Doc. XXII, n. 20




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - La necessità di richiedere l'istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta, a norma dell'articolo 82 della Costituzione, sul sistema delle case famiglia e delle strutture residenziali per minori nasce dall'esigenza di acquisire tutti gli elementi conoscitivi sullo stato di «salute» del nostro sistema, sia pubblico che privato, di tutela e di accoglienza dei minori fuori dalla loro famiglia di origine. Nell'ambito degli strumenti volti a consentire lo svolgimento dell'attività di controllo del Parlamento, dei quali le Camere possono avvalersi per acquisire conoscenze, l'inchiesta rappresenta quello più incisivo e penetrante: l'articolo 82, secondo comma, della Costituzione, dispone infatti che la Commissione parlamentare di inchiesta «procede alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni della autorità giudiziaria». I poteri coercitivi che la Commissione parlamentare di inchiesta può esercitare sono naturalmente quelli propri della fase istruttoria delle indagini giudiziarie, dato che la Commissione è priva di poteri giudicanti e non può quindi accertare reati e irrogare sanzioni. Per il Parlamento l'attività di controllo nasce dall'esigenza di monitorare continuamente l'applicazione delle leggi, il loro aggiornamento nonché la tenuta delle politiche e delle normative di riferimento. L'esercizio di tale ruolo di controllo è esplicato normalmente con l'attività di sindacato ispettivo e in ultima analisi proviene da quei poteri che l'articolo 82 della Costituzione attribuisce al Parlamento. I compiti che la presente proposta di inchiesta parlamentare attribuisce alla Commissione non si limitano, come del resto già il titolo evidenzia, a una mera indagine sugli errori nell'ambito degli affidamenti minorili; questo perché l'analisi dell'errore, senza un'adeguata conoscenza della complessità tecnico-organizzativa delle attività, delle interazioni professionali che si stabiliscono e dei processi decisionali che intervengono, rischia di ricondurre le responsabilità in gran parte al cosiddetto «errore umano».
La necessità di occuparsi di questo delicato problema in un contesto generale nasce dal gran numero di segnalazioni concernenti le strutture di accoglienza per minori e, in particolare, le vicende de «Il Forteto» in Toscana, della casa famiglia «Dina Sergiacomi» nelle Marche, della comunità psichiatrica per minori «Lilium» in Abruzzo, ma anche della comunità «Cavanà» in provincia di Parma, della comunità di Fiorella Tersilla Tanghetti, la santona di Prevalle conosciuta come mamma Ebe, della struttura «Cà degli angeli» in provincia di Parma gestita da un ex brigatista rosso pluricondannato, nonché dalle decine di segnalazioni di maltrattamenti, abusi sessuali e reati contro le persone minorenni occorsi nelle strutture residenziali per minori di tutta Italia. Purtroppo vi è la tendenza, da parte dei mezzi d'informazione, a «caricare» emozionalmente questa materia e a dare un'ampia rappresentazione delle vicende, senza peraltro ricorrere nel contempo a un approfondimento che consenta di valutare meglio le cause, gli errori nonché i possibili rimedi. Un'analisi limitata, al di fuori di un contesto generale che riguardi il funzionamento di tutto il sistema italiano, ha già offuscato gravemente le figure dei professionisti e delle strutture che si occupano di minori nella considerazione dei cittadini. Questa proposta di inchiesta parlamentare riassume in sé sia la necessità di un'indagine sugli errori e sulle criticità in campo minorile sia la necessità di un'analisi sull'efficacia e sull'efficienza dei servizi di accoglienza per minori.
Un primo tentativo di fare chiarezza è stato fatto dalla commissione di inchiesta sull'affidamento dei minori della regione Toscana volta ad acquisire la «conoscenza della congruità dell'attività di affidamento dei minori a comunità e centri rispetto agli obiettivi perseguiti dalla legislazione regionale in materia di tutela e promozione dei minori alla luce della vicenda il Forteto». Ma tale commissione era limitata alla sola regione Toscana e il fenomeno interessa invece tutte le regioni italiane. Inoltre la commissione non aveva poteri ispettivi e non ha effettuato nessuna ispezione a sorpresa nelle comunità residenziali per minori. La commissione peraltro ha evidenziato chiaramente come ci siano dei problemi di controllo e coordinamento, dichiarando infatti: «Più che chiarire i dubbi, il quadro che emerge in realtà li aumenta: sempre alla luce della vicenda del Forteto, la confusione di ruoli, competenze e negligenze si infittisce. Se infatti sulla carta (leggi, codici e regolamenti) la definizione dei compiti sembra palese, nella pratica le relazioni tra questi soggetti appaiono un groviglio inestricabile».
Secondo i «Quaderni della ricerca sociale» del Ministero del lavoro e delle politiche sociali «n. 19 - Bambine e bambini temporaneamente fuori dalla famiglia di origine - Affidamenti familiari e collocamenti in comunità al 31 dicembre 2010», la stima del fenomeno complessivo - fino ad oggi rimasta in ombra - indica che i bambini e i ragazzi da 0 a 17 anni che hanno vissuto nel corso del 2010 l'esperienza di vivere al di fuori della propria famiglia di origine sono poco meno di 40.000: mediamente circa 4 minorenni ogni 1.000 residenti. In considerazione del gran numero di minori interessati la Commissione parlamentare di inchiesta, dovrà assolutamente avere un carattere d'urgenza. Non è accettabile che in una società civile minori che già vivono in condizioni di disagio a causa dell'allontanamento dalla famiglia di origine possano correre il rischio di subire maltrattamenti e abusi proprio nelle, e dalle, strutture dedite alla loro tutela. Per avere una qualsiasi efficacia la Commissione dovrà avere poteri ispettivi e la possibilità di accedere immediatamente e senza preavviso in qualsiasi struttura pubblica o privata che accoglie minori temporaneamente fuori dalla famiglia di origine. La Commissione, nel pieno rispetto delle leggi sulla privacy e servendosi di professionisti qualificati, dovrà anche avere la possibilità di ascoltare i minori ospitati nelle comunità.


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