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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA


Resoconto stenografico dell'Assemblea

Seduta n. 605 di lunedì 29 novembre 2021

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO RAMPELLI

La seduta comincia alle 10,05.

PRESIDENTE. La seduta è aperta.

Invito la deputata segretaria a dare lettura del processo verbale della seduta precedente.

FEDERICA DAGA , Segretaria, legge il processo verbale della seduta del 26 novembre 2021.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il processo verbale si intende approvato.

(È approvato).

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Amitrano, Ascani, Barelli, Bergamini, Boschi, Brescia, Brunetta, Butti, Carfagna, Casa, Castelli, Cavandoli, Cirielli, Colletti, Comaroli, Davide Crippa, D'Incà, D'Uva, Dadone, Delmastro Delle Vedove, Di Stefano, Fantinati, Fassino, Gregorio Fontana, Ilaria Fontana, Formentini, Franceschini, Frusone, Gallinella, Garavaglia, Gava, Gebhard, Gelmini, Giachetti, Giacomoni, Giorgetti, Grande, Grimoldi, Guerini, Invernizzi, Iovino, Lapia, Liuni, Lollobrigida, Lorefice, Losacco, Lupi, Macina, Maggioni, Magi, Marattin, Molinari, Molteni, Morelli, Mulè, Mura, Nardi, Nesci, Orlando, Orsini, Pagani, Palazzotto, Parolo, Pastorino, Perantoni, Picchi, Rizzo, Rosato, Rotta, Ruocco, Sasso, Scalfarotto, Schullian, Serracchiani, Carlo Sibilia, Silli, Sisto, Sodano, Speranza, Tabacci, Tasso, Vignaroli, Zanettin e Zoffili sono in missione a decorrere dalla seduta odierna.

I deputati in missione sono complessivamente 98, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna (Ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicate nell'allegato A al resoconto della seduta odierna).

Discussione del disegno di legge: S. 2409 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, recante disposizioni urgenti per l'accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l'organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali (Approvato dal Senato) (A.C. 3374​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge, già approvato dal Senato, n. 3374: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, recante disposizioni urgenti per l'accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l'organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali.

(Discussione sulle linee generali – A.C. 3374​)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ne ha chiesto l'ampliamento.

Le Commissioni II (Giustizia) e XII (Affari sociali) si intendono autorizzate a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore per la Commissione affari sociali, deputato Nicola Stumpo.

NICOLA STUMPO, Relatore per la XII Commissione. Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, l'Assemblea avvia oggi l'esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, recante misure urgenti per l'accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l'organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali. Il provvedimento in oggetto è stato evidentemente emanato dal Governo, come risulta dalla data di pubblicazione. Esso è stato esaminato in prima lettura al Senato, che lo ha approvato con modifiche e trasmesso alla Camera. Si è, quindi, svolto l'esame in sede referente presso le Commissioni riunite II e XII che non hanno apportato ulteriori modifiche al testo trasmesso dal Senato.

Il provvedimento in esame si compone di 15 articoli, suddivisi in 4 Capi. Nella mia relazione illustrerò le disposizioni contenute negli articoli da 1 a 4-bis, mentre il collega Pittalis, relatore per la II Commissione, illustrerà il contenuto dei restanti articoli.

In particolare, l'articolo 1 modifica, a decorrere dall'11 ottobre 2021, la disciplina relativa allo svolgimento, nelle “zone bianche” e “gialle”, di spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali o spazi, anche all'aperto. Nello specifico, si prevede che in “zona gialla”, oltre a continuare ad assicurare il rispetto del distanziamento e verificare il possesso di una delle certificazioni verdi COVID-19, la capienza consentita non può essere superiore al 50 per cento di quella massima autorizzata. In “zona bianca” non è più necessario il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e la capienza consentita è pari a quella massima autorizzata. Al contempo, si dispone anche che, in caso di spettacoli aperti al pubblico che si svolgono in luoghi ordinariamente destinati agli eventi e alle competizioni sportive, si applicano le disposizioni relative alla capienza consentita negli spazi destinati al pubblico negli stessi luoghi. Inoltre, per gli spettacoli svolti all'aperto, quando il pubblico, anche solo in parte, vi accede senza posti a sedere preassegnati e senza limiti massimi di capienza, sono introdotte disposizioni specifiche finalizzate alla prevenzione della diffusione del contagio ed alla tutela dell'ordine e della sicurezza.

Un'ulteriore disposizione consente nelle “zone bianche” lo svolgimento delle attività che abbiano luogo in sale da ballo, discoteche e locali assimilati, nel rispetto di protocolli e linee guida e dei limiti di capienza del 75 per cento di quella massima autorizzata all'aperto e del 50 al chiuso. L'accesso è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di certificazione verde, con tracciamento dell'accesso alle strutture. La disposizione impone altresì di garantire la presenza, nei locali al chiuso ove si svolgono le predette attività, di impianti di areazione senza ricircolo dell'aria oppure di sistemi di filtrazione ad elevata efficienza mediante filtri HEPA o F9.

Anche la disciplina relativa alla partecipazione degli spettatori agli eventi sportivi è oggetto di modifiche. Le principali riguardano l'incremento del limite di capienza delle strutture destinate ad accogliere il pubblico: in “zona bianca” la capienza non può essere superiore al 75 per cento all'aperto e al 60 al chiuso; in “zona gialla” tali percentuali scendono al 50 e al 35 per cento. Si prevede, inoltre, il venir meno, in “zona bianca”, dell'obbligo di rispetto del distanziamento interpersonale e di previsione di posti a sedere preassegnati. L'accesso alle strutture in “zona bianca” è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di certificazione verde, con tracciamento dell'accesso alle strutture.

Si prevede inoltre che in “zona bianca” e “gialla”, in relazione all'andamento della situazione epidemiologica e alle caratteristiche dei siti e degli eventi all'aperto, possa essere stabilita una diversa percentuale massima di capienza consentita, nel rispetto dei principi fissati dal Comitato tecnico-scientifico.

In caso di violazione delle regole su capienza e green pass si applica la sanzione amministrativa della chiusura da 1 a 10 giorni, a partire dalla seconda violazione. Inoltre, con l'introduzione, al Senato, dell'articolo 1-bis, le manifestazioni carnevalesche, i corsi mascherati, le rievocazioni storiche, le giostre e le altre manifestazioni similari sono escluse dall'applicazione della normativa in base alla quale i biglietti di accesso ad attività di spettacolo che si svolgono in impianti con capienza superiore a 5 mila spettatori sono nominativi.

L'articolo 2 modifica la disciplina relativa all'apertura al pubblico, nelle “zone bianche” e nelle “zone gialle”, dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura, nonché delle mostre. In particolare, fermo restando le altre previsioni - accesso in forma contingentata e modalità in grado di evitare assembramenti, tenendo conto delle caratteristiche dei locali aperti al pubblico e dei flussi di visita -, stabilisce che dall'11 ottobre non è più necessario il rispetto della distanza interpersonale.

Il nuovo articolo 2-bis, introdotto al Senato, dispone che, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, l'accesso a bordo degli autobus adibiti al servizio di noleggio con conducente, ad esclusione di quelli impiegati nei servizi aggiuntivi di trasporto pubblico locale e regionale, è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID. Si prevede altresì che la capienza consentita sia pari a quella massima di riempimento.

L'articolo 3 reca un'integrazione della disciplina transitoria, valida per il periodo dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021, che richiede per i lavoratori pubblici e privati il possesso di un certificato verde COVID in corso di validità ai fini dell'accesso al luogo di lavoro. La novella in esame prevede che, in caso di richiesta da parte del datore di lavoro, pubblico o privato, derivante da specifiche esigenze organizzative, volte a garantire l'efficace programmazione del lavoro, i lavoratori siano tenuti a rendere le comunicazioni relative al possesso o alla mancanza del suddetto certificato con un preavviso idoneo a soddisfare le suddette esigenze.

L'articolo 3-bis, comma 1, concerne l'utilizzo di alcune risorse disponibili presso la contabilità speciale del Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19.

L'articolo 3-bis, comma 2, prevede che siano individuate ulteriori sedi decentrate per l'espletamento delle elezioni provinciali del 18 dicembre 2021, al fine del rispetto delle norme di distanziamento a seguito dell'emergenza COVID.

L'articolo 4 prevede un nuovo assetto organizzativo del Ministero della Salute in direzioni generali, coordinate da un segretario generale. Il numero delle strutture di livello dirigenziale generale, incluso il segretario generale, viene portato da 13 a 15. Tale potenziamento è dettato dalla necessità di rafforzare l'attuale assetto strutturale del Ministero, adeguandolo alle nuove esigenze di tutela della salute pubblica connesse all'emergenza sanitaria e alla costante evoluzione dei bisogni di salute della popolazione italiana.

Infine, il nuovo articolo 4-bis, introdotto durante l'esame al Senato in ragione del perdurare dell'emergenza dovuta alla diffusione pandemica del virus e al fine di non disperdere le competenze e la professionalità acquisite dal personale sanitario, eleva a 68 anni il limite anagrafico per l'accesso all'elenco nazionale idonei all'incarico di direttore generale degli enti del Servizio sanitario nazionale. La disposizione si applica fino al termine dello stato di emergenza connesso al COVID-19.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il relatore per la Commissione giustizia, deputato Pietro Pittalis.

PIETRO PITTALIS, Relatore per la II Commissione. Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghi, come anticipato dal relatore per la XII Commissione, l'onorevole Stumpo, procedo ad illustrare i restanti articoli del provvedimento al nostro esame, preannunciando che consegnerò la relazione, perché è talmente articolata in relazione ad alcune disposizioni che richiederebbe davvero notevole tempo per una completa ed esaustiva illustrazione.

Quindi, in estrema sintesi, per quanto riguarda gli articoli successivi a quelli che ha illustrato il collega Stumpo, l'articolo 5, in primo luogo, prevede che l'Ufficio centrale per il referendum, istituito presso la Corte di cassazione, possa avvalersi temporaneamente di personale della segreteria in un numero, che è stato previsto, massimo di 28 unità, al fine di consentire il tempestivo espletamento dell'esame delle richieste depositate relative ai referendum presentati entro il 31 ottobre 2021.

L'articolo 6 prevede la proroga, anche con riferimento alla sessione 2021, delle disposizioni eccezionali stabilite con il decreto n. 31 del 2021, relativamente alle prove dell'esame di abilitazione alla professione di avvocato. Questo in considerazione del protrarsi dello stato di emergenza e della necessità di garantire lo svolgimento in sicurezza. A tale riguardo, mi preme evidenziare che il comma 3 dell'articolo 6, al fine di garantire nel modo migliore lo svolgimento delle prove in condizioni di sicurezza e in relazione all'emergenza epidemiologica, stabilisce che l'accesso ai locali deputati allo svolgimento delle prove d'esame è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 e che la mancata esibizione, da parte dei candidati al personale addetto ai controlli, delle certificazioni di cui al primo periodo costituisce motivo di esclusione dall'esame.

L'articolo 7 del provvedimento prevede poi un incremento delle dotazioni del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, onde assicurare l'attivazione di ulteriori 3 mila posti del sistema di accoglienza e integrazione per l'accoglienza dei richiedenti asilo provenienti dall'Afghanistan in conseguenza della nota crisi politica colà in corso.

L'articolo 8 reca una disposizione specifica relativa alla restituzione alla comunità slovena dell'immobile sito in Trieste, noto come “Narodni Dom”, di proprietà dell'università degli studi di Trieste, in cui attualmente si svolge l'attività della scuola di studi in lingue moderne per interpreti e traduttori. È prevista una compensazione in favore della medesima università, alla quale sono stati assicurati due immobili e uno proprio destinato a divenire la nuova sede della scuola in lingue moderne.

L'articolo 9 contiene una analitica e dettagliata - diciamo così - previsione in tema di protezione dei dati personali e si introducono disposizioni specifiche.

Proprio su questo tema, rimando integralmente alla relazione - richiederebbe davvero molto tempo per l'illustrazione delle singole previsioni - salvo però evidenziare che, nel corpo di questo provvedimento, tra le altre, vi sono alcune disposizioni che mi preme richiamare, come quella contenuta alla lettera o) del comma 1 (era assente nel testo originario ed è stata introdotta al Senato) che modifica l'articolo 170 del codice relativo all'inosservanza di provvedimenti del garante, punita con la reclusione da tre mesi a due anni e con la quale si introducono due condizioni perché operi tale punibilità, vale a dire: un concreto nocumento ad uno o più soggetti interessati al trattamento e la querela della persona offesa.

Mi preme poi richiamare la lettera g), comma 1, sempre dell'articolo 9 che, attraverso una novella al codice, potenzia la competenza del Garante, al fine di prevenire la diffusione di materiali, foto o video, sessualmente espliciti, introducendo il nuovo articolo 144-bis; tale nuovo articolo prevede, al comma 1, che chiunque, compresi i minori ultra quattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che registrazioni audio, immagini o video o altri documenti informatici a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione attraverso piattaforme digitali senza il suo consenso, può rivolgersi, mediante segnalazione, al Garante, il quale, entro 48 ore dal ricevimento della segnalazione, decide ai sensi degli articoli 143 e 144 del codice. Si tratta di una norma molto importante.

Con questo articolo si chiude il contenuto essenziale del provvedimento, perché, per quanto riguarda i restanti, l'articolo 9-bis è relativo all'applicazione alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano e l'articolo 10 dispone, infine, in materia di entrata in vigore.

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo si riserva di intervenire successivamente.

È iscritto a parlare il deputato Alessandro Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI). Presidente, onorevoli colleghi, permettetemi, in primis, di sottolineare ancora una volta la positiva discontinuità dell'attività del Governo Draghi rispetto ai precedenti. Siamo passati dall'area dei DPCM, provvedimenti amministrativi che in sostanza tagliavano fuori il Parlamento da qualunque intervento e giudizio di sindacabilità, a quella dei decreti-legge che, pur essendo di iniziativa governativa, sono sottoposti al vaglio del Parlamento e in più di un'occasione vengono modificati, dal nostro punto di vista, in meglio, a seguito dell'intervento dei due rami del Parlamento. Credo che questo sia un grande passo nell'affermazione della democrazia parlamentare, dato che tale è il nostro Paese.

Questo è un provvedimento che non rivede solo il tema delle capienze nei diversi luoghi, ma tocca in modo trasversale anche la riorganizzazione del Ministero della Salute, il temporaneo rafforzamento dell'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione e lo svolgimento dell'esame di abilitazione all'esercizio della professione forense per la sessione 2021, oltre a prevedere alcune disposizioni urgenti in materia di accoglienza e integrazione, nell'ambito della protezione dei dati personali.

Senza entrare nel dettaglio degli interventi recati dal provvedimento in esame, già egregiamente illustrato dai colleghi relatori, vorrei soffermare l'attenzione di noi tutti su un particolare aspetto: questo decreto che stiamo convertendo in legge è passato con la definizione di “decreto Capienze”; è una definizione che dice molto e che apprezzo, perché è la dimostrazione di quanto la strategia di contrasto alla pandemia da COVID-19, messa in atto dal Governo Draghi, stia avendo successo.

Infatti, se parliamo di “Decreto Capienze” e non di misure di contenimento, il famigerato lockdown, se parliamo di riapertura di sale teatrali, di sale da concerto, di locali di intrattenimento musicale ed altro ancora, in “zona bianca” addirittura al 100 per cento, stiamo parlando di un Paese che sta ripartendo. Questa è la fotografia di una rinascita, resa possibile dal sacrificio di tutti e questo lo dobbiamo ad una campagna di vaccinazione che ha avuto successo, nonostante i dati di questi giorni segnino un aumento dei contagi, ma non si può sottacere come, guardandosi intorno, in Europa, l'Italia sia praticamente quasi un'isola felice rispetto alla Germania, alla Francia, all'Austria e rispetto ai Paesi dell'Est. Ciò significa che i nostri sacrifici, quelli della stragrande maggioranza dei cittadini italiani, non sono stati vani. Infatti, se oggi l'Italia è considerata un esempio virtuoso dall'Europa e non soltanto, è evidente che questo è il risultato di efficaci politiche sanitarie nella gestione della pandemia da COVID-19 e, in particolare, della forte incentivazione impressa alla campagna vaccinale. Certo, fino a quando non sarà completamente debellata la pandemia, dovremo imparare a convivere con il virus senza sottovalutarlo, ma senza paura, rispettando le minime regole di distanziamento, l'utilizzo della mascherina, l'igienizzazione delle mani, ma, soprattutto, continuando la campagna di vaccinazione, iniziata un anno fa. È un dato ormai consolidato che la vaccinazione, pur non escludendo la possibilità di contagio, sicuramente ne elimina gli effetti più gravi.

È di pochi giorni fa la notizia che l'indice dei contagiati è tornato ai livelli dei mesi scorsi; a maggio abbiamo superato le 10 mila unità, ma, a differenza di allora, quando c'erano stati 270 decessi, oggi ne abbiamo avuti poco più di 60 o 70. Questo sta a dimostrare che la vaccinazione è efficace; non è esaustiva, ma è efficace; altri istituti scientifici hanno potuto accertare che, grazie alla campagna di vaccinazione, abbiamo salvato la vita a 12 mila connazionali. Credo che questo sia un risultato assolutamente importante che non può essere sottaciuto.

A più di un anno dall'esplosione della crisi sanitaria, possiamo finalmente pensare al futuro con maggiore fiducia. La fiducia dei consumatori e degli imprenditori sta tornando; la BCE ha indicato che intende mantenere condizioni finanziarie favorevoli.

Con il recedere dell'incertezza, l'effetto espansivo della politica monetaria acquisirà ancora più forza. Famiglie e imprese sono più disposte a prendere a prestito e ad investire quando il futuro è più sicuro.

Credo di poter concludere, affermando che questo decreto-legge è un provvedimento particolarmente atteso, poiché segna un ulteriore passo in avanti verso la normalità, con connesso allentamento delle precedenti misure restrittive imposte proprio per il contenimento del contagio.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Ylenja Lucaselli. Ne ha facoltà.

YLENJA LUCASELLI (FDI). Grazie, Presidente. È un provvedimento sicuramente atteso, quello di cui discutiamo oggi, però bisogna capire da quale categoria. Infatti, questo decreto-legge, il n. 139, che ha una titolazione che lascia immaginare si faccia riferimento esclusivamente ai numeri di persone che possono accedere a strutture molto ampie (pensiamo ai teatri, ai luoghi della musica, ai luoghi dello sport), “decreto Capienze”, in realtà, delle capienze, dei numeri e delle prescrizioni, da seguire in quei luoghi, se ne occupa soltanto un articolo. Ci troviamo di fronte, quindi, ad un provvedimento che parla di tutt'altro che di capienze.

Questo nonostante il fatto che Presidente della Repubblica stesso - credo che sia noto a tutti coloro i quali sono intervenuti e interverranno dopo di me - avesse cercato di scongiurarlo attraverso una lettera ai Presidenti di Camera e Senato, con la quale veniva richiesto che ci fosse e venisse sempre considerata l'omogeneità degli argomenti trattati all'interno di un decreto-legge, ribadendo quello che già noi sapevamo attraverso una sentenza della Corte costituzionale. Invece, anche in questo caso, all'interno del provvedimento ci si occupa dello scibile, di quello che dovrebbe essere trattato in questo periodo alle Camere. Si passa dalle problematiche del Ministero della Salute agli uffici centrali del referendum, dagli esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato all'incremento della dotazione del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo; abbiamo davvero difficoltà a capire come l'ampliamento dell'organico dei servizi di asilo e, quindi, il provvedimento legato all'immigrazione abbia a che fare con il “decreto Capienze”. Si parla, poi, delle disposizioni a tutela della minoranza linguistica slovena in Friuli-Venezia Giulia per finire con le disposizioni in materia di dati personali.

Quindi, avete sicuramente chiara la visione globale: è un mini-omnibus nel quale alle capienze, richiamate soprattutto dal titolo, è stata dedicata un'attenzione veramente minimale.

Noi riteniamo che alcune delle posizioni assunte da questo provvedimento possano essere considerate favorevoli però, ancora una volta si è data poca attenzione ad argomenti veramente importanti.

Fra tutti, mi preme evidenziare la poca attenzione che c'è nei confronti dello sport e dell'indotto del mondo sportivo. Noi sappiamo benissimo quanto il mondo dello sport, a partire dal calcio - ma poi, ovviamente, a catena, tutto il mondo dello sport - abbia subito un danno economico fortissimo durante il periodo della pandemia. Un danno fortissimo che non è stato limitato, anche e soprattutto perché gli aiuti dedicati a questo comparto, che possiamo ritenere un vero e proprio comparto produttivo per tutta la filiera legata al mondo dello sport, non sono stati adeguati, invece, a quanto avrebbe dovuto avere. I finanziamenti, gli aiuti e le regole che sono state imposti non sono stati efficaci e soprattutto non hanno tutelato la parte più importante, che è, appunto, quella relativa al dato economico, che serve poi per mantenere in piedi non soltanto il mondo sportivo professionale ma anche quello dilettantistico. Avremmo avuto la necessità di guardare, ad esempio, a nuove formule e a nuove metodologie per il sistema finanziario, cosa che evidentemente non è stata fatta.

Crediamo che nel corpo del testo ci sia poi un altro articolo al quale è stata data poca attenzione, cioè l'articolo 9, quello che riguarda le garanzie della privatezza dei dati personali e, quindi, la cosiddetta privacy. Anche in questo caso abbiamo difficoltà a capire qual è il nesso logico con il “decreto Capienze”, che parla, appunto, dell'ampliamento dei numeri delle persone che possono accedere, sempre, ovviamente, tramite il green pass, all'interno dei luoghi dello sport, della musica e, più in generale, dei luoghi all'aperto dove si fa intrattenimento, mentre contemporaneamente ci si occupa di un principio molto importante, che è quello sulla privatezza dei dati personali.

Così come abbiamo difficoltà a capire come mai il Governo si sia intestardito sull'aumento dei 3.000 posti all'interno del sistema di accoglienza, che inizialmente nel provvedimento venivano giustificati per la necessità di accogliere i profughi afgani.

Ma nel momento in cui il centrodestra, in modo unito al Senato, ha chiesto che venisse specificata questa particolare esigenza, cioè che quelle 3.000 nuove unità venissero destinate in maniera precipua proprio all'accoglienza degli afgani, ebbene il Governo si è opposto a questa rimarcatura, utilizzando di fatto un escamotage. Quindi, ha giustificato l'assunzione delle 3.000 nuove unità per un fatto specifico, ma poi di fatto - e il Governo, da questo punto di vista, ha avuto molti problemi causati proprio dall'unità del centrodestra - ha cercato, invece, di utilizzare queste 3.000 nuove unità in maniera indistinta e non per i profughi afgani.

Insomma, anche in questo caso siamo di fronte a un provvedimento che prevede in maniera bulimica decisioni che cambiano troppo spesso, decisioni che salgono, che scendono, che si allargano o si restringono a seconda delle necessità. È inutile dire che il super green pass ha una validità più lunga rispetto, per esempio, allo stato di emergenza che oggi è richiamato e, quindi, evidentemente le 2 cose sono slegate e, quindi, evidentemente - lì dove, invece, il green pass normativamente dovrebbe essere collegato all'emergenza sanitaria - capite che questi 2 dati non collimano e anzi contrastano fra di loro.

Quindi, dicevo, ancora una volta ci troviamo di fronte a un provvedimento troppo ampio, che prende sotto gamba argomenti che, invece, dovevano e possono essere affrontati in provvedimenti singoli, proprio perché averli all'interno di un unico provvedimento darebbe finalmente un'omogeneità di visione. Intervenire, invece, sempre su problematiche specifiche all'interno di provvedimenti che trattano più argomenti, obiettivamente, non solo fa perdere la visione d'insieme, ma rischia anche di diventare un boomerang per l'impossibilità di rendere efficaci le decisioni prese con quello stesso provvedimento.

Noi avremmo auspicato - e continuiamo a farlo - che il Governo avesse avuto la forza e il coraggio e, da questo punto di vista, la sollecitazione del gruppo di Fratelli d'Italia al Governo è quella di dare un po' di stabilità, perché cambiare le regole ogni 2-3 settimane evidentemente non fa bene alla gestione della cosa comune, anche in tema di sanità, ma soprattutto non dà la serenità ai cittadini italiani nel rispettare le regole, perché lì dove la regola è incerta evidentemente non si può pretendere certezza del comportamento susseguente.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Romano. Ne ha facoltà.

ANDREA ROMANO (PD). Grazie, Presidente. Io credo, Presidente, che l'arrivo della variante cosiddetta Omicron, di cui abbiamo tutti parlato o sentito parlare in questi giorni (un arrivo peraltro atteso dentro un contesto molto variabile, come quello dell'epidemia COVID), appunto l'arrivo della variante Omicron, dicevo, credo che ci abbia ricordato, in caso l'avessimo dimenticato, quali possono essere le immediate conseguenze della pandemia quando questa pandemia conosce fasi che escono o rischiano di uscire dai confini del controllo. Queste conseguenze, Presidente, sono chiusure nazionali, come quelle che stanno avvenendo in molti Paesi europei (mi riferisco alla chiusura dello spazio aereo o al divieto di particolari tratte di volo), chiusure economiche, crollo delle Borse, perdita di valore economico e perdita, quindi, anche di lavoro, tutte conseguenze concrete e reali.

Va detto, ancora una volta, che la variante Omicron, cosiddetta Omicron, non è l'ultima, probabilmente, e non è neanche la prima variante di fronte alla quale ci troviamo. Questo cosa ci dice? Ci dice, innanzitutto, che ancora una volta siamo in presenza di un avviso molto importante sui tratti fondamentali di questa pandemia, che è un fenomeno reale, che è un fenomeno ancora estremamente pericoloso, che è un fenomeno estremamente pericoloso sia per la sicurezza sanitaria delle nostre società in tutto il globo, sia per quanto riguarda, naturalmente, la sicurezza economica di tutto il pianeta. Presidente, il COVID è un fenomeno reale, è un fenomeno concreto, è un fenomeno ancora estremamente pericoloso.

Lo ricordo - a rischio anche di ripetere fatti forse banali - perché, ancora una volta, in queste settimane, in questi mesi è stato raccontato il contrario da tanti irresponsabili che hanno descritto il COVID come un'impostura, come un'invenzione, come una sorta di truffa mediatica o politica, come il pretesto per conculcare libertà e diritti che non sarebbero minimamente minacciati da quanto accade ormai da molti mesi di fronte a noi. Dobbiamo dire, ancora una volta, Presidente, che non è così. Il punto di partenza della nostra discussione politica, anche in questo caso, deve essere ricordare a tutti noi e al Paese che la verità è che siamo di fronte ad un'epidemia estremamente pericolosa, estremamente mutevole ed estremamente subdola.

A mio parere, nella retorica del cosiddetto negazionismo - perché di questo si tratta, quando mi riferisco al fenomeno rappresentato da coloro che, in questi mesi, hanno continuato a sostenere che il COVID fosse un'impostura –, l'aspetto particolarmente negativo è che questa retorica si riferisce ai diritti e alle libertà, descrivendo un attacco ai diritti e alle libertà che sarebbe nascosto nelle politiche sanitarie contro il COVID e pretendendo di difendere quei diritti e quelle libertà meglio di quanto noi, tutti insieme, questa maggioranza - mi riferisco, naturalmente, alla maggioranza di Governo molto ampia che, anche in questo caso, propone alle Camere questo provvedimento - stia facendo.

Voglio citare una recente affermazione venuta da un collega di Fratelli d'Italia che credo tra poco parlerà, l'onorevole Mollicone, che, il 15 novembre scorso, disse, cito credo esattamente le sue parole: quanto sta avvenendo è colpa del capitalismo tecno-sanitario della sorveglianza. Ora io non so, anche per ignoranza personale, a cosa si riferisse, nel concreto, onorevole Mollicone quando ha parlato di capitalismo tecno-sanitario della sorveglianza, però so che, a fronte di una retorica, come quella che ha descritto poco fa, che, in fondo, nega, alla base, la pericolosità del COVID, descrive il COVID come un'impostura, descrive le politiche sanitarie che stiamo adottando come un attacco ai diritti e, a volte, utilizza, come ha fatto l'onorevole Mollicone, espressioni così alate, come “capitalismo tecno-sanitario della sorveglianza”, c'è un partito che fa ricorso a questa retorica per criticare, alla radice, politiche sanitarie che hanno a cuore la sicurezza economica e sanitaria dei nostri cittadini e c'è, invece, un altro partito, in questo caso il Partito Democratico, che, nello specifico, si occupa di difendere i diritti minacciati da quella che possiamo certamente definire la società della conoscenza che ha dentro di sé pericoli per la privacy, pericoli per i diritti individuali, che derivano anche dall'adozione di nuovi strumenti tecnologici. A cosa mi riferisco, Presidente? A un pezzo importante di questo provvedimento che il Partito Democratico ha voluto modificare al Senato con un emendamento che, di fatto e di diritto, introduce una moratoria di tre anni sull'adozione di tecniche di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici. Un fatto da non sottovalutare, Presidente, un fatto nuovo, estremamente importante. È la prima volta che accade in Europa che si introduca una moratoria nelle tecniche di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici. E perché lo abbiamo voluto, naturalmente insieme ai nostri alleati di Governo? Perché sappiamo bene quanto queste tecniche, soprattutto in un'epoca così complicata e difficile, come quella che stiamo vivendo, portino dentro di sé un rischio concreto ai diritti di ognuno di noi, ai diritti di privacy, ai diritti individuali, ai diritti, a volte, anche di movimento di ciascuno di noi e noi lo abbiamo voluto modificare, abbiamo voluto rispondere a questa percezione del pericolo con una modifica di legge importante che, tra l'altro, ha stabilito uno standard a livello europeo. Infatti, ricordiamolo ancora una volta che il Parlamento europeo avrà tre anni di tempo per definire linee di condotta comuni su questo tema fondamentale, ma, nel frattempo, l'Italia, su proposta del PD, condivisa nei nostri alleati di Governo, ha introdotto una moratoria. Tra l'altro, un riferimento che può essere interessante per tutti noi legislatori è che, nel contratto di Governo tedesco, sulla base del quale sta nascendo il nuovo Governo tedesco, c'è un esplicito riferimento al bisogno che la nuova coalizione che governerò la Germania nei prossimi anni, introduca e faccia proprio, per l'appunto, un divieto, di fatto, all'adozione di tecniche di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici.

Perché ho voluto citare questo passaggio, Presidente? Perché è un esempio concreto di come, di fronte ad una retorica, a mio parere sbagliata e pericolosa, che, ancora una volta, voglio ripeterlo, descrive il COVID, in fondo, come un'impostura e le politiche di sanità che stiamo adottando come spesso una violazione dei diritti di ognuno di noi, c'è, invece, un partito e una parte politica che tengono insieme, che si preoccupano di tenere insieme i diritti con tutele sanitarie. E lo stiamo facendo, anche innovando in modo importante la legge.

Torno al COVID, Presidente. Poco fa dicevo che quello che abbiamo di fronte è un fenomeno pericoloso, subdolo, ma anche estremamente mobile, mutevole - parlavamo di varianti, parlavamo della variante Omicron- e dobbiamo dirci che l'unica strategia che funziona di fronte a un nemico subdolo e mobile come il COVID è una strategia ispirata al pragmatismo, quindi, una strategia ispirata all'adozione di risposte che siano insieme elastiche e rigorose, elastiche perché, da un lato, devono essere capaci di adattarsi ad un contesto che cambia molto rapidamente, ma, dall'altro, devono essere capaci di tener fermo l'unico principio valido erga omnes ovvero il principio secondo il quale vaccinazioni e distanziamento sociale sono gli unici strumenti certi di cui disponiamo. Per questo, io credo Presidente che la politica debba fare ogni passo necessario per consolidare le vaccinazioni e per ribadire la centralità del distanziamento sociale.

E dobbiamo anche domandarci, Presidente: esiste, forse, un'alternativa alla strategia delle vaccinazioni, alla strategia del distanziamento sociale? Certo che esiste quell'alternativa e quella alternativa si chiama lockdown, si chiama ritorno alle chiusure, si chiama ritorno all'auto confinamento, a cui siamo stati costretti per tanto tempo - ce lo ricordiamo noi e se lo ricordano certamente gli italiani di cosa rappresentarono quei mesi di auto confinamento -, si chiama obbligo di chiusura, si chiama, alla fine della fiera, vittoria del COVID. E questa è la vera alternativa alla strategia delle vaccinazioni e del distanziamento sociale. E chi davvero, in buona fede, si batte perché l'Italia superi definitivamente l'emergenza COVID, non può che accogliere positivamente l'utilizzo del green pass e le modifiche a questo utilizzo che sono state introdotte in maniera pragmatica di fronte al mutevole cambiamento di questo scenario. Così come io credo che chi si batte per superare definitivamente l'emergenza COVID non può che auspicare che la campagna vaccinale proceda speditamente e senza ostacoli. Lo sanno, tra l'altro, meglio di noi, gli operatori economici, di qualunque settore, lo sanno meglio di noi tutti coloro che hanno avuto un danno economico, professionale, di lavoro dall'emergenza COVID e che vogliono fortissimamente che non vi siano più le chiusure e le limitazioni che hanno imposto a gran parte d'Italia tanti dolorosi sacrifici.

Per questo, occorre andare avanti su questa strada, la strada delle vaccinazioni, del green pass, del distanziamento sociale, dove è opportuno. E questo è il messaggio evidentemente ripetitivo, ma che non dobbiamo stancarci di ripetere, per l'appunto, se vogliamo essere all'altezza della responsabilità che anche la politica ha su di sé, in questi mesi, ormai in questi anni, e anche su questa base io credo che verremo giudicati dalle generazioni future, ognuno di noi, ogni partito politico rappresentato in quest'Aula verrà giudicato da chi verrà dopo di noi, perché se vogliamo dire la verità agli italiani, dobbiamo dirgli questo: vaccinazioni e distanziamento sociale.

Quanto al decreto oggetto della nostra discussione, Presidente, rapidamente mi avvio alla conclusione, ricordo che si stabilisce, in linea generale, che, nelle zone gialle, fermi restando i posti a sedere per assegnati, la distanza interpersonale di almeno un metro e la capienza consentita non superiore al 50 per cento della capienza massima autorizzata, non vi siano più limiti al numero massimo di spettatori, mentre, invece, nelle zone bianche, non è più necessario il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro e la capienza consentita passa, appunto, al 100 per cento di quella massima autorizzata. Ricordo anche che si prevede un incremento nel limite di capienza delle strutture destinate ad accogliere il pubblico negli eventi sportivi, così come, in particolare, ferme restando naturalmente le altre previsioni, si stabilisce che, dall'11 ottobre del 2021, non sia più necessario il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro tra i visitatori. Questo Presidente - e concludo davvero - è un provvedimento utile, in perfetta continuità con quanto è stato fatto nei mesi di pandemia dai due Governi che hanno gestito la pandemia, ispirato a quel criterio di pragmatismo, di elasticità, ma anche di rigore che è necessario in questo passaggio e sappiamo anche che, purtroppo, non sarà questo, con ogni probabilità, l'ultimo provvedimento che quest'Aula dovrà adottare per gestire l'emergenza COVID.

Credo che se questa Camera dei deputati, nonostante la distanza politica che ci separa, saprà progressivamente convergere su un messaggio di verità da dare agli italiani, certamente daremo un nostro contributo affinché l'emergenza COVID sia finalmente superata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Mollicone. Ne ha facoltà.

FEDERICO MOLLICONE (FDI). Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, stiamo convertendo l'ennesimo decreto-legge e siamo reduci dall'ennesima votazione di fiducia, la n. 28 del Governo Draghi. Indubbiamente, l'attività del Parlamento è ormai ridotta a un ruolo frammentario e ultroneo, colleghi, e inevitabilmente diventa difficile affrontare in modo organico la trattazione di questi provvedimenti, tanto più a fronte dell'eterogeneità dei temi trattati dal provvedimento; anzi, approfitto di questa occasione, avendo partecipato sabato, a nome di Fratelli d'Italia, insieme ai miei colleghi, al centocinquantesimo anniversario della prima seduta di questo Parlamento a Montecitorio, per stigmatizzare, in maniera pubblica, ufficiale, sempre istituzionale ovviamente, l'assenza del Presidente del Consiglio Draghi; c'era addirittura il Presidente della Repubblica Mattarella; non si capisce quale impegno potesse essere più importante che celebrare il centocinquantesimo anniversario della prima seduta del Parlamento italiano a Roma. Evidentemente, il Presidente Draghi non ha questa sensibilità e la ventottesima fiducia sta qui a dimostrarlo, nonostante la magnificata, straordinaria maggioranza del 95 per cento, cui faceva riferimento il collega Romano, poco fa. Voglio rassicurare subito il collega Romano che mi ha onorato di una citazione, evidentemente, ha ascoltato attentamente e ascolta attentamente i nostri interventi. Rispetto alla citazione che ha fatto, probabilmente non ha avuto il tempo e la cura di leggere e documentarsi, perché avrebbe scoperto che la citazione sul capitalismo della sorveglianza, colleghi, era un riferimento mainstream. Si tratta di Shoshana Zuboff, accademica e scrittrice statunitense; ha un dottorato di ricerca in psicologia sociale presso l'Università di Harvard, una laurea in filosofia presso l'Università di Chicago; nel 1981 andò alla Harvard Business School, dove è diventata una delle prime donne di ruolo della facoltà; nel 2014 e nel 2015 è stata membro della facoltà presso il Berkman Klein Center for Internet & Society presso la Harvard Law School; è autrice di moltissimi libri di filosofia della scienza e economici tra i quali Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell'umanità nell'era dei nuovi poteri, scritto con James Maxmin, da cui era ripresa la dicitura e la definizione. The age of surveillance capitalism. The Fight for a human future at the new frontier of power, edito nel 2019 ha tra le principali tematiche appunto la rivoluzione digitale, l'evoluzione del capitalismo, l'emergere storico della individualità psicologica, le condizioni per lo sviluppo umano. Il suo lavoro è poi all'origine di molti concetti, tra cui appunto il capitalismo della sorveglianza, il potere strumentale e la divisione dell'apprendimento nella società, le economie di azione, i mezzi di modifica del comportamento, la civiltà dell'informazione, l'astrazione del lavoro e l'individuazione del consumo; pensate, nel 2019 ha ricevuto l'Axel Springer Award. Penso possa bastare al collega Romano per dimostrare quanto fosse un riferimento di quel pensiero unico mainstream che lui stesso, evidentemente, segue in maniera religiosa, da seguace.

Ritornando al decreto di cui ci stiamo occupando, detto volgarmente “DL Capienze” - non avete una grande sensibilità nell'etimologia e nello studio dei nomi - è un provvedimento nel quale, di fatto, soltanto un articolo può riferirsi al titolo del provvedimento che ha modificato, aumentandolo, l'accesso ai luoghi pubblici sia all'aperto sia al chiuso, per quanto riguarda lo spettacolo, sia esso riconducibile all'intrattenimento, alla cultura o allo sport. In realtà, colleghi, il “decreto Capienze” parla di tutt'altro e riguarda il metodo che è stato utilizzato per parlare di tanti altri argomenti all'interno.

Anche in questo caso dimostrate una trascuratezza del lessico legislativo che fa spavento: siete riusciti ad inserire tre articoli sulla scuola in un decreto che nemmeno la citava e che parlava di tutt'altro, di energia, il famoso “DL Bollette” sull'aumento delle bollette, anche in quel caso facendo una pessima figura rispetto all'Europa e arrivando in ritardo a provvedere sugli aumenti delle bollette. Quindi, è tutto così confuso; se questo doveva essere il Governo dei migliori, veramente ci salvi Dio.

Ci troviamo di fronte, ancora una volta, ad un “decreto Frankenstein” indistinto per quanto riguarda gli argomenti, distanti tra di loro, senza omogeneità di materia, come sarebbe previsto; in genere, quando noi deputati facciamo, molto umilmente, le nostre proposte di legge, l'ufficio magari ci bacchetta dicendo: “il titolo non è omogeneo; al testo manca questo argomento o quell'altro”. Quando, però, lo fa il Governo potete mettere quello che vi pare, dentro il provvedimento; “decreti Frankenstein”, senza omogeneità di materia, che avrebbero meritato un approfondimento e un processo di attenzione maggiori da parte del Parlamento rispetto a questo passaggio in Aula che sembra una cosa automatica, quasi un silenzio assenso. Ci troviamo così ad affrontare determinati temi, invece, in maniera frettolosa e nell'indifferenza generale delle sedute del lunedì che forse dovremmo pensare di spostare almeno al martedì, così l'Aula piena ci eviterebbe la retorica sui social, che riguarda trasversalmente tutti i colleghi, del tipo: “che scandalo, l'Aula è vuota mentre parlano dei diritti delle donne, mentre parlano del destino del mondo”! Forse, qualcuno dovrebbe riorganizzare, in tempi social e di continua diretta con il mondo, i lavori, in modo da non farci fare questa misera figura. Dicevo che - e lo ribadisco - che questi temi vengono trattati nell'indifferenza generale; avrebbero meritato un'attenzione diversa; un solo articolo, appunto, è riferito alle capienze, gli altri vanno dalle problematiche del Ministero della Salute per passare agli uffici centrali del referendum, agli esami di Stato per l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato durante l'emergenza COVID, e ancora, all'incremento della dotazione del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, alle disposizioni a tutela della minoranza linguistica slovena in Friuli-Venezia Giulia, per finire con le disposizioni in materia di dati personali, questi sì molto sensibili.

Altra chiosa sull'intervento del collega Romano: colleghi, avete dovuto mettere quella specifica - il collega Sensi lo sa bene, perché su questo facciamo una battaglia devo dire trasversale - perché avete scoperto che persino i rilevatori dei tratti fisiognomici istallati in ambito istituzionale avevano un piccolo bug, per cui alcuni riconoscevano addirittura tratti di appartenenza etnica uigura, perché venivano dalla Cina, quindi forse qualcuno, giustamente e serenamente, ha pensato bene di porre limiti a ciò, anche perché altrimenti saremmo, di fatto - ma ci siamo lo stesso - nel capitalismo della sorveglianza, collega Romano.

Si tratta di una sorta di “decreto Chimera”, nel quale alle capienze, richiamate soprattutto nel titolo, è stata dedicata un'attenzione assolutamente ridicola. Colleghi, a fine settembre un nostro ordine del giorno ribadiva la necessità di revisionare i parametri di capienza delle sale dei teatri e dei cinema, così come delle manifestazioni all'aperto, dei festival, dello sport, negli stadi, garantendo il massimo della capienza in sicurezza, al 100 per cento; siamo stati la prima forza politica, e direi anche l'unica, durante tutto questo dibattito a proporre tale misura, mantenendo un adeguato flusso economico di ristoro delle perdite subite a causa delle esigue misure governative di contrasto al coronavirus; l'ordine del giorno fu approvato, rivendichiamo quindi il primato di averlo proposto e di averlo sostenuto; così come nostro fu l'ordine del giorno che poi venne tradotto nell'istituzione del tavolo permanente con le categorie della cultura presso il MiC, che però abbiamo denunciato nei giorni scorsi, affermandolo direttamente che viene riunito, tipo assemblea, ogni tanto; no, era previsto per categorie, in base ai singoli problemi delle categorie e così deve essere convocato, come i tavoli di crisi al MiSE. Esiste, quindi, una contraddizione nella strategia del Governo sulla pandemia; l'introduzione del super green pass è la divisione dicotomica fra i buoni vaccinati e gli esclusi dalla società non vaccinati, con la revisione delle capienze. Si rischia di creare cortocircuiti istituzionali anche nell'applicazione della misura stessa e, soprattutto, si rischia di creare odio sociale.

Il green pass, colleghi, non è stato risolutivo - e se introducete il super green pass, evidentemente, qualche problema ci deve essere stato - e crea, oggettivamente, una discriminazione fra i cittadini in mancata ottemperanza alla campagna vaccinale che, da sola, lo sapevamo, non avrebbe risolto il problema. Detto questo - noi lo ribadiamo, in modo che non possiate strumentalizzarlo, collega Romano -, Fratelli d'Italia non è contro la campagna vaccinale, contesta il modo in cui voi, della maggioranza e del Governo, dei vari Governi che si sono susseguiti, l'avete condotta. Invece di sensibilizzare - c'erano gli strumenti, c'è un Dipartimento della Presidenza del Consiglio che si occupa di questo, di campagne istituzionali - e di spiegare, di dare trasparenza e rassicurare, spiegando come lavorano quei vaccini, avete delegato tutto a una comunicazione mainstream, una sorta di redazione unica, per cui, addirittura, avete criminalizzato chi nei dibattiti, compresi esponenti politici, al di là delle appartenenze, o virologi o medici magari sostenevano alcune critiche sul metodo, sulla mancata sensibilizzazione, sul ritardo con cui le terapie precoci sono state abilitate e riconosciute anche qui in Italia, oltre che in Europa, insomma su una serie di aspetti su cui è legittimo farsi delle domande. La trasparenza è la base di una gestione di emergenza internazionale, trasparenza che non c'è stata. Quindi, smettetela di strumentalizzare, perché con noi non passate. Capito? Noi non siamo contrari alle vaccinazioni, noi diciamo che però dobbiamo rassicurare, informare, sensibilizzare, perché ci sia la convinzione. Altrimenti, abbiate il coraggio - però vi assumete la responsabilità, anche dei risarcimenti - di inserire l'obbligo vaccinale. Noi saremmo contrari, ma, almeno, avreste rispettato la legge, come la Corte di cassazione, in molte sentenze, vi sta dicendo di fare.

Il Governo continua a non occuparsi di trasporto pubblico e scuola. Lo strumento del green pass è volutamente divisivo, per distogliere l'attenzione da queste carenze. Le eventuali chiusure e le ulteriori discriminazioni verso una fetta di popolazione sono solo un modo per scaricare le responsabilità sui cittadini italiani e su un'intera Nazione che ha la necessità e l'urgenza di ripartire davvero. Vedete, sulla capienza, ad esempio, i teatri, grazie ad alcune campagne terroristiche - poi le vedremo, a proposito di fact checking - sulla quarta ondata e sulla variante omicron, peraltro, poi rivelatesi false, stanno di nuovo rimanendo vuoti, con il piccolo particolare che, questa volta, per il MiC sono aperti al 100 per cento e, quindi, non hanno diritto ai ristori. State di nuovo distruggendo la filiera dello spettacolo dal vivo, del cinema, della danza, dello sport e così via. Il Governo ha chiuso le frontiere, ma non ha chiuso all'immigrazione clandestina. Qui siete stati meravigliosi, veramente meravigliosi, con Speranza, Draghi e Lamorgese, perché avete annunciato il blocco dei voli dai Paesi africani per la pericolosissima versione omicron - che poi tanto pericolosa pare non essere, lo dice il dottore che l'ha isolata – e, invece, il super green pass agli immigrati schiavizzati e portati qui dagli scafisti non glielo chiedete e permettete che l'invasione continui. Vi dovete vergognare, siete degli inadeguati, altro che Governo dei migliori. Il Governo continua a dare una comunicazione allarmante - lo ha detto anche quello che riteniamo un rappresentante autorevole, Zangrillo, che non è di Fratelli d'Italia - sulla variante africana omicron, comunicazione alimentata da alcuni gruppi di giornali che sembrano avere una redazione unica, che alimenta la paura. In realtà, tale variante ha un impatto limitato. Al riguardo, cito, appunto, la dottoressa che ha isolato il virus: “La nuova variante omicron del coronavirus provoca una malattia leggera, senza sintomi importanti”. Il fact checking è diventato uno strumento solo contro chi si oppone al mainstream.

Il Ministero della Salute ha mancato la realizzazione di campagne mediatiche virali su ogni mezzo, anche sui giornali e nelle radio, che, oltretutto, in tempi di crisi dell'editoria, sarebbe potuta essere un aiuto fondamentale.

Lo ribadiamo: noi non siamo contro i vaccini, lo sottolineiamo, siamo piuttosto per sensibilizzare, informare e rassicurare, ma, soprattutto, per la libertà di scelta. Siamo per la libertà in ogni caso, collega Romano. Io lo capisco il vostro riflesso pavloviano, perché adesso fate i democratici che sostengono il Governo dei migliori, ma, qualche anno fa, quando lei era giovane, avevate un altro riferimento, che non era quello della libertà degli individui.

L'introduzione di obblighi surrettizi “o ti vaccini o non porti lo stipendio a casa” ci appare una limitazione di libertà costituzionale inaccettabile, ma c'è chi, lo sappiamo, come Monti - Monti, colleghi, un altro Governo dei migliori! - vuole limitare addirittura i gradi di libertà di informazione democratica. Su questo non avete detto una parola per stigmatizzare la voce di chi forse, vista l'età e i guai che ha già fatto, potrebbe anche cercare di occuparsi delle sue molte proprietà immobiliari, che risultano perché sono un dato pubblico.

Il Governo scoraggia la domanda di cultura e non la finanza, non la sostiene. Teatri, cinema, concerti ed eventi sono di nuovo in crisi, Ministro Franceschini, però voi state a posto, perché, burocraticamente, avete dato il 100 per cento dell'apertura. Ma ci andate a teatro? Ma lo sapete che ci sono delle prime con attori e registi di primo livello, nei teatri stabili, nei teatri privati di tradizione, che hanno platee di 10, 20, 50, 100 persone a fronte di 600, 800 o 1.000 posti? Ci andate? Li frequentate i teatri e i luoghi di cultura di cui poi vi riempite la bocca? Per riportare le persone nei teatri, nelle sale e nei concerti, bisogna dare loro la possibilità di scaricare le spese che investono in cultura. Se un cittadino va a teatro o va a vedere un concerto, può scaricarsi dalle tasse la spesa del biglietto: questa è una proposta storica di Fratelli d'Italia fin dal 2013, dalla nostra fondazione, che ora viene rivendicata anche da Federculture, anche qui in maniera storica, dagli artisti, dagli editori e dai produttori, perché è un'idea semplice per far ripartire la cultura e aiutare tutte le famiglie a frequentare i luoghi dello spettacolo. La cultura, in fondo, colleghi, non è la medicina dell'anima? Allora, perché non riconoscere la detrazione, come per le medicine? Abbiamo presentato emendamenti, in questo senso, anche alla legge di bilancio attuale, ora in prima lettura al Senato, con il collega Iannone. Lanciamo, quindi, un appello al Ministro Franceschini e alla maggioranza, al di là della retorica, perché poi, a parole, in Aula e in Commissione sono tutti d'accordo da anni. Addirittura, un ex Ministro della Cultura, che oggi fa il presidente di un autorevole museo di Stato, l'ha rilanciata come se fosse un'idea sua; peccato che quando ha fatto il Ministro della Cultura non l'abbia realizzata. Forse, anche qui un po' di coerenza, ma noi abbiamo una memoria lunga e ci ricordiamo tutto.

Sulle parti relative al Garante della privacy, innanzitutto il metodo: l'utilizzo della decretazione d'urgenza non è comprensibile, considerate le disposizioni di semplificazione in materia di trattamento dei dati personali da parte di pubbliche amministrazioni. Se l'esigenza di una semplificazione è senz'altro condivisibile, l'emergenza sanitaria non può però travolgere qualsiasi baluardo di forma che, nel campo in questione, acquisisce valore di sostanza, colleghi. La coerenza dell'atto rispetto alle sue finalità viene meno. Le modifiche introdotte si rifanno fondamentalmente alla legge federale per la protezione dei dati adottata dal Parlamento tedesco il 30 giugno 2017, ma il Governo italiano ha dimenticato che il personale complessivo dei 16 garanti federali tedeschi è di 800 persone, colleghi, con un costo pari a 100 milioni l'anno. In Italia, la protezione dei dati personali è svolta da un unico Garante che può contare su 162 risorse umane, con un costo di 30 milioni di euro l'anno. L'Italia è ancora una volta fanalino di coda in Europa per livello di digitalizzazione. Dobbiamo fare, quindi, velocemente passi in avanti, ma questi devono andare di pari passo con la tutela dei diritti e delle libertà essenziali dei cittadini. Grazie anche a un nostro emendamento, sarà aumentata la pianta organica del Garante. Fratelli d'Italia chiede da sempre una riforma delle authority sulla privacy e sulla comunicazione, così da garantire una reale sovranità digitale che sia italiana ed europea e al tempo stesso.

Colleghi, la nostra Nazione sembra sempre di più la Cina della sorveglianza e del controllo sociale. Le opposizioni diventano una sorta di grillo parlante che, giustamente, riporta la voce di milioni di italiani ma poi - questo è bene che lo capiscano i cittadini che ci seguono sui social - non ha il potere parlamentare, istituzionale e costituzionale per mandarli a casa, quello purtroppo, in questo sistema parlamentare, ce l'hanno solo i cittadini, se si votasse; purtroppo, però, in Italia non si vota, quindi - lo dico anche con stima e amicizia alle migliaia di cittadini che seguono Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia sui social, ovunque i nostri commenti e anche qui - noi non possiamo dal punto di vista parlamentare mandarli a casa, possiamo solo denunciare che il Governo dei migliori in realtà è il Governo dei peggiori, come facciamo con ogni provvedimento e ogni atto e con le nostre proposte concrete, a dimostrazione che siamo un'opposizione nazionalista costruttiva e abbiamo già una visione di Governo, dei problemi e non abbaiamo solo alla luna. Il super green pass di fatto diventerà la versione italiana del credito sociale cinese: se ti vaccini sei un membro della società, altrimenti sei fuori dagli schemi della legalità, come ci ha ricordato così mal carinamente un signor nessuno - sarà sicuramente autorevole scienziato, ma io parlo dal punto di vista di influenza democratica e decisionale - che, nell'ambito del CTS ha detto: a Natale fate una cosa, i vostri parenti che non si sono vaccinati non ospitateli a casa. Bel messaggio di rassicurazione, di inclusività, di accoglienza cristiana; complimenti colleghi. Colleghi, tutto questo è aberrante. Ci opporremo in ogni sede a questa forma di totalitarismo digitale e controllo sociale; perché, vedete, un conto è mettere in sicurezza la propria Nazione, solidarizzare con gli infermieri e i medici in prima linea, solidarizzare con le 500 famiglie di Bergamo che sono state le più colpite dalla vostra inefficienza e la vostra incapacità di Governo e che oggi, non all'inizio di legislatura, oggi si sono costituite parte civile e chiedono giustamente risarcimenti per quello che è accaduto a Bergamo. Noi siamo dalla loro parte, come siamo dalla parte di tutti quei cittadini e, come insegnava Voltaire, collega Romano, anche se non condivido la tua idea, mi batterò, darò la vita perché possa essere espressa (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 3374​)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore per la Commissione affari sociali, deputato Stumpo, che rinuncia. Ha facoltà di replica il relatore per la Commissione giustizia, deputato Pietro Pittalis.

PIETRO PITTALIS, Relatore per la II Commissione. Rinuncio e mi rimetto a quanto già illustrato nella relazione.

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, che si riserva di farlo in seguito.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Discussione congiunta del disegno di legge e del documento: Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021 (A.C. 3208-A​); Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2020)(Doc. LXXXVII, n. 4) (ore 11,13).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta del disegno di legge n. 3208-A: Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021; e della Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2020) (Doc. LXXXVII, n. 4).

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta del 25 novembre 2021 (Vedi l'allegato A della seduta del 25 novembre 2021).

(Discussione congiunta sulle linee generali – A.C. 3208-A​ e Doc. LXXXVII, n. 4)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta sulle linee generali.

Il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ne ha chiesto l'ampliamento.

La XIV Commissione (Politiche dell'Unione europea) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire la relatrice sul disegno di legge di delegazione europea 2021, deputata Francesca Galizia.

FRANCESCA GALIZIA, Relatrice sul disegno di legge n. 3208-A. Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a nome della XIV Commissione Politiche dell'Unione europea riferisco oggi sul disegno di legge di delegazione europea 2021, recante le disposizioni di delega per l'adozione delle direttive e per l'attuazione degli altri atti dell'Unione europea necessari all'adeguamento dell'ordinamento interno al diritto europeo, che non sono stati inseriti nella legge di delegazione europea 2019-2020 approvata nei mesi scorsi. Prima di procedere all'illustrazione dei contenuti del disegno di legge, mi preme segnalare come esso sia stato licenziato per l'Aula in tempi molto rapidi, senza con ciò pregiudicare in alcun modo il dibattito ampio e approfondito che si è svolto sia presso le Commissioni di settore, sia all'interno della nostra Commissione, che è la XIV.

Ho inteso evidenziare questa circostanza perché, come è noto, i tempi di esame dei provvedimenti relativi al recepimento nel nostro ordinamento delle norme europee tendono non di rado a dilatarsi oltremodo, comportando anche evidenti riflessi negativi in termini di apertura a carico dell'Italia di onerose procedure di contenzioso comunitario. Giusto per farne un esempio, basta pensare all'ultima legge europea 2019-2020, che è ancora qui in quarta lettura alla Camera. Ciò premesso, ricordo che, a seguito dell'esame in sede referente, il disegno di legge si compone ora di 14 articoli (a fronte dei 13 del testo iniziale), che recano disposizioni di delega riguardante il recepimento di 9 direttive europee inserite nell'allegato A, prevedendo principi e criteri direttivi specifici per l'esercizio della delega relativa a 4 direttive, nonché per l'adeguamento della normativa nazionale a 12 regolamenti europei. Il testo reca, pertanto, un contenuto corrispondente al modello delineato dalla legge n. 234 del 2012, rispondendo all'esigenza di adempiere all'obbligo di adeguare l'ordinamento interno alla normativa europea non direttamente applicabili mediante uno strumento che interviene su settori normativi eterogenei. Rinviando, per motivi di sintesi, alla documentazione che gli uffici hanno predisposto ai fini della disamina dettagliata del testo, mi limito a ricordare che l'articolo 1 reca, come di consueto, la delega generale al Governo per l'adozione dei decreti legislativi per l'attuazione degli atti normativi dell'Unione europea indicati nell'articolato, nonché per l'attuazione delle direttive inserite nell'allegato A che richiedono l'introduzione di normative organiche e complesse, richiamando a tal fine gli articoli 31 e 32 della legge 24 dicembre 2012, n. 234, relativamente ai termini, alle procedure, ai principi e criteri direttivi per l'esercizio delle singole deleghe. L'articolo 2 prevede la consueta delega legislativa al Governo, della durata di 18 mesi, per l'emanazione di decreti legislativi recanti sanzioni penali ed amministrative, di competenza statale per la violazione dei precetti europei non trasfusi in leggi nazionali. L'articolo 3 contiene i criteri di delega per il recepimento della direttiva (UE) 2019/2121 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 novembre 2019 che modifica la direttiva (UE) 2017/1132, mirando ad introdurre una disciplina organica e completa delle operazioni societarie aventi una rilevanza transfrontaliera (trasformazioni, fusioni e scissioni), eliminando barriere ingiustificate alla libertà di stabilimento nel mercato unico. L'articolo 4 contiene i principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/2161, che modifica la direttiva 93/13/ CEE del Consiglio e le direttive 98/6/CE e 2005/29/CE e 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per una migliore applicazione e una modernizzazione delle norme dell'Unione relative alla protezione dei consumatori. In particolare, a seguito di una modifica apportata in sede referente, è stato specificato che i decreti legislativi dovranno, altresì, stabilire le specifiche modalità di indicazione del prezzo precedente in caso di riduzione di prezzo per prodotti immessi sul mercato da meno di 30 giorni, nonché in caso di aumenti progressivi della riduzione di prezzo, escludendo, in ogni caso, dalla disciplina della indicazione del prezzo precedente i beni che possono deteriorarsi o scadere rapidamente. L'articolo 5 contiene i criteri specifici per l'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/1504 del Parlamento europeo e del Consiglio, che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari al fine di escludere dal relativo ambito applicativo e, dunque, dal regime di autorizzazioni ivi previsto, i fornitori di servizi di crowdfunding, espressamente disciplinati ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503. Il medesimo articolo prevede, inoltre, la delega per il completo adeguamento della normativa interna al regolamento (UE) 2020/1503 del Parlamento europeo e del Consiglio del 7 ottobre 2020, che disciplina i fornitori di servizi di crowdfunding per le imprese. L'articolo 6 interviene in materia di adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2017/1939 del 12 ottobre 2017, relativo all'adozione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea, delegando il Governo a modificare il codice di procedura penale per attribuire alla competenza degli uffici giudiziari del distretto di Corte d'Appello la trattazione di procedimenti penali per reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea.

L'articolo 7 detta i princìpi e criteri direttivi per l'adeguamento alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/848, che si applicherà a partire dal 1° gennaio 2022, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici, nonché, limitatamente ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali riguardanti la produzione biologica e l'etichettatura dei prodotti biologici, al regolamento (UE) 2017/625, relativo appunto ai controlli ufficiali e alle altre attività ufficiali effettuati per garantire l'applicazione della legislazione sugli alimenti e sui mangimi, delle norme sulla salute e sul benessere degli animali, sulla sanità delle piante, nonché sui prodotti fitosanitari.

L'articolo 8 reca i principi e criteri direttivi per l'adeguamento della normativa interna alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/1727, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (il nuovo Eurojust).

L'articolo 9 contiene i principi e criteri direttivi per l'adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2018/1805 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 14 novembre 2018, relativo al riconoscimento reciproco dei provvedimenti di sequestro e di confisca. Tale regolamento dispone, con uno strumento giuridico direttamente applicabile, un principio già effettuato da precedenti decisioni del Consiglio - recepite nell'ordinamento nazionale con i decreti legislativi del 7 agosto 2015, n. 137 e 15 febbraio 2016, n. 35 -, al fine di garantire una maggiore certezza e uniformità giuridica nelle procedure transfrontaliere inerenti a provvedimenti di congelamento e di confisca.

L'articolo 10 reca i principi e criteri direttivi specifici per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2019/4 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, relativo alla fabbricazione, all'immissione sul mercato e all'utilizzo di mangimi medicali, che modifica il regolamento (CE) n. 183/2005 del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la direttiva 90/167/CEE del Consiglio. Segnalo al riguardo che, nel corso dell'esame in sede referente, è stato aggiunto un criterio direttivo specifico che delega il Governo ad adeguarsi e semplificare le norme vigenti in materia al fine di equilibrare processi e vincoli ormai obsoleti.

L'articolo 11 detta i principi e criteri direttivi specifici per l'adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2019/6 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, relativo ai medicinali veterinari e che abroga la direttiva 2001/82/CE, con lo scopo di promuovere un uso più consapevole dei medicinali veterinari, ridurre gli oneri amministrativi, rafforzare il mercato interno, ottenere una maggiore disponibilità di medicinali veterinari e garantire, al tempo stesso, il massimo livello di protezione della salute pubblica, della sanità animale e dell'ambiente. Segnalo in proposito che, nel corso dell'esame in sede referente, è stato specificato che, nell'esercizio della delega, si potrà altresì provvedere ad adeguare e riorganizzare le attività in materia sotto il profilo delle risorse finanziarie, delle dotazioni strumentali e di personale.

L'articolo 12 detta i principi e criteri direttivi volti ad adeguare la normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2019/1009, che stabilisce norme relative alla messa a disposizione sul mercato di prodotti finanziari dell'Unione europea, modifica i regolamenti (CE) 2009/1069 e (CE) 2009/1107 e abroga il regolamento (CE) 2003/2003. Detto regolamento, che si applica dal 16 luglio 2022, persegue l'obiettivo di semplificare e armonizzare il quadro normativo europeo per la messa a disposizione dei concimi, al fine di garantire lo stesso livello di qualità e di sicurezza in condizioni di parità per i numerosi operatori e produttori dell'Unione, promuovere un maggiore utilizzo di nutrienti riciclati, con lo scopo ulteriore di favorire lo sviluppo dell'economia circolare e un utilizzo generale dei nutrienti più efficiente sotto il profilo delle risorse, riducendo, nel contempo, la dipendenza dell'Unione da nutrienti provenienti da Paesi terzi. A seguito di una modifica apportata dalla Commissione, è stato specificato che il Governo, in adeguamento ai nuovi obblighi introdotti dal regolamento (UE) 2019/1009, sarà tenuto a ridurre e semplificare gli oneri informativi e procedimenti amministrativi a carico degli operatori professionali, con particolare riguardo alle piccole e medie imprese, al fine di ridurre costi e tempi procedimentali.

L'articolo 13 indica i principi e criteri direttivi per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni dei regolamenti (CE) 2009/1071, (CE) 2009/1072, (CE) 2009/1073 in materia di trasporto su strada di merci e persone, ivi compreso il relativo apparato sanzionatorio. L'intervento è finalizzato alla revisione complessiva della materia del trasporto stradale di merci e passeggeri, essendo l'attuale quadro normativo nazionale inadeguato, in quanto riferito alla previgente normativa europea, abrogata e modificata dai regolamenti sopra citati, o carente, come nel caso della disciplina sanzionatoria. Segnalo che, in ragione delle attribuzioni delle autonomie territoriali in materia di trasporto su strada, nel corso dell'esame in sede referente, è stato previsto che i relativi decreti legislativi siano adottati previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano.

L'articolo 14, che è l'ultimo, aggiunto nel corso dell'esame in sede referente, reca, infine, principi e criteri direttivi specifici per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/1151 del Consiglio del 29 luglio 2020, che modifica la direttiva 92/83/CEE, relativa all'armonizzazione delle strutture delle accise sugli alcolici e sulle bevande alcoliche. In particolare, nell'esercizio della delega in tale materia, il Governo, oltre ad attenersi ai principi e criteri direttivi generali, di cui all'articolo 32 della legge del 24 dicembre 2012, n. 234, dovrà altresì prevedere che - in relazione all'articolo 1 della direttiva (UE) 2020/1151, in base al quale devono essere considerati tutti gli ingredienti della birra, compresi quelli aggiunti dopo il completamento della fermentazione, ai fini della misurazione di gradi Plato - si continui ad utilizzare la metodologia sinora applicata, fino al 31 dicembre 2030, ciò al fine di garantire un'agevole transizione verso una metodologia armonizzata. In particolare, si dispone, con riferimento alle nuove modalità di misurazione dei gradi Plato della birra introdotte nelle norme europee, necessaria a determinare l'accisa dovuta, che nell'attuare direttiva, il Governo ricorra alla deroga, esplicitamente prevista dalla medesima normativa dell'Unione europea, che consente agli Stati membri di avvalersi, fino al 31 dicembre 2030, della metodologia di misurazione precedentemente utilizzata.

Ricordo, infine, che il disegno di legge si completa con l'allegato A, nel quale sono elencate nuove direttive da recepire, per la cui disamina rinvio alla documentazione preposta dagli uffici.

In conclusione, ringrazio tutti i colleghi delle Commissioni competenti che ci hanno supportato in questo percorso, ringrazio anche i colleghi della XIV Commissione, perché, come vedete, questi sono provvedimenti che toccano temi di varia natura, temi che davvero concernono tutte le Commissioni e, quindi, sono anche molto complessi da essere affrontati. Mi auguro che in quest'Aula ci sia un dibattito produttivo, al fine di portare a casa in tempi molto rapidi questa legge di delegazione europea e non ci siano ritardi, perché ogni ritardo comporta delle sanzioni importanti per il nostro Paese. Quindi, mi auguro di poter avere l'appoggio di tutti per concludere quanto prima questo iter.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire la relatrice sulla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (2020), deputata Emanuela Rossini.

EMANUELA ROSSINI, Relatrice sul Doc. LXXXVII, n. 4. Grazie, Presidente. Oggi all'esame abbiamo la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea, un documento estremamente importante che ogni anno il Governo è tenuto a trasmettere per legge al Parlamento per fornire tutti quegli elementi conoscitivi e necessari affinché il Parlamento possa fare una verifica ex post dell'attività del Governo e dei comportamenti assunti nelle sedi decisionali dell'Unione europea, pertanto, è uno degli strumenti principali di raccordo con il Parlamento su questi temi.

La Relazione è estremamente puntuale e complessa, è strutturata in 5 parti e 5 allegati.

Il contenuto viene articolato in questa versione, proprio per agevolarne la lettura, in parti dedicate ai risultati e agli obiettivi, in particolare, anche nuovi obiettivi frutto degli scostamenti rispetto agli obiettivi originari in conseguenza della ridefinizione e dell'adattamento di alcune politiche determinati dalla pandemia. La relazione, infatti, dà conto di come la crisi pandemica abbia influito sull'andamento del negoziato e sul nuovo QFP che è stato integrato dall'associato programma Next Generation EU e dalle relazioni con la Gran Bretagna; in merito proprio alle relazioni con la Gran Bretagna, nel ricordare la conclusione dei negoziati per l'accordo alla fine di dicembre 2020, il documento indica la necessità per l'Italia di valutare e vigilare con attenzione sulla correttezza della sua applicazione.

In merito, poi, alla maggior parte delle specifiche politiche orizzontali e settoriali dell'Unione, di cui si dà conto nella seconda parte della relazione, queste risultano interessate dall'adozione di misure eccezionali, proprio per fronteggiare le conseguenze provocate dalla pandemia, unitamente anche ad iniziative dei nuovi orientamenti strategici della Commissione europea. Proprio in merito alle misure adottate per fronteggiare la pandemia, la relazione evidenzia che la sfida sarà costituita dal tentativo di rendere permanenti e strutturali le misure fino ad oggi adottate, tra le quali viene citato espressamente lo strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione durante l'emergenza, cosiddetto SURE.

Un quadro specifico viene dedicato al contenzioso. La relazione, infatti, evidenzia come nel corso del 2020 si sia registrata l'archiviazione di 27 procedure di infrazione, ma che nel contempo siano pervenute 33 nuove contestazioni formali di inadempimento. A proposito di contenzioso, ricordo che la XIV Commissione sta svolgendo un'indagine conoscitiva sugli strumenti per la prevenzione e la riduzione delle procedure di infrazione a carico dell'Italia che sta consentendo di acquisire utili elementi di informazione e valutazione circa sia le criticità che determinano l'insorgere di nuove procedure di infrazione, sia anche la mancata positiva conclusione di procedure già avviate.

In generale, posso dire che la relazione ha ricevuto i pareri favorevoli di tutte le Commissioni permanenti e un parere non ostativo della Commissione parlamentare per le questioni regionali, ma complessivamente la relazione in esame presenta una posizione coerente con gli indirizzi definiti dalle Camere, come previsto espressamente dall'articolo 7 della legge n. 234 del 2012 che istituisce, appunto, la relazione consuntiva oggi in esame.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo. Prendo atto che si riserva di intervenire successivamente.

È iscritto a parlare il deputato Francesco Berti. Ne ha facoltà.

FRANCESCO BERTI (M5S). Grazie, Presidente. Giusto per aggiungere qualche elemento ai temi già toccati dalle relatrici. Il nostro Paese, che con questo Governo ha confermato un approccio di vicinanza all'Unione europea e il tentativo di armonizzare il nostro diritto interno e anche la visione politica agli obiettivi generali dell'Unione, vede tuttora, nonostante l'ottimo impegno delle Commissioni e anche del Governo, 99 procedure di infrazione aperte; se ne aggiungono una decina dallo scorso anno.

Nel mio intervento, oltre a citare alcune procedure di infrazione che potrebbero migliorare la qualità della vita dei nostri cittadini, nel caso in cui le prescrizioni fossero completate, volevo anche soffermarmi appunto su alcuni temi che riguardano la concorrenza e la libertà di stabilimento per le imprese. Ci sono tantissime procedure di infrazione ancora aperte - e lo lasciamo poi agli atti - in tema ambientale, ci sono alcune procedure in tema di aiuti di Stato e della disciplina che è stata derogata, perché - questo non è un segreto - la disciplina degli aiuti di Stato dell'Unione europea era molto rigida rispetto a quelle che sono le necessità del mercato interno, ma anche del mercato europeo, del mercato unico europeo, in vista, appunto, del commercio internazionale. Alcuni temi di cui voglio parlare riguardanti la concorrenza e la libertà di stabilimento - in totale sono dieci procedure di infrazione, seppure alcune, appunto, sono soltanto lettere e messa in mora o semplici notificazioni - riguardano la direttiva 2006/123/CE (cosiddetta direttiva Bolkestein) riguardante la libera prestazione di servizi.

Allora, è chiaro che in una legge così complessa e così articolata come la legge di delegazione europea - che, spesso, riveste, appunto, un carattere più tecnico che un momento di analisi e riflessione anche fra le varie Commissioni del nostro Parlamento, poi anche col cambio di Governo, insomma, conosciamo tutti la nostra agenda - è un po' difficile riuscire ad affrontare questi temi con la chiarezza e il tempismo che ci vengono chiesti dall'Unione europea, però, sono quindici anni che il nostro Paese deve recepire questa direttiva e ciò non è stato fatto, anzi, siamo andati anche un po' contro lo spirito della libertà di stabilimento. Questo non vale soltanto per il mercato unico europeo, perché questa direttiva appunto lo tutela, ma è stato fatto anche, possiamo dirlo, contro la libertà di stabilimento degli stessi imprenditori italiani e che alcuni a parole usano come un argomento, con eccessiva carica retorica, per violare il diritto europeo, ma, in realtà, sappiamo bene che i giovani imprenditori adesso se vogliono gestire un bene pubblico, un bene demaniale non possono farlo, perché non vengono fatte le gare.

Questo è un tema che, in discussione generale, mi sento di suggerire e di mettere agli atti, perché, tra i vari temi, secondo me è doveroso affrontarlo, in vista di ridurre - come è obiettivo della legge di delegazione e della legge europea - le procedure di infrazione a carico del nostro Stato.

Sul tema della libertà di stabilimento, mi permetto di notare come la struttura legislativa del nostro Stato sia un po' restia alla libera circolazione dei servizi, seppure non violi nello specifico il diritto comunitario; in tema di digitalizzazione del diritto societario e di facilitazione del tema di prestazioni di servizi e di libertà di impresa, è chiaro che alcune norme che il MoVimento 5 Stelle depositerà in vista del disegno di legge Concorrenza, come la libertà dei notai di prestare servizio in tutta la nazione e non su base provinciale, rappresentano un fatto che va a liberalizzare il settore, va a migliorare il servizio e anche ad abbassare i costi.

Quindi, colgo l'occasione di parlare di Unione europea, parlare di armonizzazione del diritto interno rispetto al diritto europeo per tirare fuori anche questo tema e sperare che nel disegno di legge Concorrenza si affronti il tema della liberalizzazione del settore dei servizi notarili, che è un settore che facilita il diritto societario, la digitalizzazione e la libertà di impresa.

Sul tema più generale della partecipazione dell'Italia all'Unione europea, come è stato detto anche dalla collega vice presidente Rossini, abbiamo un nuovo corso dell'Unione europea; anche qui, lo diciamo, non è un segreto, le trattative sul QFP non erano così rosee, perché c'era tutto un tema di rebate, un tema di percentuale di partecipazione al bilancio europeo, che è stato sbloccato dalla pandemia con la previsione del Next Generation EU. Anche questo è un tema che si inserisce in una caduta del PIL globale drammatica. E' stato usato il 16 per cento del PIL globale, secondo alcune stime, per rilanciare l'economia; quindi, con riferimento a questo intervento del QFP, che vale l'1 per cento del PIL europeo in sette anni - quindi, non tantissimo - insieme al Recovery Fund, siamo al 2 per cento del PIL europeo in sette anni di spinta fiscale, assieme a SURE e a molte altre iniziative.

Però, anche in questo caso dobbiamo fare una riflessione, ovvero se il nostro Paese sia in grado di utilizzare questi fondi dal punto di vista della capacità della pubblica amministrazione di mantenersi a determinati ritmi per spendere questi soldi che l'Europa dà per linee di finanziamento già predeterminate. Dobbiamo dire chiaramente, avendo già avuto il nostro Stato problemi precedentemente (la Corte dei conti e il Ministero per il Sud ce lo dicono con chiarezza nei report che portano anche nelle Commissioni e oggi abbiamo anche un'audizione in Commissione politiche dell'Unione europea della Corte dei conti) che, se si raddoppiano le risorse - è chiaro e prevedibile - si raddoppia lo sforzo e dobbiamo prevedere risorse aggiuntive. Questo lo dico, appunto, come contributo alla discussione generale, perché il tema che emerge con chiarezza è che la difficoltà di utilizzare tali fondi viene proprio dal Sud, cioè dalle regioni d'Italia che hanno più bisogno di utilizzare sia la spesa pubblica in generale, ma anche la spesa pubblica che deriva da un momento di calo del PIL, con dei dati - che, purtroppo, leggiamo - che ci dicono che a livello OCSE abbiamo una carenza di due generazioni, cioè dei nati fra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, nella pubblica amministrazione italiana.

Pensate - a parte l'età media di 55 anni e il blocco del turnover, che non ha permesso ai laureati delle generazioni degli anni Ottanta e Novanta di entrare nella PA - che in Italia abbiamo due dipendenti della pubblica amministrazione su 100 sotto i 35 anni, quando invece la media europea è di 18. Quindi, chiaramente questo non facilita, seppure con una spinta governativa e con una spinta politica europea - con l'utilizzo dei fondi europei - di destinare maggiori risorse alla ripresa economica nonché all'armonizzazione economica e del nostro sistema giuridico, perché lasciare le generazioni che magari hanno più sensibilità digitale, ambientale ed europea fuori dalla pubblica amministrazione non faciliterà l'utilizzo di queste risorse.

Io credo e spero che il nostro ruolo di Commissione politiche dell'Unione europea e il ruolo di quest'Aula siano quelli di stimolare il dibattito nelle altre Commissioni e di dire che le priorità sono conosciute (le conosciamo tutti). In occasione della Conferenza sul futuro dell'Europa dobbiamo far riemergere questa volontà di rinnovare il nostro sistema istituzionale in linea con i numeri e gli obiettivi dell'Unione europea, perché anche in quella sede avrà luogo un grande dibattito e si svolgerà un grande dialogo tra le varie sensibilità a livello europeo, che rischia poi di cadere nel nulla se Paesi come il nostro non riescono a dare concretezza a obiettivi ambiziosi, come quelli del Next Generation EU.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Mantovani. Ne ha facoltà.

LUCREZIA MARIA BENEDETTA MANTOVANI (FDI). Grazie, Presidente. Avviamo oggi il dibattito su tematiche concernenti l'Italia e l'Europa, con particolare attenzione alla relazione consuntiva e alla legge di delegazione europea, un provvedimento che ha cadenza annuale e che ci accompagna dal 2012. Si tratta di un insieme di articoli con deleghe di varia natura e dal contenuto variegato, ma per farlo è necessario ricollegarsi al passato e, in particolare, a quanto è avvenuto venerdì a Palazzo Chigi.

Procediamo con ordine e partiamo dal 2020, un anno le cui vicissitudini non hanno bisogno di essere rinnovate poiché ancora oggi in essere. Lo stato pandemico, che stiamo sperimentando da quasi due anni, ha inciso profondamente nel nostro ordinamento, nella realtà concreta della società nonché nei rapporti intraeuropei. Abbiamo visto che regole che apparivano per alcuni ineluttabili, come le disposizioni sugli aiuti di Stato alle aziende in crisi e lo stesso Patto di stabilità, usato da molti come un dogma, erano in realtà modificabili con una certa flessibilità. L'esatto opposto di quanto si è fatto nel decennio della grande crisi finanziaria, con tutto ciò che ne è conseguito in termini di tagli e di disagio sociale.

Questa pandemia ha aperto il vaso di Pandora e ha liberato i dubbi che da questa parte del Parlamento sono stati sempre sollevati in merito a strategie eccessivamente vincolanti e a tratti punitive. Il ruolo dello Stato è sempre stato malvisto quando si parlava di aiuti alle aziende, mentre altrove si salvava Lufthansa o si mettevano i bastoni tra le ruote a Fincantieri o ENEL.

Una disciplina, quella degli aiuti di Stato, che è stata ammorbidita per cause di forza maggiore, ma che sembra poter restare tale in alcuni ambiti dove l'Europa paga a caro prezzo il suo essere nelle retrovie, cioè nell'ambito dei semiconduttori. Una scelta, che se concretizzata, rimarcherebbe la necessità di individuare fattispecie in cui le regole possono, se non addirittura devono, essere ridiscusse per il bene comune.

Per dimostrare che quanto sto dicendo non è campato in aria o frutto di chissà quale lettura distorta sul tema, cito l'European Chips Act. L'obiettivo di Bruxelles nell'ambito dell'European Chips Act è arrivare al 20 per cento della capacità produttiva globale di semiconduttori entro il 2030. Un target ambizioso, considerando che negli ultimi anni questa capacità è scesa considerevolmente fino ad arrivare all'8 per cento (nel 2000 era al 20 per cento). La sfida, come ha detto la Commissione europea, è legata alla supremazia tecnologica e, aggiungerei io, anche alla sovranità digitale e al controllo della catena di approvvigionamento.

Ci tengo a soffermarmi su questo tema, poiché attuale e utile anche come elemento per approfondire un'emergenza che attanaglia il sistema produttivo italiano ed europeo, sul quale ci aspettiamo un intervento incisivo. L'Europa non può continuare ad essere un agglomerato basato su parametri astratti, necessita di una visione capace di renderla competitiva, valorizzandone l'enorme potenziale che gli Stati che la compongono sono in grado di esprimere. La carenza dei semiconduttori è di fatto frutto di una miopia europea che non ha agganciato il trend di mercato e l'evoluzione tecnologica. Un errore di lettura che costa miliardi e mette a repentaglio la sostenibilità di molte aziende. Il settore automobilistico, particolarmente strategico per noi, ma anche per la Germania, sta annaspando in questa emergenza.

L'Europa deve saper competere su temi che rappresentano il futuro prossimo delle tecnologie, di come queste cambieranno la nostra vita e la nostra economia, proprio come nell'appena citato caso dei semiconduttori. Secondo alcuni autorevoli studi, emerge che la carenza di chip in Europa sta provocando mancati introiti per le case automobilistiche tra il 12 e il 15 per cento. Si tratta di un tema di primaria importanza che deve essere tenuto in considerazione dal nostro Parlamento al fine di tutelare anche la nostra industria automobilistica, promuovendo la ricerca tecnologica avanzata.

Mi voglio quindi agganciare a colui che è da tutti considerato uno dei padri dell'Europa, Jean Monnet, il quale sosteneva che l'Europa sarà forgiata nelle crisi e sarà la somma delle soluzioni adottate per quelle crisi. Ecco, le crisi: non sono solo quelle che ciclicamente giungono dai mercati finanziari; la crisi è anche quella che le mutazioni tecnologiche ci pongono, è quella che noi stessi ci creiamo facendo scelte avventate o scelte errate. L'Europa è tra due, anzi tra tre fuochi: quello del fenomeno migratorio, proveniente da Sud; quello dell'approvvigionamento energetico, che certamente non trae beneficio dalle tensioni con la Russia; quello proveniente da Pechino, con le aziende cinesi che, attraverso sistemi di matrioska, si inseriscono nelle nostre aziende strategiche. La difesa dei confini, come nel caso di quelli territoriali, deve essere perseguita anche quando si parla di ecosistema economico. La porosità delle frontiere non può essere replicata quando si parla di settori strategici e chi non riconosce il valore dei propri confini non riconosce se stesso e i costi rischiano di essere davvero altissimi. Quando si affrontano temi europei è fondamentale parlare di politica europea e dei rapporti che intercorrono tra le diplomazie degli Stati e le dinamiche finanziarie ed economiche. L'Europa, come entità politica del continente, è debole, sia quando si tratta di compattarsi per affrontare i tavoli importanti della diplomazia internazionale sia quando è il momento di prendere decisioni di rilievo.

Qualcuno dirà: allora volete l'Europa federale. No, non è così. Ritengo che l'Unione europea debba essere più concreta, capace di avere orientamenti decisi su tematiche universali e la competizione spregiudicata dall'Estremo Oriente è una di queste tematiche. Il dumping dell'acciaio cinese, la contraffazione, le pratiche commerciali sleali danneggiano tutti noi, così come gli altri Stati. È su questo che l'Europa deve fare la voce grossa, non su parametri e vaghi indirizzi normativi. Dobbiamo riportare le produzioni in continente, garantendo sovranità tecnologica, reddito sul territorio, occupazione ad alta specializzazione e riduzione delle emissioni. Come possiamo parlare di sostenibilità, se ci approvvigioniamo dall'altra parte del mondo, se dipendiamo, per la nostra industria, dalla Cina? L'Italia recepisce direttive, indirizzi, regolamenti; ci formalizziamo su questi atti, ma dobbiamo cercare di dare al Paese e alle categorie risposte adeguate. Ci chiediamo, tuttavia, fino a che punto si possano comprimere le realtà economica e produttiva italiana, colpendo magari categorie come i balneari e i taxi. Ci siamo sempre opposti a una finta concorrenza basata sul potere del più forte. Dietro le manifestazioni dei tassisti non c'erano reazionari, c'erano oltre 40 mila famiglie che rischiano di essere rovinate, finendo nella morsa delle multinazionali.

Presidente, voliamo a New York, città simbolo dell'economia americana che, nei suoi taxi gialli, ha delle icone. Per farlo, cito il titolo di un articolo recentemente pubblicato dal Corriere della Sera: “New York, dopo lo sciopero della fame stanziati 100 milioni per aiutare i tassisti”. Una situazione, quella americana, frutto della speculazione, dell'arrivo delle aziende del big tech, del repentino crollo del valore delle licenze. Risultato? Il mercato è collassato, la bolla è esplosa, le licenze si sono svalutate e la situazione è diventata insostenibile, portando a centinaia di casi di bancarotta e anche a diversi suicidi fra i tassisti: 5 solo nel 2018. Generalmente, essendo noi europei, strettamente legati e, talvolta, ispirati dagli Stati Uniti, ciò che ho appena descritto può accadere anche qui, soprattutto se si applicano ricette economiche simili. La concorrenza può essere un valore, come dimostra il settore ferroviario italiano, senza fare i nomi delle aziende interessate, che ne ha tratto beneficio, divenendo un esempio di successo. L'approccio acritico non ci appartiene, per questo abbiamo avanzato perplessità sui metodi e contenuti dell'Accordo Italia-Francia, un Trattato che, a differenza di quello franco-tedesco, presenta profili di subalternità su tematiche importanti, come quella dell'immigrazione. Il Trattato, come commentato da più quotidiani, è stato firmato senza pubblicità alcuna e accolto con eccessivo giubilo da parte della sinistra. Francia e Italia hanno diversi punti di contatto e, quindi, di tensione. Gli Stati sono in competizione tra loro. È un Trattato firmato dal Premier Draghi, dal Presidente francese Macron, sotto lo sguardo di Luigi Di Maio, il quale ormai è pienamente calato nel suo percorso di redenzione, dato che nel 2019 fu grande sostenitore dei gilet gialli invisi a Macron. Gli accordi bilaterali confermano l'assenza di una struttura europea efficace ed efficiente, capace di rispondere con rapidità alle necessità degli Stati. Leggendo il Documento, sembra tutto perfetto, sembra tutto paritario, sinergico, complementare: Roma e Parigi sembrano andare d'amore e d'accordo, con tante cose in comune, tante professioni di vicinanza sui dossier più bollenti. In realtà, non esistono Paesi più in competizione in Italia e Francia, con la quale i temi divisivi non mancano. La Francia ha sempre visto di cattivo occhio il ruolo dell'Italia nel Mediterraneo, e la Libia è un caso emblematico. La differenza di approccio si percepisce nel modo con cui Roma e Parigi vedono l'Europa: una visione che dalle parti dell'Eliseo porta a vedere l'Europa come estensione geopolitica della Francia. L'Italia non può restare a guardare. Abbiamo già perso la FIAT e Bulgari e adesso rischiamo di perdere anche eccellenze nel settore della difesa.

Tornando al tema di oggi, il punto sui provvedimenti in esame è proprio quello legato alla volontà di farsi carico della tutela delle tipicità italiane. Sono tanti i casi di prodotti tipici italiani minacciati da disposizioni europee che non li tutelano a sufficienza.

Mi avvio, quindi, a concludere, Presidente. Il copia e incolla normativo non ha mai portato a nulla di buono, e per questo chiediamo che l'esercizio delle deleghe di questo provvedimento, così come per altri, avvenga con accortezza e nel superiore interesse nazionale (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato De Luca. Ne ha facoltà.

PIERO DE LUCA (PD). Grazie, Presidente. Oggi discutiamo sulla legge di delegazione europea e sulla relazione consuntiva dell'appartenenza dell'Italia all'Unione. La legge di delegazione europea, come è noto, è necessaria per l'adozione e il recepimento nel diritto interno di alcune direttive adottate dall'Unione europea. Il disegno di legge attuale si compone di 13 articoli e di un allegato in cui sono indicate 9 direttive oggetto di attuazione.

L'articolo 3 contiene i criteri di delega per il recepimento della direttiva (UE) 2019/2121, che introduce una disciplina organica e completa delle operazioni societarie aventi una rilevanza transfrontaliera, eliminando barriere ingiustificate alla libertà di stabilimento nel mercato unico.

L'articolo 4 contiene principi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/2161, che introduce disposizioni per una migliore applicazione e modernizzazione delle norme dell'Unione sulla protezione dei consumatori, in particolare con riferimento a pratiche commerciali scorrette o clausole vessatorie sull'indicazione del prezzo e sul diritto di recesso.

L'articolo 5 contiene i criteri specifici per l'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/1504, relativa ai mercati degli strumenti finanziari.

L'articolo 6 interviene in materia di adeguamento della normativa nazionale al regolamento relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della Procura europea, delegando il Governo a modificare il codice di procedura penale per attribuire alla competenza degli uffici giudiziari del distretto di corte d'appello la trattazione procedimenti penali per i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, ciò al fine di consentire più agevolmente ai procuratori europei delegati di esercitare le proprie funzioni tra i diversi uffici giudiziari.

L'articolo 7 contiene i criteri specifici per l'adeguamento alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/848, che si applicherà a partire dal 1° gennaio 2022, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici. Per adeguare la normativa europea sull'agricoltura biologica, si rende necessaria la revisione del decreto legislativo n. 20 del 2018 in materia di autorizzazione e vigilanza degli organismi di controllo e certificazione delle produzioni biologiche.

L'articolo 8 contiene principi e criteri direttivi per l'adeguamento alla normativa interna delle disposizioni europee che istituiscono l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale (nuovo Eurojust).

L'articolo 9 si occupa dell'adeguamento della normativa nazionale alla disciplina europea sul riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca, cioè quelli di sequestro dei beni.

L'articolo 10 detta criteri specifici per l'adeguamento della nostra normativa alla disciplina europea relativa alla fabbricazione, all'immissione sul mercato e all'utilizzo di mangimi medicati.

L'articolo 11 detta criteri specifici per l'adeguamento della normativa nazionale alla disciplina sui medicinali veterinari, con lo scopo di promuovere un uso più consapevole di tali medicinali, ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare il mercato interno.

L'articolo 12 delega il Governo ad adeguare la normativa nazionale alle disposizioni europee sulla messa a disposizione nel mercato dei prodotti fertilizzanti.

L'articolo 13, infine, reca princìpi e criteri direttivi per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni in materia di trasporto su strada di merci e persone.

Questa ricostruzione, che sembra così didascalica, in realtà ha l'obiettivo di indicare l'ampio spettro e l'ampio raggio di norme, di regole, di previsioni che, grazie all'Unione Europea, recepiremo nel nostro ordinamento giuridico. Credo sia decisivo indicare questo, per rappresentare in quest'Aula il messaggio più profondo, legato alla legge di delegazione europea, a questo provvedimento.

Il senso è quello di chiarire che l'Europa, l'Unione non pone, come spesso viene rappresentato dalla retorica sovranista, vincoli, limiti aggravi alle nostre aziende, alle nostre famiglie, ai nostri lavoratori, ai nostri studenti, ma dall'Europa arrivano maggiori diritti, maggiori tutele, maggiori libertà, maggiori opportunità, che vengono riconosciuti, all'interno del nostro territorio, alle nostre famiglie, alle nostre imprese, alle nostre aziende, ai nostri lavoratori, ai nostri studenti; e, quindi, grazie all'Europa potremo rafforzare il livello di protezione, di tutela di alcune di alcune garanzie che devono essere recepite, e saranno recepite, in questo momento all'interno del nostro ordinamento.

Tutto questo si ricollega in modo diretto e profondo al lavoro che, grazie in particolare al nostro Paese, è stato fatto a Bruxelles nei mesi scorsi in risposta alla pandemia, lavoro che ha consentito di cambiare completamente rotta e di far rinascere un'Unione diversa, di rilanciare il processo e il progetto di integrazione comunitaria. Sapete che, in relazione alla pandemia e rispetto a quanto accaduto in relazione alle crisi finanziarie del 2008 e del 2011, l'Unione ha avuto la capacità - grazie al ruolo di leadership e guida del nostro Paese, al ruolo di leadership e guida assunto dall'ex Ministro per le Politiche europee, attuale sottosegretario Enzo Amendola, e dall'allora Ministro dell'Economia Roberto Gualtieri - di poter indirizzare le scelte strategiche e le azioni da mettere in campo a Bruxelles in un senso completamente differente improntato alla solidarietà, all'attenzione agli Stati e alle comunità interessati da una drammatica pandemia. Sono state messe in campo misure rivoluzionarie, innanzitutto la sospensione del Patto di stabilità e crescita, la modifica della normativa sugli aiuti di Stato per consentire al nostro Paese di poter sostenere adeguatamente le aziende e le imprese in una fase che rischiava di essere recessiva e davvero difficile da un punto di vista economico-finanziario. La BCE ha comprato più di 1.300 miliardi di euro di titoli di debito pubblico sul mercato secondario, consentendo di offrire quindi un cappello, una tutela, da un punto di vista finanziario, alle contro-speculazioni nei confronti di Stati maggiormente esposti per quanto riguarda il debito pubblico, come il nostro Paese. Tra le misure rivoluzionarie messe in campo ricordo con particolare orgoglio, perché una delle proposte democratiche, il programma SURE, di sostegno alla cassa integrazione europea, programma che ha consentito al nostro Paese di finanziare l'enorme serie di ammortizzatori sociali e di misure di tutela e sostegno all'occupazione in una fase in cui, purtroppo, la difficoltà economica ha fatto registrare passi indietro da un punto di vista occupazionale, che rischiavano di essere davvero disastrosi nel nostro Paese, così come all'interno dell'intera Unione europea. Ricordo, ancora, i programmi di sostegno BEI per finanziare le piccole e medie imprese e poi la linea di credito sanitaria all'interno del Meccanismo europeo di stabilità. Tutto questo accompagnato, da ultimo, a all'esito di un Consiglio europeo tra i più lunghi e più intensi della storia dell'integrazione europea, 17-21 luglio dello scorso anno, l'adozione del programma Next Generation EU che dà il senso della nuova Europa che stiamo costruendo; un programma che per la prima volta si finanzia attraverso l'emissione di Eurobond, ossia titoli di debito comune a livello europeo, per finanziare i progetti e programmi di investimento per ricostruire le nostre comunità, le nostre società, i nostri territori dopo la pandemia.

L'Italia è stato - lo ricordiamo - il primo Paese beneficiario del programma Next Generation EU, e questo è un risultato molto, molto importante, perché consente davvero di mettere in campo, grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza presentato e approvato dall'Unione Europea nei termini previsti, progetti e programmi di sviluppo, di rinascita e di ricostruzione del Paese che attendevamo da anni. Grazie a queste risorse potremo davvero ricostruire le nostre comunità, intervenendo nei settori della transizione digitale, della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e territoriale.

Se queste opportunità sono oggi possibili ed esistono è perché abbiamo avuto la capacità non di fare passi indietro, ma passi avanti in Europa, non di abbandonare il progetto di integrazione europea, ma di rafforzarlo, di consolidarlo, di portarlo ancora più avanti.

Questo è l'obiettivo che dobbiamo perseguire nei prossimi mesi e nei prossimi anni, nella consapevolezza che da soli siamo più deboli, che da soli siamo solo più indifesi, più esposti alle speculazioni finanziarie, economiche e sociali e anche alle difficoltà sanitarie. Come abbiamo constatato in questi mesi drammatici di pandemia, l'Unione è decisiva per difendere e tutelare al meglio le nostre comunità; rafforzare la sovranità europea vuol dire rafforzare, al tempo stesso, la sovranità nazionale, la sovranità del nostro Paese; quello è l'obiettivo che dobbiamo perseguire; guai a fare passi indietro, da questo punto di vista; guai a tornare indietro, perché sarebbe davvero rischioso e pericoloso per il futuro delle nostre comunità. Le sfide che abbiamo davanti sono di carattere sanitario; costruire un'Europa della salute abbiamo visto quanto sia stato importante avere un'Unione che è intervenuta in modo condiviso e coordinato, nonostante l'assenza di competenze dirette in materia sanitaria, nell'acquisizione, per esempio, di vaccini in tutta Europa. Se il 27 dicembre dello scorso anno abbiamo potuto iniziare una campagna vaccinale in tutta Europa nello stesso giorno, è perché abbiamo avuto l'Unione europea che ha avuto la capacità di contrattare e di negoziare con le “Big Pharma” con le case farmaceutiche, vaccini per tutto il territorio comunitario, evitando una guerra all'interno degli stessi Stati membri. Dobbiamo rafforzare l'Europa della salute, ma dobbiamo anche rafforzare l'Europa dell'asset sociale e della solidarietà; dobbiamo migliorare, e portare avanti battaglie decisive per il futuro dei nostri territori, come quelle contro il dumping sociale o contro il dumping fiscale; dobbiamo davvero alzare l'asticella del livello di integrazione comunitaria, nell'interesse delle nostre comunità, del nostro territorio, delle nostre aziende, dei nostri lavoratori, dei nostri studenti e delle nostre famiglie; quelli sono gli obiettivi che dobbiamo perseguire. Abbiamo bisogno di un'Europa più forte; più forte all'interno, nel rafforzare il mercato unico, consapevoli che la metà dell'export delle nostre aziende si indirizza nel territorio comunitario che rappresenta quindi un grande patrimonio per l'export delle nostre aziende, consapevoli che l'Europa ha necessità di assumere un ruolo sempre più forte di attore internazionale negli scenari globali. Abbiamo bisogno un'Europa più forte al proprio interno, un'Europa che valorizzi, tuteli e difenda ancora di più, grazie all'impegno del degli stessi Stati, i diritti fondamentali all'interno dell'Unione europea e la condizionalità della clausola dello Stato di diritto per l'erogazione delle risorse del Next Generation EU. È un grande successo che noi rivendichiamo come patrimonio comune degli impegni e dello sforzo, anche e soprattutto italiano, a Bruxelles l'idea di condizionare finalmente l'erogazione delle risorse europee al rispetto dello Stato di diritto, al rispetto dei diritti, dei valori e delle libertà fondamentali, dell'autonomia della magistratura, dell'autonomia dell'insegnamento scolastico e universitario, al rispetto della parità di trattamento uomo-donna, al rispetto tra i generi, al rispetto, all'interno degli Stati, dei valori, dei principi e dei diritti che sembrano condivisi e acquisiti, ma così non sono, purtroppo, in alcuni Stati membri, e che vanno appunto difesi, tutelati e valorizzati all'interno del territorio comunitario, anche grazie allo sforzo degli Stati membri e dell'Unione europea. Abbiamo bisogno poi di un'Europa più forte anche e soprattutto sugli scenari internazionali, che possa difendersi con maggiore forza dalle minacce di una guerra ibrida che noi condanniamo con forza, che la Bielorussia sta mettendo in atto ai confini dell'Europa in queste settimane. Dobbiamo avere un'Europa più forte che difenda gli interessi dei nostro territori e promuova i valori, i diritti e libertà fondamentali nei rapporti con la Russia, con la Turchia, con l'Egitto. Abbiamo bisogno di un'Europa più forte, non di un'Europa meno forte. Abbiamo bisogno non di abbandonare questo progetto, ma di rilanciarlo. Allora, questo è l'obiettivo e il senso della approvazione di questa legge di delegazione europea che, a prescindere da quello che potrebbe apparire un mero tecnicismo redazionale di recepimento di alcune normative europee, cela dietro un'importanza politica decisiva e determinante: l'Italia che intende adeguarsi agli impegni con l'Europa, dopo che l'Europa ha messo in campo misure straordinarie e rivoluzionarie per sostenere il rilancio del nostro Paese. Credo che sia un messaggio importante che va valorizzato e rilanciato oggi in quest'Aula.

L'Italia è pronta a fare la propria parte, è pronta a mettere in campo, con efficienza, efficacia, tempestività e puntualità, i progetti e programmi di investimento e le riforme previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza ed è pronta a fare la propria parte nei prossimi anni, anche a partire dal dibattito che si svolgerà e si sta svolgendo in seno alla Conferenza sul futuro dell'Europa per costruire le basi di un'Europa del futuro.

Un'Europa che sostituisca, modifichi o integri il Patto di stabilità come un Patto di sostenibilità, un'Europa che possa mettere in campo azioni di solidarietà nella gestione del fenomeno migratorio, un'Europa che possa davvero mettere in campo missioni importanti in ambito sociale, costruendo e rafforzando un vero e proprio pilastro sociale, un'Europa della salute, un'Europa che sia davvero la nostra casa comune, con convinzione, con forza, con determinazione, nei prossimi anni. Noi ci siamo, il Partito Democratico è fortemente determinato a continuare questo processo, questo progetto e a far sì che l'Italia diventi sempre più leader del rilancio e della costruzione dell'Europa del futuro.

Per queste ragioni, ovviamente sosteniamo con forza la relazione di maggioranza e auspichiamo che l'Italia continui lungo il percorso che abbiamo intrapreso in questi mesi e in questi anni di pandemia, per contribuire alla costruzione della nuova Europa, l'Europa del futuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Giglio Vigna. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO GIGLIO VIGNA (LEGA). Grazie, Presidente. Governo, onorevoli colleghi, la legge di delegazione europea 2021 contiene disposizioni di delega necessarie per l'adozione delle direttive e per l'attuazione di altri atti dell'Unione europea necessari all'adeguamento dell'ordinamento interno al diritto europeo che non sono stati inseriti nelle precedenti leggi di delegazione. Nel mio intervento vado a scorrere velocemente alcuni articoli più importanti, per poi andare ad effettuare alcune riflessioni inerenti a questa legge e al momento storico in cui si incardina.

L'articolo 3 contiene i criteri di delega per il recepimento della direttiva (UE) 2019/2121 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre del 2019, che modifica la direttiva (UE) 2017/1132, mirando a introdurre una disciplina organica e completa delle operazioni societarie aventi una rilevanza transfrontaliera - quindi, parliamo di fusioni, di trasformazioni e di scissioni - eliminando barriere ingiustificate alla libertà di stabilimento nel mercato unico. Nel recepire le disposizioni e i principi dettati dal legislatore europeo, i criteri di delega ne estendono l'applicazione a una più ampia platea di imprese, includendo le operazioni che coinvolgono società diverse da quelle di capitali.

L'articolo 4 contiene i principi e i criteri direttivi per l'attuazione della direttiva (UE) 2019/2161 che modifica la direttiva 93/13/CEE del Consiglio e le direttive 98/6/CE, 2005/29/CE e 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio per una migliore applicazione e per una modernizzazione delle norme dell'Unione relative alla protezione dei consumatori. Andiamo a toccare il punto della protezione dei consumatori e, quindi, il made in Italy, il Nutri-score e via dicendo.

L'articolo 5 contiene i criteri specifici per l'esercizio della delega per l'attuazione della direttiva (UE) 2020/1504 del Parlamento europeo e del Consiglio, che modifica la direttiva 2014/65/UE relativa ai mercati degli strumenti finanziari, al fine di escludere dal relativo ambito applicativo, e dunque dal regime di autorizzazioni ivi previsto, i fornitori di servizi del cosiddetto crowdfunding espressamente disciplinati ai sensi del regolamento (UE) 2020/1503.

L'articolo 6 interviene in materia di adeguamento della normativa nazionale al regolamento (UE) 2017/1939, del 12 ottobre del 2017, relativo all'attuazione di una cooperazione rafforzata sull'istituzione della procura europea, la cosiddetta EPPO, delegando il Governo a modificare il codice di procedura penale per attribuire alla competenza degli uffici giudiziari del distretto di corte d'appello la trattazione dei procedimenti penali per i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione europea.

L'articolo 7 contiene criteri specifici per l'adeguamento delle disposizioni del regolamento (UE) 2018/848, che si applicherà a partire dal 1° gennaio del prossimo anno, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici e che abroga e sostituisce il regolamento (CE) 834/2007.

L'articolo 8 contiene i principi e criteri direttivi per l'adeguamento della normativa interna alle disposizioni del regolamento (UE) 2018/1727, che istituisce l'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, il nuovo Eurojust.

All'articolo 10 troviamo criteri specifici per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2019/4 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018, relativo alla fabbricazione e all'immissione sul mercato e all'utilizzo di mangimi medicati, che modifica il regolamento (CE) 183/2005. Quindi, abbiamo un adeguamento della normativa nazionale alla normativa europea e questo adeguamento contribuirà alla lotta all'antibiotico-resistenza tramite un sistema di requisiti armonizzati e moderni che dovranno essere rispettati da tutti gli operatori dell'Unione. Dunque, andiamo a omologare il sistema e ad adattare anche la nostra normativa.

Discutiamo di queste norme nell'ambito della discussione di questa legge di delegazione europea, discussione molto tecnica che si è svolta nell'ambito della XIV Commissione, in uno spirito, tra maggioranza e opposizione, di risoluzione dei problemi, delle varie discrepanze e dei vari punti non in comune fra i gruppi. Vi sarà poi la discussione degli emendamenti nel prossimo futuro ma possiamo dire, a grandi linee, che la discussione è stata decisamente pacata, come ho già detto, molto tecnica e in Commissione la concordia è stata trovata quasi immediatamente.

Quella che vediamo in questo momento è ancora un'Unione europea sofferente - questo è il contesto in cui andiamo a discutere questa legge di delegazione del 2021 - un'Europa ancora in difficoltà. Vi è di sicuro il tema delle energie e il tema delle materie prime. Vi è di sicuro anche la politica dello Stato di diritto applicata in modo ancora troppo ideologico, come l'intero articolo 7 del Trattato, e questa ideologia e questo estremismo rischiano di allontanare gli Stati e i popoli dal concetto di Unione. Vi è la crisi dei migranti fra Polonia e Bielorussia, che mette in evidenza tutte le contraddizioni dell'Unione europea. Poi, vi è il fronte Mediterraneo, ed è di oggi la notizia che Frontex pattuglierà la Manica. Questo è il paradosso della crisi: migranti in uscita monitorati da un'agenzia dell'Unione europea. Vi è stata la necessità di trattati bilaterali, come il Trattato del Quirinale che speriamo serva per non tornare più all'austerity, al Patto di stabilità, e per normalizzare gli aiuti di Stato. Sappiamo che vi è, invece, da parte di altri Paesi, come la Germania, la volontà di tornare alla vecchia politica monetaria ed economica. C'è ancora, ovviamente, il tema della politica estera, con le ingerenze della Repubblica popolare cinese, le ingerenze economiche, ma anche politiche, sul nostro continente. Vi è la disomogeneità di una campagna vaccinale: oggi il Friuli-Venezia Giulia è in zona gialla anche per colpa della vicinanza con la Slovenia.

Concludo, dicendo che questa nostra casa comune oggi ha molti problemi da risolvere. La Lega, ma penso anche l'Italia, c'è ma, a Bruxelles, per guardare al futuro vi deve essere la volontà di guardare al futuro dell'Unione europea. Allora, vado a concludere dicendo che noi ci siamo, ci siamo per il dialogo, ma il dialogo non passa certo attraverso la “cancel culture” o l'imposizione di parole al posto di altre parole, ovvero la censura di alcuni termini che hanno la loro ragione di esistere nella profondità della cultura europea. Questo, ovviamente, non è dialogo: questo è stoppare addirittura i mezzi per dialogare. Con questo ho concluso. Grazie Presidente, grazie al Governo, grazie ai colleghi (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. Grazie a lei, deputato Giglio Vigna.

È iscritto a parlare il deputato Emilio Carelli. Ne ha facoltà.

EMILIO CARELLI (CI). Grazie Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi. Come ogni anno siamo chiamati a discutere la legge di delegazione europea, che per molti è solo una prassi ma, per noi di Coraggio Italia, rappresenta un costante richiamo a confermare la nostra volontà e il nostro impegno a perseverare nella costruzione del progetto europeo. Un impegno che, nel tempo, ha avuto qualche rallentamento e che, non a caso, ci pone nella condizione di dover rispondere a 97 procedure di infrazione da parte dell'Unione. Un problema dalla duplice natura: una natura tecnica, in quanto indica che dobbiamo necessariamente adeguare la nostra normativa - ed in fretta - per rispondere alle esigenze di un'Europa e di un mondo in continua evoluzione; ma anche di natura economica, perché ogni infrazione ha un costo, posto che dal 2012 ad oggi il costo è stato di oltre 700 milioni di euro; fondi che avremmo potuto impegnare molto più proficuamente per politiche a favore dei nostri cittadini.

Tuttavia dobbiamo riconoscere che il Governo Draghi ha impresso un notevole cambio di rotta, accelerando l'europeizzazione della nostra normativa. Non a caso, nella scorsa legge di delegazione europea sono già stati emanati - dalla scorsa legge - ventotto decreti in tal senso. Tornando al provvedimento che stiamo discutendo, come per ogni legge di delegazione europea, si pone anche quest'anno come semplice, ma allo stesso tempo complesso, impianto che, attraverso quattordici articoli, crea le condizioni per introdurre notevoli cambiamenti nella nostra economia su vari ambiti: dalla fusione-scissione transfrontaliera delle imprese, alla cooperazione nell'ambito giudiziario, dalla tutela del consumatore alla maggiore regolazione delle attività crowfunding, e anche molto altro. Quindi, non intendo qui, naturalmente, analizzare i singoli temi - un compito già ampiamente svolto dalla relatrice - ma intendo porre in risalto solo tre provvedimenti che, secondo noi, sono di particolare interesse.

Il primo è la direttiva (UE) 2019/2121 del Parlamento europeo e del Consiglio, che intende facilitare le trasformazioni, fusioni, scissioni, transfrontaliere delle aziende dell'Unione europea. Questo provvedimento permetterà di assicurare una maggiore mobilità, eliminando barriere ingiustificate alla libertà di stabilimento nel mercato unico. Si tratta di un ulteriore e importante passo nella direzione di una maggiore armonizzazione della disciplina europea in materia di fusione transfrontaliera.

Il secondo è la direttiva (UE) 2019/2161, che si pone lo scopo di definire una maggiore modernizzazione delle norme dell'Unione relative alla protezione dei consumatori nelle transazioni online. Una nuova soglia del diritto del consumatore, quanto mai necessaria con l'espansione dei servizi digitali, che hanno determinato il propagarsi di una fattispecie nuova di rischio di comportamenti lesivi. Grazie a questo intervento i consumatori saranno tutelati anche quando non versano somme di denaro, ma forniscono dati personali per l'archiviazione su cloud per l'utilizzo di social media e account di posta elettronica.

Essi saranno tutelati anche dinanzi ad azioni ingannevoli inerenti ad attività di marketing che promuovono un bene in uno Stato membro, facendolo apparire, invece, come identico ad un bene commercializzato in altri Stati membri, sebbene nella realtà sia diverso o inferiore per caratteristiche e qualità. Essi saranno tutelati anche quando utilizzeranno le recensioni di altri consumatori per la scelta dei prodotti. Il professionista ora dovrà garantire che tali informazioni provengano realmente da altri consumatori che hanno acquistato il prodotto e non siano creati ad arte a scopo ingannevole.

Infine, il terzo provvedimento che riteniamo interessante è la direttiva (UE) 2021/514 che, come la precedente, si rende necessaria davanti al propagarsi della trasformazione digitale che obbliga i gestori delle piattaforme digitali, siano esse situate internamente o esternamente all'Unione europea, a comunicare i redditi percepiti dai venditori clienti attivi sulle loro piattaforme. Pertanto, i giganti del web diventeranno dei veri e propri collaboratori, per evitare l'evasione fiscale di chi guadagna attraverso le loro stesse piattaforme e ciò dovrebbe consentire alle autorità nazionali di individuare i redditi percepiti attraverso le piattaforme digitali e di determinare i relativi obblighi fiscali in capo ai venditori, prevenendo eventuali pratiche elusive. Ebbene, questi sono solo tre brevi esempi di quanto questa legge, così come la stessa appartenenza all'Unione europea, contribuisca allo sviluppo e alla tutela del nostro Paese e dei suoi cittadini. Siamo quindi fiduciosi che il Governo Draghi saprà recepire al meglio la normativa europea, scongiurando nuove procedure di infrazione e risolvendo le incongruenze già presenti. Concludo quindi confermando il sostegno di Coraggio Italia a questa legge di delegazione, convinti che il Governo saprà sfruttarla al meglio nella definizione dei conseguenti decreti legislativi. Annuncio anche la nostra sottoscrizione alla risoluzione di maggioranza sullo stato di attuazione (Applausi dei deputati del gruppo Coraggio Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Zolezzi. ne ha facoltà prego.

ALBERTO ZOLEZZI (M5S). Grazie Presidente. Ringrazio la relatrice Galizia dell'illustrazione di questo importante provvedimento in prima lettura. Ci troviamo, chiaramente, ad affrontare un provvedimento complesso, articolato, che riguarda appunto deleghe legislative sia per l'adozione di direttive europee, sia per l'adozione e l'attuazione di altri atti normativi europei ai fini dell'adeguamento dell'ordinamento interno al diritto europeo. Siamo alla prima lettura, però auspichiamo che ci sia una rapida approvazione in via definitiva, anche se alcuni atti europei hanno già valore e sono già attuati intrinsecamente. Alcuni, per esempio - ed è uno degli atti più importanti per cui intervengo oggi -, come il Regolamento (UE) 2019/6, che entrerà appunto in vigore il 22 gennaio del 2022, riguardante il contrasto alla resistenza microbica e alla resistenza antibiotica, nonché l'utilizzo di alcuni antibiotici nel settore animale.

Ci sono tre articoli almeno che riguardano questo principio di aumento della sostenibilità e sicurezza della filiera produttiva, in particolare agroalimentare e anche zootecnica, che a mio parere si integrano: sono l'articolo 7, con principi e criteri direttivi per l'esercizio del Regolamento (UE) 2018/848, relativo alla produzione biologica e all'etichettatura dei prodotti biologici. In sostanza, si prevede una procedura di certificazione di gruppo per piccoli operatori e l'ampliamento del campo di applicazione in materia di autorizzazione e vigilanza. Si prevedono criteri per l'etichettatura di fertilizzanti e prodotti fitosanitari, e vengono designati alcuni laboratori ufficiali, lasciando anche la possibilità ai privati di effettuare analisi; infine, viene adeguato il sistema sanzionatorio per le condotte non conformi per quanto riguarda gli operatori biologici.

Gli altri articoli sono il 10 e l'11, che riguardano più nello specifico i mangimi medicati per la somministrazione anche di farmaci antimicrobici, nonché l'utilizzo di antibiotici in profilassi e metafilassi nel caso degli animali.

Bisogna ricordare che, dal 2006, nell'Unione europea sono stati attuati i regolamenti che vietano l'utilizzo a scopo anabolizzante degli antibiotici a livello di allevamento. E' un punto importante ed è proprio importante che in tutta l'Unione europea si faccia questo, perché l'Italia, verosimilmente, è, a mio parere, più avanti rispetto ad altri Stati, quindi, con un'approvazione e un'attuazione di regolamenti in tutti i Paesi dell'Unione europea la qualità dei prodotti agroalimentari zootecnici italiani potrà essere valorizzata perché tutti dovranno, in qualche modo, sottostare alle medesime regole.

Il discorso anabolizzante negli allevamenti è molto importante: purtroppo, ad esempio, si poteva utilizzare un antimicrobico o un antibiotico per fare sì che l'apparato digerente dell'animale facesse meno filtro e consentisse un accrescimento più rapido per il macello; chiaramente però con una qualità della carne inferiore e con il rischio di rilasciare i cataboliti degli antibiotici nell'ambiente – e nella carne stessa – con il conseguente aumento di altre pandemie da resistenza antibiotica.

Secondo l'ente di controllo delle malattie infettive, ECDC, nel mondo si possono stimare circa 700 mila decessi annui da malattie da resistenza antimicrobica. Questi numeri secondo le varie stime - sono numeri che non do io - sono abbastanza impressionanti e si potrebbero raggiungere i 10 milioni di decessi entro il 2050. Per cui è chiaro che il discorso della resistenza antimicrobica, sia per antibiotici che per antivirali e antifungini, è un tema assolutamente prioritario. Se nel 2016 si registravano 4 milioni di infezioni da germi antibiotico-resistenti, queste infezioni vanno associate a circa 33 mila decessi nel 2013, poi saliti a 37 mila, anche con una spesa stimata in 1,5 miliardi all'anno. Questo è un dato europeo, però la cosa grave è che per l'Italia si stimavano circa un terzo di questi danni e di questi decessi, oltre 10 mila decessi all'anno circa 11 mila; il dato 2019 non è aggiornato, però nel 2018 erano circa 10.500, visto che c'è stata una salita da 33 a 37 mila decessi, probabilmente sono saliti un pochino anche quelli italiani. L'utilizzo di antibiotici in Italia a spanne può essere stimato in circa 1.060 tonnellate negli animali e 500 tonnellate negli umani, con un quadro che va visto proprio nel suo cumulo, perché non è tanto un discorso di dosi per giorno e per capo, o per persona, per quanto riguarda l'antibiotico-resistenza umana, ma è un discorso cumulativo, per cui alla fine negli ambienti, nelle falde acquifere e nei suoli c'è un accumulo di antibiotici importante.

In Italia praticamente c'è una situazione endemica per germi detti enterobatteriacee che producono carbapenemasi; praticamente tutta l'Italia ha questi germi con questa resistenza a questi antibiotici di classe molto avanzata e molto evoluta e c'è una resistenza alla vancomicina, che è uno dei presidi contro alcuni stafilococchi, che è decisamente in salita, anche questa record dell'Unione europea.

Per cui un terzo dei decessi da danni da antibiotico-resistenza in tutta l'Unione europea vuol dire che c'è una concentrazione importante di questi problemi, per cui va fatta chiarezza e probabilmente va applicato questo regolamento al più presto; vanno studiati i dati per capire se forse qualche altro Paese non fornisce dati in maniera corretta come l'Italia, però di sicuro il problema c'è e ci sono vari aspetti giudiziari in corso perché soprattutto in tutta Europa, a livello del settore dei suini, sono stati segnalati utilizzi persistenti dell'antibiotico a scopo anabolizzante tanto che in vari settori, compreso quello delle energie rinnovabili, si fa fatica a utilizzare i liquami suini perché, essendoci tanto antibiotico - e ripeto parlo di tutta Europa - non si riescono a portare avanti i processi di digestione perché non ci sono i batteri che vengono sterilizzati dalla presenza di antibiotici.

Questo, poi, è importante in tutta la normativa ambientale - io sono in Commissioni ambiente – e anche per il settore della gestione dei fanghi di depurazione, sappiamo che in Italia vengono trasformati in gessi di defecazione per il 95 per cento; esiste ancora il gesso di defecazione da fanghi come fertilizzante, ma questo, in molti casi, secondo gli studi, conserva geni di resistenza antibiotica, probabilmente perché il processo di confezionamento dei gessi da fanghi non consente una sterilizzazione adeguata durante il processo chimico, per cui è necessario intervenire. Stiamo spingendo anche in legge di bilancio, visto che c'è un problema di copertura del “decreto Semplificazioni” 2021, per una tracciabilità completa di tutti questi fanghi in modo che non si ricorra alla produzione di fertilizzanti di gesso solo in maniera strumentale per evitare di dire dove, quanto fango di depurazione si spande, e che il fango può essere sparso, se viene compostato e trattato adeguatamente non ha nessun problema microbiologico.

Per cui all'articolo 10 si cerca di garantire, in base al considerando 93 della direttiva, l'impiego efficace e sicuro dei medicinali veterinari autorizzati e prescritti per la somministrazione orale attraverso canali diversi dai mangimi medicati; in sostanza si mette oggi in maniera più libera di prima il mangime mescolato all'antibiotico; questo, però, può portare in qualche caso al fatto che l'antibiotico arrivi non all'animale che ha il problema, quindi il mangime medicato in qualche modo viene selezionato solo per specifici casi; si cercherà, grazie a questo regolamento e anche grazie a questa legge di delegazione, di fare sì che non avvenga più un utilizzo dell'antibiotico con il mangime medicato. Ci saranno restrizioni sull'uso di antimicrobici come trattamento di controllo per prevenire ulteriore diffusione dell'infezione, divieto che sarà rafforzato sull'uso di antimicrobici per promuovere la crescita e massimizzare il rendimento, quindi in aggiunta al divieto del 2006 di utilizzo di antibiotici nei mangimi allo scopo di promuovere la crescita. Su questo giustamente ci sono varie comunicazioni del nostro settore veterinario che va sicuramente ascoltato, perché l'Europa chiede di riservare determinati antimicrobici unicamente all'utilizzo umano per evitare che in qualche modo, poi, possa comunque crescere la resistenza.

Su questo so che è in atto una discussione scientifica ad alti livelli, vedremo come si svilupperà; di sicuro, è chiaro che se abbiamo alcuni stafilococchi trattati oggi solo da vancomicina a teicoplanina, se aumenta la resistenza anche a quegli antibiotici, diciamo che può essere un problema grave. L'antibiotico-resistenza va studiata e bisogna parlarne a tutti i livelli perché, se io ho mia figlia con l'otite, rischio di dirle che, se ha l'otite, perde un orecchio perché non ho l'antibiotico per curare, cioè stiamo rischiando di ritornare molto indietro se perdiamo questa possibilità di curare con gli antibiotici.

Ci sarà un obbligo per gli Stati membri di raccogliere dati sulla vendita, l'utilizzo di antimicrobici e varie misure volte all'attento e responsabile utilizzo; quindi, sarà necessario selezionare quali antimicrobici dovranno essere riservati al solo essere umano.

Poi, si passa all'articolo 11, per quanto riguarda il regolamento (UE) 2019/6, modificando le direttive, si cerca di individuare il Ministero della Salute come autorità competente deputata a svolgere i compiti del regolamento e anche alcune province autonome potranno essere delegate allo svolgimento. Verranno riorganizzati il personale e i finanziamenti all'interno del Ministero della Salute per i compiti previsti dal regolamento, appunto di verificare che gli antibiotici non vengano utilizzati in maniera più larga per quanto riguarda profilassi e metafilassi; verranno definite le informazioni che i fabbricanti, distributori, farmacie, altri rivenditori veterinari e allevatori sono tenuti a comunicare alle autorità competenti; verrà rimodulato il sistema delle tariffe e l'adeguamento dei sistemi informatici anche in prospettiva dell'utilizzo di un ricettario elettronico anche in campo veterinario e verrà ridefinito anche qui il sistema delle sanzioni.

Poi, per quanto riguarda lo sviluppo di antimicrobici, va detto che non sta tenendo il passo con l'aumento della resistenza agli antimicrobici esistenti, per cui è essenziale che venga mantenuta la vita degli antibiotici esistenti che possono avere una loro efficacia. L'uso definito “prudente”, nel considerando (48), degli antimicrobici è fondamentale per fronteggiare la resistenza; vanno individuate misure alternative per evitare l'utilizzo non necessario.

Metafilassi ricordo che vuol dire somministrare un medicinale a un gruppo di animali a seguito di una diagnosi di malattia clinica in una parte del gruppo. In sostanza, sarà necessario trattare solo gli animali clinicamente malati d'ora in poi, controllando la diffusione della malattia negli animali a stretto contatto che possono essere infetti a livello subclinico e, quindi, non un utilizzo troppo massivo.

Profilassi è la somministrazione di un medicinale a un animale o a un gruppo di animali prima che si manifestino i segni clinici della malattia. Su questo si cerca di fare in modo che ci sia una prescrizione. All'articolo 105: “Una prescrizione veterinaria per un medicinale antimicrobico per metafilassi è emessa soltanto in seguito a una diagnosi della malattia infettiva da parte di un veterinario. Il veterinario è in grado di fornire una giustificazione su una prescrizione veterinaria di medicinali antimicrobici, in particolare per metafilassi e profilassi”. Adesso si inserisce questa necessaria prescrizione quando si fa utilizzo di antibiotici per metafilassi o profilassi, per cui la prescrizione veterinaria è emessa soltanto a seguito di esame clinico o adeguata valutazione dello stato di salute dell'animale. Sono temi complessi.

All'articolo 107 si fa riferimento all'impiego dei medicinali antimicrobici, che non potranno essere utilizzati in modo sistematico né impiegati per compensare un'igiene carente, per compensare pratiche zootecniche inadeguate o mancanza di cure o una cattiva gestione degli allevamenti. Si conferma che non potranno essere utilizzati antibiotici allo scopo di promuovere la crescita dell'animale né di aumentarne la produttività. L'utilizzo per profilassi verrà definito eccezionale e somministrato ad un singolo animale o ad un numero ristretto di animali quando il rischio di infezione o malattia infettiva è molto elevato e le conseguenze possono essere gravi. Quindi, con un controllo veterinario più chiaro, con la ricetta elettronica si traccerà in quali zone e quali operatori stanno facendo questa prescrizione.

Questi tecnicismi, però, ripeto, possono dare, visto che l'Italia ha sicuramente un livello buono di adeguamento a questi regolamenti e si adeguerà anche a questo regolamento, ma potrà migliorare anche la qualità e la filiera europea, migliorando anche il termine di concorrenza. Poi, essendoci un termine cumulativo ed essendoci problematiche ambientali più vaste, si valuterà la sostenibilità anche del numero di capi esistenti, sia in Italia che nel resto d'Europa. Abbiamo avuto più di 300 mila abbattimenti per il virus dell'aviaria solo nella provincia di Mantova e Verona, recentemente: è chiaro che c'è da valutare se tutti questi animali possono convivere o se, visto che dobbiamo limitare l'utilizzo di antivirali e antibiotici, in qualche modo, c'è da fare un percorso di sostenibilità verso la qualità e un po' meno verso la quantità, anche perché il 19 per cento del particolato, delle polveri sottili deriva dalla zootecnia nelle zone in infrazione per la qualità dell'aria, quindi i ragionamenti devono essere fatte ad ampio spettro.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Battilocchio. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO BATTILOCCHIO (FI). Grazie, Presidente. All'attenzione dell'Aula oggi vi sono due importanti provvedimenti, che si collocano all'interno della cornice della legge n. 234 del 2012: da un lato, la Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2020, che rappresenta il principale strumento per l'esercizio della funzione di controllo ex post del Parlamento sulla condotta del Governo nelle sedi decisionali dell'Unione Europea. Tale relazione illustra la politica di azione seguita dal Governo sulle principali aree di intervento esaminate nelle sedi decisionali europei e ne evidenzia, in diversi casi, l'evoluzione a fronte dei profili di criticità. Dall'altro lato, affrontiamo la legge di delegazione europea 2021, che contiene le deleghe legislative necessarie per il recepimento delle direttive europee e per l'attuazione di altri atti dell'Unione europea, al fine di adeguare il nostro ordinamento interno al diritto unionale.

Ricordo che la Relazione consuntiva è stata trasmessa con un ritardo di quasi 4 mesi rispetto al termine di presentazione previsto dalla normativa vigente e che, quindi, noi dovremo approvare una risoluzione che farà riferimento ad un contesto totalmente mutato rispetto al contenuto della Relazione, e questo a prescindere dal fatto che la Relazione consuntiva del 2020, facendo riferimento agli obiettivi delineati dalla Relazione programmatica del 2019, ha dovuto registrare l'eccezionalità dovuta alla crisi pandemica.

Rischierò di essere ripetitivo, ma, ancora una volta, si manifesta tutta l'obsolescenza delle norme regolamentari con cui esaminiamo tutti i provvedimenti di adeguamento all'ordinamento europeo.

Come è stato sottolineato dai colleghi che mi hanno preceduto, anche quest'anno si tratta di una sorta di provvedimento omnibus. I colleghi che mi hanno preceduto hanno evidenziato tutta una serie di argomenti che vengono trattati. Io vorrei ricordare un aspetto che, secondo me, è importante, cioè il nuovo quadro di norme sul crowdfunding, che recepiamo con la delega contenuta all'articolo 5 e che si inquadra nell'ambito delle iniziative volte alla creazione dell'Unione dei mercati dei capitali e che mira a facilitare l'accesso a nuove fonti di finanziamento. Vanno abbattuti gli ostacoli che impediscono ai fornitori di servizi di crowdfunding di prestare i propri servizi a livello transfrontaliero. Per questo occorre armonizzare i requisiti minimi applicabili quando le piattaforme operano sul mercato nazionale e negli altri Paesi dell'UE.

Non sto qui a ricordare quali siano le opportunità offerte alle imprese dall'utilizzo del crowdfunding. Si tratta di una soluzione fintech che offre alle piccole e medie imprese, in particolare alle startup, un accesso alternativo di finanziamenti; uno strumento che consente di promuovere un'imprenditorialità innovativa, meno dipendente dal credito bancario, che consente lo sblocco di capitali congelati per investimenti in progetti nuovi e innovativi, l'accelerazione di un'assegnazione efficiente delle risorse e la diversificazione degli attivi.

Ci sono, poi, diverse deleghe per l'attuazione di direttive e regolamenti in tema di giustizia, come quelle sulla Procura europea, sull'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, per il riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e confisca.

Tornando alla Relazione consuntiva e avviandomi alla chiusura del mio intervento, è evidente che la pandemia ancora in corso, gli eventi internazionali e l'estrema fluidità dello scenario geopolitico globale necessitano, nel prossimo futuro, di un approccio pragmatico ed estremamente flessibile in grado di mettere in campo nuovi strumenti per poter affrontare le crisi sopravvenute. Per questo la Relazione consuntiva, ma la stessa cosa possiamo fin da ora estenderla alla Relazione programmatica, non poteva non prendere in considerazione alcuni scenari, come la crisi in Afghanistan, quella dei prezzi dell'energia, gli ultimi sviluppi della pandemia COVID-19. Ne deriva che, nell'atto di indirizzo che andremo ad approvare, sarà necessario integrare le azioni politiche adottate nel corso degli ultimi mesi, sia dal Governo italiano sia dalla Commissione europea, con azioni ed obiettivi in grado di migliorare la capacità di risposta sia alle crisi in atto sia alle nuove urgenze che ci troviamo ad affrontare, dalla situazione ai confini orientali dell'Unione al caro delle materie prime, all'evoluzione della situazione afgana, solo per citarne alcune.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione congiunta sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 3208-A​ e Doc. LXXXVII, n. 4)

PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare la relatrice sul disegno di legge di delegazione europea 2021, deputata Francesca Galizia, che si riserva di farlo.

Ha facoltà di replicare la relatrice sulla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2020), la deputata Emanuela Rossini, che si riserva.

Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo, che rinuncia.

(Annunzio di una risoluzione)

PRESIDENTE. Avverto che è stata presentata, ed è in distribuzione, la risoluzione Emanuela Rossini, Galizia, Giglio Vigna, De Luca, Battilocchio, Colaninno, Carelli, Dori ed altri n. 6-00199 (Vedi l'allegato A), riferita alla Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2020).

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Procediamo, a questo punto, alla prevista sospensione dei lavori, che riprenderanno alle ore 13,20.

La seduta, sospesa alle 12,50, è ripresa alle 13,20.

Missioni.

PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'articolo 46, comma 2, del Regolamento, i deputati Battelli, De Filippo, Mantovani, Emanuela Rossini e Soverini sono in missione a decorrere dalla ripresa pomeridiana della seduta.

I deputati in missione sono complessivamente 102, come risulta dall'elenco depositato presso la Presidenza e che sarà pubblicato nell'allegato A al resoconto della seduta odierna.

Discussione della proposta di legge: Lupi ed altri: Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti, nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale (A.C. 2372-A​).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della proposta di legge n. 2372-A: Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti, nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale.

Avverto che lo schema recante la ripartizione dei tempi è pubblicato nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta del 25 novembre 2021 (Vedi l'allegato A della seduta del 25 novembre 2021).

(Discussione sulle linee generali – A.C. 2372-A​)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

Il presidente del gruppo parlamentare MoVimento 5 Stelle ne ha chiesto l'ampliamento.

La VII Commissione (Cultura) si intende autorizzata a riferire oralmente.

Ha facoltà di intervenire il relatore, deputato Paolo Lattanzio.

PAOLO LATTANZIO, Relatore. Presidente, sottosegretario Sasso, colleghi e colleghe, il provvedimento su cui oggi iniziamo la discussione nasce da una proposta di legge, atto n. 2372, a prima firma Maurizio Lupi, ma - e qui è il primo dato - è stato sottoscritto da colleghi e colleghe di tutti i partiti, da Graziano Delrio a Valentina Aprea, Gabriele Toccafondi e, ancora, dai colleghi Casa, Garavaglia, Frassinetti, Palmieri e tanti altri. Questo è un dato importante, credo, perché si tratta di una proposta largamente e trasversalmente condivisa, ma questo approccio largo che abbiamo utilizzato per lavorare in Commissione cultura su tale proposta di legge, fino ad arrivare all'incardinamento e, quindi, a trattarla quest'oggi in Aula, non è il frutto soltanto di una convergenza spontanea legata a una visione convergente su alcuni piccoli aspetti, alcune sensibilità su un tema innovativo come quello che stiamo trattando, ma nasce da un lavoro che viene da lontano e che ha nell'Intergruppo Parlamentare per la Sussidiarietà il soggetto promotore che, in tempi non sospetti, ben prima della pandemia da COVID-19, aveva iniziato a lavorare su questi temi, presentando due proposte di legge che univano in maniera trasversale i diversi partiti, anche andando oltre lo schema di quello che a suo tempo era il Governo “Conte 2”. Tengo a sottolineare questo passaggio, perché - come anche il lavoro apprezzabile svolto in Commissione cultura, che è già stato in molti casi un laboratorio politico di sperimentazione, di dialogo e di alternanze - significa che sul tema della scuola è possibile dialogare, è possibile farlo in maniera costruttiva, è possibile farlo entrando nel merito di temi importanti e di sensibilità sui quali la scuola italiana ha mostrato, negli anni, una qualche forma di mancanza di aggiornamento rispetto al livello europeo ed è possibile farlo, soprattutto, dialogando in maniera assolutamente costruttiva con il Ministero, come è stato fatto, con l'obiettivo di arrivare ad approvare una proposta di legge in tempi brevi, perché puntiamo a che sia operativa già per l'anno scolastico 2022-2023, con l'obiettivo, per una volta, di non inseguire, di non andare a traino di eventi che sono molto più avanti rispetto a noi, ma con l'idea, anzi, di guidare il cambiamento.

Oltre a questa nota politica, anche dal punto di vista dei contenuti della proposta, che oggi, iniziamo a discutere, è importante sottolineare il lavoro di studio e di approfondimento condotto - in parallelo con molte iniziative anche pubbliche - con la Fondazione per la Sussidiarietà del professor Giorgio Vittadini. Sicuramente, quanto è accaduto, anche con riferimento alla scuola italiana, con lo scoppio della pandemia da COVID-19, non ha fatto altro, da un lato, che esasperare e far emergere, in maniera ancora più ampia, tutta una serie di disuguaglianze, di gap e di problemi che già erano presenti e, dall'altro, rendere chiaro ed importante come aspetti e tratti comportamentali, che diventavano anche educativi, quindi, relazionali, stessero acquisendo centralità ed importanza. Pensiamo, uno su tutti, al termine “resilienza”, oggi sin troppo abusato, ma che negli ultimi anni ha rappresentato un tratto caratterizzante non più solo l'atteggiamento individuale, ma che anche quello collettivo, indispensabile anche all'interno delle comunità scolastiche.

La proposta iniziale del collega Lupi è stata trattata e rivista, anche dopo lo scoppio della pandemia, dalla VII Commissione in sede referente. Quindi, ciò che proponiamo oggi all'Assemblea è una versione aggiornata della proposta di legge originaria che ha mantenuto intatto sia il campo largo che ha discusso - e auspico si andrà a votare in maniera uniforme la proposta di legge - sia, al tempo stesso, i contenuti, che sono stati anche migliorati sia nella fase emendativa sia nella fase precedente attraverso il confronto con i gruppi.

Il premio Nobel James Heckman, premio Nobel per l'economia, ci ha ricordato in diversi passaggi che è necessario superare in maniera definitiva il meccanicismo e il funzionalismo della scuola attuale, per aprirsi a ciò che lui chiama character skills e alle sfide del contesto relazionale e culturale in cui un ragazzo è inserito. Quindi, diventa indispensabile insegnare non le sole nozioni, ma è necessario introdurre la conoscenza e la competenza che porta alla riscoperta di persone, relazioni e valori che permettono agli studenti e alle studentesse di affrontare in maniera maggiormente completa e consapevole non soltanto la scuola ma la sfida che il mondo attuale globalizzato ci pone davanti, di cui la scuola fa parte.

La finalità primaria di questa proposta è quella di abilitare l'utilizzo e la valorizzazione delle competenze non cognitive nella scuola italiana attraverso una sperimentazione strutturata e inclusiva, che parta dalla scuola primaria e che punti a incentivare, sperimentare, verificare e migliorare quello che di fatto è un modo nuovo di guardare alla didattica e agli studenti, attraverso un approccio educativo che intende valorizzare le competenze extradisciplinari, che rappresentano una componente sempre più importante e preziosa sia della personalità degli individui moderni e delle loro relazioni sia della loro capacità di approcciare in maniera moderna il mondo del lavoro.

E qui sciogliamo il primo grande nodo. Ovviamente, non stiamo parlando dell'introduzione nella scuola italiana di una nuova disciplina - è meglio ribadirlo sempre, perché per i non addetti ai lavori può risultare un discorso un po' scorbutico e poco chiaro -, ma stiamo promuovendo e istituendo una sperimentazione triennale che si basa sull'utilizzo di metodologie didattiche e di approccio alla didattica in relazione con gli studenti. Quindi, un qualcosa che prescinde o, meglio, che taglia in maniera trasversale le diverse discipline.

Le non-cognitive skills rappresentano un tema che, per quanto consolidato nel dibattito scientifico a livello internazionale, manca ancora di una codificazione definitiva in Italia e di un approccio sistematico nella scuola italiana (che infatti si avvicina ad una sperimentazione), all'interno della quale prevale un atteggiamento molte volte spontaneistico e non strutturato - anche di grande qualità ma, appunto, spontaneistico e non strutturato - che rischia anche di diventare vittima di posizioni eccessivamente ideologiche su questa disciplina, cosa che non ci appartiene e che come Intergruppo non abbiamo mai fatto, tanto che l'abbiamo sottoposta alla visione e alla revisione dei diversi partiti proprio perché crediamo che sia un aspetto innovativo che necessiti, in qualche modo, di essere formalizzato e strutturato e sul quale necessariamente il Ministero dell'Istruzione debba mettere un cappello, che non è soltanto l'avvio della sperimentazione ma anche l'onore e l'onere di redigere delle linee guida che vadano a fotografare cosa c'è stato, cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato, affinché poi - auspichiamo - il risultato diventi strutturale all'interno dell'universo scuola e della sua normativa.

La proposta mira a riportare l'attenzione sulla necessità di sviluppare negli studenti e nelle studentesse le competenze non cognitive fin dai primi gradi di istruzione in virtù dei benefici che sembrano arrivare dal punto di vista sia educativo sia relazionale. Si intende, come vedrete a breve dall'illustrazione dei singoli articoli, coinvolgere con un luogo di indirizzo, come dicevo, proprio il Ministero dell'Istruzione. Ritengo che l'approvazione di questa proposta di legge possa far compiere un importante salto in avanti alla scuola italiana, mantenendola saldamente ancorata al futuro.

La letteratura internazionale utilizza una terminologia che molte volte denota già l'effervescenza di un determinato campo.

Faccio alcuni esempi: il professor Williamson, della facoltà di scienze sociali dell'università di Stirling, nel Regno Unito, utilizza, ad esempio, il termine social emotional learning (acronimo SEL), in cui vengono ricomprese tutte le soft skills e capacità di vita, diciamo, all'interno delle quali ci sono qualità personali spesso descritte come dimensioni non accademiche e non cognitive dell'apprendimento, che possiamo provare a individuare in un corollario di attitudini e di approcci quali la capacità di autocontrollo, di benessere, la perseveranza, la resilienza, la mentalità aperta, l'intelligenza sociale, il carattere e tutto ciò che deriva dalla fusione psico-economica della psicologia positiva con l'economia comportamentale.

A sua volta, il dipartimento di salute mentale dell'OMS aveva definito le life skills come quelle abilità che portano a comportamenti positivi e di adattamento, che rendono l'individuo capace di far fronte efficacemente alle richieste e alle sfide della vita di tutti i giorni. Su questo possiamo citare la capacità di gestire le emozioni, la gestione dello stress, la comunicazione efficace, l'empatia, il pensiero creativo e quello critico, la capacità di prendere decisioni e quella di risolvere problemi (il problem solving).

Se facciamo lo sforzo di immaginare la nuova scuola che si sta delineando a seguito della pandemia da COVID-19, ci rendiamo conto come molte di queste competenze e di queste attitudini siano assolutamente fondamentali per riuscire a uscire dalla crisi e come, d'altra parte, queste facciano parte già in maniera innata, spontanea, di quanto avviene nell'ambito scuola, dove, su questi aspetti, si sviluppa il confronto. Perché, allora, proporre una legge? Per incentivare e valorizzare la scuola italiana, affinché questo avvenga in tutte le aree del Paese e, quindi, laddove non ci sono ancora sperimentazioni, affinché queste possano arrivare, e per provare ad avere una partenza strutturata, che permetta anche, in seguito, di valutare ciò che è successo, poiché sappiamo che il tema della valutazione è fondamentale al termine di ogni sperimentazione.

Da parte sua, l'OCSE, nelle conclusioni del documento del 2015 dal titolo Skills for Social Progress, ha evidenziato che per aiutare le persone ad affrontare le sfide del mondo moderno i responsabili politici devono pensare in modo più ampio e considerare una vasta gamma di capacità, dove le abilità sociali ed emotive sono importanti quanto quelle cognitive.

In questa sede ho piacere di citare due contributi che arrivano dal già citato premio Nobel Heckman e dal professor Vittadini. Le diverse dimensioni delle non-cognitive skills sono fra loro collegate. La crescita della stabilità emotiva, della coscienza di sé, della capacità relazionale e del desiderio di cooperare, così come la fiducia e la tenacia nel voler raggiungere il risultato desiderato, sono tutte dimensioni che emergono all'interno di un cammino che il giovane o l'adulto fanno di fronte a fatti e dati di realtà. Quindi, sono competenze e attitudini che vanno a delineare sia la vita dello studente - del giovane soprattutto - all'interno dell'universo scuola sia la sua capacità di proporsi in maniera completa all'interno del mondo del lavoro al quale si affaccia. Infine, strutturare maggiormente l'approccio alle non-cognitive skills significa guardare agli studenti come a persone a tutto tondo, in formazione, in un ambiente educativo in grado di valorizzare anche queste competenze. Dato che, parlando di competenze, ci riferiamo alle abilità di cooperare, di intessere e curare relazioni interculturali, di saper gestire dinamiche di gruppo e di saper lavorare sulla propria emotività, emerge, in maniera chiara, come queste possano essere anche uno strumento in più per contrastare le disuguaglianze, le difficoltà di socialità e relazionalità e quelle forme di analfabetismo emotivo e relazionale che, purtroppo, sentiamo citare molto spesso.

È chiaro che si tratta di un investimento che, come tutti quelli fatti sulla più giovane età, non dà, e non darà, risultati immediati a sei mesi o a un anno, ma costituisce un atto di semina da coltivare senza approcci fideistici - è ovvio - ma con un rigoroso impegno pedagogico. Si tratta, in sostanza, di rafforzare l'investimento su studenti e studentesse guardando al loro futuro e ad una società moderna, aperta e inclusiva che abbiamo il dovere, tanto più in questa fase - speriamo - di uscita dalla pandemia, non solo di immaginare, ma anche di costruire.

Passando al contenuto del provvedimento, questo prevede innanzitutto l'avvio, a partire dal prossimo anno scolastico (quindi, dal 2022/2023) di una sperimentazione nazionale triennale per attività finalizzate allo sviluppo delle competenze non cognitive nei percorsi delle scuole di ogni ordine e grado, ma anche nei percorsi dei CPIA, cioè i Centri provinciali per l'istruzione degli adulti, e in quelli degli IeFP, ossia i percorsi di istruzione e formazione professionale, proprio a dimostrazione e valorizzazione di quanto questo approccio sia utile e importante, indipendentemente dall'ordine, dal grado e dal tipo di scuola della quale si parla.

Oltre alla sperimentazione, la proposta prevede un'attività di formazione dei docenti. In dettaglio, l'articolo 1, comma 1, chiarisce che il fine è favorire una cultura della competenza, integrare i saperi disciplinari e le abilità fondamentali e migliorare il successo formativo, prevenendo analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica. A tal fine, si prevede che il Ministero dell'Istruzione, a partire dal prossimo anno scolastico, 2022-2023, favorisca lo sviluppo delle competenze non cognitive nelle attività educative e didattiche delle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado, con un intervento diretto volto all'incentivazione, sperimentazione e analisi delle buone pratiche in campo.

In base all'articolo 2, il Ministero dell'Istruzione è chiamato a predisporre un piano straordinario di azioni formative rivolto ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, da attuare a partire sempre dall'anno scolastico 2022-2023. Ribadisco questo passaggio con grande piacere, perché si guarda all'innovazione nella scuola italiana, partendo dai docenti, si guarda a un approccio innovativo per gli studenti, ma che non può prescindere da un'innovazione dell'approccio che i docenti stessi sono chiamati a mettere in campo e ciò è particolarmente importante oggi, dato che la pandemia da COVID-19 ha evidenziato, anche sul piano educativo e dell'insegnamento, molte zone di inadeguatezza, certo preesistenti alla DAD, ma che la didattica a distanza ha reso evidenti e macroscopiche nel nostro Paese. Per questo, l'introduzione delle non-cognitive skills non può prescindere dal ruolo fondamentale, aggiornato, moderno e inclusivo di tutti i docenti e le docenti e del loro modo di approcciarsi, nel 2021, alla didattica scolastica. Lo stesso articolo 2 prevede che la formazione in questione sia organizzata dal Ministero, con la collaborazione dell'INDIRE, delle istituzioni scolastiche, nonché delle università e degli enti accreditati per la formazione. Questo proprio perché, essendo il tema estremamente fluido, per quanto centrale, nel dibattito pedagogico a livello internazionale, crediamo sia assolutamente importante ampliare il bacino di coloro che potranno valutare e collaborare con tale sperimentazione.

Per il finanziamento della formazione dei docenti, sempre l'articolo 2 dispone che si provvede, a decorrere dal 2022, nell'ambito delle risorse del Piano nazionale di formazione, di cui all'articolo 1, comma 125, della legge n. 107 del 2015, “la buona scuola”. Ricordo brevemente che l'articolo 1, commi 124 e 125, della suddetta legge ha previsto che la formazione in servizio dei docenti di ruolo sia obbligatoria, permanente e strutturale; le attività di formazione devono essere definite dalle singole istituzioni scolastiche, in coerenza con il primo piano triennale dell'offerta formativa e con i risultati emersi dai piani di miglioramento della scuola, sulla base delle priorità nazionali indicate dal Piano nazionale di formazione e adottate, con cadenza triennale, del Ministero. Ricordo che per l'attuazione di questo piano è autorizzata la spesa di 40 milioni di euro annui dal 2016.

Tornando al testo, all'articolo 3, ai commi dall'1 al 6 e al comma 8, viene disciplinata la sperimentazione nazionale nei percorsi scolastici che, come detto, deve iniziare dal prossimo anno scolastico e proseguire per un triennio. La norma dispone che la sperimentazione sia finalizzata all'individuazione delle competenze non cognitive il cui sviluppo è più funzionale al successo formativo dei discenti, con riferimento alla specificità nazionale e al contesto di vita; questo è un passaggio importante, perché non possiamo pensare che le competenze non cognitive siano un prontuario pronto all'uso, ad ogni latitudine e in ogni contesto, ma è indispensabile che siano calate in maniera chiara nella società italiana e nel contesto italiano, perché anche gli aspetti multiculturali possano essere valorizzati, approfonditi e approcciati. Per capirci: una delle più importanti competenze non cognitive venne individuata nella capacità di essere estroversi. Non è detto – lo sappiamo – che questo rappresenti un tratto caratteriale positivo in alcune culture, in particolare dell'Estremo Oriente.

D'altra parte, la norma dispone che la sperimentazione sia finalizzata anche all'individuazione di buone pratiche relative alle metodologie e ai processi di insegnamento che favoriscano lo sviluppo delle competenze non cognitive, nonché dei criteri e degli strumenti per la loro rilevazione e successiva valutazione delle stesse, all'individuazione di percorsi formativi innovativi che favoriscano il recupero motivazionale degli studenti, con specifico riguardo alla dispersione scolastica, sia essa esplicita, ma anche implicita, e alla verifica dell'impatto dello sviluppo delle competenze non cognitive sul miglioramento del successo formativo e sulla riduzione della povertà educativa. La sperimentazione è svolta, ai sensi del DPR n. 275 del 1999, ossia del regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche.

Tornando alla proposta di legge - e mi avvio verso la chiusura -, si prevede che i criteri generali per la sperimentazione siano definiti con decreto del Ministro dell'Istruzione, adottato sentito il Consiglio superiore della Pubblica istruzione e si prevede già che la valutazione dei progetti sarà stabilita, attraverso il Ministero, da INDIRE e Invalsi.

La partecipazione delle scuole alla sperimentazione è autorizzata con decreti dei direttori degli uffici scolastici regionali competenti e le scuole dovranno utilizzare le risorse dell'organico dell'autonomia, quindi senza la previsione di ore di insegnamento eccedenti.

In base all'articolo 1, comma 2, al termine della sperimentazione nazionale nei percorsi scolastici e sulla base dei risultati, il Ministero dell'Istruzione dovrà adottare linee guida per lo sviluppo delle competenze non cognitive. Le linee guida dovranno individuare, ove non già previsti, specifici traguardi per lo sviluppo delle competenze e obiettivi specifici di apprendimento.

L'articolo 4 dispone la sperimentazione nazionale anche nei percorsi già citati di istruzione per gli adulti e tecnici.

Il testo in esame, infine, prevede la sperimentazione anche negli IeFP. In questo caso, trattandosi di materia di legislazione regionale, i requisiti e le modalità di partecipazione delle strutture interessate alla sperimentazione devono essere stabiliti con decreto del Ministero dell'Istruzione, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, da adottarsi previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni.

PRESIDENTE. Ha facoltà di intervenire il rappresentante del Governo, che si riserva.

E' iscritta a parlare l'onorevole Prestipino. Ne ha facoltà.

PATRIZIA PRESTIPINO (PD). Grazie Presidente, benvenuto sottosegretario. Come ha detto bene il collega che mi ha preceduto, con il provvedimento in esame, così come è uscito fuori dal lungo lavoro del Comitato ristretto, si predispone una sperimentazione nazionale della durata di un triennio, a partire dall'anno 2022-2023, con l'obiettivo di favorire lo sviluppo delle competenze non cognitive nelle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado.

Il testo della proposta di legge, che, come ha detto bene il collega Lattanzio, si compone di 4 articoli oggetto di un meticoloso lavoro, è stato adottato come testo base lo scorso 10 novembre 2021 e modificato successivamente il 17 novembre nella VII Commissione.

Al termine dei tre anni di sperimentazione, sulla base dei risultati ottenuti, il Ministero dell'Istruzione definirà tramite decreto le linee guida per lo sviluppo delle competenze non cognitive. Specifici traguardi e obiettivi di apprendimento saranno oggetto delle cosiddette linee guida.

L'articolo 2 prevede un Piano straordinario di azioni formative rivolte ai docenti da adottare entro 4 mesi dall'entrata in vigore della legge. Quindi, è importante l'integrazione con la formazione del docente che, rispetto a tutte le novità che, in questi tempi, stanno introducendo nella scuola, devono essere attenti e preparati. A tale scopo, collaboreranno l'istituto INDIRE, Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa, le istituzioni scolastiche, le università e gli enti accreditati per la formazione.

I criteri generali per lo svolgimento della sperimentazione saranno fissati con decreto del Ministero dell'Istruzione entro 6 mesi dall'entrata in vigore della presente legge (articolo 3). In particolare, il decreto dovrà stabilire requisiti dei soggetti che possono accedere alla sperimentazione attraverso la presentazione di progetti, le modalità di partecipazione e le procedure di valutazione dei progetti.

L'articolo 3 fissa le finalità della sperimentazione ossia l'individuazione delle competenze non cognitive, l'individuazione delle buone pratiche relative alle metodologie e ai processi di insegnamento che favoriscono lo sviluppo delle competenze non cognitive, i criteri e gli strumenti per la rilevazione e valutazione delle competenze stesse e l'individuazione di percorsi formativi innovativi. Il Ministero dell'Istruzione costituirà, con decreto, il Comitato tecnico-scientifico per il monitoraggio e la valutazione della sperimentazione.

L'articolo 4 dispone la sperimentazione nazionale dei percorsi del CPIA, Centri provinciali per l'istruzione degli adulti e dei percorsi IeFP, percorsi di istruzione e formazione professionale.

Entriamo nel vivo del provvedimento. Cosa si intende per soft skills? Le soft skills non costituiscono una nuova disciplina, è stato già ben detto, ma sono tutte quelle competenze legate alla cosiddetta intelligenza emotiva. Il provvedimento intende, quindi, con una visione del tutto innovativa della scuola e anche della personalità dello studente, valorizzare la persona, ponendo il focus su competenze che non siano solo mirate all'apprendimento scolastico, dunque non solo, a scuola, parlare, ricordare, comprendere, e fare nessi, collegamenti, valutare, ma capacità, apertura mentale, empatia, senso di efficacia, resilienza, capacità di collaborare, sicurezza. Lasciatemi dire, da docente che prima di accedere alla Camera dei deputati aveva insegnato per quasi trent'anni, che un bravo docente queste capacità cognitive le sa valutare, ne sa fare anche un giudizio complessivo del ragazzo e quindi è giusto che si vada a formalizzare un atteggiamento, una predisposizione del docente verso qualità come l'intelligenza emotiva, la resilienza, la capacità di fare squadra che hanno i nostri ragazzi, la simpatia, l'empatia - l'empatia già è una sua predisposizione naturale - però è importante definire ciò in maniera legislativa, questo anche perché il mutamento dei tempi ci impone questa azione legislativa.

Le competenze non cognitive consistono in caratteristiche individuali che possono avere un effetto positivo sull'apprendimento scolastico e, successivamente, anche sull'accesso al mondo del lavoro, se sviluppate durante un percorso scolastico.

L'evoluzione della psicologia, della considerazione della persona nella sua interezza, e non a comparti stagni, l'attenzione verso le capacità relazionali, messe a dura prova in questo periodo storico, caratterizzato dagli effetti della pandemia, rendono questo provvedimento quanto mai attuale; è ormai sotto gli occhi di tutti come la pandemia abbia accentuato le disuguaglianze sociali, evidenziando quel filo rosso che c'è tra povertà economica e povertà educativa. Come è noto, i livelli di partenza degli studenti e le condizioni familiari non sono uguali per tutti, infatti le differenze socio-economiche sono già visibili in età prescolare e scolare; a tal riguardo, alcuni studi hanno dimostrato come queste differenze siano anche collegabili alla trasmissione delle soft skills da parte dei genitori ai figli, e i dati sulla performance scolastica o sull'abbandono nelle iscrizioni ai licei e alle università - tassi che, purtroppo, in Italia sono tra i più alti in Europa – divengono negativi proprio quando riguardano bambini e ragazzi nati in contesti più svantaggiati. A maggior ragione se si concepisce la scuola non solo come spazio di apprendimento nozionistico, ma anche come contesto in cui si cura lo sviluppo della persona, in tutte le sue dimensioni, si comprende perché le soft skills siano quelle competenze di cui il mondo della scuola oggi ha bisogno, per essere più completo.

Considerando con attenzione il provvedimento, si comprende come il suo intento sia arrivare a un modello educativo che superi il concetto prettamente nozionistico della scuola. Ricordiamoci che nella scuola primaria sono già presenti i giudizi, nei quali l'alunno viene valutato anche per le capacità di integrarsi nel contesto classe, di stringere legami e di relazionarsi con gli altri.

Se nella scuola primaria questo è ancora un importante elemento di giudizio, non si comprende perché le capacità trasversali non cognitive non siano tenute in considerazione nei gradi successivi; eppure saper comunicare in modo efficace, gestire lo stress, lavorare in team, avere spiccate capacità di problem solving sono oggi tra le soft skills più richieste in ambito lavorativo e fondamentali da inserire nel proprio curriculum vitae. Ecco perché questo provvedimento mira a diffondere un nuovo approccio e una nuova sensibilità. La sperimentazione ha come obiettivo l'educazione degli studenti alle competenze trasversali, per il tramite di insegnanti appositamente formati, che sono chiamati a formare il futuro del nostro Paese, svolgendo un ruolo sociale fondamentale; quindi, studenti più completi, competitivi sul piano internazionale, ma anche un corpo docente all'altezza, che non si limiti a influire solo sul risultato scolastico, ma anche in ambiti in apparenza distanti dall'obiettivo apprendimento, ma molto importanti sul piano della crescita umana e individuale, penso alla possibilità di incidere sulla decrescita delle gravidanze tra le teenager, sul maggior tasso di inclusione, sull'emancipazione femminile, che è un tema scottante di questi giorni.

Per concludere, è stato già detto, ma repetita iuvant: come disse il premio Nobel James Joseph Heckman, è “necessario superare definitivamente il meccanicismo e il funzionalismo della scuola attuale, per aprirsi ai character skills e alle sfide del contesto relazionale e culturale in cui un ragazzo è inserito”, ed è una sfida importante che spetta al legislatore, in questo momento di profonde mutazioni sociali e culturali destinate ad incidere sul futuro dei nostri giovani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Frassinetti. Ne ha facoltà.

PAOLA FRASSINETTI (FDI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Sasso, relatore Lattanzio, oggi abbiamo all'esame di quest'Aula questa proposta di legge che, come già detto precedentemente dai miei colleghi, è importante per gli obiettivi che si pone, ed è per questo che tutti abbiamo cercato di dare un contributo per migliorarla. Dobbiamo evitare, però, che resti una bella cornice senza il quadro, perché bisogna trovare e attuare le condizioni per realizzarne gli obiettivi, dando risorse adeguate, altrimenti è troppo facile delineare una situazione molto bella e idilliaca, non avendo poi la possibilità di attuare questo provvedimento, nello specifico.

Sostanzialmente, è stato già detto, lo scopo è quello di introdurre, per un periodo sperimentale di tre anni, le competenze cognitive nel metodo didattico, assicurando una adeguata formazione dei docenti. Bisogna partire dai dati statistici, dall'esame dei quali si rileva una situazione allarmante per quanto concerne il grado di preparazione degli studenti; questo è un argomento che, soprattutto in situazioni di didattica a distanza, è stato portato all'attenzione della politica, più volte; vi è la preoccupazione della forte disparità esistente non solo tra Nord e Sud, ma anche all'interno dei medesimi territori. Quindi, noi partiamo da questa situazione di allarme e di difficoltà, per cui gli studenti hanno gravi ritardi dal punto di vista delle conoscenze e spesso non riescono a interpretare un testo o a scrivere un tema in italiano corretto; purtroppo, queste lacune arrivano anche nelle scuole superiori. Pertanto noi dobbiamo considerare l'esigenza di contrastare questa povertà educativa, che è un po' l'allarme del nostro tempo e, nello stesso tempo, la dispersione scolastica. La prima è un'emergenza che da tempo attanaglia la nostra scuola, come dicevo poc'anzi, e che la pandemia ha ulteriormente peggiorato; la seconda non può essere disconnessa dalla prima, infatti la dispersione scolastica è strettamente connessa alla povertà educativa. Dunque, questa sperimentazione serve a tentare di contenere tali fenomeni, cercando di aiutare gli alunni che, oltre all'ordinario apprendimento, devono essere indotti a sviluppare la creatività e l'attitudine a risolvere i problemi. Se, considerando questi aspetti indiretti dell'apprendimento, si riuscisse anche solo a migliorare di poco queste attitudini, già sarebbe un bel risultato.

Un tassello fondamentale di questo progetto, a mio avviso, resta comunque sempre la valutazione che deve fare il docente, che ha il compito, intanto, di far comprendere allo studente che la valutazione di per sé non è un sopruso. Peraltro, la valutazione va saputa anche gestire affinché diventi un passaggio naturale percepito come giusto e dovuto. Il reale bisogno della scuola italiana è elevare la preparazione, rilanciando le conoscenze, ma non dobbiamo cadere nel tranello di contrapporre competenze e conoscenze. Le conoscenze sono fondamentali, perché senza le conoscenze non esiste l'apprendimento e non si forma la preparazione dello studente. Le competenze possono aiutare a completare, a indurre lo studente ad essere idoneo all'apprendimento, per diverse questioni. Quindi, dobbiamo elevare la qualità della cultura e dobbiamo evitare che ci sia un livellamento verso il basso, che è un pericolo della scuola attuale. Paradossalmente, bisogna stare attenti che il contrasto dell'abbandono scolastico, di cui parliamo, non diventi inutile perché, continuando così, tra poco non ci saranno più studi da abbandonare. Ecco, ho estremizzato, ma la situazione è davvero molto preoccupante.

La povertà educativa è anche figlia del depauperamento del sapere che, oggi, è un problema reale nella nostra scuola. Faccio l'esempio - per tornare un attimo all'attualità - della proposta di togliere le prove scritte all'esame di maturità, che trovo del tutto insensata, soprattutto la proposta di togliere il tema, che è un momento di grande espressività, in cui lo studente può scrivere le proprie impressioni e i propri pensieri. Questo, sostanzialmente, è un po' lo specchio del periodo che stiamo attraversando.

Dicevo di contrastare la povertà educativa, stimolando le menti dei ragazzi. Per fare questo, ci vogliono docenti preparati e formati. Arriviamo così a un altro punto fondamentale di questo provvedimento, di cui si occupa l'articolo 5, che è proprio relativo alla formazione dei docenti. La bravura, in questo senso, dell'insegnante è nel valutare le conoscenze non cognitive, intuendo la capacità dell'alunno ed aiutandolo pertanto ad esprimersi. Questo è sicuramente il fondamento di questo provvedimento e, in questo senso, va sgombrato il campo dagli equivoci, chiarendo, ad esempio, che si lavora per evitare che aumenti la forbice della disuguaglianza, escludendo che analizzare le attitudini del ragazzo in campi più ampi significhi aiutare chi vive in un contesto privilegiato e dare maggiori opportunità di allargare le proprie esperienze. Lo dico perché, altrimenti, sarebbe facile dire che il ragazzo che vive in una famiglia agiata ha più possibilità di esperienze al di là della scuola, perché ha le possibilità economiche di effettuare alcuni esperimenti, dallo sport al volontariato e al tempo libero, mentre queste stesse attività sono precluse a chi non ha le stesse possibilità economiche. Questo assolutamente non deve accadere. Penso che dobbiamo, tutti insieme, lavorare per diminuire la forbice della disuguaglianza che, purtroppo, è presente nella scuola e che è stata anch'essa acuita dalla pandemia e dalla didattica a distanza.

Fratelli d'Italia - per arrivare all'attinenza con l'articolato - ha presentato pochi, ma significativi emendamenti già in Commissione e questi emendamenti, sempre in Commissione, non sono stati accolti. Ci auguriamo che possano essere accolti in questa nuova fase, in Aula. In particolare, uno di essi riguarda l'istituzione di un apposito Fondo finalizzato a questa sperimentazione, con una dotazione di un milione di euro, per gli anni 2022-23 e 2023-24. Il tema della consistenza dei fondi per dare una struttura questo progetto non è di poco conto perché, come dicevo nella mia introduzione, non abbiamo bisogno della cornice senza il quadro. Abbiamo bisogno che ci siano le risorse, i fondi per attuare questo provvedimento. L'altro emendamento riguarda la previsione, all'interno del Piano triennale dell'offerta formativa, di percorsi che promuovano la collaborazione con le famiglie degli studenti. La famiglia è molto importante, a mio avviso, per quanto riguarda le competenze non cognitive, perché deve essere coinvolta in questa sperimentazione, per collaborare e rendersi partecipe di questo progetto. La famiglia, infatti, svolge un ruolo essenziale e, per raggiungere l'obiettivo, deve essere coinvolta perché mette l'alunno nella condizione di aprirsi, di mostrare quelle competenze, quali l'amicalità, la coscienziosità, la stabilità emotiva, che solo la famiglia può aiutare a sviluppare.

È una legge, questa, apparentemente semplice nel suo articolato e, invece, molto complessa nella sua attuazione e che, se riuscirà a incidere, potrebbe rappresentare una svolta nel contenimento della dispersione scolastica. Se questo obiettivo non dovesse essere raggiunto per mancanza della capacità di mettere la legge in moto, dotandola della possibilità di essere una vera e propria sperimentazione, allora purtroppo sarà destinata ad arenarsi su di un binario morto. Dobbiamo essere noi tutti consapevoli che molto dipenderà proprio dal lavoro che faremo in questo delicato passaggio. Credo che ognuno di noi abbia una responsabilità affinché questo provvedimento vada davvero a incidere, per il bene della nostra scuola (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Casciello. Ne ha facoltà.

LUIGI CASCIELLO (FI). Grazie, Presidente. Sottosegretario Sasso, colleghe e colleghi, il provvedimento che oggi esaminiamo, che è stato sottoscritto da parlamentari appartenenti a gruppi diversi, tra cui noi di Forza Italia, arriva in Aula parzialmente depotenziato rispetto alla versione originaria. Nei dettagli, così come li ha bene illustrati il relatore, onorevole Lattanzio, ci pone di fronte ad una proposta che aveva l'obiettivo di introdurre, nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, un nuovo metodo didattico volto allo sviluppo delle competenze non cognitive, superando la centralità delle conoscenze disciplinari sulle quali oggi è organizzata la didattica.

Le competenze cosiddette non cognitive sono quelle non riconducibili direttamente a un ambito disciplinare specifico, piuttosto hanno a che fare con aspetti quali il temperamento, la motivazione e l'approccio nelle relazioni interpersonali, le modalità con cui ci si confronta con le difficoltà. Mi sento di condividere anche il pensiero espresso dalla collega Prestipino sul fatto che con questi criteri e con queste modalità i docenti spessissimo già ora sono chiamati a confrontarsi, sono chiamati a misurarsi nell'approccio didattico. Qui si apre, a mio parere, la vera questione. La sfida che ci si pone con questa proposta di legge riguarda, da un lato, i docenti e, dall'altro, le famiglie per una valutazione diversa, un approccio non solo didattico, ma educativo, che pone di fronte alla necessità di una valorizzazione – mai più avvertita come in questo periodo pandemico, che ha finito per esasperare anche le difficoltà che nascono non solo nell'ambito didattico, ma anche all'interno delle famiglie - dei termini relazionali, di capacità di apprendimento delle relazioni sociali. Ecco perché l'introduzione delle competenze non cognitive nella metodologia didattica di Stato vuol dire andare oltre il mero studio nozionistico delle discipline e, di conseguenza, oltre la valutazione degli studenti basata esclusivamente sul livello delle conoscenze e sulla capacità di acquisizione delle stesse.

Spesso, quando si parla di competenze non cognitive si fa riferimento a come esse avrebbero l'obiettivo di formare, nei ragazzi, la capacità di adattamento alle situazioni, intesa come un'acquisizione di accettazione e di criticità che li renda docili e malleabili. Questa è una delle motivazioni utilizzate dai detrattori delle competenze non cognitive. L'altra è la sudditanza della scuola alla domanda del mercato del lavoro. Noi non crediamo che l'obiettivo e il ruolo dell'istruzione sia formare ragazzi, per così dire, pronti all'uso nel mercato del lavoro, ma, certo, non possiamo ignorare che c'è anche un diritto dei ragazzi ad acquisire una preparazione che li abilitati a svolgere un lavoro, senza subire lo scollamento fra professioni richieste dalle imprese e offerte dal sistema formativo scolastico.

Le esperienze sul territorio mostrano che i programmi scolastici che mirano a sviluppare le competenze non cognitive negli adolescenti sembrano esercitare un'influenza positiva nel corso degli anni, soprattutto verso i ragazzi con storie problematiche e insuccessi scolastici, restituendo alla scuola quel ruolo sociale che sembra aver perso. Ecco perché il periodo di sperimentazione triennale, che ci si pone come obiettivo, diventa fondamentale anche per una verifica di come, con l'introduzione di questo nuovo metodo didattico - e criterio educativo, come dicevo in precedenza -, si potranno raggiungere i risultati sperati.

Concludo con la considerazione che stiamo perdendo un'occasione unica, però. La pandemia e l'adozione della didattica digitale, come risposta emergenziale necessaria per rendere possibile ai nostri ragazzi di continuare in qualche modo la scuola e lo studio anche nei momenti più aspri della pandemia, come con il primo e il secondo lockdown, hanno evidenziato nuove emergenze formative e come sia necessario, quindi, adeguare le metodologie didattiche all'introduzione della tecnologia nella nostra vita quotidiana, in particolare nell'erogazione dell'istruzione. Ecco perché, come dicevo, stiamo forse perdendo un'occasione unica. L'occasione di cogliere quella che era, quella che è stata e che è ancora un'emergenza in una opportunità. Non mi dilungherò in proposito sulle misure strutturali necessarie per cambiare i criteri educativi e didattici, ed adeguare la scuola ai tempi, ma certamente non dovremmo ignorare ciò che di positivo ci sta lasciando questa esperienza, seppur drammatica, che ha portato il dibattito sulle tecnologie nella scuola e sul cambiamento del paradigma educativo all'attenzione di un pubblico più ampio. Il rapporto con le tecnologie richiede competenze diversificate, versatilità, capacità di confrontarsi con i continui cambiamenti e, di conseguenza, capacità di riqualificarsi. Ecco perché non mi preoccupa molto il ruolo dei docenti anche con le competenze non cognitive, perché i docenti hanno dimostrato di saper accogliere e di saper affrontare questa emergenza con grande passione. Non era facile, in questa fase, confrontarsi con strumenti che magari non avevano mai nemmeno conosciuto o, comunque, con i quali non si erano dovuti confrontare con tanta continuità.

Ecco perché è necessario pensare il futuro in una sorta di comunità dove agiscono e collaborano tra loro non solo i saperi personali, ma dove le abilità e le competenze non cognitive siano al centro anche della formazione. Le risorse che avremo a disposizione grazie al PNRR possono essere alla base della grande scommessa da affrontare nei prossimi anni e rappresentano una possibilità di promuovere cambiamento e sviluppo, di intervenire per prevenire l'analfabetismo funzionale, di limitare la povertà educativa e la dispersione scolastica, aiutando tutti i nostri ragazzi a individuare ed esprimere il proprio talento.

Ecco perché riteniamo che questa proposta di legge, per la quale va dato atto al collega Lupi di aver di aver avuto un'intuizione fondamentale, nella sua proposta, resta comunque un punto di partenza. Ci auguriamo che formazione dei docenti e sperimentazione nelle scuole permettano, nel corso di un futuro il più vicino possibile, di superare quelli che ormai costituiscono solo ostacoli alla realizzazione di un percorso scolastico e formativo adeguato ai tempi in cui viviamo e che, soprattutto, finalmente punti non solo alla valorizzazione, ma alla scoperta dei talenti dei nostri ragazzi, affinché venga non solo favorito un percorso formativo ma anche il riconoscimento del merito di ciascuno.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Carelli. Ne ha facoltà.

EMILIO CARELLI (CI). Grazie, Presidente e rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, oggi siamo chiamati a discutere una proposta che rappresenta sicuramente un cambio interessante di direzione per il sistema scolastico italiano.

Tutti noi siamo coscienti di quanto le nostre scuole siano famose per l'eccellente livello di preparazione che offrono ai nostri giovani, che spesso li mette in condizioni di avere un vantaggio competitivo già importante rispetto ai loro compagni stranieri. Tuttavia, questo vantaggio rischia di essere limitato agli ambiti puramente cognitivi e nozionistici, ma tende a lasciare in secondo piano le competenze di tipo non cognitivo, che prescindono dall'ambito accademico, ma che sono altrettanto importanti di quelle cognitive. La digitalizzazione, infatti, sta portando a profondi cambiamenti nella società e nel mercato del lavoro; in questo scenario in forte e veloce evoluzione, la capacità di adattamento data da un mix di competenze soft skills è la chiave del successo. Le competenze non cognitive, o soft skills, sono tutte quelle trasversali legate alla sfera comportamentale e caratteriale della persona e spendibili in una molteplicità di contesti. Per fare alcuni esempi, si tratta di caratteristiche come l'autocontrollo, la perseveranza, l'apertura mentale, l'intelligenza sociale, la capacità di argomentazione, la stabilità emotiva e la flessibilità. È una lista che, seppur meramente indicativa, ma non esaustiva, fornisce però abbastanza bene l'idea del possibile esito che la promozione di queste competenze su un individuo in età scolare potrebbe avere nello sviluppo formativo, di crescita e di conseguente affermazione all'interno della società. Quindi, questa proposta di legge nasce con un obiettivo estremamente nobile e importante, e ora, grazie a un percorso emendativo affrontato in Commissione cultura, arriva in quest'Aula con un testo non perfetto, ma sicuramente già migliorato e più efficace, anche grazie all'intervento di Coraggio Italia.

Entrando nello specifico del provvedimento, si prevede che il Ministero ponga in essere una sperimentazione di un piano straordinario di azioni formative rivolte ai docenti delle scuole di ogni ordine e grado, da attuare a partire dall'anno scolastico 2022-2023. Proprio in tale quadro sperimentale, ritengo sia stato di enorme valore l'introduzione, grazie ad un nostro emendamento, di percorsi formativi innovativi volti al recupero motivazionale degli studenti, per ridurre la dispersione scolastica, sia di tipo esplicito che di tipo implicito nascosto; un enorme problema per il nostro Paese, se teniamo conto dei dati provenienti da Eurostat, che ci dicono che, nel 2020, il 13,1 per cento dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni ha abbandonato precocemente la scuola, fermandosi alla licenza media. È un dato reso ancora più rilevante se paragonato alla media europea del 9,9 per cento e reso preoccupante soprattutto alla luce del fatto che, nei prossimi anni, con l'avvento della cosiddetta rivoluzione digitale, queste criticità rischiano di assumere dimensioni ancora più preoccupanti.

Naturalmente, come detto, il testo contiene ancora punti deboli e, con rammarico, devo rilevare come, sebbene noi di Coraggio Italia avessimo presentato emendamenti volti a colmare tali vuoti, tali proposte emendative non sono state accolte. Mi riferisco, in particolar modo, a quelle che miravano, innanzitutto, a circoscrivere meglio la definizione e l'elenco delle competenze non cognitive, la cui individuazione, a nostro parere, non può essere rinviata a un momento successivo all'esito della sperimentazione, per mezzo di nuovi decreti ministeriali; in secondo luogo, faccio riferimento a quelle proposte che miravano anche a evitare l'introduzione della capacità di interazione nell'elenco delle competenze da introdurre in via sperimentale e che, secondo noi, potrebbe creare una situazione di particolare disagio per i ragazzi con disabilità.

Infine, vorrei chiudere ponendo l'attenzione su un ultimo aspetto, quello riguardante le risorse economiche. Per raggiungere i successi auspicati, la sperimentazione per lo sviluppo delle competenze non cognitive non può avvenire con risorse irrisorie. Auspico, quindi, che queste questioni possano essere risolte ora, con il passaggio della proposta in Aula.

Pertanto, sia io che il gruppo di Coraggio Italia siamo fermamente convinti della bontà della proposta di introdurre nel sistema scolastico dei percorsi per lo sviluppo delle competenze non cognitive, ma tale posizione è, ad oggi, attenuata dalle limitazioni presenti nel testo che ho appena rilevato. La nostra speranza, quindi, è che il dibattito in Aula possa portare un ulteriore miglioramento di una legge tanto importante per lo sviluppo formativo dei nostri giovani (Applausi dei deputati del gruppo Coraggio Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare la deputata Patelli. Ne ha facoltà.

CRISTINA PATELLI (LEGA). Grazie, Presidente. Sottosegretario Sasso, colleghe e colleghi, prima di entrare nel merito del testo in discussione, mi permetta, Presidente, di manifestare tutta la mia vicinanza e la mia stima nei confronti del governatore Massimiliano Fedriga per le inquietanti, vigliacche e vergognose minacce ricevute (Applausi). Non posso restare indifferente alle scritte “A morte Fedriga” comparse sul muro di un edificio abbandonato ad Osoppo, in provincia di Udine. Il governatore Fedriga sta lottando e prendendo difficili decisioni, ma utili per la lotta contro la pandemia e aggiungo solidarietà anche alle Forze dell'ordine, sempre in prima linea per la sicurezza pubblica, in questo difficile momento storico. Quanto accaduto a Osoppo è inaccettabile, grave, preoccupante e ferisce i principi stessi della democrazia. Mi auguro che i responsabili di questo gesto ignobile e codardo vengano presto identificati ed assicurati alla giustizia.

Tornando al testo, oggi approda in Aula una proposta di legge d'iniziativa parlamentare che nasce da un ampio ragionamento con le comunità educanti e un proficuo approfondimento portato avanti dall'Intergruppo presieduto dal collega Maurizio Lupi - che saluto - che intende favorire la cultura della competenza tesa a integrare i saperi disciplinari e le relative abilità fondamentali, al fine di migliorare il successo formativo dei nostri ragazzi, prevenendo analfabetismo funzionale, povertà educativa e dispersione scolastica. La norma introduce una sperimentazione triennale, a partire dal prossimo anno scolastico e valida per tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione, i cui criteri saranno definiti con 2 decreti del Ministero dell'Istruzione, uno per le scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado, e un altro di concerto con il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, previa intesa in sede di Conferenza Stato-regioni, per i percorsi di istruzione e formazione professionale.

Al termine della sperimentazione, sulla base dei risultati della stessa, con decreto del Ministro dell'Istruzione saranno definite le linee guida per lo sviluppo delle competenze non cognitive. Per la realizzazione della sperimentazione, anche grazie forse all'insistenza in Commissione cultura, alla fine all'articolo 5, per la formazione dei docenti abbiamo, nell'ambito delle risorse di cui all'articolo 1, comma 125, della legge 13 luglio 2015, n. 107, una quota pari a 1,5 milioni di euro per l'anno 2021 destinata alla formazione dei docenti sulle competenze non cognitive di cui all'articolo 1 della legge; quindi, secondo me, è già stato un bel passo avanti rispetto ai 350 mila euro che erano stati preventivati in origine.

Il concetto di competenze non cognitive fa riferimento ad un modello dell'americano James Heckman, economista e statistico statunitense che nel 2000 ha vinto il premio Nobel per l'economia per i suoi contributi - come ricordavano anche i miei colleghi - per lo sviluppo della teoria e dei metodi dell'analisi di campioni selettivi. Le indicazioni che vengono dalle sue ricerche – che, ricordo, sono di più di vent'anni fa - chiaramente evidenziano come la crescita necessaria del capitale umano non possa identificarsi totalmente con lo sviluppo cognitivo, ma comprende, oltre alle capacità cognitive, anche le abilità non cognitive, le famose non-cognitive abilities, di carattere socio-emotivo e relazionale presenti fin dalla nascita e per tutto il corso della vita dell'individuo.

Gli studi empirici - come ricordava Heckman - di stampo econometrico, statistico e sociologico, condotti o analizzati dallo stesso Heckman, dimostrano che il ritorno dell'investimento in capitale umano in termini di capacità lavorativa è insufficiente qualora si considerino solo le capacità cognitive e si ignori il ruolo del character, vale a dire dello sviluppo della personalità nelle sue diverse dimensioni. Queste sono evidenze, vicine anche alle conclusioni di Sen sulle capabilities, che portano comunque Heckman a suggerire che forse è venuto il momento - questo lo diceva vent'anni fa - di cambiare completamente i paradigmi di un sistema di istruzione inadeguato ai tempi, superando definitivamente l'esasperato tecnicismo delle metodologie pedagogiche, per quanto innovative esse siano. Se per il formarsi di un vero capitale umano e per la crescita del soggetto il character è così importante, occorre convenire che è necessario superare definitivamente il meccanismo e il funzionalismo della scuola attuale, per aprirsi alle character skills e alle sfide del contesto relazionale culturale in cui un ragazzo è inserito. Quando Heckman e Kautz parlano di carattere, come pure quando definiscono l'intelligenza, con una significativa vicinanza alla concezione di Howard Gardner, preferiscono allontanarsi dall'uso della terminologia desueta, che li indica come tratti della personalità, per connotarli piuttosto come competenze, cioè come capacità che si possono trasformare e modificare lungo tutto l'arco della vita. La proposta del termine competenza - sottolineano opportunamente, subito dopo - non si deve, quindi, a un semplice vezzo linguistico ma è una scelta ben consapevole, con un proprio valore sostanziale, che vuol dare adito a nuovi percorsi e opzioni per la politica pubblica.

Tornando al testo in discussione, il concetto di competenze non cognitive evidenzia la connessione fra educazione, formazione ed economia a sviluppo sociale e identifica 5 aree di competenze non cognitive come fondamentali per il successo e la riuscita personale elaborativa: energia, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale. Stiamo parlando di caratteristiche personali che, unite alle conoscenze tecnico-operative, conducono ad avere la competenza a fare qualcosa in modo adeguato e coerente al contesto. Questi temi dovrebbero già far parte dei compiti educativi della scuola, specie alla materna e alle elementari, benché il nostro sistema scolastico e anche quello familiare, in una prospettiva positivista preoccupata di rispondere alle esigenze del modello produttivo proprio del boom economico, abbiano privilegiato quelle cognitive, tra cui quelle logico-matematiche, linguistico-lessicali, tecnico-scientifiche e amministrative.

Nuove logiche di organizzazione del lavoro e valorizzazione del capitale umano hanno successivamente rivelato che l'ottimizzazione della capacità lavorativa e, quindi, anche il benessere sociale non passano solo per la dimensione tecnico-operativa di stampo fordista ma anche per fattori soft quali appunto motivazione, coinvolgimento, impegno, responsabilità personale, comunicazione, collaborazione, lavoro di gruppo, leadership e altre. Quindi, ben venga questa legge, che riporta questi temi ad una adeguata centralità, purché la scuola non pensi solo a questa dimensione, dimenticando i contenuti di disciplina, dal momento che gli ultimi dati a disposizione rilevano un drammatico decremento delle competenze cognitive dei nostri ragazzi.

Mi preme, poi, sottolineare, che i fondi precedentemente a disposizione erano davvero esigui.

Vorrei anche far presente che ci sono delle eccellenze in campo per quanto riguarda i progetti di formazione, come, ad esempio, l'Università di Genova che è molto attiva sul campo. Bisogna tenere a mente che abbondante letteratura scientifica ha già individuato le competenze soft necessarie e, dunque, si può partire dall'ottimizzazione degli strumenti già a nostra disposizione, quale, ad esempio, il test predisposto dai professori Caprara e Barbaranelli della Sapienza, di cui esiste anche una versione per bambini, che la psicologia del lavoro utilizza con ottimo esito in ambito organizzativo.

L'augurio e l'auspicio, dunque, è che l'occasione generata da questa legge costituisca il primo passo per affrontare questi temi, per riflettere e mettere a sistema tutte le conoscenze che già ci sono, al fine di permettere alla nostra scuola di fare un balzo in avanti, allinearsi ai più moderni approcci pedagogici ed essere maggiormente competitiva a livello europeo e in questo modo certamente si otterrà un effetto positivo per le studentesse e per gli studenti sul loro apprendimento, sulla scelta dei percorsi di studio, sull'accesso al mondo del lavoro, sul senso civico e la cittadinanza attiva. Del resto, la nostra Costituzione ricorda che i diritti della persona vanno coniugati con i doveri di solidarietà e questa legge potrà aiutare a costruire una grande alleanza globale per l'educazione, come ha sollecitato di recente anche il Santo Padre, che ricordava la sua iniziativa di scuole di senso, legate a trasmettere skills non cognitive e competenze affettive. Concludo, Presidente, rinnovando la mia solidarietà e vicinanza al governatore Massimiliano Fedriga (Applausi dei deputati del gruppo Lega-Salvini Premier).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Lupi. Ne ha facoltà.

MAURIZIO LUPI (M-NCI-USEI-R-AC). Grazie, signor Presidente e signor sottosegretario. Intanto, le chiedo sin d'ora, visto il poco tempo a disposizione, di poter depositare agli atti, vista l'importanza del provvedimento, il mio intervento integrale. Penso che lei me la darà questa autorizzazione. È un passaggio importante quello che stiamo facendo, è una legge di iniziativa parlamentare, è una legge bipartisan, fortemente voluta dall'Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà. Ringrazio tutti i colleghi e ringrazio in particolare il relatore, che molto ha lavorato e ha fatto sintesi tra tutte le forze e i gruppi parlamentari.

Nel poco tempo a disposizione mi sia permesso di spiegare le ragioni culturali di questa legge che, come ho detto, come Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà abbiamo presentato qui, in Parlamento. Mi sia anche permesso di iniziare con una citazione del Presidente del Consiglio Mario Draghi il quale al meeting di Rimini del 2020 - non era ancora Presidente del Consiglio - disse che vi è un settore essenziale per la crescita, dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l'azione immediata: l'istruzione e, più in generale, l'investimento nei giovani. Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore. Occorre, quindi, investire in educazione, investire sui ragazzi, investire sul capitale umano e io penso che questo investimento non possa prescindere da un rapporto del sistema formativo con il sistema produttivo. Non basta un'alternanza scuola-lavoro ma bisogna passare ad una alleanza scuola-lavoro. Mettere a tema l'educazione e la formazione significa affrontare una dimensione decisiva della crescita personale, della preparazione al mondo del lavoro e anche della possibilità di vivere appieno la vita sociale e l'esistenza in generale. Si inserisce qui, in questo rapporto inscindibile tra educazione, formazione, realizzazione di sé attraverso il lavoro e contributo alla costruzione del bene comune, la questione delle competenze non cognitive e, nella sua ragione ultima, la questione dell'unità della persona.

Perciò questa legge è un passaggio fondamentale, un importante passaggio che il Parlamento sta compiendo. Character skills, soft skills, non-cognitive skills - termini che non piacciono al Presidente Rampelli, ed ha ragione - sono modi diversi di definire un apprendimento in ambito scolastico e lavorativo considerato come un processo che coinvolge capacità non solo cognitive, come ricordare, parlare, comprendere, stabilire nessi, dedurre, valutare, ma che implica anche qualità trasversali, disposizioni della personalità dette, appunto, character skills, quali l'apertura mentale, la capacità di collaborare, la sicurezza, la capacità di prendere iniziative, di pensare per problemi, cioè di fare domande, di imparare a lavorare insieme per raggiungere uno scopo comune, l'impegno, la motivazione, la capacità di autoregolarsi, la stabilità emotiva, l'apertura mentale. Si tratta, cioè, di dimensioni che ogni educatore, ogni insegnante ha ben presenti, sempre, e che potrebbero essere riassunte sinteticamente nella capacità di imparare a imparare.

Da tempo, come spiega bene il professore Ludovico Albert - le chiedo un minuto in più -, presidente della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo, le grandi agenzie che si occupano di intermediazione del mercato del lavoro sostengono che si è assunti per le competenze e i titoli posseduti e si è licenziati per le soft skills che non si riesce a dimostrare di possedere.

Le dimensioni non cognitive appaiono, in molti casi, come il fattore che determina la capacità di agire in profonda interrelazione con le conoscenze in senso stretto. Si tratta di caratteristiche della personalità che siamo stati abituati a considerare come qualità innate e, invece, questi tratti di personalità non sono predeterminati, ma largamente flessibili e influenzabili dall'intervento negativo. Le competenze non cognitive sono educabili e potenziabili, soprattutto durante l'esperienza scolastica dei ragazzi. Oggi noi sappiamo che, rendendole esplicite all'interno del percorso di apprendimento degli studenti, la probabilità che tali dimensioni si sviluppino nella direzione auspicata da parte dello studente e del proprio docente aumenta in maniera esponenziale. Insomma, per andare a concludere, se lo scopo della scuola è educare istruendo o istruire educando, se aiutare i ragazzi ad esprimere se stessi, a realizzarsi, a conquistare capacità, conoscenze e, in fondo, a trovare il proprio posto nel mondo, un percorso di apprendimento non può non tenere in considerazione anche le competenze non cognitive. La prospettiva è quella della generazione di adulti nel mondo. Come un grande educatore di giovani, Don Luigi Giussani, disse: lo scopo dell'educazione è far sì che l'educando agisca da sé e, sempre più da sé, affronti l'ambiente. Occorre quindi, da un lato, metterlo sempre più a contatto con tutti i fattori dell'ambiente; dall'altro, lasciargli sempre più la responsabilità della scelta, seguendo una linea evolutiva e determinata dalla coscienza, che il ragazzo dovrà essere capace di far da sé di fronte a tutto.

Chiudo da dove ho iniziato: bisogna investire sui giovani, le risorse ci sono. Il PNRR di questo Governo è passato dal 13 per cento degli investimenti sull'istruzione e la cultura, al 18 per cento; sono risorse importanti, ma queste risorse sono caricate come debito sulle spalle di chi oggi è giovane. Investire nei giovani, allora, vuol dire dotarli degli strumenti con cui potranno affrontare questo enorme debito e questa legge è uno di questi strumenti: che non sia, questo debito, l'unica eredità che lasciamo loro.

La ringrazio, Presidente, per la sua cortesia e le chiedo sin d'ora, come le ho detto all'inizio, di poter depositare l'intervento integrale agli atti (Applausi).

PRESIDENTE. Grazie a lei, deputato Lupi, certamente può depositare il suo intervento.

È iscritta a parlare la deputata Albano. Ne ha facoltà.

LUCIA ALBANO (FDI). Grazie, Presidente. Rappresentante del Governo, colleghi, la proposta in esame, a prima firma del collega Lupi che è appena intervenuto, riguarda le disposizioni per la prevenzione della dispersione scolastica, con l'introduzione della sperimentazione sulle competenze non cognitive. Questo percorso sperimentale, della durata di 3 anni, è volto, come abbiamo visto, all'individuazione delle competenze non cognitive, all'individuazione delle buone prassi, delle buone pratiche relative a queste metodologie; ha inoltre lo specifico fine di contrastare sia la dispersione manifesta che quella implicita, anche attraverso percorsi di PCTO ed è volto soprattutto alla verifica, a seguito di questa sperimentazione, del miglioramento del successo formativo e della riduzione della dispersione scolastica.

Per introdurmi alla disamina di questa legge, ritengo importante soffermarmi sullo specifico fine del contrasto alla dispersione e sul fenomeno che si rileva in ambito nazionale e regionale. Infatti, in Italia dobbiamo registrare oltre 100 mila abbandoni scolastici all'anno che sono, di per sé, un dato decisamente allarmante. Tuttavia, esiste - e la legge lo sottolinea - una forma meno visibile di dispersione scolastica, meno manifesta che è quella, appunto, implicita. È la quota degli studenti che conseguono, sì, un titolo di studio di secondo grado, ma che non raggiungono i livelli di competenze di base nemmeno lontanamente sufficienti per esprimere scelte e comportamenti in grado di interagire consapevolmente nella società, che sono, quindi, maggiormente esposti al rischio di marginalità sociale. Chi ha vissuto nella scuola, come a me è accaduto per molti anni, non può fare a meno di sottolineare ciò e di rilevarlo. Sono i risultati delle prove Invalsi che, con tutti i loro limiti, oggi ci possono dare una misura della dispersione implicita. Se, infatti, la quota di dispersione esplicita è pari a circa il 14,5 per cento della popolazione, possiamo aggiungere un 7 per cento di dispersione implicita e possiamo dire, quindi, che a livello Italia un giovane su cinque non raggiunge l'obiettivo della formazione, mentre in alcune regioni del Mezzogiorno un giovane su tre di età compresa tra i 18 e i 24 anni non possiede le competenze di base nella capacità di lettura, nell'effettuare semplici calcoli, per non parlare della comprensione della lingua inglese. Il dato, quindi, si commenta da solo.

Veniamo, quindi, alla metodologia. Vorrei premettere che investire sulla qualità della scuola - quindi, studiare, conoscere, imparare e fare ricerca - è sicuramente il miglior modo per una nazione per svilupparsi. In questo vorrei ribadire che Fratelli d'Italia crede fermamente che la battaglia alla povertà non si combatta con trasferimenti di reddito, ma con la creazione di lavoro, con la crescita della nazione, quindi la scuola, la formazione e l'educazione, in questo, devono giocare un ruolo di primo piano. Vediamo come la legge in esame può contribuire in questo senso. La scuola di Chicago, con Becker - che è stata citata anche dal professor Vittadini, che saluto, studioso di tale tematica - nei primi anni Sessanta, attraverso un esame dei dati, dà una giustificazione scientifica a due questioni quasi lapalissiane. La prima è che oggi il livello di istruzione della singola persona aumenta la sua possibilità di occupazione e aumenta anche il livello della sua retribuzione; oggi troppi modelli proposti ai nostri giovani fanno ritenere questo concetto superato, ma la prima osservazione che mi viene da fare è che non è vero che studiare non serve. La seconda è che il livello complessivo del capitale umano di un Paese ne influenza la crescita e il suo sviluppo, e questo viene dimostrato anche da alcuni Paesi a livello macroeconomico: Corea, Hong Kong, Singapore e Taiwan hanno investito in qualità della scuola e oggi hanno un PIL a due cifre (sarà un caso, ma è così). Negli ultimi anni, il premio Nobel Heckman, che è già stato citato questa mattina, ha studiato la scuola americana, una grande scuola americana, basata su test a risposta chiusa; questi testi - lo sappiamo tutti - hanno il vantaggio di essere assolutamente oggettivi, ma hanno anche l'effetto che l'apprendimento diventa nozionistico, che il sapere viene ridotto a nozione, che viene appiattito a una sola delle sue componenti e, per questo, si rileva fallimentare per l'apprendimento. Sottolineo qui, sottosegretario Sasso, che per la loro oggettività tali test spesso vengono utilizzati anche nei concorsi pubblici; sono assolutamente oggettivi, ma anche su questo sarebbe necessaria e opportuna una riflessione (chiudo la parentesi).

Ecco che cosa uccide la conoscenza: una scuola, un'educazione dove l'aspetto della speculazione filosofica degli studi umanistici, del sapere come gusto del sapere, viene mortificato, in quanto è importante conoscere solo in modo funzionale. Ma che il capitale umano non sia solo nozioni non è una novità; lo scriveva Plutarco quasi 2000 anni fa, dicendo che gli studenti non sono vasi da riempire, ma fuochi da accendere, criticando, quindi, la tendenza già dei maestri d'allora di riempire le teste dei giovani di nozioni, anziché svilupparne l'autonomia e le motivazioni ad apprendere.

È complesso definire le competenze non cognitive. Come della qualità si dice “non so definirla, ma la riconosco quando la vedo”, così pare che di un certo numero di caratteristiche della persona si possa dire solo cosa non siano, più che cosa siano. Le conoscenze, le cognitive skills, Presidente, sono immediatamente evidenti, quantificabili e misurabili: so, oggi, più di ieri; posso essere confrontato nel tempo; so più del mio vicino di banco; tali skills possono essere confrontate nello spazio o nei campi del sapere; so più matematica e la so meglio dell'inglese. Tali skillls possono essere oggetto di un programma scolastico, possono essere misurate in tanti modi, ma la dimensione della conoscenza non è riducibile alle sole capacità cognitive - che sono il ricordare, il parlare, il comprendere, il fare nessi, il dedurre e il valutare -, ma necessita anche di competenze non cognitive, che abbiamo ascoltate stamattina. Esse sono l'apertura mentale, la capacità di collaborare, la sicurezza, la creatività, la flessibilità; il problem solving, la resilienza, la comunicatività, che tutti i docenti che sono stati in un'aula per ore e ore al giorno sono in grado sicuramente di guardare, osservare e valutare. Anche perché le competenze non cognitive non sono alternative, ma integrate e complementari alle altre; sono tratti di personalità, espressione di quell'immisurabile tratto latente che le genera, cioè la persona.

Il grande dubbio: eredità o ambiente, innati o formati dall'interazione con l'ambiente? Ecco, è proprio una sperimentazione, perché le competenze non cognitive condizionano l'apprendimento e le attività lavorative e possono cambiare in maniera significativa nel corso dell'esistenza di un individuo, come ci ricorda Heckman. Non è dimostrabile che ci sia un nesso di causalità tra la formazione e le competenze non cognitive, ma sicuramente c'è una sistematica correlazione che rende possibile incrementarle attraverso interventi educativi, non solo per l'attività di recupero, ma anche per il potenziamento delle eccellenze, dato che i processi di insegnamento - e questo è noto – contribuiscono, sia a sviluppare le competenze cognitive, che a rafforzare quelli non cognitive.

Quindi, si può ritenere auspicabile progettare percorsi educativi e interventi compensatori miranti a sperimentare lo sviluppo di tali competenze, purché la sperimentazione descritta in tale legge e che tale legge promuove sia puntuale, mirata, efficace, non si disperda in mille rivoli e sia convenientemente sostenuta da adeguate risorse - è stato ricordato da molti, oggi - anche per contrastare fenomeni preoccupanti in ambito educativo e vorrei solo citare l'affermarsi di orientamenti che trasmettono informazioni e non educazione della persona, oppure situazioni di crescente difficoltà delle famiglie, oggi, molto più incapaci a svolgere uno dei loro compiti tradizionali che è proprio la formazione delle abilità non cognitive, anche per lo scarso supporto loro dato in questo dalle politiche sociali, dato che la caratteristica che rileviamo dell'era post-moderna è il passaggio da una società di produttori a una società di consumatori, che la globalizzazione tende ad omologare. Ed è anche per questo che Fratelli d'Italia ha presentato un importante emendamento volto a prevedere, all'interno del Piano triennale dell'offerta formativa, percorsi che promuovano la partecipazione delle famiglie, speriamo che possa essere accolto in questa sede.

PRESIDENTE. Concluda.

LUCIA ALBANO (FDI). Mi consenta un'ultima considerazione che è una raccomandazione e un monito, prima di tutto a me stessa e a tutti noi. Nella scia delle rivoluzioni scientifiche, abbiamo assunto il mito della sostituzione e anche nel mondo della scuola siamo affascinati e attratti dalle novità. Eppure, la storia ci dice che, a differenza delle scoperte scientifiche, nell'ambito del sapere non progrediamo per rivoluzioni, per sostituzioni, bensì per integrazioni; le novità si presentano sempre come alternative, ma si ritrovano poi integrate con le prassi quotidiane conservative. La classe capovolta, la flipped classroom, ha bisogno di una classe normale, le non-cognitivive skills hanno bisogno delle cognitive skills, le competenze hanno bisogno delle conoscenze. È la logica dell'intelligenza umana che si sviluppa per continui accomodamenti e assimilazioni, è la logica delle innovazioni nella scuola che non sono tali e nemmeno sufficienti a se stesse senza una base di riferimento da cui partire. Qualunque nuova visione, per quanto piccola, solo se poggia sulle spalle dei giganti può vedere più lontano (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Tuzi. Ne ha facoltà.

MANUEL TUZI (M5S). Presidente, colleghi e colleghe, 543 mila, sì, questo è il numero degli studenti che, nel 2020, hanno abbandonato la scuola dopo la terza media. L'Italia è terza in Europa per tasso di dispersione scolastica ed è un fenomeno drammatico, che priva i nostri giovani di una prospettiva migliore per il loro futuro, ma, soprattutto, priva il nostro Paese di nuove risorse, energie positive che potrebbero svilupparsi e crescere nel percorso di studi che, dalla scuola secondaria, arriva all'università. Ciò che spinge i giovani e i giovanissimi ad abbandonare la scuola possono essere vari fattori e non c'è una spiegazione univoca per questa scelta; sappiamo che incide molto il territorio di appartenenza e, da questo punto di vista, il Sud è sempre quello più penalizzato. La Sicilia è la regione con il più alto tasso di abbandono scolastico, seguita da Campania e Calabria. Sappiamo che può incidere molto la situazione socio-economica in cui vive la famiglia, perché alla povertà economica si collega la povertà educativa, così come alla povertà educativa si collega quella economica e la dispersione scolastica, purtroppo, è uno degli anelli che compongono questa catena. Sappiamo naturalmente che incide il contesto sociale e occupazionale e in quelle città i giovani, che non riescono ad intravedere strade differenti, migliori per il loro futuro, non hanno nemmeno lo stimolo a proseguire negli studi, perché si sentono abbandonati anche da uno Stato che forse in molte regioni d'Italia è assente.

Ce ne sono sicuramente molti di motivi che possono spiegare o decifrare meglio questo abbandono scolastico e sicuramente su tanti di questi lo Stato può e deve fare qualcosa, soprattutto a livello di politiche scolastiche, come rendere la didattica più innovativa e più coinvolgente. Nei confronti di ragazzi che vivono in un contesto iperdigitalizzato è sicuramente una modalità intelligente di avvicinare i nostri giovani e giovanissimi. Contribuisce sicuramente a rendere la scuola maggiormente al passo con i tempi e a non farla rimanere come un ambito separato e distaccato totalmente dalla realtà che loro vivono quotidianamente. Così come è una mossa giusta lavorare sull'orientamento, per far emergere il prima possibile in quei ragazzi la consapevolezza delle loro passioni e delle loro peculiarità.

PRESIDENTE. Concluda.

MANUEL TUZI (M5S). In questo contesto, la proposta di legge che oggi discutiamo può dare il suo contributo nella prevenzione della dispersione scolastica, perché va nella direzione di fare della scuola non un luogo in cui si apprendono esclusivamente nozioni e informazioni, ma uno spazio aperto, in cui si iniziano a prendere le misure con la vita e si fanno esperienze sociali fondamentali e questa sperimentazione è strutturata per individuare lo sviluppo delle competenze cognitive e soprattutto per verificarne l'impatto sulla loro vita. Ecco, queste materie, accanto alle materie ufficiali – sicuramente, l'integrazione e questo discorso così aperto -, non possono che essere più che positive, dunque un passo avanti verso il nostro obiettivo.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali.

(Repliche - A.C. 2372-A​)

PRESIDENTE. Prendo atto che il relatore, deputato Paolo Lattanzio, e il rappresentante del Governo rinunciano alle repliche.

Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

Discussione della mozione Mugnai ed altri n. 1-00211 concernente iniziative per la prevenzione e la cura delle malattie reumatiche (ore 14,50).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Mugnai ed altri n. 1-00211 concernente iniziative per la prevenzione e la cura delle malattie reumatiche (Vedi l'allegato A).

La ripartizione dei tempi riservata alla discussione è pubblicata nel vigente calendario dei lavori (Vedi calendario).

Avverto che in data odierna è stata presentata una nuova formulazione della mozione Mugnai ed altri n. 1-00211, che è stata sottoscritta anche dalla deputata Carnevali (Vedi l'allegato A).

Avverto, altresì, che, con il consenso degli altri sottoscrittori, la deputata Bologna, già firmataria della mozione, e la deputata Carnevali diventano rispettivamente prima e seconda firmataria della mozione. Il relativo testo è in distribuzione (Vedi l'allegato A).

(Discussione sulle linee generali)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali della mozione.

È iscritta a parlare la deputata Fabiola Bologna, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00211 (Nuova formulazione). Ne ha facoltà.

FABIOLA BOLOGNA (CI). Grazie, Presidente. La mozione che presentiamo oggi pone l'attenzione sulle malattie reumatologiche, che l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito prima causa di dolore e disabilità in Europa, sottolineando come queste, da sole, rappresentino la metà delle patologie croniche ad alto potenziale di disabilità che colpiscono la popolazione di tutte le età, maggiormente tra i 35 i 40 anni e in pazienti di età superiore ai 65 anni. Sappiamo che le malattie croniche sono in costante aumento nella popolazione, con conseguente notevole impegno di risorse. Queste patologie richiedono continuità assistenziali per periodi di lunga durata e integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali. Con questa mozione, dunque, vogliamo riportare l'attenzione del Governo anche sul Piano nazionale della cronicità, che è nato con l'esigenza di armonizzare a livello nazionale le attività sanitarie e sociali per le persone con malattia cronica e, in collaborazione con le regioni, promuovere interventi centrati sulla persona, orientare una migliore organizzazione dei servizi e una piena responsabilizzazione di tutti gli attori dell'assistenza. In Italia, circa il 10 per cento della popolazione è affetto da malattie reumatologiche e la spesa per queste malattie è stimata in circa 5 miliardi di euro l'anno, di cui una parte consistente, circa i due terzi, è riferita a costi indiretti, legati a perdita di produttività dei lavoratori affetti. Infatti, molte delle malattie reumatologiche sono particolarmente gravi e presentano un carattere sistemico, coinvolgendo più organi e apparati. Diversi studi hanno evidenziato che le persone affette dalle patologie reumatologiche sono ad alto rischio di invalidità e sono spesso costrette ad abbandonare il lavoro.

La pandemia ha aggravato ulteriormente la condizione dei pazienti reumatologici. Oltre alle mancate diagnosi, si rileva una crescita sensibile dei numeri delle liste di attesa e la sospensione delle terapie da parte di pazienti che non hanno effettuato le visite presso i centri erogatori delle terapie. È necessaria, quindi, una riflessione su un nuovo modo di concepire il rapporto medico-paziente, che parta dal rafforzamento della medicina territoriale e che utilizzi lo strumento innovativo, come la telemedicina, all'interno dei percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali per superare la difficoltà legata a una ridotta mobilità da parte dei pazienti, anche a causa della circolazione del virus. Il rafforzamento della medicina territoriale, attraverso una riforma complessiva legata alla creazione delle case di comunità e degli ospedali di comunità, è parte integrante della missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che include altresì anche il rafforzamento della digitalizzazione, dalla telemedicina al fascicolo sanitario elettronico.

Dal punto di vista del trattamento farmacologico, l'introduzione di nuovi farmaci biologici nell'area reumatologica ha modificato la storia naturale di molte gravi patologie, consentendo di ottenere la remissione stabile e prolungata di molte malattie, con un netto miglioramento della qualità di vita dei pazienti da un punto di vista sociale e lavorativo, contribuendo sul piano economico ad un'importante riduzione dei costi indiretti legati alla disabilità. L'ingresso poi nel mercato dei farmaci cosiddetti biosimilari, cioè medicinali simili per qualità, sicurezza ed efficacia ai farmaci biologici originatori che possono essere prodotti secondo procedure normative espresse da specifiche linee guida europee e commercializzati a prezzi inferiori rispetto ai prodotti originatori, ha richiesto il rispetto, naturalmente, di alcuni principi fondamentali emanati dal legislatore: autonomia prescrittiva del medico in primo luogo, diritto alla continuità terapeutica dei pazienti già in trattamento, non sostituibilità automatica tra farmaco originatore e farmaco biosimilare.

La diagnosi precoce delle patologie reumatologiche, effettuata anche attraverso il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta, consente al malato un trattamento precoce e una più alta probabilità di remissione della malattia. I pazienti reumatici sono spesso affetti da altre comorbidità ed è pertanto necessario investire in strumenti digitali che garantiscano assistenza multidisciplinare e interoperabilità dei sistemi informatici. È necessario inoltre garantire a medici e pazienti, attraverso rappresentanze qualificate quali società scientifiche in ambito reumatologico e associazioni di pazienti organizzate, la partecipazione ai processi decisionali della politica sanitaria inerenti i percorsi e le terapie farmacologiche per la cura delle patologie reumatologiche. È auspicabile, quindi, un progressivo passaggio da una gestione per specialità a una gestione per processi, indispensabile per superare la variabilità di presa in carico nei diversi territori mantenendo i percorsi più appropriati e virtuosi e passare da una medicina di attesa a una medicina di iniziativa, attuabile con un potenziamento del personale sanitario specializzato, con il supporto della telemedicina e della digitalizzazione, con il monitoraggio dei dati clinici, radiologici e di laboratorio relativi al paziente che tenga conto anche delle complicazioni e delle comorbidità.

Per tutte queste ragioni, con questa mozione vogliamo impegnare il Governo a sviluppare progetti innovativi nell'ambito della ricerca scientifica, della formazione e dell'assistenza sanitaria in campo reumatologico; incentivare l'utilizzo della telemedicina e dell'intelligenza artificiale in campo reumatologico, sfruttando le opportunità offerte dal PNRR, a garanzia della continuità assistenziale sia nel periodo emergenziale, come è ancora quello attuale, sia per i territori poco accessibili, favorendo la creazione e lo sviluppo di un'assistenza sanitaria multiprofessionale e multispecialistica, coadiuvata da sistemi digitali interoperabili, per assicurare cure adeguate anche in caso di comorbidità. Vogliamo promuovere ogni iniziativa per la prevenzione, la diagnosi precoce e l'assistenza, favorendo la creazione su base regionale delle reti assistenziali nel cui ambito poter rendere operativi specifici percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali per specifiche malattie o gruppi di esse. Vogliamo sviluppare l'utilizzo del fascicolo sanitario elettronico che raccoglie la storia clinica dei pazienti, rendendo disponibili informazioni e documenti prodotti dal sistema sanitario, con l'obiettivo di rendere più efficiente l'erogazione dei servizi sanitari e la continuità di cura, garantendo l'accesso in sicurezza del medico ai dati del paziente ed evitando duplicazioni di esami inutili. Vogliamo identificare poi, attraverso l'Agenas, specifici indicatori di performance e di risultato, volti a valutare lo stadio di implementazione e realizzazione degli obiettivi di salute nell'ambito del rinnovo del Piano nazionale della cronicità; promuovere presso il Ministero della Salute un tavolo di patologie reumatologiche, coinvolgendo le principali società scientifiche e associazioni dei pazienti, al fine di esaminare lo stato dell'arte, fornire linee di indirizzo volte al miglioramento della presa in carico complessiva del paziente reumatologico; prevedere la formazione continua e l'informazione dei medici, in particolare dei medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta che sono il primo filtro per i pazienti e anche per i medici INPS che si occupano degli accertamenti degli stati invalidanti, per garantire nuove conoscenze e competenze nell'approccio al paziente con patologia reumatologica; garantire l'appropriatezza nell'utilizzo dei farmaci biotecnologici, sia originatori che biosimilari e anche per quelli innovativi, per consentire la sostenibilità del sistema sanitario, tutelando il diritto alla continuità terapeutica e alla non sostituibilità automatica del farmaco di riferimento, per assicurare un'applicazione conforme di questi principi su tutto il territorio nazionale. Inoltre, tutte le regioni devono garantire i tavoli che comprendano tutti i portatori di interesse su queste patologie attraverso cui elaborare indicazioni e raccomandazioni condivise che generino, dal un lato, appropriatezza di gestione della presa in carico e delle risorse e, dall'altro, sicurezza delle cure e pieno soddisfacimento dei bisogni dei malati reumatici; infine, investire sulla salute nei luoghi di lavoro e indirizzare i datori di lavoro, pubblici e privati, a trovare un equilibrio tra le esigenze di salute dei lavoratori con malattie croniche e, quindi, anche con le malattie reumatiche, e il conseguimento degli obiettivi aziendali, da una parte, per la valorizzazione del potenziale delle persone con malattia cronica e, dall'altra, per garantire un'occupazione sostenibile. Il fine di questa mozione è di contribuire al miglioramento della tutela per le persone affette da malattie croniche reumatologiche, rendendo più efficaci ed efficienti i sistemi sanitari sociali e l'inserimento e la permanenza nell'ambiente lavorativo, assicurando maggiore uniformità ed equità su tutto il territorio nazionale, riducendo il peso della malattia e delle sue conseguenze sull'individuo e sulla sua famiglia e migliorando la qualità di vita, favorendo un contesto sanitario, sociale e lavorativo inclusivo e proattivo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Andrea Romano. Ne ha facoltà.

ANDREA ROMANO (PD). Sì grazie Presidente, solo per chiedere la sua autorizzazione a consegnare agli uffici il testo integrale del mio intervento.

PRESIDENTE. Certamente, prego, può venire a farlo quando desidera.

È iscritta a parlare la deputata Lucaselli. Ne ha facoltà.

YLENJA LUCASELLI (FDI). Grazie Presidente, in tutti questi mesi, da quando è scoppiata la pandemia, ci siamo occupati prevalentemente – ed è giusto, soprattutto lo era all'inizio– del COVID e, ovviamente, di tutto ciò che ne è conseguito.

Ora, però, a distanza di due anni, è importante riportare il dibattito su una serie di altre patologie che sono presenti in Italia e che, in questi ultimi due anni, sono state dimenticate, non solo perché è importante non smettere mai di porre l'accento su malattie che affliggono i cittadini, indipendentemente dal COVID, ma anche e soprattutto perché abbiamo la necessità di riportare, anche all'interno dei nostri ospedali, una particolare attenzione su tutto ciò su tutto ciò che esula dal COVID. Sicuramente, questa mozione dà l'occasione di parlare nuovamente di un problema definito dall'Organizzazione mondiale della sanità come la prima causa, di disabilità in Europa.

Parliamo delle malattie reumatologiche, che colpiscono soprattutto la popolazione di età superiore ai 65 anni ma anche, inevitabilmente, purtroppo, anche fasce più giovani, tanto che in Italia circa il 10 per cento della popolazione è affetto da malattie reumatologiche e la spesa per queste malattie è stimata fra i 5 e i 6 miliardi di euro l'anno. Una parte consistente di questa spesa è riferita ovviamente ai costi indiretti legati alla perdita di produttività per circa 300.000 lavoratori. Questi numeri danno chiara la percezione di come questo sia un problema che deve essere sicuramente affrontato e di come questa mozione riporti all'interno del dibattito un fatto importante, cioè che dobbiamo continuare a tenere alta la soglia di attenzione anche nei confronti di patologie diverse dal COVID. Sappiamo che la copertura brevettuale dei farmaci biologici ha permesso l'ingresso nel mercato dei cosiddetti farmaci biosimilari. Riteniamo, però, che ci sia una serie di decisioni che il Governo, in accordo con le regioni, può mettere in atto, una serie di azioni che aiuterebbero sicuramente, non solo nella fase preventiva, quella dell'informazione e della possibilità di spiegare ai medici di base quanto importante sia l'attività preventiva e soprattutto di diagnosi precoce, ma anche nella possibilità, all'interno delle regioni, nelle loro decisioni sanitarie, di focalizzare l'attenzione su questi punti.

Noi crediamo che questa mozione - mi avvio alla conclusione - sia importante per il fatto in sé e, quindi, per la necessità di iniziare a curare una malattia che sembra lontana da ognuno di noi, ma che, invece, affligge veramente una vasta parte della popolazione italiana ma, soprattutto, la riteniamo importante affinché, finalmente, si ritorni a parlare di tutte le altre patologie diverse dal COVID (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali. Il Governo intende replicare o si riserva di farlo? Benissimo, attendiamo per una replica successiva. Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.

Ordine del giorno della prossima seduta.

PRESIDENTE. Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta.

Martedì 30 novembre 2021 - Ore 9,30:

1. Svolgimento di una interpellanza e interrogazioni .

(ore 13)

2. Seguito della discussione del disegno di legge:

S. 2409 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 8 ottobre 2021, n. 139, recante disposizioni urgenti per l'accesso alle attività culturali, sportive e ricreative, nonché per l'organizzazione di pubbliche amministrazioni e in materia di protezione dei dati personali (Approvato dal Senato). (C. 3374​)

Relatori: PITTALIS, per la II Commissione; STUMPO, per la XII Commissione.

3. Seguito della discussione della proposta di legge:

S. 1 - D'INIZIATIVA DEI SENATORI: AMATI ed altri: Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo (Approvata dal Senato). (C. 1813​)

e dell'abbinata proposta di legge: FORNARO. (C. 445​)

Relatore: UNGARO.

4. Seguito della discussione della proposta di inchiesta parlamentare:

FORMENTINI ed altri: Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dello scoppio della pandemia di COVID-19 e sulla congruità delle misure adottate dagli Stati di origine del virus SARS-CoV-2 per evitarne la propagazione nel mondo. (Doc. XXII, n. 42-A)

Relatori: FORMENTINI, per la III Commissione; STUMPO, per la XII Commissione.

5. Seguito della discussione della mozione Cabras ed altri n. 1-00456 concernente iniziative in relazione al caso di Julian Assange .

6. Seguito della discussione delle mozioni Giarrizzo ed altri n. 1-00424, Lollobrigida ed altri n. 1-00466, Capitanio ed altri n. 1-00467, Bruno Bossio ed altri n. 1-00468 e Giuliodori ed altri n. 1-00479 in materia di infrastrutture digitali efficienti e sicure per la conservazione e l'utilizzo dei dati della pubblica amministrazione .

7. Seguito della discussione delle mozioni Nardi ed altri n. 1-00538, Terzoni ed altri n. 1-00547, Vietina ed altri n. 1-00551 e Cattaneo ed altri n. 1-00552 concernenti iniziative in materia di incentivi volti a favorire gli interventi di ristrutturazione e di riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio .

8. Seguito della discussione del disegno di legge e del documento:

Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2021.

(C. 3208-A​)

Relatrice: GALIZIA.

Relazione consuntiva sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea (Anno 2020). (Doc. LXXXVII, n. 4)

Relatrice: EMANUELA ROSSINI.

9. Seguito della discussione della proposta di legge:

LUPI ed altri: Introduzione dello sviluppo di competenze non cognitive nei percorsi delle istituzioni scolastiche e dei centri provinciali per l'istruzione degli adulti, nonché nei percorsi di istruzione e formazione professionale. (C. 2372-A​)

Relatore: LATTANZIO.

10. Seguito della discussione della mozione Bologna, Carnevali, Boldi ed altri n. 1-00211 concernente iniziative per la prevenzione e la cura delle malattie reumatiche .

La seduta termina alle 15,10.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: PIETRO PITTALIS (A.C. 3374​)

PIETRO PITTALIS, Relatore per la II Commissione. (Relazione – A.C. 3374​). Onorevoli colleghi, come anticipato dal relatore per la XII Commissione, onorevole Stumpo, procedo ad illustrare i restanti articoli del provvedimento al nostro esame.

Faccio pertanto presente che l'articolo 5 al comma 1 prevede che l'Ufficio centrale per il referendum istituito presso la Corte di Cassazione si avvalga temporaneamente di personale della segreteria, nel numero massimo di 28 unità, appartenente alla seconda area professionale con la qualifica di cancelliere esperto e di assistente giudiziario. L'avvalimento di tale personale è finalizzato a consentire il tempestivo espletamento dell'esame delle richieste depositate (di cui all'articolo 32 della legge 25 maggio 1970, n. 352), relative ai referendum presentati entro il 31 ottobre 2021. Nel dettaglio le operazioni di verifica riguardano: le sottoscrizioni; l'indicazione delle generalità dei sottoscrittori; le vidimazioni dei fogli; le autenticazioni delle firme e delle certificazioni elettorali; il conteggio delle firme. Come esplicitato nel comma 1, la disposizione costituisce una deroga all'articolo 2 del decreto-legge 9 marzo 1995, n. 67. Tale disposizione prevede che, per le operazioni di verifica, l'Ufficio centrale per il referendum si avvale del personale della segreteria con qualifica funzionale non inferiore alla settima. Il comma 2 dell'articolo 5 consente, per le medesime finalità di cui sopra, di aggregare temporaneamente alla segreteria dell'Ufficio centrale anche personale di altre amministrazioni, nel numero massimo di 100 unità. All'acquisizione di disponibilità alla assegnazione all'Ufficio centrale per il referendum si provvede mediante interpello, per soli titoli, come prescritto dal comma 3 dell'articolo in esame. I requisiti per la partecipazione all'interpello e la procedura di svolgimento sono disciplinati dal comma 4. L'ultimo periodo del comma 4 e il successivo comma 5 concernono la retribuzione del personale aggiuntivo assegnato a seguito dell'interpello. Il comma 6 reca una disposizione finanziaria per la copertura degli oneri per l'attuazione delle disposizioni contenute nel presente articolo valutati in 409.648 euro, mentre il comma 7 autorizza infine il Ministro dell'economia e delle finanze ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

L'articolo 6, al comma 1, in considerazione del protrarsi dello stato di emergenza e della necessità di garantire lo svolgimento in sicurezza delle prove dell'esame di abilitazione alla professione di avvocato, proroga anche alla sessione 2021 le disposizioni eccezionali stabilite con il decreto-legge 13 marzo 2021, n. 31 (convertito con modificazioni dalla legge 15 aprile 2021, n. 50) per lo svolgimento dell'esame di abilitazione relativo alla sessione 2020. Rammento a tale proposito che il citato decreto-legge n. 31 del 2021 ha previsto una disciplina di svolgimento delle prove della sessione 2020 dell'esame di abilitazione forense derogatoria rispetto a quella prevista a regime, in particolare sostituendo le prove scritte con una prova orale a carattere preselettivo; prevedendo una seconda prova orale avente ad oggetto la discussione di brevi questioni relative a 5 materie scelte preventivamente dal candidato nonché incrementando il numero delle sottocommissioni d'esame, cui è consentito di far parte, per la prima volta, anche ai ricercatori universitari a tempo determinato in materie giuridiche e ai magistrati militari. Il comma 2 dell'articolo 6 demanda al decreto del Ministro della giustizia di indizione della sessione d'esame per il 2021 l'indicazione: della data di inizio delle prove, delle modalità di sorteggio per l'espletamento delle prove orali, della pubblicità delle sedute di esame, delle modalità di accesso e di permanenza nelle sedi di esame, delle prescrizioni imposte ai fini della prevenzione e protezione dal rischio del contagio da COVID-19, delle modalità di comunicazione delle materie scelte dal candidato per la prima e la seconda prova orale. Il comma 3 dell'articolo 6 onde garantire nel modo migliore lo svolgimento delle prove in condizioni di sicurezza in relazione all'emergenza epidemiologica stabilisce che l'accesso ai locali deputati allo svolgimento delle prove d'esame è consentito esclusivamente ai soggetti muniti di una delle certificazioni verdi COVID-19 e che la mancata esibizione da parte dei candidati al personale addetto ai controlli delle certificazioni di cui al primo periodo costituisce motivo di esclusione dall'esame. Il comma 4, infine, demanda ad un successivo decreto direttoriale del Ministero della giustizia la definizione delle linee generali da seguire per la formulazione dei quesiti da porre nella prima prova orale e per la valutazione dei candidati, in modo da garantire l'omogeneità e la coerenza dei criteri di esame. Infine, i commi 5 e 6 contengono disposizioni finanziarie. In particolare, per l'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo è autorizzata la spesa di euro 1.820.000 per l'anno 2022.

L'articolo 7 del provvedimento al nostro esame incrementa, per il triennio 2021-2023, la dotazione del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, onde assicurare l'attivazione di ulteriori 3.000 posti del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI) per l'accoglienza di richiedenti asilo provenienti dall'Afghanistan in conseguenza della crisi politica colà in corso. In particolare, l'incremento ammonta a: 11,35 milioni di euro per il 2021; 44,97 milioni di euro sia per il 2022 sia per il 2023 (comma 1). La copertura finanziaria è attinta mediante corrispondente utilizzo delle risorse iscritte, per i medesimi anni, nello stato di previsione del Ministero dell'interno, relative all'attivazione, la locazione e la gestione dei centri di trattenimento e di accoglienza per stranieri (comma 2).

L'articolo 8, modificato nel corso dell'esame da parte del Senato, reca disposizioni per la restituzione alla comunità slovena dell'immobile sito in Trieste e noto come Narodni Dom, di proprietà dell'Università degli studi di Trieste, in cui attualmente si svolge l'attività della Scuola di studi in lingue moderne per interpreti e traduttori. Alla medesima Università sono assicurati, a compensazione, due immobili, uno dei quali è destinato a divenire la nuova sede della richiamata Scuola, per la cui riqualificazione sono individuate le necessarie risorse. Con una modifica approvata al Senato è stato introdotto il comma 4-bis concernente il monitoraggio degli interventi di cui al presente articolo.

L'articolo 9 del decreto-legge al nostro esame –modificato in maniera significativa dal Senato in prima lettura - introduce diverse disposizioni in materia di protezione dei dati personali.

In particolare, la lettera a) del comma 1 novella l'articolo 2-ter del codice in materia dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, al fine di:

- estendere la base giuridica per il trattamento dei dati personali effettuato per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri, anche agli "atti amministrativi generali", nei casi previsti dalla legge (numero 1);

- prevedere che il trattamento dei dati personali sia "anche" consentito se necessario per l'adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse o per l'esercizio di pubblici poteri a essa attribuiti, aggiungendo alle amministrazioni pubbliche nonché alle società a controllo pubblico statale già previste dal testo anche le società a controllo pubblico locale, limitatamente ai gestori di servizi pubblici (numero 2);

- sopprimere la previsione in base alla quale, in assenza di base giuridica del trattamento di dati costituita da norma di legge o di regolamento, la comunicazione fra titolari che effettuino trattamenti di dati personali è ammessa quando comunque necessaria per lo svolgimento di compiti di interesse pubblico e lo svolgimento di funzioni istituzionali, tuttavia a condizione che fosse decorso il termine di quarantacinque giorni dalla relativa comunicazione al Garante, senza che quest'ultimo avesse adottato una diversa determinazione delle misure da adottarsi a garanzia degli interessati (numero 3);

- estendere ai trattamenti sopra considerati la legittimazione alla diffusione e comunicazione di dati personali, trattati in quell'ambito di pubblico interesse o pubblico potere, a soggetti che intendano trattarli per altre finalità. Secondo la modifica introdotta dal Senato in tale caso ne viene data notizia al Garante almeno dieci giorni prima della diffusione e la comunicazione di dati personali (numero 4).

La lettera b) del comma 1 interviene sull'articolo 2-sexies del codice:

- estendendo l'ampliamento della base giuridica del trattamento agli atti amministrativi generali, con riguardo a categorie particolari di dati personali (quali sanità pubblica, medicina del lavoro, archiviazione nel pubblico interesse o per ricerca scientifica o storica o a fini statistici) (numero 1);

- stabilendo che i dati personali relativi alla salute - i quali debbono essere "privi di elementi identificativi diretti" - siano trattati, nel rispetto delle finalità istituzionali di ciascuno, dal Ministero della salute, dall'Istituto superiore di sanità, dall'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, dall'Agenzia italiana del farmaco, dall'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà, dalle Regioni relativamente ai propri assistiti, anche mediante l'interconnessione a livello nazionale dei sistemi informativi su base individuale del Servizio sanitario nazionale (ivi incluso il Fasciolo sanitario elettronico), con finalità compatibili con quelle inerenti al trattamento. Le relative modalità e finalità sono determinate con decreto del Ministro della salute, previo parere del Garante (numero 2).

La lettera c) del comma 1 dispone l'abrogazione dell'articolo 2-quinquesdecies del codice, secondo cui il Garante per la protezione dei dati personali - nel caso di trattamenti di dati personali svolti per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico, tali da poter presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone fisiche - era titolare di un potere di adottare d'ufficio provvedimenti di carattere generale, prescriventi misure e accorgimenti a garanzia dell'interessato, ed il titolare del trattamento dei dati era tenuto ad adottare tali misure.

La lettera d) del comma 1 dell'articolo in esame - introdotta dal Senato – novella l'articolo 58 del codice in materia di trattamento di dati personali per fini di sicurezza nazionale o difesa, estendendo loro, del pari, la previsione degli atti amministrativi generali, quali integranti la base giuridica del trattamento.

La lettera e) del comma 1 modifica l'articolo 132, comma 5, del codice al fine di prevedere che il trattamento dei dati relativi al traffico telefonico conservati dal fornitore per ventiquattro mesi dalla data della comunicazione (o dei dati relativi al traffico telematico, in tal caso conservati per dodici mesi) per finalità di accertamento e repressione di reati sia effettuato con provvedimento di carattere generale nel rispetto delle misure e degli accorgimenti a garanzia dell'interessato prescritti dal Garante.

La lettera i) del comma 1 introduce i commi 5-bis e 5-ter dell'articolo 154 del codice, relativo ai compiti del Garante. In particolare con il comma 5-bis si prevede che il parere previsto nella consultazione preventiva in caso di rischio elevato sia reso dal Garante nei soli casi in cui la legge o il regolamento disciplinino espressamente le modalità del trattamento, descrivendo una o più operazioni, compiute con o senza l'ausilio di processi automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, nonché nei casi in cui la norma di legge o di regolamento autorizzi espressamente un trattamento di dati personali da parte di soggetti privati senza rinviare la disciplina delle modalità del trattamento a fonti sotto ordinate. Inoltre, ai sensi del nuovo comma 5-ter dell'articolo 154 del codice, quando il Presidente del Consiglio dei ministri dichiari che ragioni di urgenza non consentono la consultazione preventiva, e comunque nei casi di adozione di decreti-legge, si prevede che il Garante esprima il parere in una fase non più preliminare ma successiva, vale a dire in sede di esame parlamentare dei disegni di legge o delle leggi di conversione dei decreti-legge o in sede di vaglio definitivo degli schemi di decreto legislativo sottoposti al parere delle Commissioni parlamentari.

La lettera m) modifica l'articolo 166 del codice, recante criteri di applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie e procedimento per l'adozione dei provvedimenti correttivi e sanzionatori, prevedendo che:

- la notifica da parte dell'Ufficio del Garante al titolare o al responsabile del trattamento delle violazioni, per le quali è avviato il procedimento per l'adozione dei provvedimenti correttivi e delle sanzioni, possa essere omessa nei confronti dei titolari del trattamento effettuato per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio di pubblici poteri ovvero per fini di sicurezza nazionale e di difesa ovvero a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali esclusivamente nel caso in cui il Garante abbia accertato che le presunte violazioni hanno già arrecato e continuano ad arrecare un effettivo, concreto, attuale e rilevante pregiudizio ai soggetti interessati al trattamento, che il Garante ha l'obbligo di individuare e indicare nel provvedimento, motivando puntualmente le ragioni dell'omessa notifica. In assenza di tali presupposti, il giudice competente accerta l'inefficacia del provvedimento (numero 2);

- tra le sanzioni amministrative accessorie figura anche quella della pubblicazione della ingiunzione a realizzare campagne di comunicazione istituzionale, volte alla promozione della consapevolezza del diritto alla protezione dei dati personali, sulla base di progetti previamente approvati dal Garante e che tengano conto della gravità della violazione (numero 3).

La lettera o) del comma 1 - assente nel testo originario, introdotta dal Senato - infine modifica l'articolo 170 del codice, relativo all'inosservanza di provvedimenti del Garante punita con la reclusione da tre mesi a due anni, introducendo due condizioni perché operi tale punibilità: vale a dire un "concreto nocumento" a uno o più soggetti interessati al trattamento e la querela della persona offesa.

Mentre la lettera f), il numero 1) della lettera m), la lettera n) e il comma 2 dell'articolo 9 recano disposizioni di mero coordinamento, il comma 3 introdotto nel corso dell'esame da parte del Senato, modifica il decreto legislativo 18 maggio 2018, n. 51, recante attuazione della direttiva europea n. 680 del 2016 (relativa alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali, nonché alla libera circolazione di tali dati), al fine di:

- estendere la base giuridica del trattamento dei dati anche agli atti amministrativi generali (numero 1 della lettera a);

- retrocedere da regolamento governativo a decreto ministeriale (della giustizia o dell'interno) l'atto di determinazione - per i trattamenti o le categorie di trattamenti non occasionali, riguardanti i dati sopra ricordati - dei termini (ove non già stabiliti da disposizioni di legge o di regolamento), le modalità di conservazione dei dati, i soggetti legittimati ad accedervi, le condizioni di accesso, le modalità di consultazione, nonché le modalità e le condizioni per l'esercizio dei diritti dell'interessato quali l'accesso, la rettifica, la rimozione, la limitazione del trattamento (numero 2 della lettera a);

- introdurre modifiche che ricalcano quelle sopra ricordate (a proposito della lettera o) del comma 1) circa la punibilità con la reclusione dell'inosservanza di provvedimenti del Garante, prescrivendo la presenza di un concreto nocumento arrecato ad uno o più interessati e la querela della parte offesa (lettera b).

L'articolo 9, comma 1, lettera g), attraverso una novella al codice potenzia la competenza del Garante al fine di prevenire la diffusione di materiali, foto o video, sessualmente espliciti, introducendo il nuovo articolo 144-bis, rubricato "Revenge porn". Tale nuovo articolo prevede, al comma 1, che chiunque, compresi i minori ultraquattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che immagini, audio, video o altri documenti informatici a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione attraverso piattaforme digitali, senza il suo consenso, può rivolgersi, mediante segnalazione, al Garante, il quale, entro quarantotto ore dal ricevimento della segnalazione decide ai sensi degli articoli 143 e 144 del codice. Il comma 2 del nuovo articolo 144-bis prevede che quando si tratta di dati personali di un minore, la segnalazione al Garante può essere effettuata da chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela. Il comma 3 precisa che l'invio al Garante delle immagini o dei video a contenuto sessualmente esplicito riguardanti soggetti terzi, effettuato dall'interessato, non integra il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti di cui all'articolo 612-ter del codice penale.

Il Senato ha introdotto nell'articolo 144-bis quattro ulteriori commi. Ai sensi del nuovo comma 4, i gestori delle piattaforme digitali destinatari dei provvedimenti di cui al comma 1 conservano il materiale oggetto della segnalazione, a soli fini probatori e con misure indicate dal Garante, anche nell'ambito dei medesimi provvedimenti, idonee a impedire la diretta identificabilità degli interessati, per dodici mesi a decorrere dal ricevimento del provvedimento stesso. Il nuovo comma 5 riconosce al Garante la facoltà, con proprio provvedimento, di disciplinare specifiche modalità di svolgimento dei procedimenti di cui al comma 1 e le misure per impedire la diretta identificabilità degli interessati di cui al medesimo comma. Ai sensi del comma 6, i fornitori di servizi di condivisione di contenuti audiovisivi, ovunque stabiliti, che erogano servizi accessibili in Italia, sono tenuti ad indicare senza ritardo al Garante, o comunque a pubblicare sul proprio sito internet, un recapito al quale possono essere comunicati i provvedimenti adottati ai sensi del comma 1. Il comma 7 stabilisce che quando il Garante, a seguito della segnalazione, acquisisce notizia della consumazione o della tentata consumazione del reato di cui all'articolo 612-ter del codice penale, nel caso di procedibilità di ufficio trasmette al pubblico ministero la segnalazione ricevuta e la documentazione acquisita.

Sempre con riguardo all'articolo 9, segnalo inoltre che le lettere h) e l) del comma 1 e i commi 13 e 14 intervengono sul codice in materia di protezione dei dati personali, incrementando l'indennità dei componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, il trattamento economico del personale, il ruolo organico del personale, il numero degli avvalimenti in fuori ruolo o equiparati, il numero di impieghi a tempo determinato o incarichi consulenziali.

Il comma 4 dell'articolo 9 - inserito dal Senato - modifica ed integra la disciplina concernente il trattamento di dati personali da parte del Ministero della salute (di cui all'articolo 7 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77). Tale disciplina, nella versione vigente, concerne i dati personali - anche relativi alla salute degli assistiti - raccolti nei sistemi informativi del Servizio sanitario nazionale ed autorizza il suddetto Ministero al relativo trattamento, al fine di sviluppare metodologie predittive dell'evoluzione del fabbisogno di salute della popolazione, demandando ad un decreto di natura regolamentare del Ministro della salute - adottato previo parere del Garante per la protezione dei dati personali - la definizione delle norme attuative. Le novelle in esame prevedono che il decreto sia invece di natura non regolamentare - fermo restando il parere del suddetto Garante - (lettera b)), estendono (lettera a)), con riferimento a dati personali non sanitari, l'ambito delle norme di rango legislativo in esame e del relativo decreto attuativo e pongono una norma transitoria (lettera c)), valida nelle more dell'emanazione del medesimo decreto.

Mentre i commi 5 e 6 introducono alcune disposizioni transitorie e finali, il comma 7 dell'articolo 9 riduce a trenta giorni il termine per il parere del Garante per la protezione dei dati personali sui seguenti atti:

- il Piano nazionale di ripresa e resilienza di cui al regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 febbraio 2021;

- il Piano nazionale per gli investimenti complementari (di cui al decreto-legge n. 59 del 2021);

- il Piano nazionale integrato per l'energia e il clima 2030 (di cui al regolamento (UE) 2018/1999 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'11 dicembre 2018).

Si prevede altresì che il termine sia improrogabile (ed una volta decorso, si può comunque procedere, pur in assenza di parere).

Il comma 8 dell'articolo 9, inserito nel corso dell'esame al Senato, alle lettere da a) a d) interviene sugli articoli 1 e 2 della legge 11 gennaio 2018, n. 5, al fine di prevedere che i diritti dell'utente iscritto al registro pubblico delle opposizioni, nonché gli obblighi in capo agli operatori di call center operino indipendentemente dalle modalità in cui il trattamento delle numerazioni è stato effettuato, ovvero con o senza operatore con l'impiego del telefono, ma anche in via più generale mediante sistemi automatizzati di chiamata senza l'intervento di un operatore.

I commi da 9 a 12 dell'articolo 9, introdotti dal Senato in prima lettura, dispongono in tema di videosorveglianza con sistemi di riconoscimento facciale. Si prevede la sospensione (eccezion fatta per la prevenzione e repressione dei reati o di esecuzione di sanzioni penali) della installazione e utilizzazione di impianti di videosorveglianza con sistemi di riconoscimento facciale operanti attraverso l'uso dei dati biometrici in luoghi pubblici o aperti, da parte di autorità pubbliche o soggetti privati. Tale sospensione è disposta "fino all'entrata in vigore di una disciplina legislativa della materia", e comunque non oltre il 31 dicembre 2023.

L'articolo 9-bis, introdotto dal Senato, prevede che le disposizioni del provvedimento in esame si applichino alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con le norme dei rispettivi statuti. L'articolo 10 dispone infine in materia di entrata in vigore.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: MAURIZIO LUPI (A.C. 2372-A​)

MAURIZIO LUPI (M-NCI-USEI-R-AC). (Intervento in discussione sulle linee generali – A.C. 2372-A​). Signor Presidente, onorevoli colleghi, Mi sia permesso, nello spiegare le ragioni culturali che sottostanno alla legge che come Intergruppo parlamentare per la sussidiarietà presentiamo oggi all'attenzione del Parlamento, mi sia permesso – dicevo – di citare il presidente del Consiglio Mario Draghi, il quale, non ancora investito della carica che oggi ricopre, al Meeting di Rimini del 2020 disse che vi è “un settore, essenziale per la crescita […] dove la visione di lungo periodo deve sposarsi con l'azione immediata: l'istruzione e, più in generale, l'investimento nei giovani. Questo è stato sempre vero ma la situazione presente rende imperativo e urgente un massiccio investimento di intelligenza e di risorse finanziarie in questo settore”.

Mi sia concesso anche citare i Manifesti dell'Intergruppo per la sussidiarietà pubblicati sul Corriere della Sera che, da almeno tre anni, pongono al centro due questioni per noi decisive e prioritarie: l'educazione e formazione dei giovani e il lavoro. Scuola e lavoro Sono due mondi che vanno messi sempre più in comunicazione tra loro, devono ovviamente restare distinti ma non distanti.

Nascono da qui le due nostre proposte di legge dell'Intergruppo: quella sul “capitale umano 4.0” (agevolazioni alle aziende per la formazione dei dipendenti) è diventata un emendamento al decreto Sostegni bis, approvato il 22 luglio scorso; e quella sull'uso delle competenze non cognitive nella didattica in discussione oggi in questa Camera.

Le due leggi hanno come punto comune il “capitale umano”. Perché l'educazione è la sfida cruciale, di sempre, ma a maggior ragione oggi, dopo quasi due anni di faticosa didattica a distanza, il problema è diventato ineludibile. Il Covid non ha generato l'emergenza educativa, l'ha semmai aggravata, esasperando disuguaglianze già presenti e facendone emergere di nuove.

Occorre quindi – ripeto – investire in educazione, investire sui ragazzi, investire sul capitale umano, e io penso che questo investimento non possa prescindere da un rapporto del sistema formativo con il sistema produttivo. Non basta un'alternanza scuola-lavoro, bisogna passare all'“alleanza” scuola-lavoro.

Sento già le obiezioni: volete subordinare l'educazione agli interessi produttivi. Tutt'altro. La parola alleanza già da sé risponde a questo timore in cui risuona un'eco ideologica da superare.

Scopo della scuola è e resta l'educazione, cioè la formazione integrale della persona che avviene attraverso la sua graduale introduzione alla realtà totale. Proprio per questo il lavoro - che la nostra Costituzione (art. 4) definisce come una attività o la funzione con cui ognuno concorre “al progresso materiale o spirituale della società” -, pur non essendo lo scopo del processo formativo, non può risultarvi estraneo. Il fatto che a un giovane diplomato o laureato, che ha quindi frequentato la scuola per un massimo di 18 anni (dalle elementari all'università?) si prospettino 40-50 anni di lavoro (cioè di collaborazione al bene comune) non può essere trascurato da chi deve pensare e strutturare il suo iter formativo.

Quest'anno, 2021, è il quarantesimo anniversario della pubblicazione della “Laborem exercens”, la grande enciclica sociale di san Giovanni Paolo II nella quale il Papa che fu anche operaio (prima in una cava di pietra e poi in fabbrica) spiegò che il lavoro qualifica la natura dell'uomo e che scopo del lavoro dell'uomo è l'uomo stesso, “perché mediante il lavoro l'uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza sé stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, diventa più uomo”. E parlando della piaga della disoccupazione, e in particolare della “disoccupazione degli intellettuali” (cioè di chi ha studiato) disse che “avviene o aumenta quando l'istruzione accessibile non è orientata verso i tipi di impegno o di servizi richiesti dai veri bisogni della società, o quando il lavoro, per il quale si esige l'istruzione, almeno professionale, è meno ricercato o meno pagato di un lavoro manuale”. Non aveva paura Karol Wojtyla a dire che “il lavoro e la laboriosità condizionano anche tutto il processo di educazione nella famiglia” e che “la capacità di lavoro – cioè di partecipazione efficiente al moderno processo di produzione – esige una preparazione sempre maggiore e, prima di tutto, un'adeguata istruzione”. Per san Giovanni Paolo II infatti “All'organizzazione della vita umana secondo le molteplici possibilità del lavoro dovrebbe corrispondere un adatto sistema di istruzione e di educazione, che prima di tutto abbia come scopo lo sviluppo di una matura umanità, ma anche una specifica preparazione ad occupare con profitto un giusto posto nel grande e socialmente differenziato banco di lavoro”.

Mettere a tema l'educazione e la formazione significa affrontare una dimensione decisiva della crescita personale, della preparazione al mondo del lavoro e anche della possibilità di vivere appieno la vita sociale e l'esistenza in generale.

Si inserisce qui, in questo rapporto inscindibile tra educazione, formazione, realizzazione di sé attraverso il lavoro e contributo alla costruzione del bene comune, la questione delle non cognitive skills. Che è, nella sua ragione ultima, la questione dell'unità della persona. Mettere a tema l'educazione e la formazione in questa ottica di apertura a 360 gradi significa affrontare una dimensione decisiva della crescita personale, della preparazione al mondo del lavoro e anche della possibilità di vivere appieno la vita sociale e l'esistenza in generale.

Per capire la natura, la portata e la significanza per il singolo e per la società delle soft skills, io consiglio a tutti la lettura di “Viaggio nelle character skills, Persone, relazioni e valori”, volume edito dal Mulino, curato da tre docenti universitari (Giorgio Chiosso, Anna Maria Poggi e Giorgio Vittadini). Character skills, soft skills, non cognitive skills sono modi diversi di definire un apprendimento in ambito scolastico e lavorativo considerato come un processo che coinvolge capacità non solo cognitive, come ricordare, parlare, comprendere, stabilire nessi, dedurre, valutare, ma che implica anche qualità trasversali, disposizioni della personalità dette appunto character skills, quali l'apertura mentale, la capacità di collaborare, la sicurezza, la capacità di prendere iniziative, di pensare per problemi (cioè di far domande), di imparare a lavorare insieme per raggiungere uno scopo comune, l'impegno, la motivazione, la capacità di auto- regolarsi, l'affidabilità, l'adattabilità, l'estroversione, l'amicalità, coscienziosità, la stabilità emotiva, l'apertura mentale. Si tratta di dimensioni che ogni educatore ha ben presenti, sempre e che potrebbero essere riassunte sinteticamente nella capacità di “imparare a imparare”.

I primi studi sull'impatto delle Non cognitive skills si devono al premio Nobel per l'economia James Heckman (che la Camera dei deputati ha invitato per una conferenza qui in Parlamento, e alla Scuola di Chicago che hanno indagato gli effetti positivi delle Non cognitive skills sulle attività svolte, non solo in ambito scolastico e universitario, ma anche lavorativo (ad es. in termini di forza e energia, costanza e perseveranza per portare a termine un compito, coinvolgimento mentale nel lavoro) e sull'atteggiamento verso la vita (ottimismo, speranza, minori depressioni e comportamenti devianti).

Sta qui, insieme a una solida formazione culturale e tecnica, il futuro dell'educazione e della scuola.

Una vasta letteratura scientifica, non solo economica, intende oggi il capitale umano, cioè l'apporto dell'azione umana allo sviluppo economico e alla vita sociale come formato sia dalle abilità cognitive sia da quelle non cognitive.

Da tempo – come spiega bene il professor Ludovico Albert, presidente della Fondazione per la scuola della Compagnia San Paolo - le grandi agenzie che si occupano di intermediazione nel mercato del lavoro sostengono che “si è assunti per le competenze e i titoli posseduti e si è licenziati per le soft skills che non si riesce a dimostrare di possedere”. “Oggi gli algoritmi utilizzati dalle stesse agenzie per la selezione del personale da proporre alle aziende per le assunzioni mettono il possesso delle soft skills al primo posto, e in percentuali sempre più rilevanti. Se escludiamo poche specializzazioni di altissimo livello, le competenze hard sono secondarie”.

Le dimensioni non cognitive appaiono in molti casi come il fattore che determina la capacità di agire, in profonda interrelazione con le conoscenze in senso stretto.

Si tratta di caratteristiche della personalità che siamo stati abituati a considerare come qualità innate e invece – come documentano i professori Giorgio Chiosso e Onorato Grassi – questi “tratti di personalità non sono predeterminati, ma larga-mente flessibili e influenzabili dall'intervento educativo”. Le Non cognitive skills sono educabili e potenziabili soprattutto durante l'esperienza scolastica dei ragazzi. “Oggi noi sappiamo che rendendole esplicite all'interno del percorso di apprendimento degli studenti, le probabilità che tali dimensioni si sviluppino nella direzione auspicata da parte dello studente e del proprio docente aumentano in maniera esponenziale” (prof. Francesco Pisanu).

Insomma se lo scopo della scuola è educare istruendo, o istruire educando, se è aiutare i ragazzi a esprimere sé stessi, a realizzarsi, a conquistare capacità, conoscenze e, in fondo, trovare il proprio posto nel mondo, un percorso di apprendimento non può non tenere in considerazione anche le Non cognitive skills.

Paradossalmente sono stati gli ultimi due anni, in cui ci siamo accorti quanto la scuola ci mancasse, a rivelare l'importanza delle character skills nel percorso formativo.

La didattica a distanza a cui sono stati obbligati i nostri professori e i loro studenti durante la crisi pandemica causata dal Covid-19 ha portato a una vera e propria rivoluzione dei metodi didattici. Non è stata la comunicazione digitale in sé a fare la differenza ma la qualità del fenomeno educativo che in questa forma inusuale di lezioni, interrogazioni, compiti in classe, rapporto con i compagni di classe si è instaurata.

In molti casi, laddove è stato possibile attivare collegamenti, le piattaforme digitali hanno stimolato professori e studenti a non arrendersi di fronte a situazioni avverse, a confrontarsi di più e a sostenersi reciprocamente. Si sono visti impegno, motivazione, capacità di far domande, di pensare per problemi, di imparare a lavorare insieme per raggiungere uno scopo comune.

Un'ultima considerazione.

Intraprendere la strada delle Non cognitive skills va oltre l'ambito scolastico e quello lavorativo, nei quali, attraverso studi, ricerche, sperimentazioni e pratiche ormai in uso - come già detto - la loro incidenza è acclarata. Conosciamo tutti la legge n. 92 del 2019 che introduce, nel primo e secondo ciclo di istruzione, l'insegnamento trasversale dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado.

Bene, la formazione completa di una personalità istruita, a cui le Non cognitive skills concorrono, prepara ad assumersi il ruolo di cittadini nel mondo.

Occorre comprendere che la cittadinanza ha un fondamento “morale” basato sul riconoscimento dei diritti e dei doveri riconosciuti da persone libere e responsabili. Il tema cruciale è quindi l'educazione a ogni livello. Per aiutare la crescita di cittadini maturi, fondamentale in questo momento così difficile per il mondo e per l'Italia, occorre promuovere le conoscenze o abilità che hanno a che fare con la capacità di comprendere la realtà e di relazionarsi con essa: “la trasmissione dei contenuti che si selezionano deve avere di mira la costruzione della persona, come scoperta dell'io in relazione al mondo” (Anna Maria Poggi).

La prospettiva è quella della generazione di adulti nel mondo, come un grande educatore di giovani, Luigi Giussani, disse, lo scopo dell'educazione è “far sì che l'educando agisca da sé e sempre più da sé affronti l'ambiente. Occorre quindi da un lato metterlo sempre più a contatto con tutti i fattori dell'ambiente, dall'altro lasciargli sempre più la responsabilità della scelta, seguendo una linea evolutiva determinata dalla coscienza che il ragazzo dovrà essere capace di fare da sé di fronte a tutto”.

Questo è tanto più vero e urgente oggi, quando stanno aumentando i giovani che non studiano, non lavorano e non sono in alcun percorso formativo (Neet). Così come cresce la quota dei giovani che ha abbandonato precocemente gli studi, oppure che possiede un titolo di studio ma ha vissuto il percorso scolastico da “parcheggiato” e non ha quindi potuto acquisire conoscenze e competenze, ma anche abilità trasversali, adeguate ad affrontare l'ingresso nella vita adulta in modo soddisfacente.

Nel 2020 il 22,2% dei giovani (2 milioni, dati Istat) tra i 15 e i 29 anni sono Neet. Un dato davvero rilevante che caratterizza in particolare il nostro paese nel contesto europeo. Il fenomeno è in crescita anche a causa della crisi economico-finanziaria iniziata del 2008, che ha ingigantito le dimensioni del fenomeno, scaricando sulla disoccupazione giovanile la relativa maggior tenuta dell'occupazione adulta. I datori di lavoro, infatti, cercano sempre più lavoratori maturi e socialmente competenti anche perché valutano le soft skills come uno degli aspetti di maggiore importanza.

Chiudo da dove ho iniziato, il discorso del presidente Draghi al Meeting di Rimini dello scorso anno: bisogna investire sui giovani. Le risorse ci sono, anche se sono caricate come debito sulle spalle chi oggi è giovane. Investire nei giovani, allora, vuol dire dotarli degli strumenti con cui potranno affrontare questo enorme debito. Che non sia, questo debito, l'unica eredità che lasciamo loro.

TESTI DEGLI INTERVENTI DI CUI È STATA AUTORIZZATA LA PUBBLICAZIONE IN CALCE AL RESOCONTO STENOGRAFICO DELLA SEDUTA ODIERNA: ANDREA ROMANO (MOZIONE CONCERNENTE INIZIATIVE PER LA PREVENZIONE E LA CURA DI MALATTIE REUMATICHE)

ANDREA ROMANO (PD). (Intervento in discussione sulle linee generali – Mozione concernente iniziative per la prevenzione e la cura di malattie reumatiche). Secondo recenti stime, più di 5 milioni (quasi un decimo della popolazione) di italiani sono affetti da malattie reumatologiche e sono la seconda causa di disabilità, dopo le patologie cardiache. Certo, la maggior parte dei pazienti ha più di 65 anni, ma quasi il 30% dei malati è più giovane di questa età e alcune patologie possono colpire adolescenti e addirittura bambini.

Si tratta di oltre 150 tipologie di patologie infiammatorie e croniche che colpiscono le articolazioni, le ossa, i muscoli e in alcuni casi anche gli organi e i tessuti, provocando dolore e progressiva difficoltà nei movimenti.

Subdole e silenziose, queste malattie spesso non danno segni di sé da subito ma, se non trattate adeguatamente, possono portare anche all'invalidità, nei casi più gravi.

Sono malattie invalidanti, croniche, caratterizzate dall'infiammazione di articolazioni, legamenti, tendini, ossa o muscoli, causando un dolore a volte costante. Sono malattie invalidanti, croniche, caratterizzate dall'infiammazione di articolazioni, legamenti, tendini, ossa o muscoli, causando un dolore a volte costante. La pandemia da Covid-19 ha reso ancora più problematiche le condizioni di questi pazienti: si tratta di persone spesso fragili che hanno riscontrato non poche difficoltà nel reperire i farmaci e nel comunicare con il proprio reumatologo durante i mesi più critici.

Grazie a diagnosi precoci, con l'utilizzo di metodologie sempre più avanzate, e a terapie mirate e tempestive oggi è possibile trattare queste malattie sin dal loro esordio, evitando così che evolvano verso forme più severe.

Per le persone affette da patologie reumatologiche servono maggiori tutele affinché “abbiano pari dignità rispetto alle altre e si accelerino i tempi di attuazione, in tutti i territori, del Piano nazionale delle cronicità (PNC), stanziando le adeguate risorse per l'attuazione del medesimo piano.

Senza dimenticare la cronica carenza, denunciata già più volte dalla stessa Apmarr (Associazione Nazionale Persone con Malattie Reumatologiche e Rare), di specialisti reumatologi, figure fondamentali e preziose per una corretta e puntuale diagnosi della patologia senza le quali si rischiano di avere “liste di attesa sempre più lunghe” e ritardi “nella diagnosi precoce, unica arma per poter accedere a cure altrettanto precoci, in modo da migliorare il decorso clinico della patologia”.

Ogni anno il 12 ottobre si celebra la giornata mondiale delle malattie reumatiche (WAD, World Arthritis Day). Un importante momento di awareness per queste che sono tra le patologie più ‘fraintese' del mondo, visto che spesso vengono tutte assimilate ai ‘reumatismi'.

Secondo i risultati della 1° indagine nazionale sull'Assistenza Territoriale Integrata in reumatologia dell'Osservatorio Apmarr in collaborazione con l'EngageMinds Hub dell'Università Cattolica una persona con patologie reumatologiche su due, nell'ultimo anno, non è mai riuscita a usufruire dei servizi di assistenza e cura sul territorio e sette persone su dieci non sono mai state contattate dall'Mmg e dallo specialista per poter fare una visita di controllo. Una persona su tre non ha avuto accesso ad un ambulatorio specialistico vicino a casa e 4 persone su 10 denunciano i lunghi tempi di attesa per poter essere visitate da uno specialista. Le visite a domicilio di Mmd e specialisti sono risultate impossibili per il 70% dei malati reumatici e nel 43% dei casi, per loro, non è stato possibile scegliere lo specialista dal quale farsi visitare. L'Assistenza Territoriale Integrata per gli oltre cinque milioni di italiani con patologie reumatologiche, di cui oltre 700mila colpite in forma severa e invalidante, di fatto, oggi non esiste o quasi.

Per questi motivi, Presidente, la mozione che viene proposta alla Camera dei Deputati dall'Onorevole Mugnai e da altri colleghi rappresenta un atto utile e necessario per affrontare un fenomeno di grande impatto sociale.