XVII Legislatura

XI Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 12 di Giovedì 19 settembre 2013

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Rizzetto Walter , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULLE MISURE PER FRONTEGGIARE L'EMERGENZA OCCUPAZIONALE, CON PARTICOLARE RIGUARDO ALLA DISOCCUPAZIONE

Audizione di rappresentanti di R.ETE. Imprese Italia.
Rizzetto Walter , Presidente ... 3 
Malavasi Ivan , Presidente di R.ETE. Imprese Italia ... 3 
Rizzetto Walter , Presidente ... 5 
Fedriga Massimiliano (LNA)  ... 5 
Malavasi Ivan , Presidente di R.ETE. Imprese Italia e presidente di CNA ... 5 
Incerti Antonella (PD)  ... 6 
Malavasi Ivan , Presidente di R.ETE. Imprese Italia e presidente di CNA ... 6 
Rizzetto Walter , Presidente ... 7 
Malavasi Ivan , Presidente di R.ETE. Imprese Italia e presidente di CNA ... 7 
Rizzetto Walter , Presidente ... 8 

ALLEGATO: Documentazione presentata dai rappresentanti di R.ETE. Imprese Italia ... 9

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente: PdL;
Scelta Civica per l'Italia: SCpI;
Sinistra Ecologia Libertà: SEL;
Lega Nord e Autonomie: LNA;
Fratelli d'Italia: FdI;
Misto: Misto;
Misto-MAIE-Movimento Associativo italiani all'estero-Alleanza per l'Italia: Misto-MAIE-ApI;
Misto-Centro Democratico: Misto-CD;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI): Misto-PSI-PLI.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE WALTER RIZZETTO

  La seduta comincia alle 9.10.

  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati.

Audizione di rappresentanti di R.ETE. Imprese Italia.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle misure per fronteggiare l'emergenza occupazionale, con particolare riguardo alla disoccupazione giovanile, l'audizione di rappresentanti di R.ETE. Imprese Italia.
  Sono presenti il dottor Malavasi, presidente di R.E.T.E. Imprese Italia e presidente del CNA; il dottor Di Niola, responsabile dipartimento relazioni sindacali CNA; il dottor Capozzi, responsabile Ufficio relazioni istituzionali CNA; il dottor Martino, responsabile relazioni esterne CNA; il dottor Melfa, delegato ufficiale della presidenza Casartigiani; la dottoressa Polimeni, responsabile settore rapporti con il Parlamento Confartigianato Imprese; il dottor Perruzza, settore mercato del lavoro e formazione professionale Confartigianato Imprese; la dottoressa Laura Iodice, settore lavoro e relazioni sindacali e direzione centrale politiche del lavoro e welfare Confcommercio – Imprese per l'Italia.
  Avverto che i rappresentanti di R.ETE. Imprese Italia hanno consegnato una documentazione, di cui autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna (vedi allegato). Nel ringraziare ancora una volta i nostri ospiti per la presenza, mi scuso se questa è una seduta un po’ intima, che probabilmente meriterebbe una platea più ampia; ciò non è possibile a causa degli impegni e degli orari. Comunque, la Commissione lavoro è presente ed è più che felice di ascoltarvi.
  Do la parola al presidente Malavasi.

  IVAN MALAVASI, Presidente di R.ETE. Imprese Italia. e presidente di CNA. Presidente, buongiorno, grazie dell'opportunità che ci viene concessa.
  Come lei ricordava, è stato consegnato un documento, che può essere utilizzato ai fini che riterrete più utili, compreso quello della pubblicazione. Io ne leggerò una sintesi, anche se il documento non è lungo, un po’ più asciugata, che riprende fondamentalmente le nostre idee e avanza alcune proposte di merito.
  Ringrazio gli onorevoli per l'audizione odierna, che ci darà modo di esprimere la visione di R.ETE. Imprese Italia sulle misure per fronteggiare l'emergenza occupazionale, con particolare attenzione a quella giovanile.
  Va premesso che, sebbene siano stati registrati alcuni rallentamenti nell'avanzare della crisi economica, la tanto auspicata fase di ripresa appare ancora lungi dal dispiegarsi. La crisi continua ad Pag. 4attanagliare il quadro economico italiano, con pesanti risvolti sul piano occupazionale.
  Gli ultimi dati ISTAT sull'occupazione in Italia, pubblicati lo scorso 30 agosto e riferiti al luglio 2013, confermano l'analisi: oltre 3 milioni di posti di lavoro si trovano in questa tragica situazione, ai quali si aggiungono centinaia di migliaia di imprese che hanno cessato l'attività.
  Particolarmente drammatici restano i numeri della disoccupazione giovanile, che ha ormai raggiunto il 39,5 per cento. Mediante il decreto-legge n. 76 del 2013 il Governo ha opportunamente previsto alcune misure volte ad arginare la gravissima situazione occupazionale delle generazioni più giovani.
  R.ETE. Imprese Italia ha espresso il proprio apprezzamento in merito a queste misure, nonché alla scelta di dirottare in via straordinaria i fondi strutturali di fonte comunitaria al finanziamento degli incentivi per l'occupazione giovanile nel meridione, dove tali interventi appaiono ancor più necessari e urgenti.
  Tuttavia, in questa sede vogliamo ribadire quanto più volte affermato in passato. Il lavoro, purtroppo, non si crea per decreto. I provvedimenti in materia di occupazione devono essere necessariamente conciliati con misure che rilancino l'economia e incentivino i consumi.
  In una fase economica ancora profondamente recessiva il mercato del lavoro italiano ha bisogno di interventi strutturali per far fronte a una pluralità di fattori che ne impediscono la ripresa e lo sviluppo. In tal senso persiste la necessità di operare una riduzione radicale del costo del lavoro per stimolare l'occupazione e incentivare gli investimenti nel nostro Paese.
  La ripresa dell'occupazione e l'incremento della produttività non possono prescindere dalla flessibilità degli orari e dalla possibilità per le imprese di ricorrere, nel rispetto delle norme di legge, a tutte le forme contrattuali. Tali esigenze di flessibilità sono particolarmente sentite dalle imprese dell'artigianato e del terziario, le quali necessitano di strumenti contrattuali che consentano di far fronte alle necessità della produzione nei momenti di picchi di attività.
  R.ETE. Imprese Italia ritiene, inoltre, che una particolare enfasi delle politiche del lavoro andrebbe posta con riferimento al sistema delle piccole e medie imprese, dell'impresa diffusa, dell'artigianato e del terziario, rappresentate qui da R.ETE. Imprese Italia, anche in considerazione della predominanza occupazionale di dette imprese rispetto ad altri settori e comparti del nostro Paese.
  Alla luce delle premesse appena esposte e al fine di fornire un contributo concreto e costruttivo ritengo opportuno avanzare in questa sede alcune proposte concrete.
  Innanzitutto appare necessario introdurre una disciplina del contratto a tempo determinato che permetta alle imprese di ricorrere con più facilità a questo strumento contrattuale, soprattutto al fine di sfruttare le importanti occasioni di crescita economica offerte dall'Expo 2015. In particolare, sarebbe opportuno per gli anni 2014 e 2015 poter disporre liberamente dei contratti di lavoro a termine senza dover specificare le causali di assunzione.
  Al fine di incentivare la stabilizzazione dei lavoratori assunti con questa tipologia contrattuale si potrebbe prevedere la restituzione integrale al datore di lavoro del contributo addizionale dell'ASpI, dell'1,40 per cento.
  Per quanto riguarda, invece, il contratto di apprendistato, R.ETE. Imprese Italia intende ribadire l'importanza che questo istituto riveste per le imprese rappresentate e la conseguente necessità di rendere tale strumento sempre più appetibile per i datori di lavoro, favorendo così l'occupazione giovanile.
  I contratti di apprendistato devono ripartire e, per consentirlo, vanno riviste le contribuzioni. In questo senso andrebbero equiparati i versamenti ASpI fatti per gli apprendisti con quelli dovuti per i lavoratori ordinari. Nelle imprese fino ai nove addetti andrebbe resa strutturale la norma di sgravio contributivo totale, perlomeno in via transitoria, per il biennio 2014-2015. Pag. 5Andrebbe prevista anche l'estensione della misura alle imprese con più di nove lavoratori dipendenti.
  Siamo, in sostanza, di fronte a trattamenti molto selettivi e a condizioni di disparità tra soggetti della stessa filiera e della stessa tipologia di occupazione.
  Per quanto concerne la staffetta generazionale, in questa sede è doveroso ribadire che R.ETE. Imprese Italia considera di primaria importanza il tema della continuità delle imprese. Le imprese avvertono in particolar modo la necessità che vengano individuati nuovi modelli retributivi e organizzativi che tengano conto del costante aumento della popolazione over 65. In questa prospettiva R.ET.E. Imprese Italia auspica l'adozione di misure che consentano di inserire i giovani nel lavoro e, al contempo, di conservare le competenze dei lavoratori più anziani.
  Aggiungo, in conclusione, che, affinché tali strumenti possano essere sfruttati efficacemente, dovranno necessariamente essere accompagnati da incisive misure di riduzione del costo del lavoro.

  PRESIDENTE. Grazie, presidente.
  Do la parola ai deputati che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  MASSIMILIANO FEDRIGA. Ringrazio R.ET.E. Imprese Italia per il suo intervento. Senza fare troppe riflessioni personali, vorrei porre una domanda. Vorrei capire quanto ha inciso la riforma Fornero delle pensioni, con l'aumento dell'accesso ai benefici previdenziali, rispetto all'immissione di giovani nel mondo del lavoro.
  Domando questo perché ritengo che tale aumento comporti una contrazione dell'offerta occupazionale. Se per più tempo una persona occupa il posto di lavoro, non si aprono nuove prospettive per altri. Inoltre, immagino che per le imprese il costo del lavoro di una persona vicina all'età pensionabile e, dunque, con un reddito più elevato, incida notevolmente anche sulle capacità competitive dell'azienda stessa.
  Per non creare uno scontro generazionale vorrei sapere se R.ET.E. Imprese Italia ha proposte a tal riguardo.

  IVAN MALAVASI, Presidente di R.ETE. Imprese Italia e presidente di CNA. È evidente che c’è una correlazione tra i posti di lavoro esistenti e quelli che si creano. Noi abbiamo vissuto, in questi cinque anni di lunga crisi, una condizione che è diventata esplosiva, in cui si sono combinate norme di allungamento del tempo di lavoro con una crisi economica che non consentiva espansione occupazionale. Messe insieme le due condizioni, non le norme in sé, il risultato è una maggiore difficoltà di entrata nel mondo del lavoro. Occorrerebbe, secondo noi, tentare di mitigare questo aspetto.
  Dentro le norme della riforma Fornero ci sono anche fatti che rendono forse ancora più rigida la situazione, come quello della possibile permanenza fino al settantesimo anno di età. Ci sono una serie di norme che, viste a ritroso, forse sarebbe bene che questo Parlamento riesaminasse. Capisco comunque che la riforma delle pensioni rimane uno degli elementi portanti della stabilizzazione del debito dello Stato. Mi esprimo in questo senso perché fu varata con il famoso decreto «Salva Italia».
  Noi pensiamo che le competenze siano risorse delle imprese, ma che non possano diventare prigioniere delle imprese. Occorre trovare forme di accompagnamento, sia nell'entrata, sia nell'uscita – noi lo chiamiamo «passaggio generazionale» – che valgano per i lavoratori, ma anche per i datori di lavoro.
  Per la verità, noi stessi facciamo una proposta molto articolata anche rispetto alla cessazione dell'attività e alla ripresa, o da dipendenti, o da familiari, o dal mercato, quali che siano le condizioni si che si potrebbero creare. Bisognerebbe fare qualunque sforzo perché la possibilità dell'inserimento nel mondo del lavoro avvenga nella continuità delle competenze, ma favorendo i giovani.
  Questo Paese ha tanti problemi, ma pensare che il 40 per cento dei giovani fino Pag. 6a 24 anni è fuori dal mercato del lavoro lo rende un Paese che rischia di non riconoscere più se stesso. Non vorrei che questa diventasse, alla lunga, una battaglia tra padri e figli. Di tutto abbiamo bisogno meno che di questo.
  Anche noi sosteniamo che le competenze sono utili, ma bisogna anche favorire l'uscita e l'entrata di nuove competenze, con funzioni di accompagnamento e di sovrapposizione. Naturalmente questo aspetto va incentivato in modo adeguato e, a tal fine, bisognerebbe studiare esattamente alcune forme.
  Noi abbiamo fatto anche alcune proposte in altre sedi, ma rimane il tema di quante risorse si possono mettere in campo per affrontare questo tema, che è comunque drammatico.
  Noi abbiamo una legislazione molto frammentata. Penso agli elementi che sottolineiamo nella nota che abbiamo lasciato. Il tema dell'apprendistato, che rimane il più grande strumento per tutti i settori di avviamento al lavoro, è frazionato con costi diversi per tipologia e per dimensione. So che siamo il Paese di Machiavelli, ma forse, se la legislazione fosse un po’ più lineare, sarebbe un bene per tutti.

  ANTONELLA INCERTI. Ringrazio R.ETE. Imprese Italia per questa audizione. Gli spunti che avete fornito sono molti.
  D'altra parte, noi stessi ci stiamo interrogando. Sappiamo bene che lo stesso decreto n. 76 del 2013 non andrà a risolvere tutti i problemi della disoccupazione femminile, però, messo insieme ad altre iniziative – penso al decreto che ha favorito il pagamento delle pubbliche amministrazioni, di cui credo che le medie e piccole imprese abbiano potuto beneficiare, insieme ad altri interventi, come il decreto del fare – possa aiutare.
  Voi avete posto il tema dei centri per l'impiego. Il decreto n. 76 del 2013, nonché l'utilizzazione dei fondi Youth Guarantee europei, che porteranno risorse importanti, pone naturalmente i centri per l'impiego e la loro revisione come uno degli obiettivi principali.
  Sappiamo che i centri per l'impiego intercettano ben poche domande e che c’è molto lavoro da fare per rivederli. Chiederei anche a voi se li utilizzate e come vedete possibile un più attento incontro fra la domanda e l'offerta. Il nostro tema, legato anche alla formazione, è un po’ questo. In merito un vostro punto di vista potrebbe essere ulteriormente utile.

  IVAN MALAVASI, Presidente di R.ETE. Imprese Italia e presidente di CNA. Ringrazio per questa domanda, che si articola anche su temi che non riguardano nello specifico il mercato del lavoro, come i pagamenti della pubblica amministrazione e il decreto del fare.
  Tutte le norme che sono state varate in questo periodo hanno nominalmente affrontato i temi cruciali. Dal punto di vista delle disparità finanziarie forse questo non basta rispetto ai bisogni, ma capisco che si fa ciò che si può. Sull'impegno dei pagamenti della pubblica amministrazione alcuni dati si trovano anche nel ministero: i trasferimenti alle pubbliche amministrazioni sono consistenti, mentre i trasferimenti alle imprese continuano ad avere grandi difficoltà. Noi avevamo indicato, in fase di lavorazione, quale fosse il limite grande di quella banca dati e di quella registrazione, limite che si sta puntualmente verificando.
  Questo Parlamento, largamente rinnovato, al di là della sua composizione e del Governo che ne è uscito, dovrebbe porsi un problema di grande innovazione rispetto alle difficoltà economiche del Paese: bisogna fare ciò che si dice, e bisogna farlo presto. Le innovazioni devono essere disponibili. Quello di non averle è, invece, un vezzo nostro.
  Capisco la complessità – io faccio un altro mestiere e, quindi, non ho insegnamenti da darvi – ma capisco anche che, quando si dice che si fa una cosa, il giorno dopo, per essere molto esplicito, essa deve essere fruibile. Invece siamo ancora in una fase di stallo.
  Il decreto del fare e le norme sull'occupazione giovanile sono utili, in modo particolare nel Mezzogiorno. Li citiamo, Pag. 7ricordiamo e riconosciamo come fatti importanti. Pensiamo, però, che la soluzione alla crisi economica che noi vediamo dal nostro osservatorio sia piuttosto lontana. Non abbiamo ancora un segnale di inversione. Il blocco della caduta dei consumi che si era registrata in agosto persiste. Anzi, dai i dati che abbiamo nelle prime settimane la via verso la caduta sembra riprendere. Rispetto a questo aspetto l'IVA ci preoccupa particolarmente, ma in questa sede discutiamo di altro.
  Colgo, invece, l'occasione della domanda specifica sui centri per l'impiego, su come vanno, se funzionano, se li utilizziamo o non li utilizziamo. Noi proviamo a usarli, ma hanno un limite enorme, sia nella risposta, sia forse negli utilizzi dei cittadini. Non sono ancora uno strumento a regime e hanno un limite molto grande. Rispondo come imprenditore che ha provato a usarli varie volte e, quindi, libero tutti dalla responsabilità, nel caso facessi un'affermazione non condivisa. Vi garantisco che l'esperienza è stata piuttosto deprimente.
  Noi abbiamo giovani laureati che partecipano a banche dati di possibilità occupazionali nel mondo. Invece, un centro di impiego di Reggio Emilia, non dico del comune, rispetto al centro dell'impiego di Modena non sa che cosa c’è dentro, e viceversa. È come se il mercato del lavoro si fermasse nel comune e nella provincia di provenienza. Questo è il più grande limite di questi centri. C’è poi anche un problema culturale, ma la relativa soluzione nascerà e crescerà col tempo, anche con ruoli politici.
  I centri per l'impiego sono autoreferenziali e non promossi. Hanno un grande limite. Spesso la legislazione italiana intuisce un problema vero e cerca di fornire una risposta strutturale, ma quella risposta è burocratizzata ed è limitata solo a un determinato centro per l'impiego.
  Io credo che questo sia il limite più grande che abbiamo: non capisco perché non posso andare alla banca dati di un determinato centro per l'impiego e non sapere se il giovane che abita a Palermo, in Val d'Aosta, a Bolzano o a Roma ha una professionalità che mi interessa.

  PRESIDENTE. Se non ci sono altri interventi e me lo permettete, vorrei porre un accento su una questione che sta particolarmente a cuore a me e probabilmente anche a voi. Entro nello specifico, visto che lei ha ricordato che è un imprenditore e che, quindi, fa impresa.
  Io volevo porre l'accento e capire il suo punto di vista rispetto agli incentivi. Lei prima ha sostenuto che la ripresa – chiamiamola così – potrebbe passare anche attraverso un sistema di incentivi, ma posti in modo adeguato.
  Gli incentivi in Italia negli ultimi anni, o forse anche da quando sono nati, hanno un po’ drogato il sistema lavoro, nel senso che – parlo fuori dalla presidenza, come semplice parlamentare – io immagino, una volta che gli incentivi vengono lanciati e che poi, per scarsità di risorse, il loro portafoglio viene chiuso, si crea un vulnus ancora peggiore rispetto all'anticipo.
  Secondo voi, secondo lei – non so chi vorrà rispondere – l'unico modo, o il modo più semplice per poter ricominciare a fare impresa in Italia e cominciare ad assumere è quello degli incentivi ? L'Italia è un Paese che vive anche, tra l'altro, di zone di confine. Voi sapete, me lo insegnate, che nelle zone di confine basta veramente fare quaranta chilometri per non trovare incentivi, mentre l'unico incentivo che, per esempio, gli Stati esteri offrono agli imprenditori che delocalizzano è un costo del lavoro sicuramente inferiore rispetto a quello che attualmente c’è in Italia. Quello è un grande incentivo.
  Non vorrei che ci fosse il cosiddetto più uno e meno uno che fa zero, ossia che un costo del lavoro piuttosto alto e qualche incentivo vadano a cozzare l'uno contro l'altro e non si raggiunga proprio nulla. Andremmo a finire con un nulla di fatto.
  Vorrei capire la vostra impressione proprio rispetto a quanto da lei sostenuto prima in merito al sistema degli incentivi.

  IVAN MALAVASI, Presidente di R.ETE. Imprese Italia e presidente di CNA. Il sistema Pag. 8degli incentivi – proprio perché lo strumento si chiama «incentivo»- non può essere una soluzione strutturale. Bisogna avere in testa qualcosa di più. Certamente oggi la situazione, che è tanto drammatica, avrebbe bisogno di una scossa e, quindi, gli incentivi dovrebbero essere finalizzati a un tentativo vero di riagganciare tutte le opportunità di ripresa che ci sono.
  Noi pensiamo, per esempio, che Expo 2015 sia una grande opportunità che il Paese ha per affermare un proprio riposizionamento strategico, non solo in Italia e nel mercato italiano, ma anche rispetto ai mercati internazionali.
  Lei mi pone una domanda che sottende, secondo me, una scelta politica che il Paese deve fare. Fino a oggi noi abbiamo caricato di tutto sul costo del lavoro. Questo ha portato il Paese alla situazione attuale. Il problema non è se incentivo e detasso la contribuzione del giovane, che pure serve – per l'amor di Dio, è utilissimo in questa fase – ma bisogna pure che decidiamo se tassiamo il lavoro, se tassiamo i consumi e come tassiamo le rendite. Il nodo sta in questo.
  Ognuno di noi potrebbe avere una risposta. Io mi sento di dire – anche in questo caso svolgo un'affermazione da imprenditore, cosciente di quello che dico – che noi abbiamo un costo del lavoro più alto di molti Paesi, ma non il più alto in assoluto, e che il costo per unità di prodotto non è lo svantaggio più grande che abbiamo nel mercato internazionale. Lo svantaggio più grande che abbiamo è la produttività, che comporta una serie innumerevole di norme, di orpelli e di differenziazioni, alcuni dei quali citiamo anche in questa sede, che rende il lavoro complicato. È questo il grande limite che abbiamo.
  Se voi guardate le statistiche, vedete che noi non perdiamo solo perché abbiamo il costo del lavoro. Il nostro livello di produttività ha perso undici punti negli ultimi sette anni. Sapete che cosa sono undici punti ? Non si recuperano né in un giorno, né con l'incentivo. Si recuperano se mettiamo mano alle regole del mercato del lavoro, alla burocrazia e alla conflittualità che stanno dentro al mercato del lavoro.
  Questo è forse un nodo, una discussione cui potremmo partecipare volentieri. Non ci mancano gli elementi, ma la lasciamo volentieri a un confronto parlamentare. Se voi voleste affrontare davvero la questione, noi saremmo in grado di fornire non dico aiuti, ma il punto di vista di un mondo molto ampio. Per quanto ci siano uno o due occupati per ogni impresa, avendo 4,5 milioni di imprese, i nostri addetti del mondo dell'artigianato, del terziario, della distribuzione, della cultura, dei beni culturali, dei servizi, dell'assistenza e dell'accoglienza rappresentano 14 milioni di dipendenti.

  PRESIDENTE. Grazie, presidente Malavasi. Non essendoci altri interventi, congediamo i nostri ospiti e li ringraziamo.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 9.40.

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