CAMERA DEI DEPUTATI
Doc. XXII, n. 50
PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE
d'iniziativa dei deputati
PICCOLOTTI, ZANELLA, BONELLI, BORRELLI, DORI, FRATOIANNI, GHIRRA, GRIMALDI, MARI, ZARATTI
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su eventuali elementi riguardanti cittadini italiani o fatti d'interesse nazionale nella documentazione relativa al caso Epstein
Presentata il 20 maggio 2026
Onorevoli Colleghi! – Era il settembre del 1996 quando l'artista americana Maria Farmer, allora ventiseienne, denunciò per la prima volta alla polizia di New York di aver subito abusi sessuali da parte del facoltoso banchiere di Brooklyn Jeffrey Epstein, che additò quale predatore, organizzatore e sfruttatore sessuale anche di minorenni. Le autorità non le credettero e il caso non divenne oggetto di indagini.
Trent'anni dopo, il mondo scopre il «sistema Epstein» e, tardivamente, si indigna. Tanto più oggi a seguito del clamoroso arresto a Londra di Andrea Mountbatten-Windsor, fratello del Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Carlo III. La documentazione relativa al caso Epstein, i cosiddetti «Epstein files», comprende tutto quello che gli inquirenti statunitensi hanno cominciato a raccogliere sul magnate dal 2005, quando Epstein è stato per la prima volta indagato per le accuse di abusi su minorenni in Florida negli Stati Uniti d'America (USA). Da novembre a oggi, il dipartimento di Giustizia degli USA, autorizzato da una legge ad hoc, la public law 119-38-nov. 19, 2025 Epstein Files Transparency Act, varata dal Congresso americano il 19 novembre 2025, ha reso pubblici circa tre milioni di pagine di documenti con un volume totale superiore a 300 gigabyte di dati.
Ciò che emerge è un contesto caratterizzato da capitalismo e patriarcato: uomini potenti, in grado di governare e di condizionare, sul piano politico, economico, culturale e dell'immaginario collettivo, le vite di miliardi di persone, uniti, oltre che nella cura dei propri interessi, nell'umiliare le donne. Una storia di potere maschile e sessuale intrecciato a quello economico, finanziario, politico e culturale.
Negli «Epstein files» sono citati Bill Gates, Woody Allen, Elon Musk e altre Pag. 2trecento persone «politicamente esposte», come l'ex presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, e Steve Bannon, l'ex stratega della Casa Bianca ai tempi del primo mandato del Presidente Donald Trump.
I documenti contenuti negli «Epstein files» sono di complessa consultazione, data la mole di informazioni che contengono e gli omissis apposti al momento della loro divulgazione. Per evitare speculazioni o facili sensazionalismi e riuscire a offrire un quadro più dettagliato della rete di sfruttamento e di influenze costruita da Epstein è necessario il lavoro di istituzioni delegate. Il Parlamento norvegese ha recentemente dimostrato che è possibile agire in questa direzione, istituendo una Commissione indipendente per indagare sui rapporti tra Epstein e diverse personalità politiche norvegesi.
In Italia, nell'ambito degli strumenti volti a consentire l'acquisizione di conoscenze e lo svolgimento dell'attività di controllo delle Camere, l'istituzione di una Commissione parlamentare monocamerale di inchiesta rappresenta lo strumento più incisivo e penetrante. L'articolo 82, secondo comma, della Costituzione, dispone infatti che la Commissione parlamentare d'inchiesta «procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria».
L'istituzione di una Commissione parlamentare monocamerale di inchiesta si rende quindi necessaria per fare chiarezza su quanto realmente accaduto in Italia e per rendere giustizia alle eventuali vittime. Dai documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia degli USA emergono due questioni diverse, ma estremamente rilevanti, che dovranno essere approfondite dalla Commissione che si propone di istituire.
La prima questione riguarda i reati legati allo sfruttamento sessuale anche di minori, che è la parte più indagata a livello globale, che dalla lettura dei messaggi di posta elettronica pubblicati potrebbero essere stati commessi anche in Italia o a danno di cittadine italiane. Emerge la possibilità che Epstein abbia organizzato diversi viaggi nel nostro Paese nel corso degli anni e che in alcuni casi abbia organizzato feste ed eventi in cui potrebbero essere stati compiuti i gravi reati.
Dai documenti divulgati, infatti, emergono diversi uomini d'affari italiani che sarebbero entrati in contatto con Epstein, a partire da Eduardo Teodorani Fabbri, già dirigente delle società Exor N.V., Fiat S.p.A., Cnh Italia S.p.a. e Cnh International N.V., che intratteneva con Epstein una fitta corrispondenza e lo appellava come «Master» (maestro o padrone). Teodorani Fabbri viene descritto da Epstein come «one of us» («uno di noi») e risulta avere frequentato la sua fattoria venendo anche invitato sulla sua isola caraibica. Nei messaggi di posta elettronica di Teodorani Fabbri sono frequenti commenti sessualmente espliciti su diverse donne e alcune missive destano particolare preoccupazione, come quella in cui Epstein scrive a Teodorani Fabbri «Mi devi un bambino (usando il termine in italiano)» o quella in cui Teodorani Fabbri scrive ad Epstein «Master, noi aspettiamo la bambina (usando il termine in italiano) con le belle caviglie e un'altra buona amica a tua scelta!!! Stanotte il Peninsula (locale di lusso di New York) sarà il nostro quartier generale».
Teodorani Fabbri menziona anche l'italiano Fabio Borghese, che viene definito «pussy collectors» («cacciatore di donne», in una traduzione molto edulcorata). Nei messaggi di posta elettronica vengono menzionati diversi luoghi italiani, tra cui la Sardegna, e vari cittadini italiani, come Gianni Serazzi, Ugo Brachetti Peretti e Giuseppe Cipriani.
È necessario comprendere cosa sia effettivamente accaduto e dove si siano svolti gli eventi che hanno visto la partecipazione di Epstein e dei suoi contatti in Italia, così come è importante conoscere chi sia stato coinvolto e chi lo abbia aiutato a organizzare tali eventi e i viaggi.
La seconda questione emerge, in particolare, da dialoghi fra Epstein e Steve Bannon. Da queste conversazioni appare l'esistenza di una cabina di regia di quella che viene definita da alcune testate giornalistiche «internazionale nera», un tentativo di condizionamento dei processi politici ed elettorali europei mediante un sostegno Pag. 3molto esplicito alle formazioni politiche cosiddette sovraniste in tutta Europa. In uno scambio di messaggi di posta elettronica, del 2019, tra Jeffrey Epstein e Steve Bannon, tra i maggiori protagonisti dell'estrema destra americana e mondiale, membro del consiglio di amministrazione di Cambridge analytica, animatore del movimento Make America Great Again e collaboratore a più riprese del Presidente Donald Trump, Bannon dichiara: «sono concentrato a raccogliere fondi per Le Pen e Salvini così possono candidarsi con liste complete».
L'8 marzo del 2018, quattro giorni dopo le elezioni politiche in Italia, mentre si affannano le trattative per la formazione del Governo, Bannon scrive a Epstein: «Sto andando a Milano proprio ora per una riunione con Salvini. Sembra che stasera Grillo e domani Roma e Berlusconi e 5 stelle». Il 10 marzo aggiunge: «Sono advisor per il Front [National]; Salvini/la Lega; AfD; Orban; Farage». Attività di consulenza rivolta alle formazioni politiche anti-europeiste, alcune di estrema destra, in particolare in vista delle elezioni europee del 2019. Scrive in merito Bannon: «Possiamo andare da 92 seggi a 200 – fermare qualunque legislazione sulle criptovalute o qualunque altra cosa vogliamo». Il 7 settembre 2018, Bannon e Salvini si incontrano a Roma. Il giorno dopo, Epstein scrive a Bannon: «Speriamo che tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini». Bannon replica: «Al contrario».
Dai documenti sino a ora divulgati, infatti, emergono con chiarezza i tentativi della rete di potere costruita intorno a Epstein di influenzare diversi governi mondiali e si può comprendere come questa rete potesse contare su contatti di alto livello tramite cui ottenere informazioni riservate e cercare di influenzare la politica interna ed estera dei governi. Nel Regno Unito, ad esempio, l'ex ministro Peter Mandelson è stato posto sotto indagine con l'accusa di aver fornito a Epstein accesso ai messaggi di posta elettronica del governo inglese e a informazioni riservate.
È dunque necessario accertare in che modo la politica italiana possa essere stata condizionata dall'estero, a partire dal comprendere il motivo per cui Steve Bannon sostenesse, nei suoi scambi con Epstein, di poter gestire anche la politica italiana dagli Stati Uniti, arrivando addirittura ad anticipare nel dicembre 2018 la crisi del Governo italiano in carica, avvenuta mesi dopo nel 2019.
Una Commissione parlamentare d'inchiesta è necessaria per rispondere a questi interrogativi e per fare luce sull'eventuale esistenza di elementi che riguardino il nostro Paese in quella che gli esperti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno definito come un'«impresa criminale globale che, per il carattere sistematico e la portata transnazionale delle atrocità contro le donne, potrebbe raggiungere la soglia legale dei crimini contro l'umanità». Al «potere dell'oscurità» menzionato da Bannon nei messaggi di posta elettronica divulgati serve contrapporre il «potere della trasparenza», ricostruendo eventuali tentativi di influenzare la politica interna ed estera del nostro Paese da parte di Epstein e dei suoi sodali.
PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE
Art. 1.
(Istituzione, durata e funzioni)
1. È istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, per la durata della XIX legislatura, una Commissione parlamentare di inchiesta su eventuali elementi riguardanti cittadini italiani o fatti d'interesse nazionale nella documentazione relativa al caso Epstein, di seguito denominata «Commissione».
2. La Commissione ha il compito di:
a) accertare se in Italia siano stati commessi reati connessi allo sfruttamento della prostituzione, alla violenza sessuale e all'abuso di minori nell'ambito delle attività criminose collegate a Jeffrey Epstein;
b) accertare l'eventuale esistenza di attività di finanziamento, supporto o consulenza politica da parte di soggetti esteri appartenenti alla rete di potere costruita intorno a Epstein in favore di partiti o movimenti politici italiani, al fine di condizionare o di influenzare gli orientamenti delle istituzioni nazionali o di quelle dell'Unione Europea.
3. La Commissione, alla conclusione dei propri lavori, presenta alla Camera una relazione sull'attività svolta e sui risultati dell'inchiesta. Sono ammesse relazioni di minoranza.
Art. 2.
(Composizione della Commissione)
1. La Commissione è composta da venti deputati, nominati dal Presidente della Camera dei deputati in proporzione al numero dei componenti i gruppi parlamentari, assicurando comunque la presenza di un rappresentante per ciascun gruppo. Con gli stessi criteri e con la stessa procedura di cui al primo periodo si provvede alle sostituzioniPag. 5 che si rendano necessarie in caso di dimissioni dalla Commissione o di cessazione del mandato parlamentare.
2. Il Presidente della Camera dei deputati convoca la Commissione, entro dieci giorni dalla nomina dei suoi componenti, per la costituzione dell'ufficio di presidenza.
3. La Commissione, nella prima seduta, elegge il presidente, il vicepresidente e due segretari. Si applicano le disposizioni dell'articolo 20, commi 2, 3 e 4, del Regolamento della Camera dei deputati.
Art. 3.
(Poteri e limiti della Commissione)
1. La Commissione procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.
2. La Commissione non può adottare provvedimenti attinenti alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione nonché alla libertà personale, fatto salvo l'accompagnamento coattivo di cui all'articolo 133 del codice di procedura penale.
3. La Commissione, per le finalità dell'inchiesta di cui all'articolo 1, ha facoltà di acquisire copie di atti e di documenti relativi a procedimenti e inchieste in corso presso l'autorità giudiziaria o altri organismi inquirenti, nonché copie di atti e di documenti relativi a indagini e inchieste parlamentari anche se coperti da segreto.
4. La Commissione garantisce il mantenimento del regime di segretezza fino a quando gli atti e i documenti trasmessi in copia ai sensi del comma 3 siano coperti dal segreto.
5. Per il segreto di Stato nonché per i segreti d'ufficio, professionale e bancario si applicano le norme vigenti. È sempre opponibile il segreto tra difensore e parte processuale nell'ambito del mandato.
6. Fermo restando quanto previsto dal comma 4, la Commissione stabilisce quali atti e documenti non devono essere divulgati, anche in relazione a esigenze attinenti ad altre istruttorie o inchieste in corso. Devono in ogni caso essere coperti dal Pag. 6segreto gli atti e i documenti attinenti a procedimenti giudiziari nella fase delle indagini preliminari.
Art. 4.
(Obbligo del segreto)
1. I componenti della Commissione, il personale addetto alla stessa e ogni altra persona che collabora con la Commissione o compie o concorre a compiere atti di inchiesta oppure ne viene a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio sono obbligati al segreto per tutto quanto riguarda gli atti e i documenti di cui all'articolo 3, commi 4 e 6.
2. La diffusione, in tutto o in parte, anche per riassunto o informazione, di atti o documenti del procedimento di inchiesta coperti da segreto o dei quali è stata vietata la divulgazione è punita ai sensi delle leggi vigenti.
Art. 5.
(Organizzazione dei lavori)
1. L'attività e il funzionamento della Commissione sono disciplinati da un regolamento interno approvato dalla Commissione stessa prima dell'inizio dei suoi lavori. Ciascun componente può proporre la modifica delle norme regolamentari.
2. Le sedute della Commissione sono pubbliche. La Commissione può deliberare di riunirsi in seduta segreta.
3. La Commissione può avvalersi dell'opera di agenti e di ufficiali di polizia giudiziaria e di tutte le collaborazioni che ritiene necessarie. Con il regolamento interno di cui al comma 1 è stabilito il numero massimo di collaborazioni di cui può avvalersi la Commissione.
4. Per lo svolgimento dei suoi compiti, la Commissione fruisce di personale, locali e strumenti operativi messi a disposizione dal Presidente della Camera dei deputati.
5. Le spese per il funzionamento della Commissione, stabilite nel limite massimo di 30.000 euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, sono poste a carico del bilancio interno della Camera dei deputati.
6. La Commissione cura l'informatizzazione dei documenti acquisiti e prodotti nel corso della propria attività.