XVII Legislatura

Commissioni Riunite (VIII e X)

Resoconto stenografico



Seduta n. 6 di Mercoledì 4 giugno 2014

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Realacci Ermete , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULLA GREEN ECONOMY

Audizione del Viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti.
Realacci Ermete , Presidente ... 3 
De Vincenti Claudio , Viceministro dello sviluppo economico ... 4 
Realacci Ermete , Presidente ... 7 
De Vincenti Claudio , Viceministro dello sviluppo economico ... 7 
Realacci Ermete , Presidente ... 8 
De Vincenti Claudio , Viceministro dello sviluppo economico ... 8 
Realacci Ermete , Presidente ... 9 
Crippa Davide (M5S)  ... 9 
Braga Chiara (PD)  ... 10 
Bianchi Mariastella (PD)  ... 12 
Realacci Ermete , Presidente ... 13 
Crippa Davide (M5S)  ... 13 
Realacci Ermete , Presidente ... 13 
De Vincenti Claudio , Viceministro dello sviluppo economico ... 14 
Realacci Ermete , Presidente ... 15 
De Vincenti Claudio , Viceministro dello sviluppo economico ... 15 
Bianchi Mariastella (PD)  ... 16 
De Vincenti Claudio , Viceministro dello sviluppo economico ... 16 
Realacci Ermete , Presidente ... 16 
De Vincenti Claudio , Viceministro dello sviluppo economico ... 16 
Realacci Ermete , Presidente ... 17 

ALLEGATO: Documentazione consegnata dal Viceministro Claudio De Vincenti ... 18

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Forza Italia - Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente: FI-PdL;
Scelta Civica per l'Italia: SCpI;
Sinistra Ecologia Libertà: SEL;
Nuovo Centro-destra: NCD;
Lega Nord e Autonomie: LNA;
Per l'Italia (PI);
Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: (FdI-AN);
Misto: Misto;
Misto-MAIE-Movimento Associativo italiani all'estero-Alleanza per l'Italia: Misto-MAIE-ApI;
Misto-Centro Democratico: Misto-CD;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI): Misto-PSI-PLI.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ERMETE REALACCI

  La seduta comincia alle 8.40.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso, la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati e la trasmissione diretta sulla web-TV della Camera dei deputati.

Audizione del Viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla green economy, l'audizione del Viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti. Come il Viceministro sa, abbiamo da tempo avviato un'indagine conoscitiva sul tema della green economy, intesa come una visione trasversale dell'economia che si incrocia con la necessità dell'Italia di produrre con maggiore competitività posti di lavoro e innovazioni in tutti i campi.
  Da questo punto di vista l'audizione odierna è strategica, noi abbiamo sentito già il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, ovviamente sentiremo il ministro dell'ambiente, il ministro degli esteri, il ministro del lavoro e il ministro dell'economia per tutta la parte relativa al tema della fiscalità.
  Se non tutte le questioni che verranno poste dai colleghi potessero trovare risposta entro oggi, si potranno avere anche risposte scritte. Oltre a quanto il Viceministro vorrà dire su questa materia, vorrei chiedere notizie in merito: al piano che l'Italia deve mandare in Europa entro aprile, che era di competenza del Ministero dello viluppo economico, sul fronte del risparmio energetico nell'edilizia pubblica e privata, che è uno dei settori più importanti dal punto di vista della produzione di occupazione e della riduzione dei consumi energetici; all'efficienza energetica, questione che si articola in vari punti. In particolare – parlo a nome della Commissione Ambiente e territorio, ma ho avuto modo di parlarne anche con alcuni colleghi e con il Presidente della Commissione Attività produttive –, chiediamo un coordinamento forte tra i vari ministeri, perché attualmente ognuno procede per la sua strada.
  Questo Piano sull'edilizia pubblica e privata era responsabilità del Ministro dello sviluppo economico, sentito il Ministro dell'ambiente, il ministro dell'ambiente mette un chip per fare qualche attività nelle scuole, il Ministro Giannini ci ha fatto capire che per ora nei 3,5 miliardi previsti per rimettere in ordine le scuole i criteri di carattere ambientale in senso lato – risparmio energetico, messa in sicurezza antisismica, eliminazione dell'amianto – non sono trovano spazio, sappiamo da Consip che gli edifici pubblici ogni anno spendono 5 miliardi di euro di energia, ma non c’è nulla in materia nella spending review.
  La nostra richiesta è che ci sia un punto in cui tutti i soggetti pubblici e i Ministeri si coordinino, che a noi pare naturale sia presso il Ministero dello sviluppo Pag. 4economico d'accordo con il Ministero dell'ambiente, per tenere le fila di tutti gli interventi nei vari campi. Potremmo continuare, perché anche sulle altre forme di edilizia pubblica c’è molto da fare e anche l'Europa ce lo chiede.
  Infine, non so se il Viceministro vorrà informarci anche sullo stato dell'arte della vicenda del cosiddetto «spalma incentivi», perché, se si sta ragionando sulla necessità di razionalizzare tutte le varie fonti di incentivazione (lo dice peraltro oggi anche il neo amministratore delegato dell'Enel), l'argomento va preso in seria considerazione, ma bisogna dare con chiarezza il segnale della direzione che si sta prendendo.
  Bisogna quindi affiancare questo provvedimento concordato con gli operatori con misure che facciano capire che sia sul fronte dei servizi di accumulo delle fonti rinnovabili – credo siano ormai 180 giorni che si attende un decreto del Ministero che dia le linee guida –, sia sul fronte dello scambio in loco, cioè della possibilità di produrre energia per l'autoconsumo per i privati e per le imprese, tema che rappresenta una garanzia di sviluppo di un settore strategico per il Paese, come il Viceministro sa bene. Do quindi la parola al Viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti.

  CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. Grazie, presidente. Questa è un'occasione importante per poter ragionare su un tema chiave, che giustamente viene posto oggi all'attenzione delle due Commissioni congiunte, VIII e X, perché l'approccio che emerge dai lavori delle due Commissioni è un approccio che noi condividiamo molto. Il tema della green economy non è un tema settoriale, c’è un angolo dell'economia che si occupa di tecnologie verdi e di produzione ambientalmente compatibile ma, come diceva il Presidente Realacci poco fa, è un tema trasversale e direi integrato, cioè la green economy deve diventare una caratteristica che pervade l'intero funzionamento del sistema economico. Alcune delle cose che dirò in questa mia esposizione si prestano bene a questo collegamento, quindi come cambi forma il processo produttivo, il processo di consumo e come tutto questo «internalizzi» – come diciamo noi economisti – gli obiettivi della compatibilità ambientale. Vi è abbastanza consenso attorno a una definizione molto semplice, però efficace di green economy come l'economia che genera crescente prosperità salvaguardando il sistema naturale che la sostiene, però si può dire forse qualcosa di più, e la si può definire come economia circolare. Rispetto all'economia lineare (estrazione, produzione, consumo, rifiuto), economia circolare significa utilizzare risorse rinnovabili, promuovere l'efficienza dei processi e le tecniche di recupero e riutilizzo che riducano al minimo il rifiuto. Le politiche per la green economy dovrebbero dunque includere misure per favorire la riduzione del contenuto di carbonio per unità di PIL, la riduzione del consumo di materie prime non rinnovabili, più in generale il miglioramento della qualità dell'ambiente e delle condizioni di vita e di lavoro, compresa naturalmente l'accessibilità dei prezzi dei beni fondamentali.
  Si tratta quindi, come diceva prima il presidente e riprendevo, di un complessivo approccio allo sviluppo economico. Alcuni passi avanti si stanno compiendo sia nel nostro Paese sia in Europa, la spinta proveniente dall'Europa è importante, però devo dire che il nostro Paese è andato anche oltre le indicazioni dell'Unione europea. Da questo punto di vista, in alcuni campi della green economy siamo un Paese avanzato in Europa ed è bene che lo siamo, mentre in altri abbiamo situazioni di sofferenza, come ad esempio nel recupero di materia dai rifiuti. Naturalmente il tema deve essere inserito all'interno di una discussione che va fatta a livello europeo e – come abbiamo sostenuto con forza in sede, oltre che di Consiglio europeo, anche di G7 nell'ultima riunione a Roma – nell'ambito di accordi internazionali, perché è chiaro che tutto si tiene dal punto di vista sia della sostenibilità economica del perseguimento di obiettivi ambientali e quindi di Pag. 5una corretta dinamica delle capacità competitive dei paesi, e questo dipende dalla condivisione di obiettivi di tipo ambientale, ma si tiene anche dal lato di quelle (di nuovo perdonatemi se faccio riferimento alla mia professione d'origine) che noi economisti chiamiamo le esternalità.
  Il campo delle emissioni di gas serra è un tipico settore in cui tutti devono fare la loro parte, ma ognuno è tentato di non farla, perché tanto la fanno gli altri, e questo implica che senza accordi forti a livello internazionale e, in settori come il gas serra mondiali, di accordi globali, lo stesso obiettivo ambientale sia difficilmente conseguibile. Vi sono inoltre interventi che, nel quadro di questo approccio internazionale che va promosso, spettano a ogni singolo paese. Mi concentrerò molto su questi, poi tornerò sul tema della roadmap europea in conclusione.
  Cominciamo dal settore dell'energia, che è sicuramente un settore molto interessato dall'approccio della green economy, ed è un settore chiave nel processo di sviluppo di un approccio green. Voi sapete che la Strategia energetica nazionale, in un quadro che tende a contemperare esigenze immediate con obiettivi energetici e ambientali di medio e lungo termine, dà risposte strategiche all'esigenza di contenere le emissioni di anidride carbonica, di sviluppare l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili, indica obiettivi più ambiziosi di quelli che avevamo assunto a livello comunitario per il 2020, si collega con quello che dirò alla fine sulla discussione oggi sul pacchetto al 2030 e alla roadmap 2050.
  Si tratta di combinare sostenibilità ambientale e sostenibilità economica. La Strategia energetica nazionale ruota intorno a queste due esigenze e a questo si collegano anche provvedimenti di impatto immediato, di cui dirò qualcosa anche in risposta alle sollecitazioni del presidente, nel senso dell'efficienza della spesa, che non è solo l'efficienza della spesa pubblica, ma è più in generale l'efficienza nell'uso delle risorse. Questo vale molto per la bolletta energetica. Qui dobbiamo riconoscere (ce lo siamo già detto e credo che sia opportuno acquisirne la consapevolezza definitiva) gli errori che sono stati commessi. La dico in sintesi, poi nel testo che lascerò agli atti troverete indicazioni più specifiche, ma a parità di obiettivi ambientali potevamo conseguirli con maggiore efficienza, dove per efficienza intendo dire a costi molto più contenuti. Svoltare da questo punto di vista è essenziale per l'ambiente, per fare green economy, perché, se gli obiettivi ambientali vengono conseguiti a costi insostenibili, prima o poi verranno vanificati, si tornerà indietro, e noi non possiamo permettercelo.
  Per promuovere la sostenibilità ambientale abbiamo assoluto bisogno di guardare con occhio molto attento alla sostenibilità economica. Sapete che l'impostazione adottata già dal Governo Monti è quella che nega un'equivalenza tra incentivi generosi e green economy. È esattamente il contrario: la green economy richiede un uso rigoroso delle risorse e non la formazione di rendite. Questo interessa sul versante costo dell'energia per gli utilizzatori italiani ed europei e interessa sul versante politica industriale non solo dal lato costi, ma anche da quello delle tecnologie verdi che dobbiamo sviluppare.
  Mi esprimo in modo molto sintetico e tranchant, e voi mi perdonerete. La bomba d'acqua degli incentivi sulle rinnovabili, che è stata gettata sull'economia italiana tra il 2009 e il 2011, ha nuociuto allo sviluppo di tecnologie verdi, ha fatto importare in Italia e in Europa dall'estero, senza dare il tempo alle nostre imprese di sviluppare quelle tecnologie.
  Una politica di incentivi che fosse stata più graduale avrebbe costruito via via l'ambiente di mercato entro cui iniziative italiane ed europee di produzione di tecnologie adatte alle rinnovabili avrebbe avuto il tempo di svilupparsi, avremmo fatto un'operazione insieme più ecologica e più industriale. Questo è il passato, ma prendiamo in ogni caso il buono che il passato ci lascia. Siamo molto avanti dal punto di vista della percentuale di energia prodotta dalle rinnovabili, ormai nel settore elettrico siamo oltre gli obiettivi 2020, Pag. 6e questo ci garantisce una buona base di partenza per spingerci, come è nostro obiettivo, al di là degli obiettivi assunti in sede europea, però è ora di riprendere in mano un discorso serio, forte, di lungo periodo sulle rinnovabili e più in generale sulla green economy. Vengo a temi di forte attualità, a cominciare dai prezzi dell'energia elettrica. Il prezzo dell'elettricità è in media più elevato (poi ci sono situazioni diverse tra famiglie e imprese di vario genere) del 30 per cento rispetto ai prezzi praticati alle imprese in altri paesi comunitari. Dobbiamo agire prima di tutto con misure di fondo di medio-lungo periodo ed è quello che abbiamo cominciato a fare. Oggi siamo di fronte a una discesa del prezzo del gas che va avanti da circa un anno, che porta con sé anche una discesa del prezzo dell'elettricità. Queste discese sono dovute principalmente alle misure di liberalizzazione che i Governi degli ultimi tre anni hanno assunto e alla loro applicazione da parte dell'Autorità dell'energia, e siamo ormai a un allineamento del prezzo del gas al PSV (Punto di Scambio Virtuale) ai prezzi spot europei, e l'elettricità comincia a risentire di questo abbassamento del prezzo del gas.
  Queste sono le linee di fondo, liberalizzazione e regolazione forte sulle reti (la separazione di Snam da Eni è stata e sarà molto importante nell'andare avanti in questo processo), le politiche di investimento che Terna deve fare nelle interconnessioni, negli «sbottigliamenti». Su questo c’è ancora da fare, pensate ad esempio al problema Sicilia, dove il prezzo dell'elettricità è nettamente più alto che sul continente perché ancora va completato il collegamento continente-Sicilia, che è in corso in questi mesi. Finché questo non sarà fatto, però, lì abbiamo un prezzo molto più alto, che poi si riverbera sul Prezzo Unico Nazionale (PUN), quindi c’è molto da fare sulle reti, nel migliorare le regole di funzionamento dei mercati. Questi sono i provvedimenti già avviati da rafforzare, da sviluppare, che hanno effetti di fondo, strutturali, di medio-lungo periodo. Abbiamo però anche un'esigenza immediata: liberare per quanto possibile soprattutto le piccole e medie imprese italiane, che hanno il costo dell'elettricità più elevato, almeno da parte del peso che il costo dell'elettricità implica e che ha impatti molto negativi sulla competitività delle nostre imprese rispetto ai paesi partner.
  È quindi necessario incidere su alcune voci della bolletta energetica. Via via si sono cristallizzati trattamenti di maggior favore di diverse categorie. Su queste voci stiamo lavorando per incidere in modo equilibrato, sostenibile anche per i soggetti coinvolti, che ci consenta (uso un'espressione complessiva, poi il da farsi andrà valutato passo per passo) in modo proporzionale di contenere tutte queste voci. In questo modo potremo ottenere risparmi da concentrare a riduzione del prezzo dell'elettricità per le piccole e medie imprese, con l'obiettivo a regime, cioè quando tutte queste misure avranno raggiunto i loro effetti, di una riduzione del 10 per cento della bolletta per le piccole e medie imprese italiane. Si tratta di un insieme di interventi non necessariamente di normazione primaria, molti sono interventi di normazione secondaria: decreti ministeriali oppure atti di indirizzo all'Autorità. Sarà un pacchetto di misure che poi nel loro insieme – quando, tra fine 2014 e prima parte del 2015, avranno raggiunto appieno i loro effetti – dovranno cogliere l'obiettivo di ottenere questa riduzione del 10 per cento della bolletta delle piccole e medie imprese. All'interno di questo quadro si pone il problema citato dal presidente in apertura, la cosiddetta «spalmatura» degli incentivi alle rinnovabili. In questa sede avete votato un provvedimento del precedente Governo, il cosiddetto «Destinazione Italia», che conteneva una spalmatura volontaria degli incentivi. In questo momento stiamo lavorando al decreto ministeriale che dia attuazione a quella previsione del decreto-legge Destinazione Italia, secondo le indicazioni nello stesso contenute.
  Questo decreto ministeriale fa parte del pacchetto relativo alla complessiva esigenza di incidere sulle varie voci della bolletta e prevediamo avrà un impatto Pag. 7significativo sulle rinnovabili diverse dal fotovoltaico, perché come ricordate nel decreto-legge «Destinazione Italia» a questa operazione di spalmatura volontaria è legata la possibilità di accedere al sostegno ai rifacimenti.
  Nel fotovoltaico questo problema non si pone, quindi oggi ci stiamo chiedendo come affrontare il nodo del fotovoltaico e stiamo valutando diverse opzioni con un approccio che intende evitare effetti retroattivi sugli incentivi, che preveda quindi non un taglio sul volume complessivo degli incentivi, ma una sua rimodulazione nel tempo.
  Lo stiamo facendo dialogando con i soggetti interessati, in particolare con le associazioni del fotovoltaico e i finanziatori di questi investimenti, con l'obiettivo di non intaccare la fiducia degli investitori nel nostro Paese e di non compromettere, bensì chiarire e rafforzate il sostegno che il Governo intende dare al settore delle fonti rinnovabili. In particolare, dobbiamo collegare la misura di spalmatura su cui stiamo lavorando con l'esigenza di aprire delle prospettive al fotovoltaico, che ormai è molto vicino alla grid parity. Si tratta, in particolare, di prospettive di sviluppo che non passino più per gli incentivi, a parte che alcuni sono in piedi ed è bene che lo siano. Ricordo ad esempio la detrazione fiscale del 50 per cento delle spese sostenute, che scenderà al 40 per cento nel 2015 per consolidarsi al 36 per cento per quanto riguarda il fotovoltaico asservito agli edifici. Altre misure di tipo regolatorio possono dare un prospettiva di crescita al fotovoltaico. Pensiamo ad esempio a rendere più agevole lo scambio sul posto e a semplificare le procedure di autorizzazione per il collegamento degli impianti alla rete, a tutto il tema importantissimo degli investimenti sulla rete elettrica in senso smart, consentendo alla rete di processare l'ingresso e l'uscita del fotovoltaico in funzione delle condizioni meteorologiche, in modo da ridurre i problemi di non programmabilità e di sbilanciamento che questo può determinare. Si tratta quindi di investimenti sulle reti che consentano di gestire al meglio la non programmabilità del fotovoltaico e di integrare fino in fondo il fotovoltaico tra le fonti competitive per la produzione di energia elettrica. Chiedo scusa, quanto tempo ho ancora a disposizione ?

  PRESIDENTE. Se fosse possibile finire entro le 9.25, in modo da permettere ai colleghi di porre le loro questioni.

  CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. Assolutamente sì, allora mi avvio rapidamente alla conclusione del mio intervento, soffermandomi solo su alcuni aspetti. Con riferimento alle aste e ai registri relativi all'annualità 2015, segnalo che le procedure di partecipazione sono in corso. Il tema che si porrà e andrà affrontato è quali modalità dovranno essere poste in essere per garantire lo sviluppo delle altre fonti rinnovabili dopo il 2015.
  Per quanto concerne l'efficienza energetica: la Commissione Ambiente ha già dato il suo parere sulla bozza di decreto legislativo per il recepimento della direttiva e la Commissione Attività produttive ha in corso di valutazione il relativo decreto legislativo. L'Italia ha fissato un obiettivo di riduzione dei consumi di energia di 15,5 milioni di tonnellate equivalenti petrolio (Mtep) di energia finale al 2020 (20 Mtep in energia primaria), è uno degli obiettivi più ambiziosi all'interno dell'Unione Europea e faccio notare che è adottato da un paese che parte meglio di altri, in quanto siamo uno dei paesi a miglior performance in termini di efficienza energetica.
  Lo schema di decreto legislativo fa riferimento a strumenti regolatori: standard minimi, limiti alle emissioni di CO2 dei veicoli. Sugli incentivi continuiamo a puntare sui certificati bianchi, che rappresentano uno strumento particolarmente efficace per promuovere l'efficienza energetica e hanno ottenuto in questi anni risultati molto significativi. Attraverso il meccanismo dei certificati bianchi nel periodo 2006-2013 sono stati certificati risparmi per complessivi 17,6 milioni di tonnellate equivalenti petrolio. Nel solo 2013 il risparmio è stato di 2,3 Mtep.Pag. 8
  È molto rilevante, e si collega con il tema posto dal presidente all'inizio, come i certificati bianchi internalizzino nei processi produttivi l'obiettivo della compatibilità ambientale. Dicevo all'inizio che tutta l'economia deve essere pervasa dal green e questo ne è un esempio. Penso ad alcune operazioni avanzate in alcuni stabilimenti siderurgici nel nostro paese, dove proprio il meccanismo dei certificati bianchi ha consentito di raggiungere situazioni all'avanguardia in Europa e nel mondo dal punto di vista ambientale.
  Confermiamo il meccanismo delle detrazioni fiscali. Anche qui i risultati sono stati importanti e di recente è uscito qualche dato molto impressive sugli effetti delle detrazioni fiscali in termini di investimenti e di miglioramento energetico da parte privata che ci sono stati in questi anni. Non sto a citarli, ma li trovate nel documento che chiedo di lasciare agli atti.
  È nostra intenzione rendere strutturali le detrazioni fiscali per l'efficienza energetica, dando loro una prospettiva che vada al di là anche del prolungamento a tutto il 2015.

  PRESIDENTE. A noi risulta prorogato solo fino al 2014.

  CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. Mi riservo di effettuare un controllo su questo punto e nel caso dobbiamo interagire con le due Commissioni e risolvere il problema, perché noi siamo persuasi di averlo prolungato al 2015 e, se non è così, è bene che lo sia, quindi vedremo cosa si potrà fare.
  Con riferimento al Conto termico, ricordo che il 28 dicembre 2012 abbiamo varato il, nuovo sistema di incentivazione per interventi di incremento dell'efficienza energetica e produzione di energia termica da fonti rinnovabili, che è operativo dal mese di luglio 2013 e si rivolge soprattutto ad amministrazioni pubbliche e soggetti privati.
  Crediamo che il sistema, di cui stiamo valutando gli effetti, rappresenti un importante passo avanti, perché proprio sul fronte delle rinnovabili termiche si era rimasti indietro negli anni precedenti e stiamo cercando di recuperare.
  Credo che sul decreto di recepimento della direttiva non ci sia bisogno di aggiungere altro, troverete qui nel testo alcuni elementi in merito, ma ve ne siete abbondantemente occupati nelle settimane scorse.
  Ritorno infine al tema europeo e al Pacchetto clima energia per il 2030, che sarà un dossier chiave del semestre di presidenza italiana. Intendiamo far sì che il semestre di presidenza italiana effettui passi avanti molto significativi nel pacchetto 2030, in particolare per quanto riguarda la più corretta precisazione di tutti gli aspetti di governance del pacchetto.
  Voi sapete che il pacchetto ha ripreso una posizione italiana, sostenuta in sede di Consiglio energia e Consiglio ambiente, dove abbiamo sostenuto una posizione di mediazione tra i paesi membri, indicando come necessario adottare un obiettivo unico al 2030 in termini di riduzione delle emissioni (il 40 per cento che è stato inserito nella comunicazione della Commissione europea), demandando ai paesi membri la definizione delle misure per stimolare, in funzione delle loro particolarità sia geografiche che economico-produttive, le tecnologie migliori, più efficienti, più economiche per raggiungere l'obiettivo complessivo della riduzione delle emissioni. Questo demandare ai paesi membri – su proposta italiana – non è stato un appello alla buona volontà, ma è stato un'indicazione precisa. Ogni Paese membro è tenuto a presentare un piano con misure specifiche sulle rinnovabili, sull'efficienza energetica, che chiariscano le modalità con cui l'obiettivo sulle emissioni verrà conseguito e che saranno sottoposte a monitoraggio e verifica da parte della Commissione, in base al suo potere di stimolare i singoli paesi membri a conseguire gli obiettivi comuni.
  Qui c’è anche – e sarà una priorità del semestre italiano – il problema della governance: per esempio come gestiamo l'ETS e le riduzioni di emissioni nei settori non ETS, quale sia il burden sharing tra i Pag. 9paesi, come questi piani nazionali verranno monitorati e si eserciterà un potere della Commissione sui paesi membri.
  Un altro tema che sarà al centro del semestre europeo è quello di una riconduzione a coerenza delle politiche comunitarie. Noi viviamo situazioni abbastanza singolari, in cui oggi la nuova versione delle linee-guida sugli aiuti di Stato è molto migliorata anche per l'intervento di Italia, Germania e Francia, in quanto abbiamo sviluppato insieme un intervento forte sulla Commissione, perché ci trovavamo di fronte a una prima bozza di linee guida che entrava in collisione completa con le prescrizioni che la stessa Commissione europea dà per lo sviluppo delle tecnologie verdi, delle energie rinnovabili. È quindi necessaria una coerenza tra le politiche. L'attuale documento sulle linee guida è molto migliorato, però crediamo che ci sia ancora da fare sul versante della piena coerenza tra politiche della concorrenza, politiche industriali, politiche clima energia della Commissione europea. Anche su questo rimando al testo scritto. Il tema generale che sarà al centro del semestre italiano vuole essere la politica industriale – in particolare, come possa essere raggiunto l'obiettivo posto dalla stessa Commissione europea di riportare la quota di PIL dell'industria al 20 per cento – senza tuttavia compromettere gli obiettivi ambientali. In altri termini il reverse di questo ragionamento, ossia come gli obiettivi ambientali che ci stiamo dando al 2030 possano essere raggiunti senza compromettere l'obiettivo di politica industriale. Di nuovo, è il tema posto all'inizio, cioè come le esigenze ambientali vengano internalizzate in tutti i processi produttivi all'interno dei meccanismi del sistema economico. Grazie, presidente.

  PRESIDENTE. Grazie, Viceministro, per la relazione molto completa, di cui possiamo distribuire il testo anche ai colleghi.
  Do quindi la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  DAVIDE CRIPPA. Grazie, presidente. Sulla parte di efficienza energetica ci siamo scambiati diverse opinioni anche in riferimento al recepimento della nuova direttiva.
  Fa piacere che ci sia questa autocritica sugli incentivi dati al fotovoltaico dai Governi passati, bisogna focalizzare l'attenzione su quelli che in passato sono stati incentivi a pioggia in maniera veramente violenta, tanto che non è partita un'economia di fatto, ma nel momento in cui poi è partita c’è stato un improvviso stop in corso degli incentivi, che ha bloccato le poche realtà produttive che erano partite per sostenere la produzione italiana di impianti fotovoltaici.
  L'ultimo, drastico stop agli incentivi sicuramente doveva essere razionalizzato e studiato meglio, e non fatto in maniera così improvvisa. Vorrei anche chiedere chiarimenti sul «taglia incentivi» con la volontarietà di aderire allo «spalma incentivi» nel tempo, su cui avevamo già espresso perplessità in quanto nessuno avrebbe mai accettato di passare da 20 a 27 anni soprattutto in merito agli impianti fotovoltaici. Siamo quindi piacevolmente stupiti nel constatare come siamo finalmente giunti a comprendere che non sarebbe stato possibile, perché non c’è un upgrade sull'impianto fotovoltaico, a differenza delle altre energie rinnovabili.
  Dalle slide che circolano in rete sul cosiddetto «Decreto energia» ho visto che finalmente si riuscirà a toccare la questione dell'interrompibilità, quindi i soldi versati alle aziende per essere disconnesse dalla rete nel momento in cui ci sia una criticità sul sistema energetico Paese. Si tratta di un emendamento che avevamo già posto ai tempi e su cui ci eravamo scontrati con il Viceministro in maniera aperta. Adesso si rileva un'apertura in questo senso.
  Vorrei chiedere un chiarimento anche su un fondo di 5 milioni di euro sulle imprese di manifattura di stampa digitale. Abbiamo insistito per far sì che questo fondo per la manifattura di stampo digitale e laboratori di stampa in 3 D venisse creato a fine anno, quindi nella legge di Pag. 10stabilità. Oggi questo sistema sta camminando sulle sue gambe, va avanti con la volontà di grandi imprenditori (grandi dal punto di vista dell'idea e della volontà di mettere in pratica le proprie idee come un sistema efficiente di produzione). Questo sistema di manifattura di stampa digitale in tre dimensioni, che porta a risultati stupefacenti, alla creazione di oggetti con capacità costruttive e tecniche dei materiali molto simili a quelle della fusione, se non addirittura superiori, ci pone davanti un interrogativo molto importante: come il Governo intenda sostenere questo processo di transizione, che qualcuno sostiene potrebbe ritrasferire in Italia una parte del sistema produttivo emigrato nei paesi esteri mediante queste stampe, magari partendo dalle produzioni di eccellenza. Vorrei capire in che modo il Governo intenda sostenere questo campo, perché noi in quell'emendamento chiedevamo 150 milioni di euro per far partire distretti di monitoraggio e quindi mettere in relazione le università con questi centri di ricerca, ma sono stati dati 5 milioni di euro, e ignoro a che punto siano i decreti attuativi. Questo secondo noi è un punto molto importante perché, oltre a risparmiare materia (ritorniamo quindi al concetto che, se risparmiamo materia, risparmiamo energia e di conseguenza la serie di processi a catena che servono per costruire quella materia), potremmo anche tornare ad avere delle produzioni locali che abbiamo perso a fronte dei minori costi di produzione nei Paesi un tempo in via di sviluppo.
  Sulla questione del fotovoltaico lei ha detto che finalmente siamo arrivati quasi alla grid parity. Visto che c’è ancora uno spiraglio legato agli impianti fotovoltaici sulle detrazioni fiscali, che però riguardano soltanto soggetti privati, vorrei capire in che modo si intenda aiutare quelle aziende che non possono beneficiare delle detrazioni fiscali per sostenere i propri consumi con impianti di produzione da rinnovabili, in questo caso dal fotovoltaico. La mancanza degli incentivi deve trovare nuove possibilità di cedere la corrente prodotta a terzi in maniera più semplice e agevole, perché oggi purtroppo non è ancora ben chiaro il meccanismo per cui posso finalmente produrre cento, consumare ottanta e cedere venti al vicino senza troppe problematiche. Andando incontro al criterio di non programmabilità di alcune fonti rinnovabili, riuscirei a condividere la mia produzione localmente, quindi ad avere una produzione molto distribuita e non centralizzata.
  Questo però dovrebbe prevedere tempi diversi da parte dell’Authority rispetto a quelli dati sull'approvazione dei SEU (Sistemi Efficienti di Utenza) e dei RIU (Reti Interne di Utenza). Grazie.

  CHIARA BRAGA. Grazie, presidente. Ringrazio anche il Viceministro per la ricchezza e la chiarezza dell'esposizione, poi naturalmente sarà utile per noi avere anche il contributo scritto del suo intervento.
  Per stare nei tempi e nella discussione di questa mattina, tengo a sottolineare alcuni punti e a cogliere questa occasione per rappresentarle la convinzione del nostro Gruppo su alcune scelte che il Governo si sta orientando a fare e sulle modalità di perseguimento di importanti obiettivi che abbiamo ritrovato nella sua relazione e che caratterizzeranno – ci auguriamo in maniera molto netta – l'operato del Governo italiano nel semestre europeo che ci si appresta a guidare.
  Sul tema della green economy, da intendere in senso trasversale come capacità di riorientare e rideterminare un rilancio del nostro sistema produttivo volto alla sostenibilità ambientale di tutte le produzioni, ci trova assolutamente d'accordo. Questo è un ragionamento che come Commissione Ambiente stiamo cercando di fare anche nella discussione di un provvedimento già all'ordine del giorno, il Collegato ambientale, provvedimento che in alcune materie (penso in particolare al tema della gestione e riorganizzazione del sistema dei rifiuti) può diventare l'occasione per rafforzare e potenziare gli aspetti ai quali lei faceva cenno: il recupero Pag. 11di materia e la capacità di reimmettere nel ciclo produttivo i prodotti che derivano dal ciclo dei rifiuti.
  Stando però al tema più di attualità, su cui si è concentrata larga parte della sua audizione, che è quello energetico, tutti noi siamo consapevoli che la complessità della crisi energetica e climatica si può sempre più giocare a un livello che non è esclusivamente italiano. Il lavoro che si sta avviando e che crediamo debba essere condotto e orientato per quanto possibile dall'Italia nei prossimi mesi a livello europeo deve darsi giustamente obiettivi ambiziosi e che portino l'Europa, in una chiave di sostenibilità degli aspetti industriali e produttivi con quelli della sostenibilità ambientale, a porsi obiettivi anche più avanzati rispetto a quelli su cui si è attestata finora la posizione della Commissione europea. In particolare, il tema che ci sembra debole, sul quale chiediamo al Governo italiano di fare una riflessione e di portare questa discussione a livello europeo, è quello dell'efficienza energetica. Mentre alcuni obiettivi sono stati fissati sul tema della riduzione delle emissioni e, anche se non in maniera vincolante, della produzione di energia da fonti rinnovabili, quello dell'efficienza energetica, al netto delle cose che il Viceministro ci ha anticipato, crediamo debba essere il punto sul quale costruire e caratterizzare gli obiettivi da qui al 2030, soprattutto in un contesto come quello europeo e italiano che ha tutta la convenienza a ridurre la propria dipendenza energetica da altre fonti e a puntare su uno sviluppo del settore industriale nell'ottimizzazione dei consumi energetici, in cui il nostro paese può giocare un ruolo avanzato e di leadership. Questo è stato il ragionamento adottato dalla Commissione Ambiente, ma sono certa anche dalla Commissione Attività produttive sul tema del recepimento della direttiva comunitaria sull'efficienza energetica. La riduzione del costo dell'energia è stata una delle questioni su cui il Partito Democratico ha espresso una posizione di assoluta condivisione, è stata una delle prime proposte su cui anche la guida del Partito Democratico da parte del Presidente del Consiglio ha ragionato e lavorato, presentando una proposta che credo sia attualmente oggetto di approfondimento da parte del Governo.
  Siamo assolutamente convinti che sia necessario dare un segnale in termini di riduzione del costo dell'energia come fattore negativo di competitività per il nostro sistema soprattutto delle piccole e medie imprese, sia necessario farlo al di fuori di impostazioni e letture in parte viziate da una considerazione negativa su come ha funzionato il sistema degli incentivi per il settore delle rinnovabili. È chiaro ed evidente che ci sono state delle storture nell'applicazione, ma non si può negare che comunque questo settore, anche se non ha sviluppato in maniera totale una filiera industriale con tutte le potenzialità che probabilmente poteva avere, in questi anni ha generato investimenti, occupazione e capacità di sviluppo nel nostro paese. Per questo motivo siamo assolutamente convinti che un intervento di allungamento degli incentivi alle rinnovabili non possa avere effetti impositivi retroattivi, perché andrebbe a incidere negativamente sulla capacità, sull'affidabilità e sull'attrattività degli investimenti anche di soggetti esteri nel settore, e soprattutto andrebbe a colpire ulteriormente un settore che ha bisogno di essere razionalizzato, ma non di essere colpito in maniera indistinta. Su questo punto la nostra Commissione è a disposizione per confrontarsi eventualmente nel merito delle misure, abbiamo chiesto anche al Ministero dell'ambiente, parlando di energie rinnovabili e in particolare di fotovoltaico, di avere una specifica attenzione su questo aspetto. Siamo assolutamente convinti che sia necessario continuare in quell'azione da lei annunciata di ridefinizione di tutta una serie di aspetti, che puntino, da un lato, alla semplificazione amministrativa e burocratica, dall'altro, al miglioramento della capacità di continuità e di valorizzazione della produzione da fonti rinnovabili in senso smart della nostra rete di distribuzione.
  Una delle questioni su cui ci interessa conoscere l'orientamento del Governo è Pag. 12quella di coniugare la generazione distribuita con misure che la rendano più efficace e conveniente. Sul tema dell'efficienza credo che i dati che ci dicono quanto abbiano funzionato i meccanismi dell'incentivazione e delle detrazioni fiscali sulla riqualificazione energetica degli edifici siano la conferma e l'elemento più forte perché ci sia un impegno da parte di tutti, Governo e Parlamento, per rendere strutturali e stabili questi investimenti.
  Il Presidente Realacci faceva giustamente presente l'urgenza, che non possiamo ridurci ad affrontare solo in prossimità della scadenza di questo provvedimento, quindi siamo a disposizione per capire come orientare al meglio i nostri sforzi già in questo momento, perché ci sia un'azione che dia continuità e stabilità a un settore che in questi anni ha prodotto risposte e soluzioni positive.
  Mi auguro che su questi punti, al di là dell'audizione di oggi, ci sia la possibilità di coinvolgere anche il ruolo della Commissione Ambiente nella discussione che si aprirà da qui alle prossime settimane sui provvedimenti in materia energetica che il Governo ha annunciato e metterà in campo, in particolare quelli che vedranno un coinvolgimento diretto da parte del Parlamento.

  MARIASTELLA BIANCHI. Faccio solo qualche domanda. Sono molto positivamente colpita da alcune osservazioni del Viceministro che sottolineo di nuovo, per esempio l'impegno a immaginare le prospettive di sviluppo del fotovoltaico a prescindere dagli incentivi, riconoscendo che sono vicine alla grid parity.
  Credo che il Viceministro sappia meglio di noi quanto lo sviluppo del fotovoltaico stia contribuendo alla riduzione del prezzo unico per l'energia e quanto quindi dal fotovoltaico stiano arrivando importanti contributi positivi alla riduzione della bolletta energetica. Non vorrei che quando consideriamo le rinnovabili vedessimo solo l'aspetto incentivi, che si misurano facilmente nella componente A3 della bolletta, e le considerassimo solo come un peso per imprese e famiglie: non vorrei che sottovalutassimo l'importanza del contributo positivo alla riduzione del costo dell'energia, rappresentandole con toni più cupi del necessario. Ben vengano quindi tutte le misure necessarie a favorire lo sviluppo del fotovoltaico verso la grid parity.
  Ricordo l'impegno del Viceministro De Vincenti in occasione della legge di stabilità su quella benedetta norma del capacity payment, (comma 99 della legge di stabilità 2014). Chiederei quindi al Viceministro quali siano le misure che il Ministero sta adottando per applicare effettivamente quella possibilità di sostenere il termoelettrico tradizionale, che ha il doppio di capacità rispetto alla domanda di picco, per fare in modo che il termoelettrico tradizionale sia sostenuto solo nella misura strettamente necessaria a garantire la sostenibilità del sistema.
  Mi è piaciuta moltissimo anche una considerazione che il Viceministro ha fatto: tutta l'economia deve essere permeata dal green, però su questo mi permetto di fare una sottolineatura. Se tutta l'economia deve essere permeata dal green e, come ha giustamente sottolineato, assumiamo come centrali gli obiettivi di contrasto ai cambiamenti climatici e quindi essenzialmente di riduzione della CO2, mi risulta difficile inserire nel contesto della Strategia energetica nazionale (SEN), che ha obiettivi molto positivi e ambiziosi di efficienza energetica e di rinnovabili, la prospettiva di eseguire trivellazioni sul territorio nazionale.
  Le risorse probabilmente non sono di grande qualità, ma mi permetto di dire che, se anche lo fossero, sarebbe comunque un elemento in contraddizione con l'obiettivo di riduzione della CO2. Se ho ben capito, prima il Viceministro faceva riferimento a qualcosa che nei miei ricordi è il dilemma del prigioniero: nessuno si muove perché tutti pensano che debbano farlo gli altri. Nel dilemma del prigioniero la soluzione vantaggiosa è quella in cui i due attori scelgono e portano il negoziato verso una soluzione positiva. Noi dobbiamo essere quindi attori coerenti nella scelta di ridurre le emissioni di CO2 e contrastare il cambiamento climatico.Pag. 13
  Giustamente il Viceministro citava le esternalità negative, l'impatto sull'ambiente, il costo per l'ambiente, il costo non stimato a danno della collettività e della salute dei cittadini, che è altissimo. Questi costi sono tutti degli stabilimenti industriali che non si sono adeguati ai parametri di sicurezza, ai migliori standard previsti dalle normative europee (il caso Ilva purtroppo fa scuola), tutti i siti industriali per i quali diventa urgentissimo un piano di bonifica nazionale (e qui l'elenco potrebbe essere lunghissimo). È però purtroppo anche il caso di trivellazioni, perché comunque è una tecnica invasiva, un'attività che spiazza tutte le altre attività economiche che insistono su quella zona, un'attività che, seppure avesse successo, produrrebbe CO2, carbonio e gas climalteranti, che è esattamente quello che dobbiamo ridurre, fino a portarlo a zero nel 2050. Se vogliamo essere coerenti con l'idea che tutta l'economia deve essere permeata dal green, le trivellazioni appaiono un elemento di forte contraddizione.

  PRESIDENTE. Con riferimento alle questioni trattate oggi dal Viceministro, sottolineo alcuni punti delle comunicazioni che lei ci ha reso oggi. In particolare, sulla vicenda del fotovoltaico ci saranno accordi volontari non solo con gli operatori finanziari, ma anche con gli operatori industriali, e tendenzialmente questi accordi volontari verranno incrociati.

  DAVIDE CRIPPA. Sotto i 200 KW tali accordi sono obbligatori.

  PRESIDENTE. No, nel testo consegnato dal Viceministro si parla di accordi su base volontaria, per questo sto chiedendone conferma al Viceministro, e che tendenzialmente si troverà la maniera di dare un segnale a questo settore e agli altri (il Viceministro ha parlato in particolare del termico e di altre questioni) sul fronte della manutenzione delle normative attuali sull'autoconsumo e sul problema del decreto sugli accumuli.
  Secondo punto: impegno per la stabilizzazione al 65 per cento, che va manutenuto per legarlo a particolari obiettivi. È stato usato anche per il consolidamento antisismico almeno nelle zone 1 e 2, però è chiaro il consolidamento antisismico richiede tempi più lunghi, e mi permetto di suggerire al Governo di capire se una parte dei fondi non utilizzati del quadro comunitario di sostegno in scadenza possa essere mirata ad azioni positive in questa direzione, perché sono azioni che entrano rapidamente in gioco, producono un'economia diffusa e sono di grande efficienza.
  C’è un punto, inoltre, del testo consegnato dal Viceministro in cui si parla del prezzo più alto dell'energia per le imprese e per le famiglie italiane, mentre più correttamente in un altro punto si parla di un prezzo più alto dell'energia per le piccole e medie imprese, mentre le famiglie e i grandi consumatori di energia in Italia pagano l'energia meno che in Germania. Si tratta di capire come queste questioni possano essere affrontate, sapendo che per una parte di queste imprese il prezzo dell'energia purtroppo non è un fattore competitivo rilevante, in quanto, in base ai dati dell'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico, il 70 per cento delle imprese italiane spende in energia elettrica meno dello 0,5 per cento del loro fatturato. Se quindi si abbatte del 10 per cento il prezzo dell'energia a queste imprese, si produce un vantaggio dello 0,005 per cento, che non mi pare di quelli che svoltano la vita dal punto di vista dell'economia delle imprese.
  Si tratta quindi di adottare misure che abbiano efficacia, stabilizzazioni al 65 per cento. Vorrei capire dal Viceministro se sia d'accordo, visto che il decreto è in discussione presso i colleghi della Commissione Attività produttive, nel costruire questa cabina di regia che metta in rete tutti gli interventi, come ricordava la collega Chiara Braga.
  Le cito un esempio: la cosiddetta legge Sabatini non ha alcun criterio legato all'efficienza energetica ed è un errore perché o questa cosa entra nelle politiche ordinarie oppure viene indebolita. È necessaria Pag. 14però una cabina di regia, che penso dovrebbe essere costituita dal Ministero dello sviluppo economico insieme al Ministero dell'ambiente, sentendo poi tutti i ministeri coinvolti. Se non c’è, continueremo a vedere misure che vanno in direzioni diverse.
  Ultimo punto, che non è una domanda: ci fate avere il Piano che abbiamo mandato in Europa ? Ad aprile l'Italia ha inviato in Europa un Piano per l'efficienza energetica negli edifici privati e pubblici e, se ce lo mettete a disposizione, vedremo come si collega alle politiche concrete.
  Do quindi la parola al Viceministro dello sviluppo economico, Claudio De Vincenti, per la replica.

  CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. Rispondo subito sull'ultimo punto. Allora, mettiamo il Piano in consultazione domani, abbiamo già comunicato alla Commissione europea che andiamo in parallelo con le decisioni del Parlamento sul decreto legislativo dell'efficienza energetica, perché è chiaro che sono questioni estremamente collegate. Abbiamo pensato a questo punto di definire il Piano e inviarlo alla Commissione europea non appena avremo completato il passaggio parlamentare del decreto legislativo efficienza energetica, in modo da recepirlo nel Piano stesso. Non è stato ancora inviato, viene messo in consultazione domani quindi lo troverete e, appena abbiamo concluso il percorso parlamentare dello schema di decreto legislativo, in parallelo con la scrittura del decreto legislativo nella sua versione finale, invieremo il Piano a Bruxelles, in modo che le due cose siano coerenti.
  Rapidamente, sulla questione del fondo di 5 milioni per le imprese che fanno stampa digitale, che più in generale mi sembra sia un fondo sull'artigianato digitale, certamente 5 milioni è poco, e di questo siamo consapevoli, anche se nelle strette della legge di stabilità fu comunque importante dare questo segnale. In questo momento stiamo attivando il confronto con le associazioni delle imprese dell'artigianato digitale, per definire le modalità di utilizzazione del fondo, quindi presto tornerò in Commissione per dare conto di come il fondo verrà utilizzato. La possibilità di maggiori risorse naturalmente è auspicabile, vedremo cosa si potrà fare, ma al momento intanto facciamo partire questo processo e poi vediamo.
  Sulla questione dell'interrompibilità sottolineo la differenza con l'emendamento presentato dal MoVimento 5 Stelle a suo tempo, se lo ricordo bene – non vorrei dire una sciocchezza, onorevole Crippa, e nel caso mi corregga –, perché l'emendamento era piuttosto tranchant, cioè eliminiamo l'interrompibilità. Noi riteniamo invece che il sistema elettrico nazionale abbia ancora bisogno di questa misura, soprattutto perché vi sono alcune aree e anche strozzature della rete, quindi ne facciamo una razionalizzazione che era prevista già dalla norma (avremmo dovuto farla già entro il 2013, poi c’è stata una proroga di sei mesi) e intendiamo da qui a fine giugno dare l'atto di indirizzo all'Autorità per fare una razionalizzazione dell'uso di questo strumento. Lo strumento mantiene comunque a nostro modo di vedere una sua funzione, anche se probabilmente richiederà meno risorse che in precedenza.
  Per quanto riguarda – lo dicevano sia l'onorevole Crippa che l'onorevole Braga – le modalità per sostenere il fotovoltaico a livello aziendale e non solo con la detrazione fiscale per il fotovoltaico servente gli edifici, richiamo quanto ho già detto, cioè pensiamo a dare spazio a scambio sul posto e a rafforzare la regolamentazione sui sistemi efficienti di utenza, su cui abbiamo discusso in precedenza in Commissione Attività produttive riguardo al provvedimento dell'Autorità. Crediamo che quel provvedimento sia sostanzialmente equilibrato e si tratti adesso di vedere come verrà applicato e come questo darà spazio ai SEU. Puntiamo molto sullo scambio sul posto, nonché sui meccanismi di semplificazione per le autorizzazioni e per il collegamento degli impianti alla rete.
  Credo che i punti chiave siano questi: più rete smart e problema accumuli. Questi sono i punti su cui ci stiamo muovendo Pag. 15e qualsiasi contributo ci venga dalle Commissioni è per noi benvenuto, perché l'obiettivo è di garantire un forte sviluppo del fotovoltaico nei prossimi anni. Condivido quindi l'indicazione dell'onorevole Braga su questo e anche su una certa debolezza che c’è nella comunicazione della Commissione europea riguardo all'efficienza energetica.
  Credo che l'Italia sia molto interessata a rafforzare il più possibile nelle politiche europee il ruolo dell'efficienza energetica, abbiamo tecnologie all'avanguardia in Europa, siamo un paese molto virtuoso da questo punto di vista, dobbiamo migliorare – intendiamoci – però siamo tra i più avanzati in Europa, quindi è giusto per noi e giusto in generale perché, come diciamo anche nella Strategia energetica nazionale, l'efficienza energetica è la priorità delle priorità, perché coniuga tutti e quattro gli obiettivi della strategia: il risparmio dei costi, la minor dipendenza dall'estero, la sostenibilità ambientale e l'effetto trainante sull'economia proprio perché sviluppa tecnologie.
  Per quanto riguarda le osservazioni dell'onorevole Bianchi, sul capacity payment abbiamo sollecitato e interagito con l'Autorità nel rispetto dei rispettivi ruoli. L'Autorità ha varato adesso un documento di consultazione, che anche su nostra sollecitazione mette insieme il capacity payment a regime, già previsto da una precedente delibera dell'Autorità, con i servizi di flessibilità di cui parlava l'onorevole Bianchi, che erano stati inseriti nella legge di stabilità.
  Qui si tratta adesso di verificare il meccanismo che l'Autorità ha sottoposto a consultazione. Riteniamo sia un meccanismo sostanzialmente corretto, che non punta a sostenere il termoelettrico. La sovraccapacità che in questo momento caratterizza il termoelettrico non può essere sostenuta e da questa si esce solo con un «riproporzionamento» della capacità rispetto alla domanda. Il punto chiave è che nelle sue espressioni tecnologicamente più avanzate e moderne il termoelettrico sta fornendo al sistema non solo il servizio di capacità di riserva, ma anche il servizio di flessibilità. Come questi servizi possano trovare una remunerazione corretta.

  PRESIDENTE. Ad esempio, i cicli combinati.

  CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. I cicli combinati, soprattutto i più recenti, sono quelli che hanno maggior capacità di salire e scendere rapidamente. Questo servizio è necessario fino a quando non saranno individuati, via smart grid o accumuli, altre modalità di gestione del problema della non programmabilità. Ha senso remunerare questo servizio, e in questo caso succederà (questa è la mia previsione di mercato) che, se costruiamo bene il sistema come diceva l'onorevole Bianchi, in modo che sia strettamente quello che è necessario al corretto funzionamento del sistema elettrico, avremo una selezione degli impianti in funzione a vantaggio di quelli che sono più moderni e più ambientalmente compatibili, -perché molte volte le due cose coincidono – o comunque si tratterà di andare in questa direzione, più capacità di flessibilità e così via, e quindi giungeremo a una configurazione del termoelettrico che sia la più efficiente e più utile al sistema.
  Per quanto riguarda la critica dell'onorevole Bianchi sulla questione dell'esplorazione e produzione di idrocarburi, mi consenta, onorevole Bianchi, di non condividere (d'altra parte lo sa) la sua posizione. A parte le riserve su cui l'Italia potrebbe contare, che sono più rilevanti di quanto non veda riportato sui giornali (i dati del Ministero dello sviluppo economico ci danno indicazioni più interessanti), adesso non ho il numero con me, presidente, ma mi riservo di farvelo avere. Il punto è che nella strategia di decarbonizzazione al 2050 noi abbiamo una fase di transizione entro la quale abbiamo bisogno di utilizzare tra i combustibili fossili quelli a più basso impatto ambientale, e di qui il ruolo chiave che il gas ha all'interno della Strategia energetica nazionale. In secondo luogo, il petrolio manterrà Pag. 16comunque una sua funzione ancora per un periodo di tempo, finché non avremo sviluppato mobilità sostenibile diversa e non i biocarburanti di seconda generazione. Abbiamo comunque un problema di disponibilità anche di petrolio che, se guardate nella Strategia energetica, nazionale va scendendo come percentuale di utilizzo rispetto alle rinnovabili e al gas, ma comunque mantiene una sua funzione.
  Da questo punto di vista abbiamo bisogno di queste fonti per gestire tutta la fase che ci porta verso la decarbonizzazione nel modo più coerente con la strategia di decarbonizzazione stessa. Gran parte di queste cose non potranno che essere importate, lo sappiamo, perché l'Italia non può diventare autosufficiente su questo terreno, però delle risorse ci sono. Se le sfruttiamo con le nostre normative di sicurezza, le nostre tecnologie che sono le più avanzate nel mondo, stiamo molto più sicuri che non se le sfruttano altri, sempre per i noti effetti di esternalità, e inoltre riduciamo la nostra bolletta energetica. L'importante è che tutto questo sia fatto all'insegna delle tecnologie più avanzate, e ripeto che l'Italia è maestra nel mondo nelle tecnologie di esplorazione e di estrazione.
  L'onorevole Bianchi conosce la nostra mappatura fatta nell'estate scorsa, tutte le zone di rilievo naturalistico e paesaggistico mi risultano escluse da queste attività, però possiamo riconsiderare la mappatura insieme.

  MARIASTELLA BIANCHI. Questa è un'ottima notizia.

  CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. E allora andiamo a riconsiderare la mappatura, sono pronto a farlo. L'importante è che dovunque ha senso fare queste operazioni in sicurezza non si vede perché privarsene.
  Il Presidente Realacci ha posto numerosi problemi. Accordi volontari: io parlavo, presidente, del confronto con le associazioni, altra cosa è l'accordo volontario del singolo produttore. Qui vedremo come il meccanismo verrà configurandosi, non so se ci sia da pensare all'istituto dell'accordo, perché ad esempio nel fotovoltaico i singoli spesso sono piccolissimi. L'importante è che sia un meccanismo di opzioni a disposizione degli operatori.
  Di smart e accumuli abbiamo detto.

  PRESIDENTE. Con riferimento a quest'ultimo aspetto, le segnalo che c’è il problema di un decreto da adottare che è in ritardo.

  CLAUDIO DE VINCENTI, Viceministro dello sviluppo economico. Sugli accumuli ? Bene, ne terrò conto. Il problema di utilizzare fondi inutilizzati dalla programmazione 2007-2013: sì, stiamo pensando, presidente, di cercare di utilizzarli per sostenere le misure del decreto legislativo efficienza energetica.
  Costo energia per le piccole e medie imprese: le segnalo che dai dati comparati in linea di massima le famiglie italiane pagano meno che in Germania, ma più o meno in linea con la media europea, forse appena sotto (la Germania è quella che aiuta di più le imprese e scarica quindi sulle famiglie), ma anche qui mi riservo di fornirvi i dati, scusatemi, vado a memoria.
  Piccole e medie imprese sono quelle che pagano sicuramente di più, le grandi imprese che hanno prezzi dell'energia sostanzialmente allineati a quelli medi europei – non più bassi se non forse in parte rispetto alla Germania – sono quelle energivore, che dopo il varo della riforma del concetto di energivori fatto con l'articolo 39 di non mi ricordo più quale decreto di qualche tempo fa, a cui sarebbe opportuno che l'Autorità desse fino in fondo attuazione, gli energivori che sono stati ridefiniti in funzione dell'incidenza del costo dell'energia sul fatturato e non più solo del volume assoluto dei consumi, sono sostanzialmente nella media europea. Le grandi imprese non energivore no, a meno che non siano energivore in virtù dei volumi. Naturalmente, però, non essendo energivore, la rilevanza del problema è molto minore, come diceva il presidente prima.
  Sulle piccole e medie imprese ci concentreremo nel provvedimento che stiamo Pag. 17preparando, a prescindere se siano energivore o meno, e tra l'altro quelle energivore nel senso dell'incidenza percentuale dei costi sono coperte dall'articolo 39, ma comunque il prezzo va abbassato perché è veramente fuori linea rispetto alle altre imprese e agli altri paesi. La metodologia che seguiremo dovrebbe essere la più semplice, cioè l'individuazione dello sconto per chi è in media tensione e per chi è in bassa tensione sopra una certa soglia di potenza. Queste due cose insieme prendono il mondo dagli artigiani fino alla media impresa. Grazie.

  PRESIDENTE. Ringrazio il Viceministro De Vincenti per la presenza e per l'ottima notizia che ci ha dato che il decreto sull'efficienza energetica interagirà con il piano sul risparmio energetico negli edifici pubblici e privati, che speriamo di vedere domani in consultazione.
  Autorizzo la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del documento consegnato dal Viceministro De Vincenti (vedi allegato).
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 10.

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