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PDL 2893-A-quater

XVII LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 2893-A-quater



 

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DISEGNO DI LEGGE

presentato dal presidente del consiglio dei ministri
(RENZI)

dal ministro dell'interno
(ALFANO)

dal ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale
(GENTILONI SILVERI)

dal ministro della difesa
(PINOTTI)

e dal ministro della giustizia
(ORLANDO)

di concerto con il ministro dell'economia e delle finanze
(PADOAN)

Conversione in legge del decreto-legge 18 febbraio 2015, n. 7, recante misure urgenti per il contrasto del terrorismo, anche di matrice internazionale, nonché proroga delle missioni internazionali delle Forze armate e di polizia, iniziative di cooperazione allo sviluppo e sostegno ai processi di ricostruzione e partecipazione alle iniziative delle Organizzazioni internazionali per il consolidamento dei processi di pace e di stabilizzazione

Presentato il 19 febbraio 2015

(Relatori di minoranza: MOLTENI, per la II Commissione; Gianluca PINI, per la IV Commissione)
 

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      Onorevoli Colleghi! – Signor Presidente, onorevoli colleghi, già nel corso del dibattito in Aula, e già ancora precedentemente durante l'istruttoria del provvedimento in Commissione, la presente discussione generale verterà sulla parte del decreto-legge che ha modificato il codice penale in tema di lotta e contrasto al terrorismo internazionale.
      Come Gruppo abbiamo avuto modo di presentare diversi emendamenti per esprimere la nostra volontà al fine di inasprire le pene in maniera decisa nei confronti di coloro che si arruolano per il compimento di atti di violenza, con finalità di terrorismo (così detti foreign fighters).
      Emendamenti che come abbiamo avuto modo di rappresentare in Commissione sono stati accolti per la parte dove sono state inasprite le pene, e quindi quella parte del testo che modifica il codice penale. Le motivazioni per cui il Gruppo ha inteso seguire, la dura e giusta repressione dei foreign fighters, è quella di cercare di evitare o comunque non consentire che connazionali si possano macchiare di veri e propri crimini di guerra, perché di questo si tratta, oltre a quelle di appoggiare e rendere più efficaci, anche in questo caso con un chiaro nostro contributo, le misure di prevenzione e contrasto delle attività terroristiche attraverso l'utilizzo di strumenti informatici o telematici, nonché le misure che hanno consentito di integrare i reati al fine di punire chi detiene o omette di denunciare il furto o la sparizione i precursori di esplosivi. È evidente che queste misure sicuramente non saranno sufficienti al fine di reprimere questi reati, ma per il nostro Gruppo sono un inizio che potrà esser migliorato, oltre a quello che è già stato fatto in Commissione grazie alle nostre proposte.
      Come abbiamo più volte ribadito, ma in questo senso l'ha dovuto ammettere anche il poco efficace, o meglio il deludente Ministro dell'Interno Angelino Alfano, purtroppo i veri reclutamenti, dovuti al proselitismo islamico, avvengono presso le moschee e su questo non si è voluto far nulla. Il decreto-legge in esame in quest'Aula purtroppo non ha inteso «gestire» e verificare accuratamente questi luoghi che sono il vero terreno dove vengono diffuse le idee dell'ISIS. Un vero e proprio stato di terrore che compie, mi ripeto, continui crimini di guerra. Perché di guerra si tratta! Sono in guerra (l'ISIS) con coloro che hanno costumi e religioni diverse. La diversità è annientata attraverso l'uccisione sistematica e le carneficine di cristiani e non.
      Il Ministro Alfano, e credo sia utile riportare alcune parti del suo intervento, nell'informativa a quest'Aula ha dichiarato in merito ai foreign fighters: il trentaduenne franco-algerino Cherif Kouachi, uno dei due fratelli ricercati per la strage di Parigi, «era noto anche alle forze di polizia italiane, in quanto implicato nelle filiere di estremisti islamici diretti in Iraq». Non è stato mai stato in Italia, ma faceva la spola dalla Francia allo Yemen come se nulla fosse. L'attacco a «Charle Hebdo» conferma l'estrema pericolosità del fenomeno dei foreign fighters. Un fenomeno che tocca da vicino anche l'Italia, sebbene in misura minore rispetto ad altri Paesi occidentali. «Sui circa tremila combattenti stranieri censiti in Europa – ha detto Alfano – risultano cinquantatre le persone finora coinvolte nei trasferimenti verso i luoghi di conflitto, che

 

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hanno avuto a che fare con l'Italia». Quattro hanno, appunto, nazionalità italiana. «La quasi totalità di queste persone - ha continuato il titolare del Viminale - è ancora attiva nei territori di guerra, mentre il resto è morta in combattimento o detenuta». Tra di loro Giuliano Delnovo e un ventiduenne marocchino naturalizzato. Si dovrebbe trattare di Donoue M. e attualmente si troverebbe in un altro Paese dell'Unione europea. Ci sono, poi, Gianpiero F., un 35enne calabrese già partito per combattere, e Maria Giulia S., «cittadina italiana nata da famiglia italiana originaria di Torre del Greco», e partita per combattere tra le fila dell'Isis. Nessuno dei quattro foreign fighters di cui ha parlato Alfano si troverebbero in Italia. Ma in certi casi il condizionale è d'obbligo. Secondo il sito web dell'Huffington Post, Gianpiero F. sarebbe detenuto in un carcere a Baghdad dopo essere divenuto un miliziano dell'Isis giurando combattere «l'oppressione dell'Occidente fino all'estremo sacrificio». «Non abbiamo in questo preciso momento – ha ribadito il titolare del Viminale – segnali che indichino l'Italia o gli interessi italiani come esposti a specifiche ed attuali forme di rischio», ma è stato disposto «l'immediato rafforzamento dei dispositivi di protezione e vigilanza». Monitorate moschee e luoghi di culto islamici: sono state censite 514 associazioni e 396 luoghi di culto, tra cui le quattro moschee di Roma, Milano, Colle Val d'Elsa e Ravenna. Ma, ha fatto notare lo stesso Alfano, «in molti casi il culto viene praticato in locali di fortuna e ciò può favorire zone di ombra nelle quali sono più difficili gli accertamenti». Non vengono poi trascurati i flussi di immigrazione, «possibile veicolo di infiltrazione dei movimenti terroristici». Tutto sapendo che le frontiere italiane sono un colabrodo.
      Ecco il vero punto che doveva affrontare questo decreto-legge e non l'ha fatto: le frontiere sono un colabrodo e i veri proselitismi o meglio il contrasto al reclutamento o dicansi l'arruolamento per il compimento di atti di violenza, con finalità di terrorismo (così detti foreign fighters) non è stato «scalfito» o comunque fortemente represso; perché? Ma è evidente: occorre – e in questo senso come Gruppo abbiamo presentato diversi emendamenti – al fine di poter monitorare e impedire il diffondersi delle idee e dell'attività di arruolamento portata avanti da parte dell'ISIS, impedire che ciò avvenga nelle Moschee o in luoghi similari dove si svolge l'attività di proselitismo: ossia compiere crimini di guerra! Come spesso capita con questo Governo una nostra Proposta di legge C. 1570 come Gruppo, di cui poi sono stati presentati i relativi emendamenti alla disegno di legge di conversione del decreto-legge oggi in esame in quest'Aula, l'abbiamo fatta, cioè quella di impedire il proselitismo nei luoghi di culto o similari dove ciò avviene, ossia nelle moschee! Purtroppo siamo rimasti inascoltati! Ma è evidente che noi siamo rimasti inascoltati, ma purtroppo i cittadini italiani o persone che si richiamano al cristianesimo in tutto il mondo continuano ad essere ammazzati. Il nostro rimanere inascoltati è una colpa che vi assumete!
      Abbiamo anche cercato di reintrodurre, visto le frontiere colabrodo, al fine di dissuadere l'ingresso in Italia, anche il reato di immigrazione clandestina. Anche su questo siamo rimasti inascoltati! Purtroppo la politica immigratoria che questo Governo porta avanti può essere così riassunta: venite, vi accogliamo sempre, vi trasportiamo sulle navi militari dell'operazione ”Triton”, o meglio vi veniamo a prendere sul bagnasciuga dei Paesi musulmani e senza documenti, poi se volte andate a combattere dove volete contro i nostri stessi cittadini!
      Purtroppo sono rimaste inascoltate le parole capo dell'Antiterrorismo italiano, Mario Papa: L'Isis ha ”la stessa filosofia della camorra - come ha detto dice Papa. Dare aiuto ai familiari degli affiliati, un salario, una pensione, in modo da conquistare fette importanti della popolazione”. Una tattica che non è una novità neppure tra i movimenti di stampo islamista. Da Hezbollah ad Hamas, sono in tanti a
 

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utilizzare il welfare come strumento di influenza.
      Queste dovevano essere le pratiche da troncare con chiarezza! Noi l'abbiamo proposto, voi non l'avete fatto!
      Questo è il Governo degli immigrati, questo è il Governo che discrimina il Nord, questo è il Governo che difende e tutela i criminali, il Governo del collaborazionismo con i terroristi, il Governo responsabile di aver azzerato il fondo espulsioni, un Governo che ovviamente non potrà avere e non avrà mai il consenso da parte della Lega.

MOLTENI e Gianluca PINI,
relatori per la IV Commissione)


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