questo, signor Presidente, nonostante la situazione fosse davvero drammatica, con l'uscita dal COVID, la guerra, il dissesto dei conti per il buco legato al 110 per cento e al reddito di cittadinanza, ma la verità è che questa Nazione è tornata a produrre, è tornata a correre ed è tornata a crescere per l'operazione molto semplice che ha fatto il Governo Meloni di spostare l'attenzione e le risorse del Governo: non più sull'assistenza, sul metadone di Stato, ma sulle imprese, su chi produce e può davvero creare economia in questa Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). È bastato questo cambio di rotta per generare questi numeri.

E devo dire che sono molto sorpreso nell'ascoltare dal MoVimento 5 Stelle, ma soprattutto dal Partito Democratico, che non ci sia una presa di distanza dal superbonus 110 per cento. Cioè, è chiaro a tutti che questo ha creato un buco di bilancio di 19 miliardi, probabilmente di 30, al 31 dicembre - ripeto: è chiaro a tutti - ma ciò che per davvero è una vergogna di natura politica è che un partito importante, numericamente importante, anche se destinato probabilmente ad estinguersi, pensi più ai suoi interessi, per curarsi quindi di una parte dell'elettorato, piuttosto che agli interessi della Nazione (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Questo fa Conte, pensa a curarsi quella fetta di mercato, piuttosto che a contribuire oggi, prendendo le distanze da questo fenomeno.

Poi è davvero imbarazzante, Presidente, vedere come, nell'assenza di argomenti da parte dell'opposizione e, soprattutto, del Partito Democratico, ci sia questo tifo accanito a favore del calo del PIL; c'è una perenne sindrome da scadenza di mutuo, sulle rate. Sentiamo parlare di seconda, terza e quarta rata, probabilmente i colleghi del Partito Democratico non dormono la notte, ossessionati dalla speranza che non arrivino la seconda, la terza e la quarta rata; peccato che le rate continuano ad arrivare, nonostante il PNRR messo in campo da voi sia stato un vile svuotacassetti, come dicevamo tutti (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia); ve lo diceva Fratelli d'Italia, ve lo dicevamo in Commissione e anche la Conferenza Stato-regioni vi diceva che dovevate confrontarvi sui progetti di sviluppo e non sugli svuotacassetti.

Insomma, assistiamo, signor Presidente, davvero a un'ansia da prestazione nazionale negativa, che però porta soprattutto i colleghi del Partito Democratico a un'impotenza politica; questa ansia da prestazione negativa vi porta a una impotenza politica, se è vero - come è vero - che avevate annunciato un'estate militante, mentre vi sono stati solo i vostri militanti che hanno passato l'estate facendo quello che normalmente si fa, cioè stando in vacanza. Al contrario, tutti voi del Partito Democratico, del MoVimento 5 Stelle - ma anche tutti i giornali che si occupano costantemente di noi -, che siete venuti a cercare nei nostri social, durante l'estate, magari qualcuno che salutava, in una stazione, un fidanzato o qualcun altro, nella speranza di trovare almeno un braccio semi-teso, quest'estate avete trovato i nostri militanti e i nostri parlamentari in giro per le spiagge e in giro per l'Italia a raccontare quello che aveva fatto il Governo (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia), perché questa è la grande differenza tra noi e voi: noi c'eravamo ieri nelle piazze e ci siamo oggi, parlavamo ieri con la gente e ci parliamo oggi; voi non ci parlavate ieri e non ci parlate oggi (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Questo perché, signor Presidente, per parlare e per affrontare la gente, bisogna principalmente rispettarla, ascoltarla e poi avere qualcosa da dire. Ho sentito, in precedenza, il collega Marattin dire che è suonata la campana dell'ultimo giro - questo passaggio non l'ho ben capito, ma io non sono docente, non sono professore, quindi probabilmente non arrivo a questi livelli molto alti -; dico che, se di campane parliamo, io penso che lui dovrebbe fare attenzione più alle sirene che si sentono dentro il suo partito che alle campane che suonano da un'altra parte (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia). Lo tranquillizzo che questa sarà anche la campana del primo giro - ce ne saranno sicuramente cinque - e non sbagli la previsione, perché probabilmente saranno nove gli anni per i quali suonerà la campana per il Presidente Meloni.

Un'altra considerazione, una battuta, rispetto all'intervento dell'esponente del MoVimento 5 Stelle: lo abbiamo contraddetto sul bonus, ma anche su tutte le altre erronee rappresentazioni, c'è un passaggio che mi ha particolarmente colpito. La collega Torto ha detto: “Voi sperate che la gente si dimentichi”, ma è esattamente il contrario: noi vogliamo che la gente ricordi gli impegni che abbiamo preso; siamo convinti e ce li ricordiamo anche noi. Sicuramente questa è un'aspettativa del MoVimento 5 Stelle: voi sperate che la gente si dimentichi quello che avete fatto, ma - credetemi - siete davvero indimenticabili, per quello che avete fatto alla guida di questo Paese (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

Insomma, signor Presidente, noi pensiamo che sia oggettivo, dopo un anno, che questa Nazione stia meglio; è sicuro che questa Italia è migliore di quella di un anno fa; lo dicono i dati, lo dice l'economia, lo dicono i dati sulla disoccupazione e sull'occupazione. Ci aspetta una legge di stabilità complicata - è vero -, ma, colleghi dell'opposizione, da questa parte dell'emiciclo c'è molta consapevolezza: noi sappiamo perfettamente che la sfida è complicata e sappiamo perfettamente che c'è molta aspettativa. Questo è un altro tratto distintivo: ci è chiaro quello che dobbiamo fare e c'è tutta la consapevolezza possibile per affrontare una sfida così importante.

Termino, Presidente, lanciando una sfida ai nostri oppositori. Alla fine del mese di settembre, Fratelli d'Italia, probabilmente, farà una serie di iniziative per raccontare alla gente quello che ha fatto il Governo Meloni. Se siete capaci, a fine settembre, ai primi di ottobre, andate in piazza anche voi e andate a raccontare perché eravate contro la legge sui rave, perché siete per le occupazioni delle abitazioni, perché siete stati contro rispetto a tutti - tutti - i provvedimenti fatti dal Governo Meloni (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto finale.

(Votazione finale ed approvazione - A.C. 1344​)

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione finale.

Indìco la votazione nominale finale, mediante procedimento elettronico, sul disegno di legge n. 1344: S. 792 - "Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato per l'anno finanziario 2023" (Approvato dal Senato).

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.

La Camera approva (Vedi votazione n. 14).

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente della Camera ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali il deputato Raffaele Nevi, in sostituzione del deputato Giovanni Arruzzolo, dimissionario.

Comunico, inoltre, che il Presidente del Senato della Repubblica, con lettera in data 13 settembre 2023, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare per le questioni regionali la senatrice Silvia Fregolent, in sostituzione della senatrice Raffaella Paita, dimissionaria, e il senatore Claudio Lotito, in sostituzione del senatore Adriano Paroli, dimissionario.

Modifica nella composizione della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

PRESIDENTE. Comunico che, in data odierna, il Presidente del Senato ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale il senatore Mario Occhiuto, in sostituzione del senatore Claudio Lotito, dimissionario.

Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Carmina. Ne ha facoltà.

IDA CARMINA (M5S). Per favore, Presidente, un po' di silenzio. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, intervengo sull'ordine dei lavori per evidenziare la situazione drammatica di Lampedusa.

Ho sentito poco fa il sindaco di Lampedusa, l'amico Filippo Mannino, preoccupatissimo per quanto accade nell'isola: un'isola di 6.000 abitanti, in cui i migranti presenti sono circa 7.000 e continuano ad arrivare. Una vera e propria invasione, basti guardare quello che accade dai social: il sito de la Repubblica fa vedere immagini terribili, con respingimenti. La notizia è che, a breve, andranno via in 880 ma, su 7.000 sono pochissimi. C'è l'appello, addirittura, del procuratore della Repubblica Giovanni Di Leo, di Agrigento, che invoca aiuto concreto. Dice che c'è una situazione prossima al collasso e paragona la situazione a quella della nave Vlora del 1991, a Bari, in cui arrivarono 20.000 persone. Ma lì era terraferma e si trattava di una città di 300.000 abitanti, qui il numero degli immigrati è superiore al numero degli abitanti di Lampedusa. Fa appello il sindaco affinché vengano predisposti urgentissimamente mezzi speciali. Mi diceva: come mai non si riescono a trovare due navi per portare via queste persone, in modo da consentire la vita civile ai cittadini?

Faccio presente che, in questa situazione, è altissimo il rischio potenziale dal punto di vista della sicurezza, dal punto di vista dell'ordine pubblico e anche dal punto di vista sanitario. Chiedo, quindi, che venga urgentemente a riferire in quest'Aula il Ministro dell'Interno Piantedosi per rappresentarci cosa intenda fare il Governo - che va sollecitato a intervenire urgentemente anche per quanto riguarda, poi, la distribuzione di questi migranti, atteso che la notizia di oggi è che sia Francia che Germania abbiano chiuso le frontiere a tale riguardo - e che non siano lesi i diritti fondamentali sia degli immigrati sia di quelle comunità che vengono immediatamente coinvolte dalla distribuzione. Il caso, per esempio, di Porto Empedocle: oggi, alle 13, partivano 850 migranti su 7.000, di cui 180 con aereo e 700 con il traghetto di linea. Così non si può continuare, quest'Aula ha diritto di sapere e il Governo deve intervenire urgentemente (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Sospendiamo a questo punto la seduta, che riprenderà alle ore 15 con lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata. La seduta è sospesa.

La seduta, sospesa alle 13,50, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE GIORGIO MULE'

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderanno il Ministro dell'Economia e delle finanze, il Ministro dell'Interno, il Ministro della Giustizia e il Ministro per la Pubblica amministrazione.

Invito gli oratori a un rigoroso rispetto dei tempi, anche considerata la diretta televisiva in corso.

(Chiarimenti in merito alla proroga al 2024 del cosiddetto superbonus 110 per cento, con particolare riferimento agli interventi relativi a condomini, e intendimenti in ordine agli incentivi edilizi e al meccanismo di cessione dei crediti - n. 3-00631)

PRESIDENTE. Passiamo alla prima interrogazione all'ordine del giorno Santillo ed altri n. 3-00631 (Vedi l'allegato A). Il deputato Donno ha facoltà di illustrare l'interrogazione, che ha sottoscritto in data odierna, per un minuto.

LEONARDO DONNO (M5S). Ministro, considerata la sua presenza, presumo che il mal di pancia le sia passato. Intanto, però, a soffrire sono centinaia di migliaia di imprenditori e cittadini che avete tradito. State polverizzando un'eredità del più 11 per cento di PIL nel biennio 2021-2022. Citiamo alcuni dati: Nomisma certifica che il superbonus, a fronte di 88 miliardi investiti, ha prodotto un valore economico di oltre 200 miliardi, un risparmio medio in bolletta di 1.000 euro per ogni abitazione e un totale di 30 miliardi risparmiati dalle famiglie. Inoltre, ha generato un milione di posti di lavoro e ha rilanciato l'edilizia in Italia. Ricordo che prima del nostro intervento in questo settore eravamo fanalino di coda in Europa, la stessa Europa che, solo pochi giorni fa, ha attestato che il vostro scellerato stop ai bonus edilizi ha causato una riduzione della crescita del PIL. Insomma, un disastro! Allora, Ministro, di fronte a tutto questo, noi chiediamo cosa intendete fare sulla proroga dei bonus edilizi, sulla riattivazione della cessione dei crediti e sulla proroga al 2024 del superbonus 110 per cento. È una risposta che aspettano centinaia di migliaia di imprenditori e cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, ha facoltà di rispondere.

GIANCARLO GIORGETTI, Ministro dell'Economia e delle finanze. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in primo luogo, in relazione alle premesse formulate dagli interroganti in merito all'impatto macroeconomico positivo dell'agevolazione in esame, occorre precisare che se anche diverse istituzioni, associazioni e centri di ricerca hanno rilevato il carattere espansivo del superbonus e delle altre misure di incentivazione edilizia, gli stessi studi hanno sottolineato come le valutazioni di impatto di tali misure siano soggette a un ampio margine di incertezza. Ciò è confermato dalla significativa variabilità dei risultati prodotti. Inoltre, non si può tralasciare che il contributo alla crescita deve essere necessariamente analizzato alla luce dei costi per il loro finanziamento. Come ogni politica pubblica, essa deve essere, cioè, sottoposta a una rigorosa analisi costi-benefici. Come specificato, tra gli altri, da Banca d'Italia, l'effetto espansivo verosimilmente non è stato tale da rendere lo strumento a impatto nullo per il conto economico delle amministrazioni pubbliche. A questo bisogna aggiungere che i maggiori investimenti per abitazioni hanno, nella migliore delle ipotesi, sostituito e, nella peggiore, spiazzato alcune delle spese che si sarebbero comunque realizzate, anche in assenza del superbonus, tramite l'aumento dei prezzi nel settore. In sintesi, se da una parte la stima dell'impatto macroeconomico del superbonus 110 per cento è incerta, dall'altra parte la quantificazione dei costi per le finanze pubbliche è certa e dovrà darsene conto anche nella prossima Nota di aggiornamento al DEF. Valga un dato per tutti: misure pagate da tutti gli italiani hanno interessato meno del 3 per cento del patrimonio immobiliare esistente, prime e seconde case, al mare e ai monti, di ricchi e di poveri, e anche 6 castelli.

Con riferimento, invece, ai quesiti posti dagli interroganti, proprio per questo motivo non è intenzione del Governo procedere alla proroga delle misure relative agli interventi nelle forme finora conosciute. Come rilevato dagli stessi, il mercato di acquisto dei crediti è ripartito, grazie anche all'impegno del Governo, e con le certificazioni della natura di tali crediti. Proprio per questo sono allo studio dell'Esecutivo strumenti attraverso i quali consentire la verifica della bontà di quelli ancora in possesso dei cittadini e imprese e sorti nel periodo antecedente l'introduzione dei vincoli di appropriatezza. Tale circostanza dovrebbe contribuire a rimuovere gli ostacoli frapposti alla loro cessione.

PRESIDENTE. Il deputato Santillo ha facoltà di replicare.

AGOSTINO SANTILLO (M5S). Grazie, Presidente. Ministro, la sua risposta non ci soddisfa per niente. Lei sta continuando in una narrazione tossica. Queste sono menzogne al solo scopo di cercare di coprire quanto farete con questa manovra lacrime e sangue, che sarà nel segno dell'austerità. Le parole di elogio per il superbonus arrivavano dall'Europa, arrivavano dalla sua stessa maggioranza, arrivavano da Forza Italia, primo partito di maggioranza a difendere il superbonus, arrivavano dalla sua Lega, dalla Lega del segretario Salvini, arrivavano dalla Presidente Meloni, che in campagna elettorale testualmente diceva di tutelare i diritti del superbonus e migliorare le agevolazioni edilizie. Noi quelle parole non le dimentichiamo, Ministro. Poi, mi scusi, Ministro: ma non era lei al MiSE quando il Presidente Draghi è andato in Europa a portare il Piano nazionale di ripresa e resilienza che destinava la maggior parte dei finanziamenti proprio al superbonus? Era lei o no? A noi, sì, sembra che fosse lei a essere lì (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

I benefici del superbonus li hanno citato tutti: Istat, Eurostat, l'Ufficio parlamentare di bilancio, Banca d'Italia, Censis, Nomisma, Fondazione commercialisti. Uno studio di Fondazione commercialisti, tra l'altro siglato dal suo consigliere personale, Enrico Zanetti, ci ha spiegato una cosa semplice: il superbonus aumenta il PIL più di quanto aumenti il debito. La morale della favola è che il rapporto tra debito e PIL è diminuito di 13 punti dal 2020 al 2022 (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle), liberando capacità fiscale che questo Governo, con la sua sciagurata politica, ha di fatto dilapidato.

Ministro, il 12 luglio di quest'anno sono venuto a trovarla, con il Presidente Conte e con gli esodati. Lei ha promesso di intervenire con urgenza, con un dispositivo che finalmente sbloccasse i crediti incagliati. Oggi ANCE ci dice che 320.000 famiglie sono sull'orlo del precipizio per i crediti incagliati a causa dei vostri mancati interventi. Ministro, la prossima volta che avrà mal di pancia pensi a quelle 320.000 famiglie (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle - Congratulazioni).

(Iniziative urgenti in merito alla situazione dei minori stranieri non accompagnati e al potenziamento del sistema di accoglienza e integrazione, anche con riferimento ai criteri di riparto sul territorio nazionale - n. 3-00632)

PRESIDENTE. Il deputato Mauri ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00632 (Vedi l'allegato A).

MATTEO MAURI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Noi, come PD, abbiamo deciso di usare questo spazio di interlocuzione col Governo, in particolare col Ministro Piantedosi, per sottoporre una questione che ci sta molto a cuore, che è quella dei minori stranieri non accompagnati, per capirci quei bambini e quelle bambine, quei ragazzini e quelle ragazzine che sono arrivati - e stanno arrivando in tanti - nel nostro Paese da soli, senza genitori e senza parenti, che ovviamente si trovano completamente dispersi e di cui la nostra legge e le leggi internazionali prevedono che ci si debba occupare in maniera molto accurata.

La nostra preoccupazione è data dal fatto che questi numeri stanno aumentando tantissimo, stanno esplodendo. I dati del Viminale riportano 21.000 minori stranieri non accompagnati sul nostro territorio, a fronte di una capacità di accoglienza di soli 6.300 posti nel SAI e di 1.700 posti nei CAS. Noi siamo preoccupati, anche perché c'è un quadro in cui vediamo che gli arrivi stanno aumentando tantissimo e non c'è una risposta adeguata. Per cui, vogliamo chiedere al Governo, perché su questo punto siamo molto attenti, cosa intenda fare sia rispetto all'aumento dei posti nel SAI, sia ai centri di primissima accoglienza e, più in generale, per dare risposte adeguate alle esigenze di queste bambine e di questi bambini.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.

MATTEO PIANTEDOSI, Ministro dell'Interno. Grazie, Presidente. Onorevoli deputati, il Ministero dell'Interno, anche grazie alla dichiarazione dello stato di emergenza, ha aumentato la capacità ricettiva delle strutture facenti parti del sistema di accoglienza in generale. In particolare, sono stati già attivati 807 posti di primissima accoglienza per minori stranieri non accompagnati nelle province di Agrigento, Siracusa, Trapani, Crotone e Reggio Calabria, più oltre 500 in altre aree del territorio nazionale. Ulteriori strutture sono in fase di allestimento nelle province di Caltanissetta, Crotone e Reggio Calabria. Con il Programma Fondo asilo, migrazione e integrazione 2021-2027 sono stati avviati, a partire dal mese di luglio 2023, 14 progetti per 700 posti nei centri governativi, ripartiti su 7 regioni. È stata poi rafforzata anche la capacità della rete SAI per far fronte agli intensi flussi migratori, con un incremento dei posti finanziati per minori stranieri non accompagnati, che sono passati da 4.255 posti nel 2019 a 6.207 al 31 agosto scorso, con un incremento percentuale del 46 per cento.

Aggiungo che, per venire incontro alle difficoltà rappresentate degli enti locali, il Ministero dell'Interno, dal 1° gennaio 2023, ha altresì aumentato il limite massimo del contributo per l'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati da 45 euro pro die, pro capite, a 100 euro. Sono inoltre attivi 63 centri di prima accoglienza per minori non accompagnati, i cosiddetti CAS minori, per un totale di 1.466 posti, in aumento rispetto ai 921 posti antecedenti alla dichiarazione dello stato di emergenza.

Come già ho affermato, ritengo responsabile affrontare insieme alle amministrazioni locali l'attuale complessa situazione, condividendo una metodologia comune, per assicurare condizioni dignitose ai migranti e limitare l'impatto degli arrivi sulle comunità territoriali. A tal fine, pochi giorni fa, ho incontrato il presidente dell'ANCI, i sindaci, i prefetti delle città metropolitane per affrontare il tema della prima accoglienza con specifico riferimento ai minori stranieri non accompagnati.

Nel solco della tradizionale sinergia che lega il Ministero dell'Interno alle autonomie locali, ho assunto l'impegno di valutare in tempi brevi le proposte presentate dall'ANCI, anche ai fini della predisposizione di eventuali interventi normativi, e, in tal senso, una direzione percorribile potrebbe essere quella di aumentare gli oneri a carico dello Stato, alleggerendo, in pari tempo, il peso economico dell'accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, che al momento grava soprattutto sui comuni, oltre che quella di accelerare le procedure di accertamento della minore età.

Con riferimento all'ultima richiesta, faccio presente che il riparto dei minori stranieri non accompagnati sul territorio nazionale avviene già con criteri che tendono ad assicurare un giusto equilibrio, compatibilmente con l'eccezionalità dei numeri e del contesto di riferimento.

PRESIDENTE. Il deputato Mauri ha facoltà di replicare, per due minuti.

MATTEO MAURI (PD-IDP). Grazie, Presidente. Riscontro, dalle parole del Ministro dell'Interno, gli stessi dati che noi abbiamo provato a rappresentare e che sono esattamente quelli che ci preoccupano. Dalle parole del Ministro deduco che anche lui pensi che questo non sia sufficiente, quando parla di potenziamento. Il problema è che questa realtà si sta realizzando oggi, che questi bambini sono qui oggi, questi ragazzi arrivano oggi; non solo oggi, ma anche domani e dopodomani. Di conseguenza, noi abbiamo l'assoluta necessità di mettere a punto un sistema che dia risposte non solo al 100 per cento di chi c'è oggi, ma al 100 per cento di chi ci sarà. In questo momento, molti minori sono presso strutture che non sono pensate per i minori, ma per gli adulti, con una promiscuità che non è prevista e che non è accettabile. Il peso, certo, va sui comuni, ma va praticamente quasi integralmente sui comuni dove si rintracciano i minori. Però, questo è un tema che l'ANCI ha posto da tempo, e quelle risposte che oggi il Ministro ci dice che arriveranno sarebbero già dovute arrivare.

Noi chiediamo che queste risposte ai sindaci, tutti i sindaci, destra, sinistra, sopra, sotto, arrivino immediatamente, così come serve uno sforzo ulteriore e necessario per l'ampliamento dei posti SAI, che sono il luogo giusto per ospitare queste persone. Questo a fronte del fatto che gli arrivi stanno aumentando. Ora qui non facciamo la polemica politica sulle promesse del Governo, gli arrivi che sono raddoppiati rispetto all'anno scorso. Ragioniamo di un problema esistente, proviamo a dare risposte. Se quei numeri continuano ad aumentare, come è del tutto realistico, considerato che le ricette del Governo non mi sembra stiano funzionando - e neanche le promesse -, questo problema sarà moltiplicato nel corso dei prossimi mesi e dei prossimi anni, perché parliamo di minori che restano sul territorio, ci restano per molto tempo e ci restano fino a quando sono maggiorenni, dentro il sistema.

Allora, chiedo al Governo, e chiudo, Presidente, che non solo le cose che si sono promesse si facciano, ma si facciano subito e si faccia anche molto di più. Altrimenti, non solamente nell'opposizione o nel PD, crescerà una preoccupazione fortissima, perché stiamo parlando di bambini, di bambine, di fragili, di fragilissimi. E, allora, se vogliamo fare tutto quello che serve, serve un impegno straordinario del Governo, oltre le parole, sulla concretezza, e ovviamente anche del Ministero dell'Interno.

(Elementi in merito ai flussi migratori provenienti dalla cosiddetta rotta balcanica e iniziative per una efficace gestione degli stessi, anche in rapporto all'esigenza di una più piena tutela dei diritti umani – n. 3-00633)

PRESIDENTE. Il deputato Magi ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00633 (Vedi l'allegato A).

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Chiediamo al Governo spiegazioni sull'incapacità delle nostre istituzioni di organizzare un'accoglienza che sia quantomeno allineata con quello che prevede la legge italiana. Parliamo, come diceva lei, Presidente, del punto di arrivo della rotta balcanica, quindi la provincia di Trieste, di Gorizia, più in generale, la frontiera nord-est dell'Italia. Ed è importante dire che la situazione di grave crisi che c'è in quella provincia per l'accoglienza precede l'eccezionale afflusso che c'è stato, nell'estate scorsa, nella frontiera mediterranea del nostro Paese. È una situazione cronica, ormai, che è almeno così dagli ultimi mesi del 2022. Questo lo dico subito, a scanso di equivoci, perché non si può dire che la crisi è dovuta all'eccezionale afflusso arrivato a Lampedusa nelle ultime settimane e negli ultimi mesi. Il Ministro Piantedosi è stato, la scorsa settimana, in provincia di Trieste, ci sono stato anche io, abbiamo effettuato alcune visite. Il Ministro Piantedosi non è stato nel CARA di Gradisca. Il CARA di Gradisca è una struttura pubblica che non risponde, da alcun punto di vista, ai criteri minimi di agibilità, di igiene e di sanità. Tenete presente che su 250 posti disponibili ci sono 600 persone accolte, di cui 200 nelle tende allestite nel giardino antistante la struttura. Quindi, ci interessa sapere cosa intenda fare il Governo da questo punto di vista per risolvere questa situazione.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.

MATTEO PIANTEDOSI, Ministro dell'Interno. Grazie, Presidente. Con un trend effettivamente in crescita, che si è iniziato a registrare dal 2021, nei primi 8 mesi dell'anno in corso risultano avere fatto ingresso nella regione Friuli-Venezia Giulia circa 13.700 persone, 13.700 migranti. In tale contesto, per garantire la tenuta del sistema di accoglienza, è stato attivato un meccanismo di trasferimento sistematico dei migranti presso centri ubicati anche in altre regioni.

Al fine, inoltre, di assicurare l'immediata accoglienza delle persone rimaste sul territorio, sono stati attivati ulteriori posti, anche grazie alla collaborazione del comune capoluogo. Proprio in questi giorni sono in corso di attivazione, mediante affidamento in via d'urgenza, ulteriori posti CAS, nei centri di accoglienza straordinaria, che si riserveranno agli ospiti vulnerabili. L'incremento dei flussi a cui ho fatto cenno ha un impatto anche sulle capacità del centro di accoglienza di Gradisca d'Isonzo, indubbiamente, cui fa specifico riferimento l'interrogante, nonostante l'ampliamento dei posti disponibili da 202 a 303, effettuato nel luglio dello scorso anno.

Per quanto riguarda le condizioni della struttura, nel CARA di Gradisca sono stati realizzati importanti lavori di ristrutturazione e di ripristino dell'impiantistica, soprattutto degli impianti elettrici. Una gestione efficiente ed equilibrata del sistema di accoglienza esige che il Governo mantenga una visione omnicomprensiva dei flussi migratori, e, siccome le direttrici di accesso sono plurime, siamo impegnati a realizzare la distribuzione degli arrivi più capillare possibile sui territori, per realizzare un giusto bilanciamento tra le regioni e limitare l'impatto sulle comunità locali. Questo ha comportato che, nel corso del 2023, sono state trasferite dal Friuli-Venezia Giulia circa 1.500 persone, di cui 1.114 da Trieste. In quest'ottica di sostenibilità e ottimizzazione si iscrive anche la dichiarazione dello stato di emergenza che il Governo ha operato alcuni mesi fa per garantire procedure e strumenti più rapidi ed adeguati alla gestione dell'ingente afflusso di migranti. Tale scelta ha consentito di ampliare la rete nazionale dell'accoglienza straordinaria dei posti e di smistare sul territorio molte migliaia di persone su base giornaliera.

Sul piano del contrasto dell'immigrazione illegale dal confine italo-sloveno, la informo, infine, che è ripresa, nel settembre 2022, l'attività congiunta tra la Polizia italiana e quella slovena, che era stata sospesa nel 2020 anche a causa della pandemia, e grazie ad essa è stato possibile inibire, dall'inizio dell'anno in corso, l'ingresso sul territorio nazionale di circa 1.900 migranti irregolari.

PRESIDENTE. Il deputato Magi ha facoltà di replicare.

RICCARDO MAGI (MISTO-+EUROPA). La ringrazio, Presidente. Purtroppo devo dire che, vedendo la situazione attuale di Trieste, non sembrerebbe che vi sia un piano di redistribuzione che questo Governo ha approntato in modo da affrontare quella situazione. Una situazione che, come ha riconosciuto lo stesso Ministro, sono molti mesi che va avanti e che precede l'eccezionale afflusso dal Nordafrica che è arrivato questa estate. In particolare, la maggior parte dei cittadini che, in questi mesi, stanno arrivando dalla rotta balcanica sono cittadini afgani. Sono quei cittadini per i quali tutti noi ci siamo commossi, date le vicissitudini di quel Paese martoriato da guerre, dittature e fondamentalismi religiosi, assicurando che avremmo fatto di tutto per accogliere appunto i cittadini afgani. Ci sono, in questo momento, a Trieste centinaia di persone per strada, che si riuniscono di fronte alla stazione e che vengono sostanzialmente accudite, anche per i servizi minimi di una prima assistenza sanitaria, dal mondo del volontariato. Ossia, se fosse per le istituzioni della Repubblica, non vi sarebbe alcun tipo di assistenza.

Il problema - e concludo - è che questo Governo ha deciso di non investire nell'accoglienza, quando tutte quante le istituzioni più autorevoli, cito da ultimo il Forum The European House - Ambrosetti, ma anche questo stesso Governo, con il suo DEF, ci dicono che la nostra prospettiva di sviluppo ci dovrebbe imporre come Paese di investire nell'accoglienza. Grazie ai provvedimenti di questo Governo, il CARA di Gradisca dovrà togliere dai servizi erogati l'assistenza legale, l'insegnamento della lingua e l'assistenza psicologica.

Rifletteteci bene, perché poi il problema non è il rapporto che voi non sapete costruire con i partner europei, ma è, ancora prima di questo, l'incapacità di avere una programmazione nelle politiche di accoglienza. Non c'è neanche a Trieste, dove era prevedibile da un anno questo afflusso e dove è prevedibile che aumenterà, figuriamoci a Lampedusa.

(Iniziative volte alla revisione della normativa in materia di accertamento dell'età dei minori stranieri non accompagnati – n. 3-00634)

PRESIDENTE. Il deputato Iezzi ha facoltà di illustrare l'interrogazione Molinari ed altri n. 3-00634 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

IGOR IEZZI (LEGA). Presidente, Ministri, colleghi, anche la nostra interrogazione tratta della problematica dei minori stranieri non accompagnati la cui accoglienza pesa organizzativamente ed economicamente sui comuni che, oramai, sono costretti a gestire numeri inaccettabili e problematici.

Circa 12.000 - è un record - sono i giovani sbarcati via mare e arrivati via terra dal 1° gennaio di quest'anno ad oggi; di questi, addirittura il 70 per cento, guarda un po', si dichiara minorenne. Come tutti sappiamo, il fatto di essere minorenni porta ad essere accolti in un canale privilegiato dell'accoglienza, cosa che ovviamente verrebbe meno, per finire nel canale standard e tradizionale, se si fosse maggiorenni. Quindi, ovviamente, ci sono dei problemi sulla veridicità di questi dati.

Ecco, noi vogliamo sapere dal Governo come intenda trattare la materia e quali misure intenda mettere in campo.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.

MATTEO PIANTEDOSI, Ministro dell'Interno. Presidente, come ricordato dall'onorevole interrogante, attualmente la procedura riguardante l'accertamento dell'età dei minori stranieri non accompagnati è disciplinata da una legge che, nel caso sussistano dubbi sull'età dichiarata dai medesimi, rimette alle autorità di pubblica sicurezza, coadiuvate da mediatori culturali e alla presenza del tutore o dei tutori provvisori, se già nominati, l'accertamento dell'età dell'interessato. E, qualora permangano dubbi sull'età dichiarata dal minore straniero, sempre secondo la legge, la disciplina vigente affida, su input della competente procura della Repubblica presso il tribunale per i minori, a delle équipe multidisciplinari costituite presso le aziende sanitarie locali gli accertamenti sociosanitari necessari.

La stessa disciplina prevede che, qualora anche dopo l'accertamento sociosanitario permangano dubbi sulla minore età, questa si presume a ogni effetto di legge.

Tale procedura, com'è evidente, anche per la mancata costituzione in alcune aziende sanitarie delle predette équipe multidisciplinari, presenta elementi di oggettiva complessità e lascia tuttora margini di incertezza rispetto al reale dato anagrafico della persona interessata.

Segnalo che, in questo quadro, le eventuali dichiarazioni non veritiere sull'età del migrante non solo determinano un aggravio procedurale e un allungamento dei tempi tecnici dell'accertamento, ma rischiano di attribuire a giovani adulti un trattamento riservato dalla legge ai minori non accompagnati in quanto categoria particolarmente vulnerabile e, quindi, meritevole di speciale protezione, con ciò di fatto sprecando importanti risorse destinate ai veri minorenni.

In questo contesto si colloca anche la sempre più avvertita esigenza di potenziare i posti disponibili nelle strutture dedicate ai minori stranieri non accompagnati, sulla quale mi sono peraltro soffermato nella precedente risposta. Molti migranti giungono in Italia dichiarando un'età inferiore per avvantaggiarsi delle tutele previste per i minorenni e i numeri di minori stranieri non accompagnati o che si dichiarano tali sono cresciuti a dismisura.

La pressione insostenibile esercitata sul sistema dell'accoglienza rende necessaria una riflessione sulla disciplina normativa che ho descritto e, a tal fine, sono in corso di definizione interventi volti a risolvere le segnalate criticità, che fanno tesoro di criteri interpretativi e prassi applicative, già da tempo praticati dalle autorità preposte, nel pieno rispetto della normativa interna ed internazionale e dei diritti dei minorenni.

Con tali interventi non si vuole in alcun modo ridurre le tutele, ma velocizzare le procedure e non disperdere le risorse destinate ai minori, concentrandole su chi davvero ne ha diritto. Si tratta di un'esigenza fortemente avvertita da tutti i sindaci e amministratori locali di qualsiasi orientamento politico e per questo il Governo ha allo studio ogni possibile soluzione.

PRESIDENTE. Il deputato Iezzi ha facoltà di replicare.

IGOR IEZZI (LEGA). Grazie, Presidente. Io la ringrazio, Ministro, di questa risposta soddisfacente. Credo che, da tempo, come dimostrano le immagini di Lampedusa, immagini terribili e inaccettabili, sia necessario intervenire con nuovi decreti Sicurezza. Mi auguro che all'interno di questi decreti Sicurezza possano entrare le proposte che noi facciamo da tempo e, ovviamente, le annuncio che saremo disponibili a lavorare all'interno della Commissione eventualmente per migliorare i decreti che dovessero arrivare.

Però, oggi, credo sia importante lanciare due messaggi, il primo nei Paesi di partenza degli immigrati. Cioè, noi dobbiamo chiarire che il nostro Paese non è un bengodi, non è un luogo dove tutti possono entrare e fare quello che vogliono. Noi siamo accoglienti con tutti coloro che scappano da guerre e da tragedie, ma non accettiamo più che vengano portate avanti delle truffe nei confronti del popolo italiano e nei confronti del nostro buon cuore.

Secondo, io credo che sia necessario lanciare un messaggio a Bruxelles: noi non vogliamo più essere e non saremo il campo profughi del mondo. Non accettiamo più che ogni Paese si senta in diritto di puntare il dito contro di noi, di dire cosa dobbiamo fare o cosa non dobbiamo fare e di mettere sul banco degli imputati la nostra solidarietà quando al primo problema, come dimostrano le vicende delle ultime ore con la Germania e con la Francia, si alzano i muri e si chiudono le frontiere.

No, se solidarietà deve essere, solidarietà deve essere per tutti. E, attenzione, io non vedo nell'atteggiamento della Francia e della Germania un problema. Se la filosofia che vige in Europa è quella che ognuno fa per sé, Ministro, anche noi iniziamo a fare da noi, facciamo per i fatti nostri e andiamo avanti, perché l'Italia è un grande Paese e quando ha fatto da sola, come lei sa bene, perché ai tempi collaborava col Ministro Matteo Salvini, siamo riusciti a fermare l'invasione degli irregolari.

Quindi, per concludere, Ministro, io le dico che, se lei perseguirà questa strada e porterà avanti questa idea, avrà la Lega al suo fianco, con lealtà, con coraggio, con forza, con determinazione e con impegno, e sono certo che tutto il Governo e tutta la maggioranza saranno concordi e condivideranno questa battaglia (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

(Dati relativi al traffico illegale di armi e iniziative di carattere strutturale volte al superamento del degrado sociale e delle condizioni di illegalità e insicurezza in realtà quali quella di Caivano – n. 3-00635)

PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00635 (Vedi l'allegato A).

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, Presidente. Signor Ministro, il Parco Verde di Caivano che è stato al centro delle cronache di quest'ultimo periodo, purtroppo, è un quartiere travolto dalla camorra e dallo spaccio della droga, così come tanti altri quartieri delle nostre periferie, delle periferie delle nostre città.

Non bastano interventi spot per affrontare questo argomento, non servono solo misure repressive, ma serve lavoro, serve la scuola, serve educazione, servono interventi importanti e strutturali e non una tantum.

Uno dei problemi più importanti che emergono dalla vicenda di Caivano è la questione del commercio illegale delle armi. Troppe armi illegali circolano nel nostro Paese; una delle cose più facili da reperire nel nostro Paese è un'arma di qualunque tipo. Per acquistare un kalashnikov bastano 500 euro e tanti ragazzi, anche minorenni, sono armati perché c'è facilità ad attingere alle armi illegali. Vorremmo sapere cosa stia facendo e cosa voglia fare il suo Governo in proposito.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.

MATTEO PIANTEDOSI, Ministro dell'Interno. Premetto che il Governo su Caivano non intende limitarsi a una risposta esclusivamente repressiva, ma sta perseguendo una strategia più ampia, trasversale a tutte le amministrazioni coinvolte, chiamate ad operare in sinergia con investimenti e risorse intesi a superare le condizioni di degrado e marginalità sociale in cui le organizzazioni criminali trovano sicuramente terreno fertile, soprattutto tra i giovani.

Il decreto-legge dello scorso 7 settembre rappresenta la cornice normativa di questa strategia, in chiave non solo di contrasto doveroso alla violenza minorile, ma anche di politiche volte a rafforzare l'offerta scolastica e a combattere l'abbandono precoce della scuola, quale parte integrante di un'azione sistematica di prevenzione del disagio giovanile.

Sono già attivi tavoli inter-istituzionali per la riqualificazione dell'ex centro sportivo polivalente Delphinia di Caivano, teatro di spregevoli fatti di violenza ai danni di due minorenni, al fine di poterlo restituire alla collettività entro la prossima primavera, affidandone la gestione al gruppo sportivo delle Fiamme Oro della Polizia di Stato.

Ciò premesso, l'operazione interforze svolta a Caivano, a cui fa riferimento lei, onorevole interrogante, è solo un primo passo nella direzione del recupero dell'area sul piano della sicurezza e della qualità della vita; un primo passo, peraltro, che non resterà né isolato, né sporadico. Il prefetto di Napoli ha disposto proprio ieri un ulteriore servizio straordinario di controllo nel Parco Verde di Caivano, durante il quale sono state identificate 177 persone, di cui 39 con precedenti di Polizia e sono stati svolti controlli su 100 veicoli. Venerdì prossimo sarò personalmente a Napoli per partecipare a un comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica incentrato prevalentemente sulla sicurezza del territorio di Caivano.

Noi abbiamo già incrementato di 21 unità l'organico del Commissariato della Polizia di Stato di Afragola e, da ottobre, ulteriori 20 unità rafforzeranno la compagnia Carabinieri di Caivano, con ciò potendo assicurare nel controllo del territorio almeno un equipaggio, una volante, una radiomobile stabile in servizio nelle 24 ore. Abbiamo già, quindi, incrementato in tal senso.

In merito al traffico illegale online, tengo a sottolineare che è solo grazie all'avanzata tecnologia e alla professionalità degli operatori della Polizia postale e delle comunicazioni che si riesce a identificare i responsabili superando le barriere strutturali tipiche del dark web e da gennaio ad oggi le rappresento che sono state denunciate o arrestate 132 persone sull'intero territorio nazionale, sia per il traffico online che per quello operato sulle piazze reali. A questo proposito, il decreto-legge del 7 settembre scorso, proprio in un'ottica di risposta anche a tale fenomeno, ha previsto un inasprimento delle sanzioni per i reati in materia di armi, anche quando sono commessi dai minori.

PRESIDENTE. Il deputato Zaratti ha facoltà di replicare.

FILIBERTO ZARATTI (AVS). Grazie, signor Ministro, per la sua risposta. Intanto le vorrei ricordare che avevamo denunciato la questione del centro Delphinia Sporting Club già nel 2020, tre anni fa, e che, quindi, sarebbe stato possibile intervenire precedentemente perché qualcuno aveva indicato dov'era il problema.

Voglio ritornare sulla questione del mercato delle armi, perché credo sia questo il problema fondamentale che dobbiamo affrontare. Signor Ministro, in questo Paese non sappiamo quante armi illegali circolano, da dove vengono prese. Queste armi sono fabbricate da qualche parte, sono importate da qualcuno e sono commercializzate da qualcun altro, ma noi non sappiamo nulla. Non ci sono dati ufficiali da parte del suo Ministero; sembrerebbe dalla rivista Polizia Moderna (aprile 2023) che nel 2022 sono state sequestrate solo 80 armi da fuoco dal mercato illegale. Questi sono i dati incredibili, ma del resto io non mi stupisco perché il suo Ministero non pubblica neanche i dati delle armi legali che circolano nel nostro Paese. Non ci sono dati ufficiali: lei sa bene e capisce bene che più armi circolano, più è facile attingere al mercato delle armi illegali e più è facile che tanti minori e anche tante persone possano delinquere e utilizzare quelle armi. Quindi, fermare il mercato delle armi deve essere un'assoluta priorità. Lei non ci dice nulla su questo: non ci dice quante sono presumibilmente, se c'è uno studio, come arrivano in Italia e quali sono i canali interessati da questo mercato. Questa è una cosa - me lo lasci dire, Ministro - irresponsabile in questo Paese! La questione delle armi è una priorità della quale il suo Ministero non si può disinteressare come ha fatto finora (Applausi dei deputati del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra).

(Iniziative per il contrasto della criminalità organizzata e per il ripristino della legalità in zone ad alta densità criminale - n. 3-00636)

PRESIDENTE. L'onorevole Lancellotta ha facoltà di illustrare l'interrogazione Foti ed altri n. 3-00636 (Vedi l'allegato A), che ha sottoscritto in data odierna.

ELISABETTA CHRISTIANA LANCELLOTTA (FDI). Signor Presidente, signor Ministro Piantedosi, lo stupro di due bambine da parte di un gruppo di adolescenti dell'hinterland napoletano è solo l'ultimo tragico caso di cronaca nera che ha visto protagonista il Parco Verde di Caivano, quartiere sotto il controllo della criminalità organizzata ed una delle più grandi piazze di spaccio di droga in Europa. Il 31 agosto il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Caivano, durante la riunione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, ha espresso la propria solidarietà alle vittime innocenti di un atto disumano e ha affermato che il messaggio principale che vogliamo dare è che, in Italia, non possono esistere zone franche. Il 5 settembre si è svolta nel Parco Verde e nelle località limitrofe una vasta operazione delle Forze dell'ordine, con oltre 400 agenti impegnati. Al blitz di Caivano hanno fatto seguito altre due operazioni interforze con modalità “alto impatto” nel quartiere Tor Bella Monaca a Roma e nei Quartieri Spagnoli a Napoli. Alle operazioni “alto impatto” faranno seguito interventi normativi e la nomina di un apposito commissario straordinario.

Nelle scorse notti nel Parco Verde di Caivano hanno nuovamente avuto luogo gravi episodi di violenza, con l'obiettivo di intimidire la popolazione e contrastare lo sforzo dello Stato di bonificare i territori. Il gruppo parlamentare di Fratelli d'Italia chiede quali ulteriori iniziative il Governo intenda assumere al fine di controllare la criminalità organizzata e restituire tutti i territori alla legalità, eliminando definitivamente le cosiddette zone franche.

PRESIDENTE. Il Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha facoltà di rispondere.

MATTEO PIANTEDOSI, Ministro dell'Interno. Grazie Presidente. Sulle azioni intraprese a Caivano, ribadisco la linea di fondo del Governo e cioè che in uno Stato di diritto come l'Italia non ci sono, né ci potranno mai essere, zone franche, ossia aree nelle quali il controllo del territorio è in mano a bande criminali. Abbiamo già aumentato ed incrementeremo ulteriormente, come ho già detto in precedenza, le unità delle forze di Polizia sul territorio, nonché gli sforzi organizzativi ed investigativi per assicurare una maggiore e sempre più capillare e visibile presenza delle Forze dell'ordine. Estenderemo le cosiddette operazioni ad “alto impatto”, attive nelle principali città metropolitane, che stanno restituendo buoni risultati su tutto il territorio nazionale in termini di contrasto alla criminalità. Nella città di Roma e Napoli sono state poste in essere operazioni in quartieri ad alta densità criminale. In particolare, nella giornata del 7 settembre scorso, nel quartiere di Tor Bella Monaca, qui a Roma, come deciso in sede di Comitato provinciale per l'ordine e sicurezza pubblica, è stato effettuato un intervento a carattere interforze, nel corso del quale sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari, con conseguente sequestro di sostanze stupefacenti, denaro contante e armi, identificazione di occupanti abusivi di alloggi di edilizia residenziale pubblica, rimozione di veicoli rubati e bonifica delle aree verdi. Analoghi servizi interforze sono stati e saranno predisposti nelle prossime settimane anche in altri quartieri della Capitale. Nella stessa giornata del 7 settembre a Napoli, ha avuto luogo - lo ricordava lei - un'analoga operazione che ha interessato i Quartieri Spagnoli, nell'ambito della quale sono state eseguite numerose perquisizioni domiciliari, nonché l'arresto di alcuni soggetti per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e, nell'occasione, sequestrati anche droga, soldi e armi.

Il decreto-legge dello scorso 7 settembre ha previsto la nomina di un commissario straordinario che avrà il compito di adottare, d'intesa con il comune di Caivano ed il Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei ministri, un piano straordinario di interventi infrastrutturali e di riqualificazione del territorio comunale. La strategia del Governo si snoda - voglio precisarlo - su azioni a breve, a medio e a lungo periodo, affiancando alle operazioni di contrasto, che continueranno ad essere svolte su tutto il territorio nazionale, iniziative sul piano economico, sociale, educativo e culturale.

Quello di Caivano deve, infatti, diventare un modello di rilancio delle tante e troppe aree caratterizzate da illegalità e degrado e, a tal fine, ho attivato un'aggiornata ricognizione sull'intero territorio nazionale per l'individuazione delle aree caratterizzate da più gravi forme di degrado sulle quali intervenire, laddove necessario, con misure analoghe a quelle disposte per Caivano. Siamo anche al lavoro per definire un ulteriore pacchetto di misure tendenti a rendere ancora più incisive le politiche di sicurezza perseguite dal Governo, che il Governo ha perseguito fin dal suo insediamento e che richiedono il rafforzamento delle capacità operative delle Forze di polizia avviato con l'ultima manovra di bilancio.

PRESIDENTE. La ringrazio anche per il rispetto rigoroso dei tempi, signor Ministro. L'onorevole Roscani ha facoltà di replicare.

FABIO ROSCANI (FDI). Grazie, Presidente, grazie signor Ministro, per questa risposta efficace e puntuale che ovviamente ci rende soddisfatti. Rende soddisfatti non soltanto noi di Fratelli d'Italia e la maggioranza, ma rassicura sicuramente i cittadini italiani, perché si è di fronte ad azioni del Governo e a norme che sicuramente non mirano esclusivamente alla punizione o alla sanzione, ma a nuove forme di prevenzione efficienti, volte a garantire sia la sicurezza nelle strade che la libertà di ogni cittadino italiano.

Quindi, si tratta di misure che migliorano la tutela dei minori, con un miglior sistema di incentivazione nella lotta contro la criminalità minorile.

Nel disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri, ad esempio, la messa alla prova viene resa possibile sin dalle fasi delle indagini preliminari; vengono inasprite le pene per la detenzione illegittima di armi e per il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Continuano, inoltre, come ricordato, senza sosta, i blitz ad alto impatto, che stanno coinvolgendo centinaia di ufficiali e agenti delle Forze dell'ordine - che, ovviamente, ringraziamo - su tutto il territorio nazionale, non solo a Caivano, a Tor Bella Monaca e nelle periferie di Napoli. Sono azioni che rendono lo Stato presente, lo avevamo annunciato in campagna elettorale e lo ribadiamo con ancora più forza oggi, confortati dall'azione del Governo. Non ci saranno più zone franche in Italia, alla faccia e con buona pace di certa sinistra e di alcuni commentatori che consideravano le azioni del Governo delle passerelle a Caivano (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

(Stato di attuazione della normativa in materia di tutela della presunzione di innocenza, anche ai fini dell'adozione di iniziative volte a modificare e integrare il decreto legislativo n. 188 del 2021 - n. 3-00637)

PRESIDENTE. Il deputato Enrico Costa ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00637 (Vedi l'allegato A).

ENRICO COSTA (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Parliamo di presunzione di innocenza nel giorno in cui, al Consiglio superiore della magistratura, si celebra il funerale della presunzione di innocenza. E lo facciamo perché auspichiamo che questo Governo ponga mano a un'importante modifica normativa, il decreto legislativo sulla presunzione di innocenza, il quale stabiliva regole che in molte circostanze sono state violate. Sono state violate le norme sui nomi dati alle inchieste, sulla comunicazione giudiziaria, e chiediamo al Ministro Nordio di intervenire nell'ambito di questo spazio correttivo, che è dato, su un tema: quello della pubblicazione dell'ordinanza di custodia cautelare, che è la madre delle violazioni della presunzione di innocenza, perché dentro l'ordinanza di custodia cautelare ci sono le intercettazioni, ci sono le sommarie informazioni, in una fase assolutamente preliminare, le quali diventano un marchio sull'indagato, che, anche quando assolto, non può essere cancellato. Quindi, il nostro auspicio, veramente, è che questo Governo, entro dicembre, alla luce di un monitoraggio che auspico sia stato avviato, corregga quello che noi abbiamo fatto, ma che auspicavamo venisse attuato e lo corregga nella direzione di un'attuazione puntuale e pregnante.

Sappiamo quali sono le convinzioni del Ministro Nordio; ha la possibilità di farlo con un decreto legislativo. Noi certamente saremo e saremmo dalla sua parte.

PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.

CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. Grazie, onorevole. Credo che mi si possa dare atto che, sin dal primo momento dell'insediamento in questo Governo, una delle priorità di questo Ministero è stata la tutela dell'onorabilità dei cittadini e della riservatezza delle comunicazioni che riguardano indagini in corso. Ricorderò quelle sulla limitazione delle intercettazioni, delle pubblicazioni e delle informazioni di garanzia, e sull'aumento della attività di vigilanza da parte dell'ispettorato nei confronti di chi viola queste norme. Importante è stata anche la modifica che devolve al Capo della procura della Repubblica il monopolio di interloquire con la stampa e con i terzi quando si tratta di diffondere notizie che siano di interesse generale.

Il monitoraggio al quale lei, collega, fa riferimento è già, ovviamente, iniziato. Sono state anche già iniziate alcune azioni disciplinari: una su segnalazione del nostro ispettorato e tre su esercizio della Procura generale della Corte di cassazione, per violazione di questa ultima norma.

Ma più in generale, vorrei dire e rassicurare l'onorevole Costa che la massima attenzione di questo Governo e di questo Ministero è proprio rivolta al rispetto delle norme che sono state finora approvate e, soprattutto, alla possibilità di opportuni correttivi per correggere le ambiguità che esistono ancora nella stessa normativa. È un discorso un po' difficile da fare dal punto di vista tecnico, però vorrei ricordare che, ancora oggi, il nostro codice di procedura penale è estremamente ambiguo sul fatto che alcune comunicazioni perdano la loro segretezza, ma, ciò nonostante, non siano pubblicabili. In realtà, la giurisprudenza, come sapete, ha interpretato questa norma nel senso che, una volta che un atto non è più segreto, anche se non è pubblicabile, quantomeno può essere divulgato. Ci sono state, effettivamente, violazioni di questa norma a suo tempo e non sono state esercitate azioni disciplinari.

In questo momento, noi stiamo monitorando con grande attenzione queste eventuali violazioni, così come stiamo predisponendo eventuali correttivi per correggere le ambiguità di questa normativa. Questa attività è iniziata relativamente da poco tempo e ci riserviamo di dare dati ulteriori e più specifici, magari durante il prossimo colloquio.

PRESIDENTE. Il deputato Enrico Costa ha facoltà di replicare.

ENRICO COSTA (A-IV-RE). Grazie, Presidente. Noi siamo rassicurati dalle parole del Ministro Nordio. Avremmo voluto una puntuale affermazione in ordine all'inserimento e all'introduzione, in questo decreto correttivo, di una modifica dell'articolo 114 del codice di procedura penale, nel senso che non si può pubblicare testualmente l'ordinanza di custodia cautelare. Perché, cosa succede? Succede che, da un lato, la legge sulla presunzione di innocenza impedisce al procuratore della Repubblica di parlare dell'indagine, salvo che ci siano questioni di interesse pubblico. Cosa fanno il procuratore della Repubblica o il PM? Nella propria richiesta cautelare infilano tutto quello che vorrebbero dire, ma non possono dire. Poi, l'ordinanza di custodia cautelare viene emanata e viene pubblicata su tutti i giornali: quello che è uscito dalla porta rientra dalla finestra.

Ora, io penso che sia una norma di chiusura del sistema quella che stabilisce questo, altrimenti ci troviamo in situazioni in cui, per rafforzare le indagini, ovviamente attraverso l'opinione pubblica, non si fanno le conferenze stampa, ma si fanno le ordinanze di custodia cautelare, che dovrebbero avere un altro spirito. Ecco, noi insistiamo su questo punto, perché, Ministro, lei lo sa certamente, non può esistere che la vera sentenza sia quella della comunicazione dell'inchiesta, mentre la sentenza vera arriva dopo 10 anni, quando una persona, anche se dichiarata innocente, ha una cicatrice che, ovviamente, non si rimargina. Il decorso del tempo, del troppo tempo, nel nostro sistema penale, determina questo, ossia l'accelerazione e tutto quello che avviene in fase cautelare o precautelare.

Il suo collega, il Ministro Piantedosi, in una dichiarazione, l'altro giorno, ha detto che, per ciò che atteneva ai reati minorili, non c'era la punibilità immediata per i minori, quindi è stata introdotta la possibilità dell'arresto, come se l'arresto fosse una pena. Se arriva un Ministro dell'Interno a confondere la misura precautelare con una pena, figuriamoci il cittadino. Io sono sicuro che lei non la pensa in questo modo e, magari, quello del Ministro Piantedosi è stato semplicemente un errore. Però, io penso che abbia confuso la volontà di dare un segnale con la pena. Io penso che non sia lo spirito di questo Governo, certamente non è il suo spirito e noi la supporteremo, se vorrà dare segnali in questo senso (Applausi dei deputati del gruppo Azione-Italia Viva-Renew Europe).

(Iniziative in materia di trattamento economico e giuridico dei magistrati onorari, anche alla luce del recente parere motivato adottato dalla Commissione europea - n. 3-00638)

PRESIDENTE. Il deputato Bicchielli ha facoltà di illustrare l'interrogazione Lupi ed altri n. 3-00638 (Vedi l'allegato A), di cui è cofirmatario.

PINO BICCHIELLI (NM(N-C-U-I)-M). Grazie, Presidente. Signor Ministro, in questa nostra interrogazione parliamo dei magistrati onorari, che sono una risorsa, come lei sa, irrinunciabile e costituiscono un pilastro della giurisdizione italiana.

Amministrano oltre la metà del contenzioso con punte del 90 per cento nel settore requirente. Lei stesso, nei giorni scorsi, a Cernobbio, ha ricordato come il trattamento che gli ultimi Governi hanno riservato ai magistrati onorari avrebbe condotto sotto processo qualsiasi datore di lavoro privato.

La Commissione europea, poi, nell'ambito di una procedura di infrazione, ha deciso di emettere un parere motivato, segnalando la non conformità della normativa italiana alla normativa dell'Unione. In particolare, si riscontra un trattamento estremamente di sfavore per i magistrati onorari e la Commissione ha concluso che la categoria comparabile unica ai fini della parità di trattamento nelle condizioni di impiego sia quella dei giudici togati; conseguentemente, i magistrati onorari hanno il diritto di non essere trattati in modo meno favorevole. Allo Stato italiano è stato anche indicato il termine di 60 giorni - che scadono proprio in questi giorni - per adottare tutte le disposizioni necessarie per conformarsi al suddetto parere.

In conclusione, signor Ministro, stante anche l'interesse dimostrato da lei, dal Governo e da altri esponenti della maggioranza sul tema in questione, le chiediamo quale sia lo stato di attuazione della riforma e quali azioni intenda porre in essere per adeguarsi a quanto stabilito dalla Commissione europea per favorirne la piena realizzazione.

PRESIDENTE. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha facoltà di rispondere.

CARLO NORDIO, Ministro della Giustizia. Grazie, Presidente. La condizione dei giudici onorari in Italia è da decenni - e uso un eufemismo - inaccettabile, ma vorrei usare degli aggettivi più rigorosi.

Ho già detto, e lei ha avuto la cortesia di ricordarlo, che lo Stato ha trattato e tratta i giudici onorari in un modo che, se fosse rivolto verso dei lavoratori privati, esporrebbe l'imprenditore a tutta una serie di sanzioni.

Faccio presente che gli oltre 5.000 giudici onorari che esistono in Italia tengono in piedi il sistema. Per chi ci segue in televisione e, magari, non conosce quale sia la funzione dei giudici onorari, vorrei chiarire che oramai fanno le stesse cose che fanno i giudici togati, cioè i giudici di carriera, esercitano anche funzioni monocratiche penali, vengono inseriti nei collegi penali, senza i quali, tres faciunt collegium, il collegio non funzionerebbe.

Detto questo, che fare? Noi qualcosa abbiamo già fatto, perché, dal punto di vista fiscale - mi permetto di leggere perché si tratta di specifici articoli -, abbiamo posto fine alle incertezze interpretative del regime fiscale dei compensi erogati ai magistrati con la legge di conversione del decreto-legge del 22 giugno 2023; abbiamo previsto l'assimilazione ai fini fiscali di quei compensi al reddito del lavoro dipendente secondo la procedura semplificata della legge n. 234 del 2021; è stata individuata la gestione previdenziale alla quale i magistrati onorari devono essere iscritti e ciò ha consentito alla competente articolazione ministeriale di corrispondere integralmente, attraverso il servizio gestito dal MEF, i compensi spettanti.

In poche parole, finalmente, hanno avuto quanto loro spettava. Questo, ovviamente, è solo l'inizio, perché anche grazie alla meritoria opera del Sottosegretario, collega Delmastro Delle Vedove, che ringrazio apertamente, è stato fatto un lavoro oramai compiuto.

In conclusione, possiamo dire che nella prossima legge di bilancio sarà inserita una disposizione che porrà finalmente una disciplina, sia retributiva sia previdenziale, nei confronti dei giudici onorari che sarà, quantomeno, decorosa. Le risorse finanziarie sono quelle che sono, ma abbiamo avuto rassicurazioni da parte del Ministro Giorgetti che saranno trovate - si farà di tutto per trovarle - le risorse necessarie affinché questi operatori di giustizia, essenziali proprio per il funzionamento della giustizia, abbiano il trattamento che compete loro.

PRESIDENTE. Il deputato Lupi ha facoltà di replicare.

MAURIZIO LUPI (NM(N-C-U-I)-M). Ringrazio il Ministro per la risposta e, a nome del nostro gruppo parlamentare, ma credo di tutti, ci diciamo soddisfatti. Infatti, la domanda cui dobbiamo rispondere - lo ha fatto lei e lo ha fatto il collega Bicchielli nell'introduzione - è perché un Parlamento debba occuparsi di questa cosa: lo ha detto, riguarda 5.000… io li chiamerei servitori dello Stato, che sono stati trattati nel modo in cui lei ha detto. Ancora prima della soluzione del problema, è un tema di dignità e di rispetto delle istituzioni e di chi si mette al servizio delle istituzioni.

Ha fatto bene a ricordare il collega Delmastro, oggi Sottosegretario, perché, nella passata legislatura, anche insieme alla collega Bartolozzi e a tanti altri colleghi, aveva più volte tentato di far capire che non è solo un problema puntuale, ma è fondamentale, perché riguarda comunque la vita di persone che dedicano la loro professionalità al servizio della comunità. Ed è anche un problema di rispetto e di dignità delle istituzioni, che, ancora di più, proprio perché istituzioni, devono trattare nel modo doveroso e dovuto chi lavora al servizio di tutta la comunità. Questo è il cuore della vicenda ed è la ragione per cui usiamo gli strumenti che ci vengono dati e anche la possibilità di far comprendere attraverso le dirette televisive che il Parlamento è anche il luogo dove questi interessi positivi vengono portati e rappresentati. Questo è il luogo dove la comunità intera si ritrova e non difende una categoria piccola o grande, ma porta un'idea, un bisogno e un interesse che diventano per tutti.

Per questo siamo soddisfatti. Siamo soddisfatti perché, in questi 9 mesi, non si è rimasti con le mani in mano e abbiamo cercato, con i limiti, ovviamente, del contesto anche finanziario, come ha ricordato, di dare delle risposte puntuali.

È giunto il momento - lo ha detto e, secondo noi, la legge di bilancio è il luogo adatto - anche di arrivare alla definizione finale di questo contenzioso e ridare dignità e giustizia a coloro che continuano, in ogni caso, a lavorare per la comunità.

Lo ha ricordato bene - e concludo -, quasi il 60 per cento del contenzioso, quasi il 90 per cento del settore requirente; cioè, sono fondamentali. E, proprio per questo, non solo bisogna dire “grazie”, ma passare - perché questo è il nostro Governo - dalle parole a segni concreti che recuperino questa fiducia.

Nella legge di bilancio l'aiuteremo, aiuteremo il Ministero, ovviamente, nelle discussioni perché quelle risorse possano essere impiegate e destinate anche alla funzione del Parlamento. Magari, anche per ridare dignità formale, useremo il decreto in conversione per il modello di equiparazione tra questa figura e le altre, ma saremo a disposizione, come sempre, nel lavoro efficace tra Governo e Parlamento, perché questo sia finalmente un segnale che ci fa andare e camminare a testa alta. Vale per tutti (Applausi dei deputati del gruppo Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC, Italia al Centro)-MAIE).

(Iniziative volte a promuovere lo sviluppo delle competenze e delle conoscenze del personale della pubblica amministrazione – n. 3-00639)

PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Emilio Russo ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00639 (Vedi l'allegato A).

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Grazie, Presidente. Onorevole Ministro, sono le persone il motore del cambiamento e dell'innovazione della pubblica amministrazione. Risorse umane e tecnologia sono gli strumenti che abbiamo individuato per questo scopo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Lo sviluppo delle competenze dei dipendenti pubblici rappresenta, insieme al recruiting delle migliori professionalità, alla semplificazione e alla digitalizzazione, una delle principali direttrici dell'azione del Governo.

Lei, Ministro, riferendo le linee programmatiche il 13 dicembre del 2022, disse: “Dobbiamo lavorare sulla formazione ed essere capaci di costruire dei percorsi di formazione che siano adeguati alle esigenze dell'organizzazione”. Vorremmo, dunque, conoscere quali iniziative ha adottato al fine di promuovere lo sviluppo delle competenze e le conoscenze del personale pubblico.

PRESIDENTE. Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha facoltà di rispondere.

PAOLO ZANGRILLO, Ministro per la Pubblica amministrazione. Grazie, Presidente. Grazie all'onorevole interrogante, perché mi dà l'opportunità di affrontare un tema che io considero cruciale e che riguarda nello specifico la formazione del capitale umano, delle persone della nostra pubblica amministrazione.

Noi viviamo un'epoca in cui le competenze diventano obsolete a grande velocità e, per questo motivo, la formazione non è più un'opzione, ma diviene una leva strategica per rafforzare il know-how che è necessario alle amministrazioni, sia quelle centrali che quelle territoriali, per essere al passo con i tempi, per sviluppare valore pubblico.

Fino al 2022, abbiamo registrato nella pubblica amministrazione un tempo medio pro capite dedicato alla formazione di neanche un giorno all'anno. È un tempo che considero assolutamente inadeguato.

Inoltre, preciso che il Piano nazionale di ripresa e resilienza prevede come target il raggiungimento di almeno 750.000 dipendenti nel coinvolgimento in percorsi formativi.

Credo che dobbiamo fare di più, perché i dipendenti pubblici non sono 750.000, ma 3,2 milioni. Per questo motivo, con senso d'urgenza, con un'apposita direttiva indirizzata a tutte le pubbliche amministrazioni, ho voluto fornire precise indicazioni metodologiche e operative per la pianificazione, la gestione e la valutazione delle attività formative che i dirigenti devono gestire, prevedendo almeno tre giorni di attività formativa durante l'orario di lavoro per le nostre persone. Allo stesso tempo, stiamo aggiornando e potenziando la piattaforma Syllabus, il portale di formazione per tutti coloro che lavorano nella pubblica amministrazione. È una piattaforma che è stata arricchita di nuove funzionalità e nuovi corsi, da ultimo quello sul codice dei contratti pubblici, piani personalizzati, corsi di aggiornamento, comunità di pratica, con la possibilità di prevedere un percorso formativo customizzato, definito per ciascun dipendente, a partire dalla rilevazione individuale del suo livello di competenza.

I numeri ci dicono, finalmente, che siamo sulla buona strada. Alla data del 31 agosto di quest'anno abbiamo registrato sulla piattaforma Syllabus oltre 6.400 amministrazioni, quindi più della metà, più del 50 per cento, e più di mezzo milione di dipendenti, che sono già abilitati all'utilizzo di quella piattaforma. Quelli registrati che hanno avviato attività formative sono 220.000 e, quindi, la buona notizia è che abbiamo superato il target di 110.000 dipendenti, che era previsto dal PNRR, per il 30 giugno 2023.

Concludo aggiornandovi sul fatto che la prossima settimana incontrerò i direttori del personale di tutte le amministrazioni, proprio perché ritengo doveroso, insieme a loro, prevedere un percorso che ci garantisca di continuare ad essere efficaci su questo tema così fondamentale per la crescita delle nostre persone.

PRESIDENTE. L'onorevole Paolo Emilio Russo ha facoltà di replicare.

PAOLO EMILIO RUSSO (FI-PPE). Sono soddisfatto per la sua risposta, che restituisce l'idea di una pubblica amministrazione moderna, efficiente, in grado di coinvolgere le migliori professionalità e di farne crescere nuove, accompagnando le lavoratrici e i lavoratori attraverso nuovi percorsi formativi. L'intelligenza artificiale e tutte le nuove tecnologie, che si sviluppano in maniera vorticosa, a grandissima velocità, implementeranno il numero e la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese e consentiranno di accorciare i tempi di risposta e di offrire una maggiore efficienza. Nessuna macchina, però, potrà mai sostituire le donne e gli uomini. Al centro dei servizi, quelli offerti e quelli richiesti dai cittadini, ci deve essere sempre la persona. Ai dipendenti dello Stato, che hanno un'età media avanzata e in un mondo che si evolve alla velocità della fibra ottica, dobbiamo offrire dunque, come annunciato, le capacità di rispondere alle nuove esigenze. Aumentando le competenze possiamo rendere i processi di lavoro più fluidi e scongiurare il rischio che la ridotta conoscenza della normativa crei un effetto di immobilismo nelle persone.

La formazione è la chiave di volta per traghettare la pubblica amministrazione nel futuro e, più genericamente, nell'Italia del domani. In questo senso vogliamo rivolgere oggi un augurio sincero, in questi giorni di nuovo inizio dell'anno scolastico, ad altri lavoratori del settore pubblico. Mi riferisco agli insegnanti che si prendono cura, con professionalità e con generosità, dei nostri figli e che non sempre sono messi nelle condizioni di lavorare al meglio. Meritano sostegno, attenzione e una manifestazione, come questa, di stima. Alle maestre e ai maestri, alle professoresse e ai professori, come a tutti gli studenti, buon inizio (Applausi dei deputati del gruppo Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta sono complessivamente 90, come risulta dall'elenco consultabile presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna.

Annuncio della costituzione della Commissione parlamentare per le questioni regionali.

PRESIDENTE. Comunico che la Commissione parlamentare per le questioni regionali ha proceduto in data odierna alla propria costituzione.

Sono risultati eletti: presidente, il senatore Francesco Silvestro; vice presidenti, il senatore Bartolomeo Amidei e il deputato Claudio Michele Stefanazzi; segretari, la deputata Rebecca Frassini e il senatore Daniele Manca.

Annunzio della costituzione della Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

PRESIDENTE. Comunico che la Commissione parlamentare di controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale ha proceduto in data odierna alla propria costituzione.

Sono risultati eletti: presidente il deputato Alberto Bagnai, vice presidenti i senatori Mario Occhiuto e Annamaria Furlan e segretari i deputati Daniela Dondi e Virginio Merola.

Complimenti a tutti.

Interventi di fine seduta.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi di fine seduta.

Ha chiesto di parlare il collega Borrelli. Ne ha facoltà.

FRANCESCO EMILIO BORRELLI (AVS). Grazie, Presidente. Intervengo dopo che vi sono state, anche durante il question time, discussioni e sollecitazioni al Governo sulla vicenda Caivano. Intervengo sulla vicenda Caivano perché vorrei ricordare all'Aula e al Governo in carica che questo problema riguarda la buona parte delle periferie o, meglio, di quelle costruzioni che sono state effettuate in alcuni territori, tra cui anche il napoletano, in alcuni casi nell'immediata fase successiva, negli anni Ottanta, al terremoto.

Il paradosso del Parco Verde è che noi lo chiamiamo Parco Verde, ma di verde c'è ben poco; sono tutti palazzoni posti uno dopo l'altro. Circa il 65 per cento delle persone, che vivono all'interno di questi palazzoni, oramai non è stato nemmeno più censito. Queste persone stanno lì senza alcun titolo e il numero dei vigili urbani o, meglio, della polizia municipale di Caivano è di poche unità, al di là del fatto che recentemente il comune è stato sciolto.

Negli ultimi 20 anni non c'è stato un sindaco a Caivano, di destra, di sinistra o civico, che abbia portato a termine un mandato di 5 anni e sia stato ricandidato: o sciolti per camorra o sfiduciati dalle stesse maggioranze e alcuni di questi sindaci sono stati anche condannati, lo voglio ricordare a me stesso e all'Aula, perché, assieme ai dirigenti e ai funzionari del comune di Caivano, e alcuni di questi sono ancora in carica, non avevano attivato le procedure per riscuotere i fitti del Parco Verde.

Voglio concludere dicendo che un intervento strutturale, purtroppo, non è una cosa che si risolverà in tempi rapidi. È vero che sono assolutamente favorevole a qualsiasi intervento che aumenti la presenza delle Forze dell'ordine e dello Stato. Voglio ricordare a tutti che, se non ci fosse stato il clamore mediatico, quest'anno avrebbe chiuso anche l'unica scuola elementare all'interno del Parco Verde, la quale - ripeto - non avendo raggiunto il numero sufficiente di bambini, sarebbe stata chiusa, se non ci fosse stato tutto il clamore mediatico. Tutto ciò con un paradosso: durante l'estate avevano speso 300.000 euro per ammodernare la scuola per poi non aprirla. È un altro paradosso di un territorio in cui si spendono 300.000 euro per ristrutturare e ammodernare una scuola che non si riaprirà e poi non c'è niente.

Voglio concludere, Presidente, non con la vicenda del centro dove sono avvenute le violenze sulle bambine. Invece, voglio fare un appello, perché nessuno ne sta parlando. Dovete sapere che a fianco a quel centro - io lo denunciai nel 2020; l'ha ricordato prima il deputato Zaratti - c'è un teatro che è stato devastato durante l'epoca COVID. È uno dei pochi comuni, al di sotto dei 50.000 abitanti nella provincia di Napoli, che ha un teatro, che faceva una regolare programmazione. Poiché nessuno se ne sta interessando - nonostante i miei solleciti per ora non sembra interessare a nessuno -, tramite il Presidente vorrei chiedere che nella ristrutturazione del centro sportivo, sulla quale sono assolutamente favorevole, si realizzi anche la ristrutturazione del teatro, perché sarebbe un bel segnale dare non solo lo sport ma anche la cultura.

Calendario dei lavori dell'Assemblea per la restante parte del mese di settembre 2023 e programma dei lavori dell'Assemblea per i mesi di ottobre e novembre 2023.

PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'odierna riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo, è stato convenuto il seguente calendario dei lavori per la restante parte del mese di settembre 2023:

Lunedì 18 settembre (ore 10)

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 911 - Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche (approvata dal Senato).

Discussione sulle linee generali della proposta di legge costituzionale n. 715-B - Modifica all'articolo 33 della Costituzione, in materia di attività sportiva (approvata, in seconda deliberazione, dal Senato con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, già approvata, in prima deliberazione, dal Senato e dalla Camera).

Discussione sulle linee generali della mozione Carotenuto ed altri n. 1-80 concernente iniziative in materia di sicurezza sul lavoro.

Mercoledì 20 (ore 10,30-13,30 e 16-20, con eventuale prosecuzione notturna dalle 21 alle 24) e giovedì 21 settembre (ore 9,30-13,30 e 15-20, con eventuale prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 911 - Introduzione del reato di omicidio nautico e del reato di lesioni personali nautiche (approvata dal Senato).

Seguito dell'esame della proposta di legge costituzionale n. 715-B - Modifica all'articolo 33 della Costituzione, in materia di attività sportiva (approvata, in seconda deliberazione, dal Senato con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, già approvata, in prima deliberazione, dal Senato e dalla Camera).

Seguito dell'esame della mozione Carotenuto ed altri n. 1-80 concernente iniziative in materia di sicurezza sul lavoro.

Mercoledì 20 settembre (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

Venerdì 22 settembre (ore 9,30, con votazioni non prima delle ore 14 e con prosecuzione notturna)

Svolgimento di interpellanze urgenti.

Esame del disegno di legge n. 1373 - Conversione in legge del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 105, recante disposizioni urgenti in materia di processo penale, di processo civile, di contrasto agli incendi boschivi, di recupero dalle tossicodipendenze, di salute e di cultura, nonché in materia di personale della magistratura e della pubblica amministrazione (da inviare al Senato – scadenza: 9 ottobre 2023).

Lunedì 25 settembre (ore 12-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 1373 - Conversione in legge del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 105, recante disposizioni urgenti in materia di processo penale, di processo civile, di contrasto agli incendi boschivi, di recupero dalle tossicodipendenze, di salute e di cultura, nonché in materia di personale della magistratura e della pubblica amministrazione (da inviare al Senato – scadenza: 9 ottobre 2023).

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 835 - Modifiche agli articoli 336 e 341-bis del codice penale e altre disposizioni per la tutela della sicurezza del personale scolastico.

Discussione sulle linee generali della proposta di legge n. 854 - Istituzione della Settimana nazionale delle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche.

Discussione sulle linee generali della mozione Manzi ed altri n. 1-177 concernente iniziative a favore del comparto della scuola e del diritto allo studio.

Discussione sulle linee generali della mozione Scerra ed altri n. 1-82 concernente iniziative in materia di revisione della governance economica dell'Unione europea e delle relative politiche di bilancio.

Martedì 26 (ore 9,30-13,30 e 15,30-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24), mercoledì 27 (ore 9,30-13,30 e 16-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24) e giovedì 28 settembre (ore 9,30-13,30 e 15-20, con prosecuzione notturna dalle 21 alle 24)

Eventuale seguito dell'esame degli argomenti previsti nella settimana precedente e non conclusi.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 835 - Modifiche agli articoli 336 e 341-bis del codice penale e altre disposizioni per la tutela della sicurezza del personale scolastico.

Seguito dell'esame della proposta di legge n. 854 - Istituzione della Settimana nazionale delle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche.

Seguito dell'esame della mozione Manzi ed altri n. 1-177 concernente iniziative a favore del comparto della scuola e del diritto allo studio.

Seguito dell'esame della mozione Scerra ed altri n. 1-82 concernente iniziative in materia di revisione della governance economica dell'Unione europea e delle relative politiche di bilancio.

Mercoledì 27 settembre (ore 15)

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

Venerdì 29 settembre (ore 9,30)

Discussione sulle linee generali del Doc. XXII, n. 9 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro della nave Moby Prince.

Discussione sulle linee generali del disegno di legge n. 1295 - Istituzione del Museo della Shoah in Roma (approvato dal Senato).

Il Presidente si riserva di inserire nel calendario dei lavori l'esame di progetti di legge di ratifica deliberati dalle Commissioni e di documenti licenziati dalla Giunta per le autorizzazioni.

L'organizzazione dei tempi per la discussione degli argomenti iscritti nel calendario sarà pubblicata nell'Allegato A al resoconto stenografico della seduta odierna.

L'organizzazione dei tempi per l'esame dei progetti di legge n. 835, n. 854 e n. 1295 sarà definita dopo la conclusione dell'esame in sede referente.

È stato, inoltre, convenuto il seguente programma dei lavori per i mesi di ottobre e novembre 2023:

OTTOBRE

Disegno di legge S. 854 - Conversione in legge del decreto-legge 10 agosto 2023, n. 104, recante disposizioni urgenti a tutela degli utenti, in materia di attività economiche e finanziarie e investimenti strategici (ove trasmesso dal Senato – scadenza: 9 ottobre 2023).

Disegno di legge S. 856 - Conversione in legge del decreto-legge 31 agosto 2023, n. 118, recante misure urgenti in materia di finanziamento di investimenti di interesse strategico (ove trasmesso dal Senato – scadenza: 30 ottobre 2023).

Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (ove presentata dal Governo).

Seguito dell'esame del Doc. XXII, n. 9 - Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause del disastro della nave Moby Prince.

Seguito dell'esame del disegno di legge n. 1295 - Istituzione del Museo della Shoah in Roma (approvato dal Senato).

Disegno di legge n. 1294 e proposte di legge nn. 439, 1245 e abbinata - Disposizioni per il contrasto della violenza sulle donne e della violenza domestica (deliberata l'urgenza).

Seguito dell'esame delle proposte di legge nn. 1275, 1053 e abbinate - Disposizioni in materia di giusta retribuzione e salario minimo.

Proposte di legge nn. 745, 893 e abbinata - Modifica all'articolo 159 e abrogazione dell'articolo 161-bis del codice penale in materia di prescrizione.

Mozione concernente misure volte alla tutela della sanità pubblica (in corso di presentazione).

Proposta di legge n. 752 - Disposizioni per la promozione e lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile nel settore agricolo.

Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista della riunione del Consiglio europeo del 26 e 27 ottobre 2023.

Proposte di legge nn. 153, 844 e abbinate - Disposizioni concernenti la conservazione del posto di lavoro e i permessi retribuiti per esami e cure mediche in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, invalidanti e croniche.

Seguito dell'esame delle mozioni Semenzato, Vietri, Loizzo, Casasco ed altri n. 1-132, Furfaro ed altri n. 1-163 e Quartini ed altri n. 1-170 concernenti iniziative volte alla prevenzione e alla cura dei disturbi della nutrizione e dell'alimentazione.

Proposta di legge n. 304 - Disposizioni in materia di conflitti di interessi e delega al Governo per l'adeguamento della disciplina relativa ai titolari delle cariche di governo locali e ai componenti delle autorità indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione, nonché disposizioni concernenti il divieto di percezione di erogazioni provenienti da Stati esteri da parte dei titolari di cariche pubbliche.

NOVEMBRE

Disegno di legge S. 571 - Delega al Governo in materia di revisione del sistema degli incentivi alle imprese, nonché disposizioni di semplificazione delle relative procedure (collegato alla manovra di finanza pubblica - ove trasmesso dal Senato).

Disegno di legge n. 1297 e abbinata - Disposizioni sanzionatorie in materia di distruzione, dispersione, deterioramento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici e modifiche agli articoli 518-duodecies, 635 e 639 del codice penale (approvato dal Senato).

Seguito dell'esame delle proposte di legge nn. 712 e 722 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo recante modifica del Trattato che istituisce il Meccanismo europeo di stabilità, fatto a Bruxelles il 27 gennaio e l'8 febbraio 2021.

Disegno di legge n. 1341 - Disposizioni organiche per la valorizzazione, la promozione e la tutela del made in Italy (collegato alla manovra di finanza pubblica).

Disegno di legge n. 1342 - Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2022-2023.

Disegno di legge n. 1324 e abbinata - Disposizioni in materia di divieto di produzione e di immissione sul mercato di alimenti e mangimi costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali vertebrati nonché di divieto della denominazione di carne per prodotti trasformati contenenti proteine vegetali (approvato dal Senato).

Proposta di legge n. 883 - Modifica alla legge 3 marzo 1951, n. 178, in materia di revoca delle onorificenze dell'Ordine “Al merito della Repubblica italiana”.

Proposta di legge n. 218 - Interventi per la prevenzione e la lotta contro il virus dell'immunodeficienza umana (HIV), la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS), il papilloma virus umano (HPV) e le infezioni e malattie a trasmissione sessuale.

Proposta di legge n. 1179 - Disposizioni per il contenimento del consumo di suolo e la rigenerazione urbana.

Proposta di legge n. 836 - Disposizioni in materia di partecipazione popolare alla titolarità di azioni e quote delle società sportive, nonché delega al Governo per l'introduzione di agevolazioni per la gestione di strutture sportive.

Proposta di legge n. 823 e abbinata - Modifiche al codice penale e altre disposizioni in materia di illeciti agro-alimentari.

Proposta di legge n. 793 - Soppressione di alcune imposte, tasse e diritti di entità minore.

Proposta di legge n. 1057 - Disposizioni concernenti il concorso statale al finanziamento della spesa per la partecipazione a viaggi di istruzione e la fornitura gratuita dei libri di testo.

Proposta di legge n. 1034 - Istituzione della figura professionale dello psicologo di base.

Proposta di legge n. 292 - Introduzione dell'articolo 640-bis.1 del codice penale, in materia di truffa ai danni di soggetti minori o anziani.

Proposta di legge n. 69 - Modifiche al testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, per la promozione del regolare soggiorno e dell'inclusione sociale e lavorativa dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea.

Disegno di legge n. 1168 - Abrogazione di norme prerepubblicane relative al periodo 1861-1870.

Disegno di legge n. 1318 - Abrogazione di norme prerepubblicane relative al periodo 1871-1890 e ulteriori abrogazioni di norme relative al periodo 1861-1870.

Disegno di legge n. 1371 - Abrogazione di norme prerepubblicane relative al periodo 1891-1920.

Nell'ambito del programma è altresì previsto lo svolgimento di atti di sindacato ispettivo e potranno essere inseriti ulteriori progetti di legge di ratifica deliberati dalle Commissioni e documenti licenziati dalla Giunta per le autorizzazioni.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Giovedì 14 settembre 2023 - Ore 9:

1. Informativa urgente del Governo in ordine ai tragici eventi occorsi presso la stazione ferroviaria di Brandizzo.

2. Seguito della discussione dei disegni di legge:

Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sullo spazio aereo comune tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e l'Ucraina, dall'altra, firmato a Kiev il 12 ottobre 2021. (C. 1001-A​)

Relatore: FORMENTINI.

S. 454 - Ratifica ed esecuzione dell'Accordo sulla protezione degli investimenti tra l'Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Repubblica di Singapore, dall'altra, fatto a Bruxelles il 19 ottobre 2018 (Approvato dal Senato).(C. 1040​)

Relatore: FORMENTINI.

S. 541 - Ratifica ed esecuzione dell'Atto di Ginevra dell'Accordo dell'Aja concernente la registrazione internazionale dei disegni e modelli industriali, fatto a Ginevra il 2 luglio 1999 (Approvato dal Senato). (C. 1041​)

Relatore: BILLI.

La seduta termina alle 16,20.

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta sono pervenute le seguenti segnalazioni in ordine a votazioni qualificate effettuate mediante procedimento elettronico (vedi Elenchi seguenti):

nella votazione n. 1 la deputata Kelany ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 2 la deputata Madia ha segnalato che non è riuscita ad astenersi dal voto;

nelle votazioni dalla n. 2 alla n. 6 il deputato Morrone ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 7 il deputato Penza ha segnalato che non è riuscito ad astenersi dal voto;

nelle votazioni nn. 7 e 8 la deputata L'Abbate ha segnalato che non è riuscita ad astenersi dal voto;

nelle votazioni nn. 7, 8 e 9 il deputato Mari ha segnalato che non è riuscito ad astenersi dal voto;

nella votazione n. 10 il deputato Mari ha segnalato che non è riuscito ad esprimere voto favorevole;

nella votazione n. 12 la deputata Varchi ha segnalato che non è riuscita ad esprimere voto contrario.

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE MEDIANTE PROCEDIMENTO ELETTRONICO

INDICE ELENCO N. 1 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 1 AL N. 13)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
1 Nominale DDL 1364 - VOTO FINALE 275 258 17 130 164 94 71 Appr.
2 Nominale DDL 1343 - ARTICOLO 1 273 177 96 89 177 0 69 Appr.
3 Nominale ARTICOLO 2 272 177 95 89 177 0 69 Appr.
4 Nominale ARTICOLO 3 273 177 96 89 177 0 69 Appr.
5 Nominale ARTICOLO 4 271 175 96 88 175 0 69 Appr.
6 Nominale ARTICOLO 5 277 179 98 90 179 0 69 Appr.
7 Nominale ARTICOLO 6 277 181 96 91 181 0 69 Appr.
8 Nominale ARTICOLO 7 279 180 99 91 180 0 69 Appr.
9 Nominale DDL 1343 - VOTO FINALE 281 182 99 92 182 0 69 Appr.
10 Nominale DDL 1344 - EM TAB 2.2 286 282 4 142 117 165 69 Resp.
11 Nominale ODG 9/1344/3 289 268 21 135 101 167 67 Resp.
12 Nominale ODG 9/1344/4 289 289 0 145 124 165 67 Resp.
13 Nominale ODG 9/1344/7 285 285 0 143 123 162 66 Resp.

F = Voto favorevole (in votazione palese). - C = Voto contrario (in votazione palese). - V = Partecipazione al voto (in votazione segreta). - A = Astensione. - M = Deputato in missione. - T = Presidente di turno. - P = Partecipazione a votazione in cui é mancato il numero legale. - X = Non in carica.
Le votazioni annullate sono riportate senza alcun simbolo. Ogni singolo elenco contiene fino a 13 votazioni. Agli elenchi é premesso un indice che riporta il numero, il tipo, l'oggetto, il risultato e l'esito di ogni singola votazione.

INDICE ELENCO N. 2 DI 2 (VOTAZIONI DAL N. 14 AL N. 14)
Votazione O G G E T T O Risultato Esito
Num Tipo Pres Vot Ast Magg Fav Contr Miss
14 Nominale DDL 1344 - VOTO FINALE 269 264 5 133 162 102 64 Appr.