Doc. XXII, n. 7




RELAZIONE

Onorevoli Colleghi! - La Commissione Parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione e della pirateria in campo commerciale istituita nella scorsa legislatura ha svolto la propria attività focalizzando l'attenzione su due filoni di indagine: contraffazione di diverse tipologie di beni (nello specifico: agroalimentari, tessile e moda, tabacco); pirateria informatica e vendita on line di prodotti contraffatti.
Alla luce dei risultati dell'inchiesta che ha portato la Commissione ad approvare 4 relazioni tematiche e una relazione conclusiva dei lavori, sembra opportuno proseguire anche nel corso della XVII legislatura l'attività di studio e di indagine per approfondire ulteriormente le seguenti problematiche che, anche per ragioni di tempo - la Commissione ha iniziato i suoi lavori solo a fine ottobre 2010 -, non sono state in tutto e per tutto affrontate.
Anzitutto la natura instabile dei fenomeni esaminati e il ruolo della criminalità organizzata: la contraffazione e la pirateria sono fenomeni in continua evoluzione. È sufficiente seguire quotidianamente le notizie dei principali organi di stampa per capire che, a fronte della importante attività di repressione svolta dalle diverse Autorità nazionali, la criminalità organizzata - che l'attività della Commissione ha dimostrato essere pressoché dietro tutti i fenomeni di contraffazione - modifica rapidamente i propri sistemi di fornitura, logistica e distribuzione del materiale, nonché le modalità di penetrazione del mercato regolare. Complice la crisi è inoltre in corso - da parte di consorterie criminali - l'acquisizione di molte attività produttive e distributive nazionali in difficoltà, rendendo così ancora più difficile l'individuazione, da parte delle Autorità, delle attività illecite. Sarebbe opportuno, pertanto, rinnovare un organo, quale la Commissione oggetto della presente proposta di inchiesta parlamentare, che possa studiare, analizzare e ottenere informazioni sul livello di penetrazione delle organizzazioni criminali nel mercato illegale della contraffazione.
È importante poi continuare a lavorare per identificare ed implementare gli strumenti in grado di rendere più efficace un reale coordinamento fra le molteplici Autorità nazionali deputate alla prevenzione ed al contrasto della contraffazione. La Commissione potrebbe offrire un contributo per cercare di chiarire definitivamente il quadro delle competenze, in modo da evitare sovrapposizioni e duplicazioni di funzioni, e mettere a regime uno scambio di dati funzionale e completo tra i singoli Corpi.
La Commissione ha raccolto, nelle sue relazioni, proposte di modifica legislativa provenienti da tutti i soggetti istituzionali nonché dai rappresentanti delle categorie produttive interessate dal fenomeno, da sottoporre all'attenzione dell'Assemblea al fine di focalizzare l'attenzione del legislatore sulla gravità del fenomeno. Si tratta di modifiche fondamentali di diritto sostanziale e processuale, volte a perseguire in modo più efficace ed efficiente il crimine. Fermo restando che la Commissione non ha un autonomo potere di iniziativa legislativa è evidente tuttavia l'importanza di creare un organo ad hoc che approfondisca lo studio del fenomeno e possa fungere da stimolo costante al Parlamento sia per trovare rapidamente soluzioni legislative che favoriscano il contrasto di contraffazione e pirateria sia per valutarne il grado di effettiva applicazione.
Nella scorsa legislatura la Commissione, anche attraverso lo svolgimento di alcune missioni all'estero, ha potuto verificare le dimensioni internazionali assunte dai fenomeni criminali. Sarebbe pertanto opportuno proseguire lo studio delle buone prassi adottate all'estero nonché la verifica delle iniziative intraprese dall'Unione europea nell'attività di contrasto di tali fenomeni.
Oltre alla necessità di continuare ad approfondire e ad aggiornare l'inchiesta relativamente ai settori già studiati a causa della citata natura evolutiva e mutevole del fenomeno (si pensi, ad esempio, alla velocità delle innovazioni tecnologiche della rete e alle conseguenze sulla pirateria digitale o sul fenomeno della vendita on line di prodotti contraffatti) vi sono ulteriori settori merceologici gravemente colpiti dalla contraffazione che dovrebbero essere oggetto di apposita indagine. Tra questi, i più rilevanti sono: ricambi auto e di altro genere realizzati con materiali di scarsissima qualità che, a parte la somiglianza con il prodotto originale, non garantiscono assolutamente le caratteristiche di qualità e sicurezza che dovrebbe avere il prodotto originale; giocattoli falsi (ed altri prodotti di arredamento) assemblati con materiali potenzialmente pericolosi, quali vernici contenenti sostanze chimiche velenose o piccole parti staccabili; prodotti informatici ed elettronici; medicinali; prodotti di bellezza e cosmetici.
Nella XVI legislatura la Commissione ha poi effettuato 2 missioni in Toscana (a Firenze e Prato) e in Campania (a Napoli) per verificare il livello di penetrazione del fenomeno contraffattivo nei relativi distretti produttivi. Sarebbe opportuno proseguire l'analisi degli altri distretti produttivi nazionali interessati dalla contraffazione.
Sempre nel corso della XVI legislatura, la finalità di lotta alla contraffazione e, in particolare, di tutela del made in Italy hanno ispirato gli interventi connessi all'attività di impresa contenuti nella legge 23 luglio 1999, n. 99 (nota come «collegato energia»). La legge rafforza la tutela della proprietà industriale, in particolare nel settore penale, introducendo nuovi reati nel codice penale e modificando la disciplina dei beni sequestrati e confiscati nel corso di attività anticontraffazione. Ulteriori misure in materia sono state introdotte dal decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166, il cui articolo 16 ha dettato una serie di disposizioni a difesa del made in Italy e dei prodotti interamente italiani.
Sul piano amministrativo con l'articolo 145 del codice della proprietà industriale di cui al decreto legislativo 10 febbraio 2005, n. 30, come da ultimo modificato dal decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 135, è stato istituito, presso il Ministero dello sviluppo economico, il Consiglio nazionale anticontraffazione, con il compito di coordinare e indirizzare l'insieme delle azioni di contrasto della contraffazione a livello nazionale, ed è stata rafforzata la tutela del made in Italy prevedendo la confisca dei locali ove vengono prodotti, depositati, o venduti i materiali contratti.
In particolare, i danni causati dalla contraffazione all'insieme delle capacità lavorative espressione di un determinato prodotto made in Italy sono incalcolabili e mettono in serio pericolo la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali. Il problema principale riguarderebbe soprattutto la minaccia proveniente dalla globalizzazione dei mercati. Il venir meno delle barriere di carattere protezionistico alla libera circolazione delle merci ha alimentato il diffondersi di comportamenti anomali: tra questi figura la dilagante imitazione dei prodotti e dei marchi aziendali di alcuni paesi europei da parte di produttori specialmente dell'area asiatica. Gli effetti negativi di questo fenomeno sono particolarmente preoccupanti per i settori produttivi del cosiddetto made in Italy e per i distretti produttivi locali che ne costituiscono l'ossatura portante.
Al riguardo, l'allora procuratore Pietro Grasso ha osservato che l'attività di contrasto posta in essere dai singoli Stati non sembra avere sortito, finora, i risultati auspicati. La causa principale di ciò risiederebbe nella mancata omogeneità tra le norme in materia vigenti all'interno di ciascun Paese, ognuno rimanendo fedele alle proprie leggi e alle proprie tradizioni, a scapito della possibilità di trovare un metodo comune e coordinato per affrontare in sinergia una seria battaglia contro il dilagare del fenomeno.
Inoltre, spesso l'indicazione fuorviante dell'italianità di alcuni prodotti sistematicamente attuata, sovente in maniera estremamente ambigua, sulla maggior parte dei mercati esteri in modo da ingannare i consumatori sulla esatta provenienza di un bene (il cosiddetto italian sounding) non costituendo un illecito, di fatto, si è rivelata come la battaglia più ardua da intraprendere al fine di tutelare il valore e la qualità delle nostre produzioni nazionali. Tale fenomeno non solo crea un notevole danno al potenziale di esportazione del made in Italy, ma rappresenta una forma di concorrenza assolutamente sleale e parassitaria, non solo per i prodotti italiani.
Tra l'altro, vale la pena ricordare che nel corso degli anni molte aziende si sono affermate sul mercato dell'italianità mediante continui richiami al nostro Paese, più o meno in buona fede, utilizzando segni distintivi del made in Italy agroalimentare e adottando strategie di marketing che hanno indotto il consumatore straniero ad attribuire ai prodotti commercializzati caratteristiche d'eccellenza. A livello mondiale, si stima che il giro d'affari dell'italian sounding superi i 60 miliardi di euro l'anno (164 milioni di euro al giorno), una cifra 2,6 volte superiore rispetto all'attuale valore delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari (23,3 miliardi di euro nel 2009).
È quindi fondamentale mettere in atto tutti gli strumenti in grado di perseguire l'obiettivo della lotta alla contraffazione e di tutela del made in Italy, a cominciare dal portare avanti le attività e il lavoro della Commissione di inchiesta della Camera dei deputati.
Per questo la presente proposta ne ripropone la costituzione nella XVII legislatura con i medesimi poteri e le medesime finalità, rafforzando tuttavia il concetto della tutela del made in Italy.


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