XVII Legislatura

Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza

Resoconto stenografico



Seduta n. 5 di Martedì 28 aprile 2015

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 3 

Indagine conoscitiva sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale nazionale: audizione della presidente dell'Associazione italiana biblioteche – AIB, Enrica Manenti (Svolgimento e conclusione):
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 3 
Manenti Enrica , presidente dell'Associazione italiana biblioteche-AIB ... 3 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 7 
Romanini Giuseppe (PD)  ... 7 
Manenti Enrica , presidente dell'Associazione italiana delle biblioteche-AIB ... 8 
Mattesini Donella  ... 9 
Manenti Enrica , presidente dell'Associazione italiana biblioteche-AIB ... 10 
Brambilla Michela Vittoria , Presidente ... 11 

ALLEGATO 1: Documento presentato dall'Associazione italiana biblioteche-AIB ... 12 

ALLEGATO 2: Documento presentato dal Centro per la salute del bambino, CSB-Onlus ... 19 
Nota per l'audizione presso la Commissione Infanzia della Camera, 27 aprile 2015. ... 19

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE MICHELA VITTORIA BRAMBILLA

  La seduta comincia alle 14.25.

  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che se non vi sono obiezioni la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso.
  (Così rimane stabilito).

Audizione della presidente dell'Associazione italiana biblioteche – AIB, Enrica Manenti.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale nazionale, l'audizione della presidente dell'Associazione italiana biblioteche – AIB, Enrica Manenti, che ringrazio per la disponibilità.
  Comunico che il dottor Giorgio Tamburini, presidente del Centro per la salute del bambino Onlus, non è potuto intervenire oggi ma ci ha inviato una nota scritta, che è in distribuzione, relativa ai progetti «Nati per leggere», «Nati per la musica» e «Fin da piccoli».
  Dottoressa Manenti, lei è stata invitata da noi nell'ambito di questa indagine conoscitiva che stiamo portando avanti sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale nazionale. Ci siamo resi conto che, tra le varie indagini conoscitive alle quali stiamo lavorando, che purtroppo trattano argomenti e tematiche critiche, cioè di grande difficoltà, era importante anche cogliere elementi di positività in questo nostro lavoro. Poiché ci pare che forse non siano sempre e comunque garantiti l'opportunità e il diritto dei minori ad avere queste conoscenze date dalla fruizione di un patrimonio artistico e culturale che, con riferimento al nostro Paese, è unico al mondo, abbiamo pensato che questo dovesse essere parte anche della loro formazione scolastica; abbiamo quindi voluto dare voce a tutti voi che in questo ambito operate, proprio pensando di poter arrivare a produrre un documento che individui delle risposte a una domanda che spesso anche noi ci siamo posti (la cui risposta, in realtà, purtroppo, come emerso fin dalle prime audizioni che abbiamo svolto, probabilmente già conosciamo). Do quindi la parola alla dottoressa Enrica Manenti per lo svolgimento della sua relazione.

  ENRICA MANENTI, presidente dell'Associazione italiana biblioteche-AIB. Buonasera e grazie mille dell'invito. Troverete, tra la documentazione che vi ho portato, anche una brevissima descrizione della mia associazione. L'Associazione italiana biblioteche, nata nel 1934, si occupa di professione bibliotecaria e di biblioteche, quindi di tutti i tipi di biblioteche e di tutti i tipi di bibliotecari (ci sono, per esempio, bibliotecari musicali, bibliotecari per ragazzi, bibliotecari che si occupano di manoscritti cinesi, anche molto antichi, e via dicendo).
  Il legame tra le biblioteche e il mondo dell'infanzia, all'interno della grande famiglia dei beni culturali, secondo noi ha una valenza un po’ particolare, che tutto sommato amplia gli orizzonti. Le biblioteche Pag. 4sono delle porte aperte per i cittadini per conoscere non solo i libri come patrimonio culturale, ma per avere accesso all'informazione: è qualcosa di più ampio e di più generale.
  Nelle nostre biblioteche non ci sono solo oggetti considerati beni culturali – libri di pregio, libri importanti, libri rari o antichi – ma c’è una miriade di informazioni che noi cerchiamo di mettere a disposizione di tutti. Quando parliamo di diritti dei cittadini – e anche, come in questo caso, dei minori – nei confronti del tramite biblioteca, stiamo parlando di diritto all'informazione, o meglio, all'accesso facile e gratuito di informazioni di qualità.
  In questo quadro – è quanto trovate nella lettera inserita tra i materiali che vi abbiamo preparato – vi chiediamo se è possibile che la Commissione aderisca a un documento internazionale, che si chiama Dichiarazione di Lione, che è stato promosso dall'IFLA (International Federation of Library Associations) e che raccoglie migliaia di associazioni di bibliotecari di tutto il mondo. La Dichiarazione di Lione vuole spingere le Nazioni Unite a inserire nell'Agenda post-2015 anche un ruolo delle biblioteche – e comunque di tutti gli intermediari dell'informazione – per lo sviluppo sostenibile.
  In realtà, il documento Post-2015 Development per le Nazioni Unite, secondo noi, non prende sufficientemente in esame il fatto che l'accesso all'informazione è una chiave per lo sviluppo e questa è una carenza enorme, di cui ci siamo occupati noi bibliotecari (ma ovviamente non solo noi bibliotecari, perché noi siamo il tramite), o meglio, gli istituti che dovrebbero favorire questo accesso per tutti a un'informazione di qualità.
  Vi chiedo, quindi, di esaminare questa nostra richiesta e di farci sapere se ritenete che un'operazione di questo genere sia politicamente e tecnicamente possibile.
  Ovviamente, molte istituzioni e soggetti a livello internazionale hanno già aderito a questa Dichiarazione di Lione: credo abbiano già aderito oltre 550 soggetti, comunque trovate l'elenco sul sito. Questo serve per chiarire che abbiamo un respiro ampio. Le biblioteche sono veramente polivalenti, polifunzionali. Cosa possiamo fare come biblioteche ? Cosa facciamo già ? Come anticipato prima dell'inizio dell'audizione, parlando informalmente con la presidente, in realtà, anche in Italia le biblioteche fanno già tantissime cose per favorire le pari opportunità, aiutare lo sviluppo anche dei ragazzi, lo sviluppo individuale, cognitivo e sociale. Si fa già un'enorme quantità di lavoro in questa direzione. Quando parlo mi sento di rappresentare tutti i bibliotecari, quindi, non solo la nostra associazione ma tutti gli operatori che lavorano nelle biblioteche. Noi sappiamo che, a livello di diritto all'accesso all'informazione, punti cruciali per i minori sono le biblioteche comunali e le biblioteche scolastiche. Entrambe queste tipologie di strutture – nel dossier che vi abbiamo preparato trovate alcuni di dati – sono in sofferenza; le biblioteche scolastiche, tutto sommato, lo sono in modo quasi cronico; ci sono ottime biblioteche scolastiche funzionanti, ma sono la minoranza.
  Le biblioteche comunali ben funzionanti in Italia sono circa 6.890, però queste sono in enorme sofferenza, innanzitutto perché hanno avuto tagli recenti, dal 30 al 40 per cento, ma poi perché non si sostituisce il personale, perché vengono affidate ai volontari, perché non si comprano più libri e così via. Quindi, nel momento in cui, anche a livello internazionale, ci sono delle raccomandazioni a rafforzare la gratuità nell'accesso all'informazione e alla lettura (sappiamo quali dati tragici abbiamo circa il livello di lettura degli italiani), parallelamente e anche non volontariamente si hanno comunque dei tagli talmente ingenti da danneggiare dei servizi che ben funzionano, sebbene siano un po’ defilati.
  Le biblioteche non sanno vendersi bene, però fanno un lavoro che i cittadini capiscono molto bene. Per tale ragione, ogni tanto, quando si parla di chiudere qualche biblioteca comunale, si ha una rivolta da parte dei cittadini, perché i cittadini sanno a cosa servono le biblioteche. Le biblioteche scolastiche, nelle diverse Pag. 5epoche, sono state sì sostenute, ma mai in modo sistematico, bensì sempre sporadico. Il personale delle biblioteche scolastiche, spesso, non è personale nato bibliotecario, ma sono insegnanti inidonei che sono stati recuperati all'attività attraverso lo spostamento in biblioteca.
  Sicuramente saprete anche che poco tempo fa questi insegnanti inidonei sono stati recuperati a livello amministrativo, quindi abbiamo perso dei bibliotecari scolastici che erano diventati molto bravi – veramente professionalizzati – e li abbiamo riportati in amministrazione a svolgere compiti di segreteria nella scuola, a svolgere lavori amministrativi. Quindi, ci sono dei motivi per cui non riusciamo a far decollare le biblioteche scolastiche.
  Nel documento trovate numerosi link, tra cui un'ultima indagine fatta dall'Associazione italiana editori proprio sulle biblioteche scolastiche: il dato è veramente sconfortante.
  Cosa possiamo fare riguardo a questo aspetto ? Vi rimando ad alcuni documenti contenitore – di cui sono indicati i link anche sul nostro sito – che per l'AIB sono due: uno si chiama «Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane», l'altro «Le proposte dell'AIB per rilanciare le biblioteche scolastiche italiane». Siamo sempre al rilancio, sperando che possiamo permettercelo: noi ci contiamo.
  Noi proponiamo, nel caso specifico, un sostegno alle biblioteche di enti locali che presentano servizi per bambini, ragazzi e giovani adulti, che è una specializzazione della biblioteca secondo noi fondamentale. Gli standard delle biblioteche pubbliche devono comprendere la presenza di un settore specifico e possibilmente il bibliotecario deve essere formato in modo specifico.
  Inoltre, proponiamo un sostegno al progetto «Nati per leggere» (dopo vi dirò qualcosa a nome del Centro salute bambino, che ci vede partner in questo progetto). Il progetto «Nati per leggere» è secondo noi semplicemente imprescindibile, perché cerca di convincere i genitori a leggere ai bambini fin dalla nascita, se non da prima. Questo è un progetto che ha dei «fratelli» in tutto il mondo ed è molto importante perché abitua i bambini comunque alla lettura, cioè al ritmo del racconto. Facilmente i bambini «nati per leggere», leggono di più, intanto perché in casa circola qualche libro, ma poi perché si abituano alla lettura, prima fatta dai grandi, poi fatta autonomamente dai bambini. Noi chiediamo un sostegno per questi progetti.
  Vi è anche il progetto «Crescere leggendo», un progetto che sorpassa il limite dei sei anni e cerca di arrivare ai diciotto, con tutti i problemi dell'adolescenza e le difficoltà che hanno i ragazzi a concentrarsi nella lettura e a ricavarne qualcosa di significativo.
  C’è poi anche il progetto «In vitro» del Ministero dei beni culturali. È un progetto molto importante perché produce professionisti promotori della lettura, educatori, insegnanti e bibliotecari. Anche a questo progetto noi partecipiamo. Come vi dicevo, proponiamo un sostegno alle biblioteche scolastiche, una collaborazione con l'AIB o con altri soggetti per la formazione e l'aggiornamento continuo dei bibliotecari per bambini, ragazzi e giovani adulti. Si tratta di corsi che noi facciamo correntemente (in fondo al documento troverete dei link e vedrete degli esempi); noi siamo un soggetto privato e facciamo ciò con i nostri piccoli fondi, a fronte di una piccola quota di iscrizione dei colleghi.
  Altro punto è il sostegno alle buone pratiche per l'alfabetizzazione digitale e informativa. Le biblioteche comunali, civiche, sono un puntello fondamentale per gli interessi dei cittadini, a partire dai ragazzini fino agli adulti. Non pensiamo che i ragazzini, anche i nativi digitali, siano in grado di muoversi nel mondo dell'informazione; non pensiamo che gli adulti, anche i professionisti, siano in grado di muoversi in modo critico all'interno del mondo dell'informazione. I professionisti sanno usare le loro banche dati, ma non sono attrezzati – persino gli adulti e i laureati – nei riguardi di altre fonti – che pure ci sono nel web – molto importanti e che possono essere molto utili.Pag. 6
  Per quanto riguarda gli aspetti normativi, noi siamo stati coinvolti – di questo devo sempre ringraziare il Parlamento perché ci presta da qualche anno un'attenzione sistematica – e siamo ancora interessati a discutere di due proposte di legge: l'Atto Camera n. 1504, cioè la proposta di legge Giordano ed altri, per la diffusione del libro; l'Atto Camera n. 2267, Sandra Zampa e altri, sulle norme per la promozione della lettura. Siamo interessati a continuare a parlarne perché dobbiamo arrivare a qualcosa che sia anche sostenibile e praticabile. Noi partecipiamo anche al tavolo per la lettura del CEPELL (Centro per il libro e la lettura). Ci siamo resi conto, sempre di più, che se vanno bene gli eventi, se la promozione della lettura si può fare anche tramite eventi, però abbiamo bisogno di vicende strutturali, anche perché la lettura è qualcosa che passa – laddove passa da individuo a individuo – e che prevede alcune condizioni di contorno che non sono necessariamente rinvenibili nel grande evento.
  L'evento serve perché fa sapere che ci sono queste opportunità, ma abbiamo bisogno di interventi strutturali. In particolare, nel Meridione non solo ci sono intere zone in cui non ci sono biblioteche comunali, ma spesso non ci sono neanche librerie, cioè non c’è nulla.
  In Italia abbiamo un tasso sconfortante in tal senso, posto che attualmente è in media del 41 per cento, il che vuol dire che il 41 per cento dei nostri cittadini leggono almeno un libro all'anno per motivi non strettamente scolastici e professionali; se è così, noi siamo penalizzati da un Meridione che ha un tasso di lettura del 20 per cento; il 41 per cento è una media, però, guarda caso, in Sardegna abbiamo una percentuale più alta della media nazionale, forse anche perché c’è un sistema bibliotecario, civico e delle biblioteche pubbliche, che è stato impiantato negli anni Sessanta e che ancora si difende: sarà un caso ? Noi cominciamo a pensare di no.
  La lettura migliora la qualità sociale: le chance per le persone migliorano con interventi, ovviamente molto oculati, ma soprattutto strutturali e che vanno monitorati regolarmente. Venendo all'aspetto più specifico, come possiamo fare educazione ai beni culturali e aumentare il diritto anche dei bambini piccoli a fruirne ? Avevo portato essenzialmente delle buone pratiche, perché è un po’ difficile mettere in contatto un bambino – parliamo proprio di bambini, in questo caso, non solo di adolescenti – con un bene culturale, ad esempio librario, o con un documento antico, per esempio un manoscritto del Trecento o del Quattrocento. I motivi sono tanti, non solo perché si fa fatica a farglielo toccare fisicamente – sarebbe una gran cosa – ma anche perché mancano le coordinate. Un oggetto così, se non imposti delle coordinate culturali, esperienziali, valide per i bambini, per loro rimane un oggetto estraneo, che non possono capire. Quindi, in prospettiva, questi non possono diventare dei difensori anche dei nostri beni culturali, cosa che è fondamentale per le giovani generazioni. Però ci sono tanti buoni esempi di laboratori, di biblioteche, ma anche di musei che trattano anche manoscritti, dove gli archivisti fanno tantissime di queste esperienze. Parlo di laboratori in cui, ad esempio, si analizza l'oggetto manoscritto – com’è fatto, com’è fabbricato, come funziona – ed è possibile toccarlo, anche fisicamente.
  Altro tema molto interessante – vi ho portato un po’ di materiale – è quello di esperienze come questa dell'OPLA (Oasi per libri artistici), la biblioteca civica di Merano, dove si ha una raccolta di libri d'artista per bambini. Nelle nostre biblioteche – è una specializzazione un po’ rara – esistono delle belle raccolte di libri d'artista: libri realizzati fisicamente da artisti che sono pezzi unici, anche molto belli. Una raccolta molto importante esiste anche nella mia città, Modena. A Merano si sono inventati una raccolta di libri d'artista per bambini, collegata con dei laboratori, i cui risultati, come potrete vedere sul sito, sono eccezionali. L'arte sviluppa l'arte in un modo incredibile. Sapete che i bambini sono molto propensi a inventare, a essere creativi. Vi è uno Pag. 7spazio che avvicina anche all'oggetto, all'arte, in un mondo fatto di prodotti industriali, una cosa che, anche per loro, è fondamentale. Quindi, la diffusione delle buone pratiche potrebbe essere un aiuto. Potrebbe anche aiutarci un concorso per buone pratiche nelle biblioteche, così come la pubblicazione dei risultati di un questionario, che stiamo facendo insieme agli archivisti e agli operatori dei musei (quindi con ANAI e ICOM), sui settori didattici di musei, archivi e biblioteche. Poiché si sta finendo di raccogliere i dati del questionario, sarebbe interessante un confronto, un convegno, ovvero un seminario su questi temi: probabilmente, salterà fuori che facciamo molto di più di quello che noi stessi sappiamo, che è uno dei nostri difetti.
  Sono stata delegata dal Centro salute bambino – dal dottor Tamburini – a dire qualcosa più in generale sulla loro attività. Noi siamo partner fondatori di «Nati per leggere», progetto nato quindici anni fa ad Assisi; partner fondatori sono l'Associazione italiana biblioteche, l'Associazione culturale pediatri e il Cento salute bambino.
  Nel dossier trovate una lettera appello, perché il progetto «Nati per leggere» vive un grave momento di crisi economica, nel senso che non sappiamo più come fare a portarlo avanti. La lettera-appello è stata trasmessa da poco alle «autorità» competenti.
  In quel caso, è una grande alleanza tra genitori, lettori volontari, pediatri, bibliotecari, editori anche di libri per ragazzi, laddove si cerca di far passare la prassi di leggere e di leggere in famiglia. Adesso ci stiamo inventando – ci sono degli stimoli a livello internazionale – di portare «Nati per leggere» ad essere un'abitudine per far leggere i genitori, cioè l'inverso, ovvero usare il libro di «Nati per leggere» come un aggancio; tutte le statistiche dicono che nelle famiglie dove ci sono dei libri, si legge un po’ di più, mentre laddove i libri non ci sono, si fa molta fatica.
  Se, poi, dove non ci sono i libri non ci sono neanche le biblioteche, non ci sono le librerie, non possiamo pretendere che la gente legga: mi sembra veramente pretendere la luna. «Nati per la musica» è un altro progetto molto interessante, una costola di «Nati per leggere». Anche questa è un'esperienza molto interessante, che somiglia un po’ alla storia dei libri d'artista: la musica, per farla capire, la devi usare. I bambini hanno un modo di imparare tutto particolare e anche la musica, come sapete, è molto trascurata, anche nei nostri curricula scolastici, mentre è un mezzo di espressione di identità fondamentale.
  Ci sono esempi virtuosi e sono molti di più di quelli che vi cito. Ci sono, per esempio, biblioteche per ragazzi come la biblioteca «De Amicis» di Genova, il Castello di Carpi, la «Magna Capitana» di Foggia (quest'ultima, attenzione, biblioteca provinciale a rischio di chiusura). Ci sono una miriade di strutture che sono veramente esemplari.
  Tenete conto che i bibliotecari per ragazzi sono particolarmente concentrati e convinti della loro attività, tanto che nelle amministrazioni, pur nei tagli sugli acquisti, gli unici acquisti che reggono un po’ nel pacchetto di libri che ti lasciano comprare in un anno sono proprio quelli per ragazzi. Ciò avviene un po’ perché i bibliotecari per ragazzi non si arrendono – sono dei lottatori formidabili – e un po’ perché sono convinti anche loro che è importante salvare almeno quello. Questo però significa che siamo messi piuttosto male. Vi ringrazio; se avete domande da porre sono a vostra disposizione.

  PRESIDENTE. Do la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  GIUSEPPE ROMANINI. Ringrazio la dottoressa Manenti per il quadro che ha disegnato e anche per i documenti che ci ha lasciato, con tutti i riferimenti, i link, gli esempi di buone pratiche e via dicendo.
  Vengo anche io da una provincia emiliana, quindi siamo conterranei. Eravamo abituati ad avere nelle province uno snodo importante dei sistemi bibliotecari, posto il sistema bibliotecario si appoggiava su queste Pag. 8per tutta la parte di SEBINA, delle infrastrutturazioni informatiche e così via (ma anche per organizzare servizi di prestito interbibliotecario), rendendo, quindi, il sistema tale da fare sì che anche le più piccole biblioteche di montagna potessero fruire di un patrimonio vastissimo.
  Avendo vissuto una parte finale di quell'esperienza, chiedo se su questo state registrando una riorganizzazione del sistema su base regionale che riesca a reggere, anche se faccio fatica a pensare che sistemi provinciali, che hanno raggiunto un certo livello almeno in alcune zone d'Italia, possano essere semplicemente replicati a livello regionale. Come lei diceva, infatti, più che di eventi c’è bisogno di permanenza, ossia prendersi cura di questo patrimonio straordinario ed essere presenti all'interno delle comunità con un ruolo riconosciuto e stabile.
  Quando ha fatto cenno alle ribellioni – solo per aggiungere una curiosità, anche se forse andiamo un po’ fuori dal seminato – e alla chiusura di alcune biblioteche, mi è venuto in mente l'esempio della Biblioteca palatina di Parma, anche se riguarda più i beni culturali. Sulla fruizione dei beni culturali con patrimoni straordinari è utile sentire un parere dei bibliotecari sull'ultima riforma e sulla riorganizzazione del sistema, che ha fatto perdere un po’ di autonomia a importanti biblioteche comunali decentrate, che erano già parte del patrimonio del Ministero dei beni culturali. Grazie.

  ENRICA MANENTI, presidente dell'Associazione italiana delle biblioteche-AIB. Per quanto riguarda le province, noi siamo assolutamente convinti che la gestione delle biblioteche comunali e di pubblica lettura sia una funzione comunale, ovvero, quando il comune non ce la fa, dell'Unione dei comuni.
  Non c’è bisogno, inoltre, di avere un bibliotecario – lo dico contro il mio interesse – in ogni piccola biblioteca; è importante, invece, che in ogni paesino ci sia una raccolta di libri governata da un bibliotecario – questi può anche stare due giorni in un paese e uno in un altro – e che ci sia la capillarità del servizio; se il servizio è in rete, si va positivamente in quell'ambiente di cui lei prima ha parlato. La Rete, infatti, non è un insieme di cavi e i sistemi bibliotecari non sono solo una rete informatica ma, piuttosto, una comunanza di esperienze, di competenze, di lavoro volontario e di ottimizzazione. Noi abbiamo già fatto spending review nei sistemi bibliotecari, da tempo, da quando a catalogare i libri è una sola persona in Italia ed è quanto stiamo ancora facendo.
  Siamo convinti, appunto, che i servizi bibliotecari locali debbano essere compito dei comuni e così deve essere. Il problema è, come ben sapete, che la cultura non è una spesa obbligatoria per i comuni e rimane, quindi, fuori dal discorso. Le regioni hanno invece il compito non solo di legiferare, ma anche di governare, ottimizzare e sostenere.
  Andando a vedere cosa sta succedendo con la soppressione delle province, devo dire che il ragionamento è stato assolutamente maldestro, poiché non ci si può accorgere dopo mesi che esistono biblioteche e sistemi provinciali. Senza essere troppo polemica – anche se penso che se ne fossero già accorti – è incredibile, infatti, il tempo impiegato anche solo per cominciare a ragionare sul problema. D'altronde noi avevamo scritto in luglio scorso alle autorità competenti, facendo presente che i casi erano articolati e le soluzioni potevano solo esserlo altrettanto: l'unico che ci ha risposto è stato Fassino; di tutti gli altri, Ministri e via dicendo, non ci ha risposto nessuno, anche se abbiamo messo a disposizione dati e informazioni, che peraltro non avevano, al pari della nostra competenza, che ha il vantaggio di essere indipendente, perché noi siamo l'associazione di tutti, senza un interesse partigiano per una data biblioteca, una zona o un comparto rispetto ad altri.
  Le regioni dovrebbero, appunto, continuare a sostenere, mentre il ruolo principale lo dovrebbero avere i comuni. Il problema è che al sud, intanto le unioni dei comuni non esistono, ma poi le biblioteche provinciali, che hanno avuto funzione sostitutiva delle biblioteche comunali, Pag. 9hanno un bacino di abitanti serviti troppo importante e sono diventate troppo ingombranti per affidarle al comune direttamente. Ci sarebbe, piuttosto, bisogno di un sostegno regionale – o anche dello Stato – più consistente. I sistemi bibliotecari del Centro-Nord, cui lei faceva riferimento, funzionano bene ma sono spesso su base provinciale, per cui non so che fine faranno. Anche questi sistemi bibliotecari, comunque, servono potenzialmente 39 milioni di cittadini: funzionano bene, costano il giusto, quindi non riesco a capire perché stiamo correndo il rischio che salti tutto.
  Alcuni di questi sistemi, contro le norme internazionali, stanno già organizzandosi per far pagare ai cittadini una tessera, sebbene i servizi di base dovrebbero essere gratuiti, come descritto dai documenti che abbiamo prodotto: lo fanno, evidentemente, per cercare di sopravvivere. Ciò che funziona in Italia ed ha un'efficacia misurabile – va misurata – andrebbe salvaguardato, soprattutto in una situazione di crisi e di difficoltà. Per esempio, negli Stati Uniti, quando si sono trovati nel pieno della crisi, sono ripresi i prestiti nelle biblioteche, in quanto unica possibilità. Per quanto riguarda il problema delle province, da quello che a noi risulta, ci sono tante soluzioni abbozzate, ma nessuna è definitiva: o c’è la decisione ma non ci sono i fondi, oppure non c’è ancora la decisione e tanto meno ci sono i fondi.
  Volevo aggiungere, a proposito della riforma, che alla Biblioteca palatina, biblioteca statale, ci sono state delle proteste, tuttavia io facevo riferimento a quelle di questi giorni nella Biblioteca di Trani, biblioteca comunale, dove l'altra sera c’è stata un'assemblea di circa trecento cittadini inferociti, i quali vogliono che questa continui a funzionare. In quel caso, però, siamo in una situazione particolare e in presenza di un commissario. La Biblioteca palatina, poi, è una di quelle declassate. Noi non siamo stati per niente contenti di questa mossa, che secondo me è stata fatta in modo superficiale per recuperare posti da dirigente per i musei, quindi, è fatta veramente con l'accetta, come del resto avevamo già detto, scritto e fatto presente nel confronto con il professor Casini.
  Dal momento che la riforma esiste, secondo noi l'importante è farla funzionare – insieme ai mussali, come li chiamo io, e agli archivisti – secondo il senso che aveva, se l'abbiamo capito bene. D'altronde, non è pensabile che adesso tutte le biblioteche debbano fare riferimento al museo solo perché la galleria è diventata di serie A; si cercherà, invece, di lavorare sul territorio nel modo più sinergico e più intelligente possibile, al di là delle qualifiche dei dirigenti. Questo è anche quanto stiamo cercando di presentare al Ministro, ossia una concretizzazione della riforma nei territori: il rischio è quello di un appiattimento verso il basso, soprattutto laddove non ci sono soldi; ecco perché abbiamo fatto un documento MAB – siamo in attesa di incontrare il Ministro su questo – e soprattutto uno sforzo a stare insieme con il personale dei musei. Se gli archivisti e i bibliotecari sono stati penalizzati, il personale dei musei, tutto sommato, è stato premiato. Come categoria abbiamo inoltre cercato noi di trovare delle idee comuni, cosa secondo me utile. Non serve farsi la guerra tra operatori dei beni culturali, quanto piuttosto cercare di trovare insieme le soluzioni. Questo è quanto è emerso e siamo ancora in attesa di avere un incontro.

  DONELLA MATTESINI. Ringrazio la dottoressa Manenti, che ci ha offerto uno spaccato assolutamente importante e ha consegnato anche una bella responsabilità a noi legislatori. Visto che avete diversi dati, mi interessava capire qual è l'età media e quali sono comunque le fasce d'età di chi accede alle biblioteche, non quelle scolastiche ma quelle comunali.
  In secondo luogo, lei ci ha parlato di un numero di circa 13.000 tra biblioteche degli enti locali e scolastiche: quante di queste, orientativamente, sono state capaci nel tempo di fare rete ?
  Spesso, nel senso comune, la biblioteca è vista come un luogo statico: è lì, un po’ come il medico di base il quale aspettava Pag. 10che il paziente andasse da lui per denunciare la malattia. La biblioteca è vista, nel senso comune, come il luogo nel quale non c’è – o è poco – movimento da dentro verso fuori.
  Le domando questo perché, in molti comuni toscani, l'esperienza concordata tra le biblioteche comunali, le scuole – ma anche con l'ente locale – è quella di portare fuori. Cito, ad esempio, i bibliobus. Queste esperienze hanno veramente cambiato tanto, nel senso che si è rotto questo schema dell'aspettare e si è apportata una nuova curiosità. Ricordo che anche nella mia città arrivava, ogni quindici giorni, il bibliobus: si fermava nella piazza e intorno ad esso si organizzavano giochi.
  Questo ha cambiato veramente tanto, almeno in quel gruppo di persone che si sono affezionati a queste esperienze e sono diventate anche elemento di ulteriore stimolo. La mia domanda è se in questa vostra rete fate questo tipo di riflessione, perché voi, più di altri, forse, siete anche in grado di dare suggerimenti. Le risorse sono un punto importante, ma dipende anche da come si utilizzano.

  ENRICA MANENTI, presidente dell'Associazione italiana biblioteche-AIB. Le biblioteche sono poco note dal punto di vista statistico. Ci diceva il dottor Arosio – ISTAT – che per l'anno prossimo l'ISTAT ha idea di mettere in campo un'indagine statistica – così come si è fatto sui musei – sulle biblioteche. Abbiamo già detto che ci siamo anche noi, perché è una cosa vitale.
  In realtà, spesso i pochi dati che si hanno derivano dall'indagine del CEPELL, che facciamo noi, per il Cento per il libro, tra l'altro sulle biblioteche pubbliche (ci stiamo lavorando e oggi pomeriggio abbiamo un incontro per la nuova edizione), oppure sono comunque dati ricavati, proprio perché l'ISTAT, che alla fine è l'interlocutore principale, ancora non ha affrontato questo problema.
  Noi abbiamo anche una rivista scientifica al nostro interno. Adesso abbiamo parlato di queste cose, che apparentemente sono secondarie, ma ci sono numerosi articoli on line che affrontano questi problemi. Abbiamo al nostro interno delle commissioni di colleghi – tutti volontari ovviamente – che lavorano per l'Associazione, fanno incontri scientifici, pubblicazioni, iniziative. In particolare, una Commissione biblioteche pubbliche si occupa di pubblica lettura e una Commissione biblioteche e servizi per ragazzi. Si tratta di Commissioni molto produttive, che hanno fatto iniziative anche sulla censura – altro problema che sta emergendo – nei libri per ragazzi. Abbiamo fatto un'iniziativa alla Fiera del libro di Bologna e adesso la replicheremo al Salone del libro di Torino. La censura, in realtà, c’è ancora, più o meno direttamente, anche nel nostro mondo; non è più quella antica ma, in realtà, esiste. Questa è una cosa che noi riteniamo molto grave e ci stiamo lavorando parecchio, proprio per dare possibilità ai bambini di crescere e di farsi le loro idee, indipendentemente dalle informazioni o dalle ideologie propinate.
  I bibliotecari non sono educatori: essi danno gli strumenti, quando sono bravi e se riescono, ma non influenzano, ovviamente, né pensieri né prassi.
  Sulla rete, abbiamo fatto un'indagine sui sistemi che cercheremo di completare, perché spesso quelli che funzionano peggio non rispondono ai questionari. Secondo me, delle biblioteche funzionanti comunali, tre quarti sono in rete. Anche al Sud, dove non c’è un sistema così articolato, importante, consolidato, come diceva il dottor Romanini, in realtà queste biblioteche provinciali, ovvero le grosse biblioteche regionali, hanno creato delle reti perché sono diventati, ad esempio, poli del servizio bibliotecario nazionale. Quindi, hanno creato delle reti più o meno vaste, anche di decine e decine di biblioteche.
  In realtà, c’è una buona copertura e la formula è quella: non ha senso che le biblioteche scolastiche facciano la loro rete – questo è un errore che è stato fatto in passato, secondo noi – e le biblioteche comunali la loro. Ci sono già i sistemi bibliotecari territoriali, come quelli dell'Emilia ma non solo. Nel mio sistema Pag. 11bibliotecario territoriale c'era la biblioteca statale, c'erano le biblioteche dell'università, tutte le biblioteche comunali, l'Istituto storico della Resistenza; c'era anche la Curia, con la sua biblioteca. Noi avevamo già fatto il sistema territoriale; c'era la mia biblioteca di fondazione privata: è così che bisogna fare.
  Secondo me, dunque, c’è una buona copertura, però, ovviamente, dovrei approfondire questi dati, anche con le nostre indagini. Tuttavia, come vi dicevo, non abbiamo la forza coercitiva dell'ISTAT, quindi facciamo più fatica a farci risponde. In tal senso, posso farvi avere un'indagine CEPELL segnalata nel documento che vi ho mandato.
  Quanto alla percentuale della frequenza, le biblioteche italiane – anche in questo caso i dati sono sporadici – qualche anno fa erano in realtà utilizzate poco: il 21 per cento rispetto a tutta la popolazione. I bambini, sempre per via di «Nati per leggere» e simili (non c’è solo «Nati per leggere», i bibliotecari lavorano tantissimo), sono in proporzione dei buoni frequentatori della biblioteca, naturalmente dove c’è la sezione bambini e ragazzi.
  I dati sono un po’ difficili da reperire perché spesso sono le mamme che prendono in prestito il libro, cioè lo scrivono nel loro prestito. Dovremmo educare i bibliotecari a insistere per avere il bambino soggetto di prestito. Comunque, siamo ancora lontani da percentuali soddisfacenti, ma forse proprio per quello che diceva lei stessa: la biblioteca è stata a lungo dentro le sue mura, ma deve andare fuori. Gli utenti vanno cercati fuori. Effettivamente ci sono difficoltà a raggiungere la biblioteca; a volte le persone hanno paura di non essere addirittura all'altezza, nonostante le biblioteche comunali adesso non mettano alcuna soggezione: le biblioteche devono uscire.
  La difficoltà è che anche questa è un'attività che si somma a quelle ordinarie, con problemi di carenze, soprattutto di personale qualificato. Sulla promozione della biblioteca fuori di sé, i volontari, che noi non vediamo con favore in sostituzione dei professionisti, possono tuttavia dare un grosso aiuto, perché i volontari sono dei ponti nei confronti della società, delle altre categorie della città: loro sono veramente molto potenti. Stiamo mettendo a punto un pacchetto di corsi per bibliotecari e per i volontari in biblioteca e vorremmo fare una carta specifica del volontario in biblioteca.
  Abbiamo ancora della strada da fare. La mia preoccupazione, come vi dicevo prima, è che in realtà arretriamo. In Toscana – lei viene dalla Toscana – ci sono delle biblioteche di grande successo. L'ultima, quella di enorme successo che conoscerete tutti, è la «San Giorgio» di Pistoia, una biblioteca in cui si fanno miriadi di attività, che ha una resa, in termini di successo, strabiliante. Si tratta di una biblioteca la cui sede nuova è stata fatta, insieme alla cittadinanza, da zero: è l'intera città che ha creduto nella biblioteca e adesso è la cosa più importante che c’è a Pistoia.

  PRESIDENTE. Ringrazio la dottoressa Manenti. Tra pochi minuti ricominciano i lavori alla Camera, quindi, ai sensi del Regolamento dobbiamo interrompere. Ci riserviamo, ovviamente, di invitarla nel momento in cui presenteremo il risultato di questa indagine conoscitiva, essendo lei sicuramente molto rappresentativa di questo ambito. Probabilmente realizzeremo un evento e le chiederemo di portare il suo contributo. Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 15.10.

Pag. 12

ALLEGATO 1

Documento presentato in occasione dell'Audizione presso la Commissione Parlamentare Infanzia e adolescenza – Roma, 28 aprile 2015

Biblioteche e Diritti dell'infanzia e dell'adolescenza

A. Premessa

  L'Associazione Italiana Biblioteche, iscritta nell'elenco delle associazioni rappresentative a livello nazionale delle professioni non regolamentate (articolo 26 D.Lgs. n. 206/2007) presso il Ministero della Giustizia (decreto ministeriale del 07/01/2013) svolge il ruolo di rappresentanza professionale in ogni ambito culturale, scientifico, tecnico, giuridico e legislativo, per tutto quanto può concernere l'esercizio della professione bibliotecaria e l'organizzazione dei servizi bibliotecari e di documentazione. Ha tra i suoi scopi statutari quello di «contribuire in ogni sede agli orientamenti ed alle scelte di politica bibliotecaria e in materia di proprietà intellettuale e accesso all'informazione; promuovere l'organizzazione e lo sviluppo in Italia delle biblioteche e di un servizio bibliotecario che tenga in considerazione le esigenze dei cittadini».
  In tale quadro l'AIB contribuisce a rendere effettivi i diritti indicati nell'articolo 27 della Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dalla adolescenza.

B. Diritti dell'infanzia e adolescenza e biblioteche

  Il diritto alla fruizione dei beni culturali nelle biblioteche si coniuga con il diritto all'informazione, alla formazione e allo sviluppo individuale e collettivo dei giovani cittadini.
  Le biblioteche comunali e le biblioteche scolastiche sono punti di riferimento per il raggiungimento di questi obiettivi, come le biblioteche storiche e di conservazione. La fruizione della cultura per i più giovani deve essere facilitata non solo dalla disponibilità in tutto il territorio di biblioteche e bibliotecari competenti, ma da appositi progetti e servizi che rendano efficace l'approccio critico alle informazioni contenute in libri, riviste e multimedia, così come nel web. Inoltre non devono mancare attività specifiche per libri e manoscritti storici che è problematico mettere a disposizione direttamente senza mediazione, non solo per motivi di conservazione di questi oggetti, ma soprattutto per la necessità di contestualizzare e aiutare la comprensione degli stessi. In questo importante impegno le biblioteche italiane hanno trovato alleanze con altri soggetti: insegnanti, pediatri, esperti di ricerca scientifica, operatori di musei, archivi e di altre articolazioni del welfare. Nonostante ciò i bibliotecari riscontrano crescenti difficoltà Pag. 13a mantenere i servizi già attivati, che danno risultati di sicuro successo, senza contare la necessità di sviluppo e diffusione. Oltre ai tagli feroci nel settore biblioteche effettuati a tutti i livelli, che negli ultimi anni hanno raggiunto percentuali del 30% e, in alcuni casi, fino al 50%, dobbiamo anche riscontrare come l'assenza di biblioteche comunali in consistenti parti del territorio nazionale renda praticamente impossibile il raggiungimento dell'obiettivo principale: fornire a tutti i cittadini adeguate e pari opportunità.

C. La lettura dei più giovani, le sezioni bambini, ragazzi e giovani adulti nelle biblioteche comunali e l'attività delle biblioteche scolastiche

  Sono noti a tutti i dati relativi alla scarsa abitudine di lettura degli italiani. I dati 2013-2014 http://www.istat.it/it/archivio/145294 indicano che siamo di fronte ad un regresso rispetto agli anni precedenti, già di per se sconfortanti. Nel 2014 rispetto all'anno precedente la percentuale di «lettori» dai 6 anni in su (= lettori che leggono anche solo un libro all'anno per motivi non solo strettamente professionali o scolastici) passa dal 43 per cento al 41,4 per cento. Per le fasce di età che interessano la Commissione, seppure la fascia 11- 14 anni risulta essere quella in cui si legge di più anche rispetto agli adulti (53,5 per cento), tutta la lettura giovanile è calata sensibilmente negli ultimi anni: nell'ultimo quadriennio registriamo un calo del 12 per cento per la fascia 11-14, e dell'8 per cento per la fascia 15-17.
  Riguardo al ruolo che possono svolgere le biblioteche pubbliche in particolare – ricordiamo che solo quelle di ente locale in Italia sono 6.890 – è possibile consultare l’Indagine statistica sulle biblioteche di pubblica lettura, condotta da AIB per conto del Centro per il Libro e la Lettura (dati 2013 – link a partire dall'home page del sito http://www.cepell.it/) da cui risulta che gran parte delle biblioteche dispongono di spazi appositi per bambini e ragazzi, perlopiù all'interno delle biblioteche, mentre in alcuni casi esistono sedi e strutture dedicate in via esclusiva a bambini e ragazzi. Per questa tipologia di utenti vengono riservati, in genere, postazioni per la lettura, la consultazione e per la connessione a internet. Nonostante i tagli al budget destinato agli acquisti di libri e altri materiali che hanno colpito le biblioteche, particolare attenzione viene posta nella dotazione di libri e altri media per bambini e ragazzi: il 58,7% delle biblioteche che hanno risposto all'indagine hanno una dotazione per bambini e/o ragazzi maggiore del 25% della dotazione complessiva di materiali. Nel 2013 quasi la metà delle biblioteche rispondenti ha acquistato tra 25 e 50 volumi per ragazzi su 100 acquisti effettuati.
  L'AIB, oltre ad organizzare frequentemente corsi di aggiornamento professionale e seminari dedicati ai bibliotecari per bambini e ragazzi (cfr. Bibliografia/sitografia), ha aggiornato il proprio codice deontologico «http://www.aib.it/chi-siamo/statuto-e-regolamenti/codice-deontologico/» ed ha provveduto a tradurre in italiano e a diffondere i seguenti documenti IFLA (International Federation of Libraries Association) – «www.ifla.org»:Pag. 14
   Linee guida per i servizi per giovani adulti nelle biblioteche pubbliche «http://www.ifla.org/files/assets/libraries-for-children-and-ya/publications/ya-guidelines2-it.pdf»;
   Linee guida per i servizi bibliotecari per ragazzi «http://archive.ifla.org/VII/s10/pubs/ChildrensGuidelines-it.pdf» Linee guida per i servizi bibliotecari ai bebé e ai piccolissimi entro 3 anni «http://www.aib.it/aib/editoria/2008/pub187.htm»

  Una recente indagine dell'AIE – Associazione italiana editori (http://www.libreriamo.it/a/3869/biblioteche-scolastiche-italiane-laie-denuncia-i-deficit-strutturali-in-un-ebook.aspx) rileva che oggi la biblioteca scolastica, quando anche è presente, non è soltanto afflitta da patrimoni librari assolutamente insufficienti – 4,7 libri per studente; 0,1 libri «nuovi» comprati nell'anno sempre per studente – ma anche da gravissimi deficit strutturali nell'erogazione del servizio: superficie disponibile, posti di consultazione, orari di apertura, addetti, professionalità, ecc.
  Ma c’è di più. Oltre a essere un indispensabile strumento di promozione della lettura (nonostante le risorse a disposizione fanno registrare una spesa media per studente pari a 1,56 euro/anno !) la biblioteca scolastica è «anche» una biblioteca specializzata, che ha bisogno di professionalità specifiche. Attualmente è il 24 per cento tra insegnanti e genitori a prestare il proprio lavoro e il proprio tempo «volontariamente», contro il 2,5 per cento di bibliotecari professionisti e il 51,3 per cento di personale docente «nelle ore a disposizione». L'Italia è l'unico paese in Europa a non prevedere la figura del bibliotecario nell'ordinamento scolastico. Recentemente numerosi ex-insegnanti, risultati non idonei all'insegnamento, sono stati formati come bibliotecari, ma in moltissimi casi sono stati assegnati allo svolgimento di funzioni amministrative.

C.1 Proposte

  In generale, segnaliamo le proposte formulate dall'AIB negli ultimi anni: «Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane» http://www.aib.it/aib/cen/iniz/AIB–bibpubbliche–201109.pdf «Le proposte dell'AIB per rilanciare le biblioteche scolastiche italiane» http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36263-rilanciare-le-biblioteche-scolastiche-italiane/.
  Nello specifico, l'AIB propone:
   sostegno alle biblioteche di ente locale che presentano servizi per bambini, ragazzi e giovani adulti;
   sostegno ai progetti Nati per Leggere «http://www.natiperleggere.it/», Crescere leggendo «http://crescereleggendo.it/», In Vitro «http://www.progettoinvitro.it/» e ad altri validi programmi di promozione della lettura;
   sostegno alla cooperazione tra le biblioteche di ente locale e quelle scolastiche;Pag. 15
   sostegno alle iniziative per la disabilità e per la multiculturalità;
sostegno alle biblioteche scolastiche, anche tramite l'individuazione e l'adozione della figura del bibliotecario scolastico;
   collaborazione con AIB per la formazione e l'aggiornamento continuo dei bibliotecari per bambini, ragazzi e giovani adulti; in generale, per la formazione della figura del promotore della lettura;
diffusione e sostegno delle buone pratiche di formazione per alunni e studenti all'uso delle biblioteche, delle risorse analogiche e digitali, corsi per l'alfabetizzazione informatica e informativa, proposte dalla nostra associazione e riprese anche dall'Agenzia per l'Italia Digitale «http://www.agid.gov.it/sites/default/files/presentazioni/workshop–6-2-2014–aib-competenzedigitaliinformative.pdf» acquisto e diffusione gratuita della bibliografia «Nati per leggere» nelle aree del paese ove il progetto non è ancora attivo;
   in merito agli aspetti normativi, proponiamo di riprendere e ridiscutere alcune proposte di legge:
   1. Atto Camera n. 1504 – Proposta di legge Giancarlo Giordano ed altri recante Disposizioni per la diffusione del libro su qualsiasi supporto e per la promozione della lettura, tenuto conto delle Osservazioni AIB «http://www.aib.it/wp-content/uploads/2014/05/AIB-audizione–20140403.pdf»
   2. Atto Camera n. 2267 – Sandra Zampa ed altri Norme per la promozione della lettura nell'infanzia e nell'adolescenza e istituzione della Giornata nazionale della promozione della lettura e della Settimana nazionale del libro nelle scuole «http://www.camera.it/–dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0024900.pdf» e di finanziare adeguatamente queste norme nonché i programmi del Piano nazionale di promozione della lettura (decreto ministeriale 23/10/2013 e decreto ministeriale 8/08/2014), dando priorità agli interventi strutturali rispetto agli eventi di promozione.

D. L'educazione ai beni culturali librari effettuata dalle biblioteche: buone pratiche

  Le biblioteche italiane sono ricche di libri antichi, manoscritti, documenti che contribuiscono a costituire un patrimonio, quello dei beni culturali italiani, unico al mondo. Ci muoviamo nell'ambito della Raccomandazione del Consiglio d'Europa relativa alla pedagogie du patrimonie approvata il 17 marzo 1998, in cui si chiarisce il concetto di pedagogia del patrimonio fondata sull'integrazione di metodi di insegnamento, sul dispiegamento di diverse discipline e sulla collaborazione tra cultura e formazione.
  Avvicinare i giovani e i giovanissimi al patrimonio culturale storico è fondamentale sia per diffonderne nelle giovani generazioni il rispetto e la tutela, sia per dare consistenza alla propria identità culturale, facilitando contestualmente lo scambio con altre culture.
  In Italia esistono notevoli iniziative in questo campo, come i laboratori, i percorsi e le aule didattiche presenti in numerosi musei, la ricca Pag. 16offerta di itinerari didattici, visite guidate e laboratori organizzata dagli archivi. Le biblioteche non sono da meno e si annoverano numerosi esempi di buone pratiche, basate non tanto sulla trasmissione di informazioni, quanto sull'esperienza laboratoriale.

  Elenchiamo alcuni esempi di buone pratiche:
   1. Biblioteca Malatestiana – Cesena «http://artemisiacesena.it/didattica/codice-signore-esplorazione-e-cesena-rinascimentale/»;
   2. Biblioteca comunale «R. Fucini» – Empoli «http://www.comune.empoli.fi.it/biblioteca/fondi/antico/giochi–5.htm»;
   3. Biblioteca comunale «Berio» – Genova «http://www2.comune.genova.it/servlets/resources ?contentId=523236&resource Name=allegato&border=false»;
   4. Biblioteca nazionale Marciana – Venezia «http://marciana.venezia.sbn.it/la-biblioteca/chi-siamo/come-contattarci/ufficio-storico-didattico»;
   5. Museo Diocesano Trentino – Trento «http://www.museodiocesanotridentino.it/Mediacenter/FE/CategoriaMedia.aspx ?idc= 77&explicit=SI»;
   6. Laboratorio di archeologia libraria di Villa Adriana – Tivoli «http://www.fannius.it/villa-adriana/adriano-libri-e-biblioteche/» e «http://www.fannius.it/uncategorized/giornata-mondiale-del-libro/»;

  L'AIB in questo campo collabora con ANAI (Associazione nazionale Archivistica italiana) e ICOM Italia (International Council of Museums) nell'ambito del coordinamento MAB (Musei, archivi e biblioteche), realizzando iniziative comuni come il seminario La didattica nei musei, archivi, biblioteche (Trieste, 2014) «http://www.aib.it/struttura/sezioni/friuli-venezia-giulia/2014/46031-didattica-musei-archivi-biblioteche/» e la recente promozione di un censimento delle attività didattiche condotta nell'ambito di musei, archivi e biblioteche «http://www.mab-italia.org/index.php/comitati/friuli/item/150-didattica-mab».

  Una esperienza rilevante a livello nazionale è l'attività di ÒPLA, fondo speciale della Biblioteca Civica di Merano che ricerca, raccoglie e cataloga i libri realizzati dagli artisti per i bambini. «http://www.opla.comune.merano.bz.it/pagine/home.php».

D.1 Proposte per la diffusione delle buone pratiche

  sostegno alla diffusione delle buone pratiche tramite un concorso per i migliori progetti attuati dalle biblioteche;
  sostegno a progetti – pilota per la realizzazione di mostre itineranti e per la partecipazione a fiere del libro e festival culturali;
  
pubblicazione degli esiti del censimento condotto da MAB e realizzazione di un convegno nazionale sul tema.

Pag. 17

E. Bibliografia / Sitografia

E.1 – Documenti ufficiali AIB

  Le proposte dell'AIB per rilanciare le biblioteche scolastiche italiane, 2013 http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36263-rilanciare-le-biblioteche-scolastiche-italiane/;
  Linee guida per i servizi per giovani adulti nelle biblioteche pubbliche (traduzione documento IFLA) http://www.ifla.org/files/assets/libraries-for-children-and-ya/publications/ya-guidelines2-it.pdf;
  Linee guida per i servizi bibliotecari per ragazzi
(traduzione documento IFLA) http://archive.ifla.org/VII/s10/pubs/ChildrensGuidelines-it.pdf;
  Linee guida per i servizi bibliotecari ai bebè e ai piccolissimi entro 3 anni (traduzione documento IFLA) http://www.aib.it/aib/editoria/2008/pub187.htm.;

E.2 – Esempi di formazione specifica per bibliotecari per ragazzi AIB

  http://www.aib.it/struttura/sezioni/friuli-venezia-giulia/2015/47552-biblioteca-per-tutti/;
  http://www.aib.it/struttura/sezioni/sardegna/sar-form/2014/43495-narrativa-in-biblioteca-per-adulti-ragazzi-corso-aggiornamento/http://www.aib.it/attivita/2015/47739-letteratura-per-ragazzi/ http://www.aib.it/struttura/sezioni/sicilia/2013/33049-ragazzi/;

  http://www.aib.it/attivita/2012/25493-digital-readers-3-le-letterature-per-bambini-e-ragazzi-ai-tempi-del-web-2-0/;

E.3 – Attività recente della Commissione Biblioteche e servizi per ragazzi dell'AIB

  http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/cnbr/;
  http://www.aib.it/struttura/sezioni/2015/47779-fiera-del-libro-per-ragazzi-2015/;

E.4 – Esempi di Sezioni per bambini/ragazzi e biblioteche specializzate

  Biblioteca De Amicis – Genova «http://www.bibliotechedigenova.it/content/biblioteca-de-amicis»;
  Biblioteca Sala Borsa – Bologna «http://www.bibliotechebologna.it/luoghi/62013/id/55180»;
  Biblioteca provinciale La Magna Capitana – Foggia «http://www.bibliotecaprovinciale.foggia.it/biblioteca/settoreragazzi/bibliotecaragazzi.htm»;
  Biblioteca provinciale dei ragazzi – Cagliari «http://www.provincia.cagliari.it/ProvinciaCa/it/bibliotecaprovincialeragazzi2.page»;
  Biblioteca civica Tartarotti – Rovereto «http://www.bibliotecacivica.rovereto.tn.it/Eventi-e-attivita/Didattica/Proposte-per-le-scuole»;
  Biblioteca castello dei ragazzi – Carpi «http://www.castellodeiragazzi.carpidiem.it/»;

Pag. 18

E.5 – Bibliografia essenziale

  Simona Inserra, Manoscritti e libri antichi per bambini e giovani adulti. Riflessioni, disamina di progetti e sperimentazioni didattiche, in AIB Studi, vol.52, n.1 (2012) pp. 31-43 «http://aibstudi.aib.it/article/view/6286/5900»;
  Carmen Caro-Castro, Ana Belén Ríos Hilario, Críspulo Travieso Rodríguez, L'accesso tematico nelle biblioteche per ragazzi: vocabolario e strutture concettuali dei bambini, in AIB Studi, vol. 52, n. 1 (2012) pp.45 – 55 «http://aibstudi.aib.it/article/view/6289/5903»;
  Nati per leggere. Una guida per genitori e futuri lettori, Roma, AIB, 2015.

  Roma, 28 aprile 2015

  Prot. 114/2015

Pag. 19

ALLEGATO 2

Documento presentato dal Centro per la salute del bambino, CSB-Onlus

Nota per l'audizione presso la Commissione Infanzia della Camera, 27 aprile 2015.

  Come intuito da molti grandi esponenti della cultura, largamente sperimentato da migliaia di storie individuali e collettive, e più recentemente provato dalle neuroscienze, la piramide della cultura – intesa come competenza, interesse, attitudine e non certo solo come frequentazione sporadica di eventi – si costruisce da piccoli, dai primi anni di vita, facendo fruttare i semi precoci con una continuità di interventi lungo l'arco della vita e in particolare negli anni della scuola.
  Soprattutto da questo punto di vista, l'Italia non è mai stata all'altezza del suo ruolo nella storia della cultura europea, che viene mantenuto sufficientemente alto da singole personalità, per lo più emergenti da tradizioni familiari e di ristretti gruppi sociali, molto più che da istituzioni, politiche e pratiche diffuse.
  Altrove, ma non in Italia, è ricca l'offerta di iniziative e istituzioni dedicate alla formazione culturale – dalla lettura alla musica, all'arte – dei bambini e quindi delle famiglie e degli operatori che lavorano per l'infanzia. Particolarmente deprivate sono larghe parti del sud ma anche molte periferie delle grandi città.
  Eppure buoni esempi e iniziative e programmi anche di alta qualità, da cui prendere spunto e a cui portare supporto non mancano. Alcune Regioni, dal Piemonte alle Marche, e altre ancora, purtroppo quasi tutte collocate nel centro-nord, sia pure nelle note ristrettezze di bilancio, continuano a sostenere programmi dedicati a infanzia ed età scolare. Sono centinaia le iniziative per offrire una formazione musicale, peraltro continuamente alle prese con seri problemi finanziari. Alcuni musei, come il Guggenheim di Venezia, da anni offre un programma specificamente dedicato all'infanzia. Il programma Nati per Leggere, attivo dal 1999, e sostenuto da una inedita alleanza tra biblioteche e pediatri, con una presenza capillare in tutte le Regioni ha fatto miracoli, riconosciuti a livello europeo, per promuovere la pratica della lettura nelle famiglie e l'amore per i libri nei bambini. Anche in questo caso, praticamente senza sostegno pubblico a livello nazionale, e nell'impossibilità di garantire a tutti i bambini, come è loro diritto sancito anche in sede europea, la disponibilità di un adeguato numero di libri di qualità. Simile la realtà di Nati per la Musica, basato anch'esso su un'alleanza inedita tra Società Italiana Educazione Musicale e pediatri.
  Che fare ? Cosa proporre ?
  Innanzitutto occorre evitare di puntare su specifici eventi e iniziative spot (come troppo spesso accade di vedere) che non consentono di modificare nulla di strutturale e di sostanziale nelle Pag. 20istituzioni così come nelle pratiche di scuole e famiglie. Singole iniziative che abbiano scopo di diffusione e divulgazione possono avere senso solo se collocate nell'ambito di programmi e politiche che garantiscano continuità e le risorse per garantire gli strumenti minimi essenziali, come ad esempio i libri.
  Garantire questo con una legge quadro organica su cultura e bambini sarebbe l'opzione migliore, ma abbiamo bisogno, nelle more di un tale progetto che necessariamente richiede tempi medi se non lunghi, di concreti sostegni a chi già opera nel settore, sia istituzionalmente, come le biblioteche, i nidi e le scuole materne, sia attraverso associazioni professionali e della società civile, capaci di fornire assistenza tecnica, formazione, presenza sul territorio anche attivando il volontariato. Anche bandi nazionali finalizzati, sulla scorta di quanto fatto in molte regioni, potrebbero essere attivati e fondi assegnati sulla base di una valutazione indipendente.
  Giorgio Tamburlini
  Presidente, CSB – onlus, Trieste (associazione senza fine di lucro, cofondatrice di Nati per leggere e Nati per la Musica e promotrice dell'iniziativa Fin da Piccoli (www.csbonlus.org) mail: tamburlini@csbonlus.org.