XVII Legislatura

VII Commissione

Resoconto stenografico



Seduta n. 2 di Mercoledì 12 giugno 2013

INDICE

Sulla pubblicità dei lavori:
Galan Giancarlo , Presidente ... 3 

Audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma, Giovanni Legnini, su questioni inerenti il settore dell'editoria (ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento):
Galan Giancarlo , Presidente ... 3 
Legnini Giovanni (PD) , Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma ... 3 
Capua Ilaria , Presidente ... 9 
Gallo Luigi (M5S)  ... 9 
Capua Ilaria , Presidente ... 9 
Zampa Sandra (PD)  ... 9 
Legnini Giovanni (PD) , Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma ... 9 
Zampa Sandra (PD)  ... 9 
Capua Ilaria , Presidente ... 11 
Palmieri Antonio (PdL)  ... 11 
Giordano Giancarlo (SEL)  ... 12 
Brescia Giuseppe (M5S)  ... 13 
Rampi Roberto (PD)  ... 13 
Capua Ilaria , Presidente ... 13 
Gallo Luigi (M5S)  ... 13 
Capua Ilaria , Presidente ... 14 
Legnini Giovanni (PD) , Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma ... 14 
Capua Ilaria , Presidente ... 14 

ALLEGATO: Documentazione consegnata dal sottosegretario di Stato Giovanni Legnini ... 15

Sigle dei gruppi parlamentari:
Partito Democratico: PD;
MoVimento 5 Stelle: M5S;
Il Popolo della Libertà - Berlusconi Presidente: PdL;
Scelta Civica per l'Italia: SCpI;
Sinistra Ecologia Libertà: SEL;
Lega Nord e Autonomie: LNA;
Fratelli d'Italia: FdI;
Misto: Misto;
Misto-MAIE-Movimento Associativo italiani all'estero: Misto-MAIE;
Misto-Centro Democratico: Misto-CD;
Misto-Minoranze Linguistiche: Misto-Min.Ling.;
Misto-Partito Socialista Italiano (PSI) - Liberali per l'Italia (PLI): Misto-PSI-PLI.

Testo del resoconto stenografico
Pag. 3

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE GIANCARLO GALAN

  La seduta comincia alle 14,40.

Sulla pubblicità dei lavori.

  PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.

Audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma, Giovanni Legnini, su questioni inerenti il settore dell'editoria.

  PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, ai sensi dell'articolo 143, comma 2, del Regolamento, l'audizione del sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma, Giovanni Legnini, su questioni inerenti il settore dell'editoria.
  Ringrazio il sottosegretario Legnini che ci onora della sua presenza. Il sottosegretario ha comunicato di avere a disposizione circa un'ora, nella quale svolgerà la sua relazione e seguiranno gli interventi dei deputati; eventualmente, essendo il sottosegretario disponibile, l'audizione odierna potrebbe proseguire in altra data.
  Do la parola al sottosegretario Legnini.

  GIOVANNI LEGNINI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma. Ringrazio il presidente e i commissari. Preliminarmente dichiaro la mia disponibilità a un ulteriore momento di confronto, ove necessario, sui temi che vi proporrò, essendo io peraltro un convinto parlamentarista e annettendo a questo incontro un rilievo di indirizzo, oltre che di ascolto e di confronto.
  Preciso, inoltre, che i temi che intendo sottoporvi afferiscono a una parte della delega che mi è stata attribuita, quella che ha a che fare con la materia affidata alle cure di questa Commissione, non, per esempio, all'attuazione del programma o all'8 per mille o ad altre materie che pure mi sono state affidate. Mi limiterò, quindi, a ciò che ha a che fare con il macrotema dell'editoria e dell'informazione e comunicazione istituzionale del Governo.
  Ho depositato un testo scritto, al quale ovviamente faccio rimando, che contiene un'esposizione, seppur sintetica, di tutti i temi che si pongono nelle politiche relative alle materie a cui mi riferivo, con l'indicazione delle problematiche aperte – almeno quelle che mi sono state sottoposte in questi primi giorni di lavoro alla Presidenza del Consiglio – e di alcune linee programmatiche, che – per una parte almeno – ritengo contengano un carattere di innovatività rispetto alle politiche fino a questo momento portate avanti nel settore.
  In parte, per esempio, queste linee programmatiche erano contenute in un disegno di legge che era all'esame proprio in questo ramo del Parlamento, presso questa Commissione, e che aveva avuto un grado di lavorazione abbastanza avanzato. Uno dei miei predecessori, l'onorevole Levi, me ne ha parlato; ho avuto modo di esaminarlo e ritengo che quel testo costituisca una base di discussione e confronto abbastanza utile.Pag. 4
  Il documento che sottopongo alla vostra attenzione – salto la prima parte per brevità – prende inizio dall'indicazione di alcuni numeri che riguardano la crisi dell'editoria italiana, che è in atto da molto tempo ed è connessa alle trasformazioni profonde che conosciamo tutti e che non meritano commenti particolari. La crisi riguarda sì le vendite, la distribuzione e altri aspetti che troverete dettagliati nel testo depositato, ma sembra riguardare molto meno, se non per nulla, il numero dei lettori dei quotidiani, dei periodici, e non solo dei prodotti on line, ma anche di quelli relativi alla carta stampata.
  Insomma, si riducono le vendite ma non si riducono i lettori; anzi, la propensione alla lettura sembra accrescersi. Semmai, vi è una tendenza sempre più diffusa, non so quanto indotta anche dalla crisi – anche un euro ha il suo peso nella vita di molte persone – al fatto che vi siano più lettori per lo stesso quotidiano o per lo stesso periodico, in altre parole la tendenza al passaggio di mano del prodotto editoriale.
  Questa crisi si spiega anche con la riduzione delle risorse pubbliche ? In parte sì, ma non può essere spiegata solo sotto questo profilo. C’è una riduzione di tutte le fonti attive dei bilanci delle aziende editoriali, c’è una riduzione delle vendite, c’è una drastica riduzione della raccolta pubblicitaria. Ciò avviene da una parte per effetto della recessione che da anni interessa il nostro Paese, da un'altra parte per il trasferimento della raccolta pubblicitaria su altri mezzi, a partire dai motori di ricerca. Tuttavia, anche la riduzione delle risorse pubbliche a disposizione del sistema ha avuto il suo peso.
  Credo, a questo proposito, che una delle cose che dovremmo sforzarci di fare tutti, Parlamento e Governo, sia tentare di superare qualche convincimento errato, qualche luogo comune fortemente radicato, come io stesso sto riscontrando. Per esempio, i cittadini italiani sono convinti che tutti i giornali, tutti i quotidiani, tutti i periodici usufruiscono di denaro pubblico. Questo non è vero: a seguito di numerosi interventi normativi, a seguito della riforma selettiva dei requisiti di accesso e delle regole che sovrintendono alla contribuzione pubblica, anche in rapporto alla natura giuridica degli editori, il numero delle testate ammesse a contributo si è drasticamente ridotto nel corso degli anni. Per esempio, i grandi giornali non percepiscono nulla, come sappiamo. Parlo di erogazione diretta, poi c’è la materia degli incentivi, su cui arrivo rapidamente.
  La contribuzione oggi è stata fortemente rivisitata, quanto ai requisiti di accesso e all'entità, alle modalità e alle regole, da un intervento normativo che voi tutti conoscete, quello recato dal decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 16 luglio 2012, n. 103, promosso dal mio predecessore, il dottor Peluffo, che ha compiuto un ottimo lavoro su questo fronte. Quell'intervento, che ancora non ha trovato piena attuazione, nonostante gli strumenti attuativi siano stati emanati – troverà attuazione in parte quest'anno e in parte l'anno prossimo – ha ulteriormente ridotto la platea dei beneficiari.
  Altro luogo comune è che l'Italia sia molto generosa con la stampa e con l'editoria. Non è vero nemmeno questo. Vi ho allegato nella documentazione depositata anche delle tabelle di comparazione con ciò che accade negli altri Paesi europei, laddove la contribuzione pubblica in favore dell'editoria è, in taluni casi, di molto superiore a quella italiana. Questo avviene per effetto delle politiche molto restrittive attuate sotto il profilo finanziario nel corso degli ultimi anni.
  Siamo passati – troverete le cifre indicate nel documento che ho consegnato – da un monte risorse disponibili per tutte le politiche dell'editoria di 700 milioni di euro, nel 2006, a 137 milioni di euro per quest'anno. Relativamente al contributo diretto passiamo – troverete anche questo dato – da circa 250 milioni di euro del 2006 a 95 milioni di euro per quest'anno. Come potete apprezzare, parliamo di cifre molto lontane da quelle che interessano la percezione pubblica su questo aspetto.Pag. 5
  In ogni caso, esistono altre agevolazioni, prevalentemente di natura fiscale. Sapete che vige non da oggi, ma dall'inizio degli anni Novanta, un sistema di agevolazioni fiscali a favore dell'editoria costituite dall'aliquota agevolata IVA al 4 per cento, calcolata in modo forfettario, con un meccanismo tecnico che non illustrerò per brevità. Sostanzialmente, anche quel 4 per cento si riduce nell'effettivo calcolo del tributo.
  Su quest'agevolazione fiscale si è significativamente inciso con il recentissimo provvedimento del Governo sull'efficienza energetica – il decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63 – che, eliminando l'agevolazione per i gadget, i supporti e l'oggettistica distribuiti in edicola, ha trovato una copertura di 125 milioni di euro all'anno – tale è l'entità della decurtazione dell'agevolazione per quel segmento di prodotti venduti – tolti dal comparto dell'editoria o assimilati e trasferiti a quello dell'efficienza energetica.
  È stata, altresì, sospesa tecnicamente, ma sostanzialmente soppressa, l'agevolazione alla spedizione postale. Fino al 2010, vigeva un sistema che prevedeva una contribuzione diretta dello Stato a Poste Italiane a fronte di sconti rilevantissimi a favore delle imprese editoriali per la spedizione dei giornali e dei periodici. Tale sistema è stato sospeso.
  Peraltro, questa sospensione durerà fino al 31 dicembre 2013, per cui bisognerà pensare a un intervento normativo o soppressivo, come ritengo possa avvenire, o di un'ulteriore proroga, tanto più che quel sistema agevolativo è stato sostituito da un accordo libero tra il mondo delle imprese editoriali e Poste Italiane, che in parte ha mantenuto una qualche agevolazione e riduzione con riferimento alle tariffe. Ho incontrato i rappresentanti di Poste Italiane per verificare la disponibilità a rinnovare quest'accordo, che scade quest'anno.
  Questo è il quadro sintetico delle agevolazioni, all'interno del quale vi è un punto che più di altri rileva ai fini del lavoro che dovremo svolgere insieme e che riguarda la stabilizzazione delle risorse finanziarie. Come sottolineavo, il fondo per l'editoria apprestato per la contribuzione diretta si è ridotto a 95 milioni di euro; tali risorse sono in realtà iscritte al bilancio dello Stato per quest'anno. Erano circa 50 milioni di euro prima dell'approvazione del disegno di legge di stabilità per il 2013 – peraltro ero il relatore di quel provvedimento presso il Senato e sono stato il presentatore di quell'emendamento nel dicembre scorso – e tale somma è stata accresciuta, in tale occasione, di 45 milioni di euro per quest'anno. Tuttavia, per gli anni futuri sono iscritte risorse ammontanti a circa 50 milioni di euro: in mancanza di un intervento stabilizzatore di quel livello di risorse, quindi, subiremo un'ulteriore drastica riduzione, un dimezzamento delle già ridotte risorse finanziarie.
  Troverete nel documento depositato anche un quadro comparativo rispetto agli altri Paesi europei, su cui non intendo soffermarmi, ma che reputo interessante per capire come, sostanzialmente, il sostegno pubblico alla libertà e al pluralismo dell'informazione non sia una caratteristica italiana, ma sia diffusa in gran parte degli Stati democratici. Vado oltre per non trattenervi troppo a lungo, rimandando ancora una volta alla nota depositata.
  Connesso alla crisi dell'editoria, come accennavo, vi è il tema della distribuzione dei prodotti editoriali. Al riguardo, abbiamo problemi aperti molto seri con il mondo delle edicole e, più in generale, con la filiera. Lo scorso anno, con uno dei provvedimenti sullo sviluppo, fu introdotta una norma di liberalizzazione, peraltro di dubbia interpretazione e di difficile attuazione, che ha creato e sta creando molte difficoltà nel nostro Paese.
  A mio giudizio, le liberalizzazioni vanno realizzate e vanno bene, ma in questo caso rischiano, oltre che di mettere in crisi il sistema della distribuzione, di procurare danni anche ai consumatori. Appare evidente, infatti, che una disarticolazione della rete di vendita affidata alla libera scelta del mercato porta con sé una filiera – già difficile da governare – altrettanto disarticolata.Pag. 6
  Parlo soprattutto del segmento della distribuzione, che in molti territori agisce in un regime di sostanziale monopolio: il distributore decide dove consegnare i quotidiani e a che ora. Ciò ha determinato e sta determinando, nei piccoli comuni, la chiusura di molte edicole, anche per effetto di un eccesso di costi per la distribuzione. Rischiamo che in centinaia o migliaia di piccoli comuni non arrivino più i quotidiani se non individuiamo una soluzione a questo problema.
  In generale, vi è il tema serio che riguarda l'ammodernamento della rete distributiva, che riguarda, tra l'altro, l'informatizzazione del processo «consegna-distribuzione-vendita». È assurdo che, con tutti i mezzi di cui, per fortuna, disponiamo, l'editore non riesca a controllare il numero delle vendite, delle giacenze e dei resi e che tutto avvenga ancora in modo manuale e cartaceo, con le difficoltà conseguenti.
  Ci sono, inoltre, i problemi che riguardano i rapporti finanziari – sempre indotti da quella disciplina – tra editori, distributori ed edicole. È un tema serio che bisognerà affrontare, peraltro anche con urgenza poiché da quel mondo viene un grido d'allarme.
  Sottolineo il fatto che, su circa 32-33.000 edicole – negli ultimi tempi – ne sono state chiuse 6.000 e ciò è sintomo della crisi che attraversa quel settore. Allo stesso modo, c’è stata una drastica riduzione della redditività di questi esercizi: alcuni dati ci indicano che il reddito medio di un edicolante supera di poco i mille euro al mese e voi capite cosa significhi questo.
  Il Dipartimento per l'informazione e l'editoria si occupa anche di sostenere o, per così dire, «remunerare» le agenzie di stampa, altro settore sul quale bisogna svolgere una riflessione. Le agenzie di stampa svolgono un servizio a favore del sistema pubblico nel suo complesso e per questo servizio sono remunerate nei modi e nelle forme previste da convenzioni tra la Presidenza del Consiglio e, se non ricordo male, undici agenzie di stampa, le principali del nostro Paese.
  Su questo punto bisognerà fare un ulteriore momento di riflessione, perché anche le agenzie di stampa si sono trasformate, e si stanno sempre più trasformando, in aziende che erogano un'informazione articolata e non sono più le classiche agenzie alle quali siamo abituati. Queste aziende si stanno trasformando, si stanno innovando. A mio modo di vedere, occorrerà riflettere anche su questo.
  Il Dipartimento si occupa, inoltre, di assicurare la trasmissione di programmi per le minoranze linguistiche e per la comunità degli italiani all'estero. Abbiamo di recente rinnovato queste convenzioni. Si tratta di temi molto sensibili in alcune aree del nostro Paese e io ritengo che facciamo bene a erogare tali servizi. Anche considerando la provenienza territoriale di alcuni dei presenti, si può valutare se queste convenzioni sono congrue e adeguate, o se vanno rivisitate. Per il momento sono state rinnovate, ma le possiamo ritenere un cantiere aperto.
  Passando a un altro punto, è aperta, come sapete, la problematica dell'equo compenso nel settore giornalistico, di cui molti giovani – in giro per l'Italia – vi avranno parlato. Voi sapete che nella passata legislatura è stato emanato un provvedimento legislativo – la legge 31 dicembre 2012, n. 233 – che ha un suo rilievo e che va attuato, come tutte le norme di legge. Trattasi di materia molto controversa, che ha a che vedere con un conflitto – per così dire – «normale» tra editori e giovani.
  La finalità di tale disposizione legislativa è quella di ricondurre il trattamento economico dei giovani, e non solo dei giovani, a princìpi e criteri di equità. Questa legge affida a una Commissione la definizione dei criteri e dei parametri. Tale Commissione, però, non è ancora diventata operativa per la ragione che gli editori, ai quali è affidata la designazione di uno dei componenti – troverete nello scritto depositato la composizione e i passaggi che fino a questo momento sono stati compiuti – non provvedono ancora a nominare il loro rappresentante. Il presupposto è che vi sarebbe la necessità di Pag. 7garantire la presenza di tutti gli interessati. Il legislatore, però, ha detto una cosa diversa: ha detto «uno», non «tutti». Giusta o sbagliata che sia, così recita la disposizione.
  Noi abbiamo già interloquito con gli editori e li abbiamo sensibilizzati a fare in modo che la loro nomina consenta di far partire la Commissione sull'equo compenso, poiché l'Ordine dei giornalisti, ma anche diverse organizzazioni di giovani giornalisti italiani, ci sollecitano in modo assai pressante.
  A questo fine abbiamo convocato per giovedì prossimo, 13 giugno, la prima riunione operativa – ce n'era già stata una interlocutoria nel mese di marzo – sull'equo compenso. Mi auguro, ma arrivano alcuni segnali in questo senso, che gli editori provvedano a nominare il loro rappresentante.
  In caso contrario, decideremo di andare avanti ugualmente, pur nella consapevolezza della difficoltà di concludere un lavoro positivo se tutte le parti non saranno sedute in uno stesso consesso, che ha un carattere, peraltro, decisionale. La legge, infatti, affida a questa Commissione il potere di decidere i parametri e tutto quanto occorre per completare questo sistema.
  La volontà del Dipartimento, e mia, è di attuare questa disposizione di legge. Mi rendo conto che è un'impresa complicata, perché si tratta di una materia che dovrebbe essere affidata alla contrattazione collettiva. Sarebbe più naturale che avvenisse questo.
  Il risultato della Commissione, quando si raggiungerà, come sarà inquadrabile giuridicamente ? Sarà una disposizione contrattuale o paracontrattuale ? Sarà un atto regolamentare o normativo secondario, o sarà un criterio che rileva ai fini dell'equa retribuzione, che rappresenta, come tutti sappiamo, un principio costituzionale ? Si pongono diversi problemi giuridici.
  Vorrei che questo lavoro si svolgesse recuperando – nei limiti in cui ciò è possibile e considerando il carattere precettivo della norma vigente – un tasso di negozialità. Vorrei, cioè, che le parti si mettessero d'accordo dentro la Commissione per trovare una soluzione. Se questo non accadrà, la Commissione deciderà quale strada intraprendere.
  L'altro grande comparto di cui ci occupiamo, che ha scarsa frequentazione nel dibattito e nel confronto parlamentare, anche se mi piacerebbe che ne avesse di più – decidete voi, la Presidenza della Commissione e i Gruppi, in quale forma – è quello della comunicazione istituzionale del Governo, ossia dell'informazione.
  Noi tutti sappiamo, quali fruitori, quali sono state e quali sono le campagne informative che il Governo promuove. Fino a questo momento, nel Dipartimento si è lavorato assemblando le istanze informative provenienti dai singoli ministeri o dalla stessa Presidenza del Consiglio.
  Non mi sembra, però, che ci sia stata nel corso degli anni una strategia di comunicazione istituzionale ragionata, organica, riflettuta. Sicuramente sono state attuate iniziative di qualità, ma io fatico, personalmente, a ricordare quali campagne il Governo abbia promosso e su quali temi. Ce ne ricordiamo un po’ tutti, ma quello del recupero di organicità, efficacia e utilità di tali campagne è un tema che vorremmo affrontare.
  Lo vorremmo, inoltre, connettere, approfittando dell'occasionale affidamento alla mia persona, anche alla delega all'attuazione del programma di Governo. A mano a mano che il Governo attua i suoi propositi programmatici e produce risultati, occorrerà che li comunichi, almeno quelli più rilevanti. Vorremmo innovare in questo settore.
  L'altro grandissimo tema aperto, su cui mi auguro, presidente, che si voglia promuovere un confronto di merito più approfondito, è quello, come sapete bene, del diritto d'autore. È un grande tema, molto inciso dalle trasformazioni, non soltanto tecnologiche, che ci sono state e che ci sono tuttora.
  Si tratta di un tema che riguarda diversi dicasteri, tra cui il Ministero dei beni e delle attività culturali e il Dipartimento per le comunicazioni del Ministero Pag. 8dello sviluppo economico, e di cui si sta occupando e si è occupata in modo approfondito l'AGCOM. In proposito, ci sono molte iniziative di legge, e non solo, nonché approfondimenti e studi. È un tema che ha un rilievo planetario, nel quale le soluzioni ai numerosi problemi aperti vanno ricercate, a mio modo di vedere, prevalentemente in ambito europeo, ma di cui ci dobbiamo occupare anche a livello nazionale.
  Valutate voi nel merito, anche in rapporto alle problematiche che afferiscono la gestione, il funzionamento e la struttura della SIAE. Dopo un periodo di gestione commissariale molto complicata, con alcuni tratti di opacità che sono stati da più parti riscontrati nel corso degli anni, la SIAE si avvia, in queste settimane, a una gestione nuova, a seguito della modifica dello Statuto, della ricostituzione degli organi e dell'elezione a presidente di un artista come Gino Paoli che, come già sapete, si è insediato in questi giorni.
  Sempre relativamente al diritto d'autore, sono numerosi i problemi relativi ai diritti connessi al diritto d'autore stesso. È una materia complessa, oggetto anch'essa di un intervento legislativo, forse non molto riflettuto, che ha liberalizzato questo settore, aprendo un mercato che, in senso stretto, mercato non è. Si pongono numerosi problemi attuativi e applicativi delle relative disposizioni di legge che troverete menzionate nello scritto che vi ho consegnato.
  Concludo con le indicazioni programmatiche, che enuncio per titoli. Quali sono i problemi più rilevanti in questo momento storico ? I problemi più rilevanti sono connessi alla crisi del settore che ho menzionato all'inizio della mia esposizione: tutte, o quasi, le aziende editoriali chiedono di supportare, come altre aziende – con ammortizzatori sociali e sostegni all'uscita – gli esuberi che si sono determinati per effetto della crisi e delle trasformazioni.
  L'opinione del Governo è che si possa, anzi che si debba – c’è già una legge, non dobbiamo inventare nulla – sostenere questi processi di ristrutturazione e di riduzione del personale che le parti liberamente vorranno definire, e che per alcune aziende sono già stati definiti, ma che a queste eventuali misure di accompagnamento in uscita debba, e sottolineo «debba», aggiungersi anche una misura che riguardi l'entrata, l'ingresso dei giovani, in rapporto e in funzione dei processi di trasformazione delle aziende editoriali italiane.
  Vorremmo che tali due questioni si tenessero insieme. Questa è una delle innovazioni che vi propongo.
  Allo stesso modo, si dovrà riflettere su altre forme di sostegno ai processi di innovazione del comparto. Voi sapete che, per esempio, l'editoria on line non gode di contribuzione diretta. Una forma che consenta di accompagnare l'innovazione in quella direzione, a mio modo di vedere, sarebbe consigliabile. Non mi riferisco alla contribuzione tradizionale, classica, ma a una forma che consenta di accompagnare tale profonda trasformazione.
  Ho già parlato dei temi che riguardano la distribuzione e la vendita, ossia le edicole, e il diritto d'autore.
  Inoltre, vi è il tema del rapporto tra gli editori, il comparto dell'editoria e i motori di ricerca. È un grande tema, di cui ci dovremmo occupare e di cui tutti i Paesi europei, o la gran parte, si sono già occupati, con soluzioni diversificate tra di loro.
  In alcuni casi tali Paesi si sono orientati verso una soluzione negoziale, in cui, cioè, editori e motori di ricerca si sono accordati per fare in modo che ci sia una contribuzione dai motori di ricerca a un fondo per sostenere progetti di innovazione dell'editoria, come, per esempio, è accaduto in Francia. In altri casi si è provveduto a privilegiare l'intervento normativo diretto, come è accaduto, per esempio, in Germania.
  Possono esistere comunque anche altre vie e strumenti per favorire lo sblocco di una situazione che noi abbiamo il dovere di affrontare, anche per ottenere una forma di incentivazione in direzione dell'innovazione del comparto.Pag. 9
  Infine, vi è la ridefinizione del quadro finanziario del settore, nei termini che ho già illustrato e che non ripeto. Aggiungo solo che, per esempio, come accennavo all'inizio, dentro il comparto dell'editoria un terzo delle risorse è destinato a pagare i debiti delle agevolazioni del passato. Non è possibile che all'esiguità delle risorse si aggiunga anche la gravosità di un impegno finanziario di questo tipo. In materia, ho già avviato un confronto con il Ministero dell'economia e delle finanze per cercare di trovare una soluzione.
  Questi sono, grosso modo, gli obiettivi e il perimetro di un'azione di Governo che vuole cercare di promuovere un progetto nuovo, che accompagni la trasformazione e l'innovazione dell'editoria italiana e contrasti gli aspetti più acuti della crisi.
  Naturalmente, come ho detto all'inizio, confido nel confronto e nel dibattito con le Commissioni parlamentari competenti. Attendo vostri suggerimenti e proposte, di cui certamente terrò conto, laddove i contributi saranno condivisi e oggettivamente utili per affrontare le problematiche di cui vi ho parlato.
  Vi ringrazio.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ILARIA CAPUA

  PRESIDENTE. Ringrazio il sottosegretario Legnini.
  Autorizzo la pubblicazione in allegato al resoconto stenografico della seduta odierna della documentazione consegnata dal sottosegretario di Stato Giovanni Legnini (vedi allegato).
  Do ora la parola ai colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  LUIGI GALLO. Signor presidente, vorrei chiedere, come è avvenuto per le altre audizioni, di rimandare il dibattito, perché gli elementi, anche tecnici, che ha portato il sottosegretario Legnini necessitano di risposte puntuali rispetto alle questioni che sono state segnalate e ben argomentate. L'argomento non è semplice da analizzare con due battute.

  PRESIDENTE. Suggerisco di approfittare della disponibilità odierna del sottosegretario. Cerchiamo di procedere adesso per il tempo che è ancora a disposizione. Ci sarà, poi, un'altra seduta nel corso della quale ognuno di noi, avendo letto la documentazione depositata, potrà svolgere i propri interventi.

  SANDRA ZAMPA. Grazie signora presidente. In effetti, l'osservazione del collega del Movimento cinque stelle è in parte anche la nostra, perché la complessità del tema è grandissima. Lo stesso signor sottosegretario ha fatto un lungo elenco, dal quale, peraltro, mancano alcune questioni, come, per esempio, quello delle librerie e dei libri.

  GIOVANNI LEGNINI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma. Il settore del libro è affidato alle cure del Ministero per i beni e le attività culturali e, quindi, non riguarda l'attività a me affidata.

  SANDRA ZAMPA. Dunque, lei l'ha lasciato fuori volutamente. Tuttavia, c’è tutto il tema dei libri che vengono distribuiti nelle edicole, che è complesso.
  Io vorrei partire da una questione che rappresenta una cornice politica, una riflessione. Nella particolare contingenza politica nella quale ci troviamo e per la stessa natura straordinaria – chiamiamola così – di questo Governo, dal punto di vista politico, sappiamo che siamo in questa condizione in ragione delle riforme attese da tempo dal Paese.
  Io credo che dobbiamo mettere sicuramente dentro anche questo tema, perché stiamo parlando di un settore che è ormai al collasso vero e proprio, come lei stesso ha ricordato, anche se non ha citato, mi pare, le cifre. Negli ultimi cinque anni la vendita dei quotidiani e dei periodici è calata del 22 per cento. Soltanto nel 2012 parliamo di un calo del 6,6 per cento, in un Paese dove, peraltro, la vendita dei giornali e dei periodici è sempre stata piuttosto bassa.Pag. 10
  Non c’è soltanto il grande tema che riguarda il lavoro giornalistico, che, a sua volta, da tempo attende di essere affrontato e riformato, ma anche quello della particolarità di questo settore. È per questo che mi sentirei di dire che questa è una delle grandi riforme alle quali occorre mettere mano. Si tratta del fatto che noi trattiamo una materia che ha un legame diretto con la democrazia. L'informazione non è un tema qualunque, che si può affrontare parlando solo di mercato. È un tema che afferisce direttamente alla democrazia.
  Lei ha fatto un lunghissimo elenco, che lei stesso ha definito un perimetro delle questioni. Tra queste io comincerei affrontando quanto anche la Federazione nazionale della stampa ha evidenziato. So che lei ne ha incontrato i rappresentanti e che ha ricevuto anche un loro documento, il quale, tra l'altro, contiene proposte molto ben formulate, settore per settore, che riguardano lo straordinario scenario a cui stiamo assistendo, ossia il passaggio a Internet. Lei stesso ha detto che calano le vendite, ma aumentano i lettori. C’è, quindi, un aspetto negativo, ma ce n’è anche uno straordinariamente positivo.
  Lo stesso diritto d'autore ha a che fare con questo. Noi stessi, qui alla Camera dei deputati, abbiamo dovuto registrare la scomparsa della rassegna stampa on line, che, come voi sapete, è stata oscurata da quando la Federazione degli editori ha posto la questione del diritto d'autore.
  Tuttavia, dobbiamo ricordarci che l'articolo 21 della Costituzione non riguarda soltanto l'aspetto attivo dell'informazione, cioè il fatto che noi tutti abbiamo diritto a una libertà di informare, ma anche il diritto passivo, cioè il diritto a essere informati.
  Credo, quindi, che sia una questione urgente e penso che sia esperienza di tutti coloro che sono qui presenti. Immagino che tutti abbiate ricevuto lettere di protesta di cittadini, i quali ci scrivono che, in un momento come questo, anche l'acquisto di un giornale può essere un problema. Sopprimere – oppure non concedere neppure la possibilità di raggiungerla – la lettura del giornale attraverso una rassegna stampa istituzionale, che viene messa in rete verso le 10 del mattino, è un problema ed è uno dei temi che sicuramente dovranno essere affrontati.
  Nel passaggio di tutta l'editoria, o di gran parte di essa, a Internet io credo che occorra cominciare a pensare all'utilizzo della leva fiscale per incentivare la trasformazione. Mi permetterei, però, di osservare che, quando parliamo di lavoro – e uno dei temi di cui questo Governo si sta occupando è il lavoro giovanile – è giunto il momento di pensare di inserire nel pacchetto sul lavoro giovanile anche tutto ciò che riguarda i nuovi ingressi nel mondo del lavoro giornalistico, che sappiamo tutti essere in un mercato assolutamente selvaggio.
  Non si pone solo il tema dell'equo compenso, ma anche quello dell'INPGI e dei contratti. Su tutte queste questioni io credo che, visto che si sta parlando di un provvedimento sul lavoro giovanile, sarebbe opportuno procedere rapidamente a inserire anche questo particolare segmento nel relativo pacchetto.
  Occorre, in sostanza, sostenere un welfare per la ripresa, l'innovazione e il rilancio dell'industria editoriale e del lavoro professionale. Occorre limitare l'espulsione dal mondo del lavoro giornalistico, promuovere la formazione e favorire l'ingresso delle nuove professionalità.
  Le volevo ricordare poi che, in merito all'innovazione tecnologica, è tempo di affrontare anche questo punto con una leva fiscale, cioè applicando l'aliquota IVA al 4 per cento. Mi pare che sia una delle richieste che vanno davvero prese in considerazione, così come quella di ripristinare il credito agevolato alle aziende editoriali.
  Mi permetto un'ultimissima considerazione. Lei ha parlato anche delle agenzie di stampa. Io credo che anche in tale ambito sia venuto il tempo di pensare in un modo nuovo. Il sostegno alle agenzie di stampa è sacrosanto, ma io ritengo che andrebbero specializzate. Dovremmo cominciare a pensare a un'incentivazione Pag. 11nella misura in cui esse ci forniscono un prodotto specializzato e non tutte lo stesso prodotto.
  Ancora, lei ha iniziato ricordando che occorrerebbe togliere dal tavolo alcuni luoghi comuni, come quello dell'incentivo. È vero, le confermo che tutti sono convinti che chissà quanti soldi vengono messi in questo settore e che non ci sia un giornale che non li utilizzi.
  Ebbene, a maggior ragione io credo che, avendo a che fare con una questione che è nel cuore della democrazia, bisogna fare molta trasparenza. Non vedo perché, data la complessità della materia, non sia venuto il momento di semplificarla, e anche di renderla molto trasparente, in modo che i cittadini sappiano, guardando, per esempio, sul sito della Camera o navigando su un sito di un ministero, con molta semplicità, chi percepisce, che cosa e quanto.
  Infine, sento l'obbligo di ricordarle che i fondi all'editoria sono stati progressivamente ridotti, anche perché ci sono stati molti scandali. Anche in quel caso occorre procedere con i cosiddetti piedi di piombo. Le ricordo semplicemente il problema dell'editoria delle minoranze linguistiche: i giornali delle minoranze linguistiche sopravvivono praticamente grazie ai fondi per l'editoria.
  Il tema è davvero complesso. Ovviamente, signor sottosegretario, attendiamo proposte per capire in quale direzione lei intenda muoversi ed esprimere quindi un parere. I miei colleghi interverranno poi su questioni specifiche, come quella della distribuzione delle edicole e quella della stampa all'estero, che rappresenta un problema specifico.

  PRESIDENTE. Avverto che, nel corso della seduta, la pubblicità dei lavori della seduta odierna è stata assicurata anche attraverso l'impianto audiovisivo a circuito chiuso.
  Do la parola a ulteriori colleghi che intendano intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.

  ANTONIO PALMIERI. Ringrazio il sottosegretario. Non perdo tempo a parlare del cambiamento epocale di cui tutti siamo consapevoli, e pongo alcune questioni concrete.
  Non ho capito, perché non ho fatto ancora in tempo a leggere il recente decreto-legge del Governo, se il ritocco dell'IVA riguarda solo i prodotti editoriali allegati, o i prodotti editoriali in genere.
  Mi viene detto ora che riguarda solo gli allegati, dunque per gli altri prodotti l'IVA resta al 4 per cento. Lo sottolineo perché nella passata legislatura ho presentato una proposta di legge e in Commissione trasporti, poste e telecomunicazioni eravamo arrivati a un punto di sollecitazione del Governo in questo senso, per portare l'IVA al 4 per cento per i prodotti editoriali on line.
  So che questo tema riguarda l'Europa, anche se Francia e altri Paesi si sono mossi indipendentemente dall'Europa, e glielo sottolineo nuovamente non solo perché ripresenteremo la proposta di legge, ma come tema utile per impegnare il Governo non solo in Italia, ma anche in Europa.
  Quanto alla questione delle campagne istituzionali e l'attuazione del programma, proveremmo volentieri a capire come possiamo aiutarci. Un primo tema che mi permetto di suggerire, su cui svolgere il primo esercizio, sarebbe il decreto-legge sui debiti della pubblica amministrazione che abbiamo approvato definitivamente la settimana scorsa. Credo sarebbe anche un messaggio di speranza per tutti.
  Vengo al diritto d'autore. Lei sa dell'iniziativa in merito dell'AGCOM presso la Camera dei deputati. Ho chiesto in Commissione, formalmente, di audire il presidente Cardani. Sarebbe interessante conoscere la posizione del Governo a questo proposito, capire se, nell'attesa, intende assumere una posizione neutra o intende farsi a sua volta promotore di un'iniziativa.
  Quanto all'editoria on line, non ci sono risorse. Lei è appena arrivato e l'hanno già accolta come ha visto, anche se evidentemente non è sua la responsabilità. Esiste già un decreto attuativo del cosiddetto decreto crescita 2.0 che riguarda – fa a Pag. 12sua volta parte della nostra proposta di legge – le piattaforme on line per la promozione di contenuti in senso lato editoriali. Manca il decreto attuativo congiunto tra il Ministero dello sviluppo economico e il Ministero dell'economia e delle finanze.
  Anche quello sarebbe un piccolo ma concreto segnale che ci aiuterebbe, e non solo farebbe diminuire di una unità i tanti decreti attuativi che mancano a quel provvedimento, ma rappresenterebbe una misura concreta. Sto preparando anche un'interrogazione, perché non si comprende dove sia la palla, se a un ministero o a un altro. Se riuscisse a fare questo canestro, la Ministra Idem le farebbe costruire – per così dire – un monumento.

  GIANCARLO GIORDANO. Ritengo questa parte della discussione la premessa della prossima, che sarà quella in cui scenderemo più nel merito.
  Concordo molto con chi ha sostenuto che siamo di fronte al tema delicato della qualità della nostra democrazia. Non è un caso che il settore dell'editoria nel rapporto con la politica abbia trovato molti scambi, talvolta anche non molto virtuosi in questi anni. È un settore anche un po’ avvelenato dalla politica degli ultimi due decenni.
  Partirei dalle origini e dal senso che ha o che hanno avuto le leggi di sostegno all'editoria in questo Paese e nelle democrazie occidentali, che è il sostegno alla democrazia, al pluralismo e anche all'opportunità di tenere più voci nel dibattito culturale, politico e via discorrendo. Non affronterei questa discussione dal punto di vista degli sprechi, ma esattamente dal versante dell'utilità del finanziamento per il sostegno alla qualità della nostra democrazia.
  Dobbiamo prendere atto di come sia evidente che lo Stato riesce sempre meno a sostenere questa qualità, che sta a mano a mano scemando, non solo per l'incapacità o l'insussistenza dell'entità delle risorse che lo Stato riesce a spostare su questo terreno, ma anche per le forzature, gli sprechi, quasi come se non fosse più il merito l'oggetto centrale di questo tema, e cioè – appunto – la qualità dell'informazione, della democrazia, della nostra rete culturale in senso generale.
  Resterò su temi di spunto e rimanderò, invece, temi di approfondimento alla discussione che verrà. Cito l'esempio della comunicazione istituzionale, perché mi ha colpito molto. La comunicazione istituzionale è tale perché lo è e non può piegarsi da un lato. Lo sottolineo perché anche questo è il rischio che ha a che fare con la nostra democrazia. Se la comunicazione istituzionale diventerà la velina del Governo, noi non saremo d'accordo. C’è poco da fare. Non si può utilizzare uno strumento che nasce, appunto, per garantire più informazioni in senso istituzionale, in un senso di parte. Questo mi pare di grande evidenza e, ovviamente, lo rimando alla sensibilità del Governo.
  L'altro spunto che riguarda la democrazia è la democratizzazione del sistema di distribuzione e non attiene – soprattutto in ampie fasce del territorio meridionale di questo Paese – solo alla qualità del servizio, ma anche alla qualità dei soggetti che hanno tra le mani questo delicato servizio. Non è solo una questione di economicità. Avremo modo di scendere più nel dettaglio.
  Un tema ulteriore, come è stato detto, è quello dei nuovi mezzi e io sono d'accordo. Su tutti, poi, c’è purtroppo il tema che ci troveremo di fronte in ogni settore: quello dei giovani, in questo caso dei giovani giornalisti «iper-sfruttati» nelle redazioni in giro per il territorio.
  Possiamo sceglierlo in termini di occasionalità in tutti i settori legati al comparto dell'editoria, del giornalismo e simili e che si trovano in una condizione di debolezza grave: fa piacere, dunque, che diventi centrale nella comunicazione del Governo il tema dell'equo compenso nel lavoro giornalistico. Deve diventare vero, però, in termini di attuazione e di garanzia a favore di queste nuove professionalità.
  Sono intervenuto per sottolineare come la complessità di questi temi investa la Commissione e investirà, appunto, le attività Pag. 13del Governo per il prosieguo della legislatura, perché sono tutte urgenze, o meglio, chiamandole davvero per nome, emergenze. Rispetto a questo, non possiamo più perdere tempo, ma darci da fare nel concreto.

  GIUSEPPE BRESCIA. Ci teniamo a dire che questa è davvero una battaglia del Movimento cinque stelle. Ci sarebbe tantissimo da aggiungere, ma ci limiteremo semplicemente a farvi sapere, come forse già saprete, che abbiamo presentato una nostra proposta di legge per l'abolizione del finanziamento pubblico all'editoria. A nostro avviso, infatti, ciò è costato tanto ai cittadini italiani e ha contribuito a complicare la questione dell'informazione in Italia.
  La commistione, cui si riferiva anche il collega di SEL, tra i partiti, l'editoria e l'informazione è andata, a nostro avviso, a discapito dell'informazione sana, vera, che ormai pochi in Italia possono vantarsi di garantire.
  Il nostro progetto di legge si propone il superamento di questo modello di finanziamento pubblico e si inquadra in una politica volta a creare condizioni di autonomia e indipendenza tra i giornalisti, di competizione più aperta, di eliminazione del conflitto di interessi e di intrecci tra politica, economia e informazione.
  Rimandiamo alla prossima occasione la discussione, che andrà molto più nello specifico e in cui cercheremo anche di rispondere in maniera puntuale a tutte le notizie e le informazioni fornite oggi dal sottosegretario che ringraziamo per la sua presenza odierna.

  ROBERTO RAMPI. Intervengo molto rapidamente soprattutto perché ho ritrovato sviluppati, sia nell'illustrazione sia nel testo depositato, i punti su cui volevo sollecitarla.
  So che ci sono stati anche degli incontri sul tema delle edicole, il valore di interesse pubblico del giornale e l'idea che gli edicolanti vadano sostenuti perché svolgono un lavoro con funzioni sociali, in quanto garantiscono l'accesso all'informazione.
  Lei ha descritto benissimo la situazione e so che è in corso anche una richiesta di riconoscimento e di iscrizione al registro degli operatori della comunicazione, che potrebbe creare le condizioni per regolamentare in maniera adeguata questo tipo di professione. Desidero esprimere il nostro sostegno alla richiesta di questo tipo di riconoscimento e, in particolare, a quella relativa al processo di digitalizzazione che ha illustrato, che a nostro avviso potrebbe recare con sé degli elementi positivi.
  Con riferimento al tema del diritto d'autore, argomento che mi sta molto a cuore, credo debba essere approfondito nella prossima occasione.

  PRESIDENTE. Desidero fare una precisazione relativamente all'intervento del Movimento cinque stelle. Uno dei vostri cavalli di battaglia è costituito proprio dal finanziamento pubblico all'editoria. Siccome sono state sollevate da altre aree alcune problematiche connesse alla questione del finanziamento, informo semplicemente i presenti che il finanziamento pubblico all'editoria – parlo di contributi diretti – ammonta complessivamente a circa 200 milioni di euro in tre anni. L'ordine di grandezza di questo finanziamento, dunque, è risibile. I dati sono presenti nella relazione.
  Voglio soltanto far presente e contestualizzare l'intervento nel rispetto di quelle posizioni per le quali questo contributo rappresenta una fonte di pubblica utilità. Si tratta di un servizio reso alla collettività.
  Do la parola all'onorevole Gallo e poi concluderemo, verificando le disponibilità del sottosegretario per un prossimo incontro.

  LUIGI GALLO. Vorrei solo sapere, presidente, se lei è intervenuta in qualità di componente del gruppo Scelta Civica per l'Italia o nella sua veste di presidente. Non credo che lei possa esprimere pareri in merito a quanto illustrato dal Movimento cinque stelle o da altre forze politiche né riassumere per i deputati della Commissione.

Pag. 14

  PRESIDENTE. Mi dispiace, ma il presidente è titolato a intervenire e a esprimere un'indicazione.
  Do la parola al sottosegretario Legnini.

  GIOVANNI LEGNINI, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, con delega all'editoria e all'attuazione del programma. Cercherò di fornire risposte alle importanti sollecitazioni che ho ascoltato nel prossimo incontro. Sul solo punto della trasparenza e della conoscibilità dei dati, che mi pare fosse stato sottolineato dall'onorevole Zampa, fornirei subito una risposta.
  Dal sito del Dipartimento per l'informazione e l'editoria è già possibile conoscere l'entità delle erogazioni a ciascun giornale, la distribuzione, le regole e tutto quanto occorre sapere. Adesso è tutto trasparente.
  Allo stesso modo, c’è stata una forte attività repressiva sugli abusi e sugli illeciti. Abbiamo recuperato i primi 10 milioni di euro, somme abusivamente percepite o illecitamente utilizzate, e li abbiamo destinati alle imprese virtuose. L'ultima operazione risale a qualche giorno fa: in accordo con la Guardia di finanza, il Dipartimento ha promosso un'azione di sequestro dei beni in funzione di un'attività recuperatoria per 2,3 milioni di euro. Non voglio andare oltre, ma questi elementi sono già acquisiti.
  Ho voluto sottolinearlo adesso perché, in vista della prossima seduta, ciascuno di voi potrà attingere ulteriori notizie e informazioni dal sito, ma il Dipartimento è assolutamente disponibile a fornire anche oralmente e informalmente tutte le notizie possibili. In questo settore, non c’è alcun dubbio che la trasparenza sia obbligatoria.

  PRESIDENTE. Siamo d'accordo che una serie di interventi deve ancora essere svolta e potranno esserne aggiunti altri sulla base dell'analisi dei documenti.
  Rinvio il seguito dell'audizione a un momento successivo, acquisita la disponibilità del sottosegretario che ringrazio per l'esauriente relazione svolta, come ringrazio i colleghi intervenuti.
  Dichiaro conclusa la seduta.

  La seduta termina alle 15,45.

Pag. 15

ALLEGATO

Pag. 16

Pag. 17

Pag. 18

Pag. 19

Pag. 20

Pag. 21

Pag. 22

Pag. 23

Pag. 24

Pag. 25

Pag. 26

Pag. 27

Pag. 28

Pag. 29

Pag. 30

Pag. 31

Pag. 32

Pag. 33

Pag. 34

Pag. 35

Pag. 36

Pag. 37

Pag. 38

Pag. 39

Pag. 40

Pag. 41

Pag. 42

Pag. 43

Pag. 44

Pag. 45

Pag. 46

Pag. 47

Pag. 48

Pag. 49

Pag. 50

Pag. 51