ATTO CAMERA

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/18361

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Dati di presentazione dell'atto
Legislatura: 17
Seduta di annuncio: 881 del 06/11/2017
Firmatari
Primo firmatario: CHIARELLI GIANFRANCO GIOVANNI
Gruppo: MISTO-DIREZIONE ITALIA
Data firma: 06/11/2017


Destinatari
Ministero destinatario:
  • PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI
  • MINISTERO DELLA GIUSTIZIA
Ministero/i delegato/i a rispondere e data delega
Delegato a rispondere Data delega
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 06/11/2017
Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLA GIUSTIZIA delegato in data 01/12/2017
Stato iter:
09/01/2018
Partecipanti allo svolgimento/discussione
RISPOSTA GOVERNO 09/01/2018
ORLANDO ANDREA MINISTRO - (GIUSTIZIA)
Fasi iter:

RISPOSTA PUBBLICATA IL 09/01/2018

CONCLUSO IL 09/01/2018

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-18361
presentato da
CHIARELLI Gianfranco Giovanni
testo di
Lunedì 6 novembre 2017, seduta n. 881

   CHIARELLI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:

   in data 6 aprile 2016, nella seduta n. 603, l'interrogante depositava interpellanza n. 2-01334 avente ad oggetto l'emergenza del carcere di Taranto, con la quale si denunciavano le molteplici criticità presenti all'interno dell'istituto di pena, correlate essenzialmente al sovrannumero di detenuti e alla significativa carenza di personale penitenziario;

   la situazione nel carcere di Taranto, nel frattempo continua ad aggravarsi, con il reiterarsi di numerosi episodi di violenza tra detenuti e nei confronti della polizia penitenziaria;

   il perdurare dell'attuale stato di cose lascia ipotizzare non solo che quanto accaduto negli ultimi tempi, e anche nei giorni scorsi, possa ripetersi, ma che si possa assistere ad un ulteriore escalation con grave rischio per tutta la popolazione carceraria, detenuti e personale;

   in data 5 ottobre 2016 l'agenzia ANSA diffondeva la seguente nota: «Una quarantina di poliziotti penitenziari che vivono a Taranto con le loro famiglie, dopo aver girovagato per le carceri della nazione, domani chiederà di andare via dal carcere del capoluogo ionico». Lo annuncia Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe (Sindacato autonomo di polizia penitenziaria), precisando che «le motivazioni di tale estremo gesto di protesta sono riconducibili alla impossibilità di lavorare più volte denunciate e rappresentate con manifestazioni di protesta davanti al carcere, con scioperi della fame, con autoconsegna e finanche con incontri dal prefetto e dal sindaco di Taranto». La carenza «di personale di Taranto (oltre 60 unità) – sostiene Pilagatti – è arrivata a livelli così drammatici che costringe i poliziotti a carichi di lavoro sovrumani e non più tollerabili, e con eventi critici (aggressioni, minacce anche di morte) che avvengono ormai con cadenza giornaliera». Soprattutto «nelle ore pomeridiane e notturne – osserva il segretario del Sappe – il carcere di Taranto è pressoché sguarnito nonostante la presenza di circa 500 detenuti, e le poche unità in servizio devono preoccuparsi di più sezioni detentive contemporaneamente (200 detenuti) in cui sono presenti detenuti con gravi patologie croniche, problemi psichiatrici, di droga, che rendono ancora più problematico un lavoro già tanto difficile». La protesta «dei lavoratori di Taranto – conclude Pilagatti – sarà seguita anche dai poliziotti di Lecce che da settimane sono in stato di agitazione, sempre a causa della grave carenza di organico (quasi 150 unità) che diverrà sempre più pesante con l'imminente apertura di una sezione per detenuti con problemi psichiatrici»;

   quanto denunciato dal sindacato Sappe, più volte reso pubblico dai mezzi di comunicazione, è confermato sulla base di recenti visite al carcere di Taranto di parlamentari ionici, e dalla verifica quotidiana che l'interrogante ha modo di effettuare nell'ambito dell'attività professionale forense –:

   se siano a conoscenza delle criticità esposte e delle azioni che il sindacato intende promuovere, con ogni prevedibile conseguenza;

   se si ritenga di adottare iniziative di urgenza, inviando con immediatezza a Taranto il personale necessario a completare l'organico;

   se si ritenga di affrontare, in generale, il problema del sovraffollamento delle carceri attraverso iniziative straordinarie, soprattutto in caso di carcerazione cautelare, quali l'impiego del braccialetto elettronico, salva l'adozione di più utili provvedimenti straordinari di clemenza.
(4-18361)

Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Martedì 9 gennaio 2018
nell'allegato B della seduta n. 904
4-18361
presentata da
CHIARELLI Gianfranco Giovanni

  Risposta. — Con gli atti di sindacato ispettivo in esame, sono state richieste informazioni in merito alla situazione della casa circondariale di Taranto, di cui si rappresenta una complessiva situazione di criticità determinata da insufficienza degli organici della polizia penitenziaria, dalla presenza di detenuti in numero superiore alla capienza prevista, da carenze manutentive e dal verificarsi di taluni eventi critici.
  In risposta all'interrogante, va rilevato che la situazione dell'istituto penitenziario tarantino è stata più volte posta all'attenzione della competente articolazione ministeriale.
  Quanto alla questione relativa alle carenze di personale ed alla necessità di adeguamento degli organici di polizia penitenziaria, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato che, alla data del 10 luglio 2017, risultano in servizio effettivo presso la casa circondariale di Taranto 274 appartenenti al corpo, con una carenza pari a 66 unità rispetto all'organico previsto.
  Le criticità specificamente rilevate per l'istituto di Taranto saranno tenute nella più attenta considerazione in occasione delle nuove assegnazioni.
  Infatti, con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 ottobre 2016 l'amministrazione penitenziaria è stata autorizzata ad assumere n. 887 unità di agenti vincitori di concorso: il decreto-legge n. 244 del 30 dicembre 2016 (decreto «milleproroghe»), convertito in legge, ha previsto la proroga, sino al dicembre 2017, della validità delle graduatorie dei concorsi banditi ai sensi dell'articolo 2199 del codice dell'ordinamento militare, pubblicate in data non anteriore al 1° gennaio 2012.
  Tale intervento normativo consentirà, dunque, all'amministrazione di attingere alle graduatorie per avviare le procedure finalizzate all'assunzione, nell'anno in corso, di 887 donne e uomini che andranno a colmare, in parte, il vuoto in organico del corpo di Polizia penitenziaria.
  Il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, inoltre, ha comunicato che potrà disporre per il prossimo anno di ulteriori 1079 agenti.
  Si è trattato di primi passi che dimostrano la costante attenzione riservata dal Governo a tale questione e che ha recentemente trovato ampia conferma nella stesura del disegno di legge di bilancio per il 2018, che contiene la previsione di una specifica norma volta a consentire l'avvio di procedure straordinarie di assunzioni nell'ambito delle Forze di polizia, tra le quali un totale di 861 destinate ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria.
  Del resto, la carenza del personale di polizia penitenziaria, riguardante soprattutto i ruoli degli ispettori e dei sovrintendenti, rappresenta una criticità che si ripropone in molti istituti, per la cui risoluzione il competente dipartimento sta adottando ogni possibile iniziativa.
  In questa prospettiva, si provvede, tra l'altro, ad assegnare al personale in servizio ore di straordinario suppletivo, che corrispondono ad un «apporto lavorativo» di diverse unità al giorno: con specifico riguardo all'istituto di Taranto, per l'anno 2016, sono state assegnate 68.700 ore di lavoro straordinario.
  Nella prospettiva del miglioramento dei modelli di organizzazione ed in attuazione del nuovo regolamento introdotto con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 15 giugno 2015, che ha ridisegnato l'intero apparato del Ministero della giustizia, sono in corso di emanazione diversi decreti ministeriali, relativi, tra l'altro, alla rimodulazione della dotazione organica dei ruoli della polizia penitenziaria prevista dall'articolo 44 del decreto legislativo n. 95 del 29 maggio 2017, adottato in attuazione della delega di cui all'articolo 8, comma 1, lettera
a), della legge 7 agosto 2015, n. 124 per il riordino della carriera delle forze di polizia, nonché per l'adozione delle misure per la definizione dei criteri e delle priorità di assegnazione delle sedi di servizio del personale del Corpo di polizia penitenziaria, in attuazione dell'articolo 11, comma 2, lettera m), del decreto del Ministro della giustizia 2 marzo 2016.
  Con riferimento, invece, al tema del sovraffollamento, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha comunicato che il numero dei detenuti presenti presso la Casa circondariale di Taranto risulta essere pari a 549 al 2 novembre 2017.
  Allo stato, nonostante l'esubero dei presenti rispetto alla capienza regolamentare, il dipartimento ha evidenziato che risultano comunque rispettati i parametri previsti dalla CEDU e che il competente provveditorato regionale monitora costantemente la situazione.
  L'indice di sovraffollamento che si registra presso l'istituto tarantino potrà migliorare grazie all'ultimazione dei lavori di ristrutturazione che hanno reso nuovamente disponibili 30 ulteriori stanze di pernottamento.
  Quanto agli eventi critici segnalati negli atti di sindacato ispettivo in discussione, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha ricostruito i fatti, sottolineando – quanto al tentato suicidio ad opera di un detenuto – come il pronto intervento del personale abbia scongiurato conseguenze letali, mentre sono in corso di accertamento da parte della competente autorità giudiziaria sia le modalità esecutive di un atto di autolesionismo giunto, purtroppo, alle estreme conseguenze, che i disordini verificatisi nella Pasqua 2016 che, tuttavia, non hanno messo in pericolo la sicurezza dell'istituto.
  Pur a fronte degli elementi riferiti, non v'è dubbio che la situazione debba essere tenuta costantemente sotto controllo, anche in attuazione delle politiche volte a prevenire ed a scongiurare il rischio di gesti autolesionistici, secondo linee tracciate anche alla luce delle analisi e delle riflessioni maturate nell'ambito degli stati generali dell'esecuzione della pena.
  Sin dal maggio 2016, infatti, il Ministro della giustizia ha adottato una specifica «Direttiva sulla prevenzione dei suicidi», indirizzata al capo del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, prescrivendo la predisposizione di un organico piano d'intervento per la prevenzione del rischio di suicidio delle persone detenute o internate, il puntuale monitoraggio delle iniziative assunte per darvi attuazione e la raccolta e la pubblicazione dei dati relativi al fenomeno.
  In attuazione della direttiva, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha predisposto un «Piano Nazionale per la prevenzione delle condotte suicidiarie in ambito penitenziario», cui hanno fatto seguito circolari attuative trasmesse ai provveditorati regionali.
  Le misure adottate dall'amministrazione penitenziaria attengono alla formazione specifica del personale, alla raccolta ed elaborazione dei dati ed all'aggiornamento progressivo dei piani di prevenzione.
  Sono state, inoltre, impartite istruzioni ai provveditorati regionali ed alle direzioni penitenziarie per la conclusione di intese con regioni e servizi sanitari locali, al fine di intensificare gli interventi di diagnosi e cura, nonché l'attuazione di misure di osservazione e rilevazione del rischio.
  L'amministrazione ha anche operato sul piano dell'organizzazione degli spazi e della vita penitenziaria, con incentivazione di forme di controllo dinamico volte a limitare alle ore notturne la permanenza nelle celle, in modo da rendere agevole l'osservazione della persona in ambiente comune e ridurre le condizioni di isolamento.
  Allo stesso scopo, sono state adottate misure volte a facilitare, anche attraverso l'accesso protetto ad
internet, i contatti con i familiari.
  Nel solco delle predette iniziative, il Ministero della giustizia ha attivamente partecipato al tavolo permanente per la sanità penitenziaria i cui lavori hanno, tra l'altro, portato alla recente adozione, in seno alla conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome, del piano nazionale per la prevenzione del rischio suicidario in carcere.
  A partire dallo scorso 3 marzo, inoltre, si sono svolte presso il Ministero della giustizia una serie di riunioni nel corso delle quali si sono svolti incontri al fine di fare il punto sulle modalità di esecuzione, al livello locale prossimo agli istituti penitenziari, delle disposizioni contenute nella Direttiva sulla prevenzione dei suicidi e sollecitarne, ove necessario, la completa e rapida attuazione.
  Sono state, inoltre, programmate attività di monitoraggio e verifica periodica degli interventi di prevenzione delineati, attività che saranno svolte istituto per istituto.
  Il Ministero è, dunque, costantemente impegnato nell'esame dei dati relativi allo stato di attuazione della Direttiva che ogni referente è tenuto a raccogliere ed a trasmettere attraverso apposito monitoraggio.
  In conclusione, grazie ad un impegno politico intenso e costante, articolato in contestuali interventi di carattere normativo ed organizzativo, di edilizia penitenziaria e di politiche del personale, si persegue l'obiettivo di un progressivo e complessivo miglioramento delle condizioni detentive.
  Il riconoscimento a livello europeo dei risultati raggiunti dall'Italia nel settore del sovraffollamento carcerario, diminuito in maniera sensibile e non episodica, rappresenta la conferma della bontà della strada intrapresa nel contribuire a mutare in senso migliorativo le condizioni di vita in carcere.
  Occorre proseguire in questa direzione onde scongiurare il pericolo di un'inversione di tendenza rispetto ai dati confortanti degli anni scorsi.
  In questo senso, l'azione sin qui svolta risulterà ulteriormente rafforzata dalle misure contenute nella riforma dell'ordinamento penitenziario, appena approvata dal Parlamento ed i cui decreti attuativi sono in avanzato stato di elaborazione, che prevede l'introduzione di strumenti adeguati per garantire una autentica funzione recuperatoria e risocializzante, in chiave costituzionalmente orientata, all'esecuzione penale.
  

Il Ministro della giustizia: Andrea Orlando.