Allegato B
Seduta n. 579 del 31/1/2012


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ATTI DI CONTROLLO

PRESIDENZA
DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

Interpellanze urgenti (ex articolo 138-bis del regolamento):

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
è trascorso quasi un anno dallo scoppio della grave crisi politico-istituzionale


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che ha colpito la Libia e numerose imprese italiane, specialmente quelle medie e piccole che non avevano stipulato l'assicurazione SACE (stipulata da due imprese su 130 operanti in Libia), hanno oggettive difficoltà a seguito della mancata riscossione dei crediti maturati per forniture di beni e servizi effettuate in quel Paese;
tali crediti, già iscritti, in adempimento agli obblighi civilistici e fiscali, a bilancio, risultano attualmente inesigibili;
dette imprese si trovano a subire un duplice danno consistente, per un verso, nella mancata acquisizione dei crediti maturati e, per altro verso, nella impossibilità di dar corso al pagamento delle imposte per la crisi in corso che le espone a sanzioni anche di tipo penale, imposte che dovrebbero essere sospese in applicazione dell'articolo 9 della legge 27 luglio 2000 n. 212;
nell'aprile del 2011 la III Commissione (Affari esteri) ha approvato una risoluzione, che riguarda i problemi delle imprese che operavano nei Paesi del Mediterraneo in crisi, e successivamente nel maggio 2010 è stata presentata una proposta di legge, la n. 4394, in favore delle imprese o società italiane coinvolte nella crisi socio-politica sviluppatasi in Libia, Tunisia ed Egitto, non ancora esaminata;
non sono stati ancora attuati gli ordini del giorno accettati dal Governo Berlusconi (il 2 agosto 2011 in ordine alfabetico, Compagnon (UdC - 4551-19); Gidoni (LN - 4551-1), Gottardo (PdL - 4551-20) e Rosato (PD - 4551-23) e dal Governo Monti (Gidoni 9/4829-A/194) con i quali si trattano i crediti maturati e la sospensione delle imposte;
al Parlamento europeo le risposte ad alcune interrogazioni (Angelilli, Cancian, ecc. E-008353/2011 risposta 14 novembre 2011; Serracchiani E-007827/2011 risposta del 25 ottobre 2011; Oreste Rossi risposta del 4 gennaio 2012) presentate al Consiglio europeo ritengono autorizzabile la liquidazione dei crediti maturati attraverso l'utilizzo dei fondi libici congelati, specialmente a quelle società che operavano con enti pubblici o ad essi equiparabili;
per quanto riguarda la liquidazione dei crediti maturati è stato effettuato un censimento dal quale risulta che le aziende che richiedono la liquidazione sono circa 80 e l'importo è di circa 230 milioni di euro;
il Ministero degli affari esteri ha raccolto la documentazione giustificativa dei crediti maturati nel novembre 2011;
è urgentissimo ed improrogabile che il Ministero degli affari esteri proceda direttamente o tramite altri soggetti, alla verifica della documentazione presentata dalle società che operavano in Libia per consentire la immediata liquidazione degli importi accertati al fine di consentire, specialmente alle aziende medie e piccole, di salvarsi dal fallimento e riprendere le attività che avevano in corso in Libia;
nella recente visita in Libia il Presidente Mario Monti ha sottoscritto con Capo del Governo provvisorio libico Abdel Rahim Al Kib la Dichiarazione di Tripoli che comporta una nuova visione dei rapporti bilaterali e multilaterali rispetto al trattato di amicizia firmato nel 2008, com'è scritto nel testo, e dal punto di vista più strettamente operativo, questo si è tradotto in un'intesa fra i due Governi sul recupero dei crediti legittimi fra i rispettivi enti e imprese;
la liquidazione dei crediti maturati può essere effettuata con i fondi libici congelati (7 miliardi) o con i fondi del trattato di amicizia Italo Libico (5 miliardi) o anticipati con altri fondi anche in percentuale delle somme richieste;
l'aiuto alle società che operavano in Libia, prima dello scoppio della crisi, è essenziale sia perché queste ultime contribuiscono allo sviluppo economico dell'Italia, sia perché possano mantenere le attività ed i contratti che avevano in corso senza che vengano sostituite da aziende straniere che sono già pronte a farlo -:
quali iniziative siano state adottate o si intendano adottare tempestivamente per


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la liquidazione dei crediti maturati alle società già operanti in Libia allo scoppio della crisi e che hanno presentato la documentazione al Ministero degli affari esteri;
quali iniziative normative si intenda assumere per la sospensione delle imposte stabilendo una posticipazione delle scadenze ad una data successiva alla liquidazione dei crediti maturati in Libia.
(2-01336)
«Gottardo, Pecorella, Contento, Cazzola, Vincenzo Antonio Fontana, Palmieri, Minardo, Germanà, De Corato, Distaso, Fitto, Piso, Mussolini, Lorenzin, Formichella, Tommaso Foti, Nizzi, Golfo, Biancofiore, Stanca, Dell'Elce, Pelino, Beccalossi, Faenzi, Nastri, Garagnani, Scandroglio, Minasso, Bocciardo, Paolo Russo, Dima, De Camillis, Mantovano, Del Tenno, Torrisi, Milanese, Castiello, Leo, Bellotti, Nicolucci, Brambilla, Sbai, Porcu, Lehner».

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dello sviluppo economico, per sapere - premesso che:
il Ministero dello sviluppo economico, attraverso il Sottosegretario De Vincenti, rispondendo il 12 gennaio 2012 all'interpellanza urgente n. 2-01281 presentata dall'onorevole Vico e altri, in relazione allo scorporo del settore stainless global di ThyssenKrupp, che riguarda direttamente l'AST di Terni, annunciava la convocazione del tavolo nazionale di confronto a cui avrebbero partecipato le parti datoriali, sindacali e le istituzioni;
in data 20 gennaio 2012 la presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, sollecitando alla riconvocazione del tavolo istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, riunitosi il 27 luglio 2011;
nella lettera la presidente Marini segnala la condivisibile esigenza di un'opportuna «iniziativa di diplomazia economica, congiunta ad un monitoraggio costante dell'evoluzione delle trattative, che collochi la questione in una coerente dimensione di politica industriale e di sviluppo del sistema produttivo nazionale»;
a seguito dell'annuncio dello spin-off del ramo stainless global, ThyssenKrupp ha costituito uno specifico veicolo societario - Inoxum - in cui sono confluite tutte le società del gruppo attive nel settore «stainless» ivi compresa AST di Terni;
con un comunicato ThyssenKrupp, in queste ore, ha confermato di aver raggiunto un accordo di principio con la finlandese Outokumpu per la cessione della controllata Inoxum, di cui fa parte la Tk-Ats di Terni, a un prezzo di 2,7 miliardi di euro;
è opinione condivisa da tutte le parti sociali della città e della regione Umbria che le diverse soluzioni in campo non devono in ogni caso prevedere la fine del ciclo integrato delle lavorazioni e quindi l'eventualità di quello che viene definito «spezzatino» che pregiudicherebbe la continuità industriale di un sito che, per quantità e qualità delle produzioni, quote di mercato ed eccellenza della manodopera, resta strategico per l'industria italiana ed europea -:
se il Governo sia a conoscenza dell'avvenuta acquisizione da parte di Outokumpu della società Inoxum del gruppo ThyssenKrupp AG e, in particolare, di quali siano le condizioni dell'accordo in relazione al futuro del sito industriale di Terni (ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni spa);
se il Governo, considerata la rilevanza e la specificità della situazione del sito industriale ternano, non ritenga opportuno convocare il tavolo di confronto


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istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri con ThyssenKrupp-AG, parti sociali e istituzioni.
(2-01338)
«Trappolino, Sereni, Bocci, Vico, Gozi, Verini, Lulli, Damiano, Fontanelli, Marco Carra, Bonavitacola, Boffa, Berretta, Froner, Brandolini, Zucchi, Agostini, Zampa, Braga, Rosato, Meta, Naccarato, Albini, Cenni, Marantelli, Marchi, Zunino, Gnecchi, Villecco Calipari, Cavallaro, Cuperlo, Pollastrini, Corsini, Concia, Codurelli, Santagata, Boccuzzi, D'Incecco, Misiani, Martella, Carella, Tidei, Capodicasa, Fiorio, Albonetti, Gianni Farina».

Interrogazione a risposta in Commissione:

TRAPPOLINO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
alcuni giorni orsono, come riferito dagli organi di stampa, un evento franoso - la cui entità e le cui cause sono ancora da definire - ha interessato il settore sud della rupe di Orvieto;
altri fenomeni di progressivo degrado, più o meno rilevanti, hanno riguardato negli ultimi anni le pareti di tufo e le pendici sulle quali le prime poggiano;
i dati storici sui movimenti franosi della rupe risalgono al 1571, 1835, 1886, 1894, 1895, 1900 (Porta Cassia), 1904, 1937, 1977, 1979, 1980, 1981. Proprio per la singolare conformazione geologica e per gli evidenti fenomeni di dissesto idrogeologico. Orvieto fu inserito nel 1937 tra gli abitati da consolidare a cura e spese dello Stato. Nel 1972 la materia fu trasferita in capo alle regioni. Sin da subito il governo umbro cominciò ad inquadrare le problematiche di dissesto idrogeologico del territorio regionale, con particolare riferimento a Orvieto e Todi. Con il contributo scientifico di università Centro nazionale delle ricerche vennero definiti una serie di interventi globali di salvaguardia che esulavano dalle normali possibilità finanziarie di un bilancio regionale;
di concerto tra il consiglio regionale, i comuni di Todi e Orvieto e alcuni parlamentari umbri fu avanzata e approvata dal Parlamento una proposta di legge speciale - n. 230 del 25 maggio 1978 «Provvedimenti urgenti per il consolidamento della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi a salvaguardia del patrimonio paesistico, storico, archeologico ed artistico delle due città» - che, grazie ad un primo finanziamento, consentì l'avvio di alcuni interventi essenziali;
la legge n. 230 del 1978 fu successivamente rifinanziata per rendere possibili ulteriori e urgenti interventi. Nel 1987 fu approvata un'altra legge - 29 dicembre 1987 n. 545 «Disposizioni per il definitivo consolidamento della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi» - che, rifinanziata con un'ulteriore legge (n. 242 del 1997), ha affrontato in maniera organica le diverse criticità legate al dissesto idrogeologico, all'accessibilità del centro e alla riqualificazione delle principali emergenze architettoniche e archeologiche, consentendo la messa a punto di progetti generali di intervento e la realizzazione di interventi di bonifica e consolidamento;
per l'entità delle risorse impiegate, la complessità degli interventi di consolidamento realizzati in un contesto di particolare fragilità strutturale, gli innovativi interventi sulla mobilità e il recupero e i restauri di edifici storici e beni artistici e archeologici, le leggi speciali sopra menzionate hanno consentito alle due città umbre di realizzare un modello di salvaguardia di assoluto interesse nazionale e internazionale;
con quelle leggi si afferma, forse in Italia per la prima volta, il principio di assicurare, con un'attenta manutenzione, il funzionamento delle opere di riduzione e controllo del rischio idrogeologico e un


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costante monitoraggio strumentale sulle aree e sugli interventi effettuati anche al fine di controllare nel tempo l'efficacia degli stessi. Tale principio è stato realizzato con l'istituzione l'osservatorio per la manutenzione permanente della rupe di Orvieto e del colle di Todi che agisce con due nuclei operativi a livello comunale e con un'attività di supervisione a livello regionale;
proprio dall'attività dell'osservatorio, unitamente all'attività scientifica dell'associazione culturale - «Alta Scuola» dentro di alta specializzazione e centro studi per la manutenzione e conservazione dei centri storici in territori instabili è stato possibile accertare e monitorare la persistenza di criticità che si riferiscono, in ugual misura, sia la rupe di Orvieto sia il colle di Todi. In particolare, per Orvieto, sono stati evidenziati nuove situazioni di dissesto idrogeologico che interessano le pendici (nelle zone di Porta Cassia, Fortezza Albornoz e Tombe Etrusche);
con l'esaurimento delle risorse assicurate dalla legge 29 dicembre 1987 n. 545 (rifinanziata dalla legge n. 242 del 1997) gli interventi di manutenzione delle pendici della rupe di Orvieto e del colle di Todi sono stati meno incisivi e puntuali. Parimenti, l'assenza di risorse non ha consentito la realizzazione di ulteriori interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico in zone inizialmente ritenute caratterizzate da un minore rischio e che, con il passare degli anni, stanno purtroppo destando una crescente apprensione;
la stessa fondamentale e preziosa attività dell'osservatorio ha scontato un vuoto di risorse che ha impedito, e impedisce, di integrare la rete di monitoraggio strumentale e geodetica già in opera con l'installazione di nuova strumentazione per sostituire quella fuori uso e assicurare lo volgersi, delle attività di manutenzione periodica o straordinaria;
gli ulteriori interventi richiesti per la manutenzione e la messa in sicurezza delle pendici della rupe di Orvieto e del colle di Todi - non realizzabili con le risorse delle rispettive amministrazioni comunali - si rendono necessari per salvaguardare e tutelare le opere di consolidamento e di mitigazione del rischio idrogeologico, realizzate con ingenti risorse pubbliche assicurate dalle leggi 230 del 1978, 545 del 1987 e 242 del 1997, e che rischiano di essere seriamente compromesse in assenza di misure adeguate -:
se il Ministro intenda acquisire ulteriori elementi al fine di valutare con giusta cognizione, anche alla luce del recente evento franoso menzionato in premessa, l'evoluzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico che ancora oggi interessano la Rupe di Orvieto;
se il Ministro intenda avviare un confronto con la regione Umbria, le amministrazioni comunali di Todi e Orvieto e con gli altri soggetti a vario titolo coinvolti (Università e CNR) per definire un ordine delle priorità relativamente ai nuovi fabbisogni strutturali e manutentivi atti ad assicurare l'integrità delle opere di consolidamento, finanziate dalle leggi sopra menzionate, realizzate a salvaguarda e tutela della rupe di Orvieto e del Colle di Todi;
qualora vi fosse una richiesta in tal senso se si ritenga di consentire l'utilizzo dei fondi gestiti dalla protezione civile.
(5-06054)

Interrogazione a risposta scritta:

ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e MAURIZIO TURCO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
in un articolo pubblicato il 19 gennaio 2012 dal quotidiano l'Unità a firma Umberto De Giovannangeli e dal titolo «L'export di armi cresce verso i regimi con meno democrazia» viene riportata la considerazione di Giorgio Beretta, analista della Rete Disarmo secondo il quale mentre la relazione ufficiale della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni di armamenti


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italiani per l'anno 2010 riporta come «operazioni di esportazione effettuate» un valore di circa 2.754 milioni di euro, il Governo italiano ha segnalato all'Unione europea esportazioni effettuate per soli 615 milioni di euro;
la divergenza tra le cifre evidenzia un'anomalia poiché si tratta di consegne già effettuate nel 2010 e quindi di armamenti già passati e registrati dall'Agenzia delle dogane;
secondo un rapporto di Amnesty International intitolato «Trasferimenti di armi in Medio Oriente e Africa del Nord: le lezioni per un efficace Trattato sul commercio delle armi», che esamina le esportazioni verso Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen a partire dal 2005, tra i principali fornitori di armi ai cinque Paesi figura l'Italia insieme a Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Regno Unito, Repubblica Ceca, Russia e Stati Uniti d'America; Amnesty riconosce che «quest'anno la comunità internazionale ha fatto alcuni passi avanti, limitando i trasferimenti internazionali di armi a Bahrein, Egitto, Libia, Siria e Yemen», tuttavia, secondo l'organizzazione «sono gli attuali controlli sulle armi a non aver impedito i trasferimenti negli anni scorsi»;
ai sensi dell'articolo 15 della posizione comune dell'Unione europea sulle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari, è prevista nel 2012 una revisione della normativa dell'Unione europea sulle esportazioni di armamenti;
a giudizio degli interroganti, tale revisione può essere efficace solo se si basa su informazioni attendibili e complete e su un dibattito informato -:
quali siano le ragioni della divergenza tra il valore di esportazioni di armamenti per il 2010 contenuti nella relazione ufficiale della Presidenza del Consiglio e la cifra comunicata all'Unione europea;
quale posizione intenda tenere il Governo nell'ambito della revisione della normativa dell'Unione europea sulle esportazioni degli armamenti prevista per il 2012.
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