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PDL 2994-416-1595-1835-2043-2045-2067

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2994-416-1595-1835-2043-2045-2067-2291-2524-2630-2860-2875-2975-A-quater



 

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DISEGNO DI LEGGE

n. 2994

presentato dal ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca
(GIANNINI)

di concerto con il ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione
(MADIA)

e con il ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti

Presentato il 27 marzo 2015

e

PROPOSTE DI LEGGE

n. 416, d'iniziativa dei deputati

CAPARINI, GIANLUCA PINI, GIOVANNI FAVA, MOLTENI, FEDRIGA, MATTEO BRAGANTINI, GRIMOLDI, ALLASIA, ATTAGUILE, BORGHESI, BUSIN, CAON, GUIDESI, MARCOLIN, PRATAVIERA, RONDINI

Istituzione delle classi per l'inserimento scolastico destinate all'alfabetizzazione nella lingua italiana e all'integrazione sociale degli studenti stranieri che non conoscono la lingua italiana

Presentata il 21 marzo 2013
 

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n. 1595, d'iniziativa dei deputati

ANTIMO CESARO, CARUSO, CATANIA, CIMMINO, D'AGOSTINO, GALGANO, MAZZIOTTI DI CELSO, MOLEA, MONCHIERO, OLIARO, RABINO, ROSTAN, RUSSO, SCHIRÒ, SOTTANELLI, VALIANTE, VARGIU, VITELLI, ZANETTI

Introduzione dell'insegnamento dell'educazione ambientale nei programmi didattici delle scuole del primo ciclo di istruzione

Presentata il 17 settembre 2013

n. 1835, d'iniziativa dei deputati

CIMBRO, ALBANELLA, CAROCCI, GADDA, GASPARINI, GULLO

Disposizioni concernenti la formazione delle classi nella scuola primaria e secondaria

Presentata il 22 novembre 2013

n. 2043, d'iniziativa dei deputati

VEZZALI, BALDUZZI, BRATTI, CAPUA, CATANIA, ANTIMO CESARO, CIMMINO, CIRIELLI, COPPOLA, D'AGOSTINO, DE MENECH, MARCO DI MAIO, FITZGERALD NISSOLI, GALGANO, LIBRANDI, MATARRESE, MAZZIOTTI DI CELSO, MOLEA, OLIARO, PASTORINO, PORTA, TINAGLI, VARGIU, VENITTELLI, VITELLI

Disposizioni concernenti l'inserimento dell'insegnante di educazione motoria nella scuola primaria

Presentata il 4 febbraio 2014
 

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n. 2045, d'iniziativa del deputato CARFAGNA

Disposizioni per lo sviluppo dell'educazione sportiva nella scuola primaria

Presentata il 4 febbraio 2014

n. 2067, d'iniziativa dei deputati

COCCIA, FOSSATI, MOLEA, VEZZALI, ROBERTA AGOSTINI, ALBANELLA, AMODDIO, ARGENTIN, ARLOTTI, BINETTI, BLAZINA, BONAFÈ, BONOMO, BORGHI, BRANDOLIN, BUENO, BUONANNO, CAMPANA, CAPONE, CAPOZZOLO, CARNEVALI, CAROCCI, CARRA, CARUSO, CASELLATO, CENSORE, CHAOUKI, CIMBRO, CIRIELLI, COSCIA, COVELLO, DALLAI, DAMIANO, D'ARIENZO, DE MENECH, DE MICHELI, D'INCECCO, DONATI, D'OTTAVIO, FITZGERALD NISSOLI, GASPARINI, GHIZZONI, GULLO, IACONO, TINO IANNUZZI, INCERTI, IORI, KYENGE, LA MARCA, LACQUANITI, LAINATI, LATTUCA, LENZI, LODOLINI, MAESTRI, MALPEZZI, MANZI, MARCON, MELILLI, MORETTI, NESI, PALAZZOTTO, PASTORELLI, PELUFFO, PICCOLI NARDELLI, PICIERNO, GIUDITTA PINI, RAMPI, REALACCI, RIBAUDO, ROSATO, RUBINATO, GIOVANNA SANNA, SANTERINI, SCOPELLITI, SCUVERA, SPERANZA, TIDEI, VALERIA VALENTE, VENTRICELLI, VERINI, VILLECCO CALIPARI, ZAN, ZARDINI

Disposizioni concernenti l'insegnamento dell'educazione fisica e sportiva nella scuola primaria

Presentata il 10 febbraio 2014

n. 2291, d'iniziativa dei deputati

ASCANI, ALBANELLA, ARLOTTI, BAZOLI, BLAZINA, BONOMO, PAOLA BRAGANTINI, CAMPANA, CAPONE, CAROCCI, COCCIA, COVELLO, CRIMÌ, DE MICHELI, MARCO DI MAIO, D'INCECCO, FONTANELLI, GINOBLE, GRASSI, MALISANI, MARZANO, MICCOLI, NARDUOLO, PETITTI, SALVATORE PICCOLO, PORTA, QUARTAPELLE PROCOPIO, RAMPI, ROCCHI, VENITTELLI, VERINI, ZAMPA

Introduzione dell'insegnamento di educazione e cittadinanza digitale nelle scuole primaria e secondaria

Presentata il 9 aprile 2014
 

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n. 2524, d'iniziativa del deputato CENTEMERO

Istituzione del Fondo per l'autonomia delle istituzioni scolastiche

Presentata l'8 luglio 2014

n. 2630, d'iniziativa dei deputati

PAGLIA, SCOTTO, GIANCARLO GIORDANO, FRATOIANNI, COSTANTINO, DURANTI, PELLEGRINO, BRESCIA, CHIMIENTI, DI BENEDETTO, D'UVA, LUIGI GALLO, MARZANA, VACCA, SIMONE VALENTE

Norme generali sul sistema educativo d'istruzione statale nella scuola di base e nella scuola superiore. Definizione dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di nidi d'infanzia

Presentata il 12 settembre 2014

n. 2860, d'iniziativa dei deputati

IORI, MALPEZZI, PICCOLI NARDELLI, AMODDIO, ZAN, IACONO, MORANI, PREZIOSI, BERLINGHIERI, ANTEZZA, MARIASTELLA BIANCHI, FABBRI, ROTTA, BERGONZI, MARCHI, DONATI, BENI, ZAMPA, GADDA, BENAMATI, BAZOLI, ARLOTTI, BARUFFI, INCERTI, SCUVERA, CARLONI, CARLO GALLI, MONACO, CARRESCIA, RAMPI, TIDEI, SGAMBATO, LODOLINI, ROMANINI, PICCIONE, MARTELLI, MARCO DI MAIO, GASPARINI, GARAVINI, DALLAI, GANDOLFI, MAESTRI, LAFORGIA, FREGOLENT, CRIVELLARI, ALBANELLA, PATRIARCA, GIULIANI, SENALDI, CHAOUKI, CAPONE, SBROLLINI, COPPOLA, CIMBRO, CAMPANA, ZANIN, D'INCECCO, QUARTAPELLE PROCOPIO, PORTA, VALERIA VALENTE, CARNEVALI

Disposizioni per l'integrazione scolastica degli alunni immigrati e per il sostegno dell'educazione interculturale

Presentata il 4 febbraio 2015
 

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n. 2875, d'iniziativa dei deputati

DI BENEDETTO, BRESCIA, LUIGI GALLO, MARZANA, VACCA, SIMONE VALENTE, D'UVA, CHIMIENTI, MANNINO, AGOSTINELLI, ALBERTI, BARONI, BASILIO, BATTELLI, BENEDETTI, MASSIMILIANO BERNINI, PAOLO BERNINI, NICOLA BIANCHI, BONAFEDE, BRUGNEROTTO, BUSINAROLO, BUSTO, CANCELLERI, CARIELLO, CARINELLI, CASO, CASTELLI, CECCONI, CIPRINI, COLLETTI, COLONNESE, COMINARDI, CORDA, COZZOLINO, CRIPPA, DA VILLA, DADONE, DAGA, DALL'OSSO, D'AMBROSIO, DE LORENZIS, DE ROSA, DEL GROSSO, DELLA VALLE, DELL'ORCO, DI BATTISTA, LUIGI DI MAIO, MANLIO DI STEFANO, DI VITA, DIENI, D'INCÀ, FANTINATI, FERRARESI, FICO, FRACCARO, FRUSONE, GAGNARLI, GALLINELLA, SILVIA GIORDANO, GRANDE, GRILLO, L'ABBATE, LIUZZI, LOMBARDI, LOREFICE, LUPO, MANTERO, MICILLO, NESCI, NUTI, PARENTELA, PESCO, PETRAROLI, PISANO, RIZZO, PAOLO NICOLÒ ROMANO, RUOCCO, SARTI, SCAGLIUSI, SIBILIA, SORIAL, SPADONI, SPESSOTTO, TERZONI, TOFALO, TONINELLI, TRIPIEDI, VALLASCAS, VIGNAROLI, VILLAROSA, ZOLEZZI

Modifiche alla legge 11 gennaio 1996, n. 23, recante norme per l'edilizia scolastica

Presentata il 12 febbraio 2015

n. 2975, d'iniziativa dei deputati

CHIMIENTI, BRESCIA, DI BENEDETTO, D'UVA, LUIGI GALLO, MARZANA, VACCA, SIMONE VALENTE, COMINARDI, CIPRINI, TRIPIEDI, LUIGI DI MAIO, MASSIMILIANO BERNINI, GAGNARLI, L'ABBATE, MANLIO DI STEFANO, DI BATTISTA, SPADONI, GRANDE, SCAGLIUSI, DEL GROSSO, AGOSTINELLI, CANCELLERI, BATTELLI, RUOCCO, BUSINAROLO, FERRARESI, CARIELLO, CASO, BRUGNEROTTO, D'INCÀ, ALBERTI, VALLASCAS, TOFALO, SPESSOTTO, PAOLO NICOLÒ ROMANO, DELL'ORCO, TERZONI, DAGA, MICILLO, BENEDETTI, PARENTELA, FANTINATI, LOREFICE, COZZOLINO, SILVIA GIORDANO, MANTERO, GRILLO, PESCO, RIZZO, FRUSONE, CORDA, BASILIO, CRISTIAN IANNUZZI, ARTINI, PINNA, DE LORENZIS, LIUZZI, NICOLA BIANCHI, BARONI, PAOLO BERNINI, BONAFEDE, BUSTO, CARINELLI, CASTELLI, CECCONI, COLONNESE, CRIPPA,
 

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DA VILLA, DADONE, DALL'OSSO, D'AMBROSIO, DE ROSA, DELLA VALLE, DI VITA, DIENI, FICO, FRACCARO, GALLINELLA, LOMBARDI, LUPO, MANNINO, NESCI, NUTI, PETRAROLI, PISANO, SARTI, SIBILIA, SORIAL, TONINELLI, VIGNAROLI, VILLAROSA, ZOLEZZI, COLLETTI

Disposizioni concernenti la formazione e il reclutamento del personale docente della scuola e la costituzione delle classi nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché per il potenziamento dell'offerta formativa del sistema nazionale di istruzione

Presentata il 19 marzo 2015

(Relatrice di minoranza: CHIMIENTI)
 

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Onorevoli Colleghi! La tanto contestata riforma della Scuola voluta dal presidente del consiglio Renzi arriva in Aula. Il provvedimento all'esame interviene sull'autonomia scolastica e sull'offerta formativa, dispone in materia di «organico, assunzioni e assegnazioni dei docenti», istituisce il Portale dei dati aperti della scuola, prevede agevolazioni fiscali e interviene sulla normativa relativa all'edilizia scolastica. Nonostante i vasti ambiti di interventi, prevede altresì numerose deleghe al Governo in materia di sistema nazionale di istruzione e formazione.
      Il disegno di legge cosiddetto «la buona scuola», tanto annunciato dal premier sin dall'inizio del suo mandato, si è fatto attendere quasi un anno e, nonostante l'ampiezza delle materie trattate e l'importanza delle stesse, l'esame alla Camera è stato velocissimo e privo di una sana e democratica dialettica parlamentare. Si sottolinea che il provvedimento, come collegato al Documento di economia e finanza, è sottoposto a più stringenti criteri di ammissibilità, che hanno reso inammissibili molti emendamenti presentati.
      I deputati del Gruppo M5S hanno abbandonato i lavori in Commissione, contestando il discutibile metodo di lavoro, caratterizzato da un contingentamento di tempi tale da precludere qualsiasi dibattito costruttivo; inoltre, con lettera datata 30 aprile 2015, il Governo, ai sensi dell'articolo 123-bis, comma 2, del Regolamento, ha chiesto che la Camera deliberasse su tale disegno di legge entro il 19 maggio e, nonostante che nella riunione della Conferenza dei presidenti di gruppo del 30 aprile non sia stata raggiunta l'unanimità dei gruppi in ordine alla fissazione di tale termine, la Presidenza ha comunque posto in votazione la richiesta e lunedì 4 maggio l'Aula si è espressa in ordine al termine per la conclusione dell'esame in Assemblea il 19 maggio prossimo.
      I tempi del dibattito in Commissione sono stati così inevitabilmente contingentati e, similmente, è stato drasticamente ridotto il numero degli emendamenti che era possibile discutere.
      Nel merito, sin dall'inizio, la posizione del Gruppo M5S è stata decisamente contraria all'impianto del testo, criticandone in particolare: la visione aziendalistica della scuola, i criteri del piano assunzionale previsto, lo strapotere dei dirigenti scolastici, nonché le deleghe in esso contenute.
      Durante l'esame svolto in Commissione, sono stati presentati numerosi emendamenti da parte della relatrice che hanno soltanto mitigato la portata originaria del provvedimento, anche sull'onda della protesta culminata con lo sciopero generale della scuola il 5 maggio. Il Governo si è mostrato all'apparenza disponibile all'ascolto delle richieste dei sindacati, organizzando incontri nella segreteria del partito di maggioranza, escludendo tutte le altre forze politiche.
      In particolare, le modifiche introdotte hanno leggermente stemperato lo strapotere affidato al dirigente scolastico restituendo un minimo di prerogative al ruolo del collegio dei docenti e del consiglio d'Istituto; inizialmente infatti si rafforzava la funzione del dirigente scolastico a discapito degli Organi collegiali.
      Inoltre, è stato ridotto il numero delle deleghe previste che sono passate da 14 a 8.
      Al di là delle lievi modifiche intervenute in Commissione, l'impianto del provvedimento resta identico soprattutto in riferimento alla chiamata diretta dei docenti da parte del dirigente scolastico, al piano di reclutamento e alla valutazione del merito.
 

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      Tra le finalità dichiarate del disegno di legge all'esame c’è la realizzazione dell'autonomia scolastica, ma le disposizioni previste non favoriscono l'autonomia, bensì creano strutture fortemente verticistiche tra Ministero, uffici regionali e singole scuole, senza stanziare nuove e necessarie risorse. È bene ricordare, infatti, che la legge che promuove l'autonomia scolastica esiste già da molto tempo e che l'unico ostacolo ad una piena realizzazione della stessa risiede nella scarsità di risorse stanziate nei fondi destinati al funzionamento delle scuole.
      Inoltre, i maggiori poteri al preside, l'ingresso di finanziatori privati, con l'inevitabile loro condizionamento sui programmi e sull'offerta formativa, rischiano di trasformare la scuola in un'azienda.
      Le proposte del gruppo M5S sono finalizzate a garantire un organico realmente aggiuntivo e corrispondente alle esigenze della scuole, a promuovere il ruolo e le figure già previste per l'autonomia scolastica, come i collaboratori del dirigente e le funzioni strumentali, a garantire risorse pubbliche certe alle scuole, a creare una task-force nazionale di esperti che perseguano l'innovazione didattica e pedagogica.
      Nell'ambito dell'autonomia si introduce la programmazione triennale dell'offerta formativa, predisposta dalla scuola, al fine di potenziare la conoscenza e le competenze degli studenti e per l'apertura della comunità scolastica al territorio.
      L'autonomia, così come ipotizzata, rischia di mettere in discussione il sistema nazionale di istruzione e allargare la forbice delle disuguaglianze territoriali in termini di risorse e qualità del sistema di istruzione. Sarebbe doveroso evitare che il sostegno economico alle scuole sia eccessivamente legato alle erogazioni di privati e, al contrario, sarebbe necessario introdurre il sistema delle reti di scuole a supporto degli istituti per l'innovazione didattica e la ricerca educativa, al fine di limitare la diversificazione dell'offerta formativa.
      La parola d'ordine dietro cui il Governo si è trincerato per giustificare e abbellire la riforma della scuola di fronte alla sempre crescente ondata di protesta che ha mobilitato l'intero mondo scolastico (non solo docenti e sindacati, ma anche tantissimi studenti e genitori) è stata proprio questa: autonomia.
      Uno specchietto per le allodole grazie a cui sono state giustificate una serie di misure caotiche e irrazionali. Un pretesto bello e buono dal momento che, come già ricordato, l'autonomia scolastica esiste già da oltre un ventennio e abbisognava semplicemente di risorse fresche per poter espletare le sue funzioni. Piani triennali dell'offerta formativa (elaborati in piena libertà dal dirigente e fintamente ratificati dagli organi collegiali), organico dell'autonomia (determinato dal Ministero e ripartito dagli uffici scolastici regionali): si tratta di termini altisonanti ma profondamente fuorvianti.
      Il potenziamento dell'offerta formativa, disciplinato dall'articolo 2, si sarebbe ad esempio dovuto realizzare attuando il ripristino delle ore di insegnamento soppresse a seguito della cosiddetta «riforma Gelmini» (il latino, la geografia, la storia dell'arte, i laboratori, il tempo pieno e le compresenze nella scuola primaria), mentre nel disegno di legge assistiamo a una lunghissima serie di generici «potenziamenti delle competenze» che senza stanziamenti di risorse aggiuntive non si tradurranno mai in effettive ore in più di didattica.
      L'unico motivo per cui si è deciso di dar vita a questo sistema illusorio, caotico e confusionario è che la Corte di Giustizia europea il 26 novembre scorso ha emesso una storica sentenza in cui ha riconosciuto il diritto dei docenti precari all'immissione in ruolo.
      E anziché riconoscere finalmente questo sacrosanto diritto, il Governo ha ingabbiato docenti sfruttati per anni e logorati da una precarietà occupazionale e psicologica in un meccanismo folle che getterà le scuole nel caos.
      Ma gli insegnanti hanno chiaramente dimostrato di non essere disposti, in cambio di un'assunzione a tempo indeterminato (o forse dovremmo dire triennale, dal
 

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momento che gli incarichi sono rinnovabili dal dirigente) a vedere stravolto il loro status giuridico, a essere coattivamente inseriti nel calderone degli «ambiti territoriali», rinunciando alla loro reale attività e alla loro vocazione (l'insegnamento frontale) per essere costretti a svolgere supplenze brevi, attività pomeridiane, girovagando come «tappabuchi» su reti di scuole.
      Scendendo nel dettaglio del testo di legge, l'articolo 8 definisce la composizione del cosiddetto «organico dell'autonomia», aggiungendo alle categorie dei posti comuni e dei posti di sostegno, attualmente previste, la categoria dei posti per il potenziamento dell'offerta formativa. In merito si esprime forte contrarietà alla previsione secondo cui l'organico per i posti di sostegno rimane determinato ai sensi dell'articolo 15 del decreto-legge 12 settembre 2013, e che non muove passi significativi verso il necessario incremento degli organici che permetta di raggiungere il rapporto uno a due tra docenti di sostegno e alunni disabili. La medesima relazione tecnica allegata al disegno di legge conferma che, per quanto concerne la dotazione organica di docenti di sostegno, non si stanziano risorse aggiuntive, ma si dà semplice applicazione al piano già previsto dal decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128.
      Il piano di assunzione, relativamente ai posti stanziati per il sostegno, risulta dunque estremamente insufficiente: mancano all'appello almeno 28 mila cattedre sul sostegno che sarebbero fondamentali per garantire il rapporto uno a due tra docenti e alunni disabili stabilito dalla legge.
      Parimenti, risultano dimenticati dal piano di assunzioni gli educatori e i pedagogisti, figure essenziali per il buono svolgimento delle attività in classe e per l'integrazione degli alunni con maggiori difficoltà.
      Una grave lacuna si ravvisa poi nella totale assenza di un piano assunzionale rivolto al personale ATA, anch'esso precario e anch'esso interessato dalla sentenza della Corte di Giustizia europea del 26 novembre scorso. Il M5S chiede dunque che si preveda un piano di assunzioni anche per il personale ATA e per i collaboratori scolastici inseriti in graduatoria e in possesso delle 36 mensilità di servizio.
      Inoltre, si rende necessario ripristinare il taglio di 2020 posti ATA effettuato dalla legge di stabilità e ampliare gli organici del suddetto personale, gravemente sottodimensionato e oramai in evidente difficoltà nella gestione amministrativa delle scuole.
      Il M5S esprime assoluta contrarietà alle previsioni normative contenute nell'articolo 9 del disegno di legge, in cui si conferisce al dirigente scolastico il compito di proporre gli incarichi al personale docente dell'ambito territoriale di riferimento, scelta questa che configura senza equivoci l'introduzione della chiamata diretta.
      A poco valgono i princìpi dettati dal comma 3, cui deve attenersi il dirigente al momento di proporre gli incarichi: si tratta di criteri generici e labili, che non scongiurano affatto i rischi di clientelismo e di corruzione.
      Mascherata sotto forma di una fuorviante necessità di incrementare l'autonomia scolastica, la chiamata diretta non può garantire il rispetto dei princìpi d'imparzialità e terzietà che invece devono essere il pilastro di qualunque procedura di reclutamento nei comparti della pubblica amministrazione.
      Il rafforzamento dell'autonomia non può dunque tradursi, come di fatto avviene in questo disegno di legge, nell'attribuzione a una sola figura di un'onnipotenza priva di adeguati contrappesi: occorre al contrario che il concetto di autonomia non venga stravolto, rispetti i princìpi costituzionali dello Stato italiano e si inserisca entro i limiti dettati dalla nostra carta.
      Il M5S chiede dunque che le competenze e i poteri attualmente in capo al dirigente siano invece conferiti a enti terzi e imparziali come gli uffici scolastici regionali (Usr).
      In alternativa, occorre che sia quantomeno previsto, tra i princìpi cui deve
 

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attenersi il dirigente nell'attribuzione degli incarichi, quello dell'assenza di possibili conflitti di interesse, di collegamenti soggettivi e di rapporti di parentela con il personale inserito negli ambiti territoriali di riferimento. Tutto ciò per ridurre al minimo i rischi di raccomandazioni, oltre alle eventuali pressioni indebite di cui potrebbero essere oggetto gli stessi dirigenti.
      Risulta inoltre gravissimo che il dirigente possa attribuire ai docenti incarichi anche in classi di concorso diverse da quelle per cui possiedano l'abilitazione. Tale previsione, oltre ad essere quanto di più lontano dal concetto di merito di cui si è tanto abusato durante la campagna mediatica che ha accompagnato la presentazione del disegno di legge, svela la totale inadeguatezza del piano assunzionale: invitare i dirigenti a servirsi di personale non abilitato significa certificare che, nonostante le immissioni in ruolo, il nuovo organico dell'autonomia non contiene un numero sufficiente di docenti con i requisiti richiesti per insegnare le discipline necessarie al funzionamento delle scuole.
      Il tutto va paradossalmente a discapito di un'ampia categoria di insegnanti che invece sono già a tutti gli effetti in possesso delle necessarie competenze e delle relative abilitazioni nelle classi di concorso necessarie, ma che vengono inspiegabilmente ignorati.
      Forti dubbi sussistono poi in merito alla rinnovabilità triennale degli incarichi, anche questa in capo al dirigente e potenzialmente lesiva della libertà di insegnamento: per guadagnarsi la riconferma nella stessa scuola, ciascun docente potrebbe essere portato a plasmare la propria didattica in base ai desiderata del preside.
      Tra le competenze del dirigente, vi è poi un generico riferimento alla possibilità che egli stesso, nell'ambito dell'organico dell'autonomia e delle risorse disponibili, riduca il numero degli alunni per classe. Tutto ciò solleva evidenti contraddizioni: il limite dell'agire unicamente nell'ambito delle risorse disponibili rende del tutto inutile la portata di questa norma, che resta solo un annuncio di bandiera per poter dire di aver preso in considerazione il problema del sovraffollamento delle classi e che tuttavia non produrrà alcun effetto concreto. Per combattere le cosiddette «classi pollaio», conseguenza di un taglio di 90 mila cattedre e di oltre 8 miliardi di euro in un solo triennio, occorre stanziare nuove risorse e intervenire normativamente con precise modifiche al decreto del Presidente della Repubblica n. 89 del 2010, che ha previsto la possibilità di costituire classi fino a 33 alunni in applicazione dei tagli voluti dal duo Gelmini-Tremonti.
      Vi è poi la potestà in capo al dirigente di assegnare annualmente ai docenti una somma del fondo destinato alla valorizzazione del merito come retribuzione accessoria. Occorre che tale potere sia esercitato collegialmente dal consiglio d'istituto e non unicamente dal dirigente: a poco vale infatti la reintroduzione del Comitato di valutazione, che si limiterà a dare un parere e a dettare alcuni princìpi sulla base dei quali deve poggiarsi la valutazione degli insegnanti, ma senza impedire che alla fine spetti al dirigente operare le sue scelte circa l'attribuzione di premi economici legati al merito, così come per la valutazione dell'anno di prova dei docenti neo-assunti.
      Secondo il M5S, per valutare il merito dei docenti occorre prevedere nuovi parametri in sostituzione di quelli determinati dal Comitato di valutazione: non un mero rimando ai risultati ottenuti in termini di qualità dell'insegnamento e di rendimento scolastico degli studenti, che lascerebbe intendere una valutazione sulla base dei risultati ottenuti nei test INVALSI, ma una valutazione basata sul tasso di dispersione scolastica, sulla capacità di propiziare una relazione educativa significativa con gli studenti anche attraverso modalità relazionali che incentivino l'apprendimento degli alunni con maggiori difficoltà, sulla gestione corretta del processo di apprendimento e sulla capacità di instaurare processi cooperativi e collaborativi con gli altri docenti.
 

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      In riferimento all'anno di prova, sarebbe opportuno prevedere l'affiancamento al dirigente scolastico di un nucleo di valutazione esterno, composto da ispettori ministeriali e da psicologi, che valutino le competenze didattico-disciplinari dei docenti in prova e le capacità di relazione con gli studenti.
      Quanto al piano straordinario di assunzioni di cui all'articolo 10, è doverosa una premessa numerica. Il Governo Renzi è partito, i primi di settembre, dall'intenzione di assumere in un solo anno circa 148.000 docenti, vale a dire tutti gli iscritti nelle Graduatorie ad esaurimento (Gae). Si è poi passati, disegno di legge alla mano, ad una sensibile riduzione della platea di soggetti interessati: 100.700. Scorrendo le tabelle allegate nella relazione tecnica del provvedimento, si scopre che in realtà le assunzioni su nuovi posti in organico saranno appena 48.812.
      18.536 sono infatti i posti liberati dal turn-over e che dunque non necessitano di risorse aggiuntive per essere coperti da nuovi assunti a tempo indeterminato.
      8.885 sono i posti sul sostegno, per l'assunzione dei quali erano già stati stanziati integralmente i fondi dal decreto-legge n. 104 del 2013.
      16.835 sono le immissioni in ruolo su posti già vacanti e disponibili, vale a dire occupati da supplenti annuali, e gli unici oneri per le relative assunzioni sono quelli necessari per le progressioni di carriera e per la relativa ricostruzione, quantificabili in zero milioni nel 2015, 41 milioni nel 2016 e progressivamente crescenti fino ai 128 milioni a regime a decorrere dal 2015.
      Infine, 7.623 sono le assunzioni sui cosiddetti «spezzoni di cattedre», cioè di quei docenti precari con contratto fino al 30 giugno che non riuscivano a costruire cattedre intere perché non raggiungevano le 18 ore settimanali ma la cui presenza a scuola era indispensabile per adempiere agli obblighi formativi. Anche in questo caso gli oneri per la loro stabilizzazione sono irrisori: 54 milioni nel 2015, progressivamente crescenti fino ai 101 milioni a regime dal 2025.
      Dall'analisi di questi dati si comprende come gli unici oneri aggiuntivi effettivamente stanziati dal Governo riguardano l'assunzione di appena 48 mila docenti che confluiranno nel controverso organico del potenziamento dell'offerta formativa.
      In riferimento al piano straordinario di assunzioni, si esprime contrarietà assoluta alle modalità scelte per attuarlo: innanzitutto la sua concentrazione in un unico anno, il 2015-2016 (eccezion fatta per gli idonei al concorso 2012 che verrebbero assunti a partire dal 2016), ma anche la platea dei soggetti interessati, l'articolazione delle singole fasi con cui procedere alle immissioni in ruolo e le funzioni che andranno a ricoprire i nuovi docenti assunti a tempo indeterminato.
      Il M5S propone una ripartizione in più anni del piano straordinario di assunzioni, in modo da immettere in ruolo tutti i docenti che ne abbiano diritto partendo dal reale fabbisogno e dalle effettive esigenze didattico-disciplinari delle singole istituzioni scolastiche e non dalla volontà di assorbire a priori un'unica categoria di docenti precari in virtù di un criterio meramente temporale e convenzionale, senza peraltro garantire l'assunzione di tutti gli aventi diritto e senza tener conto dell'assenza, all'interno di questa categoria, di personale abilitato in molte classi di concorso. Un piano assunzionale di un solo anno e rivolto unicamente agli iscritti a una determinata graduatoria di docenti precari costringerà inevitabilmente i docenti immessi in ruolo e privi delle necessarie competenze disciplinari ad uno snaturamento del proprio status giuridico. Attraverso l'inserimento nell'organico per il potenziamento dell'offerta formativa, i docenti in questione saranno infatti costretti a svolgere attività diverse dall'insegnamento frontale in classe.
      Incontra assoluta contrarietà la previsione che la mobilità territoriale e professionale a partire dall'anno scolastico 2016-2017 operi tra gli ambiti territoriali: in questo modo anche i docenti già in ruolo che presenteranno domanda di trasferimento verrano inglobati nel meccanismo degli ambiti territoriali, rischiando di veder stravolte anch'essi le proprie prerogative
 

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e i diritti abitualmente connessi alla funzione docente.
      Il Governo ha deciso di non partire dal fabbisogno di docenti delle singole scuole, ma di procedere a scatola chiusa ad attingere da un'unica categoria di precari, non considerando il fatto che, tra gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento, molte classi di concorso risultano già esaurite (discipline scientifiche al nord) mentre molte altre (materie umanistiche, diritto ed economia) hanno un numero eccessivo di iscritti rispetto alle effettive esigenze.
      Dal supplemento di istruttoria richiesto dal M5S all'avvio dei lavori sul testo del disegno di legge in Commissione Cultura, è emerso un dato sconcertante ma assai prevedibile: dal momento che esiste un enorme disallineamento tra il fabbisogno delle scuole e la platea di docenti destinatari del piano assunzionale, a settembre 2015 si avranno ancora circa 50 mila cattedre scoperte che dovranno essere assegnate a supplenti tramite incarichi annuali, esattamente come avvenuto nell'anno scolastico che volge ora al termine. Dunque, anche gli annunci altisonanti circa il «mettere fine alla supplentite» non avranno alcuna realizzazione concreta dal momento che, nel prossimo anno scolastico, il contingente di personale assunto a tempo determinato su cattedre vacanti si aggirerà intorno alle 50 mila unità, senza considerare il personale ATA, anch'esso precario e completamente ignorato dal piano assunzionale del Governo.
      Il M5S chiede dunque di attuare un piano pluriennale di immissioni in ruolo che contempli, oltre agli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento e ai vincitori e idonei del concorso del 2012, anche tutti i docenti abilitati, dando la priorità a chi sia già in possesso delle competenze didattico-disciplinari necessarie per soddisfare i bisogni delle singole istituzioni scolastiche. In questo modo si renderebbe possibile coprire tutti i posti vacanti e disponibili servendosi solo di docenti espressamente formati per le materie di cui sarà necessario l'insegnamento. Ricordiamo che tutti i docenti della seconda fascia delle graduatorie di circolo e d'istituto sono in possesso di specifica abilitazione, peraltro conseguita a caro prezzo (dai 2500 ai 3500 euro nelle varie regioni italiane), e hanno già superato molteplici prove selettive (come nel caso di chi ha sostenuto il tirocinio formativo attivo) o maturato una cospicua anzianità di servizio (come nel caso di chi ha svolto i percorsi abilitanti speciali).
      Le loro competenze sono già state ampiamente vagliate, dunque la previsione di un concorso a loro riservato non è assolutamente sufficiente.
      Occorre invece sopprimere la disposizione che prevede la chiusura delle graduatorie ad esaurimento a decorrere dal 1o settembre 2015, in particolare alla luce della mancata assunzione di tutti gli iscritti, oltre a garantire esplicitamente che le graduatorie di circolo e di istituto continuino a mantenere la loro efficacia.
      Il provvedimento interviene sulla disciplina dell'istituto del 5 per mille , includendo le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione (che, in base alla L. 62/2000, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali) tra i destinatari del beneficio, a decorrere dall'esercizio finanziario 2017. Si istituisce (sul modello del cosiddetto Art-Bonus istituito dall'articolo 1 del decreto-legge n. 83 del 2014) un credito d'imposta per i soggetti che effettuano erogazioni liberali in denaro a favore degli istituti del sistema nazionale di istruzione per la realizzazione di nuove strutture scolastiche, per la manutenzione e il potenziamento di quelle esistenti e per il sostegno a interventi che migliorino l'occupabilità degli studenti. La misura è a favore sia delle scuole statali che delle scuole paritarie private e degli enti locali.
      Infine, s'introduce una detrazione dall'IRPEF, per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno o studente, per le spese sostenute per la frequenza inizialmente solo delle scuole dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione del sistema nazionale di istruzione, disposizione poi estesa durante l'esame in Commissione anche alle scuole secondarie di secondo grado.
 

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      La norma riguarda, sostanzialmente, solo le spese sostenute per la frequenza di scuole paritarie, in quanto, gli studenti che si iscrivono alla scuola primaria e secondaria di primo grado nell'ambito degli istituti statali sono esonerati dal pagamento delle tasse scolastiche. Il riferimento al sistema d'istruzione nazionale permette di interpretare «le spese per la frequenza» nel senso di tutte quelle spese che le famiglie sostengono per permettere ai propri figli di frequentare la scuola; invero dalla relazione tecnica si evince che la quantificazione ha riguardato le sole scuole paritarie.
      Durante l'esame in Commissione sono state introdotte delle modifiche che hanno portato alla creazione di un fondo da 50 milioni diviso in due quote: l'80 per cento delle risorse sarà suddiviso in base alle richieste dei contribuenti, il restante 20 per cento sarà perequativo e andrà alle scuole dei territori più svantaggiati. Di fatto, almeno per i primi due anni, queste risorse sono sottratte al fondo per il miglioramento dell'offerta formativa e sono destinate anche alle scuole paritarie, inoltre, grazie ad una modifica introdotta durante l'esame in Commissione, è estesa la detrazione per nucleo familiare anche alle scuole secondarie di secondo grado, paritarie incluse. Le proposte del gruppo M5S sono finalizzate a destinare le risorse del 5 per mille e lo School Bonus non alle singole istituzioni scolastiche ma all'intero sistema scolastico per poi ripartirlo secondo criteri perequativi; all'aumento dei fondi erogati dallo Stato con programmazione pluriennale; al blocco delle sponsorizzazioni e all'eliminazione dei contributi volontari generalizzati.
      Il disegno di legge ha poi l'ambizione di intervenire in materia di edilizia scolastica ma, in sostanza, le disposizioni sono finalizzate a riordinare e razionalizzare tutte le risorse previste da un miriade di disposizioni legislative esistenti, anche ricorrendo a deroghe per completare le opere iniziate dagli enti locali (rientrano in questo capitolo anche le risorse destinate dai contribuenti tramite l'otto per mille). Pertanto si cerca di rendere più razionali i vari interventi e avere un monitoraggio più preciso di quanto c’è ancora da fare sui lavori incompleti e quanto dovrà farsi per la messa in sicurezza degli edifici scolastici e, per quanto attiene alle risorse, si mira al recupero di quelle non utilizzate. Tuttavia, a fronte degli obiettivi dichiarati, non vengono previsti stanziamenti aggiuntivi e risulta assente una seria programmazione pluriennale. Nulla è poi previsto per migliorare i controlli sulla qualità degli interventi realizzati nelle strutture scolastiche in modo da evitare nella maniera più assoluta che sia messa a rischio l'incolumità degli studenti e degli operatori scolastici, anche alla luce dei sempre più numerosi episodi di crolli negli edifici scolastici.
      Abbinata al presente disegno di legge c’è anche una proposta di legge del M5S sull'edilizia scolastica (C 2875) che, oltre a porsi la finalità di riordinare le norme in materia, predispone e definisce appositi piani di programmazione triennali degli interventi in materia di edilizia scolastica e relativi finanziamenti. La proposta di legge M5S raddoppia lo stanziamento già previsto per i mutui agevolati, portandolo ad 80 milioni annui per la durata dell'ammortamento del mutuo, e destina ulteriori 50 milioni di euro per gli interventi di edilizia nelle zone a rischio sismico ed idrogeologico, incrementa le risorse destinate all'anagrafe sull'edilizia scolastica, portandole ad 1 milione di euro. In totale, le risorse da noi previste ammontano a: 500 milioni all'anno per il piano triennale; 1 milione per il funzionamento dell'anagrafe a partire dal 2015; 40 milioni aggiuntivi per i mutui previsti dal decreto-legge n. 104 (decreto Carrozza) e 50 milioni a decorrere dal 2015 per adeguamento antisismico e anti dissesto idrogeologico.
      L'articolo 23 delega il Governo ad adottare, entro 18 mesi dalla data di entrata in vigore della legge, decreti legislativi finalizzati alla riforma di differenti aspetti del sistema scolastico (e, in parte, del sistema terziario), oltre che alla redazione di un nuovo testo unico delle disposizioni in materia di istruzione. Al di là della contrarietà all'utilizzo dello strumento della
 

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delega disposta dallo stesso Governo, l'articolo contiene una serie di criticità specifiche sia riguardo alle materie che si è scelto di delegare che ai meccanismi di delega. Nel testo originario vi erano 14 oggetti distinti, invero poco definiti e mal circoscritti. I princìpi e criteri direttivi risultano vaghi. Le materie in parte risultano parzialmente disciplinate dallo stesso disegno di legge e risulta pertanto necessario prevedere che le norme dettate dalla presente legge si configurino quali limiti ulteriori all'esercizio della funzione legislativa da parte del Governo.
      Si introduce un meccanismo di proroga eventuale del termine per l'esercizio della funzione legislativa delegata al Governo totalmente rimesso all'arbitrio dell'Esecutivo, è previsto che il termine per l'esercizio della delega possa slittare di ulteriori 90 giorni nell'ipotesi in cui il Governo invii alle Camere gli schemi di decreti legislativi nei 30 giorni che precedono la scadenza. Potrebbe introdursi il doppio passaggio alle Camere nel caso in cui il Governo non accolga le condizioni contenute nei pareri espressi.
      Durante l'esame in Commissione sono diminuite le deleghe, è stata soppressa la delega sul governo della scuola e gli organi collegiali, mentre altre sono state assorbite nel testo, come quelle relative all'autonomia, agli istituti tecnici superiori, al riordino delle modalità di assunzione e formazione dei dirigenti scolastici, nonché al sistema di valutazione degli stessi in conseguenza del rafforzamento delle loro funzioni, agli ausili digitali per la didattica e i relativi ambienti.
      Ma assai grave rimane la presenza di ben otto deleghe al Governo su temi di fondamentale importanza come il riordino del testo unico, il sistema di abilitazioni e di reclutamento del futuro, l'inclusione dei disabili, l'istruzione professionale, il sistema da 0 a 6 anni, il diritto allo studio, la promozione dell'arte e le scuole estere.
      Dopo aver sbandierato per settimane la volontà di dialogare con il Parlamento e con le opposizioni per giungere a soluzioni condivise su un tema di grande rilievo come il nostro sistema di istruzione, la presenza di un numero così elevato di deleghe risulta totalmente inappropriata. Com’è possibile pubblicizzare il dialogo e poi estromettere il Parlamento dalla possibilità di incidere su temi così significativi?
      Per tutti questi motivi, con questa relazione di minoranza, il M5S intende esprimere forte contrarietà al provvedimento in esame, insieme all'auspicio che il Governo possa ancora, in extremis, procedere al ritiro del disegno di legge e al celere varo di un provvedimento dai tempi certi esclusivamente inerente alle assunzioni dei docenti, ai fini di garantire il funzionamento delle scuole il prossimo 1o settembre.
      Per ciò che concerne tutti gli altri argomenti trattati dal disegno di legge, per una seria e condivisa riforma del sistema nazionale d'istruzione che sia davvero innovativa e sappia cogliere le istanze provenienti dal mondo della scuola, si rende necessario un dibattito assai più ampio e sereno di quello a cui la Commissione Cultura della Camera è stata costretta a partire dal 27 marzo scorso, data di presentazione del disegno di legge e che, secondo le intenzioni dello stesso Esecutivo, dovrà necessariamente concludersi con l'approvazione finale in Senato entro la metà del mese di giugno. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a qualcosa di estremamente anomalo: il disegno di legge sulla scuola, spacciato dal Presidente del Consiglio all'opinione pubblica come apertura al dialogo e rispetto delle prerogative parlamentari, verrebbe approvato con tempi assai più ristretti rispetto perfino ad un decreto-legge.
      Una decisione incompatibile non solo con qualsiasi dinamica democratica all'interno delle istituzioni, ma anche e soprattutto con l'incredibile ondata di protesta che ha riportato nelle piazze di tutt'Italia, dopo molti anni, centinaia di migliaia di lavoratori e studenti, uniti nella precisa richiesta di ritiro immediato del provvedimento.

Silvia CHIMIENTI,
Relatrice di minoranza


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