XVII Legislatura

Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

Resoconto stenografico



Seduta n. 50 di Giovedì 17 luglio 2014

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Bindi Rosy , Presidente ... 3 

Audizione del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee, Sandro Gozi.
Bindi Rosy , Presidente ... 3 
Gozi Sandro (PD) , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee ... 3 
Bindi Rosy , Presidente ... 6 
Garavini Laura (PD)  ... 7 
Mirabelli Franco  ... 8 
Bindi Rosy , Presidente ... 8 
Gozi Sandro (PD) , sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee ... 8 
Bindi Rosy , Presidente ... 10 
Vecchio Andrea (SCpI)  ... 10 
Bindi Rosy , Presidente ... 10 

Comunicazioni della Presidente
Bindi Rosy , Presidente ... 10 

ALLEGATO: Composizione dei Comitati «Mafia, giornalisti e mondo dell'informazione» e «Mafia e manifestazioni sportive» istituiti nella seduta del 10 luglio ... 10

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DELLA PRESIDENTE ROSY BINDI

  La seduta comincia alle 14.10

  (La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente)

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.
  (Così rimane stabilito).

Audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee, Sandro Gozi.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee, Sandro Gozi.
  L'audizione ha ad oggetto i temi del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea e della lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea, che è già stata oggetto di una relazione della Commissione, approvata all'unanimità nella seduta del 17 giugno scorso.
  Ricordo che, come di consueto, la seduta odierna si svolge nelle forme dell'audizione libera e che, ove necessario, i lavori della Commissione potranno proseguire in seduta segreta.
  Cedo ora la parola al sottosegretario Gozi, che ringrazio per la sua presenza.

  SANDRO GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee. Grazie a lei, presidente, e grazie a tutti voi dell'invito.
  È un invito che arriva in un momento importante, all'inizio, come è noto, del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea ed è anche un momento in cui già abbiamo avuto due riunioni dei Consigli giustizia e affari interni, in cui abbiamo affrontato diverse delle materie che sono trattate nella vostra ottima relazione sul semestre di presidenza italiana dell'Unione europea e la lotta alla criminalità mafiosa.
  Per tale relazione voglio ringraziare la relatrice, onorevole Garavini, tutti i membri della Commissione bicamerale, e ovviamente la presidente, perché certamente si tratta di un lavoro molto utile, un lavoro non solo di inquadramento ma anche di prospettiva, molto importante sia in chiave italiana che in chiave di nuovo orientamento dell'Unione europea. È una prospettiva sulla quale, tra l'altro, ci siamo inseriti nell'identificazione delle priorità per il semestre, ma anche nell'identificazione dei nuovi orientamenti politici dei cinque anni di legislatura, attorno ai quali noi vogliamo che l'Unione europea lavori, a partire dal nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.
  La relazione solleva aspetti molto importanti. Tra i temi principali oggetto della relazione, che coincidono con le nostre priorità e il nostro impegno, ci sono certamente l'ufficio del procuratore europeo, il mutuo riconoscimento, l'aggressione ai patrimoni illeciti e le diverse forme di cooperazione di polizia.
  Partiamo da una considerazione, che è il filo rosso che ha accompagnato i vostri lavori e che condivido pienamente: innanzitutto, Pag. 4è evidente che non c’è fenomeno, più della criminalità mafiosa e del crimine organizzato, che richieda un'azione transnazionale. È chiaro che ormai tutte queste attività sono ampiamente transnazionali, non solo nel continente europeo, ma anche intercontinentali. È evidente che a questa transnazionalità ormai radicata e organizzata del fenomeno mafioso, del fenomeno criminalità organizzata, non corrisponde una transnazionalità altrettanto sviluppata né del quadro giuridico né della cooperazione di polizia e della cooperazione giudiziaria.
  Se c’è un punto in cui, anche alla luce del principio di sussidiarietà, si giustifica una maggiore presenza dell'Unione europea o comunque una maggiore attività sovranazionale – attraverso l'Unione europea, l'ONU, il Consiglio d'Europa o altre agenzie preposte – è certamente il tema di cui vi occupate.
  Queste sono le grandi aree in cui stiamo organizzando i lavori del nostro semestre, attorno ai quali speriamo anche di riuscire ad avanzare non solo nel lavoro di dibattito politico ma anche nell'attività legislativa.
  Un altro punto che sollevate nella relazione, che è prioritario per questo Governo e su cui sin dall'inizio con il Ministro Orlando ho lavorato direttamente, è il tema delle decisioni quadro. Su di esse – voi lo sapete, e giustamente lo avete rilevato nella relazione – l'Italia ha accumulato un grave ritardo e occorre, dall'1 dicembre 2014, affrontare il tema in maniera orizzontale, perché spira il termine di cinque anni entro il quale dovevamo attuare le decisioni quadro che vengono trasformate in direttive.
  Quindi, il monitoraggio tra Dipartimento delle politiche europee e della Presidenza del Consiglio e Ministero della giustizia è cominciato subito, dall'1 marzo. Abbiamo già compiuto passi avanti nella legge di delegazione europea 2013 – secondo semestre, perché già lì è prevista la delega per l'attuazione di due decisioni quadro molto importanti, relative rispettivamente alla semplificazione dello scambio di informazioni e intelligence tra le autorità degli Stati membri dell'Unione europea e al principio del reciproco riconoscimento delle decisioni di confisca, che è una pietra angolare del lavoro comune europeo.
  È chiaro che noi possiamo riuscire a costruire veramente uno spazio di sicurezza e di giustizia solo se riusciamo a rafforzare quel principio del mutuo riconoscimento che è – il mercato unico l'ha dimostrato – la vera via per costruire uno spazio comune europeo, la vera via anche in materia di decisioni penali e civili, nonché di altre misure specifiche nel campo della sicurezza. Questo riguarda la legge di delegazione europea che è già stata adottata alla Camera e adesso è all'esame del Senato.
  Nel disegno di legge di delegazione europea 2014 – ricordo che entrambe le leggi, insieme alla legge europea 2013-bis, per noi fanno parte di quel pacchetto «semestre 2014» che abbiamo voluto costruire durante quest'anno proprio in collegamento al semestre di presidenza, in quanto ci sembrava un'occasione politica importante perché Parlamento e Governo facessero uno sforzo extra-ordinario per adempiere ai nostri obblighi europei – sono state inserite le deleghe per sei decisioni quadro, che sono citate nelle conclusioni della vostra relazione: le squadre investigative comuni; i provvedimenti di blocco dei beni o di sequestro probatorio; l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento relativamente alle sanzioni pecuniarie; il rafforzamento dei diritti processuali delle persone e l'applicazione del principio del reciproco riconoscimento ancora alle decisioni pronunciate in assenza dell'interessato al processo; il principio del reciproco riconoscimento alle sentenze e alle decisioni di sospensione condizionale in vista della sorveglianza delle misure di sospensione condizionale e delle sanzioni sostitutive; la decisione quadro sulla prevenzione e la risoluzione dei conflitti relativi all'esercizio della giurisdizione nei procedimenti penali.
  Questo riguarda il pacchetto che voi avevate individuato e le decisioni quadro Pag. 5principali al cui recepimento invitate giustamente l'Italia nelle conclusioni della vostra relazione.
  Nello stesso disegno di legge è contenuta anche la delega per l'attuazione di una direttiva recente, la direttiva 2014/42, relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi da reato nell'Unione europea. Questo è il secondo elemento di condivisione dell'attività del Governo rispetto ai vostri lavori.
  Per quanto riguarda il nostro obiettivo di costruire un autentico spazio europeo di giustizia, l'altro aspetto riguarda l'attuazione – questo è un lavoro che si snoda nel suo avvio attorno al semestre, ma dovrà riguardare l'intera nuova legislatura europea – delle nuove linee guida strategiche in materia di sicurezza e giustizia, che sono state adottate a livello europeo in giugno, di cui è prevista innanzitutto un'attuazione rapida, mentre una revisione e una valutazione dell'attuazione di queste nuove linee guida sono previste nel medio termine, nel 2017.
  Tra gli obiettivi di queste nuove linee guida vale la pena richiamare alcuni aspetti che sono, a mio modo di vedere, strategici e che rappresentano il prosieguo del lavoro di recepimento delle norme europee che stiamo portando avanti. Gli obiettivi sono: il mutuo riconoscimento di tutte le decisioni e le sentenze rilevanti in materia, il rafforzamento della tutela dei diritti nei casi transfrontalieri, il tema della protezione delle vittime e soprattutto il tema dell'attività di formazione, in particolare nel settore giudiziario. Mi sembra, tra l'altro, che anche alla formazione fossero dedicati dei passaggi nella vostra relazione.
  Questi sono gli obiettivi su cui il Consiglio europeo si è impegnato e ha impegnato l'Unione europea, e su cui noi vorremmo impegnare il presidente Juncker e i commissari che egli designerà competenti in materia di sicurezza, di giustizia e di diritti fondamentali. I diritti fondamentali costituiscono una grande priorità del Governo italiano, su cui con soddisfazione abbiamo ascoltato un impegno assunto dal commissario Juncker in questa materia sulla base del nostro programma. Il commissario Juncker si è impegnato a lavorare perché l'Unione europea come tale aderisca alla Convenzione europea dei diritti fondamentali e a nominare un commissario responsabile del principio di legalità e della tutela dei diritti fondamentali.
  Queste sono priorità chiaramente indicate e volute dalla presidenza di turno italiana; siamo molto soddisfatti che il presidente Juncker abbia assunto questo impegno. Da parte nostra, se la Corte di giustizia di Lussemburgo esprimerà il parere, che è previsto in ottobre – noi stiamo chiedendo, nel rispetto dell'autonomia dei giudici europei, che mantengano questo impegno – noi contiamo di dare una spinta importante nelle conclusioni del Consiglio europeo di dicembre perché l'Unione europea aderisca come tale alla Convenzione europea dei diritti fondamentali.
  Sull'altro passaggio di tutela – penso alla tutela dei minori e alla tutela delle vittime di reati a cui anche i vostri lavori hanno fatto riferimento – certamente da questo punto di vista l'adesione dell'Unione europea in quanto tale alla CEDU è un importantissimo passo avanti, che per noi costituisce una delle tre grandi priorità del nostro semestre, se la Corte esprimerà il parere che attendiamo.
  Ci sono attività legislative più immediate oggetto dei lavori che sono già stati discussi nella prima riunione informale giustizia e affari interni tenutasi a Milano la scorsa settimana, attività che anche voi considerate di grande importanza.
  La prima certamente è il regolamento che istituisce un ufficio del procuratore europeo per il contrasto ai reati finanziari ai danni dell'Unione europea. In particolare i Ministri Orlando e Alfano stanno facendo un lavoro di mediazione importante. Voi sapete che ci sono ancora forti resistenze di alcuni Stati membri nel procedere rapidamente su questa via. Finora abbiamo lavorato e tenteremo di continuare a lavorare alla luce dell'unanimità, perché in prima battuta quel regolamento richiede l'unanimità degli Stati membri, senza escludere – ma è prematuro deciderlo Pag. 6adesso – il ricorso alla cooperazione rafforzata qualora le resistenze si rivelassero ancora una volta insormontabili.
  Le prime reazioni, le prime impressioni che abbiamo avuto sono tuttavia positive, lavorando su alcuni temi di compromesso, ad esempio consentendo alle giurisdizioni nazionali di esercitare un controllo sulle prerogative di informazione e di controllo e sulle attività che questa procura svolgerà. Questo è uno dei punti che sinora sono stati critici nel negoziato e sui quali possiamo sperare di compiere alcuni passi avanti.
  Certamente, durante tutto il semestre, a livello legislativo procedere sul regolamento della procura europea è una nostra priorità. Ugualmente è una nostra priorità procedere con il regolamento di riforma di Eurojust, altro punto che ricordate nella vostra relazione.
  Ho ricordato anche la necessità di portare avanti gli altri strumenti legislativi, sia in chiave europea che in chiave interna, che hanno una rilevanza ai fini dei vostri lavori. Certamente il pacchetto direttive appalti e il recepimento in Italia del nuovo pacchetto entro aprile 2016 fa parte – per motivi evidenti a tutti i membri di questa Commissione – del nostro lavoro.
  Uno degli ultimi punti che vorrei ricordare, oltre all'attività di Europol, è il lavoro che porteremo avanti per deliberare a livello europeo la nuova base giuridica, i nuovi strumenti giuridici sia di Europol che di Cepol, l'accademia di formazione della polizia europea. È evidente che collegata all'attività di Europol c’è anche un'azione di sensibilizzazione che come Governo italiano, presidente in esercizio, vogliamo svolgere a livello europeo per quanto riguarda l'operatività del network Asset Recovery Offices (AROs), che voi giustamente avete indicato come altro strumento operativo molto importante, su cui stiamo anche noi lavorando a livello europeo.
  L'ultimo punto si collega a un'altra grande priorità, che è anche una priorità di cittadinanza, di sviluppo economico e di creazione di posti lavoro, che è l'Agenda digitale. Ovviamente all'interno dell'Agenda digitale, che abbiamo lanciato a Venezia l'8 luglio, il tema della cyber security e quello della lotta alla criminalità informatica sono due temi fondamentali su cui già stiamo lavorando con la commissaria Cruz e vorremmo lavorare con il nuovo commissario che avrà la responsabilità in materia di Agenda digitale.
  Signor Presidente, queste sono le priorità di cui volevo parlare. Lascio ora spazio al dibattito.

  PRESIDENTE. La ringraziamo, sottosegretario, perché dalla sua introduzione ci è sembrato di capire che avesse letto la nostra risoluzione. Questo è un elemento che va a suo merito, ma anche un elemento di soddisfazione per una Commissione che ha dato priorità prima ai beni confiscati e poi al tema del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea, proprio perché volevamo accompagnare il lavoro svolto dal Parlamento europeo, che aveva concluso con una risoluzione nella quale il nostro Paese si era sentito rappresentato.
  Con la forza della risoluzione del Parlamento, credo che l'Italia possa approfittare di questo semestre per aiutare l'Europa a compiere un passo avanti nella lotta alla criminalità organizzata, che è una piaga italiana ma sappiamo essere diventata anche una piaga europea e globale. Quindi, ci dobbiamo attrezzare e dobbiamo attrezzare l'Unione, partendo dalla consapevolezza che si dovrebbe acquisire su questo tema.
  Siamo ben impressionati anche dal fatto che le nostre proposte non solo sono state oggetto di conoscenza da parte sua, ma ci sembra anche che il Governo intenda recepirle e, quindi, adoperarsi al riguardo in questo semestre. Non sappiamo quanti risultati riusciremo a ottenere da subito, ma il punto di partenza ci sembra molto promettente.
  Darei ora la parola all'onorevole Garavini, che è stata la coordinatrice del Comitato e anche la relatrice di questo documento, con il quale vorremmo dare un ulteriore contributo durante questo semestre, magari chiedendo al Parlamento, Pag. 7come già è avvenuto per la risoluzione sui beni confiscati, di svolgere un dibattito.
  Saremmo anche interessati a una nostra presenza in Parlamento europeo anche per dare impulso alla ricostituzione della Commissione che aveva così ben lavorato nella legislatura precedente. Inoltre, si potrebbe concordare con il Governo anche un'iniziativa su questi temi durante il semestre. Immagino che il programma sia già largamente definito, tuttavia se si trovasse uno spazio penso che questa Commissione potrebbe dare il proprio contributo.

  LAURA GARAVINI. Già nel prendere visione del programma del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea avevamo molto apprezzato che, tra i tre pilastri, il secondo, dunque una delle priorità principali scelte dal Governo, fosse inerente alle questioni che abbiamo posto all'ordine del giorno della nostra relazione, vale a dire le questioni legate al contrasto alla criminalità organizzata, al contrasto alla tratta di esseri umani e al contrasto al terrorismo. Tutto questo, però, coniugato in un'ottica non soltanto repressiva ma anche di tutela dei diritti.
  Devo dire che anche questo l'abbiamo particolarmente apprezzato, proprio perché è l'approccio che anche questa Commissione antimafia sta portando avanti in modo egregio attraverso il lavoro della presidente e dell'Ufficio di presidenza.
  Signor sottosegretario, non possiamo che esprimere apprezzamento rispetto alla sua relazione di quest'oggi, che in effetti, anche nel dettaglio degli aspetti che le priorità del Governo intendono affrontare nel corso del semestre, vede trattati alcuni punti che noi abbiamo avuto modo di sintetizzare nelle richieste conclusive dei nostri lavori.
  In particolare, mi riferisco a una serie di priorità, prima fra tutte l'istituzione di una procura europea. Anche noi abbiamo avuto modo di verificare, attraverso una serie di audizioni, quanto sia opportuna e urgente l'implementazione di una procura europea; semmai, ciò che è emerso dai nostri lavori è che sarebbe quanto mai auspicabile che, una volta superate le difficoltà già in corso, si giungesse anche a un ulteriore incremento degli obiettivi di questo organismo, facendone una procura che non miri soltanto a contrastare truffe o reati a danno del bilancio europeo, ma diventi una procura a tutti gli effetti, anche antimafia.
  Lo dico perché, come lei segnalava, il contrasto al crimine organizzato deve essere transnazionale, un aspetto per il quale noi abbiamo raccolto una serie di elementi inerenti anche al pericolo rappresentato (e all'incremento dello stesso) non soltanto dalla presenza delle nostre mafie, ma soprattutto dalle sinergie, sempre più presenti e ramificate, tra mafie di origini italiane e altre forme di criminalità organizzata di altra origine presenti a livello europeo.
  Dunque, il fatto di implementare la procura europea nella direzione di una procura che sia anche antimafia, è stato riscontrato come elemento determinante e qualificante.
  Ci fa particolarmente piacere, accanto a questa serie di aspetti che lei sintetizzava – procura europea, mutuo riconoscimento di sentenze di confisca, volontà di tematizzare un contrasto ai patrimoni, nonostante le varie reticenze che possono esserci tra i singoli Paesi, potenziamento della collaborazione, dello scambio di informazioni tra gli attori del contrasto al crimine organizzato, in termini sia di circolazione delle informazioni, sia di formazione multiculturale, che interessi forze di polizia o magistratura di diversi Paesi a livello europeo – il fatto che lei ci anticipi che nella legge di delegazione 2014 si intenda recepire una serie di provvedimenti, decisioni quadro e direttive, per le quali effettivamente il nostro Paese è molto in ritardo e il cui recepimento può risultare estremamente proficuo.
  Esprimiamo la premura che già sulla legge di delegazione 2013 si riesca, al Senato, a superare gli equivoci o i problemi che si erano posti all'ultimo momento alla Camera, e che dunque già in quella sede non si compiano passi indietro. Apprezziamo, da parte del Governo, la Pag. 8sensibilità e l'attenzione di approvare il provvedimento, nonostante fosse intercorso un parere negativo da parte della Ragioneria dello Stato. Peraltro, è un parere negativo che riteniamo non abbia assolutamente motivo di essere, perché si tratta di recepimenti – almeno quelli previsti nella legge di delegazione 2013 – che non prevedono oneri di spesa. Dunque, è senz'altro importante che già al Senato, su questo provvedimento, si proceda celermente al recepimento delle due direttive relative al reciproco riconoscimento delle sentenze di confisca e al recepimento della direttiva 2014 in materia di confisca.
  Ci fa inoltre molto piacere che già nella legge di delegazione del 2014 si preveda di recepirne un'altra serie, perché effettivamente questo può dare un grosso contributo, a livello non soltanto nazionale ma internazionale, al contrasto al crimine organizzato.
  Forse un piccolo tassello che è emerso nel corso dei nostri lavori si rivolge non tanto a una nostra inadempienza, quanto all'inadempienza di diversi Paesi europei da noi riscontrata, rispetto alla quale forse il semestre di presidenza italiana può dare uno stimolo, un impulso, nel far presente l'esistenza di un analogo problema in altri Paesi, cioè il loro mancato recepimento di decisioni quadro può essere particolarmente proficuo per le mafie a livello internazionale, nella misura in cui molti Paesi non hanno mai previsto il recepimento di quella decisione quadro che introduce il perseguimento delle persone giuridiche, e prevedono invece solo il perseguimento delle persone fisiche.
  Uno degli elementi che è emerso particolarmente dai nostri lavori è il fatto che si sfrutta proprio questa lacuna legislativa che riguarda tanti Paesi, anche nel cuore dell'Europa – penso alla Germania, ma non solo – per creare lì società fantasma allo scopo di usufruire di finanziamenti pubblici, proprio perché quelle società non sarebbero perseguibili penalmente in ragione della loro natura giuridica.
  Infine, non posso che fare mie le considerazioni espresse dalla presidente e dal sottosegretario Gozi. Credo che il nostro Paese, anche nel corso di questa presidenza, possa giocare un ruolo importante e decisivo per il perseguimento di uno spazio giudiziario europeo, anche alla luce del fatto che questa presidenza si colloca all'inizio della nuova legislatura del Parlamento europeo e può essere senz'altro di grande incitamento e di prezioso contributo. Grazie, presidente.

  FRANCO MIRABELLI. Vorrei solo chiedere al sottosegretario se, essendo questo uno dei temi prioritari per la nostra presidenza del semestre europeo, non ritenga di sancire questo fatto con un'iniziativa, da organizzare magari insieme alla Commissione antimafia, che possa coinvolgere su questi temi anche esponenti di altri Paesi, per dare visibilità e pubblicità sia alle proposte sia all'attenzione che al tema si deve dare e si dà non solo in Italia, ma anche in Europa.

  PRESIDENTE. Do la parola al sottosegretario Gozi per la replica.

  SANDRO GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle politiche europee. Grazie dei vostri apprezzamenti, ma soprattutto della vostra volontà di continuare a cooperare.
  Lei, presidente, faceva riferimento alla possibilità che, in questo settore, l'Italia possa diffondere delle esperienze, delle buone prassi. Credo che questo sia molto importante. Per parlare di un caso che la relatrice Garavini conosce bene: da quando c’è stata la strage di Duisburg, anche i tedeschi si sono «svegliati» e hanno capito che la mafia non sta solo in qualche provincia della Sicilia, ma è anche a casa loro. Obiettivamente, però, c’è ancora molto lavoro da fare per sensibilizzare, al di là delle disposizioni dei trattati, al di là delle disposizioni giuridiche, a un'attività operativa più efficace, a una cultura della cooperazione. A partire dallo scambio di informazioni e dall'introduzione di norme sulle persone giuridiche, c’è ancora del lavoro da fare. È certamente volontà del Governo italiano, come presidente di turno, farlo.Pag. 9
  Non posso impegnarmi oggi, ma mi impegno a parlarne ai Ministri Alfano e Orlando, e a verificare, nei contatti che ho regolarmente con il Parlamento europeo, se esiste la possibilità di organizzare un'iniziativa, come il presidente e il senatore Mirabelli chiedevano, sull'argomento. Si tratta innanzitutto di un tema del Ministro dell'interno e del Ministro della giustizia, ma certamente, come responsabile del semestre, mi posso adoperare per vedere in quale momento e con quali soggetti partecipanti si può organizzare un'iniziativa.
  Certamente, nel rispetto dell'autonomia parlamentare europea, indicherò, da parte del Governo italiano, l'opportunità di ricreare quella Commissione ad hoc che ha portato a risultati importanti, sia a livello di sensibilizzazione sia a livello di informazione e scambio delle buone prassi. Certamente lo farò presente alla delegazione italiana al Parlamento europeo, ma lo farò presente anche nei miei incontri con i presidenti delle varie Commissioni del Parlamento europeo.
  Onorevole Garavini, il nostro è un approccio di sicurezza e di diritti, perché non vi può essere vera sicurezza se non c’è innanzitutto la sicurezza dei diritti, cioè il diritto alla sicurezza non può prevalere sulla sicurezza dei diritti, ma sono due dimensioni che devono procedere in parallelo. Per questo noi da una parte vogliamo fare tutto quanto possiamo per contribuire alla costruzione di uno spazio di sicurezza, e dall'altra per noi la tutela dei diritti fondamentali, l'introduzione di un sistema di monitoraggio e di prevenzione dei rischi sistemici di violazione degli stessi, anche in materia di spazio di sicurezza, è fondamentale, e lo è perché siamo in una situazione abbastanza paradossale di doppio standard.
  Anche nelle materie che voi seguite, quelle che si chiamano «spazio di sicurezza, giustizia, libertà», noi facciamo i raggi X ai Paesi candidati. Quando un Paese si candida ad aderire all'Unione europea, lo sottoponiamo ai raggi X, ma una volta che lo Stato candidato diventa Stato membro, diventa una scatola nera. Come le white list, esattamente: molto black quando sono fuori, ma quando riguardano qualche europeo sono fully white. Quindi, è evidente che noi non possiamo continuare ad accettare questo doppio standard, soprattutto se vogliamo avanzare anche nella dimensione della sicurezza.
  È evidente che non possiamo assolutamente permettere che il nuovo accento sulla priorità sicurezza a livello europeo possa essere in qualche modo strumentalizzato in questo o quell'altro Stato membro per una compressione dei diritti fondamentali. Dato, però, che questo rischio non può essere escluso a priori, a maggior ragione è in questo contesto che dobbiamo sviluppare, anche all'interno dell'Unione europea, un sistema più efficace di vigilanza sul rispetto dei diritti fondamentali.
  È un lavoro complesso, che solleva, guarda caso, resistenze da alcuni Stati membri – non ho la possibilità di indicarli oggi, ma vi invito a cercarli, e non è difficile trovarli – e che dipende da una cooperazione interistituzionale della quale noi siamo solo una parte. È evidente infatti che ci vuole il parere della Corte di giustizia, ci vuole un impegno del Parlamento europeo, ci vuole un impegno della Commissione, che nel momento in cui pone questo tema deve capire che una discussione politica a livello di Consiglio è inevitabile altrimenti il sistema non potrà essere introdotto. Certamente questa è una nostra grande priorità.
  Mi sembra che l'onorevole Garavini facesse riferimento alle altre forme di cooperazione di polizia. Ci sono altri aspetti su cui stiamo lavorando che contribuiranno alla maggiore azione di polizia in Europa: la strategia di allargamento, il fatto di spingere per l'apertura di nuovi capitoli negoziali nella strategia di adesione della Serbia, il fatto di aver spinto e ottenuto il riconoscimento dello status di candidato dell'Albania, ovviamente può avere effetti benefici anche per le attività che sono oggetto della vostra Commissione.
  È evidente, infatti, che più integriamo questi Paesi nelle strutture dell'Unione Pag. 10europea, fino ad arrivare alla loro piena adesione, più possiamo cooperare in zone che, per quanto riguarda il traffico di esseri umani o per quanto riguarda il traffico di droga, nella vostra relazione avete indicato come particolarmente critiche a livello europeo.
  Da questo punto di vista, anche la nostra priorità per la strategia di allargamento è un contributo in termini di lotta contro il crimine organizzato, di lotta contro i trafficanti di esseri umani, che è una buona attività delle organizzazioni mafiose, quindi di maggiore sicurezza.
  Signor presidente, credo di aver risposto a tutte le vostre domande e di essere stato europeo anche dal punto di vista dei tempi.

  PRESIDENTE. Noi la ringraziamo. Il fatto che ci sia stata un'interlocuzione attraverso la relazione ha consentito che quest'audizione si svolgesse nei tempi compatibili con le esigenze delle Aule parlamentari che lei, già presidente di una Commissione bicamerale, conosce bene.
  Noi avevamo preso in esame, attraverso degli incontri informali, alcuni casi che si stanno verificando, nei Paesi europei, dell'uso del marchio «mafia» in maniera impropria. Penso alla catena di ristoranti aperta in Spagna.
  Abbiamo già sollevato la questione all'allora Ministro degli esteri Bonino. Penso signor sottosegretario, che potremmo farle arrivare un breve appunto. A mio avviso, la Comunità non può sopportare che dentro i Paesi dell'Unione vi sia l'uso del termine «mafia» legato a messaggi positivi. Una pizzeria nella quale s'incontrano i bambini con le loro famiglie, dove si distribuiscono caramelle con la scritta «mafia» o dove si fanno le tessere di adesione con scritto «mafia», è qualcosa di non sopportabile. Noi non possiamo accettare che al termine «mafia» venga associato in alcun modo un messaggio positivo.
  Ci faremo cura di interessarla inviandole un po’ di materiale perché si possa provvedere in questo senso.

  ANDREA VECCHIO. Presidente, scusi, registriamo il marchio «mafia» e facciamo pagare le royalty. Potrebbe essere una soluzione di grande provocazione.

  PRESIDENTE. L'onorevole Vecchio non cessa mai di sorprenderci per l'originalità delle sue proposte. E anche oggi l'ha fatto. Dichiaro conclusa l'audizione.

Comunicazioni della Presidente.

  PRESIDENTE. Comunico che in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna sarà pubblicata la composizione dei Comitati «Mafia, giornalisti e mondo dell'informazione» e «Mafia e manifestazioni sportive», istituiti nella seduta del 10 luglio scorso. Comunico altresì che l'Ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, nella riunione del 16 luglio scorso ha convenuto sull'opportunità di designare quale consulente a tempo parziale il dottor Antonio Tricoli, magistrato, già consulente della scorsa legislatura e adesso magistrato di Cassazione.

  La seduta termina alle 14.45.

ALLEGATO

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