Camera dei deputati

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Resoconto dell'Assemblea

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XVIII LEGISLATURA

Allegato B

Seduta di Martedì 5 aprile 2022

ATTI DI INDIRIZZO

Mozione:


   La Camera,

   premesso che:

    la celiachia o malattia celiaca è un'enteropatia immuni-mediata provocata dall'assunzione di cereali contenenti glutine da parte di soggetti geneticamente predisposti, nei quali la predetta assunzione scatena una reazione autoimmune che, con il tempo, determina l'atrofia dei villi dell'intestino tenue, strutture anatomiche fondamentali per l'assorbimento dei nutrienti alimentari;

    la manifestazione di tale patologia – la quale, peraltro, può presentare una sintomatologia assai differente da soggetto a soggetto – obbliga gli interessati ad escludere il glutine dai propri pasti, con conseguente eliminazione di tutti gli alimenti più comuni della dieta mediterranea;

    il Ministero della salute ha pubblicato l'edizione Anno 2020 della Relazione al Parlamento sulla celiachia, il documento di riferimento sulla celiachia in Italia, da cui si evince che al 31 dicembre 2020 le persone celiache sono in totale 233.147 e quasi 400.000 sono quelle ancora in attesa di una diagnosi dal momento che la celiachia colpisce l'1 per cento della popolazione. Le donne celiache sono oltre il doppio degli uomini;

    inoltre, l'emergenza generata dal COVID-19 ha avuto importanti ripercussioni sull'accesso alla diagnosi e alla cura in tutti gli ambiti sanitari: anche le diagnosi di celiachia risentono di questo fenomeno e crescono solo di 7.729 unità rispetto all'anno precedente. Nel 2019 erano stati diagnosticati 11.000 nuovi pazienti;

    i dati a disposizione dicono inoltre che il Sistema sanitario nazionale ha speso 209,6 milioni di euro per l'acquisto di prodotti senza glutine con un contributo pro-capite medio pari a circa 1.000 euro;

    in ragione delle serie e gravi conseguenze provocate da tale patologia e dalla sua diffusione, la stessa è stata riconosciuta, a tutti gli effetti, quale malattia sociale e, attualmente, la materia è regolata dalla legge 4 luglio 2005, n. 123;

    in particolare, la citata normativa ha introdotto nel nostro ordinamento una disciplina volta, da un lato, a promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce e, dall'altro lato, ad individuare alcune misure di sostegno e supporto economico in favore dei soggetti affetti da tale patologia;

    l'articolo 50 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, ha introdotto la tessera sanitaria anche per ottimizzare la fruizione e l'erogazione dei servizi sanitari ai cittadini;

    recentemente, anche al fine di limitare gli spostamenti della cittadinanza, a seguito dell'emergenza epidemiologica in atto, è stato necessario dar seguito al programma di dematerializzazione delle ricette mediche, con il caricamento delle stesse nella citata tessera sanitaria;

    appare necessario un adeguamento della legge 4 luglio 2005, n. 123, superando alcune problematiche riscontrate dall'attuazione della medesima, con la previsione, in particolare: a) di procedure più snelle per l'accreditamento degli esercizi commerciali autorizzati alla vendita dei prodotti specifici; b) dell'emissione di buoni elettronici, da erogare direttamente sulla tessera sanitaria; c) dell'utilizzo dei predetti buoni su tutto il territorio nazionale;

    a tal proposito il Governo ha accolto l'ordine del giorno n. 9/02461-AR/092 presentato da Fratelli d'Italia alla Camera, con cui si impegnava a valutare l'opportunità di porre in essere (...) ogni opportuna iniziativa al fine di adeguare la normativa attualmente in vigore, prevedendo procedure più snelle per l'accreditamento degli attuali esercizi commerciali autorizzati alla vendita dei prodotti specifici per celiaci, nonché l'emissione di buoni elettronici, da erogare direttamente sulla tessera sanitaria, così da consentirne l'utilizzo su tutto il territorio nazionale;

    di fatto, quanto il Governo si è impegnato a realizzare attraverso l'approvazione del nostro ordine del giorno, ancora non è stato attuato. Nello specifico, evidenti sono le diseguaglianze sull'intero territorio nazionale, in cui i sistemi di erogazione degli alimenti senza glutine e i canali di acquisto utilizzabili non sono adeguatamente funzionali ed omogeneamente dislocati. In alcune regioni il valore dei buoni mensili è caricato sulla carta sanitaria ed è immediatamente spendibile sia nelle farmacie che nei negozi specializzati; in altre, invece, il sistema è ancora caratterizzato dai buoni cartacei, spesso utilizzabili in un unico servizio o farmacia e in un'unica soluzione, senza la possibilità per il paziente di ritirare gli alimenti in base alle effettive necessità;

    venire incontro con provvedimenti economici tempestivi è un aspetto necessario per la quotidianità e il fabbisogno dei pazienti celiaci, ma nello stesso tempo occorre investire in formazione e ricerca, al fine di poter garantire una efficace prevenzione;

    da questo punto di vista è importante evidenziare che, dagli studi pubblicati dalla prestigiosa rivista scientifica internazionale eBioMedicine – The Lancet, è possibile evincere che nel prossimo futuro potrebbe essere più semplice la diagnosi dei pazienti celiaci, ma anche il controllo dell'andamento della malattia, patologia cronica che accompagna i pazienti per tutta la vita;

    nello specifico «Nuovi biomarcatori per la diagnosi di celiachia e per il monitoraggio dell'aderenza alla dieta senza glutine» è il titolo del lavoro pubblicato sulla prestigiosa rivista eBioMedicine – The Lancet frutto del finanziamento dell'Associazione italiana celiachia, che attraverso la sua Fondazione celiachia, ha coinvolto i laboratori di ricerca dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma;

    da ciò emerge l'importanza della formazione e della ricerca e, va da sé, del finanziamento della ricerca. L'identificazione di nuovi marcatori circolanti, impiegati per lo studio dell'evoluzione, della diagnosi e della terapia di una patologia è un tema di grande attualità presso la comunità scientifica internazionale, come conferma il lavoro di numerosi gruppi che da anni sviluppano questo filone di ricerca in ambiti che spaziano dall'oncologia alle neuroscienze, e recentemente applicato anche per la celiachia, come dimostra lo studio finanziato da Aic e dalla sua Fondazione. I microRNA circolanti – le molecole identificate in questa ricerca – sono infatti tra i biomarcatori di nuova generazione tra i più studiati;

    «Ad oggi, l'esclusione del glutine dall'alimentazione costituisce l'unica terapia validata per la celiachia. Per monitorare la risposta alla dieta priva di glutine, si è a lungo discusso con i clinici circa la sensibilità e l'accuratezza dei test sierologici che ad oggi vengono utilizzati principalmente per la diagnosi della celiachia» dichiara il titolare del progetto, dottor Andrea Masotti. «Pensiamo che lo studio che abbiamo condotto possa fornire in un futuro non lontano un'alternativa diagnostica che escluda l'utilizzo di analisi strumentali invasive (la gastro-duodenoscopia) nei pazienti, soprattutto nei bambini»;

    è opportuno evidenziare che, ancora oggi in Italia si hanno meno della metà dei celiaci diagnosticati, solo 233 mila, a fronte dei 600 mila attesi in base ai dati epidemiologici consolidati: 1 persona su 100 è celiaca, in Italia e nel mondo. La diagnosi precoce in questo senso è di importanza fondamentale, non solo ai fini della protezione dei celiaci da gravi complicanze, ma anche della tutela della collettività dai costi sociali elevati della celiachia non diagnosticata;

    a tal proposito, è necessario rilevare che la diagnosi di celiachia causa nelle persone, e anche nei conviventi, un importante cambiamento che ha notevoli risvolti, sia dal punto di vista emotivo che relazionale, i quali possono tradursi in disagio psicologico;

    poiché la celiachia è una condizione che accompagna per tutta la vita, sarebbe opportuno riuscire a gestire fin dall'inizio le emozioni negative e, con l'aiuto di uno psicologo, elaborare i cambiamenti che intervengono con la diagnosi, riuscendo ad arrivare all'accettazione della nuova immagine di sé e dotandosi delle risorse necessarie ad affrontare al meglio la situazione;

    infatti, il rischio risiede anche nell'ansia di non riuscire a rispettare le prescrizioni mediche che si può correlare a un futuro sviluppo di stati depressivi, mancata accettazione della malattia ed emozioni negative, come rabbia e frustrazione;

    in ragione di ciò, si rileva, una maggiore presenza tra i celiaci di sintomi riconducibili a un disturbo d'ansia, alla depressione, a pensieri autolesionistici e, più in generale, a uno stato di infelicità dettato dalle proprie condizioni di salute;

    con i nuovi Lea, dal 2017, la celiachia e la dermatite erpetiforme rientrano tra le malattie croniche invalidanti. Per i soggetti affetti da tali patologie è previsto il regime di esenzione per le prestazioni sanitarie successive alla diagnosi ed un supporto economico all'acquisto degli alimenti senza glutine di base (esempio pane, pasta, biscotti, pizza, cereali per la prima colazione e alimenti similari). Una volta ottenuta la diagnosi, il celiaco deve seguire per tutta la vita una dieta senza glutine varia ed equilibrata con un apporto energetico giornaliero da carboidrati almeno del 55 per cento. Tale apporto deve provenire per il 20 per cento da alimenti naturalmente senza glutine (esempio alimenti a base di riso, mais, patate e altro) e per il restante 35 per cento da alimenti senza glutine specificamente formulati. Per supportare il celiaco nell'acquisto dei prodotti senza glutine specificamente formulati, il Servizio sanitario nazionale garantisce un contributo economico mensile, diverso a seconda dell'età e del sesso del soggetto, perché tiene conto dei corrispondenti fabbisogni energetici;

    così come anche evidenziato dal Ministero della salute, introdurre l'intolleranza al glutine tra le altre patologie «consente ai celiaci di usufruire, in regime di esenzione, di tutte le prestazioni sanitarie appropriate per il monitoraggio della malattia e delle sue complicanze, e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti, mentre le prestazioni specialistiche per giungere alla diagnosi non saranno più in esenzione»;

    il passaggio da malattia rara a cronica indica che l'attestato di esenzione potrà essere redatto da uno specialista del Servizio sanitario nazionale. Di conseguenza, i vari esami e visite specialistiche potranno essere prescritte dal medico di base;

    la celiachia è una malattia cronica e invalidante che può colpire tutte le fasce d'età, con gravi ripercussioni nell'inserimento della vita sociale, per questi motivi occorrono strumenti formativi e di informazione puntuali ed efficaci,

impegna il Governo:

1) ad attuare tempestivamente l'impegno preso con l'approvazione dell'ordine del giorno citato in premessa, attraverso cui si garantiva ogni iniziativa al fine di adeguare la normativa attualmente in vigore, prevedendo procedure più snelle per l'accreditamento degli attuali esercizi commerciali autorizzati alla vendita dei prodotti specifici per celiaci, nonché l'emissione di buoni elettronici, da erogare direttamente sulla tessera sanitaria, così da consentirne l'utilizzo in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale;

2) a promuovere ogni concreta iniziativa volta a garantire l'inclusione sociale dei pazienti che soffrono di celiachia, una patologia che ha gravi ripercussioni sociali ed economiche e che può manifestarsi a qualsiasi età;

3) ad adottare iniziative per garantire percorsi formativi nelle scuole di ogni ordine e grado al fine di assicurare una efficace azione preventiva, così da favorire una corretta educazione alla celiachia e alle conseguenti abitudini alimentari;

4) ad adottare ogni utile iniziativa atta a promuovere e sensibilizzare la collettività sulle allergie e sulle intolleranze alimentari in generale e sulla celiachia in particolare, introducendo una giornata informativa finalizzata ad una più puntuale ed efficace informazione e conoscenza;

5) a promuovere ogni iniziativa normativa e intervento di competenza necessario a garantire nelle scuole e nel sistema sanitario nazionale, il supporto psicologico a sostegno delle persone di ogni età con diagnosi di celiachia;

6) a inserire nei livelli essenziali di assistenza (LEA) gli esami che portano alla diagnosi della celiachia, al fine di garantire una più puntuale prevenzione, alla base del riconoscimento della cronicità della malattia, oltre che il controllo una volta manifestatasi detta cronicità;

7) ad adottare iniziative per sostenere con risorse adeguate sin dai prossimi provvedimenti economici utili, finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli già in atto, per poter assicurare la continuazione dei progetti in fieri e la possibilità di sostenerne di nuovi;

8) ad adottare ogni iniziativa necessaria a garantire una specifica formazione degli operatori del settore alimentare, al fine di garantire strumenti adeguati e atti a favorire l'inclusione sociale delle persone affette da celiachia;

9) a promuovere ogni iniziativa necessaria atta ad assicurare elevati livelli di qualità e sicurezza nella produzione alimentare nei servizi di ristorazione e nelle diete delle mense scolastiche e aziendali;

10) ad adottare iniziative per garantire la massima diffusione dei prodotti per celiaci anche nelle attività commerciali e negli autogrill nelle aree di ristoro sulle autostrade.
(1-00624) «Bellucci, Deidda, Gemmato, Ferro, Bucalo, Frassinetti, Mollicone, Donzelli, Osnato, Galantino, Zucconi, Caretta, Ciaburro, Foti, Bignami, Giovanni Russo».

ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro della difesa, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   nel marzo 2020, a seguito di contatti telefonici tra il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e l'allora Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte viene lanciata l'operazione «Dalla Russia con amore», ufficialmente rivolta a prestare soccorso all'Italia nella difficile fase pandemica che viveva in quel momento;

   in data 22 marzo 2020, in pieno lockdown nazionale, atterrano all'aeroporto militare di Pratica di Mare circa venti aerei cargo russi, con all'interno veicoli militari e più di 100 unità di personale, di cui 28 medici, 2 infermieri e 72 militari, molti dei quali afferenti al servizio segreto delle Forze Armate russe (contingente che risulterebbe essere stato fortemente ridotto rispetto alle 400 unità di personale offerte dalla Federazione Russa);

   per circa un mese, la colonna militare si muove liberamente e senza restrizioni su tutto il territorio nazionale, fino a quando l'allora capo del Comando operativo interforze (Coi), il generale Luciano Portolano non assegna una scorta di militari italiani alla spedizione russa, prescrivendo a quest'ultima di mantenere una distanza di almeno 50 chilometri dai siti sensibili;

   a più di due anni di distanza da detto evento, il Corriere della Sera del 31 marzo 2022 riporta la notizia di fonti qualificate del Ministero della difesa e dell'intelligence che confermano la circostanza che, nel marzo 2020, è stata scongiurata un'azione di spionaggio da parte della Federazione Russa;

   fra gli obiettivi – ulteriori rispetto a quelli più specificamente legati alla raccolta di informazioni per l'elaborazione di un vaccino anti-COVID-19 – vi sarebbero state le basi dell'aeronautica militare di Ghedi in Lombardia e di Amendola in Puglia;

   le predette fonti riferiscono come, all'epoca dei fatti, l'allarme del Coi sia scattato a seguito della proposta avanzata dai russi (e respinta dalla Difesa) di sanificare un'area del bresciano prossima proprio alla base di Ghedi, considerata strategica già dall'Unione sovietica ai tempi della Guerra Fredda, perché in parte riservata alle attività dell'aviazione statunitense e in quanto ritenuta deposito di bombe nucleari;

   nel mese di maggio 2020, invece, la colonna militare russa avrebbe chiesto di spostarsi in Puglia, dove ha sede la base di Amendola (l'aeroporto militare maggiormente importante e tecnologicamente più avanzato del Paese), adducendo motivazioni di carattere religioso e chiaramente non sanitario, posto che in quella regione non si registravano particolari criticità rispetto alle altre e che, soprattutto, l'epicentro della pandemia rimaneva la Lombardia;

   sempre a maggio 2020, a seguito di queste e altre richieste e condotte anomale (come quella di accedere agli edifici pubblici per effettuare le sanificazioni), la Difesa pone fine all'operazione «Dalla Russia con amore», con un costo complessivo per l'Italia pari a circa tre milioni di euro (tra rimborsi e costi strumentali) a fronte delle attività espletate e del materiale fornito dalla spedizione russa (521.800 mascherine, 30 ventilatori polmonari, 1.000 tute protettive, 2 macchine per analisi di tamponi, 10.000 tamponi veloci e 100.000 tamponi normali);

   il 31 marzo 2022, al Senato, nel corso dello svolgimento dell'interrogazione a risposta immediata in Assemblea n. 3-03223 sul contributo di sanitari russi alla lotta contro il COVID-19, il Ministro della salute ha confermato come «la genesi dell'iniziativa di cooperazione russa avvenne a seguito di un colloquio tra il Presidente del Consiglio italiano e il Presidente russo e, poi, tra i due Ministri della difesa» –:

   se trovi conferma quanto riportato dall'articolo del Corriere della sera del 31 marzo 2022 citato in premessa;

   se risulti quali siano state le iniziative di competenza assunte in relazione all'operazione «Dalla Russia con amore» e se si siano verificate problematiche, criticità o altre anomalie rispetto a una missione ufficialmente avviata per finalità di mero supporto sanitario.
(2-01487) «Occhionero».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   SURIANO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   nella presentazione del piano industriale, avvenuta il 2 marzo 2022, Tim ha dichiarato di voler separare l'azienda in due entità legali separate: una società di gestione della rete, la NETco in cui andrebbero a confluire gli asset infrastrutturali (al netto di quelli mobili), e una società di gestione di servizi, la SERVco;

   si sono moltiplicate le indiscrezioni sull'interesse ai singoli asset di Tim, non solo da parte del fondo americano KKR, con la manifestazione di interesse non vincolante inviata in data 17 novembre 2021, ma anche da parte di altri fondi esteri;

   tra questi spiccherebbe il fondo inglese Cvc, affiancato dalla banca d'affari Nomura che, una volta realizzato il progetto, come previsto dal piano industriale 2022-2024 presentato dall'amministratore delegato Pietro Labriola, sarebbe interessato a rilevare il 49 per cento della divisione Enterprise, che comprenderebbe le società controllate da Tim: Noovle (cloud), Olivetti (IoT), Telsy (cybersecurity) e Trust Tecnologies (posta certificata);

   in uno scenario di «spezzatino» del gruppo Tim, quello che si va delineando con l'ingresso di fondi su specifici asset rischia di chiudere per sempre il cerchio del massacro dell'azienda, iniziato con la privatizzazione peggiore mai avvenuta;

   intorno a Tim non esistono solo interessi economici, ma soprattutto di tipo geopolitico e di sicurezza nazionale. Infatti, nonostante il suo debito, Tim risulta appetibile e strategica a livello internazionale, anche in contesti di competizione militare, nel cyber spionaggio, cyber war e cyber control;

   gli asset in vendita sono proprio quelli a rilevanza strategica per il Paese, i quali passerebbero sotto il controllo di gruppi esteri ed è rilevante che mai nessun'altra azienda di telecomunicazioni europea si sia privata della gestione della sua rete;

   nonostante quella che appare all'interrogante come una pessima privatizzazione, Tim possiede ancora una posizione rilevante nel mercato europeo dalle telecomunicazioni e avrebbe tutte le potenzialità tecnologiche necessarie per portare avanti la digitalizzazione del Paese senza sacrificare le aree a fallimento di mercato;

   l'intervento dello Stato attraverso Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), che dovrebbe chiarire una volta per tutte il suo ruolo nella partita, è fondamentale, in particolare sul progetto di rete unica con Open Fiber, poiché è inconcepibile la duplicazione degli investimenti pubblici sulla rete anche dal punto di vista industriale, come del resto ha dichiarato l'amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti Fabio Scannapieco;

   con ogni probabilità e come già visto per molte precedenti svendite di aziende italiane, tale operazione nasconderebbe, da parte di Tim, esclusivamente ragioni finanziarie, che produrranno solo la perdita di migliaia di posti di lavoro e il fallimento della stessa azienda italiana, con la svendita di asset strategici per lo sviluppo del sistema Paese;

   è preoccupante, inoltre, come la separazione della rete dai servizi si ripercuota negativamente sui perimetri occupazionali sia diretti che indiretti come la miriade di aziende che vivono degli appalti Tim, per la rete, l'informatica e la logistica;

   dal 2010 ad oggi, il numero dei dipendenti di Tim in Italia è passato da 57.400 del 2010 ai 42.910 del 2021 (-14.490). Gli accordi imposti negli anni ai lavoratori, siglati dai sindacati concertativi, hanno portato i lavoratori a perdere importanti quote salariali e diritti acquisiti negli anni, ma sono state garantite buonuscite milionarie ai vari amministratori delegati che si sono succeduti alla guida dell'azienda –:

   quali obiettivi avrebbero le due nuove società e con quali organici intendano raggiungerli;

   quali prospettive di sostenibilità economica avranno le nuove società senza un cospicuo aumento dei prezzi di interconnessione degli operatori che garantiscano il ritorno degli ingenti investimenti di cablatura previsti dagli impegni europei;

   quali garanzie occupazionali intenda offrire il Governo, per quanto di competenza, a quello che rimarrebbe di Tim;

   quale parte di rete si intenda scorporare e quali garanzie di sicurezza nazionale si intendano assicurare mediante Data Center e apparati di backbone;

   se si possa prevedere l'ingresso di ulteriore capitale pubblico in Tim, nazionalizzando l'azienda.
(5-07846)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DEIDDA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, al Ministro dell'economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   in data 1° aprile, come divulgato sui principali mass media e organi d'informazione locali della Sardegna e tramite i propri canali informativi, l'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Sardegna lancia l'allarme sulla tenuta delle imprese a causa dell'impatto della guerra nel centro Europa tra Russia e Ucraina;

   nelle prime linee della guerra dei prezzi e dei mercati sconvolti dal conflitto, sono compresi quasi due quinti (37,6 per cento) degli occupati del sistema produttivo sardo: si tratta di 30.175 imprese, la quasi totalità con meno di 50 addetti (99,6 per cento), con 94.920 dipendenti, oltre quattro quinti (83 per cento) occupati in micro e piccole imprese (Mpi);

   a livello provinciale si osserva un più alto coinvolgimento del sistema produttivo nei settori maggiormente sotto stress a causa del conflitto in corso, a Nuoro con il 42,0 per cento di occupati coinvolti nelle imprese in prima linea a Sassari con il 41,0 per cento e nel Sud della Sardegna con il 40,4 per cento;

   nel dettaglio si collocano nella trincea avanzata i settori con una maggiore intensità energetica: dalla metallurgia alla petrolchimica, dalla carta al vetro, dalla ceramica ai trasporti;

   nei comparti manifatturieri energy intensive sono sempre più numerosi i casi in cui il divario tra costi e ricavi diventa insostenibile, costringendo al fermo dell'attività: a due anni dal lockdown sanitario si è arrivati al rischio di lockdown energetico per 762 Mpi con 2.669 addetti;

   il caro-carburanti colpisce il trasporto merci e persone, comprimendo i margini per 2.989 Mpi con 10.815 addetti;

   le carenze di materie prime provenienti da Russia e Ucraina, associate a costi crescenti delle forniture, coinvolgono le imprese nei settori dell'alimentare, dei metalli e delle costruzioni, un perimetro in cui operano 15.477 Mpi con 41.189 addetti;

   secondo le rilevazioni dell'Ufficio studi di Confartigianato Sardegna, su base Istat al terzo trimestre 2021, l'export delle imprese isolane verso l'ex Unione Sovietica è di 13 milioni e 600 mila euro di controvalore, rappresentati da alimentari, abbigliamento, articoli in pelle, macchinari e attrezzature, tessile, mobili, legno e sughero, stampati ma anche prodotti chimici e di raffinazione, in netta crescita rispetto al 2013, periodo in cui i prodotti sardi valeva solo 5 milioni e 600 mila euro;

   dall'area di Cagliari partono verso la Russia 13 milioni e 600 mila euro di prodotti, dal nord Sardegna 331 mila euro, dalla provincia del Sud Sardegna 51 mila, da Nuoro 15 mila e da Oristano poco più di 2 mila. Per quanto riguarda il turismo, secondo il Sired (Osservatorio Sardegnaturismo dell'Assessorato regionale al turismo), nell'ultimo anno pre-pandemia nell'isola arrivarono 40 mila russi equivalenti a 220 mila presenze;

   il conflitto ripresenta pesanti conseguenze anche sul turismo, già duramente colpito dalla recessione da COVID-19. Il blocco dei vacanzieri dalla Russia, inoltre, innesca effetti differenziati sul territorio. Tra le regioni in cui la spesa dei turisti russi, in rapporto all'economia del territorio, è più elevata, figura la Sardegna che conta 10.947 Mpi nell'alloggio e ristorazione, che danno lavoro a 40.247 addetti;

   la puntuale denuncia di Confartigianato comporta un'attenta analisi e la necessità di una conseguente azione, in campo europeo, affinché le sanzioni economiche, immediate conseguenze del conflitto, non ricadano sulle imprese e sui cittadini, aggravando una perdurante crisi economica dovuta alla pandemia e gli atavici problemi legati all'insularità –:

   se siano a conoscenza di quanto sopra esposto e quali iniziative intendano adottare al fine di evitare una crisi del sistema produttivo ed economico della Sardegna, come rappresentato dall'Ufficio studi di Confartigianato Sardegna, conseguenza della crisi internazionale e ancor prima dalla pandemia.
(4-11751)


   FORNARO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 23 marzo 2022 il Gruppo Fs ha fatto sapere che, sulla rete informatica aziendale, «sono stati rilevati elementi che potrebbero ricondurre a fenomeni legati a un'infezione da cryptolocker: sono in corso le attività di verifica sulla rete. Il cyber attacco sarebbe stato realizzato con un virus ransomware introdotto attraverso uno degli account degli amministratori del sistema o di chi gestisce i servizi informatici di Fs»;

   con cryptolocker si intende un tipo di ransomware che cifra i dati del computer (di fatto bloccandolo) e chiedendo il pagamento di un riscatto per ripristinarli;

   in «via precauzionale» Fs ha disattivato alcune utenze dei sistemi di vendita fisici di Trenitalia. Pertanto, non è temporaneamente possibile acquistare titoli di viaggio nelle biglietterie e self service nelle stazioni, mentre è funzionante la vendita online;

   tale situazione si è protratta fino a tarda sera e, in alcune stazioni, perfino nei giorni successivi, in quanto non era ancora stata individuata la porta dalla quale sarebbe entrato il virus e si sarebbe corso il rischio che il virus si propagasse ad altri sistemi informativi, bloccando ulteriori servizi, mettendo a rischio la stessa circolazione dei treni. Una serie di verifiche e accertamenti sono in corso anche da parte della polizia postale;

   secondo diversi organi di informazione la tipologia dell'attacco e il modus operandi con il quale è stato realizzato sarebbe riconducibile ad hacker russi, in particolare il gruppo Hive, di lingua russa, con componenti e affiliati sia russi sia bulgari, motivati dal denaro più che dalle ideologie politiche;

   da parte sua, invece, Ferrovie non conferma di aver ricevuto richieste di denaro, come affermato dal portavoce Mancini Tg1. Nella nota ufficiale, il gruppo Fs ha fatto sapere che «sta lavorando in stretta collaborazione con l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale e con la polizia di Stato». In particolare, il Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche (Cnaipic) della polizia postale è impegnato a condurre tutti gli adeguati controlli e verifiche su quanto accaduto;

   ha commentato Roberto Baldoni, direttore dell'Agenzia nazionale per la cybersicurezza: «ci troviamo di fronte a un attacco hacker simile ad altri che hanno infrastrutture anche in Italia negli ultimi tempi». Baldoni, infine, ha escluso che l'attacco sia collegato alla guerra in Ucraina –:

   se siano stati completamente ripristinati i servizi sospesi in seguito all'attacco che stanno dando molti disagi agli utenti;

   quali iniziative il Governo intenda porre in essere per rafforzare la sicurezza dei sistemi informatici di aziende strategiche come Fs, in particolare in questa fase di crisi internazionale dove maggiore è il rischio di attacchi;

   quali iniziative si intendano prendere per intervenire tempestivamente in caso di attacco come quello che ha riguardato Fs.
(4-11759)

CULTURA

Interrogazione a risposta in Commissione:


   TESTAMENTO. — Al Ministro della cultura. — Per sapere – premesso che:

   sulla cripta di Epifanio, di proprietà dell'Abbazia di Montecassino, e sull'annessa area archeologica di San Vincenzo al Volturno, di competenza del Ministero della cultura, l'interrogante ha già presentato un'interrogazione, la n. 5-07044, alla quale si è avuta risposta presso la VII Commissione in data 31 marzo 2022. Nella stessa risposta è stato riferito, in merito alla messa in sicurezza e restauro degli affreschi della cripta, che sta già trovando attuazione un finanziamento di 109 mila euro finalizzato proprio alla realizzazione di interventi di salvaguardia e conservazione dei dipinti;

   con decreto ministeriale n. 428 del 2017, nell'ambito della linea di finanziamento «Grandi Progetti Beni culturali», il Ministero della cultura ha previsto un finanziamento di 2 milioni di euro per l'area archeologica di San Vincenzo al Volturno. Nello specifico il progetto, avendo come beneficiario la direzione regionale musei del Molise, prevedeva interventi di conservazione, miglioramento dell'accessibilità, realizzazioni di servizi per l'accoglienza e per la fruizione, opere di consolidamento murario, la copertura della parte antica e della Basilica maggiore, la protezione delle aree scavate sul Colle della Torre, l'abbattimento delle barriere architettoniche, nuovi percorsi di visita, parcheggi e spazi ristoro, spazi di informazione e attività ludiche. Nulla di tutto ciò è stato realizzato e, anzi, risulta all'interrogante che non si sia ancora proceduto all'indizione di molti dei bandi previsti, sebbene il progetto sia pronto ormai da molto tempo;

   risulta inoltre all'interrogante che l'intera area archeologica non sia in questo momento fruibile a causa della mancanza di personale, criticità che impedisce peraltro l'accessibilità a molti siti e luoghi di cultura molisani –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga opportuno acquisire informazioni sulle reali cause che hanno finora impedito l'indizione dei bandi previsti relativi al finanziamento concesso con decreto ministeriale n. 428 del 2017, nonché quali concrete iniziative intenda adottare al fine di sbloccare e velocizzare l'iter;

   quali iniziative di competenza intenda altresì adottare al fine di sopperire alla mancanza di personale e contribuire alla riapertura dell'intera area archeologica, anche attraverso il ricorso, qualora sia possibile, di specifici progetti utili alla collettività (Puc), nell'ambito dei patti per il lavoro e/o per l'inclusione sociale con i beneficiari del reddito di cittadinanza.
(5-07841)

ECONOMIA E FINANZE

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   Ita Airways, Italia Trasporto Aereo S.p.a., è la compagnia aerea di bandiera dell'Italia, posseduta al 100 per cento dal Ministero dell'economia e delle finanze;

   Ita Airways nasce per dotare l'Italia di una compagnia di bandiera a seguito del termine dell'amministrazione straordinaria di Alitalia, dalla quale la Commissione europea ha chiesto una chiara discontinuità, al fine di autorizzare il Governo italiano a costituire una nuova società pubblica per il trasporto aereo;

   il decreto-legge n. 18 del 2020, all'articolo 79, come novellato dal decreto-legge n. 34 del 2020 (articolo 202), disciplina in dettaglio la costituzione di una nuova società di trasporto aereo, Italia Trasporto Aereo Spa (Ita S.p.a.), controllata direttamente dallo Stato o da società a prevalente partecipazione pubblica, anche indiretta. La nuova società è costituita per «l'esercizio dell'attività d'impresa nel settore del trasporto aereo di persone». Il decreto-legge n. 104 del 2020 ha precisato che l'esercizio dell'attività da parte della stessa è subordinato alle valutazioni della Commissione europea (e non anche all'autorizzazione all'attività, come invece prevedeva il decreto-legge n. 34 del 2020). È stato previsto un primo stanziamento di 20 milioni di euro di capitale sociale, poi 700 milioni nel luglio 2021;

   quanto alle modalità di istituzione e funzionamento della società, il comma 4 dell'articolo 79 del citato decreto ha previsto che l'atto costitutivo della società sia un decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, emanato di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e sottoposto alla registrazione della Corte dei conti. Con tale decreto viene definito l'oggetto sociale, il capitale sociale iniziale e ogni altro elemento necessario per la costituzione e il funzionamento della società. Lo stesso decreto approva lo statuto della società e contiene la nomina degli organi sociali per il primo periodo di durata in carica;

   in data 18 dicembre 2020, il consiglio di amministrazione della nuova società, Ita Airways, ha approvato lo schema di piano industriale 2021-2025, trasmesso poi alle Camere per l'espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari e inviato alle autorità europee;

   il piano industriale di Ita è trasmesso alla Commissione europea per le valutazioni di competenza, nonché alle Camere per l'espressione del parere da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia. Le Commissioni parlamentari competenti hanno espresso parere motivato nel termine perentorio di trenta giorni dalla data di assegnazione. Il 7 gennaio 2021 è stato presentato al Parlamento il Piano industriale di Ita (A.G. 237), che è stato altresì inviato alle autorità europee. La competente Commissione della Camera dei deputati ha votato il proprio parere il 17 marzo 2021;

   l'articolo 1, comma 2, del decreto-legge n. 332 del 1994 prevede che l'alienazione delle partecipazioni sia effettuata con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell'economia, di concerto con il Ministro delle attività produttive, con modalità trasparenti e non discriminatorie, finalizzate anche alla diffusione dell'azionariato tra il pubblico dei risparmiatori e degli investitori istituzionali;

   l'11 febbraio 2022 in Consiglio dei ministri è stato illustrato il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri con cui viene avviato il processo di alienazione della partecipazione del Ministero dell'economia e delle finanze da Ita;

   è nota la recente disponibilità di Ita Airways, alla manifestazione di interesse lanciata dalla regione Sardegna per operare sulle principali rotte in continuità territoriale da e per la Sardegna secondo le condizioni del decreto del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, n. 466 del 25 novembre 2021 per volare dal 15 maggio 2022 fino al 14 maggio 2023 da Roma Fiumicino e Milano Linate verso Alghero, Cagliari e Olbia;

   da fonti di stampa si apprende, nella seduta del 31 gennaio 2022, i consiglieri di amministrazione hanno scelto i consulenti che avrebbero accompagnato Ita verso la vendita e che dieci giorni fa, anche il Ministero dell'economia e delle finanze – azionista unico di Ita – avrebbe scelto i suoi consulenti. La cessione di quote della compagnia sarà condotta dal Tesoro e dai suoi consulenti, secondo una procedura trasparente e competitiva delineata nel decreto del Governo;

   si apprende altresì che sarebbero state presentate, da parte di sei membri su nove del consiglio di amministrazione di Ita, formali dimissioni, a causa della scelta di avvalersi di consulenti del Ministero dell'economia e delle finanze esterni all'azienda in aggiunta a quelli già presenti in Ita facendone lievitare i costi. Tale doppia spesa potrebbe portare la Corte dei conti a prendere provvedimenti che rischiano di danneggiare l'intera operazione per il rilancio dell'azienda –:

   quali siano le iniziative che il Ministro interrogato intenda intraprendere per la società Ita Airways e quale strategia intenda adottare, anche alla luce dei contenuti del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri citato in premessa;

   se non ritenga opportuno fornire tutti gli elementi utili sulle decisioni assunte nelle fasi maggiormente rilevanti del processo di rilancio dell'azienda.
(2-01484) «Luciano Cantone, Grippa, Barbuto, Carinelli, De Lorenzis, Ficara, Liuzzi, Scagliusi, Serritella, Traversi, Raffa, Alemanno, Carabetta, Chiazzese, Fraccaro, Giarrizzo, Masi, Orrico, Palmisano, Perconti, Sut, Berti, Bruno, Businarolo, Del Sesto, Galizia, Grillo, Papiro, Ricciardi, Scerra».


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro per la pubblica amministrazione, per sapere – premesso che:

   il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) delinea un pacchetto di riforme e investimenti, necessario ad accedere alle risorse finanziarie di circa 750 miliardi di euro stanziate dall'Unione europea con il programma Next Generation EU, costituito da sovvenzioni e prestiti, da impiegare nel periodo 2021-2026;

   l'erogazione delle risorse è effettuata mediante rate la cui corresponsione è subordinata al conseguimento di un certo numero di milestone e target relativi alle varie misure previste dal Piano da realizzare in tempi certi entro il 2026;

   le risorse a disposizione dell'Italia sono complessivamente 191,5 miliardi di euro, di cui 68,9 contributi a fondo perduto, e 122,6 prestiti, al netto di quelle del React-Eu, cui il Governo ha associato 30,6 miliardi di risorse nazionali con il Fondo complementare;

   il Pnrr rappresenta il programma più impegnativo ed importante definito nel nostro Paese negli ultimi decenni per il volume di risorse stanziate e l'ampiezza degli interventi che interessano quasi tutti i comparti dell'economia e impattano significativamente sulla vita dei cittadini;

   le recenti tensioni inflazionistiche, superiori alle attese degli analisti, unite all'aggravarsi della crisi Ucraina, stanno provocando un rapido deterioramento degli scenari economici, con impatti negativi sulle strategie europee di crescita;

   sono molte le incognite sul piano economico e politico connesse all'evoluzione degli scenari internazionali che rischiano di mettere a repentaglio o ritardare la realizzazione di alcuni obiettivi del Pnrr;

   innanzitutto, il tasso di inflazione ha raggiunto un livello massimo mai registrato negli ultimi 25 anni, determinando notevoli aumenti dei prezzi al consumo;

   i fattori alla base dell'accelerazione dell'inflazione – che per l'Italia ha raggiunto il 4,2 per cento – sarebbero da individuarsi, in particolare, nel rincaro dei prezzi del gas e dell'energia elettrica, nella diffusione della nuova variante Omicron COVID-19, nell'aumento dei prezzi delle materie prime e nella loro difficoltà di approvvigionamento;

   a fronte di questi fattori, il contesto economico europeo si è notevolmente modificato negli ultimi mesi e tali scenari inflazionistici non erano evidentemente prevedibili quando è stato approvato il regolamento (UE) 2021/241 istitutivo del Recovery e Resilience Facility: ai sensi dell'articolo 6 del suddetto regolamento, i sussidi e i prestiti sono stati infatti assegnati a prezzi del 2018 e il meccanismo automatico di revisione annuale delle risorse legato all'inflazione, con un tetto del 2 per cento previsto dal Ngeu, non sembrerebbe sufficiente a scongiurare i rischi d'irrealizzabilità finanziaria di diversi progetti contenuti nel Pnrr;

   d'altra parte, lo stesso regolamento contiene, all'articolo 21, una clausola di revisione dei Pnrr nazionali: infatti, se il Pnrr non può più essere realizzato, in tutto o in parte, a causa di circostanze oggettive, lo Stato membro interessato può presentare alla Commissione europea una richiesta motivata di modifica del piano medesimo;

   l'aggravarsi degli scenari internazionali e l'incertezza sull'evoluzione degli eventi fanno crescere, in vari settori, la preoccupazione e l'esigenza di apportare aggiustamenti al Pnrr, al fine di tener conto dell'inflazione e delle nuove variabili geopolitiche;

   le maggiorazioni dei costi primari, a fronte di un ammontare fisso di risorse messe a disposizione, riduce la possibilità di realizzare la quantità di opere programmate o di realizzarle nei tempi predeterminati, a meno che non vengano stanziate nuove risorse;

   recentemente il Ministro Franco, per respingere l'idea di un ripensamento del Piano in risposta all'aggravarsi della situazione causata dalla guerra in Ucraina e dall'inflazione dovuta ai costi e al reperimento dell'energia e delle materie prime, ha premesso che «Il Piano è una costruzione complessa, frutto di un negoziato e non può essere cambiato unilateralmente», «Quanto sta accadendo dovrebbe indurci a procedere rapidamente, non a rimettere tutto in discussione». Ha però chiarito che tale premessa non induce a ritenere un'immutabilità assoluta del piano, sostenendo che è invece possibile «rivedere le valutazioni sui costi di alcune opere» per l'aumento dei prezzi delle materie prime, per cui sarà necessario reperire nuove risorse nazionali o europee, a patto che «ogni intervento sia selettivo, vada a trovare i problemi e risolverli». Ha altresì aggiunto: «La possibilità di revisione del piano nazionale è prevista dall'articolo 21 del regolamento e rivedremo ogni linea progettuale che avrà problemi. L'unica considerazione è evitare di rimettere in discussione tutto quanto, ma è ovvio che dove avremo problemi interverremo.»;

   alla luce di tali affermazioni, il Ministro Franco ritiene quindi che sul Pnrr siano possibili solo interventi di revisione mirati. L'inflazione, il costo dell'energia, la guerra in Ucraina non porteranno il Governo a sconvolgere l'impianto del Recovery, anzi l'attuale congiuntura dovrebbe indurre tutti i soggetti interessati ad attuare con rapidità i progetti;

   su questo tema è intervenuto nei giorni scorsi anche il Ministro Brunetta, sostenendo di «Aggiornare il Pnrr, non fermare». Il Ministro della pubblica amministrazione, nel corso di una recente audizione in Commissione esteri, ha sottolineato che più che su una revisione del Piano si dovrebbe ragionare sulla replicabilità e su un suo affiancamento con un NGEU 2 incentrato sull'energia e che tenga conto dell'attuale situazione congiunturale e di conflitto sul suolo europeo;

   il 15 marzo 2022 è stata approvata in Commissione bilancio la Risoluzione 8-00154 alla Relazione sullo stato di attuazione del Pnrr, riferita all'anno 2021, (Doc. CCLXIII, n. 1), contenente tra gli impegni al Governo «la possibilità di provvedere, in occasione della presentazione della seconda Relazione sullo stato di attuazione del PNRR e del DEF 2022, un eventuale riorientamento dell'allocazione delle risorse e degli obiettivi del PNRR alla luce dell'evoluzione della crisi internazionale in atto e dell'aggiornato quadro macroeconomico, con particolare riguardo all'eventuale impatto inflattivo della crisi medesima, nonché degli andamenti di finanza pubblica risultanti dallo stesso DEF, tenendo conto degli atti di indirizzo approvati in sede parlamentare in materia di transizione energetica» –:

   alla luce delle affermazioni dei Ministri Franco e Brunetta richiamate in premessa, se il Governo, nonostante il mutato contesto economico, legato all'accelerazione dell'inflazione e all'aggravarsi della crisi internazionale, intenda effettivamente non sconvolgere l'impianto del Recovery, effettuando solo interventi di revisione mirati del Pnrr e in quali termini.
(2-01485) «Zanichelli, Torto, Gallo, Adelizzi, Buompane, Donno, Faro, Flati, Gubitosa, Lovecchio, Manzo, Misiti, Martinciglio, Alemanno, Cancelleri, Caso, Currò, Grimaldi, Gabriele Lorenzoni, Migliorino, Ruocco, Scerra, Troiano, Buffagni, Del Grosso, Di Stasio, Vacca, Emiliozzi, Fantinati, Grande, Olgiati, Del Monaco».

Interpellanza:


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, il Ministro della transizione ecologica, per sapere – premesso che:

   le gravi criticità gestionali di Sogin Spa posseduta dal Ministero dell'economia e delle finanze, sono state di recente oggetto di interrogazioni parlamentari e dichiarazioni del Ministro vigilante Cingolani;

   il raggiungimento del brown-field, originariamente previsto per 2019, è stato più volte rinviato, l'ultima volta con il piano industriale del 2017 che lo ha spostato al 2036. Tuttavia dei volumi di attività di smantellamento programmati da quel piano, nel primo quadriennio di applicazione, 2018-2021, ne sono stati eseguiti meno della metà;

   in particolare, nel 2020, al posto dei previsti 160 milioni di euro, sono state eseguite attività per 72 milioni di euro, di cui ben 32 affidati senza gara alla controllata in house Nucleco, e nel 2020, al posto di 205 milioni di euro, ne sono state eseguite per circa 82 milioni di euro, per metà affidate a Nucleco. Inoltre, il progetto Cemex a Saluggia, cui l'attuale gestione avrebbe dovuto dare la massima priorità, come prescrive il decreto ministeriale del 21 giugno 2019, è andato avanti per meno dell'1 per cento del totale. Pertanto è assai probabile che il brown field non verrà raggiunto nemmeno nel 2036 e che il costo del decommissioning lieviti ben oltre la cifra di 8 miliardi di euro prevista oggi, laddove la stima originale era di 3,6 miliardi di euro, tutti a carico delle bollette elettriche;

   eppure il 1° marzo 2022 si è letto un comunicato stampa Sogin, simile a tanti altri che ogni anno annunciano risultati record. L'unica differenza è che, questa volta, il comunicato non corrisponde ai riscontri del Ministro Cingolani che alla Camera il 19 gennaio 2022 ha comunicato l'intenzione di valutare anche l'ipotesi di commissariare Sogin;

   in aggiunta, il 7 marzo 2022, un'agenzia di stampa ha pubblicato la notizia che ben 4 dirigenti Sogin sono stati licenziati per giusta causa, ricostruendo la vicenda;

   tutto va ricondotto alla delibera del 19 gennaio 2021, con cui Arera, ha affidato alla Guardia di finanza un'istruttoria sui costi sostenuti da Sogin, tra il 2010 e il 2020, per contratti relativi al Deposito nazionale. Dai bilanci Sogin risulta che si tratta di circa 14 milioni di euro nell'intero periodo 2010-2020, durante il quale Sogin è costata in tutto 3 miliardi di euro. La Guardia di finanza ad aprile 2021 chiedeva documentazione contrattuale che, però Sogin non era in grado di produrre. La stessa agenzia di stampa riferisce di una «operazione verità» che sarebbe stata avviata dall'attuale vertice nell'estate 2020, ben prima dell'intervento della Guardia di finanza;

   d'altra parte, se un'indagine interna era in corso dall'estate 2020, a maggior ragione, alcune cose non tornano;

   il fatto più grave riguarda il Deposito nazionale. Da un comunicato Sogin del 17 marzo 2022, si sa che Sogin ha trasmesso al Ministero della transizione ecologica la proposta di Cnai, la Carta nazionale delle aree idonee ad ospitare il Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Dal 2014 ad oggi tutti i lavori di definizione della carta sono stati diretti dallo stesso dirigente Sogin, che, ad agosto 2021, è stato designato responsabile unico del seminario nazionale, un momento fondamentale di dibattito pubblico in Italia, e fino al 30 settembre, come si legge negli atti conclusivi «in ogni sessione, ha presentato in sintesi le considerazioni e proposte tecniche pervenute, commentando e dando riscontro a quanto emerso nel corso degli interventi dei portatori di interesse»; e dopo il seminario ha elaborato la Cnai; il tutto molto dopo le contestazioni della Guardia di Finanza e un anno e mezzo dopo l'avvio della fantomatica «operazione verità»;

   non si comprende, allora, come mai a fine febbraio di quest'anno, lo stesso dirigente sia stato licenziato per giusta causa, per «condotte lesive degli interessi di Sogin, con violazione degli obblighi di diligenza, correttezza e buona fede nello svolgimento delle mansioni e responsabilità assegnategli»;

   con tale comportamento i vertici Sogin secondo l'interrogante hanno evidentemente minato alle fondamenta la fiducia delle popolazioni interessate verso chi è incaricato di un processo così delicato, di fatto affossandolo, se la vicenda non venisse immediatamente chiarita da un intervento dei Ministri interpellati;

   tempi e modi sollevano interrogativi. Del resto, poco prima dei licenziamenti, diverse notizie erano apparse sull'attuale amministratore delegato, anch'egli dirigente Sogin da oltre 10 anni, dunque co-protagonista della gestione societaria, al pari dei colleghi poi licenziati. Vicende legate a costosi contratti per lavori in Slovacchia, con associate consulenze, ed irregolarità relative alla sua stessa sede di lavoro, collocata da 9 anni in un sito in Piemonte, mentre da curriculum nello stesso periodo egli ha sempre avuto effettiva sede di lavoro a Roma, con ciò indebitamente percependo, per 9 anni, anche dopo la nomina ad amministratore delegato, l'indennità di missione di 90 euro al giorno;

   i fatti descritti mostrano una società allo sbando ed incapace di raggiungere gli obiettivi statutari, e per questo urgentemente bisognosa di un intervento straordinario di profondo riordino –:

   alla luce di quanto evidenziato in premessa se il Governo non ritenga necessario adottare le iniziative di competenza per procedere immediatamente all'annunciato commissariamento di Sogin.
(2-01480) «Ruffino».

GIUSTIZIA

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   le notizie di cronaca riportano, sempre più spesso, casi che riguardano sequestri di animali, a causa di maltrattamenti o a seguito di detenzione in pessime condizioni in assenza di cure necessarie per la sopravvivenza ed anche per il loro benessere affettivo;

   alla luce del crescente fenomeno, il legislatore, con la legge 20 luglio 2004, n. 189, ha inserito, nel codice penale, il titolo IX-bis che contempla reati ben precisi (uccisione di animali; maltrattamento di animali, impiego di animali in spettacoli o manifestazioni vietate, impiego di animali in combattimenti) e ha stabilito che, in caso di condanna per taluni delitti, deve sempre essere disposta la confisca dell'animale;

   la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, risultando reato, rientra nell'ipotesi di cui all'articolo 240, secondo comma, del codice penale, ai sensi del quale deve essere sempre ordinata la confisca degli animali la cui detenzione costituisce reato, salvo che essi non appartengano a persone estranee;

   il codice di procedura penale prevede che il sequestro di animali si differenzi, a seconda delle finalità, in sequestro preventivo (articolo 321 del codice di procedura penale) per salvaguardarne le condizioni di salute e il benessere e sequestro probatorio (ex articolo 354 del codice di procedura penale) nel caso si debba procedere ad accertamenti sanitari per acquisire elementi di prova;

   gli animali, oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca, sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta, individuati in conformità al decreto del Ministro della salute 2 novembre 2006, adottato di concerto con il Ministro dell'interno;

   sul punto, l'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 precisa, al comma 1, che al custode, diverso dal proprietario o avente diritto, di beni sottoposti a sequestro penale probatorio e preventivo, spetta un'indennità per la custodia e la conservazione e, al comma 3, che sono rimborsabili eventuali spese documentate se indispensabili per la specifica conservazione del bene;

   molto spesso, a seguito dell'affidamento dell'animale sequestrato alle associazioni, come nel caso degli equidi, risultano necessarie ulteriori spese, non qualificabili come spese di custodia e mantenimento in senso stretto (utilizzo di stalle e/o scuderie e al mantenimento degli animali) ma ascrivibili come spese specifiche ulteriori (spese per cure veterinarie, spese per tecnici ed esperti di scienze della produzione animale);

   risulta, dunque, necessario per le associazioni e gli enti riconosciuti la necessità di ottenere, ai sensi dell'articolo 58 del decreto del Presidente della Repubblica n. 115 del 2002 il rimborso, oltre che dell'indennità di custodia, volta a ristorare le spese di custodia e di mantenimento ordinario, anche delle spese specifiche, afferenti alla cura degli animali;

   a tal proposito, si ravvisa come taluni uffici giudiziari abbiano provveduto alla liquidazione di costi vivi di custodia degli animali (come ricoveri e cure veterinarie sostenuti per la cura degli animali sequestrati dall'autorità giudiziaria) come nel caso dell'ufficio giudiziario di Bologna che, per la liquidazione delle spese ha adottato il criterio equitativo, tenendo conto dei costi sostenuti nei casi di ricoveri, per l'acquisto di farmaci e per l'assistenza veterinaria, e dell'ufficio giudiziario di Catanzaro che, nel sequestro probatorio di otto cavalli ha fornito tariffe per ogni singolo cavallo in riferimento anche alle spese per ricoveri e cure-:

   se il Governo, alla luce di quanto riportato in premessa, non intenda adottare le opportune iniziative di competenza, anche normative, per chiarire che il sequestro degli animali con affidamento in custodia giudiziale «a titolo gratuito» comporta comunque il rimborso delle spese sostenute e documentate dalle associazioni e dagli enti riconosciuti, indispensabili per lo specifico mantenimento degli stessi.
(2-01483) «Zanettin, D'Attis».

Interrogazione a risposta orale:


   DORI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   con decreto del 29 marzo 2022 il Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, ha autorizzato l'avvio di una serie di procedure di reclutamento e di assunzione a tempo indeterminato di personale con varie qualifiche;

   nell'ambito del Ministero della giustizia sono state autorizzate procedure di reclutamento e l'assunzione di risorse da assegnare al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e all'Ufficio centrale archivi notarili;

   il comparto giustizia, già caratterizzato da una storica strutturale carenza di organico, è risultato uno dei più penalizzati con sole 26 assunzioni da autorizzare, come residuo del 2020, per il Dipartimento di giustizia minorile e 56 assunzioni per l'Ufficio centrale archivi notarili, di cui 20 residue dal 2020 e 36 residue dal 2021;

   eppure le dotazioni organiche del personale addetto alle cancellerie e alle segreterie degli uffici giudiziari risultano significativamente insufficienti. Allo stato, rispetto alle piante organiche, risultano scoperti numerosi posti;

   i motivi sono da individuarsi anche nel mancato scorrimento delle graduatorie approvate e ancora aperte per direttori e cancellieri esperti, tenuto conto anche dei numerosi pensionamenti intervenuti;

   la situazione coinvolge un considerevole numero di persone pronte a prendere immediato servizio, ma che invece risultano in attesa di collocazione o di riqualificazione professionale;

   l'articolo 6 del decreto-legge n. 80 del 2021 ha introdotto un documento unico di programmazione e governance per le pubbliche amministrazioni per superare la frammentazione degli strumenti a oggi in uso: il piano integrato di attività e organizzazione (Piao);

   le amministrazioni con più di 50 dipendenti, esclusi gli istituti scolastici, dovranno riunire in quest'unico atto tutta la programmazione finora inserita in piani differenti e relativa a: gestione delle risorse umane, organizzazione dei dipendenti dei vari uffici, formazione e modalità di prevenzione della corruzione;

   il 2 dicembre 2021 la Conferenza unificata ha approvato il decreto del Ministro per la pubblica amministrazione con il quale si definisce il Piao;

   il 9 febbraio 2022 la Conferenza unificata ha approvato lo schema di decreto del Presidente della Repubblica riguardante l'individuazione e l'abrogazione dei piani e adempimenti destinati ad essere assorbiti dal Piao;

   - il Piao sostituisce, tra gli altri, anche il Piano triennale del fabbisogno del personale, che nel comparto giustizia era da tempo atteso, considerato che l'ultimo piano emanato dal Ministero della giustizia risaliva al 12 giugno 2019 relativamente all'organizzazione giudiziaria per il periodo 2019-2021;

   il 2 marzo 2022 il Consiglio di Stato, pur esprimendo parere favorevole agli obiettivi di semplificazione del Piao, ha suggerito correttivi e integrazioni all'assetto giuridico e normativa per rendere il Piao uno strumento effettivamente operativo;

   il decreto-legge n. 228 del 2021, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 15 del 25 febbraio 2022, ha infine fissato al 30 aprile 2022 il termine per l'adozione del Piao –:

   quali iniziative il Ministro interrogato intenda porre in essere per consentire un efficiente funzionamento dell'amministrazione della giustizia mediante lo scorrimento delle graduatorie approvate e ancora aperte per direttori e cancellieri esperti, da attuarsi anche attraverso il nuovo Piano integrato di attività e organizzazione entro il 30 aprile 2022.
(3-02870)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   ORFINI e RACITI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   nel mese di novembre del 2017 il senatore Stefano Esposito, allora in carica, riceveva in notifica un avviso di proroga del termine delle indagini preliminari nell'ambito del proc. pen. n. 5194/2017 R.G. N.R. pendente presso la Procura della Repubblica di Torino, così apprendendo di essere indagato per il reato di turbativa d'asta. Il procedimento era stato iscritto in data 8 marzo 2017;

   in data 15 ottobre 2020 al senatore veniva notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari con il quale gli sono stati contestati, oltre al reato di turbativa d'asta, anche quelli di corruzione e traffico di influenze illecite;

   in data 29 luglio 2021 il pubblico ministero emetteva la richiesta di rinvio a giudizio e il 21 settembre 2021 veniva notificato al senatore l'avviso di fissazione dell'udienza preliminare;

   come si evince dall'esame della richiesta di rinvio a giudizio, il pubblico ministero ha indicato tra le fonti di prova anche le intercettazioni telefoniche, tra le quali emergono oltre 120 conversazioni che vedono quale interlocutore il senatore Esposito;

   in data 30 novembre 2021 tutti i difensori degli indagati, oltre ad eccepire varie questioni, richiedevano di trattare in via preliminare l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, con particolare riferimento alle conversazioni intercorse con il senatore Esposito, in quanto all'epoca investito di mandato parlamentare;

   il giudice rispondeva con apposita ordinanza che recitava: «le questioni riguardanti la utilizzabilità di atti processuali (...) debbono essere valutate unitamente al merito, e decise con l'adozione dei provvedimenti di definizione dell'udienza preliminare; PQM dispone procedersi oltre nell'udienza preliminare, invitando i difensori ad esporre le relative doglianze nel corso della loro discussione e riservando all'esito ogni decisione in merito»;

   nonostante il tenore dell'ordinanza, la difesa del senatore Esposito richiedeva al giudice di dichiarare l'inutilizzabilità delle conversazioni che lo riguardavano in quanto frutto di intercettazioni «indirette» effettuate in violazione dell'articolo 68 della Costituzione e dell'articolo 4 della legge n. 140 del 2003 o, in subordine, qualora ritenute frutto di intercettazioni «casuali», di trasmettere gli atti al Senato ai sensi dell'articolo 6 della legge n. 140 del 2003 al fine di richiedere l'autorizzazione cosiddetta «successiva» per poterle eventualmente utilizzare nei confronti di Esposito;

   a fronte delle eccezioni il giudice emetteva un'ordinanza che stabiliva: «il giudice sulle questioni sollevate dalle difese, richiamate le argomentazioni espresse nella precedente ordinanza in merito alla non necessità di decidere anticipatamente rispetto al merito le questioni sollevate, dispone procedersi oltre nell'udienza preliminare, e riservando all'esito ogni decisione in merito»;

   nel corso dell'udienza preliminare del 14 dicembre 2021, il pubblico ministero ha chiesto, tra gli altri, il rinvio a giudizio del senatore Esposito, quindi, il 16 febbraio 2022 il difensore del senatore Esposito, in sede di discussione, rinnovava la richiesta di decisione immediata sulle questioni già sollevate all'udienza del 30 novembre 2021, depositando altresì apposita memoria;

   tuttavia, in data 1° marzo 2022, il Gup emetteva il decreto che dispone il giudizio senza ottemperare alla sua stessa ordinanza del 30 novembre 2021, con riferimento alle questioni sollevate dai difensori degli imputati ed in particolare sulle questioni di inutilizzabilità delle intercettazioni del parlamentare;

   anche a voler ritenere che le predette conversazioni costituiscano il frutto di intercettazioni «casuali», al fine di poterle utilizzare nei confronti del senatore Esposito risulta comunque necessaria l'autorizzazione «successiva» del Senato;

   l'articolo 6 della legge n. 140 del 2003, impone all'autorità giudiziaria di procedere alla richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza del parlamentare in qualsiasi caso intenda utilizzare le sue conversazioni casualmente intercettate. Tuttavia, nel caso di specie, il pubblico ministero ha utilizzato le conversazioni del senatore indicandole quali fonti prova nella richiesta di rinvio a giudizio in assenza di autorizzazione del Senato;

   ciò a giudizio degli interroganti appare come una palese violazione delle prerogative della Camera di appartenenza del senatore –:

  se il Ministro, alla luce di quanto sopra esposto, non ritenga opportuno promuovere immediate iniziative ispettive presso gli uffici di cui in premessa.
(5-07840)

INFRASTRUTTURE E MOBILITÀ SOSTENIBILI

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, il Ministro dell'interno, per sapere – premesso che:

   il Governo ha dato attuazione al comma 12-quater dell'articolo 142 del codice della strada che obbliga gli enti locali ad inviare annualmente al Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili e al Ministero dell'interno una relazione sull'ammontare e sull'impiego dei proventi delle multe;

   per gli enti inadempienti è prevista una decurtazione del novanta per cento dei proventi spettanti –:

   se i Ministri interpellati ritengano applicabile la sanzione prevista e come materialmente verranno appiccate le decurtazioni di risorse.
(2-01486) «Baldelli, Pentangelo, Rosso, Sozzani, Rospi, Caon, Anna Lisa Baroni, Cattaneo, Cannatelli, Calabria, Cortelazzo, Cassinelli, Dall'Osso, Fatuzzo, Gentile, Mazzetti, Milanato, Nevi, Novelli, Palmieri, Polverini, Pittalis, Polidori, Porchietto, Paolo Russo, Siracusano, Sarro, Tartaglione, Versace, Zangrillo».

Interrogazione a risposta in Commissione:


   VARCHI. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   la circonvallazione di Palermo è l'asse di collegamento tra le autostrade Palermo-Catania A19 e Palermo-Mazara del Vallo/Trapani A29 e rappresenta, di fatto, l'unica via d'uscita dalla città nonché la giunzione di viabilità a scorrimento veloce tra la Sicilia occidentale e la Sicilia orientale e su tale asse si trova il Ponte Corleone;

   l'annosa vicenda del Ponte Corleone affonda le sue radici nel lontano 2005 allorquando l'ingegner Palizzolo, per conto del comune di Palermo, evidenziò alcune criticità del viadotto, «pericoloso se utilizzato al massimo del traffico», cui seguì un contratto di appalto con la ditta Cariboni poi dichiarata fallita con conseguente rescissione del contratto;

   nel mese di agosto 2021 veniva nominato per il raddoppio e la messa in sicurezza del Ponte Corleone il Commissario Matteo Castiglioni, direttore operation e coordinamento territoriale di ANAS;

   con ordinanza n. 1448 del 16 dicembre 2021, il comune riduceva il passaggio dei veicoli ad una sola corsia per direzione di marcia, innalzando il limite di velocità a 60 chilometri orari e la limitazione del carico a 44 tonnellate, con il prevedibile e disastroso risultato di enormi disagi al traffico cittadino che ha subito veri e propri blocchi della circolazione: sacrifici imposti ai cittadini per ben 17 anni per ragioni di sicurezza;

   la prima relazione tecnica della Icaro Progetti, società incaricata delle verifiche sull'infrastruttura, aveva messo nero su bianco gli evidenti problemi strutturali del ponte, tra cui: problemi alle due estremità dell'infrastruttura «molto delicate e fortemente degradate e sollecitate», travi che presentano forte degrado, lesioni su di un pilastro lato Roccella e a sua volta interessato all'interno da abbondanti infiltrazioni d'acqua e criticità attorno alla trave tampone;

   tale relazione conclusivamente suggeriva di spostare i flussi veicolari al centro carreggiata al fine di evitare le parti laterali e la chiusura delle corsie laterali proprio per offrire meno sollecitazioni alle parti iniziali del ponte: risultanze trasmesse al comune lo scorso 4 dicembre e arrivate anche sul tavolo di Anas e del Commissario Straordinario;

   con ordinanza n. 1490 del 27 dicembre 2021 veniva disposta la chiusura totale della carreggiata laterale in direzione Baby Luna, dopo il cancello d'ingresso del carcere Pagliarelli;

   nei giorni scorsi, inaspettatamente, la struttura ha ottenuto il certificato di transitabilità per i prossimi cinque anni, secondo quanto si legge nella relazione definitiva di Icaro Progetti, che, pur evidenziando l'esigenza di alcuni interventi strutturali, ha riconosciuto «una certa robustezza complessiva della struttura, dovuta ai traversi continui nelle selle Gerber, alle luci limitate delle campate tra i ritti, ad un limitato ma efficace grado di iperstaticità della zona centrale dell'impalcato e alle dimensioni degli archi»;

   il Ponte Corleone verrà, quindi, riaperto a due corsie, ognuna di 6,5 metri, una in direzione Trapani ed una in direzione Catania; per ogni corsia potranno transitare un autoveicolo e un mezzo pesante di non più di 51,5 tonnellate ed entro i primi di aprile salterà il «Tappo sul Ponte», come annunciato dall'assessore ai favori pubblici;

   pur accogliendo con favore la notizia, si fa oggettivamente fatica a comprendere come sia possibile che una struttura dichiarata nel 2002 in una situazione gravissima «di dissesto strutturale, tale da generare grave pericolo di crollo», sia oggi in una condizione migliore di venti anni fa –:

   di quali informazioni disponga il Governo in merito ai fatti di cui in premessa, con particolare riguardo alle relazioni tecniche eseguite sul viadotto dalla Icaro Progetti;

   come sia possibile che i pericoli per la pubblica sicurezza che avevano dato luogo alle ordinanze dispositive della restrizione del traffico sul ponte Corleone siano venuti meno, in assenza di interventi di messa in sicurezza.
(5-07844)

Interrogazioni a risposta scritta:


   CONTE. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   con decreto-legge n. 34 del 19 maggio 2020, Rete Ferroviaria Italiana S.p.a. è stata autorizzata alla redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica degli interventi di potenziamento, con caratteristiche di Alta velocità, della direttrice ferroviaria Salerno-Reggio Calabria;

   il progetto, al punto 7.1, individua il lotto 0 per la tratta Salerno-Battipaglia che prevede uno sviluppo di circa 44 chilometri; un tratto che da Sarno arriverebbe a ridosso di Baronissi, dove si realizzerebbe la nuova stazione di Salerno; una soluzione che garantirebbe Alta Velocità ferroviaria su tutto il tracciato;

   l'interrogante, con l'interrogazione n. 4-09202 del 5 maggio 2021 ha posto il tema di salvaguardare il sopra menzionato lotto 0 da ipotesi di stralcio, ricevendo adeguate rassicurazioni;

   il lotto 0 non è stato inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) mentre vi è invece incluso il lotto 1, che del primo è naturale prosecuzione;

   Rfi ha avviato gli incontri di consultazione sui territori per il lotto 1A Battipaglia-Romagnano, che attraversa i comuni di Battipaglia, Eboli, Campagna, Serre, Contursi Terme, Buccino, Sicignano degli Alburni, spaccando in due abitati, aree protette e zone industriali;

   il giorno 24 marzo 2022, nella città di Eboli, c'è stato un dibattito pubblico nel corso del quale sono stati posti, in particolar modo dall'amministrazione comunale di Eboli, 34 quesiti riconducibili a cinque questioni condivise da tutti i comuni interessati;

   le questioni poste riguardano: tutela della realizzazione del lotto 0; chiarimenti sul tracciato del lotto 1A; preoccupazione dell'impatto dell'opera su abitazioni, terreni e opifici, con richiesta espressa di spostare il tracciato più a Sud dove vi sono minori interferenze; necessità di prevedere nella piana del Sele una stazione a servizio di cittadini e imprese; necessità di collegare l'Alta Velocità con le linee ferroviarie esistenti, compresa la linea metropolitana, e programmare lo sviluppo della nuova linea Eboli-Calitri-Metaponto;

   preoccupa il pesante impatto sul territorio del tracciato scelto, peraltro scartando alternative molto meno gravose pure considerate nel progetto di Rfi;

   il tracciato andrebbe a pesare su terreni con colture di pregio, opifici e attività produttive e – attraversando una zona densamente edificata in Eboli – su abitazioni private, destinate ad espropri ed abbattimenti, per un numero di oltre 200 ditte catastali – di cui circa 50 case abitate, la cui paventata demolizione determina grosso allarme sociale;

   il 4 aprile 2022, il Ministero della transizione ecologica ha inviato a Rfi una sua nota sul progetto di fattibilità tecnica ed economica del «Lotto 1a», con la quale vengono chieste numerose integrazioni in ordine a ben dodici aree tematiche afferenti alla sostenibilità ambientale del piano, all'impatto sulle biodiversità, sull'uso del suolo, sulla tutela del patrimonio naturale e agroalimentare, sulla gestione dell'impatto geologico e sul sistema di acque, clima e ambiente, mentre nulla si dice sul delicato tema degli abbattimenti delle abitazioni civili e di alcuni opifici;

   sulla questione si sta realizzando, invece, una vasta mobilitazione di cittadini, operatori economici, amministratori comunali che chiedono di essere coinvolti nelle scelte e ascoltati nelle loro osservazioni affinché l'opera pubblica sia davvero condivisa e al servizio del territorio e non venga invece calata dall'alto e imposta senza alcuna concertazione –:

   quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, il Ministro interrogato in merito alle questioni poste in premessa sia rispetto alla salvaguardia del lotto «0» del progetto di cui sopra, sia rispetto alla necessità di rivedere il tracciato del lotto «1a», che appare avere un impatto ambientale, economico e sociale insostenibile, aprendo una vera e profonda interlocuzione con i territori, le amministrazioni locali e cittadini.
(4-11754)


   COVOLO. — Al Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili. — Per sapere – premesso che:

   la guerra russo-ucraina ha ripercussioni anche in materia di appalti pubblici, essendo causa dell'aumento eccezionale dei prezzi e della scarsità di materiali;

   il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, con il decreto-legge contro il caro bollette, ha destinato fondi per fronteggiare i rincari, al fine di favorire il proseguimento dei lavori e di onorare i termini degli appalti pubblici;

   nonostante ciò, il Giornale di Vicenza del 30 marzo 2022 denuncia un rallentamento dei lavori relativi alla Bretella dell'Albera di Vicenza (variante della SP46), che, secondo il cronoprogramma aggiornato del Raggruppamento temporaneo di imprese e di ANAS, avrebbero dovuto vedere le opere completate entro il corrente anno, con progressiva apertura al traffico della rampa di Via del Sole e della nuova rotatoria a nord entro la fine del mese di marzo, insieme alla messa in esercizio dei sottopassi di Pian delle Maddalene e di Via Ambrosini;

   invece, attualmente lo stato di avanzamento dei lavori è soltanto al 56,6 per cento, con pochi passi avanti rispetto al mese di gennaio, allorquando l'avanzamento aveva raggiunto il 55 per cento;

   inoltre è slittato di una settimana, al 7 aprile 2022, anche il tavolo di confronto in prefettura tra le parti e l'Anas;

   per sollecitare la rapida conclusione dei lavori sono state depositate una serie di interrogazioni: n. 4-10629 dell'8 novembre 2021, n. 4-11031 del 30 dicembre 2021, 4-10316 del 24 settembre 2021 a prima firma dell'interrogante;

   il termine è già ampiamente slittato, anche rispetto alle rassicurazioni fornite dal Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili in data 3 dicembre 2021, in risposta all'interrogazione dell'interrogante, n. 4-10316 del 24 settembre 2021 –:

   se il Ministro interrogato intenda adottare iniziative di competenza per superare le criticità che interessano il cantiere della SP46, gestito da ANAS, e quali siano le tempistiche per la fine dei lavori.
(4-11760)

INTERNO

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   MORANI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   da notizie a mezzo stampa si è appreso che dal mese di novembre 2021 i vigili del fuoco del comando di Pesaro, in servizio nel distaccamento di Macerata Feltria, sarebbero costretti a pagarsi la mensa per conto proprio;

   secondo quanto riportato dalla stampa locale, infatti, l'amministrazione avrebbe accumulato un ritardo di oltre 6 mesi nell'erogazione dei buoni pasto;

   tale circostanza ha aggravato enormemente la situazione economica di questi lavoratori e ha inciso pesantemente sui bilanci delle loro famiglie, già duramente messi alla prova dalle condizioni generali dell'economia che hanno visto un deciso aumento dei prezzi della benzina, del gas e dell'energia, che ha loro volta hanno determinato un vertiginoso aumento anche di molti generi alimentari di prima necessità;

   nonostante il dirigente locale sia già stato sollecitato a trovare una soluzione quanto prima, al momento attuale non è ancora chiaro se la situazione potrà essere positivamente sbloccata nel mese corrente –:

   quali iniziative urgenti intenda adottare per assicurare quanto prima il ripristino dei buoni pasti per i Vigili del fuoco in servizio nel distaccamento di Macerata Feltria, allo scopo di porre fine a questo deplorevole e ingiustificato ritardo nel più breve tempo possibile.
(5-07836)


   SURIANO, EHM, SARLI e APRILE. — Al Ministro dell'interno, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro per le pari opportunità e la famiglia. — Per sapere – premesso che:

   in data 17 marzo 2022 a Catania, nell'area di Corso Italia e Piazza della Repubblica, sono state fatte sgomberare una decina di persone senza fissa dimora dopo diverse segnalazioni di cittadini che denunciavano lo stato di degrado della zona;

   l'amministrazione comunale ha fatto intervenire la polizia municipale e l'azienda Dusty, gestore del servizio di nettezza urbana, su mandato dell'assessore ai rifiuti che era presente durante l'intervento;

   ciò che colpisce è il trattamento riservato ai senzatetto, i quali sono stati trattati senza alcuna umanità al pari di un rifiuto senza che intervenisse l'assessore preposto ai servizi sociali, viste le condizioni di disagio in cui versano i suoi concittadini; e gli stessi sono stati privati di coperte, indumenti e pochi beni personali a loro disposizione;

   la trasmissione «Striscia La Notizia» è intervenuta con un collegamento trasmesso il 25 marzo 2022 denunciando l'accaduto e chiedendo all'assessore ai servizi sociali il ripristino delle condizioni minime di umanità, dando seguito alle disposizioni previste in questi casi e trovando loro alloggio temporaneo in attesa dell'apertura di un dormitorio pubblico, che ancora non esiste in città;

   allo stato attuale, risulta agli interroganti che, nonostante le promesse dell'amministrazione pubblica, non ci siano posti disponibili temporanei nelle strutture private per tutti i senzatetto coinvolti;

   nel comune di Catania esistono strutture pubbliche inutilizzate, persino in stato di abbandono, e diversi edifici nella lista dei beni confiscati alla mafia. Uno su tutti, un edificio destinato inizialmente alla prefettura e poi alla polizia di Stato, ma mai effettivamente utilizzato e che avrebbe, secondo le associazioni locali, tutte le caratteristiche per essere destinato in tempi brevi all'accoglienza dei cittadini senza fissa dimora –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti e quali iniziative di competenza, anche in raccordo con le altre autorità competenti, intendano mettere in atto per individuare una soluzione che garantisca i diritti dei cittadini di cui in premessa oggetto di un trattamento come quello sopra descritto che, agli interroganti, appare disumano;

   se vi siano le condizioni per accelerare il processo di concessione di beni confiscati alla mafia, allo scopo di dare ospitalità alle persone che vivono condizioni di estremo disagio sociale, garantendo il superamento del disagio sociale in città a forte degrado nel pieno e doveroso rispetto della dignità umana;

   se e quali risorse statali possano essere utilizzate per allestire alloggi per le persone senza fissa dimora.
(5-07842)

Interrogazioni a risposta scritta:


   DEIDDA. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il 17 agosto 2021 il Prefetto di Nuoro, S.E. Luca Rotondi, ha convocato, il competente Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, cui hanno partecipato, il sindaco di San Teodoro Rita Deretta, quello di Budoni, Giuseppe Porcheddu e di Siniscola, Gian Luigi Farris, a seguito di numerosi episodi di «Malamovida» accaduti nel comune di San Teodoro durante tutta la stagione estiva, nella quale lo stesso centro di San Teodoro è passato da 5 mila a 120 mila presenze;

   lo stesso prefetto, come dichiarato alla fine dello stesso comitato, ha dichiarato, come riportato dagli organi di stampa, «La sindaca ha evidenziato il fenomeno spiegando che la fascia giovanile risulta preponderante nel territorio rispetto agli altri contesti turistici e ha chiesto perciò una concentrazione degli sforzi delle Forze dell'ordine nell'area di San Teodoro. (...) Dopo ampia e articolata discussione, tenuto conto della impossibilità di eliminare totalmente i fenomeni di aggregazione, abbiamo disposto una intensificazione dei controlli, condividendo con la sindaca Deretta la necessità di incisive verifiche nei confronti di tutti gli esercizi pubblici, specie sull'abuso di bevande alcoliche. È stato anche trattato il tema della locazione di immobili privati, in alcuni dei quali, stando a quanto riferito in sede di riunione, dimorerebbero un numero eccessivo di ragazzi. Saranno pertanto avviati controlli anche sulle comunicazioni obbligatorie al numero delle persone alloggiate nelle strutture ricettive, anche al fine di favorire le verifiche circa la presenza di soggetti pregiudicati» ha aggiunto il prefetto: «Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza proseguiranno, anche con operazioni interforze, l'attività di vigilanza e controllo del territorio. La Polizia Stradale intensificherà i controlli già stringenti per sanzionare duramente conducenti di autoveicoli per i quali si rilevi lo stato di alterazione dovuto a ebbrezza alcolica o a uso di sostanze»;

   nei giorni successivi sono stati adottati diversi provvedimenti quali il «Daspo urbano» ai danni di protagonisti di risse e aggressioni, a testimonianza dell'impegno delle istituzioni e delle forze dell'ordine operanti nel territorio, ma è evidente, come è accaduto in tutta Italia e nelle principali località turistiche, la sproporzione dei numeri tra soggetti coinvolti nella «Malamovida» e le nostre forze dell'ordine a cui va il nostro apprezzamento e ringraziamento per il lavoro portato avanti;

   considerati i precedenti succitati durante la stagione estiva appena passata, la stessa amministrazione comunale è impegnata al fine del non ripetersi di simili episodi per garantire un sano divertimento e una estate tranquilla e in sicurezza a tutti i residenti, gli operatori economici e i turisti che transitano e scelgono San Teodoro;

   l'arma dei Carabinieri ha assicurato, sempre e anche in questo caso massimo impegno ma, come sottolineato, occorre equilibrare il numero delle stesse forze dell'ordine con quello delle presenze estive, con una presenza costante che scoraggi e svolga azione preventiva e di deterrenza nei confronti di chi evidentemente non sa divertirsi in maniera sana e legale –:

   se sia a conoscenza di quanto sopra esposto e quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di prevenire il ripetersi di malavovida nel comune di San Teodoro per l'estate 2022.
(4-11752)


   DEIDDA. — Al Ministro dell'interno, al Ministro della difesa, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   con la legge di bilancio 2022, più precisamente all'articolo 1, commi 475-477, sono previste misure per l'ammodernamento del parco infrastrutturale dell'Arma dei carabinieri e della Guardia di finanza. Nello specifico, si prevede un programma di lungo termine per la costruzione di nuove caserme demaniali e interventi straordinari (in particolare per l'efficientamento energetico e l'adeguamento antisismico) su quelle già esistenti. Per i Carabinieri la dotazione – nello stato di previsione del Ministero della difesa – è di 20 milioni di euro per l'anno 2022, 30 milioni di euro per il 2023 e 50 milioni annuali dal 2024 al 2036. L'ammontare complessivo è di 700 milioni di euro in 15 anni. Tale fondo appare fondamentale per garantire, oltre al benessere del personale, un risparmio di risorse ma anche un'opportunità ulteriore per garantire la presenza capillare dell'Arma dei Carabinieri in tutti i territori e comuni, condizione richiesta in maniera pressante dalle comunità e dai rappresentanti istituzionale degli stessi enti locali;

   Orosei è un comune italiano di 6.779 abitanti della provincia di Nuoro in Sardegna e presta il nome al Golfo di cui è al centro e grazie ad oltre 25 chilometri di costa e alla sua diversità di paesaggio, sono conosciuti e rinomati come località turistiche e naturalistiche, con oltre 850.000 presenze nella stagione estiva e 145.000 notti prenotate. Proprio ad Orosei ha sede uno dei più grandi gruppi alberghieri della Sardegna dell'Italia;

   ad Orosei è attivo il Distretto del marmo, settore trainante dell'economia del territorio e conosciuto a livello internazionale per la qualità e l'importanza;

   la locale stazione dell'Arma dei Carabinieri, appartenente alla Compagnia di Siniscola, ha sede in un edificio che risulterebbe appartenente al Demanio, al centro del comune, perfettamente agibile, ma con degli interventi necessari da svolgere dovuti alla normale usura del tempo e non più rinviabili per non deteriorare gravemente la struttura; gli interventi sono stati richiesti inoltre dall'amministrazione comunale di Orosei;

   il Comando provinciale di Nuoro dell'Arma dei Carabinieri e la succitata compagnia con gli appartenenti della locale stazione operano con l'apprezzamento della stessa comunità di Orosei, tanto che la stessa, tramite i rappresentanti locali, chiedono più personale, in particolar modo nel periodo estivo, visti i numeri delle presenze turistiche e/o dovute alle importanti attività economiche;

   dislocata nei locali messi a disposizione dal comune, nella piazzetta del borgo costiero, recentemente ristrutturati, operava, ogni estate, la stazione dei Carabinieri di «Sos Alinos», nel cui compendio si comprende le località di Cala Ginepro, Cala Liberotto, Sas Linnas Siccas e Fuile 'e mare;

   i suddetti locali potrebbero essere disponibili per garantire una presenza anche della Guardia di finanza, considerato, inoltre, quanto previsto nell'ambito della riforma di razionalizzazione delle funzioni di polizia, definita dalla legge 7 agosto 2015, n. 124 e considerato inoltre il decreto del Ministro dell'interno del 15 agosto 2017, concernente la direttiva sui comparti di specialità, emanato a seguito del decreto legislativo n. 177 del 19 agosto 2016, che ha affidato al corpo il comparto della «sicurezza del mare», individuando la Guardia di finanza quale unica forza di polizia deputata ad assicurare i servizi di ordine e sicurezza pubblica in ambiente marino –:

   se i Ministri interrogati siano a conoscenza di quanto sopra esposto e quali iniziative di competenza intendano adottare al fine di garantire i finanziamenti necessari all'Arma dei Carabinieri per la manutenzione degli edifici di cui in premessa adibiti a caserma, in particolare nella provincia di Nuoro e nel comune di Orosei e se si intenda valutare, per la stagione estiva, una presenza della Guardia di finanza nei locali di proprietà dello stesso comune di Orosei, in località Sos Alinos.
(4-11753)


   BIGNAMI. — Al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:

   il decreto-legge 21 marzo 2022, n. 21, recante «Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi Ucraina» mira a potenziare le capacità di accoglienza delle persone in fuga dalla guerra in corso;

   il menzionato decreto affianca al Sistema di accoglienza e integrazione e ai Centri di accoglienza straordinaria, un sistema di accoglienza diffusa per altre 15 mila persone, da realizzarsi mediante la collaborazione degli enti locali, degli enti del Terzo settore, dei Centri di servizio per il volontariato, degli enti e le associazioni iscritte al registro di cui all'articolo 42 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e degli enti religiosi civilmente riconosciuti. È prevista la sostanziale omogeneità di servizi e costi con le tradizionali strutture di accoglienza;

   inoltre, per le regioni e per le province autonome di Trento e di Bolzano, sono stanziate risorse relazione al numero delle persone accolte sul territorio che servono a riconoscere un contributo forfetario per l'accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale per i richiedenti e i titolari della protezione temporanea per chi fugge dalla guerra, riconosciuta dalla Unione europea. Per i titolari della protezione temporanea che abbiano trovato autonoma sistemazione, verranno definite ulteriori forme di sostentamento per la durata massima di 90 giorni dall'ingresso in Italia e non oltre il 31 dicembre 2022;

   gli italiani, come spesso accade, hanno dimostrato, sin da subito, di essere un popolo accogliente, in particolare la città di Rimini, risultando la prima città in Italia per numero di profughi accolti. In pochi giorni, numerose strutture ricettive della riviera hanno offerto ospitalità ai profughi ucraini;

   va sottolineato che, nel primo periodo, gli albergatori riminesi hanno offerto ospitalità gratuitamente senza ricevere alcun sostegno e alcun contributo da parte delle istituzioni. Le strutture ricettive sono state le prime realtà della riviera ad essersi attivate per l'emergenza profughi, ancora prima delle istituzioni;

   a distanza di 15 giorni dalle prime accoglienze, hanno avuto luogo i primi incontri, tavoli tecnici e riunioni a vari livelli chiesto dagli albergatori ospitanti;

   la sera dell'11 marzo 2022, alle ore 21, degli agenti di polizia con personale della Protezione Civile regionale, si presentano nella prima struttura aperta e prelevano 45 persone per portarle in un Centro di accoglienza straordinaria a Misano Adriatico. Tutto questo avviene senza preavviso e nell'incredulità generale. Operazione analoga è stata ripetuta a distanza di 15 giorni, con le stesse modalità presso un'altra struttura ricettiva riminese. Rifugiati ucraini via dagli hotel per raggiungere i Cas, un centinaio ospiti alla Villa Fusco di Misano (riminitoday.it);

   il piano del Ministero dell'interno di trasferire i profughi verso altre regioni italiane ha trovato numerosi dinieghi da parte dei rifugiati, in quanto molti di essi si trovano nella città romagnola per ricongiungimento familiare. Vale la pena ricordare che la comunità ucraina riminese è tra le più grandi d'Italia;

   arrivano all'interrogante numerosissime segnalazioni di profughi che hanno accettato il trasferimento e che ora vogliono ritornare a Rimini, in quanto le nuove sedi di collocazione sono fredde, sporche, con insetti circolanti –:

   se il Ministro interrogato non intenda adottare iniziative affinché si arrivi all'adozione di un piano nazionale volto alla gestione dell'emergenza umanitaria in corso;

   se non ritenga opportuno e doveroso un intervento che non lasci i profughi in condizioni umane e sanitarie molto precarie, permettendo a quest'ultimi condizioni abitative dignitose.
(4-11755)

ISTRUZIONE

Interpellanza urgente (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, per sapere – premesso che:

   la fine dello stato di emergenza fissato al 31 marzo 2022, ha comportato sin dal 1° aprile una serie di modifiche ai protocolli di sicurezza, anche nelle scuole, con alcune misure poco chiare soprattutto in riferimento alle mansioni che avranno i docenti non ancora in regola con la vaccinazione;

   nella circolare ministeriale n. 620 del 28 marzo 2022, emanata dal Ministro dell'istruzione per chiarire i punti ancora poco chiari delle nuove disposizioni previste, si ribadisce che fermo restante l'obbligo di esibire fino al 30 aprile 2022 il green pass base, il personale docente ed educativo che rifiuta di vaccinarsi, dovrà essere utilizzato in attività non d'insegnamento come la programmazione, la progettazione, la ricerca, la valutazione, la documentazione, l'aggiornamento e la formazione;

   è evidente che sarà difficile nelle scuole individuare mansioni che consentano ai docenti di non venire a contatto con gli alunni, con il serio rischio di chiuderli in locali non idonei e con compiti che non rientrano nel loro profilo professionale;

   per la sostituzione dei docenti sospesi, il dirigente scolastico è stato autorizzato a stipulare contratti a tempo determinato con clausola di risoluzione di diritto nel momento in cui cessa la sospensione; tale disposizione comporterà, inevitabilmente, che gli oneri per pagare i supplenti che coprono le cattedre del personale docente utilizzato in altri compiti saranno sottratti alle risorse contrattuali destinate alla valorizzazione dei docenti, senza tener conto che tali risorse sono già state oggetto di programmazione didattica e di contrattazione, e dunque già impegnate per altre attività;

   nello specifico, a detti oneri si provvede mediante una riduzione del «Fondo per far fronte ad esigenze indifferibili che si manifestano nel corso della gestione» e mediante una riduzione, della sezione relativa alla valorizzazione della professionalità dei docenti delle istituzioni scolastiche statali (sezione istituita nell'ambito del fondo per il miglioramento dell'offerta formativa) –:

   quali siano, nello specifico, i progetti a cui saranno destinati i docenti non vaccinati, quali siano le misure economiche previste a compensazione dei costi aggiuntivi dovuti alla sovrapposizione del personale docente supplente assunto in servizio, e soprattutto in che modo si intenda garantire un'adeguata separazione degli ambienti tra studenti e docenti non vaccinati.
(2-01481) «Lollobrigida, Frassinetti, Bucalo, Lucaselli».

Interrogazione a risposta scritta:


   ERMELLINO. — Al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   con apposito avviso pubblico il Ministero dell'istruzione ha pubblicato sul proprio sito le notizie relative alla presentazione delle istanze per partecipare alle commissioni giudicatrici del concorso ordinario della scuola secondaria, secondo quanto previsto nel decreto dipartimentale n. 23 del 5 gennaio 2022;

   i requisiti dei presidenti e dei commissari sono altresì stati stabiliti dal regolamento del concorso, ossia dagli articoli 12, 13, 14, 15, 16, 17, nonché all'articolo 19, comma 2, del decreto ministeriale n. 326 del 2021;

   quindi, secondo le modalità e nel rispetto dei requisiti definiti agli articoli 12, 13, 14, 15, 16, 17, nonché all'articolo 19, comma 2, del decreto ministeriale n. 326 del 2021 e secondo quanto previsto all'articolo 2 del decreto dipartimentale n. 23 del 2022, le commissioni giudicatrici sono nominate con decreti dei dirigenti preposti ai competenti Usr;

   i candidati a componente delle commissioni giudicatrici avevano l'obbligo di presentare domanda online tramite una piattaforma entro le ore 23.59 del 7 febbraio 2022;

   in data 9 marzo 2022, sul sito dell'Ufficio Scolastico Regionale (Usr) Puglia è stato pubblicato l'elenco nominativo degli aspiranti alla nomina di componenti delle Commissioni giudicatrici;

   successivamente, e con gli appositi provvedimenti a firma del direttore generale dell'Usr Puglia, vengono costituite le seguenti Commissioni di valutazione del concorso ordinario, per titoli ed esami, finalizzato al reclutamento del personale docente per i posti comuni e di sostegno della scuola secondaria di primo e secondo grado, per le classi di concorso B003 – laboratorio di fisica, A030 – musica nella scuola secondaria di I grado, A022 – italiano, storia, geografia nella scuola secondaria di I grado, A012 discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di II grado e A049 – scienze motorie e sportive nella scuola secondaria di I grado;

   in particolare, nell'ambito del provvedimento relativo alla classe di concorso A030 – musica nella scuola secondaria di I grado – si nota che il presidente, i due componenti, il maestro aggregato di lingua inglese e il segretario provengono tutti dalla medesima struttura scolastica;

   a parere dell'interrogante potrebbe altresì essersi delineata una scelta non omogenea e quindi non equilibrata dei membri delle commissioni giudicatrici, in quanto dall'analisi dei provvedimenti di nomina si nota una evidente propensione solo verso alcune province della regione –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se non ritenga di verificare con urgenza quali siano stati i criteri applicati dall'Usr Puglia per la scelta delle commissioni giudicatrici, a fronte della non omogeneità territoriale riscontrata.
(4-11756)

LAVORO E POLITICHE SOCIALI

Interrogazioni a risposta immediata in Commissione:

XI Commissione:


   DE LORENZO, FASSINA, TIMBRO e FRATOIANNI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il tribunale del lavoro di Roma, con la sentenza del 23 marzo 2022, ha condannato Italia Trasporto Aereo, a seguito di ricorso ex articolo 38 decreto legislativo n. 198 del 2006, per aver discriminato nelle procedure di assunzione due lavoratrici in gravidanza;

   nella sentenza emerge un quadro molto grave; infatti, oltre alla discriminazione subita dalle due lavoratrici, dipendenti Alitalia con mansioni di assistenti di volo e anzianità lavorativa dal gennaio 2011, entrambe in gravidanza al momento della domanda di assunzione, è stato accertato che almeno altre sette lavoratrici sarebbero state discriminate, portando il giudice a ritenere che «risulta quindi provato che la società Ita ha adottato un comportamento discriminatorio nelle assunzioni escludendo completamente le lavoratrici in gravidanza», ordinando a «Italia Trasporto Aereo la cessazione del comportamento illegittimo consistente nell'esclusione delle candidate in gravidanza e puerperio dalla selezione per le assistenti di volo»;

   contro Ita è in corso una class action per la non applicazione dell'articolo 2112 del codice civile relativo alla cessione di ramo d'azienda e pendono ancora molti ricorsi per discriminazione, tra cui uno relativo alle assunzioni femminili fra i 35 e i 50 anni, in particolare tra gli assistenti di volo; il comportamento discriminatorio di Ita appare ancora più grave considerando che la stessa è a totale partecipazione pubblica, essendo il suo capitale sociale interamente detenuto dal Ministero dell'economia e delle finanze e che le politiche pubbliche dovrebbero essere dirette a garantire le pari opportunità nel mercato del lavoro anche contrastando ogni forma di discriminazione basata sul genere e sulle condizioni di fragilità;

   il Governo continua a negare al Parlamento atti e documenti fondamentali in merito ad Ita, come è stato per la Decisione della Commissione europea del 10 settembre 2021, pur richiamata con effetto normativo dalle norme del decreto-legge n. 121 del 2021 e come è stato, da ultimo, per il contratto di cessione da Alitalia ad Ita del ramo aviation oggetto dell'interrogazione n. 5/07699 –:

   quali urgenti iniziative, anche di intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze in qualità di azionista, intenda adottare il Ministro interrogato per contrastare la cultura e le pratiche aziendali e il comportamento espresso dal management di Ita che appare gravemente e sistematicamente lesivo della legislazione a tutela di fondamentali diritti di lavoratrici e lavoratori, anche valutando di interessare di quanto esposto la Consigliera nazionale di Parità al fine di attivare ogni strumento previsto dalle normative vigenti a tutela delle lavoratrici.
(5-07838)


   GIACCONE, RIBOLLA, CAFFARATTO, CAPARVI, DURIGON, LEGNAIOLI, MINARDO, MOSCHIONI, MURELLI e PAROLO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   in Italia operano 1.291 mila imprese della vigilanza privata delle quali 462 certificate dal Ministero dell'interno, oltre l'85 per cento delle imprese certificate sono società di capitali, mentre l'8,7 per cento sono cooperative;

   il fatturato complessivo delle imprese certificate è stimato in circa 3,4 miliardi di euro;

   per quanto attiene la validità della contrattazione collettiva di riferimento, va segnalata l'anomalia del mancato rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro, risalente al 2013 e scaduto il 31 dicembre 2015. Per sollecitarne il rinnovo, ci sono state diverse giornate di sciopero nazionale;

   dopo un percorso di trattative articolato, le associazioni datoriali nella giornata del 18 marzo 2022 hanno dichiarato di non avere il mandato delle aziende alla prosecuzione del negoziato e pertanto le organizzazioni sindacali hanno dovuto così prendere atto della conclusione del confronto con esito negativo;

   dai sindacati giunge quindi l'appello a tutti i soggetti interessati a far ripartire la trattativa per dare ai circa 100 mila addetti del comparto garanzie di buon lavoro, diritti e tutele;

   durante questi mesi di emergenza sanitaria, la vigilanza privata è stata chiamata ad un impegno straordinario per consentire ai cittadini e alle imprese di affrontare una situazione per tutti inedita: migliaia di lavoratori e lavoratrici hanno operato continuativamente, oltre che nella loro normale attività, anche per collaborare con enti pubblici ed imprese private nella gestione delle procedure di sicurezza e per regolare l'accesso delle persone nei luoghi pubblici e privati –:

   quali iniziative di competenza intenda adottare per favorire un positivo e sollecito negoziato per la definizione del nuovo contratto nazionale del settore della vigilanza privata, scongiurando il protrarsi di una situazione di incertezza giuridica ed economica.
(5-07839)

Interrogazioni a risposta in Commissione:


   UBALDO PAGANO. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. — Per sapere – premesso che:

   il comma 355 dell'articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, ha introdotto il cosiddetto «bonus asilo»;

   sul sito dell'Inps è specificato che «per asili nido privati autorizzati» si intendono le strutture che abbiano ottenuto l'autorizzazione all'apertura e al funzionamento da parte dell'ente locale competente, a seguito della verifica del rispetto di tutti i requisiti previsti dalle vigenti normative nazionale e locale, ai fini dello svolgimento del servizio educativo di asilo nido, e che sono pertanto escluse dal rimborso le spese sostenute per i servizi educativi integrativi all'asilo nido (ad. es. ludoteche);

   il regolamento regionale della Puglia 18 gennaio 2007, n. 4, attuativo della legge regionale 10 luglio 2006, n. 19, recante «Disciplina del sistema integrato dei servizi sociali per la dignità e il benessere delle donne e degli uomini di Puglia», prevede:

    all'articolo 53, l'asilo nido o nido d'infanzia, come «struttura autorizzata per la erogazione di un servizio educativo e sociale per bambini in età compresa tra i 3 e i 36 mesi»;

    all'articolo 90, il centro ludico prima infanzia, come «struttura autorizzata per la erogazione di un servizio educativo e sociale per bambini in età compresa tra i 3 e i 36 mesi», con caratteristiche e standard strutturali e qualitativi analoghi a quelli richiesti per gli asili nido;

   fino all'anno scolastico 2017/2018, i genitori di minori frequentanti centri ludici di prima infanzia in Puglia hanno potuto usufruire del «bonus asilo», mentre dall'anno successivo alcuni genitori hanno visto rigettarsi la domanda dalla direzione regionale dell'INPS, in quanto i loro figli risultano frequentanti di una struttura ex articolo 90 del regolamento;

   la difformità con cui le domande sono esaminate e talvolta rigettate deriva probabilmente da un'erronea assimilazione tra centro ludico di prima infanzia e ludoteca (prevista dall'articolo 89 del citato regolamento);

   in data 4 dicembre 2019 (e successivamente con nota n. 082/6050 del 20 dicembre 2019) la regione Puglia ha trasmesso alla Direzione Regionale dell'INPS la nota n. 5632 con cui ha chiarito che il centro ludico per la prima infanzia è «un servizio educativo equivalente all'asilo nido e non sostitutivo» e dunque rientrante tra le strutture per cui è possibile fruire del «bonus asilo» –:

   se, per quanto di competenza, intenda intraprendere iniziative affinché si riconosca l'effettiva equiparazione tra gli asili nido e i centri ludici di prima infanzia ai fini del riconoscimento del «bonus asilo».
(5-07843)


   VARCHI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

   forte preoccupazione sta destando la vertenza sui 210 lavoratori della sede Pfizer di Catania, sbrigativamente indicati come esuberi, che mette a rischio tutti i 670 dipendenti, per una incomprensibile strategia aziendale di progressivo smantellamento del sito etneo, come da tempo denunciato dai sindacati di categoria;

   secondo quanto si apprende da fonti di stampa, la multinazionale farmaceutica produttrice di vaccini anti-Covid, avrebbe certificato centinaia di esuberi per il sito produttivo etneo e, mentre i sindacati chiedono l'intervento del Mise, il Ministro Giorgetti si è, al momento, smarcato dal coinvolgimento nella vertenza, definendo la questione «di competenza regionale»;

   di posizione diametralmente opposta, invece, il Ministro Orlando che, in occasione dello svolgimento di un question time presso la Camera dei deputati, aveva ribadito la massima disponibilità, insieme al Ministero dello sviluppo economico e ad altri Ministeri che potrebbero aggiungersi, per la soluzione della crisi, la salvaguardia dei lavoratori e del tessuto economico e produttivo di Catania aggiungendo, come «la legge di bilancio ci offre strumenti finalizzati alla riqualificazione e alla gestione di crisi transitorie, che consentirebbero di evitare la riduzione strutturale dei rapporti di lavoro»;

   come denunciato dai sindacati dei lavoratori, «siamo di fronte a una vertenza-simbolo che investe la civiltà del diritto e del lavoro nel nostro Paese, poiché è decisamente sconcertante che venga comunicata la volontà di licenziare da una multinazionale capace di macinare giornalmente profitti miliardari. Riteniamo, quindi, che l'intervento del Governo nazionale sia necessario ed irrinviabile»;

   è difficile, infatti, accettare che la multinazionale americana Pfizer, nonostante abbia registrato un utile di circa 8 miliardi di dollari, grazie alla vendita dei vaccini e del farmaco anti Sars-Cov, abbia deciso per un depauperamento dello stabilimento di Catania, invece di puntare a investimenti per esaltare la valenza economica e sociale dello stabilimento siciliano;

   tutte le istituzioni politiche, regionali e nazionali, devono affrontare la vertenza Pfizer puntando alla salvaguardia occupazionale e al rilancio produttivo di uno stabilimento di valore strategico per il territorio –:

   considerata la gravità dei fatti esposti in premessa, di quali informazioni disponga il Governo in merito alla vertenza Pfizer di Catania, con particolare riguardo alle politiche industriali della multinazionale farmaceutica;

   se e quali iniziative di competenza il Governo intenda assumere in merito, con particolare riguardo alla salvaguardia del futuro occupazionale di centinaia di lavoratori, anche al fine di evitare un impoverimento del tessuto imprenditoriale della città.
(5-07845)

POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

Interrogazione a risposta scritta:


   BUSINAROLO. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

   in data 7 agosto 2021, nel corso del Tg, edizione delle ore 12, trasmesso dall'emittente Telearena, è stato trasmesso un servizio relativo alle gravi conseguenze subite dagli agricoltori della provincia veronese a seguito delle eccezionali gelate della scorsa primavera che, in particolare nella città di Pescantina, hanno letteralmente bruciato la totalità delle coltivazioni tardive della pesca nettarina, una delle maggiori produzioni realizzate nella zona;

   a seguito di tale evento la Coldiretti, come riportato nello stesso servizio giornalistico, ha invitato gli agricoltori a presentare le domande necessarie a ricevere i sostegni economici previsti dal Governo;

   è opportuno ricordare che, a tutela degli agricoltori colpiti da simili eventi, sono intervenuti il cosiddetto «decreto sostegni-bis», che ha previsto un incremento della dotazione del Fondo di solidarietà nazionale, utilizzato anche per gli interventi indennizzatori per le gelate tardive, ai quali è destinata una somma di circa 161 milioni di euro, attraverso un coordinamento con le varie regioni;

   le gelate eccezionali che hanno distrutto la totalità della produzione delle pesche tardive hanno messo in ginocchio l'economia del comparto agricolo della provincia veronese interessata, già duramente provata, come nel resto del Paese, dalla emergenza sanitaria ancora in atto legata alla pandemia da Covid-19 –:

   se il Ministro interrogato sia a conoscenza della situazione descritta in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intenda porre in essere al fine di garantire tempi brevi per la fruizione di ogni misura di sostegno economico per le categorie lavorative colpite, nello specifico, dall'ondata di gelate verificatesi nei mesi della primavera scorsa.
(4-11750)

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Interrogazione a risposta scritta:


   CIRIELLI. — Al Ministro per la pubblica amministrazione, al Ministro dell'università e della ricerca, al Ministro dell'economia e delle finanze. — Per sapere – premesso che:

   l'azienda per il diritto allo studio universitario della regione Campania, con decreto dirigenziale numero 210/160/DG del 10 marzo 2022, ha previsto l'affidamento diretto del servizio di ingegneria e architettura inerenti alla verifica di vulnerabilità sismica e progettazione dei lavori di adeguamento funzionale e normativo degli impianti elettrici e meccanici a servizio mensa di Fisciano all'ingegnere Masturzo Antonio;

   l'articolo 1 del decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, convertito dalla legge n. 120 del 2020, da ultimo modificato dal decreto-legge n. 77 del 2021, ha previsto nuove soglie e maggiore semplificazione per gli affidamenti diretti, derogando agli articoli 36 e 157 del codice dei contratti; occorre, tuttavia, che l'operatore economico prescelto sia sempre in possesso dei requisiti di capacità tecnica e professionale e che non ricorrano cause ostative in grado di determinare la sua esclusione ipso iure o a seguito di valutazione discrezionale da parte dell'amministrazione appaltante;

   in relazione all'affidamento diretto all'ingegnere Masturzo, il servizio è stato affidato per la cifra di euro 111.232,00 dall'ufficio gestione attività tecniche afferenti al Cra 1 Napoli con responsabile unica del procedimento la dottoressa Iolanda Catalano; gli atti relativi all'affidamento, tra cui anche la determina dirigenziale, non risultano ancora pubblicati e, per tale ragione, è impossibile esaminare l'iter procedurale e motivazionale che ha condotto alla scelta dell'ingegnere Masturzo;

   il nominativo dell'ingegnere Masturzo è comparso di recente sulle cronache campane, essendo stato rinviato a giudizio, unitamente a tanti altri esponenti della politica e dell'imprenditoria salernitana, nell'ambito dell'inchiesta «Amici in comune» della procura della Repubblica di Paola;

   secondo le risultanze investigative imprenditori, pubblici ufficiali, professionisti avrebbero agito in concorso per realizzare una serie di condotte collusive per manipolare e dirottare le procedure di gare ad evidenza pubblica;

   in particolare, le indagini coinvolgerebbero il sindaco di Praia a Mare Antonio Praticò, il dirigente dell'ufficio tecnico Giovanni Antonio Argirò, entrambi destinatari di un'ordinanza cautelare di arresti domiciliari, il dirigente dell'ufficio amministrativo Rosa Grisolia, destinataria della misura della sospensione di pubblico ufficio, diversi imprenditori raggiunti dalla misura cautelare di interdizione dagli uffici pubblici tra cui spicca il nome di Masturzo Antonio;

   secondo quanto riportato dagli organi di stampa, dalle indagini sarebbero emerse condotte turbative che avrebbero riguardato a vario titolo nove procedure di gara relative al periodo 2019/2021;

   l'ingegnere Antonio Masturzo sarebbe imputato per il reato di turbata libertà degli incanti, di cui all'articolo 593 del codice penale in relazione alla procedura negoziata per la progettazione esecutiva e direzioni lavori per l'adeguamento sismico di un plesso scolastico sito in Praia a Mare;

   in materia di fattispecie ostative e di esclusione dagli appalti di cui all'articolo 80 del codice dei contratti pubblici, l'Anac ha incluso gli illeciti professionali gravi tali da rendere dubbia l'integrità del concorrente, intesa come moralità professionale o la sua affidabilità, intesa come reale capacità tecnico professionale, nello svolgimento dell'attività oggetto di affidamento; in particolare può rilevare, ai fini della valutazione, l'adozione di provvedimenti di rinvio a giudizio, cautelari e di condanna, anche non definitiva, per reati commessi nell'esercizio della professione, tra cui anche il delitto di cui all'articolo 353 del codice penale;

   le circostanze della pendenza di un procedimento penale per un reato contro la pubblica amministrazione e dell'applicazione nei confronti dell'ingegnere Masturzo della misura interdittiva dai pubblici uffici avrebbero dovuto condurre l'amministrazione ad una maggiore valutazione circa la moralità professionale, oltre che tecnica, dell'aggiudicatario, sebbene nei suoi riguardi non sia intervenuta una sentenza di condanna definitiva –:

   di quali elementi dispongano in ordine alla vicenda esposta in premessa, se siano state avviate verifiche ai sensi dell'articolo 60, comma 6, del decreto legislativo n. 165 del 2001, e se comunque non si intendano promuovere iniziative normative, in relazione alle criticità evidenziate in premessa, al fine di evitare il ripetersi di situazioni analoghe.
(4-11757)

SALUTE

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):


   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:

   in un articolo pubblicato il 23 febbraio 2022 sulla testata on line «Corriere della Calabria», intitolato «La lunga (e faticosa) strada verso la “rivoluzione” della sanità in Calabria», il giornalista Emiliano Morrone ha riportato delle dichiarazioni pubbliche del Ministro della salute, Roberto Speranza, secondo cui, «insieme alle nuove risorse dovremo mettere in campo alcune riforme e non vi è alcun dubbio che la riforma prioritaria per me è la riforma del territorio, dell'assistenza territoriale, quella che volgarmente viene chiamata DM 71»;

   nello stesso articolo è presente altra dichiarazione del Ministro Speranza, che si è detto «pronto a un confronto con i soggetti sociali, con gli ordini professionali, chiaramente con le regioni, che sono parte rilevante dell'organizzazione sanitaria nel nostro Paese, per arrivare, come da impegni, anche ad una riforma del DM 70», cioè il decreto ministeriale, del 2015, sugli standard ospedalieri;

   ancora, nell'articolo succitato, per quanto riguarda il Fondo sanitario nazionale si riporta che nella legge di Bilancio per il 2022, ha detto il Ministro Speranza, «arriviamo a 124 miliardi e ci impegniamo ad arrivare a 128 nel 2024», mentre, a parte, ha aggiunto il Ministro, «ci sono chiaramente 20 miliardi del Pnrr»;

   ancora, nell'articolo in parola si virgoletta una dichiarazione del dottor Tullio Laino, ivi indicato come già vicedirettore sanitario dell'ospedale di Paola-Cetraro, secondo il quale «come il resto del Mezzogiorno, la Calabria risente del criterio vigente di ripartizione del Fondo sanitario, basato sul calcolo della popolazione pesata piuttosto che sui dati epidemiologici delle singole regioni e sugli indicatori di deprivazione e povertà sociale»;

   Laino ha aggiunto che, «pertanto, dal '99 ad oggi, la regione ha ricevuto trasferimenti inferiori di circa 150 milioni all'anno, rispetto al corrispondente fabbisogno di cure»;

   secondo il Ministro Speranza, si legge nell'articolo sopracitato, «arriveranno 625 milioni in più dalla commissione Ue per un piano operativo per la sanità del Mezzogiorno, che impiegheremo per medicina di genere, povertà sanitaria e screening oncologici al Sud»;

   ivi si legge ancora che, per quanto specificato dal Ministro Speranza, il Piano nazionale salute per il Sud interesserà «le 7 regioni del Mezzogiorno che sperimentano a vario titolo maggiori difficoltà organizzative dei servizi sanitari e che, per alcuni livelli essenziali di assistenza, non riescono ad assicurare la piena erogazione delle prestazioni, specie nei confronti delle fasce di, popolazione vulnerabili»;

   a tale ultimo riguardo e con riferimento alla Calabria, regione del Sud, nel suo articolo, Morrone ha scritto: «I quasi dodici anni di commissariamento della Sanità calabrese hanno determinato effetti molto gravi, anche per causa dei vari avvicendamenti alla guida del Piano di rientro dal disavanzo sanitario e ai vertici delle 9 aziende del Ssr. Decretata nel 2010, la chiusura di una ventina dei circa 60 ospedali della Calabria ha comportato, insieme al lungo blocco del turnover del personale sanitario, una crisi assistenziale progressiva, legata al mancato sviluppo dei servizi territoriali; alla diffusa carenza di medici di base; allo scarso collegamento fra ospedali e distretti; all'insufficienza della prevenzione; all'inadeguatezza delle reti predisposte; alla penuria cronica di profili con capacità organizzative e gestionali; all'esiguità delle risorse umane in un contesto segnato dalla dipendenza politica di diversi dirigenti, talvolta perfino interni alle vicende elettorali»;

   il predetto giornalista ha poi sintetizzato il quadro, scrivendo: «Nel tempo l'organizzazione sanitaria è cambiata, nella Carta costituzionale è entrato il pareggio di bilancio e il sistema è stato modellato sull'esigenza di contenere i costi, razionalizzare i servizi e mantenere gli equilibri finanziari. Soprattutto in Calabria, a causa delle limitazioni imposte dal Piano di rientro, ciò ha prodotto lo smantellamento di reparti ospedalieri e ambulatori territoriali, con la conseguenza di lasciare intere aree senza assistenza di base, specie nelle zone montane e disagiate»;

   in altro articolo del giornalista Morrone, pubblicato in data 2 marzo 2022 e sempre su Corriere della Calabria, si legge, con riferimento alla regione Calabria, che «il problema più sentito resta il potenziamento dell'assistenza territoriale con i soldi del Pnrr», in quanto, secondo un importante tecnico del settore, «i finanziamenti europei vengono dati per stati di avanzamento, per cui si rischierà, se saranno spesi male, di doverli restituire, di creare cattedrali nel deserto come quelle che già esistono in Calabria»;

   ivi si riporta che Francesco Esposito, segretario nazionale della Federazione italiana sindacale medici Uniti-Fismu, ha ammonito che, nel merito, «manca una visione complessiva», «si prosegue con la logica dell'improvvisazione» e «siamo alle solite», in quanto «si paventa la riapertura dei piccoli ospedali, ancora una volta con un'impostazione populista, invece di dire, con onestà, che queste strutture vanno riconvertite, altrimenti rappresentano un pericolo per i pazienti»;

   ivi si riporta anche la posizione del deputato Antonio Viscomi, capogruppo del Pd in commissione Lavoro, che sulla riorganizzazione dell'assistenza territoriale ha auspicato «un patto sociale forte tra tutti i portatori di interesse, professionali e istituzionali»;

   ancora, ivi si legge che «l'assistenza territoriale è piuttosto sofferente in tutta l'Italia, ma in Calabria presenta criticità più accentuate, sia per la carenza di personale e di strumenti operativi, sia perché scollegata dalla rete ospedaliera»;

   ivi si aggiunge che «con il Pnrr, il Ministro della salute, Roberto Speranza, tenta di dare – insieme al commissario per l'attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della Calabria, Roberto Occhiuto – una risposta al bisogno di salute e all'esigenza di alleggerire i carichi degli ospedali»; ivi si avverte, però, che «va considerata la questione degli standard assistenziali, che non possono essere uniformi per tutto il territorio nazionale, sul presupposto logico che andrebbero favorite le regioni più svantaggiate in termini di viabilità, rigidità climatiche, deprivazione sanitaria, maggiore incidenza di patologie croniche, povertà e vulnerabilità sociale» –:

   se il Ministro della salute non ritenga di dover adottare iniziative per promuovere l'inserimento, nei nuovi succitati decreti sull'assistenza ospedaliera e sull'assistenza territoriale, di criteri che, ai fini della definizione dei rispettivi standard e nell'ottica di garantire il diritto alla salute in maniera uniforme e completa, tengano conto delle aree regionali svantaggiate in termini di viabilità, rigidità climatiche, deprivazione sanitaria, maggiore incidenza di patologie croniche, povertà e vulnerabilità sociale.
(2-01479) «Sapia, Schullian».


   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della salute, per sapere – premesso che:

   la protoporfiria eritropoietica è una malattia rara che dà fototossicità cutanea grave. La reazione ha inizio dopo 5-10 minuti d'esposizione alla luce solare, provocando forte dolore alle parti esposte, bruciante e lesioni cutanee;

   la vita dei pazienti che soffrono di questa malattia è limitata. Azioni semplici come: guidare l'auto per recarsi al lavoro, andare a prendere i bambini a scuola, camminare per strada, andare a fare la spesa, diventano delle sfide;

   non esistono analgesici in grado di alleviare l'intenso dolore che permane anche per 10 giorni dopo l'esposizione. Ad oggi solo «Scenesse» un farmaco della ditta australiana Clinuvel, è in grado di prevenire la reazione fototossica;

   dal 2016 il farmaco «Scenesse» in Italia è disponibile in fascia C, che prevede l'uso ospedaliero con rimborso regionale e non tramite Servizio sanitario nazionale. Per via di questa decisione, il medicinale è accessibile solo in alcune regioni, coprendo circa il 60-70 per cento del territorio nazionale;

   peraltro, anche le dosi di farmaco, nelle regioni attive, non sono sufficienti a coprire il reale fabbisogno del paziente. Questo perché Ema ha consigliato un limite d'acquisto di tre o quattro dosi, ma senza imporne un tetto massimo, quando invece il trial clinico era stato disegnato su sei dosi;

   in realtà, non esistono indicazioni di tossicità del farmaco per porre la suddetta limitazione. Per esempio, ad ottobre 2019, l'agenzia del farmaco americana (Fda) ha infatti approvato «Scenesse» senza alcuna limitazione di numero d'impianti, e così l'Australia che, nel 2020, ha approvato con le medesime modalità l'erogazione del farmaco;

   vanno considerate le numerose evidenze scientifiche a supporto dell'efficacia e sicurezza del farmaco «Scenesse» –:

   se il Ministro interpellato non ritenga di adottare iniziative, per quanto di competenza, affinché sia spostato il farmaco «Scenesse» da fascia di rimborsabilità C, a fascia A nazionale, per non lasciare nessun paziente senza cura;

   se non intenda aprire un canale di comunicazione con Aifa affinché sia resa ufficiale l'erogazione di sei dosi di farmaco testata durante il trial clinico.
(2-01482) «D'Attis».

Interrogazioni a risposta immediata:


   BOLOGNA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   una malattia viene definita rara quando la sua prevalenza, intesa come il numero di casi presenti su una data popolazione, non supera una soglia stabilita; nell'Unione europea, la soglia è fissata allo 0,05 per cento della popolazione, ossia 5 casi su 10.000 persone;

   il numero di malattie rare conosciute e diagnosticate oscilla tra le 7.000 e le 8.000, ma il dato è destinato a mutare visto il continuo aggiornamento scientifico;

   secondo la rete Orphanet Italia, nel nostro Paese i malati rari sono 2 milioni e il 70 per cento sono bambini in età pediatrica;

   il testo unico sulle malattie rare – legge n. 175 del 2021 – pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 27 novembre 2021 ed entrato in vigore il 12 dicembre 2021, garantisce l'uniformità della presa in carico sul territorio nazionale in termini diagnostici, terapeutici e assistenziali dei malati rari ed ora è in attesa dei decreti attuativi dei Ministeri di competenza;

   l'emergenza pandemica ha posto l'attenzione sulla necessità di rafforzare l'assistenza domiciliare dedicata ai malati rari che non potevano accedere alle strutture ospedaliere e ai centri di riferimento per la somministrazione di terapie o di prestazioni sanitarie spesso essenziali;

   la situazione è stata affrontata con una determinazione di Aifa valida per tutto il periodo di emergenza, contenente le raccomandazioni per la somministrazione domiciliare dei farmaci per terapia enzimatica sostitutiva, la quale incentiva la somministrazione domiciliare delle terapie per un numero ampio di patologie;

   la terapia domiciliare monitorata dal medico del centro di riferimento presenta numerosi benefici, quali aderenza al trattamento e appropriatezza della cura, miglioramento da un punto di vista psicologico, somministrazione in sicurezza e in ambiente familiare, riservatezza sulla condizione del paziente, facilitazioni logistiche per lavoro e studi e risparmio economico;

   terminato lo stato di emergenza, i pazienti affetti da una patologia rara rischiano di non poter più avere la possibilità di usufruire del servizio di somministrazione domiciliare –:

   in ragione dei numerosi benefici riscontrati grazie alla terapia domiciliare degli ultimi due anni e alla luce della fragilità delle persone affette da malattia rara, quali iniziative intenda intraprendere affinché i malati rari possano continuare ad usufruire della somministrazione domiciliare.
(3-02871)


   NOJA, FREGOLENT, UNGARO, MARCO DI MAIO, OCCHIONERO e VITIELLO. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   dal mese di febbraio 2022, Aifa ha autorizzato l'antivirale Paxlovid, prodotto dalla Pfizer e indicato per quelle categorie di pazienti, cosiddetti a rischio, che hanno contratto il COVID. Secondo le prescrizioni delle autorità regolatorie, la sua somministrazione deve avvenire non oltre i 5 giorni dall'insorgenza dei sintomi;

   in base alle prescrizioni autorizzative, il farmaco deve essere somministrato da uno specialista ospedaliero infettivologo o pneumologo e il paziente può ritirarlo solo presso la farmacia ospedaliera dell'ospedale di riferimento;

   a fine marzo 2022 risultavano distribuiti alle regioni 11.200 trattamenti, ma, secondo l'ultimo monitoraggio effettuato l'8 marzo 2022 da Aifa, ne erano stati somministrati appena 2.072, un numero estremamente esiguo. Si calcola che, con il trend attuale, entro l'anno si arriverà alla distribuzione di appena 30 mila trattamenti, una cifra molto inferiore all'accordo raggiunto tra il Ministero della salute, Aifa e la Pfizer, che prevede la fornitura di 600 mila trattamenti per il 2022;

   si tratta di farmaci già opzionati, la cui corretta somministrazione nei tempi prescritti potrebbe alleviare i sintomi delle fasce di pazienti a rischio che hanno contratto il COVID, oltre che diminuire in maniera sensibile il rischio di mortalità legata al virus, e che, paradossalmente, rischiano di andare in scadenza senza essere utilizzati;

   tra le cause del sottoutilizzo del farmaco in questione, si ipotizza il mancato coinvolgimento nella prescrizione dei medici di medicina generale, gli unici in grado di accertare direttamente i sintomi dei pazienti nonché di conoscere e monitorare coloro che, in presenza di determinate malattie, costituiscono una categoria a rischio. Inoltre, a tali medici del territorio non è stata destinata alcuna formazione specifica in relazione al corretto utilizzo del farmaco;

   il coinvolgimento dei medici di famiglia e delle farmacie territoriali avrebbe permesso una diffusione capillare dell'antivirale e la sua corretta ed efficace somministrazione tra i 3 e 5 giorni dall'insorgenza dei sintomi, evitando così di passare per lunghi e farraginosi iter che hanno prodotto ritardi nel tempestivo utilizzo del farmaco –:

   se siano vere le informazioni riportate in premessa e quali iniziative intenda adottare per prevedere una capillare diffusione dell'antivirale Paxlovid, che potrebbe avvalersi della rete delle farmacie territoriali e dei medici di medicina generale ai fini della prescrizione del farmaco e ai quali destinare specifica e tempestiva formazione.
(3-02872)


   BOLDI, MOLINARI, ANDREUZZA, BADOLE, BASINI, BAZZARO, BELLACHIOMA, BELOTTI, BENVENUTO, BIANCHI, BILLI, BINELLI, BISA, BITONCI, BONIARDI, BORDONALI, CLAUDIO BORGHI, BUBISUTTI, CAFFARATTO, CANTALAMESSA, CAPARVI, CAPITANIO, CARRARA, CASTIELLO, VANESSA CATTOI, CAVANDOLI, CECCHETTI, CENTEMERO, CESTARI, COIN, COLLA, COLMELLERE, COMAROLI, COMENCINI, COVOLO, ANDREA CRIPPA, DARA, DE ANGELIS, DE MARTINI, D'ERAMO, DI MURO, DI SAN MARTINO LORENZATO DI IVREA, DONINA, DURIGON, FANTUZ, FERRARI, FIORINI, FOGLIANI, LORENZO FONTANA, FORMENTINI, FOSCOLO, FRASSINI, FURGIUELE, GALLI, GASTALDI, GERARDI, GERMANÀ, GIACCONE, GIACOMETTI, GIGLIO VIGNA, GOBBATO, GOLINELLI, GRIMOLDI, GUSMEROLI, IEZZI, INVERNIZZI, LAZZARINI, LEGNAIOLI, LIUNI, LOLINI, EVA LORENZONI, LOSS, LUCCHINI, LUCENTINI, MACCANTI, MAGGIONI, MANZATO, MARCHETTI, MARIANI, MATURI, MICHELI, MINARDO, MORRONE, MOSCHIONI, MURELLI, ALESSANDRO PAGANO, PANIZZUT, PAOLIN, PAOLINI, PAROLO, PATASSINI, PATELLI, PATERNOSTER, PETTAZZI, PIASTRA, PICCHI, PICCOLO, POTENTI, PRETTO, RACCHELLA, RAFFAELLI, RAVETTO, RIBOLLA, RIXI, SALTAMARTINI, SCOMA, SNIDER, STEFANI, SUTTO, TARANTINO, TATEO, TIRAMANI, TOCCALINI, TOMASI, TOMBOLATO, TONELLI, TURRI, VALBUSA, VALLOTTO, VIVIANI, RAFFAELE VOLPI, ZANELLA, ZENNARO, ZICCHIERI, ZIELLO, ZOFFILI e ZORDAN. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 8 del decreto-legge 24 marzo 2022, n. 24, ha prorogato al 31 dicembre 2022 le disposizioni in materia di obbligo vaccinale anti COVID-19 previste per il personale delle strutture sanitarie e sociosanitarie soggette ad autorizzazione, incluse quelle che erogano prestazioni in regime ambulatoriale;

   l'intervento normativo sopra citato – poco chiaro nella forma, data la serie di rinvii e abrogazioni che lo caratterizzano – sembrerebbe aver confermato la «sospensione» dall'attività lavorativa nei riguardi di tutto il personale non vaccinato delle predette strutture sanitarie e sociosanitarie, incluso quello amministrativo che non entra a diretto contatto con il pubblico e i pazienti. La norma prevede, infatti, una sola fattispecie di esenzione riferita, letteralmente, ai lavoratori titolari di «contratti esterni», gli unici a rimanere esclusi dal menzionato obbligo vaccinale;

   la proroga delle norme in esame, in assenza di uno stato di emergenza che possa giustificarle e per un periodo complessivo superiore a dodici mesi, rischia di determinare una situazione assolutamente insostenibile per i lavoratori interessati e per gli equilibri economici dei relativi nuclei familiari;

   inoltre, la proroga appare in contrasto con quanto previsto dal medesimo decreto-legge n. 24 del 2022 nei riguardi di altre categorie di lavoratori (tra le altre: difesa, sicurezza e soccorso pubblico), per le quali le sanzioni conseguenti al mancato adempimento dell'obbligo vaccinale sono state giustamente attenuate, con la soppressione del divieto di svolgimento dell'attività lavorativa;

   a parere degli interroganti, un ragionevole bilanciamento tra diritti costituzionali giustificherebbe un allentamento delle disposizioni in materia di obbligo vaccinale anche per il personale delle strutture sanitarie e sociosanitarie che non ha contatti diretti con il pubblico (a titolo esemplificativo, personale di segreteria, amministrazione, call center), considerata la sostanziale sovrapponibilità della loro posizione rispetto a quella dei lavoratori sopra indicati e considerata, altresì, la possibilità di assicurare un elevato livello di sicurezza con misure alternative a quella della «sospensione», meno gravose ma comunque efficaci, quali, ad esempio, la misurazione della temperatura all'ingresso, l'obbligo di indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie e il possesso del cosiddetto green pass base –:

   se non ritenga opportuno riconsiderare le scelte in materia di obbligo vaccinale, anche alla luce delle contraddizioni segnalate in premessa, con particolare riguardo ai lavoratori delle strutture sanitarie e sociosanitarie che non entrano a diretto contatto con il pubblico.
(3-02873)


   ELVIRA SAVINO, D'ATTIS, BAGNASCO, BOND, BRAMBILLA, NOVELLI e VERSACE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 377 mila nuovi casi di tumore;

   la pandemia di COVID-19 ha avuto forti ripercussioni negative sulla cura del cancro, interrompendo azioni di prevenzione, trattamenti e follow up, ritardando diagnosi e incidendo sull'accesso ai farmaci e provocando numerosi decessi, acuendo altresì la mancanza di integrazione fra oncologia e medicina di famiglia. La scarsa comunicazione tra i centri oncologici e il territorio ha determinato e continua a determinare forti ritardi nell'accesso agli esami e al ricorso agli specialisti durante la fase diagnostica, con potenziali ripercussioni sulle opportunità di individuazione precoce della malattia;

   il personale sanitario è stato spesso dirottato verso l'assistenza ai malati COVID-19 e la paura del rischio di contagio ha prevalso sulla necessità di eseguire visite ed esami diagnostici;

   in questo ultimo mese, la nuova ondata della pandemia causata dalla variante omicron sta ulteriormente mettendo in crisi la gestione dei reparti di oncologia e l'attività chirurgica programmata è stata sospesa o rallentata, poiché le terapie intensive sono occupate da pazienti con COVID;

   i danni per le persone colpite da cancro rischiano di essere molto gravi, in quanto il successo delle cure dipende anche dai tempi brevi entro cui vengono eseguiti gli interventi chirurgici e i trattamenti;

   se non viene definito un vero e proprio piano di recupero, che includa anche il potenziamento del personale e delle strutture, si rischia di non riuscire a gestire la prossima ondata di casi avanzati di tumore, determinata anche dai ritardi nell'assistenza accumulati in questi due anni di pandemia;

   in Italia, nel 2020, le nuove diagnosi di tumore si sono ridotte dell'11 per cento rispetto al 2019, i trattamenti del 13 per cento e gli interventi chirurgici del 18 per cento. Gli screening per il tumore della mammella, della cervice uterina e del colon retto hanno registrato una riduzione di due milioni e mezzo di esami nel 2020 rispetto al 2019;

   sono state stimate anche le diagnosi mancate: oltre 3.300 per il tumore del seno, circa 1.300 per il colon retto (e 7.474 adenomi in meno) e 2.782 lesioni precancerose della cervice uterina;

   senza un'adeguata programmazione, che preveda l'assegnazione di risorse e personale dedicato, le unità di oncologia del nostro Paese non saranno in grado di affrontare l'ondata di casi di cancro in fase avanzata stimati nei prossimi mesi e anni –:

   se il Ministro interrogato non ritenga necessario adottare iniziative per realizzare tempestivamente un piano straordinario di recupero per l'oncologia, al fine di colmare i ritardi causati dall'emergenza pandemica e definire una programmazione a medio e lungo termine per la conservazione e l'implementazione dell'attività oncologica ospedaliera.
(3-02874)

Interrogazione a risposta in Commissione:


   DI GIORGI, PICCOLI NARDELLI, LATTANZIO, PRESTIPINO, NITTI, ROSSI, ORFINI e CIAMPI. — Al Ministro della salute, al Ministro dell'istruzione. — Per sapere – premesso che:

   l'articolo 13-bis, del decreto-legge n. 221 del 24 dicembre 2021, convertito dalla legge n. 11 del 18 febbraio 2022, aggiunge tra le finalità cui destinare le risorse del «Fondo per l'emergenza epidemiologica da COVID-19 per l'anno scolastico 2021/2022», l'acquisto di apparecchi di sanificazione, igienizzazione e purificazione dell'aria degli ambienti contenenti sistemi di filtraggio delle particelle e distruzione di microrganismi presenti nell'aria;

   il comma 2 del suddetto comma, prevede che con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dell'istruzione, da adottare entro 30 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del presente provvedimento, siano definite le linee guida sulle specifiche tecniche in merito all'adozione di dispositivi mobili di purificazione e impianti fissi di aerazione e gli standard minimi di qualità dell'aria negli ambienti scolastici e confinati degli stessi edifici, ai sensi della norma tecnica numero 5.3.12 di cui al decreto ministeriale del 18 dicembre 1975, pubblicato nel supplemento ordinario della Gazzetta ufficiale del 2 febbraio 1976, n. 29, in relazione al presente quadro epidemiologico e alle conoscenze sulla dinamica dei contagi da virus aerei;

   le linee guida avrebbero dovuto essere state delineate entro il 20 marzo 2022;

   è ormai dimostrato che tra le principali misure di prevenzione, oltre al vaccino e all'utilizzo dei dispositivi di protezione individuali, è necessario ricorrere al trattamento dell'aria. Investire oggi sul tema della sicurezza ambientale attraverso l'attenzione alla qualità dell'aria significa avere benefici sulla pandemia, su eventuali rischi futuri, ma anche su ogni altro genere di patogeno. Significa cioè curarsi del benessere di quanti vivono la scuola –:

   quali siano i motivi della mancata emanazione del succitato decreto e — in ogni caso — se il Governo non intenda attivarsi al fine di definire, in tempi brevi, le linee guida sulle specifiche tecniche in merito all'adozione di dispositivi mobili di purificazione e impianti fissi di aerazione e gli standard minimi di qualità dell'aria negli ambienti scolastici.
(5-07837)

Interrogazione a risposta scritta:


   CIRIELLI. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:

   gli anticorpi monoclonali secondo recenti studi scientifici, sono in grado di distruggere o inattivare gli agenti infettivi del Sars-Cov-2, riducendo in tal modo il tasso di mortalità;

   il decreto ministeriale del 6 febbraio 2021, pubblicato nella Gazzetta ufficiale l'8 febbraio 2021 n. 32 ha autorizzato su tutto il territorio italiano, in via temporanea la somministrazione di anticorpi monoclonali per il trattamento precoce della malattia da Covid-19;

   l'Aifa e l'Elma hanno dato parere positivo all'utilizzo degli anticorpi bamlanivimab, bamlanivimab/etesevimab, casirivimab/imdevimab a cui, a partire dal 7 agosto 2021, si è aggiunto il sotrovimab, descrivendo per ciascuno le specifiche terapeutiche;

   l'iter da seguire per accedere alla somministrazione di anticorpi monoclonali sono stabiliti dalle determine Aifa Dg n. 274/2021, Dg n. 340/2021, Dg n. 318/2021, Dg n. 87/2022;

   tali determine stabiliscono che le cure monoclonali sono impiegate per il trattamento della malattia da Coronavirus 2019 lieve o moderata di recente insorgenza e comunque inferiore a dieci giorni dalla comparsa dei sintomi, negli adulti e adolescenti di età pari o superiore a dodici anni che non necessitano di ossigenoterapia supplementare e che sono ad alto rischio di progressione del Covid-19;

   la selezione del paziente è affidata ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta, ai medici delle Usca(R) e, in generale, ai medici che abbiano l'opportunità di entrare in contatto con pazienti affetti da Covid di recente insorgenza: la prescrivibilità del prodotto è limitata ai medici operanti nell'ambito delle stature identificate;

   si apprende, dai report Aifa, della scarsa somministrazione degli anticorpi monoclonali; secondo i dati riportati da «La Verità», in tutta Italia sarebbero state utilizzate solo 32.500 dosi di monoclonali dall'inizio del rilevamento sino a gennaio 2022, a fronte di oltre 7,5 milioni di contagiati da inizio pandemia ad oggi;

   tra le regioni più virtuose per la somministrazione di tale terapie vi sono Lazio, Piemonte e Veneto; la regione Campania, considerando la densità demografica, è tra le regioni meno utilizzatrici di questa opportunità terapeutica, a fronte di una rilevante epidemiologia;

   le ragioni che vedono la poca utilizzazione di tale terapia sono, innanzitutto, la loro poca pubblicità; di fatto, i medici di famiglia non conoscono ancora bene questa possibilità di cura che è fondamentale se è utilizzata precocemente, cioè nei primissimi giorni di insorgenza dei sintomi. Per questo sarebbe importante che i medici sapessero bene come funziona;

   altra problematica è legata alla mancanza di mezzi e strutture per la somministrazione di tale terapia, perché questi monoclonali devono essere erogati in ospedale, quindi il paziente si deve spostare da casa con il Covid-19, andare in ospedale passando per percorsi deputati in modo da non venire a contatto con altri pazienti e raggiungere il posto in cui gli operatori abbiano la protezione per infezioni respiratorie;

   altra questione riguarda la necessaria celerità della individuazione della variante in modo tale da individuare la terapia monoclonale da somministrare; la brevità dei termini è fondamentale anche perché la terapia va somministrata non oltre i 10 giorni dal momento in cui sono sorti i primi sintomi –:

   quali iniziative intenda adottare il Governo per meglio pubblicizzare la possibilità di tali cure;

   se intenda adottare iniziative di competenza ai fini di snellire la procedura burocratica così da permettere l'accesso automatico a tali cure per le categorie più a rischio mortalità da Covid;

   quali iniziative intenda adottare, per quanto di competenza, ai fini del potenziamento delle infrastrutture per il sequenziamento del virus;

   se non intenda adottare iniziative di competenza per promuovere una revisione dei limiti dell'Aifa in merito all'utilizzo delle cure monoclonali – nei primi 10 giorni in mancanza di ossigenoterapia –, il cui accertamento complica e rallenta l'utilizzo tempestivo perfino nei pazienti più a rischio, atteso che è stata dimostrata una discreta efficacia anche in questi casi.
(4-11758)

TRANSIZIONE ECOLOGICA

Interrogazioni a risposta immediata:


   TASSO. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   la società per azioni Energas ha richiesto autorizzazione per realizzare un deposito costiero di gas da petrolio liquefatto, con annesso gasdotto di collegamento al porto industriale e al raccordo ferroviario della stazione Frattarolo della società Energas s.p.a. (già Isosar s.r.l.), in zona Santo Spiriticchio in agro di Manfredonia;

   la realizzazione di tale opera ha incontrato il parere avverso della regione Puglia, del comune di Manfredonia e della cittadinanza, espresso con il referendum consultivo svoltosi il 13 novembre 2016, dove oltre il 95 per cento dei votanti ha decretato la netta contrarietà alla realizzazione del deposito in questione;

   il Ministro pro tempore Patuanelli, allora al Ministero dello sviluppo economico, per ben due volte, in risposta a due interrogazioni (n. 3-00995 del 2 ottobre 2019 e n. 3-02034 del 19 gennaio 2021), affermò che: «(...) Ogni tipo di determinazione politica non prescinderà dall'esigenza, da un lato, di rispettare il territorio interessato e, dall'altro, dalla necessità di tutelare i cittadini di quel territorio, anche e soprattutto all'esito del referendum consultivo sul tema, che ha dato un risultato evidente di contrarietà dei cittadini a questo intervento»;

   i tre tavoli di conciliazione, convocati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per cercare l'accordo delle parti in causa (regione, comune, Autorità di sistema portuale Mar Adriatico meridionale, Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Ministero dello sviluppo economico, soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia) sulla realizzazione di tale progetto (l'ultimo tenutosi il 4 marzo 2022) hanno confermato il mancato accordo, per cui la decisione verrà, prossimamente, presa dal Consiglio dei ministri;

   a giudizio dell'interrogante il progetto Energas: non incrocia le opportunità del Piano nazionale di ripresa e resilienza, non risponde alla necessità di energie prodotte da fonti rinnovabili, può rappresentare un problema insormontabile per le strategie di sviluppo del territorio previste dalla regione Puglia e dal comune di Manfredonia, non ha la disponibilità della banchina 5 del porto alti fondali (porto industriale), da parte dell'Autorità di sistema portuale Mar Adriatico meridionale, prevista per l'approdo delle navi gasiere;

   il presidente di Energas s.p.a. dichiarò alla stampa che la sua azienda «non avrebbe mai cominciato i lavori se la comunità di Manfredonia non l'avesse accolto favorevolmente », di fatto rinunciando alla sua installazione –:

   quali siano gli effettivi intendimenti del Ministro interrogato in ordine alla vicenda in questione, che, a parere dell'interrogante, non ha alcun beneficio per il territorio e si riferisce ad una fonte energetica (gas da petrolio liquefatto) non strategica per il nostro Paese.
(3-02875)


   PELLICANI, BENAMATI, BRAGA, BURATTI, MORASSUT, MORGONI, PEZZOPANE, ROTTA, BONOMO, D'ELIA, GAVINO MANCA, NARDI, SOVERINI, ZARDINI, BERLINGHIERI, LORENZIN e FIANO. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   da diversi mesi, l'impennata del prezzo dei prodotti energetici in Italia sta gravando significativamente sulla vita di cittadini e imprese;

   per la riduzione dei costi energetici si è intervenuti a più riprese, con l'abbattimento degli oneri generali e riducendo il carico fiscale e parafiscale sulle bollette per famiglie, piccole e medie imprese e imprese energivore;

   la crisi energetica segue, di pari passo, l'aggravarsi della drammatica situazione in Ucraina e le ultime notizie che giungono dal fronte di guerra narrano di orrori indicibili a spese dei civili che impongono al nostro Paese e all'Europa intera una riflessione circa l'adozione di ulteriori sanzioni economiche a carico della Russia;

   con l'evolversi dello scenario internazionale, l'ultimo decreto-legge è intervenuto in tema di autonomia energetica dell'Italia grazie al rafforzamento delle acquisizioni da Paesi affidabili, all'incremento di alcuni miliardi di metri cubi della produzione nazionale, al raddoppio del Tap, all'implementazione dei nostri sistemi di rigassificazione, tutto per dimezzare e poi ridurre al minimo la dipendenza dalla Russia;

   è giunto, infatti, il momento di avviare urgentemente una discussione sull'innalzamento del livello delle sanzioni a carico del Paese invasore, includendo quelle energetiche, con un'interruzione totale delle forniture russe di gas e petrolio all'Europa;

   si ricorda, infatti, che oggi oltre il 95 per cento del gas naturale consumato in Italia viene importato dall'estero. In particolare, le importazioni dalla Russia ammontano a circa 29 miliardi di metri cubi, pari al 38 per cento dei consumi;

   occorre pertanto predisporre urgentemente tutte le misure idonee a garantire la sicurezza del sistema energetico nel breve e medio termine, nonché nel lungo periodo;

   gli obiettivi da raggiungere urgentemente riguardano, da un lato, la diversificazione degli approvvigionamenti del gas, dall'altro l'adozione almeno a livello europeo di un tetto al prezzo del gas;

   parallelamente, la transizione energetica verso il graduale abbandono delle fonti fossili è diventata ancor più di rilevanza strategica. Rafforzare, accelerare e incentivare la realizzazione di impianti di fonti rinnovabili è ormai un'imprescindibile necessità, sia dal punto di vista climatico, sia da quello strettamente economico –:

   quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, stia predisponendo, alla luce delle possibili evoluzioni dello scenario di guerra, per incrementare la sicurezza del sistema a breve e medio termine, per adottare misure strutturali che eliminino la dipendenza di importazione dalla Russia e accelerino la transizione energetica, nonché sulla questione dei costi dell'energia e delle misure di contenimento.
(3-02876)


   FORNARO e TIMBRO. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   i rifiuti radioattivi prodotti nel nostro Paese sono stoccati in 20 depositi temporanei in Italia e anche all'estero, con i seri rischi conseguenti;

   il 5 gennaio 2021 è stata avviata la consultazione pubblica prevista del decreto legislativo n. 31 del 2010 attraverso la pubblicazione della proposta di Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi), del progetto preliminare del deposito nazionale e parco tecnologico (Dnpt) e dei documenti correlati;

   la prima mappa, Cnapi, riportava le località dei 67 siti ritenuti idonei alla costruzione del deposito nazionale. Queste sono ubicate tra Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna;

   la consultazione pubblica sull'infrastruttura nazionale finalizzata alla gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi ha coinvolto tutti i soggetti interessati nel processo di localizzazione del deposito nazionale e parco tecnologico;

   nei 180 giorni successivi alla pubblicazione, le regioni, gli enti locali, nonché i soggetti portatori di interessi qualificati, hanno formulato osservazioni e proposte tecniche trasmesse a Sogin; questa fase si è conclusa il 5 luglio 2021 e, dal 16 luglio 2021, le osservazioni e proposte tecniche pervenute sono pubblicate e consultabili nella pagina «Osservazioni e proposte tecniche trasmesse»;

   sono state oltre 300 osservazioni e proposte tecniche inviate da regioni, province, comuni, associazioni, comitati, ordini professionali e scuole, privati cittadini, piccole aziende, nonché dalle soprintendenze del Ministero della cultura;

   all'interno della fase di consultazione pubblica si è tenuto il Seminario nazionale, i cui lavori si sono svolti dal 7 settembre 2021 al 24 novembre 2021 e conclusi il 15 dicembre 2021, con la pubblicazione degli atti conclusivi;

   con la pubblicazione degli atti conclusivi del Seminario nazionale, si è aperta la successiva fase di 30 giorni, prevista dal decreto legislativo n. 31 del 2010, durante la quale i soggetti portatori di interessi qualificati hanno potuto inviare a Sogin e al Ministero della transizione ecologica le loro osservazioni;

   gli esiti della consultazione pubblica, nell'ambito della quale si è svolto anche il Seminario nazionale, sono stati propedeutici alla fase della procedura di localizzazione e la Sogin ha provveduto il 15 marzo 2022 ad inviare al Ministero della transizione ecologica l'aggiornamento della Cnai (Carta nazionale delle aree idonee), in ottemperanza all'articolo 27, comma 5, del decreto legislativo n. 31 del 2010 –:

   quando sia prevista la pubblicazione della mappa aggiornata della Carta nazionale delle aree idonee e se essa tenga conto di autocandidature da parte di amministrazioni locali, nonché quale sia la tempistica finale prevista per l'individuazione del sito.
(3-02877)


   MASI, DAVIDE CRIPPA, ALEMANNO, CARABETTA, CHIAZZESE, FRACCARO, GIARRIZZO, ORRICO, PALMISANO, PERCONTI e SUT. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   gli oneri generali di sistema sono componenti della bolletta elettrica volte a finanziare obiettivi di interesse generale;

   dal 1° gennaio 2018 la struttura tariffaria è stata suddivisa tra componente Asos, che finanzia Fer e assimilate, e la componente Arim relativa agli altri oneri generali;

   con riguardo agli Asos, una parte degli incentivi alle rinnovabili si riduce, se si alza il prezzo unico nazionale, grazie ai meccanismi di feed-in premium variabile e feed-in tariff;

   al fine di mitigare gli straordinari prezzi delle bollette, Governo e Parlamento sono intervenuti ripetutamente per annullare il peso dei citati oneri. Da ultimo, per il primo trimestre e il secondo trimestre del 2022, sono stati stanziati ulteriori 6 miliardi di euro;

   nella memoria Arera 48/2022/I/com, la componente Arim pesa per circa 2,3 miliardi di euro all'anno;

   per la componente Asos, il prezzo unico nazionale medio stimato sul 2021 è stato pari a 121,87 euro per megawatt, corrispondente ad un fabbisogno atteso di 10,6 miliardi di euro mentre il prezzo unico nazionale medio stimato sul 2022 è pari a 175,96 euro per megawatt, corrispondente ad un fabbisogno atteso, per il 2022, pari a 8,2 miliardi di euro, in diminuzione di circa 2,4 miliardi di euro rispetto al 2021;

   stando ai citati dati, il fabbisogno economico per azzerare gli oneri per i primi due trimestri del 2022 dovrebbe essere diminuito da circa 6,4 miliardi di euro a 5,2 miliardi di euro e, pertanto, avendo il Governo stanziato 6 miliardi di euro, è ipotizzabile che siano stati trasferiti a Csea circa 0,8 miliardi di euro in più rispetto al necessario;

   considerato che il prezzo unico nazionale medio reale relativo al primo trimestre 2022 è stato di circa 250 euro per megawatt, ovvero superiore al prezzo unico nazionale stimato di circa 75 euro per megawatt, potrebbe essere ragionevole presumere che il fabbisogno per l'azzeramento degli oneri nell'intero 2022 si sia ulteriormente ridotto di almeno 2,5 miliardi di euro e, quindi, di 1,2 miliardi di euro sui primi due trimestri del 2022 –:

   quali siano le valutazioni in merito, per quanto di competenza, anche verificando se il citato risparmio di spesa non comporti effettivamente un avanzo di risorse, con riferimento ai primi due trimestri del 2022, stimabili in circa 2 miliardi di euro, e, pertanto, immediatamente utilizzabili per mitigare ulteriormente gli effetti della «pandemia energetica» per consumatori domestici e imprese.
(3-02878)


   LOLLOBRIGIDA, MELONI, ALBANO, BELLUCCI, BIGNAMI, BUCALO, BUTTI, CAIATA, CARETTA, CIABURRO, CIRIELLI, DE TOMA, DEIDDA, DELMASTRO DELLE VEDOVE, DONZELLI, FERRO, FOTI, FRASSINETTI, GALANTINO, GEMMATO, LUCASELLI, MANTOVANI, MASCHIO, MOLLICONE, MONTARULI, OSNATO, PRISCO, RAMPELLI, RIZZETTO, ROTELLI, GIOVANNI RUSSO, RACHELE SILVESTRI, SILVESTRONI, TRANCASSINI, VARCHI, VINCI e ZUCCONI. — Al Ministro della transizione ecologica. — Per sapere – premesso che:

   il disegno il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 interviene, tra gli altri, sul tema delle concessioni di grandi derivazioni d'acqua ad uso idroelettrico, riportandone la disciplina sotto il controllo statale, dopo la regionalizzazione della materia operata con il decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, e contestata dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato;

   il disegno di legge prevede procedure di assegnazione che rispettino «parametri competitivi, equi e trasparenti, sulla base di un'adeguata valorizzazione economica dei canoni concessori e di un'idonea valorizzazione tecnica degli interventi di miglioramento della sicurezza delle infrastrutture esistenti e degli interventi di recupero della capacità di invaso», senza prevedere, tuttavia, alcuna clausola di reciprocità, né, tantomeno, un limite all'ingresso di capitali e società stranieri nei rapporti concessori;

   il settore idroelettrico in Italia, alimentato da oltre quattromila impianti, garantisce circa il 20 per cento della produzione totale di energia elettrica e oltre il 40 per cento della generazione di energia rinnovabile e l'assenza di qualsivoglia limitazione al passaggio delle concessioni in mano straniera desta forte preoccupazione in una fase delicata e complessa come quella attuale, con i costi dell'energia in forte ascesa, e considerato il fatto che le aziende italiane, in tale materia, trovano forti limitazioni all'acquisizione di concessioni in altri Paesi;

   come evidenziato dalla «Relazione sulla sicurezza energetica nell'attuale fase di transizione ecologica» approvata il 13 gennaio 2022 dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, «tale quadro rischia di incidere fortemente sulle prospettive del settore, sulla sicurezza delle infrastrutture e sull'autonomia energetica nazionale, impedendo l'avvio di investimenti sui territori, l'ammodernamento degli impianti, il necessario coinvolgimento delle comunità locali»;

   permettere il passaggio della gestione delle centrali idroelettriche ai grandi capitali internazionali significa consegnare in mani straniere anche la transizione ecologica dell'Italia, le cui scelte e i cui investimenti strategici difficilmente coincideranno con le esigenze nazionali;

   come evidenziato dalla Relazione del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, «l'idroelettrico gioca un ruolo centrale per la sicurezza e l'autonomia nel settore energetico, per il raggiungimento degli obiettivi del Green deal e per la competitività dell'Italia, nonché per lo sviluppo delle nuove tecnologie di accumulo» –:

   quali iniziative intenda assumere al fine di tutelare il settore dello sviluppo e della produzione di energia elettrica tramite le grandi derivazioni d'acqua ad uso idroelettrico, anche rispetto a possibili interferenze straniere, con ciò preservando il percorso italiano per la transizione ecologica.
(3-02879)

Apposizione di una firma ad una mozione.

  La mozione Nappi e altri n. 1-00621, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 4 aprile 2022, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Liuzzi.

Apposizione di una firma ad una interrogazione.

  L'interrogazione a risposta in Commissione Carelli n. 5-07807, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 30 marzo 2022, deve intendersi sottoscritta anche dalla deputata Maria Tripodi.

Apposizione di una firma e cambio di presentatore ad una interrogazione a risposta immediata in Commissione.

  Interrogazione a risposta immediata in Commissione Invidia n. 5-07799, pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta del 29 marzo 2022, è da intendersi sottoscritta dalla deputata Segneri che ne diventa la prima firmataria.

Pubblicazione di un testo riformulato.

  Si pubblica il testo riformulato della mozione Murelli n. 1-00563, già pubblicata nell'allegato B ai resoconti della seduta n. 614 del 14 dicembre 2021.

   La Camera,

   premesso che:

    la celiachia rappresenta l'intolleranza alimentare permanente più frequente e colpisce circa l'1 per cento della popolazione. È stato calcolato che in Italia il numero teorico di celiaci si aggiri intorno ai 600.000 contro i 233.147 ad oggi diagnosticati (dati relazione annuale al Parlamento sulla celiachia – anno 2020) ed è più frequente tra le donne (162.883 casi tra le donne rispetto ai 70.264 negli uomini);

    le regioni in assoluto dove si registrano più celiaci sono la Lombardia 42.440, il Lazio 23.633 e la Campania 22.542;

    si registra un numero netto di 11.179 nuove diagnosi (cifra superiore alla media dell'incremento annuo delle nuove diagnosi che negli ultimi anni è stata di poco meno di 9.000);

    la maggiore consapevolezza relativa alle intolleranze e allergie, in base all'analisi dell'Osservatorio Immagino di GS1 Italy, realizzata in collaborazione con Nielsen, ha rilevato un impatto economico nel settore del Free From pari a 6,9 miliardi di euro (giugno 2019-giugno 2020), in crescita del 2,2 per cento rispetto all'anno precedente;

    dal 2005 (legge n. 123 del 4 luglio 2005) la celiachia è considerata «malattia sociale», in quanto a incidere maggiormente sulla vita delle persone celiache, intolleranti e allergiche, oltre alla modifica del regime alimentare (nel caso dei celiaci è terapia permanente), è la relazione con gli altri in contesti che prevedono pasti fuori casa: dalla scuola al lavoro, dal viaggio ai momenti di svago con gli amici;

    i soggetti affetti da celiachia devono rispettare un regime alimentare estremamente rigoroso, escludendo dalla propria dieta tutti gli alimenti a base di cereali contenenti glutine (tra cui, ad esempio, pane, pizza, pasta e biscotti), compresi quelli nei quali il glutine è aggiunto come additivo durante i processi industriali di trasformazione e proprio l'adolescenza è il periodo più critico per il rischio di esclusione sociale ma anche per il possibile rifiuto del regime alimentare, con gravi ripercussioni per la salute;

    la celiachia ha un'incidenza doppia tra le donne rispetto agli uomini e sono emerse differenze di genere nella sintomatologia con cui la malattia si manifesta. In particolare, nelle donne può essere collegata a problemi della salute riproduttiva, come infertilità, aborti ripetuti, ritardo di crescita intrauterino, basso peso alla nascita, parti prematuri e necessità di parto chirurgico;

    sebbene la normativa europea nel 2016 abbia definitivamente collocato gli alimenti senza glutine tra gli alimenti di consumo corrente, l'Italia ha mantenuto derogabilità esclusivamente per quegli alimenti senza glutine classificabili come «specificatamente formulati per persone intolleranti al glutine» o «specificatamente formulati per celiaci», inserendoli in un apposito registro nazionale e garantendo, attraverso il servizio sanitario nazionale un supporto economico mensile per il loro acquisto, il cui ammontare cambia a seconda del sesso e dell'età del soggetto;

    la dematerializzazione dei buoni, la loro digitalizzazione, circolarità e spendibilità in tutta Italia sono processi volti a semplificare la vita dei pazienti, per garantire concretamente l'accesso alla terapia anche in regioni diverse da quella di residenza. Tali azioni, inoltre, assicurano al contempo risparmi significativi in termini di risorse pubbliche e avanzamento nel processo di modernizzazione della sanità pubblica. Come emerge dall'ultima edizione della relazione annuale al Parlamento sulla Celiachia anno 2020, i sistemi territoriali di erogazione degli alimenti senza glutine e i canali di acquisto utilizzabili non sono ancora totalmente omogenei nell'intero Paese, generando gravi disuguaglianze fra i pazienti. In alcune regioni, infatti, il valore dei buoni mensili è caricato sulla carta sanitaria ed è spendibile sia nelle farmacie che nei negozi specializzati e nella grande distribuzione, mentre in altre il sistema è ancora caratterizzato da buoni cartacei, spesso utilizzabili in un unico servizio o farmacia e in una unica soluzione, senza la possibilità per il paziente di ritirare gli alimenti in base al proprio fabbisogno come avviene per le necessità alimentari comuni;

    le differenze nelle erogazioni sono spesso correlate anche alla complessiva capacità economica di risposta da parte dei differenti servizi sanitari regionali, con il risultato finale di inaccettabili differenze di livello qualitativo delle prestazioni nelle singole regioni e di conseguenti, sostanziali restrizioni della libera circolazione dei cittadini sul territorio nazionale in relazione alla differente tutela nella quotidianità che viene loro fornita in regioni diverse da quella di abituale residenza;

    il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017 sui livelli essenziali di assistenza (Lea) prevede l'esenzione dal ticket per gli esami di follow-up, che possono essere prescritti dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta, sulla base delle linee guida del Ministero della salute («Protocollo per la diagnosi e il follow-up della celiachia»);

    gli esami per la diagnosi, invece, sono totalmente a carico dei pazienti, fatta salva la possibilità per regioni e province autonome di porre a carico del servizio sanitario regionale, anche in compartecipazione, la diagnosi di celiachia o percorsi dedicati;

    la celiachia è una malattia cronica a rischio di complicanze in caso di diagnosi errate o tardive. Il costo per la prevenzione è di gran lunga più affrontabile rispetto ai costi necessari per ricoveri e cure, dunque, è fondamentale sostenere i celiaci nel percorso diagnostico e in quello alimentare. Si tratta di una sfida ambiziosa considerato il numero crescente delle nuove diagnosi;

    attualmente la celiachia è inserita fra le imperfezioni e le infermità che sono causa di non idoneità al servizio militare o altresì all'arruolamento nelle Forze armate, come elencate all'articolo 582, comma 2, del testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, anche in caso di asintomaticità del soggetto, con conseguente ingiusta penalizzazione. In caso di insorgenza della patologia quando il paziente sia già arruolato potrà continuare ad esercitare la professione, risultando dunque tutelato, ma la norma risulta discriminatoria laddove è impossibile per tanti giovani intraprendere la carriera militare a causa di una condizione che non preclude alcuna incapacità fisica e/o mentale;

    l'importanza dell'educazione alla salute e al benessere richiamata anche all'interno della legge recante «Introduzione dell'insegnamento scolastico dell'educazione civica» (legge 20 agosto 2019, n. 92), e nell'ambito della quale si può ricomprendere l'educazione alimentare, rappresenta il primo ed efficace strumento di prevenzione a tutela della salute, tanto come azione, quanto come prevenzione, in quanto le abitudini nutrizionali si instaurano, infatti, molto presto nella vita dell'individuo e hanno un chiaro effetto sul destino metabolico non solo del bambino ma anche dell'adulto;

    sono fondamentali, altresì, la formazione e l'aggiornamento professionale degli operatori del settore alimentare al fine di garantire un elevato livello di sicurezza e qualità nella produzione alimentare e nei servizi di ristorazione visto che, ai sensi della legge n. 123 del 2005 anche le mense scolastiche, ospedaliere e quelle annesse alle strutture pubbliche sono tenute a garantire l'erogazione di pasti senza glutine ai celiaci che ne facciano richiesta;

    è già stata presentata in Commissione di vigilanza Rai e approvata all'unanimità il 5 agosto 2021 una risoluzione per una maggiore informazione nei programmi Rai, ma non basta ed è necessario informare e sensibilizzare la popolazione, sin dalla più giovane età, ad una corretta educazione sulle intolleranze alimentari e allergie ai componenti degli alimenti, e sulla celiachia in particolare, al fine sia di supportare chi ne è affetto, sia di permettere ai giovani e alle loro famiglie di riconoscere eventuali sintomatologie latenti e avviare idoneo screening per scongiurare la compromissione della salute generale del soggetto,

impegna il Governo:

1) ad adottare iniziative per l'introduzione di una giornata informativa sulle allergie e intolleranze alimentari (e ai componenti degli alimenti), e sulla celiachia in particolare, nella cui ricorrenza gli enti pubblici promuovano incontri ed eventi di sensibilizzazione assicurando massima risonanza agli stessi;

2) a vigilare affinché, in tutte le scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado, vengano avviati percorsi per una corretta educazione sulle allergie e intolleranze alimentari (e ai suoi componenti) e sulla celiachia in particolare, nell'ambito di quanto già previsto in materia di educazione alla salute e al benessere dalla legge 20 agosto 2019, n. 92, che trovino il proprio culmine durante la giornata informativa;

3) ad adottare iniziative volte a potenziare la campagna informativa sulle allergie e intolleranze alimentari all'interno di studi medici pediatrici e di medicina generale, anche mediante affissione di manifesti intuitivi e brochure mirate;

4) ad adottare iniziative, di concerto con le regioni, per prevedere appositi corsi di formazione e approfondimento sulla celiachia, sulle intolleranze e sulle allergie alimentari e ai componenti degli alimenti, rivolto a operatori di imprese alimentari che producono e/o somministrano alimenti destinati direttamente al consumatore finale (ad esempio, ristorazione collettiva, pubblici esercizi, laboratori artigianali, con vendita diretta), in modo da preparare e somministrare alimenti sicuri e non contaminati;

5) ad avviare adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione sulle allergie e intolleranze, con particolare riguardo alla celiachia, adottando ogni iniziativa di competenza per prevedere opportuni spazi nella programmazione radiotelevisiva e multimediale anche della società concessionaria del servizio pubblico, al fine di consentire una maggiore sensibilizzazione in materia di educazione alimentare e di informazione in materia di allergie e intolleranze alimentari;

6) ad adottare iniziative per garantire l'inserimento di appositi moduli formativi sulla celiachia e sulla dieta senza glutine nei programmi di studio degli istituti professionali per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera;

7) a valutare l'adozione di iniziative per prevedere misure premiali o di incentivazioni per la ristorazione commerciale e le mense aziendali private che garantiscano, su richiesta, la somministrazione di pasti senza glutine ai soggetti interessati;

8) a prevedere un adeguata pubblicità delle relazioni annuali che le regioni e le province autonome sono tenute a redigere e trasmettere al Ministero della salute per la ripartizione dei fondi destinati all'erogazione di pasti senza glutine nelle mense scolastiche, ospedaliere e delle altre strutture pubbliche;

9) a procedere con il completamento su tutto il territorio nazionale dell'informatizzazione del processo che renderà i buoni acquisto erogati ai soggetti affetti da malattia celiaca, dematerializzati, digitalizzati e spendibili in maniera frazionata, permettendo la spesa degli alimenti senza glutine in più canali di vendita e al di fuori del territorio regionale, garantendo così significativi risparmi in termini di risorse pubbliche, semplificazione dell'accesso alla terapia e modernizzazione della sanità;

10) a sostenere in Italia la ricerca scientifica sulla celiachia per garantire l'avanzamento della pratica clinica, la prossimità alla cura e il miglioramento della qualità di vita e accrescere gli investimenti per frenare una patologia che si espande al ritmo di 9 per cento per ogni anno;

11) a implementare la ricerca nell'ambito della medicina di genere per studiare le differenze tra uomo, donna e bambino/a sia per i meccanismi biologici e fisiopatologici della patologia, sia sulle interazioni tra fattori di rischio ambientali, sia sui profili genetici e biomarcatori, inclusi studi sui componenti tossici del glutine, sia sulla innovazione delle metodologie cliniche;

12) a incentivare programmi di ricerca che garantiscano l'implementazione di possibilità per il clinico specialista di valutare più correttamente la strategia terapeutica migliore da adottare caso per caso ovvero la «medicina personalizzata»;

13) ad adottare iniziative volte ad ampliare l'elenco dei prodotti erogabili nonché a reinserire le farine mono cereale senza glutine all'interno del Registro nazionale dei prodotti erogabili a carico del servizio sanitario nazionale, istituito ai sensi dell'articolo 7 del decreto ministeriale 8 giugno 2001, come modificato con il decreto ministeriale 17 maggio 2016, per una sana alimentazione, in quanto anche per i celiaci va raccomandata una dieta varia ed equilibrata con largo uso di alimenti e farine naturalmente senza glutine che presentano normalmente un costo più alto della tradizionale farina di frumento ma che rappresentano un alimento fondamentale per la preparazione casalinga di alimenti senza glutine;

14) a valutare l'opportunità di includere nel prossimo aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza anche le prestazioni per la diagnosi precoce della celiachia nei soggetti ritenuti a maggiormente a rischio;

15) a valutare l'opportunità di una iniziativa normativa volta ad eliminare ogni discriminazione e preclusione all'accesso alla carriera militare per le persone affette da celiachia o altre intolleranze alimentari;

16) ad adottare iniziative per garantire l'inserimento di appositi moduli formativi obbligatori sulla celiachia e sulla dieta senza glutine nei corsi di aggiornamento professionali rivolti a ristoratori e ad albergatori o addirittura prevedere nei corsi per il rilascio dell'HACCP l'obbligo della procedura sulle allergie-intolleranze, in particolare la celiachia;

17) ad adottare iniziative per aumentare la capacità diagnostica degli operatori sanitari attraverso corsi di formazione specifica per ridurre il numero ancora troppo alto di soggetti non diagnosticati che determinano un aggravio della spesa sanitaria.
(1-00563) (Nuova formulazione) «Murelli, Nappi, Ianaro, Marrocco, Schullian, Noja, Bologna, Stumpo, Lapia, Capitanio, Provenza, Siani, Versace, Lupi, Eva Lorenzoni, Ruggiero, Carnevali, Bagnasco, Tasso, Andrea Crippa, D'Arrando, Novelli, Boldi, Misiti, Spena, Gerardi, Penna, Elvira Savino, Caffaratto, Sportiello, Bond, Caparvi, Villani, Brambilla, Durigon, Federico, Panizzut, Lorefice, Legnaioli, Mammì, Minardo, Moschioni, Parolo, Tateo, De Martini, Foscolo, Lazzarini, Giaccone, Paolin, Patelli, Sutto, Tiramani, Basini, Belotti, Colmellere, De Angelis, Mariani, Maturi, Racchella, Toccalini, Zicchieri, De Filippo, Lepri, Pini, Rizzo Nervo».

Ritiro di documenti di indirizzo.

  I seguenti documenti di indirizzo sono stati ritirati dai presentatori:

   mozione Nappi n. 1-00621 del 4 aprile 2022;

   mozione Ianaro n. 1-00622 del 4 aprile 2022;

   mozione Marrocco n. 1-00623 del 4 aprile 2022.

Ritiro di documenti del sindacato ispettivo.

  I seguenti documenti sono stati ritirati dai presentatori:

   interrogazione a risposta in Commissione D'Attis n. 5-07612 del 25 febbraio 2022;

   interrogazione a risposta in Commissione Martinciglio n. 5-07732 del 17 marzo 2022;

   interrogazione a risposta scritta Zanettin n. 4-11698 del 29 marzo 2022;

   interrogazione a risposta scritta Fassina n. 4-11699 del 29 marzo 2022;

   interrogazione a risposta in Commissione Bologna n. 5-07782 del 29 marzo 2022;

   interpellanza Elvira Savino n. 2-01474 del 1° aprile 2022.

Trasformazione di un documento del sindacato ispettivo.

  Il seguente documento è stato così trasformato su richiesta del presentatore: interrogazione a risposta orale Businarolo n. 3-02867 del 4 aprile 2022 in interrogazione a risposta scritta n. 4-11750.