Onorevoli Colleghi! - Nella notte fra il 29 e il 30 maggio 2013 circa 50 agenti della Digos hanno fatto irruzione in una abitazione privata nel quartiere casal palocco a Roma, prelevando a forza una donna e la sua bambina di sei anni con l'accusa, rivelatasi poi infondata, di un'irregolarità nel passaporto della donna. Immediatamente entrambe vengono portate al centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Senza attendere le verifiche sul documento e nonostante la loro richiesta di asilo politico, madre e figlia vengono immediatamente rimpatriate, con aereo privato, a spese dello Stato kazako, con una procedura lampo, secondo i proponenti in spregio alle procedure previste dalla legge, a qualunque considerazione in merito alla tutela dei diritti delle due straniere e ai rischi per la loro incolumità che sarebbero conseguiti al rimpatrio. Le due donne, come emergerà dalla stampa solo molto giorni dopo gli avvenimenti, sono congiunte di un rifugiato politico: la moglie e la figlia di Mukhtar Ablyazov, uomo d'affari kazako di 50 anni, ex banchiere e politico. Un personaggio controverso coinvolto in questa vicenda certamente per essere il principale oppositore politico del Presidente plenipotenziario del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev.
Ablyazov, nonostante sia sotto processo da parte del Kazakistan per questioni relative alle sue gestioni bancarie, dal 2011 ha ottenuto asilo e protezione da parte del Regno Unito, che ha riconosciuto il rischio per la sua vita in caso di rientro in Kazakistan.
Dopo che il Gruppo parlamentare della Lega Nord, il 10 luglio 2013, ha denunciato l'accaduto, in Assemblea, alla Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio ha avviato una verifica. L'indagine, affidata al Capo della Polizia e illustrata al Parlamento dal Ministro dell'interno, ha confermato che l'espulsione della signora Alma Shalabayeva e di sua figlia di sei anni era illegittima, tanto che ne è stata decisa la revoca, quando ormai però la donna e la bambina erano già in Kazakistan. Nello stesso giorno sono prevenute le dimissioni del Capo di Gabinetto del Ministero dell'interno.
La stessa indagine tuttavia nulla ha chiarito circa il ruolo delle istituzioni e dei loro rappresentanti nella catena decisionale che ha portato a consegnare due persone a un Paese che non garantisce il rispetto dei loro diritti e la loro incolumità, in violazione dei nostri princìpi costituzionali.
Non è stato chiarito il ruolo svolto dal Ministero degli affari esteri e non è stato chiarito soprattutto il ruolo delle autorità kazake, che traspare dalle diverse ricostruzioni e che getta un'ombra pesante sul grado di indipendenza del nostro Paese su temi delicatissimi quali la tutela dei diritti fondamentali delle persone.
Lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dichiarato che "Occorre sgombrare il campo egualmente da gravi motivi di imbarazzo e di discredito per lo Stato e dunque per il Paese, come quelli provocati dall'inaudita storia della precipitosa espulsione dall'Italia della madre kazaka, della sua bambina, sulla base di una sedicente e distorsiva rappresentazione del caso e di una pressione di interferenza, l'una e le altre inammissibili da parte di qualsiasi diplomatico straniero".
Oggi Alma Shalabayeva e sua figlia si trovano in Kazakistan e quando il clamore suscitato da questa vicenda inevitabilmente andrà scemando resteranno in balìa di un Paese che non garantisce lo stato di diritto, al quale noi le abbiamo consegnate.
Occorre fare chiarezza al più presto, non certo con una sommaria indagine che lascia oscuri tutti i punti più critici, ma, in considerazione dei livelli istituzionali coinvolti, con un'inchiesta approfondita svolta dal Parlamento, ad opera di una Commissione appositamente costituita che proceda alle indagini e agli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria.
Si propone pertanto l'istituzione immediata di una Commissione parlamentare di inchiesta sull'espulsione e sul rimpatrio della moglie e della figlia di Mukhtar Ablyazov, che svolga la sua attività di indagine entro dodici mesi dalla sua costituzione, al fine di accertare le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti, il ruolo svolto da soggetti stranieri, e costituire la base per l'assunzione di atti conseguenti da parte dei soggetti che dovessero risultare responsabili.
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