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PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca l'audizione di rappresentanti della Confederazione sindacale italiana libere professioni (Confprofessioni), nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla situazione economico-finanziaria delle casse privatizzate anche in relazione alla crisi dei mercati internazionali.
Ricordo che la Confprofessioni è la principale organizzazione di rappresentanza dei liberi professionisti in Italia. Riunisce quindici sigle associative di settore suddivise in quattro comparti d'area: area Economia e Lavoro (Ragionieri, Dottori commercialisti, Consulenti del lavoro, Revisori contabili) alla quale aderiscono UNGDCEC (Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili), ANREV (Associazione Nazionale Revisori Contabili), ANC (Associazione Nazionale Commercialisti), ADC (Associazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti contabili), ANCL (Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro); area Diritto e Giustizia (Avvocati e Notai) alla quale aderiscono ANF (Associazione Nazionale Forense) e FN (FederNotai); area Ambiente e Territorio (Ingegneri, Architetti, Dottori Agronomi, Geologi), alla quale aderiscono SINGEOP (Sindacato Nazionale dei Geologi Professionisti), SINDAGROF (Sindacato Nazionale Agronomi e Forestali Liberi Professionisti), ALA (Associazione Liberi Architetti), ASSOINGEGNERI (Associazione Ingegneri Liberi Professionisti); area Sanità e Salute (Medici di medicina generale, Dentisti, Veterinari, Psicologi), alla quale aderiscono ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani), ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani), FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia), PLP (Associazione Psicologi Liberi Professionisti).
Quale parte sociale riconosciuta, sigla il CCNL dei dipendenti degli studi professionali e raggruppa un sistema produttivo composto da oltre un milione e mezzo di liberi professionisti.
Comunico che sono presenti alla odierna audizione il presidente di Confprofessioni dottor Gaetano Stella, il dottor Roberto Tretti (area ambiente e territorio), il ragioniere Leonardo Pascazio (area economia e lavoro), il dottor Carlo Scotti (area sanità e salute), il coordinatore del comitato scientifico professore Mauro Scarpellini e il consulente legislativo di Confprofessioni avvocato Mina Maisto.
Do la parola al presidente Gaetano Stella.
GAETANO STELLA, Presidente della Confederazione sindacale italiana libere professioni (Confprofessioni). Grazie Presidente,
per l'odierna convocazione. Come lei ha ricordato, la Confprofessioni riunisce quindici sigle associative di settore divise nei quattro comparti di area appena citati; le Casse di riferimento di queste categorie sono ben dieci, per quasi un milione di professionisti iscritti, con grandi differenze per ciò che concerne il numero di iscritti, misura di contribuzione, sistemi di investimento, regime pensionistico.
Lo scopo della Confprofessioni è quello di rappresentare e tutelare gli interessi delle categorie professionali dei liberi professionisti nei rapporti con le controparti negoziali. Sottoscrive, come detto, l'unico contratto collettivo degli studi professionali con le organizzazioni sindacali del settore e con le istituzioni politiche nazionali e comunitarie territoriali a tutti livelli, favorendo quindi la qualificazione e la promozione delle attività intellettuali nel sistema economico e sociale del Paese. È autonoma parte sociale ed è entrata a far parte del CNEL nel 2010.
Confprofessioni ha dato vita con le organizzazioni del settore FISASCAT-CISL, FILCAMS-CGIL e UILTUCS-UIL a quattro enti bilaterali tra cui nel 2005 la Cadiprof, cassa di assistenza sanitaria integrativa e supplementare per i dipendenti degli studi professionali, che conta oggi oltre 200.000 iscritti e prevede anche una tutela volontaria per i praticanti degli studi professionali; è di prossimo ampliamento la copertura per i liberi professionisti e i datori di lavoro. È gestita autonomamente e con gli attivi di gestione ha realizzato nel 2009 e nel 2010 un'importante iniziativa di welfare, attraverso il «pacchetto famiglia» che è stato presentato lo scorso anno al Ministro del lavoro Sacconi con i suoi interventi di aiuto per l'infanzia e per la non autosufficienza.
Confprofessioni in quanto confederazione, non ha responsabilità di gestione in alcuna Cassa ma attraverso gli incontri con i consiglieri di amministrazione delle Casse iscritti ai sindacati di categoria aderenti a Confprofessioni e autonomamente con un gruppo di osservazione confederale guidato dal professor Mauro Scarpellini, pone attenzione a vari aspetti quali le normative previdenziali e assistenziali, le politiche di investimento e, con particolare interesse, la stabilità del lungo periodo.
Confprofessioni lamenta la confusione normativa sui controlli delle Casse; una sola distonia per tutte è rappresentata dal decreto Istat, che include le Casse in un ambito di obbligatorietà e di rispetto dei vincoli pubblici. L'attenzione e l'impegno della pubblica amministrazione devono essere invece concentrati su aspetti veri, come il controllo della stabilità di lungo periodo. Il ripristino di certe nome vincolistiche autorizzative sugli immobili, ad esempio, riporta la materia a regole risalenti a quando il CIPE era incaricato di assumere gli indirizzi degli investimenti immobiliari delle Casse di previdenza. Ricordiamo che quel sistema non funzionò e fu abbandonato. È meglio quindi non ripetere esperienze di questo tipo.
Confprofessioni ha presente che l'autonomia delle Casse, come indica il decreto legislativo n. 509 del 1994 è gestionale, organizzativa e contabile. L'autonomia organizzativa e quella contabile non presentano problemi; l'autonomia gestionale invece ha dato luogo a molti problemi che negli anni lo Stato, come magistratura, Parlamento, Governo, purtroppo non ha affrontato con la puntualità e la pertinenza necessarie.
Le Casse che utilizzavano il sistema a ripartizione e il metodo di calcolo retributivo sono state sollecitate dai vari ministri del lavoro che si sono avvicendati per circa un decennio, a cambiare metodo di calcolo e a utilizzare il contributivo. Quelle che hanno approvato una riforma in tal senso, hanno dato vita a un nuovo regime misto di transizione, a ripartizione e a capitalizzazione, in equilibrio, necessariamente temporaneo per alcuni decenni a venire in relazione ai dati demografici; queste Casse sono state oggetto di sentenze della magistratura peraltro contraddittorie, negatrici della potestà di riformare il metodo di calcolo e di assumere i provvedimenti equitativi e solidaristici che ne scaturiscono per una solidarietà intergenerazionale ed un'equità tra le coorti.
Quelle sentenze hanno a base sia visioni immobili di presunti diritti acquisiti o quesiti, in un contesto nel quale lo stesso diritto potrebbe non essere conosciuto a tutti, sia il principio giuridico della non modificabilità del proprio regime previdenziale da parte di qualsiasi Cassa, ancorché realizzato secondo la legislazione speciale vigente e dunque anche con le approvazioni ministeriali previste.
Lo snellimento delle procedure, la maggiore affidabilità delle previsioni finanziarie e tempi più rapidi, così come si voleva per il settore della previdenza per i professionisti e come si auspica in generale, sono in conclusione negati insieme alle forme di delegificazione seppure controllate e autorizzate dagli organi preposti.
I Governi non si sono occupati della questione, il Parlamento non ne è stato investito, le Casse coinvolte sono state e sono costrette a spese legali di giudizio e a un disorientamento normativo, potestativo e amministrativo. È lecito quindi domandarsi con quali garanzie di reale successo della riforma altre Casse potrebbero passare dal metodo retributivo a quello contributivo.
Ancora dobbiamo criticare che l'autonomia gestionale non ci sembra sia stata seguita con coerenti linee di contenuto da parte del Ministero del lavoro dal 1995 in poi; questi prima si è opposto e poi ha consentito che qualche Cassa avesse la propria SIM, ha consentito la creazione di una società tra alcune Casse e una compagnia di assicurazione privata per piazzare polizze di previdenza complementare, poi chiusa per insuccesso commerciale. Ha richiesto informazioni urgenti sugli investimenti in titoli della Lehman Brothers dopo la crisi finanziaria e il fallimento, ha chiesto informazioni sui titoli greci solo dopo i recenti, noti avvenimenti.
Insomma è mancato e manca il controllo preventivo del sistema, nel senso che sono mancate le linee governative sulla compatibilità tra l'obbligo di garantire le prestazioni pensionistiche nel lungo periodo e la viscosità di certe forme di investimento mobiliare. Le normative ministeriali fissavano solo il tetto dei rendimenti finanziari da inserire nel computo delle previsioni finanziarie di lungo periodo, ma non si preoccupavano del tipo di investimenti e della loro rischiosità.
La Commissione parlamentare sia in questa legislatura che nelle precedenti si occupa e si è occupata con molta serietà delle indagini; il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sull'efficienza organizzativa e finanziaria del sistema previdenziale pubblico e privato di codesta Commissione, approvato all'unanimità nel 2006, è un esempio di chiarezza strategica e auspichiamo che sia ripresa nei suoi validissimi e ancora attuali contenuti.
Confprofessioni rileva che il decreto legislativo n. 509 del 1994 è strutturato senza offrire efficaci procedure e strumenti di tutela per prevenire situazioni di crisi di una Cassa. L'articolo 2 sulla gestione fu concepito nell'ambito della già vecchia legislazione del bilancio finanziario pubblico di cassa, con rimedi del tutto inefficaci in caso di crisi e che meritano di essere profondamente rivisti.
La cultura che guidò il legislatore allora è una cultura gestionale della previdenza già vecchia; infatti la verifica delle condizioni di equilibrio di lungo periodo era affidata, nella verità sostanziale, all'autogestione degli attuari delle Casse, e successivamente al controllo formale di un unico attuario ministeriale, sfornito delle informazioni fondamentali necessarie per un controllo vero.
Alla Commissione dobbiamo rappresentare in dettaglio il contenuto di quanto abbiamo ora criticato nel predetto articolo 2. Esso tra l'altro, recita: «In caso di disavanzo economico-finanziario, rilevato dai rendiconti annuali e confermato anche dal bilancio tecnico di cui al comma 2, si provvede alla nomina di un commissario straordinario, il quale adotta i provvedimenti necessari per il riequilibrio della gestione».
Chiunque abbia esperienza di previdenza comprende che gli effetti, ad esempio, di un calo di iscrizioni a una Cassa può per lungo periodo non comportare un disavanzo finanziario annuale. Al medesimo tempo, invece, viene minata la certezza
delle prestazioni nel lungo periodo per gli iscritti giovani. Ma non basta; il citato articolo 2 del decreto legislativo n. 509, al comma 5, prosegue: «In caso di persistenza dello stato di disavanzo economico e finanziario dopo tre anni dalla nomina del commissario, e accertata l'impossibilità da parte dello stesso di poter provvedere al riequilibrio finanziario dell'associazione o della fondazione, è nominato un commissario liquidatore».
È evidente l'inidoneità di questa norma: quando un giovane professionista si iscrive a una Cassa è come se stipulasse un contratto in base al quale gli vengono pagati i contributi e riceverà la contropartita pensionistica in periodo differito. Quindi sono incongrui i riferimenti triennali, le logiche di bilancio di cassa e non di competenza e la mancanza di collegamento strutturale con l'andamento possibile delle numerosità prossime e future delle singole professioni.
A conferma di questa enorme lacuna garantista, si rileva e permane nel dibattito sulla riforma delle professioni l'assenza delle connessioni con la democrazia delle Casse. Le riforme scolastiche e universitarie dei recenti anni hanno prodotto effetti sulle durate dei corsi di laurea, sui tipi di laurea e sulla validità a fini professionali di alcuni diplomi di scuola media superiore. Per l'immediata fotografia dell'argomento basta citare i periti industriali diplomati, i ragionieri, i geometri; ma ciò nel breve periodo. In 10, 15 anni quali nuove evoluzioni potranno manifestarsi? Nella previdenza 15 anni sono un breve periodo - nuova conferma che i tre anni di cui sopra sono fuori luogo - per garantire un trattamento equo del rapporto tra contribuzione e prestazione e tra coorti generazionali.
Ce ne è quindi abbastanza - secondo il nostro punto di vista - di cui occuparsi per una riforma che sia di mantenimento dell'autonomia gestionale della previdenza dei professionisti, di un complessivo equilibrio probabilistico di lungo periodo e con gli opportuni vasi comunicanti.
In sintesi Confprofessioni ritiene che occorra eliminare al più presto gli equivoci normativi di ogni tipo, come quelli, ad esempio, derivanti dall'inclusione delle casse nel decreto Istat; abbandonare il ripristino delle normative superate, perché fallite negli scopi, sulle autorizzazioni ad investimenti immobiliari; rendere ancora più fondamentale e tecnicamente chiaro e corrente l'insieme dei vincoli ministeriali per gli equilibri di lungo periodo; segnalare anche al Ministero della giustizia che l'assenza del preesame delle conseguenze previdenziali di qualsivoglia riforma delle professioni è un atto da ripensare; porre allo studio i temi della riforma del decreto legislativo n.509 del 1994 e invitare il Ministero del lavoro a ragionare ulteriormente con le Casse, sia quelle nate con decreto legislativo n. 103 del 1996, sia quelle privatizzatesi intorno all'adeguatezza delle prestazioni; porre al Governo il tema e la scadenza di esame delle proposte presentate il 15 scorso dal commissario europeo Michel Barnier, titolare dei Servizi finanziari e del mercato unico, in materia di riforma su derivati Short selling e Credit Default Swaps al fine di stabilire una normativa italiana specifica per la previdenza privata, di compatibilità tra l'obbligo di garantire le prestazioni pensionistiche di lungo periodo e la rischiosità di certe forme di investimento mobiliare, in quanto gli investimenti in forma di scommessa sono legati alla speculazione e non all'assicurazione di prestazioni previdenziali a lungo termine. Ancora, riteniamo si debba evitare che le Casse si occupino di materie loro non appartenenti come quelle relative all'organizzazione sindacale e di forme improprie di sponsorizzazioni commerciali, turistiche e bancarie, e che occorra ragionare sulla sede dei controlli sulle Casse. Per quest'ultimo aspetto nel tempo abbiamo approfondito varie idee per proporre dove e come realizzare ciò; si è parlato nel nostro ambito di modificare la struttura delle funzioni del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, nonché di arricchire di funzioni la COVIP assegnandole competenza di controllo su tutte le gestioni non direttamente svolte dallo Stato, quindi anche quelle di previdenza obbligatoria, o
anche di creare una struttura robusta e specifica all'interno del Ministero del lavoro.
Al nostro interno abbiamo ravvisato pertanto la necessità di un rinnovamento del pensiero dell'organizzazione centrando i due oggetti fondamentali, se perfino non unici, che interessano il controllo: l'equilibrio di lungo periodo e gli investimenti compatibili, come già detto.
Abbiamo infine ragionato sugli assetti istituzionali migliori presentati recentemente dai parlamentari Cazzola, Damiano, Lo Presti e altri. Questa mattina questi punti non sono all'ordine del giorno, ma meritano un approfondimento per parlare di accorpamenti, di omogeneità delle normative, degli effetti sulle Casse delle riforme scolastiche e universitarie e su quella auspicabile delle professioni.
Dichiariamo fin d'ora la nostra disponibilità, non appena il Parlamento o il Governo lo riterranno opportuno, a dare un contributo in virtù del nostro ruolo di coordinamento tra le varie categorie professionali.
Ringrazio gli onorevoli parlamentari per l'attenzione prestata.
PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che intendono intervenire per porre quesiti o formulare osservazioni.
ELIO LANNUTTI. Ringrazio per la relazione chiara e anche per alcune critiche che sono state formulate, che come gruppo Italia dei valori riteniamo di condividere. Mi riferisco alla confusione normativa e al fatto che ogni Cassa ha avuto la propria SIM, ha intrattenuto rapporti poco chiari con alcune banche, in relazione agli investimenti e alla apertura o chiusura di alcune società per catturare le polizze.
Si tratta di questioni che a noi interessano molto: è necessario dare vita a un quadro normativo che non lasci adito a dubbi.
Condividiamo quindi questi rilievi e riteniamo che alcuni nodi che si sono aggrovigliati prima o poi verranno al pettine.
Qualche giorno fa il presidente francese Sarkozy, per la prima volta da capo di Stato, ha affermato che per dare una soluzione alle speculazioni finanziarie e all'emissione incontrollata di denaro da parte di certi banchieri che si arricchiscono impoverendo i risparmiatori e mettendo a rischio la stessa sovranità degli Stati, sarebbe bene introdurre una Tobin tax, cosa che condividiamo.
Ieri uno dei banchieri più arroganti che io abbia mai conosciuto (provengo dal mondo bancario) quale è il signor Profumo, è stato costretto a dimettersi dai suoi stessi «compagni di merende»: è stato sfiduciato con un appannaggio di tutto rispetto, fatto passare quasi come fondo caritatevole, di quaranta milioni di euro. Qualcuno lo difende, qualcuno vorrebbe che diventasse il «papa straniero».
Noi come Italia dei valori riteniamo che ognuno dovrebbe fare il proprio mestiere: il signor Profumo ha procurato molti danni agli enti locali con i derivati, difendendo alcuni manager che brindavano quando, speculando, rinegoziavano i derivati del comune di Milano. Dalle intercettazioni telefoniche della procura di Milano è emerso infatti che queste persone parlavano di guadagni e di brindisi con lo champagne per aver truffato il comune di Milano, e il signor Profumo non ha preso alcuna distanza. Se il centrosinistra ha bisogno di questi tipi di banchieri, non so in che condizioni può stare. Noi non li difendiamo.
Infine, signor presidente, la ringrazio anche per la chiarezza delle proposte perché quando si parla alla fine dei punti che ha illustrato, della proposta di Barnier, rilevo che davvero i governi hanno affidato la sovranità, che deve essere loro propria in democrazia, a banchieri e a oligarchi che hanno rovinato il mondo. Ricordo una visita effettuata in Cina con altri colleghi deputati e senatori e nel corso della quale abbiamo avuto incontri ufficiali: si può condividere o meno quel modello dove c'è la dittatura, il controllo delle nascite. Tuttavia si tratta di un Paese che cresce, che diventerà presto la prima economia mondiale perché si è guardata bene dall'affidare a oligarchi come Draghi, come Trichet e come Bernanke in America,
funzioni che devono appartenere ai governi democraticamente eletti. In Cina non hanno derivati perché se i banchieri sbagliano li cacciano e mi limito solo a dire questo.
Ritengo pertanto che anche noi dovremmo riappropriarci di una sovranità che abbiamo ceduto a questi signori, che hanno solo speculato sulla pelle della povera gente disseminando disastri e miserie nel mondo.
Concludo quindi ribadendo che le proposte che il dottor Stella con professionalità ha esposto alla nostra Commissione sono a mio avviso quasi tutte condivisibili.
GAETANO STELLA, Presidente della Confederazione sindacale italiana libere professioni (Confprofessioni). Signor Presidente, vorrei che intervenisse il professor Scarpellini, se è possibile.
PRESIDENTE. Prego, professor Scarpellini.
MAURO SCARPELLINI, Coordinatore del comitato scientifico della Confederazione sindacale italiana libere professioni (Confprofessioni). Grazie Presidente. L'interesse della Confprofessioni sulle tematiche oggetto dell'indagine che la Commissione sta conducendo è rilevante, e quindi vorrei fornire in modo sintetico, e non tecnico, un approfondimento su un punto strategico già contenuto all'interno dell'esposizione del presidente Stella.
Confprofessioni segue i progetti di legge e il dibattito politico, purtroppo limitato, che si è sviluppato intorno a queste tematiche. Per Confprofessionisti, come credo per tutti, l'articolo 38 della Costituzione è l'articolo ispiratore della garanzia delle prestazioni ai cittadini e quindi anche ai professionisti. Il requisito perché ciò si manifesti è la stabilità di lungo periodo dei sistemi previdenziali insidiati dai rischi che sono di tipo demografico, economico e finanziario, alcuni estranei alla governabilità delle Casse dei professionisti e altri invece interni alle decisioni delle Casse medesime.
Tra i rischi demografici vi è la speranza di vita sulla quale le casse sono ininfluenti; vi è l'affluenza di iscritti alle Casse sulle quali i soggetti influenti sono le Casse ma anche il legislatore e altri fattori come l'andamento del mercato del lavoro e gli effetti delle modifiche sui titoli di studio.
Il rischio economico dipende dalla ricchezza prodotta, quindi è estraneo all'area di intervento delle Casse, il rischio finanziario dipende dai metodi di calcolo dei rendimenti cioè dal retributivo o contributivo, come si suol dire, e dai rendimenti degli investimenti.
Dipendono dalle casse i metodi di calcolo - il tema è conosciutissimo quindi non lo tocco - e le adesioni alle singole Casse. Queste si modificano nel tempo grazie agli eventi che ho ricordato; quindi la fissità delle appartenenze alle singole Casse di categorie che potrebbero scomparire - l'esempio è quello dei periti industriali e dei geometri - non consente di dire che abbiamo a regime il sistema della previdenza dei professionisti così come il Ministro del lavoro e il presidente dell'INPS invece dicono riferendosi ad altre categorie di cittadini.
Il punto è che si pone l'esigenza di rivedere qual è l'assetto complessivo del sistema di previdenza per i liberi professionisti affinché il sistema, non la singola Cassa, possa garantire nel tempo la sua stabilità e quindi la garanzia delle prestazioni previdenziali a scadenza.
Per fare questo i fattori sui quali incidere sono stati già esposti dal presidente Stella, ma il Governo e il Parlamento dalla privatizzazione a oggi non hanno posto la dovuta attenzione e quando dovesse verificarsi uno shock di una categoria e quindi di una Cassa; oggi non ci sono gli elementi strutturali per dire che possa funzionare un sistema corretto ed equo di vasi comunicanti ma la legislazione prevede di fatto il trasferimento del debito residuo a carico dello Stato.
L'articolo 38 della Costituzione viene quindi rispettato nel solo titolo ma non nella gestione concreta del sistema. Per realizzare una stabilità del sistema di lungo periodo occorre un intervento legislativo
non violento, che preveda delle tappe graduali di avvicinamento dei regimi previdenziali delle singole Casse, salvaguardando le specificità. Per esempio gli ingegneri hanno una mortalità maggiore di altre categorie per il tipo di lavoro che fanno e per gli infortuni sul lavoro mortali che statisticamente sono più elevati di altre categorie e dunque una normativa più specifica per questo settore sarebbe giustificata.
Oltre l'avvicinamento delle normative occorre mettersi al sicuro da scommesse mobiliari azzardate. La presa di posizione dell'Unione europea a questo riguardo, e quindi quella del commissario Barnier, deve portare a una immediata presa di consapevolezza della necessità di un intervento normativo in materia di controllo delle scommesse, se così le possiamo definire. I CDS e altri strumenti perversi sono stati definiti non da me né da i politici italiani, ma dal noto speculatore finanziere signor Soros, strumenti da bandire dal mercato finanziario con l'assegnazione a un mercato parallelo di tutti gli strumenti derivati.
Limitatamente a ciò che l'Italia può fare nell'ambito dell'Unione europea, è il momento di pensare per questo settore della previdenza - Casse dei professionisti e previdenza complementare per il lavoro dipendente - a qualcosa che metta in sicurezza maggiore la qualità degli investimenti, non inserendosi nelle scelte ma stabilendo le caratteristiche e le categorie possibili.
PRESIDENTE. Ringrazio per la consueta competenza il professor Scarpellini. I suggerimenti formulati sono molto preziosi, purtroppo la necessità di un intervento normativo di cui siamo assolutamente consci mal si concilia con un periodo politico sostanzialmente di stasi normativa per i motivi che conosciamo. Siamo tuttavia ben consapevoli della necessità di intervenire, e infatti molti membri della Commissione hanno presentato progetti di legge vertenti su questi specifici temi. Lei ha citato l'articolo 38 della Costituzione; ritengo che bisognerebbe anche rivedere i Regolamenti di Camera e Senato, per verificare la possibilità di poter approvare norme in tempi più rapidi degli attuali, al fine di venire incontro a talune esigenze del Paese che si sviluppano più velocemente rispetto alla nostra capacità di legiferare.
ANTONINO LO PRESTI. Signor presidente, desidero dare atto che la relazione di Confprofessioni affronta gli argomenti cruciali che riguardano il dibattito sul sistema previdenziale privato ad ampio spettro, con un'analisi che però mi chiedo se avete confrontato con le Casse. Ritengo tuttavia che probabilmente ci sia stato un momento di confronto e di dibattito con le Casse, anche perché queste ultime su alcuni punti potrebbero avere valutazioni forse differenti.
Una cosa che mi ha particolarmente interessato è che voi ponete molto l'accento sulla assenza di una seria analisi delle questioni demografiche che sono una delle principali ragioni sulle quali si fonda la stabilità delle Casse stesse. Mi riferisco al turnover e alla possibilità che le Casse attraverso il ricambio generazionale possono garantire, in un sistema a ripartizione, la sostenibilità delle stesse.
Questo argomento si lega, come avete giustamente osservato, con quella riforma delle professioni tanto attesa e mai evidentemente portata a termine. Pongo pertanto a me stesso una domanda retorica: non so se sia il caso di abbandonare la strada della riforma tout court delle professioni, che non si comprende dove possa condurre, e concentrarsi piuttosto su interventi di reale sostegno delle professioni affinché esse possano modernizzarsi al di là dei principi che stabiliscono le differenze tra professioni regolamentate e non regolamentate, intellettuali e non, o tra professione e lavoro autonomo, prevedendo anche l'adozione di un sistema di norme mutuate ad esempio da quelle che periodicamente vengono varate per sostenere le imprese, che nel corso degli anni hanno beneficiato di una serie di aiuti di carattere economico e non soltanto normativo, mentre le professioni si sono trovate
ad affrontare esclusivamente con le proprie forze e i problemi legati alle crisi cicliche economiche che ormai non ci lasciano da tempo.
Il mio è voluto essere quindi un intervento di chiosa alla prospettiva che voi indicate di un confronto sempre più serrato per affrontare questi temi, legandolo però alla questione più importante, come cioè queste professioni italiane devono essere aiutate ad affrontare le crisi e soprattutto a modernizzarsi senza perdere il carattere peculiare che la stessa Comunità europea ci riconosce e che non ha mai messo in discussione.
NEDO LORENZO POLI. Concordo sull'esigenza di normalizzare il sistema delle Casse private previdenziali; dalle audizioni che abbiamo svolto, sappiamo che esistono 21 Casse di professionisti, con differenti problemi di iscrizione e di stabilità.
A tal proposito ricordo che presso la Commissione lavoro sono depositate due proposte di legge, una dell'onorevole Damiano e una dell'onorevole Di Biagio. La prima è relativa al riordino di tutte le Casse in funzione anche dell'accordo che fu fatto dall'allora Ministro Damiano con l'ADEPP; l'altra proposta invece prevede un unico ente che raggruppa tutte le Casse previdenziali private. Si tratta di due sistemi diversi, uno interessante perché pone dei vincoli e dei controlli e anche delle situazioni di gestione diversa dalla previdenza complementare, con fondi di garanzia, e lo snellimento degli organi di gestione. L'altro cambierebbe sistematicamente l'impostazione attuale delle Casse, dal momento che si propone un'unica Cassa.
A me è stato dato l'incarico di relatore di questi due provvedimenti; ritengo che questo sia il momento di affrontare il problema, perché se lasciamo il sistema attuale il rischio che si corre è che ogni Cassa si fa il proprio orticello a discapito di una visione di carattere più generale.
Sappiamo anche - alla luce dell'analisi che abbiamo svolto - che per qualche Cassa sorgono preoccupazioni per gli iscritti, che potrebbero trovarsi privati del beneficio previdenziale. Io sono consulente del lavoro e l'altro giorno ho fatto fare il calcolo della pensione per l'anno prossimo; spero che il Signore mi dia salute per poter lavorare tutta la vita, altrimenti mi troverei in momenti difficili. Negli ultimi anni ho cercato di versare il contributo integrativo, ma non c'è stata possibilità essendo io parlamentare. Si tratta di un sistema chiuso, in cui chi vorrebbe pensare maggiormente a una previdenza per quando cessa di lavorare non lo può fare perché - con il sistema attuale - non è prevista una previdenza aggiuntiva rispetto a quella disponibile.
Ultimamente, con la crisi finanziaria, vi è in più anche la diminuzione dei fatturati di ciascun settore e di conseguenza la diminuzione del reddito su cui versare i contributi integrativi.
Si tratta quindi di un settore che secondo me ha bisogno certamente di una riforma strutturale e globale. Non so se il Governo vorrà portare avanti questi due disegni di legge, ma nel confronto con gli enti preposti va trovata sicuramente una posizione di riequilibrio e di ristrutturazione del sistema, nell'interesse delle Casse e degli iscritti e nella preservazione del fine previdenziale che esse hanno.
GAETANO STELLA, Presidente della Confederazione sindacale italiana libere professioni (Confprofessioni). Per quanto riguarda l'intervento dell'onorevole Lo Presti, osservo che sicuramente la riforma delle professioni deve tenere conto delle norme di carattere previdenziale che riguardano le Casse, anche alla luce di questi grandi cambiamenti che sono in atto su alcune categorie professionali.
Le categorie professionali hanno risentito della crisi, come ricordato dall'onorevole Poli, però il Governo ha fatto un intervento sicuramente a favore delle categorie professionali allorché ha introdotto gli ammortizzatori sociali in deroga, estesi anche ai professionisti.
Ritengo che in ogni caso la previdenza è un elemento molto delicato e bisogna cercare formule adeguate; la riforma delle professioni è attesa da moltissimi anni e
noi riteniamo che sia un punto focale. Sicuramente sono state presentate anche proposte per dare degli incentivi alle categorie professionali anche in momenti di crisi per equipararli alle imprese, come si diceva prima.
Non è un provvedimento sufficiente, perché non si possono fare interventi a spot ma occorre inserirli in un provvedimento più ampio che riguarda tutte le categorie professionali, in modo tale che possano crescere ulteriormente e dare un maggiore contributo alla crescita del Paese.
CARMEN MOTTA. Signor presidente, ringrazio anch'io il dottor Stella e il professor Scarpellini per il contributo apportato ai lavori della Commissione.
Come è stato ricordato, abbiamo svolto le audizioni dei rappresentati di tutte le Casse, alcuni dei quali ci hanno rappresentato l'esistenza di specifiche problematiche dal punto di vista demografico e delle iscrizioni. Ritengo che se c'è la necessità di intervenire su questi problemi, bisogna sempre tenere al centro la finalità ultima di ogni Cassa, ovvero quella di garantire una copertura previdenziale finale al proprio utente. Nelle discussioni e nel confronto che abbiamo avuto, a volte mi è parso che questo obiettivo venisse un po' sfumato, nel senso che si badava più al contingente rimandando poi il problema a tempi migliori. A mio avviso ritengo che non ci saranno tempi migliori; questo è un tema che bisogna affrontare con grande coraggio oggi, apportando quelle modifiche ritenute necessarie perché le persone che lavorano e che pagano per avere assicurata una garanzia previdenziale per il proprio futuro hanno il diritto di vederla realizzata.
Il secondo punto che volevo evidenziare è che occorre tenere conto delle differenziazioni nei sistemi di gestione delle varie Casse e anche della capacità di molte Casse di adeguarsi ai tempi che viviamo e quindi, purtroppo, anche ai problemi indotti da questa forte crisi. Al riguardo vorrei avere da parte vostra una valutazione e un giudizio, se possibile, sul fatto che diverse Casse pensano di poter sostanzialmente garantire un equilibrio ricorrendo alla vendita del proprio patrimonio immobiliare perché questo potrà garantire nel tempo la sostenibilità del sistema. Un patrimonio tuttavia si esaurisce, quindi mi interessava il vostro punto di vista.
Rimarco anch'io che la riforma delle professioni è un tema sul quale il nostro Paese sta misurando davvero la propria capacità di affrontare i problemi in tempi ragionevoli, invece di continuare a parlarne troppo a lungo senza poi arrivare a una decisione in merito.
Come diceva il collega Poli ci sono interessanti progetti di legge all'attenzione del Parlamento; io mi auguro e spero che con il concorso di tutti si possa licenziare un testo che vada nella direzione auspicata anche da voi in questa in questa audizione e che possa finalmente offrire una prospettiva per il futuro dei professionisti italiani.
Infine, vorrei dire che ho ascoltato, come sempre, con grande attenzione le osservazioni del collega Lannutti; al riguardo io penso che non è la nostra Commissione che può affrontare il tema della governance degli istituti bancari, ma se ne è dovuta interessare a latere per tutto quello che è successo e per come questo ha coinvolto anche i temi a noi afferenti. Il dibattito è molto interessante ma andrebbe sviscerato e personalmente non so se si possa parlare semplicemente di banchieri buoni e banchieri cattivi, perché abbiamo avuto esempi purtroppo in questi mesi poco rassicuranti.
La questione pertanto va affrontata sotto vari aspetti, altrimenti si rischia di indicare soluzioni che possono sembrare sbrigative e risolutive ma che in realtà lasciano intatto il problema che il nostro Paese ha sul sistema bancario nazionale.
PRESIDENTE. Il tema è certamente di grande attualità e delicatezza. Ovviamente i giudizi che vengono formulati ognuno li assume secondo il proprio pensiero. È indubbio che il sistema bancario italiano sta subendo scossoni su vari fronti, ma l'approfondimento di tale argomento concerne
un ambito che esula dalla competenza di questa Commissione.
MAURO SCARPELLINI, Coordinatore del comitato scientifico della Confederazione sindacale italiana libere professioni (Confprofessioni). Inizierei dall'ultimo intervento dell'onorevole Motta. Ho avuto modo di occuparmi della riforma di un regime previdenziale, nei calcoli probabilistici sviluppati il patrimonio immobiliare veniva considerato e risultava che al quarantanovesimo anno di vita, quando si sarebbe estinto quel regime, il patrimonio immobiliare opportunamente rivalorizzato sarebbe bastato a coprire le prestazioni previdenziali per un periodo inferiore ad un anno. Nei conti quindi questo patrimonio non fu preso in considerazione perché ritenuto irrisorio rispetto alla logica del sistema che deve essere di continuità di erogazione delle prestazioni.
Vi è poi un problema di valutazione dei patrimoni sotto due profili. Immaginiamo degli aggregati formati da 3.000, 5.000 o 10.000 persone e 10.000 mila appartamenti che debbono essere posti sul mercato: il prezzo non lo fa il venditore ma il mercato. Pertanto anche le postazioni in bilancio di valori che poi non corrisponderanno probabilmente alla risposta del mercato, può illudere.
L'ultimo aspetto è quello dei fondi immobiliari nelle varie forme esistenti. Da uno studio da me compiuto sui fondi esistenti, il gioco delle quotazioni di borsa dimostra che nell'operazione di conferimento del patrimonio immobiliare ad un fondo, la valutazione fatta prima del conferimento e poi dopo il conferimento, portava per i fondi esistenti alla data in cui ho compiuto lo studio, a una perdita patrimoniale di tutti i fondi esaminati.
Quando si dice che in Italia questo mercato non è maturo, in genere non lo si dice con riferimento a ciò che sto illustrando, ma in generale, nel senso che i proprietari di immobili non usano il fondo immobiliare come strumento di gestione del patrimonio.
Noi abbiamo constatato che le Casse sono mediamente molto prudenti sotto questo aspetto e la Confprofessioni condivide questa prudenza. Dobbiamo auspicare che le Casse si occupino di previdenza e non che facciano i finanzieri d'assalto.
Per quanto riguarda i disegni di legge Damiano e Di Biagio all'esame del Parlamento, senza mancare di rispetto vorrei dire che uno appare massimalista, e quando si propone di fare tutto e subito si rischia di non far nulla. L'altro che appare più «accompagnatore» della situazione, fa delle fughe in avanti; in tal senso la proposta di un fondo di solidarietà andrebbe esplicitata e quantificata dal proponente e allora ci si renderebbe conto che è una fuga in avanti.
Immaginiamo infatti cosa vuol dire l'entità di un fondo di solidarietà che si dovrebbe sostituire ad una Cassa non più in grado di erogare le prestazioni per un certo numero di decenni ai titolari e ai loro aventi causa. Quale dovrebbe essere l'entità di quel fondo di solidarietà e quante centinaia di anni di contribuzioni solidaristiche dovrebbero essere accantonate e ben gestite per creare un patrimonio di solidarietà idoneo?
Ritengo quindi che la tematica della messa in sicurezza del sistema previdenziale dei liberi professionisti vada affrontata con una graduazione degli interventi sui vari fronti, valutando gli investimenti finanziari e le loro regole e i bacini demografico-professionali.
Questa almeno è la considerazione alla quale siamo pervenuti esaminando i disegni di legge e confrontandoli con la realtà. Un conto infatti è la teoria che può essere anche accettabile, sia l'una che l'altra, non mi permetto di criticare, un altro conto è la fattibilità.
NEDO LORENZO POLI. Posso concordare con tutte le sue osservazioni. Ritengo peraltro che sia doveroso riorganizzare il sistema. Si tratta di due disegni di legge che hanno due posizioni diverse, però io credo che se ci mettiamo a ragionare con tutte le forze presenti in Parlamento, con
gli istituti e con le associazioni del settore, dal confronto scaturisce quello che può essere realmente modificato.
Evidentemente l'ottimo è difficile trovarlo, ma se discutiamo e ci confrontiamo e c'è da parte di tutti la consapevolezza che questo sistema va normalizzato in un modo diverso dall'attuale, credo che sia interesse di tutti raggiungere l'obiettivo. Discutiamo pertanto per verificare quale siano le soluzioni realmente percorribili.
PRESIDENTE. Siamo tutti d'accordo sulla necessità di riforme condivise. Oltretutto un pregio che può essere riconosciuto al nostro sistema bicamerale, a fronte della sua complessità, è che consente ampi spazi di confronto e riflessione nel corso dell'esame dei provvedimenti, con la possibilità di pervenire agli opportuni miglioramenti del loro contenuto.
Nel ringraziare i nostri ospiti per la loro partecipazione all'odierna seduta, dichiaro conclusa l'audizione.
La seduta termina alle 9,30.
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