Doc. XXII-bis, n. 4

COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SULLA MORTE DI DAVID ROSSI

(istituita con deliberazione della Camera dei deputati del 22 marzo 2023)

(composta dai deputati: Vinci, Presidente, Cavo, D'Orso, Segretario, Dori, Fossi, Vicepresidente, Gallo, Giachetti, Giuliano, Lacarra, Lucaselli, Matone, Vicepresidente, Nisini, Padovani, Panizzut, Rizzetto, Rossello, Rossi, Tenerini, Segretario, Volpi, Zucconi)

RELAZIONE INTERMEDIA SULL'ATTIVITÀ SVOLTA

(Relatore: on. Gianluca VINCI)

Approvato dalla Commissione nella seduta del 3 marzo 2026

Comunicato alla Presidenza il 4 marzo 2026, ai sensi dell'articolo 1, comma 3,
della deliberazione della Camera dei deputati del 22 marzo 2023

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INDICE

1. L'ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE
D'INCHIESTA ... 5

  1.1 La delibera istitutiva ... 5

  1.2. L'attività svolta ... 5

2. LA PRECEDENTE COMMISSIONE D'INCHIESTA ... 6

  2.1 Esito delle indagini giudiziarie ... 7

  2.2 Ricostruzione fattuale ... 7

  2.3 Conseguenze della conclusione anticipata dei lavori della Commissione ... 8

3. LE INDAGINI DELLA COMMISSIONE NELLA XIX LEGISLATURA ... 9

  3.1 Analisi della documentazione agli atti e nuove acquisizioni ... 9

  3.2 Audizioni volte a chiarire aspetti d'interesse non approfonditi ... 9

  3.3 Riesame delle precedenti consulenze ... 10

4. ESITO DELLE NUOVE INDAGINI ... 10

  4.1. Il numero 4099009 ... 10

  4.2 Viadana ... 13

   4.2.1 Sentenza «Grimilde» ... 13

   4.2.2 Ordinanza di applicazione di misura cautelari personali p.p. 10311/2015 ... 14

  4.3 Bassa mantovana/Brescello ... 14

  4.4 Investimenti in diamanti ... 16

   4.4.1 Ulteriori considerazioni svolte nel corso dell'audizione di Nicola Borzi ... 17

   4.4.2 La condotta commerciale di IBD e DPI. Banca d'Italia ... 19

   4.4.3 La condotta commerciale di IBD e DPI. AGCM ... 20

  4.5. La figura di Antonio Muto ... 21

   4.5.1 Missione a Crotone della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere ... 21

   4.5.2 Dichiarazioni dell'avvocato Luca Goracci ... 22

5. DELIBERE DI COORDINAMENTO E TRASMISSIONE ATTI
ALL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA ... 25

6. PROSPETTIVE ... 26

  6.1 L'identità della persona presente nel vicolo la sera della morte di David Rossi ... 26

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7. RELAZIONE DEL CONSULENTE LUCA MIGLIORINO ... 26

8. EVIDENZE MEDICO-LEGALI: ANALISI DELLE LESIVITÀ NON COMPATIBILI CON LA PRECIPITAZIONE FATTE DALLA PRIMA COMMISSIONE (FINESCHI-TESTI-ARGO) ... 27

  8.1 Le lesioni al volto: incompatibilità con l'impatto ... 29

  8.2 Le lesioni agli arti superiori: ipotesi di afferramento ... 29

  8.3 La lesione al polso sinistro e l'orologio ... 30

   8.3.1 Descrizione delle lesioni al polso sinistro ... 30

   8.3.2 Le cause delle lesioni: due ipotesi a confronto ... 31

   8.3.3 Analisi del meccanismo lesivo ... 32

   8.3.4 Il distacco dell'orologio ... 32

   8.3.5 Sintesi delle conclusioni peritali ... 33

  8.4 Considerazioni sulla sopravvivenza e la mancata assistenza ... 33

  8.5 Conclusioni ... 34

9. RISULTANZE DEGLI ACCERTAMENTI TECNICI E MEDICO-LEGALI SULLA DINAMICA DELLA PRECIPITAZIONE, LA ROTTURA DELL'OROLOGIO E LE LESIVITÀ CORRELATE (GREGORI – MANGHI) ... 34

  9.1 Oggetto dell'incarico e metodologia d'indagine ... 34

  9.2 Analisi tecnica sulla rottura del cinturino dell'orologio ... 35

   9.2.1 Esclusione delle ipotesi accidentali ... 36

   9.2.2 Evidenze sperimentali di trazione umana ... 36

  9.3 Correlazione tra lesività al polso sinistro e dinamica dell'orologio ... 37

  9.4 Incompatibilità medico-legali con la sola precipitazione ... 41

  9.5 Analisi delle videoriprese della caduta ... 42

  9.6 Conclusioni del lavoro sperimentale ... 43

10. CONSULENZA MEDICO LEGALE SULLE LESIONI AL VOLTO ... 43

  10.1 L'incarico ... 43

  10.2. Simulazioni della dinamica ... 43

  10.3. Analisi dei punti di contatto con la barra ... 44

  10.4. Analisi dei punti di contatto con fili inferiori e traversa del telaio ... 46

  10.5 Confronto morfologico delle lesioni ... 47

  10.6 Dinamica di schiacciamento e scivolamento ... 49

11. CONCLUSIONI DELLA RELAZIONE INTERMEDIA SULL'ATTIVITÀ SVOLTA ... 49

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1. L'ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

  1.1 La delibera istitutiva

  La deliberazione della Camera dei deputati del 22 marzo 2023 (G.U. n. 75 del 29/03/2023) ha istituito, per la durata della XIX legislatura, la Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi corrispondendo all'esigenza di dare seguito all'operato dell'analoga Commissione istituita nel 2021, che non ha potuto completare i propri lavori a causa del sopravvenuto scioglimento delle Camere(1).

  Nello specifico, la citata delibera attribuisce alla nuova Commissione i seguenti compiti:

   ricostruire in maniera puntuale i fatti, le cause e i motivi che portarono alla caduta di David Rossi dalla finestra del proprio ufficio nella sede del Monte dei Paschi di Siena di Rocca Salimbeni e le eventuali responsabilità di terzi;

   esaminare e valutare il materiale raccolto e i risultati conseguiti dall'inchiesta parlamentare svolta nella XVIII legislatura, nonché delle relative inchieste giornalistiche, e indagare sulle vicende collegate a David Rossi, come denunciate e rese pubbliche dalle medesime inchieste;

   verificare la compiutezza e l'efficacia dell'attività investigativa, anche valutando se vi siano state eventuali inadempienze o ritardi nella direzione e nello svolgimento di essa.

  1.2. L'attività svolta

  La Commissione si è costituita nella seduta del 5 marzo 2024 con l'elezione dell'ufficio di presidenza (presidente onorevole Gianluca Vinci, vicepresidenti onorevoli Emiliano Fossi e Simonetta Matone, segretari onorevoli Valentina D'Orso e Chiara Tenerini).
  La Commissione, in poco più di un anno e mezzo di attività, ha tenuto complessivamente 42 riunioni plenarie, nel corso delle quali sono stati auditi 33 soggetti, tra familiari di David Rossi, legali ed ex-legali della famiglia, consulenti della Commissione, parlamentari ed ex parlamentari, giornalisti, dipendenti ed ex dipendenti MPS, dipendenti ed ex dipendenti del comune di Siena, ex presidenti della Fondazione Palazzo Te di Mantova, persone informate sui fatti.

  Si sono inoltre tenute 33 riunioni dell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, per un totale, incluse anche le sedute plenarie della Commissione, di circa 46 ore di seduta.

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  La Commissione ha inoltre effettuato una missione a Siena, nell'ambito della quale è stata visitata la sede del Monte dei Paschi di Siena a Rocca Salimbeni. In particolare, la Commissione ha avuto accesso all' ufficio di David Rossi e agli spazi e alle stanze ad essa limitrofi, occupati dal personale che collaborava con lui, nonché le vie adiacenti alla sede del Monte dei Paschi di Siena tra cui vicolo di Monte Pio. Sono state effettuate altresì due missioni presso case circondariali per interloquire con i detenuti Giandavide De Pau e William Renan Vilanova Correa, che avevano reso precedentemente dichiarazioni sulle circostanze della morte di David Rossi.

  Di seguito si riporta l'elenco dei soggetti che sono stati auditi in sede dalla Commissione:

   familiari di David Rossi e legali ed ex legali della famiglia: Ranieri Rossi (4 novembre 2025), Carmelo Miceli (11 febbraio 2025 e 4 marzo 2025), Paolo Pirani (4 marzo 2025) e Luca Goracci (28 ottobre 2025 e 3 febbraio 2026);

   consulenti della Commissione: Luca Migliorino (30 settembre 2025); Adolfo Gregori (9 dicembre 2025 e 24 febbraio 2026); Robbi Manghi (9 dicembre 2025 e 24 febbraio 2026);

   parlamentari ed ex parlamentari: Pierantonio Zanettin, già presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi della XVIII legislatura (14 maggio 2024) e Giancarlo Pittelli (4 novembre 2025);

   giornalisti: Nicola Borzi (10 dicembre 2024); Andrea Greco (11 novembre 2025); Marco Occhipinti (26 novembre 2025); Antonino Monteleone (26 novembre 2025); Flavio Tranquillo (13 gennaio 2026);

   dipendenti e consulenti, in servizio e in quiescenza, del Monte dei Paschi di Siena: Maurizio Montigiani (13 maggio 2025 e 18 novembre 2025); Gianni Fanti (3 giugno 2025); Massimiliano Bonfiglio (8 luglio 2025); Elena Bonini (15 luglio 2025); Daniele Bigi (15 luglio 2025); Filippo Petrini (21 ottobre 2025);

   dipendenti, in servizio e in quiescenza, del comune di Siena: Giovanna Ricci (6 maggio 2025 e 18 novembre 2025); Cristina Casini (18 novembre 2025); altri dipendenti ed ex dipendenti del Comune di Siena (21 ottobre 2025);

   ex presidenti della Fondazione Palazzo Te di Mantova: Angelo Crespi (10 settembre 2025); Graziano Mangoni (10 settembre 2025); Nicola Sodano (30 settembre 2025);

   persone informate sui fatti: Francielli Vilanova Correa (8 aprile 2025); persona informata sui fatti (nominativo segretato) (7 ottobre 2025); Ferdinando Minucci, ex presidente della Mens Sana basket Siena (20 gennaio 2025), persone informate sui fatti (nominativi segretati) (27 gennaio 2026); Stefano Roncelli, commercialista (10 febbraio 2026).

2. LA PRECEDENTE COMMISSIONE D'INCHIESTA

  Il 18 aprile 2019 i deputati Rizzetto e altri depositarono presso la Presidenza della Camera dei deputati la proposta di istituire, per la Pag. 7durata della XVIII legislatura, una Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi (Doc. XXII n. 37), al fine di consentire al Parlamento di ricostruire in maniera puntuale i fatti che avevano portato alla morte di David Rossi.
  Secondo i firmatari dell'iniziativa, infatti, il Parlamento non poteva «rimanere inerte dinanzi a una vicenda ingiusta e oscura, sussistendo il dovere politico e istituzionale di intervenire per restituire forza al principio di giustizia, che è alla base della nostra democrazia».
  L'iter della proposta si è concluso l'11 marzo 2021, in Assemblea, con il voto favorevole di tutti i gruppi parlamentari. La Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi si è, quindi, costituita il 27 maggio 2021 con l'elezione dell'ufficio di presidenza (presidente onorevole Pierantonio Zanettin) e ha concluso i propri lavori a causa dello scioglimento anticipato della legislatura avvenuto nel luglio 2022.
  Le risultanze dei lavori della Commissione della XVIII legislatura sono compendiate nella Relazione sull'attività svolta dalla Commissione (Doc. XXII-bis, n. 4) approvata nella seduta del 15 settembre 2022.

  2.1 Esito delle indagini giudiziarie

  Si ritiene di richiamare l'esito delle indagini svolte dalla procura della Repubblica di Siena nell'ambito dei due procedimenti per istigazione al suicidio (reato previsto dall'articolo 580 del codice penale) aperti nei confronti di ignoti, ovvero:

   il procedimento penale n. 962/2013 RGNR mod.44, iscritto all'epoca dei fatti e coassegnato al procuratore facente funzioni Nicola Marini e ai sostituti procuratori Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso;

   il procedimento penale n. 8636/2015 RGNR mod.44, preso in carico dal nuovo procuratore capo Salvatore Vitello e dai sostituti procuratori Andrea Boni e Fabio Gliozzi.

  Entrambi i procedimenti sopra indicati si sono conclusi con l'archiviazione, rispettivamente con l'ordinanza, nel primo caso, del giudice delle indagini preliminari Monica Gaggelli e, nel secondo, con l'ordinanza del giudice delle indagini preliminari Roberta Malavasi, che hanno rigettato, tra l'altro, le opposizioni presentate dai familiari della persona offesa(2).

  2.2 Ricostruzione fattuale

  In punto di fatto, la precedente Commissione d'inchiesta ha dedicato ampio spazio alla ricostruzione delle vicende che caratterizzarono gli ultimi giorni di vita di David Rossi, avuto particolare riguardo a quanto accaduto quel tragico 6 marzo del 2013: nelle ore precedenti la morte, in occasione della precipitazione del corpo nonché nella fase Pag. 8immediatamente successiva in cui, la sera stessa del decesso e il giorno seguente, vennero svolti i primi atti di polizia giudiziaria.
  La precedente Commissione d'inchiesta, inoltre, ha esaminato gli esiti degli esami autoptici, eseguiti la prima volta nel 2013 e poi, a seguito di accoglimento dell'istanza di riapertura delle indagini depositata dai familiari di David Rossi e della riesumazione della salma, nell'ambito del procedimento iscritto nel 2015.
  La precedente Commissione, altresì, ha riposto particolare attenzione nel definire i rapporti, personali e di lavoro, che il responsabile della comunicazione del secondo gruppo bancario italiano dell'epoca intratteneva con i giornalisti che seguivano le vicende della banca, con i suoi diretti collaboratori, gli altri colleghi, i dirigenti e i vertici aziendali. In tal modo è venuta in evidenza la posizione di effettivo rilievo in concreto assunta da David Rossi all'interno del Monte dei Paschi, non solo all'epoca della morte ma anche, soprattutto, negli anni della gestione del gruppo bancario da parte del presidente Giuseppe Mussari, amico personale di Rossi.
  Giova infatti ribadire che l'incarico ricoperto, le indiscusse capacità professionali, la notevole esperienza maturata, la vasta rete di contatti e di amicizie creata nel tempo e, soprattutto, la posizione di prestigio rivestita nell'ambito della realtà socio-culturale di Siena, rendevano David Rossi una persona molto influente, non solo per il prestigioso incarico dirigenziale ricoperto all'interno dell'istituto bancario, ma anche per il ruolo svolto nell'ambito delle delicate dinamiche connesse alle ricche sponsorizzazioni effettuate dal Monte dei Paschi (peraltro drasticamente ridotte con l'emergere della crisi finanziaria).
  Tali elementi avevano determinato la conferma di Rossi da parte dei nuovi vertici aziendali, l'amministratore delegato Fabrizio Viola e il presidente Alessandro Profumo. Tuttavia, nei primi mesi del 2013 il responsabile della comunicazione della banca dovette far fronte a una costante ed elevatissima pressione mediatica, determinata dall'emergere sui mercati della reale entità della crisi finanziaria del Monte dei Paschi, aggravata dai conclamati tagli al personale previsti dal piano di ristrutturazione aziendale e già in corso di attuazione e, soprattutto, incrementata in misura esponenziale dalla diffusione delle notizie delle iniziative giudiziarie disposte in quel periodo dalla Procura della Repubblica di Siena, oggetto della quotidiana attenzione degli organi di informazione.

  2.3 Conseguenze della conclusione anticipata dei lavori della Commissione

  La XVIII legislatura si è prematuramente conclusa nel momento di più elevata intensità dei lavori della precedente Commissione d'inchiesta: l'ufficio di presidenza della Commissione, infatti, aveva appena deliberato lo svolgimento delle ultime e rilevanti attività da compiere, nonché il deposito delle relazioni tecniche da parte dei periti delegati dalla Commissione. Si ricordi, peraltro, che nella seduta del 18 luglio 2022 è stata svolta l'audizione, in seduta segreta, dei medici legali e dei reparti speciali dell'Arma dei carabinieri ai quali la Commissione aveva delegato lo svolgimento delle relazioni tecniche.
  In proposito, deve innanzi tutto essere evidenziato che, ai fini dell'effettiva comprensione dell'intera vicenda, gli elementi di maggiore Pag. 9significato da analizzare sono costituiti proprio dalle dichiarazioni – in gran parte rimaste secretate e, dunque, anche in questa sede non esplicitamente richiamabili – rilasciate alla Commissione dai numerosi soggetti auditi, a conoscenza dei fatti, per averli vissuti direttamente o indirettamente.

3. LE INDAGINI DELLA COMMISSIONE NELLA XIX LEGISLATURA

  L'attività della attuale Commissione d'inchiesta, partendo dal lavoro fatto dalla precedente Commissione, la cui documentazione è stata acquisita integralmente agli atti dell'archivio come previsto dalla delibera istitutiva, ivi ricomprendendo anche le risultanze testimoniali segretate, effettuata una riconsiderazione complessiva degli eventi sulla base di nuove evidenze investigative medio tempore emerse, si è sviluppata lungo tre fondamentali linee direttrici:
  l'analisi della documentazione custodita presso gli atti d'archivio, combinata con un'attività di acquisizione mirata di nuovi atti;
  l'effettuazione di una serie di audizioni volte a chiarire aspetti d'interesse non approfonditi precedentemente a causa della prematura conclusione della precedente legislatura;
  il riesame delle precedenti consulenze, per il tramite di nuove perizie sia di natura medico legale sia di natura propriamente sperimentale.

  3.1 Analisi della documentazione agli atti e nuove acquisizioni

  L'analisi della documentazione custodita agli atti della Commissione costituita, tra l'altro, da atti giudiziari, dati dichiarativi (resi sia direttamente in audizione sia nell'ambito dei procedimenti penali acquisiti), reportage giornalistici, articoli ed evidenze di natura economico-finanziaria e contabile, ha permesso di ridefinire il quadro relazionale relativo, in particolare, all'ultimo periodo della vita di David Rossi con una prospettiva in parte diversa da quella tratteggiata nella relazione finale della precedente Commissione parlamentare d'inchiesta, attraverso la valorizzazione, in particolare, di alcuni elementi allo stato ancora secretati.
  Nuove acquisizioni documentali, con atti pervenuti sia da altre commissioni d'inchiesta, sia dall'autorità giudiziaria, sia da fonti aperte, con elementi medio tempore rinvenuti, hanno permesso di arricchire il patrimonio informativo a disposizione, di formulare nuove ipotesi investigative, di individuare persone informate sui fatti nonché di riconsiderare in maniera complessiva anche le conclusioni della precedente Commissione d'inchiesta in chiave innovativa, anche avuto riguardo al contenuto di contributi peritali.

  3.2 Audizioni volte a chiarire aspetti d'interesse non approfonditi

  Sulla scorta delle analisi documentali, opportunamente integrate con gli esiti di apposita attività infoinvestigativa svolta dai collaboratori della Commissione, si è proceduto all'audizione di persone informate sui fatti, con la prospettiva di approfondire elementi precedentemente non valorizzati, anche alla luce di recenti pronunce dell'autorità giudiziaria, che hanno permesso di mettere a sistema Pag. 10risultanze che precedentemente sembravano disomogenee e incompatibili l'una con l'altra.

  3.3 Riesame delle precedenti consulenze

  Sul punto si rimanda integralmente a un successivo capitolo della presente relazione, dedicato all'illustrazione analitica delle specifiche attività svolte in merito.

4. ESITO DELLE NUOVE INDAGINI

  4.1. Il numero 4099009

  In data 10 dicembre 2024 è stato audito il giornalista Nicola Borzi, in merito al contenuto dell'articolo a sua firma pubblicato su LinkedIn il 19 dicembre 2019 dal titolo: «A Viadana tra 'ndrine, sponsorship di Mps e mistero David Rossi».
  Borzi, preliminarmente, precisa che il lavoro di approfondimento in questione, in realtà, era nato come un articolo per il Sole 24 Ore, quando il medesimo ancora vi lavorava nel 2017, ma che poi non venne pubblicato e che quindi anni dopo, anche alla luce di fatti che erano nel frattempo intercorsi, venne pubblicato sul social media LinkedIn.
  L'articolo, in sostanza, ricostruisce i passaggi salienti della storia di MPS nel periodo storico in cui è avvenuta la morte di David Rossi, valorizzando, tra l'altro, alcuni elementi direttamente riconducibili all'evento.
  Borzi evidenzia che uno dei materiali rinvenuti sul cellulare di David Rossi la sera della sua morte era apparentemente un numero di telefono, 4099009, che però in realtà, a suo avviso, non era un numero di telefono.
  Precisa che di tale cosiddetto numero di telefono non furono mai trovati, per quanto a sua conoscenza, riscontri nell'agenda telefonica di Rossi e in altri numeri che furono verificati dagli inquirenti.
  Successivamente, precisa che nella sua attività pluridecennale di giornalista del Sole 24 Ore aveva avuto modo di verificare che il 10 ottobre 2012 era stato pubblicato da GE Capital, una società del gruppo General Electrics, ex Interbanca, un documento(3) riportante un corposo elenco di titolari di certificati di deposito ordinari, sul quale compare proprio il numero 4099009.
  Specifica che Interbanca non è un nome estraneo alle vicende del Monte dei Paschi di Siena perché Interbanca, fino all'acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, era la società di finanziamenti corporate del gruppo Antonveneta. Rimase poi esclusa per accordi pattizi intervenuti tra Monte dei Paschi e Antonveneta proprio al momento dell'acquisizione.Pag. 11
  Prosegue puntualizzando che il numero 4099009 era relativo a un deposito in essere presso una filiale di GE Capital, poi Banca Popolare di Puglia e Basilicata situata a Viadana, in provincia di Mantova.
  La citata filiale del gruppo di Banca Popolare di Puglia e Basilicata, prima dell'operazione di acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi di Siena, era stata una filiale di Antonveneta, che era stata ceduta al gruppo Banca Popolare di Puglia e Basilicata dal Monte dei Paschi nell'ambito degli accordi antitrust che erano stati stabiliti dopo l'acquisizione di Antonveneta.
  Borzi, quindi, precisa che il certificato di deposito al portatore è stato emesso sempre dal gruppo Antonveneta.
  A questo punto, l'audito dichiara: «Possiamo anche cominciare a domandarci come mai questo numero appaia sul telefono di David Rossi. Secondo alcune fonti, questo numero sarebbe apparso sul telefono di David Rossi addirittura dopo il volo dalla finestra del responsabile delle relazioni esterne istituzionali del Monte dei Paschi di Siena.
  Ci sono già degli elementi a mio avviso di notevole interesse, ma la cosa che rende ulteriormente d'interesse quel numero e quella filiale è la collocazione geografica, perché Viadana non è un comune qualsiasi, è un comune del mantovano, quindi di una zona nella quale il Monte dei Paschi di Siena operava dopo aver acquisito, a inizi degli anni Duemila, l'ex Banca Agricola Mantovana, ma è soprattutto un territorio pesantemente infiltrato dalla criminalità organizzata di stampo mafioso, in particolare dalla 'ndrangheta.
  In quella filiale del Monte dei Paschi di Siena, come emerse poi da altre indagini che sono state condotte successivamente, insistevano i conti di un boss di alto livello della cosca Grande Aracri. Ci sono, quindi, ulteriori intersezioni. Oltretutto, il comune di Viadana è stato credo fino a oggi l'unico comune, almeno all'epoca, del mantovano sciolto per infiltrazioni di 'ndrangheta.
  Lo stesso comune di Viadana è collocato geograficamente in una zona molto interessante, perché è separato soltanto dal Po, da un altro comune che è quello di Brescello nella provincia di Reggio Emilia, che è stato oggetto di più indagini da parte dell'autorità giudiziaria per la presenza di 'ndrine, tra le quali la cosca Grande Aracri, ma non solo, che hanno portato a due importanti operazioni che poi sono arrivate anche in Cassazione con condanne definitive, che sono l'operazione Aemilia e l'operazione Grimilde».

  Per quanto concerne il numero 4099009, per doverosa completezza di informazione, si rappresenta che sono stati svolti appositi accertamenti tecnici, inviati alla precedente Commissione d'inchiesta sulla morte di David Rossi con nota datata 7 luglio 2022 (doc. 84/2, XVIII leg.), cui si fa integralmente rinvio, il cui esito, sostanzialmente, riconduce la sequenza numerica in parola a un numero di telefono preimpostato per comunicazioni da parte del gestore. A riguardo, si precisa che all'epoca della perizia la Commissione non era in possesso della documentazione bancaria riportante quel numero.

  In data 18 novembre 2025 è stato audito come testimone Maurizio Montigiani, dipendente del Monte dei Paschi di Siena. Sul punto, l'audito dichiara che: «Se ci sono aspetti... mi limito, anche perché molte cose erano già uscite. Ricordo che avevamo attinto dal precedente verbale, Pag. 12di quando ero stato chiamato, però lì eravamo in un'indagine della magistratura, credo della procura di Siena. C'è un verbale del 2020, dove mi venne chiesto dal nucleo valutario della Guardia di finanza di Roma la provenienza di quel famoso numero riservato, che – la trasmissione su Rai3 lo ha confermato – non era un numero telefonico, ma un esempio di certificato al portatore. Ho visto che è apparsa anche la foto in TV, quindi quella parte è stata ben confermata. Nel pathos del momento io, però, non fui sentito dopo Borzi, che credo sia stato il giornalista, la fonte più preziosa di approfondimento di quella che ora chiamano “pista mantovana”. Nel 2017 – non prima – cominciai a ragionarci sopra, perché uscivano tanti piccoli pezzi del puzzle, i filmati, l'archiviazione del primo e del secondo filone, con tanto di verbali, il lavoro del consulente della famiglia, Luca Scarselli, che approfondiva le dinamiche, dalla caduta ad altri aspetti come l'orologio, gli orari, le telecamere. Io ricordo la mia deposizione: credo che per la maggior parte del tempo abbiamo parlato di tecnica bancaria, di certificati al portatore, di depositi a garanzia, di risveglio di conti e di depositi dormienti.
  Ho visto che Borzi molto più approfonditamente va a scoprire anche che questo certificato era... sì, avevamo visto uno sportello di un ex Monte dei Paschi, una ex Banca Antonveneta di Viadana, in provincia di Mantova, ma lui addirittura ci viene a spiegare che in quella agenzia avevano il conto corrente alcuni clan – Grande Aracri e Muto – risaltati nelle cronache dell'epoca. Io lì mi fermo perché, ovviamente, la mia conoscenza...».

  Ed inoltre, avuto riguardo alla contestualizzazione temporale dei fatti: «Infatti, anche i miei contatti con Borzi risalgono al 2016, quando la banca stava letteralmente fallendo, uso questo termine perché le banche non sono sottoposte alla procedura concorsuale di riparto, però non rimborsò le obbligazioni subordinate. Anche quello è un tema molto tecnico e ricordo che Borzi, che ancora lavorava presso Il Sole24Ore, era una delle poche persone che ne scriveva in modo giusto e misurato, in termini di bail-in, senza innescare panico da sportello o eccessiva confidenza, come fece, invece, Renzi a un certo punto, richiamando a investire addirittura sulla banca. Perdonatemi, lo faccio per inquadrare l'epoca. Ricordo anche il libro scritto da Sergio Rizzo, uscito nel 2018. Penso che anche lui mi abbia intervistato a Siena nel 2017. Era il periodo successivo alla seconda archiviazione. Mettetevi nei panni di un cittadino senese che era anche impegnato fino all'anno prima in politica: ero stato candidato sindaco nel 2013 e, come ho reso conto nella prima deposizione, certi fatti mi vedevano coinvolto da vicino per alcune ipotesi che si potevano fare non solo sul versante banca, ma anche sul versante politico, per quel poco che potevo contare.».
  Infine, sempre Maurizio Montigiani, con riferimento alla natura del numero: «Io l'avevo cercato su Google. Che cosa succedeva? Appena ci dotarono di telefoni touch, non era come adesso. Se uno ti manda un numero per sms – non c'era WhatsApp – rimane azzurro sottolineato; se lo pigi con il pollice, o volontariamente o perché vuoi cancellare la schermata o perché – come sembra, aiutatemi – se il carabiniere, quando risveglia il cellulare, anche lui lo trova e parte un'altra chiamata, qualcosa del genere... Era troppo evidente che quello non era un numero telefonico. Bastò, nei primi anni, andare su Google, e tutt'oggi, come dimostrammo l'altra volta, si legge. È una serie, è uno di una serie, non Pag. 13è importante quello, perché mi pare che tutti abbiamo visto che era di 2.500 euro... di 2,5 milioni, quindi, non è quello. I 200 mila euro trovati poi nel deposito titoli di un partito, in base a una famosa confisca poteva essere una tangente importante in cambio di sponsorizzazioni, pubblicità, corruzioni, articoli di giornali favorevoli o non favorevoli, o quant'altro. Nessuno si offenda. Però, fa parte di una serie di certificati al portatore che stavano per diventare dormienti ed erano custoditi presso la filiale di Viadana, una ex Antonveneta. Innesca, quindi, un po' di curiosità. Fosse stato su Siena sarebbe stato normalissimo. Su Viadana avevamo una squadra sportiva, di rugby. Nel 2017 esplode lo scandalo della Mens Sana Basket, con l'arresto di Minucci, il patron della Mens Sana Basket. C'è una questione che riguarda i diamanti, ho sentito che di diamanti ha parlato anche Borzi. Per molti era normale fare un parallelo e dire: ma se quello che abbiamo visto a Siena per la Mens Sana e le notizie di cronaca, i patteggiamenti e tutto il resto sono stati così pervasivi per Siena, di là che cosa è successo? Abbiamo avuto anche di là un Minucci di Viadana? Però ci fermammo lì.».

  4.2 Viadana

  Nicola Borzi, nell'ambito della sua audizione, afferma che Viadana non è una località estranea alle vicende del Monte dei Paschi di Siena.
  Infatti, evidenzia che David Rossi, oltre a essere responsabile delle comunicazioni esterne e istituzionali del Monte dei Paschi di Siena, aveva anche un altro ruolo: era il vertice di tutta l'attività di comunicazione attraverso la raccolta pubblicitaria e la pubblicità istituzionale della banca, nonché il responsabile delle sponsorizzazioni.
  Sottolinea che proprio a Viadana il Monte dei Paschi di Siena aveva sponsorizzato una squadra di rugby di serie A la quale, oltretutto, aveva assunto la denominazione di: «Rugby Viadana Monte dei Paschi di Siena».
  Afferma, peraltro, che Rossi, durante l'ultimo periodo della sua esistenza frequentava quasi settimanalmente la sede di Mantova, in quanto egli era vicepresidente della Fondazione internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te a Mantova, alla quale era stato indicato proprio dal Monte dei Paschi.
  Infine, sul punto, testualmente, dichiara: «Tutto questo mi porta a ritenere che ci fosse un notevole motivo di interesse nel seguire questa traccia relativa a questo certificato di deposito che sarebbe scaduto poi, se non reclamato, dopo la morte di Rossi. Infatti è scaduto, da quello che mi risulta, il 31 agosto del 2013. Era totalmente reclamabile durante l'ultimo periodo della vita del responsabile del Monte dei Paschi».

  4.2.1 Sentenza «Grimilde»

  La sentenza del Tribunale di Reggio Emilia sull'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bologna denominata "Grimilde" (Sentenza n. 2096/2022 del 15 dicembre 2022, depositata in cancelleria il 20 luglio 2023), a pagina 419 dimostra che, quanto meno dal 2017, presso la filiale della banca popolare di Puglia e Basilicata di Viadana fosse attivo un conto corrente concretamente utilizzato da Salvatore Grande Aracri, soggetto 'ndranghetista dell'omonimo clan con infiltrazioniPag. 14 in tutta l'Emilia Romagna e bassa Lombardia, ma intestato ad altro soggetto.

  4.2.2 Ordinanza di applicazione di misura cautelari personali p.p. 10311/2015

  L'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa nell'ambito del procedimento penale n. 10311/2015 RGNR – 15175/2018 GIP dal Tribunale di Bologna, a pagina 22, dimostra che, presso la filiale della banca popolare di Puglia e Basilicata di Viadana fosse attivo un conto corrente concretamente utilizzato dal citato Salvatore Grande Aracri.

  4.3 Bassa mantovana/Brescello

  In ordine alla rilevanza dell'area geografica della bassa mantovana nell'ambito di attività di riciclaggio Borzi, durante l'audizione del 10 dicembre 2024, afferma: «A queste vicende, giusto per integrare, si lega poi un'altra storia che giusto ieri sera ho scoperto essere molto connessa a questa, perché mi sono ripreso una storia della quale avevo già scritto anche in alcuni articoli sul Fatto Quotidiano, giornale per il quale scrivo dal 2018, cioè dopo la mia uscita dal Sole 24Ore, dopo i ventisei anni che ho passato a scrivere per il Sole 24Ore, che riguarda un'indagine condotta a Milano nel 2009 dal dottor Guido Salvini, che all'epoca era pm della procura di Milano.
  Questa indagine, di cui io ho un documento, che è un'ordinanza di applicazione delle misure di custodia cautelare in carcere, riguardava un'ipotesi di riciclaggio di stampo mafioso avvenuta a cavallo tra il 2003, 2004 e 2005, quindi in anni molto antecedenti a questa vicenda della quale parliamo oggi di Rossi, ma con un collegamento notevole.
  Nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere il dottor Salvini sviluppava tutto il tema del riciclaggio della 'ndrangheta sul fronte transnazionale tra la Svizzera, l'Italia e alcuni paradisi fiscali attraverso l'attività di una cosca che era presente a Brescello.
  L'ho scoperto proprio ieri. Non era nella mia disponibilità questa informazione. Parlando con una collega della Gazzetta di Mantova– io sono mantovano di nascita – che è Rossella Canadè, una collega che stimo molto, che ha seguito molto da vicino le vicende dei processi Aemilia e Grimilde, è emerso che due dei nomi di quella indagine del 2007-2009 su questo tentativo di riciclaggio effettuato a cavallo tra la Svizzera, l'Italia e i paradisi fiscali tra il 2003 e il 2005 sono nomi di condannati in via definitiva per i processi Aemilia e Grimilde, e non sono nomi di secondo piano perché parliamo di persone che appartengono al gotha della cosca Grande Aracri e della cosca Ferrazzo, alcuni dei quali in Cassazione hanno ricevuto una condanna ormai definitiva a quattordici anni e due mesi, e altri procedimenti sono ancora in corso.
  Erano operativi a Brescello, avevano costituito una società immobiliare attraverso dei prestanome e questi prestanome, guarda caso, avevano contattato il concorrente della Diamond Private Investment, cioè la Intermarket Diamond Business, cercando innanzitutto di effettuare un'operazione di riciclaggio per circa 100 mila euro attraverso l'acquisto di diamanti da intestare poi a terzi, ma addirittura avevano cercato di acquisire una quota del 10 per cento nella Intermarket Diamond Pag. 15Business, attraverso la titolare all'epoca della società, che si chiamava Antinea Massetti de Rico, che era una operatrice che aveva iniziato a lavorare nel mondo dei diamanti ai tempi dello scandalo Sindona, perché lavorava all'Amincor Bank di Zurigo, per conto di Sindona, e aveva sviluppato il business della vendita dei diamanti sostenendo che i diamanti erano gli unici titoli che erano sopravvissuti al crollo delle attività di Sindona.
  Lo dico perché risulta evidente che l'interesse delle cosche di 'ndrangheta per le attività di riciclaggio attraverso il canale dei diamanti è un interesse che precorre di molto l'indagine del dottor Gratteri che ha portato agli arresti del 2019, ma che addirittura si può collocare in un periodo che comincia una ventina di anni fa. È un interesse che utilizza i diamanti non soltanto come strumento materiale di riciclaggio in quanto beni al portatore non identificabili che possono essere utilizzati come contropartita per scambiare altre utilità o beni illeciti, ma addirittura nel tentativo di infiltrarsi all'interno delle società di brokeraggio dei diamanti per utilizzare le società di brokeraggio di diamanti come ulteriore canale di riciclaggio dei beni e delle utilità anche finanziarie di provenienza illecita.
  Dico questo anche per un altro motivo. Antinea Massetti de Rico, la titolare della IDB, ha subito una vicenda molto travagliata perché nel 2011, quindi in un'epoca più o meno coeva con le vicende del passaggio di Monte dei Paschi di cui ci stiamo occupando, ebbe uno strano incidente in un bar di Milano, finì in una situazione di coma vigile o comunque di non piena capacità mentale e per sei anni, fino al 2017, fino al suo decesso, fu internata in una clinica svizzera.
  Suo marito dell'epoca nel 2017 è morto. Nel frattempo, la procura di Milano ha stabilito che qualcun altro, attraverso degli atti probabilmente artefatti, aveva preso la titolarità della Intermarket Diamond Business e l'aveva utilizzata a proprio scopo, ricevendone enormi contropartite di utilità personale in termini di guadagno.
  Fra costoro c'era anche il dottor Claudio Giacobazzi, che era amministratore delegato della Intermarket Diamond Business, che guarda caso era di Reggio Emilia. A maggio del 2018, dopo l'esplosione dello scandalo dei diamanti – al quale io sul Sole 24Ore ho dedicato una trentina di articoli e che ho iniziato a seguire nel 2014, prima di Report, perché avevo individuato proprio nel fatto che mancassero delle normative antiriciclaggio, come scrissi, un enorme problema di sicurezza non soltanto per i risparmiatori, ma per l'intero canale bancario – Claudio Giacobazzi si suicida in un albergo di Reggio Emilia con delle modalità che sono assolutamente inusuali.
  Giacobazzi era titolare di un porto d'armi, quindi se avesse deciso di suicidarsi avrebbe potuto eventualmente utilizzare l'arma di sua proprietà. Invece, affitta una camera di albergo, si mette un sacchetto sulla testa, lo stringe con un laccio e muore soffocato in questa camera di albergo. Queste sono ulteriori particolarità del tutto fuori dall'ordinario, che vi sottolineo.
  Quello che voglio dire in conclusione di questa parte iniziale, poi vorrei chiudere con delle altre annotazioni, è che io ritengo che attraverso la vendita dei canali bancari, anzi, meglio, del collocamento ai risparmiatori attraverso i canali bancari del prodotto diamanti ci sia stata un'enorme falla nelle procedure di sicurezza del sistema bancario. Questa Pag. 16enorme falla è stata, secondo me, utilizzata – lo dico anche in funzione di materiale raccolto dalla procura di Milano quando l'indagine sulla cessione dei diamanti e risparmiatori era unificata presso la procura di Milano poi è stato deciso di dividerla in competenza territoriale, spargerla sul territorio – per operazioni di riciclaggio e di corruzione tra privati.
  Non a caso dalle indagini condotte dalla procura di Milano risulta che le società che erano broker di diamanti corrispondevano utilità a vario titolo e di vario tipo ad alti livelli del settore bancario dall'ultima catena, che era il correntista, fino al direttore di filiale, salendo fino ai capirete commerciali, andando fino ai direttori commerciali, ma ho altre fonti – e qui mi appello al segreto professionale – che mi parlano della possibilità che queste utilità siano state corrisposte anche ai livelli superiori della scala gerarchica nel settore bancario e quindi parlo di alta dirigenza e forse in qualche caso anche di qualche consiglio di amministrazione».

  4.4 Investimenti in diamanti

  Borzi, in audizione, dichiara di essersi occupato, tra l'altro, di tutte le questioni che hanno riguardato la vendita dei cosiddetti diamanti da investimento attraverso il canale bancario tuttora all'esame della magistratura in quanto sarebbero notevoli i procedimenti per truffa che sarebbero stati condotti a carico di due delle maggiori società di brokeraggio di queste pietre, ovvero:

   la Intermarket Diamond Business, detta IDB;

   la Diamond Private Investment, detta DPI.

  In particolare, precisa che tale ultima società operava anche attraverso il Monte dei Paschi di Siena.
  Diamond Private Investment era il broker di diamanti che, insieme ad altre banche, collocava le sue pietre anche attraverso il Monte dei Paschi di Siena.
  Borzi, inoltre, afferma: «Indagini successive che sono state condotte poi nel 2019 dall'allora capo della procura della Repubblica di Catanzaro, il dottor Gratteri, oggi a Napoli, hanno portato all'arresto tra gli altri di Giancarlo Pittelli, che è un ex parlamentare di Forza Italia iscritto al Grande Oriente d'Italia e avvocato di Catanzaro. Pittelli non è un nome estraneo alle vicende dei diamanti, perché era il rappresentante legale e avvocato di Diamond Private Investment(4).
  Diamond Private Investment era il broker di diamanti che, insieme ad altre banche, collocava le sue pietre anche attraverso il Monte dei Paschi di Siena. L'ha fatto per anni. In questi anni il Monte dei Paschi di Siena ha collocato ai risparmiatori un valore delle pietre stimato di circa 330 milioni di euro che, in realtà, poi, dopo le indagini della magistratura, si è dimostrato avere un valore reale di mercato di solo 70 milioni, tant'è vero che negli ultimi due anni il Monte dei Paschi di Siena ha deciso di rifondere completamente ai risparmiatori, dopo essere stata Pag. 17sanzionata anche dall'Antitrust, il valore investito per il valore che avevano pagato in pieno, quindi 330 milioni, dovendo portare anche a bilancio una notevole svalutazione perché il valore reale di mercato era 70 e quindi si è dovuta far carico della differenza di circa 260 milioni.»
  Prosegue, inoltre, testualmente: «Dico questo perché questa attività si interseca poi con un'altra attività che è condotta da Rossi, che è l'attività di sponsorizzazione. Diamond Private Investment, che è la società che operava attraverso il settore bancario anche con Monte dei Paschi di Siena, ma non solo, ottenne una serie di contatti con i vertici del Monte dei Paschi di Siena. Risultano agli atti possibili contatti con il dottor Viola, che era amministratore delegato e prima direttore generale del Monte dei Paschi e poi forse anche un appuntamento tra Maurizio Sacchi, che era il capo di Diamond Private Investment e il dottor Profumo. Tutte queste vicende sono emerse sempre all'attenzione di Report attraverso l'audizione di un ex funzionario della vigilanza di Banca d'Italia, Carlo Bertini, che ha parlato in una puntata di Report proprio del rapporto tra Monte dei Paschi di Siena e diamanti circa due anni fa. Dopo questa sua uscita pubblica in chiaro su Report è stato allontanato dalla vigilanza di Banca d'Italia, è stato aperto un procedimento disciplinare, è stato licenziato e attualmente penso sia anche sotto processo.
  C'è anche un altro aspetto della vita di Rossi che mi preme sottolinearvi ed è l'aspetto della vita di Rossi che ha a che fare con le sue responsabilità nella gestione non soltanto della comunicazione su cui poi chiuderò il mio intervento, ma della pubblicità e delle sponsorizzazioni.
  Diamond Private Investment a un certo punto è stata sponsor della Mens Sana Basketball Siena, società che era molto vicina a Monte dei Paschi. Addirittura sulle testate locali emerse il fatto che Diamond Private Investment si proponeva di pagare una parte degli stipendi della Mens Sana attraverso diamanti. Altra cosa molto rilevante era il rapporto del dottor Rossi con il canale delle inserzioni pubblicitarie. Secondo informazioni in mio possesso, che vengono da altre banche, e non sto parlando del Monte dei Paschi di Siena, quindi non mi riferisco a questa vicenda, però parlo di altre importanti banche nel panorama nazionale, tra le prime cinque, sia all'epoca che attualmente, il canale pubblicitario potrebbe essere stato utilizzato in alcuni casi dai vertici di alcuni istituti di credito per creare provviste di denaro non tracciabili attraverso operazioni in doppio senso, nelle disponibilità dei vertici di alcuni istituti bancari.
  Quindi, si sarebbe potuto configurare l'utilizzo del canale delle inserzioni pubblicitarie e dei rapporti con questo mondo come un canale attraverso il quale creare, ripeto, disponibilità di denaro non tracciato. Sapete meglio di me, perché risulta agli atti, che gli interlocutori, in questo mondo, del dottor Rossi erano numerosi ed erano anche ad alto livello nel sistema non soltanto bancario, ma pubblicitario e anche politico-istituzionale».

  4.4.1 Ulteriori considerazioni svolte nel corso dell'audizione di Nicola Borzi

  Borzi, a specifica domanda su eventuali comunicazioni alle autorità di vigilanza sulla vicenda in trattazione, testualmente, risponde: «La questione dei cosiddetti “diamanti da investimento” è una questione Pag. 18molto particolare, perché come segnalai sul Sole 24Ore a partire dal 2014, i diamanti da investimento cadevano in un buco normativo. Sono due le autorità di vigilanza che si occupano di tutela del risparmio, la Consob per quanto riguarda gli strumenti finanziari e la Banca d'Italia per quanto riguarda gli strumenti bancari. Ebbene, la Consob, attraverso una propria dichiarazione, segnalò ai risparmiatori che i diamanti non erano da considerare strumenti finanziari. La Banca d'Italia segnalò altrimenti alle banche che, sempre in base alle proprie valutazioni, i diamanti da investimento non potevano essere considerati neanche strumenti bancari. Nessuna delle due autorità di vigilanza ritenne di dover sottoporre i diamanti alla propria competenza di tutela dei risparmiatori. Quello che emerse successivamente fu che all'interno della Diamond Private Investment, cioè questa società che collocava ai risparmiatori i suoi diamanti attraverso anche la rete, ma non solo la rete del Monte dei Paschi di Siena, lavorava un ex responsabile di alto livello della vigilanza di Banca d'Italia che aveva lasciato la vigilanza di Banca d'Italia per passare in Diamond Private Investment. Avvenne anche che la stessa Diamond Private Investment, e questa è un'informazione che ho reperito soltanto nel 2021-2022, aveva avuto interlocuzioni con la Banca d'Italia per chiedere, attraverso un procedimento di confronto, a domanda e risposta, quali erano i limiti e le possibilità di operare attraverso il canale bancario. Vorrei specificare che la banca era soltanto il tramite. Il contratto era un cosiddetto contratto di tramitazione, cioè la banca proponeva ai suoi clienti l'acquisto di questi prodotti, che non erano prodotti propri, ma erano prodotti del broker, attraverso lo sportello e il canale bancario, senza assumersi nessuna responsabilità del prodotto che collocava. La responsabilità rimaneva nei confronti del broker, però, la banca percepiva delle commissioni di tramitazione, se vogliamo chiamarle in questo modo, che viaggiavano dal 7-8 per cento fino a percentuali che superavano il 20. Quindi, aveva un notevolissimo flusso reddituale da questa attività di collocamento. Dopo lo scoppio dello scandalo, quando uscì la puntata di Emanuele Bellano per Report nel 2016 – ma, ripeto, io me ne ero già occupato un anno e mezzo prima – sia la Consob che la Banca d'Italia intervennero, con i modi e i termini propri, da un lato per sottoporre al risparmiatore il rischio dell'investimento, perché cominciò a emergere che questi prodotti erano stati collocati a dei prezzi gonfiati e dall'altro per sottolineare alle banche l'enorme rischio legale e reputazionale che si collocava in loro capo per avere trasmesso ai broker gli indirizzari dei clienti, in qualche modo per avere condiviso con i broker i nomi dei clienti che potevano essere interessati. All'interno di questo processo, ripeto, tutto il canale bancario era coinvolto, perché dallo sportellista al direttore di filiale, dal capoarea al direttore commerciale, tutti quanti prendevano dei premi o sotto forma di contest aziendali o sotto forma di premi diretti in funzione del valore delle pietre collocate, dai broker. C'era questa dazione che ripercorreva tutto il canale delle banche. In questa vicenda era coinvolto anche Il Sole 24Ore perché le due società pubblicavano sul Sole 24Ore dei listini prezzi che venivano pubblicati come pubblicità a pagamento sulla base di loro rilevazioni, però poi venivano ritagliati da queste pagine privandoli della striscia di pubblicità a pagamento e presentati ai loro clienti come rilevazioni del Sole 24Ore. Quando io nel 2016 scoprii questo meccanismo mi rivolsi al nostro ufficio legale dicendo “corriamo un enorme Pag. 19rischio reputazionale. Smettiamola di pubblicare queste cose, perché mi arrivano segnalazioni dalle banche che queste cifre che sono di fonte dei broker vengono presentate ai risparmiatori come se le avessimo elaborate noi”. Successivamente io collaborai con le autorità inquirenti perché attraverso quella serie di dati sui prezzi dei diamanti creai dei grafici che dimostravano che questi prezzi dei diamanti avevano degli andamenti di crescita costante, lineare, come delle rette, quando in realtà dalle banche dati finanziarie internazionali come Reuters, Bloomberg o quant'altro, emergeva che in realtà il valore dei diamanti in Borsa era oscillante come qualsiasi altro titolo. Quindi, non c'era un apprezzamento costante. Questo meccanismo veniva utilizzato come una sorta di schema Ponzi per poter rifondere chi usciva dalla vendita dei diamanti e li ricollocava sempre attraverso i broker, che avevano un diritto di prelazione in questo, per garantire ai broker un costante utile rispetto anche a operazioni di riacquisto e rivendita dei diamanti stessi. Tutto questo poi è confluito nell'indagine dell'Antitrust, che ha comminato una serie di pesanti sanzioni sia alle banche che ai broker. I due broker poi sono andati in bancarotta e ci sono decine di migliaia di risparmiatori coinvolti. Nell'ultimo periodo di vita io calcolai che attraverso questo canale erano stati collocati circa 2 miliardi di euro, soltanto negli ultimi dieci anni di attività dei broker stessi. Le banche, quindi, avevano avuto un ricavo come commissioni nell'ordine dei 200-250 milioni di euro.»

  4.4.2 La condotta commerciale di IBD e DPI. Banca d'Italia

  Come comunicato nella seduta del 14 gennaio 2025, la Commissione ha proceduto ad acquisire copia della documentazione riguardante la vicenda della crisi finanziaria del Monte dei Paschi di Siena nonché quella degli investimenti in diamanti trattate nella XVII e nella XVIII legislatura dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario.
  Nell'ambito della XVIII Legislatura, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, nella seduta datata 8 febbraio 2022, ha audito rappresentanti della Banca d'Italia in merito alla vicenda della vendita di diamanti ai propri clienti da parte dei maggiori istituti di credito operanti sul territorio nazionale, a seguito della puntata di Report trasmessa in data 13 dicembre 2021 su Rai Tre.
  Nello specifico, tra gli altri, viene sentito il direttore generale pro tempore della Banca d'Italia, Luigi Federico Signorini.
  L'audizione, in sostanza, si è incentrata sul ruolo che la Banca d'Italia ha svolto nella vicenda. Dopo un'introduzione sul quadro normativo di riferimento, in quella sede sono stati illustrati i rapporti intrattenuti con le varie autorità e le iniziative assunte da Banca d'Italia, anche a seguito delle lamentele pervenute dalla clientela. Sono stati, inoltre, presentati i dati concernenti l'operatività complessiva delle banche ed è stata fornita, in particolare, una ricostruzione dettagliata delle questioni che hanno riguardato MPS.
  Nel rimandare integralmente al resoconto pubblico relativo all'audizione di Signorini al fine di evidenziare gli aspetti di interesse che le autorità di vigilanza di settore hanno individuato nella condotta commerciale tenuta dalle società in rassegna nell'ambito di mercato di riferimento, si riporta, testualmente, il seguente estratto: «Sulla questione dei diamanti, a ottobre 2016 vi è una prima trasmissione di Report, Pag. 20come è stato già detto. In novembre un'associazione dei consumatori presenta un esposto formale ad AGCM, Banca d'Italia e Consob. Nel gennaio 2017 la Banca d'Italia avvia contatti con le altre due autorità, per esaminare la portata del fenomeno e valutare i rispettivi ambiti di intervento. La Consob, ribadendo i contenuti di una precedente comunicazione del maggio 2013, conferma che la disciplina di trasparenza sui servizi di investimento, per la quale, come ho detto prima, essa è responsabile, non è applicabile alla vendita dei diamanti o di altri beni materiali, anche quando avvenga attraverso il canale bancario (nella relazione c'è il riferimento a questa comunicazione Consob). L'AGCM invece, che è direttamente competente, come dicevo prima, per il caso in questione, aveva già avviato un procedimento per pratiche commerciali scorrette nei confronti di due società operanti nel commercio dei diamanti, IDB e DPI, successivamente esteso alle banche maggiormente coinvolte. Il procedimento dell'AGCM, come credo sia noto, si concluse nell'ottobre 2017 con l'irrogazione di significative sanzioni pecuniarie: 4 milioni per UniCredit, 3,35 milioni per Banco BPM; 3 milioni per Banca Intesa e 2 milioni per Banca MPS. Furono sanzionate anche le due società operanti nel commercio dei diamanti, le due che ho nominato prima, una per 2 milioni e l'altra per un milione, ma l'AGCM ritenne gravemente ingannevoli e omissive le modalità di offerta dei diamanti. Ritenne inoltre che sussistessero responsabilità anche in capo agli istituti di credito con i quali le società operavano, e anche qui c'è il riferimento alla decisione di AGCM».

  4.4.3 La condotta commerciale di IBD e DPI. AGCM

  Nel corso della XVIII Legislatura, la Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, nella seduta datata 8 marzo 2022, ha audito anche rappresentanti dell'AGCM in merito alla vicenda della vendita di diamanti ai propri clienti da parte dei maggiori istituti di credito operanti sul territorio nazionale, a seguito della puntata di Report trasmessa in data 13 dicembre 2021 su Rai Tre.
  Nello specifico, tra gli altri, viene sentita il capo di gabinetto pro tempore dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, Maria Tuccillo.
  Specularmente a quanto accaduto per la Banca d'Italia, anche in questo caso l'audizione si è incentrata sul ruolo che l'AGCM ha svolto nella vicenda.
  In particolare, dopo un'introduzione sul quadro normativo di riferimento, nell'ambito del quale si è collocato l'intervento dell'Autorità, al fine di interrompere e sanzionare le condotte scorrette nella vendita di diamanti presso alcuni importanti istituti di credito, sono state illustrate le segnalazioni pervenute e le conseguenti interazioni con le altre autorità di vigilanza per valutare la portata del fenomeno e i rispettivi ambiti di intervento. Successivamente è stato descritto l'iter dei procedimenti istruttori adottati nei confronti delle banche coinvolte nella vicenda, dando conto delle ulteriori segnalazioni pervenute, delle tempistiche di svolgimento e dei contenuti dei provvedimenti sanzionatori. Infine, è stato rappresentato l'esito del contenzioso amministrativo e la complessa fase di ottemperanza da parte delle banche ai provvedimenti sanzionatori.Pag. 21
  Al riguardo, a titolo esemplificativo, veniva acquisita dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario documentazione informativa su DPI e IDB (depliant e contratti di vendita), nonché ulteriore documentazione di varia natura tesa a illustrare e a dimostrare il raggiro in termini quotativi della vicenda diamanti.
  Nel rimandare integralmente al resoconto relativo all'audizione di Tuccillo al fine di evidenziare gli aspetti di interesse che le autorità di vigilanza di settore hanno individuato nella condotta commerciale tenuta dalle società in rassegna nell'ambito di mercato di riferimento si riporta, testualmente, il seguente estratto: «Alla luce delle informazioni acquisite e ai fini dell'applicazione del codice del consumo, in data 25 gennaio 2017 l'Autorità ha avviato due procedimenti istruttori nei confronti rispettivamente di IDB e DPI in relazione alla pratica commerciale consistente nel presentare l'acquisto di diamanti come un'alternativa agli investimenti tradizionali di sicura, certa e ampia convenienza. In particolare, offrendo una rappresentazione ingannevole, fuorviante, incompleta e poco trasparente, in merito: alla convenienza dell'investimento proposto, anche in relazione alla presentazione dell'andamento dei prezzi di vendita come quotazioni di mercato confrontate con altri parametri e investimenti; al prezzo e al modo in cui viene calcolato; alle caratteristiche dell'investimento in termini di liquidità e rivendibilità e all'affidamento generato in merito alla facilità di disinvestimento. In aggiunta a tali profili di ingannevolezza, è stato altresì contestato anche il mancato rispetto di alcune norme in materia di diritti dei consumatori nei contratti fuori dai locali commerciali. Nella stessa data, l'Autorità ha deliberato di autorizzare ispezioni presso le sedi delle predette società, che si sono svolte il 26 gennaio 2017».

  4.5. La figura di Antonio Muto

  Sempre nell'ambito dell'esame e valutazione del materiale raccolto e dei risultati conseguiti dall'inchiesta parlamentare svolta nella XVIII legislatura, le indagini hanno condotto, anche sulla base dei nuovi elementi acquisiti e sopra richiamati, alla valorizzazione della figura di Antonio Muto.

  4.5.1 Missione a Crotone della Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere

  In data 29 ottobre 2021 la Commissione parlamentare antimafia ha svolto una missione a Crotone. Il presidente della citata Commissione, con lettera del 23 dicembre 2021, ha inviato alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di David Rossi un estratto della verbalizzazione della citata missione.

  A pagina 3 del documento (doc. 12/1, interamente declassificato), viene riportata la domanda di uno commissari ha formulato la seguente domanda:

   WANDA FERRO. Vengo ora a quella domanda che – come ho anticipato – probabilmente risulterà fuori tema. Qualche tempo fa, abbiamo chiesto in Parlamento e – devo dire, lo abbiamo ottenuto – che Pag. 22si istituisse una Commissione d'inchiesta sulla vicenda del Monte dei Paschi di Siena e quindi sul famoso omicidio di David Rossi. Su «la Repubblica», come su «Report», ma devo dire anche attraverso testimonianze che sono venute fuori dalla famiglia di David Rossi, emerge un episodio riferito a un incontro con una persona che si presentò – stiamo parlando, ovviamente, di tanti anni fa – come Antonio Muto. In breve – chi vuole può reperire questo materiale – alla fine ci sono i riscontri che questi soldi furono consegnati a David Rossi in una valigetta. Lui si fece accompagnare in ospedale e il fratello di David Rossi conferma la presenza del fratello in ospedale perché era ricoverato il padre, ma ricorda perfettamente che questa persona, Antonio Muto, che opera a cavallo della provincia di Mantova come imprenditore edile, parlava di finanziamenti ottenuti dalle banche e nel momento in cui viene riportata questa storia su «Report», non si capisce questo signore che si era presentato come Antonio Muto quale Antonio Muto fosse. È stata effettuata una ricerca e ne sono stati individuati due a Cutro e un terzo a Crotone, mentre le persone che svolgono queste attività in totale sono quaranta. Vi chiedo se vi sia un collegamento, e se ve ne sia uno anche con i fatti legati ai Grande Aracri (io lo collego con grande chiarezza); ricordo anche nel passato le intercettazioni nella famosa tavernetta. Chiedo se sotto il profilo investigativo vi sia qualche elemento che possa suggerire questo collegamento o se vi sia un'attenzione al riguardo, essendo la vicenda venuta alla cronaca di testate nazionali. Magari non c'è alcun collegamento, ma chiedo se ci riferiamo a Muto inteso come colui che fu già condannato all'epoca in primo e in secondo grado per contiguità con cosche criminali. Ecco perché faccio questa domanda in questa sede».

  Nel corso della stessa audizione ha risposto alla domanda l'allora comandante provinciale dei Carabinieri di Crotone, colonnello Gabriele Mambor:

   MAMBOR. Avrei un'ultima risposta da dare per quanto riguarda quel soggetto, Antonio Muto, di 55 anni. Ho preso visione dell'articolo a cui lei ha fatto cenno, onorevole Ferro, ed effettivamente nella tavernetta di Grande Aracri Nicolino, all'epoca dell'indagine «Kyterion», in alcuni mesi di intercettazioni continue (mi pare sette-otto), si è rilevato che confluivano tante persone. Ritengo che a quel punto, indipendentemente dall'articolo giornalistico, sarebbe forse opportuno che l'autorità giudiziaria che procede per la morte di David Rossi chieda un collegamento sostanzialmente con la DDA di Catanzaro che in pratica ha in mano tutto il corposo corredo di mesi di intercettazioni della tavernetta di Nicolino Grande Aracri.

  4.5.2 Dichiarazioni dell'avvocato Luca Goracci

  Nell'ambito del procedimento penale n.1339/2017 mod. 45, incardinato presso la procura di Siena, veniva sentito il 10 novembre 2017 l'avvocato Luca Goracci, ex legale della moglie di David Rossi.
  Goracci, in sede di assunzione a sommarie informazioni, riferiva: «posso affermare di avere ricevuto una prima telefonata al telefono di studio [...] o al numero [...] tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio Pag. 232016, da numero sconosciuto, e l'interlocutore, non qualificatosi, mi diceva che voleva dirmi alcune cose relative al decesso di David Rossi.
  Vengo ricontattato dopo alcuni giorni, non ricordo di preciso dopo quanti giorni, sicuramente nel mese di febbraio e sempre sul telefono fisso. Mi ricordo che l'interlocutore mi dà un appuntamento per un martedì pomeriggio di marzo 2016 in piazzale Rosselli a Siena. Poco prima dell'appuntamento mi chiamò al telefono di studio e mi dice che non può venire all'appuntamento e che mi avrebbe richiamato.
  Mi richiama dopo una settimana e mi dà un appuntamento per il martedì successivo, sempre di pomeriggio. L 'appuntamento era presso il mio studio. Si presentò intorno alle 17.30 era un martedì di marzo, probabilmente fine marzo. Allo studio ero solo. L'incontro durò circa un'ora. Si presentò come Antonio Muto, imprenditore del mantovano. Iniziò a raccontare la sua vita privata. Dopo avermi detto questo mi racconta di avere conosciuto Davide Rossi e che il 6 marzo 2013 alle ore 18 aveva appuntamento con lui a Rocca Salimbeni. Mi riferisce di essere arrivato tardi, di avere parcheggiato l'autovettura al parcheggio che c'è nei pressi della "risalita di San Francesco", di avere preso la risalita, di essere arrivato ai “ferri di San Francesco” alle 19.50. Specifico che i “ferri di San Francesco” si trovano all'altezza dell'arco che c'è a Piazza San Francesco e da cui ci si immette in via Dei Rossi.
  L'uomo continuava il suo racconto affermando di avere percorso via dei Rossi, di essere arrivato all'altezza del vicolo Monte Pio, di avere notato un corpo a terra, di essere entrato nel vicolo, di essersi avvicinato al corpo a una distanza tale da poterlo vedere in viso e di avere riconosciuto Davide Rossi. Mi disse che era arrivato a una distanza di circa tre/quattro metri da Rossi.
  L'uomo mi riferisce che, proprio in quel momento, viene aggredito alle spalle da quattro individui, che ne nasce una colluttazione, che riesce a divincolarsi, dando dei calci ad uno degli aggressori e a fuggire e che questi uomini erano armati e che era partito un colpo di pistola.
  Faccio allora notare che nessuno ha mai riferito di un colpo di pistola e mi viene detto che la pistola aveva un silenziatore. Mi riferiva, inoltre, che era fuggito a piedi, prendendo la prima strada in discesa che si trova nei pressi del vicolo e che deve identificarsi in via del Refe Nero.
  Non chiedo a quell'uomo se, nel momento in cui riconosce il corpo di Davide Rossi, si trovava oltre il furgone bianco che nel video, si vede parcheggiato in vicolo di Monte Pio.
  Non chiedo neanche di una macchina che noi, come difesa, assumiamo essere presente all'imbocco del vicolo di Monte Pio in quel frangente».
  Goracci descriveva anche l'uomo presentatosi come Antonio Muto: «l'uomo che a me si è presentato come Antonio Muto posso così descriverlo: 45 anni, corporatura robusta e atletica, carnagione olivastra, altezza circa m. 1,80/1,85, occhi scuri, capelli castani, viso regolare senza barba, non saprei descrivere le labbra, privo di inflessioni dialettali, usò un termine “l'è lu” inteso è lui. Ricordo questa locuzione poiché quando mi parlò di avere accompagnato Davide Rossi allo IOR mi disse che si incontravano con una persona, di cui non conosceva il nome, soprannominata Fonzie, come il protagonista di Happy Days. Non ho notato segni particolari, né tatuaggi. Non escludo che sarei in grado di riconoscerlo in fotografia».Pag. 24
  Il legale riferiva, inoltre, che il sedicente Antonio Muto non gli spiegò il motivo dell'appuntamento con Rossi ed evidenziava che dal CD della posta elettronica del defunto non gli risultava l'appuntamento con questa persona.
  Goracci aggiungeva, ancora, che l'uomo gli aveva narrato la genesi della sua conoscenza con Rossi: «mi dice che aveva conosciuto Davide Rossi a Roma o a Mantova, perché quale imprenditore a Mantova, avrebbe dovuto compiere all'interno di un centro commerciale un supermercato a marchio COOP a Brescia. L'opera, non so dire se l'intero centro commerciale o una sua porzione, aveva un costo finito di 360 milioni di euro, con un costo effettivo tra 140 e 160 milioni di euro, così mi riferiva. In quest'opera, a dire del mio interlocutore, sarebbero stati riciclati denari di pertinenza di soggetti coinvolti nell'indagine "Mafia Capitale", provenienti da false fatturazioni relative alla costruzione dell'opera e di altre costruzioni. Non mi disse con precisione quando aveva conosciuto Davide Rossi».
  Riferiva, altresì, quali erano le ragioni della frequentazione tra Muto e Rossi: «Mi disse che accompagnava Davide Rossi a Roma. Tali viaggi erano riferiti ai dieci mesi prima del decesso e si svolgevano settimanalmente o mensilmente... Lo scopo di questi viaggi era prelevare del denaro "nero" da portare direttamente in Rocca Salimbeni, dove Antonio Muto aveva un conto corrente.
  Non mi riferì, una volta arrivati a Siena ed entrati in banca, quale fosse la fine di quel denaro. Né io lo chiesi. Ciò sarebbe avvenuto in quasi tutte le circostanze in cui Davide Rossi e Antonio Muto si recavano a Roma. Solo una volta, a dire del mio interlocutore, Davide Rossi gli disse di recarsi in ospedale. Gli chiesi se ricordasse in quale periodo aveva accompagnato Davide Rossi e il mio interlocutore mi disse i primi del mese di novembre o di dicembre 2012».
  Goracci specificava che Muto gli aveva riferito quale fosse la meta dei loro viaggi nella capitale e con chi si incontravano: «Il sedicente Antonio Muto quanto ai viaggi fatti a Roma, mi diceva che insieme a Davide Rossi si recavano allo IOR dove avveniva la consegna della valigetta e che colui che la consegnava era sempre quell'uomo che mi aveva indicato col soprannome "Fonzie". Tale soprannome era dovuto al fatto che costui pettinava i capelli col gel».
  Goracci affermava di avere immediatamente contattato Ranieri Rossi, chiedendogli se ricordasse il giorno in cui il fratello David era andato in ospedale con la valigetta, e ricordava che Ranieri gli rispose che quel giorno era il 7 o l'8 di novembre 2012. Quanto alla valigetta, Goracci riferiva di averne parlato con Ranieri Rossi e ricostruiva nei seguenti termini la circostanza: «Ricordo che in una prima occasione, richiesto della valigetta, Ranieri Rossi mi disse che Davide gli aveva detto che quella valigetta conteneva documenti importanti e di tenerla d'occhio perché lui doveva andare al bagno. In una seconda circostanza Ranieri mi disse che Davide gli aveva detto che la valigetta conteneva abiti da ricambio. Posso chiarire del perché avevo chiesto a Ranieri della valigetta, perché dopo avere veduto alcune delle mail depositate con la richiesta di archiviazione, avevo [chiesto] alla famiglia se Davide Rossi aveva messo da parte dei documenti e se li conservava in una valigetta o in altro contenitore».Pag. 25
  Affermava, quanto al riconoscimento di Antonio Muto, che: «Durante una puntata di Report il giornalista Paolo Mondani intervistava tale Antonio Muto, persona diversa da quella che si era a me presentata. Devo dire che, dopo avere veduto la puntata di Report, ho fatto qualche ricerca su internet alla ricerca delle immagini di colui che a me si presentò come Antonio Muto, ma non ho ritrovato immagini, corrispondenti a quel nome che raffiguravano l'uomo a me presentatosi».
  Goracci, inoltre, esponeva altre due circostanze:

   di avere riferito il contenuto dell'incontro con il sedicente Muto ad Antonella Tognazzi, all'ing. Scarselli, a Davide Vecchi e a Sergio Rizzo, mentre non ricordava se l'avesse riferito anche a Daniele Magrini;

   di non essersi immediatamente presentato alla procura della Repubblica per riferire queste cose perché pensava che costui fosse l'ennesimo millantatore, affermando di essere stato contattato in passato da altre persone – tale Marzia Maccagnano, Francesco De Santis alias Emesto D'Alessio, nonché Clemente Di Giovanni – da lui tutti considerati dei millantatori.

  Su questa vicenda l'avvocato Goracci è stato audito dalla Commissione come testimone, ai sensi dell'articolo 3 della delibera 22 marzo 2023 della Camera dei deputati, una prima volta nella seduta del 28 ottobre 2025 e una seconda volta nella seduta del 3 febbraio 2026, dopo che la Commissione aveva raccolto ulteriori elementi di informazione da altre audizioni. Le due testimonianze si sono svolte in seduta segreta.
  Nella seduta del 10 febbraio 2026 la Commissione ha stabilito di trasmettere alla procura della Repubblica di Roma, per valutare eventuali violazioni di legge, i resoconti stenografici delle audizioni a testimonianza dell'avvocato Luca Goracci e di quelli ad essi correlati, sia per le parti libere che per quelle segrete.

5. DELIBERE DI COORDINAMENTO E TRASMISSIONE ATTI ALL'AUTORITÀ GIUDIZIARIA

  La Commissione, su proposta dell'ufficio di presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi della Commissione, ravvisatine gli estremi, ha deliberato, rispettivamente:

   in data 11 febbraio 2025, la trasmissione di un esposto alla DDA di Bologna, classificato come segreto;

   in data 4 marzo 2025, la trasmissione alla procura di Reggio Emilia di quanto riferito da Nicola Borzi durante l'audizione del 10 dicembre 2024, documento classificato segreto;

   in data 14 gennaio 2026 la necessità di procedere a effettuare accertamenti per identificare l'autore (o gli autori) delle minacce ricevute da Catia Silva (stretta collaboratrice del presidente Vinci) in coordinamento con la procura di Reggio Emilia;

   in data 10 febbraio 2026, la trasmissione alla procura della Repubblica di Roma dei resoconti stenografici delle audizioni a testimonianzaPag. 26 dell'avvocato Luca Goracci e di quelli ad essi correlati, sia per le parti libere sia per quelle segrete.

6. PROSPETTIVE

  Si ritiene ora opportuno evidenziare una prospettiva di approfondimento dell'inchiesta parlamentare emersa nel corso di un'audizione non secretata.

  6.1 L'identità della persona presente nel vicolo la sera della morte di David Rossi

  In data 18 novembre 2025 è stata audita la signora Giovanna Ricci, ex dipendente del Comune di Siena, che testualmente, afferma: «Al momento, da maggio di quest'anno a oggi, non ho ricevuto assolutamente informazioni relative alla persona che appare nel video, di cui io in segretata feci nome e cognome. Riconfermo tutto quello che, secondo me, avendo visto il video, appare come soggetto.».
  Ed inoltre, sempre sul punto: «Seppi la sera stessa dell'omicidio più o meno chi era presente lì intorno al vicolo. Poi Maurizio Montigiani mi disse che tra le poche persone presenti, o a piedi o munite di auto, c'era anche la sagoma, che io ho riconosciuto, di Francesco Giusti, che si affaccia al vicolo di Monte Pio con il telefono in mano per vedere se c'era qualcuno e poi arretra.».
  Sempre in data 18 novembre 2025, la signora Giovanna Ricci precisa: «Sì, subito, nel giro di 48 ore, ma anche la sera stessa. Noi messaggiavamo su Messenger, perché facevamo parte, non a tempo pieno, dello stesso gruppo di frequentazioni, di amicizie e quant'altro. Trattandosi di un episodio gravissimo, ci fu uno scambio di pareri e di informazioni. Ovviamente, quando poi il video fu pubblicato sul web, lo riguardai tante volte: riconobbi Francesco Giusti e poi vidi bene la sagoma di Giancarlo Filippone, che conoscevo di vista da molti anni, perché la sorella veniva a scuola con me.».
  Infine, la citata signora Ricci: «Siccome conosco molto bene Francesco Giusti, l'ho assolutamente visto nelle movenze, soprattutto degli arti inferiori, perché ha un modo di muoversi e di camminare molto particolare.».

7. RELAZIONE DEL CONSULENTE LUCA MIGLIORINO

  In data 30 settembre 2025 è stato audito dalla Commissione il consulente Luca Migliorino, già vicepresidente della Commissione nella scorsa legislatura, che era stato incaricato di redigere una relazione riportante le incongruenze emerse durante i lavori della precedente Commissione d'inchiesta.

  Un primo confronto è stato effettuato tra le dichiarazioni rese dagli auditi, anche tenendo conto degli anni trascorsi dal momento in cui sono terminati i lavori della prima Commissione d'inchiesta sulla morte di David Rossi.
  Oggetto di analisi sono stati anche gli atti della procura di Siena che sono stati redatti nelle prime fasi successive al decesso di David Rossi con le dichiarazioni delle sommarie informazioni fatte la notte Pag. 27stessa o qualche giorno dopo. Queste ultime, diversamente, non possono risentire di quel coefficiente legato al differimento temporale.
  Sulla base delle analisi effettuate sono state messe in evidenza le incongruenze che si concretizzano con fatti oggettivi, considerando il contenuto di tabulati telefonici, di registrazioni audio, video e materiale fotografico.
  Si tratta, peraltro, di registrazioni al tempo inedite perché la precedente Commissione d'inchiesta aveva cercato di capire oggettivamente cosa era successo quella notte da qualcosa che era rimasto cristallizzato. Quindi, sono state prese le registrazioni fatte della Polizia, sia con i canali esterni sia nei canali interni, e la stessa cosa con i Carabinieri. In tal modo, sono stati fissati degli orari precisi di ciò che è materialmente avvenuto. Tali elementi hanno evidenziato numerose divergenze tra alcune dichiarazioni che sono state fatte da alcuni auditi in quel tempo, cioè la notte del 6 marzo, il 7 oppure nei giorni successivi, con gli atti stessi che rilasciano alcuni operatori delle forze dell'ordine nonché con gli elementi acquisiti nel corso dell'inchiesta parlamentare condotta dalla precedente Commissione.
  Per una completa ricognizione dell'attività svolta dal consulente Migliorino si rinvia sia al resoconto stenografico dell'audizione del 30 settembre 2025 sia alla relazione, in alcune parti segretata, che è stata depositata presso l'archivio della Commissione (doc. 24/1).

  L'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, della Commissione, nella riunione del 9 ottobre 2025, ha inoltre incaricato i consulenti Luca Migliorino e Adolfo Gregori, tenente colonnello dei RIS dei Carabinieri, di svolgere un esame del contenuto dei dispositivi elettronici di David Rossi, anche alla luce delle nuove tecnologie attualmente disponibili. Tale esame verrà svolto sia sulle copie forensi dei suddetti dispositivi elettronici, già acquisiti dalla Commissione presso l'autorità giudiziaria, sia direttamente sui dispositivi stessi, acquisiti dalla famiglia di David Rossi. Al fine di poter svolgere le analisi i consulenti usufruiranno della collaborazione tecnica del Reparto Tecnologie Informatiche del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (R.A.C.I.S.).

8. EVIDENZE MEDICO-LEGALI: ANALISI DELLE LESIVITÀ NON COMPATIBILI CON LA PRECIPITAZIONE FATTE DALLA PRIMA COMMISSIONE (FINESCHI-TESTI-ARGO)

  Una delle principali attività della Commissione nella presente legislatura è stato il riesame delle precedenti consulenze medico-legali, in particolare gli esiti del lavoro di revisione svolto dal collegio medico-legale Fineschi-Testi-Argo, incaricato dalla prima Commissione.
  Il collegio peritale, composto dal professor Vittorio Fineschi, dal dottor Roberto Testi e dalla professoressa Antonina Argo, ha condotto una revisione completa degli atti, inclusi i rilievi fotografici della prima autopsia (2013), la TAC e la seconda autopsia (2016).
  La causa primaria del decesso è stata identificata in un «grande traumatismo da precipitazione» da un'altezza di circa 14,5 metri. Pag. 28L'impatto al suolo è avvenuto in sequenza: prima con gli arti inferiori, successivamente con il bacino/colonna vertebrale e infine con la regione occipitale del capo.
  Un dato fondamentale emerso con certezza scientifica è che David Rossi era cosciente al momento dell'impatto. La rigidità degli arti inferiori e l'assenza di lesioni ai legamenti del ginocchio dimostrano una contrazione muscolare volontaria di resistenza all'urto: «Il dottor Rossi, nonostante le multiple fratture a entrambi gli arti inferiori, non aveva lesività legamentose e questo è un altro dato che è perfettamente coincidente con un individuo che giunge al suolo con gli arti estesi e con una contrattura muscolare massiva: quindi Rossi era cosciente e lo dimostra anche questo».

  Tuttavia, all'interno di questo quadro generale, sono state isolate specifiche lesioni che non trovano spiegazione logico-scientifica nella dinamica della caduta.

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  8.1 Le lesioni al volto: incompatibilità con l'impatto

  Una delle evidenze più critiche riguarda il complesso lesivo riscontrato sul viso, in particolare sulla regione zigomatica sinistra, sul naso e sul labbro. L'analisi dei video della caduta e della posizione finale del corpo dimostra che il volto di Rossi non ha mai impattato contro il suolo o contro le pareti durante la precipitazione. In sede di audizione, il professor Fineschi ha mostrato le immagini (figure 2 e 3) evidenziando una lesione ecchimotica-escoriativa sullo zigomo e una stria lungo il volto: «Il dottor Rossi non urta il volto durante la caduta [...] ma noi ci ritroviamo questa lesività, e Rossi neanche struscia il volto lateralmente durante il periodo agonico [...] Le poniamo in discussione, presidente, perché sono lesività che francamente noi non ci siamo spiegati con la caduta».
  Inoltre, è stata rilevata un'epistassi (sangue dal naso) documentata in fase di sopralluogo ma non presente sulla camicia, suggerendo che tale sanguinamento potesse essere antecedente alla caduta e forse tamponato. «Abbiamo pensato che, visto anche che da queste non gemeva sangue [...] se le possa essere prodotte qualche ora prima».

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  8.2 Le lesioni agli arti superiori: ipotesi di afferramento

  Sul corpo sono state individuate ecchimosi sulla superficie volare (interna) del braccio e dell'avambraccio destro (figura 4). Queste aree non sono punti di impatto tipici in una caduta, dove l'urto avviene solitamente sulle superfici estensorie (gomiti, dorso delle mani) per protezione.
  La perizia scritta descrive queste lesioni come: «[...] complesso discromico disepitelizzato di forma irregolare [...] nel cui contesto si distinguono 2 aree disepitelizzate lineari [...] la cui estremità prossimale risulta contornata da alone discromico».

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  Durante l'audizione, i medici legali sono stati molto chiari nel definire queste lesioni come compatibili con una pressione esercitata da mani terze (cosiddetti «vibici»): «Quella sotto, che si inscrive su un'area violacea, è un'ecchimosi, un livido, e non è compatibile con un meccanismo di sfregamento. È una lesività tipica, peraltro, in sede di afferramento, come questa che vedete all'avambraccio destro».

  La professoressa Argo ha aggiunto: «Guardandola in modo astratto, se non sapessimo trattarsi di questa vicenda, diremmo che queste sono vibici, cioè impronte delle dita di una mano che colpiscono».

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  8.3 La lesione al polso sinistro e l'orologio

  8.3.1 Descrizione delle lesioni al polso sinistro

  Dall'esame autoptico e dalla revisione delle fotografie sono emerse diverse lesività specifiche a carico del polso sinistro di David Rossi:

   Complesso ecchimotico-escoriativo dorsale: sul dorso del polso sinistro è stata rilevata una lesione «figurata» (cioè che riproduce una forma specifica) a disposizione circolare o semicircolare. Questa lesione è stata descritta come un'area violacea di forma irregolare (circa 10 x 7 cm) nel cui contesto si apprezzano aree disepitelizzate, cioè prive dello strato superficiale della pelle (figure 5 e 6).

   Lesioni lineari (volari e radiali): sono state riscontrate anche lesioni lineari sulla faccia volare (interna) e radiale (lato pollice) del polso/avambraccio. In particolare, tre aree disepitelizzate lineari e trasversali sulla faccia volare e due sulla faccia radiale.

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   Corrispondenza con l'orologio: i periti hanno confermato che la forma e la posizione della lesione dorsale sono «suggestive di calzamento di orologio», ovvero ricalcano la sagoma della cassa dell'orologio Sector Expander che Rossi indossava.

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  8.3.2 Le cause delle lesioni: due ipotesi a confronto

  Il collegio peritale (Fineschi, Testi, Argo) ha dibattuto a lungo sull'origine di queste lesioni, arrivando a non poter escludere nessuna delle due principali ipotesi:

   Ipotesi A: impatto al suolo (Compatibile con la caduta). Questa ipotesi suggerisce che le lesioni siano state provocate dal violento urto del polso (e dell'orologio) contro il selciato nelle fasi finali della precipitazione.

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    Dinamica: dopo l'impatto dei piedi e del bacino, il busto di Rossi ha avuto un «rimbalzo» all'indietro, proiettando gli arti superiori (braccia) violentemente contro il terreno.

    Meccanismo: in questa fase, l'orologio potrebbe aver urtato il suolo schiacciandosi contro il polso o il polso potrebbe aver ruotato violentemente, causando la rottura dei perni e le lesioni.

   Ipotesi B: azione violenta di terzi (colluttazione/afferramento). Questa ipotesi, dai periti della prima Commissione, per la morfologia della lesione, suggerisce un'azione meccanica avvenuta prima della caduta.

    Dinamica: un aggressore avrebbe afferrato il polso sinistro di Rossi, torcendolo o stringendolo con forza.

    Meccanismo: il dottor Testi ha spiegato che la lesione fa pensare a una «violenta compressione della cassa dell'orologio prima sul lato ulnare (lato mignolo) e poi con uno scorrimento verso il lato radiale». Questo movimento rotatorio e compressivo è compatibile con una mano che afferra il polso e preme l'orologio contro la pelle.

    Dettaglio importante: le foto del sopralluogo mostrano che l'ecchimosi era inizialmente più localizzata sul margine ulnare, diffondendosi solo successivamente, il che supporta l'idea di una compressione progressiva o di uno scorrimento.

  8.3.3 Analisi del meccanismo lesivo

  Il dottor Testi ha spiegato che la lesione potrebbe derivare da una colluttazione, in cui il polso viene afferrato e ruotato, premendo l'orologio contro la pelle: «quella lesione, dal punto di vista morfologico, fa pensare a una rotazione, quindi ben si può armonizzare con l'ipotesi di un afferramento e del polso che ruota all'interno della mano che lo afferra».

  Tuttavia, per rigore scientifico, i periti non hanno escluso che la lesione possa essersi prodotta nell'impatto al suolo se l'orologio si è rotto in quel momento specifico, pur rimanendo una lesione di dubbia interpretazione. È stato notato che l'ecchimosi era inizialmente localizzata sul margine ulnare (lato mignolo) per poi diffondersi, suggerendo una violenta compressione iniziale seguita da scorrimento.

  «Tuttavia, una completa e adeguata comprensione dei meccanismi causativi di tale lesione in base ai dati circostanziali e obiettivi a nostra disposizione è da ritenersi impossibile».

  8.3.4 Il distacco dell'orologio

  Il ritrovamento dell'orologio e delle sue parti offre ulteriori spunti di analisi:

   Stato dell'orologio: l'orologio è stato trovato rotto. Il vetro era infranto a ore 9, la lancetta dei minuti rotta e i perni del cinturino (in gomma) erano saltati.

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   Posizione dei reperti: il cinturino è stato trovato vicino al corpo (presso i piedi), mentre la cassa metallica è stata trovata a distanza, come se fosse schizzata via.

   Sulla dinamica del distacco, i periti medico-legali, nel rispondere a specifiche domande sulle possibili cause della rottura del cinturino dell'orologio, ritenevano plausibili le due seguenti ipotesi:

    se l'orologio si è rotto nell'impatto al suolo, la forza centrifuga del braccio che sbatteva all'indietro potrebbe aver proiettato la cassa lontano;

    i periti non escludono, però, che la rottura dei perni possa essere avvenuta durante una colluttazione precedente (torsione del polso). In questo caso, l'orologio sarebbe rimasto «a malapena trattenuto» o incastrato nella manica della camicia durante la caduta, per poi staccarsi definitivamente all'impatto.

  8.3.5 Sintesi delle conclusioni peritali

  I medici legali hanno concluso che non è possibile dare una certezza assoluta tra le due ipotesi basandosi solo sui dati anatomici.

  Tuttavia, hanno sottolineato che:

   1. la lesione figurata (a forma di orologio) e la sua evoluzione cromatica sono morfologicamente compatibili con un afferramento e una torsione;

   2. altre lesioni sul braccio destro (ecchimosi sulla faccia interna) sono tipiche da afferramento e non si spiegano con la caduta;

   3. l'insieme di questi elementi rende l'ipotesi di un'aggressione fisica (con prese ai polsi e alle braccia) non escludibile e anzi plausibile, sebbene non dimostrabile con certezza scientifica assoluta in assenza di altri riscontri.

  8.4 Considerazioni sulla sopravvivenza e la mancata assistenza

  Un dato di estrema rilevanza, emerso dall'esame istologico dei polmoni, riguarda l'agonia di David Rossi e le sue possibilità di sopravvivenza se soccorso tempestivamente. Le analisi microscopiche hanno mostrato una massiva aspirazione di sangue nei polmoni, definita «sommersione interna», confermando che Rossi ha respirato per circa 20 minuti dopo la caduta, cercando disperatamente aria.

  «Quelli che vedete sono dei polmoni al microscopio: tutta la parte rossa è sangue [...] Quindi, lui ha fatto una sommersione interna in quei venti minuti [...] quelle chance di sopravvivenza che il dottor Rossi poteva avere, con quei 30-40 minuti di attesa del 118 se le è bruciate tutte».

  Alla domanda se un soccorso tempestivo avrebbe potuto salvarlo, la risposta dei medici legali è stata affermativa, sottolineando che la lesività cranica non era immediatamente letale:

   «Un paziente di questo genere [...] se intubato rapidamente arriva vivo in ospedale e ha buone possibilità di sopravvivere».

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  8.5 Conclusioni

  In conclusione, l'indagine medico-legale ha isolato due gruppi distinti di lesioni:

   1. Lesioni compatibili con la precipitazione: fratture agli arti inferiori, al bacino, alla colonna vertebrale e lesioni agli organi interni (fegato), coerenti con un impatto violento da grande altezza.

   2. Lesioni non compatibili con la precipitazione: un set specifico di lesioni sul volto (ecchimosi zigomatica, strie), sulla superficie interna delle braccia (ecchimosi da afferramento/vibici), sul polso (lesione figurata dell'orologio), nella regione addominale inferiore e nella regione inguinale destra. Queste lesioni non trovano spiegazione nella meccanica della caduta e sono fortemente suggestive di un'interazione violenta (colluttazione o afferramento) avvenuta prima della precipitazione, sebbene l'assenza di dati genetici o ulteriori riscontri non permetta di trasformare questa forte compatibilità in certezza assoluta di omicidio.

  Tuttavia, la prima Commissione non ha potuto indagare ulteriormente sulla genesi delle lesioni non compatibili con la caduta, a causa della conclusione anticipata dei lavori.

9. RISULTANZE DEGLI ACCERTAMENTI TECNICI E MEDICO-LEGALI SULLA DINAMICA DELLA PRECIPITAZIONE, LA ROTTURA DELL'OROLOGIO E LE LESIVITÀ CORRELATE (GREGORI – MANGHI)

  9.1 Oggetto dell'incarico e metodologia d'indagine

  La Commissione istituita nella presente legislatura ha ritenuto di dover riprendere il lavoro proprio dalle questioni ancora non risolte, per chiarire tutti gli aspetti non ritenuti compatibili con l'ipotesi suicidiaria.

  Pertanto, come convenuto nell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, del 18 marzo 2026, il presidente della Commissione ha affidato ai consulenti della Commissione, Adolfo Gregori, tenente colonnello dei RIS dei Carabinieri di Roma, e Robbi Manghi, medico legale, l'incarico di svolgere una serie di approfondimenti congiunti sull'orologio di David Rossi e sull'origine delle lesioni rilevate sul suo polso sinistro.

  In particolare:

   gli approfondimenti erano finalizzati ad «accertare la causa della rottura del cinturino dell'orologio e l'origine delle lesioni sul polso sinistro, anche esaminando la documentazione conservata nell'archivio della Commissione»;

   i resti dell'orologio sono stati messi a disposizione dalla famiglia Rossi e, in caso di eventuali accertamenti di tipo irripetibile, questi avrebbero dovuto essere svolti con la partecipazione dei legali della famiglia Rossi;

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   al fine di effettuare ulteriori verifiche tecniche, i consulenti avrebbero potuto acquistare, per conto della Commissione, uno o più orologi dello stesso modello indossato da David Rossi, nonché effettuare accertamenti presso la sede di MPS di Piazza Salimbeni a Siena, per verificare le possibili dinamiche che hanno portato alla rottura del cinturino dell'orologio a alle lesioni sul polso sinistro, previo avviso alla Commissione;

   gli esiti di questo approfondimento avrebbero dovuto essere compendiati in una relazione, a doppia firma, da trasmettere direttamente alla Commissione parlamentare d'inchiesta.

  L'indagine, condotta dai consulenti Gregori e Manghi si è avvalsa di un approccio multidisciplinare che ha integrato:

   Ricostruzione 3D: è stata effettuata la digitalizzazione dell'ambiente mediante Laser Scanner terrestre Leica P40 (portata 270m, precisione 2mm) per la documentazione generale e braccio di misura Hexagon Romer Absolute Arm a 7 assi (precisione 0,02mm) per i dettagli. I dati sono stati elaborati con software Leica Cyclone ed Hexagon Inspire per generare nuvole di punti ad alta definizione. Sulla base di tali rilievi, la ditta «Madeinadd» di Milano ha realizzato una riproduzione in scala 1:1 del davanzale e della finestra utilizzando materiale polimerico rinforzato con fibra di vetro, garantendo la resistenza meccanica necessaria ai test fisici.

   Sperimentazione fisica con manichino: presso i laboratori della CSI Automotive di Bollate, sono stati eseguiti 23 test di simulazione utilizzando un manichino antropomorfo modello «H3 50th» del peso di 77 kg, movimentato tramite carroponte e pinza pneumatica. Al polso sinistro del manichino è stato applicato un guanto in gomma (marca Dexter, taglia M) per simulare l'attrito e la consistenza della cute umana.

   Analisi dei materiali: sono stati condotti test di carico di rottura sul cinturino secondo la norma ISO 6425-2018, utilizzando una macchina di prova materiali «Lloyd Instruments» modello EZ50 a doppia colonna.

   Analisi video avanzata: applicazione di tecniche di Background Modelling ai filmati della videosorveglianza, utilizzando uno script appositamente creato su piattaforma MatLab con l'ausilio di intelligenza artificiale (ChatGPT 5.1) per sottrarre lo sfondo statico e isolare gli elementi dinamici.

   Rivalutazione medico-legale: analisi critica delle lesività, con particolare riferimento alle fratture e alle ecchimosi non compatibili con l'impatto al suolo.

  9.2 Analisi tecnica sulla rottura del cinturino dell'orologio

  Dagli accertamenti svolti è emerso che l'orologio (modello Sector Expander) era indossato da David Rossi nelle fasi precedenti la precipitazione e si è distaccato mentre il corpo si trovava ancora all'altezza della finestra.

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  9.2.1 Esclusione delle ipotesi accidentali

  Le analisi fisiche hanno permesso di escludere due delle ipotesi precedentemente formulate:

   Distacco per impatto al suolo: è stato calcolato che, affinché la cassa dell'orologio (peso 68,1 g) si staccasse per inerzia al momento dell'impatto, sarebbe stata necessaria un'accelerazione di 2.941 m/s², un valore fisicamente irraggiungibile in una caduta libera. Inoltre, i test di trazione hanno confermato che il cinturino, fissato su cilindri di 30 mm di diametro come da norma ISO 6425, resiste a carichi superiori a 200 Newton senza cedere, escludendo la rottura per semplice decelerazione.

   Aggancio al perno della finestra: i test sperimentali (in particolare i test 13-17) hanno dimostrato che l'aggancio accidentale al perno centrale è un'ipotesi residuale. Nei cinque test specifici condotti senza operatore, solo in un caso si è verificato lo sgancio, ma il cinturino è rimasto vincolato al perno stesso, contrariamente a quanto avvenuto nella realtà.

  9.2.2 Evidenze sperimentali di trazione umana

  Le prove simulate con manichino hanno evidenziato che il distacco completo della cassa dal cinturino (con cedimento simultaneo delle due anse) si verifica prevalentemente quando viene esercitata una forte trazione esterna.

   In particolare, nei test 7, 8, 9 e 19, in cui due operatori tentavano di issare il manichino afferrando l'articolazione radio-ulnare e esercitando pressione diretta con i pollici o le dita sulla cassa dell'orologio, si è verificato lo sgancio completo e simultaneo delle due anse.

   Nel test 7 (figure 7-12) è stato osservato che la cassa, una volta sganciatasi, acquisisce una componente di accelerazione orizzontale cadendo dietro al manichino, mentre il cinturino precipita verticalmente; questa circostanza sembra rispecchiare perfettamente la dinamica ricavabile dalle immagini della sera del 6 marzo, dalle quali si rileva la presenza della cassa dell'orologio a terra vicino alla testa di David Rossi mentre il cinturino è stato ritrovato vicino ai piedi.

   L'analisi statistica bayesiana applicata ai risultati dei test indica che la probabilità che lo sgancio sia stato causato da un afferramento umano è superiore al 93 per cento rispetto a cause accidentali.

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  9.3 Correlazione tra lesività al polso sinistro e dinamica dell'orologio

  L'analisi comparativa tra le lesioni presenti sul polso sinistro di David Rossi e la morfologia dell'orologio ha fornito riscontri oggettivi fondamentali. Le immagini del sopralluogo sono state ridimensionate in scala 1:1 utilizzando come riferimento metrico la distanza tra gli incavi delle dita visibili in foto (misurata in 2 cm).

  Le lesioni al polso sono identificabili nelle immagini seguenti:

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   Corrispondenza morfologica: Le lesioni ecchimotico-escoriative sul dorso del polso sinistro, attraverso un lavoro di ridimensionamento delle immagini originali per mezzo di riferimenti metrici, sono risultate perfettamente sovrapponibili alla cassa dell'orologio e, in particolare, alle anse (o «corna») della stessa (figure 17, 18, 19 e 20).

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  Nella figura 20 è evidenziata (con la graffa gialla) la dimensione della principale impronta delle anse sul dorso del polso. Qui l'orologio è stato collocato nella posizione dove normalmente è indossato (in prossimità dell'osso all'articolazione del polso), mentre le lesioni e l'area ecchimotica sono spostate verso il dorso della mano, sopra l'articolazione del polso.

   Meccanismo di produzione: tali lesioni sono compatibili con una forte compressione e rotazione dell'orologio sul polso. Le impronte documentate indicano uno spostamento della cassa da una posizione centrale «naturale» fino a sovrapporsi all'articolazione del polso in zona radiale, confermando la presenza di più fasi di compressione dinamica. Questa dinamica è in linea con quanto riferito dal collegio dei consulenti della prima Commissione.

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  Nella figura 21, del dorso del polso, è invece evidenziata (con la graffa gialla) la corrispondenza della seconda impronta delle anse, generata dalla rotazione e compressione della cassa, con il centro di rotazione fisso su una delle due anse.

   Lesioni volari: sulla faccia volare del polso, la lesione longitudinale è composta da due segni rossi di circa 1 cm separati da una zona meno intensa di 1,4 cm; tali dimensioni sono compatibili con la larghezza della fibbia metallica del cinturino e con un suo scorrimento in direzione del palmo, come documentato dalle immagini che seguono:

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  9.4 Incompatibilità medico-legali con la sola precipitazione

  La consulenza medico-legale integrata ha evidenziato diverse lesioni che non trovano giustificazione nella dinamica dell'impatto al suolo, suggerendo eventi traumatici antecedenti la caduta.

   Frattura del capitello radiale sinistro: è stata riscontrata una frattura mediale composta del capitello radiale (figure 24 e 25). Tale lesione è atipica per una caduta (che solitamente provoca fratture laterali) ed è invece caratteristica di meccanismi di trazione, afferramento e torsione violenta dell'avanbraccio, spesso riscontrabile in ambito sportivo o di colluttazione (es. prese di judo o rugby).

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   Ecchimosi da afferramento: sono state rilevate ecchimosi sulla superficie volare del braccio destro e sinistro suggestive di «vibici» o impronte digitali, in particolare un complesso ecchimotico costituito da quattro segni orizzontali equidistanti sulla regione volare mediale dell'avambraccio destro (figura 26).

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   Lesioni al volto: le ferite lineari e le ecchimosi presenti sul volto non sono compatibili con l'impatto al suolo (avvenuto di schiena/fianco) né con lo strisciamento sul muro, e potrebbero essere state causate da una forte pressione contro superfici come il filo antipiccione presente sul davanzale;

   Analisi micro-tracce: l'analisi SEM-EDX sui prelievi cutanei ha rilevato la presenza di 4 particelle di oro in una delle lesioni del polso (lesione «N»), elemento non giustificabile con gli oggetti indossati dalla vittima e suggestivo di contatto con monili di terzi.

  9.5 Analisi delle videoriprese della caduta

  L'esame dei fotogrammi della telecamera di sorveglianza, anche potenziata tramite l'elaborazione statistica del Background Modelling, ha confermato la dinamica di caduta degli oggetti (cinturino e cassa dell'orologio).

   Al frame 145 è stata isolata una scia luminescente in movimento verso il punto di rinvenimento della cassa, mentre al frame 149 (corrispondente al «fotogramma 6») è stata rilevata la presenza di un oggetto scuro in volo e della sua ombra proiettata al suolo. Tali osservazioni sono state confermate anche dall'elaborazione software.

   L'analisi ha identificato un oggetto scuro (compatibile con il cinturino) e la sua ombra proiettata al suolo in prossimità dei piedi di Rossi, pochi istanti dopo l'impatto del corpo.

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   I test di caduta effettuati in vicolo Monte Pio il 12 novembre 2025, riproducendo l'angolazione originale della telecamera, hanno confermato che la proiezione dell'ombra visualizzata nel video originale è compatibile con quella di un cinturino in caduta a circa 25-30 cm dal suolo.

   È stato quindi rilevato che la cassa dell'orologio e il cinturino precipitano separatamente ma in simultaneità con il corpo.

   Ciò conferma che l'orologio non era al polso al momento dell'urto con il lastricato, ma si era distaccato in precedenza, avvalorando l'ipotesi della rottura avvenuta durante la sospensione nel vuoto, all'inizio della precipitazione.

  9.6 Conclusioni del lavoro sperimentale

  Le risultanze tecniche e scientifiche convergono nel delineare uno scenario in cui David Rossi, prima di precipitare, si trovava sospeso all'esterno della finestra, trattenuto per il braccio sinistro, con, almeno nell'ultima fase, due mani che stringono il polso. La rottura dell'orologio e le specifiche lesioni al polso e al gomito sinistro sono coerenti con una dinamica di forte trazione e afferramento nel tentativo di sostenere o contrastare la caduta del soggetto, escludendo che tali danni siano stati prodotti dall'impatto al suolo. Prova ne è la presenza della cassa dell'orologio e del cinturino in caduta con il corpo rinvenuti dall'esame attento del video.

10. CONSULENZA MEDICO LEGALE SULLE LESIONI AL VOLTO

  10.1 L'incarico

  A integrazione della relazione presentata in data 9 dicembre 2025, come convenuto nell'ufficio di presidenza, integrato dai rappresentanti dei gruppi, del 18 dicembre 2025, il presidente della Commissione ha affidato ai consulenti della Commissione, Adolfo Gregori, tenente colonnello dei RIS dei Carabinieri di Roma, e Robbi Manghi, medico legale, l'ulteriore incarico di «svolgere ulteriori approfondimenti sulle possibili modalità di uscita dalla finestra di Rocca Salimbeni da parte di David Rossi la sera del 6 marzo 2013 e sulle cause delle lesioni presenti sul corpo non riconducibili né alla caduta né alla precedente fase di sospensione nel vuoto».

  10.2. Simulazioni della dinamica

  Il RIS di Roma, con la supervisione del tenente colonnello Adolfo Gregori, ha ricostruito la scena utilizzando il davanzale sperimentale assemblato con le componenti e i materiali identici agli originali. Nei loro laboratori sono stati poi condotti i test con manichini per completare i riscontri tecnici necessari alle valutazioni medico-legali. Il manufatto è stato assemblato con la barra metallica originale e fili anti-volatile ricollocati nelle esatte posizioni degli originali.

  Al fine di verificare la compatibilità dinamica tra le lesioni riscontrate e la struttura della finestra, sono state quindi effettuate prove di Pag. 44apposizione utilizzando teste di manichino che replicano la morfologia facciale umana. Durante tali simulazioni, il manichino è stato posto a contatto con gli agenti lesivi secondo diverse angolazioni di impatto, dimostrando come il filo metallico anti-volatile intercetti precisamente il dorso del naso, ricalcando la sede e la natura lineare della lesione osservata sul volto del dott. Rossi. Contemporaneamente, è stato documentato come la barra metallica grigia, situata a una distanza fissa dal filo, entri in contatto diretto con la zona dello zigomo. Questa attività ha permesso di confermare che la distribuzione spaziale delle lesioni sul volto (naso e labbro) corrisponde perfettamente alla geometria della sbarra e dei fili montati sul davanzale, validando la continuità meccanica dell'evento traumatico.
  Analizzando le prove sperimentali fornite con i manichini e confrontandole con le lesioni del volto, emerge una corrispondenza tecnica significativa tra la dinamica d'impatto ipotizzata e i segni riscontrati sulla persona

  10.3. Analisi dei punti di contatto con la barra

  Nelle immagini sperimentali (riportate di seguito) si osserva come la testa, posta in posizione inclinata o «in caduta», intercetti contemporaneamente o in sequenza rapida i due elementi:

   il filo metallico: nelle figure 27 e 28, il filo sottile preme esattamente sul dorso del naso. Questo spiega la natura lineare e netta della lesione da taglio osservata nel soggetto reale;

   la barra anticaduta: contemporaneamente al contatto del naso con il filo, la zona dello zigomo sinistro entra in contatto con la superficie cilindrica della barra.

   Esercitando una forte pressione sul corpo in modo da far scivolare il capo verso la parete laterale sinistra, lo zigomo e la piramide nasale subiscono uno sfregamento che accentua la gravità delle lesioni. In tale assetto, la testa viene a trovarsi in prossimità della molla e del punto di ancoraggio: elementi, questi, potenzialmente lesivi e situati in corrispondenza della regione frontale destra, dove sono state rilevate le due lesioni puntiformi.

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  10.4. Analisi dei punti di contatto con fili inferiori e traversa del telaio

  Un'ipotesi alternativa, ma analoga in termini di lesività, è quella del contatto del volto con il primo dei tre fili posti sopra la soglia del davanzale. In questo caso la testa del manichino si trova in posizione orizzontale, intercettando il settore inferiore interno della finestra (Figura 29). Si osservano tre punti di contatto critici:

   il primo filo metallico intercetta trasversalmente il dorso del naso;

   il bordo della traversa del telaio in legno entra in collisione diretta con la prominenza dello zigomo sinistro;

   i punti di ancoraggio (molle e occhielli) si trovano a diretto contatto con la regione temporale e frontale.

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  Anche questa configurazione offre una spiegazione tecnica esaustiva per il pattern lesivo complesso osservato su David Rossi:

   Lesione nasale (filo): il primo dei tre fili tesi interseca il ponte nasale del manichino. Questa azione meccanica di «pressione lineare» può essere la causa diretta della lesione sottile e netta documentata sul dorso del naso. La morfologia è identica a quella ottenuta nelle precedenti prove con la barra.

   Ecchimosi zigomatica (telaio di legno): lo zigomo del manichino impatta contro la superficie piatta e rigida della traversa in legno del telaio. L'urto contro una superficie piana e dura, a differenza del filo, distribuisce la forza su un'area più ampia. Questo spiega perfettamente l'area ecchimotica (livido) più estesa e meno definita visibile sullo zigomo sinistro del Rossi.

   Lesioni puntiformi (ancoraggi e molle): la regione frontale destra si trova in prossimità del gruppo di ancoraggio composto da molle di tensione e occhielli metallici fissati al muro. La natura irregolare, dura e sporgente di questi piccoli componenti metallici può giustificare la presenza delle due piccole lesioni puntiformi presenti nell'area frontale destra.

  10.5 Confronto morfologico delle lesioni

  Sulla base del confronto tra le foto del volto del Rossi e i test sul manichino, si possono trarre le seguenti considerazioni:

   Lesioni nasale, narice e labbro: è presente una piena compatibilità. Il filo metallico, essendo teso e sottile, agisce come un agente Pag. 48lesivo tagliente a superficie limitata, capace di produrre esattamente quel tipo di escoriazione lineare sul ponte nasale e sul labbro inferiore. La naturale compressibilità della narice, sotto la pressione del filo in tensione, consente un preciso allineamento delle tre lesioni (figure 28, 30 e 31).

   Lesioni allo zigomo: le immagini (figure 30 e 31) mostrano come l'inclinazione del volto porti lo zigomo a sfregare (abrasioni ed ecchimosi da strisciamento) contro la barra o il telaio e a intercettare i supporti laterali del filo. Questo giustificherebbe la presenza di segni più discontinui e puntiformi nella zona sinistra del volto ivi compresa la sede laterale della palpebra superiore.

   Lesioni al naso e zigomo: la distanza anatomica tra il ponte del naso e lo zigomo sinistro nel manichino è compatibile con la distanza tra il filo metallico e la barra o tra il filo e la cornice in legno nella struttura. Ciò rende l'impatto simultaneo (naso-filo / zigomo-barra-cornice) una dinamica fisicamente coerente.

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  10.6 Dinamica di schiacciamento e scivolamento

  Le fotografie mostrano chiaramente come la testa del manichino, una volta intercettato il filo con il naso, subisca una compressione contro la barra sottostante, giustificante gli aspetti contusivi ecchimotici. Lo zigomo sinistro, essendo una zona ossea prominente, riceve una pressione significativa. Se l'impatto non è stato perfettamente statico ma ha previsto un leggero scivolamento verso il basso o lateralmente, la barra e i supporti del filo hanno prodotto quei segni discontinui (escoriazioni brevi e macchie ecchimotiche) che si osservano nella foto del volto.

11. CONCLUSIONI DELLA RELAZIONE INTERMEDIA SULL'ATTIVITÀ SVOLTA

  Nella presente legislatura gli esiti dell'attività finora svolta dalla Commissione parlamentare d'inchiesta – che è consistita in un riesame attento delle dichiarazioni rese in sede di audizione della precedente Commissione e dal materiale da questa già raccolto, integrati da nuovi elementi emersi medio tempore e puntualmente acquisiti, nonché principalmente, da una serie di nuove perizie mirate a trovare elementi concreti, che non fossero ancora stati individuati – permettono di svolgere, allo stato, le considerazioni che seguono.

  In merito agli istanti precedenti la morte di David Rossi, le risultanze tecniche e scientifiche della prima perizia del tenente colonnello Adolfo Gregori in forza ai RIS di Roma e del dottor Robbi Manghi, medico legale, Pag. 50in merito alle lesioni sul polso di David Rossi ricostruiscono uno scenario chiaro, nel quale David Rossi, prima di precipitare, si trovava sospeso all'esterno della finestra del proprio ufficio, trattenuto per entrambi i polsi e negli ultimi istanti solo per il braccio sinistro, con mani di terzi che stringono il polso.

  La rottura dell'orologio e le specifiche lesioni al polso e al gomito sinistro sono coerenti con una dinamica di forte trazione e afferramento nel tentativo di sostenere e contrastare la caduta del soggetto nel tentativo di farlo rientrare, escludendo che tali danni siano stati prodotti dall'impatto al suolo, sia per la tipologia delle lesioni riscontrate, che non sono compatibili con un solo impatto della cassa al suolo ma invece abbiano necessitato di più azioni ripetute come indicato dal dottor Manghi, sia per gli esiti della perizia sul video della caduta, dove viene rinvenuto dal tenente colonnello Gregori l'orologio in volo e quindi accertato come questo non fosse più al polso di David Rossi al momento della caduta ma invece già separato, con la cassa d'acciaio caduta qualche istante prima e il cinturino invece qualche istante dopo David Rossi. A riconferma di ciò il tenente colonnello Gregori si è recato a Siena per verificare che anche l'ombra del cinturino in volo, immortalata dal video di sorveglianza, corrispondesse come metrica e angolazione, trovando piena corrispondenza a distanza di 12 anni.

  Sulla base di tale perizia, dunque, è stato chiarito definitivamente come non possa essersi trattato di suicidio e che le ferite al polso siano state formate da uno o più soggetti terzi, escludendo quindi, in forza di questo nuovo dirimente elemento, tutte le precedenti ipotesi avanzate negli anni circa una possibile causazione delle stesse a seguito dell'impatto al suolo.

  La Commissione ha poi incaricato i propri consulenti di una seconda perizia, che è stata eseguita dal dottor Robbi Manghi con il supporto, per gli aspetti tecnici, del tenente colonnello Gregori, in merito alle lesioni sul corpo di David Rossi non compatibili con la precipitazione e alle possibili modalità di uscita dalla finestra dello stesso. La prima parte della perizia, ad oggi già depositata e illustrata alla Commissione nella seduta del 24 febbraio 2026, ha preso in esame le lesioni che da sempre, tutti i periti intervenuti sia in sede di indagine della magistratura, sia della precedente Commissione, hanno ritenuto incompatibili con la caduta, sia per la tipologia, sia per la localizzazione sul corpo. Da un esame attento delle stesse e dell'intero ufficio di David Rossi è emerso come sussista una piena compatibilità tecnica e morfologica tra la barra di protezione e il filo anti-volatile con le lesioni rinvenute sul volto di David Rossi, in particolare.
  La natura e la distribuzione dei segni cutanei, e in particolare le due lesioni nasali e quella del labbro inferiore, riflettono fedelmente l'interazione tra l'anatomia del volto e l'elemento metallico del filo durante un evento d'urto e sfregamento, questo chiarisce inoltre l'assenza di fuoriuscita forte di sangue, che precedenti perizie avevano ipotizzato come rimosso dallo stesso David Rossi con i fazzolettini ritrovati nel cestino, che però riportavano tracce ematiche puntiformi non compatibili con una azione di rimozione in quei punti del volto.

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  Le lesioni riscontrate nella regione zigomatica sinistra presentano caratteristiche di ecchimosi da impatto e sfregamento. La loro distribuzione spaziale è coerente con la posizione della barra metallica o della traversa del telaio della finestra e dei relativi sistemi di ancoraggio laterali dei fili. Le prove effettuate con due teste di manichini confermano che, nella dinamica di contatto naso-filo, lo zigomo si trova in assetto di collisione diretta con la porzione superiore/laterale della barra o della cornice inferiore della finestra, giustificando pienamente la localizzazione di tutti i segni traumatici sul volto di David Rossi.

  La prima perizia a firma Gregori Manghi e la seconda a firma Manghi, unitamente ai chiarimenti dati in audizione dagli stessi consulenti nelle sedute del 9 dicembre 2025 e del 24 febbraio 2026, mostrano quindi come David Rossi sia stato vittima di una azione con l'intervento di terzi soggetti, escludendo quindi definitivamente che si sia trattato di un evento suicidario, quanto invece di un omicidio.

  La prima perizia infatti accerta un forte tentativo di trattenere, sospendere il corpo per il polso sinistro sull'orologio e sul braccio destro con delle ecchimosi dette vibici, da parte di soggetti terzi, mentre la seconda perizia sul volto chiarisce come David Rossi abbia subito lesioni al volto appena prima della caduta, in posizione genuflessa, incompatibili con una volontà autolesiva.

  Rimane quindi da individuare con certezza il movente di un tale accadimento. David Rossi, nella sua qualità di responsabile delle comunicazioni esterne e istituzionali del Monte dei Paschi di Siena, era però anche responsabile di tutta l'attività di raccolta pubblicitaria, pubblicità istituzionale e delle sponsorizzazioni, esprimeva a tal proposito le valutazioni preliminari da sottoporre al Consiglio di MPS per l'erogazione del relativo denaro, per importi di circa 50 milioni di euro l'anno.
  I principali beneficiari di queste sponsorizzazioni erano il Calcio Siena, la Mens Sana Basket di Siena e il Rugby Viadana, tutte all'epoca in serie A, società sulle quali si sta concentrando parte del lavoro di questa Commissione attraverso verifiche attinenti inchieste giudiziarie coeve e storie societarie.

  Lo stesso David Rossi, inoltre, durante l'ultimo periodo frequentava anche la città di Mantova, per essere egli vicepresidente della Fondazione internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te. Si sono svolte inoltre indagini in merito alla sequenza numerica rinvenuta la notte della morte di David Rossi, la 4099009, che corrisponde al codice identificativo di un certificato di credito al portatore in essere presso una filiale di GE Capital, poi Banca Popolare di Puglia e Basilicata situata a Viadana, in provincia di Mantova.

  Peraltro, il codice identificativo in parola compare in un corposo elenco di titolari di certificati di deposito ordinari pubblicato il 10 ottobre 2012 da GE Capital, una società del gruppo General Electrics, ex Interbanca, perché gli eventuali titolari o detentori si presentassero agli sportelli per reclamarli prima che scadessero, in modo tale che non confluissero nelle disponibilità dei fondi pubblici che erano gli utilizzatori di questo genere di titoli non reclamati.

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  Soggetti sentiti come persone informate sui fatti nell'ambito del procedimento penale n.1339/2017 mod. 45 affermano che David Rossi avrebbe quanto meno conosciuto la persona di «Antonio Muto» ovvero «Antonio Muti» n.m.i., originario del crotonese, presumibilmente legato alla 'ndrangheta ed operante nel settore costruzioni/immobili/terreni nella zona del mantovano.

  Uno dei soggetti sentiti ha affermato in atti di aver incontrato una persona presentatasi come Antonio Muto, che gli avrebbe detto di aver conosciuto personalmente David Rossi, di averlo accompagnato a Roma, circa dieci mesi prima del decesso, con cadenza settimanale o mensile e di avere avuto addirittura un appuntamento con lui il giorno della sua morte alle ore 18.

  Nell'ambito di una missione a Crotone svolta dalla Commissione antimafia, a precisa domanda, un soggetto audito ha citato un tal Antonio Muto di 55 anni in possibile relazione con le risultanze di alcuni mesi di intercettazioni effettuate nella tavernetta di Grande Aracri Nicolino.

  Inoltre, rispettivamente, la sentenza del processo Grimilde del tribunale di Reggio Emilia n. 2096/2022 del 15 dicembre 2022 (depositata in cancelleria il 20 luglio 2023, pagina 419) e l'ordinanza di applicazione di misure cautelari personali emessa dal Tribunale di Bologna (pagina 22, procedimento penale n. 10311/2015 RGNR – 15175/2018 GIP), dimostrano che, quanto meno dal 2017, presso la filiale della banca popolare di Puglia e Basilicata di Viadana fosse attivo un conto corrente concretamente utilizzato da Salvatore Grande Aracri, soggetto 'ndranghetista dell'omonimo clan con infiltrazioni in tutta l'Emilia Romagna e bassa Lombardia, ma intestato ad altro soggetto.

  Recentemente è emerso come invece proprio in provincia di Siena, grazie alla confessione del pentito Salvatore Muto, del processo Aemilia, processo dal quale poi è scaturito il processo Grimilde, il clan operasse per operazioni di riciclaggio fin dal 2007 e sia ora in corso un procedimento penale avanti il tribunale di Siena per l'acquisto di una tenuta per svariati milioni di euro. Per verificare la presenza di eventuali ulteriori corrispondenze è in corso l'acquisizione del fascicolo processuale da parte della Commissione.

  Risultano inoltre tutt'ora in corso da parte del tenente colonnello Gregori le operazioni di verifica di corrispondenza dell'altezza della persona comparsa nelle immagini del vicolo pochi minuti dopo la caduta di David Rossi, come ricavata da perizia dei RIS della precedente Commissione e quella della persona indicata da alcuni auditi nell'attuale Commissione.

  Risulta, infine, attualmente in fase di preparazione il fascicolo da inviare alla Procura della Repubblica di Roma per contrasto tra le dichiarazioni di alcuni auditi della presente Commissione.

  (1) La Commissione di inchiesta, istituita con delibera dell'11 marzo 2021, ha concluso i propri lavori nella seduta del 15 settembre 2022 con l'approvazione della relazione sull'attività svolta, nel corpo della quale sono state analiticamente indicate le attività che non è stato possibile svolgere a causa della sopravvenuta conclusione della legislatura.
  L'ufficio di presidenza della Commissione, nella riunione del 15 settembre 2022, ha deliberato la trasmissione della relazione stessa alla procura della Repubblica presso il tribunale di Siena, nonché alla procura della Repubblica presso il tribunale di Genova.

  (2) In ordine al contenuto del copioso carteggio prodotto nell'ambito dei procedimenti penali richiamati, si rinvia integralmente alla Relazione sull'attività svolta dalla Commissione (Doc. XXII-bis, n. 4) approvata dalla Commissione nella precedente legislatura.

  (3) Si tratta di un elenco molto corposo, composto da 28 pagine, nel quale sono elencati certificati di deposito ordinari in scadenza dal 1° gennaio 2013.
  Il documento viene pubblicato in quanto, essendo in esso riportati certificati di credito al portatore, dei quali non sono indicate quindi le generalità dei titolari, era necessario che, anche alla luce delle normative antiriciclaggio, gli eventuali titolari o detentori si presentassero agli sportelli per reclamarli prima che scadessero, in modo tale da non confluire nelle disponibilità dei fondi pubblici che erano gli utilizzatori di questo genere di titoli non reclamati.

  (4) L'avvocato Pittelli è stato audito in data 4 novembre 2025 e ha successivamente trasmesso alla Commissione una sentenza del tribunale di Roma (15618/2024 R. sent., depositata in cancelleria il 19 dicembre 2024) di assoluzione della persona di Sacchi Maurizio dai reati ascritti (artt. 81 cpv., 110 e 648 ter 1 co. 1, 2 e 5 c.p.) perché il fatto non sussiste.