XVII Legislatura

Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi

Resoconto stenografico



Seduta n. 99 di Giovedì 6 ottobre 2016

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Fico Roberto , Presidente ... 2 

Comunicazioni del Presidente:
Fico Roberto , Presidente ... 2 

Seguito dell'audizione della presidente del consiglio di amministrazione della Rai, del direttore generale della Rai e del responsabile in via transitoria per la prevenzione della corruzione della Rai:
Fico Roberto , Presidente ... 2 ,
Gasparri Maurizio  ... 2 ,
Fico Roberto , Presidente ... 2 ,
Gasparri Maurizio  ... 3 ,
Fico Roberto , Presidente ... 3 ,
Pisicchio Pino (Misto)  ... 3 ,
Ciampolillo Lello  ... 4 ,
Fico Roberto , Presidente ... 4 ,
Ciampolillo Lello  ... 4 ,
Peluffo Vinicio Giuseppe Guido (PD)  ... 4 ,
Rampelli Fabio (FdI-AN)  ... 5 ,
Fico Roberto , Presidente ... 7 ,
Campo Dall'Orto Antonio , direttore generale della Rai ... 7 ,
Maggioni Monica , presidente del consiglio di amministrazione della Rai ... 11 ,
Fico Roberto , Presidente ... 12

Testo del resoconto stenografico
Pag. 2

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE
ROBERTO FICO

  La seduta comincia alle 14.45.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Comunico che, ai sensi dell'art. 13, comma 4, del Regolamento della Commissione, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata mediante l'attivazione del sistema audiovisivo a circuito chiuso e la trasmissione diretta sulla web-tv della Camera dei deputati e, successivamente, sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Comunicazioni del Presidente.

  PRESIDENTE. Prima di passare alla trattazione del punto all'ordine del giorno, con riferimento alla consultazione referendaria che si svolgerà il prossimo 4 dicembre, come unanimemente ricordato nella riunione dell'Ufficio di presidenza svoltasi ieri, i princìpi della legge n. 28 del 2000 in materia di comunicazione politica e di parità di trattamento nell'accesso ai mezzi di informazione si applicano a partire dalla data di indizione del referendum costituzionale.
  La Commissione auspica quindi che i vertici dell'Azienda oggi presenti invitino i responsabili delle testate giornalistiche ad assicurare un equilibrio paritario, anche nelle modalità di conduzione, nell'informazione concernente le opposte indicazioni di voto, ovvero tra i favorevoli e i contrari al quesito referendario.

Seguito dell'audizione della presidente del consiglio di amministrazione della Rai, del direttore generale della Rai e del responsabile in via transitoria per la prevenzione della corruzione della Rai.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito dell'audizione della presidente del consiglio di amministrazione della Rai, Monica Maggioni, del direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, e del responsabile in via transitoria per la prevenzione della corruzione della Rai, Nicola Claudio, che ringrazio per aver accolto di nuovo l'invito della Commissione.
  Nella seduta dello scorso 28 settembre la presidente e il direttore generale hanno svolto le proprie relazioni, al termine delle quali sono intervenuti diversi colleghi per porre domande e richiedere chiarimenti. Ricordo che sono ancora iscritti a parlare i colleghi Pisicchio, Rossi, Ciampolillo, Peluffo e Rampelli.
  Lascio la parola al collega Pisicchio e successivamente agli altri colleghi nell'ordine di iscrizione, facendo presente che la dottoressa Maggioni e il dottor Campo Dall'Orto risponderanno alla fine degli interventi a tutte le domande formulate dai commissari.

  MAURIZIO GASPARRI. Intendo intervenire sull'ordine dei lavori. Su altri temi che si sono manifestati anche in questi giorni, sia quello che ha evocato lei e che la Rai non sta ancora rispettando, sia su altre questioni di attualità (piani editoriali che mancano, nomine che vengono fatte) vorremmo intervenire....

  PRESIDENTE. Potremmo dedicare un'apposita seduta della Commissione magari anche la prossima settimana, lo stabiliamo in Ufficio di Presidenza, altrimenti Pag. 3usciamo dall'oggetto dell'audizione odierna.

  MAURIZIO GASPARRI. Sì, siccome i temi si moltiplicano...

  PRESIDENTE. Abbiamo capito, però è bene secondo me attenersi all'oggetto dell'audizione di oggi, e poi la Commissione potrà audire chi vorrà quando vorrà. Prego, onorevole Pisicchio.

  PINO PISICCHIO. Grazie, presidente, avevo il desiderio di sottolineare quanto l'impianto futurista di questo nuovo tempo che stiamo vivendo introduca elementi di velocità incompatibili con i tempi che siamo abituati a darci – l'ultima volta che ho fatto una citazione men che banale all'interno di questa Commissione mi sono trovato completamente travisato sui giornali, in quanto purtroppo l'ironia presuppone che il loquente e l'allocutore abbiano lo stesso registro, altrimenti tutto cade. Dico però che una settimana dopo aver avviato questo nostro dibattito rischiamo di perderne il senso iniziale, perché la velocità del dibattito politico e degli eventi è tale da rendere tutto un po’ diradato. Sul lodo Cantone e quanto ne consegue rimane un retrogusto abbastanza limitato, rispetto al quale non possiamo che raccomandare di tener conto di quanto è stato detto. Forse i miei colleghi avranno cose importanti da dirsi, ma, se questo simpatico brusio diventa meno forte, sarò in condizioni di proseguire, anche perché sarò molto veloce.
  L'unico elemento di attinenza diretta con il dibattito che abbiamo fatto è dire ai cari dirigenti della Rai di attingere ai professionisti a loro disposizione, di prendere il meno possibile fuori, anche perché quelli presi fuori fanno la fine di Politics e della precedente trasmissione, quindi è un invito pressante. Del resto, non è una considerazione nuova che viene posta da questa Vigilanza, ma era uno dei punti qualificanti del nostro parere sul Progetto informazione reso nella passata gestione.
  Chiuso Cantone, come diceva uno dei vostri grandi protagonisti di fiction, «un anetto», una piccola considerazione. L'informazione è indiscutibilmente l'elemento centrale per la costruzione di un'identità collettiva, concetto sul quale ci siamo intrattenuti anche in altre circostanze e per cui la Rai è benemerita, è elemento di grande importanza sebbene le aggressioni alla sua centralità da parte soprattutto dei new media siano particolarmente forti. Questa peraltro è una delle ragioni per cui ci incontriamo, non certamente per ragionare di quiz, in quanto l'elemento centrale è l'informazione. L'informazione è stata giustamente considerata dai vertici che abbiamo eletto un elemento talmente importante e significativo da essere riguardato con un atteggiamento speciale, con un'attrezzatura speciale e anche con la scelta di uomini di qualità riconosciuta come il dottor Verdelli, ma per la velocità futurista e talora addirittura dadaista (c'è una bellissima mostra di Arp in questi giorni a Roma) abbiamo ascoltato le prime considerazioni su questo percorso un bel po'di tempo fa. Erano espressioni generiche, su cui era possibile sicuramente ritrovarsi, ma riesce ancora difficile l'individuazione del contesto nel quale questo nuovo, importante, forte progetto di informazione si andrà a collocare.
  Non è mio interesse aprire il file delle nomine, che probabilmente sarà aperto da altri colleghi, perché a me interessa sapere qual è il progetto per l'informazione del nostro servizio pubblico, perché allo stato dell'arte abbiamo i prolegomeni, abbiamo un'indicazione di massima, ma abbiamo avuto solo la reiterazione delle sottolineature fatte in apertura, e questo non è compatibile con la velocità che viene richiesta ed è assolutamente necessario avere. Mi interessa mettere questo al centro del mio intervento, peraltro formulando complimenti e auguri perché siamo nell'Istat, siamo un elemento costitutivo di produzioni statistiche di grande effetto, e mi pare che questo sia un aspetto di grande rilevanza. Nel lasso di tempo che ancora ci divide dall'ingresso nella par condicio, tema sul quale ci siamo misurati più di una volta, tornerei a fare una richiesta: un programma Pag. 4di contenuto specifico sulla questione della riforma costituzionale, un programma che spieghi e non sia sottoposto agli instinct della politica, che è giusto che ci sia, né alle battute di qualche comico, perché ormai siamo nel confronto tra comici e francamente la riforma della Costituzione non è un tema da comici.

  LELLO CIAMPOLILLO. Vorrei fare un rapido riferimento alla questione del tetto degli stipendi. Forse il messaggio che dovrebbe passare con maggiore chiarezza è questo: la Rai ha emesso bond e obbligazioni per 380 milioni di euro e grazie a questo è stato possibile derogare al tetto degli stipendi. Cosa è accaduto? Abbiamo una società che ha il canone, ha la pubblicità e cosa fa? Si indebita e va ad aumentare il tetto degli stipendi. Questa è una cosa grave che è accaduta, tra l'altro quando le società hanno problemi, si parla di spending review, di taglio dei costi, mentre qui abbiamo una società che si indebita e che parallelamente sfrutta l'emissione di questi bond. Parliamo di quasi 400 milioni di euro e di una Rai che riceve il canone e tutti gli introiti pubblicitari, e a fronte di un indebitamento si assiste a un aumento degli stipendi. Questo è un messaggio che passa ed è di una gravità inaudita, e non è possibile pensare che in questa nazione si possa continuare ad andare avanti così!
  Approfitto della vostra presenza (ne avevamo già parlato alla presenza della Presidente Maggioni) per sollevare il tema dell'informazione, in particolare dell'informazione sull'alimentazione.

  PRESIDENTE. Cerchiamo di attenerci all'argomento all'ordine del giorno.

  LELLO CIAMPOLILLO. Si tratta pur sempre di informazione della Rai, che è fatta con i soldi dei cittadini, con i soldi del canone, e faccio solo questa brevissima domanda: è mai possibile che quando si parla di alimentazione venga sempre chiamato un solo medico, il dottor Calabrese (l'abbiamo visto recentemente a Porta a Porta da Bruno Vespa), che viene a dire sempre che l'alimentazione vegetale non è compatibile con la specie umana? Secondo il dottor Calabrese io dovrei essere già morto, quindi è un attacco gravissimo a tutti coloro che scelgono l'alimentazione vegetale. Nella puntata di Vespa sono stati invitati due medici, ma entrambi contrari all'alimentazione vegetale, addirittura il secondo medico si è limitato a dichiararsi d'accordo con Calabrese, quindi non ha espresso neanche il suo pensiero. Immagino che quegli ospiti siano pagati (poi ditemi se non è così), possibile che si chiami sempre lo stesso?
  Terzo punto. Ne approfitto per ricordare, visto che di fatto non mi rispondete mai, che la Rai deve (l'ha chiesto il Senato con un ordine del giorno votato all'unanimità) attivare due canali sul digitale terrestre e questi due canali devono riportare in maniera semplice ed efficace, quindi accessibile, le dirette di Camera e Senato. Questo l'ha chiesto il Senato con un ordine del giorno contenuto nella legge della riforma Rai. Visto che avete deciso con l'emittente Rai Parlamento in FM che il weekend non si fanno repliche o servizi sui lavori parlamentari della settimana, ma si manda musica, vi chiedo di togliere, come mi hanno chiesto i tanti che mi hanno scritto, dalla playlist che è sempre la stessa ventiquattro ore su ventiquattro almeno le canzoni di Natale ad agosto, settembre, ottobre e novembre, magari mandandole a dicembre.

  VINICIO GIUSEPPE GUIDO PELUFFO. Sinceramente anch'io ho una sorella vegetariana, però non credo che sia oggetto dell'audizione di oggi, e, avendo un ordine del giorno, forse vale la pena attenersi a questo.
  Peraltro, presidente, il senatore Ciampolillo ha fatto riferimento di nuovo al tetto degli stipendi e mi sembra giusto segnalare a un collega parlamentare che la legge sull'editoria è stata approvato in via definitiva alla Camera, quindi è stato introdotto il tetto per legge, quindi non vedo perché riaprire delle discussioni quando su questo c'è un punto fermo in termini di norma di legge approvata. A me invece sembra utile attenersi all'ordine del giorno Pag. 5e completare l'audizione che abbiamo iniziato con le comunicazioni dei vertici Rai. Mi sembra che nel dibattito della volta scorsa il senatore Ranucci avesse interloquito anche con i colleghi che erano intervenuti prima di lui, alcuni dei quali avevano un approccio in qualche modo inquisitorio sulla vicenda. È giusto ricordare che la nostra funzione non è inquirente, non siamo un tribunale, e che quindi, per completare una discussione come quella iniziata la scorsa volta, innanzitutto è utile leggere la delibera, magari neanche in maniera approfondita, però facendo riferimento agli elementi posti, in quanto la nostra funzione è conoscere cosa intenda fare Rai per adeguarsi alla delibera dell'A.N.AC. Un appunto che viene messo in evidenza nel quinto punto dei «delibera di aver accertato», indica la necessità «di integrare il PTCP in sede di aggiornamento gennaio 2017, apportando gli interventi di miglioramento e rafforzamento individuati dall'RPC» e poi si entra nel dettaglio. Credo che questo sia uno degli elementi che era nella comunicazione e attiene al funzionamento dell'azienda Rai, a come la Rai corrisponde alla normativa vigente e alle novità normative introdotte dal Parlamento in riferimento a una legge che abbiamo approvato, la legge di riforma della governance Rai con il piano della trasparenza.
  Altro elemento sollevato è il secondo «delibera di aver accertato», che fa riferimento all'ipotesi di conflitto di interessi. Su questo il direttore generale parlava di verifiche in tempi rapidi, per cui come Commissione ci aspettiamo che a queste verifiche fatte in tempi rapidi corrispondano decisioni in tempi rapidi. Ulteriore elemento sollevato riguardava il parere del MEF, però questo non è compito del Parlamento, è il MEF che deve esprimere un parere, quindi nel momento in cui sarà fornito vorremmo conoscerne le deliberazioni.
  Credo che un'audizione come questa su un punto specifico, richiesta e voluta dalla Commissione proprio per l'importanza del punto, debba attenersi all'ordine del giorno, altrimenti se ogni volta un'audizione su un ordine del giorno diventa l'occasione per fare riferimenti a dichiarazioni estemporanee come quelle del presidente Gasparri che abbiamo letto sulle agenzie questa mattina o altri temi da interrogazioni, facciamo fatica a gestire i lavori della Commissione. Nel momento in cui chiediamo di audire i vertici iniziamo ad attenerci a quell'ordine del giorno, se poi ci sono altre questioni, le vediamo come abbiamo fatto anche ieri nell'Ufficio di Presidenza, tant'è che una delle determinazioni dell'Ufficio di Presidenza era contenuta nello speech letto dal presidente in inizio di seduta.

  FABIO RAMPELLI. L'intervento che ho appena ascoltato mi sembra un po'anacronistico, perché nel merito dell'ordine del giorno non mi pare che siano state spese parole, quindi se l'appello è distribuito in quota parte a ciascuno dei componenti della Commissione di vigilanza, dovrebbe riguardare anche il collega Peluffo che ha cercato di fare la morale. Penso che comunque il dibattito che si è sviluppato in queste due sedute, pur partendo dal fatto specifico, faccia necessariamente riferimento a una serie di questioni che l'opposizione può definire anomalie e che comunque sono alla radice anche del fatto in specie.
  La forzatura delle procedure rilevata dall'A.N.AC. (abbiamo ascoltato la risposta del direttore generale, del presidente e conseguentemente anche di chi non si è lasciato convincere dalle riflessioni) è figlia di un'impostazione di cui abbiamo discusso non certo oggi o ieri per la prima volta, perché se ne sta parlando sicuramente almeno da quando è in vigore una riforma che accentra i poteri nel Governo, riduce i margini di dialettica democratica tra le forze politiche, svilisce il ruolo della vigilanza sulla Rai, espressione del Parlamento, che attraverso questa Commissione vigila sulla giusta gestione di un servizio pubblico, che fino adesso ha agito all'insegna del debito, ma che con l'introduzione del canone obbligatorio nella bolletta energetica – questione sulla quale più soggetti hanno espresso perplessità – rischia di diventare la più grande azienda culturale Pag. 6italiana con una disponibilità economica veramente molto ampia. È quindi ancora più importante richiamare la governance della Rai al rispetto delle procedure, al netto delle osservazioni del presidente Cantone sulla questione specifica, quindi considero del tutto inappropriato il richiamo che ho ascoltato poco fa e assolutamente giusto ricondurre a questo le considerazioni.
  Non ci deve essere infatti alcuna funzione sostitutiva della Commissione di vigilanza Rai rispetto al giudizio dei tribunali, perché qui siamo chiamati a fare riflessioni di carattere politico e culturale, a vedere in che misura la libertà di informazione venga garantita, non misurando con il bilancino la presenza fronte del «no» o del fronte del «sì» o delle forze politiche quando non ci sono i referendum di fronte a noi, ma cercando di valutare se vi sia un equilibrio nella gestione degli strumenti attraverso i quali il pluralismo culturale può essere garantito o mortificato.
  Il mio giudizio, già espresso con dovizia di particolari in altre sedute di Commissione, finora è assolutamente negativo, quando è stato possibile (non voglio tediare la Commissione ribadendo cose già dette) ho fatto un esempio molto chiaro, è una suggestione o, se preferite, una violenza dialettica, però si ha l'impressione di passare dalla terribile stagione delle tessere di partito, che contavano per avere un ruolo e una nomina, a un nulla cosmico, fatto di frequentazioni più o meno casuali e occasionali, da familismo amorale, da salotti e aperitivi, cosa sicuramente deprecabile almeno quanto la lottizzazione partitocratica che ci lasciamo alle spalle, quindi non può essere questa la soluzione. Tutto questo è anche condito dalla mancata valorizzazione del personale interno, aspetto che a caduta coinvolge tutto, anche le forniture, gli operatori, questioni su cui sono aperte interrogazioni sulle quali mi permetto di fare una digressione, perché non sono affatto soddisfatto.
  Quando ci sono delle interrogazioni la Rai non deve fare la morale, né trincerarsi dietro verità di comodo: ci deve dire le cose come stanno, poi saremo noi a giudicare la risposta di merito. Non si può dire «sono rispettati i prezzi di mercato»: ci dovete dire come siano state fatte le scelte, a quanto ammontino gli importi e poi saremo noi interroganti a decidere – ovviamente in maniera soggettiva, senza la pretesa di imporre metodi di giudizio – se quanto la Rai ha fatto nel merito (e la Rai ci deve raccontare il merito) sia congruo, se sia compatibile con il codice degli appalti. Non si può dire «ha rispettato il codice degli appalti», ma è necessario spiegare come, e io valuterò se sia stato rispettato il codice degli appalti. Le risposte alle interrogazioni sono tutte così, sono risposte di circostanza che non entrano mai nel merito. Anche da questo punto di vista replico ancora a chi mi ha preceduto, perché non capisco quale, se non questo, possa essere il luogo più idoneo per rilanciare il tema, perché la matrice – ribadisco – è la stessa, quindi non possiamo parlare soltanto di quel caso: dobbiamo parlare di quel caso, di tutto questo comportamento strampalato che ha generato delle forzature. Ho fatto un'interrogazione su Veltroni e le risposte sono indecenti, non si è neanche capito quanto percepisca in termini contrattuali l'ex collega Veltroni, fermo restando che abbiamo discusso per anni della possibilità o meno che ex parlamentari venissero recuperati in ruoli all'interno del servizio pubblico o dei consigli di amministrazione delle società partecipate.
  Concludendo, sono insoddisfatto della risposta relativa ai rilievi dell'A.N.AC., anche perché la mia capacità di leggere le carte evidentemente è difforme rispetto a quella del direttore generale, ma sono comunque complessivamente insoddisfatto di questo modello gestionale, e penso non sia difficile, guardando anche i dati dell'Osservatorio di Pavia, avere il riscontro numerico di queste continue forzature, di questo sbilanciamento, di questa mancanza di equilibrio, di queste continue violazioni di un gentlemen's agreement. Non ci sta bene perché parliamo di un'azienda pubblica, pagata dai cittadini italiani e quindi, non Pag. 7avendola comprata, nessuno può permettersi di tirarla dalla sua parte come se fosse una questione personale o come un'azienda di famiglia.

  PRESIDENTE. Grazie, abbiamo finito con gli interventi, iniziando con le risposte alle domande poste la volta scorsa.

  ANTONIO CAMPO DALL'ORTO, direttore generale della Rai. Grazie, presidente. Provo a rispondere alle domande di questa e dell'altra sessione insieme, cercando di essere esauriente sia rispetto ai temi specifici, sia rispetto ad altri temi che sono stati toccati. Non nego (ringrazio per l'intervento l'onorevole Peluffo) l'esigenza di cercare di avere un ambito definito nella nostra interlocuzione, non perché ci sia la volontà di non rispondere, ma perché altrimenti diventa difficile riuscire ad avere un'interlocuzione efficace. Detto questo, troverete nelle mie risposte molti elementi che vanno anche al di là del tema specifico, perché sono state richieste alcune cose e ben venga il fatto di rispondere.
  Parto da un tema legato a una domanda emersa da alcuni di voi la volta scorsa, ovvero i dati puntuali sulla fiction. A proposito di volontà di condivisione ho lavorato in questi giorni proprio per riuscire a darvi un feedback aperto, puntuale e specifico sulla fiction e quello che procedo sinteticamente a illustrarvi e che consegnerò al presidente perché sia distribuito sono i dati dei valori di fatturato del 2013, 2014 e 2015 della nostra fiction, evidenziando non solo per macro categorie quali sono i produttori che rientrano in queste categorie, ma, visto che c'è un interesse specifico su questo aspetto, le prime dieci posizioni e anche il fatturato anno per anno di tali aziende. Questo perché, così come abbiamo impostato fino dall'inizio, tanto da pagare ogni tanto un prezzo elevato nel rapporto con la trasparenza, la volontà è di dire esattamente le cose come stanno, sapendo che, se andate a ripercorrere il percorso che io stesso ho fatto qui con voi, credo che il centro sia il rapporto con lo sviluppo dell'audiovisivo italiano e come riusciamo a esportare di più ed essere efficaci con la fiction, ritenendo (considero difficile essere smentito) che la Rai sia il centro del mondo della fiction in Italia per volumi di investimento e per efficacia di investimenti. Troverete quindi non soltanto il volume di investimento, ma Luxvide, FremantleMedia, Palomar, Publispei, Endemol, Trans Production, Cattleya, Papermoon, Compagnia Leone Italia International film, che sono le prime 10 società: qui trovate tutti i dati di investimento delle prime, le famose top five, che sono nella categoria sopra i 10 milioni, poi le categorie tra 5 e 10 milioni di euro secondo il nostro investimento annuo, e le società sotto i 5 milioni di euro.
  Ho tenuto ad allegare anche la proporzione tra la percentuale di investimento e la percentuale di volume di ascolto generato. Come sapete, ho insistito molto sul fatto che non è tanto o solo il costo, ma è l'efficienza o l'efficacia della spesa che conta. In questo caso è importante anche capire se quanto prodotto abbia o no generato un ascolto, sempre tenendo conto che l'ascolto, pur essendo un elemento importante, non è l'unico obiettivo.
  Lascio quindi agli atti questa relazione e vado al tema dell'introduzione del Presidente Fico rispetto al referendum. Piccole note su questo: abbiamo immediatamente fatto nostra la comunicazione ricevuta da voi, nel senso che è stata comunicata internamente a tutte le funzioni delegate, tanto che, come sapete, dal 29 settembre siamo già in par condicio e quindi per la legge n. 28 del 2000 siamo tenuti a garantire con particolare rigore il pluralismo nei programmi informativi, e dalla settimana prossima, con l'approvazione da parte di questa Commissione del regolamento applicativo, andremo con tutte le norme puntuali alla definizione dei programmi di comunicazione politica previste nella vostra delibera, oltre a quelli che facciamo comunque noi. Tengo a sottolineare che la misurazione quotidiana avviene attraverso dati certi, pubblicati e che possono diventare riferimento rispetto al nostro eventuale sbilanciamento. Tengo a dire che anche nelle ultime elezioni rispetto ai dati Pag. 8dall'Osservatorio di Pavia non abbiamo avuto nessuna reprimenda, come era successo negli anni scorsi, rispetto all'equilibrio nella rappresentazione delle varie parti. Credo che sul referendum sia strutturalmente più agevole perché, essendo «sì» e «no» le due parti da rappresentare, il lavoro diventa più facile da rilevare e anche da osservare. Tengo anche a sottolineare che abbiamo un gruppo di lavoro coordinato da Giancarlo Leone, responsabile del coordinamento dei palinsesti, con il compito di «monitorare la programmazione delle trasmissione radiotelevisive, al fine di verificare la concreta e uniforme osservanza della normativa di riferimento in materia elettorale», che possiede tutte le funzioni aziendali chiave, si riunisce con frequenza al fine di riuscire a correggere in corsa laddove ci siano sbilanciamento, e con il quale noi abbiamo una costante e continua comunicazione. Rispetto alle trasmissioni che ci verranno chieste da voi, che come sempre faremo mediante il rapporto con Rai Parlamento e metteremo in onda negli spazi che ci verranno suggeriti, ci siamo impegnati (così come facciamo sempre, non è una novità) a svolgere attività ulteriori in forme diverse. Cito solo le tre prime serate che faremo su Rai 1, poi una parte che riguarda l’access prime time (questa meno consueta) che faremo sempre su Rai 1 a cura del TG 1, un'attività che verrà curata dal TG 2, che verrà mandata in access a ridosso dell'evento, e Politics che prenderà la forma di Tribuna Politics, concentrandosi di più sul tema referendario. Non cito invece tutte le attività della nostra programmazione che svolgiamo quotidianamente. Un esempio lo ha visto ieri sera chi ha seguito il confronto tra Parisi e il Ministro Boschi nel programma di Vespa. Ci facciamo quindi non solo carico delle richieste che arrivano, ma ci stiamo preparando, così come per ogni tornata elettorale, al ruolo di servizio pubblico, facendolo in maniera continua e precisa in vista di un appuntamento importante per il Paese.
  Vado ad altre risposte che riguardano quello che è stato chiesto oggi. La volta scorsa è stato chiesto, rispetto alla programmazione, pur essendo un po’ fuori tema, il tema relativo ai programmi di informazione che, laddove abbiano problemi di ascolto come nel caso di Politics, la nostra volontà è agire al fine di far sì che il valore che generiamo possa essere reso visibile, nel senso che le persone lo possano vedere. In questo caso specifico la direzione che lo segue ha deciso che faremo una programmazione più legata alle tematiche referendarie fino allo svolgimento del referendum, e questo permetterà anche di ripensare la formula per il dopo referendum. Pur essendoci giustamente attenzione rispetto a situazioni che possono presentare elementi di problematicità, vi cito quattro cose successe negli ultimi giorni che considero importanti per raccontare quello che facciamo quotidianamente.
  Arriviamo da weekend in cui (un ringraziamento anche alla presidente che ha deciso di scegliere Lampedusa come sede) abbiamo fatto sì che al Prix Italia ci fosse un incontro importante tra Italia ed Europa rispetto al tema dei migranti. Una cosa su cui abbiamo lavorato mesi, perché era coincidente (non è stato ovviamente un caso) con il fatto che il 3 ottobre, giornata dedicata al tema dei migranti, abbiamo avuto una programmazione speciale, culminata nel film di Gianfranco Rosi Fuocoammare, che non solo voleva essere il simbolo di un'operazione importante, ma, al di là dell'ascolto medio che è intorno a 2 milioni e 200.000 persone, il dato dimostra che 7 milioni e 600.000 italiani hanno visto per almeno mezz'ora il film di Rosi. Questo significa che siamo riusciti a lasciare un segno in un numero significativo di persone rispetto al tema con un documento che abbiamo scelto di acquistare dal punto di vista dei diritti pay tv per poter andare direttamente in televisione il giorno 3 ottobre.
  Martedì abbiamo presentato una serie molto importante per noi, che riguarda il racconto delle bellezze italiane, che partirà con la Reggia di Caserta, ieri sera, e Italia di Santoro ha fatto vedere come un racconto fatto in primis per immagini, con la capacità poi in studio di contestualizzare e Pag. 9provare a descrivere le trasformazioni del Paese, è stata un altro esempio. Ha fatto più dell'8 per cento in prime time, che, come sapete, per noi è un dato molto soddisfacente, ed è un altro esempio di cosa significhi seminare.
  Sabato avremo per la prima volta Roberto Bolle che fa lo spettacolo in tv, dove unire un'arte alta e complessa con la cultura popolare è per noi una cosa estremamente importante, un evento a cui personalmente tengo molto, dopo che siamo arrivati da due sabati in cui, attraverso la cultura popolare e Mogol, siamo riusciti a fare ben di più che le reti commerciali.
  Lunedì infine riparte Report, che per noi è molto importante.
  Questo era solo per dire che per noi lavorare sui contenuti significa lavorare su tutto l'insieme della nostra programmazione.
  Il presidente Pisicchio ha citato il tema dell'Istat, ampiamente discusso oggi in consiglio di amministrazione e non nego che ci preoccupa molto, perché l'equiparazione alla pubblica amministrazione va in una direzione antitetica rispetto al fatto di riuscire a essere competitivi rispetto ad altri soggetti, laddove, come diceva il presidente Pisicchio, in un mondo sempre più dinamico sarebbe un vincolo che diventerebbe veramente difficile da gestire. Anche in questo caso, però, la nostra azione è necessariamente legata al fatto di recepire un elemento che ci arriva e che, se dovesse essere confermato, trasformerebbe la nostra azienda dal 1 gennaio 2017; abbiamo circa tre mesi di tempo per affrontarlo in tutti i modi e in tutti i tavoli dal punto di vista legale, stiamo già interloquendo con tutte le istituzioni coinvolte, però raccolgo l'aspetto che ci è stato evidenziato perché vi rimando un segnale d'allarme oggi molto forte e chiaro in consiglio di amministrazione.
  Senatore Ciampolillo, tengo a sottolineare due temi. Il bond non è stato fatto per indebitarsi, ma per riuscire a far fronte a un debito esistente e non sono stati aumentati gli stipendi in relazione a ciò, non c'è relazione tra le due cose: sono stati riportati gli stipendi ai livelli precedenti. Nel momento in cui gli stipendi ritorneranno sotto i 240.000 euro, quel bond serve comunque per finanziare il debito della Rai, non è un escamotage che verrà tolto, perché la struttura debitoria della Rai grazie questo bond è riuscita ad abbassare il costo con cui ci finanziamo, perché è un bond a 1,6 per cento per dieci anni, e tra l'altro è consentito in questo momento storico perché, come sapete, i tassi sono molto bassi. Rispetto alla domanda specifica su Rai Parlamento e il rapporto con i canali DTT, la verità è che vorremmo fare di più, e le spiego direttamente cosa: nei piani editoriali che ci sono stati presentati ieri dai direttori delle testate rispetto a Rai Parlamento ho chiesto un progetto specifico che riesca a raccontare di più il rapporto con le istituzioni e quindi anche con il Parlamento, perché credo che sia la contestualizzazione ad aiutare il racconto, la pura trasmissione è un elemento che può essere utile, ma deve essere rinforzato da un intervento editoriale, tanto che una delle cose che abbiamo condiviso è l'esigenza di capire come riusciamo a essere più continui nel racconto delle attività parlamentari. È uno dei compiti che si è preso in carico il nuovo direttore di Rai Parlamento e quindi avremo modo di aggiornarla su questo.
  Rispondo ora nello specifico ai due temi oggetto dell'audizione, quindi legati anche a quanto abbiamo discusso la settimana scorsa. Non mi dilungo rispetto all'articolata premessa che avevo fatto, che contiene molte delle nostre posizioni, ma posso sottolineare i seguenti elementi, e riprendo le parole anche dell'onorevole Peluffo rispetto alle risposte specifiche.
  Una cosa che tengo a sottolineare (qui penso al senatore Margiotta) è che non è certo un'alzata di spalle quello che vi abbiamo raccontato, anzi per me questo si chiama presa in carico, che vuol dire analizzare quello che è stato detto, verificare quali sono gli ambiti in cui intervenire, e intervenire dandosi tempi stretti, nella ragionevolezza delle analisi legali che devono essere fatte. Pag. 10
  Il primo punto è quindi tutto l'ambito dell'aggiornamento del PTPC, il Piano triennale per la prevenzione della corruzione. In questo caso, come sapete, abbiamo già condiviso che nello scorso consiglio di amministrazione abbiamo armonizzato un documento da noi approvato nel maggio 2016, che già identificava in maniera più specifica quale dovesse essere l'utilizzo del job posting. Non vi ripeto quanto sapete rispetto al nostro punto di vista aziendale che vede nel job posting uno degli strumenti, laddove è però assolutamente fondamentale la ricognizione interna, che in alcuni casi ha la forma del job posting, in altri la forma di analisi interna (vi citavo il caso del CFO). Qui, quindi, abbiamo già fatto un primo passo, e il secondo passo, ancora più incisivo, è quello che il nuovo PTPC (ci stanno lavorando tutte le funzioni interne, in primis la direzione del personale) ha obiettivi molto chiari, ossia riportare al suo interno «gli elementi di garanzia di una maggiore uniformità gestionale nello svolgimento delle procedure di reclutamento; la qualificazione dei cosiddetti casi eccezionali e la definizione in chiave maggiormente operativa delle modalità gestionali da adottare, in modo tale da assicurare omogeneità di processo; assicurare una più efficace tracciabilità del processo istruttorio a monte della fase decisionale nel suo complesso, arricchendo il processo con adeguate evidenze documentali; rafforzare la motivazione che deve consentire di descrivere la correlazione tra la risorsa reclutata e la finalità perseguita, e fornire una chiara evidenza documentale del coinvolgimento della direzione competente nelle principali fasi del processo di reclutamento; prevedere tra la fase istruttoria e quella decisionale della procedura di reclutamento un obbligo di motivazione rafforzata nel caso in cui la struttura o funzione aziendale titolare della decisione finale intenda, nel rispetto dei poteri delle deleghe interne, esercitare l'ineliminabile esercizio discrezionale della scelta». Questa è una cosa su cui abbiamo già lavorato, ho già incontrato le strutture interne, diventerà un documento che porteremo in consiglio di amministrazione nei tempi che ci eravamo dati e che sono stati confermati dall'A.N.AC., ovvero a gennaio prossimo, quando verranno recepiti tutti questi elementi, in modo da avere un percorso che vada ad arricchire il nostro PTPC. Qualcuno ha già ricordato (gliene sono grato) lo sforzo compiuto per realizzare il nuovo PTCP del 2016, che abbiamo fatto per darci regole più strette, quindi ora stiamo facendo in modo che le regole siano non solo trasparenti, ma anche omogenee e tracciabili. È un passo in più perché, come dice sempre il presidente Cantone, trattandosi di una materia viva, è necessario adattarsi e modificare i propri comportamenti in modo da essere efficace e consentire l'attività aziendale.
  Il secondo punto è quello legato alle due posizioni che l'A.N.AC. stessa ha delegato al MEF in termini di risposta. Stiamo interloquendo con il MEF, che ha chiesto alcuni documenti, stiamo collaborando con loro e, nel momento in cui ci daranno indicazioni, non faremo altro che recepirle e agire in relazione a quello che il nostro azionista ci dice.
  Sul terzo punto, che è quello più delicato legato al CSO, ripeto quello che avevo già detto: stiamo agendo perché è stata identificata una fattispecie molto specifica, legata come sapete non ad un conflitto di interessi interno, ma alla società di selezione; quindi, pur riconoscendo la totale trasparenza del nostro comportamento, si rileva comunque un vulnus. Poiché per noi agire significa farlo in maniera veloce tenendo conto di tutti gli aspetti legali, abbiamo ricevuto i pareri legali all'inizio di questa settimana, li stiamo valutando con l'Ufficio legale per poter agire, in modo da fare insieme un passo che vada a includere l'indicazione all'A.N.AC., essendo sicuri legalmente di fare cose che vadano ulteriormente a difendere la società, ma non la mettano in difficoltà rispetto a questa situazione.
  Ultimo punto, il tetto degli stipendi: così come avevamo detto la volta scorsa, nel momento in cui abbiamo dato il nostro contributo con il piano dell'auto-organizzazione degli stipendi e voi avete Pag. 11completato il percorso dell'approvazione della legge, così come avevamo anticipato, noi andremo (dico una cosa banale) ad applicare la norma non appena sarà in Gazzetta Ufficiale e diventerà legge dello Stato, tenendo conto che il nostro sforzo (per questo tenevamo a completare quel percorso) era fatto per far sì che, rispettando quanto ci eravamo impegnati a fare con voi, fosse cristallizzato un punto di vista di cosa significhi mettere insieme costo e valore. Dal punto di vista delle conseguenze nella gestione quotidiana credo infatti che il tetto che applicheremo avrà però conseguenze – non tanto nel breve, quanto nel medio termine – rispetto alla capacità dell'azienda di attrarre persone importanti in alcuni ruoli chiave. Lascerei quindi la parola alla presidente per completare.

  MONICA MAGGIONI, presidente del consiglio di amministrazione della Rai. Aggiungerò pochissimo perché molte cose le avevo già dette in premessa l'altra volta e poi avevo risposto immediatamente.
  Confermo quindi tutto quello che il direttore generale ha detto su A.N.AC., vi confermo a mia volta che è in corso un'interlocuzione costante, noi abbiamo formalmente risposto ad A.N.AC., spiegando quale sarà il tipo di recepimento e di applicazione che metteremo in campo rispetto alle loro indicazioni, e questo proprio per dire che nessuno di noi ha sottostimato l'impatto di quanto è stato fatto da A.N.AC., anzi devo dire che forse è stato anche un grande stimolo per dare una forma ancora più precisa e compiuta al tipo di azione che si farà e si sta facendo in azienda. Certamente avrete risposte precise sulle posizioni più complesse, mentre anche nell'interlocuzione con il MEF si sta cercando di capire quale sia il perimetro delle cose da discutere, ma questo l'avevo anticipato già la volta scorsa.
  Colgo l'occasione, forse a mia volta uscendo dall'ordine del giorno vero e proprio, ma l'ha evocata l'onorevole Pisicchio, per evidenziare che la questione di Istat – permettetemi di dire a questa Commissione alla quale annetto grande importanza in termini di interlocuzione e di comprensione comune di dove l'agenda va e può andare – è una cosa che ha in sé una gravità straordinaria. Mi sento di dirvi che, oltre ad essere grave in sé, non è limitata all'Italia, per cui ci permette anche di fare un ragionamento insieme su cosa vuole dire finire dentro Istat, perché vi segnalo che è dall'ESA del 2010, quindi da una disposizione che arriva dal livello europeo, che discende poi la mossa che tante volte si era tentato di evitare, ovvero l'inserimento in questo elenco. I servizi pubblici europei e l'EBU a cui partecipo nel ruolo di vicepresidente hanno segnalato a più riprese come questo tipo di considerazione fatta sui broadcaster sia un significativo attacco ai sistemi pubblici radiotelevisivi europei. Cosa significa sostanzialmente? Significa togliere completamente ai sistemi pubblici la possibilità di operare sui mercati dei media. Dovreste vedere qual è la ricaduta puntuale e, se volete, è un esercizio che potremo fare insieme, perché considero molto importante che questa Commissione si renda conto di che tipo di attacco si stia subendo. Siccome parto dal presupposto che l'Istat è un posto dove ci sono dei ricercatori, non mi sognerei mai di immaginare che sia una volontà di Istat, però dobbiamo misurare gli effetti e dobbiamo farlo anche in questa Commissione. Ci sono già esempi in giro per l'Europa di quello che potrebbe comportare, e non servirà molto tempo per rendersi conto che, se questo esperimento fosse confermato a tutti gli effetti, taglierebbe fuori Rai da qualsiasi possibilità operativa significativa. Chiedo quindi a questa Commissione di farsi carico di questo tipo di analisi, perché, contando molto sulla nostra interlocuzione e sull'importanza che questa può avere, chiedo veramente di ragionare insieme su questo punto.
  Ultima cosa: è stato evocato il discorso dell'informazione, ma credo che su questo ci ritroveremo a breve. L'informazione è stata oggetto di un'interlocuzione molto significativa anche all'interno del consiglio in queste ore, perché il consiglio con grande determinazione ha chiesto di avere indicazioni più precise su dove si stia andando Pag. 12 e quale sia lo stato di avanzamento del progetto, perché la tempistica preoccupa un po’ il consiglio e c'è stata un'iniziativa forte in questo senso. Credo però che avremo modo di parlarne diffusamente, perché altrimenti, presidente, sarei io a violare le regole, e non mi sognerei mai di violare la regola dell'attenersi all'ordine del giorno!

  PRESIDENTE. Non è la regola di nessuno: cerchiamo di attenerci all'ordine del giorno per completare i lavori, poi avremo tutto il tempo di fare audizioni su ogni tipo di questione.
  Nel ringraziare i nostri ospiti, dichiaro conclusa l'audizione.

  La seduta termina alle 15.40.