XVIII Legislatura

VIII Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 6 di Mercoledì 9 ottobre 2019

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULLA NORMATIVA CHE REGOLA LA CESSAZIONE DELLA QUALIFICA DI RIFIUTO ( END OF WASTE)

Audizione di rappresentanti della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria).
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 3 
Scaravaggi Sandro , presidente Comitato Ambiente e Territorio della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria) ... 3 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 6 
Pellegrini Alessandra , responsabile Area Ambiente e Sicurezza Impianti – Direzione Centrale Tecnico Scientifica della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria) ... 6 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 7 

Audizione di rappresentanti dell'Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili (Assobioplastiche):
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 7 
Versari Marco , presidente dell'Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili (Assobioplastiche) ... 7 
Benvenuto Alessandro Manuel , Presidente ... 10 
Zolezzi Alberto (M5S)  ... 10 
Braga Chiara (PD)  ... 11 
Terzoni Patrizia , Presidente ... 11 
Versari Marco , presidente dell'Associazione italiana delle bioplastiche e dei materiali biodegradabili e compostabili (Assobioplastiche) ... 11 
Terzoni Patrizia , Presidente ... 12 

Allegato 1: Documentazione depositata dalla Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria) ... 13 

Allegato 2: Documentazione depositata dall'Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili (Assobioplastiche) ... 33

Sigle dei gruppi parlamentari:
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Lega - Salvini Premier: Lega;
Forza Italia - Berlusconi Presidente: FI;
Partito Democratico: PD;
Fratelli d'Italia: FdI;
Italia Viva: IV;
Liberi e Uguali: LeU;
Misto: Misto;
Misto-Cambiamo!-10 Volte Meglio: Misto-C10VM;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Noi con l'Italia-USEI: Misto-NcI-USEI;
Misto-+Europa-Centro Democratico: Misto-+E-CD;
Misto-MAIE - Movimento Associativo Italiani all'Estero: Misto-MAIE.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
ALESSANDRO MANUEL BENVENUTO

  La seduta comincia alle 14.40.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web tv della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria), nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla normativa che regola la cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste).
  Ringrazio rappresentanti della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria), e cedo la parola al dottor Sandro Scaravaggi, presidente del comitato Ambiente e Territorio della Federazione nazionale dell'industria chimica, per lo svolgimento della relazione.

  SANDRO SCARAVAGGI, presidente Comitato Ambiente e Territorio della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria). Grazie presidente. Ringrazio anche voi, onorevoli deputati, per avere individuato Federchimica tra i soggetti da audire sul tema dell’end of waste, che è un istituto giuridico, come voi ben sapete, alla base dell'economia circolare.
  Volevo darvi una bravissima visione di qual è il valore della chimica in Italia, che voi conoscete, naturalmente. Nel documento che depositiamo agli atti della Commissione troverete delle slides che mostrano uno spaccato dei diversi comparti. Il valore complessivo in termini economici della produzione chimica è oltre 56 miliardi in Italia e il tema del recupero e del riutilizzo è particolarmente importante per l'area che voi vedete sulla vostra destra, quindi l'area gialla, plastiche, l'area delle fibre chimiche e l'area dei fertilizzanti. Quindi questo spicchio di aggregato economico della chimica è circa il 25 per cento di quel valore di 56 miliardi di cui parlavamo un attimo fa, quindi è un valore molto importante. Quindi la chimica è un settore che, oltre a produrre i rifiuti, è anche uno dei principali riutilizzatori degli stessi, perché ovviamente le competenze e la conoscenza che c'è nell'ambito della chimica permette anche di avere un grosso expertise nel campo del riutilizzo e del riciclo.
  Di fronte quindi a questa Commissione vorremmo oggi testimoniare, come già hanno fatto anche sicuramente altri rappresentanti di Confindustria, l'estrema importanza e la gravità delle conseguenze che ha portato la sentenza del Consiglio di Stato sul tema dell’end of waste, cosa che voi conoscete e che sembra, almeno ci auguriamo, in parte superata.
  Da quella data ovviamente le imprese hanno avuto sempre più difficoltà, sia di individuare sul territorio nazionale i soggetti idonei a cui affidare i propri rifiuti, sia di recuperare questi ultimi o riciclarli nei propri stabilimenti. Ovviamente è possibile supplire alle carenze autorizzative che, sapete, Pag. 4 quel decreto aveva portato, e la conseguenza di questa «supplenza», chiamiamola così, ha due grossi impatti: uno ambientale in termini di CO2, perché aumenteremmo drasticamente la logistica associata ai trasporti dei rifiuti, perché dovremmo portarli fuori dall'Italia, se non possono più essere recuperati all'interno e naturalmente questo avrebbe come conseguenza anche una grossa perdita nell'economia del Paese. Ricordo la particolare valenza su quel 25 per cento – che sono quindi quasi 15 miliardi nell'ambito della chimica – dove prevalentemente c'è questo impatto.
  Quindi, in estrema sintesi, è necessario, e grazie a Dio l'intervento almeno al Senato sembra essere andato avanti, che si superi quindi questo blocco.
  La proposta dell'industria chimica è una proposta condivisa anche da oltre 50 associazioni, confederazioni, e era già stata presentata nell'appello congiunto del 25 luglio scorso al Governo e al Parlamento, sempre, appunto, per sbloccare il tema dell’end of waste. In breve, questa proposta prevede di recepire al più presto l'articolo 6 della direttiva quadro sui rifiuti, la 98 del 2008, come modificata dalla direttiva 851 del 2018.
  In sintesi che cosa prevedono queste direttive? Prevedono che sostanzialmente i rifiuti sottoposti a riciclaggio o a recupero cessino di essere considerati tali – perché se vogliamo entrare nell'economia circolare, dobbiamo entrare in questo processo virtuoso, per cui dai rifiuti si possa passare a materia o prodotto, il concetto è questo – e possano soddisfare le condizioni, i criteri dettagliati fissati a livello comunitario con atti di esecuzione. Prevede inoltre che qualora tali criteri dettagliati non siano stati fissati dalla Commissione europea, a ciò provvede il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare tramite propri decreti.
  Sappiamo le difficoltà che ovviamente ci possono essere nell'elaborazione di queste cose, per cui, qualora tali criteri non siano stati fissati né dalla Commissione europea, né dal Ministero, vi preghiamo di tenere in debita considerazione le regioni. Voi sapete infatti che sul territorio le regioni sono l'elemento di collegamento, il trait d'union tra il Governo e il Parlamento, insomma, tra potere legislativo centrale e i territori stessi, dove poi le aziende operano.
  Questi quindi sono i cardini, che condividiamo, ovviamente, nella proposta dell'emendamento 14.0.3, che è stato presentato, come dicevo prima, al Senato, nell'ambito della conversione in legge del decreto-legge cosiddetto «salva imprese».
  Quindi tale proposta che cosa recepisce? Sostanzialmente ripristina il meccanismo delle autorizzazioni «caso per caso», sulla base delle richiamate disposizioni europee. Voi sapete che questo è un elemento importante perché nel tema del riciclo non ci sono solo degli elementi cosiddetti standard, ma ci sono anche degli elementi che sono poi anche delle possibili sperimentazioni in termini di recupero o di riutilizzo dei prodotti, salve le autorizzazioni esistenti in essere. Questo è fondamentale se vogliamo che la nostra economia possa procedere con le attività che ha in corso, quelle in fase di riesame o di rinnovo, o addirittura purtroppo scadute a causa del vuoto normativo creatosi a seguito della sentenza del Consiglio di Stato.
  Quindi questo emendamento, che è molto importante, e ci auguriamo che venga approvato, a questo punto, perché è all'esame del Senato in questo momento, consentirà di salvaguardare l'attuale capacità di recupero dei rifiuti e di superare l'impossibilità materiale per il Ministero dell'ambiente di gestire in tempi ragionevoli l'emanazione diretta di decreti end of waste, sbloccando, quindi, la possibilità di autorizzare nuove attività di recupero, di riciclo dei rifiuti, ovviamente nel pieno e assoluto rispetto del diritto comunitario e nazionale.
  Questo testo introduce anche un meccanismo di controlli a campione, posteriore al rilascio delle autorizzazioni, che in noi, non vi nascondiamo, suscita qualche perplessità, non in tema di controllo in sé, ma ovviamente per una certa sovrapposizione che questo controllo potrebbe avere con i controlli esistenti delle autorizzazioni sul territorio. Classicamente ogni autorizzazione soggiace a un attento esame e a un attento controllo delle autorità preposte. Pag. 5C'è quindi un secondo elemento, seppur a campione, che viene introdotto.
  Fermo restando che i controlli per noi rappresentano una garanzia, quindi non solo lo sono per l'ente pubblico, ma anche per le imprese, è necessario che l'attuazione di questo nuovo meccanismo venga improntata a principi di coordinamento, efficienza e semplificazione amministrativa, per evitare inutili appesantimenti, sia per l'Amministrazione, sia per le imprese.
  Come il decreto inquadri in modo organico e razionale il tema del rilascio – abbiamo detto prima, il Ministero, le autorità regionali – così ci auguriamo che anche questo nuovo controllo si possa incardinare in modo ordinato con i controlli già esistenti.
  Se quindi tale modifica normativa verrà confermata anche dal Parlamento, avremo introdotto uno strumento legislativo, che al rigore nel rilascio delle autorizzazioni affianca la rapidità di intervento e la flessibilità. Queste sono caratteristiche, non devo dirlo a voi, indispensabili per una governance non solo dei rifiuti, ma in generale, una governance che voglia essere anche supporto e motore dell'economia circolare e quindi capace di stare al passo con la rapidità dell'innovazione tecnologica tipica di questo settore.
  Faccio un inciso, voi sapete che l'Italia, il nostro Paese è abbastanza all'avanguardia nelle tematiche del recupero e del riciclo dei rifiuti. È stato un processo obbligato dal momento che in passato – mi ricordo della mia iniziale attività – il tema dello smaltimento era un tema estremamente difficile e difficoltoso in Italia, e questo c'ha portato quindi a sviluppare un expertise nel tema del recupero del riciclo. Per darvi un'idea soltanto relativa alle materie plastiche, il recupero delle materie plastiche vale circa un miliardo, solo le materie plastiche, che era una di quelle fette gialle che avete visto all'inizio in una slide del documento, quindi tenetelo presente, è molto importante anche dal punto di vista economico.
  Quindi io mi auguro che questo emendamento che ha queste caratteristiche venga supportato ed approvato. Se poi voi voleste considerare, ma questo è a latere rispetto al tema dell’end of waste, se poi, quindi, dicevo, questa Commissione quando affronterà il tema volesse anche considerare ulteriori semplificazioni e agevolazioni sempre in questo ambito, parlando di gestione di rifiuti, il quadro sarebbe veramente completo. Mi riferisco, in particolare, ad una possibile semplificazione delle modalità di gestione dei campioni, di rifiuti da sottoporre a test. Voi sapete, non vi tedio con la tecnicità del tema, però sapete che ogni volta che un rifiuto deve essere testato, si muove un campione che deve essere messo sotto controllo ed approvato; vi lascio immaginare con le regole di oggi cosa voglia dire trasportare un campione di rifiuti, le leggi sono le stesse a cui è sottoposto lo spostamento dei rifiuti. Quindi vi prego, quando avrete la possibilità, di considerarlo.
  Vi prego di considerare anche l'estensione della validità delle autorizzazioni degli impianti di ricerca e di sperimentazione, così come previsto dall'articolo 212, comma 2 del Codice ambientale. Richiamavo, appunto, un attimo fa l'avanguardia del nostro Paese nel tema del ricircolo e del recupero e quindi è chiaro che il ricircolo, il recupero, l'avanguardia, si fanno con la sperimentazione. La sperimentazione ha bisogno anche di impianti che possono provare, che facciano da test prima di entrare nella effettiva produzione. Ecco, anche questo è un tema molto delicato e oggi non di facile approccio per le imprese.
  Questi due ultimi interventi, mi avvio concludere la mia relazione, questi due ultimi interventi, dicevo, faciliterebbero le attività di ricerca e sviluppo, per individuare nuove tecniche per il recupero di rifiuti, nuove tipologie di rifiuti che potrebbero essere destinati ad attività di recupero o di riciclo già sviluppate, e quindi, quando potrete affrontare questo tema, vi prego di poter considerare questi due elementi, anche se, ripeto, a latere del tema di oggi dell’end of waste.
  Io avrei concluso, resto a vostra disposizione laddove ci fossero domande, o suggerimenti, o approfondimenti. Se il presidente lo consente, avremmo qualche semplice Pag. 6 esempio sul tema del recupero, e inviterei la dottoressa Pellegrini ad illustrarli. Vi ringrazio per l'attenzione. Grazie.

  PRESIDENTE. Prego dottoressa Pellegrini.

  ALESSANDRA PELLEGRINI, responsabile Area Ambiente e Sicurezza Impianti – Direzione Centrale Tecnico Scientifica della Federazione Nazionale dell'industria chimica (Federchimica Confindustria). Buon pomeriggio. Grazie per questa opportunità. Noi abbiamo portato tre esempi di casistiche in cui, appunto, risulta fondamentale l'adozione di una norma che ripristini il cosiddetto «caso per caso», quindi autorizzazioni rilasciate da regioni o province in assenza di regolamentazione europea o normativa nazionale.
  Il primo caso è quello del settore dei fertilizzanti. Voi sapete che l'Italia è un Paese fatto di distretti e quindi spesso gli scarti di un distretto industriale diventano le materie prime di un settore che riesce a utilizzare questi scarti. Questo è il caso tipico di numerosi produttori di fertilizzanti organici, che sostanzialmente utilizzano come materia prima del loro processo produttivo gli scarti provenienti dal settore della concia. Considerando che, sostanzialmente, il settore della concia riesce a trasformare in prodotto finito solamente il 75 per cento circa della sua materia prima in ingresso, è ovvio che il recupero degli scarti di questo settore diventa fondamentale. Pensate, per esempio, al distretto di Arzignano, nel Veneto.
  Il problema qual è? È che questo settore è un settore maturo, quindi da sempre i fertilizzanti si fanno in buona parte con gli scarti degli altri. Il fatto è che noi abbiamo codificato i rifiuti da recuperare, quindi le tipologie dei rifiuti della concia da recuperare nel famoso, ormai, decreto 5 febbraio 1998. Per cui se anche ad oggi, come in realtà è, le aziende dei fertilizzanti hanno inventato tecnologie per recuperare anche altre tipologie di rifiuti provenienti da questo settore, in questo momento non è possibile andare a recuperare nuove tipologie di rifiuti – e quindi aumentare anche le quantità recuperate – perché questo richiederebbe un aggiornamento del decreto 5 febbraio 1998, cosa che però non è del tutto agevole per il Ministero, già impegnato su numerosi altri provvedimenti end of waste. Potrebbe, invece, essere più facilmente gestito con autorizzazioni «caso per caso» rilasciate in questo caso nel Veneto; la competenza, se non sbaglio, è sempre delle province.
  Un altro caso, che è ancora più significativo, perché stiamo parlando di una tecnologia che è riconosciuta come migliore tecnologia disponibile a livello europeo nell'ambito del cosiddetto BREF, quindi del documento di riferimento sulle migliori tecnologie disponibili (BAT – best available techniques) definite a livello europeo per il settore rifiuti, è la possibilità di recuperare alcune polveri provenienti dall'abbattimento fumi. Nello specifico, un modo per andare a trattare l'acidità delle emissioni legate agli impianti di combustione di qualunque tipologia è l'utilizzo di bicarbonato di sodio, una sostanza assolutamente non pericolosa, di comune utilizzo. Uno degli utilizzi è, appunto, quello per neutralizzare l'acidità di queste emissioni.
  Chiaramente, come tutti i sistemi di trattamento aria, a loro volta generano degli scarti. In questi casi i residui che si ottengono sono dei residui che vengono chiamati «prodotti sodici residui», molto ricchi di cloruro di sodio e quindi questo cloruro di sodio può essere recuperato da un'azienda in Italia che è in grado di farlo, per ottenere una materia prima, di fatto, che viene chiamata in gergo salamoia, che è a sua volta la materia prima, appunto, per la produzione di carbonato di sodio, quindi di soda. Per cui avevamo il sodio all'inizio, otteniamo la soda alla fine delle operazioni di recupero, quindi un esempio molto circolare.
  Questo impianto è già da tempo che opera, avrebbe la possibilità di aumentare le quantità di rifiuti di questa tipologia, quindi di questi prodotti sodici residui (PSR) recuperati, ma ovviamente in questo attuale vuoto normativo, per cui l'amministrazione locale non si sente più legittimata Pag. 7sul tema dell’end of waste, questa richiesta di aumento della propria capacità di recupero è in questo momento congelata in attesa, si spera, che la normativa a livello nazionale riproponga le autorizzazioni «caso per caso», come è stato dal 1998 fino alla sentenza del Consiglio di Stato.
  Ripeto, sarebbe proprio un peccato non valorizzare un impianto sul territorio nazionale, addirittura riconosciuto come migliore tecnologia disponibile a livello europeo.
  Infine un ultimo caso – molto attuale, perché si parla molto di plastica e si parla molto anche di riciclo delle plastiche – riguarda una nuova forma di riciclo a cui è possibile sottoporre le plastiche, che è quello che viene definito il riciclo molecolare chimico. Si tratta di una tecnologia che sostanzialmente va a scomporre i polimeri, quindi le catene di cui la plastica è composta, in molecole più piccole e queste molecole più piccole, a tutti gli effetti, potrebbero essere utilizzate come nuova materia prima nei processi chimici o petrolchimici. Ci sono già degli impianti pilota, anche più che pilota, a livello europeo.
  Ovviamente il riciclo chimico non ha l'ambizione di sostituire quello che attualmente è lo schema del riciclo della plastica, fondamentalmente incentrata sul riciclo meccanico, quindi sostanzialmente sull'ottenimento di granuli in plastica per poter poi fare nuovi manufatti in plastica. Una parte, sappiamo, viene destinata al recupero energetico. Il riciclo chimico, sostanzialmente, si vorrebbe inserire come tecnologia complementare da utilizzare soprattutto per quei flussi di materiali plastici che fanno più fatica ad essere recuperati per via meccanica.
  Ovviamente anche in questo caso ripropongo un po’ lo stesso tema di quanto visto in precedenza. È chiaro che quello che io ottengo dal riciclo deve soddisfare determinate specifiche tecniche, perché non è che qualunque cosa può diventare end of waste, per cui c'è un primo compito da parte dell'industria nell'aggiornare e integrare le norme tecniche di riferimento – in questo caso quella che leggete è la norma UNI 10667 – ma è ovvio che poi anche la normativa di riferimento (quindi in questo caso sempre il decreto 5 febbraio 1998) dovrebbe prendere atto di questi nuovi standard, altrimenti, parlando di economia circolare, il ciclo non si chiuderebbe.
  Questi sono quindi sostanzialmente, tre esempi che ritenevamo utile portare per confermare la nostra pressante richiesta di individuare una normativa che ripristini le autorizzazioni «caso per caso», sia per dare nuove possibilità per nuove attività di recupero, ma soprattutto per non bloccare eventualmente quello che già le aziende sarebbero in grado di fare. Grazie.

  PRESIDENTE. Ringrazio gli auditi per il contributo e per il documento depositato, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato 1), e dichiaro conclusa l'audizione.

Audizione di rappresentanti dell'Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili (Assobioplastiche).

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti dell'Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili (Assobioplastiche), nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla normativa che regola la cessazione della qualifica di rifiuto (end of waste).
  Ringrazio i rappresentanti dell'Associazione italiana delle bioplastiche e dei materiali biodegradabili e compostabili (Assobioplastiche) e cedo la parola al dottor Marco Versari, presidente di Assobioplastiche, per lo svolgimento della relazione.

  MARCO VERSARI, presidente dell'Associazione Italiana delle Bioplastiche e dei Materiali Biodegradabili e Compostabili (Assobioplastiche). Buon pomeriggio. Intanto ringrazio il presidente della Commissione e la Commissione tutta per l'opportunità che ci viene data, anche perché non pensavamo che saremmo stati un soggetto audito in questa situazione in quanto, come dire, come categoria di materiali compostabili il Pag. 8tema poteva sembrare non toccarci direttamente e invece per noi è un'opportunità importante anche per spiegare chi siamo e cosa facciamo e anche per dire quanto invece sia importante per noi la questione dell’end of waste.
  Due parole, ma solo due, per dire chi siamo e chi rappresentiamo. Assobioplastiche è un'associazione relativamente giovane, nasce nel 2011 e riunisce produttori, trasformatori, ma anche chi commercia materiali plastici e biodegradabili e compostabili ed enti di ricerca come il CNR o la stessa struttura del trattamento della frazione organica, ovverosia i compostatori.
  Quando parlo di materiali plastici biodegradabili e compostabili parlo di materiali che sono sotto una chiarissima normativa, una standardizzazione europea che è la EN13432 che definisce chiaramente che cosa sono questi materiali e qual è il fine vita di questi materiali.
  Perché sono importanti questi materiali? Spenderò solo un secondo per poi entrare nel tema dell'audizione. I materiali plastici biodegradabili e compostabili non sono la soluzione ai mali della terra, non sono la soluzione ai problemi che ci sono. Oggi si parla dell'abbandono di plastiche nel suolo e nel mare: ecco, le bioplastiche non nascono per risolvere questo tipo di problema, le plastiche e i materiali tutti si devono raccogliere correttamente e devono essere riciclati in maniera adeguata, non ci sono soluzioni di abbandono che attraverso sistemi di biodegradazione risolvono quella che è la partecipazione e la consapevolezza dei cittadini e l'adeguatezza dei sistemi di gestione dei rifiuti.
  I materiali compostabili sono nati perché devono aiutare a fare bene la raccolta dell'umido, quindi 25-30 anni fa si sono presentati sul mercato i primi materiali, cioè i sacchetti per fare la raccolta dell'umido, su questo poi l'Italia e l'Europa si sono date delle normative molto chiare e l'Italia è sempre stata all'avanguardia, anche perché come vedete il materiale organico è di gran lunga la frazione di rifiuti più importante che noi generiamo ogni giorno e purtroppo ancora la gran parte non viene raccolta separatamente.
  L'Italia, fra l'altro, con il recepimento delle direttive del pacchetto della circolar economy grazie alla recentissima legge di delegazione 2018, finalmente dà un messaggio chiaro sulle tempistiche di obbligatorietà della raccolta differenziata su tutto il territorio nazionale – su questo dando anche un segnale chiaro all'Europa – e individua altrettanto chiaramente che il fine vita dei materiali plastici biodegradabili e compostabili è quello della frazione organica. In questo di nuovo l'Italia ha dato un segnale veramente molto forte all'intera Europa, anche dimostrandosi molto attenta ad una raccolta e ad un recupero ben fatto della frazione organica per la produzione di compost.
  Come vedete anche dai dati dell'Ispra rappresentati in una slide contenuta nel documento che depositiamo, la frazione organica è di gran lunga quella più importante che viene generata dai cittadini ed è quella che sta crescendo più rapidamente. Uno dei motivi per cui sta crescendo rapidamente è anche perché in Italia è messo a punto un sistema molto efficace ed efficiente di raccolta della frazione organica, che è il sistema porta a porta, ed una delle modalità con cui il porta a porta viene effettuato è anche quello basato sull'utilizzo dei materiali plastici compostabili, a partire dai sacchetti compostabili. Grazie a questo, il tasso di recupero di frazione organica che ha l'Italia è di gran lunga superiore a quello degli altri Paesi europei.
  Faccio un esempio, la città di Milano che è la città più grande d'Europa che ha la raccolta della frazione organica, ha un tasso di recupero della frazione organica doppio di quello di Berlino, di Monaco o di Vienna, quindi il sistema messo a punto dall'Italia funziona e funziona anche perché uno degli strumenti utilizzato è quello dei sacchetti compostabili, che sono semplici perché sono leggeri, trasparenti, tengono l'acqua e aiutano a rendere semplice in cucina la raccolta dell'umido.
  Non vi tedio con i numeri dell'industria, eventualmente se siete interessati poi lo potremo approfondire in seguito. Pag. 9
  Quindi, per chiarire, i manufatti in bioplastica tornano a nuova vita, quindi end of waste grazie ai processi di riciclo organico, quindi è un particolare end of waste che grazie anche alla recentissima approvazione della legge di delegazione 2018 viene chiaramente incardinato nel sistema legislativo italiano. Quindi, per quello che possiamo dire, non abbiamo un problema di end of waste perché l’end of waste è stato definitivamente chiarito con la legge di delegazione del 2018.
  Ovviamente esiste una disciplina all'interno della quale noi ci ritroviamo anche a livello europeo con gli standard armonizzati, quindi riconosciuti su tutto il territorio dell'Unione europea, che permette poi di accedere al settore del trattamento della frazione organica e quindi alla produzione di digestato e di compost che sono degli ammendanti che rientrano in agricoltura.
  Lo stesso poi viene chiaramente individuato anche dalla legislazione italiana sui fertilizzanti, attraverso il decreto legislativo n. 75 del 2010, che prevede chiaramente che i materiali compostabili possano essere una delle materie prime con cui fare compost.
  Quindi questa è la situazione attuale, ovviamente non escludiamo in un futuro che ci possano essere anche dei processi evolutivi nel recupero dei materiali plastici compostabili, non solo l'attraverso la digestione anaerobica e il compostaggio, ma anche come recupero di materia, quindi avere la possibilità degli impianti di trattamento della frazione organica soprattutto per i manufatti rigidi, dove a volte i sistemi di selezione previsti negli impianti di trattamento della frazione organica possono permettere di avere accesso ad una materia prima selezionata a monte che possa rientrare nello stesso ciclo delle materie prime, quindi – se posso dire – in maniera ancora più virtuosa.
  Ho già detto della legge di delegazione 2018, che ovviamente noi salutiamo con grande favore perché veramente ha dato un chiarissimo inquadramento di quella che è la situazione dell'intera nostra filiera. I benefici di tutto questo li vedremo anche sapendo che in questo momento la frazione organica è inquinata da grandi quantitativi di manufatti in plastica tradizionale che ancora si trovano nelle raccolte differenziate: sacchetti non conformi, imballaggi non conformi.
  Per togliere questo materiale ricordiamo che c'è un fattore di trascinamento di 1 a 4, cioè per togliere un chilo di materiale non conforme si perdono 4 chili di materiale compostabile che potrebbe diventare fertilizzante; quindi è una perdita estremamente grave dal punto di vista merceologico ed estremamente grave dal punto di vista economico.
  Per questo motivo, vado verso la conclusione, sottolineo quello che è il tema fondamentale che volevo portare all'attenzione di questa Commissione, ossia l'importanza della chiusura dell'istruttoria da parte del Ministero dell'ambiente sull'approvazione dello statuto del Consorzio Biorepack, cioè il Consorzio che si presenta come settimo consorzio di filiera all'interno ovviamente dell'ombrello del CONAI e che si vorrebbe occupare della gestione del fine vita delle bioplastiche.
  Oggi le bioplastiche sono inserite all'interno del sistema CONAI nel consorzio Corepla e riteniamo che sia venuto il momento di intervenire. Con l'evoluzione delle normative, l'introduzione di questi manufatti nella raccolta differenziata della frazione organica, i nuovi sviluppi derivanti dalla direttiva «single use plastics (SUP)» che porteranno nuovi manufatti nel mercato, sempre più importante sarà la possibilità di operare. Lo indichiamo chiaramente: lavorare con i compostatori per definire liste positive di manufatti che possono entrare nel mercato.
  Ricordiamo che non necessariamente tutto deve essere biodegradabile compostabile; l'ho detto nella mia introduzione, noi non pensiamo che per esempio si debbano fare delle bottiglie compostabili. Se c'è un sistema di riciclo della plastica è quello dei flaconi e delle bottiglie, quindi dobbiamo rendere più efficace ed efficiente il sistema di consumo e di riciclo del PET, per esempio. Introdurre una bottiglia compostabile non è la soluzione di un problema, non è un efficientamento della raccolta dell'umido, Pag. 10 ma rischia di rendere più complesso il sistema, intanto di riconoscimento fra una bottiglia in plastica tradizionale ed una compostabile ma si rischia anche di mandare materiale non compostabile negli impianti di compostaggio. Quindi non diamo una soluzione.
  Per questo vogliamo lavorare con i compostatori, per fare delle liste positive di manufatti che servono a diminuire l'impianto delle plastiche tradizionali che oggi vanno negli impianti di compostaggio, quindi manufatti flessibili, le buste della spesa, i sacchi ortofrutta, un domani magari le cialde del caffè se avremo una normativa che ci indirizza in questa direzione.
  Stiamo parlando delle stoviglie, cioè manufatti che sono in diretto contatto con cibo o scarti di cibo e che quindi costituiscono una soluzione di problematiche collegate al trattamento della frazione organica.
  Vogliamo lavorare anche per rendere maggiormente riconoscibili questi manufatti, quindi dovremo lavorare per far sì che attraverso colorazioni, comunicazioni e campagne di informazione sia più semplice riconoscere questi manufatti e il cittadino li possa più facilmente mettere nel circuito dedicato al loro perfetto riciclo.
  Biorepack è quell'anello che manca all'interno del sistema del CONAI che, in sinergia con i compostatori che diventano le nostre piattaforme di trattamento, e Corepla potrà portare ad un miglioramento dei livelli qualitativi e quantitativi dell'intercettazione non solo della frazione organica, ma anche dei materiali plastici tradizionali.
  Vado a concludere, non so se sono stato nei tempi. Il riciclo organico dal nostro punto di vista è quello che garantisce la cessazione della qualifica di rifiuto per le bioplastiche – e in questo ci ha aiutato, lo ripeto perché ci tengo a farlo, la legge di delegazione del 2018 – e nella fase di post consumo questi manufatti assieme alla frazione organica si trasformano in ammendato compostato, in fertilizzante come previsto dal decreto n. 75 del 2010.
  I criteri dell’end of waste oggi già ci sono e sono gli standard europei che discendono dalla direttiva europea 94/62/UE ovverosia quella degli imballaggi e degli scarti da imballaggio.
  Io non vado oltre, se ci sono delle domande risponderò con grande piacere.

  PRESIDENTE. Grazie. Do la parola ai deputati che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  ALBERTO ZOLEZZI. Sì, ringrazio per il contributo alla discussione di questo tema complesso. Mi concentro sull'ultima parte, in cui sono stati mostrati alcuni criteri, alcune regole – definiamole standard europei – che sono quelli che facilitano in molti casi la definizione della cessazione della qualifica di rifiuto. Chiaramente non esistono per tutti i flussi di rifiuti ed è per questo che, per altre categorie di rifiuti, sussiste il problema e sussiste chiaramente questa difficoltà anche autorizzativa che spesso ha alle spalle una difficoltà tecnica.
  Ricordo che quando è stato fatto l'ordine del criterio del decreto end of waste per i pannolini si sono dovute superare una serie di delimitazioni di parametri, perché le normative generali non avrebbero consentito di riciclare i pannolini, ma si è agito sulla base di studi tecnici che hanno fatto gli enti centrali. Ricordo che adesso, in questa convergenza su un testo che si spera abbia presto valore di legge, si è lasciata comunque una possibilità di controllo ad Ispra e al Ministero dell'ambiente – in qualche modo di attingere, di diventare una sorta di catalogo delle varie autorizzazioni. Senza un controllo centrale diventa infatti difficile intervenire quando c'è da cambiare qualcosa o quando manca uno standard e quando manca un decreto ministeriale e non è detto che anche il testo che è stato scritto sia sufficiente appunto a sbloccare.
  Intendo che non è certo la provincia che potrà definire riciclabile un rifiuto quando ci sono da fare istruttorie così difficili. È chiaro che ci sono innovazioni, ci sono aziende innovative e bisogna cercare pian piano di contemperare le esigenze di chi innova con le esigenze di sicurezza e di controllo. Pag. 11
  Bene che sia stata citata la legge di delegazione europea, che in qualche modo obbliga alla raccolta differenziata dell'organico entro il 2020 su tutto il territorio nazionale e avvia al flusso dell'organico anche le bioplastiche, che appunto, come è stato detto, stavano per ingolfare invece e rendere più difficile e più complessa la raccolta della plastica stessa. Era solo per ringraziarvi della vostra specificazione, grazie.

  CHIARA BRAGA. Grazie presidente, ringrazio anche io per il contributo alla nostra discussione. Noto anche che ci sono stati ulteriori passi in avanti su questo tema dell’end of waste, ma credo che comunque sia utile acquisire tutta una serie di considerazioni che questa indagine conoscitiva ci sta fornendo.
  Mi concentro solo su un aspetto dell'audizione, cioè il riconoscimento dello statuto del Consorzio e la chiusura dell'istruttoria per il Consorzio. Volevo chiedere se su questo punto c'è stata un'interlocuzione in corso al Ministero, avere qualche informazione più precisa rispetto alla chiusura della questione e se c'è anche un'esigenza di tempi rispetto alla definizione di questo tema.

PRESIDENZA DELLA VICEPRESIDENTE
PATRIZIA TERZONI

  PRESIDENTE. Do la parola al dottor Versari per la replica.

  MARCO VERSARI, presidente dell'Associazione italiana delle bioplastiche e dei materiali biodegradabili e compostabili (Assobioplastiche). Rispondo alla domanda dell'onorevole Braga, perché mi sembra che siano state fatte solo delle considerazioni da parte dell'onorevole Zolezzi, che saluto.
  È stato costituito da parte di alcune aziende, come previsto dalla normativa nazionale, un consorzio a novembre del 2018; a dicembre del 2018, sempre come previsto, è stata depositata, nelle forme previste dalla normativa, la domanda di riconoscimento al Ministero dell'ambiente da parte del Consorzio Biorepack.
  Il Consorzio si pone come soggetto obbligatorio all'interno del sistema CONAI, quindi riconosce nel sistema CONAI il sistema di guida della gestione degli imballaggi, all'interno del quale ci porremmo – nel caso in cui venissimo riconosciuti – come settimo consorzio che si occuperebbe della fine vita degli imballaggi compostabili.
  Per fare questo è stata depositata al Ministero una bozza di statuto, anche una bozza di una relazione dettagliata in cui si spiegano le modalità operative, i materiali di cui questo consorzio si intende occupare. La domanda, stando ai termini di legge, avrebbe dovuto ricevere una risposta in 90 giorni. Nel frattempo ci sono stati degli incontri tecnici al Ministero dell'ambiente con la Direzione competente, hanno partecipato anche funzionari di Ispra e CNR, hanno fatto domande, alle quali è stata data risposta e quindi attendiamo che ci sia detto se le risposte che abbiamo dato sono state congrue rispetto ai quesiti posti.
  Quello che poi tengo a sottolineare è che dal 1° gennaio 2020 entreranno in vigore le nuove tariffe del contributo ambientale. Il sistema delle tariffe diventerà più articolato dal prossimo anno e ci saranno nuove fasce e lo dico perché serve per comprendere la nostra ambascia. Le fasce saranno A, B1, B2 e C; A sono gli industriali, B1 sono i manufatti – poi basta vedere nel sito di Corepla – dicevo B1 sono i flaconi, le bottiglie; all'interno del B2 sono inserite le plastiche biodegradabili e compostaggi flessibili, le buste, gli shopper per intenderci, che avranno una contribuzione di 460 euro a tonnellata, quindi un aumento quasi del doppio. Vi prego però di verificare, comunque si tratta di un aumento estremamente significativo. Tutti i materiali rigidi, comprese le stoviglie, andranno in fascia C, ovverosia fra gli irriciclabili, con un contributo ambientale superiore ai 500 euro. Gli stessi manufatti in carta compostabili che vanno agli impianti di compostaggio sono assoggettati al contributo Comieco, come è giusto che sia, pari a 30 euro a tonnellata. Quindi quello che succederà dal Pag. 12primo di gennaio del prossimo anno è che stoviglie, compostabili in polpa di cellulosa, polpa di cellulosa laminata pagheranno giustamente il contributo ambientale di 30 euro di Comieco e potrebbero andare in un impianto di compostaggio. Le stesse stoviglie compostabili in plastica biodegradabile compostabile, essendo assoggettate al contributo oggi modificato e aumentato, saranno a 546 euro, creando quindi un delta di 520 euro a tonnellata, che rappresenta una percentuale rilevantissima del valore del prodotto finito e quindi sostanzialmente mettendo fuori mercato questi prodotti pur avendo, come dire, un fine vita potenzialmente medesimo.
  Quindi questa è la motivazione che ci spinge ancora di più ad avere la necessità di una risposta da parte del Ministero perché altrimenti i nostri associati, tutti i produttori di manufatti compostabili, si troverebbero in una situazione competitiva estremamente complessa e non giustificata dal fine vita. Da questo, quindi, la necessità di avere un consorzio che non è per fare competizione tra buoni e cattivi, ma per mettere a rete delle risorse, per fare comunicazione, lavorare con i comuni, lavorare con i compostatori e gestire questo contributo ambientale a favore del fine vita dell'organico. Spero di avere risposto.

  PRESIDENTE. Ringrazio gli auditi per il contributo e per il documento depositato, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato 2), e dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 15.35.

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ALLEGATO 1

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ALLEGATO 2

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