Doc. IV-ter, N. 20-A
RELAZIONE
DELLA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI
(Relatore: IAIA, per la maggioranza)
RICHIESTA DI DELIBERAZIONE IN MATERIA DI INSINDACABILITÀ, AI SENSI DELL'ARTICOLO 68, PRIMO COMMA, DELLA COSTITUZIONE, NELL'AMBITO DI UN PROCEDIMENTO CIVILE
nei confronti del deputato
MULÈ
(procedimento n. 6424/2024 RG - atto di citazione del deputato Leonardo Donno)
PERVENUTA DAL TRIBUNALE DI LECCE - PRIMA SEZIONE CIVILE
il 18 giugno 2025
Presentata alla Presidenza il 20 ottobre 2025
Onorevoli Colleghi! – La Giunta per le autorizzazioni riferisce all'Assemblea in merito a una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, che la prima sezione civile del Tribunale di Lecce ha inviato alla Camera il 18 giugno 2025. Tale richiesta si inserisce nell'ambito di un procedimento civile per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'onorevole Leonardo Donno – deputato in carica appartenente al gruppo Movimento 5 Stelle e coordinatore regionale per la Puglia – nei confronti dell'onorevole Giorgio Mulè, deputato del gruppo Forza Italia e Vicepresidente della Camera dei deputati.
Tale richiesta è stata esaminata nelle sedute del 16, 23 e 30 luglio 2025. Nella seduta del 6 agosto 2025, il relatore, on. Iaia, ha proposto alla Giunta di deliberare nel senso della insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Mulè. Nella seduta del 15 ottobre 2025, la Giunta ha approvato tale proposta di insindacabilità e, in tal senso, oggi riferisce all'Assemblea.
1. I fatti alla base della richiesta di deliberazione proveniente dal Tribunale di Lecce.
Prima di esporre i motivi posti alla base della proposta di insindacabilità della Giunta, pare opportuno riepilogare sinteticamente quali sono i fatti all'origine del procedimento civile in corso e quindi della richiesta di deliberazione proveniente dall'Autorità giudiziaria.
A tal fine, si rammenta che l'onorevole Donno si ritiene leso nella propria reputazione da alcune dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Mulè nel corso della trasmissione televisiva «L'aria che tira», condotta dal giornalista David Parenzo, andata in onda su LA7 il 13 giugno 2024. Durante la suddetta trasmissione si commentavano i fatti occorsi nell'Aula della Camera il giorno precedente, in occasione della votazione degli emendamenti al disegno di legge relativo alla cosiddetta «autonomia differenziata».
In particolare, si faceva riferimento a un episodio verificatosi durante i lavori parlamentari, quando l'onorevole Donno aveva cercato di appoggiare la bandiera italiana sulle spalle del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, senatore Roberto Calderoli, azione che aveva innescato un tentativo di aggressione da parte di alcuni deputati della maggioranza nei confronti dello stesso Donno, dando luogo a una colluttazione tra deputati di maggioranza e opposizione.
Si ricorda che, in relazione a tale episodio, l'Ufficio di Presidenza della Camera, in applicazione dell'articolo 60 del Regolamento, ha irrogato sanzioni disciplinari, tra cui l'interdizione temporanea dalla partecipazione ai lavori parlamentari, anche a carico dell'onorevole Donno.
Nel corso del proprio intervento televisivo, l'onorevole Mulè – invitato dal conduttore Parenzo a commentare la vicenda sopra descritta – innanzitutto condannava con fermezza ogni forma di violenza e riconosceva la legittimità delle strategie di ostruzionismo parlamentare adottate dalle opposizioni nell'ambito della discussione su provvedimenti di particolare rilievo. Per analogia, richiamava inoltre un precedente episodio che aveva visto nuovamente protagonista l'onorevole Donno. In tale circostanza, avvenuta alla Camera il 30 maggio 2023, lo stesso Donno aveva preso parte a una protesta organizzata dal gruppo MoVimento 5 Stelle, che aveva interrotto i lavori della Giunta delle elezioni, impegnata nella procedura di verifica dei poteri ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione. In quella sede la Giunta era stata chiamata ad approvare i criteri per la valutazione della validità e nullità dei voti espressi in occasione delle elezioni politiche del 2022.
Per tali fatti, l'Ufficio di Presidenza, in base all'articolo 60, comma 4, del Regolamento, aveva comminato all'on. Donno la sanzione della censura con interdizione dai lavori parlamentari per un periodo di 15 giorni.
Dal resoconto sommario della seduta dell'Ufficio di Presidenza del 6 giugno 2023, e segnatamente dalla relazione del Questore, onorevole Paolo Trancassini, risulta quanto segue:
«numerosi deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si riunivano davanti all'aula della Giunta [delle elezioni Pag. 3n.d.r.] con l'intenzione di assistere alla seduta. Su disposizione del presidente della Giunta delle elezioni, Fornaro, gli assistenti parlamentari comunicavano tuttavia che l'ingresso nell'aula era consentito ai soli componenti della Giunta. I deputati riunitisi davano quindi corso una accesa protesta. In particolare, onorevoli Amato, Donno, Santillo e Scutellà, approfittando dell'ingresso nell'aula dei membri della Giunta, cercavano di forzare il blocco degli assistenti parlamentari. Gli onorevoli Amato e Donno riuscivano nel loro intento e si introducevano nell'aula della Giunta, dove si trovavano altresì gli onorevoli Barzotti e Iaria, entrati precedentemente all'arrivo degli assistenti parlamentari. Come risulta dal resoconto sommario della seduta, il presidente della Giunta, Fornaro, dopo aver aperto i lavori alle 18,45, invitava i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria, non componenti della Giunta delle elezioni, a lasciare l'aula. Dopo un secondo richiamo, non avendo i suddetti deputati ottemperato all'invito, il presidente sospendeva la seduta alle ore 18,50 e ricorrendo le condizioni di cui agli articoli 59 e 60 del Regolamento della Camera – preannunciava che avrebbe fatto appello all'intervento dei deputati Questori. La seduta riprendeva quindi alle 19,10. Come risulta dal resoconto sommario, il presidente, perdurando la presenza in aula dei predetti deputati, che impedivano di fatto lo svolgimento dei lavori parlamentari, toglieva la seduta alle ore 19,15 e convocava l'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi presso altra sede. La Giunta delle elezioni veniva quindi riconvocata, con il medesimo ordine del giorno, alle ore 20 presso l'aula ex Agricoltura. Dalla relazione risulta inoltre che intorno alle 19,40 un nutrito gruppo di deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si presentava presso la suddetta aula perseverando nell'intenzione di assistere alla seduta. Gli assistenti tuttavia consentivano l'ingresso ai soli membri della Giunta; entravano dunque il presidente Fornaro e altri quattro commissari (Bicchielli, Malavasi, Porta e Stumpo). Alcuni deputati del MoVimento 5 Stelle, segnatamente Barzotti, Carotenuto, Donno, Pavanelli e Scutellà, per impedire l'accesso degli altri membri della Giunta, spostavano alcuni arredi per collocarli davanti all'ingresso dell'aula, continuando a sostare davanti agli assistenti parlamentari. Alle 20,50 circa si univano alla protesta anche alcuni senatori del MoVimento 5 Stelle. In apertura dei lavori, alle ore 20,55, come risulta dal resoconto sommario, il presidente ricordava di aver convocato una nuova seduta della Giunta in altra aula per consentire lo svolgimento del punto previsto all'ordine del giorno, come deciso nell'ambito dell'Ufficio di Presidenza, d'intesa con i deputati Questori, atteso che i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria non avevano ottemperato all'invito più volte espresso di lasciare l'aula della Giunta, occupando la medesima e i banchi della presidenza. Prendeva atto, tuttavia, che anche nella diversa aula in cui era stata convocata la seduta della Giunta non era possibile svolgere la seduta, essendo materialmente impedito l'ingresso alla quasi totalità dei membri della Giunta da parte dei parlamentari appartenenti al gruppo MoVimento 5 Stelle. Constatato quindi l'impedimento dell'attività della Giunta, e ricordato che le funzioni della stessa attengono alla verifica dei poteri attribuita alle Camere dalla Carta costituzionale, rinviava la seduta ad altra data. La seduta terminava alle ore 21. Anche la protesta cessava con la conclusione della seduta».
Ebbene, nel corso della predetta trasmissione televisiva del 13 giugno 2024, riferendosi proprio a questo episodio, l'on. Mulè affermava testualmente quanto segue:
Mulè: «provavo a dire che, nel condannare ogni tipo di violenza, bisogna anche rimettere le cose al loro posto. Allora in aula è più o meno normale che, soprattutto in presenza di provvedimenti contestati come quello dell'autonomia differenziata, l'opposizione fa il suo lavoro che molto spesso coincide nel provare a far saltare i nervi alla maggioranza. L'onorevole Donno sa perché, come dire, anche lui è stato responsabile in passato di episodi simili, cioè io ricordo che lui venne sospeso neanche un anno fa con altri 7 deputati del MoVimento 5 Stelle al massimo della sanzione prevista dalla Camera dei deputati per 15 giorni.
Pag. 4Donno: cos'avrei fatto Mulè? Ho picchiato qualcuno?
Mulè: Sì, hai picchiato un assistente... Però mi devi far parlare...
Donno: Sono stato da voi espulso per 15 giorni perché mi sono seduto sulla sedia di un presidente di commissione...
Mulè: Se non fai parlare non sei democratico ... prova a far parlare (...).
Donno: prego...
Mulè: non il presidente della Camera ma l'ufficio di Presidenza (che è composto dal 22 persone) disse, col solo voto contrario dei 5 Stelle, che quell'atto fu un atto sostanzialmente squadrista perché venne impedito ai deputati di svolgere il loro lavoro, perché quei deputati bloccarono l'ingresso di un'aula parlamentare, spostarono mobili, spostarono divani aggredirono anche un commesso, che in realtà si chiama assistente parlamentare, e vennero puniti. Bene vado avanti.
Giorni fa l'onorevole Donno in aula è quello che è stato richiamato di più da tutti e quattro i vicepresidenti perché, come dire, ogni tanto si rende protagonista di azioni che disturbano. Nel question time di due settimane fa, si ricorderà, che sedette nell'emiciclo davanti al ministro Crosetto tirandogli addosso un pezzo di carta. È vero o non è vero? (...).
È totalmente fuori dall'agone democratico arrivare alle mani. Ci sono arrivati anche i deputati del partito democratico la scorsa legislatura tirando, sotto la Presidenza Fico, fascicoli contro il Governo contro i ministri e arrivando alle mani, e vennero sospesi. Finisco e dico: l'aula non può diventare un ring; però, in questo, la maturità della maggioranza risiede nel non raccogliere quelle che sono all'evidenza delle provocazioni, ieri io ho sedato di fatto una rissa nascente quando un deputato ha detto “stai zitta” e si è inteso che fosse nei confronti della presidente Braga. Sono intervenuto io a sedare gli animi e riportare tutto, il deputato si è alzato, ha chiesto scusa dicendo che non si riferiva alla deputata Braga e si è andati avanti. Episodi di questo tipo appartengono alla dialettica democratica. L'onorevole Donno ha tutta la mia solidarietà ma non facciamo le pecorelle e gli agnellini».
Nell'atto di citazione, l'onorevole Donno afferma che le dichiarazioni rese dall'onorevole Mulè – tra cui quelle relative a una presunta aggressione fisica ai danni di un assistente parlamentare – sarebbero oggettivamente false e lesive della sua reputazione, in quanto idonee ad alterare negativamente la sua immagine di parlamentare, figura che dovrebbe essere improntata a correttezza e al rispetto delle istituzioni.
In particolare, l'attribuzione di comportamenti violenti in un contesto istituzionale avrebbe determinato, secondo l'attore, la diffusione di una rappresentazione distorta e denigratoria della propria persona, con ripercussioni di natura psicologica, familiare e sociale. L'onorevole Donno sostiene, altresì, che tali dichiarazioni abbiano inciso negativamente sul proprio percorso politico, determinando un pregiudizio alla sua immagine e alla percezione che di lui hanno l'elettorato e l'opinione pubblica, in quanto sarebbe stato dipinto come soggetto incline a comportamenti aggressivi.
L'onorevole Donno lamenta, inoltre, che le dichiarazioni asseritamente diffamatorie dell'onorevole Mulè siano state riprese e amplificate in un articolo pubblicato sul quotidiano «Libero», a firma del giornalista Claudio Brigliadori, nel quale si sarebbe ribadito che l'onorevole Donno stesso era stato sospeso per avere aggredito un assistente parlamentare. La notizia sarebbe stata successivamente diffusa anche attraverso i social media e ulteriori canali di informazione, aggravando l'offesa alla sua reputazione. Per tali motivi, l'azione risarcitoria è stata estesa anche nei confronti della testata editoriale «Libero», del suo direttore Mario Sechi e del giornalista Claudio Brigliadori, tutti convenuti in giudizio.
2. Sulla sussistenza del nesso funzionale.
Sotto il profilo più prettamente giuridico-costituzionale, è noto che la Giunta – ai fini dell'applicabilità della prerogativa dell'insindacabilitàPag. 5 prevista dal primo comma dell'articolo 68 della Costituzione – è chiamata a stabilire se le opinioni rese extra moenia dall'on. Mulè (nel caso di specie, quelle espresse durante la puntata de «L'aria che tira» del 13 giugno 2024) siano funzionalmente connesse con l'attività parlamentare.
È altrettanto noto che – in base al tradizionale orientamento interpretativo della Corte costituzionale – tale nesso funzionale sussiste sicuramente quando concorrano le due seguenti circostanze:
1. una «sostanziale corrispondenza di significato» tra le dichiarazioni esterne e il contenuto di atti o interventi svolti in sede parlamentare (ex plurimis, sentenze n. 241 del 2021, n. 133 e n. 59 del 2018). Sul punto, occorre evidenziare che la verifica della c.d. corrispondenza sostanziale di significato tra le opinioni espresse extra moenia e l'attività parlamentare non deve tradursi in un controllo meramente formale o testuale delle espressioni utilizzate. Infatti, la Corte costituzionale non ha mai limitato il proprio sindacato a un riscontro letterale, ma ha sempre privilegiato un'analisi basata sull'assimilabilità sostanziale dei concetti, «al di là delle formule letterali usate» (sentenze n. 59 del 2018; n. 265 del 2014 e n. 221 del 2014);
2. un «legame di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna» (ex multis, sentenze n. 55 del 2014 e n. 305 del 2013), tale da attribuire a quest'ultima una sostanziale finalità esplicativa dei contenuti della prima.
Orbene, già alla luce del tradizionale orientamento interpretativo della Consulta, risulta che, nel caso di specie, sussista un chiaro nesso funzionale tra le opinioni espresse dall'on. Mulè nella trasmissione del 13 giugno del 2024 – oggetto di querela da parte dell'on. Donno – e l'attività parlamentare svolta dal medesimo deputato.
Infatti, per ciò che attiene al primo aspetto, non può che constatarsi una sostanziale coincidenza di significato tra le espressioni impiegate dall'on. Mulè durante la puntata de L'aria che tira del 13 giugno 2024 e quelle adoperate, quale membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza, nel corso del procedimento disciplinare svolto l'anno precedente nei confronti – tra gli altri – dell'on. Donno. Nell'ambito di tale procedimento disciplinare – come risulta dai verbali del medesimo Ufficio di Presidenza del 6, 8 e 20 giugno 2023, pubblicati nel Bollettino degli Organi collegiali n. 8 del mese di giugno 2023 (reperibili sul sito internet della Camera) – l'on. Mulè è intervenuto ben 26 volte per stigmatizzare la protesta dei deputati del Movimento 5 Stelle e segnatamente il comportamento dell'on. Donno che, come emerso nel corso degli accertamenti eseguiti dall'Ufficio di Presidenza, si è concretizzato – tra l'altro – nel «forzare il blocco degli assistenti parlamentari» davanti all'aula della Giunta delle elezioni e, più in generale, in «un atto comunque violento e molto grave» (v. verbale dell'UP del 6 giugno 2023).
In particolare, nel corso dell'audizione dell'on. Donno svoltasi innanzi all'Ufficio di Presidenza l'8 giugno 2023, il Vicepresidente della Camera, nel criticare la posizione dell'on. Donno stesso – che asseriva di non avere avuto l'intenzione di impedire lo svolgimento dei lavori della Giunte delle elezioni – gli ricordava che «nel corso di una diretta Facebook del 30 maggio aveva invece rivendicato l'occupazione dell'aula della Giunta e altresì il blocco dell'ingresso dell'aula ex Agricoltura, con l'obiettivo dichiarato di non farne svolgere i lavori per impedire l'approvazione di un atto della maggioranza».
Inoltre, nella successiva seduta del 20 giugno, lo stesso on. Mulè giudicava espressamente «di estrema gravità il complesso dei fatti accaduti, in particolare la delegittimazione operata nei confronti del presidente della Giunta, i cui reiterati inviti a lasciare l'aula sono rimasti inascoltati, e la negazione degli avvenimenti ascoltata durante le audizioni, smentita tra l'altro dai video in cui i deputati interessati rivendicavano le azioni di impedimento poste in essere». Affermava, inoltre che «se fosse stata espressa consapevolezza rispetto alla gravità di quanto compiuto, la proposta sanzionatoria avrebbe potuto essere anche diversa; non essendosi ciò verificato reputa[va] le sanzioni proposte Pag. 6fin troppo clementi, considerato anche che alla gran parte dei deputati coinvolti si propone[va] di indirizzare solo un invito a non reiterare i comportamenti tenuti».
D'altra parte, come ricordato in precedenza, al termine del procedimento disciplinare, all'on. Donno è stata comminata la sanzione della censura con interdizione di partecipare ai lavori per quindici giorni. Infatti, l'Ufficio di Presidenza (e quindi l'on. Mulè) ha approvato la relazione del Collegio dei Questori (sia pure col voto contrario del Questore Scerra, appartenente al gruppo del Movimento 5 Stelle), secondo cui «i deputati coinvolti hanno tenuto comportamenti che, esulando da ogni forma legittima di ostruzionismo o di contestazione, sono stati finalizzati ad ostacolare l'ordinario funzionamento dell'organo parlamentare e a precludere ad altri deputati la possibilità di esercitare le proprie funzioni. Osserva come tali comportamenti siano stati negati nel corso delle audizioni. Si è trattato di un fenomeno, nel suo complesso, di eccezionale gravità sul piano istituzionale e quindi valutabile ai sensi dell'articolo 60, comma 4 del Regolamento, pur tenendo conto dell'esigenza di differenziare la tipologia e l'entità della sanzione in base alla diversa condotta tenuta da ciascun deputato coinvolto negli episodi».
Inoltre, con specifico riferimento all'espressione impiegata dall'on. Mulè: «hai picchiato un assistente», occorre sottolineare quanto segue. Innanzitutto, va ribadito che la Corte costituzionale – nel porre alla base del nesso funzionale la coincidenza di significato tra dichiarazioni intra ed extra moenia – ha costantemente orientato il proprio sindacato non a una mera verifica letterale, ma a un'analisi fondata sulla sostanziale assimilabilità dei concetti, prescindendo dalle formule linguistiche adottate (cfr. sentenze n. 59 del 2018; n. 265 del 2014; n. 221 del 2014). A ciò si aggiunga che gran parte della comunicazione politica si svolge ormai prevalentemente sui mass media, utilizzando le modalità proprie di tali strumenti, caratterizzate da un registro espressivo che può essere anche enfatico. Lungi dall'essere insulti personali, tali modalità comunicative mirano piuttosto ad attirare l'attenzione di un pubblico meno avvezzo alle forme tradizionali del dibattito parlamentare.
A conferma di ciò, occorre richiamare le due recenti sentenze della Corte costituzionale (n. 104 e n. 194 del 2024), nelle quali è stato chiaramente affermato che il principio di insindacabilità parlamentare si applica – purché ovviamente sussista il necessario nesso funzionale – anche quando le opinioni espresse sui media adottano uno stile più diretto e semplificato rispetto a quello tipico degli atti parlamentari. La Corte ha infatti riconosciuto che tali espressioni «riflettono l'uso di modalità espressive e comunicative fisiologicamente diverse, in considerazione dell'ineliminabile diversità degli strumenti in concreto utilizzati».
Da ultimo – e con ciò concludendo sul punto – appare necessario porre in rilievo un profilo che, pur potendo sembrare scontato agli addetti ai lavori, merita comunque di essere esplicitato: le attività svolte dall'onorevole Mulè, in qualità di membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza, nell'ambito del procedimento disciplinare attivato nei confronti – tra gli altri – dell'onorevole Donno ai sensi dell'articolo 60 del Regolamento, costituiscono a pieno titolo espressione della funzione parlamentare.
In particolare, si tratta dell'esercizio della funzione disciplinare, specificamente disciplinata dai Regolamenti parlamentari e dalla consolidata prassi interna, la quale prevede un articolato sistema sanzionatorio finalizzato a salvaguardare l'autonomia e l'indipendenza del parlamentare da eventuali condizionamenti esterni. Tale sistema è volto a garantire l'ordinato svolgimento dei lavori parlamentari, tutelando al contempo il decoro e la dignità delle istituzioni rappresentative.
Al riguardo, giova ricordare che la condizione necessaria per un regolare, sereno e libero svolgimento dell'attività parlamentare è rappresentata dal mantenimento di un livello adeguato di correttezza tanto nei contenuti degli interventi quanto nei comportamenti tenuti in Aula e, più in generale, in tutte le sedi parlamentari. I Regolamenti delle due Camere definiscono puntualmente le regole di correttezza del dibattitoPag. 7 e disciplinano, attraverso richiami e sanzioni graduati, le conseguenze di eventuali comportamenti individuali inappropriati o di «azioni di disturbo» che possono essere espressione di strategie politiche complessive di Gruppo.
Nel dettaglio, i Regolamenti prevedono un sistema sanzionatorio progressivo, modulato in base alla gravità del comportamento rilevato e alla recidiva. Qualora un deputato pronunci parole sconvenienti, turbi con il proprio contegno la libertà delle discussioni o l'ordine della seduta, oppure rivolga ingiurie ad altri deputati o a membri del Governo, il Presidente può procedere innanzitutto con un ammonimento formale, noto come «richiamo all'ordine» (art. 59, comma 1, del Regolamento). In caso di reiterazione della condotta, il Presidente procede a un secondo richiamo, potendo quindi disporre l'esclusione del parlamentare dall'Aula per la restante durata della seduta (art. 60, comma 1). Qualora il deputato non ottemperi all'ordine di allontanamento, la seduta viene sospesa e i Questori sono incaricati dal Presidente di dare esecuzione al provvedimento (art. 60, comma 2).
A tale misura – disposta insindacabilmente dalla Presidenza – possono seguire sanzioni ulteriori, di maggiore gravità, le quali sono adottate all'esito di un procedimento più garantista. Ciò è accaduto anche nel caso in esame, concernente l'onorevole Donno. Il Regolamento prevede, infatti, che in presenza di comportamenti particolarmente gravi – quali l'appello alla violenza, l'istigazione al disordine, l'uso di espressioni ingiuriose nei confronti delle istituzioni o del Capo dello Stato, o atti di minaccia o violenza nei confronti di altri deputati o membri del Governo – il Presidente della Camera possa proporre all'Ufficio di Presidenza la sanzione della censura con interdizione dai lavori parlamentari da due a quindici giorni di seduta (articolo 60, comma 3).
La prassi vuole che l'Ufficio di Presidenza esamini tali casi in una seduta dedicata, introdotta da una relazione illustrativa del Collegio dei Questori volta a ricostruire i fatti, anche mediante l'ausilio di registrazioni audiovisive. Segue di norma l'audizione dei deputati interessati, quindi la discussione e, infine, la formulazione da parte del Presidente di una proposta di sanzione, sottoposta al voto dell'Ufficio di Presidenza.
Nel corso degli anni si è sviluppata una copiosa raccolta di precedenti in materia disciplinare, che orientano le decisioni della Presidenza nella corretta graduazione delle sanzioni. Le deliberazioni adottate sono comunicate all'Assemblea e non possono essere oggetto di discussione (articolo 60, comma 3).
In presenza di fatti di eccezionale gravità, le sanzioni possono riguardare anche condotte poste in essere all'interno del palazzo parlamentare ma al di fuori delle Aule (articolo 60, comma 4).
Alla luce di quanto sopra illustrato, appare quantomeno singolare la conclusione cui perviene il Giudice richiedente, laddove esclude che l'attività svolta dall'Ufficio di Presidenza in sede disciplinare – e quindi anche dall'onorevole Mulè, quale membro di diritto dello stesso Ufficio – costituisca esercizio della funzione parlamentare, con conseguente negazione dell'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Al contrario, tale attività rientra pienamente nell'ambito della funzione parlamentare, sia sotto il profilo soggettivo – in quanto l'Ufficio di Presidenza è ovviamente un Organo interno della Camera –, sia sotto il profilo oggettivo, in quanto essa è finalizzata al contrasto di comportamenti non conformi al decoro e all'ordine dei lavori parlamentari. Tali comportamenti, come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 379 del 1996, sono interamente riconducibili alle norme del diritto parlamentare, senza lasciare residui interpretativi, e la relativa sanzione è funzionale alla tutela del corretto funzionamento dell'Istituzione.
Parimenti non condivisibile appare la posizione assunta dall'Autorità giudiziaria richiedente, laddove esclude l'applicabilità, nel caso di specie, della prerogativa sancita dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione, adducendo che le dichiarazioni extra moenia rese dall'on. Mulè non sarebberoPag. 8 contestuali rispetto all'attività parlamentare svolta (ma precedenti di circa un anno), come se la contestualità temporale della esternazione fosse un requisito per la insindacabilità della stessa.
Sul punto, il Tribunale di Lecce sembra trascurare la giurisprudenza costituzionale che aderisce alla cosiddetta «teoria della divulgazione», secondo la quale l'insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare al di fuori delle sedi istituzionali sussiste di norma, invece, proprio quando esse presentino una finalità esplicativa, e dunque divulgativa, rispetto ai contenuti già espressi in precedenza nell'ambito delle attività parlamentari svolte intra moenia. È dunque proprio il caso dell'on. Mulè che, nel ricordare i fatti accaduti nel 2023 presso la Giunta delle elezioni, ha anche chiarito l'attività in precedenza svolta dall'Ufficio di Presidenza nell'ambito delle proprie prerogative di giudice disciplinare.
Appare quindi paradossale che l'Autorità giudiziaria, a sostegno delle proprie ragioni, richiami l'orientamento giurisprudenziale della Consulta sulla contestualità che invece, proprio per superare talune rigidità conseguenti alla stretta applicazione del citato criterio temporale, ha ampliato in bonam partem la predetta teoria della divulgazione, ritenendo coperte dall'insindacabilità anche quelle dichiarazioni extra moenia che siano di poco antecedenti rispetto allo svolgimento dell'attività parlamentare tipica. Tali dichiarazioni, infatti, proprio in ragione della loro prossimità temporale e funzionale, sono state considerate dalla Corte come contestuali, e quindi meritevoli della protezione costituzionale prevista dall'articolo 68 della Costituzione. Tuttavia, nel caso dell'on. Mulè, non è necessario ricorrere alla teoria della contestualità temporale, in quanto l'attività parlamentare da lui svolta è chiaramente antecedente rispetto alle propalazioni oggetto del giudizio in corso.
In ogni caso – anche nella fattispecie oggi all'esame della Giunta – occorre sottolineare che la Corte costituzionale ha significativamente «aggiornato» il proprio indirizzo ermeneutico in materia di insindacabilità con le sentenze n. 104 e 194 del 2024 (rese nei casi riguardanti l'on. Fidanza e il sen. Giarrusso). In particolare, in tali decisioni la Consulta ha affermato che la «coincidenza di significato tra l'attività parlamentare tipica e l'opinione resa extra moenia» – nonché la «sostanziale contestualità temporale» tra la prima e la seconda – sono «pur sempre e soltanto degli indici rivelatori, per quanto particolarmente consistenti e qualificati, e non già elementi costitutivi di una fattispecie puntualmente delineata dalla Costituzione o dalla legge, sicché l'art. 68, primo comma, Cost. può, in casi particolari, trovare applicazione anche a dichiarazioni rese extra moenia, non necessariamente connesse ad atti parlamentari, ma per le quali si ritenga nondimeno sussistente un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare». Con specifico riferimento al nesso temporale, poi, la stessa Corte ha specificamente sottolineato che «una rigida applicazione dell'indice del legame temporale in termini di mera divulgazione di un atto, necessariamente esistente e antecedente, trasformerebbe il requisito del nesso funzionale in una sorta di nesso cronologico che non è idoneo, nella sua rigidità, a qualificare l'esercizio delle funzioni».
Ebbene – alla luce delle nuove coordinate interpretative appena ricordate, in virtù delle quali si potrebbe persino prescindere dal verificare la sostanziale coincidenza dei contenuti tra dichiarazioni rese intra ed extra moenia – sembra a fortiori indubbio che, nel caso di specie, sussista un «evidente» e «qualificato» nesso con le funzioni parlamentari. Infatti le dichiarazioni rese dall'on. Mulè nel corso della trasmissione L'Aria che tira del 13 giugno 2024 si riferivano palesemente alla sua attività svolta in qualità di componente dell'Organo disciplinare parlamentare. Pertanto, esse non costituivano semplicemente espressione della libertà di manifestazione del pensiero assicurata a tutti i cittadini dall'art. 21 della Costituzione ma – come richiede la Corte costituzionale ai fini dell'applicabilità della guarentigia dell'insindacabilità – «il riflesso del peculiare contributo che ciascun parlamentare apporta alla vita democratica mediante le proprie opinioni e i propri voti, Pag. 9che è coperto dalle guarentigie di cui all'art. 68 della Costituzione» (v., ex multis, sentenze n. 39 del 2012 e n. 152 del 2007).
3. Proposta della Giunta all'Assemblea.
Per tutte queste ragioni la Giunta propone all'Assemblea di deliberare che le opinioni rese dall'on. Mulè nel corso della trasmissione L'aria che tira del 13 giugno 2024 costituiscano espressione della funzione parlamentare ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Dario IAIA,
relatore per la maggioranza.
ALLEGATO
Estratto dei resoconti sommari della Giunta
per le autorizzazioni del 16, 23 e 30 luglio, 6 agosto, 15 ottobre 2025.
Mercoledì 16 luglio 2025
DELIBERAZIONI IN MATERIA D'INSINDACABILITÀ
Richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità nel procedimento civile nei confronti del deputato Giorgio Mulè, pendente presso il tribunale di Lecce (procedimento n. 6424/2024 RG) (Doc. IV-ter, n. 20).
(Esame e rinvio).
Devis DORI, presidente, comunica che l'ordine del giorno reca l'avvio dell'esame di una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità proveniente dalla prima sezione civile del Tribunale di Lecce (R.G. n. 6424/2024). Tale richiesta trae origine da un giudizio per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'onorevole Leonardo Donno nei confronti dell'onorevole Giorgio Mulè, Vice-presidente della Camera.
Informa inoltre la Giunta di aver affidato l'incarico di relatore all'onorevole Iaia, cui cede la parola per l'introduzione del caso.
Dario IAIA, relatore, riferisce che in data 18 giugno 2025 è pervenuta alla Camera una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, trasmessa con ordinanza del 28 aprile 2025 dalla prima sezione civile del Tribunale di Lecce. Tale richiesta trae origine da un giudizio civile per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'onorevole Leonardo Donno – deputato in carica appartenente al gruppo MoVimento 5 Stelle e coordinatore regionale per la Puglia – nei confronti dell'onorevole Giorgio Mulè, deputato del gruppo Forza Italia e attualmente Vicepresidente della Camera dei deputati.
Dall'atto di citazione, trasmesso unitamente all'ordinanza di sospensione del procedimento civile, si evince che l'onorevole Donno si ritiene leso nella propria reputazione da alcune dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Mulè nel corso della trasmissione televisiva «L'aria che tira», condotta dal giornalista David Parenzo, andata in onda su LA7 il 13 giugno 2024. Durante la suddetta trasmissione si commentavano i fatti occorsi nell'Aula della Camera il giorno precedente, in occasione della votazione degli emendamenti al disegno di legge relativo alla cosiddetta «autonomia differenziata».
In particolare, si faceva riferimento a un episodio verificatosi durante i lavori parlamentari, nel quale l'onorevole Donno aveva cercato di appoggiare la bandiera italiana sulle spalle del Ministro per gli affari regionali e le autonomie, senatore Roberto Calderoli, azione che aveva innescato un tentativo di aggressione da parte di alcuni deputati della maggioranza nei confronti dello stesso Donno, dando luogo a una colluttazione tra deputati di maggioranza e opposizione.
Si ricorda che, in relazione a tale episodio, l'Ufficio di Presidenza della Camera, in applicazione dell'articolo 60 del Regolamento, ha irrogato sanzioni disciplinari, tra cui l'interdizione temporanea dalla partecipazione ai lavori parlamentari, anche a carico dell'onorevole Donno.
Nel corso del proprio intervento televisivo, l'onorevole Mulè – nel condannare con fermezza ogni forma di violenza e riconoscendo la legittimità delle strategie di ostruzionismo parlamentare adottate dalle opposizioni nell'ambito della discussione su provvedimenti di particolare rilievo – ha richiamato un precedente episodio che ha visto nuovamente protagonista l'onorevole Donno. In tale circostanza, avvenuta alla Camera il 30 maggio 2023, lo stesso Donno Pag. 11ha preso parte a una protesta organizzata dal gruppo MoVimento 5 Stelle, che aveva interrotto i lavori della Giunta delle elezioni, impegnata nella procedura di verifica dei poteri ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione. In quella sede la Giunta era chiamata ad approvare i criteri per la valutazione della validità e nullità dei voti espressi in occasione delle elezioni politiche del 2022.
Per tali fatti, l'Ufficio di Presidenza, in base all'articolo 60, comma 4, del Regolamento, deliberava la sospensione, tra gli altri, dell'onorevole Donno dai lavori parlamentari per un periodo di 15 giorni.
Dal resoconto sommario della seduta dell'Ufficio di Presidenza del 6 giugno 2023 – pubblicato nel Bollettino degli Organi collegiali n. 8 del mese di giugno 2023 – e segnatamente dalla relazione del Questore, onorevole Paolo Trancassini, risulta quanto segue:
«numerosi deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si riunivano davanti all'aula della Giunta [delle elezioni n.d.r.] con l'intenzione di assistere alla seduta. Su disposizione del presidente della Giunta delle elezioni, Fornaro, gli assistenti parlamentari comunicavano tuttavia che l'ingresso nell'aula era consentito ai soli componenti della Giunta. I deputati riunitisi davano quindi corso una accesa protesta. In particolare, onorevoli Amato, Donno, Santillo e Scutellà, approfittando dell'ingresso nell'aula dei membri della Giunta, cercavano di forzare il blocco degli assistenti parlamentari. Gli onorevoli Amato e Donno riuscivano nel loro intento e si introducevano nell'aula della Giunta, dove si trovavano altresì gli onorevoli Barzotti e Iaria, entrati precedentemente all'arrivo degli assistenti parlamentari. Come risulta dal resoconto sommario della seduta, il presidente della Giunta, Fornaro, dopo aver aperto i lavori alle 18,45, invitava i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria, non componenti della Giunta delle elezioni, a lasciare l'aula. Dopo un secondo richiamo, non avendo i suddetti deputati ottemperato all'invito, il presidente sospendeva la seduta alle ore 18,50 e ricorrendo le condizioni di cui agli articoli 59 e 60 del Regolamento della Camera – preannunciava che avrebbe fatto appello all'intervento dei deputati Questori. La seduta riprendeva quindi alle 19,10. Come risulta dal resoconto sommario, il presidente, perdurando la presenza in aula dei predetti deputati, che impedivano di fatto lo svolgimento dei lavori parlamentari, toglieva la seduta alle ore 19,15 e convocava l'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi presso altra sede. La Giunta delle elezioni veniva quindi riconvocata, con il medesimo ordine del giorno, alle ore 20 presso l'aula ex Agricoltura. Dalla relazione risulta inoltre che intorno alle 19,40 un nutrito gruppo di deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si presentava presso la suddetta aula perseverando nell'intenzione di assistere alla seduta. Gli assistenti tuttavia consentivano l'ingresso ai soli membri della Giunta; entravano dunque il presidente Fornaro e altri quattro commissari (Bicchielli, Malavasi, Porta e Stumpo). Alcuni deputati del MoVimento 5 Stelle, segnatamente Barzotti, Carotenuto, Donno, Pavanelli e Scutellà, per impedire l'accesso degli altri membri della Giunta, spostavano alcuni arredi per collocarli davanti all'ingresso dell'aula, continuando a sostare davanti agli assistenti parlamentari. Alle 20,50 circa si univano alla protesta anche alcuni senatori del MoVimento 5 Stelle. In apertura dei lavori, alle ore 20,55, come risulta dal resoconto sommario, il presidente ricordava di aver convocato una nuova seduta della Giunta in altra aula per consentire lo svolgimento del punto previsto all'ordine del giorno, come deciso nell'ambito dell'Ufficio di Presidenza, d'intesa con i deputati Questori, atteso che i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria non avevano ottemperato all'invito più volte espresso di lasciare l'aula della Giunta, occupando la medesima e i banchi della presidenza. Prendeva atto, tuttavia, che anche nella diversa aula in cui era stata convocata la seduta della Giunta non era possibile svolgere la seduta, essendo materialmente impedito l'ingresso alla quasi totalità dei membri della Giunta da parte dei parlamentari appartenenti al gruppo MoVimento 5 Stelle. Constatato quindi l'impedimento dell'attività della Giunta, e ricordato che le funzioni della Pag. 12stessa attengono alla verifica dei poteri attribuita alle Camere dalla Carta costituzionale, rinviava la seduta ad altra data. La seduta terminava alle ore 21. Anche la protesta cessava con la conclusione della seduta».
Ebbene, nel corso della predetta trasmissione televisiva del 13 giugno 2024, riferendosi a questo episodio, l'onorevole Mulè affermava testualmente quanto segue:
«Mulè: provavo a dire che, nel condannare ogni tipo di violenza, bisogna anche rimettere le cose al loro posto. Allora in aula è più o meno normale che, soprattutto in presenza di provvedimenti contestati come quello dell'autonomia differenziata, l'opposizione fa il suo lavoro che molto spesso coincide nel provare a far saltare i nervi alla maggioranza. L'onorevole Donno sa perché, come dire, anche lui è stato responsabile in passato di episodi simili, cioè io ricordo che lui venne sospeso neanche un anno fa con altri 7 deputati del MoVimento 5 Stelle al massimo della sanzione prevista dalla Camera dei deputati per 15 giorni.
Donno: cos'avrei fatto Mulè? Ho picchiato qualcuno?
Mulè: Sì, hai picchiato un assistente... Però mi devi far parlare...
Donno: Sono stato da voi espulso per 15 giorni perché mi sono seduto sulla sedia di un presidente di commissione...
Mulè: Se non fai parlare non sei democratico ... prova a far parlare (...).
Donno: prego...
Mulè: non il presidente della Camera ma l'ufficio di Presidenza (che è composto dal 22 persone) disse, col solo voto contrario dei 5 Stelle, che quell'atto fu un atto sostanzialmente squadrista perché venne impedito ai deputati di svolgere il loro lavoro, perché quei deputati bloccarono l'ingresso di un'aula parlamentare, spostarono mobili, spostarono divani aggredirono anche un commesso, che in realtà si chiama assistente parlamentare, e vennero puniti. Bene vado avanti.
Giorni fa l'onorevole Donno in aula è quello che è stato richiamato di più da tutti e quattro i vicepresidenti perché, come dire, ogni tanto si rende protagonista di azioni che disturbano. Nel question time di due settimane fa, si ricorderà, che sedette nell'emiciclo davanti al ministro Crosetto tirandogli addosso un pezzo di carta. È vero o non è vero? [Parole sovrapposte che non si comprendono].
È totalmente fuori dall'agone democratico arrivare alle mani. Ci sono arrivati anche i deputati del partito democratico la scorsa legislatura tirando, sotto la Presidenza Fico, fascicoli contro il Governo contro i ministri e arrivando alle mani, e vennero sospesi. Finisco e dico: l'aula non può diventare un ring; però, in questo, la maturità della maggioranza risiede nel non raccogliere quelle che sono all'evidenza delle provocazioni, ieri io ho sedato di fatto una rissa nascente quando un deputato ha detto “stai zitta” e si è inteso che fosse nei confronti della presidente Braga. Sono intervenuto io a sedare gli animi e riportare tutto, il deputato si è alzato, ha chiesto scusa dicendo che non si riferiva alla deputata Braga e si è andati avanti. Episodi di questo tipo appartengono alla dialettica democratica. L'onorevole Donno ha tutta la mia solidarietà ma non facciamo le pecorelle e gli agnellini».
Nell'atto di citazione, l'onorevole Donno afferma che le dichiarazioni rese dall'onorevole Mulè — tra cui quelle relative a una presunta aggressione fisica ai danni di un assistente parlamentare — sarebbero oggettivamente false e lesive della sua reputazione, in quanto idonee ad alterare negativamente la sua immagine di parlamentare, figura che dovrebbe essere improntata a correttezza e al rispetto delle istituzioni.
In particolare, l'attribuzione di comportamenti violenti in un contesto istituzionale avrebbe determinato, secondo l'attore, la diffusione di una rappresentazione distorta e denigratoria della propria persona, con ripercussioni di natura psicologica, familiare e sociale. L'onorevole Donno sostiene altresì che tali dichiarazioni abbiano inciso negativamente sul proprio percorso politico, determinando un pregiudizio alla sua Pag. 13immagine pubblica e alla percezione che di lui hanno l'elettorato e l'opinione pubblica, in quanto sarebbe stato dipinto come soggetto incline a comportamenti aggressivi.
L'onorevole Donno lamenta, inoltre, che le dichiarazioni asseritamente diffamatorie dell'onorevole Mulè siano state riprese e amplificate in un articolo pubblicato sul quotidiano «Libero», a firma del giornalista Claudio Brigliadori, nel quale si sarebbe ribadito che l'onorevole Donno stesso era stato sospeso per avere aggredito un assistente parlamentare. La notizia sarebbe stata successivamente diffusa anche attraverso i social media e ulteriori canali di informazione, aggravando l'offesa alla sua reputazione. Per tali motivi, l'azione risarcitoria è stata estesa anche nei confronti della testata editoriale «Libero», del suo direttore Mario Sechi e del giornalista Claudio Brigliadori, tutti convenuti in giudizio.
***
Fermo restando che la valutazione circa la natura diffamatoria o meno delle dichiarazioni rese dall'onorevole Mulè non rientra tra le attribuzioni della Camera, ciò che rileva in via più specifica, con riferimento alla competenza della Giunta, è l'eventuale ricorrenza della prerogativa dell'insindacabilità parlamentare prevista dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
A tal proposito, la difesa dell'onorevole Mulè osserva preliminarmente come la ratio della disposizione costituzionale citata sia quella di assicurare la piena libertà di espressione del parlamentare nell'esercizio delle sue funzioni, in ragione della salvaguardia dell'autonomia e dell'indipendenza dell'organo parlamentare da ingerenze esterne. L'immunità, pertanto, non costituisce una garanzia personale, bensì uno strumento di tutela funzionale dell'attività politica del parlamentare, che deve potersi svolgere senza timore di sanzioni o conseguenze giuridiche idonee a limitarne la libertà di manifestazione del pensiero.
Con riguardo al caso di specie, l'onorevole Mulè sottolinea l'esistenza di un nesso funzionale tra le affermazioni contestate e l'esercizio delle sue funzioni parlamentari in qualità di componente dell'Ufficio di Presidenza della Camera, organo competente a comminare sanzioni disciplinari ai deputati per condotte violente tenute nelle sedi parlamentari, ai sensi dell'articolo 60 del Regolamento. A sostegno di tale tesi, richiama i propri interventi svolti nel corso del procedimento disciplinare svoltosi tra il 6 e il 20 giugno 2023, con particolare riferimento alle censure mosse ai comportamenti dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle, e segnatamente dell'onorevole Donno, in relazione ai fatti occorsi durante la seduta della Giunta delle elezioni del 30 maggio 2023.
Di contro, l'onorevole Donno, nel costituirsi in giudizio, contesta la sussistenza dei presupposti per l'applicazione della prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione, sostenendo che le dichiarazioni rese dall'onorevole Mulè non sarebbero riconducibili all'esercizio delle funzioni parlamentari, neppure in considerazione della carica di componente dell'Ufficio di Presidenza rivestita dallo stesso. In particolare, l'attore deduce che le affermazioni in questione: a) non presenterebbero alcuna connessione con lo svolgimento di attività parlamentari tipica; b) avrebbero natura ingiuriosa, risolvendosi in un attacco personale; c) configurerebbero, nei contenuti, l'attribuzione di un fatto penalmente rilevante; d) costituirebbero, infine, una consapevole rappresentazione di circostanze oggettivamente non veritiere e lesive dell'altrui onorabilità.
Si rileva, infine, che il Tribunale adito non ha accolto l'eccezione di insindacabilità sollevata dall'onorevole Mulè, osservando, per un verso, che «le dichiarazioni rese in occasione della citata trasmissione televisiva (...) non paiono divulgative e rappresentative all'esterno di concetti diretta espressione dell'espletamento di una funzione parlamentare e, per altro verso, che non sussiste in ogni caso una sostanziale contestualità temporale tra quanto verbalmente riferito durante la trasmissione e quanto compiuto nell'ambito delle riunioni dell'Ufficio di Presidenza per i fatti del 30.05.2023».
Nel sottolineare di essere a disposizione dei colleghi per eventuali richieste di approfondimento ritenute utili, si riserva di sottoporre una proposta alla Giunta, una volta ascoltato l'onorevole Mulè ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento e all'esito del dibattito che seguirà in seno alla Giunta stessa.
Daniela TORTO (M5S) reputa necessario svolgere un approfondimento per giungere ad una corretta definizione della questione.
Devis DORI, presidente, non essendovi ulteriori interventi, si riserva di convocare la Giunta in una prossima seduta per prendere visione dell'estratto del video della trasmissione televisiva «L'aria che tira» in cui sono state pronunciate le frasi asseritamente diffamatorie da parte dell'onorevole Mulè.
Mercoledì 23 luglio 2025
DELIBERAZIONI IN MATERIA D'INSINDACABILITÀ
Richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità nel procedimento civile nei confronti del deputato Giorgio Mulè, pendente presso il tribunale di Lecce (procedimento n. 6424/2024 RG) (Doc. IV-ter, n. 20).
(Seguito dell'esame e rinvio).
Devis DORI, presidente, comunica che l'ordine del giorno reca il seguito dell'esame di una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità proveniente dalla prima sezione civile del Tribunale di Lecce (R.G. n. 6424/2024). Tale richiesta trae origine da un giudizio per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'onorevole Leonardo Donno nei confronti dell'onorevole Giorgio Mulè, Vice-presidente della Camera.
Ricorda di aver affidato sulla questione l'incarico di relatore all'on. Iaia e che nella seduta odierna – come convenuto la volta scorsa – la Giunta prenderà visione della parte della puntata della trasmissione «L'aria che tira» del 13 giugno 2024, durante la quale sono state pronunciate le frasi asseritamente diffamatorie da parte dell'on. Mulè.
Chiede, pertanto, agli Uffici di riprodurre il video.
(La Giunta prende visione del filmato)
Laura CAVANDOLI (Lega) interviene per chiedere se vi sia la possibilità di leggere la trascrizione del filmato appena visualizzato.
Devis DORI, presidente, nel chiarire che è possibile trovare la trascrizione dell'intervento dell'on. Mulè nel resoconto della seduta del 16 luglio scorso, precisa che la puntata della trasmissione in cui sono state rilasciate le dichiarazioni asseritamente diffamatorie aveva come titolo: «Benvenuto G7: rissa con botte alla Camera».
Daniela TORTO (M5S) ritiene opportuno specificare che il predetto servizio televisivo non aveva ad oggetto le azioni di protesta poste in essere in occasione della seduta della Giunta delle elezioni del 30 maggio 2023 cui fa riferimento l'onorevole Mulè nel suo intervento, ma riguardava i fatti occorsi nell'Aula della Camera il 12 giugno 2024, in occasione della votazione degli emendamenti al disegno di legge relativo alla cosiddetta «autonomia differenziata».
Dario IAIA, relatore, reputa necessario precisare come non si sia trattato di risse ma di episodi di contestazione verificatisi in Aula e che, come si evince dal video, le dichiarazioni con cui l'onorevole Mulè stigmatizza le azioni poste in essere dal deputato Donno in occasione della seduta della Giunta delle elezioni del 30 maggio 2023 si inseriscono nel contesto di un confronto dialettico sereno nei toni.
Daniela TORTO (M5S) sottolinea di non aver riscontrato toni sereni nel corso del dibattito televisivo in questione e osserva che, in ogni caso, le parole pronunciate Pag. 15dall'on. Mulè nei confronti del deputato Donno sono state molto forti.
Devis DORI, presidente, non essendovi altri interventi, comunica che provvederà, ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento della Camera, a invitare l'onorevole Mulè a fornire i chiarimenti che ritenga opportuni, personalmente in audizione innanzi alla Giunta o tramite l'invio di note difensive. Si riserva pertanto di convocare la Giunta in una prossima seduta per svolgere la suddetta audizione, ove richiesta.
Mercoledì 30 luglio 2025
DELIBERAZIONI IN MATERIA D'INSINDACABILITÀ
Richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità nel procedimento civile nei confronti del deputato Giorgio Mulè, pendente presso il tribunale di Lecce (procedimento n. 6424/2024 RG) (Doc. IV-ter, n. 20).
(Seguito dell'esame e rinvio).
Devis DORI, presidente, comunica che l'ordine del giorno reca il seguito dell'esame di una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità proveniente dalla prima sezione civile del Tribunale di Lecce (R.G. n. 6424/2024). Tale richiesta trae origine da un giudizio per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'on. Leonardo Donno nei confronti dell'on. Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera.
Al riguardo, ricorda che nella seduta del 16 luglio scorso, il relatore, on. Iaia, ha illustrato la vicenda alla Giunta e che nella seduta del 23 luglio scorso è stato esaminato il video della trasmissione «L'aria che tira» del 13 giugno 2024, durante la quale sono state pronunciate le frasi asseritamente diffamatorie da parte dell'on. Mulè.
Fa inoltre presente che, nella giornata di ieri, l'on. Mulè ha inviato alla Giunta note scritte ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento. Prega pertanto il relatore di illustrare alla Giunta il contenuto delle predette note.
Dario IAIA, relatore, fa presente che nel documento indirizzato alla Giunta per le autorizzazioni, l'on. Giorgio Mulè espone in modo articolato le ragioni per cui, a suo giudizio, le dichiarazioni da lui rese nel corso della trasmissione televisiva «L'aria che tira» del 13 giugno 2024 dovrebbero considerarsi coperte dall'immunità prevista dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Egli premette che, al momento dei fatti, ricopriva la carica di deputato della Repubblica, membro del gruppo Forza Italia, nonché di Vicepresidente della Camera (e, dunque, dell'ufficio di presidenza). In tale veste, aveva preso parte alle riunioni di tale Organo del 6, 8 e 20 giugno 2023 convocate per esaminare gli episodi verificatisi nella Giunta delle elezioni il 30 maggio 2023, che avevano coinvolto l'on. Donno. In quell'occasione, l'ufficio di presidenza – ai sensi dell'articolo 60, comma 4, del Regolamento – aveva irrogato a quest'ultimo la sanzione della censura con quindici giorni di interdizione dai lavori parlamentari, ritenendo che i comportamenti tenuti fossero stati mirati a ostacolare il regolare funzionamento dell'organo parlamentare e a impedire ad altri deputati l'esercizio delle proprie funzioni, configurando un episodio di eccezionale gravità istituzionale.
L'on. Mulè, dunque, evidenzia come – già prima della trasmissione televisiva – fosse stato chiamato, in virtù del proprio ruolo istituzionale (Vicepresidente della Camera e, quindi, membro di diritto dell'ufficio di presidenza), a valutare e a pronunciarsi sulla condotta dell'on. Donno nell'ambito del predetto procedimento disciplinare svoltosi secondo le disposizioni previste dal Regolamento della Camera. A suo giudizio, pertanto, le opinioni espresse nel corso del dibattito televisivo del 13 giugno 2024 – con le quali ha inteso stigmatizzare il comportamento dell'on. Donno (che, come emerso nel corso degli accertamenti relativi agli episodi del 30 maggio 2023, si era concretizzato, tra l'altro, nel «forzare il blocco degli assistenti parlamentari» davanti all'aula della Giunta delle elezioni e, più in generale, in «un atto comunque violento e molto grave» – v. Pag. 16verbale dell'UP del 6 giugno 2023) – sono direttamente riconducibili all'attività parlamentare svolta nell'ambito del predetto procedimento sanzionatorio in seno all'ufficio di presidenza.
In proposito, l'on. Mulè richiama la giurisprudenza costituzionale – e in particolare la sentenza n. 265 del 2014 della Consulta – la quale individua nel «nesso funzionale» il criterio che consente di estendere la tutela dell'insindacabilità anche a dichiarazioni rese al di fuori dell'ambito strettamente parlamentare, purché connesse all'esercizio delle funzioni.
Secondo lo stesso on. Mulè, tale nesso funzionale è presente in modo evidente nella vicenda in oggetto, poiché le sue affermazioni televisive si inserivano in un confronto politico sviluppatosi a seguito di nuovi episodi occorsi il 12 giugno 2024, i quali, per caratteristiche e protagonisti, riecheggiavano quelli già valutati nel 2023. L'intervento televisivo sarebbe stato, pertanto, non solo politicamente rilevante, ma anche coerente con le prerogative parlamentari già esercitate nel precedente procedimento disciplinare.
Egli precisa, inoltre, che il contesto della trasmissione garantiva il contraddittorio tra le parti: sia lui sia l'on. Donno erano presenti in collegamento, intervistati dallo stesso conduttore, e le rispettive posizioni erano state oggetto di replica e discussione. Nessuna dichiarazione, dunque, era rimasta priva di riscontro.
In conclusione, Mulè chiede alla Giunta per le autorizzazioni di riconoscere la sussistenza del nesso funzionale tra le dichiarazioni televisive oggetto del procedimento e l'attività parlamentare da lui svolta, con conseguente applicazione della garanzia costituzionale dell'insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Daniela TORTO (M5S) nel manifestare rammarico per l'assenza del Vicepresidente on. Mulè, il quale ha ritenuto di far pervenire una memoria scritta in luogo della propria partecipazione diretta ai lavori, solleva la questione circa l'opportunità della presenza dell'on. Pittalis alle sedute della Giunta in cui sarà esaminato il caso in questione. Ciò in considerazione del fatto che l'on. Pittalis figura tra i testimoni indicati a sostegno della posizione dell'on. Mulè, parte convenuta nel procedimento civile oggetto dell'esame della Giunta.
Chiede pertanto al Presidente se non ritenga inopportuna, sotto il profilo della correttezza procedurale e dell'imparzialità dei lavori, la partecipazione dell'onorevole Pittalis.
Pietro PITTALIS (FI-PPE) nel replicare all'intervento dell'on. Torto, rileva come, in occasione di fatti di ben maggiore gravità verificatisi nell'ambito della Giunta delle elezioni, l'on. Orrico, appartenente al Gruppo Movimento 5 Stelle e direttamente interessata da un procedimento volto alla contestazione della propria elezione ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione, abbia preso parte attivamente a tutte le deliberazioni, giungendo perfino a esprimere il proprio voto finale nella Camera di consiglio della Giunta che ha annullato l'elezione medesima. Alla luce di tale precedente, ritiene del tutto infondata e lesiva l'osservazione formulata dall'on. Torto, che qualifica come vergognosa, invitandola ad astenersi da esternazioni prive di pertinenza rispetto alla questione oggetto di discussione. Precisa inoltre, al riguardo, di non sapere di essere stato citato quale testimone nel giudizio civile pendente né di aver assunto alcun ruolo nel procedimento che coinvolge il Vicepresidente on. Mulè. Evidenzia quindi che anche gli esponenti del Movimento 5 stelle presenti in Giunta potrebbero essere in ipotesi chiamati come testimoni nel giudizio dal quale proviene la richiesta di insindacabilità in questione. Infine, nel richiamare l'attenzione dell'on. Torto sulla necessità di misurare con maggiore responsabilità i termini utilizzati nel dibattito, ribadisce che proprio il caso testé menzionato dell'on. Orrico costituisce un esempio di conflitto d'interessi ascrivibile al Movimento 5 Stelle, e censura le dichiarazioni dell'on. Torto in quanto strumentali e finalizzate esclusivamente a distogliere l'attenzione dal merito della questione in discussione.
Daniela TORTO (M5S) chiedendo al Presidente di ripristinare toni opportuni, chiariscePag. 17 che il suo intervento era diretto a domandare al Presidente se fosse opportuna la presenza dell'on. Pittalis alle sedute della Giunta riguardanti il caso in esame, senza alcun intento offensivo. Non le sembra, peraltro, che l'on. Pittalis sia un membro effettivo della Giunta per le autorizzazioni.
Enrica ALIFANO (M5S) ritenendo opportuno esprimersi come di consueto con toni pacati, chiarisce come, a suo avviso, a venire in rilievo sia una questione di natura tecnica. Fa presente che l'on. Torto è intervenuta chiedendo se fosse opportuna la presenza del deputato Pittalis nel corso dei lavori della Giunta sulla vicenda in oggetto, in quanto lo stesso è stato chiamato a testimoniare nel procedimento civile da cui ha tratto origine il caso in esame. Specifica che l'on. Torto non ha ipotizzato che ci sia stata violazione di norme giuridiche, ma ha soltanto posto una questione di opportunità in merito alla partecipazione dell'on. Pittalis che, in qualità di componente della Giunta, sarebbe chiamato a giudicare la sindacabilità delle dichiarazioni rese dal Vicepresidente Mulè. A suo avviso, tale situazione potrebbe determinare un vulnus rispetto alla regolarità dei lavori della Giunta.
Conclude auspicando che durante i lavori dell'organo tutti i deputati esprimano le proprie considerazioni senza alzare i toni.
Dario IAIA, relatore, osserva che, sin dall'inizio della legislatura, i lavori della Giunta si sono svolti in modo ordinato e lineare e sono stati contraddistinti da un confronto leale e corretto tra i deputati. In tale contesto, riconosce all'on. Pittalis – che ha frequentemente assolto il ruolo di relatore su questioni di rilievo – di aver sempre esercitato le proprie funzioni con puntualità, rigore e senso istituzionale. Esclude che sussistano profili di criticità, tanto sotto il profilo giuridico quanto sotto quello dell'opportunità politica, in relazione alla partecipazione dell'on. Pittalis ai lavori della Giunta. A suo avviso, l'inclusione dello stesso in una lista testimoniale non incide in alcun modo sull'imparzialità e sull'obiettività del deputato in quanto componente della Giunta. Sottolinea, altresì, che l'eventuale esclusione di un componente per il solo fatto di essere stato indicato come teste potrebbe costituire un pericoloso precedente, generando il rischio che tale designazione venga utilizzata strumentalmente al fine di precludere l'apporto di deputati ritenuti sgraditi all'interno del procedimento decisionale della Giunta. Ritiene, pertanto, che tale prassi non sia in alcun modo accettabile, salvo che non ricorrano concreti motivi ostativi di natura giuridica che giustifichino l'incompatibilità alla partecipazione. Conclude ribadendo che, nel caso di specie, non sussiste alcuna ragione giuridicamente rilevante che possa impedire la presenza dell'on. Pittalis ai lavori della Giunta, né alcun elemento che possa mettere in dubbio la sua obiettività e imparzialità.
Laura CAVANDOLI (Lega) essendo certa che in situazioni simili che si sono già verificate in precedenti occasioni non si sia mai arrivati ad impedire ad un componente della Giunta di partecipare alle sedute, non ritiene possibile dare seguito alla richiesta dell'on. Torto, dovendosi piuttosto tutelare l'importanza, l'indipendenza ed il prestigio della Giunta. A tal proposito, ricorda che simili incompatibilità non sono contemplate in alcuna disposizione normativa né sono riconosciute nella prassi.
Pietro PITTALIS (FI-PPE) chiede precisazioni all'onorevole Torto in ordine alla affermazione relativa al suo non essere membro effettivo della Giunta per le autorizzazioni.
Daniela TORTO (M5S) chiarisce che si è trattato di un suo errore.
Pietro PITTALIS (FI-PPE), nel porgere le proprie scuse per i toni utilizzati nel corso del dibattito, precisa che la sua reazione di indignazione è stata determinata anche dal fatto di non essere mai stato messo a conoscenza del proprio inserimento in una lista testimoniale. Al riguardo, sottolinea di non aver ricevuto alcuna convocazione a comparire dinanzi Pag. 18all'Autorità giudiziaria e, qualora ne fosse stato informato, avrebbe provveduto a segnalare tempestivamente tale circostanza. Assicura, in ogni caso, che il proprio operato continuerà ad essere improntato alla massima oggettività e al consueto scrupolo che hanno da sempre contraddistinto il suo contributo nell'ambito dei lavori della Giunta. Ritiene altresì opportuno chiarire di non essere a conoscenza né dell'eventuale partecipazione, in episodi di protesta presso la Giunta delle elezioni del 30 maggio 2023, di componenti della Giunta per le autorizzazioni, né dell'inserimento di questi ultimi in liste testimoniali nell'ambito del procedimento civile promosso dall'onorevole Donno. Parimenti, dichiara di non avere elementi in merito a possibili attività collaterali eventualmente svolte da componenti della medesima Giunta a sostegno delle ragioni dell'onorevole Donno. Si tratta, ad ogni modo, di aspetti che, a suo avviso, rientrano nella più ampia sfera della solidarietà politica tra deputati appartenenti al medesimo Gruppo parlamentare e che, pertanto, non hanno costituito oggetto di sua riflessione. In conclusione, ribadisce che, qualora fossero esistite cause ostative alla propria partecipazione ai lavori della Giunta, non avrebbe esitato a segnalarle con la consueta correttezza istituzionale.
Devis DORI, presidente, osserva che, sotto il profilo formale, l'on. Pittalis riveste a pieno titolo la qualifica di componente effettivo della Giunta per le autorizzazioni, con tutte le prerogative che ne derivano, tanto in ordine alla partecipazione alle sedute quanto all'esercizio del diritto di voto sulle questioni sottoposte all'esame dell'organo. Ricorda, altresì, che il Regolamento della Camera non contempla alcun obbligo di astensione dal voto né dalla partecipazione alle sedute della Giunta per le autorizzazioni. Manifesta condivisione rispetto alle considerazioni espresse dall'on. Iaia, in particolare laddove evidenzia il rischio che una delle parti in causa possa inserire tra i testimoni un componente della Giunta con l'intento di determinarne l'esclusione dal processo decisionale dell'organo. Sottolinea, inoltre, che l'on. Pittalis non risulta, allo stato, neppure informato di essere stato indicato come testimone, non avendo ricevuto alcuna notifica da parte dell'Autorità giudiziaria. Con riferimento, infine, al profilo dell'opportunità della partecipazione alle sedute e alle deliberazioni della Giunta, rileva che si tratta di valutazioni rimesse esclusivamente alla discrezionalità del singolo deputato interessato, non essendo tali aspetti disciplinati dal Regolamento.
Daniela TORTO (M5S) nel precisare di non aver fatto alcun riferimento a disposizioni normative o regolamentari, chiarisce che il proprio intervento era volto solamente a chiedere se fosse opportuna la partecipazione ai lavori della Giunta dell'on. Pittalis.
Devis DORI, presidente, ribadisce che le ragioni di opportunità non possono essere oggetto di valutazione da parte della presidenza della Giunta.
Non essendovi ulteriori interventi, si riserva di convocare la Giunta in una prossima seduta nella quale il relatore – se lo riterrà – potrà presentare una proposta di deliberazione.
Mercoledì 6 agosto 2025
DELIBERAZIONI IN MATERIA D'INSINDACABILITÀ
Richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità nel procedimento civile nei confronti del deputato Giorgio Mulè, pendente presso il tribunale di Lecce (procedimento n. 6424/2024 RG) (Doc. IV-ter, n. 20).
(Seguito dell'esame e rinvio).
Devis DORI, presidente, comunica che l'ordine del giorno reca il seguito dell'esame di una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità proveniente dalla prima sezione civile del Tribunale di Lecce (R.G. n. 6424/2024). Tale richiesta trae origine da un giudizio per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'on. Pag. 19Leonardo Donno nei confronti dell'on. Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera.
Al riguardo, ricorda che: nella seduta del 16 luglio scorso, il relatore, on. Iaia, ha illustrato la vicenda alla Giunta; nella seduta del 23 luglio scorso la Giunta ha esaminato il video della trasmissione «L'aria che tira» del 13 giugno 2024, durante la quale sono state pronunciate le frasi asseritamente diffamatorie da parte dell'on. Mulè; nella seduta del 30 luglio, il relatore ha esposto alla Giunta i contenuti delle note scritte inviate dall'on. Mulè ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento.
Nella seduta odierna il relatore – se lo ritiene – può presentare una proposta di deliberazione alla Giunta.
Dario IAIA, relatore, come concordato nella seduta del 30 luglio scorso, si accinge oggi a sottoporre all'attenzione della Giunta la proposta in merito alla richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità, che la prima sezione civile del Tribunale di Lecce ha inviato alla Camera il 18 giugno 2025. Tale richiesta si inserisce nell'ambito di un procedimento civile per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'onorevole Leonardo Donno – deputato in carica appartenente al gruppo Movimento 5 Stelle e coordinatore regionale per la Puglia – nei confronti dell'onorevole Giorgio Mulè, deputato del gruppo Forza Italia e attualmente Vicepresidente della Camera dei deputati.
1. I fatti alla base della richiesta di insindacabilità proveniente dal Tribunale di Lecce.
Prima di esporre la proposta ai colleghi, ritiene opportuno riepilogare sinteticamente quali sono i fatti all'origine del procedimento civile in corso e quindi della richiesta di deliberazione proveniente dall'Autorità giudiziaria.
A tal fine, rammenta che l'onorevole Donno si ritiene leso nella propria reputazione da alcune dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Mulè nel corso della trasmissione televisiva «L'aria che tira», condotta dal giornalista David Parenzo, andata in onda su LA7 il 13 giugno 2024. Durante la suddetta trasmissione si commentavano i fatti occorsi nell'Aula della Camera il giorno precedente, in occasione della votazione degli emendamenti al disegno di legge relativo alla cosiddetta «autonomia differenziata».
In particolare, si faceva riferimento a un episodio verificatosi durante i lavori parlamentari, quando l'onorevole Donno aveva cercato di appoggiare la bandiera italiana sulle spalle del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, senatore Roberto Calderoli, azione che aveva innescato un tentativo di aggressione da parte di alcuni deputati della maggioranza nei confronti dello stesso Donno, dando luogo a una colluttazione tra deputati di maggioranza e opposizione.
Si ricorda che, in relazione a tale episodio, l'Ufficio di Presidenza della Camera, in applicazione dell'articolo 60 del Regolamento, ha irrogato sanzioni disciplinari, tra cui l'interdizione temporanea dalla partecipazione ai lavori parlamentari, anche a carico dell'onorevole Donno.
Nel corso del proprio intervento televisivo, l'onorevole Mulè – invitato dal conduttore Parenzo a commentare la vicenda sopra descritta – innanzitutto condannava con fermezza ogni forma di violenza e riconosceva la legittimità delle strategie di ostruzionismo parlamentare adottate dalle opposizioni nell'ambito della discussione su provvedimenti di particolare rilievo. Per analogia, richiamava inoltre un precedente episodio che aveva visto nuovamente protagonista l'onorevole Donno. In tale circostanza, avvenuta alla Camera il 30 maggio 2023, lo stesso Donno aveva preso parte a una protesta organizzata dal gruppo MoVimento 5 Stelle, che aveva interrotto i lavori della Giunta delle elezioni, impegnata nella procedura di verifica dei poteri ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione. In quella sede la Giunta era stata chiamata ad approvare i criteri per la valutazione della validità e nullità dei voti espressi in occasione delle elezioni politiche del 2022.
Per tali fatti, l'Ufficio di Presidenza, in base all'articolo 60, comma 4, del Regolamento, aveva comminato all'on. Donno la sanzione della censura con interdizione dai Pag. 20lavori parlamentari per un periodo di 15 giorni.
Dal resoconto sommario della seduta dell'Ufficio di Presidenza del 6 giugno 2023, e segnatamente dalla relazione del Questore, onorevole Paolo Trancassini, risulta quanto segue:
«numerosi deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si riunivano davanti all'aula della Giunta [delle elezioni n.d.r.] con l'intenzione di assistere alla seduta. Su disposizione del presidente della Giunta delle elezioni, Fornaro, gli assistenti parlamentari comunicavano tuttavia che l'ingresso nell'aula era consentito ai soli componenti della Giunta. I deputati riunitisi davano quindi corso una accesa protesta. In particolare, onorevoli Amato, Donno, Santillo e Scutellà, approfittando dell'ingresso nell'aula dei membri della Giunta, cercavano di forzare il blocco degli assistenti parlamentari. Gli onorevoli Amato e Donno riuscivano nel loro intento e si introducevano nell'aula della Giunta, dove si trovavano altresì gli onorevoli Barzotti e Iaria, entrati precedentemente all'arrivo degli assistenti parlamentari. Come risulta dal resoconto sommario della seduta, il presidente della Giunta, Fornaro, dopo aver aperto i lavori alle 18,45, invitava i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria, non componenti della Giunta delle elezioni, a lasciare l'aula. Dopo un secondo richiamo, non avendo i suddetti deputati ottemperato all'invito, il presidente sospendeva la seduta alle ore 18,50 e ricorrendo le condizioni di cui agli articoli 59 e 60 del Regolamento della Camera – preannunciava che avrebbe fatto appello all'intervento dei deputati Questori. La seduta riprendeva quindi alle 19,10. Come risulta dal resoconto sommario, il presidente, perdurando la presenza in aula dei predetti deputati, che impedivano di fatto lo svolgimento dei lavori parlamentari, toglieva la seduta alle ore 19,15 e convocava l'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi presso altra sede. La Giunta delle elezioni veniva quindi riconvocata, con il medesimo ordine del giorno, alle ore 20 presso l'aula ex Agricoltura. Dalla relazione risulta inoltre che intorno alle 19,40 un nutrito gruppo di deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si presentava presso la suddetta aula perseverando nell'intenzione di assistere alla seduta. Gli assistenti tuttavia consentivano l'ingresso ai soli membri della Giunta; entravano dunque il presidente Fornaro e altri quattro commissari (Bicchielli, Malavasi, Porta e Stumpo). Alcuni deputati del MoVimento 5 Stelle, segnatamente Barzotti, Carotenuto, Donno, Pavanelli e Scutellà, per impedire l'accesso degli altri membri della Giunta, spostavano alcuni arredi per collocarli davanti all'ingresso dell'aula, continuando a sostare davanti agli assistenti parlamentari. Alle 20,50 circa si univano alla protesta anche alcuni senatori del MoVimento 5 Stelle. In apertura dei lavori, alle ore 20,55, come risulta dal resoconto sommario, il presidente ricordava di aver convocato una nuova seduta della Giunta in altra aula per consentire lo svolgimento del punto previsto all'ordine del giorno, come deciso nell'ambito dell'Ufficio di Presidenza, d'intesa con i deputati Questori, atteso che i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria non avevano ottemperato all'invito più volte espresso di lasciare l'aula della Giunta, occupando la medesima e i banchi della presidenza. Prendeva atto, tuttavia, che anche nella diversa aula in cui era stata convocata la seduta della Giunta non era possibile svolgere la seduta, essendo materialmente impedito l'ingresso alla quasi totalità dei membri della Giunta da parte dei parlamentari appartenenti al gruppo MoVimento 5 Stelle. Constatato quindi l'impedimento dell'attività della Giunta, e ricordato che le funzioni della stessa attengono alla verifica dei poteri attribuita alle Camere dalla Carta costituzionale, rinviava la seduta ad altra data. La seduta terminava alle ore 21. Anche la protesta cessava con la conclusione della seduta».
Ebbene, nel corso della predetta trasmissione televisiva del 13 giugno 2024, riferendosi proprio a questo episodio, l'on. Mulè affermava testualmente quanto segue:
Mulè: provavo a dire che, nel condannare ogni tipo di violenza, bisogna anche rimettere le cose al loro posto. Allora in aula è più o meno normale che, soprattutto in presenza di provvedimenti contestati come quello dell'autonomiaPag. 21 differenziata, l'opposizione fa il suo lavoro che molto spesso coincide nel provare a far saltare i nervi alla maggioranza. L'onorevole Donno sa perché, come dire, anche lui è stato responsabile in passato di episodi simili, cioè io ricordo che lui venne sospeso neanche un anno fa con altri 7 deputati del MoVimento 5 Stelle al massimo della sanzione prevista dalla Camera dei deputati per 15 giorni.
Donno: cos'avrei fatto Mulè? Ho picchiato qualcuno?
Mulè: Sì, hai picchiato un assistente... Però mi devi far parlare...
Donno: Sono stato da voi espulso per 15 giorni perché mi sono seduto sulla sedia di un presidente di commissione...
Mulè: Se non fai parlare non sei democratico ... prova a far parlare (...).
Donno: prego...
Mulè: non il presidente della Camera ma l'ufficio di Presidenza (che è composto dal 22 persone) disse, col solo voto contrario dei 5 Stelle, che quell'atto fu un atto sostanzialmente squadrista perché venne impedito ai deputati di svolgere il loro lavoro, perché quei deputati bloccarono l'ingresso di un'aula parlamentare, spostarono mobili, spostarono divani aggredirono anche un commesso, che in realtà si chiama assistente parlamentare, e vennero puniti. Bene vado avanti.
Giorni fa l'onorevole Donno in aula è quello che è stato richiamato di più da tutti e quattro i vicepresidenti perché, come dire, ogni tanto si rende protagonista di azioni che disturbano. Nel question time di due settimane fa, si ricorderà, che sedette nell'emiciclo davanti al ministro Crosetto tirandogli addosso un pezzo di carta. È vero o non è vero? [Parole sovrapposte che non si comprendono].
È totalmente fuori dall'agone democratico arrivare alle mani. Ci sono arrivati anche i deputati del partito democratico la scorsa legislatura tirando, sotto la Presidenza Fico, fascicoli contro il Governo contro i ministri e arrivando alle mani, e vennero sospesi. Finisco e dico: l'aula non può diventare un ring; però, in questo, la maturità della maggioranza risiede nel non raccogliere quelle che sono all'evidenza delle provocazioni, ieri io ho sedato di fatto una rissa nascente quando un deputato ha detto «stai zitta» e si è inteso che fosse nei confronti della presidente Braga. Sono intervenuto io a sedare gli animi e riportare tutto, il deputato si è alzato, ha chiesto scusa dicendo che non si riferiva alla deputata Braga e si è andati avanti. Episodi di questo tipo appartengono alla dialettica democratica. L'onorevole Donno ha tutta la mia solidarietà ma non facciamo le pecorelle e gli agnellini.
Nell'atto di citazione, l'onorevole Donno afferma che le dichiarazioni rese dall'onorevole Mulè — tra cui quelle relative a una presunta aggressione fisica ai danni di un assistente parlamentare — sarebbero oggettivamente false e lesive della sua reputazione, in quanto idonee ad alterare negativamente la sua immagine di parlamentare, figura che dovrebbe essere improntata a correttezza e al rispetto delle istituzioni.
In particolare, l'attribuzione di comportamenti violenti in un contesto istituzionale avrebbe determinato, secondo l'attore, la diffusione di una rappresentazione distorta e denigratoria della propria persona, con ripercussioni di natura psicologica, familiare e sociale. L'onorevole Donno sostiene altresì che tali dichiarazioni abbiano inciso negativamente sul proprio percorso politico, determinando un pregiudizio alla sua immagine pubblica e alla percezione che di lui hanno l'elettorato e l'opinione pubblica, in quanto sarebbe stato dipinto come soggetto incline a comportamenti aggressivi.
L'onorevole Donno lamenta, inoltre, che le dichiarazioni asseritamente diffamatorie dell'onorevole Mulè siano state riprese e amplificate in un articolo pubblicato sul quotidiano «Libero», a firma del giornalista Claudio Brigliadori, nel quale si sarebbe ribadito che l'onorevole Donno stesso era stato sospeso per avere aggredito un assistente parlamentare. La notizia sarebbe stata successivamente diffusa anche attraverso i social media e ulteriori canali di Pag. 22informazione, aggravando l'offesa alla sua reputazione. Per tali motivi, l'azione risarcitoria è stata estesa anche nei confronti della testata editoriale «Libero», del suo direttore Mario Sechi e del giornalista Claudio Brigliadori, tutti convenuti in giudizio.
2. Sulla sussistenza del nesso funzionale.
Sotto il profilo più prettamente giuridico-costituzionale, è noto che la Giunta – ai fini dell'applicabilità della prerogativa dell'insindacabilità prevista dal primo comma dell'articolo 68 della Costituzione – è chiamata a stabilire se le opinioni rese extra moenia dall'on. Mulè (nel caso di specie, quelle espresse durante la puntata de «L'aria che tira» del 13 giugno 2024) siano funzionalmente connesse con l'attività parlamentare.
È altrettanto noto che – in base al tradizionale orientamento interpretativo della Corte costituzionale – tale nesso funzionale sussiste sicuramente quando concorrano le due seguenti circostanze: a) una «sostanziale corrispondenza di significato» tra le dichiarazioni esterne e il contenuto di atti o interventi svolti in sede parlamentare (ex plurimis, sentenza n. 241 del 2021, n. 133 e n. 59 del 2018). Sul punto, occorre evidenziare che la verifica della c.d. corrispondenza sostanziale di significato tra le opinioni espresse extra moenia e l'attività parlamentare non deve tradursi in un controllo meramente formale o testuale delle espressioni utilizzate. Infatti, la Corte costituzionale non ha mai limitato il proprio sindacato a un riscontro letterale, ma ha sempre privilegiato un'analisi basata sull'assimilabilità sostanziale dei concetti, «al di là delle formule letterali usate» (sentenze n. 59 del 2018; n. 265 del 2014 e n. 221 del 2014); b) un «legame di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna» (ex multis, sentenze n. 55 del 2014 e n. 305 del 2013), tale da attribuire a quest'ultima una sostanziale finalità esplicativa dei contenuti della prima.
Orbene, già alla luce del tradizionale orientamento interpretativo della Consulta, sembra sussistere, nel caso di specie, un chiaro nesso funzionale tra le opinioni espresse dall'on. Mulè nella trasmissione del 13 giugno del 2024 – oggetto di querela da parte dell'on. Donno – e l'attività parlamentare svolta dal medesimo deputato.
Infatti, per ciò che attiene al primo aspetto, non può che constatarsi una sostanziale coincidenza di significato tra le espressioni impiegate dall'on. Mulè durante la puntata de L'aria che tira del 13 giugno 2024 e quelle adoperate, quale membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza, nel corso del procedimento disciplinare svolto l'anno precedente nei confronti – tra gli altri – dell'on. Donno. Nell'ambito di tale procedimento disciplinare – come risulta dai verbali del medesimo Ufficio di Presidenza del 6, 8 e 20 giugno 2023, pubblicati nel Bollettino degli Organi collegiali n. 8 del mese di giugno 2023 (reperibili sul sito internet della Camera) – l'on. Mulè è intervenuto ben 26 volte per stigmatizzare la protesta dei deputati del Movimento 5 Stelle e segnatamente il comportamento dell'on. Donno che, come emerso nel corso degli accertamenti eseguiti dall'Ufficio di Presidenza, si è concretizzato – tra l'altro – nel «forzare il blocco degli assistenti parlamentari» davanti all'aula della Giunta delle elezioni e, più in generale, in «un atto comunque violento e molto grave» – v. verbale dell'UP del 6 giugno 2023).
In particolare, nel corso dell'audizione dell'on. Donno svoltasi innanzi all'Ufficio di Presidenza l'8 giugno 2023, il Vicepresidente della Camera, nel criticare la posizione dell'on. Donno stesso – che asseriva di non avere avuto l'intenzione di impedire lo svolgimento dei lavori della Giunte delle elezioni – gli ricordava che «nel corso di una diretta Facebook del 30 maggio aveva invece rivendicato l'occupazione dell'aula della Giunta e altresì il blocco dell'ingresso dell'aula ex Agricoltura, con l'obiettivo dichiarato di non farne svolgere i lavori per impedire l'approvazione di un atto della maggioranza».
Inoltre, nella successiva seduta del 20 giugno, lo stesso on. Mulè giudicava espressamente «di estrema gravità il complesso dei fatti accaduti, in particolare la delegittimazione operata nei confronti del presidente della Giunta, i cui reiterati inviti a lasciare l'aula sono rimasti inascoltati, e la negazione degli avvenimenti ascoltata durante le Pag. 23audizioni, smentita tra l'altro dai video in cui i deputati interessati rivendicavano le azioni di impedimento poste in essere». Affermava, inoltre che «se fosse stata espressa consapevolezza rispetto alla gravità di quanto compiuto, la proposta sanzionatoria avrebbe potuto essere anche diversa; non essendosi ciò verificato reputa[va] le sanzioni proposte fin troppo clementi, considerato anche che alla gran parte dei deputati coinvolti si propone[va] di indirizzare solo un invito a non reiterare i comportamenti tenuti».
D'altra parte, come ricordato in precedenza, al termine del procedimento disciplinare, all'on. Donno è stata comminata la sanzione della censura con interdizione di partecipare ai lavori per quindici giorni. Infatti, l'Ufficio di Presidenza (e quindi l'on. Mulè) ha approvato la relazione del Collegio dei Questori (sia pure col voto contrario del Questore Scerra, appartenente al gruppo del Movimento 5 Stelle), secondo cui «i deputati coinvolti hanno tenuto comportamenti che, esulando da ogni forma legittima di ostruzionismo o di contestazione, sono stati finalizzati ad ostacolare l'ordinario funzionamento dell'organo parlamentare e a precludere ad altri deputati la possibilità di esercitare le proprie funzioni. Osserva come tali comportamenti siano stati negati nel corso delle audizioni. Si è trattato di un fenomeno, nel suo complesso, di eccezionale gravità sul piano istituzionale e quindi valutabile ai sensi dell'articolo 60, comma 4 del Regolamento, pur tenendo conto dell'esigenza di differenziare la tipologia e l'entità della sanzione in base alla diversa condotta tenuta da ciascun deputato coinvolto negli episodi».
Inoltre, con specifico riferimento all'espressione impiegata dall'on. Mulè: «hai picchiato un assistente», occorre a suo avviso sottolineare quanto segue. Innanzitutto, va ribadito che la Corte costituzionale – nel porre alla base del nesso funzionale la coincidenza di significato tra dichiarazioni intra ed extra moenia – ha costantemente orientato il proprio sindacato non a una mera verifica letterale, ma a un'analisi fondata sulla sostanziale assimilabilità dei concetti, prescindendo dalle formule linguistiche adottate (cfr. sentenze n. 59 del 2018; n. 265 del 2014; n. 221 del 2014). A ciò si aggiunga che gran parte della comunicazione politica si svolge ormai prevalentemente sui mass media, utilizzando le modalità proprie di tali strumenti, caratterizzate da un registro espressivo che può essere anche enfatico. Lungi dall'essere insulti personali, tali modalità comunicative mirano piuttosto ad attirare l'attenzione di un pubblico meno avvezzo alle forme tradizionali del dibattito parlamentare.
A conferma di ciò, occorre nuovamente richiamare le due recenti sentenze della Corte costituzionale (n. 104 e n. 194 del 2024), nelle quali è stato chiaramente affermato che il principio di insindacabilità parlamentare si applica – purché ovviamente sussista il necessario nesso funzionale – anche quando le opinioni espresse sui media adottano uno stile più diretto e semplificato rispetto a quello tipico degli atti parlamentari. La Corte ha infatti riconosciuto che tali espressioni «riflettono l'uso di modalità espressive e comunicative fisiologicamente diverse, in considerazione dell'ineliminabile diversità degli strumenti in concreto utilizzati».
Da ultimo – e con ciò concludendo sul punto – appare necessario porre in rilievo un profilo che, pur potendo sembrare scontato agli addetti ai lavori, merita comunque di essere esplicitato: le attività svolte dall'onorevole Mulè, in qualità di membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza, nell'ambito del procedimento disciplinare attivato nei confronti – tra gli altri – dell'onorevole Donno ai sensi dell'articolo 60 del Regolamento, costituiscono a pieno titolo espressione della funzione parlamentare.
In particolare, si tratta dell'esercizio della funzione disciplinare, specificamente disciplinata dai Regolamenti parlamentari e dalla consolidata prassi interna, la quale prevede un articolato sistema sanzionatorio finalizzato comunque a salvaguardare l'autonomia e l'indipendenza del parlamentare da eventuali condizionamenti esterni. Tale sistema è volto a garantire l'ordinato svolgimento dei lavori parlamentari, tutelando al contempo il decoro e la dignità delle istituzioni rappresentative.Pag. 24
Al riguardo, giova ricordare che la condizione necessaria per un regolare, sereno e libero svolgimento dell'attività parlamentare è rappresentata dal mantenimento di un livello minimo di correttezza tanto nei contenuti degli interventi quanto nei comportamenti tenuti in Aula e, più in generale, in tutte le sedi parlamentari. I Regolamenti delle due Camere definiscono puntualmente le regole di correttezza del dibattito e disciplinano, attraverso richiami e sanzioni graduati, le conseguenze di eventuali comportamenti individuali inappropriati o di «azioni di disturbo» che possono essere espressione di strategie politiche complessive di Gruppo.
Nel dettaglio, i Regolamenti prevedono un sistema sanzionatorio progressivo, modulato in base alla gravità del comportamento rilevato e alla recidiva. Qualora un deputato pronunci parole sconvenienti, turbi con il proprio contegno la libertà delle discussioni o l'ordine della seduta, oppure rivolga ingiurie ad altri deputati o a membri del Governo, il Presidente può procedere innanzitutto con un ammonimento formale, noto come «richiamo all'ordine» (art. 59, comma 1, del Regolamento). In caso di reiterazione della condotta, il Presidente procede a un secondo richiamo, potendo quindi disporre l'esclusione del parlamentare dall'Aula per la restante durata della seduta (art. 60, comma 1). Qualora il deputato non ottemperi all'ordine di allontanamento, la seduta viene sospesa e i Questori sono incaricati dal Presidente di dare esecuzione al provvedimento (art. 60, comma 2).
A tale misura – disposta insindacabilmente dalla Presidenza – possono seguire sanzioni ulteriori, di maggiore gravità, le quali sono adottate all'esito di un procedimento più garantista. Ciò è accaduto anche nel caso in esame, concernente l'onorevole Donno. Il Regolamento prevede, infatti, che in presenza di comportamenti particolarmente gravi – quali l'appello alla violenza, l'istigazione al disordine, l'uso di espressioni ingiuriose nei confronti delle istituzioni o del Capo dello Stato, o atti di minaccia o violenza nei confronti di altri deputati o membri del Governo – il Presidente della Camera possa proporre all'Ufficio di Presidenza la sanzione della censura con interdizione dai lavori parlamentari da due a quindici giorni di seduta (art. 60, comma 3).
La prassi vuole che l'Ufficio di Presidenza esamini tali casi in una seduta dedicata, introdotta da una relazione illustrativa del Collegio dei Questori volta a ricostruire i fatti, anche mediante l'ausilio di registrazioni audiovisive. Segue di norma l'audizione dei deputati interessati, quindi la discussione e, infine, la formulazione da parte del Presidente di una proposta di sanzione, sottoposta al voto dell'Ufficio di Presidenza.
Nel corso degli anni si è sviluppata una copiosa raccolta di precedenti in materia disciplinare, che orientano le decisioni della Presidenza nella corretta graduazione delle sanzioni. Le deliberazioni adottate sono comunicate all'Assemblea e non possono essere oggetto di discussione (art. 60, comma 3).
In presenza di fatti di eccezionale gravità, le sanzioni possono riguardare anche condotte poste in essere all'interno del palazzo parlamentare ma al di fuori delle Aule (art. 60, comma 4).
Alla luce di quanto sopra illustrato, appare quantomeno singolare la conclusione cui perviene il Giudice richiedente, laddove esclude che l'attività svolta dall'Ufficio di Presidenza in sede disciplinare – e quindi anche dall'onorevole Mulè, quale membro di diritto dello stesso Ufficio – costituisca esercizio della funzione parlamentare, con conseguente negazione dell'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Al contrario, tale attività rientra pienamente nell'ambito della funzione parlamentare, sia sotto il profilo soggettivo – in quanto l'Ufficio di Presidenza è ovviamente un Organo interno della Camera –, sia sotto il profilo oggettivo, in quanto essa è finalizzata al contrasto di comportamenti non conformi al decoro e all'ordine dei lavori parlamentari. Tali comportamenti, come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 379 del 1996, sono interamente riconducibili alle norme del diritto parlamentare, senza lasciare residui Pag. 25interpretativi, e la loro sanzione è funzionale alla tutela del corretto funzionamento dell'Istituzione.
Parimenti non condivisibile appare la posizione assunta dall'Autorità giudiziaria richiedente, laddove esclude l'applicabilità, nel caso di specie, della prerogativa sancita dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione, adducendo che le dichiarazioni extra moenia rese dall'on. Mulè non sarebbero contestuali rispetto all'attività parlamentare svolta (ma precedenti di circa un anno), come se la contestualità della esternazione fosse un requisito per la insindacabilità della stessa.
Sul punto, il Tribunale di Lecce sembra trascurare la giurisprudenza costituzionale che aderisce alla cosiddetta «teoria della divulgazione», secondo la quale l'insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare al di fuori delle sedi istituzionali sussiste di norma, invece, proprio quando esse presentino una finalità esplicativa, e dunque divulgativa, rispetto ai contenuti già espressi in precedenza nell'ambito delle attività parlamentari svolte intra moenia. È dunque proprio il caso dell'on. Mulè che, nel ricordare i fatti accaduti nel 2023 presso la Giunta delle elezioni, ha anche chiarito l'attività in precedenza svolta dall'Ufficio di Presidenza nell'ambito delle proprie prerogative di giudice disciplinare.
Appare quindi singolare che l'Autorità giudiziaria, a sostegno delle proprie ragioni, richiami l'orientamento giurisprudenziale della Consulta sulla «contestualità temporale» che invece, proprio per superare talune rigidità conseguenti alla stretta applicazione del citato criterio temporale, ha ampliato in bonam partem la predetta teoria della divulgazione, ritenendo coperte dall'insindacabilità anche quelle dichiarazioni extra moenia che siano di poco antecedenti rispetto allo svolgimento dell'attività parlamentare tipica. Tali dichiarazioni, infatti, proprio in ragione della loro prossimità temporale e funzionale, sono state considerate dalla Corte come contestuali, e quindi meritevoli della protezione costituzionale prevista dall'articolo 68 della Costituzione. Tuttavia, nel caso dell'on. Mulè, non è necessario ricorrere alla teoria della contestualità, in quanto l'attività parlamentare da lui svolta è chiaramente antecedente rispetto alle propalazioni oggetto del giudizio in corso.
In ogni caso – anche nella fattispecie oggi all'esame della Giunta – occorre sottolineare che la Corte costituzionale ha significativamente «aggiornato» il proprio indirizzo ermeneutico in materia di insindacabilità con le sentenze n. 104 e 194 del 2024 (rese nei casi riguardanti l'on. Fidanza e il sen. Giarrusso). In particolare, in tali decisioni la Consulta ha affermato che la «coincidenza di significato tra l'attività parlamentare tipica e l'opinione resa extra moenia» – nonché la «sostanziale contestualità temporale» tra la prima e la seconda – sono «pur sempre e soltanto degli indici rivelatori, per quanto particolarmente consistenti e qualificati, e non già elementi costitutivi di una fattispecie puntualmente delineata dalla Costituzione o dalla legge, sicché l'art. 68, primo comma, Cost. può, in casi particolari, trovare applicazione anche a dichiarazioni rese extra moenia, non necessariamente connesse ad atti parlamentari, ma per le quali si ritenga nondimeno sussistente un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare». Con specifico riferimento al nesso temporale, poi, la stessa Corte ha specificamente sottolineato che «una rigida applicazione dell'indice del legame temporale in termini di mera divulgazione di un atto, necessariamente esistente e antecedente, trasformerebbe il requisito del nesso funzionale in una sorta di nesso cronologico che non è idoneo, nella sua rigidità, a qualificare l'esercizio delle funzioni».
Ebbene – alla luce delle nuove coordinate interpretative appena ricordate, in virtù delle quali si potrebbe persino prescindere dal verificare la sostanziale coincidenza dei contenuti tra dichiarazioni rese intra ed extra moenia – appare a fortiori indubbio che, nel caso di specie, sussista un «evidente» e «qualificato» nesso con le funzioni parlamentari. Infatti le dichiarazioni rese dall'on. Mulè nel corso della trasmissione L'Aria che tira del 13 giugno 2024 si riferivano palesemente alla sua attività svolta in qualità di componente dell'Organo disciplinarePag. 26 parlamentare. Pertanto, esse non costituivano semplicemente espressione della libertà di manifestazione del pensiero assicurata a tutti i cittadini dall'art. 21 della Costituzione ma – come richiede la Corte costituzionale ai fini dell'applicabilità della guarentigia dell'insindacabilità – «il riflesso del peculiare contributo che ciascun parlamentare apporta alla vita democratica mediante le proprie opinioni e i propri voti, che è coperto dalle guarentigie di cui all'art. 68 della Costituzione» (v., ex multis, sentenze n. 39 del 2012 e n. 152 del 2007).
Per tutte queste ragioni propone alla Giunta di stabilire che le opinioni rese dall'on. Mulè nel corso della trasmissione L'aria che tira del 13 giugno 2024 costituiscano espressione della funzione parlamentare ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Carla GIULIANO (M5S) preannuncia, a nome del proprio Gruppo, la presentazione di una relazione di minoranza, essendo in assoluto disaccordo con quanto esposto nella relazione presentata dall'on. Iaia. A suo avviso, infatti, tale relazione contiene una ricostruzione dei fatti che non appare corrispondente alla realtà, così come rappresentata nei resoconti sommari delle sedute dell'Ufficio di Presidenza.
Peraltro, si interroga su quale possa essere il nesso funzionale che lega l'attività parlamentare svolta dal Vicepresidente Mulè alle dichiarazioni rese in una trasmissione televisiva in cui lo stesso accusa l'on. Donno di aver assunto un comportamento specifico che è considerato dalla legge come reato. Fa presente che, in realtà, come si evince dai resoconti sommari delle sedute dell'Ufficio di Presidenza, le condotte che sono state poste in essere dall'on. Donno, contrariamente a quanto sostenuto dal Vicepresidente Mulè nel suo intervento extra moenia, non sono qualificabili come fattispecie delittuose.
Ricorda, inoltre, che l'espressione all'esterno dell'attività parlamentare svolta rientra nel regime di insindacabilità di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione ma che l'ambito di applicazione della prerogativa in esame non si estende alle dichiarazioni con cui si imputa ad un deputato o a qualsiasi altro soggetto la commissione uno specifico fatto di reato, non potendosi considerare dichiarazioni di tale natura come «opinioni espresse». Ritiene che tale principio debba applicarsi, a maggior ragione, nel caso di specie in cui, nel corso della predetta trasmissione televisiva, il Vicepresidente Mulè ricostruisce la vicenda verificatasi nel corso della seduta della Giunta delle elezioni del 30 maggio 2023 in modo diverso da come la stessa è stata riportata nel resoconto della seduta dell'Ufficio di Presidenza del 6 giugno 2023.
Nel concludere, preannuncia che la relazione di minoranza che sarà presentata dal Movimento 5 Stelle affronterà nel merito la questione contrastando punto per punto la proposta formulata dall'on. Iaia.
Devis DORI, presidente, nel ringraziare l'on. Giuliano che ha preannunciato la presentazione di una relazione di minoranza alternativa a quella del relatore Iaia, ricorda che l'unica relazione che sarà posta in votazione è quella dell'on. Iaia ma che comunque sarà possibile illustrare in Aula la relazione di minoranza.
Non essendovi ulteriori interventi, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta anticipando che, nella riunione dell'Ufficio di Presidenza che si svolgerà a seguire, riferirà in merito alla richiesta di autorizzazione a procedere ex articolo 96 della Costituzione concernente i Ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi nonché il Sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano. Tale richiesta, proveniente dal Tribunale dei Ministri di Roma, è stata trasmessa dal Procuratore della Repubblica di Roma nella giornata di ieri e immediatamente assegnata alla Giunta dal Presidente della Camera.
Mercoledì 15 ottobre 2025
DELIBERAZIONI IN MATERIA D'INSINDACABILITÀ
Richiesta di deliberazione in materia d'insindacabilità nel procedimento civile nei confronti del deputato Giorgio Mulè, pendente presso il tribunale di Lecce Pag. 27(procedimento n. 6424/2024 RG) (Doc. IV-ter, n. 20).
(Seguito dell'esame e conclusione).
Devis DORI, presidente, comunica che l'ordine del giorno reca il seguito dell'esame di una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità proveniente dalla prima sezione civile del Tribunale di Lecce (R.G. n. 6424/2024). Tale richiesta trae origine da un giudizio per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'on. Leonardo Donno nei confronti dell'on. Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera. Ricorda che sulla richiesta in esame, pervenuta alla Camera il 18 giugno 2025, ha affidato l'incarico di relatore all'on. Iaia.
Al riguardo, rammenta che:
1. nella seduta del 16 luglio scorso, il relatore ha illustrato la vicenda alla Giunta;
2. nella seduta del 23 luglio scorso, la Giunta ha esaminato il video della trasmissione «L'aria che tira» del 13 giugno 2024, durante la quale sono state pronunciate le frasi asseritamente diffamatorie da parte dell'on. Mulè;
3. nella seduta del 30 luglio scorso, il relatore ha esposto alla Giunta i contenuti delle note scritte inviate dall'on. Mulè ai sensi dell'articolo 18 del Regolamento;
4. nella seduta del 6 agosto scorso, il relatore ha proposto alla Giunta di deliberare che le opinioni espresse dall'on. Mulè costituiscano espressione della funzione parlamentare e siano pertanto insindacabili ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Nella seduta odierna la Giunta è dunque chiamata a votare la proposta del relatore.
Essendo trascorsi circa due mesi dalla presentazione della proposta nei quali la Giunta si è dedicata alla vicenda Almasri, chiede al relatore di sintetizzare brevemente le ragioni a sostegno della proposta di insindacabilità.
Dario IAIA, relatore, nel riepilogare sinteticamente la vicenda, ricorda che la richiesta di deliberazione in esame si inserisce nell'ambito di un procedimento civile per il risarcimento del danno da diffamazione promosso dall'onorevole Leonardo Donno – deputato in carica appartenente al gruppo Movimento 5 Stelle e coordinatore regionale per la Puglia – nei confronti dell'onorevole Giorgio Mulè, deputato del gruppo Forza Italia e attualmente Vicepresidente della Camera dei deputati. A tal proposito, rammenta che l'onorevole Donno si ritiene leso nella propria reputazione da alcune dichiarazioni rilasciate dall'onorevole Mulè nel corso della trasmissione televisiva «L'aria che tira», condotta dal giornalista David Parenzo, andata in onda su LA7 il 13 giugno 2024. Ricorda che durante la suddetta trasmissione si commentavano i fatti occorsi nell'Aula della Camera il giorno precedente, in occasione della votazione degli emendamenti al disegno di legge relativo alla cosiddetta «autonomia differenziata». In particolare, si faceva riferimento a un episodio verificatosi durante i lavori parlamentari, quando l'onorevole Donno aveva cercato di appoggiare la bandiera italiana sulle spalle del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, senatore Roberto Calderoli, azione che aveva innescato un tentativo di aggressione da parte di alcuni deputati della maggioranza nei confronti dello stesso Donno, dando luogo a una colluttazione tra deputati di maggioranza e opposizione.
Fa presente inoltre che, nel corso del proprio intervento televisivo, l'onorevole Mulè – invitato dal conduttore Parenzo a commentare la vicenda sopra descritta – innanzitutto condannava con fermezza ogni forma di violenza e riconosceva la legittimità delle strategie di ostruzionismo parlamentare adottate dalle opposizioni nell'ambito della discussione su provvedimenti di particolare rilievo e, per analogia, richiamava inoltre un precedente episodio che aveva visto nuovamente protagonista l'onorevole Donno. In tale circostanza, avvenuta alla Camera il 30 maggio 2023, lo stesso Donno aveva preso parte a una protesta organizzata dal gruppo MoVimento 5 Stelle, che aveva interrotto i lavori della Giunta delle elezioni, impegnata nella procedura Pag. 28di verifica dei poteri ai sensi dell'articolo 66 della Costituzione.
Evidenzia che, per tali fatti, l'Ufficio di Presidenza, in base all'articolo 60, comma 4, del Regolamento, aveva comminato all'on. Donno la sanzione della censura con interdizione dai lavori parlamentari per un periodo di 15 giorni.
Ricorda che dal resoconto sommario della seduta dell'Ufficio di Presidenza del 6 giugno 2023, e segnatamente dalla relazione del Questore, onorevole Paolo Trancassini, risulta quanto segue:
«numerosi deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si riunivano davanti all'aula della Giunta [delle elezioni n.d.r.] con l'intenzione di assistere alla seduta. Su disposizione del presidente della Giunta delle elezioni, Fornaro, gli assistenti parlamentari comunicavano tuttavia che l'ingresso nell'aula era consentito ai soli componenti della Giunta. I deputati riunitisi davano quindi corso una accesa protesta. In particolare, onorevoli Amato, Donno, Santillo e Scutellà, approfittando dell'ingresso nell'aula dei membri della Giunta, cercavano di forzare il blocco degli assistenti parlamentari. Gli onorevoli Amato e Donno riuscivano nel loro intento e si introducevano nell'aula della Giunta, dove si trovavano altresì gli onorevoli Barzotti e Iaria, entrati precedentemente all'arrivo degli assistenti parlamentari. Come risulta dal resoconto sommario della seduta, il presidente della Giunta, Fornaro, dopo aver aperto i lavori alle 18,45, invitava i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria, non componenti della Giunta delle elezioni, a lasciare l'aula. Dopo un secondo richiamo, non avendo i suddetti deputati ottemperato all'invito, il presidente sospendeva la seduta alle ore 18,50 e ricorrendo le condizioni di cui agli articoli 59 e 60 del Regolamento della Camera – preannunciava che avrebbe fatto appello all'intervento dei deputati Questori. La seduta riprendeva quindi alle 19,10. Come risulta dal resoconto sommario, il presidente, perdurando la presenza in aula dei predetti deputati, che impedivano di fatto lo svolgimento dei lavori parlamentari, toglieva la seduta alle ore 19,15 e convocava l'Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei gruppi presso altra sede. La Giunta delle elezioni veniva quindi riconvocata, con il medesimo ordine del giorno, alle ore 20 presso l'aula ex Agricoltura. Dalla relazione risulta inoltre che intorno alle 19,40 un nutrito gruppo di deputati appartenenti al Gruppo MoVimento 5 Stelle si presentava presso la suddetta aula perseverando nell'intenzione di assistere alla seduta. Gli assistenti tuttavia consentivano l'ingresso ai soli membri della Giunta; entravano dunque il presidente Fornaro e altri quattro commissari (Bicchielli, Malavasi, Porta e Stumpo). Alcuni deputati del MoVimento 5 Stelle, segnatamente Barzotti, Carotenuto, Donno, Pavanelli e Scutellà, per impedire l'accesso degli altri membri della Giunta, spostavano alcuni arredi per collocarli davanti all'ingresso dell'aula, continuando a sostare davanti agli assistenti parlamentari. Alle 20,50 circa si univano alla protesta anche alcuni senatori del MoVimento 5 Stelle. In apertura dei lavori, alle ore 20,55, come risulta dal resoconto sommario, il presidente ricordava di aver convocato una nuova seduta della Giunta in altra aula per consentire lo svolgimento del punto previsto all'ordine del giorno, come deciso nell'ambito dell'Ufficio di Presidenza, d'intesa con i deputati Questori, atteso che i deputati Amato, Barzotti, Donno e Iaria non avevano ottemperato all'invito più volte espresso di lasciare l'aula della Giunta, occupando la medesima e i banchi della presidenza. Prendeva atto, tuttavia, che anche nella diversa aula in cui era stata convocata la seduta della Giunta non era possibile svolgere la seduta, essendo materialmente impedito l'ingresso alla quasi totalità dei membri della Giunta da parte dei parlamentari appartenenti al gruppo MoVimento 5 Stelle. Constatato quindi l'impedimento dell'attività della Giunta, e ricordato che le funzioni della stessa attengono alla verifica dei poteri attribuita alle Camere dalla Carta costituzionale, rinviava la seduta ad altra data. La seduta terminava alle ore 21. Anche la protesta cessava con la conclusione della seduta».
Ricorda che, nel corso della predetta trasmissione televisiva del 13 giugno 2024, Pag. 29riferendosi proprio a questo episodio, l'on. Mulè affermava testualmente quanto segue:
Mulè: provavo a dire che, nel condannare ogni tipo di violenza, bisogna anche rimettere le cose al loro posto. Allora in aula è più o meno normale che, soprattutto in presenza di provvedimenti contestati come quello dell'autonomia differenziata, l'opposizione fa il suo lavoro che molto spesso coincide nel provare a far saltare i nervi alla maggioranza. L'onorevole Donno sa perché, come dire, anche lui è stato responsabile in passato di episodi simili, cioè io ricordo che lui venne sospeso neanche un anno fa con altri 7 deputati del MoVimento 5 Stelle al massimo della sanzione prevista dalla Camera dei deputati per 15 giorni.
Donno: cos'avrei fatto Mulè? Ho picchiato qualcuno?
Mulè: Sì, hai picchiato un assistente... Però mi devi far parlare...
Donno: Sono stato da voi espulso per 15 giorni perché mi sono seduto sulla sedia di un presidente di commissione...
Mulè: Se non fai parlare non sei democratico ... prova a far parlare (...).
Donno: prego...
Mulè: non il Presidente della Camera ma l'ufficio di Presidenza (che è composto dal 22 persone) disse, col solo voto contrario dei 5 Stelle, che quell'atto fu un atto sostanzialmente squadrista perché venne impedito ai deputati di svolgere il loro lavoro, perché quei deputati bloccarono l'ingresso di un'aula parlamentare, spostarono mobili, spostarono divani aggredirono anche un commesso, che in realtà si chiama assistente parlamentare, e vennero puniti. Bene vado avanti.
Giorni fa l'onorevole Donno in aula è quello che è stato richiamato di più da tutti e quattro i vicepresidenti perché, come dire, ogni tanto si rende protagonista di azioni che disturbano. Nel question time di due settimane fa, si ricorderà, che sedette nell'emiciclo davanti al ministro Crosetto tirandogli addosso un pezzo di carta. È vero o non è vero? [Parole sovrapposte che non si comprendono].
È totalmente fuori dall'agone democratico arrivare alle mani. Ci sono arrivati anche i deputati del partito democratico la scorsa legislatura tirando, sotto la Presidenza Fico, fascicoli contro il Governo contro i ministri e arrivando alle mani, e vennero sospesi. Finisco e dico: l'aula non può diventare un ring; però, in questo, la maturità della maggioranza risiede nel non raccogliere quelle che sono all'evidenza delle provocazioni, ieri io ho sedato di fatto una rissa nascente quando un deputato ha detto «stai zitta» e si è inteso che fosse nei confronti della presidente Braga. Sono intervenuto io a sedare gli animi e riportare tutto, il deputato si è alzato, ha chiesto scusa dicendo che non si riferiva alla deputata Braga e si è andati avanti. Episodi di questo tipo appartengono alla dialettica democratica. L'onorevole Donno ha tutta la mia solidarietà ma non facciamo le pecorelle e gli agnellini.
Rammenta che, nell'atto di citazione, l'onorevole Donno ha affermato che le dichiarazioni rese dall'onorevole Mulè – tra cui quelle relative a una presunta aggressione fisica ai danni di un assistente parlamentare – sarebbero state oggettivamente false e lesive della sua reputazione, in quanto idonee ad alterare negativamente la sua immagine di parlamentare, figura che dovrebbe essere improntata a correttezza e al rispetto delle istituzioni.
È noto che – in base al tradizionale orientamento interpretativo della Corte costituzionale – affinché possa dirsi sussistente il nesso funzionale tra le opinioni extra moenia e l'attività parlamentare devono concorrere le due seguenti circostanze:
1. una «sostanziale corrispondenza di significato» tra le dichiarazioni esterne e il contenuto di atti o interventi svolti in sede parlamentare (ex plurimis, sentenza n. 241 del 2021, n. 133 e n. 59 del 2018). Sul punto, occorre evidenziare che la verifica della c.d. corrispondenza sostanziale di significato tra le opinioni espresse extra moenia e l'attività parlamentare non deve tradursi in un controllo meramente formale o testuale delle espressioni utilizzate. Infatti, la Corte costituzionale non ha mai limitato il proprio sindacato a un riscontro letterale, ma ha sempre privilegiato un'analisi Pag. 30basata sull'assimilabilità sostanziale dei concetti, «al di là delle formule letterali usate» (sentenze n. 59 del 2018; n. 265 del 2014 e n. 221 del 2014);
2. un «legame di ordine temporale fra l'attività parlamentare e l'attività esterna» (ex multis, sentenze n. 55 del 2014 e n. 305 del 2013), tale da attribuire a quest'ultima una sostanziale finalità esplicativa dei contenuti della prima.
Orbene, già alla luce del tradizionale orientamento interpretativo della Consulta, ritiene che, nel caso di specie, sussista un chiaro nesso funzionale tra le opinioni espresse dall'on. Mulè nella trasmissione del 13 giugno del 2024 – oggetto di querela da parte dell'on. Donno – e l'attività parlamentare svolta dal medesimo deputato.
Infatti, per ciò che attiene al primo aspetto, non può che constatarsi una sostanziale coincidenza di significato tra le espressioni impiegate dall'on. Mulè durante la puntata de L'aria che tira del 13 giugno 2024 e quelle adoperate, quale membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza, nel corso del procedimento disciplinare svolto l'anno precedente nei confronti – tra gli altri – dell'on. Donno. Nell'ambito di tale procedimento disciplinare – come risulta dai verbali del medesimo Ufficio di Presidenza del 6, 8 e 20 giugno 2023, pubblicati nel Bollettino degli Organi collegiali n. 8 del mese di giugno 2023 (reperibili sul sito internet della Camera) – l'on. Mulè è intervenuto ben 26 volte per stigmatizzare la protesta dei deputati del Movimento 5 Stelle e segnatamente il comportamento dell'on. Donno che, come emerso nel corso degli accertamenti eseguiti dall'Ufficio di Presidenza, si è concretizzato – tra l'altro – nel «forzare il blocco degli assistenti parlamentari» davanti all'aula della Giunta delle elezioni e, più in generale, in «un atto comunque violento e molto grave» – v. verbale dell'UP del 6 giugno 2023).
In particolare, rammenta che nel corso dell'audizione dell'on. Donno svoltasi innanzi all'Ufficio di Presidenza l'8 giugno 2023, il Vicepresidente della Camera, nel criticare la posizione dell'on. Donno stesso – che asseriva di non avere avuto l'intenzione di impedire lo svolgimento dei lavori della Giunte delle elezioni – gli ricordava che «nel corso di una diretta Facebook del 30 maggio aveva invece rivendicato l'occupazione dell'aula della Giunta e altresì il blocco dell'ingresso dell'aula ex Agricoltura, con l'obiettivo dichiarato di non farne svolgere i lavori per impedire l'approvazione di un atto della maggioranza».
Ricorda che, al termine del procedimento disciplinare, all'on. Donno è stata comminata la sanzione della censura con interdizione di partecipare ai lavori per quindici giorni.
Inoltre, con specifico riferimento all'espressione impiegata dall'on. Mulè: «hai picchiato un assistente», occorre a suo avviso sottolineare quanto segue. Innanzitutto, va ribadito che la Corte costituzionale – nel porre alla base del nesso funzionale la coincidenza di significato tra dichiarazioni intra ed extra moenia – ha costantemente orientato il proprio sindacato non a una mera verifica letterale, ma a un'analisi fondata sulla sostanziale assimilabilità dei concetti, prescindendo dalle formule linguistiche adottate (cfr. sentenze n. 59 del 2018; n. 265 del 2014; n. 221 del 2014). A ciò si aggiunga che gran parte della comunicazione politica si svolge ormai prevalentemente sui mass media, utilizzando le modalità proprie di tali strumenti, caratterizzate da un registro espressivo che può essere anche enfatico. Lungi dall'essere insulti personali, tali modalità comunicative mirano piuttosto ad attirare l'attenzione di un pubblico meno avvezzo alle forme tradizionali del dibattito parlamentare.
Da ultimo – e con ciò concludendo sul punto – appare necessario ribadire che le attività svolte dall'onorevole Mulè, in qualità di membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza, nell'ambito del procedimento disciplinare attivato nei confronti – tra gli altri – dell'onorevole Donno ai sensi dell'articolo 60 del Regolamento, costituiscono a pieno titolo espressione della funzione parlamentare.
Alla luce di quanto sopra illustrato, appare quantomeno singolare la conclusione cui perviene il Giudice richiedente, laddove Pag. 31esclude che l'attività svolta dall'Ufficio di Presidenza in sede disciplinare – e quindi anche dall'onorevole Mulè, quale membro di diritto dello stesso Ufficio – costituisca esercizio della funzione parlamentare, con conseguente negazione dell'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Al contrario, tale attività rientra pienamente nell'ambito della funzione parlamentare, sia sotto il profilo soggettivo – in quanto l'Ufficio di Presidenza è ovviamente un Organo interno della Camera –, sia sotto il profilo oggettivo. Tali comportamenti, come affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 379 del 1996, sono interamente riconducibili alle norme del diritto parlamentare, senza lasciare residui interpretativi, e la loro sanzione è funzionale alla tutela del corretto funzionamento dell'Istituzione.
Parimenti non condivisibile appare la posizione assunta dall'Autorità giudiziaria richiedente, laddove esclude l'applicabilità, nel caso di specie, della prerogativa sancita dall'articolo 68, primo comma, della Costituzione, adducendo che le dichiarazioni extra moenia rese dall'on. Mulè non sarebbero contestuali rispetto all'attività parlamentare svolta (ma precedenti di circa un anno), come se la contestualità della esternazione fosse un requisito per la insindacabilità della stessa.
Sul punto, il Tribunale di Lecce sembra trascurare la giurisprudenza costituzionale che aderisce alla cosiddetta «teoria della divulgazione», secondo la quale l'insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare al di fuori delle sedi istituzionali sussiste di norma, invece, proprio quando esse presentino una finalità esplicativa, e dunque divulgativa, rispetto ai contenuti già espressi in precedenza nell'ambito delle attività parlamentari svolte intra moenia. È dunque proprio il caso dell'on. Mulè che, nel ricordare i fatti accaduti nel 2023 presso la Giunta delle elezioni, ha anche chiarito l'attività in precedenza svolta dall'Ufficio di Presidenza nell'ambito delle proprie prerogative di giudice disciplinare.
In ogni caso – anche nella fattispecie oggi all'esame della Giunta – occorre sottolineare che la Corte costituzionale ha significativamente «aggiornato» il proprio indirizzo ermeneutico in materia di insindacabilità con le sentenze n. 104 e 194 del 2024 (rese nei casi riguardanti l'on. Fidanza e il sen. Giarrusso). In particolare, in tali decisioni la Consulta ha affermato che la «coincidenza di significato tra l'attività parlamentare tipica e l'opinione resa extra moenia» – nonché la «sostanziale contestualità temporale» tra la prima e la seconda – sono «pur sempre e soltanto degli indici rivelatori, per quanto particolarmente consistenti e qualificati, e non già elementi costitutivi di una fattispecie puntualmente delineata dalla Costituzione o dalla legge, sicché l'art. 68, primo comma, Cost. può, in casi particolari, trovare applicazione anche a dichiarazioni rese extra moenia, non necessariamente connesse ad atti parlamentari, ma per le quali si ritenga nondimeno sussistente un evidente e qualificato nesso con l'esercizio della funzione parlamentare».
Ebbene – alla luce delle nuove coordinate interpretative appena ricordate, in virtù delle quali si potrebbe persino prescindere dal verificare la sostanziale coincidenza dei contenuti tra dichiarazioni rese intra ed extra moenia – gli sembra a fortiori indubbio che, nel caso di specie, sussista un «evidente» e «qualificato» nesso con le funzioni parlamentari. Infatti le dichiarazioni rese dall'on. Mulè nel corso della trasmissione L'Aria che tira del 13 giugno 2024 si riferivano palesemente alla sua attività svolta in qualità di componente dell'Organo disciplinare parlamentare. Pertanto, esse non costituivano semplicemente espressione della libertà di manifestazione del pensiero assicurata a tutti i cittadini dall'art. 21 della Costituzione ma – come richiede la Corte costituzionale ai fini dell'applicabilità della guarentigia dell'insindacabilità – «il riflesso del peculiare contributo che ciascun parlamentare apporta alla vita democratica mediante le proprie opinioni e i propri voti, che è coperto dalle guarentigie di cui all'art. 68 della Costituzione» (v., ex multis, sentenze n. 39 del 2012 e n. 152 del 2007).
Per tutte queste ragioni rinnova alla Giunta la proposta di stabilire che le opinioniPag. 32 rese dall'on. Mulè nel corso della trasmissione «L'aria che tira» del 13 giugno 2024 costituiscano espressione della funzione parlamentare ai sensi e per gli effetti dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Daniela TORTO (M5S) ringrazia il relatore e preannuncia, a nome del proprio Gruppo, la presentazione di una relazione di minoranza, essendo in disaccordo rispetto alla proposta dell'on. Iaia.
Antonella FORATTINI (PD-IDP) nel ringraziare il relatore dichiara, a nome del Gruppo Partito Democratico, il voto favorevole alla proposta di insindacabilità delle dichiarazioni rese dal Vicepresidente Mulè in quanto il diverbio tra i deputati nel corso della trasmissione televisiva costituisce espressione di un normale dibattito politico.
Pietro PITTALIS (FI-PPE) ringrazia l'on. Iaia per l'esaustiva e articolata relazione con la quale viene posto in evidenza come la recente giurisprudenza costituzionale in tema di insindacabilità delle opinioni espresse dai parlamentari permetta di superare le argomentazioni fatte proprie dal Tribunale di Lecce.
Fa presente che nella relazione è stato ampiamente chiarito come le dichiarazioni rese dall'on. Mulè nel corso della trasmissione «L'aria che tira» si riferiscano palesemente all'attività svolta dal Vicepresidente in qualità di componente dell'Ufficio di Presidenza della Camera e costituiscano non soltanto espressione della libertà di manifestazione del pensiero riconosciuta a tutti gli individui dall'articolo 21 della Costituzione ma – come richiesto dalla Corte costituzionale ai fini dell'applicabilità della guarentigia dell'insindacabilità – «il riflesso del peculiare contributo che ciascun parlamentare apporta alla vita democratica mediante le proprie opinioni e i propri voti, che è coperto dalle guarentigie di cui all'art. 68 della Costituzione».
Pertanto, esprimendo la sua condivisione rispetto alle conclusioni dell'on. Iaia che ringrazia nuovamente per il pregevole lavoro svolto, conferma il voto favorevole alla proposta di insindacabilità formulata dal relatore.
Laura CAVANDOLI (LEGA) nel ringraziare l'on. Iaia per l'esaustiva relazione, preannuncia il voto favorevole alla proposta di insindacabilità delle dichiarazioni rese dal Vicepresidente Mulè. Fa presente che l'on. Mulè, in quanto membro di diritto dell'Ufficio di Presidenza che svolge funzioni disciplinari sanzionando i deputati in caso di comportamenti ritenuti scorretti sulla base del Regolamento, è stato necessariamente coinvolto nel procedimento disciplinare a carico dell'on. Donno il quale, all'esito delle sedute dell'Ufficio di Presidenza del 6, 8 e 20 giugno 2023, è stato sanzionato con la censura con interdizione dai lavori parlamentari per un periodo di 15 giorni.
Sottolinea che, peraltro, le dichiarazioni in esame sono state rese durante un dibattito televisivo che garantiva il contraddittorio tra i due deputati che hanno quindi avuto la possibilità di replicare ai rispettivi interventi.
Alla luce dei verbali delle predette sedute dell'Ufficio di Presidenza, che sono peraltro antecedenti rispetto alle espressioni extra moenia asseritamente diffamatorie, ritiene dunque sussistenti i requisiti della coincidenza di significato e del legame temporale tra le dichiarazioni rese dal Vicepresidente Mulè durante la trasmissione televisiva e l'attività parlamentare svolta in qualità di componente dell'Ufficio di Presidenza. A suo avviso, risultano pertanto integrati i requisiti richiesti ai fini della sussistenza del nesso funzionale in virtù dell'orientamento giurisprudenziale maggiormente restrittivo fatto proprio dalla Corte costituzionale nelle sentenze n. 59 del 2018; n. 265 del 2014 e n. 221 del 2014. Ritiene che, a maggior ragione, nel caso di specie l'esistenza del nesso funzionale possa essere dimostrata anche alla luce del più recente indirizzo di apertura espresso dalla giurisprudenza costituzionale nelle sentenze n. 104 e 194 del 2024. Fa presente, inoltre, che l'ordinanza del Tribunale di Lecce si pone in contrasto rispetto al consolidato orientamento assunto dalla Corte costituzionale a partire dagli anni 2000 in Pag. 33tema di nesso funzionale tra le dichiarazioni extra moenia e l'attività parlamentare tipica.
In conclusione, ribadisce, a nome del proprio Gruppo, il voto favorevole alla proposta di insindacabilità avanzata dal relatore.
Alessandro PALOMBI (FDI) dichiara il voto favorevole di Fratelli d'Italia alla proposta del relatore, considerando la relazione dell'on. Iaia completa e pienamente condivisibile in ogni suo passaggio e principalmente nelle conclusioni.
Devis DORI, presidente, pone in votazione la proposta del relatore secondo la quale le dichiarazioni dell'on. Mulè, oggetto del procedimento civile presso la prima sezione civile del Tribunale di Lecce, costituiscono opinioni espresse nell'esercizio della funzione parlamentare ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
La Giunta approva la proposta del relatore secondo la quale ai fatti oggetto del procedimento in esame si applica il primo comma dell'articolo 68 della Costituzione e dà mandato al medesimo di predisporre la relazione per l'Assemblea nel senso della insindacabilità delle opinioni espresse dall'on. Mulè.