Frontespizio Relazione Progetto di Legge

Nascondi n. pagina

Stampa

PDL 2331

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2331



 

Pag. 1

PROPOSTA DI LEGGE

d'iniziativa dei deputati

ZANIN, MORETTO

Distacco del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Friuli Venezia Giulia, ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione

Presentata il 29 aprile 2014


      

torna su
Onorevoli Colleghi! Con la presente proposta di legge si intende porre rimedio a un ingiusto ritardo e provvedere al completamento della procedura di distacco del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto e di sua aggregazione alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia in ottemperanza:

          1) al procedimento di distacco e di aggregazione del comune in base al secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione, come modificato dall'articolo 9, comma 1, della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, integrato dalla disciplina referendaria del titolo III della legge 25 maggio 1970, n. 352;

          2) alla volontà espressa dal medesimo comune di non aderire alla città metropolitana di Venezia, così come sancito dal consiglio comunale di Cinto Caomaggiore con delibera n. 45 del 14 settembre 2012, recante «Istituzione città metropolitana di Venezia».

      Il procedimento è inoltre conforme a quanto disposto della lettera b) del paragrafo 1 dell'articolo 7 della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, adottata a Strasburgo il 5 novembre 1992, entrata in vigore il 1o marzo 1998 e firmata dall'Italia il 27 giugno 2000, atteso che:

          1) il comune di Cinto Caomaggiore – in base all'ordine del giorno del 21 dicembre

 

Pag. 2

2006 del consiglio della provincia di Venezia – è delimitato nell'ambito territoriale di applicazione delle disposizioni di tutela della lingua friulana;

          2) la regione friulanofona originaria e unica è la regione autonoma Friuli Venezia Giulia e non la regione Veneto in cui il comune è attualmente collocato.

      Nello specifico, la citata lettera b) stabilisce «il rispetto dell'area geografica di ogni lingua regionale o minoritaria, facendo in modo che le divisioni amministrative già esistenti o nuove non ostacolino la promozione di tale lingua regionale o minoritaria». Sebbene non ancora ratificata dall'Italia, la Carta è, ormai da lungo tempo, espressamente alla base delle normative nazionali e regionali, tra le quali si ricordano: la legge 15 dicembre 1999, n. 482, la legge 23 febbraio 2001, n. 38; la legge regionale (Veneto) 13 aprile 2007, n. 8; la legge regionale (Sardegna) 15 ottobre 1997, n. 26; le leggi regionali (Friuli Venezia Giulia) 16 novembre 2007, n. 26, e 18 dicembre 2007, n. 29.
      Il legislatore, alla base dell'approvazione della legge di distacco e di aggregazione dell'Alta Valmarecchia, ha posto in essere precise e severe condizioni perché si possa procedere alla variazione dei confini regionali:

          1) collocazione territoriale;

          2) peculiarità dei legami storici, economici e culturali con i comuni limitrofi della medesima provincia.

      Alla stregua delle condizioni descritte, di seguito vengono illustrate le ragioni per le quali risultano possibili, evidenti e necessari il distacco del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto e l'aggregazione alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
      Per quanto riguarda la collocazione territoriale, si rileva che Cinto Caomaggiore è un comune della provincia di Venezia incuneato tra due comuni friulani: Chions e Sesto al Reghena. È la semplice osservazione della mappa geografica a rivelare lo stretto legame territoriale del comune di Cinto Caomaggiore con il territorio del Friuli Venezia Giulia. Da tale legame conseguono innanzitutto immediate implicazioni sia sotto il profilo dell'assetto idrologico, sia sotto il profilo dei trasporti.
      I corsi d'acqua principali e i corsi d'acqua minori – tra cui il medesimo Caomaggiore da cui prende il nome il comune – nascono in Friuli Venezia Giulia e nello specifico in corrispondenza dei comuni di Chions e di Sesto al Reghena.
      Ciò denota in primis la totale complementarità del settore agricolo e ambientale cintese nei confronti del territorio pordenonese, da cui deriva un'interdipendenza talmente forte da spingere da sempre il comune di Cinto Caomaggiore – nonostante la presenza di un confine amministrativo e istituzionale – a condividere le proprie politiche ambientali e di sviluppo locale con il comune friulano di Sesto al Reghena. Ciò anche in virtù del fatto che i due comuni condividono la medesima area di pregio naturalistico denominata «Parco dei fiumi Lemene, Reghena e dei laghi di Cinto». Ne consegue che la separazione dei due comuni in due province e in due regioni diverse rappresenta un ostacolo per la gestione del territorio.
      Evidente è poi la distanza geografica tra Cinto Caomaggiore e la città di Venezia, attuale capoluogo di provincia e di regione. Cinto Caomaggiore dista da Venezia ben 81 chilometri. Ciò non si accorda con la prossimità del comune di Cinto Caomaggiore alla città di Pordenone, capoluogo dell'omonima provincia friulana: solo 22 chilometri. La distanza di Cinto Caomaggiore dalla città di Venezia si dimostra ancor più grande se comparata con la distanza – molto inferiore – che separa Cinto Caomaggiore dalla città friulana di Udine (54 chilometri). La distanza che separa Cinto Caomaggiore da Venezia, abbinata alle caratteristiche geo-morfologiche che contraddistinguono questo centro urbano unico al mondo, costituisce per i cintesi – e in particolare per coloro che sono impegnati nelle attività produttive e professionali – un ostacolo oggettivo all'espletamento

 

Pag. 3

delle varie procedure amministrative che implicano uno spostamento fisico dal comune verso il capoluogo. Il quadro attuale non si accorda, anche in questo caso, con la prossimità di Cinto Caomaggiore al territorio pordenonese. Cinto Caomaggiore è collegato direttamente a Pordenone mediante l'autostrada A 28. Da una veloce consultazione mappale risulta evidente che l'assetto trasportistico del comune di Cinto Caomaggiore poggia interamente sull'asse stradale pordenonese (autostrada A 28 ed ex strada statale 251). Proprio la ex strada statale 251 rappresenta il principale collegamento viario del comune. Sempre restando nell'ambito della mobilità, non si può non segnalare a questo proposito che il trasporto pubblico a Cinto Caomaggiore è garantito quotidianamente da una sola azienda di trasporti. Non a caso, tale società è l'ATAP Spa, l'azienda dei trasporti della provincia di Pordenone. L'azienda veneta di trasporti più vicina dal punto di vista territoriale, l'Azienda trasporti Veneto orientale (ATVO), non serve infatti il comune di Cinto Caomaggiore. La stessa provincia di Pordenone, successivamente all'esito positivo della consultazione referendaria, ha investito risorse nel settore del trasporto pubblico del comune di Cinto Caomaggiore che hanno permesso un ulteriore miglioramento del servizio di collegamento.
      Analoghe considerazioni possono svolgersi con riferimento ai legami storici con i comuni della medesima provincia.
      Dopo la caduta dell'Impero romano, la prima struttura politica stabile all'interno della quale è collocato il territorio di Cinto Caomaggiore è stata infatti il Ducato del Friuli, fondato dai longobardi giunti in Italia nel 568. Alle sorti del Ducato è strettamente legata la storia del territorio cintese.
      Il 3 aprile 1077 è la data che celebra la nascita del Patriarcato del Friuli, sotto l'egida del Patriarca di Aquileia. In questa fase storica, il territorio è sottoposto per una parte alla gestione di gastaldi (curatori dei beni patriarcali) nominati dal Patriarca (per quanto riguarda l'attuale centro di Cinto) e per una parte – corrispondente all'attuale frazione di Settimo di Cinto Caomaggiore – alla giurisdizione diretta dell'abbazia benedettina di Santa Maria in Silvis (oggi nel comune di Sesto al Reghena).
      Nel 1420, il Patriarcato è annesso alla Repubblica di Venezia. I territori del Patriarcato (di cui fa parte anche Cinto Caomaggiore) conservano la loro unità territoriale e la loro autonomia e si costituiscono in Patria del Friuli.
      Nel 1797 viene firmato il trattato di Campoformio con la cessione dei territori veneti e friulani all'impero d'Austria. Il nuovo assetto amministrativo pone il territorio cintese all'interno della provincia del Friuli con capoluogo Udine.
      Nel 1805 il Friuli viene annesso al Regno italico dell'Impero francese e nel 1806 viene istituito il comune di Cinto Caomaggiore: comune di III classe aggregato al distretto di Portogruaro a sua volta inserito nel dipartimento friulano di Passariano (Udine).
      Il 22 dicembre 1807 Cinto Caomaggiore è distaccato da Udine ed è aggregato alla vice prefettura di Pordenone.
      Anni dopo viene distaccato dalla vice prefettura di Pordenone e aggregato alla vice prefettura di Portogruaro, inserita nel dipartimento adriatico (Venezia).
      Nel 1946, durante i lavori dell'Assemblea costituente si discute dell'istituzione della regione Friuli Venezia Giulia. Si propone l'istituzione della provincia di Pordenone, estesa al mandamento di Portogruaro (di cui Cinto Caomaggiore e altri dieci comuni fanno parte). Si chiede che il mandamento portogruarese venga aggregato alla provincia di Pordenone previo referendum (Diego De Castro, «La Regione Friuli Venezia Giulia», pagina 65).
      Le vicende legate all'instabilità geopolitica che investono il territorio del Friuli Venezia Giulia e il ritorno di Trieste all'Italia spingono i Costituenti a «congelare» l'istituzione della regione Friuli Venezia Giulia, l'istituzione della provincia di Pordenone e il referendum per aggregare il mandamento di Portogruaro alla provincia di Pordenone.
 

Pag. 4


      Nel 1991 viene celebrato a Cinto Caomaggiore un primo referendum consultivo: 1.840 cintesi si esprimono per l'aggregazione del comune alla regione Friuli Venezia Giulia e per il distacco dalla regione Veneto e dalla provincia di Venezia – il costituendo ente metropolitano di Venezia. I «no» sono solo 155. Il referendum conferma l'orientamento della popolazione, ma non è ancora possibile azionare il procedimento di cui all'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, per gli eccessivi gravami procedurali. Nel frattempo, nel 2001 viene approvata la riforma costituzionale che modifica il citato articolo 132.
      Nel 2005, a seguito di un ricorso promosso dal comune di San Michele al Tagliamento (comune anch'esso facente parte dell'ex mandamento di Portogruaro), la Corte costituzionale ridefinisce la procedura per il distacco e per l'aggregazione di un comune da una a un'altra regione, cassando i gravami procedurali previsti dalla legge sui referendum (legge n. 352 del 1970).
      Il 26 e 27 marzo 2006 il comune di Cinto Caomaggiore effettua il referendum di cui al citato articolo 132, secondo comma: il 91,5 per cento dei votanti sceglie il Friuli Venezia Giulia. L'orientamento della popolazione viene nuovamente confermato.
      Per quanto concerne, invece, i legami di tipo economico, il comune di Cinto Caomaggiore non ha conosciuto – a differenza di quanto avvenuto nel territorio regionale veneto – un significativo sviluppo industriale. Il comune fornisce tradizionalmente manodopera al tessuto imprenditoriale pordenonese e friulano. La tendenza risale alla fondazione dell'azienda Rex di Lino Zanussi (ora ElectroLux) e alle evoluzioni legate al distretto del mobile pordenonese.
      La maggiore azienda del comune – la BPT – ha recentemente dislocato la propria sede nel comune di Sesto al Reghena, con conseguente spostamento della sede produttiva e delle risorse umane, beneficiando delle politiche di attrazione degli investimenti messe in campo dalla regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
      Il settore agricolo, cresciuto negli anni cinquanta e sessanta del novecento, ha subìto un ridimensionamento anche a causa della cronica mancanza di investimenti nella sicurezza idrogeologica. Da un lato, Cinto Caomaggiore condivide le risorse idriche con i comuni friulani limitrofi, dall'altro però non ha accesso alle medesime fonti di finanziamento in quanto la gestione dipende da enti diversi.
      Il settore ambientale rappresenta il volàno economico che può permettere al territorio uno sviluppo importante e sostenibile. L'elemento fondamentale di tale settore è rappresentato dal citato parco dei fiumi Lemene, Reghena e dei laghi di Cinto. Il territorio del parco è diviso dal confine regionale e ciò complica notevolmente la realizzazione di progettualità mirate e complete. Ad oggi, le potenzialità di quest'area di pregio naturalistico sono state colte solo in minima parte. Inoltre, tali condizioni sono rinforzate da almeno quattro ulteriori considerazioni.
      Per quanto riguarda i servizi alla salute, va rilevato che gli utenti di Cinto Caomaggiore si rivolgono abitualmente alla sanità friulana e alle sue strutture ospedaliere, in particolar modo ai poli di San Vito al Tagliamento e di Pordenone, dove tra l'altro avviene la grande maggioranza delle nascite. Il fatto che la popolazione di Cinto Caomaggiore si rivolga abitualmente alla sanità friulana comporta un aggravio consistente delle spese della regione Veneto, azienda sanitaria locale 10 di San Donà di Piave, che si trova a fornire i servizi per i residenti del comune di Cinto Caomaggiore e contemporaneamente a sostenere i costi legati all'uso di strutture sanitarie extra-regionali da parte dei residenti. Ciò evidenzia il possibile risparmio per l'amministrazione della regione Veneto derivante dall'unità amministrativa di Cinto Caomaggiore con la regione Friuli Venezia Giulia.
      Sotto un altro versante, va rilevato inoltre che il legame della popolazione con il Friuli Venezia Giulia è sancito anche dalla comunanza linguistica. Anche la provincia
 

Pag. 5

di Venezia ha infatti riconosciuto ufficialmente l'appartenenza di Cinto Caomaggiore all'isoglossa friulanofona, il 21 dicembre 2006, con un apposito ordine del giorno avente ad oggetto «Legge 15 dicembre 1999, n. 482. Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche. Articolo 3 – Delimitazione ambito territoriale di applicazione delle disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche. Comune di Cinto Caomaggiore». L'atto delimita l'ambito territoriale in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche, su base motivata, sentiti i comuni interessati (su richiesta di almeno il 15 per cento dei cittadini iscritti nelle liste elettorali e residenti nei comuni stessi, ovvero di un terzo dei consiglieri comunali dei medesimi). Nel caso di Cinto Caomaggiore, la richiesta del riconoscimento della tutela linguistica e della conseguente appartenenza alla comunità friulana è stata sottoscritta all'unanimità dal consiglio comunale.
      Per quanto concerne, inoltre, quella che si potrebbe definire la «geografia religiosa», va inoltre rilevato che il territorio di Cinto Caomaggiore appartiene alla diocesi di Concordia-Pordenone fin dalla costituzione della stessa, avvenuta nel 388 per disposizione del Patriarca di Aquileia. Ciò contribuisce al rafforzamento e alla tutela dell'identità locale della popolazione e non a caso la sede parrocchiale è retta tradizionalmente da parroci provenienti dall'area friulana.
      Con riferimento, infine, alla geografia giudiziaria, anch'essa conferma il legame del territorio di Cinto Caomaggiore con il territorio provinciale pordenonese: con la riforma delle sedi giudiziarie disposta dal decreto legislativo n. 155 del 2012, il territorio comunale è stato infatti aggregato alla circoscrizione giudiziaria del tribunale di Pordenone.
      Tornando ai profili procedurali, come prescritto dall'articolo 42, secondo comma, della citata legge n. 352 del 1970, il consiglio comunale di Cinto Caomaggiore – con la delibera n. 45 del 31 ottobre 2005 – ha avviato la procedura di referendum per il distacco dalla regione Veneto e per la conseguente aggregazione alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
      Il quesito referendario era formulato come segue: «Volete che il territorio del Comune di Cinto Caomaggiore sia separato dalla regione Veneto per entrare a far parte integrante della regione Friuli Venezia Giulia?».
      L'Ufficio centrale per il referendum – costituito presso la Corte di cassazione ai sensi dell'articolo 12 della legge n. 352 del 1970 – con ordinanza del 29 novembre 2005 dichiarava la legittimità della richiesta di referendum per il distacco del comune di Cinto Caomaggiore dalla regione Veneto e per la sua aggregazione alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia, disponendo altresì l'immediata comunicazione della stessa ordinanza al Presidente della Repubblica e al Ministro dell'interno.
      A seguito della deliberazione del Consiglio dei ministri n. 40 del 19 gennaio 2006, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri di concerto con i Ministri dell'interno e della giustizia, veniva emanato il decreto del Presidente della Repubblica 19 gennaio 2006 – pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 19 del 24 gennaio 2006 – con il quale veniva indetto nel territorio del comune di Cinto Caomaggiore il suddetto referendum.
      Convocati i relativi comizi per i giorni 26 e 27 marzo 2006, al referendum hanno partecipato 1.956 elettori su 2.994 aventi diritto, pari al 65,3 per cento. I «si» al quesito referendario sono stati 1.790, pari al 91,5 per cento dei votanti, raggiungendo e superando il doppio quorum richiesto per la validità del referendum.
      L'Ufficio centrale per il referendum presso la Corte di cassazione, ai sensi dell'articolo 45, primo comma, della legge n. 352 del 1970, con verbale chiuso in data 4 aprile 2006, ha accertato che alla votazione per il referendum popolare indetto con il citato decreto del Presidente della Repubblica 19 gennaio 2006 aveva partecipato la maggioranza degli aventi diritto ai sensi dell'articolo 45, secondo comma, della legge n. 352 del 1970 e che il risultato era favorevole al distacco territoriale del comune dalla regione Veneto e alla sua
 

Pag. 6

aggregazione alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia.
      Del risultato del referendum era data comunicazione nella Gazzetta Ufficiale n. 93 del 21 aprile 2006 a cura della Presidenza del Consiglio dei ministri ai sensi dell'articolo 45, terzo comma, della legge n. 352 del 1970.
      Dalla data della predetta pubblicazione iniziavano a decorrere i sessanta giorni – espressamente previsti dall'articolo 45, quarto comma, della legge n. 352 del 1970 – entro i quali il Ministro dell'interno avrebbe dovuto presentare al Parlamento il disegno di legge ordinaria (come chiaramente richiesto dall'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, e dall'articolo 46, terzo comma, della stessa legge n. 352 del 1970) recante la modifica dei confini delle regioni coinvolte. I termini per tale adempimento scadevano quindi il 20 giugno 2006 ed esso era da considerare come «atto dovuto». All'inerzia del Governo è seguita l'azione del comitato locale che ha sollecitato la via parlamentare al fine di provvedere alla predisposizione del disegno di legge necessario al perseguimento della procedura di distacco e di aggregazione.
      Al momento, della procedura di distacco prevista sono stati completati diversi stadi.
      Il 21 novembre 2006 il consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, su iniziativa del Ministro dell'interno e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie locali, approvava all'unanimità il parere favorevole sul distacco e sull'aggregazione del comune di Cinto Caomaggiore.
      Il 6 aprile 2007 il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale per la prosecuzione del procedimento di cui all'articolo 132, secondo comma della Costituzione; lo stesso è stato annunciato nella seduta della Camera dei deputati del 17 aprile 2007.
      Il 28 giugno 2012 il consiglio regionale del Veneto ha approvato, quasi all'unanimità, la deliberazione n. 91 con la quale ha dichiarato di far «proprie le motivazioni di carattere storico, culturale, religioso e linguistico sostenute dai promotori del referendum a favore del passaggio alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia, che sottolineano le affinità con la provincia di Pordenone piuttosto che a quella di Venezia, messe in risalto anche dall'appartenenza mai venuta meno di Cinto Caomaggiore alla diocesi di Concordia-Pordenone» e si è espresso favorevolmente «affinché si proceda prontamente all'esame e all'approvazione di una legge, nelle forme previste dal secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione italiana, quale effetto del pronunciamento della popolazione del comune di Cinto Caomaggiore che, in maniera inequivocabile, ha richiesto, in modo omogeneo e plebiscitario, il passaggio di Cinto Caomaggiore dalla provincia di Venezia a quella di Pordenone e conseguentemente dalla regione Veneto alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia».
      Vi sono state inoltre diverse approvazioni accessorie al procedimento di distacco e di aggregazione e di attestazione della minoranza linguistica friulana.
      La provincia di Pordenone ha espresso parere favorevole all'aggregazione del comune di Cinto Caomaggiore, come da ordine del giorno del consiglio provinciale di Pordenone, approvato all'unanimità nella seduta del 29 giugno 2006.
      La provincia di Venezia, come già ricordato, ha approvato all'unanimità un apposito ordine del giorno il 21 dicembre 2006.
      La provincia di Udine ha espresso parere favorevole in ben due diverse occasioni: approvando l'ordine del giorno n. 3 del 30 gennaio 2005: «Richiesta di referendum per l'aggregazione dei comuni di Cinto Caomaggiore, Gruaro, Pramaggiore e Teglio Veneto alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia, in base al nuovo testo dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione italiana»; approvando l'ordine del giorno del 7 agosto 2013, con cui si richiede di procedere «prontamente al deposito, all'esame e all'approvazione dei disegni di legge, nelle forme previste dal secondo comma dell'articolo 132 della Costituzione italiana, quale effetto del pronunciamento
 

Pag. 7

della popolazione del comune di Cinto Caomaggiore».
      Come precedentemente ricordato, in base al decreto legislativo n. 155 del 2012, il comune di Cinto Caomaggiore stato inoltre aggregato nella circoscrizione giudiziaria del tribunale di Pordenone ai sensi della tabella A, voce corte di appello di Trieste, tribunale di Pordenone, allegata all'ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto n. 12 del 1941.
      Il provvedimento ha accolto la richiesta di aggregazione del comune alla circoscrizione del tribunale di Pordenone, espressa formalmente con l'approvazione – da parte del consiglio comunale di Cinto Caomaggiore – della delibera n. 38 del 23 luglio 2012.
      Tale richiesta ha fatto a sua volta seguito alla delibera assembleare del 25 febbraio 2012 approvata dalla camera degli avvocati di Portogruaro, la quale sosteneva l'opportunità, in sede di riassetto della geografia giudiziaria, di estendere la competenza del tribunale di Pordenone a tutto il territorio del portogruarese.
      In conseguenza di quanto esposto, la volontà del comune di Cinto Caomaggiore di essere aggregato alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia nell'ambito della provincia di Pordenone si è riflessa anche nella parallela volontà di non aderire alla nuova città metropolitana di Venezia, espressa in modo continuativo e coerente negli ultimi venticinque anni.
      Fin dalle prime riflessioni accademiche e politiche relative all'istituzione dell'ente metropolitano nell'area veneziana (1990), Cinto Caomaggiore ha espresso la volontà di non essere compreso in tale ambito istituzionale, come testimoniato:

          1) dall'esito della consultazione popolare avvenuta il 29 settembre 1991, nella quale 1.840 cintesi scelsero di aderire alla provincia di Pordenone, e dall'approvazione di diverse deliberazioni del consiglio comunale;

          2) dalla già ricordata deliberazione consiliare n. 45 del 2012, con cui il consiglio comunale di Cinto Caomaggiore ha deliberato in modo esplicito «di non aderire alla città metropolitana di Venezia» e «di aderire alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia, nell'ambito della provincia di Pordenone in funzione del procedimento ex articolo 132, secondo comma, della Costituzione già attivato con delibera consiliare n. 45 del 31 ottobre 2005».

      Nella seduta della Camera dei deputati del 21 dicembre 2013, nell'ambito della trattazione dell'atto Camera n. 1542, recante «Disposizioni sulle Città metropolitane, sulle Province, sulle unioni e fusioni di Comuni», la Camera dei deputati – con parere favorevole del Ministro per gli affari regionali e le autonomie – aveva approvato l'ordine del giorno 9/1542-A/6 che «impegna il Governo ad assumere la volontà popolare dei cittadini del comune di Cinto Caomaggiore, espressa chiaramente con il referendum del 26-27 marzo 2006, dando corso a tutte le procedure necessarie al suo effettivo passaggio amministrativo dalla regione Veneto alla regione autonoma Friuli Venezia Giulia».
      Perseguendo l'obiettivo di una disciplina omogenea per la procedura di cui all'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, si ritiene opportuno usufruire di una struttura normativa già fatta propria dal legislatore. Il testo della presente proposta di legge ricalca pertanto il modello della legge 3 agosto 2009, n. 117, con cui è stato sancito il distacco dei comuni dell'Alta Valmarecchia dalla regione Marche ed è stata disposta la loro aggregazione alla regione Emilia-Romagna. La formulazione del testo della presente proposta di legge tiene comunque conto dell'ordinamento della regione autonoma Friuli Venezia Giulia.

 

Pag. 8


torna su
PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
(Oggetto).

      1. Il comune di Cinto Caomaggiore, tenendo conto della volontà popolare manifestata con il referendum del 26 e 27 marzo 2006 e ai sensi dell'articolo 132, secondo comma, della Costituzione, è distaccato dalla regione Veneto ed è aggregato alla regione Friuli Venezia Giulia, nell'ambito della provincia di Pordenone, in considerazione della sua particolare collocazione territoriale, dell'identità linguistica e dei peculiari legami storici, economici e culturali con i comuni limitrofi delle medesime regioni e province.

Art. 2.
(Disposizioni attuative).

      1. Entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro dell'interno, d'intesa con la regione Friuli Venezia Giulia, è nominato un commissario con il compito di promuovere gli adempimenti necessari all'attuazione dell'articolo 1. La regione Friuli Venezia Giulia, nell'ambito dei propri stanziamenti di bilancio, sostiene gli oneri derivanti dall'attività dello stesso commissario. Le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e le province di Venezia e di Pordenone provvedono agli adempimenti di rispettiva competenza. Ove gli adempimenti richiedano il concorso di due o più tra i citati enti, questi provvedono d'intesa tra loro e con il commissario nominato.
      2. Il sindaco in carica del comune di Cinto Caomaggiore partecipa, con funzioni consultive, alle attività di cui al comma 1.
      3. Le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e le province di Venezia e di

 

Pag. 9

Pordenone provvedono agli adempimenti di cui al comma 1 entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Ove uno o più tra tali adempimenti non siano stati espletati entro il predetto termine, il commissario di cui al comma 1 fissa un ulteriore congruo termine; agli adempimenti che risultino non ancora espletati allo scadere di tale ulteriore termine provvede il commissario stesso, con proprio atto, in ogni caso assicurando che tutti gli adempimenti necessari siano posti in essere entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.
      4. Entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge sono rideterminate le tabelle delle circoscrizioni dei collegi elettorali delle province di Venezia e di Pordenone, ai sensi dell'articolo 9 della legge 8 marzo 1951, n. 122, e successive modificazioni.
      5. Gli atti e gli affari amministrativi pendenti, alla data di entrata in vigore della presente legge, presso organi dello Stato costituiti nell'ambito della provincia di Venezia o della regione Veneto e relativi a cittadini ed enti compresi nel territorio dei comuni di cui all'articolo 1 sono attribuiti alla competenza dei rispettivi organi e uffici costituiti nell'ambito della provincia di Pordenone o della regione Friuli Venezia Giulia.
      6. Dall'attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica né deroghe ai vincoli stabiliti dal patto di stabilità interno.

Art. 3.
(Entrata in vigore).

      1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.


Frontespizio Relazione Progetto di Legge
torna su