XVII Legislatura

III Commissione

COMITATO PERMANENTE SUI DIRITTI UMANI

Resoconto stenografico



Seduta n. 18 di Mercoledì 23 novembre 2016

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Locatelli Pia Elda , Presidente ... 3 

INDAGINE CONOSCITIVA SULLA TUTELA DEI DIRITTI DELLE MINORANZE PER IL MANTENIMENTO DELLA PACE E DELLA SICUREZZA A LIVELLO INTERNAZIONALE

Audizione di Myria Vassiliadou, Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea.
Locatelli Pia Elda , Presidente ... 3 ,
Vassiliadou Myria , Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea ... 3 ,
Locatelli Pia Elda , Presidente ... 7 ,
Quartapelle Procopio Lia (PD)  ... 7 ,
Locatelli Pia Elda , Presidente ... 8 ,
Vassiliadou Myria , Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea ... 8 ,
Locatelli Pia Elda , Presidente ... 10

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Forza Italia - Il Popolo della Libertà- Berlusconi Presidente: (FI-PdL);
Area Popolare (NCD-UDC): (AP);
Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: SI-SEL;
Lega Nord e Autonomie - Lega dei Popoli - Noi con Salvini: (LNA);
Scelta Civica verso Cittadini per l'Italia-MAIE: (SCCI-MAIE);
Civici e Innovatori: (CI);
Democrazia Solidale-Centro Democratico: (DeS-CD);
Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: (FdI-AN);
Misto: Misto;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI): Misto-PSI-PLI;
Misto-Alternativa Libera-Possibile: Misto-AL-P;
Misto-Conservatori e Riformisti: Misto-CR;
Misto-USEI-IDEA (Unione Sudamericana Emigrati Italiani): Misto-USEI-IDEA;
Misto-FARE! - Pri: Misto-FARE! - Pri;
Misto-Movimento PPA-Moderati: Misto-M.PPA-Mod.

Testo del resoconto stenografico

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE
PIA ELDA LOCATELLI

  La seduta comincia alle 14.10.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati e la trasmissione in differita sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione di Myria Vassiliadou, Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla tutela dei diritti delle minoranze per il mantenimento della pace e della sicurezza a livello internazionale, l'audizione di Myria Vassiliadou, Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea, che saluto e ringrazio per la sua disponibilità a prendere parte ai nostri lavori.
  Myria Vassiliadou, che è accompagnata da Zoi Sakelliadou, ricopre sin dal 2011 l'incarico di Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea e il suo mandato è stato prorogato di quattro anni a partire dal marzo 2016. Il suo lavoro si svolge nel contesto della direttiva n. 36/2011, per la cui attuazione nel nostro Paese è stato adottato il decreto legislativo 4 marzo 2014 n. 24.
  Segnalo che l'organismo italiano di coordinamento sul tema della tratta, che tiene anche i rapporti con la Commissione europea, è rappresentato dal Dipartimento per le pari opportunità, e che nello scorso febbraio il Consiglio dei ministri ha adottato il Piano nazionale d'azione contro la tratta ed il grave sfruttamento degli esseri umani, a norma di una disposizione della legge n. 228 del 2003, intitolata Misure contro la tratta di persone, introdotta con il citato decreto legislativo n. 24 del 2014.
  Tale documento, che riguarda il periodo 2016-2018, è disponibile in formato elettronico insieme ad una comunicazione della Commissione europea sulla strategia dell'Unione in tale ambito.
  Ricordo che la legge del 2003 ha istituito il Fondo per le misure anti-tratta, destinato al finanziamento dei programmi di assistenza e di integrazione sociale in favore delle vittime, nonché all'indennizzo delle vittime dei reati, in seguito ad una modifica apportata con il richiamato decreto legislativo.
  Non posso fare a meno di porre in evidenza che la Commissione affari costituzionali ha approvato un emendamento alla legge di bilancio, il n. 52.1, sottoposto proprio in queste ore all'esame della Commissione bilancio, per incrementare le risorse del Fondo per le misure anti-tratta di 20 milioni annui.
  Nell'auspicio che la visita della nostra ospite possa propiziare l'approvazione di tale emendamento, le cedo volentieri la parola. Grazie.

  MYRIA VASSILIADOU, Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea. Grazie, presidente, ringrazio la Camera dei deputati dell'invito, è un onore essere in questo Comitato della Camera specie di questi tempi, in questa Commissione davvero importante.
  So che questi sono tempi impegnativi per l'Italia, per l'Europa e per il mondo e Pag. 4che questo incontro fa seguito a eventi importanti verificatisi in Italia. La Camera ha celebrato la X Giornata della lotta contro la tratta, l'Italia ha recentemente ratificato la Convenzione sul traffico di organi e ha varato la legislazione sullo sfruttamento della manodopera.
  So che l'Italia è particolarmente investita dall'attuale crisi migratoria e sono perfettamente al corrente delle gravi crisi e pressioni che sta affrontando, sappiamo quanto duramente lavorate per proteggere le persone, per assisterle e per integrarle, lo sappiamo non solo dai rapporti, ma anche dalla società civile, che continua a spiegare quale sia la situazione sul campo, e questo non è da trascurare.
  Considero importante essere qui adesso, perché nel contesto della crisi migratoria sapete meglio di chiunque che le persone sono particolarmente vulnerabili e alcune tra loro sono oggetto di traffico, di tratta. Detto questo, il traffico c'era e continuerà a esserci anche fuori dal contesto migratorio, c'era dieci e vent'anni fa, e continuerà ad esistere là dove permettiamo che esso esista.
  È quindi urgente che noi lo affrontiamo, perché, al di là di crisi o non crisi, si tratta di una violazione dei diritti umani estrema, di compravendita di persone, laddove si comprano e si vendono donne, uomini, bambini e bambine come se fossero merci, si comprano i loro servizi e i loro corpi, ed è una forma di crimine molto grave e molto redditizia.
  È facile dire che la tratta esiste perché la gente è povera, c'è la disparità di genere, c'è la guerra, ci sono cose tremende che accadono nel mondo, ma tendo a non essere d'accordo: le persone sono molto vulnerabili per questi motivi, ma il traffico non ha luogo perché la gente è vulnerabile, la tratta si verifica perché c'è chi compra le persone, perché esiste una domanda per i servizi di queste persone, e ciò accade perché è molto redditizio.
  Come dicevo, la tratta è una forma molto grave di criminalità organizzata, e in molti casi è anche una forma di criminalità transnazionale, legata a falsificazione dei documenti, cosa che sta emergendo sempre più, traffico di droga, cyber-criminalità, pornografia infantile, contrabbando di migranti eccetera.
  È uno dei casi in cui tutti conveniamo che occorre la cooperazione internazionale e che bisogna coordinarci meglio, anche con il personale sul terreno, e fornire formazione adeguata. A maggio di quest'anno la Commissione europea ha pubblicato un primo rapporto sullo stato di avanzamento di quanto si fa a livello di Unione europea sulla tratta di esseri umani, e questo è un primo risultato della direttiva UE contro la tratta.
  Abbiamo quasi 16.000 vittime di tratta registrate, ma questa è solo la punta dell'iceberg, perché in alcuni Stati membri può darsi che il numero sia 17 volte più alto. Queste non sono persone vulnerabili contrabbandate o migranti irregolari: sono persone comprate e vendute. E tutto ciò prima che cominciasse la crisi migratoria. Fino al 2014 (non so se ora le cose siano cambiate) due terzi erano cittadini dell'Unione europea.
  Siamo quindi d'accordo sulla necessità di stabilire un nesso con la situazione attuale, ma prima che la crisi assumesse la sua dimensione attuale il 65 per cento delle vittime della tratta era rappresentato da cittadini dell'Unione europea, su 16.000 persone identificate, e la stragrande maggioranza (tre quarti) erano donne e bambine.
  Sappiamo che le vittime sono molte di più, lo sappiamo benissimo, e in questa crisi, come evidenziato nel rapporto, le reti criminali sfruttano la situazione e sfruttano come sempre chi è più vulnerabile, donne e bambini.
  Sull'Italia cosa sappiamo? Abbiamo un fortissimo, preoccupante incremento di donne e bambine nigeriane che lasciano la Libia e sono state identificate, e c'è motivo di credere che queste donne, ragazze e bambine, a volte di dieci anni soltanto, siano trafficate a fini di sfruttamento sessuale. In Italia il numero cresce di anno in anno ed è davvero scioccante: nel 2015 ci sono state 5.000 – pensateci un attimo – donne e bambine nigeriane identificate dall'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni Pag. 5 e dall'Unicef come vittime di tratta arrivate via mare dalla Libia, metà di loro bambine non accompagnate. Tale tendenza è confermata da Europol e sembra in ascesa.
  Qui voglio dire qualcosa perché siamo abituati a ritenere che contrabbando, tratta e traffico siano la stessa cosa, e la traduzione in italiano rende le cose ancora più complicate. Lo Smuggling riguarda le persone che attraversano illegalmente una frontiera, che commettono un reato contro lo Stato, e questa è la maggioranza. Le persone che sono oggetto di tratta subiscono invece un reato commesso contro di loro dai trafficanti, quindi parliamo di un continuum di sfruttamento in termini di finalità, di mezzi e di atto commesso. È importante capire la differenza.
  L'altro giorno ho letto sulla stampa che la presenza massiccia di schiave sessuali africane nei Paesi europei dimostra quanto sia scarsa la consapevolezza delle nostre società, e significa che in Europa c'è un mercato pronto ad accogliere e ad assorbire questa merce umana.
  È di questo che voglio parlare qui oggi: se parliamo di compravendita di esseri umani e in questo caso di schiave sessuali e di tratta per sfruttamento sessuale, parliamo di donne e bambine, dei loro corpi comprati e venduti.
  È facile dire che è una questione di parità di genere (sono femminista e certo quest'aspetto va affrontato) o dire che è la povertà, ma non posso essere d'accordo perché, se una ragazzina di dieci anni nigeriana povera e vulnerabile è in strada è perché è stata oggetto di traffico, e il traffico è generato dal denaro, qualcuno ci guadagna sopra e qualcuno usa questi servizi, se vogliamo definirli tali perché in realtà è stupro, qualcuno è pronto a stuprare una bambina per una tariffa minima versata al trafficante.
  Il traffico quindi non ha a che fare con la vulnerabilità, è peggiorato dalla vulnerabilità, ma ha a che fare con il denaro e la domanda, ha a che fare con gli sfruttatori e i profittatori, e ha a che fare con gli utilizzatori. Io non sono qui per predicare la legge dell'Unione europea, viviamo tempi difficili, ma è importante ricordare che in questo caso la legislazione europea precisa una cosa importante: dobbiamo fare in modo di ridurre la domanda per tutte le forme di sfruttamento, è nostra responsabilità, sta a noi verificare anche dove vanno a finire i soldi, i guadagni.
  Europol afferma che a causa della crisi c'è una domanda crescente di servizi a basso costo, domanda creata anche dai consumatori di sesso a pagamento. Certo, pochi consumatori sono coscienti dei loro doveri verso i lavoratori, e quando si parla di bambine di dieci anni non stiamo certo parlando di lavoratori, ma anche nei Paesi in cui la prostituzione è legale e regolamentata è possibile che le lavoratrici sessuali siano colpite da questa domanda di manodopera a buon mercato.
  Io però voglio vedere la cosa anche a un altro livello: in Europa, per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale, in un anno, solo per i trafficanti, i guadagni prima della crisi sono stati pari a 2,5 miliardi di euro, quindi la tratta significa soldi per i trafficanti, per i settori illegali ma anche – si badi bene – per settori legali impegnati in attività legali, è un ciclo di profitti. E siccome vediamo una bambina di dieci anni come una merce, parliamo anche del modello microeconomico: ho bisogno di far soldi, creo un prodotto che creerà più domanda, e la domanda comincia a crescere. Dobbiamo capire come questo ciclo di profitti crei ulteriore domanda.
  Quando parliamo di tratta, finché si parla solo di vittime, ma non di trafficanti, utilizzatori e sfruttatori, senza chiederci chi ne tragga profitto, si arriva in ritardo. Una storia di una vittima non nigeriana, una quattordicenne che mi raccontò – prima della crisi migratoria – di essere stata venduta da qualcuno fuori dall'Europa a qualcun altro in Europa, con tutta la catena di profitto che ne consegue, dimostra che le bambine sono vendute a 30-40.000 euro ciascuna. Se una bambina viene venduta per questa somma, quanto volte deve essere stuprata per recuperare quei soldi? Pag. 6
  Questa quattordicenne, dopo essere stata comprata e venduta, ricomprata e rivenduta e stuprata più volte, è rimasta incinta e ha avuto un bambino, la bambina ha avuto un bambino. Li ho incontrati insieme, 2 anni l'uno e 14 anni l'altra, e le ho domandato (forse con la mia arroganza) – è uno storia che ho già raccontato perché me l'ha chiesto lei – quale vita volesse avere adesso che era stata salvata come se si potesse salvare qualcuno, e lei mi ha risposto: «non voglio far nulla della mia vita, sono morta!».
  È indispensabile quindi salvare le persone, individuare le vittime precocemente, proteggerle, assisterle quanto prima, e mi conforta sapere degli sforzi compiuti dalle autorità italiane in questo senso. A livello europeo però come riusciamo a impedire che ciò accada? Ci può far stare bene, infatti, aiutare le vittime, ma quando sei stata stuprata migliaia di volte, ha davvero importanza essere individuata a quel punto?
  Oggi, in molti dei nostri Stati membri non è illegale acquistare o utilizzare i servizi di vittime del traffico, pur sapendo che sono vittime, quindi si può comprare qualcosa che sappiamo che è stato prodotto da una vittima della tratta e non ne pagheremo le conseguenze.
  Consentitemi di dire che è stato un onore per me venire qui due anni fa, e allora feci una domanda che ho poi ripetuto migliaia di volte senza ottenere risposta: esiste, che voi sappiate, un ambito nel quale qualcuno sia implicato consapevolmente in un crimine e non ne paghi le conseguenze penali? Il traffico, infatti, è un reato e come tale è definito dai Trattati europei e dalle legislazioni nazionali, ma se acquisto una borsa per strada a Roma, come in ogni città, so che ci saranno sanzioni perché si tratta di acquisto di merce illegale, mentre se compri una persona non sei penalmente perseguibile. Forse ci sono altre leggi che entrano in gioco, ma non sai penalmente perseguibile in quanto consapevolmente coinvolto nella tratta.
  Si sostiene che sia difficile da provare, ma vent'anni fa si diceva la stessa cosa dello stupro domestico, è difficile da dimostrare lo stupro all'interno delle famiglie, la parola di una persona contro quella dell'altra, ma ormai, spero, non lo si sostiene più, mentre si dice ancora nel caso della tratta.
  Ciò che stiamo facendo oggi (fra tre o quattro settimane pubblicheremo un rapporto al riguardo) è valutare i provvedimenti legislativi varati da alcuni Stati membri per rendere penalmente perseguibile l'uso dei servizi prestati dalle vittime e, se necessario, avanzare proposte in tal senso. Recentemente c'è stata molta attività per la X Giornata contro la tratta e noi abbiamo pubblicato una rassegna ragionata dei progetti in questo campo, che sarà interessante per voi e per i colleghi italiani.
  Abbiamo infatti esaminato i progetti dal 2003 al 2015, progetti di tutti i servizi della Commissione europea, di ogni Direzione generale – sviluppo, giustizia, affari interni, migrazione – tutto ciò che era stato finanziato per la tratta di esseri umani, quindi cifre che non includono il periodo della crisi migratoria, ma tutto ciò che è stato fatto prima, 160 milioni spesi prima della crisi sulla tratta di esseri umani, a beneficio di più di cento Paesi.
  L'Italia ha beneficiato del più alto numero di progetti anti-tratta e della più alta percentuale di fondi erogati, il 14 per cento. Il 52 per cento dei fondi, di qualsiasi origine, è andato a ONG, una quota sproporzionata di essi a organizzazioni internazionali. La cosa che mi turba è che la minor quantità di fondi, e la quota media di finanziamento più bassa, è andata a progetti di lotta alla tratta per sfruttamento sessuale. Negli ultimi dieci anni nelle organizzazioni internazionali (anche la Commissione europea è colpevole), negli Stati membri, ovunque, abbiamo cercato di lavorare sulla tratta per lo sfruttamento della manodopera (parlo dell'Europa, tralasciando cosa accade nel resto del mondo), ci siamo concentrati su questo e si dice sempre che si trova ciò che si cerca. Lo abbiamo fatto per dieci anni, anche se solo il 21 per cento delle vittime di tratta nell'UE è vittima di sfruttamento Pag. 7 a fini di lavoro, mentre il 76 per cento lo è a fini di sfruttamento sessuale!
  Cosa facciamo per aiutare queste persone, ad esempio per queste 5.000 donne e ragazze nigeriane vittime di sfruttamento sessuale, non dico in Italia, ma come Unione europea cosa stiamo facendo, come stiamo affrontando il fatto che la stragrande maggioranza delle vittime sono vittime a fini di sfruttamento sessuale? Non si tratta di fare una gara tra le vittime, e credo che nemmeno le vittime sarebbero contente di un tale approccio: dobbiamo piuttosto trattarle come titolari di diritti e, se vogliamo onorare i loro diritti, dobbiamo puntare agli sfruttatori e ai profittatori.
  Prima delle vostre domande vorrei sollevare io tre questioni relative al modo in cui, nell'Unione europea, immaginiamo il futuro quadro strategico che dobbiamo costruire, e che speriamo potrà ispirare il nostro lavoro comune. Dobbiamo onorare, difendere e rispettare i diritti di tutte le vittime di tratta e questa è la nostra priorità. Per fare questo dobbiamo chiederci chi ne tragga profitto, chi ricavi guadagno dallo sfruttamento, perché – ripeto – 5.000 donne e ragazze nigeriane che possono andare su tutto il mercato europeo, non si tratta solo dell'Italia, in 5.000 stuprate dieci volte al giorno per tre o quattro anni, non so quale possa essere la tariffa, ma i soldi dove vanno a finire, dove sono gli sfruttatori, coloro che abusano di queste donne, chi trae profitto, chi ricava un beneficio dallo sfruttamento?
  Altra domanda, ovvia: chi compra bambini? Cerchiamo di fare il possibile per i bambini, ma chi è che li compra? Cosa stiamo facendo per prendere decisamente di mira i criminali? Per le vittime so che facciamo molto, ma cosa stiamo facendo per colpire i criminali?
  La cosa più importante per me, però, è come il denaro e i profitti creino più domanda per tutte le forme di sfruttamento: lavorativo, sessuale, accattonaggio forzato, traffico di organi, adozioni illegali. L'elenco è lungo e diventa sempre più spaventoso anno dopo anno. Se fermiamo il flusso di denaro, fermiamo la tratta, non mi risulta un solo caso di tratta senza denaro, non riesco a trovarlo, quindi la nostra attenzione dovrebbe essere concentrata su questo.
  È stato un onore essere qui oggi. Vi ringrazio.

  PRESIDENTE. Molte grazie per questa relazione così completa, che ci ha lasciato senza parole e senza respiro perché ha messo insieme la tragicità di questo traffico e un approccio scientifico, perché possiamo commuoverci, impressionarci, reagire in modo emotivo cercando di contrastare questo crimine pesantissimo, ma il problema è trovare le soluzioni, e il suo invito a seguire il denaro, che è all'origine, alla conclusione e di nuovo all'origine di tale traffico, è il bandolo per giungere a risultati in questo contrasto fondamentale.
  Ringrazio la responsabile UE per la tratta di questa importante relazione e le chiedo di lasciarcene copia, in modo che ci resti questa sua documentazione come strumento di lavoro.
  Lascio quindi la parola a Lia Quartapelle Procopio, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione affari esteri e membro del Comitato permanente sui diritti umani.

  LIA QUARTAPELLE PROCOPIO. Grazie, presidente, grazie a Myria Vassiliadou per la relazione davvero completa. Credo che l'Italia in questi ultimi anni sia riuscita a recuperare un po’ sul piano dell'implementazione del Piano europeo anti-tratta. Quello che abbiamo visto guardando al problema con una prospettiva di più anni è un cambiamento nei flussi della tratta, che negli anni Novanta riguardava soprattutto alcuni Paesi dei Balcani, mentre oggi riguarda più specificamente l'Africa occidentale e quindi la rotta libica.
  La mia domanda riguarda questo. Come è stato possibile prevenire o fermare gli arrivi da una certa parte del mondo? È possibile utilizzare quei meccanismi per affrontare la questione subsahariana? Le azioni che sono servite sono replicabili in un altro contesto? Che tipo di lavoro possiamo Pag. 8 fare come Commissione affari esteri che sta lavorando sul tema dello smuggling con alcuni Paesi di provenienza, come possiamo affiancare strumenti anti-tratta?

  PRESIDENTE. Faccio anch'io una domanda. Lei ha insistito più volte, cercando di tenere separati due fenomeni che vanno in parallelo, la tratta all'interno dei flussi migratori e tratta all'esterno, nel ribadire che il fenomeno non è strettamente legato alla migrazione, però, proprio perché stiamo seguendo con attenzione particolare il tema del traffico soprattutto delle donne, abbiamo osservato che i flussi migratori spesso sono usati per camuffare il tema della tratta.
  Lei ha fatto riferimento alle 5.000 donne nigeriane arrivate in Italia nel 2015, io le segnalo la progressione: nel 2013 erano 500, nel 2014 sono triplicate sino a 1.500, nel 2015 sono ancora triplicate sino a 5.000 e quest'anno siamo già oltre le 8.000. Si tratta di un dato statisticamente anomalo perché, mentre le donne rappresentano mediamente il 15 per cento degli arrivi complessivi in Italia attraverso le migrazioni, le donne nigeriane rappresentano il 29 per cento, cosa che ha fatto scattare l'allarme perché è un dato statistico anomalo che segnala chiaramente il traffico.
  Volevo chiederle quindi come combinare questo aspetto del traffico e del traffico nascosto dentro le migrazioni per non perdere il focus sulla lotta al traffico.

  MYRIA VASSILIADOU, Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea. Grazie per queste domande, sono tutte domande impegnative, difficili. Comincio dalla prima che si riferisce ai flussi della tratta.
  La legislazione dell'Unione europea (e ringrazio le autorità italiane per aver notificato alla Commissione di aver recepito la legislazione UE in quella nazionale, era il momento per farlo) elenca vari modi in cui il fenomeno può essere prevenuto a norma di legge e la prima cosa è la sensibilizzazione. Con questo termine non penso a manifesti sui muri, ma a una sensibilizzazione mirata delle autorità e dei soggetti interessati su ciò che è o non è la tratta, e su come si possono fermare i flussi.
  Per la formazione del personale in prima linea molto è stato fatto, ma ancora non basta – e ciò vale per tutta l'UE – a far sì che i funzionari alle frontiere, negli uffici immigrazione, gli assistenti sociali e anche i giudici, siano tutti consapevoli della specificità del fenomeno. C'è poi la questione del perseguimento di coloro che consapevolmente utilizzano i servizi delle vittime, perché la legge serve a dirci ciò che è accettabile e ciò che è inaccettabile fare, ma, se abbiamo una legislazione che non rende penalmente perseguibile chi usa consapevolmente i servizi delle vittime, l'alternativa è praticamente l'impunità.
  Io credo molto nella legge e nell'applicazione della legge – nazionale o dell'UE non ha importanza – e lavorare bilateralmente con i Paesi (dipende da quali) può servire, servono progetti mirati, credo molto anche nella società civile e lavorare con la società civile dei Paesi d'origine può essere molto utile, ma poi ci sono altre criticità.
  La Nigeria, cui si è già accennato, è un Paese prioritario fin dal 2012, sempre al primo posto fra i Paesi d'origine delle vittime di tratta nell'UE fin dal 2012 (prima non so perché non abbiamo le statistiche). Questa situazione esisteva prima della crisi e c'è ancora, e per fare un collegamento con la crisi migratoria vorrei dire che quando una persona (parlo sul piano giuridico, perché politicamente so che c'è questa fusione tra i due fenomeni) attraversa illegalmente un confine commette un reato contro lo Stato e fino a un certo punto (se ne può discutere) è consenziente, quando si parla di vittime della tratta, invece, il loro consenso non ha importanza, non conta.
  Qui è in ballo un reato contro una persona, e che abbia dieci anni o ne abbia venti non ha importanza quando si minaccia la sua famiglia, quando si sfrutta: agli occhi della legge è irrilevante, il consenso non fa differenza. Inoltre, nell'ambito della Pag. 9tratta non sempre si attraversa una frontiera, perché un abitante di Roma può essere oggetto di tratta a Roma, sotto gli occhi della legge.
  Nel caso del contrabbando, smuggling, l'attraversamento illegale della frontiera è l'elemento fondamentale. Non sarebbe responsabile dire che ogni persona vulnerabile è oggetto di tratta, vuoi prima della crisi, vuoi durante la stessa o in questo momento. La tratta si è svolta per secoli in vari modi e così pure il contrabbando, ma si tratta di ambiti giuridicamente distinti, se si mette tutto nello stesso sacco non si aiuta nessuno, né le vittime, né lo Stato, perché nel caso della tratta le persone sono vittime a norma di legge, mentre le persone contrabbandate – io sono l'ultima a voler giudicare – sono molto vulnerabili, ma agli occhi della legge non sono vittime (parlo proprio leggi alla mano) e questo ha enormi implicazioni per il lavoro che dobbiamo fare.
  La Carta europea dei diritti fondamentali afferma, all'articolo 5, che la tratta degli esseri umani è una violazione dei diritti umani, il contrabbando di persone non lo è. Queste sono questioni che è importantissimo tenere a mente.
  Con tutto il rispetto, non penso che la tratta sia nascosta, è scomodo, è duro parlarne, a volte non lo vediamo direttamente, ma sappiamo che queste cose succedono continuamente, dovunque, quindi niente si fermerà se non fermiamo i flussi di denaro. La gente arriva perché qualcuno ne ricava vantaggio, questi numeri stanno salendo in modo preoccupante, è vero, ma dove sono i compratori, dove sono i profittatori? Questa è la domanda.
  Ecco dove dobbiamo mettere un punto fermo, perché non si possono fermare le vittime che non hanno alcuna voce in capitolo in questo processo, forse all'inizio sì, però poi finiscono per essere vittime di tratta. C'è chi cerca lavoro, chi spera di essere contrabbandato in Europa per rifarsi una vita, e non sarò io a giudicare, ma alla fine sono vittime della tratta. Nessuno va a dire a una diciannovenne nigeriana che una volta arrivata si troverà in strada a offrire servizi sessuali contro la sua volontà e senza alcun rimborso, io non giudico, ognuno fa ciò che vuole, ma questo è un reato perché è una situazione di costrizione.
  Alcuni alti magistrati mi hanno detto che non facciamo abbastanza anche se sarebbe possibile farlo. In effetti potremmo avvalerci della legge, dell'ordinamento penale, potremmo svolgere indagini a livello finanziario per fermare i flussi di denaro. La gente paga le tasse. Se non paghi le tasse per un mese, le autorità reagiscono, quindi come si fa ad avere due miliardi e mezzo di euro solo in Europa che vanno nelle tasche dei trafficanti, dove li nascondono?
  Può darsi che questo denaro sia reinvestito in altre attività criminali o anche nelle stesse, e, diversamente da noi, i trafficanti non hanno una job description: sono criminali e basta. Possono fare un po’ di smuggling, un po’ di spaccio di droga, un po’ di tratta di persone, mandare a spacciare una vittima della tratta. Non è importante solo scoprire chi ci guadagna, ma anche chi utilizza. Nel caso dello sfruttamento della manodopera a volte è più complicato, perché siamo coinvolti inconsapevolmente, e la legge non può intervenire se compriamo una bottiglia senza sapere chi l'abbia fabbricata, ma nel caso dello sfruttamento sessuale è ben difficile che l'utilizzatore non sappia che cosa ha davanti, è ben difficile non sospettare che c'è qualcosa d'irregolare quando una decenne vende sesso per strada, come si fa a non sapere che è illegale, almeno in Europa? Direi che è ovvio, quindi come si fa a dire che è nascosto?
  Bisogna quindi richiamare l'attenzione su questo aspetto in tutte le forme di sfruttamento. Ciò vale per il traffico degli organi, a quanto mi risulta in forte crescita (è encomiabile che l'Italia stia lavorando su questo), per le frodi sulle prestazioni sociali, per la coercizione a commettere reati, per l'accattonaggio forzato in cui molti bambini sono coinvolti, per le adozioni illegali.
  Conosco una donna che è stata costretta a cedere per 50 euro il suo bambino, che Pag. 10poi è stato comprato da una coppia per 25.000 euro, e, a parte la violazione dei diritti umani e l'atrocità che non mi fa dormire, dove sono andati a finire gli altri 24.950 euro? Se si riesce a fermare quello, si ferma la tratta.
  Spero di aver risposto.

  PRESIDENTE. Ringrazio la Coordinatrice anti-tratta dell'Unione europea, Myria Vassiliadou, per questa appassionata relazione che ha saputo coniugare l'impegno civile, politico, sociale e un approccio scientifico alla via da seguire per cercare di fermare il traffico: considerare la domanda, considerare i flussi di denaro, risalire all'origine e soprattutto fermarlo.
  Dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 14.50.

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