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Resoconto dell'Assemblea

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XIX LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Giovedì 22 dicembre 2022

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interrogazione a risposta scritta:


   FRATOIANNI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   Don Mattia Ferrari, oltre a essere cappellano della Ong «Mediterranea Saving Humans», è impegnato in un'azione pastorale e umanitaria a difesa delle persone migranti, in particolare di quelle che vengono soccorse nel Mediterraneo;

   per questo suo impegno in favore degli ultimi e dei più fragili da tempo è vittima di pesanti minacce sui canali social in particolare provenienti, come denunciato da più fonti, da un personaggio oscuro appartenente alle milizie e alle organizzazioni criminali libiche, conosciuto come il «portavoce della mafia libica», autore di minacce anche nei confronti di giornalisti e di chi si occupa di salvare i migranti dal mare e di denunciare il traffico indisturbato di esseri umani che avviene nel Mediterraneo e le condizioni inumane dei campi libici;

   l'account in questione è in grado di pubblicare da diversi anni materiale per conto della mafia libica e delle milizie, foto di velivoli militari europei e di documenti secretati di apparati militari italiani;

   da quanto si apprende da un articolo pubblicato su Avvenire del 15 dicembre 2022, la Procura di Modena nella richiesta di archiviazione della vicenda legata alle minacce ricevute da don Mattia Ferrari ha considerato tali minacce irrilevanti e ha sostenuto che non presenterebbero profili di rilievo penale;

   a tal proposito occorre sottolineare che don Mattia Ferrari da tempo è sottoposto a «radiosorveglianza», decisa dal Comitato provinciale per la sicurezza dei cittadini, proprio sulla base di quelle minacce;

   nel testo in cui il pubblico ministeri propone l'archiviazione non viene mai citato l'account dal quale le minacce sono giunte e che, come attestano inchieste giornalistiche e atti parlamentari, sarebbe invece riconducibile ad un portavoce della mafia libica legato ai servizi segreti di diversi Paesi;

   leggendo la richiesta di archiviazione depositata in Procura a Modena, appare come se il magistrato avesse in un certo senso negato l'esistenza del legame tra l'account da cui sono partite le minacce e la mafia libica;

   ciò che appare incomprensibile all'interrogante è una sorta di «appunto» rivolto all'operato umanitario del sacerdote contenuto nel documento della Procura, dove si sottolinea che «se il prete esercita in questo modo, diverso dal magistero tradizionale», deve in un certo senso aspettarsi reazione contrarie e fra queste di essere bersagliato;

   nello specifico, in un passaggio del testo, il pubblico ministero lascia intendere che l'esposizione sui social network naturalmente provoca reazioni, specie se «come già evidenziato chi porta il suo impegno umanitario (e latamente politico) sul terreno dei social o comunque del pubblico palco – ben diverso dagli ambiti tradizionali – riservati e silenziosi – di estrinsecazione del mandato pastorale – e lo faccia propalando le sue opere con toni legittimamente decisi e netti»;

   dunque, secondo il pubblico ministero della procura di Modena, chi si occupa di diritti umani e si dedica all'impegno umanitario non deve sorprendersi se poi viene insultato e minacciato come se essere sacerdote significasse soltanto celebrare Messa e amministrare i sacramenti;

   la richiesta di archiviazione appare all'interrogante molto grave perché suggerisce che le condotte di minaccia e diffamazione online non debbano essere perseguite e liquida in modo superficiale una vicenda di intimidazioni che provengono da un mondo opaco e che andrebbe invece approfondita attraverso accurate indagini –:

   di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa, con particolare riferimento alla pubblicazione di materiale militare secretato, e se non si intenda valutare la sussistenza dei presupposti per l'avvio di iniziative ispettive.
(4-00195)

AMBIENTE E SICUREZZA ENERGETICA

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   UBALDO PAGANO. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   come si apprende da un articolo pubblicato in data 14 dicembre 2022 su Gazzetta del Mezzogiorno, la procura di Taranto starebbe indagando sull'utilizzo dell'ingente somma di denaro pubblico per gli interventi di adeguamento dell'ex Ilva di Taranto;

   nello specifico, come riportato dalla testata, secondo «gli ultimi dati forniti da Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti, fino a giugno 2022 la spesa complessiva sullo stabilimento siderurgico di Taranto è stata di 936,533 milioni di euro e di questi 844,010 milioni sono serviti per la parte ambientale e altri 92,523 milioni per quella dei rifiuti»;

   tra le voci di spesa su cui starebbero indagando gli inquirenti, i 281,802 milioni per la copertura dei parchi minerari, 130,710 milioni per la copertura delle torri di collegamento e i nastri trasportatori, i 186,258 milioni per le cokerie e infine altri 32,351 per l'area Gestione rottami ferrosi;

   sempre da quanto si apprende, sarebbero tre le persone iscritte nel registro degli indagati per le ipotesi di reato di tentata concussione, falso e inquinamento ambientale;

   si tratterebbe di V.C., dal 15 luglio del 2019 direttore scientifico di Arpa Puglia, F. A., responsabile della sezione per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale dell'Ispra, e di M. C. C., fino al 31 luglio del 2021 direttore del dipartimento per la valutazione, i controlli e la sostenibilità ambientale di Ispra;

   l'Ispra è chiamata, ai sensi di legge ad effettuare controlli e attività ispettive sullo stabilimento Acciaierie d'Italia spa di Taranto, finalizzati alla verifica del rispetto dei numerosi e complessi disposti normativi specifici connessi con l'autorizzazione all'esercizio del siderurgico;

   lo stesso istituto, nell'ambito delle suddette attività, ha certificato che gli interventi previsti per l'adeguamento degli impianti sono stati quasi interamente completati e che l'esecuzione degli interventi rimanenti è in linea con i tempi previsti in vista del completamento del Piano ambientale per l'agosto del 2023;

   tale termine per il completamento delle prescrizioni imposte dal Governo nel 2012, anno del sequestro e della revisione dell'autorizzazione integrata ambientale, era inizialmente previsto per il 31 luglio 2015;

   le ricorrenti proroghe del suddetto termine testimoniano, secondo l'interrogante, l'approssimazione con cui le istituzioni hanno inteso contemperare diritti costituzionali quali la salute e la vita con l'interesse alla prosecuzione dell'attività produttiva, privilegiando di gran lunga quest'ultima –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti riportati in premessa;

   se gli stessi Ministri intendano verificare l'effettivo stato di avanzamento dei lavori relativamente agli interventi previsti dal Piano ambientale;

   se, alla luce di quanto riportato in premessa, i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano svolgere idonei approfondimenti sulla veridicità e correttezza degli atti dell'Ispra, che negli ultimi anni hanno consentito la libera prosecuzione delle attività degli stabilimenti siderurgici di Taranto, o se, al contrario, le documentazioni e gli atti prodotti dall'Istituto siano viziati da missioni e manomissioni.
(5-00172)


   BRAGA. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   in Italia la criminalità ambientale non dà segni di crisi: secondo il rapporto Ecomafia 2022, realizzato da Legambiente conferma che nel 2021 i reati contro l'ambiente ammontano a circa 30 mila illeciti (accertati 30.590), registrando la non lusinghiera media di quasi 84 reati al giorno;

   la legge n. 132 del 2016 ha istituito il Sistema nazionale a rete per la protezione dell'ambiente, di cui fanno parte l'Ispra e le agenzie regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano per la protezione dell'ambiente, al fine di assicurare omogeneità ed efficacia all'esercizio dell'azione conoscitiva e di controllo pubblico della qualità dell'ambiente;

   risulta all'interrogante che, dopo oltre 6 anni e nonostante le cogenti previsioni di legge, non siano ancora stati adottati gli adempimenti ex lege n. 132 del 2016, di diretta competenza o di iniziativa del Ministro interrogato, nello specifico: il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro un anno dall'entrata in vigore della legge (articolo 9, comma 3) per stabilire i Lepta (Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali), nonché i criteri di finanziamento per il raggiungimento dei medesimi ed il catalogo nazionale dei servizi; decreto del Presidente della Repubblica relativo al regolamento che stabilisce le modalità di individuazione del personale incaricato degli interventi ispettivi nell'ambito delle funzioni di controllo svolte del Snpa, il codice etico, le competenze del personale ispettivo e i criteri generali per lo svolgimento delle attività ispettive; decreto ministeriale da emanare entro centocinquanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge (articolo 15) relativamente all'approvazione delle tariffe nazionali di definizione delle spese relative al rilascio dei pareri sulle domande di autorizzazione ambientale e allo svolgimento dei successivi controlli programmati, nonché alle convalide delle indagini analitiche prodotte dai soggetti tenuti alle procedure di bonifica e messa in sicurezza di siti inquinati; decreto ministeriale da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge inerente alle modalità di assegnazione alle agenzie degli introiti conseguenti al rilascio dei pareri, allo svolgimento dei controlli e alle convalide sopra richiamate; decreto ministeriale di approvazione dei criteri e delle tariffe nazionali relativi alla liquidazione delle spese strettamente connesse ad attività di indagine delegate dall'autorità giudiziaria;

   nella risposta all'atto numero 5-07398 del 20 gennaio 2022 l'on. Vannia Gava – pro tempore Sottosegretario al Ministero della transizione ecologica – assicurava che il citato Ministero era in procinto di adempiere i disciplinati ulteriori adempimenti procedimentali;

   si tratta di un ritardo non più tollerabile nell'attuazione della legge n. 132 del 2016 che compromette l'efficacia di strumenti di prevenzione e controllo particolarmente importanti per contrastare fenomeni di illegalità ambientale e fondamentali per consentire il pieno sviluppo di un'economia sostenibile dal punto di vista ambientale –:

   quale sia lo stato di avanzamento della redazione di ciascuno dei provvedimenti sopra elencati di attuazione della legge n. 132 del 2016, di diretta competenza o di iniziativa del Ministro interrogato, e quali siano i tempi previsti per la loro emanazione.
(5-00174)


   QUARTAPELLE PROCOPIO e ROGGIANI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   il 1° dicembre 2022, la regione Lombardia ha approvato la legge del consiglio regionale n. 29 «Modifiche al titolo I, capo XX, sezione I, della legge regionale 16 luglio 2007, n. 16 (testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi), recante la disciplina del Parco Agricolo Sud Milano» con la quale ha modificato alcune disposizioni della legge istitutiva del Parco Agricolo Sud Milano (Pasm);

   con questa proposta, la gestione del Pasm non è più in capo alla città metropolitana di Milano, ma diventa un nuovo ente la cui governance è decisa sostanzialmente dalla regione Lombardia;

   inoltre, a giudizio degli interrogati, sarà la regione Lombardia stessa a determinare di fatto la nomina di un nuovo direttore del Parco, cosa che non avviene in nessuno degli altri 24 parchi regionali, e questi avrà un ruolo fondamentale nella formulazione del piano di coordinamento del Pasm che comprende oltre 60 comuni;

   queste nuove disposizioni allontanano il parco dal territorio, dalle realtà imprenditoriali agricole, dalle associazioni, dai comuni e dai cittadini che hanno contribuito a istituirlo e che tuttora lo vivono e potrebbe mettere a rischio le decisioni assunte negli anni a sostegno della sostenibilità ambientale e delle produzioni agricole;

   l'approvazione di questa legge si verifica nell'imminenza di un'elezione regionale, provocando un ragionevole rischio di corretta governabilità del territorio e delle risorse ad esso dedicate (come quelle previste dal Pnrr);

   la proposta del progetto di legge non è mai stata condivisa con il sindaco della città metropolitana di Milano e ha raccolto critiche da parte di numerosi sindaci dei comuni del Parco oltre che del presidente del Parco stesso –:

   se il Governo non intenda promuovere l'apertura di un tavolo istituzionale che possa consentire un adeguato coinvolgimento degli enti locali nella governance del Parco in questione.
(5-00179)

Interrogazioni a risposta scritta:


   PAVANELLI, CHERCHI, MORFINO, AMATO e ASCARI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   la zona cella Conca Ternana IT1008 costituisce un'area di superamento dei limiti fissati per le concentrazioni di Pm10 dal decreto legislativo n. 155 del 2010. La medesima zona è oggetto della procedura d'infrazione comunitaria per la qualità dell'aria 2014/2147;

   per il secondo anno consecutivo e per il quinto anno su sette dall'attivazione del monitoraggio, si è verificato un superamento del valore obiettivo per il Nichel (Allegato XI decreto legislativo n. 155 del 2010) nella centralina di monitoraggio del quartiere Prisciano di Terni con una media annua di 22,6 ng/m3 e di 28,7 ng/m3 nel 2020;

   lo studio del Dipartimento di chimica dell'Università la Sapienza e dal Cnr «High resolution spatial mapping of element concentrations in PM10: A powerful tool for localization of emission sources» svolto tra il 2016 e il 2018 avrebbe attestato la presenza di nichel in Viale Brin con valori di 125 ng/m3 in estate e 70 ng/m3 in inverno;

   ancora più allarmante è il riscontro fattuale fornito dai cittadini che lamentano la quotidiana presenza delle polveri su tetti, balconi, auto, vegetali che si trovano nel territorio ternano, vieppiù, in presenza di forte vento che causa l'ulteriore spostamento di polvere nera proveniente dalle scorie dell'acciaieria;

   il rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. per il SIN Terni-Papigno in relazione a due tipologie di sorgenti emissive (S – Impianti siderurgici, D – Discarica di seconda categoria tipo B rifiuti speciali) ha attestato eccessi di mortalità, morbilità e ospedalizzazioni di diverse patologie «per cause con evidenza di associazione con le esposizioni ambientali» indicando la necessità di approfondimenti sul tumore alla mammella registrando «un eccesso di mortalità non imputabile allo screening» e che «vi è una iniziale evidenza che associa il rischio di malattia con la residenza in prossimità di impianti siderurgici». Nell'ambito della fascia d'età pediatrico-adolescenziale 0-24, invece, sono stati riscontrati eccessi nelle ospedalizzazioni e nel profilo oncologico per i tumori maligni del sistema nervoso centrale; al fine di tutelare la salute dei cittadini esposti, si ritiene necessario lo svolgimento di un'attività di sorveglianza epidemiologica e prevenzione secondaria con riferimento alle patologie con evidenza di esposizione ambientale da estendere a tutte le aree geografiche che presentino il superamento dei limiti di concentrazione definiti dal decreto legislativo n. 155 del 2010 –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative intendano assumere per porvi rimedio;

   se non intendano promuovere, tramite il Sistema sanitario nazionale, un'attività di sorveglianza epidemiologica e prevenzione secondaria nelle aree geografiche che presentino il superamento dei limiti di concentrazione definiti dal decreto legislativo n. 155 del 2010, tra cui l'area di Terni, con riferimento alle patologie con accertata evidenza di esposizione ambientale.
(4-00175)


   DORI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro della salute, al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   la società RaffMetal s.p.a., del gruppo Fondital, con sede in Valsabbia, ha presentato un progetto per la realizzazione di un impianto di fusione di alluminio e recupero di rifiuti non pericolosi costituiti da rottami metallici nella frazione Gauzza di Pontevico, in provincia di Brescia;

   la superficie totale dell'insediamento sarebbe di circa 170 mila metri quadrati, di cui circa 94 mila coperti, con un tempo di realizzazione stimato in 10 anni;

   l'impianto lavorerebbe a ciclo continuo, 24 ore/giorno;

   i principali rifiuti decadenti/prodotti dal processo produttivo sono costituiti da scorie, schiumature e colaticci, polveri di abbattimento fumi, refrattari emulsioni oleose, scarti metallici e plastici, oli esausti, imballaggi;

   la realizzazione della fonderia avrebbe un forte impatto sul territorio, non solo nella località di Pontevico, ma anche nelle zone limitrofe, tra cui Alfianello, Bassano, Bresciano, Manerbio, San Gervasio Bresciano, Verolanuova, Verolavecchia;

   gli abitanti delle aree interessate hanno evidenziato i potenziali effetti negativi legati alla realizzazione dell'impianto, tra cui il rischio di inquinamento dell'aria, di inquinamento acustico, di congestionamento del traffico, con conseguenti gravi pericoli per la tutela della salute e della qualità della vita;

   come affermato da Arpa Lombardia, il territorio di Pontevico è caratterizzato da «elevata densità di emissioni di PM10, NOX, NH3, da situazione meteorologica avversa alla dispersione degli inquinanti, densità abitativa intermedia ed elevata presenza di attività agricole e zootecniche»;

   tra gli aspetti di criticità del progetto, nel parere sul «piano di Monitoraggio e Controllo dell'A.I.A. e del contributo tecnico-scientifico V.I.A.», Arpa Lombardia evidenzia: «Un altro tema potenzialmente critico è rappresentato dal considerevole fabbisogno idrico per uso industriali, che verrà soddisfatto tramite prelievo da pozzo, per una portata pari a 150.000 metri cubi/anno» e «L'alta vulnerabilità delle acque sotterranee, unitamente alla ridotta soggiacenza della falda freatica, rappresenta in; effetti un elemento di potenziale criticità legato alla realizzazione dell'intervento»;

   nel parere tecnico «Valutazione previsionale di impatto acustico» del settembre 2022 Arpa Lombardia afferma: «Si evidenzia che in base a quanto inserito nel modello di simulazione, nel punto C (vicino alla A21) nel periodo notturno vengono indicati dei livelli di rumore, già nello stato di fatto, di 69.5 dB(A), rispetto al valore limite del decreto del Presidente della Repubblica n. 142 del 2004, di 60 dB(A) e nelle immediate vicinanze della A21 sono rilevabili livelli di rumore prossimi agli 80 dB(A). Non appare inoltre chiaro in che modo siano state ricavate le potenze acustiche associabili alle lavorazioni industriali limitrofe e quali siano questi valori. I livelli di emissione sonora attribuiti all'insediamento si basano, in maniera notevole, sul valore del potere fonoisolante attribuito ai capannoni. Per garantire quanto stimato, l'attività lavorativa (compresa quella di fusione) dovrebbe essere svolta a porte e finestre chiuse. Non appare chiaro in che modo sarà garantito che l'attività venga svolta solo in queste condizioni. Nella documentazione non sono presenti delle mappature acustiche relative alle sole emissioni dello stabilimento. In assenza di chiarimenti/integrazioni riguardo a quanto evidenziato, non è possibile valutare la rappresentatività delle stime effettuate»;

   il comune di Pontevico è già interessato da una procedura di infrazione comunitaria n. 2014/2147 del 10 luglio 2014 e n. 2015/2043 del 28 maggio 2015 per la non ottemperanza dell'Italia agli obblighi previsti dalla direttiva 2008/50/CE sulla qualità dell'aria –:

   se i Ministri interrogati siano al corrente dei fatti descritti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano assumere rispetto alla situazione esposta al fine di tutelare la salute dei cittadini ed evitare l'interferenza sull'equilibrio idraulico, idrodinamico e idrochimico.
(4-00176)


   VINCI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   La società Terna rete Italia s.p.a., il 28 luglio 2021 ha presentato al Ministero dell'ambiente l'istanza di avvio del procedimento di valutazione dell'impatto ambientale (Via), per il progetto di «Razionalizzazione della rete elettrica nazionale a 132 chilovolt nell'Area di Reggio Emilia», codice Id 6269. Per detta opera il proponente ha presentato anche la richiesta di autorizzazione unica di cui al vigente decreto-legge n. 239 del 2003;

   l'opera, suddivisa in dieci macrointerventi, interessa 5 comuni reggiani e prevede la razionalizzazione della rete elettrica a 132 chilovolt, con l'obiettivo di migliorare la sicurezza di esercizio e la resilienza del sistema elettrico che alimenta l'area di Reggio Emilia con la realizzazione di nuovi elettrodotti aerei e in cavo interrato: a fronte di circa 14,2 chilometri di nuovi elettrodotti aerei e 24 chilometri in cavo interrato, saranno demoliti 30,8 chilometri di linee aeree esistenti;

   in seno al procedimento di Via è già stato espresso, il 28 dicembre 2021, il parere del Ministero della cultura;

   attualmente il progetto è all'esame della commissione tecnica per la valutazione dell'impatto ambientale del Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica;

   nella fase di consultazione pubblica prevista dalla procedura di Via sono state presentate 53 osservazioni cui il proponente, in data 11 luglio 2022 ha fornito le proprie controdeduzioni;

   numerose osservazioni hanno riguardato gli interventi «CS2» (nuovo collegamento della CP di Castelnovo di Sotto con la futura CP di Mancasale) e «RE1» (nuovo collegamento CP Mancasale-Villa Cadè RT) per via di negativi impatti ambientali, paesaggistici, territoriali, sociali, economici ed agricoli che l'elettrodotto aereo creerebbe al territorio, in particolare all'area di Villa Sesso. Anche il proponente nello studio di impatto ambientale valuta «alto e negativo» l'impatto dell'opera su tale area. Rilevano al riguardo i rilevi del comune di Reggio Emilia, di privati cittadini e di tutte le associazioni agricole ed ambientali operanti sul territorio, che unitamente al suddetto parere del Ministero della cultura, evidenziano gli impatti negativi verso i beni sottoposti a vincolo quali la chiesa di S. Maria Assunta e la relativa canonica, nonché la scuola d'infanzia «San Domenico Savio»;

   il comune di Reggio Emilia, basandosi sulla mozione di iniziativa popolare (P.g. n. 248808 del 16 novembre 2021) e dei relativi ordini del giorno (Pp.Gg. n. 270458 e n. 270469 del 14 dicembre 2021), ha chiesto di fare rientrare gli interventi nell'area della località Villa Sesso in valori di impatto trascurabile, anche ricorrendo all'interramento dei cavi invece che su tralicci. Su tali aspetti negativi il proponente, onde limitarli, ha invece proposto di valutare la possibilità di usare cavi aerei su pali monostelo;

   è indubbia l'importanza strategica e di estrema necessità che l'opera in oggetto rappresenta per tutto il territorio reggiano e segnatamente per l'area industriale di Mancasale al fine di evitare pericoli di blackout nell'area nord di Reggio Emilia, ed in tal senso sarebbe auspicabile che fosse autorizzata e realizzata in tempi ragionevoli anche prevedendo, nella progettazione esecutiva, eventuali altri interventi quali infrastrutture comunali iniziate già nell'anno 2005, oggi abbandonate e ancora non terminate, come il sottopasso di servizio sotto la linea Tav in località Mancasale contiguo ad un sottopasso ciclopedonale anch'esso non terminato –:

   se si conoscano tempi entro cui saranno emessi il giudizio di Via e sia approvato il progetto dell'opera descritta in premessa e quali iniziative intenda eventualmente assumere per accelerarli e per realizzarlo in forma interrata già nell'avvicinarsi all'abitato della località di Villa Sesso, nonché se sia a conoscenza di ulteriori infrastrutture comunali, necessarie al fine della realizzazione dell'opera, ancora non terminate.
(4-00177)


   CAVANDOLI. — Al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   la presenza del lupo nel territorio regionale dell'Emilia-Romagna è ormai consolidata e sono numerosissimi gli avvistamenti. L'ultimo censimento del lupo condotto sul territorio regionale da parte di Ispra risale al 2010 e la popolazione di canidi selvatici registra una consistenza di canis lupus del 70 per cento di canis familiaris del 26 per cento ed individui ibridi con il cane domestico del 4 per cento;

   nel mese di ottobre 2021 è stato presentato in consiglio regionale un atto per porre maggiore attenzione sui sempre più frequenti avvistamenti ed attacchi a greggi, a cani da caccia, ad animali domestici soprattutto cani da compagnia, da parte di esemplari di canidi selvatici genericamente identificabili come lupi, puri o ibridi;

   in particolare in provincia di Parma, nelle valli del Taro e del Ceno, la situazione sembra piuttosto allarmante sia per i danni prodotti da aggressioni predatorie di lupidi o ibridi alle attività di allevamento e di ristorazione sia per quelli causati dall'abbassamento delle specie selvatiche predate che escono sempre più frequentemente dai boschi e vanno a scontrarsi con automezzi sulla viabilità locale;

   è indispensabile e prioritario trovare un punto di equilibrio per la gestione del territorio, della biodiversità e per la stessa salvaguardia della razza;

   a seguito della disciplina legata alla legge n. 157 del 1992, i soggetti afferenti alla specie canis lupus sono riconosciuti di diritto all'interno della fauna selvatica con vincolo di protezione sancito anche a livello comunitario; non è invece effettivamente normata, ovvero è presente un vero e proprio vuoto normativo, per la natura giuridica del lupo ibrido;

   già nel 2019 il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva approntato un testo di «Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia», che non ha mai concluso l'iter di approvazione, e che avrebbe dovuto sostituire quello del 2002 con una serie di misure a difesa del lupo e per «minimizzare il suo impatto sulle attività dell'uomo»;

   attraverso un'indagine puntuale sulle specie di lupi presenti, si potrebbe elaborare un piano di monitoraggio aggiornato per meglio comprendere quanti sono i predatori, in quali zone sono maggiormente presenti e con che tipo di distribuzione;

   in tal modo si riuscirebbe ad avere un censimento più preciso anche sulla densità biotica dei predatori presenti sul territorio;

   per favorire questo monitoraggio sarebbe altresì opportuno incentivare i test del Dna sugli animali predati e creare una banca dati delle specie presenti sul territorio regionale. Per esempio, a Perugia è presente un laboratorio che analizza gli animali aggrediti da lupi o ibridi e che si occupa di indagini profonde sugli animali colpiti ed aggrediti –:

   quali iniziative i Ministri interrogati, per quanto di competenza, intendano intraprendere per:

    a) tutelare gli allevatori e i coltivatori del territorio italiano e soprattutto dell'Emilia-Romagna da eventuali proliferazioni dei lupi e rielaborare i piani di gestione del lupo, anche mediante l'adozione delle deroghe previste dalla cosiddetta direttiva habitat;

    b) estendere l'analisi autoptica sugli animali da compagnia e gli animali da caccia aggrediti, per incentivare le denunce ed avere così un'effettiva contezza dei danni subiti dai cittadini e dai cacciatori;

    c) prevedere l'effettuazione da parte dei servizi competenti, con la collaborazione delle associazioni venatorie, di piani di monitoraggio e di verifica degli esemplari presenti sul territorio.
(4-00193)

DIFESA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GRAZIANO e DE MARIA. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   da notizie a mezzo stampa – che analizzavano l'ultimo decreto del Ministro della difesa datato 10 febbraio 2021, riferito all'inflazione del 2020, che determina il controvalore in denaro delle voci costituenti il trattamento alimentare –, parrebbe che il valore medio pro-capite per l'approvvigionamento dei pasti per il personale delle forze armate, ammonti a circa 2,5 euro; generalmente, i contratti per il servizio di catering, nonché le convenzioni con gli esercizi di ristorazione sul territorio nazionale, sono stipulati prima che inizi l'anno e pertanto non sono coerenti con l'attuale aumento dell'inflazione e non considerano l'attuale crisi dei beni alimentari che il Paese sta attraversando;

   di contro, le società interessate, per onorare gli accordi sul servizio di ristorazione e garantirsi comunque il giusto livello di redditività, potrebbero essere costrette ad abbassare la qualità dei prodotti che utilizzano, determinando un peggioramento delle pietanze da servire al personale militare. In maniera analoga, per la «gestione diretta» dei servizi di ristorazione nelle strutture della difesa, gli importi previsti per l'acquisto di viveri non potrebbero ormai essere più idonei a garantire un pasto dignitoso al personale militare;

   l'indice dei prezzi al consumo ha continuato a crescere trainato dall'aumento dei costi del comparto energetico. Secondo l'Istat infatti, l'inflazione si attestava sul +6,9 per cento su base annua, livello che non si registrava dal marzo del 1986. Tra i settori che hanno fatto segnare maggiori rincari c'è sicuramente quello alimentare con +6,7 per cento dei prezzi del «carrello della spesa»;

   in particolare l'istituto di statistica afferma che «accelerano ulteriormente i prezzi degli altri oli alimentari (da +65,3 per cento a +70,2 per cento; +5,7 per cento su base mensile), quelli di pasta secca, pasta fresca e preparati di pasta (da +13,4 per cento a +16,6 per cento, +1,9 per cento su aprile) e i prezzi del burro (da +15,6 per cento a +22,6 per cento; +6,7 per cento il congiunturale). Sale di poco la crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati (da +7,8 per cento a +7,9 per cento; +1,1 per cento su base mensile)» –:

   se il Ministro interrogato, di concerto con il Ministro dell'economia e finanze, non ritenga di indicizzare e tarare sulla base dell'inflazione il controvalore del pasto per il personale militare, in modo da garantire uno standard alimentare costante ai militari, considerando che la corsa al rialzo dei prezzi sarà sostenuta e persistente.
(5-00176)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   l'articolo 9, comma 17, legge n. 289 del 2002, ha stabilito che i contribuenti interessati dagli eventi sismici che colpirono nel 1990 le province di Catania, Ragusa, Siracusa potessero definire la loro posizione fiscale relativa agli anni 1990, 1991, 1992 con il versamento del 10 per cento di quanto dovuto;

   l'articolo 1, comma 665, legge n. 190 del 2014 ha previsto la restituzione dei versamenti eseguiti, a condizione che l'istanza di rimborso fosse presentata entro il 1° marzo 2010;

   Il decreto-legge n. 91 del 2017, modificando il citato articolo 1, comma 665, ha stabilito che, qualora l'ammontare delle istanze di indennizzo eccedesse le complessive risorse stanziate, i rimborsi sarebbero stati effettuati con una loro riduzione del 50 per cento e che, a esaurimento delle somme dedicate non si sarebbe proceduto all'effettuazione di ulteriori risarcimenti;

   l'articolo 29 decreto-legge n. 162 del 2019, convertito in legge n. 8 del 2020 ha incrementato lo stanziamento delle risorse previsto per i rimborsi sino a 160 milioni di euro, a copertura delle istanze presentate entro i termini di legge e nella percentuale stabilita dalla stessa (50 per cento);

   i pagamenti si sarebbero dovuti completare entro la prima metà del 2023, tuttavia la Cassazione, con sentenza n. 16290 del 2022 ha stabilito che il rimborso delle suddette imposte debba coprire il 90 per cento del dovuto e, con altra pronuncia (n. 17929 del 2022) si è espressa statuendo che: «Nel giudizio tributario di ottemperanza, il giudice adito dal contribuente per l'esecuzione del giudicato scaturente da decisione ricognitiva del diritto al rimborso d'imposte per effetto di benefici fiscali accordati in conseguenza di eventi calamitosi, deve accertare la disponibilità degli appositi fondi stanziati ai sensi dell'articolo 1, comma 665, legge n. 190 del 2014 – come modificato dall'articolo 16-octies decreto-legge n. 91 del 2017 e dall'articolo 29 decreto-legge n. 162 del 2019 – e, in caso di verificata incapienza, deve attivare, con determinazioni specifiche anche tramite la nomina di un commissario ad acta, le procedure particolari previste dalla normativa di contabilità pubblica per dare completa esecuzione alla decisione del giudice di merito [...] non essendo desumibile dalla normativa di riferimento, interpretata alla luce dei princìpi costituzionali e convenzionali, alcuna possibile falcidia di diritti patrimoniali del contribuente giudizialmente accertati.». In sostanza, in conseguenza di quella attuale indisponibilità, il pagamento è solo differito;

   con riferimento ai limiti introdotti dalla «legge Pinto», che reca la disciplina sul diritto di richiedere un'equa riparazione per il danno, patrimoniale o non patrimoniale, subito per l'irragionevole durata di un processo, anche la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo ha affermato il principio secondo il quale la mancanza di risorse finanziarie non può costituire di per sé la sola ragione per non adempiere a un debito riconosciuto giudizialmente;

   infine, a voler ragionare in termini di giustizia sostanziale, è chiara la disparità di trattamento, contrastante con l'articolo 3 della Costituzione, che ha generato una chiara iniquità tra i contribuenti. Infatti, alcuni, per effetto dell'articolo 9, comma 17, legge n. 289 del 2002, non hanno versato il 90 per cento dell'Irpef riferiti a tre anni d'imposta, godendo così integralmente dell'agevolazione; altri, nonostante fossero titolari dello stesso beneficio fiscale, hanno invece integralmente versato l'Irpef relativa ai medesimi periodi e, per le più svariate ragioni, non si sono visti riconoscere il diritto all'integrale rimborso del 90 per cento dell'imposta (molti di questi anche per ragioni di natura economica non hanno potuto adire un giudice per far valere le loro pretese) –:

   se il Ministro interpellato non intenda adottare iniziative volte a prevedere, nell'immediato, risorse necessarie al fine di corrispondere per l'intero 90 per cento dei rimborsi (senza riduzioni e comprensivi degli interessi maturati) nei confronti di quei contribuenti il cui diritto è stato riconosciuto con una sentenza passata in giudicato, e se non ritenga altresì, con riguardo agli altri aventi diritto, di provvedere comunque alla restituzione di quanto indebitamente versato, anche mediante compensazione delle imposte all'erario, se dovute.
(2-00036) «Scerra».

Interrogazione a risposta scritta:


   DORI. — Al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   Equitalia Giustizia s.p.a., società interamente partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze, cui sono affidate le delicate attività del fondo unico giustizia e dei crediti di giustizia, il 9 dicembre 2022 ha annunciato di aver siglato due nuove convenzioni con il Ministero della giustizia;

   la prima convenzione, siglata il 22 dicembre 2022, si inserisce all'interno della gestione del nuovo fondo istituito presso il Ministero della giustizia per il rimborso delle spese legali agli imputati assolti e prevede che ad Equitalia Giustizia sia affidata l'attività istruttoria e tecnica di verifica delle istanze presentate ai fini dell'ammissione al fondo;

   la seconda convenzione, siglata il 2 dicembre 2022, prevede il coinvolgimento di Equitalia Giustizia nell'ambito del nuovo modello di gestione dell'insolvenza ed in particolare nell'attività di valutazione delle domande di iscrizione all'albo dei soggetti incaricati dall'autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui all'articolo 356 del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza;

   su quest'ultima convenzione si è espresso anche il Ministro Nordio il 6 dicembre 2022, in audizione alla Commissione giustizia del Senato: «Nella medesima prospettiva di tutela del tessuto economico nazionale si inserisce la riforma delle norme sull'insolvenza, che persegue l'obiettivo di offrire nuovi e più efficaci strumenti agli imprenditori per sanare quelle situazioni di squilibrio economico-patrimoniale che appaiono reversibili, grazie al ricorso alla composizione negoziata della crisi, vero cuore della nuova normativa dell'insolvenza. Va in proposito segnalato che è in corso di istituzione l'Osservatorio permanente sull'efficacia delle misure di composizione negoziata della crisi e delle misure di allerta, prevista dall'articolo 353 del codice. A breve, sarà operativo l'albo dei soggetti incaricati dall'autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui abbiamo detto, come da convenzione siglata da questo Ministero con Equitalia Giustizia s.p.a. in data 2 dicembre 2022»;

   a oggi non risultano pubblicati i testi delle due convenzioni, né sul sito di Equitalia Giustizia né su quello del Ministero della giustizia;

   in attesa della pubblicazione del testo delle due convenzioni, da più parti, in particolare dal mondo dell'avvocatura, vengono avanzate delle legittime preoccupazioni sia relativamente all'attività istruttoria e tecnica di verifica delle istanze per il rimborso delle spese legali agli imputati assolti, sia all'albo dei soggetti incaricati dall'autorità giudiziaria delle funzioni di gestione e di controllo nelle procedure di cui all'articolo 356 del codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza –:

   se i Ministri interrogati intendano, per quanto di competenza, chiarire per quale motivo i testi delle due convezioni, a distanza di alcune settimane, non risultano ancora pubblicate e con quali tempistiche intendano rendere pubblici i testi delle due convenzioni stipulate tra il Ministero della giustizia ed Equitalia Giustizia s.p.a.
(4-00180)

GIUSTIZIA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   GIULIANO, ASCARI e D'ORSO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   gli onorari spettanti a periti e consulenti tecnici, che ricoprono il ruolo di ausiliari dell'autorità giudiziaria, sono stabiliti dalla legge 8 luglio 1980, n. 319 e dal Testo Unico in materia di spese di giustizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115 e sono corrisposti su domanda degli interessati presentata all'autorità competente ai sensi degli articoli 165 e 168 del decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115;

   l'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 inerente all'adeguamento periodico degli onorari stabilisce che: «La misura degli onorari fissi, variabili e a tempo è adeguata ogni tre anni in relazione alla variazione, accertata dall'ISTAT, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, verificatasi nel triennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze.»;

   malgrado l'obbligo di rivalutazione monetaria di tali onorari, la misura dei compensi fissi, variabili e a vacazione spettanti ai periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori non ha più formato oggetto di alcuna rivalutazione;

   occorre con urgenza adeguare al costo della vita la misura degli onorari spettanti a periti e consulenti tecnici che svolgono una imprescindibile funzione di supporto all'attività del giudice;

   anche la Corte costituzionale ha rilevato il ritardo nell'aggiornamento di cui si tratta;

   nella sentenza n. 89 del 2020, la Consulta ha chiarito che «spettando all'amministrazione la competenza per la determinazione degli onorari in questione, non è certo irragionevole che questa possa valutare, preliminarmente, se procedere attraverso l'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 ad un adeguamento che consenta il mero recupero dell'inflazione, o invece a più consistenti modifiche tariffarie, eventualmente incidenti anche sulla base di calcolo sulla quale operare la rivalutazione periodica, secondo criteri di apprezzamento di natura politica, in base a ciò che consente l'articolo 50 del medesimo testo unico.»;

   le sentenze della Corte costituzionale n. 178/2017 e n. 192/2015 hanno, inoltre, dichiarato la illegittimità costituzionale dell'articolo 106-bis del Testo unico spese di giustizia nella parte in cui non esclude che la diminuzione di un terzo degli importi, rispettivamente spettanti all'ausiliario del magistrato e ai consulenti tecnici di parte, sia operata in caso di applicazione di previsioni tariffarie non adeguate a norma dell'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 –:

   se il Ministro interrogato stia valutando di prevedere il congruo adeguamento delle tariffe professionali dei C.t.u. attraverso la immediata emanazione del decreto dirigenziale del Ministero della giustizia, da adottarsi di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, ai sensi dell'articolo 54 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002, prevedendo altresì un congruo aumento delle tariffe medesime.
(5-00175)

Interrogazioni a risposta scritta:


   SCUTELLÀ, AMATO, CHERCHI, PAVANELLI e MORFINO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   in adempimento alla legge delega 14 settembre 2011, n. 148, il Governo ha provveduto, con i decreti legislativi 7 settembre 2012, nn. 155 e 156, a definire il contenuto della riforma della «geografia giudiziaria» per «riorganizzare la distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari al fine di realizzare risparmi di spesa e incremento di efficienza»;

   attraverso gli accorpamenti disposti e il conseguente riassetto territoriale è stata dunque effettuata una profonda revisione nel numero e nella distribuzione degli uffici di primo grado che ha previsto, tra l'altro, la soppressione di 30 tribunali;

   le criticità maggiormente riscontrare alla luce della riforma hanno riguardato: la mancata considerazione della specificità territoriale del bacino di utenza, delle caratteristiche geomorfologiche del territorio e della sua estensione, della distanza e del tempo di percorrenza tra il tribunale accorpato e quello accorpante – considerando la carenza di collegamenti stradali e ferroviari – della situazione infrastrutturale e della vetustà della rete viaria all'interno delle circoscrizioni di riferimento. Il tutto si è tradotto in un aumento dei costi per i cittadini ed in un'accentuata assenza dello Stato, in particolare in territori fortemente contaminati dalla criminalità organizzata;

   la Commissione europea per l'efficienza della giustizia (Cepej) ha in più occasioni affermato che le riforme della geografia giudiziaria, realizzate nei vari Stati membri, devono tenere conto di tutti gli elementi di criticità che possano limitare l'accesso dei cittadini a un sistema giudiziario di qualità;

   lo Stato non può esimersi dall'articolare una delle proprie funzioni – quella giurisdizionale – e uno dei propri elementi costitutivi – il territorio – senza tenere conto, in molti casi, delle specificità di questi, ma ponendosi al servizio di altre esigenze, quali l'uniformità, il risparmio o l'efficientismo;

   se l'obiettivo precipuo della riforma era il risparmio di spesa ed il miglioramento dell'efficienza del sistema giudiziario, gli interroganti ritengono ove mai tali risparmi si siano effettivamente concretizzati, che ogni possibile intervento non possa prescindere dall'esigenza di tenere in considerazione il diritto di accedere alla giustizia, quale diritto fondamentale di ogni individuo, insopprimibile in uno Stato democratico –:

   quali siano gli intendimenti del Ministro interrogato per porre rimedio alle criticità e problematicità evidenziate in premessa;

   se intenda valutare l'adozione di iniziative normative per procedere ad una riorganizzazione della distribuzione nel territorio nazionale degli uffici giudiziari volte a garantire pienamente il diritto di accesso alla giustizia dei cittadini.
(4-00183)


   GALLO. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   consta all'interrogante una peculiare, sebbene generale, situazione inerente alle modalità con cui vengono trattati, dai diversi pubblici ministeri, circostanze e fatti per i quali in alcuni casi si è ritenuto di esercitare l'azione penale ed in casi analoghi no;

   si assiste spesso a notizie di approcci contraddittori da parte delle diverse procure della Repubblica in relazione ad un fenomeno sempre più in evoluzione ovvero quello della presenza di affermazioni sul web che, da un lato, costituiscono espressione del diritto di critica e, dall'altro, vengono di volta in volta regolate nella portata da un'applicazione non uniforme del reato di diffamazione;

   azioni che indubbiamente non possono che avere quale focus della critica proprio l'attività dei più noti influencer e degli utenti dei social e del web. Senonché, proprio in tale ambito, ciò che rientrava nel diritto di critica – qualificato dall'essere un'associazione dei consumatori che agisce in forza di un dovere imposto dalla legge (Codice del consumo) e dallo Statuto – è divenuto in alcuni casi un'esimente, in altri reati di diffamazione;

   l'applicazione spesso contraddittoria di tale ipotesi di reato in relazione a comportamenti analoghi rischia di colpire le libertà ed i principi costituzionali della libertà di pensiero e conseguentemente del diritto di critica e cronaca;

   risultano all'interrogante dei casi, tutti comprovati da documenti certi, che hanno messo in risalto come un pubblico ministero della stessa procura decida di esercitare l'azione penale in un caso identico, riguardante una medesima offesa rivolta a specifici influencer, per il quale il pubblico ministero della stanza accanto ha ritenuto di assolvere un altro soggetto che aveva espresso le proprie opinioni nei confronti degli stessi influencer;

   a creare incertezza del diritto vi sono anche contraddizioni tra uffici della procura di distretti diversi –:

   se intenda adottare iniziative, per quanto di competenza, in specie di carattere normativo, volte a rafforzare le garanzie di imparzialità e terzietà di chi deve esercitare l'azione penale e conseguentemente assicurare tutele ai cittadini;

   se e quali iniziative di competenza, in particolare di carattere normativo, siano state assunte o si intendano assumere ai fini della certezza del diritto e di consentire ai cittadini di poter correttamente orientare le loro scelte e azioni con specifico riferimento al contemperamento tra diritto di libertà di pensiero, cronaca e critica e il reato di diffamazione, anche considerando le particolari problematiche poste dalla diffusione pervasiva dei social network.
(4-00185)


   FRATOIANNI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   Alfredo Cospito, detenuto a Sassari presso la casa circondariale di Bancali, dal 20 ottobre 2022 è in sciopero della fame per denunciare le condizioni di vita in cui si trova costretto a causa del regime del 41-bis e contro l'ergastolo ostativo cui è stato condannato, e nonostante abbia perso oltre 20 chili egli non intende sospendere tale forma di protesta nonostante i timori dei medici;

   Cospito è stato condannato, nei primi due gradi di giudizio, per strage contro la pubblica incolumità per aver piazzato due ordigni a basso potenziale nei pressi della Scuola allievi carabinieri di Fossano, in provincia di Cuneo, nella notte tra il 2 e il 3 giugno del 2006. L'esplosione dei due ordigni non causò vittime, né feriti, né danni gravi;

   mentre già scontava la pena, nel luglio 2022, la Cassazione ha riqualificato il fatto nella diversa e ben più grave ipotesi di strage contro la sicurezza dello Stato, reato che prevede, pur in assenza di vittime, l'ergastolo e l'imposizione di misure particolarmente restrittive della libertà personale stabilite per i reati ostativi;

   nell'udienza del tribunale di sorveglianza per decidere sul reclamo proposto dal detenuto, i giudici si sono riservati;

   fino all'aprile 2022, anche se detenuto nelle sezioni di alta sicurezza, gli era consentito di comunicare con l'esterno, inviare scritti e articoli e continuare a partecipare al dibattito dell'area politica di riferimento;

   da maggio, la sua condizione carceraria si è aggravata, con il passaggio al 41-bis e all'ergastolo ostativo, così come stabilito da un decreto del Ministero della giustizia, secondo il quale Cospito, comunicando con l'esterno, attraverso degli scambi epistolari avvenuti, negli anni della detenzione, con altri anarchici, manterrebbe i legami con il gruppo anarchico di riferimento;

   le condizioni di detenzione a cui Cospito è sottoposto si traducono in vere e proprie misure afflittive che conducono allo svilimento delle qualità personali di Cospito e secondo l'interrogante comportano una irragionevole e ingiusta costrizione della sua personalità che potrebbero condurre, nel tempo, a un irrimediabile danno alla salute;

   Cospito è il primo caso di un anarchico al 41-bis, disposizione introdotta nell'ordinamento penitenziario italiano in funzione di lotta e contrasto alle mafie;

   a parere dell'interrogante quello riservato a Cospito è un trattamento disumano e del tutto improprio nel caso di specie posto, e non appare coerente con la ratio della norma di cui all'articolo 41-bis l'estensione di tale regime a soggetti che non sono parte di un'organizzazione criminosa; nel caso specifico sembra che si intenda impedire a Cospito di continuare ad esternare il proprio pensiero politico, attività non destinata a sodali criminali bensì ai soggetti gravitanti nella sua area politica di appartenenza –:

   se il Ministro interrogato non intenda riesaminare le motivazioni poste a fondamento del decreto adottato dal suo Ministero ed eventualmente intraprendere le iniziative necessarie atte a ripristinare la coerenza tra regime differenziato e ratio della norma;

   quali iniziative urgenti di competenza intenda adottare per assicurare il rispetto uniforme dei diritti delle persone detenute e di condizioni dignitose di vita, ponendo fine a trattamenti disumani, crudeli e degradanti attuati in molte carceri della Repubblica italiana.
(4-00188)


   TENERINI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   il 31 dicembre 2022 chiuderà la sezione distaccata del tribunale di Portoferraio (isola d'Elba);

   andando a ritroso nel tempo occorre evidenziare che con decreto legislativo n. 51 del 1998 vennero istituite, le sedi dei tribunali della Repubblica e loro sezioni distaccate, tra le quali, anche la sezione distaccata di Portoferraio (Livorno), sull'isola d'Elba;

   di contro, con successivo decreto legislativo del 2012, n. 155, si è stabilita la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, prevedendo la soppressione di alcune sezioni (Portoferraio, Ischia, Lipari) distaccate, tra cui quella di Portoferraio;

   con decreto legislativo n. 14 del 2014 si è sancito il temporaneo ripristino delle su citate sezioni, in ragione della specificità territoriale e dei gravi problemi legati all'insularità ed alla mancanza di continuità territoriale con le sedi distrettuali;

   successivi interventi normativi da parte del Governo hanno posto la proroga del termine per la chiusura della sezione al prossimo 31 dicembre 2022;

   in data 28 luglio 2022 è stato approvato alla Camera dei deputati in seconda deliberazione, la proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare che ha modificato l'articolo 119 della nostra Costituzione, aggiungendo un nuovo comma che recita: «La Repubblica riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall'insularità»;

   occorre sottolineare come la chiusura della sede di Portoferraio comporterà notevoli disagi alla popolazione residente, agli agenti di Polizia penitenziaria, alle Forze dell'ordine e un consistente aggravio di costo per lo Stato;

   per i cittadini, in particolare, la chiusura di questa sede metterà a serio rischio l'accessibilità ad un servizio costituzionalmente garantito, come la giustizia; per lo Stato, l'impossibilità per i cittadini di raggiungere il tribunale determinerà una serie di rinvii «ingolfando» la macchina giudiziaria;

   i 35 mila abitanti dell'isola, infatti saranno costretti a recarsi a Livorno per le udienze, impiegando almeno 12 ore qualora volessero andare e tornare in giornata o dovendo sostenere i costi alberghieri nel caso ciò non fosse possibile, senza contare che potranno trovarsi nell'impossibilità di raggiungere Piombino, in caso di mareggiata;

   sull'isola, inoltre, è presente la casa di reclusione di Porto Azzurro e, il dislocamento della sezione a Piombino avrà come conseguenza il trasferimento dei detenuti dall'Elba a Livorno per le udienze e per tutte le altre necessità con negativi effetti in termini di sicurezza, di organizzazione e di costi;

   a ciò va ad aggiungersi tutta una serie di costi a carico degli utenti come ad esempio l'indennità di trasferta degli ufficiali giudiziari;

   si tratta di una situazione critica, con conseguenze concrete per la popolazione che ha il diritto di far valere un proprio diritto alle stesse condizioni del resto della nazione;

   a tal proposito bisogna evidenziare come la Commissione europea per l'efficienza della giustizia (Cepej), nel dettare le proprie linee guida, ha riconosciuto il valore della vicinanza degli uffici giudiziari ai cittadini come un elemento utile a favorire l'accesso alla giustizia e ha sottolineato che «dover presenziare a un'udienza fissata la mattina presto per una persona anziana, o per una persona che non guida o non è dotata di mezzo proprio, in assenza di adeguati mezzi di trasporto pubblico, rappresenta una situazione problematica che può influire sul diritto di equo accesso alla giustizia» –:

   se il Ministro interrogato abbia conoscenza dei fatti sopra esposti;

   se il Ministro interrogato non ritenga di dover adottare iniziative di competenza al fine di rivedere la decisione assunta, garantendo il mantenimento della sezione distaccata del tribunale di Livorno a Portoferraio, tenuto conto delle conseguenze in termine di economicità ed efficienza, al fine di rappresentare le esigenze di continuità territoriale dell'isola d'Elba.
(4-00189)


   SCOTTO, CIANI e SCHLEIN. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 30 maggio 2021 don Mattia Ferrari, viceparroco di Nonantola, da tempo impegnato nella missione umanitaria «Mediterranea» sulla nave Mar Jonio per il soccorso in mare sulla rotta libica di migranti in difficoltà, ha ricevuto, attraverso la rete Twitter, gravi minacce per aver definito come «inaccettabili» le condizioni di detenzione dei migranti nei campi di detenzione libici;

   le minacce ricevute da don Mattia Ferrari sono proseguite fino a domenica 8 agosto 2021, sull'account di Caroline Frampton la stessa ha scritto: «I hope you have a life jacket Don»;

   gli attacchi al sacerdote, a chi si occupa di salvare i migranti dal mare e di denunciare per davvero il traffico indisturbato che avviene nel Mediterraneo, sembrano condotti da un personaggio conosciuto come il «portavoce della mafia libica», ma sono considerati irrilevanti;

   la Procura di Modena ha infatti chiesto l'archiviazione in quanto le minacce, che per il pm sono semplicemente «le frasi» indirizzate al cappellano e agli altri bersagli, non «presentano profili di rilievo penale»;

   nel testo in cui propone l'archiviazione il pm non cita mai l'account dal quale sono arrivate tali minacce, che come attestano inchieste giornalistiche e atti parlamentari, proverrebbero invece da «un portavoce della mafia libica legato ai servizi segreti di diversi Paesi»;

   quell'account infatti, sottolineano le fonti vicine a chi subisce minacce, pubblica continuamente materiale per conto della mafia libica e periodicamente anche foto «top secret» di velivoli militari europei e di apparati italiani;

   don Mattia, oltre a essere cappellano della Ong «Mediterranea Saving Humans», è molto impegnato in un'azione pastorale e umanitaria a difesa delle persone migranti, in particolare di quelle che vengono soccorse nel Mediterraneo. Ed è proprio per questo suo impegno che si sono accesi su di lui riflettori anche assai ostili. In particolare da parte del già citato account Twitter;

   in un passaggio del testo, il pubblico ministero si mostra indulgente con chi usa i social network per aggredire e calunniare, suggerendo che l'esposizione sui social network naturalmente provoca reazioni, specie se «come già evidenziato chi porta il suo impegno umanitario sul terreno dei social o comunque del pubblico palco – ben diverso dagli ambiti tradizionali – riservati e silenziosi – di estrinsecazione del mandato pastorale – e lo faccia propalando le sue opere con toni legittimamente decisi e netti»;

per il pm, insomma, un sacerdote che prende posizione accanto ai poveri e agli ultimi non è abbastanza «discreto» ed è troppo «pubblico» e anche un po', seppure in senso lato, «politico» e deve aspettarsi e, in fondo, subire reazioni. In altre parole, chi si occupa di diritti umani e si dedica all'impegno umanitario non deve sorprendersi se poi finisce nel mirino, anche se è un prete –:

   se i Ministri interrogati non ritengano che fatti così gravi, come le minacce rivolte per mezzo social, debbano essere oggetto di un intervento normativo volto a rendere più stringente la disciplina in merito alle minacce rivolte sui canali social e più in generale rivolte con qualsiasi mezzo di diffusione.
(4-00194)

IMPRESE E MADE IN ITALY

Interrogazione a risposta orale:


   SCERRA. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy, al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 4, del decreto-legge n. 73 del 2007, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 2007, ha istituito, in ambito energetico, il servizio di salvaguardia per i clienti finali che hanno autocertificato di non rientrare nel servizio di maggior tutela, di cui al comma 2 della medesima legge, e che si trovano senza un fornitore nel mercato libero o che non abbiano scelto il proprio fornitore, stabilendo altresì che il servizio sia assegnato mediante procedure concorsuali per area territoriale;

   il «mercato di salvaguardia» è un'area commerciale molto estesa, in cui convive una categoria di grandi consumatori di energia, rappresentata da clienti pubblici e privati che non riescono a onorare gli impegni economici con il fornitore energetico nel cosiddetto mercato libero o che, per motivi indipendenti da loro, si trovano a non avere un fornitore. Nel mercato di salvaguardia, in virtù di quanto disposto dal decreto 23 novembre 2007, emanato dal Ministero dello sviluppo economico, all'acquirente unico è attribuita la gestione delle procedure concorsuali per l'affidamento del servizio, a cadenza biennale, in ogni singola regione d'Italia;

   i gestori che si aggiudicano l'appalto hanno diritto a una tariffa che, oltre al Pun (prezzo unico nazionale), prevede un sovraccosto variabile da regione a regione. Tale sovraccosto è denominato «parametro Omega» e serve a tutelare gli operatori del mercato dal rischio di fornire l'energia a potenziali cattivi pagatori. Ovviamente l'oscillazione di questa variabile dipende dalla stima sull'affidabilità dei clienti pubblici e privati di ciascuna regione;

   il risultato della gara per l'affidamento del mercato di salvaguardia del 25 novembre 2022 ha portato a una differenziazione di prezzo importante in varie parti del territorio nazionale. Una regione particolarmente penalizzata da questo sistema è stata la Sicilia, che per il biennio 2023/2024 registra il nuovo record mondiale di maggiorazione sulla fornitura di energia elettrica;

   infatti, Enel Energia, il gestore che s'è aggiudicato il servizio nell'isola, ha fissato un «parametro Omega» pari a 202,41 euro a megawattora per il 2023/2024 aumentando del 1.037,1 per cento il sovraccosto del biennio precedente fissato in 17,80 euro. In termini pratici l'aumento esponenziale del sovraccosto comporta che enti pubblici e aziende siciliane inserite nel mercato di salvaguardia, si troveranno a pagare l'energia elettrica oltre 500 euro a megawattora;

   le drammatiche conseguenze di questo meccanismo sono intuibili e possono essere meglio descritte se paragonate alla diversa situazione della Lombardia in cui, grazie a un rating migliore di solvibilità delle aziende ed enti, il gestore aggiudicatario del servizio, la società A2A, ha praticato un «parametro Omega» intorno ai 15 euro, a fronte di una media nazionale salita all'incirca ai 113 euro. In sostanza, un sindaco o un imprenditore lombardo, a parità di regime di mercato, di servizio ricevuto e di Pun, pagheranno nei prossimi due anni circa 200 euro megawattora in meno che in Sicilia;

   gli effetti di un sistema così congeniato, oltre a determinare il rischio, per i prossimi mesi in Sicilia, della chiusura di attività commerciali e del dissesto di enti pubblici come i comuni obbligati a garantire servizi essenziali come l'illuminazione pubblica, rappresenta una grave disparità di condizioni economiche tra le regioni del Nord e del Sud –:

   se i Ministri interrogati intendano adottare iniziative volte a promuovere la riforma del sistema descritto, assolutamente iniquo e fortemente pregiudizievole per le regioni del Sud che, partendo da condizioni di svantaggio, si trovano aggravi sui costi dell'energia con ovvie conseguenze sul Pil;

   quali iniziative urgenti i Ministri interrogati intendano assumere per far fronte alla situazione delineatasi in Sicilia e in altre regioni del Sud, il cui eccessivo costo dell'energia può determinare la chiusura di realtà imprenditoriali e il rischio di dissesto delle amministrazioni locali.
(3-00077)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   SIMIANI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   lo stabilimento siderurgico Jsw di Piombino si trova in uno stato di prolungata inerzia e assenza di prospettive di rilancio, in conseguenza di quanto accaduto dopo l'acquisizione degli impianti nel luglio 2018 da parte del gruppo indiano Jindal;

   il 24 luglio 2018, subito dopo l'acquisizione, fu sottoscritto tra le parti pubbliche e la Jsw Steel Italy srl uno specifico accordo di programma dove Jsw si impegnava ad attuare un complesso piano industriale dove nella fase uno l'azienda aveva previsto il riavvio dei laminatoi e nella fase due la creazione di una moderna acciaieria elettrica;

   ad oggi il piano industriale è stato totalmente disatteso e lo stabilimento si trova in una situazione di grave carenza manutentiva e produttiva, incluso il grave stato di decadimento delle infrastrutture portuali attualmente in concessione demaniale e demaniale marittima;

   nei mesi scorsi, l'azienda ha presentato un aggiornamento del piano industriale i cui contenuti sono insufficienti rispetto alle prospettive e alle attese dei lavoratori ancora coinvolti nella siderurgia e al territorio che considera la manifattura parte essenziale del suo sviluppo;

   nello stesso periodo sono emerse notizie circa l'interesse dell'operatore siderurgico Arvedi in merito ad una sua possibile acquisizione dello stabilimento di Piombino e di una trattativa in corso tra lo stesso Arvedi e Jindal;

   da tempo le istituzioni locali e le parti sociali stanno denunciando una rarefazione pericolosa degli incontri presso il Ministero dello sviluppo economico del tavolo dei sottoscrittori degli specifici accordi di programma stipulati nel 2014 e nel 2018 per l'area di crisi industriale complessa di Piombino al fine del rilancio dello stabilimento e del territorio, della bonifica dell'area e dello sviluppo infrastrutturale e portuale;

   le concessioni demaniali marittime inerenti alle infrastrutture portuali e di altre aree produttive di pertinenza dello stabilimento sono ormai in procinto di scadere – dopo rinnovi per l'emergenza COVID e comunque in assenza di un vero progetto industriale – (e anche quelle di competenza dell'Agenzia del Demanio sono prossime alla scadenza) e in assenza di un piano industriale valido e condiviso con tutte le Istituzioni non sarà possibile prorogarle o rinnovarle, con la conseguente apertura di un procedimento di incameramento da parte dello Stato di tutti i beni di non facile rimozione;

   per i 1500 dipendenti di Jsw Italy è in scadenza la cassa integrazione il prossimo 7 gennaio 2023;

   in questo contesto già difficile si è incardinata la vicenda del rigassificatore di Piombino che ha visto emergere preoccupazioni legittime da parte degli stessi lavoratori di Jsw sulla funzionalità del porto che risulta vitale per i traffici in entrata dei semi prodotti (blumi per le rotaie) e in uscita del prodotto finito;

   tali preoccupazioni sono state accentuate dalla recente assegnazione a Jsw da parte di Rfi di una commessa del valore di 400 milioni di euro di rotaie (in questo contesto è utile ricordare che Jsw è l'unico produttore nazionale di rotaie);

   va altresì sottolineato che, allegato all'autorizzazione a procedere con l'installazione del rigassificatore, è stato inserito un documento importante per Piombino e per l'intero complesso della Val di Cornia denominato «memorandum Piombino»;

   questo documento prevede forme di ristoro consistenti che potrebbero interessare direttamente anche Jsw; come ad esempio il finanziamento per la strada di collegamento 398; il completamento del piano regolatore portuale; lo sviluppo consistente di infrastrutture per le energie rinnovabili che potrebbero alimentare il nuovo forno elettrico, con evidente abbattimento di costi –:

   se non ritenga necessario intraprendere iniziative rapide ed efficaci per risolvere le criticità espresse in premessa, promuovendo un tavolo istituzionale con il coinvolgimento delle parti sociali al fine di elaborare e sottoscrivere un nuovo accordo condiviso per il rilancio e la riqualificazione economica, produttiva, occupazionale ed ambientale dello stabilimento, del territorio e dell'area portuale di Piombino;

   se non ritenga inoltre di promuovere un confronto tra Invitalia, Jsw, Arvedi o altri potenziali imprenditori siderurgici interessati, al fine di favorire l'ingresso dello Stato nelle acciaierie di Piombino, quale settore strategico nazionale per la produzione di rotaie.
(5-00159)


   BARZOTTI. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 27 della legge 5 agosto 2022 n. 118, cosiddetto decreto-legge concorrenza, ha previsto che il Governo debba: i) individuare specifiche categorie per i creatori di contenuti digitali rispetto all'attività economica svolta; ii) prevedere meccanismi dedicati alla risoluzione alternativa delle controversie tra creatori di contenuti digitali e relative piattaforme;

   il settore della creator economy rappresenta oramai un settore trainante, se si pensa che solo negli ultimi due anni oltre 165 milioni di persone sono entrati a far parte della cosiddetta creator economy, con una crescita significativa negli Usa (+34 milioni), in Spagna (+10 milioni), nella Corea del Sud (+11 milioni) e in Brasile (+73 milioni). In Italia, solo la piattaforma Youtube ha generato nel 2020 un impatto economico sul Pil italiano di 190 milioni di euro;

   la creator economy è, peraltro, una costante nelle logiche aziendali e il suo consolidamento e sviluppo appare in forte crescita secondo i dati elaborati lo scorso anno dall'Onim (Osservatorio Nazionale Influencer Marketing);

   a fronte di un quadro normativo che, specialmente a livello continentale, è in continua evoluzione, nel nostro Paese manca ancora una soddisfacente ricostruzione del fenomeno della creazione di contenuti digitali basata su dati amministrativi o statistici ufficiali. Inoltre, le categorie esistenti sono desuete e inadatte a classificare le nuove professioni;

   un'altra criticità è relativa alle segnalazioni e alle chiusure di account; nel caso in cui insorgano problemi tra operatore e piattaforma digitale vi è una procedura di reclamo; però, laddove il reclamo rimanga inesitato oppure vi siano tempi lunghi per la risoluzione delle problematiche, è del tutto evidente che l'introduzione di meccanismi di risoluzione alternativa delle controversie può rappresentare sicuramente una risposta pronta ed efficace, che va incontro e sostiene sia il creatore di contenuti digitali che l'economia di cui sono protagonisti;

   ad oggi, però, nessuna norma attuativa sul settore è stata emanata –:

   a che punto sia l'attuazione della delega sopra citata.
(5-00173)


   ORLANDO. — Al Ministro delle imprese e del made in Italy. — Per sapere – premesso che:

   a fine febbraio 2020 è stata annunciata cessione di Bombardier Transportation ad Alstom, che si è concretizzata nei mesi successivi;

   nel settembre 2021 il management italiano di Alstom ha presentato il progetto industriale per il sito di Vado Ligure che è composto sostanzialmente da tre pilastri: produzione delle locomotive merci DC3; produzione di alcune parti del treno ad idrogeno che Alstom sta sviluppando; svolgimento di attività di grande manutenzione sia per locomotive merci che per treni passeggeri;

   per svolgere tale attività, verrebbe realizzato in aree adiacenti all'attuale stabilimento un nuovo capannone con un importante investimento in merito al quale sono, dopo la visita al sito dell'allora Ministro dello sviluppo economico Giorgetti, del 2021, in corso interlocuzioni con Invitalia e con il Ministero stesso per valutarne la finanziabilità proprio in considerazione dell'investimento da realizzare per potenziare le attività di service mettendo così in sicurezza lo stabilimento;

   tale finanziamento è essenziale affinché Alstom realizzi il programma menzionato –:

   se da parte del Ministro interrogato permanga l'intendimento di adottare iniziative per reperire le risorse necessarie per far sì che il sito di Vado Ligure non subisca un ridimensionamento, assicurandone prospettiva industriale e mantenimento dei livelli occupazionali.
(5-00180)

INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

Interrogazione a risposta orale:


   DORI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 10 dicembre 2022, alle ore 16:30 circa, un treno della linea Brescia-Iseo-Edolo è deragliato pochi metri dopo aver lasciato la stazione di Iseo in direzione di Brescia;

   il treno coinvolto è il treno regionale 969 che era partito alle 15.25 da Sale Marasino e doveva arrivare a Brescia alle 17.07;

   l'incidente, per mera casualità, non ha provocato alcuna conseguenza ai 27 passeggeri a bordo del convoglio;

   dopo gli accertamenti della Polfer, la magistratura ha disposto: anzitutto il sequestro degli scambi interessati dal deragliamento della stazione d'Iseo (lato sud) e della tratta fra Provaglio-Timoline e Iseo; successivamente il sequestro anche degli scambi (lato nord) della stazione non interessati all'incidente;

   secondo quanto riferito da organi di stampa la procura di Brescia avrebbe anche aperto un fascicolo a carico di un dirigente e di un capo tecnico di FerrovieNord. L'ipotesi di reato contemplata dal fascicolo aperto in procura è quella di pericolo di disastro ferroviario colposo;

   secondo gli inquirenti a provocare il deragliamento potrebbe essere stato il grave stato di deterioramento delle traversine in legno degli scambi;

   il 16 dicembre 2022, la procura di Brescia ha conferito l'incarico di consulenza tecnica per ricostruire le cause dell'incidente ferroviario;

   il 17 dicembre 2022, il sostituto procuratore Carlo Pappalardo, accompagnato dal consulente tecnico nominato dalla procura, ingegnere Roberto Lucani, ha svolto un sopralluogo alla stazione di Iseo, con lo scopo di verificare le condizioni delle traversine in legno;

   a oggi non risulta alcun intervento specifico da parte dell'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa), che ha il compito di promuovere la sicurezza e vigilare sulle infrastrutture ferroviarie, stradali e autostradali e sugli impianti fissi;

   regione Lombardia, proprietaria e gestore della linea Brescia-Iseo-Edolo, ha annunciato con toni trionfalistici il progetto denominato H2iseO che prevede la realizzazione di un impianto di produzione, stoccaggio e distribuzione di idrogeno a Iseo e l'acquisto di sei convogli a idrogeno e la realizzazione di ulteriori impianti di produzione e distribuzione di idrogeno lungo la linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo;

   il primo treno ad idrogeno entrerebbe in servizio nel 2024;

   tale progetto avrebbe un costo di 160 milioni di euro, di cui 52 milioni finanziati da regione Lombardia;

   l'officina e il magazzino per i pezzi di ricambio dei veicoli ferroviari sperimentali prenderebbero posto nell'ex area della stazione dismessa di Rovato;

   il circolo Legambiente del Basso Sebino ha evidenziato numerose criticità e ha sollevato preoccupazioni circa la sicurezza del progetto e la sua scarsa utilità;

   non si comprende come il progetto H2iseO, che prevede l'impiego di idrogeno, gas estremamente infiammabile, possa essere compatibile con un tracciato ferroviario nelle condizioni palesate dal deragliamento del 10 dicembre 2022 e interessato da numerose tratte in galleria –:

   se il Ministro interrogato sia al corrente della situazione esposta in premessa; se intenda accertare quando è stato effettuato l'ultimo controllo della condizione delle traversine della linea ferroviaria, anche al fine di provvedere all'urgente sostituzione delle traversine degli scambi; se intenda adottare iniziative di competenza per verificare la compatibilità della linea ferroviaria Brescia-Iseo-Edolo col progetto H2iseO, al fine di prevenire disastri ambientali e impedire che possa essere messa in pericolo la sicurezza dei viaggiatori e degli abitanti delle località attraversate dalla linea ferroviaria.
(3-00078)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   GHIRRA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la continuità territoriale marittima da e per la Sardegna è da sempre un fattore determinante per l'isola, indispensabile per garantire il diritto alla mobilità e allo sviluppo economico, nell'ambito del più ampio principio costituzionale di continuità;

   disciplinata dalla Convenzione per l'esercizio di servizi di collegamento marittimo in regime di pubblico servizio con le isole maggiori e minori, stipulata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti con la Cin (Compagnia italiana navigazione) il 18 luglio 2012, l'affidamento, scaduto a luglio 2020, è stato prorogato al 28 febbraio 2021;

   dal 2012 la gestione della continuità marittima con la Sardegna e la Sicilia è stata affidata in convenzione diretta alla società Cin Tirrenia;

   successivamente, il Governo italiano, nel rispetto delle prescrizioni europee, ha introdotto lo strumento della gara pubblica;

   le risorse economiche investite dal Governo nella partita della continuità marittima sarda, inizialmente stabilite in 72 milioni di euro all'anno in favore della compagnia Tirrenia, sono state ridotte in 30 milioni di euro da suddividersi fra i vari operatori che operano per le diverse tratte, inoltre numerose di esse, prima sovvenzionate dallo Stato, ora sono state rimesse sul mercato senza alcun contributo finanziario pubblico;

   le linee gestite tramite convenzione sono Genova-Porto Torres e Civitavecchia-Olbia (entrambe solo da ottobre a maggio), Genova-Olbia-Arbatax, Civitavecchia-Arbatax-Cagliari, Napoli-Cagliari, Palermo-Cagliari e Livorno-Cagliari (solo merci);

   la procedura di gara ha privilegiato la segmentazione del piano di continuità, attraverso la messa a bando della singola tratta, senza considerare le ripercussione sull'efficienza del servizio;

   a parere dell'interrogante, infatti, un unico bando che ricomprendesse per intero le tratte avrebbe privilegiato società armatoriali solide e ben strutturate sul mercato, in luogo di piccoli operatori sprovvisti talvolta della professionalità e della stabilità necessaria per garantire un servizio di migliore qualità, con tratte più numerose e tariffe più basse per i residenti;

   il modello prescelto non è risultato appetibile sul mercato, diverse gare sono andate deserte cosicché si è provveduto con assegnazione provvisoria;

   Tirrenia-Cin si è aggiudicata il bando di continuità territoriale marittima fra Genova e Porto Torres per 5 anni; i collegamenti merci e passeggeri sulle rotte Livorno-Olbia, Civitavecchia-Olbia, Santa Teresa di Gallura-Bonifacio; oltre che le linee merci: Genova-Olbia-Cagliari; Livorno-Olbia-Cagliari e Napoli-Cagliari, queste ultime esercitate senza sovvenzione;

   le clausole di tutela occupazionale previste in favore dei marittimi non sono state ottemperate dall'aggiudicatario: nella tratta Napoli-Cagliari-Palermo, infatti, il personale di Tirrenia — cedente — non è stato assunto dal subentrante: circa 60 dipendenti non sono stati assorbiti nell'organico, anche se Tirrenia non può garantire la futura occupabilità del personale;

   si apprende da fonti di stampa che, in vista delle festività natalizie, complice la carente continuità aerea, sia pressoché impossibile prenotare un viaggio in cabina verso la Sardegna senza sostenere costi proibitivi;

   a febbraio 2022, Invitalia ha avviato la procedura per l'affidamento in concessione annuale del servizio di trasporto marittimo tra Civitavecchia, Arbatax e Cagliari e viceversa, con obblighi di servizio pubblico per la continuità territoriale marittima;

   i costi operativi per l'intera durata della concessione sono pari complessivamente a euro 21.746.478,04;

   il capitolato prevede che i collegamenti tra Civitavecchia e Cagliari debbano rispettare una frequenza solo trisettimanale, con due approdi settimanali intermedi ad Arbatax, con ogni evidenza del tutto inadeguata rispetto alla domanda di mercato –:

   come intenda procedere, scaduti i bandi, per garantire il rispetto del diritto costituzionale della continuità territoriale da e verso la Sardegna; quali risorse intenda investire a tal fine; se non ritenga opportuno prediligere l'affidamento tramite un'unica gara in luogo dei fallimentari affidamenti per singole tratte;

   quali iniziative intenda adottare per garantire il rispetto delle clausole sociali occupazionali e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici coinvolti;

   quali iniziative urgenti intenda adottare in vista della prossima scadenza del relativo bando, il 13 marzo 2023, per garantire la continuità marittima Civitavecchia-Arbatax-Cagliari.
(5-00161)


   GHIO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il mantenimento del trasporto pubblico locale è una delle strategie più importanti sia per ridurre le disuguaglianze fra la popolazione rappresentate dalla distanza da servizi scolastici, lavorativi, sanitari, sia per disincentivare l'utilizzo dei veicoli privati nell'ottica di ridurre la circolazione dei mezzi e l'inquinamento atmosferico;

   segnali di grande preoccupazione sono stati lanciati da diversi sindaci di città italiane sulla sostenibilità economica del trasporto pubblico locale a fronte del caro energie e materie prime e della necessità di incremento del relativo fondo nazionale. Segnali di allarme che potrebbero comportare incrementi di costo del biglietto per gli utenti e la stabilità delle stesse aziende municipalizzate di Tpl;

   la situazione ancora più grave determinatasi nell'azienda che gestisce il Tpl nella città metropolitana di Genova, sia in area urbana che nei 66 comuni metropolitani, ha visto le dimissioni del presidente Ingegner Beltrami e una situazione di bilancio preoccupante, come emerso dalla relazione del collegio sindacale portata a conoscenza del consiglio comunale genovese, da cui emerge che «in mancanza degli interventi attesi di ristoro per il 2022 non deliberati e di interventi atti a ridefinire il contratto di servizi, la società non sarà in grado di raggiungere l'equilibrio economico finanziario»;

   anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali hanno espresso le proprie preoccupazioni a mezzo stampa, da cui si evince la preoccupazione per le sorti dell'azienda di trasporto pubblico locale, sia rispetto alle ricadute occupazionali che per il servizio al pubblico;

   nella manovra di bilancio le risorse destinate al finanziamento del Tpl non risultano adeguate a coprire l'esigenza delle aziende del Tpl che devono far fronte ai minori ricavi da bigliettazione a seguito dell'emergenza Covid e per questo il Partito Democratico ha proposto un intervento strutturale chiedendo risorse sufficienti sia per ristorare le aziende dei mancati introiti sia per lo sviluppo e l'implementazione dei sistemi digitali (Maas) –:

   se sia a conoscenza della situazione di criticità evidenziata nell'azienda che gestisce il trasporto pubblico locale a Genova e nei comuni dell'area metropolitana e quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere al fine di garantire il sostegno necessario al trasporto pubblico locale, in particolare, rispetto alle situazioni di emergenza evidenziate nell'area metropolitana di Genova e in diverse altre aree del nostro Paese.
(5-00171)

Interrogazioni a risposta scritta:


   AMORESE e ZUCCONI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   l'11 dicembre 2022 è entrato in vigore il nuovo orario ferroviario per la stagione invernale che, per le modifiche apportate, avrà alcuni effetti fortemente negativi sul territorio della Lunigiana, zona montana toscana che comprende ben 14 comuni;

   le suddette modifiche sono intervenute senza alcun preavviso a svantaggio degli studenti e dei lavoratori pendolari, creando loro forti disagi nella sua prima applicazione;

   si sono verificate immediatamente dimostrazioni di protesta sia da parte delle amministrazioni comunali, che dei comitati di pendolari, degli istituti scolastici che dei singoli cittadini riversatesi in lettere ufficiali alla regione Toscana ed in raccolte di firme;

   tra le novità più penalizzanti troviamo la sostituzione dei treni che coprono la tratta 18375 Firenze (14.53) – Pontremoli (17.39) e nel senso di rientro 18423 Pontremoli (18.21) – Firenze (21.08). Inoltre è stata sostituita la città di partenza (e di arrivo a) da Pontremoli con la città di La Spezia (nn. 18377 e 18423);

   la penalizzazione degli utenti-pendolari toscani e lunigianesi si è aggiunta al già crescente spopolamento delle valli montane dal momento che, chi era abituato a viaggiare con tali corse in via diretta per partire dalla Lunigiana (stazioni di Pontremoli, Filattiera, Villafranca, Aulla) e rientrarvi, sarà ora costretto ad un cambio di treno a Sarzana (SP) o a Vezzano Ligure (SP), con tutte le considerevoli difficoltà conseguenti;

   si aggiunge che non tutte le coincidenze sono garantite: rispetto al nuovo treno delle 14.53 (n. 18377) non sono previste coincidenze verso la Lunigiana a Vezzano Ligure e il treno regionale n. 19296 (17.00-19.10), che copre la tratta La Spezia-Parma, non prevede neppure la fermata a Vezzano Ligure;

   le corse soppresse, inoltre, erano strutturate con ulteriori collegamenti che da Pontremoli garantivano un essenziale servizio da e verso Parma, anch'esso vanificato o reso molto più disagiato da fruire a causa di queste scelte errate, quali: aver soppresso la fermata alla stazione di Filattiera (MS) del treno Regionale n. 19296 (17.00-1910) La Spezia-Parma, molto più fruibile per i pendolari della Lunigiana; il posticipo del treno regionale n. 19301 (18.07-18.52) Pontremoli-La Spezia, che prima prevedeva una partenza (17.41) senza dubbio più utile; la cancellazione del treno regionale n. 19242 Pontremoli-Parma –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle vicende espresse in premessa e dei motivi per cui le compagnie ferroviarie non abbiano avviato la dovuta attività concertativa specifica nei confronti delle amministrazioni comunali, dei comitati di pendolari, degli istituti scolastici interessati prima di introdurre le modifiche previste nel nuovo orario dicembre 2022, senza oltretutto renderle pubbliche;

   in caso positivo, quali iniziative il Ministro interrogato intenda intraprendere per porre rimedio ai conseguenti gravi disservizi.
(4-00178)


   PISANO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   come riportato da molti organi di stampa (Avvenire dell'11 dicembre 2022): «Prezzi esorbitanti e pochi posti disponibili: viaggiare in aereo da e per la Sicilia, diventa un lusso per pochi. Il caro voli si ripropone periodicamente ma quest'anno, complice l'aumento dei prezzi dettato dall'impennata del costo del carburante, è diventato un caso nazionale. Con cifre da capogiro che superano i mille euro e sono sproporzionate rispetto al tempo di percorrenza. Con il paradosso che risulta molto più economico fare un volo internazionale di lungo raggio rispetto ad uno nazionale di un'ora e mezza.»;

   a quanto sopra si aggiunge una progressiva riduzione delle tratte che insieme al già menzionato aumento vertiginoso delle tariffe, rende quasi impossibile il viaggio per uno studente o un familiare che dal Nord voglia tornare a salutare i parenti per le feste o durante l'anno;

   ad aggravare la situazione è il mancato rispetto delle condizioni degli accordi che regolano la «continuità territoriale», che come noto è la base normativa che la rende servizio pubblico, prevedendo la deroga ai princìpi del libero mercato e della libera concorrenza, affinché i trasporti possano essere fruibili a prescindere dall'effettiva redditività del vettore –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare il Governo per ovviare alla situazione in premessa anche in vista delle imminenti festività natalizie.
(4-00182)


   L'ABBATE. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   con delibera n. 1 del 28 gennaio 2015, il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE) inseriva il progetto «Nodo ferroviario di Bari – tratta Bari Centrale – Bari Torre a Mare» nel programma delle infrastrutture strategiche;

   con deliberazione n. 130 del 15 febbraio 2022, denominata «Infrastruttura strategica» ai sensi della legge n. 443 del 2001, pubblicata sul Bollettino Ufficiale della regione Puglia n. 36 del 28 marzo 2022, la Giunta regionale Puglia rinnovava l'autorizzazione paesaggistica ex articolo 146 decreto legislativo n. 42 del 2004 e articolo 90 Nta del Pptr, in deroga ex articolo 95 in relazione al progetto «Nodo ferroviario di Bari – tratta Bari Centrale – Bari Torre a Mare»;

   la suddetta deliberazione veniva impugnata con ricorso promosso da alcuni cittadini proprietari di suoli ed abitazioni interessati dalla realizzazione dell'opera in questione, oltre che da un comitato di scopo e dal comune di Noicattaro, ricorso con il quale si chiedeva la sospensione dell'efficacia della delibera di Giunta regionale n. 130 del 15 febbraio 2022 e degli atti antecedenti, e quindi del rinnovo dell'autorizzazione paesaggistica rilasciata per il progetto del nodo ferroviario che attraversa Lama San Giorgio;

   il Tar Puglia di Bari, si pronunciava in merito al suddetto ricorso, emettendo un'ordinanza cautelare di sospensione dei lavori di esecuzione dell'opera, sul presupposto che non vi era in atti una motivazione dettagliata su possibili alternative progettuali di realizzazione dell'opera da considerarsi meno impattanti da un punto di vista ambientale e paesaggistico;

   avverso l'ordinanza cautelare di sospensione dei lavori di esecuzione dell'opera veniva proposta impugnazione da parte di Rete ferroviaria italiana, regione Puglia ed enti statali, a seguito del quale il Consiglio di Stato, con decreto n. 3387 del 15 luglio 2022, disponeva la prosecuzione dell'opera sul presupposto che non vi era una manifesta illogicità della delibera di approvazione regionale di rinnovo all'autorizzazione paesaggistica per il completamento dell'opera, considerato che le presunte alternative progettuali erano state prospettate in senso possibilistico e dubitativo;

   da quanto appreso da numerosi organi di stampa, in data 16 novembre 2022, il Tar Puglia, investito del merito della questione, accoglieva il ricorso presentato dai cittadini proprietari, oltre che da un comitato di scopo e dal comune di Noicattaro, annullando la delibera di Giunta regionale n. 130 del 15 febbraio 2022, sul presupposto che la delibera in questione non aveva temuto conto di possibili soluzioni «alternative localizzative e/o progettuali» come imposto dal citato articolo 95 delle Nta del Pptr pugliese, confermando quanto già evidenziato nell'ordinanza cautelare di sospensione dei lavori di esecuzione dell'opera già emessa dal Tar di Bari;

   secondo la pronuncia del Tar Puglia del 16 novembre, l'amministrazione resistente dovrà in ogni caso selezionare e motivare in ordine al progetto ritenuto meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico, anche alla luce della rilevanza costituzionale attribuita espressamente al bene ambiente dalla novella costituzionale degli articoli 9 e 41 Cost. (cfr. legge costituzionale n. 1 del 2022) –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza delle criticità emerse e quali iniziative di competenza intenda porre in essere al fine di consentire la realizzazione del progetto «Nodo ferroviario di Bari – tratta Bari Centrale – Bari Torre a Mare», tenendo conto di possibili soluzioni alternative al tracciato prescelto, meno impattanti da un punto di vista ambientale e paesaggistico, in conformità con quanto stabilito dalla recente pronuncia emessa dal Tar Puglia in data 16 novembre 2022.
(4-00186)


   FRIJIA, GAETANA RUSSO, CANGIANO e ROSSO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   è di questi giorni la terribile notizia di un incidente mortale sul lavoro nel porto di La Spezia, dove un operaio è finito in mare con l'auto di servizio nel terminal Lsct, perdendo la vita;

   le attività portuali sono state sospese per permettere l'intervento dei soccorritori e chiarire, ovviamente, la dinamica del tragico incidente; sempre in queste ore un altro gravissimo incidente si è registrato al terminal PSA del porto di Genova dove il crollo di alcuni container ha messo seriamente a rischio la vita di molte persone;

   secondo la denuncia del segretario generale Cisl Liguria e del responsabile «Ast Cisl La Spezia», a cui fa eco l'unione sindacale «Mare e Porti» che ha proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore dei porti italiani, per protestare contro la scarsa sicurezza degli scali portuali, «Il bollettino di guerra delle persone che perdono la vita sul lavoro in Liguria continua ad aggravarsi. In attesa che vengano accertate dinamica ed eventuali responsabilità, vogliamo [...] affermare con decisione ancora una volta che bisogna aumentare controlli, misure di sicurezza e formazione, ma anche la prevenzione sanitaria, soprattutto per le persone che lavorano in condizioni difficili»;

   secondo quanto consta agli interroganti, sono oltre 1000 i morti sul lavoro in Italia solo quest'anno, lavoratori e lavoratrici scomparsi a causa di incidenti, che nella maggior parte dei casi sono diretta conseguenza di meccanismi frenetici che rischiano di mettere in secondo piano la sicurezza e la salute del personale;

   grazie ai protocolli sottoscritti e a corrette relazioni sindacali la sicurezza nel porto è oggi un tema attenzionato da tutti gli addetti ai lavori coinvolti, ma nonostante questo gli incidenti, anche gravi, continuano a registrarsi, complici anche l'aumento dei volumi di attività e i cambiamenti climatici degli ultimi anni;

   è di fondamentale importanza, infatti, che tutti i protocolli di sicurezza previsti vengano costantemente valutati e monitorati, sia nella sostanza delle prescrizioni, sia dal punto di vista della conoscenza del personale portuale, garantendo una formazione continua, unitamente a una costante manutenzione dei mezzi in uso –:

   di quali dati disponga il Governo in merito agli incidenti sui luoghi di lavoro, con particolare riguardo agli eventi registrati negli scali portuali;

   se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere per garantire ai lavoratori portuali di operare in sicurezza, in particolare, promuovendo:

   a) una cultura della salute e sicurezza sul lavoro, anche attraverso la riattivazione presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti del cosiddetto «tavolo mare» per l'avvio di una proficua interlocuzione con l'INAIL volta alla costruzione di un efficace modello di riferimento;

   b) la prevenzione dei rischi;

   c) la formazione continua del personale, attraverso l'individuazione di percorsi formativi uniformi, destinando alla promozione della sicurezza del lavoro in questo settore strategico per la crescita del Paese quota parte delle risorse di cui all'articolo 17, comma 15-bis, della legge 28 gennaio 1994, n. 84;

   d) la costante manutenzione dei mezzi utilizzati dai terminalisti portuali;

   e) un aggiornamento del decreto legislativo 27 luglio 1999, n. 272, attualizzandolo alla luce dell'evoluzione delle dinamiche operative e di lavoro.
(4-00187)


   RAFFA. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   la strada statale n. 114, nel tratto di Capo Alì, si sviluppa a mezza costa, con un tracciato caratterizzato da un'elevata irregolarità plano-altimetrica e, per la gran parte del tracciato, le pareti rocciose di monte sono conformate con inclinazione pseudo-verticale e con altezze variabili da 30 a 60 metri rispetto alla piattaforma stradale;

   in data 25 marzo del 2022, rispondendo per iscritto a precedente interrogazione della scrivente, il Ministro Enrico Giovannini rispondeva che «Attualmente è in corso di progettazione un intervento per la realizzazione di opere di protezione della sede stradale tra i chilometri 20+150 e 23+050, in corrispondenza dell'attraversamento di località Capo Alì, per un investimento complessivo di 15 milioni di euro. In particolare, i lavori in progetto prevedono, tra il chilometro 21+550 e il chilometro 22+440, l'adeguamento del tracciato mediante la realizzazione di 2 gallerie naturali, rispettivamente di lunghezza pari a 345 ed a 285 metri, intervallate da un ponte di luce di 40 metri, che permetterà di oltrepassare il fiume Rio Schiavo; mentre, tra il chilometro 22+440 e il chilometro 22+950, è prevista la realizzazione di una galleria artificiale di 550 metri e la sistemazione della piattaforma stradale, con allargamento lato valle, per una larghezza complessiva di 9,50 metri. Le indagini geognostiche, i rilievi aerofotogrammetrici e topografici e la redazione della progettazione dell'intervento verranno completate e validate entro il prossimo mese di settembre. Al fine di ridurre le tempistiche di appalto, Anas provvederà alla consegna dei lavori tramite accordo quadro già appaltato entro la fine del corrente anno. Il Ministero continuerà a seguire costantemente l'iter procedurale per addivenire in tempi rapidi al completamento di una infrastruttura strategica per i territori interessati, anche attraverso la costituzione di un tavolo con i diversi attori coinvolti ove necessario» –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa, se si procederà alla consegna dei lavori entro il mese di dicembre 2022 come già dichiarato dal Ministero, e se abbia già avviato, o intenda farlo a breve, ogni iniziativa opportuna, compresa una interlocuzione con Anas s.p.a. volta ad accelerare quanto più possibile la realizzazione di tale opera fondamentale per il territorio e per garantire ai cittadini un adeguato livello essenziale al loro diritto di mobilità.
(4-00191)


   COLOMBO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il collegamento della rete ferroviaria è ritenuto di primaria importanza per l'economia nazionale ed europea, che muove miliardi di tonnellate di merci e milioni di persone ogni giorno;

   il maggiore operatore italiano, Trenitalia, accumula ritardi inferiori ai 5 minuti nel 92 per cento dei treni e superiori ai 5 minuti nel 7,5 per cento (anche fino a 30, 60, 90 minuti), tali che si determinano difficoltà per l'utenza al momento delle coincidenze;

   all'interrogante appare di difficilissima realizzazione la separazione dei flussi locali e AV (Alta velocità) nelle grandi stazioni come, ad esempio, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini e Milano Centrale;

   i disagi sono per lo più causati da inconvenienti tecnici dovuti dagli obsoleti impianti di circolazione e che, per consentire il ripristino della linea, troppo spesso si assiste a treni anche ad Alta velocità in avaria. L'intervento dei tecnici spesso è molto rischioso e comporta rallentamenti e disagi a cascata su tutta la linea;

   gli incidenti sono spesso causati dal malfunzionamento degli scambi o dall'avaria del sistema elettrico ferroviario, tra i quali è tristemente celebre quello del 6 febbraio 2020 dove persero la vita 2 persone e 31 rimasero ferite, nel deragliamento di un Frecciarossa nei pressi di Lodi;

   recentemente, nella giornata di lunedì 12 dicembre 2022, i passeggeri di un Frecciarossa sono stati costretti ad un trasbordo tra treni dopo che il loro convoglio è rimasto bloccato in posizione inclinata a causa di uno scambio non funzionante nei pressi di Firenze, determinando ritardi di ore su tutto il versante tirrenico;

   naturalmente i disagi si ripercuotono negativamente sui pendolari che regolarmente pagano il titolo di viaggio;

   le avarie sono ormai frequenti ed i ritardi sistematici;

   ad avviso dell'interrogante tutto ciò lede l'immagine dell'Italia che si intende dare, efficiente ed al passo con gli altri Paesi europei;

   la gestione dell'infrastruttura ferroviaria nazionale è in capo alla società Rete ferroviaria italiana (Rfi). Il compito della menzionata società è di garantire la sicurezza della circolazione ferroviaria sull'intera rete, sviluppare la tecnologia dei sistemi e dei materiali ed assicurare il mantenimento in efficienza della rete stessa;

   giova ricordare che Rete ferroviaria italiana (Rfi) è una azienda pubblica in forma di società per azioni controllata al 100 per cento dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane;

   Rete ferroviaria italiana definisce e attua gli investimenti sia per l'intera infrastruttura ferroviaria e sia per la manutenzione della rete stessa –:

   se sia a conoscenza dei continui disagi, guasti e rallentamenti nel traffico ferroviario che coinvolge, in maniera ormai sistematica, tutta la penisola ed in particolar modo lo snodo di Firenze-Bologna e se il Ministro interrogato intenda, per quanto di competenza, adottare iniziative in merito, potenziando i lavori di manutenzione, provvedendo al rimodernamento o rinnovo della rete ferroviaria ed elettrica ferroviaria, infine se intenda adottare iniziative affinché le attività di Rete ferroviaria italiana siano finalizzate al perseguimento dei propri obiettivi e convergano sinergicamente con il Governo al fine di migliorare l'efficienza complessiva del sistema di trasporto.
(4-00197)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   BOLDRINI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   secondo notizie di stampa, il 15 dicembre 2022 il Ministro dell'interno, Matteo Piantedosi, intervenendo a una festa di partito, avrebbe svolto una serie di considerazioni, polemiche e infondate, a parere dell'interrogante, nei confronti delle Ong impegnate nel soccorso in mare;

   «Non mi stupirebbe quindi – ha affermato il Ministro - se alcune Ong fossero l'anello di una catena più grande che punta alla migrazione incontrollata per destabilizzare il Paese»;

   il Ministro avrebbe addirittura avanzato il sospetto che alcune organizzazioni non siano guidate da fini umanitari, ma abbiano l'obiettivo di condizionare Governi democraticamente eletti, affacciando anche l'ipotesi di un intervento, a questo fine, di servizi segreti stranieri –:

   di quali informazioni sia in possesso il Ministro dell'interno a supporto di affermazioni così gravi e inquietanti che, se non fossero suffragate da fatti concreti, si rivelerebbero volutamente denigratorie nei confronti di chi è unicamente impegnato a salvare vite nelle acque del Mar Mediterraneo.
(5-00160)


   ASCARI, AMATO, CHERCHI, PAVANELLI e PENZA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   la vicenda di seguito analizzata riguarda il processo per mafia a carico di Innocenzio Macheda e altri 17 imputati tra i quali i fratelli Battaglia. Il processo in esame segue le indagini mosse primariamente dalla verifica di condotte anomale che si sono consumate specialmente nelle zone di estrazione/lavorazione del porfido in Trentino. Dalle indagini effettuate, sono emersi fatti allarmanti, tra cui la presenza di emissari di cosche provenienti da Reggio Calabria nel tessuto economico e politico trentino;

   quel che qui interessa è il ruolo politico di rilievo assunto proprio in quegli anni da Tiziano Odorizzi, già sindaco e vice sindaco di Albiano nelle consiliature 1990-95 e successiva, in concomitanza al momento in cui conduceva l'operazione di acquisizione della cava di Camparta con i fratelli Giuseppe e Pietro Battaglia imputati per associazione mafiosa e riduzione in schiavitù;

   in prima battuta, quando ancora era in società con i fratelli Battaglia, Tiziano Odorizzi venne eletto in Consiglio regionale nelle file della lista civica Margherita, compagine che faceva capo al Presidente della Provincia autonoma di Trento Lorenzo Dellai (successivamente eletto al Senato). In tale veste, si adoperò per bloccare una proposta di legge sulle cave, aprendo così la strada alla revisione della legge provinciale n. 6 del 1980, dalla quale scaturì la legge provinciale n. 7 del 2006, disciplinante la attività di ricerca, coltivazione e lavorazione di materiali di cava;

   a seguire, la rete di relazioni, politica ed economica di Tiziano Odorizzi e del cugino Carlo si estese a successivi investimenti e affari, tra cui anche il cosiddetto «progetto Vladimir» relativo alla reggia di Ropscia, poco distante da San Pietroburgo, in funzione del quale è stata costituita nel 2005 la società di diritto russo «Progetto Ropscia Invest», controllata da Gruppo Pasit Italia srl, Odorizzi Porfidi srl e Odorizzi Russia (già oggetto di interrogazione provinciale n. 6225 del 24 giugno 2013). La citata interrogazione evidenziava soprattutto come la legislatura provinciale 2003-08 fosse segnata dalla presenza di vari consiglieri in qualche modo legati all'affare descritto;

   tale rete di relazioni è altresì visibile con riguardo al provvedimento assunto all'unanimità dal Consiglio comunale di Albiano nel giugno 2014, con il quale l'amministrazione autorizzava la Odorizzi Porfidi Srl, concessionaria del lotto cava n. 3 in località Montegorsa, alla modifica societaria chiesta dalla stessa ditta. L'operazione fu resa possibile dall'interpretazione della consulente del comune, avvocato Maria Agostina Cabiddu, la quale sostenne che se tale operazione non rientra tra quelle consentite dal disciplinare comunale, dallo stesso non è però nemmeno espressamente negata. Così nell'aprile 2015, è stato stipulato l'atto di compravendita con cui Odorizzi Porfidi srl cedeva in affitto/comodato l'attività estrattiva alla nuova ditta Odorizzi Cave srl;

   nonostante quanto sopra esposto, ad oggi ancora non risulta che i cugini Odorizzi Carlo (residente a Miami negli USA e al quale era stato contestato un omesso versamento dell'Iva negli anni 2011 e 2012 per un totale di 850 mila euro e l'omesso versamento delle ritenute fiscali alla fonte per quasi 500 mila euro) e Tiziano siano stati interrogati su quella vicenda, nemmeno all'interno della recente indagine «Perfido» –:

   se il Ministro interrogato, nell'ambito della propria competenza, sia a conoscenza dei fatti sopra esposti;

   se e quali iniziative, anche di carattere normativo, ritenga opportuno adottare per risolvere le criticità esposte in premessa onde scongiurare il grave impatto dell'allarmante fenomeno descritto.
(5-00178)

Interrogazioni a risposta scritta:


   FRATOIANNI. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   domenica 11 dicembre 2022 Claudio Campiti ha fatto irruzione durante una riunione di condominio in un bar nel quartiere romano di Fidene, esplodendo numerosi colpi di pistola, uccidendo tre donne e ferendo gravemente 3 persone;

   l'arma utilizzata per compiere l'agguato sarebbe stata sottratta la mattina stessa dal poligono di tiro di Tor di Quinto, dove Campiti risultava iscritto;

   da quanto risulta, Campiti nel 2020 aveva fatto richiesta di porto d'armi, che gli era stato negato a causa di preesistenti denunce a suo carico;

   rimane da chiarire perché Campiti fosse iscritto al poligono e come sia stato possibile per lui sottrarre un'arma e munizioni;

   tale vicenda dimostra quanto siano necessari interventi ancora più stringenti per monitorare lo stato psicofisico di chi detiene o comunque ha accesso alle armi attraverso i poligoni di tiro;

   una delle questioni da affrontare riguarda lo screening psicologico e psicoattitudinale e il suo monitoraggio in tempo reale anche attraverso l'interoperabilità tra l'archivio del Centro elaborazioni dati (Ced) del Ministero dell'interno e quello del Ministero della salute e la costruzione di un database unico dei detentori di armi;

   in Italia, per ottenere il rilascio del porto d'armi è necessario ottenere un'idoneità psico-fisica dalle strutture sanitarie e il rinnovo va effettuato ogni cinque anni, un lasso di tempo sufficientemente lungo perché le condizioni di salute psichiche e fisiche di una persona possano radicalmente mutare;

   un altro aspetto riguarda i controlli da effettuare nei poligoni, per verificare quale sia il livello di vigilanza e sicurezza adottato per impedire che gli iscritti possano sottrarre armi e munizioni;

   Campiti insieme alla pistola deteneva 170 proiettili, bisognerà dunque accertare dove questa persona si sia procurato un numero così rilevante di munizioni;

   appare infine incomprensibile come un soggetto a cui era stato negato per due volte il rilascio del porto d'armi fosse in possesso del Dima, diploma di maneggio delle armi, necessario per poter accedere ai poligoni;

   il procedimento per ottenere il Dima andrebbe reso più complesso, prevedendo un corso più lungo e dettagliato dell'attuale, al fine di poter verificare scrupolosamente l'effettiva idoneità al maneggio delle armi dell'aspirante tiratore;

   andrebbe stabilito l'obbligo, per i presidenti di sezione dell'Unione italiana tiro a segno e per i direttori e gli istruttori di tiro, di segnalare alla questura competente qualsiasi comportamento anomalo dei frequentatori, prevedendo sanzioni penali per i responsabili delle sezioni Uits per l'omessa segnalazione;

   andrebbero previste regole precise e stringenti sul controllo e custodia delle armi e delle munizioni all'interno dei poligoni per ridurre il rischio di sottrazioni, sanzionandone penalmente il mancato rispetto;

   la concessione della licenza di detenzione e trasporto per la pratica sportiva andrebbe condizionata all'effettiva partecipazione ad allenamenti e competizioni organizzate per agonisti e amatori da federazioni sportive nazionali affiliate al Coni o associazioni di militari in congedo;

   queste e altre iniziative concorrerebbero alla necessaria riduzione del numero delle armi in circolazione e alla riduzione del rischio che soggetti problematici detengano armi, rendendo al contempo più efficienti e mirati i controlli di polizia –:

   se non intendano valutare l'opportunità di rendere più complesso il procedimento per ottenere il Dima, giungere alla costruzione di un database unico dei detentori di armi e all'interoperabilità degli archivi del Ministero dell'interno e del Ministero della salute, rendere più stringenti i controlli sui livelli di sicurezza adottati dai poligoni di tiro e sullo stato di salute psico-fisica di chi detiene o ha accesso alle armi, con la finalità ultima di ridurre il numero delle armi in circolazione e i conseguenti rischi per l'incolumità pubblica.
(4-00181)


   CANGIANO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   desta preoccupazione quanto accaduto nel casertano e, in particolare, a Orta di Atella, dove lo scorso 11 dicembre 2022, durante la celebrazione domenicale nella chiesa evangelica di via San Michele, hanno fatto irruzione sei uomini, tutti a volto coperto, che, armati di pistole e coltelli, hanno immobilizzato e minacciato le famiglie presenti, molte delle quali con bambini piccoli;

   uno dei criminali, probabilmente il capo della banda, avrebbe puntato la pistola alla tempia all'addetto alla sorveglianza, che si trovava all'ingresso della chiesa, ed è stato sostituito, poi, dal palo della banda;

   sono stati minuti di terrore per i fedeli, mentre i criminali, secondo il racconto di alcuni testimoni, si sono fatti consegnare le offerte di giornata, soldi, cellulari e preziosi, prima di darsi alla fuga a bordo di un'auto, sfruttando la posizione strategica del luogo di culto, a uno degli svincoli della superstrada Nola-Villa Literno;

   sulla vicenda stanno indagando gli inquirenti, recuperando anche immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, per cercare indizi che possano portare a rintracciare i componenti della banda;

   sempre nei territori ricadenti tra i comuni di Orta di Atella e Succivo in data 15 dicembre 2022 ha denunciato un tentativo di rapina in casa anche un noto esercente della zona, spesso vittima di atti criminali anche ai danni della sua attività commerciale;

   i dati forniti dalla banca dati interforze del dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale e relativi al primo semestre 2022 rivelano che nella sola città di Caserta ci sono state 400 denunce in più rispetto alla precedente rilevazione; tali dati, certamente poco rassicuranti, unitamente a gravi episodi, come quello summenzionato, contribuiscono a diffondere nella cittadinanza una percezione collettiva di insicurezza, che ha ripercussioni importanti anche sul tessuto economico del territorio –:

   se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e quali immediate iniziative di competenza intenda assumere in merito, con particolare riguardo alla necessità di adottare, di concerto con le autorità locali competenti, adeguati strumenti di prevenzione e repressione dei fenomeni criminosi;

   se non ritenga necessario disporre un potenziamento del personale di polizia impiegato, promuovendo altresì l'intervento dei militari impegnati nell'ambito della «Operazione strade sicure», che risulta già attiva in provincia di Caserta.
(4-00184)


   DE CORATO. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   ogni notte, nell'area verde di fronte la caserma del reparto mobile della Polizia di Stato in via Cagni a Milano, nel quartiere Niguarda, numerosi immigrati si accampano e sostano nella suddetta area e alcuni di loro si rendono protagonisti di liti, tafferugli e degrado di vario genere;

   in effetti alcuni di loro, in attesa di richiedere il permesso di soggiorno, sono spesso protagonisti di violenze, incendi di alberi e piante, molestie e risse, non solo tra di loro ma anche nei confronti dei commercianti della zona, dei passanti e degli agenti di polizia che spesso intervengono per quietare le situazioni –:

   se non ritenga di creare altre strutture e/o nuovi uffici in città per permettere agli immigrati di fare richiesta di permessi di soggiorno ed evitare così sovraffollamenti con conseguenti liti, tafferugli, aggressioni e degrado di varia natura, a tutela dei residenti del quartiere Niguarda di Milano.
(4-00196)

ISTRUZIONE E MERITO

Interrogazione a risposta in Commissione:


   IACONO, BARBAGALLO, MARINO e PROVENZANO. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, nel prevedere ulteriori misure urgenti per l'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ha introdotto importanti novità legislative in tema di reclutamento del personale presso le pubbliche amministrazioni ed in particolare in tema di mobilità, comandi e distacchi;

   tra le altre misure, la norma prevede che fino al 31 dicembre 2022, le amministrazioni possono attivare procedure straordinarie di inquadramento in ruolo in favore del personale che alla data del 31 gennaio 2022 si trovava in posizione di comando o distacco (ad esclusione del personale appartenente al Servizio sanitario nazionale) nel limite del 50 per cento delle vigenti facoltà assunzionali e nell'ambito della dotazione organica. Ai fini di tali procedure – per le quali non è richiesto il nulla osta dell'amministrazione di provenienza – si tiene conto della anzianità maturata in comando o distacco, del rendimento conseguito e della idoneità alla specifica posizione da ricoprire (articolo 6, comma 3, decreto-legge n. 36 del 2022);

   la stessa norma prevede che i comandi o distacchi, in corso alla data del 1° maggio 2022, esclusi quelli di cui all'articolo 30, comma 1-quinquies, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, cessano il 31 dicembre 2022 o alla naturale scadenza, se successiva a tale data, qualora le amministrazioni non attivino le procedure straordinarie di inquadramento introdotte dall'articolo 6, comma 3, del decreto in oggetto.

   Il Piano integrato di attività e organizzazione (PIAO) del Ministero dell'istruzione, approvato con decreto ministeriale n. 175 del 30 giugno 2022, e pubblicato sul sito del Ministero dell'istruzione e del merito prevede espressamente che «Nel prossimo triennio, anche in relazione all'esito delle imminenti assunzioni, si prevede [...] di procedere ad una ulteriore procedura di reclutamento volta alla stabilizzazione del personale in comando “in” presso gli Uffici centrali e periferici del Ministero dell'istruzione appartenente al Comparto Funzioni centrali, al momento pari a n. 12 unità dell'area III e a n. 135 unità dell'area II, 2 dell'area I, delle quali il 97 per cento proveniente da Amministrazioni del comparto “Funzioni centrali” (cfr. Allegato 01.4). Tale procedura sarà rivolta al personale del medesimo comparto del Ministero dell'istruzione, e pertanto neutrale dal punto di vista finanziario, facendo seguito ad una precedente analoga conclusa nel dicembre 2020 che ha avuto peraltro una adesione pari a circa il solo 50 per cento del personale interessato»;

   tale personale ha maturato nel corso degli anni una notevole professionalità e specializzazione nelle competenze specifiche del Ministero dell'istruzione e del merito e la mancata stabilizzazione comporterebbe rilevanti conseguenze sulla continuità amministrativa degli uffici. In particolare, si evidenzia che gli uffici periferici del Ministero dell'istruzione e del merito curano tutta l'importante procedura di definizione degli organici, mobilità, utilizzazioni e assegnazioni provvisorie e reclutamento del personale a tempo determinato e indeterminato, oltre al supporto alle scuole autonome. Eventuali disservizi di questi uffici avrebbero inevitabili ripercussioni sul corretto ed ordinato avvio dell'anno scolastico. Il suddetto personale, lavorando negli uffici da diversi anni, ha peraltro maturato una ragionevole aspettativa alla stabilizzazione e subirebbe notevoli ripercussioni personali e familiari da un eventuale rientro «forzato» nella sede di titolarità –:

   quali iniziative il Ministro interrogato abbia avviato o intenda avviare per garantire la stabilizzazione del suddetto personale, con particolare riferimento a quanto previsto dal decreto-legge 30 aprile 2022, n. 36, che fissa il termine stringente del 31 dicembre 2022 per procedere alla stabilizzazione in deroga.
(5-00177)

Interrogazione a risposta scritta:


   PICCOLOTTI. — Al Ministro dell'istruzione e del merito. — Per sapere – premesso che:

   a gennaio del 2022 la provincia autonoma di Bolzano ha introdotto, per le scuole dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, l'obbligo di frequenza a un'offerta formativa alternativa all'insegnamento della religione cattolica, rimandando la concreta esecutività della suddetta norma all'approvazione del relativo regolamento che definisca i principi, gli argomenti, i docenti e la loro formazione specifica;

   da quanto si apprende sembrerebbe che il gruppo di lavoro incaricato di definire detto regolamento sarebbe costituito da ispettori e ispettrici dell'insegnamento della religione cattolica nelle tre intendenze scolastiche (italiana, tedesca e ladina), che avrebbe come obiettivo quello di definire nuovi modelli di educazione etico-morale e religiosa con la irragionevole conseguenza, a parere dell'interrogante, che le stesse figure che si occupano dell'insegnamento di religione sono le stesse che dovrebbero definirne l'opzione alternativa laica;

   l'attuale normativa nazionale prevede che gli istituti scolastici possano offrire le seguenti opzioni per gli alunni che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica: a) attività didattiche e formative; b) attività di studio e/o di ricerca individuali con assistenza di personale docente; c) libera attività di studio e/o ricerca individuali senza assistenza di personale docente; d) non frequenza della scuola nelle ore di insegnamento della religione cattolica;

   la c.m. n. 63 del 13 luglio 2011 chiarisce che verso gli alunni/studenti che non si avvalgono dell'insegnamento della religione cattolica, debbano essere posti in essere tutti gli adempimenti necessari per garantire il diritto di frequentare attività alternative;

   non vi sono vincoli sulla disciplina insegnata come attività alternativa all'insegnamento della religione cattolica, se non quello costituito dal fatto che questa non può essere una materia già insegnata nella scuola ed è compito del collegio dei docenti definire i contenuti delle attività alternative all'insegnamento della religione cattolica;

   a parere dell'interrogante il rispetto della laicità dello Stato e della scuola imporrebbero il conseguente rispetto delle differenti ragioni che inducono le famiglie o gli studenti e le studentesse a chiedere l'esonero dall'insegnamento della religione cattolica;

   l'iniziativa della provincia autonoma di Bolzano di introdurre per legge un'unica offerta formativa alternativa che comprende approfondimenti sul rapporto tra Dio e l'uomo e di aver affidato la definizione del regolamento attuativo agli ispettori e alle ispettrici dell'insegnamento della religione cattolica appare all'interrogante in contrasto con la normativa nazionale e con le circolari ministeriali adottate in materia negli anni e rischia di compromettere le libertà individuali;

   pur nella consapevolezza che la scuola materna rientra tra le competenze primarie e l'istruzione tra quelle secondarie della provincia autonoma di Bolzano, l'introduzione dell'obbligo di frequenza all'offerta formativa alternativa all'insegnamento della religione cattolica così come sopra descritto, a parere dell'interrogante, immetterebbe, oltre alle criticità già evidenziate, anche un elemento di disparità e discriminazione tra gli alunni della provincia autonoma di Bolzano e quelli del resto del Paese –:

   quali siano gli orientamenti del Governo in relazione a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere, nel rispetto del grado di autonomia di cui gode la provincia autonoma di Bolzano, affinché non venga compromessa la libertà di scelta di non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica nelle scuole della provincia autonoma di Bolzano mediante l'introduzione di un obbligo di frequenza ad un'offerta formativa alternativa peraltro elaborata dagli stessi ispettori dell'insegnamento della religione cattolica e riguardante «modelli di educazione etico-morale e religiosa», che a parere dell'interrogante, costituirebbe un elemento di disparità e discriminazione tra gli alunni della provincia autonoma di Bolzano e quelli del resto del Paese.
(4-00192)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazione a risposta scritta:


   ASCARI, PENZA e CARMINA. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   si è appreso da organi di stampa delle mobilitazioni di Usb e Orsa, organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative all'interno della Fal (Ferrovie appulo lucane), a seguito delle misure adottate dall'ente nei confronti dei lavoratori inidonei;

   Fal è una società a responsabilità limitata appartenente al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, nata dalla scissione delle Ferrovie calabro lucane nel 2001, concessionaria di servizi ferroviari ed automobilistici che collegano le regioni Puglia e Basilicata, operante nelle province di Bari, Matera e Potenza;

   come per la categoria degli autoferrotranvieri, anche i lavoratori dipendenti di Fal sono sottoposti al regime di sorveglianza sanitaria attraverso visite mediche periodiche che certificano l'idoneità alla mansione specifica rispetto alla qualifica rivestita. Sembrerebbe che, in applicazione dell'articolo 24 del regio decreto n. 148 del 1931 e dell'articolo 4 dell'accordo nazionale 15 novembre 2005, in caso di inidoneità, definitiva o temporanea, ai lavoratori spetterebbe un'aspettativa retribuita pari al 50 per cento o al 75 per cento, a seconda del numero di familiari a carico (2 o più);

   le organizzazioni sindacali sopra citate avrebbero presentato, in sede di riunione sindacale, una specifica proposta bocciata dall'ente: il ricollocamento, senza aggravi di spesa, degli inidonei in ruoli compatibili con il loro stato di salute e utili a migliorare i servizi dedicati all'utenza (quali il presenziamento tornelli ai fini della tutela dei beni aziendali o il controllo dei titoli di viaggio per contrastare l'evasione tariffaria);

   la categoria degli autoferrotranvieri è esposta a costanti rischi professionali, a responsabilità anche di natura penale, spesso costretta a turni di lavoro estenuanti in condizioni impossibili per garantire i servizi di trasporto;

   quanto accaduto non può essere inteso come caso circoscrivibile unicamente nell'ambito contrattuale di Fal ma deve essere considerato come un problema dell'intera categoria –:

   se i Ministri interrogati, nell'ambito delle proprie competenze, siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;

   se e quali iniziative, anche di carattere normativo, intendano adottare al fine di garantire il pieno e completo esercizio del diritto al lavoro e alla retribuzione dei lavoratori dipendenti in condizioni di inidoneità, definitiva o temporanea, alla mansione rispetto alla qualifica rivestita;

   se intendano convocare un tavolo al fine di valutare, unitamente alle organizzazioni sindacali sopra citate e agli organi di rappresentanza dell'ente Fal, la proposta di una ricollocazione, senza dimezzamento della retribuzione e senza aggravi di spesa, dei lavoratori dipendenti in condizioni di inidoneità, definitiva o temporanea, alla mansione rispetto alla qualifica rivestita.
(4-00190)

SALUTE

Interrogazione a risposta in Commissione:


   MALAVASI, FURFARO, GIRELLI, STUMPO e CIANI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   com'è noto, in materia di dematerializzazione delle ricette mediche per la prescrizione di farmaci non a carico del Ssn, l'articolo 2 del decreto del Ministero dell'economia e delle finanze di concerto con il Ministero della salute del 30 dicembre 2020 ha previsto che il medico prescrittore possa procedere alla generazione in formato elettronico delle prescrizioni di farmaci non a carico del Ssn, secondo le modalità già operative in tutte le regioni riguardanti la ricetta dematerializzata a carico del Ssn (decreto 2 novembre 2011);

   tale norma è in scadenza il 31 dicembre 2022 e, al momento il Governo non ha ancora chiaramente indicato se intenda prorogarla;

   si tratterebbe, in tutta evidenza, di un grave passo indietro che penalizzerebbe i cittadini più fragili, a partire da quelli affetti da malattie croniche;

   a ciò si aggiunga che il ritorno alla ricetta cartacea rappresenterebbe anche ostacolo per il lavoro dei medici, generando lunghe attese negli studi;

   a parere dell'interrogante, sarebbe un'occasione sprecata non decidere di prorogare l'utilizzo di questo strumento che è stato preziosissimo durante la pandemia e che i cittadini apprezzano perché semplifica le procedure, riduce la burocrazia e consente ai medici di dedicare più tempo all'ascolto dei pazienti, soprattutto i più fragili;

   la sanità digitale, in generale, e nel suo piccolo anche la ricetta dematerializzata è un enorme beneficio soprattutto in contesti, come le aree interne, in cui la distanza dallo studio del medico, o le condizioni difficili che talvolta sussistono per raggiungerlo, costringerebbero ad esempio le persone anziane a chiedere aiuto ad un familiare –:

   se non ritenga urgente adottare iniziative per prorogare l'utilizzo della ricetta dematerializzata almeno per un anno e procedere a un provvedimento che renda il suo utilizzo strutturale.
(5-00181)

Interrogazioni a risposta scritta:


   GHIRRA e ZANELLA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   in data 2 novembre 2022 stato sottoscritto il contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto sanità per il triennio 2019/2021, che ha operato una revisione del sistema di classificazione del personale sanitario e un nuovo regime per le progressioni economiche, intervenendo anche sul trattamento economico del personale;

   in particolare, al fine di valorizzare il ruolo di alcuni specifici profili, sono state istituite, in applicazione dell'articolo 1 commi 409-411 e commi 414-415 della legge 30 dicembre 2020 n. 178, l'indennità di specificità infermieristica, corrisposta a infermieri e infermieri pediatrici ma anche a infermieri generici, infermieri psichiatrici e puericultori, queste ultime figure ormai escluse dall'ordinamento formativo e professionale italiano; l'indennità di pronto soccorso per il personale dedicato; in ultimo, l'indennità di tutela del malato e promozione della salute per le altre professioni sanitarie, includendo in quest'ultima categoria il personale Oss e la professione ostetrica;

   la collocazione della professione ostetrica tra le figure professionali a cui è destinata l'indennità di «tutela del malato e promozione della salute» e non nella diversa e più specifica categoria di «indennità specificità infermieristica», rappresenta a parere dell'interrogante, una scelta del tutto incoerente con le normative vigenti che riconoscono, e includono, la professione ostetrica tra le professioni sanitarie assistenziali, al pari di quelle infermieristiche;

   nel dettaglio, il decreto interministeriale 2 aprile 2001 inserisce la professione ostetrica e quella infermieristica nella stessa classe di laurea, ossia «Classe delle lauree in professioni sanitarie infermieristiche e professione sanitaria ostetrica»;

   le due categorie inoltre condividono lo stesso percorso magistrale (LM-SNT1);

   l'attività di pronto soccorso rientra nel campo di azione e responsabilità della professione ostetrica: la quasi totalità dei punti nascita in Italia ha infatti un punto di accettazione urgenze emergenze ostetrico-ginecologiche/pronto soccorso ostetrico-ginecologico, indipendente dal Dipartimento di urgenza/PS generale;

   in questi punti, le ostetriche svolgono attività di accettazione, triage con attribuzione di codice di urgenza, rivalutazione, osservazione e presa in carico di pazienti sia ostetriche che ginecologiche, comprese pazienti Covid positive;

   l'indennità di pronto soccorso è prevista dall'articolo 107 comma 4 del Ccnl 2019-2021 per gli operatori sanitari afferenti al pronto soccorso;

   in favore di chi svolge la professione ostetrica, benché la stessa svolga attività di pronto soccorso/triage, non viene garantita tale indennità, poiché i punti di accettazione urgenze/pronto soccorso ostetrico-ginecologici quasi sempre sono indipendenti rispetto il pronto soccorso generale ed i dipartimenti di urgenza;

   il Governo propone un ulteriore aumento dell'indennità per il personale del comparto sanità afferente il pronto soccorso, escludendo tutto il personale dedicato all'attività di accettazione urgenze e triage presso le altre unità operative;

   sembrerebbe che il riconoscimento dell'indennità di pronto soccorso alle ostetriche ricada solo sulla contrattazione di secondo livello, con il rischio di veder nascere ulteriori discriminazioni –:

   se non ritenga opportuno avviare le interlocuzioni necessarie finalizzate alla modifica della legge 30 dicembre 2020 n. 178, relativamente a quanto disposto dai commi 409-411 e 414-415 dell'articolo 1, al fine dell'introduzione in via normativa dell'indennità di specificità infermieristica denominandola «indennità di specificità Infermieristica ed Ostetrica» e dell'indennità di pronto soccorso, includendovi il personale ostetrico oggi escluso.
(4-00179)


   ORRICO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   gli ospedali di Cetraro e Praia a Mare, situati nell'alto tirreno cosentino, hanno in dotazione due macchine di risonanza magnetica ad alto campo (1,5 T);

   con queste strumentazioni si possono effettuare esami altamente specialistici riguardanti una vasta gamma di patologie;

   a causa di guasti, ritardi nelle riparazioni e scarso utilizzo delle apparecchiature diagnostiche sopracitate moltissimi esami richiesti dai cittadini della vasta area interessata rimangono inevasi;

   i macchinari, se utilizzati, invece, a pieno regime, con adeguato personale medico a supporto, possono fornire un numero di prestazioni tale mitigare notevolmente il doloroso fenomeno della migrazione sanitaria calabrese nonché la necessità, da parte dei cittadini della zona, di rivolgersi a strutture sanitarie private che determina un aggravio delle spese da sostenere per le cure;

   tale circostanza, denunciata da alcuni cittadini dell'alto tirreno cosentino e da alcuni medici calabresi, comporta un deprecabile spreco di risorse pubbliche;

   la sanità regionale calabrese è da dodici anni posta dal Governo sotto regime di commissariamento, ultimamente prorogato di ulteriori 6 mesi con il cosiddetto «decreto Calabria» –:

   quali iniziative di competenza intenda avviare il Ministro interrogato per assicurare la gestione dei macchinari diagnostici di cui sopra, quindi il loro effettivo utilizzo e la loro manutenzione, in maniera tale che non si determini un grave nocumento per il diritto alla salute dei cittadini del territorio interessato che non possono godere nelle attuali circostanze di adeguati livelli di prestazioni e servizi sanitari.
(4-00198)

UNIVERSITÀ E RICERCA

Interrogazione a risposta scritta:


   DORI. — Al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   il decreto legislativo n. 68 del 2012 reca la normativa di principio in materia di diritto allo studio;

   l'articolo 18 del predetto decreto stabilisce che il fabbisogno finanziario sia coperto con le seguenti modalità: a) fondo integrativo statale; b) gettito derivante dall'importo della tassa regionale per il diritto allo studio; c) risorse proprie delle regioni in misura pari ad almeno il 40 per cento dell'assegnazione relativa al fondo integrativo statale;

   come risulta dal report del 25 ottobre 2022 elaborato da Sose, Soluzioni per il sistema economico, società partecipata dal Ministero dell'economia e delle finanze e dalla Banca d'Italia, con riferimento al finanziamento regionale del diritto allo studio, le regioni che investono maggiormente nel diritto allo studio sono Campania (quasi 32 milioni di euro) e Lazio (26 milioni di euro);

   la regione Lombardia, nonostante abbia il numero più elevato di studenti (quasi 350mila studenti) investe molto meno (circa 14 milioni di euro) di altre regioni. A titolo esemplificativo, l'Emilia-Romagna spende oltre 22 milioni di euro a fronte di circa 175mila studenti; la Puglia investe come la Lombardia (circa 14 milioni di euro) pur avendo un quarto del numero di studenti (circa 90mila) della Lombardia;

   altro dato rilevante che emerge dallo studio è che la Lombardia ha la percentuale più bassa d'Italia nel rapporto tra numero di beneficiari di borse di studio e numero totale degli studenti: 26mila borse di studio concesse a fronte di 340mila studenti (7,6 per cento). Particolarmente significativo è considerare, ad esempio, che la Sardegna ha un rapporto del 26,4 per cento (11mila beneficiari su 42mila studenti) e la Calabria del 25,6 per cento (11mila beneficiari su 44mila studenti);

   dal medesimo studio elaborato dal Sose, inoltre, si evidenzia che lo Stato eroga maggiori fondi a regioni con un fabbisogno minore rispetto alle altre. Questo è dovuto alla disposizione contenuta nell'articolo 5 del decreto MUR-MEF n. 853 del 2020, che definisce la «quota premiale» del fondo integrativo statale;

   a causa della propria gestione, quindi, regione Lombardia ottiene finanziamenti statali per il diritto allo studio pari alla Puglia e alla Toscana (circa 33 milioni di euro) e meno di Emilia-Romagna (quasi 47 milioni), Lazio (44 milioni) e Sicilia (37 milioni), nonostante abbia un numero di studenti nettamente superiore a queste regioni;

   per quanto attiene invece ai requisiti di merito e di condizione economica attualmente in vigore per beneficiare di borse di studio bisogna far riferimento al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 9 aprile 2001;

   in particolare l'articolo 6 del predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri individua i criteri per il riconoscimento o il mantenimento della borsa di studio;

   in data 19 luglio 2010, è stato sottoscritto tra regione Lombardia e Miur un Protocollo d'intesa, con cui ha previsto espressamente la possibilità di differenziare, su base regionale, i criteri di attribuzione delle borse di studio universitarie;

   in attuazione del predetto protocollo sono stati introdotti criteri di accesso e di mantenimento della borsa di studio più stringenti rispetto a qualsiasi altra regione italiana;

   l'applicazione di tali criteri comporta di fatto l'esclusione dalla fruizione delle borse di studio di migliaia di studenti, tanto da determinare un serio e concreto pregiudizio al loro diritto allo studio costituzionalmente garantito;

   i criteri stabiliti dal protocollo appaiono all'interrogante in contrasto con la Costituzione, in particolare, con i diritti derivanti dal combinato disposto degli articoli 3 e 34 –:

   se il Governo sia al corrente della situazione esposta in premessa e quali iniziative intenda intraprendere al fine di valutare iniziative per la modifica del Protocollo d'intesa con regione Lombardia del 19 luglio 2010 in modo da garantire a migliaia di studenti in Lombardia l'accesso alle borse di studio e assicurare il rispetto delle garanzie costituzionali per il diritto allo studio.
(4-00199)

Apposizione di una firma ad una mozione.

  La mozione Deidda e altri n. 1-00006, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 novembre 2022, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Ciaburro.

Apposizione di firme ad interrogazioni.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Boldrini n. 5-00026, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 16 novembre 2022, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Gribaudo.

  L'interrogazione a risposta scritta Auriemma n. 4-00167, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 14 dicembre 2022, deve intendersi sottoscritta anche dal deputato Traversi.

Cambio di presentatore di una risoluzione in Commissione.

  Risoluzione in Commissione n. 7-00015, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 dicembre 2022, è da intendersi presentata dall'onorevole Boldrini, già cofirmataria della stessa.

Ripubblicazione di testi.

  Si pubblica di seguito il testo di quattro interrogazioni a risposta immediata in Commissione, già pubblicate nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 20 dicembre 2022 in allegato al resoconto sommario della seduta della Commissione XIII Agricoltura, di quattro interrogazioni a risposta immediata in Commissione, già pubblicate nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 20 dicembre 2022 in allegato al resoconto sommario della seduta della Commissione VIII Ambiente, territorio e lavori pubblici, di tre interrogazioni a risposta immediata in Commissione, già pubblicate nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 21 dicembre 2022 in allegato al resoconto sommario della seduta della Commissione XI Lavoro pubblico e privato, di una interrogazione a risposta immediata in Commissione, già pubblicata nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 21 dicembre 2022 in allegato al resoconto sommario della seduta della Commissione IV Difesa e di cinque interrogazioni a risposta immediata in Commissione, già pubblicate nel Bollettino delle Giunte e delle Commissioni parlamentari del 21 dicembre 2022 in allegato al resoconto sommario della seduta della Commissione XII Affari sociali:

   DAVIDE BERGAMINI, CARLONI, BRUZZONE e PIERRO. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il piano strategico per la Pac (Psp) è un documento che definisce le scelte nazionali della politica agricola dei prossimi cinque anni (2023-2027);

   la decisione più complessa e dibattuta, nelle scelte nazionali del Psp, in linea con la strategia «Farm to Fork» ha riguardato gli eco-schemi, una nuova forma di pagamenti diretti, che sono parzialmente vincolati al raggiungimento di alcuni standard ambientali o climatici è a cui l'Italia ha destinato il 25 per cento delle risorse del Psp, pari a 875,5 milioni di euro, suddivisi per ognuna delle cinque tipologie;

   il 42 per cento delle risorse, pari a circa 363 milioni di euro, sono state assegnate all'eco-schema 1 «Pagamento per il benessere animale e la riduzione di antibiotici», dedicato alla zootecnia; tali risorse saranno attribuite agli allevatori che assumeranno una serie di impegni, che vanno dal corretto utilizzo dei farmaci al Sistema di qualità nazionale del benessere animale (SQNBA);

   l'eco-schema 1 è strutturato su due livelli: livello 1 «Riduzione dell'antimicrobico resistenza», per le specie bovini da latte e da carne e a duplice attitudine, bufalini, vitelli a carne bianca, suini, ovini e caprini; livello 2 «Adesione al SQNBA con pascolamento», per le specie bovini da latte, da carne e a duplice attitudine e suini;

   risulta agli interroganti che la specie equina è stata esclusa dagli aiuti previsti da entrambi i suddetti livelli e gli allevamenti degli equini pertanto, risulterebbero danneggiati dalla perdita di circa il 33 per cento del titolo Pac, a causa del mancato premio del «greening»;

   l'allevamento degli equini è praticato, in gran parte, nelle zone rurali e la suddetta riduzione degli aiuti per tali allevamenti, implicando un minor reddito per gli stessi potrebbe, anche a breve termine, portare ad un ulteriore spopolamento nelle zone montane marginali;

   il decremento delle risorse destinate all'ippicoltura, potrebbe indurre molti allevamenti a ridurre il numero dei capi di razza equina o, addirittura, spingerli alla chiusura, rischiando di incidere sul numero delle razze equine ed asinine a limitata diffusione – circa 28 in Italia – di cui alcune a rischio di estinzione, come per il caso del cavallo del Catria;

   risulta agli interroganti che il 2 dicembre 2022 sia stata approvata la versione definitiva del piano strategico Pac 2023-2027 dell'Italia –:

   quali iniziative, per quanto di competenza, intenda adottare, alla luce dell'esclusione degli equini dall'eco-schema 1 della nuova Pac 2023-2027, per salvaguardare gli allevamenti equini italiani.
(5-00151)

   NEVI, ARRUZZOLO e GATTA. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 198, in attuazione della direttiva UE 2019/633, introduce norme volte a contrastare le pratiche commerciali sleali nelle relazioni commerciali tra acquirenti e fornitori di prodotti agricoli e alimentari;

   la disciplina introdotta rafforza la posizione degli agricoltori e degli allevatori, notoriamente anelli deboli di una filiera, quale è quella agroalimentare, caratterizzata da significativi squilibri nel potere contrattuale di fornitori e acquirenti;

   le nuove norme impongono, tra l'altro, il rispetto dei termini di pagamento, vietano le modifiche unilaterali dei contratti, proibiscono le aste al doppio ribasso e prevedono un sistema di denuncia e segnalazione, anche anonimo, da parte dei soggetti che si ritengono vittime di una pratica sleale;

   a distanza di circa un anno dalla data di entrata in vigore dei decreto in parola, ancorché solo dal mese di giugno 2022 sia scattato l'obbligo di adeguare i contratti, sarebbe estremamente utile poter avviare una prima valutazione d'impatto, posto che, ferma restando la necessità di vietare le pratiche maggiormente dannose per gli agricoltori e le piccole e medie imprese, è altresì indispensabile verificare l'efficacia della disciplina introdotta anche in termini di eventuali maggior adempimenti a carico dei destinatari, specie per le imprese operanti in alcuni comparti produttivi come il vitivinicolo che, avendo specifiche peculiarità, hanno evidenziato più di una criticità nell'attuazione della norma;

   l'articolo 8 del citato decreto legislativo n. 198 del 2021 prevede la redazione di una relazione annuale da parte dell'Autorità di contrasto che si spera venga a breve trasmessa al Parlamento –:

   se non ritenga, per quanto di competenza, di dover procedere, alla luce delle criticità evidenziate da alcuni settori, ad ogni utile sforzo interpretativo in grado di tenere conto in sede di attuazione delle norme, della necessaria flessibilità indispensabile ad adeguare la legge alle diverse realtà produttive.
(5-00152)

   VACCARI, FORATTINI, MARINO e ANDREA ROSSI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   il 2 dicembre 2022 la Commissione europea ha approvato il piano strategico italiano per la politica agricola comunitaria, con circa 35 miliardi per i prossimi cinque anni a sostegno della competitività e della sostenibilità del settore agricolo e agroalimentare;

   dal bilancio dell'Unione europea arriveranno 26,6 miliardi, da quello nazionale 8,5 miliardi. Degli aiuti Pac, 672 milioni andranno ai giovani agricoltori, quasi 3 miliardi alle misure ambientali nei piani di sviluppo rurale, 4,4 miliardi ai pagamenti diretti per pratiche ecosostenibili, 413 milioni per progetti di sviluppo locale partecipativo e 2,2 miliardi di euro alla promozione dell'innovazione e della digitalizzazione;

   in pochi giorni andranno predisposti i decreti ministeriali attuativi per consentire alla Pac di poter essere realmente operativa a decorrere dal primo gennaio 2023;

   allo scopo di perseguire con efficienza ed efficacia l'obiettivo della piena attuazione della Pac sarà quindi importante definire norme di applicazione chiare e di facile utilizzo –:

   quale sia lo stato dell'arte circa l'emanazione dei decreti attuativi fondamentali per dare risposte alla grave crisi che il settore agricolo sta affrontando e per procedere con il finanziamento dei premi agli agricoltori.
(5-00153)

   CARAMIELLO, SERGIO COSTA e FRANCESCO SILVESTRI. — Al Ministro dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. — Per sapere – premesso che:

   la recente riforma della Pac ha introdotto tra le produzioni vitivinicole europee i cosiddetti vini dealcolati – prodotti vitivinicoli ottenuti da processi di dealcolizzazione, parziale o totale – già disciplinati in Europa dal Regolamento 2117/2021;

   circa la metà della popolazione mondiale non consuma bevande alcoliche per motivi religiosi o alimentari, ma in ogni caso, la tendenza ai prodotti low alcohol si sta affermando anche nei Paesi considerati grandi consumatori di vino, come Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Cina;

   le associazioni italiane del mondo vitivinicolo ritengono importante la possibilità di entrare in questo nuovo mercato, specie considerando che altri principali produttori di vino europei, Francia, Spagna e Germania, hanno adeguato la loro normativa e sono sul mercato con diversi brand di vini «no-alcol», mentre i produttori italiani sono bloccati a causa di una legislazione che è necessario allineare;

   i vini dealcolizzati potrebbero, infatti, costituire uno sbocco per diverse importanti quantità di «vini generici», le cui giacenze destano preoccupazione sugli equilibri di mercato;

   aprire alla produzione di vino dealcolato, con giusta regolamentazione, corrette limitazioni e necessaria tutela per DOP e IGP, significherebbe garantire alle aziende una fetta di mercato ormai ampia, senza compromettere una delle eccellenze più importanti del nostro made in Italy;

   è fondamentale soprattutto mantenere questa fetta di mercato nelle mani dei vitivinicoltori scongiurando che altre industrie si impadroniscano di un prodotto che ha un legame innegabile con l'uva e con la produzione vinicola (parte dal vino e segue le regole sui controlli del vino) e potrebbe garantire un futuro al settore;

   per concretizzare tale opportunità, appare necessario, al di là della regolamentazione europea – al momento alle prese con la discussione sulle pratiche enologiche e sulle regole di etichettatura – un intervento sulla normativa italiana, in quanto la legge quadro del settore, il «Testo unico del vino» (legge n. 238 del 2016), non contempla l'elaborazione di questi prodotti all'interno degli stabilimenti vitivinicoli –:

   in base a quanto esposto in premessa, se non ritenga opportuno valutare, anche in accordo con le principali associazioni e rappresentanti del comparto vitivinicolo nazionale, la possibilità di adottare iniziative normative per intervenire sulla disciplina nazionale del settore, al fine di individuare la migliore modalità per introdurre i vini dealcolati all'interno della disciplina vitivinicola italiana, così da garantire ai produttori una opportunità di mercato futuro e non perdere quote di mercato a beneficio degli altri competitor, senza compromettere una delle eccellenze più importanti del nostro made in Italy agroalimentare.
(5-00154)

   L'ABBATE, ILARIA FONTANA, FEDE e MORFINO. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   secondo quanto riportato da autorevoli quotidiani nazionali e dai principali rappresentanti della filiera della mobilità sostenibile/comparto automotive, attualmente, si registra ancora un numero inadeguato di infrastrutture di ricarica elettrica nella rete autostradale, nonostante la previsione di cui all'articolo 1, comma 697 della legge 30 dicembre 2020, n. 178, e i successivi provvedimenti imponessero di realizzare una rete di infrastrutture di ricarica ad alto potenziale;

   nello specifico, secondo quanto previsto nella legge di bilancio 2021, i concessionari autostradali avrebbero dovuto installare colonnine di ricarica per veicoli elettrici di ultima generazione e ad alta potenza, lungo le tratte di loro competenza almeno ogni 50 chilometri entro 180 giorni dall'entrata in vigore della legge;

   ciò nonostante ad oggi nessun requisito tecnico minimo per le infrastrutture di ricarica è stato pubblicato, né sono stati pubblicati i piani di infrastrutturazione dei concessionari, né i punti di ricarica autostradali stanno crescendo a ritmi competitivi;

   anche nell'attuale legge di bilancio non si prevede alcuna misura volta ad apportare uno sviluppo nella crescita di infrastrutture di ricarica per veicoli elettrici nella rete autostradale, così come nel contesto urbano e privato;

   tali misure sono volte ad accelerare la transizione verso la mobilità elettrica e il mancato raggiungimento degli obiettivi sin qui prefissati nel settore automotive si pone in contrasto con gli obiettivi previsti dagli obblighi nazionali e comunitari, ostacolando in modo determinante la crescita del comparto e la transizione energetica e condizionando lo sviluppo di mercato dei veicoli elettrici;

   la transizione energetica poggia su due pilastri fondamentali: le politiche di incentivazione per il rinnovo del parco auto circolante e la diffusione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici, sia sulla rete stradale che autostradale. Senza questi strumenti sarà difficile raggiungere gli obiettivi climatici prefissati a livello europeo, verso modelli di mobilità maggiormente sostenibili volti a garantire la transizione ecologica nel settore automotive;

   anche l'ex Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini aveva dichiarato che il Governo intendeva rafforzare e accelerare il sistema di ricarica, anche per i veicoli pesanti, sulle nostre autostrade –:

   se il Ministro interrogato intenda rispettare gli impegni menzionati e quali improcrastinabili iniziative, per quanto di competenza, ritenga di adottare al fine di favorire l'installazione di un adeguato numero di colonnine di ricarica nella rete autostradale fornendo un cronoprogramma degli obiettivi individuati, in modo tale da contribuire ad accelerare la transizione verso la mobilità elettrica.
(5-00155)

   CURTI, SIMIANI, BRAGA, DI SANZO e FERRARI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   in data 1o dicembre 2016 il Cipe ha approvato la modifica dell'asse viario, denominato Quadrilatero Marche Umbria, nonché la contestuale definizione del fabbisogno economico finanziario, per il completamento funzionale del sistema CUP F120C03000050011 (Maxilotto I) F12C03000050021 (Maxilotto 2) Delibera n. 64/2016;

   attraverso l'atto, veniva contestualmente deliberato il finanziamento per procedere all'allaccio della statale 77 con la statale 16, sul tratto ricadente presso il comune di Civitanova Marche (Macerata);

   dal punto di vista operativo, si prevedeva di realizzare una rotatoria e un sottopasso. Quest'ultimo, in particolare, con l'obiettivo di eliminare il vecchio passaggio a livello in opera sulla statale 16. Il progetto, nel suo complesso, computava una spesa complessiva pari a 12 milioni di euro, mentre la delibera faceva seguito al Contratto di Programma tra ANAS e Ministero delle infrastrutture;

   in data 12 maggio 2017 si giungeva alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che, formalmente, rappresentava l'atto propedeutico alla convocazione delle conferenze di servizi, per l'avvio del progetto e del conseguente appalto;

   negli oltre cinque anni trascorsi dall'ultimo passaggio formale, fa vicenda si caratterizzava invece per una pressoché totale inerzia; non è un caso, infatti, che proprio l'appalto risulti a tutt'oggi una chimera;

   l'aspetto ulteriormente preoccupante, tuttavia, è rappresentato dal fatto che il comune di Civitanova Marche abbia realizzato, di propria iniziativa, una rotatoria definita «provvisoria»;

   l'opera ha gravato sulla comunità di Civitanova Marche con una spesa di ben 500.000 euro. Un onere teoricamente giustificato dal protrarsi dell'attesa circa la realizzazione dell'opera da parte della competente società Quadrilatero Marche Umbria Spa ma, di fatto, sostenuto casualmente proprio in concomitanza con le elezioni amministrative –:

   di quali elementi conoscitivi disponga circa quanto esposto in premessa, con particolare riferimento allo stato di avanzamento dell'opera e al motivo dei ritardi, e se sia informato circa la realizzazione della rotatoria provvisoria, destinata alla demolizione.
(5-00156)

   LAMPIS, MATTIA, BENVENUTI GOSTOLI, DEIDDA, FOTI, IAIA, MILANI, MURA, POLO, FABRIZIO ROSSI e RACHELE SILVESTRI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   nella provincia del Sud Sardegna, nel territorio del Comune di Villacidro, l'incrocio tra le strade statali 196 e 293 rappresenta da anni luogo di numerose tragedie stradali che in troppi casi hanno comportato finanche la perdita della vita umana;

   le comunità locali (Villacidro, Villasor, Vallermosa, Samassi a mero titolo di esempio non esaustivo) hanno più volte sollecitato Anas spa anche per il tramite del signor prefetto di Cagliari affinché si realizzi una infrastruttura stradale che garantisca sicurezza ai numerosi automobilisti che quotidianamente vi transitano;

   nonostante le ripetute rassicurazioni fornite da Anas spa rispetto alla volontà di realizzare detta opera ad oggi, non risulta in corso alcuna attività di cantiere –:

   quali iniziative intenda assumere affinché nel più breve tempo possibile si approvino gli elaborati tecnici propedeutici all'affidamento dei lavori e alla successiva realizzazione della rotatoria illuminata nell'incrocio tra le strade statali 196 e 293 in territorio del comune di Villacidro avente stanziamento economico annunciato da Anas spa presumibilmente sufficiente per la totale esecuzione delle suddette opere.
(5-00157)

   BONELLI. — Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:

   il 16 dicembre 2022, il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di riforma del Codice dei contratti pubblici, che dovrà sostituire il vigente decreto legislativo n. 50 del 2016;

   il citato decreto legislativo approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, è attuativo della legge delega n. 78 del 21 giugno 2022, presentata dal Governo Draghi e approvata dal Parlamento la scorsa legislatura;

   al fine di perseguire lo snellimento delle norme e l'accelerazione delle procedure di appalto, dalle anticipazioni di stampa, le norme previste rischiano di far pagare un prezzo assai elevato in termini di garanzie, correttezza e trasparenza nelle assegnazioni dei contratti, nelle procedure di appalto e nella sicurezza dei cantieri dei lavori pubblici;

   al di là della verifica attenta affinché questo testo rispetti i principi e criteri direttivi imposti dalla citata legge n. 78 del 21 giugno 2022, emergerebbe la previsione di una pericolosa liberalizzazione del subappalto, con le aziende che prenderanno lavori pubblici in subappalto per poi subappaltare ad altre aziende che a loro volta subappalteranno, teoricamente all'infinito, con quello che tutto ciò comporta in termini di aumento dei rischi per la sicurezza nei cantieri e di infiltrazioni della malavita;

   così come sembrerebbe scomparso ogni riferimento ai CAM ovvero ai criteri di sostenibilità energetica e ambientale, ovvero il rispetto di quelle clausole importantissime affinché nei bandi siano rispettati e garantiti e criteri ambientali minimi, che permettono di garantire tutte le fasi del processo di acquisto e indispensabili per incoraggiare la diffusione delle tecnologie ambientali e lo sviluppo di prodotti validi sotto il profilo ambientale –:

   se non ritenga che la deregolamentazione del subappalto, di cui in premessa, comporti evidenti rischi anche per la sicurezza nei cantieri dei lavori pubblici e un possibile aumento dello sfruttamento e delle infiltrazioni malavitose, acuito dal depotenziamento delle funzioni dell'Autorità Anticorruzione, come segnalato dalla stessa.
(5-00158)

   SCOTTO, BOLDRINI, FOSSI, LAUS, GRIBAUDO e SARRACINO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:

   da notizie a mezzo stampa si è appreso che circa 1.200 lavoratrici e lavoratori interinali, impiegati dal marzo 2021 presso il Ministero dell'interno, le questure, le prefetture e le commissioni territoriali per il diritto d'asilo, hanno il contratto in scadenza nel marzo 2023;

   al momento, circa 600 di queste lavoratrici e di questi lavoratori operano tramite l'agenzia Manpower presso le prefetture nell'ambito del progetto Emersione previsto dal decreto-legge n. 34 del 2020, come convertito nella legge n. 77 del 2020, volto a favorire l'emersione del lavoro nero prevedendo la possibilità di regolarizzare rapporti di lavoro domestico o subordinato; 408 di loro operano invece tramite l'agenzia Gi Group presso la II sezione immigrazione delle questure e, infine, 176 di loro operano, sempre tramite l'agenzia Gi Group, presso le commissioni territoriali per il diritto d'asilo e la IV sezione immigrazione delle questure;

   dal marzo del 2021 queste lavoratrici e questi lavoratori hanno svolto con professionalità un lavoro delicato nel campo delle procedure per il riconoscimento del diritto di asilo, dell'esame delle richieste di permessi di soggiorno, nella messa in atto delle procedure volte a favorire l'emersione del lavoro nero e delle altre pratiche connesse al settore dell'immigrazione, e hanno svolto anche un lavoro di supporto all'attività ordinaria degli uffici del Ministero sul territorio, andando spesso a coprire un fabbisogno strutturale dell'amministrazione in materia di immigrazione;

   dal prossimo marzo 2023, con la scadenza di questi contratti, l'operatività delle commissioni, delle prefetture e delle questure, rischia di essere compromessa, soprattutto in un periodo nel quale a causa dei conflitti, dei cambiamenti climatici e della povertà le migrazioni sono in costante aumento;

   tale scadenza rappresenterà ovviamente un trauma profondo per le lavoratrici e i lavoratori, che temono di perdere il lavoro, riconosciuto come un diritto dalla nostra Carta costituzionale, soprattutto in un momento in cui il costo della vita sta diventando sempre di più insostenibile anche per chi ha uno stipendio garantito –:

   quali iniziative urgenti intenda adottare, per quanto di competenza, al fine di salvaguardare i posti di lavoro e la professionalità di queste lavoratrici e questi lavoratori.
(5-00162)

   COPPO e SCHIFONE. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:

   l'articolo 1, comma 910, della legge n. 205 del 2017 prevede l'obbligo di pagamento della retribuzione per il tramite di un metodo di pagamento tracciato;

   l'articolo 1, comma 911, della legge n. 205 del 2017 stabilisce inoltre che: «I datori di lavoro o committenti non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato»;

   l'articolo 1, comma 913, della legge n. 205 del 2017, dopo aver descritto alcune tipologie di lavoro a cui non si applica il divieto di pagamento in contanti, nell'ultima frase stabilisce una sanzione amministrativa compresa tra € 1.000,00 ed € 5.000,00 per chi violi la norma del divieto di pagamento in contante della retribuzione;

   con nota n. 5828 del 4 luglio 2018, l'Ispettorato nazionale del lavoro precisa che il regime sanzionatorio trova applicazione in riferimento alla totalità dei lavoratori in forza presso il singolo datore di lavoro, con la conseguenza che l'applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria prescinde dal numero di lavoratori interessati dalla violazione; in relazione alla consumazione dell'illecito, il riferimento all'erogazione della retribuzione – che generalmente avviene a cadenza mensile – comporta l'applicazione di tante sanzioni quante sono le mensilità per cui si è protratto l'illecito;

   ci si trova davanti all'assurdo che un datore di lavoro, con un solo dipendente pagato in contanti (non per forza in nero), si trova a pagare la stessa sanzione di un datore con 15 dipendenti. Addirittura un datore di lavoro che paga in contanti il singolo dipendente per dodici mesi subirebbe 12 sanzioni mentre un datore di lavoro che paghi in contanti 20 dipendenti in un solo mese (per esempio lavoratori stagionali) subirebbe una sola sanzione;

   la norma dovrebbe essere modificata tenendo conto di un corretto principio di graduazione della violazione che tenga conto del numero dei lavoratori coinvolti e del valore delle retribuzioni pagate in contanti, evitando così sproporzioni nell'erogazione delle sanzioni –:

   se intenda assumere iniziative normative volte a modificare l'articolo 1, comma 913 della legge n. 205 del 2017 al fine di escluderne le criticità, in ossequio a principi di graduazione e dunque proporzionalità della sanzione come esposto in premessa.
(5-00163)

   TENERINI e TASSINARI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. – Per sapere – premesso che:

   la pandemia da Sars-Cov19 ha messo in crisi i tradizionali modelli di lavoro pre-pandemici, tramite la valorizzazione dello smart working quale misura atta a garantire la continuità di business e, al contempo, salvaguardare la salute pubblica;

nel 2020, il Governo ne ha spinto l'applicazione, semplificando le relative procedure, scoraggiando il lavoro in presenza, se non strettamente necessario. Durante la seconda fase dell'emergenza, nel 2021, si è andati verso un'integrazione tra lavoro da remoto e lavoro in presenza, per tornare, attualmente, in buona parte alla normalità;

   il «Protocollo nazionale sul lavoro in modalità agile» del 7 dicembre 2021 ha tracciato le linee guida per contratti nazionali, territoriali o aziendali in materia di smart working, con validità dal 1° gennaio 2022, con l'obiettivo di fornire a imprese e lavoratori del settore privato le indicazioni in base alle quali disciplinare, nella contrattazione collettiva, il lavoro agile;

   molte aziende hanno in questi anni considerato questo strumento come un modello organizzativo in grado arrecare vantaggi alle organizzazioni che lo adottano: in termini di produttività, di raggiungimento degli obiettivi, di welfare e qualità della vita del lavoratore;

   l'obiettivo di questo Governo pare quello di andare verso una maggiore apertura con l'intenzione di evitare che l'offerta di lavoro nel mondo pubblico finisca con il trovarsi in controtendenza rispetto a quella del mondo privato e, soprattutto, alle sempre più esplicite aspettative dei lavoratori;

   la misura potrebbe essere applicata cambiando paradigma organizzativo del lavoro e modalità di valorizzazione delle competenze;

   il decreto-legge n. 115 del 2022 (Decreto Aiuti-bis) ha introdotto significative novità in materia di lavoro agile;

   nel dettaglio, si segnala la proroga fino al 31 dicembre 2022 della procedura semplificata di comunicazione telematica del lavoro agile per i lavoratori del settore privato e l'introduzione del diritto per i soggetti fragili e per i lavoratori genitori di figli under-14 di richiedere tale modalità di prestazione lavorativa;

   al contempo, la semplicità di accesso alla misura, imporrebbe di adeguare il TU sulla sicurezza sul lavoro per orientarne meglio l'applicazione reale in relazione alle nuove possibili fattispecie di infortuni e malattie professionali –:

   quali siano gli intendimenti del Governo sulla proroga del lavoro agile per i lavoratori fragili e i genitori di figli minori degli anni 14 fino al 31 marzo 2023 e su eventuali iniziative di carattere strutturale anche dopo tale termine, nonché su eventuali iniziative in materia di sicurezza sul lavoro.
(5-00164)

   PELLEGRINI. — Al Ministro della difesa. — Per sapere – premesso che:

   secondo una stima dell'Osservatorio sulle spese militari italiane (Mil€x), ad oggi il nostro Paese ha sostenuto costi per oltre 450 milioni di euro per l'invio di armi, mezzi ed equipaggiamenti all'Ucraina, tenuto conto anche della modalità internazionale di copertura decisa a livello europeo, facendo ricorso allo strumento europeo per la pace (European Peace Facility), istituito il 22 marzo 2021 con una decisione del Consiglio europeo;

   in base al meccanismo di funzionamento dell'European Peace Facility, ogni Stato membro può richiedere il rimborso dei costi sostenuti relativi ai materiali d'armamento ceduti alle autorità governative ucraine;

   l'articolo 29-bis del decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 2022, n. 51, ha novellato l'articolo 2-bis del decreto-legge 25 febbraio 2022, n. 14, convertito con modificazioni dalla legge 5 aprile 2022, n. 28, specificando che le somme in entrata derivanti dalle cessioni all'Ucraina dei materiali, mezzi ed equipaggiamenti militari, di cui ai decreti interministeriali che ne definiscono l'elenco, devono essere riassegnate integralmente sui pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero della difesa;

   la disposizione non chiarisce nel dettaglio la natura delle somme alle quali si fa riferimento nonostante un parere espresso in tal senso dal Comitato della legislazione nella seduta del 16 maggio 2022, considerato che i decreti interministeriali adottati in attuazione del citato articolo 2-bis, comma 2, specificano che la cessione avviene a titolo non oneroso per la parte ricevente;

   in particolare, non è chiaro se si faccia riferimento a rimborsi ricevuti dall'Italia per la fornitura all'Ucraina di attrezzature militari realizzata attraverso lo strumento finanziario dell'European Peace Facility dell'Unione europea –:

   se il Ministro della difesa intenda chiarire e specificare nel dettaglio la natura delle somme in entrata derivanti dai decreti interministeriali che definiscono l'elenco dei mezzi, dei materiali e degli equipaggiamenti militari oggetto di cessione all'Ucraina, riassegnate integralmente sui pertinenti capitoli dello stato di previsione del Ministero della difesa, soprattutto alla luce della cessione a titolo non oneroso per la parte ricevente.
(5-00165)

   VIETRI, CIOCCHETTI, MACCARI, CIANCITTO, COLOSIMO, LANCELLOTTA, MORGANTE, ROSSO e SCHIFONE. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

   sono circa 4.000 le denunce per violenza, aggressione o minaccia in ambito lavorativo ogni anno a danno degli operatori sanitari: di tutte le aggressioni al personale sanitario secondo l'Inail, il 46 per cento riguarda infermieri e il 6 per cento a medici, ma le mancate denunce e gli episodi non rilevati certificano che il numero di questa emergenza è sicuramente sottostimato;

   tale grave situazione è attenzionata anche dal Ministro interrogato, come denunciato in occasione del Forum della ricerca Made in Inail: «Le aggressioni agli operatori sanitari, verso cui esprimo ferma condanna, sono un fenomeno su cui il Ministero pone massima attenzione [...]», osservando, in particolare, che «la pandemia di Coronavirus ha messo in evidenza come il settore sanità sia stato il settore lavorativo a maggior rischio e con il maggior numero di infortuni»;

   le conseguenze in un'aggressione ci sono sempre: il 24,8 per cento degli infermieri che ha segnalato di aver subito violenza negli ultimi 12 mesi, riporta un danno fisico o psicologico, e per il 96,3 per cento il danno è a livello psicologico, compromettendo spesso anche la qualità dell'assistenza. Il 10,8 per cento dichiara poi che i danni fisici o psicologici hanno causato disabilità permanenti e modifiche delle responsabilità lavorative o inabilità al lavoro. Ma la conseguenza professionale prevalente riguarda il «morale ridotto» (41 per cento) e il «burnout» (33 per cento);

   un triste primato riguarda il Cardarelli di Napoli e il Sant'Andrea di Roma che – secondo il Nursing Up – sono in Italia i due nosocomi più insicuri, perché ogni anno si verificano, a danno degli operatori sanitari, oltre cinquanta aggressioni da parte di pazienti o dei loro familiari;

   la prevenzione degli episodi di violenza a danno degli operatori sanitari richiede che l'organizzazione identifichi i fattori di rischio per la sicurezza del personale e ponga in essere le strategie organizzative, strutturali e tecnologiche più opportune; incoraggi il personale a segnalare prontamente gli episodi subìti – attraverso l'istituzione presso il Ministero della salute di un punto di ascolto in cui denunciare le aggressioni anche in forma anonima – promuova l'organizzazione di corsi di formazione obbligatori per tutti i dipendenti su eventi sentinella, prevenzione e gestione di episodi di conflitto e avvii una proficua interlocuzione con i Ministeri dell'interno e della difesa per rafforzare i presidi di sicurezza all'interno degli ospedali italiani –:

   se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere in materia di sicurezza degli operatori sanitari.
(5-00166)

   QUARTINI, SPORTIELLO e MARIANNA RICCIARDI. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

   nel corso dell'ultima settimana, secondo i dati raccolti dalla Fondazione Gimbe, ad una discesa dei casi in terapia intensiva (-4,2 per cento), dei soggetti in isolamento domiciliare (-7,3 per cento), dei nuovi casi (-21,1 per cento) e dei casi attualmente positivi (-7,2 per cento), corrisponde una crescita dei ricoverati con sintomi (+2,4 per cento) e dei decessi: 719 negli ultimi 7 giorni (17 riferiti a periodi precedenti), con una media di 103 al giorno rispetto ai 98 della settimana precedente;

   le regioni – ad eccezione della Sardegna (+14,1 per cento) – registrano un calo dei nuovi casi e, in verità, sembra sensibilmente ridotta anche l'attenzione al problema: assistiamo infatti ad una consistente riduzione del numero dei tamponi totali (-13 per cento: dai 1.256.722 della settimana 2-8 dicembre a 1.093.207 della settimana 9-15 dicembre), i tamponi rapidi sono diminuiti del 14,3 per cento (-151.015), mentre quelli molecolari del 6,2 per cento (-12.500);

   questo calo dell'attenzione è estremamente preoccupante, non solo perché apre le porte ad una diffusione strisciante del virus, con i relativi rischi di congestione dei presìdi sanitari, ma soprattutto perché non permette una valutazione delle eventuali mutazioni del virus in giro per il paese;

   la percezione diffusa di «pericolo scampato», ha portato anche a trascurare l'importanza di mantenere alta la guardia nella stessa campagna vaccinale: Gimbe denuncia, infatti, che quasi il 72 per cento degli over-60 e delle persone «fragili» (coloro che sono più a rischio di malattia grave se esposti a virus) è scoperta rispetto alla quarta dose del vaccino, con rilevanti differenze regionali;

   tale calo è assecondato anche da un sistema diventato estremamente permissivo, che tende a minimizzare il rischio di contagio oppure a giustificare le posizioni di quei pochi sanitari che, rifiutando i vaccini, non hanno contribuito a contenere l'avanzata dei contagi. Il loro anticipato rientro in servizio ha in qualche misura svalutato il senso di responsabilità dei sanitari che, oltre a vaccinarsi, sono rimasti sul luogo di lavoro, correndo notevoli rischi personali, per curare i malati di Covid –:

   se sia al corrente dei dati diffusi dalla Fondazione Gimbe e come intenda porvi rimedio, in modo da evitare, anche in via preventiva, che nuove mutazioni del virus possano nuovamente mettere in affanno il sistema sanitario, con nuove interruzioni nella erogazione delle prestazioni non Covid e nell'attività di monitoraggio e follow up di altre patologie.
(5-00167)

   CIANI, FURFARO, MALAVASI, GIRELLI e STUMPO. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

   come rileva la Società italiana di medicina d'emergenza urgenza (Simeu) gli accessi al pronto soccorso sono in costante aumento a fronte di una carenza di organico ormai cronica pari a oltre 5 mila medici e circa 12 mila infermieri;

   si tratta di un aumento del numero di accessi rispetto al numero dei sanitari realmente impiegati che porta ad un sovraccarico di lavoro, stimato tra il 25-50 per cento per il personale medico e sanitario impiegato in prima linea che rischia di far saltare quel principio di universalità dell'accesso e delle cure su cui si fonda il nostro Sistema sanitario nazionale;

   come se ciò non bastasse, i pronto soccorso sono gremiti di pazienti in attesa di ricevere un posto letto nei vari reparti di degenza, con una permanenza nei pronto soccorso che a volte supera le 24 ore;

   si tratta di cifre che fanno emergere un quadro ormai non più sostenibile a cui è necessario dare risposte veloci e concrete partendo da un miglioramento delle condizioni di lavoro di medici e infermieri impiegati nella medicina dell'emergenza-urgenza;

   alla luce di tale situazione non è più rinviabile l'abolizione del tetto alle assunzioni al fine di adeguare gli organici all'effettivo carico di lavoro, come non è più differibile il riconoscimento della natura usurante del servizio prestato presso i pronto soccorso o il riconoscimento fin da subito di una indennità per la particolarità del lavoro svolto esteso anche a tutto il personale del sistema 118;

   in particolare il riconoscimento della peculiarità, complessità e difficoltà del lavoro sull'emergenza comporterebbe per tale personale un'indennità economica e pensionistica adeguata e giusta, al fine di diventare un'attività scelta dai professionisti per il valore aggiunto che viene riconosciuto anche dall'istituzione della specifica scuola di specializzazione in medicina di emergenza-urgenza;

   nel pieno del terremoto della pandemia sembrava che si fosse compreso il valore del nostro Ssn e si fosse finalmente percepito che la politica di progressiva riduzione degli investimenti sul Ssn stava mettendo in ginocchio il Paese. Purtroppo, constatiamo che, passata la paura, di fatto nulla è cambiato – :

   quali iniziative urgenti il Ministro interrogato intenda adottare affinché nell'agenda del Governo la crisi strutturale e di personale impiegato nella medicina dell'emergenza urgenza sia considerata una effettiva priorità.
(5-00168)

   BENIGNI e BAGNASCO. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

   lo pneumococco (Streptococcus pneumoniae) è un agente patogeno responsabile di malattie di diversa gravità. I quadri clinici più frequenti sono otiti, polmoniti, sepsi e meningiti. Le fasce di età più colpite sono quelle dei bambini al di sotto dei 5 anni e degli anziani al di sopra dei 65 anni;

   il vaccino antipneumococcico è attualmente a uso prevalentemente pediatrico e costituisce uno dei metodi più efficaci per contrastare l'infezione pneumococcica. Dal 2017 è previsto nel Pnpv ed offerto nei Lea anche alla popolazione over 65 e può essere offerto simultaneamente alla vaccinazione antinfluenzale;

   il Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019, attualmente in proroga, si è proposto per la vaccinazione anti-pneumococcica negli anziani al di sopra dei 65 anni, l'obiettivo di copertura del 40 per cento per l'anno 2017, del 55 per cento per l'anno 2018 e del 75 per cento per l'anno 2019. Tuttavia, le coperture vaccinali per tale categoria e per i soggetti a rischio sono oggi inferiori al 40 per cento e il dato è relativo alle regioni più virtuose;

   la Società Italiana di pneumologia (Sip) e la Società italiana di terapia antinfettiva (Sita) hanno chiesto alle autorità sanitarie di promuovere campagne di vaccinazione anti-influenzale e anti-pneumococcica e di garantire disponibilità e strutture adeguate alla loro somministrazione;

   il nuovo Piano nazionale di contrasto dell'antimicrobico-resistenza 2022-2025 (Pncar) inoltre raccomanda la somministrazione del vaccino anti-pneumococcico anche per contrastare il fenomeno della resistenza agli antimicrobici o antimicrobico-resistenza (Amr) e l'insorgenza delle infezioni correlate all'assistenza (Ica);

   la capacità dei vaccini di ridurre notevolmente l'impatto delle malattie infettive la loro gestione da parte dei servizi sanitari, rappresenta altresì una fonte di notevole risparmio per il Ssn;

   l'emergenza Covid ha consentito di sperimentare l'efficienza e l'utilità delle farmacie nelle campagne di prevenzione e profilassi: al fine di garantire un accesso equo alla vaccinazione a tutte le fasce di popolazione in tutte le fasi della vita, appare opportuno considerare di poter rendere strutturale la somministrazione di più vaccini presso le farmacie aperte al pubblico — :

   se il Ministro interrogato ritenga di considerare l'opportunità di assumere iniziative volte a prevedere il coinvolgimento delle farmacie nelle campagne vaccinali antipneumococciche, ampliando la fascia d'età cui rivolgersi, al fine di perseguire l'obiettivo di contribuire all'incremento delle coperture vaccinali e ad una maggiore prevenzione di malattie, con impatto sulla salute delle persone e alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
(5-00169)

   LOIZZO, PANIZZUT, LAZZARINI e MATONE. – Al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

   il fenomeno relativo alla carenza di medici specialisti e di medici di medicina generale ha oltrepassato da tempo i livelli di guardia nel nostro Paese;

   in base alle proiezioni dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, nei prossimi quindici anni il Servizio sanitario nazionale perderà circa 56 mila medici e solo il 75 per cento di essi sarà sostituito da nuovo personale sanitario;

   nelle more dell'emergenza Covid, per fronteggiare le esigenze straordinarie derivanti dalla diffusione della pandemia, il legislatore è intervenuto con misure di carattere eccezionale, anche consentendo il trattenimento in servizio dei dirigenti medici e sanitari, nonché del personale del comparto sanità e degli operatori sociosanitari, in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza (in questo senso, si veda l'articolo 12 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27);

   nonostante la chiusura dello stato emergenziale, i numerosi pensionamenti attesi e le difficoltà nella copertura degli ambiti vacanti giustificano – a parere degli interroganti – lo studio di nuove soluzioni finalizzate ad arginare la carenza di medici e personale sanitario, nelle more della piena realizzazione delle politiche di potenziamento della formazione universitaria e specialistica, il cui orizzonte temporale è inevitabilmente di medio termine;

   in tale ottica, appare opportuno – tra le altre misure – considerare una deroga transitoria all'ordinario limite di età per il collocamento d'ufficio a riposo del personale medico dipendente e convenzionato del Servizio sanitario nazionale;

   il rafforzamento degli organici appare indispensabile anche nell'ottica di favorire il recupero delle liste di attesa e l'attuazione delle riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, in particolare con riguardo al potenziamento della medicina territoriale –:

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza finalizzate a fronteggiare la grave carenza di personale medico e sanitario, anche eventualmente prevedendo una deroga transitoria al limite massimo di età per il collocamento a riposo, su base volontaria e senza pregiudizio per le nuove assunzioni.
(5-00170)

Ritiro di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato ritirato dal presentatore: interpellanza Tenerini n. 2-00018 del 18 novembre 2022.

Ritiro di firme da una risoluzione.

  Risoluzione in Commissione Boldrini e altri n. 7-00015, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 13 dicembre 2022: sono state ritirate le firme dei deputati: Boldrini, Amendola.