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Seduta antimeridiana del 23/9/2010


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Audizione di Maurizio Bolognetti, esperto in materia ambientale per la situazione nella regione Basilicata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione del dottor Maurizio Bolognetti, esperto in materia ambientale, per la situazione della regione Basilicata. Lo ringrazio per la sua presenza.
L'audizione odierna rientra nell'ambito degli approfondimenti che la Commissione sta svolgendo con riferimento alla situazione relativa alle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti nella regione Basilicata.
Ricordo che, nell'ambito di questo approfondimento, sono state svolte le audizioni del presidente della regione Basilicata, Vito De Filippo, e del direttore dell'ARPA Basilicata, Vincenzo Sigillito, i cui resoconti sono in distribuzione.
Avverto il nostro ospite che della presente audizione sarà redatto un resoconto stenografico e che, se lo riterrà opportuno, i lavori della Commissione proseguiranno in seduta segreta, invitandolo comunque a rinviare eventuali interventi di natura riservata alla parte finale della seduta.
Il dottor Bolognetti, anche grazie all'intervento dell'onorevole Zamparutti, ha fatto avere alla Commissione già tempo fa un dossier, che ha per titolo «La Basilicata avvelenata dalla mala politica» e per sottotitolo «dossier sui veleni industriali e politici della Basilicata».
Ora, noi dei veleni politici non ci occupiamo, ma dei veleni industriali sì, quindi senza ricordare il contributo, che è a disposizione di tutti i componenti della Commissione, darei direttamente la parola al dottor Bolognetti, invitandolo a fare una sintesi di quello che abbiamo letto, anche perché vedo che i suoi appunti sono molto voluminosi.

MAURIZIO BOLOGNETTI, Esperto in materia ambientale per la situazione nella regione Basilicata. Sembrano tanti ma non è così. Innanzitutto, ringrazio il presidente Pecorella e la Commissione per questo invito. Se possibile, vorrei consegnare all'attenzione della Commissione una copia aggiornata del dossier sui «Veleni industriali e politici della Basilicata», che contiene anche una sintesi degli atti di un convegno che abbiamo organizzato in quel di Potenza a fine agosto 2010. Convegno che ha visto, tra gli altri, l'intervento di alcuni «addetti ai lavori», quali il dottor Vincenzo Montemurro, che è stato in forze alla Direzione distrettuale antimafia di Potenza, e il tenente della polizia provinciale di Potenza Giuseppe Di Bello, che nel 2001 ha sequestrato la vasca fosfogessi di Tito Scalo. Credo si tratti di due interventi, che offrono interessanti spunti di riflessione sulla questione del traffico illecito di


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rifiuti in Basilicata. Il sopra citato convegno può essere ascoltato integralmente sul sito www.radioradicale.it.
La Basilicata non è solo un lembo del Mezzogiorno d'Italia circondato da realtà di crimine organizzato, quali evidentemente la Campania, la Puglia e la Calabria, ma anche una terra che ospita sul suo territorio clan collegati alla camorra e alla 'ndrangheta: penso al Vulture-melfese, al potentino, ma anche all'area del metapontino. Per quanto riguarda la questione delle ecomafie, non posso che sottoscrivere le considerazioni sul fenomeno fatte dal procuratore Piero Grasso, laddove le ecomafie sono anche delle consorterie imprenditoriali, con tutto quello che significa in termini di rapporti con personaggi al di sopra o al di sotto di ogni sospetto.
Io credo, presidente, che la situazione ambientale e dei monitoraggi ambientali, o forse sarebbe meglio dire della carenza di controlli e di monitoraggi ambientali in Basilicata, sia una situazione preoccupante che andrebbe attentamente monitorata e non sottovalutata. Qualche sottovalutazione, a mio avviso, in questi anni c'è invece stata anche grazie a questo falso mito dell'isola felice.
Entro schematicamente in una serie di questioni, cercando di essere breve. La Basilicata ospita due siti di bonifica di interesse nazionale: quello della Val Basento e quello di Tito Scalo. Si tratta, per quanto ho avuto modo di leggere nella lunga teoria di verbali delle conferenze di servizio istruttorie e decisorie, di due autentiche bombe ecologiche. Questo emerge, appunto, già dalla lettura dei verbali. Personalmente - desidero fornire quest'informazione - ho realizzato su quei siti alcune videoinchieste, dalle quali credo emergano dei particolari abbastanza sconcertanti.
Ho l'impressione che in questi quasi dieci anni siano mancati sia l'interesse, sia la bonifica. Vorrei sottolineare che il Ministero dell'ambiente, nel verbale della Conferenza di servizi decisoria del dicembre 2008, relativa al sito di bonifica della Val Basento, minaccia di attuare i poteri sostitutivi in danno in base all'articolo 257 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Dall'elenco di questi verbali emerge che anno dopo anno il Ministero dell'ambiente avanza delle richieste (caratterizzazione, misure di messa in sicurezza e una serie di altre cose) che restano puntualmente lettera morta. Penso, per esempio, alla cosiddetta «Area diaframmata» di Ferrandina, chiamata dagli abitanti del piccolo comune in Provincia di Matera «Area confinata». Quest'area è di proprietà della Syndial (ex Enichem) e contiene un bel po' di veleni. Nonostante le reiterate richieste, sembra che le misure di messa in sicurezza per evitare l'inquinamento della falda tardino ad arrivare.

ALESSANDRO BRATTI. Mi scusi, le richieste a cui fa riferimento riguardano le imprese o le amministrazioni locali?

MAURIZIO BOLOGNETTI, Esperto in materia ambientale per la situazione nella regione Basilicata. Riguardano le imprese, ma in qualche caso, nei verbali ministeriali, ci si riferisce anche alle amministrazioni locali, come nel caso del verbale della conferenza di servizi decisoria sul sito di Tito Scalo del dicembre 2008, dove c'è, tra l'altro, tutta una serie di considerazioni, su cui eventualmente torneremo, abbastanza preoccupanti fatte da funzionari del Ministero dell'ambiente, non solo nei confronti delle imprese, ma anche nei confronti dell'ARPA Basilicata, del Consorzio industriale di Potenza (ASI), di tutti gli enti interessati, che magari avrebbero il compito di vigilare sull'inquinamento e su tutta una serie di procedure.
La val Basento è una bomba ecologica: falde acquifere inquinate; amianto a Ferrandina, con la ex Materit, con quello che questo significa in termini di incidenza anche sulla salute delle popolazioni di quell'area; decine di siti contaminati da IPA, metalli pesanti e composti cancerogeni. A fine dicembre 2009, non io, ma la provincia di Matera, parla di inquinamento indotto delle aree agricole della Val Basento. Sarei curioso di sapere che cosa si intende per «inquinamento indotto delle aree agricole», visto che quella è una vasta


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area perimetrata dal Ministero come sito di bonifica, ma è anche un'area a vocazione agricola. Speriamo che un giorno ci spieghino, quindi, cosa significa inquinamento indotto.
Direi che non meno preoccupante è la situazione di Tito Scalo, dove, oltre alla vicenda Daramic, che si autodenuncia nel 2005 per lo sversamento di 15 tonnellate di trielina nella falda, c'è la questione dei rifiuti ferrosi della Siderpotenza, ma anche la famigerata vasca fosfogessi. Siccome immagino che si sia parlato molto di navi in questa Commissione, direi che quella è una «grossa nave» di 27.500 metri quadrati a pochi chilometri in linea d'aria da Potenza, che ha determinato l'inquinamento della falda, del terreno e del torrente Tora, il quale, essendo uno dei sette affluenti del principale fiume nella Basilicata, il Basento, avrà presumibilmente determinato anche l'inquinamento di questo fiume.
Nella vasca fosfogessi sono state stoccate decine di migliaia di tonnellate di fanghi industriali non inertizzati e non stabilizzati - io ci sono stato, ho avuto modo di passeggiare sulle trincee ricoperte da fosfogessi - e secondo le ipotesi investigative quei fanghi provengono da svariate attività industriali del Mezzogiorno d'Italia. Da questo punto di vista, sarebbe interessante leggere qualche formulario; poi si sa, i reati magari cadono anche in prescrizione.
Questa è la situazione dei due siti di bonifica della Basilicata. Tra l'altro, è interessante notare che il dottor Mascazzini, ex funzionario del Ministero dell'ambiente, in riferimento al sito di Tito Scalo, nel dicembre del 2008 parla di errore nell'attribuzione dei codici CER; di errore nell'identificazione del produttore dei rifiuti; esprime forti perplessità sull'idoneità di un impianto di smaltimento di proprietà del Consorzio Asi a poter smaltire le acque emunte alla trielina; solleva dubbi rispetto all'elemento trielina nella falda, ipotizzando nel verbale «uno sversamento puntuale». Su questo forse bisognerebbe fare chiarezza. Per quanto ne so, su queste situazioni è stata aperta un'indagine da parte del Nucleo ecologico dei carabinieri (Noe).
Veniamo alla vicenda Fenice, di cui credo vi siate occupati, visto che qui è stato audito il direttore dell'ARPA Basilicata, il dottor Vincenzo Sigillito. Ritengo che la vicenda ARPA sia davvero sconcertante. Da quasi tre anni, l'inceneritore Fenice, di proprietà della multinazionale francese EDF, inquina la falda acquifera del fiume Ofanto con immissioni di mercurio - in rosso sono indicati i superamenti - e di alifati clorurati cancerogeni. In qualche caso, nel febbraio del 2008, è stata riscontrata una presenza di mercurio 140 volte superiore ai limiti previsti dal decreto legislativo n. 152 del 2006.
Tuttavia, nonostante l'ARPA sapesse che l'inquinamento era iniziato per lo meno dal gennaio del 2008, il direttore dell'ARPA Basilicata, dottor Sigillito, non si sa perché, comunica alla massima autorità sanitaria, ovvero il sindaco di Melfi, e anche ad altri enti, solo nel marzo del 2009 che esiste un problema di inquinamento da mercurio e da alifati clorurati cancerogeni nella falda.
Come se non bastasse, e premesso che abbiamo dovuto ingaggiare una battaglia campale per ottenere i dati dei monitoraggi del Vulture-melfese, il direttore e funzionari dell'ARPAB nel settembre del 2009, a mezzo TGR Basilicata, dichiarano di essere stati al corrente, ma che non era loro compito comunicare l'inquinamento.
Ora, io mi chiedo - so che qualcuno è perplesso; a dire il vero, sono perplesso anche io - se non è compito di un'agenzia regionale per l'ambiente comunicare un inquinamento in atto, di chi dovrebbe essere compito?
Non basta. Nell'ottobre del 2009, apprendiamo a mezzo stampa dal dottor Sigillito che la comunicazione non era stata fatta per non creare allarmismo. Temo che sia evidente che questo atteggiamento abbia creato ancora più «allarmismo» e un più che giustificato allarme sociale. Va sottolineato, che dal 2002 all'ARPA Basilicata, con delibera regionale, è stato affidato il compito di monitorare le


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matrici ambientali di quell'area, ma nel novembre del 2009, nel corso di un'audizione del dottor Sigillito presso la Commissione regionale sull'ambiente e il territorio, emerge un particolare per certi aspetti inquietante: non ci sarebbero i monitoraggi del quinquennio 2002-2006, o se ci sono non valgono, perché non sono stati validati. Il sospetto che sorge a qualcuno, a questo punto, è che forse l'inquinamento potrebbe essere iniziato ancora prima del gennaio del 2008.
Aggiungo - questo è un particolare di cronaca, quindi va valutato come tale - che nel novembre del 2008, mentre qualcuno sapeva essere in atto un inquinamento, il dottor Sigillito partecipa a un incontro con l'amministratore delegato di Fenice-EDF, il dottor Patrick Lucciconi, ed esprime il parere che Fenice sia una risorsa, precisamente una risorsa importante, per la Basilicata. Questo è un ulteriore elemento che volevo fornire alla vostra riflessione. Basilicata significa, però - io dico purtroppo e non perché sia contrario o a favore - anche terra di estrazioni petrolifere. Voi sapete che la Basilicata fornisce gran parte del petrolio estratto in Italia, con quello che questo significa - si faccia attenzione - anche in merito alla questione della gestione dei rifiuti pericolosi.
Aggiungo, peraltro, che nel 2000 questa Commissione, in una relazione dell'onorevole Ermanno Iacobellis diceva che era stato impossibile verificare il destino di 400.000 tonnellate di rifiuti speciali. Non si è poi saputo più niente, ma non è certo un problema solo lucano capire dove finiscano ingenti quantitativi di spazzatura pericolosa o speciale che dir si voglia.
Tornando alla Basilicata come terra di estrazioni petrolifere, da anni, presidente, si trivella in prossimità di dighe, di sorgenti, in zone a rischio frana, in zone SIC e ZPS, o all'interno del Parco nazionale dell'Appennino lucano. Mi chiedo come possa accadere che si trivelli un pozzo a cento metri, in linea d'aria, da una sorgente che è tributaria della diga della Camastra. Parlo della sorgente acque dell'Abete, che è stata sequestrata due volte dal Corpo forestale dello Stato, nel novembre del 2008 e nel luglio del 2010. Si tratta di un pozzo dell'ENI. Io ci sono stato ad inizio luglio 2010, ho filmato la presenza di macchie iridescenti e oleose: potrebbe sorgere il dubbio che si sia verificata in quell'area quella che tecnicamente si chiama frattura idraulica nella fase di perforazione del pozzo. Di certo, l'unica attività antropica presente nell'area è quella dell'ENI, ma non ci sono che inchieste aperte, di cui non si conosce il risultato. L'avvocato Alfonso Fragomeni, di Calvello, nel 2008 afferma che ci sono delle analisi dell'ARPA sulle acque, delle quali mai nessuno è riuscito a entrare in possesso; ma due anni dopo, pochi giorni fa, da un servizio del TGR Basilicata, che in questo caso fa davvero servizio pubblico, apprendiamo che l'ARPA nega di aver mai svolto indagini sull'acqua in quella zona e dice di averne effettuate soltanto sulla matrice ambientale aria. Su questo abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Potenza: magari qualcuno ci risponderà. Magari qualcuno ci risponderà anche su quelle che riteniamo essere omissioni di atti d'ufficio da parte dell'ARPA sulla vicenda Fenice.
Oltre alla vicenda Cerro Falcone, in Basilicata si autorizza l'apertura di pozzi in prossimità di centri abitati, come a Villa d'Agri, Marsico Vetere, a 200 metri dal centro abitato e a 500 metri, in linea d'aria, dall'ospedale di Villa d'Agri. A me questo sembra essere una sorta di far west, poi qualcuno magari dirà che non è così e che le cose stanno diversamente.
Questi sono, dunque, gli avvenimenti in una zona delicata dal punto di vista idrogeologico, con pozzi di reiniezione in prossimità di importanti invasi, come la diga del Pertusillo. Il 21 gennaio del 2010 abbiamo commissionato delle analisi su alcuni dei più importanti invasi lucani e tra questi la diga del Pertusillo. Ebbene, da quelle analisi è emersa la presenza nell'invaso del Pertusillo di 3 milligrammi di bario, una quantità tre volte superiore ai limiti previsti dal decreto legislativo n. 152 del 2006 per la categoria A3 (quella del Pertusillo è un'acqua destinata ad uso


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potabile). Questa presenza potrebbe - uso la formula dubitativa - essere collegata alle estrazioni petrolifere, visto che nei fanghi utilizzati per favorire la trivellazione c'è anche questo tipo di sostanza.
Mentre tutto questo avviene, da dodici anni resta inattuato il protocollo di intenti tra l'ENI e la regione Basilicata, che prevedeva l'istituzione di un Osservatorio ambientale: per dieci anni l'ENI ha operato, per quanto riguarda il monitoraggio della matrice ambientale aria e delle emissioni del Centro oli di Viggiano, in una situazione di sostanziale autocontrollo. Direi che successivamente a questi dieci anni il monitoraggio è stato non all'altezza, non adeguato. Il monitoraggio non è stato, infatti, serio e continuo su tutte le emissioni del Centro oli di Viggiano: parlo di IPA, COV, benzene, H2S, biossido di zolfo e chi più ne ha più ne metta.
Ci sono medici, autorevoli e seri, nell'area della Val d'Agri - penso al dottor Pino Laveglia, al dottor Giambattista Mele, allo stimato oncologo, dottor Mazzeo Cicchetti - che sostengono che in quell'area ci sia una notevole incidenza delle malattie tumorali, un notevole aumento delle patologie respiratorie. Queste malattie potrebbero essere collegate a certe emissioni in atmosfera, anche i produttori di tabacco dicevano che la nicotina non faceva male.
Abbiamo, inoltre, scoperto di recente, grazie all'Istituto Mario Negri Sud, che esiste uno studio epidemiologico della regione Basilicata, riferito a quattro paesi del cratere estrattivo, in cui si afferma che il rischio degli abitanti di quell'area di contrarre patologie respiratorie è più che doppio rispetto a quello dei cittadini di altre zone della Basilicata.
Aggiungo anche che, nonostante le reiterate richieste da parte di associazioni ambientaliste, quali l'Organizzazione lucana ambientalista, non si riesce a conoscere i piani di gestione dei rifiuti prodotti dalle attività estrattive, ossia dove vanno i fanghi di perforazione, come e dove vengono smaltiti. Questo, ovviamente, ci porterebbe alla questione della trasparenza, alla questione dell'applicazione della Convenzione di Aarhus sulla disponibilità di una serie di dati. Io non so se sia compito di questa Commissione - spero di sì - ma credo che ci sia forse da porre la questione di un'anagrafe pubblica dei rifiuti, oltre che di un'anagrafe pubblica degli eletti.
Venendo alla questione dei reati connessi al ciclo dei rifiuti: premesso che, a mio avviso, si minimizza troppo quello che accade in Basilicata, dico che c'è stata una sottovalutazione in questi anni delle illegalità ambientali.
Da un'inchiesta della DDA di Potenza sul clan dei Basilischi, definito anche come «quinta mafia», emergono dichiarazioni dei collaboratori di giustizia in cui si parla del primario interesse di questa associazione criminale a gestire il traffico di rifiuti in Basilicata.
Del resto, nel 2000 questa stessa Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, nella relazione firmata dall'onorevole Ermanno Iacobellis, invitava a fare attenzione perché la Basilicata, per conformazione morfologica e per densità abitativa - lo diceva la Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti - è un luogo ideale per lo smaltimento dei rifiuti, e aggiungo di rifiuti pericolosi.
Io credo che quando si parla di reati connessi al ciclo dei rifiuti - l'altra volta qui c'era l'onorevole Libè, se non sbaglio, che ha fatto un'interessante osservazione - per capire l'incidenza in un determinato territorio di questo tipo di fenomeno bisognerebbe rapportare il numero di reati alla popolazione residente. Se facciamo questa operazione, in base a quello che è accaduto nel 2009, la Basilicata non è tredicesima - o non ricordo a che posto - ma prima in Italia per reati connessi al ciclo dei rifiuti. Sembrerà strano, ma è prima con 2,6 reati ogni 10.000 abitanti, ci sono anche i dati dell'Osservatorio ambiente e legalità a confermarlo. Se, inoltre, guardiamo quello che accade nella provincia di Matera, nei dati riferiti alle 110 province, questa si colloca al secondo posto, subito dopo la provincia di Vibo Valentia, per rapporto reati/abitanti.
Peraltro, a leggere certi dati, a me sembra che non siamo messi meglio nemmeno


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per quanto riguarda i reati sul ciclo del cemento, visto che con 2,5 reati ogni 10.000 abitanti la Basilicata si colloca al terzo posto in Italia.
Tra il 2008 e il 2009 - sono due esempi che dovrebbero far riflettere - vengono sequestrate in Basilicata due discariche di RSU: una è quella di Genzano di Lucania, dove tra l'altro si verificano tutta una serie di incendi e qualcuno ha ipotizzato che esista un interesse criminale nei confronti di quella discarica; l'altra è la discarica di Tricarico, in provincia di Matera, con un intervento del Nucleo operativo ecologico dei carabinieri, che accerta che sono stati smaltiti rifiuti pericolosi provenienti da una conceria di Avellino.
Tornando, però, alla questione delle trivellazioni, gioverà sottolineare un'audizione tenuta da questa Commissione d'inchiesta: l'audizione della dottoressa Macchia su una questione di smaltimento illecito di rifiuti all'interno di pozzi dell'Agip. Vorrei ricordare che in Basilicata ci sono 471 pozzi petroliferi trivellati a partire dal 1934. Qualcuno di questi potrebbe magari essere utilizzato come deposito, mettiamola così.
Infine, è stato dichiarato di fronte a questa Commissione che la Basilicata non ha mai vissuto situazioni emergenziali sul fronte dei rifiuti. Può darsi, e probabilmente io vivo altrove e non in Basilicata, in provincia di Potenza. Forse sarà semi-emergenziale la situazione lucana e non emergenziale; quello che però è certo è che da almeno due anni, (basterebbe prendere semplicemente le cronache, potrei fare una rassegna stampa, che sono disponibile a inviare alla Commissione), esiste il Basilicata coast to coast, ma è il coast to coast del tour della «monnezza». Temo, però, che questo «coast to coast» non vincerà l'Oscar.
Esiste, dunque, il coast to coast con ordinanze emergenziali per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani della città di Potenza e dei comuni limitrofi, con discariche che vanno saturandosi, con una ventina di discariche che hanno determinato problemi di inquinamento perché non sono state adeguatamente impermeabilizzate per impedire la contaminazione con le matrici a contatto, con casi incredibili, come la discarica di Senise.
La discarica di Senise, dismessa nel 2004, è collocata in una zona franosa, a poche decine di metri in linea d'aria dalla diga di Montecotugno, che è uno dei bacini idrici più importanti d'Europa. Nel 2009, il Corpo forestale è intervenuto per un sequestro, perché i percolati sono finiti all'interno dell'invaso.
Vado a concludere, mi rendo conto di aver parlato a lungo. Nel 2004, l'ISPRA dichiara che la Basilicata produce 237.000 tonnellate di rifiuti. La produzione di rifiuti, sempre in base ai dati Ispra, scende nel 2008 a circa 228000 tonnellate. Ciononostante, tra il 2004 e il 2008 la percentuale di rifiuti conferiti in discarica è passata dal 60% all'80%. Sempre i dati ISPRA dicono che in Basilicata la raccolta differenziata è ferma al palo, intorno al 10 per cento. Verrebbe da chiedersi come mai una regione piccola come la Basilicata, di meno di 600.000 abitanti, che forse poteva essere il fiore all'occhiello dell'Italia in materia di raccolta differenziata - magari immaginando come ridurre la produzione di rifiuti - non sia riuscita, a partire dal decreto Ronchi e dagli obiettivi stabiliti dal decreto Ronchi e poi dal decreto legislativo n. 152 del 2006, a innescare una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti. Questa è una domanda che francamente mi sono fatto più volte e che non trova risposta.

GIANPIERO DE TONI. Ringrazio per l'illustrazione il dottor Bolognetti. Ce ne sarebbero tante, ma comincerei con due domande: secondo lei esistono delle collusioni o ipotetiche tali o indagini di cui la procura si sta occupando in materia? Le risulta che l'Agip negli anni 2000 abbia smaltito fanghi fenolici nei pozzi perforati e non utilizzabili ai fini dell'estrazione di petrolio?

PRESIDENTE. Io farei rivolgere prima tutte le domande in modo che il nostro ospite possa poi dare una risposta globale.


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ALESSANDRO BRATTI. Grazie per il quadro che lei dipinge e che non è sicuramente esaltante, ma purtroppo è un quadro che vediamo da tante parti.
Tuttavia, noi dobbiamo occuparci più specificatamente della parte finale delle cose che diceva a proposito del traffico illecito dei rifiuti e delle attività illecite collegate. Tra queste, se sono vere, come testimoniato, anche le dichiarazioni a proposito del fatto che l'ARPA non ha comunicato per tempo, io trovo che si configurino delle ipotesi di reato.
L'ARPA, infatti, non deve comunicare solo all'autorità amministrativa, ma quando ravvede delle situazioni di superamento limiti è all'autorità giudiziaria che deve comunicare in parallelo perché c'è sì un problema amministrativo, ma c'è anche un problema di carattere penale. Se questo non si è verificato relativamente all'impianto di incenerimento, non è un problema di critica politica, è un problema di illecito. Questa è sicuramente una parte che io credo vada assolutamente approfondita, così come bisogna approfondire tutta l'altra serie di questioni che lei citava. Riguardo alle bonifiche, infatti, se i siti sono di interesse nazionale, è evidente che la responsabilità più grossa, dal punto di vista del pubblico, è in capo al Ministero. Non so poi quale tipo di contenzioso si è aperto con le imprese, ex o attuali, che operano sul territorio.
Quanto al resto, probabilmente approfondiremo. Ha richiesto approfondimenti anche ai procuratori che hanno indagini o denunce aperte? Oppure, se eventualmente lei conosce ipotesi di reato - alcune ce le ha segnalate - in atto o recenti, queste possono costituire per noi un'occasione di approfondimento e di indagine, al di là del giudizio politico che si può avere di come è gestita questa partita, che sicuramente potrebbe essere gestita meglio sia in termini di trasparenza sia in termini di rapporto con i cittadini.
Ci sarebbero altri argomenti su cui sarebbe interessante discutere, ma non riguardano la materia della nostra Commissione.

MAGDA NEGRI. Voi avete dato una vasta eco al vostro prezioso lavoro di denunce e di raccolta di informazioni, anche di mal governo da parte del potere politico. Leggendo il vostro documento, si trovano una serie interminabile di conferenze decisorie, di conferenze di servizi, alle quali poi non corrisponde nessun risultato positivo, a vostro avviso ovviamente.
È interessante anche la parte finale. Io conosco un po' la Basilicata e so che è oggetto di discussione e anche di preoccupazione molto diffusa per il record delle malattie tumorali, che non sembrerebbe essere determinato da particolari attività di produzione industriale, che non c'è, ed è quindi un'anomalia eccezionale della Basilicata. Naturalmente, trattandosi di evoluzione delle malattie tumorali, va preso tutto con il massimo dubbio scientifico, senza instaurare relazioni monocausali.
Come diceva l'onorevole Bratti, un conto sono i disastri ambientali un conto è ciò di cui ci occupiamo noi. Lei ha fatto riferimento - occorre una domanda generale che però noi dovremo poi approfondire con le autorità e con la magistratura - al clan dei Basilischi: secondo quanto avete potuto vedere, le attività criminali sono più collegate allo smaltimento dei fanghi di trivellazione, ai rifiuti solidi urbani o alla vecchia vicenda di Rotondella? In Basilicata, infatti, rispetto ad altre Regioni insistono tre fattori: la questione degli smaltimenti, le trivellazioni e il petrolio, le ex scorie nucleari e poi il comune traffico dei rifiuti solidi urbani o dei rifiuti industriali pericolosi. Sembrerebbero, in una piccola zona, concentrate tre fonti di inquinamento ambientale e legale molto particolari, tutto lì, tutto in questa piccola e bellissima regione.

PRESIDENTE. Vorrei aggiungere qualcosa. Penso che la sua domanda finale sia la sintesi. Lei stesso dice di non saper rispondere, e di essere anzi in attesa di qualche ipotesi, di qualche possibile risposta. Vorrei chiederle se la criminalità che opera sul territorio, da quanto risulta delle


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vostre richieste, è locale, se si tratta gruppi locali o se vengono importati, per esempio, dalla Calabria, dalla Campania o da altri posti.

MAURIZIO BOLOGNETTI, Esperto in materia ambientale per la situazione nella regione Basilicata . Inizio dalla fine. Sono, per quanto ne so, gruppi locali collegati anche a clan camorristici e alla 'ndrangheta. C'è, quindi, un collegamento dei clan nel Vulture, nel potentino, nel metapontino.
Quanto alle collusioni, a mio avviso, esistono e forse c'è troppa gente che non vede. Forse il territorio è anche scarsamente presidiato, grazie a quello che a mio avviso è un errore di sottovalutazione. Ogni volta che proviamo a sottolineare che occorre vigilare, ogni volta che solleviamo un problema, la risposta è sempre la stessa: state infangando l'immagine della Basilicata. Cè una chiusura a riccio e anche una reazione a volte un po' eccessiva nei confronti di chi fa delle denunce.
Quanto all'Agip, per quello che ricordo, mi sembra che ci siano state delle condanne. Credo che lei si riferisca all'inchiesta, che citavo, della dottoressa Macchia: a me risulta che ci siano state delle condanne, ma non ricordo in questo momento quanto diretto fosse il coinvolgimento dell'Agip.
Relativamente all'ARPA, onorevole Bratti, nell'aprile del 2009, la procura della Repubblica di Melfi ha aperto un'inchiesta. Il procuratore Arminio ha indagato per diciassette mesi ed è andato in televisione - mi era sfuggito - nel settembre del 2009 a dichiarare, al microfono offertogli dalla giornalista, di essere una persona responsabile, che non avrebbe potuto sequestrare il forno rotante di Fenice. Io aggiungerei che forse andava sequestrato l'intero impianto, visto quello che succede e visto che lo stesso direttore dell'ARPA ha qui dichiarato, se ho letto e ascoltato bene l'audizione, cito testualmente, «l'inquinamento è ancora in atto, c'è presenza di mercurio. È diminuita la presenza di altre sostanze cancerogene».
Io ho nuovamente richiesto di poter entrare in possesso dei dati aggiornati sul monitoraggio dell'inceneritore. Spero che questa volta la risposta dell'ARPA non tardi, come avvenuto in passato.

ALESSANDRO BRATTI. Mi faccia capire. Visto che parliamo di reati, un conto è se il direttore dell'ARPA lo ha comunicato alla procura e la procura non ha fatto il sequestro, in quel caso si tratta di un problema delle procura; un conto è se il direttore dell'ARPA non ha comunicato alla procura...

MAURIZIO BOLOGNETTI, Esperto in materia ambientale per la situazione nella regione Basilicata. Ripeto la cronologia. Quello che abbiamo accertato è che l'inquinamento inizia nel gennaio 2008; la comunicazione dell'ARPA è del 3 marzo del 2009; subito dopo ci sono le ordinanze del sindaco di Melfi di divieto di utilizzo delle acque dei pozzi e, aggiungo, che nel maggio del 2009 il sindaco di Melfi, attuale consigliere regionale, dottor Navazio, emette un'ulteriore ordinanza, nella quale denuncia una sorta di disinteresse, anche se non è la parola giusta, da parte di Fenice nell'attuare misure di messa in sicurezza atte a contenere l'inquinamento; nel marzo/aprile 2009 si ha notizia di una inchiesta aperta dalla procura.
Ora, l'inchiesta della procura dovrebbe riguardare, come lei ha detto, e anche a mio avviso, l'ARPA Basilicata. Perché l'ARPA non comunica a gennaio 2008 che c'è un inquinamento in atto? Perché aspetta il marzo 2009? Perché, quando sono messi alle strette, alzano le mani dichiarando che non era compito loro comunicare l'inquinamento? Io non credo che questo sia accettabile e normale, come non è accettabile che non si consenta anche ai cittadini di poter disporre facilmente dei dati. Non possiamo giocare a rimpiattino, al gatto e al topo, per avere i dati dei monitoraggi sulle matrici dell'area del Vulture, mentre è questo che succede, ammesso che qualcuno guardi veramente questi dati.
Per quanto riguarda i SIN, certo, i fondi mancano, quindi è una questione di


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stanziamenti di fondi su tutti i siti di bonifica di interesse nazionale; però, esistono, a mio avviso, anche delle responsabilità. Per l'Asi, che è stazione appaltante per quanto riguarda la bonifica di Tito Scalo, ci sono ipotesi di reato, probabilmente cadute in prescrizione, per le quali, per quanto riguarda la vasca fosfogessi, vengono inquisiti dirigenti del consorzio industriale, vengono inquisite due ditte, la Bioeco Srl e la Carlo Gavazzi Idross Spa - poi non si sa che fine abbia fatto quell'inchiesta - ci sono consulenze tecniche del 2001 che dicono che se non si pone attenzione, si rischia di inquinare la falda ed è quello che è puntualmente successo nell'assoluto disinteresse. Certo, è questione di denaro che non c'è per la bonifica, anche se un po' di soldi erano arrivati, sembravano essere stati stanziati anche per la Val Basento dei fondi per le caratterizzazioni e MISE (messa in sicurezza d'emergenza), però non credo che sia solo quello il problema.
Quanto a indagini e denunce aperte, non so quanto si indaghi in terra di Basilicata. Personalmente, sono stato indagato perché ho denunciato un decadimento della qualità delle acque e a casa mia sono venuti i carabinieri e la polizia postale per acquisire la mia fonte. Ho trascorso quattro ore in una stazione dei carabinieri, di fatto in stato di fermo, perché volevano sapere su cosa basavo le mie affermazioni e i miei dubbi sul decadimento delle acque di tre invasi lucani. Su di me, quindi, hanno sicuramente indagato; su un inquirente che si è occupato di reati ambientali hanno indagato e l'hanno anche sospeso dal servizio per due mesi. Io ho, però, presentato anche degli esposti su Tito Scalo, basati anche su una video-inchiesta e su dichiarazioni che ritengo interessanti; ho presentato un esposto per omissione di atti d'ufficio, ho presentato un esposto sulla vicenda ENI-Cerro Falcone; ho presentato una serie di denunce sulla Val Basento. Non so se su quello stanno indagando. Mi auguro che stiano facendo indagini anche su quel fronte. Poi vedremo.

PRESIDENTE. Sentiremo i magistrati. Ci diranno loro se hanno indagato, che cosa hanno trovato o se hanno messo in un cassetto tutte queste denunce. La ringrazio molto e dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 9,20.

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