Allegato B
Seduta n. 328 del 26/5/2010


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AMBIENTE E TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Interrogazioni a risposta scritta:

OCCHIUTO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. - Per sapere - premesso che:
nel corso dell'inverno 2009 a seguito di intensi eventi metrologici avversi che si sono verificati nella regione Calabria si sono verificati alcuni gravi episodi franosi del territorio nella zona di Belvedere Marittimo centro della costa tirrenica in provincia di Cosenza;
gli smottamenti nel comune hanno compromesso fortemente il comprensorio mettendo in grave pericolo alcune dimore e costringendo il sindaco ad emettere diciassette ordinanze di sgombero per delle abitazioni ubicate nell'area interessata al cedimento franoso;
le persone evacuate sono quindi state alloggiate provvisoriamente in alberghi e successivamente si è provveduto a sistemarle presso altre abitazioni provvedendo a erogare contributi per i loro contratti di locazione data l'inagibilità delle loro case;
nonostante i passi avanti riscontrati con i primi interventi effettuati per la messa in sicurezza dell'area e per la stipula di alcuni contratti di locazione che hanno permesso ad alcune famiglie coinvolte di ottenere sistemazioni abitative, ad oggi la problematica si presenta ancora evidente mancando la disponibilità dei fondi necessari per il ripristino delle condizioni abitative preesistenti;


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si contano in novanta le persone ancora costrette fuori dalle loro case, e che continuano a subire ingenti danni economici e disagi familiari che derivano da questo tardato stanziamento dei contributi e dalla mancata attenzione alla loro precaria situazione -:
quali iniziative il Governo intenda adottare per permettere a queste famiglie che attualmente sono prive della casa, a causa del grave dissesto del territorio, di poter resistere all'emergenza e quali iniziative intenda adottare per sanare l'insostenibile situazione idrogeologica del suolo calabrese continuamente interessato a questo tipo di fenomeni.
(4-07361)

SBAI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
i dati relativi all'inquinamento di origine industriale che affligge la città di Taranto assurgono da tempo agli onori delle cronache e stanno creando allarme e sconcerto nell'opinione pubblica;
studi e monitoraggi di soggetti pubblici, come l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente (Arpa) della Puglia, e di istituzioni scientifiche e universitarie forniscono un quadro sempre più allarmante dei livelli di inquinamento e dei loro effetti sulla salute dei cittadini e sull'ambiente, beni costituzionalmente tutelati;
la nota questione ambientale dell'area di Taranto che registra un triste primato europeo in materia di inquinamento ambientale, sta determinando danni sempre più allarmanti, come evidenziato già da anni orsono, dalla trasmissione televisiva di LA 7 «Malpelo» nella puntata del 23 ottobre 2008, in cui sono stati evidenziati i danni alla salute dei cittadini e, in particolare, alle fasce deboli degli anziani e dei bambini, dovuti alle abnormi immissioni inquinanti, nonché tracce significative di diossina nei terreni agricoli di una vasta area e nel latte prodotto dai locali allevamenti determinando, con delibera regionale, l'abbattimento di oltre mille capi ovini, senza contare l'inquinamento nel pollame e nelle uova ed in genere di materie commestibili di largo consumo, il che da tempo, sta creando pesanti ricadute economiche, del settore agro-alimentare del territorio, generando oltretutto discredito nel settore agricolo;
l'area tarantina ha, infatti, due impianti, l'Ilva e la centrale elettrica ex-Edison, che si collocano al secondo e terzo posto nella «classifica» degli impianti industriali italiani che, con le loro emissioni di anidride carbonica, contribuiscono maggiormente all'aumento dell'effetto serra;
questi dati abnormi riguardano le emissioni di inquinanti con dirette ricadute sull'ambiente e sulla salute a livello locale. La città pugliese ha infatti il primato italiano nelle emissioni in atmosfera di idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), di diossina, di piombo, di mercurio, di benzene, emissioni quasi tutte concentrate nell'impianto Ilva;
secondo dati INES (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) attualmente disponibili su internet del 2006 e che sono riferiti al 2005, quindi ormai vecchi, «Sale a livelli record la diossina superando i valori del 2002. Fino ad ora erano noti a Taranto solo i dati del 2002 che già erano allarmanti per aver superato la soglia del 30 per cento. L'attuale percentuale del 90,3 per cento è calcolata rispetto alle emissioni complessive stimate per la grande industria. All'Ilva il primato nazionale per PCDD (policlorodibenzo-p-diossine) e PCDF (policlorodibenzo-p-furani). Sotto accusa l'impianto di agglomerazione»;
prima di quel periodo, il settimanale l'Espresso aveva fatto scoppiare il «caso Taranto» a livello nazionale, segnalando che a Taranto si sarebbe concentrato il 30 per cento della diossina italiana. Tale notizia si basava sui dati europei del 2002


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del Registro Eper (European Pollutant Emission Register). In seguito, si sono resi noti i dati successivi al 2002;
PeaceLink ha infatti svolto una ricerca per acquisire valori più aggiornati. L'indagine è stata svolta sul database del registro INES delle emissioni inquinanti, elemento assai attendibile, visto che il registro INES è integrato con il registro EPER e contiene informazioni su emissioni in aria ed acqua di specifici inquinanti provenienti dai principali settori produttivi e da stabilimenti generalmente di grossa capacità presenti sul territorio nazionale. I risultati indicano che la situazione della diossina si è notevolmente aggravata rispetto alla stima allora pubblicata dall'Espresso. Taranto infatti è passata dai 71,4 grammi/anno del 2002 ai 93 grammi/anno di diossina del 2005, ultimo anno per il quale cui si dispone di stime relative alla grande industria;
questo aumento, si riferisce a elementi pericolosissimi come PCDD (policlorodibenzo-p-diossine) e PCDF (policlorodibenzo-p-furani), famiglia di diossine cancerogene e responsabili di malformazioni ai neonati. Sconvolgenti sono i reportage fotografici visionabili su internet relativi alle malformazioni neonatali;
questi dati sconvolgenti, nonché le relative conseguenze, hanno fatto nominare Taranto sorgente di «contaminazione nazionale», tanto da poter affermare che la diossina (aumentata in termini assoluti di 21,6 grammi/anno rispetto al 2002) ha subito un incremento del 30,3 per cento in termini percentuali. Queste sostanze sono dispersi per l'ambiente, non sono biodegradabili e anzi si «bioaccumulano» nella nostra alimentazione quotidiana. Possono inoltre «viaggiare» e percorrere con i venti grandissime distanze contaminando altri siti. Non è difficile immaginare tali ripercussioni nazionali, visto che la diossina, di Taranto passa dal 32,1 per cento al 90,3 per cento del totale nazionale;
sempre secondo le stime INES risalenti a pubblicazioni del 2006, mentre a Taranto la diossina è aumentata, in Italia la diossina è diminuita passando dai 222,5 grammi/anno del 2002 ai 103 grammi/anno del 2005. Sulla base di tali dati assoluti si possono ricavare quelli percentuali: la diossina stimata a Taranto passa così dal 32,1 per cento al 90,3 per cento rispetto al totale nazionale delle emissioni di diossina inventariate nel database INES. L'Ilva supera di 93 volte il valore di soglia per la diossina;
il database INES individua nell'Ilva la sorgente di tale contaminazione. Se i dati diffusi dall'Espresso hanno generato stupore, queste nuove informazioni fanno segnalare un livello di allarme straordinario. La città jonica registra ormai livelli di diossina da record. E l'Ilva di Taranto supererebbe di 93 volte il valore soglia di diossina che il Registro INES fissa in 1 grammo per lo stabilimento siderurgico;
la Commissione Ippc, entro marzo 2009 avrebbe dovuto esprimersi sul rilascio dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) allo stabilimento siderurgico di Taranto, il che si appalesa impossibile, in mancanza di interventi sia normativi che operativi sulla riforma dei parametri di riferimento;
questi preoccupanti dati creano allarme per la popolazione e per la salute pubblica e rendono urgenti e improrogabili interventi per accertare la reale natura e consistenza di tutte le possibili fonti inquinanti e la consistenza analitica degli agenti inquinanti e l'aggiornamento delle stime ormai datate, con indagine sulle ripercussioni sulla salute della popolazione, visto anche il fatto che una legge regionale del 2008 aveva imposto alle industrie pugliesi il limite europeo di 0,4 nanogrammi per metro cubo di tossicità equivalente per le emissioni di diossina, legge voluta dall'AIL - Associazione italiana contro le leucemie;
è di questi giorni la discussione in XII Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, di due interrogazioni a risposta immediata, bipartisan, che chiedevano al Governo l'istituzione del Registro nazionale dei Tumori, che nel caso di


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specie, evidenzierebbe palesemente le tragiche conseguenze, alla stregua di un'indagine epidemiologica;
il Ministro Fazio, in XII Commissione ha dato risposta confortante, che si ritiene opportuno riportare, vista la valenza essenziale nel contenuto della presente interrogazione. Dopo aver fornito alcune considerazioni di carattere generale, secondo cui «I registri sanitari fanno capo a due principali tipologie che si differenziano per finalità, modalità di tenuta e di informazioni da registrare ossia: 1. registri di casistica finalizzati prevalentemente alla valutazione di efficacia degli interventi sanitari, registrano tutti i casi di soggetti portatori di una determinata patologia che afferiscono alla rete delle strutture sanitarie aderenti allo specifico registro, indipendentemente dalla provenienza territoriale dei pazienti. Tali registri sono meno complessi da organizzare ma non danno, in linea generale, informazioni sulla epidemiologia ed enologia delle patologie studiate. 2. I registri di popolazione, registrano, per un determinato territorio, tutti i casi relativi ai residenti indipendentemente dal luogo di trattamento. Tali registri richiedono un maggior impegno organizzativo e sono finalizzati a fornire informazioni sulle modifiche epidemiologiche (incidenza, prevalenza, mortalità generale e specifica per la patologia studiata) e sullo studio di fattori di rischio (enologia). Tali tipi di registro richiedono la ricerca attiva di tutti i casi già presenti e in trattamento (prevalenza) e di tutti i nuovi casi (incidenza) per singolo anno, attraverso un incrocio delle diverse fonti informative. In questo tipo di attività di registro, è necessario che tutti i casi siano rintracciati e registrati con un notevole sforzo organizzativo, per cui è preferibile «coprire» territori più limitati senza lasciarsi sfuggire casi, anziché coinvolgere territori più ampi ma in maniera incompleta». Si è passati, nella risposta del Ministro, alle considerazioni determinanti del Governo: «da quanto sopra esposto appare evidente che i differenti registri richiedono approcci diversificati. Un secondo elemento generale che è utile richiamare, riguarda il fatto che rispetto agli anni in cui hanno cominciato a strutturarsi le più importanti e qualificate esperienze di registri dei tumori in Italia (anni 70-80), è fortemente cresciuta, nel nostro Paese, la sensibilità sul rispetto dei dati personali e si è consolidata un'importante normativa in tema di tutela dei dati sensibili»;
infine, il Ministro ha affermato che «si comunica che, il Ministro della Salute intende inserire in un prossimo disegno di legge di iniziativa governativa una norma, che risponde alle esigenze di sanità pubblica»;
il Ministro ha depositato presso la segreteria della Commissione predetta, la bozza di articolato affermando che «Tale norma affronta in maniera organica la tematica dei registri sanitari nel nostro Paese, con riferimento anche a quello per i tumori. Nell'attivare la norma in esame sarà valutato: il rapporto costo-beneficio per ciascun tipo di registro da attivare, tenendo ovviamente conto anche degli impatti economico-finanziari connessi; il confronto con l'Autorità garante per la protezione dei dati personali in merito alle misure tecniche finalizzate alla tutela dei dati sensibili»;
il Governo, da ultimo, «senza alcuna nota di polemica», ha segnalato che il Ministero della salute, «guarda con favore anche ad ogni iniziativa di natura parlamentare che potrà essere avviata a sostegno della tematica in esame»;
per tutto quanto sopra, l'interrogante condivide la necessità di affrontare in sede normativa e governativa gli argomenti esposti come sopra dal Ministro, in tempi più possibile celeri, evidenziando che occorre altresì, stanziare le necessarie risorse economiche per fronteggiare la situazione di grave allarme sociale e scongiurare l'inevitabile aggravamento dei danni all'ambiente ed alla salute pubblica vista la gravità dell'attuale situazione dell'area tarantina -:
se intenda assumere con urgenza iniziative normative rappresentate dal Ministro


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Fazio in XII Commissione per l'istituzione del Registro dei tumori con particolare riferimento a quelli definiti «di popolazione», miratamente all'area pugliese e tarantina e quali iniziative intenda intraprendere il Governo per aggiornare i già allarmanti dati di cui in premessa e di accertare tutte le possibili fonti inquinanti e la consistenza analitica attuale degli agenti inquinanti, per adottare tutte le possibili misure di messa in sicurezza, per contenere il danno e per acclarare o scongiurare un eventuale disastro ambientale, con danno alla pubblica salute ed incolumità fisica ed all'ambiente, visto che il generico e abusato termine di «emergenza» rappresenta, invece, una grave patologia per la salute umana e l'ambiente nonché fonte di danni crescenti per la popolazione, l'economia locale e, in generale anche regionale, anche convocando - se del caso - apposita conferenza di servizi per affrontare e risolvere il grave problema tra il Governo, le autorità locali, nonché le parti interessate visti i limiti vigenti in Italia relativi all'inquinamento da diossina ed i valori più restrittivi in vigore negli altri paesi dell'Unione europea, ampiamente superati in maniera crescente a livelli che non possono essere sottaciuti.
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